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Timestamp: 2018-12-10 14:08:51+00:00
Document Index: 21860301

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 12', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 11', 'art. 13', 'art.13', 'art. 12', 'art. 11', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 27']

Tribunale Federale Nazionale: una decisione che fa discutere
La recente decisione del Tribunale Federale Nazionale in tema di responsabilità oggettiva che ha sanzionato la SS Lazio con una ammenda di € 50.000 a seguito dei fatti avvenuti nella gara Lazio-Cagliari del 22 ottobre 2017 è stata l'occasione per una approfondita disamina giuridica da parte dell'Avv. Massimo Rossetti sul tema e la portata della responsabilità oggettiva.
9 febbraio 2018 -I fatti di Lazio-Cagliari del 22 ottobre 2017: la decisione del Tribunale Federale Nazionale.
I tifosi laziali ammessi a Napoli-Lazio : opportunità od occasione del peccato?
Dopo la decisione del Tribunale Federale Nazionale della FIGC sui fatti in oggetto, da parte di organi di informazione si sono levate critiche feroci verso tale decisione, perché non ha comminato la sanzione della chiusura dello stadio.
Ciò premesso e prima di entrare nel merito della decisione, occorre dire che la giustizia, compresa quella sportiva, non può essere l’equivalente formalizzato della vendetta e che il processo anche quello sportivo “ non ha il compito di risolvere problemi sociali, impartire lezioni morali o correggere le condotte individuali. Un giudice che cedesse alle lusinghe di una finalità sociale ed etica peccherebbe di vanità e di presunzione, diventando un giustiziere, a metà tra il filosofo ed il politico. Il suo mestiere viceversa, consiste esclusivamente nella soluzione dello specifico problema sottoposto al suo giudizio “ ( cfr. “10 lezioni sulla giustizia per cittadini curiosi e perplessi”, di Francesco Caringella, Presidente di Sezione del Consiglio di Stato e Giudice del Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI, pagg. 20-21, Mondadori Editore, 2017).
Ma che cosa, in sintesi, ha stabilito la tanto criticata decisione del Tribunale Federale Nazionale ?
Ha stabilito, innanzi tutto, che la responsabilità delle società per comportamenti discriminatori dei propri sostenitori ( art. 11, comma 3, del Codice di Giustizia Sportiva della FIGC) non è un tipo di responsabilità oggettiva per cui non è ammessa la prova liberatori
Prova, cioè, che esclude ogni forma di responsabilità, per dolo o per colpa.responsabilità per comportamenti discriminatori dei propri sostenitori è, invece, secondo il Tribunale Federale Nazionale, una responsabilità aggravata che ammette la prova liberatoria, qualora si dimostri, così come prevede il Codice Civile, che il responsabile abbia posto in essere le misure idonee ad evitare il danno.
E, infatti, il Codice di Giustizia Sportiva (CGS) prevede ( art. 13) una serie di esimenti ed attenuanti della responsabilità delle società per comportamenti dei propri sostenitori, tra cui, come nel caso di specie, “ tutte le misure idonee e previste dalle normative vigenti per garantire efficaci misure di controllo”.
Spiega, inoltre, il Tribunale Federale Nazionale che “ gli adesivi introdotti all’interno dello stadio erano di dimensioni talmente ridotte che, anche usando una particolare diligenza, sarebbero facilmente sfuggiti ai controlli degli addetti di sicurezza che, come è stato correttamente osservato, non possono neanche effettuare perquisizioni corporali nei confronti degli spettatori”.
Aggiungasi che manifestazioni discriminatorie da parte di propri sostenitori comportano la responsabilità della società, a condizione, però, che tali manifestazioni siano connotate da una significativa dimensione e percezione.
Requisiti insussistenti nella fattispecie: sia perché, quanto alla dimensione, gli adesivi erano, per l’appunto, di ridotte dimensioni, sia perché, quanto alla percezione, introdotti da un esiguo numero di spettatori ( non più di 20 ) rispetto al numero complessivo di questi ultimi.
Peraltro, la non addebitabilità alla società di comportamenti discriminatori non nasce, in questo caso, da una loro valutazione di non lesività di principi e valori cui deve tendere l’ordinamento sportivo e di non oltraggiosità riferita alla religione ebraica, bensì dalla loro non significatività e rilevanza sul piano dimensionale e percettivo.
Quanto, poi, al fatto, come sostenuto dalla Procura Federale, che l’esimente e le attenuanti di cui all’art. 13 del CGS, facendo riferimento ai comportamenti in violazione dell’art. 12 e non anche dell’art. 11, non sarebbero applicabili nella fattispecie, la sentenza de qua, nel prendere in considerazione tale rilievo, stabilisce che “ Il chiaro riferimento ad ipotesi espressamente previste nell’art. 12 CGS- vedasi l’art. 13, comma 1, lett. b e c ,CGS- fa propendere per l’applicazione delle esimenti anche agli illeciti di cui all’art. 11 c GS”.
E, infatti, l’art. 13, comma 1,. Lett. b e c , parla, oltrechè di “ fatti violenti” ,di “ fatti discriminatori” ( lettera b) e di “ manifestazioni di violenza o di discriminazione” ( lett. c)”.
Né si vede come possa negarsi che gli adesivi di cui trattasi siano riconducibili a fatti discriminatori o a manifestazioni di discriminazione.
Laddove, ove fosse vero che l’esimente e le attenuanti di cui all’art.13 fossero applicabili solo ai fatti violenti ex art. 12 e non anche ai comportamenti discriminatori ex art. 11, non si comprenderebbe allora per quale motivo nell’art. 13 si parli di fatti discriminatori e di manifestazioni di discriminazione.Si deve, quindi, ritenere che il mancato, espresso richiamo nell’art. 13 dell’art. 11 sia un mero lapsus calami.
D’altra parte, non risponderebbe a canoni di ragionevolezza, proporzionalità ed equità intrinseche, ai fini dell’esclusione o graduazione della responsabilità della società, escludere solo i comportamenti discriminatori dall’applicazione di esimenti o attenuanti di tale responsabilità.
Circa la responsabilità oggettiva di carattere generale delle società, prevista all’art. 4 del CGS, essa viene ritenuta applicabile nel caso in esame dal Tribunale Federale Nazionale, in quanto viene ritenuta in un rapporto di genus rispetto alle species di responsabilità di cui agli artt. 11 e 12 dello stesso CGS.
Tanto è vero che il suddetto Tribunale ha comminato alla Lazio la sanzione economica di 50.000 euro per i fatti in questione, proprio in forza della ritenuta sussistenza di responsabilità oggettiva generica e non di quelle responsabilità specifiche ex art. 11 e 12.
Il principio di responsabilità oggettiva costituisce da sempre un caposaldo dell’ordinamento sportivo, giustificato con l’esigenza di garantire celerità, certezza e prevenzione di illeciti.
Tuttavia, nel tempo, tale principio ha trovato notevoli attenuazioni della sua rigidità da parte della giurisprudenza sportiva.
A questo proposito, valga , ex plurimis, quanto stabilito dal Tribunale Nazionale Arbitrale dello Sport presso il CONI ( Lodo arbitrale del 22 gennaio 2012 Benevento Calcio spa/Figc) : “ Ferme le osservazioni sul carattere assiologico della responsabilità oggettiva, il Collegio è dell’opinione che le sue conseguenze debbano essere tratte non in maniera acritica e meccanica, bensì all’insegna di criteri di equità e di gradualità, tali da evitare risultati abnormi e non conformi a giustizia”.
Ne deriva che una lettura nel senso di cui sopra del principio di responsabilità oggettiva “ consente di graduare la responsabilità oggettiva delle società calcistiche per gli illeciti commessi dai propri tesserati attraverso la presa in considerazione di diversi elementi/circostanze tali da escludere una presunzione iuris et de iure di tale responsabilità” ( cfr. “ La responsabilità oggettiva nella giustizia sportiva: una architrave su pilastri di argilla”, pag. 94, dell’Avv. Alejandro Canducci , in “Rivista di Diritto ed Economia dello Sport”, Vol VIII, Fasc.1, 2012).
Principi che, se valgono per gli illeciti di tesserati, a maggior ragione non possono non valere per gli illeciti di non tesserati, quali sono gli spettatori.
Un altro aspetto fortemente criticato è che la Lazio abbia permesso di assistere in Curva Sud alla partita Lazio-Cagliari agli abbonati in Curva Nord, chiusa a seguito di provvedimento della Giustizia sportiva per espressioni discriminatorie provenienti da quel settore in occasione della precedente gara Lazio- Torino.
Una decisione qualificata come una concessione agli ultras, un comportamento ambiguo nei rapporti con la tifoseria organizzata.
Una critica del tutto infondata ed ingiusta.
L’apertura della Curva Sud ha rappresentato, infatti, come già più volte rimarcato da Federsupporter, niente altro se non l’adempimento di un dovere giuridico.
Dovere sancito da una sentenza del Tribunale Civile di Roma ( Sezione X, n. 6004 del 22 marzo 2017) che, in identica fattispecie, ha stabilito che gli abbonati in un settore dello stadio chiuso per decisione della Giustizia sportiva hanno il diritto di usufruire del proprio abbonamento in altri settori, assumendo a proprio carico la differenza tra il prezzo del biglietto in tali settori e la quota di abbonamento non usufruibile.
Diversamente, ha sentenziato il Tribunale, la società deve rimborsare la predetta quota all’abbonato.
Non solo, ma sempre la stessa sentenza, formalmente segnalata da Federsupporter allo SLO della Lazio, ha, altresì, stabilito che, qualora un provvedimento della Giustizia sportiva fosse ritenuto ostativo per gli abbonati, non individuati come responsabili di comportamenti illeciti, di assistere alla partita, in questo caso, tale provvedimento equivarrebbe, nei fatti, alla comminazione di un Daspo di gruppo o collettivo.
Daspo che non può essere irrogato dalla Giustizia sportiva.
E, in tema di Daspo di gruppo o collettivo, bisogna tenere presente quanto stabilito dalla giurisprudenza della Cassazione.
In specie dalla sentenza n. 22266, Sezione III, del 3 febbraio/ 27 maggio 2016, da me più volte commentata in precedenti scritti consultabili in www.federsupporter.it.
Ecco così ribaditi i principi enunciati dalla Cassazione : “ Anche alla luce dei criteri “ sostanzialistici” di individuazione della “ materia penale”, costantemente affermati dalla Corte EDU di Strasburgo a proposito dell’art. 7 CEDU, non può negarsi che il Daspo, nella dimensione prescrittiva, si connoti in termini di “misura parapenale”,in ordine alla quale una interpretazione “ convenzionalmente” conforme impone il rispetto dei fondamentali principi costituzionali penalistici”.
Ne discende che il Daspo di gruppo o collettivo deve rispettare il dettato ex art. 27 della Costituzione, secondo cui la responsabilità penale è personale.
Circa il richiamo ai criteri di individuazione della materia penale affermati dalla Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, tali criteri riconducano alla materia penale ogni sanzione che abbia un carattere punitivo ed afflittivo, a prescindere dalla qualificazione formale di un fatto quale illecito penale prevista dall’ordinamento interno dello Stato.
Alla luce di tutto quanto precede non può, quindi, ritenersi legittima l’irrogazione di un Daspo che prescinda dalla partecipazione attiva ad un fatto o comportamento illecito, preso solo sulla base della mera presenza fisica, casuale e fortuita, nel gruppo o nella mera connivenza che consiste nell’assistere passivamente al fatto o comportamento illecito altrui.
Diversamente, afferma la Cassazione, si perverrebbe ad una forma di responsabilità collettiva “ retaggio di trascorse, e non illuminate,epoche storiche e giuridiche… secondo la logica del “ tipo normativo d’autore” ( il Tatertyp) elaborato dalla dottrina nazionalsocialista tedesca)” .
E’ di tutta evidenza, perciò, l’infondatezza delle critiche e delle censure mosse alla Lazio per aver consentito agli abbonati nella Curva Nord, chiusa per provvedimento della Giustizia sportiva, di usufruire del proprio abbonamento nella Curva Sud.
Ed appare paradossale che coloro i quali hanno censurato e censurano tale decisione lo hanno fatto e lo fanno seguendo la logica di una dottrina elaborata dal regime nazista: cioè da quel regime che ha causato la morte di Anna Frank e che ha pianificato lo sterminio degli ebrei.
Sorprende, infine, e desta perplessità il fatto che l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, con Determinazione n. 6 del 7 febbraio scorso, abbia stabilito che la partita Napoli-Lazio di domani, 10 febbraio, non sia più connotata, come nella passata stagione ( vedasi Determinazione n. 36 del 26 ottobre 2016 relativa alla stessa partita ) e nelle precedenti da “ alti profili di rischio”, ma solo da “ profili di rischio”, per cui alla partita Napoli- Lazio di domani, per giunta con inizio alle ore 20,45, potranno assistere i tifosi della Lazio.
Non vengono, peraltro, spiegati e resi noti i motivi di tale diversa valutazione , mentre vengono dettate misure quali :” la vendita dei biglietti per i residenti nella Regione Lazio esclusivamente per il settore ospiti; il divieto di vendita online dei biglietti; l’incedibilità dei titoli di ingresso; l’implementazione del servizio di stewarding; il rafforzamento dei servizi nell’attività di prefiltraggio e filtraggio”, non viene più prescritto, come nel passato, lo “ scambio di informazioni e stretto raccordo tra i Supporter Liaison Officer delle società interessate”.
Differenze di valutazioni e di prescrizioni per la medesima partita assunte a distanza di circa appena 5 mesi: periodo in cui non sembra che siano avvenuti eventi tali da giustificare così differenti metri di valutazione.
Non è, dunque, del tutto illegittimo e fuori luogo il sospetto che si voglia mettere alla prova i tifosi della Lazio, non da ora nell’occhio del ciclone, onde poterne trarre tutte le eventuali conseguenze negative per essi e per la Società, qualora dovessero disgraziatamente verificarsi episodi e comportamenti illeciti.
Che i tifosi della Lazio, in specie proprio a seguito degli episodi in precedenza trattati, siano particolarmente “attenzionati” dalle Istituzioni sportive e statali, oltreché dai mass media, non è certamente un mistero.
E chi scrive crede alla saggezza di quel detto, secondo cui “ a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina”.