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Timestamp: 2018-08-19 19:06:30+00:00
Document Index: 26635311

Matched Legal Cases: ['art. 2378', 'art. 670', 'art. 670', 'art. 676', 'art. 670', 'art. 9', 'art. 164', 'art. 2598', 'sentenza ']

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Sequestro del software – Provvedimenti cautelari confermati
Sequestro del software – Il Tribunale di Genova, con Ordinanza del 18 gennaio 2018 (Consulta il provvedimento), ha confermato il provvedimento precedentemente reso “inaudita altera parte” in materia di sequestro del software. Il Tribunale ha compiuto interessanti valutazioni sia in punto di “fumus boni iuris”, sia in punto di “periculum in mora”.
Sotto il profilo del fumus boni iuris, in particolare, il Tribunale ha avuto modo di statuire che “la controversia sulla proprietà emerge già dalla sola pendenza del giudizio arbitrale tra le parti, avente ad oggetto, tra l’altro, l’opzione invocata da parte resistente“.
Sotto il profilo del periculum in mora, poi, il destinatario della richiesta di sequestro, nell’intento di elidere tale elemento, aveva provveduto al deposito direttamente in sede di udienza dei c.d. codici sorgente del software oggetto di sequestro, proprio per scongiurare il sequestro del software stesso. Il Tribunale, tuttavia, ha ritenuto che “ciò non elimini il rischio che, a seguito del contestato esercizio del diritto di op<ione, venga fornita al pubblico e si diffonda sul mercato la notizia della titolarità del software in capo alla resistente, con un pregiudizio di parte ricorrente difficilmente quantificabile“.
Tutto ciò, a parere del Tribunale, “è sufficiente per rendere ‘opportuna’ la misura cautelare richiesta, anche alla luce dell’orientamento della giurisprudenza già citata nel decreto (v. Cass. n. 854 del 12/2/1982)“.
Di estremo interesse, poi, il richiamo, da parte del Tribunale, alla regola del c.d. bilanciamento dei pregiudizi di cui all’art. 2378, co. 4, c.c., principio che, secondo il Tribunale, nel caso di specie sarebbe stato ampiamente rispettato poiché “il decreto di sequestro del 28/12/2017 non preclude, in concreto, l’ordinaria attività di commercializzazione del software da parte della resistente” e che, in particolare, sarebbe anche espressione di un principio generale che dovrebbe ispirare l’ordinamento, e sulla base del quale valutare il provvedimento emesso, che, nella specie, “consente la salvaguardia dell’interesse della ricorrente con minimo sacrificio della resistente“
23 gennaio 2018 /0 Commenti/da Studio Legale Adamo
http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png 0 0 Studio Legale Adamo http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png Studio Legale Adamo2018-01-23 15:37:232018-01-23 15:37:23Sequestro del software - confermati provvedimenti precedenti
8 gennaio 2018 /0 Commenti/da Studio Legale Adamo
http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png 0 0 Studio Legale Adamo http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png Studio Legale Adamo2018-01-08 15:55:042018-01-08 15:55:04Franchising e riduzione del rischio d'impresa
Sequestro del software – Nuovo provvedimento ottenuto dallo Studio
Sequestro del software: il TRIBUNALE DI GENOVA si è pronunciato, in via provvisoria, con un decreto inaudita altera parte in materia di sequestro del software (trattasi di sequestro giudiziario ai sensi dell’art. 670 c.p.c.).
La vicenda riguarda un importante e delicato software gestionale, in relazione alla cui proprietà pende giudizio arbitrale. In pendenza di giudizio, l’utilizzatore ha ritenuto di avanzare pretese “operative” sulla proprietà del software, e il titolare originario ha proposto ricorso cautelare per sequestro del software.
Il Tribunale, ovviamente in via provvisoria ed inaudita altera parte, ha ritenuto che “che è sufficiente, ai fini dell’opportunità richiesta dall’art. 670, n. 1, cod. proc. civ., che lo stato di fatto esistente in pendenza del giudizio comporti la mera possibilità, sia pure astratta, che si determinino situazioni tali da pregiudicare l’attuazione del diritto controverso; che nella specie è certamente possibile, quantomeno in astratto, che ricevuta la notifica del ricorso X disponga dei diritti che afferma di avere acquistato sulla licenza d’uso del software; che ciò renda anzi opportuna l’autorizzazione della misura inaudita altera parte; che, d’altra parte, la fissazione dell’udienza di discussione del ricorso in tempi brevi minimizzerà eventuali disagi per la parte convenuta; che pertanto il sequestro giudiziario richiesto possa essere autorizzato“.
Nel contesto suindicato, peraltro, il Tribunale ha ritenuto di potere nominare quale custode, medio tempore, la stessa resistente X, “anche in considerazione degli obblighi gravanti sul custode, ex art. 676, 521 e 560 CPC“.
Alla luce delle considerazioni che precedono, dunque, il Tribunale ha autorizzato il sequestro del software a favore della ricorrente.
Si tratta, peraltro, di provvedimento il cui contenuto si pone in linea con altre e precedenti statuizioni giurisprudenziali (nel medesimo senso, infatti, anche Cass., n. 854 del 12 febbraio 1982, pronuncia presa in considerazione e citata anche dallo stesso decreto in commento), e ai fini della concessione del sequestro del software, valorizza il mero dato oggettivo e documentale della esistenza di una “controversia sulla proprietà o sul possesso” (come richiesto dall’art. 670, n. 1, c.p.c.).
APPROFONDIMENTI SUL DIRITTO D’AUTORE
5 gennaio 2018 /0 Commenti/da Studio Legale Adamo
http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png 0 0 Studio Legale Adamo http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png Studio Legale Adamo2018-01-05 11:24:152018-01-05 11:24:15Sequestro del software
Concorrenza sleale parassitaria: Il Tribunale di Venezia si è pronunciato con provvedimento del 4 gennaio 2018 sui presupposti per la concorrenza sleale parassitaria. Il Tribunale ha deciso in sede di reclamo presentato dal “concorrente sleale” avverso altro e precedente provvedimento ottenuto dallo Studio che inibiva la continuazione di attività slealmente concorrenziale proprio sotto il profilo della concorrenza parassitaria.
Il Tribunale, nel rigettare il reclamo proposto avverso il provvedimento di inibitoria precedente, ha formulato una serie di statuizioni interessanti sui presupposti per individuare la concorrenza sleale parassitaria. In particolare ha espressamente statuito in merito alla autonomia della concorrenza parassitaria dalla eventuale violazione di singole privative: “a rilevare, dunque, non è tanto il fatto che uno o più arredi di X assomiglino più o meno a quelli della Società Y e possano, quindi, essere tra loro confusi, ma bensì il fatto che vi sia sta una ripresa pedissequa e ad ampio raggio dei prodotti della reclamata, associata all’appropriarsi parassitariamente degli investimenti altrui compiuti nello studio e nelle ricerche di settore sui gusti e sulle scelte della clientela“.
Il Tribunale ha ritenuto sussistente la concorrenza sleale parassitaria poiché “le somiglianze tra gli arredi realizzati dalle parti riguardano un numero molto elevato di prodotti (almeno 6) e si estendono all’atmosfera di insieme creata da Y, la quale viene ripresa in maniera pedissequa da X“. Ed ancora, il Tribunale rileva che “a ciò si aggiunga che la produzione degli arredi sopra indicati e la ricerca della medesima atmosfera sono state realizzate in un unico contesto temporale, comportando la vera e propria clonazione, di anno in anno, della produzione di Y“.
Soprattutto, il Tribunale rileva che “appare superflua ogni valutazione sulla capacità individualizzante e sulla novità dei prodotti, poiché la fattispecie esaminata ( la concorrenza parassitaria ) si applica anche nei casi di pluralità di condotte lecite senza che assumano rilievo, ai fini della sussistenza della condotta vietata, la confondibili dei prodotti nonché la novità e il carattere individualizzante degli stessi“.
In questo modo, prosegue il Tribunale, “la assunzione dei provvedimenti richiesti si appalesa come improcrastinabile, al fine di evitare uno sviamento della clientela in favore della società reclamante e ai danni della reclamata, la quale propone i propri arredi per farmacie ad un prezzo nettamente inferiore a quello praticato da Y“.
4 gennaio 2018 /0 Commenti/da Studio Legale Adamo
http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png 0 0 Studio Legale Adamo http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png Studio Legale Adamo2018-01-04 12:41:182018-01-04 12:41:18La concorrenza sleale parassitaria - Nuova Ordinanza del Tribunale di Venezia
Abuso di dipendenza economica ed abuso di posizione dominante – Nuova Sentenza del Tribunale di Milano
Il Tribunale di Milano si è pronunciato, in data 6 dicembre 2017, con una interessante Sentenza in materia, tra l’altro, di differenza tra abuso di dipendenza economica ed abuso di posizione dominante. I due istituti sono effettivamente diversi, ma spesso confusi anche dagli operatori di settore. Il primo (abuso di dipendenza economica) è delineato dall’art. 9, L. 10 giugno 1998, n. 192. Il secondo (abuso di posizione dominante) attiene alla materia antitrust e viene recepito dalla L. 287/1990.
Quanto, nello specifico, all’abuso di posizione dominante, il Tribunale di Milano rileva, in primo luogo, che “per l’integrazione della fattispecie di abuso di posizione dominante, deve innanzitutto individuarsi il mercato rilevante, sia geografico che di prodotto, e quindi la specifica condotta di abuso perpetrata (artt. 2 e 3 L. 287/1990 e artt. 101 e 102 TFEU)“.
Ma la Sentenza in commento è utilissima in quanto fornisce una serie di principi generali applicabili al di fuori del caso concreto.
Continua, infatti, il Tribunale, rilevando che “nel caso in esame la fattispecie in concreto sottoposta al vaglio del Tribunale, per come è emersa successivamente all’integrazione dell’atto introduttivo ex art. 164 c.p.c., è da qualificare non ‘antitrust’ per abuso di posizione dominante, ma responsabilità per violazione del contratto di franchising e per abuso di dipendenza economica“.
Ed ancora, sulla differenza tra abuso di dipendenza economica ed abuso di posizione dominante, il Tribunale rileva che “mentre l’abuso di posizione dominante, rilevante per integrare la fattispecie antitrust, comporta la necessità di individuare anzitutto il mercato rilevante, l’abuso di dipendenza economica attribuisce rilievo non alla posizione dominante di un’impresa sul mercato, ma all’abuso e allo squilibrio delle imprese nell’ambito di un rapporto negoziale… Non è decisivo, invece, che l’abuso di dipendenza economico sia previsto dal legislatore espressamente con riguardo solo alla fattispecie della subfornitura nelle attività produttive, poiché, per giurisprudenza costante, esso rappresenta un principio generale“.
Per il Tribunale, insomma, “mentre le norme antitrust sono disposizioni generali dirette a tutelare il processo concorrenziale in relazione all’assetto di mercato, la norma relativa alla dipendenza economica, prevista nella disciplina della subfornitura nelle attività produttive, costituisce una regola inerente alla disciplina dei rapporti contrattuali fra le parti, con finalità che possono prescindere dalla loro incidenza sui meccanismi concorrenziali“.
Approfondimenti sull’abuso di dipendenza economica
Approfondimenti in materia antitrust
11 dicembre 2017 /0 Commenti/da Studio Legale Adamo
http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png 0 0 Studio Legale Adamo http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png Studio Legale Adamo2017-12-11 19:24:462017-12-11 19:25:39Franchising, abuso di dipendenza economica ed abuso di posizione dominante
Diritto d’autore ed industrial design – Nuova Sentenza del Tribunale di Milano
Diritto d’autore ed industrial design: il TRIBUNALE DI MILANO si è pronunciato con una recentissima Sentenza (estensore dott.ssa Silvia Giani) in materia di tutelabilità del prodotto di industrial design anche mediante la disciplina del diritto d’autore.
La fattispecie decisa dal Tribunale di Milano coinvolgeva in realtà altri aspetti: si trattava, in particolare, della asserita contraffazione di prodotti d’arredo (nella specie poltrone), che avrebbe concretato imitazione servile illecita ai sensi dell’art. 2598, n. 1, c.c.. L’imitazione servile veniva ravvisata, nella sentenza in esame, ma la stessa ha altresì’ trattato nello specifico il peculiare tema della possibilità di tutelare il prodotto di design industriale anche mediante la disciplina del diritto d’autore.
Il rapporto tra diritto d’autore ed industrial design
Il Tribunale di Milano, dunque, coglie l’occasione per tracciare il perimetro della tutelabilità dell’industrial design. Rileva, il Tribunale, che “sebbene il valore artistico richiesto per la proteggibilità dell’opera di industrial design non sia più escluso dal carattere industriale della produzione, esso deve essere ricavato da criteri oggettivi, quali il riconoscimento, da parte degli ambienti culturali ed istituzionali, circa la sussistenza di qualità artistiche, che consentano di attribuire al bene un valore ed un significato che trascende quello della sua stretta funzionalità, l’esposizione in mostre e musei, la pubblicazione su riviste specializzate a carattere scientifico e non meramente commerciale, l’attribuzione di premi, la vendita sul mercato artistico o comunque il raggiungimento da parte del bene di un valore di mercato così elevato da trascendere quello legato soltanto alla sua funzionalità. In altre parole, ai fini del riconoscimento delle qualità artistiche dell’opera del design industriale, è necessario che l’opera sia apprezzata non nel contesto ordinario in cui essa è abitualmente commercializzata o semplicemente esposta (fiere di settore, concorsi per designer), ma generi interesse e apprezzamento da parte degli ambienti culturali in senso lato, come ad esempio i critici d’arte, le riviste d’arte, i musei e le esposizioni artistiche”
Specifica, inoltre, il Tribunale, che “l’onere della prova della sussistenza dei requisiti per la tutela autorale del disegno industriale e quindi, in particolare, del valore artistico, incombe sulla parte che invoca la detta protezione del diritto d’autore“.
1 dicembre 2017 /0 Commenti/da Studio Legale Adamo
http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png 0 0 Studio Legale Adamo http://www.studiolegaleadamo.it/wp-content/uploads/2015/11/Studio-legale-Adamo-logo.png Studio Legale Adamo2017-12-01 12:44:222017-12-01 12:44:22Diritto d'autore ed industrial design