Source: https://www.risarcimentomalattieprofessionali.it/assoluzione-imputati-processo-montefibre-bis/
Timestamp: 2019-05-24 17:46:29+00:00
Document Index: 62647542

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In data 31 gennaio 2019 la Corte di Appello di Torino ha assolto gli imputati per le morti e le lesioni colpose da amianto nel processo Montefibre bis.
La sentenza arriva dopo un lungo iter giudiziario iniziato nel 2011 con l’assoluzione in primo grado da parte del Tribunale di Verbania.
Poi sono arrivate la condanna della Corte d’Appello di Torino nel 2015 ed il rinvio della sentenza di secondo grado di nuovo alla corte torinese da parte della Corte di Cassazione con sentenza n. 2191 del 2016.
L’amianto alla ex Montefibre di Verbania Pallanza
Sono diversi i procedimenti giudiziari che hanno riguardato casi di morti e lesioni fra i lavoratori esposti all’amianto negli anni ’70 ed ’80 presso l’azienda piemontese Montefibre di Verbania Pallanza.
La Montefibre S.p.A., abbreviazione di Montedison Fibre, nasce nel 1972 per volontà della Montedison di riorganizzare le attività relative al comparto tecnofibre attraverso la fusione di varie aziende.
Dei vari stabilimenti che furono dedicati alla produzione delle fibre sintetiche (Vercelli, Porto Marghera, Casoria, Terni, Ivrea) quello di Pallanza, un distretto del Comune di Verbania, nella provincia di Verbano-Cusio-Ossola, fu riservato alla produzione delle fibre poliammidiche, in particolare del nylon 6,6.
Nell’azienda dunque non si produceva amianto o manufatti in amianto; tuttavia il minerale era presente come materiale di coibentazione nei macchinari della lavorazione del nylon, le cui componenti potevano raggiungere temperature molto alte.
Purtroppo, a causa di questa ‘contaminazione’, prima della Legge 257 del 1992, che ha bandito l’amianto nei vari comparti industriali e non in Italia, i lavoratori sono stati oggetto di possibile esposizione all’asbesto.
Molti infatti degli ex lavoratori della Montefibre hanno sviluppato negli anni le malattie tipiche dell’esposizione alle fibre di amianto: asbestosi, tumore del polmone, mesotelioma pleurico, tumore della vescica, placche pleuriche.
L’accertamento causale delle responsabilità: il cardine probatorio nel processo penale Montefibre Bis
È stato principalmente il giudizio sul nesso di causalità fra esposizione all’amianto e insorgenza delle patologie asbesto-correlate a giocare un ruolo fondamentale nello stabilire le responsabilità degli indagati nei tre gradi di giudizio del processo Montefibre Bis.
L’assoluzione del Tribunale di Verbania
L’assoluzione in primo grado da parte del Tribunale di Verbania nel 2011 infatti aveva seguito una duplice impostazione.
Da una lato gli imputati erano stati assolti “perché il fatto non sussiste” per le imputazioni relative ai casi di tumore del polmone e tumore della vescica; “per non aver commesso il fatto” invece per le patologie sicuramente di origine professionale, quali il mesotelioma pleurico, l’asbestosi e le placche pleuriche.
In prima istanza infatti il Tribunale sottolineava come alla Montefibre non si producesse né si utilizzasse direttamente l’amianto e come tumori quali il carcinoma polmonare ed il tumore della vescica fossero patologie diffuse nella popolazione attribuibili anche ad altre cause quali, per esempio, il tabagismo.
Per quanto concerne le malattie asbesto correlate invece il Tribunale aveva stabilito l’impossibilità di ricondurre l’eziologia della patologia al momento temporale esatto in cui uno degli imputati avesse ricoperto un ruolo direttivo.
La sentenza di condanna in appello
La sentenza di secondo grado della Corte d’Appello di Torino aveva in parte riformato la sentenza di primo grado condannando alcuni degli imputati.
Secondo la Corte infatti non esisteva una soglia minima di rischio nell’esposizione all’asbesto.
Tabagismo ed esposizione all’amianto inoltre non potevano essere considerati fattori di rischio alternativi ma all’opposto sinergici nel favorire l’insorgere di malattie quali il tumore del polmone.
Per quanto riguarda invece le malattie ad elevata probabilità di origine professionale, come il mesotelioma pleurico, la Corte d’Appello era riuscita a risolvere il problema dell’eziologia della patologia nel tempo.
La Corte infatti individuava una finestra temporale durante la quale poter collocare le esposizioni responsabili dell’induzione delle patologie, che possono avere una latenza ultra-decennale.
Il momento iniziale da cui far partire il processo di induzione veniva definito come quello della prima esposizione all’amianto. Il momento finale era invece ‘stimato’ sottraendo dalla data della diagnosi della patologia la latenza media della malattia stessa.
Nel caso del mesotelioma pleurico la latenza media era stimata in 27 anni: il periodo più lungo individuato nella letteratura scientifica, scelto a favore degli imputati.
Il rinvio della Suprema Corte di Cassazione alla Corte d’Appello di Torino
Nel 2016 la Corte di Cassazione ha rinviato nuovamente alla Corte d’Appello di Torino la sentenza di secondo grado.
Uno fra i motivi principali del rinvio è ancora relativo al nesso causale fra esposizione all’amianto e patologie.
In merito ai tumori polmonari e della vescica infatti la Suprema Corte rilevava come
[…] il vizio di fondo dell’impostazione della Corte d’Appello appare nascosto in un’assunzione per nulla argomentata, ovvero che ci si trovi in presenza di leggi scientifiche universali.
La Corte d’Appello infatti non avrebbe dimostrato, su basi scientifiche, il nesso fra le esposizioni alla fibra killer e le patologie polmonari, nonché il supposto effetto sinergico di tabagismo ed amianto.
Anche relativamente alle patologie professionali asbesto-correlate (mesotelioma, asbestosi, placche pleuriche) la Corte di Cassazione ha sottolineato l’approccio non scientifico della Corte d’Appello nell’individuazione dei confini temporali del cosiddetto periodo d’induzione delle malattie.
In questo caso infatti la Corte di Appello aveva contraddetto, secondo la Suprema Corte, anche le consulenze dei CTU di primo grado, finendo per ‘creare’ essa stessa un dato scientifico non basato su un consenso condiviso della comunità.
L’assoluzione della Corte d’Appello di Torino
In data 31 gennaio 2019 la Corte d’Appello di Torino ha assolto tutti gli imputati.
L’iter del processo Montefibre Bis è ben riassunto, con relativa rassegna stampa, su dbamianto.it, scheda a cura di Red, che ha dato notizia della sentenza di assoluzione. Si attendono le motivazioni della sentenza.
gli ultimi dati INAIL sui tumori e le malattie da amianto in Piemonte e nella provincia di Verbano-Cusio-Ossola (aggiornati al 2017);
l’amianto o asbesto;
il risarcimento del danno da amianto da parte del datore di lavoro.
Crediti: foto di Morgan4uall su pixabay.com. Modificata (ritagliata). Concessa e ridistribuita con licenza CC0 Creative Commons. Immagine di repertorio.