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Timestamp: 2019-10-21 15:02:14+00:00
Document Index: 171184825

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Rassegna stampa 16 settembre 2019 - Studio Legale Roma - P&I Guccione e Associati
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di Alessia peilex|Pubblicato 16 Settembre 2019
13/09/2019 – Italia Oggi
Il Tar della Campania sbaglia a considerarli prestazioni d’ opera intellettuale
Devono essere regolati dal codice dei contratti pubblici
Gli incarichi di difesa in giudizio affidati agli avvocati da parte di amministrazioni pubbliche sono sempre e soltanto appalti di servizio, regolati dal codice dei contratti pubblici seppur solo a livello di principi generali. Non possono considerarsi condivisibili le conclusioni tratte (per altro, solo in via di inciso) dalla sentenza del Tar Campania-Salerno sezione I, 11/7/2019 n. 1271, che ha ridato fiato alla tesi secondo la quale gli incarichi agli avvocati non sarebbero appalti, ma prestazioni d’ opera intellettuale. La sentenza del Tar Campania è criticabile sotto molteplici aspetti. Tra i quali la citazione di giurisprudenza (come la sentenza n. 2730 dell’ 11 maggio 2015, della quinta sezione del Consiglio di stato o la determinazione n. 4 del 7 luglio 2011 dell’ Avcp, o ancora il parere della Corte dei conti, sezione regionale di controllo per la Basilicata, deliberazione n. 19/2009) vetusta e antecedente alle chiarissime indicazioni del codice dei contratti. Il Tar Campania riesuma un orientamento minoritario; nella stessa giurisprudenza amministrativa sono rilevanti le posizioni diametralmente opposte e correttamente rispettose delle previsioni del codice dei contratti, come la recente sentenza del Tar Emilia Romagna – Parma, sezione I, 14/1/2019, n. 3. La sezione staccata di Parma spiega bene la fattispecie. Gli incarichi ai legali, sia che si tratti di singola difesa in giudizio, sia che si tratti di un programma continuativo di difese giudiziali, soggiace al codice dei contratti. È pur vero, nota la sentenza, che l’ articolo 17, comma 1, lettera d) del dlgs 50/2016, dispone che «le disposizioni del presente codice non si applicano agli appalti e alle concessioni di servizi:..d) concernenti uno qualsiasi dei seguenti servizi legali», tra cui la difesa. Ma, l’ esclusione dal completo campo di applicazione delle regole del codice non sottrae il patrocinio in giudizio dalla categoria degli appalti di servizi. Infatti, spiega il Tar Emilia Romagna, l’ inquadramento dei patrocini tra gli appalti esclusi non determina l’ inapplicabilità dell’ art. 4 della medesima fonte normativa laddove è previsto che «l’ affidamento dei contratti pubblici aventi ad oggetto lavori, servizi e forniture, dei contratti attivi, esclusi, in tutto o in parte, dall’ ambito di applicazione oggettiva del presente codice, avviene nel rispetto dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità , pubblicità, tutela dell’ ambiente ed efficienza energetica». Del resto, ai fini dell’ applicazione del codice dei contratti la distinzione tra servizi e prestazioni professionali (sostanzialmente sconosciuta nell’ ordinamento europeo) non ha alcuna rilevanza. Nel recepire le direttive appalti, all’ articolo 3, comma 1, lettera p), il dlgs 50/2016 spiega (ma già era chiaro col dlgs 163/2006) che è operatore economico anche «una persona fisica», «che offre sul mercato la realizzazione di lavori o opere, la fornitura di prodotti o la prestazione di servizi». È da ricordare che all’ articolo 17, comma 1, n. 4), la direttiva 2006/123/Ce (nota come direttiva Bolkestein) che regola le prestazioni di servizi nel mercato interno, qualifica espressamente le attività degli avvocati come «prestazioni di servizi». Non vi sono, insomma, le basi giuridiche per considerare il patrocinio legale come altro da un appalto e, perciò, sottrarlo dall’ applicazione dei principi enunciati dall’ articolo 4 del dlgs 50/2016. Meno ancora convincente è la sentenza del Tar Campania-Salerno nella parte in cui motiva la sottrazione delle prestazioni degli avvocati agli appalti di servizi perché una procedura concorsuale di stampo selettivo «si appalesa incompatibile con la struttura della fattispecie contrattuale, qualificata, alla luce dell’ aleatorietà dell’ iter del giudizio, dalla non predeterminabilità degli aspetti temporali, economici e sostanziali della prestazioni e dalla conseguente assenza di basi oggettive sulla scorta delle quali fissare i criteri di valutazione necessari in forza della disciplina recata dal codice dei contratti pubblici». A parte la circostanza che laddove si qualificasse la difesa in giudizio come lavoro autonomo e non appalto, si applicherebbe l’ articolo 7, commi 6 e seguenti del dlgs 165/2001 contenenti esattamente i medesimi principi dell’ articolo 4 del dlgs 50/2016, in ogni caso la sentenza non tiene conto che gli incarichi agli avvocati sono comunque «esclusi» dal campo di stretta applicazione delle regole del codice, anche per le ragioni esposte nella sentenza. La procedura selettiva, dunque, non può e non deve riferirsi né all’ esito né ad importi fissi. Tuttavia, gli avvocati come tutti i professionisti sono tenuti a presentare un preventivo: è sulla base di questo che le p.a. possono e debbono comunque predeterminare gli aspetti economici e regolatori del servizio ai fini della selezione del legale da scegliere. © Riproduzione riservata. LUIGI OLIVERI
il ccnl è coerente con il servizio in gara
In un contratto pubblico è rimessa al concorrente la scelta del contratto collettivo da applicare nell’ appalto o concessione, ma in coerenza con le attività da eseguire. Lo ha affermato il Consiglio di stato, con la sentenza della V sezione del 6 agosto 2019 n. 5575 che ha preso in esame l’ applicazione dell’ articolo 30, comma 4 del codice dei contratti pubblici in tema di applicazione del Ccnl (che sancisce l’ obbligo di seguire il «contratto collettivo nazionale e territoriale in vigore per il settore e per la zona nella quale si eseguono le prestazioni di lavoro stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e quelli il cui ambito di applicazione sia astrattamente connesso con l’ attività oggetto dell’ appalto o della concessione svolta dall’ impresa anche in maniera prevalente»). Nel caso specifico una ditta era stata esclusa perché per un affidamento di servizi di prenotazione e prevendita aveva scelto il Ccnl di Vigilanza privata e servizi fiduciari. Il Consiglio di stato ha chiarito che se è vero che la scelta rientra nelle prerogative imprenditoriali, è altrettanto vero che essa debba avvenire nel rispetto della coerenza del contratto con l’ oggetto dell’ appalto. Del resto, la libertà incondizionata nell’ applicare le discipline contrattuali collettive ha un’ inevitabile ricaduta sull’ offerta (nel caso specifico si determinava uno scostamento dei minimi tabellari rispettivamente del 52,5% e del 34,4% in comparazione con il Ccnl del terziario e di quello dei multiservizi, coerenti con l’ affidamento). Non può quindi considerarsi anomala un’ offerta se essa sia riconducibile al minore costo del lavoro applicato al proprio personale rispetto a quello applicato da altra impresa se nella lex specialis di gara e quando si richieda l’ indicazione non già di un contratto specifico, ma semplicemente del contratto che verrà applicato, come nel caso esaminato: «l’ aggiudicataria s’ impegna ad applicare nei confronti del personale dipendente addetto e, se cooperativa, anche nei confronti dei soci, condizioni contrattuali normative e retributive non inferiori a quelle previste dalle leggi e dai Ccnl, territoriali di settore e aziendali, della categoria». © Riproduzione riservata.
Correggibile nell’ offerta l’ errore di trascrizione
Delibera Anac su definizione costi esterni della sicurezza
L’ errata trascrizione, in un’ offerta per un appalto pubblico, dei costi della sicurezza già fissati dalla stazione appaltante costituisce mero errore materiale e non legittima l’ esclusione dalla gara. Lo ha precisato l’ Autorità nazionale anticorruzione (Anac) con la delibera del 17 luglio 2019, n. 680 che chiude un precontenzioso ex articolo 211, comma 1 del codice appalti in tema di definizione dei costi della sicurezza cosiddetti «esterni». La vicenda oggetto di esame da parte dell’ Authority riguardava la possibilità di configurare l’ errore di trascrizione dei costi della sicurezza non soggetti a ribasso nell’ ambito degli errori materiali o dei refusi, configurazione che condurrebbe a ritenere valida un’ offerta economica che rechi, nel dettaglio, un importo errato di tali oneri e dell’ ammontare complessivo dell’ appalto. Nel caso di specie, si era verificata una somiglianza tra l’ importo dei costi della sicurezza non soggetti a ribasso e quello degli oneri aziendali concernenti l’ adempimento delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro; da tale somiglianza era derivata la disattenzione nella redazione dell’ offerta economica. L’ Autorità ha affrontato il caso ricordando che nel settore degli appalti pubblici vige il principio generale dell’ immodificabilità dell’ offerta, a tutela non soltanto dell’ imparzialità e della trasparenza dell’ agire della stazione appaltante, ma anche del principio della concorrenza e della parità di trattamento tra gli operatori economici che prendono parte alla procedura concorsuale. Pertanto la stazione appaltante può sanare gli errori presenti nell’ offerta nell’ ambito di stringenti limiti, svolgendo un’ attività interpretativa della volontà del dichiarante, nei soli casi in cui attraverso l’ attività di ricostruzione sia possibile giungere ad esiti certi circa l’ impegno negoziale assunto dal dichiarante. In realtà, ha spiegato l’ Anac, l’ offerta economica del concorrente può essere modificata, anche d’ ufficio, in presenza di un mero errore materiale la cui correzione non alteri l’ effettiva volontà dell’ offerente e che risulti chiaramente dagli altri elementi dell’ offerta economica stessa. In questo caso occorre la sussistenza di due condizioni: che sia possibile, attraverso l’ attività interpretativa, giungere ad una rettifica degli elementi della dichiarazione che non lasci margini di incertezza; che l’ interpretazione non faccia ricorso a fonti di conoscenza esterne alla dichiarazione di offerta della quale si tratta, né a dichiarazioni integrative dell’ offerente. Nel caso esaminato, in base a quanto dispone l’ art. 23, comma 16 del codice appalti, la definizione dei costi della sicurezza cosiddetti «esterni» è compito della stazione appaltante che li determina prima della gara e su questo valore l’ offerente nulla può fare. Pertanto, ha detto l’ Anac, anche una eventuale indicazione dell’ offerente su questo importo sarebbe solo pedissequamente riproduttiva di quella posta a base della procedura. Infatti, non vi è alcuna norma che imponga ai concorrenti, tanto meno a pena di esclusione, di riprodurre nell’ offerta la quantificazione dei costi da interferenza già effettuata dalla stazione appaltante. © Riproduzione riservata.
Regole per le imprese straniere
Comunicazione di Bruxelles sulla partecipazione di concorrenti esteri al mercato degli appalti Ue
Reciprocità e rispetto standard ambientali e su aiuti di Stato
Garantire una concorrenza leale ed effettive condizioni di reciprocità (anche sotto il profilo del rispetto degli standard ambientali e delle norme sugli aiuti di Stato) negli appalti partecipati da imprese extra Ue, per non penalizzare le imprese europee. È quanto ha chiesto la Commissione europea nella comunicazione 2019/C 271/02 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’ Unione europea del 13 agosto 2019 in tema di linee guida sulla partecipazione di offerenti e beni di paesi terzi al mercato degli appalti della Ue. È un argomento molto delicato che riguarda la salvaguardia del mercato interno rispetto a possibili comportamenti sleali posti in essere da paesi terzi. Ad oggi, 20 paesi fanno parte dell’ Aap (accordo sugli appalti pubblici siglato nell’ ambito Omc) e quindi possono godere di condizioni di reciprocità (per appalti superiori a determinate soglie, banditi da alcune stazioni appaltanti) nei 28 Stati membri: Armenia; Australia; Canada; Taipei cinese; Hong Kong (Cina); Islanda; Israele; Giappone; Liechtenstein; Montenegro; Moldova; Norvegia; Nuova Zelanda; Corea del Sud; Singapore; Svizzera; Ucraina; Stati Uniti e Paesi Bassi (con riferimento ad Aruba). Nella comunicazione si afferma l’ esigenza di fare presente la necessità di condizioni più bilanciate e reciproche nei rapporti commerciali con i paesi terzi (Cina in primis) anche in considerazione del fatto che gli appalti pubblici, rappresentano una quota pari a circa il 14% del prodotto interno lordo della Ue e quindi sono una significativa leva da utilizzare nell’ ambito di tali rapporti. Nelle linee guida si evidenziano alcuni principi generali, ad esempio che le stazioni appaltanti dei paesi Ue dovrebbero verificare se un offerente di un paese terzo sia contemplato dall’ Aap o da un accordo bilaterale. Nel caso in cui non lo sia, non avra un accesso garantito alle procedure di appalto nella Ue. Per gli appalti disciplinati da accordi intergovernativi essi devono comunque rispettare i principi di trasparenza, parita di trattamento e non discriminazione del trattato. Sulla base di tali accordi, gli appalti non possono essere oggetto di aggiudicazione diretta. Per gli appalti disciplinati dalla direttiva sui servizi pubblici i committenti pubblici dovrebbero inoltre verificare se oltre il 50% dei prodotti offerti in un appalto di forniture sia originario di paesi terzi, potendo respingere offerte contenenti tali prodotti per oltre il 50%. Laddove tali paesi terzi non siano contemplati dall’ Aap o da un accordo bilaterale, l’ offerta puo essere respinta. La Commissione ha evidenziato l’ esigenza di analizzare l’ attuale quadro di riferimento per identificarne le carenze e le lacune specialmente per quanto riguarda quelle che costituiscono ostacoli alle condizioni di parità tra le società della Ue ed extra-Ue che partecipano alle procedure di appalto. Gli offerenti, i beni e i servizi di paesi terzi non sono infatti sempre vincolati da standard ambientali, sociali o lavorativi identici o equivalenti a quelli applicabili agli operatori economici della Ue. Analogamente, gli offerenti di paesi terzi non sono necessariamente soggetti a norme rigorose sugli aiuti di Stato simili a quelle applicabili nella Ue e ciò potrebbe porre gli offerenti, i beni e i servizi della Ue in una condizione di svantaggio. Per la Commissione è quindi necessario procedere all’ eliminazione, nei mercati europei degli appalti, delle distorsioni create dalle sovvenzioni di paesi terzi o da altre forme di finanziamenti statali, un intervento che, si legge nella comunicazione, richiederà azioni su più fronti. © Riproduzione riservata. PAGINA A CURA DI ANDREA MASCOLINI
14/09/2019 – Italia Oggi
L’ autonomia regionale si farà
Il ministro per gli affari regionali: riforma nel solco del Titolo V. Si completi il restyling del Tuel
Boccia: competenze più snelle, risorse vere e Lep
«L’ autonomia di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna va realizzata, ma seguendo i principi del Titolo V e con adeguate risorse finanziarie, non come voleva farla la Lega. Le riforme senza soldi non sono vere riforme e l’ autonomia non si può fare contro il Nord ma nemmeno pensando che il Paese possa ripartire senza il Sud». Il ministro per gli affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, getta acqua sul fuoco delle polemiche divampate con il presidente della regione Veneto Luca Zaia che incontrerà il 23 settembre per riprendere (assieme agli altri governatori interessati, Attilio Fontana e Stefano Bonaccini) l’ interlocuzione sul regionalismo differenziato. Per Boccia bisognerà ripartire dalle intese parziali raggiunte dal precedente governo sciogliendo i nodi, irrisolti, che queste si portavano dietro in materia di competenze da trasferire, perequazione, risorse e ruolo del parlamento a cui dovrà essere garantito un ruolo centrale sulla riforma. Capitolo autonomia a parte, per gli enti locali si preannuncia l’ avvio di una vera stagione riformatrice, con il completamento della riscrittura del Testo unico, il restyling delle province («tutte le leggi a un certo punto hanno bisogno di un tagliando e questo vale anche per la legge Delrio»), la definitiva attuazione della legge sui piccoli comuni e il rafforzamento delle città metropolitane e delle unioni. Domanda. Ministro, lei l’ altroieri ha annunciato che presto incontrerà i governatori di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna per riprendere il percorso di attuazione del regionalismo differenziato. Da quali punti si dovrà ripartire e quali invece dovranno essere messi in naftalina per realizzare un’ autonomia «giusta e cooperativa» come l’ ha definita il presidente Conte nel suo discorso alle camere? Risposta. Le pre intese raggiunte dal precedente governo si portavano dietro una lunga serie di nodi politici mai sciolti. Non solo sulle norme di cornice, ma soprattutto sulle competenze. Un lungo elenco di materie che avrebbero mandato in tilt le regioni ma anche i ministeri. Partiamo dalla scuola. Se si parla del numero delle classi sono assolutamente d’ accordo con Zaia e Fontana che le regioni debbano avere autonomia decisionale e organizzativa per tenere conto delle peculiarità territoriali. Ma se dal numero delle classi si passa ai concorsi regionalizzati o all’ autonomia dei programmi, il discorso cambia perché non solo si rischia di spaccare il Paese, ma si pone anche un problema di coordinamento di finanza pubblica. D. Lei sembra quindi preferire un modello più leggero di regionalismo differenziato come quello dell’ Emilia-Romagna rispetto alle bozze di Lombardia e Veneto che chiedono la devoluzione di tutte e 23 le competenze concorrenti? R. Io rispetto molto i testi messi a punto da Lombardia e Veneto ma si tratta di prospettive di parte. Legittime e di assoluto valore, essendo state messe a punto da eminenti giuristi, ma pur sempre di parte. Ne approfitto per rispondere a Luca Zaia che non ho mai definito come «propaganda» la bozza veneta ma ho detto che tutto il tema dell’ autonomia è diventato strumento di propaganda. E’ cosa ben diversa. D. Veniamo al nodo risorse. Il M5S, ora vostro alleato di governo, ha fatto naufragare l’ intesa con la Lega proprio per le mancate garanzie sul fondo di perequazione a beneficio delle regioni meno sviluppate. E’ da qui, oltre che dai livelli essenziali delle prestazioni, che si dovrà ripartire per realizzare, come lo chiama lei, un regionalismo «win win» (in cui tutti, Nord e Sud, ci guadagnano) invece che semplicemente un’ operazione «a costo zero» in cui il Sud rischia di rimetterci a discapito del Nord? R. Le bozze del governo gialloverde partivano da un errore di fondo: attribuire in prima battuta le risorse secondo il criterio della spesa storica, lasciando a un momento successivo l’ attuazione dei fabbisogni standard, ossia dei parametri di «spesa giusta» per le funzioni trasferite. Dei Lep, i Livelli essenziali delle prestazioni nessuna traccia. Tutto questo denotava un approccio quasi ragionieristico che può andare bene per un’ azienda, ma non se ti occupi della vita delle persone. E’ proprio attraverso i Lep, da finanziare con il Fondo di perequazione, che si garantiscono ai cittadini i livelli minimi dei servizi. D. Sulle forme di finanziamento delle risorse trasferite ritiene che si debba ripartire dalla compartecipazione ai tributi erariali o che si debbano trovare altre forme di finanziamento? R. Bisognerà riconsiderare il tutto perché le pre intese avevano sicuramente un problema di copertura. E vorrei ricordare che le riforme senza soldi non sono vere riforme. D. Un altro terreno di scontro tra M5S e Lega è stato rappresentato dal ruolo del parlamento che, a norma dell’ art.116 Cost. sarà chiamato ad approvare le intese a maggioranza assoluta. La Lega avrebbe voluto blindare le intese per non correre il rischio che le camere potessero emendarle eccessivamente. Lei come immagina il percorso dei testi quando approderanno in parlamento? R. Il confronto in parlamento dovrà essere un confronto vero perché non è in gioco il futuro delle tre regioni che chiedono più poteri ma il futuro del Paese. L’ autonomia che voglio realizzare deve essere attuazione del principio di sussidiarietà inteso come nuovo modello di organizzazione sociale. Altrimenti si corre il rischio di passare da uno statalismo centrale a uno statalismo regionale. L’ autonomia non si può fare contro il Nord ma non si può nemmeno immaginare che l’ Italia riparta senza il Sud. D. A proposito di Sud, c’ è chi, anche nel suo partito, dopo il completamento della squadra di governo con la nomina di viceministri e sottosegretari, si sta lamentando per la scarsa rappresentanza nell’ esecutivo delle regioni del Nord. Da ultimo il sindaco di Firenze, Dario Nardella, che ieri ha tuonato contro l’ assenza di toscani al governo, vista come un attacco frontale a Matteo Renzi. Cosa risponde? R. Sono polemiche che mi sorprendono e mi fanno sorridere anche perché negli ultimi anni abbiamo avuto tanti esecutivi a trazione nordista e nessuno si è mai lamentato. Io, da pugliese che si è sempre sentito a casa da Milano a Palermo, non mi sono mai posto il problema della provenienza geografica dei ministri che mi governavano. Non mi hanno mai infastidito i ministri del Nord e non capisco perché ora possano dare fastidio troppi ministri del Sud. Al mio amico Nardella vorrei ricordare, come diciamo noi, che in Puglia nessuno è straniero. Sono cresciuto con questo mantra e mi auguro che possa valere anche a Firenze. D. Oltre agli affari regionali, lei è anche ministro delle autonomie locali. Il premier Conte nel suo discorso alle camere ha espresso la necessità di portare a compimento il processo di riforma del testo unico per gli enti locali. Il precedente governo aveva avviato un tavolo tecnico presso il Viminale che aveva portato alla elaborazione di tre linee guida per la riscrittura del Tuel su altrettanti aspetti di riforma: semplificazione degli oneri, associazionismo e province. Sui primi due aspetti non sarà difficile ripartire perché sono temi che mettono d’ accordo tutti. Le province, invece, sono materia più delicata e infatti anche su questo M5S e Lega hanno litigato. Da dove si riparte? R. Dalla centralità dei territori. E’ evidente che su questi temi serva raccogliere le istanze che arrivano dalle comunità. Il nodo vero sulle province non è se di debba o meno ripristinare l’ elezione diretta dei presidenti, ma come si organizzano i servizi sul territorio. L’ elezione diretta o indiretta dei presidenti è un tema da affrontare in un secondo momento, altrimenti diventa un alibi. D. Da più parti, anche nel suo partito, tutti sono convinti della necessità di riformare la legge Delrio R. Tutte le riforme dopo un po’ di anni necessitano di un tagliando. Di questo credo sia consapevole anche lo stesso Delrio D. Tra le priorità del nuovo governo il presidente del consiglio Conte ha indicato anche l’ attuazione della legge sui piccoli comuni (legge Realacci-Terzoni n.158/2017), approvata quasi due anni fa e ancora priva dei necessari provvedimenti attuativi. A marzo, il suo compagno di partito Enrico Borghi aveva presentato un’ interrogazione al precedente governo per chiedere un intervento immediato. R. Dobbiamo farlo al più presto perché i mini-enti sono la spina dorsale del Paese. E non dobbiamo dimenticare gli incentivi alle unioni di comuni. © Riproduzione riservata. FRANCESCO CERISANO
16/09/2019 – Corriere della Sera – Economia
Ponti, strade Infrastrutture il grande ingorgo non si scioglie
Lo Sbloccacantieri del governo giallo verde prevedeva il riavvio di 77 opere, ma quelle ferme sono 749. Errori normativi e veti politici finora hanno bloccato tutto. Serve ripartire. E Conte ha gli strumenti per dare una scossa
Non sarà facile per la nuova responsabile delle Infrastrutture, Paola De Micheli, recuperare il tempo perduto nel settore delle Opere pubbliche per i veti incrociati che hanno caratterizzato lo scorso governo. Ma anche rimediare agli errori passati, il più grosso dei quali risale al governo Renzi: il Codice degli appalti che ha bloccato l’ intero comparto. È proprio da qui che il ministro sarà costretta a ripartire. Esattamente tra un mese scade il termine previsto dal decreto Sbloccacantieri, quello con cui il governo giallo-verde ha modificato le parti più rilevanti del vecchio codice, per l’ emanazione del nuovo regolamento che aveva come obiettivo la semplificazione della normativa. Il regolamento era (ed è) destinato a eliminare quasi tutte le Linee guida prodotte dall’ Anac, l’ Autorità anticorruzione e i decreti ministeriali e interministeriali già emanati, o ancora da emettere, che avrebbero dovuto attuare la vecchia normativa. La prima decisione che dovrà prendere il nuovo governo è se completare questo puzzle normativo o ripartire da zero con una nuova riforma, magari modificando per decreto le norme dello Sbloccacantieri a impronta maggiormente leghista, come quelle che hanno tolto poteri all’ Anac. Ma se sul Codice degli appalti M5S e Pd potrebbero riscoprire le loro convergenze, sarà più difficile che facciano altrettanto nella scelta delle infrastrutture prioritarie, capitolo su cui si è già innestato lo scontro finale tra Lega e grillini. Se la Tav sembra uno scoglio superato, grazie alla scelta di procedere addebitata al premier Conte, cosa sarà delle altre opere? Il presidente del Consiglio non ha fornito indicazioni stringenti nel suo discorso per la fiducia: «É necessario ravvivare la dinamica degli investimenti nella definizione delle priorità su cui concentrare nuove risorse – ha detto -. In questa prospettiva le infrastrutture sono essenziali per una crescita fondata sulla sostenibilità». Qualche giorno prima De Micheli aveva già scoperto le proprie carte, schierandosi per la Gronda di Genova, storicamente avversata dai grillini, e dicendosi contraria agli «ostacoli politici» che bloccano le infrastrutture. Ora ci sono solo due modi per evitare di accendere subito un conflitto tra alleati. Il primo è il metodo che aveva scelto il governo scorso: mettere in fondo alla lista tutte le questioni divisive e affrontare prima quelle condivise. Nel programma firmato da Pd e M5S si glissa sulle opere prioritarie e si prevede «un piano di edilizia residenziale pubblica»; «l’ ammodernamento delle attuali infrastrutture» e «la realizzazione di nuove infrastrutture» tenendo conto «degli impatti sociali e ambientali delle opere»; «manutenzioni ordinarie e straordinarie più assidue» e «vigilanza sulla sicurezza» delle opere. Si pattina anche sul tema delle concessioni autostradali: Conte nel discorso programmatico parla di «revisione», De Micheli esclude la «revoca», l’ ex ministro Delrio tenta la mediazione: «Alcune concessioni potranno arrivare anche alla revoca». Magari attendendo le prime conclusioni della magistratura che indaga sulle responsabilità del crollo del ponte Morandi. In attesa di decisioni condivise, c’ è anche in sospeso il capitolo della nomina dei commissari che, secondo lo schema adottato dal governo giallo verde, dovrebbero sbloccare 77 opere tra grandi e piccole. Intanto l’ Ance, associazione dei costruttori, attende aggiornando l’ elenco delle opere bloccate: 749 per circa 62 miliardi di euro. Si procederà con i commissari? Dicevamo di un secondo metodo applicabile per evitare il muro contro muro. E si chiama metodo Conte. Ha funzionato sulla Tav, quando ancora il premier, pur non godendo del sostegno attuale, aveva schierato il governo sul via libera, sostenendo che tirarsi indietro sarebbe costato di più. Potrebbe funzionare a maggior ragione ora che Conte ha assunto ufficialmente la guida politica del governo. Su queste pagine abbiamo già dato conto di come il premier si fosse dotato di alcune strutture per esaminare i dossier principali relativi agli investimenti pubblici cercando di orientarli. Strumenti che adesso Conte potrebbe adoperare per guidare le scelte più controverse. Il primo è Strategia Italia, la cabina di regia politica che dovrebbe monitorare lo stato di attuazione delle opere. Il secondo è Investitalia, la struttura di missione che dovrebbe coordinare gli investimenti pubblici e privati. Questo secondo organismo è ancora in fieri. Sul sito di Palazzo Chigi è apparso l’ elenco di coloro che si sono candidati a farne parte. Per il ruolo di coordinatore appaiono 33 candidature che vanno dall’ ex capo della segreteria tecnica del ministero delle Infrastrutture, Dimitri dello Buono, all’ ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Massimo Sessa. Restano sullo sfondo le due creature nate al Mit (Infrastrutture spa) e al Demanio (Struttura di progettazione), destinate a coadiuvare le amministrazioni in difficoltà nella fase di progettazione. Una divisione a spanne dei compiti vuole che quella del Demanio si occupi solo di edilizia. Basterà per non litigare? di Antonella Baccaro
16/09/2019 – Italia Oggi Sette
Il Tar Lombardia: indicazioni necessarie se la fornitura a gara è con posa in opera
Oneri per personale e sicurezza da precisare nell’ offerta
Annullata. È tutta da rifare la gara d’ appalto con relativa aggiudicazione perché il raggruppamento temporaneo d’ impresa risultato vincitore non ha specificato nell’ offerta i costi relativi alla manodopera e alla sicurezza su lavoro. L’ indicazione risulta necessaria perché a ben vedere la fornitura messa a gara è con posa in opera, il che fa scattare l’ obbligo in base all’ articolo 95, comma decimo, del codice dei contratti pubblici. È quanto emerge dalla sentenza n. 1680/19, pubblicata dalla quarta sezione dal Tar Lombardia. Errore inescusabile. Accolto il ricorso dell’ azienda concorrente che ottiene lo stop alla procedura prima che sia firmato il contratto con il Rti vincitore. L’ indicazione degli oneri per il personale e l’ antinfortunistica è doverosa perché nel nostro caso il bene fornito non può essere fruito dal destinatario in modo immediato dopo la consegna: la locazione di prodotti informatici, infatti, prevede anche la posa in opera dal momento che sono poste a carico dell’ appaltatore tutte le operazioni necessarie a far funzionare le apparecchiature. E il fatto che l’ offerta glissi sui costi per manodopera e sicurezza non è un’ omissione che può essere sanata con il soccorso istruttorio, vale a dire la procedura con cui l’ amministrazione concede al privato un termine di 10 o 15 giorni per mettersi in regola con i documenti necessari: in questo caso l’ obbligo viene previsto dalla legge e l’ eventuale mancata riproduzione nel capitolato e dal bando di gara non rende scusabile l’ errore dell’ impresa, che deve saperlo in qualità di operatore professionale; una tesi, questa, confermata dall’ adunanza plenaria del Consiglio di stato. Inutile invocare l’ inadeguatezza dei moduli di gara: l’ azienda risultata sconfitta ha potuto esporre i costi nell’ offerta prima della conversione in pdf e della firma digitale. E si poteva fare altrettanto sulla copia cartacea facoltativa. Insomma: fa un buco nell’ acqua chi invoca la sentenza 309/19 della Corte di giustizia europea che ha promosso la normativa italiana laddove esclude il soccorso istruttorio, ritenendo necessaria la sanatoria soltanto quando sono le disposizioni della gara d’ appalto che non consentono alle imprese partecipanti di indicare i costi nelle offerte. Per i giudici Ue, dunque, l’ estromissione dalla gara di chi non si adegua è la regola, alla quale sono consentite solo deroghe di stretta interpretazione. D’ altronde la disposizione di cui all’ articolo 95, comma 10, del decreto legislativo 50/2016 non avrebbe senso se ad aggirarla bastasse un bando di gara che non ribadisce la necessità di dichiarare i costi della manodopera. Il tutto mentre le imprese che partecipano alla procedura pubblica hanno doveri di diligenza, tanta esperienza e vaste competenze tecniche per confezionare le offerte. Certezza del diritto. Non sempre, però, lo stop alla gara arriva prima che l’ amministrazione committente firmi il contratto con l’ aggiudicatario. Poniamo che l’ impresa vinca l’ appalto ma nei documenti necessari alla partecipazione non abbia indicato gli oneri aziendali di sicurezza. Allora la società seconda classificata fa annullare l’ aggiudicazione. Ma i lavori, ormai, non si possono più fermare. Che succede? Il comune che li ha commissionati sarà costretto a risarcire alla seconda in graduatoria il mancato profitto. Lo stabilisce la sentenza n. 337/18, pubblicata dalla prima sezione del Tar Calabria. Accolto il ricorso della società che si è vista soffiare la gara per i lavori nella scuola del paese, ormai a buon punto: prevale l’ interesse pubblico alla continuità nell’ appalto e scatta dunque il risarcimento per equivalente alla seconda classificata. L’ articolo 95, comma decimo, del decreto legislativo 50/2016 parla chiaro: l’ operatore deve indicare gli oneri aziendali in materia di salute e sicurezza del lavoro connessi alla gara. E l’ interpretazione letterale appare in linea con esigenze di certezza del diritto. È escluso che l’ aggiudicataria inadempiente possa invocare la tutela dell’ affidamento: la norma ha carattere imperativo e l’ impresa partecipante alla gara pubblica è un operatore qualificato che deve conoscere le regole. Alla società danneggiata deve essere riconosciuto l’ interesse positivo, vale a dire il profitto che avrebbe ricavato dall’ esecuzione dei lavori: il tutto senza detrarre alcun aliunde perceptum, perché l’ azienda allega di non aver avuto altre commesse e l’ amministrazione non contesta la circostanza. Al comune non resta che avanzare una proposta risarcitoria entro novanta giorni. Principio dell’ eterointegrazione. Non conta poi se il bando di gara preveda o meno l’ indicazione dei costi necessari per il personale e l’ antinfortunistica. Con il nuovo codice dei contratti pubblici, infatti, l’ obbligo scaturisce direttamente dalla legge che indica come elemento economico essenziale gli oneri sostenuti dell’ azienda per tutelare la salute dei lavoratori. È quanto emerge dalla sentenza 2358/17, pubblicata dalla terza sezione del Tar Campania. Resta fuori dalla procedura a evidenza pubblica la società che puntava a gestire la raccolta dei rifiuti urbani in un comune del Napoletano. È escluso che l’ impresa candidata possa ottenere il termine di dieci giorni per mettersi in regola previsto dall’ articolo 83, nono comma, del decreto legislativo 50/2016: il soccorso istruttorio, invero, si può ottenere soltanto per sanare le mere carenze formali del documento di gara unico europeo, mentre la partecipante alla procedura che non espone i costi necessari agli adempimenti per la sicurezza sui luoghi di lavoro viene meno a un obbligo imposto dalla legge che integra di per sé gli atti di gara: non conta allora se il bando, il disciplinare oppure lo stesso modello di offerta economica predisposto dalla stazione appaltante prevedano la dichiarazione separata degli oneri per la salute dei dipendenti. Né rileva la giurisprudenza dell’ adunanza plenaria del Consiglio di stato e della Corte di giustizia europeo pro soccorso istruttorio: si tratta di pronunce anteriori al nuovo codice appalti e nelle more la direttiva Ue 2004/18 risulta abrogata. Precetto imperativo. In precedenza risulta ancora più chiaro il Consiglio di stato con la sentenza 5873/15, pubblicata dalla quinta sezione: niente appalti senza costi di sicurezza interni perché si tratta di un precetto imperativo per qualsiasi tipo di procedura pubblica, quale che sia la posta in palio: lavori, servizi o forniture. L’ impresa che non si adegua viene meno a un obbligo che integra «dall’ esterno» la legge di gara: resta dunque fuori dalla procedura anche se il bando non prevede l’ estromissione ad hoc; il tutto in base al principio di «tassatività attenuata» delle cause di esclusione dalle gare, sancito dall’ articolo 46 del codice dei contratti pubblici. Nella specie, anche si dovesse ritenere che il bando abbia escluso l’ obbligo delle imprese di indicare i costi di sicurezza aziendale in sede di offerta, la legge di gara risulta comunque impugnata sul punto da un’ impresa partecipante. © Riproduzione riservata. DARIO FERRARA
16/09/2019 – Il Giornale
Entro il 2019 vanno nominati i vertici di 70 tra enti e Autority, in aprile 2020 scadono Leonardo, Terna, Mps…
C’ è un altro pezzo di torta da mangiare. Dopo ministri e sottosegretari, la maggioranza giallorossa punta alle 400 poltrone, tra enti, società, partecipate, aziende di Stato e Autority, da occupare. La priorità per il governo Pd-Cinque stelle è mettere le mani sulla grande lottizzazione. Un piatto ricco che, oltre alla settantina di scelte condivise (o spartitorie) da fare entro fine anno, include complessivamente anche la sostituzione dei Cda in scadenza il prossimo anno, tra cui figurano quelli di colossi come Eni, Enel, Poste e Leonardo. Un totale che, secondo gli esperti del settore, comporterebbe circa quattrocento giri di poltrone, se si considerano anche i collegi sindacali e le consulenze di alto profilo. Un banchetto al quale vuole sedersi da convitato principale Matteo Renzi. E l’ accelerazione sulla nascita di gruppi parlamentari autonomi sarebbe dettata proprio dalla volontà dei renziani di partecipare al mercato delle poltrone di Stato. Prima della fine dell’ anno ci sarebbero 70 poltrone da assegnare in una decina di società i cui vertici sono già scaduti: Cdp Immobiliare e Fondo Innovazione. Ed entro il prossimo anno, oltre 300 nomine andranno effettuate in una sessantina di società, tra le controllate dirette del ministero dell’ Economia e le aziende controllate indirettamente. Fra le altre, Enav, Trenitalia e Rfi. Nelle prossime settimane, tanto per iniziare, bisognerà mettere mano alle nomine dei presidenti e degli organi direttivi delle autorità di vigilanza: Agcom e Privacy, la cui proroga è ormai in scadenza, nonché l’ Anticorruzione, dopo le dimissioni di Raffaele Cantone il 23 luglio scorso. L’ Autority per la privacy sarà il primo scoglio da superare per il Conte bis: il M5s (Davide Casaleggio) avanza la pretesa di sceglierne i vertici. I dem temono conflitti d’ interesse. Altra poltrona chiave è quella dell’ amministratore delegato della Nuova Alitalia. Fra i profili selezionati figurerebbero quelli di Alfredo Altavilla, ex numero due di Fiat Chrysler e dell’ ex ad di Meridiana ed ex presidente di Enav, Roberto Scaramella. La scelta spetterà all’ ad di Fs, Gianfranco Battisti ma i giochi sono ancora tutti aperti. Dal canto loro, le Fs dovranno nominare il presidente. In ordine cronologico, le autorità di garanzia dovrebbero avere la precedenza su tutto, insieme con la presidenza di Sogei (la società di consulenza informatica del Mef), rimasta vacante dopo la promozione di Biagio Mazzotta a Ragioniere dello Stato, il 21 maggio scorso. Subito dopo bisognerà completare la governance di Inps e Inail per consentire l’ insediamento dei Consigli di amministrazione e, dunque, la piena operatività dei due istituti. Ci sono poi da rinnovare i vertici nella galassia Cassa depositi e prestiti, con le nomine in Sace, Ansaldo Energia, Investimenti Sgr, che dovevano andare in porto già a fine agosto. Da più di un anno, invece, è in lista d’ attesa l’ Aifa (Agenzia del farmaco) retta provvisoriamente dal presidente della Conferenza Stato-Regioni, Stefano Bonaccini (Emilia Romagna). Tutte queste nomine andranno decise entro fine anno, per affrontare poi il pacchetto forse più ambito delle grandi partecipate, quotate e non, i cui Cda andranno in scadenza con il bilancio 2019, cioè nell’ aprile 2020. In ballo ci sono Leonardo, Terna e Enav, ma anche Mps, Fs, Trenitalia, la centrale d’ acquisti Consip e la concessionaria di servizi assicurativi pubblici Consap. Pasquale Napolitano
16/09/2019 – ANSA
(ANSA) – Avvio di seduta difficile per Atlantia, di nuovo nel mirino del governo, con il capo politico del M5S, Luigi Di Maio, che è tornato a parlare di revoca dopo gli sviluppi dell’inchiesta sui report falsificati relativi ad alcuni viadotti.
Il titolo scivola del 4,24% a 21,25 euro nel giorno in cui si riuniranno i cda della controllata Autostrade per l’Italia e di Edizione della famiglia Benetton. Secondo indiscrezioni di stampa, tra i temi sul tavolo ci sarebbe anche quello del futuro del ceo di Atlantia, Giovanni Castellucci.
16/09/2019 – Il Secolo XIX
Genova – Il meccanismo dei falsi report sullo stato di salute dei viadotti autostradali mostra, per la Procura di Genova, un funzionamento molto verticistico delle società coinvolte nell’inchiesta.
Soggetti formalmente separati avevano poca autonomia, come dimostrerebbero le «pressioni imbarazzanti» dei dirigenti di Autostrade per l’Italia sui controlli di Spea. E tra i massimi dirigenti di Aspi sarebbe stato stretto un “patto di ferro” che avrebbe portato a mentire su episodi gravissimi, come la strage di Avellino.
Oggi si riunisce il Cda di Edizione, holding dei Benetton, che aprirà l’indagine interna per verificare la condotta dei suoi manager: l’esame partirà dall’Ad di Atlantia, Giovanni Castellucci.
15/09/2019 – ANSA
In corso 73 interventi, altri 64 in 5 anni: ‘Pronti ad accelerare’. Plauso dal Codacons. Benetton, nessuno spin off o vendita di Autostrade
L’Aspi lancia un’operazione Trasparenza e pubblica online una mappatura degli interventi di manutenzione su ponti e viadotti. E’ quanto si legge in una nota della società in cui si spiega che attualmente sono in corso interventi di manutenzione su 73 viadotti. Sono poi “64 le opere che richiedono interventi entro 5 anni, 253 quelle da eseguire a medio lungo-termine, 705 con interventi a lungo termine, 848 le opere che non hanno bisogno di interventi. A fronte dei tempi massimi indicati, e pur in una situazione di regolarità della rete, la Società intende accelerare tutti i programmi di intervento”. Nei prossimi aggiornamenti dell’area “Sicurezza viadotti”, che già è stata aggiornata con le informazioni di dettaglio sui viadotti Pecetti e Paolillo, Aspi spiega che “sarà pubblicata online anche la documentazione relativa alle barriere di sicurezza laterali (piano di controlli, la procedura di prova realizzata dal Politecnico di Bari, i risultati delle analisi certificate da professionisti del settore)”.
L’operazione trasparenza lanciata da Autostrade per l’Italia è “un importante passo in favore degli utenti dei servizi autostradali, che godranno così di maggiore trasparenza e di ulteriori garanzie sull’attività della società con particolare riferimento ad aspetti, come quello della sicurezza, che li interessano in modo diretto”.
La holding dei Benetton non ha alcuna intenzione di procedere con uno spin off o la vendita di quote parziali o totali di Autostrade per l’Italia. Lo precisa un portavoce di Edizioni srl in merito a indiscrezioni di stampa. Domani la società ha un cda, già programmato prima dei recenti sviluppi delle inchieste sui rapporti falsi sulle infrastrutture autostradali.
16/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Il viceministro Cancelleri, contrario alla Tav, è un esponente storico dei pentastellati in Sicilia dove ha guidato la battaglia per il taglio dei vitalizi dei deputati dell’Ars
«La politica è l’arte della semplicità» dichiara sul suo profilo Facebook Giancarlo Cancelleri, classe 1975, nato a Caltanissetta. Geometra, già deputato all’Assemblea regionale siciliana e dal dicembre 2017 vicepresidente, è il leader del Movimento 5 Stelle in Sicilia.
Lo scorso mese d’agosto è stato protagonista di un tour in treno in giro per la Sicilia per denunciare le disastrose condizioni in cui versano le ferrovie siciliane in contrapposizione con il progetto della Tav definito da Cancelleri «un progetto inutile e vecchio».
Nel 2012 ha cominciato la sua carriera politica candidandosi a presidente della Regione Siciliana in vista delle elezioni regionali. Il 28 ottobre si piazza al terzo posto con il 18,17% dei voti dietro al candidato del centro-sinistra Rosario Crocetta, eletto governatore, e a Nello Musumeci del centro-destra. Nonostante il risultato viene comunque eletto deputato all’Assemblea Regionale Siciliana. Nel 2017 decide di ricandidarsi a governatore della Sicilia per le elezioni regionali, dove si piazza al secondo posto con il 34,65% delle preferenze dietro al candidato vincente Nello Musumeci, venendo rieletto però deputato in quanto presidente non eletto con il maggior numero di voti. Il 21 dicembre successivo viene eletto vicepresidente dell’Ars, incarico che ora dovrà lasciare per spiccare il volo verso Roma. È ragioniere e ha lavorato dal 2000 nel settore metalmeccanico dove nel 2007 è passato da magazziniere all’ufficio tecnico.
Ingegnere lucano, da componente della commissione Lavori pubblici del Senato, ha seguito da molto vicino la genesi della nuovo codice degli appalti e tutte le sue già numerose modifiche: il correttivo del 2017 e da ultimo il decreto Sblocca-cantieri, che in qualche punto (vedi la norma sui commissari straordinari, ad esempio) è stato modificato, dai banchi dell’opposizione, proprio grazie ad emendamenti che portavano la sua firma. Occupandosi di questi temi, non solo da parlamentare, Margiotta da due anni ricopre anche il ruolo di responsabile del Dipartimento Infrastrutture del Pd.
Laureato in ingegneria idraulica, il nuovo sottosegretario al ministero delle Infrastrutture ha 55 anni, è titolare di uno studio ed è stato segretario provinciale e regionale del Partito Popolare Italiano, poi coordinatore regionale e componente della direzione nazionale della Margherita. Margiotta è passato anche attraverso una traversia giudiziaria, uscendo assolto in Cassazione dalle accuse di corruzione mosse nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Potenza sugli appalti dei lavori per il centro oli “Tempa rossa” in Basilicata.
Il sottosegretario alle Infrastrutture e ai trasporti Roberto Traversi è nato a Milano il 1° dicembre 1969. Già candidato a Chiavari, il nuovo sottosegretario al ministero per le Infrastrutture e i Trasporti, è stato eletto per il Movimento 5 Stelle a Genova alle politiche del 2018 e fa parte della Commissione Ambiente e Lavori pubblici di Montecitorio. Ha fatto parte della Commissione Difesa dal 21 giugno 2018 al 4 settembre 2019, in sostituzione del Sottosegretario di Stato per la Difesa Angelo Tofalo. Portavoce ligure del Movimento, architetto, giornalista pubblicista, editore sportivo e fotografo professionista sul suo sito si definisce così: «Sono membro della Commissione Ambiente e della Commissione Difesa alla Camera dei Deputati, mi considero un portavoce del territorio e dei cittadini, ho messo a disposizione le mie conoscenze e le mie competenze con la speranza di contribuire, anche solo un po’, alla felicità e al benessere del mio Paese».
Gare, cade il «mito» della separazione in fasi: si può sanare un’offerta anche a buste economiche già aperte
Le ultime indicazioni del Consiglio di Stato anche in materia di invarianza della soglia di anomalia e impossibilità di regolarizzare la cauzione
Nello svolgimento della procedura di gara non vi è una netta cesura tra la fase di ammissione/esclusione dei concorrenti e quella di apertura delle offerte economiche. Di conseguenza tale apertura può legittimamente intervenire anche prima che si sia completato il procedimento del soccorso istruttorio attivato ai fini della regolarizzazione dell’offerta di un concorrente, ammesso con riserva, che fa parte a pieno titolo della fase di ammissione/esclusione.
Questo è il principio affermato nella pronuncia delConsiglio di Stato, Sez. V, 2 settembre 2019, n. 6013, che contiene peraltro altre rilevanti affermazioni su ulteriori specifici profili attinenti alle modalità di svolgimento delle procedure di gara.
Ne consegue che la soglia di anomalia resta cristallizzata, nel senso che non può subire mutamenti a seguito di provvedimenti , anche giurisdizionali, che modifichino l’ambito dei soggetti ammessi/esclusi.
Salini Impregilo, maxicommessa per i binari ad alta velocità negli Stati Uniti
Il progetto assegnato da Texas Central alla joint-venture realizzata con la controllata Lane ha un valore complessivo di 20 miliardi di dollari
Maxicommessa negli Stati Uniti per Salini Impregilo. Texas Central, società di sviluppo del treno ad alta velocità, ha stipulato un contratto «design-build» (progetto e costruzione) con la joint venture creata dalla impresa di costruzionipromotrice del «Progetto Italia» con la sua controllata americana Lane Construction Company. Salini-Lane realizzerà la parte riguardante i lavori di ingegneria civile del nuovo servizio ad alta velocità tra Houston e Dallas. I lavori includono la progettazione e costruzione del viadotto e delle sezioni in rilevato lungo l’intero tracciato, l’installazione del sistema di binari e l’allineamento e la costruzione di tutti gli edifici e servizi per la manutenzione e per lo stoccaggio del materiale ferroviario.
«Fare parte di questo progetto, che porterà l’alta velocità su rotaia in Texas e in America, in qualità di leader dei lavori di progettazione e costruzione, è un’esperienza unica di cui siamo onorati», ha affermato Pietro Salini, a.d di Salini Impregilo, parlando di «opportunità unica nel suo genere che ci consente di apportare la nostra vasta esperienza e il nostro know-how».
Il valore del contratto aggiudicato a Impregilo non è noto nel dettaglio. Si sa però che il progetto avrà un valore complessivo di circa 20 miliardi di dollari, di cui circa 14 miliardi per la parte relativa alle infrastrutture civili, su cui sarà impegnata la Joint venture Salini-Lane.
Il treno ad alta velocità del Texas avrà come modello il Tokaido Shinkansen della Central Japan Railway, il sistema di trasporto di massa più sicuro al mondo. Il nuovo Shinkansen 700S è la sesta generazione di questo modello che debutterà la prossima estate in occasione delle Olimpiadi 2020 di Tokyo. Il sistema vanta un track record di trasporto di oltre 10 miliardi di persone, in oltre 54 anni di servizio, con record di zero incidenti mortali, di puntualità e di performance.
Merano, si chiude la battaglia giudiziaria sulla circonvallazione: Cmc esce dall’Ati, appalto a Carron
Il contratto vale 100 milioni. Si sblocca un investimento rimasto congelato per oltre due anni
Si chiude con un colpo a sorpresa la guerra di carte bollate che, incrociata alla crisi di alcuni big dell’edilizia, ha tenuto bloccato per oltre due anni l’investimento da cento milioni per la realizzazione della circonvallazione di merano in Alto Adige.
L’appalto, aggiudicato il primo settembre 2017 a un raggruppamento di imprese guidato dalla coop Cmc, che da giugno di quest’anno è stata ammessa al concordato di continuità aziendale dopo essere entrata in crisi di liquidità, è stato appena riaggiudicato dalla provincia di Bolzano alle imprese che facevano parte dell’Ati guidata dalla coop, dopo che il Tribunale fallimentare di Ravenna ha riconosciuto allo stesso raggruppamento la possibilità di sostituire la capogruppo.
Il contratto quindi è stato assegnato all’impresa Carron nella nuova veste di mandataria dell’Ati di cui fanno parte anche le imprese Mair Josef & Co e Di Vincenzo Dino & C. Esce invece dal raggruppamento la coop che però ha confermato alla stazione appaltante la disponibilità a continuare a garantire la presenza in cantiere del direttore tecnico, dell’assistente di cantiere e del preposto alla sicurezza.
L’appalto, conteso per mesi in turbinio di ricorsi e controricorsi dal raggruppamento guidato dall’impresa Pac (seconda in graduatoria) vale 100 milioni, inclusi 2,29 milioni destinati alla sicurezza. Va segnalato che la decisione del Consiglio di Stato che ha dipanato la matassa giudiziaria è stata presa assegnando una corsia preferenziale all’esame del ricorso incidentale presentato dal raggruppamento vincente, secondo una prassi che pochi giorni fa è stata bocciata dalla Corte di Giustizia europea.
Le Ferrovie sbarcano in Oriente: offerta per l’alta velocità in Thailandia
Il consorzio che ha vinto la gara è guidato da Charoen e vi partecipa China Railway. Espansione all’estero anche nei trasporti merci: in prima fila c’è il Sudafrica
Asia, Nord America, Africa e Medio Oriente. Cresce l’impegno all’estero del gruppo Fs Italiane. L’attenzione della società guidata da Gianfranco Battisti è rivolta, in particolare, su Bangkok, capitale della Thailandia, dove è in via di aggiudicazione la gara relativa alla costruzione e all’esercizio per 45 anni della linea ferroviaria ad Alta velocità. Il progetto “High Speed Rail Linked 3 Airport”, il più importante in Asia, inserito nel piano Belt and Road, connetterà i tre principali aeroporti dell’area Bangkok-Rayong: Don Mueang, Suvarnabhumi, U-Tapao. Quest’ultimo aeroporto si trova a circa 250 chilometri a sud della capitale. Il consorzio è strutturato nella forma del Dbfom: design, build (costruzione), finance, operation & maintenance (gestione del servizio e manutenzione in partnership con operatori locali). Il raggruppamento di imprese è guidato dalla compagnia tailandese Charoen Pokphand e vi partecipa anche il gruppo cinese China Railway Construction Corporation. Il consorzio è stato selezionato dalle autorità tailandesi come preferred bidder, cioè miglior offerente. Fs, che riveste il ruolo di contracting partner, è stata selezionata per l’effettuazione sia della parte infrastrutturale, sia di gestione del servizio di trasporto passeggeri (fuori dal Continente europeo), sia di ristrutturazione delle stazioni. In pratica, il gruppo FS svolgerà in Thailandia le attività tipiche di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi), Trenitalia, Italferr, Grandi Stazioni Rail e FS Technology. Il fatturato atteso da Fs per i primi 15 anni di esercizio è stimato per un miliardo di euro.
Per promuovere attività e interessi di Fs nel mondo, il gruppo ha creato nel 2018 un’apposita business unit, denominata FS International. Ma non c’è solo il trasporto passeggeri a guidare la crescita all’estero di Fs. Anche le merci trovano un loro spazio. In prima fila c’è il Sudafrica e la città di Johannesbourg. In sintesi: Fs International, in consorzio con altri soci sudafricani, ha ricevuto la lettera di aggiudicazione per il progetto denominato Tambo Spring Logistics Gateway, che prevede la realizzazione e l’esercizio di un terminal container nei pressi di Johannesbourg per 20 anni, più eventuali altri dieci. La quota di Fs è pari al 35% per un fatturato atteso di 350 milioni di euro per i primi 20 anni di concessione. Un altro segmento in forte sviluppo è quello del trasporto metropolitano e sub urbano. In Arabia Saudita, in partnership con un consorzio di aziende (Ansaldo Stm e Alstom), Ferrovie Italiane, attraverso Fs International, si è aggiudicatala la gara per la gestione di quattro delle sei linee (105 km dei 176 km complessivi) della metro di Riyadh. Il contratto ha un valore pari a 2,9 miliardi di dollari, con quota Fs pari a circa un miliardo di dollari. Intanto sono in fase di ultimazione le procedure per l’apertura a Riyadh di una nuova società del gruppo, la Fs Italian Railways Saudi Arabia, che seguirà lo sviluppo internazionale in tutta l’area medio orientale.
Negli Stati Uniti, Fs International è concentrata sia sul trasporto urbano sia sull’Alta velocità. Il gruppo sta partecipando alle gare di Washington (collegamento tra il centro cittadino e l’aeroporto attraverso nuove linee della metropolitana) e di Los Angeles (gestione di linee sub urbane che collegheranno sette contee alla città di Los Angeles), dopo aver partecipato alle prime gare per consulenze O&M della linea Av in California e per l’ingegneria di costruzione della linea Av tra Houston e Dallas,. Nel complesso, lo sviluppo e il miglioramento delle rete ferroviaria Usa potrebbe valere 20 miliardi di dollari..
Poi c’è l’ampio capitolo europeo, dove FS è attiva attraverso le società controllate: Thello in Francia, Tx Logistik e Netinera in Germania, TrainOse in Grecia, Trenitalia c2c in Gran Bretagna. Proprio su mercato inglese Trenitalia Uk si è aggiudicata di recente in partnership con First Group la gara per i collegamenti Intercity tra Londra, Edimburgo e Glasgow. In Europa FS osserva con grande attenzione gli sviluppi del mercato spagnolo, dove l’apertura dei servizi Alta velocità avverrà secondo i tempi prescritti dal IV pacchetto ferroviario (dicembre 2020). L’obiettivo è di fare concorrenza a Renfe sulle linee Madrid-Siviglia e Madrid-Barcellona.
In Francia il Frecciarossa 1000 correrà entro il 2020 tra Milano e Parigi e sarà competitivo sia per la qualità del servizio sia per i prezzi, rispetto al TGV francese. Il treno AV di Trenitalia sta effettuando, dal 26 giugno, nel circuito di Tronville en Barrois, nella Mosa, a est del Paese, le prove tecniche per ottenere le certificazioni necessarie per dare avvio ai collegamenti ferroviari.
FS però guardano anche a Est. Tra circa un anno saranno lanciati i primi bandi sia per la ristrutturazione delle linee esistenti sia per la costruzione di nuove linee derivanti dal progetto Rail Baltica, che mira a connettere i tre Paesi baltici e la Polonia. Infine nei Balcani FS International è interessata alla riabilitazione della linea Tirana-Durazzo e alla costruzione della connessione con l’aeroporto di Tirana (Albania).
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