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Timestamp: 2020-06-02 18:19:21+00:00
Document Index: 12453163

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 26', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 4']

Dell’abbonamento alla rivista di servizio sociale - страница 5
RISOLUZIONE DAL - Oggetto n. 2586: Risoluzione proposta dai consiglieri Ferrari, Monari, Costi, Luciano Vecchi, Piva, Mumolo, Montanari, Alessandrini, Carini, Mori, Cevenini, Bonaccini, Fiammenghi, Pariani, Marani, Pagani, Mazzotti e Donini per invitare la Giunta ad esprimere apprezzamento e sollecitare la diffusione dell'iniziativa, in corso presso Comuni emiliano-romagnoli, riguardante il conferimento della cittadinanza italiana onoraria ai bambini nati da genitori stranieri residenti nei relativi territori (BUR n. 100 del 20.6.12)
L’Emilia-Romagna ha più volte in passato appoggiato iniziative volte alla modifica della legislazione che regola il conferimento della cittadinanza, sollecitando in particolare una revisione del meccanismo dello Jus sanguinis al fine di vedere riconosciuti quali cittadini italiani i bambini figli di immigrati nati e cresciuti sul suolo italiano.
In particolare la Regione ha attivato e sostenuto una serie di iniziative di comunicazione per la conoscenza del diritto allo Jus soli per i neomaggiorenni ed aderito alla campagna “L’Italia sono anch’io” per la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri.
Oggi in Emilia-Romagna gli immigrati sono più di 460.000 ed il loro apporto al tessuto produttivo ed alla crescita economica è oramai sostanziale ed imprescindibile.
Il 13,5% degli stranieri residenti in Regione è costituito da bambini, quasi sempre ben inseriti e spesso nati e cresciuti in Italia, e dunque italiani nel sentire e nell’appartenenza, ma non nei diritti.
La Convenzione Europea sulla Nazionalità del 1997, che l’Italia deve ancora ratificare, prevede che ciascuno Stato faciliti, nell’ambito del diritto domestico, l’acquisizione della cittadinanza per “le persone nate sul suo territorio e ivi domiciliate legalmente e abitualmente” (articolo 6, paragrafo 4, lettera e).
Alla fine dello scorso anno lo stesso Presidente della Repubblica manifestò apertamente la necessità di vedere riconosciuti i diritti di cittadinanza ai bambini nati in Italia, chiaro invito alle Istituzioni - a partire dal Parlamento - a riprendere un tema da troppo tempo accantonato ed ancora regolamentato da una legislazione ormai non più consona all’evolversi della società italiana.
Nell’ambito delle iniziative a sostegno della campagna “l’Italia sono anch’io” già diversi Comuni in tutta Italia ed in Emilia-Romagna - fra cui quello di Nonantola - hanno conferito la cittadinanza italiana onoraria ai bambini nati da genitori stranieri ivi residenti, impegnandosi nel contempo a sostenere iniziative di sensibilizzazione ed educazione sul tema.
L’ INVITO ALLA GIUNTA
La Giunta viene invitata a dare diffusa informazione sull’iniziativa in corso ai Comuni emiliano-romagnoli, anche attraverso il coinvolgimento di ANCI E-R, esprimendo il proprio apprezzamento ed invitandoli a valutare l’opportunità di conferire simbolicamente la cittadinanza onoraria ai bambini nati da genitori stranieri residenti nel proprio territorio.
DGR 15.5.12, n. 912 - Del. G.R. 405/2009. Programma per la mediazione culturale nei consultori familiari. Approvazione Linee Guida alle ASL e Schema avviso pubblico di selezione. (BUR n. 82 del 6.6.12)
• La Regione Puglia, nell’ambito delle iniziative promosse per la cura, il benessere sociale e le pari opportunità delle persone e delle famiglie, attraverso la costruzione di modelli di qualità sociale per l’organizzazione dei servizi e l’integrazione socio-sanitaria, sta operando, fra l’altro, per il perseguimento dell’obiettivo dell’inclusione e l’integrazione sociale della popolazione migrante, con particolare riferimento alle donne e per il potenziamento della rete di servizi socio-assistenziali e socio-sanitari, finalizzato allo sviluppo e alla qualificazione di un sistema di welfare regionale improntato ad una maggiore partecipazione dei cittadini e delle cittadine alla vita sociale della comunità di riferimento.
• In tale quadro è stato attivato il Progetto regionale per la mediazione interculturale presso i consultori pugliesi nell’ambito del Progetto di riorganizzazione della rete consultoriale, di cui alla deliberazione di Giunta Regionale n. 405 del 17/03/09.
• La Deliberazione n° 405/2009 avente ad oggetto la riorganizzazione dalla rete consultoriale, al fine di attuare la piena integrazione tra le attività sociali e sanitarie, prevede, tra l’altro, che l’Equipe consultoriale permanente sia affiancata da mediatori interculturali. La presenza di esperti della mediazione risponde al fine di raggiungere l’obiettivo di multidisciplinarietà e completezza delle prestazioni erogate e, soprattutto, di contribuire a superare gli ostacoli all’accesso che impediscono alla popolazione immigrata una piena e reale fruizione dei servizi e l’effettivo godimento dei diritti ad essa riconosciuti.
• La Deliberazione, nel dettaglio, fissava uno stanziamento di risorse finanziarie destinate alla selezione dei mediatori interculturali e il loro inserimento presso i consultori pugliesi, nonché l’istituzione di una Cabina di Regia regionale, supportata da esperti esterni, funzionale a garantire il coordinamento dell’attività dei mediatori sul territorio. Detti esperti hanno inoltre il compito di svolgere attività di analisi, studio e approfondimento delle problematiche rilevate sul territorio, elaboreranno pareri scritti e consulenze tematiche, supporteranno i servizi regionali competenti e le ASL per l’individuazione di efficaci e risolutive azioni di sistema.
• In data 24 giugno 2011 è stata convocata la prima riunione della Cabina di regia per l’avvio delle attività.
• Al fine di rendere efficace e immediatamente operativo il lavoro di rilevazione e analisi, la Cabina di regia, a cui hanno partecipato anche i dirigenti del Servizio Programmazione Assistenza Territoriale e Prevenzione e l’ARES, ha individuato alcuni nominativi quali testimoni privilegiati per la somministrazione della traccia di intervista. Obiettivi dell’indagine sono stati i seguenti:
1. definire più compiutamente il fabbisogno di mediazione interculturale nei consultori pugliesi;
2. individuare criteri di riparto delle risorse da attribuire alle 6 ASL per la contrattualizzazione dei mediatori il più possibile coerenti rispetto ai fabbisogni;
3. contribuire all’analisi di contesto incardinata nella fase di programmazione dell’intervento, che intende fornire un quadro aggiornato del settore oggetto d’indagine, al fine di orientare l’intervento pubblico;
4. supportare il ruolo che la rete consultoriale è chiamata ad occupare nell’ambito dell’inclusione socio-sanitaria degli stranieri al fine di favorire l’accesso dell’utenza straniera, valorizzare il ruolo della mediazione interculturale, promuovere l’offerta attiva sul territorio, analizzare i fabbisogni e le criticità specifiche.
• Le interviste sono state effettuate nel corso dei mesi di luglio, settembre e ottobre da un gruppo di esperti esterni all’uopo selezionati.
• In data 20 dicembre 2011 si è svolto un workshop di approfondimento e confronto sul Progetto in cui si sono fra l’altro condivisi con i referenti aziendali per le attività consultoriali e altri operatori dei servizi consultoriali i risultati dell’indagine;
• In data 12 gennaio 2012 si è tenuto apposito incontro di condivisione con i dirigenti dell’area risorse umane delle ASL in merito aiu contenuti dell’avviso pubblico da adottare a cura delle ASL competenti per la selezione e successiva contrattualizzazione dei mediatori interculturali a valere sulle risorse finanziarie stanziate dalla Regione.
Sono approvate le Linee Guida alle ASL- allegato 1- unitamente al riparto delle risorse finanziarie, la bozza di avviso pubblico per la selezione dei mediatori interculturali - allegato 2 - lo schema di domanda - allegato 3 - e lo schema di contratto - allegato 4.
DD 28.5.12 - Direttive per l’accesso alle risorse provenienti dal Fondo nazionale per le politiche sociali, destinate all’attivazione o implementazione delle prestazioni di natura socio-assistenziale attivate nell’ambito del servizio di assistenza domiciliare integrata.BUR n. 24 del 16.6.12)
. Legge 8 novembre 2000, n. 328 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” ed, in particolare, l’art. 18 della legge medesima che prevede l’adozione del piano nazionale e dei piani regionali degli interventi e dei servizi sociali;
- D.P.R.S. del 4 novembre 2002 relativo al documento “Linee guida per l’attuazione del piano socio-sanitario della Regione siciliana”;
- D.P. del 28 ottobre 2005 relativo al documento “Analisi, orientamento e priorità della legge n. 328/2000. Triennio 2004-2006”;
- D.P. dell’8 maggio 2006 relativo al documento “Stesura aggiornata della programmazione degli interventi di cui al documento - Analisi e orientamento legge 328/2000. Triennio 2004-2006”;
- Quadro strategico nazionale 2007/2013 (QSN), che individua tra gli obiettivi di servizio, destinati ad un miglioramento della qualità di vita dei cittadini, quello della “Presa in carico degli anziani per il servizio di assistenza domiciliare integrata” (A.D.I.);
-D.P. n. 61 del 2 marzo 2009 con cui viene approvato il “Programma regionale delle politiche sociali e socio-sanitarie 2010-2012”;
- DGR n. 205 del 23 giugno 2010 e il successivo D.P. 615/Serv. 4/S.G. dell’11 novembre 2010 riguardanti la rimodulazione delle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali anni 2007-
-D.P. 26 gennaio 2011 che approva le “Linee guida regionali per l’accesso e il governo del sistema integrato delle cure domiciliari”, con l’obiettivo di favorire l’integrazione delle politiche sociali e socio-sanitarie regionali e di individuare meccanismi regolativi adeguati tra i diversi livelli istituzionali coinvolti;
- DGR n. 218 del 13 settembre 2011 “Modifica deliberazione della Giunta regionale n. 205 del 23 giugno 2010 relativa a Rimodulazione programma regionale delle politiche socio-sanitarie 2010-2012” che a fronte di alcune emergenze sociali di particolare rilievo e delle ridotte disponibilità riguardanti altri fondi nazionali trasferiti alla Regione, condivide laproposta di destinare € 18.500.000 per interventi a sostegno dell’immigrazione, della non autosufficienza, dell’handicap e delle attività realizzate dalle II.PP.A.B.;
- D.P. n. 454 del 17 novembre 2011 che in applicazione della sopra citata delibera della Giunta regionale n. 218 prevede in favore dei distretti socio-sanitari istituiti ai sensi della legge n. 328/2000, la destinazione di € 4.000.000 per l’implementazione delle prestazioni socio-assistenziali rese, in raccordo con l’ASP competente per territorio, nell’ambito del servizio di assistenza domiciliare integrata;
- D.P.R.S. n. 546 del 23 dicembre 2011 che approva un protocollo d’intesa stipulato tra l’Assessore per la salute e l’Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro, per “l’attuazione di un sistema regionale integrato socio-sanitario in Sicilia”, mirato al superamento della frammentarietà degli interventi realizzati in ambito sociosanitario attraverso la definizione di indirizzi unitari per
la programmazione, organizzazione e gestione degli interventi in materia di integrazione socio-sanitaria;
- art. 2 del citato protocollo che istituisce il “Coordinamento tecnico interassessoriale per l’integrazione socio-sanitaria, con il compito di formulare indicazioni e proposte sulle aree specifiche di integrazione sociosanitaria.
GLI ATTI CONSEGUENTI
La direttiva di cui all’allegato A è stata oggetto di confronto e approfondimento con i diversi referenti regionali inseriti nel citato tavolo e nel tavolo tecnico interdipartimentale istituito presso il dipartimento della programmazione per l’attuazione degli obiettivi di servizio del QSN 2007-2013;
Ritenuto, pertanto, di dover procedere all’approvazione delle direttive per l’utilizzo delle risorse del Fondo nazionale politiche sociali destinate all’attivazione o all’implementazione delle prestazioni di natura socio-assistenziale attivate nell’ambito del servizio di assistenza domiciliare integrata.
L’APPROVAZIONE DELLE DIRETTIVE
Sono approvate le direttive, modalità e termini indicati dall’allegato al presente decreto individuato con la lettera “A” alle quali i distretti socio – sanitari, così come individuati al par. 7.4 delle linee guida di cui al D.P.R.S. 4 novembre 2002, dovranno attenersi per l’accesso ai benefici previsti dal presente decreto.
DIRETTIVE PER L’ACCESSO ALLE RISORSE PROVENIENTI DAL FONDO NAZIONALE PER LE POLITICHE SOCIALI, DESTINATE ALL’ATTIVAZIONE O IMPLEMENTAZIONE DELLE PRESTAZIONI DI NATURA SOCIO-ASSISTENZIALE ATTIVATE NELL’AMBITO
DEL SERVIZIO DI ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA.
Con D.P. 26 gennaio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana dell’11 febbraio 2011 n. 7 – Parte I, la Regione siciliana ha approvato le “Linee guida regionali per l’accesso e il governo del sistema integrato delle cure domiciliari”.
Il documento tiene conto del percorso e delle indicazioni metodologiche contenute nel Piano di azione degli obiettivi di servizio 2007-2013 della Regione siciliana, definite sulla base della strategia di sviluppo regionale delineata dal Quadro strategico nazionale (QSN) al fine di migliorare alcuni servizi ritenuti essenziali per i cittadini.
L’obiettivo è quello di favorire l’integrazione delle politiche sociali e socio-sanitarie regionali e di individuare meccanismi regolativi adeguati alla realizzazione di mix organizzativi virtuosi tra i
livelli istituzionale, gestionale e professionale dei distretti socio-sanitari.
Nello specifico le linee guida fanno espresso riferimento all’ADI concepita come un modello assistenziale volto ad assicurare l’erogazione coordinata e continuativa di prestazioni sanitarie (medica, infermieristica, riabilitativa. etc..) e sociali (cura della persona, fornitura dei pasti, cure domestiche e sostegno psicologico) a domicilio, da parte di differenti figure professionali tra loro funzionalmente integrate. Si tratta di un servizio che ha l’obiettivo di soddisfare esigenze
complesse, di persone che richiedono una assistenza continuativa di tipo socio-sanitario e assistenziale.
Le Linee guida intervengono per armonizzare il sistema in atto operante per le cure domiciliari apportando i necessari correttivi che concorrono al miglioramento dei livelli di assistenza garantiti agli utenti, sia in termini di soddisfazione espressa da parte dei nuclei familiari beneficiari di detto tipo di assistenza, sia per quanto riguarda la capacità istituzionale di governance del sistema d’integrazione del settore sanitario dell’Azienda sanitaria e del settore sociale dei comuni.
Il sistema di governo delle cure domiciliari a livello territoriale assume come valore strategico il principio della corresponsabilità dei due sistemi, sociale e sanitario, attuando tale principio attraverso l’istituzionalizzazione di modalità stabili di coordinamento e la formalizzazione
di percorsi d’integrazione dei rispettivi strumenti programmatori, progettuali e operativi (integrazione istituzionale, integrazione organizzativa, integrazione professionale).
Come è noto questo Assessorato a seguito dell’entrata in vigore della legge n. 328/00, già a partire dal 2002 ha negli anni sviluppato un processo volto alla costruzione di un sistema integrato dei servizi e degli interventi socio-assistenziali e socio-sanitari a livello territoriale.
Il “Programma regionale delle politiche sociali e socio-sanitarie 2010-2012” approvato con DPRS n. 61 del 2 marzo 2009 è da considerare in continuità con i precedenti documenti di Programmazione della Regione siciliana (DPRS 4 novembre 2002 e DPRS 23 marzo 2007) finalizzati a sostenere la costruzione di un sistema di welfare regionale coerente con la legge n. 328/2000, che ha delineato a livello nazionale il nuovo sistema integrato di politiche sociali e sociosanitarie.
L’affermazione del principio d’integrazione dei servizi socio-sanitari trova infatti riscontro nel DPRS n. 61/2009 nel quale si stabilisce che per i servizi di cura rivolti ad anziani, nella definizione
degli interventi si rimanda, laddove compatibile con la programmazione dei piani di zona, alle Linee guida regionali per l’accesso al sistema delle cure domiciliari che il settore sanitario e il settore sociale a livello regionale dovranno porre in essere e che rappresentano la tappa fondamentale per la definizione del sistema di governance delle azioni.
Inoltre, al fine di facilitare il processo di integrazione socio-sanitaria, l’Amministrazione regionale con D.P.R.S. n. 546 del 23 dicembre 2011 ha approvato un protocollo d’intesa per “l’attuazione di un sistema regionale integrato socio-sanitario in Sicilia”, mirato al superamento della frammentarietà degli interventi realizzati in ambito socio-sanitario attraverso la definizione di indirizzi unitari per la programmazione, organizzazione e gestione degli interventi in materia
di integrazione socio-sanitaria, ciò anche al fine di integrare le risorse finanziarie disponibili per ottimizzarne l’uso.
Nonostante l’orientamento espresso dagli atti di programmazione regionale e la partecipazione dell’ASP alla definizione dei piani di zona, dall’analisi delle azioni avviate in questi anni emergono ancora forti criticità in ordine alla programmazione e gestione integrata dei servizi socio-sanitari resi ai cittadini, soprattutto per l’assenza di uno strumento di accesso univoco al sistema delle prestazioni socio-sanitarie delle cure domiciliari e una strutturale difficoltà, nonostante la
sottoscrizione di Accordi di programma, ad integrare azioni, competenze e risorse dell’area sociale con quelle dell’area sanitaria. Al riguardo esistono sul territorio siciliano poche esperienze virtuose
che realizzano quanto sopra rappresentato.
Ciò premesso, alla luce di quanto espresso nelle Linee guida regionali sulle cure domiciliari , con il presente Avviso si vuole sperimentare o rafforzare un modello di servizio di A.D.I. caratterizzato
da una presa in carico congiunta e una modalità di gestione integrata, ricomprendendo, oltre le prestazioni di natura sanitaria già garantite dall’ASP competente per territorio, anche le prestazioni di natura socio-assistenziale, laddove necessarie, in modo da offrire al paziente accolto in ADI un servizio multidisciplinare che gli garantisca la copertura di quei bisogni di natura assistenziale non coperti dal servizio sanitario.
Art. 1 – Destinatari dell’intervento
Il servizio di assistenza domiciliare è destinato alle persone anziane e disabili in condizioni di non autosufficienza, residenti in Sicilia, per i quali l’ASP ha già attivato o sta attivando il servizio di
Assistenza domiciliare integrata (A.D.I.) o di cure domiciliari. Le prestazioni di natura socio-assistenziale rese presso il domicilio del soggetto non autosufficiente, vanno erogate contestualmente alle prestazioni di natura sanitaria rese attraverso il servizio A.D.I. e disposte a
seguito di un piano d’intervento personalizzato (P.A.I.) redatto in modo congiunto dal distretto socio-sanitario ex legge n. 328/2000 e A.S.P. competente per territorio in esito alla valutazione multidimensionale effettuata dall’Unità valutativa multidimensionale, integrata dall’assistente sociale del comune o del distretto sociosanitario, attraverso lo strumento della SVAMA (Scheda di valutazione multidimensionale) e della SVAMA D nel caso di soggetti disabili già in uso nel
Art. 2 – Soggetti idonei alla presentazione delle istanze di finanziamento e documentazione a corredo Possono presentare istanza di finanziamento i 55 distretti sociosanitari come individuati al par.7 delle Linee guida “Verso il piano socio sanitario della Regione siciliana” emanato con D.P.R.S. 4 novembre 2002 in attuazione della legge n. 328/00.
L’istanza dovrà essere prodotta a firma del presidente del comitato dei sindaci del distretto ed essere corredata dalla seguente documentazione:
1. progetto dettagliato riguardante l’attuazione dell’A.D.I. e le modalità di integrazione con il servizio garantito dall’ASP;
2. accordo di programma che approva il regolamento integrato tra i distretti sanitari e distretti socio-sanitari riguardante l’A.D.I., individuando le modalità di accesso unitario al sistema, la struttura
e l’organizzazione del P.U.A., le risorse professionali, gli strumenti, ecc.;
3. delibera del comitato dei sindaci del distretto socio-sanitario di approvazione dell’istanza e del progetto presentato;
4. dichiarazione sottoscritta dai rappresentanti dei comuni appartenenti al distretto socio-sanitario con la quale si attesti l’impegno a cofinanziare il progetto presentato in misura non inferiore al
20% del costo complessivo;
5. determina del rappresentante legale del comune capofila che, in attuazione della delibera del Comitato dei Sindaci, dispone la presentazione dell’istanza e della documentazione richiesta presso il dipartimento della famiglia e delle politiche sociali.
La documentazione sopra indicata dovrà tenere conto delle indicazioni inserite nelle Linee guida regionali per l’accesso e il governo del sistema integrato delle cure domiciliari e nell’indice ragionato approvato per la stesura dei piani di zona 2010-2012, con particolare riferimento alla presa in carico del beneficiario finale e alla modalità di gestione integrata del servizio, sperimentando strumenti e servizi in linea con quanto riportato nelle direttive regionali.
È necessario in tal senso definire un modello organizzativo sperimentale, che coinvolga sia l’ASP che il distretto socio-sanitario, da descrivere nella stesura del progetto di cui all’art. 2.
In ogni caso, ai fini della presa in carico integrata del soggetto non autosufficiente, dovrà essere garantita:
– la presenza dell’assistente sociale del comune o del distretto socio-sanitario all’interno dell’Unità valutativa multidimensionale distrettuale;
– la definizione di un punto unico di accesso alle cure domiciliari così come descritto al punto 2.1.2 delle Linee guida regionali per l’accesso e il governo del sistema integrato delle cure domiciliari.
Nel caso in cui ad oggi non sia stato attivato il P.U.A. oppure lo stesso differisca a livello organizzativo da quanto previsto nelle citate linee guida, nelle more di una diversa strutturazione del servizio, il raccordo tra settore sociale e sanitario, potrà avvenire anche attraverso l’utilizzo di sportelli sociali già attivi nei comuni e/o di Punti unici di accesso/sportelli già attivi nei distretti sanitari.
L’espletamento del servizio di assistenza domiciliare integrata, area socio-assistenziale, dovrà essere garantito da enti iscritti alla sezione anziani e/o disabili, tipologia assistenza domiciliare di cui all’albo regionale, ex art. 26 legge regionale n. 22/86.
Nel caso in cui gli enti gestori delle prestazioni sanitarie e delle prestazioni socio-assistenziali non dovessero coincidere, nella definizione del progetto A.D.I. dovranno essere individuati idonei strumenti di raccordo, in grado di facilitare la gestione integrata delle prestazioni.
A conclusione della verifica istruttoria, il progetto presentato dal distretto socio-sanitario verrà sottoposto al nucleo di valutazione dei Piani di zona competente territorialmente, già istituito presso il dipartimento famiglia e politiche sociali, che valuterà la coerenza della proposta progettuale rispetto alle politiche sociali del distretto e la congruità economica dello stesso, con particolare attenzione al costo pro-capite individuato nella proposta.
Il dipartimento della famiglia e delle politiche sociali si riserva di individuare dei criteri oggettivi di assegnazione, nel caso in cui le richieste di contributo formulate dai distretti socio-sanitari risultassero superiori al budget regionale a disposizione.
Art. 3 - Linee guida per la predisposizione dei progetti I progetti, di durata almeno annuale, dovranno contenere:
1) la relazione sull’attività fin qui svolta per la realizzazione dell’ADI (laddove già attivato in modo integrato con l’A.S.P. competente per territorio) con riferimento al 2011; nel caso in cui i distretti
socio-sanitari non abbiano ancora sperimentato il servizio A.D.I. gestito in modo integrato con l’A.S.P., il distretto dovrà relazionare sul servizio di assistenza domiciliare rivolto ad anziani non autosufficienti o a disabili, realizzati nel 2011 e indicare quanto previsto al riguardo nel piano di zona 2010-2012 con indicazione dell’utenza destinataria del servizio, delle modalità di gestione e dei tempi di erogazione, dei costi previsti;
2) l’analisi del fabbisogno del servizio ADI nel distretto di competenza e utenza potenziale, con particolare attenzione a quanto già previsto nel piano di zona e nel P.A.L. dell’A.S.P.;
3) la modalità di gestione del servizio integrato;
4) l’analisi dei costi da sostenere per gli interventi di natura socio-assistenziale da erogare in A.D.I., con indicazione dei costi a carico del cofinanziamento.
Sono ammessi a contributo anche i costi connessi all’acquisto di attrezzature o di programmi informatici necessari per la creazione di una rete informatica necessaria per la presa in carico congiunta dei soggetti fruitori dei servizi socio-sanitari, al fine di alimentare un flusso unico di informazioni finalizzato all’ADI.
In ogni caso il costo di cui al precedente comma non potrà superare il 10% del costo complessivo del progetto.
Art. 4 – Disponibilità finanziaria
1. I progetti di cui alla presente direttiva saranno finanziati con le risorse disponibili pari complessivamente a € 4.000.000, derivanti dalla ripartizione delle somme provenienti dal Fondo nazionale delle politiche sociali quote 2007/2009, come da D.P. n. 454 del 17 novembre
2011 che rimodula l’utilizzo delle somme provenienti dalla macrovoce di spesa “Consolidamento della cultura socio-sanitaria, scambio buone prassi e riequilibrio piano di zona e al sostegno finanziario alle province per azioni miranti alla costruzione degli osservatori”.
2. L’entità massima del contributo regionale sarà di € 200.000,00.
Verranno finanziati i progetti ammissibili nei limiti delle risorse disponibili come riportato al precedente punto 1. Nel caso in cui il budget complessivo richiesto dai distretti socio-sanitari superi la suddetta disponibilità finanziaria, il Dipartimento applicherà a tutti i progetti ammissibili due criteri oggettivi per la rideterminazione del contributo da erogare: n° di anziani ultrasessantacinquenni residenti nel distretto socio-sanitario e percentuale di cofinanziamento maggiore al 20% previsto al punto 3, fermo restando che verrà comunque garantita una quota minima a tutti i distretti socio-sanitari ammissibili.
3. I distretti socio-sanitari sono tenuti a compartecipare in misura non inferiore al 20% della spesa programmata.
Il cofinanziamento dovrà gravare solo ed esclusivamente sul distretto socio-sanitario e potrà essere garantito o in liquidità oppure attraverso costi figurativi quali, a titolo esemplificativo, l’utilizzo
del personale dipendente impiegato nel progetto, l’utilizzo di immobili e/o di attrezzature destinati al progetto, ecc..
Art. 5 - Modalità e termini di presentazione delle istanze
La presente direttiva verrà notificata a tutti i distretti socio – sanitari del territorio siciliano, a mezzo raccomandata A/R.
La domanda di finanziamento e relativi allegati, prodotti in duplice copia, sottoscritta dal presidente del comitato dei sindaci del distretto, deve essere indirizzata all’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro, dipartimento della famiglia e delle politiche sociali, servizio 2° Coordinamento dei distretti e dei servizi socio sanitari – Ufficio Piano - via Trinacria n. 34 - 90146 – Palermo.
Il termine ultimo per la spedizione dell’istanza presso questa Amministrazione resta fissato in 60 giorni decorrenti dalla data di avvenuta notifica della direttiva. A tal uopo farà fede il timbro apposto dal competente ufficio del comune capofila sulla ricevuta di ritorno, a dimostrazione di avvenuta ricezione del plico.
Non verranno prese in considerazione le istanze e la documentazione pervenuta oltre il citato termine.
Non verranno prese in considerazione per il finanziamento le istanze pervenute oltre il termine indicato all’art. 5 e non corredate dalla documentazione di cui ai punti 1 - 2 - 3 - 4 e 5 del precedente art. 2.
Non verranno sottoposti al Nucleo di valutazione i progetti che prevedono l’erogazione del servizio di assistenza domiciliare non integrato con il servizio A.D.I. predisposto dall’A.S.P.
Art. 7 – Procedure per l’erogazione dei finanziamenti Conclusa la valutazione di tutti i progetti presentati, il dipartimento approverà l’elenco dei distretti ammessi a finanziamento e il
contributo assegnato, dandone comunicazione scritta a ciascun A seguito dell’accettazione del contributo concesso, così come riportato al precedente art. 4 punto 2, l’Assessorato provvederà ad
approvare il progetto, provvedendo all’impegno e alla contestuale erogazione del 50% dell’importo assegnato, previa presentazione da parte del distretto socio-sanitario del progetto rimodulato alla luce del costo complessivo approvato e degli adempimenti previsti dalla circolare prot. 4247 del 31 ottobre 2006 avente per oggetto “La variazione del piano di zona”.
La successiva tranche verrà corrisposta ad avvenuta presentazione di rendicontazione comprovante l’utilizzo delle somme erogate, che dovrà essere corredata da:
1. determina dirigenziale di approvazione del rendiconto, indicando anche la quota di cofinanziamento garantita dal distretto socio-sanitario;
2. dettagliata relazione redatta dal comune capofila sull’attività svolta per l’espletamento del Servizio A.D.I., sia in termini organizzativi (modalità di gestione del P.U.A. - regolamento della gestione cure domiciliari, flussi di comunicazione attivati) sia in termini gestionali, sia in termini di risultati raggiunti e di prospettive future sul mantenimento del servizio ADI.
Art. 8 – Controlli sull’utilizzazione dei finanziamenti
Controlli sull’utilizzazione dei finanziamenti saranno eseguiti a campione dal servizio 2 del dipartimento regionale della famiglia e delle politiche sociali.