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Timestamp: 2019-05-19 12:56:22+00:00
Document Index: 152581844

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 113', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 521', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 131', 'art. 13', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 5', 'art. 133', 'art. 111', 'art. 6', 'sentenza ']

Cassazione Penale, Sez. 3, 09 maggio 2017, n. 22296 - Crollo dello scavo privo di armature. Modifica della posizione soggettiva da coordinatore per la sicurezza ad assuntore di fatto della posizione di garanzia
Presidente: AMOROSO GIOVANNI Relatore: SOCCI ANGELO MATTEO Data Udienza: 09/03/2017
1. Con sentenza della Corte di appello di Salerno dell' 8 aprile 2016 si confermava la decisione del Tribunale di Matera sezione di Pisticci, del 9 giugno 2011 che aveva condannato B.V. alla pena di anni 1 di reclusione, con pena sospesa, oltre alla condanna al risarcimento dei danni in favore delle parti civili, relativamente al reato di cui all'art. 113 e 589 cod. pen. con la violazione di norme antinfortunistiche in danno di P.A.D.; Commesso in Policoro il 14 dicembre 2006.
La Corte di appello con la sentenza impugnata ha rilevato che il B.V. non rivestiva il ruolo - precedentemente attribuito con la sentenza annullata dalla Corte di Cassazione - di coordinatore per la sicurezza in assenza di un atto attributivo. Tuttavia allo stesso viene attribuita una posizione di garanzia di fatto in relazione non alla qualifica formale, ma alla funzione in concreto esercitata nel caso in giudizio.
Il B.V. era il direttore dei lavori, e si recava quotidianamente sul cantiere. Non ricorrono, però, nel caso in giudizio gli obblighi di cui agli art. 13, comma 1, d. P.R. 164 del 1956 e 5, comma 1, d. lgs. 494/1996, dai quali dovrebbe desumersi la norma cautelare violata e quindi il profilo di colpa dell'imputato. La norma vuole evitare che gli scavi più profondi di 1,50 m. possano costituire un pericolo per i lavoratori, e richiede l'apposizione di idonei armature. La norma si applica solo se sia prevista anche occasionalmente la presenza di lavoratori all'interno dello scavo. Non avrebbe senso predisporre armature se nello scavo non sia affatto contemplato un ingresso, anche solo occasionale.
L'imputazione e le due precedenti condanne riguardano la colpa specifica nella qualità di coordinatore per la sicurezza dell'imputato. La condanna nella sentenza oggi impugnata è invece avvenuta per la funzione di garanzia di fatto dei ricorrente. Si tratta di fatti e condotte assolutamente diversi per cui è venuta a mancare la correlazione tra accusa e sentenza richiesta dall'art. 521 cod. proc. pen. Su eventuali assunzioni dell'incarico in punto di fatto il ricorrente non ha potuto svolgere alcuna difesa per assoluta mancanza di contestazione. Inoltre una eventuale responsabilità nei fatti ci sarebbe, ma la stessa non è del ricorrente ma di chi ha omesso di nominare la figura del coordinatore per la sicurezza.
La Corte di appello con la sentenza impugnata esclusa la ricorrenza della qualifica di coordinatore per la sicurezza riteneva la responsabilità del ricorrente nell'assunzione di fatto di una posizione di garanzia. La precedente decisione, annullata dalla Cassazione con sentenza della 4 sez., 8 luglio 2014, n. 11357, invece aveva condannato il ricorrente su un presupposto rivelatosi non sussistente, la qualifica di coordinatore della sicurezza del B.V..
4. 1. Punto di partenza per l'analisi è il capo di imputazione che non è stato modificato tra la prima decisione della Corte di appello e la seconda oggi impugnata: "del reato p.e p. dall'art. 131, 589 cod. pen. perché in cooperazione colposa fra loro, il D'A.G. in qualità di titolare di impresa individuale esercente attività di movimento terra lavori stradali idrici e fognanti, esecutrice dei lavori di completamento della rete fognaria della zona di Policoro ... ed in particolare per uno scavo per la successiva posa di pozzetti quadrangolari in cemento armato nonché di responsabile per la sicurezza e dei cantieri, il B.V. in qualità di coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione dei suddetti lavori, per colpa generica (imprudenza negligenza ed imperizia) e specifica (violando, rispettivamente, l'art. 13, comma 1, del d.P.R. n. 164 del 1956 e l'art. 5, comma 1, del d. lgs. n. 494/1996) cagionavano la morte del lavoratore P.A.D., il quale impegnato nello svuotamento dell'acqua presente nei pozzetti a mezzo di una elettropompa del tipo ad immersione, dopo essersi calato all'interno di una coppia di essi rimaneva intrappolato e sepolto dalla massa terrosa improvvisamente distaccatasi dalla parete dello scavo. In particolare, nonostante lo scavo a sezione obbligata largo metri 2.50 e lungo metri 9.50 avesse raggiunto una profondità di metri 4.50 (ossia oltre 1.50 mt), fosse ubicato in terreno friabile misto a terreno di riporto, fosse nelle immediate adiacenze del canale di bonifica e si fossero verificate copiose piogge dei giorni precedenti, il D'A.G. ometteva di applicare le necessarie armature di sostegno alle pareti verticali man mano che lo stesso veniva realizzato e il B.V. di controllare la suddetta avvenuta applicazione delle misure di sicurezza atte ad evitare il distacco del blocco della parete, contravvenendo all'art. 13, comma 1, del d.P.R. n. 164 del 1956, all'art. 5, comma 1, d. lgs. n. 494/1996 e alle prescrizioni contenute nel Piano Operativo di Sicurezza e Coordinamento.
Il ricorso per Cassazione inoltre non è da solo idoneo ad assicurare la garanzia del contraddittorio poiché, come rappresentato nel ricorso introduttivo sono necessarie nuove prove, relativamente alla posizione di garanzia assunta dall'imputato, e alla direzione dei lavori che si assume essere collegiale (anche eventualmente ai fini dell'art. 133 del cod. pen.). E' quindi necessario un nuovo giudizio sul punto per la garanzia del contraddittorio: "Qualora il fatto venga diversamente qualificato dal giudice di appello senza che l’imputato abbia preventivamente avuto modo di interloquire sul punto, la garanzia del contraddittorio - prevista dall’art. 111 Cost. e dall'art. 6 CEDU così come interpretato dalla Corte EDU - resta comunque assicurata dalla possibilità di contestare la diversa definizione mediante il ricorso per cassazione e, qualora la nuova qualificazione dell'addebito abbia inciso sulle strategie difensive, l'imputato dovrà essere restituito nella facoltà di esercitare pienamente il diritto di difesa, anche attraverso la proposizione di richieste di prova rilevanti in relazione al diverso contenuto dell'accusa. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato la sentenza di merito, che aveva riqualificato l'originaria imputazione di appropriazione indebita in quella di truffa senza consentire all'imputato una adeguata difesa dall'accusa di aver frodato gli enti previdenziali)" (Sez. 2, n. 47413 del 17/10/2014 - dep. 18/11/2014, Grasso, Rv. 26096001).