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Timestamp: 2017-01-17 06:52:58+00:00
Document Index: 120655274

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 221']

D.M. 14/06/1989, n. 236. Prescrizioni tecniche per il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche.
Queste sono le prescrizioni tecniche relative ai lavori da effetture per l’abbattimento delle barriere architettoniche per le persono disabili.
* Art. 1. – Campo di applicazione.
* Art. 2. – Definizioni.
* Art. 3. – Criteri generali di progettazione.
* Art. 4. – Criteri di progettazione per l’accessibilità.
* Art. 5. – Criteri di progettazione per la visitabilità.
* Art. 6. – Criteri di progettazione per la adattabilità.
* Art. 8. – Specifiche funzionali e dimensionali.
* Art. 9. – Soluzioni tecniche conformi.
* Art. 10. – Elaborati tecnici.
* Art. 11. – Verifiche.
* Art. 12. – Aggiornamento e modifica delle prescrizioni.
Art. 3. – Criteri generali di progettazione.
3. 2. L’accessibilità deve essere garantita per quanto riguarda:
Negli edifici residenziali con non più di tre livelli fuori terra è consentita la deroga all’installazione di meccanismi per l’accesso ai piani superiori, ivi compresi i servoscala, purché sia assicurata la possibilità della loro installazione in un tempo successivo.
L’ascensore va comunque installato in tutti i casi in cui l’accesso alla più alta unità immobiliare è posto oltre il terzo livello, ivi compresi eventuali livelli interrati e-o porticati.
a) almeno il 5% degli alloggi previsti negli interventi di edilizia residenziale sovvenzionata, con un minimo di 1 unità immobiliare per ogni intervento. Qualora le richieste di alloggi accessibili superino la suddetta quota, alle richieste eccedenti si applicano le disposizioni di cui all’art. 17 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384;
3.5. Ogni unità immobiliare, qualunque sia la sua destinazione, deve essere adattabile per tutte le parti e componenti per le quali non è già richiesta l’accessibilità e-o la visitabilità, fatte salve le deroghe consentite dal presente decreto.
Art. 4. – Criteri di progettazione per l’accessibilità.
Per dimensioni, posizionamento e manovrabilità la porta deve essere tale da consentire una agevole apertura della-e ante da entrambi i lati di utilizzo; sono consigliabili porte scorrevoli o con anta a libro, mentre devono essere evitate le porte girevoli, a ritorno automatico non ritardato e quelle vetrate se non fornite di accorgimenti per la sicurezza. Le porte vetrate devono essere facilmente individuabili mediante l’apposizione di opportuni segnali.
– nel caso di adozione di bussole, percorsi obbligati, cancelletti a spinta ecc., occorre che questi siano dimensionati e manovrabili in modo da garantire il passaggio di una sedia a ruote;
Quando un percorso pedonale sia adiacente a zone non pavimentate, è necessario prevedere un ciglio da realizzare con materiale atto ad assicurare l’immediata percezione visiva nonché acustica se percosso con bastone.
Nelle unità immobiliari e negli spazi esterni accessibili devono essere installati, in posizioni tali da essere agevolmente visibili, cartelli di indicazione che facilitino l’orientamento e la fruizione degli spazi costruiti e che forniscano una adeguata informazione sull’esistenza degli accorgimenti previsti per l’accessibilità di persone ad impedite o ridotte capacità motorie; in tale caso i cartelli indicatori devono riportare anche il simbolo internazionale di accessibilità di cui all’art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384.
Limitatamente ai servizi igienici, il requisito si intende soddisfatto se almeno un servizio igienico per ogni livello utile dell’edificio è accessibile alle persone su sedia a ruote.
A tal fine dovrà essere preferita, ove tecnicamente possibile e nel rispetto delle vigenti normative, la suddivisione dell’insieme edilizio in <<compartimenti antincendio>> piuttosto che l’individuazione di <<sistemi di via d’uscita>> costituiti da scale di sicurezza non utilizzabili dalle persone con ridotta o impedita capacità motoria.
Art. 5. – Criteri di progettazione per la visitabilità.
La ubicazione delle stanze accessibili deve essere preferibilmente nei piani bassi dell’immobile e comunque nelle vicinanze di un <<luogo sicuro statico>> o di una via di esodo accessibile.
Negli edifici, unità immobiliari o ambientali aperti al pubblico esistenti, che non vengano sottoposti a ristrutturazione e che non siano in tutto o in parte rispondenti ai criteri per l’accessibilità contenuti nel presente decreto, ma nei quali esista la possibilità di fruizione mediante personale di aiuto anche per le persone a ridotta o impedita capacità motoria, deve essere posto in prossimità dell’ingresso un apposito pulsante di chiamata al quale deve essere affiancato il simbolo internazionale di accessibilità di cui all’art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 384-78.
Art. 6. – Criteri di progettazione per la adattabilità.
La progettazione deve garantire l’obiettivo che precede con una particolare considerazione sia del posizionamento e dimensionamento dei servizi ed ambienti limitrofi, dei disimpegni e delle porte, sia della futura eventuale dotazione dei sistemi di sollevamento.
7. 3. La conformità del progetto alle prescrizioni dettate dal presente decreto, e l’idoneità delle eventuali soluzioni alternative alle specificazioni e alle soluzioni tecniche di cui sopra sono certificate dal professionista abilitato ai sensi dell’art. 1 della legge. Il rilascio dell’autorizzazione o della concessione edilizia è subordinato alla verifica di tale conformità compiuta dall’Ufficio Tecnico o dal Tecnico incaricato dal Comune competente ad adottare tali atti.
7. 5. Negli interventi di ristrutturazione, fermo restando il rispetto dell’art. 1 comma 3 della legge, sono ammesse deroghe alle norme del presente decreto in caso di dimostrata impossibilità tecnica connessa agli elementi strutturali ed impiantistici.
Art. 8. – Specifiche funzionali e dimensionali.
Per consentire alla persona seduta la visuale anche all’esterno, devono essere preferite soluzioni per le quali la parte opaca del parapetto, se presente, non superi i 60 cm di altezza dal calpestio, con l’avvertenza, però, per ragioni di sicurezza, che l’intero parapetto sia complessivamente alto almeno 100 cm e inattraversabile da una sfera di 10 cm di diametro. Nelle finestre lo spigolo vivo della traversa inferiore dell’anta apribile deve essere opportunamente sagomato o protetto per non causare infortuni. Le ante mobili degli infissi esterni devono poter essere usate esercitando una pressione non superiore a kg 8.
Per garantire la manovra e l’uso degli apparecchi anche alle persone con impedita capacità motoria, deve essere previsto, in rapporto agli spazi di manovra di cui al punto 8.0.2, l’accostamento laterale alla tazza w.c., bidet, vasca, doccia, lavatrice e l’accostamento frontale al lavabo.
– i w.c. e i bidet preferibilmente sono di tipo sospeso, in particolare l’asse della tazza w.c. o del bidet deve essere posto ad una distanza minima di cm 40 dalla parete laterale, il bordo anteriore a cm 75-80 dalla parete posteriore e il piano superiore a cm 45-50 dal calpestio.
Qualora l’asse della tazza w.c. o bidet sia distante più di 40 cm dalla parete, si deve prevedere, a cm 40 dall’asse dell’apparecchio sanitario, un maniglione o corrimano per consentire il trasferimento;
– la doccia deve essere a pavimento, dotata di sedile ribaltabile e doccia a telefono.
Negli alloggi accessibili di edilizia residenziale sovvenzionata di cui al capo II art. 3 deve inoltre essere prevista l’attrezzabilità con maniglioni e corrimano orizzontali e-o verticali in vicinanza degli apparecchi; il tipo e le caratteristiche dei maniglioni o corrimano devono essere conformi alle specifiche esigenze riscontrabili successivamente all’atto dell’assegnazione dell’alloggio e posti in opera in tale occasione.
I corridoi o i percorsi devono avere una larghezza minima di 100 cm, ed avere allargamenti atti a consentire l’inversione di marcia da parte di persona su sedia a ruote (vedi punto 8.0.2 – Spazi di manovra). Questi allargamenti devono di preferenza essere posti nelle parti terminali dei corridoi e previsti comunque ogni 10 m di sviluppo lineare degli stessi.
Le rampe di scale che costituiscono parte comune o siano di uso pubblico devono avere una larghezza minima di 1,20 m ed avere una pendenza limitata e costante per l’intero sviluppo della scala. I gradini devono essere caratterizzati da un corretto rapporto tra alzata e pedata (pedata minimo 30 cm): la somma tra il doppio dell’alzata e la pedata deve essere compresa tra 62-64 cm.
– di 0,90 m per consentire il transito di una persona su sedia a ruote;
Per servoscala si intende un’apparecchiatura costituita da un mezzo di carico opportunamente attrezzato per il trasporto di persone con ridotta o impedita capacità motoria, marciante lungo il lato di una scala o di un piano inclinato e che si sposta, azionato da un motore elettrico, nei due sensi di marcia vincolato a guida-e.
Comandi: sia sul servoscala che al piano devono essere previsti comandi per salita-discesa e chiamata-rimando posti ad un’altezza compresa tra cm 70 e cm 110.
– tensione del circuito ausiliario: V 24;
– interruttore differenziale ad alta sensibilità (30 mA);
– isolamenti in genere a norma CEI;
Sicurezze dei comandi: devono essere del tipo <<uomo presente>> e protetti contro l’azionamento accidentale in modo meccanico oppure attraverso una determinata sequenza di comandi elettrici; devono essere integrati da interruttore a chiave estraibile e consentire la possibilità di fermare l’apparecchiatura in movimento da tutti i posti di comando;
– i pulsanti di chiamata e rimando ai piani devono essere installati quando dalla posizione di comando sia possibile il controllo visivo di tutto il percorso del servoscala ovvero quando la marcia del servoscala avvenga in posizione di chiusura a piattaforma ribaltata.
– per traino a fune (sempre due indipendenti) K=6 cad.;
– per traino ad aderenza K=2;
Sicurezza di percorso: lungo tutto il percorso di un servoscala lo spazio interessato dall’apparecchiatura in movimento e quello interessato dalla persona utilizzatrice, deve essere libero da qualsiasi ostacolo fisso o mobile quali porte, finestre, sportelli, intradosso, solai sovrastanti ecc. Nei casi ove non sia prevista la marcia in sede propria del servoscala, dovranno essere previste le seguenti sicurezze:
– sistema anticesoiamento nel moto verso l’alto da prevedere sul bordo superiore del corpo macchina e della piattaforma;
– sistema antischiacciamento nel moto verso il basso interessante tutta la parte al di sotto del piano della pedana o piattaforma e del corpo macchina;
– sistema antiurto nel moto verso il basso da prevedere in corrispondenza del bordo inferiore del corpo macchina e della piattaforma.
Il percorso pedonale deve avere una larghezza minima di 90 cm ed avere, per consentire l’inversione di marcia da parte di persona su sedia a ruote, allargamenti del percorso, da realizzare almeno in piano, ogni 10 m di sviluppo lineare (per le dimensioni vedi punto 8.0.2 – Spazi di manovra).
Ove sia necessario prevedere un ciglio, questo deve essere sopraelevato di 10 cm dal calpestio, essere differenziato per materiale e colore dalla pavimentazione del percorso, non essere a spigoli vivi ed essere interrotto almeno ogni 10 m da varchi che consentano l’accesso alle zone adiacenti non pavimentate.
Art. 9. – Soluzioni tecniche conformi.
Le soluzioni A1 – C1 – C3 – e C5 – sono ammissibili solo in caso di adeguamento.
A1 – necessità di indietreggiare durante l’apertura.
A2 – Manovra semplice senza indietreggiare.
A3 – Larghezza libera cm 100.
B1 – Larghezza del corridoio cm 100.
B2 – Larghezza del corridoio cm 100.
B3 – Larghezza del corridoio cm 100.
B4 – Larghezza del corridoio cm 100.
C1 – Necessità di indietreggiare durante l’apertura della porta.
C2 – Manovra semplice, senza dover indietreggiare.
C3 – Necessità di indietreggiare durante l’apertura della porta.
C4 – Manovra semplice senza dover indietreggiare.
C5 – idem come C1 e C3.
C6 – Manovra semplice senza dover indietreggiare.
D1 – Larghezza del disimpegno cm 100.
D2 – Larghezza del disimpegno cm 100.
Art. 10. – Elaborati tecnici.
10.2. Al fine di consentire una più chiara valutazione di merito gli elaborati tecnici devono essere accompagnati da una relazione specifica contenente la descrizione delle soluzioni progettuali e delle opere previste per la eliminazione delle barriere architettoniche, degli accorgimenti tecnico-strutturali ed impiantistici e dei materiali previsti a tale scopo, del grado di accessibilità delle soluzioni previste per garantire l’adeguamento dell’edificio.
Art. 11. – Verifiche.
11.1. Il Sindaco, nel rilasciare la licenza di abitabilità o di agibilità ai sensi dell’art. 221 del regio decreto 27 luglio 1934, n.
11. 2. A tal fine egli può richiedere al proprietario dell’immobile una dichiarazione resa sotto forma di perizia giurata redatta da un tecnico abilitato.
Art. 12. – Aggiornamento e modifica delle prescrizioni.
accessibilità adattabilità campo di applicazione criteri di progettazione D.M. 14/06/1989 n° 236 dimensionamento disabili elaborati tecnici norme tecniche sull'abbattimento delle barriere architettoniche verifiche visitabilità
Precedente: Legge 9 gennaio 1989, n°13. Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati.
Successivo: Donazione. Revoca, parte disponibile ed indisponibile.
7 commenti	antonio_001 8 ottobre 2011 a 21:30
ho un bagno già completo di servizi sanitari. ha fianco ho un ripostiglio ,vorrei utilizzarlo come secondo bagno con water. mi potete darmi lezione come fare lo scarico grazie.saluti
amedeu 9 ottobre 2011 a 10:09
Ciò che chiedi comporterebbe riempire 2 o tre articoli, per cui ti diciamo solo questo.
Devi procedere cercando di posizionare lo scarico del vaso, in corrispondenza o vicino a quello del bagno attiguo.
Questo, in quanto il vaso ha lo scarico del diametro del 100 in PVC arancione, per cui potresti avere delle grosse difficoltà ad allacciarlo allo scarico esistente.
Comunque devi ricercare con il pulsante “cerca” in alto a destra del sito : “realizzazione di un bagno”. Ti si apriranno numerosi articoli (molti ripetitivi per i tag di impostazione), leggi quelli che ti servono e seguili.
Olga 19 febbraio 2012 a 15:49
sto facendo un progetto di ristrutturazione di un ex fienile che diventerà una villetta di 2 P F.T + mansarda non abitabile, utilizzando la Legge Reg. Piemonte 29 aprile 2003, n. 9 “Norme per il recupero funzionale dei rustici”. Ho inserito all’interno dell’abitazione una ampia scala “a chiocciola” a sezione quadrata con larghezza di 80cm, (larghezza vano scala totale = 80+80+10) che serve sia il 1P che la mansarda. Il tecnico comunale mi richiede anche una scala esterna in quanto sostiene la necessità di applicazione della L. sulla eliminazione delle barriere architettoniche. Ho riletto la suddetta e assieme alle prescrizioni tecniche (DM 236) ho verificato che in caso di edifici residenziali unifamiliari è sufficiente che sia soddisfatto il solo requisito dell’adattabilità, per cui ritengo non necessaria la scala esterna. Potrei conoscere il suo parere in merito?
amedeu 19 febbraio 2012 a 20:00
La scala a chiocciola non può essere “adattata” al passaggio di un disabile, in un eventuale futuro.
Però la richiesta del Comune si doveva limitare a farvi presentare una soluzione alternativa, e non ad indicare una scala esterna.
Oltre alla scala a chiocciola, potrebbe, per esempio, essere prevista l’adattabilità di un ascensore per disabili.
Olga 20 febbraio 2012 a 14:39
Quindi, per capirci meglio, potrei in conclusione fare dichiarare alla committenza non ha – attualmente – necessità di adattamenti per disabili e che per un futuro (si intende successivamente alla realizzazione) si potrebbe inserire un ascensore esterno per disabili, lasciando adesso il progetto inalterato e garantendo così la adattabilità oppure devo prevedere la possibilità di ascensore nel progetto attuale (che però non verrà realizzato in quanto non serve)?
amedeu 20 febbraio 2012 a 15:19
Trattandosi di adattabilità, si presuppone che l’immobile abbia le caratteristiche per essere adattato ad ospitare un proprietario o affittuario disabile, per cui l’esecuzione dovrebbe avvenire in quella (ipotetica) occasione.
Da verificare, comunque, con il Regolamento Edilizio comunale, la fattibilità della scala a chiocciola come scala principale di un appartamento.
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