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Timestamp: 2020-05-27 06:38:50+00:00
Document Index: 100887091

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 32', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 13', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 23757 del 24/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23757 del 24/09/2019
Cassazione civile sez. I, 24/09/2019, (ud. 24/05/2019, dep. 24/09/2019), n.23757
sul ricorso n. 5076/2018 proposto da:
rappresentato e difeso dall’avvocato Alessandra Ballerini giusta
RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI TORINO, difeso ex
lege dall’Avvocatura Generale dello Stato presso gli uffici della
medesima in Roma, Via dei Portoghesi, 12;
avverso la sentenza n. 1491/2017 della Corte di appello di Torino,
nella pubblica udienza del 24/05/2019;
Capasso Lucio, che ha concluso per il rinvio in attesa della
decisione delle SS.UU. in materia di protezione umanitaria ed in
1. A.M. ricorre in cassazione con unico articolato motivo avverso la decisione in epigrafe indicata e deducendo la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, censura l’impugnata sentenza per avere la Corte di appello di Torino escluso che l’estrema sua povertà, comune alla regione di provenienza, integrasse una situazione di vulnerabilità idonea al riconoscimento di un permesso per motivi umanitari.
2. Resiste con controricorso l’Amministrazione intimata.
1. Con unico articolato motivo il ricorrente denuncia la violazione dell’art. 5, comma 6 t.u. immigrazione, per avere ritenuto la Corte torinese che l’accertata estrema povertà dell’appellante, e della regione di sua provenienza, non integrasse le ragioni legittimanti il riconoscimento di un permesso per ragioni umanitarie.
Invoca sul punto il ricorrente il diritto di ogni individuo ad un livello di vita dignitoso, inclusivo di quello all’alimentazione ed alla salute, ed il “diritto dalla libertà dalla fame” ex art. 11 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali di New York del 16 dicembre 1996, facendo valere, a sostegno, le caratteristiche socio-economiche della Nigeria, Paese con circa centottanta milioni di abitanti per oltre il 60% al di sotto della soglia di povertà e con rischio per la loro stessa sopravvivenza.
Nell’impugnata sentenza sarebbe stato violato D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3-bis, che, espressamente, impone una valutazione ad personam in ordine alla sussistenza di ragioni umanitarie.
Il ricorrente reitera invero dinanzi a questa Corte di legittimità le ragioni che hanno condotto i giudici di appello a motivatamente rigettare l’impugnazione dinanzi a loro proposta, facendo valere la tutelabilità, attraverso l’azionato strumento della protezione per ragioni umanitarie, di un “diritto dalla libertà dalla fame”, integrato dalla condizione di estrema povertà propria e della regione di provenienza.
La Corte di merito ha ritenuto l’insussistenza di condizioni di vulnerabilità legate a fattori soggettivi o desumibili dalle condizioni politico-sociali del paese di origine in ragione di un puntuale ed autonomo esame, escludendo che l’azionata pretesa fosse riconducibile al catalogo “aperto” della protezione umanitaria.
La decisione è pertanto conforme all’orientamento di questa Corte, secondo cui le situazioni di difficoltà, anche estrema, di carattere economico e sociale, non sono sufficienti in se stesse, in assenza di specifiche condizioni di vulnerabilità, a giustificare il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari (cfr. Cass. 07/02/2019 n. 3681).
3. Il ricorso va quindi rigettato ed il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali in favore dell’Amministrazione costituitasi nella misura di Euro 2.100,00 oltre spese prenotate a debito.
4. Deve darsi atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, stante la prenotazione a debito in ragione dell’ammissione al beneficio del patrocinio a spese dello Stato (Cass. 22/03/2017 n. 7368).
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rifondere all’Amministrazione le spese del presente giudizio che liquida in Euro 2.100,00 oltre spese prenotate a debito.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente dell’importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.