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Timestamp: 2018-07-19 09:28:18+00:00
Document Index: 125574163

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art 8', 'art.5', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art.96', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 183', 'sentenza ']

Nella mediazione delegata le parti devono procedere oltre il primo incontro informativo
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Tribunale di Roma, sentenza n.8554 del 28.04.2016
A cura del Mediatore Avv. Marcella Spagnolo da Lecce.
Letto 1232 dal 20/05/2016
La recente giurisprudenza ha elaborato il principio secondo cui solo la presenza di obiettive circostanze procedurali (et similia) ostative, può giustificare la condotta delle parti che non proseguono oltre il primo incontro.
In questo senso anche una recente sentenza del Tribunale di Roma, che ha dichiarato l’improcedibilità del giudizio nel corso del quale le parti, inviate in mediazione dal giudice, si erano limitate a partecipare al primo incontro e dopo aver ascoltato il mediatore, a riferire che non vi erano margini di accordo.
Condotta evidentemente non condivisa dal giudice secondo cui la condizione di procedibilità si ritiene superata solo laddove viene correttamente svolta la mediazione, intendendosi tale quella prevista dall’art. 1 della legge, ovvero la procedura che richiede imprescindibilmente la fattiva attività professionale di supporto alle parti ad opera di un soggetto terzo ed imparziale che è il mediatore.
Se, quindi, durante il primo incontro le parti decidono di non proseguire adducendo motivazioni ingiustificate o non verbalizzando alcuna motivazione, la mediazione si intende non correttamente esperita.
Nel caso in cui, invece, l’istante intende procedere oltre il primo incontro e ne dà espressamente atto a verbale, mentre è il solo convenuto ad opporsi, il processo proseguirà ma a quest’ultimo saranno applicate le sanzioni di legge.
A.A.. e srl R. in persona del suo legale rappresentante pro tempore, con gli avvocati ---
B.B. con l’avv. ---
Invero l’ing. A. non è stato beneficiato in sede di successione ereditaria (con annessi legati) della madre, della proprietà dell’appartamento sito in Roma via G. n.8 int.1 all’interno del quale il predetto AA aveva il mero godimento di una stanza.
Come si vede, oggetto della lite è una classica vicenda di lite successoria, in ordine alla quale le vere ragioni del contendere, come è evidente a chiunque abbia la volontà di ben vedere e rendersi conto, sono i rapporti personali interrotti e deteriorati fra parenti, per il che ben si sarebbe potuto pervenire ad un accordo, ad una pacificazione, con l’adeguato contributo di un mediatore professionale che avesse potuto aiutare le parti a modificando una visione evidentemente troppo unilaterale dei rapporti fra le due parti.
Premesse generali sulla natura dell’incontro informativo
E’ la stessa legge infatti che definisce la mediazione (1) come cosa diversa rispetto all’incontro informativo, che è una fase preliminare alla mediazione.
Secondo l’art. 1 della legge la mediazione è l’attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, anche con formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa
Nell’incontro informativo, massime nella mediazione demandata, il mediatore svolge una funzione limitata e formale (..chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione.. così si esprime la legge)
Ed anche questa funzione è di modesta rilevanza posto che le parti sono già state debitamente ed esaurientemente informate, per preciso obbligo di legge, dagli avvocati che le accompagnano e assistono obbligatoriamente nel procedimento di mediazione (e occorrendo dal giudice)
In particolare tale giurisprudenza, inaugurata dal Tribunale di Firenze (3) ha trovato, nella sua piena razionalità, ampio consenso e condivisione, tanto da potersi affermare che costituisce il diritto vivente sul punto.
3- La natura e la funzione dell’incontro informativo di cui all’art 8 co. primo della legge nella mediazione obbligatoria e demandata (4).
Un’interpretazione che si fermasse al dato meramente letterale delle norme (in particolare del comma 2 bis (5) dell’art.5 della legge) potrebbe indurre in equivoco opinando che ove le parte istante neghi a domanda del mediatore, che sussista la possibilità di iniziare la procedura di mediazione, il procedimento di mediazione possa essere correttamente concluso e raggiunta la condizione di procedibilità della domanda giudiziale
Ed invero si dovrebbe, a tale stregua, ammettere che le parti abbiano il diritto potestativo di decidere di non svolgere la mediazione (finanche quando il giudice lo abbia ordinato!), trasformando in tal modo la mediazione da obbligatoria in volontaria ed ottenendo il medesimo vantaggioso risultato (procedibilità ed assenza di sanzioni) che se la mediazione fosse stata esperita.
E’ possibile e ragionevole affermare che con la novella del c.d. Decreto del Fare (decreto- legge 21 giugno 2013, n. 69) lo stesso legislatore abbia voluto (tacitamente) modificare tale accezione?
E che all’attuale la mediazione non sia più (o non sia più solo) quella rappresentata nell’art. 1 della legge teste riportato?
E che all’attuale coesistano due modelli di mediazione
Una, quella originaria, di cui all’art. 1 della legge ed un’altra, consistente nell’incontro informativo, che autonomamente, può costituire una diversa modalità ed accezione di mediazione?
Il legislatore ha inteso affrontare questo problema con una serie di interventi, alcuni già in pieno svolgimento come la mediazione altri de iure condendo (6).
La legge infatti prevede la durata massima del procedimento di mediazione in soli tre mesi. D’altro canto è principio consolidato della giurisprudenza costituzionale che ben può il legislatore ordinario, per validi e ragionevoli motivi, regolamentare tale accesso al giudice, anche prevedendone limiti e tempi, purché non siano tali da impedirlo del tutto o renderlo troppo oneroso (cfr. ex multis: sentenza Corte Costituzionale n.47 del 4.6.1964 (7), sentenza Corte Costituzionale n.186 del 1972)
Ed è proprio in dipendenza della grande attenzione ed interesse della magistratura alla conformità alla Costituzione delle norme di legge, attraverso la rimessione degli atti alla Corte Costituzionale in presenza dinorme di dubbia costituzionalità, che si è da tempo avviato un processo inverso che si può riassumere nella nota espressione della interpretazione costituzionalmente orientata della legge da parte del giudice ordinario.
Questa tutela é garantita “sempre” dalla Costituzione, non certo nel senso che si imponga una sua relazione di immediatezza con il sorgere del diritto; e pertanto non ha pregio obiettare che condizionare l’azione all’espletamento di un procedimento amministrativo é procrastinarne l’esercizio (sent.47/1964)
Per completezza, è opportuno interrogarsi se così interpretata la norma, non si incorra nel rischio di una eccessiva cogenza sulle parti dell’obbligo di mediazione.
Dal punto di vista procedurale, alla domanda se vi sia un obbligo a carico delle parti di partecipazione alla mediazione (intesa questa volta non come accordo, ma come procedura nel significato di cui alla nota 1) la risposta è invece senz’altro affermativa; come rivela in modo icastico tutto il sistema sanzionatorio previsto dalla legge (improcedibilità per la mancata proposizione della domanda, conseguenze negative previste dall’art. 8 della legge; possibile applicazione dell’art.96 co. III come riconosciuto dalla giurisprudenza (8).
Invero salvaguarda le parti dalla necessità dello svolgimento della mediazione (con icosti relativi) nei casi nei quali oggettive ragioni “pregiudiziali” non lo rendano possibile, nell’accezione supra illustrata; viceversa imponendolo, tutte le volte che la discussione possa concentrarsi sul merito e sul contenuto del conflitto, senza che possa fare da usbergo al soggetto renitente l’opinione di aver ragione e quindi di ritenere inutile dialogare con l’altra parte (per quanto all’evidenza viziata dal punto di vista logico, vera e propria aporia, questa è la più diffusa giustificazione che viene offerta da chi non intende aderire e partecipare alla mediazione (9).
-5- Le parti (o taluna di esse) si fermano ingiustificatamente all’incontro informativo: conseguenze. La verbalizzazione delle ragioni della impossibilità di procedere alla mediazione.
E’ di tutta evidenza l’illogicità e la pochezza dell’argomento: il presupposto normativo e assiologico dell’istituto mediazione è per l’appunto che vi sia una lite (che mediante l’ausilio del mediatore si tenterà di comporre riannodando il filo del dialogo e della comprensione reciproca delle rispettive ragioni), il che sottoindente necessariamente che la parte è convinta di avere ragione e di non condividere l’opinione e le pretese che giudica infondate, della parte opposta, ché, in caso contrario, non esisterebbe neppure la lite!
Con quanto ne consegue l’improcedibilità della domanda ai sensi dell’art. 5 co. II° decr.lgsl.28/10 (8) per la parte istante, attore nella causa.
Dà atto del mancato rituale svolgimento della mediazione demandata dal giudice;
Dichiara improcedibile la domanda di A e di srl R;
Roma lì 28.4.2016
Il Giudice dott. Massimo Moriconi
(1) Secondo l’art. 1 della legge la mediazione è l’attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, anche con formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa
(2) Art.4 comma 3 della legge: All’atto del conferimento dell’incarico, l’avvocato è tenuto a informare l’assistito della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione disciplinato dal presente decreto e delle agevolazioni fiscali di cui agli articoli 17 e 20. L’avvocato informa altresì l’assistito dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. L’informazione deve essere fornita chiaramente e per iscritto. In caso di violazione degli obblighi di informazione, il contratto tra l’avvocato e l’assistito è annullabile. Il documento che contiene l’informazione è sottoscritto dall’assistito e deve essere allegato all’atto introduttivo dell’eventuale giudizio. Il giudice che verifica la mancata allegazione del documento, se non provvede ai sensi dell’articolo 5, comma 1-bis, informa la parte della facoltà di chiedere la mediazione ex multis Trib. Firenze, ordinanza 17 marzo 2014 Pres. dott.ssa Luciana Breggia: … Nelle “procedure di mediazione ex art. 5, comma 1-bis (ex lege) e comma 2 (su disposizione del giudice) del d.lgs. 28/10 (e succ. mod.), … da ritenersi ambedue di esperimento obbligatorio…. il mediatore nel primo incontro chiede alle parti di esprimersi sulla “possibilità” di iniziare la procedura di mediazione, vale a dire sulla eventuale sussistenza di impedimenti all’effettivo esperimento della medesima e non sulla volontà delle parti, dal momento che in tale ultimo caso si tratterebbe, nella sostanza, non di mediazione obbligatoria, bensì facoltativa e rimessa alla mera volontà delle parti medesime con evidente, conseguente e sostanziale interpretatio abrogans del complessivo dettato”
(3) ex multis Trib. Firenze, ordinanza 17 marzo 2014 Pres. dott.ssa Luciana Breggia: … Nelle “procedure di mediazione ex art. 5, comma 1-bis (ex lege) e comma 2 (su disposizione del giudice) del d.lgs. 28/10 (e succ. mod.), … da ritenersi ambedue di esperimento obbligatorio…. il mediatore nel primo incontro chiede alle parti di esprimersi sulla “possibilità” di iniziare la procedura di mediazione, vale a dire sulla eventuale sussistenza di impedimenti all’effettivo esperimento della medesima e non sulla volontà delle parti, dal momento che in tale ultimo caso si tratterebbe, nella sostanza, non di mediazione obbligatoria, bensì facoltativa e rimessa alla mera volontà delle parti medesime con evidente, conseguente e sostanziale interpretatio abrogans del complessivo dettato
(4) Art. 8: Al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato. Durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione. Il mediatore, sempre nello stesso primo incontro, invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento.
(5) 2-bis. Quando l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale la condizione si considera avverata se il primo incontro dinanzi al mediatore si conclude senza l’accordo.
(6) fra questi ultimi una serie di interventi processuali che seguono la strada, in realtà vana e illusoria, di incidere sulle attuali procedure, vedi ennesima modifica dell’art. 183 e introduzione obbligata del procedimento sommario, che neppure si avvicinano al cuore del problema che è e rimane quello della mole fuori misura delle cause civili che vanno torrentiziamente ad intasare i tribunali e che rendono ingestibile il ruolo del giudice (non si vede in qual modo una modifica processuale di tal genere possa dare ausilio ad un giudice che deve gestire mediamente un ruolo di cognizione di 1.500- 2.000 cause)
(7) Questa tutela é garantita “sempre” dalla Costituzione, non certo nel senso che si imponga una sua relazione di immediatezza con il sorgere del diritto; e pertanto non ha pregio obiettare che condizionare l’azione all’espletamento di un procedimento amministrativo è procrastinarne l’esercizio (sent.47/1964)
(8) cfr. sentenza del Tribunale di Roma n.25218 del 17.12.2015 RG 59487/11
(9) E’ di tutta evidenza l’illogicità e la pochezza dell’argomento: il presupposto normativo e assiologico dell’istituto mediazione è per l’appunto che vi sia una lite (che mediante l’ausilio del mediatore si tenterà di comporre riannodando il filo del dialogo e della comprensione reciproca delle rispettive ragioni), il che sottoindente necessariamente che la parte è convinta di avere ragione e di non condividere l’opinione e le pretese che giudica infondate, della parte opposta, ché, in caso contrario, non esisterebbe neppure la lite!
(10) In tal caso l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale
Mediatore Avv. Marcella Spagnolo
Dopo il dottorato di ricerca c/o l'Università d Lecce ho deciso di intraprendere la professione di mediatore perché è banale dire che credo fortemente in tale istituto, ma non è banale dire che mi vedo nelle vesti di mediatore per il mio carattere paziente, dedito all'ascolto e alla comprensione degli interessi e dei bisogni delle parti.
Il silenzio è fondamentale per accogliere nel modo migliore le parti che ci sono di fronte come pure l’umiltà per incontrare le parti senza giudicarle e lasc...