Source: https://elysiumpost.com/oltraggio-pubblico-ufficiale-cosa-prevede-la-norma/
Timestamp: 2020-05-25 20:18:49+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 341', 'art. 341', 'art. 131', 'art. 341', 'art. 18', 'art 341']

Home Economia e Finanza Lavoro e diritti Oltraggio pubblico ufficiale, cosa prevede la norma?
L’oltraggio a pubblico ufficiale è un reato secondo il nostro ordinamento. Spieghiamo come è composta la disciplina e cosa prevede in caso di violazione. Gli elementi costitutivi e la riforma del reato di oltraggio pubblico ufficiale nella nuova previsione normativa.
Oltraggio a Pubblico Ufficiale: la norma
Soggetto attivo e soggetto passivo del reato di oltraggio a pubblico ufficiale
Elemento oggettivo del reato di cui all’art. 341 bis c.p.
La condotta oltraggiosa deve essere realizzata mentre il pubblico ufficiale compie un atto d’ufficio e a causa o nell’esercizio delle sue funzioni.
Elemento soggettivo dell’art. 341 bis c.p.
Non si applica l’art. 131 bis sulla particolare tenuità del fatto all’art. 341 bis.
Il titolo II del libro secondo del codice penale disciplina i “delitti contro la pubblica amministrazione” ed è suddiviso in due capi. Il primo concernente i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione (artt. 314-335 c.p.). Nel secondo, invece, riguardante i “delitti dei privati contro la pubblica amministrazione” (artt. 336-356 c.p.).
Il concetto di pubblica amministrazione può essere inteso in diritto penale in due differenti accezioni. In senso ampio, esso ricomprende tutte le pubbliche funzioni imputabili allo Stato o altro ente pubblico. In senso stretto, si identifica o con la mera funzione amministrativa, ovvero con gli organi preposti all’esercizio della funzione medesima.
Il codice fa proprio, dunque, un ampio concetto di pubblica amministrazione funzionale ad un preciso obiettivo di tutela. Proprio quello di proteggere l’intera attività dello Stato e degli altri enti pubblici sia dagli attacchi portati dall’interno sia da quelli provenienti dall’esterno.
È stata da sempre e lo è tutt’ora crescente la tendenza del giudice penale a controllare le scelte e l’operato degli amministratori pubblici. Spesso avviene in funzione di cosiddetta “supplenza giudiziaria” rispetto alle inefficienze e ai ritardi della pubblica amministrazione.
I delitti contro la pubblica amministrazione presuppongono sempre la presenza di un soggetto rivestito di una determinata qualifica. Tale qualifica concerne il soggetto attivo o il soggetto passivo ovvero ancora l’oggetto della condotta incriminata.
Le qualifiche cui la legge da rilevanza sono tre: pubblico ufficiale, incaricato di un pubblico servizio, esercente un servizio di pubblica necessità.
Sebbene in passato lo status di pubblico ufficiale era tradizionalmente legato al ruolo formale del soggetto all’interno dell’amministrazione pubblica. Subito dopo le leggi n. 86/90 e n. 181/92 l’attenzione si è spostata sulla funzione del soggetto e non più sul ruolo. Si è ampliata attraverso la novella dell’articolo 357 c.p. anche la nozione di pubblica funzione.
Il primo comma dell’articolo 357 nella nuova formulazione stabilisce che sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa.
Il secondo comma dell’articolo 357, invece, si preoccupa di precisare la nozione di pubblica funzione amministrativa che è la funzione disciplinata da norme di diritto pubblico e atti autoritativi. Questa è caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi.
Sono considerati pubblici ufficiali: i consulenti tecnici, i periti d’ufficio, gli ufficiali giudiziari e i curatori fallimentari, gli ausiliari del giudice, i portalettere e i fattorini postali, i notai e gli appartenenti alle forze di polizia.
La giurisprudenza ha individuato la qualifica di pubblico ufficiale anche nei seguenti soggetti: capotreni delle Ferrovie dello Stato anche dopo la trasformazione dell’ente in società per azioni, gli impiegati comunali che rilasciano certificati. Invece l’altra categoria comprendente i dipendenti che preparano certificati senza avere potere di firma sono considerati incaricati di pubblico servizio. Stesso discorso per gli insegnanti delle scuole pubbliche.
Il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, articolo 341 bis c.p.
Con la scelta del legislatore di far rivivere il delitto di oltraggio a pubblico ufficiale il legislatore ha di fatto spostato indietro le lancette del diritto penale. In questo modo, criminalizzando un comportamento in violazione di un principio fondamentale dello Stato di diritto. In questo caso, il principio di uguaglianza e in assenza di lacune meritevoli di tutela per l’ordinamento.
Il reato di oltraggio pubblico ufficiale riguarda l’offesa proferita in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone. Oltraggiando, così, l’onore e il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio e a causa o nell’esercizio delle sue funzioni.
Il reato è punito con la reclusione fino a tre anni e la pena è aumentata se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato.
La fattispecie incriminatrice, in passato disciplinata dall’articolo 341 cp che è stato abrogato dall’art. 18 della legge n. 205/1999. Oggi, è contenuta nell’articolo 341 bis c.p., introdotto dalla legge n. 94/2009 (c.d. pacchetto sicurezza).
Infatti, a seguito della conversione in legge del D.L. n. 53/2019 “Decreto Sicurezza Bis”, è stata modificata la cornice edittale della norma. Il massimale di pena è rimasto immutato, mentre è stato previsto un minimo di sei mesi di reclusione.
In conclusione, per il reato di cui all’articolo 341 bis c.p., si rischia ora la reclusione da sei mesi a tre anni.
Il soggetto attivo può essere chiunque, si tratta, pertanto, di un reato comune.
Il soggetto passivo, trattandosi di un reato a forma libera e dalla natura plurioffensiva, può essere integrato con ogni mezzo idoneo ad arrecare nocumento a più parti offese. Nello specifico, sia il pubblico ufficiale, in quanto portatore di un interesse pubblico che la stessa pubblica amministrazione di appartenenza.
Il bene giuridico tutelato dal reato è il regolare svolgimento dei compiti assegnati al pubblico ufficiale.
La condotta incriminata consiste nell’offesa all’onore e al prestigio del pubblico ufficiale che si traduce a sua volta in offese arrecate alla Pubblica Amministrazione. Mantenuta sulla stessa scia dell’abrogato articolo 341 c.p., attraverso la tutela dell’onore e del decoro della persona che agisce quale organo dell’amministrazione. Inoltre, in quanto investita di funzioni pubbliche, della stessa P.A., dall’onore al prestigio può essere integrata l’aggravante. Questa è giustificata dalla potenziale maggiore diffusione poiché realizzate in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone.
Il fatto che la norma specifica che la condotta deve essere compiuta in luogo pubblico o aperto al pubblico determina una significativa restrizione dell’ambito di rilevanza penalistica. Questo perché esprimono la sussumibilità nello schema descritto dall’articolo 341 bis di tutti quei fatti offensivi che si svolgono nei luoghi di privata dimora, nelle relative pertinenze ed anche nei luoghi di lavoro non aperti al pubblico.
Invece, con l’elemento della presenza di più persone il legislatore lo ha elevato ad elemento costitutivo del nuovo delitto. Quindi, un requisito che nella formulazione originaria era previsto come circostanza aggravante.
Il nuovo requisito
Questo requisito aggiuntivo svolge una chiara funzione limitativa dell’area del rilevante penalmente e avvia un riposizionamento della nuova fattispecie. Infatti, è in direzione di una tutela mediata dell’ente di appartenenza del pubblico ufficiale.
Il nuovo delitto di oltraggio pubblico ufficiale prevede l’offesa all’onore e al prestigio del pubblico ufficiale cambiando la formulazione originaria. Nella precedente, l’offesa poteva essere alternativamente diretta all’onore o al prestigio del pubblico ufficiale medesimo).
Una interpretazione rispettosa del dato normativo induce a ritenere che per l’integrazione del delitto devono essere lesi sia l’onore che il prestigio. Il problema che si pone consiste nel chiedersi se una lesione all’onore del pubblico ufficiale può essere disgiunta da una lesione al suo prestigio.
Sembra, tuttavia, che per ritenersi lesiva la condotta deve essere offensiva non in via disgiunta, ma cumulativa sia dell’onore che del prestigio del pubblico ufficiale. E nell’esercizio del suo ruolo o a causa delle funzioni dallo stesso svolte. Questo implica che non saranno punibili le mere lesioni in sé dell’onore e della reputazione del pubblico ufficiale. Soltanto la conoscenza della violazione da parte di un contesto soggettivo allargato a più persone presenti al momento dell’azione da compiersi in un ambito spaziale. Elemento specificato come luogo pubblico o aperto al pubblico e in contestualità con il compimento dell’atto dell’ufficio ed a causa o nell’esercizio della funzione pubblica.
Il legislatore incrimina, in tal modo, comportamenti ritenuti pregiudizievoli del bene protetto, a condizione della diffusione della percezione dell’offesa. Questo con collegamento temporale e finalistico dell’esercizio della potestà pubblica e della possibile interferenza perturbatrice col suo espletamento.
Anche nella nuova formulazione del delitto di oltraggio il legislatore ha mantenuto il nesso presente nell’originaria formula. Questo è il nesso funzionale tra l’attività del pubblico ufficiale e la condotta offensiva dell’onore e del prestigio del soggetto pubblico.
Sono, pertanto esclusi, dall’area di rilevanza penale tutte le aggressioni all’onore e al prestigio del pubblico ufficiale compiute sia prima che dopo questo preciso e specifico momento.
A sua volta, il compimento dell’atto dell’ufficio deve avvenire a causa o nell’esercizio delle funzioni.
Si tratta, però, di una specificazione normativa superflua, perché l’aggressione all’onore e al prestigio realizzata al di fuori del terreno pubblico. Questa rientra, piuttosto, nello schema descrittivo dell’ingiuria e/o diffamazione aggravato ai sensi dell’articolo 61 n.
Oltraggio a pubblico ufficiale pena vedi l’art 341 bis cp
Sul piano dell’elemento soggettivo, la condotta offensiva punita dalla fattispecie incriminatrice deve essere sostenuta dal dolo generico, richiedendo che il soggetto agente abbia voluto l’offesa e si sia rappresentato gli altri elementi della fattispecie.
Ai fini dell’integrazione del dolo non assumono rilievo né il fine specifico perseguito dall’offensore di arrecare un pregiudizio (c.d. animus iniurandi), né una vera e propria volontà di offendere.
È sufficiente che l’agente conosca la qualità di pubblico ufficiale del soggetto passivo e del fatto che questo sta compiendo un atto del suo ufficio. Questo senza essere necessaria una consapevolezza giuridica del suo status risultando bastevole che il reo sia consapevole, alla stregua dell’uomo medio, di essere entrato in contatto con un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni.
L’aggravante e la causa di estinzione
Il delitto è aggravato se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, ed è tale quel fatto descritto con una specificazione così puntuale da farlo apparire un avvenimento storicamente individuato. Si tratta di una circostanza oggettiva ad effetto comune che trova la sua ragion d’essere nella maggior carica di disvalore contenuta in una offesa specifica.
Una ulteriore novità particolarmente importante e significativa è costituita dalla previsione di una causa di estinzione del reato. Si verifica qualora l’imputato offensore, prima del giudizio, provveda al risarcimento del danno prodotto al pubblico ufficiale offeso e all’ente di appartenenza.
Invero, il ricorso al risarcimento del danno può trovare la sua giustificazione in un orientamento politico criminale. Questo orientamento si è affermato anche a livello europeo, che addirittura tende a trasformarlo in una vera e propria autonoma sanzione criminale. E non solo nell’area di interessi di natura privatistica.
Il delitto di oltraggio a pubblico ufficiale è altresì scriminato se il soggetto pubblico ha dato causa al fatto eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni.
Si tratta della cosiddetta reazione agli atti arbitrari del pubblico ufficiale.
L’istituto della particolare tenuità del fatto di cui all’articolo 131 bis non risulta più applicabile al reato di resistenza a pubblico ufficiale.
In particolare, dopo l’intervento del d.l. n. 53/2019, l’offesa non può ritenersi di particolare tenuità nei casi di cui all’articolo 337 c.p. Ossia quando il reato è commesso nei confronti di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni.
Per quanto riguarda l’articolo 341 bis, si tratta di un’esclusione che, tenuto conto dei parametri espressamente previsti dalla norma, punta alla non punibilità. Infatti, mira ad evitare di punire per i fatti che, pur costituenti astrattamente reato, si caratterizzano per un grado di offensività particolarmente tenue e non risultano comportamenti abituali.
Il provvedimento ha espressamente previsto che l’offesa non potrà mai essere ritenuta di particolare tenuità quando il reato è commesso bei confronti di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni.
Ne segue che l’articolo 131 bis non trova applicazione per i fatti puniti ai sensi dell’articolo 341 bis del c.p.
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