Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25712-del-14-12-2016
Timestamp: 2020-08-12 04:45:07+00:00
Document Index: 27056989

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Sentenza Cassazione Civile n. 25712 del 14/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25712 del 14/12/2016
Cassazione civile, sez. trib., 14/12/2016, (ud. 02/12/2016, dep.14/12/2016), n. 25712
sul ricorso 10471-2013 proposto da:
B.E., elettivamente domiciliato in ROMA VIA A. FARNESE 7,
presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO COGLIATI DEZZA, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato CLAUDIO BERLIRI giusta
avverso la sentenza n. 169/2012 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,
1. L’Agenzia delle Entrate ricorre, affidandosi a tre motivi illustrati con memoria, per la cassazione della sentenza con la quale la Commissione Tributaria Regionale del Lazio ha rigettato l’appello da lei proposto avverso la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso proposto dal contribuente B.E. avverso il silenzio rifiuto formatosi sull’istanza intesa ad ottenere il rimborso delle ritenute operate dal PIA (Fondo pensione dell’Enel) nel momento in cui il fondo previdenziale predetto gli aveva corrisposto, nell’anno di imposta 2002 la pensione integrativa, convertita in capitale a seguito di opzione esercitata dal contribuente, assoggettandola a tassazione separata. Ad avviso del contribuente la somma percepita avrebbe dovuto tassata operando la ritenuta del 12,50%, come i redditi di capitale, la cui base imponibile è determinabile secondo le disposizioni di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 42, comma 4, (nel testo vigente precedentemente alla riforma del 2004, ora art. 44). La CTR, nella motivazione della sentenza, osservava che, doveva farsi applicazione del principio espresso dalle Sezioni Unite della Corte di legittimità con la sentenza n. 13642 del 22/06/2011, secondo cui “In tema di fondi previdenziali integrativi, le prestazioni erogate in forma capitale ad un soggetto che risulti iscritto, in epoca antecedente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 124 del 1993, ad un Fondo di previdenza complementare aziendale a capitalizzazione di versamenti e a causa previdenziale prevalente, sono soggette al seguente trattamento tributario: a) per gli importi maturati fino a 31 dicembre 2000, la prestazione è assoggettata al regime di tassazione separata di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 16, comma 1, lett. a), e art. 17 (T.U.I.R.), solo per quanto riguarda la “sorte capitale” corrispondente all’attribuzione patrimoniale conseguente alla cessazione del rapporto di lavoro, mentre alle somme provenienti dalla liquidazione del c.d. rendimento si applica la ritenuta del 12,50%, prevista dalla L. n. 482 del 1985, art. 6; b) per gli importi maturati a decorrere dai 1 gennaio 2001 si applica interamente il regime di tassazione separata di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 16, comma 1, lett. a), e art. 17 (T.U.I.R.)”. Ne conseguiva che, posto che alla fattispecie in esame era applicabile il principio riportato, spettava alle parti esaminare la documentazione onde individuare la somma cui era applicabile la ritenuta del 12,50%, distinguendo tra importi maturati fino al 31.12.2000 e quelli maturati a decorrere dall’1.1.2001. Nel dispositivo, poi, la CTR dichiarava di rigettare il ricorso e di compensare le spese.
Il contribuente B.E. si è costituito in giudizio con controricorso illustrato con memoria.
2. Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 124 del 1993, art. 13, comma 9, D.L. n. 669 del 1996, art. 1, comma 5, convertito in L. n. 30 del 1997, TUIR art. 16, comma 1, lett. a, art. 17, comma 2, e art. 42, comma 4, L. n. 482 del 1985, art. 6, D.Lgs. n. 47 del 2000, art. 14. Sostiene la ricorrente che ha errato la CTR nel rigettare l’appello dell’agenzia delle entrate, con ciò confermando la decisione di primo grado con cui era stato dichiarato che l’aliquota del 12,50% era applicabile all’intero importo percepito dal ricorrente; ciò in quanto nella motivazione aveva correttamente richiamato il principio enunciato dalle Sezioni Unite della Corte di legittimità con la sentenza n. 13642 del 22/06/2011, secondo cui l’aliquota del 12,50% era applicabile alle sole somme provenienti dalla liquidazione del c.d. rendimento, salvo poi nel dispositivo affermare, nella sostanza, che tale aliquota si applicava all’intero importo, senza distinzione tra somme provenienti dalla liquidazione del rendimento e sorte capitale conseguente alla cessazione del rapporto di lavoro.
3. Con il secondo motivo deduce nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per contrasto tra motivazione e dispositivo della sentenza impugnata.
4. Con il terzo motivo deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione all’art. 2697 c.c., D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 1, lett. g, e art. 21, per non aver la CTR verificato se il contribuente avesse assolto all’onere della prova su di lui gravante, pur avendo fatto corretto richiamo al principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite della Corte di legittimità.
5. Osserva la Corte che il primo ed il terzo motivo vanno esaminati congiuntamente in quanto sottendono la medesima questione giuridica. Essi sono entrambi fondati. Invero la CTR, nel rigettare l’appello dell’agenzia delle entrate, ha confermato la decisione di primo grado con cui era stato dichiarato che l’intero importo percepito dal contribuente doveva essere tassato con l’aliquota del 12,50%, con ciò errando nell’applicazione del principio espresso dalle Sezioni Unite della Corte di legittimità con la sentenza n. 13642 del 22/06/2011 – che pur essa CTR ha richiamato nella motivazione della sentenza – che impone di distinguere, per gli importi maturati fino a 31 dicembre 2000, la “sorte capitale” corrispondente all’attribuzione patrimoniale conseguente alla cessazione del rapporto di lavoro, la quale va assoggettata a tassazione separata, dalle somme provenienti dalla liquidazione del c.d. rendimento, cui si applica la ritenuta del 12,50% prevista dalla L. n. 482 del 1985, art. 6. Inoltre la CTR è incorsa, seppure nella motivazione, in un ulteriore errore di diritto di diritto per aver affermato che spettava alle parti esaminare la documentazione volta ad individuare a quale parte della somma percetta dal contribuente dovesse applicarsi la ritenuta del 12,50%, laddove, invece, avrebbe dovuto essa stessa esaminare la documentazione prodotta onde accertare natura e quantità del rendimento che sarebbe stato liquidato a favore del contribuente, verificando se vi fosse stato l’impiego sul mercato del capitale accantonato e quale fosse stato il rendimento conseguito in relazione a tale impiego dato che, rispetto a quest’ultimo rendimento, sarebbe stata giustificata la tassazione al 12,50% sulla differenza tra ammontare del capitale corrisposto e quello dei premi riscossi.
La Corte accoglie il primo ed il terzo motivo di ricorso, dichiara assorbito il secondo, cassa l’impugnata decisione e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio in diversa composizione.