Source: http://www.enzocuzzola.it/numero-38-anno-2018/
Timestamp: 2019-04-26 02:43:54+00:00
Document Index: 5195004

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 227', 'art. 30']

Numero 38 Anno 2018 – Centro Studi
Numero 38 Anno 2018
Ark / Settimanale Prometheus 2018 / Numero 38 Anno 2018
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Esenzione IVA per i servizi di accoglienza migranti
Di norma anche la relazione dell’organo di revisione alla proposta di rendiconto deve essere messa a disposizione dei consiglieri
La scelta di ricorrere alla procedura di mobilità esterna in luogo dello scorrimento di una precedente graduatoria non richiede particolare motivazione
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n.74/E del 27 settembre 2018, fornisce importanti chiarimenti, a seguito di interpello, in merito ai casi di esenzione dall’IVA sui servizi di gestione dei centri migranti o richiedenti asilo politico.
L’amministrazione finanziaria ha specifica toche, nell’ipotesi di un unico gestore (centri con capienza inferiore a 300 unità) di un servizio complesso, si ricade nell’ambito di applicazione delle disposizione di cui all’art. 10, n. 21) del DPR 26 ottobre 1972, n. 633; tale norma prevede che “le prestazioni proprie dei brefotrofi, orfanotrofi, asili, case di riposo per anziani e simili, comprese le somministrazioni di vitto, indumenti e medicinali, le prestazione curative e le altre prestazioni accessorie sono esenti IVA”.
La disposizione evidenzia come l’esenzione debba essere applicata a prescindere dal soggetto che rende la prestazione, in quanto l’aspetto rilevante e prevalente è dato dall’oggetto del servizio che viene rilevato in relazione ai soggetti beneficiari, che devono essere soggetti disagiati degni di protezione civile (ris. 1/E del 2002 e ris. 39/E del 2004).
Circa l’analisi del presupposto soggettivo, ossia del soggetto cui è affidato l’incarico, nell’ipotesi in cui il servizio sia gestito da una cooperativa sociale o da un loro consorzio, secondo la legge 28 dicembre 2015, n. 208, a decorrere dal 1 gennaio 2016, si ha l’applicazione dell’IVA in misura ridotta 5%.
Tuttavia, al fine di poter usufruire di questa aliquota ridotta, è necessario che le cooperative sociali e i loro consorzi effettuino le prestazioni nei confronti delle persone migranti, senza fissa dimora, richiedenti asilo, così come individuate all’art. 10 numero 27-ter del D.P.R. 633/1972. Viceversa, nel caso in cui il servizio sia gestito da un’associazione di volontariato, l’applicazione dell’IVA risulta esente, sempre che le prestazioni rientrino nelle finalità istituzionali dell’Ente.
Sintetizzando quanto fin qui esposto, possiamo dire che:
il corrispettivo percepito dal gestore unico, cui è affidato il servizio di gestione dei centri di accoglienza con numeri di posti non superiore a 300, è in esenzione IVA, ai sensi dell’articolo 10, primo comma, n. 21, a prescindere dalla natura giuridica del prestatore, con eccezione delle cooperative sociali e/o loro consorzi e delle associazioni di volontariato;
nel caso in cui l’appalto venga suddiviso nei quattro lotti prestazionali (fornitura servizi, fornitura pasti, fornitura di beni e servizio di pulizia e igiene ambientale) ciascuno dei quali affidato ad un gestore diverso, per la gestione di centri con numeri di posti superiori a 300, vi sarà l’applicazione dell’IVA sulla base della natura del servizio e del soggetto prestatore. Tuttavia, si evidenzia come questi servizi non saranno assoggettati all’imposta qualora vengano resi da associazioni di volontariato.
Si precisa inoltre che, nel caso in cui sia prevista l’applicazione dell’IVA, si dovrà applicare il meccanismo delle scissione dei pagamenti, di cui all’articolo 17-ter del D.P.R. n. 633 del 1972, per la liquidazione dell’imposta.
Entro il 15 novembre deve effettuarsi la trasmissione del certificato al bilancio di previsione 2018/2020
È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 20/09/2018 n. 219 il Decreto del Ministero dell’Interno dell’11 settembre 2018 con il quale sono stati disposti termini e modalità di trasmissione della certificazione al bilancio di previsione 2018/2020 delle amministrazioni provinciali, delle città metropolitane, dei comuni, delle comunità montane e delle unioni di comuni.
L’art. 1 del citato decreto, sancisce che il termine per la trasmissione delle certificazioni è fissato nel 15 novembre 2018. La trasmissione dello stesso deve avvenire per Posta Elettronica Certificata (PEC) accompagnata dalla firma digitale dei sottoscrittori che, ai sensi dell’art. 5, sono individuati nel Responsabile Finanziario, nell’Organo di Revisione e nel Segretario Comunale.
In merito alle modalità di trasmissione, è necessario che gli Enti Locali provvedano all’accesso nell’area tematica del portale TBEL – Finanza Locale al seguente indirizzo http://finanzalocale.interno.gov.it/apps/tbel.php/login/verify e scaricare l’apposito documento di sintesi contenente le informazioni del Comune e firmarlo digitalmente assieme al file XML riguardante il certificato del bilancio di previsione; successivamente, i file firmati digitalmente dovranno essere trasmessi all’indirizzo PEC finanza locale.prot@pec.interno.it.
Come è noto, l’art. 227 comma 2 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000) prevede che “Il rendiconto della gestione è deliberato entro il 30 aprile dell’anno successivo dall’organo consiliare, tenuto motivatamente conto della relazione dell’organo di revisione. La proposta è messa a disposizione dei componenti dell’organo consiliare prima dell’inizio della sessione consiliare in cui viene esaminato il rendiconto entro un termine, non inferiore a venti giorni, stabilito dal regolamento di contabilità”.
Sebbene la giurisprudenza (cfr., recentemente, TAR Campania, Napoli, sez. I, sent. 25 settembre 2018, n. 5583) affermi che la norma impone di depositare entro un termine minimo di venti giorni prima della sessione consiliare solo la proposta da approvare e non anche la relazione dell’organo di revisione, è opportuno evidenziare che, in genere, il regolamento di contabilità e/o il regolamento di funzionamento del Consiglio comunale e/o lo Statuto prevedono comunque che lo schema di rendiconto sia accompagnato, fra gli altri allegati, dalla relazione dell’organo di revisione e sia messo a disposizione entro un termine congruo per le valutazioni di pertinenza dei consiglieri, onde consentire una votazione consapevole.
L’art. 30 comma 2 bis del Testo Unico sul pubblico impiego (Decreto Legislativo n. 165/2001) dispone che “Le amministrazioni, prima di procedere all’espletamento di procedure concorsuali, finalizzate alla copertura di posti vacanti in organico, devono attivare le procedure di mobilità di cui al comma 1, provvedendo, in via prioritaria, all’immissione in ruolo dei dipendenti, provenienti da altre amministrazioni, in posizione di comando o di fuori ruolo, appartenenti alla stessa area funzionale, che facciano domanda di trasferimento nei ruoli delle amministrazioni in cui prestano servizio […]”.
Secondo la giurisprudenza (cfr., ad esempio, recentemente, TAR Campania, Salerno, sez. I, sent. 27 settembre 2018, n. 1338), la norma dimostra la preferenza del Legislatore per l’istituto della mobilità volontaria: di conseguenza, la scelta discrezionale dell’ente pubblico di ricorrere proprio alla mobilità esterna e non di scorrere una preesistente graduatoria non necessita di una particolare motivazione, trattandosi appunto di soluzione che privilegia la redistribuzione delle risorse umane tra le pubbliche amministrazioni in luogo dell’aumento del personale mediante nuove assunzioni “ulteriori”.