Source: http://condominio.ilcaso.it/sentenze/legittimita/23524/IT
Timestamp: 2020-07-07 15:21:01+00:00
Document Index: 183849684

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 23524 - pubb. 25/04/2020
Cassazione civile, sez. I, 27 Marzo 2020, n. 7559. Pres. Maria Cristina Giancola. Est. Campese.
E' lecita la permanenza di un articolo di stampa nell'archivio informatico di un quotidiano, relativo a fatti risalenti nel tempo oggetto di cronaca giudiziaria, che abbiano ancora un interesse pubblico di tipo storico o socio-economico, purché l'articolo sia deindicizzato dai siti generalisti e reperibile solo attraverso l'archivio storico del quotidiano, in tal modo contemperandosi in modo bilanciato il diritto ex art. 21 Cost. della collettività ad essere informata e a conservare memoria del fatto storico, con quello del titolare dei dati personali archiviati a non subire una indebita compressione della propria immagine sociale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva respinto la domanda degli eredi di un imprenditore deceduto, tesa ad ottenere la cancellazione dall'archivio "on line" di un quotidiano, dell'articolo che si riferiva ad inchieste giudiziarie in ordine a fatti penalmente rilevanti commessi dal defunto). (massima ufficiale)
1. A.C., in proprio e quale figlio legittimo di A.B., deceduto il (*), propose ricorso al Garante per la protezione dei dati personali, D.Lgs. n. 196 del 2003, ex artt. 145 e ss. in relazione alla pubblicazione, nell'archivio storico del sito internet de "(*)", di due articoli a firma di N.R., titolati "(*)" del (*) e "(*)" dell'(*).
1.1. Espose che quegli articoli, comparsi illo tempore sull'edizione cartacea de "(*)", e successivamente confluiti nell'archivio storico del sito del quotidiano, avevano ad oggetto le vicende riguardanti il rinvio a giudizio e la successiva condanna in primo grado del defunto padre, * A.B., insigne imprenditore per lunghi anni a capo del (*), importante realtà a livello Europeo nel campo tipografico. Le suddette pubblicazioni fornivano, a suo dire, una verità parziale, frammentata e fuorviante dei fatti di cronaca giudiziaria, dal momento che non riportavano l'evoluzione della vicenda, per essere stato il * P. prosciolto, giusta sentenza della Corte di appello di Brescia del 15 ottobre 2001, n. 1948, passata in cosa giudicata. Rilevò che l'attualità della presenza nel sito del quotidiano di una notizia di cronaca giudiziaria, peraltro incompleta e non aggiornata, costituisse un inaccettabile vulnus alla memoria di A.B., costituendo un'informazione contraria alla realtà dei fatti, e, dunque, fortemente lesiva dell'onore, della reputazione, della dignità del de cuius ma anche della famiglia tutta che, da sempre, gestisce le società che fanno capo al Gruppo e che con essa si identificano. I due articoli risultavano, invero, facilmente reperibili sulla rete internet attraverso una ricerca con i comuni motori di ricerca ((*)), circostanza che aumentava il carattere di diffusività dell'informazione errata. Domandò, dunque, la rimozione di quegli scritti dal sito web del "(*)" e, in via subordinata, il loro aggiornamento, con richiesta di adozione di tutte le misure tecnicamente idonee ad evitarne la reperibilità attraverso la ricerca con i comuni motori di ricerca.
2. A.C., in proprio e nella indicata qualità, impugnò il descritto provvedimento innanzi al Tribunale di Milano chiedendo, in via principale, la rimozione degli articoli in oggetto dal sito web del "(*)"; in via subordinata, che fossero resi anonimi i dati personali contenuti nei menzionati articoli; in via ulteriormente gradata, che venisse ordinato alla società resistente l'aggiornamento delle notizie allora pubblicate aggiungendo al testo "il riferimento al successivo proscioglimento del * P. dichiarato con sentenza della Corte di appello di Brescia del 15/10/2001".
2.1. Instauratosi il contraddittorio, si costituirono la società editrice * s.p.a., sostenendo la correttezza del proprio operato, nonchè l'Autorità Garante, rivendicando la legittimità del provvedimento opposto, stante l'assenza di illecito trattamento dei dati personali del ricorrente. Nel corso del relativo giudizio, peraltro, si diede atto che: i) l'articolo "(*)", pubblicato il (*), risultava effettivamente non più indicizzato, non essendo più accessibile attraverso i motori di ricerca, nè direttamente fruibile dagli utenti esterni che accedevano al sito informatico del "(*)", sicchè era cessata la materia del contendere in ordine a tutte le domande ad esso afferenti, persistendo la controversia esclusivamente con riguardo all'articolo "Eredità miliardaria. E' guerra"; ii) il ricorrente aveva dichiarato di rinunciare alla domanda di rendere anonimi i dati del defunto P., con conseguente cessazione della materia del contendere anche in ordine a tale richiesta; iii) ad analoga determinazione doveva giungersi circa l'aggiornamento apportato dal "(*)" in calce all'articolo da ultimo indicato, dove veniva ex novo dato conto dell'esito del procedimento penale allora celebrato nei confronti del defunto.
2.1.1. A.C., tuttavia, insistè nella domanda di rimozione o, in subordine, di deindicizzazione anche di tale articolo, ma il tribunale, osservato che il testo in esame non era più reperibile attraverso l'utilizzo dei generali motori di ricerca della rete (dalla documentazione allegata dalle parti, invero, emergeva che il testo risultava attualmente raggiungibile esclusivamente dagli internauti che fossero entrati nell'archivio informatico del (*)), ritenne cessata la materia del contendere anche con riferimento alla richiesta deindicizzazione dai motori di ricerca di quel testo.
2.2.2. Con riferimento, invece, alle domande formulate nella qualità di figlio del defunto * P., concluse che "nel bilanciamento tra il diritto del soggetto titolare del dato personale al controllo e finanche al blocco del dato medesimo di derivazione giornalistica ed il contrapposto diritto ad essere informati e ad informare, deve essere tenuto in preminente considerazione l'immenso patrimonio informativo insito in un archivio giornalistico, subordinando il diritto costituzionale della collettività all'informazione ed alla conoscenza solo in presenza di una lesione, o del rischio di essa, da individuarsi in una non emendabile compromissione della propria vita di relazione per effetto del permanere del dato personale in archivio e della sua potenziale divulgazione. Non può, dunque, accedersi alla richiesta cancellazione nell'articolo di stampa in esame dall'archivio informatico del (*)" (cfr. pag. 16 della medesima sentenza).
3. Avverso la riportata sentenza, A.C. ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi, resistiti, con distinti controricorsi, dal Garante per la protezione dei dati personali e da RCS Mediagroup s.p.a., medio tempore incorporante, per fusione, la * s.p.a.. Il ricorrente e la RCS Mediagroup s.p.a. hanno, altresì, depositato memoria ex art. 380-bis.1 c.p.c..
4.1. Il secondo motivo prospetta un "Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti. Insufficiente e contraddittoria motivazione sulla scorta delle risultanze probatorie prodotte in atti, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5". Si assume che l'articolo titolato "(*)", oggetto di aggiornamento da parte di *, oltre che essere rimasto all'interno del sito del quotidiano e reperibile attraverso il motore di ricerca della pagina web dell'archivio storico, viene pescato come primo risultato attraverso una ricerca effettuata con i comuni motori (*) digitando le stringhe di ricerca " P.-(*)", con un rimando alla pagina dell'archivio storico del Corriere, tanto cha ancora oggi risulta così indicizzato. Il Tribunale di Milano, tuttavia, sulla domanda del ricorrente di deindicizzare l'articolo dai comuni motori di ricerca esterni al (*), aveva inaspettatamente concluso pronunciando la cessazione della materia del contendere (motivando nel senso che "il testo in esame non è più reperibile attraverso l'utilizzo dei generali motori di ricerca della rete; dalla documentazione allegata dalle parti... emerge che il testo risulta ad oggi reperibile esclusivamente dagli internauti che entrino nell'archivio informatico del (*)..."), decisione palesemente viziata, erronea e contraddittoria, motivata sulla scorta di evidenze probatorie versate in atti che smentiscono quanto asserito dal tribunale.
5.10.3. Alla stregua di questi principi, quindi, all'esito del bilanciamento di interessi compiuto, il tribunale milanese ha sottolineato che, nel caso in esame, emerge in tutta evidenza che il dato personale, derivante da attività di cronaca giudiziaria legittimamente esercitata, aveva ad oggetto l'attività imprenditoriale del defunto, azionista di riferimento di società industriali di rilievo nazionale - risultando il cd. (*), per stessa ammissione del ricorrente, il primo operatore italiano nel campo della grafica - e, in particolare, di condotte ritenute di potenziale rilievo penale, commesse al fine di mantenere/acquisire il controllo del gruppo societario. Ecco, quindi, che "nel bilanciamento dei contrapposti interessi sussiste e permane l'interesse della collettività, ed in particolare del mondo economico, di "fare memoria" di vicende rilevanti per un soggetto che si presenta come primario centro di imputazione di interessi economici rilevanti per la collettività", dovendosi, inoltre, "ricordare che, tra tutti i dati personali, quelli interessanti l'attività economica esercitata offrono la maggior resilienza all'azione di compressione esercitabile a tutela della riservatezza dei soggetti cui i dati pertengono. Non può, quindi, seriamente contestarsi il potenziale interesse pubblico a conoscere la storia di un primario attore nell'ambito economico nazionale, ivi incluse le lotte scatenatesi per il controllo azionario del gruppo societario in questione" (cfr. pag. 14 della menzionata sentenza). Il tribunale, infine, ha aggiunto che "quanto al richiesto aggiornamento del dato di cronaca giudiziaria di interesse, si osserva che, nel caso in esame, l'editore non poteva accedere alla richiesta di annotazione del "proscioglimento" del congiunto, come invece domandato dal ricorrente, posto che il defunto * P. non solo non era stato prosciolto dal GUP in sede di udienza preliminare, condizione di esclusiva applicabilità del concetto di proscioglimento invocato, ma lo stesso nemmeno era stato assolto dal giudice del dibattimento, posto che la vicenda giudiziaria si era conclusa, per alcuni capi di imputazione, con una pronuncia in rito di non doversi procedere, rispettivamente per difetto di querela e per intervenuta prescrizione del reato, e, solo per due degli originari capi di imputazione, l'imputato era stato assolto nel merito" (cfr. pag. 14-15 della medesima sentenza).
6.1. Giova, invero, evidenziare che, sul punto, il tribunale motivò la propria decisione argomentando nei sensi già precedentemente riportati al precedente p. 2.2.1. di questo scritto (da intendersi, qui, per brevità, interamente riprodotto), ed inoltre, dopo aver lungamente disquisito sul perchè nemmeno potesse trovare accoglimento la (residua) domanda spiegata da A.C. in qualità di erede del defunto A.B. (cfr. il p. 2.2.2. di questo elaborato, anch'esso da considerarsi qui riprodotto), ebbe espressamente a rimarcare che la conclusione ivi esposta doveva valere anche per le domande proposte in proprio dal ricorrente ove non si fosse ritenuto di accedere alla prima soluzione già per esse descritta, derivandone, dunque, anche in tal caso, il rigetto della domanda di rimozione e cancellazione dell'articolo in esame (cfr. pag. 16 della sentenza impugnata).
6.2. Questa seconda ratio decidendi, evidentemente autonoma rispetto alla prima, non è stata specificamente confutata (sotto il peculiare profilo della possibilità di utilizzare i medesimi assunti per disattendere sia la domanda formulata dal ricorrente in proprio che quella da lui spiegata nella indicata qualità) nel motivo in esame, ed a tanto deve aggiungersi che, comunque, l'infondatezza, per quanto già ampiamente esposto, del terzo motivo di ricorso, consente, ormai, di ritenere non più contestabile la prima delle suddette rationes decidendi cui la seconda ha fatto esplicito rinvio per disattendere, in ogni caso, la domanda svolta da A.C. quale erede del defunto padre.
7. Immeritevole di accoglimento, infine, è anche il secondo motivo di ricorso, che, sull'assunto secondo cui l'articolo titolato "(*)", oggetto di aggiornamento da parte di *, oltre che essere rimasto all'interno del sito del quotidiano e reperibile attraverso il motore di ricerca della pagina web dell'archivio storico, viene pescato come primo risultato attraverso una ricerca effettuata con i comuni motori (*) digitando le stringhe di ricerca " P.-(*)", con un rimando alla pagina dell'archivio storico del Corriere, tanto che ancora oggi risulta così indicizzato, ascrive al Tribunale di Milano di aver pronunciato la cessazione della materia del contendere sulla domanda del ricorrente di deindicizzare l'articolo dai comuni motori di ricerca esterni al (*) motivando nel senso che "il testo in esame non è più reperibile attraverso l'utilizzo dei generali motori di ricerca della rete; dalla documentazione allegata dalle parti... emerge che il testo risulta ad oggi reperibile esclusivamente dagli internauti che entrino nell'archivio informatico del (*); deve quindi ritenersi cessata la materia del contendere in ordine alla richiesta di deindicizzazione dai motori di ricerca anche del presente testo" (cfr. pag. 5 della sentenza impugnata): decisione ritenuta "palesemente viziata, erronea e contraddittoria, motivata sulla scorta di evidenze probatorie versate in atti che smentiscono quanto asserito dal tribunale" (cfr. pag. 12 del ricorso).
7.2. Il tribunale milanese, dunque, non ha affatto omesso di motivare su un fatto decisivo per il giudizio, avendo rilevato, al contrario, sulla scorta di quanto dedotto e prodotto, da un lato, che la * s.p.a. aveva spontaneamente aggiornato il dato, giusta quanto appreso dall'interessato ed accertato direttamente; dall'altro, che essa aveva fatto in modo che i principali motori di ricerca non visualizzassero più (in via diretta, consentendolo, invece, solo tramite invio al suddetto archivio del (*)) l'articolo in parola.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, giusta lo stesso art. 13, comma 1 bis.