Source: http://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1373-codice-civile-recesso-unilaterale
Timestamp: 2016-12-10 04:55:06+00:00
Document Index: 20089297

Matched Legal Cases: ['art. 1225', 'art. 4', 'art. 2932', 'art. 1385', 'art. 1373', 'art. 1385', 'art. 1373']

Art. 1373 codice civile: Recesso unilaterale
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Se a una delle parti è attribuita la facoltà di recedere dal contratto, tale facoltà può essere esercitata finché il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione (1) (2).
Qualora sia stata stipulata la prestazione di un corrispettivo per il recesso, questo ha effetto quando la prestazione è eseguita (3).
È salvo in ogni caso il patto contrario (4).
CommentoContratto ad esecuzione istantanea: contratto i cui effetti si esauriscono in un solo istante, o all’atto della conclusione del contratto (ad esecuzione immediata) o in un momento successivo (ad esecuzione differita).
Contratto a esecuzione continuata o periodica (o di durata): nell'esecuzione continuata gli effeti del contratto si prolungano nel tempo, senza intervallo di prestazioni, cioè con una prestazione unica ed ininterrotta (ad esempio, il contratto di locazione); nell'esecuzione periodica si hanno invece più prestazioni effettuate in date prestabilite o saltuariamente su richiesta dell’altra parte (ad esempio, il contratto di somministrazione di derrate).
Recesso (o ius poenitendi): potere (diritto soggettivo potestativo) in base al quale una parte si scioglie dal vincolo contrattuale con effetti ex nunc (restano, cioè, salvi gli effetti del contratto prodotti prima del recesso). Il recesso può essere previsto dalla legge o previsto contrattualmente con apposita clausola. In entrambi i casi può essere subordinato alla presenza di determinati presupposti (es.: rimborsi, indennizzi, termine di preavviso). Può essere espresso anche oralmente o per fatti concludenti, sempreché sia manifestato in modo chiaro ed univoco. Esso ha effetto ex nunc.
(1) Il diritto di recesso è previsto anche in numerose leggi speciali. In particolare si fa riferimento agli artt. 64-67, d.lgs. 6-9-2005, n. 206 (Codice del consumo) per la disciplina della cd. clausola di ripensamento in tema di contratti negoziati fuori dai locali commerciali e di contratti a distanza.
(2) La norma si riferisce al recesso previsto contrattualemnte; il comma 1, in particolare, disciplina il recesso convenzionale nei contratti ad esecuzione immediata ove il recesso può essere esercitato solo fino alla iniziale esecuzione del rapporto, cioè prima che si sia in tutto o in parte realizzato l’effetto reale [v. Libro IV, Titolo II, Capo V], o la prestazione obbligatoria [v. 1174] sia stata in tutto o in parte adempiuta.
(3) Per il recesso le parti possono stabilire un corrispettivo che può essere versato anticipatamente o al momento del recesso.
(4) Le disposizioni relative al recesso sono derogabili dalle parti. Sicché queste possono: stabilire che il recesso anziché avere efficacia ex nunc, abbia efficacia retroattiva; disporre che il diritto di recesso nei contratti ad esecuzione immediata sia esercitabile anche dopo che il contratto sia stato in tutto o in parte eseguito.
Il termine recesso viene spesso usato come sinonimo di revoca. Si ritiene che l’elemento distintivo risieda nella diversità degli effetti: la revoca ha efficacia retroattiva; il recesso opera ex nunc.
Cassazione civile sez. VI 26 novembre 2014 n. 25171 Lavoro subordinato
Non è consentito al giudice intervenire nelle scelte datoriali, per giunta riguardanti un numero rilevante di dipendenti, ripristinando una turnazione ante vigente rispetto a quella impugnata dal ricorrente ovvero determinandone una nuova al fine di esentare un lavoratore dall’osservanza della stessa.
Tribunale Milano sez. lav. 07 luglio 2014 Il recesso unilaterale da un contratto collettivo senza predeterminazione di un termine di efficacia costituisce una causa ordinaria di estinzione del rapporto, così come in qualsiasi rapporto di durata a tempo indeterminato. Ciò deve avvenire nel rispetto dei criteri di buona fede e correttezza, senza che, in caso di disdetta, vengano lesi i diritti intangibili dei lavoratori, derivanti dalla pregressa disciplina più favorevole, entrati in via definitiva nel patrimonio dei lavoratori medesimi.
Cassazione civile sez. lav. 30 ottobre 2013 n. 24533 La previsione della risoluzione del patto di non concorrenza rimessa all'arbitrio del datore di lavoro concreta una clausola nulla per contrasto con norme imperative, atteso che la limitazione allo scioglimento dell'attività lavorativa deve essere contenuta - in base a quanto previsto dall'art. 1225 c.c., interpretato alla luce degli art. 4 e 35 della carta costituzionale - entro limiti determinati di oggetto, tempo e luogo, e va compensata da un maggior corrispettivo. Ne consegue che non può essere attribuito al datore di lavoro il potere unilaterale di incidere sulla durata temporale del vincolo o di caducare l'attribuzione patrimoniale pattuita.
Cassazione civile sez. lav. 08 gennaio 2013 n. 212 Obbligazioni e contratti.
È valida la condizione risolutiva nella quale venga previsto, come evento, l'inadempimento di una delle parti.
Cassazione civile sez. I 11 giugno 2014 n. 13216 La "parte negoziale", quale entità soggettiva di imputazione delle posizioni attive e passive nascenti dal contratto, è insensibile alle proprie mutazioni interne, sicché, qualora un promissario acquirente receda dal preliminare di compravendita, l'altro può pretendere la stipula del definitivo e agire ai sensi dell'art. 2932 cod. civ., facendosi carico dell'intero prezzo. Cassa con rinvio, App. Catania, 06/02/2008
Cassazione civile sez. II 12 marzo 2014 n. 5776 Il recesso unilaterale dal contratto, previsto dall'art. 1385, comma 2, c.c., è di natura legale e non convenzionale, trovando la sua giustificazione nell'inadempienza dell'altra parte, laddove l'art. 1373, comma 1, c.c., secondo il quale il recesso non può essere esercitato quando il contratto abbia avuto un principio di esecuzione, riguarda esclusivamente il recesso convenzionale e non anche quello stabilito dall'art. 1385 in favore del contraente non inadempiente. Rigetta, App. Catania, 17/11/2006
Cassazione civile sez. II 27 marzo 2013 n. 7762 La parte titolare del diritto di recesso è tenuta ad esercitarlo in modo conforme ai principi di buona fede e correttezza, anche al fine di non arrecare pregiudizio ovvero danno ingiusto all'altro contraente. Consegue che, mancando il pregiudizio, ovvero l'effettiva diminuzione patrimoniale in conseguenza di un recesso accusato di illegittimità, non vi è alcun bene della vita leso o diminuito di cui chiedere ristoro al giudice. Da ciò deriva che un inadempimento senza effetti pregiudizievoli, ad esso collegati dal nesso di causalità adeguata, non dà luogo a risarcimento.
Cassazione civile sez. I 08 gennaio 2013 n. 227 Giurisdizione civile
Rispetto al potere dell'Amministrazione pubblica di annullare il provvedimento di affidamento di un incarico professionale per vizi di legittimità, la posizione assunta dal soggetto destinatario dell'incarico assume la natura di interesse legittimo, azionabile davanti al giudice amministrativo, mentre è di diritto soggettivo in presenza di una deliberazione di revoca dell'incarico professionale precedentemente attribuitogli avendo tale provvedimento, che recide il rapporto professionale, natura di atto tipicamente negoziale, riconducibile all'esercizio del diritto potestativo di recesso di cui all'art. 1373 c.c.
T.A.R. Pescara (Abruzzo) sez. I 16 luglio 2013 n. 381 Art. precedente
Se il bagnino non salva il bagnante è omicidio colposoCertificato di proprietà auto rubato o smarrito: cosa fare?L’avvocato che prima ha assistito entrambi i coniugi, dopo non può difendere l’uno contro l’altro Risarcito il dipendente licenziato che rinuncia al nuovo posto di lavoro per l’orario stressanteIsee sbagliato dal Caf, mi deve risarcire?
Come ridurre i debitiSOS ConsumatoriLa previdenza facileTra moglie e maritoIl caffè sospeso	UTILIZZO DEI COOKIES