Source: http://www.memento.it/news/equita-del-compenso-e-responsabilita-professionale-delle-professioni-regolamentate-prosegue-lesame_2711.aspx
Timestamp: 2017-12-14 16:49:05+00:00
Document Index: 79846415

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1']

Assegno divorzile: iniziato l’esame
La Commissione Giustizia al Senato ha iniziato l'esame del provvedimento “Modifiche all'art. 5 L. 898/1970, in materia di assegno spettante a seguito di scioglimento del matrimonio o dell'unione civile” (C. 4605), che si propone lo scopo di definire precisi criteri normativi riguardanti la determinazione dell'assegno divorzile, relativamente al quale sono emersi orientamenti giurisprudenziali contrastanti.
Nel corso del proprio intervento il relatore ha ricordato che una consolidata giurisprudenza ha sempre ravvisato, quale primo presupposto e criterio di determinazione del predetto assegno, l'assenza di un reddito sufficiente a mantenere il tenore di vita goduto dall'ex coniuge in costanza del matrimonio. Tuttavia, in sede di giurisprudenza di legittimità si è registrata, di recente, l’affermazione che l'assegno divorzile può essere concesso unicamente all'ex coniuge che non abbia l'autosufficienza economica, che non sia, cioè, in grado di provvedere al proprio mantenimento (Cass. 10 maggio 2017 n. 11504). Inoltre, adeguandosi a questa nuova interpretazione, una recente ordinanza ha affermato che l'assegno può essere chiesto dall'ex coniuge avente diritto al gratuito patrocinio (che versi cioè in condizione di povertà), non assumendo alcuna rilevanza, conseguentemente, ulteriori elementi quali la durata del matrimonio e l'impegno dedicato dallo stesso ex coniuge alla famiglia (Trib. Milano 22 maggio 2017). Altre pronunce hanno invece escluso che lo stato di povertà sia il necessario presupposto dell'assegno divorzile, per la determinazione del quale va tenuto in conto, anche, ma non esclusivamente, il tenore di vita matrimoniale unitamente ad altri criteri, come l'apporto personale ed economico di ciascun coniuge alla conduzione familiare (Trib. Udine 1° giugno 2017).
Il seguito dell'esame è stato rinviato ad altra seduta.
Il provvedimento in discussione interviene sull'art. 5 L. 898/1970 (c.d. legge sul divorzio) ripartendo su due commi i contenuti dell'attuale comma 6 ed aggiungendo due ulteriori disposizioni. In particolare si prevede:
che, con la sentenza di divorzio, il tribunale dispone l'attribuzione di un assegno allo scopo di compensare, per quanto possibile, la disparità delle condizioni di vita dei coniugi determinato dallo scioglimento del matrimonio o dalla cessazione dei suoi effetti civili (nuovo art. 5 c. 6). Un primo elemento di novità, quindi, riguarda il fatto che il coniuge economicamente più debole ha sempre diritto all'assegno. Di conseguenza, è soppresso il riferimento al possesso di mezzi adeguati (o all'impossibilità di procurarseli per ragioni obiettive) da parte del richiedente come presupposto del diritto all'assegno di divorzio;
quanto agli elementi di valutazione nella determinazione dell'assegno periodico da parte del tribunale, all'attuale concetto di «condizioni dei coniugi» è sostituito quello più specifico di condizioni economiche in cui gli stessi vengono a trovarsi a seguito della fine del matrimonio» (art. 5 c. 7). Agli elementi già considerati dall'attuale comma 6 dell'art. 5 L. 898/1970 (in cui la durata del matrimonio è indicato come elemento valutativo autonomo) sono, inoltre, aggiunti l'impegno di cura personale di figli comuni minori o disabili, la ridotta capacità di reddito dovuta a ragioni oggettive, la mancanza di una adeguata formazione professionale quale conseguenza dell'adempimento di doveri coniugali;
che, ove la ridotta capacità di produrre reddito da parte del coniuge richiedente sia momentanea, il tribunale può attribuire l'assegno solo per un determinato periodo (art. 5 c. 8);
che l'unico caso contemplato dalla proposta in esame in cui il tribunale può negare l'assegno di divorzio riguarda il caso di matrimonio cessato o sciolto per violazione degli obblighi coniugali da parte del richiedente (art. 5 c. 9).
La proposta di legge conferma l'applicazione delle nuove disposizioni della legge sul divorzio anche agli scioglimenti delle unioni civili (già previsto dall'art. 1 c. 25 L. 76/2016) (art. 1 c. 3 pdl).