Source: https://www.laleggepertutti.it/141831_libretto-di-deposito-al-portatore-riscosso-non-dal-titolare
Timestamp: 2018-12-10 18:42:53+00:00
Document Index: 108980271

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.2', 'art.2003', 'art.2', 'art.2697', 'art.1836', 'art.1992', 'art. 2']

Libretto di deposito al portatore riscosso non dal titolare
Se la banca paga la somma contenuta nel libretto di portatore a chi lo consegna allo sportello, anche se non è il legittimo proprietario, non è responsabile.
Se porto, in banca o alla posta, un libretto di deposito al portatore di cui non sono intestatario posso chiedere che mi venga ugualmente pagato? La banca si può rifiutare? E che succede se un libretto, intestato a una donna anziana e moribonda, dovesse esserle sottratto da uno dei figli e da questi incassato per conto della madre, senza poi ripartirlo con i futuri eredi? Se uno sconosciuto mi ruba un libretto di deposito al portatore e poi se lo fa pagare dalla banca posso fare causa all’istituto di credito?
A tutte queste domande ha dato risposta una sentenza della Cassazione di qualche giorno fa [1].
Il libretto al portatore va pagato anche a chi non è il proprietario
In termini generali la banca è tenuta a pagare il libretto di deposito al portatore a chiunque lo presenti per l’incasso. È proprio questa l’essenza del titolo «al portatore»: il diritto alla riscossione spetta al portatore del libretto, cioè a colui che lo ha in mano, al possessore quindi che lo presenti in banca o alle poste; e ciò vale anche se il titolo sia intestato a nome di una persona diversa o se in altro modo contrassegnato.
La banca è responsabile – e deve rimborsare i soldi al legittimo intestatario – solo se ha agito con dolo o con colpa grave.
Chi non è proprietario di un libretto di deposito al portatore può portarlo in banca e riscuoterlo?
Il libretto di deposito al portatore si trasferisce da un soggetto all’altro con la semplice consegna del documento cartaceo. Pertanto, la banca o l’ufficio postale non sbaglia se paga il titolo a favore di un soggetto non proprietario purché lo abbia fisicamente in mano e quindi lo esibisca allo sportello. È ovviamente fatto salvo il diritto dell’intestatario di fare causa all’illegittimo detentore del titolo, per ottenere (solo da quest’ultimo) il risarcimento del danno. Eventualmente potrebbe querelarlo per furto o appropriazione indebita.
Quindi, non può essere punito il dipendente dell’istituto di credito se consegna la somma certificata nel libretto a chi si presenta allo sportello munito del titolo al portatore, a prescindere dal fatto che lo possegga in modo legittimo o meno [2].
Secondo infatti quanto prevede il codice civile [3] il trasferimento del titolo al portatore si realizza con la consegna del titolo stesso. Di conseguenza, il possessore del titolo al portatore è legittimato all’esercizio del diritto in esso menzionato in base alla presentazione del titolo.
Chi si accorge, però, che gli è stato sottratto il libretto al portatore o lo ha smarrito può effettuare denuncia di sottrazione o smarrimento e/o la procedura di ammortamento per ottenere il rilascio di un nuovo originale (togliendo validità al documento perso o rubato). Solo se sia stata eseguita la procedura di ammortamento, la banca deve rifiutarsi di eseguire il pagamento al portatore. La banca inoltre risponde nei confronti del portatore, per il pagamento del titolo all’illegittimo portatore, se ha agito con dolo o colpa grave. Quando quindi possono sorgere “sospetti” sulla legittima titolarità del titolo, la banca non può procedere al pagamento.
Cosa che non sussiste se lo sportellista identifica correttamente il portatore del libretto, anche se questi non è l’intestatario.
La banca è tenuta a pagare il libretto di deposito al portatore anche se colui che lo presenta allo sportello non è il legittimo proprietario. L’importante è che non sia stata fatta la procedura di ammortamento o che non vi fossero seri dubbi sulla titolarità del titolo.
Chi perde un libretto al portatore dovrà quindi fare subito denuncia di smarrimento o di furto ai Carabinieri, dandone subito notizia alla propria banca e diffidandola dal pagare il titolo a chi eventualmente lo porti all’incasso. Poi potrà ottenere un nuovo originale del libretto al portatore avviando la procedura di ammortamento.
[1] Cass. sent. n. 24543/16 dell’1.12.2016.
[2] Cass. sent. n. 12187/1991; n. 7075/1990.
[3] Art. 2003 cod. civ.
Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 23 giugno – 1 dicembre 2016, n. 24543
Presidente Dogliotti – Relatore Scaldaferri
Nel luglio 2004 E.C. conveniva in giudizio la Cassa Rurale e Artigiana San Giuseppe di Camerano per sentirla condannare alla rifusione della somma di € 117.000,00 portata da un certificato di deposito al portatore a suo nome, che -secondo quanto da lei allegato- aveva consegnato a suo figlio poi deceduto, e la convenuta aveva pagato ad un terzo non legittimato, in particolare ad un funzionario della Banca Nazionale del Lavoro, S.G., il quale aveva presentato il titolo allo sportello della Cassa Rurale e sottoscritto il modello d’uso nel quale aveva falsamente dichiarato di agire per delega di essa C..
Il Tribunale di Ancona, nel contraddittorio tra le parti, espletata prova testimoniale, accoglieva la domanda.
Proposto appello dalla Cassa Rurale, cui resisteva la signora C., la Corte d’appello di Ancona, in riforma della sentenza di primo grado, rigettava la domanda, compensando integralmente tra le parti le spese del doppio grado di giudizio. Rilevava la corte anconetana che, trattandosi di titolo al portatore, il agamento in favore del presentatore non poteva essere rifiutato dalla banca, stante il disposto dell’art.2 delle condizioni regolanti il certificato di deposito a risparmio e dell’art.2003 del codice civile, non essendo peraltro mai stata esperita la procedura di ammortamento, il che precludeva al giudice di merito l’indagine circa la regolarità della trasmissione del possesso del titolo, salve le ipotesi di dolo o colpa grave nel pagamento. Ipotesi che la corte riteneva nella specie non provate, tenendo anche presente che la banca -mai edotta della intervenuta successione nel possesso del titolo- aveva regolarmente identificato il presentatore, e che la circostanza che costui avesse erroneamente indicato, nel modulo d’uso, la qualità di delegato della C. -invece che della B.N.L. che lo aveva in effetti incaricato, come da testimonianza rilasciata dal predetto- non aveva valore decisivo, tale delega non essendo necessaria ai fini della estinzione del rapporto in relazione alla normativa civilistica, bensì solo ai fini dell’adempimento degli obblighi di natura fiscale di cui al D.Lgs.n.461/1997. La circostanza, peraltro, induceva la corte di merito a rilevare la sussistenza degli estremi di una colpa lieve nell’operato della banca, ai soli fini della ompensazione tra le parti delle spese di entrambi i gradi del giudizio.
Contro tale sentenza, resa pubblica il 4 dicembre 2010, E.C. ha proposto ricorso per cassazione per tre motivi, illustrati anche da memoria, cui resiste la Cassa Rurale con controricorso e ricorso incidentale sulla compensazione delle spese.
Motivi ella decisione
1. Con il primo motivo del ricorso principale la ignora C. denuncia la violazione degli artt.2003 e 1836 cod.civ. nonchè dell’art.2 delle clausole contrattuali, in cui sarebbe incorsa la corte di merito nel ritenere liberatorio il pagamento del titolo nonostante fosse stato effettuato dalla Cassa Rurale non già al portatore del titolo stesso bensì ad un soggetto che si qualificava come mero delegato
dell’intestataria, e senza osservare le cautele del caso a fini di tutela del titolare del diritto cartolare. Con il secondo motivo lamenta la violazione degli artt.115 e 116 cod.proc.civ. e dell’art.2697
cod.civ. con riferimento alla omessa considerazione del contenuto delle prove documentali circa la carenza di legittimazione del funzionario B.N.L. a riscuotere il titolo, essendosi qualificato come mero delegato. Con il terzo motivo lamenta vizi di motivazione in quanto il giudice d’appello: a) avrebbe erroneamente affermato che il tribunale aveva fatto confusione tra la disciplina dei titoli nominativi e quella dei titoli al portatore; b)avrebbe erroneamente valorizzato la mancanza nella specie del decreto di ammortamento del titolo per esonerare la banca, con motivazione insufficiente, da ogni responsabilità.
2. Tali doglianze, esaminabili congiuntamente stante la stretta connessione logico-giuridica, sono prive di fondamento.
La legge di circolazione del titolo in questione, sulla quale rettamente la corte di merito ha fondato la sua decisione di rigetto della domanda della odierna ricorrente, è chiara nell’attribuire la legittimazione all’esercizio del diritto menzionato nel titolo al portatore, cioè al possessore che lo presenti al debitore, anche se il titolo sia intestato al nome di una determinata persona o in altro modo contrassegnato (cfr.artt.1836, 2003 cod.civ.). E tale era la condizione di colui (il funzionario B.N.L.) al quale la Cassa Rurale ha corrisposto la somma portata dal certificato di deposito al portatore di cui trattasi. Non incide evidentemente su tali fondamentali regole civilistiche della circolazione del titolo al portatore l’eventuale inesatto adempimento dell’obbligo di comunicazione previsto dall’art.l0 D.Lgs.n.461/1997: si tratta invero di norma dettata ad altro fine e in un diverso ambito, essendo diretta a consentire alla Amministrazione fiscale di conoscere il percettore del reddito generato dall’operazione.
D’altra parte, la corte di merito ha rilevato anche come il pagamento al soggetto legittimato dal possesso del titolo non sia qualificabile come gravemente colposo (tantomeno doloso) sì da non potersi ritenere liberatorio a norma dell’art.1836 comma primo (in coerenza con il principio generale di cui all’art.1992 comma secondo) cod.civ. Ha infatti osservato -alla stregua di un orientamento più volte espresso da questa Corte di legittimità (cfr.Cass.Sez.l n.12460/08; n.4389/99)- che la Cassa Rurale non ha mancato di adottare le misure del caso identificando diligentemente il presentatore del titolo, in un contesto in cui non risultava alcun elemento -non solo con riguardo alla mancanza del decreto di ammortamento­che avrebbe giustificato il sospetto sulla acquisizione di tale possesso da parte del medesimo. Considerazioni, queste, che da un lato non hanno trovato specifica confutazione con riguardo a risultanze probatorie delle quali la corte distrettuale non abbia tenuto conto, dall’altro rientrano nell’ambito valutativo riservato al giudice del merito, e come tali sono insindacabili in questa sede di legittimità.
Il rigetto del ricorso principale ne deriva dunque di necessità.
3. Altrettanto vale per il ricorso incidentale, con il quale la banca si duole, per violazione degli artt.91 e 92 cod.proc.civ., della compensazione integrale delle spese del giudizio, che la corte di merito avrebbe ingiustamente disposto i rilevando la sussistenza nella condotta della Cassa Rurale di una colpa lieve non ravvisabile, e comunque idonea semmai a giustificare una compensazione parziale. Invero, nel regime (nella specie applicabile ratione temporis) anteriore a quello introdotto dall’art. 2, comma 1, lett. a) della legge 28 dicembre 2005, n. 263, il provvedimento di compensazione delle spese di giudizio, pur dovendo trovare -in base ai principi generali- un adeguato supporto motivazionale (essendo peraltro a tal fine sufficiente che le ragioni giustificatrici dello stesso siano chiaramente desumibili dal complesso della motivazione adottata), può essere censurato in cassazione solo quando la motivazione sia palesemente illogica e contraddittoria (cfr.ex multis Cass.n.24531/l0; n.17868/09; S.U. n.20598/08). Ciò che nella specie non può dirsi, avendo la corte di merito adeguatamente esposto le ragioni della disposta compensazione facendo non illogicamente (tantomeno contraddittoriamente) riferimento ad un dato della condotta della Cassa Rurale che, nella sua censurabilità, può aver contribuito all’insorgere della controversia, ancorchè infondatamente valutato dalla parte attrice.
4. Si impone dunque il rigetto di entrambi i ricorsi, con la compensazione tra le parti -per la reciproca soccombenza- delle spese di questo giudizio di cassazione.