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Timestamp: 2016-10-27 20:35:22+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 66', 'art. 66', 'art. 66', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 28', 'art.66', 'art. 28']

Congedi e tutele previdenziali per i genitori che lavorano - Generazione Vincente SpA | Agenzia per il lavoro
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25 aprile 2016 Angelo Raffaele Marmo Somministrazione letto 1259 volte
Tweet L’ultima scheda messa a punto e pubblicata dall’Inps nell’ambito dell’operazione “Porte aperte” riguarda un ambito che nel corso degli anni ha visto il rincorrersi di norme e regole, spesso al di fuori di un piano organico di intervento. Ci riferiamo a quello dei congedi e dei permessi cosiddetti parentali, perché concernenti i genitori, madri e padri, che lavorano e che, proprio attraverso queste misure, possono conciliare meglio l’attività lavorativa con la vita familiare. La mappa delineata dai tecnici dell’Inps, in questo senso, contribuisce a offrire un quadro di riferimento delle diverse possibilità previste, con le relative caratteristiche e le connesse tutele previdenziali garantite. Tutte le categorie di lavoratrici e lavoratori hanno oggi una tutela per la maternità e paternità, sia in caso di parto che in caso di adozione ed affidamento di un bambino. Esistono però differenze importanti nei trattamenti tra le varie tipologie di lavoratori e lavoratrici, e anche tra genitori appartenenti alla stessa tipologia. Sono presenti discipline ad hoc per il lavoro dipendente, per il lavoro autonomo e per il lavoro parasubordinato o libero professionale. Per rendere più omogenee le tutele, il legislatore – osservano gli esperti dell’Istituto di Via Ciro il Grande – ha esteso gradatamente le forme di tutela previste per il lavoro dipendente anche alle altre tipologie di lavoro; questa operazione appare però non ancora del tutto compiuta e sembra non tenere sufficientemente in conto le esigenze dei genitori che appartengono ad ambiti lavorativi differenti.
Ad esempio, le lavoratrici e i lavoratori iscritti alla gestione separata Inps si vedono riconoscere l’indennità prevista solo a fronte di un minimo di tre mesi di contribuzione; mentre per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti l’indennità è garantita fin dal primo giorno di lavoro. Alle lavoratrici e lavoratori autonomi o iscritti alla gestione separata, inoltre, spetta periodo di congedo parentale inferiore a quello previsto per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti. Infine, non è previsto, per questi lavoratori, alcun riposo giornaliero per allattamento.
Tutele per le lavoratrici madri: analogie e differenze Lavoratrici dipendenti
Hanno l’obbligo di astensione dal lavoro nel periodo che va dai due mesi precedenti alla data presunta del parto fino ai tre mesi dopo il parto. Questo periodo, di regola non inferiore a 5 mesi, può essere esteso per motivi legati alla salute della lavoratrice oppure a mansioni rischiose. Il diritto al congedo di maternità non può essere oggetto di rinuncia in quanto è vietato al datore di lavoro di adibire la lavoratrice al lavoro. La perdita di retribuzione conseguente all’assenza dal lavoro è compensata dall’indennità a carico dell’INPS pari all’80% dell’ultima retribuzione giornaliera.
Al termine del congedo di maternità, la lavoratrice può fruire del congedo parentale, ossia di un’astensione facoltativa dal lavoro, fino a 12 anni di vita del figlio (oppure 12 anni dall’ingresso in famiglia del minore adottato/affidato). Questo congedo può essere utilizzato dalla lavoratrice per un periodo massimo di 6 mesi sempre che, sommando eventuali periodi fruiti dall’altro genitore, non sia superata la soglia degli 11 mesi. L’indennità prevista per il congedo parentale è pari 30% dell’ultima retribuzione giornaliera.
Entro un anno di vita del bambino la lavoratrice dipendente ha poi diritto ai riposi giornalieri per allattamento, ossia ad un’assenza oraria giornaliera indennizzata al 100% della retribuzione. Questi riposi spettano anche per i minori adottati o affidati, entro un anno dall’ingresso in famiglia.
Le lavoratrici parasubordinate, anche se qualificate come lavoratrici autonome, non possono svolgere attività lavorativa in quanto è fatto divieto al committente di adibirle al lavoro negli stessi periodi di maternità previsti per le lavoratrici dipendenti. L’indennità, pari all’80% del reddito medio giornaliero dei 12 mesi precedenti l’inizio del congedo, è tuttavia riconosciuta se sussiste un determinato requisito contributivo fissato dalla legge (3 mesi di contributi, versati o dovuti, nei 12 mesi precedenti l’inizio del congedo di maternità). Può quindi verificarsi che, a fronte di un obbligo di astensione dal lavoro, la lavoratrice non abbia diritto all’indennità.
Le libere professioniste, invece, non hanno obbligo di astensione dall’attività libero professionale ma, se richiedono l’indennità, hanno obbligo di astensione per i periodi indennizzati. Anche per queste lavoratrici l’indennità è pagata se nei 12 mesi precedenti l’inizio del congedo la lavoratrice ha versamenti contributivi tali da coprire 3 mesi di contributi.
Il congedo parentale, come detto, spetta per un periodo inferiore rispetto alle lavoratrici dipendenti (3 mesi entro un anno di vita del figlio oppure entro un anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato) ed è strettamente correlato all’indennità di congedo di maternità. Ciò significa che se la lavoratrice parasubordinata o libera professionista ha diritto all’indennità per congedo di maternità ha anche diritto al congedo parentale. Viceversa, se la lavoratrice non ha maturato il diritto all’indennità di maternità, non potrà neanche avvalersi del congedo parentale.
Inoltre, il congedo parentale è riconosciuto solo se l’indennità di maternità è stata corrisposta su 3 mesi di contributi versati mentre non è erogabile se l’indennità di maternità è stata pagata su 3 mesi di contributi dovuti. L’indennità prevista per il congedo parentale è, come per le lavoratrici dipendenti, pari al 30% dell’ultima retribuzione.
Lavoratrici autonome Congedo di maternità
Una tutela completamente diversa è invece adottata per le lavoratrici autonome di cui all’art. 66 T.U. maternità/paternità (ossia artigiane, commercianti, coltivatrici dirette, colone, mezzadre, imprenditrici agricolo a titolo principale, pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne) le quali hanno diritto a un mero trattamento economico, per un periodo pari a 5 mesi, anche se la lavoratrice ha continuato a lavorare nel periodo di maternità. L’indennità, anche per queste lavoratrici, è pari all’80% di un reddito giornaliero ed è corrisposta se la lavoratrice è in regola con il pagamento dei contributi.
Il congedo parentale spetta, analogamente a quanto previsto per le lavoratrici parasubordinate o libere professioniste, per un periodo di 3 mesi entro l’anno di vita del bambino (oppure entro un anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato). Questa indennità è pari al 30% del reddito giornaliero, a condizione che la lavoratrice si astenga dal lavoro e sia in regola con i contributi.
Congedo di maternità Si. 5 mesi di congedo obbligatorio, estensibile per ulteriori periodi.
Indennità all’80%
Si. 5 mesi di congedo obbligatorio, estensibile per ulteriori periodi.
Si. 5 mesi di indennità.
Non sussiste in ogni caso obbligo di astensione.
Congedo maternità adozione/affidamento preadottivo
Si. 5 mesi di congedo.
Indennità all’80% per i periodi di astensione fruiti
Si. 5 mesi di indennità all’80%
Congedo maternità affidamento non preadottivo
Si. 3 mesi di congedo.
Si. 3 mesi di indennità all’80%
Congedo parentale 6 mesi (limite individuale massimo, entro il limite complessivo di 10) entro 12 anni di vita del figlio.
Indennità al 30% nei limiti temporali previsti
3 mesi entro 1 anno di vita. Indennità al 30%
3 mesi entro 1 anno di vita Indennità al 30%
Congedo parentale adozione/affidamento preadottivo
6 mesi (limite individuale massimo, entro il limite complessivo di 10) entro 12 anni dall’ingresso in famiglia del minore, non oltre il raggiungimento della maggiore età
Indennità al 30%
3 mesi entro 1 anno dall’ingresso in famiglia del minore.
3 mesi entro il 1° anno dall’ingresso in famiglia del minore.
Congedo parentale affidamento non preadottivo 6 mesi (limite individuale massimo, entro il limite complessivo di 10) entro 12 anni dall’ingresso in famiglia del minore, non oltre il raggiungimento della maggiore età
Riposti giornalieri per allattamento (parto/adozioni/affidamenti)
2 ore o 1 ora al giorno a seconda dell’orario di lavoro entro un anno di vita del bambino oppure entro un anno dall’ingresso in famiglia
Indennità al 100%
Tutele per i lavoratori padri: analogie e differenze Lavoratori dipendenti
Diversamente, nei casi di adozione (o affidamento preadottivo) il padre può avvalersi del congedo non solo se rimane l’unico genitore in caso di eventi sopra richiamati ma anche nel caso in cui la madre lavoratrice dipendente rinunci a fruire del proprio congedo di maternità. Il diritto al congedo di paternità non è riconosciuto in caso di affidamento non preadottivo.
Il congedo di paternità è subordinato al congedo di maternità anche per quanto riguarda la durata: coincide infatti con il periodo di maternità non fruito dalla madre lavoratrice; in caso di madre non lavoratrice il congedo è fruibile entro 3 mesi dopo il parto. L’indennità è analoga a quella prevista per le madri lavoratrici dipendenti ed è pari quindi dell’80% dell’ultima retribuzione giornaliera.
Da qualche anno i padri lavoratori dipendenti possono fruire di un congedo di paternità “facoltativo”, di 2 giorni, a condizione che la madre dipendente o iscritta alla Gestione separata rinunci ad altrettanti giorni di congedo obbligatorio, rientrando quindi prima a lavoro. Questi giorni di astensione sono indennizzati al 100% dell’ultima retribuzione giornaliera. Nella stessa misura è indennizzato il congedo “obbligatorio” di paternità che consente l’astensione dal lavoro per 2 giorni da fruire entro 5 mesi dalla nascita del figlio o, in caso di adozione/affidamento, dall’ingresso in famiglia del minore.
Per effetto della recente riforma del T.U. maternità/paternità, questi lavoratori autonomi di cui all’art. 66 T.U. maternità/paternità (ossia artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni, mezzadri, imprenditori agricoli a titolo principale, pescatori autonomi della piccola pesca marittima e delle acque interne), da giugno 2015, possono beneficiare di una tutela economica in misura uguale a quella prevista per le lavoratrici autonome appartenenti alle stesse categorie.
Autonomi (art. 66 T.U. maternità/paternità)
Periodi non fruiti dalla madre lavoratrice o non lavoratrice.
Periodi non fruiti dalla madre lavoratrice o non lavoratrice Indennità all’80%
Periodi non fruiti dalla madre lavoratrice dipendente o autonoma Indennità all’80%
adozione/affidamento preadottivo
Periodi non fruiti dalla madre lavoratrice o non lavoratrice per le cause ex art. 28 T.U. oppure per madre lavoratrice dipendente che rinuncia al congedo.
Periodi non fruiti dalla madre lavoratrice o non lavoratrice per le cause ex art. 28 T.U. oppure per madre lavoratrice che rinuncia al congedo.
Periodi non fruiti dalla madre lavoratrice dipendente o autonoma per le cause ex art. 28 T.U. (art. 28 co. 1 ter, art.66 co. 1bis e co.2).
Congedo paternità ex lege Fornero – previsto fino al 2016
(parto/adozioni/affidamenti)
2 giorni entro 5 mesi dalla nascita o ingresso .
Congedo paternità affidamento non preadottivo Non spetta
Periodi non fruiti dalla madre lavoratrice dipendente o autonoma per le cause ex art. 28 T.U.
Congedo parentale 7 mesi (limite individuale massimo entro il limite complessivo di 11 mesi) entro 12 anni di vita del figlio. Indennità al 30% nei limiti temporali previsti
3 mesi entro 1 anno di vita del bambino a condizione che abbia fruito di congedo di paternità
7 mesi (limite individuale massimo entro il limite complessivo di 11 mesi) entro 12 anni di vita del figlio. Indennità al 30% nei limiti temporali previsti
3 mesi entro 1 anno dall’ingresso in famiglia del bambino a condizione che abbia fruito di congedo di paternità
Congedo parentale affidamento non preadottivo 7 mesi (limite individuale massimo entro il limite complessivo di 11 mesi) entro 12 anni di vita del figlio. Indennità al 30% nei limiti temporali previsti
Non spetta in quanto non vi è diritto al congedo di paternità
Entro 1 anno di vita del bambino se la madre dipendente non se ne è avvalsa oppure se la madre è lavoratrice iscritta alla gestione separata o lavoratrice autonoma oppure non lavoratrice.
I padri lavoratori autonomi hanno diritto all’indennità di paternità in presenza di condizioni analoghe a quelle previste per i padri lavoratori dipendenti, con una eccezione: a differenza di quanto previsto per le altre categorie di padri lavoratori, la tutela non è prevista se la madre è lavoratrice iscritta alla gestione separata oppure non lavoratrice.
La durata dell’indennità di paternità coincide con i periodi di congedo di maternità oppure di indennità di maternità non fruiti, rispettivamente, dalla madre lavoratrice dipendente o lavoratrice autonoma. La misura è analoga a quella prevista per le madri autonome (80% di un reddito giornaliero che varia in base alla tipologia di attività autonoma svolta: artigiano, commerciante, e così via), ed è corrisposta se il lavoratore è in regola con il pagamento dei contributi nel periodo stesso. Analogamente alle lavoratrici autonome non vi è obbligo di astensione dal lavoro nei periodi indennizzati.
Numero di soggetti che beneficiano di maternità e paternità obbligatoria nell’anno Anni 2013-2015
348.787 25.397 10.295 Anno 2014
336.461 23.746 9.312 Anno 2015**
319.834 18.007 8.166 (*): compresi i lavoratori agricoli dipendenti, esclusi i lavoratori domestici
Numero di soggetti che beneficiano di periodo di congedo parentale nell’anno
283.963 2.417 1.667 Anno 2014
283.610 2.292 1.629 Anno 2015**
296.664 1.892 1.514 (*): compresi i lavoratori agricoli dipendenti, esclusi i lavoratori domestici
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