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Timestamp: 2018-11-16 07:18:52+00:00
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Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 25 agosto 2015, n. 3985. È legittimo il bando per l'affidamento in concessione di 2000 diritti per l'esercizio di giochi pubblici, anche se la durata di questa concessione è minore (40 mesi rispetto a 12 e 9 anni), e ciò impedirebbe ai nuovi concessionari di ammortizzare i costi e gli investimenti. La sentenza ha anche affermato (con una motivazione che può sollevare delle perplessità) che "la politica espansiva delle scommesse, pur contraddicendo lo scopo sociale di limitare la propensione al gioco, è tuttavia coerente con quello di evitare, per quanto possibile, le infiltrazioni criminali in modo da canalizzarle in circuiti controllabili" - Avvocato Renato D'Isa
Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 25 agosto 2015, n. 3985. È legittimo il bando per l’affidamento in concessione di 2000 diritti per l’esercizio di giochi pubblici, anche se la durata di questa concessione è minore (40 mesi rispetto a 12 e 9 anni), e ciò impedirebbe ai nuovi concessionari di ammortizzare i costi e gli investimenti. La sentenza ha anche affermato (con una motivazione che può sollevare delle perplessità) che “la politica espansiva delle scommesse, pur contraddicendo lo scopo sociale di limitare la propensione al gioco, è tuttavia coerente con quello di evitare, per quanto possibile, le infiltrazioni criminali in modo da canalizzarle in circuiti controllabili”
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sentenza 25 agosto 2015, n. 3985
St., in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dagli avv. Ro.A. Ja. ed altri, con domicilio eletto presso An.Te. in Roma, via (…); St., in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dagli avv. Da.Ag. ed altri, con domicilio eletto presso An.Te. in Roma, via (…):
Ministero dell’Economia e delle Finanze – Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato, in persona dei rispettivi legali rappresentanti in carica, tutti rappresentati e difesi dalla Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici in Roma, via (…), sono ope legis domiciliati;
In. Spa, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dagli avv. Cl.Gh., Le.Al., con domicilio eletto presso Le.Al. in Roma, via (…); Sn. Spa, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dagli avv. Fe.Ba., St.Vi., con domicilio eletto presso St.Vi. in Roma, via (…); Ga. Srl, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dall’avv. Pa.Ma., con domicilio eletto presso il Consiglio di Stato Segreteria in Roma, (…);
Eu. Srl unipersonale, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dagli avv. Ci.Be. ed altri, con domicilio eletto presso Gi.Fr. in Roma, via (…); Lo. Srl, Co. Srl, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentate e difese dagli avv. Sa.Fi. ed altri, con domicilio eletto presso Gi.Fr. in Roma, via (…); Si. Spa, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dagli avv. Lu.Me. ed altri, con domicilio eletto presso Luigi Medugno in Roma, via (…); Sp., in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dagli avv. Au.Do., Fi.Do., con domicilio eletto presso Al.Ce. in Roma, via (…);
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell’Economia e delle Finanze – Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato e di Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato e di In. Spa e di Sn. Spa e di Ga. Srl;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 2 luglio 2015 il Consigliere Fabio Taormina e uditi per le parti gli Avvocati Ag. ed altri;
Con il ricorso di primo grado era stato chiesto dalle società odierne appellanti St. e St. l’annullamento del bando di gara 2012/S 145-242654 pubblicato sulla GURI 5^ Serie Speciale – Contratti pubblici – n. 88 del 30 luglio 2012, per l’affidamento in concessione di 2.000 diritti per l’esercizio congiunto dei giochi pubblici ai sensi dell’art. 10, comma 9-octies, del decreto legge 2 marzo 2012 n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012 n. 44, attraverso l’attivazione della rete fisica di negozi di gioco e la relativa conduzione e di tutti agli atti a questo connessi, propedeutici e consequenziali.
Ha in primo luogo riassunto e vagliato gli asseriti profili di contrasto delle norme dettate dall’art. 10 comma 9 octies del decreto legge 2 marzo 2012 n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012 n. 44 ( sulla cui base era stata indetta la contestata selezione) con il diritto dell’Unione Europea e con i principi affermati dalla Corte di Giustizia nelle sentenze 6 marzo 2007, n. 338, cause riunite C-338/04 e C-360/07, Placanica, e 16 febbraio 2012, cause riunite C- 72/10 e C-77/10, Costa –Cifone, che avevano direttamente interessato il gruppo St., previa illustrazione dei tratti caratteristici delle società originarie ricorrenti e delle modalità di loro operatività in Italia.
A tale ultimo riguardo, ha rammentato che la St., di nazionalità britannica, unitamente alla St., di nazionalità maltese, svolgevano la propria attività nel mercato dei servizi di gioco e scommesse, anche con la modalità transfrontaliera, in vari Paesi europei, sulla base delle autorizzazioni rilasciate dai competenti organi del Paese di appartenenza.
La St. operava in Italia (nell’affermato esercizio dei diritti di stabilimento e di libera prestazione dei servizi, di cui agli artt. 49 e 56 TFUE – prima artt. 43 e 49 del Trattato CE -) mediante operatori a sé contrattualmente legati, denominati Centri Trasmissione Dati (CTD o Centri), ubicati presso locali aperti al pubblico, i cui titolari mettono a disposizione dei giocatori il collegamento telematico e trasmettono i dati delle singole giocate a St. per incarico della stessa.
Il predetto sistema di operatività del gruppo St. in Italia attraverso CTD privi di concessioni e di autorizzazioni aveva poi formato oggetto di successive pronunce della Corte di Giustizia: con la sentenza 6 marzo 2007, n. 338, cause riunite C-338/04 e C-360/07 (c.d. sentenza Placanica), era stata esaminata la compatibilità della normativa italiana con i principi del Trattato, ivi affermandosi che una normativa nazionale che vieti l’esercizio di attività di raccolta, di accettazione, di registrazione e di trasmissione di proposte di scommesse, in particolare sugli eventi sportivi, in assenza di concessione o di autorizzazione di polizia rilasciate dallo Stato membro interessato, costituiva una restrizione alla libertà di stabilimento, nonché alla libera prestazione dei servizi, previste, rispettivamente, dagli artt. 43 e 49 CE.
Con specifico riferimento alla posizione della St. – operante in Italia attraverso i CTD, quali operanti tramite l’offerta dei loro servizi in locali aperti al pubblico, con la messa a disposizione degli scommettitori di un percorso telematico per accedere al server della St. situato nel Regno Unito, Centri i cui gestori, esercitando attività di raccolta di scommesse senza concessione e senza, conseguentemente, l’autorizzazione di polizia, erano passibili di sanzione penale -, la sentenza Placanica, nel rilevare la contrarietà ai principi del Trattato delle disposizioni precludenti alle società di capitali di ottenere la concessione per l’attività di gioco ed atte, così, a rendere impossibile, in modo illegittimo, l’esercizio di diritti conferiti dall’ordinamento giuridico comunitario, aveva affermato, quanto alle autorizzazioni di polizia, che la loro mancanza non potesse essere addebitata ai soggetti; ciò dato che costoro non avrebbero potuto ottenere quelle autorizzazioni per il solo fatto che il rilascio di tale autorizzazione presupponeva l’attribuzione di una concessione di cui detti soggetti non avevano potuto beneficiare in violazione del diritto comunitario.
Con la sentenza Costa-Cifone la Corte aveva ravvisato un ingiustificato ostacolo alla partecipazione alla “gara Bersani” della St., i cui rappresentanti erano all’epoca sottoposti a procedimenti penali avviati prima della sentenza Placanica (ai sensi della quale non potevano applicarsi sanzioni penali – per l’esercizio di un’attività organizzata di raccolta di scommesse senza concessione o autorizzazione di polizia – a persone legate a un operatore già escluso dalle gare in violazione del diritto dell’Unione).
La detta sentenza, quindi, si limitava ad affermare la preclusione all’applicazione di sanzioni penali per l’esercizio di un’attività organizzata di raccolta di scommesse senza concessione o senza autorizzazione di polizia nei confronti di persone legate a un operatore, come la St., che, appunto, era stato escluso dalle gare precedenti in violazione del diritto dell’Unione, anche dopo la nuova gara prevista dal decreto Bersani.
In coerente applicazione di tali principi interpretativi, la Corte di cassazione penale aveva disapplicato la norma sanzionatoria recata dall’art. 4 della legge n. 401 del 1989 in ragione della peculiare posizione della società St..
Se le pronunce comunitarie esplicavano certamente, quindi, effetti sul piano delle conseguenze penali previste dall’ordinamento italiano per l’esercizio dell’attività di gioco e scommesse senza concessione e senza autorizzazione di polizia (ciò a fronte dell’illegittima esclusione della St. dalle precedenti procedure di affidamento delle concessioni, come derivante da riscontrati profili di contrasto con il diritto comunitario di talune previsioni dettate dalle discipline delle gare precedentemente indette), giammai era stata affermata, nelle citate pronunce, la conformità del modus operandi St. attraverso i propri CTD al diritto interno italiano.
Né, sulla base di una inammissibile trasposizione delle conseguenze penali delle sentenze della Corte di Giustizia sul piano amministrativo, poteva riconoscersi all’attività della St. il carattere di legittimo esercizio delle libertà di stabilimento e di prestazione di servizi: ciò proprio perché le dette pronunce si erano limitate ad affermare la non punibilità penale dei soggetti incorsi in ipotesi di reato in ragione dell’esercizio di attività di gioco in assenza di una concessione che era stata illegittimamente loro negata.
Diversamente argomentando, si sarebbe finito con l’attribuire alla St. una posizione di ingiustificato privilegio.
La controinteressata appellata Società Sn. si è costituita depositando una memoria e chiedendo che – a seguito dell’arresto reso dalla Corte sovranazionale – anche l’ultima parte dell’appello venga dichiarata inammissibile e comunque venga respinta nel merito perché infondata.
La controinteressata appellata Società EU. SRL UNIPERSONALE si è costituita depositando una memoria e chiedendo che – a seguito dell’arresto reso dalla Corte sovranazionale – anche l’ultima parte dell’appello venga dichiarata inammissibile e comunque venga respinta nel merito perché infondata. Ha poi depositato memoria di replica confutando le argomentazioni prospettate da parte appellante principale.
La Società controinteressata appellata LO. SRL si è costituita depositando una memoria e chiedendo che – a seguito dell’arresto reso dalla Corte sovranazionale – anche l’ultima parte dell’appello venga dichiarata inammissibile e comunque venga respinta nel merito perché infondata. Ha poi depositato memoria di replica confutando le argomentazioni prospettate da parte appellante principale
La controinteressata appellata Società CO. SRL si è costituita depositando una memoria e chiedendo che – a seguito dell’arresto reso dalla Corte sovranazionale – anche l’ultima parte dell’appello venga dichiarata inammissibile e comunque venga respinta nel merito perché infondata. Ha poi depositato memoria di replica confutando le argomentazioni prospettate da parte appellante principale
La controinteressata appellata Società SI. SPA si è costituita depositando una memoria e chiedendo che – a seguito dell’arresto reso dalla Corte sovranazionale – anche l’ultima parte dell’appello venga dichiarata inammissibile e comunque venga respinta nel merito perché infondata.
c) che la Società Eu. che si trovava nella stessa condizione dell’appellante principale aveva partecipato alla gara per cui è causa (a testimonianza della assenza assoluta di discriminatorietà di quest’ultima) aggiudicandosi ben 600 concessioni.
L’appellante principale St. ha depositato una articolata memoria, nell’ambito della quale ha fatto presente in via preliminare (pagg. 1-9, punti 1-22) che :
1.1. Va in primo luogo dato atto della avvenuta rinuncia all’intervento in giudizio formalizzata alla udienza pubblica del 2 luglio 2015 dalla difesa di Sp..
L’istanza, peraltro, era anche errata, in quanto – forse per mero errore materiale – era diretta a ricusare anche un Magistrato del Consiglio di Stato (il Dott. Ni.Ru.) che aveva partecipato all’udienza in cui venne resa la sentenza non definitiva che ha disposto il rinvio pregiudiziale, ma che non fa parte dell’attuale Collegio giudicante (la cui composizione è per quattro quinti identica a quella del Collegio che rese la detta sentenza non definitiva, mentre il quinto componente è il Consigliere Si.Ru., il quale non concorse a rendere la detta sentenza non definitiva n. 4199/2013 e nei cui confronti non paiono potersi “traslare” le considerazioni articolate da parte appellante a sostegno della istanza di ricusazione).
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, e richiamato il contenuto della decisione n. 04199/2013, dopo aver dato atto della rinuncia all’intervento in giudizio di Sp. formalizzata alla udienza pubblica del 2 luglio 2015 dalla relativa difesa, respinge nel merito lo stesso appello.
Depositata in Segreteria il 25 agosto 2015.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-09-07T15:00:33+00:007 settembre 2015|Consiglio di Stato, Consiglio di Stato 2015, Diritto Amministrativo, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti