Source: https://forum.grnet.it/art-42-comma-5-d-lgs-151-2001-congedo-retribuito-12684?view-post=118306&amp
Timestamp: 2019-06-26 21:11:32+00:00
Document Index: 45189992

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 43', 'art. 43', 'sentenza ', 'art. 42', 'sentenza ', 'art. 42', 'art. 42', 'sentenza ', 'art. 42', 'art. 32', 'art. 42', 'art. 43', 'art. 5', 'art. 42', 'art. 43', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 42, comma 5, D.Lgs. 151/2001 congedo retribuito - GrNet.it
Art. 42, comma 5, D.Lgs. 151/2001 congedo retribuito
Messaggio da panorama » ven dic 06, 2013 12:23 am
congedo retribuito previsto dall’art. 42, comma 5, del D.Lgs. n. 151 del 2001, richiesto per un periodo continuativo di due anni.
29/11/2013	201310250 Sentenza Breve	1B
N. 10250/2013 REG.PROV.COLL.
N. 07968/2012 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 7968 del 2012, proposto da:
F. C., rappresentata e difesa dall'avv. M. A., con domicilio eletto presso Tar Lazio Segreteria Tar Lazio in Roma, via Flaminia, 189;
Ministero dell'Interno – Dipartimento Vigili del Fuoco-Soccorso Pubblico - Difesa Civile, in persona del Ministro in carica e del Capo Dipartimento p.t., rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;
del provvedimento del Ministero dell'Interno - Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile (prot. uscita 0018619 del 18.06.2012), recante il rigetto dell’istanza di fruizione del congedo straordinario ai sensi dell'art. 42, comma 5, del D.Lgs. 26 marzo 2001 n. 151;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 13 novembre 2013 il dott. Francesco Riccio e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Considerato che con il presente mezzo di gravame, notificato il 31 luglio 2013 e depositato il successivo 9 ottobre, la parte istante - in qualità di assistente in servizio presso il Comando Provinciale di …… dei Vigili del Fuoco - ha impugnato il provvedimento indicato in epigrafe poiché lesivo del proprio interesse al riconoscimento dei benefici relativi alla fruizione del congedo retribuito previsto dall’art. 42, comma 5, del D.Lgs. n. 151 del 2001, richiesto per un periodo continuativo di due anni, prospettando come motivi di impugnazione la violazione di legge e l’eccesso di potere sotto svariati aspetti sintomatici, ed in particolare l’errata valutazione del presupposto di fatto richiesto dalla legge e denominato “referente unico”;
Ritenuto che le medesime doglianze sono finalizzate a dimostrare che l’atto impugnato si fonda su un’errata interpretazione del disposto normativo di riferimento, laddove in verità il comma 5/bis del citato art. 42 del D.Lgs. n. 151 del 2001, inserito dall'art. 4, comma 1, lett. b), D.Lgs. 18 luglio 2011, n. 119, dispone che “ Il congedo fruito ai sensi del comma 5 non può superare la durata complessiva di due anni per ciascuna persona portatrice di handicap e nell'arco della vita lavorativa. Il congedo è accordato a condizione che la persona da assistere non sia ricoverata a tempo pieno, salvo che, in tal caso, sia richiesta dai sanitari la presenza del soggetto che presta assistenza. Il congedo ed i permessi di cui articolo 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992 non possono essere riconosciuti a più di un lavoratore per l'assistenza alla stessa persona. Per l'assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravità, i diritti sono riconosciuti ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente, ma negli stessi giorni l'altro genitore non può fruire dei benefici di cui all'articolo 33, commi 2 e 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e 33, comma 1, del presente decreto.”;
Atteso che gli argomenti enunciati nell’unico motivo di gravame risultano essere fondati in ragione della motivazione posta a base del provvedimento impugnato, laddove si afferma che non risulta comprovata la sussistenza di elementi che dimostrino lo status di “referente unico” che, nel caso di specie, sarebbe escluso dalla presenza di altri due fratelli residenti a ……. di Roma;
Considerato, altresì, che la suddetta interpretazione non trova riscontro sia nella lettera della norma sopra esposta, sia nella circolare (tra l’altro richiamata nel corpo del provvedimento di diniego) della Funzione Pubblica n. 1 del 2012, poiché l’intento delle diverse norme di cui si è data applicazione è solo quello di impedire che il beneficio in discussione sia riconosciuto a più soggetti legittimati in quanto lavoratori;
Considerato, inoltre, che la circostanza posta a base della motivazione del provvedimento gravato (“presenza di altri due fratelli residenti a …… di Roma”) non è di per sé sufficiente a dimostrare l’impedimento normativo alla concessione del congedo per l’assistenza alle persone in situazione di disabilità grave, per la semplice ragione che la stessa p.a. avrebbe dovuto quantomeno accertare che almeno uno dei due soggetti specificati già godesse del beneficio in discussione;
Ritenuto che, nel caso di specie, vi sono i presupposti per pronunciare, ai sensi del combinato disposto degli artt. 60 e 74 del c.p.a., una sentenza in forma semplificata in quanto, dagli atti depositati, si desume un evidente travisamento della legge e delle circolari allo scopo richiamate;
Ritenuto, pertanto, che il presente gravame va accolto e conseguentemente annullato il provvedimento impugnato perché viziato da violazione di legge, facendo comunque salvi gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione resistente;
Considerato, infine, che le spese seguono come di norma la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo;
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato nei termini di cui in motivazione.
Condanna il Ministero dell’Interno, parte resistente, al pagamento delle spese di giudizio che si liquidano in complessivi € 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre la rifusione dell’importo del contributo unificato versato pari ad € 300,00 (trecento), a favore della parte ricorrente.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 13 novembre 2013 con l'intervento dei magistrati:
Francesco Riccio, Presidente FF, Estensore
Il 29/11/2013
Re: Art. 42, comma 5, D.Lgs. 151/2001 congedo retribuito
Messaggio da panorama » mer set 23, 2015 10:36 pm
Rif. sentenza di cui sopra.
Messaggio da panorama » sab feb 13, 2016 9:22 pm
per opportuna notizia nel caso vi capita analoga problematica.
personale VV.FF.
revoca congedo straordinario retribuito – risarcimento danni.
1) - I provvedimenti sono stati adottati in ragione della sopravvenuta mancanza del requisito della “convivenza” (alla luce del trasferimento della residenza dal Comune di ....... al Comune di ......, a decorrere dal 18 gennaio 2012) con il padre portatore di handicap per l’assistenza del quale era stato concesso il beneficio.
2) - Circolari e pareri richiamati nel provvedimento di revoca (circolari INPS n. 19583 del 2 settembre 2009, n. 6512 del 4 marzo 2010, e del D.F.P. n. 1 del 3 febbraio 2012).
3) - L’Amministrazione si è costituita in giudizio, depositando copia delle difese di primo grado (da cui si evince il richiamo anche alla circolare INPDAP n. 2 del 28 dicembre 2011, univoca nel riferire il requisito della convivenza alla residenza ex art. 43 c.c.).
Il CdS precisa cose importanti:
4) - La “residenza” è un concetto di fatto ed indica il luogo di abituale dimora (art. 43, comma 2, c.c.).
5) - La circostanza che esistano registri della popolazione residente, tenuti dai comuni, nonché sussista l’obbligo di comunicare i mutamenti della residenza, non fa venir meno che si tratti della descrizione di uno stato di fatto.
6) - Pertanto, anche se alcune delle circolari invocate dall’Amministrazione prevedono che il requisito risulti (debba risultare) dalla formale residenza anagrafica, le relative previsioni (a prescindere dalla circostanza che siano state o meno efficacemente impugnate nel presente giudizio) non possono impedire che il soggetto interessato dimostri altrimenti la convivenza effettiva, ossia lo stato di fatto consistente nella dimora abituale nella stessa abitazione del parente da assistere, che, di regola, dovrebbe risultare dalla residenza.
7) - Anche la giurisprudenza che si è occupata della non coincidenza tra residenza anagrafica e dimora abituale effettiva, ha affermato che, pur potendo essere sintomatica della convivenza tra il soggetto bisognoso di assistenza e il familiare che tale assistenza presta, la residenza anagrafica non esaurisce di per sé le possibilità di comprovare la convivenza; ed ha dato rilevanza, in senso contrario, alle dichiarazioni dell’interessato o agli accertamenti effettuati dall’Amministrazione (in senso sfavorevole – cfr TAR Sicilia, Palermo, I, n. 1213/2011; TAR Calabria, RC, n. 158/2012 - ovvero favorevole – TAR Friuli V.G., n. 3/2014 – all’istante).
L'Amministrazione e l'INPS perdono.
SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 3 ,numero provv.: 201600573
- Public 2016-02-10 -
N. 00573/2016REG.PROV.COLL.
N. 10017/2014 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 10017 del 2014, proposto da:
OMISSIS, rappresentato e difeso dagli Avv. Matteo Sanapo, Roberto De Giuseppe, Giulio Micioni, con domicilio eletto presso Giulio Micioni in Roma, Via Postumia, 3;
- Ministero dell'Interno, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, anche domiciliataria in Roma, Via dei Portoghesi 12;
- INPS, rappresentato e difeso per legge dall’avv. Dario Marinuzzi, con domicilio in Roma, Via Cesare Beccaria,29;
della sentenza del T.A.R. SARDEGNA – CAGLIARI, SEZIONE I, n. 00261/2014, resa tra le parti, concernente revoca congedo straordinario retribuito – risarcimento danni;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell'Interno e di INPS;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 14 gennaio 2016 il Cons. Pierfrancesco Ungari e uditi per le parti gli Avvocati Roberto De Giuseppe, Dario Marinuzzi e l'Avvocato dello Stato Mario Antonio Scino;
1. La controversia origina dalla revoca del congedo straordinario ex art. 42, d.lgs. 151/2001 (concesso in origine, complessivamente, per il periodo 19/10/2011-18/10/2012) e la conseguente decadenza dal relativo trattamento economico per giorni 275 (18/1/2012-18/10/2012), con recupero delle somme corrisposte, disposta dal Ministero dell’interno mediante provvedimenti n. … in data 7 gennaio 2013 e n. …. in data 6 marzo 2013 (che richiama il decreto prot. …. in data 29 gennaio 2013) nei confronti dell’odierno appellante, Vigile del Fuoco qualificato in servizio presso il Comando provinciale di OMISSIS.
2. I provvedimenti sono stati adottati in ragione della sopravvenuta mancanza del requisito della “convivenza” (alla luce del trasferimento della residenza dal Comune di OMISSIS al Comune di OMISSIS, a decorrere dal 18 gennaio 2012) con il padre portatore di handicap per l’assistenza del quale era stato concesso il beneficio.
3. Il TAR Sardegna, con la sentenza appellata (I, n. 261/2014), ha respinto il ricorso, affermando che, sulla base dell’interpretazione dell’art. 42 del d.lgs. 151/2001 risultante dalle circolari applicative dell’INPS e del Dipartimento della Funzione Pubblica e dalla ratio dell’istituto, correttamente il Ministero aveva fatto riferimento alla residenza anagrafica. E che i provvedimenti impugnati appaiono conseguenza inevitabile delle stesse dichiarazioni fatte dal ricorrente, il quale, in sede di domanda di proroga, ha continuato a dichiarare di essere residente in OMISSIS, attestando un dato non più corrispondente al vero.
4. Nell’appello, viene prospettato che:
(a) – sia l’art. 42, comma 5, del d.lgs. 151/2001, sia la sentenza della Corte Costituzionale n. 19/2009, fanno riferimento allo stato di convivenza con il disabile, non alla residenza del beneficiario del congedo, ed è indubbio che l’appellante abbia sempre convissuto con i genitori, e che sia da anni l’unico familiare in grado di prestare assistenza al padre, affetto da OMISSIS;
(b) – in ogni caso, la residenza è un concetto di fatto e le risultanze dei registri anagrafici comunali non sono risolutive, dovendosi, ai fini della spettanza del beneficio in questione, fare riferimento al concetto di “convivenza effettiva”;
(c) – a ben vedere, anche le circolari ed i pareri richiamati nel provvedimento di revoca (circolari INPS n. 19583 del 2 settembre 2009, n. 6512 del 4 marzo 2010, e del D.F.P. n. 1 del 3 febbraio 2012), danno fondamentale rilievo alla reale convivenza, rilevando come la finalità dell’art. 42, comma 5, sia quella di assicurare la continuità delle cure e l’assistenza del disabile; in particolare, la circolare n. 1/2012 afferma che il requisito della convivenza può ritenersi soddisfatto quando sia attestata mediante dichiarazione sostitutiva la dimora temporanea, ossia l’iscrizione nello schedario della popolazione temporanea di cui all’art. 32 del d.P.R. 223/1989 pur risultando diversa la residenza;
(d) – una diversa interpretazione dell’art. 42, comma 5, cit., si porrebbe in contrasto con gli artt. 2, 3, 29, 32 e 118 Cost., donde la necessità di rimettere la questione alla Corte Costituzionale;
(e) – contrariamente a quanto si legge nel decreto n. 1170/2013, l’appellante ha presentato in data 12 febbraio 2013 (entro il termine assegnato dalla comunicazione di avvio del procedimento di recupero) le proprie osservazioni, ma l’Amministrazione ha omesso di tenerne conto; inoltre, il recupero mediante decurtazione dallo stipendio è iniziato prima che gli venisse notificato il decreto n. …./2013; infine, la rateizzazione disposta non tiene conto delle condizioni economiche del dipendente.
L’appellante ripropone anche la domanda risarcitoria, riguardo al comportamento illegittimo dell’Amministrazione, tale, a suo avviso, da causare danni patrimoniali e non patrimoniali, “alla salute psico-fisica, alla personalità, all’immagine, alla dignità, all’onore, alla capacità reddituale, alla vita sociale e di relazione, alla serenità familiare, alla reputazione e alla professionalità dell’appellante”, di cui chiede la liquidazione in via equitativa.
5. L’Amministrazione si è costituita in giudizio, depositando copia delle difese di primo grado (da cui si evince il richiamo anche alla circolare INPDAP n. 2 del 28 dicembre 2011, univoca nel riferire il requisito della convivenza alla residenza ex art. 43 c.c.).
6. L’appellante ha ribadito con memoria le proprie doglianze, OMISSIS.
7. Il Collegio osserva che l’art. 5 del d.lgs. 151/2001, come sostituito dal d.lgs. 119/2011, prevede che “Il coniuge convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell'articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ha diritto a fruire del congedo di cui al comma 2 dell'articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, entro sessanta giorni dalla richiesta. In caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente, ha diritto a fruire del congedo il padre o la madre anche adottivi; in caso di decesso, mancanza o in presenza di patologie invalidanti del padre e della madre, anche adottivi, ha diritto a fruire del congedo uno dei figli conviventi; in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti dei figli conviventi, ha diritto a fruire del congedo uno dei fratelli o sorelle conviventi.”.
Dunque, l’elemento dirimente ai fini della spettanza del beneficio è la “convivenza” con il parente disabile grave. E ciò risulta coerente con la finalità del beneficio del congedo straordinario in questione, che, come ha sottolineato anche l’appellante, è volto a favorire l’assistenza al disabile grave in ambito familiare e ad assicurare continuità nelle cure e nell'assistenza, al fine di evitare lacune nella tutela della salute psico-fisica dello stesso, e ciò a prescindere dall’età e dalla condizione dei parenti in grado di assisterlo (come affermato dalla Corte Costituzionale, che – con sentenze nn. 233/2005, 158/2007 e 19/2009 - ha progressivamente ampliato l’ambito degli aventi diritto, prima della novellazione che ha introdotto la formulazione dell’art. 42, commi 5 ss., oggi vigente).
8. La “residenza” è un concetto di fatto ed indica il luogo di abituale dimora (art. 43, comma 2, c.c.).
La circostanza che esistano registri della popolazione residente, tenuti dai comuni, nonché sussista l’obbligo di comunicare i mutamenti della residenza, non fa venir meno che si tratti della descrizione di uno stato di fatto.
Pertanto, anche se alcune delle circolari invocate dall’Amministrazione prevedono che il requisito risulti (debba risultare) dalla formale residenza anagrafica, le relative previsioni (a prescindere dalla circostanza che siano state o meno efficacemente impugnate nel presente giudizio) non possono impedire che il soggetto interessato dimostri altrimenti la convivenza effettiva, ossia lo stato di fatto consistente nella dimora abituale nella stessa abitazione del parente da assistere, che, di regola, dovrebbe risultare dalla residenza.
9. Anche la giurisprudenza che si è occupata della non coincidenza tra residenza anagrafica e dimora abituale effettiva, ha affermato che, pur potendo essere sintomatica della convivenza tra il soggetto bisognoso di assistenza e il familiare che tale assistenza presta, la residenza anagrafica non esaurisce di per sé le possibilità di comprovare la convivenza; ed ha dato rilevanza, in senso contrario, alle dichiarazioni dell’interessato o agli accertamenti effettuati dall’Amministrazione (in senso sfavorevole – cfr TAR Sicilia, Palermo, I, n. 1213/2011; TAR Calabria, RC, n. 158/2012 - ovvero favorevole – TAR Friuli V.G., n. 3/2014 – all’istante).
10. Nella stessa sentenza appellata si sottolinea che la presunzione di corrispondenza delle risultanze anagrafiche alla realtà effettiva riguardo alla residenza di una persona fisica, benché non abbia valore assoluto (iuris et de iure), deve considerarsi munita di una particolare resistenza, nel senso che, nel caso in cui ai fini del suo superamento non si adducano prove tipiche, di tenore univocamente concludente, ma elementi a loro volta presuntivi, i requisiti di gravità, precisione e concordanza di questi ultimi vanno apprezzati dal giudice del merito con particolare rigore. Ebbene, nel caso in esame non è contestato che l’appellante abbia sempre abitato con i genitori a OMISSIS, e che il trasferimento di residenza a OMISSIS sia stato effettuato al solo fine di beneficiare delle agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa, fin dall’inizio locata ad un distinto nucleo familiare.
11. Le considerazioni esposte conducono ad accogliere l’appello, nella parte rivolta a contestare il rigetto da parte del TAR dell’impugnazione del provvedimento di revoca o decadenza del beneficio.
Non vi è motivo per esaminare le censure rivolte alle modalità ed all’entità del recupero delle somme corrispondenti al periodo di congedo straordinario, posto che il recupero cade per invalidità derivata.
12. Non può invece essere accolta la domanda risarcitoria, dato che non vi è adeguata prospettazione in ordine al danno di cui si chiede il risarcimento, e che comunque all’origine della controversia vi è stata una dichiarazione del ricorrente concernente una residenza anagrafica non corrispondente alla situazione reale, e pertanto le conseguenze negative appaiono – in questa limitata misura – a lui imputabili.
13. Per le medesime considerazioni, si ravvisano i presupposti per disporre la compensazione tra le parti delle spese di giudizio.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie parzialmente e, per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, accoglie il ricorso di primo grado limitatamente alla domanda di annullamento dei provvedimenti con esso impugnati.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 14 gennaio 2016 con l'intervento dei magistrati: