Source: http://aedon.mulino.it/archivio/2003/3/sessa.htm
Timestamp: 2020-04-08 06:27:22+00:00
Document Index: 13589670

Matched Legal Cases: ['art. 156', 'art. 153', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2403', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 12']

Aedon 3/2003 - Sessa, La cooperazione tra enti locali e internazionali
La cooperazione tra enti locali e internazionali: il caso
della fondazione partecipata dall'Unesco a Vigevano
di Valentina M. Sessa
Sommario: 1. La costituzione della Fondazione Claude Tagger a Vigevano. - 2. La collocazione nel Castello di Vigevano: un contributo per l'attuazione dell'accordo di programma quadro Stato-regione Lombardia. - 3. La struttura organizzativa. - 4. Potenzialità e aspetti problematici.
1. La costituzione della Fondazione Claude Tagger a Vigevano
Il Castello Sforzesco di Vigevano è divenuto sede, dalla fine del luglio scorso, della Fondazione Claude Tagger [1], ente di diritto italiano che merita di essere segnalato per il respiro internazionale che lo contraddistingue. Esso, infatti, vede come suoi fondatori sia enti pubblici e privati del nostro ordinamento che organismi internazionali: ne sono parte l'International Federation for Choral Music (IFCM), l'International Music Council (CIM), la regione Lombardia [2], la provincia di Pavia, il comune di Vigevano e la Fondazione Cassa di risparmio di Piacenza e Vigevano.
Promotori dell'iniziativa sono stati proprio gli organismi internazionali e, in particolare, l'International Federation for Choral Music (IFCM), organizzazione costituita nel 1982 per favorire, sia all'interno dei singoli Stati che a livello sovranazionale, la cooperazione nel campo della musica corale tra individui e istituzioni, attraverso la promozione e il sostegno di programmi di studio e ricerca, scambi internazionali, festival, seminari e concorsi di canto. L'importanza del ruolo di tale istituzione è stata sancita dall'Unesco, che l'ha nominata membro dell'International Music Council (CIM), federazione di enti non governativa fondata dall'Unesco stessa nel 1949 come proprio organo consultivo in campo musicale e che, per quanto interessa in questa sede, ha appoggiato il progetto dell'IFCM di creare una Fondazione in Italia divenendone essa stessa socio fondatore [3].
Gli organismi internazionali predetti, già dotati di articolazioni in numerosi paesi e di due sedi ad Altea in Spagna (Centro internazionale per la musica dell'Unesco) e a Namur in Belgio (Centro internazionale per la musica corale) - con il conseguente coinvolgimento dei rispettivi territori e il loro inserimento in un circuito internazionale di strutture e iniziative inerenti il settore musicale - erano alla ricerca di una sede da adibire a Centro internazionale per la comunicazione ed il marketing musicale.
Gli obiettivi della creazione di quest'ultimo erano di duplice ordine: in primo luogo, costituire un centro d'eccellenza nell'ideazione di progetti di carattere musicale, anche in partnership con soggetti di rilievo internazionale e, in secondo luogo, fornire supporto e coordinamento alle organizzazioni operanti nel settore musicale, soprattutto per quanto concerne l'aspetto della comunicazione istituzionale e progettuale delle stesse.
La costituzione di questa Fondazione, in sostanza, vorrebbe contribuire a colmare l'assenza in Italia di organizzazioni non governative di carattere internazionale che operino in campo musicale. Tale carenza, traducendosi in una mancanza di contatti tra gli operatori musicali del nostro ordinamento ed i centri di coordinamento di iniziative e progetti internazionali, in passato ha limitato spesso il raggio d'azione dei primi in ambito internazionale. Nel settore musicale, infatti, si può rilevare come i grandi organismi internazionali, da una parte, rivestono tradizionalmente una funzione strategica, in quanto si fanno promotori di iniziative, mediante il coordinamento e il finanziamento di progetti, la creazione di reti di contatto, l'incentivazione della cooperazione tra operatori diversi e il supporto all'attività dei propri membri, dall'altra, tendono ad assumere sempre più frequentemente un ruolo anche operativo in progetti e iniziative di altre organizzazioni a loro vicine. La loro mancanza nel nostro ordinamento ha significato, dunque, un'occasione perduta in termini di sostegno alle realtà locali nel loro contesto, nonché di collegamento di queste ultime con altre esperienze internazionali.
La necessità di sviluppare questi aspetti, unitamente al crescente ruolo degli organismi internazionali, ha indotto questi ultimi a incrementare sempre più una rete internazionale di rapporti e di servizi, onde permettere ai diversi enti che li hanno come punti di riferimento di operare con maggiore efficacia nel proprio ambito, coordinandoli e mettendo a loro disposizione le proprie competenze e risorse.
Questa breve premessa consente di comprendere le motivazioni che hanno spinto l'IFCM e il CIM a creare una nuova sede in Italia, ritenendo quale sito adeguato, rispetto agli obiettivi sopra richiamati, quello di Vigevano. La cittadina del pavese, infatti, è innanzitutto dotata di un Castello che, oltre ad essere di indubbio prestigio per le sue caratteristiche storiche e artistiche, attualmente oggetto di studi volti a individuarne le possibili forme e modalità di rifunzionalizzazione, costituisce un complesso monumentale autonomo rispetto al suo contesto territoriale e nello stesso tempo ubicato in un centro urbano attivo e non isolato rispetto ai grandi centri urbani della zona. Il Castello Sforzesco, inoltre, è inserito in un contesto dotato di una forte tradizione musicale e teatrale, lasciando presagire la possibilità di allargare i circuiti internazionali cui si accennava sopra e, infine, è sito in un'area interessata da processi di sviluppo potenzialmente notevoli e da considerevoli investimenti pubblici.
L'esigenza di valorizzare il Castello di Vigevano - come si avrà modo di analizzare meglio oltre - e di incentivare la ripresa turistica ed economica dell'area in cui esso sorge, oltre al prestigio degli enti promotori dell'iniziativa, sono anche all'origine dell'interesse che la proposta dell'IFCM e del CIM ha suscitato negli enti territoriali competenti, nonché nella Fondazione Cassa di risparmio di Piacenza e Vigevano, che hanno pertanto stabilito di partecipare alla creazione della Fondazione.
Quest'ultima, dunque, costituisce un significativo esempio di cooperazione interistituzionale finalizzata allo svolgimento di attività culturali. Scopi statutari della Fondazione, infatti, sono varie attività legate al settore musicale: esse spaziano dalla progettazione e realizzazione di eventi musicali in rete con partners nazionali e internazionali, alla comunicazione ed alla ricerca nelle metodologie di marketing applicato a progetti musicali internazionali, fino allo studio e all'attivazione di servizi culturali, promozionali e operativi rivolti ai membri delle organizzazioni musicali internazionali, nonché alla diffusione della cultura musicale e alla relativa didattica.
Tra i vari progetti allo studio, merita una particolare segnalazione l'organizzazione di un festival internazionale annuale, organizzato su modello di quelli ormai tradizionali di Spoleto in Italia o di Aix-en-Provence e Avignone in Francia, o ancora dei Promenade Concerts a Londra, che hanno rappresentato, nei rispettivi paesi, un'occasione di crescita culturale, turistica ed economica delle città ospitanti. Similarmente, la manifestazione organizzata a Vigevano potrebbe costituire, oltre che un'occasione di intrattenimento di alto livello qualitativo, anche un'opportunità per diffondere la conoscenza di generi e stili musicali diversi e per promuovere giovani artisti, nonché per incentivare la fruizione del sito del Castello e la crescita di tutto il comparto economico legato alle attività del festival.
Da quanto sinteticamente richiamato, si può constatare che la Fondazione si prefigge di svolgere un ventaglio di attività alquanto vasto, da attuare in parte a livello internazionale, in parte in ambito locale, come confermato dallo stesso Statuto, il quale esplicita che "le finalità della Fondazione trovano attuazione nell'ambito del territorio nazionale ed estero".
La scelta da parte di enti diversi di ricorrere a una forma comune per avviare la realizzazione delle attività menzionate dimostra l'interesse a convogliare energie e risorse verso il perseguimento di fini che, pur a titolo diverso, rientrano in realtà nella competenza di tutti i soggetti coinvolti e sono, pertanto, da considerarsi in qualche misura comuni.
In proposito basti ricordare, infatti, che se gli organismi internazionali coinvolti sono istituzionalmente deputati allo sviluppo delle attività musicali, è altresì vero che la programmazione e la promozione delle attività musicali e teatrali sul territorio è competenza degli enti pubblici territoriali - dal momento che, ai sensi dell'art. 156, comma 1, lett. n), del d.lg. 31 marzo 1998, n. 112, esse costituiscono compito dello Stato "unitamente alle regioni e agli enti locali" [4], che gli stessi enti provvedono "ciascuno nel proprio ambito" alla promozione delle attività culturali - ai sensi dell'art. 153 del medesimo decreto - e, infine, che il settore culturale costituisce una delle aree di intervento delle fondazioni di origine bancaria.
Non è questa la sede adatta per approfondire quest'ultimo aspetto né quello del modello della fondazione. Le osservazioni che seguono, invece, vorrebbero analizzare l'aspetto peculiare della Fondazione in oggetto, vale a dire quello inerente le motivazioni, le modalità e i possibili effetti della cooperazione instaurata tra i fondatori.
2. La collocazione nel Castello di Vigevano: un contributo per l'attuazione dell'accordo di programma quadro Stato-regione Lombardia
La scelta del Castello come sede legale ed operativa della Fondazione Tagger potrebbe sembrare dettata, a prima vista, unicamente da motivi di ordine logistico. In realtà, ad un'analisi più approfondita del contesto politico - amministrativo in cui è maturata, essa si rivela un elemento importante per comprendere l'importanza dell'esperienza in esame dal punto di vista degli enti pubblici del nostro ordinamento che ne sono coinvolti.
La ricerca di una sede adeguata per il Centro internazionale per la comunicazione ed il marketing musicale è, infatti, coincisa con l'esigenza di Stato, regione e comune di Vigevano di trovare un'adeguata destinazione d'uso per il Castello Sforzesco di Vigevano, che lo valorizzasse rispettandone le peculiarità storico - artistiche e lo rendesse al contempo fruibile, in attuazione del relativo accordo di programma quadro stipulato il 26 maggio 1999 tra ministero per i Beni e le Attività culturali e regione Lombardia ai sensi dell'art. 2, comma 203, lett. c) della legge 23 dicembre 1996, n. 662, a seguito dell'intesa istituzionale di programma sottoscritta dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Presidente della regione Lombardia il 3 marzo 1999 [5].
Proprio tale intesa istituzionale indicava fra i suoi obiettivi l'investimento di significative risorse per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale, a cominciare da alcuni importanti complessi monumentali tra cui il Castello di Vigevano, specificando che le azioni di recupero avrebbero dovuto essere finalizzate ad assicurare non solo la conservazione materiale dei beni, bensì anche il ripristino dell'aspetto funzionale e che, allo scopo, avrebbe dovuto essere favorita ogni possibile cooperazione tra enti diversi dalla regione e dall'ente proprietario per promuovere, tramite la condivisione progettuale, organizzativa e finanziaria, un approccio sistemico.
In particolare, l'intesa sottolineava la necessità di attivare "processi autoalimentati di valorizzazione permanente" tramite la sperimentazione di modelli gestionali innovativi che, ai sensi dell'art. 1 del successivo accordo, favorissero forme più attente al contenimento della spesa pubblica senza tuttavia sacrificare i servizi culturali offerti al pubblico. Allo scopo, l'accordo incoraggiava non solo forme di gestione condivisa tra soggetti pubblici diversi e fra questi e soggetti privati, ma anche il raccordo programmatico dei diversi enti che nel territorio regionale hanno competenza in materia di politica culturale, nonché la realizzazione di sistemi informativi integrati che consentissero agli istituti culturali "di allargare la propria sfera d'azione, di offrire servizi innovativi, di valorizzare le culture e le identità locali in un quadro culturale di dimensione europea".
L'intervento avviato dagli enti competenti sul Castello di Vigevano già prima della costituzione della Fondazione, rispondeva proprio a tale logica. L'accordo di programma citato, infatti, ne prevedeva il recupero, la valorizzazione e la rifunzionalizzazione. Con il successivo accordo di programma del 27 luglio 1999, il ministero per i Beni e le Attività culturali, il ministero delle finanze, la regione Lombardia e il comune di Vigevano, avevano conseguentemente avviato la procedura per l'individuazione di un unico soggetto cui affidare la gestione di tale complesso monumentale, cui dovranno essere ricondotte tutte le competenze e le responsabilità ad essa connesse [6].
Si tratta di un'operazione alquanto complessa dal momento che la proprietà del Castello, sottoposto a vincolo sotto la vigenza della legge n. 1089/39, è statale, mentre la gestione dei suoi spazi è stata finora affidata al comune in base ad una convenzione tra quest'ultimo e l'Agenzia del demanio, con cui quest'ultima ne ha consentito l'uso al comune, delegandolo ad effettuare la manutenzione ordinaria e straordinaria dello stesso [7].
A ciò si aggiunga che la regione Lombardia, con deliberazione del 23 gennaio 1998, n. VI/34348, aveva in precedenza inserito il restauro e la valorizzazione del Castello tra i progetti del Programma Regionale di Sviluppo - Progetto strategico "Coordinamento tra le politiche regionali per il recupero e la valorizzazione dei beni culturali, in collaborazione con soprintendenze, privati, università, ed enti locali" con caratteristiche di priorità.
Il Castello, dunque, si trova ad essere oggetto di molteplici interessi e competenze, che si traducono in accordi che vedono coinvolti vari enti territoriali, seppure a titolo e in misura diversa.
In tale contesto, la collocazione nel Castello della Fondazione in oggetto assume una particolare valenza sotto due diversi profili. Innanzitutto, essa è significativa dal punto di vista istituzionale perché mette a disposizione di una Fondazione compartecipata da diversi livelli di governo del territorio un complesso monumentale sul quale questi ultimi esercitano differenti competenze. In tal modo, la scelta del sito, oltre a connotarsi in senso "simbolico" - in quanto elegge il Castello a sede di un ente di cui sono fondatori, tra gli altri, anche i diversi soggetti che sono coinvolti nella sua gestione, sancendone così il carattere di "casa comune" - potrebbe anche avere delle rilevanti conseguenze di carattere pratico, dal momento che potrebbe agevolarne in futuro la gestione congiunta facilitando, almeno in una previsione astratta, la soluzione degli inevitabili problemi operativi che potranno sorgere nel corso della vita della Fondazione stessa.
In secondo luogo, tale collocazione è rilevante da un punto di vista funzionale. Le considerevoli dimensioni del complesso monumentale, infatti, inducono ad attribuire al Castello una destinazione polifunzionale: a seguito del restauro e del risanamento conservativo, secondo quanto previsto dall'accordo di programma del 27 luglio 1999, esso dovrebbe divenire "museo di se stesso", ospitando raccolte museali, laboratori di restauro e spazi di accoglienza.
La suddivisione degli spazi del Castello, tra l'altro, pone un problema di "convivenza" tra enti e istituti diversi. Infatti, accanto a realtà culturali strettamente legate al territorio, come l'allestimento di una sezione di storia locale dell'archivio storico, della Pinacoteca civica contenente le opere d'arte di proprietà comunale e del Museo civico della calzatura - in omaggio alla più tradizionale vocazione produttiva del territorio - è stata ipotizzata la creazione del Museo archeologico nazionale della Lomellina, da affidare alla gestione di alcuni uffici della Soprintendenza per i beni archeologici, nonché di una sezione distaccata della Pinacoteca di Brera, la quale dovrebbe ospitare soprattutto i dipinti murali che hanno subito il distacco dalle pareti originarie. A ciò si aggiunga che alle attività di carattere espositivo dovrebbero poi essere affiancate quelle formative, di approfondimento e di confronto, per le quali sono state ipotizzate l'istituzione di laboratori scuola per lo studio e il restauro dei cuoi antichi e dei dipinti murali, nonché la predisposizione di sale di lettura, di una biblioteca, di una mediateca e di un centro congressi, per i quali si riproporrà il problema della competenza alla gestione dei relativi spazi.
Sotto questo profilo, la presenza della Fondazione, oltre al valore "simbolico" già richiamato, ne acquisisce anche uno strettamente operativo. Non è necessario scendere ulteriormente nel dettaglio, infatti, per comprendere che, negli accordi ricordati poco sopra, il Castello risulta considerato come epicentro delle attività culturali da integrare nel territorio. Tale concezione richiede, dunque, oltre al recupero e alla rifunzionalizzazione delle strutture, anche la predisposizione di adeguati servizi aggiuntivi e soprattutto una impegnativa programmazione culturale.
In tal senso, la presenza della Fondazione Tagger all'interno degli spazi del Castello potrebbe svolgere un'importante funzione di collaborazione con il soggetto che sarà individuato quale gestore del complesso monumentale, facendosi promotrice di eventi culturali, primo tra tutti il festival internazionale annuale cui si accennava nel paragrafo precedente, ma anche di una varia serie di iniziative, rientranti nei suoi fini istituzionali, quali l'organizzazione di corsi, incontri e seminari in materia musicale o l'organizzazione di servizi culturali.
In tal modo la Fondazione potrà dare il suo apporto in termini di rifunzionalizzazione del Castello, creando nuove opportunità di valorizzazione e di fruizione da parte del grande pubblico.
Infine, oltre a contribuire alla programmazione e alla realizzazione all'interno del Castello di attività culturali o comunque ad esse collegate, la Fondazione potrebbe assolvere ad un ruolo di mediazione tra le realtà locali e quelle di carattere internazionale, evitando il rischio di involuzioni e, al contrario, aprendo ad esperienze di confronto con culture diverse.
La struttura della Fondazione Tagger non si discosta da quella tipica delle fondazioni tradizionali, costituite ai sensi del codice civile [8]. I profili che attengono ai rapporti tra i fondatori, dal momento che essi costituiscono la peculiarità di questa fondazione, meritano tuttavia di essere esaminati almeno nelle loro linee essenziali.
In primo luogo, è prevista la presenza di un consiglio di amministrazione, di durata triennale, composto da 9 membri, di cui 5 nominati dagli organismi internazionali e i rimanenti scelti uno da ciascuno degli altri fondatori.
Ad esso spettano la determinazione, in conformità agli scopi statutari, degli obiettivi e dei programmi della Fondazione, l'amministrazione del patrimonio e la verifica dei risultati complessivi della gestione, l'approvazione del bilancio di previsione e consuntivo, nonché, su proposta del direttore, della struttura organizzativa, l'assunzione ed il licenziamento del personale, ed infine l'eventuale deliberazione in merito alle modifiche statutarie o allo scioglimento della Fondazione e alla conseguente devoluzione del patrimonio. Al consiglio di amministrazione spettano poi i poteri di nomina dei soggetti chiamati a ricoprire le varie cariche: innanzitutto quella del presidente, scelto tra i componenti del consiglio nominati dall'IFCM e dal CIM, e del vicepresidente, designato tra i componenti del consiglio nominati dagli altri fondatori, ma anche quella del comitato scientifico e del direttore.
Tale configurazione, come risulta da quanto sopra esposto, consente agli organismi internazionali di nominare la maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione e il presidente. Tale assetto è stato voluto allo scopo di consentire agli organismi internazionali di conservare il potere di indirizzo e organizzazione delle diverse attività della Fondazione, così da garantire il mantenimento del respiro internazionale delle iniziative. Quest'ultimo, in un assetto che avesse privilegiato gli enti territoriali, avrebbe potuto subire, infatti, gli influssi della politica locale, finendo con l'attribuire maggior spazio alle iniziative sul territorio rispetto a quelle di carattere sovranazionale. E che questo sia l'obiettivo di una simile composizione del consiglio di amministrazione pare confermato, peraltro, anche dalla previsione che, pur nell'applicazione del principio di maggioranza per l'approvazione delle deliberazioni del consiglio stesso, in caso di parità di voti prevalga la proposta a favore della quale si è espresso il presidente.
Tuttavia, dal momento che questa composizione del consiglio di amministrazione avrebbe comportato un forte ridimensionamento degli altri fondatori, tale previsione è stata compensata stabilendo che per le principali decisioni gestionali - quali quelle concernenti la programmazione delle linee generali dell'attività, l'approvazione del bilancio, la nomina del presidente, del vicepresidente e del comitato scientifico, l'accettazione di eredità, legati e donazioni, la deliberazione di modifiche statutarie e dell'eventuale scioglimento della stessa - è necessaria, invece, l'approvazione delle decisioni con la maggioranza dei due terzi dei componenti del consiglio stesso. La maggioranza qualificata richiesta in tali casi, dunque, funge da garanzia a favore degli enti che sono direttamente espressione del territorio.
Questo assetto presenta inevitabilmente anche alcuni svantaggi, tra cui indubbiamente la difficoltà di riunire frequentemente un consiglio di amministrazione composto da un elevato numero di membri stranieri. A tale potenziale problema si è pensato di ovviare stabilendo la possibilità del consiglio di amministrazione di avvalersi, per la funzione gestionale, di un comitato esecutivo composto dal presidente, dal vicepresidente e da un membro del scelto tra i componenti designati dall'IFCM e dal CIM, a cui delegare, espressamente e specificatamente, parte delle proprie funzioni, escluse naturalmente quelle per le quali è prevista la maggioranza qualificata. Il medesimo motivo è all'origine della previsione che ammette il ricorso alla videoconferenza ai fini del raggiungimento della maggioranza dei componenti, necessaria per la validità delle sedute del consiglio di amministrazione, purché se ne faccia uso nel rispetto del principio di collegialità.
Per quanto concerne la figura del presidente non sono da segnalare aspetti particolari: questi ha la legale rappresentanza della Fondazione di fronte ai terzi, nonché il potere di convocare e presiedere il consiglio di amministrazione e di esercitare ogni iniziativa di ordinaria amministrazione necessaria per il buon funzionamento amministrativo e gestionale della Fondazione. In particolare, a lui sono affidate le relazioni con enti, istituzioni, imprese pubbliche e private ed altri organismi, anche al fine di instaurare rapporti di collaborazione a sostegno delle singole iniziative della Fondazione. In casi particolari di necessità ed urgenza, il presidente può anche adottare atti di competenza del consiglio di amministrazione, che deve però sottoporre alla ratifica di quest'ultimo nella prima riunione immediatamente successiva.
Il presidente del consiglio di amministrazione o un suo delegato presiedono anche il comitato scientifico, che è organo di consulenza e supporto al consiglio di amministrazione per l'attività scientifica, di ricerca e formazione ed è composto da non più di cinque membri designati annualmente tra persone altamente specializzate nelle varie discipline. Si tratta di un organo indispensabile per il raggiungimento dei fini della Fondazione, la cui competenza costituisce fondamentale garanzia del valore culturale e del livello internazionale delle iniziative, motivo per cui esso sarà composto da esperti anche stranieri.
Il controllo amministrativo e finanziario della Fondazione, invece, è affidato ad un collegio di revisori dei conti, di durata quadriennale, cui sono attribuiti i poteri previsti dall'art. 2403 del codice civile in relazione al controllo delle società per azioni. Anche qui il dato maggiormente rilevante è quello inerente le nomine. Un peso determinante è attribuito agli enti espressione del territorio locale: il collegio, infatti, è composto da tre membri effettivi - nominati rispettivamente dalla Fondazione Cassa di risparmio di Piacenza e Vigevano, dal comune di Vigevano e dalla provincia di Pavia - e da due supplenti - entrambi nominati dal comune di Vigevano - iscritti all'albo dei revisori ufficiali dei conti.
Da questa sintetica descrizione si può agevolmente comprendere, dunque, come i rapporti tra i fondatori siano uno dei punti di snodo fondamentali del funzionamento della Fondazione, la cui operatività sarà fortemente condizionata dall'effettivo mantenimento dei delicati equilibri che sono stati inizialmente creati.
4. Potenzialità e aspetti problematici
Alla luce di quanto finora esposto, la creazione di una fondazione quale quella in esame si rivela interessante sotto una molteplicità di punti di vista. Innanzitutto, la partecipazione degli enti territoriali e della cassa di risparmio locale alla sua costituzione dimostra una significativa disponibilità alla collaborazione interistituzionale, anche nelle agili forme privatistiche, che può rendere più efficace lo svolgimento delle rispettive funzioni in materia di spettacolo e di attività culturali in genere, incentivando così il raggiungimento di obiettivi comuni.
Tale modalità di operare, peraltro, risponde anche alle previsioni del d.lg. 31 marzo 1998, n. 112, che mira ad armonizzare e coordinare, nel territorio regionale, le iniziative dei diversi soggetti pubblici e privati. L'azione congiunta dei soggetti coinvolti consente, dunque, di auspicare una politica culturale più attenta ed efficace in campo musicale.
In proposito, però, non ci si può esimere dal richiamare la necessità di mantenere l'equilibrio tra i fondatori di cui si diceva alla fine del paragrafo precedente, al fine di evitare contrapposizioni che potrebbero influire negativamente sull'operatività della Fondazione.
In secondo luogo, la Fondazione potrebbe contribuire ad una funzione di sviluppo del territorio in cui è ubicata e di apertura di quest'ultimo al contesto internazionale. Essa, infatti, potrebbe costituire un centro di coordinamento tra le organizzazioni musicali regionali e nazionali, potenziandone le relative attività e inserendole in più ampie iniziative di carattere internazionale. Il collegamento diretto che esiste tra la Fondazione e gli organismi internazionali, in particolare l'Unesco, e la funzione di collegamento sovranazionale che il Centro internazionale per la comunicazione ed il marketing musicale dovrebbe esplicare, potrebbe portare ad un incremento sul territorio delle attività culturali in campo musicale, appoggiandosi a una consolidata tradizione e portandola ad aprirsi al contesto culturale europeo.
L'incrementarsi di questo aspetto determinerebbe inevitabilmente anche quello della cooperazione internazionale e degli scambi culturali, con la conseguente maturazione dei soggetti coinvolti e l'allargamento della loro rete di relazioni culturali.
In tal senso, si può prevedere un duplice fenomeno: da una parte, gli organismi internazionali coinvolti ipotizzano sin d'ora di proporre il trasferimento a Vigevano delle attività legate a numerosi progetti internazionali quali, a titolo esemplificativo, le esibizioni dell'orchestra giovanile mondiale e del coro giovanile mondiale, la realizzazione di Master class di perfezionamento musicale internazionale, lo svolgimento di Symposia Corali regionali e mondiali; dall'altra, è possibile immaginare che il Centro costituirà anche un utile riferimento per le organizzazioni musicali del territorio che desiderino realizzare all'estero parte delle loro attività e abbiano allo scopo necessità di instaurare contatti e avere un adeguato supporto tecnico-organizzativo.
Nello stesso tempo, lo svolgimento di nuove attività all'interno del Castello Sforzesco contribuirà alla sua valorizzazione, ponendolo al centro di molteplici eventi culturali che ne incrementeranno la fruizione non solo da parte della popolazione locale ma anche di tutti i partecipanti agli eventi stessi che, negli auspici degli organizzatori, proverranno non solo dall'Italia ma anche dall'estero.
In tal senso, pare significativa l'ipotesi di chiedere che al Centro sia riconosciuto un particolare statuto allo scopo di valorizzare l'edificio che ne accoglie gli uffici e di proporre eventualmente l'inserimento del Castello, in relazione al suo innegabile valore storico - artistico, all'interno del Patrimonio Mondiale Culturale dell'Unesco, che porterebbe a riconoscerne il valore culturale, garantendo allo stesso tempo maggiore visibilità, sia a livello nazionale che internazionale, alle iniziative che vi avranno luogo.
Infine, lo sviluppo delle attività culturali porterà anche, nel tempo, all'incremento di una serie di attività economiche loro connesse - alcune direttamente legate all'aspetto culturale, altre legate ai servizi di ristorazione, ospitalità e similari - nonché, in ultima analisi, a un miglioramento delle infrastrutture. Le attività culturali, e particolarmente i grandi eventi di livello internazionale, quali il festival di cui si diceva poco sopra, potranno diventare, in sostanza, elemento trainante dello sviluppo non solo culturale, bensì anche economico e turistico di un'area lungamente rimasta provinciale. Potrebbe così trovare applicazione anche il disposto dell'accordo di programma quadro del 26 maggio 1999 che, tra i suoi obiettivi, poneva anche quello di "integrare la promozione dei servizi alla persona con il potenziamento delle attività produttive".
Se quella appena descritta costituisce una formidabile potenzialità per l'area del pavese e del vigevanese in particolare, è anche necessario segnalare che questo è anche uno degli aspetti più soggetti al rischio di involuzioni dell'originaria spinta creativa. Perché la Fondazione diventi effettivamente motore di sviluppo, è necessario che la partecipazione degli enti espressione del territorio si dimostri non strettamente vincolata ad interessi localistici, bensì aperta ad attività che colleghino il proprio territorio con più ampi contesti. Parallelamente, un ruolo importante spetterà alla società civile, alla sua capacità di accogliere proposte di livello internazionale, e di rispondere, anche a livello imprenditoriale, alle necessità che esse pongono, quali ad esempio, quella del potenziamento delle infrastrutture, ad oggi carenti soprattutto per quanto concerne l'aspetto alberghiero e dei trasporti.
Altrettanto fondamentale si rivelerà l'effettiva capacità della Fondazione di favorire, come recita l'art. 1 dello Statuto, il coinvolgimento e la partecipazione alla sua attività di altri enti pubblici e privati, articolandosi sul territorio e divenendo riferimento non solo delle realtà musicali già esistenti ma anche di altri possibili interlocutori, quali le Università e i Conservatori.
Per quanto attiene i profili più strettamente operativi, sin d'ora si può ipotizzare che quelli problematici siano almeno due. Il primo concerne l'obbligo di osservare, per l'affidamento di appalti, le procedure ad evidenza pubblica, in relazione alla prevalenza dei soggetti di natura pubblicistica all'interno della Fondazione, con l'inevitabile rischio di rendere lento e farraginoso l'affidamento degli appalti stessi.
Il secondo profilo problematico è quello inerente l'aspetto delle ingenti risorse necessarie alla realizzazione degli obiettivi sopra descritti. Tuttavia, se è vero che si porrà un problema di reperimento delle stesse, è anche vero che la partecipazione di enti pubblici alla Fondazione dovrebbe garantirle una contribuzione costante e agevolarne l'ottenimento di ulteriori finanziamenti pubblici e di sponsorizzazioni private. Inoltre, data la sua apertura internazionale, non è da escludere che la Fondazione possa accedere in via preferenziale anche a finanziamenti di natura comunitaria e, in particolare, di organismi internazionali quali l'Unesco stessa.
[1] Intitolata a Claude Tagger, scomparso nel 1998, che per diversi anni ricoprì la carica di Tesoriere del CIM e, successivamente, di Presidente della IFCM. Presidente onorario della Fondazione, in linea con questa volontà, è stata pertanto nominata Jutta Schulz Tagger, vedova di Claude Tagger.
[2] In merito alla partecipazione della regione Lombardia, occorre precisare che quest'ultima è entrata a far parte della Fondazione in un momento successivo rispetto alle altre parti, e più precisamente il 30 settembre 2003, a seguito della Deliberazione della Giunta Regionale n. 14337, assumendo la qualifica di socio fondatore in virtù dell'art. 6, comma 2, dello Statuto della Fondazione, che le attribuiva questa facoltà qualora avesse aderito alla Fondazione stessa con un atto integrativo e concorrendo al patrimonio della stessa nei sei mesi successivi all'atto di fondazione.
[3] Per eventuali approfondimenti sulle organizzazioni in oggetto, si vedano www.ifcm.net e www.unesco.org/imc.
[4] Per un approfondimento della normativa e degli sviluppi più recenti del tema, si veda C. Barbati, Lo spettacolo: il difficile percorso delle riforme (dalla Costituzione del 1948 al "nuovo" Titolo V e "ritorno", in Aedon, n. 1/2003.
[5] Su questa rivista si vedano in proposito L. Zanetti, Gli accordi di programma quadro in materia di beni e attività culturali, in Aedon, n. 3/2000 e, per quanto concerne più specificamente la realtà lombarda, M. Renna, Al via la concertazione in materia di beni culturali: l'accordo di programma quadro tra ministero e regione Lombardia, in Aedon, n. 2/1999.
[6] L'accordo di programma del 27 luglio 1999 ha stabilito che il modello organizzativo e gestionale dovrà essere individuato consensualmente dallo Stato, dalla regione Lombardia e dal comune di Vigevano. In tale sede, la regione Lombardia si è accollata l'onere di assicurare al comune di Vigevano i fondi per concorrere alla definizione del modello gestionale in oggetto, nonché di quelli necessari al rilievo architettonico e alla progettazione architettonica e impiantistica definitiva degli spazi destinati al comune stesso, alla realizzazione del Museo civico della calzatura. Il comune, invece, si è impegnato a redigere il progetto dell'utilizzo delle parti comuni con particolare attenzione alle reti di servizio e all'impiantistica, nonché alla progettazione definitiva delle parti da assegnare al comune stesso, a provvedere al recupero delle parti comuni del Castello, a realizzare il Museo della calzatura, nonché ad assicurare la manutenzione delle parti assegnate ad esso e, fino all'individuazione del modello organizzativo e di gestione, di quelle la cui apertura è attualmente garantita dal ministero per i Beni e le Attività culturali. Quest'ultimo, oltre a garantire l'alto profilo del progetto di restauro e valorizzazione del Castello, contribuirà con la regione Lombardia ed il comune di Vigevano agli oneri dell'intervento e metterà a disposizione le proprie competenze tecniche - scientifiche nella definizione del progetto culturale e degli allestimenti museali. Esso, infine, dovrà essere coinvolto nel soggetto gestore ai sensi del D.M. 27 novembre 2001, n. 491, concernente il Regolamento recante disposizioni concernenti la costituzione e la partecipazione a fondazioni da parte del ministero per i Beni e le Attività culturali a norma dell'art. 10 del d.lg. 20 ottobre 1998, n. 368 e successive modificazioni.
[7] Per quanto concerne questo aspetto, sarà necessario considerare, da una parte, le disposizioni inerenti l'affidamento del demanio storico-artistico, quali il d.p.r. 7 settembre 2000, n. 283, dall'altra, le implicazioni della recente pronuncia della Corte costituzionale, sent. 28 marzo 2003, n. 94, soprattutto per quanto concerne il rapporto tra gestione e valorizzazione. Sull'argomento si veda N. Aicardi, Recenti sviluppi sulla distinzione tra "tutela" e "valorizzazione" dei beni culturali e sul ruolo del ministero per i Beni e le Attività culturali in materia di valorizzazione del patrimonio culturale di appartenenza statale, in Aedon, n. 1/2003 e A. Poggi, Verso una definizione aperta di "bene culturale"?(a proposito della sentenza n. 94/2003 della Corte costituzionale), in Aedon 1/2003.
[8] In proposito, si precisa che la Fondazione Tagger è attualmente in attesa del riconoscimento prefettizio della personalità giuridica previsto dall'art. 12 c.c.