Source: http://www.complianceaziendale.com/2008/03/testo-unico-sulla-sicurezza-e-decreto.html
Timestamp: 2018-04-21 19:06:19+00:00
Document Index: 150789446

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 30', 'art. 6', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art 25', 'art. 30', 'art.7', 'art. 30']

Pubblicato da Ca marzo 12, 2008
Lo schema di decreto legislativo per l’attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro -che d'ora in avanti chiameremo, per amore di brevità, Testo Unico sulla Sicurezza- introdurrà alcune novità rilevanti anche per chi si occupa di responsabilità amministrativa di impresa.
Già dall'agosto 2007, la legge n. 123 ha introdotto due nuovi reati-presupposto nella disciplina del D.Lgs. 231/01, vale a dire i reati di "Omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e della salute sul lavoro" (art. 25 septies).
Ora il Testo Unico sulla Sicurezza, all' art. 30 (riportato in calce), si preoccupa di approfondire le caratteristiche che deve possedere il Modello di organizzazione, gestione e controllo (adottato dall'azienda ai sensi del D.Lgs. 231/01) per avere efficacia esimente.
E questa è la prima novità: fino ad oggi, il legislatore si era preoccupato di definire il contenuto "minimo" dei Modelli di organizzazione, che venivano poi adottati "sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative degli enti" (D.Lgs. 231/01, art. 6, co. 3). Ora l'art. 30 , pur non arrivando ovviamente a definire la struttura dei Modelli, ne articola dettagliatamente il contenuto e l'ambito di estensione.
La seconda novità (al momento principalmente un dubbio) riguarda la facoltà di adottare, o meno, tali Modelli: l’adozione del Modello di organizzazione e gestione è prevista dal D.Lgs. 231/01 in termini di facoltatività, ma il testo dell'art. 30 recita: "Il modello di organizzazione e di gestione idoneo ad avere efficacia esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, deve essere adottato ed efficacemente attuato [...]".
Non è chiaro, al momento, se quel "deve essere adottato" si riferisca (A) ad un obbligo di adozione dei Modelli, o sia da intendersi come (B) "per aver efficacia esimente il Modello deve essere adottato ed efficacemente attuato".
Onestamente sembra preferibile la seconda interpretazione (B), più in linea con lo spirito e con il dettato del D.Lgs. 231/01; ricordiamo tuttavia che la bozza di decreto diffusa ad inizio gennaio 2008 prevedeva, per specifiche tipologie di aziende e comunque per i datori di lavoro che occupano più di 1000 lavoratori, l'adozione obbligatoria dei Modello di organizzazione (art. 30, co. 6, dello schema di decreto legislativo ai sensi della legge 3 agosto 2007, n. 123 diffuso in bozza il 10 gennaio 2008).
Terzo aspetto degno di nota è relativo all'efficacia esimente dei Modelli. Secondo Bellinazzo (il Sole 24 ore):
"Per la prima volta dall'introduzione della responsabilità amministrativa, però, nelle ipotesi di violazione di norme antinfortunistiche sarà "garantita" alle imprese una via d'uscita. Mentre infatti, di solito, spetta al giudice valutare l'efficacia dei modelli organizzativi scelti dall'impresa per decretarne l'esonero dalle sanzioni, nel caso della sicurezza, la forza "esimente" dei modelli è sancita direttamente dalla legge. In altre parole, se le imprese adotteranno le misure "standard" indicate nello schema di decreto, atteso ora al vaglio del Parlamento per i pareri, avranno la certezza di sfuggire agli effetti della «231»."
Di diverso avviso l'avv. Arena (www.reatisocietari.it):
"Premesso che la forza esimente dei modelli risiede per definizione nel d.lg. 231/2001, va rilevato che il Giudice penale potrà essere vincolato, al limite, nella valutazione dell’idoneità in astratto del Modello aziendale rispondente alle normative tecniche indicate.
Quanto appena detto ridimensiona ma non sminuisce, tuttavia, l’importanza del “tentativo” di fornire alle imprese maggiori certezze sui benefici della prevenzione."
Personalmente, e per quanto può valere, condivido l'opinione dell'avv. Arena.
Etichette: d.lgs 231/01 art 25-septies d.lgs 81/08 Modelli di organizzazione Sicurezza sul lavoro Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro
Anonimo 18/3/08 22:48
L'art. 30 recita "modelli di organizzazione aziendale definiti conformemente alle Linee guida UNI-INAIL per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL) ...(omissis)... o al British Standard OHSAS 18001:2007 si presumono conformi ai requisiti di cui ai commi precedenti" e quello che è interessante è che aggiunge "per le parti corrispondenti".
A mio avviso significa che i sistemi di gestione proposti non sono sufficienti perchè non è previsto nei SGSSL un sistema disciplinare ne tantomeno il sistema sanzionatorio.
Anonimo 14/5/08 19:31
La bozza di decreto diffusa a inizio gennaio 2008 prevedeva, per specifiche tipologie di aziende e comunque per i datori che occupano più di 1000 dipendenti, l'adozione obbligatoria del Modello di organizzazione.
Tale versione non è stata adottata come definitiva: l'intenzione del legislatore, dunque, non sembrerebbe essere nel senso dell'obbligo in capo all'imprenditore, bensì dell'onere adempiendo il quale si esime dalla responsabilità ex D. Lgs. 231/2001.
Anonimo 27/6/08 16:46
Concordo con Marchesan. Qualsiasi sia il modello o Sistema di Gestione che si adotti, deve comunque rispettare i contenuti minimi previsti dall'art.7 del 231. I modelli proposti o adottati (enti, linee guida o ad hoc) dovranno senza dubbio prevedere un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.
Anonimo 22/8/08 09:18
Gradirei un vostro commento in merito all'efficacia dell'adozione di un modello organizzativo, naturalmente in linea con il dettato dell'art. 30, per le aziende sanitarie e ospedaliere. Secondo alcune fonti interpretative, queste aziende non rientrerebbero nel campo di applicazione dell'articolo suddetto. Per cui l'eventuale adesione avverrebbe solo su base volontaria.