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Timestamp: 2019-06-18 07:23:46+00:00
Document Index: 60684893

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 18', 'art. 20', 'art. 9', 'art. 20', 'art. 20', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 18', 'art. 23', 'art. 53', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 360', 'art. 18', 'art. 20', 'art. 9', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 23', 'art. 20', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 1']

Cartelloni pubblicitari su strada statale: no al silenzio-assenso se il Comune tace sulla richiesta d’installazione | Passiamo
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Da Mimmo Carola su	 16 Ottobre 2018 0 Commenti
I giudice della VI sezione Civile della Corte di Cassazione, con ordinanza n. 285 del 9 gennaio 2018, hanno ribadito che l’ambito di operatività del silenzio-assenso è limitato
Il Tribunale di Teramo confermava le sanzioni amministrative irrogate dalla Polizia Municipale nei confronti di una società, la quale aveva installato abusivamente dei cartelli pubblicitari lungo una strada. Avverso la sentenza del Tribunale, la società ricorreva per cassazione denunciando la formazione tacita del provvedimento abilitativo all’installazione dei cartelli da parte del Comune, in virtù del principio del silenzio-assenso ex art. 18 d.P.R. n. 407/1994, art. 20 legge n. 241/1990 e art. 9 del regolamento comunale.
Gli Ermellini rigettavano il ricorso proposto dalla società in quanto, nel ripercorrere tutto l’iter normativo sul rilascio dell’autorizzazione de qua, avevano escluso che sulla stessa potesse applicarsi l’istituto del silenzio assenso, rientrando, la sicurezza, tra le eccezioni di cui all’art. 20, comma quarto, della legge 241/90. L’ambito di operatività del silenzio-assenso è limitato, giacché destinato a surrogare il consenso del Comune solo per l’ipotesi di affissione diretta in spazi di pertinenza propri degli interessati, mentre il provvedimento ampliativo tacito non è ammesso per il procedimento de quo, relativo alla installazione di cartelli pubblicitari su strada statale. Il provvedimento impugnato si è fondato su una duplice ratio decidendi: in primo luogo ha ritenuto l’inapplicabilità del silenzio-assenso al caso di specie, in quanto ha considerato il procedimento amministrativo per il rilascio dell’autorizzazione de qua estraneo all’elenco di cui alla tabella B) del d.p.r. 300/1992, il quale, in attuazione dell’art. 20 della legge 241/1990, annovera i casi in cui il comportamento silente della Pubblica Amministrazione assume il significato di tacito provvedimento ampliativo. In secondo luogo il tribunale ha ravvisato l’inconfigurabilità dell’esimente soggettiva della buona fede affermando che il convincimento nutrito dal titolare della ditta circa la liceità dell’affissione non integrerebbe un legittimo affidamento, giacché addebitabile anche a un comportamento negligente del trasgressore, tanto più elevato in rapporto alla qualità di operatore professionale.
Corte di Cassazione Civile sezione VI del 9 gennaio 2018, n. 285
1) Con sentenza n. 942/2014, pubblicata in data 30.6.2014, il Tribunale di Teramo, in riforma della sentenza emessa in primo grado dal Giudice di Pace di Notaresco, accoglieva l’appello proposto dal Comune di Roseto degli Abruzzi.
Confermava le sanzioni amministrative di cui ai verbali redatti dalla Polizia Municipale a carico della Ditta P. di S.B. recanti i nn. 35/08, 36/08, 45/08 e 51/08. Riteneva, per l’effetto, sussistente l’illecito amministrativo di abusiva installazione di cartelli pubblicitari contemplato all’art. 23, commi 1, 4 e 11 c.d.s. e 51, comma 4, del reg. attuativo.
si era opposta deducendo di aver richiesto il permesso per l’installazione degli impianti e che sull’istanza si era formato il silenzio assenso, come sempre ritenuto in precedenza dal Comune.
1.2) Per la cassazione della sentenza, S.B. , in qualità di titolare e legale rappresentante della Ditta P., ha proposto ricorso notificato in data 16.02.2015, articolato in un unico mezzo.
2) Il provvedimento impugnato si è fondato su una duplice ratio decidendi: in primo luogo ha ritenuto l’inapplicabilità del silenzio-assenso al caso di specie, in quanto ha considerato il procedimento amministrativo per il rilascio dell’autorizzazione de qua estraneo all’elenco di cui alla tabella B) del d.p.r. 300/1992, il quale, in attuazione dell’art. 20 della I. 241/1990, annovera i casi in cui il comportamento silente della Pubblica Amministrazione assume il significato di tacito provvedimento ampliativo.
In secondo luogo il tribunale ha ravvisato l’inconfigurabilità dell’esimente soggettiva della buona fede.
Ha affermato pertanto che il convincimento nutrito dal titolare della ditta circa la liceità dell’affissione non integrerebbe un legittimo affidamento, giacché addebitabile anche a un comportamento negligente del trasgressore, tanto più elevato in rapporto alla qualità di operatore professionale.
3) Con unica doglianza il ricorrente deduce violazione e/o falsa applicazione dell’art. 20 della l. 241/1990, dell’art. 18 del d.p.r. n. 407/1994, degli artt. 2, 3 e 41 Cost., dell’art. 23 del dlgs. 285/1992, dell’art. 53 del d.p.r. n. 495/1992, dell’art. 9 del regolamento sulla pubblicità adottato dal Comune di Roseto degli Abruzzi e dell’art. 3 della l. 689/1981, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3) e n. 5) c.p.c..
Il Tribunale sarebbe incorso in error iuris e vizio di motivazione escludendo la formazione tacita del provvedimento abilitativo. Il ricorrente richiama l’art. 18 del d.p.r. 407/1994, che includerebbe le pubbliche affissioni tra le attività private soggette all’applicazione dell’art. 20 della l. 241/1990; nonché il regolamento del Comune di Roseto degli Abruzzi, che all’art. 9 autorizza il privato a procedere all’istallazione del mezzo pubblicitario trascorsi 30 giorni dalla presentazione della richiesta, senza che sia stato emesso il provvedimento espresso; mentre, all’art. 19, comma 3, stabilisce che la dichiarazione della pubblicità annuale ha effetto anche per gli anni successivi.
Il ricorrente deduce che l’applicazione dell’istituto del silenzio assenso costituiva una prassi ormai consolidata seguita dal Comune al fine di snellire e sgravare l’attività amministrativa da oneri burocratici. Tale prassi, confermata dalle dichiarazioni testimoniali assunte in primo grado, induceva il privato a confidare in una situazione di fatto apparente, fonte esclusiva dell’error iuris circa la liceità dell’affissione.
Infine, S.B. censura la decisione impugnata nella misura in cui avrebbe obliterato, nella valutazione del legittimo affidamento, l’assenza di una formale determinazione di revoca dell’autorizzazione tacita e il mancato previo annullamento in sede di autotutela del regolamento comunale invocato.
4) Il ricorso va rigettato.
Ora, è ben vero che, in un’ottica di agevolazione delle attività private subordinate all’assenso della Pubblica amministrazione, con l’art. 20 della l. 241/1990, in attuazione del principio del buon andamento e della semplificazione amministrativa, il legislatore ha equiparato in linea di principio il silenzio al provvedimento di accoglimento dell’istanza per l’ottenimento di un titolo abilitativo.
L’art. 20, comma 4, della l. 241/1990 configura ragguardevoli eccezioni a tale principio; tra esse rientra la materia della pubblica sicurezza. Proprio alla pubblica sicurezza si impronta la ratio dell’art. 23, comma 4, d.lgs. 285/1992. Nel richiedere un provvedimento espresso per l’autorizzazione dell’attività di affissione, quest’ultima norma demanda alla Pubblica Amministrazione un preciso onere di verifica circa le condizioni ed i presupposti per lo svolgimento di essa, cosicché risulta illegittima la previsione del meccanismo del silenzio assenso ad opera di fonti secondarie.
Per giunta, in attuazione dell’art. 20, comma 4, della l. 241/1990, il d.p.r. 26 aprile 1992, n. 300, concernente le attività private sottoposte alla disciplina degli articoli 19 e 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241, specifica i casi in cui il silenzio assume valenza significativa circa l’accoglimento dell’istanza. La normativa regolamentare è stata implementata dal d.p.r. 9 maggio 1994, n. 407 richiamato dal ricorrente.
Definita la cornice normativa, correttamente il Tribunale di Teramo ha disapplicato il regolamento comunale “per la disciplina della pubblicità e delle affissioni e per l’applicazione dell’imposta sulla pubblicità e del diritto sulle affissioni” del 1995, per contrasto con la normativa di rango superiore, escludendo di conseguenza la formazione del silenzio-assenso. Del resto, il mancato ricorso all’annullamento d’ufficio in autotutela non esonera il giudice dal sindacato sugli atti amministrativi, secondo le cadenze e gli effetti di cui agli artt. 4 e 5 All. E. l. 20 marzo 1865, n. 2248.
Ancora, gli argomenti di parte ricorrente non superano i rilievi analitici svolti dal Tribunale circa l’incompletezza della domanda. Sul punto, la decisione del giudice a quo ha rimarcato, nella valutazione della buona fede, l’assenza di una richiesta del privato volta ad ottenere il nulla osta tecnico dell’ente proprietario della strada, letta in uno con il grado di diligenza richiesto ad un operatore professionale in rapporto al livello di affidamento rilevante a norma dell’art. 3 della l. 689/1981.
Dà atto della sussistenza delle condizioni di cui all’art. 13, comma 1, quater del d.p.r 30 maggio 2002, n. 115, introdotto dal comma 17 dell’art. 1 della legge n. 228/12 per il versamento di ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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