Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-870-codice-civile-comparti
Timestamp: 2020-05-26 21:49:01+00:00
Document Index: 179283783

Matched Legal Cases: ['art. 870', 'art. 23', 'art. 11', 'art. 23', 'art. 870', 'art. 870', 'art. 18', 'art. 62', 'art. 18', 'art. 1101']

Art. 870 codice civile: Comparti | La Legge per tutti
Comparto (edificatorio): aggregato di più aree, individuato dalla autorità comunale, per dare vita alla formazione di un complesso edilizio di carattere unitario o alla trasformazione di fabbricati preesistenti.
Consorzio edilizio: organizzazione tra proprietari di suoli per realizzare più efficacemente le strutture richieste dalle circostanze nel rispetto del piano regolatore.
Il comparto edificatorio, previsto dall'art. 870 cod. civ. e disciplinato dall'art. 23 della legge 18 agosto 1942, n. 1150, costituisce mezzo di attuazione del piano regolatore particolareggiato e rende possibile l'edificazione privata attraverso la formazione di consorzi tra proprietari rappresentanti almeno i tre quarti del valore dell'intero comparto, nonché l'espropriazione delle aree appartenenti ai proprietari non aderenti. Ne consegue che, ai sensi della menzionata disposizione, integralmente recepita dall'art. 11 della legge reg. Sicilia 27 dicembre 1978, n. 71, il ruolo rivestito dal comune, analogo a quello svolto da altre autorità amministrative (Prefetto, Presidente della Giunta regionale e Sindaco), è quello di procedere alla formale emissione del decreto di esproprio, restando l'ente estraneo agli eventuali giudizi di opposizione alla stima dei relativi indennizzi ovvero a quelli di risarcimento dei danni da occupazione acquisitiva, la cui titolarità passiva va attribuita al consorzio, a beneficio del quale il provvedimento ablativo viene emanato. Rigetta, App. Caltanissetta, 18/05/2007
Cassazione civile sez. I 12 maggio 2014 n. 10287
La costituzione di un comparto edificatorio, ai sensi dell'art. 23 l. 17 agosto 1942 n. 1150 e dell'art. 870 c.c., non ha alcuna incidenza sul regime giuridico dei beni che ne fanno parte, i quali rimangono in proprietà dei singoli consorziati, determinando, piuttosto, vincoli relativi alla destinazione urbanistica, imposti in funzione dell'edificazione e della trasformazione dell'intera lottizzazione o dei singoli lotti. L'amministrazione comunale, pertanto, prescrive unicamente ai singoli proprietari, soli o riuniti in consorzio, di realizzare le opere di sistemazione del comparto edificatorio, onde evitare l'espropriazione delle aree, ma tale funzione non limita il diritto dei comproprietari di disporre dei loro immobili durante il tempo occorrente per la realizzazione delle medesime opere.
Cassazione civile sez. II 04 luglio 2012 n. 11190
Il comparto edificatorio è uno strumento urbanistico di terzo livello, attuativo della pianificazione urbanistica ed avente la finalità (comune agli altri strumenti urbanistici) di assicurare una percentuale di sviluppo razionale dell'attività edilizia e regolare l'assetto urbanistico del territorio; inoltre, ai sensi del combinato disposto degli art. 870 c.c.; 23, l. n. 1150 del 1942; 13, l. n. 10 del 1977; 18, l.reg. Veneto n. 40 del 1980 per la concreta realizzazione di interventi edificatori al suo interno è necessario - tra l'altro - che lo stesso venga preventivamente istituito e delimitato dal Comune il quale in un programma pluriennale di attuazione, o in un successivo provvedimento del Consiglio comunale, è tenuto a delimitarne l'ambito territoriale, nonché ad indicare i termini per la costituzione del consorzio e per la presentazione dell'istanza di concessione (art. 18, l.reg. cit., comma 2). Pertanto, in applicazione dell'art. 62, l.reg. cit., il quale richiama l'art. 18, l.reg. cit., comma 2, per esercitare il diritto di rivalsa delle spese sostenute per l'esecuzione degli interventi previsti nel comparto nei confronti dei proprietari dissenzienti è necessario che il Comune abbia proceduto alla istituzione e delimitazione di un piano di comparto.
Cassazione civile sez. I 07 maggio 2010 n. 11106
La stipulazione con il comune di una convenzione di lottizzazione implica che i proprietari dei terreni interessati alla urbanizzazione pongano in essere un negozio (interno) di costituzione di un consorzio urbanistico volontario - con assunzione delle obbligazioni a fini organizzativi e con costituzione degli effetti reali necessari per conferire al territorio l'assetto giuridico conforme al progetto approvato dall'Amministrazione - da ritenersi assoggettato alla disciplina della comunione dettata dal codice civile, ivi compreso l'art. 1101, comma 2, con la conseguenza che, in difetto di espressa deroga convenzionale, giusta la regola da tale norma imposta, le spese per la lottizzazione (quali quelle afferenti, fra l'altro, al progetto, alle opere di urbanizzazione primaria e secondaria) ed i pesi alla medesima inerenti (quali la cessione al comune delle opere di urbanizzazione e la destinazione di talune aree, con vincolo permanente, a vantaggio dell'intera lottizzazione o di singoli lotti) si ripartiscono e si distribuiscono in proporzione alle quote dei partecipanti.
Cassazione civile sez. I 26 aprile 2010 n. 9941
L'ipotesi di retrocessione totale, che si verifica qualora l'area destinata all'esecuzione dell'opera pubblica prevista nella dichiarazione di pubblica utilità e nel successivo decreto di esproprio, sia rimasta completamente inutilizzata a seguito della mancata totale realizzazione dell'opera quale complessivamente programmata, ovvero qualora quest'ultima sia stata eventualmente sostituita con un'opera del tutto diversa, tale da stravolgere radicalmente l'assetto del territorio originariamente previsto, va esclusa allorché, nell'attuazione di un Peep, in cui la verifica di corrispondenza dell'opera al progetto può operarsi nel contesto dei comparti, che rappresentano un nucleo urbanistico elementare ragionevolmente dimensionato, risulti rispettata la complessiva organizzazione urbanistica dell'assetto territoriale, peraltro adattata alle sopravvenute esigenze attraverso lo strumento delle varianti. (Nella specie si è esclusa la retrocessione, per la realizzazione di un centro commerciale al posto di parcheggio e complesso scolastico, anche perché una parziale destinazione di comparto contemplava anche centri commerciali).
Cassazione civile sez. I 03 aprile 2003 n. 512
Con riferimento ad un'azione possessoria per la reintegrazione nel possesso di una servitù di passaggio su una strada interpoderale per l'accesso ad un fondo rustico, proposta da un privato contro una cooperativa edilizia, la quale, nell'ambito di un'opera di urbanizzazione da attuare sulla base di una convenzione stipulata con il comune e di una concessione edilizia rilasciatale per la costruzione di un complesso immobiliare, abbia costruito perpendicolarmente a detta strada una nuova strada, sbarrando il percorso della vecchia ed impedendo così l'esercizio della servitù, sussiste la giurisdizione del giudice ordinario, in una situazione in cui, mancando un provvedimento amministrativo di spossessamento, volto all'occupazione legittima della strada gravata dalla servitù, l'operato della cooperativa appare frutto di attività materiale, non essendo stato autorizzato con un provvedimento ad hoc del comune, al quale era stata anzi dalla cooperativa taciuta l'esistenza della strada interpoderale e del diritto di passo su di essa, e dovendosi, inoltre, escludere che l'inclusione dell'immobile gravato della servitù in una zona destinata ad edilizia pubblica, a seguito dell'approvazione di un piano particolareggiato da parte del comune, pur equivalendo tale approvazione a dichiarazione di pubblica utilità, avesse di per sè sola determinato - come sosteneva, invece, la cooperativa - l'affievolimento del diritto soggettivo del privato, in difetto di un decreto di occupazione, giacché il mutamento di destinazione urbanistica dei luoghi, non essendo atto rivolto specificamente ai privati, è inidoneo a giustificare di per sè solo il sacrificio del diritto del privato senza alcun corrispettivo. (Nella specie le Sezioni Unite hanno anche sottolineato l'irrilevanza, ai fini dell'individuazione della giurisdizione, dell'eventuale natura di bene demaniale della strada gravata della servitù, posto che l'azione di spoglio, nei rapporti fra privati, è concessa anche rispetto ai beni demaniali).
Cassazione civile sez. un. 10 aprile 1999 n. 233