Source: http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/dirbenicult/normativa/decretiecircolaribca/D26marzo1997.htm
Timestamp: 2017-11-21 02:50:43+00:00
Document Index: 123230494

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 9']

DECRETO 26 marzo 1997
G.U.R.S. 3 maggio 1997, n. 23
Dichiarazione di notevole interesse pubblico dell'intero territorio del comune di Altofonte e porzioni di aree ricadenti nei territori dei comuni di Piana degli Albanesi e Monreale.
Visto il D.P.R. n. 805/75;
Vista la legge regionale; 1 agosto 1977, n. 80;
Visto il decreto n. 5436 del 20 marzo 1995, con il quale è stata ricostituita la commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali e panoramiche di Palermo, ai sensi della legge n. 1497/39 e del D.P.R. n. 805/75;
Esaminato il verbale redatto nella seduta del 25 luglio 1995, nella quale la commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali e panoramiche di Palermo ha proposto di sottoporre a vincolo paesaggistico l'intero territorio di Altofonte e porzioni di aree ricadenti nei territori dei comuni di Piana degli Albanesi e Monreale;
Accertato che il predetto verbale del 25 luglio 1995 è stato pubblicato all'albo pretorio dei comuni di Altofonte, Piana degli Albanesi e Monreale e depositato nelle segreterie degli stessi comuni per il periodo prescritto dalla legge n. 1497/39 e, precisamente, dal 9 agosto 1995 al 9 novembre 1995, dal 7 agosto 1995 al 7 novembre 1995 e dal 9 agosto 1995 al 9 novembre 1995;
Accertato che si è ritenuto opportuno e necessario di inserire la sopracitata area negli elenchi delle bellezze naturali e panoramiche della provincia di Palermo, ai sensi dell'art. 1, nn. 3 e 4 della legge 29 giugno 1939, n. 1497 e nel rispetto delle indicazioni di cui ai nn. 4 e 5 e dell'art. 9 del successivo regolamento di esecuzione del 30 giugno 1940, n. 1357 per i motivi di cui di seguito:
- il territorio di Altofonte che si intende tutelare costituisce, pur con le sue odierne mutilazioni, un quadro naturale di particolare bellezza che si pone a sfondo dello scenario meridionale della vallata del fiume Jato, nella parte più elevata della "conca d'oro".
Un tempo parte di questo territorio era compreso all'interno del "parco regio" opera che Re Ruggero II di Sicilia, fece impiantare nella prima metà del XII secolo.
Delimitato da un muro di confine il "Parco Nuovo" era raggiungibile, per chi uscisse dalle mura in prossimità del palazzo reale, percorrendo una mulattiera detta "trazzera regia". Essa percorreva l'odierna via Brasa e per Ambleri oltrepassando il fiume Oreto e le borgate di Villagrazia, Mollo, Malpasso, Ciambra, Piano Maglio giungeva al parco regio passando per l'ingresso principale detto Porta Giglio; poi attraverso la valle denominata oggi "valle del fico" permetteva di raggiungere il castello attorno a cui due secoli più tardi sarebbe sorto il paese di "Parco", oggi Altofonte e così chiamato poiché nella parte a monte del parco "amenissimo" di Ruggero II esisteva una fonte "lucidissima" da cui appunto, il paese trasse il suo nome.
Del castello all'interno del "parco nuovo", non si conosce l'epoca esatta della costruzione. Con il passare del tempo il palazzo reale di Altofonte passò prima agli Angioini e in seguito agli Aragonesi che per opera di Federico II attuarono radicali trasformazioni. Successivamente, in seguito alla nascita dell'infante Pietro d'Aragona il re Federico concesse il castello con l'annessa chiesa e relativo parco ai monaci Cistercensi. E' la costruzione della chiesa che segna l'inizio del nuovo centro abitato che si sviluppa attorno all'antico castello normanno già peraltro trasformato in abbazia.
Gli abitanti che popolarono il futuro comune furono i coloni di quello che era stato il parco regio che i frati avevano suddiviso in lotti cedendolo in enfiteusi.
Il comune di Altofonte ebbe fondamento giuridico solo nel XIX secolo con il nome di Parco in ricordo del Parco Nuovo e così continuò a chiamarsi almeno nella tradizione popolare fino a qualche tempo fa.
Scarsissime sono le notizie che lo riguardano ed infatti esiste una totale mancanza di documentazione sul periodo che va dal Rinascimento ai nostri giorni; si sa soltanto da alcune notizie riportate da Vito D'Amico nel "Dizionario Topografico della Sicilia" che nel 1798 il paese contava circa 2.200 abitanti e che l'economia era basata sull'agricoltura essendo i terreni intorno all'abitato molto fertili e ricchi d'acqua; la dimostrazione dell'uso dei terreni è data fondamentalmente dall'analisi delle cartine topografiche che mostrano la presenza di una notevole quantità di trazzere e strade vicinali all'interno del territorio oggetto del vincolo: viabilità che permetteva l'attraversamento delle terre rendendo più agevole il raggiungimento degli appezzamenti destinati sia a scopo agricolo che a pascolo e in ogni caso legato all'uso dei suoli.
In particolare il territorio oggetto della proposta di vincolo è caratterizzato da un reticolo di ruscelli e vene d'acqua superficiali. La ricchezza d'acqua è sempre stato un elemento condizionatore delle attività umane e quindi del processo di trasformazione del territorio, attraverso secoli di costante lavoro l'uomo ha attrezzato le sue terre con opere ed impianti atti a sfruttare la disponibilità delle acque e man mano che le tecniche progredivano maggiori profitti si traevano dai terreni irrigui contribuendo così alla nascita di casolari nelle campagne.
Tornando indietro nel tempo, sin dall'epoca di Alfonso il Magnanimo si assiste in tutta la Sicilia ad una evoluzione delle condizioni civili e con queste alla ripresa delle attività agricole nelle campagne attorno Palermo là dove i terreni permettevano una facile produzione delle colture e di conseguenza un rapido popolamento delle campagne dovuto anche alle opere di difesa studiate per i caseggiati; si trattava di solito di una torre, come quella in contrada Rebuttone, che veniva posta a difesa del feudo o delle costruzioni rurali. Più tardi la torre perse la sua funzione difensiva e vengono ritenute sufficienti le solide mura di un baglio.
Di fabbricati rurali anche se alcuni ridotti a semplici ruderi è disseminato il territorio di Altofonte: le case Salamone, le case Orestano, Nanfera, Romei solo per citarne alcune. Le case Romei, a monte dell'abitato di Altofonte, il cui nome significa Romano e che conservano al loro interno i resti di alcuni affreschi ascrivibili probabilmente al '600, farebbero supporre sul posto la presenza di un casale di origine romana ma l'ipotesi è tutta da verificare.
Altra importante risorsa economica del territorio era costituita dai numerosi mulini mossi dalle acque dell'Oreto che scendevano a valle per sfociare nella spiaggia di Santo Erasmo. Ai lati dell'Oreto si individuano ancora tre sistemi di mulini ed altri impianti produttivi legati in serie all'utilizzazione delle stesse acque:
- il canale di Parco che partendo dalle sorgenti di Altofonte arriva sino alla campagna di Santa Maria di Gesù;
- l'acquedotto della Sabucia che dalle sorgenti nei pressi del Vallone della Monaca, in territorio di Monreale, giunge in contrada Pagliarelli;
- il sistema centrale situato sul margine sinistro del fiume che partendo dalla contrada Molara giunge al Ponte dell'Ammiraglio.
Il canale del Parco ha origine dalla sorgente chiamata Fontana Grande all'interno dell'abitato di Altofonte:
“...questa gran fonte ordinariamente si divide in due corsi. Passa l'uno in mezzo al villaggio o sia piccola terra del Parco, che qui seguendo si mette avanti, e dà moto alle ruote di tre molini. Scende l'altro sin a Santa Maria di Gesù nella campagna di Palermo, e irrigando la contrada pienamente di Falsomiele, in molti luoghi suole unirsi colle acque di Ambleri dell'Orecchiuta”.
I tre mulini all'interno dell'abitato, di cui parla il marchese di Villabianca, sono ancora oggi localizzabili nei mulini "di sopra", "di mezzo" e "di sotto", di questi il primo, completamente trasformato, conserva solo la caratteristica saia con piloni ed archi; degli altri due rimangono alcuni ruderi nel vallone sottostante il centro abitato; le acque che muovevano da questi mulini, dopo essere state utilizzate per scopi agricoli, si riversavano nell'Oreto.
Il canale principale del Parco attraversando la profonda valle del Biviere posta tra i Monti Moarda e Pizzo Valle del Fico, dove sono ancora visibili i resti di due mulini, il mulino Valle di Fico e del Lago di Parco (così denominati dal Villabianca) arriva alle pendici del Monte Orecchiuta.
Lo spettacolo naturale che si presenta a chi si addentra nella valle e segue l'andamento della Valle del Fico prima e della Valle del Balzo poi, è di incomparabile bellezza.
Lo scenario cambia in rapida successione: dalle valli prima citate ai Serri di Rebuttone; da questi alla montagna di Rebuttone, al residuo bosco di Rebuttone, tagliato in massima parte nella metà dell'ottocento successivamente alla fine della feudalità cui la normativa sui boschi era strettamente legata: tutto questo a sud di Altofonte. Ma la bellezza di un territorio solo in parte contaminato e danneggiato da una lottizzazione dei terreni, non muta se si percorre la SS. in direzione del paese: superando Poggio S. Francesco si costeggia la rocca Addauro, il cozzo Paparina interessato da ritrovamenti archeologici e poi ancora le case "il Monaco", "Salamone": tutto ciò ad ovest del centro abitato per chi osserva il territorio su una qualunque cartina topografica. A est il pizzo valle del Fico e il cozzo Orecchiuta. A nord i confini territoriali.
Emilio Sereni definisce il paesaggio agrario "quella forma che l'uomo, nel corso e ai fini delle sue attività produttive agricole, coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio naturale". In questa realtà fisica si può leggere una storia che è sociale, economica di rapporti produttivi e perciò culturale.
Dalla fine del secolo scorso ad oggi il ruolo della campagna cede il passo ad una indiscriminata azione di annientamento dei valori. E' solo in questi ultimi anni che, chi ha affrontato il tema del paesaggio e del suo rapporto con il costruito ha, anche se sotto diverse angolazioni, posto un problema oggi purtroppo divenuto assolutamente prioritario: quello cioè del suo recupero quale ambiente esteticamente qualificato. Da ciò deriva l'esigenza immediata di guardare al paesaggio come un oggetto estetico e la conseguente necessità di una ricognizione di esso come opera d'arte in se stessa considerata. E' indispensabile quindi che il paesaggio inteso come territorio venga tutelato per una sua armonica, nuova organizzazione, tendente a chiarire la presenza delle abitazioni al fine di equilibrare il rapporto tra costruito ed aree verdi esistenti. Bisogna recuperare e restituire gli spazi all'uomo definendoli con una visione della storia più o meno antica e armonizzandoli con il paesaggio agrario e boschivo o di qualunque altro genere, storicizzato.
Per quel che riguarda l'abitato di Altofonte, si tratta di un impianto di origine medioevale la cui trama è tendente alla regolarizzazione ortogonale dei comparti e della viabilità, nonostante l'accidentalità del sito orografico di giacitura. Questa accidentalità ha determinato la creazione di diverse scalinate che permettono di superare il dislivello tra i vari piani conferendo una immagine particolare al paesaggio costruito.
Il centro storico mantiene tutt'ora la propria centralità; attorno ad esso si sviluppa l'abitato costruito da piccole case che fanno l'architettura del territorio; ad esse si compenetrano edifici di recente e nuova costruzione che tendono a spersonalizzare Altofonte che, nonostante tutto, conserva ancora il fascino di giardini nascosti da robuste mura, residui di quel paesaggio che penetrava e si confondeva con il palazzo di Re Ruggero e con esso si correlava. I resti di famose vestigia del passato come il palazzo ruggeriano, i resti dei mulini esistenti ancora all'interno del paese, le chiese tra cui quella di San Michele Arcangelo, oggi restaurata, il palazzo Vernaci ex Alliata di Villafranca e di tanti altri edifici meritano di essere tutelati e conservati.
E', quindi, di fondamentale importanza considerare la città di Altofonte un "unicum" inscindibile con il suo intorno: soltanto la tutela del territorio nella sua complessività tra paesaggio e costruito può consentire un'azione univoca ed efficace.
Il paesaggio, comunque, inteso è il prodotto dell'azione dell'uomo come agente modificatore dei suoli. Nei secoli il paesaggio, sia per l'azione umana, che per l'opera naturale ha mutato, a volte radicalmente, il proprio aspetto ma, è preciso indirizzo delle società evolute, armonizzare il prodotto umano con quello naturale. Invece, si assiste ad un fenomeno tendenzialmente inverso: in nome di una massiva speculazione il paesaggio, il territorio, le aree morfologicamente ricche di connotati di notevole valenza ambientale subiscono una costante violenza. Le cave per l'estrazione dei materiali, un tempo intelligentemente interrate, oggi deturpano grandi costoni rocciosi, i boschi spesso arsi per opera di scellerati, solo per citare alcuni esempi eclatanti contribuiscono alla distruzione e allo stravolgimento di una ricchezza naturale che è patrimonio collettivo.
Ritenuto che l'apposizione del vincolo, ai sensi dell'art. 1, punto 4, della legge 29 giugno 1939, n. 1497, nasce dalla necessità di tutelare una vasta area rientrante nel complesso geologico noto nella letteratura geologica come Monti di Palermo.
Questi costituiscono un frammento della catena Appenninico-Maghrebide, formata dalla sovrapposizione tettonica di unità carbonatiche e terrigeno-carbonatiche di età mesozoico - terziaria, derivanti dalla deformazione dei domini paleogeografici Piattaforma Carbonatica Panormide, Bacino Imerese e Piattaforma Carbonatico-Pelagica Trapanese.
La deformazione di questi domini paleogeografici avvenne a partire dal Miocene, dando origine, di conseguenza, a dei corpi geologici con omogeneità di facies e di comportamento strutturale (Unità stratigrafica strutturale - U.S.S.).
Queste U.S.S. durante l'intervallo Langhiano Tortoniano si sono sovrapposte le une alle altre con vergenza verso sud a formare l'edificio tettonico dei monti di Palermo.
Nella suddetta area affiorano perlopiù terreni in facies di Bacino Imerese afferenti alle U.S.S. Piana degli Albanesi e Sagana, Belmonte Mezzagno, che derivano rispettivamente alla deformazione della parte più esterna (U.S.S. Piana degli Albanesi) ed interna (U.S.S. Sagana, Belmonte Mezzagno) del Bacino Imerese.
I litotipi che prevalentemente si rinvengono nelle zone da sottoporre a vincolo appartengono a due distinte formazioni:
- Formazione Mirabella (Trias sup.): costituita prevalentemente da calcareniti gradate e laminate e/o calcilutiti grigiastre a noduli di selce, radiolari e lamellibranchi (Halobia), carapaci di crostacei, etc. (depositi di scarpata e di bacino). Si tratta di rocce carbonatiche con elevato contenuto di CaCo3 come quelli ad esempio che caratterizzano il Cozzo Paparina. Per quanto concerne la giacitura queste rocce possono ritrovarsi in banchi massicci e mal stratificati o in strati di spessore metrico o decimetrico. Essi presentano diversi sistemi di fratture, da sottili a beanti, che tendono ad ampliarsi per fenomeni carsici.
- Formazione Famusi (Trias sup. - Lias inf.): si tratta di rocce costituite da doloruditi e doloreaniti gradate e laminate e brecce dolomitiche, ad elementi di piattaforma carbonatica (depositi di scarpata), risedimentate grigie, talora rosate, grigio giallastre e biancastre, generalmente in banchi di grosse dimensioni. Queste rocce presentano diversi sistemi di giunti variamente orientati di notevole persistenza, spesso beanti. Ne sono tipici esempi tutta l'area delle Serre di Rebuttone e le Punte della Moarda.
Sotto il profilo tettonico l'area è stata soggetta a più fasi che hanno avuto luogo durante la sua storia geologica e che sono responsabili dell'assetto strutturale della zona. Nella zona interessata dal preposto vincolo, si distinguono due grandi dislocazioni a prevalente andamento ovest-sud/ovest - nord/est, che hanno dato luogo al graben di Monreale. Di queste due dislocazioni la famiglia di Monreale decorre lungo il margine sinistro del fiume Oreto, dalla località Rocca fino a Pioppo, mentre la faglia di Altofonte, parallela alla prima, segna tutto il versante destro della valle dell'Oreto passando sotto l'abitato.
Tra queste due dislocazioni principali si inserisce tutta una serie di fratture e faglie minori ad esse sub-parallele.
I terreni affioranti nella zona in oggetto hanno raggiunto il loro attuale assetto geomorfologico in seguito ad una morfogenesi Plio-Quaternaria caratterizzata da faglie dirette a forte rigetto che hanno determinato l'altitudine dei rilievi e l'andamento morfologico dei versanti, completare in seguito dall'erosione, che ha giocato un ruolo diversificato in ragione dei differenti tipi litologici.
Si individuano, infatti, zone collinari caratterizzate da litotipi argilloso-arenacei che si contrappongono a zone montuose caratterizzate da rocce carbonatiche.
Lungo le pendici dei rilievi calcarei il modellamento dovuto all'azione delle acque dilavanti si combina con quello carsico. Le rocce carbonatiche, sono infatti, oggetto di processi di dissoluzione chimica, da parte delle acque meteoriche, queste, scorrendo in superficie o penetrando in profondità attraverso le discontinuità, danno luogo ad una tipica morfologia carsica, caratterizzata in superficie da forme dilavate, goline, campi solcati, in profondità da cavità che si allargano sempre più con il procedere del fenomeno, dando luogo ad inghiottitoi e grotte.
L'assetto idrogeologico della valle dell'Oreto, di cui il territorio che si intende tutelare fa parte, è governato principalmente dall'assetto strutturale e geometrico dei rilievi, i quali costituiscono delle unità idrogeologiche ciascuna con un carattere di autonomia rispetto alle altre.
Delle tre unità idrogeologiche riconoscibile nella valle dell'Oreto (U.I. Monte Cuccio; U.I. Belmonte Mezzagno; U.I. Piana di Palermo), quella più importante è l'U.I. di Belmonte Mezzagno, costituita in prevalenza da un acquifero-carbonatico caratterizzato da un'elevata permeabilità per fessurazione e carsismo cui fanno parte i litotipi della zona da vincolare, per l'elevata produttività idrica. Numerosi sono infatti i recapiti a valle del centro abitato di Altofonte, altri recapiti sono verso le sorgenti del gruppo Naselli-Ambleri (cunicoli e gallerie drenanti che hanno perso la loro funzione in seguito all'abbassamento della piezometrica) e verso il gruppo di San Ciro (cunicoli e gallerie in parte asciutti);
Considerato che da fonti documentarie ben poco esiste sul territorio di Altofonte, salvo l'erezione sulle pendici del Monte Moarda di un castello, in seguito alla conquista normanna, proprio sul ciglio della contrada che separa Altofonte da Monreale, e l'annessione di un parco che “...cinto da una muraglia, circondava alcuni monti e boschi del territorio di Altofonte...”.
Sembra che fu il Re Ruggero a volere per quella zona il Castello ed il Parco e che gli stessi furono realizzati intorno al 1150. Altofonte diventa così la residenza di caccia dei re normanni e ad essa viene aggregata l'intera catena montuosa che scende verso Palermo sino a comprendere il Castello di Maredolce con il lago ed il famoso "Dattileto". All'interno del Parco furono racchiusi caprioli, porci selvatici ed altra selvaggina e proprio questa riserva divenne quella dove Re Ruggero più sovente si recava.
Il Parco assunse il nome di "Parco Nuovo" per distinguerlo da quello già esistente della Favara e si raggiungeva attraverso una regia trazzera che dall'Oreto passava per l'ingresso principale del Parco Regio, detto "Porta Ciglio" e superata la vallata del Fico arrivava fino al castello.
Dovrebbe essere questa la trazzera nota con il nome di "Scala dei muli", un sentiero tradizionale che fungeva da collegamento tra la città e le vallate interne del palermitano in direzione di Piana degli Albanesi e Misilmeri. La vecchia mulattiera originaria è pressoché scomparsa; parti sono state interrate nel tempo da lavori ed interventi sconsiderati che hanno anche travolto piccole realtà presenti lungo il percorso come alcune cavità naturali ed alcune edicolette votive ricavate negli anfratti rocciosi.
Il passaggio del Castello e del relativo parco ai monaci Cistercensi segnò la suddivisione in lotti del parco stesso e la sua assegnazione in enfiteusi ai coloni del nuovo abitato cresciuto intorno al castello e trasformato in Abbazia.
Difficile se non impossibile risulta oggi la lettura sul territorio della delimitazione di tale parco ed ancor meno risulta possibile l'identificazione degli originali profili di paesaggio naturale.
L'abbondanza di acqua ed il clima favorevole assicurano una particolare ricchezza di vegetazione e, conseguentemente, una ricca fauna vertebrata ed invertebrata. Gli altipiani di Rebuttone, le sorgenti della Moarda nascosti tra le vette, le pareti scoscese ed inaccessibili creavano le condizioni ideali per la sopravvivenza degli erbivori e dei grossi predatori nonché di una ricca avifauna: il daino (cervus dama), la lepre (lepus capensis), il coniglio (oryctolagus cuniculus), l'istrice (hystrix cristata) e il riccio (erinaceus europaeus) e, secondo l'Abate Maja, financo il lupo (canis lupus) ed ancor l'aquila reale (aquila chrysaetos) e lo sparviero (accipiter nisus) tra i rapaci, il colombaccio (columba palumbus), il fagiano (phasianus colchicus) e la coturnice (alectoris graeca) tra le specie più ambite per la caccia.
Possiamo supporre che fu proprio l'affidamento in enfiteusi a segnare i primi significativi cambiamenti della facies naturale dei luoghi ed a trasformare ampi appezzamenti di territorio in fondi agricoli. Questo cambiamento disegnerà nei secoli il nuovo aspetto ed assetto di tutta la zona che resterà pressoché immutata sino quasi ai tempi nostri.
Con eguale vigore e rigogliosità i "giardini agricoli" hanno sostituito la vegetazione naturale ed hanno disegnato un paesaggio altrettanto gradevole e ricco di cui ancora oggi si conservano ampie testimonianze. Olivi secolari, grossi carrubbi, vecchi aranceti e limoneti ed un numero rilevante di specie e varietà eduli, molte delle quali oggi scomparse dai recenti coltivi e sostituite da monocolture più produttive. E', quindi, una sorta di ricchezza storica, dal punto di vista agricola, quella che contraddistingue tutto il territorio di Altofonte, un patrimonio particolare, che oggi possiamo anche definire culturale, di cui salvaguardare la memoria storica a testimonianza di un rapporto uomo ambiente oggi fortemente compromesse;
Considerato che il territorio è caratterizzato, nella zona denominata Balzo Rosso, a ridosso del cozzo Orecchiuta, da numerose presente silvestri, un tempo boschi naturali, successivamente degradati dai ripetuti tagli che lasciano il campo ad un ricco sottobosco.
La speculazione agricola industriale del XV secolo ha smorzato l'abbondante presenza del mirto, ottimo combustibile, trasformando le verdi montagne della Conca d'Oro in nude garighe, che si presentano così ancora oggi.
Analoga sorte è toccata alla zona montuosa che sovrasta l'abitato di Altofonte nota col nome di Punte della Moarda per le caratteristiche formazioni a balze di questo massiccio che rappresentano la naturale continuità della citata valle del Fico. Proprio su queste zone però, oggi è possibile godere di ampie zone rimboschite che hanno molto cambiato l'aspetto desolato che questi monti avevano assunto.
Tutta l'area della valle del Fico e parte delle Punte della Moarda, di proprietà privata, sono oggi gestite dell'Ispettorato ripartimentale delle foreste, che ha avviato con successo un'azione di rimboschimento a conifere di gran parte dell'area.
Ancora più evidente risulta l'azione dell'I.R.F. della zona denominata della Moardella, appartenente allo stesso complesso delle Punte della Moarda ed acquisita al demanio regionale.
Soltanto nella zona della valle di Rebuttone si conserva l'originario bosco, costituito da una fitta copertura di arbusti inframmezzati a singoli individui di molto adulti di leccio, roverella e frassino, che si può attraversare con sentieri sterrati, lungo il corso del torrente della valle del Rebuttone, dalle contrade di Sbanduto e Giammeri, sui pendii di Cozzo dello Sbanduto e di Cozzo Giammeri, e su lungo la Costa Zolia e fin oltre, fino alle nude serre di Rebuttone.
Nell'area della Valle del Fico, in prossimità della vetta, si apre una grande fessura - alta circa 10 metri - la cui base si trova a quota 13 mt., incassata in parete per la profondità di circa sei metri, che costituisce l'imbocco di una cavità costituita da due pozzi rispettivamente di 19,50 e 9 metri orientati sull'asse N.NO - S.SE.
Il primo pozzo presenta pareti leggermente strapiombanti e mantiene per tutto il suo sviluppo le stesse dimensioni dell'imbocco. Al suo fondo si trova una biforcazione a S.SE da cui si sviluppa un secondo pozzo lungo circa 8 metri con un dislivello di mt. 9.
Tutta la cavità, pur rappresentando un'interessante realtà speleologica non presenta importanti concrezionamenti e le poche esistenti si rinvengono solo nella parte terminale del pozzo.
Analogamente la Grotta denominata "della Moardella".
Essa si trova a quota 550 mt. del massiccio della Moarda e si raggiunge percorrendo il sentiero che dalla fonte del Sopo conduce in direzione S/E fino a raggiungere un roccione spaccato in due: in questa fenditura della roccia ha il suo sviluppo la grotta.
Più interessante appare invece il pozzo denominato della Macchiaciucia.
L'imbocco di detta cavità è costituito da una stretta fessura lunga circa 6 metri che risulta occlusa da massi fatti rotolare lì volontariamente.
Il pozzo, dalla forma a campana scende verticalmente per circa 40 metri e lungo le pareti sono presenti rare concrezioni. A circa 23 metri è presente un orifizio sulla parete SE che, attraverso una stretta piazzuola, porta ad un secondo pozzo. Questo, oltre ad avere una conformazione differente dal primo, presenta le pareti riccamente e variamente concrezionate ed una nicchia incassata nella parete SE, è ricco di formazioni stalagmitiche dalle forme molto singolari e suggestive.
Infine, gli esploratori e descrittori del pozzo hanno anche segnalato la presenza di una colonna (parete NE) stalattitica alta un paio di metri sulla quale hanno rinvenuto, saldati alla stessa, degli ossicini dagli stessi ritenuti di colombo, ma che più verosimilmente potrebbero appartenere a chirotteri, abituali abitatori delle cavità.
In entrambi i casi risulta chiaro che il sito può costituire anche idoneo ricovero per la fauna.
Dalle punte della Moarda, attraverso la portella del Pozzillo, lasciato il territorio di Altofonte, non si può non seguire un naturale percorso di estrema suggestione e rilevante interesse naturalistico che include la costa di Carpineto, dall'aspetto dolomitico e che annovera a circa 50 metri dalla vetta, sul suo versante nord la grotta delle Volpi, una cavità naturale con stalattiti.
Oltre la costa del Carpineto, ma non lontano da essa, lungo il percorso ancora ricco di macchia mediterranea, quasi in prossimità della cima di monte Pizzuta, si apre la grotta del Garrone e poco distante lo Zubbione della Pizzuta, cavità a sviluppo verticale con circa 80 mt. di dislivello e di rilevante interesse speleologico per le sue bellissime concrezioni calcaree.
Si è ritenuto necessario non escludere dalla perimetrazione del vincolo proposto parte del corso del Fiumelato di Meccini fino a raggiungere la località denominata Fontana Lupo.
L'esposizione delle alte pareti della Moarda, di Valle Fico e del Parco, confinanti con la gelida conca di Piana degli Albanesi, accentua i rigori invernali di tutto il comprensorio di Altofonte e consente il prolungarsi del pur breve stazionamento delle nevi nei periodi più freddi dell'anno. Le forti precipitazioni, che storicamente raggiungono una media annua di 1.300 mm., anche se oggi giorno sensibilmente diminuite, determinano un esubero idrico rispetto alla capacità di assorbimento dei terreni.
Ne consegue un abbondante ruscellamento superficiale di acque che vengono via via inghiottite dai calcari fessurati e corrosi, percolando in profondità nelle viscere montuose fino a formare un grande acquifero. Da questi depositi profondi, in corrispondenza di fratture tra le argille e le rocce più antiche l'acqua si insinua e scaturisce all'esterno. Si formano così sorgenti a polle sorgive che alimentano il sistema idrografico della valle dell'Oreto.
In particolare, il territorio oggetto di vincolo che ingloba la sezione sud-est del bacino dell'Oreto con Valle Fico ed i picchi della Moarda, è caratterizzata da un reticolo di ruscelli e vene d'acqua superficiali che discendendo dalle balze montuose confluiscono in un ampio vallone noto con il nome di Fiumelato Meccini.
Esso, scavandosi il corso lungo il Cozzo Meccini, raggiunge l'Oreto propriamente detto in cui confluisce. Buona parte del Vallone Fiumelato di Meccini corre lungo il confine comunale di Altofonte con Monreale. Un percorso abbastanza tortuoso e poco praticabile, ricco di valloncelli coperti da una fitta boscaglia e dalle sponde inaccessibili per il proliferare di giunchi, typha e salcarelle (salix caprea) che si intersecano con altrettanti canali, noti col nome di "saje", realizzati dall'uomo per irrigare altrettanto fitti e rigogliosi frutteti alternati a campi orticoli, condizione questa che ha salvato parte delle sponde del fiume dalla cementificazione, prevalentemente abusiva, che caratterizza tutta l'area.
Un dedalo di viuzze che raggiungono altrettante case e "villini" hanno sottratto a questo territorio potenziali ambienti fluviali di indubbio valore paesaggistico ma soprattutto naturalistico. Una testimonianza può essere considerata la località Fontana Lupo, dove una rigogliosa vegetazione ruderale vede assieme oleandri (nerium oleander), e canneti (phragmites australis) lungo gli argini mischiati con il sommacco (Rhus sp.) e gli alberi da fico (ficus carica) e di nespole (eryobotrya japonica) lungo le sponde. Qui, dove il percorso si fa più stretto fino a sparire in un antro, ruscella, secondo la tradizione storica, la sorgiva che dà origine al fiume Oreto, facendosi spazio tra le calcareniti tenere e tra erte pareti rocciose coperte dal delicato capelvenere e da un morbido tappeto di muschio.
La flora ascrivibile al territorio di Altofonte ricalca a grandi linee quella presente in tutta la ben più vasta valle dell'Oreto. Su di essa i borbonici più noti hanno parlato nel descrivere le numerose escursioni fatte, soprattutto nella porzione a monte, già dagli inizi dell'800 (Parlatore 1839, Lojacono Pojero 1888-1909).
In particolare, il Parlatore nella su "Flora Panormita" fa precisi riferimenti a località della zona quali la valle del Fico, il Gorgo di Rebuttone, l'omonimo bosco e il Pizzo della Moarda.
In alcuni casi le località indicate sono quelle da cui provengono gli esemplari poi descritti e costituiscono i "loci classici" su cui si basano le diagnosi scientifiche.
Inutile dire che molte delle specie descritte sono oggi sparite ma alcune sono ancora presenti e proprio nelle porzioni montane del bacino; per tali motivi l'integrità di tali stazioni reclama adeguate forme di tutela e tutta l'attenzione della p.a. nell'interesse della collettività.
I pochi esempi di vegetazione subnaturale sono costituiti da nuclei di lecceta spesso frammisti ad essenze estranee introdotte con opere di rimboschimento ed alcune comunità rupestri abbarbicate nelle zone più impervie;
Considerato che alla fine degli anni '50 la Regione Siciliana ha dato avvio ai piani territoriali di coordinamento previsti dalla legge n. 1150 del 1942 col fine di orientare e coordinare l'attività urbanistica da svolgere in alcune parti del territorio e quindi di pianificare l'ubicazione di grandi infrastrutture, nonché dei servizi di interesse regionale incluse le attrezzature per il tempo libero ed i parchi di ogni tipo.
Nel P.T.C. del "palermitano" il sistema dei parchi è individuato sulle montagne a corona di Palermo e tutta la Valle dell'Oreto viene destinata ad uso agricolo.
L'attuazione del P.T.C. viene, comunque, superato dalla legge regionale n. 80/77, la quale estende il concetto di "bene culturale" comprendendovi anche i beni naturali e naturalistici.
In aggiunta a ciò parti della Valle del Fico e della Moarda sono state, come già detto, acquisite al demanio regionale o, comunque, prese in gestione dall'I.R.F.
E' questa una forma di tutela che pur se capace di conservare o recuperare pezzi del territorio non è sufficiente e soprattutto non aiuta a regolamentare il territorio nel suo complesso.
In tal senso l'apposizione di un vincolo paesaggistico, se attuato e gestito nella sua più ampia interpretazione di tutela, che è quella di curare anche il patrimonio naturale, può invertire il trend negativo cui tendono tutte le aree a ridosso di una metropoli qual'è Palermo che è quello di fungere da aree di espansione.
E' proprio questa tendenza che inevitabilmente spazza via in primo luogo i residui di naturalità di queste valli ed anche ne fa perdere la propria identità tipica di ogni territorio che ha vissuto, com'è stato per Altofonte, momenti storici importanti;
Rilevato che l'area, oggetto del presente provvedimento, è perimetrata vincolisticamente come segue:
- il territorio per il quale si propone il vincolo paesaggistico comprende l'intero territorio di Altofonte e parte di quello di Monreale e Piana degli Albanesi. La perimetrazione di vincolo della porzione di territorio ricadente nella pertinenza del Comune di Monreale partendo dalla sorgente Fontana Lupo, segue il confine comunale tra Monreale e Altofonte (coincidente con il Fiumelato di Meccini) fino ad incontrare in contrada Seggio alla quota di mt. s.l.m. 329, la strada vicinale che dalle case Terrasi conduce alle case Cialini per congiungersi poi alla carreggiabile che conduce al ponte di Fiumelato. Da questo punto la perimetrazione segue verso est, in direzione di Palermo, il limite dei 150 metri dal fiume relativo al vincolo ex legge n. 431/85 sempre sul Fiumelato di Meccini fino all'incrocio con la strada provinciale che dalla frazione di Aquino conduce ad Altofonte.
Infine il limite segue sulla stessa strada sino ad incontrare Ponte di Parco e da qui riprende il confine comunale fino a Fontana Lupo.
La perimetrazione di vincolo della porzione ricadente nel comune di Piana degli Albanesi, partendo dal punto in cui si incontrano i confini comunali di Altofonte e Piana degli Albanesi con il limite del vincolo boschivo ex legge n. 431/85, scende seguendo il confine del vincolo boschivo stesso fino ad incontrare in confine comunale tra Piana degli Albanesi e Monreale; da qui risale lungo lo stesso confine sino a raggiungere la Porta del Garrone prima e costeggiando la Costa del Carpineto, Portella del Pozzillo;
Ritenuto che le motivazioni riportate nel succitato verbale del 25 luglio 1995 a supporto della proposta di vincolo di Altofonte, come descritta nel verbale medesimo - parte sostanziale del presente provvedimento -, sono sufficienti e congrue e testimoniano dell'elevato interesse pubblico rivestito dalla zona;
Rilevato che sono state prodotte con corrette modalità le seguenti opposizioni, nei termini di cui all'art. 2 della legge n. 1497/39:
- Comune di Altofonte: contesta la motivazione della proposta di vincolo, perché:
- non coincidente con l'antico "Parco Ruggeriano", che non presenta più confini ben definiti;
- nella relazione allegata al verbale si enfatizza, spesso con imprecisioni, su fatti di interesse naturale e naturalistico, di interesse storico e architettonico presenti nel territorio;
- non si fa riferimento al contesto territoriale e ambientale dissestato, inquinato e infestato dall'abusivismo edilizio privato e dalla proliferazione di opere pubbliche di dubbia utilità;
- non è stato sottoposto a vincolo paesaggistico l'intero fiume Oreto, dal momento che la sponda ricadente nel comune di Altofonte è stata inglobata nel perimetro sopradescritto mentre la sponda che rimane nel distretto di Palermo non è stata compresa in questa proposta;
- manca il coordinamento tra il sistema vincolistico e la pianificazione territoriale, il primo, indiscriminatamente, finisce col tutelare tanto beni culturali quanto comparti territoriali in condizioni preoccupanti, mentre il secondo tende a riqualificare e a recuperare le aree compromesse dalla massiccia cementificazione intervenuta negli anni;
- sembra che l'apposizione del vincolo non sia stata preceduta da una corretta ed opportuna verifica sui luoghi;
- Cav. Pipitone Giuseppe e altri: i ricorrenti lamentano la mancanza di notifica individuale della proposta di vincolo, i ricorrenti affermano che l'elenco delle località sottoposte a vincolo, predisposto dalla commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali e panoramiche della Provincia di Palermo, è stato pubblicato all'albo pretorio del comune di Altofonte per un periodo inferiore a quello previsto dall'art. 2 della legge n. 1497/39;
- Cava Valle Rena nella persona del sig. Buttitta Salvatore: evidenzia il difetto di motivazione in relazione alla genericità della proposta di vincolo;
Viste le controdeduzioni dalla Soprintendenza di Palermo, che ha risposto alle osservazioni mosse in maniera soddisfacente, nella nota n. 16/V del 10 gennaio 1997:
1) l'elenco delle località sottoposte a vincolo, predisposto dalla commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali e panoramiche della Provincia di Palermo, è stato pubblicato all'albo pretorio del comune di Altofonte per un periodo di tre mesi naturali e consecutivi, come stabilito dall'ultimo comma dell'art. 2 della legge n. 1497/39 e, precisamente, dal 9 agosto 1995 al 20 novembre 1995, così come comunicato dal comune di Altofonte con nota n. 8258 del 21 novembre 1995;
2) circa la mancata notifica individuale della proposta di vincolo specifica che il terzo comma dell'art. 9 della legge n. 10/91 consente, quando, per l'elevato numero dei destinatari, la comunicazione personale risulta gravosa, di applicare differenti forme di pubblicità, che possono concretarsi con quanto previsto dall'art. 4 della legge n. 1497/39 e dall'art. 10 del R.D. n. 1357/40;
3) in merito alla motivazione che è stata contestata perché priva di riscontri storici, si sottolinea che la Soprintendenza di Palermo, nella sua relazione, ha prodotto diversi riferimenti storici, facendo innanzitutto riferimento al "Parco regio" di re Ruggero II di Sicilia, al castello e alla "trazzera regia". Si fa poi riferimento al Palazzo di re Ruggero, ai mulini ancora esistenti, alla Chiesa di S. Michele Arcangelo, a palazzo Vernaci e a tutti gli altri edifici, chiese e fontane che costituiscono il patrimonio storico-artistico del comune;
4) l'osservazione dei ricorrenti che contesta l'imposizione del vincolo anche su zone fortemente degradate, non sembra conveniente dal momento che l'adozione di questo vincolo paesaggistico interviene proprio per evitare la totale distruzione e lo stravolgimento di un territorio che ancora oggi è ricco di risorse naturali che costituiscono patrimonio collettivo, volendo mirare al recupero del paesaggio quale ambiente esteticamente qualificato;
5) non si può accogliere l'opposizione riferita alla tutela di una sola riva del fiume Oreto, perché, come palesamente chiaro sulle planimetrie allegate al verbale, il vincolo ingloba ambedue gli argini del fiume, ma soprattutto è irrilevante dal momento che le rive dei fiumi sono di per sé vincolate dalla legge n. 431/85;
6) in riferimento alle opposizioni presentate dal sig. Buttitta Salvatore e Cava Valle rena s.n.c., si precisa che, ai sensi dell'art. 1 della legge n. 1497/39, sono soggette a tutela "le bellezze panoramiche considerate come quadri naturali e così pure quei punti di vista o di belvedere accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze". In tal senso la relazione storico-tecnica e la relazione tecnico-scientifica mettono in risalto la particolare bellezza del territorio da tutelare, territorio che risulta vario e diversificato dal punto di vista naturale, ma che presenta proprie peculiarità morfologiche. Sotto questo punto di vista, le caratteristiche geologiche e floristiche dell'area, la presenza di grotte, di ruscelli e di vene d'acqua superficiali, costituiscono elementi specifici che, nonostante l'azione deturpante dell'uomo (come la presenza di cave per l'estrazione dei materiali che deturpano i grandi costoni rocciosi), sono ancora presenti e non possono non costituire oggetto di tutela da parte della commissione BB.NN.PP. di Palermo;
7) con riferimento alle opposizioni presentate dal comune di Altofonte con nota prot. n. 11559 dell'8 novembre 1995, è opportuno ribadire una volta di più che la ratio della legge n. 1497/39 non è solo quella di tutelate il singolo bene, ma anche le bellezze naturali considerate come quadri naturali (art. 1, n. 4). In questa direzione si è rivolta l'azione della Soprintendenza, che attraverso le relazioni, frutto di una rigorosa verifica in loco, ha ampiamente messo in evidenza la bellezza paesaggistica e naturale del territorio di Altofonte e, nel contempo, il patrimonio storico-artistico ancora oggi presente;
Considerato, quindi, nel confermare la proposta di vincolo in argomento, di potere accogliere nella loro globalità le suaccennate motivazioni, le quali sono parte integrante del presente decreto e per le quali si rimanda al verbale del 25 luglio 1995;
Ritenuto, pertanto, che, nella specie, ricorrono evidenti motivi di pubblico interesse, che suggeriscono l'opportunità di sottoporre a vincolo paesaggistico l'intero territorio di Altofonte e le porzioni di territorio ricadenti nei comuni di Piana degli Albanesi e Monreale, in conformità della proposta del 25 luglio 1995 della commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali e panoramiche di Palermo;
Rilevato che l'apposizione del vincolo comporta soltanto l'obbligo per i proprietari, possessori o detentori, a qualsiasi titolo, degli immobili, ricadenti nella zona vincolata, di presentare alla competente Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali, per la preventiva autorizzazione, qualsiasi progetto di opere che possa modificare l'aspetto esteriore della zona stessa;
Per le motivazioni espresse in premessa, l'area descritta nel verbale del 25 luglio 1995 della commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali e panoramiche di Palermo e delimitata, con pallinato colore rosso, nella planimetria allegata, che forma parte integrante del presente decreto, è dichiarata di notevole interesse pubblico, ai sensi e per gli effetti dell'art. 1, numeri 3 e 4, della legge 29 giugno 1939, n. 1497 e dell'art. 9, numeri 4 e 5, del relativo regolamento di esecuzione, approvato con R.D. 3 giugno 1940, n. 1357.
Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana unitamente al verbale redatto nella seduta del 25 luglio 1995 dalla competente commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali e panoramiche di Palermo ed alla planimetria di cui sopra è cenno, ai sensi degli articoli 4 della legge n. 1497/39 e 12 del R.D. n. 1357/40, sopra citati.
Una copia della Gazzetta Ufficiate della Regione Siciliana, contenente il presente decreto, sarà trasmessa, entro il termine di mesi uno dalla sua pubblicazione, per il tramite della competente Soprintendenza, ai comuni di Altofonte, Piana degli Albanesi e Monreale perché venga affissa per mesi tre all'albo pretorio dei comuni stessi.
Altra copia della predetta Gazzetta, assieme alla planimetria della zona vincolata, sarà contemporaneamente depositata presso gli uffici dei comuni di Altofonte, Piana degli Albanesi e Monreale, ove gli interessati potranno prenderne visione.
La Soprintendenza competente comunicherà a questo Assessorato la data dell'effettiva affissione del numero della Gazzetta sopra citata all'albo dei comuni di Altofonte, Piana degli Albanesi e Monreale.
Palermo, 26 marzo 1997.
VERBALE DELLA COMMISSIONE PROVINCIALE
E PANORAMICHE DI PALERMO
Oggetto: Verbale della riunione del 25 luglio 1995.
L'anno 1995 il giorno 25 del mese di luglio, presso i locali di via Ausonia n. 122 si è riunita la commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali e panoramiche della provincia di Palermo, su invito del presidente dott.ssa C.A. Di Stefano, diramato con nota prot. n. 2474 del 19 luglio 1995 con il seguente ordine del giorno:
- apposizione vincolo sul territorio del comune di Altofonte che comprende anche porzioni limitate di territori dei comuni di Monreale e Piana degli Albanesi.
Alle ore 09,30 sono presenti i signori:
- dott.ssa C.A. Di Stefano, presidente;
- arch. A. Porrello, componente:
- arch. S. Lo Nardo, componente;
- dott. M. R. Camillo, segretario;
- dott. S. Garofalo, direttore ripartimentale delle foreste, membro aggregato.
La commissione procede alla verifica della cartografia e della relazione storico-tecnica e tecnico-scientifica predisposta dalle sezioni beni PAU e beni NN.NN. della Soprintendenza B.C.A. di Palermo.
Si rileva a tal riguardo che gran parte del territorio di che trattasi da sottoporre a vincolo, interessa aree demaniali di competenza dell'Ispettorato ripartimentale delle foreste.
La commissione ribadisce l'opportunità che all'apposizione dei vincoli facciano seguito da parte degli organi competenti la stesura dei piani territoriali paesistici che rappresentano uno strumento unico e insostituibile per la concreta gestione del territorio vincolato.
In riferimento al verbale della precedente seduta effettuata in data 4 luglio 1995 il soprintendente comunica di avere già insediato la commissione interna che curerà la redazione del piano paesistico del territorio della Piana dei Colli e contestualmente illustra i nuovi criteri che dovranno essere seguiti nella stesura del nuovo vincolo.
La commissione prende atto con soddisfazione che è stato dato corso a quanto stabilito nella procedente seduta.
La commissione infine definisce l'esame della cartografia e delle relazioni storico-tecniche e tecnico-scientifiche predisposte dalle predette sezioni tecnico-scientifiche e relative al vincolo da apporre sul territorio del comune di Altofonte e comprendente anche porzioni limitate di territorio dei comuni di Piana degli Albanesi e di Monreale.
Le sopracitate cartografie e relazioni vengono qui di seguito riportate e diventano parte integrante del presente verbale.
PROPOSTA Dl VINCOLO PAESAGGISTICO
LEGGE N. 1497 DEL 29 GIUGNO 1939
Comuni di: Altofonte e parte del territorio di Monreale
e Piana degli Albanesi
Il territorio, per il quale si propone il vincolo paesaggistico ai sensi della legge n. 1497 del 29 giugno 1939, comprende l'intero territorio di Altofonte e parte di quello di Monreale e di Piana degli Albanesi. La perimetrazione di vincolo della porzione di territorio ricadente in quello di Monreale partendo dalla sorgente Fontana Lupo, segue il confine comunale tra Monreale e Altofonte (coincidente con il Fiumelato di Meccini) fino ad incontrare in contrada Seggio alla quota mt. s.m. 329 la strada vicinale che dalle case Terrasi conduce alle case Cialini per congiungersi poi alla carreggiabile che conduce al ponte di Fiumelato. Da questo punto la perimetrazione segue verso est, in direzione di Palermo, il limite dei 150 mt. dal fiume relativo al vincolo ex legge n. 431/85 sempre sul Fiumelato di Meccini fino all'incrocio con la strada provinciale che dalla frazione di Aquino conduce ad Altofonte. Infine il limite segue sulla stessa strada sino ad incontrare Ponte di Parco e da qui riprende il confine comunale fino a Fontana Lupo.
La perimetrazione di vincolo della porzione di territorio ricadente nel comune di Piana degli Albanesi, partendo dal punto in cui si incontrano i confini comunali di Altofonte e Piana degli Albanesi con il limite del vincolo boschivo ex legge n. 431/85, scende seguendo il confine del vincolo boschivo stesso fino ad incontrare il confine comunale tra Piana degli Albanesi e Monreale, da qui risale lungo lo stesso confine sino a raggiungere la Porta del Garrone prima e costeggiando la Costa del Carpineto, Portella del Pozzillo.
Il territorio comunale di Altofonte che si intende tutelare costituisce, pur con le sue odierne mutilazioni, un quadro naturale di particolare bellezza che si pone a sfondo dello scenario meridionale della vallata del fiume Jato, nella parte più elevata della "conca d'oro".
Parco, dalla voce anglica Park, corrispondente a vivarium. Il nome stesso ci chiarisce l'uso al quale fu destinato sin dall'origine il castello che fu costruito all'interno della sua cinta. Esso sorgerà a sette miglia da Palermo e si colloca tra le falde dei monti "Moarda" e la vallata che separa questa contrada da Monreale. Il particolare paesaggio montuoso, la ricchezza delle acque e l'abbondanza della selvaggina hanno contribuito senz'altro alla scelta del luogo, per l'impianto di un castello di caccia estivo. Oggi quel che resta del palazzo reale fa parte del nucleo abitato e con esso si confonde.
Del castello all'interno del "parco nuovo", non si conosce l'epoca esatta della costruzione. Con il passare del tempo il palazzo reale di Altofonte passò prima agli Angioini e in seguito agli Aragonesi che per opera di Federico II attuarono radicali trasformazioni. Successivamente, in seguito alla nascita dell'infante Pietro d'Aragona il re Federico concesse il castello con l'annessa chiesa e relativo parco ai monaci Cistercensi. E' la costruzione della chiesa che segna l'inizio del nuovo centro abitato che si sviluppa attorno all'antico castello normanno già peraltro trasformato in abazia.
Scarsissime sono le notizie che lo riguardano ed infatti esiste una totale mancanza di documentazione sul periodo che va dal Rinascimento ai nostri giorni, si sa soltanto da alcune notizie riportate da Vito Amico nel "Dizionario Topografico della Sicilia" che nel 1798 il paese contava circa 2.200 abitanti e che l'economia era basata sull'agricoltura essendo i terreni intorno all'abitato molto fertili e ricchi d'acqua; la dimostrazione dell'uso dei terreni è data fondamentalmente dall'analisi delle cartine topografiche che mostrano la presenza di una notevole quantità di trazzere e strade vicinali all'interno del territorio oggetto della nostra indagine: viabilità che permetteva l'attraversamento delle terre e che quindi rendevano più agevole il raggiungimento degli appezzamenti destinati sia a scopo agricolo che a pascolo e in ogni caso legato all'uso dei suoli. In particolare il territorio oggetto della proposta di vincolo è caratterizzato da un reticolo di ruscelli e vene d'acqua superficiali. La ricchezza d'acqua è sempre stato un elemento condizionatore delle attività umane e quindi del processo di trasformazione del territorio; attraverso secoli di costante lavoro l'uomo ha attrezzato le sue terre con opere ed impianti atti a sfruttare la disponibilità delle acque e man mano che le tecniche progredivano maggiori profitti si traevano dai terreni irrigui contribuendo così alla nascita di casolari nelle campagne.
Tornando indietro nel tempo sin dall'epoca di Alfonso il Magnanimo si assiste in tutta la Sicilia ad una evoluzione delle condizioni civili e con queste alla ripresa delle attività agricole nelle campagne attorno Palermo là dove i terreni permettevano una facile produzione delle colture e di conseguenza un rapido popolamento delle campagne dovuto anche alle opere di difesa studiate per i caseggiati; si trattava di solito di una torre, come quella in contrada Rebuttone, che veniva posta a difesa del feudo o delle costruzioni rurali. Più tardi la torre perse la sua funzione difensiva e vengono ritenute sufficienti le solide mura di un baglio.
Di fabbricati rurali anche se alcuni ridotti a semplici ruderi è disseminato il territorio di Altofonte le case Salamone, le case Orestano, Nanfera, Romei solo per citarne alcune. Le case Romei, a monte dell'abitato di Altofonte, il cui nome significa Romano e che conservano al loro interno i resti di alcuni affreschi ascrivibili probabilmente al '600, farebbero supporre sul posto la presenza di un casale di origine romana ma, l'ipotesi è tutta da verificare.
Altra importante risorsa economica del territorio era costituita dai numerosi mulini mossi dalle acque dell'Oreto che scendevano a valle per sfociare nella spiaggia di Sant'Erasmo.
Ai lati dell'Oreto si individuano ancora tre sistemi di mulini ed altri impianti produttivi legati in serie all'utilizzazione delle stesse acque:
- l'acquedotto della Sabucia che dalle sorgenti nei pressi del vallone della Monaca, in territorio di Monreale, giunge nella contrada Pagliarelli;
- "il sistema centrale" situato sul margine sinistro del fiume che partendo dalla contrada Molara giunge al ponte dell'Ammiraglio.
Il canale del Parco ha origine dalla sorgente chiamata Fontana Grande all'interno dell'abitato di Altofonte: "...questa gran fonte ordinariamente si divide in due corsi. Passa l'iuno in mezzo al villaggio o sia piccola terra del Parco, che qui seguendo si mette avanti, e dà moto alle ruote di tre molini. Scende l'altro sino a Santa Maria di Gesù nella campagna di Palermo, e irrigando la contrada pienamente di Falsomiele in molti luoghi suole unirsi colle acque di Ambleri dell'Orecchiuta".
I tre mulini all'interno dell'abitato, di cui parla l'infaticabile marchese di Villabianca, sono ancora oggi localizzabili nei mulini "di sopra", "di mezzo" e "di sotto"; di questi il primo, completamente trasformato, conserva solo la caratteristica saia con piloni ed archi; degli altri due rimangono alcuni ruderi nel vallone sottostante il centro abitato; le acque che muovevano da questi mulini, dopo essere state utilizzate per scopi agricoli, si riversavano nell'Oreto.
Il canale principale del Parco attraversando la profonda valle del Biviere posta tra i monti Moarda e Pizzo Valle del Fico, dove sono ancora visibili i resti di due mulini il mulino Valle di Fico e del lago di Parco (così denominati dal Villabianca) arriva alle pendici del monte Orecchiuta.
Lo spettacolo naturale che si presenta a chi si addentra nella valle e segue l'andamento della valle del Fico prima e della valle del Balzo poi è di incomparabile bellezza. Lo scenario cambia in rapida successione dalle valli prima citate ai Serri di Rebuttone; da questi alla montagna di Rebuttone, al residuo bosco di Rebuttone, tagliato in massima parte nella metà dell'ottocento in seguito alla fine della feudalità cui la normativa sui boschi era strettamente legata: tutto questo a sud di Altofonte. Ma la bellezza di un territorio solo in parte contaminato e danneggiato da una lottizzazione dei terreni, non muta se si percorre la SS in direzione del paese: superando Poggio San Francesco si costeggia la rocca Addauro, il cozzo Paparina interessato da ritrovamenti archeologici e poi ancora le case "il Monaco", "Salamone". Tutto ciò ad ovest del centro abitato per chi osserva il territorio su una qualunque cartina topografica. A est il pizzo valle del Fico e il cozzo Orecchiuta. A nord i confini territoriali.
Emilio Sereni definisce il paesaggio agrario "quella forma che l'uomo, nel corso e ai fini delle sue attività produttive agricole, coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio naturale" in questa realtà fisica si può leggere una storia che è sociale, economica e di rapporti produttivi e perciò culturale.
Dalla fine del secolo scorso ad oggi il ruolo della campagna cede il passo ad una indiscriminata azione di annientamento dei valori. E' solo in questi ultimi anni che, chi ha affrontato il tema del paesaggio e del suo rapporto con il costruito ha, anche se sotto diverse angolazioni, posto un problema oggi purtroppo divenuto assolutamente prioritario: quello cioè del suo recupero quale ambiente esteticamente qualificato. Da ciò deriva l'esigenza immediata di guardare al paesaggio come un oggetto estetico e la conseguente necessità di una ricognizione di esso come opera d'arte in se stessa considerata. E' indispensabile quindi che il paesaggio inteso come territorio venga tutelato per un'armonica, nuova organizzazione di esso tendente a chiarire la presenza delle abitazioni affinché sia mantenuto un equilibrato rapporto tra costruito e aree verdi esistenti. Bisogna recuperare e restituire gli spazi all'uomo definendoli con una costante visione della storia più o meno antica e armonizzandoli con il paesaggio agrario o boschivo o di qualunque altro genere, storicizzato.
Per quel che riguarda l'abitato di Altofonte, si tratta di un impianto di origine medievale la cui trama e tendente alla regolarizzazione ortogonale dei comparti e della viabilità, nonostante l'accidentalità del sito orografico di giacitura. Questa accidentalità ha determinato la creazione di diverse scalinate che permettono di superare il dislivello tra i vari piani conferendo una immagine particolare al paesaggio costruito.
Il centro storico mantiene tutt'ora la propria centralità, attorno ad esso si sviluppa l'abitato costituito da piccole case che fanno l'architettura del territorio; ad esse si compenetrano edifici di recente e nuova costruzione che tendono a spersonalizzare Altofonte ma, nonostante tutto resta ancora il fascino di giardini nascosti da robuste mura, nascosti alla vista del passante frettoloso ma, che sono retaggio di quel paesaggio che penetrava e si confondeva con il palazzo di Re Ruggero e con esso si correlava.
I resti di famose vestigia del passato come il palazzo ruggeriano, i resti dei mulini esistenti ancora all'interno del paese, le chiese tra cui quella di San Michele Arcangelo, oggi restaurata, il palazzo Vernaci ex Alliata di Villafranca e di tanti altri edifici meritano di essere tutelati e conservati.
E' quindi di fondamentale importanza considerare la città di Altofonte un "unicum" inscindibile con il suo intorno: poiché e solo la tutela del territorio nel suo complesso: paesaggio e costruito può consentire un'azione univoca ed efficace.
Il "paesaggio" comunque inteso: ambiente, territorio è il prodotto dell'azione dell'uomo come agente modificatore dei suoli.
Nei secoli il paesaggio, vuoi per l'opera umana, vuoi per l'opera naturale ha mutato, a volte radicalmente il suo aspetto ma, sempre si è cercato di armonizzare il prodotto umano con quello naturale. Oggi si assiste ad un fenomeno inverso: in nome di una massiva speculazione il paesaggio, il territorio, subiscono una costante violenza. Le cave per l'estrazione dei materiali, un tempo intelligentemente interrate, oggi deturpano grandi costoni rocciosi: ne è un esempio la cava di Rebuttone; i boschi spesso volontariamente arsi per opera di scellerati, solo per citare alcuni esempi eclatanti contribuiscono alla distruzione e allo stravolgimento di una ricchezza naturale che è patrimonio collettivo.
SEZIONE BENI NATURALI E NATURALISTICI
Inquadramento geologico dell'area di vincolo
L'area interessata dal vincolo, rientra nel complesso geologico noto nella letteratura geologica come Monti di Palermo. Questi costituiscono un frammento della Catena Appenninico-Maghrebide, formata dalla sovrapposizione tettonica di unità carbonatiche e terrigeno-carbonatiche di età mesozoico-terziaria derivanti dalla deformazione dei domini paleogeografici Piattaforma Carbonatica Panormide, Bacino Imerese e Piattaforma Carbonatico-Pelagica Trapanese.
La deformazione di questi domini paleogeografici avvenne a partire dal Miocene, dando origine, di conseguenza, a dei corpi geologici con omogeneità di facies e di comportamento strutturale (Unità Stratigrafico-Strutturali U.S.S.). Queste U.S.S. durante l'intervallo Langhiano-Tortoniano si sono sovrapposte le une alle altre con vergenza verso Sud a formare l'edificio tettonico dei Monti di Palermo.
Nella suddetta area affiorano perlopiù terreni in facies di Bacino Imerese afferenti alle U.S.S. Piana degli Albanesi e Sagana Belmonte Mezzagno, che derivano rispettivamente alla deformazione della parte più esterna (U.S.S. Piana degli Albanesi) ed interna (U.S.S. Sagana Belmonte Mezzagno) del Bacino Imerese.
- Formazione Mirabella (Trias sup.): costituita prevalentemente da calcareniti gradate e laminate e/o calcilutiti grigiastre a noduli di selce, radiolari e lamellibranchi (Halobia), carapaci di crostacei etc. (depositi di scarpata e di bacino). Si tratta di rocce carbonatiche con elevato contenuto di CaCo3 come quelli ad esempio che caratterizzano il Cozzo Paparina. Per quanto concerne la giacitura queste rocce possono ritrovarsi in banchi massicci e mal stratificati o in strati di spessore metrico o decimetrico. Esse presentano diversi sistemi di fratture, da sottili a beanti, che tendono ad ampliarsi per fenomeni carsici;
- Formazione Famusi (Trias sup. - Lias inf.): si tratta di rocce costituite da doloruditi e doloareniti gradate e laminate e brecce dolomitiche, ad elementi di piattaforma carbonatica (depositi di scarpata), risedimentate grigie, talora rosate, grigio-giallastre e biancastre, generalmente in banchi di grosse dimensioni. Queste rocce presentano diversi sistemi di giunti variamente orientati di notevole persistenza, spesso beanti. Ne sono tipici esempi tutta l'area delle Serre di Rebuttone e le Punte della Moarda.
Sotto il profilo tettonico l'area è stata soggetta a più fasi che hanno avuto luogo durante la sua storia geologica e che sono responsabili dell'assetto strutturale della zona.
Nella zona interessata dal preposto vincolo, si distinguono due grandi dislocazioni a prevalente andamento OSO-E-NE, che hanno dato luogo al graben di Monreale. Di queste due dislocazioni la faglia di Monreale decorre lungo il margine sinistro del fiume Oreto, dalla località Rocca fino a Pioppo, mentre la faglia di Altofonte, parallela alla prima, segna tutto il versante destro della valle dell'Oreto passando sotto l'abitato. Tra queste due dislocazioni principali si inserisce tutta una serie di fratture e faglie minori ad esse sub-parallele.
I terreni affioranti nella zona in oggetto hanno raggiunto il loro attuale assetto geomorfologico in seguito ad una morfogenesi Plio-Quaternaria, caratterizzata da faglie dirette a forte rigetto che hanno determinato l'altitudine dei rilievi e l'andamento morfologico dei versanti, completata in seguito dall'erosione, che ha giocato un ruolo diversificato in ragione dei differenti tipi litologici. Si individuano, infatti, zone collinari caratterizzate da litotipi argilloso-arenacei che si contrappongono a zone montuose caratterizzate da rocce carbonatiche.
Lungo le pendici dei rilievi calcarei il modellamento dovuto all'azione delle acque dilavanti si combina con quello carsico. Le rocce carbonatiche sono, infatti, oggetto di processi di dissoluzione chimica da parte delle acque meteoriche, queste scorrendo in superficie o penetrando in profondità attraverso la discontinuità, danno luogo ad una tipica morfologia carsica, caratterizzata in superficie da forme dilavate, doline, campi solcati, in profondità di cavità che si allargano sempre più con il procedere del fenomeno, dando luogo ad inghiottitoi e grotte.
L'assetto idrogeologico della valle dell'Oreto, di cui il territorio che si intende sottoporre a vincolo fa parte, è governato principalmente dall'assetto strutturale e geometrico dei rilievi i quali, proprio per le peculiari caratteristiche litologiche, strutturali e morfologiche, costituiscono delle unità idrogeologiche ciascuna con un carattere di autonomia rispetto alle altre.
Delle tre unità idrogeologiche riconoscibili nella valle dell'Oreto (U.I. Monte Cuccio; U.I. Belmonte Mezzagno; U.I. Piana di Palermo), quella più importante è l'Unità idrogeologica di Belmonte Mezzagno, costituita in prevalenza da un acquifero carbonatico caratterizzato da elevata permeabilità per fessurazione e carsismo cui fanno parte i litotipi della zona da vincolare, per l'elevata produttività idrica. Numerose sono infatti i recapiti a valle del centro abitato di Altofonte, altri recapiti sono verso le sorgenti del gruppo Naselli-Ambleri (cunicoli e gallerie drenanti che hanno perso la loro funzione in seguito all'abbassamento della piezometrica) e verso il gruppo di San Ciro (cunicoli e gallerie in parte asciutti).
Ben poco esiste, specialmente come fonti descrittive, sul territorio di Altofonte, ed ancora meno ci sarebbe se in seguito alla conquista normanna, non fosse stato eretto sulle pendici del Monte Moarda un castello, proprio sul ciglio della contrada che separa Altofonte da Monreale, e se allo stesso non fosse stato annesso un parco che "...cinto da una muraglia, circondava alcuni monti e boschi del territorio di Altofonte...".
Sembra che fu il re Ruggero a volere per quella zona il castello ed il parco e che gli stessi furono realizzati intorno al 1150. Altofonte diventa così la residenza di caccia dei re nommanni e ad essa viene aggregata l'intera catena montuosa che scende verso Palermo sino a comprendere il castello di Maredolce con il lago ed il famoso "Dattileto". All'interno del parco furono racchiusi caprioli, porci selvatici ed altra selvaggina e proprio questa riserva divenne quella dove Re Ruggero più sovente si recava.
Il parco assunse il nome di "Parco Nuovo" per distinguerlo da quello già esistente della Favara e si raggiungeva attraverso una Trazzera Regia che dall'Oreto passava per l'ingresso principale del parco regio, detto "Porta Ciglio" e superata la vallata del Fico arrivava fino al castello.
Dovrebbe essere questa la trazzera nota con il nome di "Scala dei muli", un sentiero tradizionale che fungeva da collegamento tra la città e le vallate interne del palermitano in direzione Piana degli Albanesi e Misilmeri.
La vecchia mulattiera originaria è oggi pressocché scomparsa; parti sono state interrate nel tempo da lavori ed interventi sconsiderati che hanno anche travolto piccole realtà presenti lungo il percorso come alcune cavità naturali ed alcune edicolette votive ricavate negli anfratti rocciosi.
Il passaggio del Castello e del relativo parco ai monaci Cistercensi segnò la suddivisione in lotti del parco stesso e la sua assegnazione in enfiteusi ai coloni del nuovo abitato cresciuto attorno al castello ovviamente trasformato in Abbazia.
Difficile se non impossibile risulta oggi la lettura sul territorio della delimitazione di tale parco ed ancor meno risulta possibile l'identificazione degli originali profili di paesaggio naturale. L'unica certezza che resta è quella di una particolare ricchezza della vegetazione, legata all'abbondanza di acqua ed al clima favorevole e conseguentemente quella di una ricca fauna vertebrata ed invertebrata. Gli altopiani di Rebuttone, le sorgenti della Moarda nascoste tra le vette, le pareti scoscese ed inaccessibili creavano le condizioni ideali per la sopravvivenza degli erbivori e dei grossi predatori nonché di una ricca avifauna: il Daino (Cervus dama), la lepre (Lepus Capensis), il coniglio (Oryctolagus cuniculus), l'istrice (Hystrix cristata) e il riccio (Erinaccus europaeus) e, secondo l'Abate Maja, financo il lupo (Canis lupus) ed ancora l'Aquila reale (Aquila chrysaetos) e lo Sparviero (Accipiter nisus) tra i rapaci, il colombaccio (Columba palumbus), il fagiano (Phasianus colchicus) e la coturnice (Alectoris graeca) tra le specie più ambite per la caccia.
Possiamo supporre che fu proprio l'affidamento in enfiteusi a segnare i primi significativi cambiamenti della facies naturale dei luoghi ed a trasformare ampi appezzamenti di territorio in fondi agricoli. Questo cambiamento disegnerà nei secoli il nuovo aspetto, ed assetto, di tutta la zona che resterà pressocché immutata fino quasi ai tempi nostri. Con eguale vigore e rigogliosità i "giardini agricoli" hanno sostituito la vegetazione naturale ed hanno però comunque disegnato un paesaggio altrettanto gradevole e ricco di cui ancora oggi si conservano ampie testimonianze. Olivi secolari, grossi carrubbi, vecchi aranceti e limoneti ed un numero rilevante di specie e varietà eduli, molte delle quali oggi scomparse dai recenti coltivi e sostituite da monocolture più produttive. E' quindi anche una sorta di ricchezza storica, dal punto di vista agricolo, quella che contraddistingue tutto il territorio di Altofonte, un patrimonio particolare, che oggi possiamo anche definire culturale, di cui salvaguardare la memoria storica a testimonianza di un rapporto uomo ambiente oggi fortemente compromesso.
Giungendo nei pressi del confine comunale di Altofonte, nella zona denominata Balzo Rosso, a ridosso del cozzo Orecchiuta, la vista si apre sulla Valle del Fico, attraversata dal vecchio acquedotto del Biviere alimentata da una ricca sorgente, un tempo rigogliosa di boschi naturali a leccio e roverella e poi degradata dai ripetuti tagli che lasciano il campo ad un ricco sottobosco caratterizzato dalla abbondante presenza del mirto.
Con il sopravvento della speculazione agricola industriale del XV secolo anche il mirto, peraltro ottimo combustibile, viene massicciamente tagliato e le verdi montagne della Conca d'Oro vengono trasfommate in nude garighe, ed ancora così oggi si presentano al visitatore.
Analoga sorte è toccata alla zona montuosa che sovrasta l'abitato di Altofonte nota col nome di Punte della Moarda per le caratteristiche formazioni a balze di questo massiccio che rappresentano la naturale continuità della citata Valle del Fico. Proprio su queste zone però oggi è possibile godere di ampie zone rimboschite che hanno molto cambiato l'aspetto desolato che questi monti avevano assunto.
Tutta l'area della Valle del Fico e parte delle Punte della Moarda, di proprietà privata, sono oggi gestite dall'I.R.E, Ispettorato Ripartimentale delle Foreste, che ha avviato con successo un'azione di rimboschimento a conifere di gran parte dell'area.
Ancora più evidente risulta l'azione dell'I.R.E nella zona denominata della Moardella, appartenente allo stesso complesso delle Punte della Moarda ed acquisita al demanio regionale.
Diversa e forse più suggestiva è invece la zona della Valle di Rebuttone dove ancora l'originario bosco costituito da una fitta copertura di arbusti inframmezzati a singoli individui di molto adulti di leccio, roverella e frassino si possono attraversare con sentieri sterrati che corrono ora lungo il corso del torrente della valle di Rebuttone ora attraverso le contrade di Sbanduto e Giammeri ora sui pendii di Cozzo dello Sbanduto e di Cozzo Giammeri su lungo la Costa Zolia e fin oltre fino alle nude Serre di Rebuttone.
Nell'area della Valle del Fico, in prossimità della vetta, si apre una grande fessura - antro alta circa 10 metri, la cui base si trova a quota m. 13, incassata in parete per la profondità di circa 6 metri, che costituisce l'imbocco di una cavità costituita da due pozzi rispettivamente di 19,50 e 9 metri orientati sull'asse N.NOS.SE.
Il primo pozzo presenta pareti leggermente strapiombanti e mantiene per tutto il suo sviluppo le stesse dimensioni dell'imbocco.
Al suo fondo si trova una biforcazione a S.SE da cui si sviluppa un secondo pozzo lungo circa 8 metri con un dislivello di m. 9.
Tutta la cavità, pur rappresentando un interessante realtà speleologica non presenta importanti concrezionamenti e le poche esistenti si rinvengono solo nella parte terminale del pozzo.
Analoghe caratteristiche dal punto di vista concrezionale presenta la grotta denominata della Moardella. Essa si trova a quota 550 m. del massiccio della Moarda e si raggiunge percorrendo il sentiero che dalla fonte del Sopo conduce in direzione sud est fino a raggiungere un roccione spaccato in due: in questa fenditura della roccia ha il suo sviluppo la grotta.
Più interessante appare invece il pozzo denominato della Macchiaciucia, località non indicata sulle carte che si raggiunge percorrendo la provinciale Palermo-Piana degli Albanesi fino al Km. 16,420 e, lasciata la stessa, sulla sinistra per 1.550 metri.
L'imbocco della cavità è costituito da una stretta fessura lunga circa 6 metri che risulta occlusa da massi fatti rotolare lì volontariamente.
Il pozzo, dalla forma a campana scende verticalmente per circa 40 metri e lungo le pareti sono presenti rare concrezioni. A circa 23 metri è presente un orifizio sulla parete SE che attraverso una stretta piazzuola porta ad un secondo pozzo. Questo, oltre ad avere una conformazione differente dal primo, presenta le pareti riccamente e variamente concrezionate ed una nicchia incassata nella parete SE è ricca di formazioni stalagmitiche dalle forme molto singolari e suggestive.
Infine gli esploratori e descrittori del pozzo hanno anche segnalato la presenza sulla parere NE di una colonna stalattitica alta un paio di metri sulla quale hanno rinvenuto, saldati alla stessa, degli ossicini dagli stessi ritenuti di colombo ma che più verosimilmente potrebbero appartenere a chirotteri, abituali abitatori delle cavità. In entrambi i casi risulta chiaro che il sito può costituire anche idoneo ricovero per la fauna.
Dalle Punte della Moarda, attraverso la portella del Pozzillo, lasciato il tenitorio di Altofonte, non si può non seguire un naturale percorso di estrema suggestione e rilevante interesse naturalistico che include la costa di Carpineto, dall'aspetto dolomitico e che annovera a circa 50 metri dalla vetta, sul suo versante nord la grotta delle Volpi, una cavità naturale con stalattiti.
Oltre la costa del Carpineto, ma non lontano da essa, lungo un percorso ancora ricco di macchia mediterranea, quasi in prossimità della cima di monte Pizzuta, si apre la grotta del Garrone e poco distante, ma molto difficile da reperire, lo Zubbione della Pizzuta, cavità a sviluppo verticale con circa 80 mt. di dislivello e di rilevante interesse speleologico per le sue bellissime concrezioni calcaree.
Rientrando in territorio di Altofonte ma sempre a cavallo con quello di Monreale si è ritenuto necessario non escludere dalla perimetrazione del vincolo proposto parte del corso del Fiumelato di Meccini fino a raggiungere la località denominata Fontana Lupo.
L'esposizione delle alte pareti della Moarda, di Valle Fico e del Parco, confinanti con la gelida conca di Piana degli Albanesi, accentua i rigori invernali di tutto il comprensorio di Altofonte e consente il prolungarsi del pur breve stazionamento delle nevi nei periodi più freddi dell'anno. Le forti precipitazioni, che storicamente raggiungono una media annua di 1.300 mm., anche se oggi giorno sensibilmente diminuite, determinano un surplus idrico rispetto alla capacità di assorbimento dei terreni.
Ne consegue un abbondante ruscellamento superficiale di acque che vengono via inghiottite dai calcari fessurati e corrosi, percolando in profondità nelle viscere montuose fino a formare un grande acquifero. Da questi depositi profondi, in corrispondenza di fratture tra le argille e le rocce più antiche l'acqua si insinua e scaturisce all'esterno. Si formmano così sorgenti e polle sorgive che alimentano il sistema idrografico della Valle dell'Oreto
In particolare il territorio oggetto di vincolo che ingloba la sezione Sud-Est del bacino dell'Oreto con Valle Fico ed i picchi della Moarda, è caratterizzata da un reticolo di ruscelli e vene d'acqua superficiali che, discendendo dalle balze montuose confluiscono in un ampio vallone noto col nome di Fiumelato Meccini. Esso, scavandosi il corso lungo il Cozzo Meccini, raggiunge l'Oreto propriamente detto in cui confluisce. Buona parte del Vallone Fiumelato di Meccini corre lungo il confine comunale di Altofonte con Monreale.
Un percorso abbastanza tortuoso e poco praticabile, ricco di valloncelli coperti da una fitta boscaglia e dalle sponde inaccessibili per il proliferare di giunchi, Typha e salcerelle (Salix caprea) che si intersecano con altrettanti canali, noti col nome di "saje" realizzati dall'uomo per irrigare altrettanto fitti e rigogliosi frutteti alternati a campi orticoli, condizione questa che ha salvato parte delle sponde del fiume dalla cementificazione, prevalentemente abusiva, che caratterizza tutta l'area.
Un dedalo di viuzze che raggiungono altrettante case e "villini" hanno sottratto a questo territorio potenziali ambienti fluviali di indubbio valore paesaggistico ma soprattutto naturalistico. Una testimonianza può essere considerata la località Fontana Lupo (vedi foto), dove una rigogliosa vegetazione ruderale vede assieme oleandri (Nerium oleander) e canneti (Phragmites australis) lungo gli argini mischiati con il sommacco (Rhus sp.) e gli alberi di fico (Ficus carica) e di nespole (Eryobotrya japonica) lungo le sponde. Qui, dove il percorso si fa più stretto fino a sparire in un antro, ruscella, secondo la tradizione storica, la sorgiva che dà origine al fiume Oreto, facendosi spazio tra le calcareniti tenere e tra erte pareti rocciose coperte dal delicato capelvenere e da un morbido tappeto di muschio.
Caratteri floristici
La flora ascrivibile al territorio di Altofonte ricalca a grandi linee quella presente in tutta la ben più vasta valle dell'Oreto. Su di essa, pur non essendovi specifiche opere, i botanici più noti hanno parlato nel descrivere le numerose escursioni fatte, soprattutto nella porzione a monte, già dagli inizi dell'800 (Parlatore 1839, Lojacono Pojero, 1888-1909).
In particolare il Parlatore nella su "Flora Panormitana" fa precisi riferimenti a località della zona quali la Valle del Fico, il Gorgo di Rebuttone, l'omonimo bosco e il Pizzo della Moarda.
Inutile dire che molte delle specie descritte sono oggi sparite ma alcune sono ancora presenti e proprio nelle porzioni montane del bacino; per tali motivi l'integrità di tali stazioni reclama adeguate forme di tutela e tutta l'attenzione della pubblica amministrazione dell'interesse della collettività.
I pochi esempi di vegetazione subnaturale sono costituiti da nuclei di lecceta spesso frammisti ad essenze estranee introdotte con opere di rimboschimento ed alcune comunità rupestri abbarbicate nelle zone più impervie.
Alla fine degli anni '50 la Regione Siciliana iniziò l'iter di formazione dei Piani Territoriali di Coordinamento previsti dalla legge n. 1150 del 1942 col fine di orientare e coordinare 1'attività urbanistica da svolgere in alcune parti del territorio e quindi di pianificare l'ubicazione di grandi infrastrutture nonché dei servizi di interesse regionale incluse le attrezzature per il tempo libero ed i Parchi di ogni tipo.
L'attuazione del P.T.C. viene comunque superato dalla legge regionale n. 80/77 che detta "Norme per la tutela, la valorizzazione e l'uso sociale dei beni culturali ed ambientali nel territorio della Regione Siciliana" che estendendo il concetto di bene culturale include anche i beni naturali e naturalistici.
In aggiunta a ciò parti della Valle del Fico e della Moarda sono state, come già detto, acquisite al demanio regionale o comunque prese in gestione dall'I.R.F. E' questa una forma di tutela che pur se capace di conservare o recuperare pezzi del territorio non è sufficiente e soprattutto non aiuta a regolamentare il territorio nel suo complesso.
In tal senso l'apposizione di un vincolo paesaggistico, se attuato e gestito nella sua più ampia interpretazione di tutela, che è quella di curare anche il patrimonio naturale, può invertire il trend negativo cui tendono tutte le aree a ridosso di una metropoli qual'è Palermo che è quello di fungere da aree da zone di espansione.
E' proprio questa tendenza che inevitabilmente spazza via in primo luogo i residui di naturalità di queste valli e anche, cosa non trasculabile, ne fa perdere la propria identità tipica di ogni territorio che ha vissuto, com'è stato per Altofonte, momenti storici importanti.
I componenti della Commissione approvano all'unanimità quanto riportato nelle predette relazioni e determinano pertanto di apporre il vincolo paesaggistico, ai sensi della legge n. 1497/39, secondo i perimetri indicati nelle suddette relazioni e descritti nell'allegata cartografia, nel predetto territorio appartenente ai comuni di Altofonte, Monreale e Piana degli Albanesi.
La seduta viene dichiarata chiusa alle ore 12,00.
Il presidente della commissione: dott.ssa C.A. Di Stefano
componente: arch. A. Porrello
componente: arch. S. Lo Nardo
membro aggregato: dott. S. Garotalo
segretario: dott. M.R. Camillo
Palermo, 25 luglio 1995