Source: http://www.sancascianovp.net/servizi/scheda-servizio/riconoscimento
Timestamp: 2018-05-27 05:16:13+00:00
Document Index: 100054710

Matched Legal Cases: ['art. 254', 'art. 257', 'art. 251', 'art. 253', 'art. 250', 'art. 250', 'art. 258', 'art. 256', 'art. 257', 'art. 262', 'art. 1', 'art. 262', 'art. 33']

Riconoscimento | Comune di San Casciano in Val di Pesa
E' l'atto con il quale uno od entrambi i genitori si attribuiscono la paternità o maternità di una data persona, creando un rapporto giuridico con il figlio riconosciuto.
Il riconoscimento trasforma un fatto puramente naturale, come la procreazione, in una fonte di rapporti giuridici. Se, infatti, manca il riconoscimento non sorgeranno rapporti giuridici tra il figlio ed i suoi genitori a meno che non si agisca giudizialmente per far dichiarare la paternità o la maternità.
È evidente che ha un senso parlare di riconoscimento solo per i figli nati al di fuori del matrimonio, dal momento che per la prole nata in costanza di matrimonio gli effetti derivanti dallo status di “figlio” si producono nautomaticamente in presenza delle condizioni previste dalla legge.
Il riconoscimento si determina solo alle condizioni previste dal codice civile agli articoli 250 e seguenti.
Caratteristiche essenziali dell'atto del riconoscimento
Il riconoscimento può avvenire
- nell'atto di nascita (art. 254 c.c.);
- in un momento successivo alla nascita o dal concepimento con una successiva apposita dichiarazione resa:
1. all'Ufficiale dello stato civile
2. in un atto pubblico
3. in un testamento (in tal caso avrà effetto dal momento della morte del testatore anche se il testamento è stato revocato).
E' nulla ogni clausola diretta a limitarne gli effetti (art. 257 c.c.); una volta compiuto, il riconoscimento è irrevocabile.
Il riconoscimento può essere effettuato solo nelle forme previste dalla legge, senza le quali l'atto è nullo.
Nonostante, però, le forme richieste, ciò che conta è che da queste risulti con chiarezza la volontà di riconoscere il proprio figlio, anche in maniera implicita.
La domanda di legittimazione di un figlio presentata al giudice o la dichiarazione della volontà di legittimarlo espressa dal genitore in un atto pubblico o in un testamento importa riconoscimento, anche se la legittimazione non abbia luogo. (Art. 254 c.c.)
Legittimazione ad effettuare il riconoscimento
Il figlio nato fuori del matrimonio può essere riconosciuto (nei modi previsti dall'articolo 254, cioè nei modi visti dalla precedente tabella), dalla madre e dal padre, anche se già uniti in matrimonio con altra persona all'epoca del concepimento
I genitori possono riconoscere i figli incestuosi (art. 251 c.c.) ma solo su autorizzazione del giudice e avuto riguardo all'interesse del figlio e alla necessità di evitargli qualsiasi pregiudizio.
In ogni caso al figlio non riconoscibile spettano una serie di diritti quando ne sia comunque provato il rapporto di filiazione come il diritto agli alimenti ed i diritti successori.
Il riconoscimento non può essere effettuato da genitori che non abbiano compiuto 16 anni, salvo che il giudice li autorizzi, valutate le circostanze e avuto riguardo all'interesse del figlio.
Il riconoscimento del figlio che non ha compiuto 14 anni non può essere fatto senza consenso dall'altro genitore che lo abbia già effettuato.
È necessario che l'atto di riconoscimento non sia in contrasto gli interessi dei figlio e per questo motivo si è stabilito quanto segue:
1. E' inammissibile il riconoscimento nei confronti di chi abbia già lo status di figlio legittimo o legittimato (art. 253 c.c.).
2. Se il figlio ha già compiuto 14 anni sarà necessario anche il suo consenso al riconoscimento(art. 250 c.c. comma 2).
3. Il consenso dell'altro genitore ( che già aveva effettuato il riconoscimento) non può essere rifiutato se risponde all'interesse del figlio.
Quest'ultimo punto è molto delicato; c'è, infatti, un genitore che si oppone al successivo riconoscimento che vuole effettuare l'altro genitore. È facile immaginare come i motivi di questa opposizione possano non essere dettati dalla salvaguardia dell'interesse del figlio, ma da motivi di rancore del genitore che ha già effettuato il riconoscimento nei confronti dell'altro.
Per questo motivo se un genitore intende comunque riconoscere il figlio , nonostante l'opposizione dell'altro, dovrà ricorrere alla procedura prevista dal comma 4 dell'art. 250 c.c.
Si discute circa la natura giuridica del riconoscimento in quanto si dubita che abbia natura negoziale.
È vero che il legislatore ha dato massimo valore alla volontà contenuta nell'atto (e ciò farebbe propendere per la tesi che lo vede come negozio giuridico), ma è anche vero che il riconoscimento è irrevocabile anche se contenuto in un testamento, e ciò fa intendere che il legislatore ha dato la prevalenza all'interesse del figlio, anche contro una successiva volontà di chi ha effettuato il riconoscimento.
E' certo, comunque, che riconoscimento è atto giuridico unilaterale, discrezionale volontario e non recettizio.
Principali effetti del riconoscimento
Il riconoscimento produce effetti riguardo al genitore da cui fu fatto e anche riguardo ai parenti di esso (art. 258 comma 1).
Una volta effettuato, il riconoscimento è irrevocabile (art. 256 c.c.) e ha effetto ex tunc, cioè sin dalla nascita del figlio, ma se compiuto in un testamento ha effetto dal giorno della morte del testatore, anche se poi il testamento è stato revocato.
E' nulla ogni clausola volta a limitare gli effetti del riconoscimento (art. 257 c.c.); il genitore che ha effettuato il riconoscimento assume gli stessi diritti e doveri che nei confronti dei figli legittimi.
Il genitore che per primo ha effettuato il riconoscimento dà il cognome al figlio; se effettuato da entrambi i figlio prenderà il cognome del padre (art. 262 c.c.).
L’art. 1, co. 10, della L. 10 dicembre 2012 n. 219, ha disposto l’espressa abrogazione della Sezione Il del Capo II del Titolo VII del Libro primo del codice civile, rubricata "Della legittimazione dei figli naturali" (quindi gli articoli da 280 a 290 del codice), in linea con la ratio ispiratrice della predetta legge.
Si è quindi persa e superata ogni differenza tra la prole; da qui l'irrilevanza di tutte le norme che prevedevano e disciplinavano la «legittimazione» in virtù del principio della unicità dello status di "figlio", con conseguenti, significativi riflessi giuridici nella materia dello stato civile.
Importante riflesso si determina nell’ipotesi di genitori che riconoscano il figlio nell’atto di matrimonio, poichè in relazione all’attribuzione del cognome si applicherà l’art. 262 del c.c. (rubricato "Cognome del figlio"), non potendo più ricorrere l’ipotesi contemplata nell'art. 33 co. I del d.P.R. 396/2000 (Disposizioni sul cognome), che recita "II figlio legittimato ha il cognome del padre".
- artt. 250 e ss. c.c.; artt. 42 e ss. D.P.R. 3.11.2000, n. 396
- L. 10 dicembre 2012 n. 219
artt. 250 e ss. c.c.; artt. 42 e ss. D.P.R. 3.11.2000, n. 396
L. 10 dicembre 2012 n. 219