Source: http://www.ateneoweb.com/taxelex-documento/circolare-agenzia-entrate-n-12-del-09042009.html
Timestamp: 2016-12-06 05:51:57+00:00
Document Index: 133318935

Matched Legal Cases: ['art.\n148', 'art. 4', 'art. 30', 'art. 148', 'art. 4', 'art. 30', 'art. 148', 'art. 4', 'art. 148', 'art. 4', 'art. 73', 'art. 148', 'art. 4', 'art. 148', 'art. 4', 'art. 2195', 'art. 148', 'art. 4', 'art. 90', 'art. 148', 'art. 4', 'art. 148', 'art. 4', 'art. 148', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 2532', 'art. 2532', 'art. 148', 'art. 4', 'art.\n30', 'art. 30', 'art. 148', 'art. 30', 'art. 90', 'art. 30', 'art. 73', 'art. 30', 'art. 6', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 6', 'art. 30', 'art. 6', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 30', 'art. 148', 'art. 1', 'art. 6', 'art.\n30', 'art. 30', 'art. 10', 'art. 30', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 30']

modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2 - Enti associativi e norme
1.1 Requisiti qualificanti per fruire dei regimi agevolativi dell'art.
148 del TUIR e dell'art. 4 del DPR n. 633.
1.2 Soggetti tenuti alla presentazione del modello di comunicazione dei
dati e delle notizie rilevanti ai fini del controllo fiscale.
1.2.1.3 Organizzazioni di volontariato iscritte nei registri della legge
n. 266 del 1991 che non svolgono attività commerciali diverse da quelle
marginali di cui al decreto del Ministro delle Finanze 25 maggio 1995
L'art. 30, commi 1, 2, 3 e 3-bis, del decreto-legge 29 novembre 2008,
n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, al fine di consentire gli opportuni controlli, introduce per gli enti di tipo
associativo, che siano in possesso dei requisiti qualificanti richiesti dalle norme fiscali per avvalersi delle disposizioni di favore previste
dall'art. 148 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e dall'art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.
633, l'onere di comunicare all'Agenzia delle entrate dati e notizie rilevanti ai fini fiscali.
L'applicazione delle richiamate disposizioni fiscali di favore,
rilevanti ai fini delle imposte sui redditi e ai fini IVA, è pertanto subordinata alla ricorrenza delle seguenti condizioni:
b) comunicazione dei dati e delle notizie rilevanti ai fini
La comunicazione di dati e notizie deve essere effettuata con
apposito modello approvato con provvedimento del Direttore dell'Agenzia
delle entrate, nei termini e secondo le modalità stabilite con lo stesso
La norma ha finalità esclusivamente fiscali e risponde a reali
esigenze di controllo che l'Agenzia delle entrate potrà effettuare anche
attraverso l'acquisizione di informazioni necessarie a garantire che i
regimi tributari diretti ad incentivare il fenomeno del libero
associazionismo non costituiscano di fatto uno strumento per eludere il
pagamento delle imposte dovute.
L'intento della norma è quello di acquisire una più ampia
informazione e conoscenza del mondo associativo e dei soggetti assimilati
sotto il profilo fiscale (società sportive dilettantistiche), con
l'obiettivo primario di tutelare le vere forme associazionistiche
incentivate dal legislatore fiscale e, conseguentemente, di isolare e
contrastare l'uso distorto dello strumento associazionistico suscettibile di
intralciare - tra l'altro - la libertà di concorrenza tra gli operatori
in esame reca altresì alcune disposizioni in materia di
ONLUS, ai commi 4, 5, 5-bis e 5-ter.
Il comma 4 disciplina il settore della beneficenza, riconducendo
nell'ambito di tale attività, oltre agli interventi diretti a favore di
soggetti svantaggiati, le erogazioni effettuate ad altri enti che realizzano
programmi di utilità sociale (c.d. beneficenza indiretta).
Il comma 5 disciplina le organizzazioni di volontariato, fissando le
condizioni necessarie perché le stesse possano acquisire la qualifica di
Infine, i commi 5-bis e 5-ter dell'art. 30 introducono
un'agevolazione temporanea in materia di imposta catastale a favore delle
In merito ai requisiti per avvalersi delle disposizioni di cui ai
menzionati articoli 148 del TUIR e 4 del DPR n. 633 che escludono dalla
imposizione, ai fini delle imposte sui redditi e dell'IVA, i contributi, le
quote e i corrispettivi, pagati alle associazioni, la norma in commento
ribadisce la necessità che gli enti associativi interessati posseggano i
"requisiti qualificanti previsti dalla normativa tributaria".
Al riguardo si evidenzia che presupposto di carattere generale per
l'applicazione sia delle disposizioni dell'art. 148 del TUIR, sia di quelle
dell'art. 4, commi quarto e sesto, del DPR n. 633,
è la qualificazione
dell'ente associativo come ente non commerciale.
Gli enti di tipo associativo che possono fruire delle disposizioni
dell'art. 148 del TUIR e dell'art. 4, commi quarto e sesto, del DPR n. 633
sono solo gli enti che non hanno per oggetto esclusivo o principale
l'esercizio di attività commerciali ai sensi dell'art. 73 del TUIR.
L'art. 148
è inserito, infatti, nel Titolo II, Capo III, del TUIR
concernente gli enti non commerciali, così come l'art. 4, commi quarto e
sesto, del DPR n. 633 disciplina agli effetti IVA gli stessi enti non
Gli enti di tipo associativo che svolgono in via esclusiva o
principale attività commerciale non possono fruire del regime di favore
previsto dall'art. 148 del TUIR e dall'art. 4, commi quarto e sesto, del DPR
In particolare per detti enti la natura commerciale fa
sì che anche le quote e i contributi associativi concorrono alla determinazione del
Si ricorda che la commercialità o meno di un'attività
è determinata ai fini fiscali sulla base di parametri oggettivi che
prescindono dalle motivazioni del soggetto che la pone in essere e dalle sue
In sostanza la qualificazione ai fini fiscali
dell'attività deve essere operata verificando se la stessa possa ricondursi fra quelle previste
dall'art. 2195 del codice civile o, qualora essa consista nella prestazione
di servizi non riconducibili nel menzionato articolo (es. prestazioni didattiche, sanitarie, terapeutiche etc.), se venga svolta con i connotati
dell'organizzazione, della professionalità e abitualità.
Il carattere di imprenditorialità può di fatto derivare anche dallo
svolgimento di un solo affare in considerazione della sua rilevanza economica e della
complessità delle operazioni in cui si articola e la
funzione organizzativa dell'imprenditore può rilevarsi nel coordinamento dei mezzi finanziari nell'ambito di un'operazione di rilevante
Il comma 3 dell'art. 148 del TUIR e il quarto comma, secondo periodo,
dell'art. 4 del DPR n. 633 prevedono un particolare regime
agevolativo, consistente nella decommercializzazione delle attività rese in diretta
attuazione degli scopi istituzionali, nei confronti di iscritti, associati o partecipanti verso il pagamento di corrispettivi specifici, applicabile ad
associazioni che, oltre a dover essere preventivamente qualificate come enti
non commerciali, appartengano a una delle seguenti tipologie:
Le associazioni sportive dilettantistiche sono definite dall'art. 90
della legge 27 dicembre 2002, n. 289, mentre le associazioni di promozione
sociale sono quelle disciplinate dalla legge 7 dicembre 2000, n. 383.
Altri specifici benefici sono stabiliti, a favore di una o
tipologie di associazioni sopra richiamate, dai commi 5, 6 e 7 dell'art. 148 del TUIR nonché dal sesto comma dell'art. 4 del DPR n. 633 in presenza
delle condizioni previste dalle stesse disposizioni.
Si precisa che l'attività "esterna" degli enti associativi,
cioè quella resa nei confronti di terzi, non rientra di regola nella sfera di
applicazione delle norme agevolative sopra riportate.
Il regime agevolativo previsto per i corrispettivi specifici pagati
dagli associati, iscritti o partecipanti ai sensi del comma 3 dell'art. 148 del TUIR e del quarto comma, secondo periodo, dell'art. 4 del DPR n. 633 nonchè gli ulteriori benefici recati dai commi 5, 6 e 7 dello stesso art. 148 e dal sesto comma del menzionato art. 4 si applicano a condizione che le
associazioni interessate si conformino, oltre che alle anzidette condizioni
recate dai commi sopra citati, anche alle seguenti clausole, da inserire nei
relativi statuti redatti nella forma dell'atto pubblico o della scrittura
a) divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi
di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell'associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non
b) obbligo di devolvere il patrimonio dell'ente, in caso di suo
scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica
utilità, sentito
l'organismo di controllo di cui all'art. 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla
c) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle
associative volte a garantire l'effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la
temporaneità della partecipazione alla
vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d'età il diritto di voto per l'approvazione e le
modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli
organi direttivi dell'associazione;
d) obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto
economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie;
e) eleggibilità libera degli organi amministrativi, principio del
voto singolo di cui all'art. 2532, comma 2, del codice civile, sovranità dell'assemblea dei soci, associati o partecipanti e i
criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicità delle convocazioni assembleari, delle relative
deliberazioni, dei bilanci o rendiconti; è ammesso il voto per
corrispondenza per le associazioni il cui atto costitutivo,
anteriore al 1 gennaio 1997, preveda tale modalità di voto ai
sensi dell'art. 2532, ultimo comma, del codice civile e sempreché le stesse abbiano rilevanza a livello nazionale e siano prive di
f) intrasmissibilità della quota o contributo associativo ad
eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilità
Per espressa previsione normativa (comma 9 dell'art. 148 del TUIR e
ottavo comma dell'art. 4 del DPR n. 633 del 1972) le clausole indicate alle
lettere c) ed e) non si applicano alle associazioni religiose riconosciute
dalle confessioni con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, nonché
alle associazioni politiche, sindacali e di categoria.
Dalle disposizioni dei commi 1, 2 e 3-bis dell'art.
30 emerge che l'onere della presentazione del modello di comunicazione dei dati e delle
notizie rilevanti ai fini fiscali è previsto per tutti gli enti di tipo
associativo che fruiscono della detassazione delle quote associative ovvero dei contributi o dei corrispettivi prevista dai richiamati articoli 148 del
TUIR e 4 del DPR n. 633, ad esclusione degli enti espressamente indicati
dalle stesse disposizioni (v. paragrafo 1.2.1).
Come si desume dalla rubrica della norma, riferita ai circoli
privati, la disposizione in esame si applica esclusivamente agli enti di
Pertanto, sono tenuti alla presentazione del modello di comunicazione
previsto dall'art. 30 del decreto-legge n. 185 gli enti associativi di
natura privata, con o senza personalità giuridica, che si avvalgono di una
o più delle previsioni di decommercializzazione previste dagli articoli 148 del TUIR e 4, quarto comma, secondo periodo, e sesto comma, del DPR n. 633.
Ne consegue che l'onere della comunicazione grava anche sugli enti
associativi che, in applicazione del comma 1 dell'art. 148 del TUIR, si
limitano a riscuotere quote associative oppure contributi versati dagli
associati o partecipanti a fronte dell'attività istituzionale svolta dai
L'onere della comunicazione si estende, in forza del comma 3
dell'art. 30 in commento, alle
società sportive dilettantistiche di cui all'art. 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289. Sono tenute,
alla trasmissione del modello in argomento le organizzazioni di volontariato, ad eccezione di quelle espressamente escluse dal comma 1
dell'art. 30 (v. paragrafo 1.2.1.3).
Come si evince dal comma 2 dell'articolo in commento sono tenuti a
trasmettere il modello di comunicazione previsto dallo stesso articolo sia le associazioni
già costituite alla data di entrata in vigore del
decreto-legge n. 185 sia gli enti di nuova costituzione.
L'onere della comunicazione grava su tutti i soggetti associativi con
autonomia giuridica tributaria e, pertanto, anche sulle articolazioni
territoriali o funzionali di un ente nazionale, qualora queste si
configurino come autonomi soggetti d'imposta ai sensi dell'art. 73 del TUIR.
Resta inteso che gli enti associativi interessati dalle disposizioni
fiscali di favore di cui ai citati articoli 148
del TUIR e 4 del DPR n. 633 del 1972, non potranno
più farne applicazione qualora non assolvano
all'onere della comunicazione nei termini e secondo le modalità stabilite
con il menzionato provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate.
L'art. 30 in commento, fermo restando il potere di controllo
dell'Agenzia delle entrate della sussistenza dei requisiti qualificanti previsti dalla normativa tributaria, esclude dall'onere di comunicare
all'Agenzia dell'entrate i dati e le notizie rilevanti ai fini fiscali:
- le associazioni pro-loco che optano per l'applicazione delle
disposizioni di cui alla legge 16 dicembre 1991, n. 398;
- gli enti associativi dilettantistici iscritti nel registro del
Comitato olimpico nazionale italiano che non svolgono attività
- le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali
di cui all'art. 6 della legge 11 agosto 1991, n. 266 che non
svolgono attività commerciali diverse da quelle marginali
individuate con decreto del Ministro delle finanze 25 maggio 1995.
Il disposto del comma 3-bis dell'art. 30 esonera dalla trasmissione dei dati e delle notizie rilevanti ai fini fiscali le associazioni pro-loco
che abbiano esercitato l'opzione per il regime agevolativo recato dalla
legge n. 398 del 1991.
Si fa presente che le associazioni pro-loco possono optare per
l'anzidetto regime fiscale sempre che, nel periodo di imposta precedente, abbiano esercitato
attività commerciali, conseguendo proventi di ammontare
non superiore a 250.000 euro.
Sono tenute, pertanto, a comunicare all'Agenzia delle entrate i dati
e le notizie rilevanti ai fini fiscali, le associazioni pro-loco che, nel
periodo di imposta precedente, abbiano conseguito proventi superiori a
250.000 euro nonché le associazioni pro-loco che, pur avendo realizzato proventi di ammontare inferiore a tale importo, non abbiano optato per il
regime agevolativo recato dalla legge n. 398 del 1991.
Il comma 3-bis dell'art. 30 esonera dall'onere della trasmissione dei
dati e delle notizie rilevanti sotto il profilo fiscale gli enti associativi dilettantistici in possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato
dal CONI che non svolgono attività commerciale.
Sono, per converso, tenute all'invio dei dati e delle notizie
rilevanti ai fini fiscali, secondo le modalità precisate nel paragrafo 1.3, le associazioni sportive dilettantistiche che, oltre
all'attività sportiva
dilettantistica riconosciuta dal CONI, effettuano cessioni di beni (ad es.
somministrazione di alimenti e bevande, vendita di materiali sportivi e
gadget pubblicitari) e prestazioni di servizi (es. prestazioni pubblicitarie, sponsorizzazioni) rilevanti ai fini dell'IVA e delle imposte
L'onere della comunicazione dei dati grava anche sulle associazioni
che effettuano operazioni strutturalmente commerciali anche se non
imponibili ai sensi dell'articolo 148, terzo comma, del TUIR e dell'articolo 4 del DPR n. 633 del 1972.
n. 266 del 1991 che non svolgono attività commerciali diverse da
quelle marginali di cui al decreto del Ministro delle Finanze 25
in commento al comma 1 esonera dalla trasmissione del
modello di comunicazione le "organizzazioni di volontariato iscritte nei
registri di cui all'art. 6 della legge 11 agosto 1991, n. 266, in possesso
dei requisiti di cui al comma 5 del presente articolo".
Il comma 5 dell'art. 30, richiamato dal comma 1 dello stesso
articolo, disciplina le organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11
agosto 1991, n. 266, che non svolgono attività commerciali diverse da
quelle individuate con decreto del Ministro delle Finanze 25 maggio 1995,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 134 del 10 giugno 1995.
Sono escluse pertanto dall'onere della comunicazione in argomento le
organizzazioni iscritte nei registri di cui all'art. 6 della legge n. 266
del 1991, che non svolgono attività commerciali se non in via marginale,
nei limiti consentiti dal richiamato decreto del 1995.
La comunicazione dei dati e delle notizie rilevanti ai fini fiscali
deve essere effettuata, ai sensi del comma 1 dell'art. 30 in commento, compilando l'apposito modello, approvato con provvedimento del Direttore
dell'Agenzia delle entrate, che deve essere trasmesso esclusivamente per via
Come accennato in premessa, l'intento del legislatore, attraverso
l'introduzione dell'onere della comunicazione a carico degli enti che si avvalgono dei regimi agevolativi richiamati nei precedenti paragrafi ai fini
delle imposte sui redditi e dell'IVA, è quello di conoscere e monitorare gli enti associativi esistenti al fine di acquisire per ciascun soggetto
informazioni sugli elementi di identificazione e qualificazione soggettiva dell'ente associativo, sui contenuti statutari e sui profili organizzativi,
sul settore di operatività e sulle specifiche attività poste in essere,
per modo che l'azione di controllo fiscale possa concentrarsi sulle
pseudo-associazioni, con esclusione di quelle correttamente organizzate che
operano nell'interesse degli associati.
Il comma 5 dell'art. 30 in commento stabilisce che le organizzazioni
di volontariato iscritte nei registri del volontariato di cui all'art. 6 della legge 11 agosto 1991, n. 266 acquistano, in forza dell'art. 10, comma
8, del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, la qualifica di ONLUS di diritto a condizione che non svolgano
attività commerciali diverse da
quelle marginali indicate nel decreto 25 maggio 1995.
La norma in esame modifica, in sostanza, la previsione del comma 8
dell'art. 10 del decreto legislativo n. 460, intervenendo sui requisiti
richiesti alle organizzazioni di volontariato per l'acquisizione della
qualifica di ONLUS di diritto.
Le attività commerciali marginali individuate dal predetto decreto
del 1995, consentite alle organizzazioni di volontariato, ai sensi dell'art. 30, comma 5, al fine dell'acquisizione della qualifica di ONLUS di diritto e
al fine dell'esonero dalla trasmissione telematica dei dati e delle notizie fiscalmente rilevanti, sono le seguenti:
a) attività di vendita occasionali o iniziative occasionali di
solidarietà svolte nel corso di celebrazioni o ricorrenze o in
concomitanza a campagne di sensibilizzazione pubblica verso i fini
istituzionali dell'organizzazione di volontariato;
b) attività di vendita di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito
a fini di sovvenzione, a condizione che la vendita sia curata direttamente dall'organizzazione senza alcun intermediario;
c) cessione di beni prodotti dagli assistiti e dai volontari sempre
che la vendita di prodotti sia curata direttamente
dall'organizzazione senza alcun intermediario;
d) attività di somministrazione di alimenti e bevande in occasione
di raduni, manifestazioni, celebrazioni e simili a carattere
e) attività di prestazione di servizi rese in
conformità alle finalità istituzionali, non riconducibili nell'ambito applicativo
dell'art. 148, comma 3, del TUIR, verso pagamento di corrispettivi
specifici che non eccedano del 50% i costi di diretta imputazione.
Le attività sopra elencate, ai sensi del comma 2 dell'art. 1 del
citato decreto del 25 maggio 1995, devono essere svolte:
a) in funzione della realizzazione del fine istituzionale
dell'organizzazione di volontariato iscritta nei registri di cui
all'art. 6 della legge n. 266 del 1991;
b) senza l'impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini
di concorrenzialità sul mercato, quali l'uso di pubblicità dei prodotti, di insegne elettriche, di locali attrezzati secondo gli
usi dei corrispondenti esercizi commerciali, di marchi di
distinzione dell'impresa.
In sintesi, in base alla previsione del comma 5 dell'art.
30, le organizzazioni di volontariato sono ONLUS di diritto e possono fruire della
disciplina a favore delle ONLUS se:
1) sono iscritte negli appositi registri del volontariato di cui
alla legge n. 266 del 1991;
2) non svolgono attività commerciali diverse da quelle marginali
elencate nel decreto del 25 maggio 1995.
Pertanto, qualora le organizzazioni di volontariato, ancorché
iscritte negli anzidetti registri, svolgano attività commerciali non
riconducibili fra quelle sopra richiamate, le stesse non possono assumere la
qualifica di ONLUS di diritto e sono tenute, ai sensi dei commi 1 e 5 dell'art. 30 del decreto-legge n. 185, a trasmettere il modello di
comunicazione previsto dallo stesso articolo.
La qualificazione dell'attività come commerciale o non commerciale
deve essere effettuata ai fini fiscali sulla base dei parametri oggettivi
richiamati nel precedente paragrafo 1.1.1, senza che a tal fine possa
assumere rilievo la qualificazione statutaria della stessa.
In sostanza, in base alla disposizione in esame, l'Agenzia delle
entrate esercita l'autonoma attività di controllo anche sulle
organizzazioni iscritte negli appositi registri del volontariato al fine di
accertare l'eventuale svolgimento di attività commerciali diverse da quelle elencate dal decreto del 25 maggio 1995 e, conseguentemente, la spettanza o
meno delle agevolazioni fiscali.
4. All'art. 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, dopo
il comma 2 è inserito il seguente:
"2-bis. Si considera attività di beneficenza, ai sensi del comma 1,
lettera a), numero 3), anche la concessione di erogazioni gratuite in denaro con utilizzo di somme provenienti dalla gestione patrimoniale o da donazioni
appositamente raccolte, a favore di enti senza scopo di lucro che operano
prevalentemente nei settori di cui al medesimo comma 1, lettera a), per la
La formulazione della norma con le parole "si considera
beneficenza (...)" fa assumere carattere interpretativo alla disposizione
che qualifica e delimita l'attività di beneficenza, conferendo alla
previsione in esame efficacia retroattiva.
Il comma 4 dell'art. 30, aggiungendo all'art. 10 del decreto
legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, dopo il comma 2, il comma 2-bis), riconduce nella beneficenza, quale settore di
attività in cui possono
operare le ONLUS, oltre all'attività consistente direttamente nella concessione di erogazioni gratuite in denaro o in natura a favore degli
indigenti, anche l'attività di erogazione gratuita di somme di denaro, provenienti dalla gestione patrimoniale della ONLUS o da campagne di
raccolta di donazioni, a favore di enti che presentino i requisiti stabiliti
dallo stesso comma 4.
In particolare gli enti destinatari delle erogazioni gratuite di
denaro devono avere i seguenti requisiti:
b) devono operare prevalentemente e direttamente nei settori di
attività previsti dal medesimo art. 10, comma 1, lettera a) del decreto legislativo n. 460 del 1997 e quindi nei settori
dell'assistenza sociale e socio-sanitaria, dell'assistenza sanitaria, dell'istruzione, della formazione, dello sport dilettantistico, della
tutela, promozione e valorizzazione delle cose d'interesse artistico e
storico, della tutela e valorizzazione della natura e dell'ambiente, della promozione della cultura e dell'arte, della tutela dei diritti
civili, della ricerca scientifica di particolare interesse sociale.
Per quanto riguarda la natura degli enti destinatari delle
erogazioni, in mancanza di una limitazione normativa, si ritiene che gli
stessi possano avere natura pubblica o privata, non esclusi gli enti
religiosi, e possano assumere qualsiasi forma giuridica.
L'espressa previsione dell'assenza di lucratività comporta che
l'ente deve osservare di fatto e prevedere statutariamente il divieto di distribuzione anche indiretta degli utili e avanzi di gestione
fondi riserve o capitale.
Affinché le erogazioni destinate a tali enti possano essere
ricondotte nell'attività di beneficenza è inoltre necessario che:
- provengano dalla gestione patrimoniale o da donazioni
appositamente raccolte;
- siano destinate alla realizzazione diretta di progetti di
Riguardo a quest'ultima previsione si chiarisce che la norma esclude
che gli enti beneficiari delle erogazioni effettuate dalle ONLUS c.d. erogative possano a loro volta riversare le donazioni raccolte a favore di
La norma non consente, quindi, che si verifichi il fenomeno delle
erogazioni a catena attraverso molteplici passaggi di denaro tra enti diversi, ma impone che gli enti beneficiari utilizzino "direttamente" le
erogazioni ricevute per la realizzazione di progetti di utilità sociale.
sociale comporta, peraltro, da una parte la necessità della tracciabilità
della donazione attraverso strumenti bancari o postali che evidenzino la
particolare causa del versamento e dall'altra l'esistenza non di un
programma generico, ma di un progetto già definito nell'ambito del settore
di attività dell'ente destinatario prima dell'effettuazione dell'erogazione.
L'utilità sociale del progetto comporta che esso si connoti per la
realizzazione di attività solidaristiche.
I commi 5-bis e 5-ter dell'art. 30 in commento introducono, con
efficacia temporale limitata al 31 dicembre 2009, una nuova agevolazione in
favore delle ONLUS in materia di imposta catastale.
Tale agevolazione consiste, in sostanza, nella previsione
dell'applicazione dell'imposta catastale in misura fissa, pari a 168 euro, per i trasferimenti a titolo oneroso a favore delle ONLUS, a condizione che
la ONLUS dichiari nell'atto che intende utilizzare direttamente i beni per
lo svolgimento della propria attività e che realizzi l'effettivo utilizzo
diretto entro due anni dall'acquisto.
- Cerignola, 7 giorni fa	AteneoWeb s.r.l.