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Timestamp: 2019-12-08 02:37:43+00:00
Document Index: 72898066

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 36', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 148', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 134']

Intervento alla Conferenza stampa ass. ambientaliste e di tutela del 20 gennaio 2004 e tabella comparativa dei livelli di tutela dal 1913 ad oggi
Irene Berlingò, presidente Assotecnici
Associazione Nazionale dei Tecnici per la Tutela dei Beni Culturali e Ambientali
20.1.2004 - Senato, Sala Gialla.
Conferenza stampa associazioni ambientaliste e di tutela.
Le nuove normative appena varate, tra cui la riforma del Ministero per i Beni e le attività culturali, la normativa contenuta nel collegato alla Finanziaria appena approvato e il nuovo Codice, azzerano completamente la grande tradizione di tutela esistente nella Penisola fin da prima degli Stati preunitari, culminata nelle leggi Bottai del 1939, un modello insuperabile di chiarezza e completezza.
Con le nuove procedure si ammette la vendibilità di ogni bene immobile di proprietà di enti pubblici, eccezion fatta per quelli per i quali le Soprintendenze territoriali riescano a dimostrarne, in 30 giorni (120 giorni previsti per il procedimento globale con il meccanismo del silenzio-assenso), il valore e l'interesse culturale ed artistico.
La normativa fin qui in vigore (DPR 283/2000- regolamento per l'alienazione dei beni immobili del demanio storico e artistico, oggi abrogato), viceversa, prevedeva norme rigorose per l'accertamento o meno dell'interesse culturale, storico ed artistico di un manufatto e, di conseguenza, ne disciplinava l'alienazione, senza scadenze capestro.
Non sono valutabili le conseguenze negative sul patrimonio dei beni culturali italiani per l'applicazione delle nuove norme e soprattutto per l'imposizione del silenzio-assenso; ciò in considerazione anche dello stato in cui versano le strutture tecnico-scientifiche del Ministero per i Beni e le attività culturali, in forte calo nell'organico.
Il sistema nazionale delle Soprintendenze, che risale ai primi del ‘900 e a cui si sono ispirati altri Stati europei, è oggi in completo smantellamento dopo oltre un decennio di operazioni si svilimento e impoverimento, che oggi giunge al termine con il fagocitamento da parte delle Soprintendenze regionali.
Si va infatti verso quella Soprintendenza unica, vagheggiata da quanti individuano nel numero eccessivo delle soprintendenze sul territorio il problema principale nel dialogo Stato-Regioni, mentre sfugge la percezione di quanto sta veramente accadendo e cioè l’abbassamento del livello di tutela sia per i beni culturali che per quelli paesaggistici, a favore di una visione economicistica del nostro patrimonio.
Si è favorita una fuga dei tecnici verso Università e altri Enti di ricerca, impoverendo a tutti i livelli le risorse tecnico-scientifiche interne, compresa la dirigenza, assoggettandola al potere politico e alla durata dei governi, sul modello americano. Peraltro il sistema americano, mentre privilegia i manager sul piano della gestione aziendale, rispetta la competenza tecnica negli organismi scientifici.
Il funzionario-tipo oggi ha più di 50 anni, guadagna in media dopo 25 anni di carriera direttiva circa € 1300 mensili, non ha aspirazioni di carriera – non si fanno infatti più concorsi per la dirigenza dal 1997. Si attende la pensione, Tremonti permettendo.
Qualche dato sugli organici – sono stati diffusi anche recentemente da CGIL Lazio:
meno 6% per gli architetti, meno 15% gli storici dell’arte, meno 20% per gli archeologi.
Sono dati che si commentano da sé, su cui sta per precipitare il macigno del silenzio-assenso.
Perché invalidare la competenza tecnica significa anche annullare i risultati e l’efficienza del settore, con le ripercussioni inevitabili sul personale tecnico-scientifico.
Perché la tradizione che caratterizzava le Soprintendenze come istituzioni di cultura, ma anche dotate di caratteristiche seminariali e di didattica, sminuendosi, rende impossibile la formazione del personale e la costruzione di una etica della tutela.
Ancora, la formulazione del nuovo Codice dei Beni culturali e paesaggistici non assicura affatto la preminenza, secondo il principio costituzionale, dell'interesse pubblico rispetto a distorsioni mercantilistiche o a politiche preoccupate unicamente di fare cassa; in più, le norme di salvaguardia oggettiva previste dalla Legge Galasso vengono di fatto annullate.
TABELLA COMPARATIVA LIVELLI TUTELA
RD 30/01/1913 Num. 363
Regio Decreto 30 gennaio 1913, n. 363 (Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 5 giugno, n. 130) -- che approva il regolamento per l'esecuzione delle leggi 20 giugno 1909, n. 364, e 23 giugno 1912, n. 688, relative alle antichità e belle arti.
Regolamento in esecuzione alle leggi 20 giugno 1909, n. 364, e 23 giugno 1912, n. 688, per le antichità e le belle arti.
Le cose mobili o immobili di proprietà dello Stato, le quali abbiano l'interesse di cui all'art. 1 della legge 20 giugno 1909, n. 364, sono sotto la vigilanza del Ministero della pubblica istruzione, per quanto riguarda la loro conservazione, anche se amministrate da uffici dipendenti da altri Ministeri. La vigilanza del Ministero dell'istruzione è esercitata per mezzo della sovrintendenza competente, ai termini della legge 27 giugno 1907, n. 386, sul Consiglio superiore, gli uffici e il personale delle antichità e belle arti
Le cose di cui all'art. 1 della legge 20 giugno 1909, n. 364, di spettanza dei Comuni, delle Provincie, delle istituzioni pubbliche di beneficenza, delle fabbricerie, delle confraternite, di enti morali ecclesiastici di qualsiasi natura e di ogni ente morale riconosciuto, sono, ai fini della legge medesima, soggette alla tutela e alla vigilanza del Ministero della pubblica istruzione. Nei casi dubbi dovranno gli enti rivolgere domanda al sovrintendente, affinchè conosca se la cosa raggiunge l'interesse sovraccennato.
Le cose mobili o immobili, di spettanza degli enti morali surricordati, saranno, a mente dell'art. 3 della legge 20 giugno 1909, n. 364, descritte in appositi elenchi dietro invito rivolto, a mezzo del prefetto, agli amministratori degli enti medesimi. Se nel termine di tre mesi gli amministratori non avranno presentati gli elenchi, nè chiesta, giustificandola, la proroga fino a nove mesi consentita dalla legge, o avranno presentati elenchi dolosamente inesatti, il prefetto procederà alla denuncia al procuratore del Re per l'azione giudiziaria, ai sensi ed agli effetti dell'art. 36 della legge 20 giugno 1909, n. 364. Sulle eventuali domande per la proroga di cui sopra, il Ministero dell'istruzione deciderà inappellabilmente, sentiti il prefetto e il sovrintendente competente. In ogni caso gli errori e le omissioni che anche non dolosamente avvengano nella compilazione degli elenchi, o la mancata presentazione di questi, ovvero la omessa o ritardata richiesta da parte dell'autorità non esimono, agli effetti civili e penali, gli enti consegnatari o proprietari e i loro amministratori da ogni obbligo derivante dalla legge 20 giugno 1909, n. 364, dal presente regolamento e da altre leggi e regolamenti dello Stato. Alla revisione degli elenchi il Ministero provvederà nel modo stabilito dal R. decreto 28 luglio 1911, n. 916
L. 01/06/1939 N. 1089
Legge 1 giugno 1939-XVII, n. 1089 (in Gazz. Uff., 8 agosto, n. 184). -- Tutela delle cose d'interesse artistico o storico.
Sono soggette alla presente legge le cose, immobili e mobili, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnografico, compresi: a) le cose che interessano la paleontologia, la preistoria e le primitive civiltà; b) le cose d'interesse numismatico; c) i manoscritti, gli autografi, i carteggi, i documenti notevoli, gli incunaboli, nonché i libri, le stampe e le incisioni aventi carattere di rarità e di pregio. Vi sono pure compresi le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico. Non sono soggette alla disciplina della presente legge le opere di autori viventi o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquant'anni.
Art. 5. - Delle vaste località incluse nell'elenco di cui ai n. 3 e 4 dell'articolo 1 della presente legge, il ministro per l'educazione nazionale ha facoltà di disporre un piano territoriale paesistico, da redigersi secondo le norme dettate dal regolamento e da approvarsi e pubblicarsi insieme con l'elenco medesimo, al fine di impedire che le aree di quelle località siano utilizzate in modo pregiudizievole alla bellezza panoramica. Il detto piano se compilato successivamente alla pubblicazione dell'elenco è pubblicato a parte mediante affissione per un periodo di tre mesi all'albo dei comuni interessati, e una copia di esso è depositata nella segreteria dei comuni stessi affinché chiunque ne possa prendere visione. Contro il piano territoriale paesistico gli interessati di cui all'art. 3, hanno facoltà di ricorrere nel termine e agli effetti di cui al terzo comma del precedente articolo
T.U. delle Disposizioni Legislative in Materia di Beni Culturali e Ambientali
(Pubblicato nella G.U. n° 302 del 27 dicembre 1999 - S.O. n° 229)
(Legge 1 giugno 1939, n. 1089, artt. 1; 2, comma 1; 5, comma 1 ; decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, art. 1; decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, art. 148)
b)	le cose di interesse numismatico;
f)	le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico;
a)	gli archivi e i singoli documenti dello Stato.
b)	gli archivi e i singoli documenti degli enti pubblici;
c)	gli archivi e i singoli documenti, appartenenti a privati, che rivestono notevole interesse storico.
Legge 1 giugno 1939, n. 1089,artt. 4 e 58; decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1972, n. 3, art. 9, comma 1, lettera a)
2. I predetti enti e persone giuridiche hanno l’obbligo di denunciare le cose non comprese nella prima elencazione nonché quelle che in seguito verranno ad aggiungersi per qualsiasi titolo al loro patrimonio, inserendole nell’elenco.
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 7 settembre 2000, n.283
Regolamento recante disciplina delle alienazioni di beni immobili del demanio storico e artistico.
Alienazione degli immobili del demanio artistico e storico
1. I beni immobili di interesse storico e artistico di proprieta' dello Stato, delle regioni, delle province e dei comuni, costituenti il demanio artistico e storico a norma dell'articolo 822 del codice civile, non possono essere alienati e formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei limiti e con le modalita' stabiliti dal presente regolamento.
2. Il conferimento in concessione o l'utilizzazione mediante convenzione dei beni indicati al comma 1 e' autorizzata secondo la procedura stabilita nel presente regolamento.
1. Gli immobili indicati nell'articolo 1, comma 1, sono inalienabili quando siano:
a) beni riconosciuti, con provvedimento avente forza di legge, monumenti nazionali;
b) beni di interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell'arte e della cultura in genere, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera b), del testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, approvato con decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, d'ora in avanti indicato come "Testo unico";
c) beni di interesse archeologico;
d) beni che documentano l'identita' e la storia delle istituzioni pubbliche, collettive, ecclesiastiche, riconosciuti con decreto del Ministro per i beni e le attivita' culturali, d'ora in avanti indicato come "Ministro", anche su proposta delle altre amministrazioni statali, delle regioni e degli altri enti territoriali o di associazioni titolari di interessi diffusi.
2. Gli immobili indicati al comma 1 possono essere oggetto di conferimento in concessione o di utilizzazione mediante convenzione, nei limiti e con le modalita' previste dal presente regolamento.
Capo II - ALIENAZIONI
Presentazione degli elenchi da parte di regioni, province e comuni
1. Le regioni, le province, i comuni, entro il termine di due anni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, trasmettono al Soprintendente regionale per i beni e le attivita' culturali, d'ora in avanti indicato come "Soprintendente regionale", l'aggiornamento dell'elenco previsto dall'articolo 5 del testo unico, relativamente agli immobili di loro proprieta' indicati nell'articolo 2, comma 1, lettera a), dello stesso testo unico.
2. Nello stesso termine previsto dal comma 1, le regioni, le province, i comuni trasmettono l'elenco degli immobili di loro proprieta' realizzati almeno quarantacinque anni prima dell'entrata in vigore del presente regolamento.
3. Negli elenchi di cui ai commi 1 e 2 sono indicate le destinazioni d'uso di ciascun immobile. Agli elenchi e' allegata la documentazione catastale.
Individuazione dei beni appartenenti a regioni, province e comuni
1. Il Soprintendente regionale, entro il termine di ventiquattro mesi dalla ricezione degli elenchi indicati nell'articolo 3:
a) comunica all'ente proprietario i beni, inseriti nell'elenco di cui all'articolo 3, comma 1, che non rivestono interesse artistico e storico;
b) integra l'elenco di cui all'articolo 3, comma 1, con gli immobili inseriti nell'elenco di cui all'articolo 3, comma 2, che hanno interesse storico artistico;
c) adotta i provvedimenti di cui all'articolo 6 del testo unico, relativamente agli immobili di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b), del testo unico inseriti negli elenchi di cui all'articolo 3.
2. Il Soprintendente regionale puo' chiedere, per una sola volta, chiarimenti o elementi integrativi di giudizio. In tal caso, il termine di cui al comma 1 e' sospeso fino all'integrale acquisizione della documentazione richiesta.
3. Il Soprintendente regionale, prima di adottare i provvedimenti di cui al comma 1, lettera b), invita l'ente interessato a formulare entro sessanta giorni eventuali controdeduzioni.
1. Le regioni, le province e i comuni almeno ogni tre anni dalla scadenza del termine di cui all'articolo 3, comunicano al Soprintendente regionale:
a) le integrazioni dell'elenco di cui all'articolo 3, comma 1;
b) l'elenco degli immobili la cui realizzazione sia avvenuta in data antecedente agli ultimi quarantacinque anni.
2. Entro diciotto mesi dalla ricezione degli elenchi di cui al comma 1, il Soprintendente regionale adotta i provvedimenti indicati nell'articolo 4, comma 1.
Alienabilita' degli immobili inseriti negli elenchi
1. Fermi restando i casi di inalienabilita' di cui all'articolo 2, l'alienazione dei beni inseriti negli elenchi di cui all'articolo 3, comma 1, come modificati dal Soprintendente regionale a norma dell'articolo 4, e' soggetta ad autorizzazione.
2. Gli immobili del demanio artistico e storico delle regioni, delle province e dei comuni non inseriti negli elenchi di cui agli articoli 3, comma 1, non sono alienabili.
2. La verifica circa la sussistenza dell'interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico nelle cose di cui al comma 1, e' effettuata dalle soprintendenze, d'ufficio o su richiesta dei soggetti cui le cose appartengono, sulla base di indirizzi di carattere generale stabiliti dal Ministero per i beni e le attività culturali.
4. L'esito negativo della verifica avente ad oggetto cose appartenenti al demanio dello Stato, delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali, e' comunicato ai competenti uffici affinche' ne dispongano la sdemanializzazione, qualora non vi ostino altre ragioni di pubblico interesse da valutarsi da parte del Ministero interessato.
6. I beni nei quali sia stato riscontrato, in conformità agli indirizzi generali richiamati al comma 2, l'interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico restano definitivamente sottoposti alle disposizioni di tutela. L'accertamento positivo costituisce dichiarazione ai sensi degli articoli 6 e 7 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 490 del 1999 ed e' trascritto nei modi previsti dall'articolo 8 del medesimo testo unico.
9. I criteri per la predisposizione degli elenchi e le modalità di redazione delle schede descrittive nonche' le modalità di trasmissione dei predetti elenchi e delle schede descrittive anche per il tramite di altre amministrazioni interessate sono stabiliti con decreto del Ministero per i beni e le attività culturali, da emanare di concerto con l'Agenzia del demanio e con la Direzione generale dei lavori e del demanio del Ministero della difesa per i beni immobili in uso all'amministrazione della difesa entro trenta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto-legge.
12. Per gli immobili appartenenti alle regioni ed agli altri enti pubblici territoriali, nonche' per quelli di proprietà di altri enti ed istituti pubblici, la verifica e' avviata a richiesta degli enti interessati, che provvedono a corredare l'istanza con le schede descrittive dei singoli immobili. Al procedimento così avviato si applicano le disposizioni dei commi 10 ed 11.
13. Le procedure di valorizzazione e dismissione previste dai commi 15 e 17 dell'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, nonche' dai commi dal 3 al 5 dell'articolo 80 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, si applicano anche ai beni immobili di cui al comma 3 del presente articolo, nonche' a quelli individuati ai sensi del comma 112 dell'articolo 3 della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni, e del comma 1 dell'articolo 44 della legge 23 dicembre 1998, n. 448. All'articolo 44 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e successive modificazioni, sono soppressi i commi 1-bis e 3.
13-bis. L'Agenzia del demanio, di concerto con la Direzione generale dei lavori e del demanio del Ministero della difesa, individua beni immobili in uso all'amministrazione della difesa non più utili ai fini istituzionali da inserire in programmi di dismissione per le finalità di cui all'articolo 3, comma 112, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni.
Schema di D. Lgs. n. 295 (art. 10, L. n. 137/2002)
2. Sono «beni culturali» le cose immobili e mobili che, ai sensi degli articoli 10 e 11, presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà.
3. Sono «beni paesaggistici» gli immobili e le aree indicati all’articolo 134, costituenti espressione dei valori storici, culturali e naturali del territorio, e gli altri beni individuati dalla legge o in base alla legge.
d) le cose immobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose;
5. Salvo quanto disposto dagli articoli 64 e 178, non sono soggette alla disciplina del presente Titolo le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettere a), c) ed e), che siano opera di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni.
Beni oggetto di specifiche disposizioni di tutela
1. Fatta salva l’applicazione dell’articolo 10, qualora ne ricorrano presupposti e condizioni, sono beni culturali, in quanto oggetto di specifiche disposizioni del presente Titolo:
a)	gli affreschi, gli stemmi, i graffiti, le lapidi, le iscrizioni, i tabernacoli e gli altri ornamenti di edifici, esposti o non alla pubblica vista, di cui all’articolo 50;
b)	gli studi d’artista, di cui all’articolo 51;
c)	le aree pubbliche di cui all’articolo 52;
d)	le opere di pittura, di scultura, di grafica e qualsiasi oggetto d’arte di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni, di cui agli articoli 64 e 65;
e)	le opere dell’architettura contemporanea di particolare valore artistico, di cui all’articolo 37;
f)	le fotografie, con relativi negativi e matrici, gli esemplari di opere cinematografiche, audiovisive o di sequenze di immagini in movimento, le documentazioni di manifestazioni, sonore o verbali, comunque realizzate, la cui produzione risalga ad oltre venticinque anni, di cui all’articolo 65;
g)	i mezzi di trasporto aventi più di settantacinque anni, di cui all’articolo 65;
h)	i beni e gli strumenti di interesse per la storia della scienza e della tecnica aventi più di cinquanta anni, di cui all’articolo 65;
i)	le vestigia individuate dalla vigente normativa in materia di tutela del patrimonio storico della Prima guerra mondiale, di cui all’articolo 50.
1. Le cose immobili e mobili indicate all’articolo 10, comma 1, che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni, sono sottoposte alle disposizioni del presente Titolo fino a quando non sia stata effettuata la verifica di cui al comma 2.
2. I competenti organi del Ministero, d’ufficio o su richiesta dei soggetti cui le cose appartengono, verificano la sussistenza dell’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico nelle cose di cui al comma 1, procedendo alla loro schedatura sulla base di indirizzi di carattere generale stabiliti dal Ministero medesimo al fine di assicurare uniformità di valutazione.
3. Qualora nelle cose sottoposte a schedatura non sia stato riscontrato l’interesse di cui al comma 2, le cose medesime sono escluse dall’applicazione delle disposizioni del presente Titolo.
4. Nel caso di verifica con esito negativo su cose appartenenti al demanio dello Stato, delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali, la scheda contenente i relativi dati è trasmessa ai competenti uffici affinché ne dispongano la sdemanializzazione, qualora non vi ostino altre ragioni di pubblico interesse.
5. Le cose di cui al comma 3 e quelle di cui al comma 4 per le quali si sia proceduto alla sdemanializzazione sono, ai fini del presente codice, liberamente alienabili.
6. L’accertamento dell’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico, effettuato in conformità agli indirizzi generali di cui al comma 2, costituisce dichiarazione ai sensi dell’articolo 13 ed è trascritto nei modi previsti dall’articolo 15, comma 2. I beni restano definitivamente sottoposti alle disposizioni del presente Titolo.
Dopo i principi generali con il richiamo all’art. 9 della Costituzione, all’art. 2 viene definito il patrimonio culturale, costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici. A questo proposito si noti che il rimando agli artt. 10 e 11 (beni culturali, che sono comunque soggetti a verifica) e all’art. 134 (beni paesaggistici, soggetti a tutela fino alla redazione dei piani paesaggistici) è limitante e ne restringe il raggio di azione: da qui, a caduta, ne discende una diversa concezione della tutela ristretta ad ambiti ben precisi, ben diversa dall’impianto della L. 1089.