Source: http://nicolamenicacci.com/blog/category/iniziative-umanitarie-ed-ambientali/
Timestamp: 2013-05-23 17:34:46+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 101']

La sentenza come esempio di rispetto della Costituzione
Ancora una volta mi tocca dire che sono molto nauseato da come si sono svolti i fatti, da come reagiscono le istituzioni dello Stato e da come invece alcune tra le grandi istituzioni sostenitrici della laicità come fonte di rispetto e tutela dell’uguaglianza di fronte alla libertà di credo – compreso l’ateismo e l’agnosticismo – siano state codardemente zitte.
Premessa: chi scrive non è ateo, anche se si è sposato con rito civile. Chi scrive vorrebbe vedere uno Stato nel quale nei luoghi pubblici non dovrebbe essere esposto un simbolo religioso o al limite dovrebbero esserne esposti più d’uno. Chi scrive è laureato in giurisprudenza, conosce bene la Costituzione ed appartiene ad una delle associazioni in difesa della liberà di pensiero e di laicità delle quali ha parlato poc’anzi.
Insomma, è gran polemica sulla sentenza del TAR del Lazio. Peccato che, in mezzo a questo bailamme di informazione superficiale e mai obiettiva, in pochi abbiano detto dove andare a cercarsi ‘sta cavolo di sentenza. Ve lo dico io: la trovate qui, il numero della sentenza è 7076 del 2009.
In soldoni, ecco perché si ricorre e cosa si è deciso: si ricorre per l’annullamento dell’Ordinanza Ministeriale n. 30/08 prot. 2724 recante “Istruzioni e Modalità per lo svolgimento degli Esami di Stato”; il motivo è che la partecipazione agli scrutini da parte degli insegnanti di religione e di chi impartisce materie sostitutive va a danno di chi decide di non avvalersi né dell’una né dell’altra.
Ok, facciamo due precisazioni, in attesa dei vostri commenti. L’ora di religione è da oltre vent’anni (per effetto di una sentenza della Corte Costituzionale) un’opportunità che pone lo studente in una situazione di “non obbligo”, per cui se decide di non avvalersene può anche decidere di non seguire lezioni alternative. Gli insegnanti di religione sono nominati con il beneplacito di istituzioni cattoliche, ed hanno inoltre un sindacato tutto per loro. Di fatto una contraddizione tra gli articoli 2 e 3 della Costituzione e tutti quelli (il 7 e l’8) che si occupano di religione. Insomma, inutile far finta di nulla: la religione cattolica è privilegiata rispetto alle altre, non solo per la presenza del Concordato (in quanto espressamente nominato nella Costituzione), ma anche per altri retaggi. Il primo che mi viene a dire che sono anticlericale a questo punto mi dice fin dove vuole arrivare a capire.
Il ricorso è stato presentato, si badi bene, da numerose associazioni religiose italiane non cattoliche e laiche per il libero pensiero. La Presidenza del Consiglio ed il Ministero della Pubblica Istruzione, contro i quali il ricorso è diretto, hanno potuto difendesi soltanto invocando la mancanza di interesse a ricorrere delle varie associazioni, come per dire che loro non sono studenti quindi nulla quaestio. Il Tar ha risposto (cito dalla sentenza) “L’eccezione non può essere complessivamente condivisa.
L’interesse concreto perseguito dai ricorrenti attiene alla tutela di valori di contenuto ideale e morale che, come tali, attengono alla personalità dell’essere umano.” Il che dice tutto, evidentemente.
Viene invocata, a ragione, “la tutela dei diritti sociali, religiosi e culturali di tutte le varie minoranze, comunque, non cattoliche.” Altri giri di parole sono inutili. Logico quindi che “i rappresentanti dei Cristiani Evangelici, dei Pentecostali, dei Cristiani Avventisti del 7° Giorno, dei Cristiani Battisti, dei Valdesi, dei Pentecostali degli Evangelici, dei Luterani, delle Comunità Ebraiche nonché delle associazioni laiche e razionaliste perseguono cioè il riconoscimento di una loro pari dignità culturale e sociale, che assumono violata.” Non fa una piega.
La cosa grave è da rilevarsi in ciò che la sentenza subito dopo dice, evidentemente riferendosi a qualcosa scritto da chi si difendeva: “Pertanto non pare che possano sommariamente liquidarsi i ricorrenti come se fossero, sostanzialmente, dei soggetti in cerca di una pretestuosa tutela per la loro svogliatezza rispetto ai diligenti alunni che hanno optato per la religione cattolica, ma è manifesto che i ricorrenti sono evidentemente portatori di una differente sensibilità, sia essa religiosa o laica.” No comment!
L’interesse dei ricorrenti quindi “si radica in relazione alla richiesta di tutela di valori di carattere morale, spirituale e/o confessionale che – sia pure numericamente minoritari nella nostra società — sono tutelati direttamente dalla Costituzione, e che quindi come tali non possono restare estranei all’alveo della tutela del giudice amministrativo.”
Il risultato è scontato, quindi, visto che i giudici sono soggetti soltanto alla legge (art. 101 Costituzione) e che la legge è uguale per tutti.
Invito tutti quanti a leggersi la sentenza, che a pagina 19 in fondo, afferma (ma è importante anche il ragionamento): “chi non sceglie l’insegnamento della religione cattolica sarebbe esposto al rischio di presentarsi in condizione di svantaggio sul mercato del lavoro o in occasione della partecipazione a selezione per l’ammissione ai corsi universitari o borse di studio connotati come noto da un’altissima competitività.
Tale situazione non sarebbe comunque rimediata dalla possibilità degli studenti “non avvalentisi” di ottenere, in luogo del “credito scolastico”, la valutazione dell’attività eventualmente svolta fuori dalla scuola quale i “crediti formativi” di cui al D.M. 49 del 24 febbraio 2000.” Indipendentemente dal fatto che ciò sia vero o no, lo Stato ha il dovere di rimuovere anche tali possibilità (articolo 3, comma 2 Costituzione).
Un’ultima cosa da segnalare è che, data a crescita zero degli italiani e la natalità degli immigrati, in alcune zone la presenza di studenti non cattolici sfiora finanche il 90%. Fate un po’ voi, considerando che la scuola è aperta tutti (articolo 33 Costituzione), intendendosi tutti mica solo gli italiani.
Che la CEI si scandalizzi è comprensibile, ma perché lo fanno alcuni esponenti dello Stato italiano, e perdipiù pubblicamente?
Cosa serve alla politica italiana (e che la sinistra non ha ancora imparato)
Le elezioni sono alla porta. Molti si aspettano un cambiamento. Anche chi è al governo se lo aspetta: spera di vedere aumentare il distacco, così anche la sola eventualità di elezioni anticipate (che in Paese civile dovrebbero già esserci state, se solo fossimo stati anche un po’ simili agli inglese – si veda lo scandalo profumo, che neanche ministro era…) incrementerebbe il vantaggio sull’opposizione. Se ci fosse un torneo europeo per parlamenti, la nostra maggioranza sarebbe tranquillamente in zona champions!
La sinistra invece aspetta il riscatto, spera che la grande onda americana arrivi anche da noi.
Ma, comunque vadano le elezioni, non arriverà. Almeno non adesso. Il motivo è molto semplice.
Nessuna forza politica in questo paese è dotata di leadership. Ha un capobranco, non un leader. Ha un pastore, un vigile urbano che dirige il traffico, non un leader. Nessuna forza politica, nessun partito ce l’ha.
Il Premier raccoglie consensi, questo è vero. Lo fa sulla base di ciò che ha fatto o di ciò che è? Franceschini viene ascoltato perché combatte contro qualcuno, o secondo la logica del turarsi il naso che Montanelli tanto bene descrisse?
In tutti questi casi c’è da preoccuparsi.
C’è da preoccuparsi della mancanza di interesse degli italiani, ormai rassegnati all’idea che tanto i politici sono tutti uguali, ma continuando a votare sempre gli stessi. C’è da preoccuparsi della mancanza di interesse o passione a seguire gli eventi. C’è da rimproverarsi il fatto di aver permesso che la cosa pubblica diventasse solo oggetto di prima pagina dei giornaletti ancora più offensivi del buon gusto di quanto non lo siano i ben noti periodici specialisti di pornografia, che al giorno d’oggi si afferma sempre più come un’arte minore, perdendo quella sua dimensione di fondo grottesca e cabarettista che la contraddistingue (con ciò dicendo tutto).
Non abbiamo un leader, e quindi votiamo un vigile urbano.
Questa è la definizione che oggi si adatta di più ad un politico, un vigile urbano: uno che sembra dirigere ma in realtà ti dice dove non devi andare, cosa devi evitare.
Non esiste né una politica né un politico che va verso qualcosa. Tutti ci vogliono portare via da qualcos’altro. Usano gli spauracchi, ce li piazzano davanti agli occhi, ci dicono che queste cose non le vedremo più, ma mai ci dicono cosa vedremo. Ci raccontano soltanto ciò che agli elettori piace sentire, non importa se falso o mal percepito.
Qualunque politico di oggi perderebbe il confronto con chiunque altro su almeno due punti: la sua non comprabilità e la dimensione culturale.
Se, come affermano i sondaggi internazionali, la nostra libertà di stampa è ormai più parola che fatto (siamo 73simi, dietro il Benin e prima di Tonga) e che tutto questo irrimediabilmente influisce su tutto, dalla giustizia al buongoverno (per cui chi ringhia contro una giustizia faziosa farebbe prima a domandarsi quanto ha contribuito a crearla). Perché siamo corrotti dentro, privi come siamo di una cultura di fondo. Abbiamo perso la battaglia culturale contro noi stessi, ci guardiamo intorno per individuare il prima possibile chi può venirci a strattonare e togliere il pane di bocca; diamo un’identità a questi mangiapane che non corrisponde alla realtà. Dividiamo anziché aggregare; ogni volta che un elemento estraneo entra in lizza, quello che precedentemente era estraneo si aggrega alla normalità. Prima erano solo i cattolici, adesso cattolico significa comunque cristiano, perché ci sono i musulmani e gli induisti.
Vorrei che la finissimo.
Vorrei che cominciassimo ad andare verso qualcosa.
Vorrei che cominciassimo ad andare verso un paese nel quale chi non si fa il segno della croce prima di mangiare, in una tavola dove tutti se lo fanno, non veda più gli altri distanziarsi da lui con il rumore delle sedie. Vorrei vedere un Paese nel quale un giudice non deve attendere la Cassazione per essere dichiarato innocente perché ha tolto il crocefisso da un’aula dopo aver detto che, se la legge deve essere uguale per tutti, non devono esistere simboli che, di fatto, diseguagliano chi in quel simbolo non si riconosce.
Vorrei un paese nel quale valdesi, testimoni di Geova, scintoisti, riformisti, protestanti, musulmani, ebrei, buddisti ed animisti non si sentano discriminati quando un politico dice “la mia è una matrice cattolica”; un paese nel quale non pensino che dichiarare la loro affiliazione ad un pensiero non cattolico sia qualcosa che li possa danneggiare o discriminare.
Vorrei un paese che non abbia bisogno di descrivere con periodicità il suo nemico immaginario, per poi accorparlo nella normalità (anche se ai lati) quando ne arriva un altro. Così è stato per i meridionali, diventati piano piano sempre più italiani quando sono arrivati i primi centroafricani, anch’essi quasi normali quando sono arrivati i magrebini, a loro volta diventati quasi normali con l’arrivo dei separatisti storici del Patto di Varsavia, in una continua ricerca del mostro sulla scorta del hic sunt leones.
Voglio andare verso un paese che non sappia niente di tutto ciò.
Voglio andare verso. E chiunque mi porta via da non mi rappresenterà. Mai.
Voglio andare verso.
Gli strumenti per risalire la china? La mission di Chitham
Chitham è un’azienda nata con l’intento di fornire strumenti ed informazione necessarie ad un miglioramento costante delle proprie vite.
In questo periodo è impossibile non guardare alla contingenza economica che ci sta investendo. Ecco quindi che Chitham interviene con una serie di interventi formativi ad hoc ed una serie di informazioni e notizie pubblicate sul suo blog. Ha inoltre un forum per fare domande, ricevere risposte e proporre topici.
La conoscenza, il know-how e la cooperazione sono proficui nei periodi floridi. In quelli meno belli diventano addirittura indispensabili. Non si può pensare di andare avanti lasciando gli altri al palo; dobbiamo unire gli sforzi per conseguire una crescita unificata e comune. Nessuno può star bene se le persone che gli stanno attorno arrancano. Il benessere, lungi dall’essere una gara ad eliminazione, è un gioco di squadra.
Vi invito a consultare il blog di Chitham e a lasciare le vostre impressioni.
The Heart of the Group – I Trainers di Robbins in azione
Donadoni e l'ego di migliaia e migliaia
Siamo arrivati al giorno di Italia Spagna. Il calcio come metafora di vita, come suggeriva l’amico Luca Baiguini. Ma soprattutto il calcio come modo per far esprimere a milioni di persone il proprio ego, far concentrare le loro energie in una bolla di influenza cosmica che altro non chiede se non una conferma alle proprie teoria.
Alla fine, guardando bene bene, poco ci importa del risultato, quanto proprio del fatto che, se va come abbiamo sostenuto noi, abbiamo avuto la conferma di averci visto bene, che siamo stati noi migliori di chi li ha messi in campo e di tutti quelli lì che vengono pagati fior di milioni mentre noi giù a farci il mazzo dalla mattina alla sera.
Sembra che ci piaccia infinitamente usare le nostre energie per qualcosa che alla fine rigenera una parte piuttosto autodistruttiva di noi stessi.
Quindi, un favore, per piacere.
Stasera, chi vedrà l’incontro, lo guardi per vedere una partita di calcio, per fare o il tifo, o per qualsiasi altra cosa diversa da vedere se aveva ragione o no, se quello che pensava e sosteneva si è avverato.
Perché se siamo davvero bravi a fare tutto ciò, perché non usiamo questo “potere” per altre cose?
E permettetemi un plauso a Terim e alla sua Turchia. Perché questa Turchia è davvero sua.
A noi, a Firenze, il turco in Italia piaceva davvero tanto.