Source: http://www.cbcstudiolegale.it/2020/03/18/covid-19-e-diritto-penale/
Timestamp: 2020-07-09 04:19:47+00:00
Document Index: 107690237

Matched Legal Cases: ['art. 650', 'art. 650', 'art. 501', 'art. 590', 'art. 650', 'art. 3', 'art. 452', 'art. 650', 'art. 162', 'art. 46', 'art. 483', 'art. 495', 'art. 495', 'art. 515', 'art. 517', 'art. 501', 'art. 18', 'art. 590', 'art. 25']

COVID 19 e diritto penale - CBC Studio Legale
La emergenza pandemica che ha colpito l’Italia e che ci vedrà impegnati nelle prossime settimane per debellare il virus COVID 19, reca con sè, tra le molte altre implicazioni, anche quella relativa agli strumenti, vecchi e nuovi, messi in campo dal Governo per contenere i comportamenti contrari ai decreti emergenziali recentemente emanati.
La scelta governativa, fino ad ora, è stata quella di sanzionare le inosservanze dei decreti (DPCM 9 e 11 marzo 2020) con lo strumento penalistico, eleggendo espressamente la contravvenzione prevista dall’art. 650 c.p. (inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità) quale rimedio alle violazioni delle limitazioni di movimento ed aggregazione dei cittadini.
In questo delicato e drammatico momento l’art. 650 c.p. non è però il solo a conoscere di una inedita e vasta applicazione (al momento della redazione di questo articolo, le denunce, solo per questa contravvenzione, sono quasi 28mila): le Autorità infatti, stando alle cronache ed ai dati del Ministero dell’Interno, hanno provveduto a denunciare molti altri soggetti per svariati reati, tra i quali spiccano varie fattispecie di falso (483, 495 e 496 c.p.), la frode in commercio (515 c.p.) e le false indicazioni qualitative e di origine (517 c.p.).
In minor misura, si registrano denunce per i reati di manovre speculative su merci, fattispecie prevista dall’art. 501-bis, operate soprattutto a seguito dei controlli della GDF e dei Carabinieri NAS sul materiale sanitario importato e commercializzato.
Un aspetto di non poco conto riguarda la inosservanza dei provvedimenti sopra detti in ambito lavorativo, per quelle attività considerate strategiche ed autorizzate a continuare la produzione, violazione che potrebbe dare origine a vari reati, tra i quali spiccano l’omessa fornitura di dispositivi di protezione individuale, sanzionata dal D.Lgs. 81/2008, le lesioni colpose, previste dall’art. 590 c.p., fino ad ipotizzare responsabilità organizzative ex D.Lgs. 231/2001.
Sullo sfondo, una serie di reati indotti o facilitati dall’emergenza, quali truffe, frodi online, attacchi cibernetici, furto di dati sensibili e varie violazione della legge privacy, solo per citarne alcuni.
Di seguito, si analizzano gli aspetti più rilevanti dei reati poco sopra evidenziati:
1. Tralasciando per il momento ogni considerazione in punto di legittimità, che lasciamo a voci più autorevoli e sul quale torneremo eventualmente in futuro (si veda, per tutti, il recente articolo di Gian Luigi Gatta: https://sistemapenale.it/it/opinioni/coronavisus-covid-19-diritti-liberta-fondamentali-diritto-penale-legalita), iniziamo la nostra rassegna proprio dal reato più diffusamente contestato dalle forze di polizia di tutto il territorio nazionale: l’art. 650 c.p..
Il caso concreto più comune riguarda quei soggetti che, non rispettando le severe norme di contenimento adottate fin dal 9/11 marzo 2020, vengano nondimeno colti dalla autorità a circolare senza avere una delle valide giustificazioni elencate nei decreti emergenziali.
Il fatto che si tratti, tecnicamente, di una contravvenzione non deve trarre in inganno i meno avvezzi alla materia penale, poichè si tratta di un vero e proprio reato e non di una violazione amministrativa ed è come tale punito con la pena dell’arresto fino a mesi 3 o con l’ammenda fino ad € 206,00. Il fatto è punibile indifferentemente a titolo di dolo o di colpa.
La condotta punita consiste nel non avere osservato un provvedimento legalmente dato dalla Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, d’ordine pubblico o di igiene, salvo che il fatto non costituisca un più grave reato. Con riguardo a quest’ultimo inciso, va detto che anche l’art. 3, co. 4 del d.l. n. 6/2020 prevede espressamente che “salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale”. Una ripetizione in effetti superflua che lascia tuttavia intuire come i fatti più gravi cui si riferisce la norma siano, sebbene non nominati, quelli di epidemia colposa, previsti dall’art. 452 c.p.. Fattispecie che prevede la prova dell’effettivo contagio di altri soggetti e che per ora non è ancora stata contestata, stando ai dati disponibili, anche se non si esclude che nei prossimi giorni se ne possa registrare qualche sporadica applicazione.
Sotto il profilo sanzionatorio, si rileva la particolare tenuità della sanzione prevista dall’art. 650 c.p., che può peraltro essere definita con oblazione, estinguendo così il reato ai sensi dell’art. 162 bis c.p. con il pagamento della somma di € 103,00, oppure con decreto penale di condanna.
2. Veniamo ora ai reati di dichiarazione mendace, anch’essi in questi giorni piuttosto frequenti stando ai dati forniti dal Ministero dell’interno, consistenti nel racchiudere una falsa dichiarazione nel modello autocertificatorio diffuso dal Ministero stesso, con lo scopo di eludere i vincoli alla circolazione delle persone previsti dai decreti sopra evidenziati, oppure consistenti nella mendace dichiarazione orale o scritta resa agli operanti al momento del controllo. Per espressa previsione, l’autocertificazione prevista di decreti emergenziali è quella dell’art. 46 DPR 445/2000, le cui dichiarazioni sono sempre considerate come fatte a pubblico ufficiale. La casistica recente riporta la contestazione di tre diverse fattispecie di falso, alcune delle quali, come tra poco si vedrà, sono state poste a base di alcuni arresti operati nel lazio: gli art. 483, 495 e 496 del codice penale.
Come autorevolmente detto (https://www.open.online/2020/03/13/giovanni-maria-flick-coronavirus-attenzione-a-quegli-agli-arresti-potrebbero-essere-illegittimi/), la contestazione di tali fattispecie parrebbe non corretta, in primo luogo perchè la dichiarazione, sebbene resa ad un pubblico ufficiale, non è contenuta in un atto pubblico ma in una scrittura privata. Poi, con specifico riguardo all’art. 495, si deve considerare che la condotta di chi menta sulle ragioni del proprio spostamento non sembra ricompresa tra quelle tassativamente indicate dalla rubrica (l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona). Il tutto senza contare che si vorrebbe porre in capo al reo l’obbligo, non previsto dal nostro ordinamento, di dichiarare la verità all’autorità, con effetto evidentemente autoaccusatorio. Nondimeno, va tenuto presente che al 17 marzo 2020, sono state denunciate più di 600 persone per reati di falso e va ricordato come la stessa autocertificazione, nell’ultima versione resa disponibile dal Ministero, menzioni espressamente l’art. 495 c.p..
Nel caso di mendaci dichiarazioni si configurano peraltro delitti con cornici edittali piuttosto elevate (da 1 a 6 anni) che, come si accennava in esordio, permettono anche l’arresto in flagranza di reato e l’applicazione di misure cautelari personali.
3. Si va delineando anche una certa casistica con riguardo ai reati di frode in commercio, che consiste nella consegna di beni che per origine, provenienza, qualità o quantità sono diversi da quelli dichiarati o pattuiti (art. 515 c.p.). I casi in concreto verificatisi in questi giorni sono in particolare originati dalla vendita di medicinali, strumenti e apparecchi medicali, disinfettanti e prodotti per l’igiene e dispositivi di protezione individuale non rispondenti ai requisiti di conformità previsti dalla disciplina vigente, oppure privi della marcatura CE, o ancora con false indicazioni circa la qualità o l’origine dei prodotti (condotta punita dall’art. 517 c.p.). I reati sono stati principalmente accertati alle dogane e presso farmacie o parafarmacie, in alcuni casi limitati in esercizi commerciali abusivi. Va ricordato che può incorrere nel reato in parola solo chi eserciti una attività commerciale. Pertanto, la consegna di beni aventi qualità diverse da quelle dichiarate o pattuite da parte di chi non eserciti professionalmente il commercio potrebbe essere punito a titolo di truffa. Per tutte queste condotte la Autorità può disporre il sequestro preventivo del materiale posto in vendita in violazione della legge.
E’ all’esame del Governo un provvedimento che permetta a stabilimenti produttivi previamente individuati, di produrre e commercializzare dispositivi di protezione sanitaria individuale senza la specifica marcatura CE, non potendosi attendere i tempi di certificazione, laddove la ASL territoriale abbia però certificato la idoneità del materiale.
4. Tempi eccezionali determinano il rivivere di taluni reati di pericolo di antica istituzione ma di applicazione ormai desueta (le applicazioni più recenti risalgono alla crisi energetica della metà degli anni 70), come l’art. 501 bis c.p., posto a tutela dell’economia e della concorrenza, che si concreta nel rialzo fraudolento dei prezzi. Le cronache di questi giorni raccontano di sequestri e denunce di imprese che, fatta scorta di determinati presidi, in particolare mascherine chirurgiche e disinfettanti liquidi, li hanno poi reimmessi sul mercato a prezzi molto più alti di quelli di mercato. Anche in questo caso le forze di Polizia hanno operato vari sequestri su tutto il territorio nazionale. Importante notare che la condanna per l’articolo 501-bis comporta, in determinati casi, l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione e l’interdizione dall’esercizio di attività commerciali o industriali.
5. Di particolare interesse per le imprese è l’aspetto della sicurezza sui luoghi di lavoro, per quelle aziende che appartengano alle filiere strategiche non oggetto delle restrizioni che non possano attivare per tutti i dipendenti il lavoro da remoto e che pertanto debbano assicurare ai propri lavoratori condizioni sufficientemente sicure per evitare il contagio. L’aspetto non è di poco conto perchè coinvolge vari aspetti: il DPCM dell’11 marzo 2020 raccomanda alle imprese di assumere protocolli di sicurezza anti contagio, richiedendo in primo luogo di distanziare le persone dei lavoratori a non meno di un metro gli uni dagli altri e, laddove non fosse possibile, di dotarli di strumenti di protezione individuale idonei. In particolare, questi presidi si concretizzano nella fornitura di camici, mascherine, guanti e liquidi per la disinfezione. Va segnalato che, mediante accordi e protocolli immediatamente successivi all’entrata in vigore del citato decreto, le aziende, tramite le associazioni di categoria ed i sindacati, hanno spesso applicato misure di contenimento e precauzione più ampie di quelle raccomandate dal Governo, adottando severe norme di autoregolazione.
Le misure organizzative adottate comprendono la revisione ed integrazione del DVR e la formazione specifica per i lavoratori. Chi non si adegui rischia responsabilità a vario titolo, tra le quali la contravvenzione prevista dall’art. 18 lett. D D.Lgs. 81/2008, specificamente prevista per la omessa fornitura di dispositivi di protezione individuale (il caso classico del lavoratore senza mascherina o guanti), per arrivare ai reati omissivi colposi quali l’art. 590 o, in casi estremi, 589 c.p., nel caso le lesioni o la morte del lavoratore fossero da porre in diretta conseguenza della omissione di misure di contenimento da parte della impresa.
6. Si segnala in ultimo che, con riguardo ai modelli di organizzazione e gestione, al fine di scongiurare il verificarsi dei reati previsti dall’art. 25-septies del D.Lgs. 231/2001, che prevede la responsabilità dell’ente in caso di reati colposi, sono state recentemente emanate delle linee guida da Aifos: (https://aifos.org/inst/aifos/public/data/general/files/news/documenti/2020/febbraio/linee-guida-rischio-biologico-corona-virus-2.pdf).
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