Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/gennaio02_3.htm
Timestamp: 2014-07-25 00:37:48+00:00
Document Index: 83903444

Matched Legal Cases: ['art. 1337', 'art. 1333', 'art. 1333', 'art. 1333', 'art. 1322', 'art. 1333', 'art. 1218', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art.14', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15']

La lettera di patronage "debole" e "forte". La diversa rilevanza giuridica in tali forme di garanzia impropria - Tidona e Associati Home
Rivista di Diritto Bancario fondata nel 1998
La lettera di patronage "debole" e "forte". La diversa rilevanza giuridica in tali forme di garanzia impropria
La lettera di patronage o di gradimento costituisce una forma di garanzia impropria, in forza della quale la societ� �patronnant� assicura alla banca di essere titolare di un pacchetto azionario di altra societ�, di avere interesse al mantenimento delle linee di credito alla stessa concesse, e dichiara di non cedere le azioni di sua propriet� prima del rimborso dei crediti della societ� debitrice verso la banca in questione. La funzione tipica delle dichiarazioni contenute in tali lettere di gradimento non consiste propriamente nel �garantire� l'adempimento altrui, nel senso in cui tale termine viene assunto nella disciplina della fideiussione e delle altre garanzie personali specificamente previste dal legislatore. Difatti, mentre in queste ultime il garante assume l'obbligo di eseguire la prestazione dovuta dal debitore principale, la funzione propria della lettera di patronage va ravvisata nel tentativo di rafforzare nel creditore il convincimento che il patrocinato far� fronte ai propri impegni. Per questo motivo la lettera di gradimento non costituisce una forma di garanzia tipica, ma piuttosto impropria. Tale natura non vale tuttavia ad escludere alle dichiarazioni di patronage qualsiasi valore giuridico, dal momento che esse sono spesso collegate con operazioni di notevole rilievo economico e non � quindi ragionevole supporre che con il loro rilascio le parti abbiano inteso dar vita ad impegni considerevoli solo da un punto di vista sociale (Cass. civ. sez. I, sent. n. 10235 del 27/09/1995).
La rilevanza giuridica delle lettere di patronage non � tuttavia sempre la stessa, ma varia a seconda del loro contenuto, per cui � possibile distinguere lettere di patronage �forti� e �deboli�.
Quando le dichiarazioni hanno un contenuto meramente informativo, circa l'esistenza della posizione di influenza e circa le condizioni patrimoniali, economiche e finanziarie del patrocinato, non si ritiene abbiano natura negoziale vincolante. Difatti non contiene assunzione di obbligazione fideiussoria la lettera di patronage nella quale una societ� riconosce che un�altra � una sua sussidiaria controllata, in grado di mantenere puntualmente gli impegni finanziari assunti peraltro previo il proprio controllo, e dichiara di essere solita ad adottare i provvedimenti necessari a tal fine (Corte Appello Roma, 4 ottobre 1979). E ancora non pu� essere interpretata come avente natura negoziale vincolante la dichiarazione con la quale l�autore della lettera di patronage si limita ad affermare l�esistenza di un proprio interesse al mantenimento in essere di linee di credito gi� concesse dalla banca al patrocinato (Trib. Milano 30 maggio 1983).
In questi casi si tratta di dichiarazioni contenute in lettere di patronage �deboli�, dove una eventuale responsabilit� del patronnant pu� essere affermata solo alla stregua dei principi sanciti dagli artt. 1337 e 1338 c.c. in tema di responsabilit� precontrattuale. Il patrocinante viene infatti ad inserirsi nello svolgimento di trattative avviate tra altri soggetti, proprio al fine di agevolarne la positiva conclusione e di rafforzare il convincimento del creditore, creando cos� ragionevoli aspettative sul buon esito dell'operazione. La Suprema Corte ha ritenuto che tale situazione sia sufficiente a giustificare l'applicazione di quelle regole di diligenza, di correttezza e di buona fede dettate proprio al fine di evitare che gli interessi di quanti partecipano alle trattative possano essere pregiudicati da comportamenti altrui scorretti, e quindi in violazione dell�art. 1337 c.c., che impone difatti alle parti l�osservanza della buona fede nelle trattative e nello svolgimento del contratto (Cass. civ. sez. I, sent. n. 10235 del 27/09/1995).
Tuttavia, diversa � la rilevanza giuridica attribuibile alle lettere di patronage �forti�, in ordine alle quali pu� ritenersi configurabile una ipotesi di responsabilit� negoziale a carico del patronnant.
Nelle lettere di gradimento c.d. �forti� il patrocinante non si limita ad esternare la propria posizione di influenza, ma assume veri e propri impegni, quale ad esempio quello di salvaguardia della solvibilit� della societ� controllata, o di futuro mantenimento della propria partecipazione nella medesima. In questa ipotesi si genera una obbligazione negoziale avente per oggetto un facere, in quanto il patronnant deve tenere una certa condotta, in modo che la controllata sia sempre nelle condizioni economiche di adempiere gli impegni assunti con la banca che abbia concesso un prestito alla societ� garantita, mediante la suddetta lettera di conforto.
Non si configura una promessa del fatto del terzo, bens� un�obbligazione assunta in proprio dal patronnant, costituente impegno giuridico vincolante di natura contrattuale e con finalit� di garanzia (Cass. civ. sez. I, sent. n. 10235, 27/09/1995; Trib. Milano, 22/06/1995).
In particolare la lettera di patronage �forte� viene ricondotta dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione nello schema negoziale delineato dall�art. 1333 c.c. Tale norma disciplina il contratto con obbligazioni a carico del solo proponente e cos� dispone al comma 1: �La proposta diretta a concludere un contratto da cui derivino obbligazioni solo per il proponente � irrevocabile appena giunge a conoscenza della parte alla quale � destinata�. Bench� l�articolo in questione sembri riferirsi unicamente a contratti, e dunque non a negozi unilaterali, tuttavia la giurisprudenza ha ritenuto di poter estendere lo schema negoziale dell�art. 1333 c.c. anche ad ogni promessa gratuita, con obbligazioni a carico del solo proponente come accade nella lettera di patronage, in quanto nella particolare ipotesi contemplata dall�articolo in esame, il rapporto pu� costituirsi senza bisogno di accettazione e quindi anche per effetto di un atto unilaterale. Lo schema delineato dall'art. 1333 c.c. si adatta perfettamente alle lettere di patronage, che abbiano carattere impegnativo, e non vi � quindi motivo di dubitare della loro efficacia vincolante, posto che tali dichiarazioni, sono pur sempre dirette a rafforzare la protezione dei diritti del creditore e, quindi, a realizzare interessi certamente �meritevoli di tutela� secondo l'ordinamento giuridico ai sensi dell�art. 1322 comma 2 c.c. (Cass. civ. sez. I, sent. n. 10235, 27/09/1995).
Ne consegue quindi che l�insussistenza della partecipazione azionaria - assicurata inveridicamente dal patronnant � nella societ� controllata, incidendo sull�impegno da questi assunto ai sensi dell�art. 1333 c.c. nei confronti del destinatario della lettera, integra inadempimento contrattuale ai sensi dell�art. 1218 c.c. (Cass. civ. sez. III, sent. n. 4888 del 03/04/2001).
Ai sensi dell�Art. 1 della Legge Fallimentare (R.D. n. 267 del 16/03/1942) non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento gli imprenditori che dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti: a) aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall'inizio dell�attivit� se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila; b) aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell'istanza di fallimento o dall'inizio dell�attivit� se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila; c) avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila. La Corte di Cassazione (con sentenze nn. 5420 del 4 aprile 2012 e 22546 05 novembre 2010) ha stabilito che il debitore, bench� non costituito avanti al tribunale, pu� indicare per la prima volta, anche in sede di reclamo alla sentenza di fallimento comunque emessa, i mezzi di prova di cui intende avvalersi, e questo pure al fine di dimostrare la sussistenza dei limiti dimensionali di cui all'art. 1 l. fall., tenuto conto che - come espresso dalla Corte cost., con sent. n. 198 del 1� luglio 2009 - permane un ampio potere di indagine officioso in capo all�organo giudicante.
In tema di presupposti dimensionali per l'esonero dalla fallibilit� del debitore, nel computo dei ricavi, ai fini del riconoscimento della qualifica di piccolo imprenditore, il triennio cui si richiama il legislatore nell'art. 1 legge fallimentare va riferito agli ultimi tre esercizi in cui la gestione economica � scadenzata, e non agli anni solari; a tale conclusione si perviene attraverso una interpretazione sistematica delle norme e il richiamo, tra esse, dell'art.14 legge fallimentare, che, in tema di istanza di fallimento, impone al debitore - che chieda la dichiarazione di fallimento in proprio - di depositare le scritture contabili e fiscali degli ultimi tre anni, cio� degli ultimi tre esercizi cui ha riguardo la documentazione funzionale all'accertamento delle sue condizioni di fallibilit� (cos� Cass. civ., sent. n. 24630 del 3 dicembre 2010).
Nel verificare la sussistenza del requisito della fallibilit� posto dall'art. 1 legge fallimentare, � prioritario il dato ricavabile dalle scritture contabili; tuttavia, possono tenersi in considerazione anche altri elementi dai quali risulti comunque l'esistenza di debiti ulteriori, anche qualora essi siano in parte contestati, essendo comunque rilevanti quale dato dimensionale dell'impresa; la contestazione, infatti, non ne impedisce l'inclusione nel computo dell'indebitamento complessivo e non si sottrae alla valutazione del giudice chiamato a decidere sull'apertura della procedura concorsuale, anche se la relativa pronuncia non pregiudica l'esito della controversia volta all'accertamento di quel debito (cos� Cass. civ, sent. n. 25870 del 2 dicembre 2011).
Ai fini dell'accertamento del requisito di fallibilit� occorre pertanto procedere ad una valutazione dell'esposizione complessiva dell'imprenditore, anche con riguardo ai debiti non scaduti, trattandosi di requisito assunto dal legislatore quale indice dimensionale dell'impresa; per tale motivo vanno considerati anche i debiti condizionati, come quelli derivanti dalla prestazione di garanzie, che presuppongono la preventiva escussione del debitore (cos� Cass. civ, sent. n. 9760 del 4 maggio 2011).
L�art. 15 della l. fall. prevede altra causa di impedimento alla dichiarazione di fallimento, disponendo che non si pu� egualmente dichiarare il fallimento se l'ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell'istruttoria prefallimentare � complessivamente inferiore a euro trentamila. L�art. 15, l. fall, prevede quindi una aggiuntiva condizione per la dichiarazione di fallimento, la cui sussistenza deve essere necessariamente valutata dal tribunale in base al materiale probatorio e informativo acquisito, a prescindere anche dalla proposizione di una eccezione da parte del debitore.
Non costituiscono peraltro un sintomo inequivocabile dello stato di insolvenza i debiti emersi nel corso dell'istruttoria prefallimentare che superino di poco il limite sancito dall'art. 15 (cos� Tribunale Chieti, sent. n. 188 del 9 febbraio 2010).