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Timestamp: 2014-10-23 04:29:07+00:00
Document Index: 88002721

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 13']

Approfondimenti > Le sanzioni amministrative in materia di II.DD. ed IVA
> Approfondimenti > Le sanzioni amministrative in materia di II.DD. ed IVA Sommario: 1. Le sanzioni amministrative in materia di Imposte dirette; 2.Le sanzioni amministrative in materia d'Imposta sul valore aggiunto; 3. Le disposizioni comuni alle imposte dirette ed all�Iva; 4. Le sanzioni in materia di riscossione.
1. Le sanzioni amministrative in materia di Imposte dirette. �Nel capo I del titolo I D.Lgs. n. 471 del 1997 sono contenute le sanzioni in materia di imposte dirette; in primis il legislatore, come si evince dall'analisi del combinato disposto degli artt. 1 e 13 del decreto de quo e negli artt. 1 e 2 del D.P.R. n. 322 del 1998, disciplina le fattispecie concernenti le violazioni in riferimento alla dichiarazione dei redditi: omessa presentazione della dichiarazione; tardiva presentazione della dichiarazione; presentazione di una dichiarazione infedele. Ai sensi dell'art. 1, primo comma, del decreto in esame, rubricato� "violazioni relative alla dichiarazione delle imposte dirette": "nei casi di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, si applica la sanzione amministrativa dal centoventi al duecentoquaranta per cento dell�ammontare delle imposte dovute, con un minimo di euro 258. Se non sono dovute imposte, si applica la sanzione da euro 258 ad euro 1.032. Essa pu� essere aumentata fino al doppio nei confronti dei soggetti obbligati alla tenuta di scritture contabili." A tal proposito risulta indispensabile porre in evidenza le significative ed innegabili differenze intercorrenti tra la fattispecie de quo ed il reato disciplinato dall'art. 5 del D.Lgs. n. 74 del 2000. Innanzitutto, mentre l'art. 1, comma 1 del decreto n. 471 del '97 non richiede ai fini della integrazione alcuna particolare connotazione dell'elemento psicologico, essendo rilevante anche la mera colpa, la fattispecie penale necessit� della sussistenza di un'elemento soggettivo qualificato: il dolo specifico. Inoltre, come gi� abbiamo avuto modo di sottolineare, l'illecito amministrativo si configura anche nei casi in cui non sia dovuta alcuna imposta; al contrario la figura criminosa disciplinata dall'art. 5 del D.Lgs. n. 74 del 2000 necessita della presenza di un'imposta evasa il cui ammontare sia superiore alle soglie di punibilit� previste, trattandosi di un reato di evento di danno effettivo conseguente all'evasione.[1] La differenza pi� importante tra le due figure illecite sopra analizziate va individuata in riferimento ad il significato di mancata presentazione della dichiarazione. Infatti, se sul piano penale l�art. 5 D.Lgs. n. 74 del 2000 stabilisce che non si considera omessa la dichiarazione presentata entro novanta giorni dalla scadenza del termine o non sottoscritta o non redatta su uno stampato conforme al modello descritto, dal punto di vista amministrativo, all'ipotesi della mancata presentazione della dichiarazione devono essere equiparati i casi in cui una dichiarazione sia stata presentata ma risulti giuridicamente nulla e, quindi, considerata tamquam non esset. Dall'analisi della circolare ministeriale del 25 gennaio 1999 n. 23/E, si evince che la dichiarazione si considera come se fosse stata omessa quando: non � presentata su modelli conformi a quelli approvati ai sensi dell'art. 1, comma 1, del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322; non reca la sottoscrizione del contribuente ovvero del rappresentante legale[2]; � presentata con ritardo superiore a novanta giorni. In tal caso l'art. 2, comma 7, del D.P.R. n. 322 del 1998 dispone che sono considerate valide le dichiarazioni presentate entro novanta giorni dalla scadenza del termine, salva l'applicazione delle sanzioni amministrative per il ritardo;� le dichiarazioni presentate con ritardo superiore ai novanta giorni si considerano omesse ma costituiscono comunque titolo per la riscossione delle imposte dovute in base agli imponibili in esse indicati e delle ritenute indicate dai sostituti d'imposta. � bene precisare che se la dichiarazione viene presentata con ritardo non superiore a novanta giorni, l'autore della violazione non andr� comunque esente da sanzione, ma si rende applicabile la norma sul ravvedimento operoso di cui alla lettera c) dall'art. 13 del D.Lgs. n. 472 del 1997, il quale disciplina l'autonoma ipotesi della tardiva presentazione della dichiarazione, prevedendo una sanzione ridotta ad un ottavo del minimo di quella prevista per l'omissione della presentazione della dichiarazione.
Ai sensi del secondo comma dall'art. 1 del D.Lgs.n. 471 del 1997, se nella dichiarazione � indicato, ai fini delle singole imposte, un reddito imponibile inferiore a quello accertato o, comunque, un�imposta inferiore a quella dovuta o un credito superiore a quello spettante, si applica la sanzione amministrativa dal cento al duecento per cento della maggior imposta o della differenza del credito. Per quanto concerne il reddito di partecipazione agli utili societari del socio di societ� di persone, la Cassazione civile, sez. trib., con la sentenza 12 marzo 2002, n. 3539, partendo dal presupposto che tale reddito costituisce, ai fini dell'i.r.pe.f., reddito proprio del contribuente (al quale � imputato sulla base di presunzione di effettiva percezione), e non della societ� (art. 5 D.P.R. 29 settembre 1973 n. 597 e poi art. 5 D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917, ora modificato dal D.Lgs. 12 Dicembre 2003, n. 344[3]), ha affermato che detto socio, in caso di avvenuta rettifica del reddito della societ� da parte dell'Amministrazione finanziaria, ove non abbia dichiarato, per la parte di sua spettanza, il reddito societario rettificato, � tenuto al pagamento, oltre che del supplemento di imposta, anche della sanzione pecuniaria prevista per i casi di infedele dichiarazione.[4] La stessa sanzione si applica se nella dichiarazione sono esposte indebite detrazioni d�imposta ovvero indebite deduzioni dall�imponibile, anche se esse sono state attribuite in sede di ritenuta alla fonte. Per maggiore imposta deve intendersi la differenza tra l'ammontare del tributo liquidato in base all'accertamento e quello liquidabile in base alle dichiarazioni, ai sensi degli artt. 36bis e ter del D.P.R. n. 600 del 1973. Come vedremo nella parte relativa alle sanzioni penali in materia di imposte dirette e sul valore aggiunto, la definizione d'imposta evasa ai fini amministrativi � diversa da quella rilevante ai fini penali, poich� l'art. 1 let. f del D.Lgs. n. 74 del 2000 dispone che per per imposta evasa si intende la differenza tra l�imposta effettivamente dovuta e quella indicata nella dichiarazione, ovvero l�intera imposta dovuta nel caso di omessa dichiarazione, al netto delle somme versate dal contribuente o da terzi a titolo di acconto, di ritenuta o comunque in pagamento di detta imposta prima della presentazione della dichiarazione o della scadenza del relativo termine. Infatti , come si evince dalla lettura della Circolare del Comando Generale della Guardia di Finanza n. 114000, "il concetto di imposta evasa ai fini penali � simile, ma non coincide, con quello della imposta dovuta ai fini amministrativi, per cui si possono determinare nella realt� casi di scostamento tra i due valori". Solo nel caso di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi pu� parlarsi di identit� tra la nozione di imposta evasa penale e la nozione di imposta evasa amministrativa[5].
Come ben si pu� comprendere, le due nozioni sono profondamente differenti; dal punto di vista amministrativo, infatti, � necessario un procedimento di accertamento dell'imposta evasa pi� complesso, poich� non si deve tener conto del valore monetario del tributo spontaneamente indicato dal contribuente, ma di quello liquidabile in base delle dichiarazioni ai sensi degli artt. 36 bis e 36 ter. In pratica, innanzi all'unicit� del fatto materiale oggetto di valutazione, quello che viene considerato imposta evasa ai fini amministrativi non � pi� tale ai fini punitivi penali;� in presenza della stessa situazione di fatto� si giunger�, pertanto, in ragione del diverso parametro di giudizio abbracciato, a due discordanti qualificazioni[6]. Le considerazioni de quibus ci permettono di evidenziare le problematiche del raccordo procedimentale creato dal D.Lgs. n. 74 del 2000 che, come vedremo in seguito, da una parte introduce il principe di specialit� di cui all'art. 19 e, dall'altra, si ispira al principio del doppio binario di cui all'art. 20, in ragione del quale il procedimento amministrativo di accertamento ed il processo tributario non possono essere sospesi per la pendenza del procedimento penale avente a oggetto i medesimi fatti o fatti dal cui accertamento comunque dipende la relativa definizione. I due giudici, di conseguenza, saranno chiamati ad attribuire una valutazione autonoma, utilizzando come visto criteri diversi, al medesimo fatto, con il rischio che si verifichi un conflitto di giudicati, situazione incompatibile per l'applicazione concreta del principio di specialit�. Prima di passare all'analisi della fattispecie successiva, � bene sottolineare che � prevista una forma di ravvedimento operoso dall'art. 13 comma 1 lettera b del D.Lgs n. 472 del 1997; si dispone, infatti, che ha sanzione viene ridotta ad un quinto del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all�anno nel corso del quale � stata commessa la violazione ovvero, quando non � prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall�omissione o dall�errore. Per entrambe le fattispecie illecite amministrative contenute nell'art. 1, se le violazioni� riguardano redditi prodotti all�estero, le sanzioni sono aumentate di un terzo con riferimento alle imposte o alle maggiori imposte relative a tali redditi. L�art. 2 del decreto n. 471 individua nel sistema in analisi le violazioni relative alla dichiarazione del sostituto d'imposta; vengono disciplinate, infatti, le fattispecie di omessa presentazione della dichiarazione, di tardiva presentazione della dichiarazione e di dichiarazione infedele. La omessa presentazione della dichiarazione del sostituto d'imposta � disciplinata in maniera diversa in relazione al fatto che le ritenute risultanti dalla stessa siano state versate interamente ovvero non versate. Si applicano anche alle fattispecie in esame le disposizioni prima analizzate relative all'omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, in riferimento a quell'ipotesi in cui la dichiarazione presentata viene equiparata alla dichiarazione omessa. In caso di omessa presentazione della dichiarazione con le ritenute non versate si applica la sanzione amministrativa del 120 a 240% dell'ammontare delle ritenute non versate, con un minimo di euro 258; in caso di omessa presentazione con le ritenute interamente versate, ancorch� non dichiarate si applica la sanzione amministrativa da 258 a � 2065. L'ultimo comma dell'art. 2 prevede le circostanza aggravante in relazione ai percipienti non indicati, prevedendo per ognuno di essi una sanzione aggiuntiva pari a � 51. Per quanto riguarda le norme inerenti il ravvedimento operoso, la lettera c) dall'art. 13 del D.Lgs. n. 472 dispone la riduzione della sanzione ad un ottavo del minimo di quella stabilita per l�omessa presentazione della dichiarazione nel caso di tardiva presentazione della stessa