Source: http://www.professionisti.it/frontend/articolo_news/29307/assegni-familiari-estesi-anche-agli-extraue
Timestamp: 2018-03-23 04:58:04+00:00
Document Index: 70771405

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 13', 'art. 65', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 114']

Assegni familiari estesi anche agli extraUe
Più ampia la platea dei beneficiari degli assegni familiari concessi dai comuni (famiglie con almeno tre figli minori). Oltre ai cittadini italiani e comunitari, infatti, il diritto è esteso ai cittadini extraUe soggiornanti di lungo periodo. Lo stabilisce l'art. 13 della comunitaria 2013 (legge n. 97/2013 in vigore dal 4 settembre) al fine di sanare la procedura di infrazione 2013/4009 con l'Ue.
Assegni dai comuni. L'art. 13 della comunitaria 2013 modifica la prestazione operativa dal 1999 concessa dai comuni ma erogata dall'Inps. Consiste di un assegno mensile erogato per 13 mensilità, cui hanno titolo i nuclei familiari con almeno tre figli minori in possesso di risorse reddituali e patrimoniali, calcolate in base all'indicatore della situazione economica (Ise), non superiori ai predeterminati valori. Per il 2012 (con riferimento agli assegni erogati nel 2013) l'Ise che dà diritto alla prestazione è pari a 24.377,39 euro con riferimento al nucleo familiare di cinque componenti (genitori più i tre figli minori); se il nucleo è più numeroso il dato va riparametrato. L'assegno è pari a 135,43 euro che su base annua (13 mesi) dà 1.758,77 euro. La legge n. 97/2013 estende il diritto all'assegno ai cittadini di paesi extraUe mediante una modifica all'art. 65, comma 1, della legge n. 448/1998. In particolare, il diritto è esteso ai cittadini di paesi terzi soggiornanti di lungo periodo e ai loro familiari, nonché ai familiari extracomunitari di cittadini comunitari titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente.
Contratti a termine. La novità sul calcolo della forza lavoro arriva dalla modifica all'art. 8 del dlgs n. 368/2001 (recante la disciplina sul lavoro a termine). Secondo la Commissione Ue le norme italiane in vigore violano le disposizioni comunitarie (direttiva 1999/1970) sul computo dei contratti a termine ai fini della rappresentanza sindacale tanto che, nel mese di gennaio, Bruxelles ha inviato «un avviso motivato» concedendo due mesi all'Italia per comunicare le misure adottate per l'integrale trasposizione della citata direttiva, pena il deferimento alla Corte di giustizia europea. Per l'Ue, in particolare, l'Italia non rispetta le norme sulla rappresentanza sindacale dei lavoratori a termine perché, mentre la direttiva Ue stabilisce che anche tali lavoratori vanno considerati nel calcolo dei rappresentanti sindacali, le norme italiane prevedono invece che si tenga conto solo dei lavoratori con contratti di durata oltre i nove mesi. È così infatti che stabilisce il vigente art. 8 del dlgs n. 368/2001; ma con le modifiche dalla legge n. 97/2013 (dal 4 settembre) prevede che «i limiti prescritti dal primo e dal secondo comma dell'art. 35 della legge 20 maggio 1970, n. 300, per il computo dei dipendenti si basano sul numero medio mensile di lavoratori a tempo determinato impiegati negli ultimi due anni, sulla base dell'effettiva durata dei loro rapporti di lavoro». Il primo e secondo comma dell'art. 35 stabiliscono che le norme sull'attività sindacale (titolo III dello Statuto dei lavoratori) si applicano nelle aziende con più di 15 dipendenti ovvero più di cinque se agricole.
Gente di mare. Due le novità, entrambe con modifiche al dlgs n. 271/1999. La prima specifica che per lavoratore marittimo si intende qualsiasi persona facente parte dell'equipaggio che svolga, a qualsiasi titolo, servizio o attività lavorativa a bordo di una nave o unità mercantile o di una nave da pesca e appartenente alla categoria della gente di mare di cui agli art. 114, lett. a), e 115 del codice della navigazione, con ciò chiarendo che il dlgs n. 271/1999 trova applicazione soltanto nei confronti del personale appartenente alla categoria della gente di mare, e non, per esempio, ai lavoratori portuali o al personale addetto alle operazioni portuali (comma 1, lettera a). La seconda modifica subordina ad autorizzazione ministeriale le deroghe contrattuali in materia di orario di lavoro a bordo delle navi mercantili.