Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2009/06/studi-di-settore-le-novita-della-modulistica-2009.html
Timestamp: 2017-11-24 05:57:42+00:00
Document Index: 81425369

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 1', 'art. 176', 'art. 6', 'art. 99', 'art. 2']

Studi di settore: le novità della modulistica 2009
Esaminiamo le principali novità della modulistica studi di settore 2009 indicate dall’Amministrazione finanziaria nella circolare n. 29/E del 18 giugno 2009.
I codici previsti per le fattispecie disciplinate dall’art. 10, commi 1 e 4, della legge 8 maggio 1998, n. 146
Per il periodo d’imposta 2008, tale sezione prevede un ulteriore codice per individuare un’ipotesi di esclusione dall’applicazione degli studi di settore. Il contribuente dovrà infatti indicare nell’apposita casella il “codice 5” qualora l’attività di impresa o di lavoro autonomo sia cessata nel periodo d’imposta 2008 e non sia stata successivamente iniziata, da parte dello stesso soggetto, entro sei mesi dalla sua cessazione (nella predetta situazione il contribuente dovrà sempre segnalare la causa di esclusione dagli studi di settore anche nel modello Unico 2009, indicando il “codice 2” nel primo rigo dei quadri RE, RF, RG).
L’introduzione del nuovo codice permette ai contribuenti che rientrano nella predetta causa di esclusione, di presentare il modello studi di settore, indicando anche il numero dei mesi di durata dell’attività nell’apposito campo posto nel frontespizio.
Tra le novità da segnalare con riguardo ai codici relativi alle cause di esclusione dagli studi di settore, la nota d’Agenzia fa presente che ai fini della compilazione dell’apposita casella posta nel primo rigo dei quadri RE, RF, RG, del modello Unico 2009, è stato previsto il nuovo “codice 12” – modifica nel corso del periodo d’imposta dell’attività esercitata, nel caso in cui le due attività siano soggette a due differenti studi di settore.
Per i soggetti esclusi dall’applicazione degli studi di settore in conseguenza di un periodo di non normale svolgimento dell’attività, l’art. 1, comma 19, della legge n. 296 del 2006 ha previsto la compilazione del modello per l’applicazione degli studi di settore. Il modello che tali soggetti devono presentare è quello afferente lo studio di settore relativo all’attività per la quale si sono conseguiti i maggiori ricavi/compensi durante il periodo d’imposta considerato, prescindendo dalla circostanza che detta attività sia quella iniziata o cessata.
Come è noto, con decreto 11 febbraio 2008 è stato abolito l’obbligo dell’annotazione separata dei componenti rilevanti ai fini degli studi di settore a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2007.
A decorrere dal periodo d’imposta 2008, i soggetti che esercitano due o più attività d’impresa, non rientranti nel medesimo studio di settore, dovranno compilare l’apposito prospetto delle “Imprese multiattività” del modello relativo all’attività prevalente esclusivamente qualora l’importo complessivo dei ricavi derivanti dalle attività non prevalenti sia superiore al 30 per cento dell’ammontare complessivo dei ricavi dichiarati.
Ai fini dell’attività di accertamento, la diretta utilizzazione degli studi di settore potrà avvenire solo qualora i ricavi delle attività non prevalenti siano inferiori o pari al 30 per cento dei ricavi complessivi.
In caso contrario le risultanze dello studio di settore possono essere utilizzate esclusivamente ai fini della selezione delle posizioni da sottoporre a controllo con le ordinarie metodologie.
Le novità del quadro F e del quadro G
In relazione alle disposizioni di cui al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, sono state apportate modifiche in merito alla compilazione dei quadri contabili F e G.
In particolare, al rigo F19, campo 3, viene chiesto di indicare esclusivamente l’ammontare delle spese sostenute per l’impiego di personale di terzi, distaccato presso l’impresa e le spese sostenute in base a contratto di somministrazione di lavoro, mentre al rigo G05, campo 2, viene chiesto di indicare le sole spese sostenute in base a contratto di somministrazione di lavoro.
Riguardo, invece, le novità che interessano esclusivamente il quadro F, viene specificato che nella sezione degli elementi contabili necessari alla determinazione dell’aliquota IVA, occorre barrare la casella, in corrispondenza del rigo F30, esclusivamente nel caso di “esenzione I.V.A”.
La compilazione dei quadri contabili Tassa e tariffa
Negli ultimi anni, alcuni Comuni hanno effettuato una modifica nella gestione dell’attività di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, da tassa a tariffa. Cioè, il passaggio da un servizio erogato a fronte del pagamento di una “tassa” ad un servizio erogato a fronte del pagamento di una “tariffa” comprensiva del corrispettivo per la prestazione e dell’imposta sul valore aggiunto.
Da un punto di vista “sostanziale” – osserva l’A.F. – in merito all’applicazione degli studi di settore, fra “tassa” e “tariffa” non vi sono differenze, in quanto entrambe costituiscono prestazioni imposte cui le imprese sono soggette per legge.
Pertanto, entrambe le tipologie di costo dovranno essere indicate nel Quadro F – Elementi contabili al rigo F22 “Oneri diversi di gestione”.
La legge n. 244 del 2007 ha introdotto il comma 2-ter all’art. 176 del T.U.I.R., norma che consente alle società conferitarie, in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi relativa all’esercizio nel corso del quale è stata posta in essere l’operazione di conferimento o nel periodo d’imposta successivo, di optare per l’applicazione di una imposta sostitutiva sui maggiori valori attribuiti in bilancio agli elementi dell’attivo costituenti immobilizzazioni materiali e immateriali.
Tuttavia, il valore dei beni strumentali da indicare ai fini dell’applicazione degli studi di settore, non dovrà tener conto delle rivalutazioni effettuate successivamente all’entrata in vigore delle norme di cui alla legge n. 342/2000.
Infatti, come riportato nelle istruzioni del Quadro F – Elementi contabili, al rigo F29, campo 1 del modello studi di settore il valore dei beni strumentali dovrà essere indicato al “costo storico, comprensivo degli oneri accessori di diretta imputazione e degli eventuali contributi di terzi, dei beni materiali e immateriali, escluso l’avviamento…considerando le eventuali rivalutazioni a norma di legge effettuate prima dell’entrata in vigore delle disposizioni di cui agli artt. Da 10 a 16 della legge 21 novembre 2000, n. 342”.
Tenuto conto che i maggiori valori assoggettati a imposta sostitutiva si considerano riconosciuti ai fini dell’ammortamento a partire dal periodo d’imposta nel corso del quale è esercitata l’opzione, potrebbero verificarsi anomalie in sede di determinazione della normalità economica.
Infatti, l’indicatore “incidenza degli ammortamenti per beni strumentali mobili rispetto al valore storico degli stessi”, potrebbe segnalare un valore di non congruità proprio in ragione del valore degli ammortamenti dichiarato dal contribuente, che potrebbe risultare superiore a quello massimo ammissibile, calcolato quest’ultimo tenendo conto del costo storico dei beni strumentali mobili.
Pertanto, i tecnici centrali invitano gli Uffici a considerare con particolare attenzione situazioni di non congruità e/o di non coerenza determinate da questa specifica situazione.
L’art. 6, comma 1, del decreto legge n. 185 del 2008, prevede la possibilità di dedurre dal reddito d’impresa, ai sensi dell’art. 99, comma 1, del T.U.I.R., un importo pari al 10% dell’IRAP determinata ai sensi degli artt. 5, 5-bis, 6, 7 e 8 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, forfetariamente riferita all’imposta dovuta sulla quota imponibile degli interessi passivi e oneri assimilati al netto degli interessi attivi e proventi assimilati ovvero delle spese per il personale dipendente e assimilato al netto delle deduzioni spettanti ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera a), 1-bis, 4-bis, 4-bis.1 del medesimo decreto legislativo.
La disposizione si applica a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2008.
Al riguardo, la circolare n. 29/2009 fa presente che la predetta quota deve essere indicata:
– per gli esercenti arti e professioni nel rigo G12 – altre componenti negative del “Quadro G – Elementi contabili”;
– per gli esercenti attività di impresa nel rigo F23 – altre componenti negative – campo 1 del “Quadro F – Elementi contabili”.
In tal modo l’importo in argomento non influisce nella determinazione delle stime dei ricavi/compensi.
In relazione invece ai possibili impatti sugli indicatori di normalità economica, la procedura GE.RI.CO. permette al contribuente, qualora ritenga che il risultato non sia corrispondente alla sua reale situazione, di segnalare all’Amministrazione finanziaria l’eventuale non corretta applicazione, nel caso specifico, del singolo indicatore di normalità economica, con la possibilità di modificare, utilizzando una apposita sezione della procedura, l’importo delle variabili che rilevano ai fini del calcolo della normalità economica, ovvero richiedendo la totale non applicazione del singolo indicatore.
Con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 16 novembre 2007 è stata approvata la “Classificazione delle attività economiche da utilizzare in tutti gli adempimenti posti in essere con l’Agenzia delle entrate” (cfr. circolare n. 44/E del 29 maggio 2008).
La classificazione delle attività economiche ATECO 2007 è stata oggetto di modifiche non sostanziali ad alcune definizioni dei codici attività, con decorrenza a partire dal 1° gennaio 2009.
Ai fini dell’applicazione degli studi di settore, i soggetti che si classificano in uno dei codici attività la cui definizione sia risultata modificata a partire dal 1° gennaio 2009, nel caso in cui non abbiano variato la propria attività nel corso del periodo d’imposta 2008, devono indicare nel quadro RF, RG o RE del modello UNICO 2009 il codice ATECO 2007 in vigore al 1° gennaio 2009 relativo alla propria attività esercitata, mentre nell’allegato studi di settore dovranno indicare il codice attività ATECO 2007 collegato allo studio di settore applicabile precedentemente alla introduzione dei nuovi codici di attività.
Qualora lo studio di settore sia stato oggetto di evoluzione nel corso del 2008, dovrà essere compilato il modello relativo allo studio di settore evoluto.
Maggiorazione dovuta ai fini dell’adeguamento
L’art. 2, comma 2-bis del D.P.R. n. 195 del 1999 prevede che ai fini dell’adeguamento ai risultati degli studi di settore debba essere versata, entro il termine per il versamento a saldo dell’imposta sul reddito, una maggiorazione pari al 3% della differenza tra i ricavi/compensi risultanti dall’applicazione degli studi di settore e i ricavi/compensi annotati nelle scritture contabili, qualora detta differenza sia superiore al 10% dei ricavi/compensi annotati.
Il decreto legge n. 185 del 2008 ha previsto, all’articolo 8, che gli studi di settore, al fine di tener conto degli effetti della crisi economica e dei mercati, “…possono essere integrati con decreti del Ministro dell’economia e delle finanze…”.
L’introduzione dei correttivi “anticrisi”, effettuata con il decreto del 19 maggio 2009, configura quindi non una “evoluzione” degli studi di settore ma, stante il disposto normativo, una integrazione degli stessi.
Pertanto, ai fini dell’adeguamento ai risultati degli studi è confermato l’obbligo del versamento della maggiorazione, con riguardo agli studi non evoluti per il 2008.
Le novità di GE.RI.CO. 2009
Tra le principali novità presenti nel software di applicazione GE.RI.CO. 2009 per il periodo d’imposta 2008 si evidenzia, in particolare, la visualizzazione di ulteriori informazioni nella sezione “Risultati Congruità e Normalità” in ordine agli effetti dovuti ai nuovi correttivi “anticrisi” introdotti dal DM del 19 maggio 2009.
Pertanto, nella parte inferiore della sezione descritta sono riportati i valori stimati, i valori di adeguamento e i valori IVA che tengono conto dell’applicazione dell’analisi di congruità, dell’analisi di normalità economica e dei correttivi per la crisi.
La qualifica di impresa sociale (e l’assoggettamento alla relativa disciplina) può essere acquisita dalle predette organizzazioni a condizione che esse siano in possesso dei requisiti soggettivi ed oggettivi previsti dalla predetta legge.
In considerazione di tali caratteristiche, ed in particolar modo per la mancanza dello scopo di lucro e l’impiego di personale disabile o svantaggiato, le imprese sociali potrebbero non conciliarsi perfettamente con gli studi di settore che rappresentano un modello statistico-matematico sviluppato sulla base di rapporti economici tra fattori produttivi. Gli stessi indicatori di coerenza, presenti negli studi di settore, potrebbero risultare sfalsati e non rappresentativi, dal momento che il fine “ultimo” dell’impresa sociale non è il profitto.
Sull’argomento l’Agenzia richiama le indicazioni in tema di cooperative a c.d. mutualità prevalente. Al riguardo, nella circolare n. 110/E del 21 maggio 1999 è stato chiarito che, relativamente a tali soggetti, “in sede di contraddittorio… gli uffici terranno conto, comunque, che…operano in situazioni di mercato influenzate dal perseguimento di fini mutualistici che possono incidere in maniera anche rilevante sui ricavi conseguiti”.
Inoltre, nella Risoluzione n. 330/E del 14 novembre 2007, l’Agenzia ha ribadito tale orientamento, esplicitando che gli uffici dovranno tener conto delle particolari “situazioni di mercato influenzate dal perseguimento di fini mutualistici che possono incidere in maniera anche rilevante sui ricavi conseguiti”.
La circolare n. 29/2009, nel confermare l’applicazione degli studi di settore anche alle imprese sociali, si rappresenta che nell’eventuale fase di controllo, effettuata sulla base degli studi di settore, gli uffici dovranno tener conto, di volta in volta, della sussistenza del requisito della mutualità, delle particolari situazioni locali e della tipologia di attività svolta, così da valutare la credibilità dei ricavi presunti a fronte di quanto dichiarato dal contribuente.