Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-7494-del-23-03-2017
Timestamp: 2020-08-06 07:54:58+00:00
Document Index: 90792878

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 2126', 'art. 378', 'art. 63', 'art. 1', 'art. 63', 'art. 5', 'art 63', 'art. 63']

Sentenza Cassazione Civile n. 7494 del 23/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7494 del 23/03/2017
Cassazione civile, sez. un., 23/03/2017, (ud. 21/02/2017, dep.23/03/2017), n. 7494
sul ricorso 29703-2015 proposto da:
V.M.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE
PARIOLI 180, presso lo STUDIO SANINO, rappresentata e difesa dagli
avvocati MARIO SANINO e FRANCO COCCOLI;
14607/2014 del TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE del LAZIO;
uditi gli Avvocati Federico Ghera, Luisa Torchia e Franco Coccoli;
Sostituto Procuratore Generale MASTROBERARDINO Paola, che ha
concluso affinchè le Sezioni Unite della Corte di cassazione
accolgano il ricorso, affermando la giurisdizione del giudice
La Regione Lazio propone regolamento preventivo di giurisdizione in relazione al ricorso pendente davanti al TAR Lazio instaurato da V.M.M. contro la Regione Lazio avente ad oggetto l’annullamento della determinazione del direttore delle risorse umane della Regione Lazio del 24/10/2014 e di quella successiva del 4/11/2014.
La Regione Lazio espone che con decreto del presidente della Giunta Regionale del 5/8/2003 era stato nominato D.F.R. quale commissario liquidatore della Comunità Montana Gronde dei monti Ausoni con il compito di procedere alla definitiva liquidazione dell’ente; che il commissario liquidatore, con decreto n. 9 del 12 febbraio 2005, non pubblicato nella Gazzetta Ufficiale nè sul bollettino della regione ma solo sull’albo della comunità montana, aveva bandito un concorso riservato al personale in servizio presso l’ente montano e presso altri enti agenzie regionali e/o subregionali per l’assunzione di un dirigente a tempo indeterminato area amministrativa; che al concorso avevano partecipato 11 candidati tutti dichiarati idonei e tra questi la V.; che quest’ultima, quale idonea, con successiva determinazione era stata assunta come dirigente di ruolo a tempo indeterminato nei ruoli delle aree naturali protette istituite dalla Regione Lazio e dall’ARP e successivamente inquadrata nel ruolo del personale della Regione Lazio con la qualifica di dirigente.
La Regione riferisce, inoltre, che il nuovo direttore delle risorse umane della regione Lazio, insediatosi nel maggio 2013, con Det. 24 ottobre 2014 aveva accertato la nullità assoluta e insanabile della determinazione che aveva disposto l’inquadramento della V. nella qualifica dirigenziale a tempo indeterminato e del conseguente contratto di inquadramento in quanto adottati sul presupposto di una procedura concorsuale inficiata da nullità per violazione di norme imperative in conformità a quanto previsto dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, comma 5, dal D.P.R. n. 3 del 1957, art. 3, comma 6, e della L. n. 241 del 1990, art. 21 septies; che tale nullità determinava, per vizio insanabile degli atti presupposti, la nullità dell’inquadramento del dirigente nel ruolo del personale dirigente a tempo indeterminato della regione Lazio e dei successivi contratti di conferimento di incarichi dirigenziali con applicazione, tuttavia, delle disposizioni dell’art. 2126 c.c. relativamente alle retribuzioni percepite e ai contributi versati.
Secondo la ricorrente la contestazione della legittimità della Det. 24 ottobre 2014 e di quella successiva, di reinquadramento della V. nel ruolo di provenienza, oggetto del ricorso davanti al Tar determinavano una controversia di lavoro con la pubblica amministrazione devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario sottolineando la natura privatistica delle due determinazioni aventi natura di atti di gestione della rapporto di lavoro; nè la giurisdizione amministrativa avrebbe potuto essere affermata sulla base della considerazione che la Delib. 24 ottobre 2014 conteneva la declaratoria della nullità della procedura concorsuale,costituendo questa esclusivamente presupposto della nullità del rapporto di lavoro dirigenziale e, dunque, non un atto o autonomo, nè di natura imperativa rispetto alle determinazioni finali riguardanti la nullità del rapporto di lavoro.
La Regione Lazio conclude chiedendo la declaratoria della giurisdizione del G.O. Resiste con controricorso la V.. Sono state acquisite le conclusioni del Procuratore Generale e le memorie ex art. 378 c.p.c. depositate da entrambe le parti.
1. Com’è noto, il D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 63, comma 1, ha devoluto “al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, ad eccezione di quelle relative ai rapporti di lavoro di cui al comma 4 (per il personale in regime di diritto pubblico), incluse le controversie concernenti l’assunzione al lavoro, il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali e la responsabilità dirigenziale, nonchè quelle concernenti le indennità di fine rapporto, comunque denominate e corrisposte, ancorchè vengano in questione atti amministrativi presupposti. Quando questi ultimi siano rilevanti ai fini della decisione, il giudice li disapplica, se illegittimi (…).
3. Deve ribadirsi, inoltre, che la giurisprudenza di queste Sezioni Unite ha affermato che, poichè la giurisdizione si determina in base al petitum sostanziale, che va individuato con riferimento ai fatti materiali allegati dall’attore e alle particolari caratteristiche del rapporto dedotto in giudizio, nella giurisdizione del giudice ordinario rientra il potere di verificare, in via incidentale, la legittimità degli atti generali di autoregolamentazione dell’ente pubblico (per eventualmente disapplicarli), qualora il giudizio verta su pretese attinenti al rapporto di lavoro e riguardi, quindi, posizioni dì diritto soggettivo del lavoratore, in relazione alle quali i suddetti provvedimenti di autoregolamentazione costituiscono solamente atti presupposti (Cass., S.U., n. 13169 del 2006; Cass., S.U., n. 3677 del 2009; Cass., S.U., n. 11712 del 2016).
6. Il suddetto provvedimento della Regione costituisce atto di natura privatistica, di micro organizzazione, riguardando la gestione del rapporto di lavoro del dipendente con la P.A., assunto in costanza di rapporto, e concernendo l’affidamento e la revoca di incarico dirigenziale devoluto alla giurisdizione ordinaria ancorchè vengano in questione atti amministrativi presupposti ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, comma 1.
Il predetto atto di gestione dell’incarico dirigenziale mantiene la natura di determinazione assunta dall’amministrazione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, come, a norma del citato D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 5, comma 2, tutti gli atti attinenti ai profili organizzativi e gestionali di rapporti di lavoro già costituiti(cfr. in tali termini: 3 Cass., Sez. Un., 7 luglio 2005 n. 14252 cui adde tra le altre, più di recente: Cass., Sez. Un., 27 febbraio 2008 n. 5078; Cass. 23 febbraio 2007 n. 4275).
In sostanza il superamento di un concorso pubblico, indipendentemente dalla nomina e, a fortiori, dopo la conclusione del contratto di lavoro, consolida nel patrimonio dell’interessato una situazione giuridica individuale di diritto soggettivo (cfr, Cass. n. 21671/2013; Cass. n. 14690/2015)rientrando quindi nella giurisdizione del giudice ordinario tutti gli atti della serie negoziale successivi alla stipulazione del contratto, compresi quelli volti a disporne l’annullamento unilaterale o la caducazione automatica.
7. Nè, al fine di affermare la giurisdizione amministrativa, è opponibile che il giudizio instaurato davanti al TAR ha per oggetto la Det. dirigenziale nella parte in cui afferma la nullità della procedura concorsuale e non già gli atti di mera gestione del rapporto di lavoro non potendo pertanto che appartenere alla giurisdizione amministrativa atteso che ai sensi dell’art 63 comma 4 d.lgs. citato erano espressamente riservate al G.A. le controversie in materia di procedure concorsuali per l’assunzione di dipendenti delle pubbliche amministrazioni.
Deve ribadirsi, infatti, quanto più volte affermato da questa Corte secondo cui la giurisdizione si determina sulla base della domanda e, a tal fine, rileva non già la prospettazione delle parti, bensì il cosiddetto “petitum sostanziale”, il quale va identificato non solo e non tanto in funzione della concreta statuizione che si chiede al giudice, ma anche e soprattutto in funzione della “causa petendi”, ossia della intrinseca natura della posizione soggettiva dedotta in giudizio ed individuata dal giudice stesso con riguardo ai fatti allegati ed al rapporto giuridico di cui essi sono manifestazione e dal quale la domanda viene identificata (cfr Cass. 17461/2006, SSUU n 8374/2006). Nella fattispecie in esame la ricorrente fa valere, davanti al TAR, il suo diritto a mantenere la qualifica di dirigente della Regione Lazio venuta meno per l’assoluta ed insanabile nullità della procedura concorsuale bandita dal commissario liquidatore della comunità Montana Gronde dei Monti Ausoni alla quale ella aveva partecipato risultando tra gli idonei divenendo, poi, dirigente di ruolo.
La nullità assoluta ed inderogabile del concorso viene in considerazione quale presupposto della gestione del rapporto giuridico ò e non già quale oggetto diretto ed immediato della pretesa non riguardando pertanto l’esercizio del potere amministrativo di assumere al lavoro mediante procedure concorsuali, cui corrisponde un interesse legittimo tutelabile dinanzi al giudice amministrativo ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, comma 4.