Source: https://www.quagliarella.com/r-w-modello-non-serve-per-trasferimenti/
Timestamp: 2019-04-22 18:06:19+00:00
Document Index: 35210691

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 5', 'art. 16']

﻿ R.W. modello non serve per trasferimenti
2016-06-17T11:50:16+00:00
R.W.: il modello non serve più per i trasferimenti
La Commissione regionale per la Lombardia si è pronunciata con sentenza del 6 ottobre 2014, n. 5161, affermando che non dovranno più essere esposti i trasferimenti di valuta all’estero nei quadri del modello R.W. della dichiarazione dei redditi.
A questa prima affermazione la Commissione ha anche aggiunto che non troveranno più applicazione le sanzioni per la mancata comunicazione per gli anni già trascorsi; questo deriverebbe dall’abrogazione della normativa di riferimento che andrebbe ad incidere anche sui rapporti pendenti.
La Commissione avrebbe fatto applicazione della disposizione della Legge Europea del 2013 (legge 6 agosto 2013, n. 97) con le modifiche apportate all’art. 5 del D.L. n. 167/1990, che prevede l’eliminazione dell’obbligo e delle sanzioni che ne derivano in caso di omissione (La violazione degli obblighi previsti dall’art. 3 è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria fino al quaranta per cento dell’importo trasferito o che si tenta di trasferire eccedente il controvalore di venti milioni di lire, con un minimo di lire duecentomila).
Con l’art. 9 della legge n. 97/2013 è stato abrogato l’art. 5, 3° comma del D.L. n. 167/1990 e in applicazione dello Statuto del contribuente l’efficacia della disposizione sarebbe già relativa al periodo di imposta del 2013 con dichiarazione nell’anno 2014.
La Commissione ha quindi annullato le sanzioni per le quali il giudice ha ritenuto anche che, in assenza di motivazione per la determinazione delle sanzioni applicate, il provvedimento era viziato e questo effetto discendeva dall’applicazione del D.Lgs. n. 472/97, che all’art. 16, 2° co. prevede che: “L’ufficio o l’ente notifica atto di contestazione con indicazione, a pena di nullità, dei fatti attribuiti al trasgressore, degli elementi probatori, delle norme applicate, dei criteri che ritiene di seguire per la determinazione delle sanzioni e della loro entità nonché dei minimi edittali previsti dalla legge per le singole violazioni”.
Infatti il nuovo articolo vede parametrare le sanzioni tra un minimo ed un massimo e non è più in misura fissa (“La violazione dell’obbligo di dichiarazione previsto nell’articolo 4, comma 1, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria dal 3 al 15 per cento dell’ammontare degli importi non dichiarati. La violazione di cui al periodo precedente relativa alla detenzione di investimenti all’estero ovvero di attività estere di natura finanziaria negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 maggio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 107 del 10 maggio 1999, e al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 21 novembre 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 273 del 23 novembre 2001, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria dal 6 al 30 per cento dell’ammontare degli importi non dichiarati. Nel caso in cui la dichiarazione prevista dall’articolo 4, comma 1, sia presentata entro novanta giorni dal termine, si applica la sanzione di euro 258”).
Il chiarimento disapplicativo troverebbe conferma nella successiva Circolare dell’Agenzia delle Entrate del 23 dicembre 2013, n. 38/E.
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