Source: https://www.radicali.it/20190601/capitolo-4-contro-i-diritti-civili-i-diritti-umani-la-laicita-dello-stato/
Timestamp: 2019-08-21 14:09:38+00:00
Document Index: 28260738

Matched Legal Cases: ['art. 96', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 73', 'art. 3', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 73']

Capitolo 4: Contro i diritti civili, i diritti umani, la laicità dello Stato - Radicali Italiani
1. Verso lo Stato etico – il controllo dello Stato sulla moralità dei professionisti
Membri del Governo stanno ipotizzando di “certificare la moralità di Stato”
Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, ha dichiarato che «nel contrasto alla criminalità organizzata si partirà anche da quella parte dell’economia sana che rischia di essere inquinata: uno strumento potrebbe essere l’istituzione di un ‘bollino blu’ per gli iscritti ai vari Ordini professionali. Penso a una sorta di controllo di filiera eticache possa rappresentare una certificazione di moralità».
Il Governo, dunque, ammette che intenderebbe esercitare un controllo, che potrebbe spingersi fino alla certificazione, sullamoralitàdei cittadini, dei lavoratori, dei professionisti: una impressionante deriva verso il baratro dello Stato etico, quello che distrugge le persone (vere) in nome di un popolo (che non esiste) e della (im)moralità di Stato.
2. Violazione dei diritti umani dei migranti
Il Governo, per combattere l’immigrazione clandestina, ha violato i diritti umani, ha fatto sistematicamente ricorso all’illegalità, ha violato legge interna, trattati, accordi e convenzioni internazionali.
È questo il capitolo probabilmente più grave della politica violativa dei principi dello Stato di diritto del Governo Conte.
Amnesty International, il 10 dicembre scorso, dando una immagine del nostro Paese senza attenuanti così descrive la situazione:
«L’Italia gestisce in maniera “repressiva” il fenomeno delle migrazioni, mette a rischio i diritti umani dei richiedenti asilo, adotta spesso nella politica una retorica xenofoba e pratica sgomberi forzati, senza offrire alternative».
Il caso della nave Diciotti è l’emblema negativo del cambiamento in atto: si calpestano i diritti delle persone, fino a sequestrarle e restringerne la libertà personale e la dignità, per giorni su una nave, utilizzandole come arma di ricatto improprio nei confronti degli altri Paesi europei, per costringerli a intavolare un braccio di ferro sulla distribuzione dei migranti e la ridiscussione del Trattato di Dublino (ma in realtà proprio i due partiti di Governo hanno osteggiato le proposte di modifica del Trattato: «Quando dopo due anni di negoziato – ha dichiarato l’europarlamentare Elly Schlein – abbiamo [fatto] votare ai due terzi del Parlamento la cancellazione di quel criterio per sostituirlo con il ricollocamento automatico e permanente obbligatorio per tutti gli Stati, la Lega si è astenuta, e i 5Stelle hanno votato contro»).
Tra gennaio e febbraio 2019 il mancato permesso di attracco alla nave della ONG Sea Watch 3 ha costretto in due occasioni decine di migranti e l’equipaggio a rimanere in balia del mare per due settimane.
Il Governo ha impedito l’attracco di navi e la discesa di persone restringendo la loro libertà personale e violandone diritti fondamentali (cioè esercitando poteri che solo la magistratura può esercitare): per obbligare i partnereuropei a ridiscutere trattati già liberamente sottoscritti dallo Stato italiano, il Governo ha adottato la sleale tattica di violarli.
Il risultato è una diminuzione drastica degli arrivi sulle nostre coste, ma un aumento delle morti in mare e condizioni sempre più gravi per le decine di migliaia di persone disperate, recluse, torturate e abusate nei lager della Libia.
Le “autorità” libiche – che sostengono il tragico traffico di uomini e donne e che mantengono gli spaventosi luoghi di tortura sul loro territorio – sono appoggiate dal Governo italiano che le finanzia e le munisce di navi per ricondurre i migranti dai luoghi dai quali stanno scappando.
La magistratura ordinaria ha chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere contro il Ministro degli Interni – e il Senato non l’ha rilasciata -, senza tuttavia motivare in ordine né a quale interesse pubblico corrispondesse l’azione governativa né alla sua preminenza (art. 96 Cost.) ovvero senza motivare sulle due condizioni cui la Costituzione subordina il privilegio, riconosciuto ai membri del Governo, di esenzione dalla punizione per il reato commesso.
3. Abuso dei simboli delle forze dell’ordine
Il Ministro degli Interni indossa sistematicamente, a fini di propaganda, le divise dei corpi armati dello Stato
Matteo Salvini utilizza da tempo stemmi ed effigi di Polizia e Carabinieri sulle sue felpe strumentalizzando i relativi corpi dello Stato a fini di propaganda.
In più occasioni il Ministro dell’Interno ha annunciato la volontà di assumere nelle forze dell’ordine 10.000 persone e di voler recuperare i fondi necessari sottraendoli alla assistenza e accoglienza ai migranti, mettendo dunque in contrapposizione e concorrenza fra loro le due questioni (con delibera 8 novembre 2018 il Governo ha disposto la riduzione del 50 per cento delle quote spettanti alle categorie “Fame nel mondo” e “Assistenza ai rifugiati” dei contributi derivanti dall’8×1000).
Alla manifestazione della Lega di piazza del Popolo (8 dicembre 2018) Salvini dice: «Ringrazio le forze dell’ordine che quando c’è la Lega in piazza sono tranquille, sono con noi, non ci controllano ma ci sostengono»: una dichiarazione gravissima che di nuovo strumentalizza i corpi dello stato (peraltro in quella stessa manifestazione è stato strattonato e cacciato con violenza, da individui in borghese, un manifestante che reggeva un cartello con la scritta «Ama il prossimo tuo»).
Nel 2015, mentre si discuteva del reato di tortura, Salvini dichiarava: «La Corte europea dei diritti umani potrebbe occuparsi d’altro. Carabinieri e Polizia devono poter agire liberamente»; in questo caso alla strumentalizzazione dei corpi dello Stato – implicitamente invitati a esercitare la forza senza dover temere il sindacato della giurisdizione – si accompagna il manifesto disprezzo per la giurisdizione europea.
4. Contro l’autodeterminazione delle donne e delle coppie che si separano: verso uno Stato paternalista, bigotto e retrogrado
Un disegno di Legge, sostenuto da ampi settori della maggioranza di Governo, dispone l’introduzione di obbligatori poteri di controllo e ingerenza dello Stato sui minori delle coppie che si separano.
Il disegno di legge del senatore leghista Simone Pillon, sostenuto anche da molti parlamentari 5Stelle, impone il coinvolgimento di un mediatore familiare (professione esercitata dello stesso Pillon) nelle separazioni con figli minori, obbliga i genitori a una paritetica divisione dei tempi da trascorrere coi figli (indipendentemente dall’età degli stessi), elimina l’assegno di mantenimento.
A un “Coordinatore genitoriale” potrà essere delegato ogni potere sul minore, che si tratti di un neonato o di un adolescente prossimo alla maggiore età.
Il progetto esprime una incredibile astrattezza in una materia dove si gioca con i sentimenti, impone una fortissima restrizione delle libertà di scelta delle coppie che si separano.
Decenni di giurisprudenza di sezioni specializzate del Tribunale, che hanno elaborato una prassi saggia, prudente e consapevole dei bisogni del minore, con l’indagine caso per caso delle specifiche situazioni, verrebbero travolti da una disciplina chiaramente ideologica.
Il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana apertamente attacca le coppie omosessuali, il riconoscimento dei diritti dei bambini delle coppie omosessuali e i conquistati diritti di aborto e di divorzio, opinioni che vanno in controtendenza rispetto alle conquiste, su questi temi, dei paesi europei (basti pensare ai referendum della cattolica Irlanda su matrimonio egualitario e aborto).
5. L’uso dei simboli religiosi contro lo Stato laico
I tre principali esponenti di Governo usano i simboli religiosi a scopo di propaganda, strumentalizzandoli e “sconfessando” la laicità dello Stato.
Nel corso della attività di Governo – come durante la precedente campagna elettorale – il premier e i due vicepremier hanno fatto uso di simboli religiosi, o pseudo religiosi, come elementi di comunicazione all’elettorato, di conferma dell’appartenenza loro, e della nazione, alla tradizione cattolica.
Matteo Salvini espone nei comizi vangelo e rosario, Giuseppe Conte durante la trasmissione televisiva «Porta a Porta» mostra il santino di Padre Pio che tiene in tasca, Luigi Di Maio bacia l’ampolla del “sangue” di San Gennaro.
Il progetto di comunicazione è unitario e univoco: i principali esponenti del Governo utilizzano simboli religiosi per mettere in discussione il principio di laicità dello Stato. Resterà negli annali dei peggiori episodi del 2019 l’invocazione della Madonna e dei santi di Matteo Salvini in piazza del Duomo a chiusura della campagna elettorale per le elezioni europee e il suo reiterato bacio al rosario.
Leggi correlate: artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 Costituzione
6. Contro scienza e diritti civili
Il Governo, nella selezione della nuova classe dirigente, non sceglie le migliori professionalità ma le persone più fedeli, indipendentemente dalle specifiche competenze
La scelta delle persone cui affidare funzioni e cariche di massima importanza è attuata dai partiti di governo senza badare a competenze, preparazione, esperienze, curriculae capacità, ma si concentra su alcune tipologie di personalità molto caratterizzate.
Coloro che occupano delle cariche e non possono essere sostituiti sono sistematicamente delegittimati (si è già esaminato il caso di Boeri all’Inps, e Nava alla Consob).
Quando invece la sostituzione avviene, si selezionano bigotti e moralisti di Stato allo scopo di smantellare le conquiste sui diritti civili.
Emblematiche l’irridente elezione di Stefania Pucciarelli a presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, la proposta di Gian Carlo Blangiardo a presidente dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), e la revoca di Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana.
Gli scienziati Lamberto Maffei, Fabiola Gianotti, Lucia Votano e Aldo Sandulli hanno reagito dimettendosi dai loro incarichi pur di non rendersi complici del tentativo di sostituire ai vertici dell’Agenzia gli scienziati con i managerdi comodo.
7. Censimento dei Rom
A giugno 2018 il Ministro degli Interni ha annunciato l’intenzione di procedere a un censimento su base etnica dei Rom.
«Censimento sui rom, quelli italiani purtroppo ce li dobbiamo tenere», queste le parole usate per annunciare l’iniziativa.
Il censimento su base etnica violerebbe l’articolo 3 della Costituzione («Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali») e violerebbe anche l’art. 9 del Regolamento europeo sui dati personali (che vieta “il trattamento di dati personali che rivelino l’origine razziale o etnica”) e gli artt. 9 e 14 della Convenzione Europea dei Diritti Umani (“diritto al rispetto della vita privata e familiare” e “divieto di discriminazione”).
Già nel 2009-2011 il ministro degli Interni Roberto Maroni, espresso sempre dalla Lega, aveva organizzato una schedatura dei Rom con foto, impronte digitali, altezza, tatuaggi e per quella iniziativa l’Italia era già stata condannata dalle autorità europee.
8. Proibizionismo sulle droghe
Il Contratto di governo non prevede politiche sulle droghe: l’assenza di iniziativa tuttavia espone i cittadini a una condizione di incertezza giuridica.
Una recente sentenza della Corte Costituzionale (n. 40 depositata l’8 marzo 2019) dichiara illegittimo l’art. 73 c. 1 della L. 309/90 nella parte in cui prevede 8 anni, come pena minima di reclusione, per fatti di non lieve entità aventi a oggetto droghe pesanti: la pena è ritenuta sproporzionata dalla Corte.
Infatti, la differenza tra il minimo di pena previsto per la fattispecie ordinaria (8 anni) e il massimo stabilito per i fatti di lieve entità (4 anni) costituisce una anomalia contrastante con i principi di eguaglianza, proporzionalità e ragionevolezza stabiliti dall’art. 3 della Cost., oltre che con il principio della funzione rieducativa della pena (art. 27 Cost.).
La sentenza potrebbe determinare una revisione dei processi in corso.
Il Parlamento dovrebbe esprimersi sulla revisione dell’art. 73 c. 1, diminuendo significativamente la pena detentiva di 8 anni (la Corte suggerisce la diminuzione a 6 sulla base della giurisprudenza prevalente).
Sull’accesso e la libera scelta delle cure e il diritto alla continuità terapeutica, laddove si preveda l’uso di cannabis, l’attuale governo non sta agevolando né la ricerca dei medici prescrittori né l’adeguata presenza dei farmaci nelle farmacie che sono spesso sfornite e costringono il paziente a interrompere la terapia.