Source: https://www.camerapenaletrento.it/foro-trentino/giurisprudenza/fotografie-diritto-di-cronaca-e-diffamazione/
Timestamp: 2019-12-15 01:09:38+00:00
Document Index: 153757493

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 425', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 425']

Fotografie, diritto di cronaca e diffamazione » Camera Penale di Trento
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1.1. Con sentenza emessa in data 31 gennaio 2011 il Gip presso il tribunale di Trento ha dichiarato non doversi procedere perché il fatto non sussiste contro P.B. ed E. S. imputati, nelle rispettive qualità di direttore del giornale Qui Trento il primo ed autore dell’articolo I trentini e il pacchetto sicurezza il secondo, del delitto di diffamazione in danno di C. C., per avere pubblicato a corredo del suddetto articolo una fotografia della parte lesa con la didascalia una questuante all’opera nel centro storico di Trento.
Il giudice, in particolare, osservava che nell’articolo erano riportate le reazioni ed i commenti di alcuni cittadini, pure loro rappresentati fotograficamente, sulla idoneità del c.d. pacchetto sicurezza e delle ronde con tale legge istituite a prevenire ed a scoraggiare vari fenomeni, quali la prostituzione, il vandalismo e l’accattonaggio diffuso e che nessuna valenza diffamatoria, tenuto conto del tenore dell’articolo, poteva riconoscersi alla rappresentazione fotografica della C. C.
2.1. Con il ricorso per cassazione la parte civile C. C. deduceva il vizio di motivazione per mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della stessa in relazione alla non ritenuta valenza diffamatoria dell’accostamento della fotografia al testo dell’articolo. In particolare la ricorrente censurava la equiparazione della foto della C. alle altre fotografie – poliziotti e cittadini -, posto che la C. era l’unica delle persone ritratte a rappresentare il problema che il pacchetto sicurezza avrebbe voluto affrontare. Appariva poi contraddittorio escludere la valenza diffamatoria dell’accostamento della fotografia al testo dell’articolo nel quale, tra l’altro, si parlava di accattonaggio diffuso legato anche ad organizzazioni criminali. Infine la ricorrente si doleva che fosse stata omessa la valutazione del bilanciamento dei diritti costituzionali della tutela dell’onore e della dignità della persona e del diritto di cronaca, sotto tale profilo ravvisava anche una violazione della continenza espositiva, potendo la fotografia anche essere pubblicata sgranata in modo da non rendere riconoscibile la persona raffigurata.
In siffatta situazione è difficile pervenire ad una sentenza di non luogo a procedere perché il giudice, anche dopo la eliminazione del qualificato evidente –art. 1 l. 8 aprile 1993, n. 105 – dal testo dell’art. 425 cod. proc. pen., può pronunciare una tale sentenza soltanto quando gli elementi rivelatori della insussistenza del fatto, della sua irrilevanza penale e dell’estraneità dell’imputato emergono dagli atti in modo incontrovertibile, sicché essi devono essere verificati per constatazione e non già a seguito di apprezzamenti, caratterizzanti invece il giudizio di merito (vedi Cass., 5 novembre 1997, ANPP 98, 241).
Insomma le scelte tra le varie possibili ed alternative soluzioni vanno riservate al libero convincimento del giudice del dibattimento, in esito all’effettivo contraddittorio delle parti (Cass., Sez. I 21 aprile – 17 maggio 1997, n. 2875).
Si può, quindi, affermare che soltanto una valutazione di assoluta inutilità del dibattimento può legittimare una sentenza di non luogo a procedere ex art. 425 cod. proc. pen. (Cass., Sez. V, 15 maggio – 3 giugno 2009, n. 22864, CED 244202).
Negare la oggettiva valenza diffamatoria dell'essere indicata come una questuante all’opera non appare, invero, possibile.
Non è. invero, logicamente sostenibile che la fotografia della parte civile sia per così dire neutra e che sia servita soltanto a richiamare l’attenzione su uno dei problemi trattati nell’articolo.
Nell’articolo si spiegava, invero, che il pacchetto sicurezza serviva per combattere l’accattonaggio, la diffusione del nomadismo, la prostituzione, i vandali e più oltre si precisava che dietro l’accattonaggio ci era (sia) una organizzazione malavitosa le cui fila sono tenute fuori provincia.
Ed allora la fotografia della C., indicata come questuante all’opera. posta a corredo dell'articolo non può essere considerala neutra, dal momento che il lettore è portato ad identificare la persona rappresentata con uno dei mali da combattere - l'accattonaggio diffuso e l'ipotizzato collegamento con ambienti malavitosi - ed uno dei problemi da eliminare per garantire una pacifica vita cittadina.
Del tutto diverso è il discorso sulla fotografia della C. che, accostata ai ritenuti gravi fenomeni descritti, viene utilizzata come emblema dei mali della Città: !a valenza diffamatoria della operazione risulta, allora, evidente.
4.5. Da quanto detto emerge anche un’altra contraddizione della motivazione impugnata perché il giudice, dopo avere riportato il contenuto dell'articolo e spiegato che si discuteva, tra l'altro, di accattonaggio, ed avere sottolineato che la fotografia della parte lesa mostrava una questuante all'opera, ha sostenuto che l’immagine della persona offesa non era (è) associata ad atti di ... ... accattonaggio diffuso ... .ovvero ad organizzazioni malavitose.
Trattasi di pratica corretta improntata al dovuto rispetto che si deve alle persone: l'inosservanza di siffatte cautele e la non necessaria, ai fini della comprensione dell’articolo, rappresentazione di tutti tratti flsiognomici della persona raffigurata comporta una censurabile incontinenza espressiva.
Crr. anche http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/31/news/no_alla_pubblicazione_foto_mendicanti_mortificano_chi_chiede_elemosina-29085957/?ref=HREC2-57