Source: http://www.orizzontietici.it/note-sintetiche-sulla-situazione-del-cittadino-straniero.html
Timestamp: 2017-08-22 05:26:30+00:00
Document Index: 62354236

Matched Legal Cases: ['art.5', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 495', 'art. 352', 'art. 103', 'art. 41', 'art. 25']

privo di permesso di soggiorno in Italia
di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo Autore: Prof. Fulvio Vassallo Paleologo
In assenza di visto d’ingresso, qualora non venga presentata una istanza di asilo, di protezione internazionale o di protezione umanitaria ex art.5.6 del T.U. sull’immigrazione, può scattare l’ipotesi di reato relativa all’immigrazione clandestina dello straniero extracomunitario nel territorio dello Stato, punito con la contravvenzione da
10.000 euro, ed espulsione dello straniero da parte del giudice. Il giudice, acquisita la notizia dell’esecuzione dell’espulsione o del respingimento ai sensi dell’articolo 10, comma 2, pronuncia sentenza di non luogo a procedere. Il giudizio sul reato di immigrazione clandestina è sospeso durante la procedura per il riconoscimento dello status di asilo. In caso di espulsione scatta un divieto di reingresso per 10 anni. La disciplina delle espulsioni appare in molti punti in contrasto con la direttiva rimpatri 2008/115/CE, ma, anche se i magistrati stanno disapplicando la normativa interna in favore delle norme previste dalla direttiva, la polizia continua ad applicare le norme interne. Essenziale dunque l’intervento di un avvocato di fiducia in ogni caso nel quale sia possibile effettuare la nomina.Qualora, a seguito di una espulsione o di un respingimento differito, che è immediatamente esecutivo con accompagnamento alla frontiera, non ne sia possibile l’esecuzione, il soggetto da espellere viene rinchiuso nei c.d. CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione), previa convalida da parte dell’autorità giudiziaria, per un periodo massimo di giorni
questa fase l’immigrato ha diritto ad un difensore, anche d’ufficio e può comunicare con l’esterno.
L’Italia non ha risolto la questione della legittimità della detenzione dei migranti e dei richiedenti asilo immediatamente dopo l’arrivo. Come sottolineato dal Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria delle Nazioni Unite (Wgad), che ha visitato l’Italia nel novembre 2008, durante il primo periodo di permanenza nei centri dopo l’arrivo in Italia, i richiedenti asilo sono sottoposti a una detenzione de facto, priva di basi legali certe e di controllo giudiziario. Qualunque altra forma di detenzione amministrativa che si realizza al di fuori dei CIE, che devono essere quelli previsti da un apposito decreto del ministro dell’interno, al di fuori delle 96 ore, e delle esigenze di prima identificazione, si può ritenere illegittima. Appare quindi priva di fondamento normativo il trattenimento nelle tendopoli/CIE, recentemente istituite dal ministero dell’interno con i provvedimenti che dichiarano l’ennesimo “stato di emergenza”, con una evidente limitazione della libertà personale dei migranti che vi vengono internati.I provvedimenti di espulsione o di respingimento vanno adottati rispettivamente dal Prefetto e dal Questore del luogo nel quale è avvenuto l’ingresso irregolare. Il trasferimento di migranti privi di provvedimenti di espulsione o di respingimento differito da una parte all’altra del territorio nazionale non appare conforme a legge ed alla previsione dell’art. 13 della Costituzione. Secondo questa norma in caso di arresto da parte della polizia, entro 48 ore deve essere informata l’autorità giudiziaria, che nelle successive 48 ore deve convalidare l’arresto. Per arresto, secondo la Corte Costituzionale, si intende qualunque limitazione della libertà personale.
Se l’espulsione non viene eseguita, il soggetto riceve un ordine di lasciare il territorio entro il termine di 5 giorni: se non ottempera «senza giustificato motivo» a tale ordine, commette un reato punito da
4 anni di reclusione, con arresto obbligatorio e giudizio direttissimo.
Recentemente la Corte Costituzionale ha ribadito che se si prova il “giustificato motivo” consistente nella mancanza di mezzi o di documenti, il reato non ricorre.Diritto d’asilo
E’ perciò importante e - hai diritto di pretendere - che la comunicazione al Procuratore della
Repubblica venga effettuata subito al momento dell’accompagnamento, perchè solo da questo
momento si contano le 24 ore entro cui devono rilasciarti.
Se rifiuti di dire le tue generalità / esibire i documenti, oltre all’accompagnamento in questura di cui
abbiamo parlato, puoi essere denunciato per i seguenti reati:
[-] Se sei cittadino extracomunitario e non fai vedere i documenti (passaporto-permesso), senza un
valido motivo, ad agenti-ufficiali di polizia quando te lo chiedono puoi essere denunciato e rischi la
pena dell’arresto fino a 6 mesi; se c’è motivo di dubitare della tua identità, puoi essere accompagnato in questura per rilievi segnaletici (fino a un max di 24 ore.)
[-] Se invece fornisci false generalità a un pubblico ufficiale o a un incaricato di pubblico servizio, il reato è punito con pene maggiori (che sono stata aggravate col c.d. pacchetto sicurezza - d.l. 23.5.2008, n. 92): se dichiari (a voce o per iscritto) false generalità e rischi il carcere fino a un massimo di sei anni (artt. 495 e 496 c.p.); la stessa pena è prevista se alteri il tuo corpo per impedire la tua identificazione - es. alterazioni delle impronte digitali (art. 495-ter c.p.).
quando si sta commettendo un reato o una evasione (fuga) o quando si deve eseguire
un’ordinanza di custodia cautelare o un ordine di carcerazione o un fermo (art. 352 c.p.p.); 2) la polizia giudiziaria (polizia di stato, carabinieri, guardia di finanza, corpo forestale) può perquisire le persone, i locali, le macchine, i bagagli e gli effetti personali per prevenire o reprimere il traffico di droga (art. 103 dpr n. 309/1990) o se ha fondato motivo di credere che ci sono armi, munizioni o esplosivi, qualcuno cercato dalla polizia che si nasconde, un evaso in relazione a determinati delitti di associazione mafiosa, traffico di droga o delitti con finalità di terrorismo (art. 41 tulps e art. 25 d.l.8.6.1992, n. 306);
Anche in questi casi ti devono lasciare sempre una copia del verbale di perquisizione, anche se non viene sequestrato nulla, dove si indicano le operazioni fatte, il motivo per cui hanno fatto la
perquisizione senza l’autorizzazione del giudice, i nomi e la qualifica degli agenti che hanno fatto la
perquisizione. Se sequestrano oggetti, documenti, devono essere specificamente indicati nel verbale
di perquisizione. Se non sei in grado di leggere, hai diritto ad un interprete e comunque fai sempre
scrivere che non parli l’italiano.