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Timestamp: 2018-09-22 14:09:29+00:00
Document Index: 180309946

Matched Legal Cases: ['arti6', 'art. 137', 'art. 1', 'art. 2359', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2359', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 1372', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 2096', 'art. 55', 'art. 26', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 1']

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Deposito legale e Convenzioni USPI, pagina 13 Scadenze ROC, Comunicazione annuale e IES, pagina 14 Riforma delle leggi sull’editoria e dei contributi statali
GIORGIO ZUCCHELLI PRESIDENTE, SARA CIPRIANI VICE SEGRETARIO GENERALE
Sollecitata attenzione sulle tariffe postali delle Associazioni non onlus, agevolazioni per le testate on line e sul compenso per le rassegne stampa– Gli emendamenti proposti Il Senato ha iniziato l’esame, in seconda lettura, della Proposta di legge AS 2271, concernente “Istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico per il settore dell’editoria, della disciplina di profili pensionistici dei giornalisti e della composizione e delle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti”. Al provvedimento, già licenziato dalla Camera dei deputati, con modificazioni rispetto al testo originale presentato dall’ On. Coscia, sono state abbinate altre PdL: (282) MARINELLO ed altri. - Modifica all’articolo 2 del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170, in materia di punti di vendita della stampa quotidiana e periodica; (453) CRIMI ed altri. Disposizioni volte alla abolizione del finanziamento pubblico all’editoria; (454) CRIMI ed altri. Abrogazione della legge 3 febbraio 1963, n.69, sull’ordinamento della professione di giornalista; (1236) BUEMI ed altri. - Delega al Governo per la definizione di nuove forme di sostegno all’editoria e l’abolizione dei contributi diretti ai giornali. 2
Nella riunione d’insediamento del 12 maggio 2016, il Consiglio Nazionale (eletto dall’Assemblea dei soci del 21 aprile 2016) ha nominato le nuove cariche sociali dell’USPI. Come prima deliberazione, Il Consiglio ha nominato SARA CIPRIANI (tuttoggi.info) Vice Segretario Generale USPI. Il Consiglio Nazionale ha, quindi, eletto per acclamazione, per il triennio 2016/2018: - Presidente: GIORGIO ZUCCHELLI (Il nuovo Torrazzo); - Vice Presidenti: GIUSEPPE GIUFFRE’ (Giuffrè Editore), LUCA LANI (City news), MICHELE LORUSSO (l’Idea) e DOMENICO VOLPI (Pagine giovani); - Componenti la Giunta Esecutiva: SERGIO COLOMBO, ANGELO DI ROSA, ROSALBA GAROFALO, FABRIZIO GHERARDI, ROBERTO MASSIMO,
Circolare INPGI n. 4 del 17/05/2016 e Circolare INPS n. 57 del 29/03/2016
“Non penso che tutti i rapporti dei servizi segreti siano scottanti. Alcuni giorni apprendo di più dal NewYork Times”.
John Fitzgerald Kennedy, 35º Presidente degli Stati Uniti d’America (Brookline, 29 maggio 1917 – assassinato a Dallas, 22 novembre 1963)
Il Segretario Generale Francesco Saverio Vetere: “Rappresentato l’intero panorama editoriale del Paese”
ESONERO CONTRIBUTIVO PER LE NUOVE ASSUNZIONI CON CONTRATTO DI LAVORO A TEMPO INDETERMINATO NEL CORSO DEL 2016
I nuovi organi sociali USPI: il Segretario Generale Francesco SaverioVetere (al centro), a sinistra della foto il nuovo Vice Segretario Generale Sara Cipriani, a destra il nuovo Presidente Giorgio Zucchelli
Pari al 40% dell’ammontare dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro La durata è stabilita dalla legge in un biennio (24 mesi) e decorre dalla data di assunzione, che deve intervenire nel periodo 1° gennaio 2016 - 31 dicembre 2016
Unione Stampa Periodica Italiana - ANNO 52° - MENSILE - 11 NUMERI - 5 maggio/giugno 2016 Spedizione in abbonamento postale - 70% - DCB di Roma
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AUDIZIONE USPI 1
Il 3 maggio scorso, L’USPI è stata chiamata a svolgere un’audizione informale, presso la I Commissione Affari Costituzionali del Senato, sui provvedimenti in esame. L’USPI ha illustrato alla Commissione le proprie considerazioni e le proposte di modifica al testo, sollecitando, in primis, la soluzione delle tariffe postali per le associazioni senza fine di lucro e del compenso per le rassegne stampa, depositando, in merito, una memoria scritta, che di seguito riportiamo: TESTO MEMORIA USPI SENATO DELLA REPUBBLICA I COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI Audizione informale sulle proposte di legge A.S. 2271 e connessi, inerenti l’istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione del sostegno pubblico all’editoria Valutazioni e considerazioni dell’Unione Stampa Periodica Italiana (Roma, 3 maggio 2016) «La proposta di legge in esame (ATTO SENATO 2271) rappresenta un concreto tentativo di intervenire a sostegno di un settore che ha visto ulteriormente acuirsi una crisi talmente grave da metterne in discussione la stessa sopravvivenza. Stiamo parlando della piccola e media editoria, che ha subito una radicale diminuzione del numero delle testate edite, a differenza della grande editoria che ha, invece, visto ridursi del numero delle copie vendute ed i ricavi pubblicitari, senza però che venisse mai minacciata la sopravvivenza dei giornali. Questa crisi è stata generata da alcuni fattori, come la crisi generale dell’economia e, in misura ridotta, il proliferare di siti di informazione online, ma anche dalla progressiva, drastica riduzione dell’intervento pubblico sul settore. Fino al 2010, per esempio, tutte le testate distribuivano in abbonamento postale a costi accessibili, in relazione alle varie tipologie di editori. Questa possibilità favoriva non solo il mercato delle piccole e medie imprese, ma anche l’opera delle onlus di qualunque natura, alle quali era possibile sviluppare la ricerca di fondi non solo per gli scopi che si prefiggevano, ma anche per mantenere in piedi un intero sistema economico con i suoi dipendenti e tutto l’indotto che generava. Il venir meno del contributo per le agevolazioni postali ha mortificato interi settori, non permettendo più ed essi di continuare a 2
crescere. Anche la soluzione successiva, consistente negli Accordi tra editori e Poste, ha portato comunque ad un tariffario insostenibile, in particolare per l’editoria no-profit. Questo, ripetiamo, è solo un esempio dell’effetto determinato dalla contrazione dell’intervento pubblico. Risulta, perciò, quanto mai opportuno e urgente un intervento legislativo che si proponga di intervenire a sostegno dei settori editoriali più deboli. Non basterà un solo intervento, perché riteniamo che il problema postale dovrà essere affrontato in una legge di sistema che si proponga l’obiettivo di recuperare almeno in parte i numeri di spedizione in abbonamento precedenti al 2010. 1. INTERVENTO URGENTE SULL’ATTUALE SISTEMA TARIFFARIO POSTALE
in questo numero Audizione USPI presso la I Commissione Affari Costituzionali del Senato (pagine 1, 2, 4, 5, 6, 7) Elette le nuove cariche sociali USPI: ZUCCHELLI Presidente, CIPRIANI Vice Segretario Generale (pagine 1, 2) Esonero contributivo per nuove assunzioni a tempo indeterminato, anno 2016 (pagine 1, 8, 9) Le quote associative USPI per l’anno 2016 (pagina 3) Digital News Inititative, aperto il bando 2016 (pagina 10) Dialogando: “Come Facebook ha inghiottito il giornalismo” (pagine 11, 12, 13) NOTIZIE… tutte da… RIDERE (pagina 13)
Deposito legale e Convenzioni USPI (pagina Tuttavia, in attesa di tale provvedimento, è 13) assolutamente necessario intervenire per correggere una distorsione, generata da una Scadenze ROC (pagina 14) interpretazione della PCM, sulla legge che attualmente regola le spedizioni. Ministero del Lavoro: Circolare N. 12/2016 In questo momento, tutti gli editori spedi(pagine 14, 15) scono i loro prodotti a tariffe parzialmente ridotte, tranne le associazioni di categoria e Iva ed ebook (pagina 15) comunque tutte le associazioni non-onlus, perché si ritiene che una interpretazione letL’Eco della Stampa (pagina 15) terale della normativa vigente le escluda da tale beneficio. BIBLIOTECA USPI: “Non solo carcere” (pagina A prescindere dalla correttezza dell’inter16) pretazione del Dipartimento Editoria della PCM, sulla quale non intendiamo soffermarci, è chiaro che non era certamente nelle ELETTI intenzioni del legislatore operare una tale, I NUOVI CONSIGLIERI grossolana e ingiustificabile discriminazione tra giornali, per arrivare al risultato di far spedire un grande quotidiano a tariffa ridotFABRIZIO MILANI, 1 ta e un piccolo periodico a tariffa intera. SALVATORE SANGERMANO, Un provvedimento inteso a sancire la parità MONICA SATOLLI, tariffaria tra tutti i soggetti sarebbe assai ANTONIO URRATA, semplice, giusto e senza oneri a carico dello RAFFAELLA VISCONTI. Stato. Il Consiglio Nazionale ha, infine, nomina1.1 PROPOSTA DI EMENDAMENTO to ANTONIO BARBIERATO, già TARIFFE POSTALI Presidente uscente, Presidente Onorario e Socio Benemerito dell’USPI. All’articolo 6 (Nuove disposizioni per la vendita dei giornali) “Le nuove cariche dell’USPI Introdurre il seguente punto 3: – ha commentato il Segretario «3. All’articolo 1, comma 1, del Decreto Generale, Francesco Saverio Legge n.353/03 convertito e integrato Vetere – rappresentano, come Antonio Barbierato, dalla Legge n. 46 del 27/2/04, le parole: sempre, l’intero panorama Presidente onorario “le imprese editrici di quotidiani e periodieditoriale del nostro Paese, e socio benemerito ci iscritte al Registro degli operatori di dall’editoria online alla concomunicazione (ROC)” sono sostituite solidata tradizione dei piccoli e medi periodalle parole: “gli editori iscritti al Registro dici cartacei. Abbiamo così rafforzato le degli operatori di comunicazione (ROC)”. basi di un già lungo lavoro, finalizzato ad Pertanto, anche le associazioni senza fini offrire a sempre più editori strumenti effidi lucro non rientranti espressamente caci di sviluppo e consolidamento delle nella previsione dell’articolo 1, 4 proprie imprese”. Notiziario USPI n° 5/2016
rato, rario erito
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comma 3, del citato Decreto Legge 353/2003 accedono alle le tariffe per la spedizione postale individuate con decreto del Ministro dello sviluppo economico 21 ottobre 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 23 novembre 2010. A tal fine, la sottoscrizione di singole quote associative è titolo valido al rispetto del requisito previsto dall’articolo 2, lettere b) e g) del citato Decreto Legge 353/2003. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e non si applica la disposizione relativa ai rimborsi alla società Poste italiane S.p.A., di cui all’articolo 3, comma 1, del decretolegge 24 dicembre 2003, n. 353, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 46». ********** 2. RASSEGNE STAMPA E DIRITTO D’AUTORE E’ opinione diffusa che la libera utilizzazione di articoli di giornali quotidiani e periodici generi un danno economico alle aziende editrici, pur nel quadro di una attività che si protrae da più di un secolo e che solo ultimamente è stata oggetto di controversia tra le parti in causa. L’USPI ritiene che, trattandosi comunque di materia riguardante l’informazione, debba essere una legge a regolamentare i rapporti tra società di rassegna stampa ed editori, nel quadro di tutela di ogni attività di diffusione di materiale informativo. In tal senso è indirizzato l’emendamento proposto. Ma se, invece, sarà ritenuta preferibile la soluzione dell’accordo fra le parti, sarà imprescindibile la presenza al tavolo delle trattative della autorità di governo, affinché gli accordi non siano determinati solo da regole di mercato (e quindi da posizioni di forza dei soggetti più grandi), ma siano rispettosi dell’equilibrio complessivo del sistema editoriale e dei principi costituzionali. In questa ottica, la definizione di alcuni principi base per legge potrebbe essere opportuna. 2.1 LA PROPOSTA NORMATIVA SUGGERITA DA USPI Al fine di superare i dubbi tecnico-normativi esposti nel corso dell’ultimo incontro, fatta salva la ferma volontà di corrispondere un indennizzo agli editori per l’utilizzo dei contenuti editoriali, si suggerisce, all’interno della proposta di legge in materia di editoria di prevedere un articolo 4
secondo quanto segue: Dopo l’articolo 6, introdurre il seguente: Art 6 bis: «1. I soggetti che forniscono rassegne stampa devono corrispondere un compenso agli editori per i contenuti editoriali utilizzati per la realizzazione delle stesse. 2. Per valorizzare i contenuti editoriali, evitare limitazioni alla circolazione dell’informazione e distorsioni alla concorrenza nel settore, la misura del compenso e le condizioni di accesso ai contenuti editoriali e del loro utilizzo, sono definite con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri da emanarsi entro … giorni dall’entrata in vigore della presente legge, sentite le associazioni di categorie delle parti interessate. 3. Il compenso, come determinato dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, è versato dal fornitore del servizio ai soggetti indicati dagli editori ovvero dalle organizzazioni di categoria degli stessi. Da tale disciplina sono escluse, le amministrazioni pubbliche di cui al comma 2 dell’articolo 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165».
annuali. La prima rata è versata entro il 30 maggio mediante anticipo di una somma pari al 30 per cento del contributo erogato all’impresa nell’anno precedente a quello per il quale è richiesto il contributo. La seconda rata, a saldo, è versata entro il termine di conclusione del procedimento. All’atto dei pagamenti, l’impresa deve essere in regola con le attestazioni rilasciate dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e con i versamenti dei contributi previdenziali e non deve risultare inadempiente in esito alla verifica di cui all’articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602». AGGIUNGERE, dopo le parole: “ La seconda rata, a saldo, è versata entro”, le parole: «l’anno di esame della pratica e comunque non oltre». ********** L’USPI ha, inoltre, presentato in Commissione Affari Costituzionali del Senato altre proposte di emendamenti che di seguito riportiamo: MISURE PER LO SVILUPPO DELLE TESTATE ONLINE
********** 3. MODIFICA TESTO IN ESAME 3.1 PROPOSTA DI MODIFICA ARTICOLO 2 Numero 2: “Nell’esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi: lettera e) con riferimento ai criteri di calcolo del contributo: punto2) « graduazione del contributo in funzione del numero di copie annue vendute, comunque non inferiore al 30 per cento delle copie distribuite per la vendita, prevedendo più scaglioni cui corrispondono quote diversificate di rimborso dei costi di produzione della testata e per copia venduta»: ELIMINARE LE PAROLE: «comunque non inferiore al 30 per cento delle copie distribuite per la vendita». MOTIVAZIONE: Essendo già prevista una graduazione del contributo in funzione del numero di copie annue vendute, sembra una eccessiva penalizzazione l’introduzione di una soglia del 30% della vendita, in raffronto alle copie distribuite, per accedere al contributo. ********** 3.2 PROPOSTA DI MODIFICA ARTICOLO 3 (Nuove disposizioni per il riordino dei contributi alle imprese editrici) Lettera c) comma 7-bis, modifica: «7-bis. Il contributo è erogato in due rate
1) RIMBORSO SPESE SERVER; 2) RIMBORSO COSTI LAVORO DIPENDENTE PER NUOVE ASSUNZIONI. La prima misura è analoga al contributo carta della legge 416/81 ed è finalizzata al sostegno diretto ad un settore in espansione ma che ancora non ha raggiunto una dimensione economica neanche paragonabile all’editoria cartacea e non ha mai goduto di incentivi o sostegni. La seconda misura è finalizzata anche alla crescita dell’occupazione nel settore. Entrambe le misure dovrebbero avere una durata di cinque anni ed essere rivolte ad editori di testate online di qualunque forma societaria, che presentino le seguenti principali caratteristiche: a) essere testate regolarmente iscritte al Tribunale o al ROC; b) essere editate da almeno cinque anni. La deroga al principio generale della legge sul contributo a soggetti no-profit si giustifica con un intervento eccezionale e temporaneo, destinato a condurre il settore dell’editoria online verso una definitiva stabilità. Il termine ‘server’ è identificativo di una serie di servizi necessari all’azienda editoriale online che potranno essere successivamente dettagliati. Lo stesso dicasi per le prerogative delle società per poter accedere ai rimborsi. ********** PROROGA DELL’ATTUALE REGIME TARIFFARIO POSTALE All’articolo 6 (Nuove disposizioni per la Notiziario USPI n° 5/2016
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vendita dei giornali) introdurre il seguente punto 4: «4. Ai fini del mantenimento, per il triennio 2017-2019, del regime di sospensione delle agevolazioni tariffarie postali, in scadenza al 31 dicembre 2016, il termine di cui al comma 336 della Legge 27 dicembre 2013, n. 147 è prorogato al 31 dicembre 2019 ». ********** Riportiamo, di seguito, i punti principali del dossier del Servizio studi del Senato sull’ A.S. n. 2271, che ripercorre la storia del finanziamento pubblico alla stampa: Senato della Repubblica N. 312 Dossier Servizio studi A.S. n. 2271 Introduzione Il disegno di legge reca un novero di disposizioni concernenti: - un Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione (articolo 1); - la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico all’editoria, con correlativa delega al Governo (articolo 2, commi 1-3 e 7-8); - disciplina dei profili pensionistici per i giornalisti, con correlativa delega al Governo (articolo 2, commi 4-6 e 7-8); - disciplina del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, con correlativa delega al Governo (parimenti articolo 2, commi 4-6 e 7-8); - riordino dei contributi alle imprese editrici (articolo 3); - equo compenso (articolo 4); - esercizio abusivo della professione di giornalista (articolo 5); - vendita dei giornali (articolo 6); - coordinamento (articolo 7). Il disegno di legge tratta una materia che si è riaffermata all’attenzione parlamentare allorché, nella ‘stretta’ finanziaria che accompagnò la congiuntura di fine 2011, fu disposta - dal decreto-legge n. 201 (suo articolo 29, comma 3) - la cessazione del sistema di erogazione dei contributi diretti all’editoria (dal 31 dicembre 2014, con riferimento alla gestione 2013). Insieme, si dispose che il risparmio conseguito (compatibilmente con le esigenze del pareggio del bilancio) fosse destinato alla ristrutturazione delle aziende già destinatarie della contribuzione diretta, all’innovazione tecnologica del settore, contenimento degli effetti dell’aumento del costo delle materie prime, all’informatizzazione della rete distributiva. Successivamente, il decreto-legge n. 63 del 2012 intervenne onde approntare una disciplina transitoria, in attesa di una più compiuta ridefinizione delle forme di sostegno Notiziario USPI n° 5/2016
al settore editoriale. In particolare, esso ha ridefinito i requisiti di accesso ai contributi e i criteri di calcolo, ed ha posto disposizioni a sostegno dell’editoria digitale e della modernizzazione del sistema di distribuzione e vendita di quotidiani e periodici. In materia di editoria, un ulteriore intervento normativo fu effettuato dalla legge di stabilità 2014. Infatti l’articolo 1, comma 261 di quella legge n. 147 del 2013 ha istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il “Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria”. Tale Fondo è stato destinato ad incentivare gli investimenti delle imprese editoriali, anche di nuova costituzione, orientati all’innovazione tecnologica e digitale, a promuovere l’ingresso di giovani professionisti qualificati nel campo dei nuovi media ed a sostenere le ristrutturazioni aziendali e gli ammortizzatori sociali. Il Fondo era istituito con una dotazione di 50 milioni di euro per il 2014; 40 milioni per il 2015; 30 milioni per il 2016. Il decreto relativo al 2014 - d.P.C.m. 30 settembre 2014, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 258 del 6 novembre 2014 - ha dato applicazione all’istituzione del Fondo straordinario (per il triennio 2014-2016). Per il 2015 è intervenuto il d.P.C.m 10 novembre 2015 (pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 4 del 7 gennaio 2016). Tale decreto, tenuto conto di un ammontare complessivo di somme stanziate per il Fondo pari a 24,8 milioni di euro per il 2015 (peraltro incise per 11 milioni dal rifinanziamento alla pensione di vecchiaia anticipata per i giornalisti), ha provveduto alla ripartizione di risorse per il 2015 pari a 6,5 milioni. Da ultimo la legge di stabilità 2016 (legge 28 dicembre 2015, n. 208) ha previsto (al comma 160, primo periodo, dell’unico suo articolo) con riferimento agli anni dal 2016 al 2018, una riserva all’erario di quote delle eventuali maggiori entrate versate a titolo di canone di abbonamento alla televisione. Le quote (del 33 per cento rispetto alle somme già iscritte a tale titolo nel bilancio di previsione per l’anno 2016, invece del 50 per cento per gli anni 2017 e 2018) sono destinate, tra l’altro, al finanziamento (fino ad un importo massimo di 50 milioni di euro in ragione d’anno, prevede quella disposizione, modificata nell’importo dal disegno di legge in esame), di un “Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione”, da istituirsi nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico. Ai fini di una ricognizione d’insieme del
quadro normativo, vale ricordare come una disciplina degli interventi a sostegno dell’editoria fosse dettata con la legge n. 416 del 1981. Essa fu successivamente modificata ed integrata da numerosi interventi legislativi come la legge n. 67 del 1987, la legge n. 250 del 1990 e la legge n. 62 del 2001 - non senza qualche frammentazione nella stratificazione normativa. Tentativi di razionalizzazione sono stati in seguito condotti, in particolare con il d.P.R. n. 223 del 2010 (regolamento di delegificazione, per effetto dell’articolo 44 del decreto-legge n. 112 del 2008, relativo alle procedure di erogazione dei contributi all’editoria) Il d.P.R. n. 223 del 2010 ha disposto la semplificazione della documentazione per accedere ai contributi e del procedimento di erogazione; ha incluso fra i requisiti per l’accesso ai contributi, una percentuale minima di copie vendute su quelle distribuite; ha previsto nuove modalità di calcolo per i contributi diretti, riferite all’effettiva distribuzione della testata (invece che al previo criterio della tiratura), e ha introdotto parametri connessi all’occupazione professionale sia per l’accesso ai contributi sia per il loro calcolo. Inoltre, il d.P.R. n. 223 ha stabilito che le somme stanziate nel bilancio dello Stato per l’editoria costituiscano limite massimo di spesa e siano destinate prioritariamente ai contributi diretti. In caso di insufficienza delle risorse, i contributi sono erogati mediante riparto proporzionale tra gli aventi diritto (ai sensi di quanto già disposto dalla legge n. 191 del 2009). Articolo 1 (Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione) L’articolo 1 del disegno di legge disciplina l’istituzione di un Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, ponendolo nello stato di previsione del Ministero dell’economia. Si tratta del Fondo già deciso dalla legge di stabilità 2016 (suo articolo 1, comma 160, lettera b), sopra ricordata in introduzione, che lo collocava nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico. In attuazione delle disposizioni della legge di stabilità 2016, con la II Nota di variazione al bilancio è stato istituito nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico il capitolo 3125 denominato “Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione” con una dotazione di 48.079.890 euro per il 2016, di 47.871.017 per il 2017 e 46.347.210 per il 2018. Finalità del Fondo - specifica il
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colo 1, comma 162 della legge n. 208 del 2015;
comma 1 - sono: - l’attuazione dei principi posti dall’articolo 21 della Costituzione in materia di diritti, libertà, indipendenza e pluralismo dell’informazione; - l’incentivazione della innovazione dell’offerta formativa nonché dei processi di distribuzione e di vendita; - l’incentivazione della capacità di investimento delle imprese, nonché di loro acquisizione di posizioni di mercato “sostenibili nel tempo”; - lo sviluppo di nuove imprese editrici, anche nel campo digitale.
La legge n. 208 del 2015 (legge di stabilità 2016) ha disposto (al comma 160 dell’unico articolo di cui è composta) che per gli anni dal 2016 al 2018, le eventuali maggiori entrate versate a titolo di canone di abbonamento alla televisione rispetto alle somme già iscritte a tale titolo nel bilancio di previsione per l’anno 2016, siano riversate all’Erario per una quota pari al 33 per cento del loro ammontare per l’anno 2016 e del 50 per cento per ciascuno degli anni 2017 e 2018, per essere destinate: … b) al finanziamento, fino ad un importo massimo di 50 milioni di euro in ragione d’anno, di un Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, da istituire nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico; …
Il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione così previsto è inteso come unitario centro di confluenza di una articolata strumentazione finanziaria. In esso infatti - prevede il comma 2 - confluiscono: - le risorse statali destinate al sostegno dell’editoria quotidiana e periodica (anche digitale), incluse quelle del Fondo straordinario per gli interventi dell’editoria; La legge n. 147 del 2013 (legge di stabilità 2014) ha istituito - al comma 261 dell’unico articolo di cui è costituita - presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il «Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria», con la dotazione di 50 milioni di euro per l’anno 2014, 40 milioni di euro per l’anno 2015 e 30 milioni di euro per l’anno 2016. Per quanto attiene agli altri principali stanziamenti iscritti in bilancio, oltre al già citato Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, istituito (dalla legge di stabilità 2016) nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico (48.079.890 euro per il 2016, di 47.871.017 per il 2017 e 46.347.210 per il 2018), si segnalano i seguenti capitoli di spesa del Ministero dell’economia e delle finanze: cap. 1501 (somme da corrispondere alle concessionarie dei servizi di telecomunicazione a titolo di rimborso delle agevolazioni tariffarie per le imprese editrici), con dotazione pari a 28.252.00 euro annui nel triennio 2016-2018; cap. 2183 (fondo occorrente per gli interventi dell’editoria), sul quale sono iscritte risorse per 97.358.286 nel 2016, 96.310.264 nel 2017, 94.730.273 nel 2018; cap. 7442 (fondo occorrente per gli interventi del Dipartimento dell’editoria) con dotazione pari a 8.423.190 nel 2016 e 8.397.987 euro annui per ciascuno degli esercizi 2017 e 2018. - le risorse statali destinate all’emittenza radiofonica e televisiva in ambito locale, iscritte nello stato di previsione del Ministero dell’economia ai sensi dell’arti6
Nel Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione confluiscono altresì, ai sensi del successivo comma 162 dell’articolo 1 della legge di stabilità 2016, le risorse iscritte nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico relative ai contributi in favore delle emittenti radiofoniche e televisive in ambito locale. In attuazione delle disposizioni della legge di stabilità, con la II Nota di variazione al bilancio è stato istituito nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico il capitolo 3125 denominato “Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione” con una dotazione di 48.079.890 euro per il 2016, di 47.871.017 per il 2017 e 46.347.210 per il 2018 (derivanti dalla riduzione per pari importi del capitolo 3121 del medesimo stato di previsione della spesa, relativo al “rimborso degli oneri sostenuti dalle emittenti radiofoniche e televisive locali per la trasmissione di messaggi autogestiti a titolo gratuito”). - una quota - fino all’importo massimo di 100 milioni in ragione d’anno per il periodo 2016-2018 - delle eventuali maggiori entrate versate a titolo di canone di abbonamento alla televisione (di cui all’articolo 1, comma 160, primo periodo, della legge n. 208 del 2015, legge di stabilità 2016, appena sopra rammentato); - le somme derivanti dal gettito annuale di un contributo di solidarietà nel settore dell’informazione pari allo 0,1 per cento del reddito complessivo dei soggetti di cui all’articolo 73 del Testo unico delle imposte sui redditi (d.P.R. n. 917 del 1986), posti a carico di taluni soggetti. Essi sono: - i concessionari della raccolta pubblicitaria sulla stampa quotidiana e periodica, sui mezzi di comunicazione radiotelevisivi e digitali; - le società operanti nel settore dell’informazione e comunicazione, le quali svolga-
no raccolta pubblicitaria diretta. Il reddito complessivo è qui calcolato con riguardo alla parte corrispondente all’ammontare dei ricavi derivati da tale attività di raccolta pubblicitaria, in proporzione rispetto all’ammontare dei ricavi totali; - altri soggetti che esercitino l’attività di intermediazione nel mercato della pubblicità attraverso la ricerca e l’acquisto, per conto terzi, di spazi sui mezzi di informazione e di comunicazione, con riferimento a tutti i tipi di piattaforme trasmissive, compresa internet. Il comma 4 dispone circa la ripartizione tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dello sviluppo economico, delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione. Le risorse sono previste come ripartite a metà (tra Presidenza del Consiglio e Ministero dello sviluppo economico), se afferiscano alle maggiori entrate versate a titolo di canone di abbonamento televisivo o al contributo di solidarietà imposto agli operatori della raccolta pubblicitaria. Per le altre risorse del Fondo, i criteri di ripartizione (annuale) sono da stabilirsi con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (di concerto con i due Ministri dello sviluppo economico e dell’economia). Il decreto circa i criteri di ripartizione può destinare una percentuale (che esso predetermini) del Fondo al finanziamento di progetti comuni volti all’innovazione informativa in campo digitale (anche multimediale). Ad altro atto secondario (sul quale non è previsto parere parlamentare) - ossia un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, con il concerto del solo Ministro dello sviluppo economico - è demandata la definizione dei “requisiti soggettivi”, dei criteri e delle modalità per la concessione dei finanziamenti. Ed un d.P.C.m. è poi chiamato ad annualmente stabilire la destinazione delle risorse per gli interventi che ricadano nella competenza della Presidenza del Consiglio. Articolo 2, commi 1-3 (Delega al Governo per la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico all’editoria) I commi 1-3 concernono la ridefinizione normativa del sostegno pubblico all’editoria. Ambito della delega - secondo il comma 1 - la ridefinizione della disciplina relativa a: - contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici; - misure per il sostegno agli investimenti delle imprese editrici; - innovazione del sistema distributivo; - finanziamento di progetti innovativi nel campo dell’editoria da parte di imprese di nuova costituzione; Notiziario USPI n° 5/2016
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- misure per il sostegno a processi di ristrutturazione e riorganizzazione delle imprese editrici già esistenti. Il termine previsto per l’esercizio di siffatta delega è sei mesi dall’entrata in vigore del disegno di legge. Il comma 2 sancisce i principi e criteri direttivi della delega. Essi attengono in generale ai seguenti profili: - destinatari dei contributi; - meccanismi di determinazione e di calcolo dei contributi; - requisiti di accesso alla contribuzione ed esclusione dai contributi di alcuni soggetti; - semplificazione amministrativa dell’erogazione; - incentivazione degli investimenti in innovazione digitale; - incentivazione ad innovazioni da parte di start-up; - rete di vendita, così come canali di vendita telematici; - incentivazione fiscale degli investimenti pubblicitari. La lettera a) di tale comma 1, relativa alla ridefinizione della platea dei beneficiari dei contributi, prescrive - quale condizione necessaria per il finanziamento statale - un “esercizio esclusivo di un’attività informativa autonoma e indipendente, di carattere generale”. Siffatta attività informativa, per essere ammessa al contributo, deve essere condotta da: - imprese editrici costituite come cooperative giornalistiche (circa compagine societaria e concentrazione delle quote in capo a ciascun socio, ulteriori determinazioni sono demandate al decreto legislativo delegato); - enti senza fini di lucro; - imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale sia detenuto in misura maggioritaria da cooperative, fondazioni o enti morali non aventi fini di lucro - limitatamente ad un periodo di tre anni, in questo caso. I quotidiani e periodici editi da cooperative di giornalisti sono oggi destinatari dei contributi ai sensi dell’articolo 3, commi 2 e 2quater, della legge n. 250 del 1990. Alle imprese editrici di quotidiani la cui maggioranza del capitale sia detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali senza scopo di lucro, sono concessi contributi ai sensi dell’articolo 3, comma 2-bis, della legge n. 250 del 1990. Se editrici di periodici, le imprese la cui maggioranza del capitale sia detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali senza scopo di lucro, fruiscono di contributi ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge n. 250 del 1990. Si prevede - dalla lettera b) - il mantenimento del finanziamento (ma la possibilità per il legislatore delegato di definire criteri specifici inerenti sia ai requisiti di accesNotiziario USPI n° 5/2016
so sia ai meccanismi di calcolo dei contributi) per: - imprese editrici di quotidiani e di periodici espressione delle minoranze linguistiche; - imprese ed enti che editino periodici per non vedenti e ipovedenti, prodotti con caratteri tipografici normali, su nastro magnetico, braille e supporti informatici: in tal caso, si definisce già il criterio della misura proporzionale alla diffusione e al numero delle uscite delle relative testate; - associazioni dei consumatori (a condizione che risultino iscritte nell’elenco di cui all’art. 137 del decreto legislativo n. 206 del 2005). - imprese editrici di quotidiani e di periodici italiani editi e diffusi all’estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero. Sono invece esclusi esplicitamente dalla contribuzione statale, per volere della lettera c): - organi di informazione di partiti o movimenti politici e sindacali; - periodici specialistici a carattere tecnico, aziendale, professionale o scientifico; - imprese editrici di quotidiani e periodici che fanno capo a gruppi editoriali quotati o partecipati da società quotate in borsa. La lettera d) ha ad oggetto requisiti oggettivi per accedere alla contribuzione. I criteri direttivi postivi sono: - riduzione a due anni dell’anzianità di costituzione dell’impresa e di edizione della testata (si è ricordato come tale requisito sia invece di tre anni ai sensi dell’articolo 3, comma 2, lettere a) e b) della legge n. 250 del 1990; e sia di cinque anni, per le imprese editrici costituite dall’avvio del 2005, ai sensi dell’articolo 1, comma 457, della legge n. 266 del 2005); - regolare adempimento degli obblighi contrattuali di lavoro, derivanti dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati tra le organizzazioni o le associazioni sindacali dei lavoratori dell’informazione e delle telecomunicazioni e le associazioni dei relativi datori di lavoro (comparativamente più rappresentative); - edizione della testata in formato digitale dinamico e multimediale, anche in eventuale parallelo con l’edizione in formato cartaceo; - obbligo di dare evidenza, nell’edizione, di tutti i contributi e finanziamenti ricevuti, a qualsiasi titolo; - obbligo di contrastare qualsiasi forma di pubblicità lesiva dell’immagine e del corpo della donna. I principi e criteri direttivi per il calcolo dei contributi sono oggetto della lettera e). Sono: - superamento della distinzione tra testata nazionale e testata locale; Di contro il decreto-legge n. 63 del 2012, nel porre una disciplina dei contributi alle
imprese editrici “in attesa della ridefinizione delle forme di sostegno all’editoria”, ha inteso commisurare la contribuzione (oltre che ai livelli di occupazione professionale) agli effettivi livelli di vendita differenziandoli a seconda che la testata sia nazionale (definendo tale quella distribuita in almeno tre Regioni con una percentuale di distribuzione in ciascuna regione non inferiore al 5 per cento della propria distribuzione totale), la quale ha una soglia di accesso al contributo posta nella vendita di almeno il 25 per cento delle copie distribuite, ovvero sia testata locale, con soglia di vendita di almeno il 35 per cento delle copie distribuite. - graduazione del contributo in funzione del numero di copie annue vendute – prevedendo, in particolare, più scaglioni cui corrispondono quote diversificate di rimborso dei costi di produzione e per copia venduta – e, per le testate on line, in funzione dell’aggiornamento dei contenuti e del numero effettivo di utenti unici raggiunti. Ulteriori criteri direttivi mirano a: - l’introduzione di incentivi agli investimenti in innovazione digitale dinamica e multimediale, anche attraverso investimenti strutturali in piattaforme digitali avanzate, comuni a più imprese editoriali (lettera h)); - l’introduzione di finanziamenti, mediante bandi annuali, per progetti innovativi presentati da imprese editoriali di nuova costituzione (lettera i)). In tema di innovazione, l’istituto più recente può dirsi la cd. start-up innovativa, oggetto dell’articolo 25 del decreto-legge n. 179 del 2012. Quel decreto-legge ha definito l’impresa start-up innovativa come la società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non siano quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione, che possieda i seguenti requisiti: - è costituita da non più di sessanta mesi; - è residente in Italia o in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia; - a partire dal secondo anno di attività, il totale del valore della produzione annua, così come risultante dall’ultimo bilancio approvato entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, non è superiore a 5 milioni di euro; - non distribuisce, e non ha distribuito, utili; - ha, quale oggetto sociale esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico; non è stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda; 7
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ESONERO CONTRIBUTIVO PER LE NUOVE ASSUNZIONI CON CONTRATTO DI LAVORO A TEMPO INDETERMINATO NEL CORSO DEL 2016 1
Riportiamo le rispettive Circolari INPGI ed INPS riguardanti l’esonero contributivo (40%) per le assunzioni di lavoratori e giornalisti a tempo indeterminato per l’anno 2016, ai sensi della legge di stabilità 2016 (Legge 28/12/2016 n. 208: INPGI: SERVIZIO ENTRATE CONTRIBUTIVE
Circolare n. 4 del 17/05/2016 OGGETTO: Esonero contributivo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato nel corso del 2016 ai sensi dell’articolo 1, comma 178, della Legge 28 dicembre 2015, n. 208. Al fine di promuovere forme di occupazione stabile, l’art. 1, comma 178, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (di seguito, anche “Legge di stabilità 2016”) ha riproposto l’esonero – già previsto nel 2015 - dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro in relazione alle nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato con decorrenza nell’anno 2016. La predetta disposizione prevede, tuttavia, una misura ed una durata del beneficio diversa da quella riferita alle assunzioni effettuate nel corso del 2015. Il Consiglio di Amministrazione dell’INPGI con atto n. 4 del 28 gennaio 2016 ha deliberato di riconoscere le predette agevolazioni contributive anche nei casi di assunzione di giornalisti assicurati presso questo Istituto. Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, con nota n. MA004.A007.11433 PG-L-73 prot. 6339 del 29/04/2016, ha approvato la predetta delibera. L’esonero contributivo spetta a tutti i datori di lavoro privati a condizione che, nei sei mesi precedenti l’assunzione, il lavoratore non sia stato occupato, presso qualsiasi datore di lavoro, con contratto a tempo indeterminato. Inoltre, allo scopo di evitare un improprio utilizzo del beneficio, è esclusa l’applicazione dell’esonero medesimo nei casi in cui, nell’arco dei tre mesi antecedenti la data di entrata in vigore della legge 28 dicembre 2015, n. 208, il lavoratore assunto abbia avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato con il datore di lavoro richiedente l’incentivo ovvero con società da questi controllate o a questi collegate ai sensi dell’art. 2359 c.c., nonché facenti 8
capo, ancorché per interposta persona, al datore di lavoro medesimo. La misura dell’esonero è pari al 40% dell’ammontare dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, nel limite massimo di un importo pari a euro 3.250,00 su base annua. L’applicazione del predetto beneficio non determina nei confronti del giornalista alcuna riduzione della misura delle prestazioni previdenziali ed assistenziali. Il beneficio riguarda le nuove assunzioni effettuate entro il 31 dicembre 2016. Saranno riesaminate d’ufficio anche le richieste di sgravio contributivo pervenute per le assunzioni effettuate dal 1/01/2016 ad oggi. L’esonero contributivo è fruibile anche da parte dei datori di lavoro che intendano stabilizzare giornalisti già presenti in azienda, che procedano con la trasformazione di un contratto di lavoro a termine o di una collaborazione coordinata e continuativa in rapporto di lavoro a tempo indeterminato. La sua durata è pari a 24 mesi a partire dalla data di assunzione o di trasformazione a tempo indeterminato. 1. Datori di lavoro beneficiari dell’esonero contributivo. Come già evidenziato, l’incentivo in oggetto è riconosciuto a tutti i datori di lavoro privati. L’esonero contributivo in oggetto non si applica nei confronti della pubblica amministrazione, individuabile assumendo a riferimento la nozione e l’elencazione recati dall’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165/2001. 2. Rapporti di lavoro incentivati. L’esonero contributivo riguarda tutti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato, ancorché in regime di part-time, a prescindere dalla contrattazione collettiva applicata e dallo status professionale del giornalista (professionista, pubblicista o praticante). Il beneficio è applicabile anche ai rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato instaurati in attuazione del vincolo associativo stretto con una cooperativa di lavoro ai sensi della legge n. 142/2001. 3. Condizioni per il diritto all’esonero contributivo. Il diritto alla fruizione dell’incentivo è finalizzato a favorire l’assunzione e risulta subordinato al rispetto dei principi generali in materia di incentivi all’assunzione e delle norme poste a tutela delle condizioni di lavoro e dell’assicurazione obbligatoria
dei lavoratori, nonché dei requisiti introdotti dall’art. 1, comma 178, della legge 28 dicembre 2015, n. 208. La fruizione dell’esonero contributivo di cui si tratta è, quindi, subordinata al rispetto delle condizioni fissate dall’art. 1, commi 1175 e 1176, della legge n. 296/2006, da parte del datore di lavoro che assume, di seguito elencate: • regolarità degli obblighi di contribuzione previdenziale e assenza delle violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro; • rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative. La fruizione del diritto all’esonero contributivo biennale è subordinata alla sussistenza, alla data dell’assunzione, delle seguenti altre condizioni: a) il giornalista, nel corso dei sei mesi precedenti l’assunzione, non risulti occupato, presso qualsiasi datore di lavoro, in forza di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato; b) il giornalista, nel corso dei tre mesi antecedenti la data di entrata in vigore della Legge di stabilità 2016 (1.10.2015 31.12.2015), non abbia avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato con il datore di lavoro richiedente l’incentivo ovvero con società da questi controllate o a questi collegate ai sensi dell’art. 2359 c.c., nonché facenti capo, ancorché per interposta persona, al datore di lavoro medesimo; c) il giornalista non deve avere avuto un precedente rapporto di lavoro agevolato, ai sensi della Legge di stabilità 2016 e/o ai sensi dell’art. 1, comma 118, legge n.190/2015, con lo stesso datore di lavoro che assume. Difatti, in forza delle previsioni di cui al secondo periodo del più volte citato comma 118, ”L’esonero di cui al presente comma … non spetta con riferimento a lavoratori per i quali il beneficio … sia già stato usufruito in relazione a precedente assunzione a tempo indeterminato”. 4. Compatibilità con altre forme di incentivo all’occupazione L’esonero contributivo biennale di cui alla presente circolare non è cumulabile con “altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente”. 5. Assetto e misura dell’incentivo L’esonero contributivo introdotto dalla legge di stabilità 2016 è pari al 40% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con eccezione delle seguenti forme di contribuzione INPGI: Notiziario USPI n° 5/2016
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• i premi per l’assicurazione contro gli infortuni; • il contributo di solidarietà sui versamenti destinati alla previdenza integrativa e/o ai fondi di assistenza sanitaria di cui alla legge n. 166/91; • il contributo, ove dovuto, al Fondo per gli ammortizzatori sociali, limitatamente alla quota base dello 0,50% a carico del datore di lavoro di cui alla circolare INPGI n. 9 del 2/09/2009. Rientra, invece, nell’esonero l’ulteriore quota dell’1% di cui alla circolare INPGI n. 5 del 17/10/2014; • il contributo, ove dovuto, al Fondo integrativo contrattuale “ex fissa” e la relativa addizionale. La durata del predetto esonero contributivo è stabilita dalla legge in un biennio (24 mesi) e decorre dalla data di assunzione del giornalista, che deve intervenire nel periodo 1° gennaio 2016 - 31 dicembre 2016. L’esonero non può comunque essere superiore alla misura massima di 3.250,00 euro su base annua. In relazione ai rapporti di lavoro part-time (di tipo orizzontale, verticale ovvero misto), la misura della predetta soglia massima va adeguata in diminuzione sulla base della durata dello specifico orario ridotto di lavoro in rapporto a quella ordinaria stabilita dalla legge ovvero dai contratti collettivi di lavoro. Si precisa che i rapporti di lavoro instaurati ai sensi dell’art. 2 e/o dell’art. 12 del CNLG, ai fini dell’esonero contributivo in oggetto, sono equiparati ai rapporti di lavoro a tempo pieno. Di conseguenza, il datore di lavoro non deve procedere all’adeguamento in riduzione in ragione dell’orario di lavoro. Allo scopo di agevolare l’applicazione dell’incentivo, la soglia massima di esonero contributivo è riferita al periodo di paga mensile ed è pari a euro 270,83 (€ 3.250,00 / 12) e, per rapporti di lavoro instaurati ovvero risolti nel corso del mese, detta soglia va riproporzionata assumendo a riferimento la misura di euro 8,90 (€ 3.250,00 / 365 gg.) per ogni giorno solare di fruizione dell’esonero contributivo. L’esonero va applicato in relazione alla misura dei contributi a carico del datore di lavoro, fatte salve le contribuzioni sopra indicate, fino al limite della predetta soglia mensile, opportunamente adeguata in caso di rapporti di lavoro part-time. La contribuzione eccedente la predetta soglia mensile potrà formare comunque oggetto di esonero nel corso di ogni anno solare del rapporto agevolato, nel rispetto della soglia massima pari a euro 3.250,00 su base annua. Per quanto non previsto nella presente cirNotiziario USPI n° 5/2016
colare, in merito alle condizioni di accesso al beneficio, si rimanda alle disposizioni generali illustrate dall’INPS alla genericità dei datori di lavoro con circolare n. 57 del 29 marzo 2016. 6. Presentazione richiesta di esonero contributivo La domanda di esonero contributivo deve essere prodotta all’INPGI entro e non oltre 30 giorni dalla data di assunzione o trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. A tal fine, dovrà essere utilizzato il modello SGRV.1, disponibile nella sezione modulistica del sito internet dell’Istituto (http://www.inpgi.it/?q=node/939 ). Le domande riferite alle assunzioni avvenute nel periodo gennaio – maggio 2016, se non già presentate, dovranno pervenire all’Istituto entro 30 giorni dalla data della presente circolare e, comunque, non oltre il termine ultimo 30 giugno 2016.
7. Esposizione nella denuncia contributiva mensile DASM I datori di lavoro possono usufruire dell’esonero contributivo solo dopo aver ricevuto la relativa autorizzazione da parte dell’INPGI. Nel provvedimento di autorizzazione allo sgravio l’Istituto indicherà i codici di qualifica da inserire nella denuncia contributiva mensile (DASM) ai fini del calcolo della esatta contribuzione dovuta. Per la corretta compilazione delle denunce contributive, all’interno della sezione DASM riferita alle retribuzioni mensili, per ogni giornalista interessato, dovranno essere valorizzati i campi relativi alla data di inizio e di fine del diritto all’esonero contributivo IL DIRIGENTE F.to Augusto Moriga ******* ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE (INPS) Ufficio Stampa
Al via la fruizione dell’esonero contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel 2016. Con la circolare Inps n. 57 del 29 marzo (www.inps.it – sez. circolari e messaggi), vengono fornite le istruzioni per la fruizione dell’esonero contributivo, che prevede la riduzione del 40% dei contributi previdenziali per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel corso del 2016. La riduzione, introdotta dalla legge di stabilità 2016 per promuovere forme di occupazione stabile, riguarda le assunzioni di lavoratori che, nei sei mesi precedenti, non hanno avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato e prevede, per due anni dalla data di assunzione, l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro nella misura del 40% del loro ammontare, entro un massimo di € 3.250 su base annua. L’esonero si applica a tutti i datori di lavoro privati, esclusi i datori di lavoro domestico e con condizioni differenziate per le aziende agricole, e riguarda tutti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato (sia nuove assunzioni che trasformazioni), compresi i casi di regime di part ime, con l’eccezione dei contratti di apprendistato. La circolare regola le condizioni per il diritto all’esonero contributivo e detta le istruzioni per l’adeguamento della denuncia contributiva. Una migliore integrazione delle funzioni relative agli enti previdenziali disciolti ha consentito di avviare l’utilizzo del beneficio contributivo a tutte le aziende che ne hanno diritto: datori di lavoro UniEmens (incluse le aziende dello spettacolo e dello sport), i datori di lavoro pubblici (in relazione alle aziende privatizzate e agli enti pubblici economici che assicurano i lavoratori alle gestioni ex Inpdap) e datori di lavoro agricoli. La misura di legge è in vigore a partire dal 1° gennaio 2016. Pertanto, le aziende UniEmens e i datori di lavoro iscritti alle gestioni previdenziali pubbliche che hanno, nei primi tre mesi dell’anno, già assunto lavoratori in possesso dei requisiti per il diritto all’esonero contributivo possono recuperare i benefici contributivi pregressi con le denunce dei mesi di aprile e maggio 2016. Al fine di semplificare le attività di competenza delle aziende, il codice di autorizzazione per la fruizione del beneficio è il medesimo utilizzato nel 2015 per l’esonero contributivo integrale introdotto dalla legge di stabilità 2015: 6Y (aziende UniEmens e datori di lavoro iscritti alle gestioni previdenziali pubbliche).
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DIGITAL NEWS INITIATIVE, APERTO IL BANDO 2016 PER PARTECIPARE AL FONDO FINANZIATO DA GOOGLE 150 milioni di euro in 3 anni - Il prossimo appuntamento inizia il 2 giugno e si concluderà l’11 luglio 2016 E’ partita la seconda fase di “DNI – Digital News Initiative” di Google, cui l’USPI ha aderito in partnership insieme ad altre organizzazioni europee che operano nel campo dell’informazione. E’, quindi, stato aperto il bando della seconda sessione di presentazione di progetti relativi a nuove iniziative riguardanti le news digitali che vorranno concorrere all’assegnazione di un finanziamento del DNI Innovation Fund, il fondo finanziato da Google. Ricordiamo le date: - 2 giugno 2016: inizio del progetto; - 11 luglio 2016: termine per la presentazione delle domande; analisi dei progetti presentati da parte del team di progetto; i candidati vengono intervistati e verrà richiesta l’eventuale, ulteriore documentazione; il team promotore pre-seleziona i progetti prototipi e presenta una lista dei grandi progetti finalisti al Consiglio; - fine ottobre 2016: Il Consiglio si riunisce e vota su grandi progetti presentati; - dai primi di novembre 2016: i progetti finanziati sono annunciati. Nel 2015, a 128 progetti sono stati offerti finanziamenti. Più di € 27 milioni è stato offerto da Google per progetti, grandi e piccoli, da 23 paesi europei - ciascuno progettato per far avanzare l’innovazione nel settore dell’informazione ed approcci innovativi per il giornalismo. Ricordiamo che per costituire il Fondo della Digital News Initiative Google ha stanziato 150 milioni di euro in 3 anni quale finanziamento a fondo perduto. Nel sito della Digital News Initiative è possibile reperire tutte le informazioni necessarie per poter partecipare: https://www.digitalnewsinitiative.com/ ******* Riportiamo quanto già pubblicato sul Notiziario USPI di maggio 2015: L’U.S.P.I. 10
Italiana ha aderito alla Digital News Initiative (DNI), la partnership proposta da Google ai soggetti che svolgono un ruolo attivo nel settore dell’informazione online in tutta l’Europa. Il 28 aprile u.s. Google ha annunciato la “Digital News Initiative”, un programma che ha lo scopo di supportare il giornalismo di qualità in Europa attraverso la tecnologia e l’innovazione, mettendo a disposizione di questa iniziativa un budget di 150 milioni di euro in tre anni. L’obiettivo di DNI è quello di favorire lo sviluppo di un ecosistema di informazione sostenibile e promuovere l’innovazione nel campo del giornalismo digitale attraverso la collaborazione e il dialogo costanti tra i settori della tecnologia e dell’informazione. DNI cercherà di estendere la propria attività ad altri editori europei e tutti i player coinvolti nel settore dell’informazione digitale europea potranno prendere parte a uno o tutti i suoi elementi. Carlo D’Asaro Biondo, Presidente Strategic Relationships di Google in Europa, ha dichiarato: “Internet offre opportunità immense per creare e diffondere grande giornalismo, tuttavia ci sono anche questioni legittime su come il giornalismo di alta qualità possa esse sostenuto nell’era digitale. Attraverso la Digital News Initiative Google lavorerà a fianco di editori e organizzazioni che si occupano di giornalismo per contribuire a sviluppare modelli più sostenibili per l’informazione. E’ solo l’inizio del percorso e invitiamo altri a unirsi a noi.” DNI si concentrerà su tre aree principali: 1. Sviluppo prodotto: Google e gli editori istituiranno un “gruppo di lavoro sul prodotto” in grado di alimentare un dialogo costante per esplorare lo sviluppo di prodotti legati all’incremento dei ricavi, del traffico e del coinvolgimento dei lettori. Il gruppo di lavoro sul prodotto sarà un piccolo organismo costituito da editori europei, grandi e piccoli, che rappresenteranno le priorità del settore dell’informazione e fungeranno da punto di contatto nel dialogo su pubblicità, video, apps, comprensione dei dati, contenuti a pagamento e Google
News. Google e i partner fondatori hanno già cominciato ad esplorare una serie di idee legate al prodotto e si aspettano ulteriori proposte con la crescita di DNI. L’obiettivo è che questo dialogo porti a sviluppi di prodotto in grado di beneficiare l’eco-sistema dell’informazione nel suo complesso. 2. Supporto all’innovazione: Google supporterà e stimolerà l’innovazione nel giornalismo digitale nei prossimi tre anni. In questo arco di tempo, Google metterà a disposizione 150 milioni di Euro per progetti in grado di dimostrare un nuovo approccio al giornalismo digitale. Chiunque lavori all’innovazione dell’informazione online potrà farne richiesta, inclusi editori riconosciuti, testate solo online e start up tecnologiche legate al mondo dell’informazione. La DNI stabilirà criteri e modalità con un advisory group composto da editori e organizzazioni esperte nella gestione di award in ambito giornalistico. Le richieste saranno valutate in base al loro grado di innovazione, fattibilità e impatto potenziale. 3. Formazione & Ricerca: Google investirà in formazione e nello sviluppo di nuove risorse per giornalisti e redazioni in Europa. Nello specifico: - persone dedicate per lavorare con le redazioni sulle competenze digitali - partnerships formative con organizzazioni giornalistiche tra cui lo European Journalism Centre, WAN-IFRA, GEN, il Centro per il Giornalismo Investigativo e Hacks/Hackers, un’organizzazione che mette insieme giornalisti ed esperti di tecnologia - risorse online e strumenti avanzati per i giornalisti. Google finanzierà ricerche sullo scenario media, tra cui all’inizio: - una versione ampliata del Digital News Report del Reuters Institute che analizzi le modalità di fruizione delle notizie e il comportamento dei lettori in Europa, in 20 paesi - Borse di studio per la ricerca accademica sul giornalismo computazionale, tra cui data journalism, crowdsourcing e analisi dati - estensione all’Europa del programma Google Journalism Fellowships. Notiziario USPI n° 5/2016
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Emily Bell COME FACEBOOk hA INGhIOTTITO IL GIORNALISMO Una spiegazione di cosa sta succedendo ai prodotti dell’informazione, costretti a consegnare l’autonomia del loro rapporto con i lettori
dialogando dialogando Questo articolo, ripreso da www.ilpost.it, e pubblicato sul sito della Columbia Journalism Review, è una versione leggermente rivista di un intervento tenuto da Emily Bell a Cambridge, dal titolo “La fine delle notizie come le conosciamo: come Facebook ha inghiottito il giornalismo”. Emily Bell è director of the Tow Center for Digital Journalism at Columbia University’s Graduate School of Journalism. In precedenza ha lavorato per “the Observer” e poi “the Guardian” per 20 anni. Il panorama dei media, il dibattito pubblico e il settore del giornalismo stanno attraversando una trasformazione drammatica di cui quasi non ci rendiamo conto e che di sicuro non viene analizzata e discussa pubblicamente come invece sarebbe necessario. Negli ultimi cinque anni il mondo dell’informazione è cambiato forse più che nei cinque secoli passati. La tecnologia fa passi enormi – la realtà virtuale, la pubblicazione di video in diretta, le nuove forme di intelligenza artificiale, la messaggistica istantanea, le app di chat – e stiamo assistendo a grandi trasformazioni sul fronte del potere e dei finanziamenti, che stanno mettendo il futuro dell’editoria nelle mani di poche persone che oggi controllano il destino di molti. I social media non hanno fagocitato solo il giornalismo: hanno fagocitato ogni cosa, dalle campagne politiche al sistema bancario, alle nostre storie personali, al settore dell’intrattenimento, della vendita al dettaglio, fino al governo e alla sicurezza. Il telefono che teniamo in tasca rappresenta la nostra finestra sul mondo. Dal mio punto di vista, questa trasformazione è messaggera di opportunità entusiasmanti nel campo dell’istruzione, dell’informazione e della connettività, ma porta con sé anche una serie di rischi esistenziali. Il giornalismo è una piccola attività seconNotiziario USPI n° 5/2016
daria per il core business delle piattaforme sociali, ma è di interesse centrale per i cittadini. Internet e i social media permettono al giornalismo di fare grandi cose, ma allo stesso tempo contribuiscono a rendere poco sostenibile economicamente il giornalismo stesso. Due cose importanti sono già successe senza che facessimo abbastanza attenzione. Innanzitutto, gli editori nel settore dell’informazione hanno perso il controllo sulla sua distribuzione. Le aziende che sviluppano social media e piattaforme tecnologiche hanno realizzato quello che gli editori non avrebbero potuto costruire neanche se avessero voluto, prendendone di fatto il posto. Le notizie oggi sono filtrate da algoritmi e piattaforme poco trasparenti e non prevedibili. Il settore dell’informazione sta abbracciando questa tendenza e prodotti nativi digitali come BuzzFeed, Vox e Fusion hanno costruito la loro forza partendo dal presupposto di lavorare nel nuovo sistema, e non contro di esso.
portamenti diversi. Una recente ricerca di Google attraverso il suo sistema operativo Android mostra che usiamo solo quattro o cinque app al giorno delle 25 che in media abbiamo sul telefono, e che passiamo la maggior parte del tempo sulla app di un social network. Al momento Facebook è più diffuso di ogni altro. La maggior parte degli adulti americani sono utenti di Facebook, e la maggioranza degli utenti si informa in qualche modo su Facebook: secondo i dati del centro studi Pew Research Center questo significa che circa il 40 per cento degli adulti americani considera Facebook una fonte di notizie. Quindi, per ricapitolare: le persone usano sempre di più i loro smartphone per fare qualsiasi cosa, e usano soprattutto app, in particolare quelle social e di messaggistica come Facebook, WhatsApp, Snapchat e Twitter. La concorrenza per imporsi in questo mercato si è intensificata molto. Il vantaggio competitivo di queste aziende sta nel riuscire a mantenere gli utenti collegati all’app: più a lungo gli utenti usano la tua app, più sono le informazioni che si ottengono sul loro conto, che possono poi essere sfruttate per vendere spazi pubblicitari, aumentando così le entrate.
Le piattaforme e le aziende di social media più importanti, come Google, Apple, Facebook, Amazon, ma anche Twitter, Snapchat e le aziende di messaggistica istantanea emergenti hanno acquisito un potere enorme nel controllare chi-mostracosa-a-chi, e nel monetizzare la pubblicazione. In questo senso, oggi il potere è concentrato tanto quanto mai in passato. I network prediligono le economie di scala e i grandi numeri, e così la nostra cura minuziosa del pluralismo svanisce di colpo, mentre le dinamiche del mercato e le leggi antitrust su cui si fa affidamento per risolvere anomalie come questa stanno fallendo nel loro intento.
La competizione per conquistare l’attenzione degli utenti è agguerrita. I “quattro cavalieri dell’apocalisse” – Google, Facebook, Apple e Amazon (cinque, se si conta anche Microsoft) – sono impegnati in una continua e accesa guerra per stabilire quali tecnologie, piattaforme, e addirittura quali ideologie avranno la meglio.
Responsabile di gran parte di questo fenomeno è la rivoluzione della tecnologia mobile, che ha fatto aumentare in modo straordinario il tempo che trascorriamo online, la quantità di cose che facciamo online e l’attenzione che dedichiamo ai social network. La struttura e le capacità dei nostri telefoni favoriscono le app, che promuovono com-
Nel corso dell’ultimo anno giornalisti ed editori hanno beneficiato inaspettatamente di questa competizione. Il fatto che aziende tecnologiche con grandi risorse stiano progettando sistemi per la distribuzione di notizie è molto positivo: ma mentre si apre una nuova porta, un’altra si sta chiudendo. Nello stesso momento in cui 12 11
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gli editori venivano spinti a pubblicare direttamente sulle app e sui nuovi sistemi, il che permetterebbe loro di far crescere rapidamente il numero dei lettori su dispositivi mobili, Apple annunciava che avrebbe permesso di scaricare dal suo App Store dei software di ad-blocking che permettono di bloccare gli annunci pubblicitari. In altre parole, se come editore la vostra alternativa a pubblicare attraverso una di queste nuove piattaforme era guadagnare dalla pubblicità sui dispositivi mobili, chiunque abbia un iPhone ora può bloccare quelle pubblicità e il loro fastidioso sistema di registrazione dei dati. Mentre gli articoli che compaiono su piattaforme come Discover di Snapchat o Instant Articles di Facebook sono in gran parte – non del tutto – immuni agli adblocker. Di fatto, la già esigua quota di pubblicità digitale che gli editori possono gestire autonomamente su dispositivi mobili viene potenzialmente eliminata. Naturalmente si potrebbe aggiungere che gli editori se la sono cercata riempiendo le loro pagine con annunci invasivi che nessuno voleva. Gli editori commerciali hanno tre alternative. La prima è aumentare la quantità di contenuti pubblicati direttamente su app come quella di Facebook e sul suo servizio Instant Articles, dove il blocco degli annunci non è impossibile, ma è più difficile che sul browser. La seconda possibilità è sviluppare business diversi e altre fonti di entrate lontano dalle piattaforme suddette, accettando il fatto che per gli editori accettare di poter raggiungere un pubblico più ampio attraverso queste reti non solo non è d’aiuto, ma peggiora la qualità del giornalismo: e quindi indirizzandosi sul criterio dei coinvolgimento del proprio pubblico piuttosto che sulla quantità del traffico. I servizi di registrazione e abbonamento sono le opzioni più comuni in questo contesto. Ma, a complicare le cose, richiedono un brand dall’identità forte verso cui i lettori si sentano affini e contenuti competitivi. In un tempo in cui i contenuti sono distribuiti in misura massiccia questo è molto più difficile per il mondo dell’informazione rispetto a chi fa prodotti tangibili. Anche nei pochi casi in cui funzionano, gli abbonamenti non riescono comunque a compensare le mancate entrate pubblicitarie. 12
La terza alternativa è produrre contenuti pubblicitari che non sembrino tali, che non possono essere rilevati dai software per il blocco degli annunci. Una volta erano definiti “pubbliredazionali” o “sponsorizzazioni”, mentre oggi sono conosciuti come native advertising: negli Stati Uniti rappresentano ormai quasi il 25 per cento della pubblicità display digitale. Siti online come BuzzFeed, Vox e ibridi come Vice hanno rivoluzionato il modello editoriale trasformandosi in sostanza in agenzie pubblicitarie (mentre quelle tradizionali rischiano di fallire). Trattano direttamente con gli inserzionisti, producono i video virali e le GIF che poi si diffondono a macchia d’olio sulle nostre pagine Facebook, per poi destinarle a tutte le persone che in precedenza avevano messo un like o avevano condiviso altri contenuti di quello stesso editore. La conclusione logica a cui sono giunti diversi editori è stata investire in una propria app. Ma come si è visto, per funzionare anche le app devono seguire gli standard di distribuzione propri di altri servizi. E le risorse per investire nella propria app e aggiornarla sono richieste in un momento storico in cui il settore pubblicitario è in difficoltà soprattutto sulla carta stampata, ma non cresce nemmeno su internet. Come raggiungere il difficile equilibrio tra dove andare e come andarci è probabilmente la decisione più complicata che gli editori tradizionali sono costretti a prendere in termini di investimenti. Alcuni editori raccontano che con Instant Articles stanno riuscendo a ottenere un traffico dalle tre alle quattro volte superiore al previsto. Per gli editori la tentazione di puntare tutto su queste reti e iniziare a creare contenuti e storie che funzionino sui social sta diventando più forte. Immagino che sempre più società abbandoneranno del tutto risorse di produzione, tecnologia e persino i settori che si occupano di pubblicità per delegare tutto a piattaforme terze nel tentativo di sopravvivere. Ma è una strategia molto rischiosa: in questo modo gli editori perdono il controllo del rapporto con i loro utenti e del percorso che le loro storie fanno per arrivare a destinazione. Ogni giorno miliardi di utenti e centinaia di migliaia di articoli, foto e video sono pubblicati online, e le piattaforme social devono ricorrere ad algoritmi per tentare di capire quali contenuti sono importanti, recenti e popolari, e stabilire chi-deve-vedere-cosa. E a noi non resta che fidarci: in realtà, sap-
piamo poco o niente di come ogni rete classifica le notizie. Il fatto che una classe di persone tecnicamente capaci, con coscienza sociale, successo finanziario e grande energia come Mark Zuckerberg stia appropriandosi delle funzioni e del potere economico dai vecchi guardiani compassati, arroccati politicamente, e a volte corrotti a cui eravamo abituati in passato, porta grandi vantaggi. Ma dobbiamo essere consapevoli della profondità di questo cambiamento culturale, economico e politico. Stiamo cedendo il controllo di parti importanti della nostra vita pubblica e privata a una manciata di persone che non sono state elette per questo e non rispondono del loro operato. Abbiamo bisogno di norme che garantiscano che tutti i cittadini abbiano pari accesso alle reti di opportunità e servizi di cui hanno bisogno. Dobbiamo anche poter essere sicuri che tutti i discorsi e le espressioni pubbliche siano trattate in modo trasparente, se non è possibile trattarle in modo uguale. Sono precondizioni essenziali per una democrazia che funzioni. Affinché questa accada bisogna almeno essere d’accordo sul fatto che i responsabili in questi settori stanno cambiando. Chi ha fondato queste piattaforme non è partito con l’idea di sostituirsi alla stampa libera, ma anzi è preoccupato all’idea che questo possa diventare il risultato del loro successo tecnologico. Oggi a queste società viene contestato di aver privilegiato con cura i settori più redditizi del processo editoriale e di aver trascurato il business più costoso della creazione di giornalismo di qualità. Se esperimenti nascenti come Instant Articles porteranno a una maggiore integrazione con il giornalismo, potremo assistere a un cambiamento significativo dei costi di produzione, soprattutto in termini di tecnologia e vendita di spazi pubblicitari. Il nuovo processo di mediazione dell’informazione – che una volta si pensava sarebbe diventata totalmente democratica grazie all’evoluzione del web aperto – probabilmente peggiorerà i meccanismi di finanziamento del giornalismo, prima che riesca a migliorarli. Se si considerano gli scenari futuri della pubblicità e gli aggressivi obiettivi di crescita che Apple, Facebook, Google e le altre società devono soddisfare per appagare Wall Street, è probabile che – a meno che le piattaforme social non decidano di destinare molti più soldi alla fonte – produrre notizie diventi un’operazione senza fini di lucro, Notiziario USPI n° 5/2016
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NOTIZIE… tutte da… RIDERE
Per contrastare la crisi dell’editoria in arrivo le stufe a libri Torino – Mentre al Salone del Libro ci si interroga sullo stato comatoso dell’editoria del Belpaese, giunge la notizia di un’idea rivoluzionaria che potrebbe salvare il mercato dei libri in Italia. Se in Brasile, durante la crisi del ’29, facevano andare le locomotive bruciando caffè invece del carbone per tenere alto il prezzo e salvaguardare i produttori e i lavoratori del settore, perché non provare a fare qualcosa di simile con le stufe a libri? Per generare calore, si potrà sfruttare finalmente la carta dei libri, grazie agli studi del geniale inventore Raimondo Braburi. Un recente studio ha infatti rivelato che gli
piuttosto che un motore del capitalismo. Per essere sostenibili, le società di news e di giornalismo dovranno ora modificare radicalmente i loro investimenti. Molto probabilmente la prossima infornata di società di news fonderà le proprie attività sulla distribuzione di storie, talenti e prodotti su diversi dispositivi e piattaforme. Mentre questa transizione è in corso, la pubblicazione di contenuti giornalistici direttamente su Facebook e altre piattaforme diventerà la regola, invece che l’eccezione. Anche l’attività di aggiornamento di un sito web potrebbe venire abbandonata in favore di un’iperdistribuzione. La distinzione tra piattaforme ed editore sarà definitivamente superata. Per quanto si pensino società tecnologiche, i grandi gruppi citati prendono decisioni fondamentali anche per molti altri campi come l’accesso alle piattaforme, la fisionomia del giornalismo e del dibattito, l’inclusione o la censura di determinati contenuti o di diversi editori. Il destino degli editori tradizionali è una questione molto meno importante rispetto al tipo di società informata che vogliamo creare e a quale sia il modo per costruirla. (http://www.ilpost.it/2016/03/18/facebookgiornalismo/) Notiziario USPI n° 5/2016
italiani sono dei consumatori onnivori, acquistano qualsiasi cosa, tranne una: i libri. Il numero dei libri letti pro capite in Italia è da prefisso telefonico. Come colmare questa grave lacuna? Rieducare, stimolare l’italiano medio alla lettura sarebbe come convincere un tedesco a parcheggiare in tripla fila, quindi l’unica via possibile, per far uscire dalla crisi le case editrici, è sembrata proprio quella di far bruciare i testi. Le polemiche non si sono fatte attendere, in molti hanno gridato allo scandalo per la modalità ‘nazista’ di questa soluzione. “A volte” ci dice il Ministro Franceschini “proprio come nel caso del caffè, bisogna saper prendere decisioni radicali”. Questa manovra è stata infatti coordinata da due ministeri, quello delle finanze e dei beni e delle attività culturali, che hanno finanziato gli studi di
Braburi. Le sue stufe modello Fahrenheit 451 potranno essere alimentate con qualsiasi testo pubblicato dalle case editrici italiane e, conservando lo scontrino, si potrà scaricare la spesa con la dichiarazione dei redditi di fine anno. E proprio in vista di questa novità nel campo del riscaldamento delle abitazioni, molti librai, che finora non l’avevano fatto, hanno aggiunto il nuovo libro di Matteo Salvini ai loro scaffali, convinti che porterà tepore in molte case.
Ovviamente i libri una scena del film che alimenteranno le nuove stufe potranno anche essere letti, nessuno lo vieta, e le classifiche di quelli più venduti sarà affiancata da una nuova rubrica: Letto o bruciato? Dove si potrà dire se quel libro ti ha riscaldato l’anima o il corpo. www.lercio.it/ Sergio Marinelli/ 16 maggio 2016
DEPOSITO LEGALE E CONVENZIONI USPI In base agli accordi sottoscritti dall’USPI con le Biblioteche Nazionali Centrali di Roma e Firenze per il “deposito legale” dei prodotti editoriali presso gli Archivi Nazionali (DPR 252/06).
ENTRO IL MESE DI MAGGIO Gli editori con sede principale in LIGURIA, VENETO, FRIULI VENEZIA GIULIA, EMILIA ROMAGNA, TOSCANA, UMBRIA, MARCHE - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relativi supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 1° trimestre dell’anno (gennaio - marzo 2016); - che pubblicano QUATTORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ e relativi supplementi e allegati, NON sono tenuti ad effettuare alcuna consegna.
ENTRO IL MESE DI GIUGNO Gli editori con sede principale in LAZIO, ABRUZZO, MOLISE, CAMPANIA,
PUGLIA, BASILICATA, CALABRIA, SICILIA, SARDEGNA - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relative supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 1° trimestre dell’anno (gennaio - marzo 2016); - che pubblicano QUATTORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ nel mese di aprile NON devono effettuare alcuna consegna.
Ricordiamo la necessità di allegare a questa prima spedizione annuale un certificato di iscrizione all’USPI per l’anno 2016. Rammentiamo, infine, che per il deposito delle copie presso le Biblioteche regionali e provinciali la cadenza stabilita dalla legge è ogni 60 giorni.
GLI INDIRIZZI - Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Viale Castro Pretorio 105, 00185 Roma. - Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Via Tripoli 36/44, 50122 Firenze. 13
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SCADENZE ROC LA “COMUNICAZIONE ANNUALE” AL ROC (2015) Ricordiamo che entro 30 giorni dalla data di deposito del bilancio in Camera di commercio, per i soggetti tenuti alla redazione dello stesso, o entro il 31 luglio 2015, per tutti gli altri editori, deve essere trasmessa la “Comunicazione Annuale” dei dati societari (anagrafici, amministrativi e di assetto proprietario) all’Agcom, uno degli adempimenti annuali cui sono tenuti tutti gli iscritti nel ROC Registro Operatori Comunicazione. Ricordiamo, inoltre, che dalla data del 16 ottobre 2012 il sistema telematico di gestione del Registro degli Operatori di Comunicazione (R.O.C.) è stato integrato nel portale impresainungiorno.gov.it. Per maggiori informazioni sul tema, vedi anche quanto già riportato nel “Comunicato” del 16.10.2012 “Entrata in esercizio del nuovo sistema telematico R.O.C. - Cambia la modalità di accesso al Registro per effettuare le Comunicazioni Obbligatorie” Per accedere al sistema telematico del R.O.C. per la compilazione e la trasmissione degli adempimenti previsti nei confronti dello stesso Registro, tra i quali la stessa “Comunicazione Annuale” gli iscritti nel R.O.C. (tutti gli iscritti, anche i soggetti “non camerali” quali le Associazioni, Fondazioni, Enti Morali ecc. ecc.) devono dotarsi, se non ne sono già in possesso, della Carta Nazionale dei Servizi (C.N.S.), in forma di Smart Card o di chiavetta USB (a nostro giudizio preferibile per una maggiore semplicità d’uso), rilasciata – a pagamento - dalle Camere di Commercio e da altre Pubbliche Amministrazioni. L’interscambio informativo fra Registro degli Operatori di Comunicazione e Registro Imprese consentirà, nelle comunicazioni verso Agcom, la compilazione automatica di tutti i dati detenuti dal sistema camerale, garantendo lo sviluppo automatizzato delle catene di partecipazioni societarie degli operatori iscritti al R.O.C. e dei loro amministratori nei limiti dei dati detenuti dal Registro delle Imprese. L’accesso al portale avviene attraverso l’uso della Carta Nazionale dei Servizi di cui già detto in precedenza che garantisce l’autenticazione del soggetto che effettua le comunicazioni. Ricordiamo, infine, che sono tenuti alla comunicazione anche gli editori richiedenti i contributi per l’editoria, che hanno effettuato la Comunicazione Annuale entro il 31 gennaio scorso. 14
L’INFORMATIVA ECONOMICA DI SISTEMA - IES Anche quest’anno i termini per la comunicazione all’Informativa Economica di Sistema (IES) sono anticipati e il modello IES potrà essere inviato dal 1° giugno al 31 lulio 2015. Sono esentati dall’obbligo i soggetti che abbiano, nell’anno di riferimento, ricavi totali, pari a zero euro. La comunicazione all’Informativa Economica di Sistema è una dichiarazione annuale cui sono obbligati gli operatori dei settori dei media e riguarda i dati anagrafici ed economici sull’attività svolta dagli operatori interessati, al fine di raccogliere gli elementi necessari per adempiere a precisi obblighi di legge e consentire l’aggiornamento della base statistica degli operatori di comunicazione. L’Autorità ha disciplinato l’Informativa Economica di Sistema, da ultimo con la delibera n. 397/13/CONS, come modificata dalla delibera n. 235/15/CONS. I soggetti obbligati sono gli operatori di rete, i fornitori di un bouquet di programmi pay tv, i fornitori di servizi di media audiovisivi o radiofonici, i fornitori di servizi interattivi associati e/o di servizi di accesso condizionato, i soggetti esercenti l’attività di radiodiffusione, le imprese concessionarie di pubblicità (ivi compresi i soggetti che esercitano attività di pubblicità online e pubblicità cinematografica), le agenzie di stampa a carattere nazionale (ivi compresi i soggetti i cui notiziari siano distribuiti in abbonamento, a titolo oneroso, qualunque sia il mezzo di trasmissione utilizzato, ad almeno un editore a carattere nazionale che realizzi un prodotto ai sensi della legge n. 62 del 2001), gli editori, anche in formato elettronico, di giornali quotidiani, periodici o riviste, altre pubblicazioni periodiche ed annuaristiche e altri prodotti editoriali. Sono esentati dall’obbligo dell’invio della Informativa Economica di Sistema i soggetti che, pur obbligati nell’ambito della suddetta normativa, abbiano, nell’anno di riferimento, ricavi totali, incluse le provvidenze pubbliche e le convenzioni con soggetti pubblici, riferibili alle attività rilevate dall’Informativa Economica di Sistema, pari a zero euro. L’adempimento consiste nella compilazione del modello elettronico pubblicato ogni anno, che deve essere inviato dal 1° giugno al 31 luglio da un indirizzo di posta elettronica certificata all’indirizzo: ies@cert.agcom.it. Per ulteriori chiarimenti è possibile contattare: info_ies@agcom.it.
MINISTERO DEL LAVORO: CIRCOLARE N. 12/2016 Dimissioni volontarie e risoluzione, istruzioni Il Ministero del Lavoro, relativamente alle dimissioni volontarie e risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, ha fornito istruzioni con la Circolare n. 12 del 2016 sulle nuove modalità di comunicazione introdotte dall’art. 26 del D.Lgs. n. 151 del 2015 (di attuazione del Jobs Act). Al riguardo circa le dimissioni volontarie e la risoluzione consensuale ecco le istruzioni del Ministero contenute nella Circolare n. 12/2016. 1. La nuova disciplina introdotta dal D.Lgs. n. 151 del 2015 L’art. 26 del D.Lgs. n. 151 del 2015 ha previsto che le dimissioni e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro siano comunicate dal lavoratore, a pena di inefficacia, esclusivamente con modalità telematiche, utilizzando appositi moduli resi disponibili dal Ministero del Lavoro e trasmessi al datore di lavoro e alla Direzione Territoriale del Lavoro competente. In attuazione di tale previsione è stato adottato in data 15.12.2015 il Decreto del Ministero del Lavoro in vigore dal 12.1.2016 (pubblicato nella G.U. n. 7 del 2016), con il quale è stato definito il modulo per la comunicazione del recesso del rapporto di lavoro per dimissioni volontarie o per risoluzione consensuale. Il modello “telematico” adottato con il D.M. 15 dicembre 2015 è valido su tutto il territorio nazionale ed è dotato delle caratteristiche di non contraffabilità e non falsificabilità. 1.1 Finalità e ambito di applicazione La nuova disciplina che si applica alle dimissioni comunicate a partire dal 12 marzo 2016 e riguarda tutti i rapporti di lavoro subordinato ad eccezione di quelli indicati al punto 1.2., intende, da un lato, evitare il fenomeno delle c.d. “lettere di dimissioni in bianco” e, dall’altro, rendere inefficaci le dimissioni presentate con modalità diverse da quelle previste dalle nuove disposizioni. Resta fermo per il lavoratore l’obbligo di rispettare il termine di preavviso, salvo il caso in cui sussista una giusta causa di dimissioni e fermo restando che, in caso di mancato rispetto del termine di preavviso, le dimissioni, pure se immediatamente efficaci, obbligano il lavoratore al risarcimento dell’eventuale danno. Come stabilito dall’art. 26, comma 1, del D.Lgs. n. 151 del 2015, le dimissioni rassegnate con modalità diverse da quelle previste dalla disciplina in esame sono inefficaci; in tal caso il datore Notiziario USPI n° 5/2016
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di lavoro dovrebbe invitare il lavoratore a compilare il modulo nella forma e con le modalità telematiche previste dalla nuova disciplina. La nuova modalità di cui all’art. 26 del D.Lgs. n. 151 del 2015 si applica a tutti i casi di recesso unilaterale del lavoratore e ai casi di risoluzione consensuale di cui all’art. 1372, comma 1, del codice civile, per i quali si introduce la medesima “forma tipica” del modulo adottato con il decreto ministeriale 15 dicembre 2015. È opportuno ricordare che il lavoratore, entro sette giorni dalla data di trasmissione del modulo previsto dalla nuova disciplina, ha la facoltà di revocare le proprie dimissioni e la risoluzione consensuale con le medesime modalità (art. 26, comma 2, del D.Lgs. n. 151 del 2015). 1.2. Fattispecie escluse dalla nuova disciplina La disciplina introdotta dall’art. 26 del D.Lgs. n. 151 del 2005 non si applica: 1. ai rapporti di lavoro domestico e nei casi in cui il recesso interviene nelle sedi c.d. “protette” (art. 26, comma 7, D.Lgs. n. 151 del 2015); 2. al recesso durante il periodo di prova di cui all’art. 2096 del c.c.; 3. nei casi di dimissioni o risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro presentate dalla lavoratrice nel periodo di gravidanza o dalla lavoratrice/lavoratore durante i primi tre anni di vita del bambino, che dovranno ancora essere convalidate presso la Direzione del Lavoro territorialmente competente (ai sensi dell’art. 55, comma 4, del D.Lgs. n. 151/2001); 4. ai rapporti di lavoro marittimo, in quanto il contratto di arruolamento dei lavoratori
marittimi è regolato da legge speciale del Codice della Navigazione. Infine, in considerazione del fatto che la ratio dell’intervento normativo di cui all’art. 26 del D.Lgs. n. 151 del 2015 è principalmente quello di contrastare la pratica delle c.d. dimissioni in bianco (cfr. art. 1, comma 6, lettera g) della legge delega n. 183 del 2014), pratica che non risulta presente nell’ambito dei rapporti di lavoro alle pubbliche amministrazioni, si ritiene che la citata disposizione, così come la precedente disciplina di cui all’art. 4, commi da 17 a 23-bis della L.n. 92 del 2012, non trovi applicazione ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165 del 2001. Si rinvia per il resto delle informazioni al testo integrale della Circolare n. 12 del 2016: http://www.lavoro.gov.it/documenti-enorme/normative/Documents/2016/Circol are-MLPS-4-marzo-2016-n.12.pdf (Fonte: Ministero del Lavoro)
”#unlibroèunlibro”, scrive Federico Motta, presidente dell’AIE, in un post, in cui parla di una “svolta molto attesa”. “La consideriamo una grande vittoria, – ha commentato Motta – non solo dell’Europa ma dell’Italia, della nostra campagna #unlibroèunlibro e del Governo italiano. Perché certo senza l’impegno del Governo, e del Ministro Franceschini in particolare, che ne ha fatto un elemento qualificante della Presidenza italiana dell’UE, sarebbe stato un appello vano”. #unlibroèunlibro ha avuto una tale eco da essere poi replicata da iniziative analoghe delle associazioni degli editori francesi (Syndicat national de l’édition, con la campagna #thatisnotabook) e svedesi e da essere sostenuta dalla Federazione degli Editori Europei (FEP). L’obiettivo, dichiarato, era proseguire il lavoro fatto dall’Italia, per convincere, forti del supporto dei lettori europei, gli altri Paesi UE. COMUNICATO STAMPA FIEG
L’Europa segue l’Italia sulla scelta di equiparare l’Iva per gli ebook e magazine digitali a quella di libri e riviste cartacee
Roma, 8 aprile 2016 – “L’annuncio di ieri del Commissario Ue Pierre Moscovici della presentazione, entro la fine del 2016, di una proposta legislativa volta a ridurre le aliquote IVA applicate alle pubblicazioni digitali, è un segnale importante di attenzione verso il nostro settore”, ha dichiarato il Presidente della FIEG, Maurizio Costa.
L’Europa va nella direzione già presa dall’Italia, che dal 1° gennaio 2015 ha scelto l’applicazione dell’Iva al 4% e non più al 22% per i libri digitali, come per i libri di carta. “Tutta l’Europa può cominciare a dire che
La dichiarazione del Commissario Ue Moscovici accompagna la presentazione del Piano d’Azione della Commissione europea diretto a adattare l’attuale sistema dell’IVA nell’Unione Europea all’economia digitale.
L’Unione Europea si impegna a ridurre l’Iva su ebook e magazine digitali, equiparandola a quella di libri e riviste cartacee
Notiziario USPI n° 5/2016
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BIBLIOTECA USPI NON SOLO CARCERE Norme, storia e architettura dei modelli penitenziari di Luciano Bologna, Bruna Brunetti, Domenico Alessandro Dè Rossi, Roberto Liso, Pier Luigi Marconi, Stefania Renzulli, Enrico Sbriglia Ed. Ugo Mursia Editore, Milano 2016 € 32,00 Carceri sovraffollate, invivibili per detenuti e lavoratori. Il problema giace irrisolto da decenni sui tavoli della politica nonostante svariati e spesso improvvisati tentativi di soluzione. Non si può affrontare il problema carceri se non si affronta una visione sistemica che tenga conto di tutti gli aspetti normativi, architettonici, finanziari, sociologici e politici. Quest’opera, curata con severa attenzione storica e critica da Domenico Alessandro Dè Rossi – che ha diretto un’équipe altrettanto degna di menzione come i citati autori – è un eccellente strumento di studio e di proposta in questa così
delicata materia. Si tratta di un’opera davvero completa, che dalla storia alle questioni di natura strutturale e architettonica, passando per una corretta disamina dei modelli di detenzione, anche a livello internazionale, ripropone una questione che nel nostro Paese deve assolutamente uscire dall’ordinarietà e talora dalla superficialità della sua trattazione e trovare uno spessore morale e una centralità politica senza condizionamenti di qualsivoglia natura. LUCIANO BOLOGNA è un professore aggregato alla Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma, La Sapienza, presso il Dipartimento di Management e Tecnologie. BRUNA BRUNETTI, già dirigente generale del ministero della Giustizia, è stata provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria degli istituti dell’Abruzzo e del Molise, ove ha realizzato un nuovo modello di detenzione secondo le linee di indirizzo europee. DOMENICO ALESSANDRO DE’ ROSSI, architetto e urbanista, è professore a contratto di Pianificazione territoriale, costiera e portuale alla facoltà di Ingegneria dell’Università del Salento. Nel 2005 è stato chiamato dal governo della Libia per la pianificazione del nuovo Programma Penitenziario conforme alle disposizioni dei Diritti umani sotto il patrocinio delle Nazioni
Unite coordinando docenti universitari e professionisti per il Piano nazionale delle carceri dello Stato per oltre 6000 detenuti. ROBERTO LISO, già dirigente dell’Amministrazione penitenziaria (negli ultimi anni di lavoro si è occupato della sanità nelle carceri) ed esperto di legislazione riguardante l’impiego pubblico, ha partecipato a commissioni di studio di livello nazionale. PIER LUGI MARCONI, psichiatra, studioso delle applicazioni cliniche dell’intelligenza artificiale, ha svolto attività di ricerca presso la Clinica psichiatrica dell’Università di Roma, presso l’Artemis Neurosciences di Roma e presso il dipartimento di Psicologia Clinica e Dinamica dell’Università di Roma. STEFANIA RENZULLI architetto, esperta di riqualificazione ambientale e di pianificazione territoriale nel settore dei beni culturali, lavora presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri al dipartimento di Protezione Civile. ENRICO SBRIGLIA, specializzato in Diritto Amministrativo e Scienza dell’Amministrazione, è abilitato all’esercizio della Professione Legale. E’ dirigente generale, provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria per gli istituti del Triveneto.
Il n. 5 maggio/giugno 2016 è stato stampato l’1 giugno 2016
Notiziario USPI Edizione Maggio 2016