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Timestamp: 2020-07-14 16:21:02+00:00
Document Index: 158678952

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1. L'appellante, nato il 16 luglio 1990 in Albania, è entrato in Italia il 31.7.2007, all'età di 17 anni, come minore non accompagnato, è stato sottoposto a tutela ed ha ottenuto un permesso di soggiorno valido fino al compimento della maggiore età. A seguito dell'espletamento di un tirocinio formativo presso un'azienda del Cividalese vi è stato poi assunto come apprendista operaio.
Con istanza del 16.6.2008 ha chiesto la conversione del permesso di soggiorno da motivi di minore età a motivi di lavoro subordinato.
2. Il Questore di Udine ha rigettato l'istanza con decreto del 19.6.2009 in cui si afferma: 1) che il ricorrente non presenta i requisiti richiesti dall'art. 32 del d.lgs n. 286 del 1998 per ottenere la conversione del permesso di soggiorno; 2) che il Comitato per i minori stranieri non si è espresso; 3) che al rilascio del permesso di soggiorno osterebbe il fatto che il ricorrente risulta indagato per violenza sessuale e destinatario di un Avviso Orale del Questore di Udine.
3. Il sign. B.S., con ricorso n. 376 del 2009 proposto al Tribunale amministrativo regionale per il Friuli Venezia Giulia, ha chiesto l'annullamento del detto provvedimento del Questore di Udine (Cat. N. A12/09/IMM.Sez.II Prot. n.106/2009 Rig. del 19 giugno 2009).
4. Il Tribunale regionale, con sentenza in forma semplificata n. 657 del 2009, ha respinto il ricorso, con compensazione tra le parti delle spese del giudizio.
6. All'udienza del 6 luglio 2010 la causa è stata trattenuta per la decisione.
il rilascio del permesso di soggiorno per minore età non è finalizzato alla tutela di un diritto di stabilimento, poiché ai sensi dell'art. 32, comma 1, del d.lgs. n. 286 del 1998, la conversione di tale titolo di soggiorno si configura come facoltà discrezionale dell'Amministrazione, dovendosi collocare in quest'ottica il riferimento, di cui al provvedimento impugnato, alle indagini per reato sessuale ed al fatto che il ricorrente sia stato destinatario della misura di prevenzione del richiamo orale del Questore in data 7.12.2007;
nella specie l'Amministrazione ha esercitato la propria discrezionalità con motivazione adeguata, non sussistendo i presupposti per la valutazione favorevole dell'istanza del minorenne che, nel breve periodo di permanenza in Italia, è stato indagato per un reato di violenza sessuale ed è stato destinatario di una misura di prevenzione, non acquisendo quel legame stabile col territorio e la società italiana sufficiente a bilanciare i risvolti negativi del coinvolgimento in episodi criminosi.
2. Nell'appello si censura la sentenza impugnata, in quanto:
la discrezionalità dell'Amministrazione per il rinnovo e la conversione del permesso di soggiorno è vincolata dai limiti stabiliti per la fattispecie specifica dall'art. 32 del d.lgs. n. 286 del 1998 e da quelli posti dagli articoli 4 e 5 del medesimo d.lgs. per la generalità dei casi;
ai sensi dell'art. 32 citato il minore sottoposto a tutela ha la possibilità di ottenere la conversione del permesso di soggiorno senza la necessità di uno specifico accertamento del grado di integrazione, dovendosi perciò procedere all'ulteriore valutazione, di cui al citato art. 5, sulla cui base il permesso è rifiutato se manchino i requisiti per l'ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato richiesti dall'art. 4 del medesimo d.lgs., individuati nella condanna per i reati di cui agli articoli 380 e 381 c.p.p. o per quelli inerenti gli stupefacenti, la libertà sessuale, il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, la prostituzione, ovvero se lo straniero sia considerato una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza nazionale;
nella specie tali condizioni non sussistono non essendo di per sé sufficiente la sola denuncia per il reato contro la libertà sessuale in assenza di condanna, violandosi altrimenti il diritto di difesa ed il principio della presunzione di innocenza, come chiarito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 78 del 2005, né essendo idoneo l'Avviso Orale del Questore a configurare l'ulteriore ipotesi di diniego per essersi riscontrata la situazione della "minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato";
tutto ciò non è stato considerato nel provvedimento impugnato, dovendosi soggiungere che, nella specie, il ricorrente non ha avuto altre segnalazioni all'autorità giudiziaria, lavora regolarmente e la stessa ipotesi di reato per cui è indagato resta assai incerta alla luce di quanto emerso dalle indagini.
questo Consiglio ha chiarito che: a) alla luce dei principi enunciati dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 198 del 1998, l'art. 32, comma 1, del d.lgs. n. 286 del 1998 va interpretato nel senso che il permesso di soggiorno al compimento della maggiore età può essere rilasciato non soltanto quando l'interessato è stato sottoposto ad affidamento amministrativo o giudiziario ai sensi dell'art. 4, commi 1 e 2, della legge n. 184 del 1983, ma anche a tutela ai sensi degli articoli 343 e seguenti c.c. (Sez. VI: 24 aprile 2009, n. 2425; 23 marzo 2009, n. 1710); b) tale conclusione non è smentita dall'introduzione nell'art. 32 del comma 1 bis (ed 1ter) ai sensi della legge n. 189 del 2002, riferendosi il comma 1 e il comma 1bis a due fattispecie distinte: il primo, a quella dei minori sottoposti ad affidamento o a tutela (allo scopo di salvaguardare l'unità familiare), il secondo, a quella dei "minori stranieri non accompagnati", che versano in una diversa situazione e per i quali il legislatore ha richiesto il requisito dell'ammissione al "progetto di integrazione sociale e civile", dovendosi da ciò trarre la conclusione che i requisiti previsti dai due commi sono alternativi e non cumulativi (Sez. VI, 13 aprile 2005, n. 1681);
il minore sottoposto a tutela ha quindi il requisito per cui può essergli rilasciato il permesso di soggiorno ai sensi dell'art. 32, comma 1, con esercizio di potere che, come chiarito dal tenore della norma, è discrezionale;
nella normativa specifica di cui al più volte citato art. 32 i parametri di esercizio di tale discrezionalità non sono individuati, dovendosi perciò anzitutto richiamare la normativa generale di cui all'art. 5, comma 5, del dlgs. n. 286 del 1998, per il quale il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono rifiutati se mancano o vengono a mancare i requisiti richiesti per l'ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato, a loro volta precisati nel precedente art. 4, comma 3, sempre che non siano sopraggiunti nuovi elementi che ne consentano il rilascio o che non si tratti di irregolarità amministrative sanabili;
l'applicazione di tale normativa al caso in esame comporta che al ricorrente, in quanto sottoposto a tutela con decreto del Giudice tutelare di Udine del 20 febbraio 2008 (in atti), il permesso di soggiorno può essere rilasciato, salva verifica della presenza delle cause ostative di cui al citato art. 4, comma 3;
tali cause nella specie non si riscontrano non essendo sufficiente la denunzia per un reato ostativo ma essendo necessaria, per espressa previsione della norma citata, l'intervenuta condanna per tale reato, né potendosi ritenere la misura di prevenzione dell'Avviso Orale del Questore sufficiente, di per sé, a far attingere alla posizione dello straniero in questione il livello della "minaccia per l'ordine pubblico";
dovendosi concludere, in questo quadro, che la motivazione del provvedimento impugnato non è adeguata, poiché in essa non è considerata la sottoposizione del ricorrente a tutela, assumendosi come presupposto la diversa posizione di cui ai commi 1bis ed 1ter dell'art. 32, e il diniego è fondato sul richiamo alla sua posizione di indagato ed all'intervenuto Avviso Orale del Questore; elementi questi, come detto, da ritenersi insufficienti ai fini dell'adozione del provvedimento;
ciò che costituisce motivo di annullamento del provvedimento impugnato ai fini della rinnovata valutazione da parte dell'Amministrazione competente, dovendosi anche considerare che l'interessato è stato assunto come apprendista operaio per la durata di 54 mesi, con contratto stipulato il 17 settembre 2008, ciò che depone a favore del suo avviato inserimento nel tessuto economico e sociale.
4. Per quanto considerato l'appello è fondato e deve essere perciò accolto, salvo ogni ulteriore provvedimento dell'Autorità amministrativa.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione sesta, accoglie il ricorso in epigrafe e, per l'effetto, in riforma della sentenza di primo grado, accoglie il ricorso originario e annulla il provvedimento impugnato.
Resta salvo ogni ulteriore provvedimento dell'Autorità amministrativa.