Source: http://truffacoin.com/email-dell-avvocato-deborah-bianchi
Timestamp: 2017-12-16 22:43:07+00:00
Document Index: 124995460

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 57', 'sentenza ', 'sentenza ', 'CGUE ', 'art. 17', 'art. 16']

Email dell'avvocato Deborah Bianchi | Truffacoin
Email dell'avvocato Deborah Bianchi
Questo è il testo dell'email che l'avv. Bianchi ci ha scritto relativamente ai nostri articoli su Riccardo Vieri.
Qui la nostra replica
Spettabile TRUFFACOIN.COM,
La presente viene scritta in nome e per conto del Signor Riccardo Vieri che ha dato incarico allo scrivente legale – avv. Deborah Bianchi – di assisterlo e tutelarlo in questa pratica.
Si tratta delle seguenti URL:
http://truffacoin.com/centurion-truffa
http://truffacoin.com/centurion-vieri
http://truffacoin.com/criptovaluta-centurion
http://truffacoin.com/cryptonetwork-allo-sbando
http://truffacoin.com/la-truffa-centurion-si-presenta-al-pubblico
Le URL in oggetto ospitano dei contenuti lesivi della reputazione per il mio Assistito e sono indicizzate nella prima pagina di Google Search corrispondente alla ricerca con la parola chiave “riccardo vieri” e ricerche correlate di Google Suggest:
Purtroppo i contenuti allocati alle URL segnalate sono fortemente lesivi della dignità, dell’onore, della reputazione e della privacy del mio Assistito. Il moderatore o gestore di un sito web sa benissimo di essere responsabile dei contenuti lesivi postati dai partecipanti o da egli stesso ove - una volta avvertito - non provveda alla rimozione o alla deindicizzazione dei contenuti indicati. Tale conseguenza acquista ancora più pregnanza laddove gli autori di questi post siano coperti da anonimato. E’ compito infatti del moderatore o gestore di un sito web pretendere al momento della registrazione gli autentici dati anagrafici dell’iscritto che poi potrà apparire in pubblico con un nickname. Si tratta dell’anonimato protetto che costituisce un buon compromesso tra la garanzia della libertà di espressione e della privacy dell’utente contemperata con il diritto alla tutela della reputazione dei terzi. Nell’ipotesi in cui Lei non sia a conoscenza delle vere identità degli autori dei post pregiudizievoli dovrà rispondere per tutti. Altrimenti Vorrà favorirci al più presto le loro generalità identificative affinchè possano essere contattati agevolmente.
Ormai anche nel nostro Paese vi sono diversi casi già vagliati dalla giurisprudenza in cui il moderatore o gestore di un sito web è stato condannato per i commenti diffamatori dei terzi (pagando alla fine per tutti). Pensiamo ai seguenti casi.
Tribunale di Roma. 9.01.2013 (hate speech)
Blogger condannato a 9 mesi per istigazione a delinquere
commenti postati da terzi sul blog che invitavano ad agire contro i cartelloni abusivi e ad organizzare iniziative di protesta.
Motivazioni della sentenza : “Pacifica essendo la responsabilità esclusiva in capo all’imputato per la gestione del blog (…) e dunque anche per il contenuto dei messaggi in esso pubblicati, è indifferente che si tratti di contenuti riferibili direttamente al T. o ricevuti da altri utenti, essendo stato comunque il primo a curarne l’inserimento e la conseguente divulgazione al pubblico” e ”L’affermazione del T di non controllare il contenuto dei messaggi ricevuti prima di pubblicarli è priva di rilievo ai fini che qui interessano, sia perché formulata in termini assolutamente generici, sia perché la qualità dei contenuti di analogo tenore pubblicati sul blog nel corso del tempo è tale da rendere inverosimile che l’imputato potesse averne ignorato o male interpretato il contenuto”.
Tribunale Belluno, 11/01/2016, n. 759
Gestore del portale condannato perché rimasto inerte per 10 giorni una volta reso edotto dei post lesivi.
Non essendo possibile rinvenire nell'ordinamento giuridico una norma giuridica che consenta di estendere, in via analogica o interpretativa, alle pubblicazioni su Internet la disciplina prevista per la stampa ex art. 57 c.p., deve ritenersi che la pubblicazione online di un post offensivo, configura il reato di diffamazione nella forma di dolo eventuale di cui è responsabile il gestore del portale, il quale reso edotto, con conseguente accettazione, della offensività della pubblicazione decida di posticipare l'intervento di rimozione.
Cassazione penale Sezione V sentenza del 03/04/2014 n. 38746
Va esclusa l'esimente del diritto di cronaca se viene diffuso online uno scritto anonimo insuscettibile di controlli sull'attendibilità della fonte e la veridicità della notizia.
Cassazione penale Sezione V sentenza del 05/11/2013 n. 10594
Sequestrabili il forum, il blog, la mailing list, la chat, la newsletter, il newsgroup.
Si ritiene inoltre di dover evidenziare che il moderatore o gestore di un sito web non può ripararsi dietro la difesa impostata sul fatto dell’assenza di un ordine del Giudice perché anche la segnalazione del privato offeso funziona da elemento attivatore della condotta di controllo del moderatore. In merito si veda la giurisprudenza.
Pensiamo principalmente alla pronunzia-guida della CGUE sul caso UPC Telekabel del 27.03.2014 in cui si espone chiaramente il concetto di responsabilità a posteriori del gestore secondo cui "il divieto imposto agli Stati membri di imporre un obbligo di sorveglianza preventivo e generale non riguarda gli obblighi di sorveglianza di tipo special-preventivo, relativi a casi di violazione di diritti specifici, ove il generale regime di limitazione della responsabilità non esclude la possibilità per i singoli di intentare azioni inibitorie a tutela dei propri singoli diritti”.
Da questa pronunzia derivano tutta una serie di sentenze importanti in materia come Corte di Appello di Milano, 7 gennaio 2015, n. 29, Caso YAHOO!I./ RTI in cui si dice che
“23 si impone all'hosting provider, allorquando viene reso edotto del contenuto illecito di specifici caricamenti effettuati da terzi fruitori del servizio, sì da fargli perdere la posizione di iniziale neutralità rispetto ai contenuti caricati nello spazio da esso gestito, ma aperto al pubblico. ……Quanto sopra detto implica un conseguente obbligo di rimozione da parte del gestore del servizio non appena avuta notizia dell'infrazione da parte del titolare del diritto o dell'autorità di vigilanza, ma mai un obbligo general-preventivo di sorveglianza sui contenuti pubblicati sul suo sito”. Ricordiamo poi Trib. Roma 27.04.2016-Caso RTI/Break.com secondo cui “la giurisprudenza nazionale e europea è ormai consolidata nell’indicare l’“effettiva conoscenza” in quella in qualunque modo acquisita … e comunque sulla ricezione di una diffida o comunque di un’informazione proveniente dal titolare dei diritti sui contenuti diffusi quale momento dell’insorgenza della responsabilità”. Altro provvedimento di rilievo è Tribunale di Napoli Nord, sez. II Civile, ordinanza 3–4 novembre 2016 (caso Tiziana Cantone-reclamo di Facebook) secondo cui si conferma la condanna di Facebook alla rimozione dei contenuti lesivi in quanto una volta ricevuta la diffida era stato posto in grado di attivarsi secondo quella funzione di “sorveglianza di tipo special-preventivo” (caso UPC Telekabel) cui devono attendere i terzi-gestori se non vogliono essere equiparati in termini di responsabilità agli autori effettivi dell’illecito. Pare a tal riguardo interessante riportare le osservazioni del Collegio partenopeo che ha ritenuto responsabile Facebook-terzo-gestore perché sebbene avvisato è rimasto inerte: «considerato:
- che, pur in assenza di un generale obbligo di sorveglianza ovvero di un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite (art. 17 cit.) - il cui adempimento, oltre ad apparire notevolmente difficoltoso se non addirittura impossibile sul piano tecnico tanto che si discute della stessa esistenza di una tecnologia in grado di effettuare precisamente e in un contesto globale ed in continuo aggiornamento la verifica di tutti i dati e/o attività svolte nel web, comporterebbe un eccessivo dispendio di risorse oltre che una forte limitazione della libertà degli utenti - deve tuttavia ritenersi sussistente una responsabilità per le informazioni oggetto di memorizzazione durevole ad " hosting" laddove, come avvenuto nel caso di specie, il provider sia effettivamente venuto a conoscenza del fatto che l'informazione è illecita (art. 16, comma 1, lettera b citata) e non si sia attivato per impedire l'ulteriore diffusione della stessa »;
«- che, invero, non appare condivisibile l'opinione sostenuta da parte reclamante secondo cui sussisterebbe un obbligo di rimozione solo laddove intervenga un ordine dell'autorità piuttosto che per effetto di una conoscenza acquisita aliunde, magari in modo specifico e qualificato, come nel caso di denuncia del soggetto cui l'attività o l'informazione si riferisce;
- che la non indispensabilità di un ordine specifico dell'autorità per la rimozione dell'attività e/o dell'informazione illecita deriva dalle seguenti argomentazioni: 1……5. dalla valutazione degli interessi coinvolti giacché, venendo in rilievo diritti della personalità (quali l'immagine, il decoro, la reputazione, la riservatezza), appare irrazionale dover attendere un ordine dell'autorità il quale potrebbe intervenire quando ormai i diritti in questione sono irrimediabilmente pregiudicati e non più suscettibili di reintegrazione»;
«- che, in definitiva, pur non essendovi un obbligo di controllo preventivo dei contenuti presenti né una posizione di garanzia, sussiste tuttavia un obbligo successivo di attivazione di modo che la responsabilità a posteriori dell'hosting provider sorge per non aver ottemperato - come per l'appunto verificatosi nella fattispecie in esame - a una richiesta (diffida) di rimozione dei contenuti illeciti proveniente dalla parte»;
«- che, con riferimento alla fattispecie in esame, parte resistente-odierna reclamante era tenuta ad attivarsi per impedire l'ulteriore diffusione dei links (n. 4) a seguito della specifica e dettagliata segnalazione effettuata dalla ricorrente;
- che, a fronte di detto obbligo, la reclamante, prima dell'instaurazione del procedimento cautelare e della notifica del ricorso introduttivo, è rimasta totalmente inerte».
Traducendo la giurisprudenza appena citata nel caso che ci occupa, dobbiamo constatare che il moderatore o gestore del sito web TRUFFACOIN.COM si trova nella seguente situazione:
1) con la presente e.mail il moderatore/gestore è stato avvisato che quasi tutti i contenuti del forum indicato sono lesivi nei confronti dei diritti del Signor Riccardo Vieri;
2) il moderatore/gestore non può più dire che non era a conoscenza di tale fatto;
3) conseguentemente il moderatore/gestore rischia di sopportare la responsabilità per tutti i post lesivi segnalati ove non si attivi in modo diligente per venire incontro alle richieste di tutela del Signor Vieri.
Alla luce di tutto quanto sopra esposto, la scrivente Difesa invita il Moderatore/Gestore di Codesto Spettabile Sito Web a riflettere sulla propria posizione e a fornire al più presto un tempestivo riscontro alla presente missiva che deve considerarsi a tutti gli effetti di legge quale formale ingiunzione e diffida a rimuovere e/o deindicizzare tutti i contenuti segnalati.
La presente missiva viene spedita in conoscenza anche all’Avv. Alessio Castelli del mio Studio a prova della data di spedizione e del contenuto della stessa.
50129 –Firenze
Tel. 055 32 15 826
Fax. 055 32 20 650
web site: www.deborahbianchi.it
Qui la nostra replica a questa mail