Source: https://www.bollettinotributario.com/accertamento-imposte-sui-redditi-accertamento-prevenzione-e-contrasto-allevasione-indirizzi-operativi-e-linee-guida-sulla-prevenzione-e-contrasto-dellev/
Timestamp: 2019-12-06 01:53:25+00:00
Document Index: 28894024

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 38', 'art. 5', 'art. 21', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art.1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 32', 'art. 52']

Accertamento imposte sui redditi – Accertamento – Prevenzione e contrasto all’evasione – Indirizzi operativi e linee guida sulla prevenzione e contrasto dell’evasione fiscale e sull’attività relativa alla consulenza, al contenzioso e alla tutela del credito erariale. | Bollettino tributario
Pubblicato agosto 21st, 2019	 da ssalvatores & archiviato in Home, Notizie Free, Prassi.
Circolare 8 agosto 2019, n. 19/E, dell’Agenzia delle entrate
2. PREVENZIONE E CONTRASTO; 2.1. Grandi contribuenti; 2.1.1. Le attività di analisi del rischio e selezione; 2.1.2. Le attività di controllo; 2.2. Imprese medie dimensioni e minori; 2.2.1. Le attività di promozione della compliance; 2.2.2. Le attività di analisi del rischio e selezione; 2.2.3. Le attività di controllo; 2.2.4. Le attività di controllo delle compensazioni e delle agevolazioni fiscali; 2.3. Persone fisiche, lavoratori autonomi ed enti non commerciali; 2.3.1. Le attività di promozione della compliance; 2.3.2. Persone fisiche e lavoratori autonomi; 2.3.3. Enti non commerciali e ONLUS; 2.4. Contrasto illeciti; 2.4.1. L’attività in materia di antifrode; 2.4.2. L’attività di contrasto agli illeciti fiscali internazionali; 2.5. Attività a rilevanza internazionale; 2.5.1. La cooperazione amministrativa in campo fiscale: incremento delle fonti informative derivanti dallo scambio automatico di informazioni; 2.5.2. Utilizzo dei dati provenienti da scambio automatico di informazioni; 2.5.3. Accordi preventivi e risoluzione controversie internazionali; 2.6. Definizione agevolata decreto-legge n. 119/2018; 2.7. Regime agevolativo patent box.
3. CONSULENZA; 3.1. Competenza alla trattazione degli interpelli e consulenze giuridiche; 3.2. Interpelli e consulenze giuridiche inviate per “richiesta di intervento” alla divisione contribuenti; 3.3. Istruttoria relativa alla presenza di attività di controllo; 3.4. Controlli; 3.5. Interpelli per i nuovi investimenti; 3.6. Adempimento collaborativo.
4. CONTENZIOSO; 4.1. Attività in materia di difesa degli atti impugnati; 4.2. Cooperazione con gli agenti della riscossione.
5. TUTELA DEL CREDITO ERARIALE.
«1. PREMESSA.
Particolarmente importanti, per queste finalità, sono alcune nuove fonti di dati, disponibili nel periodo 2019-2020, quali, ad esempio, la fatturazione elettronica, la trasmissione dei corrispettivi in via telematica e le informazioni acquisite nell’ambito della cooperazione internazionale, come i redditi prodotti e i conti finanziari detenuti all’estero da soggetti residenti (1).
• attività di prevenzione e promozione dell’adempimento spontaneo, anche attraverso il ricorso ad istituti volti ad instaurare un’interlocuzione costante e preventiva tra Agenzia e contribuente, che tengano conto delle specificità delle diverse tipologie di soggetti (grandi imprese operanti in ambito internazionale, medie imprese, imprese e lavoratori autonomi, persone fisiche);
• attività di controllo fiscale destinate, in modo specifico, alle diverse macro tipologie di contribuenti, che integrano, nel loro complesso, la peculiare strategia da adottare per ridurre i rischi di evasione/elusione caratterizzanti ciascuna delle categorie interessate;
• attività che per loro natura non sono specificamente riferibili alle suddette macro-tipologie di contribuenti, ma che hanno profili di trasversalità, quali quelle mirate a garantire il presidio dell’attività di interpretazione delle norme tributarie mediante l’emanazione di circolari, risoluzioni ed interpelli, l’efficace analisi delle posizioni fiscali attraverso l’utilizzo degli strumenti e degli applicativi, l’efficacia delle attività istituzionali di contrasto alle condotte con elevato profilo di rischio fiscale, la diminuzione della conflittualità nei rapporti con i contribuenti, la riduzione delle impugnazioni, l’incremento delle vittorie in giudizio e la riduzione del rischio di evasione da riscossione.
2.1. Grandi contribuenti. Con riferimento alle attività riguardanti il comparto dei “grandi contribuenti”, occorrerà proseguire con le modalità di intervento sinora adottate, valorizzando le migliori sinergie che derivano dalla profonda riorganizzazione delle strutture dell’Agenzia delle entrate avviata dallo scorso anno e perfezionatasi solo di recente.
2.1.1. Le attività di analisi del rischio e selezione. In relazione alle attività di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale, le Direzioni regionali concentreranno le proprie risorse, come ormai da tempo è consuetudine, sui contribuenti che presentano un maggior rischio fiscale ovvero su quelli che non esprimono comportamenti collaborativi e trasparenti.
Si rammenta, infine, che nell’ambito della scheda di rischio è evidenziata l’eventuale presentazione di istanze di interpello (interpelli ordinari, probatori, disapplicativi ed antiabuso). In merito, ai fini della verifica del rispetto della soluzione interpretativa resa in risposta alle suddette istanze, sarà attivato nei confronti dei contribuenti di più rilevanti dimensioni il relativo controllo sostanziale entro l’anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione in materia di imposte sui redditi e IVA, come previsto dall’articolo 27, comma12, del decreto-legge n. 185 del 2008 (vedasi anche par. 3.4).
2.1.2. Le attività di controllo. In tale ambito, occorre continuare a rendere coerente la funzione del controllo con la rinnovata ottica di compliance che caratterizza da alcuni anni il rapporto tra il Fisco e le grandi imprese.
2.2. Imprese medie dimensioni e minori. Le piccole e medie imprese (2) rappresentano i contribuenti con la più alta numerosità tra i soggetti titolari di partita IVA. Si tratta di una platea distribuita sul territorio nazionale in modo fortemente diversificato in termini dimensionali, di natura giuridica, di variabili economiche (volume d’affari, ricavi, redditività ecc.) e tipologia di attività esercitata.
Parallelamente all’attività di controllo, in continuità con le ultime indicazioni fornite con l’Atto di indirizzo per le politiche fiscali 2019-2021 richiamato in premessa, tutte le strutture coinvolte dovranno impegnare risorse nell’attività di promozione dell’adempimento spontaneo per assicurare qualificata assistenza e consulenza ai contribuenti destinatari delle lettere di compliance.
2.2.1. Le attività di promozione della compliance. Al fine di favorire l’assolvimento spontaneo degli obblighi tributari e l’emersione delle basi imponibili, è stato predisposto per il 2019 l’invio di lettere nei confronti di contribuenti che presentano particolari anomalie dichiarative.
• i contribuenti che non hanno presentato, per il periodo d’imposta 2018, la dichiarazione IVA o che l’hanno presentata compilando solo il quadro VA;
• i contribuenti che hanno dichiarato, per il periodo d’imposta 2017, un importo delle operazioni attive IVA inferiore a quello comunicato dai propri clienti o da loro stessi all’Agenzia delle entrate ai sensi dell’articolo 21 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 – (Dati fattura).
• i contribuenti per i quali sono emerse particolari anomalie nel triennio 2015, 2016 e 2017 sulla base dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.
2.2.2. Le attività di analisi del rischio e selezione. L’anno in corso si caratterizza per quattro importanti novità dal punto di vista fiscale:
Per quanto riguarda i soggetti di minori dimensioni, con la legge 30 dicembre 2018, n. 145, sono state apportate sostanziali modifiche al c.d. regime forfetario, che hanno ampliato la platea dei soggetti beneficiari del predetto regime, il quale prevede una serie di forti agevolazioni sia in termini di riduzione degli oneri amministrativi sia in termini di aliquote di tassazione (3).
• nella presenza di crediti IVA in apparenza non giustificabili in base ai dati economici, ovvero ai regimi normativi vigenti (ad esempio aliquote differenziate tra acquisto e vendita);
• nell’effettuazione di acquisti da soggetti che omettono la presentazione delle relative dichiarazioni fiscali e del modello “Comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA”;
• nella presenza di un elevato importo dei costi c.d. “residuali”;
• negli acquisti effettuati da controparti che dichiarano l’esercizio di attività rientranti in codici ATECO c.d. residuali (ad esempio i codici che terminano con la dicitura n.c.a.);
• nella presenza di bassa redditività anche a fronte di ricavi costanti o in crescita nel tempo.
In relazione alle attività di controllo, nei confronti delle imprese di minori dimensioni, si richiama l’attenzione sugli effetti del regime premiale di cui all’articolo 10, comma 9, del decreto-legge n. 201 del 2011, con particolare riferimento alla riduzione di un anno dei termini di decadenza per l’attività di accertamento di cui all’articolo 43, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e all’articolo 57, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
2.2.3. Le attività di controllo. Una volta selezionati i soggetti, al fine di ottimizzare l’impiego delle risorse, particolare attenzione dovrà essere dedicata alla individuazione delle modalità di controllo da adottare.
Nell’ambito delle attività istruttorie interne le strutture operative faranno ricorso all’indagine finanziaria quale strumento istruttorio maggiormente incisivo in relazione a specifiche tipologie soggettive a più elevato rischio evasione. Al riguardo, come già rappresentato nelle linee guida per la programmazione 2019, entro l’anno dovrà essere completata la sperimentazione (4), in ordine al campione di posizioni selettive individuate sulla base dell’utilizzo delle informazioni comunicate all’Archivio dei rapporti finanziari per le società che hanno omesso di presentare la dichiarazione fiscale per il periodo d’imposta 2016, ovvero le hanno presentate con valori non significativi.
A tal riguardo, si fa presente che nel corso dell’anno saranno altresì messe a disposizione degli uffici operativi le liste dei soggetti destinatari nel corso del 2018 delle apposite comunicazioni concernenti la rilevata esistenza di anomalie, relative al triennio 2014-2016, degli indicatori economici ricostruiti dai dati dichiarati ai fini degli studi di settore, distinti per livello di rischio (5), che risultano – dai dati dichiarati per il periodo d’imposta 2017 – non aver mutato il comportamento ritenuto anomalo.
2.2.4. Le attività di controllo delle compensazioni e delle agevolazioni fiscali. L’attività di controllo degli uffici si concentrerà, inoltre, sia sui soggetti che hanno indebitamente utilizzato crediti d’imposta in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997, sia sui soggetti destinatari di benefici e incentivi fiscali (ad esempio, credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo).
2.3.1. Le attività di promozione della compliance. Al fine di stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari e favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili, è stato previsto nel 2019 l’invio di circa 380.000 lettere nei confronti di contribuenti persone fisiche per i quali relativamente alle dichiarazioni dei redditi presentate per l’anno d’imposta 2015, sia stata riscontrata un’anomalia riguardante una o più categorie reddituali.
È previsto, inoltre, nell’ultimo trimestre del 2019, l’invio di un primo lotto di comunicazioni relative all’anno d’imposta 2016.
Con riferimento ai soggetti selezionati per il criterio redditi di lavoro autonomo abituale e professionale a partire dal periodo d’imposta 2015, è stata adottata una più articolata modalità di selezione, che tiene conto non solo dei compensi certificati dai sostituti d’imposta, ma anche delle informazioni trasmesse dal contribuente stesso mediante il “Modello polivalente comunicazioni delle operazioni rilevanti ai fini IVA” (cosiddetto spesometro) (6), con particolare riferimento alle prestazioni effettuate nei confronti di consumatori finali che non abbiano agito quali sostituti di imposta.
Un’ulteriore novità riguardante il lavoro autonomo è rappresentata dall’inserimento nelle liste di comunicazioni dei contribuenti che nella propria dichiarazione Unico PF 2016 abbiano optato per il regime di vantaggio (7) o per il regime forfetario (8) compilando, rispettivamente, la sezione I o II del quadro LM.
2.3.2. Persone fisiche e lavoratori autonomi. L’attività volta a individuare i principali fenomeni di evasione/elusione, dovrà essere supportata da un’attenta analisi del rischio, incentrata sulle caratteristiche peculiari del territorio di competenza e caratterizzata da uno stretto coordinamento sinergico tra le strutture regionali e provinciali.
In particolare, le strutture operative faranno ricorso alla modalità istruttoria della indagine finanziaria in relazione a specifiche tipologie soggettive a più elevato rischio evasione. Al riguardo, gli Uffici avranno cura di completare, entro l’anno, la sperimentazione, (9) in ordine al campione di posizioni selettive individuate sulla base dell’utilizzo delle informazioni comunicate all’Archivio dei rapporti finanziari per le persone fisiche per il periodo d’imposta 2014.
Parallelamente alle consolidate attività di controllo, in ossequio alle ultime indicazioni fornite con l’Atto di indirizzo per le politiche fiscali 2019-2021, tutte le strutture coinvolte dovranno dedicare particolare attenzione e maggiori risorse nell’attività di controllo sul corretto adempimento dichiarativo circa i redditi di fonte estera in base ai flussi informativi spontanei ed automatici provenienti dai Paesi UE o aderenti all’OCSE.
• GIARA per l’emissione di accertamenti parziali automatizzati relativamente ai criteri di rischio: redditi dei fabbricati, redditi di lavoro dipendente e assimilati, assegni periodici corrisposti al coniuge, redditi diversi e redditi di lavoro autonomo abituale e non professionale;
• ICONA WEB, tramite l’applicativo AUReS, per l’emissione di accertamenti parziali con riguardo soprattutto ai criteri: redditi di lavoro autonomo abituale e professionale imponibili a tassazione ordinaria; redditi di capitale e redditi di partecipazione.
L’art. 10 del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87 (“Decreto dignità”) (10), ha modificato la disciplina del c.d. “redditometro” stabilendo che la ricostruzione induttiva del reddito complessivo fondata su elementi indicativi di capacità contributiva deve essere basata su una metodica che tenga conto anche della capacità di spesa nonché della propensione al risparmio dei contribuenti, ai sensi del comma quinto dell’art. 38 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973.
L’Ufficio ha l’obbligo di instaurare il contraddittorio con il contribuente, invitandolo a comparire di persona o tramite rappresentanti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento nonché di avviare, in caso di accertamento, il procedimento per adesione, ai sensi dell’art. 5 del decreto legislativo del 19 giugno 1997 n. 218 (comma settimo).
2.3.3. Enti non commerciali e ONLUS. Con specifico riferimento agli enti non commerciali e alle Onlus gli Uffici opereranno un numero di controlli idoneo a supportare l’effetto di deterrenza, nonché il recupero delle agevolazioni illegittimamente fruite, nei confronti dei soggetti che apparentemente si presentano come non profit, ma in realtà svolgono vere e proprie attività commerciali, tenendo anche conto dell’attività svolta negli anni passati e valutando attentamente le modalità istruttorie più idonee da adottare.
2.4. Contrasto illeciti. Come indicato in premessa, i più recenti interventi legislativi in materia tributaria sono orientati verso lo sviluppo di una strategia nazionale di contrasto all’evasione fiscale, per la cui realizzazione risulta indispensabile il massimo coordinamento dell’azione di tutti i soggetti coinvolti, al fine di garantire l’unitarietà d’azione dell’Amministrazione finanziaria nel suo insieme.
In tale ottica, anche per l’anno in corso, l’Agenzia continua a promuovere il coordinamento e la collaborazione con gli altri organismi di controllo impegnati sul fronte del contrasto agli illeciti e alle frodi, nonché con le autorità giudiziarie coinvolte, come già previsto con la circolare n. 32/E del 2012 .
2.4.1. L’attività in materia di antifrode. La prevenzione ed il contrasto dei fenomeni di frode fiscale sono obiettivi prioritari dell’Agenzia, orientati in primis a preservare gli interessi erariali, sia a livello nazionale che comunitario, nonché a rimuovere le situazioni di illiceità che alterano la libera concorrenza ed il regolare e corretto funzionamento del mercato e dei suoi operatori.
Particolarmente importante è la sensibilizzazione delle strutture regionali e provinciali dell’Agenzia in virtù delle funzioni e dei poteri che queste esercitano.
La conoscenza dell’ambito territoriale di competenza ed il relativo presidio assumono fondamentale valenza ai fini della tempestiva percezione delle sintomatologie fenomeniche, cui dovranno fare seguito mirate attività investigative e di controllo sostanziale, destinate a perfezionarsi con la conseguente attività di accertamento, di riscossione e di eventuale difesa in contenzioso.
È necessario, pertanto, potenziare l’analisi del rischio e l’effettuazione di controlli periodici, mirati, ad esempio, all’individuazione di soggetti privi dei requisiti soggettivi e oggettivi relativi all’IVA ovvero dell’eventuale presenza di elementi di rischio di frodi all’IVA. Tale attività delle Direzioni provinciali deve essere presidiata anche mediante un efficace coordinamento e impulso da parte delle Direzioni regionali, per garantire un livello crescente di qualità dei relativi controlli, effettuati anche mediante le modalità degli accessi; a tale riguardo si richiama la Direttiva n. 11 del 2019.
Al fine di intercettare tempestivamente i comportamenti più insidiosi e i fenomeni più complessi, devono essere valorizzati i dati provenienti dalla fatturazione elettronica e dalle comunicazioni dati fattura ai sensi dell’art. 21 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge 30 luglio 2010, n. 122.
L’utilizzo delle informazioni citate risulta utile anche alla ricostruzione della catena dei rapporti commerciali per individuare i reali promotori e beneficiari della frode, specie in ambito IVA.
2.4.2. L’attività di contrasto agli illeciti fiscali internazionali. Al fine di mantenere un presidio di legalità nell’ambito dell’economia globalizzata, preservando gli interessi erariali del Paese, l’Agenzia – ed in particolare il Settore contrasto illeciti – promuove, sul fronte internazionale, il contrasto ai fenomeni di illecito fiscale più diffusi, ad oggi realizzati prevalentemente mediante:
b) l’illecito trasferimento e/o la detenzione all’estero di attività produttive di reddito (anche per il tramite di altri soggetti esteri, interposti o esterovestiti).
Si rappresenta che, con specifico riferimento alla fattispecie sub a), ai fini dell’individuazione di fittizi trasferimenti all’estero della residenza fiscale, l’attività di contrasto avviene con l’ausilio di appositi applicativi, che permettono di selezionare contribuenti “persone fisiche”, aventi un profilo di rischio elevato, in base a specifici parametri indicati, in via esemplificativa, nel provvedimento del 3 marzo 2017, n. 43999, nonché, sulla base delle informazioni giunte dai Comuni che adottano l’ANPR (Anagrafe Nazionale Popolazione Residente). I percorsi di indagine sono sviluppati, inoltre, in collaborazione con i Comuni, in linea con gli indirizzi già forniti in passato con la circolare n. 25/E/2013 .
Con riguardo alla fattispecie sub b), invece, il contrasto all’illecito trasferimento e/o detenzione all’estero di attività produttive di reddito, va attuato attraverso il consolidamento ed il perfezionamento delle attività di presidio predisposte nel corso degli ultimi anni. Al riguardo occorre procedere a valorizzare i dati trasmessi da altri Stati, tramite il c.d. “scambio automatico di informazioni”, e le segnalazioni dei movimenti di capitale, pervenute dagli intermediari finanziari, attraverso il c.d. “monitoraggio fiscale” (decreto-legge n. 167/1990), quali fonti privilegiate per l’individuazione di soggetti da sottoporre ad attività di controllo, sulla base, tra gli altri, dei seguenti indici di rischio: i) omessa indicazione in dichiarazione degli imponibili relativi ai redditi di fonte estera, ii) violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale.
Le strutture della Divisione contribuenti (11) procederanno ad analizzare e valorizzare le informazioni pervenute mediante lo scambio automatico di informazioni, Common Reporting Standard, relative a conti e/o posizioni finanziarie detenuti in altri Paesi.
Il principale presidio normativo di contrasto a tali illeciti, costituito dal decreto-legge n. 167/1990, è stato rafforzato, da ultimo, con le disposizioni introdotte dal decreto legislativo n. 60/2018 (che ha recepito la Direttiva 2016/2258/UE). Le Autorità fiscali sono state dotate, infatti, di poteri di accesso alle informazioni antiriciclaggio, non solo nello scambio di informazioni, ma anche nell’ordinamento interno. In questo contesto, si inserisce la stipula della Convenzione del 5 luglio 2018, finalizzata a regolare i rapporti tra l’Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza nell’esercizio di tali poteri.
Onde garantire la massima efficacia all’azione di controllo ai fini fiscali per la prevenzione e la repressione dei fenomeni di illecito trasferimento e detenzione di attività economiche e finanziarie all’estero, l’unità speciale costituita ai sensi dell’art. 12, comma 3, del decreto-legge n. 78/2009 [già UCIFI, ora denominata Sezione analisi e strategie per il contrasto agli illeciti fiscali internazionali nell’ambito del Settore contrasto illeciti (12)] e i reparti speciali della Guardia di finanza, possono richiedere ai soggetti destinatari, sulla base dei poteri statuiti dall’art. 2 del decreto-legge n. 167/1990:
2.5. Attività a rilevanza internazionale. L’utilizzo degli strumenti di cooperazione internazionale presenta rilevanti potenzialità ai fini dell’attività di controllo e accertamento, tenuto conto del contesto globale ove l’attività di collaborazione tra le amministrazioni fiscali risulta sempre più frequente e produttiva.
2.5.1. La cooperazione amministrativa in campo fiscale: incremento delle fonti informative derivanti dallo scambio automatico di informazioni. Lo scambio di informazioni rappresenta, nello specifico, una delle principali attività funzionali al contrasto dell’evasione e dell’elusione fiscale su scala internazionale.
Per una corretta gestione dell’attività di scambio di informazioni si rinvia alle istruzioni operative già fornite con la Comunicazione di Servizio n. 27 del 2016. In relazione alla consuntivazione delle attività d’indagine intraprese da queste Direzioni, da effettuarsi mediante apposizione del flag nell’apposita casella Cooperazione Internazionale, di cui alla schermata Piani di Controllo del portale AUReS, si richiama l’attenzione a quanto previsto dalla Comunicazione di Servizio n. 68 del 2012.
d) informazioni provenienti dal Country-by-Country reporting (CbCR), scambiate ai sensi degli Accordi bilaterali e multilaterali e, in ambito europeo, sulla base della Direttiva 2016/881/UE (DAC4), che ha trasposto, nell’ambito dell’Unione, il framework dell’azione BEPS 13. I dati scambiati sono i ricavi, gli utili (le perdite) al lordo delle imposte sul reddito, le imposte sul reddito pagate e le imposte sul reddito maturate, il capitale dichiarato, gli utili non distribuiti, il numero di addetti e le immobilizzazioni materiali diverse dalle disponibilità liquide o mezzi equivalenti, per quanto riguarda ogni giurisdizione in cui opera il gruppo multinazionale, nonché l’identità di ogni società del gruppo, con l’indicazione della natura della principale o delle principali attività commerciali.
Al livello legislativo, inoltre, si evidenzia che l’articolo 16-sexies del decreto-legge 23 ottobre 2018 n. 119, recante “Disposizioni in materia di scambio automatico di informazioni”, ha previsto la comunicazione, da parte dell’Agenzia, dei dati CRS (e dei dati oggetto di altre tipologie di scambio automatico) alla Guardia di finanza. L’attuazione di tale disposizione è demandata a una Convenzione tra Agenzia delle entrate e Guardia di finanza, di prossima formalizzazione.
2.5.2. Utilizzo dei dati provenienti da scambio automatico di informazioni. L’accresciuto numero di iniziative in materia di scambio automatico di informazioni, nonché dei crescenti flussi di dati e della numerosità di soggetti coinvolti, evidenzia la necessità, per l’Agenzia, di dotarsi di strumenti operativi che consentano di gestire in maniera adeguata e proficua i predetti flussi.
2.5.3. Accordi preventivi e risoluzione controversie internazionali. Gli accordi preventivi assumono carattere rilevante nel processo di tax compliance delle aziende che operano in ambito internazionale; la disciplina si è di recente evoluta, passando dal ruling internazionale disciplinato dall’articolo 8 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 agli accordi preventivi per le imprese con attività internazionale disciplinati dall’articolo 31-ter del D.P.R. n. 600 del 1973.
2.6. Definizione agevolata decreto-legge n. 119/2018. L’attività degli uffici nel 2019 è interessata dagli effetti della previsione del decreto-legge n. 119 del 2018, convertito con modificazioni dalla legge n. 36 del 2018, che ha introdotto specifiche forme di definizione agevolata, mediante le quali i contribuenti hanno potuto regolarizzare la loro posizione fiscale con riguardo, tra l’altro, ai rilievi contenuti nei processi verbali di constatazione (art. 1 – definizione agevolata dei processi verbali di constatazione) e ai tributi accertati oggetto di contenzioso (art. 6 – definizione agevolata delle controversie tributarie).
– a svolgere l’attività di riscontro sui contenuti dei processi verbali di constatazione interessati da versamenti effettuati ai sensi del citato art. 1;
Con riguardo alla definizione agevolata dei processi verbali, l’articolo 1 del citato decreto-legge ha introdotto la possibilità di definire il contenuto integrale dei processi verbali di constatazione consegnati alla parte entro il 24 ottobre 2018. Entro il 31 maggio 2019 i soggetti interessati hanno presentato la dichiarazione integrativa e hanno effettuato i versamenti, in autoliquidazione, per definire le imposte dovute, afferenti le violazioni constatate nel processo verbale, con esclusione di interessi e sanzioni.
Per consentire ai contribuenti di conoscere, in tempi brevi, gli esiti del procedimento di definizione agevolata, è necessario che l’attività di verifica della congruità tra gli importi dichiarati e versati rispetto a quelli dovuti ai fini della definizione dei processi verbali (13) sia conclusa entro il 31 dicembre 2019, termine entro il quale dovranno essere trasmessi a sistema gli specifici esiti risultanti a conclusione dell’istruttoria e i versamenti effettuati dovranno essere abbinati ai relativi atti trasmessi a sistema.
Qualora a seguito del riscontro risultasse il mancato perfezionamento della procedura, sempre tenendo conto della necessità di portare a conoscenza del contribuente l’esito del procedimento di definizione agevolata, l’Ufficio procederà a notificare gli eventuali avvisi di accertamento entro l’anno e comunque non oltre i termini ordinari di decadenza, senza tener conto della proroga biennale prevista ai sensi del comma 9 dell’articolo 1 del decreto-legge n. 119 del 2018.
In caso di periodi di imposta per i quali i termini ordinari di decadenza risultino già scaduti al 1° gennaio 2019, gli eventuali avvisi di accertamento, conseguenti al mancato perfezionamento della definizione agevolata, dovranno in ogni caso essere notificati entro la fine del corrente anno. Inoltre si raccomanda che, entro il 31 dicembre 2019, siano oggetto d’esame, nell’ambito dell’attività di controllo sostanziale, i rilievi contenuti nei processi verbali di constatazione relativi a periodi d’imposta sino al 31 dicembre 2015, che pur rientrando nella previsione dell’art.1 del decreto-legge n. 119 del 2018, non sono stati interessati, in concreto, dalla definizione agevolata di cui al citato art. 1, per i quali i termini dell’azione accertatrice, in base alle ordinarie disposizioni di legge e al di là di quanto previsto dall’art. 1, comma 9 del decreto-legge n. 119 del 2018, sono prossimi alla scadenza.
Con riferimento agli atti in contenzioso, gli artt. 6 e 7 del decreto-legge n. 119 hanno introdotto la possibilità di definire le controversie tributarie, aventi ad oggetto atti impositivi in cui è parte l’Agenzia delle entrate, il cui ricorso in primo grado è stato notificato entro il 24 ottobre 2018 e pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio.
Entro il 31 maggio 2019, per ciascuna controversia autonoma (una per ogni atto impugnato) è stato possibile presentare una distinta domanda di definizione ed è stato effettuato un distinto versamento.
2.7. Regime agevolativo patent box. Nell’ambito del regime agevolativo di patent box, introdotto con l’articolo 1, commi da 37 a 45, della legge 23 dicembre 2014 n. 190 e finalizzato a un accordo preventivo per usufruire del regime di tassazione agevolata dei redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali, saranno garantite forme di coordinamento per le attività di controllo, relativamente agli aspetti che ricadono nell’oggetto dell’accordo preventivo e, più precisamente, alla preventiva definizione, in contraddittorio, dei metodi e dei criteri di calcolo:
Nel contempo, prosegue l’impegno di ottimizzazione dei tempi di risposta, sia in sede centrale che regionale, alle istanze di interpello previste dall’articolo 11 della legge 27 luglio 200, n. 212 (c.d. Statuto del contribuente) e di consulenza giuridica, al fine di facilitare il corretto e tempestivo adempimento degli obblighi tributari da parte dei contribuenti, nell’ottica di favorire la tax compliance.
Le risposte fornite agli interpelli ed alle consulenze giuridiche, sia in sede centrale che regionale, contribuiscono a creare il patrimonio interpretativo dell’Agenzia – strumento di supporto al contribuente per la comprensione e l’applicazione delle disposizioni di carattere tributario, utile, altresì, ad uniformare il comportamento delle strutture territoriali. Ad esso, infatti, gli Uffici possono attingere al fine di orientare anche la propria attività.
3.1. Competenza alla trattazione degli interpelli e consulenze giuridiche. Tenuto conto delle modifiche organizzative che hanno interessato, nel 2018 e 2019, le strutture centrali dell’Agenzia, si ritiene opportuno richiamare alcune indicazioni in merito alla corretta individuazione della struttura dell’Agenzia competente alla trattazione delle diverse tipologie di istanze di interpello, previste dal predetto articolo 11.
• le istanze di interpello riguardanti i tributi erariali devono essere presentate alla Direzione regionale competente in base al domicilio fiscale del soggetto istante, indipendentemente dalle dimensioni del gruppo societario al quale, eventualmente, lo stesso dovesse appartenere;
• le istanze concernenti l’imposta ipotecaria dovuta in relazione agli atti diversi da quelli di natura traslativa, le tasse ipotecarie e i tributi speciali catastali, nonché le istanze aventi ad oggetto disposizioni o fattispecie di natura catastale sono presentate alla Direzione regionale nel cui ambito opera l’Ufficio competente ad applicare la norma tributaria oggetto di interpello.
• delle Amministrazioni centrali dello Stato ed enti pubblici a rilevanza nazionale;
• dei soggetti non residenti nel territorio dello Stato;
• dei soggetti di più rilevante dimensione cioè i soggetti individuati dall’articolo 27, comma 10, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, che conseguono – in base all’ultima dichiarazione presentata – un volume d’affari o un ammontare di ricavi non inferiore a cento milioni di euro. Ai fini dell’individuazione della dichiarazione alla quale fare riferimento per la definizione del predetto parametro, è necessario tener conto delle indicazioni fornite nel Provvedimento del Direttore dell’Agenzia del 6 aprile 2009, prot. 54291, ove viene previsto “un periodo di sospensione dell’applicazione dei criteri previsti nei punti 1 e 2, pari a novanta giorni decorrenti dal termine ultimo di presentazione della dichiarazione (termine che garantisce, peraltro, la validità delle stesse), durante il quale il parametro di riferimento è individuato tenuto conto dei dati indicati nell’ultima dichiarazione fiscale presentata”.
3.2. Interpelli e consulenze giuridiche inviate per “richiesta di intervento” alla divisione contribuenti. Le Direzioni regionali inoltrano “per richiesta di intervento” – entro 30 giorni dalla data di presentazione – gli interpelli e le consulenze giuridiche alla Divisione contribuenti, che fornisce direttamente la risposta al contribuente, quando:
• un numero elevato di contribuenti abbia presentato istanze aventi ad oggetto la medesima questione o questioni analoghe fra loro;
• sulla questione interpretativa, oggetto dell’istanza di interpello e/o della richiesta consulenza, non siano stati resi chiarimenti ufficiali (circolari o risoluzione) e non vi siano altre pronunce rese dalle strutture centrali dell’Agenzia, ovvero laddove si segnalino comportamenti non uniformi da parte degli Uffici;
• siano segnalati comportamenti non uniformi da parte degli Uffici;
• la questione proposta presenta elementi di complessità o di incertezza della soluzione;
• in ogni altro caso in cui ritenga di interesse generale il chiarimento fornito.
3.3. Istruttoria relativa alla presenza di attività di controllo. Si ricorda che, tra le cause di inammissibilità alla presentazione degli interpelli, vi è quella prevista dall’articolo 5, comma 1, lettera f), del decreto-legge n. 156 del 2015, in base alla quale le istanze devono considerarsi inammissibili se “vertono su questioni per le quali siano state già avviate attività di controllo alla data di presentazione dell’istanza di cui il contribuente sia formalmente a conoscenza”.
Nel contempo è, comunque, necessario segnalare anche comportamenti relativi a precedenti periodi di imposta, non direttamente oggetto dell’istanza, ma che risultino strettamente correlati alla questione ivi rappresentata ed alla stessa perfettamente sovrapponibili.
3.4. Controlli. Per quanto riguarda l’ordinaria attività di controllo relativa ai soggetti già selezionati, gli Uffici devono consultare – ai fini di una più esaustiva analisi della posizione fiscale da controllare – la procedura telematica dell’interpello e della consulenza giuridica, al fine di verificare l’esistenza di eventuali istanze di interpello presentate dai soggetti selezionati, onde individuare le questioni sulle quali già vi sia stata una pronuncia dell’Amministrazione finanziaria.
3.5. Interpelli per i nuovi investimenti. La programmazione delle attività relative agli interpelli per i nuovi investimenti (di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147) rappresenta un elemento importante per favorire una maggiore concorrenzialità delle imprese italiane e incrementare l’attrazione in Italia di investimenti produttivi da parte di imprese estere.
Rispetto a questa particolare tipologia di interpello (per i cui chiarimenti si rinvia a quanto illustrato con la circolare 25/E del 1 giugno 2016 ), il decreto del
Ministro dell’economia e delle finanze del 29 aprile 2016 (Decreto attuativo), con specifico riferimento alle attività di controllo, ha espressamente previsto che “Avvalendosi degli ordinari poteri istruttori di cui all’art. 32 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e all’art. 52 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, l’Agenzia delle entrate può verificare l’assenza di mutamenti nelle circostanze di fatto o di diritto rilevanti ai fini del rilascio della risposta e la corretta applicazione delle indicazioni date nella stessa …”.
3.6. Adempimento collaborativo. Nell’ambito delle nuove forme di dialogo strutturale con i contribuenti, al fine di promuovere l’adempimento tributario e ridurre la conflittualità con i medesimi secondo una prospettiva di rafforzamento della fiducia nell’Amministrazione finanziaria, si inserisce il regime di adempimento collaborativo (c.d. cooperative compliance) fra l’Agenzia delle entrate e i contribuenti residenti e non residenti con stabile organizzazione in Italia, i cui requisiti di accesso sono stabiliti dall’articolo 7 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 128, e dal punto 2 del provvedimento dell’Agenzia del 14 aprile 2016, dotati di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale (“Tax Control Framework”).
L’attuale impianto normativo prevede due fasi di applicazione: la prima fase che si concluderà il 31 dicembre 2019, è riservata ai contribuenti di più rilevanti dimensioni, con dieci miliardi di euro di volume d’affari o ricavi ovvero un miliardo di euro per chi ha presentato istanza per il Progetto Pilota, per una platea iniziale di circa 70 soggetti. Nella seconda fase si avvierà un percorso che porterà all’inclusione dell’intera platea dei contribuenti con ricavi superiori a 100 milioni di euro (c.d. grandi contribuenti). Inoltre, l’articolo 8 del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 29 aprile 2016 consente già oggi alle imprese che si conformano al contenuto della risposta dell’Agenzia delle entrate alla domanda di interpello sui nuovi investimenti di accedere al regime di adempimento collaborativo a prescindere dai requisiti dimensionali.
Sempre nell’ottica di promuovere nuove forme di dialogo preventivo con la platea dei grandi contribuenti il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrale del 16 aprile 2019, cui si fa rinvio, detta i requisiti, le modalità e i termini per la presentazione dell’istanza di accesso alla “Procedura di cooperazione e collaborazione rafforzata” per le imprese non residenti che appartengono a gruppi multinazionali con fatturato consolidato superiore a un miliardo di euro e che svolgono in Italia attività economiche suscettibili di configurare, nel loro complesso, una stabile organizzazione sul territorio dello Stato (prevista dall’articolo 1-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50).
L’estinzione dei debiti tributari della stabile organizzazione determina, quali effetti premiali, la riduzione a metà delle sanzioni amministrative, la non punibilità del reato di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 e la possibilità di accedere al regime di adempimento collaborativo, indipendentemente dal possesso dei requisiti dimensionali previsti dal citato decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 128.
Il Provvedimento prevede le necessarie forme di coordinamento tra l’Ufficio adempimento collaborativo, le articolazioni territoriali e i reparti operativi della Guardia di finanza.
4.1. Attività in materia di difesa degli atti impugnati. Obiettivi prioritari dell’Agenzia sono la diminuzione della conflittualità nei rapporti con i contribuenti, la riduzione delle impugnazioni e l’incremento delle vittorie in giudizio.
• esaminare attentamente la sostenibilità delle controversie, così da anticipare il presumibile esito dell’eventuale giudizio ed intercettare prima o durante la fase contenziosa gli atti difficilmente sostenibili in giudizio;
• favorire l’adesione agli strumenti deflativi del contenzioso, fattore fondamentale per il miglioramento degli esiti delle controversie, anche potenziando il ricorso al contraddittorio con il ricorrente;
• svolgere tempestivamente tutti gli adempimenti, previsti in capo alle strutture deputate alla trattazione dei procedimenti di mediazione e dei giudizi tributari, imposti dalla legge e necessari ad evitare preclusioni o decadenze;
• assicurare la corretta ed efficace definizione delle strategie di difesa, con conseguente incremento della capacità di vittoria dell’Agenzia;
• considerare le determinazioni assunte in sede di autotutela, accertamento con adesione, mediazione, conciliazione, esame delle pronunce giurisdizionali, come precedenti di cui tener conto da considerare nell’attività di produzione degli atti.
In tale contesto, rivestono particolare importanza i risultati degli indicatori riferiti alla mediazione ossia, il “Tempestivo esame mediazioni”, che misura il tempestivo esame dei reclami e l’“Indice di mediazione”, funzionale alla verifica e misurazione della efficacia del procedimento di mediazione. Quest’ultimo in particolare deve essere letto assieme ad altri dati indicativi della sostenibilità della pretesa in giudizio e, pertanto, i relativi dati devono essere analizzati congiuntamente agli indici di vittoria numerici e all’incidenza delle impugnazioni sul totale degli atti impugnabili.
Per quanto riguarda gli indicatori previsti a budget, è necessario assicurare il costante monitoraggio del raggiungimento degli indicatori di risultato [Indice di vittoria numerico; Indice di vittoria per valore; Indice di vittoria numerico netto; Costituzione in giudizio in CTP; Costituzione in giudizio in CTR; Partecipazione alle pubbliche udienze (14)] nonché degli indicatori del piano di lavoro (Tempestivo esame mediazioni; Acquisizioni tempestive al sistema informativo).
Con riferimento agli indici di vittoria, va considerato che il 2019 rappresenta un anno eccezionale in quanto, per effetto della definizione agevolata delle controversie tributarie di cui agli articoli 6 e 7 del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119 e in particolare del comma 11 dell’articolo 6, “sono sospesi per nove mesi i termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione … che scadono tra la data di entrata in vigore del presente decreto e il 31 luglio 2019” relativamente alle controversie definibili, che rappresentano la gran parte di quelle pendenti. Sui predetti indici possono altresì impattare gli effetti della definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione di cui all’articolo 3 del predetto decreto-legge.
Nel 2019 quindi passeranno in giudicato soprattutto le pronunce emesse nei giudizi aventi a oggetto dinieghi di rimborso e altre tipologie di atti non rientranti nei provvedimenti di “pace fiscale”. È in relazione alle liti concernenti queste tipologie di atti che rileveranno i risultati attesi ai fini degli indici di vittoria.
In tale ottica, continua a rivestire particolare importanza la gestione da parte del Direttore provinciale della lavorazione dell’elenco delle criticità nella produzione amministrativa, riscontrate presso gli Uffici legali, nonché la successiva circolazione del predetto documento fra tutte le articolazioni della Direzione provinciale allo scopo di rimuovere le criticità rilevate e quindi prevenire e ridurre le impugnazioni. Tale documento si presenta quale passaggio fondamentale per il collegamento fra Ufficio legale e strutture di produzione amministrativa.
4.2. Cooperazione con gli agenti della riscossione. Occorre altresì continuare a curare adeguatamente le forme di cooperazione con gli Agenti della riscossione nella gestione delle impugnazioni di atti della riscossione, avviate nel 2015, che, mediante la difesa coordinata e l’uniformità dei comportamenti nella gestione del procedimento di mediazione e del processo tributario, assicurano il miglioramento dell’esito di tali controversie e quindi l’incremento della riscossione coattiva.
Nella programmazione e gestione delle attività occorre infine considerare che, nel corso del 2019, gli Uffici devono gestire anche le attività correlate alla citata definizione agevolata delle controversie tributarie di cui al decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, come anticipato nel punto 2.6. Pertanto al fine di consentire il corretto ed ordinato svolgimento delle attività di lavorazione delle istanze di definizione, da completare entro il 31 luglio 2020 con la notifica dell’eventuale diniego, e di gestione delle controversie non definite, nel rispetto delle tempistiche fissate dalla legge, è opportuno che sia assicurato, nel corso del 2019, il controllo di una percentuale significativa delle domande di definizione presentate e lo svolgimento dei relativi adempimenti.
L’attività di riscossione (15) rappresenta una priorità strategica nell’ambito degli obiettivi istituzionali dell’Agenzia delle entrate. Risulta, quindi, della massima rilevanza che ciascun Ufficio si adoperi per garantire il miglioramento qualitativo e quantitativo dei risultati conseguiti. Essa infatti, inserendosi al termine dell’unitario procedimento di contrasto alle violazioni tributarie, completa e dà senso ultimo dell’attività di controllo.
• la sollecita formazione e convalida – quando non centralizzata – delle partite di ruolo/carico e la rapida sottoscrizione (c.d. visto) dei ruoli/carichi con largo anticipo rispetto ai termini di decadenza. La medesima solerzia va garantita anche nella formazione degli atti d’intimazione del pagamento relativa agli atti impugnati e nell’affidamento delle eventuali successive partite di carico. Tutte le attività sopra descritte vanno effettuate con sollecitudine, e con particolare riferimento all’affidamento conseguente agli accertamenti esecutivi;
• il monitoraggio dei pagamenti rateali delle somme dovute a seguito degli istituti definitori al fine di consentire, in caso di decadenza, la sollecita iscrizione a ruolo o formazione dell’atto d’intimazione (ed eventuale successiva partita di carico) con anticipo rispetto al termine di decadenza previsto dall’articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 (16). Con riguardo al monitoraggio dei pagamenti rateali delle somme dovute a seguito delle definizioni agevolate ai sensi del decreto-legge n. 119 del 2018, nonché alle relative modalità di recupero in caso di mancato pagamento, verranno fornite specifiche istruzioni in corso d’anno;
• il contrasto delle condotte volte alla sottrazione fraudolenta al pagamento dei tributi sin dalla fase di acquisizione dei primi elementi istruttori, anche tramite il ricorso alle misure cautelari, avendo altresì cura di inoltrare all’Autorità giudiziaria, al ricorrere dei presupposti, le denunce per il reato di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74;
• il tempestivo esame delle dichiarazioni e dei documenti trasmessi dagli Agenti della riscossione ai sensi dell’articolo 1, comma 539, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, per la sospensione legale della riscossione, ai fini del riscontro al contribuente nei termini di legge, avvalendosi dell’ausilio dell’applicazione Sospensioni legali presente nel portale Esiti contabili ruoli. Al riguardo si ribadisce che l’adempimento previsto in capo all’Ufficio è imposto dalla legge ed è necessario ad evitare l’annullamento di diritto delle partite di ruolo/carico;
• il sollecito esame delle richieste dei contribuenti, fra le quali quelle di sospensione presentate ai sensi dell’articolo 39 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 nonché, operando in base all’articolo 2-quater del decreto-legge 30 settembre 1994, n. 564 e al decreto ministeriale 11 febbraio 1997, n. 37, di quelle avanzate unitamente a richieste di annullamento in sede di autotutela; la sollecita esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali che comportano la sospensione della riscossione o la sua revoca.
• il tempestivo svolgimento, in presenza di procedure concorsuali, delle attività volte alla quantificazione del credito erariale non ancora consegnato/affidato all’agente della riscossione al fine di assicurare che l’intero credito tributario sia oggetto di insinuazione nel passivo;
• la sollecita trattazione delle proposte di trattamento del credito tributario nell’ambito delle procedure di concordato preventivo, degli accordi di ristrutturazione dei debiti e delle procedure per il superamento delle crisi da sovraindebitamento.
• il coordinamento con gli Agenti della riscossione in seguito alla consegna dei ruoli e all’affidamento dei carichi, assicurando il costante scambio informativo. Si evidenzia, a tal fine, l’importanza di una fattiva partecipazione ai “Tavoli regionali” con gli Agenti della riscossione coordinati dalla Direzione regionale, con l’obiettivo di presidiare l’efficacia dell’attività di riscossione coattiva;
• l’attività di mutua assistenza amministrativa nel campo della riscossione, al fine di promuovere il ricorso, da parte degli Uffici, alla cooperazione internazionale, come ulteriore mezzo di tutela del credito erariale, si rammenta la funzionalità “Soggetti con carichi erariali pendenti”, inclusa nell’applicativo index, che consente agli utenti di elaborare in autonomia elenchi di soggetti debitori, intestatari o coobbligati di partite di ruolo e/o di carico consegnate agli Agenti della riscossione ma non ancora interamente riscosse, per i quali è stata inoltre riscontrata la presenza, nelle banche dati disponibili, di elementi informativi a rilevanza internazionale.
Le posizioni così individuate devono essere oggetto di vaglio per verificare l’esistenza delle condizioni di attivazione dell’assistenza al recupero».
(1) Fornite sulla base della Direttiva del Consiglio 2011/16/UE e successive modifiche.
(3) Vedasi anche circolare 10 aprile 2019, n. 9 [in Boll. Trib., 2019, 692].
(6) Ai sensi dell’articolo 21 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, nella versione in vigore fino al 23 ottobre 2016.
(7) Art. 27, commi 1 e 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98.
(10) Decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 9 agosto 2018.
(14) Si ricorda che nella Convenzione con il Ministro dell’economia e delle finanze per il triennio 2018-2020 gli obiettivi inerenti alla “Costituzione in giudizio in CTP e in CTR” e alla “Partecipazione alle pubbliche udienze”, costituiscono gli indicatori presi in considerazione ai fini della valutazione del raggiungimento dell’“Obiettivo 8 – Migliorare la sostenibilità in giudizio della pretesa erariale”, rilevante ai fini della quota incentivante a favore dell’Agenzia.
(15) Nell’ambito dell’intervento di riorganizzazione delle strutture dell’Agenzia delle entrate operato con gli Atti direttoriali n. 186053 del 7 agosto 2018 e n. 187175 dell’8 agosto 2018, è stato previsto che le attività di riscossione, già curate da un’area di staff al direttore provinciale, vengano affidate all’ufficio legale, in conformità al modello adottato a livello centrale e regionale. In relazione a tale modifica, nelle realtà di maggiori dimensioni l’ufficio legale è suddiviso in due aree dedicate al contenzioso e alla riscossione (cfr. Atto direttoriale n. 187175 dell’8 agosto 2018, punto 6, Attribuzioni degli Uffici legali).