Source: http://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2410-codice-civile-emissione
Timestamp: 2016-10-28 10:09:12+00:00
Document Index: 45281640

Matched Legal Cases: ['art. 2410', 'art. 1344', 'art. 2410', 'art. 2410', 'art. 2410', 'art. 64', 'art. 2410', 'art. 64', 'art. 2410', 'art. 2410', 'art. 2410', 'art. 2410', 'art. 2410', 'art. 2410', 'art. 64', 'art. 2410', 'art. 11', 'art. 2410', 'art. 2410', 'art. 2410']

Art. 2410 codice civile: Emissione
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Se la legge o lo statuto non dispongono diversamente, l’emissione di obbligazioni è deliberata dagli amministratori (1).
In ogni caso la deliberazione di emissione deve risultare da verbale redatto da notaio ed è depositata ed iscritta a norma dell’articolo 2436.
CommentoStatuto: [v. 2328]; Amministratori: [v. 2298]; Notaio: [v. 2296].
Obbligazioni: titoli di credito (nominativi o al portatore) che rappresentano frazioni di uguale valore nominale o con uguali diritti di un’unitaria operazione di finanziamento a titolo di mutuo.
(1) Trattasi del cambiamento più rilevante in materia di obbligazioni: il trasferimento della competenza all’emissione dall’assemblea all’organo amministrativo.
La necessità di reperire capitali nuovi sul mercato può essere soddisfatta con l’emissione di obbligazioni societarie, che vengono offerte al pubblico.
Le obbligazioni societarie sono titoli di credito che garantiscono la restituzione del credito concesso da terzi ad una società e ne consentono la circolazione.
La competenza in materia di emissione di obbligazioni è attribuita dal nuovo art. 2410 agli amministratori.
La finalità è quella di ampliare le possibilità, per le società, di reperire capitali e conseguentemente di rafforzare la propria struttura patrimoniale e finanziaria.
L'offerta al pubblico di valori mobiliari di associazione in partecipazione - mediante emissione di certificati rappresentativi della posizione di associato - non costituisce negozio in frode alla legge, ex art. 1344 c.c. in relazione all'art. 2410 c.c. ed alla luce della legge n. 216 del 1974 (disposizioni applicabili, "ratione temporis", con riguardo al quadro normativo vigente prima del d.lg. n. 385 del 1993), in quanto la disciplina del prestito obbligazionario è modellata su quella del mutuo, e la diversità rispetto al contratto di associazione in partecipazione, individuabile nel fatto che l'associato rischia il suo apporto, porta ad escludere che l'emissione di buoni rappresentativi da parte dell'associata possa integrare l'elusione dell'art. 2410 c.c.
Cassazione civile sez. I 12 novembre 2010 n. 23015 È nulla la delibera di emissione di obbligazioni convertibili in azioni proprie in misura eccedente i limiti quantitativi posti dall'art. 2410 c.c.
Tribunale Ancona 18 gennaio 2002
L'art. 64 d.lg. 23 luglio 1996 n. 415, nella parte in cui dichiara inapplicabili alle obbligazioni convertibili in azioni proprie emesse dalle banche i limiti all'emissione del prestito sanciti dall'art. 2410 c.c., ha natura innovativa e non interpretativa o integrativa della disciplina previgente e non può pertanto spiegare vigore in relazione a delibere precedentemente adottate.
All'art. 64 d.lg. n. 415 del 1996 va riconosciuta natura innovativa, e non interpretativa o integrativa, e ne va pertanto esclusa l'applicabilità a una delibera di emissione di obbligazioni convertibili in azioni adottata precedentemente alla sua entrata in vigore: tale emissione rimane dunque soggetta al limite di cui all'art. 2410 c.c.
La delibera che viola l'art. 2410 c.c. è nulla, essendo la disposizione dettata a tutela di un interesse generale e diretta a impedire una deviazione dallo scopo essenziale economico-pratico del rapporto di società.
La "ratio" dell'art. 2410 c.c. è di limitare l'indebitamento della società attraverso la realizzazione di un equilibrio tra le diverse risorse finanziarie della società stessa, così garantendo non soltanto i sottoscrittori del prestito ma anche i singoli soci. Pertanto, la violazione di detta norma implica la sussistenza in capo al socio dell'interesse ad agire per fare valere la nullità della delibera che tale violazione abbia provocato.
Il superamento dei limiti previsti dall'art. 2410 c.c., applicabili, all'epoca della deliberazione, all'emissione di obbligazioni bancarie, comporta illiceità della delibera in quanto fa venir meno la garanzia approntata dal legislatore a favore dei soci in ordine ai loro diritti sul capitale sociale, nè l'operazione può ritenersi giustificata dal "placet" della Banca d'Italia ai sensi dell'art. 2410 comma 3 c.c.
La delibera relativa all'emissione di obbligazioni convertibili in violazione dell'art. 2410 c.c. è nulla per illiceità dell'oggetto, in quanto in contrasto con una norma imperativa, posta a tutela dell'interesse generale essendo diretta ad impedire una deviazione di quello che è lo scopo economico pratico del rapporto di società. L'art. 64, d.lg. 23 Luglio 1996 n. 415, nella parte in cui ha escluso l'applicabilità dell'art. 2410 c.c. alle obbligazioni convertibili in azioni proprie emesse dalle banche, non può applicarsi alla delibera precedentemente adottata, stante il principio di irretroattività delle leggi stabilito dall'art. 11 delle preleggi. L'autorizzazione della Banca d'Italia all'emissione da parte di una banca di un prestito obbligazionario non può ricomprendersi nella previsione dell'art. 2410, comma 3, c.c. che consente di derogare alle prescrizioni dei comma 1 e 2 di tale norma.
Non è omologabile la delibera dell'assemblea straordinaria di una società per azioni che disponga l'emissione di prestito obbligazionario per un ammontare superiore al capitale sociale, garantito con ipoteca su un immobile della società per la parte eccedente il capitale, poiché la deroga al limite del capitale prevista dall'art. 2410 comma 1 n. 1, c.c. riferisce l'ammontare della garanzia a quello delle obbligazioni emesse e non all'eccedenza dell'importo delle obbligazioni rispetto al capitale sociale (cui si riferisce, invece, l'art. 2410 comma 1 n. 2, c.c.). Gli immobili di proprietà societaria, infatti, sono normalmente parte del capitale nei limiti della quota del loro valore iscrivibile in bilancio e quindi, se l'intero valore (nella misura di due terzi) fosse portato a garanzia della sola eccedenza di obbligazioni rispetto all'entità del capitale, non rimarrebbe più l'intero capitale versato ed esistente a garantire le altre obbligazioni, ma la sola parte di quel capitale non costituita dagli immobili della società.
Corte appello Milano 27 giugno 1997
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