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Timestamp: 2018-02-24 04:15:45+00:00
Document Index: 152521383

Matched Legal Cases: ['art. 142', 'art. 345', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 201', 'art. 384', 'art. 201', 'art. 384', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 201', 'art. 4', 'art. 384', 'art. 201', 'art. 384', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 142', 'art. 345', 'art. 345', 'art. 197', 'art. 142', 'art. 345', 'art. 142']

Corte di Cassazione, sezione II, Ordinanza 7 luglio 2011, n. 15042. Autovelox: contestazione differita ed efficacia probatoria dello strumento - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione II, Ordinanza 7 luglio 2011, n. 15042. Autovelox: contestazione differita ed efficacia probatoria dello strumento
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Corte di cassazione, sezione II, Ordinanza 20 maggio – 7 luglio 2011, n. 15042. Autovelox: contestazione differita ed efficacia probatoria dello strumento
La necessità di omologazione dell’apparecchiatura di rilevazione automatica, ai fini della validità del relativo accertamento, va riferita al singolo modello e non al singolo esemplare. Ciò significa che l’efficacia probatoria di qualsiasi strumento di rilevazione elettronica della velocità dei veicoli perdura sino a quando non risultino accertati, nel caso concreto, sulla base di circostanze allegate dall’opponente e debitamente provate, il difetto di costruzione, installazione o funzionalità dello strumento stesso, o situazioni comunque ostative al suo regolare funzionamento, senza che possa farsi leva, in senso contrario, su considerazioni di tipo meramente congetturale, connesse all’idoneità della mancanza di revisione o manutenzione periodica dell’attrezzatura a pregiudicarne l’efficacia ex art. 142 C.d.S
che, a fondamento della opposizione, l’opponente aveva dedotto, la violazione dell’art. 345, comma 4, del regolamento di esecuzione del codice della strada, per incompetenza dell’organo che aveva emesso il verbale di accertamento ; l’incertezza sul piano oggettivo e soggettivo della violazione contestata; l’inidoneità tecnica, per mancata taratura, della strumentazione di accertamento;
“[(…) Con il primo motivo, il Comune deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 4 del d.l. n. 121 del 2002 nonché violazione degli artt. 142, 200 e 201 del codice della strada, affermando che la disposizione dell’art. 4 del citato decreto-legge non preclude la possibilità per gli agenti di polizia di procedere a rilevazione delle violazioni del limite di velocità a mezzo di apparecchiature elettroniche tutte le volte in cui, non rientrando la strada tra quelle espressamente previste dalla citata disposizione e non essendo la strada stessa inclusa dal Prefetto nell’elenco delle strade in cui possono essere utilizzate dette apparecchiature, queste siano utilizzate direttamente dagli agenti stessi, i quali devono procedere a contestazione immediata salvo il caso in cui ciò non sia possibile ai sensi dell’art. 201 del codice della strada e dell’art. 384 del relativo regolamento di esecuzione; evenienza, questa, che si era verificata nel caso di specie, essendosi dato atto nel verbale di contestazione che non era stato possibile procedere a contestazione immediata dell’infrazione, ai sensi di quanto previsto dall’art. 201, comma 1 bis, lettera e), del codice della strada e dell’art. 384 del regolamento di attuazione. Il Comune formula il seguente quesito di diritto:
Il motivo è manifestamente fondato, trovando applicazione il principio reiteratamente affermato da questa Corte, secondo cui “il disposto del comma 1 dell’art. 4 del d.l. n. 121 del 2002, convertito, con modificazioni, nella legge n. 168 del 2002, integrato con la previsione del comma 2 dello stesso art. 4 – che indica, per le strade extraurbane secondarie e per le strade urbane di scorrimento, i criteri di individuazione delle situazioni nelle quali il fermo del veicolo, al fine della contestazione immediata, può costituire motivo d’ intralcio per la circolazione o di pericolo per le persone, situazioni ritenute sussistenti a priori per le autostrade e per le strade extraurbane principali – evidenzia come il legislatore abbia inteso regolare l’utilizzazione dei dispositivi o mezzi tecnici di controllo del traffico finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni delle norme di comportamento di cui agli artt. 142 e 148 cod. strada (limiti di velocità e sorpasso), tra l’altro, anche in funzione del comma 4 del medesimo art. 4, con il quale si esclude tout court l’obbligo della contestazione immediata. Ne consegue che la norma del predetto art. 4 non pone una generalizzata esclusione delle apparecchiature elettroniche di rilevamento al di fuori delle strade prese in considerazione, ma lascia, per contro, in vigore, relativamente alle strade diverse da esse, le disposizioni che consentono tale utilizzazione ma con l’obbligo della contestazione immediata, salve le eccezioni espressamente previste dall’art. 201, comma 1 bis, cod. strada” (Cass., n. 376 del 2008; Cass., n. 1889 del 2008).
Con il secondo motivo, il Comune deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 4 d.l. n. 121 del 2002 e degli artt. 142, 200 e 201 del codice della strada, in relazione all’art. 384 del regolamento di esecuzione e di attuazione del codice stesso, sostenendo che il Tribunale avrebbe errato nel non considerare che l’art. 201 del codice e l’art. 384 del regolamento devono trovare applicazione anche dopo l’entrata in vigore dell’art. 4 d.l. n. 121, per il caso di violazioni accertate direttamente dagli agenti di polizia con l’ausilio di apparecchiature elettroniche su strade non comprese nel decreto prefettizio adottato in applicazione dell’art. 4, comma 2, del citato decreto-legge. Il ricorrente formula il seguente quesito di diritto:
Con il terzo motivo, il Comune di Stignano denuncia violazione dell’art. 142 del codice della strada e violazione e falsa applicazione dell’art. 345 del regolamento di esecuzione nonché del decreto del Ministero dei lavori pubblici n. 2971 del 27 novembre 1989. Ai fini della sussistenza del requisito della omologazione dell’apparecchiatura elettronica utilizzata per la rilevazione della velocità e la contestazione dell’infrazione, osserva il ricorrente, ciò che rileva è che il modello di apparecchiatura sia omologato e non anche la singola specifica apparecchiatura in concreto usata. Nel caso di specie, lo stesso verbale di accertamento dava atto dell’esistenza di un decreto ministeriale di omologazione del tipo di apparecchiatura utilizzata; e tanto sarebbe stato sufficiente per poter utilizzare come fonte di prova della velocità, le risultanze della rilevazione della quale si dava atto nel verbale. Il Comune formula il seguente quesito di diritto:
Il motivo è manifestamente fondato, avendo la Corte di cassazione chiarito che la necessità di omologazione dell’apparecchiatura di rilevazione automatica, ai fini della validità del relativo accertamento, va riferita al singolo modello e non al singolo esemplare, come si desume, sul piano logico e letterale, dal D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 4 95, art. 345, comma 2, così come modificato dal D.P.R. 16 settembre 1996, n. 610, art. 197, secondo cui non ciascun esemplare, ma le singole apparecchiature devono essere approvate dal Ministero dei lavori pubblici (Cass., n. 29333 del 2008, ed ivi precedenti richiamati); il termine di validità dell’omologazione da parte dei competenti organi ministeriali attiene non ad un arco di tempo durante il quale l’apparecchiatura può essere validamente utilizzata ed oltre il quale tale utilizzazione non è più legittima – dacché tale operatività, una volta omologato il modello, dipende soltanto dalla permanente funzionalità della singola apparecchiatura – ma ad un arco di tempo durante il quale le apparecchiature di quel modello possono continuare ad essere commercializzate dal costruttore (Cass., n. 28333 del 2008, cit.; Cass., n. 9950 del 2007); – in tema di rilevazione dell’inosservanza dei limiti di velocità dei veicoli a mezzo di apparecchiature elettroniche, né il codice della strada (art. 142, comma 6), né il relativo regolamento di esecuzione (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, art. 345) prevedono che il verbale di accertamento dell’infrazione debba contenere, a pena di nullità, l’attestazione che la funzionalità del singolo apparecchio impiegato sia stata sottoposta a controllo preventivo e costante durante l’uso, giacché, al contrario, l’efficacia probatoria di qualsiasi strumento di rilevazione elettronica della velocità dei veicoli perdura sino a quando non risultino accertati, nel caso concreto, sulla base di circostanze allegate dall’opponente e debitamente provate, il difetto di costruzione, installazione o funzionalità dello strumento stesso, o situazioni comunque ostative al suo regolare funzionamento, senza che possa farsi leva, in senso contrario, su considerazioni di tipo meramente congetturale, connesse all’idoneità della mancanza di revisione o manutenzione periodica dell’attrezzatura a pregiudicarne l’efficacia ex art. 142 C.d.S., (Cass., n. 28333 del 2008, cit., e altre ivi richiamate).
Relatore Petitti Presidente Settimj
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2011-10-19T21:16:31+00:00	13 ottobre 2011|Cassazione civile 2011, Codice della strada, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti