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Timestamp: 2018-07-16 10:53:22+00:00
Document Index: 75485789

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 14', 'art. 32', 'art.31', 'art. 12', 'art.32', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 32', 'art.31', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1']

Venerdì, 02 Marzo 2018 14:23
La scossa, lieve è stata registrata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia all’1.20 della scorsa notte a una profondità di 20 km. Il sisma, di magnitudo 2.7, ha interessato anche i comuni di Vico del Gargano, Ischitella, Cagnano Varano, Monte Sant’Angelo, Rodi Garganico, Mattinata, Peschici, San Giovanni Rotondo e Manfredonia. E’ la terza scossa in dieci giorni avvertita sul Gargano, la seconda con epicentro a Carpino.
Giovedì, 01 Marzo 2018 09:20
Domenica, 25 Febbraio 2018 15:30
la mia dimensione umana ed il mio profilo istituzionale mi hanno, da sempre, imposto di prescindere da provocazioni e polemiche, soprattutto allorquando esse si appalesano totalmente
gratuite. A tale principio, che reputo irrinunciabile, non intendo contravvenire neppure nel caso di specie.
Del pari, le efferate aggressioni verbali e gli attacchi livorosi rivolti all’azione del mio Ufficio confermano in me la già risoluta volontà di profondere il massimo impegno nel perseguimento dei fini istituzionali devoluti alla figura della Consigliera Regionale di Parità che, Le rammento, rappresenta, il “presidio” per la promozione ed il controllo dell’attuazione dei principi di uguaglianza, di opportunità e di non discriminazione. Le ricordo, altresì, che la Consigliera di Parità regionale è nominata (dunque per legge non è eletta) sulla base del Dlgs.198/2006 e successive modifiche e integrazioni, in particolare Dlgs. 151/2015, con decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, su designazione della Regione, sulla base di comprovati requisiti di specifica competenza ed esperienza pluriennale in materia di lavoro femminile, parità, pari opportunità e mercato del lavoro e previo espletamento di una procedura di valutazione comparativa.
Come mi auguro saprà, la Consigliera Regionale di Parità ha il dovere di proporre ricorso davanti al tribunale in funzione di Giudice del Lavoro o al Tribunale Amministrativo Regionale territorialmente competente, qualora rilevi l'esistenza di atti, patti o comportamenti discriminatori diretti o indiretti di carattere collettivo, anche quando non siano individuabili in modo immediato e diretto le lavoratrici o i lavoratori. A tale obbligo normativo non mi sono mai sottratta sin dal mio insediamento, risalente al lontano 2008, e ne sono evidente testimonianza le azioni giudiziali e stragiudiziali condotte (indipendentemente dal colore politico delle Giunte, vista la mia funzione super partes), con esiti lusinghieri, proprio in materia di parità di genere nella composizione degli organi giuntali, di cui, a livello nazionale, sono stata reputata pioniera, ma che da diversi anni vedono molte altre Consigliere di Parità impegnarsi sul territorio per affermare il principio di non discriminazione (basti pensare che la più importante sentenza del Consiglio di Stato che abbiamo su tale materia è a favore della già Consigliera Regionale della Calabria Stella Ciarletta).
Da ultimo, peraltro, con decreto congiunto della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 25.09.2017 sono stata nominata nuova Consigliera Nazionale di Parità supplente. Quanto all’incarico regionale, mi corre l’obbligo di precisare che, ai sensi dell’art. 14 del decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, come modificato dall’art. 32 del D.lgs. 151/2015 « ... Le consigliere e i consiglieri di parità continuano a svolgere le loro funzioni fino al completamento della procedura di cui all'articolo 12, comma 4. ....». Ebbene, poiché al Ministero del lavoro e delle politiche sociali sono ancora in fase di valutazione le nuove designazioni operate dalla Regione Puglia, in virtù del chiaro tenore testuale del richiamato art.31 del D.lgs. 151/2015 che modifica l’art. 12 del D.Lgs.198/2006 (che prevede appunto la continuazione delle funzioni sino alle nuove nomine), sono abilitata ad esercitare le attribuzioni proprie del predetto ufficio, con assoluta legittimazione attiva in riferimento alle prerogative proprie del munus che legittimamente continuo a rivestire.
I chiarimenti, che precedono, all’apparenza pleonastici, poiché rinvenienti dal dato normativo e dalla voluminosa e trasparente attività svolta, si impongono a seguito delle veementi dichiarazioni rivolte al mio indirizzo. Quanto poi all’ordinanza collegiale n.14 dell’11.01.2018, resa dal T.A.R. Puglia, sede di Bari, Sez.II, al di là delle Sue personali interpretazioni, è sin troppo evidente che, per effetto dell’accoglimento dell’esperita istanza cautelare, risultano sospesi gli atti impugnati con il ricorso principale (nel dettaglio: decreto n. 2 prot.n.5004 del 27.06.2017 con cui sono stati nominati gli assessori chiamati a comporre la Giunta e designato il Vice-Sindaco; la nota prot.n.4999 del 27.06.2017 ad oggetto “Rappresentanza di Genere nella Giunta Comunale”; la deliberazione di Consiglio Comunale n.27 del 27.06.2017 di presa d’atto della compagine giuntale; il decreto n.3 del 06.07.2017 con cui sono state conferite le deleghe assessorili; ogni altro atto presupposto, consequenziale e/o connesso a quelli impugnati principaliter ivi comprese tutte le deliberazioni adottate dalla Giunta Comunale in illegittima composizione, nonché ove occorra, dello Statuto comunale nella parte in cui dovesse essere interpretato nel senso di non prevedere il rispetto del principio costituzionale e legislativo di pari opportunità effettiva tra uomo e donna in materia di composizione della Giunta).
Del pari sono, allo stato, sospesi gli atti gravati con il successivo ricorso per motivi aggiunti (trattasi dell’avviso pubblico prot.n.7445 del 27.09.2017, edito in pari data, rubricato “nomina di un assessore esterno di sesso femminile”, pubblicato all’albo pretorio on line dal 27.09.2017 al 02.10.2017 e conosciuto in data 06.11.2017 all’esito della costituzione in giudizio dell’Ente intimato; di ogni altro atto ad esso presupposto, consequenziale e/o connesso, ivi compreso ed ove occorra: -della nota sindacale prot.n.8030 del 23.10.2017, conosciuta in data 06.11.2017 all’esito della costituzione in giudizio dell’Ente intimato).
Ma di questo Lei è perfettamente consapevole, né può essere altrimenti!
La Consigliera di Parità della Regione Puglia
Serena Molendini
Lunedì, 12 Febbraio 2018 15:42
Mentre va spegnendosi pian piano l'eco del 68° Festival di San Remo, ecco che dall'orizzonte del mondo musicale garganico spunta il Gruppo “The Panthera Crew”, e chissà che in una prossima edizione, non lontana, della kermesse sanremese non li vedremo calcare quel palcoscenico. “Panthera Crew”, secondo la definizione che il gruppo si è dato, comprende tutte le specie di felini più pericolose e sta a significare la forza, il coraggio e la grinta; e loro sono ben determinati in ciò. Tutto questo intendono rappresentare questi neo artisti che compongono, suonano, danzano e cantano pezzi di musica al quanto sui generis e quindi veramente inediti ed originali. Membri fondatori del Gruppo sono Paolo Di Lella in arte “Dielle” di Carpino (Rapper) e Michele Bocale in arte “Mike Fury” di Cagnano Varano (Producer); gli altri componenti sono Enrico Basile in arte “Bulldog”, alias “Il cane tra le panthere” (in genere cani e gatti non vanno molto d'accordo in natura, come si sa...), di Vico del Gargano (Rapper), Lila Tasim in arte “Taz” di Francavilla (Rapper), Vincenzo Lombardi in arte “Blast” di Vico del Gargano (Rapper), Michele Angelini di Francavilla (Coreografo), Leo Macrellino di Termoli (Fotografo), Nicolas Lujan di Pescara (Videomaker), Patrick Melchiorre di Pescara (Designer), Erik Del Gallo di Sambuceto (Designer). I due fondatori, nonché portavoci del gruppo, Dielle e Mike Fury hanno preannunciato il lancio di un EP intitolato “Il Gran Finale” che sta a significare per loro il modo in cui si concluderanno tutte le varie situazioni scomode degli artisti, ma che in realtà, rappresenta di fatto l'inizio della loro carriera, il lancio non solo di un EP ma di se stessi. E non solo “Il Gran Finale” per i “Felini”, infatti questo primo anno di attività sarà ricco di novità a livello di produzione musicale dove il Producer Mike Fury ogni giorno studia e crea nuove basi. Dielle, Bulldog, Taz e Blast nella produzione testi cercano di differenziarsi sempre più dalla massa, come si accennava, parlando del loro status attuale rispetto ahli altri “Rapper” che parlano di soldi e droga. Michele Angelini, riguardo il campo della danza, studia nuove coreografie da applicare nei video musicali diretti da Nicolas Lujan. Leo Macrellino cerca sempre di creare scatti originali, mentre i due Designer Patrick Melchiorre ed Erik Del Gallo sono sempre alla ricerca di grafiche molto particolari ed inedite per essere, nel contempo, sempre attuali.
Nel chiedere al Gruppo qual'é e dov'é la loro sede essi hanno risposto che, in realtà, questa è l'intero Gargano e il Sud della nostra Italia che loro amano e intendono rappresentare con la loro arte che mettono a disposizione. Il Gargano e il Sud dove sono nati e in cui hanno le loro radici e le loro tradizioni e di cui non vorrebbero mai lasciare o abbandonare. Per ora tutti loro, oltre alla musica, si dedicano a quella che è la loro attività principale che è lo Studio e segnatamente quello presso le rispettive facoltà universitarie di Pescara dove si sono incontrati e conosciuti e dove la comune passione per la musica li ha messi insieme. Il Progetto , anzi in questo caso l'Opera è iniziata, chi vivrà vedrà...Auguri.
Domenica, 28 Gennaio 2018 11:01
Carpino/ Dall’esplosione demografica del sette-ottocento alla crisi attuale
L’allarme lanciato da Carpino, la bella cittadina del Gargano, da Mimmo Delle Fave, attestante che senza gli stranieri anche nel 2017 la popolazione è nettamente scesa sotto i 4 mila abitanti, mentre i decessi superano le nascite, l’emigrazione giovanile galoppa e il paese si ritrova ridotto a «vecchi, bambini e stranieri che qui immigrano e risiedono», preoccupa e mette le istituzioni, le imprese, le banche, le associazioni sindacali di fronte alla precisa responsabilità di dover dar corso all’inversione di una tendenza che il paese ha subito più di altri negli ultimi decenni.
Ma l’allarme lanciato deflagra letteralmente quando si accenna al 1° Censimento Generale della Popolazione Italiana del 1861, quando Carpino, nonostante la furiosa guerra civile già in atto e dati statistici raccolti con molta approssimazione, contava ben oltre 6 mila abitanti e presentava «fiorenti e importanti attività agricole, commerciali, artigianali e di pesca».
Dalla vigorosa cittadina del 1861 all’attualità di quartieri e rioni spopolati e abbandonati, con un crollo della popolazione scolastica nonostante gli stranieri e giovani dalla valigia sempre pronta.
Il riferimento storico demografico evidenziato dal cittadino di Carpino spinge ad esaminare scientificamente l’evoluzione demografica e, quindi, economico e sociale, della cittadina a partire almeno dagli inizi del Settecento.
La “Terra” di Carpino, o Caprino, numerava nel 1532 appena 46 fuochi, diventati 223 (circa 1000 abitanti) nel 1669. Nel 1797 Lorenzo Giustiniani vi numera ben 3600 abitanti.
Il feudo di Carpino, come quelli di Rodi, Peschici e Cagnano Varano, dipendeva dalla contea di Lesina, passata a far parte dell' «Honor Montis Sanctis Angeli» nel 1177. Nel Settecento il feudo passa dai Vargas ai Vargas-Cussavagallo ai Brancaccio. Il capostipite della famiglia Brancaccio di Cagnano, Luigi Paolo, appartenente alla dinastia Brancaccio napoletana, nasce a Palermo nel 1703 e sposando nel 1738 donna Felice Vargas, principessa di Carpino e duchessa di Cagnano, acquisisce i titoli di principe di Carpino e duca di Cagnano, i cui tenimenti amministra per 17 anni. Il figlio primogenito Giovanni gestisce i feudi di Cagnano e di Carpino fino alla morte avvenuta nel 1794. A Giovanni succede, fino alle leggi eversive del 1806, Luigi Paolo II, ultimo principe di Carpino e duca di Cagnano.
Della terra di Carpino Giustiniani nette in rilievo l’aria salubre del centro edificato su di una collinetta, nelle vicinanze delle aree malariche del lago di Varano. Con un territorio esteso per 150 carra, Carpino annovera produzioni eccedenti i fabbisogni della popolazione che esporta nei paesi vicini. Infatti, la pianura addossata al lago, non ancora arricchita di olivi, risulta fertilissima con produzioni di cereali, legumi e lino. Tra l'altro, nelle aree boschive soggette ad uno sfrenato disboscamento, conseguente alla perniciosa carestia dei primi anni Sessanta del Settecento, abbondano grano, mais e legumi, anche se la caccia, che era un’attività fiorente, a fine ‘700 si riduce quasi solo ai lupi che causano danni agli armenti.
La produzione di olio non è ancora rilevante, anche se innestando gli oliveti di località «Pastromolo», non distante dall'abitato, si sarebbe potuto agevolmente incrementarla (Michelangelo Manicone). Carpino produceva poca frutta e poco vino, che venivano importati da Vico e scambiati con grano e legumi. Dalle bacche del lentisco, presente anche sull'isola di Varano, i contadini estraevano l'olio per le lucerne, non disdegnando di utilizzarlo, per necessità e come succedaneo dell'olio di oliva, anche come condimento, nonostante il sapore esageratamente deciso e pronunciato e le spiccate caratteristiche organolettiche lo rendevano decisamente balsamico e aromatico. Infatti, lo storico di Vieste Vincenzo Giuliani riferiva che i terrazzani ne raccoglievano le «coccole» che, poste sotto i torchi, producevano un olio «assai aspro e forte, non buono a mangiarsi per essere troppo astringente e fetido». Ma dai suoi rami incisi, come quelli dell'ornello, si ricavava una gomma molto balsamica (mastice di Chio).
Dagli inizi dell’Ottocento al 1861 la popolazione di Carpino quasi raddoppia, anche nell’Ottocento borbonico vi sono i segni di un evidente sviluppo.
Da quel momento Carpino segue il destino che appartiene alla maggior parte dei centri abitati del Sud.
E, allora, perché i dati statistici demografici attuali di Carpino destano scalpore?
Perché l’evoluzione sociale ed economica post unitaria è sempre stata spiegata con luoghi comuni e pregiudizi abilmente inoculati, che anteponevano la tesi che nel 1861 esisteva un vero e proprio divario tra nord e sud del paese.
Ma i recenti studi di validi economisti e di seri ricercatori universitari, quali Malanima, Daniele, Fenoaltea, Ciccarelli, hanno accertato definitivamente che nelle società preindustriali dell'Europa a sviluppo essenzialmente agricolo, non esistevano consistenti divari tra una regione e l'altra. In Italia esisteva un maggiore divario tra est e ovest, il Tirreno era più progredito rispetto alla costa adriatica, per il resto esistevano regioni ricche e povere sia al nord che al sud della penisola.
Documenti e statistiche alla mano, Daniele e Malanima ci conducono ad una realtà ancora poco conosciuta: il divario tra Nord e Sud ha cominciato ad esserci tra fine Ottocento e inizio Novecento, quando anche in Italia è iniziato un vero e proprio processo di industrializzazione, che favorito al Nord dalle politiche doganali del 1887 rovinarono l’economia agricola del Sud spingendo verso l’esodo milioni di meridionali.
Una regione industriale, nella fase iniziale, genera una forte produttività e un alto livello di occupazione a basso costo, utilizza le altre aree interne meno sviluppate come mercato, sviluppa forti correnti migratorie interne ed esterne con lavoratori che abbandonano l'agricoltura con salari bassi per ottenere salari più alti.
Il problema potrebbe essere quello di chiedersi chi ha deciso che dovesse essere il Nord a svilupparsi e a produrre e il Sud a fornire manodopera e mercato al Nord.
Ma sarebbe una domanda retorica, visto che l’evidente "colonizzazione interna" delle regioni meridionali è stata una scelta politico-economica consapevole adottata dai governi liberali e borghesi dei primi decenni dell'unità, dietro l’imposizione di una stretta consorteria indistinta di militari e politici legati alla dinastia dei Savoia, intrisi e fortemente condizionati da pseudoscientifiche teorie lombrosiane che giustificarono ampiamente lo sviluppo del Nord a scapito del Sud.
E ben altro...
Il divario ha raggiunto il limite massimo durante il periodo fascista e nel primo secondo dopoguerra, per poi ridursi negli anni del "miracolo economico" (1955-1973). Un divario che, come attestano anche le relazioni dello Svimez, ha ripreso la sua corsa forsennata dagli anni Novanta. Infatti, sempre documenti e statistiche alla mano, dagli anni Novanta in poi con la fine della classe politica della prima Repubblica, il Mezzogiorno è stato totalmente escluso da qualsiasi prospettiva di sviluppo economico per scelte prettamente politiche e ideologiche e l'annosa, e per molti versi fastidiosa, "Questione Meridionale" è stata messa candidamente in soffitta, ritenuta come un problema secondario nell'ambito dello sviluppo sociale, economico e culturale dell'intero Paese.
Carpino, nonostante tutto, resta la terra garganica con le migliori fave d’Italia, con un olio d’oliva sopraffino, all’avanguardia nazionale nel campo della musica popolare. I suoi tenaci abitanti troveranno la via del riscatto e dell’orgoglio, ma bisognerà trovare il modo di fermare l’esodo dei suoi tanti giovani cervelli con politiche non subalterne agli interessi delle aree più ricche del paese.
Mercoledì, 17 Gennaio 2018 10:59
Carpino/Lettera apertissima del sindaco di Di Brina alla consigliera di Parità della Regione Puglia, sig.ra Molendini
Continua a sorprendermi il suo atteggiamento nei miei riguardi e quindi nei confronti di una comunità intera che rappresento (non lo dimentichi).
Quando Lei parla di dimensione umana mi viene da sorridere; provi a sentire solo per un attimo le migliaia di malati da me curati e quelli che sono affidati ancora alle mia professionalità e troverà una risposta immediata. Quanto al mio profilo istituzionale e politico provi a sentire invece qualche rappresentante istituzionale che Lei conosce molto bene e Le saprà dire.
Francamente stento a riconoscere le aggressioni gratuite di cui parla poiché ho semplicemente sottolineato che Lei vorrebbe far passare una “sospensiva “ del TAR come un atto di condanna e di annullamento di procedimenti amministrativi o come quale sciagura che sia capitata alla mia amministrazione, senza considerare il danno che ha prodotto allamia immagine di uomo,professionista e rappresentante istituzionale eletto e non nominato.
Sospendere non significa azzerare o annullare e Lei lo sa molto bene così come non può far finta di non sapere che nel meritomsi entrerà ad Ottobre 2018.
Relativamente alla sua nomina, Lei lo sa e non lo scrive volutamente, che l’art.32 del Decreto L.vo 151/2015 continua e recita: Non si applicano al riguardo le disposizioni di cui all’art. 6 comma 1 della legge 15/7/2000 n. 145. In altri termini Lei ha già ricevuto un secondo incarico scaduto a Gennaio 2016 e per tutto questo non poteva più svolgere le sue funzioni.
Ma qui entriamo anche nel campo della sensibilità istituzionale e della moralità che Lei ha dimenticato: decaduto il suo secondo mandato doveva rimettere le sue funzioni e consentire ad un’altra di poter essere nominata; ma Lei ha pensato bene di rimanere ancorata alla sua poltrona.
Le chiedo: allorquando ha appreso che il sottoscritto ha esperito tutte le procedure per reclutare una donna da inserire in Giunta e non ha ricevuto disponibilità dalla persona prescelta, perché non si è fermata? Perché ha continuato ad assecondare le insidie ( tutte protese a creare scompigli nella mia amministrazione) da parte di una opposizione che ha governato per 20 anni senza mai inserire una donna nelle svariate Giunte? Era consapevole di tutto questo? Il suo è stato un inutile accanimento che ha fatto spendere a me tempo e denaro.
Era informata che ho assunto un impegno solenne innanzi al Consiglio Comunale che avrei fatto il bando? E che ho tenuto informato di tutto il Prefetto di Foggia?
Tutto ciò non è bastato evidentemente a frenare la sua corsa frenetica e alla esasperata ricerca di gloria e visibilità.
Intanto Lei “sfugge” rispetto ad altre questioni fondamentali che ho sottolineato nella mia dichiarazione precedente:
Dica ai Cittadini Pugliesi quanti soldi hanno dovuto spendere i Comuni per far fronte ai suoi ricorsi al TAR
Quanti soldi pubblici Lei ha utilizzato per pagare gli avvocati a cui ha conferito gli incarichi
Come ha scelto gli stessi avvocati ( visto che si tratta sempre degli stessi)
Ad oggi è in possesso della nomina di Consigliera Regionale di Parità? I ruoli secondari e supplenti, nazionali, non mi interessano.
Confermo il mio rispetto, la mia stima, la mia ferma convinzione del ruolo che le donne possono e devono avere in ogni contesto della vita, resto amareggiato e offeso dal modo in cui Lei mi ha fatto apparire di fronte alla opinione pubblica e del cui giudizio tuttavia, sono assolutamente sereno.
La saluto cordialmente e La invito a non farmi sottrarre ulteriore tempo ai problemi che assillano la mia comunità che amo e che difenderò sempre con ogni mezzo.
Dr. Rocco Di Brina
Martedì, 16 Gennaio 2018 15:35
LETTERA APERTA AL SINDACO DI CARPINO DELLA CONSIGLIERA DI PARITÀ DELLA REGIONE PUGLIA SERENELLA MOLENDINI
la mia dimensione umana ed il mio profilo istituzionale mi hanno, da sempre, imposto di
prescindere da provocazioni e polemiche, soprattutto allorquando esse si appalesano totalmente
A tale principio, che reputo irrinunciabile, non intendo contravvenire neppure nel caso di
specie. Del pari, le efferate aggressioni verbali e gli attacchi livorosi rivolti all’azione del mio
Ufficio confermano in me la già risoluta volontà di profondere il massimo impegno nel
perseguimento dei fini istituzionali devoluti alla figura della Consigliera Regionale di Parità che, Le
rammento, rappresenta, il “presidio” per la promozione ed il controllo dell’attuazione dei principi di
uguaglianza, di opportunità e di non discriminazione.
Le ricordo, altresì, che la Consigliera di Parità regionale è nominata (dunque per legge non è
eletta) sulla base del Dlgs.198/2006 e successive modifiche e integrazioni, in particolare Dlgs.
151/2015, con decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, su designazione della
Regione, sulla base di comprovati requisiti di specifica competenza ed esperienza pluriennale in
materia di lavoro femminile, parità, pari opportunità e mercato del lavoro e previo espletamento di
una procedura di valutazione comparativa.
Come mi auguro saprà, la Consigliera Regionale di Parità ha il dovere di proporre ricorso
davanti al tribunale in funzione di Giudice del Lavoro o al Tribunale Amministrativo Regionale
territorialmente competente, qualora rilevi l'esistenza di atti, patti o comportamenti discriminatori
diretti o indiretti di carattere collettivo, anche quando non siano individuabili in modo immediato e
diretto le lavoratrici o i lavoratori.
A tale obbligo normativo non mi sono mai sottratta sin dal mio insediamento, risalente al
lontano 2008, e ne sono evidente testimonianza le azioni giudiziali e stragiudiziali condotte
(indipendentemente dal colore politico delle Giunte, vista la mia funzione super partes), con esiti
lusinghieri, proprio in materia di parità di genere nella composizione degli organi giuntali, di cui, a
livello nazionale, sono stata reputata pioniera, ma che da diversi anni vedono molte altre
Consigliere di Parità impegnarsi sul territorio per affermare il principio di non discriminazione
(basti pensare che la più importante sentenza del Consiglio di Stato che abbiamo su tale materia è a
favore della già Consigliera Regionale della Calabria Stella Ciarletta).
Da ultimo, peraltro, con decreto congiunto della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 25.09.2017 sono stata nominata nuova
Consigliera Nazionale di Parità supplente.
Quanto all’incarico regionale, mi corre l’obbligo di precisare che, ai sensi dell’art. 14 del
decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, come modificato dall’art. 32 del D.lgs. 151/2015 « ... Le
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consigliere e i consiglieri di parità continuano a svolgere le loro funzioni fino al
completamento della procedura di cui all'articolo 12, comma 4. ....».
Ebbene, poiché al Ministero del lavoro e delle politiche sociali sono ancora in fase di
valutazione le nuove designazioni operate dalla Regione Puglia, in virtù del chiaro tenore testuale
del richiamato art.31 del D.lgs. 151/2015 che modifica l’art. 12 del D.Lgs.198/2006 (che prevede
appunto la continuazione delle funzioni sino alle nuove nomine), sono abilitata ad esercitare le
attribuzioni proprie del predetto ufficio, con assoluta legittimazione attiva in riferimento alle
prerogative proprie del munus che legittimamente continuo a rivestire.
I chiarimenti, che precedono, all’apparenza pleonastici, poiché rinvenienti dal dato
normativo e dalla voluminosa e trasparente attività svolta, si impongono a seguito delle veementi
dichiarazioni rivolte al mio indirizzo.
Quanto poi all’ordinanza collegiale n.14 dell’11.01.2018, resa dal T.A.R. Puglia, sede di
Bari, Sez.II, al di là delle Sue personali interpretazioni, è sin troppo evidente che, per effetto
dell’accoglimento dell’esperita istanza cautelare, risultano sospesi gli atti impugnati con il
ricorso principale (nel dettaglio: decreto n. 2 prot.n.5004 del 27.06.2017 con cui sono stati
nominati gli assessori chiamati a comporre la Giunta e designato il Vice-Sindaco; la nota
prot.n.4999 del 27.06.2017 ad oggetto “Rappresentanza di Genere nella Giunta Comunale”; la
deliberazione di Consiglio Comunale n.27 del 27.06.2017 di presa d’atto della compagine giuntale;
il decreto n.3 del 06.07.2017 con cui sono state conferite le deleghe assessorili; ogni altro atto
presupposto, consequenziale e/o connesso a quelli impugnati principaliter ivi comprese tutte le
deliberazioni adottate dalla Giunta Comunale in illegittima composizione, nonché ove occorra,
dello Statuto comunale nella parte in cui dovesse essere interpretato nel senso di non prevedere il
rispetto del principio costituzionale e legislativo di pari opportunità effettiva tra uomo e donna in
materia di composizione della Giunta).
Del pari sono, allo stato, sospesi gli atti gravati con il successivo ricorso per motivi
aggiunti (trattasi dell’avviso pubblico prot.n.7445 del 27.09.2017, edito in pari data, rubricato
“nomina di un assessore esterno di sesso femminile”, pubblicato all’albo pretorio on line dal
27.09.2017 al 02.10.2017 e conosciuto in data 06.11.2017 all’esito della costituzione in giudizio
dell’Ente intimato; di ogni altro atto ad esso presupposto, consequenziale e/o connesso, ivi
compreso ed ove occorra: -della nota sindacale prot.n.8030 del 23.10.2017, conosciuta in data
06.11.2017 all’esito della costituzione in giudizio dell’Ente intimato).
Sabato, 13 Gennaio 2018 16:30
Carpino/ La consigliera Molendini, decaduta dal suo incarico già da diversi mesi non sa leggere neppure le ordinanze del Tar e vende fumo cercando gloria. Riceviamo e pubblichiamo.
Il Sindaco di Carpino Dr. Rocco Di Brina, appresa la tendenziosa notizia fatta apparire sui media da parte della consigliera per le pari opportunità Molendini, esprime sconcerto e disapprovazione rispetto ad un modo fuorviante di presentazione delle questioni.
Si prende atto della Ordinanza del TAR Puglia che in realtà non riporta tutte le illazioni e falsità fatte paventare dalla Molendini; infatti il TAR Puglia accoglie esclusivamente una richiesta di istanza cautelare riferita in particolare all’avviso pubblico messo in atto dal Sindaco per reclutare una donna da inserire nella Giunta. La stessa ordinanza infatti, non fa alcun riferimento ad atti prodotti dalla Giunta in carico proprio perché la normativa vigente prevede che in alcun modo può e deve essere interrotta l’attività amministrativa; né la stessa ordinanza entra nel merito delle questioni del ricorrente fissando l’udienza di merito per il 16 Ottobre 2018 e compensa le spese che per la sua parte dovrà pagare la Molendini o i suoi mandatari. Se ci fosse stata una condanna definitiva tutte le spese sarebbero state accollate al Sindaco.In ogni caso il Sindaco di Carpino , rispettoso della legge e lo ha dimostrato anche in questa dibattuta circostanza (vedasi il bando, le comunicazioni al Prefetto e al Cosiglio Comunale), valuterà ogni situazione compreso un appello cautelare al Consiglio di Stato poiché diversamente da quello che vuole lasciare intendere la Molendini, non è chiara la finalità amministrativa della ordinanza.Quanto alla stessa Consigliera, il Sindaco di Carpino eventualmente insieme ad altri colleghi interessati, intraprenderà ogni iniziativa volta a verificare la necessità, la correttezza, la trasparenza degli atti da ella intrapresi ad iniziare dallo stato del suo mandato, ai criteri di scelta dei legali per affrontare i giudizi innanzi al TAR ( considerato che per tre Comuni il legale incaricato è stato sempre lo stesso) e per finire alla gestione delle spese sostenute per gli onorari degli avvocati , qualcuno dei quali alla ricerca di visibilità e vana gloria, proprio come la Consigliera. Deve spiegare ai Pugliesi la Molendini, ( nominata e non eletta), ignara delle difficoltà dei Sindaci perché con ingiustificata disinvoltura anche quando non è il caso, (tanto non paga Lei) corre dietro a fazioni politiche, crea notevoli difficoltà agli enti locali già in precario equilibrio economico finanziario e non dice quanti soldi ha fatto sperperare ai Comuni della nostra Regione.Rispetto ai mandatari della faccenda , ossia i Consiglieri di opposizione nel Comune di Carpino, al momento mi esimo da ogni considerazione; posso soltanto confermare che continua la pretestuosa, futile e pregiudizievole battaglia finalizzata solo a creare possibili scompigli nella maggioranza ( che non ci saranno mai) senza elementi costruttivi ma solo e sempre con tanta rabbia per il potere perduto.
Non si può gioire, ritiene il Sindaco Di Brina e si rivolge alla Molendini quanto ai Consiglieri di minoranza se si mette in atto solo ostruzionismo premeditato anche quando sono state esperite tutte le iniziative che la legge prevede né perché non vi è una sentenza definitiva come si vuol far passare. Ed è per questo che restiamo fiduciosi rispetto al giudizio di merito che il TAR esprimerà il 16 Ottobre 2018.
Sabato, 13 Gennaio 2018 11:49
Rocco Ruo: “Eravamo stati facili profeti” – il Tar Puglia azzera la giunta comunale fuorilegge di Carpino perche’ ritenuta illegittima.
Con ordinanza n° 14 del 11.01.2018, il Tribunale Amministrativo Regionale ha azzerato la Giunta Comunale di Carpino a seguito del mancato rispetto da parte del Sindaco Di Brina della legge 56/2014 (legge Delrio).
E’ stato accolto, infatti, il ricorso presentato dalla Consigliera regionale di parità, dott.ssa Serenella Molendini, difesa dall’Avv. Annarita Armiento. Ad entrambe, è rivolto l’apprezzamento e la gratitudine da parte dei Consiglieri Comunali, Nicola Maria Trombetta, Giuseppe Gentile, Rocco Manzo e Rocco Ruo e da parte dei cittadini Carpinesi, avvezzi a rispettare le leggi dello Stato.
Il provvedimento del TAR azzera la Giunta di Carpino e tutti gli atti successivi e le deliberazioni della stessa Giunta perché in illegittima composizione “considerato che ai sensi dell’art. 1, comma 137, della legge n. 56 del 7 aprile 2014 la parità di genere nella composizione delle giunte dei comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti deve essere perseguita con tutti i mezzi adeguati allo scopo e ragionevolmente a disposizione dei soggetti ai quali la legge demanda tale adempimento.”
Sin dalla seduta di insediamento del nuovo Consiglio Comunale, il gruppo Consigliare “Fare Futuro”, indirizzava una nota al Sindaco di Carpino, al Prefetto di Foggia e alla Consigliera Regionale di parità, con la quale denunciava la illegittima composizione della Giunta Comunale di Carpino che non rispettava l’art. 1, comma 137, della legge n. 56 del 2014, nota come “legge Del Rio” che statuisce che . Non è bastata a convincere il Sindaco Di Brina che la legge va rispettata neanche una nota di diffida, inviatagli il 5 luglio 2017 dalla dott.ssa Serenella Molendini, Consigliera Regionale di Parità, con la quale lo invitava a riequilibrare, nel rispetto della “legge Delrio”, la Giunta Comunale di Carpino, né ha sortito l’effetto di farlo “rientrare sui suoi passi” la successiva interrogazione consigliare presentata in occasione del Consiglio Comunale del 26 luglio 2017, ancora una volta dai Consiglieri Trombetta, Gentile, Manzo e Ruo. Il Sindaco e la sua Giunta fuorilegge anche in quella occasione hanno fatto “orecchie da mercante”.
Vi è di più! Neanche davanti al ricorso, presentato dinanzi al Tar Puglia, dalla Consigliera di parità hanno avuto l’umiltà di piegarsi alla legge dello Stato, una legge che, peraltro, porta il nome di un ex Ministro del Partito Democratico, attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, appunto Delrio. Hanno, infatti, preferito affidare due incarichi, il cui peso economico grava sulle spalle dei contribuenti Carpinesi, ad un legale “di fiducia” perché difendesse il Comune di Carpino dinanzi al Tar Puglia sperando di farla franca ed eludere la legge.
I Cittadini Carpinesi, grazie alla operosità dei Consiglieri Trombetta, Gentile Manzo e Ruo che hanno avuto, sin da subito, la caparbietà di difendere una legge dello Stato e, soprattutto grazie ad una Consiglierà di parità Regionale, la dott.ssa Serenella Molendini che svolge il suo incarico con serietà e dedizione e che ha saputo scegliere una grande professionista, l’avvocata Armiento, oggi possono esprimere la gioia che anche a Carpino, “nolente o volente”, la legge deve essere rispettata.