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Timestamp: 2020-06-02 01:01:23+00:00
Document Index: 89761888

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 216', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 216']

Isola Pulita: May 2014
AZIENDE INSALUBRI SENTENZA CONSIGLIO DI STATO N. 02751/2014REG.PROV.COLL. N. 04457/2003 REG.RIC.
AZIENDE INSALUBRI SENTENZA CONSIGLIO DI STATO N. 02751 2014 REG.PROV.COLL. N. 04457/2003 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 4457 del 2003, proposto da:
https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=53NWIU4RB43YMCPVVUNAQYZRWA&q=
PREVENZIONE PRECAUZIONE ART 191 TRATTATO FUNZIONAMENTO UE
La mia comunicazione è rivolta in primo luogo agli assenti: gli amministratori pubblici (locali e regionali) ma anche i dirigenti responsabili dei procedimenti che portano alle decisioni in materia ambientale e della prevenzione sanitaria. Sono presenti gli organi di controllo Arpal e Asl ma la vera partita del rapporto tra inquinamento e salute si gioca nel processo che porta alla decisione.
Il nostro Paese, non solo quindi la nostra Regione, sottovaluta costitutivamente la fase della valutazione nei processi decisionali. Valutare non vuol dire decidere ma permettere una trasparente e partecipata ponderazione di tutti gli interessi in campo compreso in primo luogo quello della prevenzione sanitaria. Infatti gli organi di controllo intervengono operativamente solo nella fase ex post della decisione per verificare il rispetto delle prescrizioni, ma se la istruttoria è incompleta superficiale, superficiali saranno la decisione finale e le relative prescrizioni in essa contenute. In altri termini se superficiale sarà la valutazione della sostenibilità della presenza di un impianto o attività in un dato sito inevitabilmente anche i controlli successivi avranno le mani legate e i “fastidi” per i cittadini residenti ci saranno comunque a prescindere dal rispetto formale di prescrizioni e limiti di legge.
Uno strumento, preventivo, per realizzare decisioni ponderate è la Valutazione di Impatto Integrato Ambientale e Sanitario(VIIAS). Recentemente Ispra (istituto del Ministero dell’Ambiente) e il sistema che raccorda le varie Agenzie regionali per la protezione ambientale (Arpa) hanno elaborato le linee guida (vedi QUI) per l’applicazione della VIIAS ai procedimenti di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) di progetti ed opere, di Valutazione Ambientale Strategica di Piani e Programmi (VAS), di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Queste linee guida nascono da una ricerca su oltre 100 procedimenti di VIA di competenza statale dalla quale è risultato che circa il 70% di questi non avevano valutato adeguatamente il potenziale impatto sanitario dell’opera o progetto da valutare. D’altronde già nel 2003 in uno dei suoi periodici rapporti sullo stato di applicazione della VIA in Europa (punto 4.6.10 pagina 90) la Commissione della UE aveva rilevato come gli aspetti inerenti alla tutela preventiva della salute non erano adeguatamente presi in considerazione ai fini della valutazione finale dell’impatto dell’intervento poi autorizzato.
Di seguito quindi analizzerò come la questione della valutazione dell’impatto sulla salute sia considerata nella normativa della UE e nazionale nei principali procedimenti di valutazione e autorizzazione ambientale nonché nella giurisprudenza nazionale soprattutto quella amministrativa del Consiglio di Stato.
Prima di entrare nel merito della relazione un avvertimento quando si parla di salute si fa riferimento quanto meno alla definizione che di questa viene data ormai da decenni da parte della Organizzazione Mondiale della Sanità: "stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia", quindi è prima di tutto sulla morbilità, intesa nel senso largo della suddetta definizione, prima ancora che sulla mortalità che devono fondarsi le valutazione di impatto sanitario interne ai processi decisionali che descriverò di seguito.
I Principi di diritto comunitario in materia di ambiente e salute
Si tratta di principi che guidano le politiche UE nei vari settori e le relative azioni a cominciare dalle Direttive, Regolamenti e Decisioni e che costituiscono parametro per le pronunce della Corte di Giustizia e del Tribunale della UE ma anche per le decisioni delle Pubbliche Autorità degli Stati Membri nonché dei giudici di ogni ordine e grado.
Secondo l'articolo riportato nella slide a fianco i principi che stanno alla base delle politiche della UE e quindi degli Stati membri sono:
1. un livello elevato di protezione della salute umana
2. la prevenzione delle malattie
Il principio di prevenzione è strettamente legato a quellodi precauzione come conferma l'articolo citato nella slide qui a fianco.
Il principio di precauzione è stato ben definito nella sentenza (ricordata nella slide qui a fianco) del Consiglio di Stato n. 2495 del 2015 che ha respinto un ricorso contro un giudizio di VIA negativo su un progetto di attività di estrazione di idrocarburi principalmente perchè nonostante si prevedessero misure di mitigazione dell'impatto e modalità di monitoraggio il rischio subsidenza nell'area interessata poteva se si fosse realizzato diventare irreversibile. Quindi secondo il Consiglio di Stato, in base al principio di precauzione (come definito nella slide a fianco) la attività andava non autorizzata perchè non era definita (per carenze progettuali e analisi dell'impatto) preventivamente la gestione del rischio ambientale e sanitario che poteva produrre un pericolo potenziale e latente tale da incidere su ambiente e salute.
Ma la giurisprudenza del Consiglio di Stato (vedi slide a fianco) ha anche messo in risalto il ruolo della cittadinanza attiva nella applicazione del principio di precauzione ai processi decisionali a rilevanza ambientale e sanitaria.
D'altronde già un parere del Comitato Economico Sociale della UE (12 luglio 2000) aveva sottolineato in riferimento ai limiti di legge degli inquinanti che: "non bisogna idealizzare le cifre dal momento che la promozione della valutazione dei rischi deve inserirsi in un dispositivo di negoziato sociale. Ruolo della valutazione è favorire le basi del dialogo"
Tutto questo dimostra il rilevo della istruttoria che porta alla decisione finale e come, in questa istruttoria, devono essere messi in risalto sia i parametri tecnici (impatto cumulativo, specificità del sito, quadro ambientale e sanitario esistente etc.) previsti dalla vigente normativa, come pure la percezione sociale del rischio e quindi il livello di accettabilità del progetto, piano programma proposto. Se noi andiamo a vedere nel merito i molti processi decisionali rileveremo come questo approccio "multilivello" sia stato quasi sempre disatteso e abbia prevalso la logica di approvazione comunque dell'intervento con qualche misura di mitigazione eventualmente "da rivedere" successivamente all'avvio del progetto/intervento. In particolare mai o quasi mai nei processi decisionali si è cercato di superare la assimetria informativa che caratterizza le decisioni finali, cioè la concentrazione di informazioni in mano ai decisori e ai promotori del progetto/intervento senza permettere una analisi del fondamento di questi informazioni su quali dati analisi interessi costituiti si fondano e su quali altri dati analisi e interessi avrebbero dovuto essere esaminati se si fosse presa in considerazione anche la percezione sociale del rischio.
La normativa ambientale e la tutela della salute in materia di VIA, VAS, AIA
Il Dlgs 152/2006 (il testo unico ambientale che disciplina in Italia la VIA) non si è ancora adeguato al nuovo testo della Direttiva 2011/92 come modificata da quella del 2014 nel senso sopra riportato.
Molto meglio è il vecchio Dpcm 27/12/1988 (mai abrogato ma solo modificato [1]) che definisce il contenuto degli studi di impatto ambientale che devono accompagnare il progetto sottoposto a VIA , all’allegato 2 contiene una sezione F Salute Pubblica[2]. Questo decreto è applicabile ai progetti ed opere sottoposti a VIA statale (allegato II alla Parte II del DLgs 152/2006) ma anche, per quanto non disciplinato a livello regionale, ai progetti sottoposti a VIA di competenza delle Regioni. Questo Dpcm tutt’ora costituisce attuazione con quanto previsto dall’allegato VII alla Parte II del DLgs 152/2006 (contenuti dello studio di impatto ambientale).
Tale sezione F è citata non a caso nelle linee guida per la VIIAS del sistema delle Arpa e Ispra del 2015.
Relativamente alla VAS la salute viene presa in considerazione dalla normativa europea ma anche nazionale come riportato nella slide a fianco.
Relativamente all'AIA due sono le novità interessanti introdotte dalla Direttiva 2010/75/UE:
1. le modifiche delle installazioni esistenti soggette ad AIA devono nella nuova autorizzazione essere valutate anche in relazione all'impatto sulla salute
2. le ispezioni delle installazione soggette ad AIA devono non solo verificare il rispetto delle prescrizioni ma anche effettuare monitoraggi sui rischi sulla salute a prescindere dal rispetto delle prescrizioni autorizzatorie (paragrafo 4 articolo 23 Direttiva 2010/75/UE)
Il Parere Sanitario del Sindaco come ha spiegato una interessante sentenza del TAR del Lazio (vedi le slide a fianco e di seguito) è non solo obbligatorio ma a certe condizioni vincolante.
L'importanza di una corretta istruttoria ai fini del rilascio dell'AIA che analizzi il rischio sanitario è stata esaminata recentemente dal Consiglio di Stato nella sentenza n. 163 del 2015 che ha portato ad annullare un AIA di un inceneritore di biomasse e combustibile derivato dai rifiuti (CDR) in provincia di Grossetto. La sentenza mi risulta sia stata impugnata in Cassazione che come è noto giudica la sola violazione o falsa applicazione delle leggi ma che comunque non si è ancora pronunciata. Questo ricorso non inficia invece quelli che sono i principi istruttori contenuti nella sentenza del Consiglio di Stato che riporto nelle slide sopra e di seguito
Dal quadro sino a qui delineato sotto il profilo della normativa in materia di ambiente e salute emerge che:
1. ci sono norme di principio (Trattati UE e Giurisprudenza Corte di Giustizia)
3. ci sono linee guida operative (come quelle dell'Ispra- Arpa sulla Valutazione Integrata di Impatto Sanitario e Ambientale)
4. c'è una giurisprudenza nazionale che applica quanto previsto nei punti precedenti alle situazioni concrete.
Quindi possiamo stare tranquilli? Non direi! Dobbiamo attivarci, tutti, per fare applicare la normativa, attivare le buone pratiche in materia, ottenere trasparenza e informazioni adeguate. C'è ancora molto da fare in concreto a prescindere dal dettato della legge, pur importantissimo, come dimostrano le vertenze ambientali sul territorio spezzino e ligure delle quali ho spesso trattato nel mio blog.
[2] F. Salute pubblica. Obiettivo della caratterizzazione dello stato di qualità dell'ambiente, in relazione al benessere ed alla salute umana, è quello di verificare la compatibilità delle conseguenze dirette ed indirette delle opere e del loro esercizio con gli standards ed i criteri per la prevenzione dei rischi riguardanti la salute umana a breve, medio e lungo periodo. Le analisi sono effettuate attraverso: a) la caratterizzazione dal punto di vista della salute umana, dell'ambiente e della comunità potenzialmente coinvolti, nella situazione in cui si presentano prima dell'attuazione del progetto; b) l'identificazione e la classificazione delle cause significative di rischio per la salute umana da microrganismi patogeni, da sostanze chimiche e componenti di natura biologica, qualità di energia, rumore, vibrazioni, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, connesse con l'opera; c) la identificazione dei rischi eco-tossicologici (acuti e cronici, a carattere reversibile ed irreversibile) con riferimento alle normative nazionali, comunitarie ed internazionali e la definizione dei relativi fattori di emissione; d) la descrizione del destino degli inquinanti considerati, individuati attraverso lo studio del sistema ambientale in esame, dei processi di dispersione, diffusione, trasformazione e degradazione e delle catene alimentari; e) l'identificazione delle possibili condizioni di esposizione delle comunità e delle relative aree coinvolte; f) l'integrazione dei dati ottenuti nell'ambito delle altre analisi settoriali e la verifica della compatibilità con la normativa vigente dei livelli di esposizione previsti; g) la considerazione degli eventuali gruppi di individui particolarmente sensibili e dell'eventuale esposizione combinata a più fattori di rischio. Per quanto riguarda le infrastrutture di trasporto, l'indagine dovrà riguardare la definizione dei livelli di qualità e di sicurezza delle condizioni di esercizio, anche con riferimento a quanto sopra specificato.
http://notedimarcogrondacci.blogspot.it/2016/06/diseguito-pubblico-la-versione-estesa.html
Regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265Testo unico delle leggi sanitarie
D.M. 5 settembre 1994Elenco delle industrie insalubri di cui all'art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie(G.U. n. 220 del 20.09.1994, s.o. n. 129)
AZIENDE INSALUBRI,,ITALCEMENTI,DINIEGO CONCESSIONI EDILIZIE,EMISSIONI IN ATMOSFERA,
35. Coke - produzione,
nel caso di specie il parere del CRIAER, pur esprimendo una valutazione favorevole con riguardo alla tecnologia di abbattimento proposta dall’azienda, aveva suggerito l’opportunità di una diversa ubicazione dell’impianto in ragione della vicinanza dello stesso agli insediamenti abitativi, in deroga alla distanza minima di 500 metri prevista nell’ambito dei non impugnati criteri generali di autorizzabilità per settori omogenei produttivi approvati dallo stesso organo nella seduta del 20.5.1991, e della conseguente esigenza di tenere nel debito conto gli interessi di matrice ambientale e sanitaria;
la distanza degli edifici, rispetto ai confini di zone residenziali o da preesistenti edifici destinati a residenza, non sia inferiore a 100 ml per le industrie insalubri di 1^ classe così come le stesse sono elencate nel DM 5.9.1994.”;
rientrava pacificamente fra le industrie insalubri di prima classe e che la fascia di rispetto riguarda non solo i confini delle zone residenziali ma anche “preesistenti edifici destinati a residenza”, i quali quindi possono trovarsi, come acclarato nel caso di specie in base agli esposti presentati dai cittadini interessati, anche in zona agricola;
Inquinamento atmosferico: ogni modificazione della normale composizione o stato fisico dell'aria atmosferica, dovuta alla presenza nella stessa di uno o più sostanze in quantità e con caratteristiche tali da alterare le normali condizioni ambientali e di salubrità dell'aria; da costituire pericolo ovvero pregiudizio diretto o indiretto per la salute dell'uomo; da compromettere le attività ricreative e gli altri usi legittimi dell'ambiente; alterare le risorse biologiche e gli ecosistemi ed i beni materiali pubblici e privati.
Ai fini del rilascio dell'autorizzazione la regione accerta: a) che siano previste tutte le misure appropriate di prevenzione dell'inquinamento atmosferico; b) che l'impianto progettato non comporti emissioni superiori ai limiti consentiti.
E’ stato infatti affermato che, in base agli artt. 216 e 217 del T.U.LL.SS. (non modificati, ma ribaditi dall’art. 32 del d.P.R. 616/1977 e dall’art. 32, comma 3, della legge 833/1978), spetta al sindaco, all’uopo ausiliato dall’unità sanitaria locale, la valutazione della tollerabilità o meno delle lavorazioni provenienti dalle industrie classificate “insalubri”, e l’esercizio di tale potestà può avvenire in qualsiasi tempo e, quindi, anche in epoca successiva all'attivazione dell’impianto industriale e può estrinsecarsi con l’adozione in via cautelare di interventi finalizzati ad impedire la continuazione o l’evolversi di attività che presentano i caratteri di possibile pericolosità, per effetto di esalazioni, scoli e rifiuti
La discrezionalità esercitata in questa materia è ampia: l’art. 216 riferisce la valutazione ad un concetto (“lontananza”) molto duttile, avuto riguardo, in particolare, alla tipologia di industria di cui concretamente si tratta
ART 216 TU 1265 1934, AZIENDE INSALUBRI, CAGGESE, DINIEGO CONCESSIONI EDILIZIE, DM 5 9 1994, DPR 203 1988, EMISSIONI IN ATMOSFERA, ITALCEMENTI, Precauzione, Prevenzione, PRG, Sentenze, Sindaci,
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