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Timestamp: 2018-02-20 00:07:27+00:00
Document Index: 12531529

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 13']

﻿CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 03 maggio 2017, n. 10760 - ICI - Agevolazione per immobili d’interesse storico-artistico - Appartamento di un fabbricato costruito su area sottoposta a vincolo archeologico - Esclusione - Studio Cerbone
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 03 maggio 2017, n. 10760
Tributi – ICI – Agevolazione per immobili d’interesse storico-artistico – Appartamento di un fabbricato costruito su area sottoposta a vincolo archeologico – Esclusione
Con ricorso in Cassazione affidato a due motivi illustrati da memoria, che possono essere esaminati congiuntamente in quanto strettamente connessi, nei cui confronti, si è costituito l’ente impositore con controricorso, la parte ricorrente impugnava la sentenza del CTR del Lazio, relativamente a tre avvisi d’accertamento in rettifica, in materia d’ICI per gli anni d’imposta 2006, 2007 e 2008, denunciando il vizio di violazione di legge, in particolare dell’art. 2 comma 5 del D.L. n. 16 del 1993, con riferimento al vincolo storico – artistico diretto (art. 3) e indiretto (art. 21) di cui alla legge n. 1089 del 1939, in quanto le norme asseritamente violate di cui alla rubrica si riferirebbero non solo agli immobili soggetti al vincolo, ma anche alle loro pertinenze di cui agli artt. 817 e 818 c.c., tra cui andrebbe ricompreso l’immobile della ricorrente, rispetto agli immobili limitrofi di particolare valore artistico (quand’anche appartenenti a soggetti diversi e suscettibili di formare oggetto di separati atti e rapporti giuridici), anche se sottoposti a vincolo ex art. 4 della legge n. 1089/39 (beni appartenenti a enti pubblici o altre persone giuridiche private senza fine di lucro).
È, infatti, insegnamento di questa Corte, quello che “In tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), l’agevolazione prevista dall’art. 2, comma 5, del d.l. 23 gennaio 1993, n. 16, convertito in legge 24 marzo 1993, n. 75, per gli immobili qualificati d’interesse storico-artistico, trova la sua “ratio” nella necessità di contemperare l’entità del tributo con le ingenti spese che i proprietari sono tenuti ad affrontare per preservare le caratteristiche degli immobili stessi; essa, pertanto, è applicabile esclusivamente agli immobili sottoposti al vincolo diretto di cui all’art. 3 della legge 1° giugno 1939, n. 1089, richiamato dall’art. 2, comma 5, cit., e, trattandosi di norma di stretta interpretazione, non può essere estesa a quelli sottoposti al vincolo indiretto di cui all’ art. 21 della medesima legge, genericamente apposto a salvaguardia di altri beni.
Ne deriva che l’unità immobiliare (appartamento) compresa in un fabbricato costruito su un’area già sottoposta – essa sola – a vincolo archeologico a norma dell’art. 3 della legge n. 1089 del 1939 (in ragione della esistenza nel sottosuolo di vestigia di un antico insediamento) non possa fruire dell’agevolazione suddetta” (Cass. n. 19226/12, 25703/08, Cass. sez. un. 5518/11, 10084/14).
Nel caso di specie, l’immobile in contestazione, pur essendo soggetto a vincolo storico – artistico, non rientra, tuttavia, nella tipologia di vincolo per il quale la normativa asseritamente violata contempla l’agevolazione fiscale, che in quanto norma di stretta interpretazione (per il rispetto del principio della capacità contributiva), non può essere suscettibile di applicazione estensive, come opinato dalla contribuente, infatti, l’art. 2 comma 5 del D.L. n. 16 del 1993 prevede l’agevolazione nella determinazione della base imponibile ICI solo per gli immobili sottoposti al vincolo, di cui all’art. 3 della legge n. 1089 del 1939; mentre, dell’asserito vincolo di pertinenzialità con gli immobili a rispetto dei quali, quello della contribuente sarebbe assoggettato, è una questione di fatto e nuova che non risulta dalla sentenza impugnata né dalle difese della ricorrente, né la ricorrente deduce di averla trattata nei precedenti gradi di giudizio. Infine, la presente vicenda, non rientra nella sfera d’efficacia della sentenza della Corte Costituzionale n. 345/03 (citata dalla ricorrente alla p. 7 del ricorso), ed, in ogni caso, risulta manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2 cit. in quanto rientra nella discrezionalità del legislatore, selezionare le fattispecie meritevoli di un trattamento fiscale differenziato, senza che nella vicenda si possa ravvisare la violazione di principi costituzionali rilevanti e di pari grado.
Condanna la contribuente a pagare a Roma Capitale, in persona del Sindaco in carica, le spese di lite del presente giudizio che liquida in € 2.500,00, oltre € 200,00 per esborsi, oltre il 15% di spese generali, oltre accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 – bis dello stesso articolo 13.