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Timestamp: 2019-12-15 20:51:28+00:00
Document Index: 20071827

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 291', 'art. 291', 'art. 291', 'art. 170', 'art. 334', 'art. 166', 'art. 167', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 271', 'art. 167', 'art. 271', 'art. 167', 'art. 167', 'art. 418', 'art. 418', 'sentenza ', 'art. 2']

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza n. 18392 depositata il 9 luglio 2019 - La notifica può dirsi inesistente solo quando sia mancata la consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario da parte del mittente, oppure quando sia mancata la consegna da parte dell’ufficiale giudiziario ad un destinatario purchessia, anche se diverso da quello effettivo - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza n. 18392 depositata il 9 luglio 2019 – La notifica può dirsi inesistente solo quando sia mancata la consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario da parte del mittente, oppure quando sia mancata la consegna da parte dell’ufficiale giudiziario ad un destinatario purchessia, anche se diverso da quello effettivo
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza n. 18392 depositata il 9 luglio 2019
Lavoro – Sicurezza sul lavoro – Rapporto di lavoro – Infortunio sul lavoro – Scoppio di uno pneumatico e sinistro stradale – Responsabilità del legale rappresentante della società
Con tale decisione il Tribunale accolse le domande attoree; liquidò il danno in conformità, previa detrazione di quanto la vittima aveva ricevuto dall’Inail a titolo di indennizzo, e dichiarò inammissibile la domanda dell’Inail, perché proposta “oltre i termini di costituzione del convenuto”.
La sentenza venne appellata in via principale dalla RB, ed in via incidentale dall’Inail.
-) la domanda di surrogazione proposta dall’Inail non fu tardiva, dal momento che Tari. 268 c.p.c. consente l’intervento fino all’udienza di precisazione delle conclusioni.
1.1. Col primo motivo di ricorso la società RB, formalmente invocando tre diversi vizi della sentenza (quello di violazione di legge di cui all’art. 360, n. 3, c.p.c.; quello di nullità processuale, di cui all’art. 360, n. 4, c.p.c., e quello di omesso esame del fatto decisivo, di cui all’art. 360, n. 5, c.p.c.), lamenta che la sentenza impugnata avrebbe violato gli artt. 170, 325 e 330 c.p.c.
-) l’Inail notificò il suo atto d’appello al domicilio dell’avvocato OMISSIS, che in primo grado aveva assistito la società RB;
Premessi questi fatti, la società ricorrente osserva in diritto che la Corte d’appello non avrebbe potuto fissare all’Inail un secondo termine, ex art. 291 c.p.c., per rinnovare con effetto ex fune la notifica dell’atto d’appello alla RB.
-) nel caso di specie, all’esito della prima notificazione, l’atto d’appello non fu mai consegnato all’avv. Omissis: la notificazione si sarebbe dovuta perciò dichiarare inesistente e non nulla, con conseguente impossibilità per la Corte d’appello di fissare all’Inail un termine per rinnovarla, ai sensi dell’art. 291 c.p.c.
(a) né il contenuto della relazione di notificazione del piego contenente l’appello dell’Inail;
L’impossibilità di stabilire tali circostanze comporta, per conseguenza, l’impossibilità di valutare l’esattezza dell’assunto del ricorrente, secondo cui l’atto d’appello proposto dall’Inail non fu mai consegnato ad alcuno (si vedano, nel medesimo senso, Sez. 5 -, Sentenza n. 5185 del 28/02/2017, Rv. 643229 – 01; Sez. L, Sentenza n. 17424 del 29/08/2005, Rv. 584010 — 01, ove si esige la “trascrìttone integrale” della relata di notifica).
Anzi, è la stessa ricorrente a dichiarare che l’ufficiale postale non restiuì il piego al mittente, ma annotò nella relazione di notificazione la “assenza” del destinatario o di altre persone capaci di ricevere l’atto (così il ricorso, p. 12), e provvide quindi agli adempimenti successivi prescritti dalla legge.
la notifica all’avv. Omissis fu nulla e non inesistente;
era, di conseguenza, consentito al giudice assegnare affinai! un nuovo termine, ex art. 291 c.p.c., per rinnovare la notificazione nulla;
correttamente la notificazione è stata eseguita al domicilio del nuovo procuratore nominato dalla RB per il giudizio d’appello, dal momento che alla data della rinnovazione il giudizio di appello era già pendente, e doveva applicarsi l’art. 170 c.p.c., e che comunque l’atto raggiunse il suo scopo;
la rinnovazione della notificazione ha prodotto i suoi effetti ex tane, ed in ogni caso sarebbe stata consentita anche ove il termine per proporre appello fosse spirato, giusta la previsione dell’art. 334 c.p.c.
-) il giudice di primo grado aveva reputato inammissibile la domanda di surrogazione proposta dall’Inail, essendo avvenuta la sua costituzione tardivamente, e cioè “oltre i termini di costituitone del convenuto ”;
Ciò tuttavia non gli era consentito: infatti l’Inail, per formulare validamente la suddetta domanda nei confronti della società RB, avrebbe dovuto costituirsi almeno venti giorni prima dell’udienza di prima comparizione, così come prescritto dall’art. 166 c.p.c., ed in tale termine formulare la propria domanda, ai sensi dell’art. 167, comma secondo, c.p.c.
Tale sentenza ha dichiarato costituzionalmente illegittimo, con riferimento all’art. 3 Cost., l’art. 271 c.p.c., nella parte in cui, richiamando soltanto il Io comma dell’art. 167 c.p.c., e non anche il 2°, consente al terzo chiamato in causa, tardivamente costituitosi, di proporre domande riconvenzionali nei confronti delle parti originarie del processo, senza incorrere in decadenze.
Nella motivazione di tale decisione la Consulta, dopo avere ricordato che l’art. 271 c.p.c., così come concepito dal legislatore, sortiva l’effetto di consentire l’ampliamento tardivo della materia del contendere, e che tale effetto “nell”impianto del nuovo codice di rito è contrastato in ogni modo dal legislatore ’, soggiunse: ‘”nel novellato codice di procedura civile non sono ravvisabili ragioni che possano giustificare la mancata previsione, riguardo al tergo chiamato in causa, della operatività della decadenza stabilita nei confronti del convenuto dall’art. 167, secondo comma, del codice di procedura ernie. (…) E allora la diversa disciplina, stabilita in relazione alla proposiziione di domande riconvenzionali, determina una evidente disparità di trattamento fra il tergo chiamato (ex arti. 269, 270 e 271 c.p.c.) ed il convenuto (ex arti. 166 e 167 c.p.c.).
La norma denunciata non può quindi sottrarsi – come del resto auspicato dalla prevalente dottrina, la quale, in luogo di suggerire interpretazioni della norma in esame appariate o artificiose, ha posto in risalto la questione, chiedendo ripetutamente l’intervento di questa Corte – alla declaratoria di illegittimità costituzionale, per la irragionevole disparità di trattamento che essa determina fra le parti chiamate in giudizio, in contrasto con lo spirito informatore delle nuove disposizioni processuali civili ”.
2.4. Per effetto della suddetta pronuncia additiva, dunque, anche il terzo chiamato in causa che intenda formulare domande nei confronti delle altre parti ha l’onere di costituirsi nel termine di cui all’art. 167, comma secondo, c.p.c.: principio del resto già affermato da questa Corte in fattispecie parzialmente analoga, nella quale, pendente una controversia tra un lavoratore ed un datore di lavoro, venne chiamato in causa un ente previdenziale. Questo, costituitosi tardivamente, formulò una domanda di condanna nei confronti del datore di lavoro convenuto, ma senza chiedere il differimento dell’udienza ex art. 418 c.p.c..
Questa Corte, di conseguenza, ritenne il terzo chiamato decaduto dalla facoltà di proporre la domanda riconvenzionale nei confronti del convenuto, sul presupposto che la parte (il convenuto, in quel caso come nel nostro) contro la quale il terzo chiamato abbia proposto una domanda di condanna “viene a trovarsi in posipione del tutto analoga a quella del ricorrente nei cui confronti il convenuto abbia proposto una domanda riconvenziionale, con conseguente applicabilità del disposto dell’art. 418 c.p.c. ”(Sez. L, Sentenza n. 20176 del 22/07/2008, Rv. 605115 – 01).
2.5. Resta solo da aggiungere come nulla rilevi, ai fini della decisione del secondo motivo di ricorso, la circostanza che l’Inail, nel costituirsi, abbia depositato un atto recante la dicitura iniziale: “atto d’intervento”.
In primo luogo essi sono inammissibili perché non pertinenti rispetto alla ratio decidendi in base alla quale la Corte d’appello ha ritenuto sussistente la responsabilità della R. & B.M.
5.2. Nei rapporti tra la società ricorrente e l’Inail, le spese dei gradi di merito, alla cui regolazione deve provvedere questa Corte per effetto della decisione nel merito, possono essere compensate integralmente, in virtù della soccombenza reciproca: ed infatti all’esito della lite è risultata inammissibile la domanda di regresso dell’Inail, ed infondata la domanda di “manleva” della Riccardo e& B.M.
(-) accoglie il secondo motivo di ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile la domanda riconvenzionale proposta dall’Inail nei confronti della R. & B.M. s.n.c.;
(-) compensa integralmente tra l’Inail e la R. & B.M. le spese dei gradi di merito;
(-) condanna Inail alla rifusione in favore di R. & B.M. s.r.l. delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nella somma di euro 4.200, di cui 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie ex art. 2, comma 2, d.m. 10.3.2014 n. 55.