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Timestamp: 2020-07-05 10:08:31+00:00
Document Index: 90802754

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 12', 'art. 11', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 9', 'art. 75', 'art. 349', 'art. 242', 'art. 54', 'art. 14', 'art. 45', 'art. 13', 'art. 231', 'art. 262', 'art. 236', 'art. 237', 'art. 10', 'art. 242', 'art. 34', 'art. 232', 'art. 244', 'art. 37', 'art. 219', 'art. 291', 'art. 67', 'art. 65', 'art. 250', 'art. 40', 'art. 69', 'art. 37', 'art. 14', 'art. 11', 'art. 237', 'art. 263', 'art. 264', 'art. 251', 'art. 95', 'art. 48', 'art 260', 'art. 34', 'art. 349', 'art. 31', 'art. 268', 'art. 260', 'art. 241', 'art. 43']

Lawbrary | RUF - Regolamento concernente l'amministrazione degli uffici dei fallimenti
Regolamento concernente l'amministrazione degli uffici dei fallimenti
A. Protocollo, atti e contabilità
I. Disposizioni generali(1 - 7)
II. Tenuta del protocollo del fallimento(8 - 11)
III. Elaborazione elettronica dei dati (12 - 12)
IV. Ordinamento e conservazione degli atti (13 - 15)
V. Tenuta dei libri, cassa e contabilità (16 - 24)
B. Procedura da seguire nei diversi stadi del fallimento
I. Determinazione dell'attivo e della procedura (25 - 39)
II. Appello ai creditori (grida) (40 - 41)
III. Amministrazione della massa(42 - 54)
IV. Verificazione dei crediti e graduazione dei creditori(55 - 70)
V. Liquidazione della massa(71 - 81)
VI. Ripartizione(82 - 91)
VII. Chiusura del fallimento(92 - 95)
VIII. Procedura sommaria(96 - 96)
C. Gestione da parte di un'amministrazione speciale del fallimento(97 - 98)
D. Disposizioni finali(99 - 100)
del 13 luglio 1911 (Stato 1° gennaio 1997)
Il Tribunale federale svizzero,
in applicazione dell'articolo 15 della legge federale sull'esecuzione e sul fallimento3 (LEF),4
1. Elen­chi e re­gi­stri ob­bli­ga­to­ri
Gli uf­fi­ci dei fal­li­men­ti de­vo­no te­ne­re a gior­no i se­guen­ti elen­chi e li­bri:
un elen­co dei fal­li­men­ti e del­le ro­ga­to­rie di al­tri uf­fi­ci re­la­ti­ve ad ope­ra­zio­ni di fal­li­men­to;
un li­bro di cas­sa;
un ma­stro;
un re­gi­stro dei bi­lan­ci.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del D del TF del 5 giu. 1996, in vi­go­re dal 1° gen. 1997 (RU 1996 2884).
2. For­mu­la­ri ob­bli­ga­to­ri
Si do­vrà far uso di for­mu­la­ri uni­for­mi per gli at­ti se­guen­ti:
Pro­to­col­lo del­le ope­ra­zio­ni del fal­li­men­to.
In­ven­ta­rio.
Elen­co del­le in­si­nua­zio­ni dei cre­di­to­ri.
In­vi­to all'as­sem­blea dei cre­di­to­ri.
Gra­dua­to­ria.
Ces­sio­ne di pre­te­se del­la mas­sa in ba­se all'ar­ti­co­lo 260 del­la LEF.
Pub­bli­ca­zio­ne de­gli in­can­ti ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 257 LEF.
Con­to fi­na­le e sta­to di ri­par­to.
Av­vi­so di de­po­si­to del­lo sta­to di ri­par­to ai cre­di­to­ri ed al fal­li­to.
At­to di ca­ren­za di be­ni.
Con­to tas­se e spe­se.
Pub­bli­ca­zio­ni re­la­ti­ve all'aper­tu­ra del fal­li­men­to, al de­po­si­to del­la gra­dua­to­ria, al­la re­vo­ca del fal­li­men­to, al­la so­spen­sio­ne e al­la chiu­su­ra del fal­li­men­to.
2 Abro­ga­to dal n. I del D del TF del 16 dic. 1988, con ef­fet­to dal 16 dic. 1988 (RU 1989 262).
3. Mo­du­li per li­bri, elen­chi e for­mu­la­ri
1I li­bri, elen­chi e for­mu­la­ri in­di­ca­ti ne­gli ar­ti­co­li 1 e 2 de­vo­no es­se­re te­nu­ti in con­for­mi­tà dei mo­du­li sta­bi­li­ti nel sup­ple­men­to an­nes­so1 al pre­sen­te re­go­la­men­to.
2I Can­to­ni po­tran­no per­met­te­re o pre­scri­ve­re al­tri for­mu­la­ri (per ver­ba­li d'in­can­to, av­vi­si, ecc.).
1 Non pub­bli­ca­to nel­la RU.
4. Elen­co dei fal­li­men­ti
Le iscri­zio­ni nell'elen­co dei fal­li­men­ti si fan­no in or­di­ne cro­no­lo­gi­co, se­con­do la da­ta del­la no­ti­fi­ca all'uf­fi­cio, e ven­go­no nu­me­ra­te pro­gres­si­va­men­te. La nu­me­ra­zio­ne pro­gres­si­va do­vrà es­se­re co­min­cia­ta ogni an­no. Al­la fi­ne d'ogni an­no l'elen­co è chiu­so. I fal­li­men­ti non li­qui­da­ti dell'an­no pre­ce­den­te sa­ran­no in­di­ca­ti suc­cin­ta­men­te nell'elen­co dell'an­no suc­ces­si­vo. In fi­ne all'elen­co do­vrà ag­giun­ger­si un re­gi­stro dei no­mi dei fal­li­ti in or­di­ne al­fa­be­ti­co.
1 Nel te­sto te­de­sco e fran­ce­se l'ul­ti­mo per. co­sti­tui­sce un cpv. 2.
5. Co­mu­ni­ca­zio­ni ri­ce­vu­te e pub­bli­ca­zio­ni
1L'uf­fi­cio do­vrà uni­re agli at­ti una co­pia di tut­te le co­mu­ni­ca­zio­ni da es­so fat­te.1
2Per ogni in­vio di da­na­ro o di va­lo­ri, co­me pu­re per ogni let­te­ra rac­co­man­da­ta de­ve es­se­re ri­chie­sta una ri­ce­vu­ta da unir­si agli at­ti, op­pu­re iscrit­ta in un li­bret­to po­sta­le.
3Se la co­mu­ni­ca­zio­ne vie­ne fat­ta me­dian­te iscri­zio­ne in un pub­bli­co fo­glio, un esem­pla­re di es­so, op­pu­re un ri­ta­glio por­tan­te la da­ta del­la pub­bli­ca­zio­ne do­vrà es­se­re uni­to agli at­ti del fal­li­men­to.
6. Ge­stio­ne da par­te del sup­plen­te
1Se l'uf­fi­cia­le di fal­li­men­to non può fun­zio­na­re per cau­sa di le­ga­le im­pe­di­men­to, tra­smet­te­rà sen­za in­du­gio gli at­ti al suo sup­plen­te. Ove an­che que­sti non pos­sa fun­zio­na­re, e deb­ba per ciò es­se­re no­mi­na­to un sup­plen­te straor­di­na­rio, l'uf­fi­cia­le dei fal­li­men­ti in­vi­te­rà la com­pe­ten­te au­to­ri­tà can­to­na­le a pro­ce­de­re a ta­le no­mi­na.
2I fal­li­men­ti li­qui­da­ti dal sup­plen­te ven­go­no sem­pre iscrit­ti nell'elen­co dei fal­li­men­ti te­nu­to dall'uf­fi­cio com­pe­ten­te. Nel­la co­lon­na «os­ser­va­zio­ni» si ac­cen­ne­rà al fat­to che il fal­li­men­to fu li­qui­da­to dal sup­plen­te or­di­na­rio o straor­di­na­rio, in­di­can­do la cau­sa dell'im­pe­di­men­to dell'uf­fi­cia­le.
3Il sup­plen­te de­ve in­di­ca­re la sua qua­li­tà di sup­plen­te in tut­ti gli at­ti per i qua­li oc­cor­re la sua fir­ma. Do­po la li­qui­da­zio­ne del fal­li­men­to, tra­smet­te­rà il pro­ces­so ver­ba­le e gli at­ti all'uf­fi­cio com­pe­ten­te.
7. Con­se­gna dell'uf­fi­cio in ca­so di cam­bia­men­to del ti­to­la­re
1Ad ogni cam­bia­men­to di uf­fi­cia­le do­vrà es­se­re fat­ta re­go­la­re con­se­gna dell'uf­fi­cio al nuo­vo ti­to­la­re sot­to la di­re­zio­ne di un fun­zio­na­rio da no­mi­nar­si dall'au­to­ri­tà can­to­na­le di vi­gi­lan­za. Tut­ti i li­bri ver­ran­no chiu­si e fir­ma­ti di pro­prio pu­gno dal ti­to­la­re sca­du­to. Si pro­ce­de­rà pu­re all'esa­me del­la con­ta­bi­li­tà, ve­ri­fi­can­do se l'esi­sten­za di cas­sa cor­ri­spon­de all'am­mon­ta­re dei sal­di dei di­ver­si con­ti cor­ren­ti, de­dot­te le som­me de­po­si­ta­te al­la Cas­sa dei de­po­si­ti. La da­ta in cui eb­be ter­mi­ne la ge­stio­ne del ti­to­la­re sca­du­to, non­chè quel­la dell'ini­zio del­la ge­stio­ne del nuo­vo ti­to­la­re sa­ran­no in­di­ca­te nei re­gi­stri.
2Dell'at­to di con­se­gna do­vrà es­se­re ste­so pro­ces­so ver­ba­le fir­ma­to da tut­te le per­so­ne che vi as­si­stet­te­ro.
II. Tenuta del protocollo del fallimento
Pro­to­col­lo del fal­li­men­to
a. Sco­po e con­te­nu­to
Gli uf­fi­cia­li dei fal­li­men­ti de­vo­no te­ne­re un pro­to­col­lo per ogni fal­li­men­to an­che se so­spe­so per man­can­za di at­ti­vo, non­chè per ogni ri­chie­sta di ope­ra­zio­ni di fal­li­men­to pro­ve­nien­te da al­tro uf­fi­cio. Il pro­to­col­lo ver­rà ini­zia­to ap­pe­na ri­ce­vu­to il de­cre­to di fal­li­men­to o la ri­chie­sta, e do­vrà es­se­re te­nu­to co­stan­te­men­te a gior­no, iscri­ven­do­vi im­me­dia­ta­men­te e per or­di­ne cro­no­lo­gi­co tut­te le ope­ra­zio­ni co­me pu­re i fat­ti che pos­so­no ave­re in­fluen­za sul­la pro­ce­du­ra di fal­li­men­to.
1 Nel te­sto fran­ce­se il se­con­do per. co­sti­tui­sce un cpv. 2.
b. Iscri­zio­ni
Le iscri­zio­ni de­vo­no in­di­ca­re sol­tan­to il con­te­nu­to es­sen­zia­le di ogni sin­go­la ope­ra­zio­ne o fat­to, nel­la mi­su­ra ne­ces­sa­ria per l'in­tel­li­gen­za del pro­to­col­lo o per la pro­va. Le no­ti­fi­che fat­te al­lo uf­fi­cio so­no da an­no­tar­si so­lo in quan­to il lo­ro con­te­nu­to pos­sa ave­re una im­por­tan­za giu­ri­di­ca. Per i prov­ve­di­men­ti, i de­cre­ti e le sen­ten­ze dell'au­to­ri­tà giu­di­zia­ria, ba­ste­rà l'iscri­zio­ne som­ma­ria del di­spo­si­ti­vo. Ogni iscri­zio­ne do­vrà rin­via­re agli at­ti re­la­ti­vi sot­to la ru­bri­ca lo­ro de­sti­na­ta.
c. Mo­do di al­le­sti­re il pro­to­col­lo e con­ser­va­zio­ne del­lo stes­so
1Il pro­to­col­lo vie­ne te­nu­to so­pra fo­gli vo­lan­ti che de­vo­no poi es­se­re nu­me­ra­ti e le­ga­ti me­dian­te una co­per­ti­na por­tan­te l'in­ti­to­la­zio­ne pre­vi­sta dal re­la­ti­vo for­mu­la­rio. Il pro­to­col­lo vien mu­ni­to in fi­ne del­la fir­ma dell'uf­fi­cia­le e del bol­lo dell'uf­fi­cio.
3A que­sto vo­lu­me van­no uni­ti co­me par­te in­te­gran­te: l'in­ven­ta­rio, l'elen­co del­le di­chia­ra­zio­ni dei cre­di­ti, il con­to fi­na­le, i ver­ba­li del­le as­sem­blee e del­la de­le­ga­zio­ne dei cre­di­to­ri, i rap­por­ti dell'am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to e le de­ci­sio­ni dell'au­to­ri­tà giu­di­zia­ria in me­ri­to al­la chiu­su­ra od al­la re­vo­ca del fal­li­men­to.2
4Se trat­ta­si di ro­ga­to­ria, tut­ti gli at­ti ver­ran­no tra­smes­si all'uf­fi­cio ri­chie­den­te, ap­pe­na li­qui­da­te le ope­ra­zio­ni ri­chie­ste.3
1 Abro­ga­to dal n. I del D del TF del 5 giu. 1996, con ef­fet­to dal 1° gen. 1997 (RU 1996 2884).
2 Nuo­vo te­sto giu­sta l'art. 5 dell'O del TF del 14 mar. 1938 sul­la con­ser­va­zio­ne dei do­cu­men­ti re­la­ti­vi al­le ese­cu­zio­ni ed ai fal­li­men­ti, in vi­go­re dal 30 mar. 1938 (RU 54 123).
3 Ori­gi­na­rio cpv. 3.
d. Con­se­gna de­gli at­ti prin­ci­pa­li a ter­zi od al­la au­to­ri­tà giu­di­zia­ria2
Gli at­ti prin­ci­pa­li, cioè il pro­to­col­lo e gli an­nes­si co­sti­tuen­ti par­te in­te­gran­te del­lo stes­so a stre­gua dell'ar­ti­co­lo 10, non po­tran­no, di re­go­la ge­ne­ra­le, es­se­re con­se­gna­ti a ter­zi od all'au­to­ri­tà giu­di­zia­ria se non nel ca­so in cui, per spe­cia­li cir­co­stan­ze, tor­ni im­pos­si­bi­le sur­ro­gar­li con co­pie au­ten­ti­che o coll'au­di­zio­ne dell'am­mi­ni­stra­to­re del fal­li­men­to.
1 Ori­gi­na­rio art. 12.
2 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del D del TF del 5 giu. 1996, in vi­go­re dal 1° gen. 1997 (RU 1996 2884).
III. Elaborazione elettronica dei dati
Am­mis­si­bi­li­tà
La te­nu­ta a gior­no de­gli elen­chi e re­gi­stri in­di­ca­ti nell'ar­ti­co­lo 1, l'al­le­sti­men­to de­gli at­ti men­zio­na­ti nell'ar­ti­co­lo 2 e le co­mu­ni­ca­zio­ni ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 5 pos­so­no es­se­re ef­fet­tua­ti, con l'au­to­riz­za­zio­ne dell'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za can­to­na­le, per mez­zo dell'ela­bo­ra­zio­ne elet­tro­ni­ca dei da­ti.
IV. Ordinamento e conservazione degli atti
1. Or­di­na­men­to e nu­me­ra­zio­ne de­gli at­ti
1L'uf­fi­cia­le de­ve to­sto ap­por­re su­gli at­ti che gli per­ven­go­no la da­ta del lo­ro ar­ri­vo.
2Sot­to ri­ser­va del­le spe­cia­li di­spo­si­zio­ni de­gli ar­ti­co­li 21 e 24 ca­po­ver­so 2 cir­ca le quie­tan­ze e i do­cu­men­ti giu­sti­fi­ca­ti­vi de­gli sbor­si, gli at­ti d'ogni fal­li­men­to de­vo­no es­se­re or­di­na­ti per grup­pi se­con­do le ma­te­rie (in­ven­ta­rio, ri­ven­di­ca­zio­ni, og­get­ti im­pi­gno­ra­bi­li, gra­dua­to­rie ecc.), nu­me­ra­ti, per cia­scun grup­po, in or­di­ne al­fa­be­ti­co o cro­no­lo­gi­co, e poi riu­ni­ti in un clas­si­fi­ca­to­re coll'in­te­sta­zio­ne del fal­li­men­to.1
3Le pez­ze giu­sti­fi­ca­ti­ve pro­dot­te dai cre­di­to­ri por­te­ran­no il nu­me­ro dell'in­si­nua­zio­ne, al­la qua­le si ri­fe­ri­sco­no e sa­ran­no con­tras­se­gna­te con let­te­re dell'al­fa­be­to.2
2 Ori­gi­na­rio cpv. 2.
2. Con­ser­va­zio­ne
a. De­gli at­ti
1I do­cu­men­ti pos­so­no es­se­re di­strut­ti die­ci an­ni do­po la chiu­su­ra del fal­li­men­to. Pos­so­no pu­re es­se­re di­strut­ti, die­ci an­ni do­po la lo­ro chiu­su­ra, i li­bri di cas­sa coi do­cu­men­ti giu­sti­fi­ca­ti­vi, i ma­stri e i re­gi­stri dei bi­lan­ci.
2L'elen­co dei fal­li­men­ti va con­ser­va­to du­ran­te qua­rant'an­ni a con­ta­re dal­la chiu­su­ra del fal­li­men­to.
b. Dei li­bri di com­mer­cio e del­le car­te d'af­fa­ri
Per quan­to con­cer­ne la con­ser­va­zio­ne dei li­bri di com­mer­cio e del­le car­te d'af­fa­ri ap­par­te­nen­ti al fal­li­to e pre­si in cu­sto­dia dall'uf­fi­cio, val­go­no le se­guen­ti nor­me:
Se l'azien­da del fal­li­to vie­ne nel cor­so del­la li­qui­da­zio­ne alie­na­ta con tut­te le at­ti­vi­tà e pas­si­vi­tà, i li­bri di com­mer­cio e le car­te d'af­fa­ri de­vo­no es­se­re con­se­gna­ti all'ac­qui­ren­te, se ne fa ri­chie­sta.
Non av­ve­nen­do l'alie­na­zio­ne dell'azien­da e la con­se­guen­te con­se­gna dei li­bri all'ac­qui­ren­te, si pro­ce­de­rà nel mo­do se­guen­te:1
Ove trat­ti­si del fal­li­men­to di una dit­ta in­di­vi­dua­le, i li­bri e le car­te sa­ran­no, ap­pe­na chiu­so il fal­li­men­to, re­sti­tui­ti al fal­li­to, cui in­com­be in se­gui­to l'ob­bli­go del­la con­ser­va­zio­ne du­ran­te il ter­mi­ne di die­ci an­ni pre­scrit­to dall'ar­ti­co­lo 962 del Co­di­ce del­le ob­bli­ga­zio­ni3.
In ca­so di fal­li­men­to di una so­cie­tà in no­me col­let­ti­vo od in ac­co­man­di­ta, la re­sti­tu­zio­ne dei li­bri e del­le car­te ver­rà fat­ta al so­cio il­li­mi­ta­ta­men­te re­spon­sa­bi­le, de­si­gna­to da­gli al­tri so­ci co­me de­po­si­ta­rio. In di­fet­to d'ac­cor­do fra i so­ci, i li­bri e le car­te re­sta­no de­po­si­ta­ti pres­so l'uf­fi­cio dei fal­li­men­ti fi­no a che in­ter­ven­ga un de­cre­to dell'au­to­ri­tà giu­di­zia­ria che li at­tri­bui­sca ad uno di es­si, op­pu­re sia tra­scor­so il ter­mi­ne le­ga­le di die­ci an­ni dal­la da­ta dell'ul­ti­ma re­gi­stra­zio­ne.
I li­bri di com­mer­cio e le car­te d'af­fa­ri di so­cie­tà ano­ni­me od as­so­cia­zio­ni de­vo­no, an­che do­po la chiu­su­ra del fal­li­men­to, es­se­re con­ser­va­ti pres­so l'uf­fi­cio fi­no a che l'au­to­ri­tà pre­po­sta al re­gi­stro di com­mer­cio, agen­do in con­for­mi­tà dell'ar­ti­co­lo 747 del Co­di­ce del­le ob­bli­ga­zio­ni, ab­bia de­ter­mi­na­to un al­tro luo­go si­cu­ro ove deb­ba­no es­se­re con­ser­va­ti per la du­ra­ta di die­ci an­ni.
Qua­lo­ra non sia pos­si­bi­le af­fi­da­re al fal­li­to i li­bri di com­mer­cio e le car­te d'af­fa­ri, la lo­ro con­ser­va­zio­ne in­com­be all'uf­fi­cio dei fal­li­men­ti.
Le au­to­ri­tà can­to­na­li di vi­gi­lan­za pren­de­ran­no gli op­por­tu­ni prov­ve­di­men­ti af­fin­chè que­gli uf­fi­ci i cui lo­ca­li non si pre­sta­no al­la con­ser­va­zio­ne dei li­bri e del­le car­te af­fi­da­te lo­ro a nor­ma del­le pre­ce­den­ti di­spo­si­zio­ni, ab­bia­no mo­do di de­po­si­tar­li in un ar­chi­vio si­tua­to in una lo­ca­li­tà cen­tra­le.
4 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del D del TF del 5 giu. 1996, in vi­go­re dal 1° gen. 1997 (RU 1996 2884).
3. Re­gi­stra­zio­ne su sup­por­ti d'im­ma­gi­ne e di da­ti2
1Con l'ac­cor­do dell'au­to­ri­tà can­to­na­le di vi­gi­lan­za, i do­cu­men­ti che de­vo­no es­se­re con­ser­va­ti pos­so­no es­se­re re­gi­stra­ti su sup­por­ti d'im­ma­gi­ni o di da­ti; gli ori­gi­na­li pos­so­no in se­gui­to es­se­re di­strut­ti.3
2L'au­to­ri­tà can­to­na­le di vi­gi­lan­za prov­ve­de a che sia­no ri­spet­ta­ti i fi­ni per­se­gui­ti dal Con­si­glio fe­de­ra­le nel­la sua or­di­nan­za del 2 giu­gno 19764 con­cer­nen­te la re­gi­stra­zio­ne di do­cu­men­ti da con­ser­va­re.
1 In­tro­dot­to dal n. I del D del TF del 18 mag. 1979, in vi­go­re dal 1° lug. 1979 (RU 1979 813).
3 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del D del TF del 5 giu. 1996, in vi­go­re dal 1° gen. 1997 (RU 1996 2884).
4 [RU 1976 1334. RU 2002 1399 art. 11]. Ve­di ora l'O del 24 apr. 2002 sul­la te­nu­ta e la con­ser­va­zio­ne dei li­bri di com­mer­cio (RS 221.431).
V. Tenuta dei libri, cassa e contabilità
1. Li­bro di cas­sa
1Nel li­bro di cas­sa de­vo­no re­gi­strar­si sen­za in­du­gio ed in or­di­ne di da­ta tut­ti i ver­sa­men­ti fat­ti all'uf­fi­cio ed i pa­ga­men­ti fat­ti da es­so per con­to d'ogni li­qui­da­zio­ne, in par­ti­co­lar mo­do le spe­se di li­qui­da­zio­ne (an­ti­ci­pa­zio­ni e sal­di), il nu­me­ra­rio in­ven­ta­ria­to, l'im­por­to di cre­di­ti in­cas­sa­ti, pi­gio­ni e ca­no­ni d'af­fit­to, il ri­ca­vo d'in­can­ti, i pa­ga­men­ti ri­ce­vu­ti in con­to spe­se e com­pe­ten­ze, i ver­sa­men­ti e ri­ti­ri di som­me al­la Cas­sa dei de­po­si­ti, il pa­ga­men­to di di­vi­den­di o di ac­con­ti.
2Ogni iscri­zio­ne de­ve con­te­ne­re: la da­ta del pa­ga­men­to, l'in­di­ca­zio­ne del fal­li­men­to, il no­me ed il do­mi­ci­lio di chi fa o ri­ce­ve il pa­ga­men­to, l'im­por­to del­la som­ma in­cas­sa­ta o ver­sa­ta (il pri­mo al Da­re ed il se­con­do all'Ave­re), ed in­fi­ne il nu­me­ro del­la scrit­tu­ra cor­ri­spon­den­te nel ma­stro.
3Il li­bro di cas­sa de­ve es­se­re chiu­so ogni me­se ri­por­tan­do il sal­do a con­to nuo­vo.
2. Ma­stro
a. In ge­ne­ra­le
1Nel li­bro ma­stro do­vrà aprir­si ad ogni fal­li­men­to uno spe­cia­le con­to cor­ren­te con­te­nen­te un chia­ro rias­sun­to di tut­te le ope­ra­zio­ni di cas­sa in or­di­ne cro­no­lo­gi­co, sul­la ba­se del­le scrit­tu­re fi­gu­ran­ti al li­bro di cas­sa e che ver­rà chiu­so ap­pe­na ul­ti­ma­ta la li­qui­da­zio­ne.
2Le iscri­zio­ni de­vo­no con­te­ne­re: la da­ta del pa­ga­men­to, il no­me ed il do­mi­ci­lio di chi fa o ri­ce­ve il pa­ga­men­to, l'in­di­ca­zio­ne som­ma­ria del­la na­tu­ra del pa­ga­men­to, il ri­fe­ri­men­to al nu­me­ro cor­ri­spon­den­te del­la scrit­tu­ra nel li­bro di cas­sa ed in­fi­ne l'im­por­to del­le som­me in­cas­sa­te o ver­sa­te (il pri­mo all'Ave­re ed il se­con­do al Da­re). Se una so­la po­sta com­ples­si­va del li­bro di cas­sa com­pren­de di­ver­se po­ste par­zia­li, do­vran­no es­se­re iscrit­te le po­ste par­zia­li.
b. Re­gi­stra­zio­ne dei de­po­si­ti
1Nel ma­stro do­vrà inol­tre aprir­si un con­to spe­cia­le per le ope­ra­zio­ni col­la Cas­sa dei de­po­si­ti. In que­sto con­to l'uf­fi­cio re­gi­stre­rà tut­te le som­me de­po­si­ta­te e ri­ti­ra­te (le pri­me al Da­re, le se­con­de all'Ave­re), non­chè i re­la­ti­vi in­te­res­si, in­di­can­do per con­to di qua­le fal­li­men­to so­no sta­te fat­te le sin­go­le ope­ra­zio­ni.
2I ver­sa­men­ti ver­ran­no iscrit­ti al­la Cas­sa dei de­po­si­ti non al no­me dell'uf­fi­cio, ma ben­sì al no­me del fal­li­men­to al qua­le si ri­fe­ri­sco­no. La Cas­sa dei de­po­si­ti do­vrà quin­di apri­re un con­to spe­cia­le ad ogni fal­li­men­to.
3. Re­gi­stro dei bi­lan­ci
1I con­ti men­si­li di cas­sa, qua­li ri­sul­ta­no da ogni chiu­su­ra del li­bro cas­sa (art. 16 cpv. 3) de­vo­no es­se­re iscrit­ti nel re­gi­stro dei bi­lan­ci e fir­ma­ti dall'uf­fi­cia­le. Il bi­lan­cio ha per isco­po di sta­bi­li­re la con­cor­dan­za fra le scrit­tu­re del li­bro cas­sa e quel­le del li­bro ma­stro, co­me pu­re la con­cor­dan­za dell'im­por­to del nu­me­ra­rio in cas­sa e dei ver­sa­men­ti al­la Cas­sa dei de­po­si­ti, col­le scrit­tu­re del li­bro cas­sa e del ma­stro.
2La con­cor­dan­za fra le scrit­tu­re del li­bro cas­sa e quel­le del ma­stro ri­sul­ta pro­va­ta, quan­do l'im­por­to dei sal­di dei sin­go­li con­ti cor­ren­ti fi­gu­ran­ti al ma­stro, di­mi­nui­to del sal­do del con­to de­po­si­ti, cor­ri­spon­de al sal­do di cas­sa. Even­tua­li er­ro­ri nel­le scrit­tu­re de­vo­no es­se­re ri­cer­ca­ti e cor­ret­ti, pri­ma di ri­por­ta­re il sal­do a con­to nuo­vo.
4. Re­qui­si­ti for­ma­li del­le iscri­zio­ni e del­le cor­ret­tu­re
Le iscri­zio­ni al li­bro cas­sa, al ma­stro ed al re­gi­stro dei bi­lan­ci do­vran­no far­si con bel­la cal­li­gra­fia, sen­za abra­sio­ni, can­cel­la­tu­re, in­ter­li­nee o spa­zi in bian­co. Gli er­ro­ri in­cor­si nel­le scrit­tu­re si cor­reg­go­no me­dian­te ag­giun­te o stor­ni.
5. Quie­tan­ze
Per le quie­tan­ze (art. 16) l'uf­fi­cio po­trà o clas­si­fi­ca­re se­pa­ra­ta­men­te le quie­tan­ze ri­fe­ren­ti­si ad ogni fal­li­men­to, nu­me­ran­do­le per or­di­ne di da­ta e riu­nen­do­le poi in un in­vol­to che do­vrà por­ta­re l'in­te­sta­zio­ne del fal­li­men­to ed es­se­re an­nes­so agli al­tri at­ti del fal­li­men­to, ap­pe­na ter­mi­na­ta la li­qui­da­zio­ne; op­pu­re nu­me­ra­re le quie­tan­ze pro­gres­si­va­men­te se­con­do l'or­di­ne del­le re­gi­stra­zio­ni al li­bro cas­sa, ri­co­min­cian­do ogni an­no la nu­me­ra­zio­ne col n. 1, e riu­nir­le poi in fa­sci­co­li clas­si­fi­ca­ti an­no per an­no. Il nu­me­ro d'or­di­ne iscrit­to so­pra ogni quie­tan­za vie­ne, nel pri­mo ca­so, ri­por­ta­to sul li­bro ma­stro, nel se­con­do ca­so, sul li­bro di cas­sa.
1 Nel te­sto fran­ce­se la se­con­da fra­se (; op­pu­re…) e il se­con­do per. co­sti­tui­sco­no dei cpv. 2 e 3.
6. De­po­si­ti
1L'uf­fi­cio ha l'ob­bli­go di de­po­si­ta­re al­la Cas­sa dei de­po­si­ti, al più tar­di en­tro il quar­to gior­no dal­la lo­ro ri­ce­vu­ta, tut­te le som­me di qual­che im­por­tan­za, non­chè i ti­to­li di cre­di­to e gli og­get­ti pre­zio­si (art. 9 e 24 LEF). Es­so può pe­rò trat­te­ne­re il da­na­ro ne­ces­sa­rio per far fron­te ad im­mi­nen­ti spe­se. Il de­po­si­to del nu­me­ra­rio de­ve ef­fet­tuar­si an­che se non ven­go­no cor­ri­spo­sti in­te­res­si.
2In ca­so di ro­ga­to­ria, l'uf­fi­cio ri­chie­sto de­ve tra­smet­te­re all'uf­fi­cio re­qui­ren­te il da­na­ro, i ti­to­li di cre­di­to e gli og­get­ti pre­zio­si che gli so­no af­fi­da­ti, su­bi­to do­po aver­li ri­ce­vu­ti.
7. Re­gi­stra­zio­ni e cas­sa se­pa­ra­ta
Agli uf­fi­ci dei fal­li­men­ti è vie­ta­to:
di me­sco­la­re il da­na­ro ap­par­te­nen­te all'uf­fi­cio con quel­lo di lo­ro pri­va­ta pro­prie­tà, sia nei rap­por­ti col­la cas­sa dell'uf­fi­cio, sia nei rap­por­ti col­la Cas­sa dei de­po­si­ti;
ove es­si co­pra­no al­tre pub­bli­che ca­ri­che, di in­tro­dur­re nel ma­stro o nel li­bro di cas­sa scrit­tu­re non con­cer­nen­ti l'uf­fi­cio dei fal­li­men­ti, a me­no che ta­li re­gi­stra­zio­ni sia­no fat­te in co­lon­ne spe­cia­li;
d'im­pie­ga­re an­che so­lo prov­vi­so­ria­men­te il da­na­ro pro­ve­nien­te da una mas­sa per sod­di­sfa­re gl'im­pe­gni di un'al­tra mas­sa. Le an­ti­ci­pa­zio­ni per­so­na­li fat­te dall'uf­fi­cia­le a fa­vo­re d'una de­ter­mi­na­ta mas­sa, do­vran­no to­sto es­se­re da lui re­gi­stra­te co­me ta­li.
8. Con­to tas­se e spe­se
1Per ogni fal­li­men­to e per ogni ro­ga­to­ria l'uf­fi­cio ter­rà, fin dall'ini­zio del­le ope­ra­zio­ni, uno spe­cia­le con­to par­ti­co­la­reg­gia­to del­le tas­se e spe­se dell'uf­fi­cio, quan­to dei mem­bri del­la de­le­ga­zio­ne dei cre­di­to­ri.
2I do­cu­men­ti giu­sti­fi­ca­ti­vi per gli sbor­si (spe­se del­la mas­sa) sa­ran­no nu­me­ra­ti pro­gres­si­va­men­te per or­di­ne di da­ta, riu­ni­ti in un fa­sci­co­lo e con­ser­va­ti in­sie­me con gli al­tri at­ti del fal­li­men­to, do­po la sua chiu­su­ra.
9. Al­tra for­ma di or­ga­niz­za­zio­ne
Nel­la mi­su­ra in cui adem­pie i pre­det­ti re­qui­si­ti, l'au­to­ri­tà can­to­na­le di vi­gi­lan­za può au­to­riz­za­re un'al­tra for­ma di or­ga­niz­za­zio­ne per la te­nu­ta dei li­bri, cas­sa e con­ta­bi­li­tà.
1 In­tro­dot­to dal n. I del D del TF del 5 giu. 1996, in vi­go­re dal 1° gen. 1997 (RU 1996 2884).
I. Determinazione dell'attivo e della procedura
1. In­ven­ta­rio
a. Nor­me ge­ne­ra­li
1Nell'in­ven­ta­rio de­vo­no fi­gu­ra­re in se­zio­ni spe­cia­li, ma con nu­me­ra­zio­ne pro­gres­si­va inin­ter­rot­ta: i fon­di, le car­te-va­lo­ri, i cre­di­ti ed al­tri di­rit­ti ed il da­na­ro con­tan­te. In fi­ne dell'in­ven­ta­rio sa­rà fat­to un rias­sun­to dei va­lo­ri di sti­ma di ogni ca­te­go­ria. Se non fu­ro­no rin­ve­nu­ti en­ti ap­par­te­nen­ti all'una o all'al­tra ca­te­go­ria, ne sa­rà fat­ta men­zio­ne nel rias­sun­to.1
2È pe­rò con­ces­sa all'uf­fi­cia­le la fa­col­tà di elen­ca­re nell'in­ven­ta­rio i di­ver­si be­ni l'uno do­po l'al­tro, sen­za sud­di­vi­der­li in ca­te­go­rie di­stin­te.
3Per ogni en­te in­ven­ta­ria­to do­vrà es­se­re in­di­ca­to il luo­go do­ve si tro­va (cir­con­da­rio di fal­li­men­to, Co­mu­ne, lo­ca­li­tà).
b. Nor­me spe­cia­li per fond
1I fon­di sa­ran­no iscrit­ti nell'in­ven­ta­rio in ba­se ad un estrat­to del re­gi­stro fon­dia­rio coll'in­di­ca­zio­ne dei di­rit­ti rea­li spet­tan­ti a ter­zi. Ba­ste­rà pe­rò an­che un sem­pli­ce ri­fe­ri­men­to all'estrat­to del re­gi­stro fon­dia­rio.
2Per i fon­di lo­ca­ti o af­fit­ta­ti l'in­ven­ta­rio do­vrà inol­tre in­di­ca­re le per­so­ne dei lo­ca­ta­ri od af­fit­tua­ri, la du­ra­ta del con­trat­to e l'am­mon­ta­re del ca­no­ne lo­ca­ti­zio col­la re­la­ti­va sca­den­za. Ta­li in­di­ca­zio­ni po­tran­no an­che es­se­re fat­te so­pra una li­sta spe­cia­le.
c. Be­ni si­tua­ti all'este­ro. Di­rit­ti di­pen­den­ti da azio­ni ri­vo­ca­to­rie
1I be­ni si­tua­ti all'este­ro sa­ran­no iscrit­ti nell'in­ven­ta­rio sen­za aver ri­guar­do al­la pos­si­bi­li­tà, o me­no, di avo­car­li al­la mas­sa del fal­li­men­to aper­to in Isviz­ze­ra.
2I di­rit­ti che po­tes­se­ro spet­ta­re al­la mas­sa in ba­se agli ar­ti­co­li 214 e 285 e segg. del­la LEF, sa­ran­no pu­re elen­ca­ti nell'in­ven­ta­rio, dan­do lo­ro un va­lo­re ap­pros­si­ma­ti­vo per il ca­so che l'azio­ne ri­vo­ca­to­ria sor­tis­se esi­to fa­vo­re­vo­le.
d. Ti­to­li re­la­ti­vi a di­rit­ti di pe­gno so­pra fon­di del fal­li­to ed in di lui pos­ses­so
I ti­to­li re­la­ti­vi a di­rit­ti di pe­gno so­pra fon­di di pro­prie­tà del fal­li­to, che fos­se­ro tro­va­ti in suo pos­ses­so, non so­no in­ven­ta­ria­ti co­me en­ti at­ti­vi, ma s'iscri­ve­ran­no nell'in­ven­ta­rio so­lo pro me­mo­ria e ver­ran­no pre­si in cu­sto­dia dall'uf­fi­cio (ve­di art. 75).
e. Ri­co­no­sci­men­to da par­te del fal­li­to. Fir­ma dell'in­ven­ta­rio
1L'in­ven­ta­rio de­ve por­ta­re la da­ta ed in­di­ca­re la du­ra­ta del­le ope­ra­zio­ni, non­chè i no­mi di tut­te le per­so­ne che vi han­no pre­so par­te.
2L'uf­fi­cia­le ed i pe­ri­ti da lui as­sun­ti de­vo­no ap­por­re la fir­ma sull'in­ven­ta­rio.1
3Pri­ma di chiu­de­re l'in­ven­ta­rio l'uf­fi­cia­le do­vrà in­ter­pel­la­re il fal­li­to, se lo ri­co­no­sce co­me esat­to e com­ple­to, ri­chia­man­do espres­sa­men­te la sua at­ten­zio­ne sul­le con­se­guen­ze pe­na­li di una di­chia­ra­zio­ne in­ve­ri­tie­ra.
4Le di­chia­ra­zio­ni del fal­li­to de­vo­no ve­nir tra­scrit­te sull'in­ven­ta­rio in re­la­zio­ne ad ogni ca­te­go­ria di be­ni ed es­ser fir­ma­te dal fal­li­to stes­so.
f. Ri­co­no­sci­men­to in luo­go od in no­me del fal­li­to
Se il fal­li­to è mor­to o la­ti­tan­te, so­no te­nu­te a fa­re le di­chia­ra­zio­ni, di cui all'ar­ti­co­lo 29 ca­po­ver­si 3 e 4, le per­so­ne adul­te con lui con­vi­ven­ti. Ove trat­ti­si del fal­li­men­to di una so­cie­tà in no­me col­let­ti­vo od in ac­co­man­di­ta, ta­li di­chia­ra­zio­ni sa­ran­no fat­te da tut­ti i so­ci il­li­mi­ta­ta­men­te re­spon­sa­bi­li che so­no pre­sen­ti all'in­ven­ta­rio ed han­no il di­rit­to di am­mi­ni­stra­re la so­cie­tà. In ca­so di fal­li­men­to di una so­cie­tà ano­ni­ma od as­so­cia­zio­ne, le di­chia­ra­zio­ni in­com­bo­no ai suoi or­ga­ni. Quan­do non sia pos­si­bi­le di ot­te­ne­re ta­li di­chia­ra­zio­ni, se ne in­di­che­rà il mo­ti­vo nell'in­ven­ta­rio.
1 Nei te­sti te­de­sco e fran­ce­se il quar­to per. co­sti­tui­sce un cpv. 2.
g. Og­get­ti non pi­gno­ra­bi­li. Co­mu­ni­ca­zio­ne al fal­li­to
1Gli og­get­ti non pi­gno­ra­bi­li, com­pre­si gli asi­li di fa­mi­glia (art. 349 e segg. CC1), sa­ran­no elen­ca­ti a par­te in fi­ne dell'in­ven­ta­rio, con ri­fe­ri­men­to al nu­me­ro che ogni sin­go­lo og­get­to por­ta nel cor­po dell'in­ven­ta­rio stes­so.
2Dell'elen­co sa­rà da­ta co­mu­ni­ca­zio­ne al fal­li­to all'at­to del ri­co­no­sci­men­to dell'in­ven­ta­rio o po­ste­rior­men­te me­dian­te av­vi­so scrit­to.
3Se il fal­li­to ri­nun­cia ai suoi di­rit­ti so­pra tut­ti o par­te di ta­li og­get­ti a fa­vo­re del­la mas­sa, si iscri­ve­rà nell'in­ven­ta­rio ana­lo­ga di­chia­ra­zio­ne, la qua­le do­vrà es­se­re da lui fir­ma­ta.
h. Co­mu­ni­ca­zio­ne ai cre­di­to­ri
1Il prov­ve­di­men­to pre­so dall'uf­fi­cio cir­ca gli og­get­ti non pi­gno­ra­bi­li sa­rà co­mu­ni­ca­to, me­dian­te pre­sen­ta­zio­ne dell'in­ven­ta­rio, ai cre­di­to­ri che in­ter­ver­ran­no al­la pri­ma adu­nan­za. Da que­sto pun­to co­min­cia a de­cor­re­re per i cre­di­to­ri il ter­mi­ne di ri­cor­so all'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za con­tro sif­fat­to prov­ve­di­men­to. De­cor­so que­sto ter­mi­ne, i cre­di­to­ri non sa­ran­no più am­mes­si ad im­pu­gnar­lo.
2Quan­do non è pos­si­bi­le di pren­de­re una de­ci­sio­ne in me­ri­to avan­ti la pri­ma as­sem­blea, op­pu­re quan­do il fal­li­men­to vien li­qui­da­to se­con­do la pro­ce­du­ra som­ma­ria, la co­mu­ni­ca­zio­ne del de­po­si­to dell'in­ven­ta­rio si fa­rà con­giun­ta­men­te a quel­la del de­po­si­to del­la gra­dua­to­ria. In que­sti ca­si il ter­mi­ne per ri­cor­re­re con­tro l'in­ven­ta­rio de­cor­re dal gior­no dell'av­ve­nu­to de­po­si­to.
i. Frut­ti na­tu­ra­li e ci­vi­li
Il ri­ca­vo dei frut­ti na­tu­ra­li e l'im­por­to dei frut­ti ci­vi­li pro­dot­ti dai fon­di du­ran­te il fal­li­men­to, si re­gi­stre­ran­no man ma­no nell'in­ven­ta­rio sot­to una ru­bri­ca spe­cia­le.
k. Ri­ven­di­ca­zio­ni di pro­prie­tà
1An­che le ri­ven­di­ca­zio­ni da par­te di ter­zi (art. 242 LEF) ver­ran­no re­gi­stra­te in un ca­pi­to­lo spe­cia­le in or­di­ne pro­gres­si­vo, coll'in­di­ca­zio­ne del ri­ven­di­can­te, del nu­me­ro at­tri­bui­to nell'in­ven­ta­rio all'og­get­to ri­ven­di­ca­to, e dei re­la­ti­vi do­cu­men­ti giu­sti­fi­ca­ti­vi. Del­le av­ve­nu­te ri­ven­di­ca­zio­ni si fa­rà cen­no an­che nel cor­po dell'in­ven­ta­rio stes­so, nel­la co­lon­na «os­ser­va­zio­ni», a fian­co d'ogni og­get­to ri­ven­di­ca­to.
2In cal­ce a que­sto ti­to­lo spe­cia­le sa­ran­no re­gi­stra­te suc­cin­ta­men­te le di­chia­ra­zio­ni del fal­li­to, co­me pu­re le ul­te­rio­ri de­ci­sio­ni dell'am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to in me­ri­to al­le av­ve­nu­te ri­ven­di­ca­zio­ni, e l'esi­to di even­tua­li pro­ces­si.
2. An­ti­ci­pa­zio­ne di spe­se
1Se il de­cre­to di fal­li­men­to non ha po­sto a ca­ri­co del de­bi­to­re o del cre­di­to­re ri­chie­den­te il fal­li­men­to l'ob­bli­go di an­ti­ci­pa­re le spe­se oc­cor­se fi­no al­la so­spen­sio­ne del fal­li­men­to per man­can­za di at­ti­vi o al­la pub­bli­ca­zio­ne e con­vo­ca­zio­ne dei cre­di­to­ri com­pre­se, l'uf­fi­cio avrà il di­rit­to di esi­ge­re ta­le an­ti­ci­pa­zio­ne da chi è te­nu­to a far­la in ba­se all'ar­ti­co­lo 169 del­la LEF.1
2L'eser­ci­zio di que­sto di­rit­to non po­trà pe­rò ri­tar­da­re in ve­run mo­do la com­pi­la­zio­ne dell'in­ven­ta­rio.
1 Nuo­vo te­sto giu­sta il n. I del D del TF del 5 giu. 1996, in vi­go­re dal 1° gen. 1997 RU 1996 2884).
3. Chiu­su­ra del­la con­ta­bi­li­tà del fal­li­to
Qua­lo­ra l'azien­da com­mer­cia­le del fal­li­to ven­ga con­ti­nua­ta fi­no al­la pri­ma as­sem­blea, i li­bri do­vran­no es­se­re chiu­si col gior­no dell'aper­tu­ra del fal­li­men­to e con­ti­nua­ti da que­sto gior­no in avan­ti per con­to del­la mas­sa, a me­no che l'am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to non isti­tui­sca una con­ta­bi­li­tà se­pa­ra­ta.
4. In­ter­ro­ga­to­rio del fal­li­to
Du­ran­te le ope­ra­zio­ni d'in­ven­ta­rio, l'uf­fi­cio è te­nu­to di pro­ce­de­re ad un in­ter­ro­ga­to­rio del fal­li­to, in­ter­pel­lan­do­lo sui pun­ti se­guen­ti:
no­me e do­mi­ci­lio dei cre­di­to­ri co­no­sciu­ti, che non fi­gu­ra­no sui li­bri;
esi­sten­za di pro­ces­si a' sen­si dell'ar­ti­co­lo 207 ca­po­ver­so 1 del­la LEF;
esi­sten­za di con­trat­ti di as­si­cu­ra­zio­ne con­tro i dan­ni o sul­la vi­ta (ve­di art. 54 e 55 del­la leg­ge fe­de­ra­le 2 apri­le 19081 sul con­trat­to d'as­si­cu­ra­zio­ne);
se vi so­no fi­gli o pu­pil­li sog­get­ti al­la sua po­te­stà pa­tria o tu­to­ria, e se esi­sto­no a lo­ro fa­vo­re di­rit­ti di pro­prie­tà o cre­di­ti;
se è sot­tuf­fi­cia­le, uf­fi­cia­le o uf­fi­cia­le spe­cia­li­sta (sol­da­to, ap­pun­ta­to o sot­tuf­fi­cia­le con fun­zio­ni di uf­fi­cia­le) dell'eser­ci­to.
5. Se­que­stro di in­vii po­sta­li
Gli uf­fi­ci dei fal­li­men­ti han­no il di­rit­to di chie­de­re al­la com­pe­ten­te di­re­zio­ne po­sta­le di cir­con­da­rio l'esi­bi­zio­ne o la con­se­gna d'in­vii po­sta­li e di fon­di pro­ve­nien­ti da as­se­gni po­sta­li in­di­riz­za­ti al fal­li­to o da lui spe­di­ti, co­me pu­re di do­man­dar­le in­for­ma­zio­ni sul­le re­la­zio­ni po­sta­li del fal­li­to (ve­di art. 14 e 18 dell'0 del­la L sul ser­vi­zio del­le po­ste del 1° set. 1967)2; e ciò per tut­ta la du­ra­ta del fal­li­men­to. Il fal­li­to ha pe­rò il di­rit­to di as­si­ste­re all'aper­tu­ra de­gli in­vii.
2 [RU 1967 1440, 1968 997 1004, 1969 385 1120, 1970 480 714, 1971 683 1712, 1972 2675, 1974 578 1977 2050, 1975 2033, 1976 962, 1977 2122, 1979 287 1180, 1980 2 777, 1981 1863, 1983 1656, 1986 39 991 1991 art. 45 n. 2, 1987 440, 1988 370, 1989 565 764 1899, 1990 1448, 1992 94 1243, 1993 62 2473, 1994 1442 2788, 1995 5491, 1996 14 470, 1997 270 1435. RU 1997 2461 art. 13 lett. a]. Ve­di ora l'O del 29 ago. 2012 sul­le po­ste (RS 783.01).
6. Fis­sa­zio­ne del­la pro­ce­du­ra di li­qui­da­zio­ne
1Nell'esa­me del­la que­stio­ne, se il pro­dot­to del­la ven­di­ta dei be­ni in­ven­ta­ria­ti sa­rà pre­su­mi­bil­men­te suf­fi­cien­te per co­pri­re le spe­se del­la pro­ce­du­ra or­di­na­ria (art. 231 cpv. 1 n. 1 LEF), l'uf­fi­cio do­vrà te­ner pre­sen­te che il pro­dot­to del­la ven­di­ta dei be­ni gra­va­ti da di­rit­ti di pe­gno può ser­vi­re a co­per­tu­ra del­le spe­se ge­ne­ra­li del fal­li­men­to sol­tan­to in quan­to ec­ce­da l'am­mon­ta­re dei cre­di­ti ga­ran­ti­ti da pe­gno (art. 262 LEF).
2Se que­sta pre­ve­di­bi­le ec­ce­den­za, ag­giun­ta al ri­ca­vo dei be­ni non gra­va­ti da pe­gno, è, a giu­di­zio dell'uf­fi­cia­le, in­suf­fi­cien­te per co­pri­re le pre­su­mi­bi­li spe­se del­la pro­ce­du­ra or­di­na­ria, egli do­vrà pro­por­re al giu­di­ce del fal­li­men­to che la mas­sa sia li­qui­da­ta con la pro­ce­du­ra som­ma­ria, op­pu­re che ven­ga pro­nun­cia­ta la so­spen­sio­ne del­la pro­ce­du­ra; se il ca­so è sem­pli­ce egli do­vrà pro­por­re che la mas­sa sia li­qui­da­ta con la pro­ce­du­ra som­ma­ria.
II. Appello ai creditori (grida)
1. Av­vi­si spe­cia­li ai cre­di­to­ri cir­ca la di­chia­ra­zio­ne del fal­li­men­to1
1Ne­gli av­vi­si spe­cia­li di cui all'ar­ti­co­lo 233 del­la LEF, bi­so­gna in­di­ca­re il con­te­nu­to del­la pub­bli­ca­zio­ne re­la­ti­va al­la di­chia­ra­zio­ne di fal­li­men­to. Bi­so­gna inol­tre in­giun­ge­re ai cre­di­to­ri pi­gno­ra­ti­zi, non­chè ai ter­zi cui fos­se­ro sta­ti suc­ces­si­va­men­te co­sti­tui­ti in pe­gno i ti­to­li, di con­se­gnar­li all'uf­fi­cio.
2Sif­fat­ti av­vi­si sa­ran­no, nel­la pro­ce­du­ra or­di­na­ria, spe­di­ti:
a tut­ti i cre­di­to­ri, dei qua­li sia­no co­no­sciu­ti il no­me e la di­mo­ra;
al tri­bu­na­le, da­van­ti al qua­le pen­de una cau­sa ci­vi­le ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 207 ca­po­ver­so 1 del­la LEF, e all'au­to­ri­tà, da­van­ti al­la qua­le pen­de un pro­ce­di­men­to am­mi­ni­stra­ti­vo ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 207 cpv. 2 del­la LEF;
al­la so­cie­tà di as­si­cu­ra­zio­ne, col­la qua­le il fal­li­to ha con­chiu­so un con­trat­to di as­si­cu­ra­zio­ne con­tro i dan­ni o sul­la vi­ta;
al­la com­pe­ten­te au­to­ri­tà tu­to­ria, se vi so­no fi­gli o pu­pil­li sog­get­ti al­la po­te­stà pa­tria o tu­to­ria del fal­li­to;
agli uf­fi­ci del re­gi­stro fon­dia­rio de­gli al­tri cir­con­da­ri di fal­li­men­to, nei qua­li il fal­li­to pos­se­de­va im­mo­bi­li, a te­no­re dell'in­ven­ta­rio.2
3I no­mi dei cre­di­to­ri, ai qua­li so­no sta­ti spe­di­ti spe­cia­li av­vi­si, ver­ran­no iscrit­ti dall'uf­fi­cia­le nel pro­ces­so ver­ba­le del fal­li­men­to od in una li­sta se­pa­ra­ta, da lui fir­ma­ta.
2. Re­sti­tu­zio­ne dei mez­zi di pro­va
I mez­zi di pro­va so­no, se la do­man­da di re­sti­tu­zio­ne dei cre­di­to­ri non è giu­sti­fi­ca­ta da mo­ti­vi spe­cia­li, con­ser­va­ti ne­gli at­ti del fal­li­men­to e re­sti­tui­ti sol­tan­to do­po che è tra­scor­so il ter­mi­ne per im­pu­gna­re la gra­dua­to­ria.
III. Amministrazione della massa
1. Ver­ba­li del­le as­sem­blee dei cre­di­to­ri
1L'uf­fi­cia­le ter­rà un ver­ba­le par­ti­co­la­reg­gia­to di ogni as­sem­blea di cre­di­to­ri, iscri­ven­do­vi i no­mi di tut­ti i cre­di­to­ri o dei lo­ro rap­pre­sen­tan­ti in­ter­ve­nu­ti all'as­sem­blea ri­fe­ren­do­si, se oc­cor­re, ad un elen­co spe­cia­le dei cre­di­to­ri co­no­sciu­ti, al­le­sti­to dall'uf­fi­cia­le e mu­ni­to ael­la sua fir­ma e di quel­la dei mem­bri dell'uf­fi­cio pre­si­den­zia­le. Nel ver­ba­le si do­vrà sem­pre in­di­ca­re se l'as­sem­blea era in nu­me­ro per po­ter de­li­be­ra­re (art. 236 e 254 LEF).
2La re­la­zio­ne dell'uf­fi­cio, di cui agli ar­ti­co­li 237 ca­po­ver­so 1, e ar­ti­co­lo 253 ca­po­ver­so 1 del­la LEF, può es­se­re pre­sen­ta­ta per iscrit­to, o ver­bal­men­te. Nel pri­mo ca­so, es­sa ver­rà fir­ma­ta dall'uf­fi­cia­le ed an­nes­sa agli at­ti del fal­li­men­to, fa­cen­do­ne men­zio­ne a ver­ba­le. Nel se­con­do ca­so, se ne re­gi­stre­ran­no al ver­ba­le i pun­ti es­sen­zia­li.
3Il ver­ba­le do­vrà inol­tre con­te­ne­re tut­te le pro­po­ste fat­te e le de­ci­sio­ni pre­se, sen­za ri­pro­dur­re le di­scus­sio­ni; es­so ver­rà fir­ma­to dall'uf­fi­cia­le e dai mem­bri dell'uf­fi­cio pre­si­den­zia­le.1
2. Tra­smis­sio­ne de­gli at­ti all'am­mi­ni­stra­zio­ne spe­cia­le del fal­li­men­to1
1Qua­lo­ra l'as­sem­blea dei cre­di­to­ri no­mi­ni un'am­mi­ni­stra­zio­ne spe­cia­le (art. 237 cpv. 2, e 253 cpv. 2 LEF), l'uf­fi­cio tra­smet­te­rà a que­st'ul­ti­ma gli at­ti ed il ver­ba­le, dan­do­ne co­mu­ni­ca­zio­ne all'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za, al­la qua­le in­di­che­rà an­che il no­me, la pro­fes­sio­ne ed il do­mi­ci­lio dei mem­bri di ta­le am­mi­ni­stra­zio­ne, e con­se­gne­rà un estrat­to del ver­ba­le dell'as­sem­blea dei cre­di­to­ri.
2Se il fal­li­to è iscrit­to nel re­gi­stro di com­mer­cio, l'uf­fi­cio co­mu­ni­ca l'am­mi­ni­stra­zio­ne spe­cia­le del fal­li­men­to an­che all'uf­fi­cio del re­gi­stro di com­mer­cio.2
2 In­tro­dot­to dal n. I del D del TF del 5 giu. 1996, in vi­go­re dal 1° gen. 1997 (RU 1996 2884).
3. Ver­ba­le del­la de­le­ga­zio­ne dei cre­di­to­ri
Se vie­ne no­mi­na­ta una de­le­ga­zio­ne dei cre­di­to­ri ver­rà te­nu­to ver­ba­le del­le de­ci­sio­ni pre­se. Chiu­so il fal­li­men­to, det­to ver­ba­le ver­rà an­nes­so al pro­to­col­lo del fal­li­men­to (art. 10).
4. Ri­ven­di­ca­zio­ni
a. De­ci­sio­ne da par­te dell'am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to
Le de­ci­sio­ni re­la­ti­ve al­la re­sti­tu­zio­ne di co­se che si tro­va­no nel­la de­ten­zio­ne del­la mas­sa e so­no ri­ven­di­ca­te da un ter­zo (art. 242 LEF, art. 34 del pre­sen­te R), de­vo­no es­ser pre­se do­po de­cor­so il ter­mi­ne per l'in­si­nua­zio­ne dei cre­di­ti (art. 232 cpv. 2 n. 2 LEF), sia che la ri­ven­di­ca­zio­ne sia sta­ta fat­ta dal ter­zo o da al­tri in suo no­me o che la co­sa sia sta­ta in­di­ca­ta dal fal­li­to co­me pro­prie­tà del ter­zo. Una de­ci­sio­ne dev'es­se­re pre­sa, an­che se la pre­te­sa del ter­zo vie­ne no­ti­fi­ca­ta do­po la ven­di­ta, ma pri­ma del ri­par­to del ri­ca­vo del­la ven­di­ta.
b. Fis­sa­zio­ne di ter­mi­ne al ter­zo ri­ven­di­can­te
L'av­vi­so, con cui vien fis­sa­to al ter­zo ri­ven­di­can­te il ter­mi­ne per pro­muo­ve­re l'azio­ne a' sen­si dell'ar­ti­co­lo 242 ca­po­ver­so 2 del­la LEF, de­ve con­te­ne­re un'esat­ta de­scri­zio­ne dell'og­get­to in con­te­sta­zio­ne, co­me pu­re la com­mi­na­to­ria che, non os­ser­van­do que­sto ter­mi­ne, il ri­ven­di­can­te sa­rà con­si­de­ra­to co­me de­ca­du­to dal suo di­rit­to.
c. Tu­te­la dei di­rit­ti dei cre­di­to­ri
1Se l'am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to in­ten­de di ri­co­no­sce­re la pre­te­sa del ter­zo, de­ve aspet­ta­re a dar­glie­ne co­mu­ni­ca­zio­ne ed a re­sti­tuir­gli la co­sa ri­ven­di­ca­ta fi­no a che con­sti che la se­con­da as­sem­blea dei cre­di­to­ri non ha pre­so una con­tra­ria de­ci­sio­ne in pro­po­si­to, e che nes­sun cre­di­to­re ha chie­sto la ces­sio­ne dei di­rit­ti del­la mas­sa sul­la co­sa ri­ven­di­ca­ta, in con­for­mi­tà dell'ar­ti­co­lo 260 del­la LEF.
2Le spe­se di cu­sto­dia so­no a ca­ri­co del­la mas­sa, do­po una ces­sio­ne del­le pre­te­se ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 260 del­la LEF es­se so­no po­ste a ca­ri­co del ces­sio­na­rio. L'am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to può fis­sa­re al ces­sio­na­rio, con la com­mi­na­to­ria di pro­ce­de­re im­me­dia­ta­men­te al­la re­sti­tu­zio­ne del­la co­sa al ter­zo, un ter­mi­ne per di­chia­ra­re in­con­di­zio­na­ta­men­te di ri­spon­de­re del­le spe­se per l'ul­te­rio­re cu­sto­dia co­me pu­re per pre­sta­re ga­ran­zia per ta­li spe­se.1
aa. Nel­la pro­ce­du­ra or­di­na­ria
1Per ot­te­ne­re ta­le sco­po, l'am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to è te­nu­ta ad in­se­ri­re nell'av­vi­so di con­vo­ca­zio­ne dei cre­di­to­ri al­la se­con­da as­sem­blea una clau­so­la nel sen­so che le do­man­de di ces­sio­ne di pre­te­se in ba­se all'ar­ti­co­lo 260 del­la LEF de­vo­no, sot­to pe­na di pe­ren­zio­ne, es­se­re pre­sen­ta­te all'as­sem­blea stes­sa, op­pu­re en­tro 10 gior­ni, al più tar­di, dal­la da­ta dell'as­sem­blea.
2Ove pe­rò le spe­cia­li cir­co­stan­ze del ca­so con­si­gli­no di li­qui­da­re una ri­ven­di­ca­zio­ne pri­ma che si ra­du­ni la se­con­da as­sem­blea dei cre­di­to­ri, si po­trà con­vo­ca­re un'as­sem­blea straor­di­na­ria, op­pu­re fis­sa­re ai cre­di­to­ri, me­dian­te cir­co­la­re, un con­gruo ter­mi­ne, en­tro il qua­le es­si do­vran­no, sot­to pe­na di pe­ren­zio­ne, no­ti­fi­ca­re all'am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to, se in­ten­do­no con­te­sta­re in luo­go del­la mas­sa le pre­te­se del ter­zo, con­for­me­men­te all'ar­ti­co­lo 260 ca­po­ver­so 1 del­la LEF.
bb. Nel­la pro­ce­du­ra som­ma­ria
Quan­do la li­qui­da­zio­ne av­vie­ne se­con­do la pro­ce­du­ra som­ma­ria, la fis­sa­zio­ne del ter­mi­ne di cui so­pra avrà luo­go so­lo nei ca­si più im­por­tan­ti, e sa­rà re­sa pub­bli­ca uni­ta­men­te al de­po­si­to del­la gra­dua­to­ria.
cc. In ca­so di ri­ven­di­ca­zio­ni tar­di­ve
Qua­lo­ra si trat­ti di ri­ven­di­ca­zio­ni fat­te do­po la ven­di­ta, l'am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to le no­ti­fi­che­rà, nei ca­si più im­por­tan­ti, ai cre­di­to­ri me­dian­te pub­bli­ca­zio­ne uf­fi­cia­le, o me­dian­te cir­co­la­re; in ca­so di bi­so­gno, con­vo­che­rà un'as­sem­blea straor­di­na­ria dei cre­di­to­ri.
dd. Ec­ce­zio­ni
Non so­no ap­pli­ca­bi­li le di­spo­si­zio­ni de­gli ar­ti­co­li 47 a 50, quan­do il di­rit­to di pro­prie­tà del ri­ven­di­can­te ap­pa­re fin dal prin­ci­pio co­me pro­va­to, o quan­do la re­sti­tu­zio­ne im­me­dia­ta del­la co­sa ri­sul­ta es­se­re di evi­den­te in­te­res­se per la mas­sa, ed in­fi­ne quan­do il ri­ven­di­can­te pre­sta suf­fi­cien­te ga­ran­zia.
d. Fis­sa­zio­ne del ter­mi­ne per pro­muo­ve­re l'azio­ne in ca­so di ces­sio­ne di pre­te­se del­la mas­sa
Quan­do uno o più cre­di­to­ri ab­bia­no chie­sto ed ot­te­nu­to la ces­sio­ne di pre­te­se del­la mas­sa, l'am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to ri­la­sce­rà lo­ro ana­lo­ga di­chia­ra­zio­ne di ces­sio­ne, e fis­se­rà in se­gui­to al ter­zo ri­ven­di­can­te il ter­mi­ne pre­vi­sto all'ar­ti­co­lo 242 ca­po­ver­so 2 del­la LEF per pro­muo­ve­re l'azio­ne in­di­can­do i no­mi dei cre­di­to­ri ces­sio­na­ri con­tro i qua­li do­vran­no es­se­re di­ret­ti gli at­ti giu­di­zia­ri nel­la lo­ro qua­li­tà di rap­pre­sen­tan­ti del­la mas­sa.
e. Con­cor­ren­za fra di­rit­to di pro­prie­tà e di­rit­to di pe­gno
Qua­lo­ra so­pra la co­sa ri­ven­di­ca­ta da un ter­zo qual­che cre­di­to­re del fal­li­men­to fac­cia va­le­re un di­rit­to di pe­gno o di ri­ten­zio­ne, si do­vrà pro­ce­de­re nel mo­do se­guen­te:
Se l'am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to ri­co­no­sce co­me fon­da­ta la ri­ven­di­ca­zio­ne, es­sa non ha da oc­cu­par­si del­la li­te che po­tes­se even­tual­men­te in­sor­ge­re fra il ter­zo che ha ri­ven­di­ca­to la pro­prie­tà del­la co­sa ed il cre­di­to­re che van­ta so­pra di es­sa un di­rit­to di pe­gno.
Se in­ve­ce la ri­ven­di­ca­zio­ne con­du­ce ad un pro­ces­so, l'am­mi­ni­stra­zio­ne non po­trà pro­nun­ciar­si sul di­rit­to di pe­gno, se non do­po che sa­rà sta­ta re­spin­ta l'azio­ne di ri­ven­di­ca­zio­ne del ter­zo me­dian­te sen­ten­za pas­sa­ta in giu­di­ca­to. La de­ci­sio­ne si fa­rà al­lo­ra sot­to for­ma di ag­giun­ta al­la gra­dua­to­ria.
f. Di­rit­ti di pe­gno e di pro­prie­tà so­pra og­get­ti non pi­gno­ra­bi­li
1Qua­lo­ra ven­ga­no fat­ti va­le­re dei di­rit­ti di pe­gno con­trat­tua­li so­pra og­get­ti non pi­gno­ra­bi­li, e que­sti di­rit­ti sia­no ri­co­no­sciu­ti nel­la pro­ce­du­ra di con­te­sta­zio­ne del­la gra­dua­to­ria, det­ti og­get­ti do­vran­no es­se­re avo­ca­ti al­la mas­sa e rea­liz­za­ti a fa­vo­re dei cre­di­to­ri pi­gno­ra­ti­zi. Re­stan­do un'ec­ce­den­za, que­sta ver­rà at­tri­bui­ta al fal­li­to.
2Ove un og­get­to ri­ven­di­ca­to da un ter­zo ven­ga dal­la mas­sa ri­co­no­sciu­to co­me og­get­to non pi­gno­ra­bi­le, non si po­trà far ca­po al­la pro­ce­du­ra dell'ar­ti­co­lo 242 del­la LEF, ma si av­ver­ti­rà il ter­zo ch'egli de­ve far va­le­re la sua pre­te­sa con­tro il fal­li­to all'in­fuo­ri del­la pro­ce­du­ra di fal­li­men­to.
IV. Verificazione dei crediti e graduazione dei creditori
1. Di­chia­ra­zio­ni del fal­li­to e lo­ro re­gi­stra­zio­ne a ver­ba­le
Le di­chia­ra­zio­ni del fal­li­to in me­ri­to ai sin­go­li cre­di­ti in­si­nua­ti al fal­li­men­to (art. 244 LEF) de­vo­no es­se­re tra­scrit­te nell'elen­co del­le in­si­nua­zio­ni, op­pu­re in uno spe­cia­le pro­to­col­lo, e ve­nir fir­ma­te dal fal­li­to. Se que­sti è mor­to od as­sen­te, si ter­rà no­ta di que­sta cir­co­stan­za. So­no an­che qui ap­pli­ca­bi­li le nor­me san­ci­te dall'ar­ti­co­lo 30 per le so­cie­tà in no­me col­let­ti­vo ed in ac­co­man­di­ta, per le so­cie­tà ano­ni­me e le as­so­cia­zio­ni.
2. Gra­dua­to­ria
a. Or­di­ne del­le iscri­zio­ni
1La gra­dua­to­ria de­ve es­se­re al­le­sti­ta nell'or­di­ne se­guen­te:
cre­di­ti ga­ran­ti­ti da pe­gno (ve­di art. 37 LEF):
cre­di­ti ga­ran­ti­ti da pe­gno im­mo­bi­lia­re;
cre­di­ti ga­ran­ti­ti da pe­gno ma­nua­le;
cre­di­ti non ga­ran­ti­ti da pe­gno: clas­si I a III (art. 219 LEF).1
2Se non esi­sto­no cre­di­ti da iscri­ve­re in qual­che­du­na del­le sud­det­te ca­te­go­rie o clas­si, ne sa­rà fat­ta men­zio­ne nel­la gra­dua­to­ria.
b. Mo­di­fi­ca­zio­ni
Even­tua­li mo­di­fi­ca­zio­ni al­la gra­dua­to­ria du­ran­te il ter­mi­ne per im­pu­gnar­la, even­tua­li ag­giun­te com­ple­men­ta­ri e de­lu­ci­da­zio­ni po­tran­no far­si so­lo me­dian­te an­no­ta­zio­ne in mar­gi­ne, fir­ma­ta da chi rap­pre­sen­ta l'am­mi­ni­stra­zio­ne, e so­no da pub­bli­ca­re di nuo­vo.
c. Con­te­nu­to
1Ogni cre­di­to in­si­nua­to al fal­li­men­to sa­rà iscrit­to in gra­dua­to­ria nel­la clas­se e se­con­do il gra­do che gli vie­ne as­se­gna­to dall'am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to o dal­la de­le­ga­zio­ne dei cre­di­to­ri.
2Per ogni in­si­nua­zio­ne si do­vrà an­no­ta­re la de­ci­sio­ne, con cui l'am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to l'am­met­te o la re­spin­ge; in ca­so di ri­get­to, se ne in­di­che­rà suc­cin­ta­men­te il mo­ti­vo. La de­ci­sio­ne de­ve esten­der­si an­che ai di­rit­ti rea­li fra­zio­na­ri (di­rit­ti di pe­gno e d'abi­ta­zio­ne, usu­frut­ti, ser­vi­tù pre­dia­li), in­di­can­do­ne l'esi­sten­za, l'esten­sio­ne ed il gra­do.
d. For­ma del­le de­ci­sio­ni
1Qua­lo­ra un'in­si­nua­zio­ne non sem­bri suf­fi­cien­te­men­te do­cu­men­ta­ta, l'am­mi­ni­stra­zio­ne può re­spin­ger­la, op­pu­re fis­sa­re al cre­di­to­re un ter­mi­ne per pre­sen­ta­re ul­te­rio­ri mez­zi di pro­va.
2Non si può am­met­te­re o re­spin­ge­re un'in­si­nua­zio­ne sol­tan­to in mo­do prov­vi­so­rio, ec­cet­to il ca­so in cui vie­ne chie­sta la ri­vo­ca­zio­ne dell'estin­zio­ne di una pre­te­sa, che fa rien­tra­re il cre­di­to­re nei suoi di­rit­ti in ca­so di re­sti­tu­zio­ne di quan­to gli fu pa­ga­to e la cui esi­sten­za è pa­ci­fi­ca (art. 291 cpv. 2 LEF).
3Ove non sia pos­si­bi­le pro­nun­ciar­si de­fi­ni­ti­va­men­te sull'am­mis­sio­ne o il ri­get­to, l'am­mi­ni­stra­zio­ne do­vrà o so­spen­de­re il de­po­si­to del­la gra­dua­to­ria, o com­ple­tar­la suc­ces­si­va­men­te, rin­no­van­do­ne il de­po­si­to e la re­la­ti­va pub­bli­ca­zio­ne.
e. Spe­ci­fi­ca­zio­ne dei cre­di­ti in­si­nua­ti
1Le in­si­nua­zio­ni van­no mu­ni­te di nu­me­ri pro­gres­si­vi.
2Di ogni sin­go­lo cre­di­to de­ve es­se­re in­di­ca­ta la cau­sa, con ri­fe­ri­men­to al nu­me­ro ch'es­so por­ta nell'elen­co del­le in­si­nua­zio­ni.
3Per ogni pre­te­sa di pe­gno la gra­dua­to­ria in­di­che­rà esat­ta­men­te l'og­get­to al qua­le il pe­gno di ri­fe­ri­sce; trat­tan­do­si di fon­di in­di­che­rà inol­tre con pre­ci­sio­ne i frut­ti e i red­di­ti co­me an­che gli ac­ces­so­ri, che so­no com­pre­si nel pe­gno, non­ché l'im­por­to de­gli in­te­res­si ai qua­li si esten­de il di­rit­to su cre­di­ti; il tut­to con ri­fe­ri­men­to al­le re­gi­stra­zio­ni con­te­nu­te nell'in­ven­ta­rio. Se il de­bi­to­re del cre­di­to ga­ran­ti­to da pe­gno è un ter­zo, an­che il no­me di que­st'ul­ti­mo sa­rà men­zio­na­to nel­la gra­dua­to­ria.1
f. Cre­di­ti ga­ran­ti­ti so­pra be­ni ap­par­te­nen­ti a ter­zi
1I cre­di­ti ga­ran­ti­ti in tut­to od in par­te so­pra be­ni ap­par­te­nen­ti a ter­zi, s'iscri­vo­no per il lo­ro in­te­gra­le am­mon­ta­re (ri­co­no­sciu­to) nel­la ca­te­go­ria dei cre­di­ti non ga­ran­ti­ti da pe­gno, sen­za ri­guar­do al pe­gno, ma con un ac­cen­no all'esi­sten­za del­lo stes­so.
2Se la rea­liz­za­zio­ne è già av­ve­nu­ta pri­ma del­la di­stri­bu­zio­ne del di­vi­den­do al cre­di­to­re pi­gno­ra­ti­zio, il pro­prie­ta­rio del pe­gno ha di­rit­to di pre­ten­de­re il di­vi­den­do in luo­go del cre­di­to­re nel­la mi­su­ra in cui è sur­ro­ga­to nei di­rit­ti del cre­di­to­re, a stre­gua del­le di­spo­si­zio­ni del di­rit­to ci­vi­le. Se la sur­ro­ga­zio­ne è con­te­sta­ta, il di­vi­den­do dev'es­se­re de­po­si­ta­to.1
g. Cre­di­ti ga­ran­ti­ti so­pra be­ni si­tua­ti all'este­ro
Se i be­ni gra­va­ti dal di­rit­to di pe­gno ap­par­ten­go­no al fal­li­to, ma si tro­va­no all'este­ro, e non è pos­si­bi­le di avo­car­li al­la mas­sa se­con­do il di­rit­to ap­pli­ca­bi­le nel ca­so con­cre­to, il di­vi­den­do spet­tan­te al cre­di­to sa­rà trat­te­nu­to fi­no a che non sia av­ve­nu­ta la rea­liz­za­zio­ne del pe­gno all'este­ro, e lo stes­so ver­rà ver­sa­to al cre­di­to­re sol­tan­to nel­la mi­su­ra in cui il suo cre­di­to non sa­rà sta­to co­per­to col ri­ca­vo di ta­le rea­liz­za­zio­ne. Il di­vi­den­do da di­stri­bui­re vie­ne de­ter­mi­na­to in ba­se al cre­di­to che non è sta­to co­per­to col ri­ca­vo del­la rea­liz­za­zio­ne.1
1 Se­con­do per. in­tro­dot­to dal n. I del D del TF del 5 giu. 1996, in vi­go­re dal 1° gen. 1997 (RU 1996 2884).
h. Cre­di­ti che for­ma­no og­get­to di li­ti già pen­den­ti
1I cre­di­ti che for­ma­no og­get­to di li­ti già pen­den­ti da­van­ti l'au­to­ri­tà giu­di­zia­ria al mo­men­to dell'aper­tu­ra del fal­li­men­to, ven­go­no dap­pri­ma re­gi­stra­ti nel­la gra­dua­to­ria sol­tan­to pro me­mo­ria, sen­za far­ne og­get­to di spe­cia­le de­ci­sio­ne da par­te dell'am­mi­ni­stra­zio­ne.
2Se il pro­ces­so non vie­ne con­ti­nua­to nè dal­la mas­sa, nè da qual­che cre­di­to­re a' sen­si dell'ar­ti­co­lo 260 del­la LEF, il cre­di­to si con­si­de­ra co­me ri­co­no­sciu­to, ed i cre­di­to­ri non han­no più di­rit­to d'im­pu­gna­re il ran­go lo­ro as­se­gna­to in gra­dua­to­ria, a stre­gua dell'ar­ti­co­lo 250 del­la LEF.
3Se in­ve­ce il pro­ces­so vie­ne con­ti­nua­to, il cre­di­to sa­rà, se­con­do l'esi­to del pro­ces­so, can­cel­la­to o col­lo­ca­to de­fi­ni­ti­va­men­te in gra­dua­to­ria, sen­za che i cre­di­to­ri ab­bia­no più al­cun di­rit­to di sol­le­va­re con­te­sta­zio­ni al ri­guar­do.
4Per le de­li­be­ra­zio­ni cir­ca la con­ti­nua­zio­ne del pro­ces­so si ap­pli­ca ana­lo­ga­men­te l'ar­ti­co­lo 48.
i. Prov­ve­di­men­ti pre­si dal­la de­le­ga­zio­ne dei cre­di­to­ri, e pro­ces­si re­la­ti­vi al­la gra­dua­to­ria
1Ove sia sta­ta no­mi­na­ta una de­le­ga­zio­ne di cre­di­to­ri, le de­ci­sio­ni del­la stes­sa de­vo­no ve­nir iscrit­te nel­la gra­dua­to­ria.
2Nel­la gra­dua­to­ria si fa­rà pa­ri­men­ti cen­no dei pro­ces­si, a cui es­sa ha da­to luo­go, co­me pu­re del mo­do con cui ven­ne­ro li­qui­da­ti.
k. Suc­ces­si­ve mo­di­fi­ca­zio­ni
aa. Du­ran­te il ter­mi­ne di con­te­sta­zio­ne
1Du­ran­te il ter­mi­ne di con­te­sta­zio­ne del­la gra­dua­to­ria, le de­ci­sio­ni che già vi fos­se­ro iscrit­te po­tran­no es­se­re mo­di­fi­ca­te dall'am­mi­ni­stra­zio­ne so­lo fi­no a che non sia sta­to in­ten­ta­to al­cun pro­ces­so con­tro la mas­sa o con­tro un al­tro cre­di­to­re.
2La mo­di­fi­ca­zio­ne de­ve far og­get­to di una nuo­va pub­bli­ca­zio­ne (art. 67 cpv. 3)
bb.Du­ran­te la cau­sa per con­te­sta­zio­ne del­la gra­dua­to­ria
1Se l'am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to non cre­de op­por­tu­no di pro­vo­ca­re una de­ci­sio­ne dell'au­to­ri­tà giu­di­zia­ria nel­la cau­sa per con­te­sta­zio­ne di gra­dua­to­ria ad es­sa in­ten­ta­ta ma in­ten­de di ri­co­no­sce­re in tut­to o in par­te la pre­te­sa dell'at­to­re, es­sa po­trà iscri­ve­re ta­le ri­co­no­sci­men­to nel­la gra­dua­to­ria so­lo al­la con­di­zio­ne di ri­ser­va­re il di­rit­to spet­tan­te ai cre­di­to­ri, in ba­se all'ar­ti­co­lo 250 del­la LEF di con­te­sta­re da par­te lo­ro l'am­mis­sio­ne del cre­di­to od il nuo­vo gra­do ad es­so at­tri­bui­to.
2A ta­le sco­po l'am­mi­ni­stra­zio­ne do­vrà de­po­si­ta­re e pub­bli­ca­re nuo­va­men­te la gra­dua­to­ria mo­di­fi­ca­ta in for­za dell'in­ter­ve­nu­to ri­co­no­sci­men­to.
3Re­sta sal­va la fa­col­tà ac­cor­da­ta al­la de­le­ga­zio­ne dei cre­di­to­ri, giu­sta l'ar­ti­co­lo 237 ca­po­ver­so 3 nu­me­ro 3 del­la LEF, di con­clu­de­re o ra­ti­fi­ca­re tran­sa­zio­ni. In que­sti ca­si non è ne­ces­sa­rio un nuo­vo de­po­si­to ed una nuo­va pub­bli­ca­zio­ne del­la gra­dua­to­ria mo­di­fi­ca­ta in se­gui­to al­la tran­sa­zio­ne.
l. Pub­bli­ca­zio­ne
1La pub­bli­ca­zio­ne re­la­ti­va al de­po­si­to del­la gra­dua­to­ria dev'es­se­re fat­ta su­gli stes­si gior­na­li, sui qua­li è sta­to pub­bli­ca­to il fal­li­men­to.
2Al mo­men­to in cui av­vie­ne il de­po­si­to del­la gra­dua­to­ria, de­vo­no fi­gu­ra­re in que­st'ul­ti­ma tut­te le con­te­sta­zio­ni for­mu­la­te dal­la am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to o dal­la de­le­ga­zio­ne dei cre­di­to­ri.
3Se ven­go­no in­tro­dot­te nel­la gra­dua­to­ria suc­ces­si­ve mo­di­fi­ca­zio­ni (art. 65), non ba­ste­rà di co­mu­ni­car­le con sem­pli­ce av­vi­so ai cre­di­to­ri, ma bi­so­gne­rà, en­tro il ter­mi­ne per le op­po­si­zio­ni, re­vo­ca­re la pub­bli­ca­zio­ne già fat­ta e ri­pe­te­re il de­po­si­to e la pub­bli­ca­zio­ne del­la gra­dua­to­ria nuo­va­men­te al­le­sti­ta o mo­di­fi­ca­ta.
m. Av­vi­si spe­cia­li
Ne­gli av­vi­si spe­cia­li di cui all'ar­ti­co­lo 249 ca­po­ver­so 3 del­la LEF, bi­so­gna in­di­ca­re il mo­ti­vo del ri­get­to, ag­giun­gen­do che il ter­mi­ne di ven­ti gior­ni per pro­muo­ve­re l'azio­ne (art. 250 LEF) co­min­cia a de­cor­re­re dal gior­no del­la pub­bli­ca­zio­ne del de­po­si­to del­la gra­dua­to­ria.
n. In­si­nua­zio­ni tar­di­ve
La de­ci­sio­ne con­cer­nen­te un cre­di­to in­si­nua­to do­po il de­po­si­to del­la gra­dua­to­ria, vien pub­bli­ca­ta sol­tan­to se es­sa am­met­te in tut­to o in par­te il cre­di­to. Quan­do il cre­di­to vie­ne re­spin­to com­ple­ta­men­te, ba­sta un sem­pli­ce av­vi­so al cre­di­to­re. Re­sta­no ri­ser­va­te le di­spo­si­zio­ni de­gli ar­ti­co­li 65 e 66.
o. Nel­la pro­ce­du­ra som­ma­ria
La gra­dua­to­ria, de­ve es­se­re al­le­sti­ta an­che se il fal­li­men­to vien li­qui­da­to se­con­do la pro­ce­du­ra som­ma­ria. Cir­ca il mo­do di com­pi­la­re la gra­dua­to­ria, il de­po­si­to, la pub­bli­ca­zio­ne e la con­te­sta­zio­ne del­la stes­sa so­no ap­pli­ca­bi­li le nor­me del­la LEF e del pre­sen­te re­go­la­men­to.
V. Liquidazione della massa
1. Spe­cia­li av­vi­si in ca­so d'in­can­to di fon­di
L'av­vi­so spe­cia­le, di cui all'ar­ti­co­lo 257 LEF de­ve es­se­re da­to non sol­tan­to ai cre­di­to­ri ipo­te­ca­ri, ma an­che ai cre­di­to­ri a cui fa­vo­re ven­ne­ro co­sti­tui­ti in pe­gno i cre­di­ti gra­van­ti sul fon­do (ve­di art. 40 cpv. 1).
2. Ver­ba­le d'in­can­to
Per ogni in­can­to de­ve­si te­ne­re uno spe­cia­le ver­ba­le, in cui sa­ran­no in­di­ca­ti: le per­so­ne che han­no di­ret­to l'in­can­to, la da­ta e la du­ra­ta, co­me pu­re il luo­go del­la ven­di­ta e la som­ma ri­ca­va­ta da ogni og­get­to ven­du­to se­pa­ra­ta­men­te. Il ver­ba­le de­ve es­se­re fir­ma­to dal fun­zio­na­rio che ha pre­sie­du­to al­la ven­di­ta. Per le car­te­va­lo­ri ed i cre­di­ti, bi­so­gne­rà iscri­ve­re nel ver­ba­le an­che il no­me del de­li­be­ra­ta­rio. Per gli al­tri be­ni mo­bi­li, l'in­di­ca­zio­ne del de­li­be­ra­ta­rio è pre­scrit­ta so­lo quan­do gli stes­si ven­go­no de­li­be­ra­ti in bloc­co ad una so­la per­so­na. Qua­lo­ra l'in­can­to ven­ga fat­to da al­tra pub­bli­ca au­to­ri­tà, ta­le cir­co­stan­za do­vrà pa­ri­men­ti ri­sul­ta­re dal ver­ba­le.
1 Nei te­sti te­de­sco e fran­ce­se l'ul­ti­mo per. co­sti­tui­sce un cpv. 2.
b. In­can­to di be­ni im­mo­bi­li
Il ver­ba­le d'in­can­to di be­ni im­mo­bi­li de­ve inol­tre con­te­ne­re: la di­chia­ra­zio­ne del fun­zio­na­rio che pre­sie­de all'asta: «L'im­mo­bi­le vie­ne ag­giu­di­ca­to per il prez­zo di fr. …… ad N. N.» non­chè la fir­ma dell'ac­qui­ren­te, il qua­le si qua­li­fi­che­rà co­me «de­li­be­ra­ta­rio ». Se non vi fu de­li­be­ra, do­vrà fi­gu­ra­re in cal­ce al ver­ba­le la men­zio­ne: «L'im­mo­bi­le non fu ag­giu­di­ca­to», coll'in­di­ca­zio­ne del mo­ti­vo per cui non se­guì la de­li­be­ra. Se l'ag­giu­di­ca­zio­ne av­ven­ne a de­ter­mi­na­te con­di­zio­ni, que­ste de­vo­no es­se­re in­di­ca­te in mo­do pre­ci­so nel ver­ba­le.
3. Can­cel­la­zio­ne dei pe­gni im­mo­bi­lia­ri estin­ti
1Nel­la ven­di­ta di im­mo­bi­li, l'am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to ha l'ob­bli­go di far can­cel­la­re o mo­di­fi­ca­re nel re­gi­stro fon­dia­rio quei pe­gni im­mo­bi­lia­ri che re­sta­no estin­ti in tut­to od in par­te per ef­fet­to del­la ven­di­ta, an­che se non le ven­go­no pre­sen­ta­ti i re­la­ti­vi ti­to­li.
2L'av­ve­nu­ta can­cel­la­zio­ne o mo­di­fi­ca­zio­ne sa­rà pub­bli­ca­ta una so­la vol­ta sul Fo­glio uf­fi­cia­le. Ove sia­no no­ti il no­me ed il do­mi­ci­lio del cre­di­to­re, que­sti ne sa­rà av­vi­sa­to me­dian­te let­te­ra rac­co­man­da­ta, coll'av­ver­ten­za che ver­rà pu­ni­ta co­me fro­de sia l'alie­na­zio­ne o co­sti­tu­zio­ne in pe­gno del ti­to­lo com­ple­ta­men­te estin­to, sia l'alie­na­zio­ne o co­sti­tu­zio­ne in pe­gno del ti­to­lo par­zial­men­te estin­to per un im­por­to su­pe­rio­re al va­lo­re ch'es­so at­tual­men­te pos­sie­de.
3Qua­lo­ra il pos­ses­so­re del ti­to­lo non sia no­to, la can­cel­la­zio­ne o la mo­di­fi­ca­zio­ne del di­rit­to di pe­gno im­mo­bi­lia­re sa­rà re­sa di pub­bli­ca ra­gio­ne per cu­ra dell'uf­fi­cio di ese­cu­zio­ne, che men­zio­ne­rà nel­la pub­bli­ca­zio­ne la com­mi­na­to­ria di cui all'ali­nea pre­ce­den­te.1
1 Nuo­vo te­sto giu­sta gli art. 69 cpv. 3 e 136 cpv. 2 del R del TF del 23 apr. 1920 con­cer­nen­te la rea­liz­za­zio­ne for­za­ta di fon­di, in vi­go­re dal 1° gen. 1921 (RU 36 469).
4. Ca­si spe­cia­li
a. An­nul­la­zio­ne dei ti­to­li re­la­ti­vi a di­rit­ti di pe­gno so­pra fon­di del fal­li­to ed in di lui pos­ses­so. Can­cel­la­zio­ne dei po­sti va­can­ti
I ti­to­li re­la­ti­vi a di­rit­ti di pe­gno so­pra fon­di di pro­prie­tà del fal­li­to che si tro­vas­se­ro in suo pos­ses­so, co­me pu­re i po­sti va­can­ti, non so­no pre­si in con­si­de­ra­zio­ne, giu­sta il di­spo­sto dell'ar­ti­co­lo 815 del Co­di­ce ci­vi­le sviz­ze­ro2, per fis­sa­re le con­di­zio­ni d'in­can­to. Ta­li ti­to­li de­vo­no es­se­re senz'al­tro an­nul­la­ti ed i po­sti va­can­ti can­cel­la­ti nel re­gi­stro fon­dia­rio, do­po la ven­di­ta.
b. Ti­to­li re­la­ti­vi a di­rit­ti di pe­gno so­pra fon­di del fal­li­to e da que­sti co­sti­tui­ti in pe­gno ma­nua­le a ter­zi
I ti­to­li re­la­ti­vi a di­rit­ti di pe­gno so­pra fon­di del fal­li­to, che que­sti aves­se co­sti­tui­to in pe­gno ma­nua­le a ter­zi, non pos­so­no es­se­re ven­du­ti se­pa­ra­ta­men­te. Nel­le con­di­zio­ni d'in­can­to per la ven­di­ta dei be­ni cui si ri­fe­ri­sco­no si do­vrà esi­ge­re il pa­ga­men­to in con­tan­ti dei cre­di­ti as­si­sti­ti da sif­fat­ti di­rit­ti di pe­gno, e pro­ce­de­re, do­po la ven­di­ta, all'an­nul­la­men­to dei ti­to­li.
c. Ven­di­ta di og­get­ti as­si­cu­ra­ti e di po­liz­ze d'as­si­cu­ra­zio­ne sul­la vi­ta
1Se gli og­get­ti mes­si in ven­di­ta so­no as­si­cu­ra­ti (ve­di art. 37 e 40 cpv. 2), bi­so­gne­rà, all'at­to del­la ven­di­ta, far cen­no dell'as­si­cu­ra­zio­ne. Qua­lo­ra gli og­get­ti as­si­cu­ra­ti ven­ga­no ag­giu­di­ca­ti in bloc­co ad una so­la per­so­na, si do­vrà an­nun­cia­re su­bi­to il tra­pas­so del­la pro­prie­tà al­la so­cie­tà di as­si­cu­ra­zio­ne.
2Per la ven­di­ta all'in­can­to od a trat­ta­ti­ve pri­va­te di una po­liz­za d'as­si­cu­ra­zio­ne sul­la vi­ta si ap­pli­che­ran­no le di­spo­si­zio­ni de­gli ar­ti­co­li 10 e 15 a 21 dell'or­di­nan­za del 10 mag­gio 19101 con­cer­nen­te il pi­gno­ra­men­to, il se­que­stro e la rea­liz­za­zio­ne di di­rit­ti de­ri­van­ti da po­liz­ze d'as­si­cu­ra­zio­ne.
1 RS 281.51
d. Ven­di­ta di be­stia­me
In ca­so di ven­di­ta di be­stia­me, si do­vran­no os­ser­va­re le pre­scri­zio­ni del­la leg­ge fe­de­ra­le del 1° lu­glio 19662 sul­le epi­zoo­zie (art. 14), non­ché quel­le dell'or­di­nan­za del 27 giu­gno 19953 sul­le epi­zoo­zie (art. 11) con­cer­nen­ti il cer­ti­fi­ca­to di tra­slo­co.
2 RS 916.40
5. Ces­sio­ne di pre­te­se del­la mas­sa
1La ces­sio­ne di pre­te­se del­la mas­sa ad uno o più cre­di­to­ri in ba­se all'ar­ti­co­lo 260 del­la LEF è fat­ta al­le con­di­zio­ni sta­bi­li­te nel re­la­ti­vo for­mu­la­rio.
2Le spe­se oc­cor­ren­ti per la rea­liz­za­zio­ne di be­ni ag­giu­di­ca­ti dal­la sen­ten­za de­fi­ni­ti­va non po­tran­no mai es­se­re po­ste a ca­ri­co del­la mas­sa.
VI. Ripartizione
1. Ri­par­ti­zio­ni prov­vi­so­rie
1Pri­ma di pro­ce­de­re a ri­par­ti­zio­ni prov­vi­so­rie (art. 237 cpv. 3 n. 5, e 266 LEF), l'uf­fi­cio al­le­sti­rà uno sta­to prov­vi­so­rio di ri­par­to, il qua­le ver­rà de­po­si­ta­to per die­ci gior­ni pres­so l'uf­fi­cio dei fal­li­men­ti. Il de­po­si­to è no­ti­fi­ca­to a cia­scun cre­di­to­re (art. 263 LEF).
2L'am­mi­ni­stra­zio­ne trat­ter­rà pres­so di sè i di­vi­den­di con­cer­nen­ti cre­di­ti sot­to­po­sti a con­di­zio­ne so­spen­si­va od a sca­den­za in­cer­ta (art. 264 cpv. 3 LEF), cre­di­ti di­pen­den­ti da ga­ran­zie pre­sta­te dal fal­li­to a fa­vo­re di ter­zi, od in­si­nua­ti tar­di­va­men­te, ma pri­ma che ab­bia­no avu­to luo­go i ri­par­ti prov­vi­so­ri (art. 251 cpv. 3 LEF).
2. Com­pi­la­zio­ne del­lo sta­to de­fi­ni­ti­vo di ri­par­to
a. Con­di­zio­ni
aa. Li­qui­da­zio­ni dei pro­ces­si pen­den­ti
1Lo sta­to de­fi­ni­ti­vo di ri­par­to po­trà ve­nir com­pi­la­to sol­tan­to do­po che sa­ran­no sta­ti li­qui­da­ti tut­ti i pro­ces­si ine­ren­ti al­la de­ter­mi­na­zio­ne dell'at­ti­vo e del pas­si­vo del­la mas­sa.
2Non si avrà in­ve­ce ri­guar­do ai pro­ces­si ini­zia­ti da sin­go­li cre­di­to­ri in ba­se all'ar­ti­co­lo 260 del­la LEF, qua­lo­ra sia as­so­da­to in an­ti­ci­pa­zio­ne, che non si può spe­ra­re in una ec­ce­den­za a fa­vo­re del­la mas­sa (ve­di art. 95).
bb. Fis­sa­zio­ne di una spe­cia­le in­den­ni­tà a te­no­re dell'art. 48 dell'or­di­nan­za sul­le tas­se pre­vi­ste dal­la LEF
Ove l'am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to (even­tual­men­te la de­le­ga­zio­ne dei cre­di­to­ri) cre­da di aver di­rit­to a una spe­cia­le in­den­ni­tà in ba­se all'ar­ti­co­lo 48 dell'or­di­nan­za del 23 set­tem­bre 19962 sul­le tas­se pre­vi­ste dal­la LEF, do­vrà, pri­ma di com­pi­la­re lo sta­to de­fi­ni­ti­vo di ri­par­to, sot­to­por­re al­la com­pe­ten­te au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za, uni­ta­men­te all'in­car­to, una di­stin­ta par­ti­co­la­reg­gia­ta del­le ope­ra­zio­ni per le qua­li la ta­rif­fa fe­de­ra­le non pre­ve­de tas­sa al­cu­na. L'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za fis­sa l'in­den­ni­tà da cor­ri­spon­der­si.
2 RS 281.35
b. Nor­me ge­ne­ra­li
La com­pi­la­zio­ne del­lo sta­to di ri­par­to ha luo­go se­con­do le se­guen­ti nor­me:
In pri­ma li­nea si de­ve espor­re con esat­tez­za, per ogni sin­go­lo en­te gra­va­to da di­rit­ti di pe­gno, la som­ma ri­ca­va­ta dal­la ven­di­ta, non­ché le spe­se oc­cor­se per la sua in­ven­ta­riz­za­zio­ne, am­mi­ni­stra­zio­ne e rea­liz­za­zio­ne. L'im­por­to di que­ste spe­se spe­cia­li ver­rà de­dot­to dal­la som­ma ri­ca­va­ta dal­la ven­di­ta.
Se, fat­ta la de­du­zio­ne del­le spe­se, e co­per­ti tut­ti i cre­di­ti as­si­sti­ti da di­rit­to di pe­gno, ri­ma­ne an­co­ra un'ec­ce­den­za, que­sta vie­ne ag­giun­ta al­la som­ma ri­ca­va­ta dal­la rea­liz­za­zio­ne dei be­ni non gra­va­ti da di­rit­ti di pe­gno. Se il ri­ca­vo del­la ven­di­ta non ba­sta per sod­di­sfa­re tut­ti i cre­di­to­ri aven­ti di­rit­ti di pe­gno sull'en­te ven­du­to, l'im­por­to ri­ma­sto sco­per­to dei lo­ro cre­di­ti vie­ne iscrit­to nel­le clas­si pri­ma a ter­za fra i cre­di­ti non ga­ran­ti­ti da pe­gno, sem­pre che il fal­li­to sia per­so­nal­men­te te­nu­to al pa­ga­men­to di det­ti cre­di­ti.
La som­ma ri­ca­va­ta dal­la ven­di­ta dei be­ni non gra­va­ti da di­rit­ti di pe­gno, ag­giun­ta all'ec­ce­den­za ri­sul­tan­te dal­la rea­liz­za­zio­ne dei be­ni gra­va­ti da di­rit­ti di pe­gno, ser­ve an­zi­tut­to a co­pri­re le al­tre spe­se di li­qui­da­zio­ne (spe­se ge­ne­ra­li), com­pre­se quel­le di un even­tua­le in­ven­ta­rio pub­bli­co an­te­ce­den­te al fal­li­men­to; la ri­ma­nen­za vie­ne ri­par­ti­ta fra i cre­di­to­ri non aven­ti di­rit­ti di pe­gno, in con­for­mi­tà del­la gra­dua­to­ria.
c. Nel ca­so dell'art 260 LEF
Qua­lo­ra le cau­se ini­zia­te da sin­go­li cre­di­to­ri, in ba­se all'ar­ti­co­lo 260 del­la LEF, ab­bia­no avu­to un esi­to fa­vo­re­vo­le, si do­vrà in­di­ca­re nel­lo sta­to di ri­par­to od in uno spe­cia­le sup­ple­men­to al­lo stes­so an­che la ri­par­ti­zio­ne del ri­ca­vo fra i cre­di­to­ri ces­sio­na­ri e la mas­sa.
3. Av­vi­so cir­ca il de­po­si­to del­lo sta­to di ri­par­to
1L'av­vi­so ai sin­go­li cre­di­to­ri ed al fal­li­to del de­po­si­ta del­lo sta­todi ri­par­to vien fat­to me­dian­te let­te­ra rac­co­man­da­ta (art. 34 LEF).
2Que­sto av­vi­so dev'es­se­re da­to an­che in ca­so di mo­di­fi­ca­zio­ne del­lo sta­to di ri­par­to, a me­no che la mo­di­fi­ca­zio­ne sia sta­ta or­di­na­ta dall'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za.
4. Di­stri­bu­zio­ne del ri­ca­vo fra i cre­di­to­ri. Con­di­zio­ne
Pri­ma di pro­ce­de­re al­la di­stri­bu­zio­ne del pro­dot­to del­la li­qui­da­zio­ne fra i cre­di­to­ri, l'am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to de­ve ac­cer­tar­si che, en­tro il ter­mi­ne le­ga­le di die­ci gior­ni, non è sta­to avan­za­to al­cun re­cla­mo all'au­to­ri­tà di vi­gi­lan­za. Se vi so­no re­cla­mi, es­sa do­vrà aspet­tar­ne l'esi­to.
5. Ri­la­scio dei cer­ti­fi­ca­ti di ca­ren­za di be­ni cir­ca gli asi­li di fa­mi­glia1
Se il fal­li­to, al mo­men­to del ri­la­scio de­gli at­te­sta­ti di ca­ren­za di be­ni, è pro­prie­ta­rio di un fon­do o di una ca­sa co­sti­tui­ta co­me asi­lo di fa­mi­glia (art. 349 e segg. CC2 ed art. 31 del pre­sen­te R) ne sa­rà fat­ta men­zio­ne nei cer­ti­fi­ca­ti, in­di­can­do il prez­zo di sti­ma dell'asi­lo e gli one­ri fon­dia­ri che lo gra­va­no. Sui cer­ti­fi­ca­ti di ca­ren­za di be­ni de­von­si inol­tre tra­scri­ve­re le pre­scri­zio­ni del Co­di­ce ci­vi­le sviz­ze­ro e del­le leg­gi can­to­na­li re­la­ti­ve all'am­mi­ni­stra­zio­ne d'uf­fi­cio ed al sod­di­sfa­ci­men­to dei cre­di­to­ri.
1 Abro­ga­to dal D del TF del 23 apr. 1926, con ef­fet­to dal 19 dic. 1923 (RU 42 266).
VII. Chiusura del fallimento
1. Re­la­zio­ne fi­na­le
1La re­la­zio­ne fi­na­le dell'am­mi­ni­stra­zio­ne (art. 268 LEF) de­ve sem­pre es­se­re fat­ta per iscrit­to e ve­nir tra­smes­sa al giu­di­ce del fal­li­men­to, uni­ta­men­te all'in­car­to de­gli at­ti ed ai do­cu­men­ti giu­sti­fi­ca­ti­vi, com­pre­se le quie­tan­ze dei cre­di­to­ri com­pro­van­ti il pa­ga­men­to dei di­vi­den­di. Una co­pia di que­sta re­la­zio­ne sa­rà con­ser­va­ta ne­gli at­ti del fal­li­men­to.
2La re­la­zio­ne de­ve con­te­ne­re un rias­sun­to del­le ope­ra­zio­ni. Es­sa in­di­che­rà so­prat­tut­to in mo­do suc­cin­to le cau­se del fal­li­men­to, l'at­ti­vo ed il pas­si­vo, non­chè l'am­mon­ta­re com­ples­si­vo del­le per­di­te e le som­me che fos­se­ro sta­te de­po­si­ta­te al­la Cas­sa dei de­po­si­ti, in con­for­mi­tà dell'ar­ti­co­lo 264 ca­po­ver­so 3 del­la LEF.
2. Pro­ce­du­ra som­ma­ria
La re­la­zio­ne fi­na­le e la pub­bli­ca­zio­ne fi­na­le del­la chiu­su­ra del fal­li­men­to so­no ob­bli­ga­to­rie an­che per le li­qui­da­zio­ni fat­te se­con­do la pro­ce­du­ra som­ma­ria. La pre­det­ta pub­bli­ca­zio­ne non è in­ve­ce ne­ces­sa­ria, quan­do la pro­ce­du­ra vien so­spe­sa a te­no­re dell'ar­ti­co­lo 230 ca­po­ver­so 2 del­la LEF.
3. Mo­do di pro­ce­de­re nei ca­si con­tem­pla­ti dall'art. 260 LEF1
In ca­so di ces­sio­ne di pre­te­se del­la mas­sa a' sen­si dell'ar­ti­co­lo 260 del­la LEF, se vi ha mo­ti­vo di ri­te­ne­re che dal­le pra­ti­che ini­zia­te per la rea­liz­za­zio­ne dei di­rit­ti ce­du­ti non sa­rà per ri­sul­ta­re al­cu­na ec­ce­den­za a fa­vo­re del­la mas­sa, l'uf­fi­cio tra­smet­te­rà gli at­ti al giu­di­ce del fal­li­men­to col suo pre­av­vi­so cir­ca l'op­por­tu­ni­tà di pro­nun­cia­re su­bi­to la chiu­su­ra del fal­li­men­to, op­pu­re di dif­fe­ri­re la de­ci­sio­ne in pro­po­si­to fi­no a che sia­no esau­ri­te le pra­ti­che in cor­so.
VIII. Procedura sommaria
Nor­me spe­cia­li per la pro­ce­du­ra som­ma­ria
Per la pro­ce­du­ra som­ma­ria val­go­no, ol­tre le nor­me con­te­nu­te ne­gli ar­ti­co­li 32, 49, 70, 93, le se­guen­ti pre­scri­zio­ni spe­cia­li:
si do­vrà pro­ce­de­re al­la con­vo­ca­zio­ne dell'as­sem­blea dei cre­di­to­ri quan­do il fal­li­to fac­cia una pro­po­sta di con­cor­da­to e an­ti­ci­pi le spe­se oc­cor­ren­ti;
agli in­can­ti di fon­di so­no ap­pli­ca­bi­li le di­spo­si­zio­ni de­gli ar­ti­co­li 134 a 137 e 143 LEF; non si può pe­rò con­ce­de­re un ter­mi­ne mag­gio­re di tre me­si per il pa­ga­men­to. Del re­sto val­go­no per la rea­liz­za­zio­ne le re­go­le con­te­nu­te ne­gli ar­ti­co­li 71 a 78 e 80 del pre­sen­te re­go­la­men­to2;
per il ri­par­to si de­ve al­le­sti­re uno sta­to in con­for­mi­tà de­gli ar­ti­co­li 262 e 264 ca­po­ver­so 3 del­la LEF, non­ché de­gli ar­ti­co­li 83 e 85 del pre­sen­te re­go­la­men­to3 . Non si fa luo­go a ri­par­ti prov­vi­so­ri: so­no in­ve­ce da ri­la­sciar­si gli at­te­sta­ti di ca­ren­za di be­ni ai sen­si dell'ar­ti­co­lo 265 del­la LEF. È da ap­pli­car­si per ana­lo­gia an­che l'ar­ti­co­lo 150 del­la LEF.
2 RU 1996 3490
3 RU 1996 3490
C. Gestione da parte di un'amministrazione speciale del fallimento
Ob­bli­ghi dell'am­mi­ni­stra­zio­ne spe­cia­le di un fal­li­men­to
a. Ri­chia­mo del­le di­spo­si­zio­ni ge­ne­ra­li ap­pli­ca­bi­li
Le pre­scri­zio­ni con­te­nu­te ne­gli ar­ti­co­li 1 nu­me­ri 2 a 4, 2, 3, 5, 8 a 10, 13, 15 a 34, 36, 38, 41, 44 a 69, 71 a 78, 80, 82 a 89, 92, 93 e 95 del pre­sen­te re­go­la­men­to2 val­go­no an­che per l'am­mi­ni­stra­zio­ne spe­cia­le del fal­li­men­to no­mi­na­ta dai cre­di­to­ri (art. 241 LEF ed art. 43 di que­sto R)
b. Pre­scri­zio­ni spe­cia­li
1Il de­po­si­to del­la gra­dua­to­ria, del­le con­di­zio­ni d'in­can­to e del­lo sta­to di ri­par­to col con­to fi­na­le de­ve ef­fet­tuar­si pres­so il com­pe­ten­te uf­fi­cio dei fal­li­men­ti an­che nel ca­so, in cui vien no­mi­na­ta una spe­cia­le am­mi­ni­stra­zio­ne del fal­li­men­to.1
2I Can­to­ni pos­so­no sta­bi­li­re che gli in­can­ti deb­ba­no es­se­re te­nu­ti dall'uf­fi­cio di fal­li­men­to o da al­tro pub­bli­co uf­fi­cio o col lo­ro in­ter­ven­to.2
3Chiu­so il fal­li­men­to, l'am­mi­ni­stra­zio­ne tra­smet­te­rà il pro­to­col­lo in un co­gli at­ti all'uf­fi­cio dei fal­li­men­ti, per­chè li con­ser­vi nel suo ar­chi­vio.
1 Nei te­sti te­de­sco e fran­ce­se i cpv. 1 e 2 co­sti­tui­sco­no il cpv. 1.
2 Nei te­sti te­de­sco e fran­ce­se i cpv. 1 e 2 co­sti­tui­sco­no il cpv. 1.
3 Abro­ga­to dal n. I del D del TF del 5 giu. 1996, con ef­fet­to dal 1° gen. 1997 (RU 1996 2884).
1. En­tra­ta in vi­go­re
1Il pre­sen­te re­go­la­men­to en­tra in vi­go­re col 1° gen­na­io 1912.
1 Di­sp. trans. pri­va d'og­get­to.
2. Di­spo­si­zio­ni tran­si­to­rie
1Tut­te le di­spo­si­zio­ni e cir­co­la­ri in­com­pa­ti­bi­li col pre­sen­te re­go­la­men­to so­no abro­ga­te.
2È in ispe­cial mo­do mo­di­fi­ca­to dall'ar­ti­co­lo 61 di que­sto re­go­la­men­to l'ar­ti­co­lo 12 dell'or­di­nan­za del 10 mag­gio 19101 con­cer­nen­te il pi­gno­ra­men­to, il se­que­stro e la rea­liz­za­zio­ne di di­rit­ti de­ri­van­ti da po­liz­ze d'as­si­cu­ra­zio­ne.
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