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Timestamp: 2019-02-22 20:40:19+00:00
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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 26 febbraio 2014, n. 4569. L'atto di approvazione delle tabelle millesimali, al pari di quello di revisione delle stesse, non ha natura negoziale, con la conseguenza che non deve essere approvato con il consenso unanime dei condomini, essendo a tal fine sufficiente la maggioranza qualificata di cui all'articolo 1136 c.c., comma 2. Infatti, la deliberazione che approva le tabelle millesimali non si pone come fonte diretta dell'obbligo contributivo del condomino, fonte che e' costituita dalla legge stessa, ma solo come parametro di quantificazione dell'obbligo, determinato in base ad un valutazione tecnica - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 26 febbraio 2014, n. 4569. L'atto di approvazione delle tabelle millesimali, al pari di quello di revisione delle stesse, non ha natura negoziale, con la conseguenza che non deve essere approvato con il consenso unanime dei condomini, essendo a tal fine sufficiente la maggioranza qualificata di cui all'articolo 1136 c.c., comma 2. Infatti, la deliberazione che approva le tabelle millesimali non si pone come fonte diretta dell'obbligo contributivo del condomino, fonte che e' costituita dalla legge stessa, ma solo come parametro di quantificazione dell'obbligo, determinato in base ad un valutazione tecnica
sentenza 26 febbraio 2014, n. 4569
sul ricorso 11785-2007 proposto da:
COND (OMISSIS), IN PERSONA DEL SUO AMM.RE LEGALE RAPP.TE P.T. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 3699/2006 del TRIBUNALE di SALERNO, depositata il 22/11/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 18/12/2013 dal Consigliere Dott. FELICE MANNA;
(OMISSIS), usufruttuaria di un appartamento del condominio (OMISSIS), proponeva opposizione al decreto ingiuntivo emesso dal giudice di pace di Amalfi su ricorso del condominio stesso per il pagamento della somma di euro 729,76 per residui oneri condominiali relativi agli anni 2000-2001. A sostegno dell’opposizione deduceva la carenza di legittimazione processuale dell’amministratore, in quanto cessato dalla carica all’epoca di proposizione del ricorso per decreto ingiuntivo; la mancata approvazione del rendiconto consuntivo del 2000 e la genericita’ di quello del 2001; l’illegittima ripartizione delle spese perche’ operata sulla base di tabelle millesimali mai approvate da tutti i condomini e diverse da quelle di cui al regolamento contrattuale formato nel 1996 all’atto di costituzione del condominio; nonche’ la riferibilita’ esclusiva delle spese stesse al solo nudo proprietario, in quanto derivanti da interventi di manutenzione straordinaria dell’edificio.
Quest’ultimo osservava, per quanto ancora rileva in questa sede di legittimita’, che l’assemblea del condominio con deliberazione del 2.1.1999 aveva adottato, con il consenso unanime di tutti i condomini presenti, tra cui la stessa (OMISSIS), e a maggioranza dei partecipanti al condominio, i nuovi coefficienti di ripartizione delle spese da utilizzarsi ai fini della redazione delle nuove tabelle millesimali, le quali, predisposte secondo le indicazioni delle citata delibera, erano state poi approvate, all’unanimita’ dei presenti, dall’assemblea del 4.12.1999. La (OMISSIS), proseguiva il Tribunale, non aveva partecipato a quest’ultima assemblea, ma il 3.1.2000 aveva avuto piena cognizione del contenuto della relativa deliberazione, apponendovi in calce la propria firma per accettazione. Pertanto, con la sottoscrizione apposta sia dalla (OMISSIS), sia dagli altri condomini che non avevano partecipato all’assemblea, il requisito di forma necessario per la modifica della tabella doveva ritenersi assolto.
Per la cassazione di tale sentenza ricorre (OMISSIS), in base a tre motivi illustrati successivamente da memoria.
1. – Col primo motivo e’ dedotta la violazione degli articoli 1325 e 1346 c.c., in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3.
Sostiene parte ricorrente che il verbale dell’assemblea del 4.12.1999 non riporta, ma si limita a richiamare, le tabelle predisposte dall’ing. (OMISSIS) secondo quanto dettato dall’assemblea del condominio in data 2.1.1999. Ne deriva che l’oggetto, requisito essenziale ai sensi dell’articolo 1325 c.c., e’ indeterminato e incerto, con la conseguente invalidita’ della delibera.
Formula, pertanto, il seguente quesito di diritto ai sensi dell’articolo 366-bis c.p.c., applicabile ratione temporis alla fattispecie: “dica l’Ecc.ma Corte Suprema che il verbale del 4.12.1999 e’ invalido perche’, non riportando le nuove tabelle, l’oggetto non e’ stato determinato ne’ e’ determinabile”.
E’ pacifico sia in dottrina che nella giurisprudenza di questa Corte che il requisito di determinazione dell’oggetto di cui all’articolo 1346 c.c., applicabile anche agli atti unilaterale in base all’articolo 1324 c.c., puo’ essere soddisfatto anche per relationem, cioe’ attraverso una relatio di tipo sostanziale ad altri atti delle stesse parti o di terzi, purche’ il rinvio riguardi elementi prestabiliti ed aventi una preordinata rilevanza obiettiva (cfr. ex pluribus Cass. n. 534/79).
Tale e’, ad evidenza, il caso di specie, in cui il verbale dell’assemblea condominiale del 4.12.1999, in cui furono approvate le nuove tabelle millesimali, richiama, senza per questo trascriverle, le nuove tabelle gia’ predisposte in base a quanto precedentemente stabilito dalla stessa assemblea il 2.1.1999. Non occorreva, pertanto, riprodurre pedissequamente dette tabelle nel verbale del 4.12.1999 per integrare il requisito di cui all’articolo 1346 c.c..
2. – Col secondo motivo e’ dedotta la violazione degli articoli 1136, 1138, 1350, 1362 e 1372 c.c. e articolo 69 disp. att. c.c., in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3.
Il Tribunale, si sostiene, ha richiamato il principio per cui le tabelle millesimali non possono essere modificate se non per iscritto e con il consenso di tutti i condomini, ma in realta’ non ne ha fatto applicazione, perche’ i condomini assenti erano sei, mentre quelli che firmarono per accettazione la delibera del 4.12.1999 furono solo cinque.
3. – Il terzo motivo ripropone la medesima doglianza del secondo mezzo, sotto il profilo del vizio di omessa o insufficiente motivazione, in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 5.
Propone la seguente sintesi della censura: “dica l’Ecc.ma Corte Suprema che le tabelle allegate al regolamento condominiale contrattuale formato con atto pubblico e trascritto non sono state validamente modificate dalle nuove tabelle, in quanto non e’ stato espresso in forma scritta ad substantiam il consenso unanime di tutti i partecipanti al condominio”.
Occorre considerare, infatti, il sopravvenuto nuovo indirizzo di questa Corte in materia, dovuto all’arresto n. 18477/10 delle S.U., in base al quale l’atto di approvazione delle tabelle millesimali, al pari di quello di revisione delle stesse, non ha natura negoziale, con la conseguenza che non deve essere approvato con il consenso unanime dei condomini, essendo a tal fine sufficiente la maggioranza qualificata di cui all’articolo 1136 c.c., comma 2. Infatti, la deliberazione che approva le tabelle millesimali non si pone come fonte diretta dell’obbligo contributivo del condomino, fonte che e’ costituita dalla legge stessa, ma solo come parametro di quantificazione dell’obbligo, determinato in base ad un valutazione tecnica.
4.1. – Cio’ posto, ogni questione sull’adesione successiva di tutti e sei ovvero solo di cinque dei condomini assenti perde totalmente di rilievo, essendo sufficiente il raggiungimento – non controverso in causa – della sola prescritta maggioranza qualificata per l’adozione delle nuove tabelle.
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 31 luglio 2014, n. 17493....