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Timestamp: 2013-05-20 05:19:34+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2437', 'art. 2361', 'art. 2473', 'art. 2468', 'art. 2437', 'art. 2437', 'art. 2362', 'art. 2437']

Appunti in tema di recesso dei soci nelle societ� di capitali
Articolo di Giovanni Gramazio 04.09.2007
Giovanni Gramazio /
recesso dei soci /
societ� di capitali /
Appunti in tema di recesso dei soci nelle societ� di capitali di Giovanni Gramazio L�istituto del recesso dei soci nelle societ� di capitali, cos� come modificato dalla nuova disciplina societaria, risulta connotato in maniera particolare e non potrebbe essere diversamente ove si tiene conto della possibilit� effettiva che esso ha di incidere sul capitale sociale, fino a giungere a determinare lo scioglimento della societ�. Il Codice civile prevede una disciplina differenziata per la SpA e per la societ� a responsabilit� limitata, anche se i tratti comuni o l�applicazione analogica risultano di indubbia frequenza. L�art. 2437 c.c., in tema di SpA, prevede che possono determinare il recesso: a) la modifica della clausola dell�oggetto sociale, quando consente un cambiamento significativo dell�attivit� della societ�; b) la trasformazione della societ�; c) la revoca dello stato di liquidazione; d) le modificazioni dello statuto concernenti i diritti di voto o di partecipazione. Ove lo statuto non disponga diversamente, possono inoltre recedere i soci che non abbiano concorso all�approvazione delle deliberazioni riguardanti: e) la proroga del termine; f) l�introduzione o la rimozione di vincoli alla circolazione dei titoli azionari. Se la societ� � costituita a tempo indeterminato e le azioni non sono quotate in un mercato regolamentato, il socio pu� sempre recedere con preavviso di almeno centottanta giorni, o nel diverso termine di statuto, che non pu� comunque essere superiore ad un anno. Altre ipotesi di recesso, in aggiunta a quelle sopra elencate, possono essere previste dallo statuto delle societ� che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio. Ancora, per quanto attiene le societ� soggette alla direzione od al coordinamento di altre societ�, in quanto comprese in un gruppo, esiste la previsione normativa di specifiche ipotesi di recesso, che possono anche essere determinate non soltanto dall�adozione di delibere, ma anche da fatti (rectius: operazioni) che determinino comunque una modifica dell�oggetto sociale individuato nell�atto costitutivo, come, ad esempio, gli atti posti in essere dall�organo amministrativo della societ� nel caso di assunzioni di partecipazioni di altra societ� in violazione del divieto di cui all�art. 2361 Codice Civile, che si traduce, sostanzialmente, in una modifica dell�oggetto sociale, che pure legittima la facolt� il recesso dei soci dissenzienti. Ogni patto teso ad escludere o a rendere pi� oneroso il recesso � esplicitamente vietato. L�art. 2473 c.c., in tema di srl, rimette allo statuto la determinazione delle ipotesi di recesso del socio, specificando che esso compete, in ogni caso, a coloro che non abbiano consentito al cambiamento dell�oggetto o del tipo di societ�, alla sua fusione o scissione, alla revoca dello stato di liquidazione, al trasferimento della sede all�estero, alla soppressione di una o pi� cause di recesso ed al compimento di operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell�oggetto sociale, cos� come determinato nell�atto costitutivo, ovvero una rilevante modificazione dei diritti attribuiti soci, ex art. 2468, terzo comma, c.c., riguardanti l�amministrazione della societ� o la partecipazione agli utili. Cos� schematicamente delineato l�istituto, almeno nei tratti pi� salienti, � d�obbligo affrontare la problematica relativa all�efficacia del recesso, ai singoli effetti che ne conseguono ed alla revocabilit� delle cause che lo hanno determinato. In dottrina il dibattito deve considerarsi ancora aperto; si ritiene, da una parte, che il recesso possa considerarsi efficace solo con il compimento dell�ultimo atto procedimentalmente previsto, quale, appunto, il versamento del corrispettivo al recedente. Per contro, vi � chi ritiene che il recesso sia immediatamente efficace non appena manifestato nelle forme previste dall�art. 2437 c.c., trattandosi di atto non recettizio poich� lo stesso Legislatore ha inteso come necessaria la sola spedizione della raccomandata nel termine di legge, prescindendo dal considerare la ricezione della stessa da parte dell�organo amministrativo. Ancora, vi � altro autorevole orientamento che individua il momento del perfezionamento del recesso (rectius: inizio della sua efficacia) con il deposito delle azioni presso la sede sociale, a cui il recedente � tenuto. Riteniamo, sostanzialmente, che la questione debba essere risolta attraverso la qualificazione giuridica del recesso stesso: se lo si considera atto a formazione istantanea esso dovr� essere ritenuto immediatamente efficace nel momento in cui la relativa manifestazione di volont� viene posta in essere, a prescindere dall�effettivo deposito delle azioni, non potendosi condizionare l�efficacia dell�istituto in questione all�adempimento di un onere posto a carico del recedente, fra l�altro, senza comminatoria di termini. Ove, invece, si volesse accedere all�opposta tesi, considerando il recesso come atto a formazione progressiva, con ci� considerando compiuta la fattispecie soltanto con il versamento del corrispettivo, si vanificherebbe, anche di fatto, ogni previsione normativa che il Legislatore ha posto in teme di revoca della delibera � o del fatto � da cui il recesso ha tratto origine. L�art. 2437 ter, all�ultimo comma, prevede che il recesso esercitato pu� essere privato della sua efficacia ove, entro novanta giorni, la societ� revocasse la delibera da cui ha avuto origine; dal che si pu� senz�altro ritenere che il recesso dispiega immediatamente i propri effetti pur risultando sottoposto a condizione risolutiva. La legge non prevede che il recedente possa revocare la gi� manifestata volont� di recedere. Anche al riguardo le opinioni in dottrina sono discordanti: vi � chi ritiene che, fino al momento della liquidazione, il recedente possa sempre vanificare la propria manifestazione di volont�, � ci� in estensione al socio della facolt� accordata alla societ� di revocare la delibera (ovvero il fatto) che ha originato il recesso, o ancora, con la messa in liquidazione della societ�, richiamandosi al principio generale del nostro ordinamento in forza del quale fattispecie simili non possono essere diversamente trattate. Ma tale ipotesi, non risulta, a nostro avviso, applicabile al caso di specie, data l�assoluta diversit� delle situazioni giuridiche riferibili alla societ� paragonate a quelle che attengono alla posizione del recedente. La pluralit� dei soci, pur con le limitazioni previste per le societ� uninominali e per la fattispecie di cui all�art. 2362 c.c., � sempre elemento necessario e caratterizzante per l�esistenza e sussistenza della societ� stessa. Ci� posto, non si pu� non considerare che il recesso, pur se legittimo, innesca un procedimento che, in ultima analisi potrebbe determinare lo scioglimento della societ�, proprio nel caso in cui non si riuscisse a ricostituire un�adeguata compagine sociale. Inoltre, la volont� di recedere, anche ove revocata, non pu� non essere considerata indice della almeno scarsa convinzione del suo autore di essere ancora nella condizione di continuare a perseguire il fine sociale. E� innegabile, quindi, che tale fattore abbia rilevanza ed effetto anche sugli altri consociati che, poich� interessati a continuare l�impresa comune, potranno e dovranno rivolgersi altrove per individuare altri soggetti in grado di ricostituire la compagine sociale., non potendo consentire ha chi ha gi� manifestato serie perplessit� e scarsa convinzione al riguardo, di continuare a far parte del consorzio societario. Inoltre, vi � da rilevare che la possibilit� di consentire al recedente la revoca del recesso manifestato potrebbe costituire uno strumento per eludere la determinazione del corrispettivo effettuata ai sensi e per gli effetti di cui all�art. 2437 ter, ultimo comma. Infatti, se si accedesse a considerare la fattispecie quale atto a formazione progressiva, essa potrebbe ritenersi compiuta, e quindi efficace, solo con l�incameramento del corrispettivo da parte del recedente, il quale potrebbe ritenere di non accedervi solo per la ritenuta (e non manifestata) incongruit� dello stesso, nonostante la relazione giurata dell�esperto. Ulteriore problematica che riteniamo di dover almeno delineare, posta l�immediata efficacia del recesso e l�irrevocabilit� della relativa dichiarazione da parte del socio che l�ha manifestata, � determinata dall�estrinsecarsi in concreto degli effetti del recesso. A questo, per legge, consegue il divieto per il recedente di disporre (nella SpA) delle azioni oggetto del recesso stesso; analogo divieto risulta operante � almeno per analogia � per le societ� a responsabilit� limitata. Accedendo, quindi, all�ipotesi dell�efficacia immediata del recesso si deve necessariamente ritenere che, per tutta la durata del procedimento di liquidazione, il socio recedente rimane privato non solo della facolt� di disporre delle proprie azioni ma anche di ogni diritto amministrativo ad esse riconducibile, e, pertanto, i titoli di cui trattasi non potranno essere computati n� ai fini della costituzione delle assemblee n� per l�adozione delle singole delibere. Del resto, accedendo all�opposta tesi si giungerebbe ad attribuire al recedente la possibilit� di influire sulla vita sociale con scelte magari ostili od anche soltanto indifferenti per chi ha irrevocabilmente manifestato l�intenzione di non far pi� parte della compagine sociale.
Avv. Daniela ConteCivile, famiglia, lavoro, esecuzioni, condominio, locazioni, risarcimento danni, recupero crediti,contratti,commercio internazionale, infortuni stradali e sul lavoro, amministrativo, tributario, penale,domiciliazioni e procedure di mediazione