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Timestamp: 2019-03-22 11:50:32+00:00
Document Index: 59639477

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 40', 'art. 5', 'art. 32', 'art. 6', 'art. 32', 'art. 6']

Normativa fiscale in tema di successione
Il regime fiscale delle successioni, donazioni e altri atti a titolo gratuito, è regolato dall'art. 2, commi da 47 a 53, del D.L. n. 262 del 2006, convertito con modificazioni, dalla legge n. 286 del 2006; dall'art. 1, commi da 77 a 79, della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per l’anno 2007) e dall'art. 1, comma 31, della legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria per l’anno 2008).
Il valore venale di un immobile può essere generalmente diverso dal valore che il contribuente può dichiarare, ai fini fiscali, nella denuncia di successione. Tuttavia, per non essere soggetto ad accertamento di maggior valore e quindi, non essere soggetto a sanzioni, il valore da dichiarare non può essere minore a quello fiscale determinato dall’applicazione di opportuni coefficienti moltiplicatori della rendita catastale che sono stabiliti dalla normativa.
Compendio unico: presupposti per l’applicabilità del regime fiscale agevolato
per quanto concerne i requisiti soggettivi, posto che essi devono individuarsi nelle qualifiche di coltivatore diretto e di imprenditore agricolo professionale (sia persona fisica che società), si ribadisca la non necessaria sussistenza degli stessi al tempo della costituzione. Per quanto concerne i requisiti oggettivi, preme ricordarsi come l’esenzione spetti per il trasferimento di «terreni agricoli e relative pertinenze, ivi compresi i fabbricati»
Le conseguenze sul piano fiscale dei mutamenti soggettivi nel compendio unico
ai fini dell’applicabilità del regime agevolato, il Legislatore ha richiesto la sussistenza dei requisiti soggettivi di imprenditore agricolo professionale (persona fisica o società) e di coltivatore diretto, in capo al dichiarante ovvero l’assunzione dell’impegno al loro conseguimento, al momento della costituzione del compendio.
Applicabilità del regime agevolato del compendio unico ai contratti preliminari di vendita
il contratto preliminare in argomento non rientra nel regime agevolato previsto dal decreto legislativo n. 228 del 2001, ma è soggetto alla registrazione in termine fisso con l’applicazione dell’imposta in misura fissa di registro. La disposizione contenuta nel contratto preliminare, che prevede la corresponsione del pagamento di una somma a titolo di caparra confirmatoria, è soggetta, invece, all’applicazione dell’imposta proporzionale di registro nella misura dello 0,50 per cento
La disciplina del TUIR sul c.d. “regime di trasparenza”
Nel nostro ordinamento esiste una disparità di trattamento, a livello fiscale, tra società di capitali e società di persone: queste ultime, difatti, non sono soggetti passivi d’imposta. Il reddito da esse prodotto viene imputato ai soci, indipendentemente dalla distribuzione, in applicazione del c.d. “principio di trasparenza”
Brevi considerazioni sull’unitarietà dell’accertamento
l’art. 40 del d.P.R. n. 600 del 1973 prevede che alla rettifica della dichiarazione presentata dalla società (dichiarazione mediante la quale si imputa, ex art. 5 TUIR, il reddito della società in capo ai soci indipendentemente dalla percezione e proporzionalmente alla distribuzione degli utili) si proceda mediante l’adozione di un “unico atto”.
Prolegomeni alla Sentenza 04 giugno 2008, n. 14815. Un commento assai peculiare
Cosa accade se è la società a non impugnare l'avviso, mentre i soci propongono gli atti di accertamento loro notificati (o l'unico accertamento cumulativamente notificato)? Anche in questo caso, per l'Autore, deve risolversi nel senso del processo litisconsortile: «nel o nei relativi giudizi dove venga impugnato il profilo dell'accertamento del reddito della società» è necessario coinvolgere anche quest'ultima in quanto in riferimento a tale doglianza «ciascuno dei separati atti»
il tema delle obbligazioni solidali risulta essere particolarmente problematico e, non potendosi trattare in questa sede ex professo tale materia, ci si limita a segnalare le più importanti posizioni dottrinali in riferimento al caso in questione.
Breve premessa sulla legge 4 novembre 2010, n. 183 (c.d. Collegato Lavoro)
La legge 4 novembre 2010 n. 183 , c.d. Collegato Lavoro, è stata approvata dalle Camere al termine di un farraginoso percorso parlamentare, nel corso del quale si è registrata anche la mancata promulgazione del testo originario da parte del Presidente della Repubblica .
Gli atti impeditivi della decadenza diversi dall’azione giudiziale
In alternativa al deposito del ricorso, l’art. 32 ammette due ulteriori possibilità per il lavoratore licenziato di impedire la scadenza del nuovo termine di duecentosettanta giorni, ovvero mediante la comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o della domanda di arbitrato.
La natura del nuovo termine di decadenza e ambito applicativo del nuovo regime
La questione dell’esatta individuazione dell’ambito applicativo del nuovo regime di decadenza previsto per l’impugnazione del licenziamento ha acceso il dibattito svoltosi tra i primi commentatori della riforma, in particolar modo per la difficile soluzione del nodo interpretativo relativo alla nozione di «invalidità».
Irrilevanza delle cause di interruzione e di sospensione dei termini di decadenza
I termini di sessanta e duecentosettanta giorni dettati dal riformato articolo 6 della legge n. 604/1966 in materia di impugnazione del licenziamento sono sottoposti alla disciplina contenuta negli articoli 2964 e seguenti del codice civile.
Conseguenze della decadenza sulla proponibilità dell’azione risarcitoria di diritto comune
La mancata impugnazione del licenziamento nel termine decadenziale di sessanta giorni nonché il mancato deposito del ricorso giudiziale o la mancata comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato nel successivo termine di duecentosettanta giorni, determinano, ai sensi del riformato art. 6 della legge n. 604/1966, rispettivamente, la decadenza dall’impugnazione stessa oppure l’inefficacia della impugnazione tempestivamente proposta.
L’art. 32 della legge 4 novembre 2010, n. 183 (c.d. Collegato Lavoro)
Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, ovvero dalla comunicazione, anch’essa in forma scritta, dei motivi, ove non contestuale, con qualsiasi atto scritto,
L’art. 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604 - testo originario e testo vigente a confronto
Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, ovvero dalla comunicazione, anch’essa in forma scritta,
Disposizioni rilevanti del codice civile e di procedura civile
Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato, dando il preavviso nel termine e nei modi stabiliti [dalle norme corporative] (1), dagli usi o secondo equità.
Disposizioni rilevanti della legge 20 maggio 1970, n. 300, c.d. Statuto dei Lavoratori
Le norme disciplinari relative alle sanzioni, alle infrazioni in relazione alle quali ciascuna di esse può essere applicata ed alle procedure di contestazione delle stesse, devono essere portate a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti. Esse devono applicare quanto in materia è stabilito da accordi e contratti di lavoro ove esistano