Source: https://www.edotto.com/articolo/definizione-agevolata-delle-liti-tributarie
Timestamp: 2019-06-26 18:54:57+00:00
Document Index: 141650766

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'art. 16', 'art. 30', 'art. 20', 'art. 13', 'art. 6', 'art. 19']

Il decreto n. 50 del 24 aprile 2017, convertito con modifiche dalla Legge n. 96 del 21 giugno 2017 (c.d. “Manovra correttiva), all’articolo 11 ha introdotto la definizione agevolata delle controversie tributarie, in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, pendenti in ogni stato e grado del giudizio.
Il decreto ha dato un definitivo assetto normativo alla chiusura agevolata delle liti pendenti estesa alle controversie fiscali di tutti i ricorsi notificati entro il 24 aprile 2017, prevedendo inoltre (con le modifiche in sede di conversione) una disciplina di favore per gli enti locali territoriali.
L’istituto completa l’effetto definitorio per quanto riguarda le controversie interessate dalla definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione, prevista dall’articolo 6 del decreto-legge n. 193 del 22 ottobre 2016, riduce inoltre l’ingente quantità di ricorsi pendenti in materia tributaria, che attengono prevalentemente a giudizi in cui è parte l’Agenzia delle Entrate.
Per la chiusura della lite è richiesto il pagamento della maggior imposta accertata nell’atto impositivo originariamente impugnato, degli interessi da ritardata iscrizione a ruolo, con esclusione delle sanzioni collegate al tributo, e degli interessi di mora.
La nuova previsione costituisce il “completamento” della definizione agevolata delle somme iscritte a ruolo relativamente ai carichi affidati all’Agente della riscossione dal 2000 al 2016 (Rottamazione dei ruoli) prevista dal D.L. n. 193/2016.
Possono, dunque, usufruire della definizione delle liti anche i soggetti che hanno aderito alla rottamazione dei ruoli relativamente alla parte non iscritta a ruolo ed oggetto di lite.
Liti pendenti. Ambito di applicazione
La chiusura delle liti tributarie pendenti è ammessa solo per le controversie ove è parte l’Agenzia delle Entrate, in qualunque stato e grado si trovino, mentre sono escluse ad esempio le controversie ove è parte l’Agenzia del Territorio, delle Dogane e dei Monopoli e gli altri enti impositori, nonché quelle ove e parte solo l’Agente della riscossione ancorché inerenti ai tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate.
La definizione riguarda anche le liti tributarie pendenti in ogni stato e grado del giudizio, in Cassazione, anche a seguito di rinvio alle seguenti condizioni:
devono essere controversie il cui ricorso sia stato notificato all’Agenzia delle Entrate entro il 24 aprile 2017 per le quali, alla data di presentazione della domanda di definizione agevolata, il processo non si sia concluso con pronuncia definitiva.
alla data di presentazione della domanda il processo non deve essersi concluso con sentenza definitiva (non più appellabile);
con riguardo al giudizio di Cassazione la definizione della lite pendente, dovrebbe essere ammessa fino alla data di pubblicazione della sentenza, ovvero anche dopo la trattazione della causa.
Non sono definibili le cosiddette “liti potenziali”, riconducibili a quelle situazioni in cui il ricorso di primo grado non sia stato notificato alla data del 24 aprile 2017, pur essendo pendenti, alla stessa data i termini di impugnazione di un atto notificato al contribuente.
Non vi sono limitazioni alla tipologia di atti definibili e, come anche specificato dall’Agenzia delle Entrate nel Comunicato stampa del 21 luglio 2017, risultano definibili le controversie instaurate avverso:
atti di irrogazione delle sanzioni;
atti inerenti avvisi di liquidazione;
atti inerenti i ruoli.
Per l’ipotesi di ricorsi relativi a più atti impositivi, o nel caso di sentenze emesse su ricorsi riuniti e relativi a più atti impositivi, le domande di definizione dovranno essere sempre distinte.
Gli Enti territoriali (Regione, Provincia, Comune) hanno la facoltà di adottare la disciplina della definizione agevolata delle controversie tributarie in cui è parte, con provvedimento da emanarsi entro il 31 agosto 2017.
I Comuni dovranno emanare un regolamento approvato con delibera consiliare che riprenda le disposizioni normative.
Oltre alle controversie non tributarie (liti in materia previdenziale e contributiva, per quelle contro Equitalia), sono escluse dalla definizione le liti che riguardano anche solo in parte:
le risorse Ue previste dall'art. 2, par. 1, lett. a), delle Decisioni 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7.6.2007, e 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26.5.2014 (dazi doganali e contributi provenienti dall’imposizione di diritti alla produzione dello zucchero e dell’isoglucosio) e l’Iva riscossa all'importazione;
le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato, ai sensi dell’art. 16 del Regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio del 13.7.2015.
Non possono usufruire della definizione agevolata della lite le controversie in cui manca un importo dovuto a titolo di maggiore imposta, interessi di mora o sanzioni.
Un esempio è quello delle liti contro il silenzio rifiuto o il rigetto di domande di rimborso, nelle controversie catastali aventi ad oggetto l’entità della rendita, e nelle impugnazioni dei rifiuti di iscrizione nel registro delle Onlus.
Possono presentare la domanda di definizione delle liti pendenti il ricorrente che ha proposto l'atto introduttivo del giudizio (ricorso) o chi vi è subentrato, ovvero è legittimato.
Se a perfezionare la definizione è un coobbligato questa giova anche agli altri obbligati, inclusi quelli rimasti inerti ovvero per i quali la controversia non sia più pendente.
In ogni caso non si fa luogo alla restituzione di quanto, medio tempore, già pagato.
Per accedere alla definizione delle liti è necessario:
presentare una specifica istanza per ogni controversia (per ogni singolo atto impositivo impugnato), esente da bollo, entro il 2 ottobre 2017 (il 30 settembre cade di sabato);
versare alle scadenze previste, gli importi risultanti da ciascun atto oggetto di ricorso in primo grado e degli interessi per ritardata iscrizione a ruolo, calcolati fino al sessantesimo giorno successivo alla notifica dell'atto. Sono escluse le sanzioni collegate al tributo e gli interessi di mora ex art. 30, co. 1, D.P.R. 602/1973.
La definizione della lite avrà riguardo all’atto impositivo, senza considerare gli esiti eventuali intervenuti nel giudizio, cioè senza tenere in alcun conto se i giudizi siano totalmente o parzialmente favorevoli al contribuente.
Il modello da utilizzare è il Mod. DT “Domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti” approvato dall’Agenzia delle Entrate con il Provvedimento del 21 luglio 2017.
Nello modello vanno riportati i dati identificativi del soggetto che propone l’atto introduttivo del giudizio in primo grado, nonché del soggetto che presenta la domanda in luogo dell’interessato, in quanto subentrato o altrimenti legittimato:
il codice dell’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate che è parte nel giudizio, competente in merito all’istruttoria del contenzioso al momento della presentazione della domanda;
i dati della controversia tributaria pendente.
I dati della controversia tributaria pendente
La sezione più importate del modello è la sezione “Dati della controversia tributaria pendente” e nella stessa andranno indicati in particolare:
l’organo giurisdizionale presso il quale la controversia è pendente ovvero, qualora si intenda definire una controversia per la quale pendono i termini di impugnazione di una pronuncia giurisdizionale o di riassunzione, l’organo giurisdizionale che l’ha resa (CTP, CTR, CT I°/II° di Trento e Bolzano, Corte di Cassazione), nonché per le Commissioni tributarie, la città della sede;
il tipo di atto impugnato rilevabile appunto dall’atto (esempio, avviso di accertamento/irrogazione sanzioni);
il numero dell’atto;
il periodo d’imposta/anno di registrazione (ad es. per l’imposta di registro va riportato l’anno di registrazione/anno in cui sarebbe dovuta avvenire la registrazione).
la data di notifica del ricorso in primo grado. In caso di notifica dell’atto introduttivo a mezzo servizio postale, va riportata la data di spedizione; con riferimento al processo tributario telematico va riportata la data di invio;
il registro generale. Numero di iscrizione nel registro generale attribuito dall’organo giurisdizionale. Dato facoltativo ma comunque opportuno indicarlo per consentire l’individuazione della controversia oggetto di definizione;
l’importo lordo dovuto. Se non è dovuto alcun importo, va indicato “0”;
l’importo dovuto per la definizione agevolata. Va compilato se per gli importi oggetto della controversia (o parte di essi) è stata presentata la domanda per la “rottamazione” dei ruoli entro il 21.4.2017;
l’importo versato in pendenza di giudizio;
l’importo netto dovuto;
il numero di rate (Unica soluzione, due rate, tre rate);
l’importo versato per la definizione o prima rata;
la data di versamento (Unica soluzione o prima rata).
La domanda va presentata solo telematicamente:
direttamente da parte dell’interessato abilitato ai servizi telematici dell’Agenzia;
tramite un soggetto incaricato il quale è tenuto a consegnare all’interessato la copia della domanda di definizione predisposta contenente l’impegno alla trasmissione telematica, nonché la copia della comunicazione dell’Agenzia attestante l’avvenuto ricevimento della stessa, che costituisce prova della presentazione;
tramite un ufficio territoriale della DRE che attesta la presentazione diretta della domanda consegnando all’interessato la stampa del numero di protocollo attribuito.
L’interessato deve conservare la domanda fino all’estinzione definitiva della controversia unitamente ai documenti relativi ai versamenti effettuati in sede di riscossione provvisoria in pendenza di giudizio e di definizione agevolata.
È considerata tempestiva la domanda presentata entro la scadenza ma scartata dal servizio telematico a condizione che sia ritrasmessa entro i 5 giorni lavorativi successivi.
Le somme da versare per la definizione
La somma dovuta per la definizione, il cosiddetto “importo lordo dovuto”, è costituita:
da tutti gli importi spettanti all’Agenzia delle Entrate, richiesti con l’atto impugnato, nella misura in cui sono stati contestati con l’atto introduttivo del giudizio di primo grado, con esclusione solo delle sanzioni pecuniarie amministrativo-tributarie collegate al tributo. Per quanto concerne gli interessi, occorre tener conto di quelli di cui all’atto impugnato calcolati fino alla data di notifica dell’atto stesso;
dagli interessi per ritardata iscrizione a ruolo di cui all’articolo 20 del DPR n. 602 del 1973, calcolati sull’importo dei tributi recati dall’atto impugnato per il periodo che va dalla data di notifica dell’atto medesimo fino al sessantesimo giorno successivo.
Per le liti vertenti unicamente sugli interessi di mora o sulle sanzioni non collegate al tributo, l’importo lordo dovuto è costituito dal 40% di quello in contestazione.
Per le liti che attengono esclusivamente alle sanzioni collegate ai tributi cui si riferiscono, occorre verificare se l’importo relativo agli stessi tributi sia stato definito con altra tipologia di definizione (ad esempio, definizione dei carichi affidati all’agente della riscossione, ex articolo 6 del D.L. n. 193 del 2016) o sia stato, comunque, pagato.
In tali casi, la lite si definisce senza versare alcun importo, vale a dire con la sola presentazione della domanda.
L’importo da versare per la definizione, ovvero l’importo netto dovuto, si calcola al netto:
delle somme pagate prima della presentazione della domanda di definizione a titolo di riscossione provvisoria in pendenza del termine di impugnazione dell’atto ovvero del giudizio.;
delle somme dovute per l’adesione alla definizione agevolata dei carichi prevista dall’articolo 6 del D.L. n. 193 del 2016.
Per la definizione è richiesto il pagamento di tutti gli importi di cui all’atto impugnato che hanno formato oggetto di contestazione in primo grado e degli interessi da ritardata iscrizione a ruolo ex art. 20, DPR n. 602/73, calcolati fino al 60° giorno successivo alla notifica dell’atto, escluse le sanzioni collegate al tributo e gli interessi di mora.
In presenza di una controversia relativa:
agli interessi di mora/sanzioni non collegate ai tributi, la definizione richiede il pagamento del 40% degli importi in contestazione;
alle sanzioni collegate ai tributi cui si riferiscono, per la definizione non è dovuto alcun importo se il rapporto relativo ai tributi sia stato definito anche con modalità diverse dalla definizione in esame.
Come previsto dal Provvedimento del 21 luglio 2017, il versamento può essere effettuato:
in un massimo di 3 rate.
Non è ammesso il pagamento rateale se gli importi dovuti non superano 2.000 euro per ciascuna controversia autonoma.
L'omesso versamento delle rate successive alla prima non determina l'inefficacia della definizione.
Sembra applicabile, nel caso di specie, l’ipotesi del lieve inadempimento, che esclude la decadenza dal beneficio della rateazione nei seguenti casi:
tardivo versamento della prima rata, non superiore a 7 giorni.
Nel caso di lieve inadempimento e di tardivo pagamento di una rata diversa dalla prima entro il termine di pagamento della rata successiva, si procede all'iscrizione a ruolo dell'eventuale frazione non pagata, della sanzione del 30% dell'importo dovuto (art. 13, D.Lgs. 471/1997) e dei relativi interessi. Il contribuente può tuttavia avvalersi del ravvedimento operoso, per evitare l'iscrizione a ruolo entro il termine di pagamento della rata successiva ovvero, in caso di ultima rata o di versamento in unica soluzione, entro 90 giorni dalla scadenza.
Schematizzando gli importi dovuti vanno versati entro i seguenti termini.
Entro il 2.10.2017
40% entro il 2.10.2017
60% entro il 30.11.2017
40% entro il 30.11.2017
20% entro il 2.7.2018
Sulle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi legali (0,1%) dal 3.10.2017.
Il versamento va effettuato tramite il mod. F24 , con possibilità di compensare quanto dovuto con eventuali crediti disponibili salvo la limitazione prevista da determinate disposizioni.
Per ciascuna controversia autonoma, ossia riferita a ciascun atto impugnato, va effettuato un distinto versamento prima della presentazione della domanda.
Qualora gli importi rientrino, in tutto o in parte, anche nell’ambito di applicazione della “rottamazione” dei ruoli di cui all’art. 6, DL n. 193/2016, il contribuente deve essersi comunque avvalso anche di quest’ultima definizione.
la definizione non dà luogo alla restituzione delle somme già versate ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione;
gli effetti della definizione perfezionata prevalgono su quelli delle eventuali pronunce giurisdizionali non passate in giudicato prima del 24 aprile 2017.
I codici tributo e il modello F24
L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 108 del 1° agosto 2017 ha istituito i codici tributo necessari ad effettuare il versamento tramite il modello F24 e indicare gli importi corrisposti nella domanda.
I codici vanno riportati nella sezione Erario del modello, in corrispondenza della colonna "importi a debito versati".
Nel campo "codice ufficio" andrà inserito il codice della Direzione Provinciale dell'Agenzia delle Entrate, del Centro operativo di Pescara, ovvero dell'Ufficio provinciale, parte in giudizio.
Il campo "Rateazione/Regione/Prov./mese rif.", se previsto, è valorizzato con il codice della Regione o con il codice catastale del Comune destinatario.
Il campo "anno di riferimento" è valorizzato secondo le istruzioni riportate nel modello di domanda (periodo d'imposta o anno di registrazione).
Se il versamento è eseguito da un soggetto diverso da chi ha proposto l'atto introduttivo del giudizio, nel campo "codice fiscale" della sezione " contribuente" del modello F24 è indicato il codice fiscale del soggetto che effettua il versamento.
Nel campo "codice fiscale del coobbligato, erede, genitore, tutore o curatore fallimentare" è indicato il codice fiscale del soggetto che ha proposto l'atto introduttivo del giudizio, unitamente all'indicazione, nel campo "codice identificativo", del codice "71" (soggetto che ha proposto l'atto introduttivo del giudizio).
IVA e relativi interessi - Definizione delle controversie tributarie
Altri tributi erariali e relativi interessi - Definizione delle controversie tributarie
Sanzioni dovute relative ai tributi erariali - Definizione delle controversie tributari
IRAP e addizionale regionale all' IRPEF e relativi interessi - Definizione delle controversie tributarie
Sanzioni dovute relative all'IRAP e all'addizionale regionale all'IRPEF - Definizione delle controversie tributarie
Addizionale comunale all'IRPEF e relativi interessi - Definizione delle controversie tributarie
CODICE CATASTALE DEL COMUNE(tabella T4 - codici catastali dei Comuni)
Sanzioni dovute relative all'addizionale comunale all'IRPEF - Definizione delle controversie tributarie
Gli uffici dell’Agenzia delle Entrate hanno il compito di verificare la regolarità della domanda e la ricorrenza dei presupposti richiesti dall’articolo 11 per la sua validità.
L'eventuale diniego della definizione:
è notificato entro il 31 luglio 2018 con le modalità previste per la notificazione degli atti processuali;
è impugnabile entro 60 giorni dinnanzi all'organo giurisdizionale presso il quale pende la lite.
Le verifiche da svolgere riguardano la sussistenza dei presupposti, formali e sostanziali, per la validità e il perfezionamento della definizione, avuto riguardo, tra l’altro:
alla definibilità della lite (appartenenza della controversia alla giurisdizione tributaria; qualità di parte dell’Agenzia delle Entrate);
alla tempestività della domanda di definizione, anche nel caso in cui non vi siano importi da versare;
al corretto ammontare degli importi versati;
alla tempestività dei versamenti
Se la definizione della lite sia richiesta in pendenza del termine per impugnare, la pronuncia giurisdizionale può essere impugnata unitamente al diniego della definizione entro 60 giorni dalla notifica di quest’ultimo.
Qualora la controversia risulti non definibile, l’impugnazione della pronuncia giurisdizionale e del diniego valgono anche come istanza di trattazione.
La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 22 del 28 luglio 2017 conferma la linea dura nella interpretazione della disciplina di cui all’articolo 11 del decreto legge 50/2017, secondo il quale rientrano nella definizione agevolata le liti tributarie di cui è parte l’Agenzia delle Entrate.
Si tratta di una precisa limitazione soggettiva dell’ambito di applicazione della norma che ha posto da subito agli operatori il problema della sanatoria dei ricorsi proposti contro il solo agente della riscossione.
Con un orientamento consolidato, la Corte di Cassazione (Sezione Unite n. 16412/2007) ha affermato che:
“l’azione del contribuente per la contestazione della pretesa tributaria può essere svolta indifferentemente nei confronti dell’ente creditore o del concessionario e senza che tra costoro si realizzi una ipotesi dì litisconsorzio necessario, essendo rimessa alla sola volontà del concessionario, evocato in giudizio, la facoltà di chiamare in causa l’ente creditore”
Se un soggetto passivo propone ricorso contro una iscrizione a ruolo emessa ai sensi dell’articolo 36-bis del DPR 600/73, rilevando l’omessa motivazione della cartella di pagamento, è corretto notificare lo stesso all’Agenzia delle Entrate.
L’orientamento di Cassazione ha altresì precisato che laddove il contribuente abbia notificato il ricorso solo nei riguardi dell’agente della riscossione l’impugnativa non può mai ritenersi inammissibile.
Qualora l’ente addetto alla riscossione rilevi la presenza di motivi di ricorso che non afferiscono alla sua sfera di operatività istituzionale lo stesso deve chiedere al giudice la chiamata in causa dell’Agenzia delle Entrate, ai sensi dell’articolo 39 del Dlgs 112/99 rispondendo delle conseguenze in caso contrario.
Per quanto concerne la definizione delle liti, è sorto il dubbio sulla possibilità di includere nella sanatoria le liti promosse solo contro l’agente della riscossione.
Se non vi è dubbio che nelle liti aventi ad oggetto tributi gestiti dal Fisco, le Entrate, in quanto ente creditore, sono sempre parte sostanziale del rapporto in discussione, l’Agenzia ritiene che il richiamo di legge sia riferito alla parte processuale della lite pendente.
Il comma 1 dell’articolo 11 richiede che l’Agenzia delle Entrate sia parte della lite che si intende definire, e per identificare le liti “in cui è parte l’Agenzia delle Entrate”, secondo l’Agenzia occorre fare riferimento alla nozione di parte in senso formale e quindi alle sole ipotesi in cui l’Agenzia stessa sia stata evocata in giudizio o comunque sia intervenuta.
Da ciò consegue che non sono definibili le liti nelle quali l’Agenzia delle Entrate pur essendo titolare del rapporto giuridico sostanziale dedotto in giudizio, non sia stata destinataria dell’atto di impugnazione e non sia stata successivamente chiamata in giudizio né sia intervenuta volontariamente.
In definitiva sono escluse dalla definizione le controversie nelle quali è parte unicamente l’agente della riscossione, anche se inerenti ai tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate, mentre sono definibili le liti relative ad atti emessi dall’Agenzia delle Entrate che vedono come parte in giudizio, assieme alla stessa Agenzia anche l’agente della riscossione.
Sospensione dei giudizi e dell’impugnazione
Indipendentemente dall’effettiva adesione alla definizione delle liti pendenti la legge produce immediati effetti.
I processi pendenti non sono sospesi ope legis, ma è necessario che il contribuente presenti apposita domanda (prima dell’udienza di trattazione della causa) al Giudice presso il quale pende il giudizio e dichiarare che intende avvalersi della definizione della lite pendente.
In tal caso il processo è sospeso:
fino al 10 ottobre 2017, e se entro tale data il contribuente deposita presso la segreteria della Commissione tributaria competente, copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o almeno la prima rata, il processo è sospeso fino al 31 dicembre 2018.
In presenza di controversie astrattamente definibili e indipendentemente dalla circostanza che il contribuente si avvalga o meno della definizione delle liti, sono sospesi, ope legis, per 6 mesi i termini per l’impugnazione anche incidentale, delle sentenze e delle riassunzioni scadenti tra il 24.4.2017 e il 30.9.2017.
Qualora sia già stato presentato il ricorso o l’appello, non è sospeso il termine per la costituzione in giudizio del ricorrente o dell’appellante.
La sospensione automatica non opera per gli atti esecutivi e per la riscossione frazionata del tributo in pendenza di giudizio.
In queste ipotesi si potrà presentare:
istanza di dilazione all’agente della riscossione ex art. 19, D.P.R. 602/1973, che consente una moratoria nei pagamenti di 5 mesi;
istanza di sospensione alla Commissione tributaria, in primo o secondo grado, e per il ricorso innanzi la Corte di Cassazione, provando il periculum in mora e il fumus boni curi;
istanza di sospensione amministrativa all’Agenzia delle Entrate, che potrà essere motivata con la volontà di aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti.
Decreto Legge n. 50 del 24 aprile 2017 (Art. 11)
Comunicato stampa Agenzia Entrate del 21 luglio 2017
Provvedimento Agenzia delle Entrate del 21 luglio 2017
Circolare Agenzia delle Entrate n. 22 del 28 luglio 2017
Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 108 del 1° agosto 2017
Liti tributarie: entro il 2 ottobre la domanda per la definizione agevolata