Source: https://renatodisa.com/2015/01/21/corte-di-cassazione-sezione-vi-sentenza-19-gennaio-2015-n-2324-quando-sia-stata-indicata-la-data-delludienza-per-lesame-dei-testi-la-loro-omessa-citazione-ad-opera-della-parte-che-li-ha-intr/
Timestamp: 2018-03-19 05:06:57+00:00
Document Index: 101588367

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 495']

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 19 gennaio 2015, n. 2324. Quando sia stata indicata la data dell'udienza per l'esame dei testi, la loro omessa citazione ad opera della parte che li ha introdotti o ha interesse al loro esame comporta la decadenza dalla relativa prova. Il potere organizzativo della gestione delle udienze, quando la complessità del processo renda già dal suo inizio prevedibile l'impossibilità di concluderne la trattazione in giornata, non solo trova specifica fonte normativa negli artt. 468.2, 495 e 496 cod.proc.pen. ma risulta, sul piano sistematico, del tutto coerente sia al principio costituzionale della ragionevole durata del processo sia alle caratteristiche strutturali essenziali del processo di merito di primo grado (oralità ed immediatezza dell'assunzione delle prove), che sarebbero del tutto vanificate se la concreta gestione di tale assunzione venisse lasciata al sostanziale ed insindacabile arbitrio delle parti del processo. Né l'attribuire conseguenze specifiche, e sistematicamente coerenti, all'omessa citazione per un'udienza tempestivamente indicata e concordata dei testi introdotti dalla parte potrebbe configurare alcuna incompatibilità con esigenze di tutela riconducibili ai principi del processo giusto (ex art. Ili Cost.) o equo (art. 6 Cedu) - Avvocato Renato D'Isa
Home/Cassazione penale 2015, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze/Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 19 gennaio 2015, n. 2324. Quando sia stata indicata la data dell’udienza per l’esame dei testi, la loro omessa citazione ad opera della parte che li ha introdotti o ha interesse al loro esame comporta la decadenza dalla relativa prova. Il potere organizzativo della gestione delle udienze, quando la complessità del processo renda già dal suo inizio prevedibile l’impossibilità di concluderne la trattazione in giornata, non solo trova specifica fonte normativa negli artt. 468.2, 495 e 496 cod.proc.pen. ma risulta, sul piano sistematico, del tutto coerente sia al principio costituzionale della ragionevole durata del processo sia alle caratteristiche strutturali essenziali del processo di merito di primo grado (oralità ed immediatezza dell’assunzione delle prove), che sarebbero del tutto vanificate se la concreta gestione di tale assunzione venisse lasciata al sostanziale ed insindacabile arbitrio delle parti del processo. Né l’attribuire conseguenze specifiche, e sistematicamente coerenti, all’omessa citazione per un’udienza tempestivamente indicata e concordata dei testi introdotti dalla parte potrebbe configurare alcuna incompatibilità con esigenze di tutela riconducibili ai principi del processo giusto (ex art. Ili Cost.) o equo (art. 6 Cedu)
sentenza 19 gennaio 2015, n. 2324
– intervenuta prescrizione dei reati di resistenza e contravvenzionale prima della sentenza d’appello;
– inosservanza ed erronea applicazione dell’art. 495.4 cod. proc.pen., mancata assunzione di prove testimoniali decisive, manifesta illogicità e contraddittorietà dell’ordinanza 19.10.10 di revoca dei testi a difesa (P. , A. , L.B. , Z. , B. , Q. , G. e B. ), già ammessi. Secondo il ricorrente, il Giudice di primo grado avrebbe argomentato la revoca sulla base di un presupposto in fatto errato (perché per quell’udienza era stata disposta la citazione dei soli testi indicati nella lista del pubblico ministero); la revoca dei testi a difesa (ulteriori rispetto a quelli esaminati perché pure indicati nella lista testi della parte pubblica) avrebbe nuociuto all’interesse essenziale della difesa alla verifica dell’attendibilità dei testi di polizia e della sussistenza per Z. e C. delle condizioni di fatto per l’applicazione degli artt. 52 cod. pen. o 393-bis cod. pen., dedotte nei motivi d’appello;
– vizi della motivazione in relazione alla mancata assunzione della prova decisiva costituita dalle richieste perizia medico-legale e balistica per accertare numero dei colpi sparati, distanza e loro direzione.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2015-01-21T13:16:42+00:00	21 gennaio 2015|Cassazione penale 2015, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
Visite totali ad oggi: 10,141,127