Source: https://www.marcociceri.it/vendita-con-patto-di-riscatto/formazione-del-contratto/i-termini-del-patto-di-riscatto/
Timestamp: 2019-05-21 00:00:19+00:00
Document Index: 163480448

Matched Legal Cases: ['art. 1501', 'art. 1501', 'art. 1501', 'art. 1501', 'art. 1501', 'art. 1501', 'art. 2969', 'art 1501', 'art. 2966', 'art. 2964', 'art. 1500']

La vendita con patto di riscatto: i termini del patto di riscatto
La disciplina della vendita con riscatto pone, a norma dell’art. 1501 cod. civ., limiti massimi di durata del potere di riscatto.
Più precisamente tale disposizione prescrive che la durata del diritto di riscatto non può eccedere i cinque anni per i beni immobili e i due anni per i beni mobili; prescrive inoltre che, in caso vengano pattuiti termini eccedenti quelli previsti, questi vengano automaticamente ridotti a quelli legali ( art. 1501 comma 1°).
Infine prescrive la perentorietà e quindi l’inderogabilità del termine da parte dei contraenti ( art. 1501 comma 2°).
La giustificazione della previsione legislativa di termini massimi di durata sono diverse. Vi è innanzitutto l’esigenza di evitare che, considerata l’efficacia reale del riscatto e l’opponibilità ai terzi ( aventi causa e creditori del compratore), il periodo di pendenza del diritto di riscatto fosse troppo lungo, determinando uno stato di incertezza giuridica, che potesse danneggiare lo sfruttamento produttivo del bene e la libera circolazione dello stesso (1).
Nell’ambito dei termini massimi, possono essere validamente fissati termini abbreviati; il termine convenzionale fissato dalle parti deve ritenersi anch’esso perentorio, benché sia ammissibile una proroga (2) che non superi ovviamente il periodo massimo legale.
In giurisprudenza (3) si è ammessa anche la possibilità di prevedere più termini di riscatto, frazionando così l’esercizio del medesimo e anche di conseguenza il rimborso del prezzo e delle spese.
Qualora le parti nulla abbiano previsto in ordine al termine, si ritiene sicuramente operante il termine legale (4).
Il termine per l’esercizio del riscatto decorre, per le vendite immediatamente traslative, dal momento della conclusione del contratto. Vi sono invece contrasti in dottrina circa il termine di decorrenza del diritto di riscatto nei
casi di vendita non immediatamente traslativa ed in particolare nei casi di vendita condizionata e vendita obbligatoria.
La dottrina (5) prevalente ritiene che, considerato che la ratio dell’art. 1501 cod. civ. consiste nell’esigenza di evitare che il vincolo reale sulla cosa si protragga troppo nel tempo, il dies a quo dovrebbe coincidere con il momento in cui si verifica l’effetto traslativo; in questo modo infatti il vincolo reale mantiene inalterata la sua durata massima prevista dalla legge.
La tesi, sostenuta da una parte della dottrina (6) , che afferma la decorrenza del termine dal momento della stipulazione del contratto anche per le vendite non immediatamente traslative solleva molte perplessità.
Nel caso, ad esempio, di vendita di genus o di cosa futura, potrebbe succedere che il termine ultimo per il riscatto sia anteriore al momento in cui la cosa viene individuata o viene ad esistenza. In questo caso il riscatto, se così lo possiamo ancora definire, è assimilabile al diritto di liberarsi dall’adempimento, vale a dire consiste in un diritto di recesso.
In ogni caso il computo dei termini avviene secondo le norme ordinarie (7).
La legge non prescrive alcun termine dilatorio per l’esercizio del riscatto; ne deriva che il venditore può esercitare il relativo diritto anche immediatamente dopo la conclusione della vendita (8). La soluzione, sebbene non del tutto soddisfacente, sembra preferibile a quella (9) che ammette la fissazione del termine da parte del giudice; infatti il compratore, che generalmente si trova in una posizione contrattuale di maggior forza rispetto al venditore, potrebbe imporre al venditore la stipulazione, ove ne fosse interessato, di una apposita clausola dilatoria, pienamente valida.
L’inderogabilità del termine legale è garantito mediante la disposizione di cui all’art. 1501 comma 1° cod. civ., che ne prevede la riconduzione alla durata legale mediante lo strumento della inserzione automatica di clausole, ai sensi degli artt. 1339 e 1419 comma 2° cod. civ. ; si osservi, in questo caso, che la nullità parziale, prevista in ragione della tutela dei terzi, esplica efficacia anche nei confronti delle parti.
Da ultimo occorre esaminare la previsione contenuta nel 3° comma dell’art. 1501 cod. civ. con la quale si definisce perentorio il termine massimo legale: ciò significa che si è in presenza di un termine di decadenza, al quale sarà applicabile la disciplina relativa ( artt. 2964-2969 cod. civ. ).
Ci si è posto tuttavia il dubbio relativo alla natura di questa norma, ed in particolare se si tratti di una decadenza di ordine pubblico o se rientri nella materia non sottratta alla disponibilità delle parti.
L’opinione prevalente (10) è quella che ritiene la norma in questione non di ordine pubblico, dimodochè la decadenza non può essere rilevata d’ufficio dal giudice ( art. 2969 cod. civ. ) ed è rinunziabile dal compratore.
Una tesi più articolata è invece proposta da quegli autori (11) che ricollegano la natura perentoria del termine alla presenza nell’istituto del riscatto della c.d. efficacia reale opponibile ai terzi titolari di diritti incompatibili.
Secondo tale impostazione, il termine di decadenza di cui all’art 1501 comma 2° cod. civ., se nei rapporti tra riscattante e riscattato è da considerare senz’altro un istituto rientrante tra i diritti disponibili, nei confronti dei terzi deve essere considerato come materia sottratta alla disponibilità delle parti.
Ciò significa che , in caso di riscatto effettuato oltre il termine massimo, legale o convenzionale, il riscatto medesimo è da ritenersi valido nei rapporti tra riscattante e riscattato , sempre che quest’ultimo non abbia eccepito la decadenza o abbia riconosciuto l’esistenza del diritto del venditore ai sensi dell’art. 2966 cod. civ.
Tuttavia, qualora vi siano terzi titolari di diritti incompatibili, i comportamenti del compratore diretti a “rinunziare” alla perentorietà del termine non saranno idonei a pregiudicare detti diritti , operando in tal caso la decadenza allo scadere del termine previsto.
Infine si segnala la posizione minoritaria di coloro (12) che ritengono la norma dequa di ordine pubblico.
Il termine di decadenza, come già osservato, è previsto sia per il termine legale, sia per quello convenzionale; sono inoperanti le cause di sospensione e di interruzione valevoli per la prescrizione previste dal l’art. 2964 cod. civ. (13).
(1) Occorre osservare che già prima della codificazione napoleonica il termine massimo era di trent’anni, corrispondente alla ordinaria prescrizione dei diritti; già nella redazione del Code Napoléon si avvertì l’esigenza, per le stesse ragioni di cui si è dato conto, di ridurne la durata sia per i beni mobili che immobili a cinque anni.
(2) La proroga deve essere convenuta prima della scadenza del termine originariamente previsto, altrimenti si verifica decadenza dal diritto di riscatto; per l’opponibilità ai terzi, il patto di proroga deve avere data certa e deve essere trascritto. V., tra gli altri, A. LUMINOSO, op. cit., p. 300 nt. 15.
(3) V. Cass., 18 novembre 1961, n. 2688, in Foro it., Rep. 1961, voce Vendita, n. 107. Nella massima si osserva che l’ammontare delle somme restituite in modo frazionato, non deve superare il limite di cui all’art. 1500 comma 2° cod. civ.
(4) V. Cass., 29 luglio 1952, n. 2375, in Giur. it., 1953, I, 1, c. 79.
(5) Per questa opinione, v., per tutti, GRECO e COTTINO, op. cit., p. 346; C. M. BIANCA, op. cit., p. 573; Cass., 17 maggio 1982, n. 3058, in Foroit., 1982, I, c. 1877.
(6) Per questa opinione v., G. MIRABELLI, op. cit., p. 125; Cass., 11 aprile 1972, n. 1113, in Giur. it., 1973, I, p. 444.
(7) Per il richiamo al computo dei termini v. App. Palermo, 5 marzo 1958, in Giur. sicil., 1959, p. 527.
(8) Così A. LUMINOSO, op. cit., p. 299.
(9) In questo senso LUZZATTO, op. cit., p. 431.
(10) Così, tra gli altri, v., C. M. BIANCA, op. cit., p. 578.
(11) Per questa tesi, v. A. LUMINOSO, op. cit., p. 303.
(12) In questo senso D. RUBINO, op. cit., p. 1045; Cass., 6 agosto 1953, n. 2670, in Foro it., Rep. 1953, voce Vendita, n. 234.
(13) Per un’applicazione in giurisprudenza v. Cass., 4 agosto 1952, n. 2526, in Foro it., Rep. 1953, voce Vendita, n. 234.