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Timestamp: 2018-11-16 06:15:40+00:00
Document Index: 43666531

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Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 18 settembre 2015, n. 4363. L'apposizione di un codice identificativo alfanumerico sulle buste e sui moduli non comporta violazione dell'anonimato. La sentenza, richiamando un precedente della stessa Sezione, ha precisato che, dato il sistema di correzione, tali indicazioni non sono idonee, in astratto ed in concreto, a violare l'anonimato e ad influire sulle valutazioni delle prove - Avvocato Renato D'Isa
Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 18 settembre 2015, n. 4363. L’apposizione di un codice identificativo alfanumerico sulle buste e sui moduli non comporta violazione dell’anonimato. La sentenza, richiamando un precedente della stessa Sezione, ha precisato che, dato il sistema di correzione, tali indicazioni non sono idonee, in astratto ed in concreto, a violare l’anonimato e ad influire sulle valutazioni delle prove
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sentenza 18 settembre 2015, n. 4363
sul ricorso numero di registro generale 7057 del 2015, proposto da:
Al.Fr. ed altri, rappresentati e difesi dagli avvocati Fr.St. ed altri, con domicilio presso la Segreteria sezionale del Consiglio di Stato, p.za (…);
Università degli studi Federico II di Napoli, in persona del Rettore in carica, rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria per legge, in Roma, Via (…);
CINECA, Ia.Ro., non costituiti in giudizio;
della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Campania, sede di Napoli, Sezione II, n. 03647/2015, resa tra le parti e concernente: prova preselettiva per l’ammissione ai corsi di laurea delle professioni sanitarie per l’anno accademico 2014/2015;
Relatore, nella camera di consiglio del giorno 17 settembre 2015, il Consigliere Bernhard Lageder e uditi, per le parti, l’avvocato St. e l’avvocato dello Stato D’A.;
1. PREMESSO che, giusta segnalazione alle parti all’odierna udienza camerale, sussistono i presupposti per definire la causa con sentenza in forma semplificata;
2. RITENUTA l’infondatezza del primo motivo d’appello – con cui si deduce l’erroneità della statuizione reiettiva dell’eccezione di sopravvenuta cessazione della materia del contendere in applicazione dell’art. 4, comma 2-bis, d.l. 30 giugno 2005, n. 115, convertito dalla legge 17 agosto 2005, n. 168, essendosi gli odierni appellanti immatricolati in forza di ordinanza cautelare e avendo gli stessi sostenuto esami di profitto –, essendo l’invocata disposizione legislativa una norma di stretta interpretazione, applicabile alle sole abilitazioni professionali e insuscettibile di estensione ai concorsi pubblici, connotati dalla presenza di controinteressati e dalla naturale limitatezza dei posti messi a concorso (v., per tutte, Cons. Stato, VI, 21 luglio 2010, n. 4771; 21 settembre 2010, n. 7002; Corte Cost. 9 aprile 2009, n. 108);
3. RITENUTA, altresì, l’infondatezza del secondo motivo d’appello – con cui si deduce l’erroneità della reiezione della censura di violazione dell’anonimato –, essendo all’uopo sufficiente richiamare il precedente specifico di questa Sezione (sentenza 26 gennaio 2015, n. 315), da cui non v’è ragione di discostarsi, secondo cui l’apposizione di un codice identificativo alfanumerico sulle buste e sui moduli non altera le condizioni di correttezza delle prove di ammissione, neppure nel caso in cui fosse imposto ai candidati di esibire sui banchi il proprio documento di identità, non essendo tali modalità, anche in considerazione del sistema di correzione, inidoneo non solo in concreto, ma anche in astratto, ad influire sulle valutazioni e sull’esito delle prove preselettive e ad intaccare le regole dell’anonimato e della segretezza delle operazioni concorsuali o a violare i principi di imparzialità delle relative valutazioni e di parità di trattamento tra i candidati (s’intendono qui richiamate integralmente le articolate motivazioni del citato precedente, ai sensi degli artt. 60 e 74 Cod. proc. amm.);
4. RILEVATO che, per le esposte ragioni, di natura assorbente, s’impone il rigetto dell’appello, con conseguente conferma dell’appellata sentenza;
5. RITENUTI i presupposti di legge per dichiarare le spese del presente grado integralmente compensate tra le parti;
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto (ricorso n. 7057 del 2015), lo respinge e, per l’effetto, conferma l’appellata sentenza, a spese del presente grado di giudizio integralmente compensate tra le parti.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 17 settembre 2015, con l’intervento dei magistrati:
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-09-24T18:23:16+00:0024 settembre 2015|Consiglio di Stato, Consiglio di Stato 2015, Diritto Amministrativo, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti