Source: https://www.camera.it/leg17/465?tema=le_trivellazioni
Timestamp: 2020-05-29 05:08:28+00:00
Document Index: 86360851

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 38', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 8']

con le modalità partecipative (intesa in via preliminare) tra Stato e regioni, di cui all'art. 14-quater, comma 3, della legge n. 241/1990 (nuovo comma 3-bis dell'articolo 57 del D.L. n. 5/2012)
ai sensi di una procedura (art. 1, comma 8-bis, della legge n. 239/2004), che contempla l'intervento sostitutivo della Presidenza del Consiglio dei Ministri con la partecipazione della regione interessata. Il richiamo a tale procedura di intervento sostitutivo statale è stato poi soppresso con la legge di stabilità 2016.
In particolare, l'articolo 57, comma 1, del D.L. n. 5/2012 individua, tra gli altri, quali infrastrutture ed insediamenti strategici ai sensi dell'articolo 1, comma 7 del D.L. n. 239/2004, gli stabilimenti di lavorazione e di stoccaggio di oli minerali. L'installazione e l'esercizio di nuovi stabilimenti di lavorazione e di stoccaggio di oli minerali, nonchè - all'indomani dell'intervento contenuto nella legge di stabilità per il 2015 - le opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento degli idrocarburi in raffineria, alle opere accessorie, ai terminali costieri e alle infrastrutture portuali strumentali allo sfruttamento di titoli concessori, comprese quelle localizzate al di fuori del perimetro delle concessioni di coltivazione sono assoggettate ad una autorizzazione rilasciata dal MISE, di concerto con il MIT, d'intesa con le regioni interessate. L'autorizzazione è rilasciata a seguito di un procedimento unico svolto entro il termine di centottanta giorni, nel rispetto dei principi di semplificazione di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241. Il procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale viene coordinato con tali termini. In caso di mancato raggiungimento delle intese si provvede, come sopra detto, ai sensi dell'articolo 14-quater, comma 3, L. n. 241/1990. Il richiamo alla procedura di intervento sostitutivo del Governo, di cui all'art. 1, comma 8-bis della legge n. 239/2004, è stato invece soppresso con la legge di stabilità 2016, la quale ha anche provveduto a delimitare l'ambito di operatività di tale potere sostitutivo (nel caso di inerzia dell'ente territoriale interessato) per i soli compiti e funzioni statali di cui al comma 8 della citata legge n. 239/2004.
Sulla disciplina della coltivazione, prospezione e ricerca di idrocarburi contenuta nell'articolo 38 del D.L. n.133/2014 e nel comma 552 della legge di stabilità 2015 che ha modificato ed integrato l'articol 57 del D.L. n. 5/2012) sono stati sollevati ricorsi per illegittimità innanzi alla Corte Costituzionale da parte di alcune regioni (si vedano, in particolare, il ricorso della regione Lombardia n. 6 del 15 gennaio 2015, e della regione Campania n. 13 del 21 gennaio 2015 e i ricorsi nn. 32, 35, 39 e 40 delle Regioni Campania, Abruzzo, Marche e Puglia, di febbraio-marzo 2015).
l'eliminazione del carattere strategico, di indifferibilità e urgenza delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, riconoscendo ad esse il solo carattere di pubblica utilità, che costituisce uno dei requisiti per l'emanazione del decreto di esproprio (modifica del comma 1 dell'art. 38 del D.L. 133/2014);
la soppressione, per le infrastrutture energetiche strategiche, in caso di mancato raggiungimento delle intese con le Regioni, del richiamo al potere sostitutivo della Presidenza del Consiglio da esercitarsi (senza intesa con le regioni) ai sensi del comma 8-bis dell'articolo 1 della legge n. 239/2004 (modifica al comma 3-bis dell'articolo 57 del D.L. n. 5/2012.
La legge di stabilità 2016 è intervenuta anche sul divieto di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in alcune zone di mare (vale a dire all'interno del perimetro delle aree marine e costiere protette e nelle zone di mare poste entro 12 miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette). La legge ha soppresso le disposizioni contenute nel secondo e nel terzo periodo del comma 17 dell'art. 6 del D.Lgs. 152/2006, che consentivano una serie di deroghe al divieto, anch'esse oggetto di richiesta di quesito referendario abrogativo e ha confermato solo la parte della disposizione che fa salvi i titoli abilitativi già rilasciati specificando però che essi operano per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale.
La Corte Costituzionale in una sentenza del 2016 (sentenza 4 maggio - 16 giugno 2016, n. 142) ha dichiarato cessata la materia del contendere sul comma 3-bis dell'articolo 57 del D.L. n. 5/2012, e ha dichiarato non fondata la questione di legittimita' costituzionale dell'art. 1, comma 552, lettera a) e b) della legge di stabilità 2015.
La stessa Corte, in una recente sentenza di luglio 2017, (sentenza 23 maggio - 12 luglio 2017, n. 170) ha invece dichiarato l'illegittimità costituzionale:
dell'art. 38, comma10, del d.l. n. 133 del 2014, in quanto consente l'autorizzazione da parte del MISE di progetti sperimentali di coltivazione di giacimenti di idrocarburi in mare, nelle zone di comuni rivieraschi. La Corte, nel dichiarare l'illegittimità della norma, afferma che essa " a fronte del precedente reiterato divieto di attività minerarie nel Golfo di Venezia fino a quando non sia definitivamente accertata "la non sussistenza di rischi apprezzabili di subsidenza sulle coste" (art. 8, comma 1, del D.L. n. 112 del 2008), dispone la sperimentazione "delle migliori tecnologie nello svolgimento delle attività minerarie" proprio nell'area in questione - quantomeno connotata da un alto grado di rischio ambientale, anche alla luce della precedente norma peraltro ad oggi non abrogata - e consente tale sperimentazione fino a quando l'effetto di subsidenza non si sia verificato, prevedendone pertanto l'interruzione quando l'eventuale danno si sia ormai prodotto.
Tra gli interventi adottati nel corso dell'attuale legislatura si ricorda che il D.L. n. 133/2014 (articolo 38, comma 11-quater) introduce, nelle attività di ricerca o coltivazione di idrocarburi rilasciate dallo Stato il divieto della ricerca e dell'estrazione di shale gas e shale oil e il rilascio dei relativi titoli minerari.
Sul sito istituzionale del Ministero dello sviluppo economico è fornito l'elenco completo dei titoli minerari vigenti alla data del 31 dicembre 2017. Secondo tali dati, risultano vigenti sul territorio italiano:
In Sicilia, per la sola terraferma, in virtù dello statuto speciale della regione, la competenza normativa e amministrativa è completamente autonoma. I dati riportati sono forniti dal competente ufficio regionale con cadenza semestrale. Si tratta di 7 permessi di Ricerca e i 14 concessioni di Coltivazione.