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Timestamp: 2020-07-13 00:02:04+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 18757 del 23/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18757 del 23/09/2016
Cassazione civile sez. II, 23/09/2016, (ud. 17/05/2016, dep. 23/09/2016), n.18757
sul ricorso 5222-2012 proposto da:
V.E., (OMISSIS), S.S.L. (OMISSIS),
CASSAZIONE, rappresentati e difesi dagli Avv.ti MARCO SCOTTI
GALLETTA, ANTONIO SCOTTI GALLETTA;
COSTRUZIONI NAVALI TIGULLIO SRL, P.I. (OMISSIS) IN PERSONA DEL SUO
AMM.RE UNICO C.G., C.G. C.F.
(OMISSIS), IN PROPRIO, elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA
CAPRANICA 78, presso lo studio dell’avvocato FEDERICO MAZZETTI, che
li rappresenta e difende unitamente all’avvocato ANTONINO BONGIORNO
GALLEGRA;
avverso la sentenza n. 2725/2011 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 29/08/2011;
17/05/2016 dal Consigliere Dott. MASSIMO FALABELLA;
udito l’Avvocato Bongiorno Gallegra difensore dei controricorrenti
con atto di citazione notificato il 12 febbraio 1999 V.E. e S.L. convenivano avanti al Tribunale di Napoli Costruzioni Navali Tigullio s.r.l. e C.G. esponendo: che con contratto dell'(OMISSIS) avevano dato in appalto alla predetta società la costruzione di un motor yacht di 19 m. in coperta al prezzo originario di 700.000.000, asceso, a seguito di opere aggiuntive, a Lire 808.000.000; che l’imbarcazione era stata consegnata solo in data (OMISSIS) e aveva presentato da subito vizi e difformità; che era stato disposto, a loro istanza, un accertamento tecnico preventivo; che C. si era reso personalmente garante del buon operato della società costruttrice. Domandavano pertanto l’accertamento dei vizi e dei difetti di costruzione dell’opera, tali da diminuirne il valore, l’accertamento della responsabilità della società costruttrice e di C. per i danni subiti e la condanna dei convenuti al risarcimento del pregiudizio sofferto per effetto delle spese già sostenute e per la diminuzione di valore dell’imbarcazione, pregiudizio quantificato in 600.000.000.
Si costituiva Costruzioni Navali Tigullio eccependo preliminarmente la decadenza e la prescrizione della garanzia per i vizi a norma dell’art. 1667 c.c. e denunciando altresì la nullità e inefficacia delle operazioni svolte dal consulente in sede di accertamento tecnico preventivo.
Nel corso dell’istruttoria si costituiva C.G. che pure eccepiva decadenza e prescrizione e concludeva per il rigetto delle domande attrici.
Era disposta una consulenza tecnica d’ufficio. Quindi il tribunale pronunciava sentenza con cui, in accoglimento della domanda, dichiarava i convenuti responsabili in solido dei danni subiti dagli istanti e li condannava al risarcimento dei danni nella misura di Lire 300.000.000, oltre interessi.
Contro tale sentenza Costruzioni Navali Tigullio proponeva appello. In fase di impugnazione si costituivano sia gli attori, vittoriosi in primo grado, sia C.G., i quali tutti proponevano appello incidentale.
Con sentenza depositata il 20 agosto 2011 la Corte di appello di Napoli, in accoglimento dell’appello principale di Costruzioni Navali Tigullio e di quello incidentale di C., in riforma della sentenza impugnata, respingeva le domande proposte da V. e S.; rigettava poi l’appello incidentale di questi ultimi.
La sentenza è stata impugnata per cassazione da V.E. e da S.L., i quali hanno proposto un ricorso basato su tre motivi. Resistono con controricorso Costruzioni Navali Tigullio e Giovanni C.. Le parti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..
Con il primo motivo è lamentata la violazione e falsa applicazione degli artt. 1667, 1668, 1453, 1455 e 2697 c.c. e omessa motivazione su fatti decisivi e controversi per il giudizio. Sostengono i ricorrenti che il tribunale aveva ritenuto che le speciali disposizioni in tema di appalto integrano, ma non escludono, l’applicazione dei principi generali in tema di inadempimento contrattuale, mentre la corte di merito aveva impropriamente accolto le eccezioni di mancata denuncia dei vizi e di prescrizione dell’azione, ritenendo che questa era stata esercitata oltre i due anni dalla consegna dell’imbarcazione. D’altro canto, dalla consulenza tecnica emergevano chiari elementi che evidenziavano l’incompletezza dell’opera: il che doveva portare ad escludere l’applicazione dei termini di decadenza e di prescrizione stabiliti in materia di vizi.
Il secondo motivo reca, come rubrica, violazione e falsa applicazione degli artt. 240 e 241 cod. nav., falsa applicazione degli artt. 1667 e 1668 c.c. e omessa motivazione su fatti controversi e decisivi per il giudizio. E’ dedotto che l’art. 240 cod. nav. prevede esclusivamente una prescrizione breve (che si compie in due anni dalla consegna), e non la decadenza per omessa denuncia dei vizi. Viene inoltre lamentato che la consegna effettiva dell’imbarcazione aveva avuto luogo il (OMISSIS). La corte distrettuale – è spiegato – aveva per un verso erroneamente interpretato l’art. 240 cit. e, per altro verso, omesso di individuare, attraverso i documenti acquisiti al processo, la data di reale consegna dell’imbarcazione, omettendo, sul punto, alcuna motivazione. Infatti, il tribunale aveva evidenziato che il motor yacht era stato consegnato il (OMISSIS), anche se in un altro passo della motivazione aveva contraddittoriamente affermato che erano decorsi più di sessanta giorni dal giorno della dati, individuato nel 18 dicembre 1995, a quello in cui era stata proposta la domanda di a.t.p.. Sostengono però gli instanti che quest’ultimo accertamento aveva natura incidentale, sicchè non si era in presenza di un giudicato interno con riferimento alla data di effettiva consegna dell’opera. Aggiungono infine che le due scritture private del (OMISSIS) evidenziavano che a quella data l’imbarcazione doveva essere ancora completata in molte sue parti e che era stato ivi convenuto che ogni responsabilità diretta e indiretta sarebbe restata a carico della società costruttrice “fino alla effettiva consegna dopo prove e collaudo”, consegna che sarebbe stata “documentata da apposito verbale da stendersi fra le parti”.
I due motivi sono connessi e possono esaminarsi congiuntamente.
Ne va esclusa la fondatezza.
La Corte di appello di Napoli ha rilevato che nella fattispecie per cui è causa non era in discussione il mancato completamento dell’opera, bensì la presenza in essa di vizi e difetti, sicchè andava applicata la speciale disciplina dettata in materia. Con riferimento ai termini di decadenza e di prescrizione ha poi fatto riferimento all’art. 240 cod. nav., concludendo nel senso che il termine biennale, decorrente dalla consegna, ivi previsto per la denuncia dei vizi e per la proposizione dell’azione, non era stato rispettato. A tal fine ha osservato che l’opera era stata consegnata il 18 dicembre 1995 e che la scrittura privata del (OMISSIS) non modificava il termine prescrizionale ma limitava temporalmente la garanzia dell’appaltatore.
Ciò detto, è principio consolidato che in tema di appalto la disciplina di carattere generale di cui agli artt. 1453 e 1455 trovi applicazione laddove l’opera non sia stata ultimata, mentre nell’ipotesi in cui l’opera sia portata a termine, ma presenti vizi, difformità o difetti deve aversi riguardo alla speciale garanzia prevista dagli artt. 1667 e 1668 c.c. (Cass. 6 aprile 2006, n. 3302; Cass. 6 aprile 2006 n. 8103; Cass. 24 giugno 2011, n. 13983; Cass. 22 gennaio 2015, n. 1186).
La disciplina in tema di prescrizione e decadenza dei vizi dell’opera in caso di costruzione di imbarcazione è contenuta nell’art. 240 cod. nav. che dispone:
“L’azione di responsabilità contro il costruttore per le difformità ed i vizi occulti si prescrive col decorso di due anni dalla consegna dell’opera.
“Il committente che sia convenuto per il pagamento può sempre far valere la garanzia, purchè abbia entro il predetto termine denunziata la difformità o il vizio”.
Il termine prescrizionale è dunque quello biennale, decorrente dalla consegna.
Lo stesso termine, con la medesima decorrenza, vale per la decadenza determinata dall’omessa denuncia dei vizi. In tal senso, il giudice dell’impugnazione ha correttamente interpretato la norma nel senso indicato da questa Corte, la quale ha affermato, al riguardo, che in base alla suddetta disposizione l’acquirente di un’imbarcazione decade dal diritto di far valere la responsabilità del venditore -costruttore per vizi e difformità, tanto in via di azione, quanto in via di eccezione, ove i vizi e le difformità medesime, quale ne sia stata la data di scoperta, non siano stati denunciati entro due anni dalla consegna (Cass. 14 maggio 1977, n. 1930).
L’assunto secondo cui l’opera non sarebbe stata completata – circostanza da cui deriverebbe, come conseguenza, l’applicazione della disciplina comune in materia di inadempimento (che è sganciata dal nominato termine biennale operante, in tema di vizi, per decadenza e prescrizione) – introduce una questione nuova, non deducibile in questa sede.
La corte di merito, come si è visto, ha escluso che fosse controverso il completamento dell’opera, nè i ricorrenti indicano ove abbiano sollevato una eccezione al riguardo. Qualora con il ricorso per cassazione siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, onere della parte ricorrente, al fine di evitarne una statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo di allegare l’avvenuta loro deduzione innanzi al giudice di merito, ma anche, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso stesso, di indicare in quale specifico atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Suprema Corte di controllare ex artis la veridicità di tale asserzione prima di esaminare il merito della suddetta questione (Cass. 18 ottobre 2013, n. 23675; cfr. pure: Cass. 28 luglio 2008, n. 20518; Cass. 26 febbraio 2007, n. 4391; Cass. 12 luglio 2006, n. 14599; Cass. 2 febbraio 2006, n. 2270).
Quanto al dies a quo dei termine biennale, deve rilevarsi che esso è stato individuato dalla corte distrettuale sulla scorta di una precisa risultanza documentale, costituita dalla bolla di consegna dell’imbarcazione, datata (OMISSIS).
Poichè la questione relativa alla consegna è stata decisa dal giudice del gravame, è escluso che essa abbia carattere di novità. D’altro canto, ove i controricorrenti avessero inteso opporre il giudicato interno formatosi sul capo della sentenza di primo grado inerente all’accertamento della data di consegna, avrebbero dovuto proporre ricorso incidentale (Cass. 10 giugno 2008, n. 15362; Cass. 23 febbraio 2011, n. 4359).
Ora, l’accertamento di fatto compiuto dal giudice dell’impugnazione non può essere sindacato in questa sede, dal momento che, come è ben noto, il ricorso per cassazione conferisce al giudice di legittimità non il potere di riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale, ma solo la facoltà di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico-formale, delle argomentazioni svolte dal giudice di merito, al quale spetta, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l’attendibilità e la concludenza e di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge (Cass. 4 novembre 2013 n. 24679; Cass. 16 novembre 2011, n. 27197; Cass. 6 aprile 2011, n. 7921; Cass. 21 settembre 2006, n. 20455; Cass. 4 aprile 2006, n. 7846; Cass. 9 settembre 2004, n. 18134; Cass. 7 febbraio 2004, n. 2357).
In merito, poi, alla pattuizione, contenuta nella scrittura privata del (OMISSIS), la corte di merito ha rilevato che essa aveva il solo effetto di limitare temporalmente la garanzia (e cioè – come pare doversi intendere – di stabilire che essa, decorrendo dalla data del (OMISSIS), sarebbe comunque cessata al momento in cui i committenti avessero ritirato il bene che rimaneva custodito presso la società costruttrice).
Questa affermazione del giudice dell’impugnazione, per essere efficacemente attaccata in sede di legittimità, avrebbe dovuto essere fatta oggetto di una censura che investisse l’interpretazione data dal giudice di appello alla disposizione pattizia che interessa.
Ed è da ricordare, in proposito, che, in materia di interpretazione del contratto, la denuncia della violazione delle regole di ermeneutica esige una specifica indicazione dei canoni in concreto inosservati e del modo attraverso il quale si è realizzata la violazione, mentre la denunzia del vizio di motivazione implica la puntualizzazione dell’obiettiva deficienza e contraddittorietà del ragionamento svolto dal giudice del merito; nessuna delle due censure può, invece, risolversi in una critica del risultato interpretativo raggiunto dal giudice, che si sostanzi nella mera contrapposizione di una differente interpretazione (Cass. 2 maggio 2006, n. 10131; Cass. 13 dicembre 2006, n. 26690; Cass. 25 ottobre 2006, n. 22899; Cass. 16 febbraio 2007, n. 3644; il principio è del tutto pacifico ed è costantemente richiamato da questa S.C., pure in pronunce non massimate in tal senso: cfr. da ultimo Cass. 21 aprile 2016, n. 8096).
Va allora evidenziato che manca, nel ricorso, una censura, nei termini indicati, della richiamata disposizione contrattuale.
Col terzo motivo è denunciata la falsa applicazione, sotto altro profilo, degli artt. 1667 e 1668 c.c.. Viene evidenziato che secondo giurisprudenza di questa S.C., qualora, nel giudizio promosso dal committente nei confronti dell’appaltatore, con azione di garanzia ai sensi degli artt. 1667 e 1668 c.c., venga disposta consulenza tecnica, su istanza anche del convenuto, o comunque con la sua adesione o partecipazione, al fine di accertare difformità o vizi occulti dell’opera, si deve escludere che l’attore, in relazione ai difetti riscontrati da tale consulenza, sia tenuto, a pena di decadenza, alla denuncia contemplata dal citato art. 1667, comma 2 dato che la controparte già conosce od è in grado di conoscere l’esito dell’indagine peritale.
La censura non è conferente.
E’ sufficiente osservare che per un verso il principio richiamato non varrebbe ad escludere la prescrizione (che la corte territoriale ha accertato essersi prodotta decorsi due anni dal (OMISSIS)) e che, per altro verso, al momento in cui venne introdotto il procedimento di accertamento tecnico preventivo si era pure determinata la decadenza, sicchè un problema di tempestiva denuncia dei vizi, per come correlato agli esiti di quel giudizio, non può porsi.
Le spese dl giudizio di legittimità seguono la soccombenza.
rigetta il ricorso; condanna parte ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate in Euro 7.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi.