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Timestamp: 2017-11-23 01:29:12+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 117', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 117', 'art. 10', 'art. 117', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 80', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 117']

IusTutor: Diritto Costituzionale: Diritto Internazionale
Diritto Costituzionale: Diritto Internazionale
Le clausole costituzionali di apertura dell'ordinamento nazionale al diritto internazionale:
L'ordinamento nazionale è influenzato e condizionato oltre che dal diritto europeo anche dal diritto internazionale: lo prevedono alcune clausole costituzionali che comportano livelli crescenti di apertura e di integrazione tra sistema giuridico domestico e fonti di diritto internazionale.
Secondo questa teoria tradizionale - mai ripudiata formalmente a favore del monismo kelseniano - il postulato da cui muovere sarebbe quello dell'esclusività di ogni ordinamento giuridico, con la conseguenza che le norme di diritto internazionale non avrebbero nell'ordinamento statale alcun valore, salvo che vi sia una norma di diritto interno che conferisca espressamente ad esse validità ed efficacia nel diritto domestico.
La tecnica giuridica utilizzata a tal fine è quella del rinvio. Attraverso questa tecnica la norma interna sulla produzione giuridica "nazionalizza" la norma di diritto internazionale richiamata, cioè produce una norma interna di contenuto eguale a quella prodotta dalla fonte internazionale.
Il rinvio può essere di due tipi:
1) il rinvio fisso o recettivo o materiale;
2) il rinvio mobile o non recettizio o formale.
Nel primo caso la norma di diritto interno richiama un determinato atto proveniente da un ordinamento esterno (nella nostra ipotesi il diritto internazionale).
Nel secondo, invece, viene richiamata una fonte esterna, consentendo così l'adattamento automatico dell ordinamento interno a tutte le norme che da questa fo fonte derivano.
Nel primo caso l'operatore giuridico dovrà applicare le norme ricavabili dall'atto a cui si fa rinvio come se si trattasse di norme interne. Con una duplice conseguenza:
a) ogni successiva vicenda della norma nell'ordinamento di provenienza (come l'abrogazione o la modifica) è indifferente;
b) i criteri interpretativi applicabili al testo sono quelli dell'ordinamento richiamante, cioè dell'ordinamento italiano.
Viceversa, nel caso del rinvio mobile, l'ordinamento recepisce la noma come essa "vive" nell'ordinamento di provenienza. Da qui due conseguenze:
a) tutte le vicende modificative che la norma subisce si ripercuotono nell'ordinamento richiamante;
b) la norma deve essere interpretata alla stregua dei criteri propri dell'ordinamento di provenienza.
L'apertura dell'ordinamento nazionale al diritto internazionale si è realizzata tramite due clausole costituzionali. La prima" l'art. 10.1 Cost.,si tratta di un rinvio mobile alle norme di diritto internazionale generale. La seconda è la previsione secondo cui la potestà legislativa dello Stato e delle Regioni è esercitata nel rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali (art. 117.1 Cost.).
Vi è, poi, un terzo fenomeno ;nell’era presente molte regole internazionali si riferiscono direttamente agli individui senza l'intermediazione dei sistemi giuridici nazionali.
L'adattamento automatico al diritto internazionale generalmente riconosciuto:
L'art. 10 Cost, prevede l'adattamento automatico dell'ordinamento nazionale alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. L'adattamento automatico, dunque, riguarda le sole norme generali dell'ordinamento internazionale, cioè le consuetudini universali e i principi generali del diritto internazionale.
La Corte costituzionale ha adottato tecniche diverse. In particolare, tra i criteri per individuare questo tipo di norme vengono indicati seguenti:
"la concorde dottrina internazionalistica, numerosi atti di legislazione dei singoli ordinamenti statali, la giurisprudenza consolidata dei giudici interni e soprattutto la consuetudine più che secolare degli Stati, nelle loro reciproche relazioni."
Attraverso il meccanismo dell'adattamento automatico si realizza la produzione nell'ordinamento interno di norme di contenuto analogo a quello delle norme internazionali richiamate. Rispetto a tali norme occorre stabilire il rango da attribuire loro sistema delle fonti.
In ogni caso, la soluzione delle antinomie tra norme interne di rango primario e norme generali dell'ordinamento internazionale vede prevalere le seconde. Le leggi in contrasto con il diritto internazionale generale violano l'art. 10 Cost, e pertanto la Corte le può annullare. Tuttavia raramente la Corte ha utilizzato tale potere. Del resto, i giudici preferiscono utilizzare la tecnica dell’interpretazione adeguatrice.
Un altro problema riguarda la soluzione dell'eventuale contrasto tra norme internazionali generalmente riconosciute e norme costituzionali ; esistono diverse posizioni dottrinali.
La Corte costituzionale, in una fondamentale sentenza, ha fatto espresso riferimento proprio al "principio di specialità" al dichiarato fine di armonizzare la norma internazionale sull'immunita dell'agente diplomatico dalla giurisdizione civile con le norme costituzionali sulla giurisdizione, dichiarando che il conflitto è solo apparente.
Diritto internazionale pattizio e diritto interno:
Le norme di diritto internazionale convenzionale, una volta adottato l’ordine di esecuzione del trattato , acquistano efficacia nell'ordinamento italiano: esse prevalgono sulle norme interne, ma con modalità diverse da quelle proprie del diritto comunitario.
Con le sentenze della Corte costituzionale 348 e 349 I 2007 , la giurisprudenza costituzionale ha affermato due principi destinati a regolare il processo di osmosi tra ordinamento interno e ordinamento internazionale:
a) il principio di legalità internazionale, che comporta la prevalenza delle norme internazionali sulle leggì interne;
b) il principio di supremazia costituzionale, che subordina l'efficacia vincolante delle norme internazionali al rispetto della Costituzione.
Sui giudici grava l'obbligo di procedere ad una "interpretazione conforme" al diritto internazionale convenzionale e solo ove tale interpretazione sia preclusa dal testo normativo ed il giudice dubiti della compatibilità della norma interna con la disposizione internazionale convenzionale deve sollevare questione di legittimità costituzionale della norma legislativa per contrasto con l'art. 117.1 Cost.
L'evoluzione giurisprudenziale:
La principale novità introdotta dalla giurisprudenza costituzionale del 2007 è la riconosciuta prevalenza del diritto internazionale pattizio sul diritto domestico.
Ma la suddetta novità si inserisce nel quadro di alcuni li giurisprudenziali di cui le decisioni del 2007 costituiscono uno sviluppo ed un approfondimento.
Il primo filone riguarda le condizioni di efficacia delle norme internazionali nell'ordinamento interno. La Corte, al riguardo, ha affermato che l'efficacia interna delle norme internazionali non è subordinata alla loro riproduzione attraverso un atto normativo di diritto interno, essendo a tal fine sufficiente l'ordine di esecuzione .
le due sentenze del 2007 hanno affermato che il diritto internazionale deve essere applicato nell'ordinamento interno, secondo l'interpretazione fornita dal giudice internazionale competente. Principio già affermato con riguardo al diritto comunitario, ora è esteso anche al diritto della CEDU.
Il secondo filone giurisprudenziale è quello che affida all'interpretazione del giudice l'integrazione delle norme internazionali nell'ordinamento interno.
. Già da tempo la Corte ha affermato l'esistenza di un vero e proprio obbligo dì interpretazione conforme al diritto comunitario, ma a partire dal 2007 tale obbligo di interpretazione conforme viene esteso alle norme della CEDU, così; come interpretate dalla Corte di Strasburgo.
Il terzo filone giurisprudenziale riguarda la posizione delle norme internazionali pattizie nel sistema delle fonti.
Nel caso delle norme internazionali generalmente riconosciute, la sovraordinazione rispetto alla legge era già espressamente prevista dal testo costituzionale (art. 10.1). La Corte, quindi, ha potuto agevolmente qualificarle come norme di rango costituzionale, sottoponendole al limite del rispetto dei principi fondamentali dell'ordinamento. La collocazione delle norme comunitarie al di sopra della legge è opera esclusivamente della giurisprudenza costituzionale.
Per quanto riguarda, invece, le norme internazionali pattizie, in un primo momento la Corte sembrava voler giungere ad una collocazione analoga, con espresso riferimento alla CEDU, ma questa apertura è stata abbandonata.
La nuova formulazione dell'art. 117.1 Cost., introdotta dalla riforma costituzionale del 2001.
Con la giurisprudenza del 2007 la Corte, da una parte ha negato la possibilità - coerentemente con la precedente giurisprudenza costituzionale - di fondare la supremazia del diritto CEDU su altre disposizioni costituzionali, come l'art. 2. l'art. 10 e l'art. 11 (invocato, invece, per garantire la prevalenza del diritto comunitario); dall'altra parte, ha utilizzato l'art. 117.1 per fondare la preminenza del diritto internazionale pattizio, affidando però esclusivamente alla Corte costituzionale il potere di annullare la norma domestica incompatibile.
Le modalità e i limiti della preminenza del diritto internazionale pattizio
II cammino internazionalistico della Corte costituzionale ha portato al progressivo affievolimento dell'impostazione dualista dei rapporti tra ordinamento interno ed ordinamento internazionale. Con l'evoluzione giurisprudenziale che si è descritta, invece, è garantita la preminenza delle norme internazionali sulle norme domestiche, assicurando così l'operatività del principio di legalità internazionale.
Grazie alla lettura internazionalistica d dell'art. 117.1 Cost., la Corte costituzionale ha recuperato un ruolo importante, sia di fronte ai giudici comuni - obbligati, in caso di antinomie irrisolvibili con lo strumento dell'interpretazione conforme, a sollevare questione di costituzionalità - sia nei confronti della Corte EDU, le cui decisioni per essere vincolanti nell'ordinamento italiano devono superare il vaglio di costituzionalità.
Un altro problema non completamente risolto dalla citata giurisprudenza è quello della determinazione dell'esatto ambito di applicazione dei principi ricavabili dall'art. 117.1 Cost. A quali fonti internazionali pattizie, diverse dalla CEDU, si applica il principio di legalità internazionale?
La questione si pone con riguardo ai cosiddetti accordi in forma semplificata, cioè a quei trattati internazionali conclusi dal Governo e non ratificati dal Parlamento, in deroga all'art. 80 Cost. Può ragionevolmente ritenersi che la Corte costituzionale neghi il carattere vincolante di tali accordi, come impone il limite della compatibilità delle norme pattizie con la Costituzione, espressamente affermato dalle due sentenze citate.
Per quanto riguarda, invece, gli accordi oggetto di regolare procedura di adattamento, sono ipotizzabili tre soluzioni diverse.
Secondo la prima, di tipo restrittivo, la Corte potrebbe restringere la portata dell'art. 117.1 Cost, ai soli trattati sui diritti umani.
La seconda soluzione, invece, opta per la massima apertura dell'ordinamento, perché, facendo appunto leva sul tenore letterale dell'art. 117.1, sostiene che la preminenza debba essere assicurata a tutte le norme di diritto internazionale pattizio, indipendentemente dai caratteri del trattato.
Una terza soluzione, l'efficacia vincolante e preminente sul diritto interno andrebbe attribuita non già alle sole norme internazionali sui diritti umani, e neppure a tutte le norme di diritto internazionale pattizio, bensì a quelle norme internazionali la cui attuazione avvenga sotto la supervisione di un organo giurisdizionale internazionale deputato alla soluzione delle controversie sull'applicazione del trattato
Il dialogo tra la Corte costituzionale ed i giudici ultrastatali:
L'evoluzione della giurisprudenza costituzionale avvenuta sia in ordine all'effiicia delle norme di diritto internazionale pattizio, sia in ordine all'uso della pregiudizialità comunitaria, avvia una nuova tecnica di dialogo tra la Corte ed i giùdici ultrastatali.
La Corte, nel realizzare l'apertura dell'ordinamento nazionale al diritto comunitario ed al diritto internazionale consuetudinario ha individuato un punto di equilibrio tra l'esigenza dell'integrazione e quella della salvaguardia dei valori nazionali già delineata nella teoria dei "contro-limiti".
Quest'ultima, com'è noto, richiede la conformità delle norme comunitarie ai soli principi fondamentali dell'ordinamento .
Invece, le norme internazionali pattizie, per poter prevalere sul diritto domestico sono assoggettate al più ampio vincolo di conformità all'intero dettato costituzionale.
Il principio di supremazia costituzionale costituisce una tecnica da utilizzare nel dialogo della Corte con i giudici ultrastatali.
Argomentazione approfondita prendendo come riferimento Bin ,Pitruzzella, 2009. Le fonti del diritto. 3rd ed. Torino: Giappichelli Editore.
Etichette: art. 10, art. 11, art. 117, Diritto Costituzionale, diritto internazionale, rinvio, rinvio fisso, rinvio mobile