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Timestamp: 2020-06-04 21:26:05+00:00
Document Index: 173545057

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 111', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 111', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2119', 'art. 1', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 8131 del 29/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8131 del 29/03/2017
Cassazione civile, sez. lav., 29/03/2017, (ud. 13/12/2016, dep.29/03/2017), n. 8131
sul ricorso 17386/2014 proposto da:
VIALE ANGELICO 35, presso lo studio degli avvocati DOMENICO D’AMATI,
GIOVANNI NICOLA D’AMATI che lo rappresentano e difendono, giusta
COOPERATIVA EDITORIALE GIORNALISTI MOLISANI, S.C.A.R.L. P.I.
elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLA GRANDE MURAGLIA 289
B/3, presso lo studio dell’avvocato LUCA LO BOSCO, rappresentata e
difesa dall’avvocato BERNARDINO IZZI, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 163/2014 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO,
depositata il 13/02/2014 R.G.N. 169/2013;
udito l’Avvocato GIOVANNI NICOLA D’AMATI;
udito l’Avvocato BERNARDINO IZZI;
Con sentenza del 14.1.13 il Tribunale di Campobasso dichiarava illegittimi i provvedimenti di sospensione dal servizio e di licenziamento disciplinare intimati dalla Cooperativa Editoriale Giornalisti Molisani S.r.l. a V.G. per avere costui prestato, in violazione degli obblighi di diligenza e fedeltà previsti dagli artt. 2104 e 2105 c.c., e in contrasto con gli interessi morali e materiali del datore di lavoro, attività giornalistica per la testata “(OMISSIS)”. Per l’effetto, L. n. 604 del 1966, ex art. 8, condannava la società a riassumere il dipendente entro tre giorni o, in mancanza, a pagargli un’indennità pari a 4 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.
1.1. Il primo motivo denuncia violazione e/o falsa applicazione degli artt. 112, 132 e 118 c.p.c., art. 111 Cost., L. n. 300 del 1970, art. 7, artt. 2105, 2595 c.c. e ss., nonchè omesso esame d’un fatto decisivo, per avere la sentenza impugnata ravvisato una giusta causa di licenziamento in un fatto diverso da quello contestato: si sostiene in ricorso che, mentre la contestazione disciplinare aveva ad oggetto l’aver prestato, senza autorizzazione della società, attività giornalistica per la testata “(OMISSIS)”, la Corte territoriale ha invece ravvisato come giusta causa l’avere il ricorrente ceduto alla testata concorrente propri articoli di cronaca sportiva che aveva già scritto per conto del proprio datore di lavoro, vale a dire per conto della Cooperativa Editoriale Giornalisti Molisani S.r.l., editrice della testata “(OMISSIS)”; inoltre, prosegue il ricorso, apoditticamente i giudici di merito hanno affermato che gli articoli pubblicati presso le due testate sarebbero stati sostanzialmente sovrapponibili per l’oggetto specifico trattato (il singolo evento sportivo), confondendo tra loro l’evento sportivo e la sua elaborazione giornalistica, che era stata diversa negli articoli pubblicati sulle due testate. Altrettanto erroneamente, prosegue il ricorrente, la gravata pronuncia ha ravvisato la prova d’un rapporto concorrenziale fra le due testate, trascurando che, affinchè due imprenditori possano essere in concorrenza tra loro, devono operare su prodotti o servizi diretti a soddisfare le stesse esigenze e collocati sullo stesso mercato, mentre il quotidiano molisano “(OMISSIS)” non è diffuso nella zona di (OMISSIS).
1.2. Il secondo motivo prospetta violazione e/o falsa applicazione degli artt. 132 e 118 c.p.c., art. 111 Cost., artt. 2104, 2105 e 2119 c.c., e omesso esame d’un fatto decisivo, nella parte in cui i giudici d’appello hanno ritenuto proporzionata la sanzione espulsiva, visto il carattere non sporadico od occasionale degli articoli pubblicati su “(OMISSIS)”: obietta il ricorrente di non aver in alcun modo tentato di occultare gli articoli (firmati in prima persona), di non avere precedenti disciplinari e di non aver recato danno alcuno alla società, che per ben due anni non era mai intervenuta, mostrando di accorgersi dell’attività prestata per conto della testata “(OMISSIS)” solo poco tempo prima del licenziamento.
La Corte territoriale ha considerato valido il licenziamento in base alla medesima contestazione disciplinare elevata nei confronti dell’odierno ricorrente, vale a dire l’aver prestato, senza autorizzazione della società, attività giornalistica per la testata “Il Centro”, avendo egli assunto “incarichi in contrasto con gli interessi morali e materiali dell’azienda di appartenenza” (v. pag. 5 della sentenza impugnata) per conto di tale testata, considerata concorrente con il quotidiano molisano “(OMISSIS)”.
Nè la contestazione risulta modificata dal rilievo (oggetto di accertamento in fatto, in quanto tale insindacabile da questa S.C.) che gli articoli pubblicati sul quotidiano “(OMISSIS)” altro non fossero che dei meri riadattamenti, con differente taglio giornalistico, di altri analoghi pubblicati su “(OMISSIS)”: in proposito basti rammentare che, per costante giurisprudenza, il principio di necessaria corrispondenza tra l’addebito contestato e quello posto a fondamento della sanzione disciplinare non può ritenersi violato qualora, contestati atti corrispondenti ad un’astratta previsione legale, il datore di lavoro alleghi, nel corso del procedimento disciplinare, circostanze confermative o ulteriori prove, in relazione alle quali il lavoratore possa agevolmente controdedurre (cfr., per tutte, Cass. n. 6091/10), come avvenuto nel caso in esame.
Si obietta in ricorso che le due testate – “(OMISSIS)” e “(OMISSIS)” – sono diffuse in aree geografiche diverse (la prima in provincia di (OMISSIS), la seconda nel (OMISSIS)) e, quindi, non operano nel medesimo mercato: ma, a parte il rilievo che si tratta di aree geografiche tra loro contigue (il che appartiene alla categoria del notorio), deve rilevarsi che la sentenza impugnata ha, con corretta motivazione, ravvisato la sostanziale coincidenza dei bacini d’utenza delle due testate, considerato altresì che gli articoli dell’odierno ricorrente riguardavano gli stessi eventi sportivi locali oggetto di interesse da parte di entrambi i quotidiani.
Per costante giurisprudenza, il giudice di merito deve valutare se vi è proporzione tra l’infrazione commessa dal lavoratore e la sanzione irrogatagli. A tal fine deve tenere conto anche delle circostanze oggettive e soggettive della condotta e di tutti gli altri elementi idonei a verificare se il disposto dell’art. 2119 c.c. – richiamato dalla L. n. 604 del 1966, art. 1, – sia adeguato alla fattispecie concreta (cfr., ex aliis, Cass. n. 8456/11; Cass. n. 736/02; Cass. n. 1144/2000).
E’ quel che ha fatto l’impugnata sentenza nel momento in cui ha motivatamente posto l’accento sulla gravità della condotta addebitata, in considerazione del suo lungo protrarsi nel tempo e senza che il ricorrente ne informasse i superiori. Così facendo – prosegue la gravata pronuncia – V.G. ha tratto utilità esclusivamente personali grazie ad una sostanziale duplicazione sul quotidiano “(OMISSIS)” di articoli che aveva già redatto per conto di “(OMISSIS)”, senza neppure dover investire altra energia lavorativa che non fosse stata già remunerata dal proprio datore di lavoro.