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Timestamp: 2020-01-18 19:57:57+00:00
Document Index: 184378246

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Il creditore può rifiutare il pagamento del prezzo mediante assegni bancari, solo per giustificato motivo. (Contratti) - 101Professionisti.it
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Nelle obbligazioni pecuniarie il debitore ha facolta' di pagare, a sua scelta, in moneta avente corso legale nello Stato o mediante assegno circolare, e mentre nel primo caso il creditore non puo' rifiutare il pagamento, puo' farlo nel secondo caso, ma solo per giustificato motivo (ex plurimi a, Cass., Sez. U., sentenza n. 26617 del 2007). Questa Corte ha anche avuto modo di precisare che, in mancanza di alcuna previsione negoziale al riguardo, in tema di obbligazioni monetarie, non possono che trovare applicazione l'articolo 1277 c.c., e articolo 1182 c.c., comma 3, dal cui combinato disposto deriva che i relativi debiti vanno pagati, alla loro scadenza, in moneta avente corso legale, presso il domicilio del creditore. Si tratta di regole che hanno trovato temperamento nella giurisprudenza di legittimita', che ha ritenuto equipollenti del danaro contante eventuali titoli di credito (in particolare assegni circolari, di valore equivalente e di sicura copertura (Cass., sez. 2A, sentenza n. 27520 del 2008).
Corte di Cassazione, Sezione 1 civile, Sentenza 26 settembre 2014, n. 20376
sul ricorso 471/2013 proposto da:
(OMISSIS) (OMISSIS), (OMISSIS) (OMISSIS), elettivamente domiciliate in (OMISSIS), presso lo studio dell'avvocato (OMISSIS), rappresentate e difese dall'avvocato (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 1208/2012 della CORTE D'APPELLO di CATANZARO, depositata il 09/11/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 17/06/2014 dal Consigliere Dott. ELISA PICARONI;
udito l'Avvocato (OMISSIS), con delega depositata in udienza dell'Avvocato (OMISSIS), difensore delle resistenti che si riporta al ricorso e chiede l'accoglimento dello stesso;
1. - E' impugnata la sentenza della Corte d'appello di Catanzaro, depositata il 9 novembre 2012, che ha confermato la sentenza del Tribunale di Castrovillari, di rigetto della domanda proposta da (OMISSIS) e (OMISSIS) nei confronti di (OMISSIS).
1.1. - Nel 2000 le sorelle (OMISSIS) avevano agito per la declaratoria di risoluzione del contratto preliminare di compravendita di immobile stipulato l'11 marzo 2000 con il sig. (OMISSIS), con riconoscimento del diritto a trattenere le somme ricevute a titolo di penale.
Le attrici riferivano di essersi obbligate a vendere al convenuto l'immobile sito in (OMISSIS), distinto al N.C.E.U. alla partita 4983, fl. 58,part.144, sub. 3 T) per l'importo di lire 80 milioni, da corrispondersi per lire 10 milioni alla sottoscrizione del preliminare e per il residuo alla stipula del rogito, che avrebbe dovuto avvenire entro il 15 maggio 2000.
Era poi accaduto che, su richiesta di (OMISSIS), le attrici avevano concesso una proroga, previo versamento di ulteriori 17 milioni, da imputarsi a titolo di penale, e fissato la data improrogabile del 30 giugno 2000 per il rogito.
In detta data, non si era addivenuti alla stipula in quanto le attrici avevano rifiutato il pagamento della residua somma di 35 milioni a mezzo di assegni di conto corrente non sottoscritti da (OMISSIS) e tratti su un istituto di credito che non aveva agenzie in (OMISSIS).
Al successivo invito di (OMISSIS) a stipulare, le attrici avevano comunicato che, stante il grave inadempimento consistito nel mancato versamento del prezzo in data 30 giugno 2000, esse avrebbero agito per la risoluzione del contratto.
1.2. - Il convenuto aveva dedotto che la mancata stipula era addebitabile alle attrici, le quali avevano rifiutato il pagamento del prezzo e non avevano dichiarato che l'immobile era gravato da ipoteca, circostanza quest'ultima che aveva impedito a (OMISSIS) di ottenere un mutuo ed che aveva reso necessaria la proroga per la redazione dell'atto notarile. In via riconvenzionale il convenuto (OMISSIS) aveva chiesto sentenza che tenesse luogo del consenso non prestato, con condanna delle attrici al pagamento della penale prevista in contratto, pari a 20 milioni di lire.
1.3. - Il Tribunale aveva rigettato la domanda delle attrici e accolto la domanda riconvenzionale, disponendo il trasferimento dell'immobile, previo versamento del residuo prezzo pari a lire 53 milioni.
Le sorelle (OMISSIS) proponevano appello, il sig. (OMISSIS) resisteva.
2.1. - La valutazione cui era pervenuto il Tribunale era condivisibile, posto che ne' nel contratto preliminare dell'11 marzo 2000, ne' nella successiva scrittura integrativa era prevista una precisa modalita' di pagamento del prezzo, e le attrici avevano gia' accettato, alla firma del preliminare, un assegno di lire 4 milioni non sottoscritto dal convenuto.
Si doveva ritenere, pertanto, che nel caso di specie vi fosse un accordo, seppur tacito, che consentiva di derogare al principio, di carattere dispositivo, fissato dall'articolo 1227 c.c., ne' erano emerse ragioni per dubitare dell'insolvenza del convenuto, il quale aveva anche tentato di mantenere fede agli obblighi, chiedendo un nuovo incontro dal notaio per la stipula, che le attrici avevano rifiutato. In ogni caso, secondo la Corte distrettuale, il termine fissato per la stipula non poteva essere considerato essenziale.
3. - Per la cassazione della sentenza d'appello hanno proposto ricorso (OMISSIS) e (OMISSIS), sulla base di tre motivi.
1.1. - Con il primo motivo di ricorso e' dedotta violazione e falsa applicazione degli articoli 1218 - 1375 c.c..
1.2. - Con il secondo motivo e' dedotta violazione e falsa applicazione degli articoli 1258, 1453 e 1454 c.c..
1.3. - Con il terzo motivo e' dedotta violazione e falsa applicazione degli articoli 1218 e 1277 c.c..
Si contesta la valutazione con cui la Corte d'appello ha ritenuto ingiustificato il rifiuto alla stipula, opposto dalle promittenti venditrici, a fronte del pagamento del residuo prezzo con assegni bancari. In particolare, e' censurata l'affermazione che vi fosse tra le parti un tacito accordo sul punto, atteso che le promittenti venditrici avevano accettato, in sede di stipula del contratto preliminare, un assegno bancario di lire 4 milioni.
Questa Corte ha anche avuto modo di precisare che, in mancanza di alcuna previsione negoziale al riguardo, in tema di obbligazioni monetarie, non possono che trovare applicazione l'articolo 1277 c.c., e articolo 1182 c.c., comma 3, dal cui combinato disposto deriva che i relativi debiti vanno pagati, alla loro scadenza, in moneta avente corso legale, presso il domicilio del creditore.
3. - Nel caso in esame, la Corte d'appello ha ritenuto di ravvisare un rifiuto ingiustificato, sussumibile in comportamento contrario alla buona fede, nella scelta delle promittenti venditrici di non accettare il pagamento a mezzo di assegni bancari di lire 35 milioni, quale residuo prezzo della compravendita, sul duplice rilievo: che non era stata contrattualmente prevista una specifica modalita' di pagamento del prezzo dell'immobile, e le promittenti venditrici avevano gia' accettato, al momento della firma del contratto preliminare, un assegno di lire 4 milioni sottoscritto dal promissario acquirente. Cio' significava, secondo la Corte d'appello, che le attrici avevano acconsentito a derogare al principio, di carattere dispositivo, fissato dall'articolo 1227 c.c..
3.1.1. - Quanto al primo argomento, va osservato che, in mancanza di specifiche pattuizioni circa le modalita' di pagamento del prezzo, come nella specie, deve trovare applicazione il principio fissato dall'articolo 1227 c.c., e cio' impone di verificare con rigore l'esistenza di un accordo tacito, desumibile dal comportamento delle parti, che consenta di ritenere derogato il suddetto principio.
Contrariamente a quanto affermato dalla Corte distrettuale, tale accordo non e' ravvisabile nella circostanza che alla firma del contratto preliminare le promittenti venditrici abbiano accettato un assegno di lire 4 milioni.