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Timestamp: 2020-02-21 07:41:48+00:00
Document Index: 120617380

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 2359', 'art. 2359', 'art. 5', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 73', 'art. 73']

Esterovestizione societaria, fisco italiano - Studio Avvocato Bertaggia Blog
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avv.bertaggia 18 Agosto 2018	Penale 28 Commenti 5,678 visualizzazioni
ESTEROVESTIZIONE SOCIETARIA FISCO ITALIANO
Gentili Utenti, cercheremo di fare luce su un problema sempre più diffuso nel panorama fiscale italiano, esterovestizione societaria delle società formalmente estere ma in realtà italiane: il tutto al fine di trarre adeguati spunti per potersi internazionalizzare senza violare le norme fiscali italiane ed estere. Cercheremo un approccio scientifico al problema dell’esterovestizione, specificando sia le norme di legge che la giurisprudenza in merito.
Se vuoi consulenza in materia di costituzione di società estere o in ambito di esterovestizione, chiama il +39 0532 24 00 71, oppure scrivici per sapere come operare legalmente in Italia con una azienda estera.
La residenza secondo il diritto fiscale italiano; per non incorrere nell’esterovestizione della persona fisica o giuridica, nell’ordinamento italiano, la residenza è normata dal T.U.I.R. e per l’esattezza:
per quanto concerne le persone fisiche, dall’art. 2, ai sensi del quale, ai fini delle imposte sui redditi, “si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza…” ;
per quanto concerne invece i soggetti diversi dalle persone fisiche, come le società di persone, dall’art. 5, comma 3, lettera d), ai sensi del quale, ai fini delle imposte sui redditi, “si considerano residenti le società [di persone] … che per la maggior parte del periodo d’imposta hanno la sede legale o la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio dello Stato…”;
per quanto riguarda le società di capitali e gli altri soggetti passivi dell’Ires, dall’articolo 73, comma 3, ai sensi del quale, ai fini delle imposte sui redditi, si considerano residenti “le società … che per la maggior parte del periodo di imposta hanno la sede legale o la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio dello Stato”.
ESTEROVESTIZIONE SOCIETARIA: COSA E’ ESATTAMENTE
Conseguentemente, anche ai fini dell’esterovestizione, le disposizioni dettate per le società dall’art. 5 e dall’art. 73 T.U.I.R. attribuiscono particolare rilevanza non solo al dato formale della sede legale della società, situata in Italia, ma anche (soprattutto, si dirà) a quello sostanziale, relativo all’ubicazione nel territorio dello Stato della sede dell’amministrazione od allo svolgimento, in Italia, dell’oggetto principale dell’impresa.
Importante è rilevare il principio dell’alternatività. I criteri dettati dal T.U.I.R. sono, infatti, tra loro alternativi ed è perciò sufficiente che ricorra anche uno solo di essi per ritenere la società sospettata di essere esterovestita quale soggetto residente fiscalmente in Italia. Qualora così fosse, detta società sarebbe assoggettata alla tassazione nel territorio dello Stato secondo il criterio della worldwide taxation.
Bisogna però porre particolare attenzione al fatto che la norma dettata dall’art. 73 T.U.I.R. indica anche il seguente ulteriore elemento: trattasi della puntualizzazione “per la maggior parte del periodo d’imposta”, riferita a tutti e tre i criteri in discorso.
Perciò, anche nel caso in cui ci si trovi di fronte a una società costituita all’estero, quindi con la sede legale che non risulti ubicata nel territorio dello Stato, qualora l’Amministrazione finanziaria riuscisse comunque a dimostrare che la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale dell’impresa sono in Italia, si potrebbe agevolmente concludere che la stessa è esterovestita, in quanto seppur formalmente estera, di fatto è fiscalmente residente in Italia e si incorre quindi in esterovestizione societaria.
PRESUNZIONE DI RESIDENZA IN ITALIA DELLE SOCIETÀ ESTEROVESTITE
Con riguardo al criterio di collegamento costituito dalla sede dell’amministrazione della società, è opportuno evidenziare che il D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, nella l. 4.8.2006, n. 248 ha integrato le disposizioni contenute nell’art. 73 T.U.I.R., mediante l’introduzione dei nuovi commi 5-bis e 5-ter, in cui è prevista l’applicazione della presunzione legale relativa di residenza fiscale al ricorrere di determinati presupposti.
In ambito di esterovestizione societaria, quindi, con l’introduzione di tali disposizioni non sono stati istituiti nuovi criteri di collegamento con il territorio dello Stato, in aggiunta a quelli già previsti dal 3° comma dell’art. 73 T.U.I.R. per le società di capitali e le persone giuridiche in genere – ovvero, quelli riguardanti la sede legale, la sede dell’amministrazione e l’oggetto principale dell’impresa – invece, è stata individuata dalle leggi tributarie una serie di prove sintomatiche della direzione effettiva dell’ente che evitano all’Amministrazione finanziaria l’onere di provare l’effettiva residenza in Italia di una società ritenuta esterovestita, dando invece speciale rilievo alla residenza del socio di riferimento o a quella della maggioranza degli amministratori. Difatti il comma 5-bis dell’art. 73 T.U.I.R. dispone che, sempre ammessa la prova contraria, si consideri esistente nel territorio dello Stato la sede dell’amministrazione di società ed enti che detengono partecipazioni di controllo, ai sensi dell’art. 2359, comma 1, del codice civile, nei soggetti di cui alle lettere a) e b) del comma 1 se, in alternativa: a) sono controllate, anche indirettamente, ai sensi dell’art. 2359, comma 1, del codice civile da soggetti residenti nel territorio dello Stato; b) sono amministrate da un consiglio di amministrazione, o altro organo equivalente di gestione, composto in prevalenza di consiglieri residenti nel territorio dello Stato.
Questo è di basilare importanza al fine di comprendere cosa sia l’esterovestizione societaria, per evidenziare che i vani sforzi, inutili ed illeciti, che molti soggetti fanno creando realtà societarie fittizie di fatto gestite dall’Italia; all’unico scopo di evadere le imposte, con trucchi di vario genere, sono sempre destinati a cadere.
L’imprenditore che desidera internazionalizzarsi crea e gestisce una reale struttura estera. Lo studio Legale Internazionale Bertaggia è al fianco di questi imprenditori.
ESTEROVESTIZIONE SOCIETARIA: IL CONTROLLO DELLA SOCIETÀ ESTERA
Per riprendere il discorso di esterovestizione societaria, si ricorda che il successivo comma 5-ter sancisce che ai fini della verifica della sussistenza del controllo di cui al comma 5-bis, rileva la situazione esistente alla data di chiusura dell’esercizio o periodo di gestione del soggetto estero controllato. Nella seconda parte del medesimo comma è previsto che, per le persone fisiche si debba tener conto anche dei voti spettanti ai familiari di cui all’art. 5, comma 5, T.U.I.R.
È chiaro, quindi, che la legge ha voluto facilitare l’Amministrazione finanziaria nella non semplice dimostrazione della effettiva sede dell’amministrazione di una società, ma invertendo di fatto l’onere della prova, ponendolo in tal modo a carico del contribuente.
Da ciò consegue che compiuto l’accertamento che ricorre il requisito della detenzione da parte di una società formalmente estera della partecipazione di controllo in una società italiana – nello specifico, si tratta del primo requisito posto dal comma 5-bis dell’art. 73 T.U.I.R. – all’Amministrazione finanziaria sarà demandato il compito di appurare se ricorrano gli ulteriori requisiti fissati dall’art. 73, comma 5-bis, concernenti la residenza effettiva dell’azionista che controlla la società ovvero, in alternativa, quella della maggior parte degli amministratori.
Attenzione: la residenza in Italia della maggior parte degli amministratori può indurre a ritenere, che le decisioni strategiche della società e la c.d. alta amministrazione della società siano assunte nel luogo in cui dimorano stabilmente ed operano gli amministratori (Italia nella fattispecie in esame), non avendo più importanza il luogo in cui si tengono le riunioni del consiglio di amministrazione o comunque dell’organo a cui è demandata la gestione della società. Questa diventa esterovestizione societaria.
Per ciò che riguarda il requisito della residenza del socio che controlla la società, si tratta di un elemento che sembra fare riferimento al concetto di “direzione e coordinamento” di cui agli artt. 2497 ss. del codice civile, secondo cui si presume – si tratta anche in questo caso di presunzione legale relativa, a fronte della quale è quindi ammessa prova contraria – che l’attività di direzione e coordinamento sia esercitata dalla società controllata, al fine di non incorrere in esterovestizione societaria.
Illeciti penali dell’esterovestizione societaria
la fattispecie penalmente rilevante che consegue all‘esterovestizione societaria, che con maggiore probabilità si configura nei casi in cui venga accertata l’esistenza di una società esterovestita è quella che concerne l’omessa presentazione in Italia delle dichiarazioni fiscali relative alle imposte sui redditi e sul valore aggiunto.
Il delitto di omessa presentazione delle dichiarazioni è attualmente disciplinato dall’articolo 5 D.Lgs. n. 74/2000: “ARTICOLO N.5
1. E’ punito con la reclusione da uno a tre anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte, quando l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte a euro trentamila.
2. Ai fini della disposizione prevista dal comma 1 non si considera omessa la dichiarazione presentata entro novanta giorni dalla scadenza del termine o non sottoscritta o non redatta su uno stampato conforme al modello prescritto
Nel caso in cui, invece, la società esterovestita avesse provveduto alla presentazione delle menzionate dichiarazioni, ad esempio per comunicare al Fisco italiano i redditi prodotti in Italia, ove ne ricorrano i presupposti, è configurabile la fattispecie delittuosa di dichiarazione infedele, disciplinata dall’articolo 4 del D.Lgs. n. 74/2000: “ARTICOLO N.4
a) l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro cinquantamila;
b) l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al dieci per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione o, comunque, è superiore a euro due milioni” per quanto concerne i redditi prodotti all’estero che non siano stati dichiarati, in forza del principio della worldwide taxation.
In finale, e sempre in materia di esterovestizione societaria, parrebbe essere possibile ipotizzare che si configuri la fattispecie penalmente rilevante di cui all’articolo 3 del D.Lgs. n. 74/2000, che punisce il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, nel caso in cui il Fisco accerti la “creazione” all’estero di società prive di reale struttura organizzativa che vengano affiancate a società di diritto italiano, al fine di effettuare, solo “cartolarmente”, talune operazioni attive, sottraendo, conseguentemente, materia imponibile al Fisco italiano: “ ARTICOLO N.3
Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici. 1. Fuori dei casi previsti dall’art. 2, è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, sulla base di una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie e avvalendosi di mezzi fraudolenti idonei ad ostacolarne l’accertamento, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi, quando, congiuntamente:
b) l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al cinque per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a euro un milione”
In definitiva è possibile argomentare come, quando l’impresa ha sede all’estero, ma la maggior parte dell’attività si svolge in Italia, la dichiarazione dei redditi va fatta nel nostro Paese, altrimenti si configura evasione fiscale. Ciò è suffragato dalla sentenza 8 aprile 2013, n. 16001 della Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione, con la quale i giudici entrano nel tema delle c.d. “società esterovestite“, ovvero quelle con fittizia localizzazione all’estero della residenza fiscale, ma che, di fatto, svolgono la loro attività e perseguono il loro oggetto sociale in Italia.
Per principio generale, ai sensi del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, ai fini delle imposte sui redditi, sono da considerarsi residenti in Italia le società e gli enti che hanno per la maggior parte del periodo d’imposta la sede legale, la sede amministrativa o l’oggetto principale nel territorio nazionale.
In applicazione della disposizione citata la giurisprudenza dominante afferma che “L’obbligo di presentazione della dichiarazione annuale dei redditi da parte di società avente residenza fiscale all’estero, la cui omissione integra il reato previsto dal D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74,art. 5, sussiste se detta società abbia stabile organizzazione in Italia, il che si verifica quando si svolgano in territorio nazionale la gestione amministrativa e la programmazione di tutti gli atti necessari affinchè sia raggiunto il fine sociale, non rilevando il luogo di adempimento degli obblighi contrattuali e dell’espletamento dei servizi“.
Non cadete nel tranello della società estera da poche sterline, domiciliata presso un recapito fittizio, ed amministrata da un prestanome! Chi vi propone queste cose vi sta, consapevolmente, truffando, avrete poche spese (iniziali) e molti guai in seguito. Ti ricordiamo che forniamo direttamente il servizio di avvocato che parla italiano in: Slovenia, Austria, Croazia, Malta, Spagna, Iran, Perù, Gran Bretagna, Repubblica Dominicana, Germania, Francia, Belgio, Portogallo, Thailandia.
Autore. Studio Legale Internazionale Bertaggia – Titolo Esterovestizione societaria, fisco italiano, in www.avvocatobertaggia.com/blog
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precedenti Trust sequestrabile? Sì quasi sempre
successiva Tutela patrimonio familiare
Avvocato buongiorno, un cittadino britannico che decide di spostare la propria residenza in Italia, e che per motivi “strategici” deve mantenere la sede della LTD in UK dove è director e shareholder.
Premesso che l’oggetto dell’attività è svolta in UK ed USA.
Nel caso in cui volesse continuare a gestire l’attività in UK quando si reca di persona e continua ad avere la residenza in Italia, essendo anche shareholder, si manifesta il caso di società ESTWEROVESTITA.
Considerato che il cittadino britannico vorrebbe rispettare anche le leggi italiane, avrebbe la possibilità di identificare la società UK in Italia, e dichiarare anche in Italia i redditi (con le dovute variazioni in aumento ed in diminuzione sulla base delle regole domestiche), portanto come credito d’imposta le tasse pagate in UK??
La contabilità sarebbe sempre teuta dal commerclialista in UK.
8 Febbraio 2019 at 12:15
Spettabile, normalmente rispondiamo solo a consumatori e non a professionisti, ma il tono gentile della sua richiesta merita consenso, quindi: il suo cliente dovrà aprire una stabile organizzazione della ltd in Italia, identificandosi fiscalmente ivi, poi potrà lavorare senza problemi di nessun genere nel territorio nazionale. Per approfondimenti in materia di stabile organizzazione, clicchi qui e qui
30 Gennaio 2019 at 23:04
abito a pochi chilometri dal confine con la Slovenja. Vorrei costituire srl in slovenja per operare al pubblico (uno o più negozi di abbigliamento di prodotti italiani e non). Quindi metterei dei dipendenti regolarmente assunti in Slovenja.
Rientro nella esterovestizione. Io comunque abito in Italia perchè quì ho la casa e altre società Italiane, ma questa attivià viene svolta 100% in Slovenja perchè è rivolta al pubblico (negozio al minuto).
31 Gennaio 2019 at 09:41
Gentile Sig. Roberto: se lei opera realmente in Slovenia, tramite una D.o.o., in territorio sloveno ed in sede fissa, la sua posizione sarà assolutamente regolare e non esterovestita. L’importante è dichiarare nel quadro RW della dichiarazione dei redditi italiani il possesso delle quote della D.o.o.. Poi una volta pagate le tasse societarie in Slovenia, pagherà le tasse in Italia sugli eventuali utili che si attribuirà.
http://www.avvocatobetaggia.org
4 Maggio 2017 at 21:44
Buonasera..ho un dubbo…un soggetto italiano si trasferisce negli ststi uniti assieme alla sua famiglia. Il soggetto costituisce una società negi stati uniti al fine di fatturare delle provvigioni di vendita ad i una ditta mandante italiana ma im riferimento sempre a clienti italiani che nulla hanno a che vedere con gli stati uniti poiche la ditta mandante non ha un mercato estero.
Il soggetto trasferoto all’estero gestirà con delle visite periodiche in italia (sempre sotto i 182 giorni complessivi) i clienti della ditta mandante tramite visite ed attività varie. Ma non avrà a disposizione uffici od altro se non eventualmente e solo per le visite in italia una stanza presso la ditta mandante.
Mi chiedo se questa situazione per il solo fatto che i clienti per i quali l agente maturasse provvigiini essendo solamente italiani puo essere considerata una società esterovestita.
Gentile Sig. Stefano: per valutare appieno il tutto sarebbe necessario avere più informazioni. In ogni caso, un’attività, per essere esterovestita, deve avere la reale (alta) amministrazione nello stato in cui deve pagare le imposte, e ciò a prescindere dai giorni di permanenza ivi del legale rappresentante, e dalla locazione geografica della clientela. Ricordo che ai sensi dell’art. 73 d.p.r. 22.12.86 n. 917 che recita: ” OMISSIS 3. Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le societa’ e gli enti che per la maggior parte del periodo di imposta hanno la sede legale o la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio dello Stato. OMISSIS”
Da quello che lei descrive la situazione è proprio quella, (sede dell’amministrazione (di fatto) e oggetto principale: si configura quindi una stabile organizzazione occulta di una società USA che dovrà scontare le imposte in Italia ed anche in USA. Questo tipo di operatività è sconsigliata. Se crede possiamo valutare soluzioni legali alternative.
4 Ottobre 2016 at 20:23
Quindi perchè uno dovrebbe aprire una società all’estero se poi le tasse le deve pagare in Italia? Ma siete sicuri di quello che dite, il mio consulente mi dice che non è vero, che se io ho la sede all’estero le tasse le pago all’estero. Credo che scrivere questi articoli serva a spaventare la gente per niente.
Gentile Signor Pasquale: le cose stanno così, se lei lavora in Italia anche con una ragione sociale estera le tasse le deve pagare in Italia. Crediamo che lei debba cambiare l’approccio culturale all’internazionalizzazione. Se desidera usufruire dei vantaggi fiscali (indubbi) ed operativi dell’estero deve anche andarci realmente. La creazione di società di comodo non la porta a nulla se non a commettere reati ed ad avere problemi. Il suo consulente (ammesso che esista) dice delle sciocchezze.
Ci segua e comprenderà come agire nella legalità per lavorare con una ragione sociale estera.
8 Febbraio 2016 at 13:20
Interessante e completo articolo
Molto gentile. Grazie. Continui a seguirci.
30 Gennaio 2016 at 10:34
Lo scopo della società non è in realtà quello di non pagare le tasse in Italia, bensì quello di assumere personale in Moldavia invece che in Italia, per evidenti opportunità di riduzione di costi del personale. Del resto il personale moldavo è stato già selezionato e addestrato, ma non avendo l’amministratore una stabile organizzazione in Moldavia non poteva essere assunto se non creando uan società in Moldavia o una altra stabile organizzazione. Del resto le migliaia di imprese italiane che esternalizzano la produzione all’estero lo fanno per risparmiare sulla manodopera non tanto per evitare il fisco italiano. Anche in quel caso la direzione è italiana, anche li c’è il rischio di esterovestizione? grazie per la risposta
Per esternalizzare la produzione dall’Italia all’estero ed essere fiscalmente corretti è necessario esercitare una delle seguenti opzioni:
I) istituire una società italiana con una stabile organizzazione in Moldavia (nel vostro caso specifico);
II) oppure costituire una società moldava controllata dalla rispettiva società italiana (con tutte le conseguenze fiscali del caso);
III) istituire in Moldavia un centro di produzione senza apertura al pubblico, come centro esclusivo di costo, della società italiana.
In ogni caso occorre avere una società italiana a cui saranno attribuiti i costi, i ricavi e le tasse. In alternativa si va all’estero REALMENTE e da lì si gestisce l’intera attività.
30 Gennaio 2016 at 08:44
ho intenzione di aprire una srl in Moldavia con sede legale presso lo studio commerciale moldavo. La srl svolgerà attività di centro elaborazione dati contabili utilizzando software in remoto, e il lavoro di aggiornamento sarà svolto da dipendenti moldavi residenti in moldavia assunti dalla società moldava con contratto di lavoro presso il proprio domicilio e lavoreranno in remoto utilizzando software che gra in rete ma per conto di aziende italiane. Amministratore e soci sono però italiani residenti in Italia. C’è rischio di esterovestizione? Grazie
30 Gennaio 2016 at 09:48
Gentile Sig. Alfio: l’attività così come da lei organizzata è un classico esempio di esterovestizione, come tale illegale e suscettibile di sanzioni. Quello che conta, contrariamente a ciò che comunemente si pensa, ai fini della legalità dell’operatività societaria estera, è il luogo ove viene espletata la c.d. “alta amministrazione” societaria, ovvero il luogo ove vengono prese le decisioni strategiche per l’andamento aziendale da parte degli amministratori reali della compagine societaria, ancorchè formalmente estera. Una costruzione di questo genere vi espone soltanto alla certezza di contestazioni da parte dell’Amministrazione Finanziaria, ed alle relative sanzioni. D’altro canto tutta questa costruzione ha come unico scopo quello di non pagare le tasse in Italia: lei ben si renderà conto che tale motivazione è evidente innanzi a qualunque tipo di accertamento, oltre che illegale. Vi sono altri modi, legali, per ottimizzare la fiscalità in ambito internazionale senza incorrere in sanzioni.
Se desidera approfondire la posizione clicchi qui.
Commentare: Buonasera, sarei interessato ad aprire una ltd, io opero nel mondo del marketing on line, la mia esigenza sarebbe quella di vendere pacchetti di servizi alle aziende italiane. Oggi opero con una ditta italiana che opera totalmente on line, la mia idea sarebbe quella di aprire una ltd con server in Inghilterra e automatizzare la vendita di questi pacchetti unicamente attraverso il web, il sito verrebbe ospitato sui server inglesi, è possibile o è illegale? Se fosse possibile mi farebbe avere un preventivo per la sua consulenza? Sarei seriamente interessato la prego di essere chiaro nelle spiegazioni senza tecnicismi. Grazie Mille. Marco
8 Marzo 2015 at 21:45
Gentile Marco: il progetto è fattibile, però badi che il fatto che l’operatività della ltd sia online ed i server all’estero, non la esime dal creare una stabile organizzazione in Italia od a trasferirsi all’estero a gestire la sua ltd. Diversamente si ricade in pieno nella esterovestizione.
Rispettata la legge inglese ed italiana, tutto è possibile.
Per avere un preventivo, scriva a info@avvocatobertaggia.com
6 Marzo 2015 at 23:07
Buonasera Sig. Avvocato, io vorrei creare un sito web che opera solamente on line, usare il nostro sito web come piattaforma di vendita biglietti,
cioè guadagnare una percentuale su persone che usano il nostro sito
le faccio un esempio pratico se lei vuole vendere dei biglietti che le avanzano usa il nostro sito web che qualora vengono venduti noi prendiamo una percentuale.
però anche le persone che acquistano i vostri biglietti ci devono pagare le commissioni, vorrei avere un consiglio da voi esperto su come possiamo lavorare grazie
6 Marzo 2015 at 23:12
Gentile signore, lei dovrà innanzitutto valutare, nostro tramite, se detta attività è lecita in Italia, secondariamente è di basilare importanza che lei costituisca tale società munita di una stabile organizzazione in Italia, al fine di evitare profili di esterovestizione, ci scriva privatamente, nel frattempo valuteremo se la sua attività di vendita di biglietti può essere fatta in Italia, ed a che condizioni.
22 Febbraio 2015 at 15:40
Ho saputo che posso lavorare in Italia con una ltd maltese e non pagare le tasse in Italia e pagare solo il 5% a Malta, il consulente che ho trovato in rete mi fa pagare 150 Euro ed ha detto che va bene così e di non credere a chi dice che non si può fare, io vorrei fare questa attività a malta perchè le tasse in Italia sono troppe, ma non mi fido. Voi cosa mi consigliate? Fare la ltd a Malta o no?
Gentile Sig. Michele: a parte il fatto che già la richiesta di pagamento di 150.00 € per una prestazione professionale qualificata dimostra la assoluta inconsistenza di chi la propone, le significhiamo che lei può lavorare in Italia tramite una ltd maltese, ma unicamente tramite una Stabile Organizzazione della società maltese, al fine di evitare profili di esterovestizione. Inoltre esistono altri modi, legali e conformi alle leggi, per poter ottimizzare la fiscalità, mezzi che non comportano nè elusione nè evasione fiscale.
Per quel che concerne il 5% di imposte a Malta, tale assunto è, teoricamente, vero, occorre però effettuare operazioni e verifiche che si attaglino al suo specifico caso.
I migliori salui.
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