Source: https://www.laleggepertutti.it/162921_incidenti-stradali-se-il-danno-dipende-da-un-terreno-privato
Timestamp: 2018-09-20 03:53:12+00:00
Document Index: 81973995

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Incidenti stradali: se il danno dipende da un terreno privato
Smottamenti, frane, detriti, buche e altri pericoli sulla strada: anche se lo sbandamento dell’auto o l’incidente è causato dalla proprietà privata, l’amministrazione è responsabile.
Immaginiamo di percorrere una strada con la nostra auto quando, improvvisamente, dopo una curva, si apre uno scenario pericolosissimo: una grossa pietra, franata dal terreno adiacente al margine della strada, ha invaso l’intera corsia. Per non distruggere la macchina e non farci male, siamo costretti a una manovra improvvisa che, purtroppo, si rivela insufficiente a salvarci: la nostra auto sbanda e finiamo contro il muretto. A seguito di questo sfortunato incidente, chiediamo subito il risarcimento alla pubblica amministrazione, proprietaria della strada, per non aver garantito la corretta manutenzione del suolo pubblico e l’assenza di pericoli. Ma il Comune non ne vuole sapere e sostiene, a propria difesa, che l’insidia è derivata dal terreno vicino alla strada, che è di proprietà privata. Dunque abbiamo sbagliato soggetto a cui chiedere i danni e la domanda va presentata al relativo titolare. Chi ha ragione? La Cassazione ha più volte dato la seguente soluzione, così come confermato anche da una recente sentenza [1]: la pubblica amministrazione è colpevole se non provvede alla manutenzione o messa in sicurezza delle aree, anche di proprietà privata, latistanti le vie pubbliche, quando da esse possa derivare pericolo per gli utenti della strada. Se non può farlo con immediatezza e celerità, spetta sempre alla PA vietare l’accesso alla strada resa pericolosa dai terreni limitrofi.
Secondo l’interpretazione costante seguita dai giudici supremi, tra i doveri dell’ente proprietario della strada (e quindi anche dell’Anas per quanto riguarda le strade e autostrade che le sono affidate) vi è quello di garantirne la sicurezza mediante l’adozione delle opere e dei provvedimenti necessari. Se non vi provvede è tenuto a risarcire i danni agli automobilisti anche quando la fonte del pericolo dipende dal terreno di proprietà privata. La responsabilità della pubblica amministrazione per i danni occorsi agli automobilisti è di tipo «oggettivo», ossia scatta anche in assenza di colpa o malafede, poiché è collegata direttamente al fatto di avere la custodia della strada. Strada che, pertanto, va controllata anche quando l’incidente è stato determinato dalla cattiva o omessa manutenzione dei terreni a lato della strada anche se appartenenti a privati, atteso che è comunque obbligo dell’ente verificare che lo stato dei luoghi consenta la circolazione dei veicoli e dei pedoni in totale sicurezza [2].
Allo stesso modo, il Comune (o, comunque, l’ente proprietario del suolo) non può consentire al pubblico traffico l’attraversamento di un tratto di strada se prima non si è accertato dello stato dell’area e non abbia provveduto alla sua manutenzione, senza trascurare di controllare anche le condizioni dei terreni privati limitrofi [3].
Sempre secondo la Cassazione [4], il Comune, che consente alla collettività l’utilizzazione, per pubblico transito, di un’area di proprietà privata, si assume l’obbligo di accertarsi che la manutenzione dell’area e dei relativi manufatti non sia trascurata. L’inosservanza di tale dovere di sorveglianza, che costituisce un obbligo primario della Pa, integra gli estremi della colpa e determina la responsabilità per il danno cagionato all’utente dell’area, non rilevando che l’obbligo della manutenzione incomba sul proprietario dell’area medesima.
[1] Cass. sent. n. 3216/17 del 7.02.2017.
[3] Cass. sent. n. 3387/1979.
[4] Cass. sent. n. 7/2010. Contra cfr. Cass. sent. n. 4480/2009.
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente Dott. ARMANO Uliana – Consigliere
Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere
1.Il consigliere relatore ha depositato, ai sensi dell’articolo 380 bis c.p.c., la seguente relazione:
“1.Nel 2002 (OMISSIS) convenne dinanzi al Tribunale di Foggia il Comune di San Giovanni Rotondo, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni sofferti in conseguenza delle lesioni personali patite a causa d’una caduta, avvenuta mentre percorreva una strada comunale, ed ascritta al carente stato manutentivo di questa.
2.Il Tribunale di Foggia accolse la domanda con sentenza n. 846 del 2007. La Corte d’appello di Bari tuttavia con sentenza 31.12.2013 n. 1904 accolse l’appello del Comune e rigetto’ la domanda. La Corte ritenne non provato che il tratto di strada su cui avvenne la caduta fosse di proprieta’ comunale.
3.La sentenza d’appello e’ stata impugnata per cassazione da (OMISSIS) e (OMISSIS), eredi di (OMISSIS), deceduta nelle more del giudizio, con ricorso fondato su tre motivi.
4.Col primo motivo di ricorso i ricorrenti lamentano il vizio di insufficiente e contraddittoria motivazione. Deducono che la Corte d’appello avrebbe errato nel ritenere sussistente la prova che il sinistro avvenne su un tratto di strada di proprieta’ privata.
5.Il secondo motivo di ricorso si articola in due diverse censure, ovvero:
6.Col terzo motivo di ricorso i ricorrenti sostengono che, anche ad ammettere che il luogo del sinistro fosse di proprieta’ privata, esso era nondimeno di uso pubblico, sicche’ l’amministrazione comunale aveva comunque l’obbligo di provvedere alla sua manutenzione. Pertanto, non tenendo conto della colpa scaturente dalla violazione di quest’obbligo, la sentenza impugnata avrebbe violato il Decreto Legislativo n. 285 del 1992, articolo 2 e L. n. 2248 del 1865, articolo 22, comma 3.
7.L’amministrazione convenuta ha eccepito l’inammissibilita’ del ricorso.
Tale eccezione si fonda sull’assunto che l’originaria attrice e’ deceduta prima della proposizione del
gravame, sicche’ la costituzione del suo avvocato nel giudizio di appello sarebbe nulla, e si sarebbe dunque formato il giudicato” (sic) sulle “domande ed eccezioni” proposte col ricorso per cassazione.
8.Si propone pertanto la cassazione con rinvio della sentenza impugnata”.
2.La parte controricorrente ha depositato memoria ex articolo 380 bis c.p.c., comma 2, con la quale ha insistito per l’inammissibilita’ od il rigetto del ricorso.
3.Il Collegio condivide le osservazioni contenute nella relazione.
4.Il Comune di San Giovanni Rotondo ha precisato, nella memoria depositata ai sensi dell’articolo 380 bis c.p.c., che non ha inteso contestare il principio di ultrattivita’ del mandato, ma che ha inteso denunciare la nullita’ della procura alle liti (formalmente) conferita dalla sig.a (OMISSIS) agli avvocati (OMISSIS) e (OMISSIS) nel giudizio di appello.
5.Le spese del giudizio di legittimita’ saranno liquidate dal giudice di rinvio. P.Q.M.
(-) accoglie il terzo motivo ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte
d’appello di Bari, in diversa composizione;
(-) manda alla Cancelleria di trasmettere l’allegata denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari, al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Locri, al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Foggia, per i provvedimenti di rispettiva competenza.