Source: https://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=24167
Timestamp: 2018-12-15 03:23:49+00:00
Document Index: 114229773

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 220', 'art. 22', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte Costituzionale e PA. Indennità integrativa speciale: il mancato incremento non lede il diritto ad un equa pensione. Con la sentenza n. 259 del 7 dicembre 2017, la Consulta ha dichiarato non fondata la questione di legittimità della norma che non applicherebbe all’indennità integrativa speciale l’incremento del 18 per cento previsto invece per l’ultimo stipendio e per gli assegni e per le indennità pensionabili espressamente indicati dalla legge. "Il ruolo primario e ineludibile della legge deve perseguire l’obiettivo di salvaguardare l’equilibrio del sistema pensionistico senza sacrificare in maniera sproporzionata la tendenziale correlazione tra pensioni e retribuzioni". FRANCO ABRUZZO (portavoce del MIL): "L'articolo 81 Cost. (nella versione imposta dalla Ue al Governo Monti) ha ormai fulminato i diritti fondamentali dei cittadini pensionati. I cittadini pensionati hanno una unica arma: il voto. Tra tre-quattro mesi dovranno far confluire il loro consenso solo sui candidati al Parlamento rispettosi dei principi inviolabili fissati nella Carta fondamentale della Repubblica". di ipsoa.it
Corte Costituzionale e PA. Indennità integrativa speciale: il mancato incremento non lede il diritto ad un equa pensione. Con la sentenza n. 259 del 7 dicembre 2017, la Consulta ha dichiarato non fondata la questione di legittimità della norma che non applicherebbe all’indennità integrativa speciale l’incremento del 18 per cento previsto invece per l’ultimo stipendio e per gli assegni e per le indennità pensionabili espressamente indicati dalla legge. "Il ruolo primario e ineludibile della legge deve perseguire l’obiettivo di salvaguardare l’equilibrio del sistema pensionistico senza sacrificare in maniera sproporzionata la tendenziale correlazione tra pensioni e retribuzioni". FRANCO ABRUZZO (portavoce del MIL): "L'articolo 81 Cost. (nella versione imposta dalla Ue al Governo Monti) ha ormai fulminato i diritti fondamentali dei cittadini pensionati. I cittadini pensionati hanno una unica arma: il voto. Tra tre-quattro mesi dovranno far confluire il loro consenso solo sui candidati al Parlamento rispettosi dei principi inviolabili fissati nella Carta fondamentale della Repubblica".
di ipsoa.it
9.12.2017 - La Corte Costituzionale con la sentenza 259 del 7 dicembre 2017 ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 220 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato), come modificato dall’art. 22 della legge 29 aprile 1976, n. 177 (Collegamento delle pensioni del settore pubblico alla dinamica delle retribuzioni. Miglioramento del trattamento di quiescenza del personale statale e degli iscritti alle casse pensioni degli istituti di previdenza), sollevata dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Marche, giudice unico delle pensioni, in riferimento agli artt. 36 e 38 della Costituzione. La norma censurata, nel determinare il trattamento di quiescenza degli «iscritti al Fondo pensioni», non applicherebbe all’indennità integrativa speciale, pur confluita nello stipendio tabellare, l’incremento del 18 per cento previsto invece per l’ultimo stipendio e per gli assegni e per le indennità pensionabili espressamente indicati dalla legge.
Sentenza della Corte - La Corte Costituzionale dopo aver analizzato le contestazioni delle parti, rileva che la norma oggetto di discussione, subordina ad un’esplicita previsione legislativa l’inclusione di un assegno o di un’indennità nella base pensionabile soggetta a maggiorazione. In difetto di una disposizione espressa, l’incremento del 18 per cento non si applica all’indennità integrativa speciale. Il ruolo primario e ineludibile della legge, chiamata a ponderare, in una prospettiva più generale, i molteplici elementi legati alla determinazione della base pensionabile, deve perseguire l’obiettivo di salvaguardare l’equilibrio del sistema pensionistico (Corte dei conti, sezione prima giurisdizionale centrale d’appello, sentenza 28 gennaio 2015, n. 82), senza sacrificare in maniera sproporzionata la tendenziale correlazione tra pensioni e retribuzioni. Tale scelta non è lesiva dell’adeguatezza e della proporzionalità del trattamento di quiescenza. Il meccanismo prefigurato dalla legge è circoscritto a una singola voce del trattamento previdenziale e non vanifica la rilevanza dell’indennità integrativa speciale, che ha «natura retributiva» (sentenza n. 91 del 2004, punto 4. del Considerato in diritto) e assolve alla «funzione di adeguamento della retribuzione al costo della vita» (sentenza n. 243 del 1993, punto 6. del Considerato in diritto). L’indennità integrativa speciale, pur esclusa dall’incremento del 18 per cento, non cessa di costituire, come parte integrante della retribuzione, una componente utile ai fini del computo della base pensionabile e per questo la Corte Costituzionale ritiene che non vi sia alcun irragionevole scostamento tra pensioni e retribuzioni, tale da compromettere la complessiva adeguatezza e la proporzionalità del trattamento previdenziale, né che sia pregiudicato il nucleo intangibile dei diritti tutelati dagli artt. 36 e 38 Cost. - A cura della Redazione Ipsoa - TESTO IN http://www.ipsoa.it/documents/lavoro-e-previdenza/pensioni/quotidiano/2017/12/09/indennita-integrativa-speciale-il-mancato-incremento-non-lede-il-diritto-ad-un-equa-pensione