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Timestamp: 2017-08-22 00:11:52+00:00
Document Index: 78638212

Matched Legal Cases: ['arte 1', 'art. 1', 'art. 74', 'art. 76', 'art. 76', 'art. 63', 'art. 63', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 21', 'art. 21']

Mappatura delle infrastrutture di negoziazione in Italia. Position papers. DIVISIONE MERCATI Ufficio Vigilanza Infrastrutture di Mercato - PDF
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1 Position papers DIVISIONE MERCATI Ufficio Vigilanza Infrastrutture di Mercato Isadora Tarola, Barbara Leoni, Monica Giliberti, Pietro Rizzo, Martina Mosco, Donato Ivano Pace, Paola Ciccaglioni, Francesca Tempestini, Francesco Amato, Rosanna Giammarile Mappatura delle infrastrutture di negoziazione in Italia 5 giugno 2014
2 L attività di ricerca e analisi della Consob intende promuovere la riflessione e stimolare il dibattito su temi relativi all economia e alla regolamentazione del sistema finanziario. I Quaderni di finanza accolgono lavori di ricerca volti a contribuire al dibattito accademico su questioni di economia e finanza. I Discussion papers ospitano analisi di carattere generale sulle dinamiche del sistema finanziario rilevanti per l attività istituzionale. I Quaderni giuridici accolgono lavori di ricerca volti a contribuire al dibattito accademico su questioni di diritto. I Position papers sono documenti di consultazione su ipotesi di modifiche del quadro regolamentare o degli approcci di vigilanza. Comitato di Redazione Giovanni Siciliano (coordinatore), Francesco Adria, Simone Alvaro, Valeria Caivano, Monica Gentile, Nadia Linciano, Valerio Novembre, Paola Possenti, Isadora Tarola Segreteria di Redazione Eugenia Della Libera Progetto Grafico Studio Ruggieri Poggi Consob Roma Via G.B. Martini, 3 t f e
3 DIVISIONE MERCATI Ufficio Vigilanza Infrastrutture di Mercato Isadora Tarola, Barbara Leoni, Monica Giliberti, Pietro Rizzo, Martina Mosco, Donato Ivano Pace, Paola Ciccaglioni, Francesca Tempestini, Francesco Amato, Rosanna Giammarile Mappatura delle infrastrutture di negoziazione in Italia 5 giugno 2014
4 Indice Premessa Sezione I Il contesto normativo di riferimento e l evoluzione della exchange industry in Italia Premessa 1. Mercati regolamentati e sistemi multilaterali di negoziazione 2. I tratti distintivi dell internalizzatore sistematico Sezione II Gli strumenti finanziari ammessi a negoziazione nelle diverse piattaforme di negoziazione Sezione III L accesso ai mercati 1. Il contesto di riferimento e il quadro normativo e di vigilanza 2. I requisiti di ammissione e permanenza degli operatori sui mercati/sistemi 3. Il direct market access e l accesso sponsorizzato Sezione IV Le modalità di negoziazione, la tipologia di ordini e i market making scheme 1. Le modalità di negoziazione e la tipologia di ordini 2. I market making scheme adottati dai mercati regolamentati e MTF italiani Sezione V Il regime di trasparenza pre e post-negoziazione Premessa 1. La trasparenza pre-negoziazione 2. La trasparenza post-negoziazione Sezione VI I sistemi di controllo delle negoziazioni Sezione VII Le fee structure
5 Premessa L obiettivo del presente Rapporto è di delineare un quadro di sintesi unitario delle principali caratteristiche delle trading venue italiane, funzionale ad una mappatura delle stesse, al fine anche di effettuare una prima valutazione dell impatto, a livello domestico, delle disposizioni contenute nella Review della Direttiva MiFID (MiFID II). Le aree di interesse sono state quindi individuate, da un lato, sulla base delle funzioni e delle attività svolte dalle trading venue ritenute rilevanti ai fini degli obiettivi di ordinato svolgimento delle negoziazioni, trasparenza e tutela degli investitori e, dall altro, tenendo conto degli sviluppi che in tali aree si registreranno nel quadro della prossima MiFID II. La mappatura ha avuto ad oggetto le trading venue italiane soggette in tutto o in parte 1 alla vigilanza della Consob. In particolare: 9 mercati regolamentati, dei quali 6 gestiti da Borsa Italiana SpA e 3 gestiti da MTS SpA. Tabella 1 Mercati regolamentati Mercati regolamentati gestiti da Borsa Italiana SpA 1. Mercato Telematico Azionario ("MTA"); 2. Mercato telematico degli OICR aperti ed ETC ("ETFplus"); 3. Mercato telematico delle obbligazioni ("MOT"); 4. Mercato telematico dei securitised derivatives ("SeDeX"); 5. Mercato telematico degli investment vehicles ("MIV"); 6. Mercato degli strumenti derivati ("IDEM") per la negoziazione degli strumenti finanziari previsti dall'art. 1, comma 2, lettere f) e i), del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58. Mercati regolamentati gestiti da MTS SpA 1. Mercato Telematico all'ingrosso dei Titoli di Stato ("MTS"); 2. Mercato BondVision per la negoziazione via internet all'ingrosso di Titoli di Stato; 3. Mercato all'ingrosso delle obbligazioni non governative e dei titoli emessi da Organismi Internazionali partecipati da Stati ("MTS Corporate"). 9 sistemi multilaterali di negoziazione (MTF), dei quali 3 gestiti da Borsa Italiana SpA, 1 da MTS SpA, 1 da EuroTLX Sim SpA, 2 da HI-MTF Sim SpA e 2 da E-MID Sim S.p.A. Tabella 2 Sistemi multilaterali di negoziazione (MTF) MTF gestiti da Borsa Italiana SpA 1. AIM Italia - Mercato Alternativo del Capitale 2. Extramot 3. Borsa Italiana Trading After Hours (TAH) MTF gestiti da MTS SpA MTF gestiti da EuroTLX Sim SpA MTF gestiti da HI-MTF Sim SpA BondVision MTF EuroTLX 1. Hi-Mtf Order driven 2. Hi-Mtf Quote driven MTF gestiti da E- MID Sim S.p.A. 1. E-MIDER 2. E-MID Repo 1 In particolare, occorre tenere presente le diverse disposizioni che nel TUF, di volta in volta facendo riferimento al soggetto gestore ovvero all attività di gestione del mercato, assegnano diverse competenze di vigilanza: a) l art. 74, 1 co., TUF laddove «la CONSOB vigila sui mercati regolamentati»; b) l art. 76, 1 co., TUF nel quale viene indicato che «la Banca d'italia vigila sui mercati all'ingrosso dei titoli di Stato»; c) l art. 76, 2 co., TUF secondo il quale «la Banca d'italia vigila sulle società di gestione dei mercati all'ingrosso dei titoli di Stato»; d) l art. 63, 2 co., TUF laddove «la CONSOB approva le modificazioni del regolamento del mercato»; e) l art. 63, 3 co., TUF secondo il quale l approvazione delle modifiche al regolamento del mercato spetta alla «CONSOB, sentita la Banca d'italia, per i mercati nei quali sono negoziati all'ingrosso titoli obbligazionari privati e pubblici, diversi dai titoli di Stato, nonché per i mercati nei quali sono negoziati gli strumenti previsti dall'articolo 1, comma 2, lettera b), e gli strumenti finanziari derivati su titoli pubblici, tassi di interesse e valute»; f) l art. 7, 3 co., d.m , n. 216, secondo il quale è il Ministero dell economia e delle finanze che, sentite la CONSOB e la Banca d Italia, approva le modifiche al regolamento dei mercati all ingrosso dei titoli di Stato. Nel complesso, appare emergere una tripartizione fra: 1) mercati al dettaglio, indipendentemente dagli strumenti finanziari negoziati; 2) mercati all ingrosso di titoli di Stato; 3) mercati all ingrosso di titoli obbligazionari privati e pubblici (diversi dai titoli di Stato) e mercati nei quali sono negoziati gli strumenti previsti dall'art. 1, 2 co., lett. b), e strumenti finanziari derivati su titoli pubblici, tassi di interesse e valute. 5
6 18 internalizzatori sistematici, dei quali 17 operano su strumenti finanziari diversi da azioni quotate e 1 su azioni quotate. Tabella 3 Internalizzatori sistematici (IS) Internalizzatori sistematici su strumenti finanziari diversi da azioni ammesse a negoziazione nei mercati regolamentati 1. Banca Carime Spa 2. Banca Akros Spa 3. Banca delle Marche Spa 4. Banca di Valle Camonica Spa 5. Banca Imi Spa 6. Banca Mediolanum Spa 7. Banca Popolare Commercio e Industria Spa 8. Banca Popolare dell'emilia Romagna Sc 9. Banca Popolare di Ancona Spa 10. Banca Popolare di Bergamo Spa 11. Banca Regionale Europea Spa 12. Banco di Brescia Spa 13. Cassa di Risparmio di Loreto Spa 14. Invest Banca Spa 15. MPS Capital Services Banca per le imprese Spa 16. Ubi Banca Private Investment Spa 17. Unipol Banca Spa Gruppo UBI Internalizzatori sistematici su azioni 1. Fineco Bank Spa Il complesso delle informazioni utilizzate nel presente Rapporto è il risultato di un analisi condotta nel maggio 2013 attraverso anche le informazioni fornite direttamente dai gestori delle trading venue sopra indicate attraverso la compilazione di apposite schede informative 2. Nel dettaglio, le informazioni richieste ai gestori dei mercati regolamentati e ai sistemi multilaterali di negoziazione (in breve MTF) hanno avuto ad oggetto le seguenti aree di interesse: i) gli strumenti finanziari ammessi a negoziazione; ii) i partecipanti al mercato/sistema; iii) le condizioni e modalità di svolgimento delle negoziazioni; iv) la trasparenza pre e postnegoziazione; v) i sistemi di controllo delle negoziazioni; vi) i ricavi commissionali; vii) le fee structure. Le informazioni richieste ai gestori di sistemi di internalizzazione sistematica hanno riguardato le aree di cui ai punti sub i)-v). La ricezione delle informazioni ha consentito di effettuare una prima sintesi e comparazione delle microstrutture esistenti e delle regole di cui i gestori si sono dotati, al fine di evidenziare gli elementi comuni a più trading venue e, allo stesso tempo, le peculiarità dei singoli sistemi. Il presente Rapporto è organizzato come segue. Ad una preliminare rappresentazione del contesto normativo di riferimento della disciplina delle trading venue e dell evoluzione della cosiddetta exchange industry negli ultimi anni (Sezione I), segue una panoramica degli strumenti finanziari ammessi a negoziazione nelle diverse piattaforme di negoziazione (categorie di strumenti finanziari, numero di titoli negoziati/numero di contratti/controvalore negli anni 2012 e 2013 e nel primo trimestre 2014) (Sezione II). La Sezione III affronta il tema dell accesso ai mercati, individuando le principali categorie dei partecipanti ai mercati nonché i requisiti di ammissione, permanenza e le regole di condotta adottate dai gestori delle trading venue in materia. La Sezione IV ripercorre le principali modalità di negoziazione, la tipologia di ordini e i market making scheme implementati dalle diverse trading venue. La Sezione V illustra i regimi di trasparenza prenegoziazione e post-negoziazione (e le relative deroghe) concretamente implementati dalle piattaforme di 2 Le informazioni contenute nel presente Rapporto fotografano le trading venue al maggio Taluni aspetti microstrutturali, pertanto, potrebbero aver subito dei cambiamenti per effetto delle modifiche intervenute alla regolamentazione adottata dalle trading venue, cui si rinvia per completezza informativa. I dati perle categorie di strumenti finanziari ammessi a negoziazione nelle diverse trading venue sono aggiornato al primo trimestre del
7 negoziazione sia nel mondo delle azioni sia in quello degli strumenti finanziari diversi dalle azioni. La Sezione VI descrive i sistemi di controllo delle negoziazioni, con particolare riferimento ai meccanismi di sospensione automatica delle negoziazioni, alle error trade policies e ai presidi e controlli implementati nel rispetto delle Linee Guida ESMA in tema di trading automatizzato. Infine, la Sezione VII riporta le informazioni raccolte relativamente alle strutture commissionali (fee structure) adottate delle infrastrutture di negoziazione. L ottica del presente Rapporto è quella dell analisi della microstruttura dei mercati così come definita nei regolamenti delle infrastrutture di negoziazione, quale risultato dell attribuzione di poteri di autoregolamentazione al gestore del mercato. Le ragioni per tale attribuzione vengono tradizionalmente ricondotte: (a) all aspettativa che la società-mercato produca regole migliori in quanto gli operatori coinvolti nella loro determinazione hanno la necessaria esperienza, (b) alla consapevolezza che i membri più facilmente rispettino le regole che loro stessi hanno contribuito a determinare; e (c) alla circostanza che i membri condividono i rischi finanziari e di reputazione che derivano dal fallimento della regolamentazione. La preoccupazione maggiore per un regulator è che l obiettivo di massimizzazione del profitto esasperi i conflitti di interesse fra azionisti, emittenti, intermediari. Appare opportuno osservare che l approccio adottato nell attività di vigilanza vede evidentemente la valutazione e la verifica dell adempimento degli obblighi da parte dei soggetti vigilati. Tale attività non vuole di per sé essere guidata da finalità repressive in presenza di inadempimenti (ponendo, quindi, l accento sull efficacia di interventi ex-post) bensì essa vuole in via prioritaria prevenire il verificarsi di situazioni in grado di compromettere il raggiungimento degli obiettivi di trasparenza, ordinato svolgimento delle negoziazioni e tutela degli investitori. Pertanto, l attività di vigilanza esplicata pur mantenendo le caratteristiche rivenienti da precisi obblighi di controllo del puntuale e corretto adempimento degli obblighi previsti dall ordinamento a carico dei soggetti vigilati intende anche essere caratterizzata da un importante funzione di orientamento, indirizzo e correzione dei comportamenti. Sezione I Il contesto normativo di riferimento e l evoluzione della exchange industry in Italia Premessa La MiFID impone oggi ai mercati regolamentati e agli MTF una serie di obblighi in termini di organizzazione e gestione delle piattaforme di negoziazione. La direttiva amplia e rafforza la disciplina di tali sedi di negoziazione, caratterizzandosi per un maggior grado di dettaglio non solo nelle materie già a suo tempo affrontate dalla direttiva 93/22/CE (ISD) ma anche nelle aree soggette per la prima volta a regolamentazione comunitaria. La gestione di un sistema multilaterale di negoziazione, pur compresa nell' elenco dei servizi di investimento, mantiene nei fatti elementi di notevole vicinanza con l area dei mercati regolamentati. Ciò appare evidente anche dalla presenza di regole di condotta e di organizzazione del gestore di un MTF molto più simili a quelle di un gestore di un mercato regolamentato che non a quelle di un fornitore di servizi di investimento. E in tale contesto che molteplici sono le disposizioni comunitarie che trovano applicazione, in maniera speculare, tanto ai mercati regolamentati quanto agli MTF. Si fa, in particolare, riferimento: a) al regime di trasparenza pre-negoziazione e post-negoziazione; b) alla necessaria presenza di regole di funzionamento chiare e trasparenti per consentire una negoziazione corretta ed ordinata; 7
8 c) alla richiesta predisposizione di regole trasparenti, basate su criteri oggettivi, che disciplinano l ammissione di strumenti finanziari alle negoziazioni e l accesso degli operatori ai mercati; d) alla richiesta attività di controllo delle operazioni effettuate nei sistemi per identificare le condizioni di negoziazione anomale ed i comportamenti integranti abusi di mercato; e) alla necessaria predisposizione di dispositivi/procedure efficaci per controllare regolarmente il rispetto delle regole da parte degli utenti. 1. Mercati regolamentati e sistemi multilaterali di negoziazione La Direttiva MiFID fornisce, come noto le definizioni di mercato regolamentato e sistema multilaterale di negoziazione. Nonostante la direttiva si ponga quale obiettivo il riconoscimento e lo stimolo alla nascita e alla competizione di luoghi di negoziazione, essa appare contenere alcuni elementi di differenziazione in grado di incidere sul concreto dispiegarsi dell obiettivo di level playing field perseguito dalla direttiva. In primo luogo, si conferma il ruolo privilegiato che i mercati regolamentati svolgono in tema di ammissione a negoziazione, considerando la rilevanza, anche di natura segnaletica, che riveste la richiesta di un emittente di vedere i propri strumenti finanziari trattati su un mercato regolamentato. Peraltro, lo stesso 49 considerando della MiFID ricorda come l autorizzazione a gestire un mercato regolamentato comprenda, fra le altre cose, l attività caratterizzante di ammissione degli strumenti finanziari alle negoziazioni. Per quanto le definizioni di sistema multilaterale di negoziazione e di mercato regolamentato siano formulate in modo abbastanza ampio, le stesse non riescono a catturare tutte le possibili sedi di negoziazione esistenti. In particolare, sfuggono all ambito di applicazione della direttiva MiFID e, di riflesso, del TUF, quei sistemi di negoziazione che, pur dotati della multilateralità (pluralità di controparti), non incrociano gli ordini secondo regole di matching oggettive e predeterminate (come invece richiesto, già a livello di fattispecie, dalla definizione di MTF e di MR 3 ), ma in modo discrezionale (ossia in base all intervento del relativo gestore che decide di volta in volta come abbinare le proposte di vendita con quelle di acquisto). Rientrano, ad esempio, in tale ipotesi quei sistemi elettronici interni di messa a confronto utilizzati da imprese di investimento che eseguono gli ordini dei clienti a fronte di ordini di altri clienti ( broker crossing system ) in base a regole di priorità non prestabilite. E proprio in tale area che la MiFID II interviene prevedendo la categoria delle Organised Trading Facility (OTF). Al riguardo, si rinvia al riquadro sulle prospettive a livello comunitario. Le definizioni di sistema multilaterale di negoziazione e di mercato regolamentato consentono di tenere ben distinte tali fattispecie dall attività di mediazione. Mentre, infatti, gli MTF e i mercati regolamentati sono sistemi di negoziazione (vale a dire sistemi nei quali gli interessi di vendita e di acquisto di strumenti finanziari si incontrano dando luogo ad un contratto), la mediazione consiste nel mettere in contatto due o più investitori, rendendo così possibile la conclusione di un'operazione fra di essi 4 : nella mediazione la conclusione del contratto è, dunque, solo eventuale e avviene al di fuori del servizio. Nonostante le differenze tra i sistemi di negoziazione e l attività di mediazione siano chiare, la realtà si caratterizza per la presenza di fattispecie ibride ovvero che richiedono un utile approfondimento affinché sistemi di facilitazione dell incontro di interessi di acquisto e di vendita, qualificabili come MTF, non eludano la relativa disciplina. Peraltro, la MiFID II interviene in tale specifico ambito chiarendo che - con riferimento agli strumenti finanziari equity e equity-like - le imprese di investimento che gestiscono an internal 3 Per regole non discrezionali, come precisato nel cons. 6 della direttiva MiFID, si intendono quelle regole che «non lasciano all impresa di investimento che gestisce un sistema multilaterale di negoziazione alcuna discrezionalità su come possano interagire gli interessi». 4 Cfr. considerando 20 della direttiva MiFID art. 1, co. 5-sexies, TUF. 8
9 matching system e che realizzano il matching di ordini di clienti con altri ordini dei clienti, dovranno essere autorizzate come MTF. 2. I tratti distintivi dell internalizzatore sistematico In via preliminare occorre dar conto degli specifici criteri in concreto adottati dalle imprese di investimento per qualificarsi come internalizzatori sistematici (secondo la definizione dell art. 1, comma 5-ter, TUF, di attuazione dell art. 4, par. 1, n. 7, MiFID). La questione assume un notevole interesse in quanto, mentre la definizione delle altre trading venue (mercato regolamentato e sistema multilaterale di negoziazione) è individuata in modo abbastanza chiaro dalla legge, per gli internalizzatori sistematici i criteri identificativi tracciati dal legislatore europeo e nazionale sono abbastanza generici, in particolare per ciò che riguarda la sistematicità, in presenza della quale le imprese di investimento già autorizzate all esercizio della negoziazione per conto proprio sono sottoposte ad una specifica disciplina, che prevede obblighi di trasparenza, nonché una più intensa vigilanza della Consob. La problematica non riguarda di per sé la nozione di internalizzatore (che è definito, in modo chiaro, come colui che negozia per conto proprio eseguendo gli ordini del cliente al di fuori di un mercato regolamentato o di un sistema multilaterale di negoziazione ), ma dalla sistematicità di tale attività che deve avvenire in modo organizzato, frequente e sistematico. A tal fine l art. 21, comma 1, del Reg. 1287/2006 (disciplina MiFID di II livello) si preoccupa di fornire i criteri per determinare le caratteristiche di frequenza, organizzazione e sistematicità: in particolare è previsto che l attività deve: a) rivestire un ruolo commerciale importante ed essere condotta in base a regole e procedure non discrezionali ; b) essere svolta da personale o mediante un sistema tecnico automatizzato destinato a tale attività, indipendentemente dal fatto che il personale o il sistema in questione siano utilizzati esclusivamente a tale scopo ; c) essere accessibile ai clienti su base regolare e continua. Gli stessi intermediari che intendono intraprendere l attività di internalizzazione in modo sistematico sono chiamati a fornire, almeno quindici giorni prima dell avvio dell operatività, ogni documento utile dal quale emerga con chiarezza la sussistenza di tali requisiti (cfr. art. 21 Regolamento Consob n in materia di mercati). Nonostante lo sforzo del legislatore europeo, anche i criteri previsti dal Reg. 1287/2006/CE non risultano, tuttavia, sufficientemente stringenti e hanno trovato nella pratica diverse interpretazioni (soprattutto per ciò che riguarda il criterio di ruolo commerciale importante ). Sulla base delle informazioni raccolte attraverso le schede informative trasmesse agli internalizzatori sistematici, si rilevano i seguenti profili di interesse. a) Ruolo commerciale importante e attività condotta in base a regole e procedure non discrezionali La definizione di ruolo commerciale importante è il punto sul quale si registrano le maggiori diversità di interpretazioni. I vari criteri adottati dagli intermediari possono essere così individuati: 9
10 canali di negoziazione dello strumento finanziario: alcuni intermediari fanno riferimento all importanza della propria sede di negoziazione in relazione agli altri canali di negoziazione dello strumento finanziario. Per la maggior parte dei casi l attività degli internalizzatori ha ad oggetto obbligazioni dagli stessi emesse e risultano dunque gli unici negoziatori dello strumento finanziario; volumi di operatività per tipologia di strumento finanziario in relazione all attività complessiva di negoziazione per conto del cliente svolta dell intermediario: alcuni internalizzatori considerano i propri volumi di operatività (numero ordini eseguiti e loro controvalore), per tipologia di strumento finanziario, in rapporto all attività di esecuzione di ordini per conto dei clienti sulle diverse sedi di negoziazione; volumi di operatività per tipologia di strumento finanziario in relazione all attività complessiva di internalizzazione svolta dell intermediario: alcuni considerano i volumi di operatività i propri volumi di operatività (numero ordini eseguiti e loro controvalore), per tipologia di strumento finanziario, in rapporto all attività di internalizzazione degli ordini; rapporto di complementarità dell attività di IS con gli altri servizi di investimento: altri intermediari valorizzano invece, sotto un profilo qualitativo, il rapporto di complementarità dell attività di internalizzazione in genere (svincolata da riferimento ad uno specifico strumento finanziario) rispetto agli altri servizi di investimento, in particolare quale strumento per assicurare la best execution nella negoziazione degli ordini della clientela (la propria sede di negoziazione entra nella strategia di esecuzione); redditività dell attività: altri valorizzano l importanza dell attività sotto il profilo della relativa redditività (ricavi commissionali): all interno di tale criterio c è chi, però, mette in relazione la redditività dell attività di IS rispetto ai ricavi dell attività di una particolare tipologia di attività (es. negoziazione sui mercati) o un ramo di essa (es. negoziazione fuori mercato), chi invece fa un confronto con l attività complessiva della società. Una certa disomogeneità si registra anche per ciò che riguarda la presenza di regole e procedure non discrezionali. In primo luogo, si osserva che, alla luce di quanto dichiarato nelle schede pervenute, vi sono alcuni internalizzatori che sembrano ritener soddisfatto il requisito alla luce della mera esistenza di una procedimentalizzazione dell attività, altri invece si premurano di specificare anche il contenuto di tali regole, strutturate in modo da elidere la discrezionalità dell internalizzatore sistematico. In secondo luogo, la disciplina dell attività è contenuta in documenti che, a seconda dell internalizzatore sistematico, hanno contenuto, struttura e numero diverso. Così, c è chi ha raggruppato tutta la regolamentazione in un unico regolamento, chi invece l ha suddivisa in più documenti 5, peraltro secondo criteri non uniformi. b) Attività svolta da personale o da sistemi automatizzati destinati all attività di internalizzazione sistematica E generalizzato l utilizzo per lo svolgimento dell attività di internalizzatori sistematici di specifici sistemi di negoziazione automatizzati, in particolare per ciò che riguarda la quotazione, la ricezione di ordini, il matching, la diffusione dell informativa e, come dichiarato dalla maggior parte degli internalizzatori sistematici, per le procedure di recovering. Gli intermediari hanno altresì dichiarato di aver dedicato all attività di internalizzatore sistematico anche personale in funzione di controllo, o in modo specifico creando appositi Comitati o ruoli ad hoc (o all interno di strutture già esistenti. 5 Un internalizzatore sistematico cita, ad esempio, l esistenza congiuntamente di un Regolamento dell internalizzatore sistematico, un documento su Criteri di esecuzione degli ordini su titoli negoziati sull IS, di una Procedura di ammissione, sospensione ed esclusione dalla negoziazione di titoli, di un Processo IS, di una Procedura di controllo di coerenza dei prezzi. 10
11 c) Attività accessibile ai clienti su base regolare e continua Se ogni internalizzatore sistematico ha dichiarato di prevedere un accesso alla clientela regolare e continuativo, diverse sono le soluzioni in concreto adottate. Di seguito, in sintesi, le regole sulle giornate di operatività e sugli orari di negoziazione: - giornate di operatività: 1) giornate di operatività del sistema TARGET (ma si fa salva la possibilità di diverse disposizioni del Comitato di Mercato); 2) giorni di apertura al pubblico delle filiali; 3) giorni lavorativi; 4) giorni di apertura dei mercati di riferimento sugli strumenti finanziari oggetto di riferimento; 5) calendario specifico individuato dall IS; - orari di negoziazione: 1) ; 2) ; 3) (possibilità di variazione preventivamente comunicate: per giornate prefestive); 4) orari di negoziazione dei mercati di riferimento sugli strumenti finanziari oggetto di riferimento; 5) calendario specifico. Le prospettive a livello comunitario Riquadro 1 La MiFID II/MiFIR affronta in chiave innovativa i temi legati al level playing field fra mercati regolamentati e MTF, ai sistemi di incrocio degli ordini che non appaiono oggi ricadere nelle tipologie di trading venue disegnate dalla MiFID nonché alla definizione dell attività di internalizzazione sistematica. Di particolare rilievo in prospettiva: a) l introduzione della trading obligation per le azioni. Le imprese di investimento hanno l obbligo di concludere nei mercati regolamentati, sistemi multilaterali di negoziazione (MTF), internalizzatori sistematici (IS) o trading venue di paesi terzi riconosciuti ai sensi della MiFID II le transazioni (in conto proprio ovvero per conto dei clienti) su azioni ammesse a negoziazione su un mercato regolamentato o negoziate su una trading venue. Tale obbligo non si applica ove vi siano ragioni legittime per lo svolgimento di un attività di negoziazione al di fuori delle cennate sedi di negoziazione/esecuzione degli ordini. Sono da considerare ragioni legittime : (i) la natura non sistematica, ad hoc, irregolare ed infrequente delle transazioni OTC; (ii) situazioni nelle quali le transazioni sono effettuate fra eligible or professional counterparties e non contribuiscono al processo di formazione dei prezzi. L ESMA, attraverso misure di Livello 2, dovrà definire quali operazioni non contribuiscono alla price formation. Viene, inoltre, precisato che con riferimento agli strumenti finanziari equity e equity-like - le imprese di investimento che gestiscono an internal matching system e che realizzano il matching di ordini di clienti con altri ordini dei clienti, dovranno essere autorizzate come MTF; b) l introduzione di una nuova tipologia di piattaforma di negoziazione, denominata Organised Trading Facility (OTF). Tale tipologia dovrebbe catturare i sistemi (diversi da un mercato regolamentato e da un MTF) gestiti da imprese di investimento o da società di gestione di mercati regolamentati, nei quali si incontrano molteplici interessi di acquisto e di vendita di terzi su strumenti finanziari. L obiettivo è quello di regolamentare tutti i possibili sistemi di negoziazione, inclusi quelli che oggi non corrispondono a nessuna delle trading venue definite dall attuale MiFID. Fra gli elementi distintivi di tale nuova piattaforma vi è la circostanza che (al contrario dei mercati regolamentati e degli MTF) gli OTF operano sulla base di un approccio discrezionale nelle modalità di esecuzione delle transazioni. La disciplina prevede l applicazione del regime degli OTF al solo mondo non-equity (obbligazioni, prodotti di finanza strutturata, emission allowances, derivati), il divieto per il gestore di un OTF di operare in conto proprio (fatta salva l operatività su titoli del debito sovrano) e l apertura ad 11
12 un operatività matched principal trading 6 limitatamente a obbligazioni, prodotti di finanza strutturata, quote di emissioni nonché alcuni tipi di derivati e sia eseguito solo in presenza del consenso del cliente; c) l introduzione di una definizione di maggiore dettaglio per gli internalizzatori sistematici. Attualmente la MiFID definisce un internalizzatore sistematico (IS) come un'impresa di investimento che in modo organizzato, frequente e sistematico negozia per conto proprio eseguendo gli ordini del cliente al di fuori di un mercato regolamentato o di un sistema multilaterale di negoziazione. Il Regolamento di attuazione n. 1287/2006 completa la definizione con una serie di criteri qualitativi (es. il material commercial role, regole non discrezionali, personale dedicato etc.). Tale definizione è strumentale poi all implementazione di uno specifico regime di trasparenza pre-trade sulle azioni ammesse a negoziazione nei mercati regolamentati europei. La MiFIR modifica la disciplina sotto due aspetti principali: (I) Strumenti finanziari che rientrano nell ambito di applicazione. Gli IS verranno qualificati in quanto tali rispetto alla loro operatività non solo sulle azioni ammesse a negoziazione nei mercati regolamentati europei ma anche avendo riguardo: (i) agli strumenti equity-like e agli strumenti non-equity; (ii) agli strumenti finanziari negoziati sugli MTF e, nel caso degli strumenti non-equity, anche a quelli negoziati sugli OTF di futura introduzione; (II) La definizione di internalizzatore sistematico. L attuale definizione viene integrata con la previsione di indicatori quantitativi per valutare la natura frequente e sistematica e la base sostanziale dell attività di internalizzazione. In particolare, la base frequente e sistematica verrà misurata in relazione alle transazioni eseguite OTC in conto proprio dall impresa su uno strumento finanziario; la base sostanziale verrà misurata sulla base di uno dei due seguenti criteri: (i) la dimensione delle negoziazioni OTC eseguite in conto proprio dall impresa rispetto al totale delle negoziazioni che la stessa ha eseguito su uno strumento finanziario; (ii) il trading OTC eseguito dall impresa rispetto al trading totale eseguito sullo strumento finanziario nell Unione Europea. Peraltro, è stata prevista un opzione di opt-in, sulla base della quale un impresa di investimento può decidere su base volontaria di sottoporsi alla disciplina degli IS, anche se non soddisfa tutti o nessuno dei requisiti quantitativi individuati. Le disposizioni comunitarie nelle aree sopra menzionate saranno oggetto di ulteriore specificazione nell ambito delle misure di Livello 2 (advice dell ESMA alla CE ovvero l emanazione da parte dell ESMA stessa di regulatory/implementing technical standards). Sezione II Gli strumenti finanziari ammessi a negoziazione nelle diverse piattaforme di negoziazione Le informazioni raccolte permettono di avere un quadro di sintesi della natura e del numero di strumenti finanziari negoziati, del numero di contratti conclusi e del controvalore negoziato sulle trading venue italiane. Le Tabelle 1 e 2 forniscono un quadro di tali grandezze con riferimento, rispettivamente, agli scambi conclusi nei mercati regolamentati e negli MTF nonché sugli internalizzatori sistematici sulla base delle informazioni raccolte attraverso le cennate schede informative compilate dalle trading venue. L analisi dei dati forniti dalle trading venue per le diverse categorie di strumenti finanziari (e relativi alle negoziazioni concluse su mercati regolamentati e MTF nel primo trimestre 2014, quelli complessivi del Transazione che si realizza con l interposizione, fra l acquirente e il venditore, di un facilitatore, il quale conclude la transazione senza risultare esposto al rischio di mercato e ricevendo soltanto una commissione o riconoscimento di altro tipo, quindi senza lucrare un profitto/subire una perdita. 12