Source: http://www.dirittoitaliano.com/approfondimenti/articolo.php?I-riflessi-del-giudicato-penale-nel-processo-tributario-9
Timestamp: 2019-05-24 09:55:06+00:00
Document Index: 74436621

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 112', 'art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 654', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 12', 'art. 654', 'art. 12', 'art. 654', 'art. 207', 'art. 654', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 654', 'sentenza ', 'art. 116']

di Avv. Maurizio Villani - Dott.ssa Ilaria Mola
1.	L’evoluzione storica del rapporto tra processo tributario e procedimento penale
1.1.	La “Magna Charta” del diritto penale tributario: la legge 7 gennaio 1929 n. 4
La delicata questione degli incroci tra procedimento penale e processo tributario veniva affrontata dal legislatore del ‘29 scegliendo di subordinare, attraverso il sistema della “pregiudiziale tributaria” ex art. 21, comma 4 , il procedimento penale alla definitività del contenuto dell’avviso di accertamento e, quindi, al giudicato formatosi nell’ambito del processo tributario .
Per contro, però, il sistema della pregiudiziale si rivelò di impedimento alla repressione del fenomeno crescente dell’evasione fiscale, perchè la pregiudizialità dell’accertamento tributario – causa i lunghissimi tempi del relativo contenzioso – finiva per rallentare l’azione penale e rendere inefficace la sanzione (che, nella migliore delle ipotesi, veniva comminata solo al termine di un lunghissimo procedimento amministrativo). L’efficacia vincolante riconosciuta all’accertamento amministrativo nei confronti del giudice penale risultava, poi, certamente incompatibile con i principi costituzionali del libero convincimento (ex artt. 101 Cost., secondo cui “i giudici sono soggetti soltanto alla legge”) e dell’obbligatorietà dell’azione penale (ex art. 112 Cost., per cui “il Pubblico Ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale”) .
1.2.	Il codice Rocco del 1930
1.3.	La legge 7 agosto 1982 n. 516 e il sistema del “doppio binario”
L’abbandono definitivo del sistema della pregiudiziale fu segnato dalla l. 7 agosto 1982 n. 516 , con l’introduzione del principio secondo il quale il processo penale poteva avere inizio senza attendere il definitivo esito dell’accertamento dell’imposta evasa (c.d. principio del “doppio binario”).
L’art. 12 della l. n. 516/1982 stabiliva che “in deroga a quanto disposto dall’articolo 3 del codice di procedura penale il processo tributario non può essere sospeso; tuttavia la sentenza irrevocabile di condanna o di proscioglimento pronunciata in seguito a giudizio relativo a reati previsti in materia di imposte sui redditi e di imposta sul valore aggiunto ha autorità di cosa giudicata nel processo tributario per quanto concerne i fatti materiali che sono stati oggetto del giudizio penale”. Era così consacrato, per quel che concerne le relazioni tra giudizio tributario e processo penale, il principio dell’autonomia e della separazione delle giurisdizioni: il giudicato penale (la sentenza di condanna o di proscioglimento) avrebbe potuto avere autorità nel processo tributario per quanto riguarda “i fatti materiali che sono stati oggetto del giudizio penale”, senza però che il processo tributario fosse sospeso .
1.4.	Il codice di procedura penale del 1988
Per quel che qui interessa, in particolare, l’art. 654 c.p.p. – modificando l’art. 12 l. n. 516/1982 - prevede che “Nei confronti dell’imputato, della parte civile e del responsabile civile che si sia costituito o che sia intervenuto nel processo penale, la sentenza penale irrevocabile di condanna o di assoluzione pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo, quando in questo si controverte intorno a un diritto o a un interesse legittimo il cui riconoscimento dipende dall’accertamento degli stessi fatti materiali che furono oggetto del giudizio penale, purchè i fatti accertati siano stati ritenuti rilevanti ai fini della decisione penale e purchè la legge civile non ponga limitazioni alla prova della posizione soggettiva controversa”.
1.5.	La riforma dei reati tributari: il d.lgs. 10 marzo 2000 n. 74
Ai sensi dell’art. 20 d.lgs. 10 marzo 2000 n. 74, il procedimento amministrativo di accertamento ed il processo tributario non possono essere sospesi per la pendenza del procedimento penale avente ad oggetto i medesimi fatti: detto in altri termini, in base al ribadito regime del “doppio binario”, l'attività di accertamento degli uffici e i processi in seno alle Commissioni tributarie proseguiranno, dunque, il loro cammino anche nelle ipotesi in cui sia in corso un procedimento penale avente a oggetto i medesimi fatti, o fatti dal cui accertamento comunque dipende la relativa definizione. Al fine di garantire la tendenziale unitarietà del sistema punitivo, che non ammette l’applicazione congiunta di due sanzioni differenti per il medesimo fatto, nell’ipotesi di concorso apparente tra norma sanzionatoria penale e norma sanzionatoria amministrativa, sarà quest’ultima – in quanto norma speciale - a prevalere .
Non si può sottacere che il legislatore, attraverso l’incoerente accostamento tra principio del “doppio binario” e principio di specialità, abbia contribuito a rendere ancor più complessa la già vexata quaestio del contrasto tra giudicati provenienti da due differenti giurisdizioni. Infatti, in conseguenza della perfetta indipendenza dei giudizi, la valutazione circa la prevalenza della disposizione speciale non potrà che spettare congiuntamente ad entrambi i giudici (quello penale e quello tributario); e dato che la valutazione del primo giudice (per così dire) non sarà mai vincolante nei confronti dell’altro, potrebbero verificarsi esiti disastrosi (come nel caso in cui il giudice penale ritenga insussistente il reato e applicabile la sanzione amministrativa, mentre – viceversa - il giudice tributario ritenga integrato il reato e applicabile la sanzione penale ).
Ma occorre evidenziare, soprattutto, che la riforma del 2000 ha eliminato dall’ordinamento l’art. 12 della l. n. 516/1982, senza introdurre una nuova norma che regolasse l’efficacia probatoria del giudicato penale nel processo tributario. Sebbene non manchino interpretazioni contrastanti, il rapporto tra i due procedimenti si può comunque ritenere disciplinato dal combinato disposto degli artt. 20 d.lgs. n. 74/2000 e 654 c.p.p.: dalla lettura della Relazione di accompagnamento al d.lgs. n. 74/2000 è possibile evincere che alla fattispecie si debbano applicare le ordinarie prescrizioni normative, con particolare riferimento all’art. 654 c.p.p., che esclude l’efficacia esterna del giudicato penale allorchè la legge civile ponga limitazioni alla prova della posizione soggettiva controversa; peraltro, con Circolare Ministeriale n. 154/E del 04 agosto 2000, l’Amministrazione finanziaria ha confermato che “… in mancanza di una normativa derogatoria, troveranno applicazione le disposizioni ordinarie relative all’efficacia del giudicato penale e, in particolare, l’articolo 654 del codice di procedura penale” (ammettendo, però, un’efficacia condizionata del giudicato penale nel processo tributario, fatto salvo il rispetto della differente lex probatoria ).
2.	L’efficacia del giudicato penale nel processo tributario: la parola alla giurisprudenza
E ancora, Corte Cass., sez. trib., 25 gennaio 2002 n. 889: “In tema di contenzioso tributario, l’esistenza di un provvedimento penale favorevole al contribuente non impedisce al giudice tributario una valutazione dei fatti conforme alle tesi dell’amministrazione, dovendosi ritenere abrogato, per effetto dell’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, l’art. 12, comma 1, d.l. 10 luglio 1982 n. 429, conv. in l. 7 agosto 1982 n. 516, che regolava l’autorità del giudicato penale in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto. Infatti, l’art. 654 dell’attuale c.p.p., che stabilisce l’efficacia vincolante del giudicato penale nel giudizio civile e amministrativo nei confronti di coloro che abbiano partecipato al processo penale, opera bensì, in base all'art. 207 disp. att., anche per i reati previsti dalle leggi speciali, ma espressamente sottopone tale efficacia alla duplice condizione che nel giudizio civile o amministrativo, e anche tributario, la soluzione dipenda dagli stessi fatti materiali che furono oggetto del giudicato penale, e che la legge civile non ponga limitazioni alla prova ‘della posizione soggettiva controversa’, come appunto avviene quando la normativa tributaria introduca delle presunzioni che alterano il regime ordinario dell'onere della prova”.
Così anche Corte Cass., sez. trib., 19 marzo 2002 n. 3961: “Ai sensi dell’art. 654 c.p.p., l’efficacia vincolante del giudicato penale nei giudizi civili e amministrativi per coloro che abbiano partecipato al processo penale è espressamente sottoposta alla duplice condizione che nel giudizio civile o amministrativo (e quindi anche in quello tributario) la soluzione dipenda dagli stessi fatti materiali che furono oggetto del giudicato penale e che la legge civile non ponga limitazione alla prova ‘della posizione soggettiva controversa’; va conseguentemente esclusa l'efficacia di giudicato della sentenza penale di assoluzione (dal reato di cui all'art. 1, comma 2, legge n. 516 del 1982 adottata con la formula ‘perché il fatto non sussiste’) nel giudizio tributario, in quanto, da un canto, gli accertamenti induttivi effettuati in base alle caratteristiche dell'attività non possono considerarsi rientrare nella nozione di ‘fatti materiali’, non essendo la presunzione un fatto materiale inteso nella sua realtà fenomenica bensì un'operazione mentale con la quale - attraverso il ragionamento induttivo - si perviene a considerare come accertata la verità di un fatto; d'altro canto, il processo tributario è notoriamente caratterizzato da un sistema probatorio molto limitato rispetto a quello penale, sia per la presenza di presunzioni legali sia per il divieto di prova testimoniale”.
Poi, Corte Cass., sez. trib., 21 agosto 2007 n. 17799: “L'efficacia vincolante del giudicato penale, ai sensi dell'art. 654 del codice di procedura penale, non può operare automaticamente nel processo tributario nel quale, per un verso, vigono limitazioni della prova (come il divieto della prova testimoniale) e, per altro verso, possono valere anche presunzioni inidonee a supportare una pronuncia penale di condanna. Pertanto, il giudice tributario non può limitarsi a rilevare l'esistenza di una sentenza definitiva in materia di reati tributari, estendendone automaticamente gli effetti con riguardo all'azione accertatrice del singolo ufficio tributario, ma, nell'esercizio dei propri autonomi poteri di valutazione della condotta delle parti e del materiale probatorio acquisito agli atti (art. 116 del codice di procedura civile), deve, in ogni caso, verificarne la rilevanza nell'ambito specifico in cui esso e' destinato ad operare”.
Inoltre, Corte Cass., sez. trib., 16 aprile 2008 n. 9958: “Qualora l'Amministrazione fornisca elementi di prova atti ad affermare la falsità di fatture, in quanto emesse per operazioni inesistenti, e il contribuente offra, anche attraverso la produzione di un giudicato penale, validi indizi in senso contrario il Giudice di merito non può esimersi dal prendere in considerazione il quadro indiziario complessivo, al fine di determinare con la maggior probabilità possibile la disponibilità patrimoniale dell'utilizzatore delle fatture, e i limiti della contestata evasione”.
E poi, Corte Cass., sez. trib., 12 ottobre 2010 n. 21049: “L´efficacia vincolante del giudicato penale non opera automaticamente nel processo tributario. In funzione di tale principio, qualora i fatti accertati in sede penale siano gli stessi per i quali l'amministrazione finanziaria ha promosso l'accertamento nei confronti del contribuente, il giudice tributario è tenuto comunque ad accertare la fondatezza della pretesa fiscale nell'esercizio dei propri autonomi poteri di valutazione della condotta delle parti e del materiale probatorio acquisito agli atti”.