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Timestamp: 2017-03-23 22:41:13+00:00
Document Index: 83818513

Matched Legal Cases: ['art. 1453', 'art. 1453', 'art. 1453', 'art. 1460', 'art. 1460', 'art. 1460', 'art. 1460', 'art. 1460', 'art. 1460']

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Appunti universitari di Diritto Privato: Saggi
Saggi diDiritto Privato Autori: ProfMan & Lily 2.
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Appunti diDiritto provato Visto su: Profland SAGGIO I RISOLUZIONE DEL CONTRATTO EX ART. 1453 E “SANZIONE” PER L’INADEMPIMENTOSi considera l’ipotesi della risoluzione del contratto di compravendita perinadempimento del venditore e ci si chiede quale sia la natura dell’obbligazione direstituzione del prezzo già versato dal compratore: ci si chiede se si tratti di debito divalore o di valuta e cioè se esso risenta oppure no del principio nominalistico delleobbligazioni pecuniarie. Poiché il debito di risarcimento per inadempimentocontrattuale ed illecito extracontrattuale si considera obbligazione di valore,l’obbligazione restitutoria in esame sarà di valore o di valuta a seconda che allarisoluzione del contratto generante la restituzione sia attribuita una funzione dirisarcimento oppure no.La dottrina ritiene che la risoluzione abbia carattere sanzionatorio (satisfattizio per ilcompratore e afflittivo per il venditore inadempiente) proprio come lo ha l’obbligo dirisarcimento, al quale la risoluzione va ad aggiungersi.Si contesta questa opinione la quale equipara la natura sanzionatoria del risarcimentoalla risoluzione, affermando che il risarcimento è una conseguenza ulteriore e bendistinta dell’inadempimento, che può accompagnare sia la risoluzione che l’esecuzionecoattiva, in quanto il compratore ha la facoltà di scelta tra questi strumenti.Va ancora aggiunto che di “sanzione” (dal punto dell’inadempiente) si può parlarecorrettamente solo quando vi siano conseguenze afflittive per chi la subisce. In effettiva detto che in seguito alla risoluzione l’inadempiente subisce contemporaneamentel’acquisto della liberazione dall’obbligo corrispettivo e la perdita del diritto di creditosenza poter valutare l’opportunità di questo scambio qualora questi continuasse adavere interesse nel contratto. Tuttavia in ciò non si può cogliere la “sanzione” dellarisoluzione perché è da escludersi che l’inadempiente potrebbe ancora avere interessenel contratto in quanto l’inadempimento stesso esprime in concreto il disinteresse dellaparte per il contratto. Inoltre attraverso l’individuazione dell’interesse (dal punto delrisolvente) della risoluzione si giunge ad escludere ogni sua natura sanzionatoria.Infatti la risoluzione non importa solo la perdita diretta ed immediata del dirittodell’inadempiente ma anche la contemporanea estinzione diretta ed immediata deldiritto del risolvente. Si dovrà pensare quindi che chi sceglie la risoluzione invecedell’esecuzione coattiva evidentemente preferisce all’utilizzazione diretta dell’oggettodel proprio diritto il suo valore di scambio con il bene consistente nella liberazione dalsuo obbligo corrispettivo.Risulta evidente, perciò, che il risolvente non persegue un interesse sanzionatorio neiconfronti della parte inadempiente ma un interesse rivolto all’utilizzazione“dispositivo-novativa” del suo credito (perdita del diritto di acquisto, liberazionedall’obbligo). Tale soluzione corrisponde anche al testo dell’art. 1453 cod.civ.Alla luce di queste considerazioni che escludono la funzione sanzionatoria dellarisoluzione l’obbligo di restituzione del prezzo nell’ipotesi di risoluzione del contrattodi compravendita conseguente all’inadempimento del venditore è debito di valuta e 3/11 4.
Appunti diDiritto provato Visto su: Proflandquindi non si deve tener conto della svalutazione monetaria nella determinazione dellasomma da rimborsare perché la somma di denaro, oggetto dell’obbligo di restituzione,non costituisce come sanzione la misura economica della lesione subita dal risolventeche sarà eventualmente oggetto dell’obbligo di risarcimento qualora oltre al danno siprovi anche la colpa dell’inadempiente.Art. 1453 Risolubilità del contratto per inadempimento: “Nei contrattisinallagmatici quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l’altro puòscegliere tra l’esecuzione coattiva o la risoluzione, oltre, in ogni caso, al risarcimentodel danno.” SAGGIO II RISOLUZIONE “NOVATIVA” DEL CREDITO E RISOLUZIONE DEL CONTRATTO PER INADEMPIMENTOEsposizione delle critiche formulate in un recente studio contro la tesi che inquadra ilpotere di risoluzione nell’ambito dell’ipoteca di disposizione “novativa”:a) l’interesse della parte risolvente può realizzarsi anche incidendo sulle posizioni dellacontroparte;b) si prospetta l’ipotesi che l’intenzione del risolvente possa essere rivolta alla direttaincisione delle posizioni dell’inadempiente;c) si sottolinea l’incoerenza di uno strumento di difesa che abbia per effetto diretto edimmediato la disposizione di un diritto della parte che si vuole proteggere, mentre leconseguenze favorevoli ne sarebbero solo un effetto indiretto e mediato.Le critiche riportate sono superate e appaiono del tutto immotivate perché:a) non si è mai negato che la risoluzione per inadempimento abbia come effetto direttonon solo la disposizione di un diritto da parte di chi s’intende proteggere, ma anche laperdita dell’obbligo verso la controparte (duplice effetto: positivo e negativo);b) appare ovvio che chi sceglie la risoluzione, invece dell’esecuzione forzata,evidentemente preferisce all’utilizzazione diretta dell’oggetto del proprio diritto il suovalore di scambio con un diverso bene: la liberazione di un obbligo. Inoltre la naturasanzionatoria della risoluzione non è sicura, alla luce della considerazione che la solarisoluzione, indipendente dal risarcimento danni al quale può accompagnarsi, nonrappresenta una punizione afflittiva per la parte inadempiente, la quale perde sì undiritto ma contemporaneamente si libera anch’essa da un obbligo. Né ancora si puòsuperare quest’argomentazione affermando che la parte inadempiente è punita, inquanto subisce passivamente lo scambio senza poterne valutare l’opportunità dellaconvenienza, in quanto l’inadempimento stesso esprime un chiaro disinteresse dellaparte per il contratto.Ulteriormente si ritiene che nel diritto soggettivo, accanto al potere di godimento (alquale corrisponde la possibilità di utilizzazione diretta dell’oggetto del diritto stesso)esiste il potere di disporre (al quale corrisponde l’utilizzazione “indiretta” dell’oggetto 4/11 5.
Appunti diDiritto provato Visto su: Proflandesercitando sia la facoltà di disposizione traslativa, vendendo o permutando il credito,sia la facoltà di disposizione novativa, attraverso un negozio novativo, di datio insolutium o di compensazione convenzionale) è fuori dubbio che l’interesse è realizzatoanche mediante l’esercizio della facoltà dispositivo-novativa. In questa prospettiva nonsi può dubitare che il credito sia strumento di tutela oltre che dell’interesse delcreditore a conseguire il bene dovuto e anche di quello a conseguire un bene diverso daquello dovuto. Quindi, di realizzazione del diritto si può parlare sia quando il creditore,vendendo o permutando il credito, consegue un aliud, mediante l’esercizio del poteredi disposizione traslativa, sia quando novando il credito consegue un aliud mediantel’esercizio del potere di disposizione novativa. Alla luce di tali considerazioni risultapertanto evidente che:1) la facoltà di disposizione comprende sia quella di vendere o permutare (disposizionetraslativa) sia quella di scambiare novativamente (disposizione novativa);2) che sia l’interesse a disporre vendendo sia quello a disporre novando siano elementimateriali del diritto;3) che si “realizzi” il diritto sia quando si soddisfa l’interesse materiale tutelato con lapretesa al conseguimento diretto dell’oggetto della prestazione dovuta, sia quando sisoddisfa l’interesse rappresentato dal “valore di scambio” del bene dovuto.Si conferma così la validità della figura del potere “dispositivo-novativo” e si superanole critiche formulate contro l’inquadramento in tale potere di quello diretto allarisoluzione del contratto per inadempimento. SAGGIO III RISOLUZIONE DEL CONTRETTO PER INADEMPIMENTO E TUTELA RISARCITORIASecondo un consolidato orientamento giuridico al contraente non inadempientesarebbe dovuto, in seguito alla risoluzione del contratto, il risarcimento del c.d. dannopositivo, di quel danno cioè che si commisura alla lesione dell’interesse contrattualeall’adempimento. Questa soluzione appare obbligata per chi pensa che la limitazionedel risarcimento ai soli danni negativi (commisurati all’interesse che la parte aveva anon iniziare le trattative) sia inconcepibile a causa della differenza tra la responsabilitàprecontrattuale (il cui risarcimento è appunto limitato ai soli danni negativi) el’inadempimento di un contratto sinallagmatico. Sembrerebbe perciò obbligatal’adesione alla communis opinio, ma appare evidente, già dall’art. 1453, che il dannorisarcibile, al quale si riferisce l’articolo, rappresenta il pregiudizio che derivadall’attuazione di uno dei due rimedi alternativi (esecuzione coattiva o risoluzione)previsti come prima misura di tutela per il non inadempiente. A questo punto ènecessario risolvere il problema di individuare i danni risarcibili esaminando il modoin cui la risoluzione incida sul pregiudizio subito da chi agisce in risoluzione perl’inadempimento della controparte. La dottrina dominante non si è chiesta se larisoluzione comprometta o piuttosto sostituisca la realizzazione dell’assetto 5/11 6.
Appunti diDiritto provato Visto su: Proflandquantitativo del patrimonio raggiunto attraverso lo scambio inattuato, considerando larisoluzione some sanzione contro l’inadempimento preordinato a combinarsi con ilrisarcimento dei danni positivi proprio per addossare al contraente inadempiente unsacrificio adatto a ripagare il contraente fedele di tutti i danni subiti per aver dovutorinunciare all’attuazione del programma negoziale.Una più analitica considerazione degli effetti collegati al rimedio della risoluzioneconsentono di escludere la natura sanzionatoria della risoluzione. Anchel’inadempiente infatti è liberato dall’obbligo della controprestazione (inadempimento =disinteresse nel contratto) e quindi si considera lo strumento meramente riequilibratoredel sinallagma, limitando la funzione sanzionatoria solo all’eventuale risarcimento deldanno. Tenendo presente che la funzione riequilibratice si ottiene mediante lo scambiodel diritto di credito con il riacquisto della disponibilità della propria prestazione (equindi della possibilità di ricollocare sul mercato il bene-oggetto a condizioni diverse,magari più vantaggiose) appare evidente che la natura satisfattoria della risoluzionenon può non incidere sulla determinazione del pregiudizio subito che si dovrà valutarealla luce dell’appagamento conseguito dal risolvente. Se la tutela ereditaria vienequindi attuata dalla risoluzione con uno scambio che comunque consente il suosoddisfacimento, ciò che residua va determinato in base all’appagamento giàconseguito. A questo punto si è indotti a concludere che la determinazione del dannocontrattuale positivo si debba evincere dal confronto tra la situazione del risolvente almomento della valutazione e quella che vi sarebbe stata se l’evento dannoso non sifosse verificato e quindi qualora il risolvente avesse regolarmente conseguito laprestazione dovuta dall’inadempiente. Tale atteggiamento non può essere condiviso. Sideve considerare che la risoluzione è un rimedio rimesso all’iniziativa del contraentedeluso, il quale la eserciterà quando riterrà più conveniente utilizzare il proprio dirittodi credito insoddisfatto indirettamente (scambiandolo con la liberazione dell’obbligocorrispettivo) anziché direttamente (pretendendo coattivamente l’adempimento dellaprestazione) e quindi sulla base di una propria soggettiva valutazione almeno diequivalenza (se non di vantaggio) tra la perdita subita e l’acquisto ricevuto. Se quinditale scambio è stato liberamente voluto, esso è incompatibile con una comparazioneoggettiva tra situazione ipotetica e situazione reale al momento della risoluzione nelquale il titolare dell’interesse ha indicato di considerare almeno equivalente la perditasubita e l’acquisto conseguito. A questo proposito si può parlare di una scelta libera ediscrezionale, non necessitata ma semmai solo occasionata dall’inadempimento, delrisolvente in quanto questi non è mai obbligato a sciogliere il contratto ineseguito el’inadempimento non induce mai necessariamente alla risoluzione, giacché può inveceindurre all’esecuzione forzata. Quindi, proprio la possibilità di decidere per lamanutenzione del contratto anche quando non possa farsi luogo a procedura esecutiva(la quale, essendo ammessa nei soli casi specificatamente previsti, potrebbe essereimpedita da circostanze di fatto oppure dalla natura infungibile della prestazione, nelqual caso il non inadempiente, pur perseguendo l’attuazione del contratto, non otterràl’esecuzione in natura ma l’equivalente pecuniario, cioè la manutenzione coattiva enon l’inadempimento forzato) conferma che l’esercizio dell’azione alternativa allarisoluzione non è condizionato dalla possibilità di ottenere un adempimento coattivo in 6/11 7.
Appunti diDiritto provato Visto su: Proflandsenso tecnico, così ribadendo l’assoluta libertà di scelta da parte del contraentefedele.Il risarcimento del danno che può (non deve) accompagnare la risoluzione non potràperciò mai tendere alla ricostituzione dell’assetto quantitativo del patrimonio chesarebbe derivato dall’adempimento programmato, perché il risolvente ha volutoscambiare l’acquisto preordinato con uno alternativo che è da considerare almenoequivalente al primo.Con queste considerazioni non si vuole dubitare che il risarcimento del danno debbariparare al pregiudizio effettivamente subito e va quindi commisurato alla diminuzionepatrimoniale oggettivamente subita, ma si vuole contestare solo che lo scambio dellarisoluzione lasci scaturire un danno differenziale da addossare al contraente infedele.Tale soluzione è suggerita del rilievo dato alla volontà e alla libera valutazione delrisolvente. Se, infatti, il contraente fedele ha la facoltà di scegliere, sulla base di suesoggettive considerazioni di convenienza, la disposizione novativa del suo credito, nonsi può dubitare che la risoluzione ex art. 1453 consenta un interesse del risolvente nonestraneo a quelli a cui il contratto era preordinato e perciò non lascia residuare alcunulteriore interesse creditorio da appagare.Si può quindi concludere escludendo che il risarcimento possa tendere a soddisfare ildiritto del risolvente ad un assetto economico equivalente a quello che gli avrebbeassicurato il contratto risolto, perché questo diritto è già stato realizzato attuando loscambio del credito (disposizione novativa).Il risarcimento non potrà quindi riguardare né la differenza di valore tra prestazione econtroprestazione, perché ne è stata valutata l’equivalenza soggettiva al momento delloscambio (disposizione novativa), né il danno conseguente alla successiva mancatautilizzazione diretta della prestazione inadempiuta ad opera della parte lesa, perché ilrisolvente ha dimostrato di voler soddisfare il suo interesse alla prestazione mediantelo scambio con un aliud e quindi di non avere più interesse all’utilizzazione diretta delbene. Se il diritto previsto per il soddisfacimento dell’interesse originario è statoutilizzato per ottenere il soddisfacimento di un interesse valutato soggettivamentecome equivalente, non residua più nulla da risarcire.Vi sono però delle situazioni nelle quali è possibile individuare danni positivirisarcibili anche successivamente alla risoluzione. Si pensi, ad esempio, al caso di uncompratore imprenditore, il quale, di fronte all’inadempimento del venditore, risolva ilcontratto per recuperare la disponibilità della somma di denaro dovuta quale prezzo, alfin di utilizzarla per reperire altrove la stessa merce per non interrompere la sua attivitàproduttiva. Qualora l’acquisto avvenisse a condizioni più svantaggiose rispetto a quelleconvenute nel contratto, appare ragionevole che di tali danni debba farsi caricol’inadempiente (sempre che l’inadempimento gli sia imputabile).Si può perciò dire che mentre in generale la risoluzione comporta la rinuncia alsoddisfacimento diretto dell’interesse primario, in alcuni casi questa stessa èstrumentale al diverso soddisfacimento dello stesso interesse originario e quindi non èincompatibile con un risarcimento che, comprendendo i danni positivi, da commisuratoa quell’interesse. Si deve ammettere l’esistenza di danni positivi risarcibili non copertidall’acquisto conseguito dal risolvente mediante l’utilizzazione del rimedio quando il 7/11 8.
Appunti diDiritto provato Visto su: Proflandcontraente fedele aveva già preordinato un vantaggio patrimoniale nei confronti di unterzo attraverso l’utilizzazione dell’oggetto della prestazione non più conseguita. In talcaso, lo scambio non è in grado di soddisfare neanche indirettamente il nuovointeresse, la cui frustrazione è da riconnettersi all’altrui inadempimento.Resta perciò confermato che la risoluzione per inadempimento è un rimedio indirizzatoal ripristino dell’equilibrio degli interessi e va perciò distinto da quegli strumentipredisposti, invece, al risarcimento dei pregiudizi economici. Una volta constatata ladiversità funzionale di rimedi si può escludere che questi si possano combinare perrealizzare una funzione sanzionatoria dell’inadempimento. SAGGIO IV INADEMPIMENTI SIMULTANEI E RIMEDI SINALLAGMATICISe l’inadempiente che chiede l’esecuzione della prestazione alla controparte, a suavolta inadempiente, può essere opposta l’accezione d’inadempimento ex art. 1460 cod.civ. In generale si dovrà ribadire che la risoluzione è utilizzabile dal non inadempientee si dovrà precisare che qualora fosse una parte inadempiente a proporre la risoluzionenon vi sarebbe bisogno di ricorrere all’art. 1460 per bloccarne l’azione, essendosufficiente far rilevare la mancanza, in capo all’attore, delle condizioni per l’eserciziodell’azione.L’art. 1460 presume un primo inadempimento per richiedere il rimedio: con terminidiversi di scadenza delle prestazioni. L’art. 1460 vale, però, solo per l’inadempimentomano contro mano.La risoluzione vale solo per gli inadempimenti reciproci e simultanei, in questo caso sipuò ricorrere all’art. 1460. Da ciò risulta che:a) “congelamento” dell’equilibrio sinallagmatico, al fine di assicurare a ciascuna parteil conseguimento della controprestazione contemporaneamente all’esecuzione dellaprestazione dovuta;b) pertanto non si può accertare che l’eccezione dell’inadempimento serve agiustificare la mancata esecuzione della prestazione da parte dell’excipiens sulla basedell’illecito inadempimento dell’altro, ne consegue l’eccipiente “non inadempiente”, lapossibilità di agire, dopo, per ottenere la manutenzione coattiva del contratto; sel’eccezione non può servire a giustificare l’inadempimento dell’excipiens, si ape lastrada a una soluzione di natura “conservativa” della risoluzione individuando l’effetto“estintivo” del diritto che si sostanzia nel potere di prendere l’adempimento coattivosorto in capo al creditore debitore in seguito all’inadempimento dell’excipiens,prodotto dall’esercizio dell’eccezione in oggetto;c) deriva che l’altrui comportamento lesivo determina solo la possibilità di respingerelegittimamente l’azione di adempimento coattivo: l’excepitio però non può proibire dauna delle parti di paralizzare l’altrui pretesa coattiva, l’art. 1460 consente solo diimpedire, di fronte ad inadempimenti contemporanei, reciproci ed equivalenti, lamanutenzione coattiva del contratto e perciò determina solo la possibilità di respingere 8/11 9.
Appunti diDiritto provato Visto su: Proflandlegittimamente l’azione rivolta all’adempimento coattivo di una prestazione.Art. 1460 Eccezione di inadempimento: “Nei contratti con prestazioni corrispettive,ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, se l’altro nonadempie e non offre di adempiere contemporaneamente la propria, salvo che terminidiversi per l’adempimento siano stati stabiliti dalle parti o risultino dalla natura delcontratto. Non può rifiutarsi l’esecuzione se il rifiuto è contrario alla buona fede.” SAGGIO V L’ECCEZIONE D’INADEMPIMENTO NEL CONTRATTO DI SOMMINISTRAZIONE A PRESTAZIONI CONTINUATIVEDottrina egemoneL’eccezione di inadempimento del contratto di somministrazione può essere propostaindifferentemente dal somministrante o dal somministrato sia con riferimento all’interorapporto sia con riguardo alla singola coppia di prestazioni.Critica e superamentoIl contratto di somministrazione si caratterizza per il fatto che una parte,somministrante, si obbliga verso il corrispettivo di un prezzo ad eseguire a favoredell’altra, somministrato, prestazioni continuative o periodiche di cose. Si tratta di uncontratto in cui il somministrato è tenuto normalmente ad adempiere dopo l’esecuzionedella prestazione da parte del somministrante: momento in cui, cioè, la prestazione delsomministrato si determina e diviene esigibile successivamente all’esecuzione dellaprestazione del somministrante.Quindi:1) o il somministrante ha già effettuato quella parte della sua prestazione che siriferisce ad una scadenza considerata e allora l’eventuale inadempimento delsomministrato giustificherà solo la sospensione delle sue future prestazioni, nonpotendosi certo sospendere una prestazione già eseguita;2) o il somministrante non ha ancora effettuato la fornitura oggetto della suaprestazione, ed allora non potrà mai aversi una sospensione in seguito allaproposizione dell’eccezione d’inadempimento né con riferimento all’intero rapporto,né con riguardo alla singola coppia dio prestazioni interessata dall’inadempimento.L’exceptio non sarà utilizzabile né dal somministrante, che non potrà eccepire uninadempimento del somministrato che non si è ancora verificato, né dal somministrato,che è tenuto appunto ad adempiere dopo il primo.Con queste affermazioni si supera la diffusa e consolidata opinione secondo cuil’exceptio inadimpleti contractus possa essere opposta dalla parte non obbligata adadempiere per prima in caso di inadempimento dell’altra parte, qualora tale rifiuto nonsia contrario alla buona fede.L’eccezione d’inadempimento presuppone la contemporaneità delle prestazioni e 9/11 10.
Appunti diDiritto provato Visto su: Proflandquindi degli inadempimenti.Se l’adempimento di uno determina l’esigibilità della prestazione dell’altro, ne derivache l’altrui inadempimento non serve a giustificare il proprio, ma, ben piùradicalmente, a rendere non azionabile il diritto sulla cui base l’altra parte ha agito.Si può perciò concludere, in tema di contratto di somministrazione, nel senso che,quando questo è a prestazioni continuative, l’eccezione di inadempimento può essereproposta, almeno di regola, solo con riferimento all’intero rapporto contrattuale eunicamente dal somministrante (cioè da parte di colui che, nella pratica contrattuale,deve adempiere per primo). Il somministrato, invece, il quel normalmente non deveeseguire per primo, ma dopo l’altro, non può agire ex 1460, non esistendo alcun suoinadempimento da giustificare, ma deve eccepire l’inesigibilità del credito di cui l’altraparte ha chiesto coattivamente l’esecuzione. 10/11 11.
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