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Timestamp: 2018-05-26 07:52:45+00:00
Document Index: 124966868

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 132', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 143', 'art. 10', 'art. 132', 'art 148', 'art 21', 'art. 10', 'art. 143', 'art. 10', 'art 4', 'art 10', 'art 247', 'art 10', 'art 10', 'art. 143', 'art. 148', 'art. 148']

Associazioni e scuole: attività commerciale o no?
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By Carlo Mazzini on	 1 dicembre 2008 Agevolazioni, Organizzazioni, Sport
Prendendo spuno da recenti pronunce dell’Agenzia delle Entrate, Gianpaolo Concari – ragioniere commercialista e revisore contabile -, noto pubblicista anche su questioni di non profit (su Vita, Dada e Fiscosport), ci invia un contributo molto prezioso, analitico e puntuale sul profilo fiscale dei rapporti tra associazioni e scuole.
Come si legge nelle riviste serie (ed il fatto che lo ripetiamo qui non deve trarre in inganno)
“riceviamo e volentieri pubblichiamo”
PRESTAZIONI DIDATTICHE DELLE ASSOCIAZIONI SPORTIVE DILETTANTISTICHE
1.	DEFINIZIONE DEL CONTESTO E SCOPO DEL DOCUMENTO
1.1	Un’Associazione svolge attività didattiche presso scuole pubbliche e private rivolte generalmente a bambini.
1.2	Alcune recenti precisazioni (Circolare 18/03/2008 n. 32/E e risoluzione 14/10/2008 n. 382/E) dell’Agenzia delle Entrate hanno posto l’accento sulle condizioni necessarie affinché i corrispettivi siano considerati esenti ai fini I.V.A. ex art. 10 d.P.R. 633/72 ed esattamente:
–	le prestazioni devono essere di natura educativa dell’infanzia e della gioventù
–	oppure didattiche di ogni genere, compresa l’attività di formazione, aggiornamento, riqualificazione o riconversione professionale
–	devono essere rese da istituti o scuole riconosciuti da pubbliche amministrazioni (Conforme all’art. 132, par. 1), direttiva CE 28/11/2006 n. 112).
Le precisazioni riguardano inoltre il concetto di riconoscimento degli istituti, stante l’abolizione della presa d’atto (Legge 10/03/2002 n. 62 e decreto legge 05/12/2005 n. 250), procedimento di riconoscimento formale degli enti privati.
1.3	Lo scopo del presente documento è quello di fornire alcuni strumenti operativi sia all’Associazione, sia alle Scuole utenti (Scuole) affinché siano applicate correttamente le norme fiscali attualmente in vigore.
2.	SCUOLE PARITARIE, NON PARITARIE E ORGANISMI PRIVATI CHE SVOLGONO CORSI NELLE MATERIE PRESENTI NEGLI ORDINAMENTI SCOLASTICI DI COMPETENZA DEL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA
2.1	Per effetto dell’intervenuta modifica della legislazione, le scuole non statali sono attualmente considerate:
–	paritarie quelle riconosciute ai sensi della l. 10/03/2000 n. 62 per le quali la frequenza costituisce assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione (cfr. d.lgs. 15/04/2005 n. 76). La parità è riconosciuta con provvedimento adottato dal dirigente scolastico regionale competente per territorio, previo accertamento della presenza dei requisiti richiesti nell’art. 1, legge 62/2000. Per il loro trattamento si veda il paragrafo 3.
–	non paritarie quelle che svolgono un’attività organizzata di insegnamento e che presentano le seguenti condizioni di funzionamento (cfr. art. 1-bis, comma 4, legge 62/2000):
a)	progetto educativo e un’offerta formativa conformi ai principi della Costituzione e all’ordinamento scolastico italiano, finalizzati agli obiettivi generali e specifici di apprendimento correlati al coseguimento di titoli di studio
b)	la disponibilità di locali, arredi e attrezzature conformi alle norme vigenti in materia di igiene e sicurezza dei locali scolastici, e adeguati alla funzione, in relazione al numero degli studenti;
c)	l’impiego di personale docente e di un coordinatore delle attività educative e didattiche forniti di titoli professionali coerenti con gli insegnamenti impartiti e con l’offerta formativa della scuola, nonché di idoneo personale tecnico e amministrativo;
d)	alunni frequentanti, in età non inferiore a quella prevista dai vigenti ordinamenti scolastici, in relazione al titolo di studio da conseguire, per gli alunni delle scuole statali o paritarie.
Le scuole non paritarie sono incluse in un elenco tenuto dall’ufficio scolastico regionale che vigila sul mantenimento dei requisiti delle condizioni di esercizio, il cui venir meno comporta la cancellazione dall’elenco. Le scuole non paritarie non possono rilasciare titoli di studio aventi valore legale, né intermedi, né finali. Inoltre non possono assumere denominazioni indentiche o corrispondenti alle istituzioni scolastiche statali o paritarie e devono indicare, nella propria denominazione, la condizione di scuola non paritaria.
Per il loro trattamento si veda il paragrafo 4.
–	altri organismi privati che, al di fuori della regolamentazione prevista per le scuole paritarie e non paritarie, svolgono un’attività didattica.
Per il loro trattamento si veda il paragrafo 5.
3.	PRESTAZIONI DIDATTICHE RESE A SCUOLE PUBBLICHE
3.1	In questo caso è opportuno formalizzare l’accordo tra Associazione e Scuola mediante la stipula di una convenzione tra l’Associazione e la Scuola. La convenzione è comunque un contratto tra le parti ed è possibile concluderlo mediante scambio di corrispondenza, procedura che permette di avere data certa sul contratto. Identico effetto lo si ottiene mediante l’utilizzo della posta elettronica certificata (P.E.C.) e della firma digitale del documento.
3.2	Nella convenzione l’Associazione deve richiedere formalmente alla Scuola il controllo sullo svolgimento del programma didattico nonché la necessaria sorveglianza che comunque il docente deve espletare sugli alunni durante lo svolgimento dell’attività.
3.3	Trattamento fiscale I.V.A.
Dal punto di vista I.V.A., i corrispettivi sono considerati esenti ai sensi dell’art. 10, comma 1, n. 20, d.P.R. 633/72. Si tratta infatti di prestazioni rese all’infanzia, alla gioventù e didattiche in genere che sono rese da un’associazione sportiva riconosciuta da un ente di promozione sportiva e sotto il controllo di un ente pubblico (la Scuola).
3.4	Trattamento fiscale imposte dirette
Dal punto di vista delle imposte dirette, i proventi derivanti da convenzioni con enti pubblici non concorrono alla formazione del reddito imponibile dell’Associazione ai sensi dell’art. 143, comma 3, lettera b), T.U.I.R..
4.	PRESTAZIONI DIDATTICHE RESE A SCUOLE PARITARIE E NON PARITARIE
4.1	L’incarico deve essere formalizzato mediante la redazione di una lettera di incarico (che sostanzialmente è un contratto) a cui far seguire una lettera di accettazione dello stesso.
La lettera di incarico deve riportare in modo univoco la qualifica di scuola paritaria o non paritaria nonché gli estremi del riconoscimento da parte dell’Autorità scolastica regionale.
Nelle condizioni per lo svolgimento dell’attività da parte dell’Associazione, si ritiene necessario richiedere la presenza del docente per la sorveglianza sugli alunni.
La conclusione dell’accordo può avvenire mediante scambio di corrispondenza o mediante l’utilizzo della P.E.C. e dei documenti firmati con firma digitale.
4.2	Trattamento fiscale I.V.A.
I corrispettivi sono considerati esenti da I.V.A. in quanto entrambi i soggetti (scuole paritarie e non) sono comunque sottoposti al controllo dello Stato o di sue amministrazioni.
4.3	Trattamento fiscale imposte dirette
Il corrispettivo è soggetto ad I.Re.S. e I.R.A.P. in quanto non si tratta di proventi derivanti da convenzioni con enti pubblici.
5.	PRESTAZIONI DIDATTICHE RESE A SOGGETTI PRIVATI DIVERSI DALLE SCUOLE PARITARIE E NON PARITARIE
5.1	La mancanza di una qualsiasi forma di riconoscimento o di vigilanza da parte del Ministero della Pubblica Istruzione (o di altro ente pubblico) comporta l’applicazione dell’I.V.A. secondo l’aliquota ordinaria (20%).
5.2	Tuttavia alcuni soggetti possono svolgere prestazioni didattiche e formative nelle aree degli ordinamenti dell’Amministrazione scolastica e quindi possono ottenere una valutazione preventiva che rilevi al pari del riconoscimento, valida anche ai fini fiscali. E’ il caso di prestazioni educative, didattiche e formative che sono approvate e finanziate da enti pubblici come Enti locali, Amministrazioni statali, Università ecc. Questo perché nel finanziare l’attività educativa è insita l’attività di controllo e di vigilanza da parte dell’ente pubblico finanziatore. Si tratta perciò di un atto concludente che riporta l’attività nell’ambito della già citata esenzione I.V.A.
5.3	Per lo stesso motivo (atto concludente) anche le prestazioni didattiche e formative in ambiti diversi da quelli della Pubblica Istruzione, purché vigilate e/o finanziate da un ente pubblico, rientrano nell’ambito dell’esenzione I.V.A..
5.4	Stante la particolare situazione è perciò opportuno che l’incarico scritto riporti tutte le informazioni necessarie per evidenziare l’atto concludente della pubblica amministrazione attraverso il quale la prestazione diviene esente I.V.A.. Nel caso dubbio eviterei di applicare l’esenzione in quanto la responsabilità della fatturazione è in capo all’Associazione che, secondo la giurisprudenza (peraltro non univoca), non può chiedere la ripetizione dell’imposta al soggetto fruitore delle prestazioni (Scuola), salvo il caso di arricchimento senza causa.
5.5	Trattamento fiscale imposte dirette
Riferimenti legislativi e di prassi:
art. 10, n. 20, d.P.R. 633/72
art. 132 direttiva CE n. 112/2006
circ. 18/03/2008 n. 22/E
ris. 14/10/2008 n. 382/E
Xe péso el tacon del buso (è peggio la toppa del buco)
Massimo on 16 gennaio 2009 15:16
Salve, io piu’ che un commento vorrei farvi una domanda:
essendo il presidente di un’associazione sportiva col cartellino di istruttore di scuola calcio con esperienze di 5 anni alle spalle, ed avendo nella mia associazione anche un laureato in scenze motorie, vorrei sapere da voi
se è possibile lavorare all’interno di scuole pubbliche e quali contributi si possono chiedere? Grazie.
Certo di una vostra risposta, colgo l’occasione per porgervi distinti saluti…
gianluca on 23 aprile 2009 13:24
salve a tutti, mi occupo in qualità di volontario in servizio civile della gestione del laboratorio di informatica della scuola media in cui sto prestando servizio. Avrei bisogno di un chiarimento che mi sa tanto di cavillo burocratico: la scuola, in termini di licenze software freeware (media, quindi statale e dell’obbligo), viene classificata come attività commerciale e quindi deve sottostare alle regole dettate per le aziende, oppure non traendo profitto dall’utilizzo del software in questione può avvalersi delle licenze freeware per uso non commerciale?
Il responsabile della sicurezza informatica, (che è anche il fornitore del software, assurdo!!!) insiste che la scuola debba assolutamente acquistare una licenza per PC…
La scuola non ha fondi a sufficienza per rimanere up to date e allo stesso tempo acquistare alla stregua di un’azienda programmi che il privato utilizza gratuitamente…
Sperando un un Vs supporto
admin on 24 aprile 2009 18:18
Che la scuola sia ente non commerciale è fuori di dubbio (parlo di scuola pubblica).
Può anche avere o sviluppare una parte di attività commerciale, ma qui non rileva.
La domanda che pongo io è: cosa dice la licenza? Di norma nelle licenze c’è riportato che le “attività educative” sono considerate attività non commerciali. O no?
associazione anna mary on 10 settembre 2009 10:09
Siamo una associazione non riconosciuta con attivita istituzionale quella di scuola dell’infanzia in attesa del riconoscimento della parita’.
Quali obblighi contabili abbiamo? dobbiamo emettere ricevute fiscali per l’incasso delle quote mensili degli associati o e sufficiente una ricevuta normale? Grazie.
Carlo Mazzini on 10 settembre 2009 10:30
Non rilevo la differenza tra ricevuta fiscale e ricevuta normale. Se è attività commerciale dovrete emettere fattura (con o senza IVA è da definire), se non è attività commerciale emetterete una ricevuta comunque valida ai fini fiscali, in termini almeno di controllo.
Ma ciò che lei deve appurare è se la sua attività è commerciale oppure no, se – nel primo caso – è prevalente oppure no. Ed inoltre si legga per bene la questione dell’articolo 30 perché tocca anche voi.
Silvia on 14 dicembre 2009 10:08
quanto ha chiarito rispetto alle prestazioni didattiche rese da associazioni sportive dilettantistiche riguarda anche le associazioni culturali?
La nostra, ad esempio, è una associazione culturale non riconosciuta, non iscritta al registro provinciale (perchè è nata solo da 6 mesi) che attiva laboratori di gioco con l’arte presso scuole ed enti. Come possiamo muoverci? La ringrazio molto e le auguro una buona giornata.
Carlo Mazzini on 14 dicembre 2009 10:21
> Silvia: sì, vale anche per le associazioni culturali. Vale per tutte le associazioni che realizzano attività di cui al 148, c 3, del TUIR che sono:
“politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona”.
Davide on 29 aprile 2012 22:14
vorrei chiederle conferma di aver compreso bene un paio di cose.
Noi siamo un’Associazione culturale (circa 20 soci) che si occupa prevalentemente di musica.
Attualmente abbiamo solo codice fiscale e abbiamo sempre solo fatto corsi gratuiti per i soci; stiamo valutando di aprire partita iva per ampliare la ns attività.
Il nostro statuto prevede la possibilità di fare concerti e lezioni di musica e abbiamo incluso tutte le clausole del TUIR per usufruire della legge 398/91; abbiamo anche a suo tempo inviato l’EAS tramite Caf.
In relazione alla P. IVA Le chiedo perciò:
– eventuali corsi di musica da noi curati e svolti all’interno di strutture scolastiche pubbliche (es. medie, elementari, ecc.) sarebbero esenti IVA come previsto dalla Circolare 18/03/2008 n. 32/E e risoluzione 14/10/2008 n. 382/E, pur essendo rivolti a non soci, quali sarebbero i bambini destinatari dei corsi?
– se facciamo concerti ed emettiamo fattura ai relativi committenti, li devo considerare attività commerciale in quanto i committenti sono terzi non soci, oppure, essendo i concerti parte dell’attività istituzionale perché previsti dallo Statuto, non concorrono a implementare il reddito anche se emettiamo fattura?
Carlo Mazzini on 30 aprile 2012 11:03
Sul primo quesito l’esenzione IVA non mi sembra che l’esenzione sia riferibile a terzi che realizzano a monte i corsi pur all’interno di scuole pubbliche. Manca il requisito soggettivo. Solo nel caso questo corso fosse riconosciuto (ad esempio all’interno del Piano di Offerta Formativa) e finanziato da un ente pubblico, potrebbe (e potreste) forse beneficiare dell’esenzione.
In merito al secondo quesito, non rileva che l’attività svolta sia istituzionale; se ha natura commerciale (anche perché realizzata verso terzi) rimane commerciale anche ai sensi IRES.
Davide on 4 maggio 2012 17:50
Buongiorno la ns associazione è nata nel 2008. Nel 2009 abbiamo chiesto cf. Ora che siamo cresciuti numericamente e come attività vorremmo aprire p.iva (e quindi registrare anche lo statuto). Ci siamo rivolti a un commercialista il quale sostiene che potrebbe non essere possibile procedere con la richiesta della p.iva perché non abbiamo mai registrato lo statuto (in quanto Ass. Culturale alla stessa AdE ci avevano detto che non era obbligatorio)… Come è possibile ciò? Tenga presente che quando ci siamo costituiti con scrittura privata eravamo in pochi amici e l’attività sostanzialmente quasi nulla (no quote, no conto corrente ecc proprio per quel motivo non ci serviva il cf e tantomeno la registrazione dello statuto). Come possiamo fare?
Carlo Mazzini on 4 maggio 2012 23:10
l’apertura della p iva rileva la vs volontà di realizzare attività commerciale. Non c’entra nulla con la registrazione dello statuto obbligatorio solo per chi vuole accedere al regime ex art 148 TUIR. Cmq, se volete registrare ora lo statuto, lo potete fare …
Davide on 4 maggio 2012 23:52
Grazie, come sempre rapido e chiarissimo!
DONATELLA on 7 febbraio 2013 23:21
Buonasera, volevo un chiarimento contabile-fiscale, io e una mia collega abbiamo istituito un’associazione senza fine di lucro, creando una scuola dell’infanzia, ludoteca, baby-parking ecc ecc. Volevo sapere se le ricevute fiscali che emettiamo, sono esenti dall’ iva o deve essere calcolata l’iva? Perchè essendo un’attività di servizio, siamo costrette ogni trimestre a versare l’iva. i
Inoltre, essendo noi che abbiamo istituito l’associazione, possiamo essere assunte a libro paga e matricola? Cosa dobbiamo fare? Grazie anticipatamente. Donatella.
Carlo Mazzini on 8 febbraio 2013 12:01
Risponderei alla seconda (dato che per la prima mancano un pò di dati e questo è un servizio di risposte veloci).
Se voi avete istituito l’associazione senza scopo di lucro e poi ottenete un – pur legittimo – lucro (ritorno economico), mi dica: è ancora un’associazione senza scopo di lucro?
Le anticipo la risposta.
victoria on 22 aprile 2013 17:45
pongo il quesito in merito al fatto che posseggo un bar di fianco un istituto scolastico statale. Esso può avere locali interni commerciali adibiti alla vendita di caffè, cornetti, pizzette e quant’altro competa ad un comune bar con addette licenze? A mia documentazione gli istituti scolastici provvedono l’ istallazione di distributori automatici sia di bevande che di alimenti confezionati…!! attendo una vostra risposta..
Carlo Mazzini on 23 aprile 2013 12:56
A mio avviso, se la scuola ha un bar interno deve comportarsi come un normale ente non commerciale che apre partita IVA e realizza attività commerciale: cfr DM 44/01, art 21.
Luigi Busce' on 29 aprile 2013 13:18
Gentile Sig. Mazzini
Volevo porle il seguente quesito …Noi come associazione di promozione sociale abbiamo stretto una convenzione con alcune scuole della mia città per un progetto di conoscenza del territotio per la salvaguardia e promozione dello stesso..che in parte si svolge in aula e poi si conclude con viste didattiche nei luoghi che studiamo prima in aula con i gli alunni sotto il controllo dei professori…gli alunni versano una quota per partecipare al progetto (per coprire soprattutto il costo delle viste didattiche) e la scuola le gira a noi versando il totale di tutti gli alunni partecipanti e per questo ci chiede fattura del servizio da noi reso per la somma totale percepita.., però da come ho capito per i servizi resi alle scuole pubbliche noi dovremo essere esenti da IVA ai sensi dell’art. 10, comma 1, n. 20, d.P.R. 633/72. e dal punto di vista delle imposte dirette, i proventi derivanti da convenzioni con enti pubblici non concorrono alla formazione del reddito imponibile dell’Associazione ai sensi dell’art. 143, comma 3, lettera b), T.U.I.R.. però ci sono acne alcune scuole paritarie che partecipano al progetto per le quali invece tali quote andrebero a formare il redditto imposnibile soggetto ad Ires… mentre saremmo sempre esenti da Iva..quindi il nostro dubbio è questo se bisogna emmettre sempre fattura sia nel primo caso di scuole pubbliche che nel secondo caso di scuole paritarie o se bisogna emettre due documenti diversi non lo so nel primo caso una semplice ricevuta ma che cosa deve avere scritto??
Spero di essere stato abbastanza chiaro e spero di avere un suo gentile riscontro
Luigi Busce’
Saverio on 24 ottobre 2014 20:53
Sono il Presidente di una APS che, tra le altre finalità statutarie, ha la promozione di iniziative culturali e formative per i giovani. Abbiamo la partita IVA.
Vorremmo stipulare una semplice convenzione con una scuola statale per svolgere un corso di educazione dell’affettività che durerà 8 incontri per un totale di 16 ore.
Vorrei chiederle due cose che non mi sono chiare:
1.	al momento di fatturare dobbiamo considerare l’IVA o siamo esenti ai sensi dell’art. 10 n. 20 del D.P.R. 633/1972. E se non siamo esenti, potrebbe spiegarmi perchè, per favore?
2.	l’introito riconosciuto dalla scuola a fine corso può comunque essere considerato di natura non commerciale oppure si tratta di una attività commerciale e quindi necessita di gestione contabile separata?
Carlo Mazzini on 25 ottobre 2014 21:39
1. Dovete fatturare al 22% se l’attività è realizzata come la realizzerebbe una qualsiasi agenzia formativa, quindi con organizzazione specifica e richiesta di vero e proprio corrispettivo (se non mi dai i soldi io non presto il servizio).
Se non chiedete un corrispettivo ma il mero rimborso delle spese sostenute e l’attività è realizzata con pochi ed essenziali fattori produttivi – non tipici delle agenzie formative – l’attività potrebbe essere intesa come attività fuori campo IVA ex art 4, DPR 633/72 (mancherebbe il presupposto di esercizio d’impresa); idem – anzi ancora di più è attività non commerciale – se l’ente pagatore è libero di scegliere se darvi i soldi oppure no.
Non siete esenti perché il num 20, art 10 richiede un presupposto soggettivo che non avete: essere Onlus o essere scuola riconosciuta da ente pubblico (cfr circ 22/08 Ag entrate). Peraltro se foste esenti, dovreste cmq avere partita IVA, perché l’esenzione non significa esclusione: vuol dire applicare l’IVA allo ZERO per cento, con tutti gli obblighi connessi agli adempimenti.
2. Vedi al primo punto: dipende da come realizzate l’attività.
MARIO on 27 ottobre 2014 12:09
sono il segretario di una ONLUS di diritto in quanto iscritta al Registro Regionale delle Associazioni di volontariato- L’attività prevalente dell’associazione è quella del trasporto di persone dal loro domicilio alle strutture sanitarie provinciali per visite o terapie giornaliere.
Per tale attività ci si avvale di volontari autisti e di tre mezzi di proprietà all’Associazione.
Leggo ora su un quotidiano che dal 3 novembre esiste l’obbligo di comunicare alla Motorizzazione Civile il nome di chi guida l’automezzo e in alcuni casi di annotare sulla carta di circolazione il nome dell’utilizzatore.
Tale obbligo riguarda anche noi oppure solo alle Aziende??
Se ci riguardasse, ci complicherebbe notevolmente la nostra attività considerando che i volontari autisti sono oltre 50.
Ringrazio anticipatamente per un’eventuale chiarimento. Cordiali saluti -Mario
Carlo Mazzini on 27 ottobre 2014 15:38
Questa mi mancava proprio!!!
Verificando la norma – art 247-bis DPR 495/92 – il DPR 198/12 e la circolare 15513 del 10.7.2014, mi è sembrato di capire che non abbiamo – nel caso da lei prospettato – questo obbligo, in quanto non è tra quelli previsti nella norma di legge che ho richiamato (qui il link).
Rosa on 27 ottobre 2014 12:54
siamo un’associazione di promozione sociale iscritta al Registro della nostra Regione con il solo C.F. Un istituto scolastico ci ha chiesto di prestare, nei loro confronti, dei servizi di formazione tra quelli previsti dal nostro statuto associativo. Per far si che la prestazione risulti come attività istituzionale, dobbiamo registrare la scuola come socio oppure, trattandosi di ente pubblico, siamo esenti da questa procedura? Non avendo P.IVA possiamo solo rilasciare una ricevuta non fiscale.
Daniele Baggiani on 4 febbraio 2015 16:03
Gentilissimo. Chiedo indicazione riguardo a un problema consueto. Alcuni commercialisti e le scuole agiscono in maniera diversa: regione iva e l’emissione di fatture esenti iva per scuole private accreditate dalla Regione Lazio per la formazione professionale.
Secondo normativa nazionale tali scuole sono “esenti iva” Ma chiedo, occorre essere registrati in tal senso all’Agenzia delle Entrate di Roma, o l’accreditamento formale esenta formalmente senza bisogno di altro ?
Ancora, in che misura e quali regole permettono di RICEVERE FATTURE ESENTI IVA, richiedendo ai fornitori di non caricare l’iva ?
So che per tutte le scuole accreditate dalla Regione Toscana l’esenzione permette loro di richiedere ai fornitori l’emissione di fattura esente iva, dichiarando a piede fatture il motivo dell’esenzione.
Riguardo alla possibilità di fare altrettanto a Roma e nel Lazio, chiedo il vostro pregiato parere.
[è appurato che i commercialisti generici non sanno assolutamente come regolarsi in questi casi]
Carlo Mazzini on 5 febbraio 2015 00:26
Gentile sig Baggiani
la questione relativa all’esenzione IVA delle prestazioni educative e didattiche e di formazione di cui al num 20 dell’art 10 del DPR 633/72 è complessa.
Le segnalo la circolare 22 del 2008 dell’Ag delle Entrate; essa riprende il tema in generale ma non dipana tutti i dubbi.
Detto questo, c’è un equivoco di fondo, relativamente al fatto che una Regione consente o meno di ricevere fatture esenti.
Le Regioni hanno molti poteri ma non possono dire se una prestazione sia esente o meno. Possono accreditare un ente e ciò rende le cose più semplici, ma non possono dire che “allora” l’attività è di sicuro esente. Lo può dire l’Ag delle Entrate, ma questo potere non è nelle mani di una Regione, e quindi non può dire che un certo ente può emettere fattura senza IVA (che vuol dire in questo caso che l’IVA c’è ma è pari a zero), perché la responsabilità di emettere la fattura con o senza IVA resta in capo a chi la emette.
Le consiglio pertanto di leggere bene la circolare che le ho segnalato, di cercarne altre, di affidarsi ad un professionista (specializzato o meno) e di farsi consigliare sull’opportunità (o utilità) o meno di presentare interpello presso la sua DRE di riferimento.
Più di questo, non vedo cosa potrei consigliarle e non vedo cosa possa lei fare.
damiano on 9 marzo 2015 12:56
siamo un associazione culturale con codice fiscale e partita iva, stiamo effetuando un corso rivolto a detenuti di una casa circondariale finanziato dal ministero di grazia e giustizia, nella lettera d’incarico si fa chiaro riferimento che il progetto è realizzato dall’Area educativa dell’istituto in collaborazione con la nostra associazione.
secondo Lei siamo in regime di esenzione IVA?
Carlo Mazzini on 9 marzo 2015 13:17
gli elementi che mi ha dato sono davvero troppo pochi.
Dipende da cosa c’è scritto nella lettera d’incarico, da come offrite la prestazione.
Sarebbe meglio fare una convenzione dove chiaramente si dice se l’attività è pagata con un corrispettivo oppure se il contributo è dato per coprire le sole spese del progetto.
Elena on 31 marzo 2015 11:57
siamo una aps non riconsciuta con p.iva.
Stipuliamo convenzioni con scuole medie del territorio per svolgere laboratori di orientamento in varie classi.
1. Se ho capito bene, anche se tale attività è regolata da convenzione e rientra tra quelle istituzionali dichiarate nel nostro statuto, è di fatto una attività commerciale perchè ci viene dato un corrispettivo economico sulla base di un servizio che noi offriamo. E quindi dobbiamo applicare l’iva al 22 giusto?
2. In merito all’esenzione iva (ai sensi del famoso num 20 dell’art 10 del DPR 633/72 ? ) in pratica non possiamo applicarla perchè non siamo ONLUS?
Francesco on 16 maggio 2015 23:44
sono un dirigente di una ASD che fa corsi nelle scuole. Abbiamo chiesto inutilmente alla scuola una “convenzione” e ci propongono invece un “contratto di prestazione d’opera”. Va bene lo stesso per avere l’esenzione IVA?
Carlo Mazzini on 18 maggio 2015 09:53
Il “nome” del documento non è indicativo – il più delle volte – del tipo di rapporto che si instaura. Peraltro non rileva, a mio avviso, nel suo caso: l’esenzione IVA non dipende dal titolo del contratto ma dal contenuto del rapporto.
Francesco on 23 aprile 2016 07:02
Ieri ho parlato di nuovo con la DSGA che mi ha ribadito che la convenzione si può fare ma deve essere gratuita, e che se vi è una prestazione e un pagamento per essa, si deve fare un contratto. Nel contratto è scritto che i costi dell’attività sono a carico delle famiglie che verseranno alla scuola X euro e che al termine dell’attività, La scuola si impegna a versare all’associazione la somma di X euro.
Domanda 1. Possiamo usare l’esenzione IVA con questo tipo di accordo?
Domanda 2. Siamo esenti dalle imposte dirette ai sensi dell’art. 143, comma 3, lettera b), T.U.I.R. se è un contratto e non una convenzione?
Carlo Mazzini on 25 aprile 2016 18:07
Domanda 2: direi comunque di sì
Domanda 1: non è vero che se un’attività non è gratuita allora l’ente pubblico riconosce un corrispettivo. La questione è più complessa e bisogna capire cosa dice il contratto.
Gioacchina Spallino on 24 maggio 2015 08:45
Buongiorno Dott. Mazzini,
potrebbe dirmi a quale voce del bilancio va imputato il 5 per mille? Grazie sempre per i preziosi consigli e gli aggiornamenti…e l’entusiasmo!
Carlo Mazzini on 24 maggio 2015 14:46
Le entrate del 5 per mille rappresentano una forma particolare di liberalità. Quindi: Entrate da attività tipica, donazioni et similia. Se vuole potrebbe essere una sottovoce di entrate da donazioni da persone fisiche
Sioux on 14 luglio 2015 09:45
Per una ricerca avrei bisogno del Suo parere sempre attento chiaro e preciso.
Una struttura scolastica estera europea apre una branch in Italia per l’istruzione media e media superiore.
Settore Ateco 85 – Cod fiscale 8….. come associazione riconosciuta – con partita Iva accesa.
Lo Statuto prevede l’assenza di scopo di lucro e conseguente divieto di distribuzione di utili o attribuzione a terzi in qualsiasi forma.
Per la frequenza è previsto il pagamento di una retta annua.
– non mi pare applicabile la normativa Onlus perché non si ravvisa la solidarietà
– mi pare si tratti di ente commerciale esercente attività commerciale (prestazione di servizi a pagamento)
– è corretto l’assoggettamento IRES dell’utile ?
– è corretta l’esenzione Iva della retta e il mancato recupero dell’Iva sugli acquisti di servizi e materiali strettamente connessi all’attività scolastica o, in caso di prestazioni accessorie il recupero pro rata ?
Carlo Mazzini on 14 luglio 2015 18:11
Gentile Sioux
non le sfuggirà la richiesta “particolarmente dettagliata” che mi pone. Chiamasi consulenza (vada sul “chi siamo”), chiamasi “lavoro” (di norma retribuito, altrimenti è volontariato).
Ma dato che sono in buona le confermo che le sue supposizioni – alla luce delle pochissime informazioni che lei riporta – appaiono corrette.
Paolo on 4 settembre 2015 11:54
non so se è l’articolo corretto ma ho una domanda da sottoporre.
L’attività di FORMAZIONE PROFESSIONALE erogata a SOCI e da questi pagata, in assenza di riconoscimento da parte di una P.A., va considerata non commerciale ai sensi del TUIR, art. 148, c. 3, oppure è comunque commerciale e va quindi assoggettata a IVA e IRES? In questo caso, quali sono i riferimenti normativi?
Carlo Mazzini on 4 settembre 2015 16:24
Al par 5.2.2 della Circ 124/98 si legge che la formazione agevolata ex 148 (allora era il 111) non deve considerarsi quella professionale. Quindi direi che va considerata cmq attività commerciale
Lisa on 18 settembre 2015 17:37
Salve… stiamo cercando di attivarci per l’apertura di una scuolaper l’infanzia sotto forma di associazione. Volevamo fare con solo codice fiscale ma ho questi dubbi:
– trattandosi di attività di educazione i corrispettivi (pari solo ai costi sostenuti) sarebbero considerati commerciali? non vedo queste attività in quelle dell’art. 148 comma 3 purtroppo…
– possiamo operare senza partita iva? la formazione comunque sarebbe esente giusto?
Carlo Mazzini on 19 settembre 2015 16:54
In effetti non c’è l’attività educativa tra le attività oggetto della decommercializzazione. Non saprei se catalogarla tra le attività di assistenza (alle famiglie). Potreste capire se riuscite a iscrivervi nel registro locale delle associazioni di promozione sociale. Comunque le ricordo che le prestazioni che date devono essere date ai soci o ai loro familiari e che l’associazione deve essere democratica, consentendo ai soci la possibilità di diventare consiglieri senza distinzioni di sorta. Aggiungo anche che l’associazione deve essere “senza scopo di lucro”, cioè – questa è la mia interpretazione – le persone che decidono (consiglio direttivo) – devono per lo più non aver alcun ritorno dall’espletamento delle attività.
Ugo on 20 dicembre 2017 14:15
Buongiorno a tutti, volevo sapere in cosa si differenziano le “scuole non paritarie” e le “associazioni non profit” che operano nel campo dell’educazione scolastica, sotto il profilo delle agevolazioni fiscali, adempimenti IVA e esenzioni, ad esempio sul reddito prodotto dalle “rette scolastiche”