Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2297-codice-civile-mancata-registrazione
Timestamp: 2018-03-23 08:44:55+00:00
Document Index: 20244644

Matched Legal Cases: ['art. 2268', 'art. 2304', 'art. 2270', 'art. 2304', 'art. 2267', 'art. 2297', 'art. 2297', 'art. 2297', 'art. 2288', 'art. 2297', 'sentenza ', 'art. 147', 'art. 147', 'art. 2291', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 2291', 'art. 2297', 'art. 12', 'art. 7']

Art. 2297 codice civile: Mancata registrazione
Codice civile Art. 2297 codice civile: Mancata registrazione
Fino a quando la società non e’ iscritta nel registro delle imprese, i rapporti tra la società e i terzi (1), ferma restando la responsabilità illimitata e solidale di tutti i soci, sono regolati dalle disposizioni relative alla società semplice (2).
Tuttavia si presume che ciascun socio che agisce per la società abbia la rappresentanza sociale, anche in giudizio. I patti che attribuiscono la rappresentanza ad alcuno soltanto dei soci o che limitano i poteri di rappresentanza non sono opponibili ai terzi, a meno che si provi che questi ne erano a conoscenza (3).
Registro delle imprese: [v. 2188]; Responsabilità illimitata: [v. 2267]; Responsabilità solidale: [v. 1292]; Società semplice: [v. Libro V, Titolo V, Capo II]; Rappresentanza sociale: [v. 2266]; Opponibilità ai terzi: [v. 19].
Società non iscritta (società irregolare): società di persone il cui atto costitutivo non è stato iscritto nel registro delle imprese. Essa è perfettamente valida. In particolare, per quanto riguarda i rapporti tra (—) e terzi, essa è soggetta alle norme relative alla società semplice [v. 2268 ss.]. Peraltro ciascun socio può in ogni momento provvedere all’iscrizione (successiva) dell’atto costitutivo, regolarizzando la società.
(1) Solo nei rapporti tra società e terzi si applicano le norme della società semplice; i rapporti tra i soci, e tra questi e la società rimangono perciò regolati dalle norme sulla s.n.c. (regolare).
(2) Pertanto i creditori sociali possono agire direttamente nei confronti dei soci, senza aver prima escusso i beni sociali e sempreché sui medesimi non sia agevole il soddisfacimento (si applica così l’art. 2268 invece dell’art. 2304); i creditori particolari del socio possono inoltre chiedere la liquidazione della quota del socio loro debitore in ogni momento, quando gli altri beni di questo non siano sufficienti a soddisfarli (si applica l’art. 2270 invece dell’art. 2304).
Si noti però che non si applica l’art. 2267 laddove permette di limitare o escludere, con apposito patto, la responsabilità illimitata dei soci della società semplice che non abbiano agito in nome e per conto della società. Per espressa disposizione del comma in commento, infatti, resta ferma anche per le s.n.c. irregolari la responsabilità solidale e illimitata di tutti i soci.
(3) Anche questo comma 2 dispone una deroga al principio che alle società irregolari si applichi la disciplina della società semplice. Mentre, infatti, il terzo che si accorda con un socio della società semplice ha l’onere di accertare se il socio ha o meno la rappresentanza della società, nel caso di s.n.c. irregolare rimane inalterata la presunzione che ciascun socio ha la rappresentanza e quindi il potere di agire per la società (il terzo non ha, quindi, l’onere di accertarsi se il socio ha o meno tale potere).
La mancanza della prova scritta di un contratto societario relativo ad una società di fatto o irregolare non impedisce al giudice di accertarne in altro modo l'esistenza all'esito di una rigorosa valutazione (quanto ai rapporti tra soci) del complesso delle circostanze idonee a rivelare l'esercizio in comune di una attività imprenditoriale quali il fondo comune, costituito dai conferimenti finalizzati all'esercizio congiunto di un'attività economica, l'alea comune dei guadagni e delle perdite, e l'affectio societatis, cioè il vincolo di collaborazione in vista di detta attività nei confronti dei terzi. È peraltro sufficiente a far sorgere la responsabilità solidale dei soci ai sensi dell'art. 2297 c.c., la esteriorizzazione del vincolo sociale, ossia l'idoneità della condotta complessiva di taluno dei soci ad ingenerare all'esterno il ragionevole affidamento circa l'esistenza della società.
Cassazione civile sez. I 15 marzo 2010 n. 6175
La mancanza della prova scritta del contratto di costituzione di una società di fatto o irregolare (non richiesta dalla legge ai fini della sua validità) non impedisce al giudice del merito l'accertamento aliunde, mediante ogni mezzo di prova previsto dall'ordinamento, ivi comprese le presunzioni semplici, dell'esistenza di una struttura societaria, all'esito di una rigorosa valutazione (quanto ai rapporti tra soci) del complesso delle circostanze idonee a rivelare l'esercizio in comune di una attività imprenditoriale, quali il fondo comune costituito dai conferimenti finalizzati all'esercizio congiunto di un'attività economica, l'alea comune dei guadagni e delle perdite e l'affectio societatis, cioè il vincolo di collaborazione in vista di detta attività nei confronti dei terzi; peraltro, è sufficiente a far sorgere la responsabilità solidale dei soci, ai sensi dell'art. 2297 c.c., l'esteriorizzazione del vincolo sociale, ossia l'idoneità della condotta complessiva di taluno dei soci ad ingenerare all'esterno il ragionevole affidamento circa l'esistenza della società. Tali accertamenti, risolvendosi nell'apprezzamento di elementi di fatto, non sono censurabili in sede di legittimità, se sorrette da motivazioni adeguate ed immuni da vizi logici o giuridici.
Cassazione civile sez. I 11 marzo 2010 n. 5961
La società di fatto tra persone fisiche, pur connotata dall’assenza di formalizzazione, è legittima ed espressamente disciplinata dall’art. 2297 c.c. Stesso discorso non può essere fatto circa la partecipazione di una società di capitali ad una suddetta società di fatto. In tale ultimo caso, si esporrebbe la società di capitali alle conseguenze dell’insolvenza della società partecipata in via di fatto senza che i soci abbiano potuto apprezzare tale rischio e senza che i creditori abbiano potuto valutare l’affidabilità della società. Per quanto sopra esposto è preclusa la partecipazione di una società di capitali in una società di fatto.
Corte appello Napoli 05 giugno 2009
Il fallimento delle società di persone non determina lo scioglimento del vincolo sociale, poiché l'esclusione di diritto del socio che sia dichiarato fallito, prevista dall'art. 2288 c.c., applicabile alle società di fatto in virtù del disposto dell'art. 2297 c.c., tende a preservare la società in bonis dagli effetti dell'insolvenza personale del socio e non opera, quindi, nell'ipotesi in cui il fallimento del socio sia effetto di quello della società, in forza della responsabilità illimitata del primo per le obbligazioni della seconda. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, la quale aveva escluso che il decorso di un anno dalla dichiarazione di fallimento della società impedisse la dichiarazione di fallimento del socio ai sensi dell'art. 147 l. fall.).
Cassazione civile sez. I 01 luglio 2008 n. 17953
Anche la società di fatto e la società occulta, quali fattispecie nelle quali viene prospettata l'esistenza di soggetti che nella veste di soci non apparenti devono condividere con l'imprenditore fallito la responsabilità verso i creditori, possono essere dichiarate fallite ai sensi dell'art. 147 l. fall.: tale disposizione, infatti, rendendo operativo nella sede fallimentare il principio della responsabilità illimitata e solidale di tutti i soci, stabilito dagli art. 2291 e 2297 c.c., si applica anche all'ipotesi in cui, dichiarato il fallimento di un'impresa apparentemente individuale, sia successivamente accertata la natura sociale di essa, e debba quindi dichiararsi il fallimento della società e degli altri soci illimitatamente responsabili. Legittimato a chiedere l'estensione del fallimento in tal caso è il solo curatore, mentre non risultano legittimati né all'azione né alle impugnazioni i singoli creditori, i quali, ai sensi dell'art. 6 l. fall., possono chiedere la dichiarazione di fallimento soltanto ex novo.
Cassazione civile sez. I 10 febbraio 2006 n. 2975
La gestione di una farmacia privata può essere legittimamente assunta anche da una società di fatto, giacché l'art. 7 l. 8 novembre 1991 n. 362, nel consentire che titolare della farmacia sia una società di persone, fa riferimento alle disposizioni dei capi III ss. del titolo V c.c. e, quindi, ai tipi di società contemplati dagli art. 2291-2324 di detto codice, ai quali non è estranea la società non registrata, espressamente prevista dall'art. 2297 c.c., nella cui categoria è compresa la società di fatto. Nè una tale società potrebbe ritenersi affetta da nullità assoluta nel caso in cui uno dei due soci sia privo del requisito dell'idoneità di cui all'art. 12 l. 2 aprile 1968 n. 475, ovvero allorché siano state omesse le prescritte comunicazioni della variazione di cui all'art. 7 della legge n. 362 del 1991, in quanto la prima norma attiene solo alle formalità di ordine amministrativo che devono accompagnare il trasferimento dell'azienda, mentre l'omissione delle anzidette comunicazioni può comportare soltanto l'applicazione di sanzioni amministrative o disciplinari, senza incidere sull'esistenza e sulla validità della società.
Cassazione civile sez. I 19 settembre 2005 n. 18458