Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/codice_fallimentare/137
Timestamp: 2019-02-20 11:46:22+00:00
Document Index: 13722614

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 137', 'sentenza ', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 186', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 140', 'art. 186', 'art. 1977']

Risoluzione del concordato (1)
I. Se le garanzie promesse non vengono costituite o se il proponente non adempie regolarmente gli obblighi derivanti dal concordato, ciascun creditore può chiederne la risoluzione.
II. Si applicano le disposizioni dell’articolo 15 in quanto compatibili.
III. Al procedimento è chiamato a partecipare anche l'eventuale garante.
IV. La sentenza che risolve il concordato riapre la procedura di fallimento ed è provvisoriamente esecutiva.
V. La sentenza è reclamabile ai sensi dell’articolo 18.
VI. Il ricorso per la risoluzione deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto nel concordato.
VII. Le disposizioni di questo articolo non si applicano quando gli obblighi derivanti dal concordato sono stati assunti dal proponente o da uno o più creditori con liberazione immediata del debitore.
VIII. Non possono proporre istanza di risoluzione i creditori del fallito verso cui il terzo, ai sensi dell’articolo 124, non abbia assunto responsabilità per effetto del concordato.
Concordato preventivo – Risoluzione per inadempimento – Termine – Natura decadenziale – Rilievo d’ufficio – Esclusione.
Concordato preventivo - Risoluzione - Dichiarazione di fallimento d’ufficio - Esclusione - Questione di legittimità costituzionale - Manifesta infondatezza.
E’ manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del rinvio contenuto nell’art. 186 l.fall. all’art. 137 l.fall. nella parte in cui non consente al giudice di dichiarare d’ufficio il fallimento dell’imprenditore a seguito della pronuncia di risoluzione del concordato preventivo.
“… questa Corte, con la sentenza n. 240 del 2003, richiamata dal rimettente, ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 6 e 8 del r.d. n. 267 del 1942, sollevata in riferimento all’art. 111 Cost., affermando che rientra «nella discrezionalità del legislatore riconoscere al giudice il potere officioso sopra descritto ovvero disporre che il giudice riferisca in ogni caso dell’insolvenza, perché si attivi, al pubblico ministero», senza dunque ritenere il carattere costituzionalmente imposto di una tale previsione;
… la successiva sentenza n. 184 del 2013 … ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento agli artt. 76 e 77 Cost., dell’art. 4 del decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 (Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell’articolo 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80), che ha sostituito l’art. 6 del r.d. n. 267 del 1942 ed ha eliminato il potere del tribunale di dichiarare d’ufficio il fallimento, sottolineando che detta norma «risponde ad un criterio di coerenza interno al sistema», tenuto conto che «[i]l nostro ordinamento processuale civile è, sia pure in linea tendenziale e non senza qualche eccezione, ispirato dal principio ne procedat judex ex officio (sentenza n. 123 del 1970), così da escludere che in capo all’organo giudicante siano allocati anche significativi poteri di impulso processuale»;
… la coerenza della norma censurata con il novellato sistema della legge concorsuale fondamentale è stata rimarcata anche dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui l’abrogazione espressa del potere del tribunale di dichiarare d’ufficio il fallimento, nel caso di risoluzione del concordato preventivo, realizzata dall’art. 17, comma 1, del d.lgs. n. 169 del 2007, che ha modificato il citato art. 186, ha avuto «valore meramente ricognitivo di una abrogazione implicita che è stata indotta» dalla riformulazione dell’art. 6 del r.d. n. 267 del 1942, «in modo da rendere incompatibile la sopravvivenza dell’istituto nell’ambito della disciplina del concordato preventivo» (Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 15 maggio 2015, n. 9934); …” (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 25 Ottobre 2017, n. 222. Segue...
Concordato preventivo - Risoluzione - Dichiarazione d’ufficio del fallimento - Questione di costituzionalità - Manifesta infondatezza.
E' manifestamente infondata la questione di costituzionalità del combinato disposto degli articoli 137 e 186 l.fall. - sollevata con riferimento agli artt. 3, 35, 38 e 41 della Costituzione - nella parte in cui non prevede che, a seguito della pronuncia di risoluzione del concordato preventivo ad iniziativa di uno o più creditori, il tribunale possa dichiarare d’ufficio il fallimento dell’imprenditore, qualora non vi sia domanda in tal senso da parte dei creditori, del pubblico ministero o dello stesso debitore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 25 Ottobre 2017, n. 222. Segue...
Domanda di concordato fallimentare – Risoluzione del concordato – Effetti – Art. 140, comma 3, l.fall. – Applicabilità – Restituzione della cauzione prestata dall’assuntore – Esclusione – Fondamento.
In tema di concordato fallimentare, la sua risoluzione determina ex art. 140, comma 3, l. fall. l’acquisizione della cauzione versata all’atto della domanda, quale conseguenza del trasferimento a carico del proponente del rischio della mancata attuazione della proposta; ciò sia nel caso di proposta formulata dal debitore che da un terzo assuntore, non estraneo all’iniziativa e dunque alla funzione della cauzione di evitare iniziative fraudolente o dilatorie a supporto della serietà della proposta concordataria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Agosto 2017, n. 19604. Segue...
Concordato preventivo - Annullamento e risoluzione - Concordato preventivo con cessione dei beni - Somme ricavabili dalla liquidazione - Prevedibile insufficienza - Conseguenze - Risoluzione - Configurabilità - Condizioni - Colpa del debitore - Irrilevanza - Fattispecie relativa a cessione dei beni senza liberazione immediata del debitore.
Il concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori deve essere risolto a norma dell'art. 186 legge fall., qualora emerga che esso sia venuto meno alla sua funzione, in quanto, secondo il prudente apprezzamento del giudice del merito, le somme ricavabili dalla liquidazione dei beni ceduti si rivelino insufficienti, in base ad una ragionevole previsione, a soddisfare, anche in minima parte, i creditori chirografari e, integralmente, i creditori privilegiati; la ragione della predetta risoluzione, inoltre, può anche consistere, come nella specie, nell'obiettiva impossibilità sopravvenuta di attuare le condizioni minime previste dalla legge fallimentare, senza che alcun rilievo assuma l'eventuale colpa del debitore che, in caso di consegna dei beni, ha esaurito la sua prestazione, ove non sia prevista la sua liberazione immediata ed invece operi il trasferimento in favore degli organi della procedura della legittimazione a disporre dei beni ceduti ex art. 1977 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Giugno 2011, n. 13446. Segue...