Source: https://pv3.it/index.php/schegge/giugno-2019
Timestamp: 2019-09-16 14:54:02+00:00
Document Index: 103772303

Matched Legal Cases: ['art. 98', 'art. 69', 'art. 1113', 'art. 1158', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 33']

Creato: 26 April 2019
La "castrazione chimica"
La castrazione chimica è un intervento volto ad interferire con la funzionalità sessuale), solitamente non definitiva, che porta alla riduzione della libido, della pulsione e della funzionalità sessuale operata grazie all'uso di opportuni farmaci (generalmente farmaci che agiscono a livello ormonale o psicofarmaci).
Inizialmente fu sviluppata come misura di prevenzione della reiterazione di violenze sessuali in soggetti colpevoli di tali reati (stupratori e pedofili) incapaci di controllare la pulsione. Spesso, la legislazione prevede che lo stesso violentatore possa richiedere la castrazione chimica su base volontaria, talora ottenendo sconti di pena.
In diversi Stati, quali Stati Uniti, Regno Unito, Israele, Russia, Polonia, Nuova Zelanda e Portogallo[, è attualmente in uso come trattamento medico e nel contesto di un percorso riabilitativo o come parziale alternativa alla reclusione.
In Russia e Polonia viene attuata senza il consenso del soggetto, qualora questo sia colpevole di violenze minori.
In generale, in Europa, l’adesione del condannato è volontaria e informata sui rischi per la salute. Alcuni paesi prevedono dei paletti. Limitazioni in base all’età del condannato sono ad esempio previste in Svezia, Finlandia e Germania: le età minime vanno dai venti ai 25 anni. Russia e Polonia prevedono che la castrazione chimica sia obbligatoria per i colpevoli di stupro su minorenni.
In Svezia, Finlandia, Germania, Danimarca, Norvegia, Belgio e Francia se ne fa un uso estremamente limitato e subordinato al consenso del condannato.
In Italia è stata invocata come pena di reati a sfondo sessuale da diversi esponenti della Lega.
Al di fuori dell'ambito della prevenzione o repressione del crimine, la castrazione chimica viene eseguita come fase preliminare nel trattamento ormonale per il cambiamento di sesso, da uomo a donna, nei soggetti transessuali. In questo caso, la trasformazione è irreversibile dopo circa sei mesi dall'inizio del trattamento farmacologico. Nel corso della storia è anche stata utilizzata per correggere quelle che un tempo erano considerate parafilie patologiche e immorali (come l’omosessualità) e come forma punitiva.
I farmaci più in uso attualmente sono gli {modal content="modal-content-442" width="400" height="400"}anti-gonadotropinici{/modal}
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Cetrotide è un farmaco a base del principio attivo Cetrorelix Acetato, appartenente alla categoria degli Ormoni liberatori delle anti-gonadotropine e nello specifico Ormoni liberatori delle anti-gonadotropine. Indicazioni
{/modalcontent} , gli {modal content="modal-content-927" width="400" height="400"}anti-androgeni{/modal}
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Un antiandrogeno è un gruppo di composti antagonista del recettore dell'ormone in grado di prevenire o inibire gli effetti biologici degli androgeni (Androgeno è un termine generico che indica ogni componente, naturale o sintetico, normalmente un ormone steroideo, che stimola e controlla lo sviluppo ed il mantenimento delle caratteristiche maschili ), ormoni sessuali maschili, sui tessuti sensibili del corpo Gli antiandrogeni possono essere utilizzati per il trattamento dell'iperplasia prostatica benigna (ingrossamento della prostata), acne, alopecia androgenetica (calvizie maschile), e irsutismo (eccessiva pelosità). A volte essi sono utilizzati anche come agente contraccettivo maschile o per reprimere la mascolinizzazione nel caso di un disturbo di genere.
{/modalcontent} non-steroidei e gli agonisti dell'ormone di rilascio delle gonadotropine. In particolare viene utilizzato il {modal content="modal-content-270" width="400" height="400"}medrossiprogesterone{/modal}
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medrossiprogesterone Oltre alla menopausa, viene somministrato anche in caso di presenza di varie forme tumorali di tipo ormono-dipendenti come: mammella, endometrio, rene sia come terapia additiva che palliativa. È indicato ad alte dosi per via orale come oressizante e anabolizzante negli stati di grave sindrome anoressia-cachessia[5][6][7][8] da neoplasia maligna in fase avanzata e da AIDS.
È anche indicato come terapia farmacologica nella parafilie[4][9][10] e nella fase preliminare del cambio di sesso nel maschio.[senza fonte] Inoltre può essere usato nella terapia della pubertà precoce vera o centrale.
{/modalcontent} (3) che agisce sul cervello inibendo il rilascio degli ormoni che stimolano i testicoli alla produzione di testosterone, uno dei principali ormoni sessuali.
Specie negli Stati Uniti vengono utilizzati anche psicofarmaci, normalmente utilizzati nel trattamento di alcune patologie psichiatriche e noti per indurre pesanti disfunzioni sessuali, come gli antipsicotici che bloccano la pulsione inibendo l'azione della dopamina (uno dei neurotrasmettitori più implicati nello stimolo e nel piacere sessuale) e spesso stimolando la sintesi di prolattina nota per interferire col funzionamento sessuale; gli antidepressivi SSRI sono particolarmente utili perché generano un'ampia gamma di disfunzioni sessuali agendo sulla libido, il funzionamento sessuale e spengono la ricerca ossessiva del rapporto . Il loro meccanismo d'azione è di tipo centrale e in alcuni casi gli effetti sono irreversibili.
La castrazione è la somministrazione di farmaci che inibiscono chimicamente la funzione sessuale, la riduzione della libido e della reattività sessuale. Ok siamo tutti d’accordo. Sapete che è’ anche un trattamento sanitario invasivo e, se prolungato, invadente? Oggi tanti risponderebbero “chi se ne frega se un pedofilo o uno stupratore potrebbe riportare danni permanenti”, non che a me facciano pena anzi, ma il punto è un altro.
Esperti in farmacologia, sessuologia e psicologia non sono d’accordo su questa soluzione.
Va ricordato che il primo organo sessuale è il cervello. “Anche con bassi tassi di testosterone si può raggiungere l’erezione e provare desiderio” spiega Marco Inghilleri, sessuolo e psicologo, vicepresidente della Società Italiana di Sessuologia ed Educazione sessuale. E non è certo il solo a pensare che la castrazione chimica sarebbe totalmente inefficace proprio perché lo stupro come reato sessuale è essenzialmente un reato d’odio, che non ha nulla di erotico.
E’ un atto sadico mosso o dal tentativo di un riscatto della persona che lo compie o addirittura dalla volontà di degradare l’oggetto del suo desidero a una mera ‘cosa’.
Allora cari politici cercate di tutelarci tenendo in galera chi stupra e vi prego di prendere sul serio chi viene a denunciare qualcuno, oliate quella macchina burocratica che oggi è troppo macchinosa, e se servono Magistratispecializzati sull'argomeno, provvedete.
E voi magistrati non vi attaccate ai jeans troppo stretti o al fatto che una donna può aver ammiccato senza però voler arrivare infondo al rapporto sessuale.
Licenziata la maestra che aveva augurato....
Torino, licenziata la maestra che aveva augurato la morte ai poliziotti durante un corteo
Lavinia Cassaro, era stata ripresa dalle televisioni. Il sindacato Cub: "Pena esagerata faremo ricorso"
https://torino.repubblica.it/cronaca/2018/06/13/news/licenziata_la_maestra_che_aveva_augurato_la_morta_ai_poliziotti_durante_un_corteo-198887265/
Sul licenziamento interviene il sindacato Cub Scuola a cui Cassaro è legata: “È legittimo avanzare qualche dubbio sulla strenua “salvaguardia dei valori democratici della Repubblica”, visto che nel nostro Stato si permette al leader di CasaPound di rivendicare apertamente l’eredità del fascismo, mentre si spara con gli idranti su coloro che, in modo magari discutibile, difendono i valori dell’antifascismo - commenta Cosimo Scarinzi, coordinatore nazionale del Cub Scuola - La professoressa è stata processata in diretta tv, se la professoressa non fosse stata intercettata dai giornalisti, il caso Cassaro non sarebbe mai esistito. Dal punto di vista sindacale ci preoccupa che il provvedimento amministrativo si confonda con quello penale. Il licenziamento è una misura spropositata, continua Scarinzi che definisce inconsistente la contestazione mossa alla docente.
Pervenute 79 mila domande per 3 mila posti.
Ora la cernita: dalla variabile della laurea ai successivi test (a cui accedono 60 mila persone).
I prossimi passi per i candidati.
{modal image="images/BRICIOLE/ANPAL.png" width="480" height="480"}L'Anpal{/modal} se ne aspettava di più, circa 100 mila, ma il numero arrivato entro i termini fissati per la presentazione delle domande comporterà comunque una fitta opera di selezione nel corso del prossimo mese. La maggior parte delle richieste è concentrata nel Centro-Sud. Guardando alla distribuzione regionale dei candidati, a guidare la classifica è la Campania, con 13 mila domande, subito davanti alla Sicilia (quasi 12 mila) e al Lazio con 9.304 domande. Seguono altre due regioni del Mezzogiorno: la Puglia e la Calabria. La provenienza è simile considerando il quadro delle città: quella con più potenziali tutor è Roma con 7.092 richieste, seguita da Napoli (6.812), Palermo, Catania e Salerno.
https://www.lettera43.it/it/articoli/economia/2019/05/08/selezione-navigator-test/231871/
Incredibili tante professionalità senza lavoro che accettano un contratto CO.CO.CO., seppur di 2 anni ...
E la selezione ? Nessuna garanzia sulla fedina penale ? Antimafia ? Tutti bravi ed onesti Cittadini, laureati ed in cerca di lavoro ...
Studentessa critica il governo
Studentessa critica il governo: "Mette in discussione valori democrazia".
E Di Maio applaude pure
La studentessa parla di fronte ai deputati: "I valori fondanti la convivenza civile paiono a volte essere messi in discussione perfino da chi riveste alte responsabilità di governo"
http://www.ilgiornale.it/news/politica/studentessa-critica-governo-mette-discussione-valori-1691933.html
Claudio Cartaldo - Gio, 09/05/2019
Si è presentata in aula, di fronte ai deputati, e ha criticato il governo e chi mette "in discussione" i "valori fondanti la convivenza civile".
Francesca MIlano, studentessa del liceo statale Virgilio di Milano, è stata applaudita da una buona fetta di parlamentari. Compreso Luigi Di Maio, che ha battuto le mani nonostante le critiche al suo esecutivo.
La ragazza era stata invitata a tenere un discorso alla Camera dopo aver ritirato il premio per il concorso nazionale
una onoreficenza assegnata alle scuole che hanno partecipato al progetto in occasione della giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi. Francesca Moneta, tra le altre cose, si è però scagliata anche contro i partiti oggi all'esecutivo. "Stiamo vivendo un momento particolarmente difficile per via della nostra storia repubblicana - ha detto -i valori fondanti la convivenza civile paiono a volte essere messi in discussione perfino da chi riveste alte responsabilità di governo". L'affondo è stato interrotto da un applauso dei presenti. Curiosità: anche il vicepremier grillino ha partecipato al plauso, nonostante le parole della studentessa fossero rivolte proprio all'esecutivo di cui fa parte.
Cuoriostà: non ha capito la critica, oppure ha immaginato si riferisse al collega leghista?
"Parole e gesti violenti - ha proseguito la studentessa di fronte ai deputati - amplificati a dismisura dai social media, diffondono un clima di diffidenza e di odio nella società civile e mirano a screditare le istituzioni democratiche nazionali ed europee che sono nostre e che dovremmo imparare a tutelare e a difendere strenuamente per il bene di noi tutti". E giù battimani
La cerimonia del Giorno della Memoria dedicato alle vittime del terrorismo in Aula alla Camera dei deputati alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Insieme al capo dello Stato la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, il presidente della Camera, Roberto Fico, il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio.
Ecco il decreto sicurezza-bis
Ecco il decreto sicurezza-bis: multe per ogni migrante trasportato e per chi non rispetta le norme SAR (“Search and Rescue”)
Salvini si attribuisce la competenza a vietare il transito delle navi ritenute pericolose e prevede che a indagare possano essere solo le Dda. (Direzione distrettuale e nazionale antimafia e antiterrorismo)
Pene più pesanti per chi aggredisce le forze dell'ordine. Il M5S:
"Il ministro dell'Interno copre così il fallimento sui rimpatri"
Commento all'articolo di ALESSANDRA ZINITI
https://www.repubblica.it/cronaca/2019/05/10/news/ecco_il_decreto_sicurezza-bis_pene_piu_pesanti_per_i_trafficanti_di_uomini_operazioni_sotto_copertura_e_invio_di_militari_-225949764/
Il provvedimento consta di dodici articoli, la maggior parte dei quali dedicato ancora al contrasto dell'immigrazione clandestina.
Con norme clamorose destinate a spaccare il consiglio dei ministri.
L’obbligo per gli Stati di garantire la sicurezza della vita umana in mare discende da tre convenzioni internazionali:
la Convenzione internazionale per la sicurezza della vita in mare SOLAS (acronimo di Safety of Life at Sea) del 1974,
la Convenzione internazionale di Amburgo sulla ricerca e il salvataggio marittimo, disciplinante le cd. “zone SAR” adottata nel 1979 e
la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 (UNCLOS).
Con il termine “Ricerca e Soccorso” si identificano una serie di operazioni di salvataggio condotte da personale addestrato a tale scopo e all’impiego di specifici mezzi navali, aerei o terrestri volti alla salvaguardia della vita umana in particolari situazioni di pericolo e ambienti ostili quali montagna, gole o mare.
Ogni paese stabilisce la propria “zona SAR” (“Search and Rescue”), nella cui area di competenza è tenuto a prestare soccorso (a una disciplina differente sono invece soggette le operazioni di C-SAR, ovvero “Combat SAR”, attuabili in tempo di guerra, senza l’esclusione di un eventuale intervento anche armato in caso di necessità).
Le convenzioni odierne in materia di salvataggio in mare sono l’esito di una codificazione di consuetudini marittime radicate nel principio di “solidarietà marinara” insito già nella Convenzione di Bruxelles del 1910, implicante obblighi di salvataggio imposti, da ciascuno Stato contraente, ai comandanti delle navi mercantili e alle navi pubbliche di propria bandiera.
L’attività di SAR si esplica in due fasi: soccorso e sbarco.
1) Il soccorso
Se a livello consuetudinario è imposto un obbligo di assistenza a chi si trovi in pericolo in mare nel caso in cui l’imbarcazione soccorritrice sia prossima, il Codice della Navigazione, nonché le Convenzioni di cui sopra, impongono anche un’attività di ricerca, oltre che di salvataggio. L’art. 98 della Convenzione UNCLOS afferma infatti che «ogni Stato costiero promuove la costituzione e il funzionamento permanente di un servizio adeguato ed efficace di ricerca e soccorso per tutelare la sicurezza marittima e aerea e, quando le circostanze lo richiedono, collabora a questo fine con gli Stati adiacenti tramite accordi regionali».
Ci si è posti non di rado il problema di identificare l’entità del “pericolo” che legittima, anzi impone, l’azione di soccorso: può ad esempio considerarsi situazione “pericolosa” la mera non idoneità dell’imbarcazione alla navigazione, oppure il pericolo deve essere più grave ed imminente? La nozione di distress è così stabilita dalla Convenzione di Amburgo del 1979 (Annex, ch. 1, para. 1.3.11) «[…] una situazione in cui vi sia ragionevole certezza che un’imbarcazione o una persona sia minacciata da un pericolo grave ed imminente e che richieda immediata assistenza».
In seguito all’entrata in vigore del D.P.R. 662 del 1994, le operazioni SAR in Italia sono affidate al Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, congiuntamente ad un’articolata rete organizzativa (Aeronautica Militare, Guardia di Finanza, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, oltre che alla Croce Rossa Italiana e ad altre organizzazioni di volontariato).
Talvolta, il mancato soccorso di imbarcazioni o persone in pericolo da parte dei soggetti responsabili, integra una fattispecie di reato o di illecito. L’art. 69 del Codice della Navigazione (C.N.) afferma infatti che «l’ autorità marittima, che abbia notizia di una nave in pericolo ovvero di un naufragio o di altro sinistro, deve immediatamente provvedere al soccorso e, quando non abbia a disposizione né possa procurarsi i mezzi necessari, deve darne avviso alle altre autorità che possano utilmente intervenire».
Dall’art. 1113 del C.N. che punisce per omissione di soccorso “chiunque, nelle condizioni previste negli articoli 70, 107, 726, richiesto dall’autorità competente, omette di cooperare con i mezzi dei quali dispone al soccorso di una nave, di un galleggiante, di un aeromobile o di una persona in pericolo ovvero all’estinzione di un incendio, è punito con la reclusione da uno a tre anni”;
Dall’art. 1158 del C.N. che punisce per omissione di assistenza a navi o persone in pericolo: “il comandante di nave, di galleggiante o di aeromobile nazionali o stranieri, che omette di prestare assistenza ovvero di tentare il salvataggio nei casi in cui ne ha l’obbligo a norma del presente codice”.
Inoltre, dalla Costituzione Italiana può sorgere un obbligo di soccorso, in base a:
Art. 2 Cost. che tutela i diritti inviolabili dell’uomo (e tra questi ovviamente il diritto alla vita) e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà.
I principi fondamentali contenuti nell’art. 10 Cost. che impongono allo Stato italiano di conformare il proprio ordinamento alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute tra le quali vi sono anche quelle riguardanti il salvataggio in mare dei naufraghi contenute nelle numerose convenzioni citate, nonché il principio di cui al comma terzo che riconosce il diritto d’asilo in Italia allo straniero al quale nel suo paese sia impedito l’esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione repubblicana.
2) Trasporto e sbarco
Non sempre alla prima fase di salvataggio segue un immediato trasporto e sbarco dei soggetti soccorsi.
La Convenzione di Amburgo prevede in capo all’Autorità nazionale che ha coordinato il soccorso anche il dovere accessorio di assicurare che lo sbarco dei naufraghi avvenga in un “luogo sicuro” (c.d. place of safety). Particolare rilevanza assume, quindi, la problematica relativa all’individuazione del “luogo sicuro” dove far sbarcare i migranti/naufraghi, in quanto solo dal momento dell’arrivo in tale luogo cessano gli obblighi che il diritto internazionale pone in capo allo Stato.
Secondo la Convenzione di Amburgo del 1979, ma anche ai sensi della Convenzione SOLAS, per “luogo sicuro” deve intendersi semplicemente un luogo in cui sia assicurata la sicurezza, intesa come protezione fisica, delle persone soccorse in mare. Stando invece a quanto affermato dal Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio PE-CONS 35/1/14 [3] all’art. 2 punto 12, per “luogo sicuro” s’intende: “un luogo in cui si ritiene che le operazioni di soccorso debbano concludersi e in cui la sicurezza per la vita dei sopravvissuti non è minacciata, dove possono essere soddisfatte le necessità umane di base e possono essere definite le modalità di trasporto dei sopravvissuti verso la destinazione successiva o finale tenendo conto della protezione dei loro diritti fondamentali nel rispetto del principio di non respingimento”.
Ne consegue che sullo Stato che coordina le operazioni SAR non insiste un immediato obbligo di accoglienza delle navi nei propri porti, bensì su di esso ricade comunque la responsabilità nella individuazione di un luogo di sbarco sicuro, raggiungibile quindi senza porre in pericolo le persone a bordo della nave. Il rifiuto di indicare un porto sicuro è infatti considerato illegittimo (l’interpretazione è corroborata anche dalle “Guidelines on the treatment of persons rescued at sea” oltre che dai “Principles relating to administrative procedures for disembarking persons rescued at sea”, editi dall’IMO rispettivamente nel 2004 e nel 2009).
Tanto il soccorso, quanto il trasporto, devono essere rispettosi del principio di non discriminazione: ciò significa che l’assistenza deve essere fornita a tutti gli individui in necessità, indipendentemente dalla loro etnia, età, sesso e condizione.
Se le persone soccorse in mare rendono nota l’intenzione di chiedere asilo, devono essere applicati i principi fondamentali sanciti nel diritto internazionale dei rifugiati.
La Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati del 1951, all’art. 33, definisce come rifugiato una persona che “temendo a ragione di essere perseguitata per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadina e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo una cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di siffatti avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra” e proibisce che il rifugiato o il richiedente asilo “sia espulso o respinto – in alcun modo – verso le frontiere dei luoghi ove la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a causa della sua razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o delle sue opinioni politiche”.
L’espulsione o lo sbarco in luogo “non sicuro” costituirebbe quindi un’aperta violazione del diritto internazionale, in particolar modo del principio di non-refoulement, o “non respingimento”.
Il caso giudicato dalla CEDU riguardava il trasporto in Libia, da parte di nostre Unità della Guardia di Finanza e della Guardia costiera, di migranti salvati nella Sar maltese a 35 miglia. a sud di Lampedusa. Al nostro Paese fu addebitata la violazione della {modal content="modal-content-600" width="240" height="240"}Convenzione EDU{/modal}
{modalcontent modal-content-600}
{/modalcontent} e dei principi di tutela dei rifugiati disciplinati dalla Convenzione di Ginevra del 1951 per aver esercitato giurisdizione extraterritoriale, tramite i proprio personale militare, sui migranti imbarcati sulle Unità di soccorso. Presupposto della giurisdizione extraterritoriale che giustifica la competenza della CEDU è che a commettere violazioni della CEDU siano rappresentanti ufficiali di uno Stato.