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Timestamp: 2019-08-17 17:05:28+00:00
Document Index: 166764105

Matched Legal Cases: ['art. 111', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 440', 'art. 22', 'art. 3']

.. purezza ..... di Lunadicarta
Enna. Procuratore Ferrotti: La giustizia funziona meglio se ha la fiducia del cittadino
Di Loredana Morandi (del 30/09/2010 @ 14:58:21, in Magistratura, linkato 2263 volte)
Enna. Procuratore Ferrotti:
La giustizia funziona meglio se ha la fiducia del cittadino
Inserita da redazione il set 30th, 2010
Enna. Che manchino uomini e mezzi nelle procure del Sud e in particolare in Sicilia lo sanno, e da tempo, anche i sassi della via. E’ da anni che si assiste al lamento continuo dei capi degli uffici giudiziari. Il rosario delle deficienze che impediscono il regolare funzionamento della giustizia è stato sgranato un’infinità di volte ma da Roma non sono arrivate le risposte attese. E così il Procuratore della repubblica di Enna, Calogero Ferrotti, con l’andata via qualche settimana fa del pm Marcello Cozzolino, rimane senza sostituti. Almeno sino alla prossima primavera, quando è previsto l’insediamento di tre magistrati freschi di nomina. Nel frattempo tenterà di gestire un carico di lavoro di oltre 7 mila procedimenti aperti ogni anno che, secondo le tabelle del Csm, dovrebbero essere affidati a quattro magistrati. Il procuratore Ferrotti, come si ricorderà, lo scorso novembre fu protagonista di uno scontro istituzionale con il ministro Alfano. Alle richieste del capo della Procura ennese, il Guardasigilli rispose con un “amministrare la giustizia è compito difficile e quindi, se il procuratore non se la sente, è meglio che si goda una meritata pensione”. Ferrotti rassegnò subito le dimissioni che rientrarono dopo le manifestazioni di stima e solidarietà piovutegli dall’Anm e da decine di magistrati di tutta Italia. Noi l’abbiamo intervistato in esclusiva:
- L’allarme lanciato da Lei un anno fa è stato inascoltato dal Ministro Alfano. Oggi la Procura di Enna si trova senza sostituti. Perchè?
“L’allarme è stato lanciato un anno fa non soltanto da me, ma anche dall’Associazione nazionale magistrati che ha indetto due assemblee, una qui a Enna e un’altra a Roma. Perchè la mancanza di sostituti non riguarda solo Enna. Prossimamente riguarderà Nicosia, ma anche diverse procure della Sicilia e del Sud d’Italia. A seguito di ciò, nel febbraio di quest’anno è stata approvata la legge che prevede incentivi economici e di carriera per quei magistrati disposti a trasferirsi nelle cosiddette sedi disagiate. Una legge che per diversi motivi ha funzionato pochissimo nonostante prevedesse che il Consiglio Superiore, in mancanza di aspiranti magistrati disposti a trasferirsi, procedesse ai trasferimenti d’ufficio. Il Csm ha ritenuto di soprassedere ai trasferimenti d’ufficio anche perchè la legge, in via del tutto eccezionale, consente ai magistrati di prima nomina di ricoprire posti in Procura. E quindi ad Enna arriveranno tre colleghi freschi di nomina, ma nell’aprile del 2011”.
- Com’è la situazione della Procura di Enna da quando Lei è in carica?
“Quando sono arrivato tre anni addietro l’organico era al completo, nel senso che erano ricoperti i quattro posti di sostituto procuratore previsti in organico. Poi negli anni successivi vi è stato un progressivo svuotamento tanto da rimanere negli ultimi due anni con un solo sostituto, il dott. Marcello Cozzolino, magistrato di straordinario spessore, sia sotto il profilo professionale che umano, che ha lavorato affianco a me con notevole abnegazione e spirito di sacrificio. Ora con l’andata via anche del dott. Cozzolino, ovviamente il quadro cambia perchè non si può avere il dono dell’ubiquità. Anche se in questi giorni la Procura Generale ha disposto per sei mesi l’applicazione di un sostituto procuratore di Caltanissetta, la dott.ssa Marina Ingoglia, che assicurerà la sua collaborazione fino a quando non arriveranno gli uditori”.
- Può farci un quadro generale della situazione sulla sicurezza del nostro territorio?
“Per quanto riguarda la sicurezza è un problema che interessa più le forze dell’ordine che garantiscono, devo dire anche in maniera encomiabile, l’attività di prevenzione e di controllo del territorio. Complessivamente, in alcuni settori il numero dei reati è diminuito. Mentre altri sono costantemente attenzionati, in particolare quelli legati alla criminalità che spesso proviene dalle zone limitrofe, in particolare dal catanese. Mi riferisco ai reati di stupefacenti, contro il patrimonio e le rapine. Poi naturalmente ci sono i reati di mafia dei quali si occupa la Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta e una serie di tipologie di reati che vanno attenzionati al massimo perchè riconducibili alla presenza sul territorio della mafia, che è viva e vitale in alcuni importanti settori. Il fenomeno mafioso mi risulta che a Enna fino a qualche anno addietro veniva sottovalutato, rimosso, quasi non se ne parlava, mentre adesso sono sorte anche associazioni che pongono all’attenzione il problema. Quindi, la vigilanza è massima e lo dimostrano le brillanti operazioni dell’Antimafia e le misure di prevenzione sia personali che patrimoniali”.
- L’area ennese negli anni passati è stata terreno fertile per la mafia, mi riferisco, solo per fare un esempio, alle latitanze eccellenti come quella del gelese Daniele Emmanuello nelle campagne di Villarosa. La sua lettura sul fenomeno attuale?
“Questa è la sintomatologia di una situazione che deriva un pò anche dalla conformazione del territorio che si presta all’agevolazione della latitanza di pericolosi criminali. Non dimentichiamo che la strage di Giovanni Falcone e degli uomini della scorta, secondo quelle che sono le risultanze degli atti processuali, venne deliberata da una commissione che si riunì qui a Enna”.
- La posizione del vescovo Pennisi sulla questione mafia è stata ed è netta e chiara. La stessa si riscontra nelle istituzioni e nella politica?
“Data la rilevanza del fenomeno io dico che quello che si fa è sempre poco rispetto a quello che si dovrebbe fare. E’ molto importante che certe idee veicolino a incominciare dalle scuole per formare le coscienze dei giovani. Ognuno deve fare la propria parte”. Quali sono secondo Lei le problematiche su cui bisogna soffermarsi? E come risolverle? “La gente dovrebbe avere una maggiore consapevolezza di quelli che sono i propri diritti e denunciare qualunque situazione che presenti aspetti di illegalità. Su questo aspetto è necessario che si faccia ancora qualche passo avanti. Molte indagini a volte vengono aperte proprio a seguito di segnalazioni e sotto questo profilo anche la stampa e gli organi di informazione hanno molta importanza.Un trafiletto di una notizia può creare lo spunto per una attività di indagine. Quindi il controllo della gente è molto importante”.
- Problema droga. Cosa dicono le statistiche in merito alla presenza nella nostra provincia di sostanze stupefacenti?
“Nella nostra provincia c’è un traffico di importazione che proviene dai territori circostanti, mi riferisco in particolare al catanese. Vi è un’attività di spaccio anche a livello locale non di vastissima scala, ma di una certa consistenza. Un fenomeno che è stato sempre presente ma che ora si sta veramente accentuando, come dimostrano le recenti operazioni, riguardante l’attività di coltivazione. Diverse piantaggioni erano proprio mirate ad una attività di lavorazione, produzione e commercio di sostanza stupefacente sul territorio”.
- Un’ultima domanda: Il cittadino può ancora avere fiducia nella giustizia?
“La giustizia funziona meglio se ha la fiducia del cittadino. La giustizia, è vero, ha i propri tempi, le proprie disfunzioni, mi riferisco alla giustizia in ambito nazionale, però quasi sempre arriva, anche se pure tardivamente, per affermare i principi di legalità e quindi bisogna continuare a credere nella giustizia”.
Vivi Enna - Intervista pubblicata su SETTEGIORNI – settimanale diocesano in edicola tutti i sabati
Pedofilia: Don Di Noto, bene Bagnasco. Ora Meter in ogni Diocesi!
Di Loredana Morandi (del 30/09/2010 @ 14:42:59, in Osservatorio Famiglia, linkato 1950 volte)
Ben detto Don Di Noto! Speriamo che l'intelligenza della Conferenza Episcopale recepisca il messaggio. In Italia, oltre a Don Di Noto, non ci sono operatori della cd "antipedofilia" che non siano pronti a vendere la madre pur di ottenere l'invito ad una trasmissione o la citazione di un quotidiano. La mia esperienza diretta con alcuni di questi cd "operatori" è che tra questi ve ne siano addirittura da "denunciare". L.M.
PEDOFILIA: DON DI NOTO,
BENE BAGNASCO.
ORA METER IN OGNI DIOCESI
(ASCA) - Roma, 28 set - ''Il card. Angelo Bagnasco ha detto parole importanti ribadendo l'impegno del Papa e della Chiesa contro la pedofilia. Molto bene. Ottimo anche l'impegno dei vescovi italiani su questo tema, ma adesso occorre l'elaborazione di un'azione pastorale per educare ad una responsabilita' contro ogni forma di abuso, in special modo quella della pedofilia. L'istituzione di una sede Meter, come gia' alcune diocesi hanno fatto, potrebbe essere una risposta significativa''.
Lo scrive, in un comunicato diffuso oggi, don Fortunato di Noto, fondatore di Meter (l'associazione onlus per la tutela dei minori contro la pedofilia), commentando la prolusione che il presidente della Conferenza episcopale italiana ha tenuto ieri in occasione dell'apertura dei lavori del Consiglio episcopale permanente.
''Serve questa pastorale di prossimita' al dolore delle vittime non perche' diventi solo una risposta al triste problema dei ''preti pedofili' - ha spiegato il presidente Meter- ma perche' sia segno dell'impegno permanente e costante della Chiesa contro queste vergogne, da qualunque parte provengano''.
asp/uda/rob
Sarah, dopo 35 giorni trovato il cellulare
Di Loredana Morandi (del 30/09/2010 @ 08:18:55, in Osservatorio Famiglia, linkato 2171 volte)
Il telefonino è stato recuperato dallo zio nelle campagne al confine tra le province di Lecce e di Taranto
ANSA - 29 settembre, 21:26 dall'inviato Paolo Melchiorre
AVETRANA (TARANTO) - La prima traccia è stata trovata dopo 35 giorni: il cellulare di Sara, senza batteria e scheda Sim, era in un podere ad alcuni chilometri di distanza dal paese e dal luogo - viale Kennedy, la strada che da Avetrana porta al mare - del presunto ultimo avvistamento della quindicenne, scomparsa il 26 agosto mentre andava a piedi a casa della cugina Sabrina per andare al mare. A trovare il telefonino é stato proprio il padre di Sabrina, Michele Misseri. Lo zio di Sara ha raccontato di aver lavorato ieri sera in un uliveto con un amico. Il terreno si trova sulla provinciale 116 Avetrana-Maruggio, ala periferia di Porto Cesareo (Lecce).
Lì i due hanno bruciato delle stoppie. Stamattina Michele Misseri è tornato sul terreno da solo per recuperare un cacciavite che aveva dimenticato ed ha notato il cellulare, rimasto parzialmente danneggiato dal fuoco, riconoscendo che era quello di Sara: c'erano legati un lucchettino e un ciondolo a forma di lattina. Misseri ha quindi chiamato la famiglia affinché allertasse i carabinieri, che poi hanno prelevato il telefonino. "Forse è stato il destino", ha commentato in serata la mamma della ragazzina, Concetta Serrano Spagnolo, riferendosi all'improvviso ritrovamento da parte del famigliare dopo giorni e giorni di ricerche da parte delle forze dell'ordine, anche con l'ausilio di unità cinofile. Mamma Concetta questa mattina era in Procura, a Taranto, insieme ai legali della famiglia, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, che avevano preannunciato un colloquio con i magistrati titolari dell'inchiesta, il procuratore aggiunto Pietro Argentino e il sostituto procuratore Mariano Buccoliero. Proprio durante il colloquio è giunta la notizia del ritrovamento del cellulare di Sara.
"Ora sono più confusa di prima" ha detto in serata mamma Concetta, rientrata a casa dopo il lungo colloquio con gli inquirenti, ribadendo la convinzione che Sara "sia stata rapita, di sperare che sia ancora viva e che bisogna indagare su tutti, la famiglia, gli amici". Di certo, quel telefonino Sara non può averlo gettato via di sua spontanea volontà, per di più togliendo batteria e scheda. Più facile che sia stato lanciato dal finestrino di un'auto da qualcuno che, non da solo, aveva prelevato poco prima Sara con cattive intenzioni. In giornata ha avuto eco anche l'ipotesi di una figlia segreta del papà di Sara, Giacomo, che vive per molti mesi a Milano dove lavora come muratore. Un anno fa una foto della bimba sarebbe stata notata da Sara maneggiando il telefonino del padre, episodio che avrebbe provocato un violento litigio.
"A me non risulta" ha dichiarato la madre di Sara, così come i legali della famiglia hanno riferito che questa circostanza non risulta da alcun atto d'indagine. Domani le ricerche, avviate nella zona del ritrovamento del telefonino con l'ausilio di unità cinofile, riprenderanno in grande stile, col supporto di una ventina di uomini in più. Ma cercare Sara resta sempre come cercare un ago in un pagliaio. Gli inquirenti continuano a non tralasciare alcun indizio; quel cellulare abbandonato in aperta campagna, però, non fa altro che rafforzare l'angoscia di un paese.
Pedofilia a Belmonte, le lacrime dell'imputato
Di Loredana Morandi (del 30/09/2010 @ 08:16:28, in Osservatorio Famiglia, linkato 3009 volte)
Pedofilia a Belmonte,
le lacrime dell'imputato
Si è dichiarato innocente, deponendo tra le lacrime di fronte al giudice. L'uomo di Belmonte del Sannio, accusato insieme al fratello di violenza sessuale nei confronti dei tre nipoti minorenni, ha testimoniato ieri dinanzi al collegio giudicante del tribunale di Isernia, presieduto dal giudice Francesco Ferdinandi.
Un'udienza fiume anche stavolta,in cui sono stati ascoltati parte dei testi dei due procedimenti separati, che vedono alla sbarra da un lato un agricoltore, difeso dall'avvocato pescarese Marco Zanna; dall'altro la madre dei bambini (accusata di favoreggiamento), assistita dall'agnonese Francesco Del Basso più un pastore, contumace, difeso dal legale d'ufficio Maurizio Vecchiarelli di Sesto Campano. Nel primo di essi è stata completata l'escussione dei testimoni del pubblico ministero, con la deposizione della coordinatrice della prima comunità dove furono ospitati i tre fratellini presunte vittime di abusi. Inoltre, sono stati ascoltati quattro testi della difesa (i parenti dell'imputato, tra i quali il figlio, la nuora e la nonna dei minori) che hanno delineato la personalità del contadino di Belmonte. Nel secondo procedimento, invece, hanno sfilato un teste del pm, tre delle parti civili e altri della difesa. Tutti loro hanno contribuito a chiarire le caratteristiche dell'ambiente familiare in cui vivevano i tre bambini, 7, 9 e 12 anni all'epoca delle presunte violenze sessuali. Esaminati dal collegio anche i due imputati presenti in aula. Entrambi hanno dichiarato la propria innocenza. Quando è stato il turno dell'agricoltore, l'uomo non ha potuto trattenere un pianto disperato. Per le parti civili erano presenti il professor Lucio Epifanio di Venafro e l'avvocato Francesca Tagliamonte di Agnone. Confermato inoltre dal tribunale del Riesame di Isernia il sequestro conservativo dei beni degli imputati, così da poter eventualmente risarcire le parti offese in caso di condanna. Contro il quale Zanna ha annunciato il ricorso in Cassazione. L'udienza, intorno alle 15, è stata rinviata al prossimo 27 ottobre, in cui si dovrà proseguire nell'ascolto dei testi (dieci per la difesa del contadino, tre delle parti civili per il procedimento che riguarda il pastore e la madre).
L'avvocato Zanna, a fine giornata, si dice convinto della bontà delle testimonianze rese a sostegno del suo assistito, le quali avrebbero minato seriamente l'impianto accusatorio. <<Uno dei minori, quello dal quale è partito tutto - ha dichiarato il legale - nel racconto dei familiari e della coordinatrice della casa famiglia presenterebbe una personalità inquieta. I giudici hanno ascoltato attentamente e valuteranno>>. La vicenda finisce agli altari della cronaca nel marzo 2008. Gli anziani zii paterni, 60 e 64 anni all'epoca, vengono arrestati dalla seconda sezione della Squadra Mobile di Isernia. Sono un bambino di 12 anni e la sorellina di 9 a denunciare le presunte violenze agli assistenti sociali. La famiglia, che viveva in precarie condizioni igienico-sanitarie, riceveva infatti assistenza domiciliare. Gli abusi sarebbero cominciati nel settembre 2006 e durati circa un anno, senza risparmiare nemmeno il terzogenito, di soli 6 anni. In alcuni casi, secondo l'accusa, le prestazioni sessuali sarebbero state addirittura pagate con cifre pari a cinquanta euro. Soldi incassati dalla madre, che avrebbe saputo e taciuto. I bambini erano rimasti orfani del padre da pochi mesi quando i fratelli del defunto avrebbero cominciato a riservare loro particolari attenzioni.
Irruzione in studio legale a Roma: gambizzato avvocato
Di Loredana Morandi (del 30/09/2010 @ 08:08:53, in Giuristi, linkato 3069 volte)
.. un segno dei tempi e fa spavento. Probabilmente prospetta anche una "questione morale" della avvocatura. Perché, a quanto pare, gli avvocati con troppe scarpe, finiscono gambizzati. L.M.
Irruzione in studio legale a Roma:
gambizzato avvocato
E' successo poco dopo le 20 mentre si trovava nel suo studio in via Ruggero Fauro, zona Parioli
(ANSA) ROMA, 30 settembre 2010, 00:07 - In due sono arrivati a bordo di uno scooter in via Ruggero Fauro, elegante strada del quartiere Parioli a Roma, e si sono diretti verso lo studio dove da anni lavora l'avvocato Piergiorgio Manca, noto penalista della capitale. Intorno alle 20 hanno atteso che il professionista uscisse dal portone del palazzo e, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, si sono avvicinati al penalista.
Tra i tre ci sarebbe stata prima una discussione e poi una piccola colluttazione: improvvisamente uno dei due ha estratto una pistola e ha esploso due colpi colpendo Manca all'altezza dell'inguine, poco sopra la coscia destra. I due, poi, sono fuggiti facendo perdere le loro tracce. Un'azione ben studiata, durata una manciata di secondi. Manca e' stato immediatamente trasportato al Policlinico Umberto I, non e' in pericolo di vita. Secondo gli inquirenti, che in serata hanno ascoltato alcuni testimoni, potrebbe trattarsi di un agguato compiuto da mani esperte, da gente che comunque conosceva il penalista.
Avvocato di lungo corso, Manca ha una lunga esperienza come difensore in processi eccellenti, in particolare quelli legati alla criminalita' romana. E' stato difensore nel procedimento giudiziario per il rapimento di Giuseppe Soffiantini e nel processo per l'omicidio dell'ispettore dei Nocs, Samuele Donatoni.
Il penalista ha partecipato, nel 1998, in qualita' di testimone al processo svoltosi a Perugia per la morte del giornalista Mino Pecorelli.
Il professionista e', inoltre, uno dei legali del commercialista Marco Iannilli. Marco Iannilli, figura chiave dell'inchiesta della Procura di Roma su un presunto maxiriciclaggio di due miliardi di euro che vede coinvolti ex manager delle societa' Fastweb e Telecom Italia Sparkle. Iannilli e', inoltre, legato all'ex consulente di Finmeccanica, Lorenzo Cola. Nel corso degli interrogatori il commercialista ha ricostruito ai magistrati la vicenda Digint: la societa' informatica che ha messo in contatto Finmeccanica con l'imprenditore Gennaro Mokbel, ritenuto uno degli ideatori della maxitruffa.
Il commercialista difeso dall'avvocato gambizzato questa sera a Roma ha, inoltre, spiegato agli inquirenti il flusso di denaro (quasi 8 milioni di euro) partito da Singapore e Hong Kong e transitato su un conto di San Marino per poi finire in Svizzera. Secondo chi indaga si tratta di denaro che Mokbel ha versato a Cola, tramite bonifici per l'acquisto di Digint e che Iannilli ha trasferito in Svizzera trattenendo per se' il 10%.
ANM Milano - "Un passo indietro, durante le indagini sullla P3" - il documento
Di Loredana Morandi (del 29/09/2010 @ 13:53:33, in Magistratura, linkato 1942 volte)
Sezione Distrettuale di Milano
I magistrati della sezione distrettuale di Milano dell’Associazione nazionale Magistrati, riuniti in assemblea il giorno 28 settembre 2010, all’esito di ampio confronto, confermando e condividendo il deliberato del Comitato Direttivo Centrale dell’A.N.M. dello scorso 14 luglio 2010, in particolare l’auspicio che i magistrati coinvolti facciano un passo indietro al fine di liberare l’istituzione da ogni ombra di sospetto:
ESPRIMONO il loro forte disagio per la vicenda che ha coinvolto il vertice della Corte d’Appello di Milano;
RIBADISCONO la centralità della questione morale tra quelle sulle quali l’A.N.M. deve mantenere alta l’attenzione e l’impegno comuni;
RICHIAMANO e CONFERMANO la validità e vincolatività delle norme del codice deontologico e in particolare di quanto previsto dagli articoli 8 (“Il magistrato … evita qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici che possano condizionare l’esercizio delle sue funzioni o comunque appannarne l’immagine”) e 10 (“Il magistrato che aspiri a promozioni, a trasferimenti, ad assegnazione di sede e ad incarichi di ogni natura non si adopera al fine di influire impropriamente sulla relativa decisione, né accetta che altri lo facciamo in suo favore”);
SOLLECITANO il più fermo intervento degli organi associativi a ciò deputati di fronte a violazioni delle norme del predetto codice, adottando le sanzioni previste dallo statuto dell’Associazione;
AUSPICANO la più celere definizione dei procedimenti pendenti davanti al Consiglio Superiore della Magistratura, sia per il più completo accertamento dei fatti, sia per l’adozione dei provvedimenti conseguenti.
Oua De Tilla scrive a Berlusconi sui 5 punti programmatici della Riforma della Giustizia
Di Loredana Morandi (del 29/09/2010 @ 13:46:37, in Giuristi, linkato 2348 volte)
GIUSTIZIA, MAURIZIO DE TILLA, OUA, SCRIVE
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SILVIO BERLUSCONI:
“NEI CINQUE PUNTI PROGRAMMATICI CHE ILLUSTRERÀ PRENDA IN CONSIDERAZIONE IL DECALOGO DI PROPOSTE FORMULATO DALL’ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA PER RIFORMARE DAVVERO LA MACCHINA GIUDIZIARIA”
Il presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla, con una lettera (di seguito), si rivolge direttamente al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla vigilia del suo intervento, alla Camera dei Deputati, sulle priorità del Governo per i prossimi mesi, affinchè prenda nella giusta considerazione, il Decalogo di proposte formulato dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura (Oua) per riformare davvero la macchina giudiziaria.
LA LETTERA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Le scrivo in questi momenti di grande tensione politica, alla vigilia del Suo intervento alla Camera dei Deputati sui cinque punti programmatici che Lei presenterà, affinchè anche l’avvocatura possa dare il suo fattivo contributo sulla “Questione giustizia”.
Innanzitutto voglio rivolgerLe il nostro vivo apprezzamento per l’intera opera svolta per risolvere i problemi del Paese in un contesto di grave crisi politico-economico internazionale.
Allo stesso tempo, non posso non evidenziare la nostra preoccupazione per il perdurare dei problemi del sistema giustizia, per la lunghezza dei processi e per le conseguenze sulle imprese, sugli italiani e sulla competitività del nostro mondo produttivo.
Per questa ragione mi permetto di chiederLe di prendere nella giusta considerazione nel Suo programma di priorità del Governo per i prossimi mesi, l’allegato Decalogo di proposte formulato dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura (Oua) per riformare davvero la macchina giudiziaria: dieci iniziative che puntano sulla managerialità, l’efficienza, la modernità, con lo sguardo rivolto ad una giustizia giusta, celere, efficace e rispettosa dei diritti di difesa del cittadino.
Con i più referenti, cordiali ed affettuosi saluti.
DECALOGO OUA
1. Più consistenti risorse economiche e materiali da gestire senza sprechi negli apparati amministrativi delle sedi giudiziarie;
2. Assunzione di uno o più manager in ciascuno dei medi e grandi uffici giudiziari per gestire con efficienza “l’Azienda giustizia”;
3. Applicazione generalizzata del “Metodo Barbuto” che ha dato positivi risultati negli uffici giudiziari dove è stato applicato;
4. Incremento della produttività del lavoro dei giudici, accompagnato da un numero maggiore di magistrati togati e dall’istituzione della figura dell’assistente del giudice (da individuare tra gli idonei al concorso in magistratura e i giovani avvocati che hanno conseguito a livello distrettuale i primi venti posti in una ideale graduatoria degli esami di avvocato);
5. Recupero dei magistrati sottratti al proprio ruolo eliminando così i distaccamenti presso ministeri o enti;
6. Individuazione di una nuova figura di giudice laico da valutare con un accesso rigoroso e selettivo;
7. Diffusione su tutto il territorio nazionale dell’informatizzazione degli uffici giudiziari e del processo telematico;
8. Drastica riduzione dei riti (su questo il Governo sta lavorando), unificandoli in due, massimo tre modelli procedurali;
9. Modifica dell’art. 111 della Costituzione stabilendo che possono essere impugnate per cassazione le sentenze di appello, fatta eccezione: a) per quelle pronunciate in 1° grado dal Giudice di Pace, escluse le ipotesi di cui all’art. 7 comma 2° nel caso in cui la sentenza pronunci la condanna al pagamento per un importo superiore alla competenza stabilita al suo 1° comma; b) per quelle pronunciate nei giudizi ex art. 440 c.p.c.; c) per quelle pronunciate nei procedimenti ex art. 22 bis comma 1° l. 689/81; d) per quelle pronunciate nei procedimenti ex art. 3 l. 89/2001.;
10. Sul piano della modifica delle regole processuali:
- abrogare la media-conciliazione obbligatoria e intensificare il potere conciliativo del giudice anche nella fase precontenziosa da istituire in grado di appello;
- introdurre la possibilità per il difensore di compiere anche nel processo civile, e con le medesime cautele del processo penale, indagini difensive, sì da potersi previamente rendere conto della fondatezza in fatto di un’azione giudiziaria, prima ancora di intraprenderla;
- eliminare l’istituto del regolamento di competenza.
Avvocati - Specializzazioni, il Cnf vara il regolamento
Di Loredana Morandi (del 29/09/2010 @ 06:48:08, in Giuristi, linkato 1468 volte)
Avvocati - Specializzazioni,
il Cnf vara il regolamento
Sono previste undici aree tecniche: disposizioni in vigore da giugno 2011
Il Consiglio nazionale forense (Cnf), di cui è presidente Guido Alpa, vara il regolamento sulle specializzazioni forensi, che disciplina le aree di specialità professionale e le modalità per acquisire il titolo di specialista.
"Il Cnf - spiega Alpa - ha voluto così coronare un lavoro iniziato a giugno e condotto nel confronto costante con gli Ordini e le Associazioni, nella convinzione che il riconoscimento delle qualifica di avvocato specialista sia a garanzia dell'interesse pubblico e di tutela del cittadino. Del resto l'avvocatura, già nel congresso di Genova del 1960 aveva posto questa necessità".
Il regolamento - che entrerà in vigore il 30 giugno 2011 - gioca d'anticipo rispetto alla riforma forense, il ritardo nell'approvazione della quale ha spinto il Cnf ad approvare l'articolato pur con l'avvertenza che si tratta di un testo che entro un anno dalla sua entrata in vigore potrà esser sottoposto a revisione, "tenendo conto degli effetti prodotti e della tenuta sul campo della individuazione delle aree di specializzazione, la cui definizione ha impegnato lungamente il Cnf". Le aree di specialità individuate sono undici e il regolamento stabilisce che l'avvocato può conseguire il diploma di specializzazione in non più di due.
Esse sono: Diritto di famiglia, dei minori e delle persone; Diritto della responsabilità civile e delle assicurazioni; Diritto commerciale; Diritto del lavoro, della previdenza e della sicurezza sociale; Diritto industriale; Diritto della concorrenza; Diritto tributario; Diritto amministrativo; Diritto della navigazione; Diritto dell'Unione europea; Diritto penale. Entro un anno dall'entrata in vigore il Cnf, sentiti Ordini e Associazioni, potrà procedere se necessario alla revisione delle disposizioni, con particolare riferimento alle aree di specializzazione. Per conseguire il titolo di avvocato specialista il professionista dovrà aver maturato un'anzianità di iscrizione all'albo, ininterrotta, di almeno sei anni; aver frequentato continuativamente per almeno un biennio una scuola/corso tra quelli riconosciuti dal Cnf (per un minimo di 200 ore); aver sostenuto l'esame presso il Cnf.
NORME PROVVISORIE
Gli avvocati che alla data di entrata in vigore del regolamento hanno una anzianità di iscrizione al'albo, continuativa, di 20 anni potranno acquisire il titolo di specialista, in non più di una delle aree di specializzazione, presentando al Consiglio dell'Ordine di appartenenza, che esprimerà un parere non vincolante, documenti e titoli che dimostrino la particolare conoscenza della materia. Il Cnf provvederà all'iscrizione previo eventuale colloquio.
L'esame consiste nello svolgimento di una prova scritta su materia attinente all'area di specializzazione e nello svolgimento di una prova orale, in cui bisognerà dimostrare il possesso di una esperienza pregressa nella materia. Il Cnf terrà aggiornato e reso accessibile al pubblico (sul sito Internet) l'elenco delle associazioni costituite tra avvocati specialisti.
Per il mantenimento del titolo di specialista, l'avvocato sarà tenuto a curare il proprio aggiornamento professionale e conseguire nel triennio almeno 120 crediti formativi, di cui almeno 30 in ogni singolo anno. Tali crediti sono calcolati anche come crediti formativi per la formazione continua. Presso il Cnf sarà istituito il registro dei soggetti abilitati alla istituzione e gestione delle scuole e/o di corsi di alta specializzazione, nel quale sono iscritti, a semplice richiesta, i consigli dell'Ordine.
Il Denaro 28-09-2010 - num. 181 - pag. 32
Giustizia/ Anm: Modifiche a responsabilità imprese ritorno passato
Di Loredana Morandi (del 29/09/2010 @ 06:40:12, in Magistratura, linkato 1252 volte)
Giustizia/ Associazione Magistrati
Modifiche a responsabilità imprese ritorno passato
Cascini: Ingiusto evitare sanzioni alle aziende
Milano, 28 set. (Apcom) - "Per adesso è solo un'ipotesi di modifica, ma appare chiaro che cambiare la legge 231 sulla responsabilità oggettiva delle aziende sarebbe un ritorno al passato". Lo dice Giuseppe Cascini, segretario dell'Anm, prima di partecipare a un'assemblea di magistrati al palazzo di giustizia di Milano. Cascini precisa di aver saputo del progetto di modifica solo da articoli di stampa, poi aggiunge: "La norma finora ha funzionato benissimo perchè ha costretto le aziende a riorganizzarsi e a rispettare il principio di legalità".
Cascini dice di vedere in modo negativo l'ipotesi di cambiamento "che al più potrà riguardare alcuni aspetti. Per esempio suscita perplessità applicare la norma in materia di pedofilia e di antiinfortunstica. Ma per quanto riguarda la vita delle aziende c'è una norma che ha dato fin qui risultati straordinari". "Non si può sostituire alla responsabilità delle aziende con relative sanzioni quella di eventuali società di certificazioni. Il problema non va affontato una volta per tutte in astratto, ma caso per caso nel momento in cui si verifica la violazione di legge" sono le parole di Cascini che rifiuta di commentare quelle che potrebbero essere le ragioni ispiratrici della modifica relativa alla 231. "Bisognerebbe fare la domanda a chi sta pensando di cambiare la norma. Quando ci sarà un testo di legge definito lo valuteremo compiutamente", conclude il segretario dell'Anm.
L'Anm di Milano chiede a Marra «un passo indietro» in seguito all'inchiesta sulla P3
Di Loredana Morandi (del 29/09/2010 @ 06:32:55, in Magistratura, linkato 1432 volte)
Il presidente della Corte d'Appello, Alfonso Marra deve fare «un passo indietro» per allontanare i sospetti dall'istituzione. Lo chiedono i magistrati dell'Anm di Milano, in un documento approvato al termine di un'assemblea. «I magistrati dell'Anm Milano - si afferma - auspicano la più celere destinazione dei procedimenti pendenti davanti al Consiglio superiore della Magistratura, sia per il più completo accertamento dei fatti, sia per l'adozione dei provvedimenti conseguenti».
Nel documento il sindacato delle toghe esprime l'auspicio che si risolva al più presto la vicenda che ha coinvolto il presidente della Corte d'Appello Alfonso Marra, destinatario di alcune telefonate da parte di personaggi finiti in carcere con l'accusa di associazione segreta, nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta P3. La posizione di Marra è tuttora al vaglio del Csm.
Nella nota, i magistrati «esprimono il loro forte disagio per la vicenda che ha coinvolto il vertice della Corte d'Appello di Milano e ribadiscono la centralità della questione morale tra quelle sulle quali l'Anm deve mantenere alta l'attenzione e l'impegno comuni». Inoltre, «sollecitano il più fermo intervento degli organi associativi a ciò deputati di fronte alle violazioni del codice deontologico, adottando le sanzioni previste dallo Statuto dell'associazione».
Per le toghe milanesi, occorre che «i magistrati coinvolti facciano un passo indietro al fine di liberare l'istituzione da ogni ombra di sospetto». Tra i nomi emersi nell'inchiesta sulla P3, figura anche quello del procuratore aggiunto Nicola Cerrato. Marra sarà sentito a Roma il prossimo 21 ottobre nell'ambito del procedimento per incompatibilità ambientale già avviato dal Csm nei suoi confronti.
"Sulla questione morale i magistrati devono tenere l'asticella molto alta", ha dichiarato Luca Palamara, presidente dell'Anm al termine della riunione a Milano, ricordando che quello della questione morale "é un tema centrale che noi vogliamo affrontare a livello nazionale", ribadendo che é stato registrato "un clima di disagio nell'ufficio giudiziario milanese". Nei confronti di Alfonso Marra, presidente della Corte d'Appello di Milano, é stato avviato un procedimento al Consiglio superiore dela magistratura per il trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale.
Il nome di Marra è spuntato dall'ordinanza di arresto per il faccendiere Flavio Carboni, l'ex giudice tributario Pasquale Lombardi e l'ex assessore al comune di Napoli Arcangelo Martino. Stando agli atti, il giudice milanese avrebbe ottenuto l'ambita carica dopo un'intensa attività di pressione esercitata dalla cosiddetta P3 sul Csm e che sarebbe stato a sua volta oggetto di sollecitazioni per far riammettere la lista Formigoni esclusa dalle ultime elezioni regionali.
Cronaca | 28/09/2010 | ore 18.52 »
Inchiesta eolico: Anm Milano,
magistrati coinvolti facciano passo indietro
Roma, 28 set. (Adnkronos) - I magistrati della sezione distrettuale di Milano dell'Associazione nazionale Magistrati, riuniti oggi in assemblea, "esprimono il loro forte disagio per la vicenda che ha coinvolto il vertice della Corte d'Appello di Milano" e "ribadiscono la centralita' della questione morale tra quelle sulle quali l'Anm deve mantenere alta l'attenzione e l'impegno comuni". Inoltre, si legge in una nota, confermano e condividono quanto deliberato dal Comitato direttivo centrale dell'Anm dello scorso 14 luglio, "in particolare l'auspicio che i magistrati coinvolti facciano un passo indietro al fine di liberare l'istituzione da ogni ombra di sospetto"
I magistrati dell'Anm di Milano, prosegue la nota, "richiamano e confermano la validita' e vincolativita' delle norme del codice deontologico e in particolare di quanto previsto dagli articoli 8 ('Il magistrato ? evita qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici che possano condizionare l'esercizio delle sue funzioni o comunque appannarne l'immagine') e 10 ('Il magistrato che aspiri a promozioni, a trasferimenti, ad assegnazione di sede e ad incarichi di ogni natura non si adopera al fine di influire impropriamente sulla relativa decisione, ne' accetta che altri lo facciamo in suo favore')".
Infine, "sollecitano il piu' fermo intervento degli organi associativi a cio' deputati di fronte a violazioni delle norme del predetto codice, adottando le sanzioni previste dallo statuto dell'Associazione" e "auspicano la piu' celere definizione dei procedimenti pendenti davanti al Consiglio Superiore della Magistratura, sia per il piu' completo accertamento dei fatti, sia per l'adozione dei provvedimenti conseguenti".
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