Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-533-codice-civile-nozione
Timestamp: 2018-03-19 08:48:24+00:00
Document Index: 50375940

Matched Legal Cases: ['art. 535', 'art. 533', 'art. 533', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1147', 'art. 1147', 'sentenza ']

Codice civile Art. 533 codice civile: Nozione
L’erede può chiedere il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possiede tutti o parte dei beni ereditari a titolo di erede o senza titolo alcuno, allo scopo di ottenere la restituzione dei beni medesimi (1) (2).
L’azione è imprescrittibile, salvi gli effetti della usucapione rispetto ai singoli beni.
(1) Con l'azione di petizione, l’erede chiede il riconoscimento della sua qualifica contro chiunque possieda tutti o parte dei beni ereditari (a titolo di erede o senza alcun titolo), allo scopo di ottenere la restituzione. Tale azione ha carattere universale, perché l’erede non chiede il riconoscimento di un diritto su un singolo bene, ma il riconoscimento della sua qualità di erede per subentrare nella stessa posizione giuridica del defunto.
(2) Solo l’erede può esercitare l’azione di petizione. Non può, invece, farlo il semplice chiamato, che non ha ancora accettato, in quanto i suoi poteri sono limitati alla conservazione della consistenza ereditaria.
Nemmeno possono servirsene il curatore dell’eredità giacente, perché esso viene nominato solo in mancanza dell’erede, e l’acquirente dell’eredità, perché questi non può chiedere l’accertamento di una qualifica che non possiede.
L’azione di petizione tutela l’erede dal pericolo che soggetti non aventi diritto si approprino dei beni del defunto, con definitivo pregiudizio dell’erede stesso.
L'art. 535, primo comma, cod. civ., che rinvia alle disposizioni sul possesso in ordine a restituzione dei frutti, spese, miglioramenti e addizioni, si riferisce al possessore di beni ereditari convenuto in petizione di eredità ex art. 533 cod. civ., mentre è estraneo allo scioglimento della comunione ereditaria; esso non si applica, quindi, al condividente che, avendo goduto il bene comune in via esclusiva senza titolo giustificativo, è tenuto alla corresponsione dei frutti civili agli altri condividenti, quale ristoro della privazione del godimento "pro quota". Rigetta, App. Roma, 08/11/2011
Cassazione civile sez. II 14 gennaio 2014 n. 640
La petizione di eredità ha come presupposto indefettibile che la qualità di erede, al cui riconoscimento è preordinata, sia oggetto di contestazione da parte di chi detiene i beni ereditari a titolo di erede o senza titolo alcuno, poiché, ove tale contestazione manchi, vengono meno le ragioni di specificità dell'azione di petizione rispetto alla comune rivendicazione, che ha, invero, lo stesso "petitum". Rigetta, App. Venezia, 17/05/2012
Cassazione civile sez. VI 08 ottobre 2013 n. 22915
Deve essere respinta l’azione di petizione di eredità ai sensi dell'art. 533 c.c. nei confronti di soggetti che possiedono i beni del “de cuius”, quando essa è promossa senza dedurre che tali soggetti possiedono i beni in forza di un titolo successorio inesistente oppure in assenza di titolo.
Tribunale Torre Annunziata 10 novembre 2012
Con riferimento ad un'azione di petizione ereditaria promossa dal figlio naturale del "de cuius" in epoca successiva al passaggio in giudicato della sentenza di riconoscimento della paternità, il mutamento da buona fede a mala fede, della condizione soggettiva dei chiamati immessi nel possesso dei beni ereditari coincide con la proposizione della predetta azione. Cassa App. Perugia 8 agosto 2006
Cassazione civile sez. II 05 settembre 2012 n. 14917
In ipotesi di azione di petizione di eredità proposta da un figlio naturale del de cuius successivamente al passaggio in giudicato della sentenza di riconoscimento del proprio status, gli eredi, che erano stati immessi nel possesso dei beni ereditari in buona fede, permangono in tale condizione sino al momento della notificazione della domanda di restituzione dei beni medesimi, avendo portata generale il principio della presunzione di buona fede, di cui all'art. 1147 c.c., e determinando la proposizione nei confronti del possessore di una domanda volta ad ottenere la restituzione delle cose il mutamento della situazione di buona fede in mala fede, con conseguente obbligo di rispondere dei frutti successivamente percepiti
Poiché il principio della presunzione di buona fede di cui all'art. 1147 c.c. ha portata generale e non limitata all'istituto del possesso in relazione al quale è enunciato e poiché il possessore di buona fede è tenuto alla restituzione dei frutti a far tempo dalla domanda giudiziale con la quale il titolare del diritto ha chiesto la restituzione della cosa, il mutamento della condizione del possessore da buona fede a mala fede presuppone la proposizione nei suoi confronti di una domanda volta ad ottenere la restituzione del bene posseduto; ne consegue che, con riferimento ad azione di petizione ereditaria proposta da figlio naturale successivamente al passaggio in giudicato della sentenza di riconoscimento del proprio status, gli eredi che erano stati immessi nel possesso dei beni ereditari in buona fede permangono nella condizione di buona fede sino al momento della notificazione della domanda di restituzione dei beni ereditari.