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Timestamp: 2018-12-12 17:12:43+00:00
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Telecamere in negozio e assenza di accordo sindacale o approvazione DTL: la Cassazione conferma l'illecito penale
Con la recente sentenza n. 38882/18 (seguita dalla n. 38884/18 del medesimo tenore) la Corte di Cassazione, Sezione Terza Penale, ha confermato l'illegittimità dell'installazione di telecamere all'interno dell'esercizio commerciale, in assenza di preventivo accordo sindacale o autorizzazione da parte della Direzione Territoriale del Lavoro competente per territorio.
La sanzione penale, nel caso di specie, veniva confermata dalla Suprema Corte, sulla scorta della mancanza della previa autorizzazione della associazione sindacale o della DTL territorialmente competente, ritenendo che "la procedura dettagliatamente prevista dal legislatore - frutto della scelta specifica di affidare l'asseto della regolamentazione di tali interessi alle rappresentanze sindacali o, in ultima analisi, ad un organo pubblico, con esclusione che i lavoratori, uti singuli, possano autonomamente provvedere al riguardo - trova la sua ratio nella considerazione dei lavoratori come soggetti deboli del rapporto di lavoro subordinato. La diseguaglianza di fatto, e quindi l'indiscutibile e maggiore forza economico-sociale dell'imprenditore, rispetto a quella del lavoratore, rappresenta la ragione per la quale la procedura codeterminativa sia da ritenersi inderogabile (a differenza di quanto ritenuto invece dalla 3 Sez. Corte di Cassazione sentenza n. 22611 del 17.4.2012), potendo essere sostituita dall'autorizzazione della direzione territoriale del lavoro solo nel caso di mancato accordo tra datore di lavoro e rappresentanze sindacali, non già dal consenso dei singoli lavoratori, poichè, a conferma della sproporzione esistente tra le rispettie posizioni, basterebbe al datore di lavoro far firmare a costoro, all'atto dell'assunzione, una dichiarazione in cui accettano l'introduzione di qualsiasi tecnologia di controllo per ottenere un consenso viziato, perchè ritenuto dal lavoratore stesso, a torto o a ragione, in qualche modo condizionante l'assunzione".
Consiglio di Stato - Adunanza del 18.7.18 - risposta al quesito sulle Disposizioni di Anticipazione di Trattamento ed il consenso informato
Si allega la risposta al quesito posto dal Ministero della Salute al Consiglio di Stato in relazione al consenso informato ed alle c.d. D.A.T..
La disamina del Consiglio di Stato sul "consenso informato" in ambito medico lascia particolarmente colpiti per la chiarezza espositiva e per la linearità dei concetti, merce rara in questo particolare periodo storico, soprattutto in ambito interpretativo e giuridico.
CdS consenso informato e DAT
Il Fallimento della società di fatto e dei soci illimitatamente responsabili società di capitali: lo Studio tra i primi a richiedere l'applicaizone dell'art. 147, V co., L.F. alla luce della sentenza n. 255/17 della Corte Costituzionale
Lo Studio con il suo Team Fallimento ed Azioni Concorsuali tra i primi a richiedere il fallimento di una società di fatto e, per estensione, delle socie (società di capitali) illimitatamente responsabili.
Alla luce della lettura costituzionalmente orientata dell'art. 147, V co., L.F., così come sviluppata dalla Corte Costituzione nell'ormai nota sentenza 255 del dicembre 2017, lo Studio ha chiesto al Giudice Fallimentare di riconoscersi l'esistenza della società di fatto e di ritenerla, proprio perchè esattamente corrispondente alle compagini sociale delle socie, insolvente. Infine ha chiesto il fallimento per estensione delle socie illimitatamente responsabili, seppure società di capitali.
Un'importante esperienza che ha visto il nostro Team coinvolto in una delle prime applicazioni pratiche di una importante novità introdotta dapprima dalla lettura della Corte di Cassazione e poi confermata dalla Corte Costituzionale.
Pubblichiamo, perchè di estremo interesse, il provvedimento del 21.12.2017 con il quale il Garante della Privacy italiano ha ritenuto che il diritto all'oblio (e la relativa deindicizzazione dei dati del ricorrente dal motore di ricerca) debba essere considerato, ove ne sussistano i presupposti di tutela, di portata planetaria, non riferibile alla sola sfera italiana o europea.
Anche in questo caso assistiamo ad una regolamentazione di un mondo senza apparenti regole come può essere visto il web, che sempre più viene utilizzato come ricettacolo di notizie false ed obsolete, riutilizzate sine die per il solo fine di colpire uno o più soggetto esposti mediaticamente.
Lo Studio, sempre in prima linea per la tutela del diritto all'oblio, continua con serietà e competenza nella difesa di soggetti illegittimamente colpiti da notizie false, rielaborate o semplicemente superate apparse sui principali motori di ricerca.
provvedimento garante privacy 21-12-2017