Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-22599-del-10-09-2019
Timestamp: 2020-08-12 00:28:37+00:00
Document Index: 43202723

Matched Legal Cases: ['art. 360', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 360', 'art. 32', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 3']

Sentenza Cassazione Civile n. 22599 del 10/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22599 del 10/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 10/09/2019, (ud. 28/05/2019, dep. 10/09/2019), n.22599
sul ricorso 26910-2018 proposto da:
O.Z., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR
avverso il decreto n. 1649/2018 del TRIBUNALE di CAMPOBASSO,
Il Tribunale di Campobasso, con decreto n. 1649/2018, ha respinto la richiesta di O.Z., cittadino della Nigeria, a seguito di diniego della competente Commissione territoriale, di riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria ed umanitaria.
In particolare, il Tribunale ha osservato che la vicenda personale narrata dal richiedente (essere stato costretto a lasciare il Paese d’origine a causa della sua asserita omosessualità, in quanto, non riuscendo a trovare lavoro, uno zio lo aveva “iniziato alla prostituzione omosessuale” ed, a seguito di una denuncia da parte di uno dei ragazzi che, insieme a lui, si prostituivano, egli rischiava di essere arrestato) era del tutto inverosimile, confusa ed incoerente; quanto poi alla protezione sussidiaria, la regione di provenienza del richiedente (il Lagos State) non era interessata da conflitti armati interni (come riferito dall’ultimo rapporto di Amnesty International 2018; infine, quanto alla protezione umanitaria, i timori di persecuzione personale risultavano del tutto astratti e congetturali ed il richiedente non aveva evidenziato legami in Italia.
Avverso il suddetto decreto, O.Z. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno (che si costituisce al solo fine di partecipare all’udienza pubblica di discussione).
1. Il ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, non avendo il giudice di merito attivato l’obbligo di cooperazione istruttoria in relazione alla richiesta di protezione sussidiaria ed alla verifica delle condizioni di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c); con il secondo motivo, si lamenta poi, in relazione alla richiesta di protezione umanitaria, la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, nonchè della Circolare n. 3716/2015 della Commissione Nazionale per il Diritto di Asilo, non avendo il Tribunale approfondito la situazione di insicurezza del paese d’origine.
Inoltre, come già rilevato da questa Corte (Cass.19197/2015; conf. Cass. 7385/2017; Cass. 30679/2017), “il ricorso al tribunale costituisce atto introdutttvo di un giudizio civile, retto dal principio dispositivo: principio che, se nella materia della protezione internazionale viene derogato dalle speciali regole di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007 cit., art. 3 e al D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 8, che prevedono particolari poteri-doveri istruttori (anche) del giudice, non trova però alcuna deroga quanto alla necessità che la domanda su cui il giudice deve pronunciarsi corrisponda a quella individuabile in base alle allegazioni dell’attore”, cosicchè “i fatti costitutivi del diritto alla protezione internazionale devono necessariamente essere indicati dal richiedente, pena l’impossibilità per il giudice di introdurli in giudizio d’ufficio, secondo la regola generale”. Da ultimo si è ulteriormente chiarito (Cass. 27593/2018) che “in tema di protezione internazionale, l’attenuazione dell’onere probatorio a carico del richiedente non esclude l’onere di compiere ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. a), essendo possibile solo in tal caso considerare “veritieri” i fatti narrati”, cosicchè “la valutazione di non credibilità del racconto, costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito il quale deve valutare se le dichiarazioni del richiedente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c), ma pur sempre a fronte di dichiarazioni sufficientemente specifiche e circostanziate” (cfr. anche (Cass. 27503/2018 e Cass.29358/2018).