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Timestamp: 2020-08-13 05:53:41+00:00
Document Index: 110192263

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 36', 'art. 291', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 6906 del 17/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6906 del 17/03/2017
Cassazione civile, sez. trib., 17/03/2017, (ud. 26/09/2016, dep.17/03/2017), n. 6906
sul ricorso iscritto al numero 2353 del ruolo generale dell’anno
2010, proposto da:
s.a.s. Pitture veloci di A.R., in persona del legale
speciale in calce al controricorso, dall’avv. Claudio d’Alessandro,
presso lo studio del quale in Torino, alla via Cibrario, n. 12,
regionale del Piemonte, sezione 2, depositata in data 12 dicembre
2008, n. 45/02/08;
26 settembre 2016 dal consigliere Angelina-Maria Perrino;
udito per l’Agenzia l’avvocato dello Stato Pietro Garofoli;
Con avviso di accertamento ed atto di contestazione relativi all’anno d’imposta 2002, l’Agenzia delle entrate contestò l’omessa fatturazione di operazioni imponibili nei rapporti tra la s.a.s. Pitture veloci di A.R., impresa consorziata al consorzio Manital ed il consorzio, recuperando iva ed irap ed irrogando le relative sanzioni. Dipoi, con distinto avviso recuperò la maggiore irpef conseguentemente dovuta dal socio A.R. e, sempre nei confronti di costui, ma nella qualità d’imprenditore individuale anche lui consorziato al consorzio Manital, emise avviso di accertamento ed atto di contestazione con i quali, in relazione all’anno d’imposta 2001, recuperò iva ed irap ed irrogò le relative sanzioni.
L’Agenzia, in particolare, rilevò che i due consorziati non avevano fatturato i proventi consortili che ad essi il consorzio avrebbe dovuto ribaltare pro quota, nonchè che non avevano autofatturato i costi consortili che parimenti il consorzio avrebbe dovuto ad essi ribaltare. Secondo l’ufficio, in particolare, il consorzio aveva operato un’indebita compensazione tra i ricavi che avrebbe dovuto rispettivamente trasferire ai consorziati ed il contributo che questi ultimi dovevano al consorzio per il suo funzionamento; modalità di fatturazione, questa, che secondo l’Agenzia determinava l’occultamento di parte dei ricavi rispettivamente percepiti dai consorziati.
La società e A.R. impugnarono gli avvisi e gli atti di contestazione, ottenendone l’annullamento dalla Commissione tributaria provinciale.
Quella regionale ha respinto gli appelli dell’ufficio dopo averli riuniti, facendo leva anzitutto sull’omessa allegazione ad avvisi ed atti di contestazione dei verbali di constatazione redatti nei confronti del consorzio, soggetto terzo e, nel merito, osservando, per un verso, che l’addebito dei costi alle consorziate va circoscritto all'”importo eccedente la parte non coperta dalle differenze delle fatture”, che tale mancato addebito “genera documenti, ma neutralità fiscale” e, che in relazione all’anno d’imposta 2002, la s.a.s. Pitture Veloci non ha partecipato all’esecuzione di commesse, nè ha emesso o ricevuto fatture per lavori direttamente commissionati al consorzio.
Avverso questa sentenza propone ricorso l’Agenzia delle entrate per ottenerne la cassazione, che affida a cinque motivi, cui replica con controricorso la sola società.
La trattazione del giudizio è stata rinviata in attesa della decisione delle sezioni unite di questa Corte sulla questione di diritto coinvolta. Intervenute la sentenza n. 12190-12191-12192-12193-12194/16, è stata nuovamente fissata la pubblica udienza.
1.- Va preliminarmente preso atto della violazione del litisconsorzio necessario, là dove il giudizio verte in tema di irap di una società di persone e di irpef di uno dei soci.
Ciò in applicazione del principio affermato dalle sezioni unite di questa Corte (Cass., sez. un., 14815/08), secondo cui il ricorso contro l’accertamento tributario emesso per la rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società ed associazioni di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 5 che sia proposto da uno dei soci o dalla società riguarda inscindibilmente questa e tutti i soci (salvo che questi prospettino questioni personali), i quali devono essere parte nello stesso processo in qualità di litisconsorti necessari, e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi.
Principio successivamente ribadito dalle sezioni unite (Cass. 10145 e 10146/12), secondo cui i soci sono litisconsorti necessari nel giudizio avente ad oggetto la legittimità dell’accertamento dell’irap dovuta da una società di persone.
2.- Non si può applicare il temperamento (espresso, tra varie, da Cass. 18 febbraio 2010, n. 3830 e dall’ord. 29 gennaio 2014, n. 2014), secondo il quale nel processo di cassazione, in presenza di cause decise separatamente nel merito e relative, rispettivamente, alla rettifica del reddito di una società di persone ed alla conseguente automatica imputazione dei redditi stessi a ciascun socio, non va dichiarata la nullità per essere stati i giudizi celebrati senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari (società e soci) in violazione del principio del contraddittorio, ma va disposta la riunione. Non ne ricorrono i presupposti applicativi, non emergendo traccia alcuna del coinvolgimento di altro socio oltre a A.R. in relazione alle pretese per irap nei confronti della società e per irpef nei confronti dello stesso A..
3.- Quanto alle poste scaturenti dal maggiore imponibile iva emerso nei confronti della società, giova rimarcare che qualora, come nel caso in esame, l’Agenzia abbia contestualmente proceduto, con unico atto, ad accertamenti ai fini delle imposte dirette, iva ed irap, fondati su elementi comuni, il profilo dell’accertamento impugnato concernente l’imponibile iva, non suscettibile di autonoma definizione in funzione di aspetti ad esso specifici, non si sottrae al vincolo necessario di simultaneus processus, attesa l’inscindibilità delle due situazioni (in termini, Cass., ord. 12236/10; 6935/11; richiama questi principi anche 16661/11).
4.- Ne deriva la declaratoria di nullità del giudizio, con cassazione della sentenza impugnata e rimessione degli atti alla Commissione tributaria provinciale di Torino in diversa composizione quanto alle pretese rivolte alla società ed al suo socio.
5.- Limitatamente alla pretesa rivolta a A.R. nella qualità d’imprenditore individuale, va rilevato che il ricorso è stato notificato spedendone copia conforme al domicilio eletto dal difensore a mezzo del servizio postale e che è stato consegnato, in assenza del destinatario, al portiere dello stabile, senza che l’agente postale ne desse notizia al destinatario mediante lettera raccomandata.
La notificazione è quindi nulla, in applicazione dell’indirizzo espresso da questa Corte (tra varie, Cass. 21725/12), secondo cui, in tema di notificazione degli atti processuali a mezzo del servizio postale, ai sensi della L. n. 890 del 1982, art. 7, comma 6 introdotto dal D.L. n. 248 del 2007, art. 36, comma 2 quater, convertito con L. n. 31 del 2008 – applicabile ratione temporis alla notificazione eseguita, come nel caso in esame, dopo l’entrata in vigore della legge di conversione – la notificazione è nulla se il piego viene consegnato al portiere dello stabile in assenza del destinatario e l’agente postale non ne dà notizia al destinatario stesso mediante lettera raccomandata.
5.1.-Di tale notificazione va quindi disposto il rinnovo ex art. 291 c.p.c., previo stralcio degli atti relativi a A.R. nella qualità d’imprenditore individuale, con formazione di autonomo fascicolo.
dichiara la nullità del giudizio e della sentenza relativamente alle pretese rivolte alla s.a.s. Pitture Veloci di A.R. &amp; C. e per irpef al socio A.R., dispone la rimessione degli atti alla Commissione tributaria provinciale di Torino e compensa le spese;
quanto alle pretese rivolte a A.R. nella qualità d’imprenditore individuale, ordina la rinnovazione della notificazione del ricorso, fissando all’uopo all’Agenzia delle entrate termine di sessanta giorni dalla comunicazione per provvedervi e rinvia il giudizio, in relazione al quale dispone che si formi autonomo fascicolo, a nuovo ruolo.