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Timestamp: 2020-05-28 08:07:07+00:00
Document Index: 81091697

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 11', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 24', 'art. 79', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 15', 'art. 11', 'art. 15', 'art. 11', 'art. 1', 'sentenza ']

CORTE COSTITUZIONALE - Ordinanza 24 novembre 2017, n. 244 - Detrazioni per oneri - IRPEF - Erogazioni in danaro tracciabili effettuate a favore di partiti politici - Conseguente detraibilità anche delle erogazioni non effettuate a titolo di liberalità, ma di corrispettivo - Studio Cerbone
CORTE COSTITUZIONALE – Ordinanza 24 novembre 2017, n. 244 – Detrazioni per oneri – IRPEF – Erogazioni in danaro tracciabili effettuate a favore di partiti politici – Conseguente detraibilità anche delle erogazioni non effettuate a titolo di liberalità, ma di corrispettivo
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CORTE COSTITUZIONALE – Ordinanza 24 novembre 2017, n. 244
Imposte sui redditi – Detrazioni per oneri – IRPEF – Erogazioni in danaro tracciabili effettuate a favore di partiti politici – Conseguente detraibilità anche delle erogazioni non effettuate a titolo di liberalità, ma di corrispettivo
che le questioni sono sorte nel corso di un giudizio promosso da R. S. con l’impugnazione di quattro avvisi di accertamento relativi agli anni dal 2008 al 2011, con i quali l’Agenzia delle entrate – direzione provinciale di Biella ha negato la detraibilità, ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, di erogazioni in denaro compiute dal ricorrente, negli stessi anni, a favore del partito Lega Nord;
che gli accertamenti tributari si fondano sulla mancanza del carattere “liberale” delle erogazioni previsto dall’art. 15, comma 1-bis, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, recante “Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi” (di seguito: TUIR), in quanto le stesse erogazioni sarebbero il corrispettivo del “”patto” di candidatura stipulato dal ricorrente per l’inserimento nelle liste dei candidati alle elezioni di quel partito politico”;
che R. S. ha tuttavia invocato la previsione dell’art. 11, comma 4-bis, del d.l. n. 149 del 2013, nel testo inserito dalla legge di conversione, secondo il quale “[a] partire dall’anno di imposta 2007 le erogazioni in denaro effettuate a favore di partiti politici, esclusivamente tramite bonifico bancario o postale e tracciabili secondo la vigente normativa antiriciclaggio, devono comunque considerarsi detraibili ai sensi dell’articolo 15, comma 1-bis, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917”;
che il giudice a quo, premesse alcune considerazioni sulle finalità a suo avviso perseguite dai promotori della norma censurata, ne evidenzia il carattere retroattivo, in quanto operante a ritroso fino all’anno d’imposta 2007, in modo da comprendere anche gli accertamenti impugnati nel processo principale, e osserva che non potrebbe essere accolta l’interpretazione proposta dall’Agenzia delle entrate, secondo la quale l’espressione “[…] devono comunque considerarsi detraibili […]” andrebbe intesa nel senso che la detrazione spetta solo se sono osservati i requisiti previsti dall’art. 15, comma 1-bis, del TUIR, compreso il carattere “liberale” delle erogazioni, poiché tale interpretazione forzerebbe la lettera della disposizione, in quanto l’avverbio “comunque” non potrebbe avere altro significato se non quello di ammettere in ogni caso la detraibilità delle erogazioni in esame;
che, ad avviso del giudice a quo, il legislatore potrebbe liberamente compiere scelte discrezionali diverse da sue precedenti determinazioni, ma tali “digressioni dalla propria ordinaria linea politica” dovrebbero essere adeguatamente giustificate e non risolversi in decisioni arbitrarie, sicché le precedenti determinazioni del legislatore nella stessa materia costituirebbero uno strumento di valutazione della ragionevolezza della norma che da esse si discosti;
che, sotto questo profilo, l’irragionevolezza deriverebbe dal sensibile contrasto della norma censurata “con il panorama normativo delle politiche legislative in atto e quindi con il principio di coerenza”, in quanto essa collocherebbe la previsione sulla detraibilità fiscale delle erogazioni in denaro ai partiti politici al di fuori della sedes materiae propria delle detrazioni d’imposta, costituita dall’art. 15 del TUIR, e consentirebbe la detrazione fiscale delle erogazioni in denaro a favore dei partiti politici prive del carattere della liberalità, a differenza di quanto l’art. 15 del TUIR prevede al comma 1, lettere i), i-ter), i-quater), i-octies) e i-novies) per le altre erogazioni in denaro, detraibili solo se connotate da tale carattere;
che la norma censurata sarebbe irragionevole, sotto un diverso profilo, per “contrasto con il divieto di abuso del diritto” e “con il divieto dell’eccesso di potere legislativo, nella forma dello sviamento di potere”, in quanto essa perseguirebbe il solo fine di sanare retroattivamente le illegittime detrazioni di cui hanno beneficiato alcuni esponenti del partito politico della Lega Nord, e sarebbe pertanto “ispirata unicamente da intenti personali, riguardanti una ristretta cerchia di individui”;
che sussisterebbe, altresì, il contrasto con l’art. 24 Cost., per lesione del diritto di difesa della pubblica amministrazione, in quanto la norma censurata, nel considerare “comunque” di carattere liberale le erogazioni in denaro ai partiti politici, stabilirebbe una presunzione assoluta di detraibilità delle stesse, se effettuate con mezzi di pagamento tracciabili, impedendo così all’Agenzia delle entrate, nella sua qualità di parte del procedimento tributario contenzioso, di provare che l’erogazione costituisce in realtà il corrispettivo di un patto di candidatura;
che, infine, sarebbe violato l’art. 79 Cost., in quanto la norma censurata costituirebbe “una sostanziale amnistia” approvata senza le prescritte maggioranze parlamentari;
che il primo periodo del comma 4-bis sarebbe rivolto a chiunque voglia disporre erogazioni in denaro a favore dei partiti politici, mentre il secondo periodo, introdotto dalla legge di stabilità 2015, precisa che tale prerogativa spetta “anche ai candidati ed agli eletti alle cariche pubbliche”, sicché gli argomenti del rimettente sulla violazione del principio di eguaglianza non sarebbero condivisibili;
che il 3 ottobre 2017 il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria illustrativa nella quale, dopo avere ricostruito il quadro normativo della materia, deduce che il primo periodo del comma 4-bis, introdotto dalla legge di conversione del d.l. n. 149 del 2013, avrebbe natura di “norma di carattere transitorio”, nel senso che essa, “con riferimento al periodo temporale immediatamente antecedente la riforma” (2007-2013), avrebbe “modificato quello che altrimenti sarebbe stato il regime ordinario della successione delle norme nel tempo”, mentre il secondo periodo dello stesso comma 4-bis, introdotto dall’art. 1, comma 141, della legge n. 190 del 2014, avrebbe a sua volta natura interpretativa della disciplina a regime sul finanziamento dei partiti politici, nel senso che il requisito della liberalità delle erogazioni, previsto dai commi 1 e 6 dell’art. 11 del d.l. n. 149 del 2013, non sarebbe derogato e dovrebbe intendersi comunque sussistente, ai fini della detraibilità fiscale, se le erogazioni stesse sono conformi ai regolamenti o agli statuti dei partiti politici beneficiari;
che le questioni sarebbero inammissibili, altresì, in quanto il rimettente avrebbe dovuto esplorare “[…] la possibilità di escludere l’applicazione della norma sospettata di incostituzionalità in eventuale presenza di un fatto reato”, costituito dall’ipotizzato pactum sceleris tra l’autore delle elargizioni e il partito di appartenenza;
Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Biella dubita della legittimità costituzionale dell’art. 11, comma 4-bis, del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149 (Abolizione del finanziamento pubblico diretto, disposizioni per la trasparenza e la democraticità dei partiti e disciplina della contribuzione volontaria e della contribuzione indiretta in loro favore), convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, secondo il quale “[a] partire dall’anno di imposta 2007 le erogazioni in denaro effettuate a favore di partiti politici, esclusivamente tramite bonifico bancario o postale e tracciabili secondo la vigente normativa antiriciclaggio, devono comunque considerarsi detraibili ai sensi dell’articolo 15, comma 1-bis, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917”;
che le questioni sono sorte nel corso di un giudizio avente ad oggetto l’impugnazione di avvisi di accertamento relativi agli anni dal 2008 al 2011, con i quali l’Agenzia delle entrate – direzione provinciale di Biella ha negato la detraibilità, ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, di erogazioni in denaro compiute dal ricorrente, negli stessi anni, a favore del partito di appartenenza;
che gli accertamenti tributari si fondano sulla mancanza del carattere “liberale” delle erogazioni, previsto dall’art. 15, comma 1-bis, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, recante “Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi” (di seguito: TUIR), in quanto esse sarebbero invece il corrispettivo del “”patto” di candidatura stipulato dal ricorrente per l’inserimento nelle liste dei candidati alle elezioni di quel partito politico”;
che il giudice a quo evidenzia il carattere retroattivo dell’art. 11, comma 4-bis, del d.l. n. 149 del 2013, nel testo inserito dalla legge di conversione, invocato dal ricorrente nel processo principale, e osserva che non può essere accolta l’interpretazione proposta dall’Agenzia delle entrate, secondo la quale l’espressione “[…] devono comunque considerarsi detraibili […]” andrebbe intesa nel senso che la detrazione spetta solo se sono osservati i requisiti previsti dall’art. 15, comma 1-bis, del TUIR, compreso il carattere “liberale” delle erogazioni, poiché tale interpretazione forzerebbe la lettera della norma, in quanto l’avverbio “comunque” non potrebbe avere altro significato se non quello di ammettere in ogni caso la detraibilità delle erogazioni in esame;
che il ricorrente nel processo principale, costituitosi nel giudizio costituzionale, ha eccepito l’inammissibilità delle questioni sotto diversi profili, lamentando in primo luogo che il giudice a quo avrebbe considerato in modo incompleto il quadro normativo, facendo esclusivo riferimento al primo periodo del comma 4-bis dell’art. 11, inserito dalla legge di conversione del d.l. n. 149 del 2013, e ignorando del tutto il secondo periodo del medesimo comma, introdotto dall’art. 1, comma 141, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)”, a tenore del quale “[l]e medesime erogazioni continuano a considerarsi detraibili ai sensi del citato articolo 15, comma 1-bis, ovvero ai sensi del presente articolo, anche quando i relativi versamenti sono effettuati, anche in forma di donazione, dai candidati e dagli eletti alle cariche pubbliche in conformità a previsioni regolamentari o statutarie deliberate dai partiti o movimenti politici beneficiari delle erogazioni medesime”;
LEGGE 09 gennaio 2019, n. 3 - Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici
CORTE DI CASSAZIONE, sezione penale, sentenza n. 244 depositata l'8 gennaio 2020, n. 244 - Sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente nei confronti del legale rappresentante per omessa presentazione dichiarazione dei redditi di…