Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-2022-del-26-01-2017
Timestamp: 2020-05-27 10:46:39+00:00
Document Index: 118566329

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 327', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 327', 'art. 375', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 2022 del 26/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2022 del 26/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 26/01/2017, (ud. 15/12/2016, dep.26/01/2017), n. 2022
sul ricorso 23041/2015 proposto da:
I.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA APPIA NUOVA
519, presso lo studio dell’avvocato ANTONELLA BONELLI,
rappresentato) e difeso dagli avvocati ANTONELLA LEONE, CONCETTA
LEONE, giusta procura in calce al ricorso;
FABIO POSTORINO, giusta procura a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 1212/2014 della CORTE DI APPELLO di REGGIO
CALABRIA del 17/06/2014, depositata il 01/07/2014;
15,712/2016 dal Consigliere Dott. FABRIZIA GARRI.
Con sentenza depositata il 1.7.2014 la Corte di appello di Reggio Calabria ha rigettato la domanda proposta da I.P. di condanna della Regione Calabria al pagamento della somma di Euro 15.075,48, oltre rivalutazione ed interessi legali, a titolo di assegni al nucleo familiare pretesi in relazione all’attività prestata presso il Comune di Roccella Jonica nel periodo dal 25 giugno 2000 al 31 dicembre 2003 quale lavoratore di pubblica utilità.
La Corte territoriale ha infatti accertato che la convenuta era carente di legittimazione passiva.
Propone ricorso per cassazione il I. cui resiste la Regione Calabria eccependone preliminarmente l’inammissibilità per decadenza ex art. 327 c.p.c..
Il ricorrente ha depositato memoria con la quale conclusioni già prese sottolineando l’ammissibilità del ricorso dovendosi applicare alla fattispecie in esame la sospensione feriale dei termini ai sensi della L. 7 ottobre 1969, n. 742, artt. 1 e 3.
Tanto premesso il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.
Occorre premettere che il processo, introdotto davanti al giudice del lavoro di Locri ed avente ad oggetto la richiesta di pagamento degli assegni familiari in relazione all’attività prestata dal signor I. quale lavoratore socialmente utile, si è svolto in osservanza delle regole del processo del lavoro.
Ancora va rammentato che, come ricostruito da questa Corte nella sentenza n. 17593 del 2004 “l’istituto dell’assegnazione a lavori socialmente utili (d’ora in poi I.s.u.) si colloca a valle dei c.d. ammortizzatori sociali (messa in mobilità dei lavoratori in esubero, collocamento in cassa integrazione, trattamento di disoccupazione) e rappresenta uno strumento innovativo per fronteggiare la disoccupazione soprattutto (ma non esclusivamente) giovanile. Nasce quindi con una finalità ed una connotazione marcatamente previdenziale-assistenziale, ma si evolve verso forme di tirocinio giovanile e di praticantato, collocate a ridosso dell’apprendistato e del contratto di formazione e lavoro che sono viceversa già nell’ambito del rapporto di lavoro a pieno titolo.”
Si tratta all’evidenza di materia che rientra nella competenza del giudice del lavoro da trattare secondo le regolo proprie del processo dettate dagli artt. 409 c.p.c. e segg..
In ogni caso, come affermato da questa Corte in diverse pronunce, il principio di ultrattività del rito postula che il giudice che tratti la causa secondo un rito pur in ipotesi erroneamente adottato, abbia implicitamente ritenuto che il rito in concreto seguito sia quello prescritto, ed il giudizio, fino a che non venga accertata una diversa competenza deve proseguire nelle stesse forme (Cass. n. 8723 del 2012, n. 12524 del 2010 e più recentemente n. 19978 del 2015).
Ne consegue che nel caso come quello in esame in cui il processo si è svolto secondo le regole dettate dagli artt. 409 c.p.c. e segg., non può trovare applicazione la sospensione feriale dei termini processuali per l’impugnazione.
Poichè il ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Reggio Calabria del 1 luglio 2014 è stato notificato alla Regione Calabria solo in data 16 settembre 2015, il termine annuale di decadenza previsto dall’art. 327 c.p.c., nel testo antecedente le modifiche introdotte dalla L. n. 69 del 2008, che non si applicano al presente procedimento, era oramai decorso.
Ne consegue che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con ordinanza ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5.
Le spese del giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate nella misura indicate in dispositivo.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 2000,00 per compensi professionali, Euro 100,00 per esborsi, 15% per spese forfetarie. accessori come per legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis, citato D.P.R..