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Timestamp: 2017-08-19 02:07:19+00:00
Document Index: 126152779

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 1', 'art. 28', 'art. 6', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 28', 'art. 75', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 11', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 76', 'art. 17', 'art.17', 'art. 53', 'art. 17', 'art. 7']

LA TUTELA DELLA SICUREZZA E DELLA SALUTE DELLA LAVORATRICE IN GRAVIDANZA E dopo il parto - PDF
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1 PREVENZIONE E TUTELA LA TUTELA DELLA SICUREZZA E DELLA SALUTE DELLA LAVORATRICE IN GRAVIDANZA E dopo il parto TUTELA DELLA MATERNITà D.Lgs. 151/2001 VALUTAZIONE DEI RISCHI D.Lgs. 81/2008
2 3 Premessa IL D.Lgs. n. 81/08: LA VALUTAZIONE DEI RISCHI. PRINCIPI GENERALI Come riportato nella Comunicazione della Commissione delle Comunità Europee del 5/10/2000: La gravidanza non è una malattia ma un aspetto della vita quotidiana. Tuttavia condizioni suscettibili di essere considerate accettabili in situazioni normali possono non esserlo più durante la gravidanza. La legislazione vigente, il D.Lgs. n. 151/01 Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, prevede attenzioni e misure di protezione particolari per evitare condizioni di rischio per la salute della lavoratrice e per quella del bambino. Oltre al divieto in generale di adibire la lavoratrice al lavoro nei due mesi precedenti la data presunta del parto e nei tre mesi successivi al parto (congedo di maternità), norme specifiche riguardano, infatti, il divieto di adibirla, per determinati periodi, a lavori vietati ; l astensione anticipata del congedo di maternità, nel caso di gravi complicanze della gestazione o quando vi siano condizioni di lavoro a rischio e la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni; la valutazione dei rischi; il divieto al lavoro notturno ed altro. Questa breve guida si inquadra nell attività di informazione e divulgazione della UIL, della UIL FPL e del Patronato ITAL UIL affinché le lavoratrici interessate e coloro che operano in questa attività di tutela, siano a conoscenza dei diritti e possano esercitarli. L obbligo della valutazione dei rischi da parte del datore di lavoro è stato introdotto dal D.Lgs n. 626/94. In seguito, il Decreto legislativo n. 81/2008 e s.m.i., Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ha riordinato tutta la normativa mediante il coordinamento e l aggiornamento delle precedenti disposizioni che sono state contestualmente abrogate, compreso il D.Lgs. 626/94. Con riferimento alla valutazione dei rischi il decreto 81/08 pone all art. 28 una specifica attenzione per le lavoratrici in stato di gravidanza, richiamando quanto già previsto nel merito dal D.Lgs n. 151/01 (tutela della maternità e paternità) e introducendo, rispetto alle norme precedenti, una diversa e più ampia concezione di salute e sicurezza sul lavoro e di prevenzione, con chiaro riferimento alle differenze di genere. L affermazione e la garanzia di questo principio sono contenute nell art. 1 quale finalità del decreto 81, e riprese nell art. 28 dove viene ulteriormente ribadito che la valutazione dei rischi, secondo le previsioni della normativa comunitaria, debba riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, specificando che vi debbano essere compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all età, alla provenienza da altri Paesi. La tutela della salute e sicurezza della donna lavoratrice viene presa in considerazione non solo in relazione al suo stato di gravidanza o di maternità, ma in quanto lavoratrice appartenente al genere femminile. Nel contesto sopra delineato, la valutazione dei rischi resta l elemento cardine nel sistema di prevenzione dell ambiente lavorativo, quale obbligo non delegabile del datore di lavoro, privato o pubblico, cui compete la valutazione con la conseguente elaborazione del documento di valutazione dei rischi (DVR).
3 4 5 COSA PREVEDE IL T.U. n. 151/2001 Il D.Lgs. 151/01 e s.m.i. Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e di sostegno della maternità e della paternità disciplina i congedi, i riposi, i permessi e la tutela delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri, anche in caso di adozione o affidamento, comprendendo e armonizzando le precedenti norme anche in materia di prevenzione. Ha abrogato il decreto legislativo n. 645/1996, di recepimento della direttiva Cee 92/85 concernente il Miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, adottandone contestualmente le disposizioni in materia di tutela della maternità. nel rispetto delle linee direttrici elaborate dalla Commissione dell Unione europea, individuando le misure di prevenzione e protezione da adottare. Come previsto dal decreto 81/08 e s.m.i. il datore di lavoro effettua la valutazione dei rischi ed elabora il documento di valutazione (DVR) in collaborazione con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) ed il Medico competente, consultato il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) che riceve copia del documento. E evidente l importanza che le lavoratrici e gli RLS siano informati sui rischi derivanti da determinate attività nei confronti delle donne in stato di gravidanza, e, in generale sulla salute riproduttiva delle lavoratrici e dei lavoratori. Secondo l esperienza maturata dagli operatori del settore i rischi per la gravidanza più diffusi sono: la La nostra attenzione è ora rivolta al Capo II del decreto 151 /01 (artt. da 6 a 13) che prescrive misure per la tutela della sicurezza e della salute delle lavoratrici durante il periodo di gravidanza e fino a sette mesi di età del figlio, lavoratrici che abbiano informato il datore di lavoro del proprio stato (art. 6). La tutela si applica anche nel caso di adozione o affidamento fino al compimento dei sette mesi di età del bambino. prolungata stazione eretta, la posizione seduta per tempo eccessivo o posture incongrue (es. lavoro al videoterminale); la movimentazione manuale dei carichi (es. spostamento dei pazienti e assistenza disabili, nelle strutture sanitarie, sollevamento dei bambini nelle scuole d infanzia, ecc.), l esposizione a sostanze chimiche (es. impiego di prodotti di pulizia pericolosi per la salute, ecc.); l uso di scale; l esposizione a rumore; il rischio di esposizione ad agenti biologici (es. possibile stretto contatto e per l igiene personale dei pazienti e dei disabili nelle strutture sanitarie e socio assistenziali, e dei bambini nelle scuole d infanzia;...). La valutazione dei rischi (art. 11) L art. 11 del DLgs 151/01, al quale rimanda l art. 28 del decreto 81/08, ribadisce l obbligo della valutazione dei rischi che deve essere effettuato dal datore di lavoro, il quale è tenuto a comunicare alle lavoratrici e ai loro rappresentanti i risultati della valutazione effettuata in relazione ai rischi connessi all attività svolta, e ad adottare le conseguenti misure di prevenzione e protezione. Le misure di prevenzione e protezione e l informazione sono particolarmente importanti nel primo trimestre di gravidanza, periodo nel quale possono essere maggiori i rischi di possibili danni al nascituro. E opportuno che la lavoratrice in gravidanza informi il proprio datore di lavoro affinché vengano messe in atto le misure necessarie (es. spostamento di mansioni, ecc.). La norma prevede che il datore di lavoro valuta i rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici, in particolare i rischi di esposizione ad agenti fisici, chimici o biologici, processi o condizioni di lavoro di cui all allegato C Il Datore di lavoro, una volta a conoscenza dello stato di gravidanza della lavoratrice, verifica se la mansione lavorativa assegnata alla dipendente è tra quelle a rischio. Qualora i risultati della valutazione rivelino un rischio per la sicurezza e la salute delle lavoratrici in gravidanza o nel periodo post-partum, il datore di lavoro adotta le misure necessarie affinché l esposizione al rischio sia evitata, modificandone temporaneamente le condizioni (es revisione dei contenuti della mansione eliminando quelli a rischio), o l orario di lavoro, o spostando la lavoratrice ad altra mansione informando il servizio ispezione della Direzione Provinciale del Lavoro (DPL) competente per territorio del provvedimento adottato. Ove tale modifica non sia possibile il datore di lavoro ne dà informazione al servizio ispettivo della DPL, che può disporre l interdizione dal lavoro della lavoratrice per tutto il periodo previsto dal Capo II del T.U. 151/01 (durante la gestazione e per 7 mesi dopo il parto), come vedremo nei capitoli successivi.
4 6 7 L allegato C al DLgs 151/01, riportato di seguito, riprende quanto contenuto nell allegato 1 al DLgs 645/96 di recepimento della direttiva Cee 92/85 concernente il Miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento. Alcune precisazioni Come si vede si tratta di un elenco non esauriente, così definito dalla norma. Viene richiesta quindi una attenzione particolare di tutti i soggetti coinvolti in questa fase della valutazione, al fine di individuare ulteriori possibili rischi, tenendo conto delle integrazioni e delle novità apportate dal D.Lgs. n. 81/08 sui vari agenti nocivi e condizioni di lavoro, nonché del nuovo tipo di rischi collegati allo stress Allegato C (D.Lgs. n. 645/96, allegato 1) ELENCO NON ESAURIENTE DI AGENTI PROCESSI E CONDIZIONI DI LAVORO DI CUI ALL ART. 11 A. Agenti 1. Agenti fisici, allorché vengono considerati come agenti che comportano lesioni del feto e/o rischiano di provocare il distacco della placenta, in particolare: a) colpi, vibrazioni meccaniche o movimenti; b) movimentazione manuale di carichi pesanti che comportano rischi, soprattutto dorsolombari; c) rumore; d) radiazioni ionizzanti; e) radiazioni non ionizzanti; f) sollecitazioni termiche; g) movimenti e posizioni di lavoro, spostamenti, sia all interno sia all esterno dello stabilimento, fatica mentale e fisica e altri disagi fisici connessi all attività svolta dalle lavoratrici di cui all art Agenti biologici Agenti biologici dei gruppi di rischio da 2 a 4 ai sensi dell art. 75 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni ed integrazioni, nella misura in cui sia noto che tali agenti o le terapie che essi rendono necessarie mettono in pericolo la salute delle gestanti e del nascituro, sempreché non figurino ancora nell allegato II. 3. Agenti chimici Gli agenti chimici seguenti, nella misura in cui sia noto che mettono in pericolo la salute delle gestanti e del nascituro, sempreché non figurino ancora nell allegato II: a) sostanze etichettate R 40; R 45; R 46 e R 47 ai sensi della direttiva n. 67/548/CEE, purché non figurino ancora nell allegato II; b) agenti chimici che figurano nell allegato VIII del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni ed integrazioni; c) mercurio e suoi derivati; d) medicamenti antimitotici; e) monossido di carbonio; f) agenti chimici pericolosi di comprovato assorbimento cutaneo. B. Processi Processi industriali che figurano nell allegato VIII del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni ed integrazioni. lavoro-correlato. E inoltre prevista dal T.U. n. 151/01 una tutela specifica per le donne in stato di gravidanza esposte a radiazioni ionizzanti (ex art. 8); per le appartenenti alla polizia di stato, penitenziaria e municipale con il divieto che vengano adibite al lavoro operativo durante la gravidanza; per il personale militare femminile che non può svolgere incarichi pericolosi, faticosi e insalubri. Particolare rilievo assumono le linee guida elaborate dalla Commissione delle Comunità Europee per la valutazione degli agenti chimici, fisici, biologici, nonché dei processi industriali ritenuti pericolosi per la sicurezza o la salute delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, e comunicate ai Paesi Membri in data 5/10/2000. Queste linee direttrici servono da base per la valutazione, da parte del datore di lavoro, dei rischi per la sicurezza e la salute nonché di tutte le ripercussioni che tali rischi hanno sulla gravidanza o sull allattamento. Protocolli specifici sono stati adottati a livello locale (regionale o provinciale), nei quali vengono indicate le linee guida relativamente agli aspetti di tutela della salute della lavoratrice madre e del nascituro, con il coinvolgimento del Servizio Prevenzione Igiene Sicurezza Ambienti di Lavoro delle Asl e delle Direzioni provinciali del lavoro. Tali iniziative costituiscono un valido mezzo di informazione per il datore di lavoro, per le lavoratrici che devono conoscere le varie fasi di tutela previste, valutazione rischi, interdizione dal lavoro anticipata, ecc. e per tutti coloro che operano nel settore. C. Condizioni di lavoro Lavori sotterranei di carattere minerario.
5 8 9 Valutazione dello stress lavoro-correlato Lavori vietati (art. 7) Discorso a parte è quello relativo alla valutazione dei rischi che riguarda lo stress lavoro-correlato, introdotto dal D.Lgs. n. 81/08 secondo i contenuti dell accordo europeo dell 8 ottobre 2004, nel rispetto della variabile di genere. Lo stress lavoro-correlato è quello causato da vari fattori propri del contesto e del contenuto del lavoro, quale condizione di squilibrio fisico, psicologico o sociale, quando la lavoratrice o il lavoratore non si sente in grado di corrispondere alle richieste lavorative. La valutazione dei rischi prevista dall art. 11 del decreto 151/01 dovrà tener conto anche di questo, sia in generale sia in particolare riguardo alle lavoratrici gestanti e puerpere le quali possono maggiormente risentire dello stress lavorativo durante e dopo la gestazione. Sempre il Capo II del T.U. 151, con riferimento alla tutela della salute delle lavoratrici durante il periodo di gravidanza e fino a sette mesi di età del figlio, che hanno informato il datore di lavoro del proprio stato, stabilisce che il datore di lavoro non deve adibire le lavoratrici a lavori pericolosi, faticosi e insalubri, recependo in tal senso disposizioni precedenti anche relative alla normativa comunitaria. L elenco dei lavori è riportato nell allegato A al T.U.. Tra questi sono inclusi quelli che comportano il rischio di esposizione agli agenti ed alle condizioni di lavoro, indicati nell allegato B (vedi gli allegati nel riquadro). Il Ministro del lavoro, sentite le parti sociali, provvede ad aggiornare l elenco di cui all allegato A. Il divieto di adibire a lavori vietati è il primo obbligo previsto. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali con lettera circolare del novembre 2010, riporta le indicazioni metodologiche della Commissione consultiva permanente, che rappresentano il livello minimo di attuazione dell obbligo di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato per tutti i datori di lavoro pubblici e privati, al fine di permettere una identificazione dei rischi e pianificare, di conseguenza, le misure di eliminazione o di riduzione al minimo di tale rischio. La data del 31 dicembre 2010, di decorrenza di tale obbligo precisa il Ministero - deve essere intesa come data di avvio delle attività di valutazione ai sensi delle indicazioni metodologiche. Senza entrare nel merito della metodologia proposta dal Ministero, che prevede un periodo di monitoraggio, si segnala che iniziative specifiche si stanno adottando a vari livelli da parte degli organismi competenti per approfondire la tematica in questione tenuto conto dei rischi connessi alle differenze di genere, e fornire informazioni agli operatori. Nel periodo in cui vige il divieto la lavoratrice verrà spostata ad altra mansione conservando la retribuzione corrispondente alle mansioni svolte in precedenza nonché la qualifica originaria. Qualora la lavoratrice sia adibita a mansioni equivalenti o superiori si applicano le disposizioni di cui all articolo 13 della legge 20 maggio 1970, n Se lo spostamento di mansioni non è possibile, la Direzione Provinciale del Lavoro può disporre l interdizione anticipata al lavoro sino al termine del congedo di maternità (3 mesi dopo il parto) oppure, per particolari condizioni lavorative, sino a 7 mesi dopo il parto, permanendo il diritto a percepire il trattamento economico spettante per l astensione obbligatoria, in attuazione di quanto previsto dal successivo art. 17. La stessa Uil e il Patronato Ital saranno promotori di iniziative di sensibilizzazione, informazione e formazione sulle metodologie corrette di valutazione dello stress lavoro correlato in corso di sperimentazione nel nostro Paese.
6 10 Allegato A ELENCO DEI LAVORI FATICOSI, PERICOLOSI E INSALUBRI DI CUI ALL ARTICOLO 7 (DLgs 151/01) Il divieto di cui all articolo 7, primo comma, del testo unico si intende riferito al trasporto, sia a braccia e a spalle, sia con carretti a ruote su strada o su guida, e al sollevamento dei pesi, compreso il carico e scarico e ogni altra operazione connessa. I lavori faticosi, pericolosi ed insalubri, vietati ai sensi dello stesso articolo, sono i seguenti: A) Quelli previsti dal decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 345 e dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 262; B) Quelli indicati nella tabella allegata al decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303, per i quali vige l obbligo delle visite mediche preventive e periodiche: durante la gestazione e per 7 mesi dopo il parto; C) Quelli che espongono alla silicosi e all asbestosi, nonché alle altre malattie professionali di cui agli allegati 4 e 5 al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, numero 1124, e successive modificazioni: durante la gestazione e fino a 7 mesi dopo il parto; D) I lavori che comportano l esposizione alle radiazioni ionizzanti: durante la gestazione e per 7 mesi dopo il parto; E) I lavori su scale ed impalcature mobili e fisse: durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro; F) I lavori di manovalanza pesante: durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro; G) I lavori che comportano una stazione in piedi per più di metà dell orario o che obbligano ad una posizione particolarmente affaticante: durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro; H) I lavori con macchina mossa a pedale, o comandata a pedale, quando il ritmo del movimento sia frequente, o esiga un notevole sforzo: durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro; I) I lavori con macchine scuotenti o con utensili che trasmettono intense vibrazioni: durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro; L) I lavori di assistenza e cura degli infermi nei sanatori e nei reparti per malattie infettive e per malattie nervose e mentali: durante la gestazione e per 7 mesi dopo il parto; M) I lavori agricoli che implicano la manipolazione e l uso di sostanze tossiche o altrimenti nocive nella concimazione del terreno e nella cura del bestiame: durante la gestazione e per 7 mesi dopo il parto; N) I lavori di monda e trapianto del riso: durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro; O) I lavori a bordo delle navi, degli aerei, dei treni, dei pullman e di ogni altro mezzo di comunicazione in moto: durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro. Allegato B ELENCO NON ESAURIENTE DI AGENTI E CONDIZIONI DI LAVORO DI CUI ALL ARTICOLO 7 (DLgs 151/01) A. Lavoratrici gestanti di cui all articolo 6 del testo unico. 1. Agenti: a) agenti fisici: lavoro in atmosfera di sovrapressione elevata, ad esempio in camere sotto pressione, immersione subacquea; b) agenti biologici: toxoplasma; virus della rosolia, a meno che sussista la prova che la lavoratrice è sufficientemente protetta contro questi agenti dal suo stato di immunizzazione; c) agenti chimici: piombo e suoi derivati, nella misura in cui questi agenti possono essere assorbiti dall organismo umano. 2. Condizioni di lavoro: lavori sotterranei di carattere minerario. B. Lavoratrici in periodo successivo al parto di cui all articolo 6 del testo unico 1. Agenti: a) agenti chimici: piombo e suoi derivati, nella misura in cui tali agenti possono essere assorbiti dall organismo umano. 2. Condizioni di lavoro: lavori sotterranei di carattere minerario. Estensione del divieto (art. 17) L art. 17 del Decreto 151/01 riprende quanto già contenuto nella normativa precedente, prevedendo l anticipazione del divieto di adibire la lavoratrice gestante al lavoro a tre mesi prima della data presunta del parto in caso di lavori gravosi o pregiudizievoli, che saranno determinati con decreti ministeriali. L anticipazione del congedo è disposta dalla Direzione Provinciale del Lavoro, sulla base di accertamento medico. Inoltre le lavoratrici possono assentarsi dal lavoro, anche fin dall inizio della gravidanza, per uno o più periodi, sulla base di accertamento medico, qualora ricorrano determinate condizioni ritenute dannose alla salute della donna e del bambino: a) nel caso di gravi complicanze della gestazione o di preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza; b) quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino; c) quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni. Possono costituire fattori di rischio per il periodo di gravidanza anche quelli connessi allo spostamento dal luogo di lavoro e di abitazione (tragitti troppo lunghi, uso di più mezzi di trasporto, vibrazioni, ecc.) come riscontriamo anche nelle linee direttrici della Commissione della Comunità Europea: Gli spostamenti durante il lavoro e da e verso il luogo di lavoro possono essere problematici per le donne gestanti e comportare rischi, tra cui fatica, vibrazioni, stress, posture statiche, disagi e infortuni. Tali rischi possono avere effetti significativi sulla salute delle lavoratrici gestanti e puerpere. L interdizione dal lavoro per mansioni o condizioni di lavoro a rischio ( lettere b) e c)) può essere disposta dalla Direzione Provinciale del Lavoro, d ufficio o su istanza della lavoratrice, qualora nel corso della propria attività di vigilanza constati l esistenza delle condizioni che danno luogo all astensione medesima. N.B. IL PROVVEDIMENTO PRESUPPONE LA DICHIARAZIONE DEL DATORE DI LAVORO DELLA IMPOSSIBILITÀ DEL CAMBIO DI MANSIONE O DELL ORARIO DI LAVORO. Sempre la DPL su istanza della lavoratrice, dispone, secondo le risultanze dell accertamento medico effettuato, l astensione dal lavoro nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di preesistenti forme morbose che si presuppone possano essere aggravate dallo stato di gravidanza (lett.a)). 11
7 12 13 Cosa deve fare la lavoratrice Da quando decorre l interdizione anticipata La richiesta di maternità anticipata o prorogata per lavoro a rischio o di maternità anticipata per gravidanza a rischio, dovrà essere presentata dalla lavoratrice alla Direzione Provinciale del Lavoro del luogo di residenza abituale, utilizzando i modelli appositamente predisposti dalla DPL. Verrà allegata la certificazione medica attestante il mese di gravidanza e la data presunta del parto e, nel caso di astensione prorogata, il certificato di nascita del figlio, e altra documentazione richiesta, quale ad esempio quella sanitaria che indichi il motivo e il periodo di astensione anticipata/prorogata. Questo quanto previsto in via generale dalla norma. Comportamenti diversi si segnalano a livello regionale o provinciale, dove le lavoratrici nel caso di lavoro a rischio possono rivolgersi alla DPL oppure al Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro della Asl competente per territorio. Il provvedimento finale di astensione anticipata/prorogata spetta alla DPL. Certificati medici redatti dai medici convenzionati con il SSN I certificati medici richiesti ai fini delle disposizioni del T.U. n. 151/01, possono essere redatti non solo dai medici del Servizio sanitario nazionale (SSN) ma anche dai medici con esso convenzionati e, pertanto, devono essere accettati dall Istituto assicuratore e dal datore di lavoro senza richiederne la regolarizzazione alla lavoratrice interessata. Quindi anche quelli redatti dai medici curanti di medicina generale convenzionati. Lo ha precisato il Ministero del Lavoro chiarendo i dubbi interpretativi sollevati dall art. 76 del T.U. circa i medici abilitati a rilasciare le certificazioni. Indicazioni recepite dall Inps con circolare n. 62/10. In particolare, precisa l Inps, devono essere accettati i certificati indicanti la data presunta del parto redatti dai medici curanti di medicina generale convenzionati o dai ginecologi convenzionati con il SSN. Per la malattia connessa a puerperio, analogamente a quanto previsto per la certificazione richiesta ai fini della flessibilità, la certificazione medica deve essere rilasciata dallo specialista del SSN o con esso convenzionato. Precisa infine l Inps che è invece facoltà dell Istituto e del datore di lavoro di accettare o chiedere la regolarizzazione dei certificati medici redatti dai medici privati non convenzionati o dai medici dipendenti da strutture private non convenzionate con il SSN. Il provvedimento di interdizione dal lavoro per complicanze della gestazione o pregresse patologie che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza, di cui alla lettera a) (art. 17), disposta dalla Direzione Provinciale del Lavoro, dovrà essere emanato entro sette giorni dalla ricezione dell istanza della lavoratrice e decorrerà dalla data d inizio dell astensione dal lavoro. La lavoratrice che si trovi in malattia per motivi connessi alla gravidanza, una volta ricevuto il provvedimento dell astensione anticipata, decade dal trattamento di malattia in favore di quello di maternità. L astensione anticipata può essere richiesta dall inizio della gravidanza ma può interessare anche periodi limitati di tempo, non necessariamente quindi fino al congedo di maternità, a discrezione del ginecologo. L interdizione dal lavoro per mansioni o condizioni di lavoro di cui alle lettere b) e c) (art.17), presuppone un accertamento da parte del servizio ispettivo della Direzione Provinciale del Lavoro, anche sulla base della documentazione rilasciata dal Sevizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro della Asl competente, circa l impossibilità per il datore di lavoro di adottare misure volte alla eliminazione dei rischi per la salute della lavoratrice e l impossibilità di adibirla ad altre mansioni. L interdizione decorrerà dalla data del provvedimento stesso. La Direzione Provinciale del Lavoro può disporre immediatamente l astensione dal lavoro, anche prima di tale accertamento, quando il datore di lavoro produca una dichiarazione nella quale risulti in modo chiaro, sulla base di elementi tecnici attinenti all organizzazione aziendale, la impossibilità di adibirla ad altre mansioni. I provvedimenti di interdizione devono essere comunicati dalla Direzione Provinciale del Lavoro alla lavoratrice e al datore di lavoro. Assistenza sanitaria e controlli prenatali Gli artt. 6 e 14 del DLgs 151/01 regolamentano alcuni aspetti particolari, relativi all assistenza sanitaria e ai controlli prenatali. Oltre l ordinaria assistenza sanitaria e ospedaliera a carico del Servizio sanitario nazionale, le lavoratrici, durante la gravidanza, possono fruire presso le strutture sanitarie pubbliche o private accreditate, con esclusione dal costo delle prestazioni erogate, oltre che delle periodiche visite ostetrico-ginecologiche, delle prestazioni specialistiche per la tutela della maternità, in funzione preconcezionale e di prevenzione del rischio fetale, previste da apposito D.M..
8 14 Le lavoratrici gestanti hanno diritto a permessi retribuiti, per l effettuazione di esami prenatali, accertamenti LA TUTELA DEL PATRONATO ITAL UIL clinici ovvero visite medico specialistiche, nel caso questi debbano essere eseguiti durante l orario di lavoro. Per fruire di tali permessi le lavoratrici dovranno presentare apposita domanda al datore di lavoro e, successivamente, la relativa documentazione giustificativa attestante la data e l orario di effettuazione degli esami. Lavoro notturno Il Testo unico 151, all art. 53, ricomprende anche le disposizioni sul lavoro notturno con il divieto di adibire le Le lavoratrici interessate possono rivolgersi agli uffici del Patronato Ital Uil per ogni informazione, assistenza e tutela gratuite, riguardo i propri diritti durante la gravidanza e dopo il parto. La lavoratrice potrà inoltre acquisire tutte le notizie riguardanti il trattamento economico in questi periodi di astensione e congedo di maternità. lavoratrici gestanti e madri al lavoro, dalle ore 24 alle ore 6, dall accertamento dello stato di gravidanza fino ad un anno di età del bambino, e nel non obbligo di svolgere lavoro notturno da parte di uno dei genitori, fino al compimento del terzo anno del bambino, e fino a 12 anni di un figlio convivente, quando la lavoratrice o il lavoratore sia l unico genitore affidatario. Non sono altresì obbligati a prestare lavoro notturno la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n Lavoratrici interessate Secondo il T.U. 151/01 per lavoratrici, salvo che non sia altrimenti specificato, si intendono le dipendenti, comprese quelle con contratto di apprendistato, di amministrazioni pubbliche, di privati datori di lavoro nonché le socie lavoratrici di cooperative. Durante il periodo di congedo di maternità, compreso quello anticipato/prorogato, le lavoratrici hanno diritto ad un indennità giornaliera pari all 80% della retribuzione, salvo condizioni di maggior favore previste da disposizioni normative o contrattuali. L interdizione anticipata di cui all art. 17, con il relativo trattamento economico, in analogia a quanto previsto per le lavoratrici dipendenti, si applica, ai sensi del DM del 12/7/07, anche alle lavoratrici parasubordinate iscritte alla Gestione separata Inps e alle libere professioniste iscritte alla medesima gestione. Per quest ultime, considerata la diversa tipologia di lavoro, l astensione è limitata all ipotesi di gravi complicanze nella gestazione o pregresse forme morbose. La Finanziaria 2008 ha esteso alle lavoratrici parasubordinate la tutela prevista per le lavoratrici dipendenti, che dispone il divieto di adibire le lavoratrici, durante il periodo di gravidanza a lavori vietati, quali il trasporto e il sollevamento di pesi, nonché i lavori pericolosi, faticosi ed insalubri (art. 7 D.Lgs. 151/01).