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Timestamp: 2017-02-19 21:58:38+00:00
Document Index: 18482874

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 27', 'art. 32', 'art. 24', 'art. 77', 'art. 82', 'art. 18', 'art. 30', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 24', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 19', 'art. 82', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 101', 'art. 150', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 82', 'art. 19', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 13']

Commissione per l analisi delle problematiche relative alla disabilità nello specifico settore dei beni e delle attività culturali - PDF
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1 Commissione per l analisi delle problematiche relative alla disabilità nello specifico settore dei beni e delle attività culturali LINEE GUIDA PER IL SUPERAMENTO DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE NEI LUOGHI DI INTERESSE CULTURALE2 Premessa 1. Introduzione 1.1 Conservazione e accessibilità 1.2 Alcuni concetti base 1.3 Quadro delle principali disposizioni normative Normativa inerente le barriere architettoniche Riferimenti normativi specifici per i luoghi d interesse culturale 2. L accessibilità dei luoghi di interesse culturale 2.1 Criteri e orientamenti dell Universal Design 2.2 Le soluzioni alternative 2.3 Criteri per la progettazione e la gestione Orientamento Superamento delle distanze Superamento dei dislivelli Fruizione delle unità ambientali e delle attrezzature Raccordo con la normativa di sicurezza e antincendio Allestimento di spazi espositivi Monitoraggio e manutenzione 3. Casi di studio 3.1 Parchi e giardini storici, aree e parchi archeologici 3.2 Spazi urbani 3.3 Edifici e complessi monumentali 3.4 Luoghi di culto 3.5 Spazi espositivi, musei, archivi e biblioteche3 Premessa Queste Linee Guida sono rivolte a tutti coloro, architetti e ingegneri in primo luogo, funzionari di amministrazioni pubbliche o liberi professionisti, che nel corso della propria attività si trovano ad affrontare, seppur con ruoli diversi (responsabili del procedimento, soggetti finanziatori, progettisti, direttori dei lavori, collaudatori), il tema dell accessibilità nell ambito dei luoghi di interesse culturale. Il primo quesito emerso nella redazione di questo documento ha riguardato una questione di natura terminologica. Trattando prevalentemente di spazi ed ambienti già esistenti, ci si è interrogati, infatti, sull opportunità di parlare effettivamente di accessibilità intesa, secondo le norme vigenti, come la possibilità, anche per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di raggiungere l edificio e le sue singole unità immobiliari e ambientali, di entrarvi agevolmente e di fruirne spazi e attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia o se fosse più appropriato riferirsi al concetto, apparentemente più limitativo, di superamento delle barriere architettoniche. È indubbio che per i nuovi immobili può ormai rilevarsi una diffusa tendenza a rivolgere fin dalla sua genesi il progetto verso una utenza ampliata in accordo con alcuni fondamentali principi condivisi a livello internazionale, sintetizzati nel concetto di universal design tanto da rendere più che appropriato l impiego del termine accessibilità. Tale orientamento, tuttavia, può difficilmente essere applicato agli interventi sul patrimonio architettonico, dove la presenza di condizioni pensate esclusivamente per ristrette fasce di utenza appare spesso legata sia all identità stessa degli immobili oggetto di tutela, che alle loro particolari vicende storiche. A rigor di termini, dunque, è necessario ancora parlare di superamento delle barriere architettoniche che il costruito storico presenta, ad esso strettamente connaturate. Si è ritenuto opportuno, pertanto, richiamare fin dal titolo tale specifica declinazione dell accessibilità, adottando la dizione di superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale. Nell impostazione fondamentale delle presenti Linee Guida si è cercato di superare la logica da manuale di progettazione, evitando di suggerire soluzioni preconfezionate. Il testo si propone dunque come strumento per stimolare la riflessione su un tema la cui complessità viene spesso sottovalutata (si pensi ad esempio alle cosiddette barriere percettive quasi sempre ignorate), al fine di superare la prassi corrente della mera messa a norma, evidenziando come le problematiche connesse con l accessibilità costituiscano la base stessa della progettazione e della disciplina del restauro. Si tratta, pertanto, di un documento sempre rivedibile e aggiornabile in quanto, avanzando le conoscenze e gli studi, esso dovrà necessariamente adeguarsi ai futuri sviluppi e alle esperienze elaborate.4 1. Introduzione 1.1 Conservazione e accessibilità È soltanto a partire dalla fine degli anni 80 che la disciplina del restauro ha iniziato a confrontarsi con il tema dell accessibilità a seguito dell approvazione della legge 13/89 e del suo regolamento di attuazione, il D.M. 236/89 benché fin dal 1971 fossero presenti in Italia precise disposizioni normative a riguardo. Rivolti agli edifici privati, i due provvedimenti del 1989 si estendevano infatti esplicitamente all adeguamento di fabbriche esistenti, se sottoposte a ristrutturazione, prevedendo procedure semplificate per gli immobili vincolati dalle leggi di tutela, tra cui il silenzio-assenso nell approvazione dei progetti in Soprintendenza. Per la prima volta, inoltre, veniva introdotta una normativa a carattere prestazionale, più tardi estesa anche agli edifici pubblici con la legge 104 del 1992 ed il D.P.R. 503 del 1996, che avrebbe ispirato una significativa riflessione sul tema dell accessibilità nel settore della tutela e del restauro, anche alla luce dei più recenti orientamenti teorici della disciplina della conservazione. Allo stato attuale, possono ritenersi ormai acquisiti alcuni principi fondamentali, che vedono il tema dell accessibilità collocarsi a pieno diritto all interno del progetto di restauro, compreso ormai nel più ampio concetto di conservazione integrata. Lo stretto legame tra monumento ed uso, infatti ribadito più volte non soltanto come migliore garanzia per la conservazione del patrimonio, ma come condizione intrinseca dell architettura, per la quale non possono valere esclusivamente istanze di pura contemplazione 1 conduce a considerare il restauro come un intervento che non deve, come troppo spesso avviene, sottrarre al godimento le opere, ma che ha lo scopo di salvarle consentendo che sussistano il più a lungo possibile, come parti esteticamente e storicamente vive della nostra società 2. Partendo dunque da un iniziale approccio riduttivo, che limitava il problema delle barriere architettoniche ad una semplice ottemperanza normativa ritenuta quasi sempre in contrasto con le istanze della tutela si è giunti a comprendere il tema dell accessibilità nel più complesso ambito del rapporto tra conservazione e fruizione del patrimonio architettonico. Occorre in proposito evidenziare che, in linea generale, non esistono elementi aprioristici di incompatibilità tra la salvaguardia degli immobili vincolati ed il loro adeguamento alla normativa per una fruizione generalizzata degli spazi. Ciò anche alla luce di una mutata percezione della condizione di disabilità, passata da evento eccezionale a fenomeno comune e diffuso, come dimostrato dal notevole incremento delle percentuali europee, e dal significativo ampliamento del concetto stesso di disabilità, esteso oggi anche a situazioni transitorie, come la gravidanza, la convalescenza, la temporanea immobilizzazione di un arto, ma anche la più semplice necessità di trasportare oggetti pesanti. Il tema dell accessibilità è senza dubbio uno dei più determinanti dal punto di vista della vivibilità degli spazi costruiti e costituisce dunque una essenziale caratteristica qualitativa dell immobile e delle sue attrezzature. Tutto ciò vale, a maggior ragione, per gli immobili di interesse culturale, in quanto gli stessi rappresentano generalmente luoghi della memoria o spazi preziosi per la 1 A. Bellini, La pura contemplazione non appartiene all architettura, in TeMa, n. 1, 1998, p. 3; cfr. anche R. Picone, Conservazione e accessibilità. Il superamento delle barriere architettoniche negli edifici e nei siti storici, Arte tipografica, Napoli G. Carbonara, Teoria e metodi del restauro, in Id. (a cura di), Trattato di restauro architettonico, Utet, Torino 1996, vol. I, p. 92. Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale capitolo 1 15 collettività, da utilizzarsi per attività ed eventi che devono comunque risultare accessibili ed accoglienti per tutti, trasformando così i vincoli in opportunità di partecipazione 3. In tale prospettiva, le istanze dell accessibilità devono considerarsi come normali elementi di progetto, quali la sicurezza, la solidità strutturale, il comfort termoigrometrico, le norme edilizie e urbanistiche, le disponibilità economiche, gli stessi principi-guida del restauro: distinguibilità, reversibilità, compatibilità fisico-chimica, autenticità espressiva. Il tutto diventa più facile se si accetta una condizione progressiva e critica del restauro (inteso come atto proprio del tempo presente) e non una congelante, regressiva linea di ripristino più o meno filologico o in stile. Il restauro, infatti, guarda al futuro e non al passato 4. Se il tema dell accessibilità rientra pienamente nell ambito del progetto di restauro, è facilmente dimostrabile come esso si presenti fin dalle sue scelte preliminari, potremmo dire già a partire dalla fase conoscitiva che interessa un manufatto oggetto di tutela. Riferendoci infatti per un momento ai principi teorici della disciplina e considerando che, al di là delle più recenti riflessioni, può ritenersi ancora valida la concezione che individua le radici dell intervento di restauro in un preventivo riconoscimento dei molteplici valori che caratterizzano un bene culturale, è possibile mostrare come già in questa prima fase il tema dell accessibilità appaia strettamente connaturato con le ragioni stesse della conservazione. Nella sua celebre Teoria del restauro, infatti, Cesare Brandi definisce il citato riconoscimento come esperienza propria dell individuo, precisando tuttavia che, nel momento stesso della percezione individuale, tale riconoscimento appartiene alla coscienza universale, e l individuo che gode di quella rivelazione immediata si pone immediatamente l imperativo categorico, come l imperativo morale, della conservazione 5. Com è stato osservato, dunque, tale richiamo al carattere collettivo della coscienza, e alla necessità che l esperienza del riconoscimento si ripeta nuovamente in altri fruitori, sembra mostrare chiaramente come il problema di una completa accessibilità si manifesti almeno sul piano teorico molto prima dell intervento di restauro, fin dal primo contatto con un bene di interesse culturale 6. Chiarito quindi che il confronto con il problema dell accessibilità di un edificio o di un sito emerge già nell approccio conoscitivo verso il patrimonio, è evidente che esso accompagnerà il progetto di restauro in tutto il suo sviluppo, in particolare nella progettazione preliminare dell intervento, durante la quale si definiscono le scelte relative alla destinazione d uso e se ne valuta la compatibilità con il bene oggetto di tutela. Proprio in questa fase ma in una certa misura già nel corso delle prime operazioni di rilievo della fabbrica 7 è infatti possibile individuare punti di minor resistenza dell edificio su cui si interviene, idonei a collocare le necessarie opere di adeguamento, pur con tutta la consapevolezza del rischio di definire diversi gradi di tutela all interno di uno stesso bene, che andrebbe salvaguardato nella sua maggiore integrità possibile. Occorre in proposito ricordare che in alcuni casi l accessibilità totale di un edificio o di un sito può realmente rappresentare una condizione di pericolo per la sua conservazione. Un esempio tipico è costituito dai siti di interesse culturale o paesaggistico in cui la necessità di ridurre al minimo l impatto antropico porta a limitare il numero dei visitatori, come le Grotte di Altamira o il Cenacolo di Leonardo 8. Analoghi casi si potrebbero riscontrare nei confronti di particolari tipologie di beni culturali, come la Torre di Pisa o più in generale le strutture a cupola, in cui gli interventi di 3 F. Vescovo, Barriere architettoniche, in Enciclopedia Italiana G. Treccani, XXI secolo, settima appendice, Roma 2006, p G. Carbonara, Testo della lezione tenuta alla X edizione del corso post-lauream Progettare per tutti senza barriere architettoniche, Roma 2002 (dal sito 5 C. Brandi, Teoria del restauro, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1963; Einaudi, Torino 1977, da cui si cita, pp A. Pane, L accessibilità nel progetto di restauro, in R. Picone, Conservazione e accessibilità, cit., p S. Della Torre, Il progetto di una conservazione senza barriere, in TeMa, n. 1, 1998, p A. Pane, L accessibilità nel progetto di restauro, cit., p. 64. Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale capitolo 1 26 adeguamento sarebbero di tale impatto da entrare in contrasto con le più elementari istanze di tutela. Senza dimenticare, inoltre, casi estremi in cui l inaccessibilità rappresenta l essenza stessa del bene da salvaguardare, come la vetta del Monte Bianco 9. In queste situazioni diventa fondamentale predisporre adeguate misure compensative (postazioni multimediali, telecamere in presa diretta, pubblicazioni, modelli tridimensionali, ecc.) che permettano comunque, seppur in forma indiretta, la conoscenza e la valorizzazione dei luoghi. In tutti i casi, la verifica della compatibilità della destinazione d uso con le istanze dell accessibilità costituisce un passaggio fondamentale. La scelta di una funzione d uso poco invasiva, così come un attenta organizzazione distributiva del progetto, può ridurre l impatto degli interventi di adeguamento, consentendo di muoversi nell ambito del requisito della visitabilità, che appare sicuramente più compatibile con alcune particolari situazioni che caratterizzano immobili fortemente stratificati ed articolati. Inteso come accessibilità limitata alle parti essenziali dell edificio, tale requisito comporta in generale interventi più misurati, che si traducono, secondo la normativa, nel garantire l accesso ad almeno un servizio igienico ed agli spazi di incontro e relazione. A questi ultimi vanno aggiunti, naturalmente, gli ambienti più significativi di un edificio o di un sito, fondamentali tanto per la comprensione della sua identità architettonica che per la fruizione di tutti i suoi valori, intesi come spazi preziosi irrinunciabili per l intera collettività. Molteplici riflessioni conducono dunque a collocare il tema dell accessibilità tra i nodi centrali del progetto di restauro, in stretta relazione con il significato più profondo che la stessa disciplina della conservazione contiene nei suoi assunti di principio. Se è vero infatti che un bene non è tale se non è fruibile e che la pura contemplazione non appartiene all architettura 10, il superamento delle barriere architettoniche non costituisce altro che uno degli aspetti sostanziali della conservazione, da valutare all interno del più ampio problema dell uso compatibile di un edificio o di un sito di interesse storico e culturale. 1.2 Alcuni concetti base Per la maggior parte dei progettisti il superamento delle barriere architettoniche è semplicemente un obbligo normativo; gli interventi che ne conseguono risultano nella maggior parte dei casi incoerenti e appariscenti, oltre che limitati alla progettazione di rampe e servizi igienici per handicappati in quanto condizionati dallo stereotipo dell individuo disabile visto unicamente come una persona su sedia a ruote. Il concetto di persona con disabilità è, invece, molto più ampio e comprende chiunque, in maniera permanente o temporanea, si trovi ad avere delle difficoltà nei movimenti (cardiopatici, donne in gravidanza, persone con passeggino, individui convalescenti o con un ingessatura agli arti, obesi, anziani, bambini, ecc.) o nelle percezioni sensoriali (ciechi e ipovedenti, sordi e ipoacusici), nonché, le persone con difficoltà cognitive o psicologiche. Di recente, con la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute 11 (ICF), elaborata nel 2001 dall Organizzazione Mondiale della Sanità, il concetto di disabilità è stato esteso dal modello medico a quello bio-psico-sociale, richiamando l attenzione sulle possibilità di partecipazione delle persone, negate o favorite dalle condizioni ambientali (in particolare i termini menomazione, disabilità ed handicap presenti nelle precedenti classificazioni sono stati sostituiti con quelli di funzione, attività e partecipazione). L attenzione viene così spostata dalla disabilità della persona all ambiente, che può presentare delle barriere, creando così 9 A. Arenghi, Accessibilità degli edifici storici e vincolati, 2005 (dal sito 10 A. Bellini, La pura contemplazione, cit., p Lo scopo generale dell ICF è quello di fornire un linguaggio standard e unificato che serva da modello di riferimento per la descrizione delle componenti della salute e delle situazioni ad essa correlate. L Italia è tra i paesi che hanno attivamente partecipato alla sua validazione. Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale capitolo 1 37 l eventuale handicap, o, viceversa, dei facilitatori ambientali che annullano le limitazioni e favoriscono la piena partecipazione sociale. Tale concetto è stato ribadito anche nella Convenzione dei Diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite 12 in cui la disabilità viene definita come il risultato dell interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali ed ambientali, che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società sulla base di uguaglianza con gli altri. Non è quindi sufficiente soltanto garantire diritti alle persone, ma è anche necessario assicurare che le persone possano fattibilmente accedere e fruire di ciò che è garantito da tali diritti. Tale concetto, d altra parte, costituisce la base su cui è fondata la Repubblica Italiana a partire dalla Costituzione che all art. 3 cita: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Anche il termine barriera architettonica viene spesso frainteso e interpretato nel senso limitativo e semplicistico dell ostacolo fisico. Se questo era effettivamente il suo significato nei primi riferimenti normativi, con l emanazione della legge 13/89 e del suo regolamento di attuazione D.M. 236/89, il significato del termine è stato notevolmente ampliato giungendo a definire le barriere architettoniche come: a. gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea; b. gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di parti, attrezzature o componenti; c. la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi 13. Il concetto di barriera architettonica è, quindi, molto più esteso e articolato di quanto può apparire a prima vista e comprende elementi della più svariata natura, che possono essere causa di limitazioni percettive, oltre che fisiche, o particolari conformazioni degli oggetti e dei luoghi che possono risultare fonte di disorientamento, di affaticamento, di disagio o di pericolo. Sono quindi barriere architettoniche non solo i gradini o i passaggi troppo angusti, ma anche i percorsi con pavimentazione sdrucciolevole, irregolare o sconnessa, le scale prive di corrimano, le rampe con forte pendenza o troppo lunghe, i luoghi d attesa privi di sistemi di seduta o di protezione dagli agenti atmosferici se all aperto, i terminali degli impianti posizionati troppo in alto o troppo in basso, la mancanza di indicazioni che favoriscano l orientamento o l individuazione delle fonti di pericolo, ecc. Molto importante è anche il principio, richiamato più volte nella definizione normativa, che le barriere architettoniche sono un ostacolo per chiunque, quindi non solo per particolari categorie di persone in condizioni di disabilità, ma per tutti i potenziali fruitori di un bene. Diventa, quindi, fondamentale analizzare le esigenze non solo di eventuali utenti esterni, ma anche di tutti coloro che per i più svariati motivi si trovano a dover utilizzare spazi non prettamente frequentati dal pubblico (area del presbiterio nel caso di luoghi di culto in quanto anche gli officianti possono avere delle disabilità; palcoscenico, camerini, locali tecnici nel caso di teatri in quanto anche gli attori o i tecnici possono essere persone con disabilità, ecc.). 12 Adottata dall Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006; è stata firmata per l Italia dal Ministro della Solidarietà Sociale il 30 marzo È in corso l iter parlamentare per la ratifica. 13 Art. 1 del D.P.R. 503/96 e art. 2 punto A del D.M. 236/89. Cfr. anche F. Vescovo, Barriere architettoniche, cit., pp Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale capitolo 1 48 Da sottolineare, anche, il riferimento nella definizione normativa alle attrezzature o componenti : gli interventi per il superamento delle barriere architettoniche non devono limitarsi agli ostacoli architettonici, ma vanno presi in considerazione anche gli arredi e qualsiasi altro componente o attrezzatura indispensabile per la fruibilità degli ambienti. Altro concetto è, invece, la differenza tra i diversi livelli qualitativi di fruibilità degli spazi: nelle disposizioni normative attualmente in vigore sono stati introdotti al riguardo i termini di accessibilità, visitabilità e adattabilità: - accessibilità : possibilità, anche per le persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di raggiungere l edificio e le sue singole unità immobiliari e ambientali, di entrarvi agevolmente e di fruirne spazi e attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia 14 ; - visitabilità : possibilità, anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare. Sono spazi di relazione gli spazi di soggiorno o pranzo dell alloggio e quelli dei luoghi di lavoro, servizio ed incontro, nei quali il cittadino entra in rapporto con la funzione ivi svolta 15 ; - adattabilità : possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito a costi limitati, allo scopo di renderlo completamente ed agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale 16. Per ciascuno dei tre gradi di fruibilità le normative fissano i criteri di progettazione e le caratteristiche prestazionali che le varie unità ambientali (porte, servizi igienici, ascensori, spazi esterni, ecc.) devono soddisfare. Spesso si tende a differenziare il concetto di accessibilità da quello di fruibilità: il termine accessibilità, esplicitamente definito dalle leggi in vigore, rimanda al rispetto di precise disposizioni normative affinché spazi e attrezzature possano essere utilizzati in piena autonomia e sicurezza da persone con disabilità; il termine fruibilità, invece, fa riferimento alla effettiva possibilità di utilizzazione di un ambiente o un attrezzatura da parte di persone con disabilità seppur non esplicitamente progettati per tale scopo. Pertanto un ambiente o un attrezzatura, pur non essendo a norma di legge accessibile, può essere comunque fruibile se presenta caratteristiche dimensionali, tipologiche, di raggiungibilità o è oggetto di scelte gestionali che ne permettano l utilizzo da parte di persone con disabilità. D altra parte c è da osservare che ambienti considerati accessibili possono di fatto risultare non fruibili: un ascensore, seppur correttamente dimensionato e installato, rende l ambiente non fruibile se non è utilizzabile per un guasto tecnico; un percorso di larghezza e pendenza adeguate non è fruibile se lungo di esso vengono posizionati ostacoli di vario tipo (piante, cestini portarifiuti, veicoli, ecc.) o se presenta parti sconnesse per la mancanza di interventi di manutenzione. Molto spesso viene utilizzato anche il termine di accessibilità condizionata che, secondo la definizione normativa, indica la presenza negli edifici pubblici di un sistema di chiamata per attivare un servizio di assistenza tale da consentire alle persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale la fruizione dei servizi espletati 17. Tale concetto, introdotto dalla normativa solo come intervento transitorio nell attesa del prescritto adeguamento, è stato esteso erroneamente, nell accezione comune, a situazioni che richiedano, ai fini dell accessibilità, la presenza di un accompagnatore o, comunque, di un aiuto aggiuntivo. 14 Art. 2 punto G del D.M. 236/ Art. 2 punto H del D.M. 236/ Art. 2 punto I del D.M. 236/ Art. 1 comma 5 e art. 2 comma 3 del D.P.R. 503/96. Si veda anche l art. 5 comma 7 del D.M. 236/89: Visitabilità condizionata. Negli edifici, unità immobiliari o ambientali aperti al pubblico esistenti, che non vengano sottoposti a ristrutturazione e che non siano in tutto o in parte rispondenti ai criteri per l accessibilità contenuti nel presente decreto, ma nei quali esista la possibilità di fruizione mediante personale di aiuto anche per le persone a ridotta o impedita capacità motoria, deve essere posto in prossimità dell ingresso un apposito pulsante di chiamata al quale deve essere affiancato il simbolo internazionale di accessibilità cui all'art. 2 del Decreto del Presidente della Repubblica 384/78. Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale capitolo 1 59 Il concetto di accessibilità, introdotto a livello normativo nell ambito delle strutture edilizie e delle immediate pertinenze, è stato meglio precisato nel D.P.R. 503/96 relativamente agli spazi urbani 18. In molte disposizioni legislative, soprattutto a carattere regionale, e in varie linee guida elaborate sul tema delle barriere architettoniche è stato, quindi, introdotto anche il concetto di accessibilità urbana, pur non dandone nella maggior parte dei casi una definizione dettagliata o comunque univoca. In linea di massima per accessibilità urbana si intende l insieme delle caratteristiche spaziali, distributive ed organizzativo-gestionali dell ambiente costruito, che siano in grado di consentire la fruizione agevole, in condizioni di adeguata sicurezza ed autonomia, dei luoghi e delle attrezzature della città, anche da parte delle persone con ridotte o impedite capacità motorie, sensoriali o psicocognitive. Come si evince da queste brevi considerazioni, alcuni concetti come barriere architettoniche e accessibilità hanno, a norma di legge, un significato molto più complesso di quello che comunemente si intende; di conseguenza anche gli interventi ad essi connessi coprono un campo molto più ampio rispetto all idea riduttiva di un semplice ausilio per pochi sfortunati. 1.3 Quadro delle principali disposizioni normative Normativa inerente le barriere architettoniche Il rispetto delle numerose leggi vigenti è un obbligo per i tecnici e gli amministratori, non un optional. Le norme e le prescrizioni per il superamento delle barriere architettoniche devono essere applicate costantemente in ogni progetto o attività e devono suscitare nei professionisti lo stesso livello di attenzione delle altre prescrizioni normative. Il salto di scala, di tipo culturale, che va compiuto per ottenere davvero risultati positivi è quello di considerare tali norme non come un vincolo penalizzante, ma una opportunità positiva, finalizzata ad un beneficio generalizzato. Non quindi rigide norme per le persone con disabilità ma provvedimenti operativi e linee guida per ottenere un ambiente che sia più confortevole e sicuro per chiunque. La legge italiana per il superamento delle barriere architettoniche è tra le più avanzate e complete nell ambito dei paesi occidentali 19. Fin dal 1989 l impianto normativo italiano in materia di accessibilità le cui origini risalgono al 1971 ha introdotto disposizioni a carattere innovativo, fondate su un approccio di tipo prestazionale che prevede, insieme al rispetto di alcuni parametri prescrittivi in merito a specifici aspetti dimensionali, la possibilità che il progettista consegua risultati analoghi o migliori di quelli prescritti ricorrendo a soluzioni alternative. Non è prestabilito, per esempio, che il bagno debba avere sempre certe dimensioni, bensì che lo stesso, comunque sia realizzato, abbia caratteristiche tali da poter essere utilizzato agevolmente anche da persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, quindi anche da chi usa la sedia a ruote. Le disposizioni normative attualmente in vigore sono: Circ. Min. LL.PP. 29 gennaio 1967, n. 425 Standard residenziali ; in particolare punto 1.6 (Aspetti qualitativi Barriere architettoniche): è il primo documento che si occupa dell argomento ma per la natura del provvedimento le indicazioni fornite non sono vincolanti. Circ. Min. LL.PP. 19 giugno 1968, n Norme per assicurare la utilizzazione degli edifici sociali da parte dei minorati fisici e per migliorare la godibilità generale : vengono 18 Titolo II del D.P.R. 503/ Per un excursus sull evoluzione della normativa italiana ed internazionale si rimanda a: A. Ornati, Architettura e barriere. Storia e fatti delle barriere architettoniche in Italia e all estero, Franco Angeli, Milano 2000; R. Picone, Conservazione e accessibilità, cit.; G. Vitagliano, Il superamento delle barriere architettoniche in edifici di pregio storico artistico nella normativa vigente in Italia, ivi; A. Pane, L accessibilità nel progetto di restauro, cit.; F. Marafini, Barriere architettoniche, Edizioni di Legislazione Tecnica, Roma Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale capitolo 1 610 riportate per la prima volta indicazioni dimensionali in gran parte riprese nei provvedimenti successivi seppur con le limitazioni applicative proprie del dispositivo normativo adottato. Legge 30 marzo 1971, n. 118 Conversione in legge del D.L. 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili ; in particolare l art. 27 (barriere architettoniche e trasporti): è il primo vero provvedimento legislativo in materia seppur limitato agli edifici pubblici o aperti al pubblico. Si prescrive l obbligo di realizzare le nuove costruzioni in conformità alla circolare del Ministero dei Lavori Pubblici n. 4809/68, anche apportando le possibili e conformi varianti agli edifici appaltati o già costruiti. Il regolamento di attuazione è stato emanato con D.P.R. 384/78 successivamente sostituito dal D.P.R. 503/96. Legge 28 febbraio 1986, n. 41 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 1986): in particolare il comma 20 dell art. 32, il quale prescrive che non possono essere approvati e finanziati progetti di costruzione di opere pubbliche che non siano conformi alle disposizioni del D.P.R. 384/78. Nello stesso articolo viene, inoltre, introdotto l obbligo da parte di tutti gli enti pubblici di dotarsi di uno specifico Piano per l eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA). Legge 9 gennaio 1989, n. 13 (modificata dalla legge 27 febbraio 1989, n. 62) Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati e la relativa circolare esplicativa Cir. Min. LL. PP. 22 giugno 1989, n. 1669: con questa legge l obbligo di favorire la fruizione degli edifici di nuova costruzione o in fase di ristrutturazione da parte di persone con disabilità viene esteso anche agli edifici privati indipendentemente dalla loro destinazione d uso. Decreto Ministero dei Lavori Pubblici 14 giugno 1989, n. 236 Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell eliminazione delle barriere architettoniche : regolamento di attuazione della legge 13/89. Rappresenta un radicale cambiamento rispetto alle norme precedenti: vengono fornite delle nuove definizioni e indicazioni progettuali anche di tipo prestazionale che modificano la filosofia degli obblighi per il superamento delle barriere architettoniche. Legge 5 febbraio 1992, n. 104 (integrata e modificata con Legge 28 gennaio 1999, n.17) Legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, in particolare l art. 24 (eliminazione o superamento delle barriere architettoniche): rappresenta un ulteriore passo in avanti per ciò che attiene le prescrizioni finalizzate ad agevolare l accessibilità urbana e l eliminazione degli ostacoli fisici, apportando alcune modifiche ed integrazioni sia alla legge 118/71 che alla legge 13/89 ed ai relativi decreti di attuazione. In particolare, si rende obbligatorio l adeguamento degli edifici per qualsiasi tipologia di intervento anche se relativo a singole parti. Viene inoltre stabilito l obbligo di estendere il Piano per l eliminazione delle barriere architettoniche, introdotto dalla Legge 41/86, all accessibilità urbana. Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503 Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici : sostituisce il precedente D.P.R. 384/78 coordinandosi con le disposizioni normative del D.M. 236/89 ed estendendo il campo di applicazione anche agli spazi urbani. Decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, in particolare il Capo III del Titolo IV Parte II Disposizioni per favorire il superamento e l eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati, pubblici e privati aperti al pubblico, dall art. 77 all art. 82: questa norma, essendo un Testo Unico, ha il merito di aver unito e coordinato in un provvedimento di carattere generale alcune disposizioni delle principali normative in materia. Decreto Legislativo 12 aprile 2006, n. 163 Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE : il decreto rimanda alla normativa vigente per l accessibilità e il superamento delle barriere architettoniche e Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale capitolo 1 711 inserisce questo tema progettuale (artt. 68 e 154), quale criterio determinante della qualità della proposta. Varie norme regionali che riportano indicazioni tecniche o disposizioni integrative o di recepimento del D.M. 236/1989 e del D.P.R. 503/1996. Indicazioni e prescrizioni per il superamento delle barriere architettoniche sono riportate in maniera trasversale anche in numerose normative inerenti specifiche discipline 20. In questo paragrafo si ritiene opportuno soffermarsi brevemente sul raccordo con le norme di sicurezza e antincendio per la stretta connessione che sussiste tra i concetti di accessibilità e sicurezza nonché per le ripercussioni che esse hanno nel campo della progettazione degli interventi di restauro. Richiami alla normativa antincendio sono presenti nel D.M. 236/89, in particolare negli articoli 4.6 (Raccordi con la normativa antincendio), richiamato anche dall art. 18 del D.P.R. 503/96, e 5.2 (Sale e luoghi per riunioni, spettacoli e ristorazione). Le norme tecniche di settore inerenti la sicurezza citano in genere in modo sporadico le problematiche connesse con la presenza di persone con disabilità. A titolo d esempio, all art. 30 del D. Lgs 626/94 si prevede che i luoghi di lavoro siano strutturati in modo da tener conto, se del caso, di eventuali lavoratori portatori di handicap. Riferimenti più precisi si trovano nel D.M. 10 marzo 1998, emanato ai sensi dell art. 13 del D. Leg.vo 626/94 per la valutazione del rischio specifico d incendio nei luoghi di lavoro, e in particolare al punto 8.3 Assistenza alle persone disabili in caso di incendio, nonché nella Circolare del Ministero dell Interno n. 4 del 1 marzo 2002 linee guida per la valutazione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro ove siano presenti persone disabili e nella successiva Lettera Circolare n. 880/4122 del 18 agosto 2006 La sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro ove siano presenti persone disabili: strumento di verifica e controllo (check-list). In questi ultimi documenti, elaborati in collaborazione con la Consulta Nazionale delle Persone Disabili e delle loro Famiglie, vengono forniti, nell ambito dei criteri generali stabiliti dal D.M. 10 marzo 1998, alcuni indirizzi di carattere progettuale, gestionale e d intervento al fine di facilitare la mobilità, l orientamento, la percezione dell allarme e del pericolo nonché la determinazione delle azioni da compiere in caso di emergenza Riferimenti normativi specifici per i luoghi d interesse culturale Spesso si ritiene che le norme per l eliminazione delle barriere architettoniche non si applicano agli immobili vincolati, in quanto gli interventi prescritti potrebbero essere lesivi per le caratteristiche storico-artistiche del bene tutelato (inserimento di rampe, ascensori, ecc.). Di fatto la norma, pur prevedendo la possibilità che gli organi competenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali possano negare l autorizzazione all esecuzione degli interventi se costituiscono un serio pregiudizio per il bene tutelato, insiste tuttavia affinché si provveda alla soluzione del problema almeno con opere provvisionali (intese nel senso della reversibilità, in modo da garantire la tutela del bene, ma eseguite con buon materiale e a regola d arte) o, in caso contrario, obbliga a fornire espressa motivazione della mancata realizzazione delle opere. I riferimenti normativi al riguardo sono: Legge 9 gennaio 1989, n. 13 art. 4 e art. 5 e Cir. Min. LL. PP. 22 giugno 1989, n. 1669, par. 3.8: se l immobile è dichiarato di interesse culturale, l autorizzazione all esecuzione dei lavori 20 A titolo d esempio: L. 6 dicembre 1991, n. 394 Legge quadro sulle aree protette ; D. Lgs. 30 aprile 1992, n. 285 Nuovo Codice della strada e successive modifiche ed integrazioni, in particolare gli artt. 3, 40 e 188, nonché D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495 Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada, in particolare gli artt. 149 e 381; L. 23 dicembre 1996, n. 647 Disposizioni urgenti per i settori portuale, cantieristico ed amatoriale, nonché interventi per assicurare taluni collegamenti aerei, in particolare l art. 8 Disposizioni in materia di demanio marittimo e di barriere architettoniche negli impianti di balneazione ; D. Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, in particolare gli artt. 1, 6 e 101. Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale capitolo 1 812 può essere negata solo ove non sia possibile realizzare le opere senza serio pregiudizio del bene tutelato. Il diniego deve essere motivato con la specificazione della natura e della serietà del pregiudizio, della sua rilevanza in rapporto al complesso in cui l opera si colloca e con riferimento a tutte le alternative eventualmente prospettate dall interessato. La mancata pronuncia nei tempi fissati dalla normativa corrisponde ad assenso. Legge 5 febbraio 1992, n. 104 art. 24: per gli edifici pubblici e privati aperti al pubblico dichiarati di interesse culturale, qualora le autorizzazioni previste agli art. 4 e 5 della legge 13/89 non possano venire concesse per il mancato rilascio del nulla osta da parte delle autorità competenti alla tutela del vincolo, la conformità alle norme vigenti in materia di accessibilità e di superamento delle barriere architettoniche può essere realizzata con opere provvisionali, come definite dall art. 7 del D.P.R. 164/56 21, nei limiti della compatibilità suggerita dai vincoli stessi. Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503 art. 19: negli edifici esistenti sono ammesse deroghe in caso di dimostrata impossibilità tecnica connessa agli elementi strutturali e impiantistici. Per gli edifici dichiarati di interesse culturale, la deroga è consentita nel caso in cui le opere di adeguamento costituiscono pregiudizio per i valori storici ed estetici del bene tutelato: in tal caso, il soddisfacimento del requisito di accessibilità è realizzato attraverso opere provvisionali ovvero, in subordine, con attrezzature d ausilio e apparecchiature mobili non stabilmente ancorate alle strutture edilizie. La mancata applicazione delle presenti norme deve essere motivata con la specificazione della natura e della serietà del pregiudizio. Decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 art. 82: per gli edifici pubblici e privati aperti al pubblico soggetti alle norme di tutela, nonché ai vincoli previsti da leggi speciali aventi le medesime finalità, qualora le autorizzazioni di legge, non possano venire concesse, per il mancato rilascio del nulla osta da parte delle autorità competenti alla tutela del vincolo, la conformità alle norme vigenti in materia di accessibilità e di superamento delle barriere architettoniche può essere realizzata con opere provvisionali, come definite dall art. 7 del D.P.R. 164/56 10, sulle quali sia stata acquisita l approvazione delle predette autorità. Si ritiene opportuno segnalare anche i seguenti articoli che, pur non riguardando esplicitamente i luoghi dichiarati di interesse culturale, possono trovare ampia applicazione negli interventi di restauro e in merito ai quali si entrerà più nel dettaglio nel paragrafo 2.2: Decreto Ministero dei Lavori Pubblici 14 giugno 1989, n. 236 art. 7.2 (edifici privati) ripreso anche dal Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503 artt. 19 e 20 (edifici pubblici e privati aperti al pubblico): si prevede la possibilità di proporre soluzioni alternative alle specificazioni e alle soluzioni tecniche, purché rispondano alle esigenze sottintese dai criteri di progettazione. In questo caso, la dichiarazione di conformità della soluzione proposta deve essere accompagnata da una relazione, corredata dai grafici necessari, con la quale viene illustrata l alternativa proposta e l equivalente o migliore qualità degli esiti ottenibili. Anche il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.lgs. 22 gennaio e successive modifiche ed integrazioni), pur non richiamando esplicitamente le barriere architettoniche, pone in vari articoli l accento sulla fruizione pubblica, e di conseguenza sull accessibilità, quale scopo primario della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico. In particolare: art. 1:. Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione. Gli altri soggetti pubblici, nello svolgimento della loro attività, assicurano la conservazione e la pubblica fruizione del loro patrimonio culturale ; 21 D.P.R. 7 gennaio 1956, n. 164 Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni, art. 7 (stralcio): Le opere provvisionali devono essere allestite con buon materiale ed a regola d'arte, proporzionate ed idonee allo scopo; esse devono essere conservate in efficienza per la intera durata del lavoro. Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale capitolo 1 913 art. 6: La valorizzazione consiste nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso. ; art. 101: Gli istituti ed i luoghi della cultura che appartengono a soggetti pubblici sono destinati alla pubblica fruizione ed espletano un servizio pubblico. Si ritiene, infine, opportuno soffermarsi, per la sua specificità nel campo di applicazione di queste Linee Guida, sul Decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del 10 maggio 2001 Atto di Indirizzo sui criteri tecnico scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei (art. 150, comma 6, D.L. n. 112/1998). In particolare l Ambito VII Rapporti del Museo con il Pubblico e relativi Servizi si occupa dell accesso al pubblico e delle condizioni preliminari di accessibilità e fruibilità. In questo Ambito, viene affrontato il tema dell accessibilità dei musei partendo dalla raggiungibilità del sito, che deve essere garantita sia con mezzo pubblico che privato, prevedendo anche il parcheggio nelle immediate adiacenze (punto 4.1). Successivamente si affronta il superamento delle barriere architettoniche all entrata, all uscita e nei percorsi ribadendo la obbligatorietà prevista dalle normative vigenti e inserendo, rispetto agli edifici di interesse culturale, la compatibilità degli interventi progettati con le caratteristiche storico-artistiche degli edifici stessi. In particolare si afferma che il museo deve risultare accessibile e fruibile in ogni sua parte pubblica alla totalità dei visitatori, specificando che anche i visitatori con svantaggi di vario genere devono essere messi in grado di fruire pienamente della visita e dei servizi, con attenzione alle disabilità sensoriali nella progettazione dell allestimento, specificando anche il riferimento alla leggibilità delle didascalie. Si fa, inoltre, riferimento all assistenza da fornire a categorie di persone con esigenze diversificate fra cui vengono citate le persone svantaggiate, le famiglie con bambini e i visitatori della terza età (punto 3.4); viene raccomandata la progettazione di spazi di riposo da posizionare durante il percorso espositivo, per evitare l affaticamento mentale e fisico, attrezzati e messi a disposizione, a titolo gratuito, del pubblico (punto ); si considera l importanza della corretta illuminazione al fine di evitare fenomeni di abbagliamento e alterazione cromatica (punto ). La parte dedicata alle Dotazioni fisse e servizi primari affronta il tema dell orientamento del visitatore, da attuare attraverso un adeguata segnaletica, posizionata anche all esterno, lungo i principali percorsi viari e alle fermate dei mezzi pubblici. La segnaletica interna, finalizzata all orientamento della visita, deve indicare la mappa del sito e i servizi (bagni, aree di sosta, bookshop, caffetteria). Al punto 1.3 di questa parte si afferma un importante principio: è appena il caso di raccomandare che, ove si profili un conflitto tra i valori estetici dell allestimento e la chiarezza della comunicazione, si tenda a privilegiare quest ultima. Al successivo punto 4. Servizi accessori si afferma che il museo deve garantire al pubblico una fruizione agevole e una permanenza piacevole ribadendo il concetto del raggiungimento della migliore qualità del servizio che va perseguita con ogni mezzo. L Atto di Indirizzo assume una grande importanza nel definire la complessità del rapporto di fruizione tra pubblico e museo/bene culturale. Specifica chiaramente le attività che devono essere assicurate e l obbligo di garantirle a tutti i visitatori per ogni livello di fruizione che non è limitato quindi alla sola accessibilità dell edificio, ma include la piena accessibilità per tutti di ogni attività in esso svolta: (..) Ogni museo è tenuto a garantire adeguati livelli di servizi al pubblico. In particolare dovranno essere assicurati: - l accesso agli spazi espositivi; - la consultazione della documentazione esistente presso il museo; - la fruizione delle attività scientifiche e culturali del museo; - l informazione per la miglior fruizione dei servizi stessi. Ogni museo è tenuto, anche nel rispetto della normativa vigente, a dedicare impegno e risorse affinché l accesso al museo sia garantito a tutte le categorie di visitatori/utenti dei servizi, Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale capitolo 1 1014 rimuovendo barriere architettoniche e ostacoli di ogni genere che possano impedirne o limitarne la fruizione a tutti i livelli. Gli intenti di quest ultimo provvedimento, in buona parte coincidenti con gli obiettivi delle presenti Linee Guida, verranno sviluppati nei paragrafi successivi attraverso specifici criteri progettuali. Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale capitolo 1 1115 2. L accessibilità dei luoghi di interesse culturale 2.1 Criteri e orientamenti dell Universal Design Un ambiente è accessibile se qualsiasi persona, anche con ridotte o impedite capacità motorie, sensoriali o psico-cognitive, può accedervi e muoversi in sicurezza ed autonomia. Rendere un ambiente accessibile vuol dire, pertanto, renderlo sicuro, confortevole e qualitativamente migliore per tutti i potenziali utilizzatori. L accessibilità va quindi intesa in modo ampio come l insieme delle caratteristiche spaziali, distributive ed organizzativo-gestionali in grado di assicurare una reale fruizione dei luoghi e delle attrezzature da parte di chiunque. Numerose esperienze e verifiche di atteggiamenti comuni, in diverse parti del mondo, hanno portato al superamento del concetto di spazio o oggetto appositamente pensato per persone con disabilità. Si è infatti constatato che ambienti ed attrezzature pensati solo per una utenza disabile comportano un atteggiamento negativo, se non di rifiuto, da parte della popolazione, risultando di conseguenza emarginanti nei confronti di coloro che hanno particolari necessità e costituendo spesso fonte di angosce, mortificazioni e frustrazioni. Per questi motivi è necessario configurare spazi urbani e architettonici sentiti come amichevoli, accoglienti ed inclusivi, che permettano a tutti di muoversi ed interagire con gli altri in modo semplice ed agevole 22. L accessibilità riguarda, quindi, il vivere quotidiano; ad essa si collegano concetti importanti come il pieno sviluppo delle capacità di ogni persona, la tutela della dignità e dei diritti personali o le pari opportunità 23, che interessano prima o poi tutti noi. Il semplice trascorrere del tempo modifica comunque fisiologicamente le caratteristiche e le conseguenti esigenze di ciascuno: la vita media si va progressivamente allungando con la conseguenza che il numero di anziani nella società contemporanea è in costante aumento; i progressi della medicina hanno permesso alla gente di sopravvivere a incidenti e malattie in passato mortali, seppur spesso riportando disabilità temporanee o permanenti. Le caratteristiche ed esigenze delle persone reali si vanno quindi sempre più discostando dal modello antropometrico perfetto dell individuo adulto e sano proposto in altri tempi da Vitruvio, Leonardo da Vinci o Le Corbusier. Progettare l accessibilità vuol dire considerare non solo gli aspetti estetici e formali, ma porre al centro dell attenzione l essere umano e le sue peculiarità ed esigenze: il suo essere uomo o donna che evolve da bambino ad anziano e che nel corso della vita può andare incontro a cambiamenti temporanei o permanenti e presentare caratteristiche differenti da quella normalità definita arbitrariamente da convenzioni che si dimostrano spesso inadeguate. Questo approccio è conosciuto come Design for all o Universal Design 24, ossia la progettazione di spazi, ambienti ed oggetti utilizzabili da un ampio numero di persone a prescindere dalla loro età e capacità psicofisica. Da qui il concetto di Utenza Ampliata 25 che cerca di considerare le 22 F. Vescovo, Obiettivo: progettare un ambiente urbano accessibile per una utenza ampliata, in Paesaggio urbano, n. 1, 2002, p Costituzione della Repubblica Italiana, art. 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all organizzazione politica, economica e sociale del Paese. 24 Il termine Universal Design è stato coniato nel 1985 dall architetto americano Ronald Mace costretto ad usare una sedia a ruote e un respiratore, morto improvvisamente nel Mace descrisse l Universal Design come la progettazione di prodotti e ambienti utilizzabili da tutti, nella maggior estensione possibile, senza necessità di adattamenti o ausili speciali. Il termine Universal Design, molto diffuso negli Stati Uniti, è stato in Europa riadattato in Design for all. 25 Tale termine è stato utilizzato per la prima volta da alcuni progettisti italiani nell ambito dell Istituto Italiano Design e Disabilità. Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale capitolo 2 1216 differenti caratteristiche individuali, dal bambino all anziano, includendo tra queste anche la molteplicità delle condizioni di disabilità, al fine di trovare soluzioni inclusive valide per tutti e non dedicate esclusivamente agli handicappati. Nel 1997 la logica dell Universal Design è stata esplicitata da un gruppo di lavoro formato da architetti, designer, assistenti tecnici e ricercatori in sette principi base 26 : Principio 1: Uso equo Il progetto è utilizzabile e commerciabile per persone con differenti abilità. Linee guida: prevedere stessi mezzi di uso per tutti gli utilizzatori: identici ove possibile, equivalenti dove non lo è; evitare l isolamento o la stigmatizzazione di ogni utilizzatore; i provvedimenti per la privacy, la sicurezza e l incolumità dovrebbero essere disponibili in modo equo per tutti gli utilizzatori; rendere il design attraente per tutti gli utilizzatori. Principio 2: Uso flessibile Il progetto si adatta ad un ampia gamma di preferenze e di abilità individuali. Linee guida: prevedere la scelta nei metodi di utilizzo; aiutare l accesso e l uso della mano destra e sinistra; facilitare l accuratezza e la precisione dell utilizzatore; prevedere adattabilità nel passo dell utilizzatore. Principio 3: Uso semplice ed intuitivo L uso del progetto è facile da capire indifferentemente dalle esigenze dell utilizzatore, dalla conoscenza, dal linguaggio o dal livello corrente di concentrazione. Linee guida: eliminare la complessità non necessaria; essere compatibile con le aspettative e l intuizione dell utilizzatore; prevedere un ampia gamma di abilità di lingua e di cultura; disporre le informazioni in modo congruo con la loro importanza; fornire efficaci suggerimenti e feedback durante e dopo il lavoro di completamento. Principio 4: Percettibilità delle informazioni Il progetto comunica le necessarie ed effettive informazioni all utilizzatore, in modo indifferente rispetto alle condizioni dell ambiente o alle capacità sensoriali dell utilizzatore. Linee guida: uso di differenti modalità (pittoriche, verbali, tattili) per una presentazione ridondante dell informazione essenziale; prevedere un adeguato contrasto tra l informazione essenziale e il suo intorno; massimizzare la leggibilità dell informazione essenziale; differenziare gli elementi nei modi che possono essere descritti (ad esempio rendere facile dare informazioni o disposizioni); prevedere compatibilità con una varietà di tecniche o strumenti usati da persone con limitazioni sensoriali. Principio 5: Tolleranza all errore Il progetto minimizza i rischi e le conseguenze negative o accidentali o le azioni non volute. 26 The Principles of Universal Design, Version 2.0 4/1/97, compiled by advocates of universal design, listed in alphabetical order: Bettye Rose Connell, Mike Jones, Ron Mace, Jim Mueller, Abir Mullick, Elaine Ostroff, Jon Sanford, Ed Steinfeld, Molly Story, & Gregg Vanderheiden, Copyright 1997 NC State University, The Center for Universal Design, an initiative of the College of Design. Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale capitolo 2 1317 Linee guida: organizzare gli elementi per minimizzare i rischi e gli errori: gli elementi più utilizzati, i più accessibili; eliminati, isolati o schermati gli elementi di pericolo; prevedere sistemi di avvertimento per pericoli o errori; prevedere caratteristiche che mettano in salvo dall insuccesso; disincentivare azioni inconsapevoli nei compiti che richiedono vigilanza. Principio 6: Contenimento dello sforzo fisico Il progetto può essere usato in modo efficace e comodo con la fatica minima. Linee guida: permettere all utilizzatore di mantenere una posizione del corpo neutrale; uso ragionevole della forza per l azionamento; minimizzare azioni ripetitive; minimizzare lo sforzo fisico prolungato. Principio 7: Misure e spazi per l avvicinamento e l uso Appropriate dimensioni e spazi sono previsti per l avvicinamento, la manovrabilità e l uso sicuro indipendentemente dalla statura, dalla postura e dalla mobilità dell utilizzatore. Linee guida: prevedere una chiara visuale degli elementi importanti per ogni utilizzatore seduto o in posizione eretta; rendere confortevole il raggiungimento di tutti i componenti ad ogni utilizzatore seduto o in posizione eretta; prevedere variazioni nella mano e nella misura della presa; prevedere adeguato spazio per l uso di sistemi di ausilio o assistenza personale. L Universal Design si propone, quindi, di offrire soluzioni che possono adattarsi a persone con disabilità così come al resto della popolazione, a costi contenuti rispetto alle tecnologie per l assistenza o ai servizi di tipo specializzato. Da questo punto di vista la progettazione per l Utenza Ampliata non solo supera la logica del progetto per lo standard, che si rivolge ad un utenza astratta e ideale (uomo adulto, sano e perfettamente abile), ma anche quella del progetto senza barriere (Barrier-free Design 27 ), che stigmatizza le differenze creando categorie di utenti ( normodotati versus disabili, e quindi soluzioni per la disabilità versus soluzioni considerate normali ) 28. Non si tratta più di eliminare o superare qualcosa, ma di ridiscutere in modo dialettico le basi stesse dell attività di progettazione, considerando le esigenze delle persone reali come elementi di partenza, in grado di stimolare le potenzialità del progetto, e non come vincolo al progetto stesso. In questa logica non esistono soluzioni speciali per utenti particolari quali elementi aggiuntivi del progetto, ma ogni intervento va concepito e sviluppato tenendo in considerazione le esigenze se non di tutti, comunque del maggior numero possibile di persone, siano esse abili o disabili, poiché progettare per coloro che si trovano in situazioni di svantaggio non può che avere una ricaduta positiva anche sugli individui che si trovano in condizioni psicofisiche normali. Una rampa progettata con accuratezza sia nella forma che nei materiali e ben integrata architettonicamente con lo spazio circostante, costituisce un percorso alternativo per tutti e non una corsia riservata a pochi sfortunati ; al contrario i servoscala sono praticamente inutilizzati in quanto sono le stesse persone con disabilità a non voler usare strutture destinate solo a loro, che costituiscono elemento discriminatorio e quindi a sua volta emarginante e spesso di difficile gestione, per non parlare della loro pericolosità in situazioni di emergenza. Indicazioni chiare e ben leggibili facilitano la mobilità 27 L origine di questo termine è da ricercarsi in America nella seconda metà degli anni Cinquanta e coincide con i primi tentativi di rimuovere le barriere architettoniche. Di recente la dicitura Barrier-free design ha assunto una connotazione negativa e stigmatizzante, in quanto sottintende che un prodotto venga utilizzato esclusivamente da una persona con disabilità. 28 G. del Zanna, Progettare nella logica dell Utenza Ampliata, in A. Arenghi (a cura di), Edifici storici, turismo, utenza ampliata, Edizioni New Press, Como 1999, pp Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale capitolo 2 1418 di chiunque e non solo di persone con deficit visivi o psico-cognitivi. Pur non sapendolo, molte persone che non hanno (o non ritengono di avere) una qualche forma di disabilità, utilizzano oggi quotidianamente strumenti concepiti per persone con disabilità: basti pensare ai telecomandi, prodotti originariamente come ausili per le persone con gravi difficoltà nella mobilità, oggi diventati un comodo accessorio di uso comune. Ovviamente non esistono soluzioni ideali per tutti: qualsiasi ambiente o prodotto presenterà sempre delle difficoltà di fruizione o utilizzo per alcuni specifici utenti, così come ci saranno sempre situazioni particolari che richiederanno soluzioni personalizzate. Si pensi alle diverse forme di disabilità e alle varie problematiche ad esse connesse che fanno sì che quello che è un ostacolo per alcuni individui può essere un elemento fondamentale per altri (vedasi per esempio il diverso approccio con le barriere fisiche da parte delle persone su sedia a ruote e dei disabili visivi: per i primi sono un ostacolo spesso insormontabile; per gli altri sono un fondamentale elemento di riferimento ed orientamento). Tra l impossibilità di progettare in modo specifico per ogni disabilità e la consapevolezza che non esiste la soluzione perfetta per tutti, l atteggiamento mentale del progettista deve, comunque, essere quello di venire incontro alle esigenze del maggior numero possibile di persone, accantonando la logica delle soluzioni standard e ordinarie. Il tema dell accessibilità non può essere, quindi, ricondotto solo ad alcuni elementi, come la rampa per la sedia a ruote o il bagno per gli handicappati, che diventano modello dell intervento attento alle persone disabili secondo un approccio negativo, limitato e stigmatizzante. Esso deve costituire un modo di pensare la progettazione di qualsiasi spazio o oggetto per l uomo, che tenga conto delle esigenze di una notevole fascia di utenza, la più ampia possibile, evitando soluzioni e attrezzature speciali. La progettazione accessibile presuppone una visione multi-disciplinare in cui il limite diventa una sfida, un occasione di stimolo per uno studio più attento e approfondito, per proporre e inventare soluzioni, per sviluppare la creatività e la fantasia, non disgiunte da una certa sensibilità che tiene conto dei delicati risvolti psicologici di ciò che si propone. Diventa, quindi, un occasione in cui il progettista è invitato a dare il meglio di sé, in un atteggiamento di continua ricerca, sperimentazione e verifica delle soluzioni Le soluzioni alternative Fino a pochi anni fa la normativa tecnica italiana era costituita da numerose disposizioni che individuavano le misure da intraprendere in funzione principalmente della destinazione d uso degli ambienti, indipendentemente dalle caratteristiche intrinseche degli ambienti stessi. Si tratta, soprattutto per i provvedimenti meno recenti, ma in alcuni casi tuttora in vigore, di disposizioni di carattere prescrittivo, basate sul soddisfacimento di determinati standard. Il parametro sintetico ha il pregio di poter essere controllato in maniera semplice attraverso una prescrizione poco articolata, garantendo univocità ed uniformità di trattamento. Ovviamente sconta la sua aspecificità, il suo carattere medio, ossia poco propenso ad adattarsi alle situazioni particolari che inevitabilmente si incontrano nella pratica professionale. Questo approccio male si adatta agli edifici esistenti, in particolar modo se riconosciuti di interesse culturale, caratterizzati per la loro natura da un notevole grado di singolarità. Se, infatti, nel caso di costruzioni nuove sta all abilità del progettista trasformare i vincoli imposti dalla normativa in un occasione per sfruttare la propria creatività, nel caso di edifici esistenti, non conformati su standard moderni, il rispetto di tali parametri può comportare interventi radicali e, nel caso di beni culturali, lesivi delle peculiarità materiche e formali che si vogliono salvaguardare. Il tutto ampliato dalla molteplicità e sovrapposizione delle problematiche da affrontare e delle conseguenti normative tecniche di settore da soddisfare, che vanno dagli aspetti strutturali e di sicurezza in caso d incendio a tutte le problematiche connesse con la fruizione vera e propria, quali l affollamento, il 29 A. Arenghi, Accessibilità degli edifici storici e vincolati, 2005 (dal sito Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale capitolo 2 1519 risparmio energetico, il microclima, l illuminazione, il rumore, gli impianti tecnologici, la sicurezza antintrusione e ovviamente l accessibilità. L applicazione indiscriminata dell approccio prescrittivo ha portato spesso ad interventi molto invasivi, realizzati affinché gli edifici fossero a norma più che per effettive necessità. Un esempio evidente è costituito dalle numerose scale antincendio che ancora oggi segnano il profilo di molti edifici monumentali. Dai primi anni Ottanta si è fatta rilevante la necessità di definire misure specifiche, in quei casi che, oggettivamente, non potevano essere resi conformi alle disposizioni generali. Nei primi provvedimenti normativi in tal senso il problema veniva affrontato prevalentemente sotto forma di deroga con la possibilità di ricorrere a misure alternative, purché ne fosse dimostrata l equivalenza con i requisiti di legge. È il caso per esempio della legislazione per la sicurezza antincendio, nell ambito della quale è stata introdotta la possibilità di andare in deroga all osservanza della norma, proponendo misure di sicurezza equivalente da adottare per raggiungere il livello minimo di sicurezza richiesto dai provvedimenti vigenti, o della normativa per la sicurezza antisismica che ha previsto la possibilità di ricorrere nel caso di beni di interesse culturale ad interventi di miglioramento strutturale in loco dell adeguamento agli standard. La normativa per il superamento delle barriere architettoniche non è stata da meno prevedendo con gli artt. 4 e 5 della legge 13/89 la possibilità di andare in deroga negando l autorizzazione all esecuzione degli interventi qualora non sia possibile realizzare le opere senza serio pregiudizio del bene tutelato. Successivamente con l art. 24 della legge 104/92, ripreso dall art. 82 del D.P.R. 380/01, e l art. 19 del D.P.R. 503/96 è stato precisato che in caso di ricorso alla deroga, il soddisfacimento del requisito di accessibilità deve essere comunque realizzato attraverso opere provvisionali ovvero, in subordine, con attrezzature d ausilio e apparecchiature mobili non stabilmente ancorate alle strutture edilizie 30. La lettura di tali articoli ha creato non poche perplessità in merito alla loro interpretazione: la provvisorietà, intesa come reversibilità delle opere garantisce la tutela del bene stesso, perché consente di ripristinare in ogni momento la condizione originaria, senza danni alle opere. Troppo spesso, tuttavia, è stata interpretata come una soluzione temporanea e veloce, quasi un palliativo: nel timore di deturpare l edificio storico si è ricorso a sistemazioni posticce, manualistiche e scontate, spesso mal progettate, realizzate con materiali scadenti e non consoni al contesto in cui si inseriscono. Quando si opera in un contesto prestigioso e delicato come quello dell edilizia storica è, invece, importante che si trovino delle soluzioni di elevata qualità architettonica rispetto alla rampa provvisoria o alla inopportuna installazione di un servoscala. Partendo proprio da una interpretazione soggettiva degli articoli di legge e in mancanza di indicazioni sulle modalità di valutazione delle soluzioni alternative proposte, il ricorso alla deroga è stato spesso inteso come una specie di sconto nei confronti dei beni culturali, ossia come la possibilità di limitare gli interventi da eseguire se non addirittura di esserne esonerati. Il caso della normativa per il superamento delle barriere architettoniche è sotto questo aspetto lampante: troppo spesso si vedono ancora interventi con strutture provvisorie e posticce, quando non si deve purtroppo constatare la totale impossibilità di accesso a molti edifici e siti di interesse culturale. Ovviamente il ricorso generalizzato alla deroga non è la soluzione, in quanto la fruizione di un bene culturale nelle migliori condizioni di comfort e sicurezza (intesa non solo verso i fruitori ma anche dell immobile e del suo contenuto) è parte essenziale della sua valorizzazione e quindi della ragione della sua tutela. Nelle disposizioni normative di emanazione recente l approccio prestazionale, anche sull esempio dei provvedimenti comunitari, ha acquistato un valore di strumento generale. Non si impone più l adozione di una specifica misura (fatte salve alcune prescrizioni minime stabilite per legge), ma si chiede di dimostrare l adeguatezza delle scelte compiute alla luce degli obiettivi prefissati. Partendo 30 Cfr. paragrafo 1.3 Quadro delle principali disposizioni normative. Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale capitolo 2 1620 dall analisi caso per caso delle caratteristiche di un bene culturale se ne possono evidenziare le potenzialità e le relative prestazioni. Se tali prestazioni non sono conformi alle disposizioni normative, si possono valutare gli interventi da eseguire nel rispetto delle istanze del progetto di restauro, ricorrendo anche a soluzioni originali ed innovative studiate ad hoc; in alternativa, qualora gli interventi siano comunque di notevole impatto si può valutare di limitare la fruibilità del bene. Da quanto sopra ne consegue l importanza, soprattutto nel caso di immobili d interesse culturale, dell art. 7.2 del D.M. 236/89, ripreso anche dagli artt. 19 e 20 del D.P.R. 503/96, in sede di progetto possono essere proposte soluzioni alternative alle specificazioni e alle soluzioni tecniche, purché rispondano alle esigenze sottintese dai criteri di progettazione. In questo caso, la dichiarazione (di conformità) di cui all art. 1 comma 4 della legge n. 13 del 9 gennaio 1989 deve essere accompagnata da una relazione, corredata dai grafici necessari, con la quale viene illustrata l alternativa proposta e l equivalente o migliore qualità degli esiti ottenibili. L idoneità di quanto proposto deve essere certificata dal progettista e verificata dall amministrazione cui è demandata l approvazione del progetto, come specificato al successivo comma 7.3 del D.M. 236/89 31 nonché dall art. 21 del D.P.R. 503/ Gli enti locali, gli istituti universitari, i singoli professionisti possono proporre le soluzioni tecniche alternative ad una Commissione permanente istituita presso il Ministero delle Infrastrutture, la quale, nel caso di riconosciuta idoneità, può utilizzarle per l aggiornamento delle norme stesse, mediante un successivo decreto 33. Quando le caratteristiche plano-altimetriche degli spazi e degli ambienti non consentono di ricorrere alle usuali soluzioni da manuale o quando gli interventi da eseguire sono tali da modificare e stravolgere l organismo architettonico, snaturandolo e svuotandolo dei suoi valori storico-artistici, si possono studiare soluzioni alternative originali, innovative e di alta qualità architettonica, compensando le riduzioni dimensionali e funzionali con particolari soluzioni spaziali o organizzative, ricorrendo anche ai continui progressi delle tecnologie e all uso di nuovi materiali o attrezzature. Le prescrizioni normative vigenti in materia di superamento delle barriere architettoniche devono, quindi, essere accolte come dei requisiti minimi da migliorare per realizzare interventi in cui gli aspetti estetico-formali sappiano affiancarsi a quelli funzionali, privilegiando, di fatto, una logica esigenziale e prestazionale rispetto ad una logica meramente prescrittiva. Questo aspetto qualitativo deve essere tenuto in conto, assieme alle altre specifiche discipline di settore e fin dalle prime fasi di predisposizione di un qualunque progetto. In una visione di restauro a fondamento critico e creativo, secondo la lezione che ci proviene da Roberto Pane, da Carlo L. Ragghianti e da Renato Bonelli, i vincoli costituiscono altrettanti stimoli 31 Art. 7 comma 3 del D.M. 236/89: La conformità del progetto alle prescrizioni dettate dal presente decreto, e l idoneità delle eventuali soluzioni alternative alle specificazioni e alle soluzioni tecniche di cui sopra sono certificate dal professionista abilitato ai sensi dell'art. 1 della legge. Il rilascio dell autorizzazione o della concessione edilizia è subordinato alla verifica di tale conformità compiuta dall'ufficio Tecnico o dal Tecnico incaricato dal Comune competente ad adottare tali atti. 32 Art. 21 comma 2 del D.P.R 503/96: Spetta all amministrazione cui è demandata l approvazione del progetto, l accertamento e l attestazione di conformità; l eventuale attestazione di non conformità del progetto o il mancato accoglimento di eventuali deroghe o soluzioni tecniche alternative devono essere motivati. 33 Art. 12 del D.M. 236/89: La soluzione dei problemi tecnici derivanti dall applicazione della presente normativa, nonché l esame o l elaborazione delle proposte di aggiornamento e modifica, sono attribuite ad una Commissione permanente istituita con decreto interministeriale dei Ministri dei lavori pubblici e degli affari sociali, di concerto con il Ministro del tesoro. Gli enti locali, gli istituti universitari, i singoli professionisti possono proporre soluzioni tecniche alternative a tale Commissione permanente la quale, in caso di riconosciuta idoneità, può utilizzarle per l aggiornamento del presente decreto. Art. 22 del D.P.R 503/96: Sono attribuiti alla commissione permanente istituita a sensi dell art. 12 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236, la soluzione dei problemi tecnici derivanti dall applicazione della presente normativa, l esame o l elaborazione delle proposte di aggiornamento e modifica, nonché il parere per le proposte di aggiornamento delle normative specifiche di cui all art. 13. Gli enti locali, gli istituti universitari, i singoli professionisti possono proporre soluzioni alternative alla commissione la quale, in caso di riconosciuta idoneità, può utilizzarle per le proposte di aggiornamento del presente regolamento. Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale capitolo 2 17 Vedere altro
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