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Timestamp: 2020-05-25 14:48:15+00:00
Document Index: 72983193

Matched Legal Cases: ['art. 2110', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 1', 'Cass. Sez. ', 'art. 5']

Malattia del lavoratore e visita fiscale: orari di reperibilità - Fiscomania
Home Redditi Esteri Lavoro dipendente Malattia del lavoratore e visita fiscale: orari e fasce di reperibilità
La malattia del lavoratore dipendente e le ipotesi di visita fiscale per dipendenti pubblici e privati. Certificato di malattia e documenti da esibire in caso di visita fiscale da parte dell'INPS.
La malattia del lavoratore dipendente e le ipotesi di visita fiscale per dipendenti pubblici e privati. Certificato di malattia e documenti da esibire in caso di visita fiscale da parte dell’INPS.
Ogni anno l’INPS effettua per proprio conto o su segnalazione del datore di lavoro migliaia di visite fiscali. In pratica, la visita fiscale è un’opportunità che il datore di lavoro ha a disposizione per verificare lo stato di malattia del dipendente. Questo sia nel caso di dipendenti del settore pubblico che di quello privato.
Come vedremo il presupposto della visita fiscale è il certificato di malattia presentato nei termini dal lavoratore. In questo contributo voglio spiegarti le principali regole riguardanti la visita fiscale INPS nei confronti di dipendenti privati e pubblici.
La malattia del lavoratore dipendente
La malattia per il lavoratore dipendente: conseguenze
E’ possibile svolgere attività lavorative durante la malattia?
La malattia può influire sul godimento delle ferie del lavoratore?
Il rientro anticipato in servizio
L’ottenimento del certificato medico durante la malattia
Il certificato di malattia del lavoratore dipendente
Il certificato telematico di malattia
Come e dove posso vedere il certificato di malattia?
Da quale giorno inizia lo stato di malattia?
Situazioni di cicli di cura ricorrenti nello stato di malattia
La visita fiscale INPS per i lavoratori dipendenti in malattia
Obbligo di reperibilità del lavoratore dipendente
La visita di controllo da parte del medico fiscale dell’INPS
Casi di esonero dalla reperibilità alla visita fiscale INPS per i dipendenti privati
Applicazione del codice E nel certificato rilasciato dal medico fiscale
Casi di esonero dalla reperibilità alla visita fiscale INPS per i dipendenti pubblici
Esonero dalle fasce di reperibilità per visite specialistiche
Esonero dalla visita fiscale in caso di infortunio o malattia professionale
Assenza del lavoratore in malattia alla visita fiscale INPS
Come modificare l’indirizzo di reperibilità per la visita fiscale
Come verificare l’indirizzo previsto per la visita fiscale di controllo?
Sanzioni per la mancata visita fiscale del lavoratore dipendente in malattia
Giurisprudenza e licenziamento in caso di assenza ingiustificata alla visita medica di controllo
Malattia del dipendente e orari visite fiscali INPS: riepilogo orari di reperibilità
La malattia (al pari dell’infortunio art. 2110) costituisce un’ipotesi di temporanea impossibilità sopravvenuta dalla prestazione lavorativa. Questa impossibilità non comporta una risoluzione del contratto di lavoro, ma solo una sospensione dell’obbligo di prestare lavoro.
La malattia tutelabile è quella che comporta incapacità lavorativa e deve essere concreta ed attuale. L’incapacità può essere anche indiretta, in presenza di provvedimenti amministrativi volti a tutelare l’igiene e la sanità pubblica. Negli ultimi anni il concetto di malattia tutelabile si è ampliato, facendovi rientrare anche quelle affezioni che rendono necessarie cure termali. Oltre a queste, si applicano regimi speciali con riferimento, tra l’altro:
Alla tubercolosi,
Al trattamento di emodialisi,
Alla procreazione assistita,
Al morbo di Cooley,
Al ricovero per donazione organi.
Durante la malattia, l’assenza del lavoratore dal posto di lavoro:
E’ giustificata;
Il periodo di malattia deve essere computato ai fini dell’anzianità di servizio.
Nel caso in cui l’infermità del lavoratore è permanente, si determina una sopravvenuta impossibilità, che può comportare la risoluzione del rapporto di lavoro. Stessa cosa se la malattia prosegue oltre il termine previsto per la conservazione del posto di lavoro (cd “comporto“).
Licenziamento del lavoratore in malattia:
Salvo che in caso di giusta causa, lo stato di malattia di un dipendente a cui viene intimato un licenziamento determina la sospensione del provvedimento fino a guarigione e si considerano persistenti tra le parti tutti gli effetti del rapporto di lavoro (Cass. n. 5212 del 28.02.2017).
In termini generali, durante il periodo di malattia per il lavoratore non vige un divieto assoluto di astenersi dallo svolgere altre attività, anche a carattere lavorativo. Altre attività lavorative possono essere svolte, purché non pregiudichino o ritardino i tempi di guarigione del lavoratore.
Viceversa, se l’attività svolta è tale da compromettere la guarigione, il lavoratore pone in essere un comportamento che può legittimare la risoluzione del rapporto di lavoro, in quanto contrario:
Al suo dovere di fedeltà;
Nonché ai principi generali di buona fede e correttezza.
Altrettanto viene considerato giustificato il recesso nell’ipotesi in cui tale attività esterna sia di per sé sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia, dimostrando, quindi, una fraudolenta simulazione.
Se lo stato di malattia si verifica durante il periodo in cui il lavoratore usufruisce delle ferie, queste si sospendono fino alla completa guarigione se la malattia:
E’ tale da pregiudicare le finalità tipiche delle ferie;
Compromette il recupero psicofisico, il riposo e la funzione ricreativa delle ferie.
Tuttavia, occorre precisare che l’effetto sospensivo della malattia sulle ferie non ha valore assoluto. Viene dato rilievo, infatti, solo a quegli stati morbosi incompatibili con l’essenziale funzione delle ferie.
Nel caso in cui un dipendente assente per malattia si consideri guarito e intenda riprendere anticipatamente il lavoro rispetto alla prognosi formulata dal proprio medico curante, può essere riammesso in servizio solo in presenza di un certificato medico di rettifica dell’originaria prognosi.
In questo caso, infatti, il datore di lavoro non è in grado di valutare se e in che misura il dipendente abbia effettivamente recuperato le proprie energie psicofisiche tali da garantire se stesso e l’ambiente di lavoro da qualsivoglia evento avverso connesso ad una capacità di impegno non completamente riacquisita.
In caso di malattia, il lavoratore dipendente è tenuto, fin dal primo giorno, ad effettuare un controllo presso il proprio medico curante. Il medico di famiglia, accertata la mattia rilascia una apposita certificazione.
Il rilascio della certificazione per malattia ha una procedura diversa a seconda della durata. Queste sono le casistiche:
Malattia di durata inferiore a 10 giorni. Il lavoratore può rivolgersi anche ad un medico curante non appartenente al Servizio Sanitario Nazionale, o non convenzionato con esso;
Malattia di durata superiore ai 10 giorni. Il lavoratore deve rivolgersi esclusivamente al medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, per il rilascio della certificazione per malattia.
Una volta ottenuto il certificato di malattia dal medico, il lavoratore è tenuto ad avvertire del proprio stato di malattia il proprio datore di lavoro. Sarà il medico che rilascia il certificato di malattia a comunicarlo, in ogni caso, all’INPS attraverso procedura telematica.
Ti consiglio di prendere sempre nota del numero di protocollo del certificato di malattia (PUC). Puoi chiederne al medico una copia cartacea. Oppure, in caso di richiesta il medico ha l’obbligo di inviarti la certificazione al tuo indirizzo di posta elettronica (Legge n. 221/12).
Il certificato di malattia è l’attestazione, rilasciata dal medico curante o dal Sistema Sanitario Nazionale per giustificare l’assenza per malattia dal lavoro. Tale certificato viene inviato telematicamente all’INPS dal medico curante. Il datore di lavoro può verificare il certificato telematicamente.
Il certificato di malattia deve obbligatoriamente contenere:
L’INPS sulla base della normativa vigente, riconosce la prestazione di malattia, ai lavoratori assicurati soltanto dal giorno di rilascio del certificato. Il medico per legge non può giustificare giorni di assenza precedenti alla visita.
Per cicli di malattia ricorrenti si intendono ad esempio: trattamenti emodialici, chemioterapia, radioterapia, etc. In questi casi i lavoratori hanno la possibilità di produrre un’unica certificazione di malattia attestante la necessità di trattamento ricorrenti.
A prestazioni effettivamente eseguite, l’interessato deve presentare periodiche dichiarazioni della struttura sanitaria con il relativo calendario delle cure eseguite. Le assenze dal lavoro per le terapie devono, comunque, essere certificate, nelle consuete modalità, mediante certificazione telematica o, ove questa non sia possibile, cartacea.
Il lavoratore dipendente (del settore pubblico o privato) può essere soggetto ad una visita fiscale nel periodo di malattia. Si tratta di una visita a domicilio da parte di un medico fiscale dell’INPS. L’obiettivo di questa visita è quello di verificare lo stato di malattia del lavoratore.
La visita fiscale sul lavoratore in malattia può derivare, alternativamente:
Da una specifica richiesta all’INPS del datore di lavoro, oppure
Dall’iniziativa autonoma dell’INPS (nei confronti dei lavoratori privati aventi diritto alla tutela previdenziale della malattia e dei lavoratori pubblici).
La richiesta di una visita di controllo è comunicata immediatamente dalla sede INPS al medico prescelto, il quale deve effettuare la visita nella stessa giornata – se la comunicazione è stata fatta prima di mezzogiorno – o nella giornata successiva – negli altri casi (art. 3 del DM 15.7.1986).
Il datore di lavoro, potrà inoltrare online la richiesta in qualsiasi momento nell’arco delle 24 ore. Tuttavia, saranno elaborate e smistate giornalmente ai medici di competenza le richieste pervenute entro:
Le ore 9.00 per la fascia antimeridiana;
Le ore 12.00 per quella pomeridiana (messaggio INPS 12.3.2012 n. 4344).
Quando la richiesta parte dal datore di lavoro tutto parte tramite procedura telematica dei servizi online INPS. Ecco il link per accedere a questo servizio da parte del datore di lavoro:
Il sistema a fine procedura rilascia al richiedente il numero di protocollo relativo alla richiesta. Con questo numero il datore di lavoro può verificare lo stato di avanzamento e l’esito della visita fiscale sul proprio dipendente.
Rimborso del costo del medico legale
Sul punto, va ricordato che il datore di lavoro sarà tenuto a rimborsare all’INPS il compenso del medico legale che ha effettuato la visita fiscale al proprio dipendente, sulla base di un tariffario che prevede – per il 2020 e su base giornaliera – un importo variabile da un minimo di 28.29 euro ad un massimo di 52,82 euro.
Durante il periodo della malattia il lavoratore può essere soggetto a controlli effettuati dall’ASL o dalla sede INPS competente per territorio, a seguito di richiesta del datore di lavoro inoltrata telematicamente allo stesso Istituto previdenziale (art. 5 della Legge n. 300/70). Il lavoratore ha dunque l’obbligo di essere reperibile presso l’indirizzo abituale o il domicilio occasionale:
Durante tutta la durata della malattia, comprese le domeniche ed i giorni festivi;
In specifiche fasce orarie di reperibilità diverse per i lavoratori del settore privato e quelli del pubblico impiego.
Una volta avviata la procedura legata alla visita fiscale, il medico fiscale incaricato dall’INPS si reca al domicilio di reperibilità del dipendente in malattia. Si tratta del domicilio indicato nel certificato telematico di malattia (per questo è importante sempre indicare il domicilio di reperibilità corretto).
Il medico visita il dipendente ed esamina il certificato medico rilasciato dal medico curante che reca l’indicazione dei giorni di prognosi. A questo punto il medico fiscale ha facoltà di:
La visita di controllo si conclude con la stesura di un verbale informatico. Il verbale viene trasmesso telematicamente all’INPS e reso accessibile al datore di lavoro. Copia di questo verbale viene fornita anche al lavoratore.
Il datore di lavoro può richiedere simultaneamente all’INPS di effettuare fino a 50 visite fiscali di controllo con un unico invio telematico.
A questo punto occorre capire quali sono gli orari di controllo INPS legati alla visita fiscale.
Tra le domande che ci arrivano dedicate alla visita fiscale INPS queste sono quelle che hanno maggiore riscontro:
Al fine di rendere più semplice la risposta a questi dubbi di seguito troverai le disposizioni previste per i dipendenti privati e pubblici.
Il medico fiscale non può arrivare dal lavorare a qualsiasi orario. I dipendenti pubblici, e più in generale i lavoratori statali che si assentano per malattia hanno l’obbligo di reperibilità 7 giorni su 7, inclusi i festivi, con le seguenti fasce orarie.
Tabella: orari visita fiscale dipendenti pubblici
Fascia di reperibilità al mattino Fascia di reperibilità al pomeriggio
9.00 – 13.00 15.00 – 18.00
Durante tali orari i lavoratori, dipendenti pubblici in malattia potrebbero ricevere le visite fiscali. Pertanto tali lavoratori sono tenuti a farsi trovare presso l’indirizzo comunicato al momento della dichiarazione di inizio malattia.
Quali sono gli orari delle visite fiscali per i dipendenti privati?
Tabella: orari visita fiscale dipendenti privati
10.00 – 12.00 17.00 – 19.00
Le disposizioni seguenti non prevedono l‘esonero dal controllo, ma solo dalla reperibilità. Il controllo medico per malattia è sempre possibile (Circolare INPS n. 95 del 7 giugno 2016). I lavoratori subordinati, sono esentati dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità nelle seguenti circostanze (art. 1 del D.M. 11 gennaio 2016):
Il medico curante, poi, può disporre l’esonero dalla visita fiscale per particolari motivazioni.Ad esempio, nel caso di depressione o cefalea, perché la permanenza in un luogo chiuso ostacola la guarigione. In questo caso viene contrassegnato il certificato medico col codice E.
L’INPS, con una notizia pubblicata il 23 ottobre 2018, ha fornito utili chiarimenti in merito alle casistiche che esonerano il lavoratore dalla visita medica di controllo domiciliare. Le precisazioni in materia sono state necessarie in quanto molti lavoratori chiedono al proprio medico curante di apporre sul certificato medico il codice E. Questo, nella convinzione che l’indicazione del predetto codice esoneri loro dalla visita medica di controllo.
L’INPS ricorda che il codice “E” può essere utilizzato esclusivamente dai medici INPS e non anche dai medici curanti. Infatti, il medico dell’Istituto, durante l’analisi del certificato, ha l’opportunità (da esercitare con ponderato discernimento clinico e medico legale) di escludere uno specifico certificato dal flusso dell’applicativo data mining, qualora la diagnosi evidenzi una condizione di gravità tale da scoraggiare il controllo domiciliare disposto d’ufficio (messaggio INPS n. 4752 del 13 luglio 2015).
A titolo esemplificativo, le condizioni patologiche rientranti in questa casistica sono oncopatie metastatiche, stati terminali, situazioni post chirurgiche di interventi demolitivi, ecc. In tali casi, prima di apporre il predetto codice E, il medico INPS è tenuto a verificare nel dettaglio la storia certificativa pregressa del lavoratore con particolare riguardo al numero di giorni di malattia già fruiti e al numero di eventi correlati, al fine di assumere decisioni consapevoli e non pregiudizievoli sia per il malato, sia per l’Istituto.
In definitiva, qualsiasi eventuale annotazione nelle note di diagnosi della dizione “Codice E” non può evidentemente produrre alcun effetto di esonero né dal controllo né dalla reperibilità, rimanendo possibile la predisposizione di visite mediche di controllo domiciliare sia d’ufficio sia a cura dei datori di lavoro.
Per i dipendenti del settore pubblico, invece, i casi di esonero dagli obblighi di reperibilità sono contenuti nel DPCM n. 206 del 17 ottobre 2017. Per tali dipendenti, oltre alle cause sopra indicate per i dipendenti privati è prevista un’ulteriore casistica.
Si tratta della causa di servizio, riconosciuta nei casi in cui abbia dato luogo all’ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della “tabella A” allegata al DPR 30 dicembre 1981 n. 834, ovvero a patologie rientranti nella “tabella E” del medesimo decreto. In riferimento al settore pubblico, è opportuno tenere sempre a mente le specifiche regole contenute nel D.Lgs. n. 165/2001, alle quali si rimanda per ulteriori ed esaustivi approfondimenti.
In ogni caso, il lavoratore può eludere l’obbligo di reperibilità senza subire alcuna sanzione qualora lo stesso abbia necessità di sottoporsi a visite mediche generiche urgenti e ad accertamenti specialistici che non possono essere effettuati in orari diversi da quelli compresi nelle fasce orarie di reperibilità. A queste ipotesi, si aggiungono quelle per gravi motivi personali o familiari o di causa di forza maggiore.
Se si verifica una delle fattispecie appena elencate, il medico curante ha l’obbligo di indicare la particolarità della casistica nel momento stesso della redazione del certificato medico. Difatti, l’indicazione dell’esonero di reperibilità non può, in nessun caso, essere aggiunto in seguito, poiché l’esonero riguarda la reperibilità e non il controllo in sé.
Altro aspetto spesso frutto di errore è la visita fiscale in caso di infortunio o malattia professionale. In questi casi non possono essere disposte visite di controllo da parte dell’INPS. Questo per non interferire nell’attività di competenza esclusiva dell’INAIL in materia (articolo 12 della Legge n. 67/88).
Il lavoratore dipendente risultato assente in occasione della visita medica di controllo domiciliare viene invitato, con apposito avviso, a presentarsi in data specifica presso gli ambulatori della struttura territoriale INPS di competenza. In particolare, il medico legale:
Il lavoratore che nel giorno della prevista visita ambulatoriale ha ripreso l’attività lavorativa non è tenuto a sottoporsi alla visita, ma deve comunque comunicarlo all’INPS.
In ogni caso, il lavoratore deve presentare idoneo giustificativo per l’assenza alla visita di controllo domiciliare. Altrimenti, è possibile:
Incorrere in sanzioni amministrative. Se sei un lavoratore del settore privato avente diritto all’indennità di malattia;
Incorrere in azioni disciplinari da parte del datore di lavoro.
Cosa accade in caso di mancata presenza alla visita ambulatoriale di controllo?
Qualora il lavoratore non si presenti neppure alla visita ambulatoriale di controllo, l’INPS ne da comunicazione al datore di lavoro. Contestualmente il lavoratore è invitato a fornire la propria giustificazione, con un termine massimo di 15 giorni.
Nel caso in cui la giustificazione del lavoratore non arrivi o non sia ritenuta valida, si apre un provvedimento disciplinare, che può arrivare alla decurtazione dello stipendio. Nei casi più gravi la mancata giustificazione può anche costituire giusta causa di licenziamento.
Sono considerati dalla giurisprudenza casi di assenza ingiustificata alla visita di controllo INPS, i seguenti:
Prima di tutto è sempre opportuno verificare che il medico curante inserisca nella compilazione del certificato telematico di malattia il corretto indirizzo di reperibilità. Si tratta, sostanzialmente, dell’indirizzo ove il lavoratore è domiciliato.
Molto spesso infatti può accadere che il medico inserisca nel certificato di malattia l’indirizzo di residenza, mentre il lavoratore in quel momento può risultare domiciliato presso altro indirizzo.
Il lavoratore in malattia ha la possibilità di verificare il certificato di malattia e l’indirizzo di reperibilità ivi specificato direttamente dal sito dell’INPS (questo è il link). L’accesso avviene inserendo il proprio codice fiscale ed il numero di protocollo del certificato.
La verifica del proprio certificato di malattia dovrebbe essere sempre effettuata. Nella pratica, infatti, può accadere che il medico curante sbagli la compilazione o che addirittura non inserisca la diagnosi, cioè il tipo di malattia/patologia.
Se il lavoratore in malattia riscontra che l’indirizzo di reperibilità indicato non è corretto (o desidera cambiarlo) ha la possibilità di effettuare la comunicazione di variazione dell’indirizzo di reperibilità all’INPS. Questa comunicazione può avvenire in diversi modi. In particolare, le modalità ammesse sono le seguenti:
L’assenza alla visita medica di controllo, se non giustificata, può comportare – così come il rifiuto a sottoporsi al controllo medico (Cass. Sez. Lavoro 27.10.2017 n. 25650) – l’applicazione di sanzioni disciplinari, tra le quali il licenziamento per giusta causa (Cass. 4.1.2017 n. 64), e determina la non indennizzabilità delle giornate di malattia:
Per un massimo di 10 giorni di calendario, dall’inizio dell’evento morboso, in caso di 1° assenza a visita di controllo non giustificata;
Per il 50% dell’indennità nel restante periodo di malattia. Questo, in caso di 2° assenza a visita di controllo non giustificata;
Il dipendente ha a sua disposizione 15 giorni per motivare la propria assenza.
Licenziamento per giusta causa per assenza reiterata alla visita fiscale
Il lavoratore assente per malattia che violi ripetutamente l’obbligo di reperibilità nelle fasce orarie che la legge (art. 5 co. 14, Legge n. 638/83) prevede per l’effettuazione delle visite domiciliari di controllo può essere legittimamente licenziato per giusta causa. Questo a prescindere dall’effettivo stato di malattia, a meno che non dimostri che l’assenza sia stata determinata dalla necessità di allontanarsi dal suo domicilio.
Visite fiscali come giusta causa di licenziamento del lavoratore
La giusta causa, infatti, impedendo la prosecuzione del rapporto di lavoro anche solo in via temporanea, prevale sull’esigenza di conservazione del posto di lavoro durante la malattia. Inoltre, la sanzione del licenziamento può dirsi proporzionata rispetto alla condotta tenuta dalla dipendente. Ancora più grave tenuto conto dell’incarico dirigenziale ad essa attribuito.
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