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Timestamp: 2018-06-23 04:37:43+00:00
Document Index: 126637407

Matched Legal Cases: ['art. 83', 'art. 87', 'art. 84', 'art. 90', 'art. 90', 'art. 92']

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Perché Mattarella non può essere accusato di impeachment
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Posted By Caterina Bracciano on Mag 28, 2018
Nelle ultime ore tante sono state le accuse mosse nei confronti del nostro Capo dello Stato.
Forse mai prima di adesso si era registrata così tanta preoccupazione per la formazione del nuovo governo.
Cerchiamo quindi di capire insieme qual è il ruolo del Presidente della Repubblica e sopratutto il perché delle vuote polemiche.
Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato dai delegati regionali eletti dai rispettivi Consigli (tre per ogni Regione, ad eccezione della Valle d’Aosta che ne ha uno solo), in modo da garantire la rappresentanza delle minoranze (art. 83.2 Cost.). La presenza dei delegati regionali dovrebbe rafforzare la caratterizzazione del Presidente della Repubblica come rappresentante dell’unità nazionale (art. 87 Cost.).
Per essere eletti alla Presidenza della Repubblica, secondo l’art. 84 Cost., bisogna godere della cittadinanza italiana, bisogna aver compiuto il cinquantesimo anno di età e bisogna godere dei diritti civili e politici. L’iniziativa della sua elezione, viene presa dal Presidente della Camera che, 30 giorni prima della scadenza del mandato, convoca il Parlamento in seduta comune con i delegati regionali, per l’elezione del nuovo Presidente. La stessa cosa avviene qualora si debba procedere a nuova elezione per via di impedimento permanente, morte o dimissioni del Presidente, solo che la convocazione del Parlamento e dei delegati regionali avverrà entro 15 giorni. Cosa accade se le Camere sono sciolte o mancano 3 mesi al loro scioglimento? In tal caso, l’elezione del nuovo Presidente sarà rimandata entro i 15 giorni dalla formazione del nuovo Parlamento e, nel frattempo, i poteri del Presidente “dimissionario” saranno prorogati.
L’elezione del Presidente avviene a scrutinio segreto (in virtù del divieto di vincolo di mandato e della segretezza del voto) e a maggioranza qualificata (maggioranza dei 2/3 dell’Assemblea). Tale maggioranza elevata è richiesta per far sì che il Presidente venga scelto dall’intero Parlamento e che, quindi, non sia solamente espressione della maggioranza politica. Tuttavia, onde evitare insuperabili fasi di stallo, dopo il terzo scrutinio, è richiesta solo la maggioranza assoluta, ovvero la maggioranza del 50% +1 degli aventi diritto al voto. Il mandato presidenziale ha durata di 7 anni, questo in virtù di quanto detto poco sopra: se il mandato presidenziale corrispondesse nella sua durata alla legislatura, ogni maggioranza politica potrebbe scegliere, secondo il principio dell’opportunità, il proprio Presidente. L’obiettivo, ovviamente, è totalmente diverso.
Una volta eletto, il Presidente della Repubblica presta giuramento di fedeltà alla Repubblica dinanzi al Parlamento in seduta comune, che questa volta non sarà più integrato dai delegati regionali, ed entra nel pieno delle sue funzioni.
Ma che ruolo gioca il Presidente? E’ un “semplice” organo di garanzia costituzionale, oppure è un vero e proprio organo governante? Nel primo caso, il Presidente dovrebbe restare totalmente estraneo alle scelte riguardanti l’indirizzo politico del Parlamento e del Governo; nel secondo caso, il Presidente si presenta come decisore politico di ultima istanza. Come facciamo, dunque, a stabilire quale dei due ruoli debba giocare il Presidente della Repubblica? Tutto dipende dai caratteri del sistema politico.
Nel caso di un Parlamento a composizione maggioritaria, gli atti presidenziali sono, sostanzialmente, delle formalità: l’atto di nomina del Premier è indirizzato dal corpo elettorale che ha scelto la maggioranza; l’atto di scioglimento del Parlamento è, in realtà, proposto dal Governo. In tal caso, il ruolo del Presidente della Repubblica è quello di un “semplice” organo di garanzia costituzionale.
Nel caso di un Parlamento a composizione proporzionale o maggiormente proporzionale (come nel nostro attuale caso), in cui maggioranze e Governi si formano dopo le elezioni, in seguito ad accordi tra partiti, senza l’intervento del corpo elettorale, con possibilità di mutamenti di Governi e di maggioranze durante la stessa legislatura, i poteri di nomina del Presidente della Repubblica vengono fortemente ampliati, in quanto in grado di risolvere gravi crisi politiche ed istituzionali. In tal caso, quindi, il ruolo del Presidente è quello di un vero e proprio organo governante.
Di conseguenza, a seconda di quelle che sono le fasi politiche, cambiano le modalità ed i tipi di esercizio del potere presidenziale. Proprio per questo, i poteri del Capo dello Stato sono definiti “poteri a fisarmonica”.
Una fisarmonica che, però, è costituzionalmente prevista. In virtù di questa previsione costituzionale, è impossibile e scorretto parlare di impeachment. Esso è la messa in stato di accusa nei confronti del Capo dello Stato. Capo dello Stato che “non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione” (art. 90.1 Cost.). E’ solo in questo ultimo caso, quindi, che il Presidente della Repubblica può essere “messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri” (art. 90.2 Cost.).
Allora rifiutare la nomina di un Ministro, può configurarsi come alto tradimento o attentato alla Costituzione? Assolutamente no, dal momento che il Capo dello Stato non ha fatto altro che adempiere al proprio attuale ruolo di vero e proprio organo governante. Ruolo che gli è stato assegnato dalla attuale situazione politica e che, comunque, non è vietato dalla Costituzione.
Prendiamo, ancora, in considerazione alcune dichiarazioni di ieri del discorso del Presidente Mattarella. Egli dichiara: “Ho accolto la proposta per l’incarico di Presidente del Consiglio”. Tale dichiarazione è sintomo di come, nonostante l’art. 92 Cost. preveda che sia il Capo dello Stato a nominare il Presidente del Consiglio dei Ministri, Mattarella si sia da subito dimostrato disponibile ad una mediazione politica, senza voler in alcun modo ostacolare la formazione del Governo. La sua buona fede la si legge, dunque, nell’aver rinunciato ad un suo potere esclusivo. In seguito, aggiunge: “Avevo fatto presente, sia ai rappresentanti dei due partiti, sia al Presidente incaricato, senza ricevere obiezioni, che, per alcuni ministeri, avrei esercitato un’attenzione particolarmente alta sulle scelte da compiere”. Queste dichiarazioni non sono state smentite dalla controparte ed indicano come, alla base del progetto fallito di formazione del Governo, ci sia stato un accordo tra gli esponenti dei due partiti ed il Presidente della Repubblica, in cui i primi avrebbero avuto voce in capitolo sul nome del Presidente del Consiglio, ed il secondo avrebbe avuto voce in capitolo sui nomi dei Ministri. Tutto ciò, è dimostrato ancora una volta da una precedente dichiarazione di Luigi Di Maio: “i nomi dei Ministri li sceglie il Presidente della Repubblica”. Dichiarazione costituzionalmente scorretta (essendo il potere di nomina dei Ministri un atto formalmente presidenziale, ma sostanzialmente governativo), ma prova di quanto detto fin ora.
Se i nomi dei Ministri dovevan essere realmente scelti da Mattarella, perché ora accusarlo di alto tradimento nei confronti della Repubblica?