Source: http://foro.romoloromani.it/topic/260-il-patto-marciano/
Timestamp: 2020-08-09 02:36:51+00:00
Document Index: 9415596

Matched Legal Cases: ['art. 1344', 'art. 2744', 'art. 2744', 'art. 2744', 'art. 2744', 'art. 2744', 'art. 2744', 'art. 2744', 'art. 2744', 'art. 2744', 'art. 1344']

IL PATTO MARCIANO - Riviste, Testi e Recensioni - ROMOLOROMANI.IT
Cari giusnaviganti
il collega Alex sottopone alla nostra attenzione la seguente bibliografia in merito al patto marciano. Io inizierò a sintetizzare il riferimento contrassegnato dall’asterisco, e, poi, dopo una breve ricerca, invito ciascuno ad esprimere le proprie opinioni sull’argomento, in particolare confrontando la tesi favorevole all’ammissibilità del patto marciano con il nuovo orientamento giurisprudenziale che, a prescindere dai correttivi adottati, ne esclude la liceità argomentando dalla totale estraneità alla vendita di ogni profilo causale di garanzia.
-Cass. 16/10/1995 n. 10805*
-LICINI, Riv. not. 1996, p. 1043 ss.
-CENNI, Not. 1998, 1, p. 61 (contraria)
-Commento a Cass. 23/10/1999 in Riv. Not. 2000, 5, p. 1322
-MINNITI, "Patto marciano e irragionevolezza del disporre in funzione di garanzia" Riv. dir. comm. 1997, p. 29
Da RIVISTA DEL NOTARIATO N. 5 anno 2000 pagg. 1319 e ss.
VENDITA – preliminare di vendita – sottostante rapporto di mutuo – vendita a scopo di garanzia – divieto del patto commissorio – contratto in frode alla legge. (Cass. Sez II 23 ottobre 1999 n. 11924)
“Il contratto preliminare di vendita che risulti stipulato dalle parti a garanzia dei somme concesse in prestito, integra la fattispecie della vendita a scopo di garanzia la quale, costituendo un mezzo per eludere il divieto del patto commissorio, deve ritenersi nulla per illiceità della causa ex art. 1344 c.c.”
La Cassazione conferma l’opinione ormai consolidata tale per cui la vendita a scopo di garanzia rappresenta fattispecie in violazione del divieto del patto commissorio di cui all’art. 2744 c.c., sancendone l’illiceità della causa.
Secondo giurisprudenza e dottrina costante, il divieto di cui all’art. 2744 c.c. possiede quale ratio diverse esigenze, così riassumibili:
a) tutela dell’interesse del debitore, nella sua qualità di contraente debole, a non subire la coartazione del creditore indotta dalla “necessità di denaro” e dal timore di perdere la proprietà del bene trasferito in garanzia;
b) tutela del rapporto di proporzione tra entità del debito e valore del bene offerto in garanzia;
c) tutela del principio della par condicio creditorum;
d) contrasto della fattispecie commissoria con il sistema delle garanzie reali tipiche;
e) applicazione del principio d’ordine pubblico in base al quale sarebbe riservato allo Stato il potere inerente alla soddisfazione coattiva del credito;
f) incompatibilità tra causa di garanzia ed effetto traslativo.
In base a ciò, l’art. 2744 c.c. viene ormai classificato tra le norme c.d. materiali, le quali colpiscono un risultato indipendentemente dal modo in cui questo venga raggiunto e, quindi, qualunque sia lo schema negoziale adottato dalle parti, anche al di fuori dei casi di pegno ed ipoteca elencati dal legislatore (c.d. patto autonomo di garanzia).
Si ricorda che recente Cassazione a Sezioni Unite (3 aprile 1989 n. 1611) ha affermato l’illiceità delle alienazioni scopo di garanzia prescindendo dall’immediatezza o meno dell’effetto traslativo, superando così l’orientamento in base al quale si voleva classificare rientranti nel divieto del patto commissorio unicamente le alienazioni che non avessero effetto traslativo immediato (giacché tale immediatezza nel trasferimento, si affermava, escludeva la coazione su debitore).
Ergo, l’illiceità di siffatti negozi è da ricercarsi nella incompatibilità della causa di scambio, tipica della vendita, con quella di garanzia, in realtà raggiunto dall’alienazione.
La dottrina inoltre correttamente fa notare come nelle ipotesi di vendite a scopo di garanzia mancherebbe l’elemento “prezzo” poiché l’attribuzione immobiliare assolve alla funzione di adempimento dell’obbligazione restitutoria nascente dal sottostante rapporto di mutuo.
Secondo autorevole dottrina l’illiceità della vendita a scopo di garanzia sarebbe superabile attraverso la stipulazione del c.d. PATTO MARCIANO. Attraverso di esso si prevede la restituzione al debitore dell’eventuale eccedenza, rispetto al debito garantito, di valore dell’immobile trasferito.
Tuttavia anche un tale meccanismo, accogliendo la tesi della Corte, non eviterebbe l’incompatibilità tra la causa di scambio (vendita) e quella di garanzia (mutuo), laddove l’interesse tutelato non è quello del singolo debitore ma quello generale della tipicità delle garanzie reali e delle forme di esecuzione coattiva del credito.
In definitiva qualunque trasferimento che dissimuli il patto commissorio dovrà ritenersi nullo per illiceità della causa.
Ale :cool:
Pubblicato il giorno March 1, 2001
sottopongo alla vostra attenzione una serie di fattispecie in merito alle quali la giurisprudenza si è pronunciata in relazione alla sussistenza della nullità per violazione dell'art. 2744 c.c., sperando di offrire spunti per un dibattito sul più generale tema dell'ammissibilità nel nostro ordinamento di una vendita a scopo di garanzia. :o
Sintesi da Cassazione 16/10/1995 n. 10805
La fattispecie considerata trae spunto da una vicenda relativa ad un contratto di lease- back. Esso consiste nel perseguimento dell'interesse del venditore-utilizzatore di avere la disponibilita' giuridica del bene, messogli a disposizione
dall'impresa di leasing attraverso un contratto di locazione finanziaria.
Nel lease back la vendita non e' in funzione di garanzia di un preesistente credito, ma costituisce presupposto necessario per l'instaurazione della locazione finanziaria del bene.Essa, inoltre, soggetta a condizione risolutiva, dovendo il venditore-utilizzatore, per riacquistare la proprieta', esercitare il diritto di opzione.
E’ sorta questione se la nullita' di cui all'art. 2744 c.c. riguardasse anche il patto commissorio autonomo, e cioe' l'operazione contrattuale, di regola integrata da una alienazione in funzione di garanzia, che di per se' preveda che la proprieta' della cosa alienata in garanzia passi al creditore in mancanza del pagamento del credito nel termine fissato.
Sul punto è stato rilevato che il risultato giuridico-economico dell'operazione e' equivalente a quello espressamente sanzionato dall'art. 2744 c.c..
Le tesi tradizionali hanno individuato il fondamento del divieto nell'esigenza di tutela dei debitori, esposti, a causa del bisogno, a subire il rischio di un approfittamento da parte dei creditori ovvero di tutela dei creditori, riultando leso il principio della par condicio o di entrambe le categorie.
Su un piano diverso, e'stato, altresì, sottolineato il contrasto del potere di autosoddisfacimento del creditore con l'esclusiva statale della funzione esecutiva.
Secondo altra tesi, infine, il divieto si giustificherebbe con l'esigenza di evitare che il patto determini l'instaurarsi di un sistema di garanzia inidoneo ad esprimere un assoggettamento del patrimonio del debitore esattamente adeguato alla funzione di garanzia.
Alcune volte la giurisprudenza ha ammesso la liceita' della vendita fiduciaria a scopo di garanzia, accompagnata da patto di riscatto o di ritrasferimento e caratterizzata da un trasferimento effettivo ed immediato della proprieta' al creditore. Questi, tuttavia, assume l'impegno, in forza di accordo consistente nel patto di riscatto o in quello di retrovendita, di ritrasferire il bene al venditore se questi
estinguera', nel termine previsto, il debito garantito.
Altre volte, ha ritenuto nulla, ai sensi dell'art. 2744 c.c., la vendita dissimulante un mutuo con patto commissorio, ricorrente nell'ipotesi in cui le parti, pur dichiarando formalmente di voler vendere ed acquistare, concordano in sostanza che il creditore acquirente diventera' proprietario soltanto se il debitore ed alienante non estinguera' il debito nel termine pattuito, attuando cosi' una vendita sottoposta a condizione sospensiva. L'illiceita' del contratto dissimulato viene fatta discendere dalla violazione diretta del divieto ex art. 2744 c.c.
La soluzione adottata è stata oggetto di critica, rilevando come anche nella vendita con patto di riscatto o di retrovendita, se conclusa a scopo di garanzia, l'effetto traslativo diviene definitivo ed irrevocabile soltanto a seguito dell'inadempimento del mutuatario. Ne consegue che, ove risulti l'intento primario delle parti di vincolare il bene a garanzia ed in funzione del rapporto di mutuo, la complessa convenzione presenta una causa effettiva divergente da quella tipica della compravendita, ed avente natura di causa illecita, in quanto volta a frodare il divieto del patto commissorio attraverso il ricorso ad un procedimento simulatorio.
Si è altresì affermato che la vendita con patto di riscatto o di retrovendita a scopo di garanzia non costituisce soltanto motivo, ma assurge a causa del contratto, in quanto il trasferimento della proprieta' trova obiettiva giustificazione nel fine di garanzia. E tale causa e' inconciliabile con quella della vendita. Infatti, il versamento del denaro non costituisce pagamento del prezzo, ma esecuzione di un mutuo, mentre il trasferimento del bene non integra l'attribuzione al compratore, bensi' l'atto costitutivo di una posizione di garanzia innegabilmente provvisoria, in quanto suscettibile di evolversi a seconda che il debitore adempia o meno. Proprio la provvisorieta' costituisce l'elemento rivelatore della causa di garanzia, e quindi della divergenza tra causa tipica del negozio prescelto e determinazione causale concreta, indirizzata alla elusione di una norma imperativa, qual e' l'art. 2744 c.c.: le parti invero, adottando uno schema negoziale astrattamente lecito per conseguire un risultato vietato dalla legge, realizzano un'ipotesi di contratto in frode alla legge (art. 1344 c.c).
Secondo un'opinione largamente diffusa in dottrina, il contratto di lease back costituisce uno schema negoziale socialmente tipico - in quanto frequentemente applicato, sia in Italia che all'estero, nella pratica degli affari - contrassegnato da specificita' di struttura e di funzione - e quindi da originalita' ed autonomia rispetto ai tipi negoziali legalmente tipici, e rientrante tra i c.d. contratti di impresa.
Nell'ambito di tale schema, la vendita all'impresa di leasing non risulta quindi piegata a scopo di garanzia, quale accessorio di un preesistente o concomitante mutuo, ma costituisce necessario presupposto per la concessione del bene in leasing: non e', quindi, una vendita a scopo di garanzia, bensi' una vendita a scopo di leasing.
Le assonanze tra lease back e alienazione in garanzia collegata ad un mutuo sono indubbiamente consistenti. La diversificazione appare tuttavia apprezzabile, qualora si proceda al valutare il lease back come operazione economica tipizzata dal suo essere inserita in un contesto socio-economico ben definito, e cioe' nella realta' dell'economia delle imprese.
Notevole rilievo, ai fini della tipizzazione dello schema,
assumono quindi vari elementi, costituiti dalla qualita' delle parti contraenti, di regola rappresentate da una impresa (o lavoratore autonomo) e da una impresa di leasing; dalla natura del bene, che deve essere strumentale per l'esercizio dell'impresa; dai criteri di determinazione del prezzo di vendita, dei canoni e del prezzo di opzione, di regola omogenei in una corretta contrattazione; dalla considerevole durata del rapporto; dalla conformita' delle condizioni del contratto di utilizzazione del bene a quelle generalmente
praticate per un leasing.
In conclusione, quindi, lo schema negoziale socialmente tipico del lease back presenta una autonomia strutturale e funzionale, quale contratto d'impresa che non consente di ritenere che esso integri una fattispecie negoziale fraudolenta sanzionabile ai sensi degli artt. 1344 e 2744 c.c.