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Timestamp: 2020-07-09 05:23:48+00:00
Document Index: 120260899

Matched Legal Cases: ['art 537', 'art. 537', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 537', 'art. 537', 'art. 551', 'art. 718', 'art. 542', 'art. 537', 'art. 551']

FIGLI E QUOTA DI RISERVA EREDITA’ art 537 cc
da Sergio Armaroli | Mag 3, 2020 | AVVOCATO BOLOGNA
I FIGLI SEMPRE HANNO DIRITTO A UNA QUOTA DI EREDITA’ ,QUESTO IN ITALIA AVVIAMENTE
Salvo quanto disposto dall’articolo 542(1) se il genitore lascia un figlio solo(2), a questi è riservata la metà del patrimonio.
Se i figli sono più, è loro riservata la quota dei due terzi, da dividersi in parti uguali tra tutti i figli(2)(3).
[I figli legittimi possono soddisfare in danaro o in beni immobili ereditari la porzione spettante ai figli naturali che non vi si oppongano. Nel caso di opposizione decide il giudice [38 disp. att. c.c.], valutate le circostanze personali e patrimoniali
Per determinare le quote di riserva spettanti ai legittimari di una successione testamentaria, va calcolato nel numero degli eredi anche il legittimario, che ha accettato un legato in sostituzione di legittima. Il legato sostitutivo grava sulla porzione indisponibile, ma per l’eccedenza sulla disponibile, sicché l’obbligo normativamente previsto è di rapportare la misura del legato stesso alla definizione della quota del legittimario. Ne deriva l’ineludibile corollario che l’entità della quota di riserva sia stabilita per tutti i legittimari, avendo riguardo alle quote previste per il caso teorico di concorso tra il legittimario accettante il legato e gli altri legittimari eredi.
È infondata la q.l.c. dell’art. 537, comma 3, c.c., nella parte in cui prevede che i figli legittimi possano soddisfare in denaro o in beni immobili ereditari la porzione spettante ai figli naturali che non vi si oppongano, in riferimento agli art. 3 e 30, comma 3, cost.
Corte Costituzionale 18 dicembre 2009 n. 335
Non è fondata, in riferimento agli art. 3 e 30, comma 3, cost., la q.l.c. dell’art. 537, comma 3, c.c., il quale stabilisce che “i figli legittimi possono soddisfare in denaro o in beni immobili ereditari la porzione spettante ai figli naturali che non vi si oppongano. Nel caso di opposizione decide il giudice, valutate le circostanze personali e patrimoniali”. Invero, se la completa equiparazione nel quantum dei diritti successori dei figli legittimi e naturali, stabilita dai primi due commi dell’art. 537 c.c. attua il principio della necessaria uguaglianza delle posizioni dei figli nel rapporto con il genitore dante causa (deceduto ab intestato), la scelta del legislatore di conservare in capo ai figli legittimi la possibilità di richiedere la commutazione, condizionata dalla previsione della facoltà di opposizione da parte del figlio naturale e dalla valutazione delle specifiche circostanze posta a base della decisione del giudice, non contraddice la menzionata aspirazione alla tendenziale parificazione della posizione dei figli naturali, giacché non irragionevolmente si pone ancor oggi (quale opzione costituzionalmente non obbligata né vietata) come termine di bilanciamento (compatibilità) dei diritti del figlio naturale in rapporto con i figli membri della famiglia legittima, risultando la (volutamente) elastica formula linguistica adoperata dal legislatore teleologicamente coerente al sistema, poiché lascia tutto il dovuto spazio all’apprezzamento discrezionale del giudice (le cui decisioni, peraltro, sono soggette, come le altre, ai normali rimedi processuali), e idonea a consentire il recepimento nel suo ambito dispositivo (di volta in volta, e secondo il sentire dei tempi) delle singole fattispecie, commisurate proprio a quella dinamica evolutiva dei rapporti sociali, che attualizza il precetto costituzionale (sentt. n. 54 del 1960, 168 del 1984, 184 del 1990, 377 del 1994, 532 del 2000, 494 del 2002).
ART 551 CC
Se a un legittimario è lasciato un legato in sostituzione della legittima, egli può rinunziare al legato e chiedere la legittima (1).
Se preferisce di conseguire il legato, perde il diritto di chiedere un supplemento, nel caso che il valore del legato sia inferiore a quello della legittima, e non acquista la qualità di erede. Questa disposizione non si applica quando il testatore ha espressamente attribuito al legittimario la facoltà di chiedere il supplemento (2).
Ai fini della configurabilità del legato in sostituzione di legittima occorre che risulti l’intenzione del testatore di soddisfare il legittimario con l’attribuzione di beni determinati senza chiamarlo all’eredità.
Cassazione civile sez. II 03 novembre 2014 n. 23371
Ai fini dell’individuazione del legato in sostituzione di legittima, non occorre che la scheda testamentaria usi formule sacramentali,
essendo sufficiente che risulti l’intenzione del “de cuius” di soddisfare il legittimario con l’attribuzione di beni determinati senza chiamarlo all’eredità (come nella specie, avendo il testatore attribuito al legittimario “la sola casa… quale sua stretta legittima… a titolo di legittima che neanche merita”). Rigetta, App. Catania, 24/06/200
Cassazione civile sez. II 16 gennaio 2014 n. 824
Il legato in sostituzione di legittima, previsto dall’art. 551 c.c., è una disposizione a titolo particolare sottoposta a condizione risolutiva, nel senso che l’eventuale rinuncia determina il venire meno della sostituzione e consente al legittimario di reclamare la quota di riserva spettantegli per legge sui beni ereditari. Ne consegue che il legatario, che abbia rinunciato al legato tacitativo in denaro, può conseguire la quota di legittima in natura, in base alla regola generale dettata dall’art. 718 c.c. Rigetta, App. Milano, 02/02/2007
Cassazione civile sez. II 27 giugno 2013 n. 16252
In materia di successione testamentaria, nell’ipotesi in cui il testatore non manifesta con assoluta chiarezza l’intendimento di attribuire il legato in sostituzione o in conto di legittima, e dunque la volontà di estromettere il legittimario dalla successione ereditaria, ovvero di fare sì che il legato venga ricompreso e computato nella quota spettante a titolo di successione legittima,
quest’ultima concorre con la successione testamentaria. In entrambi i casi, a ogni modo, l’intenzione del testatore deve emergere in maniera non equivoca sia da una espressa proposizione, sia dal complesso delle proposizioni nelle quali si articola la scheda testamentaria. In assenza di una tale espressa manifestazione di volontà del testatore, il legato deve ritenersi non attribuito né in sostituzione, né in conto di legittima. Nella specie, affermata, ma non supportata da alcun elemento concreto, la ritenuta sussistenza nel testamento di una disposizione costituente fegato in sostituzione di legittima, l’argomentazione non può essere condivisa, non emergendo la circostanza né da una clausola specifica, né dal tenore complessivo della scheda testamentaria.
Tribunale Trento 03 gennaio 2012 n. 1
la natura di legato in sostituzione di legittima,
Va cassata, “in parte qua”, la pronuncia di merito che, in relazione alle disposizioni testamentarie con cui il “de cuius” lasciava alla moglie l’usufrutto di alcuni immobili, oltre alla proprietà dei beni mobili e del denaro, abbia escluso la natura di legato in sostituzione di legittima, non tenendo conto del mancato riconoscimento alla moglie della facoltà, attribuita invece alla figlia, di scegliere tra legittima e legato, espressivo dell’intenzione del testatore di garantire alla prima soltanto ciò di cui ella aveva sempre fruito sin dall’epoca del matrimonio, senza chiamarla all’eredità (nella specie, si è negato che, a fronte dell’evidenziata circostanza, potesse in senso contrario valorizzarsi la circostanza che il testatore fosse convinto di aver disposto in conformità alle previsioni legislative sui diritti successori della moglie). Cassa App. Venezia 1 marzo 2006
Cassazione civile sez. II 10 giugno 2011 n. 12854
Al fine della configurabilità del legato in sostituzione di legittima, occorre che risulti l’intenzione del testatore di soddisfare il legittimario con l’attribuzione di beni determinati senza chiamarlo all’eredità, intenzione che, in mancanza di formule sacramentali, peraltro non richieste, può desumersi anche dal complessivo contenuto dell’atto attraverso l’opportuna indagine interpretativa, sicché, in difetto di tale volontà, il legato deve ritenersi in conto di legittima. Lo stabilire se una disposizione testamentaria in favore di un legittimario integri un legato in sostituzione o in conto di legittima, implicando un apprezzamento dei fatti, è demandato al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se correttamente motivato.
Cassazione civile sez. II 09 settembre 2011 n. 18583
Lo stato di figlio legittimo non è incompatibile con una indagine incidenter tantum,
ai fini dell’esercizio dei diritti successori, di cui agli artt. 537, 580 e 594 c.c., su una diversa procreazione naturale (salvo che non si profili l’incesto) purché si versi in una situazione di impossibilità assoluta, cioé originaria, e non relativa, in quanto sopravvenuta, di proporre l’azione per la dichiarazione giudiziale di paternità. Non ricorre, pertanto, tale presupposto (la cui prova è a carico del richiedente) nel caso del figlio naturale che, divenuto maggiorenne, abbia omesso di esperire, nel termine di decadenza all’uopo fissato, l’azione di disconoscimento del padre legittimo, sempre che ciò configuri una volontaria scelta circa l’incontestabilità dello stato di figlio legittimo, compiuta nella consapevolezza della diversa filiazione naturale e nella ricorrenza delle condizioni previste per l’azione di disconoscimento del padre legittimo, nonché in assenza di cause di forza maggiore impeditive del tempestivo esercizio di detta azione.
Ai fini della determinazione della quota di riserva spettante al discendente legittimo (o naturale), in relazione alle varie ipotesi di concorso con altri legittimari, non va fatto riferimento alla situazione teorica, al momento dell’apertura della successione, che è suscettibile di mutare in conseguenza di eventuali rinunzie con effetto retroattivo, sibbene alla situazione concreta degli eredi legittimi che effettivamente concorrono alla ripartizione dell’asse ereditario. Pertanto, la misura di detta quota non va desunta dall’art. 542 c.c., in tema di concorso tra coniuge e figli, sibbene dall’art. 537, relativo al concorso tra soli figli, nell’ipotesi in cui il coniuge superstite, per aver accettato un legato in sostituzione della legittima, abbia abdicato alla qualità di erede, ex art. 551 c.c.