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Timestamp: 2017-10-19 09:17:59+00:00
Document Index: 170484903

Matched Legal Cases: ['art 1', 'art 1', 'art 4', 'art 4', 'sentenza ', 'art 386', 'art 39', 'art 18', 'art 18', 'art 14', 'art 15', 'art 6', 'art 12', 'art 28', 'art 11']

Lavoro, la libertà sindacale in Italia e nelle carte europeeDiritti Europa
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Posted by: Roberto Federico Proto in Editoriale, In evidenza, Notizie, Over the Wall 5 marzo 2012
Mondo affascinante e complesso è quello del lavoro. Mondo caratterizzato da lotte, da contrasti , da antagonismo sindacale, da storiche rivendicazioni e da diritti nazionali ed sovranazionali.
Per noi italiani, poi, ha un significato centrale la parola lavoro. La nostra Costituzione si apre affermando, all’art 1, che la nostra Repubblica democratica è “fondata sul lavoro”. La creazione di questa formulazione letteraria la si deve al democristiano Amintore Fanfani che con la sua proposta riuscì a mediare tra quella del deputato Mario Cevolotto, che ometteva la formula “…fondata sul lavoro” e quella di Palmiro Togliatti : “L’Italia è una Repubblica democratica di lavoratori“.
L’art 1 Cost e l’art 4 Cost elevano il lavoro ad “elemento fondante e fondamentale” della nuova Repubblica democratica e lo intendono come strumento attraverso il quale ogni cittadino contribuisce “secondo le proprie possibilità e la propria scelta, al progresso materiale e spirituale della società”.
L’art 4 Cost in particolare riconosce “il diritto al lavoro” a tutti: formulazione generale e profonda, tanto pregnante e vasta da essere stata fraintesa agli albori della Costituzione per una norma di natura programmatica ,che necessita di disposizioni di attuazione da parte del legislatore, in contrapposizione a quelle di natura precettiva (direttamente applicabili e obbligatorie). Ormai la distinzione tra norme programmatiche e precettive, cara alla Cassazione quando svolgeva funzione di giudice costituzionale, è stata superata dalla prima sentenza della Corte Costituzionale, che pronunciò appena costituita (1956): forse non esistono più norme programmatiche, ma permane, e anzi è ora più intenso, l’obbligo del legislatore di perseguire e tendere all’obiettivo di “promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.
La Costituzione non tratta il lavoro solo in questi due articoli ma anche al Titolo III, rubricato <Rapporti economici>: da cui si evince lo stretto legame tra economia e lavoro. Gli articoli del titolo terzo della nostra Costituzione che trattano di lavoro sono gli articoli che vanno dal 35 al 40 (Retribuzione proporzionale e sufficiente,riposo settimanale,ferie,lavoro della donna,diritto di sciopero,ecc).
Libertà sindacale in Italia.
La libertà sindacale fu in Italia una “ri-conquista” della seconda metà XX sec con l’avvento della Costituzione nel 1948. Riconquista perché già nella fine del XIX secolo, con la promulgazione del codice penale Zanardelli, per la prima volta , si riconosceva la libertà di coalizione e di sciopero, non essendo più previsti i divieti penali del codice penale sardo. Codice nel quale all’art 386 puniva penalmente la più importante manifestazione del fenomeno sindacale e il più efficiente strumento di autotutela: lo sciopero. Così si può dire che con il codice Zanardelli si concluse la fase “repressiva” del fenomeno sindacale passando ad una fase di “tolleranza” dell’attività sindacale: finalmente si cominciò a ritenere lo scioperò una libertà non un reato.
Ma con l’avvento del Fascismo in Italia venne soppresso il pluralismo sindacale con l’imposizione del corporativismo (1922) , che implicarono la nascita di un unico organismo sindacale di diritto pubblico sia per i lavoratori sia per i datori di lavoro; improntato alla cooperazione e alla collaborazione per “l’interesse superiore dell’economia nazionale”.
Solo il 1’ gennaio del 1948 ,data dell’entrata in vigore la Costituzione, la libertà sindacale – dopo esser passata da una fase di repressione, e poi per una fase di mitigamento soffocata infine da una ulteriore fase di contenimento – splendeva di una luce nitida e vigorosa essendo finalmente costituzionalmente garantita.
Al primo comma dell’art 39 cost si dichiara: “L’organizzazione sindacale è libera”. Con questa norma si è voluto anzitutto affermare, alla base dell’organizzazione e dell’attività sindacale vi è la libertà, intesa come un diritto soggettivo assoluto(forse l’unico limite che si può trovare riferito a questa norma è l’articolo 17 della L. 25-5-1970 n.300, che sancisce il divieto di costituire sindacati di comodo).
La libertà sindacale è una libertà collegata da un filo rosso con il diritto dei cittadini di associarsi liberamente sancito dall’art 18 cost., ma tra le due libertà – doverosa è la precisazione – non è instaurata una relazione di genere (art 18 cost) e specie (39 cost), perché, in verità, la libertà sindacale si prende una spazio di autonomia e in alcune funzioni del sindacato, tutela di interessi comuni, esplica ulteriormente la libertà di associazione.
Potremmo quindi definire la libertà sindacale come mera espressione particolare del principio generale di libertà d’associazione.
Da questa norma si possono riscontrare due tipologie di libertà : la libertà sindacale positiva e la libertà sindacale negativa:
La libertà sindacale positiva intesa come“liberta di”, cioè libertà di fondare organizzazioni sindacali, di porsi obiettivi anche di carattere politico, e di porre in essere tutte quelle attività proprie dell’attivismo sindacale(Concezione attiva di libertà). Obbligo accentuato dall’art 14 L.300/1970: “il diritto di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale è garantito a tutti i lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro”. Libertà sindacale positiva intesa anche come “libertà da” che postula un obbligo di non ingerenza da parte dello stato e da parte anche dei datori dei lavori nei rapporti intersoggettivi con i lavoratori ovvero libertà da un controllo amministrativo e poliziesco (Concezione classico-riduttiva di libertà = Immunità).
La libertà sindacale negativa è intesa come il diritto attribuito ad ogni lavoratore di non aderire ad alcuna organizzazione sindacale o di non partecipare a tutte quelle manifestazioni dell’attivismo sindacale. Unico riferimento normativo della Libertà sindacale negativa è l’art 15 L.300/1970(Divieto di qualsiasi atto discriminatorio).
Ed infine la libertà sindacale, soprattutto in Italia, si è manifestata come la necessità di garantire un “pluralismo sindacale” cioè la libertà più che la possibilità di scelta tra più sindacati.
Libertà sindacale nelle carte europee
La libertà sindacale a livello comunitario rientra nell’ambito della politica sociale dell’Unione europea che tuttavia stenta a decollare, mancando una forte politica attiva in questo ambito.
Nel 2009 il Trattato di Lisbona all’art 6 TFUE ha perseguito – tra l’altro – un rafforzamento del principio democratico e una maggior tutela dei diritti fondamentali mediante l’attribuzione alla Carta di Nizza (Carta dei diritti fondamentali dell’unione europea) del medesimo valore giuridico dei trattati e disponendo l’adesione dell’UE alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
La Carta di Nizza contiene scarne disposizioni in tema di libertà d’associazione sindacale – art 12 (Libertà di riunione ed associazione) e di contrattazione collettiva art 28(Diritto di negoziazione e di azioni collettive)- e se, da un lato, le afferma ed eleva a diritti fondamentali, dall’altro lato, ricorre a disposizioni così generiche o elusive da ridurre la portata di queste norme.
Il diritto di ogni persona di partecipare alla costituzione di sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi è stato ribadito a livello europeo anche dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Cedu)che proclama all’art 11 : “Ogni persona ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà d’associazione, ivi compreso il diritto di partecipare alla costituzione di sindacati e di aderire a essi per la difesa dei propri interessi”. Con l’approvazione della Cedu in seno al consiglio d’Europa il 4 Novembre del 1950, si estese, per la prima volta in ambito europeo, la libertà sindacale elevata a diritto fondamentale dell’individuo. Si nota subito come a livello comunitario la libertà organizzativa del sindacato tende a delinearsi in modo difforme da come la nostra carta costituzionale illustra la libertà sindacale, ponendo un maggiore accenno al momento aggregativo, inclusivo di una necessaria dimensione collettiva. Infatti la libertà sindacale a livello comunitario è soggetta ad un forte sbilanciamento a favore della sfera individuale di questa libertà.
Un importante opera di diffusione e controllo sul rispetto e la protezione della libertà sindacale a livello europeo è stata perseguita dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (a differenza di quanto è stato fatto dalla Corte di Giustizia dell’UE). Dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo si evince una particolare sensibilità sul tema, volendo superare la dicotomia fra diritti umani e diritti sociali in nome dell’indivisibilità del meta-diritto della dignità umana. La corte EDU ha dimostrato una particolare attenzione, esercitando un penetrante potere di super-visone, agli standards nazionali dei paesi membri; intendendo la libertà sindacale anche come metro di “democraticità” di una società. Partendo dall’assunto che non solo i poteri pubblici ma soprattutto i poteri privati , sono in grado di impedire il formarsi di una sfera pubblica democratica.
Fonti: Wikipedia, Libertà sindacale in Italia e in Europa. Dai principi ai conflitti di Giorgio Fontana
Italia	2012-03-05
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