Source: https://www.radioaut.it/?p=2068
Timestamp: 2019-11-20 02:46:22+00:00
Document Index: 126516803

Matched Legal Cases: ['art. 126', 'art. 64', 'art. 71', 'art. 45', 'art.126', 'art. 126', 'art. 64', 'art. 123']

﻿La Governatrice umbra e la conferma delle sue dimissioni volontarie. - RadioAut
Gli eventi della settimana a Todi.
“STATO, COSTITUZIONE, SOVRANITA’. HEGEL E MACHIAVELLI”
﻿La Governatrice umbra e la conferma delle sue dimissioni volontarie.
Procedure e problemi nello studio del dott. Alfonso Gentili.
La carica di Presidente della Regione Umbria, ai sensi dello Statuto regionale vigente, può cessare per “rimozione(con dPR ex art. 126 primo comma Cost.),impedimento permanente, morte o dimissioni volontarie” (art. 64,comma 1), per l’approvazione di una mozione motivata di sfiducia nei suoi confronti ( art. 71, c.1 , dimissioni obbligatorie) e per pari effetto delle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti l’Assemblea ( art. 45,c.1 che rinvia all’art.126, ultimo comma Cost.). Le dimissioni volontarie sono, per definizione, un atto di volontà che è liberamente e consapevolmente scelto e deciso dal Presidente eletto a suffragio diretto e non dovrebbero essere richieste o stimolate da altri, neanche dai partiti politici di appartenenza.
Le dimissioni della Presidente, a nostro avviso, diventeranno irrevocabili ed efficaci solo il giorno in cui, entro il termine previsto, la Presidente dimissionaria comunicherà la conferma delle stesse davanti all’Assemblea, nel rispetto della norma statutaria che espressamente recita “il Presidente comunica davanti” e non”comunica alla” Assemblea, prescrivendo quindi un adempimento che deve essere fatto personalmente e davanti al massimo Consesso umbro regolarmente convocato e riunito. Una comunicazione scritta di conferma delle dimissioni inviata mediante pec alla Regione da parte della Presidente e magari letta in aula da chi per Lei, come si legge sui giornali, viola la lettera dello Statuto e pertanto non è valida. Inoltre il massimo Consesso rappresentativo umbro, dopo l’indirizzo autonomamente e validamente adottato, anche con coraggio, nella seduta del 18 maggio, non sembra nemmeno meritarsi questa (eventuale) specie di “sgarbo” istituzionale.
E’ anche da sottolineare che le dimissioni volontarie della Presidente, ove confermate nei modi stabiliti dallo statuto, a seguito della riforma costituzionale del 1999 (l.c. n. 1) comportano, oltre lo scioglimento del Consiglio, anche “le dimissioni della Giunta” (art. 126, u.c. Cost. e quindi dimissioni obbligatorie). La legge statutaria regionale n. 21 del 2005 e s.m.i. nell’art. 64 (Cessazione dalla carica e sostituzione del Presidente), al comma 1, nell’ipotesi di dimissioni del Presidente della Giunta, prevede il subentro del Vice Presidente nella carica di Presidente per l’ordinaria amministrazione fino all’elezione del nuovo Presidente ma non espressamente il mantenimento in carica della Giunta, forse perché sarebbe apparso palesemente non” in armonia con la Costituzione” come invece prescritto dall’art. 123, c. 1 della stessa dopo la riforma del ’99 e come interpretato rigidamente dalla Consulta. Però, se non si dimettesse anche la Giunta, la citata norma costituzionale, che indubbiamente prevale su una legge regionale pur “rinforzata” quale quella statutaria, non troverebbe applicazione in Umbria e sarebbe come “inutiliter data “. Prima di aprire definitivamente una crisi istituzionale di tale portata, forse occorrerebbero alcuni adeguamenti urgenti dello statuto regionale al fine di regolare più compiutamente e in conformità alla Carta costituzionale il funzionamento dell’Ente e di evitare possibili contenziosi su singoli atti che magari sollevino la questione davanti alla Consulta.
L’Assemblea legislativa regionale, diretta efficacemente dalla Presidente Porzi, nella seduta del 18 maggio ha pertanto adottato, sempre a nostro modesto avviso, un atto d’indirizzo valido e anche coraggioso a tutela dell’autonomia e della stessa dignità del massimo organo rappresentativo democraticamente eletto dai cittadini umbri, che si vedeva travolto dalle dimissioni presentate per motivi politici, con troppa fretta e senza una sufficiente e adeguata riflessione sulle implicazioni istituzionali, dalla “Governatrice” indagataal pari di altri Governatori regionali.
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