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Timestamp: 2017-06-28 20:54:19+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5']

Sanatoria 2012, se il datore in passato non ha regolarizzato suoi dipendenti, si tratta di fatto non imputabile al lavoratore, che ha diritto al pds per attesa occupazione | Studio Legale Avv. Michele Spadaro - Il Blog
Sanatoria 2012, se il datore in passato non ha regolarizzato suoi dipendenti, si tratta di fatto non imputabile al lavoratore, che ha diritto al pds per attesa occupazione
michelespadaro / 16 dicembre 2015	T.A.R. Lombardia, sezione staccata di Brescia, sent. n. 537/2015 del 15/04/2015
Le lavoratrici coinvolte [in precedenti decreti flussi e sanatorie dal datore di lavoro] non risultano compiutamente regolarizzate ai fini contributivi.
Sul punto, si ricorda che per Consiglio di Stato, con la sentenza n. 3451/2014, è illegittimo il provvedimento il quale “…nel respingere la domanda di emersione per incapacità reddituale del datore di lavoro (o, del resto, per qualunque altra causa a lui esclusivamente imputabile), ha omesso di verificare i presupposti di cui al citato art. 5, comma 11-bis, del d. lgs. 109/2012 per rilasciare al lavoratore straniero il permesso di soggiorno per attesa occupazione”.
E dunque, secondo il giudice di secondo grado non può negarsi che il lavoratore possa beneficiare del permesso di soggiorno per attesa occupazione anche in tale evenienza, ascrivibile alla condotta del solo datore di lavoro, in mancanza di elementi, concreti, che lascino ritenere l’instaurazione del rapporto del tutto fittizia, quale frutto di un accordo in frode alla legge tra lavoratore e datore di lavoro per ottenere il beneficio dell’emersione.
Quindi i fatti descritti integrano eventi imputabili al datore di lavoro, e al limite ai soggetti all’epoca impiegati, per cui la lavoratrice ricorrente è del tutto estranea a rapporti denunciati ovvero costituiti nel passato (cfr. sentenze Sezione 6/11/2014 n. 1196; 18/12/2014 n. 1438).
sul ricorso numero di registro generale 648 del 2015, proposto da:
Tamara Sukhovetska, rappresentata e difesa dall’avv. Federico Scalvi, con domicilio eletto presso Federico Scalvi in Brescia, Via Luzzago, 7;
Ministero dell’Interno; U.T.G. – Prefettura di Brescia, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in Brescia, Via S. Caterina, 6;
DEL PROVVEDIMENTO DELLO SPORTELLO UNICO PER L’IMMIGRAZIONE DI BRESCIA IN DATA 23/1/2015, RECANTE IL RIGETTO DELLA DOMANDA DI EMERSIONE DAL LAVORO IRREGOLARE.
– che il SUI ha applicato l’art. 5 comma 4 del D. Lgs. 109/2012, per cui “Non è ammesso, altresì, alla procedura di cui al presente articolo il datore di lavoro che, a seguito dell’espletamento di procedure di ingresso di cittadini stranieri per motivi di lavoro subordinato ovvero di procedure di emersione dal lavoro irregolare non ha provveduto alla sottoscrizione del contratto di soggiorno presso lo sportello unico ovvero alla successiva assunzione del lavoratore straniero, salvo cause di forza maggiore comunque non imputabili al datore di lavoro”;
– che le lavoratrici coinvolte nelle procedure del 2004 e di emersione 2009 non risultano compiutamente regolarizzate ai fini contributivi;
– che, sul punto, deve essere richiamato l’art. 5 comma 11-bis del D. Lgs. 16/7/2012 n. 109;
– che il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 3451/2014, ha affermato l’illegittimità del provvedimento il quale “…nel respingere la domanda di emersione per incapacità reddituale del datore di lavoro (o, del resto, per qualunque altra causa a lui esclusivamente imputabile), ha omesso di verificare i presupposti di cui al citato art. 5, comma 11-bis, del d. lgs. 109/2012 per rilasciare al lavoratore straniero il permesso di soggiorno per attesa occupazione”;
– che, dunque, secondo il giudice di secondo grado non può negarsi che il lavoratore possa beneficiare del permesso di soggiorno per attesa occupazione anche in tale evenienza, ascrivibile alla condotta del solo datore di lavoro, in mancanza di elementi, concreti, che lascino ritenere l’instaurazione del rapporto del tutto fittizia, quale frutto di un accordo in frode alla legge tra lavoratore e datore di lavoro per ottenere il beneficio dell’emersione;
– che i fatti descritti integrano eventi imputabili al datore di lavoro, e al limite ai soggetti all’epoca impiegati, per cui la lavoratrice ricorrente è del tutto estranea a rapporti denunciati ovvero costituiti nel passato (cfr. sentenze Sezione 6/11/2014 n. 1196; 18/12/2014 n. 1438);
– che, relativamente alla posizione dell’esponente, sull’estensione dell’obbligo di versamento dei contributi ai fini dell’attestazione della veridicità del rapporto, questo Collegio ha ritenuto che la stessa può essere ragionevolmente limitata al contributo forfettario e ai contributi previdenziali per la durata di un semestre (cfr. ordinanza Sezione 12/6/2014 n. 377; sentenze brevi 23/10/2014 n. 1115; 12/2/2015 n. 250);
– che pertanto detto requisito è soddisfatto, in quanto il SUI (nella relazione del 27/3/2015) ha invocato l’omesso versamento dal IV° trimestre 2014;
– che, sul punto, appare incongruo penalizzare i lavoratori che hanno reso le proprie prestazioni per un arco temporale abbastanza esteso (superiore a 6 mesi), salvo l’obbligo di sanare tempestivamente la propria posizione nei confronti dell’INPS;
– che in conclusione il ricorso merita accoglimento, con obbligo per la Prefettura di riattivare il procedimento e di riesaminare la vicenda alla luce delle riflessioni appena svolte;
– che le spese di giudizio seguono la soccombenza e possono essere liquidate come da dispositivo;
Condanna l’amministrazione resistente a corrispondere al ricorrente la somma di 1.500 € a titolo di compenso per la difesa tecnica, oltre a oneri di legge.
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