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Timestamp: 2019-10-22 19:09:32+00:00
Document Index: 171633092

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 13']

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Grande Sezione, Römer v. City of Hamburg, sentenza del 10 maggio 2011 | ARTICOLO29
Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Grande Sezione, Römer v. City of Hamburg, sentenza del 10 maggio 2011
«(13) La presente direttiva non si applica ai regimi di sicurezza sociale e di protezione sociale le cui prestazioni non sono assimilate ad una retribuzione, nell’accezione data a tale termine ai fini dell’applicazione dell’articolo 141 [CE] (…).
«Due persone dello stesso sesso costituiscono un’unione civile quando dichiarano reciprocamente, personalmente e in presenza l’una dell’altra che intendono realizzare insieme un partenariato per la durata della loro vita (partner dell’unione). Le dichiarazioni prestate non possono essere assoggettate a termini o condizioni. Le dichiarazioni producono i loro effetti quando sono rese dinanzi all’autorità competente. (…)»
«1) Se le pensioni complementari versate agli ex impiegati e lavoratori della Freie und Hansestadt Hamburg nonché ai loro superstiti, disciplinate dal [primo RGG], costituiscano “pagamenti (…) effettuati dai regimi [pubblici] o da regimi assimilabili, ivi inclusi i regimi [pubblici] di sicurezza sociale o di protezione sociale”, ai sensi dell’art. 3, n. 3, della [direttiva 2000/78], con la conseguenza che tale direttiva (…) non trova applicazione nel settore regolamentato dal primo RGG.
2) [a)] In caso di soluzione negativa della questione precedente: se le disposizioni del primo RGG, che ai fini del calcolo dell’importo delle pensioni distinguono fra beneficiari coniugati, da un lato, e tutti gli altri beneficiari, dall’altro, favorendo in particolare i beneficiari coniugati – e ciò anche e per l’appunto rispetto alle persone che abbiano contratto un’unione civile con una persona dello stesso sesso ai sensi del [LPartG] (…) – costituiscano “legislazioni nazionali in materia di stato civile [o] prestazioni che ne derivano” ai sensi del ventiduesimo ‘considerando’ della direttiva 2000/78.
a) quale rilevanza si debba attribuire al fatto che, da un lato, tanto la Legge fondamentale (…) quanto il diritto comunitario impongono di rispettare il principio della parità di trattamento, ma che, dall’altro, il diritto della Repubblica federale di Germania prevede che il matrimonio e la famiglia siano posti sotto la particolare protezione dell’ordinamento statale, in forza dell’espresso precetto costituzionale contenuto nell’art. 6, n. 1, della Legge fondamentale.
55 Inoltre, qualora sussistano i presupposti necessari affinché i singoli possano invocare le disposizioni di una direttiva dinanzi ai giudici nazionali nei confronti dello Stato, essi possono farlo indipendentemente dalla veste nella quale agisce quest’ultimo, ossia datore di lavoro o pubblica autorità (sentenza 18 novembre 2010, cause riunite C‑250/09 e C‑268/09, Georgiev, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 70).
56 Ne consegue che, nel caso in cui una disposizione quale l’art. 10, n. 6, del primo RGG costituisse una discriminazione ai sensi dell’art. 2 della direttiva 2000/78, il diritto alla parità di trattamento potrebbe essere rivendicato da un singolo nei confronti di un ente locale senza necessità di attendere che il legislatore nazionale renda la disposizione in questione conforme al diritto dell’Unione, tenuto conto del primato di quest’ultimo (v., in tal senso, sentenze 12 gennaio 2010, causa C‑341/08, Petersen, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 81, e Georgiev, cit., punto 73).
59 Infine, per quanto riguarda il periodo compreso tra la registrazione dell’unione civile del ricorrente nella causa principale, avvenuta il 15 ottobre 2001, e la scadenza del termine di trasposizione della direttiva 2000/78, occorre ricordare che il Consiglio dell’Unione europea, fondandosi sull’art. 13 CE, ha adottato la direttiva 2000/78, la quale, secondo quanto statuito dalla Corte, non sancisce essa stessa il principio della parità di trattamento in materia di occupazione e di lavoro – l’origine del quale si rinviene in vari strumenti internazionali nonché nelle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri –, bensì mira unicamente a istituire, nelle suddette materie, un quadro generale per la lotta alle discriminazioni fondate su diversi motivi (v. sentenze Mangold, cit., punto 74, e 19 gennaio 2010, causa C‑555/07, Kücükdeveci, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 20), tra i quali rientrano le tendenze sessuali.