Source: https://www.ambientediritto.it/sentenze/2010/TAR/Tar_Lombardia_MI_2010_n.2668.htm
Timestamp: 2019-06-18 12:38:03+00:00
Document Index: 106675508

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 30', 'art. 33', 'art. 37', 'sentenza ', 'art. 9']

DIRITTO URBANISTICO - Aree asservite - Inedificabilità - Opponibilità ai terzi acquirenti - Irrilevanza delle vicende inerenti la proprietà dei terreni - VIA E VAS - Vas - Scopo - Scelte strategiche dello strumento urbanistico - Valutazione della sostenibilità ambientale. TAR LOMBARDIA, Milano, Sez. II - 29 giugno 2010, n. 2668
T.A.R. LOMBARDIA, Milano, Sez. II - 29 giugno 2010, n. 2668
DIRITTO URBANISTICO - Aree asservite - Inedificabilità - Opponibilità ai terzi acquirenti - Irrilevanza delle vicende inerenti la proprietà dei terreni. L’inedificabilità di un’area asservita o accorpata o comunque utilizzata a fini edificatori costituisce una qualità obiettiva del fondo che, pur non vigendo l’obbligo di trascrizione del vincolo nei registri immobiliari (cfr. Cons. Stato V, 28.6.00 n. 3637), è opponibile a terzi acquirenti, ed ha l’effetto di impedirne l’ulteriore edificazione oltre i limiti previsti, a nulla rilevando che la proprietà dell’area sia stata trasferita, che manchino specifici negozi giuridici privati volti all’asservimento o che l’edificio sia collocato in una parte del lotto catastalmente divisa (Cons. Stato V, 9.10.07 n. 5232).In altri termini, un’area edificabile, già interamente considerata in occasione del rilascio di una concessione edilizia, non può essere considerata libera neppure parzialmente, agli effetti della volumetria realizzabile, in sede di rilascio di una seconda concessione, nella perdurante esistenza del primo edificio, restando irrilevanti le vicende inerenti alla proprietà dei terreni (Cons. Stato IV, 6.9.99 n. 1402). Pres. Arosio, Est. Spadavecchia -F. s.r.l. (avv. Colombo) c. Comune di Rovello Porro (avv.ti Fossati e Venghi) - TAR LOMBARDIA, Milano, Sez. II - 29 giugno 2010, n. 2668
VIA E VAS - Vas - Scopo - Scelte strategiche dello strumento urbanistico - Valutazione della sostenibilità ambientale. Scopo della VAS è quello di valutare la sostenibilità ambientale delle scelte strategiche implicite nello strumento urbanistico, tenuto conto, in particolare, del consumo di territorio che esse comportano. Pres. Arosio, Est. Spadavecchia -F. s.r.l. (avv. Colombo) c. Comune di Rovello Porro (avv.ti Fossati e Venghi) - TAR LOMBARDIA, Milano, Sez. II - 29 giugno 2010, n. 2668
N. 02668/2010 REG.SEN.
N. 02430/2005 REG.RIC.
sul ricorso numero 2430 del 2005 di r.g. proposto da:
FIRMINVEST s.r.l. con sede in Carate Brianza, in persona del legale rappresentante pro tempore Romano Francesco Vittorio Colombo, rappresentata e difesa dall’avv. Claudio Colombo, elettivamente elettivamente domiciliata presso l’avv. Marcello Meoli in Milano, via Adige 12
COMUNE di ROVELLO PORRO, in persona del sindaco pro tempore, Luigia Alberio, rappresentato e difeso, dapprima, dagli avv.ti Alberto Fossati e Claudio Venghi, con domicilio eletto presso il loro studio in Milano, via Caminadella 2, quindi dall’avv. Alberto Fossati, presso il cui studio è elettivamente domiciliato in Milano, corso di Porta Vittoria 28
- del diniego di permesso di costruire per un intervento di nuova edificazione (provvedimento 11 luglio 2005) e del relativo preavviso ex art. 10-bis legge 241/90 (nota 27 maggio 2005) [ricorso notificato il 29.7/4.8.05, depositato il 1.9.05; motivi aggiunti notificati il 13/18.4.06, depositati il 27.4.06];
- del piano di governo del territorio (PGT), adottato ed approvato rispettivamente con deliberazione consiliare 26 gennaio 2009 n. 3 [motivi aggiunti notificati il 31.3/3.4.09, depositati il 22.4.09] e con deliberazione consiliare 30 luglio 2009 n. 28, quest’ultima impugnata congiuntamente al parere 30.12.2008 dell’autorità competente in materia di VAS e alla deliberazione di giunta comunale 29 maggio 2008 n. 41, recante individuazione dell’autorità procedente e dell’autorità competente [motivi aggiunti notificati il 30.11/10.12.09, depositati il 16.12.09];
- con la condanna del Comune al risarcimento del danno.
Visti il ricorso ed i motivi aggiunti;
Visti gli atti di costituzione del Comune;
Uditi, alla pubblica udienza del 12 maggio 2010, relatore il dott. Carmine Spadavecchia, l’avv. Colombo e l’avv. Fossati;
1. In esito ad asta pubblica svoltasi nell’ambito di una procedura esecutiva immobiliare, la Società ricorrente si è resa aggiudicataria, in forza di decreto 21.2.2005 n. rep. 137 del Tribunale di Como, di un lotto di terreno, ubicato in Rovello Porro, distinto in catasto al foglio 6, mapp. 4322 (ex mapp. 1664/b).
2. Si tratta di un fondo recintato, di 3.000 mq, per il quale, nel corso della procedura esecutiva, era stato acquisito un certificato di destinazione urbanistica in data 14.10.1999, attestante che il terreno è situato in zona C1 residenziale, dove è ammessa l’edificazione con indice fondiario pari a 1mc/mq.
3. Il lotto faceva parte, sino al 1970, di un più vasto fondo (4.700 mq circa), distinto in catasto col mappale n. 1664, acquistato nel 1963 dalla debitrice esecutata (sig.ra Toscano). La quale, con atto 14.4.1970, vendeva una parte del fondo (mapp. 1664/a) alla Luchino Rigatti Luchini s.p.a., conservando la parte restante (mapp. 1664/b, poi mappale 4322).
4. Nel 1976 il Comune rilasciava alla Luchino Rigatti Luchini s.p.a. una licenza edilizia (23.3.76 n. 15) per l’ampliamento di un magazzino con soprastante abitazione, sulla base di un progetto che esauriva l’intera capacità volumetrica dell’originario mappale 1664 (5.213 mc).
5. Successivamente, il Comune rilasciava alla stessa Luchino Rigatti Luchini s.p.a. altra concessione edilizia (4.5.1990 n. 53) per il mutamento di destinazione d’uso dell’immobile da laboratorio artigianale ad uffici direzionali.
6. In correlazione a questo intervento, in data 3.8.1990 la sig.ra Toscano e la Luchino Rigatti Luchini s.p.a. sottoscrivevano un “atto di asservimento per vincolo a parcheggi e verde”, gravante sul mappale 1664/b (ora mapp. 4322). Nell’atto, non trascritto nei registri immobiliari, si affermava che il vincolo “è valido ed efficace fino alla scadenza del P.d.F.” (programma di fabbricazione allora vigente, poi superato dal PRG entrato in vigore il 23.12.1998).
7. Acquistato il lotto, la Società ricorrente ha chiesto al Comune un permesso di costruire per l’edificazione residenziale. Con provvedimento 11 luglio 2005, preceduto da preavviso di diniego 27.5.2005, il Comune ha negato il permesso per esaurimento della capacità edificatoria del lotto, siccome asservito al mappale n. 1664/a, sia in forza della licenza edilizia n. 15/1976 (quale pertinenza urbanistica dei fabbricati ivi insistenti), sia in forza dell’atto di asservimento del 1990 (con vincolo a parcheggi e verde).
8. Col ricorso introduttivo, integrato da motivi aggiunti, la Società ha impugnato il diniego deducendone l’illegittimità per i seguenti motivi: (a) la licenza edilizia n. 15/1976 sarebbe stata rilasciata senza previa cessione di cubatura a favore del lotto interessato (mapp. 1664/a); in ogni caso la cessione di volumetria, non annotata nel certificato di destinazione urbanistica 14.10.1999, non sarebbe opponibile ai terzi di buona fede; l’atto di asservimento 3 agosto 1990, anch’esso non trascritto e inopponibile a terzi, sarebbe inefficace (primo motivo); (b) il diniego è stato emesso senza acquisire il parere della commissione edilizia (secondo motivo); (c) la ricorrente non era a conoscenza dei vincoli prima dell’acquisto (primi motivi aggiunti); (d) l’atto di asservimento 3 agosto 1990, oltre che inefficace, sarebbe nullo perché connesso ad una concessione edilizia rilasciata ad un soggetto (Luchino Rigatti Luchini s.p.a) che non era proprietario dell’immobile, essendosi la Luchino Rigatti Luchini s.p.a trasformata nella Immobilare Porro Rovellese s.r.l. sin dall’anno 1977 (stessi motivi aggiunti).
9. La Società ha chiesto inoltre il risarcimento del danno, sia nella forma della reintegrazione in forma specifica (mediante rilascio del denegato permesso di costruire), sia in forma di liquidazione per equivalente del danno da ritardo (commisurato alla differenza tra valore di mercato del bene e costo di costruzione), maggiorato di interessi pari al tasso Euribor dal momento del diniego all’effettivo rilascio del permesso.
10. La domanda risarcitoria ascrive a responsabilità del Comune una duplice negligenza: l’avere rilasciato la licenza edilizia del 1976 senza verificare l’estensione del titolo di proprietà del richiedente; l’avere rilasciato nel 1999 un certificato di destinazione urbanistica “intonso, privo cioè di qualsiasi riferimento ai vincoli successivamente accampati”.
11. Con ordinanza 7.9.2005 n. 2164 la Sezione ha motivatamente respinto la domanda cautelare per carenza di fumus boni juris.
12. Successivamente, con deliberazioni consiliari 26 gennaio 2009 n. 3 e 30 luglio 2009 n. 28, il Comune ha, rispettivamente, adottato e approvato il piano di governo del territorio (PGT), includendo l’area della Società ricorrente nel “tessuto urbano consolidato a servizi” con espressa destinazione a “verde e sport”.
13. L’osservazione presentata dalla ricorrente il 3.4.2009, nel corso del procedimento, è stata respinta con la seguente motivazione: “si conferma l’avvenuto sfruttamento edificatorio da parte di precedente intervento edilizio e la nuova destinazione definita per l’area dal PGT”.
14. Con due gruppi di motivi aggiunti - depositati rispettivamente il 22.4.2009 e il 16.12.2009 - la Società ha impugnato entrambe le delibere; la seconda, unitamente al parere 30 dicembre 2008 dell’autorità competente in materia di VAS e alla deliberazione di giunta comunale 29 maggio 2008 n. 41, recante individuazione dell’autorità procedente e dell’autorità competente. Anche all’impugnativa del PGT si associa una domanda risarcitoria per il “pregiudizio da ritardo” nell’esercizio dello jus aedificandi.
15. Al PGT si addebitano essenzialmente due vizi: incompetenza, per ciò che concerne la VAS (valutazione ambientale strategica), in quanto affidata ad un soggetto (il responsabile del procedimento) dipendente dallo stesso Comune (Autorità procedente) e privo dei requisiti di professionalità ed autonomia; difetto di motivazione, per quanto concerne il vincolo apposto sull’area della ricorrente.
16. Il Comune, costituito in giudizio, ha controdedotto. All’udienza del 12 giugno 2010 la causa, previa discussione, è passata in decisione.
17. Il ricorso introduttivo, integrato da (un primo atto di) motivi aggiunti, investe il provvedimento 11 luglio 2005 con cui il Comune ha negato alla Società ricorrente il permesso di costruire un edificio residenziale plurifamiliare sul mappale n. 4322 (ex 1664/b), acquisito dalla Società, il 21.2.2005, per decreto del Tribunale di Como, in esito ad una procedura esecutiva immobiliare a carico della ex-proprietaria.
18. Secondo il Comune il lotto è privo di capacità edificatoria, sia perché la relativa volumetria è stata utilizzata dal lotto contiguo (mappale 1664/a, in origine appartenente alla stessa proprietaria), sul quale venne realizzato, in forza di licenza edilizia 23.3.1976 n. 15, rilasciata alla s.p.a. Luchino Rigatti Luchini, un intervento tale da assorbire l’intera volumetria dell’originario unico mappale; sia perché, in seguito (e in correlazione) ad altra concessione edilizia (4.5.1990 n. 53), rilasciata alla medesima Società per “cambio di destinazione d’uso da laboratorio ad uffici direzionali”, venne stipulato tra i rispettivi proprietari un “atto di asservimento per vincolo a parcheggio e verde” a carico del mappale 1664/b ed a favore del mappale 1664/a.
19. La Società ricorrente sostiene (ricorso, pagg. 3-4) che il Comune, a conoscenza del frazionamento del fondo in due parti autonome (per avere assentito la costruzione di una recinzione sul mappale 1664/b, già frazionato: all. 6), avrebbe rilasciato la licenza edilizia n. 15/1976 (per ampliamento magazzino e soprastante abitazione) indebitamente, senza curarsi di verificare i titoli di proprietà, nella erronea convinzione che la Società richiedente fosse proprietaria dell’intero originario mappale n. 1664 (anziché del solo lotto distinto col mappale 1664/a), e senza considerare che la proprietaria del lotto maggiore (mapp. 1664/b, ora mapp. 4322) non aveva mai sottoscritto un atto di trasferimento volumetrico, né consentito in altra forma (mediante sottoscrizione del progetto o dell’istanza di licenza edilzia) l’asservimento. Conclude la ricorrente che, in mancanza di consenso del proprietario del lotto limitrofo, il trasferimento di volumetria non può ritenersi esistente ed operante in danno di terzi (dunque in suo danno).
20. La conoscenza dei vincoli prima dell’acquisto del lotto, da parte della ricorrente, non sarebbe desumibile dalla lettera prodotta dal Comune sub doc. 2; perché questa lettera, erroneamente datata 23 novembre 2004, sarebbe stata in realtà redatta dal legale della Società nell’aprile 2005, dunque dopo l’assegnazione del lotto in esito alla procedura esecutiva immobiliare (motivi aggiunti depositati il 27.4.2006). Inoltre (stessi motivi aggiunti) l’atto di asservimento 3 agosto 1990, oltre che inefficace, sarebbe nullo perché connesso ad una concessione edilizia rilasciata ad un soggetto (Luchino Rigatti Luchini s.p.a) che non era proprietario dell’immobile, essendosi la Luchino Rigatti Luchini s.p.a trasformata nella Immobiliare Porro Rovellese s.r.l. sin dal 1977.
21. Il Comune prospetta la nullità dell’atto di acquisizione, essendo l’aggiudicazione (decreto 21.2.2005 del Tribunale di Como) basata su un certificato di destinazione urbanistica rilasciato il 14 ottobre 1999, quindi non più efficace a termini dell’art. 30, terzo comma, del t.u. edilizia (d.p.r. 6 giugno 2001 n. 380), che al certificato conferisce validità annuale.
22. L’eccezione è priva di fondamento. A prescindere dal rilievo che non è questa la sede per contestare la validità dell’acquisto effettuato in forza di un atto di aggiudicazione emesso nell’ambito di una procedura esecutiva, va osservato che la norma si riferisce alle stipulazioni di atti tra vivi, e non ai trasferimenti giudiziali seguiti ad espropriazione forzata, tanto più quando, come nella specie e come si vedrà appresso, ogni profilo di carattere edilizio e urbanistico sia stato considerato in sede di consulenza tecnica d’ufficio, aldilà delle mere risultanze del certificato comunale.
23. Nel merito, il ricorso avverso il diniego di costruire è infondato sotto tutti i profili dedotti.
24. Per consolidata giurisprudenza, l’inedificabilità di un’area asservita o accorpata o comunque utilizzata a fini edificatori costituisce una qualità obiettiva del fondo che, pur non vigendo l’obbligo di trascrizione del vincolo nei registri immobiliari (cfr. Cons. Stato V, 28.6.00 n. 3637), è opponibile a terzi acquirenti, ed ha l’effetto di impedirne l’ulteriore edificazione oltre i limiti previsti, a nulla rilevando che la proprietà dell’area sia stata trasferita, che manchino specifici negozi giuridici privati volti all’asservimento o che l’edificio sia collocato in una parte del lotto catastalmente divisa (Cons. Stato V, 9.10.07 n. 5232).
25. In altri termini, un’area edificabile, già interamente considerata in occasione del rilascio di una concessione edilizia, non può essere considerata libera neppure parzialmente, agli effetti della volumetria realizzabile, in sede di rilascio di una seconda concessione, nella perdurante esistenza del primo edificio, restando irrilevanti le vicende inerenti alla proprietà dei terreni (Cons. Stato IV, 6.9.99 n. 1402).
26. Nel caso in esame la licenza edilizia n. 15 del 1976 ebbe ad assentire un intervento che, pur ricadendo su un fabbricato insistente sul mappale 1664/a, assorbiva l’intera volumetria espressa dal mappale 1664 (originariamente unico); sicché è priva di fondamento la pretesa - sottostante all’impugnazione del diniego - che il mappale 1664/b sia ancora in grado di esprimere una capacità volumetrica autonoma.
27. Aver rilasciato la licenza edilizia n. 15/1976 senza verificare l’estensione del titolo di proprietà del richiedente non è ascrivibile a colpa del Comune, del quale neppure può presumersi la conoscenza - all’epoca - dell’assetto proprietario del fondo in questione.
28. Il frazionamento di un fondo non implica necessariamente una diversa titolarità dominicale (fondi frazionati possono appartenere ad un unico proprietario). Sicché il mero rilascio di una licenza edilizia per la recinzione del mappale 1664/a (per il vero la licenza si riferiva al mappale 1664/b), e l’occasionale conoscenza del frazionamento che gli uffici comunali possono avere avuto in tale circostanza, non autorizza a concludere che il Comune fosse a conoscenza dell’avvenuta alienazione parziale del mappale 1664, né che avesse l’obbligo di annotare tale circostanza “a futura memoria”.
29. Se poi si considera che al mappale 1664/a venne attribuito dall’Ufficio Tecnico Erariale di Como il n. 1664 (cfr. relazione conclusiva del CTU in data 1.7.2003), e che l’obbligo di allegare alla domanda di concessione edilizia il titolo di proprietà, o il titolo per richiedere la concessione, è stato previsto (come rammenta il CTU) dalla legge n. 10 del 1977, non può addebitarsi al Comune alcuna negligenza nell’avere rilasciato una licenza edilizia assorbente l’intera volumetria del fondo originario ad un soggetto (Luchino Rigatti Luchini s.p.a.) che aveva presentato domanda di licenza edilizia “per ampliamento magazzino e soprastante abitazione” come proprietario dell’intero mappale 1664.
30. Si deve anche considerare che la sig.ra Toscano (proprietaria del mappale 1664/b), lungi dal contestare la licenza edilizia n. 15/1976 che privava di edificabilità la propria porzione, ha anzi successivamente stipulato, il 3 agosto 1990, un atto formale di asservimento del mappale 1664/b al mappale 1664/a, correlato alla (nuova) concessione edilizia (n. 53 del 4.5.1990) rilasciata alla Luchino Rigatti Luchini s.p.a. per cambio di destinazione d’uso dell’immobile da laboratorio artigianale a uffici direzionali.
31. Contrariamente all’assunto della ricorrente, questo atto di asservimento non è nullo né inefficace. Non può ritenersi nullo perché la validità dell’atto di asservimento (che ha carattere reale, in quanto stipulato a favore di un fondo e a carico di un altro fondo) non dipende dalla validità della c.e. n. 53/1990; né quest’ultima può ritenersi a sua volta illegittima sotto il profilo dedotto dalla ricorrente, dal momento che la trasformazione della Luchino Rigatti Luchini s.p.a in Immobilare Porro Rovellese s.r.l. (anno 1977) non ha privato il soggetto che ha solo mutato la propria forma giuridica della legittimazione a chiedere il rilascio della concessione.
32. Non può ritenersi inefficace perché la stipulazione del vincolo di asservimento con “valore urbanistico” e “come pertinenza dell’immobile esistente”, la pattuizione di validità ed efficacia “fino alla scadenza del P.d.F e/o sue modificazioni”, la previsione di immodificabilità senza autorizzazione del Comune stanno a significare che la durata del vincolo è legata non tanto alla vigenza del P.d.F. (superato dagli strumenti urbanistici posteriori), quanto alla sopravvenienza di disposizioni urbanistiche incompatibili: circostanza, questa, che non risulta essersi verificata (non è confutata l’affermazione della difesa comunale secondo cui “l’indice edificatorio di 1mc/mq è rimasto da quell’epoca inalterato”: memoria 30.4.10, pag. 9).
33. La ricorrente sostiene, ancora, che il vincolo di asservimento, non trascritto nei registri immobiliari, né riportato nel certificato di destinazione urbanistica del 1999, non sarebbe opponibile ai terzi di buona fede.
34. Ora, a parte il rilievo di cui al punto 24 (circa l’irrilevanza della trascrizione ai fini dell’edificabilità), osserva il Collegio - e ciò vale anche al fine di escludere la responsabilità del Comune per erroneità del certificato urbanistico - che la questione relativa all’edificabilità del fondo oggetto di esecuzione immobiliare venne ampiamente trattata dal C.T.U. nel corso della procedura esecutiva in esito alla quale la ricorrente si è resa aggiudicataria del terreno.
35. Nelle “considerazioni conclusive” in data 1 luglio 2003 (doc. 3 fasc. Comune), dopo avere ricostruito le vicende del fondo, richiamando tra l’altro la lettera 21.6.2003 prot. n. 6730 del responsabile del Servizio Edilizia Privata e Urbanistica del Comune (che chiariva le ragioni della inedificabilità del lotto), il CTU concludeva il giudizio di stima (punto D) nel senso che “il terreno … risulta oggi privo di edificabilità”; e su tale inequivoca premessa, tenuto conto di svariati fattori (ubicazione, recinzione, edificabilità per parcheggi, ecc.), indicava il valore di mercato del terreno in € 132.000,00 (superiore all’offerta della ricorrente, pari a € 106.000,00).
36. E’ dunque ragionevole ritenere che la Società ricorrente fosse ben consapevole dell’inedificabilità del lotto prima di divenirne aggiudicataria; il che rende irrilevante la questione relativa alla data di effettiva redazione della lettera datata 23 novembre 2004 (ma asseritamente compilata il 13 aprile 2005), con cui il legale della ricorrente contestava - con riferimento ad una aggiudicazione già avvenuta - l’asservimento del lotto.
37. Priva di fondamento, da ultimo, è anche la censura relativa al mancato parere della commissione edilizia. Le attribuzioni della commissione edilizia comunale sono quelle stabilite dai regolamenti edilizi (art. 33, primo comma, n. 1, legge 17 agosto 1942 n. 1150); sicché la verifica della necessità o meno del parere in questione va condotta alla stregua del regolamento locale.
38. L’art. 37, ultimo comma, del regolamento edilizio comunale (non impugnato) prevede che l’organo competente (il responsabile del procedimento) possa omettere l’acquisizione del parere quando ravvisi palesi ragioni ostative connesse all’evidente contrasto con le norme di legge o di regolamento o con previsioni del PRG: ipotesi, questa, che si attaglia al caso in esame, in cui la ragione del diniego sta nell’assenza della capacità edificatoria dell’area.
39. Occorre ora passare all’esame dei motivi aggiunti che investono il PGT approvato, avendo la ricorrente da ultimo (memoria 30.4.10, pag. 19) circoscritto l’impugnativa alle sole doglianze di cui al secondo gruppo di motivi aggiunti (depositati il 16.12.2009).
40. Al PGT vengono mosse le seguenti censure: - difetto di motivazione relativamente al vincolo posto sull’area della ricorrente (primo e secondo motivo); - violazione della normativa sulla VAS avendo il Comune affidato la redazione del parere conclusivo al responsabile del procedimento, sfornito di adeguata professionalità (quarto motivo) e (terzo motivo) con indebita commistione dei ruoli rispettivamente propri dell’autorità procedente (cui è demandata l’adozione e l’approvazione del piano) e dell’autorità competente in materia di VAS (cui è demandato, in posizione di autonomia rispetto alla prima, il giudizio di compatibilità ambientale dello strumento pianificatorio).
41. Ora, riguardo alla VAS, le censure di incompetenza non appaiono supportate, considerato il fine che la ricorrente persegue, da un interesse all’impugnativa.
42. Scopo della VAS è quello di valutare la sostenibilità ambientale delle scelte strategiche implicite nello strumento urbanistico, tenuto conto, in particolare, del consumo di territorio che esse comportano.
43. Nel caso in esame il parere - basato su elaborati (documento di scoping e rapporto ambientale) redatti da un architetto - ha valutato l’erosione territoriale complessivamente indotta dal PGT, dovuta tra l’altro (per quanto concerne l’espansione residenziale) a “quattro ambiti di trasformazione urbanistica … che … rappresentano interstizi nel bordo urbanizzato a chiusura di fronti stradali urbani consolidati” (cfr. parere …, punto 3.2.3), senza scendere nel dettaglio delle singole destinazioni attribuite ai lotti liberi nelle aree edificate.
44. Diversamente da quanto sostiene la ricorrente non è ravvisabile alcuna contraddizione tra l’espansione dell’aggregato urbano (dovuta a previsioni di crescita demografica e incremento qualitativo degli standard residenziali) e la preclusione di iniziative edificatorie in ambiti già totalmente urbanizzati.
45. E neppure è ravvisabile una correlazione tra le scelte strategiche di espansione residenziale, che hanno formato oggetto di valutazione in sede di VAS, e l’apposizione, sull’area della ricorrente, di un vincolo (a verde e sport) marginale e circoscritto nell’economia del piano; vincolo rispetto al quale il parere è del tutto neutro e inidoneo ad arrecare una lesione atta a legittimare la caducazione integrale del PGT per un motivo (incompetenza riferibile ad un atto presupposto) che lo investe globalmente.
46. In conclusione, la questione di competenza posta dalla ricorrente - sebbene non priva di rilevo a livello teorico (cfr. sentenza n. 1526/10 di questo Tribunale) - non appare rilevante ai fini della presente vertenza.
47. Appaiono piuttosto fondate, e meritevoli di accoglimento, le censure relative alla carenza di motivazione del vincolo.
48. A fronte del consistente sovradimensionamento della aree a standard (98,4 mq/ab secondo la ricorrente; 44,2 mq/ab secondo l’Amministrazione), rispetto al minimo di 18mq/ab (art. 9, comma 3, legge regionale 11 marzo 2005 n. 12 per il governo del territorio) - il Comune avrebbe dovuto motivare la scelta di apporre il vincolo a verde e sport sull’area della Società (cfr. Cons. Stato V, 1.3.10 n. 1176), tanto più considerando la presenza del vincolo pertinenziale apposto - in forza dello strumento previgente - a favore del fondo contiguo.
49. La circostanza che l’area sia priva di capacità edificatoria per esaurimento della volumetria non vale di per sé sola a giustificare l’apposizione di un vincolo di carattere espropriativo, altro essendo la pertinenzialità dell’area rispetto al lotto contiguo (mapp. 1664/a), altro la sua destinazione ad uso pubblico secondo regole e modalità che non lasciano al proprietario alcuna possibilità di utilizzazione diretta.
50. La domanda di risarcimento del danno va respinta. Sia in relazione al permesso di costruire (il cui diniego deve ritenersi, per quanto considerato, legittimo); sia in relazione alla condotta del Comune in sede di rilascio dei titoli edilizi pregressi e del certificato di destinazione urbanistica del 1999 (essendo inconfigurabile, per le ragioni esposte, tanto una colpa in capo al Comune, quanto una situazione di affidabilità e buona fede meritevole di tutela in capo alla Società ricorrente); sia in relazione al PGT, il cui annullamento in parte qua non implica alcun diritto all’attribuzione di una capacità edificatoria, ma unicamente l’eliminazione di un vincolo che nel periodo della sua vigenza non ha prodotto danni comprovati.
51. Per le ragioni esposte il ricorso va accolto nella sola parte relativa al vincolo posto sull’area della ricorrente dal PGT, che va conseguentemente, in parte qua, annullato. La domanda di risarcimento del danno va respinta. Le reciproca parziale soccombenza giustifica la compensazione delle spese di causa tra le parti.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia accoglie in parte il ricorso in epigrafe e per l’effetto annulla il PGT nei limiti di cui in motivazione. Spese compensate.
Così deciso in Milano, nella camera di consiglio del 12 maggio 2010, con l'intervento dei magistrati:
Carmine Maria Spadavecchia, Consigliere, Estensore