Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2010/12/novita-fiscali-del-14-dicembre-2010-in-scadenza-anche-acconto-sulle-rivalutazioni-del-tfr-srl-trattamento-fiscale.html
Timestamp: 2018-09-25 09:17:31+00:00
Document Index: 161691389

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 19', 'art. 14', 'art. 164', 'art. 51', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 48', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 54', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 53', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1']

Novità fiscali del 14 dicembre 2010: in scadenza anche acconto sulle rivalutazioni del TFR; s.r.l.: trattamento fiscale per le spese inerenti l’autovettura utilizzata dall’amministratore; novità accertamenti fiscali; tassazione incentivi; agevolazione per la riqualificazione energetica; novità IVA su cessioni di immobili abitativi e su leasing | Commercialista Telematico
1) In scadenza anche l’acconto sulle rivalutazioni del TFR
2) S.r.l.: Trattamento fiscale per le spese inerenti l’autovettura utilizzata dall’amministratore
3) Legge di stabilità finanziaria: sulla sua approvazione commento di Assonime (aumento costi istituti deflattivi; novità accertamenti fiscali; tassazione incentivi; agevolazione per la riqualificazione energetica; novità Iva su cessioni di immobili abitativi e su leasing)
4) Altre di fisco (responsabilità dell’ex socio per i debiti pregressi)
E’ fissato al 16/12/2010 l’appuntamento che interessa i sostituti di imposta che devono versare l’anticipo dell’imposta sostitutiva.
Infatti, entro il 16 dicembre occorre pagare l’acconto dell’imposta sostitutiva sulla rivalutazione annua del trattamento di fine rapporto. L’adempimento riguarda i datori di lavoro quali sostituti d’imposta.
Il versamento della prima rata deve essere effettuato entro il prossimo 16 dicembre, utilizzando il modello F24.
L’importo è pari al 90% dell’imposta totale. Il residuo sarà versato entro il 16 febbraio 2011, come previsto dall’art. 11, commi 3, 4 e 4-bis, del D.Lgs. n. 47/2000, che regola tempi e modalità dell’adempimento fiscale.
In particolare, i sostituti d’imposta devono versare all’Erario, entro il 16 dicembre di ogni anno il 90% dell’imposta sostitutiva (fissata nella misura del 11%) applicata alle rivalutazioni maturate nell’anno solare precedente, mentre la data di scadenza del saldo è il 16 febbraio dell’anno successivo, termini che rimangono invariati anche se il rapporto di lavoro finisce durante l’anno.
La quota è calcolata dagli stessi datori di lavoro in base alle rivalutazioni annuali intervenute sull’apposito fondo dei bilanci aziendali.
I sostituti d’imposta che hanno assunto tale ruolo nell’anno precedente a quello per il quale è dovuto l’acconto, possono fare slittare il pagamento direttamente al 16 febbraio dell’anno successivo, saltando, quindi, l’acconto di dicembre, oppure, possono valutare la quota “presuntiva” dell’acconto, prendendo come riferimento il 90% delle rivalutazioni che matureranno nell’anno.
Il datore di lavoro, ad esempio, che ha iniziato la propria attività nel 2009, non è obbligatoriamente chiamato all’appuntamento del 16 dicembre 2010.
Non applica l’imposta, invece, il sostituto costituito nell’anno stesso, non essendo ancora intervenuta alcuna rivalutazione.
Doppia opzione di calcolo: metodo storico o previsionale
La quota d’acconto può essere determinata secondo due differenti procedure di calcolo, il metodo storico o quello previsionale.
Seguendo il metodo storico, l’imponibile è pari al 90% delle rivalutazioni maturate nell’anno solare precedente, comprese quelle relative ai TFR, eventualmente, corrisposte nel corso dell’anno (per dimissioni o licenziamenti, ad esempio).
In alternativa, il sostituto d’imposta può applicare il metodo revisionale.
In questo caso, si tratta di prevedere la quota da sottoporre a tassazione.
La regola stabilisce che la base imponibile è uguale al 90% delle rivalutazioni attese per l’anno di pagamento dell’acconto.
La circolare n. 50/E del <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />2002 ha fornito tutti i particolari su come calcolare l’importo.
Il sostituto d’imposta deve partire dal trattamento maturato al 31 dicembre dell’anno precedente, relativo ai lavoratori ancora in servizio al 30 novembre dell’anno in corso.
In pratica, per il 2010, il TFR da considerare è quello maturato al 31 dicembre 2009 riferito ai dipendenti ancora presenti al 30 novembre 2010.
A questo punto è possibile determinare la percentuale di rivalutazione utilizzando l’incremento rilevato dall’Istat a dicembre 2009 (2,224907%).
Questo metodo conviene, in genere, se l’imponibile è diminuito a causa di pensionamenti, dimissioni o licenziamenti.
Sia l’acconto sia il devono essere versati con modello F24, in via telematica, con la possibilità di compensare eventuali crediti scaturiti da altre imposte o contributi.
Per l’acconto in scadenza il 16 dicembre, il codice da inserire nella “Sezione Erario” è il “1712”, mentre “1713” è il codice riservato al saldo (quest’ultimo può essere utilizzato anche per fruire di importi a credito).
Il periodo di riferimento è l’anno d’imposta per il quale si effettua il pagamento.
Quale trattamento fiscale osservare per le spese riguardanti l’acquisto e la manutenzione dell’autovettura data in uso all’amministratore.
Su questa domanda molti contribuenti si trovano a cercare risposta, in particolare, per l’uso personale dell’auto aziendale, la società intende addebitare all’amministratore un costo, con l’emissione di regolare fattura.
In recente dottrina è stato ribadito come sul trattamento fiscale delle spese sostenute per l’acquisto, la gestione, la manutenzione e l’utilizzo delle autovetture date in uso a dipendenti e /o amministratori sia spesso intervenuta l’Agenzia delle Entrate a fornire documenti di prassi (R.M. n. 6 del 2008, C.M. n. 21 del 2007, C.M. n. 1 del 2007, C.M. n. 11 del 2007, R.M. n. 25 del 2000, C.M. n. 48 del.
Situazione ai fini Iva
Ai fini Iva, il trattamento dei costi di acquisto, gestione, manutenzione ed utilizzo dei veicoli a motore (art. 19-bis1 comma 1, lettera c del D.P.R. n. 633/1972) è diverso a seconda che all’amministratore venga o meno addebitato, con emissione di regolare fattura, il corrispettivo per l’utilizzo del veicolo.
Tale corrispettivo deve essere determinato in base al valore normale del bene, calcolato in base a quanto previsto dall’art. 14, comma 6, del D.P.R. n. 633/1972, come modificato dalla Legge Finanziaria 2008, ovvero in misura almeno pari al 30% dell’ammontare corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15.000 Km calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio desumibile dalle tabelle nazionali ACI, al netto dell’Iva nello stesso inclusa.
In tale situazione, secondo dottrina (Ipsoa del 09/12/2010) si possono, quindi, verificare i due seguenti casi:
– Se all’amministratore viene fatturato il corrispettivo dell’utilizzo del veicolo, l’Iva pagata dalla società in relazione ad acquisto, gestione, manutenzione ed utilizzo del veicolo è detraibile al 100%, dal momento che in questo caso l’auto viene considerata come utilizzata esclusivamente nell’esercizio dell’impresa (R.M. n. 6/2008).
– Se all’amministratore non viene fatturato il corrispettivo dell’utilizzo del veicolo, l’IVA pagata dalla società in relazione ad acquisto, gestione, manutenzione ed utilizzo del veicolo è detraibile in misura limitata pari al 40%.
Tassazione ai fini delle imposte sui redditi
Ai fini dell’Ires, il trattamento dei costi di acquisto, gestione, manutenzione ed utilizzo dei veicoli a motore (art. 164, comma 1, del TUIR) è diverso a seconda che all’amministratore venga o meno attribuito, in busta paga, un compenso in natura (c.d. fringe benefit), per l’utilizzo del veicolo.
Tale compenso deve essere determinato in base a quanto previsto dall’art. 51, comma 4, del Tuir, ovvero in misura almeno pari al 30% dell’ammontare corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15.000 Km calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio desumibile dalle tabelle nazionali ACI, al netto dell’IVA nello stesso inclusa.
Anche qui si possono verificare i due seguenti casi (esaminati in citata dottrina):
– Se all’amministratore viene attribuito in busta paga il fringe benefit, i costi sostenuti dalla società in relazione ad acquisto, gestione, manutenzione ed utilizzo del veicolo sono deducibili integralmente fino a concorrenza del fringe benefit attribuito, in misura limitata pari al 40% per l’eventuale eccedenza. Stesso trattamento vale nel caso in cui all’amministratore venga addebitato il corrispettivo dell’utilizzo del veicolo mediante emissione di fattura (C.M. n. 11/2007).
– Se all’amministratore non viene attribuito in busta paga il fringe benefit, i costi sostenuti dalla società in relazione ad acquisto, gestione, manutenzione e utilizzo del veicolo sono deducibili in misura limitata pari al 40%.
Viene poi evidenziato, che il corrispettivo fatturato come valore normale in ambito IVA deve essere determinato con le medesime modalità usate per la determinazione del fringe benefit attribuito come compenso in natura ai fini Ires.
3) Approvata la legge di stabilità finanziaria: commento di Assonime
Come è noto, il 7 dicembre 2010 è stata definitivamente approvata dal Senato la legge di stabilità finanziaria (nuova Finanziaria 2011). Assonime, nella nota del 09/12/2010, ne ha illustrato le novità di maggiore rilievo in materia di imposizione diretta e indiretta.
Aumento dei costi per gli istituti deflativi del contenzioso fiscale
In primo luogo, viene previsto un aumento delle sanzioni relative ad alcuni istituti deflattivi del contenzioso e delle sanzioni da applicare in caso di ravvedimento operoso.
a. l’aumento da un quarto ad un terzo delle sanzioni previste in caso di accertamento con adesione in tema di imposte sui redditi, IVA e altre imposte indirette (e, cioè, delle sanzioni previste dagli artt. 2, comma 5, e 3, comma 3, del d.lgs 19 giugno 1997, n 218); conseguentemente, aumenta da un ottavo ad un sesto la sanzione prevista per l’adesione agli inviti al contraddittorio e ai processi verbali di constatazione (artt. 5, comma 1-bis, e 5-bis, del d.lgs n. 218/1997) (art. 1, comma 18, della legge di stabilità finanziaria);
b. l’aumento da un quarto ad un terzo delle sanzioni previste nell’ipotesi in cui il contribuente rinunci ad impugnare l’avviso di accertamento o di liquidazione (e, cioè, delle sanzioni previste dall’art. 15, comma 1, del d.lgs n. 218/1997); conseguentemente aumenta da un ottavo ad un sesto la sanzione prevista nell’ipotesi di c.d. “acquiescenza forzata” (15, comma 2-bis, d.lgs n. 218/1997) (art. 1, comma 18, della legge di stabilità finanziaria);
c. l’aumento da un quarto ad un terzo delle sanzioni previste per la definizione agevolata delle sanzioni (artt. 16, comma 3, e 17 comma 2, del d.lgs. 472/1997) (art. 1, comma 20, della legge di stabilità finanziaria);
d. l’applicazione, in caso di conciliazione giudiziale della controversia (cfr: art. 48, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546) di una sanzione pari al “40 per cento delle somme irrogabili in rapporto dell’ammontare del tributo risultante della conciliazione medesima” (in luogo della sanzione precedentemente prevista pari ad un terzo delle somme irrogabili in rapporto dell’ammontare del tributo oggetto di conciliazione giudiziale) (art. 1, comma 19, della legge di stabilità finanziaria);
e. l’aumento delle sanzioni previste nell’ipotesi di ravvedimento operoso (cfr: art. 13 del d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472) ed in particolare:
– l’aumento da un dodicesimo ad un decimo del minimo della sanzione “nei casi di mancato pagamento del tributo o di un acconto, se esso viene eseguito nel termine di trenta giorni dalla data della sua commissione” (art. 13, comma 1, lett. a), del d.lgs. 472/1997);
– l’aumento da un decimo ad un ottavo del minimo della sanzione “se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore” (art. 13, comma 1, lett. b), del d.lgs. 472/1997);
– l’aumento da un dodicesimo ad un decimo del minimo della sanzione “è prevista per l’omissione della presentazione della dichiarazione, se questa viene presentata con ritardo non superiore a novanta giorni”, nonché l’aumento da un dodicesimo ad un decimo del minimo della sanzione “prevista per l’omessa presentazione della dichiarazione periodica prescritta in materia di imposta sul valore aggiunto, se questa viene presentata con ritardo non superiore a trenta giorni” (art. 13, comma 1, lett. c), del d.lgs. 472/1997) (art. 1, comma 20, della legge di stabilità finanziaria);
Le modifiche di cui alle lettere a) e b) “si applicano con riferimento agli atti definibili emessi dagli uffici dell’agenzia delle entrate a decorrere dal 1°febbraio 2011”.
Le modifiche di cui alle lettera c) “si applicano con riferimento agli atti emessi a decorrere a decorre dal 1°febbraio 2011”.
Le modifiche di cui alla lettere d) “si applicano ai ricorsi presentati a decorrere dal 1° febbraio 2011”.
Le modifiche di cui alla lettera e) “si applicano alle violazioni commesse a decorrere dal 1°febbraio 2011”
Modifiche in tema di accertamento fiscale
In tema di accertamento l’art. 1, comma 17, della legge di stabilità finanziaria, “al fine di migliorare le attività di controllo fiscale indirizzandole verso situazioni a maggiore rischio di evasione”, ha previsto (i) che nell’ambito dei controlli formali delle dichiarazioni si tenga conto anche “di specifiche analisi del rischio di evasione” e (ii) che gli uffici possono procedere ad accertamento parziale, anche sulla base delle attività istruttorie previste dagli artt. 32, primo comma, numeri da 1 a 4, del d.P.R. 600/1973 (per le imposte sui redditi) e 51, secondo comma, numeri da 1) a 4), del d.P.R: 633/1972 (per l’IVA). Tali innovazioni sono state introdotte previa modifica degli artt. 36-ter (controllo formale delle dichiarazioni) e 41-bis (accertamento parziale) del d.P.R n. 600/1973 , nonché dell’art. 54 del d.P.R. 633/1972 (rettifica delle dichiarazioni).
Agevolazione per la riqualificazione energetica di edifici esistenti
È stata prorogata fino al 31 dicembre 2011 l’agevolazione per la riqualificazione energetica di edifici esistenti di cui all’art. 1, commi da 344 a 347, della legge 27 dicembre 2006, n. 296; la detrazione prevista da tale agevolazione, tuttavia, dovrà essere ripartita in dieci rate e non più in tre rate (art. 1, comma 48, della legge di stabilità finanziaria).
Tassazione agevolata degli elementi retributivi incentivanti
Per quanto riguarda il reddito di lavoro dipendente la legge di stabilità ha definito per il 2011 le modalità attuative della tassazione agevolata degli elementi retributivi incentivanti disposta dall’art. 53 del d.l. n. 78/2010. L’agevolazione riguarda la tassazione con un’imposta sostitutiva del 10 per cento delle c.d. retribuzioni premianti che risultino corrisposte in attuazione di accordi o contratti collettivi territoriali o aziendali nel limite di 6.000 euro lordi e per i titolari di reddito da lavoro dipendente non superiore a 40.000 euro (art. 1, comma 47, della legge di stabilità finanziaria).
Credito d’imposta per la c.d. ricerca contrattuale
L’art. 1, comma 25, della legge di stabilità finanziaria prevede il finanziamento, nella misura di 100 milioni di euro per l’anno 2011, di un credito d’imposta a favore delle imprese che affidano attività di ricerca e sviluppo ad università o ad enti pubblici di ricerca (c.d. ricerca contrattuale).
La misura percentuale dell’agevolazione, che spetta per gli investimenti realizzati a decorrere dall’1 gennaio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, verrà stabilita con apposito decreto del Ministro dell’Economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dell’istruzione, dell’università e della ricerca e dello sviluppo economico.
Con questo decreto, di natura non regolamentare, verranno inoltre individuate le tipologie di interventi agevolabili, i soggetti beneficiari e le modalità di fruizione del credito d’imposta nel rispetto del limite di spesa complessivo (100 milioni di euro).
Il credito d’imposta, analogamente al credito d’imposta per ricerca e sviluppo di cui all’art. 1, commi 280-284, della legge n. 296/2006, deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento dei costi e non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell’IRAP. Esso, inoltre, non rileva ai fini del rapporto di cui agli artt. 61 e 109, comma 5, del TUIR.
Questo credito d’imposta è utilizzabile “esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241”.
Novità Iva su cessioni di immobili abitativi
In materia di IVA, è previsto un ampliamento dell’imponibilità stabilita per le cessioni di immobili abitativi (art. 1, comma 85, della legge di stabilità finanziaria). Tali operazioni – in linea generale esenti dall’imposta – sono invece imponibili se realizzate dalle imprese costruttrici o dalle imprese che hanno eseguito sugli immobili ceduti interventi di ristrutturazione entro un determinato periodo di tempo, individuato in quattro anni, che decorre dalla data di ultimazione della costruzione o di esecuzione degli interventi, o anche successivamente nel caso in cui entro tale termine gli immobili siano stati locati per un periodo non inferiore a quattro anni, in attuazione di programmi di edilizia residenziale convenzionata.
In base alla modifica, il periodo decorso il quale le cessioni di cui si tratta non sono più imponibili ma esenti passa da quattro a cinque anni, con la conseguenza che dal 1° gennaio 2011 saranno esenti le cessioni di immobili abitativi eseguite dai predetti soggetti dopo cinque anni, e non più dopo quattro anni, dalla costruzione o dalla ristrutturazione degli immobili. L’applicazione dell’IVA consente ai cedenti la detrazione dell’imposta assolta a monte sugli acquisti: la modifica disposta dalla legge di stabilità permetterà, quindi, questa possibilità per un ulteriore anno rispetto a quanto già previsto.
È stato modificato il trattamento tributario del contratto di locazione finanziaria (leasing) con riferimento alle imposte di registro, ipotecaria e catastale, per garantirne la coerenza con la disciplina dei trasferimenti immobiliari operati con schemi contrattuali diversi dal leasing (art. 1, commi 15-16 della legge di stabilità finanziaria).
Manovra finanziaria 2011: La tabella delle novità
Dal 1° febbraio 2011 il minimo previsto per legge viene elevato da un quarto a un terzo per le sanzioni amministrative applicabili nel caso di accertamento con adesione (imposte sui redditi, Iva, imposte indirette).
Articolo 1, commi 17-22
Rifinanziamento per il 2011 per un importo pari a 1,5 miliardi di euro.
Articolo 1, commi 30, 31, 32, 33, e 36
Proroga al 2011 del finanziamento statale per l’apprendistato.
Articolo 1, comma 35
Stanziati fondi pari a 100 milioni di euro per prestiti d’onore e borse di studio.
Le risorse destinate al 5 per mille vengono tagliata a 100 milioni dieuro per l’anno 2011 (dai 400 milioni dell’anno precedente).
Articolo 1, comma 40
Detrazione pari al 55% dall’importa lorda per interventi documentati di riqualificazione energetica.
Articolo 1, comma 47-bis
Stanziati 100 milioni di euro per progetti di sostegno al settore dell’editoria per il 2011.
Articolo 1, comma 57
Stanziamento pari a 750 milioni di euro del fondo per la partecipazione italiana alle missioni di pace internazionali (per il primo sementre 2011).
Proroga al 2011 della detassazione dei contratti di produttività.
Articolo 1, comma 47
Incremento pari a 347,5 milioni di euro del fondo per il funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale.
Articolo 1, comma 48
Autorizzata una spesa di 36,4 milioni di euro per il finanziamento della proroga al 2011 del piano di impiego di polizia e forze armate sul territorio nazionale.
Articolo 1, comma 28
Incremento pari a 800 milioni di euro del fondo per il funzionamento degli atenei italiani che passa da 6,1 a 6,9 miliardi di euro.
Articolo 1, comma 24
(Tabella in Altalex.com)
– Esteso l’export senza Iva
Triangolazione esente da Iva anche se il trasporto non è avvenuto a nome del cedente. Decisione favorevole ai contribuenti.
Per configurare una triangolazione esente da Iva non è necessaria la prova che il trasporto all’estero sia avvenuto a cura e nome del cedente.
Occorre, invece, che l’ope