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Timestamp: 2018-04-25 00:46:12+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 34', 'art. 2', 'art. 16', 'art. 2', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 4', 'art.4']

Costituisce adeguata motivazione dell'interesse pubblico alla reiterazione dei vincoli il riferimento alla costante e rilevante crescita demografica che comporta la progressiva riduzione degli standard urbanistici, contestualmente giustificandosi, altresì, l’attuata individuazione di aree a standard in misura superiore rispetto al dimensionamento minimo previsto dalla legge urbanistica regionale.
Il carattere conformativo di un vincolo esclude la necessità di un indennizzo, come del resto chiarito dalla stessa Corte Costituzionale nella sentenza 179/1999.
A norma della’art. 34 della L.R. Veneto n. 11/2004 “I vincoli preordinati all'esproprio hanno la durata di cinque anni e possono essere reiterati una sola volta e per la stessa durata”.
Le indagini attivate per la conoscenza del territorio con la deliberazione dell’atto d’indirizzo e l’adozione del Documento programmatico preliminare al PUG sono solo i primi atti della procedura disciplinata dalla l.r. n. Puglia n. 20/2011, come tali inidonei a soddisfare l’interesse pretensivo alla riqualificazione urbanistica di area incisa da vincolo decaduto.
La proroga in via legislativa o la particolare durata dei vincoli non sono fenomeni di per sé inammissibili se ancorati a date certe e mantenuti entro i limiti della non irragionevolezza e non arbitrarietà.
Quando sussiste la reiterazione di vincoli espropriativi?
Non può essere attribuito il valore di prima imposizione di vincolo espropriativo ad un provvedimento eliminato dal mondo giuridico per effetto del suo annullamento giudiziale, avendo questo effetto ex tunc. La nuova destinazione impressa non può pertanto configurare una reiterazione ma una prima apposizione del vincolo medesimo.
La motivazione della reiterazione del vincolo espropriativo
La decadenza del vincolo espropriativo non esclude, quanto meno in astratto, che l'amministrazione possa reiterare lo stesso vincolo. Detta attività richiede, tuttavia, l’adozione di un provvedimento congruamente motivato in ordine alla persistenza delle ragioni di diritto pubblico sottese alla necessità della reiterazione e, ciò, al fine di escludere un contenuto vessatorio o comunque ingiusto dei relativi atti.
Gli obblighi motivazionali in sede di reiterazione dei vincoli decaduti non possono svilirsi in relazione al fatto che la particella parzialmente incisa dal vincolo presenta, per la parte residua, connotati d'inedificabilità; ciò in quanto le cautele procedimentali, alle quali è comunque tenuto il comune nella reiterazione della previsione ablatoria, non possono dipendere dalla maggiore o minore appetibilità edilizia dei terreni limitrofi.
La reiterazione di vincolo espropriativo postula la scadenza dell’originario periodo di franchigia ed una nuova scelta di destinazione urbanistica implicante l’apposizione di un nuovo vincolo.
L'obbligo di provvedere alla ripianificazione dell'area incisa da vincolo decaduto e lo spatium deliberandi della P.A.
Va dichiarato l’obbligo dell’Amministrazione di pronunciarsi sull’istanza di riqualificazione di area incisa da vincoli decaduti; deve però escludersi che il giudice possa dare indicazioni concrete circa l'attribuzione di una qualificazione urbanistica al lotto di terreno, data la natura discrezionale della classificazione dei suoli in sede di regolamentazione urbanistica.
Premesso che è pacifica la sussistenza dell’obbligo del Comune di provvedere a dettare una nuova disciplina urbanistica per l’immobile inciso da vincoli, non può trovare applicazione il termine generale di trenta giorni, previsto dal comma 2 dell’art. 2 della legge n. 241 del 1990, qualora i termini di conclusione del procedimento siano espressamente previsti dalla legislazione regionale (e, specificatamente, dall’art. 16 della L.R. Puglia 31 maggio 1980 n. 56).
Il principio della temporaneità e relativa decadenza dei vincoli espropriativi
I vincoli urbanistici di natura espropriativa, trovano la propria disciplina nell'art. 2 della legge 1187/68, secondo cui le indicazioni di Piano regolatore che incidono su beni determinati e che assoggettano i beni stessi a vincoli preordinati all'espropriazione o ne comportano l'inedificabilità, perdono ogni efficacia qualora entro cinque anni dalla data di approvazione dello strumento urbanistico non sono stati adottati i relativi piani particolareggiati.
Decadenza del vincolo di destinazione a carattere conformativo della proprietà privata
Deve escludersi che le nuove destinazioni impresse ai terreni di proprietà privata e già destinati dal previgente P.R.G. alla realizzazione di arteria a servizio dell’intero territorio comunale e come tale comportante un vincolo conformativo, determinino la reiterazione di vincoli ablatori, e questo a prescindere dal carattere conformativo o espropriativo di tali nuove destinazioni.
In ipotesi di vincolo espropriativo, la limitazione temporale di efficacia si pone come alternativa all'indennizzo, nel senso che in tanto il vincolo risulta indennizzabile in quanto è imposto a tempo indeterminato; si prospetta la necessità del riconoscimento di un indennizzo quando, pur essendo stabilita per legge la durata del vincolo, è prevista la prorogabilità del termine ovvero il vincolo venga comunque reiterato, dopo la scadenza del termine, da parte della p.a.
Casistica relativa all'indennizzo da reiterazione dei vincoli espropriativi
La previsione di indennizzo a fronte di reiterazione dei vincoli è principio coerente con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, che tutela non solo la proprietà in sé ma anche la certezza della situazione giuridica, messa in pericolo dall’incombenza di poteri appropriativi e ablatori utilizzabili dall’amministrazione in un ampio arco temporale.
Reiterazione dei vincoli espropriativi: indennizzo necessario e non necessario
Ogni reiterazione di vincoli espropriativi esige la previsione di un indennizzo. La regola, inizialmente formulata dalla giurisprudenza costituzionale (v. C.Cost. 20 maggio 1999 n. 179), è ora codificata nell’ordinamento interno dall’art. 39 comma 1 del DPR 327/2001.
Definizione dell'indennizzo per reiterazione dei vincoli espropriativi: l'art. 39 D.P.R. 327/2001
Il principio della spettanza di un indennizzo al proprietario nel caso di reiterazione del vincolo preordinato all’esproprio non rileva ai fini della legittimità dei provvedimenti che hanno disposto la reiterazione; tale principio, pacificamente desumibile dal preesistente quadro normativo, è stato ora esplicitato dall’art. 39, I comma del testo unico sugli espropri approvato con il DPR n. 327 del 2001.
Le aspettative del proprietario espropriato allo scadere del vincolo ablatorio
La decadenza di un vincolo non si verifica qualora sia adottato il piano attuativo nel quinquennio dall’introduzione del vincolo medesimo.
La durata limitata dei vincoli espropriativi
La previsione di un vincolo espropriativo non deve indicare i suoi termini di efficacia, discendenti direttamente dalla legge.
Conseguenze ed effetti derivanti dalla decadenza dei vincoli espropriativi
La scadenza del vincolo espropriativo non comporta automaticamente né la reviviscenza della precedente disciplina urbanistica, né l’applicabilità della destinazione urbanistica delle aree limitrofe, ma determina, in primo luogo, la violazione dell'obbligo di ripianificazione incombente sull’Amministrazione.
Misure di salvaguardia dalla decadenza dei vincoli espropriativi: le «zone bianche»
A causa della decadenza dei vincoli i terreni rimangono privi di regolamentazione; in tale situazione l’area è soggetta ai limiti di edificabilità previsti dall’articolo 4, ultimo comma, della legge 28 ottobre 1977 numero 10.
Normative statali e regionali relative alla disciplina delle zone bianche (art. 4, comma ultimo, Legge 10/1977)
L’art. 9 DPR 380/2001 non eradica il diritto di edificare del proprietario, ma lo contiene in limiti rigorosi, individuati dalla legge nell’esercizio della sua ampia discrezionalità che segna il punto di emersione del coordinamento e bilanciamento di molteplici e, a tratti, contrapposti interessi costituzionali; è pertanto manifestatamente infondata la questione di costituzionalità sollevata in relazione agli artt. 3, 42 e 97 Cost.
Effetti, finalità ed indennizzabilità delle c.d. zone bianche
La finalità conservativa perseguita dalla normativa sulle cc.dd. zone bianche di cui all'art. 4, ultimo comma, della legge 28.01.1977 n. 10 – poi confluito nell’art. 9 del d.P.R. n.380/2001, trova la sua realizzazione attraverso una serie di rigide prescrizioni edilizie, sotto il profilo volumetrico e qualitativo, relative alle opere realizzabili dentro o fuori i centri abitati.
La realizzazione di interventi produttivi all'interno di «zone bianche»
La decadenza dei vincoli consente un’edificazione che sviluppi una volumetria massima pari a 0,03 metri cubi per metro quadrato, atteso peraltro il limite riferito alla superficie coperta, in base al quale, per gli interventi a destinazione produttiva, la stessa non dovrebbe comunque superare un decimo dell’area di proprietà, in aggiunta al limite volumetrico anzidetto.
Il carattere provvisorio dei limiti di edificabilità riconducibili alle zone bianche
La disciplina prevista per i comuni sprovvisti di strumento urbanistico, che trova applicazione nel caso in cui si sia verificata la decadenza del vincolo d'inedificabilità, è situazione eccezionale e transeunte; al regime stabilito dalla L. n. 10 del 1977, art. 4, non può pertanto assegnarsi il carattere di regolamentazione urbanistica.
Lo jus aedificandi del privato espropriato alla decadenza del vincolo ablatorio
La decadenza del vincolo determina l'applicabilità del combinato disposto degli artt. 9, comma 3, del Dpr n. 327/2001 e 9 del Dpr n. 380/2001, ossia di una disciplina edificatoria affatto diversa da quella precedente e riconducibile al regime delle cc.dd."zone bianche".
Distinzione tra annullamento, decadenza e reiterazione del vincolo espropriativo
In ipotesi di annullamento, lo strumento urbanistico deve ritenersi tamquam non esset, e quindi inefficace ab origine; detta caducazione comporta la reviviscenza e/o la persistente operatività della regolamentazione urbanistica preesistente, a differenza di quanto sarebbe avvenuto in caso di scadenza o decadenza dei vincoli urbanistici di inedificabilità, in cui in attesa di una nuova disciplina, l'area rimasta non disciplinata rimane soggetta alla previsione normativa di cui all'art.4 L.10/1977
L'obbligo di riqualificazione urbanistica dell'area incisa da vincolo decaduto
La configurazione dell'obbligo a provvedere alla riqualificazione di area incisa da vincolo decaduto, trova la sua radice nel fatto che l'esercizio del potere di pianificazione urbanistica del Comune è obbligatorio nell'"an", mentre resta, ovviamente, largamente discrezionale nel "quomodo", sia pure nei limiti posti in particolare dalle regole urbanistiche contenute nel d.m. n. 1444 del 1968 e nella legislazione di settore più in generale.
L'esame delle istanze dei privati per la riqualificazione dell'area incisa da vincolo decaduto
Non può esservi dubbio che l’amministrazione sia tenuta ad esaminare le istanze di privati volte alla riqualificazione di area incisa da vincolo decaduto anche nei casi in cui la richiesta non sia suscettibile di accoglimento, nel qual caso infatti incombe sull’Amministrazione l’obbligo di motivare congruamente il provvedimento di diniego.
Fasi e contenuto dell'istanza di ritipizzazione delle aree incise da vincolo espropriativo decaduto
L’intervenuto avvio del procedimento espropriativo, non esonera comunque l’amministrazione dal provvedere espressamente sull’istanza del proprietario diretta alla riqualificazione di area incisa da vincolo decaduto.
L’atto soprassessorio, con il quale la p.a. rinvia ad un accadimento futuro e incerto nell'an e nel quando il soddisfacimento dell’interesse pretensivo fatto valere dal privato con la domanda di riqualificazione di area incisa da vincolo decaduto, costituisce un vero e proprio diniego a provvedere, come tale determinante un arresto a tempo indeterminato del procedimento attivato dal privato, lesivo della posizione giuridica del richiedente.
L'illegittimità del silenzio della P.A. sull'istanza di ripianificazione dell'area incisa da vincolo decaduto
L'Amministrazione ha l’obbligo di provvedere rispetto all'istanza di riqualificazione di area incisa da vincolo decaduto; nel caso in cui il Comune non provveda risulta evidente la sua inerzia, che concretizza una ipotesi di silenzio rifiuto (inerzia a fronte di attività discrezionale).