Source: https://www.confconsumatori.it/page/398/
Timestamp: 2019-11-19 03:04:58+00:00
Document Index: 22495575

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 1439', 'art. 1453', 'sentenza ', 'art. 1228', 'art. 5', 'art. 1439', 'art. 4', 'art. 1439', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 3', 'sentenza\n', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 2226', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 5']

CONFCONSUMATORI - Pagina 398 di 399 - ASSOCIAZIONE DI CONSUMATORI, PER I CONSUMATORI
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Una sentenza del Tribunale di Parma
Parma, 14 luglio 2003 – Finalmente una sentenza in una materia nota purtroppo a diversi, troppi consumatori, che ogni giorno vengono invitati da rappresentanti di società praticanti il c.d. time-share – ossia la vendita di multiproprietà affiliate a circuiti di scambio -, aventi normalmente sede nel padovano o nel torinese. Questi, più in particolare, i fatti sui quali si è pronunciato il Tribunale di Parma accaduti all’attore.
E’ capitato, per la precisione, a quest’ultimo, nel marzo 2001, di venire invitato telefonicamente dai rappresentanti di certa "Le Voyage s.r.l." a recarsi il giorno 18.3.01 in un albergo di Parma, l’ex Baglioni, perché, a loro dire, egli sarebbe stato prescelto per trascorrere con la moglie una vacanza gratuita di una settimana . E’ capitato che, arrivato il giorno fissato nel luogo indicato, fu detto a lui e alle altre numerose persone lì presenti per lo stesso motivo, che, in realtà, essi erano stati chiamati per la presentazione della seguente offerta: la possibilità di acquistare per la complessiva somma di £. 23.000.000 (corrispondenti a euro 11.878,51) il diritto di godimento a tempo parziale di quote di unità abitative del Residence denominato "Mwembe Resort" sito in Malindi (Kenya), cioè a dire il diritto esclusivo, ereditabile, vendibile o cedibile, affiliato al circuito di scambi R.C.I., di occupare, godere e utilizzare in via piena ed esclusiva nel "periodo rosso" una suite con quattro posto letto di tale complesso immobiliare. Che, avendo egli manifestato un certo interesse per l’offerta, gli fu fatto sottoscrivere un documento, con la falsa dichiarazione che si trattava soltanto di un atto necessario per avere la sicurezza di un appuntamento a casa. Che il giorno successivo un preteso rappresentante della "Le Voyage s.r.l." si recò presso la sua residenza, dicendo a lui, inconsapevole della circostanza, ch’egli aveva firmato una proposta d’acquisto e che il recesso gli sarebbe "costato" una somma pari circa a £. 5.000.000. Che, convinto a non recedere, anche con l’assicurazione che dopo dodici mesi egli avrebbe potuto cedere il proprio diritto, che sarebbe stato ricomprato dalla stessa "Le Voyage s.r.l.", il consumatore versò una caparra di £. 300.000, accettata dall’incaricato della "Le Voyage s.r.l." Che, di lì a poco l’attore versò il saldo, oltre ad altre pretese spese ammontanti a £. 650.000 (euro 335,70): il tutto per complessivi euro 12.214,18.
A fronte di tali circostanze, il consumatore, dopo essersi recato alla Confconsumatori ed essere stato consigliato, vista l’impossibilità di trovare una soluzione transattiva con la "Le Voyage s.r.l.", di adire le vie legali, ha chiesto al Giudice:
– in via principale, di dichiarare ex artt. 3 e 7, comma 3, d.lgs. 9 novembre 1998 n. 427 la nullità del contratto da lui sottoscritto, stante la mancanza degli elementi indicati nell’art. 3 d.lgs. cit.; – in subordine, di pronunciare l’annullamento di tale contratto a norma dell’art. 1439 c.c.; – in ulteriore subordine, di pronunciare ex art. 1453 c.c. la risoluzione dello stesso, stante il grave inadempimento consistito nel mancato trasferimento della quota acquistata mediante atto pubblico; – comunque, di dichiarare tenuta e condannare la convenuta alla restituzione in favore dell’attore della complessiva somma di euro 12.214.,18, oltre interessi legali nel frattempo maturati.
Il Tribunale, dopo aver respinto la domanda di nullità, ha accolto quella di annullamento perché al consumatore sarebbe stato dolosamente impedito di recedere dal contratto, con la falsa affermazione che il recesso comportava una spesa di £. 5.000.000, ed ha di conseguenza condannato la venditrice alla restituzione di euro 12.033,45, oltre interessi e spese. Il che soddisfa, lasciando al contempo insoddisfatto chi scrive.
La sentenza è infatti sicuramente soddisfacente per quanto attiene la declaratoria di annullamento, in considerazione del sistema utilizzato per convincere il consumatore a non recedere dal contratto, un contratto oltretutto fatto firmare in un salone alla presenza di moltissime persone con la falsa dichiarazione che si trattava di un atto necessario soltanto per avere la sicurezza di un appuntamento a casa. Evidente, invero, il dolo della società convenuta, per avere i suoi incaricati, del fatto dei quali essa risponde a norma dell’art. 1228 c.c., detto una menzogna, cioè che il recesso avrebbe comportato un notevole esborso. Scoperta menzogna, questa, perché ai sensi dell’art. 5, comma 1, d.lgs. cit. in caso di recesso "l’acquirente non è tenuto a pagare alcuna penalità e deve rimborsare al venditore solo le spese sostenute e documentate per la conclusione del contratto e di cui è fatta menzione nello stesso, purché si tratti di spese relative ad atti da espletare tassativamente dello scadere del periodo di recesso". Delle medesime, invece, nulla si diceva nel documento firmato dall’attore.
Vi era peraltro anche un’altra ragione per annullare il contratto a norma dell’art. 1439 del codice civile : il consumatore era stato invitato col pretesto – vero o falso poco importa! – di essere stato prescelto con la moglie per trascorrere una vacanza gratuita di una settimana. La qual cosa ha indotto la Confconsumatori a denunziare il fatto all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, la quale nell’adunanza del 22 agosto 2002 "ha ritenuto che nella fattispecie segnalata possano riscontrarsi gli estremi di una inottemperanza al provvedimento adottato in data 23 marzo 2000, nei confronti della medesima società (PI/2744)… Infatti, la fattispecie da ultimo segnalata presenta analogie con quella oggetto del provvedimento dell’Autorità sopra menzionato", decidendo di inoltrare "la denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Parma". Decisione, questa, conforme a tante altre emesse nei confronti di diverse società, come ad es. quella del 31.5.01 nei confronti di "V & V Viaggi e Vacanze s.r.l.", nella quale si legge: "I messaggi telefonici in esame, alla luce delle dichiarazioni espresse dal segnalante, inducono il destinatario a ritenere di avere ricevuto in regalo una vacanza senza alcun tipo di onere o condizione annessa alla fruizione della stessa. I messaggi lasciano, infatti, intendere che, l’assegnatario contattato telefonicamente, recandosi in una data concordata nel luogo indicato dall’operatore, potrà ritirare l’omaggio promesso. Dalle risultanze istruttorie è, al contrario, emerso che gli incontri promossi con i consumatori al dichiarato fine di consegna dell’omaggio hanno, in realtà, lo scopo principale di indurre gli intervenuti alla sottoscrizione contestuale o di poco differita, di contratti per l’acquisto di quote di immobili in multiproprietà… Nel caso di specie, pertanto, la diretta e reale finalità dell’iniziativa in questione, che è rappresentata dalla promozione della vendita di quote di immobili in multiproprietà, non risulta esplicitata dai messaggi ed in alcun modo riconoscibile come tale, ponendosi in tal modo in contrasto con la normativa di cui all’art. 4, comma 1, del Decreto Legislativo n. 74/92. In tale contesto, la circostanza per cui durante gli incontri l’omaggio prospettato sia stato effettivamente consegnato non è sufficiente a sanare l’ingannevolezza dei messaggi in esame che restano idonei ad ingenerare nel destinatario aspettative che, di fatto, non vengono soddisfatte… è evidente, però, che sussista, in ogni caso, un onere a carico del destinatario del messaggio di recarsi a ritirare la documentazione relativa all’omaggio nel medesimo luogo e negli stessi orari in cui si svolge non solo la presentazione dei prodotti-quote in multiproprietà della società committente, ma anche la contestuale commercializzazione degli stessi. Peraltro, si rileva che il testo della telefonata… non riporta alcun riferimento a qualsivoglia proposta contrattuale in realtà formulata nei confronti degli intervenuti al momento dell’incontro per il ritiro dell’omaggio. Alla stregua di tutti i rilievi che precedono, dunque, i messaggi segnalati appaiono idonei ad ingenerare confusione e ad indurre in errore i destinatari. I messaggi in esame risultano, infine, idonei anche a pregiudicare il comportamento economico dei destinatari, in quanto gli stessi ingenerano false aspettative in relazione alla partecipazione all’incontro prefissato per la consegna dell’omaggio, con particolare riguardo alla ignorata formulazione di proposte contrattuali che possono orientare le scelte dei destinatari".
Siamo, insomma, in presenza di una pubblicità ingannevole , come tale idonea ad indurre in errore un consumatore quale, nel caso nostro, l’attore. Egli, infatti, fu convinto a recarsi presso un albergo cittadino, dove avrebbe poi firmato il contratto in questione, perché credeva di andar lì solo per ritirare il premio, mentre invece si trattava del mezzo, ingannevole, per convincerlo ad assistere alla promozione ed alla vendita di quella forma di multiproprietà. Donde la ricorrenza nella specie di un tipico caso di dolo determinante, causa, come tale, di annullamento del contratto ex art. 1439, comma 1, c.c. La circostanza che l’Autorità garante abbia ritenuto tale quel messaggio rappresenta, del resto, una prova incontestabile del carattere fraudolento del messaggio. Trovasi, invero, affermato in giurisprudenza: "La decisione con cui l’Autorità garante della concorrenza abbia giudicato ingannevole la campagna pubblicitaria di un professionista costituisce elemento indiziario idoneo a far presumere l’induzione in errore del consumatore ai fini dell’annullamento del contratto stipulato a seguito di tale campagna pubblicitaria" (Pret. Bologna 8 aprile 1997, in Giust. civ. 1998, I, 879).
Ma la sentenza del Tribunale non soddisfa completamente non perché non si è occupata anche di tale circostanza. Vi erano infatti altri motivi che giustificavano la pronuncia di annullamento. La decisione non è invece del tutto convincente per il rigetto della prima domanda di nullità spiegata dall’attore . Il contratto in parola, come altri analoghi fatti firmare ai consumatori, non conteneva, infatti, la maggior parte degli elementi richiesti a pena di nullità dall’art. 3 d.lgs. cit., ed in particolare: a) quelli indicati nell’art. 2, comma 1, tra i quali "il diritto oggetto del contratto, con specificazione della natura e delle condizioni di esercizio di tale diritto nello Stato in cui è situato l’immobile…", "la descrizione dell’immobile e la sua ubicazione" e così via. Elementi la necessità dei quali emerge dal secondo comma dell’art. 3, richiedendo lo stesso che il contratto contenga, tra le altre cose, anche quanto prescritto dal precedente art. 2, comma 1. E non vi è dubbio ch’essi difettassero nei documenti consegnati all’acquirente, parlandosi negli stessi unicamente di un certo complesso "Turistico Residenziale denominato "Mwembe Resort" sito in Malindi – Kenya…"; b) "il periodo di tempo durante il quale può essere esercitato il diritto oggetto del contratto e la data a partire dalla quale l’acquirente può esercitare tale diritto", non essendo sufficiente limitarsi a parlare, come nella specie, di periodo stagionale rosso.
Per quanto riguarda tale ultima circostanza anche il Tribunale, per la verità, ha ritenuto che "nella detta dizione non si riesca ad identificare la settimana dell’anno in cui può essere esercitato il diritto di utilizzazione dell’unità abitativa". Per l’adìto Giudice "deve peraltro escludersi che il suddetto difetto integri ipotesi di nullità del contratto, tenuto conto del fatto che la mancanza di indicazione del periodo consente all’acquirente di recedere dallo stesso entro tre mesi dalla conclusione (art. 5, comma 2) senza essere tenuto ad alcuna penalità né ad alcun rimborso". Tale opinione non ci trova tuttavia d’accordo, essendosi al cospetto per il menzionato art. 3 di un requisito del contratto, che il medesimo deve avere ai fini della sua validità a migliore tutela della posizione dell’acquirente.
Resta comunque il fatto che, ove fosse corretta la tesi del Tribunale, visto che in tutti i contratti della specie si parla di "periodo rosso", bisognerebbe allora concludere che i consumatori possono sempre recedere entro tre mesi dalla sottoscrizione senza corrispondere alcunché. Ciò, insieme al fatto che, comunque, è stata ampiamente riconosciuta la facoltà per l’acquirente di chiedere l’annullamento del contratto, ci induce a ritenere che forse siamo ormai, grazie al cielo!, arrivati al termine di una vera e propria persecuzione consumeristica: l’invito a presentarsi presso un hotel della città quali vincitori di una vacanza gratuita, con l’intenzione di vendere settimane di time-share, collegata ad inesistenti circuiti di scambio.
Per concludere sull’argomento, merita ricordare che oggi si viene indotti all’acquisto anche con un’altra promessa: quella di poter affittare la settimana alla stessa società venditrice al prezzo annuale di circa 1.500,00 euro. Il consumatore pensa così di essere in grado onorare il mutuo, che viene quasi sempre indotto a sottoscrivere, col canone gli verrà corrisposto. Attenzione: è raro che la società, dopo la firma, paghi e sia in grado di farlo. Pendono infatti diverse cause promosse da nostri associati anche a causa dell’inadempimento della venditrice.
Avv. Giovanni Franchi
Leggi qui il testo della sentenza
Nullità di un decreto di espulsione non tradotto nella lingua conosciuta dallo straniero espulso
29 settembre 2003 – A seguire un’ordinanza del Tribunale di Grosseto , Giudice Unico Dr.ssa Daniela Gaetano, che in data 30/9/2003 provvede ad annullare il decreto d’espulsione emesso dalla Prefettura di Grosseto il 29/8/2003 con contestuale esecuzione e rimpatrio dello straniero .
Clicca qui per leggere l’ordinanza.
Il Giudice ha confermato una consolidata tesi della S.C, ribadita anche in due recenti pronunce dell’anno 2003 (la n. 366 e 5732), che considera nullità assoluta ed insanabile la violazione dell’articolo 13, settimo comma, del decreto legislativo 286/98 secondo il quale il decreto d’espulsione va tradotto in lingua conosciuta allo straniero espulso. Tale disposto può essere derogato solo se l’amministrazione prova – e nel caso di specie non l’ha fatto – che lo straniero conosceva l’italiano, l’inglese o il francese, ovvero nel caso in cui l’amministrazione giustifichi l’impossibilità di tradurre l’atto. Fuori da questi casi il Giudice ha l’obbligo di annullare il provvedimento d’espulsione senza che possa invocarsi la sanatoria del medesimo per raggiungimento dello scopo nel caso in cui lo straniero abbia presentato ricorso.
(nota a cura dell’Avv. Marco Festelli, Grosseto)
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E’ nato un nuovo paniere per monitorare i prezzi al consumo
Roma, agosto 2002 – La Confconsumatori, insieme ad altre associazioni, ha preso l’iniziativa ed ha collaborato alla creazione di un osservatorio permanente sui prezzi ed i consumi L’Osservatorio permanente sui prezzi e i consumi è stato varato. Presso la sede dell’ Eurispes , infatti, nel corso di un incontro e alla presenza dei rappresentanti dell’Istituto di ricerche e di Adiconsum, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Lega consumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino, Unione nazionale consumatori, l’Osservatorio permanente sui prezzi e i consumi ha preso ufficialmente corpo . Già a partire da settembre l’Osservatorio avvierà il monitoraggio, sulla base di un nuovo paniere, dei prezzi al consumo e della spesa effettiva delle famiglie italiane.
Il nuovo paniere, su cui lavora una task force di esperti dell’Eurispes e delle principali associazioni dei consumatori, terrà conto dei nuovi stili di vita di adulti e giovani, delle esigenze della sempre più importante terza età, dei consumi hi-tech, delle tendenze nel consumo del tempo libero, ecc. Si tratta di un paniere articolato su diverse tipologie di spesa che vuole superare la "rigidità" istituzionale del paniere Istat , che pregiudica non l’attendibilità delle rilevazioni ma la rispondenza all’effettivo peso e alla qualità della spesa delle famiglie italiane. A tal proposito, i componenti dell’Osservatorio chiedono al Governo e all’Istat stesso di dare la massima trasparenza sulla composizione del paniere e sulle metodologie di rilevazione usate sinora.
Nel corso dell’ incontro, inoltre, è stato deciso di effettuare una serie di approfondimenti che, tenendo conto del nuovo paniere, interesseranno diversi ambiti. I primi riguarderanno la scuola a settembre, l’università a ottobre, e le tariffe dei servizi di pubblica utilità a fine anno.
Protocollo d’intesa tra l’Associazione Internazionale Carità Politica e la Confederazione Generale dei Consumatori (Confconsumatori) 24 ottobre 2003
la Confederazione Generale dei Consumatori (Confconsumatori) ha tra gli obiettivi statuari la realizzazione di studi, ricerche, corsi di formazione e aggiornamento che promuovono l’educazione al consumo consapevole e rispettoso dei popoli in via di sviluppo e dell’ambiente. Visto lo statuto e gli ambiti di interesse socio-culturali dell’Associazione Internazionale Carità Politica riconosciute con Decreto del Pontificio Consiglio per i Laici ed eretta in Ente Morale con decreto del Ministero dell’Interno del 27/07/2000;
l’Associazione Carità Politica si propone di dare un contributo alla formazione morale e culturale dei cittadini attraverso dibattiti, tavole rotonde, conferenze, seminari, riunioni e incontri e di elaborare materiale e schemi di documentazione che possono servire da base per approfondire contenuti e problematiche della realtà sociale e culturale.
tra la Confconsumatori e l’Associazione di Carità Politica può instaurarsi un valido e proficuo rapporto di collaborazione culturale ad ampio raggio nell’ambito degli obiettivi e programmi che entrambe i soggetti intendono perseguire con una solida coscienza etica dell’agire umano;
tra la Confconsumatori nella persona del suo Presidente Dr. Mara Colla e l’Associazione Internazionale di Carità Politica, nella persona del suo Presidente Prof. Alfredo Luciani si conviene e stipula quanto segue:
Articolo 1 Il presente protocollo ha per oggetto l’organizzazione di incontri, lo scambio di informazioni e documenti, la cooperazione tra diversi soggetti sociali e lo svolgimento di attività in vista del raggiungimento di comuni obiettivi. In particolare: a) incoraggiare lo sviluppo ed il rafforzamento delle iniziative di cooperazione tra mondo scientifico, consumatori, imprenditori; b) realizzare iniziative tendenti a favorire la conoscenza nei cittadini dei processi legati al consumo; c) incoraggiare il senso di libera determinazione nei consumatori; d) consolidarne la coscienza, indirizzandoli a scelte di consumo consapevoli e responsabili.
Articolo 2 Per assicurare e definire dettagliamente ogni azione specifica che verrà realizzata, viene costituito un comitato paritetico di Coordinamento che verrà composto da responsabili della Confconsumatori e responsabili dell’Associazione Internazionale di Carità Politica per un numero complessivo di sei unità.
Articolo 3 Il presente protocollo ha una durata di n° 36 mesi e decorre dalla data della sua sottoscrizione, salvo rinnovo d’intesa tra le parti.
Articolo 4 La Confconsumatori si riserva di provvedere al finanziamento delle iniziative che verranno ritenute valide.
Articolo 5 La Confconsumatori e l’Associazione Internazionale di Carità Politica si impegnano in relazione alle esigenze di concordare eventuali integrazioni e/o variazioni di programma che verranno, comunque, concordati e valutati dal Comitato di Coordinamento Tecnico di cui all’articolo 2 del presente protocollo.
Città del Vaticano, 24 Ottobre 2003
Per la Confederazione Generale dei Consumatori – CONFCONSUMATORI Il Presidente Dott.ssa Mara Colla
Per l’Associazione Internazionale di CARITÀ POLITICA Il Presidente Prof. Alfredo Lucani
Consumatori – Tintolavanderie: un marchio di qualità ed equilibrio
CONVENZIONE PROVINCIALE TRA LE ASSOCIAZIONI DI TUTELA DEI CONSUMATORI (ADICONSUM, ADOC, CONFCONSUMATORI, FEDERCONSUMATORI, UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI) E TRA LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA CNA E CONFARTIGIANATO, PROMOSSA DALLA CAMERA DI COMMERCIO I.A.A. DI GROSSETO (All. 1).
Constatata la necessità di garanzie reciproche di correttezza nel rapporto tra tintolavanderie e consumatori, con particolare riferimento alla data di consegna e ritiro, alla relativa documentazione e all’accertamento dello stato del capo al momento della consegna e del ritiro,
Di approvare le seguenti condizioni generali di prestazione del servizio di tintolavanderia:
Art.1 La tintolavanderia è tenuta a rilasciare, al momento del ritiro per la prestazione, la ricevuta datata con la descrizione sommaria dei capi e l’indicazione del termine di riconsegna.
Art.2 La tintolavanderia è tenuta ad osservare l’indicazione dell’etichetta. Se le indicazioni sono in contrasto con l’esperienza e le regole tecniche del pulitore, cio deve essere fatto presente per iscritto al cliente, il quale deve, sempre per iscritto, accettare.
Art.3 La tintolavanderia al momento della consegna dei capi da parte dei clienti o comunque in un qualsiasi momento prima della lavorazione, può rifiutarsi di effettuare il lavoro, qualora riscontri l’impossibilità di eseguirlo accuratamente.
Art.4 Il prezzo della lavorazione è quello stabilito dalla tabella esposta al pubblico nell’esercizio. Per le lavorazioni particolari il prezzo sarà stabilito di volta in volta.
Art.5 La tintolavanderia si assume tutte le responsabilità nel caso di riconsegna dei capi a persone non munite della ricevuta di cui all’ art. 1.
Art.6 La tintolavanderia è tenuta a rispettare il termine di riconsegna di cui all’art. 1, salvo casi di forza maggiore o specifiche pattuizioni tra le parti.
Art.7 Il cliente deve ritirare i capi entro il termine massimo di 4 mesi da quello indicato per la riconsegna.
Art.8 La tintolavanderia ha facoltà di applicare sul prezzo convenuto una maggiorazione del 10% (a titolo di custodia) per mese o frazione di mese dopo la scadenza del termine di cui all’art. 7.
Art.9 La tintolavanderia è responsabile dei capi consegnati e non ritirati per un periodo di 4 mesi dalla data prevista per la riconsegna. Sono esclusi i capi di custodia specificati nella ricevuta di cui all’art. 1.
Art.10 Il cliente è tenuto a verificare i capi al momento del ritiro. Gli eventuali reclami sulle prestazioni eseguite dalle lavanderie dovranno essere presentati all’atto del ritiro dei capi medesimi e comunque entro dieci giorni lavorativi dalla riconsegna. In caso di vizi occulti i reclami dovranno essere presentati entro 8 giorni dalla loro scoperta ai sensi dell’art. 2226 del c.c.
Art.11 Se il capo non è reperibile al momento del ritiro da parte del cliente, esso non si considera smarrito prima del 15° giorno dal momento stesso.
Art.12 La tintolavanderia è tenuta al risarcimento del danno per la perdita o il deterioramento totale o parziale dei capi, così come determinato dalla legge in vigore e dagli usi in vigore accertati e pubblicati dalla Camera di Commercio I.A.A. di Grosseto.
Art.13 In caso di controversia fra tintolavanderia e cliente, la tintolavanderia, su richiesta del cliente o su proposta della stessa, è tenuta ad esperire un tentativo di conciliazione presso lo sportello di conciliazione della Camera di commercio I.A.A. di Grosseto. Lo sportello di conciliazione si avvale di conciliatori esperti in materia di servizi di tintolavanderia e in materia di tessuti; le associazioni dei consumatori aderenti alla presente convenzione si impegnano a promuovere l’utilizzo delle procedure conciliative per la soluzione delle controversie fra clienti e lavanderie. Le spese della procedure di conciliazione verranno sostenute per il 50% dal cliente e per il 50% dalla tintolavanderia.
Art.14 La presente Convenzione entra in vigore dalla data della sottoscrizione da parte dei rappresentanti delle associazioni aderenti.
Regolamento della Camera di Commercio di Grosseto concernente la regolazione del mercato provinciale dei servizi di tintolavanderie
Art.1 Al fine di garantire la trasparenza e la correttezza nei rapporti fra tintolavanderie e i loro clienti, è costituito un sistema di regolazione del mercato provinciale dei servizi di tintolavanderia sulla base della convenzione provinciale di cui all’allegato 1, che fa parte integrante del presente regolamento.
Art.2 La Camera di Commercio I.A.A. provvede a registrare un marchio di garanzia. Il marchio viene concesso in uso non esclusivo alle tintolavanderie che aderiscono al sistema di regolazione e alla convenzione di cui all’allegato 1.
Art.3 La concessione di cui all’art. 2 viene disposta con determinazione del Responsabile delle attività finalizzate alla tutela del consumatore e della fede pubblica, previa presentazione di istanza in carta libera nella quale l’interessato dichiara di impegnarsi a rispettare le norme della convenzione. Le imprese richiedenti devono essere regolarmente iscritte nel Registro delle Imprese, non sottoposte a procedure fallimentari e in regola con il pagamento del diritto annuale a favore della Camera di Commercio I.A.A.
Art.4 Viene tenuto dalla Camera di Commercio I.A.A. un registro di concessionari del marchio di garanzia di cui all’art. 2, dove fra l’altro viene annotata ogni informazione utile a valutare il rispetto delle norme della convenzione da parte delle imprese iscritte.
Art.5 La concessione del marchio di garanzia viene revocata con determinazione del Responsabile delle attività finalizzate alla tutela del consumatore e della fede pubblica, previa acquisizione di parere conforme della commissione di cui all’art. 6, qualora il concessionario non rispetti le norme della convenzione allegata. E’ ammesso ricorso al Segretario Generale della Camera di Commercio I.A.A. entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento.
Art.6 Viene istituita una commissione di vigilanza composta da 5 membri, due in rappresentanza delle associazioni dei consumatori, due in rappresentanza delle associazioni delle tintolavanderie della provincia, uno in rappresentanza della Camera di Commercio I.A.A.. Le nomine competono alla Giunta della Camera di Commercio I.A.A.. La commissione rimane in carica per la stessa durata di tempo del mandato degli amministratori camerali. Essa provvede a vigilare sulla correttezza dei comportamenti contrattuali dei soggetti aderenti al presente sistema di regolazione e, dopo aver sentito gli interessati, a emettere il parere di cui all’art. 5. Essa può elaborare e proporre alla Camera di Commercio I.A.A. l’adozione di formulari contrattuali tipo, può formulare proposte alle associazioni aderenti e alla Camera di Commercio I.A.A. per la modifica e l’integrazione della convenzione allegata, promuove qualsiasi iniziativa utile al miglioramento del presente sistema di regolazione.
IMPRESE DI TINTOLAVANDERIE clicca qui per visualizzare l’elenco
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