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Timestamp: 2019-03-23 08:57:41+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 345', 'art. 345', 'art. 345', 'sentenza ', 'art. 183', 'sentenza ', 'art. 345', 'art. 345']

Dubbi sull’ultima interpretazione del 3° comma dell’art. 345 c.p.c. da parte della Cassazione - Il Commentario del Merito
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Cassazione Civile, Sezione III, 9 novembre 2017, n. 26522
Nel giudizio di appello, la nuova formulazione del 3° co. dell’art. 345 – quale risulta dalla novella di cui al D.L. n. 83 del 2012, convertito con modificazioni con la L. n. 134 del 2012, applicabile nel caso in cui la sentenza conclusiva del giudizio di primo grado sia stata pubblicata dal giorno 11 settembre 2012 in poi – pone il divieto assoluto di ammissione di nuovi mezzi di prova e di produzione di nuovi documenti, a prescindere dalla circostanza che abbiano o meno quel carattere di “indispensabilità” che, invece, costituiva criterio selettivo nella versione precedente della medesima norma, fatto comunque salvo che la parte dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile.
Va premesso che, in base a quanto previsto dalla norma in oggetto, in appello di regola non sono ammessi nuovi documenti né nuovi mezzi di prova in genere. Detto divieto è escluso per il giuramento decisorio e per le prove (anche documentali) che la parte dimostri di non aver potuto proporre o produrre in primo grado per una causa ad essa non imputabile.
In precedenza era prevista pure una terza categoria (inopportunamente eliminata dall’intervento legislativo del 2012), relativamente ai mezzi di prova e ai documenti che il giudice d’appello avesse ritenuto “indispensabili” ai fini della decisione della lite; il che rappresentava una sorta di valvola di sicurezza rispetto alle preclusioni istruttorie.
Va sottolineato che la norma si occupa esclusivamente dei mezzi di prova proponibili dalle parti, mentre lascia impregiudicata la possibilità che anche il giudice d’appello utilizzi i poteri istruttori officiosi che la legge gli attribuisce (per es. deferendo giuramento suppletorio ad una delle parti); nel qual caso, però, l’art. 183, 8° co., impone che alle parti stesse sia riconosciuta la possibilità di dedurre gli ulteriori mezzi di prova che si rendano necessari in relazione a quelli disposti d’ufficio [Giampiero Balena, Istituzioni di diritto processuale civile, IV Edizione, Ed. Cacucci Bari, 2017, vol. II, p. 404].
Si ritiene, tuttavia, che la presente pronunzia si sia discostata dall’ormai consolidato orientamento della Corte di Cassazione, secondo cui la preclusione alla produzione nel grado di appello di nuovi documenti è temperata dalla facoltà del giudice di ritenerli necessari allo scopo di dissipare lo stato di incertezza sui fatti controversi.
Per le Sezioni Unite (sentenza n. 10790 del 4 maggio 2017), la “prova nuova indispensabile”, ai fini del superamento dello sbarramento in appello, è propriamente “quella di per sé idonea ad eliminare ogni possibile incertezza circa la ricostruzione fattuale accolta dalla pronuncia gravata, smentendola o confermandola senza lasciare margini di dubbio oppure provando quel che era rimasto non dimostrato o non sufficientemente dimostrato, a prescindere dal rilievo che la parte interessata sia incorsa, per propria negligenza o per altra causa, nelle preclusioni istruttorie del primo grado”.
Pertanto, non si può dimenticare tale regola sancita recentemente dalle Sezioni Unite che hanno fornito l’interpretazione del 3° co. dell’art. 345 nella versione precedente la modifica apportata dal D.L. 83/2012, ma la cui importanza vale anche per il concetto di “indispensabilità” della prova nuova in appello (che comunque resta immutato negli artt. 437, commi 2 e 702-quater, c.p.c.).
In definitiva, l’interpretazione testuale della nuova formulazione dell’art. 345 c.p.c. potrebbe essere superata dalla considerazione che l’irrigidimento del divieto di proporre nuove prove in appello determinerebbe una intollerabile scollatura tra la verità materiale e quella processuale. E ogni processo (non soltanto quello penale) deve propendere unicamente all’accertamento della verità dei fatti, con un regime delle preclusioni più flessibile.
Avv. Mariangela Buquicchio
marabuquicchio@gmail.com
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