Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/06/11/lomessa-diagnosi-della-infezione-intrauterina-non-comporta-la-responsabilita-penale-del-ginecologo-se-manca-il-protocollo-scientifico-per-la-cura-del-nascituro/
Timestamp: 2019-12-10 12:56:46+00:00
Document Index: 107085961

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L’omessa diagnosi della infezione intrauterina non comporta la responsabilità penale del ginecologo se manca il protocollo scientifico per la cura del nascituro – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
L’omessa diagnosi della infezione intrauterina non comporta la responsabilità penale del ginecologo se manca il protocollo scientifico per la cura del nascituro.
Si segnala ai lettori del blogla sentenza n. 25137/2019 – depositata il 6.06.2019 resa dalla Suprema Corte sul tema della colpa medica, con la quale si esclude la responsabilità professionale di natura penale ascritta al ginecologo, il quale, nonostante l’omessa diagnosi dell’infezione intrauterina del feto, non può essere condannato in assenza di protocolli per la cura salvifica.
Il Collegio del diritto chiamato a scrutinare il caso giudiziario, seppure in assenza di specifica pronuncia di legittimità attesa la inammissibilità del ricorso per rinuncia delle parti ricorrenti che lo avevano proposto, nell’affrontare il tema del giudizio controfattuale, indirettamente ratificano l’operato dei giudici di merito che avevano escluso un dovere di procedere alla somministrazione di una cura di natura sperimentale non validata dalla comunità scientifica in assenza dei relativi protocolli o linee guida.
La Corte d’appello di Napoli confermava la sentenza assolutoria del Tribunale di Nola con formula maggiormente liberatoria (“il fatto non sussiste” in luogo di quella adottata in primo grado “il fatto non costituisce reato”) pronunciata in favore di un ginecologo tratto a giudizio per avere omesso di diagnosticare l’infezione intrauterina da citomegalovirus del feto, causa delle gravi lesioni subite dalla nascitura.
Dalla sentenza in commento si ricava che la pubblica accusa aveva contestato al sanitario il reato previsto e punito dall’all’art 590 c.p.p. sia in ragione della mancata diagnosi della patologia che poteva essere individuata con specifici esami clinici, sia per la condotta attendista tenuta dal ginecologo, consistita nel non aver praticato un parto pretermine mediante taglio cesareo.
Avverso la sentenza della Corte distrettuale di Napoli, interponevano ricorso per cassazione ai soli effetti civili i due genitori della bambina, costituiti parte civile, quali esercenti la relativa potestà, censurando il provvedimento de quoin punto di violazione di legge e vizio di motivazione in riferimento all’assoluzione del ginecologo.
Nelle more tra la presentazione dell’impugnazione di legittimità e la udienza di trattazione del processo perveniva in cancelleria atto di rinuncia al ricorso rinuncia al ricorso di talché la Suprema Corte dichiarava inammissibile il ricorso.
Di seguito si riportano i passaggi di maggiore interesse per gli operatori di diritto estratti dal compendio motivazionale della sentenza in commento.
Sulla valutazione del giudizio controfattuale in riferimento alla condotta omissiva del medico ed alla eventuale applicazione di un protocollo sperimentale:
“Tuttavia nonostante l’assodato errore del sanitario, i giudici di appello escludevano la sussistenza all’epoca dei fatti, di una terapia praticabile nel caso di pazienti che avessero contratto l’infezione da citomegalovirus in gravidanza. Nel 2006, epoca della gravidanza della (omissis), nel caso in cui la diagnosi non fosse intervenuta entro il primo trimestre, termine entro il quale il medico avrebbe potuto proporre l’interruzione della gravidanza, non era infatti approvata e codificata dalla comunità scientifica alcuna terapia vera e propria, ma solamente una terapia sperimentale pura ( peraltro basata su una pubblicazione risalente solo al 2005), effettuata per mezzo della somministrazione alla madre di immunoglobulina, i cui benefici però non erano né certi né risolutivi, e che esisteva un farmaco antivirale non somministrabile in gravidanza, perché fortemente tossico. Quanto alla scelta di un parto naturale a termine e non tramite cesareo era stato accertato che in nessun protocollo medico fosse prescritta tale modalità da parte del ginecologo, perché fortemente tossico.”
Quadro normativo di riferimento in materia di lesioni personali da condotta omissiva/commissiva del professionista sanitario:
Art 590 c.p.p , Lesioni personali colpose:
Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena per lesioni gravi è della reclusione da sei mesi a due anni e la pena per lesioni gravissime è della reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni
Art 590- sexies c.p.p, Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario:
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