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Timestamp: 2019-09-23 15:53:36+00:00
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Sentenza - Abogados, nessun abuso del diritto
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Sentenza – Abogados, nessun abuso del diritto
Nelle cause riunite C‑58/13 e C‑59/13,
composta da V. Skouris, presidente, K. Lenaerts, vicepresidente, R. Silva de Lapuerta, M. Ilešič, L. Bay Larsen (relatore), E. Juhász e M. Safjan, presidenti di sezione, A. Rosas, D. Šváby, M. Berger, S. Rodin, F. Biltgen e K. Jürimäe, giudici,
– per i sigg. Torresi, da C. Torresi, avvocato;
– per il governo spagnolo, da A. Rubio González e S. Centeno Huerta, in qualità di agenti;
– per il governo rumeno, da R.‑H. Radu, R.‑I. Hatieganu e A.‑L. Crişan, in qualità di agenti;
– per il Parlamento europeo, da M. Gómez‑Leal e L. Visaggio, in qualità di agenti;
– per il Consiglio dell’Unione europea, da A. Vitro e P. Mahnič Bruni, in qualità di agenti;
– per la Commissione europea, da E. Montaguti e H. Støvlbæk, in qualità di agenti,
1 Le domande di pronuncia pregiudiziale vertono sull’interpretazione e sulla validità dell’articolo 3 della direttiva 98/5/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 1998, volta a facilitare l’esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquistata la qualifica (GU L 77, pag. 36).
2 Tali domande sono state proposte nell’ambito di due controversie tra, rispettivamente, i sigg. Torresi e il Consiglio dell’ordine degli avvocati di Macerata (in prosieguo: il «Consiglio dell’ordine di Macerata») in merito al rifiuto, da parte di quest’ultimo, di accogliere le domande di iscrizione dei ricorrenti nella sezione speciale dell’albo degli avvocati.
8 In forza del regio decreto‑legge del 27 novembre 1933, n. 1578, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, come ulteriormente modificata (Gazzetta Ufficiale n. 24, del 30 gennaio 1934), qualsiasi decisione del Consiglio Nazionale Forense può essere impugnata per motivi di legittimità dinanzi alle sezioni unite della Corte suprema di cassazione.
9 I sigg. Torresi, dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza in Italia, hanno ottenuto entrambi una laurea in giurisprudenza in Spagna e, il 1° dicembre 2011, sono stati iscritti come avvocati nell’albo dell’Ilustre Colegio de Abogados de Santa Cruz de Tenerife [ordine degli avvocati di Santa Cruz de Tenerife (Spagna)].
10 Il 17 marzo 2012 i sigg. Torresi hanno presentato al Consiglio dell’ordine degli avvocati di Macerata, a norma dell’articolo 6 del decreto legislativo 96/2001, una domanda di iscrizione nella sezione speciale dell’albo degli avvocati riservata agli avvocati che hanno ottenuto la qualifica in uno Stato membro diverso dall’Italia e sono stabiliti in Italia (in prosieguo: gli «avvocati stabiliti»).
12 Con ricorsi presentati rispettivamente il 19 e il 20 aprile 2012, i sigg. Torresi hanno pertanto adito il Consiglio Nazionale Forense per ottenere una decisione in merito alle loro domande di iscrizione. A sostegno dei loro ricorsi, hanno fatto valere che le iscrizioni richieste erano soggette alla sola condizione imposta dalla normativa in vigore, vale a dire la presentazione del «certificato di iscrizione presso l’autorità competente dello Stato membro di origine», che, nella fattispecie, è il Regno di Spagna.
14 Il Consiglio Nazionale Forense, nutrendo dubbi quanto all’interpretazione e alla validità dell’articolo 3 della direttiva 98/5, ricordando che la propria competenza a presentare domande di rinvio pregiudiziale è stata riconosciuta dalla Corte (sentenza Gebhard, C‑55/94, EU:C:1995:411), ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
15 In via preliminare, i sigg. Torresi sostengono, segnatamente, che il Consiglio Nazionale Forense non è un organo giurisdizionale e non ha pertanto il diritto di adire la Corte di un rinvio pregiudiziale ai sensi dell’articolo 267 TFUE. In particolare, esso eserciterebbe funzioni giurisdizionali solo ove intervenga in materia disciplinare e non ove si occupi della gestione degli albi degli avvocati, materia in cui eserciterebbe solo una funzione meramente amministrativa. Pertanto, quando è adito ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 8, del decreto legislativo 96/2001, sarebbe chiamato a decidere in merito all’iscrizione in quanto organo amministrativo di rango superiore rispetto al Consiglio dell’ordine locale che ha omesso di statuire entro il termine previsto al paragrafo 6 del medesimo articolo.
16 I sigg. Torresi, invocando la sentenza Wilson (C‑506/04, EU:C:2006:587), fanno altresì valere che il Consiglio Nazionale Forense non soddisfa il requisito di imparzialità, dal momento che i suoi membri sono avvocati eletti da ciascun Consiglio dell’ordine locale, compreso quello che è parte nel procedimento principale. Di conseguenza, sussisterebbe il rischio che la soluzione della questione ad esso sottoposta sia influenzata da un interesse pratico, come quello di limitare le iscrizioni, piuttosto che ispirata dall’applicazione delle norme di diritto.
17 A tale riguardo, va rammentato che, secondo una costante giurisprudenza della Corte, per valutare se l’organo del rinvio possieda le caratteristiche di una «giurisdizione» ai sensi dell’articolo 267 TFUE, la Corte tiene conto di un insieme di elementi, quali il fondamento legale dell’organo, il suo carattere permanente, l’obbligatorietà della sua giurisdizione, la natura contraddittoria del procedimento, il fatto che l’organo applichi norme giuridiche e che sia indipendente (v., in particolare, sentenze Miles e a., C‑196/09, EU:C:2011:388, punto 37, e giurisprudenza citata, nonché Belov, C‑394/11, EU:C:2013:48, punto 38).
24 Infine, dal fascicolo risulta che, secondo una prassi costante, il consigliere nazionale proveniente dal Consiglio dell’ordine degli avvocati interessato dalla domanda di iscrizione non fa parte del collegio giudicante del Consiglio Nazionale Forense, fatta salva la piena applicabilità delle norme che disciplinano l’astensione e la ricusazione previste dal codice di procedura civile italiano. In udienza il governo italiano ha dichiarato che, sebbene uno dei membri del Consiglio Nazionale Forense fosse iscritto all’ordine degli avvocati di Macerata, egli si è tuttavia astenuto dal partecipare ai procedimenti relativi ai sigg. Torresi.
26 Per quanto concerne il requisito richiamato al punto 19 della presente sentenza, vale a dire quello secondo cui un organo del rinvio può adire la Corte solo nell’esercizio di una funzione giurisdizionale, si deve constatare che, contrariamente a quanto sostenuto dai sigg. Torresi, quando il Consiglio Nazionale Forense è adito, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 8, del decreto legislativo 96/2001, di un ricorso presentato contro l’omessa decisione da parte del Consiglio dell’ordine entro 30 giorni dalla data di presentazione di una domanda di iscrizione alla sezione speciale dell’albo degli avvocati, esso non si limita a statuire su tale domanda al posto del Consiglio dell’ordine interessato. Infatti, come risulta in particolare dalle spiegazioni del governo italiano e dalle relazioni delle udienze relative ai risorsi presentati dai sigg. Torresi contro il Consiglio dell’ordine di Macerata, che si sono tenute il 29 settembre 2012 dinanzi al Consiglio Nazionale Forense, quest’ultimo è chiamato a pronunciarsi sul merito della decisione tacita del Consiglio dell’ordine di cui trattasi, nella misura in cui essa respinge la domanda di iscrizione dell’interessato. In tal caso, se il ricorso è accolto, il Consiglio Nazionale Forense si pronuncia sul merito della domanda di iscrizione.
27 È altresì pacifico che la presentazione di un ricorso ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 8, del decreto legislativo 96/2001 dà avvio ad un procedimento in cui le parti sono chiamate ad esporre i loro argomenti per iscritto e oralmente, durante un’udienza pubblica e con l’assistenza di un avvocato. Il pubblico ministero interviene in udienza per presentare le proprie conclusioni. Nella fattispecie, dalle relazioni d’udienza menzionate al punto precedente risulta che il pubblico ministero ha concluso nel senso del rigetto dei ricorsi dei sigg. Torresi. Il Consiglio Nazionale Forense statuisce in camera di consiglio, con una decisione che presenta sia la forma sia la denominazione sia il contenuto di una sentenza pronunciata in nome del popolo italiano.
28 Infine, come ricordato al punto 23 della presente sentenza, quando il Consiglio dell’ordine degli avvocati locale, la cui decisione è oggetto di un ricorso dinanzi al Consiglio Nazionale Forense, è parte in un procedimento dinanzi a quest’ultimo, qualora la decisione con cui si è statuito su tale ricorso sia a sua volta oggetto di un ricorso dinanzi alla Corte suprema di cassazione, il Consiglio Nazionale Forense non è parte nel procedimento dinanzi alla Corte suprema di cassazione stessa. In realtà, come risulta in particolare dalla sentenza di tale giudice, pronunciata a sezioni unite il 22 dicembre 2011 ed invocata dai sigg. Torresi nelle loro osservazioni scritte, è il Consiglio dell’ordine degli avvocati interessato ad essere parte nel procedimento dinanzi alla Corte suprema di cassazione.
31 I sigg. Torresi e il Consiglio dell’Unione europea sostengono che, tenuto conto della giurisprudenza univoca della Corte in materia, le questioni sollevate dal Consiglio Nazionale Forense rientrano nella dottrina dell’acte éclairé e sono pertanto irricevibili.
32 A tale riguardo, occorre ricordare che, anche in presenza di una giurisprudenza della Corte che risolve il punto di diritto considerato, i giudici nazionali mantengono la completa libertà di adire la Corte qualora lo ritengano opportuno (v. sentenza Cilfit e a., 283/81, EU:C:1982:335, punti da 13 a 15), senza che il fatto che le disposizioni di cui si chiede l’interpretazione siano già state interpretate dalla Corte abbia l’effetto di ostacolare una nuova pronuncia da parte della stessa (v., in tal senso, sentenza Boxus e a., da C‑128/09 a C‑131/09, C‑134/09 e C‑135/09, EU:C:2011:667, punto 32).
36 A tale riguardo, la Corte ha già avuto modo di constatare che tale direttiva istituisce un meccanismo di mutuo riconoscimento dei titoli professionali degli avvocati migranti che desiderino esercitare con il titolo conseguito nello Stato membro di origine (v. sentenza Lussemburgo/Parlamento e Consiglio, C‑168/98, EU:C:2000:598, punto 56).
37 Inoltre, come emerge dal suo considerando 6, con la direttiva 98/5 il legislatore dell’Unione ha inteso, in particolare, porre fine alle disparità tra le norme nazionali relative ai requisiti d’iscrizione presso le autorità competenti, da cui derivavano ineguaglianze ed ostacoli alla libera circolazione (v. sentenze Commissione/Lussemburgo, C‑193/05, EU:C:2006:588, punto 34, e Wilson, EU:C:2006:587, punto 64).
40 Occorre pertanto rilevare che i cittadini di uno Stato membro quali i sigg. Torresi, che presentano all’autorità competente di tale Stato membro il loro certificato di iscrizione presso l’autorità competente di un altro Stato membro, soddisfano, in linea di principio, tutti i requisiti necessari per essere iscritti, avvalendosi del titolo professionale conseguito in quest’ultimo Stato membro, all’albo degli avvocati stabiliti del primo Stato membro.
41 Tuttavia, secondo il giudice del rinvio, i sigg. Torresi non potrebbero, nel caso di specie, avvalersi dell’articolo 3 della direttiva 98/5, dal momento che l’acquisizione della qualifica professionale di avvocato in uno Stato membro diverso dalla Repubblica italiana avrebbe il solo scopo di eludere l’applicazione del diritto di quest’ultima che disciplina l’accesso alla professione di avvocato e costituirebbe pertanto un abuso del diritto di stabilimento, contrario agli obiettivi di tale direttiva.
42 A tale riguardo, occorre ricordare che, secondo una giurisprudenza costante della Corte, i singoli non possono avvalersi fraudolentemente o abusivamente delle norme dell’Unione (v., in particolare, sentenze Halifax e a., C‑255/02, EU:C:2006:121, punto 68, nonché SICES e a., C‑155/13, EU:C:2014:145, punto 29).
43 In particolare, quanto alla lotta contro l’abuso della libertà di stabilimento, uno Stato membro ha il diritto di adottare misure volte ad impedire che, grazie alle possibilità offerte dal Trattato FUE, taluni dei suoi cittadini tentino di sottrarsi abusivamente alle norme delle loro leggi nazionali (v. sentenza Inspire Art, C‑167/01, EU:C:2003:512, punto 136).
46 Quanto all’elemento soggettivo, deve risultare che sussiste una volontà di ottenere un vantaggio indebito derivante dalla normativa dell’Unione mediante la creazione artificiosa delle condizioni necessarie per il suo ottenimento (v., in tal senso, sentenza O. e B., C‑456/12, EU:C:2014:135, punto 58 e giurisprudenza ivi citata).
48 A tale riguardo, si deve considerare che il diritto dei cittadini di uno Stato membro di scegliere, da un lato, lo Stato membro nel quale desiderano acquisire il loro titolo professionale e, dall’altro, quello in cui hanno intenzione di esercitare la loro professione è inerente all’esercizio, in un mercato unico, delle libertà fondamentali garantite dai Trattati (v., in tal senso, sentenza Commissione/Spagna, C‑286/06, EU:C:2008:586, punto 72).
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