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Timestamp: 2019-03-20 14:05:54+00:00
Document Index: 78598574

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Art. 19 codice di procedura penale - Provvedimenti sulla riunione e separazione - Brocardi.it
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Articolo 19 Codice di procedura penale
Provvedimenti sulla riunione e separazione
Dispositivo dell'art. 19 Codice di procedura penale
Fonti → Codice di procedura penale → LIBRO PRIMO - Soggetti → Titolo I - Giudice → Capo III - Riunione e separazione di processi
1. La riunione e la separazione di processi sono disposte con ordinanza, anche di ufficio, sentite le parti (1).
(1) la norma in oggetto richiede esclusivamente che venga rispettata la garanzia del contradditorio (principio cardine del giusto processo), non essendo necessaria l'effettiva audizione delle parti, essendo sufficiente che le stesse siano poste in condizioni di partecipare al contradditorio. In fase dibattimentale, ad esempio, tale richiesta deve essere presentata immediatamente dopo all'accertamento della regolare costituzione delle parti ex art. 491 c.p.p., pena la decadenza.
In base al principio della pronta e veloce definizione del processo, il legislatore ha disposto i meccanismi di separazione o di riunione dei processi. Il giudice, rispetto al passato, è più vincolato nell'adozione di una di queste due scelte in quanto, in caso opti per la riunione o per la separazione, dovrà adottare tale provvedimento tramite ordinanza che, per sua natura, richiede l'obbligo di motivazione da parte del giudice; inoltre, tale scelta sarà effettuata solo dopo avere sentito le parti. Tuttavia, si ricorda che con riguardo agli artt. 17, 18 e 19 c.p.p., nel caso in cui il giudice non assolvesse a tali doveri, non è previsto alcun tipo di sanzione di nullità o alcun mezzo di impugnazione in ossequio al principio di tassatività delle nullità e delle impugnazioni.
Massime relative all'art. 19 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 14592/2015
La riunione e la trattazione congiunta in fase d'appello di procedimenti celebrati nei confronti di più coimputati con riti diversi (nella specie, l'uno con rito ordinario e l'altro con rito abbreviato) non è causa di abnormità o di nullità della decisione, né, tanto meno, di una situazione di incompatibilità suscettibile di tradursi in motivo di ricusazione per il giudice, poiché la coesistenza di tali procedimenti comporta solo la necessità che, al momento della decisione, siano tenuti rigorosamente distinti i diversi regimi probatori rispettivamente previsti per ciascuno di essi.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 14592 del 10 aprile 2015)
Cass. pen. n. 42990/2008
È inoppugnabile il provvedimento di riunione o di separazione dei procedimenti.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 42990 del 18 novembre 2008)
Cass. pen. n. 5193/1998
La disposizione di cui all'art. 19 c.p.p. — relativa alla separazione dei processi — si riferisce soltanto alla fase processuale e non anche a quella delle indagini preliminari, e per la sua mancata osservanza non sono previsti né alcuna sanzione di nullità, né alcun mezzo di impugnazione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5193 del 27 gennaio 1998)
Cass. pen. n. 1720/1996
Diversamente dal codice di rito civile, dove il principio di verità del procedimento di gravame si realizza con la necessità del simultaneus processus attraverso la previsione che le diverse impugnazioni contro la medesima sentenza devono, in ogni caso, essere decise con unica pronuncia e non con pronunce l'una distinta dall'altra, nel codice di procedura penale un analogo precetto di inderogabilità alla regola del simultaneo processo non è stato espressamente stabilito. Con la conseguenza che, nella esplicitazione di due autonome facoltà di impugnazione del medesimo provvedimento, la trattazione unitaria di entrambe, cui si può pervenire attraverso lo strumento della riunione (art. 19 c.p.p.), non è imposta come necessitata, ma è consigliata come ragionevole ed affidata a provvedimento del giudice che, anche per il procedimento di impugnazione, deve ritenersi a carattere meramente ordinatorio e discrezionale, sottratto ad ogni mezzo di impugnazione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1720 del 12 settembre 1996)
Cass. pen. n. 5953/1996
La separazione dei processi prevista dall'art. 19 c.p.p. attiene all'esercizio di un potere discrezionale del giudice, che nell'interesse superiore della giustizia, previa audizione delle parti, può adottare tale provvedimento, onde consentire la rapida definizione delle posizioni di alcuni imputati (per esempio detenuti). Tuttavia, poiché per l'ordinanza che dispone la separazione dei processi non è prevista alcuna sanzione di nullità nel caso di mancata audizione delle parti, la sua impugnazione non può ritenersi consentita, atteso il principio di tassatività dei mezzi di impugnazione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5953 del 12 giugno 1996)
Cass. pen. n. 12729/1994
La separazione dei processi è istituto tipicamente processuale, governato da precise regole di rito anche in vista di consentire alle parti di avanzare le loro ragioni e che, dunque, può scaturire solo da un vero e proprio provvedimento giurisdizionale adottato dal giudice, nella forma dell'ordinanza e nel rispetto del contraddittorio e che, per sua natura, non può riferirsi alla fase delle indagini preliminari.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 12729 del 22 dicembre 1994)
Cass. pen. n. 1611/1994
In tema di impugnazione, il provvedimento con il quale il giudice di cognizione ordina la separazione dei procedimenti, mediante stralcio delle posizioni di taluno degli imputati, ha natura ordinatoria e, per il principio di tassatività delle impugnazioni, deve ritenersi inoppugnabile.
(Cassazione penale, Sez. II, ordinanza n. 1611 del 11 aprile 1994)
Cass. pen. n. 2383/1993
Il codice di procedura penale del 1988 ha inteso accentuare l'interesse di ogni soggetto alla rapida definizione del processo che può essere influenzata dalla separazione o dalla riunione con altri processi. Di conseguenza, innovando rispetto alla discrezionalità riconosciuta al giudice in materia di separazione o riunione, ha disposto (art. 19) che ogni provvedimento in materia sia adottato con la forma dell'ordinanza (il che presuppone un'apposita motivazione che spieghi le ragioni di quella decisione ordinatoria) ed, anzi tutto, che siano previamente sentite le parti. La loro mancata citazione per essere sentite va ricondotta nella previsione di cui all'art. 178, primo comma, lett. c), c.p.p., da cui deriva nullità assoluta ex art. 179, primo comma, c.p.p. (Applicazione in tema di riunione di procedimenti di prevenzione).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2383 del 19 luglio 1993)