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Timestamp: 2020-06-04 08:43:50+00:00
Document Index: 114118840

Matched Legal Cases: ['art. 147', 'art. 666', 'art. 2923', 'art. 2812', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 15', 'art. 170', 'art. 101', 'art. 1', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 3', 'art. 28', 'art. 39', 'art 186', 'art 2', 'art. 660', 'art. 238', 'art. 50', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2932', 'art. 2932', 'art. 2932', 'sentenza ']

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Merito - Le ultime 10 decisioni pubblicate
Un generico rischio di contagio da covid-19 all’interno dell’istituto penitenziario non consente il rinvio dell’esecuzione della pena
Pena - Esecuzione - Rischio di infezione da COVID-19 - Rinvio dell'esecuzione per grave infermità fisica - Esclusione
Esecuzione - Magistratura di sorveglianza - Procedimento - In genere - Dichiarazione di inammissibilità de plano - Pronuncia del collegio - Legittimità
Un generico rischio di contagio da covid-19 all’interno dell’istituto penitenziario non consente il rinvio dell’esecuzione della pena ai sensi dell’art. 147 cod. pen., presupponendo la norma una “grave infermità fisica” e non essendo la stessa (norma) suscettibile di interpretazione estensiva a analogica.
Poichè le cause di inammissibilità sono insanabili e rilevabili ex officio in ogni stato e grado del procedimento, l’art. 666, comma 2, c.p.p., prevedendo la declaratoria di inammissibilità de plano da parte del presidente del tribunale di sorveglianza, non esclude analoga pronuncia (de plano) da parte del collegio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 30 aprile 2020.
Opponibilità alla procedura esecutiva del contratto di locazione stipulato dal custode giudiziario penale successivamente all’iscrizione ipotecaria
Espropriazione forzata - Locazione stipulata dal custode penale - Inopponibilità al creditore ipotecario
Il contratto di locazione anteriore al pignoramento ma successivo all’iscrizione ipotecaria, anche se stipulato dal custode giudiziario nominato in un procedimento penale a carico del debitore, non è opponibile alla procedura esecutiva incardinata dal creditore ipotecario, in quanto a prevalere, rispetto all’art. 2923, 1° comma, c.c., è il disposto dell’art. 2812, 1° comma, c.c. il quale, sancendo l’inopponibilità al creditore ipotecario dei diritti reali parziali costituiti sull’immobile successivamente all’iscrizione dell’ipoteca, trova applicabile anche nel caso di diritti personali di godimento che, rappresentando situazioni giuridiche soggettive più circoscritte, non possono godere di una protezione maggiore di quella attribuita dall’ordinamento ai diritti servitù, usufrutto, uso e abitazione. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata 09 marzo 2020.
Competenza in materia di impugnazione del decreto di liquidazione dei compensi dell’amministratore giudiziario nelle misure di prevenzione
Amministratore giudiziario – Misure di prevenzione – Codice Antimafia – Procedimento sommario – Applicabilità dell’art. 42 comma 7 codice antimafia
Lo speciale procedimento previsto dall’art. 42, comma 7, D.Lvo n. 159/2011, il quale indica la competenza, nell’ambito della medesima giurisdizione civile, della Corte d’Appello Penale in materia di impugnazione del decreto di liquidazione dei compensi dell’amministratore giudiziario, è applicabile non solo nella fattispecie esplicitamente disciplinata che sia quest’ultimo ad agire, bensì anche nell’ipotesi che lo faccia chiunque altro, tra cui, come nel caso di specie, il prevenuto.
Ciò in ragione della specialità e della posteriorità dell’art. 42, comma 7, D.Lvo n. 159/2011 rispetto all’art. 15 D.Lvo n. 150/2011, disposizione novellatrice dell’art. 170 d.P.R. n. 115/2002 entrata in vigore il 6 ottobre 2011. Una diversa soluzione, oltre che porsi in contrasto con i criteri di prevalenza della legge darebbe luogo ad incoerenze sistematiche. (Andrea Palazzolo) (riproduzione riservata) Tribunale Ragusa 31 marzo 2020.
Ai fini della determinazione dello spazio individuale in cella collettiva sono vincolanti i criteri fissati dalla Grande Camera di Strasburgo
Ordinamento penitenziario - Divieto di trattamenti inumani e degradanti - Spazio individuale in cella collettiva - Criteri di calcolo - Grande camera - Rilevanza - Interpretazione attuale della Corte di Cassazione - Irrilevanza (Cost., art. 101; Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali firmata a Roma il 4 novembre 1950, artt. 3, 53; l. 4 agosto 1955, n. 848, ratifica ed esecuzione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali firmata a Roma il 4 novembre 1950 e del Protocollo addizionale alla Convenzione stessa, firmato a Parigi il 20 marzo 1952, art. 1; l. 26 luglio 1975 n. 354, norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà, art. 35-ter)
Poiché l’art. 35-ter, comma 1, O.P. ha operato un “rinvio formale” all’interpretazione data dalla giurisprudenza europea all’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, tale interpretazione una volta consolidatasi costituisce un elemento integrativo del testo normativo ed è, pertanto, vincolante per i giudici italiani.
Ai fini della determinazione dello spazio individuale in cella collettiva sono vincolanti i criteri fissati dalla Grande Camera di Strasburgo, in base ai quali il calcolo della superficie disponibile non deve comprendere quella del bagno interno, ma deve includere lo spazio occupato dai mobili: ivi compresi (e diversamente da quanto ritenuto dalla Corte di cassazione italiana) gli arredi “fissi” e i letti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria 07 marzo 2020.
Per il caso di separazione delle posizioni processuali, alcune definite con il ricorso al rito del patteggiamento e altre non ancora definite, nel silenzio della norma possono individuarsi tre soluzioni: a) ripartizione delle spese finora anticipate tra le persone condannate o che hanno patteggiato senza tener conto dell'altra posizione non ancora definita con successiva eventuale rideterminazione all'esito della definizione dell'altra posizione; b) accantonamento della quota spettante a chi ha optato per un diverso rito con riserva di un nuovo riparto, qualora dovesse essere assolto, e successiva rideterminazione a carico dei soggetti tenuti al pagamento delle spese processuali; c) sospensione dell'esecuzione della condanna al pagamento delle spese processuali fino a quanto non risulti definita la posizione di tutti gli imputati dello stesso reato o di reati connessi. La seconda soluzione presenta l'inconveniente del possibile carattere “provvisorio” della divisione (nel caso di successiva assoluzione del correo), ma appare più in linea con la disciplina in vigore che ha abolito il principio di solidarietà. E, in ogni caso, consente il recupero immediato di una quota sicuramente dovuta dalle persone già condannate al pagamento delle spese processuali. (Pierluigi D'Urso) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi 24 gennaio 2020.
‘Criteri Engel’ e applicazione alle sanzioni amministrative del principio della lex mitior successivamente intervenuta
Sanzioni amministrative - Accertamento della natura sostanzialmente penale - “Criteri di Engel” elaborati dalla giurisprudenza di Strasburgo - Applicabilità della lex mitior successivamente intervenuta - Pronuncia costituzionalmente orientata - Applicabilità a singole fattispecie di natura punitiva assimilabili alla materia penale
A seguito del caso Engel ed altri c. Paesi Bassi del 1976 non è più consentito qualificare una sanzione in termini meramente formali, dovendo l’interprete riconoscere ad essa natura “sostanzialmente penale” ove ricorra anche uno soltanto dei criteri elaborati dalla ormai consolidata giurisprudenza di Strasburgo (appunto i “criteri di Engel”): 1) la qualificazione del diritto interno; 2) la natura dell’infrazione; 3) la severità della pena. E a tale fine è sufficiente la presenza di uno soltanto dei tre criteri sopra menzionati.
Alla luce di tali criteri è possibile accertare la natura “sostanzialmente penale” della sanzione amministrativa prevista dall’art. 28 L.R. Lombardia n 86/1983, attesa la sua finalità prevalentemente punitiva ed il suo elevato grado di afflittività, con la conseguenza che alla fattispecie può essere fatta applicazione retroattiva dell’art. 39, comma 4, d. lgs. 205/2010, che ha abrogato l’art 186 d. lgs. n. 152/2006 (successivamente sostituito dall’art 2 comma 23 d. lgs. n. 4/2008) ri-disciplinando la materia dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo e prevedendo che i materiali da scavo, in presenza di alcune condizioni di legge, siano da ritenersi non più rifiuti ma sottoprodotti.
A tale conclusione è possibile pervenire mediante una pronuncia costituzionalmente orientata che preveda non l’automatica estensione del detto principio a tutte le sanzioni amministrative, ma la sua applicabilità a quelle singole fattispecie di natura punitiva assimilabili alla materia penale, previa necessaria valutazione della singola sanzione alla luce dei criteri Engel. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 27 novembre 2019.
Esecuzione - Pena pecuniaria - Riscossione coattiva a mezzo ruolo - Omessa notificazione della cartella di pagamento - Conversione per insolvibilità del condannato - Inammissibilità
Ai sensi dell’art. 660, comma 2, c.p.p. la richiesta di conversione della pena pecuniaria al magistrato di sorveglianza presuppone l’accertamento dell’impossibilità di esazione della medesima (pena) o di una sua rata: accertamento che nel sistema di riscossione coattiva a mezzo ruolo presuppone a sua volta la notificazione al debitore della cartella di pagamento.
In mancanza della notificazione al debitore della cartella di pagamento non può essere attivata dal pubblico ministero la procedura di conversione della pena pecuniaria: e ciò, neppure nell’ipotesi di cui all’art. 238-bis, comma 3, d.p.r. 115/2002, che prevede l’attivazione della procedura di conversione se, decorsi 24 mesi dalla presa in carico del ruolo da parte dell’agente di riscossione, non risulti esperita alcuna attività esecutiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria 11 febbraio 2020.
Manipolazione del mercato, sanzioni Consob, divieto del ne bis in idem e verifica della proporzionalità delle sanzioni complessivamente irrogate
Divieto del ne bis in idem – Cumulo di sanzioni penali – Sospensione della pena – Irrilevanza
In tema di applicazione del divieto del ne bis in idem, è irrilevante la circostanza che la pena irrogata in sede penale sia stata sospesa; come ha, infatti, rilevato la Corte di Giustizia, tale circostanza “è irrilevante per valutare il carattere strettamente necessario” di una normativa nazionale che preveda, come quella italiana, il cumulo delle sanzioni, poiché dall’art. 50 della Carta emerge che la protezione conferita dal principio del ne bis in idem deve applicarsi alle persone che sono state assolte o condannate con sentenza penale definitiva, comprese quelle alle quali è stata inflitta una sanzione penale sospesa o estintasi per indulto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 22 maggio 2019.
Ai fini della decisione su fatti di criminalità di stampo mafioso, il giudice deve tenere conto anche dei risultati di indagini storico-sociologiche, le quali costituiscono strumenti di interpretazione delle risultanze probatorie e devono essere valutate con prudente apprezzamento e rigida osservanza del dovere di motivazione, vagliando la loro effettiva idoneità ad essere assunte ad attendibili massime di esperienza, fermo restando il dovere di accertamento della fattispecie concreta oggetto del giudizio in base alle prove raccolte. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Reggio Emilia 10 luglio 2019.
Conflitto tra misure di prevenzione (confisca) trascritte e titolo proprietario costituito retroattivamente con sentenza ex art. 2932 c.c.
Contratto preliminare di vendita – Decreto di confisca – Sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c. – Effetto retroattivo – Buona fede
Le misure di prevenzione trascritte successivamente al contratto preliminare e all’azione giudiziaria ex art. 2932 c.c. non sono opponibili al proprietario, il cui titolo risulta sancito irrevocabilmente con sentenza costitutiva avente efficacia retroattiva – ex tunc – a far data dalla trascrizione del preliminare di vendita (cfr. Cass. S,U., 16 settembre 2015, n. 18131). (Marco Buraggi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 02 ottobre 2019.