Source: https://www.lavorodirittieuropa.it/dottrina/informazione-consultazione-partecipazione/150-ispettorato-nazionale-del-lavoro-il-bilancio-di-un-anno-di-attivita
Timestamp: 2020-08-06 08:14:09+00:00
Document Index: 165925631

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 603', 'art. 600', 'art. 603', 'art. 7', 'art. 12', 'art. 14', 'art. 2103']

Di : Paolo Pennesi
L’ambizioso progetto che è la costituzione dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, al di là dei complessi adempimenti di carattere organizzativo, richiede, soprattutto, di mettere in campo una nuova strategia dei controlli in materia di lavoro e di legislazione sociale che sappia intercettare le diverse forme di irregolarità e di evasione nell’ambito del mercato del lavoro impostata su logiche e metodologie innovative, diverse da quelle del passato, in grado di assicurare, da un lato, maggiori e più effettive tutele per i lavoratori e dall’altro condizioni concorrenziali più corrette per il mondo delle imprese.
La nuova metodologia di intervento si muove comunque all’interno di un contenitore in cui le diverse “anime” e le differenti professionalità del personale ispettivo provenienti dal Ministero e da i due Istituti Previdenziali, operano in forma sinergica per raggiungere gli obiettivi propri dell'ente.
Lo scenario di fondo della nuova struttura rimane sostanzialmente lo stesso: le risorse ispettive ammontano a circa 4000 unità, che sviluppano mediamente su base annua, circa duecentomila controlli e le aziende con dipendenti nel nostro paese sono circa un milione e cinquecentomila.
In tale contesto, importante questione, forse la più delicata, attiene alla metodologia di selezione degli obiettivi della vigilanza. Premesso che il compito di individuare le priorità di carattere strategico compete alla Commissione centrale di coordinamento della vigilanza presieduta dal Ministro, per quanto attiene, invece, alla declinazione più specifica delle modalità di pianificazione delle verifiche e di individuazione degli obbiettivi si stanno costituendo appositi organismi, sia a livello centrale che territoriale (ambito regionale). Organismi in grado di svolgere, sulla base delle fonti informative in possesso del Ministero e degli Enti, un’accurata attività di “intelligence”, con l'obiettivo di orientare le verifiche nei confronti di quelle aziende che presentino, dall’analisi dei dati disponibili, indicatori non congrui (si parla in tale ambito di creazione “mappe di rischio”).
Appare evidente la necessità di un passaggio culturale nel modo di pianificare gli interventi ispettivi proprio per il fatto che l’ispezione non è più funzionale al solo controllo della regolarità aziendale ma si sostanzia nel controllo degli indicatori aziendali che debbono orientare l’attività ispettiva.
L’esigenza di dare un’impronta di unitarietà alla funzione ispettiva svolta dall’Agenzia, impone al contempo il riconoscimento delle specifiche professionalità proprie del personale appartenente ai diversi Enti. L’omogeneizzazione dei comportamenti e delle tecniche di accertamento non può prescindere pertanto dalla programmazione di interventi ispettivi che prevedano la partecipazione di personale ispettivo proveniente dai tre Enti.
Unitamente alla fase formativa quindi, la pianificazione di tali verifiche può consentire di sperimentare sul campo le diverse tecniche di accertamento in materia lavoristica e previdenziale favorendo la condivisione delle diverse esperienze e lo scambio di nozioni sugli aspetti delle varie discipline normative.
Al fine di assicurare una necessaria omogeneizzazione dei comportamenti ispettivi è necessario anche verificare che, al di là degli elementi fattuali contenuti nel verbale e rilevati in modo insindacabile dal singolo ispettore, l’interpretazione delle sempre più complesse disposizioni normative in materia lavoristica e previdenziale sia conforme agli orientamenti formulati dal Ministero, dagli Enti previdenziali e dalla Magistratura. Ciò comporta che le determinazioni ispettive vadano in qualche modo condivise con i responsabili dei servizi della vigilanza e con i referenti degli Istituti previdenziali al fine di evitare il più possibile difformità applicative all’interno degli stessi uffici e degli stessi territori.
Tutto ciò evidentemente contraddice la logica dell’Ispettore “unico”, difficilmente realizzabile data la sempre maggiore complessità del panorama regolatorio lavoristico-previdenziale, ma risponde comunque ad una logica “unitaria” del controllo ispettivo che ispira la necessaria razionalizzazione, voluta dal legislatore, degli organismi di vigilanza in tale settore.
Quello che probabilmente invece non è riuscito al Legislatore, è la definizione di un quadro razionale degli “output” della vigilanza e cioè delle verbalizzazioni ispettive e del sistema dei relativi ricorsi.
Tale circostanza del resto emerge, anche se in modo non del tutto esplicito, dagli articoli che affrontano tale argomento.
Il problema vero è che a Legislazione immutata sul punto, un organismo unitario continua ad emettere verbali necessariamente diversificati in quanto le logiche e le tempistiche della sanzionabilità degli illeciti amministrativi non sono facilmente armonizzabili con quelle del recupero della contribuzione previdenziale e dei premi assicurativi evasi.
Su questo aspetto qualcosa di più si poteva osare almeno sul piano dei ricorsi amministrativi in quanto ancora oggi, uno stesso verbale ispettivo rischia di avere più regimi impugnatori attinenti, uno ai profili contributivi in sede INPS, l’altro ai premi assicurativi in sede INAIL ed un terzo presso gli organismi territoriali dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.
Anche senza voler intervenire sul fronte del contenzioso giudiziario, l’individuazione di un organo a composizione mista con competenza decisionale piena per tutti i profili lavoristici e previdenziali-assicurativi avrebbe potuto rappresentare una soluzione percorribile, in grado di semplificare almeno una prima istanza impugnatoria sul piano amministrativo, il tutto peraltro senza la creazione di organi ulteriori esistendo già i Comitati per i rapporti di lavoro operanti a livello territoriali e composti da un Dirigente dell'ispettorato del lavoro e un dirigente dell'INPS e dell'INAL i quali a tutt'oggi hanno competenza a decidere i ricorsi in ordine alla sussistenza e qualificazione dei rapporti di lavoro.
Ma se queste considerazione attengono ai principi generali seguiti dal legislatore nella istituzione del nuova Agenzia, merita ora un approfondimento di quelle che sono i risultati raggiunti dopo un anno di operatività dell'organismo evidenziando in particolare i principale profili di criticità rilevati nell'ambito delle problematiche gestionali dei rapporti di lavoro nel nostro Paese. Il tutto ovviamente corredato dai relativi dati statistici.
L’anno 2017 che, pur rappresentando l’“anno zero” per la concreta operatività dell’Ispettorato nazionale del lavoro, ha consentito la realizzazione di significativi risultati dell’azione di controllo programmata ed effettuata dal personale ispettivo complessivamente operante nell’ambito dell’Agenzia e proveniente dai diversi servizi ispettivi in essa integrati. Trattasi di n. 2.832 unità dell’INL di cui 2.100 effettivamente adibiti alla attività di vigilanza – più i militari dei Nuclei Carabinieri Ispettorato del Lavoro e dei Gruppi Carabinieri per la Tutela del Lavoro (n. 391 unità) – n. 1.182 unità dell’INPS e n. 299 dell’INAIL. Come anche specificato in seguito, gli organici ispettivi potrebbero aumentare nel corso del 2018, stante la richiesta da parte dell’INL alle competenti Amministrazioni di procedere ad una assunzione straordinaria n. 150 nuove unità ispettive.
MONITORAGGIO ATTIVITA' DI VIGILANZA ANNO 2017
125.550.287
894.150.678
14.888*
80.398.967
TOTALE VIGILANZE
1.100.099.932
* nel dato sono conteggiate anche le verifiche avviate sul finire del 2016 e definite nel corso del 2017
Accertamenti ispettivi (cassa integrazione, patronati, contratti di solidarietà ecc.) svolti da personale INL
TOTALE GENERALE ISPEZIONI E ACCERTAMENTI ISPETTIVI
Il risultato complessivamente conseguito in termini numerici, pari n. 160.347 imprese ispezionate, pur registrando una diminuzione rispetto al complessivo numero delle imprese oggetto di accertamenti da parte dei diversi corpi ispettivi che operavano nel 2016, rappresenta un dato di assoluto rilievo che conferma un costante presidio del territorio. Lo scostamento rispetto all’anno precedente (-16%) è in gran parte dovuto:
- al positivo risultato legato all’abbattimento del c.d. fenomeno della sovrapposizione degli interventi ispettivi che, evidentemente, comportava che una stessa realtà datoriale fosse conteggiata più volte in quanto oggetto di accertamenti da parte di diversi Organi di vigilanza;
- al rilevante impegno, nella delicata fase di avvio dell’Agenzia, volto a garantire la progressiva condivisione delle competenze e l’uniformità di comportamento attraverso la realizzazione di percorsi di formazione e aggiornamento destinati a tutto il personale ispettivo. Trattasi di percorsi formativi che hanno impegnato, nel corso del 2017, circa 350 unità ispettive su tutto il territorio nazionale che, evidentemente, durante alcuni mesi dell’anno non hanno svolto attività di vigilanza;
- alla fisiologica diminuzione delle unità ispettive dedicate effettivamente all’attività di vigilanza lavoristica. Un ampio numero di ispettori (la quasi totalità del personale già formato) sono e saranno destinati infatti a svolgere accertamenti di carattere specificatamente previdenziale e assicurativo, i quali interessano notoriamente realtà imprenditoriali di medie e grandi dimensioni e che pertanto richiedono tempistiche più lunghe per essere definiti.
L’attività di vigilanza svolta nel 2017 ha consentito il pieno raggiungimento dell’obiettivo assegnato, pari a n. 155.000 accessi programmati, individuato nell’ambito della “Convenzione concernente gli obiettivi assegnati all’Ispettorato nazionale del lavoro (2017 – 2019)” (art. 2, comma 2, D.Lgs. 149/2015), stipulata tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e l’Ispettorato nazionale del lavoro il 28 agosto 2017, considerato che il numero degli accessi effettuati (n. 160.347) supera di oltre il +3% quello individuato per l’anno di riferimento.
Il risultato della complessiva azione ispettiva, valutato in termini “qualitativi”, conferma la validità della programmazione e dell’intelligence posta in essere dall’INL che privilegia il contrasto ad illeciti sostanziali, selezionati sulla base di una specifica pianificazione connessa alle peculiarità del tessuto economico-sociale delle diverse aree geografiche.
In occasione dei controlli svolti nel 2017, in particolare, sono risultate n. 103.498 aziende irregolari che evidenziano un tasso di irregolarità significativo, in quanto le ispezioni in cui sono stati contestati illeciti rappresentano il 65% degli accertamenti definiti; pertanto, circa due aziende su tre sono state trovate in una situazione di irregolarità. Il dato evidenzia il costante miglioramento dell’attività di intelligence e quindi della capacità di attivare accertamenti nei confronti di realtà imprenditoriali in cui, con un buon grado di probabilità, si registrano i più rilevanti fenomeni di violazione della normativa di lavoro e legislazione sociale.
Inoltre, il numero dei lavoratori irregolari, pari a n. 252.659, presenta un consistente incremento, pari al 36% rispetto al dato del 2016 (n. 186.027).
Gli accertamenti finalizzati al contrasto del lavoro sommerso hanno portato, inoltre, alla individuazione di n. 48.073 lavoratori in “nero”. Tale dato, pur registrando una flessione in termini assoluti rispetto all’anno 2016 (-23%), rappresenta comunque una percentuale significativa, pari al 19%, del totale dei lavoratori irregolari (1 lavoratore irregolare su 5 è totalmente in nero). Dal confronto del dato in questione con il numero di aziende irregolari emerge, peraltro, che ogni 2 aziende irregolari è stata accertata l’occupazione di un lavoratore totalmente in nero.
Nonostante il lieve calo del numero delle imprese ispezionate, legato ai fattori di cui si è detto, l’ammontare dei contributi e premi evasi complessivamente recuperati in occasione degli accertamenti svolti nel corso dell’anno 2017, pari ad 1.100.099.932, risulta sostanzialmente in linea (-0,09%) con il dato dell’anno precedente (€ 1.101.105.790,00). Il dato, pertanto, atteso che evidenzia un uguale recupero contributivo a fronte di un minor numero di imprese ispezionate, è indicativo, da un lato, della precedente diffusione del fenomeno della sovrapposizione degli interventi ispettivi e, dall’altro, di una migliorata attività di intelligence.
Nell’ambito del dato globale di n. 180.464 accessi ispettivi, numero 122.240, (oltre 76% degli accessi complessivi), sono quelli relativi alla vigilanza strettamente lavoristica e che fanno registrare un tasso di irregolarità stabile rispetto agli anni precedenti, pari al 60%.
Con riferimento alla vigilanza previdenziale, nel corso dell’anno, sono stati effettuati n. 24.291 accessi (che rappresentano oltre il 15% degli accessi complessivi), che hanno registrato un tasso di irregolarità anch’esso stabile rispetto agli anni precedenti, pari al 77%.
Relativamente alla vigilanza assicurativa, nel corso del 2017, sono stati effettuati n. 13.816 accessi (che rappresentano circa il 9% del dato complessivo), che hanno registrato un tasso di irregolarità in aumento di circa 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente, pari al 89%.
Partendo da questo contesto di carattere generale, per comprendere più specificatamente le varie tipologie di violazione riscontrabili nella materia lavoristica previdenziale, è necessario effettuare un “focus” specifico sui diversi ambiti di intervento settoriale per verificarne l’impatto sia in termini quantitativi che rilevanza sul piano socio-economico.
Nel corso del 2017, al fine di attivare forme di prevenzione e repressione del fenomeno del lavoro nero e dello sfruttamento della manodopera straniera e clandestina, l’Agenzia ha dedicato particolare attenzione al connesso fenomeno del caporalato (reato previsto dall’art. 603-bis c.p.- Intermediazione illecita della manodopera con sfruttamento del lavoro) e alla fattispecie di cui all’art. 600 c.p. (Riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù), con specifico riferimento al settore agricolo.
Nell’alveo del Protocollo d’intesa contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura “Cura – Legalità – Uscita dal ghetto” siglato il 27 maggio 2016 e del successivo Protocollo di cooperazione per il contrasto al caporalato ed al lavoro sommerso e irregolare in agricoltura del 12 luglio 2016, sono stati programmati nel 2017 interventi congiunti con il coinvolgimento di altri soggetti istituzionali di cui si dirà nella sezione riservata alle vigilanze straordinarie.
Gli accertamenti, effettuati in contesti provinciali diversi, hanno consentito di raggiungere importanti obiettivi, sia in termini di irregolarità riscontrate che di sanzioni irrogate, dando luogo a concreti risultati anche sotto il profilo delle fattispecie penali rilevate.
Nel corso del 2017, infatti, in agricoltura sono state effettuate n. 7.265 ispezioni che hanno registrato un esito sostanzialmente in linea con il precedente anno. Sono stati infatti riscontrati n. 5.222 lavoratori irregolari (a fronte di n. 5.512 del 2016), di cui n. 3.549 sono risultati in “nero” (a fronte di n. 3.997 del precedente anno) e, tra questi, n. 203 cittadini extracomunitari privi di permesso di soggiorno (n. 217 nell’anno 2016), con un tasso di irregolarità superiore al 50%, anch’esso sostanzialmente in linea con quello dell’anno precedente (51%).
Sono stati adottati n. 360 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale (n. 347 nel 2016) dei quali l’87% (n. 312) revocati a seguito di intervenuta regolarizzazione.
Particolarmente significativi sono i risultati concernenti l’attività di polizia giudiziaria, che ha coinvolto principalmente i militari dell’Arma dei Carabinieri che operano all’interno dell’INL, finalizzata all’individuazione del “reato di caporalato” di cui al citato art. 603 bis c.p. In particolare si segnala il deferimento di n. 94 persone all’Autorità Giudiziaria, delle quali n. 31 in stato di arresto e con l’individuazione di n. 387 lavoratori vittime di sfruttamento.
È proseguita, anche nel 2017, l’attività di vigilanza nel settore dell’autotrasporto mirata anche al contrasto delle fattispecie elusive della normativa lavoristica e previdenziale e dell’utilizzo irregolare di diversi istituti contrattuali.
In tal senso, il distacco e la somministrazione transnazionale, con il connesso fenomeno della delocalizzazione delle imprese e degli appalti, sono stati oggetto di specifiche azioni ispettive effettuate anche in collaborazione con le altre competenti Amministrazioni.
Le aziende rientranti nella corrispondente macrocategoria ATECO (“H - Trasporto e magazzinaggio”) sottoposte a controllo sono state n. 7.148.
I risultati conseguiti a conclusione degli accertamenti hanno evidenziato illeciti in n. 4.607 delle n. 6.897 verifiche definite, con un’incidenza pari a circa il 67%.
Le irregolarità riscontrate hanno interessato n. 10.733 lavoratori, di cui n. 1.117 sono risultati totalmente “in nero” e n. 6 clandestini.
Con riferimento alla tipologia degli illeciti si segnalano: i fenomeni interpositori (che hanno coinvolto n. 1.960 lavoratori) e le violazioni della disciplina in materia di orario di lavoro e dei tempi di guida e di riposo (che hanno interessato complessivamente n. 6.432 lavoratori).
Si evidenziano inoltre alcuni risultati conseguiti in attuazione del protocollo d’intesa con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e con il Ministero dell’Interno del 26 febbraio 2016, che ha previsto azioni di vigilanza congiunte presso i posti di blocco disposti dalla Polizia stradale. Tali tipologie di controlli – comunque limitati solo ad alcuni territori – sono iniziati nel corso del 2016 ma definiti nel corso del 2017 ed hanno interessato “su strada” n. 364 aziende (di cui n. 287 italiane, n. 56 comunitarie e n. 21 extracomunitarie), che hanno suggerito verifiche più approfondite nei locali aziendali di n. 165 aziende e nei confronti di n. 450 lavoratori. Sono risultate irregolari in totale n. 177 aziende. Tra i lavoratori sono stati accertati n. 232 irregolari, di cui n. 221 nei locali aziendali.
Esternalizzazioni fittizie e fenomeno della cooperazione “spuria”
In continuità con l’attività svolta negli anni 2014-2016, che aveva già evidenziato un rilevante fenomeno di “destrutturazione” dei processi produttivi realizzato fondamentalmente mediante il ricorso a fattispecie di appalto e somministrazione illecita (con un incremento di violazioni di circa il 39% rispetto al periodo antecedente all’anno 2014), le verifiche condotte nel corso dell’anno ha consentito di individuare n. 9.895 posizioni lavorative irregolari.
Fra le iniziative di particolare interesse se ne segnala una nei confronti di una singola cooperativa – alla quale peraltro è stata revocata una autorizzazione alla somministrazione di personale, che ha portato a definire verbali per oltre venticinque milioni di euro e che ha consentito di tutelare migliaia di lavoratori. Più in particolare, gli accertamenti hanno evidenziato debiti contributivi per € 19.600.000 e sanzioni civili per € 6.400.000 attraverso l’esame di una mole straordinaria di documentazione, fra cui ben 78.000 buste paga. Sono state inoltre accertate 16.000 denunce retributive omesse e 52.000 denunce retributive irregolari; inoltre sono stati accertati € 9.700.000 di conguagli non dovuti. L’attività della cooperativa consisteva nel “fornire” personale a piccole e medie imprese (si stimano circa 3.700 imprese utilizzatrici) a tariffe estremamente basse rispetto al costo del lavoro del personale direttamente dipendente dall’impresa cliente. Tali attività erano evidentemente possibili solo attraverso risparmi illecitamente ottenuti a danno dei lavoratori e dell’INPS, condotte che hanno portato anche a diverse denunce all’Autorità giudiziaria.
Sempre nell’ambito della cooperazione gli accertamenti si sono concentrati sul fenomeno della applicazione di contratti collettivi sottoscritti da organizzazioni sindacali prive di reale rappresentatività, utilizzati al fine di ottenere una consistente riduzione del costo del lavoro, in violazione peraltro dell’art. 7, comma 4, del D.L. n. 248/2007 (conv. da L. n. 31/2008) in base al quale, in presenza di una pluralità di contratti collettivi, le società cooperative applicano ai soci lavoratori trattamenti economici complessivi “non inferiori a quelli previsti dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria”.
Con riferimento ai risultati dell’anno 2017, si evidenzia che su un totale di n. 3.317 cooperative ispezionate, n. 1.826 sono risultate irregolari (pari a circa il 55% delle cooperative ispezionate).
È emerso, inoltre, un numero di lavoratori irregolari pari a n. 16.838 di cui n. 1.444 totalmente “in nero” (incidenza 8,58%).
Sono stati recuperati contribuiti e premi evasi per un imponibile accertato di € 53.294.927 e sono state emanate n. 2.856 diffide accertative ex art. 12 del D.Lgs. n. 124/2004.
Dall’analisi dei dati trasmessi dagli Uffici territoriali è inoltre emerso che, su un totale di 1.251 cooperative iscritte alle Centrali ispezionate, 53 sono risultate non applicare il CCNL firmato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative; mentre su un totale di 2.057 cooperative ispezionate tra quelle non iscritte alle Centrali, per 360 cooperative è risultata l’applicazione di contratti privi dei citati criteri di rappresentatività.
Disciplina orario di lavoro
In linea con il trend già rilevato l’anno precedente, in relazione all’incremento del numero di ore complessivamente lavorate connesso alla ripresa occupazionale, nel corso del 2017 risultano in aumento le violazioni in materia di orario di lavoro, comprese quelle accertate nel settore dell’autotrasporto. Il dato complessivo, pari a n. 13.468, (a fronte di n. n. 12.755 nel 2016) presenta, infatti, un incremento del +5,5% rispetto al 2016.
La maggior concentrazione di tali illeciti si verifica, come già rilevato in passato, nei seguenti settori: Terziario con n. 9.086 violazioni che presentano un aumento del + 4,7% rispetto all’anno precedente (n. 8.673 violazioni) e Attività manifatturiere con n. 3.375 violazioni che registrano un incremento del + 14% rispetto all’anno precedente (n. 2.965 violazioni).
Vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro
La vigilanza in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro svolta nell’anno 2017 ha interessato n. 22.611 aziende, sono state contestate n. 36.263 violazioni prevenzionistiche, di cui 28.364 penali e 7.899 amministrative.
Delle 28.364 violazioni di carattere penale, 9.899 sono da ritenersi gravi, in quanto ostative al rilascio del DURC, mentre 4.625 (nel 2016 erano 4.196) sono riferibili alla violazione dell’articolo 4 della L. n. 300/1970. L’incremento del numero di sanzioni comminate per violazione dell’articolo 4 della L. n. 300/1970 trova una spiegazione nella massiccia diffusione degli impianti di videosorveglianza, spesso associati a sistemi antifurto, installati senza accordo con le rappresentanze sindacali o, in mancanza di accordo, previa autorizzazione dell’Ispettorato nazionale del lavoro.
Per quanto riguarda il tasso di irregolarità delle aziende ispezionate, si è registrato un significativo aumento, di quasi 3,5 punti percentuali rispetto al 2016, attualmente pari al 77,09% (rispetto al 73,50% dell’anno precedente) con un numero di aziende irregolari pari n. 17.580 a fronte di n. 22.805 accertamenti definiti.
Con riferimento al D.Lgs. 81/2008, il 55% delle violazioni contestate riguarda il mancato rispetto degli obblighi contenuti nel Titolo IV – Cantieri temporanei o mobili, sia con riferimento alle misure organizzative per la salute e sicurezza nei cantieri, sia a quelle più specifiche per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni e nei lavori in quota. Il 37% riguarda invece il mancato rispetto degli obblighi contenuti nel Titolo I, cioè gli aspetti generali di sicurezza e il rimanente 8% il mancato rispetto degli obblighi contenuti negli altri titoli (rischi specifici).
Le risultanze statistiche evidenziano che il maggior numero di violazioni sono quelle riferite ai rischi di caduta dall’alto, pari al 29% (26,87% nel 2016).
L’analisi dei dati sulla generalità degli illeciti evidenzia comunque una diffusa carenza di attenzione, da parte delle imprese ispezionate, anche a quegli obblighi di carattere generale che sono alla base della tutela del lavoratore ed in particolare agli obblighi del datore di lavoro relativi:
- alla sorveglianza sanitaria dei lavoratori con un tasso pari al 13% (11,93% nel 2016);
- al rispetto degli adempimenti in materia di formazione ed informazione 12% (8,60% nel 2016);
- ai rischi elettrici, all’utilizzo di attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione collettivi ed individuali 9% (9,85% nel 2016);
- agli obblighi di valutazione dei rischi (POS/PSC/DUVRI) 9% (8,09% nel 2016).
Si evidenzia, da ultimo, il dato relativo alle violazioni ascrivibili a committenti e coordinatori, pari al 7%.
Con riferimento poi alle violazioni di obblighi contenuti nel Titolo I del D.Lgs. n. 81/2008 (37% del totale delle violazioni riferite al D.Lgs. n. 81/2008) si evidenzia che la non ottemperanza agli obblighi in materia di sorveglianza sanitaria, formazione e informazione e valutazione dei rischi costituisce l’87% del totale.
Vigilanza in materia contributiva
I contributi complessivamente recuperati dall’Ispettorato nazionale del lavoro, come già evidenziato, ammontano a oltre un miliardo di euro e per l’esattezza ad € 1.100.099.932.
A tale risultato ha contributo anche l’attività di vigilanza in materia lavoristica, sebbene sia una attività notoriamente incentrata su fenomeni di violazione di altro tipo. Nell’ambito di tale vigilanza l’imponibile concernente i contributi e premi evasi nel corso del 2017, pari a € 380.455.414 denota un significativo miglioramento, +16%, rispetto al risultato conseguito nell’anno precedente (pari a € 327.764.538). Tale imponibile corrisponde ad un recupero contributivo pari a circa € 125.550.287 (33% di € 380.455.414).
Per quanto attiene invece alle somme effettivamente introitate nell’anno 2017 a seguito delle sanzioni amministrative irrogate dal personale ispettivo degli Uffici territoriali queste ammontano a € 75.000.926, registrando quindi un aumento (del +6,7%) rispetto all’anno 2016 (€70.268.946); a queste vanno ad aggiungersi oltre € 5.880.000 riscossi a seguito di revoca dei provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale.
Provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale
I dati relativi alla sospensione dell’attività imprenditoriale (ai sensi dell’’art. 14 del D.Lgs. n. 81/2008) attestano l’adozione di n. 6.936 provvedimenti (tenendo conto di Sicilia, Trento e Bolzano – territori a statuto speciale non di competenza INL – i provvedimenti adottati sono n. 7.394). Il dato è sostanzialmente in linea con quello del 2016 (n. 7.020 provvedimenti).
Come di consueto, la quasi totalità (n. 6.932) dei provvedimenti interdittivi in questione si riferisce all’occupazione di lavoratori in nero in misura pari o superiore al 20% di quelli presenti sul luogo di lavoro, mentre soltanto n. 4 sospensioni sono state adottate per gravi e reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e sicurezza.
La revoca dei provvedimenti di sospensione – subordinata alla regolarizzazione delle violazioni accertate ed al versamento di una “somma aggiuntiva” - si è avuta in n. 6.098 casi. Il dato concernente l’alta percentuale di revoche adottate nel 2017, pari a circa l’88%, conferma pertanto l’efficacia del provvedimento in questione.
Conciliazioni monocratiche e diffide accertative
Anche nel corso dell’anno 2017, gli istituti della conciliazione monocratica e della diffida accertativa ex artt. 11 e 12, D.Lgs. n. 124/2004 hanno consentito al personale ispettivo dell’INL di realizzare un’efficace tutela dei diritti patrimoniali dei lavoratori.
In particolare si evidenzia che, a fronte di n. 42.443 segnalazioni (c.d. R.I. - Richieste d’intervento) pervenute agli Uffici territoriali nel corso dell’anno 2017, in circa il 23% dei casi (dato stabile rispetto al 2016) è stata avviata la conciliazione monocratica con la presenza sia del datore di lavoro sia del lavoratore.
Al riguardo si evidenzia che, a fronte di n. 9.920 conciliazioni in cui si sono presentate entrambe le parti, n. 7.407 hanno avuto esito positivo a seguito del raggiungimento di un accordo tra le parti intervenute, con una percentuale di circa il 75%, dato sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente.
Con riferimento alle diffide accertative per crediti patrimoniali si evidenzia che, in occasione degli accertamenti ispettivi effettuati nell’anno 2017, ne sono state convalidate n. 16.392. Inoltre le diffide ottemperate e le conciliazioni attivate dai datori a seguito della notifica del provvedimento di diffida che hanno avuto esito positivo sono complessivamente pari a n. 1.717.
Retribuzione e accordi di riduzione del trattamento La rilevanza del novellato art. 2103 c.c. ai fini della legittimità degli accordi in peius