Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quinto/titolo-xi/capo-i/art2622.html
Timestamp: 2020-02-19 10:12:57+00:00
Document Index: 116620281

Matched Legal Cases: ['art. 2622', 'art. 2622', 'art. 2622', 'sentenza ', 'art. 2622', 'art. 2622', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2622', 'art. 223', 'sentenza ', 'art. 2622', 'art. 124', 'sentenza ', 'art. 2622', 'art. 2621', 'art. 2622', 'art. 2621', 'art. 2622', 'art. 2622', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 2622', 'art. 2622', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 2622 codice civile - False comunicazioni sociali delle società quotate - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice civile > LIBRO QUINTO - Del lavoro > Titolo XI - Disposizioni penali in materia di società e di consorzi > Capo I - Delle falsità > Articolo 2622
Articolo 2622 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2622 Codice civile
Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi(1).
A seguito della modifica operata dal D.Lg. 11 aprile 2002, n. 61 il falso in comunicazioni sociali è stato configurato quale reato di danno a protezione del patrimonio di soci, creditori e di chiunque possa vantare nei confronti della società un interesse.
Il reato è consumato quando:
a) sul piano soggettivo, l'immutatio veri sia attuata con l'intenzione di ingannare i soci o il pubblico, conseguendo così un ingiusto profitto per sè o altri;
b) sul piano oggettivo, la falsa comunicazione sia idonea a conseguire il fine ingannatorio;
c) che le appostazioni contabili mendaci determinino un'alterazione sensibile della corretta rappresentazione ovvero non raggiungano le soglie percentuali indicate dalla norma.
Con la riforma attuata dalla legge n. 69/2015, è stata in primo luogo modificata la rubrica dell’articolo (dalla precedente “False comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori” all'attuale “False comunicazioni sociali delle società quotate”); inoltre l’art. 2622 c.c. è stato trasformato in un reato di pericolo, perseguibile d‘ufficio: il delitto, infatti, non si configura più in presenza di un danno patrimoniale ai creditori o ai soci , essendo ora sufficiente il mero intento di danneggiare questi ultimi. Infine, per quanto riguarda le società quotate, è stato aumentato il disposto sanzionatorio, in ragione appunto dei maggiori interessi che vengono coinvolti dal novero del suddetto reato.
Massime relative all'art. 2622 Codice civile
Cass. civ. n. 6495/2018
(Cassazione civile, Sez. V, ordinanza n. 6495 del 16 marzo 2018)
Cass. pen. n. 38393/2012
Il diritto di querela per il reato di impedito controllo spetta a tutti i soci che abbiano subito un danno patrimoniale, indipendentemente dal fatto che questo sia stato immediatamente determinato dal comportamento degli amministratori ovvero indirettamente causato dal pregiudizio recato al patrimonio sociale dallo stesso comportamento.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 38393 del 3 ottobre 2012)
Cass. pen. n. 14759/2012
Ai fini della sussistenza del reato di false comunicazioni sociali previsto dall'art. 2622 c.c., la causazione di un danno ai soci può anche non essere perseguito in modo diretto dall'autore della condotta, essendo sufficiente che egli ne abbia previsto ed accettato l'eventualità.
In tema di false comunicazioni sociali, l'ingiustizia del profitto oggetto del dolo specifico necessario per la sussistenza del reato consiste in qualsiasi vantaggio, non solo di tipo economico, che l'autore intenda conseguire, il quale non si collega ad un diritto ovvero che è perseguito con uno strumento antigiuridico o con uno strumento legale ma avente uno scopo tipico diverso.
Integra il reato di false comunicazioni sociali ex art. 2622 c.c. l'omessa registrazione contabile di operazioni finanziarie ad oggetto la stipulazione di contratti derivati ad alto rischio che si rifletta sulla veridicità del bilancio di una società quotata, determinando un deprezzamento delle azioni dei soci al momento in cui la relativa notizia venga divulgata a seguito degli accertamenti compiuti in proposito dalle autorità di controllo.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 14759 del 17 aprile 2012)
Cass. pen. n. 7787/2012
Integra il delitto di false comunicazioni sociali in danno dei soci l'amministratore che apposta artificiosamente nel bilancio come anticipazioni in conto capitale somme versate dai soci medesimi a diverso titolo, determinandone successivamente l'indebito assorbimento una volta deliberato, peraltro con modalità illegittime, l'azzeramento del suddetto capitale.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 7787 del 28 febbraio 2012)
Cass. pen. n. 2784/2011
In tema di false comunicazioni sociali, la disposizione di cui all'art. 2622 c.c., come richiamata dall'art. 223, comma secondo, n. 1, L. R, richiede oltre al dolo generico (rappresentazione del mendacio) e al dolo specifico rispetto ai contenuti dell'offesa, qualificata da ingiusto profitto, il dolo intenzionale di inganno dei destinatari, previsto per escludere letture in chiave di dolo eventuale, ancorché compatibile con la presenza di concomitanti finalità. Nella specie si è ritenuto sussistere siffatto dolo intenzionale con riguardo ai creditori nella rappresentazione tranquillante dello stato finanziario del novero societario facente capo all'imputato quando esso era, in realtà, sommerso da debiti e da impellenti ingiunzioni, costretto a ricorrere ad espedienti rischiosi pur di lucrare qualche garanzia ed allargamento di fido).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2784 del 26 gennaio 2011)
Cass. pen. n. 27296/2010
Il reato di cui all'art. 2622 c.c. (false comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori), nel caso in cui il falso riguardi società non quotata, è perseguibile a querela della persona offesa, la quale, trattandosi di reato contro il patrimonio, è individuabile in colui che ha tratto detrimento patrimoniale dall'illecito, e, quindi, nel danneggiato. Pertanto, il termine di cui all'art. 124 c.p., per la proposizione della querela decorre dalla conoscenza dell'evento dannoso, quale conseguenza della comunicazione sociale infedele, il cui accertamento, costituendo profilo di fatto, sfugge al giudizio di legittimità.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 27296 del 14 luglio 2010)
Cass. pen. n. 39896/2006
In tema di reati societari, l'integrazione della fattispecie delittuosa di cui all'art. 2622 c.c. (false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori) e la sua improcedibilità per remissione di querela non comporta l'inapplicabilità della più lieve fattispecie contravvenzionale di cui all'art. 2621 c.c., considerato che tra quest'ultima previsione e quella di cui al summenzionato art. 2622 c.c. non sussiste un rapporto di alternatività, ma di sussidiarietà in virtù del quale — come emerge dalla clausola di riserva posta in apertura dell'art. 2621 c.c. «salvo quanto previsto dall'art. 2622» — la fattispecie contravvenzionale è applicabile anche nelle ipotesi in cui, pur in presenza di un danno patrimoniale, non sia possibile procedere per il delitto di cui all'art. 2622 c.c.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 39896 del 4 dicembre 2006)
Cass. pen. n. 38967/2005
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 3 Cost., dell'art. 1, comma secondo, D.L.vo n. 61 del 2002, nella parte in cui prevede la procedibilità a querela per i reati di false comunicazioni sociali, considerato che l'eliminazione della previsione di una condizione di procedibilità costituisce un intervento che si risolve in un aggravamento della posizione sostanziale dell'imputato e che è sottratto al sindacato di legittimità costituzionale, in materia penale, ogni intervento additivo in malam partem.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 38967 del 24 ottobre 2005)
Non sussiste l'ipotesi del concorso formale tra il reato di truffa e quello di false comunicazioni sociali previsto dall'art. 2622 primo comma c.c., essendo differenti le condotte, dal momento che per la configurabilità della truffa occorre un quid pluris rappresentato dalla induzione in errore e dalla sussistenza del danno; pertanto, deve escludersi la possibilità di estendere l'effetto della procedibilità a querela anche alla truffa aggravata, ai sensi della disposizione di cui al secondo comma del citato art. 2622 c.c., che fa riferimento ad altro delitto, ancorchè aggravato, a danno del patrimonio di soggetti diversi dai soci e dai creditori, in quanto nella truffa il danno non rappresenta un aggravante, ma un elemento costitutivo del reato.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 46311 del 3 dicembre 2003)
(Cassazione penale, Sez. Feriale, sentenza n. 34558 del 20 agosto 2003)