Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/25617-abuso-edilizio-quando-si-prescrive-il-reato.asp
Timestamp: 2018-12-17 03:02:21+00:00
Document Index: 1304306

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 159']

Abuso edilizio: quando si prescrive il reato
La prescrizione nei reati urbanistici
Avv. Francesca Servadei - Il reato urbanistico consistente nell'abuso edilizio si concretizza in quelle opere realizzate senza alcun permesso di costruire ovvero prive della cosiddetta DIA (Dichiarazione di Inizio Attività). E' importante precisare che tale fattispecie si consuma anche quando l'agente muta la destinazione d'uso senza alcuna autorizzazione. Il reato de quo presenta anche aspetti amministrativi che si traducono in una ordinanza di demolizione da parte dell'Ente, generalmente il Comune.
Aspetto peculiare di questa tipologia di illecito penale è la prescrizione, la quale non opera automaticamente, ma necessita dell'intervento del difensore, ossia l'avvocato la deve eccepire in pendenza di giudizio.
L'abusivismo ha inizio con l'avvio dell'opera per la realizzazione sino alla sua cessazione.
Trattasi di una contravvenzione, ex articolo 44 DPR 380/2001, che ha quindi come regime sanzionatorio l'arresto ovvero l'ammenda.
Trattasi di un reato a forma libera, per cui il legislatore non ha previsto una condotta tipizzata.
I soggetti agenti di tale reato sono: il titolare del permesso di costruire, il committente, il costruttore, nonché secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione (cfr. sentenza 11093/2010), colui che abbia contribuito con la sua condotta alla realizzazione dell''opera abusiva.
I termini di prescrizione sono due: quattro anni dal compimento dell'illecito, se non vi sono stati atti interruttivi della prescrizione; cinque anni dal compimento dell'illecito, se, contrariamente, ci sono stati atti interruttivi della prescrizione, come per esempio il decreto di citazione a giudizio, ma anche la sentenza di condanna, l'ordinanza che applica le misure cautelari personali e quella di convalida del fermo (o dell'arresto), l'interrogatorio reso innanzi al Pubblico Ministero o innanzi al giudici, cioè quegli atti indicati ai sensi dell'articolo 160 del codice penale.
Il termine della prescrizione comincia a decorrere dall'accertamento ovvero dal sequestro dell'opera abusivamente realizzata; nel caso in cui viene svolto un controllo, ma non vi è l'apposizione di alcun sigillo, trattasi di reato permanente e pertanto il reato ha la durata di tutto il relativo giudizio sino alla sentenza di condanna, ragion per cui la prescrizione matura in cinque anni.
L'abuso edilizio comporta anche un illecito amministrativo che si traduce nell'ordinanza di demolizione (cfr. Tar Emilia Romagna, sentenza 116/2003), dell'opera per la quale non interviene mai la prescrizione (v. orientamento giurisprudenziale del Consiglio di Stato con pronunce 2529/2004 e 4607/2009), ma per la quale può essere richiesto un accertamento di conformità che può comportare la sanatoria del bene immobile.
Affinché venga emana il provvedimento di demolizione è necessario che l'Autorità preposta giustifichi le ragioni del pubblico interesse per la demolizione del fabbricato, tenendo in considerazione gli interessi privati maturati nel tempo; in tal senso si è espresso il Tar Campania con sentenza 532/2009 asserendo che i provvedimenti di natura repressiva devono essere ampiamente motivati.
In materia di prescrizione importante è stata la sentenza 13 aprile 2016 numero 15427 con la quale le Sezioni Unite si sono pronunciate sulla fattispecie relativa alla prescrizione dei reati urbanistici nel caso in cui l'imputato chieda la sospensione del processo in attesa di una sanatoria dell'abuso edilizio.
In particolare le Sezioni Unite sono state adite affinché si pronunciassero su due quesiti: 1) se il periodo di sospensione disposto dal giudice nel caso di presentazione di richiesta di sanatoria debba essere considerato ai fini del computo dei termini di prescrizione; 2) se nell'eventualità di ulteriori richieste di rinvio del processo debba applicarsi la disciplina ex art. 159 del codice penale. I giudici di piazza Cavour hanno dato un responso positivo ad entrambi i quesiti statuendo che la presentazione di istanza di accertamento di conformità sospende il processo e pertanto il quinquennio (la prescrizione ordinaria) non decorre; hanno altresì affermato che la prescrizione comincia a decorrere solamente se l'ente preposto (il Comune) non si pronuncia entro sessanta giorni; da ciò deriva che nel caso in cui l'imputato chieda la sospensione del processo, egli non può sperare nei cinque anni di attesa rischiando pertanto una condanna penale.
Corso Giacomo Matteotti, n. 49
(03/04/2017 - Avv.Francesca Servadei) • Foto: 123rf.com