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Timestamp: 2020-07-08 11:23:31+00:00
Document Index: 55472026

Matched Legal Cases: ['art. 120', 'art. 120', 'art. 1283', 'art. 120', 'art. 106', 'art. 118', 'art. 120', 'art. 1283']

Le novità sulla disciplina dell'anatocismo bancario
Le novità sulla disciplina dell’anatocismo bancario
di Michele Cruciano 01/12/2015 CommentaIn Anatocismo e Usura
La Banca d’Italia ha pubblicato la proposta di delibera da sottoporre al CICR in materia di produzione di interessi, in attuazione dell’art. 120 T.U.B.
L’anatocismo è un fenomeno su cui si dibatte, in Italia, da almeno vent’anni, e che ha alimentato infinite dispute e controversie in modo pressoché trasversale interessando il piano legislativo, giurisprudenziale, dottrinale, finanziario, etico ed in generale della società civile; basti pensare che il contenzioso legato alla materia ha conosciuto una notevole dilatazione, ed ha alimentato un mercato professionale altrettanto notevole.
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Fino a tutto il 2013 la normativa si basava su una delibera del CICR (del 9 febbraio 2000) che, in attuazione dell’art. 120 del T.U.B. ed in deroga alla disciplina generale dettata dall’art. 1283 c.c., prevedeva delle condizioni precise per la pratica dell’anatocismo; la “Legge di Stabilità 2014” (l. 147/2013) ha novellato il co. 2 dell’art. 120 T.U.B. introducendo delle importanti novità, sostanzialmente favorevoli alla clientela, in base alle quali: “ a) nelle operazioni in conto corrente sia assicurata, nei confronti della clientela, la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori; b) gli interessi periodicamente capitalizzati non possano produrre interessi ulteriori che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale ”.
A quasi due anni dall’entrata in vigore della l. 147, lo scorso 24 agosto la Banca d’Italia ha pubblicato la sua proposta di Delibera da sottoporre al CICR, proposta che è rimasta allo stato di documento per la consultazione del pubblico fino al 23 ottobre 2015 e che, in mancanza di “ritocchi”, diverrà definitiva ed applicabile dal 1° gennaio 2016.
La delibera si compone di cinque articoli, che andiamo brevemente ad illustrare confrontandone i contenuti – ove possibile – con quelli della disciplina previgente:
L’ articolo 1 definisce i soggetti interessati al provvedimento, stabilendo che per “ cliente ” debba intendersi qualsiasi soggetto che abbia un rapporto contrattuale con un intermediario; non sono considerati clienti tutti i soggetti che svolgono a loro volta attività di intermediazione finanziaria (banche, società finanziarie, imprese di assicurazione, imprese di investimento, istituti di moneta elettronica, fondi pensione, organismi di gestione collettiva del risparmio, Poste Italiane s.p.a., Cassa depositi e prestiti ecc.), nonché i soggetti a questi legati da rapporti di partecipazione e controllo; vengono definiti “ intermediari ”; invece, tutti i soggetti di cui all’art. 106 T.U.B., oltre che gli istituti di moneta elettronica e gli istituti di pagamento.
L’ articolo 2 delimita l’ambito di applicazione della delibera alle operazioni di raccolta del risparmio e dell’esercizio del credito fra intermediari finanziari e clienti. Non appartengono all’ambito di applicazione gli interessi moratori, per i quali si continueranno ad applicare le disposizioni del codice civile ; per estensione si può dedurre che gli interessi disciplinati dalla delibera siano solamente quelli corrispettivi (remunerativi del capitale) e non quelli moratori (con finalità risarcitorie).
L’ articolo 3 è una disposizione di principio che stabilisce che, per le operazioni rientranti nell’ambito di applicazione, “gli interessi maturati non possono produrre interessi”; la perentorietà di questo dispositivo rappresenta probabilmente la principale differenza rispetto alla delibera del 09.02.2000, la quale invece prevedeva numerose deroghe al divieto di anatocismo, purché fossero rispettate alcune condizioni (reciprocità, forma scritta e approvazione esplicita delle parti); pare, dunque, che dal 2016 non sarà più consentito, agli istituti di credito, di addebitare motu proprio gli interessi sul conto, ma dovrà essere attuata una procedura di riscossione degli interessi stessi che viene meglio descritta nell’articolo successivo.
L’ articolo 4 è quello più strettamente operativo e statuisce i criteri di calcolo e di riscossione degli interessi; vale la pena commentare nel dettaglio ciascuno dei suoi 6 commi:
• L’articolo si applica a tutti i rapporti regolati in conto corrente e ai conti di pagamento, nonché ai finanziamenti a valere sulle carte di credito. Nel comma non si fa menzione dei finanziamenti caratterizzati da un piano di rimborso rateale, mentre la delibera del 2000 prevedeva esplicitamente che le rate scadute di tali rapporti potessero essere addebitate – anche nella loro quota interessi – su conti a loro volta produttori di interessi; a giudizio di chi scrive il mancato addebito sul conto (incapiente) delle rate scadute potrebbe avere effetti negativi per la clientela, in quanto esse verrebbero automaticamente assoggettate alle penalità moratorie che, soprattutto nei finanziamenti chirografari, possono risultare ben più costose rispetto al tasso ordinariamente praticato sul fido.
• Nel contratto istitutivo del rapporto si deve inderogabilmente stabilire la medesima periodicità nel conteggio degli interessi creditori e debitori, comunque non inferiore ad un anno. Questo comma introduce un’altra importante novità favorevole al cliente in quanto la delibera precedente, pur imponendo la reciprocità, consentiva un conteggio (e conseguente capitalizzazione) anche infrannuale, solitamente trimestrale. L’effetto più immediato è che gli interessi saranno liquidati al 31 dicembre di ogni anno (anche per i rapporti sorti durante l’anno), e non ad ogni fine trimestre, ed inoltre il divieto di contabilizzazione infrannuale determina una identità valoriale fra il tasso annuale nominale (T.A.N.) e tasso annuale effettivo (T.A.E.) venendo meno il costo della conversione temporale.
• Gli interessi maturati devono essere contabilizzati separatamente rispetto al capitale; questa è la novità centrale di tutto l’apparato della delibera : in passato ad ogni scadenza l’istituto poteva autonomamente addebitare gli interessi sul conto, anche se incapiente, determinando di fatto una erosione (naturalmente onerosa) della linea di credito; dal 2016 il capitale continuerà a produrre interessi secondo il regime proprio stabilito contrattualmente, mentre gli interessi saranno “congelati” e non potranno produrre ulteriori frutti fino alla loro esigibilità (vedi comma successivo).
• Gli interessi (debitori e creditori) diventano esigibili a partire dal sessantesimo giorno (o termine più favorevole al cliente) dal ricevimento dell’estratto conto; fermo restando che in questo periodo minimo di sessanta giorni gli interessi non possono essere addebitati sul conto, si può ipotizzare che la loro esazione potrà avvenire nei seguenti modi:
• se il conto ha un saldo attivo sufficientemente capiente, la banca potrà addebitare gli interessi sul conto stesso;
• in caso di incapienza il cliente potrà liquidare gli interessi attraverso un pagamento in contanti, un bonifico da altra banca o altra forma di rimessa spontanea;
• in caso di incapienza il contratto potrebbe autorizzare preventivamente la banca ad utilizzare le prime rimesse utili al fine di estinguere il debito per interessi (attraverso, ad esempio, l’incasso di un bonifico o l’accredito dello stipendio);
• in mancanza di capienza e di rimesse utili il contratto potrebbe autorizzare preventivamente la banca ad addebitare gli interessi sul conto e a valere sul fido, determinando una definitiva confusione fra sorte capitale e sorte interessi; questa pare essere l’unica ipotesi di sopravvivenza dell’anatocismo, che secondo la relazione di analisi allegata alla proposta di delibera è giustificata come a tutela del cliente in quanto l’impossibilità della banca ad escutere gli interessi secondo le modalità a), b) o c) costringerebbero la stessa ad avviare azioni giudiziarie o la transizione nello stato di mora, con ripercussioni maggiormente onerose (e non solo dal punto di vista finanziario) per il cliente;
• in caso di estinzione definitiva del rapporto deve essere conservata una netta distinzione fra quanto dovuto a titolo di capitale (che continua ad essere “fruttifero” secondo i termini contrattuali) e quanto dovuto a titolo di interessi (che invece è destinato a restare “infruttifero”).
L’ articolo 5 prevede che la delibera si applichi agli interessi maturati dal 01/01/2016; inoltre gli istituti finanziari hanno tempo fino al giorno precedente (31/12/2015) per apportare unilateralmente le necessarie variazioni contrattuali ai sensi dell’art. 118 T.U.B.; l’unilateralità è permessa dal “giustificato motivo” che l’adeguamento alla nuova normativa richiede. Si ribadisce, infine, che tutte le disposizioni della delibera sono derogabili solo se sostituite da condizioni contrattuali più favorevoli alla clientela.
La delibera non si esprime affatto (e non potrebbe farlo essendo necessario un intervento legislativo) nel merito del periodo di vacatio legislativa, cioè su quanto accaduto fra il 01/01/2014 e il 31/12/2015; in questo biennio, di fatto, l’efficacia della delibera del 2000 è venuta meno in quanto è stato novellato l’art. 120 T.U.B. che ne giustificava la sussistenza, e naturalmente non è ancora operativa la nuova delibera; pertanto l’unica fonte normativa applicabile resta, a parere di chi scrive, l’art. 1283 c.c. che non consente alcuna forma di anatocismo non esplicitamente autorizzata dal cliente dopo la scadenza, o conseguente ad una domanda giudiziale.
Per concludere, si ritiene utile fornire un riepilogo delle condizioni necessarie affinché un rapporto di conto corrente si possa ragionevolmente ritenere affetto da anatocismo illegittimo, presumendo che il rapporto stesso prevedesse l’addebito automatico delle competenze:
• Tutti i rapporto sorti prima del primo trimestre 2000, e che non siano stati estinti più di 10 anni fa, sono affetti da anatocismo nel periodo di operatività compreso fra la data di stipula e il 31/12/1999;
• Tutti i rapporti sorti in qualunque data antecedente al 01/01/2014 per i quali manca o è stata tardiva la clausola di reciprocità di capitalizzazione e/o forma scritta e/o approvazione esplicita delle parti (purché non siano stati estinti più di 10 anni fa) sono affetti da anatocismo nel periodo di operatività compreso fra il 01/01/2000 e il 31/12/2013 (o termine inferiore corrispondente alla data in cui il rapporto è stato regolarizzato ai sensi della delibera CICR del 2000);
• Tutti i rapporti che hanno avuto operatività fra il 01/01/2014 e il 31/12/2015, periodo in cui ogni forma di anatocismo è esclusa dalla mancanza di disposizioni attuative della nuova normativa.
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Proposta di delibera : https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/normativa/consultazioni/2015/proposta-delibera-cicr/Proposta_delibera_CICR.pdf
Relazione sul’analisi di impatto :
https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/normativa/consultazioni/2015/proposta-delibera-cicr/air.pdf
Documento per la consultazione :
https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/normativa/consultazioni/2015/proposta-delibera-cicr/documento-consultazione.pdf
Osservazioni, commenti e proposte da sottoporre alla Banca d’Italia :
• Banca d’Italia, Servizio Regolamentazione e Analisi Macroprudenziale, Divisione Regolamentazione I, via Milano 53 – 00184, Roma [email protected]
Le novità sulla disciplina dell’anatocismo bancario was last modified: Dicembre 1st, 2015 by Michele Cruciano