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Timestamp: 2016-12-09 00:09:15+00:00
Document Index: 77949637

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'arto 78', 'sentenza ', 'art. 1256', 'art. 1218', 'art. 1418', 'art. 1346', 'art.79', 'art. 8', 'art. 1218', 'art. 1197', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.1372', 'art.1372', 'art. 1372', 'art. 1117', 'arte 3', 'sentenza ', 'art. 1223', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art 2043', 'art 2043', 'art. 1']

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1 Alma Mater Studiorum Università di Bologna DOTTORATO DI RICERCA IN Stato, persona e servizi nell ordinamento europeo e internazionale. Curriculum: Diritto civile. Ciclo XXVI. Settore Concorsuale di afferenza: 12/a1 Settore Scientifico disciplinare: IUS/01 TITOLO TESI Inadempimento e ripartizione dell onere probatorio Presentata da: Natalia Roldan Alzate Coordinatore Dottorato Chiar.mo Prof. Andrea Morrone Relatore Chiar.ma Prof. Daniela Memmo Esame finale anno 20142 INADEMPIMENTO E RIPARTIZIONE DELL ONERE PROBATORIO 23 INDICE Considerazioni introduttive. Pag.10 CAPITOLO I INADEMPIMENTO DELLE OBBLIGAZIONI E CLASSIFICAZIONE DELLE PRESTAZIONI 1. Responsabilità per inadempimento Pag Nozione di inadempimento: mancanza assoluta della prestazione e prestazione inesatta. 2.1 Prestazioni di dare 2.2 Prestazioni di fare. Obbligazioni di mezzi e di risultato: una distinzione discussa (cenni e rinvio) 2.3 Prestazioni di non fare 2.4 Prestazione di contrarre 2.5 Prestazione di garantire 34 CAPITOLO II LA PROVA DELL INADEMPIMENTO 1. L onere della prova nelle azioni di adempimento, risoluzione e risarcimento del danno: il contrasto interpretativo. Pag ( segue) La tesi del carattere più apparente che reale del contrasto. 2. Il regime probatorio sancito dalla sentenza della Cassazione Civile, Sezioni Unite, 30 ottobre 2001, n La prova dell inesatto adempimento: spunti critici 3.1 (segue) L inadeguatezza della soluzione giurisprudenziale uniforme nel sistema delle garanzie nella vendita e nell appalto. 45 CAPITOLO III L ONERE DELLA PROVA NELLE OBBLIGAZIONI DI MEZZI E DI RISULTATO: LA DISCUSSA VALENZA DOGMATICA DELLA DISTINZIONE 1. Le obbligazioni di mezzi e di risultato: esclusione di un diverso fondamento della responsabilità. Pag Origine della distinzione e posizioni interpretative contrastanti. 3. La diffusione della distinzione nel nostro ordinamento. 3.1 La rilevanza teorica e pratica della distinzione (...segue) Esclusione di una rilevanza della distinzione nel rapporto tra gli articoli 1176 c.c. e 1218 c.c ( segue) Il ruolo della diligenza in tutte le obbligazioni di fare ( segue) La rilevanza della dicotomia sul regime probatorio nella prassi precedente il revirement delle Sezioni Unite 13533/6 4. Il parziale superamento della dicotomia obbligazioni di mezzi - obbligazioni di risultato nella più recente giurisprudenza. 5. Riflessioni sulla prova dell'inesatta esecuzione della prestazione di fare. 5.1 (...segue) L'incidenza della distinzione mezzi-risultato sul contenuto della prova dell'inesatto adempimento. 5.2 (...segue) Tutela della parte debole e inversioni totali o parziali degli oneri probatori. 5.3 (...segue) L'opportunità di integrare il diritto positivo con criteri di ripartizione degli oneri probatori di origine giurisprudenziale. 5.4 La posizione processuale del debitore a fronte della prova del mancato raggiungimento del risultato dovuto... nelle obbligazioni di mezzi e di risultato. 6. La ricezione della dicotomia obbligazione di mezzi/di risultato nei principi UNIDROIT dei contratti commerciali internazionali. 67 6.1 (...segue)...e nei Principi di diritto europeo dei contratti. CAPITOLO IV PROFILI OPERATIVI DELL ONERE DELLA PROVA NELLA RESPONSABILITÀ PROFESSIONALE. 1. Note introduttive. Pag Responsabilità professionale del medico e onere della prova: cenni sulla natura del rapporto. 2.1 ( segue) La natura della responsabilità del medico dopo la Riforma Balduzzi. 2.2 La responsabilità della struttura sanitaria. 2.3 Il regime probatorio nella responsabilità medica L'art c.c nella prassi giurisprudenziale precedente il revirement operato dalla sentenza 13533/ ( segue) il ruolo dell art c.c. nella distribuzione degli oneri probatori (...segue) L'irrilevanza dell'art c.c. ai fini del riparto 78 dell'onere della prova nella prassi giurisprudenziale successiva alla sentenza 13533/ La prova del nesso di causa: notazioni preliminari sulla categoria giuridica ( segue) Causalità materiale e causalità giuridica (..segue) L applicazione in materia civile dei principi penalistici che regolano la causalità di fatto ( segue) La necessità di adeguare i principi penalistici alle peculiarità del sistema di responsabilità civile La prova del nesso eziologico nella responsabilità medica ( segue) Omissioni o inesattezze nella tenuta della cartella clinica e presunzioni del nesso di causalità Il risarcimento del danno da perdita di chance come rimedio alla logica del tutto o niente nelle ipotesi di causalità incerta: critica Violazione dell'obbligo informativo e risarcimento del danno: la 89 prova del nesso eziologico. 2.5 La prova dell esatto adempimento e il problema della causa ignota. 3. La responsabilità dell avvocato: note introduttive. 3.1 La persistenza della dicotomia mezzi-risultato nella qualificazione delle prestazioni dell avvocato. 3.2 Gli obblighi di informazione del professionista. 3.3 Violazione della diligenza qualificata e casi tipici di responsabilità dell'avvocato. Le tendenze giurisprudenziali verso un approccio di maggior rigore nei confronti del professionista. 3.4 La disciplina dell onere della prova ( segue) La prova del nesso di causa tra inadempimento e danno. Osservazioni azioni conclusive. Pag. 166 Bibliografia. Pag10 CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE. L'interesse per il tema dell'onere della prova nell'inadempimento contrattuale è giustificato dalla circostanza che il noto intervento delle Sezioni Unite in materia 1, al quale originariamente si è pensato di attribuire una portata indifferenziata e assoluta, non ha avuto l'effetto di porre fine ai numerosi contrasti interpretativi. Al contrario, lo stesso ha determinato il sorgere di nuove incertezze e profili problematici, subendo, peraltro, continue smentite in diversi settori della responsabilità civile. Lo scopo della presente indagine è stato quello di verificare in quali contesti la regola fissata dalla Cassazione venisse applicata e in quali disattesa, procedendo, quindi, ad accertare la modulazione dell'onere della prova in alcuni settori considerati emblematici. Si è, così, tentato di individuare le ragioni della limitazione dell'indirizzo in parola, nonché i criteri in base ai quali determinare l'allocazione dell'onere della prova. In tale contesto non si è potuto fare a meno di considerare i riflessi delle varie pronunce di legittimità sulla bipartizione obbligazione di mezziobbligazione di risultato. Come noto, infatti, per molto tempo tale dicotomia ha avuto un notevole rilievo, soprattutto per tutte le conseguenze che se ne traevano in punto di prova. È evidente che un orientamento che incida proprio sulle implicazioni probatorie, stabilendo un regime unitario e identico per tutti i tipi di obbligazioni e di inadempimento, riduce il valore della distinzione, attribuendole carattere meramente descrittivo. Senonché, proprio l'applicazione incostante del criterio stabilito nel 2001 ha reso incerta la portata attuale della classificazione in discorso, suscitando un interesse sulle concrete implicazioni della medesima. Invero, da un lato, in linea con il principio del regime di prova unico, che esonera 1Cass., Sezioni Unite, 30 ottobre 2001, n , in Contratti, 2002, p11 sempre il creditore dalla prova dell'inadempimento, alcune pronunce sono giunte a scardinare la classica bipartizione. Dall'altro, la stessa risulta, in molti settori, tutt'altro che abbandonata. Nel presente studio si è ritenuto di aderire a quella impostazione che esclude il diverso fondamento della responsabilità nelle due specie di obbligazioni, affermando l'unità strutturale dell'obbligazione, regolata da un unico, omogeneo regime. Tuttavia, allo stesso modo, è emersa l'opportunità di non abbandonare del tutto il riferimento a tale distinzione. La stessa, infatti, consente di attribuire rilievo ai diversi ambiti di rischio, con tutte le conseguenze che in concreto ne derivano, anche in relazione alle dinamiche processuali e al contenuto delle prove a carico dei contraenti. Una omologazione delle varie tipologie di prestazioni porterebbe ad un appiattimento tutt'altro che proficuo. Il ricorso alla bipartizione mezzi-risultato, inoltre, attribuisce un certo grado di flessibilità alla regola di giudizio, consentendone un adattamento all'evoluzione della scienza e della tecnica, che costantemente determina un innalzamento del livello di attesa sociale in relazione ai risultati conseguibili. 1112 CAPITOLO I INADEMPIMENTO DELLE OBBLIGAZIONI E CLASSIFICAZIONE DELLE PRESTAZIONI 1. Responsabilità per inadempimento La responsabilità per inadempimento è regolata dall art c.c., a norma del quale <<il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile>>. Tradizionalmente si suole definire contrattuale tale responsabilità, per distinguerla da quella extracontrattuale o da fatto illecito (art c.c.). Autorevole dottrina, tuttavia, sottolinea il significato solo convenzionale di questa espressione 2, non del tutto adeguata a designare la categoria. Infatti, con tale locuzione si fa riferimento alla responsabilità per inadempimento di un obbligazione preesistente, quale che sia la fonte, anche non contrattuale. Al contrario la responsabilità extracontrattuale è un obbligazione che si costituisce ex novo, rappresentando l illecito civile un autentica fonte di obbligazioni (1173 c.c.) 3. Ne deriva che anche la responsabilità per inadempimento di un obbligazione da fatto illecito risulta regolata dall art c.c. In senso conforme si è espressa la Corte di Cassazione, identificando l art c.c. non più come sanzione per violazione dell obbligazione del neminem laedere, ma come fonte di obbligazioni 4. 2 GALGANO, Il contratto, Padova, 2007, p MENGONI, voce Responsabilità contrattuale (dir. Vig.) [XXXIX, 1988], in Enciclopedia del diritto, Milano, 1988, p L Autore definisce la locuzione responsabilità contrattuale, come una sineddoche, in quanto indica il tutto con una parte. Lo stesso Autore ne individua l origine storica, osservando come la distinzione responsabilità contrattuale - responsabilità extra-contrattuale corrisponda alla summa divisio gaiana delle obbligazioni in due specie: vel ex contractu vel ex delicto (GAI 3, 88). Infatti originariamente, nel diritto classico, il termine contractus era inteso in senso ampio, tale da ricomprendere tutte le obbligazioni diverse dalla responsabilità ex delicto. 4 GALGANO, Il contratto, cit., p. 106 e ss. L Autore rileva come le citate disposizioni si collochino su due piani diversi: mentre l art c.c. riguarda l inadempimento dell obbligazione, quale che sia la fonte generatrice della medesima, l art c.c. si colloca 1213 L art c.c. si pone in perfetta relazione con l art c.c., che prevede l estinzione dell obbligazione nel caso di impossibilità sopravvenuta della prestazione per causa non imputabile al debitore. Entrambe le norme fissano un criterio di distribuzione del rischio dell impossibilità della prestazione. Infatti quando l impossibilità sia imputabile al debitore, questi sarà tenuto a rispondere delle conseguenze dannose che la controparte abbia sofferto per il mancato soddisfacimento del suo interesse. In caso contrario tali conseguenze negative dovranno essere sopportate dal creditore 5. La sopravvenienza della causa estintiva dell'obbligazione compromette il rapporto di corrispettività tra le due prestazioni, impedendo al contratto di realizzare la sua funzione 6. Conseguentemente la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità non potrà pretendere la controprestazione e dovrà restituire quella che eventualmente abbia già ricevuto (art c.c.). Si precisa, inoltre, che, diversamente dall'ipotesi di risoluzione per inadempimento, l'impossibilità determina la risoluzione immediata ed automatica del contratto, non rendendosi dunque necessario agire in giudizio o fare qualche intimazione 7. La diversa disciplina si spiegherebbe considerando che l'evento impeditivo sarebbe suscettibile di obiettivo apprezzamento. Lo stesso, infatti, colpendo <<in modo completo e definitivo una delle prestazioni>>, non lascerebbe spazio a dubbi circa l'interruzione del sinallagma 8. Un'eventuale pronuncia giudiziale sullo stesso piano del contratto, anch esso fonte di obbligazione. A sostegno di tale conclusione vengono, inoltre, richiamate alcune pronunce di legittimità, tra cui Cass., 22 luglio 1999, n. 500, in Nuova giurisprudenza civile commentata, 1999, p TORRENTE, Manuale di diritto privato, Milano, 2007, p SCOGNAMIGLIO, Contratti in generale, in GROSSO-SANTORO PASSARELLI (a cura di), Trattato di diritto civile, Milano, 1972, p SCOGNAMIGLIO, Contratti in generale, cit., p SCOGNAMIGLIO, Contratti in generale, p L'Autore precisa, inoltre, che quanto sopra è riferito all'ipotesi di impossibilità assoluta (ovvero non parziale) e definitiva. Infatti, un'impossibilità temporanea avrebbe solo l'effetto di sospendere l'esecuzione della prestazione, con conseguente esonero del debitore da responsabilità per il ritardo. Tuttavia, se l'impossibilità perdura fino a quando il debitore debba considerarsi liberato, ai sensi dell'art. 1256, 2 comma, c.c., il contratto si risolve Analogamente, in caso di impossibilità parziale, il debitore rimane obbligato ad eseguire la prestazione per la parte che è rimasta possibile (art c.c.), sempre che non sia venuto meno un interesse apprezzabile del creditore all'adempimento parziale. 1314 avrebbe efficacia meramente dichiarativa. In ordine alla natura della responsabilità per inadempimento, due sono le correnti interpretative delineatesi in dottrina, quella oggettiva e quella soggettiva. La concezione oggettiva, fa discendere dal mero fatto dell inadempimento (o dell adempimento ritardato o inesatto) la responsabilità del debitore, il quale non può liberarsi dimostrando la mancanza di colpa, risultando a tal fine necessaria la prova della impossibilità della prestazione per causa a lui non imputabile 9. L impostazione oggettiva, nella sua accezione originaria e più rigorosa, esige una impossibilità, per l appunto, oggettiva e assoluta. Più precisamente, l oggettività attribuirebbe rilievo soltanto ai fatti impeditivi che rendano la prestazione impossibile per qualsiasi soggetto e non solo per quel particolare debitore. L assolutezza, invece, richiederebbe la sussistenza di un ostacolo che non risulti superabile dalle forze umane, se non mettendo in pericolo l integrità personale del debitore o ponendo in essere un attività illecita. Autorevole dottrina ha criticato la rigidità di tale concezione di assolutezza 10. In particolare si è affermato che l impossibilità non debba essere intesa in senso naturalistico, bensì in senso economico, ovvero nel rapporto tra mezzi e fini: <<l impossibilità è relativa alla specie di obbligazione entro la quale la prestazione è dedotta>> 11. Impossibile sarebbe quella prestazione non superabile con lo sforzo diligente cui il debitore è tenuto in quella determinata obbligazione Teoria elaborata da Giuseppe Osti; cfr. OSTI, Scritti giuridici, Milano, 1973, I, p.1 ss. 10 BETTI, Teoria generale delle obbligazioni, I, Milano, 1954, p. 107, il quale sottolinea come per valutare l impossibilità sia necessario avere riguardo al tipo di rapporto e all impegno di cooperazione che esso richiede. 11 GALGANO, Il contratto, cit., pag. 87. In senso conforme si esprime anche MENGONI, voce Responsabilità contrattuale (dir. Vig.), cit., p. 1081, il quale afferma che il limite di responsabilità debba essere valutato in relazione al contenuto del rapporto obbligatorio. A tal riguardo l Autore richiama la teoria di Hartmann, <<primo giurista moderno pienamente consapevole della pregiudizialità di una revisione del concetto di obbligazione rispetto al problema del limite di responsabilità del debitore>>. Nel pensiero di Hartmann, infatti, la prestazione non si identifica con i tre elementi tradizionalmente considerati, ovvero oggetto, luogo e tempo, ma anche con i mezzi occorrenti per conseguire il risultato In questo senso anche ROPPO, Rimedi-2, in ROPPO (a cura di), Trattato del Contratto, V, p. 779: <<è sempre più diffusa la convinzione che l'art c.c. non rinvii ad una nozione naturalistica di impossibilità, ma esprima un concetto giuridico, ricostruito alla luce del rapporto obbligatorio inadempiuto, dei mezzi destinati alla sua esecuzione, dei rischi assunti dalle parti; in sintesi, che l'impossibilità sia un concetto di carattere relativo>>. 12 GALGANO, Il contratto, cit., pag. 87; MENGONI, Scritti, II, Obbligazioni e negozio, a cura 1415 Si osserva, inoltre, che il concetto di impossibilità assoluta si porrebbe in contrasto con il principio generale di buona fede, alla luce del quale va ricostruito il contenuto del rapporto obbligatorio 13. Un comportamento del creditore ispirato al principio di correttezza esclude, infatti, che lo stesso possa esigere l adempimento con mezzi che implichino costi economici, fisici o psichici eccessivi o che comunque mettano a repentaglio valori preminenti di rango costituzionale 14. La tesi soggettivistica individua il fondamento della responsabilità del debitore nella colpa. Secondo tale impostazione, alla base dell inadempimento sarebbe sempre ravvisabile un comportamento doloso o colposo del medesimo 15. Nell ambito di tale linea interpretativa, si precisa, inoltre, che il dolo rileva sul piano psicologico, come intenzione del debitore di non adempiere. Al contrario, la colpa rileva sul piano obiettivo, quale inosservanza della diligenza richiesta 16. Una corrente di pensiero individua proprio nella diligenza, intesa come impegno adeguato alla realizzazione dell interesse del creditore, il criterio per determinare la soglia della possibilità o meno della prestazione 17. Coerentemente, quindi, il debitore risulta esonerato da responsabilità <<in presenza di impedimenti non prevedibili né superabili alla stregua dello sforzo diligente dovuto>> 18. di CASTRONOVO-ALBANESE-NICOLUSSI, Milano, 2011, p. 177, sottolinea la portata restrittiva dell'obbligo del debitore esercitata dalla buona fede, che esclude dalla sfera dell'obbligo comportamenti che, sebbene idonei a realizzare l'interesse del creditore, sarebbero in contrasto con il medesimo principio, in quanto anormali rispetto a quel rapporto obbligatorio. 13 MENGONI, Scritti II, Obbligazioni e negozio, a cura di CASTRONOVO-ALBANESE- NICOLUSSI, cit., p MENGONI, Scritti II, Obbligazioni e negozio, a cura di CASTRONOVO-ALBANESE- NICOLUSSI, cit., p. 180; GAZZONI, Manuale di diritto privato, Napoli, 2009, p BIANCA, Diritto civile, vol. V: La responsabilità, Milano, 2012, p. 17; BIGLIAZZI GERI, BUSNELLI, BRECCIA, NATOLI, Diritto civile, Vol. III, Obbligazioni e contratti, Torino, 1989, p BIANCA, Diritto civile, vol. V: La responsabilità, cit., p ANELLI, Commento all'art c.c., in BONILINI, CONFORTINI, GRANELLI (a cura di) Codice civile ipertestuale, Torino, 2004, p BIANCA, Diritto civile, vol. V: La responsabilità, cit. p. 24: all obiezione da taluno sollevata in merito alla formula del codice, che consente al debitore di liberarsi solo quando la prestazione sia diventata impossibile, l Autore risponde che non vi sono indici letterali dai quali desumere che tale impossibilità debba essere oggettiva e assoluta; ID., Diritto civile. L obbligazione, Milano, 1997, p. 535: <<La nozione di impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore prescinde dai caratteri dell assolutezza e della oggettività. Essa è piuttosto correlata al concetto di responsabilità per l inadempimento. Se questa responsabilità dipende dalla misura dello sforzo diligente richiesto al debitore, diremo che sussiste 1516 Tra le due teorie sopra accennate si colloca una tesi intermedia, secondo la quale l art c.c. contemplerebbe un'ipotesi di impossibilità oggettiva e assoluta, ma non potrebbe essere considerato come norma generale regolatrice della responsabilità contrattuale 19. Secondo tale elaborazione dottrinale la norma in esame si riferirebbe soltanto all ipotesi in cui la prestazione sia divenuta impossibile, indicando la prova liberatoria, ma non implicherebbe, a contrario, che il debitore sia sempre tenuto ad adempiere fino al limite dell impossibilità oggettiva e assoluta. Infatti, quando la prestazione inadempiuta sia ancora possibile, la responsabilità del debitore sarebbe regolata da altre norme, che gli consentirebbero di liberarsi provando di aver agito in modo diligente. A sostegno di tale interpretazione un illustre giurista 20 individua una serie di obbligazioni in cui troverebbe esclusiva applicazione il criterio dell impossibilità assoluta. Si tratta delle obbligazioni di consegnare o restituire (o trasferire) una cosa certa e determinata, nelle quali il debitore ha l obbligo di impedire eventuali eventi impossibilitanti (perimento, sottrazione, avaria della cosa). Al contrario negli altri rapporti l art c.c. non sarebbe sufficiente a regolare l intera attività cui il debitore è tenuto. Infatti in questi casi, accanto all obbligo di preservare la possibilità della prestazione, il debitore è tenuto ad osservare altre regole di condotta ricavabili dall art c.c., nonché da tutte le altre norme intese a regolare l inadempimento nei vari rapporti obbligatori 21. L adesione all una o all altra teoria presenta notevoli risvolti pratici, soprattutto in ambito probatorio. Infatti, per i sostenitori della tesi oggettivistica il debitore può liberarsi da responsabilità soltanto provando che la prestazione è divenuta impossibile per causa a lui non imputabile. impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore ogni qual volta insorge un impedimento non prevenibile né superabile da parte del debitore con lo sforzo diligente cui egli è tenuto>> GIORGIANNI, voce Inadempimento (dir. priv.)[xx, 1970], in Enciclopedia del diritto, p GIORGIANNI, voce Inadempimento (dir. priv.)[xx, 1970],cit., p GIORGIANNI, voce Inadempimento (dir. priv.)[xx, 1970], cit., p17 Il giudizio di esonero dalla responsabilità si articola in un duplice ordine di elementi da provare 22. Il debitore deve innanzitutto provare che la prestazione è divenuta impossibile e, come sopra accennato, tale impossibilità deve essere intesa in senso oggettivo e non soggettivo. Una semplice difficultas praestandi non avrebbe evidentemente alcun rilievo 23. Quanto al requisito della assolutezza, esso non sarebbe richiesto, secondo il prevalente orientamento 24,, per i motivi sopra esposti. È appena il caso di accennare, inoltre, che l impossibilità deve essere sopravvenuta, in quanto se originaria darebbe luogo a nullità del contratto 25. Una volta provata l impossibilità, il debitore deve provare la causa a lui non imputabile e, quindi, l impedimento non prevedibile né evitabile con la diligenza dovuta. Non sarebbe sufficiente, pertanto, la dimostrazione di aver agito con diligenza, dovendo il debitore provare la causa specifica e la circostanza che la medesima è fuori dalla sua sfera di controllo 26. A tal fine si deve tener conto del concreto regolamento contrattuale. Pertanto, ad esempio, quando il debitore sia un imprenditore, l imputabilità 22 MEMMO, Commento all'art. 1218, in GALGANO (a cura di) Commentario breve al Codice Civile, Piacenza, 2006, p MENGONI, voce Responsabilità contrattuale (dir. vig.), cit., p.1083 ss. L Autore, sul punto, richiama Savigny, il quale definiva l impossibilità oggettiva relativa con il nome specifico di ineseguibiliità, distinguendola nettamente dalla mera difficoltà, che non libera affatto dall obbligo di adempimento; ID., Scritti II, Obbligazioni e negozio, cit., p. 176; TRABUCCHI, Istituzioni di diritto civile, Padova, 2012, pp. 707 ss., TORRENTE, Manuale di diritto privato, Milano, 2007, p Si rinvia al paragrafo successivo per l analisi del diverso atteggiarsi di tale impossibilità nei vari tipi di prestazione. 24 GALGANO, Il contratto, cit., pag. 87; TORRENTE, Manuale di diritto privato, cit., p TRABUCCHI, Istituzioni di diritto civile, cit., p. 708: <<se invero si trattasse di impossibilità originaria, addirittura il rapporto non sarebbe mai validamente sorto, per mancanza di un elemento essenziale>>; MEMMO, La responsabilità del debitore per inadempimento, in FRANZONI (a cura di) Le obbligazioni, I, L obbligazione in generale, Torino, 2004, p. 906, la quale rileva che tale conclusione si fonda sul collegamento tra l art c.c., che fissa il requisito della possibilità dell oggetto del contratto, e l art. 1418, 2 comma, c.c., che indica, tra le cause di nullità del contratto, <<la mancanza nell oggetto dei requisiti stabiliti dall art. 1346>>. L A. osserva altresì come l art c.c. contempli un eccezione a tale regola generale, per il caso di possibilità sopravvenuta dell oggetto: <<Il contratto sottoposto a condizione sospensiva o a termine è valido, se la prestazione inizialmente impossibile diviene possibile prima dell avveramento della condizione o della scadenza del termine>>. 26 MEMMO, La responsabilità del debitore per inadempimento, cit., p. 888; GALGANO, Il contratto, cit., pag. 87; TRABUCCHI, Istituzioni di diritto civile, cit., p. 708: <<L impossibilità oggettiva deve ricondursi a una causa estranea, che può essere un accidente qualsiasi, anche collegato a un attività umana, ma estranea [ ] ai rischi che per tale attività sono tipicamente normali, e può essere pure un impedimento frapposto da terzi >>. 1718 della causa sarà apprezzata con maggior rigore. Infatti, l area dei c.d. rischi tipici, ovvero degli eventi rientranti nella sfera di controllo del debitore-imprenditore, risulta necessariamente più estesa rispetto a quella di un non imprenditore 27. Diversamente, dall adesione alla concezione soggettivistica consegue la possibilità per il debitore di liberarsi semplicemente provando di aver impiegato tutta la diligenza dovuta secondo le circostanze, a prescindere dalla prova della causa specifica dell impossibilità 28. Dal quadro tratteggiato, emerge un travagliato dibattito dottrinario sul punto. Tuttavia, la dottrina più autorevole non manca di osservare come il contrasto interpretativo sia, soprattutto in giurisprudenza, molto meno esteso di quanto possa sembrare 29. Infatti, tanto le teorie soggettivistiche, quanto quelle oggettivistiche 30 fanno riferimento, ai fini dell'esonero da responsabilità, ad un concetto relativo di impossibilità, quale impedimento non superabile con l'impegno diligente dovuto per quella specie di obbligazione e ricavabile dall'interpretazione del contratto da cui la stessa deriva. Pertanto da un lato, per i sostenitori delle prime non sarebbe sufficiente la prova della normale diligenza, dall'altro, per i fautori delle seconde, non sarebbe necessaria la prova di un impedimento assoluto, <<che nessuna forza umana può vincere>> 31. In ogni caso il giudizio di responsabilità risulta sempre regolato dall'art c.c., senza necessità di ricorrere all'art c.c CABELLA PISU, Inadempimento e mora del debitore, in LIPARI-RESCIGNO (diretto da), ZOPPINI (coordinato da) Diritto civile, III, Obbligazioni, I, Il rapporto obbligatorio, Milano 2009, la quale sottolinea come in questa prospettiva risulti più gravosa la responsabilità del debitore-imprenditore rispetto al non imprenditore. Infatti la sfera di controllo facente capo a quest ultimo è più ampia, in considerazione dell attività dal medesimo svolta e dal tipo di organizzazione di cui si avvale. 28 Come osserva ANELLI, Commento all'art c.c., cit., p GALGANO, Il contratto, cit., pag Lo stesso Osti in un secondo momento rivede la sua rigida posizione, CABELLA PISU, Inadempimento e mora del debitore, cit., p. 654, scrive a tal proposito: <<L evoluzione finale del suo pensiero aveva portato a riformulare la nozione di assolutezza, ammettendo che l insuperabilità dell impedimento dovesse essere valutata alla stregua delle modalità di esecuzione connaturali alla prestazione nel singolo tipo di rapporto>>. 31 GALGANO, Il contratto, cit., p GALGANO, Il contratto, cit., p. 97: <<Anche sotto questo aspetto [ ] la contrapposizione fra teorie oggettivistiche e teorie soggettivistiche della responsabilità contrattuale si rivela più nominalistica che sostanziale>>. 1819 Con riferimento alle applicazioni giurisprudenziali il quadro è variegato, il che spiega perché la dottrina ne tragga conclusioni opposte 33. Per alcuni autori la prevalente giurisprudenza avallerebbe la tesi oggettivistica, per altri la stessa aderirebbe alla opposta concezione. In effetti la giurisprudenza in alcune pronunce afferma che la responsabilità del debitore presuppone la sussistenza almeno della colpa, che sarebbe solo presunta dall art c.c. Tuttavia tale premessa non viene portata, se non in casi isolati, alla estrema conseguenza di ammettere la liberazione del debitore che provi l'ordinaria diligenza 34. Si esige, piuttosto, che lo stesso provi <<la specifica causa, estranea alla sua sfera di controllo, che ha impedito l adempimento>> 35. D'altra parte non sembra possibile negare che la formulazione dell'art c.c. rivela una evidente influenza delle teorie oggettivistiche, ponendo a fondamento della responsabilità del debitore il fatto obiettivo dell'inadempimento e non la semplice assenza di colpa. Questo modo di intendere la responsabilità sembra, peraltro, in armonia con il diritto di formazione europea. Da un rapido sguardo ai principi contenuti in convenzioni internazionali o in testi non governativi, è possibile ricavare una generale tendenza a ricostruire la responsabilità del debitore in termini oggettivi, come responsabilità non fondata sulla colpa 36. La Convenzione di Vienna sulla vendita internazionale dei beni mobili, ad esempio, libera il debitore in caso di sopravvenienza di <<un impedimento 33 Così ANELLI, Commento all'art c.c.,cit., p ; BIANCA, Diritto civile, V, La responsabilità, cit., pp. 26 e ss. 34 Cass. 26 agosto 2002, n , in CIAN-TRABUCCHI, Commentario breve al codice civile, Padova, 2011, p. 1222, secondo cui il pieno soddisfacimento dell'impegno di diligenza richiesto, secondo il tipo di rapporto obbligatorio, costituirebbe l'oggetto della prova cui il debitore è tenuto, ai sensi dell'art c.c., per sottrarsi alla responsabilità per inadempimento. 35 GALGANO, Il contratto, cit., pag. 90; ROPPO, Rimedi-2, cit., p. 784, il quale sottolinea come in giurisprudenza <<solo sporadicamente si manifesta il tentativo di porre ai margini l'art c.c. a favore dell'art c.c. e di liberare il debitore una volta avuta la dimostrazione dello sforzo diligente>>. L'Autore a tal riguardo afferma che per sostenere una simile tesi si dovrebbe <<cancellare l'art c.c. dal sistema e [ ] ignorare un ben più radicato orientamento diretto a richiedere la prova del fatto impeditivo>>. 36 CASTRONOVO-MAZZAMUTO, Manuale di diritto privato europeo, II, Milano, 2007, p20 derivante da cause estranee>> alla sua sfera di controllo, che non era <<ragionevolmente tenuto>> a superare o a prevedere (art.79). In termini del tutto analoghi si esprimono i Principi Unidroit (art ) sui contratti commerciali internazionali, nonché i principi di diritto europeo dei contratti -PDEC- (art. 8:108), i quali contemplano come causa estintiva dell'obbligo, accanto all'impedimento che abbia le caratterisctiche di cui sopra, l'impossibilità giuridica o di fatto, nonché la circostanza che l'esecuzione sia divenuta irragionevolmente gravosa o costosa (art Principi Unidroit) o implichi per il debitore <<uno sforzo o un costo irragionevole>> (9:102 PDEC) Nozione di inadempimento: mancanza assoluta della prestazione e prestazione inesatta. Si ha inadempimento nel caso in cui il debitore non esegua esattamente o non esegua affatto la prestazione dovuta. Per inadempimento si intende, quindi, tanto la mancanza totale dell esecuzione, quanto l inesatto adempimento. Quest ultimo ricorre quando la prestazione eseguita non è conforme a quella dedotta in obbligazione, alla stregua dei criteri indicati dal legislatore: modalità di esecuzione, tempo, luogo dell adempimento, persona del debitore o del creditore, identità della prestazione 38. Si distingue, inoltre, l inadempimento definitivo, che si ha quando la prestazione non può più essere eseguita, dal ritardo, in cui la prestazione risulta solo provvisoriamente ineseguita. Il ritardato adempimento costituisce, tra l altro, inesatto adempimento sotto il profilo del tempo dell esecuzione. Lo stesso è oggetto di autonoma considerazione da parte della legge, come risulta dalle norme relative alla mora del debitore ROPPO, Rimedi-2, cit., p. 781, il quale richiama alcuni l'esempio della nave cisterna affondata con il carico di petrolio, che potrebbe essere consegnato solo dopo un recupero irragionevolmente dispendioso o quello dello yacht che viene speronato, affonda ad una profondità di 200 metri e potrebbe essere recuperato solo con un'operazione dal costo quaranta volte superiore a quello dell'imbarcazione. 38 GALGANO, Il contratto, cit., pp. 73 ss. 39 MEMMO, Commento all'art. 1218, cit., p. 943; C.M. BIANCA, Dell'inadempimento delle obbligazioni, in SCIALOJA- BRANCA (a cura di), Commentario del Codice Civile, Libro quarto- Delle obbligazioni, Bologna, Vedere altro
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