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Timestamp: 2019-04-23 05:57:06+00:00
Document Index: 83884093

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 42', 'art. 2651', 'art. 2643', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'sentenza ', 'art. 73', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 42', 'art. 2651', 'art. 2643', 'art. 42', 'sentenza ']

Rinuncia abdicativa - MASSIMATA - Tar Sicilia, 23 gennaio 2019
Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania (Sezione Quarta), sentenza n. 546 del 23 gennaio 2019, sulla c.d. rinuncia abdicativa e sulla trascrivibilità della sentenza che l’accerta.
La garanzia della opponibilità ai terzi dell’avvenuto trasferimento della proprietà delle aree oggetto del provvedimento impugnato non esige affatto il ricorso allo strumento dell’art. 42 bis D.P.R. n. 327/2001, potendo essere trascritta più semplicemente quella stessa sentenza, a norma dell’art. 2651 c.c. quale provvedimento giurisdizionale che disciplina un acquisto (per rinuncia abdicativa) delle proprietà delle aree in questione secondo “altro modo non soggetto a trascrizione di uno dei diritti indicati ai numeri 1), 2) e 4) dell’art. 2643”, piuttosto che necessariamente un formale provvedimento amministrativo di acquisizione sanante secondo le previsioni dell’art. 42 bis, comma 4, D.P.R. n. 327/2001.
N. 00106/2019 REG.PROV.COLL.
N. 00546/2015 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 546 del 2015, proposto da
OMISSIS, entrambi rappresentati e difesi dall'avvocato Munafò Luigi, con domicilio ex lege presso la Segreteria del Tar Catania in Catania, via Istituto Sacro Cuore n. 22;
Comune di Furnari, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Aloisi Salvatore, con domicilio eletto presso lo studio Landi Adolfo in Catania, via Puccini,32;
- della determinazione n. 967/14 (n. 518/14) del 23 dicembre 2014 del Comune di Furnari, avente ad oggetto decreto di acquisizione al patrimonio comunale di aree utilizzate per scopi di interesse pubblico, ai sensi dell'art. 42 bis del D.P.R. 327/2001 e s.m.i., a seguito di lavori per la realizzazione di una Casa Albergo per Anziani ubicata in C/da san Filippo;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Furnari;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 17 gennaio 2019 il dott. Gustavo Giovanni Rosario Cumin e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con ricorso notificato il 25/02/2015, e depositato presso gli uffici di segreteria del giudice adito in data 11/03/2015, i Sig.ri OMISSIS impugnavano la determinazione n. 967/14 del 23/12/2014, con la quale il Comune di Furnari (ME), operando a norma dell’art. 42 bis D.P.R. n. 327/2001, aveva proceduto alla acquisizione coattiva di aree di loro proprietà.
Il Comune intimata si costituiva in giudizio con deposito di memoria in segreteria il 23/03/2015, al cui interno rappresentava la già avvenuta acquisizione delle aree oggetto del provvedimento impugnato (per ciò stesso soltanto “formale”) in forza di quanto previsto dalla sentenza – qualificata come definitiva - n. 701/2009 della Corte d’Appello di Messina, che a p. 8 così formulava: “in relazione all’area suddetta, si verte in ipotesi di occupazione usurpativa, di tal che gli odierni appellanti, una volta chiesto, a titolo risarcitorio, una somma corrispondente al valore dell’area hanno implicitamente rinunciato alla proprietà e determinato la sua acquisizione in capo all’ente occupante”.
Con memoria depositata in data 25/10/2015 i ricorrenti contestavano tanto la definitività del provvedimento giurisdizionale menzionato da ultimo (in forza di un affermato proposto ricorso per Cassazione avverso lo stesso), quanto la richiesta di restituzione delle aree oggetto del provvedimento impugnato con una seconda domanda di tutela giurisdizionale proposta dinnanzi al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto.
In data 17/01/2019 aveva luogo l’udienza pubblica per l’esame del ricorso in epigrafe, che veniva trattenuto in decisione dopo aver rappresentato alle parti, a norma dell’art. 73 c.p.a., il rilievo d’ufficio di una possibile causa di nullità del provvedimento impugnato.
In premessa il Collegio ha chiesto ragguagli al difensore dei ricorrenti circa il ricorso per Cassazione che essi hanno affermato di avere proposto avverso la sentenza n. 701/2009 della Corte d’Appello di Messina. Ma in assenza di puntuali precisazioni da parte di quello, e – quanto meno – della produzione di copia depositata e notificata del predetto ricorso per Cassazione (o della richiesta della concessione di termini per la effettuazione di un tale adempimento), il Collegio non può che ritenere definitivamente accertato, sin dal 20/03/2010 (ovvero dello scadere del termine di 60 giorni per la ricorribilità in Cassazione della sentenza n. 701/2009, notificata al Comune di Furnari il 19/01/2010), il trasferimento della proprietà delle aree oggetto del provvedimento impugnato dai ricorrenti al Comune intimato.
Tenuto conto di ciò, il provvedimento impugnato risulta viziato da impossibilità assoluta dell’oggetto in base al combinato disposto degli artt. 1346 c.c. e 21 septies, primo comma, L. n. 241/1990.
Né residua alcun interesse del Comune intimato a voler formalizzare l’avvenuto trasferimento della proprietà delle aree oggetto del provvedimento impugnato attraverso un atto distinto, diverso dal contenuto di accertamento della sentenza n. 701/2009 della Corte d’Appello di Messina. Infatti la garanzia della opponibilità ai terzi dell’avvenuto trasferimento della proprietà delle aree oggetto del provvedimento impugnato non esige affatto il ricorso allo strumento dell’art. 42 bis D.P.R. n. 327/2001, potendo essere trascritta più semplicemente quella stessa sentenza, a norma dell’art. 2651 c.c. quale provvedimento giurisdizionale che disciplina un acquisto (per rinuncia abdicativa) delle proprietà delle aree in questione secondo “altro modo non soggetto a trascrizione di uno dei diritti indicati ai numeri 1), 2) e 4) dell’art. 2643”, piuttosto che necessariamente un formale provvedimento amministrativo di acquisizione sanante secondo le previsioni dell’art. 42 bis, comma 4, D.P.R. n. 327/2001.
Tanto premesso, il Collegio dichiara nullo il provvedimento impugnato.
Le statuizioni in materia di refusione delle spese di lite fra le parti vengono adottate tenendo conto dell’effetto comunque favorevole ai ricorrenti della pronunciata sentenza, che consente di omologarli a quelli prodotti dalla sentenza costitutiva di annullamento cui essi ambivano.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Quarta) dichiara la nullità del provvedimento impugnato con il ricorso in epigrafe.
Condanna il Comune intimato alla refusione delle spese di lite, che liquida nella misura di 3.305,00 (tremilatrecentocinque/00) euro, più accessori così come per legge.
Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 17 gennaio 2019 con l'intervento dei magistrati: