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Timestamp: 2019-03-20 05:21:12+00:00
Document Index: 149999782

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 372', 'art. 412']

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CSM News. Notiziaro n. 14 del 14 gennaio 2008
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CSM NEWS n. 14 del 14 gennaio 2008
1.	L’attuazione della riforma
2.	Il Codice deontologico
3.	La circolare sui fuori ruolo
4.	Proposte di Quinta commissione
5.	La questione della Procura di Genova
6.	Novità dalla Settima commissione.
1.	L’attuazione della riforma.
L’ultimo trimestre dell’attività consiliare è stato particolarmente impegnativo.
L’entrata in vigore dei decreti legislativi sull’ordinamento giudiziario di controriforma e la legge Mastella (di riforma della contro- riforma) ha determinato la necessità impellente di risolvere una serie di questione e di farlo nel senso che ci eravamo proposti ovvero proponendo ogni volta interpretazioni conformi alla Costituzione ed all’efficienza del servizio giustizia.
Dopo la resistenza pluriennale alla controriforma Castelli ed i ritocchi in alcuni aspetti sostanziali -si pensi alla eliminazione della funzione valutativa della Scuola – e di altri meno sostanziali di quelli che ci saremmo aspettati – si pensi ai divieti di passaggio delle funzioni- siamo ora nel pieno dell’agone al momento della verità e con i nodi al pettine.
Il momento è importante e come tale stiamo tentando di affrontarlo. La scommessa è quella di trasformare questa riforma, nata male ed in parte tuttora negativa, in una grande occasione di rinnovamento dell’autogoverno. In sede di applicazione, abbiamo in ogni occasione scelto di attuare le disposizioni in senso conforme alla Costituzione al fine di attenuare i risvolti della riforma in grado in qualche modo di minare l’autonomia e l’indipendenza e nel contempo di migliorare l’autogoverno.
In questa prospettiva è stata affrontata le questione dell’applicazione ai procedimenti in corso delle disciplina entrata in vigore il 30 luglio 2007 dell’art. 13 d.lgs 160/07
E’ stata data attuazione alle nuove previsioni di legge tenendo conto delle fasi procedimentali medio – tempore conclusesi
E’ stato così applicato il divieto relativo al passaggio delle funzioni nel circondario e nella provincia, ma non i divieti che contenevano deroghe che richiedevano di un’attività istruttoria da effettuarsi in fase anteriore all’entrata in vigore della riforma e che quindi il Consiglio non aveva effettuato trattandosi di fase procedimentale compiuta nel vigore della vecchia legge (si rinvia alla lettura della delibera del 4 ottobre 2007 su www. Cosmag.it sotto la voce dell’indice Terza commissione oppure sotto la voce Tramutamenti dell’indice analitico)
Le procedure di tramutamento grazie alle innovazioni introdotte con delibera del 13 marzo 2007, sotto la presidenza della Terza Commissione di Mario Fresa, ( si rinvia alla lettura della delibera del 13 marzo 2007 su www. Cosmag.it sotto la voce dell’indice Terza commissione oppure sotto la voce Tramutamenti dell’indice analitico) si stanno svolgendo con un’accelerazione senza precedenti: è gia stata espletata la copertura dei posti del Tribunale di Roma, Napoli e Palermo; dopo tre mesi per tutte le sedi pubblicate sono state effettuate proposte di trasferimento dalla terza commissione e per circa la metà delle sedi è stata deliberata dal plenum la copertura dei posti messi a concorso.
Altra questione che ci ha impegnato è stata quella relativa alla temporaneità degli incarichi direttivi.
Il principio della rotazione degli incarichi direttivi è stato sempre propugnato dall’ANM e dal Movimento della Giustizia, e costituisce quindi una novità positiva della riforma.
La temporaneità è strettamente connessa alla nozione di professionalità e si collega pure a terreni stimolanti quali quello alla valutazione della professionalità e della specializzazione.
Siamo consapevoli che gli effetti positivi dell’introdotta rotazione degli incarichi direttivi passa però attraverso una corretta applicazione del sistema.
Il nostro impegno è quindi sino ad ora stato diretto a dare immediata effettività alle disposizione sulla temporaneità.
Sul punto aspiriamo ad una rivoluzione culturale del concetto stesso di dirigenza, all’elaborazione di una figura di dirigente che sia un primus inter pares, all’elaborazione di un concetto di incarico dirigenziale che sia considerato onus e non munus, di un incarico che sia svolto con spirito di servizio e consapevolezza, impegno gravoso che non comporta più alcuna cristallizzazione di potere.
La rivoluzione culturale l’abbiamo iniziata, in primo luogo sul piano lessicale, ed infatti abbiamo sostenuto in Consiglio che occorre abbandonare la dizione “perdenti posto” per indicare i dirigenti “ultraottennali” (questo il neologismo che abbiamo proposto e che è divenuto dizione comune). Anche attraverso modifiche all’apparenza solo meramente lessicali, passa l’eliminazione di una visione gerarchica della magistratura che distingue tra giudici dirigenti e capi degli uffici.
L’incarico direttivo non comporta alcuno privilegio e non comporta alcuna rinnovazione o nuovo conferimento automatico se il primo non è stato svolto con eccellenza, non è un premio di fine carriera.
Ulteriore passo che ci proponiamo, anche questo all’apparenza solo meramente lessicale, e quello della quadriennalità e non quello dell’ottennalità dell’incarico. Vorremmo che fosse ben recepito il principio che l’incarico è di quattro anni e solo all’esito di una seria valutazione positiva l’incarico potrà essere rinnovato.
Siamo consapevoli che il buon funzionamento della giustizia passa infatti attraverso la buona organizzazione degli uffici
Ci proponiamo di trovare strumenti utili a fornire effettività alla fase valutativa, che non sia dunque stereotipata, ma che consenta la riconferma solo ed esclusivamente di chi ha svolto in senso positivo l’incarico direttivo. Ed in questo senso andrà il nostro impegno per il futuro.
Dedicheremo il nostro impegno all’approvazione del codice deontologico dei Consiglieri. E proseguiremo in questo il percorso di Paolo, Ernesto e Peppe.
Degli avvenimenti che hanno segnato negativamente il percorso di questo Consiliatura vi è infatti la data del 21 novembre 2007, data in cui si è consumata una pagina nera dell'attività consiliare.
Il codice deontologico dei consiglieri non è stato varato dal plenum ed stato disposto il ritorno in Commissione della pratica, come votato da MI, UNICOST (astenuto Berruti), laici di destra e nonostante il voto contrario dei laici di sinistra e contrari del Movimento e di MD (Maccora astenuta perché relatrice).
Si tratta di una delibera estremamente importante, nella quale per la prima volta il Consiglio nella sua interezza avrebbe dovuto assumere su di sé la responsabilità delle degenerazioni di una serie di comportamenti correntizi per i togati e legati a logiche politiche per i laici.
Nella delibera si elencano una serie di comportamenti specifici da evitare, che possiamo così riassumere:
1. privilegiare le logiche correntizie invece di quelle istituzionali;
2. privilegiare logiche partitiche o associative anche solo "per ragioni di appartenenza o 'debito' elettorale";
3. l'utilizzo del metodo di far mancare il numero legale per ragioni politiche;
4. la violazione degli obblighi di diligenza;
5. lo scorretto utilizzo dei magistrati segretari o dell'Ufficio Studi per fini diversi da quelli istituzionali (evento, per la verità, molto diffuso).
Al fine di discutere di questi problemi e della concreta attuazione dei principi declamati, si prevedeva una sessione annuale sulle attività del Consiglio ed in particolare delle singole Commissioni, in cui il Consiglio stesso desse ragione all'opinione pubblica, interna ed esterna, di quanto fatto e della coerenza dimostrata.
Il ritorno in Commissione della pratica costituisce un tentativo di affossamento; la ragione addotta è che un codice offenderebbe la dignità dei Consiglieri, ma in realtà la maggioranza del Consiglio ha dimostrato di non voler affrontare seriamente il problema delle degenerazioni correntizie, al di là delle mere declamazioni.
Ci proponiamo di presentare in Commissione un testo ancora più netto, ove si affermi con chiarezza cosa è accaduto e cosa accade, impegnando ciascuno al rispetto dei propri obblighi deontologici.
E che ciascuno si assuma la propria responsabilità.
3. La circolare sui fuori ruolo
Riteniamo doveroso segnalare ai colleghi cosa è accaduto a proposito della circolare dei fuori ruolo.
In conformità al programma del Movimento per la Giustizia abbiamo duramente contestato come la circolare riguardo al c.d. tetto dei fuori ruolo fosse poco rispondente alle esigenze di una magistratura che chiede a gran voce di disciplinare in modo rigoroso il settore dei fuori ruolo.
In questa direzione si muoveva la proposta del Movimento diretta ad assicurare, attraverso l'indicazione di un tetto numerico e fisso, le esigenze di contenimento del numero dei fuori ruolo. La nostra proposta non è stata non approvata dal plenum.
Abbiamo difeso in plenum tale posizione e possiamo affermare con orgoglio di avere convinto rappresentanti di ogni gruppo e provenienza politica sulla necessità di un tetto massimo che fosse chiaro e, soprattutto, determinato, con pochissime deroghe giustificate dal rango Costituzionale o di rilevanza Costituzionale dell'Ente richiedente, ovvero dalla necessità di mantenere una positiva immagine internazionale del nostro Paese.
Non vi è stata poi condivisione in ordine all’altra proposta, per noi fondamentale, di richiamare i magistrati da più di cinque anni fuori ruolo. Anche questa proposta non è stata approvata in plenum. Abbiamo quindi votato contro la circolare perché, venuta meno la proposta di richiamo in ruolo, non ne condividevamo più il testo.
Le disposizioni della circolare come emendate nel corso del dibattito plenario avrebbero favorito, anziché limitare come avremmo voluto, la "fuga" di magistrati dalle funzioni giudiziarie.
In plenum, sulla nostra dichiarazione di contrarietà, si sono uniti ben 13 componenti di ogni provenienza (relatrice Pilato compresa) che hanno votato contro il testo di circolare ormai privo degli aspetti da noi ritenuti indispensabili per assicurare un filtro idoneo ai collocamenti "fuori ruolo" e per una risposta che fosse comprensibile e condivisa dalla magistratura intera (solo 8 i voti favorevoli e qualche astensione).
La Terza Commissione dovrà cercare nuove convergenze e nuovi sbocchi normativi e l'effetto sarà frattanto quello di restare privi di una disciplina sui fuori ruolo. Tuttavia, siamo sicuri che le indicazioni plenarie rappresenteranno un monito forte per scelte più responsabili e rispondenti alle esigenze di funzionalità degli uffici giudiziari in un periodo di straordinaria emergenza.
4. Proposte di Quinta commissione
La Quinta Commissione ha varato – tra le altre - le proposte per alcune importanti Procure del Sud. Per la Procura di Catania, a larga maggioranza (5 voti a favore), è stato proposto Di Natale, procuratore aggiunto a Caltanissetta, mentre il solo Berruti ha votato per D’Agata, l’aggiunto anziano di Catania. Alla proposta in favore di Di Natale (fuori della fascia di anzianità di sei anni, ancora vigente) si è giunti in ragione del suo spiccato rilievo, per le competenze dimostrate nel corso della sua carriera, e dopo che erano state effettuate le audizioni di tre concorrenti in fascia (lo stesso Di Natale, Papa, anch’egli aggiunto a Catania, e Campisi, Procuratore a Siracusa). Tali audizioni, pur confermando l’ottimo livello di tutti i candidati, non avevano tuttavia – per motivi diversi che risulteranno dalla motivazione – del tutto convinto la maggioranza della Commissione, che alla fine di una lunga discussione si è orientata per un candidato fuori fascia dotato di spiccato rilievo (altri candidati, come Lo Forte di Palermo, pure presi in considerazione da qualcuno, avevano nel frattempo revocato la domanda). Per la Procura di Potenza, di recente vacante per le dimissioni di Galante a seguito delle note procedure, erano stati proposti con tre voti (Berruti, Riviezzo, Romano) Colangelo, aggiunto a Bari, e due voti (Maccora e Siniscalchi) Paolo Mancuso, aggiunto a Napoli, e un astenuto (Bergamo). In presenza di un parterre di candidati di assoluto rilievo (tra gli altri, oltre ai proposti, anche Antonio Frasso e Corrado Lembo), e dopo aver sottolineato la caratura professionale di Frasso (per il quale, peraltro, vi era un problema di completezza della documentazione) abbiamo orientato il voto in favore dell’ottimo candidato Colangelo – prevalente, per le regole ancora vigenti, a parità di attitudine e merito con l’altrettanto ottimo Paolo Mancuso, per la maggiore anzianità -, il quale raccoglieva il maggior consenso all’interno della Commissione. Ci è sembrato peraltro opportuno che il candidato a dirigere una Procura oggetto di recentissime polemiche e lacerazioni fosse sostenuto dalla autorevolezza derivategli dall’essere stato scelto – se non dall’unanimità, come pure auspicato – almeno da una ampia maggioranza del Consiglio. Il risultato è stato poi raggiunto appieno, in quanto a seguito della revoca di Paolo Mancuso è stata raggiunta l’unanimità sulla proposta Colangelo. Nella seduta del 10 dicembre è stato proposto per la Procura di Caltanissetta, con una larghissima maggioranza (5 voti, - solo uno (Berruti) per Lo Forte) Sergio Lari. A parere della maggioranza della Commissione, Lari è risultato prevalente per le maggiori attitudini dimostrate nel corso della sua variegata carriera, nella quale ha anche già esercitato positivamente un incarico direttivo in zona soggetta all’attacco della criminalità organizzata. Tutto ciò senza ovviamente minimamente sottovalutare la professionalità del collega Lo Forte, ma solo in una logica di comparazione, necessaria allorché si deve scegliere uno solo tra vari candidati, tutti idonei all’incarico. Infine, nella stessa seduta, sono stati proposti per la Procura di Reggio Calabria Pignatone, con tre voti (Romano, Berruti e Bergamo), Boemi e Scuderi con un voto ciascuno (rispettivamente Siniscalchi e Fresa) e un astenuto (Maccora). In questo caso, di fronte ad una gamma di candidati tutti di ottimo livello, Fresa, in accordo con me, ha votato per Scuderi, aggiunto anziano a Reggio, perché dotato di ottima professionalità e capacità di dirigere quella Procura, dimostrata sul campo. Non ci è sembrato che in questo specifico caso si potesse dar premio allo spiccato rilievo per scegliere un candidato fuori fascia (sia Boemi che Pignatone lo sono), pur nella consapevolezza della loro elevatissime capacità. Sono comunque all’esame del Plenum tre ottime professionalità. Le proposte per tutti i posti passano ora all’esame del Plenum. Ci pare che, al di là delle divisioni pure verificatesi, legittime in un organo collegiale, tutti i candidati indicati per i vari posti siano di ottimo livello, e le decisioni sono state spesso difficili e sofferte. La discussione plenaria potrà apportare nuovi elementi di riflessione per tutti. Possiamo però già da ora affermare che il Consiglio si appresta a coprire importanti posti direttivi in Procure delicatissime con ottimi colleghi, dotati di grande professionalità. E questo è già di per sé – al di là delle diverse legittime opinioni sul merito delle singole pratiche - un buon risultato per il sistema di autogoverno.
La Quinta Commissione ha ormai esaurito l’esame dei posti direttivi liberatisi prima del famoso “bollettone” degli ultraottennali decaduti. Da settembre ad ora sono stati coperti circa centoventi posti (tra direttivi e semidirettivi), con uno sforzo della Commissione (a cominciare dai magistrati segretari, cui va un plauso particolare per la dedizione mostrata, e dalla struttura amministrativa) del tutto eccezionale. Sta proseguendo l’esame dei posti semidirettivi ancora pendenti. Saremmo ora in grado di cominciare l’esame dei posti direttivi del bollettone, se perverranno in tempo utile tutti i pareri dei Consigli Giudiziari. Sarà un’altra prova severa, sia per la quantità enorme di lavoro, sia per la qualità delle scelte da effettuare. Le novità introdotte da ultimo, con la sostanziale abolizione della anzianità come criterio di scelta, comporterà la necessità di esaminare numerosissime posizioni (una media di 30-50 per ogni concorso), dato il numero di domande. E’ una storica occasione per la magistratura di rinnovare profondamente i suoi ruoli dirigenziali, distinguendo tra chi ha diretto bene gli uffici, che va valorizzato ed utilizzato al meglio, e chi no, cui va impedito di fare ulteriori danni. Ne va della serietà e della credibilità dell’autogoverno.
L’esame dei posti del bollettone inizierà a partire da quelli occupati da più tempo dal magistrato “decaduto”, anche per evitare la tentazione di favorire un “balletto” delle poltrone a scapito di un esame rigoroso delle singole posizioni. Su tutto questo abbiamo fornito a parte una apposita informazione.
Nel frattempo continua l’istruttoria per l’individuazione dei posti (civile o penale) dei semidirettivi ultra- ottoennali. Completata questa fase, sarà verosimilmente necessario adeguare la circolare in vigore e poi si passerà alla pubblicazione dei posti.
5. La questione della Procura di Genova
Ci preme sottoporre all’attenzione dei colleghi la questione accaduta presso la Procura Genova.
A questo riguardo è indispensabile chiarire che, a prescindere dai fatti meramente contingenti, è essenziale che il Consiglio, alla luce della nuove disposizioni in materia di riorganizzazione dell'ufficio del pubblico ministero introdotte con il d.lgs. 106/06, colga l’occasione per offrire criteri interpretativi della nuova disciplina adeguati e coerenti ai principi costituzionali, per verificare a livello normativo e sotto il profilo organizzativo l’ampiezza dei poteri dei procuratori della Repubblica, i doveri di informazione dei sostituti procuratori verso il Procuratore ed infine il grado di autonomia ed indipendenza di determinazione dei sostituti.
Riguardo alla vicenda della Procura di Genova 17 sostituti hanno inviato un esposto al CSM lamentando una condotta arbitraria e scorretta del Procuratore e formulato in proposito un quesito.
Il nodo della questione riguarda i poteri del Procuratore della Repubblica; in particolare se lo stesso, non avendo revocato l’assegnazione di un procedimento ad un sostituto, possa poi designare se stesso o altro magistrato dell’ufficio per rappresentare il PM all’udienza corrispondente. In altri termini, il quesito involge la sopravvivenza o meno della titolarità del procedimento una volta esercitata l’azione penale.
Questi di seguito i fatti, peraltro già abbondantemente esposti dai mezzi di informazione locali e nazionali.
Effettuata una perquisizione a seguito della quale venivano rinvenute alcune confezioni di morfina ed altro medicinale ad effetto narcotico, veniva iscritto procedimento penale per detenzione illecita di sostanza stupefacente a carico del prof. Henriquet dell’associazione “Gigi Ghirotti”, una onlus impegnata nell’assistenza ai malati terminali.
Dissentendo dalle decisioni adottate dal sostituto assegnatario quanto al prosieguo del rito, avendo già quest’ultimo esercitato l’azione penale, il Procuratore non riteneva di provvedere con lo strumento della revoca, preferendo di contro farsi assegnare l’udienza innanzi al GUP, all’esito della quale il Giudice pronunciava sentenza di non luogo a procedere conformemente alle richieste del PM d’udienza.
Da qui un contrasto di posizioni che sfociava nello scritto a firma dei 17 sostituti genovesi nel quale si formulava il quesito sopra specificato. La pratica pende in commissione VII° e presto sarà affrontata nei suoi termini problematici.
A margine della vicenda in sé, va detto che, nell’immediatezza dei fatti, i giornali locali rendevano pubblico il dissenso generatosi all’interno dell’ufficio inquirente; in particolare il Secolo XIX del 15 novembre scorso titolava “Un’inchiesta di cui vergognarsi”, riferendosi alle dichiarazioni del Procuratore della Repubblica che, a dire del cronista, avrebbe pronunciato pubblicamente la seguente frase “Perché l’ho fatto? Mi vergognavo della decisione del titolare dell’inchiesta”.
Tali affermazioni, nei termini riportati dalla stampa, determinavano i consiglieri Fresa e Pepino a chiedere l’apertura urgente di una pratica presso la prima commissione per la verifica di tali comportamenti. Debitamente autorizzata, anche questa pratica pende in prima commissione in attesa delle determinazioni della settima.
Peraltro i due fatti, pur legati dall’unica vicenda storica, hanno all’evidenza ciascuno una propria autonomia.
Auspichiamo che il Consiglio offra la soluzione adeguata e restituisca serenità ad un ufficio importante in oggettiva difficoltà.
6. Novità dalla Settima commissione.
1. Il confronto in commissione sulla formulazione della nuova circolare in materia di temporaneità prosegue a ritmi costanti. I punti principali attinenti all’individuazione dei tempi massimi di permanenza con riferimento alle singole funzioni sono stati già affrontati e pressocchè risolti. La soluzione andrebbe nel senso di attestarsi sul termine massimo decennale - privilegiando dunque la specializzazione di lunga durata - con alcune sporadiche eccezioni sulle quali la commissione ha ritenuto di ritrovarsi su un termine leggermente inferiore. Tra queste ultime, le funzioni fallimentari, per le quali, pur avendo Petralia segnalato l’esigenza che, di seguito alla riforma della procedura fallimentare e di un’intensa specializzazione ormai immune da tentazioni d’infedeltà, le stesse avrebbero potuto meritare l’intervallo massimo, la commissione è rimasta, allo stato, radicata nelle sue iniziali convinzioni di limitarne la durata ad otto anni, così con un avvicendamento più frequente rispetto ad altre. Di contro, la permanenza nelle DDA, in linea con le ormai diffuse aspettative, sarebbe elevata ai cinque bienni, ossia al termine limite dei dieci anni. Da notare che lo stesso testo del nuovo art. 19 disciplina poi in termini generali il “mixaggio” degli impegni di ogni funzione di prossima scadenza rispetto alle nuove funzioni, ascrivendo all’ultimo biennio l’assegnazione di affari di breve esitazione.
Resta ormai da mettere a punto soltanto la disciplina transitoria che comunque sarà pacificamente nel senso di consentire un’applicazione diluita nel tempo delle ricollocazioni tabellari degli ultratemporali; ricollocazioni che, a norma dell’innovato art. 19 del D.Lvo n. 160, diversamente dalla previsione di circolare, saranno disposte dal dirigente dell’ufficio con provvedimento immediatamente esecutivo.
La più che ragionevole previsione è quella di un’approvazione plenaria entro il mese di gennaio, dopo una riunione finale di settima allargata ai componenti esterni ad essa.
2. Finalmente è approdata al plenum, con le articolate delibere approvate il 19 dicembre, la complessa vicenda delle tabelle del Tribunale di Parma. Da segnalare a questo riguardo la situazione di aperta conflittualità che si registra in quell’ufficio; determinata in larga misura dalla precipitazione delle complesse incombenze organizzative riconducibili alla imminente apertura del primo gruppo dei processi connessi al crack della Parmalat (15 marzo 2008).
Allo stato, oltre agli attuali applicati extradistrettuali già prorogati, pendono ben quattro richieste di applicazione di magistrati fuori distretto, tutte orientate a fronteggiare la seria situazione anzidescritta, collegata alla formazione dei collegi relativi ai processi c.d. Parmalat; situazione aggravata peraltro dalla sussistenza di incompatibilità già evidenziate riguardanti alcuni colleghi e regolarmente accolte.
La commissione ha già provveduto a sentire formalmente i capi dei rispettivi uffici di Corte, Tribunale e Procura, così come il presidente di sezione del Tribunale parmense. E’ già calendarizzata per il 20 del mese un’ulteriore audizione del Presidente della Corte d’Appello.
3. E’ stato effettuato, sempre in settima, un costruttivo incontro con il Capo Dipartimento Castelli, il direttore generale Brescia e il direttore De Santis del Ministero della Giustizia nonché con alcuni noti analisti d’organizzazione tra cui il prof. Zan. Lo scopo è stato quello di gettare le basi per un percorso comune sulla sperimentazione in alcune sedi pilota (verosimilmente quelle già scelte per la sperimentazione del processo civile telematico) di moduli organizzativi “virtuosi” impiegabili per la ottimizzazione delle risorse e la celerizzazione del processo, in virtù della disciplina contenuta nel D.L. sull’Ufficio per il Processo.
Si è discusso del “come”, del “dove” e soprattutto su quali segmenti giudiziari (solo civile? Anche il penale?, solo Tribunali? Anche le Procure? E le Corti?) concentrare la sperimentazione.
Una volta ben delimitati gli impegni di spesa – a nostro avviso interamente gravanti sul ministero – potranno avviarsi in concreto e di comune accordo le anzidette sperimentazioni.
4. Il proliferare del fenomeno criminale della contraffazione – una vera e propria emergenza planetaria per la quale il Consiglio, anche tramite il consigliere Petralia, ha preso parte al Tavolo delle Istituzioni Pubbliche presso l’Alto Commissario per la lotta alla contraffazione, on. Giovanni Kessler, ad incontri italo-statunitensi a Montecatini e presso il Ministero degli Esteri – ha indotto la Commissione ad interessarsi sul fronte dell’organizzazione specifica delle procure maggiormente attinte dal fenomeno delittuoso, decidendo di convocare i rispettivi Procuratori, non necessariamente tutti riconducibili ad Uffici sedi di DDA. Il fine è quello di verificare lo stato dell’organizzazione giudiziaria di ogni singolo ufficio inquirente in relazione alla esistenza e diffusione del fenomeno e di stimolarne al contempo iniziative di tipo organizzativo-ricognitivo. Specie se si considera che pendono iniziative legislative destinate ad operare un appesantimento sanzionatorio delle previsioni criminose esistenti e a snellire le procedure investigative, riconducendo assai verosimilmente la titolarità delle indagini preliminari alle DDA.
Tendenzialmente l’incontro, cui dovrà opportunamente prendere parte l’Alto Commissario, il Procuratore Nazionale Antimafia ed altre Autorità, a diverso titolo coinvolte nella gestione del contrasto alla contraffazione, avrà luogo tra la fine di gennaio ed i primi di febbraio dell’anno prossimo.
5. La settima è stata inoltre impegnata nella soluzione – da considerare del tutto inedita per l’esperienza consiliare anche risalente – da dare al più che noto evento offerto dalla avocazione delle indagini relative al procedimento c.d. “why not” già condotto dal collega De Magistris. Il fattore inedito è dato dal tipo, invero assai infrequente se non addirittura desueto, di avocazione (art. 372 cpp) rispetto alla serialità di quelle ex art. 412 cpp relative all’avvenuta consumazione dei termini delle indagini senza esercizio dell’azione penale o archiviazione.
La decisione è nel senso che alla VII° Commissione, in coerenza alle proprie attribuzioni, è inibito l’esame del merito dell’avocazione, se non nella limitata misura riconnessa agli eventuali disguidi sull’organizzazione degli uffici interessati.