Source: https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-terzo/titolo-i/capo-ii/sezione-i/art726.html
Timestamp: 2019-05-22 10:34:53+00:00
Document Index: 116676442

Matched Legal Cases: ['art. 726', 'art. 726', 'art. 527', 'art. 726', 'art. 726', 'sentenza ', 'art. 726', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'e contrario', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 726', 'sentenza ', 'art. 90', 'sentenza ', 'art. 726', 'sentenza ']

Art. 726 codice penale - Atti contrari alla pubblica decenza. Turpiloquio - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice penale > LIBRO TERZO - Delle contravvenzioni in particolare > Titolo I - Delle contravvenzioni di polizia > Capo II - Delle contravvenzioni concernenti la polizia amministrativa sociale > Sezione I - Delle contravvenzioni concernenti la polizia dei costumi > Articolo 726
Dispositivo dell'art. 726 Codice penale
(1) Per pubblica decenza si tratta, secondo la giurisprudenza, di un insieme di regole etico-sociali, che tutelano la società dai comportamenti disapprovevoli in senso generale, non dunque solo quelli definibili osceni.
Spiegazione dell'art. 726 Codice penale
La differenza rispetto al delitto di cui all'art. 527 (atti osceni in luogo pubblico) va individuato nel contenuto più specifico delgli atti osceni, i quali richiamano la verecondia sessuale (autoerotismo in pubblico ecc.).
Massime relative all'art. 726 Codice penale
Cass. pen. n. 39860/2014
Ai fini della integrazione del reato di cui all'art. 726 cod. pen. non è sufficiente che l'agente indossi un abbigliamento trasgressivo e spinto per arrecare offesa alla pubblica decenza, occorrendo invece che lo stesso accompagni all'uso di tali forme di vestiario comportamenti idonei ad offendere concretamente il bene giuridico tutelato, in modo da suscitare nell'uomo medio del tempo presente e in relazione al contesto spazio-temporale della condotta, un senso di riprovazione, disgusto o disagio. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la configurabilità del reato nella condotta delle imputate che, verosimilmente per esercitare il meretricio, sostavano sulla pubblica strada ricoperte da un abbigliamento succinto in modo da consentire ai passanti la visione dei glutei parzialmente scoperti).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 39860 del 26 settembre 2014)
Cass. pen. n. 23234/2012
Integra il reato di atti contrari alla pubblica decenza (art. 726 cod. pen.) il comportamento di colui che, completamente nudo ed immobile, si trovi a dormire all'interno di un'autovettura al fianco di una donna semisvestita, poiché, pur senza compiere gesti attinenti alla sfera sessuale, ha un atteggiamento comunque idoneo ad offendere il comune sentimento di costumatezza e compostezza.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 23234 del 13 giugno 2012)
Cass. pen. n. 40012/2011
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 40012 del 4 novembre 2011)
Cass. pen. n. 23083/2011
Integra il reato di atti contrari alla pubblica decenza l'esibizione dei glutei scoperti ai passanti in luogo di pubblico transito.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 23083 del 8 giugno 2011)
Cass. pen. n. 31407/2006
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 31407 del 21 settembre 2006)
Cass. pen. n. 3557/2000
Vanno qualificati come atti contrari alla pubblica decenza quelli che, a differenza degli atti osceni, non toccano la sfera degli interessi sessuali ma ledono semplicemente le regole etico sociali attinenti al normale riserbo ed alla elementare costumatezza, sì da produrre, se non anche disgusto, quanto meno disagio, fastidio e riprovazione, avuto riguardo ai comuni parametri di valutazione, rapportati allo specifico contesto ed alle particolari modalità di ogni fatto. (Nella specie, in applicazione di tali principi, la S.C. ha ritenuto che fosse da qualificare come contrario alla pubblica decenza il comportamento di un soggetto il quale, su una spiaggia non appartata ed in presenza di altre persone, si era completamente denudato, con esposizione, quindi, degli organi genitali, atteso che una tale esposizione non poteva essere assimilata a quella del seno nudo femminile, entrata ormai da vari lustri nel novero dei comportamenti comunemente accettati).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3557 del 20 marzo 2000)
Cass. pen. n. 9685/1996
Ai fini della determinazione delle categorie dell'osceno e degli atti contrari alla pubblica decenza, il giudice deve adottare, quali parametri di valutazione del modificarsi dei costumi sull'intero territorio nazionale, mode (costumi generalizzati ed accettati) e mass-media (televisione, radio e giornali quali «fabbrica» e «specchio del comune sentire», del generale stato di accettazione del mutamento di costume, della tolleranza nel pluralismo); parametri non variabili nello spazio, ma, pur tuttavia, il giudice medesimo deve prendere approfonditamente in considerazione le diverse, concrete circostanze (la vicenda concreta, il luogo in cui l'atto si manifesta). (Nella specie, relativamente ad annullamento senza rinvio, perché il fatto non sussiste, di sentenza di condanna per il reato di cui all'art. 726 c.p., l'imputata, avvocato, si era presentata nell'androne del carcere indossando una succinta minigonna).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 9685 del 13 novembre 1996)
Cass. pen. n. 2194/1987
La forza preclusiva del principio ne bis in idem, di cui all'art. 90 c.p.p., non opera nel caso in cui il fatto sul quale si è formato il giudicato, pur essendo unico come entità di ordine materiale, importi la violazione di diverse disposizioni di legge. Infatti, dovendosi in tal caso applicare le norme sul concorso formale di reati, lo stesso fatto può essere riesaminato sotto il profilo della violazione di legge rimasta estranea al giudicato già formatosi. (Nella specie, relativa ad ostentati toccamenti dei genitali in luogo pubblico rivolti specificamente all'indirizzo della querelante, la Suprema Corte ha ritenuto che legittimamente, emesso decreto penale passato in cosa giudicata per il reato di atti contrari alla pubblica decenza, si era poi proceduto per il reato di ingiurie).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2194 del 18 febbraio 1987)
Cass. pen. n. 3254/1986
Sono atti contrari alla pubblica decenza tutti quegli atti che, in spregio ai criteri di convivenza e di decoro che debbono essere osservati nei rapporti tra i consociati, provocano in questi ultimi disgusto e disapprovazione, come l'orinare in luogo pubblico. Né la norma dell'art. 726 c.p. esige che l'atto abbia effettivamente offeso in qualcuno la pubblica decenza e neppure che sia stato percepito da alcuno, quanto si sia verificata la condizione di luogo, cioè la possibilità che qualcuno potesse percepire l'atto.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3254 del 28 aprile 1986)