Source: http://movimentoperlagiustizia.org/argomenti/ue-e-diritto-internazionale/424-ambiente-in-genere-tutela-penale-dell-ambiente.html
Timestamp: 2017-08-20 09:53:15+00:00
Document Index: 140901703

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 35', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 175', 'art. 3', 'art. 34', 'art. 175', 'art. 14', 'art. 175', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 175', 'art. 47', 'art. 29', 'sentenza ', 'art. 175', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 174', 'art. 175', 'art. 251', 'art. 175', 'art. 175', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 175', 'art. 175', 'art. 47', 'art. 69']

In Movimento! - Ambiente in genere. Tutela penale dell'ambiente
Sei qui: Home Argomenti UE e diritto internazionale Ambiente in genere. Tutela penale dell'ambiente
Ambiente in genere. Tutela penale dell'ambiente
| | Visite: 4381
Corte di Giustizia (Grande Sezione) sent. 13 settembre 2005
Â«Ricorso di annullamento â€“ Articoli 29 UE, 31, lett. e), UE, 34 UE e 47 UE â€“ Decisione quadro 2003/80/GAI â€“ Protezione dellâ€™ambiente â€“ Sanzioni penali â€“ Competenza della ComunitÃ â€“ Fondamento normativo â€“ Articolo 175 CEÂ»
Annullata la decisione quadro del Consiglio 2003/80/GAI del 27 gennaio 2003 relativa â€œalla protezione dellâ€™ambiente attraverso il diritto penaleâ€?.
Commento alla sentenza qui
Nella causa C‑176/03,
avente ad oggetto un ricorso di annullamento ai sensi dellâ€™art. 35 UE, proposto il 15 aprile 2003,
Commissione delle ComunitÃ europee, rappresentata dai sigg. M. Petite, J.‑F. Pasquier e W Bogensberger, in qualitÃ di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
Parlamento europeo, rappresentato dai sigg. H. Duintjer Tebbens, A. Baas e G. GarzÃ³n Clariana, nonchÃ© dalla sig.ra M. GÃ³mez‑Leal, in qualitÃ di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
Consiglio dellâ€™Unione europea, rappresentato dai sigg. J.‑C. Piris e J. Schutte, nonchÃ© dalla sig.ra K. Michoel, in qualitÃ di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
Regno di Danimarca, rappresentato dal sig. J. Molde, in qualitÃ di agente,
Repubblica federale di Germania, rappresentata dai sigg. W.‑D. Plessing e A. Dittrich, in qualitÃ di agenti,
Repubblica ellenica, rappresentata dalle sig.re E.‑M. Mamouna e M. Tassopoulou, in qualitÃ di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
Regno di Spagna, rappresentato dalla sig.ra N. DÃ­az Abad, in qualitÃ di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo,
Repubblica francese, rappresentata dai sigg. G. de Bergues, F. Alabrune e E. Puisais, in qualitÃ di agenti,
Irlanda, rappresentata dal sig. D. Oâ€™Hagan, in qualitÃ di agente, assistito dai sigg. P. Gallagher e E. Fitzsimons, SC, nonchÃ© dal sig. E. Regan, BL, con domicilio eletto in Lussemburgo,
Regno dei Paesi Bassi, rappresentato dalle sig.re H.G. Sevenster e C. Wissels, in qualitÃ di agenti,
Repubblica portoghese, rappresentata dai sigg. L. Fernandes e A. Fraga Pires, in qualitÃ di agenti,
Repubblica di Finlandia, rappresentata dalla sig.ra A. Guimaraes-Purokoski, in qualitÃ di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo,
Regno di Svezia, rappresentato dal sig. A. Kruse nonchÃ© dalle sig.re K. Wistrand e A. Falk, in qualitÃ di agenti,
Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, rappresentato dalla sig.ra C. Jackson, in qualitÃ di agente, assistita dal sig. R. Plender, QC,
composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. P. Jann, C.W.A. Timmermans, A. Rosas, dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta e dal sig. A. Borg Barthet, presidenti di Sezione, dal sig. R. Schintgen (relatore), dalla sig.ra N. Colneric, dai sigg. S. von Bahr, J.N. Cunha Rodrigues, G. Arestis, M. IleÅ¡ič e J. MalenovskÃ½, giudici,
vista la fase scritta del procedimento e a seguito dellâ€™udienza del 5 aprile 2005,
sentite le conclusioni dellâ€™avvocato generale, presentate allâ€™udienza del 26 maggio 2005,
1 Con il presente ricorso la Commissione delle ComunitÃ europee chiede alla Corte di annullare la decisione quadro del Consiglio 27 gennaio 2003, 2003/80/GAI, relativa alla protezione dellâ€™ambiente attraverso il diritto penale (GU L 29, pag. 55, in prosieguo la Â«decisione quadroÂ»).
2 Il 27 gennaio 2003, il Consiglio dellâ€™Unione europea ha adottato, su iniziativa del Regno di Danimarca, la decisione quadro.
3 Fondata sul titolo VI del Trattato sullâ€™Unione europea, segnatamente sugli artt. 29 UE, 31, lett. e), UE, nonchÃ© 34, n. 2, lett. b), UE, nella loro versione precedente lâ€™entrata in vigore del Trattato di Nizza, la decisione quadro costituisce, come risulta dai suoi primi tre â€˜considerandoâ€™, lo strumento mediante il quale lâ€™Unione europea intende reagire, di concerto, al preoccupante aumento dei reati contro lâ€™ambiente.
4 La decisione quadro definisce una serie di reati contro lâ€™ambiente, per i quali gli Stati membri sono invitati ad adottare sanzioni di natura penale.
5 In tal senso, a norma dellâ€™art. 2 della decisione quadro, intitolato Â«Reati intenzionaliÂ»:
Â«Ciascuno Stato membro adotta i provvedimenti necessari per rendere perseguibili penalmente, in virtÃ¹ del proprio diritto interno:
a) lo scarico, lâ€™emissione o lâ€™immissione nellâ€™aria, nel suolo o nelle acque, di un quantitativo di sostanze o di radiazioni ionizzanti che provochino il decesso o lesioni gravi alle persone;
b) lo scarico, lâ€™emissione o lâ€™immissione illeciti di un quantitativo di sostanze o di radiazioni ionizzanti nellâ€™aria, nel suolo o nelle acque che ne provochino o possano provocarne il deterioramento durevole o sostanziale o che causino il decesso o lesioni gravi alle persone o danni rilevanti a monumenti protetti, ad altri beni protetti, al patrimonio, alla flora o alla fauna;
c) lâ€™eliminazione, il trattamento, il deposito, il trasporto, lâ€™esportazione o lâ€™importazione illeciti di rifiuti, compresi i rifiuti pericolosi che provochino o possano provocare il decesso o lesioni gravi alle persone o danni rilevanti alla qualitÃ dellâ€™aria, del suolo o delle acque, alla fauna o alla flora;
d) il funzionamento illecito di un impianto in cui sono svolte attivitÃ pericolose che provochi o possa provocare, allâ€™esterno dellâ€™impianto, il decesso o lesioni gravi alle persone o danni rilevanti alla qualitÃ dellâ€™aria, del suolo o delle acque, alla fauna o alla flora;
e) la fabbricazione, il trattamento, il deposito, lâ€™impiego, il trasporto, lâ€™esportazione o lâ€™importazione illeciti di materiali nucleari o di altre sostanze radioattive pericolose che provochino o possano provocare il decesso o lesioni gravi alle persone o danni rilevanti alla qualitÃ dellâ€™aria, del suolo o delle acque, alla fauna o alla flora;
f) il possesso, la cattura, il danneggiamento, lâ€™uccisione o il commercio illeciti di esemplari di specie protette animali o vegetali o di parti di esse, quantomeno ove siano definite dalla legislazione nazionale come minacciate di estinzione;
g) il commercio illecito di sostanze che riducono lo strato di ozono,
quando sono commessi intenzionalmenteÂ».
6 Lâ€™art. 3 della decisione quadro, intitolato Â«Reati di negligenzaÂ», cosÃ¬ dispone:
Â«Ciascuno Stato membro adotta i provvedimenti necessari per rendere perseguibili penalmente in virtÃ¹ del proprio diritto interno, quando sono commessi per negligenza o quanto meno per negligenza grave, i reati di cui allâ€™articolo 2Â».
7 Lâ€™art. 4 della decisione quadro dispone che ciascuno Stato membro adotta i provvedimenti necessari affinchÃ© sia punibile la partecipazione o lâ€™istigazione ai reati di cui allâ€™art. 2.
8 Lâ€™art. 5, n. 1, della decisione quadro prevede che le sanzioni penali cosÃ¬ istituite devono essere Â«effettive, proporzionate e dissuasiveÂ» e che devono ricomprendere Â«per lo meno nei casi piÃ¹ gravi, pene privative della libertÃ che possono comportare lâ€™estradizioneÂ». Il n. 2 del medesimo articolo aggiunge che le dette sanzioni Â«possono essere corredate di altre sanzioni o misureÂ».
9 Lâ€™art. 6 della decisione quadro disciplina la responsabilitÃ , per azione o omissione, delle persone giuridiche mentre lâ€™art. 7 della stessa decisione determina le sanzioni da infliggere loro, Â«comprendenti sanzioni pecuniarie di natura penale o amministrativa ed eventualmente altre sanzioniÂ».
10 Infine, lâ€™art. 8 della decisione quadro riguarda la competenza giurisdizionale e lâ€™art. 9 disciplina i procedimenti promossi da uno Stato membro che non estrada i propri cittadini.
11 La Commissione si Ã¨ pronunciata dinanzi ai vari organi del Consiglio contro il fondamento normativo prescelto da questâ€™ultimo per imporre agli Stati membri lâ€™obbligo di prescrivere sanzioni penali a carico degli autori di reati contro lâ€™ambiente. Essa ritiene infatti che il corretto fondamento normativo in proposito sia lâ€™art. 175, n. 1, CE e aveva dâ€™altronde presentato, il 15 marzo 2001, una proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla protezione dellâ€™ambiente attraverso il diritto penale (GU C 180, pag. 238, in prosieguo: la Â«proposta di direttivaÂ») fondata sul detto articolo, la quale elencava, in allegato, gli atti di diritto comunitario violati dalle attivitÃ costitutive dei reati elencate allâ€™art. 3 di tale proposta.
12 Il 9 aprile 2002, il Parlamento europeo si Ã¨ pronunciato al contempo sulla proposta di direttiva, in prima lettura, e sul progetto di decisione quadro.
13 Esso ha condiviso lâ€™approccio auspicato dalla Commissione in merito alla portata delle competenze comunitarie, invitando il Consiglio a fare della decisione quadro uno strumento complementare della direttiva da adottare in materia di protezione dellâ€™ambiente attraverso il diritto penale per i soli aspetti della cooperazione giudiziaria e ad astenersi dallâ€™emanare la decisione quadro prima dellâ€™adozione della proposta di direttiva [v. testi adottati dal Parlamento il 9 aprile 2002 e recanti i riferimenti A5‑0099/2002 (prima lettura) e A5‑0080/2002].
14 Il Consiglio non ha adottato la proposta di direttiva, ma il quinto e settimo â€˜considerandoâ€™ della decisione quadro recitano quanto segue:
Â«(5) Il Consiglio ha ritenuto opportuno incorporare nella presente decisione quadro varie norme sostanziali contenute nella proposta di direttiva, in particolare quelle che definiscono gli atti che gli Stati membri devono qualificare come reati in virtÃ¹ del proprio diritto interno.
(7) Il Consiglio ha esaminato la proposta, ma Ã¨ giunto alla conclusione che la maggioranza necessaria per lâ€™adozione in sede di Consiglio non puÃ² essere raggiunta. La suddetta maggioranza ha ritenuto che la proposta vada oltre le competenze attribuite alla ComunitÃ dal Trattato che istituisce la ComunitÃ europea e che gli obiettivi da essa perseguiti possano essere raggiunti mediante lâ€™adozione di una decisione quadro in base allâ€™articolo VI del Trattato sullâ€™Unione europea. Il Consiglio ha ritenuto inoltre che la presente decisione quadro, basata sullâ€™articolo 34 del Trattato sullâ€™Unione europea, costituisca uno strumento adeguato per imporre agli Stati membri lâ€™obbligo di prevedere sanzioni penali. Tale proposta modificata presentata dalla Commissione non era di natura tale da consentire al Consiglio di modificare la sua posizione al riguardoÂ».
15 La Commissione ha fatto accludere al verbale della riunione del Consiglio nel corso della quale Ã¨ stata adottata la decisione quadro la seguente dichiarazione:
Â«La Commissione Ã¨ dellâ€™opinione che la decisione quadro non sia lo strumento giuridico idoneo con cui obbligare gli Stati membri ad introdurre sanzioni di carattere penale a livello nazionale in caso di reati a danno dellâ€™ambiente. La Commissione, come ha sottolineato in numerose occasioni in seno agli organi del Consiglio, ritiene che, nellâ€™ambito delle competenze attribuitele ai fini del raggiungimento degli obiettivi di cui allâ€™articolo 2 del Trattato che istituisce la ComunitÃ europea, la ComunitÃ abbia facoltÃ di obbligare uno Stato membro ad imporre sanzioni a livello nazionale, â€“ se del caso anche penali â€“ qualora ciÃ² risulti necessario ai fini del raggiungimento di un obiettivo comunitario.
Rientrano in questa casistica le questioni ambientali che formano oggetto del titolo XIX del Trattato che istituisce la ComunitÃ europea.
Inoltre, la Commissione sottolinea che la sua proposta di direttiva relativa alla protezione dellâ€™ambiente attraverso il diritto penale non Ã¨ stata adeguatamente esaminata nellâ€™ambito della procedura di codecisione.
Qualora il Consiglio adotti la decisione quadro a dispetto delle suddette competenze comunitarie, la Commissione si riserva di esercitare tutti i diritti che le sono attribuiti dal TrattatoÂ».
16 Con ordinanza del presidente della Corte 29 settembre 2003, il Regno di Danimarca, la Repubblica federale di Germania, la Repubblica ellenica, il Regno di Spagna, la Repubblica francese, lâ€™Irlanda, il Regno dei Paesi Bassi, la Repubblica portoghese, la Repubblica di Finlandia, il Regno di Svezia nonchÃ© il Regno unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, da un lato, e il Parlamento, dallâ€™altro, sono stati ammessi a intervenire a sostegno delle conclusioni, rispettivamente, del Consiglio e della Commissione.
17 Con ordinanza 17 marzo 2004, il presidente della Corte ha respinto lâ€™istanza dâ€™intervento a sostegno delle conclusioni della Commissione presentata dal Comitato economico e sociale europeo.
18 La Commissione contesta la scelta, da parte del Consiglio, dellâ€™art. 34 UE, in combinato disposto con gli artt. 29 UE e 31, lett. e), UE, come fondamento normativo per gli artt. 1‑7 della decisione quadro. Essa ritiene che la finalitÃ e il contenuto di tale decisione rientrino nelle competenze comunitarie in materia ambientale, quali enunciate agli artt. 3, n. 1, lett. l), CE e 174 CE‑176 CE.
19 Senza con ciÃ² rivendicare al legislatore comunitario una competenza generale in materia penale, la Commissione ritiene che questâ€™ultimo sia competente, in forza dellâ€™art. 175 CE, ad imporre agli Stati membri lâ€™obbligo di prevedere sanzioni penali in caso dâ€™infrazione alla normativa comunitaria in materia di protezione ambientale, allorchÃ© reputa che ciÃ² configuri un mezzo necessario per garantire lâ€™efficacia di tale normativa. Lâ€™armonizzazione delle legislazioni penali nazionali, in particolare degli elementi che costituiscono reati contro lâ€™ambiente, penalmente perseguibili, sarebbe concepita come uno strumento al servizio della politica comunitaria di cui trattasi.
20 La Commissione riconosce che non vi sono precedenti in materia. Essa si appella tuttavia, a sostegno della propria tesi, alla giurisprudenza della Corte relativa al dovere di lealtÃ nonchÃ© ai principi di effettivitÃ e di equivalenza (v., in particolare, sentenze 2 febbraio 1977, causa 50/76, Amsterdam Bulb, Racc. pag. 137, punto 33, e 8 luglio 1999, causa C‑186/98, Nunes e de Matos, Racc. pag. I‑4883, punti 12 e 14, nonchÃ© ordinanza 13 luglio 1990, causa C‑2/88 IMM, Zwartveld e a., Racc. pag. I‑3365, punto 17).
21 Peraltro, svariati regolamenti adottati nel settore della politica della pesca o dei trasporti obbligherebbero gli Stati membri ad agire in sede penale o stabilirebbero limiti ai tipi di sanzione che questi ultimi possono comminare. La Commissione menziona, in particolare, due atti comunitari che prevederebbero lâ€™obbligo per gli Stati membri di comminare sanzioni di natura necessariamente penale, ancorchÃ© tale qualificazione non sia stata espressamente utilizzata [v. art. 14 della direttiva del Consiglio 10 giugno 1991, 91/308/CEE, relativa alla prevenzione dellâ€™uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attivitÃ illecite (GU L 166, pag. 77), e artt. 1‑3 della direttiva del Consiglio 28 novembre 2002, 2002/90/CE, volta a definire il favoreggiamento dellâ€™ingresso, del transito e del soggiorno illegali (GU L 328, pag. 17)].
22 La Commissione afferma inoltre che la decisione quadro deve, in ogni caso, essere annullata parzialmente in quanto i suoi artt. 5, n. 2, 6 e 7 lasciano agli Stati membri la libertÃ di comminare anche sanzioni non penali, o, ancora, di scegliere tra sanzioni penali e altre sanzioni, il che rientrerebbe innegabilmente nella competenza comunitaria.
23 La Commissione non sostiene tuttavia che lâ€™insieme della decisione quadro avrebbe dovuto essere oggetto di una direttiva. In particolare, essa non contesta che il titolo VI del Trattato sullâ€™Unione europea costituisca il fondamento normativo adeguato per le disposizioni di tale decisione attinenti alla competenza giurisdizionale, allâ€™estradizione e alle azioni penali avviate nei confronti degli autori dei reati. Tuttavia, considerato che tali disposizioni non potrebbero avere esistenza autonoma, essa sarebbe tenuta a domandare lâ€™annullamento della decisione quadro nel suo insieme.
24 La Commissione solleva peraltro una censura vertente sullo sviamento di procedura. Essa si fonda, in proposito, sul quinto e sul settimo â€˜considerandoâ€™ della decisione quadro, dai quali emerge che la scelta di uno strumento rientrante nel titolo VI del Trattato dipenderebbe da considerazioni di opportunitÃ , non avendo la proposta di direttiva raccolto la maggioranza richiesta per la sua adozione, a causa del rifiuto di una maggioranza di Stati membri di riconoscere alla ComunitÃ la competenza necessaria ad imporre agli Stati membri la previsione di sanzioni penali in materia di reati contro lâ€™ambiente.
25 Il Parlamento fa proprio lâ€™argomento della Commissione. Esso ritiene, in particolare, che il Consiglio abbia confuso tra la competenza ad adottare la proposta di direttiva, detenuta dalla ComunitÃ , e una competenza, da questâ€™ultima non reclamata, ad adottare la decisione quadro nel suo insieme. Gli elementi che il Consiglio adduce a sostegno della propria tesi sarebbero, in realtÃ , considerazioni di opportunitÃ in merito alla scelta di imporre o meno unicamente sanzioni penali, considerazioni, queste, che avrebbero dovuto collocarsi entro la procedura legislativa, sul fondamento degli artt. 175 CE e 251 CE.
26 Il Consiglio e gli Stati membri intervenuti nella presente causa diversi dal Regno dei Paesi Bassi affermano che, allo stato attuale del diritto, la ComunitÃ non dispone di alcuna competenza per obbligare gli Stati membri a sanzionare penalmente i comportamenti considerati dalla decisione quadro.
27 Non soltanto non esisterebbe, in proposito, alcuna attribuzione espressa di competenza ma, tenuto conto della notevole rilevanza del diritto penale per la sovranitÃ degli Stati membri, non potrebbe ammettersi che tale competenza possa essere stata trasferita implicitamente alla ComunitÃ in occasione dellâ€™attribuzione di competenze sostanziali specifiche, quali quelle svolte in forza dellâ€™art. 175 CE.
28 Gli artt. 135 CE e 280 CE, che riservano esplicitamente lâ€™applicazione del diritto penale nazionale e lâ€™amministrazione della giustizia agli Stati membri, confermerebbero tale interpretazione.
29 Essa sarebbe ulteriormente corroborata dal fatto che il Trattato sullâ€™Unione europea dedica un titolo specifico alla cooperazione giudiziaria in materia penale [v. artt. 29 UE, 30 UE e 31, lett. e), UE], che conferirebbe espressamente allâ€™Unione europea una competenza in materia penale, segnatamente per quanto riguarda la determinazione degli elementi costitutivi dei reati e delle sanzioni applicabili. La posizione della Commissione sarebbe pertanto paradossale, in quanto equivarrebbe, da un lato, a ritenere che gli autori dei trattati sullâ€™Unione europea e CE abbiano inteso conferire implicitamente alla ComunitÃ una competenza penale e, dâ€™altro lato, ad ignorare che gli stessi autori hanno espressamente attribuito allâ€™Unione europea una tale competenza.
30 NÃ© le sentenze nÃ© i testi di diritto derivato cui la Commissione fa riferimento sarebbero idonei a suffragare la sua tesi.
31 Per un verso, la Corte non avrebbe mai obbligato gli Stati membri ad adottare sanzioni penali. Vero Ã¨ che, secondo la sua giurisprudenza, spetterebbe a questi ultimi il compito di vegliare affinchÃ© le violazioni del diritto comunitario siano sanzionate, sotto il profilo sostanziale e procedurale, in termini analoghi a quelli previsti per le violazioni del diritto interno simili per natura ed importanza e che, in ogni caso, conferiscano alla sanzione stessa un carattere di effettivitÃ , di proporzionalitÃ e di capacitÃ dissuasiva; inoltre, le autoritÃ nazionali dovrebbero procedere, nei confronti delle violazioni del diritto comunitario, con la stessa diligenza usata nellâ€™esecuzione delle rispettive legislazioni nazionali (v., in particolare, sentenza 21 settembre 1989, causa 68/88, Commissione/Grecia, Racc. pag. 2965, punti 24 e 25). Tuttavia, la Corte non avrebbe dichiarato, nÃ© esplicitamente nÃ© implicitamente, che la ComunitÃ Ã¨ competente ad armonizzare le norme penali vigenti negli Stati membri. Al contrario, essa avrebbe ritenuto che la scelta delle sanzioni spetti a questi ultimi.
32 Per altro verso, la prassi legislativa sarebbe conforme a tale impostazione. I diversi atti di diritto derivato riprenderebbero la formula tradizionale secondo la quale occorre prevedere Â«sanzioni effettive, proporzionate e dissuasiveÂ» (v., ad esempio, art. 3 della direttiva 2002/90), senza peraltro rimettere in discussione la libertÃ degli Stati membri di scegliere tra la via amministrativa e la via penale. Quando Ã¨ accaduto al legislatore comunitario, del resto raramente, di precisare che gli Stati membri devono promuovere azioni penali o amministrative, esso si sarebbe limitato ad esplicitare la scelta che in ogni caso era loro attribuita.
33 Inoltre, ogniqualvolta la Commissione ha proposto al Consiglio lâ€™adozione di un atto comunitario avente ripercussioni in materia penale, questâ€™ultima istituzione avrebbe disgiunto la parte penale di tale atto per rinviarla ad una decisione quadro [v. regolamento (CE) del Consiglio 3 maggio 1998, n. 974, relativo allâ€™introduzione dellâ€™euro (GU L 139, pag. 1), che ha dovuto essere integrato dalla decisione quadro del Consiglio 29 maggio 2000, 2000/383/GAI, relativa al rafforzamento della tutela per mezzo di sanzioni penali e altre sanzioni contro la falsificazione di monete in relazione allâ€™introduzione dellâ€™euro (GU L 140, pag. 1); v. altresÃ¬ direttiva 2002/90, completata dalla decisione quadro del Consiglio 28 novembre 2002, 2002/946/GAI, relativa al rafforzamento del quadro penale per la repressione del favoreggiamento dellâ€™ingresso, del transito e del soggiorno illegali (GU L 328, pag. 1)].
34 Nella fattispecie, alla luce tanto della sua ratio quanto del suo contenuto, la decisione quadro riguarderebbe lâ€™armonizzazione del diritto penale. Il semplice fatto che essa sia intesa a combattere i reati contro lâ€™ambiente non sarebbe sufficiente a fondare la competenza della ComunitÃ . In realtÃ , tale decisione completerebbe il diritto comunitario in materia di protezione dellâ€™ambiente.
35 Inoltre, per quanto riguarda la censura vertente sullo sviamento di potere, il Consiglio ritiene che essa sia riconducibile ad una lettura erronea dei â€˜considerandoâ€™ della decisione quadro.
36 Quanto al Regno dei Paesi Bassi, esso, pur sostenendo le conclusioni del Consiglio, difende una posizione leggermente sfumata rispetto a quella di questâ€™ultimo. Esso ritiene che, nellâ€™esercizio delle competenze demandatele dal Trattato CE, la ComunitÃ possa obbligare gli Stati membri a prevedere la possibilitÃ di sanzionare penalmente taluni comportamenti a livello nazionale, purchÃ© la sanzione sia inscindibilmente connessa alle disposizioni comunitarie sostanziali e purchÃ© possa effettivamente dimostrarsi che una politica repressiva del genere Ã¨ necessaria al conseguimento degli obiettivi del Trattato nel settore di cui trattasi (v. sentenza 27 ottobre 1992, causa C‑240/90, Germania/Commissione, Racc. pag. I‑5383). Ãˆ quanto potrebbe avvenire nel caso in cui lâ€™applicazione di una regola di armonizzazione fondata, ad esempio, sullâ€™art. 175 CE, richiedesse lâ€™adozione di sanzioni penali.
37 Per contro, ove risulti dal contenuto e dalla natura della misura considerata che essa tende essenzialmente ad armonizzare, in generale, disposizioni penali e che il regime sanzionatorio non Ã¨ inscindibilmente connesso al settore del diritto comunitario di cui trattasi, gli artt. 29 UE, 31, lett. e), UE e 34, n. 2, lett. b), UE costituirebbero il fondamento normativo corretto di tale misura. Orbene, Ã¨ quanto avverrebbe nel caso di specie. Risulterebbe infatti dalla finalitÃ e dal contenuto della decisione quadro che questâ€™ultima tende, in generale, a garantire unâ€™armonizzazione delle disposizioni penali negli Stati membri. Il fatto che possano risultarne interessate norme adottate in forza del Trattato CE non sarebbe determinante.
38 Ai sensi dellâ€™art. 47 UE, nessuna disposizione del Trattato sullâ€™Unione pregiudica le disposizioni del Trattato CE. Questo stesso principio ricorre anche al primo comma dellâ€™art. 29 UE, che introduce il titolo VI di questâ€™ultimo Trattato.
39 La Corte Ã¨ tenuta a vigilare affinchÃ© gli atti che il Consiglio considera rientrare nellâ€™ambito del detto art. VI non sconfinino nelle competenze che le disposizioni del Trattato CE attribuiscono alla ComunitÃ (v. sentenza 12 maggio 1998, causa C‑170/96, Commissione/Consiglio, Racc. pag. I‑2763, punto 16).
40 Occorre pertanto verificare se gli artt. 1‑7 della decisione quadro non pregiudichino la competenza che la ComunitÃ detiene in forza dellâ€™art. 175 CE, nel senso che avrebbero potuto, come sostiene la Commissione, essere adottati sul fondamento di questâ€™ultima disposizione.
41 In proposito, Ã¨ pacifico che la tutela dellâ€™ambiente costituisce uno degli obiettivi essenziali della ComunitÃ (v. sentenze 7 febbraio 1985, causa 240/83, ADBHU, Racc. pag. 531, punto 13; 20 settembre 1988, causa 302/86, Commissione/Danimarca, Racc. pag. 4607, punto 8, e 2 aprile 1998, causa C‑213/96, Outokumpu, Racc. pag. I‑1777, punto 32). In tal senso, lâ€™art. 2 CE dispone che la ComunitÃ ha il compito di promuovere Â«un elevato livello di protezione dellâ€™ambiente ed il miglioramento della qualitÃ di questâ€™ultimoÂ» e, a tal fine, lâ€™art. 3, n. 1, lett. l), CE prevede lâ€™attuazione di una Â«politica nel settore dellâ€™ambienteÂ».
42 Inoltre, ai sensi dellâ€™art. 6 CE, Â«le esigenze connesse con la tutela dellâ€™ambiente devono essere integrate nella definizione e nellâ€™attuazione delle politiche e azioni comunitarieÂ», disposizione questa che sottolinea il carattere trasversale e fondamentale di tale obiettivo.
43 Gli artt. 174 CE‑176 CE costituiscono, in via di principio, la cornice normativa entro la quale deve attuarsi la politica comunitaria in materia ambientale. In particolare, lâ€™art. 174, n. 1, CE elenca gli obiettivi dellâ€™azione ambientale della ComunitÃ e lâ€™art. 175 CE definisce le procedure da seguire al fine di raggiungere tali obiettivi. La competenza della ComunitÃ Ã¨, in generale, esercitata secondo la procedura prevista dallâ€™art. 251 CE, previa consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni. Tuttavia, per quanto riguarda taluni settori di cui allâ€™art. 175, n. 2, CE, il Consiglio delibera da solo, statuendo allâ€™unanimitÃ , su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento nonchÃ© dei due organi menzionati.
44 Come la Corte ha giÃ avuto modo di dichiarare, le misure cui fanno riferimento i tre trattini dellâ€™art. 175, n. 2, primo comma, CE presuppongono tutte un intervento delle istituzioni comunitarie in materie come la politica fiscale, la politica dellâ€™energia o la politica dellâ€™assetto del territorio, per le quali, ad eccezione della politica ambientale comunitaria, o la ComunitÃ non dispone di competenze legislative, o Ã¨ richiesta lâ€™unanimitÃ in seno al Consiglio (sentenza 30 gennaio 2001, causa C‑36/98, Spagna/Consiglio, Racc. pag. I‑779, punto 54).
45 Occorre peraltro ricordare che, secondo una costante giurisprudenza della Corte, la scelta del fondamento normativo di un atto comunitario deve basarsi su elementi oggettivi, suscettibili di sindacato giurisdizionale, tra i quali, in particolare, lo scopo e il contenuto dellâ€™atto (v., in particolare, sentenze 11 giugno 1991, causa C‑300/89, Commissione/Consiglio, detta Â«Biossido di titanioÂ», Racc. pag. I‑2867, punto 10, e 19 settembre 2002, causa C‑336/00, Huber, Racc. pag. I‑7699, punto 30).
46 Per quanto riguarda la finalitÃ della decisione quadro, risulta tanto dal suo titolo quanto dai suoi primi tre â€˜considerandoâ€™ che essa persegue un obiettivo di protezione dellâ€™ambiente. Preoccupato Â«per lâ€™aumento dei reati contro lâ€™ambiente e per le loro conseguenze, che sempre piÃ¹ frequentemente si estendono al di lÃ delle frontiere degli Stati ove tali reati vengono commessiÂ», il Consiglio, dopo avere constatato che essi costituiscono Â«una minaccia per lâ€™ambienteÂ» nonchÃ© Â«un problema cui sono confrontati tutti gli Stati membriÂ», ha ritenuto che sia necessario apportarvi Â«una risposta severaÂ» e Â«agire di concerto per proteggere lâ€™ambiente in base al diritto penaleÂ».
47 Quanto al contenuto della decisione quadro, essa elenca, allâ€™art. 2, una serie di comportamenti particolarmente gravi a danno dellâ€™ambiente, che gli Stati membri devono sanzionare penalmente. Vero Ã¨ che gli artt. 2‑7 di tale decisione recano una parziale armonizzazione delle legislazioni penali degli Stati membri, in particolare per quanto riguarda gli elementi costitutivi di vari reati contro lâ€™ambiente. Orbene, in via di principio, la legislazione penale, cosÃ¬ come le norme di procedura penale, non rientrano nella competenza della ComunitÃ (v., in tal senso, sentenza 11 novembre 1981, causa 203/80, Casati, Racc. pag. 2595, punto 27, e 16 giugno 1998, causa C‑226/97, Lemmens, Racc. pag. I‑3711, punto 19).
48 Questâ€™ultima constatazione non puÃ² tuttavia impedire al legislatore comunitario, allorchÃ© lâ€™applicazione di sanzioni penali effettive, proporzionate e dissuasive da parte delle competenti autoritÃ nazionali costituisce una misura indispensabile di lotta contro violazioni ambientali gravi, di adottare provvedimenti in relazione al diritto penale degli Stati membri e che esso ritiene necessari a garantire la piena efficacia delle norme che emana in materia di tutela dellâ€™ambiente.
49 Occorre aggiungere che, nella fattispecie, se Ã¨ vero che gli artt. 1‑7 della decisione quadro disciplinano la qualificazione come reati di taluni comportamenti particolarmente gravi contro lâ€™ambiente, essi lasciano tuttavia agli Stati membri la scelta delle sanzioni penali applicabili, le quali devono comunque essere, conformemente allâ€™art. 5, n. 1, della stessa decisione, effettive, proporzionate e dissuasive.
50 Il Consiglio non contesta che, tra i comportamenti elencati allâ€™art. 2 della decisione quadro, rientrino violazioni di numerosi atti comunitari, che si trovavano menzionati nellâ€™allegato alla proposta di direttiva. Risulta peraltro dai primi tre â€˜considerandoâ€™ di tale decisione che il Consiglio ha ritenuto le sanzioni penali indispensabili alla lotta contro i danni ambientali gravi.
51 Emerge da quanto precede che, in ragione tanto della loro finalitÃ quanto del loro contenuto, gli artt. 1‑7 della decisione quadro hanno ad oggetto principale la protezione dellâ€™ambiente e avrebbero potuto validamente essere adottati sul fondamento dellâ€™art. 175 CE.
52 La circostanza che gli artt. 135 CE e 280, n. 4, CE riservino, rispettivamente nei settori della cooperazione doganale e della lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari della ComunitÃ , lâ€™applicazione del diritto penale nazionale e lâ€™amministrazione della giustizia agli Stati membri non Ã¨ idonea a inficiare tale conclusione. Infatti, non puÃ² dedursi da tali disposizioni che, in sede di attuazione della politica ambientale, qualunque armonizzazione penale, ancorchÃ© limitata come quella derivante dalla decisione quadro, debba essere esclusa, quandâ€™anche si rivelasse necessaria a garantire lâ€™effettivitÃ del diritto comunitario.
53 Alla luce di quanto sopra, la decisione quadro, sconfinando nelle competenze che lâ€™art. 175 CE attribuisce alla ComunitÃ , viola nel suo insieme, data la sua indivisibilitÃ , lâ€™art. 47 UE.
54 Non occorre pertanto esaminare lâ€™argomento della Commissione secondo il quale la decisione quadro dovrebbe in ogni caso essere annullata parzialmente, in quanto i suoi artt. 5, n. 2, 6 e 7 lasciano agli Stati membri la facoltÃ di prevedere anche sanzioni non penali, oppure di scegliere tra sanzioni penali e altre sanzioni, cosa che rientrerebbe innegabilmente nella competenza comunitaria.
55 Tenuto conto di quanto precede, la decisione quadro devâ€™essere annullata.
56 Ai sensi dellâ€™art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente Ã¨ condannata alle spese se ne Ã¨ stata fatta domanda. PoichÃ© la Commissione ha chiesto la condanna del Consiglio, questâ€™ultimo, rimasto soccombente, devâ€™essere condannato alle spese. Ai sensi del n. 4, primo comma, dello stesso articolo, gli intervenienti nella presente causa sopportano le proprie spese.
1) La decisione quadro del Consiglio 27 gennaio 2003, 2003/80/GAI, relativa alla protezione dellâ€™ambiente attraverso il diritto penale, Ã¨ annullata.
2) Il Consiglio dellâ€™Unione europea Ã¨ condannato alle spese.
3) Il Regno di Danimarca, la Repubblica federale di Germania, la Repubblica ellenica, il Regno di Spagna, la Repubblica francese, lâ€™Irlanda, il Regno dei paesi Bassi, la Repubblica portoghese, la Repubblica di Finlandia, il Regno di Svezia e il Regno unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord nonchÃ© il Parlamento europeo sopportano le proprie spese.