Source: https://www.laleggepertutti.it/119441_rubare-per-fame-non-e-reato
Timestamp: 2019-03-18 18:31:34+00:00
Document Index: 21055523

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> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 Maggio 2016
Stato di necessità per chi, anche se recidivo, ruba i generi alimentari dal supermercato.
Tempi duri e i giudici si ammorbidiscono: non è più reato rubare per necessità. Una provocazione? Tutt’altro. A scrivere queste parole è niente poco di meno che la Cassazione [1], la quale, con una sentenza di pochi minuti fa, ha di fatto “depenalizzato” il furto di alimenti di modico valore.
Nel caso di specie l’imputato, un cittadino extracomunitario, senza casa e senza lavoro, si era appropriato di generi alimentari del valore di 4 euro trafugandoli dallo scaffale di un supermarket e infilandoli nella tasca.
Rubare per necessità non è reato
Non scatta la condanna penale per chi viene pescato a rubare per necessità, anche se il reo è recidivo e ha già commesso il fatto più volte: opera infatti la cosiddetta “causa di giustificazione” prevista dal codice penale [2]. In particolare, la legge stabilisce che “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile”. In ogni caso, è necessario che il fatto sia proporzionato al pericolo.
Ebbene, secondo la Cassazione, un furto scaturito per far fronte ad un’immediata ed imprescindibile esigenza di alimentarsi agendo quindi in stato di necessità non commette reato. Resta sempre la possibilità, in via civilistica, di ottenere indietro la cosa rubata o il risarcimento del danno (circostanza, tuttavia, che, per oggetti di scarso valore diventa più teorica che effettiva).
Sul punto, comunque, già nel 2008 erano intervenute le Sezioni Unite della stessa Cassazione a ribadire lo stesso principio: chi ruba per necessità – e quindi il richiamo implicito non può che essere ai generi alimentari – non può essere condannato [3].
Un tipico caso di stato di necessità a cui più volte i condannati si sono appellati è quello della crisi abitativa che ha reso necessaria l’occupazione abusiva di un immobile vuoto dell’Istituto autonomo case popolari (a riguardo, però, la giurisprudenza maggioritaria non è concorde nel riconoscere lo stato di necessità).
[1] Cass. sent. n. 18248/2016.
Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 7 gennaio – 2 maggio 2016, n. 18248
Presidente Fumo – Relatore Morelli
Con la sentenza impugnata, la Corte d’Appello di Genova ha confermato la sentenza del Tribunale di Genova dei 24.10.13 che condannava alla pena di giustizia, previa concessione dell’attenuante di cui all’art.62 n°4 c.p. con giudizio di equivalenza sulla recidiva, O.R., ritenuto responsabile di furto.
Propone ricorso il Procuratore Generale deducendo violazione di legge in ordine alla qualificazione giuridica dei fatto e difetto di motivazione in ordine alla prospettata derubricazione dei reato consumato in reato tentato ed alla applicazione della previsione di cui all’art.131 bis c.p.
Si sostiene che la Corte d’Appello non avrebbe valutato la possibilità di ritenere configurabile la fattispecie di cui all’art.626 n°2 c.p. (considerato che l’imputato, persona straniera senza fissa dimora, si era impossessato di generi alimentari del valore di 4 euro) e, in ogni caso, l’ipotesi tentata, dal momento che l’imputato era stato notato da un cliente mentre si impossessava della merce ed era stato immediatamente segnalato al personale che l’aveva bloccato, ottenendo la pronta restituzione dei beni.
II ricorrente reputa, in ogni caso, sussistenti i presupposti per l’applicazione dell’art.131 bis c.p. non ostandovi la contestata recidiva.
Ha presentato una memoria il difensore d’ufficio dell’imputato sostenendo le argomentazioni svolte nel ricorso.
Il Tribunale ha dato conto dei motivi per cui ha escluso che, nel caso di specie, fosse configurabile il reato tentato ( l’autore del fatto non fu seguito e sottoposto a sorveglianza da parte del personale dei negozio, ma semplicemente sorpreso da un cliente mentre infilava in tasca la merce).
La Corte d’Appello ha replicato alla doglianza difensiva relativa alla mancata configurazione dei furto lieve per bisogno con argomentazioni che non possono essere condivise, avendo travisato le risultanze processuali che, se correttamente interpretate, portano a concludere per la sussistenza della scriminante di cui all’art.54 c.p.
Il furto ha avuto per oggetto due porzioni di formaggio ed una confezione di wurstel del valore complessivo di quattro euro; l’imputato ha pagato alle casse soltanto una confezione di grissini ed ha nascosto gli altri generi alimentari sotto la giacca ( a quanto risulta dalla sentenza di primo grado).
Risulta altresì dalla lettura delle sentenze di merito, come l’O. fosse soggetto privo di dimora e di occupazione.
La condizione dell’imputato e le circostanze in cui è avvenuto l’impossessamento della merce dimostrano che egli si impossessò di quel poco cibo per far fronte ad una immediata ed imprescindibile esigenza di alimentarsi, agendo quindi in stato di necessità.
L’accertamento, in questa sede, dell’esistenza di una causa di giustificazione impone l’annullamento della sentenza impugnata perchè il fatto non costituisce reato (Sez.U n.40049 del 29.5.08 Rv.240814).
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perchè il fatto non costituisce reato. Così deciso il 7 gennaio 2016