Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-32507-del-14-12-2018
Timestamp: 2020-05-30 13:26:34+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 32507 del 14/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32507 del 14/12/2018
Cassazione civile sez. lav., 14/12/2018, (ud. 08/11/2018, dep. 14/12/2018), n.32507
sul ricorso 26344-2016 proposto da:
CARLA D’ALOISIO, GIUSEPPE MATANO, EMANUELE DE ROSE ed ESTER ADA
S.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA V. BRUNACCI 19 PL
A, presso lo studio dell’avvocato ANTONINO CASCIO GIOIA,
avverso la sentenza n. 218/2016 della CORTE D’APPELLO di
CALTANISSETTA, pubblicata il 10/06/2016 R.G.N. 331/2014;
dell’08/11/2018 dal Consigliere Dott. DANIELA CALAFIORE;
udito l’Avvocato CHIARA MISTICHELLI per delega verbale Avvocato
1. Con sentenza n. 218 del 2016, la Corte d’Appello di Caltanissetta h a confermato la decisione del Tribunale di Enna di accoglimento del ricorso proposto da S.P., ingegnere docente presso scuola pubblica ed iscritto per tale ragione presso l’apposita gestione assicurativa obbligatoria (Inps ex Inpdap), avverso la propria iscrizione d’ufficio disposta dall’Inps nella Gestione separata di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26e l’intimazione di pagamento relativa ai contributi per il lavoro autonomo svolto nell’anno 2006.
3. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso l’Inps, fondato su due motivi, cui ha opposto difese S.P. con controricorso e memoria con richiesta di trasmissione del ricorso al Primo Presidente per la trattazione dinanzi alle Sezioni Unite di questa Corte.
1. Con il primo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 2, comma 26 e ss., del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, art. 18, comma 12, (conv. con modif. in L. 15 luglio 2011, n. 111) nonchè della L. 4 marzo 1958, n. 179, art. 3, della L. 3 gennaio 1981, n. 6, artt. 10 e 21 degli artt. 7,23,37 Statuto INARCASSA approvato con D.I. 28 novembre 1995.
2. Con il secondo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, – il ricorrente rileva la nullità della sentenza impugnata per vizio di extrapetizione ex art. 112 c.p.c., esponendo che con il ricorso di primo grado il ricorrente aveva chiesto la cancellazione della propria iscrizione alla gestione separata senza proporre alcuna eccezione di prescrizione dei contributi pretesi; su tale questione non si era pronunciato il tribunale, nè l’INPS aveva proposto motivo d’appello. La Corte territoriale, invece, aveva riferito essere stato proposto dall’Inps un secondo motivo di appello relativo alla mancata prescrizione dei contributi; di tale motivo il Collegio d’appello aveva poi dichiarato l’assorbimento, incorrendo in un evidente vizio di extra petizione;
4. Ciò premesso, va rilevata l’insussistenza di ragioni valide per rimettere il ricorso al Primo Presidente, ai sensi dell’art. 374 c.p.c., comma 2, al fine della sua trattazione da parte delle Sezioni Unite di questa Corte, posto che non si è in presenza di questioni di diritto già decise in senso difforme dalle sezioni semplici; inoltre, ad avviso di questa Corte la questione, seppure complessa, non mostra reali margini di controvertibilità per cui non è integrata l’ipotesi della questione di massima di particolare importanza che presuppone che la questione giuridica – suscettibile di riproporsi in un numero considerevole di casi – presenti aspetti tali da risultare controvertibile e, non essendo stata esaminata in precedenza da parte della Corte di cassazione, possa determinare per ciò solo la opportunità di investirne subito le Sezioni Unite.
5. Questa Corte di cassazione ritiene di dover dare seguito ai propri specifici precedenti (Cass. nn. 30344 del 2017; 30345 del 2017; 1172 del 2018; 2282 del 2018; 1643 del 2018) in ragione, oltre che di quanto nei medesimi affermato, anche di considerazioni più ampie sollecitate dalla estensione della questione oggetto del presente ricorso a diverse categorie di professionisti (avvocati, praticanti avvocati, commercialisti) che, al pari degli ingegneri e degli architetti, svolgono attività per cui è necessaria l’iscrizione ad albo o ad elenco e per i quali esiste una cassa che gestisce l’assicurazione obbligatoria di categoria alla quale chi esercita l’attività professionale, pur senza esservi iscritto per varie ragioni, versa obbligatoriamente un contributo integrativo.
Esiste, dunque, una questione di fondo, comune alle singole tipologie professionali nei cui confronti l’Inps ha fatto valere l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata la cui soluzione impone: a) la verifica dell’ambito di concreta, attuale, operatività di tale Gestione e, quindi, l’individuazione della sua funzione all’interno del sistema della previdenza; b) il confronto del risultato di tale verifica con l’ambito di concreta operatività della gestione affidata dalla legge alle apposite casse professionali (in ragione del disposto del D.Lgs. n. 4 del 1994 o del D.Lgs. n. 103 del 1996).
Giova ricordare, con riguardo al caso di specie, che l’iscrizione all’INARCASSA è preclusa agli ingegneri e agli architetti che siano iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie in dipendenza di un rapporto di lavoro subordinato o comunque di altra attività esercitata (L. n. 1046 del 1971, art. 2 la cui disposizione è stata reiterata dalla L. n. 6 del 1981, art. 21,comma 5, e, da ultimo, dall’art. 7, comma 5 Statuto INARCASSA, approvato giusta le disposizioni del D.Lgs. n. 509 del 1994). Costoro, conseguentemente, non sono tenuti al versamento del contributo soggettivo, bensì unicamente al versamento del contributo integrativo, dovuto da tutti gli iscritti agli albi di ingegnere e architetto, indipendentemente dall’iscrizione all’INARCASSA, nella forma di una maggiorazione percentuale che dev’essere applicata dal professionista su tutti i compensi rientranti nel volume di affari e versata alla Cassa indipendentemente dall’effettivo pagamento che ne abbia eseguito il debitore, salva ripetizione nei confronti di quest’ultimo (L. n. 6 del 1981, art. 10 riprodotto negli stessi termini dall’art. 5 del Regolamento di previdenza INARCASSA).
7. Come è noto, questa Corte di cassazione con la sentenza a SS.UU. n. 3240 del 2010, che per questo aspetto continua ad esprimere arresti del tutto condivisibili e non contrastati, a proposito della L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 2, comma 26, il cui testo dispone: “26. A decorrere dal 1 gennaio 1996 sono tenuti all’iscrizione presso una apposita gestione separata, presso l’Inps, e finalizzata all’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, i soggetti che esercitino, per professione abituale, ancorchè non esclusiva, attività di lavoro autonomo, di cui al T. U. delle imposte sui redditi approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 49, comma 1, e successive modificazioni e integrazioni, nonchè i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, di cui all’art. 49, comma 2, lett. A) medesimo testo unico e gli incaricati alla vendita a domicilio. Sono esclusi dall’obbligo i soggetti assegnatari di borse di studio, limitatamente alla relativa attività”, ha affermato che:
con la creazione della nuova gestione separata si è inteso estendere la copertura assicurativa, nell’ambito della cd. “politica di universalizzazione delle tutele”, non solo a coloro che ne erano completamente privi, ma anche a coloro che ne fruivano solo in parte, a coloro cioè che svolgevano due diversi tipi di attività e che erano “coperti” dal punto di vista previdenziale, solo per una delle due, facendo quindi in modo che a ciascuna corrispondesse una forma di assicurazione;
la caratteristica della norma, che si evince dal testo, è l’aver assoggettato ad assicurazione non più determinate categorie di lavoratori ma due tipi di reddito da lavoro autonomo: quelli di cui all’art. 49, comma 1 TUIR che derivano dall’esercizio, abituale ancorchè non esclusivo, di arti e professioni e quelli di cui al secondo comma dello stesso articolo, derivanti dagli uffici di amministratore e sindaco di società e da altri rapporti di collaborazione coordinata e continuativa;
– diversamente, nel citato art. 2, comma 26, il riferimento è invece eteronomo e supportato esclusivamente dalla norma fiscale (i citati articoli TUIR), per cui, nella Gestione separata, l’obbligazione contributiva è basata sostanzialmente sulla mera percezione di un reddito: più che un contributo destinato ad integrare un settore previdenzialmente scoperto, i conferimenti alla gestione separata hanno piuttosto il sapore di una tassa aggiuntiva su determinati tipi di reddito, con il duplice scopo di “fare cassa” e di costituire un deterrente economico all’abuso di tali forme di lavoro”;
la nuova tutela previdenziale può, quindi, essere “unica”, in quanto corrispondente all’unica attività svolta, oppure “complementare” a quella apprestata dalla gestione a cui il soggetto è iscritto in relazione all’altra attività lavorativa espletata;
– la compatibilità, per i percettori dei redditi di cui all’art. 46 TUIR, della doppia iscrizione è testualmente prevista dalla L. 27 dicembre 1997, n. 449, art. 59, comma 16, laddove, all’interno della Gestione separata, è prevista una differente aliquota per coloro i quali sono iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria e quanti non lo sono; le peculiarità indicate comportano differenze fondamentali fra la gestione separata e tutte le altre sopra indicate e cioè: a) contribuzione basata sul criterio di cassa e non di competenza; b) mancanza di un minimale contributivo, esistente invece, oltre che per l’AGO, anche per l’assicurazione commercianti (per cui, quale che sia il reddito ricavato, la contribuzione non può scendere al di sotto di una certa soglia, cfr. L. 31 dicembre 1991, n. 415, art. 6, comma 7); c); la negazione del principio dell’attività prevalente; nella gestione separata la contribuzione si commisura esclusivamente ai compensi percepiti ed i decreti ministeriali a cui fa rimando la L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 30, ossia il D.M. 24 novembre 1995 ed il successivo D.M. 2 maggio 1996, n. 281, dettano i criteri per il versamento della contribuzione, distinguendo tra i redditi di cui art. 49, comma 1 TUIR, che sono quelli da lavoro autonomo derivanti dall’esercizio di arti o professioni, per i quali il soggetto onerato del versamento della contribuzione è lo stesso soggetto percettore (come previsto per gli altri lavoratori autonomi iscritti nelle gestioni Inps artigiani, commercianti e coltivatori diretti), e i redditi di cui al medesimo art. 49, comma 2 che derivano dagli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società e dagli altri rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, per i quali il soggetto obbligato al versamento della contribuzione è invece il soggetto erogatore dei compensi (come prescritto per la gestione AGO dei lavoratori dipendenti) attraverso un meccanismo analogo a quello previsto per il sostituto di imposta (il D.P.R. n. 917 del 1986 è stato modificato dal D.Lgs. 12 dicembre 2003, n. 344, con effetti dal primo gennaio 2004, ma l’impianto fondamentale, per quanto interessa, è rimasto lo stesso);
la regola generale è quindi che all’espletamento di duplice attività lavorativa, quando per entrambe si prevede la tutela assicurativa, deve corrispondere la duplicità di iscrizione e non si ha, peraltro, duplicazione di contribuzione, perchè a ciascuna fa capo una attività diversa. Inoltre ciascuna delle obbligazioni contributive viene parametrata sulla base dei compensi rispettivamente percepiti, che non si cumulano, ma restano distinti e sottoposti alla rispettiva aliquota di prelievo.
9. Si è giunti, dunque, all’estensione dell’obbligo assicurativo a quasi tutti i lavoratori autonomi, ricomprendendovi non solo i lavoratori definiti parasubordinati (lavoratori coordinati e continuativi secondo il D.Lgs. n. 81 del 2015), ma anche, con interventi normativi mirati, varie altre categorie, quali: addetti a servizi turistici, addetti ad attività di intermediazione, incaricati di vendite a domicilio, beneficiari di borse di studio per la frequenza ai corsi di dottorato di ricerca (L. n. 315 del 1998, art. 1), associati in partecipazione (D.L. n. 269 del 2003, art. 43 conv. in L. n. 326 del 2003 ed L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 157); (del D.L. n. 269 del 2003, art. 44, comma 2) lavoratori autonomi occasionali al di sopra di una certa soglia di reddito (Euro 5.000); spedizionieri doganali non dipendenti (L. n. 230 del 1997); assegnisti di ricerca; amministratori locali; beneficiari di borse di studio a sostegno della mobilità internazionale degli studenti (solo da maggio a dicembre 2003) e degli assegni per attività di tutorato, didattico – integrative, propedeutiche e di recupero, i medici con contratto di formazione specialistica, i Volontari del Servizio Civile Nazionale (avviati dal 2006 al 2008).
11. Tale complessivo ed articolato quadro normativo, che si è correttamente ricondotto ad una consapevole scelta legislativa di estensione della copertura assicurativa anche attraverso il piano oggettivo, perchè ancorata direttamente alla produzione di redditi qualificati secondo la disciplina tributaria, induce a ritenere che la copertura previdenziale realizzata attraverso la istituzione della Gestione separata non è limitata alla protezione nominativa di singole figure di lavoratori autonomi rimaste prive di tutela assicurativa ed emergenti via via a seconda delle evoluzioni del sistema economico e produttivo, ma ha assunto una funzione di chiusura del sistema che si rivolge alle aree soggettive ed oggettive non coperte da altre forme di assicurazione obbligatoria e che risponde all’obbligo dello Stato di dare concretezza al principio della universalità delle tutele assicurative obbligatorie relative a tutti i lavoratori (art. 35 Cost.), rispetto agli eventi indicati nell’art. 38 Cost., comma 2, nei modi indicati dallo stesso art. 38 Cost., comma 4.
17. Va, infatti, rimarcato che il principio di autonomia riconosciuto alle Casse professionali dal D.Lgs. 50 del 1994 realizza, nel rispetto della natura pluralista dell’intero sistema previdenziale, il diverso scopo di rispettare le istanze del gruppo professionale nella gestione dell’assicurazione obbligatoria, all’interno dello spazio assegnato loro dalla legge (L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 12), senza il concorso finanziario da parte dello Stato.
21. La giurisprudenza costituzionale conforta tale assunto, essendo stato rilevato che la trasformazione in soggetti privati ha lasciato immutato il carattere pubblicistico dell’attività istituzionale di previdenza ed assistenza svolta dagli enti, articolandosi invece sul diverso piano di una modifica degli strumenti di gestione e della differente qualificazione giuridica dei soggetti stessi: l’obbligo contributivo costituisce un corollario, appunto, della rilevanza pubblicistica dell’inalterato fine previdenziale. L’esclusione di un intervento a carico della solidarietà generale consegue alla stessa scelta di trasformare gli enti, in quanto implicita nella premessa che nega il finanziamento pubblico o altri ausili pubblici di carattere finanziario (Corte Cost. n. 248/1997). La Corte ha pure chiarito, quanto alla natura della “contribuzione obbligatoria” che non si tratta di finanziamento pubblico ma del “corollario della rilevanza pubblicistica del fine previdenziale”. Costituisce lo strumento per abilitare, facilitare promuovere l’auto-organizzazione di una comunità di professionisti in fatto di previdenza e, conseguentemente, l’equilibrio di un sistema previdenziale basato su una “solidarietà endo-categoriale” o “comunanza d’interessi”; l’appartenenza obbligatoria all’ente privatizzato non lede la libertà negativa di associazione, riconosciuta dall’art. 18 Cost., in quanto è funzionale alla ” (…) tutela di altri interessi costituzionalmente garantiti”, “purchè non siano altrimenti offesi libertà, diritti e principi costituzionalmente garantiti (diversi dalla libertà negativa di associarsi)”, e risulti al tempo stesso che tale previsione “assicura lo strumento meglio idoneo all’attuazione di finalità schiettamente pubbliche, trascendenti la sfera nella quale opera il fenomeno associativo costituito per la libera determinazione dei privati” (sentenza n. 40/1982), o di un fine pubblico “che non sia palesemente arbitrario, pretestuoso o artificioso” (sentenza n. 20/1975; e cfr. anche le sentenze n. 120/1973 e n. 69/1962).
25. Sulle premesse sin qui esposte va esaminato il disposto del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, art. 18, comma 12, convertito dalla L. 15 luglio del 2011, n. 111 che, esplicitando l’intento di voler chiarire quali liberi professionisti siano tenuti alla iscrizione alla gestione separata, dispone che la L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26 va inteso nel senso che “i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorchè non esclusiva, attività di lavoro autonomo tenuti all’iscrizione presso l’apposita gestione separata INPS sono esclusivamente i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato alla iscrizione ad appositi albi professionali ovvero attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11 in base ai rispettivi ordinamenti, con esclusione dei soggetti di cui al comma 11”.
28. La soluzione di queste ulteriori questioni derivate dalla legge interpretativa, come già sottolineato dai precedenti specifici di questa Corte, va individuata, necessariamente, alla luce della ricostruzione sistematica sopra rappresentata perchè una interpretazione meramente letterale non potrebbe mai giungere a soluzioni certe, essendo il termine versamento contributivo, senza ulteriore specificazione, del tutto ambiguo così come la valenza della congiunzione ovvero. Per tale ragione va certamente condivisa l’impostazione dei precedenti specifici di questa Corte ricordati al punto 1) che hanno correttamente rimarcato che la legge interpretativa non può essere letta senza considerare la norma che si intende interpretare e sul cui contenuto di centrale rilievo sistematico si è sin qui detto.
30. Pertanto, l’unica forma di contribuzione obbligatoriamente versata che può inibire la forza espansiva della norma di chiusura contenuta nella L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26come chiarita dal D.L. n. 98 del 2011, art. 18, comma 12, non può che essere quella correlata ad un obbligo di iscrizione ad una gestione di categoria, in applicazione del divieto di duplicazione delle coperture assicurative incidenti sulla medesima attività professionale.
32. La conclusione qui esposta non è contraddetta, infine, neanche dalle considerazioni, evocate soprattutto in sede di discussione, circa la eventuale non utilità della contribuzione versata dal professionista presso la Gestione separata a seguito della sua iscrizione d’ufficio, posto che questa Corte di cassazione ha avuto modo da tempo (Cass. n.10396 del 2009) di ribadire che dall’obbligo introdotto dalla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26 e dal successivo comma 32, che regola l’emanazione di norme regolamentari, si trae la deduzione che la nuova Gestione separata è chiamata fondamentalmente a rappresentare un’ulteriore gestione della assicurazione generale obbligatoria, che si aggiunge a quelle preesistenti per i lavoratori dipendenti e i lavoratori autonomi dell’agricoltura, commercio e artigianato. Peraltro, anche gli sviluppi recenti della legislazione (vd. L. n. 228 del 2012 e L. n. 232 del 2016) si sono mossi nel senso di ampliare la sfera della cumulabilità della diversa contribuzione, non coincidente, maturata da ciascun lavoratore secondo le proprie valutazioni di convenienza.
33. Si tratta certamente di una estensione della copertura assicurativa e non può certo confondersi la funzione dell’imposizione dell’obbligo dell’iscrizione alla Gestione separata con la concreta valorizzazione della contribuzione maturata da ciascun iscritto, come tale legata alle peculiarità della vita lavorativa di ciascuno, in assenza di un rapporto di indefettibile corrispondenza tra le pensioni e le retribuzioni e tra le pensioni e l’ammontare della contribuzione versata, ed in presenza di (…) una tendenziale correlazione, che salvaguardi l’idoneità del trattamento previdenziale a soddisfare le esigenze di vita (Corte Cost. n. 259 del 2017).
36. In definitiva, accolto il primo motivo di ricorso e dichiarato inammissibile il secondo, la sentenza impugnata va cassata e, poichè non è necessario effettuare alcun accertamento ulteriore, la causa può essere decisa nel merito con il rigetto dell’opposizione all’iscrizione d’ufficio presso la Gestione separata per l’anno 2006 ed alla intimazione di pagamento proposte da S.P..
la Corte accoglie il primo motivo del ricorso, dichiara inammissibile il secondo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, rigetta l’opposizione proposta da S.P.; dichiara compensate le spese dell’intero processo.