Source: http://regoledelgioco.gazzetta.it/2019/11/06/caso-balotelli-analisi-e-commento-della-decisione-del-giudice-sportivo-per-gli-episodi-di-hellas-verona-brescia/
Timestamp: 2019-11-18 13:42:36+00:00
Document Index: 176423636

Matched Legal Cases: ['art. 62', 'art. 28', 'art. 29', 'art. 28', 'art 28', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 29', 'art. 28']

Caso Balotelli: analisi e commento della decisione del Giudice Sportivo per gli episodi di Hellas Verona – Brescia | Le Regole del Gioco
Caso Balotelli: analisi e commento della decisione del Giudice Sportivo per gli episodi di Hellas Verona – Brescia
A seguito del clamore mediatico che ha esondato i confini della cronaca sportiva, il Giudice Sportivo ha pubblicato nella giornata di ieri le decisioni relative all’undicesima giornata di campionato con c.u. n. 80. In particolare, spicca quanto disposto in merito all’episodio che ha coinvolto l’attaccante bresciano Mario Balotelli al 9° del secondo tempo del match Hellas Verona – Brescia, rispetto al quale l’arbitro ha disposto un’interruzione dell’incontro per circa 3 minuti.
Il Giudice Sportivo ha disposto la sanzione della chiusura per una giornata effettiva di gara, con decorrenza immediata, del settore denominato “poltrone est”.
Il nostro blog si era già occupato di un caso analogo occorso durante l’incontro Atalanta – Fiorentina valevole per la 4° giornata, rispetto al quale sono state analizzate le norme applicabili circa le possibili sanzioni nei confronti delle società bergamasca in relazione a comportamenti discriminatori posti in essere dai propri sostenitori nei confronti del terzino viola Dalbert.
Di seguito, analizzeremo il testo della decisione pubblicata dal Giudice Sportivo, paragrafo per paragrafo, e forniremo un primo commento in relazione alle norme applicabili ed ai precedenti casi analoghi della presente stagione sportiva.
Il testo della decisione – le “motivazioni”
Di seguito, il testo dei primi quattro paragrafi della decisione:
“letti il referto arbitrale e la relazione della Procura federale nei quali, inoltre, viene riferito che al 9° del secondo tempo il Direttore di gara era costretto ad interrompere il giuoco, per circa 3 minuti, poiché il calciatore Mario Balotelli Barwuah era oggetto di cori di discriminazione razziale da parte di alcuni tifosi della Soc. Hellas Verona posizionati nel settore denominato “poltrone est”.
ritenuto, pertanto, che la sanzione possa essere applicata limitatamente al settore in primis indicato, impregiudicata ogni attività indagine in corso per l’individuazione dei responsabili”
Nel primo paragrafo, il Giudice Sportivo prende atto delle risultanze contenute nel referto arbitrale e nella relazione della Procura federale, i quali, unitamente ad eventuali supplementi forniti dalla Procura federale nonché dei commissari di campo che devono essere trasmessi al Giudice sportivo entro le ore 14:00 del giorno feriale successivo alla gara, costituiscono i mezzi di prova su cui il Giudice Sportivo fonda le proprie decisioni in relazione ai procedimenti relativi al comportamento dei sostenitori delle squadre, e ciò ai sensi di quanto puntualmente disposto dall’art. 62 del Codice di Giustizia Sportiva.
Nei successivi paragrafi, ciò che emerge è la chiara percezione dei cori da parte sia del calciatore sia dei rappresentanti della Procura federale dei cori razzisti, la quale si è avuta – riferisce il Giudice sportivo – nonostante il numero esiguo degli autori dei cori. Va infatti sottolineato come l’art. 28, c. 4 CGS, nel sanzionare le società per i comportamenti discriminatori tenuti dai propri sostenitori, richiede chiaramente la sussistenza della “dimensione e percezione reale del fenomeno”. In tal senso, qualora tale aspetto non emerga in alcun modo dai predetti mezzi di prova, il Giudice Sportivo non assumerà nessuna decisione (si pensi al “caso“ Kessie durante lo scorso Hellas Verona – Milan, 3° giornata); diversamente, qualora necessitino ulteriori accertamenti per verificare la sussistenza del predetto requisito, il Giudice Sportivo potrà disporre un supplemento di indagine al termine del quale, alternativamente, può assumere la decisione di non sanzionare la società (come accaduto per il “caso” Lukaku in Cagliari – Inter, 2° giornata) ovvero procedere a comminare una sanzione (come accaduto per il “caso” Dalbert in Atalanta – Fiorentina, 4° giornata).
Il secondo aspetto rilevante che emerge dai predetti paragrafi è la precisa individuazione del settore da cui i cori di discriminazione razziale sono provenuti, secondo quanto percepito degli ufficiali di gara, ovverosia quello denominato “poltrone est”. Inoltre, si sottolinea il riferimento del Giudice Sportivo circa l’atteggiamento di sostegno in favore di Balotelli posto in essere degli altri tifosi presenti nella “Curva Sud”. Tale aspetto viene in questo caso riferito per delimitare ancor più precisamente il settore dello stadio a cui comminare la squalifica, ma ben avrebbe potuto rilevare anche quale esimente/attenuante ai sensi dell’art. 29 CGS nelle modalità che verranno delineate in seguito.
Il testo della decisione – l’assenza dei requisiti della sospensiva ex art. 28, c. 7 CGS
“ritenuto, infine, che non sussistono i presupposti per l’applicazione della misura sospensiva dell’esecuzione della sanzione ai sensi dell’art 28, comma 7 CGS, vista anche la durata dell’interruzione del giuoco doverosamente disposta dal Direttore di gara”
Tale paragrafo esprime la decisione del Giudice Sportivo di non ritenere sussistenti i requisiti per l’applicazione della misura sospensiva dell’esecuzione della sanzione. Ed infatti, ai sensi della norma citata nel paragrafo, in caso di sanzione per cori discriminatori, gli organi di giustizia sportiva hanno il potere di sospendere le esecuzioni talune sanzioni disciplinari, ovverosia l’obbligo di disputare una o più gare con uno o più settori privi di spettatori, l’obbligo di disputare una o più gare a porte chiuse e la squalifica del campo per una o più giornate di gara o a tempo determinato fino a due anni. In tal caso, la società viene sottoposta ad un periodo di prova di un anno. Se durante il periodo di prova, la società incorre nella stessa violazione, la sospensione è revocata e la sanzione si applica in aggiunta a quella inflitta per la nuova violazione.
Durante la presente stagione sportiva, la sospensiva ai sensi della predetta norma è stata applicata dal Giudice Sportivo con riferimento alla squalifica della “chiusura” per una giornata della “Curva Nord” dello stadio Rigamonti di Brescia, con riferimento ai cori razzisti nei confronti del calciatore Pjanic durante Brescia – Juventus dello scorso 24 settembre.
Nel caso in commento, invece, il Giudice Sportivo non ha ritenuto sussistenti i requisiti per l’applicazione della sospensiva ex art. 28, c. 7 CGS, e ciò a dimostrazione di un approccio più rigoroso da parte del Giudice Sportivo. Tra l’altro, la norma in questione non indica delle condizioni di applicabilità della sospensiva, la quale sembrerebbe rimessa alla libera discrezionalità degli organi di giustizia sportiva. Né sarebbe corretto correlare l’applicabilità della sospensiva automaticamente alla prima violazione, data la chiara lettera della disposizione in senso diverso (infatti, il richiamo normativo ivi operato contempla sia i casi di prima violazione sia quelli di successiva violazione).
Il testo della decisione – la sanzione
“P.Q.M. dispone, ai sensi dell’art. 28 CGS, la chiusura per una giornata effettiva di gara, con decorrenza immediata, del settore denominato “poltrone est”.
Rimandando al precedente articolo per un’analisi completa dell’art. 28 CGS, basterà in questa sede ricordare che, con riferimento alle sanzioni comminabili alle società per comportamenti discriminatori posti in essere dai propri sostenitori, in caso di prima violazione, si applica la sanzione minima dell’obbligo di disputare una o più gare con uno o più settori privi di spettatori, ma qualora alla prima violazione si verifichino fatti particolarmente gravi e rilevanti, possono essere inflitte, anche congiuntamente e disgiuntamente tra loro, la sanzione della perdita della gara, l’obbligo di disputare una o più gare a porte chiuse, squalifica del campo per una o più giornate di gara o a tempo determinato fino a due anni, penalizzazione di uno o più punti in classifica, esclusione dal campionato di competenza o da qualsiasi altra competizione agonistica obbligatoria, con assegnazione da parte del Consiglio federale ad uno dei campionati di categoria inferiore, non ammissione o esclusione dalla partecipazione a determinate manifestazioni.
Dal quadro sopra ricostruito, pertanto, la sanzione comminata equivale al minimo sanzionabile in caso di prima violazione, il Giudico quale non ha ritenuto la sussistenza di una circostanza aggravante tale da determinare una sanzione di maggiore entità.
Per completare il quadro, va ricordato che, ai sensi dell’art. 29 CGS, il Giudice Sportivo è tenuto a valutare la presenza di tale circostanze che possono attenuare o escludere la sanzione nei confronti delle società, come di seguito riassunto:
esimente: sussistenza di almeno tre delle seguenti circostanze: a) la società ha adottato ed efficacemente attuato, prima del fatto, modelli di organizzazione e di gestione della società idonei a prevenire comportamenti della specie di quelli verificatisi, avendo impiegato risorse finanziarie ed umane adeguate allo scopo; b) la società ha concretamente cooperato con le Forze dell’ordine e le altre Autorità competenti per l’adozione di misure atte a prevenire i fatti violenti o discriminatori, ponendo in essere gli atti di prevenzione e vigilanza concordati e prescritti dalle norme di settore; c) la società ha concretamente cooperato con le Forze dell’ordine e le altre Autorità competenti per identificare i propri sostenitori responsabili delle violazioni, anche mediante l’utilizzo a spese della società di tecnologie di video-sorveglianza; d) al momento del fatto, la società ha immediatamente agito per rimuovere disegni, scritte, simboli, emblemi o simili, o per far cessare i cori e le altre manifestazioni di violenza o di discriminazione; e) altri sostenitori hanno chiaramente manifestato nel corso della gara stessa, con condotte espressive di correttezza sportiva, la propria dissociazione da tali comportamenti.
attenuante: sussistenza di almeno una delle predette circostanze.
Come detto, il Giudice Sportivo pone in rilievo la presenza di un comportamento di sostegno in favore di Mario Balotelli da parte di altri tifosi della “Curva Sud” del Verona. Tale elemento potrebbe teoricamente integrare la sussistenza della circostanza di cui alla lettera (e), e, quindi, potrebbe aver determinato l’applicazione di un’attenuante. Tuttavia, nel testo pubblicato dal Giudice Sportivo non emerge chiaramente tale tipo di valutazione, la quale, come detto, è stata evidenziata dal Giudice Sportivo per una migliore individuazione del settore punito con la “chiusura” per la prossima giornata.
Non è questa la sede per valutare la “giustizia” della decisione operata dal Giudice Sportivo o per addentrarsi con il dovuto grado di approfondimento nel dibattito in corso circa gli strumenti culturali e di politica criminale per debellare questi fenomeni all’interno degli stadi italiani e non solo. Tuttavia, limitandoci all’analisi svolta, si può certamente ritenere che la sanzione comminata dal Giudice Sportivo sia stata osservante del quadro normativo applicabile. In particolare, si evince chiaramente un duplice approccio da parte del Giudice Sportivo, il quale, da un lato, ha tenuto conto dello sparuto numero degli autori dei deprecabili cori e, pertanto, ha comminato una prima sanzione non aggravata, in applicazione del principio di proporzionalità della sanzione, mentre, dall’altro lato, la decisione di non applicare la sospensiva ex art. 28 comma 7 CGS dimostra una presa di posizione abbastanza rigida circa la volontà di inasprire le sanzioni in tali casi già entro gli attuali limiti normativi.