Source: http://www.gioconews.it/newslotvlt/57-generale34/45365-l-antiriciclaggio-non-e-un-gioco
Timestamp: 2018-01-23 13:35:26+00:00
Document Index: 153469307

Matched Legal Cases: ['art. 58', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 52', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 56', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 58', 'art. 2', 'art. 3']

Gioconews - L’antiriciclaggio non è un gioco: i consigli per gli operatori del settore
L’antiriciclaggio non è un gioco: i consigli per gli operatori del settore
LE SANZIONI - Uno sguardo alle sanzioni applicabili impone il richiamo delle seguenti condotte che si aggiungono a quella ben nota di chi trasferisca denaro contante per importi pari o superiori a 1.000 euro, che comporta la sanzione dall’1 al 40 percento dell’importo trasferito (art. 58, comma 1, del D.Lgs. 231/2007). In particolare: la mancata verifica della clientela (il cosiddetto obbligo di identificazione) comporta una multa da 2.600 a 13mila euro (art. 55, comma 1, D.Lgs. 231/2007); l’omessa registrazione dei dati identificativi, o l’effettuazione in modo tardivo o incompleto, comporta una multa pari alla precedente, (art. 55, comma 4, D.Lgs. 231/2007); l’eventuale comunicazione al cliente dell’avvenuta segnalazione dell’operazione sospetta comporta l’arresto da 6 mesi a 1 anno o l’ammenda da 5mila a 50mila euro (art. 55, comma 8); l’omessa o falsa indicazione da parte dell’esecutore dell’operazione delle generalità del soggetto per conto del quale si effettua l’operazione comporta la reclusione da 6 mesi a 1 anno e la multa da 500 a 5mila euro (art. 55, comma 2, D.Lgs. 231/2007); l’omessa o falsa indicazione da parte dell’esecutore dell’operazione di informazioni sullo scopo dell’operazione e sulla natura del rapporto o della prestazione comporta l’arresto da 6 mesi a 3 anni e l’ammenda da 5mila a 50mila euro (art. 55, comma 3, D.Lgs. 231/2007); l’omessa comunicazione ex art. 52 comma 2 (atti o fatti che possano essere violazione di disposizioni di organizzazione e controllo emanate da banca d’Italia) comporta la reclusione fino a 1 anno e multa da 100 a mille euro (art. 55, comma 5, D.Lgs. 231/2007); l’utilizzo di carte di credito o pagamento non proprie può comportare la reclusione da 1 a 5 anni e la multa da 310 a 1.550 euro (art. 55, comma 9, D.Lgs. 231/2007); l’inosservanza delle disposizioni su organizzazione, registrazione, procedure (anche formazione del personale) e controlli può comportare la sanzione da 10mila a 200mila euro (art. 56, comma 1, D.Lgs. 231/2007); l’omessa istituzione dell’archivio unico informatico (per chi sia tenuto a implementarlo) comporta una sanzione da 50mila a 500mila euro (art. 57, comma 2, D.Lgs. 231/2007); la mancata tenuta dell’archivio informatico o del registro della clientela comporta una sanzione da 5mila a 50mila euro (art. 57, comma 3, D.Lgs. 231/2007); l’omessa segnalazione delle operazioni sospette comporta la sanzione dall’1 al 40 percento dell’importo non segnalato (art. 57, comma 4, D.Lgs. 231/2007); la violazione dell’obbligo di comunicazione previsto dall’articolo 51, comma 1, comporta la sanzione dal 3 al 30 percento dell’importo dell’operazione (art. 58, comma 7, D.Lgs. 231/2007).
LA DEFINIZIONE - Venendo ora alla definizione di riciclaggio, può ricorrersi a quanto precisato dal legislatore secondo cui le seguenti azioni, se commesse intenzionalmente, costituiscono riciclaggio: la conversione o il trasferimento di beni, effettuati essendo a conoscenza che essi provengono da un'attività criminosa o da una partecipazione a tale attività, allo scopo di occultare o dissimulare l'origine illecita dei beni medesimi o di aiutare chiunque sia coinvolto in tale attività a sottrarsi alle conseguenze giuridiche delle proprie azioni; l'occultamento o la dissimulazione della reale natura, provenienza, ubicazione, disposizione, movimento, proprietà dei beni o dei diritti sugli stessi, effettuati essendo a conoscenza che tali beni provengono da un'attività criminosa o da una partecipazione a tale attività; l'acquisto, la detenzione o l'utilizzazione di beni essendo a conoscenza, al momento della loro ricezione, che tali beni provengono da un'attività criminosa o da una partecipazione a tale attività; la partecipazione ad uno degli atti di cui alle lettere precedenti, l'associazione per commettere tale atto, il tentativo di perpetrarlo, il fatto di aiutare, istigare o consigliare qualcuno a commetterlo o il fatto di agevolarne l'esecuzione (art. 2, comma 1, D.Lgs. n. 231/2007).
Tra le cose che occorre verificare v’è quella di comprendere se il cliente sia o meno il titolare effettivo della operazione che sta compiendo. E anche in questo caso, la norma consente di avere una definizione secondo cui è tale la persona fisica per conto della quale è realizzata un'operazione o un'attività, ovvero, nel caso di entità giuridica, la persona o le persone fisiche che, in ultima istanza, possiedono o controllano tale entità (o ne risultano beneficiari secondo criteri allegati alla norma).
IL PRINCIPIO DI COLLABORAZIONE - Ciò detto può rammentarsi il principio di collaborazione attiva degli operatori coinvolti a cui è espressamente richiesto di adottare “idonei e appropriati sistemi e procedure in materia di obblighi di adeguata verifica della clientela, di segnalazione delle operazioni sospette, di conservazione dei documenti, di controllo interno, di valutazione e di gestione del rischio, di garanzia dell'osservanza delle disposizioni pertinenti e di comunicazione per prevenire e impedire la realizzazione di operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo [con la precisazione che] essi adempiono gli obblighi previsti avendo riguardo alle informazioni possedute o acquisite nell'ambito della propria attività istituzionale o professionale” (art. 3, comma 1, D.Lgs. 231/2007).
(L'articolo, pubblicato in più puntate sulla rivista cartacea Gioco News, viene proposto su questo Quotidiano online in una serie di estratti che faranno seguito a quello di oggi).