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Timestamp: 2019-09-22 08:53:10+00:00
Document Index: 67347556

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 167', 'art. 479', 'art. 167', 'art. 15', 'art. 167', 'art. 479', 'art. 181', 'art. 734', 'art. 28', 'art. 181', 'art. 142']

L'istituto dell'accertamento di compatibilità paesaggistica di cui all'art. 1, commi da 37 a 39 l. 308/2004, comporta la sottrazione del fatto alla disciplina penale ed a quella amministrativa attinenti alla tutela paesistica lasciando ferma però la sanzionabilità del fatto sotto il profilo amministrativo.
In caso di istanza di sanatoria paesaggistica presentata quando il divieto di regolarizzazione postuma (sul versante della tutela paesaggistica) di nuovi volumi o superfici utili realizzati era già entrato in vigore, correttamente l'Amministrazione, in forza del principio del tempus regit actum, ne fa applicazione nel momento in cui era chiamata a delibare sull'istanza. A fronte della applicabilità del divieto di sanatoria paesaggistica, un problema di tutela dell'affidamento dei privati proprietari, possessori o detentori di immobili - che, al tempo della realizzazione e del completamento dell'intervento avrebbero potuto confidare in una sostanziale sanatoria dell'abuso, mediante pagamento di una sola pena pecuniaria, previo accertamento della compatibilità paesaggistica di quanto abusivamente realizzato - può porsi soltanto per coloro che non per loro colpa abbiano visto esaminare in ritardo la loro posizione amministrativa: non dunque per chi abbia aspettato senza alcuna giustificazione un lungo tempo (nella specie quasi dieci anni) prima di chiedere la verifica di compatibilità paesaggistica, spinta a ciò solo dai controlli amministrativi.
I MANUFATTI ABUSIVI REALIZZATI IN AREA VINCOLATA DEVONO ESSERE OGGETTO DI VALUTAZIONE UNITARIA
I manufatti realizzati in area sottoposta a vincolo paesaggistico e per elevato rischio idraulico, che hanno un evidente impatto sul paesaggio, vanno considerati congiuntamente.
LA RICHIESTA DI INDENNITA' PAESAGGISTICA DOPO OLTRE CINQUE ANNI DAL RILASCIO DEL NULLA OSTA È IRRIMEDIABILMENTE TARDIVA
Con il rilascio del nulla osta paesaggistico "a sanatoria" dell'asserito deficit, cessa la ipotetica permanenza dell'illecito paesaggistico ed inizia a decorrere il termine di prescrizione quinquennale per il pagamento della indennità, decorsa la quale la richiesta di pagamento della indennità è irrimediabilmente tardiva.
L’ISTANZA DI ACCERTAMENTO DI COMPATIBILITÀ PAESAGGISTICA DEVE ESSERE RIGETTATA SE LE OPERE NON SONO SANABILI EX ART. 167 DLGS 42/04
Ove le opere risultino diverse da quelle sanabili e indicate nell'art. 167 del Codice dei beni culturali, le competenti autorità non possono che esprimersi nel senso della reiezione dell'istanza di accertamento di compatibilità paesaggistica.
Si configura il reato di falso ideologico di cui all'art. 479 c.p. con il rilascio di autorizzazione paesaggistica, da parte del responsabile dell'ufficio tecnico competente, nella consapevolezza della falsità di quanta attestato dal richiedente circa la sussistenza dei presupposti giuridico-fattuali per l'accoglimento della relativa domanda, essendo l'organo competente obbligato a svolgere in qualunque modo, e non necessariamente con un sopralluogo, le necessarie preventive verifiche in merito alla sussistenza delle relative condizioni.
L'INDENNITÀ DOVUTA PER LA SANATORIA PAESAGGISTICA È SOGGETTA AL TERMINE DI PRESCRIZIONE QUINQUENNALE
L'indennità ex art. 167 d.lgs. 42/04 è stata qualificata come sanzione amministrativa, e non come forma (indennitaria avente natura) di risarcimento del danno. La sanzione pecuniaria di cui all'art. 15 comma 1 r.d. n. 1497/1939 è alternativa alla sanzione della demolizione; va applicata non solo per le violazioni di carattere sostanziale, ma anche per le violazioni meramente formali che non hanno cagionato alcun danno ambientale. La norma evidenzia dunque la funzione deterrente della sanzione che prescinde dalla sussistenza del danno all'ambiente, fungendo il danno da parametro di quantificazione alternativo al profitto conseguito: sicché il pregiudizio recato all'ambiente opera (a valle) in sede di quantum debeatur e non (a monte) di an debeatur. Si applica il termine di prescrizione quinquennale all'indennità ex art. 167 d.lgs. 42/04.
Anche i volumi sotterranei - a maggior ragione quelli seminterrati - sono rilevanti dal punto di vista paesaggistico e, pertanto, possono essere in contrasto con le previsioni intese ad impedire l'alterazione dello stato dei luoghi attraverso la realizzazione di nuove strutture.
LA REALIZZAZIONE DI NUOVA COSTRUZIONE CON SIGNIFICATIVA VOLUMETRIA IN ZONA SOGGETTA A VINCOLI PAESAGGISTICI LEGITTIMA L'ORDINE DI DEMOLIZIONE
A legittimare l'ordine di riduzione in pristino dello stato dei luoghi in zona assoggettata a vincoli paesaggistici è sufficiente la realizzazione di interventi di "nuova costruzione" di significativa volumetria, realizzati in ampliamento a fabbricato preesistente in assenza del titolo abilitativo edilizio.
IL RILASCIO DI AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA NELLA CONSAPEVOLEZZA DELLA FALSITÀ DI QUANTO ATTESTATO DAL RICHIEDENTE È REATO DI FALSO IDEOLOGICO
Integra il reato previsto dall'art. 479 c.p., il rilascio di autorizzazione paesaggistica, da parte del responsabile dell'ufficio tecnico competente, nella consapevolezza della falsità di quanto attestato dal richiedente circa la sussistenza dei presupposti giuridico-fattuali per l'accoglimento della relativa domanda, posto che l'autorizzazione paesaggistica ha natura di atto pubblico, poichè destinata a comprovare l'attività di esame della documentazione prodotta dal richiedente e ad esprimere la relativa valutazione tecnica del pubblico ufficiale.
LA MANCANZA DELL’AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA DETERMINA L’ILLEGITTIMITÀ DERIVATA DEL PERMESSO DI COSTRUIRE
ART. 181 DLGS 42/2004: RILEVANO INTERVENTI NON AUTORIZZATI E ASTRATTAMENTE IDONEI AD ARRECARE NOCUMENTO AL BENE GIURIDICO TUTELATO
La contravvenzione di cui al D.Lgs. n. 42 del 2004, art. 181, trattandosi di reato di pericolo astratto, non necessita di un effettivo pregiudizio per l'ambiente e richiede, per il suo perfezionamento, l'esecuzione di interventi in assenza di preventiva autorizzazione che siano astrattamente idonei ad arrecare nocumento al bene giuridico tutelato.
IL REATO DI CUI ALL'ART. 734 C.P. RICHIEDE L'EFFETTIVO DANNEGGIAMENTO DELLE AREE SOTTOPOSTE A PROTEZIONE PAESAGGISTICA
Il danno cagionato costituisce elemento costitutivo del reato di cui all'art. 734 c.p. e ciò in quanto, per l'integrazione della contravvenzione de qua, non è sufficiente la realizzazione di un'opera edilizia in zona paesaggistica, richiedendosi l'effettivo danneggiamento delle aree sottoposte a protezione.
E' contraddittorio ed illegittimo l'annullamento della Soprintendenza se risulta che la stessa autorità aveva precedentemente espresso parere favorevole alla condonabilità dell'opera e non potendo una estemporanea e diversa valutazione (rispetto al parere favorevole rilasciato all'epoca) dell'amministrazione periferica dello Stato equivalere ad un atto di ritiro del provvedimento di concessione del condono, adottato peraltro da una autorità diversa da quella emanante e al di fuori delle garanzie procedimentali fissate dagli articoli 21-quinquies e 21-nonies della legge n. 241 del 1990.
L'indennità prevista per abusi edilizi in zone soggette a vincoli paesaggistici costituisce una vera e propria sanzione amministrativa soggetta in quanto tale all'applicazione del principio contenuto nell'art. 28 della l. n. 689/1981 che individua in cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione il termine di prescrizione del diritto a riscuotere le somme dovute per gli illeciti amministrativi puniti con pena pecuniaria.
Ai fini dell'integrazione del reato di cui all'art. 181 c. 1 D.Lgs. 42/2004, non è sufficiente che la condotta ricada su immobili od aree che, per le loro caratteristiche paesaggistiche siano stati dichiarati di notevole interesse pubblico con apposito provvedimento emanato in epoca antecedente alla realizzazione dei lavori o su immobili od aree tutelati per legge ai sensi dell'art. 142 del decreto suddetto, ma è necessario che siano superate le soglie volumetriche indicate al comma 1 bis, in caso contrario il reato dovendo essere qualificato come contravvenzione.
È LEGITTIMO INGIUNGERE LA DEMOLIZIONE DEL MANUFATTO PRECARIO INCOMPATIBILE COL VINCOLO PAESAGGISTICO
Il richiamo alla natura pertinenziale del manufatto non è sufficiente a dimostrare la illegittimità dell'ordinanza di demolizione se si è in presenza di vincolo paesaggistico e l'ordine di demolizione è fondato anche sulla illegittimità paesaggistica.