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Timestamp: 2019-04-26 16:22:29+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 56', 'art. 7', 'art. 7', 'in dubio', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 7']

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Federsupporter ci guida alla scoperta della sentenza della Corte di Giustizia Federale sul casoMauri
23/11/2013 - Fonte: tifosobilanciato.it
Riceviamo e pubblichiamo l'ennesimo, interessante, approfondimento di Federsupporter sulla Giustizia Sportiva. L'analisi dell'Avv. Rossetti è incentrata sulla decisione della Corte di Giustizia Federale sul cosiddetto "Caso Mauri", ma è utile per inquadrare in senso più generale gli episodi degli ultimi 2-3 anni.
Con Comunicato Ufficiale n. 093 dell'11 novembre scorso sono state depositate le motivazioni della decisione in oggetto, relativamente alle partite Lazio-Genoa del 14 maggio 2011 e Lecce-Lazio del 22 maggio 2011.Tale decisione, molto corposa e complessa (39 pagine), per circa la metà, contiene una analitica, puntuale e scrupolosa ricostruzione delle vicende esaminate: dal deferimento della Procura federale, al giudizio dinanzi alla Commissione Disciplinare Nazionale (CDN), agli elementi forniti dall?accusa e dalla difesa nel corso dei procedimenti, sia in primo sia in secondo grado.
In questa sede, per ragioni di sintesi, darò conto e mi soffermerò solamente sulle motivazioni addotte dalla Corte di Giustizia Federale (CGF), poste a base della decisione cui la Corte è pervenuta.
In via preliminare, la CGF specifica che:
Negata, ancora una volta, la sussistenza della pregiudiziale influenza del procedimento penale su quello disciplinare sportivo e riaffermata l'applicabilità in questo di regole autonome di formazione e valutazione delle prove secondo le linee direttrici dettate dalla giurisprudenza applicativa del Codice di Giustizia Sportiva (in seguito CGF), non può non osservarsi, prima ancora di passare all'esame delle diverse fattispecie giunte all'esame di questo giudice sportivo di secondo grado (in seguito CGF), che sia le incolpazioni formulate dalla Procura federale e le decisioni assunte dalla Commissione Disciplinare Nazionale (in seguito CDN), sono strettamente correlate ad indagini che risultano tuttora in corso da parte dell'autorità giudiziaria ordinaria, nella specie della Procura della Repubblica di Cremona, i cui primi risultati sono stati acquisiti ed approfonditi sul versante relativo alla commissione di illeciti sportivi, dagli organi inquirenti federali.
Se ne ricava, inevitabilmente, che anche le valutazioni di questa Corte non possono che essere formulate allo stato degli atti e nella consapevolezza che le risultanze attuali potrebbero essere superate da eventuali future acquisizioni, laddove le stesse dovessero trovare ingresso in altro procedimento, in forza di quelli che sono gli strumenti offerti dal CGS e ferma restando - come detto - l'autonoma valutazione, da parte degli organi di giustizia sportiva, degli eventuali nuovi elementi che dovessero, in un senso o nell'altro, emergere secondo i canoni dettati dal predetto Codice.
Dopo queste preliminari considerazioni che, peraltro, appaiono rilevatrici del fatto che la CGF si attende che, da un momento all'altro, possano pervenire dalla Procura della Repubblica di Cremona ulteriori acquisizioni, la stessa CGF delinea l'iter che seguirà ai fini del giudizio.
1. L'illecito sportivo
La CGF ricorda che l'illecito sportivo non richiede che l'alterazione dello svolgimento e/o del risultato delle gare, per compiersi, comporti il conseguimento della combine
Tale illecito, infatti, assume la struttura di reato di attentato o a consumazione anticipata, in relazione al quale si prescinde dal conseguimento di un vantaggio effettivo.
A differenza della disciplina penalistica del tentativo di cui all'art. 56 CP., il CGS non richiede che gli atti diretti ad alterare le gare e/o il loro risultato possiedano il requisito dell'idoneità e della univocità, pur richiedendo la giustizia sportiva, in sede giurisprudenziale, almeno il requisito della idoneità.
2. L'omessa denuncia
L'omessa denuncia consiste in una percezione reale ed effettiva del compimento di atti illeciti, non essendo sufficiente un semplice sospetto o un mero presentimento, essendo, invece, sufficiente il fumus di comportamenti riconducibili all?illecito sportivo, già consumato o in itinere.
3. Difficoltà di demarcazione tra illecito sportivo e omessa denuncia
Tale difficoltà, avverte la CGF, si riscontra soprattutto sul piano probatorio.
Non è facile decifrare in concreto se un soggetto abbia posto o tentato di porre in atto un'alterazione dello svolgimento e/o del risultato di una gara o, semplicemente, ne fosse stato solo a conoscenza e non ne avesse riferito alla Procura federale.
4. Lo standard probatorio applicabile in sede di giustizia sportiva
La CGF richiama la più recente giurisprudenza degli organi di giustizia sportiva, sia endofederali sia esofederali, secondo cui, per ritenere la responsabilità di un soggetto incolpato di una violazione disciplinare sportiva, non è necessaria la certezza assoluta della commissione dell'illecito.
Il grado di prova richiesto deve essere superiore alla semplice valutazione di probabilità, ma inferiore all'esclusione di ogni ragionevole dubbio.
E' sufficiente, insomma, una ragionevole certezza? in ordine alla commissione dell'illecito, sulla base di indizi gravi, precisi e concordanti.
Così delineato l'iter seguito ai fini del giudizio, la CGF passa all?esame delle incolpazioni relative alle gare Lazio - Genoa del 14 maggio 2011 e Lecce ? Lazio del 22 maggio dello stesso anno.
5. Lazio - Genoa
Orbene, a tal riguardo, il Collegio non può, anzitutto, astenersi dall'osservare come appaia difficilmente credibile la ricostruzione fornita da MAURI, ossia che i suoi plurimi contatti con ZAMPERINI sarebbero stati determinati esclusivamente dalla necessità di consegna dei biglietti omaggio per la gara e quelli con l'Aureli con l'esigenza di effettuare scommesse su sport diversi dal calcio.
Sotto tale profilo appare, in teoria, maggiormente plausibile l'interpretazione dei fatti compiuta dalla reclamante Procura, secondo cui la chiave di lettura della condotta tenuta da MAURI è costituita dalla sua adesione sia alla proposta inerente alla gara Lazio - Genoa che a quella concernente la successiva Lecce - Lazio, convergendo l'insieme dei frammenti probatori acquisiti al giudizio verso l'assunto della partecipazione di MAURI ad entrambi gli illeciti. Specie in mancanza di una diversa verosimile versione dei fatti fornita dall'interessato.
Tuttavia, il Collegio ritiene che manchi quel tassello probatorio decisivo che possa serenamente condurre all'affermazione della responsabilità del MAURI per violazione dell'art. 7, comma 1, CGS, seppur appare non revocabile in dubbio che per l'andamento dei fatti ed i contatti intervenuti vi fosse almeno la consapevolezza dell'ordito dell'illecito. Pertanto, alla luce degli elementi a disposizione, nel loro insieme considerati, il Collegio ritiene sia da confermare la decisione di prime cure nella parte in cui è stata ritenuta non sufficientemente provata la responsabilità di MAURI in ordine all'adesione e alla partecipazione attiva all'illecito contestato (con particolare riguardo alla gara Lazio-Genoa). In tale ottica, peraltro, correttamente afferma la CDN come non siano stati in alcun modo individuati, neppure in via indiziaria, gli atti (rientranti nella previsione dell'art. 7, comma 1, CGS) che sarebbero stati compiuti dal MAURI, al fine di alterare lo svolgimento o il risultato delle gare Lazio - Genoa del 14.5.2011 e Lecce - Lazio del 22 maggio 2011, e questo con riguardo anche al comportamento assunto nei confronti dei compagni di squadra, e da questi ultimi eventualmente recepito, anch?essi neppure individuati e che invero si è ritenuto di non interpellare nell'attività di indagine.
Occorre, per completezza espositiva, osservare come la ricostruzione operata da GERVASONI in ordine alla ?combine? delle gare di cui trattasi appare estremamente circostanziata e nessun limite incontra negli assunti difensivi propalati dall'incolpato MAURI, e nelle sue progressive precisazioni rese nel corso dei successivi interrogatori della Procura della Repubblica e delle diverse audizioni operate in sede federale.
E' noto che, in base ai principi generali, la chiamata in correità non assume una valenza dimostrativa autosufficiente, equiparabile a quella di altre prove dichiarative (testimonianza), a causa di evidenti cointeressenze che potrebbero minare, in radice, la genuinità della collaborazione.
Da qui ha luogo l'elaborazione giurisprudenziale di criteri di giudizio e di rigorosi protocolli metodologici, cui subordinare, nelle singole fattispecie, il riconoscimento della portata dimostrativa dei vari contributi di volta in volta a disposizione.
In particolare, i più recenti arresti giurisprudenziali tracciano chiaramente quelli che sono gli snodi valutativi che, all'interno di una rigida scansione logico-temporale, il giudice è chiamato ad effettuare ai fini in parola. In primo luogo, la credibilità del dichiarante. Dopo questo primo passaggio valutativo, occorre testare l'intrinseca consistenza delle dichiarazioni del chiamante in correità, alla luce di quelli che sono i tradizionali canoni interpretativi, tra cui quelli della spontaneità, coerenza e precisione. Da ultimo, occorre verificare l'affidabilità della narrazione alla luce di riscontri esterni idonei a confermarne l'attendibilità.
Orbene, procedendo in coerenza con il descritto metodo logico, sicuramente trasferibile anchenell'ordinamento federale, siccome applicazione di generali e condivisibili principi di metodica giuridica, preme rilevare che, nell'impianto accusatorio, dettagliatamente e puntualmente descritto nel deferimento del Procuratore Federale e, successivamente, precisato in sede di reclamo, risulta ampiamente rimarcata l'attendibilità intrinseca di GERVASONI, le cui dichiarazioni non risultano ispirate da interessi premiali, appaiono genuine e sufficientemente circostanziate. In tal senso, evidenzia, ancora, correttamente la Procura federale, quanto riferito dal GERVASONI nei primi due interrogatori resi innanzi alla A.G. di Cremona, nell'immediatezza del suo arresto, è dotato di indubbia spontaneità e genuinità in considerazione del fatto che lo stesso non poteva in alcun modo conoscere, in quanto sottoposto a misura custodiale in carcere, le risultanze investigative, i contatti telefonici tra i soggetti coinvolti e le localizzazioni delle utenze in uso a questi ultimi.
Peraltro, la Procura federale ha evidenziato che il giudizio di attendibilità delle dichiarazioni eteroaccusatorie di GERVASONI, oltre ad essere supportato dal contenuto anche autoaccusatorio, è conforme a quanto riscontrato fotograficamente dagli accertamenti effettuati dalla A.G. di Cremona anche attraverso l'esame dei tabulati telefonici che scandiscono le diverse fasi degli accordi illeciti.
Ebbene, alla luce dei canoni ermeneutici indicati in qualche modo dalla giurisprudenza penale (v. anche Cassazione, 24 settembre 2010, n. 41352, e 12 ottobre 2010, n. 42705), ritiene questa Corte che gli elementi acquisiti al giudizio possano considerarsi quali riscontri esterni alle dichiarazioni di GERVASONI, per ciò che concerne la effettiva realizzazione degli illeciti di cui trattasi per le gare Lazio - Genoa e Lecce - Lazio, ma non altrettanto può affermarsi, quantomeno con sufficiente grado di certezza, per ciò che concerne il personale e diretto coinvolgimento di MAURI nella stessa combine delle due gare.
Del resto è doveroso osservare come il fenomeno degli illeciti sportivi fin qui scrutinato, lungi dal poter essere ricondotto a protocolli rigidi e a schemi contraddistinti da predefinite metodologie,
abbia evidenziato una preoccupante pervasività, anche in ragione delle sue mutevoli modalità diattuazione e di sviluppo, capaci di coniugare interessi pur eterogenei. In tale prospettiva, l'alterazione dei risultati delle gare è stata spesso il frutto di intese condotte tra soggetti, tesserati e non, che agivano per motivazioni tra loro anche profondamente diverse: chi persegue un interesse prettamente economico, chi agisce al fine di indirizzare le puntate delle scommesse, chi per ragioni di classifica, all'insaputa della propria società di appartenenza.
D'altro canto, è stato autorevolmente affermato in giurisprudenza che il solo movente, per il carattere di ambiguità che è ad esso intrinseco, non è comunque mai di per sé assimilabile ad un grave elemento indiziario, e in tanto può fungere da aspetto rafforzativo del quadro probatorio in quanto gli altri elementi siano precisi e convergano a un univoco significato (cfr. Cassazione, Ss.Uu., 30/10/2003, n. 45276).
Orbene, il contenuto delle accuse rivolte da GERVASONI a MAURI lascia dubbi allo stato non superabili, non solo perché i diretti interessati smentiscono il collega, poiché in questo caso, in presenza di un riscontro esterno, si potrebbe sostenere, secondo quanto in precedenza chiarito, la sufficienza degli elementi a carico, ma perché sono in realtà privi di un sicuro riscontro esterno, finendo ogni elemento d?accusa nei confronti di MAURI per far capo sempre e solo a quanto dichiarato dallo stesso chiamante (cfr., per un caso analogo, CGF, 21 agosto 2012, C.U. 037/CGF del 30 agosto 2012).
In definitiva, la cornice probatoria che, in riferimento agli specifici fatti contestati a MAURI, è risultata nella disponibilità di questa Corte, non conduce univocamente all'affermazione di responsabilità dello stesso per la fattispecie illecito. Alla rilevata insufficienza del materiale probatorio complessivamente raccolto corrisponde, pertanto, in ossequio al principio in dubio pro reo, l'impossibilità di convalidare, come ipotesi di sicuro affidamento, la ricostruzione prospettata dalla Procura (cfr. CGF, 20 agosto 2012, C.U. n. 034/CGF del 29 agosto 2012).
Gli elementi ad oggi a disposizione di questo Collegio, in altri termini, conducono ad un complessivo risultato probatorio che, in ordine all'affermazione di responsabilità di MAURI per l'incolpazione di illecito, non può dirsi contrassegnato dagli indefettibili predicati della ragionevole prova. Infatti, i frammenti probatori e indiziari acquisiti nel corso del procedimento, anche in seguito al supplemento di specifica istruttoria, oggetto di attenta rivalutazione da parte di questa Corte, non appaiono univoci ed assistiti da una pregnante valenza dimostrativa sì da poter escludere, sul piano della plausibilità giuridica e logica, una ricostruzione dei fatti alternativa a quella prospettata dall'accusa.
Come già evidenziato, la chiamata in correità, perché possa assurgere al rango di prova necessita anche di riscontri estrinseci, e cioè di ulteriori elementi o dati probatori, non predeterminati nella specie e qualità, e quindi aventi qualsiasi natura, sia rappresentativa che logica, che confermino l'attendibilità del racconto (cfr. CGF, S.U., 20.08.2013, in C.U. n.029/CGF).
Ed, invero, non può non rilevarsi come difetti, per questa parte, nel racconto di GERVASONI qualsivoglia elemento descrittivo che consenta, anche in via indiretta, di ricostruire in maniera sufficientemente chiara le concrete modalità dell'asserito coinvolgimento di MAURI: non sono indicati gli atti che lo stesso avrebbe posto in essere per alterare le modalità e/o il risultato delle due gare, non è dato tuttora sapere se i presunti illeciti contatti siano avvenuti di persona ovvero a distanza, e, soprattutto, nei confronti di chi siano stati posti in essere. Tutto ciò in palese distonia dei richiamati postulati giuridici che, in ossequio ad una granitica giurisprudenza, indicano come requisiti indefettibili di una affidabile chiamata in correità i predicati della precisazione, della coerenza e del racconto circostanziato, pienamente sussistenti, nel caso di specie, come detto, secondo il Collegio, in ordine alla realizzazione degli illeciti, ma non anche in riferimento alla specifica partecipazione di MAURI agli stessi.
In definitiva, se è vero, come giustamente osservato dal Procuratore Federale, che non si può pretendere che il riscontro rivesta il valore di prova autonoma e autosufficiente, dovendo, invece, lo stesso solo corroborare le affermazioni del dichiarante, è altrettanto vero che, nel caso di specie, difettano elementi che, con specifico riferimento alla posizione del calciatore MAURI ed al ruolo dallo stesso rivestito, possano essere considerati riscontri in senso proprio e oggettivo, di sicura valenza dimostrativa. E', infatti, noto che la valutazione della chiamata in correità che contenga accuse nei confronti di più persone deve avvenire in modo frazionato per verificare l'esistenza dei riscontri individualizzanti a carico di ciascun accusato, non potendo estendersi l'affidabilità delle dichiarazioni del chiamante, che pure trovino conferme oggettive negli accertati elementi del fatto criminoso e soggettive nei confronti di uno dei chiamati, a un altro chiamato sulla base di reciproche inferenze totalizzanti (cfr. Cassazione penale sez. I, 10 dicembre 2010 n. 16674).
In ragione di quanto detto e sulla scorta del materiale probatorio sottoposto alla valutazione del Collegio, l'ipotesi accusatoria in ordine alla riferibilità a MAURI dell'illecito di cui trattasi, non può dirsi, dunque, sufficientemente provata ed è di tutta evidenza che il dubbio ragionevole, che appare, allo stato, difficilmente smentibile, non può che risolversi con il proscioglimento, per tale incolpazione, del predetto calciatore.
Risulta sufficientemente dimostrata, invece, la conoscenza da parte di MAURI dei fatti illeciti programmati dagli altri soggetti coinvolti, ragione come sottolineato dell'incontro avvenuto a Formello e pacificamente provato, come già sopra illustrato. La relativa condotta, dunque, va confermata come derubricata nella meno grave ipotesi di cui all'art. 7, comma 7, CGS e per tale titolo va affermata la responsabilità del predetto calciatore, cui consegue quella della Lazio, società di appartenenza, ai sensi dell'art. 4, comma 2, CGS.
I molteplici elementi probatori scrutinati, già sopra ricordati, che conducono alla decisione di assoluzione di MAURI per la violazione prevista e punita dall'art. 7, comma 1, CGS, non lasciano, invece, appunto, dubbi sul fatto che MAURI sia stato a conoscenza degli illeciti. Né, comunque, dubbio alcuno può sussistere sulla conoscenza da parte di MAURI dell'azione di persone, in primo luogo ZAMPERINI, nel mentre stavano per porre in essere o avevano già posto in essere taluno degli atti indicati dalla predetta disposizione e che lo stesso sia venuto a conoscenza «in qualunque modo» che altri abbiano posto in essere taluno di detti atti. Da qui, l'obbligo, rimasto inadempiuto, di informarne, senza indugio, la Procura federale della FIGC e la conseguente affermazione di responsabilità.
Peraltro, questo Collegio ritiene che le pur abili e brillanti argomentazioni svolte dalla difesa di MAURI non siano condivisibili: le dichiarazioni rese da GERVASONI ed i relativi elementi di riscontro esterno, sul punto ritenuti sussistenti, appaiono, infatti, idonee a fondare una ragionevole certezza circa la consapevolezza di MAURI che un illecito si fosse realizzato in relazione alla partita Lazio - Genoa, non essendo, peraltro, come detto, necessario raggiungere la certezza al di là di ogni ragionevole dubbio.
La prospettazione difensiva secondo cui ZAMPERINI non avanzò alcuna proposta a MAURI rimane smentita dai medesimi fatti che connotano la vicenda: se così fosse, non si spiegherebbe perché ZAMPERINI vada all'incontro di Formello con MAURI in compagnia di un esponente degli zingari, se l?incontro medesimo aveva ad oggetto soltanto la mera consegna dei biglietti per la partita del pomeriggio; né perché entrambi si rechino poi presso il ritiro del Genoa. Fatti oggettivi, questi, che, al contrario, corroborano quanto affermato da GERVASONI. Considerazioni analoghe valgono, invero, anche per la successiva gara.
L'aggregazione di ciascuno degli elementi probatori già sopra passati in rassegna, unitamente alle modalità medesime dell'incontro, come riferite da GERVASONI e come documentate dai tabulati telefonici, inducono la Corte a ritenere dimostrata la robustezza, sul punto, del fondamento dell'accusa.
Del resto, a prescindere dal contesto probatorio di cui si è detto, non appare in alcun modo suscettibile di accoglimento la diversa versione nella quale, con vari e suggestivi argomenti finalizzati ad evidenziare incongruenze e contraddizioni della ricostruzione accusatoria, si è impegnata la difesa, nella prospettiva di mettere in discussione la verosimiglianza della dinamica e delle ragioni degli incontri di cui trattasi.
Non si spiega altrimenti, sotto questo profilo, l'incontro di Formello, sul quale ci si è già ampiamente soffermati, anche alla luce dei ripetuti e numerosissimi contatti telefonici con ZAMPERINI nei giorni immediatamente precedenti la gara e nel giorno della stessa. Contatti, peraltro, registrati anche ad ore alquanto inconsuete, se riferite solo alle spiegazioni fornite dall?interessato, e che si collocano nell?ambito di un fitto e costante intreccio telefonico, in particolare, tra ZAMPERINI e il gruppo degli zingari, inequivocabilmente rivolto, come detto, all?alterazione delle due indicate gare. In tale ottica, i «dati emergenti dai tabulati telefonici relativi a conversazioni intercorse tra apparecchi di telefonia mobile in uso a soggetti chiamati in correità ben possono costituire elemento di riscontro esterno individualizzante alle dichiarazioni accusatorie del chiamante, in assenza di plausibili spiegazioni alternative dei contatti avuti tra essi in luoghi e momenti significativi ai fini dell'accertamento del reato» (Cassazione, 24 giugno 2009,n. 29383). Del resto, in tema di valutazione della prova, il ricorso al criterio di verosimiglianza ed alle massime d'esperienza conferisce al dato preso in esame valore di prova se può escludersi plausibilmente ogni spiegazione alternativa che invalidi l'ipotesi all'apparenza più verosimile, ponendosi, in caso contrario, tale dato come mero indizio da valutare insieme con gli altri elementi risultanti dagli atti.
6. Lecce - Lazio
Lo stesso dicasi, come accennato, con riferimento alla gara Lecce-Lazio, in ordine alla quale, dunque, è errata, in parte qua, la qui impugnata decisione di assoluzione rispetto anche alla violazione dell'obbligo di denuncia previsto e disciplinato dal CGS. Ritiene questa Corte che la decisione di prime cure non rifletta, sotto siffatto profilo, un corretto vaglio critico del compendio probatorio in cui impinge la tesi accusatoria e che delinea quanto meno un continuum di consapevolezza in capo al calciatore incolpato rispetto al ripetersi, la partita successiva, dell'impalcato illecito. Al contrario, infatti, ad un sereno esame, condotto recuperando una necessaria valutazione di insieme dei fatti di causa e degli elementi a disposizione, risulta dimostrata la violazione, da parte di MAURI, dell?obbligo di denuncia anche con riferimento alla gara Lecce-Lazio.
A tal proposito, nell'affermazione di difetto di responsabilità, sul punto, contenuta nella decisione oggetto di gravame risultano obliterati vuoti probatori su circostanze di fatto significative, siccome direttamente afferenti al thema decidendum, ovvero insanabili contraddizioni negli stessi elementi probatori posti a fondamento della condanna pronunciata con riferimento alla prima delle due partite qui considerate.
Secondo la CDN mancano i necessari riscontri. I rapporti tra MAURI e ZAMPERINI sono risalenti nel tempo e anche in occasione di tale gara è plausibile che ZAMPERINI si sia rivolto a MAURI solo per ottenere i biglietti d''ingresso allo stadio. I due si sono poi incontrati nella hall dell'albergo presso cui la Lazio era in ritiro la domenica pomeriggio prima della gara. La circostanza non consente di ritenere, afferma la CDN, che, dopo la consegna dei biglietti a ZAMPERINI, MAURI si sia poi attivato presso i propri compagni ai fini dell'alterazione della gara.
Del pari, non vi sarebbero riscontri positivi neppure in ordine alla presunta violazione dell'obbligo di denuncia e, di conseguenza, delle «presunte violazioni contestate a MAURI con riferimento alla gara in epigrafe, deve dichiararsene il proscioglimento».
La predetta decisione viene, a ragione, contestata dalla Procura che, peraltro, lamenta come la CDN sia qui pervenuta al proscioglimento di MAURI «senza peraltro spendere una benché minima parola sugli elementi che hanno determinato il suo differente convincimento che, in relazione alla suindicata gara, l'avevano condotto a ritenere inverosimile la ricostruzione difensiva secondo cui l'incontro di Formello aveva come unica ragione la consegna dei biglietti, mentre, invece con riferimento alla gara in esame, è apparsa al Giudicante, a questo punto, inspiegabilmente, credibile». A tal proposito, peraltro, la spiegazione fornita da MAURI secondo cui l'incontro a Lecce con ZAMPERINI era unicamente finalizzato alla consegna dei biglietti è smentita dallo stesso che, come già ricordato, ha affermato che non era a conoscenza di chi fosse l'accompagnatore di ZAMPERINI che, peraltro, era solito chiedere due o anche tre biglietti per le partite, «ma normalmente non dava indicazioni su chi fossero i suoi accompagnatori». Ma allora viene da chiedersi a chi era intestato l'altro biglietto che MAURI ha asseritamente consegnatonell'occasione a ZAMPERINI, dovendosi ritenere impossibile l?ingresso allo stadio ad un soggetto munito di tagliando privo della necessaria intestazione nominativa.
Verosimilmente, invece, anche l'incontro di Lecce era giustificato dalla proposta di illecito sportivo avanzata o reiterata da ZAMPERINI a MAURI e/o dall?esigenza di acquisire (ulteriori) informazioni o aggiornamenti sull'evoluzione del tentativo di combine. In entrambi i casi, pacifica la conoscenza dell'illecito da parte di MAURI e, dunque, il venire ad esistenza del relativo obbligo di denuncia.
Del resto, una volta riconosciuta la sussistenza della violazione dell'obbligo di denuncia per la prima gara, gli stessi elementi, pure in forza di un naturale effetto trascinamento e di continuità, conducono a ritenere dimostrata la medesima violazione anche per gara successiva.
Il quadro probatorio sopra sinteticamente riferito, che milita di certo per l'affermazione di responsabilità di MAURI, non è in alcun modo scalfito dalle dichiarazioni, di opposto tenore, rese dagli altri soggetti coinvolti e, in particolare, dagli zingari, da ZAMPERINI e dallo stesso MAURI, tese a negare qualsivoglia conoscenza, da parte di quest'ultimo, dei comportamenti volti alla manipolazione dei risultati delle gare in esame. Sotto tale profilo, coglie ancora una volta nel segno la Procura federale allorché evidenzia la loro assoluta inverosimiglianza ed inattendibilità, laddove lette alla luce del complessivo quadro probatorio. Del resto, sul punto, la CDN sembra optare per una valutazione atomistica delle varie circostanze che connotano il quadro probatorio, laddove, come correttamente reclamato dalla Procura, si rende necessaria, specie nella prospettiva della ricerca dei riscontri esterni alle dichiarazioni di GERVASONI, un loro esame d'insieme, condotto in modo organico e sistematico.
In definitiva, dal coacervo degli elementi suscettibili di valutazione da parte di questa CGF emerge, in una sintesi complessiva, l'esistenza di convergenti e sufficienti elementi probatori per ritenere fondata l?affermazione di responsabilità di Stefano MAURI in ordine alla incolpazione di cui all'art. 7, comma 7, CGS, per aver omesso di denunciare agli organi federali la conoscenza dell?illecito relativo ad entrambe le gare di che trattasi.
7. Scommesse su gare di calcio
Rileva la Procura come MAURI fosse in possesso di una scheda mascherata fornitagli proprio dall'Aureli con la quale effettuava le comunicazioni con il medesimo Aureli e con ZAMPERINI. MAURI in un primo momento nega sia il possesso della scheda, sia l'amicizia con Aureli. La notte prima della gara del 14 maggio MAURI e ZAMPERINI contattano Aureli: in particolare, si evidenzia che tra MAURI e Aureli vi sono contatti alle 22.51, alle 22.54, alle 22.55, alle 23.01, alle 23.14, alle 23.27, alle 23.28, alle 23.37, alle 23.40, alle 23.58, alle 00,01, alle 01.08, alle 01.40, alle 01.41; tra ZAMPERINI e Aureli, alle 23.42 e alle 02.30. Anche il giorno della gara Lecce-Lazio MAURI invia un sms a ZAMPERINI e tra le 10.35 e le 11.35 scambia tre sms con il titolare dell?agenzia di scommesse. Poi MAURI, sempre avvalendosi della medesima utenza ?coperta?, tra le 11.40 e le 11.49 scambia numerosi sms con ZAMPERINI e con lo stesso Aureli.
I contatti tra MAURI e ZAMPERINI, da un lato e MAURI e Aureli, dall'altro, rileva la Procura federale, si pongono in momenti topici della vicenda e non possono avere altro contenuto, quantomeno, che la realizzazione di scommesse correlate all?illecito di cui trattasi.
Ad avviso della Procura federale è, poi, irrilevante il fatto, posto dalla CDN a base della propria decisione sul punto, che non sono state rilevate giocate vincenti nei tabulati dell'agenzia di scommesse dell'Aureli. Infatti, tale circostanza non proverebbe nulla: «chi scommette su una gara il cui risultato è combinato, infatti, certamente non lo fa in maniera tale che le puntate possano essergli addebitate con un rapporto diretto. Certamente le giocate sulla gara sono state effettuate utilizzando o agenzie o piattaforme informatiche diverse che assicurassero l'anonimato, ovvero operando direttamente all'estero sui cosiddetti canali asiatici secondo uno schema già noto nell'ambito dei procedimenti aventi ad oggetto l'effettuazione di scommesse su gare dall'esito combinato».
Così come non convince l'assunto difensivo dell'incolpato con riguardo all?utilizzo della scheda mascherata intestata a Samanta Romano e a lui consegnata dall'Aureli. Innanzi a questa Corte, il 19 settembre 2013, questa la versione dei fatti fornita da MAURI: « Aureli mi consegnò il telefono e io nel pomeriggio di quel giorno tramite lui effettuai delle scommesse soprattutto sul tennis, riguardanti gli internazionali di tennis.
Posso immaginare, ma non ne sono sicuro, che i messaggi che lui mi mandò la sera erano riguardanti l'esito di quelle scommesse o l'esito di eventuali quote sue su scommesse del giorno a seguire, sempre riguardanti il tennis. Ora però su questo non posso essere sicuro, perché ovviamente a distanza di un anno e mezzo per me è impossibile ricordare con esattezza il contenuto di quei messaggi».
Anche laddove fosse vera la circostanza della consegna soltanto il giorno 13 maggio e non già nel mese di aprile, come sostenuto dalla Procura (e come anche, in effetti, sembrerebbero dimostrare le risultanze dei tabulati telefonici), non si comprende, francamente, quale sia la ragione per cui, se è vera la premessa difensiva della pratica delle scommesse solo in ordine a sport diversi dal calcio, MAURI dovesse servirsi di una scheda coperta. In altri termini, se MAURI scommetteva solo su tennis e basket, perché era opportuno, nell?interesse di Aureli, l'utilizzo della predetta scheda non a lui intestata' E soprattutto, perché, se l'utilizzo di detta scheda non serviva per scommettere sul calcio, MAURI riconsegna la stessa al termine del campionato' Circostanza, questa, confermata dall'interessato anche innanzi a questo Collegio. Alla precisa domanda del presidente della Corte, sempre in sede di audizione 19 settembre 2013 («perché poi lei l'ha riconsegnata ed ha smesso di utilizzarla a fine maggio? Qual è stato il significato ?»), MAURI, infatti, risponde: «Perché a fine maggio era finita la stagione e sono andato in vacanza praticamente subito, sono andato a Medjugorje prima e poi a Formentera, quindi era inutile portarla in vacanza».
E ancora deve registrarsi che nonostante tutte le scommesse effettuate, a suo dire, MAURI non abbia alcuna ricevuta, tagliando e, comunque, se come dallo stesso sostenuto «le ricevute vengono stampate dalla macchinetta, poi se ce le ha lui io questo non lo posso sapere», riesce difficile comprendere perché non le abbia richieste ad Aureli per esibirle a sua difesa nel procedimento.
Anche sotto tale profilo, dunque, la dettagliata ricostruzione operata dalla Procura federale sembrerebbe cogliere nel segno. Non si può, in effetti, non considerare che MAURI utilizza quasi esclusivamente la SIM coperta, con l'evidente intento di diversificare lo strumento di effettuazione delle comunicazioni in modo da distoglierle dalla sua scheda personale. Come già visto, numerosi e ripetuti e in momenti particolarmente significativi, nell'ottica possibile delle scommesse, i contatti ZAMPERINI Aureli e MAURI Aureli, che sembrano deporre a favore della tesi che gli stessi siano volti all'effettuazione e alla raccolta di scommesse sull?esito dei match in discussione.
Da non trascurare, ancora, la circostanza che dopo il termine della gara vi è un fitto scambio di comunicazioni tra tutti i soggetti coinvolti: i contatti ZAMPERINI Aureli e MAURI Aureli (se ne registrano 42) sembrerebbero plausibilmente tesi alla verifica dell'esito delle scommesse.
Tuttavia, anche in questo caso, corre l'obbligo per il Collegio di rilevare che, seppur la ricostruzione sia verosimile, manca una sufficiente, effettiva e concreta prova che MAURI abbia scommesso sulle gare di cui trattasi, non rinvenendosi, sul punto, alcuno specifico e comunque idoneo riscontro esterno alle dichiarazioni di GERVASONI. Di conseguenza, in ordine a tale capo di incolpazione, la decisione della CDN deve trovare conferma.
8. La Società Lazio
Quanto alla società Lazio, l'affermazione di responsabilità, per la violazione di cui all'art. 7, comma 7, CGS, del proprio tesserato MAURI anche in relazione alla gara Lecce-Lazio del 22 maggio 2011, comporta, attesa la responsabilità oggettiva di cui all'art. 7, commi 2 e 4, e dell'art. 4, comma 2, CGS, l'incremento dell?entità dell'ammenda in primo grado correttamente quantificata (seppur, appunto in relazione alla sola gara Lazio-Genoa del 14 maggio 2011) in euro 40.000 (quarantamila).
Essendo già stata riconosciuta dalla CDN l'attenuante dell'idonea attività di prevenzione consistente nella dotazione di uno strumento di controllo sulla base delle previsioni dettate dal decreto legislativo n. 231/2001, il Collegio reputa equo quantificare in euro 10.000 (diecimila) il predetto aumento della sanzione dell?ammenda, per un totale complessivo, dunque, di euro 50.000 (cinquantamila).
Quanto al Decreto n. 231/2001, vale la pena sottolineare che l?introduzione e l'attuazione da parte delle società del modello organizzativo di cui al predetto Decreto, finalizzato anche alla prevenzione di illeciti sportivi, non possono essere considerate solo come un?attenuante, bensì una volta verificato che il modello sia stato correttamente ed effettivamente attuato, come una esimente, così come più volte indicato e proposto da Federsupporter.
Per questi motivi la C.G.F, sugli appelli riuniti nn. 1), 2) e 3), vista la propria ordinanza interlocutoria in data 16.8.2013, acquisiti e valutati gli ulteriori elementi istruttori, così dispone, allo stato degli atti:
- accoglie in parte il reclamo della Procura Federale, e, per l'effetto, visto l'art. 7, comma 7, C.G.S., applicato anche in relazione alla gara Lecce/Lazio del 22.5.2011, infligge al calc. Mauri Stefano la sanzione della squalifica per complessivi mesi 9, nonché alla S.S. Lazio S.p.A. la sanzione complessiva dell?ammenda di ? 50.000,00 (cinquantamila/00).
- respinge i ricorsi del calc. Mauri Stefano e della S.S. Lazio S.p.A. con incameramento delle relative tasse.
Al di là dell'opinione che ciascuno può formarsi della decisione della CGF, decisione già fatta oggetto di impugnazione da parte del calciatore Mauri dinanzi al TNAS del CONI, non si può disconoscerne, a mio avviso, dopo attenta lettura, la scrupolosità, la completezza, l'obiettività di esame e di valutazione di tutti gli elementi probatori acquisiti, delle argomentazioni dell'accusa e della difesa, l?ampiezza e la chiarezza espositive, nonché lo spessore e l?autorevolezza giuridiche del Collegio giudicante, tra i cui componenti spicca un giurista del calibro del Prof. Avv. Piero Sandulli.
Quanto sopra, a onta di letture superficiali, approssimative, incompetenti e influenzate da pregiudiziale partigianeria.