Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-17267-del-13-07-2017
Timestamp: 2020-08-09 15:36:17+00:00
Document Index: 48951382

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Sentenza Cassazione Civile n. 17267 del 13/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17267 del 13/07/2017
Cassazione civile, sez. trib., 13/07/2017, (ud. 26/05/2017, dep.13/07/2017), n. 17267
sul ricorso 21728-2011 proposto da:
DIFARCO DI C.D. E C. SNC;
avverso la sentenza n. 261/2010 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di
che la CTR di Milano, con la sentenza n. 261/63/10, depositata il 23/9/2010, ha accolto l’appello proposto dalla DI.FAR.CO. s.r.l., avverso la sentenza della CTP di Bergamo che aveva respinto il ricorso proposto dalla contribuente avverso cartella di pagamento per tassa di smaltimento rifiuti (TARSU), relativa all’anno 2007, emessa dal Comune di Calvenzano, sul presupposto che la predetta società non avesse adempiuto al pagamento di quanto dovuto per le superfici produttive in cui si producono rifiuti speciali, assimilati a quelli urbani a norma dello specifico regolamento comunale adottato in materia;
che il giudice di appello ha motivato la propria decisione nel senso che, trattandosi di rifiuti da imballaggi di cui era prevista l’assimilazione a quelli urbani ex art. 8 del Regolamento comunale per lo smaltimento e la raccolta dei rifiuti, avrebbe dovuto trovare applicazione la disciplina del D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 21, secondo la quale l’assimilazione ai rifiuti urbani è subordinata all’indicazione di criteri sia qualitativi che quantitativi, mentre l’Amministrazione comunale aveva fatto riferimento a parametri di natura esclusivamente qualitativa, e che la contribuente aveva anche “fornito periodicamente al Comune tutti i dati e documenti di legge attestante le quantità dei rifiuti speciali prodotti ed avviati direttamente al recupero”;
che il Comune ha interposto ricorso per cassazione affidato a due motivi, mentre la parte contribuente non si è costituita.
che con il primo motivo di impugnazione il ricorrente deduce, violazione falsa applicazione del D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 21, comma 2, giacchè la CTR non ha considerato che l’art. 8 del Regolamento comunale per lo smaltimento e la raccolta dei rifiuti ha provveduto ad assimilare a quelli urbani i rifiuti speciali non pericolosi con determinate caratteristiche, acquisendo sui medesimi il diritto di privativa, ai sensi del D.Lgs. n. 22 del 1997, lett. g), comma 2, art. 21, indipendentemente dalla quantità dei rifiuti prodotti, e conclude con la formulazione del quesito di diritto (ancorchè non richiesto avuto riguardo al periodo di vigenza dell’art. 366 bis c.p.c.) con cui si chiede che la Corte dica se, non avendo il Comune di Calvenzano indicato nel provvedimento limiti quantitativi, l’assimilazione e quindi il diritto di privativa dell’ente sia presente nei confronti delle utenze non domestiche per i rifiuti speciali non pericolosi prodotti, indipendentemente dalle quantità smaltite;
che con il secondo motivo deduce, violazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, comma 1, giacchè la CTR non ha considerato che il Comune non deve dimostrare, per l’applicazione della tassa sui rifiuti, che il soggetto passivo produca o conferisca rifiuti al servizio comunale, essendo sufficiente la mera detenzione dei locali, laddove l’ente territoriale abbia istituito un apposito servizio e l’utente abbia la possibilità di usufruirne, sicchè la produzione ed auto smaltimento di rifiuti di imballaggio secondario o terziario non determina l’esclusione dal pagamento del relativo corrispettivo, e conclude con la formulazione del quesito di diritto con cui si chiede che la Corte dica se, il presupposto della imposizione (TARSU) è la mera occupazione o detenzione di locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti, in presenza di produzione dei suddetti rifiuti di imballaggio, e se quindi è legittima la liquidazione della tassa rifiuti operata dal Comune con l’atto impugnato, con il quale ha ridotto la superficie di lavorazione del 50 per cento, in virtù delle previsioni del proprio Regolamento, ed in conformità con la facoltà di detassazione forfetizzata di cui al D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, comma 3;
che, tanto premesso, la questione concernente la possibilità per i produttori di rifiuti assimilati, che dimostrino di aver avviato al recupero i rifiuti stessi, di sottrarsi alla privativa comunale, ai sensi della normativa dettata dal D.Lgs. n. 22 del 1997, è stata risolta da questa Corte nel senso che “la dichiarazione di assimilazione dei rifiuti speciali non pericolosi a quelli urbani, previsto dal D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, art. 21, comma 2, presuppone necessariamente la concreta individuazione delle caratteristiche, non solo qualitative, ma anche quantitative dei rifiuti speciali poichè l’impatto igienico ed ambientale di un materiale di scarto non può essere valutato a prescindere dalla sua quantità” (Cass. n. 30719/2011; n. 9631/2012; n. 18018/2013; n. 22223/2016);
che la sentenza impugnata è conforme al suindicato indirizzo giurisprudenziale in quanto la CTR ha annullato la cartella di pagamento emessa per il pagamento della TARSU, stante la rilevata illegittimità della deliberazione comunale che aveva disposto l’assimilazione dei rifiuti non pericolosi, prevista dal D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 21, comma 2, lett. g), dovendo essa contemplare “oltre alla qualità anche la quantità di tali rifiuti” e, dunque, per la mancata determinazione dei criteri quantitativi, in quanto il giudice tributario può disapplicare, facendo uso del potere concessole dal D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 2 e 7, gli atti amministrativi costituenti il presupposto dell’imposizione, anche d’ufficio, purchè ovviamente investiti dai motivi di impugnazione dedotti dal contribuente (Cass. S.U. n. 6265/2006; Cass. n. 5721/2007);
che l’ulteriore motivo di impugnazione, incentrato sulla violazione del D.P.R. n. 507 del 1993, art. 62, comma 1), è inammissibile perchè la censura non appare inerente alla ratio decidendi della pronuncia impugnata, che attiene esclusivamente alla questione della necessaria specificazione dei limiti quantificativi dell’assimilazione di cui qui si discute, e perciò alle medesime ragioni cui fa riferimento il primo motivo di impugnazione;
che la parte soccombente non ha interesse a richiedere, con il mezzo di impugnazione, un sindacato di legittimità in ordine a tale parte della decisione, siccome ininfluente ai fini della causa;