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Timestamp: 2017-09-23 12:36:03+00:00
Document Index: 14861821

Matched Legal Cases: ['art 1983', '§ 8', 'art 1983', '§ 5', '§ 13', '§ 6', '§ 204', '§ 233', '§ 4', '§ 212', '§ 434', '§ 104', '§ 18', '§ 119', '§ 395', '§ 478', '§ 187', '§ 187', '§ 189', '§ 344', '§ 187', '§ 2', '§ 15', '§ 268', '§ 212', '§ 382', '§ 5', '§ 403', '§ 151', '§ 410', '§ 396', '§ 396', '§ 375', '§ 145', '§ 344']

Note sui significati di "libertà" nei Lineamenti di filosofia del diritto di Hegel
i Due significative testimonianze di questo indirizzo interpretativo sono costituite dal volume, curato da D. Henrich e R.P. Horstmann, Hegels Philosophie des Rechts. Die Theorie der Rechtsformen und ihre Logik , Stuttgart 1983, e dal più recente testo di P.J. S teinberger , Logic and Politics. Hegel's Philosophy of Right , New Haven and London 1988.
iii Non mancano i riferimenti espliciti alla "fenomenologia" e, soprattutto, alla "psicologia" dell' Enciclopedia (cf. ad es. Rph § 8), e, ciò che più conta, numerose sono le corrispondenze testuali. Su questo parallelismo vedi, di A. P eperzak , Zur Hegelschen Ethik nel volume curato da D. H enrich e R.P. H orstmann Hegels Philosophie des Rechts, Stuttgart 1983, 123; dello stesso autore cf. il più recente Philosophy and Politics. A Commentary on the Preface to Hegel's Philosophy of Right , Dordrecht 1987, passim.
iv Rph § 5 nella Nachschrift di K.G. von G riesheim 1824/25: in G.W.F. H egel , Vorlesungen über Rechtsphilosophie 1818-1831, a cura di K.H. Ilting, Stuttgart-Bad Cannstatt 1974, vol. IV, 112 (questa edizione d'ora in poi verrà citata riportando solo numero del volume e delle pagine).
x Hotho 1822/23 ad § 13: in G.W.F. H egel , Vorlesungen über Rechtsphilosophie 1818-1831, a cura di K.H. I lting , cit., 1974, vol. III, 130; cf. Griesheim ad § 6: IV, 115.
xiii Nella Scienza della logica si trovano, in verità, due trattazioni dell'argomento: in primo luogo nel capitolo "Teleologia" (WL II, 436-461=833-856; cf. E §§ 204-212), in secondo luogo (e senza mutamenti di rilievo) nell' "Idea del bene" (WL II, 541-548=929-934; cf. E §§ 233-235, il cui titolo non a caso è "Das Wollen").
xiv Per la identificazione di volontà e libertà v. Rph § 4 A e soprattutto Hotho: III, 107; Griesheim: IV, 102. L'uso interscambievole di "Wille", "freier Wille", "Freiheit" è rilevato da Ulrich S teinvorth , Freiheitstheorien in der Philosophie der Neuzeit, Darmstadt 1987, 207, ed A. P eperzak , Zur Hegelschen Ethik, cit., 108.
xix La definizione è di G.H. von Wright , Spiegazione e comprensione [1971], tr. it. Bologna 1977, 184-188.
xx Esemplare a questo proposito un passo delle Lezioni di storia della filosofia rivolto contro le argomentazioni usate da Epicuro per dimostrare l'assenza di finalità in natura, e in particolare contro quella secondo cui dal fango sotto l'azione del calore solare nascerebbero a caso dei vermi; la risposta di Hegel è che i vermi "possono certamente essere accidentali come tutto [Ganzes] in rapporto ad altro; ma il loro in-sé, concetto ed essenza è ora alcunché di organico: e il problema consiste appunto nel farsi un concetto di esso [dieses zu begreifen] " (Gph II, 313 = II, 461-462). Questa posizione ha tra le sue conseguenze il rifiuto della validità incondizionata del principio di causalità in tutte le sfere del reale. Si noti però che questo rifiuto non ha di per sé valenza antideterministica: esso infatti colpisce soltanto una delle versioni del determinismo, e sia pure la più diffusa in età moderna; un elenco delle accezioni di 'determinismo' si trova in U. P othast , Die Un­zulänglich­keit der Freheits­beweise 2, Frankfurt a.M. 1987, 39 sgg.
xxi Ovviamente, in quanto il conoscere vede retrospettivamente la necessità del processo, a Hegel non rimane che parlare di ciò che sta alla base dell'azione, ossia la convinzione che il Bene non sia attuato, come dell'"illusione in cui viviamo" e che costituisce però, al tempo stesso, "la forza operante [das Betätigende] su cui riposa l'interesse del mondo" (E § 212 Z). Nella distinzione di piani tra dualismo dell'azione e monismo del pensiero si può trovare qualche elemento di contatto col cosiddetto "indeterminismo epistemico", le cui più importanti formulazioni in tempi recenti si trovano nel P opper di Indeterminism in Quantum Physics and in Classical Physics (British Journal for the Philosophy of Science, 1950, I, 117-133 e 173-195) e soprattutto in D.M. M ac Kay ( Freedom of Action in a Mechanistic Universe, Cambridge 1967): questi autori ritengono che la possibilità di una lettura retrospettiva dell'azione come procedente secondo leggi dalla situazione, ossia determinata, non contraddica l'impossibilità di una previsione cogente nel momento dell'azione stessa. Mi sembra però che rispetto alle posizioni menzionate siano accertabili alcune differenze rilevanti del ragionamento hegeliano: la prima, e più importante, consiste nel fatto che Hegel sottrae l'ambito dell'organico e, a fortiori, quello dello spirito all'esclusivo dominio della causalità; in secondo luogo, l''indeterminismo epistemico' hegeliano si basa meno sulla imprevedibilità dell'azione che su una separazione tra io e mondo, separazione che chi agisce (a differenza di colui che conosce in senso filosofico) si trova inevitabilmente di fronte: anzi, in base al nesso razionalità-libertà che Hegel riafferma con forza, il dominio dei risultati dell'azione da parte del soggetto è segno non secondario di libertà.
xxv Una soluzione radicale di questa difficoltà potrebbe consi­stere nello spostare il problema dalle azioni singole alle azioni fondative del rapporto del soggetto con l'oggettività etica, ossia traducendo il problema della scelta razionale esclusivamente nella scelta di vivere nella società (moderna): da questa scelta seguirebbe per Hegel, senza soluzione di continuità, la necessità di accettare le regole ed i doveri imposti dalla società stessa. Questa soluzione 'contrattualistica' pone però più problemi di quanti ne risolva. Un ulteriore difficoltà concerne la compatibilità di una prospettiva deterministica - sia pure a posteriori - con l'accettazione di un concetto tradizionale di responsabilità; è opinione di U. P othast che questo non possa essere difeso né in base all'indeterminismo epistemico, né in base alle posizioni compatibilistiche (cf. Die Unzulänglichkeit... cit., rispettiva­mente 187 sgg. e 171 sgg., 416 sgg.). Nel quadro del sistema hegeliano sarebbe possibile dare risposta a questa obiezione soltanto mantenendo decisamente distinti i piani dello "spirito oggettivo" e dello "spirito assoluto", ossia considerando il problema dell'assegnazione di responsabilità e pena come del tutto interno alla sfera (dualistica, come s'è visto) del volere e dell'azione.
xxix Circa la superiorità della "Formierung" rispetto al semplice consumo cf., oltre alle notissime pagine della Fenomenologia (Phän 153 sgg.= I, 162 sgg.), il § 434 dell' Enciclopedia.
xxxi Cf. § 104 Hb., HW VII, 200-202, partic. 201, ove il "diritto" è appunto definito come "esistenza della volontà in sé universale, del...volere verace, ... idea ", e ancora "la cosa stessa, sostanza "; la 'volontà universale' è presente, in questa stessa accezione, nella Rechtslehre für die Unterklasse del 1810, § 18 dei "Chiarimenti all'introduzione", HW IV, 225; tr. it. di G. R adetti , Propedeutica filosofica, Firenze 1951, 25.
xxxiv Per le difficoltà di caratterizzare la "Handlung" cf. anche § 119 Hb., ove, una volta distinta dall'"operare [Tun] meccanico" - cioè semplicemente riflesso - degli animali, e dal "Tun rechtlich" , essa è definita solo da un accenno alla "sfera della mia personalità" (HW VII, 224); poco oltre gli appunti hegeliani recitano: "Handlung Tun des denkenden Menschen - also eine Allgemeinheit in ihr - dies das Wesentliche" (HW VII, 225): ma questa universalità, così connessa al pensiero, è una conquista progressiva nella moralità più che un suo tratto distintivo; oppure consiste nell'universalità iniziale del volere, la quale però è propria di ogni azione umana.
xxxv In questi luoghi troviamo anche un riferimento esplicito ai §§ 395 sgg. dell' Enciclopedia del 1817 (corrispondenti ad E §§ 478 sgg.), ove il tema aveva ricevuto una prima trattazione. E ancora di recente è stato sottolineato con ragione, a proposito dei paragrafi dell' Enciclopedia dedicati alla moralità, che molto in essi "è solo un ulteriore sviluppo dei paragrafi sullo spirito pratico soggettivo" (A. P eperzak , Autoconoscenza dell'assoluto. Lineamenti della filosofia dello spirito hegeliana, tr. it. Napoli 1988, 72.
xl Ma a questo proposito Hegel adopera indifferentemente i termini "idea", "ragione", "intelletto": cf. le locuzioni "interesse dell'idea" (§ 187), "scopo della ragione" (§ 187 A), "intelletto che governa la cosa" (§ 189 A). Di "astuzia della ragione", al di fuori della società civile, Hegel aveva parlato a proposito di "proprietà" e "contratto" (cf. supra, nota 33), il cui contenuto è del resto affine a quello della seconda sezione dell' "Eticità" . Come è noto, questo modello ha inoltre un rilievo notevole nelle Lezioni sulla filosofia della storia , e dunque anche nei paragrafi dei Lineamenti dedicati alla "Weltgeschichte" (cf. ad es. Rph § 344).
xlii A questo riguardo possono essere significativi alcuni rilievi di carattere lessicale: infatti nei paragrafi dedicati al "sistema dei bisogni" la "Bildung" è definita come "livellamento [Glättung] della particolarità, per cui essa si comporta secondo la natura della cosa [Sache] " (Hotho ad § 187: 3.583), altrove come "ciò che fa valere un universale" (Hotho ad § 2O: III, 144-145); e queste due definizioni le troviamo compendiate proprio in un famoso luogo ove Hegel introduce i suoi uditori all'"azione etica" come a ciò in cui "io faccio valere non me stesso, bensì la cosa " (Hotho ad § 15: III, 135; tutti i corsivi sono miei).
xliii Su questo punto è parso opportuno seguire il testo della prima edizione dei Lineamenti, anziché rifarsi alla "Bestätigung" proposta dall'H offmeister ( Grundlinien der Philosophie des Rechts 5, Hamburg 1955); "Betätigung", infatti, oltre ad inserirsi perfettamente nel contesto del § 268, è termine largamente testimoniato in contesti analoghi delle Lezioni sulla filosofia della storia: vedi ad esempio, sulla "Betätigung" e "Verwirklichung" dell'universale, VG 81=69, cf. 112=105); poco oltre le passioni sono definite "das Betätigende" (VG 84=73; cf. inoltre 95,96=86, 102=94, 105=97, 106=98; E § 212 Z cit.). Per quanto riguarda la traduzione del termine, credo che questo possa essere reso (anche se non perfettamente) con "attuazione" - che ha il pregio di mantenere il significato dinamico proprio dell'originale tedesco - anziché con la formulazione di "conferma nei fatti" proposta dal Marini.
xlviii Non convince il tentativo di K.H. Ilting di considerare gli aspetti normativi come assolutamente secondari rispetto al contenuto "fenomenologico" della Filosofia del diritto, ed in ultima analisi niente più che residui della Rechts- und Pflichtenlehre di Norimberga (cf. in proposito il suo importante saggio sulla Rechtsphilosophie als Phänomenologie des Bewußtseins der Freiheit in Hegels Philosophie des Rechts..., cit., 225 e ivi nota 2. D'altronde lo stesso Ilting è poi costretto a fare più volte riferimento alle "proposizioni normative" presenti nei Lineamenti (oltre al luogo cit. cf. pp. 240, 242, 243 e passim ) . Volendo tentare di distinguere le componenti della Filosofia del diritto, è possibile separare: (1) una compo­nente descrittivo-dialettica , a sua volta distinguibile in (a) descrizione di strutture sociali e (b) esposizione del percorso che la soggettività compie sino a riconoscersi nell'effettualità (a questo livello è pertinente il discorso dello Ilting); (2) una componente normativa , ossia l'indicazione di doveri e regole a cui il soggetto deve conformarsi per realizzare la propria libertà; quest'ultimo aspetto, però, è sempre strettamente intrecciato ai precedenti.
l E ancora: E §§ 382, 384, 444 Z (HW X, 240), 469 (soprattutto Z). Sull'insufficienza, per Hegel, di un "autoriferimento circolare della coscienza nell'interiorità" cf. R. B odei , Scomposizioni. Forme dell' indivi­duo moderno, Torino 1987, 219 sgg. Per questo aspetto si può inoltre fare riferimento alla efficace espressione, coniata da A. P eperzak , di "Vergeistigung des Vorgefundenen" ( Zur Hegelschen Ethik, cit., 129).
lii Tale distinzione di base si esprime nella capacità umana di sostenere la contraddizione nel pensiero di sé, ossia nella capacità dell'universale: su questo Rph § 5, Hb., ed E §§ 403, A, 407. La centralità dell'opposizione tra natura e libertà all'interno dei Lineamenti è stata opportunamente sottolineata da Manfred R iedel , Natura e libertà nella 'Filosofia del diritto' di Hegel, 1971, la cui traduzione italiana è raccolta ne Il pensiero politico di Hegel. Guida storica e critica, a cura di C. C esa , Roma-Bari 1979, 37-56 (e partic. 52).
liv Cf. anche VG 256-257=290. Sulla " consuetudine [Gewohnheit] dell'ethos come una seconda natura , che è posta in luogo della prima volontà meramente naturale", v. Rph § 151. Si noti però che il rapporto tra "abitudine" e "libertà" è tutt'altro che lineare in Hegel: se infatti la "Gewohnheit" comporta la "liberazione" dell'uomo dalle singole determinazioni del sentire, questi però nell'abitudine è pur sempre "nella guisa dell'esistenza naturale, e perciò in essa non è libero" (E § 410, A); in questa ambivalenza del giudizio è facile scorgere i due contradditori aspetti della presenza non immediata della coscienza all'operare : da un lato, in quanto essenziale all' "Erinnerung" , essa è positiva, dall'altro a causa dell'auto­maticità-meccanicità dell'azione così prodotta, è elemento negativo; anche se Hegel poi - confondendo le tracce - limita la portata della "mancanza di libertà" alle "abitudini cattive", contrapponendole alla " Gewohnheit del diritto in generale", che "ha il contenuto della libertà" ( ibid. ; v. anche E § 396, in cui Hegel aveva parlato dell'"inattività dell'abitudine che ottunde" come caratteristica della vecchiaia; cf. E § 396 Z, HW X, 86, ove si parla di "prozeßlose Gewohnheit", con ripresa testuale di un'espressione adoperata in E § 375 a proposito della morte dell'individuo animale). Quanto al rapporto tra sistema e razionalità nell'eticità cf. infine Rph § 145.
lv Al punto che lo S teinvorth , con paradossalità solo apparente, ha potuto parlare di "deduzione di diritto e moralità...dall'eticità" ( Freiheitstheorien..., cit., 212).
lvii Basti pensare a Rph § 344: "stati, popoli e individui...sono inconsci strumenti e membra" del "travaglio dello spirito del mondo". Nell'ambito della "Weltgeschichte" , come nella società civile, il problema è dichiarato dalla presenza stessa del modello dell'"astuzia della ragione"; né, riguardo al processo storico, pare possibile cavarsi d'impaccio facendo riferimento alla progressiva attuazione nel mondo del principio della libertà personale: non sembra infatti che si possa sostenere, in base al testo delle Lezioni sulla filosofia della storia, che nel corso della storia abbia luogo un progresso nel rapporto tra individuo e processo storico, salvo la diversa consapevolezza che l'individuo moderno (educato filosoficamente) ha di ciò.
lxi Z.C. [= Carl Salomo Z achariae ?] in Hermes oder kritisches Jahrbuch der Literatur , gennaio 1822, I, 309-351; ristampato in Materialien zu Hegels Rechtsphilosophie, a cura di M. Riedel, Frankfurt a.M. 1975, vol.I, 100-145 (per i luoghi citati v. 113-114); si noti, in questa critica, la confusione di piani - peraltro non priva di qualche appiglio testuale - tra "spirito oggettivo" e "spirito assoluto".
#1 Eros Barone 2017-08-28 21:04
L'esposizione fornita dall'autore dell'articolo si basa sui "Lineamenti di filosofia del diritto" ed è alquanto scolastica. Dal canto suo, il giovane Marx riteneva di avere scoperto nella sezione sull''autocoscienza' e sulla 'dialettica servo-signore' della "Fenomenologia dello spirito" una teoria strutturale della lotta di classe, che sarà poi ripresa e sviluppata da lui e da Engels nel "Manifesto del partito comunista". La lettura marxista di Hegel ha prevalentemente interpretato questo momento come testo-chiave dell'intera filosofia hegeliana. Il problema del 'riconoscimento' e la sua soluzione dialettica sono quindi fondamentali per determinare il concetto di libertà in Hegel. In sostanza, secondo Hegel io faccio esperienza della libertà nel medio del pensiero solo in séguito alla risoluzione dei problemi dell'intersoggettività e dell'indipendenza del mondo esterno. Questa è la formulazione hegeliana del concetto di libertà, che è anche la chiave per comprendere tutta la sua filosofia pratica: "Nel pensiero Io 'sono libero' perché non sono in un altro, ma rimango puramente e semplicemente presso me stesso, e l'oggetto che ho per essenza è, in unità inseparata, il mio essere-per-me. Il mio movimento in concetti è un movimento entro me stesso" ("Fenomenologia dello spirito", a cura di V. Cicero, Rusconi, Milano 1995, p. 295). La libertà è caratterizzata per Hegel da questa struttura dialettica: l'esser-presso-di-sé nell'esser-altro, senza superamento dell'esser-altro, esattamente come accade per la struttura dialettica della verità. Questa coincidenza rivela come meglio non si potrebbe l'unità esistente nel sistema hegeliano tra la filosofia teoretica e la filosofia pratica.