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Timestamp: 2019-08-20 23:31:02+00:00
Document Index: 7628873

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 46', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15']

Domanda di trasferimento entro i termini per il bonus prima casa
8 marzo 2016 da RSS TeleConsul Editore S.p.A.
Non decade dalle agevolazioni prima casa il contribuente che ha presentato domanda di trasferimento della residenza entro i termini di legge, anche se l’effettivo spostamento sia avvenuto successivamente (Commissione Tributaria Regionale di Milano – Sentenza 04 gennaio 2016, n. 12).
L’Agenzia delle Entrate ricorre in appello avverso la decisione della CTP per aver accolto il ricorso del contribuente in relazione al possesso dei benefici prima casa.
L’Amministrazione finanziaria notificava al contribuente gli avvisi di liquidazione e irrogazione sanzioni con cui revocava l’aliquota prima casa per mancato trasferimento della residenza entro 18 mesi dall’acquisto dell’abitazione e chiedeva il pagamento di iva e imposta sostituiva.
Il contribuente, a sua volta, proponeva tempestivo appello, chiedendo l’annullamento degli avvisi con il favore delle spese di lite. Deduceva, infatti, di aver chiesto il trasferimento della residenza nel termine previsto dalla legge, ma di aver ottenuto il rigetto della domanda, presentata tre volte, per sua assenza durante i sopralluoghi, in quanto rappresentante di commercio e quindi irreperibile nelle ore diurne.
Secondo il giudizio della CTP, ai fini del trasferimento della residenza era sufficiente aver presentato la domanda, anche se successivamente ottenuta.
A parere dell’Agenzia la realtà fattuale non può assumere rilievo a discapito del dato fattuale. L’Ufficio afferma che le assenze lavorative del contribuente non possono giustificare o modificare il provvedimento che ha rigettato il trasferimento della residenza. Parimenti il trasferimento della residenza entro il termine di 18 mesi costituisce requisito indispensabile al fine di beneficiare delle agevolazioni prima casa.
La Commissione Tributaria Regionale, con riferimento alle più recenti pronunce giurisprudenziali, afferma che il termine di 18 mesi è sollecitatorio e non perentorio, laddove sussistano delle circostanze che hanno impedito l’ottenimento della residenza in tempi brevi.
Nel caso specifico, il contribuente ha dimostrato la sua buona fede nel presentare domanda al Comune, nel ripresentarla tempestivamente e nell’impugnare i provvedimenti di rigetto opposti dal Comune ed ha dimostrato documentalmente di essere un rappresentante di commercio e di trovarsi in situazione di temporanea assenza nelle ore diurne.
Pertanto, secondo la CTR, vale ai fini della decisione la richiesta di trasferimento della residenza presentata nei termini di legge con conseguente riconoscimento della spettanza delle agevolazioni prima casa.
Autorizzazione per le competizioni motoristiche su strada: ecco i chiarimenti
Le organizzazioni/associazioni promotrici delle gare con veicoli a motore devono richiedere l’autorizzazione all’ente territoriale competente dopo aver ottenuto il nulla-osta da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Ministero Infrastrutture e trasporti – Circolare n. 806/2016).
Prima di procedere alla richiesta dell’autorizzazione, il promotore della gara deve preliminarmente presentare la richiesta del nulla-osta al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti corredata dalla seguente documentazione:
– relazione contenente gli elenchi e la descrizione delle strade interessate dalla gara, le modalità di svolgimento della stessa, i tempi di percorrenza previsti per le singole tratte, la velocità media prevista, le eventuali limitazioni al servizio di trasporto pubblico, eventuali indicazioni sulla necessità di chiusura al traffico ordinario di tratti di strada e la relativa durata, nonché ogni ulteriore notizia ritenuta utile per meglio individuare il tipo di manifestazione e l’Ente o gli Enti competenti al rilascio dell’autorizzazione;
– una planimetria del percorso di gara;
– regolamento di gara;
– parere favorevole del C.O.N.I.;
– ricevuta del versamento dell’importo dovuto, intestato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
– dichiarazione che le gare di velocità e le prove speciali comprese nelle manifestazioni di regolarità non interessano centri abitati.
Il rilascio del nulla-osta, ovvero l’eventuale diniego allo svolgimento della competizione, è trasmesso all’Ente competente al rilascio della autorizzazione per i successivi adempimenti.
L’ente competente al rilascio dell’autorizzazione varia a seconda delle strade interessate alla gara. Infatti, la predetta autorizzazione è rilasciata:
– dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano per le strade che costituiscono la rete di interesse nazionale;
– dalle regioni per le strade regionali;
– dalle province per le strade provinciali;
– dai comuni per le strade comunali.
Qualora le competizioni motoristiche dovessero interessare strade appartenenti ad enti diversi, le autorizzazioni sono di competenza:
– delle Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano per l’espletamento di gare con autoveicoli, motoveicoli e ciclomotori su strade ordinarie appartenenti alla rete stradale di interesse nazionale;
– delle regioni per le competizioni motoristiche su strade regionali e per competizioni che interessano più province e comuni;
– delle province per le competizioni motoristiche su strade provinciali e per competizioni che interessano più comuni;
– dei comuni per le competizioni motoristiche su strade esclusivamente comunali.
In ogni caso, l’autorizzazione deve essere richiesta almeno trenta giorni prima dalla data di svolgimento della gara.
Il suesposto regime autorizzatorio è richiesto per quelle manifestazioni che comportano lo svolgersi di una gara intesa come competizione tra due o più concorrenti o squadre impegnate a superarsi vicendevolmente e in cui è prevista la determinazione di una classifica; pertanto, non rientrano in tale disciplina le manifestazioni che non hanno carattere agonistico.
Istituiti i codici tributo per la mediazione sulle imposte sui giochi pubblici
8 MAR 2016 L’Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il versamento tramite il modello F24 Accise delle somme dovute a seguito di reclamo e mediazione in relazione alle controversie riguardanti le imposte gravanti sui giochi pubblici (Risoluzione n. 9/E del 3 marzo 2016).
Con la revisione della disciplina del contenzioso tributario introdotta lo scorso anno è stata prevista l’applicazione del reclamo e della mediazione tributaria anche in relazione ai tributi amministrati dall’Agenzia delle Dogane.
Sulla base della modifica normativa, dunque, anche per le controversie riguardanti atti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli il cui valore non supera i ventimila euro il ricorso produce anche gli effetti di un reclamo e può contenere una proposta di mediazione con rideterminazione dell’ammontare della pretesa.
Al fine di consentire il versamento delle somme rideterminate sulla base di un accordo di mediazione, inerenti controversie relative ad imposte sui giochi pubblici, sono stati istituiti i seguenti codici tributo:
– Imposta sugli intrattenimenti apparecchi senza vincita in denaro e relativi interessi (COD.TRIB. 5390);
– Imposta sugli intrattenimenti apparecchi senza vincita in denaro – Sanzioni (COD.TRIB. 5391);
– Imposta unica sulle scommesse e sui concorsi pronostici e relativi interessi (COD.TRIB. 5392);
– Imposta unica sulle scommesse e sui concorsi pronostici – Sanzioni (COD.TRIB. 5393);
– Imposta unica sulle scommesse e sui concorsi pronostici e relativi interessi di competenza della Regione Sicilia (COD.TRIB. 5394);
– Imposta unica sulle scommesse e sui concorsi pronostici di competenza della Regione Sicilia – Sanzioni (COD.TRIB. 5395);
– Prelievo erariale unico apparecchi con vincita in denaro e relativi interessi (COD.TRIB. 5396);
– Prelievo erariale unico apparecchi con vincita in denaro – Sanzioni (COD.TRIB. 5397);
– Prelievo erariale unico apparecchi con vincita in denaro e relativi interessi di competenza della Regione Sicilia (COD.TRIB. 5398);
– Prelievo erariale unico apparecchi con vincita in denaro di competenza della Regione Sicilia – Sanzioni (COD.TRIB. 5399).
Le somme dovute devono essere versate tramite modello di pagamento “F24 Accise” compilando la sezione “Accise/Monopoli e altri versamenti non ammessi in compensazione”.
In sede di compilazione del modello di pagamento, per ciascuna somma da versare, in corrispondenza del medesimo rigo, oltre al codice tributo, devono essere compilati:
– il campo “ente”, indicando la lettera “M”;
– il campo “codice identificativo”, indicando il codice concessione o, nel caso non sia presente, il codice 999999;
– il campo “rateazione”, indicando il valore 0101 se la somma dovuta è versata in un’unica soluzione ovvero il numero della rata (es. 01/05) se la somma dovuta è versata in forma rateale;
– il campo “anno di riferimento”, indicando l’anno d’imposta per cui si effettua il pagamento, nel formato “AAAA”;
– il campo “codice atto”, indicando se presente il codice dell’atto oggetto di definizione.
Riduzioni e arrotondamenti alle sanzioni sugli scontrini fiscali
In considerazione delle riduzioni e degli arrotondamenti alle sanzioni previste in materia di scontrini e ricevute fiscali, è stato predisposto il fac-simile aggiornato del processo verbale di constatazione degli illeciti (COMANDO GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA – Circolare 07 marzo 2016, n. 74609)
La Legge n. 208/2015 (legge di stabilità 2016) ha anticipato l’entrata in vigore della riforma delle sanzioni amministrative tributarie introdotta con il D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158 (art. 1, comma 133).
Tra le numerose modifiche apportate al sistema sanzionatorio amministrativo di cui è stata anticipata l’applicazione, si richiama l’attenzione sulle riduzioni e sugli arrotondamenti alle sanzioni previste in materia di scontrini e ricevute fiscali.
In considerazione dei citati adeguamenti, è stato predisposto il fac-simile aggiornato del processo verbale di constatazione degli illeciti in materia di scontrini e ricevute fiscali nel quale, oltre ad essere stati modificati gli importi delle sanzioni pecuniarie, sono stati inseriti nuovi campi destinati al rilevamento:
1. per i controlli a commercianti ambulanti, della tipologia e degli estremi dell’autorizzazione in base alla quale il soggetto esercita l’attività all’atto della violazione riscontrata;
2. nel caso di esercizi commerciali con sede fissa che:
– dispongono di più punti vendita, dell’indirizzo completo del luogo, comprensivo anche del numero civico, ove viene constatata l’irregolarità;
– risultino esercitare più attività, degli estremi della licenza commerciale relativa all’attività per la quale viene elevato il processo verbale.
L’acquisizione di tali ulteriori informazioni del contribuente ispezionato risponde a specifiche esigenze conoscitive evidenziate nel corso del confronto sviluppato a livello centrale con l’Agenzia delle Entrate, al fine di superare talune criticità riscontrate nell’applicazione della sanzione accessoria della chiusura degli esercizi pubblici per reiterate mancate emissioni di scontrini o ricevute fiscali.
Inoltre, in merito alle modifiche relative alla segnalazione all’Agenzia delle Entrate dei fatti oggetto di denuncia penale dai quali possa derivare un provento illecito potenzialmente tassabile sono stati avviati contatti con la Direzione Centrale Accertamento dell’Agenzia delle Entrate per coordinare gli effetti della nuova disposizione con l’art. 36 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, che prevede l’obbligo per i soggetti pubblici incaricati istituzionalmente di svolgere attività ispettive o di vigilanza, nonché per gli organi giurisdizionali, requirenti e giudicanti, penali, civili e amministrativi e per gli organi di polizia giudiziaria che, a causa o nell’esercizio delle loro funzioni, vengono a conoscenza di fatti che possono configurarsi come violazioni tributarie di comunicarli alla Guardia di Finanza, ritenendo che la disposizione introdotta dalla Legge n. 208/2015 abbia carattere speciale e un campo applicativo molto più ristretto.
Niente Irap per il medico di base
7 marzo 2016 da RSS TeleConsul Editore S.p.A.
Ai fini Irap, non è soggetto all’imposta il medico di base convenzionato con il Servizio sanitario nazionale che esercita la propria professione in assenza di spese per lavoratori dipendenti o collaboratori continuativi e con beni strumentali strettamente necessari (Corte di Cassazione – Sentenza 29 gennaio 2016, n. 1689).
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per Cassazione avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale, che, a conferma della decisione di primo grado, ha affermato l’illegittimità del silenzio-rifiuto opposto dall’Amministrazione Finanziaria alle istanze di rimborso avanzate dal contribuente, medico di base convenzionato con il Servizio sanitario nazionale.
Secondo la CTR, il ricorrente, avendo esercitato l’attività di medico di base senza dipendenti, né collaboratori e con gli strumenti d’uso necessari, non si è avvalso di una struttura autonomamente organizzata capace di produrre plusvalore.
La Suprema Corte, a fronte della motivazione in base alla quale il giudice a quo ha coerentemente escluso la ricorrenza, nella specie, del requisito dell'”autonoma organizzazione”, riscontrando che, nelle annualità in contestazione, l’attività del contribuente si è caratterizzata per l’assenza di spese per lavoratori dipendenti o collaboratori continuativi e con i beni strumentali strettamente necessari, rigetta il ricorso dell’Agenzia delle Entrate.
AUTOTRASPORTO: documentazione per il trasporto internazionale di cose
La mancanza della documentazione relativa allo svolgimento di trasporti internazionali è oggetto di una sanzione amministrativa pecuniaria e del fermo amministrativo del veicolo fino all’esibizione del documento mancante (MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI – Circolare 26 febbraio 2016, n. 4091).
In merito al settore dell’autotrasporto e, in particolare alla documentazione richiesta per il trasporto internazionale di cose, il comma 653 della legge di stabilità 2016 – legge 28 dicembre 2015 n. 208 – ha introdotto l’art. 46-ter nella legge n. 298/1974 stabilendo che la mancanza della documentazione relativa allo svolgimento di trasporti internazionali sia oggetto di una sanzione amministrativa pecuniaria e del fermo amministrativo del veicolo fino all’esibizione del documento mancante.
La disposizione in oggetto, resa necessaria dopo l’abrogazione delle norme del D. Leg.vo n. 286/2005 in materia di scheda di trasporto, si pone lo scopo di reintrodurre l’obbligo di esibire agli organi di controllo la prova documentale relativa all’origine ed alla destinazione delle merci trasportate e perciò ha imposto che, durante un trasporto internazionale, effettuato sia in ambito UE che extra UE, sia obbligatorio tenere a bordo del veicolo la documentazione che consenta di verificare con certezza la tipologia e la regolarità della relazione di traffico svolta.
Chiunque, durante l’effettuazione di un trasporto internazionale di merci, non è in grado di esibire agli organi di controllo la prova documentale relativa al trasporto stesso, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 400 a euro 1.200. All’atto dell’accertamento della violazione è sempre disposto il fermo amministrativo del veicolo, che è restituito al conducente, al proprietario o al legittimo detentore, ovvero a persona da essi delegata, solo dopo che sia stata esibita la predetta documentazione e, comunque, trascorsi sessanta giorni dalla data dell’accertamento. Il veicolo sottoposto a fermo amministrativo è affidato in custodia, a spese del responsabile della violazione.
Qualora il veicolo sia stato posto in circolazione privo della prova documentale, ovvero questa sia stata compilata in modo non conforme, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 2.000 a euro 6.000. Se l’omessa o incompleta compilazione determina l’impossibilità di verificare la regolarità del trasporto internazionale di merci oggetto del controllo, si applicano le sanzioni previste per i trasporti abusivi.
È responsabile il notaio che non versa le imposte degli atti
Il notaio che non versa le imposte di registro, ipotecarie e catastali relative agli atti da lui stipulati è sospeso dal servizio e deve risarcire al cliente tutti i danni conseguenti (Corte di cassazione – sentenza n. 4206/2016).
L’omissione del versamento delle imposte compromette sia la dignità e la reputazione del notaio, sia il decoro e il prestigio del notariato, tanto più che gli effetti derivanti dalla predetta condotta omissiva non si esauriscono, ma hanno ulteriori inevitabili complicazioni, provocando le doverose attività di controllo e sanzione da parte dell’Agenzia delle entrate.
La suddetta condotta del notaio è in violazione dei principi che regolano la professione del notaio che, oltre ad essere tenuto a risarcire i clienti dei danni subiti, è sospeso dal servizio fino ad un anno. In ogni caso, la sospensione scatta in caso di condotte che siano comunque idonee a ledere la dignità e la reputazione del notaio nonché l’intera classe, e ciò onde evitare che violazioni dei doveri anche gravi possano sfuggire alla sanzione disciplinare.
IRPEF agevolata su immobili di interesse storico-artistico anche se il vincolo è parziale
7 MAR 2016 Con la sentenza n. 4244 del 3 marzo 2016 la Corte di Cassazione ha annullato l’atto di accertamento dell’Agenzia delle Entrate affermando che la tassazione agevolata prevista per gli immobili dichiarati di interesse storico o artistico, deve ritenersi applicabile anche nel caso in cui l’interesse riguardi solo una porzione dell’immobile, perché finalizzata a compensare gli oneri di conservazione che gravano a carico del proprietario.
L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento IRPEF nei confronti del contribuente rilevando maggiori redditi di locazione derivanti da unità immobiliari, per le quali invece il contribuente aveva fruito del regime di tassazione agevolata previsto per gli immobili dichiarati di interesse storico o artistico.
In base al regime fiscale agevolato, il reddito degli immobili riconosciuti di interesse storico o artistico è determinato mediante l’applicazione della minore tra le tariffe d’estimo previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è collocato il fabbricato.
Il disconoscimento dell’agevolazione fiscale è stato motivato sul rilievo che solo parte delle unità immobiliari fosse interessata dalla soggezione al vincolo, ossia la porta contraddistinta da particolare caratteristiche ornamentali.
I giudici tributari hanno ritenuto legittimo l’atto di accertamento, affermando che l’immobile non poteva ritenersi rientrante tra quelli agevolabili, in quanto soggetto a vincolo indiretto, mentre la disciplina agevolativa è riservata solo agli immobili che siano oggetto di vincolo diretto.
Su ricorso del contribuente, che ha eccepito la trascrizione da parte del Ministero dell’Istruzione della notificazione di interesse artistico sull’intero immobile la Corte Suprema si è pronunciata con decisione favorevole, affermando il principio secondo il quale una volta appurata la circostanza che il vincolo della Legge n. 1089 del 1939, ex art. 1, risulta iscritto sull’intero edificio, il provvedimento impositivo del vincolo non può considerarsi identificato con una specifica porzione dell’unità immobiliare, ma con l’intera unità immobiliare medesima a cui la porzione di specifico interesse artistico appartiene e rispetto alla quale il vincolo risulta essere stato iscritto.
Sulla base della trascrizione Ministeriale, dunque, anche se la ragione del particolare interesse storico e artistico è individuata e motivata nella architettura della facciata ovvero di uno specifico elemento di facciata (come la porta), il vincolo assume rilievo e grava sull’intera unità immobiliare a cui la facciata appartiene.
Del resto, il regime di tassazione agevolata fa riferimento agli immobili che siano dichiarati di interesse storico o artistico, senza distinguere a seconda che l’interesse derivi dall’intero immobile o da una sua porzione, e ciò perché la ratio della normativa fiscale di agevolazione riposa nella necessità di venire incontro alle maggiori spese di manutenzione e di conservazione che i proprietari sono tenuti ad affrontare per preservare le caratteristiche degli immobili sottoposti al vincolo e sul presupposto implicito che tali oneri sussistono anche nell’ipotesi in cui la ragione del vincolo riguardi soltanto una porzione dell’immobile, peraltro inscindibile rispetto al tutto.
Detrazioni IRPEF: definitività delle imposte pagate all’estero
4 marzo 2016 da RSS TeleConsul Editore S.p.A.
Forniti chiarimenti in materia di certificazioni estere che riepilogano redditi e ritenute percepite da soggetto residente (Agenzia delle Entrate – Circolare 02 marzo 2016, n. 3/E)
Ai fini della verifica della detrazione IRPEF spettante, il contribuente è tenuto a conservare i seguenti documenti:
– un prospetto recante l’indicazione, separatamente Stato per Stato, dell’ammontare dei redditi prodotti all’estero, l’ammontare delle imposte pagate in via definitiva in relazione ai medesimi, la misura del credito spettante (RE/RCN x Imposta Italiana);
– la copia della dichiarazione dei redditi presentata nel Paese estero, qualora sia ivi previsto tale adempimento;
– la ricevuta di versamento delle imposte pagate nel Paese estero;
– l’eventuale certificazione rilasciata dal soggetto che ha corrisposto i redditi di fonte estera;
– l’eventuale richiesta di rimborso, qualora non inserita nella dichiarazione dei redditi.
Il contribuente è, inoltre, tenuto a conservare copia della dichiarazione dei redditi presentata nel Paese estero solo se tale adempimento sia ivi previsto. In caso contrario, il contribuente può attestare con una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà la circostanza di non essere tenuto alla presentazione della dichiarazione dei redditi nello Stato estero. In ogni caso deve essere conservata la ricevuta del versamento delle imposte pagate nel Paese estero.
IRPEF, detraibili le spese per la frequenza scolastica
Per distinguere le spese per la frequenza scolastica, ammesse in detrazione nel limite massimo di spesa di 400 euro, e le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici, ammesse in detrazione senza limite di importo, è interveuta l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 3 del 2016.
La legge 13 luglio 2015, n. 107 recante la “riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”, entrata in vigore il 16 luglio 2015, ha riformulato le disposizioni del TUIR riguardanti le detrazioni per le spese di istruzione ed in particolare ha modificato l’art. 15, comma 1, lettera e) ed ha inserito nel medesimo articolo 15 la nuova lettera e-bis).
A seguito di tali modifiche, la lettera e), che precedentemente riguardava tutte le spese di istruzione detraibili, disciplina la sola detrazione delle spese di istruzione universitaria mentre la successiva lettera e-bis) disciplina la detrazione delle spese per la frequenza di scuole dell’infanzia, del primo ciclo di istruzione e della scuola secondaria di secondo grado del sistema nazionale di istruzione di cui all’articolo 1 della legge 10 marzo 2000, n. 62, e successive modificazioni, per un importo annuo non superiore a 400 euro per alunno o studente. Per le erogazioni liberali alle istituzioni scolastiche per l’ampliamento dell’offerta formativa rimane fermo il beneficio di cui alla lettera i-octies), che non è cumulabile con quello di cui alla presente lettera.
L’art. 15, comma 1, lettera i-octies), del TUIR dispone, invece, la detrazione del 19 % per le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali e paritarie senza scopo di lucro appartenenti al sistema nazionale di istruzione di cui alla legge 10 marzo 2000, n. 62, e successive modificazioni, finalizzate all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica e all’ampliamento dell’offerta formativa con le condizioni previste dalla norma.
Al riguardo il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha precisato che, alla luce del combinato disposto delle lettere e-bis) e i-octies) dell’art. 15, i contributi volontari consistenti in erogazioni liberali finalizzate all’innovazione tecnologica (es. acquisto di cartucce stampanti), all’edilizia scolastica (es. pagamento piccoli e urgenti lavori di manutenzione o di riparazione), all’ampliamento dell’offerta formativa (es. acquisto di fotocopie per verifiche o approfondimenti) rientrano nell’ambito di applicazione della lettera i-octies).
Invece, le tasse, i contributi obbligatori, nonché i contributi volontari e le altre erogazioni liberali, deliberati dagli istituti scolastici o dai loro organi e sostenuti per la frequenza scolastica ma non per le finalità di cui alla lettera i-octes) rientrerebbero nella previsione della lettera e-bis) (es., la tassa di iscrizione, la tassa di frequenza e le spesa per la mensa scolastica).
Sulla base dei criteri esposti devono essere, pertanto, individuate le spese detraibili nel limite massimo di spesa annua di 400 euro per alunno o studente, a partire dal 1 gennaio 2015, e quelle che possono beneficiare della detrazione di cui alla lettera i-octies).