Source: http://www.slideshare.net/lorebrac/parte-generale
Timestamp: 2016-08-28 09:14:34+00:00
Document Index: 35514207

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 32', 'art. 35', 'art. 41', 'art. 2087', 'art. 437', 'art.15']

Lorenzo Bracaloni, Tirocinante
at AOUP
Claudio Antani Battistoni
at V-SAFE S.R.L
Alfonso CristaudoDirettore Medicina Preventiva del LavoroAzienda Ospedaliero Universitaria PisanaVia Santa Maria 110, PisaE-mail a.cristaudo@med.unipi.itTel 050-993820 2.
SALUTE E SICUREZZADEL LAVORO: punti di vista  ASPETTI SOCIALI  ASPETTI ETICI  ASPETTI SANITARI  ASPETTI ASSICURATIVI  ASPETTI CIVILI E PENALI  ASPETTI TECNICI  ASPETTI PREVENTIVI  …. 3.
Pericoli e Rischi PERICOLO “proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni” (ART 2. d.Lgs 81/2008) ESPOSIZIONE AL PERICOLO “situazione in cui il pericolo diventa concreto, cioè situazione in cui una persona è esposta al pericolo” RISCHIO “probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione” (ART 2. d.Lgs 81/2008) DANNO “lesione fisica alla persona come conseguenza diretta o indiretta di esposizione al pericolo” RISCHIO (dimensione del) “Combinazione della probabilità di un evento dannoso e della entità delle sue conseguenze” (UNI 11230) 9 4.
ESEMPIOCorrente elettrica PERICOLOSe l’impianto elettrico è a norma il RISCHIO elettrico per il lavoratore è azzerato.Si deduce da quanto riportato che il rischio è un fattore percentuale che decresce in funzione della applicazione di norme preventive di sicurezza. 5.
Rischi occupazionali Rischi per la sicurezza: fattori legati a danni acuti e fatti esterni che agiscono rapidamente sulla persona e costituiscono un nesso di causa/effetto con la lesione. Rischi per la salute: fattori legati a danni progressivi e cronici provocati da fattori esterni che agiscono lentamente sulla persona addetta alle specifiche lavorazioni pericolose. 6.
FATTORI di RISCHIO da LAVORO Rischio CHIMICORischio FISICO Rischio BIOLOGICO .Rischio derivante da fattori Rischio derivante da fattori RELAZIONALI BIODINAMICI 7.
MUTAMENTI DELLE CONDIZIONI DI LAVORO E DEI RISCHI Evoluzione sistemi tecnologici di produzione (forte e rapida innovazione, automazione…) Evoluzione dei rapporti di lavoro (nuovi contratti di lavoro, lavoratori atipici, internali, ..) Evoluzione della realtà socio economica (aumento del lavoro femminile, invecchiamento, immigrazione, parcellizzazione, appalto, esternalizzazione, globalizzazione...) DIVERSO RAPPORTO LAVORATORE / PROCESSO DI LAVORO 8.
Percentuale di lavoratori esposti a vari agenti di rischio. nell’UnioneEuropea. Studio pilota su “Lo stato della sicurezza e della salute sullavoro” (Bilbao, 2001). AGENTE DI RISCHIO % lavoratori esposti Movimenti ripetitivi 57% Posture incongrue 45% Lavoro monotono 45% Movimentazione manuale di carichi 34% Rumore 28% Vibrazioni 24% Temperature 23% Ritmi imposti 22% Agenti chimici 14% Soprusi 8% Violenza fisica 4% Molestie sessuali 2% 9.
INFORTUNI E MALATTIE PROFESSIONALI 15 10.
INFORTUNI E MALATTIE PROFESSIONALI: definizioni Infortunio: Evento occorso per “causa violenta” “inoccasione di lavoro”, da cui sia derivata la morte o un’inabilitàpermanente al lavoro, assoluta o parziale, ovvero un’inabilitàtemporanea assoluta che importi astensione dal lavoro per piùdi tre giorni Causa violenta = concentrata nel tempo Malattie professionali: Malattia contratta “nell’esercizio” eda “causa della lavorazione espletata” (causa dilazionata neltempo) Malattie tabellate, sistema tabellare presunzione d’origine Sistema Misto (corte costituzionale sentenza 179/88), oneredella prova a carico dell’assicurato 16 11.
Il fenomeno infortunistico ILO Commissione UE* N. infortuni sul lavoro 270 mil. 4,0 mil. Malattie professionali 160 mil. 4,7 mil. Casi mortali 2,2 mil. 4397 6000 al giorno Giornate lavorative 158 mil. perseL’Agenzia Europea stima il costo per infortuni e Malattie professionali trail 2,6% - 3,8%* del PIL dell’UE. 17 * Fonte: Banca dati Agenzia Europea - 2004 12.
Il fenomeno infortunistico In ItaliaInfortuni denunciati al giorno (superiori 3 gg.) ca. 2.500Infortuni Mortali/ giorno 3-4Giornate lavorative perse per infortuni e M.P. in ca. 16,5 mln.un anno:Costo sociale annuo per infortuni e M.P. ca. 28,4 mld. € (3,2% PIL)Costi diretti INAIL ca. 6,2 mld. € 18 13.
1.700.0001.600.000 Ita lia WWW.IN A IL .IT 2 0 0 71.500.000 EVENTI INFORTUNISTICI1.400.000 EVENTI MORTALI X 1001.300.0001.200.0001.100.000 1.000.0001.000.000 900.000 800.000 700.000 600.000 500.000 400.000 300.000 200.000 100.000 1.000 - 51 53 55 57 63 65 67 69 73 75 77 79 83 85 87 89 91 95 97 99 02 06 59 61 71 81 93 04 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 19 20 20 20 14.
WWW.IN A IL .IT 2 0 0 7 15.
Malattie Professionali Tabella Malattie Professionali in allegato al DPR 1124/65 Aggiornamenti Tabella Malattie Professionali ◦ DPR 13 aprile 1994, n 336  58 voci tabella industria  27 voci tabella agricoltura ◦ Nuove Tabelle delle Malattie Professionali dell’industria e dell’agricoltura DM 9 aprile 2008 (G.U. n. 169 del 21 luglio 2008)  85 voci tabella industria  24 voci tabella agricoltura 16.
Malattie Professionali Sentenza Corte Costituzionale n. 179/88 Sistema Assicurativo “Misto” 1) per le malattie tabellate provocate da lavorazioni tabellate e denunciate entro i termini massimi di indennizzabilità vige il principio della presunzione legale di origine; 2) per le malattie non tabellate, il lavoratore ha sempre lonere di provarne lorigine professionale. Decreto Legislativo 23 febbraio 2000, n. 38 (Art. 13) definisce il danno biologico come la: “lesione allintegrita psicofisica, suscettibile di valutazione medico legale, della persona. Le prestazioni per il ristoro del danno biologico sono determinate in misura indipendente dalla capacita di produzione del reddito del danneggiato” 17.
Malattie Professionali Elenco delle malattie per le quali è obbligatoria la denuncia/segnalazione, ai sensi dellarticolo 139 del DPR 30 giugno 1965, n. 1124, da parte di ogni medico che ne venga a conoscenza Aggiornamenti ◦ DM 27 Aprile 2004 ◦ DM 14 Gennaio 2008  Lista I contenente malattie la cui origine lavorativa è di elevata probabilità  Lista II contenente le malattie la cui origine lavorativa è di limitata probabilità  Lista III, contenente le malattie la cui origine lavorativa è invece solo possibile 18.
LE MALATTIE PROFESSIONALI Circa il 70% delle malattiedenunciate, respinte dall’INAIL !! 19.
M.P. denunciate 2005-2009 20.
Flussi 2008 21.
Attenzione Non abbiamo molte informazioni su ciò cheaccade ai circa 4-5 milioni di lavoratori nonassicurati, cui vanno aggiunti tutti coloro chelavorano “sommersi” (3,5 milioni???). E’ molto probabile che, in una parte sia del primogruppo sia (ancor più) del secondo, la numerosità deglieventi infortunistici ed anche delle patologie legate allavoro non sia trascurabile…. 22.
E certamente anche riguardo agli “assicurati” vi èun consistente fenomeno di sottodenuncia dellamalattie da lavoro. Ricordiamo sempre che gli andamenti ed inumeri in questa materia derivano da fenomenivari e complessi, alcuni nascosti e non deltutto noti (sottodenunce, lavoro sommerso,non assicurati, ecc.). 23.
Le malattie professionali…. 24.
INDUSTRIA E SERVIZI MALATTIE PROFESSIONALI DENUNCIATE NEL 2007: 25473 5000 4488 4500 4000 3500 3230 3119 3000 TABELLATE NON TABELLATE 2668 13% 87% 2500 2000 1510 1461 1500 1287 1033 1000 839 822 721 581 500 285 247 221 323 106 89 0 IE E E E I SI I I A A TO SI TU E AL I I SI IT O TI R S A R T TI TI R SI SI L O O IO TI TR LA O SM IN O PA TO N PA A PA ST U U ES T R M C A N IA D P O C C A LI O M A R O O O N E AR A C A M R R SI A ER SP T E M PC IL SB TIO O IA PI U TC R DIP IP R NE D A DE N R A O O R MTU 25.
Evoluzione storica della patologia da lavoro (1) Malattie professionali Malattie multifattoriali Correlate “classiche” monocausali al Lavoro, work-related disease da cause chimiche e (definizione OMS del 1985): fisiche (malattie infettive, pneumoconiosi, intossicazione da agenti Chimici, ecc.) 26.
Evoluzione storica della patologia da lavoro (2) 1950 1900 2000 •Malattie osteo-articolari da MMC, da•Malattie infettive e parassitarie vibrazioni, da movimenti ripetuti o posture(TBC, carbonchio, tetano,anchilostomiasi) incongrue (es. Cumulative Trauma Disorders -•Patologie dell’udito; CTD)•Intossicazioni acute o croniche da •Malattie da “rischi psicosociali” (malattie stress-correlate)Pb, S, cemento •Sindromi allergiche respiratorie e cutanee;•Pneumoconiosi (silicosi, asbestosi, •Malattie da rischio infettivo in ambitoantracosi, ecc.) sanitario •Sick Building Syndrome •Patologia da VDT •Intossicazioni croniche a bassi dosaggi da agenti chimici •Patologia neoplastica 27.
Malattia Correlata al Lavoro Tecnopatia ad eziologia multifattoriale in cui la componente eziologica lavorativa giuoca un ruolo importante 28.
LA SICUREZZA inizia dalla Direzione è compito di tutti progetto permanente in tutte le fasi dei processi produttivi e del ciclo di vita basata sulla prevenzione dei prodotti e non sull’azione riparatrice si raggiunge con la è misurabile formazione continuaI COSTI OCCULTI DELLA NON SICUREZZA tempo perso dal personale costi fissi non compensati (energia, servizi, …) danni materiali ad impianti, attrezzature o prodotti conflitti di lavoro interferenze in produzione perdita di immagine 29.
LEGISLAZIONEin Medicina del LavoroLa tutela della salute del lavoratore trova fondamento in alcuni articoli della Costituzione della Repubblica Italiana.A queste normative si aggiungono poi articoli del Codice Civile ed una Legislazione Speciale per la sicurezza del lavoratore. 30.
Legislazione GeneraleCostituzione della Repubblica Italiana art. 32 “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.” art. 35 “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni, cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori …” art. 41 “L’iniziativa economica … non può svolgersi … in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana” 31.
Legislazione GeneraleCodice Civile art. 2087: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio della impresa le misure che secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.” 32.
Legislazione Generale Codice Penale art. 437 CP “reclusione per chiunque omettesse di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro” Art. 451 CP “reclusione o multa per chiunque ometta di collocare, rimuova, o renda inservibili apparecchi o altri mezzi destinati all’estinzione di un incendio, o al salvataggio al soccorso con disastri o infortuni sul lavoro” Art. 589 CP (omicidio colposo) e 590 CP (lesioni personali colpose): previsione di pene più severe nel caso di fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale. 33.
Legislazione SpecialeAttualmente la legislazione speciale è quasi tutta contenuta nel D.Lgs 81/2008 e nelle norme relative alla assicurazione dei danni da lavoro 34.
Dai DPR degli anni 50(norme nazionali)al D.Lgs 81/2008 (norme comunitarie) Fondamentale passaggio per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori dalla presunzione del rischio (DPR 303/56) alla valutazione del rischio (D.Lgs 277/91, 626/94, 81/08) 35.
D. Lgs. 81/2008• Rappresenta il corpo legislativo per la prevenzione di tutti i rischi lavorativi e la protezione dei lavoratori 36.
I CONTENUTI DEL D.Lgs.81/2008MISURE GENERALI DI TUTELA art.15 Le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro sono:a)valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza;b) programmazione della prevenzione e dei processi lavorativi, mirata ad un complesso che integri in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche produttive dell’azienda nonché l’influenza dei fattori dell’ambiente e dell’organizzazione del lavoro; 37.
c) eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico;d) rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo;e) riduzione dei rischi alla fonte;f) sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, o è meno pericoloso;g) limitazione al minimo del numero dei lavoratori che 38.
h) utilizzo limitato degli agenti chimici, fisici e biologicisui luoghi di lavoro;i) priorità delle misure di protezione collettiverispetto alle misure di protezione individuale;l)controllo sanitario dei lavoratori;m)allontanamento del lavoratore dall’esposizione alrischio per motivi sanitari inerenti alla sua persona el’adibizione, ove possibile, ad altra mansione;n) o)p)informazione e formazione adeguate per ilavoratori;per i dirigenti e preposti;per i rappresentanti deilavoratori per la sicurezza;q) istruzioni adeguate ai lavoratori;r)partecipazione e consultazione dei lavoratori; 39.
s)partecipazione e consultazione dei rappresentanti deilavoratori per la sicurezza, anche attraverso l’adozione dicodici di condotta e di buone prassi;t) programmazione delle misure ritenute opportune pergarantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza,anche attraverso l’adozione di codici di condotta e di buoneprassi; u) misure di emergenza da attuare in caso di primosoccorso, di lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori edi pericolo grave e immediato; v) uso di segnali di avvertimento e di sicurezza; z) regolare manutenzione di ambienti, attrezzature,impianti, con particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza inconformità alla indicazione dei fabbricanti. 40.
“Attori” della Prevenzione Il Datore di Lavoro Dirigenti e Preposti Il Servizio Prevenzione e Protezione Il Medico Competente Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza I Lavoratori 41.
Schema Funzionale LINEA CONSULTIVALINEA OPERATIVA Datore di Lavoro Servizio Prevenzione Dirigenti e Protezione Preposti Medico RLS Competente Lavoratori SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO 42.
Dettagli Schema Funzionale Responsabilità Operative: Datore di lavoro (imprenditore ed organizzatore) Dirigente (dirige il lavoro) Preposto(organizza e vigila la corretta esecuzione dei lavori in sicurezza) Lavoratore (esegue correttamente) 43.
RESPONSABILITA’ OBBLIGO GIURIDICO 44.
DATORE DI LAVORO E’ IL SOGGETTO TITOLARE DEL RAPPORTO DI LAVORO CON IL LAVORATORE CHI E’? (il soggetto può dirsi responsabile dell’impresa o unità produttiva solo se e in quanto abbia POTERI DECISIONALI E DI SPESA) • INDIVIDUARE E VALUTARE TUTTI I RISCHI ORGANIZZARE E GESTIRE LA PREVENZIONE IN AZIENDA) COSA ADOTTARE LE NECESSARIE MISURE DI DEVE FARE? SICUREZZA TECNICHE, ORGANIZZATIVE E PROCEDURALI • INFORMARE E FORMARE I LAVORATORI SUI RISCHI PRESENTI IN AZIENDA COSA •LA VALUTAZIONE DI TUTTI I RISCHINON DEVE FARE ? •LA DESIGNAZIONE DEL RESP. DEL NON DELEGARE SERV DI PREV E PROT. DAI RISCHI 45.
IL DIRIGENTE Colui che • SOVRINTENDE CHI E’? • ORGANIZZA • DISPONE nell’ambito delle competenze e dei poteri Riconosciutigli dal datore di lavoro • PREDISPORRE LE MISURE DI SICUREZZA COSA IN SINTONIA CON IL DATORE DI LAVORODEVE FARE? • IMPARTIRE ISTRUZIONI E ORDINI PRECISI PER LA MIGLIORE ESECUZIONE DEL LAVORO • VIGILARE AFFINCHE’ LE ISTRUZIONI VENGANO ESEGUITE • INCARICARE I PREPOSTI AFFINCHE’ SVOLGANO MANSIONI DI CONTROLLO E VIGILANZA 46.
IL PREPOSTO COLUI CHE SVOLGE FUNZIONI DI CONTROLLO E CHI E’? SORVEGLIANZA CON I CORRISPONDENTI POTERI ORGANIZZATIVI E DISCIPLINARI SENZA I POTERI/DOVERI DI PREDISPOSIZIONE DI MEZZI E STRUTTURE (sovrintende) • Collaborare ai fini dell’attuazione delle misure di sicurezza decise ed organizzate dal Datore di Lavoro (o dal Dirigente che lo rappresenta) per il concreto svolgimento dell’attività lavorativa. •Controllare che i lavoratori usino i dispositivi di sicurezza COSA individuali e gli altri mezzi di protezione, e si comportino in modo da non creare pericoli per sé e per gli altri.DEVE FARE? •Verificare se, nello svolgimento delle lavorazioni, si presentino rischi imprevisti e prende la opportune cautele. •Collaborare col datore di lavoro facendogli presente eventuali carenze in tema di prevenzione riscontrate nel luogo di lavoro. •Attuare il piano di manutenzione delle macchine e predispone verifiche e controlli sulle stesse per garantirne la perfetta efficienza. 47.
La Delega 48.
IL Servizio Prevenzione e Protezione INSIEME DELLE PERSONE, SISTEMI E MEZZI ESTERNI OCHI E’? INTERNI ALL’AZIENDA FINALIZZATI ALL’ATTIVITA’ DI PREVENZIONE E PROTEZIONE DAI RISCHI PROFESSIONALI IL RSPP DEVE AVERE ATTITUDINI E CAPACITA’ ADEGUATE DATORE SERVIZIO SERVIZIO DI LAVORO INTERNO ESTERNO 49.
• INDIVIDUARE E VALUTARE I FATTORI DI RISCHIOSPP: COSA DEVE FARE? • INDIVIDUARE LE MISURE PER LA SICUREZZA E LA SALUTE • ELABORARE LE MISURE PREVENTIVE E PROTETTIVE • PROPORRE I PROGRAMMI DI INFORMAZIONE E FORMAZIONE DEI LAVORATORI • FORNIRE AI LAVORATORI LE INFORMAZIONI SUI RISCHI GENERALI E SPECIFICI PER LA SICUREZZA E LA SALUTE • PARTECIPARE ALLA RIUNIONE PERIODICA DI PREVENZIONE E PROTEZIONE 50.
IL LAVORATORE CHI E’?ART.2A) PERSONA CHE INDIPENDENTEMENTE DALLA TIPOLOGIA CONTRATTUALE SVOLGE UNA ATTIVITA’ LAVORATIVA NELL’AMBITO DELL’ ORGANIZ. DI UN DATORE DI LAVORO PUBBLICO O PRIVATO, CON O SENZA RETRIBUZIONE, ANCHE AL SOLO FINE DI APPRENDERE UN MESTIERE, UN’ARTE O UNA PROFESSIONEB) EQUIPARATI AI LAVORATORI, AI SOCI LAVORATORI DI COOPERATIVE O SOCIETÀC) IL SOGGETTO BENEFICIARIO DELLE INIZIATIVE DI TIROCINI FORMATIVI E DI ORIENTAMENTOD) L’ALLIEVO DEGLI ISTITUTI DI ISTRUZIONE ED UNIVERSITARI E IL PARTECIPANTE A CORSI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE NEI QUALI SI FACCIA USO DI LABORATORI, MACCHINE, APPARECCHI ED ATTREZZATURE DI LAVORO IN GENERE, AGENTI CHIMICI, FISICI E BIOLOGICI, O VDTE) VOLONTARI DEI VVF E PROTEZIONE CIVILE, NONCHÉ DEL SERVIZIO CIVILEF)D.LGS 10 SETTEMBRE 2003, N.276 (“LEGGE BIAGI”) 51.
OBBLIGHI DEI LAVORATORI ART.20 D.LGS 81/2008 OGNI LAVORATORE DEVE PRENDERSI CURA DELLA PROPRIA SALUTE E SICUREZZA E DI QUELLA DELLE ALTRE PERSONE PRESENTI SUL LUOGO DI LAVORO, SU CUI RICADONO GLI EFFETTI DELLE SUE AZIONI O OMISSIONI, CONFORMEMENTE ALLA SUA FORMAZIONE, ALLE ISTRUZIONI E AI , MEZZI FORNITI DAL DATORE DI LAVORO L’INOSSERVANZA COMPORTA SANZIONI DISCIPLINARI MULTA FINO AL LICENZIAMENTO AMMENDE DA 200 A 60o euro L’ARRESTO FINO AD UN MESE 52.
IL LAVORATORE COSA DEVE FARE? Art.20 D.Lgs.81/2008CONTRIBUISCE INSIEME AL DATORE DI LAVORO,AI DIRIGENTI,AI PREPOSTI ALL’ ADEGUAMENTO DEGLI OBBLIGHI PREVISTI A TUTELA DELLA SALUTE E SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO •USA CORRETTAMENTE GLI STRUMENTI DI LAVORO….. •OSSERVA LE DISPOSIZIONI…… •NON RIMUOVE O MODIFICA…… •NON COMPIE DI PROPRIA INIZIATIVA….. •SEGNALA AL DT, DIRIGENTI E PREPOSTI….. •SI SOTTOPONE A CONTROLLI SANITARI…..•SEGUE I PROGRAMMI DI FOORMAZIONE E DI ADDESTRAMENTO….. 53.
I LAVORATORI POSSONO ESSERE INCARICATI DI ATTUARE ALCUNE MISURE DI EMERGENZA Pronto soccorso Evacuazione dei lavoratori Prevenzione e lotta antincendio Gestione dell’emergenza 54.
IL Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza PERSONA O PERSONE ELETTE O DESIGNATE, IN TUTTE LE CHI E’? AZIENDE O UNITA’ PRODUTTIVE, PER RAPPRESENTARE I LAVORATORI RELATIVAMENTE AGLI ASPETTI DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA DURANTE IL LAVORO N° DIPENDENTI RLS (modalità di elezione e numero) • eletto all’interno direttamente dai lavoratori n < 15 • individuato per più aziende nell’ambito territoriale o del comparto • eletto o designato dai lavoratori nell’ambito delle rappresentanze sindacali in azienda n > 15 • eletto o designato dai lavoratori all’interno, in assenza delle rappresentanze sindacali n < 200 1201< n <1000 3 n > 1000 6 55.
• RICEVE INFORMAZIONI E DOCUMENTAZIONE AZIENDALE, INFORMAZIONI DAI SERVIZI DI VIGILANZA, ADEGUATA FORMAZIONERLS: COSA DEVE FARE? • PARTECIPA ALLA RIUNIONE PERIODICA DI PREVENZIONE E PROTEZIONE DAI RISCHI • AVVERTE IL RESPONSABILE DELL’AZIENDA DEI RISCHI INDIVIDUATI NEL CORSO DELLA SUA ATTIVITA • ACCEDE AI LUOGHI DI LAVORO • PROMUOVE L’ELABORAZIONE, L’INDIVIDUAZIONE E L’ATTUAZIONE DELLE MISURE DI PREVENZIONE • FORMULA OSSERVAZIONI IN CASO DI VISITE E VERIFICHE DELLE AUTORITA’ COMPETENTI • DEVE ESSERE PREVENTIVAMENTE CONSULTATO: - per la designazione addetti SPP, prevenzione incendi, pronto soccorso - per la definizione del piano di attività per pronto soccorso, evacuazione e prevenzione incendi - per la valutazione dei rischi -per la formazione addetti a pronto soccorso, evacuazione antincendio 56.
IL MEDICO COMPETENTE MEDICO IN POSSESSO DI SPECIALIZZAZIONE IN CHI E’? MEDICINA DEL LAVORO, DOCENZA O LIBERA DOCENZA IN MEDICINA DEL LAVORO E AUTORIZZAZIONE ECC. •FARE CONSULENZA SULLA TUTELA DELLA SALUTE DEI LAVORATORI •EFFETTUARE LA SORVEGLIANZA SANITARIA E LE VISITE RICHIESTE DAL LAVORATORE COSA (se correlate ai rischi professionali)DEVE FARE? • ISTITUIRE ED AGGIORNARE UNA CARTELLA SANITARIA E DI RISCHIO (da tenere presso il DdL con salvaguardia del segreto professionale) PER OGNI LAVORATORE SOTTOPOSTO A SORVEGLIANZA SANITARIA 57.
• ESPRIMERE GIUDIZI DI IDONEITA’ ALLA MANSIONE EDMC: COSA DEVE FARE? INFORMARE IL DdL ED IL LAVORATORE DELL’EVENTUALE GIUDIZIO DI INIDONEITA’ PARZIALE, TEMPORANEA O TOTALE • COLLABORARE: - alla VdR e al documento di valutazione dei rischi - alla predisposizione delle misure per la tutela della salute dei lavoratori - alla predisposizione del servizio di pronto soccorso - all’attività di formazione ed informazione dei lavoratori • VISITARE GLI AMBIENTI DI LAVORO • PARTECIPARE ALLA RIUNIONE PERIODICA (ALMENO ANNUALE) DI PREVENZIONE E PROTEZIONE DAI RISCHI 58.
Valutazione del rischio 59.
D. Lgs. 81/2008(valutazione dei rischi)• Sul piano giuridico:• È un obbligo diretto per tutti i datori di lavoro e di collaborazione per i RSPP e i MC;• Sul piano tecnico procedurale:• È lo strumento fondamentale con cui fare riferimento per la gestione dei problemi relativi all’igiene, alla sicurezza del lavoratore all’interno dell’azienda 60.
Definizione di leggeD.lgs. 81/08Art 2 comma 1lettera q):“valutazione dei rischi»: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nellambito dellorganizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza;” 61.
 Articolo 28 - Oggetto della valutazione dei rischi 1. La valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’ accordo europeo dell’8 ottobre 2004 e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro. 62.
 Articolo 29 - Modalità di effettuazione della valutazione dei rischi 1. Il datore di lavoro effettua la valutazione ed elabora il documento di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente, nei casi di cui all’articolo 41. 63.
V LU A I N D A T ZO E EL R SCHO I I ST M D I A ELLA PO BI T ’ CH SI SSI LI A E PR D CA I D N O O U L A NPER DEFINIRE DELLE PRIORITA’ PREVENTIVE ED ASSUMERE DECISIONI. 64.
LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO ANALISI CICLO PRODUTTIVO (strutture, impianti, processi…) INDIVIDUAZIONE DEI PERICOLI VALUTAZIONE DEI RISCHI ORGANIZZATIVE TECNICHE IDIVIDUAZIONE DELLE MISURE DI TUTELA PROCEDURALI CONTROLLO SANITARIO DPI ATTUATE PROGRAMMATERISCHIO RESIDUO !!! Condizione di rischio che permane a valle di ogni azione di adeguamento e destinata a ridursiprogressivamente nel tempo in relazione alla continua azione di miglioramento 65.
RISCHIO RESIDUOVALUTAZIONE DEL RISCHIO… MISURE DI TUTELA … RISCHIO RESIDUOVALUTAZIONE DEL RISCHIO… MISURE DI TUTELA … RISCHIO RESIDUO RISCHIO ACCETTABILE !!!!?? 66.
Condizioni di ACCETTABILITA’ DEL RISCHIO Condizione 1= rispetto degli standard di legge applicabili Condizione 2 = rispetto degli standard tecnici vigenti ed applicabiliCondizione 3 = rispetto degli standard più evoluti ed applicabili di volta in volta in relazione alla continua evoluzione delle conoscenze tecnico scientificheLa prima condizione è da ritenere inderogabile, gli altri standard possono essere invece identificati come tappe intermedie ed obiettivo finale dell’azione di miglioramento. N B : Q U A N DO S I R IL E V A IL DA N N O IL R IS C HIO N O N E ’ MA I A C C E T T A B IL E 67.
LA DIMENSIONE DEL RISCHIO LA DIMENSIONE DEL RISCHIO“Combinazione della probabilità di un evento dannoso edella entità delle sue conseguenze” (UNI 11230) La valutazione del rischio si basa su due elementi: - probabilità del verificarsi di un evento dannoso - magnitudo (gravità) delle conseguenze (entità del danno) -Oltre naturalmente che - sul “giudizio esperto” legato a: - grado di conoscenza - qualità delle informazioni 87 68.
Esempio di matrice di valutazione del rischio (4X4 o 5X5) Probabilità (P) Frequenza → Livello improbabile remota occasionale probabile frequente Danno ↓ Livello Indice 0 1 2 3 4Gravità catastrofico critico 5 4 0 0 5 4 10 8 15 12 20 16(D) maggiore 3 0 3 6 9 12 minore 2 0 2 4 6 8 irrilevante 1 0 1 2 3 4 RISCHIO = P x D  R > 14 Rischio alto, azioni correttive indilazionabili  8 < R ≤ 14 Rischio medio, azioni correttive da programmare con urgenza  2 < R ≤ 8 Rischio basso, azioni correttive da programmare a medio termine  R≤ 2 Accettabile, trascurabile, azioni di mantenimento 69.
Sorveglianza sanitaria 70.
La prevenzione primaria 71.
APPROCCIO METODOLOGICO DI TUTTO L’INTERVENTO PREVENTIVO Individuare i pericoli e valutare i rischi Identificare gli esposti Adottare le soluzioni per eliminare o ridurre i rischi tecniche organizzative procedurali comportamentali Proteggere i lavoratori Informare e formare i lavoratori Verificare su di essi l’esistenza di danni 72.
NORME COMUNITARIE LE GERARCHIE PREVENTIVE ELIMINAZIONE DEL RISCHIO ALLA FONTE RIDUZIONE DEL RISCHIO ALLA FONTE RIDUZIONE AL MINIMO DELLA ESPOSIZIONE AL RISCHIO DEI LAVORATORITRAMITE: MISURE TECNICHE ORGANIZZATIVE PROCEDURALI INF/FORMATIVE COMPORTAMENTALI CONTROLLO SANITARIO DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALI Recommended