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Timestamp: 2018-07-21 03:50:00+00:00
Document Index: 127338928

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 23', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 25', 'art. 3', 'art. 106']

La nuova normativa antiriciclaggio nella Repubblica di San Marino: gli impatti nei confronti delle società bancarie, finanziarie e fiduciarie sammarinesi - Studio Legale Tidona e Associati
2 luglio 2010 | By Studio In Diritto bancario
– l’ONU, a Vienna, ha promosso una Convenzione contro il traffico illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope, prevedendo sanzioni penali per le attività di riciclaggio dei relativi proventi;
– la Convenzione di Palermo del 2000, con la quale le Nazioni Unite hanno ulteriormente esteso la portata del riciclaggio. La Convenzione e i suoi protocolli rappresentano una pietra miliare nella cooperazione internazionale contro la criminalità organizzata transnazionale. Questi strumenti legali eliminano le differenze terminologiche esistenti nei vari ordinamenti giuridici, introducendo una definizione unitaria di fenomeni criminali, quali il riciclaggio di danaro, la corruzione, l’ostruzione alla giustizia. Rappresentano inoltre la base giuridica per azioni di cooperazione tra i Governi e, in particolare, tra le Autorità nazionali preposte alla prevenzione e al contrasto del riciclaggio. Un aspetto particolarmente innovativo della Convenzione di Palermo è costituito dall’importanza data alla prevenzione. La disciplina convenzionale mira infatti non solo a reprimere il crimine transnazionale, ma anche a prevenire tale fenomeno criminoso;
– in questa medesima prospettiva si sono mossi i Paesi aderenti al Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale (GAF I), che hanno dato vita al primo stabile organismo che, sul piano internazionale, si occupa del fenomeno del riciclaggio con carattere di sistematicità;Peraltro il GAF I non si limita ad una azione propositiva delle procedure da adottare ma ne verifica anche lo stato di attuazione, suggerendo gli eventuali correttivi;
– alle iniziative del GAF I sono seguite, sempre sul piano internazionale, le iniziative del Consiglio d’Europa che, nel 1997, ha istituito il Moneyval, un comitato di esperti che ha il compito di sottoporre a valutazione i paesi aderenti al Consiglio d’Europa che non fanno parte del GAF I.
Pertanto, il Moneyval eseguirà un esame specifico nei confronti dei professionisti sull’applicazione della direttiva la cui valutazione si estende all’intero sistema. Le raccomandazioni del GAF I e le Direttive europee hanno modificato l’approccio complessivo: uno Stato, per ottenere una valutazione positiva, deve essere conforme sotto ogni profilo non essendo sufficiente che gli obblighi riguardino solo banche e finanziarie.
– per i clienti persone fisiche: la persona fisica per conto della quale il cliente agisce,
– per i clienti persone giuridiche, società, enti privi di personalità giuridica: la persona fisica che in ultima istanza, in base ai diritti di voto spettanti in virtù della partecipazione al capitale sociale dell’ente, è in grado di esercitare il controllo sullo stesso.
– per i clienti associazioni, fondazioni, trust o enti con o senza personalità giuridica che amministrano fondi: la persona fisica beneficiaria di oltre il 25% del patrimonio dell’ente o, in mancanza di beneficiari determinati, la persona fisica nel cui interesse principale è istituito o agisce l’ente e quella che esercita il controllo sullo stesso.
– al cliente che deve aggiornare in forma scritta i dati e le informazioni fornite in sede di adeguata verifica nonché la documentazione comprovante le dichiarazioni rese (dichiarazioni dei redditi, questionario di adeguata verifica, bilanci d’esercizio, estratto autentico libro soci, ecc.)
– alla banca che deve monitorare l’andamento del rapporto e la sua movimentazione (entità, frequenza e numero delle operazioni), verificare la coerenza della stessa con l’attività economica dichiarata (analizzando i mezzi di pagamento tradizionalmente utilizzati nel settore) sempre in rapporto al profilo di rischio del rapporto e del cliente che determina la periodicità più o meno breve del monitoraggio. Nel caso di anomalie occorre inoltre procedere approfonditamente alla verifica dell’origine dei fondi. A tale proposito è opportuno evidenziare che nell’ordinamento giuridico sammarinese è necessario esaminare anche le operazioni critiche e complesse. In pratica, si tratta di istituire un monitoraggio che presti particolare attenzione “a tutte le operazioni complesse e di importi insolitamente elevati, e a tutti gli schemi insoliti di operazioni apparentemente senza una finalità economica o legittima. Il background e l’intento di tali operazioni andrebbero per quanto possibile esaminati, mettendo per iscritto le informazioni così ricavate e lasciandole a disposizione delle autorità competenti e auditors.”[9]La banca per tali tipologie di operazioni effettua delle valutazioni analitiche sottoponendo agli organi competenti le risultanze delle stesse.
La legge n. 92/2008 ha introdotto la figura del cd. “titolare effettivo”, definito dalla lettera r dell’art. 1, quale ” la persona fisica che, in ultima istanza, possiede o controlla un cliente, quando questo è una persona giuridica o un ente privo di personalità giuridica nonché la persona fisica per conto della quale il cliente agisce”[13].
Con riguardo alle persone fisiche la nozione di titolare effettivo può risultare di difficile implementazione in quanto può mancare ovvero non risultare evidente la distinzione tra situazione formale (intestatario del conto) e quella sostanziale (un terzo per conto del quale opero). Ne consegue che, laddove non emergano, all’atto dell’apertura del rapporto continuativo o dell’esecuzione dell’operazione occasionale (momento in cui deve avvenire l’identificazione del titolare effettivo – cfr. art. 23, c. 1 della Legge n. 92/2008 -) elementi conoscibili tali da far ritenere che il conto è utilizzato anche per operazioni effettuate per conto terzi vale il principio di coincidenza “fra il cliente e il titolare effettivo”.
La scelta dello strumento più idoneo per l’individuazione del titolare effettivo dovrà essere operata tenendo conto del rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo rinvenibile nel caso concreto sulla base di tutti gli elementi desumibili dall’operazione, tenendo presente il caso in cui il titolare effettivo sia fisicamente presente presso i locali della banca da quello in cui non sia fisicamente presente.
Coerentemente con questi principi, i soggetti destinatari degli obblighi imposti dalla legislazione in materia di antiriciclaggio in certi casi sono esonerati dall’adempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela (cfr. art. 26 Legge 92/2008 e art. 26 Decreto Lgs. italiano 231/07) ma sono, in ogni modo, obbligati a raccogliere i dati e le informazioni sufficienti per stabilire se la clientela possa rientrare nei casi esentati[24]. Inoltre la norma afferma che gli obblighi semplificati di adeguata verifica della clientela non si applicano qualora si abbia motivo di ritenere che l’identificazione effettuata con tali modalità non sia attendibile ovvero qualora essa non consenta l’acquisizione delle informazioni necessarie.
a) uno dei soggetti finanziari italiani indicati all’articolo 11, commi 1 e 2, lettere b) e c)[29];
L’ Autorità di controllo della Confederazione (ora confluita nell’ Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari – F INM A) nella propria prassi pubblicata ha interpretato il capoverso 3 dell’art. 2 della legge sopraccitata[33] in maniera estensiva, talché il campo di applicazione della normativa antiriciclaggio abbraccia svariate attività e il novero degli intermediari finanziari svizzeri è molto ampio.
[8] L’Organo di Vigilanza nella sua circ. 26/1999 disponeva che, nel caso di operazioni effettuate per conto di terzi, era necessario che l’esibitore, privo di una formale delega, indicasse per iscritto, sotto la propria responsabilità, le complete generalità del soggetto per conto del quale eventualmente eseguiva l’operazione. Tale operatività riveste carattere di straordinarietà e eccezionalità, il cui ricorso doveva comunque essere valutato dalle banche quale indice di anomalia comportamentale che poteva comportare obbligo di segnalazione.
a) raccogliere sull’ente corrispondente informazioni sufficienti per comprendere pienamente la natura delle sue attività e per determinare, sulla base di pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque, la sua reputazione e la qualità della vigilanza cui e’ soggetto;
b) valutare la qualità dei controlli in materia di contrasto al riciclaggio o al finanziamento del terrorismo cui l’ente corrispondente e’ soggetto;
e) assicurarsi che l’ente di credito corrispondente abbia verificato l’identità dei clienti che hanno un accesso diretto ai conti di passaggio, che abbia costantemente assolto gli obblighi di adeguata verifica della clientela e che, su richiesta, possa fornire all’intermediario finanziario controparte i dati ottenuti a seguito dell’assolvimento di tali obblighi.
g) le imprese di assicurazione che operano in Italia nei rami di cui all’articolo 2, comma 1, del C AP;
c) i soggetti operanti nel settore finanziario iscritti nelle sezioni dell’elenco generale previste dall’articolo 155, comma 5, del TUB (cfr. comma 2 art. 11 D.Lgs. 231/07).
[30]Si veda art. 25 del Decreto n. 231/2007. Comunque il Ministro dell’economia e delle finanze, con proprio decreto, sentito il Comitato di sicurezza finanziaria, individua gli Stati extracomunitari il cui regime e’ ritenuto equivalente (Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 18/08/2008 in cui la Repubblica di San Marino non è stata inclusa).
[37] Ai sensi dell’art. 3, comma 2, lett. a) della direttiva 2005/60/ CE per ente finanziario si intende: « un’impresa diversa da un ente creditizio, la cui attività principale consista nell’effettuare una o più operazioni menzionate ai punti da 2 a 12 e al punto 14 dell’allegato I della direttiva 2000/12/CE, incluse le attività degli uffici dei cambiavalute («bureaux de change») e delle società di trasferimento di fondi».
– l’ammontare complessivo degli elementi dell’attivo di natura finanziaria di cui alle anzidette attività, unitariamente considerate – inclusi gli impegni ad erogare fondi e le garanzie rilasciate – sia superiore al 50% del totale dell’attivo patrimoniale, inclusi gli impegni ad erogare fondi e le garanzie rilasciate;
– l’ammontare complessivo dei proventi prodotti dagli elementi dell’attivo di cui alla predetta lett. a), dei profitti derivanti da operazioni di intermediazione su valute e delle commissioni attive percepite sulla prestazione dei servizi richiamati dall’art. 106, comma 1, TU, sia superiore al 50% dei proventi complessivi”[…..omissis].