Source: https://ecoambienti.it/2018/02/15/i-rifiuti/
Timestamp: 2018-12-15 23:39:17+00:00
Document Index: 111761022

Matched Legal Cases: ['art. 183', 'art. 181', 'art. 183', 'art. 186', 'art. 183', 'art. 185']

La normativa in materia dei RIFIUTI - ecoambienti
Pubblicato il febbraio 15, 2018 febbraio 16, 2018 di bertonstefano
La normativa italiana, all’art. 183 del D.lgs. n.152/06 definisce, riprendendo quanto indicato nella direttiva comunitaria 98/2008/CE che un rifiuto è una qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi.
La definizione di rifiuto rimane quindi fondata, come con il precedente D.Lgs. 22/1997 (Dec reto Ronchi), sul concetto del “disfarsi”, che costituisce la condizione necessaria e sufficiente perché un oggetto, un bene o un materiale sia classificato come rifiuto e, successivamente, codificato sulla base del vigente elenco europeo dei rifiuti (CER).
Il D.Lgs. 152/2006 contiene anche alcune disposizioni per l’individuazione delle condizioni in presenza delle quali alcune tipologie di materiali non vengono classificati come rifiuti. Tali disposizioni sono portano alla definzione di:
– Materia Prima Secondaria (MPS);
– Prodotto di Recupero;
se definisce un’ulteriore regolamentazione che prende in considerazione il riutilizzo delle cosi dette terre e rocce da scavo.
In base all’art. 181-bis, introdotto dal “correttivo” dell’aprile 2008, le materie prime secondarie verranno definite ed individuate con un apposito decreto ministeriale che rispecchia i seguenti criteri:
1) siano prodotti da un’operazione di riutilizzo, di riciclo o di recupero di rifiuti;
3) siano individuate le operazioni di riutilizzo, di riciclo o di recupero che le producono, con particolare riferimento alle modalità ed alle condizioni di esercizio delle stesse;
4) siano precisati i criteri di qualità ambientale i requisiti merceologici e le altre condizioni necessarie per l’immissione in commercio, quali norme e standard tecnici richiesti per l’utilizzo, tenendo conto del possibile rischio di danni all’ambiente e alla salute derivanti dall’utilizzo o dal trasporto del materiale, della sostanza o del prodotto secondario;
Il D.Lgs. n. 152/2006 precisa che sono “prodotti” e non sono più rifiuti gli “ex-rifiuti” per i quali siano state completate le operazioni di recupero, fermo restando che i metodi di recupero dei rifiuti utilizzati per ottenere materie, sostanze e prodotti secondari devono garantire l’ottenimento di materiali con caratteristiche (che verranno) fissate con il Decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro della salute e con il Ministro dello sviluppo economico e che, fino all’emanazione di tale decreto, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui ai decreti ministeriali del 5 febbraio 1998, 12 giugno 2002, e del 17 novembre 2005, ed anche la circolare del Ministero dell’ambiente 28 giugno 1999.
Quest’ultima disposizione sta a precisare che, in attesa del previsto decreto ministeriale, sono comunque non-rifiuti, ma prodotti di recupero tutti quelli individuati come tali dalle vigenti norme tecniche per il recupero in regime semplificato dei rifiuti non pericolosi (D.M. 5 febbraio 1998), dei rifiuti pericolosi (D.M. n. 16/2002) e dei rifiuti prodotti dalle navi (D.M. n. 269/2005).
L’art. 183, comma 1, definisce sottoprodotti le sostanze ed i materiali dei quali il produttore non intende disfarsi ai sensi dell’articolo 183, che soddisfino tutti i seguenti criteri, requisiti e condizioni:
La disciplina delle terre e rocce da scavo, introdotta dalla legge 21 dicembre 2001, n. 443, e poi ampliamente rivista con il D.Lgs. n. 152/2006, è stata completamente riformulata in sede di “correttivo”, a seguito del quale l’art. 186 ora dispone:
• dall’altro (ultimo periodo del comma 1) che l’impiego di terre da scavo nei processi industriali come sottoprodotti, in sostituzione dei materiali di cava, è consentito nel rispetto delle condizioni fissate all’art. 183, comma 1, lettera che per l’appunto, fissa le condizioni ricorrendo le quali un materiale è definito sottoprodotto.
In base all’art. 185, comma 1, del D.Lgs. 152/2006, modificato dal D.Lgs. 4/2008, non rientrano nel campo di applicazione medesimo decreto legislativo e sono pertanto espressamente esclusi dalla disciplina generale della gestione rifiuti:
1) le emissioni in atmosfera, ossia gli effluenti gassosi (i quali sono disciplinati nella Parte Quinta del medesimo D.Lgs. 152/2006 “Norme in materia di tutela dell’aria e di riduzione delle emissioni in atmosfera”);
2) le acque di scarico (la cui disciplina è contenuta nella Parte Terza, Sezione Seconda, sempre del D.Lgs. 152/2006 “Tutela delle acque dall’inquinamento”), eccettuati i rifiuti allo stato liquido, che, come tali restano sottoposti alla disciplina dei rifiuti;in sintesi, la distinzione tra scarico idrico e rifiuto liquido è essenzialmente data dalla stabilità o meno della “condotta che lega l’origine del refluo con la sua destinazione: è uno scarico liquido (disciplinato quindi dalla Parte Terza, Sezione Seconda del D.Lgs. 152/2006) l’acqua usata convogliata al suo destino finale (fiume canale, lago, mare, fognatura) tramite un’opera fissa; è un rifiuto liquido invece l’acqua usata se trasferita all’impianto di trattamento tramite autobotte.
3) i rifiuti radioattivi;
4) gli esplosivi in disuso;
5) i rifiuti risultanti dalla prospezione, dall’estrazione, dal trattamento, dall’ammasso di risorse minerali o dallo sfruttamento delle cave;
6) le carogne, i materiali fecali ed altre sostanze naturali e non pericolose utilizzate nell’attività agricola;
7) i materiali vegetali, le terre ed il pietrame non contaminati provenienti dalla manutenzione di alvei di scolo ed irrigui;
8) il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso dell’attività di costruzione allo stato naturale nello stesso in cui è stato scavato (secondo quanto specificato dalla legge 28 gennaio 2009, n.2, di conversione del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185).
Sapere qualè la composizione dei rifiuti rifiuti urbani permette di programmare meglio la gestione, quindi lo smaltimento e il riciclaggio. Una consistente presenza di frazioni combustibili con elevato potere calorifico, ad esempio, può orientare verso l’incenerimento con recupero di calore. La percentuale di inerti, invece, permette di orientare la quota di materiali da conferire, comunque in discarica.
I rifiuti spe ciali
i rifiuti derivanti dall”attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti da trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;
I rifiuti speciali pericolosi sono quei rifiuti generati dalle attività produttive che contengono al loro interno un’elevata dose di sostanze inquinanti. Per questo motivo occorre renderli innocui, cioè trattarli in modo da ridurne drasticamente la pericolosità.Nella normativa precedente rispetto a quella in vigore attualmente, tali rifiuti erano definiti come rifiuti tossico nocivi.
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