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Timestamp: 2020-08-09 18:06:20+00:00
Document Index: 96573901

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 54', 'art. 1', 'art. 51', 'art. 2056', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 54', 'art. 1', 'art. 2']

Sentenza Cassazione Civile n. 3443 del 11/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3443 del 11/02/2011
Cassazione civile sez. I, 11/02/2011, (ud. 13/12/2010, dep. 11/02/2011), n.3443
sul ricorso 5300/2010 proposto da:
G.N. (OMISSIS), G.A.
(OMISSIS) quali eredi di G.G., elettivamente
rappresentati e difesi dall’avvocato MARRA Alfonso Luigi, giusta
avverso il decreto N. 4671/08 V.G. della CORTE D’APPELLO di NAPOLI
del 30/03/09, depositato il 07/05/2009;
che N. ed G.A. – quali eredi di G.G., con ricorso del 18 febbraio 2010, hanno impugnato per cassazione – deducendo numerosi motivi di censura, nei confronti del Ministro dell’economia e della finanze, il decreto della Corte d’Appello di Napoli depositato in data 7 maggio 2009, con il quale la Corte d’appello, pronunciando sul ricorso dei germani G. – volto ad ottenere l’equa riparazione dei danni non patrimoniali ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, comma 1, in contraddittorio con il Ministro dell’economia e delle finanze – il quale ha concluso per l’inammissibilità e l’infondatezza del ricorso -, ha condannato il resistente a pagare ai ricorrenti la somma di Euro 2.000,00 a titolo di equa riparazione, nonchè la somma di Euro 285,00 a titolo di spese del giudizio, previa loro compensazione per la metà;
che, in particolare, la domanda di equa riparazione del danno non patrimoniale – richiesto nella misura di Euro 12.625,00 per l’irragionevole durata del processo presupposto – proposta con ricorso del 15 luglio 2008, era fondata sui seguenti fatti: a) G.G., asseritamente creditore di somme a titolo retributivo e previdenziale, aveva proposto – con ricorso del 10 ottobre 2000 – la relativa domanda dinanzi al Tribunale amministrativo regionale della Campania; b) il G. era deceduto in data 30 luglio 2007; c) il Tribunale adito aveva deciso la causa con sentenza 14 novembre 2007;
che la Corte d’Appello di Napoli, con il suddetto decreto impugnato – detratti tre anni di ragionevole durata del processo presupposto – ha liquidato a titolo di equa riparazione per danno non patrimoniale la somma di Euro 2.000,00, così ridotta da Euro 4.000,00 per i quattro anni circa di irragionevole durata del processo, per non avere i ricorrenti presentato istanza di prelievo.
che, in particolare, la censura sub a) è manifestamente fondata, perchè questa Corte, sussistendo il diritto all’equa riparazione per il danno non patrimoniale di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2 e fermo restando il periodo di tre anni di ragionevole durata per il giudizio di primo grado, considera equo, in linea di massima, l’indennizzo di Euro 750,00 per ciascuno dei primi tre anni di irragionevole durata e di Euro 1.000,00 per ciascuno dei successivi anni;
che, nella specie, la Corte ha spiegato le ragioni del rilevante scostamento da tale costante orientamento in riferimento alla sola omessa presentazione dell’istanza di prelievo;
che anche la censura sub b) è manifestamente fondata;
che questa Corte, infatti, ha già più volte affermato il principio secondo cui, in tema di equa riparazione ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, la lesione del diritto alla definizione del processo in un termine ragionevole, di cui all’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, va riscontrata, anche per le cause davanti al giudice amministrativo, con riferimento al periodo intercorso dall’instaurazione del relativo procedimento, senza che una tale decorrenza del termine ragionevole di durata della causa possa subire ostacoli o slittamenti in relazione alla mancanza dell’istanza di prelievo od alla ritardata presentazione di essa, secondo cui l’innovazione, introdotta dal D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2, convertito in legge con modificazioni dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, art. 1, comma 1 (per il quale la domanda non è proponibile se nel giudizio davanti al giudice amministrativo, in cui si assume essersi verificata la violazione, non sia stata presentata l’istanza di prelievo ai sensi del R.D. 17 agosto 1907, n. 642, art. 51), non può incidere sugli atti anteriormente compiuti, i cui effetti, in mancanza di una disciplina transitoria o di esplicite previsioni contrarie, restano regolati, secondo il fondamentale principio tempus regit actum, dalla norma sotto il cui imperio siano stati posti in essere, e secondo cui – tuttavia – la mancata o ritardata presentazione dell’istanza di prelievo può incidere, entro i limiti dell’equità, sulla determinazione dell’entità dell’indennizzo, con riferimento all’art. 2056 cod. civ., richiamato dalla L. n. 89 del 2001, art. 2 (cfr., ex plurimis, le sentenze nn. 28507 del 2005, pronunciata a sezioni unite, 24901 del 2008, 14753 del 2010);
che, inoltre ed in particolare, questa Corte ha affermato il principio per il quale, in tema di equa riparazione per irragionevole durata del processo amministrativo, l’istituto della perenzione decennale dei ricorsi, introdotto dalla L. 21 luglio 2000, n. 205, art. 9 – nel testo, applicabile ratione temporis, anteriore alle modifiche di cui al D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, convertito in legge dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, art. 1, comma 1 – non si traduce in una presunzione di disinteresse per la decisione di merito al decorrere di un tempo definito dopo che la domanda sia stata proposta, ma comporta soltanto la necessità che le parti siano messe in condizione, tramite apposito avviso, di soffermarsi sull’attualità dell’interesse alla decisione e di manifestarlo, con la conseguenza che la mancata presentazione dell’istanza di fissazione, rendendo esplicito l’attuale disinteresse per la decisione di merito, giustifica l’esclusione della sussistenza del danno per la protrazione ultradecennale del giudizio, ma non impedisce una valorizzazione dell’atteggiamento tenuto dalle parti nel periodo precedente, quale sintomo di un interesse per la decisione mano a mano decrescente, e quindi come base per una decrescente valutazione del danno e del relativo risarcimento (cfr.
che, pertanto, il decreto impugnato deve essere annullato in relazione alle censure accolte; che la censura sub e) è assorbita;
che il processo presupposto de quo è pacificamente iniziato in data 10 ottobre 2000 e non si è concluso in data 14 novembre 2007, con la conseguenza che esso si è protratto complessivamente per sette anni e sette mesi circa, con l’ulteriore conseguenza che – detratto il periodo di tre anni di ragionevole durata – la eccedenza irragionevole va determinata in quattro anni e un mese circa;
che, nella specie – caratterizzata dalla omessa presentazione dell’istanza di prelievo -, sulla base dei criteri adottati da questa Corte e dianzi richiamati, nonchè dei recepiti correttivi consentiti dalla giurisprudenza della Corte EDU, il diritto all’equa riparazione per il danno non patrimoniale di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2, va equitativamente determinato in Euro 3.000,00, calcolati sulla base annua di Euro 700,00-750,00, per i quattro anni e un mese circa di irragionevole ritardo, oltre gli interessi a decorrere dalla proposizione della domanda di equa riparazione e fino al saldo, da attribuire ai ricorrenti pro quota, jure hereditatis;
che, conseguentemente, le spese processuali del giudizio a quo debbono essere nuovamente liquidate – sulla base delle tabelle A, paragrafo 4, e B, paragrafo 1, allegate al D.M. Giustizia 8 aprile 2004, n. 127, relative ai procedimenti contenziosi, previa compensazione per la metà, in ragione dell’accoglimento solo parziale del ricorso -, per l’intero, in complessivi Euro 1.150,00, di cui Euro 50,00 per esborsi, Euro 380,00 per diritti ed Euro 720,00 per onorari, oltre alle spese generali ed agli accessori come per legge, da distrarsi in favore dell’avv. Alfonso Luigi Marra, dichiaratosene antistatario;
Accoglie il ricorso nei limiti di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato e, decidendo la causa nel merito, condanna il Ministro dell’economia e delle finanze al pagamento ai ricorrenti, pro quota, della somma di Euro 3.000,00, oltre gli interessi dalla domanda, condannandolo altresì al rimborso, in favore della parte ricorrente, delle spese del giudizio, che determina, per il giudizio di merito, nella metà dell’intero, intero liquidato in complessivi Euro 1.150,00, di cui Euro 50,00 per esborsi, Euro 380,00 per diritti ed Euro 720,00 per onorari, oltre alle spese generali ed agli accessori come per legge, da distrarsi in favore dell’avv. Alfonso Luigi Marra, dichiaratosene antistatario, e, per il giudizio di legittimità, nella metà dell’intero, intero liquidato in complessivi Euro 900,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre alle spese generali ed agli accessori come per legge, da distrarsi in favore dello stesso avv. Marra, dichiaratosene antistatario.