Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/01/11/concorrono-nel-reato-di-accesso-abusivo-a-sistema-informatico-i-due-dipendenti-della-banca-che-si-scambiano-file-in-violazione-della-normativa-interna-allazienda/
Timestamp: 2019-09-17 10:16:38+00:00
Document Index: 6298728

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 615', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 615', 'art. 167', 'sentenza ', 'art. 615', 'sentenza ', 'art. 615', 'sentenza ', 'art. 615']

Concorrono nel reato di accesso abusivo a sistema informatico i due dipendenti della banca che si scambiano file in violazione della normativa interna all’azienda – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Concorrono nel reato di accesso abusivo a sistema informatico i due dipendenti della banca che si scambiano file in violazione della normativa interna all’azienda.
Si segnala ai lettori del blog la sentenza n. 565/2019 – depositata l’08.01.2019, resa dalla V Sezione penale della Corte di Cassazione in tema di reati informatici, segnatamente all’ipotesi di reato di cui all’art. 615-ter c.p. ascritta ad un dipendente di una banca, tratto a giudizio per essersi trattenuto nel sistema informatico della banca al fine di trasmettere ad un collega dati relativi ad uno dei clienti, in violazione dei limiti della propria autorizzazione ad accedere e permanere nel sistema protetto.
Con la sentenza impugnata innanzi al Supremo collegio, la Corte di appello di Milano, in riforma della sentenza di condanna di primo grado, ha prosciolto l’imputato dal reato di cui all’art. 615-ter cod. pen, perché estinto per intervenuta prescrizione, confermando, tuttavia, l’impianto accusatorio e quindi le statuizioni civili pronunciate in favore della banca presso la quale il medesimo è impiegato costituita parte civile; ha mandato assolto lo stesso imputato dal reato di cui all’art. 167 d. lgs. n. 196 del 2003 per insussistenza del fatto.
La responsabilità dell’imputato, ai soli effetti civili, per la prima ipotesi di reato derivava dall’avere concorso con un collega nel trattenersi abusivamente all’interno del sistema informatico protetto della banca. L’attività materiale era stata posta in essere dal secondo, il quale, utilizzando l’account di posta elettronica attivato sul dominio della banca e a lui in uso, aveva inviato due e-mail alla casella di posta aziendale del primo, allegando un file excel contenente informazioni bancarie riservate, alle quali quest’ultimo non aveva accesso (nominativo del correntista e saldo di conto corrente), nonché per aver inviato due ulteriori e-mail di analogo contenuto, che il destinatario “girava” al proprio indirizzo di posta personale.
L’apporto concorsuale dell’imputato era consistito nell’avere istigato il proprio collega a commettere il reato.
Contro la sentenza della Corte distrettuale ha proposto ricorso per cassazione la difesa dell’imputato ai soli fini della responsabilità civile che veniva rigettato dalla Suprema corte per le ragioni di seguito riportate, contenuta nella parte motiva che si riproduce per quanto di interesse per il presente commento:
“Il punto nevralgico del ricorso concerne la riconducibilità del fatto in contestazione all’alveo precettivo dell’art. 615-ter cod. pen. Le censure, formulate al riguardo con il primo e il terzo motivo, sono infondate.
La fattispecie delittuosa in rassegna ha formato oggetto di due interventi delle Sezioni Unite.
Con la sentenza Casani è stato affermato che «integra il delitto previsto dall’art. 615-ter cod. pen. colui che, pur essendo abilitato, acceda o si mantenga in un sistema informatico o telematico protetto violando le condizioni ed i limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema per delimitarne oggettivamente l’accesso, rimanendo invece irrilevanti, ai fini della sussistenza del reato, gli scopi e le finalità che abbiano soggettivamente motivato l’ingresso nel sistema» (Sez. U, n. 4694/2012 del 27/10/2011, Casani, Rv 251269).
Con la sentenza Savarese le Sezioni Unite, pronunciandosi in un’ipotesi di fatto commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio (615-ter, comma secondo, n. 1), hanno avuto modo di precisare, sotto il profilo dell’elemento oggettivo, cheintegra il delitto previsto dall’art. 615-ter cod. pen. la condotta di colui che «pur essendo abilitato e pur non violando le prescrizioni formali impartite dal titolare di un sistema informatico o telematico protetto per delimitarne l’accesso, acceda o si mantenga nel sistema per ragioni ontologicamente estranee rispetto a quelle per le quali la facoltà di accesso gli è attribuita»(Sez. U, n. 41210 del 18/05/2017, Savarese, Rv. 271061 – 01).
Pertanto è illecito e abusivo qualsiasi comportamento del dipendente che si ponga in contrasto con i suddetti doveri «manifestandosi in tal modo la “ontologica incompatibilità” dell’accesso al sistema informatico, connaturata ad un utilizzo dello stesso estraneo alla ratio del conferimento del relativo potere»(Sez. U, n. 41210 del 18/05/2017, Savarese, in motivazione)”.
Non è giustificata la misura del divieto di esercizio della professione applicata... Illegittimo il decreto di sequestro preventivo se la cartella esattoriale ha...