Source: http://www.studiolegalefede.it/2017/09/19/condominio-e-videosorveglianza/
Timestamp: 2018-06-23 04:02:25+00:00
Document Index: 64186899

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Condominio: videosorveglianza e art. 615 bis c.p. – Studio Legale Fede
19Set 19 settembre 2017 By Sandro Fede
La Corte di Cassazione penale, con la sentenza n. 34151 del 12 luglio 2017, si è occupata di un interessante caso di “interferenze illecite nella vita privata”, in ambito condominiale.
Nel caso esaminato dalla Cassazione, il Tribunale di Palermo aveva condannato un condomino per il reato di “interferenze illecite nella vita privata” (art. 615 bis cod. pen.), in quanto lo stesso aveva installato una telecamera sul muro del pianerottolo condominiale, la quale inquadrava la rampa delle scale condominiali e una larga parte del pianerottolo condominiale, “in tal modo videoregistrando chiunque entrasse nel raggio d’azione della telecamera”.
La sentenza, tuttavia, era stata riformata dalla Corte d’appello, che riteneva di dover assolvere il condomino imputato perché il fatto non sussisteva.
Secondo la Corte d’appello, tuttavia, riformando la sentenza di primo grado ha ritenuto che il pianerottolo del condominio non rientrava nella nozione di “privata dimora”, richiamata dall’art. 615 bis cod. pen., e che la telecamera in questione aveva un raggio d’azione che interessava solo la porta di casa dell’imputato e una parte del pianerottolo.
Nella speranza di ottenere l’annullamento della sentenza sfavorevole, un condomino vicino di casa dell’imputato decideva di rivolgersi alla Corte di Cassazione ritenendosi leso dall’installazione della telecamera in oggetto.
Secondo i ricorrenti, infatti, la Corte d’appello non avrebbe adeguatamente tenuto in considerazione il fatto che i fotogrammi prodotti in corso di causa mostravano “almeno due diverse inquadrature del pianerottolo di cui si discute”, il che dimostrava evidentemente che la telecamera era in grado di ruotare e di riprendere diversi angoli del pianerottolo stesso.
Osservavano i ricorrenti, inoltre, che la Corte d’appello aveva male interpretato il disposto dell’art. 615 bis c.p., dal momento che il pianerottolo condominiale deve considerarsi “appartenenza” di un luogo di privata dimora, ai sensi dell’art. 614 cod. pen. (richiamato dal citato art. 615 bis cod. pen.).
La Corte di Cassazione, tuttavia, ha ritenuto di non poter dare ragione al condomino ricorrente, rigettando il relativo ricorso, in quanto infondato.
In particolare, la Cassazione ha osservato che la Corte d’appello, sulla base degli elementi di prova raccolti, era giunta alla conclusione che la telecamera non avesse ripreso “nessuno spazio privato del ricorrente, in quanto inquadrava solamente una parte del pianerottolo condominiale e la rampa delle scale”.
La Cassazione, inoltre, ha evidenziato che l’art. 615 bis c.p. è posto a tutela “della sfera privata della persona”, che si svolge nei luoghi indicati dall’art. 614 c.p., ovvero, “nell’abitazione e nei luoghi di privata dimora, oltre nelle “appartenenze” di essi”.
A tale proposito la Cassazione ha sottolineato che “le scale di un condominio e i pianerottoli delle scale condominiali non assolvono alla funzione di consentire l’esplicazione della vita privata al riparo da sguardi indiscreti, perché sono, in realtà, destinati all’uso di un numero indeterminato di soggetti”.
Di conseguenza, secondo la Cassazione, “la tutela penalistica di cui all’art. 615 bis c.p. non si estende alle immagini eventualmente ivi riprese”.
Alla luce di tali considerazioni, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dal condomino, confermando integralmente la sentenza di secondo grado e condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali. (sent. n. 34151 del 12 luglio 2017)
Tuttavia, la presente decisione della Cassazione fa riferimento nello specifico alla concreta configurabilità del reato di cui all’art.615 bis c.p. ma la materia non è affatto pacifica, poiché in tali ipotesi potrebbero comunque configurarsi delle violazioni della normativa in materia di protezione dei dati personali a prescindere dalla configurabilità dell’interferenza illecita nella vita privata ed il Garante più volte si è espresso in modo non del tutto conforme alle decisioni della Suprema Corte.
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