Source: http://www.slideshare.net/dariogiettl/testo-unico-dlgs-8108
Timestamp: 2015-11-27 02:17:48+00:00
Document Index: 90070798

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 16', 'art. 2549', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 30', 'art. 1', 'art. 70', 'art. 2222', 'art. 230', 'art. 2083', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 74', 'art. 409', 'art. 11', 'art. 29', 'art. 27', 'art. 30', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 32', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 52', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 92', 'art. 6', 'art. 1']

univerSità Di napoli FeDerico ii Facoltà Di meDicina e chirurgia Dipartimento Di Scienze meDiche preventive OSSERVATORIO SALUTE E LAVORO Emilio Volturo con la collaborazione di Giovanni Lama Esplorare il “TESTO UNICO”sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro versione a lettura assistita del Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81 “Attuazione dell’articolo 1 della Legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” CENTRO DOCUMENTAZIONE INFORMAZIONE FORMAZIONE “per la promozione della salute occupazionale” Edizione 2009
PRESENTAZIONEIl volume che presentiamo cerca di semplificare e di rendere fruibile una materia per sua natura di nonfacile lettura, evidenziando e raggruppando gli argomenti trattati attraverso una rielaborazione atta arendere più facile la comprensione delle complesse norme contenute nel D. Lgs. n. 81/2008.I risvolti giuridici sono evidenziati con un originale ed interessante gioco di codici colore, accorgimentigrafici e formattazione del testo.Il volume risulterà prezioso ai cultori della materia (gli studenti, i tecnici della prevenzione, i medicicompetenti, ecc.) che spesso hanno manifestato qualche difficoltà, per la veste per così dire “pesante”con cui la Gazzetta Ufficiale presenta leggi e normative.L’Università di Napoli “Federico II” - Facoltà di Medicina e Chirurgia, attraverso le Scuole di specializzazionein Medicina del Lavoro, di Igiene e Sanità pubblica ed il Corso di laurea in Tecniche della Prevenzionenell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro, da tempo si sforzano di offrire mezzi concreti per affrontareresponsabilità professionali che su di loro incombono.Da qualche tempo questo sforzo si è intensificato grazie alla costituzione dell’OSSERVATORIO SALUTEE LAVORO all’interno dell’Ateneo Federiciano, presso il Dipartimento di Scienze Mediche Preventive,nonché di un Centro di Documentazione, Informazione e Formazione “per la promozione della saluteoccupazionale” denominato CEDIF.Il CEDIF ha già al suo attivo un gran numero di iniziative di sensibilizzazione e di formazione: da dieci anniorganizza la Settimana Europea per La Salute e la Sicurezza sul Lavoro.La platea dei destinatari si è allargata a tutti gli addetti ai lavori: RSPP/ASPP, Medici Competenti, RLS,Operatori dei Servizi pubblici di Prevenzione, senza dimenticare gli stessi Imprenditori, i Dirigenti ed iPreposti.Per tutte le figure coinvolte nella prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, è fondamentalela conoscenza delle leggi. La lettura di questo testo legislativo, impropriamente noto come “Testo Unico”,risulta spesso ostica per chi non ha una specifica professionalità in campo giuridico. Ci auguriamo che ilnostro impegno possa essere utile a tutti gli Operatori della sicurezza sui luoghi del lavoro.Napoli 11 febbraio 2009 Giovanni Lama Eduardo Farinaro Maria Triassi responsabile direttore scuola specializzazione direttore scuola specializzazioneOsservatorio Salute Lavoro Igiene e Medicina Preventiva Medicina del Lavoro
INTRODUZIONEUno strumento di lavoroIl volume che avete tra le mani non vuol essere altro che questo: un agile strumento di lavoro che permettaal lettore una più semplice navigazione ed una più profonda comprensione del decreto legislativo 9 aprile2008, n. 81, ormai abituati a chiamarlo “Testo Unico” anche se tecnicamente non lo è. Si tratta di unalegge sostanzialmente buona, benché non esente da qualche ombra, ma anche complessa e di nonsemplice lettura. Ma in che cosa, e a chi, questo volume può risultare d’aiuto?Prima di tutto, sul filo della lettura strettamente “giuridica”, il complesso apparato sanzionatorio dellanorma in questione viene reso immediatamente “visibile”, risparmiando al lettore l’estenuante eserciziodi saltare continuamente,di rimando in rimando, da un articolo all’altro, da una pagina all’altra dellaGazzetta Ufficiale. A fianco di ogni singolo articolo troverete le relative sanzioni ed i soggetti coinvolti.Sono inoltre evidenziati graficamente anche i rimandi ad ulteriori successivi decreti. Ma quella che più mista a cuore è la lettura per così dire “tematica”.Il “Testo Unico” è attraversato in tutta la sua lunghezza da poche ma significative parole chiave che nerappresentano un assoluto punto di forza: valutazione dei rischi, misure di prevenzione, informazione,formazione, sorveglianza sanitaria, consultazione e partecipazione. Tutti i passaggi della norma sonocaratterizzati da una di queste parole chiave, e rappresentati da codici di colore diversi che permettonodi cogliere con immediatezza, già al primo colpo d’occhio, la connotazione prevalente di questo o diquell’altro passaggio.Il “Testo Unico” chiama in causa numerosi soggetti, con l’individuazione precisa di obblighi, responsabilità,competenze. Anche queste figure (lavoratore, datore di lavoro, dirigente, preposto, committente,responsabile/addetti del Servizio di prevenzione e protezione, rappresentante dei lavoratori per lasicurezza, medico competente) sono evidenziate con un codice colore che permette di individuarle aprima vista.Quest’opera di codifica, costata non poca fatica, non è solo finalizzata alla “leggibilità”, ma contiene ancheun preciso messaggio, che tiene nella dovuta considerazione la storia quasi quindicennale di un’altraottima Legge: il D. Lgs. 626/94. Se è vero che una nuova legge non è di per se sufficiente a risolvereproblemi della salute e sicurezza dei lavoratori, è altrettanto vero che una buona legge aiuta, eccome!Bene, ora c’è il “Testo Unico Sicurezza Lavoro”.È nato assai meglio di quanto molti di noi temevamo, eredita molte cose buone dello stesso 626 e neaggiunge di nuove ed importanti. Non ci resta che “usarlo” al meglio. Ma per questo è necessario chesiano in molti – e non solo avvocati e giuristi – a conoscerlo e padroneggiarlo, il che non sembra impresada poco sfogliando il tomo della Gazzetta Ufficiale che ne riporta l’articolato (306 articoli) ed i 51 allegati.Il volume è nato proprio per questo. Per dare una mano a tutti coloro che colgono la portata di questanuova legge, sentono la necessità di aggiungere questo nuovo strumento alla propria “cassetta degliattrezzi”, ma vacillano di fronte all’arido linguaggio del legislatore ed all’intricato dedalo di rimandi erichiami.Fra i tanti che si trovano in queste condizioni, il mio pensiero va in particolare a due “categorie”: iRappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, e gli studenti dei corsi di laurea in Tecniche della Prevenzionenei Luoghi di Lavoro e dei vari corsi di specializzazione. Entrambe non aduse, credo, al linguaggio dellegislatore, entrambe fondamentali per le sorti della prevenzione nei luoghi di lavoro nel nostro Paese.Mi auguro tuttavia che questo mio modesto contributo possa essere utile anche per i colleghi medici dellavoro, per i responsabili e gli addetti dei servizi di prevenzione e protezione e, perché no, per gli stessiimprenditori, dirigenti, preposti. Emilio Volturo medico del lavoro - formatore
LEGENDA DEI CODICI COLOREI soggetti datore di lavoro, dirigente, committente 1 preposto medico competente responsabile (e addetti) servizio di prevenzione e protezione rappresentanti dei lavoratori lavoratori organo di vigilanza, ente di controllo, autorità competente1 Anche il termine “impresa”, nelle varie declinazioni presenti, è evidenziata in rosso nei passaggi in cui sot-tende una responsabilità del relativo datore di lavoro, anche se questi non viene espressamente citato.Le parole chiave valutazione dei rischi passaggi riguardanti specificamente la valutazione dei rischi misure (provvedimenti, passaggi riguardanti specificamente interventi …) di prevenzione le misure di prevenzione formazione, aggiornamento passaggi riguardanti specificamente addestramento la formazione Informazione, comunicazione passaggi riguardanti specificamente flussi e sistemi informativi l’informazione e la comunicazione Atti e documenti relativi alla Passaggi riguardanti specificamente la sorveglianza sanitaria sorveglianza sanitaria consultazione, partecipazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti consultazione delle parti sociali Tutte le sanzioni, ed i relativi soggetti obbligati, sono riportati in una colonna a destra dell’articolato, direttamente riferite ai singoli capi, articoli, commi, lettere, punti, con gli stessi codici colore indicati sopra. I rinvii ad ulteriori successivi atti o provvedimenti (es: decreti, linee guida, accordi …) sono evi- denziati da una doppia sottolineatura. I refusi ed i passaggi che appaiono incoerenti o incompleti sono riquadrati in rosso. Nel CD allegato sono disponibili, in formato elettronico, oltre al testo integrale del presente volu- me, tutti gli Allegati, riformattati in modo da renderne più agevole la lettura.
INDICETITOLO I - PRINCIPI COMUNI ............................................................................................................................. 1 CAPO I - DISPOSIZIONI GENERALI ..................................................................................................................................... 1 CAPO II - SISTEMA ISTITUZIONALE...................................................................................................................................... 7 CAPO III - GESTIONE DELLA PREVENZIONE NEI LUOGHI DI LAVORO ..................................................................... 16 SEZIONE I - MISURE DI TUTELA E OBBLIGHI ............................................................................................................ 16 SEZIONE II - VALUTAZIONE DEI RISCHI .................................................................................................................. 26 SEZIONE III - SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE .......................................................................................... 28 SEZIONE IV - FORMAZIONE, INFORMAZIONE E ADDESTRAMENTO............................................................................ 32 SEZIONE V - SORVEGLIANZA SANITARIA .............................................................................................................. 34 SEZIONE VI - GESTIONE DELLE EMERGENZE .......................................................................................................... 36 SEZIONE VII - CONSULTAZIONE E PARTECIPAZIONE DEI RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI ......................................... 38 SEZIONE VIII - DOCUMENTAZIONE TECNICO AMMINISTRATIVA E STATISTICHE DEGLI INFORTUNI E DELLE MALATTIE PROFESSIONALI .................................................................................................................................................. 42 CAPO IV - DISPOSIZIONI PENALI ...................................................................................................................................... 43 SEZIONE I - SANZIONI ........................................................................................................................................ 43 SEZIONE II - DISPOSIZIONI IN TEMA DI PROCESSO PENALE ..................................................................................... 45 TITOLO II - LUOGHI DI LAVORO ..................................................................................................................... 46 CAPO I - DISPOSIZIONI GENERALI ................................................................................................................................... 46 CAPO II - SANZIONI ............................................................................................................................................................. 47 TITOLO III - USO DELLE ATTREZZATURE DI LAVORO E DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE............................................................................................................................................... 48 CAPO I - USO DELLE ATTREZZATURE DI LAVORO ......................................................................................................... 48 CAPO II - USO DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE .................................................................................. 52 CAPO III - IMPIANTI E APPARECCHIATURE ELETTRICHE................................................................................................. 54 TITOLO IV - CANTIERI TEMPORANEI O MOBILI ......................................................................................... 57 CAPO I - MISURE PER LA SALUTE E SICUREZZA NEI CANTIERI TEMPORANEI O MOBILI........................................ 57 CAPO II - NORME PER LA PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI SUL LAVORO NELLE COSTRUZIONI E NEILAVORI IN QUOTA................................................................................................................................................................ 65 SEZIONE I - CAMPO DI APPLICAZIONE .................................................................................................................. 65 SEZIONE II - DISPOSIZIONI DI CARATTERE GENERALE .............................................................................................. 65 SEZIONE III - SCAVI E FONDAZIONI ...................................................................................................................... 70 SEZIONE IV - PONTEGGI E IMPALCATURE IN LEGNAME ........................................................................................... 72 SEZIONE V - PONTEGGI FISSI.............................................................................................................................. 73 SEZIONE VI - PONTEGGI MOVIBILI....................................................................................................................... 76 SEZIONE VII - COSTRUZIONI EDILIZIE.................................................................................................................... 77 SEZIONE VIII - DEMOLIZIONI............................................................................................................................... 79 CAPO III - SANZIONI ............................................................................................................................................................ 81 TITOLO V - SEGNALETICA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO........................................................ 82 CAPO I - DISPOSIZIONI GENERALI ................................................................................................................................... 82 CAPO II - SANZIONI ............................................................................................................................................................. 83 6.
TITOLO VI - MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI ...................................................................... 84 CAPO I - DISPOSIZIONI GENERALI ................................................................................................................................... 84 CAPO II - SANZIONI ............................................................................................................................................................. 85 TITOLO VII - ATTREZZATURE MUNITE DI VIDEOTERMINALI................................................................... 86 CAPO I - DISPOSIZIONI GENERALI ................................................................................................................................... 86 CAPO II - OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO, DEI DIRIGENTI E DEI PREPOSTI ..................................................... 86 CAPO III - SANZIONI ............................................................................................................................................................ 88 TITOLO VIII - AGENTI FISICI ............................................................................................................................. 89 CAPO I - DISPOSIZIONI GENERALI ................................................................................................................................... 89 CAPO II - PROTEZIONE DEI LAVORATORI CONTRO I RISCHI DI ESPOSIZIONE AL RUMORE DURANTE ILLAVORO .................................................................................................................................................................................. 91 CAPO III - PROTEZIONE DEI LAVORATORI DAI RISCHI DI ESPOSIZIONE A VIBRAZIONI ..................................... 95 CAPO IV - PROTEZIONE DEI LAVORATORI DAI RISCHI DI ESPOSIZIONE A CAMPI ELETTROMAGNETICI ....... 98 CAPO V-PROTEZIONE DEI LAVORATORI DAI RISCHI DI ESPOSIZIONE A RADIAZIONI OTTICHE ARTIFICIALI .. 101 CAPO VI - SANZIONI ........................................................................................................................................................ 103 TITOLO IX - SOSTANZE PERICOLOSE .......................................................................................................... 104 CAPO I - PROTEZIONE DA AGENTI CHIMICI................................................................................................................ 104 CAPO II - PROTEZIONE DA AGENTI CANCEROGENI E MUTAGENI ....................................................................... 112 SEZIONE I - DISPOSIZIONI GENERALI ............................................................................................................... 112 SEZIONE II - OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO ............................................................................................... 112 SEZIONE III - SORVEGLIANZA SANITARIA ......................................................................................................... 116 CAPO III - PROTEZIONE DAI RISCHI CONNESSI ALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO ....................................................... 119 SEZIONE I - DISPOSIZIONI GENERALI ............................................................................................................... 119 SEZIONE II - OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO ............................................................................................... 119 CAPO IV – SANZIONI ........................................................................................................................................................ 126 TITOLO X - ESPOSIZIONE AD AGENTI BIOLOGICI ................................................................................... 127 CAPO I .................................................................................................................................................................................. 127 CAPO II - OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO............................................................................................................ 129 CAPO III - SORVEGLIANZA SANITARIA ......................................................................................................................... 132 CAPO IV – SANZIONI ........................................................................................................................................................ 134 TITOLO XI - PROTEZIONE DA ATMOSFERE ESPLOSIVE .......................................................................... 135 CAPO I - DISPOSIZIONI GENERALI ................................................................................................................................ 135 CAPO II - OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO .......................................................................................................... 135 CAPO III - SANZIONI ......................................................................................................................................................... 137 TITOLO XII - DISPOSIZIONI IN MATERIA PENALE E DI PROCEDURA PENALE .................................. 138 TITOLO XIII - NORME TRANSITORIE E FINALI........................................................................................... 140 7.
1 TITOLO I - PRINCIPI COMUNI CAPO I - DISPOSIZIONI GENERALI Art. 1 - Finalità1. Le disposizioni contenute nel presente decreto legislativo costituiscono attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, per il riassetto e la riforma delle norme vigenti in materia di salute e si- curezza delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro, mediante il riordino e il coordinamento delle medesime in un unico testo normativo. Il presente decreto legislativo persegue le finalità di cui al presente comma nel rispetto delle normative comunitarie e delle convenzioni internazionali in materia, nonché in conformità all’articolo 117 della Costituzione e agli statuti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, e alle relative norme di attuazione, garantendo l’uniformità della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche con riguardo alle diffe- renze di genere, di età e alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati.2. In relazione a quanto disposto dall’art. 117, quinto comma, della Costituzione e dall’art. 16, comma 3, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, le disposizioni del presente decreto legislativo, riguardanti ambiti di competenza legislativa delle regioni e province autonome, si applicano, nell’esercizio del potere so- stitutivo dello Stato e con carattere di cedevolezza, nelle regioni e nelle province autonome nelle quali ancora non sia stata adottata la normativa regionale e provinciale e perdono comunque efficacia dalla data di entrata in vigore di quest’ultima, fermi restando i principi fondamentali ai sensi dell’articolo 117, terzo comma, della Costituzione.3. Gli atti, i provvedimenti e gli adempimenti attuativi del presente decreto sono effettuati nel rispetto dei principi del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. Art. 2 - Definizioni1. Ai fini ed agli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto legislativo si intende per: a) “lavoratore”: persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavo- rativa nell’ambito dell‘organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza re- tribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli ad- detti ai servizi domestici e familiari. Al lavoratore così definito è equiparato: il socio lavoratore di cooperativa o di società, anche di fatto, che presta la sua attività per conto delle società e dell’ente stesso; l’associato in partecipazione di cui all’art. 2549, e seguenti del codice civile; il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento di cui all’art. 18 del- la legge 24.6.1997, n. 196, e di cui a specifiche disposizioni delle leggi regionali promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali me- diante la conoscenza diretta del mondo del lavoro; l’allievo degli istituti di istruzione ed universi- tari e il partecipante ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, at- trezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le apparecchiature for- nite di videoterminali limitatamente ai periodi in cui l’allievo sia effettivamente applicato alla stru- mentazioni o ai laboratori in questione; il volontario, come definito dalla legge 1 agosto1991, n. 266; i volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile; il volontario che effettua il servizio civile; il lavoratore di cui al decreto legislativo 1 dicembre1997, n. 468 e successive modificazioni;
2 TITOLO I b) "datore di lavoro”: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il sog- getto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la pro- pria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto eserci- ta i poteri decisionali e di spesa. Nelle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del de- creto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, per datore di lavoro si intende il dirigente al quale spet- tano i poteri di gestione, ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale, nei soli casi in cui quest’ultimo sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale, individuato dall’organo di ver- tice delle singole amministrazioni tenendo conto dell’ubicazione e dell’ambito funzionale degli uffici nei quali viene svolta l’attività, e dotato di autonomi poteri decisionali e di spesa. In caso di omessa individuazione, o di individuazione non conforme ai criteri sopra indicati, il datore di lavoro coinci- de con l’organo di vertice medesimo; c) “azienda”: il complesso della struttura organizzata dal datore di lavoro pubblico o privato; d) “dirigente”: persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzio- nali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, attua le direttive del datore di lavoro organiz- zando l’attività lavorativa e vigilando su di essa; e) “preposto”: persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e ga- rantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei la- voratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa; f) “responsabile del servizio di prevenzione e protezione”: persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all’articolo 32 designata dal datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi; g) “addetto al servizio di prevenzione e protezione”: persona in possesso delle capacità e dei re- quisiti professionali di cui all’articolo 32, facente parte del servizio di cui alla lettera l); h) “medico competente”: medico in possesso di uno dei titoli e dei requisiti formativi e professionali di cui all’articolo 38, che collabora, secondo quanto previsto all’articolo 29, comma 1, con il datore di lavoro ai fini della valutazione dei rischi ed è nominato dallo stesso per effettuare la sorve- glianza sanitaria e per tutti gli altri compiti di cui al presente decreto; i) “rappresentante dei lavoratori per la sicurezza”: persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro; l) “servizio di prevenzione e protezione dai rischi”: insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all’azienda finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali per i lavoratori; m) “sorveglianza sanitaria”: insieme degli atti medici, finalizzati alla tutela dello stato di salute e si- curezza dei lavoratori, in relazione all’ambiente di lavoro, ai fattori di rischio professionali e alle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa; n) “prevenzione”: il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno; o) “salute”: stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità; p) “sistema di promozione della salute e sicurezza”: complesso dei soggetti istituzionali che concorrono, con la partecipazione delle parti sociali, alla realizzazione dei programmi di intervento finalizzati a migliorare le condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori; q) “valutazione dei rischi”: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finaliz- zata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il program- ma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza;
PRINCIPI COMUNI 3r) “pericolo”: proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni;s) “rischio”: probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione;t) “unità produttiva”: stabilimento o struttura finalizzati alla produzione di beni o all’erogazione di servizi, dotati di autonomia finanziaria e tecnico funzionale;u) “norma tecnica”: specifica tecnica, approvata e pubblicata da unorganizzazione internazionale, da un organismo europeo o da un organismo nazionale di normalizzazione, la cui osservanza non sia obbligatoria;v) “buone prassi”: soluzioni organizzative o procedurali coerenti con la normativa vigente e con le norme di buona tecnica, adottate volontariamente e finalizzate a promuovere la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro attraverso la riduzione dei rischi e il miglioramento delle condizioni di lavoro, elabo- rate e raccolte dalle regioni, dall’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL), dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) e dagli organi- smi paritetici di cui all’articolo 51, validate dalla Commissione consultiva permanente di cui all’articolo 6, previa istruttoria tecnica dell’ISPESL, che provvede a assicurarne la più ampia diffusione;z) “linee guida”: atti di indirizzo e coordinamento per l’applicazione della normativa in materia di sa- lute e sicurezza predisposti dai Ministeri, dalle regioni, dall’ISPESL e dall’INAIL e approvati in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;aa) “formazione”: processo educativo attraverso il quale trasferire ai lavoratori ed agli altri sogget- ti del sistema di prevenzione e protezione aziendale conoscenze e procedure utili alla acquisizio- ne di competenze per lo svolgimento in sicurezza dei rispettivi compiti in azienda e alla identifi- cazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi;bb) “informazione”: complesso delle attività dirette a fornire conoscenze utili alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi in ambiente di lavoro;cc) “addestramento”: complesso delle attività dirette a fare apprendere ai lavoratori l’uso corretto di attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale, e le pro- cedure di lavoro;dd) “modello di organizzazione e di gestione”: modello organizzativo e gestionale per la definizione e l’attuazione di una politica aziendale per la salute e sicurezza, ai sensi dell’art. 6, comma 1, let- tera a), del D. Lgs. 8.6.2001, n. 231, idoneo a prevenire i reati di cui agli artt. 589 e 590, terzo comma, del codice penale, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela della salute sul lavoro;ee) “organismi paritetici”: organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, quali sedi privile- giate per: la programmazione di attività formative e l’elaborazione e la raccolta di buone prassi a fini prevenzionistici; lo sviluppo di azioni inerenti alla salute e alla sicurezza sul lavoro; l’assistenza alle imprese finalizzata all’attuazione degli adempimenti in materia; ogni altra attivi- tà o funzione assegnata loro dalla legge o dai contratti collettivi di riferimento;ff) “responsabilità sociale delle imprese”: integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed e- cologiche delle aziende e organizzazioni nelle loro attività commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate.
4 TITOLO I Art. 3 - Campo di applicazione1. Il presente decreto legislativo si applica a tutti i settori di attività, privati e pubblici, e a tutte le tipo- logie di rischio.2. Nei riguardi delle Forze armate e di Polizia, del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pub- blico e della difesa civile, dei servizi di protezione civile, nonché nell’ambito delle strutture giudizia- rie, penitenziarie, di quelle destinate per finalità istituzionali alle attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica, delle università, degli istituti di istruzione universitaria, delle istituzioni dell’alta formazione artistica e coreutica, degli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado, delle organizzazioni di volontariato di cui alla legge 1.8.1991, n. 266, e dei mezzi di trasporto aerei e marittimi, le disposizioni del presente decreto legislativo sono applicate tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizza- tive, individuate entro e non oltre dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo con decreti emanati, ai sensi dell’art. 17, comma 2, della legge 23.8.1988 n. 400, dai Ministri competenti di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale, della salute e per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, acquisito il parere della Conferenza per- manente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentite le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale nonché, relati- vamente agli schemi di decreti di interesse delle Forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri ed il Corpo della Guardia di finanza, gli organismi a livello nazionale rappresentativi del personale mili- tare; analogamente si provvede per quanto riguarda gli archivi, le biblioteche e i musei solo nel ca- so siano sottoposti a particolari vincoli di tutela dei beni artistici storici e culturali. Con i successivi de- creti, da emanare entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23.8.1988, n. 400, su proposta dei Ministri competenti, di concer- to con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della salute, acquisito il parere della Confe- renza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolza- no, si provvede a dettare le disposizioni necessarie a consentire il coordinamento con la disciplina re- cata dal presente decreto della normativa relativa alle attività lavorative a bordo delle navi, di cui al D. Lgs. 27.7.1999, n. 271, in ambito portuale, di cui al D. Lgs. 27.7.1999, n. 272, e per il settore delle navi da pesca, di cui al decreto legislativo 17.8.1999, n. 298 e l’armonizzazione delle disposi- zioni tecniche di cui ai titoli dal II al XII del medesimo decreto con la disciplina in tema di trasporto ferroviario contenuta nella legge 26.4.1974, n. 191 e relativi decreti di attuazione.3. Fino alla scadenza del termine di cui al comma 2, sono fatte salve le disposizioni attuative dell’art. 1, comma 2, del D. Lgs. 19.9.1994, n. 626, nonché le disposizioni di cui al D. Lgs. 27.7.1999, n. 271, al D. Lgs. 27.7.1999, n. 272, al D. Lgs. 17.8.1999, n. 298 e le disposizioni tecniche del D. P. R. 27.4.1955, n. 547, e del D. P. R. 7.1.1956, n. 164, richiamate dalla legge 26.4.1974, n. 191 e dai relativi decreti di attuazione; decorso inutilmente tale termine, trovano applicazione le disposizioni di cui al presente decreto.4. Il presente decreto legislativo si applica a tutti i lavoratori e lavoratrici, subordinati e autonomi, nonché ai soggetti ad essi equiparati, fermo restando quanto previsto dai commi successivi del pre- sente articolo.5. Nell’ipotesi di prestatori di lavoro nell’ambito di un contratto di somministrazione di lavoro di cui agli artt. 20, e seguenti, del D. Lgs. 10.9.2003, n. 276, e successive modificazioni, fermo restando quanto specificamente previsto dal comma 5 dell’art. 23 del citato D. Lgs. n. 276 del 2003, tutti gli obblighi di prevenzione e protezione di cui al presente decreto sono a carico dell’utilizzatore.6. Nell’ipotesi di distacco del lavoratore di cui all’art. 30 del D. Lgs. 10.9.2003, n. 276, e successive modificazioni, tutti gli obblighi di prevenzione e protezione sono a carico del distaccatario, fatto sal- vo l’obbligo a carico del distaccante di informare e formare il lavoratore sui rischi tipici general- mente connessi allo svolgimento delle mansioni per le quali egli viene distaccato. Per il personale delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del D. Lgs. 30.3.2001, n. 165, che pre- sta servizio con rapporto di dipendenza funzionale presso altre amministrazioni pubbliche, organi o autorità nazionali, gli obblighi di cui al presente decreto sono a carico del datore di lavoro desi- gnato dall’amministrazione, organo o autorità ospitante.
PRINCIPI COMUNI 57. Nei confronti dei lavoratori a progetto di cui agli articoli 61, e seguenti, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, e dei collaboratori coordinati e continuativi di cui all’articolo 409, primo comma, n. 3, del codice di procedura civile, le disposizioni di cui al presen- te decreto si applicano ove la prestazione lavorativa si svolga nei luoghi di lavoro del committente.8. Nei confronti dei lavoratori che effettuano prestazioni occasionali di tipo accessorio, ai sensi dell’art. 70 e seguenti del decreto legislativo 10.9.2003, n. 276, e successive modificazioni e inte- grazioni, il presente decreto legislativo e tutte le altre norme speciali vigenti in materia di sicurezza e tutela della salute si applicano con esclusione dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresi l’insegnamento privato supplementare e l’assistenza domiciliare ai bambini, agli anziani, agli ammalati e ai disabili.9. Nei confronti dei lavoratori a domicilio di cui alla legge 18 dicembre 1973, n. 877, e dei lavorato- ri che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari di fabbricati tro- vano applicazione gli obblighi di informazione e formazione di cui agli articoli 36 e 37. Ad essi devono inoltre essere forniti i necessari dispositivi di protezione individuali in relazione alle effettive mansioni assegnate. Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro fornisca attrezzature proprie, o per il trami- te di terzi, tali attrezzature devono essere conformi alle disposizioni di cui al Titolo III.10. A tutti i lavoratori subordinati che effettuano una prestazione continuativa di lavoro a distanza, mediante collegamento informatico e telematico, compresi quelli di cui al D.P.R. 8.3.1999, n. 70, e di cui all’accordo-quadro europeo sul telelavoro concluso il 16.7.2002, si applicano le disposizioni di cui al Titolo VII, indipendentemente dall’ambito in cui si svolge la prestazione stessa. Nell’ipotesi in cui il dato- re di lavoro fornisca attrezzature proprie, o per il tramite di terzi, tali attrezzature devono essere con- formi alle disposizioni di cui al Titolo III. I lavoratori a distanza sono informati dal datore di lavoro circa le politiche aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro, in particolare in ordine alle esi- genze relative ai videoterminali ed applicano correttamente le direttive aziendali di sicurezza. Al fine di verificare la corretta attuazione della normativa in materia di tutela della salute e sicurezza da parte del lavoratore a distanza, il datore di lavoro, le rappresentanze dei lavoratori e le autorità competenti hanno accesso al luogo in cui viene svolto il lavoro nei limiti della normativa nazionale e dei contratti collettivi, dovendo tale accesso essere subordinato al preavviso e al consenso del lavoratore qualora la prestazione sia svolta presso il suo domicilio. Il lavoratore a distanza può chiedere ispe- zioni. Il datore di lavoro garantisce l’adozione di misure dirette a prevenire l’isolamento del lavora- tore a distanza rispetto agli altri lavoratori interni all’azienda, permettendogli di incontrarsi con i col- leghi e di accedere alle informazioni dell’azienda, nel rispetto di regolamenti o accordi aziendali.11. Nei confronti dei lavoratori autonomi di cui all’art. 2222 del codice civile si applicano le disposizio- ni di cui agli articoli 21 e 26.12. Nei confronti dei componenti dell’impresa familiare di cui all’art. 230-bis del codice civile, dei pic- coli imprenditori di cui all’art. 2083 del codice civile e dei soci delle società semplici operanti nel settore agricolo si applicano le disposizioni di cui all’articolo 21.13. In considerazione della specificità dell’attività esercitata dalle imprese medie e piccole operanti nel settore agricolo, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri della sa- lute e delle politiche agricole, alimentari e forestali, entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, nel rispetto dei livelli generali di tutela di cui alla normativa in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, e limitatamente alle imprese che impiegano lavoratori stagionali cia- scuno dei quali non superi le cinquanta giornate lavorative e per un numero complessivo di lavoratori compatibile con gli ordinamenti colturali aziendali, provvede ad emanare disposizioni per semplifi- care gli adempimenti relativi all’informazione, formazione e sorveglianza sanitaria previsti dal presente decreto, sentite le organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresenta- tive del settore sul piano nazionale. I contratti collettivi stipulati dalle predette organizzazioni defini- scono specifiche modalità di attuazione delle previsioni del presente decreto legislativo concernenti il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nel caso le imprese utilizzino esclusivamente la tipo- logia di lavoratori stagionali di cui al precedente periodo.
6 TITOLO I Art. 4 - Computo dei lavoratori1. Ai fini della determinazione del numero di lavoratori dal quale il presente decreto legislativo fa di- scendere particolari obblighi non sono computati: a) i collaboratori familiari di cui all’articolo 230-bis del codice civile; b) i soggetti beneficiari delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento di cui all’art. 18 della legge 24.6.1997, n. 196, e di cui a specifiche disposizioni delle leggi regionali promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali median- te la conoscenza diretta del mondo del lavoro; c) gli allievi degli istituti di istruzione e universitari e i partecipanti ai corsi di formazione profes- sionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le attrezzature munite di videoterminali; d) i lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo determinato, ai sensi dell’art. 1 del D. Lgs. 6.9.2001, n. 368, in sostituzione di altri prestatori di lavoro assenti con diritto alla conservazione del posto di lavoro; e) i lavoratori che svolgono prestazioni occasionali di tipo accessorio ai sensi degli artt. 70, e se- guenti, del D. Lgs. 10.9.2003, n. 276, e successive modificazioni, nonché prestazioni che esulano dal mercato del lavoro ai sensi dell’art. 74 del medesimo decreto. f) i lavoratori di cui alla legge 18 dicembre 1973, n. 877, ove la loro attività non sia svolta in forma esclusiva a favore del datore di lavoro committente; g) i volontari, come definiti dalla legge 11.8.1991, n. 266, i volontari del Corpo nazionale dei vigi- li del fuoco e della protezione civile e i volontari che effettuano il servizio civile; h) i lavoratori utilizzati nei lavori socialmente utili di cui al decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468, e successive modificazioni; i) i lavoratori autonomi di cui all’articolo 2222 del codice civile, fatto salvo quanto previsto dalla successiva lettera l); l) i collaboratori coordinati e continuativi di cui all’art. 409, primo comma, n. 3, del codice di pro- cedura civile, nonché i lavoratori a progetto di cui agli artt. 61 e seguenti del decreto legislativo 10.9.2003, n. 276, e successive modificazioni, ove la loro attività non sia svolta in forma esclusiva a favore del committente;2. I lavoratori utilizzati mediante somministrazione di lavoro ai sensi degli articoli 20, e seguenti, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni e i lavoratori assunti a tempo parziale ai sensi del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 61, e successive modificazioni e integrazioni, si computano sulla base del numero di ore di lavoro effettivamente prestato nell’arco di un semestre.3. Fatto salvo quanto previsto dal comma 4, nell’ambito delle attività stagionali definite dal decreto del Presidente della Repubblica 7 ottobre 1963, n. 1525 e successive modificazioni, nonché di quelle indi- viduate dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di la- voro comparativamente più rappresentative, il personale in forza si computa a prescindere dalla du- rata del contratto e dall’orario di lavoro effettuato.4. Il numero dei lavoratori impiegati per l’intensificazione dell’attività in determinati periodi dell’anno nel settore agricolo e nell’ambito di attività diverse da quelle indicate nel comma 3, cor- rispondono a frazioni di unità-lavorative-anno (ULA) come individuate sulla base della normativa co- munitaria.
PRINCIPI COMUNI 7 CAPO II - SISTEMA ISTITUZIONALEArt. 5 - Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazio- nale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro1. Presso il Ministero della salute, … il Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Il Comitato è presieduto dal Ministro della salute ed è composto da: a) due rappresentanti del Ministero della salute; b) due rappresentanti del Ministero del lavoro e della previdenza sociale; c) un rappresentante del Ministero dell’interno; d) cinque rappresentanti delle regioni e province autonome di Trento e di Bolzano.2. Al Comitato partecipano, con funzione consultiva, un rappresentante dell’INAIL, uno dell’ISPESL e uno dell’Istituto di previdenza per il settore marittimo (IPSEMA).3. Il Comitato di cui al comma 1, al fine di garantire la più completa attuazione del principio di leale col- laborazione tra Stato e regioni, ha il compito di: a) stabilire le linee comuni delle politiche nazionali in materia di salute e sicurezza sul lavoro; b) individuare obiettivi e programmi dell’azione pubblica di miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori; c) definire la programmazione annuale in ordine ai settori prioritari di intervento dell’azione di vigi- lanza, i piani di attività e i progetti operativi a livello nazionale, tenendo conto delle indicazioni provenienti dai comitati regionali di coordinamento e dai programmi di azione individuati in sede comunitaria; d) programmare il coordinamento della vigilanza a livello nazionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro; e) garantire lo scambio di informazioni tra i soggetti istituzionali al fine di promuovere l’uniformità dell’applicazione della normativa vigente; f) individuare le priorità della ricerca in tema di prevenzione dei rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori.4. Ai fini delle definizioni degli obbiettivi di cui al comma 2, lettere a), b), e), f), le parti sociali sono consultate preventivamente. Sull’attuazione delle azioni intraprese è effettuata una verifica con ca- denza almeno annuale.5. Le modalità di funzionamento del comitato sono fissate con regolamento interno da adottarsi a mag- gioranza qualificata rispetto al numero dei componenti; le funzioni di segreteria sono svolte da perso- nale del Ministero della salute appositamente assegnato.6. Ai componenti del Comitato ed ai soggetti invitati a partecipare ai sensi del comma 1, non spetta al- cun compenso, rimborso spese o indennità di missione. Art. 6 - Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro1. Presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale è istituita la Commissione consultiva perma- nente per la salute e sicurezza sul lavoro. La Commissione è composta da: a) un rappresentante del Ministero del lavoro e della previdenza sociale che la presiede; b) un rappresentante del Ministero della salute; c) un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico; d) un rappresentante del Ministero dell’interno; e) un rappresentante del Ministero della difesa; f) un rappresentante del Ministero delle infrastrutture; g) un rappresentante del Ministero dei trasporti; h) un rappresentante del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; i) un rappresentante del Ministero della solidarietà sociale;
8 TITOLO I l) un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della funzione pubblica; m) dieci rappresentanti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, designati dalla Con- ferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano; n) dieci esperti designati delle organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappre- sentative a livello nazionale; o) dieci esperti designati delle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro, anche dell’artigianato e della piccola e media impresa, comparativamente più rappresentative a livello nazionale.2. Per ciascun componente può essere nominato un supplente, il quale interviene unicamente in caso di as- senza del titolare. Ai lavori della Commissione possono altresì partecipare rappresentanti di altre amministrazioni centrali dello Stato in ragione di specifiche tematiche inerenti le relative competenze, con particolare riferimento a quelle relative alla materia dell’istruzione per le problematiche di cui all’articolo 11, comma 1, lettera c).3. All’inizio di ogni mandato la Commissione può istituire comitati speciali permanenti, dei quali determi- na la composizione e la funzione.4. La Commissione si avvale della consulenza degli istituti pubblici con competenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro e può richiedere la partecipazione di esperti nei diversi settori di interesse.5. I componenti della Commissione e i segretari sono nominati con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, su designazione degli organismi competenti e durano in carica cinque anni.6. Le modalità di funzionamento della commissione sono fissate con regolamento interno da adottarsi a maggioranza qualificata rispetto al numero dei componenti; le funzioni di segreteria sono svolte da personale del Ministero del lavoro e della previdenza sociale appositamente assegnato.7. Ai componenti del Comitato ed ai soggetti invitati a partecipare ai sensi del comma 1, non spetta al- cun compenso, rimborso spese o indennità di missione.8. La Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ha il compito di: a) esaminare i problemi applicativi della normativa di salute e sicurezza sul lavoro e formulare pro- poste per lo sviluppo e il perfezionamento della legislazione vigente; b) esprimere pareri sui piani annuali elaborati dal Comitato di cui all’articolo 5; c) definire le attività di promozione e le azioni di prevenzione di cui all’art. 11; d) validare le buone prassi in materia di salute e sicurezza sul lavoro; e) redigere annualmente, sulla base dei dati forniti dal sistema informativo di cui all’articolo 8, una relazione sullo stato di applicazione della normativa di salute e sicurezza e sul suo possibile svilup- po, da trasmettere alle commissioni parlamentari competenti e ai presidenti delle Regioni; f) elaborare, entro e non oltre il 31.12.2010, le procedure standardizzate di effettuazione della valutazione dei rischi di cui all’art. 29, comma 5, tenendo conto dei profili di rischio e degli indici infortunistici di settore. Tali procedure vengono recepite con decreto dei Ministeri del Lavoro e della previdenza sociale, della salute e dell’interno acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e province autonome di Trento e di Bolzano; g) definire criteri finalizzati alla definizione del sistema di qualificazione delle imprese e dei lavora- tori autonomi di cui all’art. 27. Il sistema di qualificazione delle imprese è disciplinato con decreto del Presidente della Repubblica, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e province autonome di Trento e di Bolzano, da emanarsi entro dodici mesi dall’entrata in vigore del presente decreto; h) valorizzare sia gli accordi sindacali sia i codici di condotta ed etici, adottati su base volontaria, che, in considerazione delle specificità dei settori produttivi di riferimento, orientino i comportamenti dei datori di lavoro, anche secondo i principi della responsabilità sociale, dei lavoratori e di tutti i soggetti interessati, ai fini del miglioramento dei livelli di tutela definiti legislativamente; i) valutare le problematiche connesse all’attuazione delle direttive comunitarie e delle convenzioni in- ternazionali stipulate in materia di salute e sicurezza del lavoro; l) promuovere la considerazione della differenza di genere in relazione alla valutazione dei rischi e alla predisposizione delle misure di prevenzione; m) indicare modelli di organizzazione e gestione aziendale ai fini di cui all’art. 30.
PRINCIPI COMUNI 9 Art. 7 - Comitati regionali di coordinamento1. Al fine di realizzare una programmazione coordinata di interventi, nonché uniformità degli stessi ed il necessario raccordo con il Comitato di cui all’art. 5 e con la Commissione di cui all’art. 6, presso ogni regione e provincia autonoma opera il comitato regionale di coordinamento di cui al decreto del Pre- sidente del Consiglio dei Ministri in data 21.12.2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 31 del 6 febbraio 2008. Art. 8 - Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro1. È istituito il Sistema informativo nazionale per la prevenzione (SINP) nei luoghi di lavoro al fine di fornire dati utili per orientare, programmare, pianificare e valutare l’efficacia della attività di preven- zione degli infortuni e delle malattie professionali, relativamente ai lavoratori iscritti e non iscritti agli enti assicurativi pubblici, e per indirizzare le attività di vigilanza, attraverso l’utilizzo integrato delle informazioni disponibili negli attuali sistemi informativi, anche tramite l’integrazione di specifici ar- chivi e la creazione di banche dati unificate.2. Il Sistema informativo di cui al comma 1 è costituito dal Ministero del lavoro e della previdenza so- ciale, dal Ministero della salute, dal Ministero dell’interno, dalle regioni e province autonome di Trento e di Bolzano, dall’INAIL, dall’IPSEMA e dall’ISPESL, con il contributo del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL). Allo sviluppo del medesimo concorrono gli organismi paritetici e gli istituti di settore a carattere scientifico, ivi compresi quelli che si occupano della salute delle donne.3. L’INAIL garantisce la gestione tecnica ed informatica del SINP e, a tal fine, è titolare del trattamento dei dati, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 30.6.2003, n. 196.4. Con decreto dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della salute, di concerto con il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da adottarsi entro 180 giorni dalla data dell’entrata in vigore del presente decreto legislativo, vengono definite le regole tecniche per la realizzazione ed il funzionamento del SINP, nonché le regole per il trattamento dei dati. Tali regole sono definite nel rispetto di quanto previsto dal D. Lgs. 7.3.2005, n. 82, così come modificato ed integrato dal D. Lgs. 4.4.2006, n. 159, e dei contenuti del Protocollo di intesa sul Sistema informativo nazionale integrato per la prevenzione nei luoghi di lavoro. Con il medesimo decreto sono disciplinate le speciali modalità con le quali le forze armate e le forze di poli- zia partecipano al sistema informativo relativamente alle attività operative e addestrative. Per tale fi- nalità è acquisita l’intesa dei Ministri della difesa, dell’interno e dell’economia e delle finanze.5. La partecipazione delle parti sociali al Sistema informativo avviene attraverso la periodica con- sultazione in ordine ai flussi informativi di cui alle lettere a), b, c) e d) del comma 6.6. I contenuti dei flussi informativi devono almeno riguardare: a) il quadro produttivo ed occupazionale; b) il quadro dei rischi; c) il quadro di salute e sicurezza dei lavoratori; d) il quadro degli interventi di prevenzione delle istituzioni preposte; e) il quadro degli interventi di vigilanza delle istituzioni preposte.7. La diffusione delle informazioni specifiche è finalizzata al raggiungimento di obiettivi di conoscen- za utili per le attività dei soggetti destinatari e degli enti utilizzatori. I dati sono resi disponibili ai di- versi destinatari e resi pubblici nel rispetto della normativa di cui al D. Lgs. 30.6.2003, n. 196.8. Le attività di cui al presente articolo sono realizzate dalle amministrazioni di cui al comma 2 utilizzan- do le ordinarie risorse personali, economiche e strumentali in dotazione.
10 TITOLO I Art. 9 - Enti pubblici aventi compiti in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro1. L’ISPESL, l’INAIL e l’IPSEMA sono enti pubblici nazionali con competenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro che esercitano le proprie attività, anche di consulenza, in una logica di sistema con il Ministe- ro della salute, il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.2. L’ISPESL, l’INAIL e l’IPSEMA operano in funzione delle attribuzioni loro assegnate dalla normativa vigen- te, svolgendo in forma coordinata, per una maggiore sinergia e complementarietà , le seguenti attività: a) elaborazione e applicazione dei rispettivi piani triennali di attività; b) interazione, per i rispettivi ruoli e competenze, in logiche di conferenza permanente di servizio, per assicurare apporti conoscitivi al sistema di sostegno ai programmi di intervento in materia di sicu- rezza e salute sul lavoro di cui all’articolo 2, comma 1, lettera p), per verificare l’adeguatezza dei sistemi di prevenzione e assicurativi e per studiare e proporre soluzioni normative e tecniche atte a ridurre il fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali; c) consulenza alle aziende, in particolare alle medie, piccole e micro imprese, anche attraverso forme di sostegno tecnico e specialistico finalizzate sia al suggerimento dei più adatti mezzi, strumenti e me- todi operativi, efficaci alla riduzione dei livelli di rischiosità in materia di salute e sicurezza sul lavoro, sia alla individuazione degli elementi di innovazione tecnologica in materia con finalità prevenzionali, raccordandosi con le altre istituzioni pubbliche operanti nel settore e con le parti sociali; d) progettazione ed erogazione di percorsi formativi in materia di salute e sicurezza sul lavoro tenu- to conto ed in conformità ai criteri e alle modalità elaborati ai sensi degli articoli 6 e 11; e) formazione per i responsabili e gli addetti ai servizi di prevenzione e protezione di cui all’art. 32; f) promozione e divulgazione, della cultura della salute e della sicurezza del lavoro nei percorsi for- mativi scolastici, universitari e delle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, previa stipula di apposite convenzioni con le istituzioni interessate; g) partecipazione, con funzioni consultive, al Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza del lavoro di cui all’articolo 5; h) consulenza alla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza del lavoro di cui all’articolo 6; i) elaborazione, raccolta e diffusione delle buone prassi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera v); l) predisposizione delle linee guida di cui all’articolo 2, comma 1, lettera z); m) contributo al Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro secondo quanto previsto dall’articolo 8.3. L’attività di consulenza di cui alla lettera c) del comma 2, non può essere svolta dai funzionari degli i- stituti di cui al presente articolo che svolgono attività di controllo e verifica degli obblighi nelle mate- rie di competenza degli istituti medesimi. I soggetti che prestano tale attività non possono, per un peri- odo di tre anni dalla cessazione dell’incarico, esercitare attività di controllo e verifica degli obblighi nelle materie di competenza degli istituti medesimi. Nell’esercizio dell’attività di consulenza non vi è l’obbligo di denuncia di cui all’articolo 331 del codice di procedura penale o di comunicazione ad al- tre Autorità competenti delle contravvenzioni rilevate ove si riscontrino violazioni alla normativa in ma- teria di salute e sicurezza sul lavoro; in ogni caso, l’esercizio dell’attività di consulenza non esclude o limita la possibilità per l’ente di svolgere l’attività di controllo e verifica degli obblighi nelle materie di competenza degli istituti medesimi. Con successivo decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro della salute per la parte concernente i funzionari dell’ISPESL, è di- sciplinato lo svolgimento dell’attività di consulenza e dei relativi proventi, fermo restando che i com- pensi percepiti per lo svolgimento dell’attività di consulenza sono devoluti in ragione della metà all’ente di appartenenza e nel resto al Fondo di cui all’articolo 52, comma 1.4. L’INAIL fermo restando quanto previsto dall’art. 12 della legge 11 marzo 1988, n. 67, dall’art. 2, comma 6, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, e dall’art. 2, comma 130, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, nonché da ogni altra disposizione previgente, svolge, con la finalità di ridurre il feno- meno infortunistico e ad integrazione delle proprie competenze quale gestore dell’assicurazione ob-
PRINCIPI COMUNI 11 bligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, i seguenti compiti oltre a quanto previsto negli altri articoli del presente decreto: a) raccoglie e registra, a fini statistici e informativi, i dati relativi agli infortuni sul lavoro che com- portino un’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento; b) concorre, alla realizzazione di studi e ricerche sugli infortuni e sulle malattie correlate al lavoro, co- ordinandosi con il Ministero della salute e con l’ISPESL; c) partecipa alla elaborazione, formulando pareri e proposte, della normazione tecnica in materia; d) eroga, previo trasferimento delle necessarie risorse da parte del Ministero del lavoro e della pre- videnza sociale, le prestazioni del Fondo di cui all’art. 1, comma 1187, della legge 27.12.2006, n. 296. In sede di prima applicazione, le relative prestazioni sono fornite con riferimento agli infortuni verificatisi a fare data dal 1.1.2007.5. L’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro – ISPESL è ente di diritto pubblico, nel settore della ricerca, dotato di autonomia scientifica, organizzativa, patrimoniale, gestionale e tecnica. L’ISPESL è organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale di ricerca, sperimentazione, con- trollo, consulenza, assistenza, alta formazione, informazione e documentazione in materia di pre- venzione degli infortuni e delle malattie professionali, sicurezza sul lavoro e di promozione e tutela della salute negli ambienti di vita e di lavoro, del quale si avvalgono gli organi centrali dello Stato preposti ai settori della salute, dell’ambiente, del lavoro e della produzione e le regioni e province au- tonome di Trento e di Bolzano.6. L’ISPESL, nell’ambito delle sue attribuzioni istituzionali, opera avvalendosi delle proprie strutture cen- trali e territoriali, garantendo unitarietà della azione di prevenzione nei suoi aspetti interdisciplinari e svolge le seguenti attività: a) svolge e promuove programmi di studio e ricerca scientifica e programmi di interesse nazionale nel campo della prevenzione degli infortuni, e delle malattie professionali, della sicurezza sul lavoro e della promozione e tutela della salute negli ambienti di vita e di lavoro; b) interviene nelle materie di competenza dellIstituto, su richiesta degli organi centrali dello Stato e delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, nellambito dei controlli che richie- dono unelevata competenza scientifica. Ai fini della presente lettera, esegue, accedendo nei luoghi di lavoro, accertamenti e indagini in materia di salute e sicurezza del lavoro; c) è organo tecnico-scientifico delle Autorità nazionali preposte alla sorveglianza del mercato ai fini del controllo della conformità ai requisiti di sicurezza e salute di prodotti messi a disposizione dei lavoratori; d) svolge attività di organismo notificato per attestazioni di conformità relative alle Direttive per le quali non svolge compiti relativi alla sorveglianza del mercato; e) è titolare di prime verifiche e verifiche di primo impianto di attrezzature di lavoro sottoposte a tale regime; f) fornisce consulenza al Ministero della salute, agli altri Ministeri e alle regioni e province autonome in materia .. salute e sicurezza del lavoro; g) fornisce assistenza al Ministero della salute e alle regioni e alle province autonome per l’elaborazione del Piano sanitario nazionale, dei piani sanitari regionali e dei piani nazionali e regio- nali della prevenzione, per il monitoraggio delle azioni poste in essere nel campo … salute e sicurez- za del lavoro e per la verifica del raggiungimento dei livelli essenziali di assistenza in materia; h) supporta il Servizio sanitario nazionale fornendo informazioni, formazione, consulenza e assistenza al- le strutture operative per la promozione della salute, prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro; i) svolge, congiuntamente ai servizi di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro delle ASL, l’attività di vigilanza sulle strutture sanitarie del Servizio sanitario nazionale; l) effettua il raccordo e la divulgazione dei risultati derivanti dalle attività di prevenzione nei luoghi di lavoro svolte dalle strutture del Servizio Sanitario Nazionale; m) partecipa alla elaborazione di norme di carattere generale e formula, pareri e proposte circa la congruità della norma tecnica non armonizzata ai requisiti di sicurezza previsti dalla legislazione nazionale vigente; n) assicura la standardizzazione tecnico-scientifica delle metodiche e delle procedure per la valuta-
12 TITOLO I zione e la gestione dei rischi e per laccertamento dello stato di salute dei lavoratori in relazione a specifiche condizioni di rischio e contribuisce alla definizione dei limiti di esposizione; o) diffonde, previa istruttoria tecnica, le buone prassi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera v); p) coordina il network nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in qualità di fo- cal point italiano nel Network informativo dellAgenzia europea per la salute e sicurezza nei luo- ghi di lavoro; q) supporta l’attività di monitoraggio del Ministero della Salute sulla applicazione dei livelli essenziali di assistenza relativi alla sicurezza nei luoghi di lavoro.7. L’IPSEMA svolge, con la finalità di ridurre il fenomeno infortunistico ed ad integrazione delle proprie com- petenze quale gestore dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professio- nali del settore marittimo, i seguenti compiti oltre a quanto previsto negli altri articoli del presente decreto: a) raccoglie e registra, a fini statistici ed informativi, i dati relativi agli infortuni sul lavoro che com- portino un’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento; b) concorre alla realizzazione di studi e ricerche sugli infortuni e sulle malattie correlate al lavoro, raccordandosi con il Ministero della salute e con l’ISPESL; c) finanzia, nell’ambito e nei limiti delle proprie spese istituzionali, progetti di investimento e forma- zione in materia di salute e sicurezza sul lavoro; d) supporta, in raccordo con le Amministrazioni competenti in materia di salute per il settore marittimo, anche mediante convenzioni con l’INAIL, le prestazioni di assistenza sanitaria riabilitativa per i la- voratori marittimi anche al fine di assicurare il loro reinserimento lavorativo; e) eroga, previo trasferimento delle necessarie risorse da parte del Ministero del lavoro e della pre- videnza sociale, le prestazioni del Fondo di cui all’art. 1, comma 1187, della legge 27.12.2006, n. 296, con riferimento agli infortuni del settore marittimo. In sede di prima applicazione, le relative prestazioni sono fornite con riferimento agli infortuni verificatisi a far data dal 1° gennaio 2007. Art. 10 - Informazione e assistenza in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, tramite le AA.SS.LL. del SSN, il Ministero dell’interno tramite le strutture del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, l’Istituto superiore per la pre- venzione e la sicurezza sul lavoro (ISPESL), il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, il Ministe- ro dello sviluppo economico per il settore estrattivo, l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli in- fortuni sul lavoro (INAIL), l’Istituto di previdenza per il settore marittimo (IPSEMA), gli organismi parite- tici e gli enti di patronato svolgono, anche mediante convenzioni, attività di informazione, assistenza, consulenza, formazione, promozione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, in particola- re nei confronti delle imprese artigiane, delle imprese agricole e delle piccole e medie imprese e delle rispettive associazioni dei datori di lavoro. Art. 11 - Attività promozionali1. Nell’ambito della Commissione consultiva di cui all’articolo 6 sono definite, in coerenza con gli indirizzi individuati dal Comitato di cui all’articolo 5, le attività promozionali della cultura e delle azioni di prevenzione con riguardo in particolare a: a) finanziamento di progetti di investimento in materia di salute e sicurezza sul lavoro da parte delle piccole, medie e micro imprese; per l’accesso a tali finanziamenti deve essere garantita la sempli- cità delle procedure; b) finanziamento di progetti formativi specificamente dedicati alle piccole, medie e micro imprese, ivi compresi quelli di cui all’articolo 52, comma 1, lettera b); c) finanziamento delle attività degli istituti scolastici, universitari e di formazione professionale finaliz- zata all’inserimento in ogni attività scolastica ed universitaria, nelle istituzioni dell’alta formazione artistica e coreutica e nei percorsi di istruzione e formazione professionale di specifici percorsi formativi interdisciplinari alle diverse materie scolastiche volti a favorire la conoscenza delle te- matiche della salute e della sicurezza nel rispetto delle autonomie didattiche.2. Ai finanziamenti di cui al comma 1 si provvede con oneri a carico delle risorse di cui all’art. 1, comma
PRINCIPI COMUNI 13 7 bis della legge 3 .9.2007, n. 123, come introdotto dall’art. 2, comma 533, della legge 24.12.2007, n. 244. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze, dell’istruzione e dell’università e della ricerca, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, si provvede al riparto annuale delle risorse tra le attività di cui alle lettere a), b) e c) del comma 1 e dell’art. 52, comma 2, lettera d).3. Le amministrazioni centrali e le regioni e province autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto delle proprie competenze, concorrono alla programmazione e realizzazione di progetti formativi in materia di salute e sicurezza sul lavoro, attraverso modalità operative da definirsi in sede di Conferenza per- manente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro dodici mesi dall’entrata in vigore del presente decreto legislativo. Alla realizzazione e allo sviluppo di quanto previsto nel periodo precedente possono altresì concorrere le parti sociali, anche mediante i fondi interprofessionali.4. Ai fini della promozione e divulgazione della cultura della salute e sicurezza sul lavoro è facoltà degli istituti scolastici, universitari e di formazione professionale inserire in ogni attività scolastica ed universi- taria nelle istituzioni dell’alta formazione artistica e coreutica e nei percorsi di istruzione e formazione professionale, percorsi formativi interdisciplinari alle diverse materie scolastiche ulteriori rispetto a quelli disciplinati dal comma 1, lettera c) e volti alle medesime finalità. Tale attività è svolta nell’ambito e nei limiti delle risorse disponibili degli istituti.5. Nell’ambito e nei limiti delle risorse di cui al comma 2 trasferite dal Ministero del lavoro e della previ- denza sociale, l’INAIL finanzia progetti di investimento e formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro rivolti in particolare alle piccole, medie e micro imprese e progetti volti a sperimentare so- luzioni innovative e strumenti di natura organizzativa e gestionale ispirati ai principi di responsabilità sociale delle imprese. Costituisce criterio di priorità per l’accesso al finanziamento l’adozione da parte delle imprese delle buone passi di cui all’art. 2, comma 1, lettera v).6. Nell’ambito dei rispettivi compiti istituzionali, le amministrazioni pubbliche promuovono attività specifi- camente destinate ai lavoratori immigrati o alle lavoratrici, finalizzate a migliorare i livelli di tutela dei medesimi negli ambienti di lavoro.7. In sede di prima applicazione, per il primo anno dall’entrata in vigore del presente decreto, le risorse di cui all’art. 1, comma 7 bis della legge 3.8.2007, n. 123, come introdotto dall’art. 2, comma 533, della legge 24.12.2007, n. 244, sono utilizzate, secondo le priorità, ivi compresa una campagna straordinaria di formazione, stabilite, entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente decreto, con accordo adottato, previa consultazione delle parti sociali, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Art. 12 - Interpello1. Gli organismi associativi a rilevanza nazionale degli enti territoriali e gli enti pubblici nazionali, non- ché, di propria iniziativa o su segnalazione dei propri iscritti, le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e i consigli nazionali degli ordini o collegi professionali, possono inoltrare alla Commissione per gli interpelli di cui al com- ma 2, esclusivamente tramite posta elettronica, quesiti di ordine generale sull’applicazione della nor- mativa in materia di salute e sicurezza del lavoro.2. Presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale è istituita, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, la Commissione per gli interpelli composta da due rappresentanti del Ministero del lavoro e previdenza sociale, due rappresentanti del Ministero della salute e da quattro rappresentanti delle regioni e delle province autonome. Qualora la materia oggetto di interpello investa competenze di altre amministrazioni pubbliche la Commissione è integrata con rappresentanti delle stesse. Ai com- ponenti della Commissione non spetta alcun compenso, rimborso spese o indennità di missione.3. Le indicazioni fornite nelle risposte ai quesiti di cui al comma 1 costituiscono criteri interpretativi e di- rettivi per l’esercizio delle attività di vigilanza.
14 TITOLO I Art. 13 - Vigilanza1. La vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è svolta dalla azienda sanitaria locale competente per territorio e, per quanto di specifica competenza, dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché per il settore minerario, fino all’effettiva attuazione del trasferimento di competenze da adottarsi ai sensi del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni, dal Ministero dello sviluppo economico, e per le industrie estrattive di se- conda categoria e le acque minerali e termali dalle regioni e province autonome di Trento e di Bol- zano. Le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono alle finalità del presente articolo, nell’ambito delle proprie competenze, secondo quanto previsto dai rispettivi ordinamenti.2. Ferme restando le competenze in materia di vigilanza attribuite dalla legislazione vigente al perso- nale ispettivo del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, lo stesso personale può esercitare l’attività di vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro nelle seguenti attività, informandone preventivamente il servizio di prevenzione e sicurezza dell’Azienda sanitaria locale competente per territorio: a) attività nel settore delle costruzioni edili o di genio civile e più in particolare lavori di costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione e risanamento di opere fisse, permanenti o temporanee, in muratura e in cemento armato, opere stradali, ferroviarie, idrauliche, scavi, mon- taggio e smontaggio di elementi prefabbricati; lavori in sotterraneo e gallerie, anche comportanti limpiego di esplosivi; b) lavori mediante cassoni in aria compressa e lavori subacquei; c) ulteriori attività lavorative comportanti rischi particolarmente elevati, individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale, e della salute, adottato sentito il comitato di cui all’art. 5 e previa intesa con la Conferenza per- manente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in re- lazione alle quali il personale ispettivo del Ministero del lavoro e della previdenza sociale svol- ge attività di vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luo- ghi di lavoro, informandone preventivamente il servizio di prevenzione e sicurezza dell’Azienda sanitaria locale competente per territorio.3. In attesa del complessivo riordino delle competenze in tema di vigilanza sull’applicazione della legi- slazione in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, restano ferme le competenze in materia di salute e sicurezza dei lavoratori attribuite alle autorità marittime a bordo delle navi ed in ambito portuale, agli uffici di sanità aerea e marittima, alle autorità portuali ed aeroportuali, per quanto ri- guarda la sicurezza dei lavoratori a bordo di navi e di aeromobili ed in ambito portuale ed aero- portuale nonché ai servizi sanitari e tecnici istituiti per le Forze armate e per le Forze di polizia e per i Vigili del fuoco; i predetti servizi sono competenti altresì per le aree riservate o operative e per quel- le che presentano analoghe esigenze da individuarsi, anche per quel che riguarda le modalità di at- tuazione, con decreto del Ministro competente, di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della salute. L’Amministrazione della giustizia può avvalersi dei servizi istituiti per le Forze armate e di polizia, anche mediante convenzione con i rispettivi Ministeri, nonché dei servizi istituiti con riferimento alle strutture penitenziarie.4. La vigilanza di cui al presente articolo è esercitata nel rispetto del coordinamento di cui agli artt. 5 e 7.5. Il personale delle pubbliche amministrazioni, assegnato agli uffici che svolgono attività di vigilan- za, non può prestare, ad alcun titolo e in alcuna parte del territorio nazionale, attività di consulenza.6. L’importo delle somme che l’ASL, in qualità di organo di vigilanza, ammette a pagare in sede ammi- nistrativa ai sensi dell’articolo 21, comma 2, primo periodo, del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758, integra l’apposito capitolo regionale per finanziare l’attività di prevenzione nei luoghi di lavo- ro svolta dai dipartimenti di prevenzione delle AA.SS.LL.7. E’ fatto salvo quanto previsto dall’articolo 64 del decreto del Presidente della Repubblica 19.3.1956, n. 303, con riferimento agli organi di vigilanza competenti, come individuati dal presente decreto.
PRINCIPI COMUNI 15Art. 14 - Disposizioni per il contrasto del lavoro irregolare e per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori1. Al fine di garantire la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori, nonché di contrastare il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare, ferme restando le attribuzioni del coordinatore per l’esecuzione dei lavori di cui all’art. 92, comma 1, lettera e), gli organi di vigilanza del Per il dat. lavoro che non ottempera al provvedimento di sospensione: Ministero del lavoro e della previdenza sociale, anche su segnalazione delle amministrazioni pubbliche secondo le rispettive competenze, possono adottare provvedimenti di sospensione di un’attività imprenditoriale qualora riscontrino l’impiego di personale non risultante dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria in misura pari o superiore al 20 per cento del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro, ovvero in caso di reiterate violazioni del- la disciplina in materia di superamento dei tempi di lavoro, di riposo giornaliero e settimana- le, di cui agli artt. 4, 7 e 9 del decreto legislativo 8.4.2003, n. 66, e successive modificazioni, arresto fino a 6 mesi considerando le specifiche gravità di esposizione al rischio di infortunio, nonché in caso di gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro indivi- duate con decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, adottato sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Tren- to e di Bolzano. In attesa della adozione del citato decreto, le violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro che costituiscono il presupposto per l’adozione del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale sono quelle individuate nell’ALLEGATO I. L’adozione del provvedimento di sospensione è comunicata all’autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture di cui all’art. 6 del decreto legislati- vo 12.4.2006, n. 163 ed al Ministero delle infrastrutture, per gli aspetti di rispettiva compe- tenza, al fine dell’emanazione di un provvedimento interdittivo alla contrattazione con le pub- bliche amministrazioni ed alla partecipazione a gare pubbliche di durata pari alla citata so- spensione nonché per un eventuale ulteriore periodo di tempo non inferiore al doppio della durata della sospensione e comunque non superiore a due anni. Le disposizioni del presente comma si applicano anche con riferimento ai lavori nell’ambito dei cantieri edili. Ai provvedi- menti del presente articolo non si applicano le disposizioni di cui alla legge 7.8.1990, n. 241.2. I poteri e gli obblighi di cui al comma 1 spettano anche agli organi di vigilanza delle aziende sani- tarie locali, con riferimento all’accertamento della reiterazione delle violazioni della disciplina in ma- teria di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro di cui al comma 1. In materia di prevenzione in- cendi trovano applicazione le disposizioni di cui agli artt. 16, 19 e 20 del decreto legislativo 8.3.2006, n. 139.3. Il provvedimento di sospensione può essere revocato da parte dell’organo di vigilanza che lo ha adottato.4. È condizione per la revoca del provvedimento da parte dell’organo di vigilanza del Ministero del lavoro e della previdenza sociale di cui al comma 1: a) la regolarizzazione dei lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbli- gatoria; b) l’accertamento del ripristino delle regolari condizioni di lavoro nelle ipotesi di reiterate violazioni della disciplina in materia di superamento dei tempi di lavoro, riposo giornaliero e settimanale, di cui al decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, e successive modificazioni, o di gravi e reiterate vio- lazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro; c) il pagamento di una somma aggiuntiva unica pari a € 2.500 rispetto a quelle di cui al comma 6.5. È condizione per la revoca del provvedimento da parte dell’organo di vigilanza delle aziende sa- nitarie locali di cui al comma 2: a) l’accertamento del ripristino delle regolari condizioni di lavoro nelle ipotesi di gravi e reiterate vio- lazioni delle disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro; b) il pagamento di una somma aggiuntiva unica pari a € 2500 rispetto a quelle di cui al comma 6.
16 TITOLO I6. È comunque fatta salva l’applicazione delle sanzioni penali, civili e amministrative vigenti.7. L’importo delle somme aggiuntive di cui al comma 4, lettera c), integra la dotazione del Fondo per l’occupazione di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20.5.1993, n. 148, convertito, con mo- dificazioni, dalla legge 19.7.1993, n. 236, ed è destinato al finanziamento degli interventi di contra- sto al lavoro sommerso ed irregolare individuati con decreto del Ministro del lavoro e della previden- za sociale di cui all’art. 1, comma 1156, lettera g), della legge 27 dicembre 2006, n. 296.8. L’importo delle somme aggiuntive di cui al comma 5, lettera b), integra l’apposito capitolo regionale per finanziare l’attività di prevenzione nei luoghi di lavoro.9. Avverso i provvedimenti di sospensione di cui ai commi 1 e 2 è ammesso ricorso, entro 30 giorni, ri- spettivamente, alla Direzione regionale del lavoro territorialmente competente e al presidente della Giunta regionale, i quali si pronunciano nel termine di 15 giorni dalla notifica del ricorso. Decorso inu- tilmente tale ultimo termine il provvedimento di sospensione perde efficacia.10. Il datore di lavoro che non ottempera al provvedimento di sospensione di cui al presente articolo è punito con l’arresto fino a sei mesi.11. Nelle ipotesi delle violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro di cui al comma 1, le disposizioni del presente articolo si applicano nel rispetto delle competenze in tema di vigilanza in materia. CAPO III - GESTIONE DELLA PREVENZIONE NEI LUOGHI DI LAVORO SEZIONE I - MISURE DI TUTELA E OBBLIGHI Art. 15 - Misure generali di tutela1. Le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro sono: a) la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza; b) la programmazione della prevenzione, mirata ad un complesso che integri in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche produttive dell’azienda nonché l’influenza dei fattori dell’ambiente e dell’organizzazione del lavoro; c) l’eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle co- noscenze acquisite in base al progresso tecnico; d) il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavo- ro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in partico- lare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo; e) la riduzione dei rischi alla fonte; f) la sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, o è meno pericoloso; g) la limitazione al minimo del numero dei lavoratori che sono, o che possono essere, esposti al rischio; h) l’utilizzo limitato degli agenti chimici, fisici e biologici sui luoghi di lavoro; i) la priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale; l) il controllo sanitario dei lavoratori; m) l’allontanamento del lavoratore dall’esposizione al rischio per motivi sanitari inerenti la sua perso- na e l’adibizione, ove possibile, ad altra mansione; n) l’informazione e formazione adeguate per i lavoratori; o) l’informazione e formazione adeguate per dirigenti e i preposti; p) l’informazione e formazione adeguate per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza; q) l’istruzioni adeguate ai lavoratori;
Dario Seagruppo - Rischio chimico