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Timestamp: 2020-01-25 09:26:28+00:00
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Causa C‑18/18
[domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Oberster Gerichtshof (Corte Suprema, Austria)]
6. L’articolo 15, paragrafo 1, della direttiva 2000/31, intitolato «Assenza dell’obbligo generale di sorveglianza», prevede quanto segue:
B. Normativa austriaca
2. Requisiti relativi alla portata personale e sostanziale di un obbligo in materia di sorveglianza
90. A tal riguardo, occorre osservare che la ricorrente non sembra far valere diritti in materia di tutela dei dati personali e che essa non contesta alla Facebook Ireland di aver «proceduto» ad un trattamento illecito dei suoi dati, poiché la sua domanda è fondata sulle disposizioni generali del diritto civile. Inoltre, il giudice del rinvio non invoca strumenti giuridici del diritto dell’Unione pertinenti in tale materia. Esso invoca unicamente la direttiva 2000/31. Orbene, risulta dall’articolo 1, paragrafo 5, lettera b), di tale direttiva che quest’ultima non si applica alle questioni relative ai servizi della società dell’informazione oggetto delle direttive relative alla tutela dei dati personali.
1) L’articolo 15, paragrafo 1, della direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2000, relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno («direttiva sul commercio elettronico»), deve essere interpretato nel senso che esso non osta a che un host provider che gestisce una piattaforma di rete sociale sia costretto, nell’ambito di un’ingiunzione, a ricercare e ad individuare, fra tutte le informazioni diffuse dagli utenti di tale piattaforma, le informazioni identiche a quella qualificata come illecita dal giudice che ha emesso tale ingiunzione. Nell’ambito di una siffatta ingiunzione, un host provider può essere costretto a ricercare e ad individuare le informazioni equivalenti a quella qualificata come illecita soltanto fra informazioni diffuse dall’utente che ha divulgato tale informazione. Un giudice che statuisce sulla rimozione di siffatte informazioni equivalenti deve garantire che gli effetti della sua ingiunzione siano chiari, precisi e prevedibili. Nel farlo, esso deve ponderare i diritti fondamentali coinvolti e tenere conto del principio di proporzionalità.
3 V., segnatamente, sentenza del 23 marzo 2010, Google France e Google (da C‑236/08 a C‑238/08, EU:C:2010:159, punti 112 e 113).
4 V. sentenza del 16 febbraio 2012, SABAM (C‑360/10, EU:C:2012:85, punto 27).
5 V. articolo 14 della direttiva 2000/31. V., parimenti, le mie conclusioni nella causa Stichting Brein (C‑610/15, EU:C:2017:99, paragrafi 67 e 68).
6 V. sentenza del 7 agosto 2018, SNB-REACT (C‑521/17, EU:C:2018:639, punto 51). V. parimenti, in tal senso, Lodder, A.R., Polter, P., «ISP blocking and filtering: on the shallow justifications in case law regarding effectiveness of measures», European Journal of Law and Technology, 2017, vol. 8, n. 2, pag. 5.
7 V. le mie conclusioni nella causa Mc Fadden (C‑484/14, EU:C:2016:170). V., parimenti, Husovec, M., Injunctions Against Intermediaires in the European Union. Accountable But Not Liable?, Cambridge University Press, Cambridge, 2017, pag. 57 e 58.
8 V., in tal senso, per quanto attiene al rispetto dei diritti fondamentali e del principio di proporzionalità, sentenza del 29 gennaio 2008, Promusicae (C‑275/06, EU:C:2008:54, punto 68).
9 V. sentenze del 12 luglio 2011, L’Oréal e a. (C‑324/09, EU:C:2011:474, punti 139 e 144), nonché del 24 novembre 2011, Scarlet Extended (C‑70/10, EU:C:2011:771, punti 36 e 40).
10 V. sentenza del 16 febbraio 2012, SABAM (C‑360/10, EU:C:2012:85, punti 37 e 38).
11 V., in tal senso, conclusioni dell’avvocato generale Jääskinen nella causa L’Oréal e a. (C‑324/09, EU:C:2010:757, paragrafo 143).
13 Sentenza del 12 luglio 2011 (C‑324/09, EU:C:2011:474, punto 144).
15 Sentenza del 12 luglio 2011, L’Oréal e a. (C‑324/09, EU:C:2011:474, punti 139 e 144).
16 Sentenza del 12 luglio 2011 (C‑324/09, EU:C:2011:474).
17 Sentenza del 12 luglio 2011, L’Oréal e a. (C‑324/09, EU:C:2011:474, punti 141 e 144).
18 C‑484/14, EU:C:2016:170, paragrafo 132.
19 Più specificamente, la Corte ha indicato, nella sentenza del 12 luglio 2011, L’Oréal e a. (C‑324/09, EU:C:2011:474, punto 140), che il provvedimento ingiuntivo inteso a prevenire eventuali pregiudizi arrecati a marchi nell’ambito del servizio della società dell’informazione, ossia un mercato online, non può avere l’oggetto o l’effetto di imporre un divieto generale e permanente di messa in vendita di prodotti contrassegnati da detti marchi. Nella stessa ottica, la Corte ha rilevato, nella sentenza del 16 febbraio 2012, SABAM (C‑360/10, EU:C:2012:85, punto 45), che il diritto dell’Unione osta segnatamente a che un obbligo di sorveglianza, sancito nell’ambito di un’ingiunzione rivolta ad un prestatore, sia illimitato nel tempo.
20 Tale approccio è quello adottato dall’avvocato generale Jääskinen nelle sue conclusioni nella causa L’Oréal e a. (C‑324/09, EU:C:2010:757, paragrafo 181); queste ultime, a mio avviso, hanno fortemente ispirato la formulazione dei passaggi in questione della sentenza emessa dalla Corte in tale causa.
25 V., per analogia, sentenza del 27 marzo 2014, UPC Telekabel Wien (C‑314/12, EU:C:2014:192, punto 57).
26 V., per analogia, sentenze del 25 maggio 2016, Meroni (C‑559/14, EU:C:2016:349, punti 49 e 50), e del 21 dicembre 2016, Biuro podróży «Partner» (C‑119/15, EU:C:2016:987, punto 40). Sulla problematica del principio della tutela giurisdizionale effettiva nei confronti dei terzi, v. parimenti Kalėda, S.L., «The Role of the Principle of Effective Judicial Protection in Relation to Website Blocking Injunctions», Journal of Intellectual Property, Information Technology and E-Commerce Law, 2017, pag. 222 e 223.
27 Sentenza del 12 luglio 2011 (C‑324/09, EU:C:2011:474).
28 Sentenza del 12 luglio 2011 (C‑324/09, EU:C:2011:474).
32 Mi riferisco qui alle mie conclusioni nella causa Google (Portata territoriale della cancellazione) (C‑507/17, EU:C:2019:15).
34 V. le mie conclusioni nella causa Google (Portata territoriale della cancellazione) (C‑507/17, EU:C:2019:15, paragrafi 47, 55, 76 e 77).
35 V. le mie conclusioni nella causa Google (Portata territoriale della cancellazione) (C‑507/17, EU:C:2019:15, paragrafo 62).
36 Sentenza del 25 ottobre 2011 (C‑509/09 e C‑161/10, EU:C:2011:685, punti 43 e 44).
38 Sentenza del 17 ottobre 2017, Bolagsupplysningen e Ilsjan (C‑194/16, EU:C:2017:766, punto 44).
39 Sentenza del 25 ottobre 2011 (C‑509/09 e C‑161/10, EU:C:2011:685, punto 48).
41 Sentenza del 25 ottobre 2011 (C‑509/09 e C‑161/10, EU:C:2011:685, punto 48).
42 Sentenza del 25 ottobre 2011, eDate Advertising e a. (C‑509/09 e C‑161/10, EU:C:2011:685, punti 48, 51 e 52). V., parimenti, sentenza del 17 ottobre 2017, Bolagsupplysningen e Ilsjan (C‑194/16, EU:C:2017:766, punti 38 e 47). Inoltre, secondo le interpretazioni dottrinali di tale sentenza, il foro del luogo del centro degli interessi può statuire in tutto il mondo su danni cagionati. V. Mankowski, P., in Magnus, U., e Mankowski, P. (a cura di), Brussels I bis Regulation – Commentary, Otto Schmidt, Colonia, 2016, Art. 7, punto 364. Lo stesso vale per la portata territoriale della competenza generale del foro del convenuto. Nella sentenza del 1o marzo 2005, Owusu (C‑281/02, EU:C:2005:120, punto 26), la Corte ha ritenuto che la convenzione di Bruxelles [convenzione del 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 1972, L 299, pag. 32)] sia applicabile quando il ricorrente e il convenuto sono domiciliati in uno Stato membro, mentre i fatti controversi sono localizzati in un paese terzo. Ne deduco che, in un caso del genere, il foro del debitore è competente a statuire su tali fatti controversi. V., parimenti, Van Calster, G., Luks, Ch., Extraterritoriality and private international law, Recht in beweging - 19de VRG Alumnidag 2012, MAKLU, Anvers – Apeldoorn, 2012, pag. 132.
44 V. sentenza del 26 febbraio 2013, Åkerberg Fransson (C‑617/10, EU:C:2013:105, punto 19). V., parimenti, le mie conclusioni nella causa Google (Portata territoriale della cancellazione) (C‑507/17, EU:C:2019:15, paragrafo 55).
46 V., in tal senso, ordinanza del 12 luglio 2012, Currà e a. (C‑466/11, EU:C:2012:465, punto 19).
48 Sentenza del 17 ottobre 2017 (C‑194/16, EU:C:2017:766, punto 44).
49 V. parimenti, per quanto riguarda le implicazioni della suddetta sentenza, Lundstedt, L., «Putting Right Holders in the Centre: Bolagsupplysningen and Ilsjan (C‑194/16): What Does It Mean for International Jurisdiction over Transborder Intellectual Property Infringement Disputes?», International Review of Intellectual Property and Competition Law, 2018, vol. 49, n. 9, pag. 1030, e Svantesson, D.J.B., «European Union Claims of Jurisdiction over the Internet – an Analysis of Three Recent Key Developments», Journal of Intellectual Property, Information Technology and E-Commerce Law, 2018, vol. 9, n. 2, pag. 122, punto 59.
50 V. le mie conclusioni nella causa Google (Portata territoriale della cancellazione) (C‑507/17, EU:C:2019:15, paragrafo 60).
53 V., per analogia, per quanto attiene alla ponderazione del diritto di proprietà intellettuale e del diritto al rispetto della vita privata e familiare, garantito all’articolo 7 della Carta, sentenza del 18 ottobre 2018, Bastei Lübbe (C‑149/17, EU:C:2018:841, punti da 44 a 47). V., parimenti, le mie conclusioni nella causa Bastei Lübbe (C‑149/17, EU:C:2018:400, paragrafi da 37 a 39).
54 V., in tal senso, per quanto riguarda la tutela della proprietà intellettuale, sentenza del 27 marzo 2014, UPC Telekabel Wien (C‑314/12, EU:C:2014:192, punti da 58 a 63). V., parimenti, conclusioni dell’avvocato generale Cruz Villalón nella causa UPC Telekabel Wien (C‑314/12, EU:C:2013:781, paragrafi da 99 a 101), nonché le mie conclusioni nella causa Stichting Brein (C‑610/15, EU:C:2017:99, paragrafi da 69 a 72).