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Timestamp: 2020-06-07 04:52:23+00:00
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Stop alla caccia alle Balene!
aprile 5, 2014 gruppodinterventogiuridicoweb	Lascia un commento Go to comments
La Corte internazionale di Giustizia, con la sentenza del 31 marzo 2014, ha chiuso il procedimento avviato dall’Australia – con il successivo intervento della Nuova Zelanda – contro la caccia alle Balene effettuata dal Giappone nei mari antartici con il pretesto di motivi scientifici.
Il Giappone è stato condannato per violazione dell’art. 8, paragrafo 1, della Convenzione internazionale sulla caccia alle Balene (2 dicembre 1946).
La caccia alle Balene è vietata dal 1986, su decisione dell’International Whaling Commission, e ora anche il Giappone è costretto ad adeguarsi.
Ne parla Federico Esu, giovane laureato in giurisprudenza con un master in diritto internazionale presso l’University College London e una collaborazione in corso con la cattedra di Diritto internazionale dell’Università degli Studi di Cagliari.
Australia contro Giappone per la caccia alle balene. Arriva la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite.
La mattina del 31 marzo 2014, la Corte Internazionale di Giustizia (CIG), con sede a L’Aia, ha emanato la sentenza nel famoso caso delle “balene nell’Antartico”, ordinando al Giappone la cessazione dei propri programmi di caccia e pesca delle balene. La sentenza, che chiude il processo avviato davanti alla CIG nel 2010 dall’Australia (con successivo intervento della Nuova Zelanda), ha un importante valore sul piano internazionale, in quanto rappresenta un altro traguardo per il diritto internazionale ambientale.
Alla base della decisione della CIG vi sarebbe la violazione, da parte del Giappone, dell’art. 8, paragrafo 1, della Convenzione Internazionale che regola la caccia alla balena.[1] Questa disposizione consente a qualsiasi Stato membro della Convenzione di rilasciare ai propri cittadini, in maniera discrezionale, permessi “speciali” per la caccia delle balene, a condizione che si tratti di caccia per scopi “scientifici”. Utilizzando questa (forse troppo ambigua) norma come scappatoia, il Giappone aveva avviato, nel 1987, il suo primo programma di ricerca chiamato JARPA (Japanese Antartic Research Program).[2] Questo programma, che si svolgeva nell’Oceano Antartico, è stato portato avanti per 16 anni e ha comportato la cattura – e l’uccisione – di una media di 330 balene l’anno (fino al 1994) e successivamente, di circa 440 esemplari l’anno. Inoltre, nel 1994, il governo giapponese istituì un altro programma scientifico parallelo nel Mare del Nord, uccidendo inizialmente circa 100 balene l’anno e, a partire dal 2002, 160 balene all’anno. Il totale di esemplari uccisi dal Giappone nel solo anno 2002 raggiunse quota 600.[3]
Nel 2003, la Commissione Internazionale per la caccia alle Balene (CIB) aveva approvato una prima risoluzione non vincolante invitando il Giappone ad abbandonare i suoi “programmi scientifici” sulle balene. Tale invito restò tuttavia lettera morta e anzi, nel 2005, venne lanciato dal Giappone il JARPA II,[4] un programma-gemello che ha portato alla cattura e all’uccisione annuale di circa 950 balene (di specie diverse) nell’Oceano Antartico e si è protratto sino a pochi giorni fa.
Nell’interpretare l’art. 8 della Convenzione, la Corte ha innanzitutto stabilito che la questione del “se” l’uccisione, la cattura e il trattamento delle balene, all’interno di permessi speciali, stia avvenendo per finalità di ricerca scientifica, non può dipendere soltanto dalla percezione di uno Stato. In seguito, la Corte ha interpretato la parte “finalità di ricerca scientifica” come non automaticamente inclusiva dell’uccisione, della cattura e del trattamento delle balene, salvo che si tratti di attività aventi tale specifico scopo. Affinché questo avvenga, a detta dei giudici, bisogna verificare se le modalità di implementazione e conduzione del programma di ricerca sono ragionevolmente connesse agli obbiettivi di ricerca prefissati.
Quanto all’applicazione dell’art. 8 della Convenzione al programma Giapponese JARPA II sotto accusa, la CIG ha in primo luogo ritenuto che tale programma rientrasse nella “ricerca scientifica”. Passando però all’analisi delle finalità – e quindi delle modalità di perseguimento degli obiettivi – i giudici hanno preso in considerazione fattori oggettivi quali il ricorso frequente a metodi letali utilizzati nella pesca e nel trattamento delle balene, le divergenze di taglia tra gli esemplari indicati “nel programma” e quelli effettivamente catturati, gli scarsi risultati ottenuti e l’assenza di attività di ricerca che accompagnassero concretamente la pesca. Tutti questi elementi, nel complesso, hanno portato la Corte a concludere che sebbene JARPA II comprendesse attività considerabili, in linea generale, di “ricerca scientifica”, i risultati non dimostravano la “ragionevolezza” delle modalità di implementazione del programma in relazione agli obiettivi prefissati.
La CIG non ha dunque accettato le argomentazioni del Giappone secondo le quali la caccia stesse avvenendo per scopi scientifici, ed ha ordinato al governo nipponico di revocare tutti i permessi alla pesca delle balene e di astenersi dall’autorizzarne il rilascio di nuovi.
Quali saranno le conseguenze di questa decisione? Il Giappone (insieme alla Norvegia, la Russia e altriPaesi) si è storicamente opposto alle decisioni prese a livello internazionale dirette a regolare la pesca delle balene. I motivi sono principalmente due: a) il consumo di carne di balena è da secoli parte della tradizione culinaria giapponese, per cui le norme internazionali si sono sempre scontrate contro valori culturali interni al Giappone; b) il controllo egemonico delle agenzie governative giapponesi favorevoli alla caccia alle balene non ha mai consentito agli oppositori di influenzare le politiche interne in materia. Stando così le cose, sembra doversi escludere che il Giappone inverti la rotta nel medio-termine. Fin quando le strutture interne culturali e politiche appena citate resteranno tali, i giapponesi continueranno a promuovere la caccia alle balene.
Nel lungo termine però, le pressioni internazionali, accompagnate da campagne interne di sensibilizzazione da parte di esponenti politici e rappresentanti della comunità giapponese, possono rivelarsi un importante strumento di persuasione. A ciò si aggiunga ovviamente la sentenza appena discussa, la quale possiede un peso notevole sul piano internazionale. Un rifiuto giapponese verso la decisione della CIG violerebbe gli impegni che il Giappone ha preso dopo la Seconda Guerra Mondiale nei confronti del diritto internazionale.
Per chi fosse interessato, l’intera sentenza è disponibile qui;[5] mentre per un riassunto rimando a questo link.[6]
dott. Federico Esu
[1] http://www.admin.ch/opc/it/classifiedcompilation/19460200/200301190000/0.922.74.pdf
[2] http://www.icrwhale.org/scJARPA.html
[3] http://en.wikipedia.org/wiki/Whaling_in_Japan
[4] http://www.icrwhale.org/scJARPA.html
[5] http://www.icj-cij.org/docket/index.php?p1=3&p2=3&k=64&case=148&code=aj&p3=4
[6] http://www.icj-cij.org/docket/index.php?p1=3&p2=3&k=64&case=148&code=aj&p3=4 .
Categorie:"altri" animali, biodiversità, giustizia, mare Tag:"altri" animali, Antartico, Australia, Balene, biodiversità, caccia, caccia alle Balene, Corte internazionale di Giustizia, Giappone, giustizia, mare, Nuova Zelanda, sentenza
aprile 5, 2014 alle 8:28 am
Una splendida vittoria! Ora tocca ai delfini. Nel corso degli anni ho firmato decine di appelli, ed ecco la dimostrazione che la raccolta firme, se ben fatta a livello internazionale, FUNZIONA.
Un grazie a http://uk.whales.org/
aprile 14, 2014 alle 6:03 pm
E durante l’ultima campagna di caccia, il Giappone ha ucciso 251 balenottere.
ANSA 9 aprile 2014
(http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/natura/2014/04/09/giappone-uccise-251-balene-prima-di-stop-corte-aja_598bbfd6-a99d-4ad0-9577-6ef4eeb0aa30.html)
Il Giappone ha annunciato di aver cacciato 251 esemplari di balenottera minore durante l’ultima campagna annuale di pesca a ‘fini scientifici’ nell’Antartico, chiusa in anticipo a seguito della sospensione disposta dalla Corte internazionale di giustizia dell’Aja.
Il bilancio di quest’anno, comunicato dall’Agenzia della pesca, è più che doppio sulle 103 unità del 2013, a causa della pressante azione di boicottaggio esercitata dagli attivisti di Sea Shepherd, ma ben al di sotto del target di 935 cetacei.
Anche quest’anno, secondo i calcoli dell’Institute of Cetacean Research, su 70 giorni, dall’apertura alla chiusura, 42 sono stati i giorni attivi di caccia, mentre 18 quelli segnati dal sabotaggio di Sea Shepherd.
Il 31 marzo, la Corte dell’Aja ha ordinato a Tokyo il fermo immediato di “ogni attività, la sospensione delle licenze rilasciate e di eventuali nuove” per la caccia alle balene, accogliendo le ragioni addotte dall’Australia, in merito alla “illegittimità” dei ‘fini scientifici’, usati solo per camuffare la pratica a uso commerciale.
Pochi giorni fa, il 3 aprile, il Giappone ha annunciato la rinuncia alla prossima stagione di caccia, per la prima volta in 27 anni.
aprile 14, 2014 alle 6:42 pm
A volte un pò di pacifica opposizione sul campo, contro l’arroganza dei predatori e la latitanza delle istituzioni ci vuole.Lunga vita ai sabotatori di sea shepherd.In quanto ai Jap,a forza di sushi al mercurio e radioattivo,si estingueranno prima delle balene.
aprile 18, 2014 alle 11:29 pm
Occhio a gioire troppo presto. Secondo quanto riferisce Le Monde ( http://www.lemonde.fr/japon/article/2014/04/18/tokyo-va-poursuivre-la-chasse-scientifique-a-la-baleine-dans-le-pacifique_4403703_1492975.html ), il governo giapponese intenderebbe aggirare il divieto imposto dalla CIG. Come? Riducendo in futuro il numero di balene catturate (…)
Pare inoltre che l’amministrazione giapponese, prima di riprendere la sua caccia, aspetterà che il presidente degli U.S.A. si levi dalle scatole (Obama sarà in Giappone giovedì e venerdì prossimi). Bella roba.
luglio 9, 2014 alle 2:59 pm
la grande civiltà giapponese sa confermarsi squallida, quando vuole.
A.N.S.A., 9 luglio 2014
Giappone riprenderà caccia alle balene.
La decisione nonostante le Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia abbia stabilito in aprile che il programma di caccia della sua flotta ogni estate australe debba cessare: http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2014/07/09/balene-giappone-riprendera-caccia_4cad8140-8d50-4ced-a211-6f897899361d.html
gennaio 31, 2018 alle 2:44 pm
da Il Fatto Quotidiano, 31 gennaio 2018
Giappone, dietro l’ammodernamento della flotta c’è la caccia alle balene. Ma per “scopi scientifici”.
Tokyo, che ha firmato la moratoria sulla caccia alla balena dell’International Commission in Whaling, nega di voler cambiare la propria politica di limitazione della caccia. Ma l’intento, per niente nascosto, è di dimostrare che la pesca a fini commerciali può essere sostenibile senza impattare sul rischio di estinzione dei cetacei. (Marco Zappa): https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/31/giappone-dietro-lammodernamento-della-flotta-ce-la-caccia-alle-balene-ma-per-scopi-scientifici/4115272/
aprile 1, 2018 alle 6:32 pm
da La Stampa, 31 marzo 2018
Il Giappone riprende la caccia alle balene, uccisi 333 esemplari nell’Antartico: http://www.lastampa.it/2018/03/31/societa/lazampa/animali/il-giappone-riprende-la-caccia-alle-balene-uccisi-esemplari-nellantartico-ToDLRMMnbFBL4ZhArZWNkI/pagina.html
settembre 16, 2018 alle 1:00 pm
da La Stampa, 16 settembre 2018
L’Iwc boccia l’ennesima richiesta del Giappone di riaprire la caccia commerciale alle balene: http://www.lastampa.it/2018/09/16/societa/liwc-boccia-lennesima-richiesta-del-giappone-di-riaprire-la-caccia-commerciale-alle-balene-AhhpiPzT8dXZzLKYyK3QlK/pagina.html
da Il Corriere della Sera, 28 febbraio 2019
L’Islanda ucciderà 2 mila balene nei prossimi 5 anni.
Protesta degli ambientalisti: «Decisione moralmente ripugnante e perdente dal punto di vista economico: il turismo legato al whale watching rende almeno il doppio». E in Italia il Wwf lancia l’allarme per l’inquinamento del santuario Pelagos: https://www.corriere.it/animali/19_febbraio_28/islanda-caccia-balene-wwf-emergenza-inquinamento-santuario-pelagos-4c660132-3b4e-11e9-93f1-9df6eb3103e9.shtml
giugno 28, 2019 alle 2:52 pm
da La Stampa, 28 giugno 2019
Islanda: nel 2019 niente caccia alle balene, è la prima volta in 17 anni: https://www.lastampa.it/2019/06/27/societa/islanda-nel-niente-caccia-alle-balene-la-prima-volta-in-anni-gITfCqbr1OFaRQPj4L4l1O/pagina.html
giugno 29, 2019 alle 11:40 am
delinquenza ambientale. Che gli vada di traverso tutto il sushi.
A.N.S.A., 29 giugno 2019
Giappone riprende la caccia alle balene.
Dal primo luglio cinque baleniere commerciali in mare: http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/06/29/giappone-riprende-la-caccia-alle-balene_e5f87235-d52f-4789-8d60-1a61c314dbaf.html
I “poveri” villeggianti. Nessuna centrale eolica sul Monte Peglia!
La leggerezza della ruspa sulla spiaggia di Porto Giunco, a Villasimius. gruppodinterventogiuridicoweb.com/2020/06/07/la-… via @wordpressdotcom 54 minutes ago