Source: https://www.auge.it/scissione-temporale-e-interruzione-della-prescrizione-per-gli-atti-processuali/
Timestamp: 2019-11-15 07:27:44+00:00
Document Index: 130500560

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2903', 'art. 2903', 'art. 2901', 'art. 2901', 'art. 1950', 'sentenza ', 'art. 1335', 'sentenza ', 'art. 2943', 'art. 2943', 'sentenza ', 'art. 2943', 'art. 1334', 'art. 12', 'art. 1334', 'art. 2903', 'art. 1953', 'art 140']

Scissione temporale e interruzione della prescrizione – La Corte Suprema di Cassazione – sezioni unite civili – con la sentenza n. 24822 del 9 dicembre 2015 affronta il problema dei limiti di estensione del principio della diversa decorrenza degli effetti della notificazione nelle sfere giuridiche, rispettivamente, del notificante e del destinatario (introdotta dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 477/2002), relativamente al termine di interruzione della prescrizione ex art. 2903 c.c..
Secondo l’indirizzo prevalente (pur essendovi decisioni di senso contrario ma sul punto v. anche Cass. n.18399 del 2009; S.U. n.8830 del 2010) la scissione degli effetti per il mittente e per il destinatario si applica solo alla notifica degli atti processuali e non a quella degli atti sostanziali, né agli effetti sostanziali degli atti processuali.
La consegna dell’atto di citazione introduttivo del giudizio quando ancora non sia scaduto il termine di prescrizione quinquennale di cui all’art. 2903 c.c. rende tempestivo l’esercizio dell’azione revocatoria. Nel caso specifico la richiesta di notifica della domanda di revocatoria ex art. 2901 c.c. mediante consegna all’ufficiale giudiziario, è condizione sufficiente per interrompere la prescrizione.
(Attori Omissis) convennero, davanti al tribunale di Busto Arsizio, le società (Omissis) ed (Omissis), il Comune di (Omissis), (Omissis) in proprio e nella qualità di legale rappresentante dell’impresa individuale immobiliare (Omissis), (Omissis), (Omissis), chiedendo, in qualità di confideiussori della (Omissis), già intimati in regresso da altro fideiussore, che la società fosse dichiarata tenuta, ex artt. 1950 e 1953 c.c., a procurare la loro liberazione, ovvero ad apprestare le garanzie necessarie al soddisfacimento del loro diritto di ulteriore regresso.
Gli attori chiesero, inoltre, che fosse pronunciata, ai sensi dell’art. 2901 c.c., l’inefficacia, nei loro confronti, dell’atto del 17 novembre 1999 con il quale la (Omissis) aveva venduto alla (Omissis) alcuni terreni edificabili siti nel Comune di (Omissis) e della convenzione edilizia conclusa tra la società acquirente e l’Amministrazione comunale per la realizzazione di un programma edificatorio, nonché il risarcimento dei danni.
Il Tribunale rigettò la domanda ex art. 1950 e 1953 c.c. proposta nei confronti della società (Omissis); dichiarò prescritta l’azione revocatoria relativa alla compravendita immobiliare del 17 novembre 1999 tra la (Omissis) e la (Omissis) s.a.s.; dichiarò la carenza di giurisdizione del giudice ordinario in ordine all’azione revocatoria relativa alla convenzione edilizia; rigettò la richiesta di risarcimento danni.
Queste statuizioni furono confermate dalla Corte di Appello di Milano che, con sentenza del 12.7.2011, rigettò l’appello proposto dagli originari attori.
Hanno proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi illustrati da memoria (Omissis) e (Omissis).
Resiste con controricorso il Comune di (Omissis).
1. La questione posta dall’ordinanza di rimessione
E’ chiesto un intervento chiarificatore delle Sezioni Unite sui limiti di operatività del principio: se debba, cioè, essere riferita ai soli atti processuali, o possa essere ampliata alla notificazione di atti sostanziali od, eventualmente, di atti processuali che producano effetti anche sostanziali.
Nella decisione è stato sottolineato il carattere ricettizio della dichiarazione di riscatto, affermando che “affinchè possa operare la presunzione di conoscenza della dichiarazione diretta a persona determinata stabilita dall’art. 1335 cod. civ., occorre la prova, il cui onere incombe al dichiarante, che la stessa sia stata recapitata all’indirizzo del destinatario, e cioè, nel caso di corrispondenza, che questa sia stata consegnata presso tale indirizzo”.
Cass. n. 13588 del 2009, seguendo l’indirizzo prevalente, ha affermato che la consegna all’ufficiale giudiziario dell’atto da notificare non è idonea ad interrompere il decorso del termine prescrizionale del diritto fatto valere. Ciò perché ” il principio generale – affermato dalla sentenza n. 477 del 2002 della Corte costituzionale – secondo cui, quale sia la modalità di trasmissione, la notifica di un atto processuale si intende perfezionata, dal lato del richiedente, al momento dell’affidamento dell’atto all’ufficiale giudiziario, non si estende all’ipotesi di estinzione del diritto per prescrizione in quanto, perché l’atto, giudiziale o stragiudiziale, produca l’effetto interruttivo del termine, è necessario che lo stesso sia giunto alla conoscenza (legale, non necessariamente effettiva) del destinatario”.
Negli stessi termini Cass. n. 18759 del 2013. Secondo l’indirizzo prevalente (pur essendovi decisioni di senso contrario cui si accennerà in seguito; ma sul punto v. anche Cass. n.18399 del 2009; S.U. n.8830 del 2010) la scissione degli effetti per il mittente e per il destinatario si applica solo alla notifica degli atti processuali e non a quella degli atti sostanziali, né agli effetti sostanziali degli atti processuali. Questi ultimi, pertanto, producono i loro effetti soltanto dal momento in cui pervengono all’indirizzo del destinatario, a nulla rilevando il momento in cui siano stati consegnati dal notificante all’ufficiale giudiziario od all’ufficio postale.
L’ordinanza, poi, si sofferma sulla principale obiezione mossa all’estensione del principio di scissione degli effetti alla notificazione degli atti sostanziali. Nessuna lesione alla certezza del diritto, infatti, potrebbe provocare l’applicazione di una regola che presuppone per la sua piena operatività che il procedimento di notificazione sia portato a regolare compimento, con la piena garanzia di conoscenza (o, quanto meno, di conoscibilità legale) dell’atto da parte del destinatario.
In queste fattispecie, la consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario per la notificazione non è solo un incombente materiale di per sé significativo della cessazione dello stato di protratta inerzia che giustificherebbe altrimenti l’estinzione del diritto, ma rappresenta l’esercizio di un vero e proprio diritto potestativo del creditore al quale corrisponde, in capo al debitore, non già un obbligo di prestazione, ma uno stato di mera attesa e soggezione all’altrui iniziativa giudiziale. In tali evenienze, il creditore deve essere ammesso ad esercitare il suo diritto, usufruendo del termine prescrizionale per intero e non al “netto” dei giorni di ritardo ipoteticamente ascrivibili all’agente notificatore. Il richiamo al normale carattere recettizio dell’atto unilaterale ex artt. 1334 e 1335 c.c., pertanto, dovrebbe cedere se messo in relazione, in forza di un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2943 c.c., alla notificazione di un atto che soggiace ad un principio generale la cui ratio è quella di tenere indenne il notificante delle cause di perenzione non ascrivibili alla sua responsabilità.
L’incostituzionalità viene affermata sia sotto il profilo del diritto di difesa (e qui il riferimento è circoscritto agli atti giudiziari e amministrativi), sia sotto il profilo della ragionevolezza (un effetto di decadenza che discende dal ritardo di un’attività non imputabile al notificante; fin quanto del tutto estranea alla sua sfera di disponibilità).
In altri termini, dobbiamo dare una interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione dell’art. 2943 c.c.. Diversamente, dovremmo affermare che la sentenza costituzionale, mentre ha inciso su tutte le altre disposizioni normative in cui ricorre il termine notificazione di un atto processuale non ha inciso proprio sull’interpretazione dello stesso termine ricorrente nell’art. 2943 c.c.: disparità interpretativa difficilmente razionalizzabile.
Ma si è appena visto che la ratio decidendi della pronuncia costituzionale è – prima ancora che il diritto di difesa- il principio di ragionevolezza.
E tale principio ha una potenzialità espansiva -sul piano interpretativo notevolmente superiore rispetto al principio di difesa.
3.1. Il principio di ragionevolezza implica un bilanciamento dei beni in conflitto.
All’esito del bilanciamento un bene viene sacrificato a vantaggio di un altro bene. La tecnica del bilanciamento avviene attraverso vari steps:
E’ proprio nella natura della tecnica del bilanciamento che una soluzione normativa valida per una disposizione non sia valida per un’altra: proprio perché nel giudizio di bilanciamento è ben possibile che in un caso normativo si dia preminente tutela al notificante e in altro caso normativo (cioè in riferimento ad un’altra disposizione: parliamo -inutile dirlo- di norme e non di casi pratici specifici) si dia tutela al notificato.
b) se la notifica si perfeziona, gli effetti di essa retroagiscono per il notificante al momento in cui ha consegnato all’ufficiale giudiziario (ma lo stesso discorso vale per le notifiche a mezzo posta) l’atto da notificare. In altri termini, tale consegna produce per il notificante effetti immediati e provvisori, che si stabilizzano e diventano definitivi se e solo se la notifica viene validamente perfezionata.
5.1. Il vero problema è l’incertezza giuridica medio tempore.
Cioè nel periodo di tempo tra la consegna da parte del notificante dell’atto per la notifica e la ricezione legale dell’atto da parte del notificato.
Ed è qui che opera la tecnica interpretativa del bilanciamento che -come si è detto- non vale in generale, ma soltanto per categorie di atti.
Infatti, la controreplica è agevole: “quanti giorni prima ?”. E’ proprio qui che si anniderebbe l’incertezza giuridica che invece si vorrebbe garantire.
Infatti, non può stabilirsi a priori quando un anticipo può dirsi congruo. Ed ancora: ” chi mi garantisce che se consegno l’atto all’ufficiale giudiziario una settimana prima, la notifica avverrà nei termini ? E se avviene fuori termine lo stesso, che succede ?”
Alla fine, c’è un argomento risolutivo: “se la legge mi riconosce un termine di 30 giorni per espletare una attività difensiva, perché lo devo ridurre a 15 o a 20 per avere (non la sicurezza) ma la probabilità della notifica nei termini ?”.
Quello che si è appena detto per gli atti difensivi, vale per tutti gli atti processuali. Non sarebbe ragionevole distinguere tra atti processuali difensivi e gli altri atti processuali: la soluzione deve essere la stessa per tutti gli atti per i quali la legge riconosce ad una parte un potere di agire processuale.
Va aggiunto che nessun pregiudizio (se non quello psicologico dell’attesa) subisce il notificato: il dies a quo per le sua facoltà processuali -riconosciute per quel tipo di atto dall’ordinamento- scatterà dal momento della notifica.
Per gli atti sostanziali la tecnica del bilanciamento è preclusa da una norma specifica (art. 1334 cc): qui il bilanciamento lo ha già fatto il legislatore. Sta di fatto che l’inequivoco testo della norma (qui viene in rilievo il pur discusso brocardo in claris non fit interpretatio) preclude all’interprete ogni diversa interpretazione rispetto a quella fatta palese dal significato delle parole.
La giurisprudenza ( Cass. 29.11. 2013 n. 26804) è incline a ritenere che l’effetto interruttivo della prescrizione si verifichi al momento della notifica al destinatario dell’atto di citazione.
Anziché la eadem ratio, c’è la ratio contraria: il principio fissato dalla Corte costituzionale tutela il diritto di agire e -prima ancora- il principio di ragionevolezza.
Ora, dove tale norma non opera, deve espandersi il principio generale: art. 12 delle preleggi, cioè non l’analogia legis (quindi applicazione analogica dell’art. 1334 agli atti processuali ad effetti sostanziali), bensì l’analogia iuris (cioè applicazione agli atti – ove una norma specifica non disponga diversamente – del principio generale sancito dalla Corte costituzionale).
Dovremmo ritenere che secondo la giurisprudenza dominante l’atto di citazione per revocatoria abbia una duplice natura: processuale-negoziale ?
e) da ultimo, l’invocato principio della certezza dei rapporti giuridici. In questa obiezione c’è un aspetto paradossale: quasi che la certezza giuridica riguardi solo gli atti sostanziali e non anche gli atti processuali.
Ora, questa incertezza temporanea destinata a dissolversi alla fine nella certezza giuridica è -per così dire- una servitus iustitiae, cioè un danno temporaneo che ben può essere imposto ad una parte incolpevole (il notificando) per evitare un danno ben più grave e definitivo al notificante, parte ugualmente incolpevole.
Nel nostro caso, gli opposti esiti del bilanciamento derivano dalla opposta natura degli atti che vengono in rilievo: atti sostanziali e atti processuali. Per gli atti negoziali unilaterali un diritto non può dirsi esercitato se l’atto non perviene a conoscenza del destinatario. Per gli atti processuali il diritto (processuale) è esercitato con la consegna dell’atto all’ufficio notificante.
1) violazione o falsa applicazione delle norme di cui agli articoli 2903 c.c., 2943 c.c. e 149 c.p.c., per aver erroneamente ritenuto che la consegna all’Ufficiale Giudiziario, dell’atto di citazione da notificare, non sia idoneo ad interrompere il decorso del termine prescrizionale previsto dall’art. 2903 c. c..
2) violazione o falsa applicazione delle norme di cui agli articoli 1953 c. c. e 1950 c.c. per aver erroneamente ritenuto che dopo l’avvenuto pagamento – sia pure ad opera di altro coobbligato come nella specie – c’è solo la surrogazione o il regresso.
Questo, però, solo nei cinque casi previsti dall’art. 1953 c.c.. e soltanto, prima del pagamento, poiché, dopo, può essere esercitata solo la surrogazione ed il regresso ( v. anche Cass.13.5.2002 n. 6808 indipendentemente dalla circostanza che si tratti di confideiussione o di fideiussione alla fideiussione).
La conclusione non cambia se, in luogo del debitore principale, il pagamento interviene ad opera di uno dei confideiussori ( nel caso in esame il (Omissis)), che si surroga poi nelle ragioni creditorie nei confronti degli altri fideiussori.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio delle Sezioni Unite Civili, in data 7 luglio 2015
← Perfezionamento della notifica ex art 140 cpc – 10 giorni Stati Generali degli Ufficiali Giudiziari →