Source: https://renatodisa.com/2016/01/20/corte-di-cassazione-sezione-iii-sentenza-18-gennaio-2016-n-1623-non-puo-essere-ascrivibile-a-forza-maggiore-la-mancanza-della-provvista-per-effetto-di-una-scelta-di-politica-imprenditoriale-come/
Timestamp: 2018-12-17 09:29:26+00:00
Document Index: 163622406

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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 18 gennaio 2016, n. 1623. Non può essere ascrivibile a forza maggiore la mancanza della provvista per effetto di una scelta di politica imprenditoriale, come quella di ricorrere ad un piano di risanamento dell’impresa di cui all’articolo 67, comma 3, lettera d), l. fall., perché l’istituto non rientra in un procedimento giudiziale o soggetto ad omologa, da parte del giudice, come invece avviene per il concordato preventivo, ma si risolve in un atto stragiudiziale non soggetto al controllo del giudice né nella fase di preparazione, né nella fase di esecuzione, consistendo in un atto unilaterale dell’imprenditore e quindi risolvendosi in una operazione strettamente ed interamente privatistica - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 18 gennaio 2016, n. 1623. Non può essere ascrivibile a forza maggiore la mancanza della provvista per effetto di una scelta di politica imprenditoriale, come quella di ricorrere ad un piano di risanamento dell’impresa di cui all’articolo 67, comma 3, lettera d), l. fall., perché l’istituto non rientra in un procedimento giudiziale o soggetto ad omologa, da parte del giudice, come invece avviene per il concordato preventivo, ma si risolve in un atto stragiudiziale non soggetto al controllo del giudice né nella fase di preparazione, né nella fase di esecuzione, consistendo in un atto unilaterale dell’imprenditore e quindi risolvendosi in una operazione strettamente ed interamente privatistica
sentenza 18 gennaio 2016, n. 1623
1. M.L. ricorre per cassazione impugnando la sentenza emessa in data 15 luglio 2014 dalla Corte di appello di Brescia che ha confermato quella resa, a seguito di giudizio abbreviato, dal tribunale di Bergamo e con la quale il ricorrente è stato condannato alla pena condizionalmente sospesa di mesi 4 di reclusione per il reato previsto dall’articolo 10 ter decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 perché, in qualità di legale rappresentante della società “Pentagono immobiliare S.p.A.”, ometteva di versare – nei termini previsti per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo – l’imposta sul valore aggiunto dovuta in base alla dichiarazione annuale relativa all’anno 2009, per un ammontare superiore alla soglia di Euro 50.000 e complessivamente pari a Euro 687.505,07. In (omissis) .
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 21 aprile 2015, n. 16613....