Source: http://avvocatoserpico.beepworld.it/infortunisullavoro.htm
Timestamp: 2017-09-24 03:13:50+00:00
Document Index: 148460218

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 139', 'art 13', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 32', 'art. 2087']

Avvocato Serpico Cuneo - Infortuni sul lavoro: danno differenziale. Studio legale Avv. A. SERPICO senior
IL RISARCIMENTO DEL DANNO DA INFORTUNIO SUL LAVORO, INDENNIZZO INAIL
E RISARCIMENTO DEL C.D. DANNO DIFFERENZIALE
I lavoratori dipendenti sono coperti dall'assicurazione sociale obbligatoria I.N.A.I.L. per gl'infortuni subiti nei luoghi di lavoro, nell'esercizio delle proprie mansioni e durante il percorso da casa al luogo di lavoro e viceversa, per la qual cosa pagano un premio a detto Ente per il tramite del proprio datore di lavoro, obbligato alla relativa trattenuta dalla busta paga ed al conseguente versamento, il tutto secondo il Testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali di cui al Decreto 30 giugno 1965, n. 1124 (G.U. n. 257 del 13 ottobre 1965 - Suppl. ord.).
Il risarcimento del c.d. "danno biologico" in materia di diritto civile (ad esempio, nei casi dei sinistri stradali) fa riferimento al fatto se si sia verificato un danno alla salute o un danno biologico, ovverosia la compromissione della validità psico-fisica del soggetto infortunato, temporanea (durata), e/o permanente (espressa in misura percentuale), con conseguente menomazione del modo di essere della persona, del suo stato di benessere, delle consuete attività, anche soltanto potenziali, non escluse quelle del tempo libero e di svago, menomazioni tutte costituenti concrete ragioni di vita soppresse o limitate dall’evento dannoso subito (tenendo presente che vanno ivi ricompresi il danno alla salute, quelli alla cosiddetta vita di relazione, il c.d. danno esistenziale nonché quelli di ordine estetico o attinenti alla vita sessuale).
Per il risarcimento del predetto danno biologico così come per quello morale (... il prezzo del pianto - !?!?!! - ...) da perdita di un congiunto, le liquidazioni da parte dei Giudici, anche se pur sempre equitative, si stanno piano piano uniformando a delle tabelle formulate da un qualificato Osservatorio milanese, sempre di più ... "applicate" ... in tutta Italia per siffatti risarcimenti, fatta eccezione per le invalidità sino al 9%, c.d. "Micropermanenti", la cui liquidazione è pressocchè automaticamente affidata ad un'apposita Legge.
Anzi, la recente sentenza della Corte di Cassazione Civile, sezione III°, 7 giugno 2011, n. 12408, ha oramai consacrato che per la liquidazione del danno biologico, compreso le c.d. "micropermanenti" conseguenti ad infortuni non stradali, "i valori di riferimento per la liquidazione del danno alla persona adottati dal Tribunale di Milano costituiranno d’ora innanzi, per la giurisprudenza di legittimità, il valore da ritenersi equo, ovvero quello in grado di garantire la parità di trattamento e da applicare in tutti i casi in cui la fattispecie concreta non presenti circostanze idonee a aumentarne o ridurne l’entità".
Orbene, nonostante l'art.13 del D.lgs. 38/2000 abbia introdotto nella materia del risarcimento danni da infortunio sul lavoro il concetto del c.d. "danno biologico", permane una netta differenza tra il risarcimento danni in campo civilistico e quello degl'infortuni sul lavoro, giacchè l’erogazione prevista a carico dell'Inail, quale indennizzo del danno biologico, NON ristora ogni pregiudizio che il danneggiato può subire a tale titolo.
Infatti, il modello INAIL si ispira ad un principio indennitario e, pertanto, NON mira ad un totale ristoro del danno quanto a garantire un sostegno sociale all'infortunato.
Ciò posto, la giurisprudenza è pacifica nel riconosce il diritto del lavoratore infortunato ad ottenere dal proprio datore di lavoro il risarcimento del danno cd. differenziale (è chiamato differenziale perchè copre la differenza fra quanto liquidato dall'INAIL e la somma invece spettante secondo il modello della responsabilità civile), anche in seguito all'entrata in vigore del predetto art. 13 del D.Lgs n. 83 del 2000.
Il legislatore, con la normativa ex d.lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, accogliendo i ripetuti inviti della Corte Costituzionale, ha stabilito la indennizzabilità da parte dell’INAIL a favore dell’assicurato del danno biologico di invalidità permanente. La disciplina, delineata all’art. 13 del citato decreto legislativo, si ispira ai principi fondamentali dell’assicurazione Inail e l’indennizzo assolve ad una funzione sociale, differenziandosi così dal “risarcimento” previsto in ambito civilistico a ristoro del danno biologico.
La stessa Corte costituzionale ha chiarito che il danno previdenziale è finalizzato a garantire la libertà dal bisogno, mentre il danno civile ha la funzione di sanzionare e prevenire l'illecito.
Sovente l’indennizzo erogato dall’INAIL è inferiore al risarcimento, per lo stesso danno, liquidabile in forza delle tabelle utilizzate dai tribunali per la quantificazione equitativa del danno biologico da invalidità permanente, ovvero sulla base delle tabelle previste dall’art. 139 c.d.a. in tema di micro permanenti (quella relativa alle macropermanneti non è stata ancora emanata) per la liquidazione del danno biologico riportato in seguito a sinistro stradale, considerando anche la più ampia nozione di danno biologico nel codice delle assicurazioni.
Si pone di conseguenza il problema di valutare se l’indennizzo erogato dall’Inail escluda in tutto o in parte la possibilità per il danneggiato di ottenere l’integrale ristoro del maggior danno subito quantificato secondo i criteri civilistici.
La coesistenza tra l’istituto dell’indennizzo ex art 13, d.lgs. n. 38/2000 e il risarcimento del danno biologico secondo i criteri civilistici impone all’interprete di verificarne le interferenza ai fini di accertare la possibilità di riconoscere a favore del lavoratore il c.d. danno differenziale nei confronti del datore di lavoro o di altri terzi danneggianti.
Il danno, differenziale, previsto dall’art. 10 del T.U. 1124/1965 (testo normativo base della tutela previdenziale contro le malattie e gli infortuni professionali) trova applicazione, quale ulteriore risarcimento, “qualora il giudice riconosca che questo ascende a somma maggiore dell'indennità che, per effetto del presente decreto, è liquidata all'infortunato o ai suoi aventi diritto ed è dovuto solo per la parte che eccede l’indennità”.
Tale principio è aderente ad altro, di carattere generale che giustifica ormai la generale ammissibilità del danno differenziale richiesto dal lavoratore, rispetto a quello erogato dall’assicuratore sociale, ove ne fornisca la prova, consistente nell’ “integrale risarcimento del danno alla persona” di carattere non patrimo-niale, affermato dalle sentenza delle Sezioni Unite di San Martino che elimina ogni dubbio sulla possibilità, per il lavoratore di richiedere tale ulteriore voce di danno al responsabile dell’infortunio o della malattia professionale.
Lo scopo della tutela fornita dall’art. 13, d.p.r. 38/2000 che è quello di garantire l’indennizzo sociale del danno biologico, e non il suo pieno ed integrale risarcimento, nell’ottica di un rafforzamento di tutela dei diritti costituzionalmente garantiti, tra l’art. 32 c. e 38 c..
Si deve, tenere conto che vi sono voci di danno (danno morale e altre voci di danno non patrimoniale diverso dal biologico) che sono estranee alla copertura assicurativa sociale, per anche tali voci danno dovranno essere chieste a titolo di risarcimento differenziale al proprio datore di lavoro.
Quindi, se un lavoratore infortunato avesse diritto ad un risarcimento dei danni come se gli stessi fossero stati patiti a seguito di un incidente stradale, ad esempio nella misura complessiva di € 560,000,00, il suo datore di lavoro (e per esso la sua compagnia assicuratrice) è obbligato a corrispondergli la differenza tra il predetto importo di € 560.000,00 e quanto dallo stesso lavoratore infortunato percepito dall'I.N.A.I.L. quale Assicuratore Sociale, ad esempio a titolo di rendita vitalizia per una gravissima invalidità, pari, sempre ad esempio, ad € 300.000,00.
Ecco che la differenza di € 260.000,00 integra quello che viene comunemente definito "danno differenziale".
Tutto ciò sul presupposto che, purtroppo, quasi sempre si verifica, che il datore di lavoro non abbia osservato le specifiche normative antinfortunistiche del suo settore produttivo e la norma più generale di "chiusura" del sistema di tutela del lavoratore di cui all'art. 2087 C.C. secondo cui: "L'imprenditore e` tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarita` del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro".