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Timestamp: 2019-02-23 03:37:34+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 659', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 659', 'art. 651', 'art. 651', 'art. 337', 'art. 393', 'art. 539', 'art. 659', 'sentenza ', 'art. 393']

CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.6^ 29/01/2019, Sentenza n.4462 | AmbienteDiritto.it
INQUINAMENTO ACUSTICO - Rumori idonei ad arrecare disturbo o a turbare la quiete pubblica - Schiamazzi e rumori molesti - Emissioni sonore - Elementi probatori - Art. 659 cod. pen.. Fattispecie: disturbato di notte del riposo delle persone, cantando a squarciagola e tenendo alto il volume della radio e dell'autovettura parcheggiata sulla pubblica via - RISARCIMENTO DEL DANNO - Liquidazione del danno morale in relazione a lesioni refertate - Correlazione tra la gravità effettiva del danno e l'ammontare dell'indennizzo.
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.6^ 29/01/2019 (Ud. 30/10/2018), Sentenza n.4462
INQUINAMENTO ACUSTICO - Rumori idonei ad arrecare disturbo o a turbare la quiete pubblica - Schiamazzi e rumori molesti - Emissioni sonore - Elementi probatori - Art. 659 cod. pen.. Fattispecie: disturbato di notte del riposo delle persone, cantando a squarciagola e tenendo alto il volume della radio e dell'autovettura parcheggiata sulla pubblica via.
Ai fini della configurabilità della contravvenzione di cui all'art. 659 cod. pen., non sono necessarie né la vastità dell'area interessata dalle emissioni sonore, né il disturbo di un numero rilevante di persone, essendo sufficiente che i rumori siano idonei ad arrecare disturbo ad un gruppo indeterminato di persone, anche se raccolte in un ambito ristretto, come un condominio (Sez. 3, n. 18521 del 11/01/2018, Ferri; Sez. 1, n. 45616 del 14/10/2013, Virgillito). Orbene, l'effettiva idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone costituisce un accertamento di fatto rimesso all'apprezzamento del giudice di merito, il quale non è tenuto a basarsi esclusivamente sull'espletamento di specifiche indagini tecniche, ben potendo fondare il proprio convincimento su altri elementi probatori in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete (ex multis, Sez. 3, n. 11031 del 05/02/2015, Montoli). Nella specie, oltre alla persona che aveva segnalato il disturbo, erano stati gli stessi agenti intervenuti sul posto ad aver constatato l'idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone.
RISARCIMENTO DEL DANNO - Liquidazione del danno morale in relazione a lesioni refertate - Correlazione tra la gravità effettiva del danno e l'ammontare dell'indennizzo.
In tema di liquidazione del danno morale, in quanto affidata ad apprezzamenti discrezionali ed equitativi, costituisce valutazione di fatto sottratta al sindacato di legittimità se sorretta da congrua motivazione (tra tante, Sez. 6, n. 48461 del 28/11/2013, Fontana). Nella specie, la Corte di appello ha ritenuto provato il danno morale in relazione alle lesioni refertate, rapportando l'importo liquidato all'intensità del turbamento psichico derivato dalla veemenza e dalla durata della violenza, cessata solo grazie all'intervento di un terzo lì presente e di un'altra pattuglia. In tal modo, la Corte territoriale ha soddisfatto l'esigenza di ragionevole correlazione tra la gravità effettiva del danno e l'ammontare dell'indennizzo, correlazione motivata attraverso i concreti elementi che hanno concorso al processo di formazione del libero convincimento (Sez. 5, n. 38948 del 27/10/2006, Avenati).
(dich. inammissibili i ricorsi avverso sentenza del 19/04/2017 - CORTE DI APPELLO DI FIRENZE) Pres. FIDELBO, Rel. CALVANESE, Ric. Wilson
sul ricorso proposto da Wilson Andrew Ross Mirko, nato negli U.S.A.;
avverso la sentenza del 19/04/2017 della Corte di appello di Firenze;
udite le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Polo Canevelli, che ha concluso chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile;
udito il difensore, avv. Ilaria Giannecchini, che ha concluso riportandosi ai motivi di ricorso.
1. Con la sentenza in epigrafe indicata, la Corte di appello di Firenze confermava la sentenza emessa dal Tribunale della stessa città, che aveva condannato Andrew Ross Mirko Wilson per i reati di cui agli artt. 659 (capo A), 81, 651 e 337 (capo B), 582 e 585 (capo C) cod. pen. All'imputato era stato contestato di aver il 25 aprile 2012, prima disturbato di notte il riposo delle persone, cantando a squarciagola e tenendo alto il volume
della radio della sua autovettura parcheggiata sulla pubblica via; nonché di aver rifiutato di declinare le proprie generalità e di esibire i documenti ai carabinieri, intervenuti in seguito ad una segnalazione per i suddetti fatti, spintonandoli e ingaggiando con loro una colluttazione, mentre cercavano di contenerlo, e cagionando ai carabinieri intervenuti lesioni personali.
2.1. In relazione al capo di imputazione A), violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla ritenuta responsabilità del ricorrente per il reato cui all'art. 659 cod. pen..
2.2. In relazione al capo di imputazione B) (art. 651 cod. pen.), violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla ritenuta responsabilità del ricorrente per il reato cui all'art. 651 cod. pen..
In modo illogico, la Corte di appello poi avrebbe accertato che l'imputato si era reso conto della qualità degli interlocutori, a fronte dell'ostinato rifiuto dei militari ad esibire il loro distintivo (così violando il codice etico europeo di polizia) e della circostanza che l'auto di servizio, considerato anche il fatto che pioveva, non era visibile al ricorrente (non essendo dirimente la testimonianza dell'agente Cianchi, non presente ai fatti) e che i militari non vestivano la divisa ordinaria dei Carabinieri.
2.3. In relazione al capo di imputazione B) (art. 337 cod. pen.), violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla ritenuta responsabilità del ricorrente per il reato di resistenza a p.u..
2.4. Violazione di legge in relazione agli artt. 393-bis e 59 cod. pen.
Erroneamente sarebbe stata esclusa l'applicazione dell'art. 393-bis cod. pen. in quanto gli operanti non avevano agito adeguatamente e secondo etica, non qualificandosi, e comunque doveva essere riconosciuta la suddetta scriminante a titolo putativo.
Gli stessi agenti avrebbero sconfessato all'assunto, risultando che le lesioni dagli stessi riportate erano state accidentali o al più colpose (in tal senso deponevano la dichiarazione dell'agente Acca in ordine alla dinamica della caduta, le condizioni scivolose della strada e quanto dichiarato dall'agente Giustino, in ordine al fatto che l'imputato non voleva far del male ma solo farsi spazio per andare a casa). Entrambi gli agenti avevano in ogni caso dichiarato che il ricorrente si sarebbe soltanto "irrigidito", al momento dell'ammanettannento, tenendo una posizione immobile.
2.6. In relazione agli effetti civili, violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'art. 539 cod. proc. pen..
2. Va premesso, onde evitare inutili ripetizioni in relazione alle singole articolazioni del ricorso, che, secondo l'incontrastata giurisprudenza di legittimità, esula dai poteri della Corte di cassazione quello di una "rilettura"
degli elementi di fatto, posti a sostegno della decisione, il cui apprezzamento è riservato in via esclusiva al giudice di merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa, e per i ricorrenti più adeguata e convincente, valutazione delle risultanze processuali (Sez. U, n. 6402 del 30/04/1997, Dessimone; Sez. U, n. 6903 del 27/05/2016, dep. 2017).
La previsione del vizio di travisamento della prova, invero, lungi dal consentire di denunciare in sede di legittimità il "travisamento del fatto" da parte del giudice di merito, ha la funzione di rimediare ad errori commessi da parte di quest'ultimo nel considerare una prova in realtà inesistente o nell'omettere una prova presente nel compendio processuale, purché l'errore sia in grado di disarticolare il costrutto argomentativo del provvedimento impugnato per l'intrinseca incompatibilità degli enunciati e abbia comunque un oggetto definito e non opinabile (ex multis, Sez. 5, n. 8188 del 04/12/2017, dep. 2018, Grancini, Rv. 272406; Sez. 1, n. 54281 del 05/07/2017, Tallarico, Rv. 272492).
Ai fini della configurabilità della contravvenzione di cui all'art. 659 cod. pen., va rammentato che, secondo un pacifico principio di diritto, non sono necessarie né la vastità dell'area interessata dalle emissioni sonore, né il disturbo di un numero rilevante di persone, essendo sufficiente che i rumori siano idonei ad arrecare disturbo ad un gruppo indeterminato di persone, anche se raccolte in un ambito ristretto, come un condominio (Sez. 3, n. 18521 del 11/01/2018, Ferri, Rv. 273216; Sez. 1, n. 45616 del 14/10/2013, Virgillito, Rv. 257345). Orbene, l'effettiva idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone costituisce un accertamento di fatto rimesso all'apprezzamento del giudice di merito, il quale non è tenuto a basarsi esclusivamente sull'espletamento di specifiche indagini tecniche, ben potendo fondare il proprio convincimento su altri elementi probatori in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete (ex multis, Sez. 3, n. 11031 del 05/02/2015, Montoli, Rv. 263433). Nella specie, oltre alla persona che aveva segnalato il disturbo, erano stati gli stessi agenti intervenuti sul posto ad aver constatato l'idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone.
La sentenza impugnata, a conferma della infondatezza della tesi difensiva (ovvero che il ricorrente avesse temuto di essersi imbattuto in soggetti malintenzionati), ha evidenziato che il ricorrente, nonostante l'arrivo di una seconda pattuglia di carabinieri, aveva proseguito nella sua condotta oppositiva, tanto da rendere difficile il suo amanettannento.
5. Non ha fondamento alcuno il quarto motivo, relativa alla causa di giustificazione dell'art. 393-bis cod. pen..
Anche a voler ammettere la configurabilità della suddetta scrinninante in forma putativa, la allegazione difensiva sul punto si rivela del tutto ipotetica. Va rammentato che l'allegazione da parte dell'imputato dell'erronea
supposizione della sussistenza di una causa di giustificazione deve basarsi non già su un mero criterio soggettivo, riferito al solo stato d'animo dell'agente, bensì su dati di fatto concreti, tali da giustificare l'erroneo convincimento in capo all'imputato (tra tante, Sez. 6, n. 4114 del 14/12/2016, dep. 2017, G, Rv. 269724).
Va al riguardo rammentato che la valutazione del giudice di merito in tema di liquidazione del danno morale, in quanto affidata ad apprezzamenti discrezionali ed equitativi, costituisce valutazione di fatto sottratta al sindacato di legittimità se sorretta da congrua motivazione (tra tante, Sez. 6, n. 48461 del 28/11/2013, Fontana, Rv. 258170). Nella specie, la Corte di appello ha ritenuto provato il danno morale in relazione alle lesioni refertate, rapportando l'importo liquidato all'intensità del turbamento psichico derivato dalla veemenza e dalla durata della violenza, cessata solo grazie all'intervento di un terzo lì presente e di un'altra pattuglia.
Così deciso il 30/10/2018.
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