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Timestamp: 2018-08-20 06:54:50+00:00
Document Index: 166154666

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 51', 'art. 57', 'art. 7', 'art. 58', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 8']

Dove sei: Ordini cavallereschi / Gli Ordini cavallereschi ...
Per la dottrina più autorevole (PEZZANA: Conferimento di onorificenze da parte dei c.d. Ordini cavallereschi indipendenti, in Riv. Ar., 1962, pp.160-161), ciò che è decisivo per qualificare un Ordine come “non nazionale” è che esso “sia riconosciuto come Ordine Cavalleresco da un ordinamento giuridico diverso da quello dello Stato italiano, e cioè o dall'ordinamento di uno Stato estero o da quello della Chiesa cattolica o dal diritto internazionale”: riguardo agli Ordini familiari, bisognerebbe distinguere tra varie ipotesi: “se l'Ordine appartiene al patrimonio araldico di una famiglia straniera non sovrana (od ex sovrana), esso dovrà essere considerato <non nazionale>, se riconosciuto dalla legislazione dello Stato, del quale il Gran Maestro è cittadino; se l'Ordine appartiene per diritto ereditario ad una famiglia italiana non ex sovrana o ad una famiglia straniera, che si trovi in analoga situazione ed i cui diritti sull'Ordine non siano riconosciuti dal suo Paese, il conferimento delle onorificenze ricadrà sotto le sanzioni di cui all'art. 8; se infine si tratta di un Ordine dinastico di una famiglia ex sovrana (e questa è l'ipotesi che dà luogo a maggiori dubbi) riteniamo che l'Ordine possa considerarsi <non nazionale> solo se all'ex Casa regnante sia riconosciuto dal diritto internazionale e dagli Stati stranieri un particolare status giuridico, una qualche rilevanza alla posizione di famiglia ex regnante ed alle sue pretese di restaurazione”. Tale particolare posizione giuridica è da escludersi per quelle famiglie “le cui pretese dinastiche si riallacciano a situazioni storiche ormai definitivamente superate e le quali, anche dal punto di vista del protocollo, sono trattate in tutti i paesi alla stregua di tutti gli altri privati cittadini”.
Gli Ordini autonomi o indipendenti, cioè quegli Ordini che non promanano da un’autorità statale o da un monarca -- nei quali rientrano anche gli Ordini Magistrali nei quali il gran magistero è elettivo -- sono da ritenersi legittimi solo quando siano Sovrani (l'unico Ordine Sovrano è quello di Malta) o si trovino sotto la protezione della Santa Sede (come il Teutonico ed il S. Sepolcro) o di una Casa reale o di uno Stato repubblicano: qualora tale protezione si concretizzi in un vero e proprio riconoscimento, saranno da ritenersi legittimi anche gli Ordini a carattere associativo che è la forma giuridica più frequente dei c.d. Ordini indipendenti (PEZZANA: Ordini Cavallereschi legittimamente ed ininterrottamente conferiti da Capi di Case già regnanti d’Europa, in Riv.Ar., 1970, p. 261). In altre parole, con riferimento agli Ordini a carattere associativo, “debbono considerarsi <non nazionali> solo quelli che abbiano ottenuto da uno Stato straniero un non equivoco riconoscimento giuridico (s'intende non semplicemente come associazioni private ma come enti con facoltà di concedere onorificenze)” (PEZZANA, Conferimento ... cit., pag.161).
Le istituzioni del secondo tipo sono da considerarsi per l'ordinamento italiano come Ordini “illegittimi”. Invero, trattandosi di istituzioni che in definitiva si identificano in semplici enti, associazioni o soggetti comunque di natura privata, non sono definibili nemmeno come veri e propri Ordini cavallereschi: se si vuole usare tale dicitura, essa deve essere seguita dall'aggettivo “illegittimi”. Il conferimento di onorificenze da parte di tali soggetti è vietato dalla legge (art. 8) e nessuna autorizzazione potrà mai essere concessa per l'uso di onorificenze eventualmente da essi conferite.
Sull'argomento il Ministero degli Affari Esteri, alla luce del parere del Consiglio di Stato, sez. I, n. 1869 del 1981, e del parere del Contenzioso Diplomatico del 18 aprile 1996, nella nota n. 022/363 del 29 luglio 1999, ha individuato le seguenti categorie di ordini: 1) Ordini nazionali di Stati esteri, ossia facenti parte del patrimonio araldico di una Nazione; 2) Ordini Pontifici, ossia di emanazione del Sommo Pontefice; 3) Ordini dinastici, nei quali il Gran Magistero è ereditario in una famiglia attualmente regnante: l'uso delle relative onorificenze è autorizzabile in quanto Ordini non nazionali; 4) Ordini dinastici non nazionali nei quali il Gran Magistero è ereditario in una famiglia ex sovrana: l'uso delle relative onorificenze è autorizzabile in quanto Ordini non nazionali, a condizione che essi siano sorti e costituiti quando la famiglia attualmente ex sovrana era, al contrario, regnante e che vi sia stata una ininterrotta titolarità nel capo della famiglia e che manchi una soppressione da parte del capo della famiglia medesima; sotto questo profilo sono irrilevanti le soppressioni effettuate da altri soggetti giuridici, anche statuali, che non avevano il potere di sopprimere l'Ordine, proprio perchè questo era patrimonio della famiglia allora regnante, ma solo quello di disconoscerlo; 5) Ordini sovrani, nei quali la sovranità deriva o da antichi possedimenti con carattere di sovranità o dall'avvenuto riconoscimento da parte di Sovrani o di Pontefici: l'uso delle relative onorificenze è autorizzabile qualora vi sia la prova della già esistente sovranità territoriale o quando tale sovranità sia stata riconosciuta da Re, Imperatori o Sovrani Pontefici, e che possano dimostrare una continuità conforme al proprio ordinamento; anche in tal caso le eventuali soppressioni da parte di ordinamenti diversi non avrebbero rilevanza; 6) Ordini Magistrali il cui Gran Maestro non discende da famiglia ex sovrana, ovvero nei quali il Gran Magistero è elettivo e non ereditario: le onorificenze di tali Ordini sono autorizzabili solo nel caso che tali Ordini abbiano avuto un riconoscimento da almeno uno Stato estero (purchè non esistano espresse norme in contrario o ragioni politiche lo sconsiglino) e pertanto, possano rientrare nell'ampio concetto di Ordini non nazionali; in caso contrario tali Ordini sono da considerare mere associazioni di diritto privato che, nell'ipotesi in cui conferiscano onorificenze, decorazioni o distinzioni cavalleresche, possono essere sanzionate ai sensi dell'art. 8 della legge 178 del 1951.
Sulla base di tali considerazioni, nella successiva nota n. 022/713 del 13 dicembre 1999, il Ministero degli Affari Esteri ha individuato alcuni Ordini “non nazionali” per i quali il Ministero stesso ritiene concedibile l'autorizzazione all'uso delle relative onorificenze e che, quindi, possono essere considerati autorizzati. Questi sono: l'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire, l'Ordine del Merito sotto il Titolo di San Giuseppe, la Decorazione di San Giorgio per il Merito Militare di Lucca, il Real Ordine al Merito sotto il Titolo di San Lodovico, l'Ordine dell'Aquila Estense, il Sacro Angelico Imperiale Ordine Costantiniano di San Giorgio e il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.
Ovviamente, dato che la concessione del provvedimento di autorizzazione all'uso è assolutamente discrezionale, gli indirizzi espressi dal Ministero nelle note citate non sono definitivi, potendo mutare in relazione ad eventuali, futuri, diversi motivi di opportunità politica e diplomatica. Il suddetto elenco riportato nella nota n. 022/713 del 1999, non è dunque da intendersi esaustivo, dato che, come espressamente indicato nella medesima nota, “potrebbero essere sempre identificati alcuni pochi, ulteriori Ordini da considerarsi <non nazionali> ai sensi del disposto dell'art. 7 della legge n. 178/1951. Un esempio potrebbe essere ravvisato nell'Ordine del Toso d'Oro, legato alla Casa Sovrana degli Asburgo e dei Borbone ma tuttora concesso a pochissimi soggetti, per la maggior parte Sovrani o Capi di Stato”. Ancora nella stessa nota, il Ministero ha ulteriormente specificato che “l'analisi effettuata degli Ordini citati è <allo stato> attuale dei loro Statuti. Si ritiene pertanto che ove, in futuro, singoli Ordini effettuassero ulteriori modifiche strutturali degli Statuti, tali da trasformare la loro stessa essenza, il giudizio positivo ad oggi posto in essere su di essi potrebbe essere rivisto”.
Tutto ciò a dimostrazione che, dopo più di cinquant'anni dall'emanazione della legge sugli Ordini cavallereschi, lo Stato italiano non ha ancora definito un preciso elenco di Ordini “non nazionali” per i quali esso ritenga concedibile l'autorizzazione all'uso delle relative onorificenze nel territorio nazionale.
Molto più costante e chiara viceversa la posizione della Santa Sede che anche recentemente (Osservatore Romano del 4 luglio 2002) ha ribadito che essa “oltre ai propri Ordini Equestri riconosce e tutela due soli Ordini cavallereschi: il Sovrano Militare Ordine di Malta – ovvero Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta – e l'Ordine Equestre del santo Sepolcro di Gerusalemme”.
Per quanto riguarda poi gli appartenenti alle Forze Armate, ai Corpi Armati dello Stato e per gli assimilati al personale militare, è necessario fare riferimento al Regolamento per la Disciplina delle Uniformi, edito dallo Stato Maggiore della Difesa nel 2002. Tale Regolamento, dopo aver precisato all'art. 51 cosa siano le decorazioni e cosa i distintivi, all’art. 57 indica gli adempimenti che il militare, insignito di decorazioni cavalleresche non nazionali, deve compiere per ottenere l'autorizzazione all'uso: la richiesta di autorizzazione, ex art. 7, legge 178 del 1951, va inoltrata per via gerarchica al gabinetto del Ministro da cui il militare dipende che la trasmetterà al Ministero degli Affari Esteri. L’autorizzazione, se concessa, verrà registrata dallo stesso Ministero e, a richiesta dell’interessato, la decorazione potrà quindi essere trascritta a matricola. Una volta trascritta a matricola, l'uso della decorazione cavalleresca non nazionale e dei relativi nastrini, sarà obbligatorio in ogni circostanza. In base all'art. 58, le decorazioni rilasciate dallo S.M.O.M. non necessitano di autorizzazione; per quelle della Santa Sede e dell'Ordine del Santo Sepolcro, l'autorizzazione deve essere richiesta ai sensi del R.D. 974 del 1930.
In conclusione, dunque, l'insignito di una onorificenza diversa da quelle della Repubblica italiana o del S.M.O.M. -- per il cui uso non è necessaria alcuna autorizzazione -- se vuole usarla, deve chiedere l'autorizzazione all'uso al Ministro degli Esteri. In caso di uso senza autorizzazione, la condotta sarà punibile ai sensi dell'art. 7 ovvero ai sensi dell'art. 8, rispettivamente a seconda che l'Ordine che ha conferito l'onorificenza sia da considerarsi o non sia da considerarsi come Ordine estero o “non nazionale”.
Come rilevato dalla Corte di Cassazione nel 1999, “lo Stato italiano ha inteso riservare a sé il potere di conferimento, vietandolo ad ogni ente, associazione o privato, salvi gli ordini cavallereschi previsti dall'art. 7 e le onorificenze di Stati esteri e degli ordini non nazionali, subordinate queste ultime ad autorizzazione, sicchè detto monopolio ed il conseguente divieto di conferimento, penalmente sanzionato, hanno un senso se la punibilità è circoscritta al solo territorio italiano”; tuttavia la punibilità comprende “non solo l'atto unilaterale di <conferimento>, costituente l'inizio della condotta punibile e denominabile come <assegnazione> del titolo, ma anche di tutte quelle manifestazioni collegate quali l'investitura, solenne o meno, la consegna di segni o medaglie o distinzioni o decorazioni, ed eventuali ulteriori modalità o cerimonie, costituenti un tutto unitario ed inscindibile”; pertanto, “l'illecito conferimento deve comprendere in una considerazione unitaria ed inscindibile, tutte le varie fasi per evitare sistemi di facile elusione della normativa e consentire un'uniforme repressione. Questa valutazione unitaria è ulteriormente confortata dalla locuzione <in qualsiasi forma e denominazione> contenuta nel precetto in esame, contemplato dall'art. 8, ove si nota l'indifferenza per le varie modalità e l'ampia accezione utilizzata dal legislatore per ricomprendervi ogni momento in cui può essere suddistinto il <conferimento> delle onorificenze”. Dunque, il conferimento non consentito di onorificenze, decorazioni e distinzioni cavalleresche include non solo l'atto unilaterale di assegnazione del titolo “cartaceo”, ma anche la cerimonia di investitura in quanto modalità nella quale il predetto conferimento si attua. Conseguentemente il reato si configura anche nell'ipotesi in cui il conferimento “cartaceo”del titolo sia avvenuto all'estero, ma la cerimonia di investitura in Italia.