Source: https://www.laleggepertutti.it/180277_vaccino-non-ce-relazione-con-lautismo
Timestamp: 2018-02-21 09:38:24+00:00
Document Index: 151464583

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 375', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13', 'sentenza ']

Vaccino: non c'è relazione con l'autismo
Lo sai che? Vaccino: non c’è relazione con l’autismo
Lo sai che? Pubblicato il 24 ottobre 2017
> Lo sai che? Pubblicato il 24 ottobre 2017
Scagionati i vaccini antipoliomielite, morbillo, parotite e rosolia: non c’è alcuna prova che il trivalente comporti l’autismo.
Di nuovo sul banco degli imputati il vaccino obbligatorio. Ma questa volta ne esce assolto. Solo però all’esito dell’appello e del successivo giudizio in Cassazione. Il primo grado aveva invece dato ragione a una coppia di genitori che aveva fatto somministrare al proprio figlio le seguenti vaccinazioni: antipoliomielite di tipo Sabm, DTP — antidifterica, antitetanica e antipertossica – e MPR — morbillo, parotite e rosolia; all’esito delle stesse il minore aveva subito dei gravi disturbi con definitiva diagnosi di autismo.
Il vaccino può essere causa di autismo?
Se il vaccino sia o meno in correlazione con l’autismo è una domanda che ha afflitto a lungo le famiglie italiane, prima soprattutto dell’obbligo di vaccinazione introdotto di recente dal governo. In verità, le sentenze della Cassazione – salvo qualche rara eccezione (leggi Danno da vaccino obbligatorio) – non hanno mai riconosciuto alcuna relazione tra i due eventi. Nel 2012 il Tribunale di Rimini, con una sentenza shock [1], aveva accertato che il vaccino MPR (il famoso vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia) era in rapporto di causa-effetto con l’autismo in un bambino di 15 mesi. I giudici avevano così riconosciuto il danno da vaccino sulla base delle perizie medico legali dalle quali risultava il nesso di causalità tra vaccino e malattia. In questi casi la legge prevede, come risarcimento, un assegno reversibile per quindici anni e un assegno una tantum per il periodo ricompreso tra il manifestarsi della patologia e il risarcimento; quest’ultimo è in misura pari, per ciascun anno, al 30% dell’indennizzo. La sentenza, oltre a spaventare migliaia di genitori, ha animato le critiche di numerosi medici.
Successivamente è stata la stessa Cassazione a rivedere i precedenti giudizi e a invitare i tribunali alla prudenza su un argomento che, peraltro, ha diviso (in parte) la scienza medica. Il Dipartimento della Salute ha affermato, in passato, che il vaccino trivalente rimane la migliore protezione contro morbillo, epatite e rosolia; esso è stato ufficialmente riconosciuto, dall’Organizzazione mondiale della sanità, come un vaccino sicuro e c’è una grande quantità di studi che dimostrano che i bambini che lo hanno ricevuto non sono a rischio di autismo rispetto a quelli a cui non è stato somministrato. Dall’altro lato alcuni studi medici hanno accertato che, in assenza di altri disturbi, esiste una ragionevole probabilità scientifica che la somministrazione del vaccino MPR possa scatenare l’autismo.
La nuova pronuncia della Cassazione
Con un’ordinanza di ieri [2], la Suprema Corte è tornata sulle relazioni tra vaccino obbligatorio e autismo ritenendo non provata alcuna relazione di causa-effetto. La Corte ha affermato che non è dimostrato il nesso causale tra la malattia e la somministrazione di medicinali; i giudici – come di norma in questi casi – hanno fondato la propria decisione sulle risultanze della perizia del consulente incaricato dal tribunale (in questo caso la Corte di Appello).
I genitori del bambino avevano contrapposto «altre argomentazioni, desunte da diversa ed ulteriore letteratura scientifica che – si legge nella sentenza -, pur manifestando l’acceso dibattito che da tempo si registra sulla questione, non rivela acquisizioni ed elementi decisivi» al fine di confutare la soluzione adottata dal consulente tecnico. Per la Cassazione, invece, bisogna attenersi al principio di diritto secondo cui «la prova a carico dell’interessato ha ad oggetto l’effettuazione della somministrazione vaccinale e il verificarsi dei danni alla salute e il nesso causale tra la prima e i secondi, da valutarsi secondo un criterio di ragionevole probabilità scientifica, mentre nel caso il nesso causale costituisce solo un’ipotesi possibile». «Né – conclude la pronuncia – risulta decisiva la critica avente ad oggetto la mancata individuazione, da parte del consulente, di una possibile eziologia alternativa, considerato che la Corte riferisce il passaggio della consulenza ove si ammette che l’eziologia di tale della malattia, così come della stragrande maggioranza dei disturbi mentali, risulta tuttora in gran parte sconosciuta». Detto in parole povere, secondo i giudici non ci sono prove sufficienti del fatto che il vaccino possa causare l’autismo.
[2] Cass. ord. n. 24959/2017.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – L, ordinanza 21 settembre – 23 ottobre 2017, n. 24959
Presidente Curzio – Relatore Ghinoy
1. la Corte d’appello di Ancona, in riforma della sentenza del Tribunale di Pesaro, rigettava la domanda proposta da G.D. e B.C. , genitori esercenti la potestà sul minore G.P. , al fine di ottenere l’indennizzo previsto dagli artt. 1 e 2 della legge n. 210 del 1992, a motivo dell’avere il proprio figlio contratto sindrome autistica, asseritamente a causa della somministrazione dei vaccini (antipoliomielite di tipo Sabin, DTP – antidifterica, antitetanica e antipertossica – e MPR – morbillo parotite e rosolia) a lui praticati tra il 1998 e il 2003. La Corte recepiva le conclusioni del nominato c.t.u., che aveva escluso la sussistenza del nesso di causalità tra la malattia e le vaccinazioni.
La Corte territoriale ha recepito l’analisi e le conclusioni del c.t.u. nominato in grado d’appello, che aveva operato una valutazione complessiva degli elementi acquisiti al giudizio in relazione alla storia clinica del periziato e sulla base dei criteri temporali e della continuità fenomenica, nonché in considerazione dello stato delle acquisizioni della scienza medica ed epidemiologica, superando anche nella sostanza le osservazioni critiche alla c.t.u.. È quindi pervenuta al convincimento che sussista la mera possibilità di una correlazione eziologica tra le vaccinazioni e la malattia, e non un rilevante grado di probabilità scientifica.
3. Né risulta decisiva la critica avente ad oggetto la mancata individuazione da parte del c.t.u. di una possibile eziologia alternativa, considerato che la Corte riferisce il passaggio della consulenza ove si ammette che l’eziologia ditale della malattia, così come della stragrande maggioranza dei disturbi mentali, risulta tuttora 1n gran parte sconosciuta. Quanto poi al rapporto della Casa farmaceutica GSK datato 16.12.2001, esso riguarda il vaccino esavalente Infanrix Hexa, che neppure risulta se sia stato somministrato a G.P. .
4. Sicché, il ricorso sollecita in sostanza una rilettura dei dati di causa più coerente con le prospettazioni della parte, e quindi una diversa valutazione di merito, inammissibile in questa sede.
5. Il Collegio, condividendo la proposta del relatore, all’esito della quale le parti non hanno formulato memorie, ritiene quindi che il ricorso risulti inammissibile ex art. 375 comma 1 n. 1 c.p.c., e debba in tal senso essere deciso con ordinanza in camera di consiglio.
7. Sussistono i presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dall’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, introdotto dall’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228.
Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, del d.lgs. n. 115 del 2002 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.
25/10/2017 alle 16:53
Guarda caso, una sentenza che nega il nesso viene data poco dopo che questi vaccini sono diventati obbligatori… coincidenza??? Oppure pressioni dall’alto?….