Source: https://www.laleggepertutti.it/152196_il-padre-deve-pagare-anche-le-spese-per-i-figli-non-concordate
Timestamp: 2019-04-18 23:31:42+00:00
Document Index: 18847722

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Il padre deve pagare anche le spese per i figli non concordate
Mantenimento dei figli e spese straordinarie: l’ex marito deve pagare le spese mediche e scolastiche anche se non è stato consultato prima.
Coppie separate: quando c’è da sostenere una spesa straordinaria per i figli a carico, il genitore convivente dovrebbe sempre concertare prima l’esborso con l’ex coniuge (almeno quando è previsto l’affidamento condiviso, atteso che, in questi casi, l’indirizzo sulla crescita e sulle decisioni essenziali relative ai bambini spetta sia al padre che alla madre in misura uguale). Ma anche quando ciò non avviene, e quindi il genitore “collocatorio” procede direttamente alla spesa senza chiedere il permesso all’altro, ha diritto a ottenere il rimborso del 50% se la predetta spesa è stata sostenuta nell’interesse del minore ed era, quindi, necessaria. È questo l’indirizzo che si è ormai affermato all’interno della giurisprudenza e, da ultimo, ribadito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].
1 Spese mediche e scolastiche: vanno rimborsate?
2 L’ex marito non paga le spese mediche: che fare?
3 Quali spese straordinarie non vanno concordate?
3.1 Spese straordinarie che vanno concordate
3.2 Spese straordinarie da concordare
Spese mediche e scolastiche: vanno rimborsate?
Le spese mediche e scolastiche sono il classico esempio di spese straordinarie. Esse, quindi, vanno rimborsate dall’ex coniuge nella misura indicata dal giudice con la sentenza di separazione o divorzio, misura che normalmente è del 50%. Ovviamente si deve trattare di spese che esulano dalla normale amministrazione. Tale non è, ad esempio, l’abbigliamento scolastico (i grembiuli) o la mensa. Ma lo potrebbe essere la gita o un corso di ripetizioni private. Dal punto di vista medico quasi sempre si verte in tema di spese straordinarie, come nel caso di spese per il dentista, per l’oculista o per esami diagnostici.
Il punto è, però, se prima di sostenere tali spese straordinarie – mediche o scolastiche che siano – il genitore con cui convivono i figli debba chiedere l’autorizzazione all’ex o, quantomeno, informarlo della necessità di pagare tali somme. La regola impone la cosiddetta «concertazione preventiva», ossia l’obbligo di concordare sull’opportunità della spesa e/o eventuali soluzioni alternative meno dispendiose. Ma esiste un’eccezione: quando non ci sono alternative e la spesa è necessaria per l’interesse del bambino, il genitore collocatario può procedere direttamente, senza previo consenso dell’altro.
Nella sentenza in commento, la Suprema Corte sottolinea che non spetta, a carico del coniuge affidatario, un obbligo di informazione e di concertazione preventiva con l’altro coniuge in ordine alla determinazione delle spese straordinarie, quando si tratta di decisioni di maggiore interesse per il figlio e sussistendo, pertanto, a carico del coniuge non affidatario un obbligo di rimborso qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso. Ne consegue che, nel caso di mancata concertazione preventiva e di rifiuto a provvedere al rimborso della quota di spettanza del coniuge che non ha effettuato la spesa, il giudice è tenuto a verificare se l’esborso è nell’interesse del minore, valutando e misurando l’entità della spesa rispetto all’utilità e della sostenibilità della stessa alle condizioni economiche dei genitori.
L’ex marito non paga le spese mediche: che fare?
Per comprendere meglio come stanno le cose ricorriamo a un esempio. Immaginiamo che i figli vivano con la madre e questa, dovendo procedere a una visita specialistica da un dentista, li porti presso un professionista di propria fiducia senza prima dire nulla al padre dei bimbi. All’esito del controllo paga la parcella del medico con soldi propri e, successivamente, chiede all’ex marito il rimborso del 50%. Lui però si rifiuta di versare la sua parte perché – così sostiene – si poteva evitare la spesa avendo egli un’assicurazione medica e potendo sostenere la prestazione grazie alla copertura della polizza. Dunque – ribadisce l’uomo – se fosse stato consultato, nessuno dei due genitori avrebbe dovuto spendere un euro. La moglie, invece, non ne vuole sapere e si aggrappa al fatto che la visita era comunque urgente e andava fatta. Chi dei due ha ragione?
Nella sentenza in commento la Cassazione ha deciso proprio un caso simile, dando ragione al padre dei ragazzi. È vero, infatti, che le spese straordinarie, quando necessarie, non vanno per forza concordate, ma ciò non toglie che il giudice possa valutare il grado di “necessità” e la sussistenza di vie alternative per il minor aggravio economico sui genitori. Dunque, in questo caso, la madre doveva prima sentire l’ex marito.
Quali spese straordinarie non vanno concordate?
Da quanto abbiamo detto, risulta quindi che la giurisprudenza distingue due tipi di spese straordinarie: quelle che non devono essere concordate con l’altro e quelle che devono essere previamente concordate.
Spese straordinarie che vanno concordate
Si tratta di spese talmente urgenti da non consentire una previa concertazione (come è il caso delle spese mediche urgenti e indifferibili).
Il genitore che sostiene tali spese può pretendere dall’ex il rimborso della parte ad esso spettante secondo i criteri di ripartizione stabiliti dal giudice.
Spese straordinarie da concordare
Alcune spese straordinarie collegate alle scelte di maggior interesse relative alla crescita, all’educazione e alla salute dei figli devono essere previamente concordate dai genitori: quando è previsto questo previo accordo, il genitore che richiede il loro rimborso ha l’onere di documentare la spesa e di provare di aver consultato preventivamente l’altro genitore per ottenerne il consenso. In mancanza, se cioè la spesa è effettuata in modo unilaterale da un coniuge, senza la ricerca di alcun accordo, non è possibile pretendere il rimborso.
[1] Cass. sent. n. 4753/17 del 23.02.2017.
Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 9 dicembre 2016 – 23 febbraio 2017, n. 4753
Rilevato che in data 20 ottobre 2016 è stata depositata relazione ex art. 380 bis c.p.c. che qui si riporta.
1. M. T. D. G. ha agito in via monitoria nei confronti del marito P. D’A. per ottenere il rimborso di spese straordinarie (inerenti alla sfera sanitaria e scolastica) da lei effettuate in favore della figlia I.. La D. G. deduceva nel ricorso per ingiunzione che, in base al regime di separazione vigente all’epoca dell’effettuazione delle spese, il D’A. era tenuto al pagamento del 70% delle spese straordinarie scolastiche, ludiche e mediche non coperte dal SSN per la figlia e che pertanto era creditrice, per la quota parte del marito, di Euro 2.582,09 per spese sanitarie (cure di ortodonzia in favore della figlia), di Euro 263,30 per spese scolastiche e di Euro 186,79 per l’acquisto di materiale didattico, per un ammontare complessivo di Euro 3.032,08.
2. P. D’A. ha impugnato il D.I. emesso il 12.06.2009 dal Tribunale di Roma con il quale è stato ingiunto il pagamento della somma richiesta di Euro 3.032,08 eccependo che: a) nonostante il regime di affido condiviso della figlia, egli non era stato preventivamente avvisato e consultato circa l’ingente spesa straordinaria; b) qualora fosse stato previamente avvisato, la figlia avrebbe potuto beneficiare di una convenzione medica in suo favore; c) la moglie non aveva provato la natura medico-curativa della spesa e la sua urgente necessità.
3. Si è costituita in giudizio la Sig.ra D. G. chiedendo il rigetto dell’opposizione e proponendo, in via riconvenzionale, la condanna al risarcimento del danno da lite temeraria nella misura di complessivi Euro 1.500,00.
4. Il Tribunale, con sentenza n. 1236/13, ha accolto l’opposizione del D’A. e revocato il D.I. ritenendo non dovute le somme richieste perché relative a spese effettuate precedentemente al regime di separazione e perché non riconducibili alla categoria delle spese straordinarie e non concordate preventivamente come imposto dal regime di affidamento condiviso.
5. M. T. D. G. ha proposto appello avverso tale sentenza, ribadendo le difese svolte in primo grado; in particolare ha denunciato la violazione e falsa applicazione dell’art. 155 co. 3 cc. per aver il Giudice erroneamente ritenuto sussistente un obbligo imprescindibile di concertazione e di condivisione preventiva delle spese straordinarie, anche di quelle mediche necessarie. Una interpretazione della norma che, secondo l’appellante, comporterebbe una lesione degli interessi del minore di fronte a rifiuti ingiustificati del genitore non collocatario.
6. La Corte d’Appello di Roma, con sentenza n. 6575/14, ha confermato la decisione di primo grado ritenendo fondata l’esclusione del diritto al rimborso delle spese effettuate prima della separazione e delle spese effettuate senza essere preventivamente concordate. La Corte distrettuale ha condannato la D. G. al rimborso delle spese processuali del giudizio di appello, liquidandole in complessivi Euro 6.000,00, oltre spese forfettarie.
7. M. T. D. G. ricorre per Cassazione avverso tale sentenza, affidandosi a due motivi: a) Violazione e falsa applicazione dell’art. 155 co. 3 cc, in relazione all’art. 360 co. 1 n. 3 c.p.c. b) in via subordinata al rigetto del primo motivo, violazione e/o falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c. e 92 c.p.c. e del R.G.L. n. 1578/1933 art. 60, in relazione all’art. 360 co. 1 n. 3 c.p.c. e con riferimento all’art. 384 co. 4 c.p.c.
8. Con il primo motivo la ricorrente sostiene che il Giudice di primo grado ha erroneamente ritenuto sussistente un obbligo imprescindibile di concertazione e di condivisione delle spese straordinarie, obbligo non previsto dall’ordinanza presidenziale emessa il 22 gennaio 2008 nel corso del giudizio di separazione con la quale si statuiva che il padre “provvede al pagamento del 70% delle spese straordinarie scolastiche mediche non coperte dal SSN e ludiche per la figlia”. In virtù di detto provvedimento, la Sig.ra D. G. non aveva ritenuto di dover previamente concordare le spese straordinarie in favore della figlia con il marito e tale convinzione si era basata su un orientamento giurisprudenziale anteriore alla riforma del 2012 in base al quale si affermava che “non è configurabile a carico del coniuge affidatario alcun obbligo di previa concertazione con l’altro coniuge sulla determinazione delle spese straordinarie” (Cass. Civ. Sez. I., sent. n. 2182/2009; n. 5262/1999). La normativa e la giurisprudenza successiva non può secondo la ricorrente essere applicata retroattivamente.
9. Con il secondo motivo di ricorso M. T. D. G. lamenta che il giudice di secondo grado avrebbe liquidato le spese processuali in una somma superiore al doppio della sorte oggetto del giudizio richiesta a titolo di spesa straordinaria, nonché superiore ai limiti tabellari, violando così le disposizioni in materia di spese processuali. La ricorrente rileva inoltre che il ricorso è stato proposto in pendenza di istanza di correzione di errore materiale per la erronea liquidazione di spese di secondo grado, il cui accoglimento potrebbe privare parzialmente l’interesse del ricorso.
10. Il primo motivo di ricorso è infondato, sia pure per ragioni non completamente coincidenti con quelle esposte nella motivazione della Corte di appello. Infatti la giurisprudenza di legittimità invocata dalla ricorrente prevede, comunque, nel regime precedente la legge n. 54/2006, l’obbligo di concertazione per le decisioni di maggiore interesse e non esclude il sindacato del giudice sulla soggezione del coniuge non affidatario al rimborso delle spese necessarie non concordate (cfr. Cass. civ. sez. I n. 2182 del 28 gennaio 2009 secondo cui in tema di separazione personale dei coniugi, poiché l’art. 155 cod. civ., nel testo in vigore prima della modifica apportata con la legge n. 54 del 2006, consente al coniuge non affidatario di intervenire nell’interesse dei figli soltanto con riguardo alle “decisioni di maggiore interesse”, non è configurabile a carico del coniuge affidatario alcun obbligo di previa concertazione con l’altro coniuge sulla determinazione delle spese straordinarie, nei limiti in cui esse non implichino decisioni di maggior interesse per i figli; tuttavia, tale principio non è inderogabile, essendo sempre possibile che il giudice, ai sensi del secondo e del terzo comma della norma citata, determini, oltre che la misura, anche i modi con i quali il coniuge non affidatario contribuisce al mantenimento dei figli, in modo difforme da quanto previsto in linea di principio dalla legge).
11. Secondo la giurisprudenza più recente non è configurabile a carico del coniuge affidatario un obbligo di informazione e di concertazione preventiva con l’altro coniuge in ordine alla determinazione delle spese straordinarie, trattandosi di decisione “di maggiore interesse” per il figlio e sussistendo, pertanto, a carico del coniuge non affidatario, un obbligo di rimborso qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso. Ne consegue che, nel caso di mancata concertazione preventiva e di rifiuto di provvedere al rimborso della quota di spettanza da parte del coniuge che non le ha effettuate, il giudice è tenuto a verificare la rispondenza delle spese all’ interesse del minore mediante la valutazione della commisurazione dell’entità della spesa rispetto all’utilità e della sostenibilità della spesa stessa rapportata alle condizioni economiche dei genitori (Cass. civ. sez. VI-1 ord. n. 16175 del 30 luglio 2015).
12. Nella specie tale verifica della rispondenza delle spese all’interesse del minore è stata compiuta dal giudice di merito rilevando che il rifiuto di provvedere al loro rimborso si era basato giustificatamente sulla possibilità di affrontare la spesa medica necessaria mediante l’utilizzazione della convenzione sanitaria correlata all’attività professionale del padre.
13. Il secondo motivo è parzialmente fondato. Se è vero, infatti, quanto rilevato dal controricorrente richiamando l’art. 4 D.M. Giust. N. 55/2014 (e cioè che “il giudice tiene conto dei valori medi di cui alle tabelle allegate stabilendo che vi possa essere un aumento dei parametri indicati fino ad una misura dell’80%, in considerazione del pregio dell’attività prestata, dei risultati conseguiti, del numero e della complessità delle questioni giuridiche ivi trattate e che, ex art. 4 punto 8 il compenso da liquidare giudizialmente a carico del soccombente costituito può essere aumentato fino ad un terzo rispetto a quello altrimenti liquidabile quando le difese della parte vittoriosa sono risultate particolarmente fondate”) rimane tuttavia fermo il principio giurisprudenziale per cui il giudice che deroga ai massimi tariffari è tenuto a motivare espressamente le ragioni della deroga (cfr. Cass. civ. sez. I n. 20289 del 9 ottobre 2015).
14. Sussistono pertanto i presupposti per la trattazione della controversia in camera di consiglio e se l’ impostazione della presente relazione verrà condivisa dal Collegio per il rigetto del primo motivo del ricorso e l’accoglimento parziale del secondo motivo.
La Corte condivide la relazione sopra riportata e pertanto ritiene che il ricorso debba essere accolto limitatamente al secondo motivo. Le spese del giudizio di appello vanno pertanto determinate in 5.100 Euro di cui 100 per spese. In relazione all’esito del presente giudizio le spese vanno compensate per metà e per la quota residua vanno poste a carico della ricorrente.
La Corte, rigetta il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo motivo, cassa in relazione alla predetta decisione la sentenza impugnata e, decidendo nel merito ridetermina in 5.100 Euro le spese del giudizio di appello. Compensa per metà le spese del giudizio di cassazione e pone la quota residua a carico della ricorrente liquidandola nella metà di 2.600 Euro, di cui 100 Euro per spese. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma dell’art. 52 del decreto legislativo n. 196/2003.
04/05/2017 @ 22:42
chiedo scusa ma nello stesso articolo si dice prima ” il genitore collocatario può procedere direttamente, senza previo consenso dell’altro. la Suprema Corte sottolinea che non spetta, a carico del coniuge affidatario, un obbligo di informazione e di concertazione preventiva con l’altro coniuge in ordine alla determinazione delle spese straordinarie, quando si tratta di decisioni di maggiore interesse per il figlio” – capirete che una mamma inviperita spenderà tutto solo per dispetto senza avvisare il padre- e poi leggiamo ” il genitore che richiede il loro rimborso ha l’onere di documentare la spesa e di provare di aver consultato preventivamente l’altro genitore per ottenerne il consenso. In mancanza, se cioè la spesa è effettuata in modo unilaterale da un coniuge, senza la ricerca di alcun accordo, non è possibile pretendere il rimborso” ….. io non lo trovo chiaro.
07/09/2017 @ 17:45
L’assurdo è che non si trova in giro nessuno che critichi questo atteggiamento assurdo dei giudici: ad oggi non vi è un solo esempio di spesa talmente urgente ed indifferibile che non sia quanto meno comunicabile al genitore non convivente… le cure di pronto soccorso sono gratuite, in Italia.
06/12/2017 @ 19:01
A mio avviso le spese straordinarie cioe quelle per visite mediche effettuate attraverso il SSN non hanno bisogno di essere preventivamente concordate ed autrizzate dal genitore non affidatario , diversamente, cioe rivolgendosi a strutture private e specialisti privati , corre l’obbligo della concertazione preventiva tra i conuigi e contestuale autorizzazione del genitore non affidatario.