Source: https://cobasterni.blogspot.it/2017_03_01_archive.html
Timestamp: 2017-04-25 08:37:33+00:00
Document Index: 18090696

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 42', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 3', 'art. 42', 'art. 1']

Colfiorito 2 aprile,
no al gasdotto,
si alla tutela dei territori
IMPORTANTE SENTENZA DEL TRIBUNALE DI TERNI SULLA COMPETENZA
DISCIPLINARE DEI PRESIDI CHE LA LEGGE LIMITA ALLA SOLA CENSURA
A Terni i Cobas della scuola hanno patrocinato un'importanze vertenza sulla competenza disciplinare dei
dirigenti scolastici che spunta l'arma della ritorsione e del ricatto disciplinare
contro i docenti chiarendo che il
dirigente non può sospendere per motivi disciplinari e che la sua competenza
disciplinare si limita alla censura.
La vertenza riguarda due docenti dell’ITT Allievi Sangallo di Terni, F.C. e S.M. che si sono rifiutati di frequentare l'anno
scorso i corsi di formazione per la
sicurezza organizzati fuori dall’orario di servizio. Dopo una denuncia
penale (archiviata dalla magistratura) la
dirigente pretendeva di sanzionare con 10 giorni di sospensione dal servizio e
dallo stipendio i due docenti con un provvedimento disciplinare da “scontare”
alla ripresa dell' a.s. a settembre 2016.
docenti ricorrevano contro il provvedimento al Tribunale di Terni con il
patrocinio dei COBAS della scuola difesi dall'avvocato Gabriella Caponi e
chiedevano la sospensiva del provvedimento disciplinare per incompetenza
disciplinare del dirigente che veniva ordinata a settembre dal Tribunale di
Terni in attesa della sentenza. A settembre dunque i due docenti
prendevano regolarmente servizio.
La sentenza n. 85/2017 del 22 marzo 2017
della Giudice Gabriella Piantadosi del Tribunale di Terni -pur
non entrando nel merito della questione riguardante i corsi di formazione sulla
sicurezza- ha stabilito che le
competenze disciplinari dei dirigenti scolastici si devono limitare alla sola
In particolare la Giudice dopo aver
analizzato la normativa vigente ribadisce che "Ai sensi della normativa
da ultimo richiamata la competenza del dirigente scolastico è limitata,
dunque, alle sanzioni di minore gravità per le infrazioni per le quali “è
prevista” l’irrogazione di una sanzione inferiore alla sospensione dal
servizio con privazione della retribuzione per più di dieci giorni." Cioè la
Conclude “che il dirigente scolastico che ha adottato la
sanzione non era competente ad irrogarla, con conseguente illegittimità della
stessa”. Inoltre il MIUR viene condannato al pagamento delle spese.
Un bel risultato di valenza generale contro
quei dirigenti dal provvedimento facile, che da più forza alle battaglie per
una scuola democratica, orizzontale dove convivano e si confrontino diverse
pratiche educative e relazionali, contro i tentativi di standardizzare la
didattica e limitare i diritti dei lavoratori della scuola e la libertà di
insegnamento garantita dall’art. 33 della Costituzione
Dalla promulgazione della legge Brunetta
per il pubblico impiego, abbiamo assistito ad una preoccupante mutazione
antropologica di tanti ex colleghi già trasformati dalla precedente legge
Bassanini da presidi a dirigenti scolastici. Spesso, per gestire le nefaste
riforme che stanno cercando di trasformare la scuola pubblica da luogo di
formazione della cittadinanza e del pensiero critico a centro di obbedienza e addestramento
al lavoro precario, una sorta di delirio
autoritario ha caratterizzato le pratiche di molti presidi-podestà che tentano
di intimidire chi, tra i docenti e gli ATA, pratica e rivendica libertà di
insegnamento e diritti nella scuola pubblica e contrasta le derive aziendaliste
ed il ritorno alla peggiore scuola classista.
La legalizzazione delle unioni civili
tra persone dello stesso sesso e delle convivenze di fatto sia tra persone dello stesso sesso che da persone di sesso diverso, introdotta nella legislazione italiana dalla legge 20 maggio 2016, n. 76, comincia a
produrre gli effetti anche sulla concessione dei permessi di cui all'art. 33, comma 3, della legge 104/92 e sul congedo straordinario ex art. 42, comma 5, del decreto legislativo 151/2001, fruibili dai lavoratori per assistere parenti disabili in situazione di gravità.
circolare n. 38 del 27 febbraio 2017 dell'Inps fornisce - alla luce delle disposizioni di cui alla predetta legge n. 76/2016 e della sentenza della Corte costituzionale n. 213 del 5 luglio 2016 – le istruzioni operative relative appunto alla concessione ai lavoratori dipendenti del settore privato (applicabili seppure indirettamente anche
a quelli del comparto pubblico, ivi compreso il personale scolastico, ndr) dei predetti permessi e congedi. Prima di fornire le istruzioni operative la circolare richiama opportunamente l'attenzione alla norma di cui all'art. 1, comma 20, della legge 76/2016 che, con riferimento alle unioni civili, dispone che «al solo fine di assicurare l'effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall'unione civile tra persone dello stesso sesso, le
disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque
ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi,
si applicano anche ad ognuna delle parti dell'unione civile tra persone
dello stesso sesso. Le suddette disposizioni non si applicano invece alla convivenza di fatto che si crea tra due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da unione civile».
Sempre in premessa la
circolare ricorda inoltre che la Corte costituzionale con la sentenza n. 213 del 5 luglio 2016 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell' art. 33, comma 3, della legge 104/92 nella parte in cui non include il convivente tra i soggetti legittimati a fruire dei permessi ex art. 33, comma 3, della legge 104/92.
I permessi di cui al più volte citato art. 33, comma 3 («tre giorni mensili retribuiti ai lavoratori dipendenti che prestino assistenza al coniuge, a parenti o ad
affini entro il secondo grado – con possibilità di estensione fino al terzo grado – riconosciuti in situazione di disabilità grave ai sensi dell'art. 3, comma 3, della legge 104 stessa»), si legge nella circolare, possono essere fruiti sia dal componente dell' unione civile che presti assistenza all'altra parte, sia dal convivente che presti assistenza all'altro convivente. Fermo restando il principio del referente unico legittimato a fruirne, i permessi possono essere concessi, in alternativa, in alternativa, alla parte dell'unione civile,
al convivente di fatto, al parente o all'affine entro il secondo grado.
E' inoltre possibile concedere il beneficio a parenti o affini di terzo
grado qualora i genitori o il coniuge/la parte dell'unione civile/il convivente di fatto della persona con disabilità in situazione di gravità abbia compiuto i 65 anni di età oppure siano affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. Sul rapporto di affinità c'è tuttavia un importante precisazione: non sussiste tale rapporto tra una parte dell'unione civile o della convivenza di fatto e i
parenti dell'altra parte dal momento che l'articolo 78 del codice civile che ne prevede la costituzione non è stato richiamato espressamente dalla legge n. 76/2016.
Quanto al congedo straordinario di cui all'art. 42, comma 5, del decreto legislativo 151/2001( un massimo di due anni nell'arco della vita lavorativa per assistere un parente convivente disabile in situazione di gravità), esso
può essere fruito, si legge tra l'altro nelle istruzioni operative contenute nella circolare dell'Inps, solo dai soggetti uniti civilmente,
secondo il seguente ordine di priorità :
il padre o la madre, anche adottivi o affidatari, del soggetto disabile
in situazione di gravità, in caso di mancanza, decesso o in presenza di
patologie invalidanti dell'altro soggetto dell'unione civile convivente;
3. uno dei figli conviventi della persona disabile in situazione di gravità, nel caso in cui la parte dell'unione civile convivente ed entrambi i genitori del disabile siano mancanti, deceduti o
effetti da patologie invalidanti;
5. un parente o affine entro il terzo grado
convivente della persona disabile in situazione di gravità nel caso in cui i soggetti di cui ai punti 1, 2, 3 e 4 siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti.
Con un messaggio del 21 dicembre
2016 l'istituto di previdenza aveva comunicato che a decorrere dal 5 giugno 2016, per effetto di quanto dispone l'art. 1, comma 20, della legge 76/2016, ai fini del riconoscimento del diritto alle prestazioni pensionistiche e previdenziali (es. pensione ai superstiti, integrazione
al trattamento minimo, maggiorazione sociale, successione iure proprio,
successione legittima, ecc.) e dell'applicazione delle disposizioni che
le disciplinano, il componente dell'unione civile è equiparato al coniuge.
In viaggio verso Roma ci siamo fermati ad un Autogrill per una breve sosta.Avvicinandomi al bancone ho notato che la ragazza che mi stava per servire un caffè aveva sulla divisa il logo dell'alternanza scuola-lavoro.La cosa mi incuriosisce, inizio a parlarle ed a farle tante domande su come funzionasse l'alternanza e mi racconta delle 150 ore da dover svolgere quest'anno, delle 8 settimane e delle 4 ore pomeridiane che passa in quell'autogrill.La ringrazio per la chiacchierata e mi avvio all'uscita ed una volta giunto alla cassa non riesco a fare a meno di chiedere alla cassiera, una donna sui 40, un parere sulla studentessa al bar di poco prima. Lei mi spiega la sua disapprovazione e le sue ragioni, mi racconta che c'è stato un taglio al monte orario dipendenti grazie alle ore-lavoro gratuite della buona scuola e che questo comporta una diminuzione degli stipendi.