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Timestamp: 2016-12-08 08:00:34+00:00
Document Index: 80434304

Matched Legal Cases: ['art. 409', 'art. 409', 'art. 62', 'art. 61', 'art. 63', 'art. 67', 'art. 69', 'art. 61', 'art. 1', 'art. 69', 'art. 2', 'art. 46', 'art. 61', 'art. 61', 'art. 61', 'art. 66', 'art. 1', 'art. 61', 'art. 61', 'art. 24', 'art. 61', 'art. 61', 'art. 69', 'art. 63', 'arti 8', 'art. 63', 'art. 1', 'art. 69', 'art. 61', 'art. 69', 'art. 69', 'art. 69', 'art. 32', 'art. 66', 'art. 69', 'art. 1', 'art. 61', 'art. 69', 'art. 2222', 'art. 2222', 'art. 2', 'art.2', 'art. 1']

⭐Collaborazioni coordinate e continuative a progetto e Partite IVA
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1 Progetto Servizi innovativi per l incontro tra domanda e offerta di lavoro 2 PON Governance e Azioni di Sistema - Obiettivo Convergenza (FSE) Collaborazioni coordinate e continuative a progetto e Partite IVA Avv. Francesca Sgarrella Aggiornato al 29 maggio2 INDICE Le Collaborazioni Coordinate e Continuative a Progetto (Co.Co.Pro.) I. - Definizione e Norme applicabili II. Gli elementi delle Co.Co.Pro. ai sensi degli artt. 61 e ss. del D.Lgs. 276/2003, come integrati e modificati dalla cd. Riforma Fornero II. a) Il costo delle Co.Co.Pro II. b) Il Progetto. Caratteristiche, fattispecie non genuine, contenuto del contratto II. c) Il Compenso II. d) La cessazione del rapporto II. e) Le sanzioni III. Quali tutele per il collaboratore a progetto? Le Partite Iva I. Quadro normativo di riferimento - Disciplina3 Le Collaborazioni Coordinate e Continuative a Progetto (Co.Co.Pro.) I. - Definizione e Norme applicabili Delle collaborazioni coordinate e continuative (conosciute anche come co.co.co.) non esiste una definizione legislativa. I primi riferimenti normativi sono da individuarsi nell art. 409, comma 1, n. 3, c.p.c., ai sensi del quale sono soggette al rito speciale del lavoro di cui appunto all art. 409 e ss. c.p.c. anche le controversie relative a rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato. Trattasi quindi di rapporti di lavoro parasubordinato, che si differenziano dal lavoro dipendente di cui all art c.c. (per l assenza del vincolo di subordinazione e di assoggettamento all altrui potere direttivo, gerarchico e disciplinare) e dal lavoro autonomo di cui agli art e ss. c.c. (in cui manca qualsivoglia coordinamento con il committente). Le co.co.co. si caratterizzano quindi: - per l autonomia organizzativa e temporale riservata al Collaboratore, che può discrezionalmente decidere come e con quale scansione temporale prestare la propria attività in funzione del risultato da conseguire; - per la continuità della collaborazione, che non è meramente occasionale ma perdura invece nel tempo e comporta un impegno costante del Collaboratore in favore del Committente; - per il coordinamento che il Collaboratore deve attuare con il Committente e con la struttura organizzativa di esso in funzione del risultato finale; - per la prevalenza del carattere personale dell apporto lavorativo del Collaboratore. Con gli artt. 61 e ss. della Legge Biagi (D.Lgs. 276/2003) le co.co.co. sono state ricondotte per la prima volta, nel tentativo di eliminare o comunque sensibilmente arginare i fenomeni elusivi provocati da un abuso della fattispecie contrattuale (cui si faceva generalmente ricorso anche per regolare rapporti più correttamente da ricondursi al lavoro subordinato) ad un progetto, programma di lavoro o fase di esso. Da tale momento, si parla di collaborazioni coordinate e continuative a progetto (o Co.Co.Pro.), per distinguerle da quelle forme residue di co.co.co. (senza obbligo di riconduzione ad un progetto o programma di lavoro o fase di esso) pure ancora consentite dall Ordinamento 1. Più precisamente, le norme introdotte dalla Legge Biagi prevedevano che: - la co.co.co. dovesse appunto obbligatoriamente essere ricondotta ad un progetto, programma di lavoro o fase di esso, di talché l attività del collaboratore fosse riconducibile ad un risultato finale e non si concretizzasse nella mera messa a disposizione delle energie lavorative; - il contratto, da redigersi in forma scritta ad probationem, dovesse contenere, tra l altro, l indicazione del progetto o programma o fase di lavoro (art. 62, vecchia formulazione); 1 Stante il disposto dell art. 61, commi 1, 2 e 3, del D.Lgs. 276 del4 - il corrispettivo per il collaboratore fosse proporzionato alla quantità e qualità del lavoro prestato, tenuto conto dei compensi normalmente corrisposti per analoghe prestazioni di lavoro autonomo nel luogo di esecuzione del rapporto (art. 63, vecchia formulazione); - il rapporto potesse estinguersi, oltre che per la scadenza del termine eventualmente fissato ovvero per la anticipata risoluzione del progetto, programma di lavoro o fase di esso, per giusta causa ovvero secondo le diverse causali e modalità, incluso il preavviso, stabilite dalle parti nel contratto (art. 67, vecchia formulazione); - in mancanza del progetto o programma di lavoro o fase di esso, ovvero qualora il rapporto si fosse svolto con le modalità tipiche della subordinazione, vi fosse la conversione in rapporto di lavoro subordinato (art. 69, vecchia formulazione). Nell ottica di contrastare ancor più efficacemente l uso improprio, abusivo e strumentale delle forme di lavoro flessibili che ancora aveva luogo pur dopo l entrata in vigore della Legge Biagi (in particolare, il riferimento al programma di lavoro o fase di esso aveva comunque in qualche modo agevolato l elusione della norma per la mancanza del requisito e della finalità progettuale), la Riforma Fornero (Legge n. 92 del 18 giugno 2012) è intervenuta in maniera sensibile sulle collaborazioni coordinate e continuative a progetto, modificando e integrando gli artt. 61 e ss. del D.Lgs. 276/2003. Sinteticamente, le NOVITA introdotte dalla Riforma Fornero, applicabili solo ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa a progetto instaurati successivamente alla data di entrata in vigore della Riforma (ossia, 18 luglio 2012) consistono: 1) nell aver previsto un incremento proporzionale del carico contributivo legato alle co.co.pro.; 2) nell avere eliminato dall art. 61 ogni riferimento al programma di lavoro o fase di esso, di talché attualmente le co.co.pro. per essere valide, devono essere necessariamente ricondotte ad uno o più progetti specifici determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore e funzionalmente collegati ad un risultato finale; 3) nell avere sancito il diritto del Collaboratore ad un compenso minimo; 4) nell avere sensibilmente limitato le possibilità di recesso del Committente; 5) nell avere, con una norma di cd. interpretazione autentica (art. 1, comma 24, Legge 92/2012) dell art. 69 della Legge Biagi, introdotto una presunzione assoluta di subordinazione per il caso di mancanza formale o sostanziale del progetto. II. Gli elementi delle Co.Co.Pro. ai sensi degli artt. 61 e ss. del D.Lgs. 276/2003, come integrati e modificati dalla cd. Riforma Fornero Analizziamo ora in dettaglio i profili di novità apportati dalla Legge n. 92/2012. II. a) Il costo delle Co.Co.Pro Per effetto dell art. 2, comma 57, della Legge n. 92 del 2012, è previsto un graduale incremento delle aliquote contributive relative alla Co.Co.Pro., al fine di rendere meno appetibili tali forme di lavoro flessibile a quei Committenti interessati esclusivamente, nella scelta della forma contrattuale da adottare, all aspetto del costo del lavoro. 45 L incremento incide anche sul Collaboratore (in quanto la contribuzione dovuta per le Co.Co.Pro. si ripartisce per 2/3 in capo al Committente e per 1/3 in capo al Collaboratore), e alla luce anche delle recenti modifiche introdotte dall art. 46 bis, comma 1, lett. g) del D.L. 83/2012 convertito in Legge 134 del 2012, può essere così riepilogato: 2013 : 27% 2014 : 28% 2015 : 30% 2016 : 31% 2017 : 32% 2018 : 33%. II. b) Il Progetto. Caratteristiche, fattispecie non genuine, contenuto del contratto Ai sensi dell art. 61, comma 1, nuova formulazione, le co.co.co. devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici determinati dal committente e gestititi autonomamente dal collaboratore. Il progetto deve essere funzionalmente collegato ad un risultato finale e non può consistere in una mera riproposizione dell oggetto sociale del committente, avuto riguardo al coordinamento con l organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l esecuzione dell attività lavorativa. Il progetto non può comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi o ripetitivi, che possono essere individuati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Il Progetto, quindi, deve essere: - determinato dal Committente; - gestito in autonomia dal Collaboratore; - funzionalmente collegato ad un risultato finale 2. Il Progetto, invece, NON deve: - essere la mera riproposizione dell oggetto sociale del Committente, potendo senz altro avere ad oggetto attività rientranti nel normale ciclo produttivo dell impresa, ma dovendo pur sempre distinguersi da essa, costituendo un obiettivo o un tipo di attività che si affianca all attività principale senza confondersi con essa : Circ. Min. Lav. n. 29/2012, cit.; - consistere nello svolgimento di compiti meramente esecutivi o ripetitivi 3. 2 Secondo il Ministero del Lavoro, il risultato finale che si attende dalla attività prestata dal collaboratore costituisce parte integrante del progetto e allo stesso tempo elemento necessario ai fini della sua validità. Il risultato finale va inoltre inteso chiarisce il Ministero del lavoro quale modificazione della realtà materiale che il Collaboratore si impegna a realizzare in un determinato arco temporale : Circ. Min. Lavoro n. 29 del 11 dicembre Devono cioè mancare, affinché il progetto sia genuino, gli elementi della elementarietà e della routinarietà: Circ. Min. Lav. n. 29/2012, cit., e il Collaboratore deve avere autonomia anche operativa nello svolgimento dei compiti assegnati. 56 A titolo esemplificativo, con la medesima Circ. n. 29/ 2012, cit., il Ministero del Lavoro ha individuato una serie di fattispecie certamente non genuine di Co.Co.Pro., ossia una serie di lavoratori o attività lavorative che non possono validamente ricondursi alla tipologia delle Co.Co.Pro., mancando sostanzialmente la finalità del raggiungimento del risultato finale. Tra queste, si annoverano: - i baristi e i camerieri; - gli addetti alle pulizie, alla distribuzione di bollette o giornali o elenchi telefonici, alle agenzie ippiche; - le estetiste e i parrucchieri; - gli addetti alla segreteria; - gli addetti ai call center in-bound (ossia quei call centers che si caratterizzano per il fatto di ricevere telefonate). In aggiunta, sono da considerarsi certamente non genuine le Co.Co.Pro. stipulate con commessi o addetti alle vendite o promoters (Circ. Min. Lav. n. 7 del 20 febbraio 2013). Quanto al contratto, esso come già rilevato deve essere redatto ad probationem (ossia ai fini della prova) in forma scritta, e deve contenere: - la durata (determinata o determinabile) del rapporto; - la descrizione (e dunque non più solo la mera indicazione, come era previsto dalla vecchia formulazione dell art. 61) del progetto, con il relativo contenuto caratterizzante; - l indicazione del corrispettivo spettante al Collaboratore ed i relativi criteri di determinazione; - le forme di coordinamento, anche temporale, con il Committente; - le eventuali misure per la sicurezza del Collaboratore 4. Si è accennato all inizio della presente trattazione che residuano talune tipologie di collaborazioni che pur pacificamente di natura coordinata e continuativa con apporto prevalentemente personale del lavoratore sono esenti dall obbligo di riconduzione a uno o più progetti specifici determinati dal Committente. Alla regola della necessaria e obbligatoria riconducibilità ad un progetto fanno infatti eccezione, ai sensi dell art. 61, commi 1, 2 e 3: - gli agenti e i rappresentanti di commercio; - le co.co.co. cd. occasionali (intendendosi per tali quelle che hanno una durata non superiore a 30 giorni ovvero 240 ore nel caso di servizi di cura e assistenza alle persone - nell anno solare e per le quali il Collaboratore percepisce un compenso non superiore a euro lordi nel medesimo anno solare); - le collaborazioni con professionisti aventi obbligo di iscrizione ai rispettivi albi professionali 5 ; 4 Ai sensi dell art. 66, comma 4, al Collaboratore si applicano infatti le norme sulla sicurezza e igiene del lavoro si cui al T.U. 81/2008 allorquando la prestazione di lavoro debba essere svolta nei luoghi di lavoro del Committente. 5 Con norma sempre di interpretazione autentica la Riforma Fornero (art. 1, comma 27) ha specificato che l esclusione riguarda solo quelle collaborazioni coordinate e continuative il cui contenuto concreto sia riconducibile alle attività professionali intellettuali per le quali è necessaria l iscrizione in apposti albi professionali. In caso contrario, l iscrizione del Collaboratore ad albi professionali non è circostanza idonea di per sé a determinare l esenzione dall obbligo di riconduzione ad un progetto ex art. 61, comma 1, Legge Biagi. 67 - collaborazioni in favore di associazioni e società sportive a fini dilettantisitici affiliate alle federazioni sportive nazionali; - i rapporti con gli amministratori di società e i membri degli organi di controllo; - le collaborazioni con coloro che percepiscono il trattamento della pensione di vecchiaia; - le collaborazioni nell ambito attività di vendita diretta di beni e servizi realizzate attraverso call centers outbound (intendendosi per tali quelli ove i collaboratori effettuano le chiamate verso l esterno: Circ. Min. Lav. n. 17 del 14 giugno 2006). L eccezione prevista per le attività di vendita diretta di beni e servizi attraverso call centers out-bound merita un approfondimento. Innanzitutto, si tratta di una eccezione che non era prevista dall originario testo dell art. 61 Legge Biagi, e che non era stata inserita nemmeno dalla Riforma Fornero. L esclusione delle collaborazioni rese nell ambito delle attività di vendita diretta di beni e servizi attraverso call centers out-bound dall obbligo di riconducibilità a un progetto e dalla applicazione delle norme in tema di Co.Co.Pro. trova invero la sua genesi nell art. 24 bis del D.L. 83/2012, convertito in Legge n. 134/2012. All indomani dell entrata in vigore della Legge n. 92/2012 fu subito chiaro che i più stringenti limiti e vincoli imposti dalla nuova normativa in materia di lavoro a progetto avrebbero di fatto reso impossibile per le società di gestione di call centers continuare a contrattualizzare la propria forza lavoro per il tramite di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, così ragionevolmente determinando la perdita di posti, pur flessibili, di lavoro. In realtà, il problema era stato affrontato già prima della entrata in vigore della Riforma Fornero, vigente dunque la vecchia disciplina introdotta dalla Legge Biagi. Infatti, con Circ. n. 17/2006, cit. che costituisce ancora il punto di riferimento per la individuazione dei call centers out-bound e quindi per la differenziazione di questi dai call centers in-bound il Ministero del Lavoro aveva già sancito la legittimità del ricorso alle Co.Co.Pro. in quei call centers (out-bound, appunto) nei quali il Collaboratore fosse attivo nel contattare i clienti e potesse autodeterminare la quantità della prestazione da eseguire e la relativa collocazione temporale, ferma restando la possibilità che il coordinamento con il Committente si realizzasse per il tramite della previsione concordata di fasce orarie in cui eseguire l attività, della presenza in sala di un assistente tecnico deputato a risolvere eventuali problematiche di natura, appunto, tecnica, ovvero per il tramite dell utilizzo da parte del Collaboratore del sistema operativo e degli strumenti del Committente. Ebbene, per effetto delle integrazioni introdotte dalla Legge n. 134 del 2012 all art. 61 del D.Lgs. 276 del 2003, tali tipi di collaborazioni sono ora espressamente esentate dall obbligo di riconducibilità ad un progetto, a condizione, tuttavia, che il contratto preveda la corresponsione al Collaboratore di un corrispettivo definito dal CCNL di riferimento (art. 61, comma 1) 6. Per il resto, si applicano le altre norme dettate in materia dalla Legge Biagi (con esclusione, ovviamente, della presunzione assoluta di subordinazione di cui all art. 69, comma 1, in quanto in tal caso la mancanza del progetto è autorizzata ex lege). 6 Secondo Circ. Min. Lav. n. 14/2013, cit., la previsione di tale corrispettivo ha funzione autorizzatoria, che ne legittima l eccezione. In mancanza di tale compenso, la co.co.co. è illegittima. 78 II. c) Il Compenso Un altra delle novità introdotte dalla Riforma Fornero riguarda i criteri di determinazione del compenso del Collaboratore. Prima dell entrata in vigore della Legge n. 92 del 2012, il compenso doveva essere proporzionato alla quantità e qualità del lavoro prestato, tenuto conto dei compensi normalmente corrisposti per analoghe prestazioni di lavoro autonomo nel luogo di esecuzione del rapporto. Adesso, invece, l art. 63 stabilisce che il corrispettivo, oltre che proporzionato alla quantità e qualità del lavoro prestato, deve essere NON inferiore ai minimi stabiliti in modo specifico per ciascun settore di attività, eventualmente articolati per i relativi profili professionali tipici e in ogni caso sulla base dei minimi salariali applicati nel settore medesimo alle mansioni equiparabili svolte dai lavoratori subordinati, dai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale a livello interconfederale o di categoria ovvero, su loro delega, a livello decentrato. In assenza di contrattazione collettiva specifica, il compenso non può essere inferiore, a parità di estensione temporale dell attività oggetto della prestazione, alle retribuzioni minime previste dai contratti collettivi nazionali di categoria applicati nel settore di riferimento alle figure professionali il cui profilo di competenza e di esperienza sia analogo a quello del collaboratore a progetto. Viene quindi introdotto l obbligo di un corrispettivo minimo 7 in favore del Collaboratore, la cui determinazione è ancorata alla contrattazione collettiva specifica di settore o, in mancanza, è da effettuarsi sulla base dei minimi retributivi previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria nel settore di riferimento dunque, per i lavoratori subordinati tenuto conto dei profili analoghi per competenze ed esperienza. II. d) La cessazione del rapporto Rilevanti sono le nuove norme anche sotto il profilo delle cause di cessazione delle Co.co.Pro. Se prima, infatti, una collaborazione a progetto poteva cessare, oltre che per la naturale scadenza del termine o per la anticipata realizzazione del progetto o programma di lavoro o fase di esso, ovvero ancora per giusta causa e per le altre causali, incluso il preavviso, stabilite dalle parti nel contratto, adesso le Co.Co.Pro. possono cessare solo: - per scadenza del termine iniziale o prorogato d accordo tra le parti 8 ; - per la anticipata realizzazione del progetto; - per recesso per giusta causa (da parte sia del Committente che del Collaboratore); 7 Il Ministero del Lavoro, con la nota Circ. 29/2012, cit., ha chiarito che il riferimento ai minimi salariali di cui all art. 63 è da intendersi come effettuato alle retribuzioni minime, ossia ai minimi tabellari stabiliti dai CCNL di categoria, con esclusione di tutte le eventuali altre voci retributive previste dai detti CCNL. 8 La legge infatti non pone limiti alla possibilità per le parti di prorogare, una o più volte, il contratto a progetto, ovvero di stipulare più contratti a progetto anche in successione tra loro. L unico limite è dato dalla esistenza in concreto del progetto e delle circostanze che determinano la necessità di proroga. 89 - per recesso determinato da oggettivi profili di inidoneità del Collaboratore che rendono impossibile la realizzazione del progetto; - per recesso con preavviso, ove previsto in contratto, da parte del solo Collaboratore. E stata quindi sensibilmente limitata la possibilità di recesso del Committente, che ora, salvi i casi di giusta causa, ossia di fatti che ledono gravemente e irrimediabilmente il vincolo fiduciario e non consentono la prosecuzione nemmeno temporanea del rapporto, non può più riservarsi in contratto la possibilità di recedere dando semplicemente il preavviso ciò che ora è consentito al solo Collaboratore ma potrà sciogliere anzi tempo il vincolo contrattuale solo qualora emergano oggettivi profili di inidoneità del Collaboratore che rendono impossibile la realizzazione del progetto. Tali restrizioni poste a carico della posizione del Committente è da credere che influiscano negativamente anche sulla concreta possibilità di anticipato recesso da parte del Collaboratore, essendo ragionevole ritenere che il Committente sarà restio a concedere tale facoltà al Collaboratore in assenza di una analoga in suo favore. II. e) Le sanzioni Rispetto alle sanzioni già previste dalla Legge Biagi nella sua originaria formulazione, la Riforma Fornero non ne ha introdotte di nuove. Tuttavia, con l art. 1, co. 24, la Legge n. 92 del 2012 ha fornito una interpretazione autentica cui dunque la Magistratura deve attenersi allorquando venga chiamata a giudicare di contratti a progetto asseritamente illegittimi del comma 1 dell art. 69, che testualmente recita: I rapporti di collaborazione coordinata e continuativa instaurati senza l individuazione di uno specifico progetto ai sensi dell art. 61, comma 1, sono considerati rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto. Sciogliendo un acceso dibattito giurisprudenziale tra coloro che ritenevano che la presunzione di cui all art. 69, comma 1, fosse di natura relativa e ammettesse, quindi, la prova contraria da parte del Committente, e coloro che invece valutavano la stessa come assoluta e quindi iuris et de iure, la Riforma Fornero ha stabilito che la mancanza del progetto 9 determina iuris et de iure la conversione in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Il rapporto è da considerarsi altresì quale lavoro subordinato qualora si accerti che esso si è svolto con modalità analoghe a quelle degli altri dipendenti del Committente (art. 69, comma 2, secondo periodo): in tal caso, tuttavia, il Committente è ammesso a fornire eventualmente la prova contraria, la prova, cioè, di un rapporto genuinamente di natura parasubordinata. E da dirsi inoltre che tale presunzione (in questo caso relativa) di subordinazione non è operante giusta il disposto del medesimo art. 69, comma 2 - quando la collaborazione abbia ad oggetto prestazioni di elevata professionalità che possono essere individuate dalla contrattazione collettiva La mancanza del progetto è da intendersi sia in senso formale che in senso sostanziale, ogni qualvolta cioè il progetto sia carente dei requisiti indicati per legge: Circ. Min. Lav. n. 29/2012, cit. 10 L intervento delle parti sociali nelle individuazione di tali prestazioni di elevata professionalità non condiziona, peraltro, la già piena operatività della presunzione e della causa di esenzione dalla stessa: così la Circ. Min. Lav. n. 29/2012, cit. 910 Infine, occorre ricordare che qualora la Co.Co.Pro. cessi per recesso del Committente e questo sia ritenuto illegittimo, il Collaboratore ha l onere, stante il disposto dell art. 32, comma 3, lett. b), della Legge n. 183 del 2010 (cd. Collegato Lavoro), di impugnare con qualsiasi atto scritto, anche stragiudiziale, il recesso entro 60 giorni dalla data del recesso stesso a pena di decadenza dalla impugnativa - nonché, nei successivi 180 giorni, di depositare il relativo ricorso giudiziale ovvero di fare istanza per l attivazione del tentativo di conciliazione (a pena, in questo caso, di sopravvenuta inefficacia della impugnativa già effettuata). Qualora si opti per la richiesta di tentativo di conciliazione, il ricorso giudiziale deve essere depositato entro i 60 giorni successivi al rifiuto della conciliazione da parte del Committente ovvero alla data del verbale di mancato accordo. III. Quali tutele per il collaboratore a progetto? Ai sensi dell art. 66, la gravidanza, la malattia o l infortunio non estinguono il rapporto, che rimane sospeso senza diritto alla erogazione del corrispettivo. In caso di malattia o infortunio, il rapporto rimane sospeso per la durata dell evento, senza che peraltro il termine finale subisca alcuna proroga (salvo, ovviamente, eventuale diverso accordo tra le parti) Qualora l evento di malattia o infortunio abbia una durata superiore a 1/6 della durata del contratto (ovvero a 30 giorni nel caso di rapporti con durata indeterminata), il Committente ha facoltà di recedere dal contratto. In caso di gravidanza, la durata del contratto viene invece prorogata ex lege per un periodo di 180 giorni, salva diversa disposizione più favorevole del contratto individuale di lavoro. Le Partite Iva I. Quadro normativo di riferimento - Disciplina 69 bis. La legge n. 92 del 2012 ha inserito ex novo nel corpo del titolo VII, Capo I, del D.Lgs. 276/2003, l art. Anche in questo caso, la ratio dell intervento legislativo è da rinvenirsi nella volontà di evitare o comunque sensibilmente ridurre quei fenomeni di utilizzo improprio dei rapporti di lavoro (solo formalmente) autonomo mediante, nella specie, l introduzione di una presunzione relativa di parasubordinazione per quei rapporti di lavoro instaurati con soggetti titolari di partita IVA, successivi al , che presentino almeno 2 dei seguenti requisiti: - la collaborazione di svolge con il medesimo Committente per una durata complessiva superiore a 8 mesi/anno per due anni consecutivi; 11 Per rapporti in corso a tale data, le nuove disposizioni di applicano con decorrenza : art. 69 bis, comma 4. 1011 - il Collaboratore ha una postazione fissa presso una delle sedi del Committente; - il corrispettivo della collaborazione, anche se fatturato a soggetti diversi ma facenti capo ad un unico centro di imputazione di interessi, supera l 80% dei corrispettivi annui percepiti dal Collaboratore in due anni solari consecutivi 12. La presunzione di parasubordinazione, tuttavia, NON opera se, alternativamente: - la prestazione del Collaboratore è connotata da competenze teoriche elevate acquisite con significativi percorsi formativi o da capacità tecnico-pratiche acquisite con rilevanti esperienze maturate in pregresse attività; - la prestazione è svolta da un soggetto che è titolare di un reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi previdenziali di cui all art. 1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233 (attualmente, euro ,00); - la prestazione è svolta nell esercizio di attività professionali per cui è necessaria l iscrizione ad albi, registri, albi, ruoli o elenchi qualificati. Per concludere, merita richiamare l attenzione su quanto segue. Se è vero che la presunzione, in presenza di almeno due dei requisiti sopra elencati e salve le ipotesi alternative di inoperatività pure poc anzi esaminate, è di mera parasubordinazione, è altresì vero che ai sensi dell art. 61 e ss. della Legge Biagi le collaborazioni coordinate e continuative devono essere obbligatoriamente ricondotte ad un progetto. Pertanto, operando la presunzione relativa di parasubordinazione e qualora il Committente non riesca a fornire la prova contraria della genuinità del rapporto di lavoro autonomo a partita IVA, la conseguenza è, in assenza di specifico progetto, la presunzione assoluta di subordinazione del rapporto per assenza di progetto, ex art. 69, comma 1, D.Lgs. 276 del 2003 (così il Ministero del Lavoro con Circ. n. 32/2012, cit.). 12 Per chiarimenti circa le modalità di computo degli anni solari/civili e, comunque più in generale, in materia di Partite IVA, cfr. Circ. Min. Lav. n. 32 del 27 dicembre Documenti analoghi
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