Source: http://www.storiadeisordi.it/2008/05/09/__trashed-13/
Timestamp: 2018-03-18 05:54:24+00:00
Document Index: 69880069

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 63', 'art. 360', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 384', 'art. 33']

Il diritto del dipendente che assiste il congiunto disabile a scegliere la sede lavorativa (Newsletter della Storia dei Sordi n. 488 del 9 maggio 2008) | Storia dei Sordi
Il diritto del dipendente che assiste il congiunto disabile a scegliere la sede lavorativa (Newsletter della Storia dei Sordi n. 488 del 9 maggio 2008)
Pubblicato il Mag 9, 2008 in Diritti
Suprema Corte di Cassazione, sezione unite civili, sentenza n. 7945 del 27 marzo 2008. Il diritto del dipendente che assiste il congiunto disabile a scegliere la sede lavorativa. Deve essere contemperato con le esigenze organizzative, economiche e produttive del datore
La moglie convivente di un portatore di handicap, nel momento dell’assegnazione delle sedi di lavoro, disposta a conclusione della procedura concorsuale indetta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze-Dipartimento delle Dogane per un posto presso la Segreteria della Commissione provinciale tributaria, ha adito il Tribunale, rivendicando il diritto di lavorare a Lodi invece che a Bari.
Contro tale sentenza, proponevano appello principale il Ministero e l’Agenzia delle Dogane ed incidentale la donna.
La Corte d’appello di Bari rigettava ambedue i reclami in quanto la giurisdizione apparteneva al giudice ordinario e, con riferimento alla domanda di risarcimento dei danni subiti per avere dovuto lavorare a Lodi invece che a Bari, confermava la decisione del primo giudice che aveva riconosciuto alla lavoratrice unicamente le spese per i viaggi “per le rette corrisposte in ragione della sua residenza nel luogo di lavoro, nonché gli esborsi affrontati per fare valere in giudizio un suo diritto ingiustamente leso”.
Avverso tale decisione, il Ministero e l’Agenzia delle Dogane hanno proposto ricorso per violazione delle norme e dei principi in materia di giurisdizione con riferimento all’art. 63 del D.Lgs. n. 165 del 2001 (art. 360 n. 1 c.p.c).
Per la ricorrente il giudice d’appello, nel rigettare il gravame da esso proposto, aveva errato nel qualificare la posizione di vantaggio ex art. 33 citato come un vero e proprio diritto soggettivo di scelta nella sede più vicina in capo al lavoratore-familiare del portatore di handicap ed ha ugualmente errato nel reputare che spettasse al datore di lavoro fornire la prova di un interesse organizzativo della pubblica amministrazione volto ad impedire l’esercizio del diritto del familiare del disabile a tale scelta.
Di contro il legislatore, nell’ambito della disciplina di cui alla «legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate» (legge n. 104 del 1992) ha introdotto il diritto di scelta prioritaria in sede concorsuale, ma lo ha fatto solamente in favore dei soggetti portatori di handicap vincitori di concorso, ed analogo diritto di scelta non ha inteso invece prevedere con l’art. 33, quinto comma, in favore dei dipendenti vincitori di concorso pubblico che assistono familiari entro il terzo grado portatori di handicap.
L’art. 33 della legge 5 febbraio 1992 n. 104 statuisce che il genitore o il familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede.
Come ha osservato correttamente la Corte d’appello, la posizione di vantaggio ex art. 33 si presenta come un vero e proprio diritto soggettivo di scelta da parte del familiare-lavoratore che presta assistenza con continuità a persone che sono ad esse legate da uno stretto vincolo di parentela o di affinità.
Per le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, la citata disposizione non può, però, far ritenere che il diritto del genitore o del familiare lavoratore dell’handicappato di scegliere la sede più vicina al proprio domicilio e di non essere trasferito in altra sede senza il suo consenso sia un diritto assoluto o illimitato in quanto presuppone, oltre agli altri requisiti esplicitamente previsti dalla legge, la compatibilità con l’interesse comune e quindi il diritto del familiare-lavoratore deve bilanciarsi con altri interessi, che trovano anche essi una copertura costituzionale, sicché il riconoscimento del diritto del lavoratore- familiare può, a seconda delle situazioni fattuali a fronte delle quali si intenda farlo valere, cedere a rilevanti esigenze economiche, organizzative o produttive dell’impresa ,e per quanto riguarda i rapporti di lavoro pubblico.
Per concludere, le Sezioni Unite hanno disposto che la sentenza impugnata andava confermata poiché applicava il principio di diritto che, ai sensi dell’art. 384, comma 1, c.p.c, va così enunciato: «Alla stregua dell’art. 33, comma 5, della legge 5 febbraio 1992 n. 104, il diritto del genitore o del familiare lavoratore che assiste con continuità un handicappato di scegliere la sede lavorativa più vicino al proprio domicilio e di non essere trasferito ad altra sede senza il suo consenso non si configura come un diritto assoluto o illimitato perché detto diritto può essere fatto valere allorquando – alla stregua della regola di un equo bilanciamento tra i diritti, tutti con rilevanza costituzionale – il suo esercizio finisca per ledere in maniera consistente le esigenze economiche, produttive o organizzative del datore di lavoro e per tradursi – soprattutto nei casi in cui si sia in presenza di rapporti di lavoro pubblico – con l’interesse della collettività”.
Redazione – RM – Pubblicata il 05/05/2008 – Fonte: newsfood.com – nw488
Newsletter della Storia dei Sordi n. 488 del 9 maggio 2008