Source: https://www.diritto.it/tributi-reclamo-e-mediazione-secondo-la-circolare-n-92012/
Timestamp: 2018-06-18 14:01:50+00:00
Document Index: 186248420

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 22', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 17', 'art. 19', 'art. 50', 'art. 77', 'art. 19', 'art. 86', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 39', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 12', 'art. 17', 'art. 24', 'art. 10', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 39', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 22', 'art. 137', 'art. 17', 'art. 28', 'art. 21', 'art. 6', 'art. 21', 'art. 2945', 'art. 2', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 17', 'art. 22', 'art. 21', 'art. 22', 'art. 39', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 17', 'art. 63', 'art. 17', 'art. 48', 'art. 48', 'art. 17', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 60', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 23', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 27', 'art. 17', 'art. 17']

Tributi: reclamo e mediazione secondo la circolare n. 9/2012
La procedura in analisi deve ritenersi sostanzialmente finalizzata a evitare il “rinvio” ai giudici tributari delle contestazioni che possono essere risolte in sede amministrativa, attraverso un esame volto ad anticipare l’esito ragionevolmente atteso del giudizio, tenuto conto della situazione di fatto e di diritto sottesa alla singola fattispecie.
Considerata la ratio della normativa in esame, che “introduce un efficace rimedio amministrativo per deflazionare il contenzioso relativo ad atti di valore non elevato emessi dall’Agenzia delle entrate”, la mediazione tributaria rende difficilmente giustificabile l’instaurazione del contenzioso in presenza di istanze fondate e concretamente mediabili.
L’AMBITO DI APPLICAZIONE DEL NUOVO ISTITUTO
Dal combinato disposto del comma 1 dell’art. 17 bis che dispone l’applicazione del nuovo istituto alle controversie aventi ad oggetto gli “atti emessi dall’Agenzia delle entrate” nonché del successivo comma 6 che stabilisce: “Per il procedimento si applicano le disposizioni di cui agli articoli 12, 18, 19, 20, 21 e al comma 4 dell’art. 22, in quanto compatibili” si ricava che il contribuente deve esperire la fase amministrativa ogni qual volta intenda impugnare uno degli atti individuati dall’art. 19 del D.Lgs. n. 546/1992, emessi dall’Agenzia delle entrate, e il valore della controversia non sia superiore a ventimila euro.
Si ritiene, infine, che trovi applicazione al procedimento di mediazione anche il disposto dell’art. 19, comma 3 del D.Lgs. n. 546/1992, in base al quale “La mancata notificazione di atti autonomamente impugnabili, adottati precedentemente all’atto notificato, ne consente l’impugnazione unitamente a quest’ultimo”.
Ciò comporta che il contribuente, qualora intenda impugnare, con il ricorso, anche un atto presupposto adottato dall’Agenzia delle entrate, del quale affermi la mancata precedente notificazione, è tenuto ad osservare preliminarmente la disciplina introdotta dall’art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992 e, quindi, a presentare reclamo.
avviso di mora di cui alla lett. e) dell’art. 19, comma 1 del D.Lgs. n. 546/1992; peraltro, tale atto è stato soppresso e sostituito dall’avviso di intimazione di cui all’art. 50, comma 2, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602;
iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui all’art. 77 del D.P.R. n. 602/1973, prevista dalla lett. e- bis ) del medesimo art. 19, comma 1, del D.Lgs. n. 546/1992;
fermo di beni mobili registrati, di cui all’art. 86 del D.P.R. n. 602/1973, elencato sub lett. e- ter ) dell’art. 19, comma 1;
atti relativi alle operazioni catastali, indicate nell’art. 2, comma 3, del D.Lgs. n. 546/1992.
Resta inteso, tuttavia, che, nel caso in cui eccepisca la mancata notifica di un atto presupposto riconducibile all’attività dell’Agenzia delle entrate, il contribuente è comunque obbligato a presentare preliminarmente il reclamo.
L’AGENZIA DELLE ENTRATE QUALE PARTE DEL GIUDIZIO
a) se il contribuente solleva contestazioni attinenti esclusivamente a vizi propri della cartella di pagamento -quali, ad esempio, le eccezioni relative alla ritualità della notifica – la controversia non può essere oggetto di mediazione;
c) qualora il contribuente, in sede di impugnazione della cartella di pagamento, formuli eccezioni relative sia all’attività svolta dall’Agenzia sia a quella dell’Agente della riscossione , si possono verificare le seguenti ipotesi:
In questo caso, l’Agente della riscossione ha l’onere di chiamare in causa l’Agenzia delle entrate, considerato quanto disposto dall’art. 39 del D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 112.
Intervenendo in giudizio, la Direzione eccepisce, limitatamente alle contestazioni sollevate in relazione all’attività dell’Agenzia, l’inammissibilità del ricorso ai sensi dell’art. 17- bis , comma 2, del D.Lgs. n. 546/1992, in base al quale la presentazione del reclamo è condizione di ammissibilità del ricorso.
In subordine, la stessa Direzione si difende nel merito, mentre l’Agente della riscossione svolge la propria difesa per quanto concerne i vizi propri della cartella di pagamento, riconducibili quindi alla propria attività, non operando rispetto a questi la previsione di inammissibilità di cui all’art. 17- bi , comma 2, del D.Lgs. n. 546/1992;
In tale ipotesi, trova applicazione l’art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992, in relazione alle contestazioni riguardanti l’Agenzia delle entrate.
Anche in tal caso trova applicazione il procedimento di cui all’art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992.
Il valore della controversia è determinato secondo le disposizioni di cui al comma 5 dell’art. 12 del D.Lgs. n. 546/92 che dispone: “Per valore della lite si intende l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato; in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito dalla somma di queste“.
atto che si riferisce a più tributi: si deve fare riferimento al totale delle imposte che hanno formato oggetto di contestazione;
impugnazione cumulativa: si deve individuare il valore della lite con riferimento a ciascun atto impugnato con il ricorso cumulativo.
Per le controversie aventi ad oggetto il rifiuto espresso o tacito alla resttituzione di tributi si deve far riferimento al tributo richiesto a rimborso al netto degli accessori.
In ipotesi di avviso di accertamento che si limiti a ridurre o ad azzerare la perdita dichiarata (senza accertamento di un reddito), il valore è determinato sulla base della sola imposta “virtuale”, che si ottiene applicando le aliquote vigenti per il periodo d’imposta oggetto di accertamento all’importo risultante dalla differenza tra la perdita dichiarata, utilizzata e/o riportabile e quella accertata.
Il nuovo istituto trova applicazione con riferimento “agli atti suscettibili di reclamo notificati a decorrere dal 1° aprile 2012“. Per atti notificati dal 1° aprile 2012 si intendono gli atti ricevuti dal contribuente a decorrere da tale data.
la nuova procedura di mediazione trova applicazione con riferimento alle fattispecie di rifiuto tacito per le quali, alla data del 1° aprile 2012, non siano decorsi novanta giorni dalla data di presentazione dell’istanza di rimborso.
Con l’istanza il contribuente:
sottopone in via preventiva alla competente struttura dell’Agenzia delle entrate i motivi per i quali intende chiedere al Giudice tributario l’annullamento, totale o parziale, dell’atto;
può anche formulare una motivata proposta di mediazione, completa della rideterminazione dell’ammontare della pretesa.
funzione pre-processuale di “chiamata in giudizio dell’Agenzia”;
avvia una fase amministrativa nel corso della quale il contribuente e la stessa Agenzia delle entrate possono giungere a una rideterminazione della pretesa tributaria ovvero dell’importo chiesto a rimborso.
LA LEGITTIMAZIONE A PRESENTARE L’ISTANZA
Occorre fare riferimento ai commi 6 e 7 dell’art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992.
Il procedimento è introdotto da una specifica istanza formulata dal contribuente nei confronti dell’Agenzia che deve contenere tutti gli elementi di fatto e di diritto che devono coincidere con i motivi di impugnazione proposti nel ricorso.
Infatti, a seguito dell’inutile decorso della fase di mediazione, l’istanza produce gli effetti del ricorso giurisdizionale.
non è consentito integrare (successivamente all’introduzione del giudizio) i motivi del ricorso. Invero, ai sensi del comma 2 dell’art. 24 del D.Lgs. n. 546/1992, l’integrazione dei motivi di ricorso è ammessa esclusivamente quando “ resa necessaria dal deposito di documenti non conosciuti ad opera delle altre parti o per ordine della commissione “;
il ricorso depositato nella segreteria della Commissione tributaria provinciale deve essere conforme a quello consegnato o spedito alla Direzione con l’istanza di mediazione, a pena di inammissibilità dello stesso.
1) la Direzione nei cui confronti è avviato il procedimento amministrativo in esame, cui spetta la legittimazione in giudizio ai sensi dell’art. 10 del D.Lgs. n. 546/1992, ossia alla struttura “ che ha emanato l’atto impugnato o non ha emanato l’atto richiesto “;
Considerato che l’istanza proposta dal contribuente ai sensi dell’art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992 sostanzialmente anticipa i contenuti del ricorso, dovendo peraltro recare gli stessi elementi di quest’ultimo, si ritiene necessario riportare nella stessa istanza il contenuto integrale del (potenziale) ricorso.
In calce all’istanza potrà infine essere richiesta la sospensione della riscossione.
L’IMPOSTA DI BOLLO E IL CONTRIBUTO UNIFICATO
Nella circolare n. 1/DF del 21 settembre 2011, concernente l’introduzione del contributo unificato nel processo tributario, il Ministero dell’economia e delle finanze ha precisato, al punto 2.1, che è “ dovuto il contributo unificato per i seguenti atti:
h) reclamo con o senza proposta di mediazione di cui al comma 1 dell’art. 17-bis, aggiunto al D.Lgs. n. 546/1992 dall’art. 39, comma 9, del decreto legge n. 98/2011, nelle controversie di valore non superiore a ventimila euro, al momento del deposito nella Segreteria della Commissione tributaria provinciale , decorso il termine di 90 giorni previsto dal citato comma 9 o il termine più breve nel caso di rigetto o di accoglimento parziale del reclamo stesso; “.
Al punto 3 la medesima circolare chiarisce che “l’obbligo di pagamento del contributo insorge al momento del deposito del reclamo nella Segreteria della Commissione tributaria provinciale “.
Al punto 2.2 della circolare n. 1/DF del 2011 si afferma che il contributo unificato non è dovuto per il “ reclamo con o senza proposta di mediazione di cui al comma 1 dell’art. 17-bis, D.Lgs. n. 546/1992 nelle controversie di valore non superiore a ventimila euro, al momento della sua presentazione alla Direzione provinciale o alla Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate che ha emanato l’atto ai sensi del comma 5 dell’art. 17-bis del D.Lgs. n. 546 /1992 “.
GLI ATTI E I DOCUMENTI DA ALLEGARE ALL’ISTANZA
In base al combinato disposto del comma 6 dell’art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992 e dell’art. 22, comma 4, all’istanza di mediazione il contribuente allega:
– copia dell’atto impugnato;
– copia di tutti i documenti che, in caso di esito negativo del procedimento di mediazione e di eventuale costituzione in giudizio, il contribuente intenderebbe allegare al ricorso e depositare presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale, con il proprio fascicolo di causa, per provare in giudizio la fondatezza delle eccezioni sollevate avverso l’atto impugnato.
Si ritiene, in ogni caso, che la mancata allegazione di atti o documenti già in possesso dell’Ufficio non costituisca motivo di rigetto dell’istanza.
Di contro, la mancata allegazione di atti o documenti non in possesso dell’Ufficio potrebbe rendere l’istanza incompleta (e non conforme quindi al ricorso, completo di allegati, eventualmente depositato in Commissione al termine del procedimento), allorché tali atti o documenti siano dimostrativi di fatti rilevanti ai fini della compiuta e corretta disamina delle ragioni addotte dal contribuente.
Alla Direzione va pertanto notificata l’istanza completa dei documenti che il contribuente intende eventualmente depositare insieme al ricorso.
La notifica dell’istanza nei confronti dell’Ufficio che ha emanato l’atto deve essere effettuata secondo una delle seguenti modalità:
a mezzo di ufficiale giudiziario, con le modalità previste dall’art. 137 e seguenti del codice di procedura civile;
direttamente a mezzo del servizio postale, mediante spedizione dell’istanza in plico senza busta raccomandato con avviso di ricevimento, sul quale non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell’atto.
L’UFFICIO DELL’AGENZIA A CUI PRESENTARE L’ISTANZA
Ai sensi dell’art. 17- bis , comma 5 del D.Lgs. n. 546/1992, “ il reclamo va presentato alla Direzione provinciale o alla Direzione regionale che ha emanato l’atto, le quali provvedono attraverso apposite strutture diverse ed autonome da quelle che curano l’istruttoria degli atti
– nel caso di impugnazione di atto emesso dal Centro operativo di Pescara nello svolgimento delle attività di controllo e di accertamento di cui all’art. 28 del D.L. n. 78/2010, l’istanza va notificata alla Direzione cui spettano le attribuzioni sul tributo controverso;
– di contro, nel caso di impugnazione di altri atti emessi dal Centro operativo di Pescara, l’istanza va notificata direttamente a quest’ultimo.
L’istanza deve essere notificata:
– a pena di inammissibilità, entro sessanta giorni dalla data di notificazione dell’atto che il contribuente intende impugnare;
– nel caso di rifiuto tacito opposto a una domanda di rimborso, l’istanza può essere proposta dopo il novantesimo giorno dalla domanda di rimborso presentata entro i termini previsti da ciascuna legge d’imposta e fino a quando il diritto alla restituzione non è prescritto (cfr. art. 21, comma 2 del D.Lgs. n. 546/1992).
Ai sensi del comma 3 dell’art. 6 del D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218, in caso di presentazione di istanza di accertamento con adesione il termine per la proposizione del reclamo è sospeso per un periodo di novanta giorni dalla data di presentazione da parte del contribuente dell’istanza di accertamento con adesione.
GLI EFFETTI DELLA PRESENTAZIONE DELL’ISTANZA
Effetti sostanziali [si pensi alle conseguenze sul regime della decadenza (art. 21 del D.Lgs. n. 546/1992) e della prescrizione del diritto (art. 2945 c.c.)];
effetti processuali (litispendenza, c.d. perpetuatio iurisdictionis.
GLI EFFETTI SOSTANZIALI DELLA PRESENTAZIONE DELL’ISTANZA
Con la notifica dell’istanza di mediazione alla competente Direzione ossia con la “chiamata in causa” si interrompe il decorso del termine di decadenza per l’impugnazione dell’atto.
Con il deposito presso la segreteria della Commissione tributaria del medesimo ricorso che ha costituito parte integrante dell’istanza si ha, invece, la “costituzione in giudizio”.
Così ricostruito il quadro normativo di riferimento, è incontestabile che gli effetti sostanziali del ricorso vanno ricondotti al momento della notifica dell’istanza.
La chiamata in giudizio coincide con la notificazione dell’istanza.
a quello di compimento dei novanta giorni dal ricevimento dell’istanza da parte della Direzione, se la predetta non notifica il provvedimento di accoglimento ovvero non si formalizza l’accordo di mediazione;
a quello di comunicazione del provvedimento con il quale l’Ufficio respinge l’istanza prima del decorso dei predetti novanta giorni;
a quello di comunicazione del provvedimento con il quale l’Ufficio, prima del decorso di novanta giorni, accoglie parzialmente l’istanza.
La presentazione dell’istanza non comporta la sospensione automatica dell’esecuzione dell’atto impugnato.
L’Agenzia ritiene applicabile al procedimento di mediazione l’art. 2- quater , comma 1- bis del D.L. 30 settembre 1994, n. 564, convertito con modificazioni dalla legge 30 novembre 1994, n. 656, per cui ritiene possibile e opportuno che il contribuente chieda la sospensione degli effetti dell’atto.
Quando le eccezioni sollevate nell’istanza non appaiono infondate, la Direzione può dunque concedere, su istanza formulata contestualmente all’atto introduttivo del procedimento di mediazione, ovvero separatamente, la formale sospensione, in tutto o in parte, dell’esecuzione dell’atto in presenza del richiamato presupposto.
L’Ufficio procede secondo le modalità di seguito sinteticamente illustrate:
1. esamina la sussistenza dei presupposti e dei requisiti fissati dall’art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992 per la presentazione dell’istanza;
2. verifica la fondatezza dei motivi in base ai quali l’istante contesta l’atto impugnato;
3. se non sussistono i presupposti per un annullamento dell’atto impugnato, l’Ufficio valuta la proposta di mediazione eventualmente formulata dal contribuente;
4. in assenza di proposta formulata dal contribuente, l’Ufficio valuta comunque la possibilità di pervenire a un accordo di mediazione; a tal fine, invita il contribuente al contraddittorio e può formulare – se ne ravvisa i presupposti -una motivata proposta di mediazione, completa della rideterminazione della pretesa;
5. qualora non ravvisi i presupposti per la conclusione di una mediazione previa rideterminazione della pretesa, l’Ufficio formula una proposta di mediazione che consenta al contribuente di accettare l’intero importo del tributo, accertato con l’atto impugnato, al solo fine di beneficiare della conseguente riduzione delle sanzioni irrogate;
Le “ strutture diverse ed autonome da quelle che curano l’istruttoria degli atti reclamabili ” sono gli Uffici legali delle Direzioni provinciali, nonché le analoghe strutture delle Direzioni regionali e del Centro operativo di Pescara per i procedimenti di competenza di quest’ultimo.
L’Ufficio verifica che non ci siano cause di inammissibilità del ricorso giurisdizionale ai sensi dell’art. 18 del D.Lgs. n. 546/1992 data la sostanziale coincidenza tra il contenuto dell’istanza e dell’eventuale ricorso.
Ostacoli alla trattazione dell’istanza con conseguente rigetto per assoluta inammissibilità:
carenza di quei requisiti, individuabili caso per caso, che impediscono di attribuire l’istanza al contribuente (esempio, mancanza di sottoscrizione) ovvero che non consentono di individuarne l’oggetto.
L’assenza di una motivata proposta di mediazione da parte del contribuente, prevista in via eventuale, non costituisce motivo di rigetto dell’istanza.
Se l’istanza è improponibile in quanto la controversia non rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992, i termini di costituzione in giudizio si computano nei modi ordinari previsti dall’art. 22 del medesimo decreto.
– di valore superiore a ventimila euro;
– di valore indeterminabile;
– riguardanti attività dell’Agente della riscossione;
– riguardanti atti non impugnabili;
– di atti in cui non è legittimata passivamente l’Agenzia delle entrate;
– di atti notificati prima del 1° aprile 2012;
– di rifiuti taciti di rimborso con riferimento ai quali alla data del 1° aprile 2012 siano già decorsi novanta giorni dalla presentazione della domanda di rimborso;
– riguardanti recupero di aiuti di Stato;
– di provvedimenti emessi ai sensi dell’art. 21 (“ Sanzioni accessorie “) del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472;
– riguardanti istanze di cui all’art. 22 (“ Ipoteca e sequestro conservativo “) del D.Lgs. n. 472 del 1997;
– del diniego della chiusura delle liti fiscali “minori” pendenti prevista dall’art. 39, comma 12 del D.L. n. 98/2011.
L’ACCOGLIMENTO DELL’ISTANZA
3) il principio di economicità dell’azione amministrativa.
Tale valutazione preventiva deve essere anche condotta con l’intento di addivenire alla mediazione ogniqualvolta, in previsione di una sentenza di primo grado sfavorevole o parzialmente sfavorevole, non siano ravvisabili i presupposti per la prosecuzione in appello del contenzioso.
L’incertezza della questione controversa
Art. 47, comma 1, lettera a) della legge 18 giugno 2009, n. 69, l’art. 360- bis , primo comma, n. 1), c.p.c..
Con il citato articolo il legislatore ha previsto l’inammissibilità del ricorso per cassazione quando la questione giuridica con esso sollevata sia difforme dalla giurisprudenza della Suprema Corte e i motivi di impugnazione proposti dall’istante non prospettano sufficienti elementi per ritenere possibile un mutamento di posizione interpretativa da parte della Cassazione.
Se il contribuente, nella propria difesa, contrasta l’orientamento giurisprudenziale l’Ufficio potrà ritenere opportuno favorire un accordo di mediazione, sulla base dell’eventuale proposta formulata dal contribuente o, diversamente, ne elaborerà una d’ufficio.
Tale criterio è funzionale al grado di sostenibilità della prova in giudizio della pretesa tributaria e alla fondatezza degli elementi addotti dall’istante.
Il principio di economicità dell’azione amministrativa
Con esclusivo riguardo alle valutazioni di diritto e di fatto operate ai fini delle conclusioni tratte a seguito dell’esame delle istanze di cui all’art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992, la responsabilità dei funzionari, in sede di giurisdizione della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica, è limitata ai fatti e alle omissioni commessi con dolo.
L’Ufficio, qualora ritenga sussistenti i presupposti per la mediazione, procede sulla base delle seguenti modalità:
2) istanza senza proposta di mediazione: l’Ufficio può proporre una mediazione. Il contribuente può aderirvi integralmente o attivare un contraddittorio;
3) negli altri casi in cui ritenga possibile esperire la mediazione, l’Ufficio invita il contribuente al contraddittorio.
Non sono richieste forme particolari per l’invito.
Se antecedentemente alla fase di mediazione è stata esperita la procedura di accertamento con adesione l’Ufficio deve valutare altresì la proposta fatta in tale sede.
Dell’esito del contraddittorio se ne dà atto in un verbale.
In caso di avvenuta mediazione le sanzioni amministrative si applicano nella misura del quaranta per cento delle somme irrogabili in rapporto dell’ammontare del tributo risultante dalla mediazione. In ogni caso la misura delle sanzioni non potrà essere inferiore al quaranta per cento dei minimi edittali previsti per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo.
Qualora non vi siano margini per la riduzione della pretesa, l’Ufficio è legittimato a concludere un accordo di mediazione che confermi integralmente il tributo contestato con l’atto impugnato, con conseguente beneficio della riduzione delle sanzioni irrogate.
LE MODALITÀ DI CONCLUSIONE DELL’ACCORDO
L’accordo può anche concludersi mediante sottoscrizione per accettazione della proposta di mediazione formulata da una delle parti, quando dalla proposta risulti in modo specifico e univoco il contenuto dell’accordo, con particolare riferimento alla determinazione delle somme dovute e alle modalità di versamento delle stesse.
In tali ipotesi, l’adesione deve esprimere la chiara e univoca determinazione di aderire integralmente al contenuto della proposta.
Nel caso di adesione alla proposta di una delle parti il termine di venti giorni per l’effettuazione del versamento delle somme dovute decorre:
– dalla spedizione dell’atto di adesione da parte del contribuente che l’ha sottoscritto, quando la proposta sia stata formulata dall’Ufficio;
– dal ricevimento dell’atto di adesione dell’Ufficio, se la proposta era contenuta nell’istanza di mediazione presentata dal contribuente.
L’accordo di mediazione deve essere firmato dal Direttore provinciale o regionale ovvero da un suo delegato che appartenga comunque all’Ufficio legale.
Il contribuente ha la facoltà di conferire una procura speciale ai sensi dell’art. 63 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, relativamente alla rappresentanza nella fase di mediazione e alla stipula dell’eventuale accordo finale raggiunto.
Nel caso in cui il contribuente si avvalga dell’assistenza tecnica di un difensore, il potere di concludere la mediazione può essere previsto nell’ambito della procura alle liti rilasciata dal contribuente o in un atto separato.
Resta ovviamente fermo il potere del contribuente di sottoscrivere personalmente l’accordo di mediazione.
La procedura di mediazione si perfeziona con il versamento dell’intero importo dovuto, ovvero della prima rata in caso di pagamento rateale, effettuato entro venti giorni dalla conclusione dell’accordo di mediazione.
Per effetto del rinvio disposto dal comma 8 dell’art. 17- bis sono applicabili alla mediazione le disposizioni dell’art. 48 del D.Lgs. n. 546/1992, disciplinanti il perfezionamento della conciliazione giudiziale.
In particolare, l’accordo di mediazione costituisce titolo per la riscossione delle somme dovute mediante versamento diretto ovvero – in caso di omesso versamento alle scadenze – per l’iscrizione a ruolo, in applicazione del comma 3 dell’art. 48 del D.Lgs. n. 546/1992.
Il pagamento va effettuato, anche tramite compensazione ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, mediante modello F24, utilizzando appositi codici tributo, da istituire con risoluzione del’A.E..
Nell’atto di mediazione, dalle somme dovute vanno scomputate quelle eventualmente già pagate in esecuzione dell’atto impugnato.
Trattandosi di potenziali controversie di valore non superiore a ventimila euro, non sono ammesse più di otto rate. Si precisa che l’importo rilevante ai fini della rateizzazione è quello riferito a ciascun atto oggetto di mediazione e non quello (anche superiore a 50.000 euro) complessivamente dovuto in base a un accordo che abbia ad oggetto una pluralità di atti, ciascuno di valore non superiore a ventimila euro, eventualmente impugnati con un unico reclamo.
Il mancato pagamento determina la decadenza dal beneficio della rateazione, con iscrizione a ruolo dell’intero importo residuo e di una sanzione pari al sessanta per cento delle somme ancora dovute.
A seguito del perfezionamento della mediazione, la pretesa tributaria viene definitivamente rideterminata nella misura fissata dall’accordo di mediazione e il rapporto giuridico tributario, sottostante all’atto impugnato, si intende definito e non ulteriormente contestabile.
A seguito del perfezionamento, la mediazione non è impugnabile in quanto viene meno l’interesse ad agire in giudizio: l’eventuale ricorso sarebbe inammissibile.
Se non vi è il pagamento integrale delle somme dovute, ovvero della prima rata in caso di pagamento rateale, la mediazione non si perfeziona e l’atto originario continua a produrre effetti. Conseguentemente, il contribuente può:
– agire in giudizio, costituendosi in giudizio ai sensi dell’art. 22 del D.Lgs. n. 546/1992;
– desistere dal contenzioso; in tal caso, decorso il termine di cui all’art. 22 del D.Lgs. n. 546/1992, l’atto oggetto di istanza diviene definitivo e l’Ufficio procede alla conseguente riscossione.
IL DINIEGO ALL’ISTANZA
Nel diniego:
vi sono le ragioni, di fatto e di diritto, che hanno portato al mancato accoglimento dell’istanza o della possibilità di addivenire alla mediazione;
costituisce controdeduzione nella successiva fase processuale;
deve contenere l’attività svolta nel corso del procedimento;
Il diniego non è impugnabile, essendo tutelato il contribuente dalla facoltà di costituirsi in giudizio mediante il deposito del ricorso.
Gli atti emessi in esito al procedimento amministrativo di mediazione possono essere portati a conoscenza del contribuente nella forma della notificazione prevista per gli atti tributari di cui all’art. 60 del D.P.R. n. 600/1973 oppure utilizzando la posta elettronica certificata (PEC), che ne assicura la conoscenza certa e in tempo reale.
Per esigenza di speditezza e celerità del procedimento amministrativo di mediazione, il provvedimento di accoglimento o il diniego dell’istanza potrà essere più sollecitamente portato a conoscenza del contribuente avvalendosi dei recapiti di posta elettronica ordinaria o fax indicati dall’istante.
L’INSTAURAZIONE DEL GIUDIZIO
La costituzione in giudizio del contribuente
Il termine di trenta giorni per la costituzione in giudizio del ricorrente, contemplato dall’art. 22 del D.Lgs. n. 546/1992, inizia a decorrere dal giorno successivo:
– a quello di compimento dei novanta giorni dal ricevimento dell’istanza da parte della Direzione, qualora non sia stato notificato il provvedimento di accoglimento della stessa ovvero non sia stato formalizzato l’accordo di mediazione;
– a quello di notificazione del provvedimento con il quale l’Ufficio respinge l’istanza prima del decorso dei predetti novanta giorni;
– a quello di notificazione del provvedimento con il quale l’Ufficio, prima del decorso di novanta giorni, accoglie parzialmente l’istanza.
Il deposito del ricorso presso la Segreteria della Commissione tributaria provinciale deve avvenire entro il termine perentorio di trenta giorni stabilito dall’art. 22, comma 1, del D.Lgs. n. 546/1992, cui si applica la richiamata sospensione feriale trattandosi di termine relativo a un atto processuale, qual è l’atto di costituzione in giudizio.
Resta ovviamente ferma la possibilità per il ricorrente di depositare, successivamente alla costituzione in giudizio, documenti e memorie, anche integrative, ai sensi degli artt. 24 e 32 del D.Lgs. n. 546/1992.
La costituzione in giudizio del contribuente realizza il presupposto per il versamento del contributo unificato.
La costituzione in giudizio del contribuente a seguito di impugnazione di atti emessi dall’Agente della riscossione
Per quanto concerne la cartella di pagamento se il contribuente solleva eccezioni concernenti sia l’attività svolta dall’Agenzia delle entrate sia quella dell’Agente della riscossione deve notificare il ricorso ad entrambi, ed è tenuto comunque a presentare l’istanza prevista dall’art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992.
Anche in tal caso il termine di trenta giorni per la costituzione in giudizio decorre:
dal giorno successivo alla scadenza di novanta giorni dal ricevimento dell’istanza se non è stato notificato provvedimento di accoglimento o non è stata formalizzata alcuna mediazione;
dal giorno successivo alla data di comunicazione del provvedimento di rigetto dell’istanza o dell’atto con il quale l’Agenzia, prima del decorso di novanta giorni, accoglie parzialmente l’istanza.
Pertanto non si avrà uno sdoppiamento dei termini per quanto concerne gli adempimenti processuali inerenti ad un’unica controversia.
In tali fattispecie, la eventuale conclusione positiva del procedimento di mediazione con l’Agenzia delle entrate farebbe venir meno l’intera controversia e, dunque, l’interesse del contribuente alla costituzione in giudizio.
La costituzione in giudizio del contribuente a seguito di impugnazione cumulativa
Nel caso di impugnazione cumulativa proposta avverso una pluralità di atti, il valore della lite va individuato con riferimento a ciascun atto impugnato con il medesimo ricorso. Ne deriva che, per gli atti di valore non superiore a ventimila euro, il contribuente è tenuto ad osservare il procedimento di cui all’art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992. Per la costituzione in giudizio valgono le regole suesposte.
La costituzione in giudizio del contribuente in caso di mancato pagamento delle somme dovute a seguito della mediazione
Nel caso di mancato versamento integrale delle somme dovute ovvero della prima rata in caso di pagamento rateale, la mediazione non si perfeziona e l’atto originario continua a produrre effetti, con la conseguenza che il contribuente può decidere se incardinare il giudizio, depositando il ricorso presso l’Organo giurisdizionale.
In tale situazione, tenuto conto dell’impianto sistematico della normativa in esame, si ritiene che il termine per la costituzione in giudizio del ricorrente decorra dal giorno successivo al compimento dei novanta giorni previsti dal comma 9 dell’art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992.
Verificata la costituzione in giudizio del contribuente, l’Ufficio procede a sua volta a costituirsi in giudizio, richiamando il contenuto dell’atto di diniego.
Il termine di sessanta giorni previsto dall’art. 23 del D.Lgs. n. 546/1992 per la costituzione in giudizio del resistente decorre:
dal giorno successivo alla scadenza di novanta giorni dal ricevimento dell’istanza;
oppure dal giorno successivo alla data di notificazione del provvedimento di diniego o di accoglimento parziale dell’istanza prima del decorso dei novanta giorni.
Trattandosi di adempimento processuale, anche il termine (ordinatorio e non perentorio) per la costituzione in giudizio del resistente è soggetto alla sospensione feriale contemplata dalla legge n. 742/1969.
A fronte dell’eventuale mancato svolgimento preventivo della fase amministrativa della mediazione, l’inammissibilità del ricorso, ancorché “ rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio “(art. 17- bis , comma 2 del D.Lgs. n. 546/1992), sarà sempre eccepita dall’Ufficio nelle proprie controdeduzioni e coltivata in ogni grado di giudizio.
Lo svolgimento successivo della controversia e la disciplina delle spese di giudizio
Successivamente alla costituzione in giudizio delle parti, la Commissione tributaria provinciale procede all’esame della controversia secondo le disposizioni del D.Lgs. n. 546/1992, tenendo conto, ovviamente, del procedimento di mediazione e delle vicende che l’hanno caratterizzato.
A mero titolo esemplificativo, per le controversie rientranti nell’ambito di applicazione dell’art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992, il Presidente della Commissione tributaria, nell’effettuare l’esame preliminare del ricorso di cui all’art. 27 del medesimo D.Lgs. n. 546, ovviamente terrà conto, ai fini della tempestività del ricorso stesso, della data di notifica dell’istanza.
È esclusa la conciliazione giudiziale.
La speciale disciplina della condanna della parte soccombente alle spese del giudizio e della mediazione, di cui al comma 10 dell’art. 17- bis del D.Lgs. n. 546/1992, costituisce, infine, un efficace deterrente a sottovalutare la funzione deflativa del contenzioso assolta dal procedimento di mediazione.
– condanna la parte soccombente a versare all’altra parte una somma a titolo di rimborso delle spese del procedimento di mediazione, normativamente fissata nel cinquanta per cento delle spese di giudizio; dal momento che il comma 10 dell’art. 17- bis precisa che tale somma è “ in aggiunta alle spese di giudizio “, la condanna al rimborso non trova applicazione nei casi di compensazione delle spese di lite;
– fuori dei casi di soccombenza reciproca, i Giudici possono compensare, parzialmente o per intero, le spese di lite solo se ricorrono giusti motivi, da indicare esplicitamente nella motivazione della sentenza; i “ giusti motivi ” vanno peraltro individuati nelle ragioni che hanno indotto l’Ufficio a rigettare l’istanza di mediazione del contribuente.
Lecce, 3 aprile 2012