Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2797-codice-civile-forme-della-vendita
Timestamp: 2018-06-24 05:01:19+00:00
Document Index: 37502903

Matched Legal Cases: ['art. 166', 'art. 2797', 'art. 2797', 'art. 2797', 'art. 3', 'art. 2797', 'art. 615', 'art. 2797', 'art. 67', 'art. 2797', 'art. 2797', 'art. 615', 'sentenza ', 'art. 616', 'art. 14', 'art. 2797', 'sentenza ']

Codice civile Art. 2797 codice civile: Forme della vendita
Prima di procedere alla vendita il creditore, a mezzo di ufficiale giudiziario, deve intimare al debitore di pagare il debito e gli accessori, avvertendolo che, in mancanza, si procederà alla vendita. L’intimazione deve essere notificata anche al terzo che abbia costituito il pegno (1).
Se entro cinque giorni dall’intimazione (2) non è proposta opposizione (3), o se questa è rigettata, il creditore può far vendere la cosa al pubblico incanto, o, se la cosa ha un prezzo di mercato, anche a prezzo corrente, a mezzo di persona autorizzata a tali atti. Se il debitore non ha residenza o domicilio eletto nel luogo di residenza del creditore, il termine per l’opposizione è determinato a norma dell’art. 166 del codice di procedura civile.
Creditore pignoratizio: [v. 2748]; Ufficiale giudiziario: [v. 2955]; Incanto: [v. 2893]; Residenza: [v. 43]; Domicilio: [v. 43].
Intimazione: atto col quale si richiede al destinatario di tenere un particolare comportamento.
Opposizione: atto con cui il debitore contesta il diritto a procedere della parte istante.
(1) L’intimazione non è, però, richiesta a pena di nullità: essa, infatti, mira ad assicurare che la diffida ad adempiere sia effettivamente pervenuta al debitore e che essa abbia data certa. Pertanto, se tale funzione è realizzata, essa può essere sostituita da qualunque dichiarazione del creditore non contestata dal debitore.
(2) Il termine di cinque giorni per l’adempimento, trascorso il quale si può procedere alla vendita, deriva direttamente dalla previsione normativa, e non occorre, dunque, che sia concessa al debitore dal creditore.
(3) L’opposizione va proposta con citazione davanti al giudice competente a conoscere nel merito la vicenda controversa (cd. giudice di cognizione).
La forma speciale di vendita di cui alla norma (esecuzione forzata pignoratizia) è prevista al fine di un rafforzamento della garanzia, ed anche di una più rapida soddisfazione del credito.
La particolare procedura di soddisfacimento del credito del vettore non richiede necessariamente la sussistenza di un titolo esecutivo di natura giudiziale, in quanto la procedura di cui all'art. 2797 cod. civ. costituisce una sorta di esecuzione espropriativa privata, effettuata, su incarico del creditore, da persona che vi è autorizzata con la modalità previste da tale norma. Tale vendita peraltro non può avere luogo nel caso di opposizione da parte del debitore.
Tribunale Vercelli 13 settembre 2011
In tema di pegno, la disciplina dettata dall'art. 2797 c.c. è derogabile consensualmente, non solo mediante la previsione di forme di vendita diverse da quelle prescritte dal secondo comma, ma anche mediante la dispensa dall'intimazione al debitore ed al terzo garante e dal rispetto del termine per l'opposizione, il cui unico scopo consiste nel consentire al debitore ed al terzo datore del pegno di adempiere spontaneamente o di opporsi alla vendita, senza che l'omissione di tali forme faccia venir meno la riferibilità della vendita alla realizzazione della garanzia pignoratizia, purché essa sia il risultato dell'accordo intervenuto in proposito tra le parti per il soddisfacimento del creditore.
Cassazione civile sez. III 15 aprile 2011 n. 8721
Anche l'opposizione speciale prevista dall'art. 2797 c.c., al pari dei rimedi oppositori contemplati nel codice di rito, è assoggettata alla deroga prevista dall'art. 3 l. n. 742 del 1969, con riguardo alla sospensione feriale dei termini processuali. Tanto si desume ove si consideri che, per costante giurisprudenza, l'opposizione alla vendita della cosa data in pegno, prevista dall'art. 2797 c.c., ha la sostanziale natura di opposizione all'esecuzione, riconducibile all'art. 615 c.p.c., ed è perciò soggetta alle stesse regole processuali di quest'ultima, ivi compresa, dunque, quella della non applicabilità della sospensione dei termini processuali.
Tribunale Nola sez. I 10 maggio 2010
La disciplina dettata dall'art. 2797 c.c. è derogabile consensualmente, non solo mediante la previsione di forme di vendita diverse da quelle prescritte dal comma 2, ma anche mediante la dispensa dall'intimazione al debitore ed al terzo garante e dal rispetto del termine per l'opposizione, il cui unico scopo consiste, del resto, nel consentire al debitore ed al terzo datore del pegno di adempiere spontaneamente o di opporsi alla vendita,senza che l'omissione di tali forme faccia venir meno la riferibilità della vendita alla realizzazione della garanzia pignoratizia, purché essa sia il risultato dell'accordo intervenuto in proposito tra le parti per il soddisfacimento del creditore.
Non è revocabile, ai sensi dell'art. 67, comma 1 n. 2, l. fallimentare, il pagamento eseguito, nel periodo sospetto, in base ad apposita convenzione trilaterale, mediante versamento diretto al creditore pignoratizio, da parte dell'acquirente del bene dato dal debitore in pegno non revocabile perché consolidato, del prezzo dello stesso, atteso che, in tal modo, essendosi provveduto attraverso la vendita del pegno all'estinzione di parte del debito, il creditore esercita il proprio diritto alla realizzazione del pegno medesimo, la cui costituzione non è più attaccabile con l'azione revocatoria fallimentare, laddove la revoca del pagamento produrrebbe l'effetto di una indiretta revoca della garanzia, senza che, peraltro, nella specie, possano spiegare rilievo, in contrario, né il fatto che sia stato il creditore pignoratizio ad avere proceduto all'acquisto dei titoli in questione né il fatto che il creditore stesso, anziché trattenere il ricavato, lo abbia computato sul conto corrente (chiuso) del debitore, al fine di dare evidenza contabile alla diminuzione del saldo passivo (nella specie, una banca, creditrice di un’impresa poi fallita, aveva accreditato in pieno periodo sospetto alla cliente la somma ricavata dalla compravendita in Borsa dei titoli di Stato oggetto della garanzia pignoratizia, in forza di un’apposita clausola contrattuale che prevedeva due deroghe alla procedura-tipo indicata dall’art. 2797 c.c.: una sul termine minimo di preavviso, ridotto a un giorno; l’altra che sostituiva all’intimazione per mezzo dell’ufficiale giudiziario il preavviso in forma scritta).
Cassazione civile sez. I 10 novembre 2008 n. 26898
Cassazione civile sez. III 29 agosto 2008 n. 21908
L'opposizione proposta ai sensi dell'art. 2797 c.c. dal creditore che sia stato minacciato della vendita delle cose mobili di cui debba ricevere consegna in seno al procedimento di "mora credendi", ha sostanziale natura di giudizio di opposizione a un'esecuzione forzata in senso lato non ancora iniziata ed è, quindi, riconducibile alla norma dell'art. 615, comma 1, c.p.c., sia sotto il profilo delle forme che della competenza. Ne consegue che la sentenza resa sul relativo giudizio è soggetta alla norma dell'art. 616 c.p.c. ed è dunque, nel regime di questa norma come modificata dall'art. 14 l. 52/2006, impugnabile soltanto con ricorso per cassazione.
In tema di pegno, la disciplina dettata dall'art. 2797 c.c. è derogabile consensualmente, non solo mediante la previsione di forme di vendita diverse da quelle prescritte dal comma 2, ma anche mediante la dispensa dall'intimazione al debitore ed al terzo garante e dal rispetto del termine per l'opposizione, il cui unico scopo consiste nel consentire al debitore ed al terzo datore del pegno di adempiere spontaneamente o di opporsi alla vendita, senza che l'omissione di tali forme faccia venir meno la riferibilità della vendita alla realizzazione della garanzia pignoratizia, purché essa sia il risultato dell'accordo intervenuto in proposito tra le parti per il soddisfacimento del creditore. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, la quale, preso atto dell'accordo intervenuto tra una banca ed il terzo datore di pegno per la vendita di titoli dati in garanzia ed il trasferimento del ricavato sul conto corrente del debitore principale, a riduzione del debito garantito, aveva escluso che tale accordo comportasse lo spossessamento della cosa data in garanzia e l'estinzione del pegno, negando pertanto la revocabilità del pagamento, a seguito del fallimento del terzo garante).
Cassazione civile sez. I 28 maggio 2008 n. 13998