Source: http://divorzio.ilcaso.it/codice_civile/2721
Timestamp: 2020-07-11 20:58:11+00:00
Document Index: 38312045

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 23', 'art. 2233', 'art. 2', 'art. 2233', 'art. 2']

I. La prova per testimoni dei contratti non è ammessa quando il valore dell'oggetto eccede 2,58 euro.
II. Tuttavia l'autorità giudiziaria può consentire la prova oltre il limite anzidetto, tenuto conto della qualità delle parti, della natura del contratto e di ogni altra circostanza.
Intermediazione finanziaria – Art. 23 Tuf. – Nullità del contratto – Obblighi informativi – Onere della prova – Carattere inderogabile e imperativo della forma scritta – Collegamento negoziale tra due contratti.
In tema di intermediazione finanziaria, ed alla stregua di quanto sancito dall’art. 23 del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, sono nulle, per carenza di un indispensabile requisito di forma prescritto dalla legge a protezione dell'investitore, le operazioni di investimento compiute da una banca in assenza del cosiddetto “contratto quadro”, senza che sia possibile una ratifica tacita, che sarebbe affetta dal medesimo vizio di forma (v. Cass. n. 7283/2013).
Gli obblighi di forma che la legge impone nelle contrattazioni bancarie e finanziarie (fra cui la stipulazione di un contratto quadro ex art. 23 del T.U.F. prima di procedere alle singole transazione o negoziazioni quali certamente quelle consistenti nella stipulazione di strumenti finanziari come l’interest rate swap) hanno la finalità di richiamare l’attenzione del cliente dell’intermediario (costituendo così un momento formale in cui vengono richiamati e resi palesi i rispettivi obblighi e diritti contrattuali) e sono da considerarsi imperativi e inderogabili.
Il carattere di imperatività e inderogabilità della forma scritta, non superabile neanche mediante la dimostrazione dell’avvenuta effettiva informazione mediante altre forme (ad esempio meramente verbali), ha lo scopo di rafforzare - nella massima misura - il presidio di tutela di cui trattasi.
Spetta all’intermediario finanziario o bancario dimostrare in giudizio di aver assolto agli obblighi informativi e contrattuali su di essa gravanti.
Il contratto quadro prodotto in giudizio non sottoscritto dalla Banca, non può considerarsi perfezionato poiché non vi è stato l’incontro delle volontà mediante sottoscrizione bilaterale, né a tal riguardo si può invocare quella giurisprudenza che ha equiparato la produzione in giudizio con la sottoscrizione del contratto atteso che nel caso in esame il testo del contratto non è stato prodotto dal soggetto la cui sottoscrizione era mancante, bensì dalla controparte;
Il differenziale maturato nell’ambito del contratto swap non è un costo del credito ricevuto, ma solo il risultato di una pattuizione finanziaria collaterale e indipendente intercorsa fra le parti avente scopo ulteriore e diverso. Ammesso che si sia in presenza di due contratti uniti da un collegamento negoziale, deve rilevarsi come non sia corretto congiungere (al fine del calcolo dell’asserito tasso di usura) i tassi di interessi (pattuiti con il contratto di mutuo) e il differenziale pagato nell’ambito del contratto swap.
La disomogeneità tra il tasso di interesse e il differenziale pagato non consente di assimilare i due valori ai fini del calcolo dell’usura. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 26 Luglio 2017. Segue...
Avvocato - Onorari - Patto tra avvocato e cliente in ordine al compenso professionale - Prova testimoniale - Divieti ex artt. 2722 e 2723 cod. civ. - Esclusione - Fondamento - Fattispecie anteriore alla sostituzione dell'art. 2233, terzo comma, cod. civ., ad opera dell'art. 2, comma 2 bis, del d.l. n. 223 del 2006.
È ammissibile la prova per testimoni avente per oggetto il patto intervenuto tra un avvocato ed il proprio cliente al fine di stabilire il compenso professionale in misura diversa da quella determinabile secondo le tariffe (nel regime anteriore all'art. 2233, terzo comma, cod. civ., come sostituito dall'art. 2, comma 2 bis, del d.l. 4 luglio 2006, n. 223, conv., con modifiche, nella legge 4 agosto 2006, n. 248, inapplicabile "ratione temporis"), atteso che la nozione di "documento", alla quale fanno riferimento i divieti della prova testimoniale previsti dagli artt. 2722 e 2723 cod. civ., va intesa nel senso di atto scritto avente un contenuto convenzionale, con il quale contrasti il patto aggiunto o contrario che si vuole dimostrare con i testimoni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 04 Giugno 2015, n. 11597. Segue...