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Timestamp: 2017-04-25 03:12:04+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 97', 'art. 12', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 11', 'art. 27', 'art. 19', 'art. 27', 'art. 22', 'art. 17', 'art. 9', 'art. 26', 'art. 23', 'art. 13', 'art. 24', 'art. 27', 'art. 22', 'art. 18', 'art. 4']

Ufficio Scolastico Provinciale - ppt scaricare
PubblicatoOrlando Mattei
Presentazione sul tema: "Ufficio Scolastico Provinciale"— Transcript della presentazione:
Ufficio Scolastico ProvincialeCarta dei Servizi Ufficio Scolastico Provinciale VITERBO
MINISTERO DELL’ ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER IL LAZIO Ufficio Scolastico Provinciale di Viterbo 01100 VITERBO, Via del Paradiso, 4    -  Il presente lavoro è stato curato da: Vittorio Pugliesi Ufficio Affari Generali Silvana Isidori Webmaster Ufficio Scolastico Provinciale di Viterbo Ufficio Affari Generali 0761/297309 Sito web:http://www.provveditoratostudiviterbo.it
SOMMARIO PRESENTAZIONE Introduzione pag. 6L’UFFICIO SCOLASTICO PROVINCIALE VITERBO Le Scuole delL’Ufficio Scolastico Provinciale • Scuole Statali pag. 8 • Scuole Paritarie pag. 15 • Distretti Scolastici pag. 19 • Centri Educazione degli adulti pag. 20 • Consulta Provinciale degli studenti pag. 21 LA POPOLAZIONE SCOLASTICA • studenti in Provincia pag. 25
L’ORGANIZZAZIONE DELL’UFFICIO SCOLASTICO PROVINCIALE• organigramma pag. 27 • elenco telefoni interni pag. 36 • gruppi di progetto pag. 40 LA QUALITA’ NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE • Carta dei servizi nell’ordinamento giuridico italiano ­genesi della Carta dei Servizi pag. 44 ­fonti pag. 46 • la filosofia della Carta dei Servizi ­obiettivi pag. 49 ­contenuti pag. 50 ­finalità pag.
• Gli standard di qualità- Dimensioni e fattori della qualità del servizio pag. 61 FONTI NORMATIVE PER LA CARTA DEI SERVIZI - Legge 7 agosto 1990 n. 241: “Nuove norme in materia di procedi mento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi” pag. 64 - approfondimenti normativi pag. 90 MODULISTICA pag. 92
Questa nuova edizione aggiornata della “Carta dei Servizi” dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Viterbo ha lo scopo di far conoscere all’utenza il livello e la qualità dei servizi erogati, garantendo la trasparenza delle procedure adottate dagli uffici. La pubblicazione, concepita soprattutto con intenti informa- tivi, si muove in parallelo con il sito web dell’U.S.P. che, continua mente aggiornato e particolarmente ricco di news viene “visitato” da oltre duemila utenti la settimana e per tutto il corso dell’anno. Continueremo per il futuro a lavorare per offrire un servizio sempre più efficiente e rispondente alle attese dei cittadini.
Le Scuole Dell’Ufficio Scolastico Provincialedi Viterbo
Elenco delle Scuole StataliCircoli Didattici comune denominazione indirizzo telefono ACQUAPENDENTE P. Costituente 6 BASSANO ROMANO G.Carducci V. S. Gratiliano CAPRANICA V.le Nardini 2 CIVITA CASTELLANA 1° A. Manzi V. A. Gramsci 2 CIVITA CASTELLANA 2° F. Petrarca V. 4 giornate di Napoli 57 GROTTE DI CASTRO V.A. Ruspantini 11 MONTEFIASCONE O. Golfarelli V. Cassia Nuova 1 ORTE Sirto Sacchetti C. Garibaldi 178 Orte Sc. SORIANO NEL CIMINO A. Ferruzzi V.le Monaci 37 TARQUINIA C. e M. Nardi V. B. Falgari 6 TUSCANIA I. Ridolfi V.le Trieste 2 9
comune denominazione indirizzo telefono VETRALLA P.Zza G. Marconi 37 VITERBO 1° V. E. Bianchi VITERBO 2° A.Grandori Strada Salamaro VITERBO 3° Ellera P.zza G. Adolfo 1 VITERBO 5° S. Canevari V. C. Cattaneo 10
Istituti Comprensivi comune denominazione indirizzo telefono E-mailBAGNOREGIO S. Bonaventura V. D. Alighieri CANEPINA V. G. Rossa CANINO Paolo III Loc. Mausoleo CAPRAROLA V.le della Repubblica FABRICA DI ROMA S. Giovanni Bosco P.zza D. Alighieri GROTTE S. STEFANO Pio Fedi V. Puglia 25 MARTA Dante Alighieri V. M. D’Azeglio 1 MONTALTO DI CASTRO G. Gracci Gradoli V.le G. Cesare MONTEFIASCONE V. Manzoni 1 NEPI A. Stradella V. Roma 71 RONCIGLIONE M. Virgili V. Delle Vigne SORIANO NEL CIMINO E. Monaci V. E. Monaci 11
comune denominazione indirizzo telefono SUTRI A. Moro V. Martiri di Via Fani 1 VALENTANO P. Ruffini V. Del Poggio 30 VIGNANELLO G. Falcone e P. Borsellino V. Donatori di sangue 3 12
Istituti secondari di I gradocomune denominazione indirizzo telefono ACQUAPENDENTE G. Fabrizio V. S.M. Maddalena 2 CAPRANICA G. Nicolini V. M. Teresa di Calcutta CIVITA CASTELLANA D. Alihieri V. Togliatti 1 s.m. annessa ISA U. Midossi V. Gramsci 1 ORTE A.Deci V. Campo Sportivo 12 TARQUINIA E. Sacconi V. Umberto I 7 VETRALLA A. Scriattoli V. Cassia Sutrina VITERBO P.Egidi P. G. Adolfo L. Fantappiè V. E. Bianchi 26 P. Vanni V. C. Cattaneo 9 13
Istituti secondari di II gradocomune denominazione indirizzo telefono ACQUAPENDENTE L. S. L. da Vinci V. G. Carducci BAGNOREGIO I.I.S.S. Fratelli Agosti V.le F. Agosti CIVITA CASTELLANA I.I.S.S. G. Colasanti V. E. Berlinguer ISIS U. Midossi V. Gramsci 1 MONTEFIASCONE ITCG C.A. Dalla Chiesa V. A. Moro ORTE I.I.S.S. F. Besta V. Del campo sportivo RONCIGLIONE L. S A. Meucci C.so Umberto I 24 TARQUINIA I.I.S.S G. Galilei e V. Cardarelli Strada prov.le Porto Clementino VETRALLA I.I.S.S. P. Canonica Loc. Mazzocchio VITERBO Lic. Cl. M. Buratti V. T. Carletti 8 14
comune denominazione indirizzo telefono VITERBO L. Sc. P. Ruffini V. Della Verità Ist. Mag. S. Rosa V. S. Pietro 27 I.T.C. P. Savi V.le R. Capocci 36 I.T.I.G.S L. Da Vinci V. A. Volta I.I.S.S. F. Orioli V. Villanova I.P.S.I.A. G. Marconi P. D. Alighieri 13 15
Elenco delle Scuole Paritariecomune denominazione indirizzo telefono ciclo scolastico VITERBO Card. Ragonesi V.le IV Novembre sec.superiore Liceo Biologico L.go R. Venerini Infanzia – primaria -secondaria superiore Istituto Merlini V G. Merlini 45 Infanzia – primaria -secondaria inferiore e superiore FRAZ. S. MARTINO Prez.mo Sangue V. L. Cadorna 2 Infanzia J.J. Rousseau V. A. Bianchini 15 secondaria superiore Luigi Einaudi V. Tuscanese 12 Lic. Art. Tuscia V. Col Moschin 17 S. Maria Paradiso V. Del Paradiso 22 Infanzia – primaria - secondaria inferiore San Faustino V. M.S. Liberatrice Infanzia - primaria BASSANO ROMANO L.go G. Verdi 6 BOMARZO Divino Amore V. Cardinal Verga CANINO Pio XII V. Col di Lana 18 infanzia
comune denominazione indirizzo telefono ciclo scolastico CAPODIMONTE S. Lucia Filippini V.Pianora infanzia CAPRAROLA Card. M. Barbarigo V. XX Settembre 1 CASTEL S. ELIA Bambin Gesù P.zza Doebbing 2 CIVITA CASTELLANA S. Francescane V. Ferretti 126 Infanzia - primaria FABRICA DI ROMA Sc. “C. Comaschi” V. dell’Asilo 23 FALERIA Figli Div. Provv.za V. Don Aur. Conti ISCHIA DI CASTRO Maria Immacolata V. S. Ermete 3 LATERA V. V. Veneto MONTEFIASCONE Cardinal Barbarigo V. Trento 57 secondaria superiore V. Ruben Rubbi 19 17
comune denominazione indirizzo telefono ciclo scolastico NEPI S.P. Frassinetti V. San Silvestro 28 infanzia ORIOLO ROMANO S.Giuseppe Borgo Garibaldi 9 RONCIGLIONE Rosa Venerini V. Della Rocca 5 SORIANO CIMINO N. S.ra Lourdes v. s. Giorgio 41 TARQUINIA S.Benedetto V. Umberto I° 42 secondaria superiore Card. Barbarigo V. M. Barbarigo 4 infanzia - primaria S. Lucia Filippini V. Rosselle 23 TUSCANIA Sc. “Enrico Pocci” V. D’Ancarano 13 VASANELLO Gesù Redentore V. Marconi 1 18
I Distretti ScolasticiDistretto scolastico Comuni interessati VT 4 MONTEFIASCONE Proceno,Acquapendente, Onano, Grotte di Castro, S. Lorenzo Nuovo, Gradoli, Latera, Valentano, Castiglione in Teverina, Civitella d’Agliano, Farnese, Ischia di Castro, S. Lorenzo Nuovo, Bolsena, Montefiascone, Marta, Capodimonte, Bagnoregio, Lubriano, Graffignano VT 5 TARQUINIA Tarquinia, Montalto di Castro, Canino, Cellere, Piansano, Tessenano, Arlena di Castro, Tuscania, Monte Romano
Distretto scolastico Comuni interessati VT 6 VITERBO Viterbo, Celleno, Bomarzo, Vitorchiano, Bassano in Teverina, Soriano nel Cimino, Canepina VT 7 VETRALLA Vetralla, Villa S. Giovanni in Tuscia, Blera, Barbarano Romano, Vejano, Oriolo Romano, Monterosi, Bassano Romano, Sutri, Capranica, Ronciglione, Caprarola, Carbognano VT 8 CIVITA CASTELLANA Civita Castellana, Orte, Vasanel-lo, Vallerano, Vignanello, Galle-se, Corchiano, Fabrica di Roma, Castel S. Elia, Nepi, Faleria
Centri Educazione degli adulticiclo scolastico denominazione comune Sc. Sec. I° grado P. VANNI VITERBO Circolo Didattico B. FALGARI TARQUINIA G. FABRIZIO ACQUAPENDENTE Sc.Sec. II° grado I.S.I.S. COLASANTI C.CASTELLANA
CONSULTA PROVINCIALE DEGLI STUDENTIChe cosa è la Consulta? ……è una conquista degli studenti…..è una tappa fondamentale che ci consente oggi di avere un organismo istituzionale di rappresentanza studentesca attivo non solo a livello provinciale. Da chi è composta e come lavora la Consulta? E’ composta da due studenti per Istituto secondario superiore statale e paritario della provincia e i rappresentanti che la compongono sono eletti da tutti i loro compagni di scuola. Le Consulte hanno una sede appositamente attrezzata messa a disposizione dal U.S.P. e dispongono di fondi propri, che possono essere spesi solo dagli studenti che la compongono. La quota prevista è almeno il 7% dei fondi provinciali destinati alle scuole per le attività degli studenti.
Ognuna si dota di un proprio regolamento e si riunisce con frequenza regolare per svolgere i compiti e le funzioni ad essa assegnati, come ad esempio: Assicurare il più ampio confronto fra gli studenti delle istituzioni scolastiche della provincia Formulare proposte di intervento che superino la dimensione del singolo istituto Esprimere pareri e formulare proposte agli Uffici Scolastici, agli Enti locali, agli Organi Collegiali territoriali Collaborare con organi dell’amministrazione scolastica e con i C.I.C. Istituire uno sportello informativo per gli studenti (in collaborazione con l’Ufficio Scolastico locale) Promuovere iniziative di carattere internazionale Dotarsi di un proprio regolamento, di un presidente e di una giunta Dare vita ad un coordinamento regionale rappresentativo che elegge un rappresentante degli studenti nell’organo di garanzia regionale (previsto dallo Statuto delle studentesse e degli studenti)
La Consulta elegge al suo interno un Presidente e si divide in commissioni tematiche o territoriali.L’U.S.P. mette a disposizione un docente referente per supportare il la-voro degli studenti, mentre a livello nazionale, il Ministero dell’Istruzione ha istituito un ufficio per offrire sostegno per le Consulte e per le attività degli studenti. I 103 presidenti delle Consulte si riuniscono periodicamente. Con il D.P.R. 29 novembre 2007 n. 208 la Consulta ha durata biennale e la Conferenza Nazionale assume la denominazione di Consiglio Nazionale dei Presidenti delle Consulte Provinciali degli Studenti, organo consultivo del Ministero che rappresenta una sede permanente di confronto e di rap-presentanza degli studenti a livello nazionale.
Alunni della provincia per ordine scolasticoTotale alunni in Provincia n Anno scolastico 2007/08
L’organizzazione dell’Ufficio Scolastico Provinciale di ViterboOrganigramma
Dirigente dott. Romolo BozzoVicario del Dirigente dott.ssa Alessandra Galli - Segreteria del Dirigente e Ufficio del Personale Dirigente dott. Romolo Bozzo Rapporti con la Direzione Generale - Corrispondenza in arrivo - Protocollo e atti riservati - Gestione automatizzata delle presenze del personale dell’ufficio – (Gestione del personale dell’Ufficio) -Rapporti con gli organi di informazione - Pratiche avocate - Personale addetto Cisternino Roldano doc.utilizzato Bottoni Angelo B1 Ufficio 1° Infanzia e Primo ciclo - Graduatorie Permanenti - Immissioni in ruolo - Organici - Mobilità - Diritto Studio- Riammissioni in servizio - Part time – Riscatti Buonuscita INPDAP- Pensioni – Liquidazioni TFS Coordinatore Responsabile Pellegrini Elio C2 Personale addetto Albani Gianna B3S Andreani Rosella doc.utilizzato D’Angelo Carla B3S Rossi M.Vittoria B3S Stella Antonella B3
Ufficio 2° Secondaria di 2° grado - Graduatorie Permanenti - Immissioni in ruolo - Organici – Mobilità - Scuole Paritarie - Esami di Stato - Incarichi di Presidenza- Riscatti Buonuscita INPDAP -Pensioni – Liquidazioni TFS Coordinatore Responsabile dott.ssa Galli Alessandra C3 Personale addetto Cianfana Cesare doc. utilizzato Burla Lidia B1 Brachetti Oleania B3S Padovan Marina B3S Sforza MariaRita doc. utilizzato Ufficio 3° Personale A.T.A. Graduatorie Permanenti - Immissioni in ruolo - Organici – Mobilità - Riscatti Buonuscita INPDAP-Pensioni – Liquidazioni TFS Coordinatore Responsabile Varchetta Giuseppe C1S Personale addetto Pettinari Mariella B3 De Sanctis Carla B2 Gentile Candida B3S Rosi Enrico B3
CONTABILITÀ- RAGIONERIA ED ECONOMATOUfficio 4° CONTABILITÀ- RAGIONERIA ED ECONOMATO Gestione amministrativo-contabile delle risorse finanziarie assegnate alle istituzioni scolastiche - Monitoraggio Rilevazioni Oneri per spese a carico delle scuole – Monitoraggio dei dati relativi alla gestione e all’andamento dei flussi finanziari - Consulenza e supporto alle istituzioni scolastiche nelle materie amministrativo-contabili – Monitoraggio delle spese - Gestione amministrativo-contabile, economica e finanziaria dell'Ufficio Scolastico Provinciale – Gestione liquidazione delle spese relative al contenzioso amministrativo-contabile - Rivalutazione Monetaria - Gestione recupero crediti erariali derivanti da sentenze di condanna pronunciate dalla Corte dei Conti - Liquidazione e pagamento compensi accessori al personale dell'USP – Liquidazione e pagamento delle spese per le missioni e dei corsi di formazione e aggiornamento – Pagamento fatture - Anagrafe delle prestazioni rese dal personale dipendente dall'USP – Certificazioni contabili e fiscali - - Gestione dei servizi economali, logistici ed infrastrutturali dell'Ufficio Scolastico Provinciale – Ufficio Consegnatario – Acquisto di beni e servizi - Rilascio tessere ministeriali di riconoscimento - Servizi ausiliari e generali della sede dell'USP - Cause di servizio – Pensioni privilegiate – Equo indennizzo - Utilizzazione in altri compiti Coordinatore responsabile Esposito Mauro C1S Personale addetto Gentili Maria Antonietta B3 Cuccagna Maria Lodovica B2 Cima Paola doc. utilizzato Luciana Luciani doc. utilizzato Macaluso Silvia B2
ECONOMATO Gentili Maria Antonietta B3 Sostituto Cuccagna Maria Lodovica B2 - Cause di servizio – Pensioni privilegiate – Equo indennizzo - Utilizzazione in altri compiti Personale addetto Macaluso Silvia B2 Luciani Luciana doc. utilizzato Tutto il personale addetto individuato nei singoli uffici collaborerà a rotazione, oltre che in particolari e complesse procedure, o scadenze, all’espletamento di tutte le attività svolte all’interno dell’Unità Operativa, secondo un criterio di maggiore efficienza ed efficacia e di arricchimento professionale.
SISTEMA INFORMATIVO E GESTIONE DELLE RISORSE TECNOLOGICHEOrganizzazione e Sicurezza Informatica dell'USP – Organizzazione per la Rilevazione Automatica delle Presenze – Gestione delle utenze del nuovo Sistema Informativo e della sua sicurezza e competenza in merito alle abilitazioni su tutto il personale in servizio in sede e nella provincia compresi i Dirigenti Scolastici – Gestione Sala Macchine, PdL e tutte le Attrezzature in Generale, Aula Informatica e Sala Videoconferenza Referente: · Informatico · Rap · Sicurezza · Formazione del Personale dell'U.S.P. Responsabile Esposito Mauro C1S Responsabile Varchetta Giuseppe C1S
Ufficio 5° CONTENZIOSO Coordinatore responsabile dott.ssa Anna Maria Volpi C2 Personale addetto Ridolfi Loretana doc utilizzato Ballarotto Loredana doc. utilizzato (+ufficio diplomi) Raimondi Massimo doc. utilizzato Venanzi Giuseppina doc. utilizzato U.R.P. Andreani Rosella doc. utilizzato Gentili M. Antonietta B3S 33
AFFARI GENERALI Relazioni Sindacali - Edilizia scolastica - Gestione Albo - Equipollenza titoli di studio stranieri– Segreteria Provinciale di Sicurezza - Intitolazioni istituti scolastici - Legge 626 – Sito Internet – Dimensionamento Rete Scolastica provinciale–Gestione Permessi distacchi sindacali Comparto scuola Personale addetto Pugliesi Vittorio doc. utilizzato De Angelis Rita doc. utilizzato Isidori Silvana doc.utilizzato Archivio e Spedizione Protocollo Personale addetto Ceccarelli Franca B1 Olivieri Giuseppe B3 Mantrici Donatella doc. utilizzato CENTRALINO Personale addetto Alessandrini M.Adele Ass.te amm.vo.utilizzato
Ufficio SUPPORTO ALL’AUTONOMIA - FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO DEL PERSONALE DELLA SCUOLA Personale addetto Catteruccia Laura doc. utilizzato Consulta provinciale studentesca – Politiche giovanili – Handicap – Sostegno alla Persona - Personale addetto Maio Rachelina doc. utilizzato Massimo Raimondi doc. utilizzato(ril. dati statistici) Educazione stradale ed adempimenti conseguenti Personale addetto Giulietta Beligni doc. utilizzato
Consulenza alle scuole per ricostruzione carriera – Ruolo –Personale addetto Burratti Giuseppe B3 Ufficio 6° SEGRETERIA DEL CONTENZIOSO Coordinatore Responsabile Pellegrini Elio C2 Personale addetto Rossi M.Vittoria B3S Coordinamento Provinciale Educazione Fisica Verga Antonio doc. comandato Si ribadisce che in occasione di particolari e complesse procedure, o scadenze, si potrà ricorrere all’utilizzazione temporanea del personale dell’ U.S.P. secondo un’organizzazione flessibile volta alla realizzazione di specifici obiettivi assegnati. I coordinatori delle varie macro-sezioni, possono, per motivate esigenze di servizio, utilizzare il personale dell’unità operativa anche all’interno di altri settori. 36
Elenco telefoni interniSegreteria del Dirigente tel.0761/ fax0761/345742 nominativo Tel. Piano Tel ALBANI Giovanna 397 2 ISIDORI Silvana 325 1 ALESSANDRINI M. Adele 300 3 LUCIANI Luciana 365 ANDREANI Rosella 398 MACALUSO Silvia 372 BALLAROTTO Loredana 390 MAIO Rachelina 306 BELIGNI Giulietta 329 MARINELLI Venanzio 343 BOTTONI Angelo 408
nominativo Tel. Piano Tel BRACHETTI Oleania 402 1 OLIVIERI Giuseppe 355 2 BURLA Lidia 385 PADOVAN Marina 403 BURRATTI 307 PELLEGRINI Elio 308 CATTERUCCIA Laura 350 PETTINARI Mariella 336 CECCARELLI Franca 412 PT PUGLIESI Vittorio 309 CIANFANA Cesare 387 RIDOLFI Loretana 399 CIMA Paola 363 ROSI Enrico 353 CISTERNINO Roldano 409 ROSSI M. Vittoria 386 CUCCAGNA M. Lodovica 377 STELLA Antonella 389
Per le telefonate dall’esterno bisogna anteporre ai numeri il 0761/297nominativo Tel Piano D’ANGELO Carla 401 1 VARCHETTA Giuseppe 331 2 DE ANGELIS Rita 400 VERGA Antonio 313 3 DE SANCTIS 336 ESPOSITO Mauro 305 GALLI Alessandra 337 GENTILE Candida 338 GENTILI M. Antonietta 376 Per le telefonate dall’esterno bisogna anteporre ai numeri il 0761/297
GRUPPI DI PROGETTO CONVENZIONI ACCORDI DI PROGRAMMA
Gruppi Provinciali Gruppo di lavoro provinciale sulle Nuove Indicazioni GLIP Osservatorio Provinciale sulla disabilità GLH – gruppo di lavoro provinciale sulla disabilità Gruppo di Lavoro provinciale per il progetto Monitor 440/97 - INVALSI Comitato tecnico provinciale per la promozione, il coordinamento e la realizzazione di iniziative inerenti lo sviluppo del benessere psicofisico degli studenti Centro Supporto territoriale – progetto Nuove tecnologie e disabilità – orario martedì h e giovedì h 8,30-11,30
Gruppi interistituzionaliPrevenzione ed assistenza nei casi di abusi e maltrattamenti sui minori (protocollo d’intesa Provincia di Viterbo) Consiglio territoriale sull’immigrazione (Ufficio del Governo Viterbo) Gruppo Pari Opportunità (Provincia di Viterbo) Osservatorio ambiente e legalità della Provincia di Viterbo Interventi in ambito scolastico rivolti all’educazione alla legalità e convivenza civile – (prot. d’intesa Ministero Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria)
I membri dell’Ufficio Studi fanno parte come referenti provinciali di tutti i gruppi regionali relativi ai temi di: Autonomia, Disabilità, Intercultura, Educazione alla Salute, Volon-tariato, Studenti, Famiglie, Educazione Stradale, Legalità.
LA QUALITA’ NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONECARTA DEI SERVIZI NELL’ORDINAMENTO GIURIDICO ITALIANO
GENESI DELLA CARTA DEI SERVIZINell’Art. 2 della nostra Costituzione viene enunciato il fondamentale principio personalista che pone ogni singola persona al centro dello Stato; i pubblici poteri devono lavorare, quindi, a porre le condizio-ni perché questo centralismo si realizzi appieno per passare da una concezione dell’amministrazione pubblica quale garante dei diritti a quella di soggetto che soddisfa i bisogni collettivi. La Carta dei Servizi è proprio uno degli strumenti attraverso i quali si vuole riqualificare il rapporto tra la Pubblica Amministrazione ed il cittadino, ricollocando questo al centro di tale rapporto. Nel disegno originario della nostra Costituzione è molto forte l’o-rientamento che privilegia la concezione liberale dell’Amministrazione, intesa come autorità, apparato nei confronti del quale il cittadino deve unicamente difendersi e da lui chiaramente separato. Tuttavia accanto a questa concezione tradizionale con l’affermazione dei prin-cipi fondamentali del nuovo ordinamento democratico, si può intravedere un nuovo modo di concepire l’Amministrazione, teso a superare la dicotomia della impostazione classica.
In un clima culturale profondamente mutato, negli anni 80 la Commissione Nigro sceglie di porsi dalla parte del cittadino, strutturando quello che diverrà un vero e proprio Statuto generale dei rapporti tra cittadi-no e Pubblica Amministrazione. Nello stesso momento la Legge n. 142 del 1990 assegna agli Enti Locali l’onere di prevedere adeguate forme di accesso e partecipazione degli amministrati. Il vincolo della trasparenza e della partecipazione procedimentale di-venta, poi, canone organizzativo con la legge 23 ottobre 1992 n. 421 e con l’istituzione dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico. Nella nuova visione culturale la soddisfazione dell’utente è lo scopo dell’attività amministrativa che non è più funzione pubblica bensì servizio pubblico. All’attività amministrativa in generale si chiede di essere non solo le-gittima ed imparziale, ma anche efficiente e trasparente. In questo con-testo caratterizzato dalla maturazione di una nuova coscienza civile na-sce la Carta dei Servizi.
LE FONTI La normativa regolatrice della Carta dei Servizi è contenuta nel D. Lgs. N. 286/99, emanato in attuazione della delega di cui all’art. 11, Legge n. 59/97 (c.d. Legge Bassanini 1). La Legge Bassanini 1 aveva delegato il Governo ad adottare decreti legi-slativi, con i quali istituire strumenti di monitoraggio, controllo in-terno, verifica dei risultati dell’operato della P.A., anche in materia dei servizi pubblici, prevedendo, in particolare, forme di sanzione e di indennizzo. Il Governo avrebbe dovuto prevedere ed istituire sistemi per la valuta-zione, sulla base di parametri oggettivi, dei risultati dell’attività amministrativa e dei servizi pubblici, favorendo ulteriormente l’adozio-ne di Carte dei Servizi, assicurando in ogni caso sanzioni per la loro violazione, l’adozione di altri strumenti per la tutela dei diritti del-l’utente e la sua partecipazione, anche in forme associate, alla defini-zione delle carte dei servizi, alla valutazione dei risultati.
A tale disposto è stata data attuazione con l’art. 11, D. Lgs. NA tale disposto è stata data attuazione con l’art. 11, D. Lgs. N. 286-del 99, che così recita: “I servizi pubblici nazionali e locali sono erogati con modalità che promuovono il miglioramento della qualità e as-sicurano la tutela dei cittadini e degli utenti e la loro partecipazio-ne, nelle forme, anche associative, riconosciute dalla legge, alle ine-renti procedure di valutazione e definizione degli standard qualitativi. Le modalità di definizione, adozione e pubblicizzazione degli standard di qualità, i casi e le modalità di adozione delle carte dei servizi, i criteri di misurazione della qualità dei sevizi, le condizioni di tutela degli utenti, nonché i casi e le modalità di indennizzo automatico e forfettario all’utenza per mancato rispetto degli standard di qualità sono stabilite con direttive, aggiornabili annualmente, del Presidente del Consiglio dei Ministri……” La Carta è, quindi, configurata come uno strumento tendenzialmente fina-lizzato a garantire un miglioramento qualitativo del servizio pubblico, una maggiore gratificazione del personale operante all’interno delle Pubbliche Amministrazioni, una maggiore partecipazione e trasparenza della collettività nella predefinizione di questi standard quali–quanti-tativi: per creare insomma, sempre in via puramente politica, l’equiva-lente di quei principi che la Legge n. 241/90 aveva dettato per l’atti-vità amministrativa, ma che si riferivano però, a ben guardare, soprat-tutto all’attività amministrativa funzionale, lasciando da parte l’attività del servizio pubblico………
LA FILOSOFIA DELLA CARTA DEI SERVIZI
GLI OBIETTIVI Gli obiettivi della Carta dei Servizi sono quelli enunciati al comma 2 dell’art. 11, che assume il valore di punto di riferimento generale: definizione, adozione, pubblicizzazione di standard di qualità; misurazione della qualità dei servizi; fissazione delle condizioni di tutela degli utenti; determinazione dei casi e delle modalità di indennizzo automatico all’utenza per mancato rispetto degli standard di qualità.
I CONTENUTI I contenuti della Carta dei Servizi sono enucleati nella Direttiva 27 gennaio 1994 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che si suddivide in tre parti: principi fondamentali, strumenti e tutela. I principi fondamentali sono: eguaglianza, imparzialità, continuità, diritto di scelta, partecipazione. Il principio di eguaglianza trova il proprio fondamento costitu-zionale nell’art. 3 della Costituzione e viene enunciato per primo nella Direttiva, che al punto 1 così prescrive: l’amministrazione non può discriminare nell’erogazione del servizio pubblico; per e-sempio, la P.A. non può scegliere se erogare il servizio pubblico, discriminando tra sesso, razza, lingua, religione e opinioni poli-tiche. Va allora garantita la parità di trattamento, a parità di condizioni del servizio prestato, come ha cura di precisare la direttiva stessa.
La regola della imparzialità si limita a tradurre il principio dell’art. 97 della Costituzione.Il principio di continuità stabilisce che la P.A. è tenuta a ga-rantire la continuità nel tempo dello svolgimento della funzione. La continuità dell’azione amministrativa riposa sulla non dismis-sibilità della funzione: l’amministrazione non può dismettere, non può perdere l’esercizio della funzione, una volta che ne sia divenuta attributaria per legge. Così il principio di continuità si atteggia come principio generale della Pubblica Amministrazione. La Pubblica Amministrazione ha l’obbligo di perseguire nel tempo, con continuità, l’attività prestazionale, ma soprattutto di non poter interrompere il servizio pubblico che deve essere continuo, regolare e senza interruzioni.
Il principio del diritto di scelta non è proprio dei servizi pubbli-ci: infatti nell’attività funzionale non sussiste diritto di scelta. Non è data al privato la facoltà di scegliere a quale amministrazione chiedere un provvedimento, in quanto la competenza a provvedere è fissa-ta dalla legge stessa. Un altro principio enunciato dalla Direttiva è quello della partecipa-zione che rappresenta la ragion d’essere, il filo rosso della L. 241/90, in cui il principio partecipativo assume vari significati: partecipazio-ne procedimentale del privato, collaborativa o contraddittoria, ma ne-cessaria; accesso all’attività della pubblica Amministrazione; potere di condizionare ex ante le decisioni amministrative. L’accesso all’attività della P.A. implica per l’utente la possibilità di contribuire alla definizione degli standard (cioè alla predefini-zione della qualità del servizio), alla successiva valutazione e al con-trollo dell’operato della Pubblica Amministrazione acquisendo il di-ritto all’accesso verso tutti gli atti che la P.A. ponga in essere (da quelli organizzativi a quelli di disciplina del servizio pubblico).
La partecipazione del cittadino alla prestazione del servizio pub-blico deve essere, infatti, sempre garantita, sia per tutelare il diritto alla corretta erogazione del servizio, sia per favorire la collaborazione nei confronti dei soggetti erogatori. L’utente ha di conseguenza diritto di accesso alle informazioni che lo riguardino possedute dal soggetto erogatore. Inoltre è espressamente previsto che l’utente possa produrre memorie e documenti, prospettare osservazioni, formulare suggerimenti per il miglioramento del servizio. I soggetti erogatori danno immediato ri-scontro all’utente circa le segnalazioni e le proposte da esso for-mulate. Questo obbligo è evidentemente parallelo a quello di dare conto delle motivazioni, delle osservazioni e deduzioni prospettate all’interno del procedimento amministrativo.
LE FINALITA’ Le finalità delle carte dei servizi pubblici muovono, da un lato, nel-la direzione dei cittadini, per favorire la tutela delle loro ragioni, la trasparenza e la garanzia della qualità del servizio; dall’altro, nella direzione della stessa amministrazione, perché mediante la sua adozione la legge vuol favorire il buon andamento erogativo, in chiave di organizzazione dei pubblici servizi; ancora nella direzione dei di-pendenti della P.A., in chiave negativa quanto alla loro responsabi-lizzazione, e in chiave positiva, quanto alla loro incentivazione, es-sendo legate entrambe al raccordo stretto tra carta dei servizi, carta dei doveri dei pubblici dipendenti e contratto collettivo individuale come fonte delle sanzioni disciplinari. Il centro della Carta dei Servizi sta allora nella procedura di ado-zione degli standard: sia degli standard generali, che sono strumenti di controllo interno, sia degli standard speciali o specifici, che rappresentano le obbligazioni unilateralmente assunte dalla Pubblica Amministrazione nei confronti degli utenti.
Esistono, poi, altri strumenti che sono preordinati a garantire la realizzazione dei principi fondamentali che devono operare in materia di servizio pubblico: parliamo della semplificazione delle procedure erogative, dell’informazione agli utenti e del rapporto con gli stes-si. Va ricordata in materia la Legge n. 150/2000, sulla comunicazione pub-blica. La normativa in essa dettata si applica a tutte le Pubbliche Amministrazioni, con l’obbligo di svolgere attività di informazione e attività di comunicazione. L’attività di informazione attiene, in senso generico, al momento in-formativo, riguardante le singole attività amministrative. La comunicazione è il marketing della Pubblica Amministrazione, costi-tuendo una forma di pubblicità con cui l’amministrazione rende noto quanto fa, a chi ci si può rivolgere, ecc.. Oltre all’informazione, che è uno strumento aggiuntivo rispetto alla semplificazione, la Direttiva prevede lo strumento del rapporto con gli utenti: i soggetti erogatori e i loro dipendenti sono tenuti a trattare gli utenti con rispetto e cortesia, e ad agevolarli nell’esercizio dei diritti e nell’adempimento degli obblighi.
I dipendenti sono tenuti, altresì, ad indicare le proprie generalità, sia nel rapporto personale, sia nelle comunicazioni telefoniche. Vengono istituiti, così, ai sensi dell’art. 12, D. Lgs. N. 29/93, co-me sostituito dall’art. 7, D. Lgs. 546/93, appositi uffici volti a curare le relazioni con il pubblico (U.R.P.), assicurandone l’aper-tura anche nelle ore pomeridiane. La P.A. elabora la Carta dei Servizi, la pubblica, e ne inserisce le previsioni nel disciplinare, con l’obbligo di rispettare tali previ-sioni. In caso di violazione della Carta dei Servizi, l’indennizzo, il ri-sarcimento, le responsabilità dirigenziali e quelle disciplinari sono a carico rispettivamente dell’amministrazione e dei funzionari re-sponsabili.
La Carta dei Servizi ha introdotto nella Pubblica Amministra-zione il concetto di standard di qualità. Gli standard sono es-senzialmente un punto di riferimento per orientare l’azione, e lo sono sia per gli operatori che per i cittadini. I cittadini trovano negli standard una guida ai livelli di qualità del servizio, mentre gli operatori possono, attraverso un adeguato processo di coinvolgimento, trovare negli standard un elemento di rafforzamento dell’identità aziendale, poichè tutto il personale contribuisce al rispetto degli impegni as-sunti con i cittadini utenti. Gli standard sono, dunque, livelli attesi di qualità del ser-vizio all’utenza, sono obiettivi dichiarati dalla Pubblica Amministrazione e costituiscono forme di garanzia per l’utente sul tema del servizio.
Gli standard della Carta dei Servizi dovrebbero prendere in esame le dimensioni generali della qualità del servizio, ovvero: Tempestività ed altri fattori legati al tempo (puntualità, regolarità, ecc..); Semplicità delle procedure di accesso e amministrative; Comprensibilità e completezza delle informazioni; Aspetti legati all’orientamento e all’accoglienza; Aspetti legati alle strutture fisiche, come confort e pulizia; Aspetti legati alle relazioni sociali e umane.
Tenendo conto della distinzione tra:Fattore di qualità, che sono gli aspetti rilevanti per la percezione della qualità del servizio da parte dell’utente che fa l’esperienza concreta di quel servizio; Indicatori di qualità, che sono variabili quantitative o parametri qualitativi che registrano un certo fenomeno ritenuto indicativo di un certo fattore di qualità; Standard di qualità, che è un valore atteso per un certo indicatore Si può ritenere, quindi, che, in generale, un buon indicatore di qualità debba essere: Significativo, cioè affermare temi rilevanti per l’utenza Valido, cioè essere accurato e preciso Rilevabile, cioè i dati devono essere disponibili senza eccessivi costi di raccolta Sensibile, cioè deve registrare i miglioramenti ed i peggioramenti.
Dimensioni e fattori della qualità dei serviziPer la stesura della Carta dei Servizi sono state individuate le principali dimensioni di qualità e per ognuna di esse sono stati definiti una serie di fattori e indicatori di Qualità che rappresentano la rotta del miglioramento su cui tutto l’Ufficio Scolastico Provinciale di Viterbo si è impegnato. Essi sono un punto di riferimento sia per gli utenti che per il personale, in quanto per gli uni sono la verifica concreta del patto che l’U.S.P. stipula attraverso la Carta dei Servizi, per gli altri un rafforzamento del proprio coinvolgimento nella vita dell’U.S.P. perché tutto il personale contribuisce, nei diversi ruoli, agli impegni assunti con il cittadino utente dei singoli servizi.
Il significato vero, più profondo, dei fattori e degli indica-tori sta proprio nel fatto che l’U.S.P. assume un impegno con-creto con i cittadini utenti garantendo un obiettivo di miglio-ramento. Le dimensioni della qualità identificate sono le seguenti: tempestività affidabilità trasparenza cortesia immagine
FONTI NORMATIVE PER LA CARTA DEI SERVIZI
“Nuove norme in materia di procedimento amministrativoLegge 7 agosto 1990, n. 241 “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”
Capo I – Principi Art. 1 L’attività amministrativa persegue persegue i fini determina-ti dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di ef-ficacia e di pubblicità secondo le modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti. La pubblica amministrazione non può aggravare il procedimento se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell’istruttoria.
Art. 2 Ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad una istanza, ovve-ro debba essere iniziato d’ufficio, la pubblica amministrazione ha il dovere di concluderlo mediante l’adozione di un provvedimento espres-so. Le pubbliche amministrazioni determinano per ciascun tipo di procedi-mento, in quanto non sia già direttamente disposto per legge o per regolamento, il termine entro cui esso deve concludersi. Tale termine decorre dall’ inizio di ufficio del procedimento o dal ricevimento della domanda se il procedimento è ad iniziativa di parte. Art. 3 Ogni provvedimento amministrativo, compresi quelli concernenti l’or-ganizzazione amministrativa, lo svolgimento dei pubblici concorsi ed il personale, deve essere motivato, salvo che nelle ipotesi previste dal comma 2. La motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’ammini-strazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria. La motiva-zione non è richiesta per gli atti normativi e per quelli a contenuto generale.
Capo II Responsabile del procedimentoSe le ragioni della decisione risultano da altro atto dell’ammini-strazione richiamato dalla decisione stessa, insieme alla comuni-cazione di quest’ ultima deve essere indicato e reso disponibile, a norma della presente legge, anche l’atto cui essa si richiama. In ogni atto notificato al destinatario devono essere indicati il termine e l’autorità cui è possibile ricorrere. Capo II Responsabile del procedimento Art. 4 Ove non sia già direttamente stabilito per legge o per regolamento, le pubbliche amministrazioni sono tenute a determinare per ciascun tipo di procedimento relativo ad atti di loro competenza l’ unità organizzativa responsabile dell’ istruttoria e di ogni altro adem-pimento procedimentale, nonché dell’adozione del provvedimento fi-nale. Le disposizioni adottate ai sensi del comma 1 sono rese pubbliche secondo quanto previsto dai singoli ordinamenti.
Art. 5 Il dirigente di ciascuna unità organizzativa provvede ad assegnare a sé o ad altro dipendente addetto all’ unità la responsabilità dell’ istruttoria e di ogni altro adempimento inerente il singolo procedi-mento nonché, eventualmente, dell’adozione del provvedimento finale. Fino a quando non sia effettuata l’assegnazione di cui al comma 1, è considerato responsabile del singolo procedimento il funzionario pre-posto alla unità organizzativa determinata a norma del comma 1 dello articolo. L’unità organizzativa competente e il nominativo del re-sponsabile del procedimento sono comunicati ai soggetti di cui all’art. 7 e, a richiesta, a chiunque vi abbia interesse. Art. 6 Il responsabile del procedimento: valuta, ai fini istruttori, le condizioni di ammissibilità, i requisiti di legittimazione ed i presupposti che siano rilevanti per l’emanazione del provvedimento;
accerta di ufficio i fatti, disponendo il compimento de-gli atti all’uopo necessari, e adotta ogni misura per l’a-deguato e sollecito svolgimento dell’istruttoria. In particolare, può chiedere il rilascio di dichiarazioni e la rettifica di dichiarazioni o istanze erronee o in-complete e può esperire accertamenti tecnici ed ispezioni ed ordinare esibizioni documentali; propone l’indizione o, avendone la competenza, indice le conferenze di servizi di cui all’articolo 14; cura le comunicazioni, le pubblicazioni e le modificazio-ni previste dalle leggi e dai regolamenti; adotta, ove ne abbia la competenza, il provvedimento fi-nale, ovvero trasmette gli atti all’organo competente per l’adozione.
Capo III – Partecipazione al procedimento amministrativoOve non sussistano ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità del procedimento, l’avvio del procedimento stesso è comunicato, con le modalità previste dall’art. 8, ai sog-getti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti ed a quelli che per legge debbono inter-venirvi. Ove parimenti non sussistono le ragioni di impedimento predette, qualora da un provvedimento possa derivare un pregiudizio a sog-getti individuati o facilmente individuabili, diversi dai suoi di-retti destinatari, l’amministrazione è tenuta a fornire loro, con le stesse modalità, notizia dell’inizio del procedimento. Nelle ipotesi di cui al comma 1 resta salva la facoltà dell’ammi-nistrazione di adottare, anche prima dell’effettuazione delle co-municazioni di cui al medesimo comma 1, provvedimenti cautelari.
Art. 8 L’amministrazione provvede a dare notizia dell’avvio del proce-dimento mediante comunicazione personale. Nella comunicazione debbono essere indicati: l’amministrazione competente; l’oggetto del procedimento promosso; l’ufficio e la persona responsabile del procedimento; l’ufficio in cui si può prendere visione degli atti. Qualora per il numero dei destinatari la comunicazione personale non sia possibile o risulti particolarmente gravosa, l’ammini-strazione provvede a rendere noti gli elementi di cui al comma 2 mediante forme di pubblicità idonee di volta in volta stabilite dall’amministrazione medesima. L’omissione di taluna delle comunicazioni prescritte può esser fatta valere solo dal soggetto nel cui interesse la comunica-zione è prevista.
Art. 9 Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, non- ché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di intervenire nel procedimento. Art. 10 I soggetti di cui all’art. 7 e quelli intervenuti ai sensi dell’art. 9 hanno diritto: di prendere visione degli atti del procedimento, salvo quanto previsto dall’articolo 24; di presentare memorie scritte e documenti, che l’amministrazione ha l’obbligo di valutare ove siano pertinenti all’oggetto del procedimento.
Art. 11 In accoglimento di osservazioni e proposte presentate a norma dell’art. 10, l’amministrazione procedente può concludere, senza pregiudizio dei diritti dei terzi, e in ogni caso nel perseguimento del pubblico inte-resse, accordi con gli interessati al fine di determinare il contenuto discrezionale del provvedimento finale ovvero, nei casi previsti dalla legge, in sostituzione di questo. Gli accordi di cui al presente articolo debbono essere stipulati, a pena di nullità, per atto scritto, salvo che la legge disponga altrimenti. Ad essi si applicano, ove non diversamente previsto, i principi del codice civile in materia di obbligazioni e contratti in quanto compatibili. Gli accordi sostitutivi di provvedimenti sono soggetti ai medesimi con-trolli previsti per questi ultimi. Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse l’amministrazione recede unilateralmente dall’accordo, salvo l’obbligo di provvedere alla liquidazione di un indennizzo in relazione agli eventuali pregiudizi verificatisi in danno del privato. Le controversie in materia di formazione, conclusione ed esecuzione de-gli accordi di cui al presente articolo sono riservate alla giurisdizio-ne esclusiva del giudice amministrativo.
Art. 12 La concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari e l’attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati sono subordinate alla predeterminazione ed alla pubblicazione da parte delle amministrazioni procedenti, nelle forme previste dai rispettivi ordinamenti, dei criteri e delle modalità di cui al comma 1 deve risultare dai singoli provvedimenti relativi agli inter-venti di cui al medesimo comma 1. Art. 13 Le disposizioni contenute nel presente capo non si applicano nei confron-ti dell’ attività della pubblica amministrazione diretta alla emanazione di atti normativi, amministrativi generali, di pianificazione e di pro-grammazione, per i quali restano ferme le particolari norme che ne rego-lano la formazione. Dette disposizioni non si applicano altresì ai procedimenti tributari per i quali restano parimenti ferme le particolari norme che li regolano.
Capo IV – Semplificazione dell’azione amministrativaArt. 14 Qualora sia opportuno effettuare un esame contestuale di vari interessi pubblici coinvolti in un procedimento amministrativo, l’amministrazione procedente indìce di regola una conferenza di servizi. La conferenza stessa può essere indetta anche quando l’amministrazione procedente debba acquisire intese, concerti, nulla osta o assensi co-munque denominati di altre amministrazioni pubbliche. In tal caso le determinazioni concordate nella conferenza tra tutte le amministrazioni intervenute tengono luogo degli atti predetti. Si considera acquisito l’assenso dell’amministrazione la quale, regolar-mente convocata, non abbia partecipato alla conferenza o vi abbia parte-cipato tramite rappresentanti privi della competenza ad esprimere defi-nitivamente la volontà, salvo che essa non comunichi all’amministrazione procedente il proprio motivato dissenso entro venti giorni dalla confe-renza stessa ovvero dalla data di ricevimento della comunicazione delle determinazioni adottate, qualora queste ultime abbiano contenuto sostan-zialmente diverso da quelle originariamente previste. Le disposizioni di cui al comma 3 non si applicano alle amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale e della sa-lute dei cittadini.
Art. 15 Anche al di fuori delle ipotesi previste dall’art. 14, le amministrazioni pubbliche possono sempre concludere tra loro accordi per disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune. Per detti accordi si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni previste dall’art. 11, comma 2,3 e 5. Art. 16 Ove debba essere obbligatoriamente sentito un organo consultivo, questo deve emettere il proprio parere entro il termine prefissato da disposi-zioni di legge o di regolamento o, in mancanza, non oltre novanta giorni dal ricevimento della richiesta. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere o senza che l’organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie, è in facoltà dell’ amministrazione richiedente di procedere indipendentemente dall’acquisizione del parere. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano in caso di pareri che debbano essere rilasciati da amministrazioni preposte alla tutela am-bientale, paesaggistico-territoriale e della salute dei cittadini.
Nel caso in cui l’organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie ovvero l’impossibilità, dovuta alla natura dell’affare, di rispettare il termine generale di cui al comma 1, quest’ultimo ricomincia a decorrere, per una sola volta, dal momento della ricezione, da parte dell’organo stesso, delle notizie o dei documenti richiesti, ovvero della sua prima scadenza. Qualora il parere sia favorevole, senza osservazioni, il dispositivo è comunicato telegraficamente o con mezzi telematici. Gli organi consultivi dello Stato predispongono procedure di particolare urgenza per l’adozione dei pareri loro richiesti. Art. 17 Ove per disposizione espressa di legge o di regolamento sia previsto che per l’adozione di un provvedimento debbano essere preventivamente acqui-site le valutazioni tecniche di organi od enti appositi e tali organi ed enti non provvedano o non rappresentino esigenze istruttorie di competen-za dell’amministrazione procedente nei termini prefissati dalla disposi-zione stessa o, in mancanza, entro novanta giorni dal ricevimento della richiesta, il responsabile del procedimento deve chiedere le suddette va-lutazioni tecniche ad altri organi dell’ amministrazione pubblica o ad enti pubblici che siano dotati di qualificazione e capacità tecnica equi-pollenti, ovvero ad istituti universitari.
La disposizione di cui al comma 1 non si applica in caso di valutazioni che debbano essere prodotte da amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale e della salute dei cittadini. Nel caso in cui l’ente od organo adito abbia rappresentato esigenze istrut-torie all’amministrazione procedente, si applica quanto previsto dal comma 4 dell’articolo 16. Art. 18 Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge le ammi-nistrazioni interessate adottano le misure organizzative idonee a garantire l’applicazione delle disposizioni in materia di autocertificazione e di pre-sentazione di atti e documenti da parte di cittadini a pubbliche amministra-zioni di cui alla legge 4 gennaio 1968, n. 15, e successive modificazioni e integrazioni. Delle misure adottate le amministrazioni danno comunicazione alla Commissione di cui all’art. 27. Qualora l’ interessato dichiari che fatti, stati e qualità sono attestati in documenti già in possesso della stessa amministrazione procedente o di altra pubblica amministrazione, il responsabile del procedimento provvede d’ufficio all’acquisizione dei documenti stessi o di copia di essi. Parimenti sono accertati d’ufficio dal responsabile del procedimento i fatti, gli stati e le qualità che la stessa amministrazione procedente o altra pub-blica amministrazione è tenuta a certificare.
Art. 19 Con regolamento adottato ai sensi del comma 2 dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, da emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge e previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, sono determinati i casi in cui l’esercizio di un’attività pri-vata, subordinato ad autorizzazione, licenza, abilitazione, nulla osta, per-messo o altro atto di consenso comunque denominato, può essere intrapreso su denuncia di inizio dell’attività stessa da parte dell’interessato all’ammini-strazione competente. In tali casi spetta all’amministrazione competente verificare d’ufficio la sussistenza dei presupposti e dei requisiti di legge richiesti e disporre, se del caso, con provvedimento motivato, il divieto di prosecuzione dell’attivi-tà e la rimozione dei suoi effetti, salvo che, ove ciò sia possibile, l’inte-ressato non provveda a conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro il termine prefissatogli dall’amministrazione stessa. Con il regolamento di cui al comma 1 vengono indicati i casi in cui all’atti-vità può darsi inizio immediatamente dopo la presentazione della denuncia, ovvero dopo il decorso di un termine fissato per categorie di atti, in rela-zione alla complessità degli accertamenti richiesti. Ai fini dell’adozione del regolamento di cui al comma 1, il parere delle Com-missioni parlamentari e del Consiglio di Stato deve essere reso entro sessan-ta giorni dalla richiesta. Decorso tale termine, il Governo procede comunque all’adozione dell’atto.
Le disposizioni del presente articolo si applicano nei casi in cui il rilascio dell’atto di assenso dell’amministrazione dipenda esclusiva-mente dall’ accertamento dei presupposti e dei requisiti prescritti, senza l’esperimento di prove a ciò destinate, non sia previsto alcun limite o contingente complessivo per il rilascio dell’atto stesso e in ogni caso non possa derivare pregiudizio alla tutela dei valori storico-artistici e ambientali e siano rispettate le norme a tutela del lavoratore sul luogo di lavoro. Restano ferme le norme attualmente vigenti che stabiliscono regole analoghe o equipollenti a quelle previste dal presente articolo. Art. 20 Con regolamento adottato ai sensi del comma 2 dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, da emanarsi entro 90 giorno dalla data di entrata in vigore della presente legge e previo parere delle com-petenti Commissioni parlamentari, sono determinati i casi in cui la domanda di rilascio di una autorizzazione, licenza, abilitazione, nulla osta, permesso od altro atto di consenso comunque denominato, cui sia subordinato lo svolgimento di un’attività privata, si consi-dera accolta qualora non venga comunicato all’interessato il provve-dimento di diniego entro il termine fissato per categorie di atti, in relazione alla complessità del rispettivo procedimento, dal medesimo predetto regolamento.
In tali casi, sussistendone le ragioni di pubblico interesse, l’ammini-strazione competente può annullare l’atto di assenso illegittimamente formato, salvo che, ove ciò sia possibile, l’interessato provveda a sa-nare i vizi entro il termine prefissatogli dall’amministrazione stessa. Ai fini dell’adozione del regolamento di cui al comma 1, il parere del-le Commissioni parlamentari e del Consiglio di Stato deve essere reso entro sessanta giorni dalla richiesta. Decorso tale termine, il Governo procede comunque all’adozione dell’atto. Restano ferme le disposizioni attualmente vigenti che stabiliscono re-gole analoghe o equipollenti a quelle previste dal presente articolo. Art. 21 Con la denuncia o con la domanda di cui agli articoli 19 e 20 l’inte-ressato deve dichiarare la sussistenza dei presupposti e dei requisiti di legge richiesti. In caso di dichiarazioni mendaci o di false atte-stazioni non è ammessa la conformazione dell’attività e dei suoi effet-ti a legge o la sanatoria prevista dagli articoli medesimi ed il di-chiarante è punito con la sanzione prevista dall’art del codice penale, salvo che il fatto costituisca più grave reato.
Capo V – Accesso ai documenti amministrativiLe sanzioni attualmente previste in caso di svolgimento dell’attività in carenza dell’atto di assenso dell’amministrazione o in difformità di esso si applicano anche nei riguardi di coloro i quali diano inizio all’attività ai sensi degli art. 19 e 20 in mancanza dei requisiti richiesti o, comun-que, in contrasto con la normativa vigente. Capo V – Accesso ai documenti amministrativi Art. 22 Al fine di assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa e di fa-vorirne lo svolgimento imparziale è riconosciuto a chiunque vi abbia inte-resse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti il diritto di accesso ai documenti amministrativi, secondo le modalità stabilite dalla presente legge. E’ considerato documento amministrativo ogni rappresentazione grafica, fo-tocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del conte-nuto di atti, anche interni, formati dalle pubbliche amministrazioni o, co-munque, utilizzati ai fini dell’attività amministrativa. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge le am-ministrazioni interessate adottano le misure organizzative idonee a garan-tire l’applicazione della disposizione di cui al comma 1, dandone comunica-zione alla Commissione di cui all’art. 27.
Art. 23 Il diritto di accesso di cui all’art. 22 si esercita nei confronti delle amministrazioni dello Stato, ivi compresi le aziende autonome, gli enti pubblici ed i concessionari di pubblici servizi. Art. 24 Il diritto di accesso è escluso per i documenti coperti da segreto di Stato ai sensi dell’ articolo 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, nonché nei casi di segreto o di divieto di divulgazione altrimenti previsti dall’ordi-namento. Il Governo è autorizzato ad emanare, ai sensi del comma 2 dell’art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti intesi a disciplinare le modalità di esercizio del diritto di accesso e gli altri casi di esclusione del diritto di accesso in relazione alla esigenza di salvaguardare: la sicurezza, la difesa nazionale e le relazioni internazionali; l’ordine pubblico e la prevenzione e repressione della criminalità; la riservatezza di terzi, persone, gruppi ed imprese, garantendo peraltro agli interessati la visione degli atti relativi ai procedimenti amministra-tivi, la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i loro interessi giuridici.
Con i decreti di cui al comma 2 sono altresì stabilite norme particolari per assicurare che l’accesso ai dati raccolti mediante strumenti informatici av-venga nel rispetto delle esigenze di cui al medesimo comma 2. Le singole amministrazioni hanno l’obbligo di individuare, con uno o più re-golamenti da emanarsi entro i sei mesi successivi, le categorie di documenti da esse formati o comunque rientranti nella loro disponibilità sottratti al-l’accesso per le esigenze di cui al comma 2. Restano ferme le disposizioni previste dall’art. 9 della legge 1° aprile 1981, n. 121, come modificato dall’art. 26 della legge 10 ottobre 1986, n. 668, e dalle relative norme di attuazione, nonché ogni altra disposizione attualmen- te vigente che limiti l’accesso ai documenti amministrativi. I soggetti indicati nell’art. 23 hanno facoltà di differire l’accesso ai docu-menti richiesti sino a quando la conoscenza di essi possa impedire o gravemen-te ostacolare lo svolgimento dell’azione amministrativa. Non è comunque ammesso l’accesso agli atti preparatori nel corso della formazione dei provvedimenti di cui all’art. 13, salvo diverse disposizioni di legge.
Art. 25 Il diritto di accesso si esercita mediante esame ed estrazione di copia dei documenti amministrativi, nei modi e con i limiti indicati dalla presente legge. L’esame dei documenti è gratuito. Il rilascio di copia è subordinato soltanto al rimborso del costo di riproduzione, salvo le disposizioni vigen-ti in materia di bollo, nonché i diritti di ricerca e di visura. La richiesta di accesso ai documenti deve essere motivata. Essa deve essere rivolta all’ amministrazione che ha formato il documento o che lo detiene stabilmente. Il rifiuto, il differimento e la limitazione dell’accesso sono ammessi nei casi e nei limiti stabiliti dall’art. 24 e debbono essere motivati.Trascorsi inutilmente trenta giorni dalla richiesta, questa si intende rifiutata. Contro le determinazioni amministrative concernenti il diritto di accesso e nei casi previsti dal comma 4 è dato ricorso, nel termine di trenta giorni, al tribunale amministrativo regionale, il quale decide in camera di consi-glio entro trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito del ri-corso, uditi i difensori delle parti che ne abbiano fatto richiesta. La decisione del tribunale è appellabile, entro trenta giorni dalla notifi-ca della stessa, al Consiglio di Stato, il quale decide con le medesime mo-dalità e negli stessi termini. In caso di totale o parziale accoglimento del ricorso il giudice amministra-tivo, sussistendone i presupposti, ordina l’esibizione dei documenti richie-sti.
Art. 26 Fermo restando quanto previsto per le pubblicazioni nella Gazzetta Ufficia-le della Repubblica italiana dalla legge 11 dicembre 1984, n. 839, e dalle relative norme di attuazione, sono pubblicati, secondo le modalità previste dai singoli ordinamenti, le direttive, i programmi, le istruzioni, le cir-colari e ogni atto che dispone in generale sulla organizzazione, sulle fun-zioni, sugli obiettivi, sui procedimenti di una pubblica amministrazione ovvero nel quale si determina l’interpretazione di norme giuridiche o si dettano disposizioni per l’applicazione di esse. Sono altresì pubblicate, nelle forme predette, le relazioni annuali della Commissione di cui all’art. 27 e, in generale, è data la massima pubblicità a tutte le disposizioni attuative della presente legge e a tutte le inizia-tive dirette a precisare ed a rendere effettivo il diritto di accesso. Con la pubblicazione di cui al comma 1, ove essa sia integrale, la libertà di accesso ai documenti indicati nel predetto comma 1 s’intende realizzata.
Art. 27 E’ istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri la Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi. La Commissione è nominata con decreto del Presidente della Repubblica, su pro-posta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dei mi-nistri. Essa è presieduta dal sottosegretario di Stato alla Presidenza del Con-siglio dei ministri ed è composta da sedici membri, dei quali due senatori e due deputati designati dai Presidenti delle rispettive Camere, quattro scelti fra il personale di cui alla legge 2 aprile 1979, n. 97, su designazione dei rispettivi organi di autogoverno, quattro fra i professori di ruolo in materie giuridico-amministrative e quattro fra i dirigenti dello Stato e degli altri enti pubblici. La Commissione è rinnovata ogni tre anni. Per i membri parlamentari si procede a nuova nomina in caso di scadenza o scioglimento anticipato delle Camere nel corso del triennio. Gli oneri per il funzionamento della Commissione sono a carico dello stato di previsione della Presidenza dl Consiglio dei ministri. La Commissione vigila affinchè venga attuato il principio di piena conoscibi-lità dell’attività della pubblica amministrazione con il rispetto dei limiti fissati dalla presente legge; redige una relazione annuale sulla trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione, che comunica alle Camere e al Presidente del Consiglio dei ministri; propone al Governo modifiche dei testi legislativi e regolamentari che siano utili a realizzare la più ampia garanzia del diritto di accesso di cui all’art. 22.
Tutte le amministrazioni sono tenute a comunicare alla Commissione, nel ter-mine assegnato dalla medesima, le informazioni ed i documenti da essa ri-chiesti, ad eccezione di quelli coperti da segreto di Stato. In caso di prolungato inadempimento all’obbligo di cui al comma 1 dell’ art. 18, le misure ivi previste sono adottate dalla Commissione di cui al presen-te articolo. Art. 28 (omissis)
Capo VI – Disposizioni finaliArt. 29 Le regioni a statuto ordinario regolano le materie disciplinate dalla pre-sente legge nel rispetto dei principi desumibili dalle disposizioni in essa contenute, che costituiscono principi generali dell’ordinamento giuridico. Tali disposizioni operano direttamente nei riguardi delle regioni fino a quando esse non avranno legiferato in materia. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni a statuto speciale e le province autonome a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono ad adeguare i rispettivi ordinamenti alle norme fondamen-tali contenute nella legge medesima. Art. 30 In tutti i casi in cui le leggi e i regolamenti prevedono atti di notorietà o attestazioni asseverate da testimoni altrimenti denominate, il numero dei te-stimoni è ridotto a due. E’ fatto divieto alle pubbliche amministrazioni e alle imprese esercenti ser-vizi di pubblica necessità e di pubblica utilità di esigere atti di notorietà in luogo della dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà prevista dal-l’art. 4 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, quando si tratti di provare qua-lità personali, stati o fatti che siano a diretta conoscenza dell’interessato.
Direttiva Presidenza Consiglio Ministri 27 gennaio 1994Art. 31 Le norme sul diritto di accesso ai documenti amministrativi di cui al capo V hanno effetto dalla data di entrata in vigore dei decreti di cui all’ ar- ticolo 24. Per ulteriori approfondimenti: Direttiva Presidenza Consiglio Ministri 27 gennaio 1994 “Principi sull’erogazione dei servizi pubblici” Legge 31 dicembre 1996, n. 675 “Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali (in Supplemento Ordinario n.3/I Gazzetta Ufficiale dell’8 gennaio 1997 n. 5)” Legge 7 giugno 2000, n. 150 “Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni”
D.P.R n.° 184, G.U “Accesso ai documenti amministrativi: il regolamento” Decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 2006 n.°184 Regolamento recante Disciplina in materia di accesso ai documenti amministrativi
scaricabile dal sito: www.provveditoratostudiviterbo.itMODULISTICA scaricabile dal sito: Autocertificazione generica Delega Docenti Delega Personale A.T.A. Domanda rilascio certificato sostitutivo diploma Domanda part-time Richiesta certificato di abilitazione/attestato idoneità Scuola Infanzia e Primaria Richiesta certificato di abilitazione/idoneità Scuola Sec. I e II ciclo
Dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietàModulo di domanda generico Dichiarazione dei servizi e/o periodi valutabili ai fini del trattamento pensionistico Domanda di dimissioni dal servizio Domanda di cessazione dal servizio per limite di età 60 anni (Donne) Istanza di proroga del collocamento a riposo per il massimo della pensione Istanza di proroga del collocamento a riposo per il minimo della pensione Istanza di proroga del collocamento a riposo fino a 2 anni
Istanza di proroga del collocamento a riposo fino a 70 anniDomanda per il ritiro del diploma originale Domanda di equipollenza (per i lavoratori italiani in uno Stato diverso dall'Italia e loro congiunti) Domanda di equipollenza (per coloro che hanno acquisito la cittadinanza italiana per matrimonio o naturalizzazione ) Domanda di equipollenza (per i cittadini di Stati membri dell’Unione Europea) Domanda per il permesso Diritto allo Studio
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