Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2008/06/novita-fiscali-del-20-giugno-2008-scompare-lelenco-clienti-e-fornitori-le-altre-anticipazioni-sui-provvedimenti.html
Timestamp: 2017-11-25 00:14:19+00:00
Document Index: 159390377

Matched Legal Cases: ['art. 164', 'art. 164', 'art. 164', 'art. 164', 'art. 164', 'art. 164', 'art. 96', 'art. 164', 'art. 164', 'art. 164', 'art. 164', 'art. 110', 'art. 90', 'art. 90', 'art. 96', 'art. 1', 'art. 117', 'art. 118', 'art. 172', 'art. 38', 'art. 35', 'art. 17', 'art. 7', 'art. 17']

in Auto & Fisco, OPERAZIONI STRAORDINARIE (cessione azienda, trasformazione, fusione, liquidazione, scissione)
1) Scompare l’elenco clienti e fornitori
2) Le altre anticipazioni sui provvedimenti contenuti nella prima manovra del governo
3) Soggetti IRES: Trattamento dei costi auto
4) Soggetti IRES: Trattamento degli interessi passivi
5) Fusione inversa ad opera del soggetto consolidante: Continuazione del regime di tassazione di gruppo
7) Consorzio Università degli Studi: Versamento ritenute fiscali
8) conservazione dei dati generati o trattati nell’ambito della fornitura di servizi di comunicazione elettronica
L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 47/E del 18/06/2008 ha fornito anche i seguenti importanti chiarimenti sul settore auto.
Trattamento dei costi auto nel caso di fringe benefit
Prima delle modifiche apportate all’art. 164 del TUIR dalle disposizioni del D.L. n. 223/2006, le spese e gli altri componenti negativi di reddito relativi agli autoveicoli dati in uso promiscuo al dipendente per la maggior parte del periodo d’imposta erano deducibili per intero dal reddito d’impresa.
Considerato che l’attuale versione dell’art. 164 riproduce la medesima disposizione, con l’unica variante della deducibilità limitata al 90%, sono ancora validi i chiarimenti forniti con la circolare n. 48/E del 10 febbraio 1998.
Pertanto, tale percentuale di deducibilità (90%) va applicata all’intero ammontare dei costi riferiti ai veicoli in oggetto, pari, ad esempio a 1000 (comprensivi fringe benefit), con deduzione complessiva di 900.
Cessione dell’automezzo riscattato da contratto di leasing
L’art. 164, comma 2 del TUIR prevede, ai fini della determinazione del reddito d’impresa di taluni mezzi di trasporto a motore, che “le plusvalenze e le minusvalenze patrimoniali rilevano nella stessa proporzione esistente tra l’ammontare dell’ammortamento fiscalmente dedotto e quello complessivamente effettuato”.
La norma ha voluto di creare una simmetria impositiva tra la rilevanza fiscale della plusvalenza (o minusvalenza) conseguita all’atto del realizzo del cespite e la deducibilità fiscale dei costi allo stesso relativi consentita nei limiti previsti dall’art. 164 del TUIR.
In altre parole, per l’automezzo da cedere, il legislatore fiscale ha previsto che il componente risultante dal realizzo (plusvalenza o minusvalenza) concorra alla formazione dell’imponibile nella stessa misura nella quale hanno in precedenza avuto rilevanza fiscale i relativi costi.
Nell’ipotesi di acquisto in proprietà di un bene (rientrante nella previsione di cui all’art. 164 e di un successivo realizzo dello stesso) la plusvalenza assume rilevanza fiscale in misura pari al rapporto tra il valore dell’ammortamento fiscalmente dedotto e quello imputato a conto economico.
Nella diversa ipotesi di cessione di un bene riscattato a seguito di un contratto di locazione
finanziaria ceduto nello stesso periodo d’imposta del riscatto, in assenza di quote di ammortamento pregresse a cui fare riferimento, la plusvalenza realizzata assume rilevanza fiscale nella misura pari al rapporto tra ammontare dei canoni dedotti ed ammontare complessivo dei canoni dovuti.
Non si pone alcun problema nell’ipotesi in cui il bene sia stato ammortizzato per almeno un periodo d’imposta. In questo caso, infatti, si applica il comma 2 dell’art. 164 del TUIR, secondo il quale, ai fini della determinazione del reddito d’impresa, le plusvalenze e le minusvalenze patrimoniali rilevano nella stessa proporzione esistente tra l’ammontare dell’ammortamento fiscalmente dedotto e quello complessivamente effettuato.
Interessi passivi su finanziamenti per acquisto di automezzi
L’art. 96 del TUIR pone dei limiti alla deduzione degli interessi passivi da parte dei soggetti IRES, ammettendone la deducibilità fino a concorrenza di quelli attivi e limitando al 3% del ROL la deducibilità di quelli eventualmente eccedenti.
L’art. 164 del TUIR dispone la limitazione della deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi relativi a determinati mezzi di trasporto a motore, utilizzati nell’esercizio di imprese, arti e professioni.
L’art. 164 del TUIR costituisce una disciplina di carattere speciale prevista per tutti i costi sostenuti in relazione ai particolari cespiti, compresi gli interessi passivi.
Pertanto, qualunque componente negativo sostenuto per i veicoli di cui al citato art. 164 deve essere assoggettato esclusivamente alla disciplina di tale articolo.
Ne consegue che gli interessi passivi sostenuti a servizio di finanziamenti contratti relativamente ai veicoli in questione possono essere:
– interamente dedotti, se relativi ai mezzi di trasporto di cui al comma 1, lettera a), nn. 1) e 2), dell’art. 164 del TUIR (veicoli,”destinati ad essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’attivita’ propria dell’impresa” o, rispettivamente, “adibiti ad uso pubblico”);
– dedotti nella misura del 40% del loro ammontare (80% qualora utilizzati da agenti o rappresentanti di commercio) se riferibili ai mezzi di trasporto richiamati nel comma 1, lettera b), dell’articolo 164 del TUIR (veicoli a motore “il cui utilizzo è diverso da quello indicato alla lettera a), numero 1)”);
– dedotti nella misura del 90% se sostenuti relativamente a mezzi di trasporto “dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta” (comma 1, lettera b-bis), dell’articolo 164 del TUIR).
L’art. 110 del TUIR prevede che, ai fini fiscali, gli interessi passivi possano essere oggetto di capitalizzazione con esclusivo riferimento ai beni strumentali.
Dalla formulazione della norma è sembrato che, in relazione agli interessi versati in relazione a finanziamenti afferenti gli immobili di cui all’art. 90 del TUIR, l’eventuale capitalizzazione operata ai fini civilistici non venga riconosciuta ai fini fiscali.
A tale fine è stata chiesta all’Agenzia delle Entrate la conferma di tale interpretazione anche in relazione alla valenza della norma di carattere interpretativo contenuta nella legge n. 244 del 2007 che permette comunque, a prescindere dal riconoscimento fiscale della avvenuta capitalizzazione, la deducibilità degli interessi in questione per il periodo di imposta 2007 al superamento della condizione prevista dagli artt. 98, 97 e 96 del TUIR.
Dal canto suo, l’Amministrazione finanziaria ha rilevato che riguardo agli immobili strumentali, la norma fiscale dispone la capitalizzazione degli interessi passivi nel costo dei beni strumentali se la stessa viene effettuata anche in sede di stesura del bilancio civilistico.
Tuttavia, ciò viene limitato per i soli beni cd. immobili-patrimonio di cui all’art. 90 del TUIR.
Ne consegue che – dal momento che l’eventuale patrimonializzazione di interessi passivi operata in bilancio ad incremento del valore di iscrizione di immobili-patrimonio é, in ogni caso, priva di rilevanza fiscale – gli interessi passivi portati in bilancio ad incremento del costo degli immobili in esame rientrano nell’ambito di applicazione della disciplina contenuta nell’art. 96 del TUIR (cioè, osservando il calcolo del cd. ROL).
Infine, è stato ricordato che il comma 36 dell’art. 1 della legge n. 244/2007 prevede, con disposizione di carattere transitorio, “la non rilevanza ai fini dell’articolo 96 … degli interessi passivi relativi a finanziamenti garantiti da ipoteca su immobili destinati alla locazione”.
Per conseguenza, tali interessi sono integralmente deducibili, non soggiacendo alla disciplina limitativa in questione.
La fusione per incorporazione di una società esterna al consolidato da parte di una società consolidata (così come da parte della stessa società o ente consolidante), non rappresenta, un’ipotesi di interruzione del regime di tassazione consolidata, sempre che permangano soddisfatti i requisiti di cui all’art. 117 e seguenti del TUIR.
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 251/E del 19/6/2008, ha fornito chiarimenti su quali siano i requisiti per la continuazione del regime di tassazione di gruppo nel caso di una fusione per incorporazione di una società esterna al consolidato da parte di una società consolidata.
Si é, inoltre, soffermata sull’utilizzo, all’interno del consolidato, delle perdite pregresse della società incorporata trasferite all’incorporante e sui criteri di verifica delle componenti positive e negative derivanti dallo svolgimento dell’attività caratteristica.
A parere delle Entrate, le perdite fiscali della società incorporata non possono essere utilizzate all’interno del consolidato (per effetto delle limitazioni poste dall’art. 118, comma 2, del Tuir), ma potranno essere utilizzate dalla società incorporante esclusivamente alle condizioni e nei limiti previsti dall’art. 172, comma 7, del Tuir.
Inoltre, nell’eventualità che l’atto di fusione produca effetti contabili e fiscali retrodatati alla data del 1/1/2008, il test di vitalità deve risultare verificato in capo alla società incorporata anche con riferimento all’intervallo di tempo compreso tra l’inizio del periodo di imposta e la data immediatamente anteriore a quella di efficacia giuridica dell’operazione, ragguagliando l’ammontare dei ricavi e proventi dell’attività caratteristica e delle spese per prestazioni di lavoro subordinato (e relativi contributi) riferibili a detto intervallo di tempo ad anno, per consentire che il raffronto con la media dell’ammontare dei medesimi elementi contabili degli ultimi due esercizi precedenti sia effettuato tra dati omogenei.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 19/06/2008, n. 251)
6) Introduzione di beni in Italia da parte di ente pubblico comunitario: Acquisto intracomunitario
L’introduzione in Italia di un simulatore di volo da parte della Difesa olandese per l’addestramento del proprio personale e per concederlo poi in locazione quadriennale a un’impresa italiana costituisce un acquisto intracomunitario.
L’operazione valica il limite del “temporaneo utilizzo” esente da dazi doganali per configurarsi come un invio del bene realizzato anche nell’ambito della propria attività economica, non solo istituzionale.
La sua successiva locazione è una prestazione di servizi rilevante in Italia ai fini Iva e soggetta a reverse charge.
Il caso di specie ha riguardato l’invio in Italia di un bene da parte di un ente pubblico dei Paesi Bassi, organo istituzionale dotato comunque di un numero di identificazione IVA, da destinare per una parte prevalente a un utilizzo con finalità di addestramento a personale proprio e per una parte più limitata a un utilizzo da parte di terzi dietro pagamento di un corrispettivo specifico.
Pertanto, non potendosi considerare l’introduzione finalizzata ad un’utilizzazione temporanea del bene, nella fattispecie in esame si realizza un’operazione assimilata ad un acquisto intracomunitario, trattandosi di invio di beni che, pur in assenza di un trasferimento di proprietà o di altro diritto reale, viene effettuato nell’ambito della propria impresa, ai sensi del comma 3, lett. b) dell’art. 38 del D.L. n. 331/1993.
Ciò anche poiché il Ministero della Difesa dei Paesi Bassi intende utilizzare il simulatore di volo tra l’altro nell’ambito della propria attività economica, diversa da quella istituzionale, concedendolo in locazione ad un’impresa italiana.
Ai fini degli adempimenti connessi alla realizzazione dell’acquisto intracomunitario, il Ministero della Difesa dei Paesi Bassi deve identificarsi ai fini IVA in Italia mediante la procedura prevista dall’art. 35-ter del D.P.R. n. 633/1972, ovvero nominare un proprio rappresentante fiscale ai sensi dell’art. 17, secondo comma, del citato decreto.
Inoltre, la successiva messa a disposizione del simulatore nei confronti di un’impresa italiana costituisce una prestazione di servizi (locazione di un bene mobile materiale diverso da un mezzo di trasporto), rilevante territorialmente in Italia ai sensi dell’art. 7, quarto comma, lett. d) del D.P.R. n. 633/1972.
Per tale operazione, il committente, giacché soggetto passivo IVA nazionale, diviene egli stesso “debitore dell’imposta” secondo quanto previsto dall’art. 17, terzo comma, ultimo periodo, a nulla rilevando la circostanza che il prestatore, soggetto non residente, si sia identificato ai fini IVA in Italia.
Per cui, é lo stesso committente a dovere assolvere agli obblighi IVA, attraverso il meccanismo del reverse charge.
Nel caso di specie, poiché il destinatario della locazione é un soggetto passivo d’imposta in Italia, quest’ultimo in qualità di committente deve procedere all’emissione di un’autofattura per l’assolvimento dell’IVA in Italia, anche se il Ministero olandese si é identificato in Italia o ha nominato un proprio rappresentante fiscale per l’assolvimento degli obblighi IVA.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 19/06/2008, n. 252)
I soggetti sottoposti ai vincoli del sistema di tesoreria unica dello Stato, indicati nelle tabelle A e B allegate alla legge 720/84, sono tenuti, dal 1/1/2008, ad utilizzare il modello “F24 enti pubblici” per i versamenti delle ritenute alla fonte e dell’Irap.
Questo anche se non siano titolari di un conto presso la tesoreria centrale gestita dalla Banca d’Italia.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 19/06/2008, n. 253)
Attuata la direttiva 2006/24/CE riguardante la conservazione dei dati generati o trattati nell’ambito della fornitura di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico o di reti pubbliche di comunicazione e che modifica la direttiva 2002/58/CE.
(Decreto Legislativo del 30/05/2008 n. 109, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 141 del 18/06/2008)