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Timestamp: 2020-07-07 13:55:59+00:00
Document Index: 77487302

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 360', 'art. 2697', 'art. 9', 'art. 2700', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 7993 del 21/03/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7993 del 21/03/2019
Cassazione civile sez. trib., 21/03/2019, (ud. 05/02/2019, dep. 21/03/2019), n.7993
sul ricorso iscritto al n. 19960/2015 R.G. proposto da:
Liguria, n. 53/3/15, del 17 dicembre 2014, depositata il 13 gennaio
Con sentenza n. 53/3/15, del 17 dicembre 2014, depositata il 13 gennaio 2015, la Commissione tributaria regionale della Liguria respingeva l’appello proposto dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, ufficio locale, avverso la sentenza n. 119/1/12 della Commissione tributaria provinciale di La Spezia che aveva accolto il ricorso di Lifting Ropes & Shiprepairs srl contro gli avvisi di rettifica per dazi doganali 2006.
La CTR, in particolare:
– ritenuta la fondatezza del primo motivo del gravame agenziale, rilevava che nel caso di specie non era stato violato da parte dell’agenzia fiscale il principio, anche derivante dal diritto Euro unitario, del contraddittorio endoprocedimentale, essendo la materia doganale specificamente regolata sotto tale profilo dal D.Lgs. n. 374 del 1990, art. 11, e non essendo quindi applicabile la L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7;
-ritenuta l’infondatezza del quarto motivo di appello, affermava altresì la fondatezza dell’ulteriore eccezione di Lifting Ropes & Shiprepairs di applicabilità degli artt. 220, 239, CDC, sussistendo la buona fede della contribuente, posto che essa era stata affidata dalle certificazioni di origine delle Autorità doganali coreane.
Con il primo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – l’agenzia fiscale ricorrente denuncia la violazione/falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., art. 9, Reg. CE 1073/1999, poichè la Commissione tributaria regionale – con richiamo espresso alle motivazioni della pronuncia di rigetto del suo appello relativo all’avviso di rettifica prodromico all’atto di contestazione di sanzioni oggetto di questo processo – valutando non correttamente l’efficacia probatoria attribuita ai rapporti OLAF, in contrasto con la disposizione comunitaria evocata, le avrebbe ascritto un onere probatorio sulla provenienza delle merci de quibus che invece, in virtù della medesima disposizione, era a carico dell’importatrice, così violando anche i principi generali di cui alla contestualmente evocata disposizione codicistica civile.
2. Queste relazioni sono redatte tenendo conto delle prescrizioni di procedura previste nella legislazione nazionale dello Stato membro interessato. Le relazioni così elaborate costituiscono elementi di prova nei procedimenti amministrativi o giudiziari dello Stato membro nel quale risulti necessario avvalersene al medesimo titolo e alle medesime condizioni delle relazioni amministrative redatte dagli ispettori amministrativi nazionali. Le relazioni sono soggette alle medesime regole di valutazione riguardanti le relazioni amministrative nazionali e hanno valore identico ad esse”.
– “In tema di tributi doganali, gli accertamenti compiuti dagli organi esecutivi dell’OLAF ai sensi del Regolamento (CE) del Parlamento Europeo e del Consiglio n. 1073 del 1999 hanno piena valenza probatoria nei procedimenti amministrativi e giudiziari, spettando al contribuente che ne contesti il fondamento fornire la prova contraria” (Cass. n. 10118 del 21/04/2017);
– “Gli accertamenti compiuti dagli organi esecutivi della Commissione per la lotta antifrode (OLAF), ai sensi del Regolamento Consiglio CEE 23 maggio 1999, n. 1073, per la loro formazione ed il valore di atti pubblici ad essi attribuibile, ben possono essere posti, anche da soli, a fondamento degli avvisi di accertamento per il recupero dei dazi doganali sui quali siano state riconosciute esenzioni o riduzioni, spettando al contribuente che ne contesti il fondamento fornire la prova contraria in ordine alla sussistenza delle condizioni di applicabilità del regime agevolativo (negato nella specie per falsità dei certificati di origine AGRIM della merce importata); tenuto conto del disposto degli artt. 9, primo, secondo e comma 3, e 10, comma 1, del predetto Regolamento, sono inoltre utilizzabili quali fonti di prova emergenti dalle indagini svolte dall’OLAF anche i documenti acquisiti e la comunicazione di qualsiasi informazione ottenuta nel corso delle indagini espletate, compresi i verbali delle operazioni di missione” (Sez. 5, Sentenza n. 5892 del 08/03/2013, Rv. 625397 – 01).
Senza dubbio l’atto che – per la sua tipologia, quale caratterizzata dalle forme procedimentali – più si avvicina ai rapporti dell’OLAF è il processo verbale di constatazione ed è quindi necessario rammentare e ribadire che questa Corte ha sancito che “In tema di accertamenti tributari, il processo verbale di constatazione assume un valore probatorio diverso a seconda della natura dei fatti da esso attestati, potendosi distinguere al riguardo un triplice livello di attendibilità: a) il verbale è assistito da fede privilegiata, ai sensi dell’art. 2700 c.c., relativamente ai fatti attestati dal pubblico ufficiale come da lui compiuti o avvenuti in sua presenza o che abbia potuto conoscere senza alcun margine di apprezzamento o di percezione sensoriale, nonchè quanto alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle dichiarazioni a lui rese; b) quanto alla veridicità sostanziale delle dichiarazioni a lui rese dalle parti o da terzi – e dunque anche del contenuto di documenti formati dalla stessa parte e/o da terzi – esso fa fede fino a prova contraria, che può essere fornita qualora la specifica indicazione delle fonti di conoscenza consenta al giudice ed alle parti l’eventuale controllo e valutazione del contenuto delle dichiarazioni; c) in mancanza della indicazione specifica dei soggetti le cui dichiarazioni vengono riportate nel verbale, esso costituisce comunque elemento di prova, che il giudice deve in ogni caso valutare, in concorso con gli altri elementi, potendo essere disatteso solo in caso di sua motivata intrinseca inattendibilità o di contrasto con altri elementi acquisiti nel giudizio, attesa la certezza, fino a querela di falso, che quei documenti sono comunque stati esaminati dall’agente verificatore” (da ultimo, tra le altre, Cass. n. 28060 del 24/11/2017).
Ne deriva l’impossibilità di verificare: se nel caso di specie si tratti di accertamenti diretti “fidefacenti” oppure di accertamenti indiretti liberamente valutabili; se, in conseguenza, il giudice tributario di appello abbia violato sia la normativa unionale richiamata dalla ricorrente sia, soprattutto, quella interna in tema di efficacia probatoria degli atti pubblici e delle correlative regole di giudizio.
Va soggiunto che, secondo l’accertamento del giudice del merito, non oggetto di specifica censura, le informative OLAF dedotte in giudizio, lungi dal derivare da “accertamenti diretti”, si limitavano, in via generale, ad adombrare la possibilità che la fornitrice coreana dei cavi di acciaio in realtà non li producesse, e che gli stessi fossero di origine cinese (da cui la pretesa daziaria antidumping), senza alcun preciso riferimento alle merci oggetto delle riprese fiscali.
Rilevato peraltro che risulta soccombente una parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, (Cass., n. 1778 del 29/01/2016).
La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna l’Agenzia delle dogane e dei monopoli al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 3.000 oltre 15% per contributo spese generali ed accessori di legge.