Source: https://www.notaioricciardi.it/Ufficio/Rescritti/ragione%20sociale%20delle%20societa'%20fra%20avvocati.htm
Timestamp: 2020-06-05 15:04:43+00:00
Document Index: 33566129

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 18', 'art. 2292', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 8']

ragione sociale delle società fra avvocati
art. 18,, D.Lgs. 02.02.2001, n. 96
La società tra avvocati agisce sotto la ragione sociale costituita dal nome e dal titolo professionale di tutti i soci ovvero di uno o più soci, seguito dalla locuzione "ed altri", e deve contenere l’indicazione società tra professionisti, in forma abbreviata s.t.p.
Le disposizioni dell’art. 18 in materia di ragione sociale adattano alla realtà della società tra avvocati quelle generali sulla società in nome collettivo dell’art. 2292, c.c.
Come tutte le società in nome collettivo la società tra avvocati agisce sotto una ragione sociale composta dal nome di uno o più soci, con l’indicazione del rapporto sociale, con le sole seguenti differenze formali:
a) che oltre al nome di uno o più soci la ragione sociale deve contenere il titolo professionale di costoro;
I titoli professionali in teoria utilizzabili sono:
1. avvocato (o ai suoi corrispondenti stranieri: cfr. art. 2, D.Lgs. 02.02.2001, n. 96).
Oltre ai titoli menzionati e necessari, la ragione sociale può contenerne di ulteriori di tipo professionale o accademico o civile, miranti ad indicare studi, qualificazioni o benemerenze del socio.
Infatti, seppure è vero che la lettera della legge sembra ammettere solo società tra avvocati in senso stretto (cfr. art. 21, c. 1,, D.Lgs. 02.02.2001, n. 96: "I soci della società devono essere in possesso del titolo di avvocato"), nondimeno parrebbe che una lettura restrittiva della stessa si esponga a censure di incostituzionalità per ingiustificata disparità di trattamento.
L’indicazione del titolo professionale può rendersi anche in forma abbreviata.
2. dottore (i praticanti abilitati al patrocinio legale, ai sensi dell’art. 8, c. 2, R.D.L. 27.11.1933, n. 1578, conv. L. 22.01.1934, n. 36);
3. patrocinatore legale (per i pochi patrocinatori non laureati ancora esistenti).
b) che se la ragione sociale contiene solo il nome di alcuni soci è necessario fare ricorso alla locuzione "ed altri";
Stando al dato letterale, sembra che la locuzione "ed altri" (oltre a dovere necessariamente comparire ove la ragione sociale non indichi il nome di ogni socio) non possa essere sostituita da altra equivalente ("e compagni") o dalle sue abbreviature ("e c.", "e co.", ecc.).
c) che si consente espressamente che il (sotto-)tipo di rapporto sociale (che comunque deve essere indicato, o per sigla o per esteso) possa essere indicato per mezzo di una sigla, di cui si fissa inderogabilmente la forma ("s.t.p.").
La menzione del tipo di rapporto deve farsi con riferimento alla società tra professionisti e non alla società tra avvocati, pur essendo anche e soprattutto questa seconda espressione utilizzata dal d.lgs. 2 febbraio 2001, n. 96 per qualificare il rapporto; tale scelta sembra giustificata solo nella prospettiva de iure condendo di una futura più ampia regolamentazione del sottotipo "società tra professionisti" anche con riguardo allo svolgimento in comune di altre attività professionali.
(Per la prima volta si prevede in modo espresso la possibilità che) l’indicazione del tipo sociale possa avvenire per il tramite di una sigla.
- malgrado il non chiarissimo tenore letterale della norma, che anzi potrebbe far pensare ad un uso necessario della abbreviazione "s.t.p.", l’utilizzazione della sigla seppure possibile non è dovuta;
Nè è consentito fare ricorso a locuzioni equivalenti (ad esempio: "società professionale"), più specifiche (ad esempio: "società tra avvocati" o il suo acronimo "s.t.a.") o più generali (ad esempio: "società in nome collettivo" o "s.n.c.");
Va escuso, oltre agli elementi necessari, l’utilizzo nella ragione sociale di ulteriori o di fantasia o di nomi di soggetti estranei alla compagine sociale), sia per la tutela della corretta informazione del pubblico in punto di componenti la compagine sociale, sia per il principio deontologico di decoro nell’esercizio dell’attività professionale, che potrebbe dirsi violato facendosi ricorso a nomi di pura fantasia.