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Timestamp: 2019-04-20 04:19:44+00:00
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Mafia Capitale, la sentenza d'appello | Metropolitan Magazine
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Un momento del processo Mafia Capitale (CREDITS: RomaToday)
Mafia Capitale, la sentenza d’appello
By Francesco Saverio Mongelli on	 11 Settembre 2018 Cronaca
La sentenza. I magistrati della III corte d’Assise d’appello di Roma hanno riconosciuto, durante la sentenza, l’aggravante mafiosa nel processo “Mafia Capitale” ribaltando il verdetto di primo grado che invece dichiarava: “La corruzione non è un metodo mafioso”. Rispetto al primo grado, però, le pene per Massimo Carminati (ex Nar e Banda della Magliana) e Salvatore Buzzi (criminale, imprenditore), già in carcere dal dicembre del 2014, si sono ridotte ampiamente. Carminati continuerà a scontare la condanna per 14 anni e sei mesi, nel carcere di Opera a Milano, Buzzi invece per 18 anni e 4 mesi, a Udine. Inoltre, la sentenza ha riconosciuto a più di cui 15 persone, oltre Buzzi e Carminati, il 416 bis (articolo del codice penale che riconosce l’Associazione mafiosa). Tra queste figurano: Luca Gramazio, ex consigliere di Forza Italia, Carlo Pucci, ex manager di Ente Eur, Franco Fabrizio Testa e Franco Panzirono, ex amministratore di Ama (società del comune di Roma che opera nel settore dei servizi ambientali, nello specifico si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti urbani).
Massimo Carminati. Classe 1958, ex-esponente del gruppo eversivo neofascista dei NAR (Nuclei Armati Organizzati). Fu membro della Banda della Magliana, storica organizzazione criminale a stampo mafioso, nata agli inizi degli anni ’70.
Salvatore Buzzi. Coetaneo di Carminati, nel 1980 uccise con 34 coltellate un suo socio d’affari (illeciti). Condannato a 30 anni per omicidio, dopo 6 anni di carcere, 2 in semilibertà e uno e mezzo in libertà condizionata, gli fu concessa la grazia dal presidente della Repubblica Scalfaro. Detenuto “modello”, fu il primo che si laureò in carcere. Nel 1985 fondò la cooperativa “29 giugno”. Arrestato nel 2014, accusato d’aver usato la cooperativa per distrarre ingenti quantità di denaro a beneficio suo e dei suoi sodali. Collegato a Buzzi è certamente l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, accusato d’aver ricevuto 125.000 euro dal ras delle cooperative Buzzi. Il processo che vede imputato Alemanno è ancora in corso.
Le dichiarazioni. Il sindaco di Roma Virginia Raggi, presente alla sentenza nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, si è espresso con le seguenti parole: “Questa sentenza conferma la gravità di come il sodalizio tra imprenditoria criminale e una parte della politica corrotta abbia devastato Roma. Conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che bisogna tenere la barra dritta sulla legalità. È quello che stiamo facendo e continueremo a fare per questa città e i cittadini”. Il pubblico ministero Luca Tescaroli ha affermato: “È stata riconosciuta l’associazione di stampo mafioso e anche quell’articolo 6 che è lo speciale aggravante della finalità di mafia del metodo mafioso”.
La stampa d’inchiesta. Lirio Abbate, giornalista de l’Espresso che vive sotto scorta, da sempre in prima linea soprattutto sulla vicenda della mafia a Roma, autore sull’argomento dei libri “La lista” e “I re di Roma”, ha scritto su facebook: “Massimo Carminati condannato per Mafia! È #mafiaCapitale″. Federica Angeli, giornalista anch’ella sotto scorta, impegnata soprattutto contro la mafia di Ostia, ha scritto: “Ero una delle poche croniste a sostenere fosse mafia. Mi hanno insultato in aula alcuni legali degli imputati, denigrato, infamato per i miei articoli, avvocatucoli senza onore e colleghi di giornali e tv. Oggi l’Appello mi dà ragione. Carminati e Buzzi sono mafia. #mafiacapitale”.
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