Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-proc-civile/art-281-nonies-cod-proc-civile-connessione
Timestamp: 2019-03-25 19:00:35+00:00
Document Index: 62741931

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 281', 'art. 279', 'art. 184', 'art. 281', 'art. 279', 'art. 184', 'art. 39']

Art. 281-nonies cod. proc. civile: Connessione | La Legge per tutti
In caso di connessione tra cause che debbono essere decise dal tribunale in composizione collegiale e cause che debbono essere decise dal tribunale in composizione monocratica, il giudice istruttore ne ordina la riunione e, all’esito dell’istruttoria, le rimette, a norma dell’articolo 189, al collegio, il quale pronuncia su tutte le domande, a meno che disponga la separazione a norma dell’articolo 279, secondo comma, numero 5) (1).
(1) In questo caso, il collegio, con sentenza non definitiva, decide in ordine ad alcune soltanto delle cause riunite, disponendo, con ordinanza, la separazione delle altre ed adottando i provvedimenti ritenuti più opportuni per la loro ulteriore istruzione o rimessione al giudice inferiore, nel caso che si tratti di cause devolute alla competenza di tale giudice.
Regola del simultaneus processus e d’eccezione
Allorquando innanzi al medesimo giudice penda una controversia nella quale sono state proposte due domande, l’una devoluta alla cognizione del Tribunale in composizione collegiale (nella specie, domanda di nullità di brevetto, proposta in via riconvenzionale e in relazione alla quale era stata dedotta la continenza rispetto ad altra causa pendente avanti ad altro giudice) e l’altra alla cognizione del tribunale in composizione monocratica (nella specie, domanda di risarcimento danni da concorrenza sleale), poiché, ai sensi dell’art. 281-nonies c.p.c., spetta al collegio, una volta che il Giudice istruttore abbia provveduto sulla domanda di connessione o di continenza, decidere entrambe le domande ovvero disporne la separazione ai sensi dell’art. 279 c.p.c., mentre il Giudice istruttore è privo di “potestas iudicandi” per dare un provvedimento decisorio in materia di competenza, il provvedimento con il quale il Giudice istruttore, rilevata la infondatezza della eccezione di continenza, rinvii la causa in prosieguo, ai sensi dell’art. 184 c.p.c., è privo del carattere di decisorietà, trattandosi di provvedimento ordinatorio, ancorché suscettibile di essere modificato dal collegio, e nei suoi confronti non è quindi esperibile il regolamento di competenza.
Cass. 22 febbraio 2005, n. 3585.
Provvedimento del giudice istruttore in materia di competenza
Allorquando innanzi al medesimo giudice penda una controversia nella quale sono state proposte due domande, l’una devoluta alla cognizione del tribunale in composizione collegiale (nella specie, domanda di nullità di brevetto, proposta in via riconvenzionale e in relazione alla quale era stata dedotta la continenza rispetto ad altra causa pendente avanti ad altro giudice) e l’altra alla cognizione del tribunale in composizione monocratica (nella specie, domanda di risarcimento danni da concorrenza sleale), poiché, ai sensi dell’art. 281-novies c.p.c., spetta al collegio, una volta che il giudice istruttore abbia provveduto sulla domanda di connessione o di continenza, decidere entrambe le domande ovvero disporne la separazione ai sensi dell’art. 279 c.p.c., mentre il giudice istruttore è privo di potestas iudicandi per dare un provvedimento decisorio in materia di competenza, il provvedimento con il quale il giudice istruttore, rilevata la infondatezza della eccezione di continenza, rinvii la causa in prosieguo, ai sensi dell’art. 184 c.p.c., è privo del carattere di decisorietà, trattandosi di provvedimento ordinatorio, ancorché suscettibile di essere modificato dal collegio, e nei suoi confronti non è quindi esperibile il regolamento di competenza.
Cause pendenti davanti allo stesso ufficio giudiziario
Non è configurabile un rapporto di litispendenza, ai fini della relativa declaratoria a norma dell’art. 39, comma 1, c.p.c., tra due cause pendenti davanti allo stesso ufficio giudiziario, anche se sussiste un impedimento alla loro riunione, dovuto ad una diversità di rito.
Cass. 21 luglio 2000, n. 9598.