Source: http://www.leggichefare.it/la-cassazione-cambia-idea-i-lavoratori-possono-essere-controllati-a-distanza-nel-momento-della-rilevazione-delle-presenze/
Timestamp: 2017-07-20 16:26:48+00:00
Document Index: 170809316

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ']

La Cassazione “cambia idea”: i lavoratori possono essere controllati a distanza nel momento della rilevazione delle presenze | Leggi che fare
Pubblicato il luglio 18, 2013 da Francesca Ciangola	L’art. 4 legge 300 del 1970, il cosiddetto “Statuto dei lavoratori” tutt’ora vigente nonostante le numerose modifiche intervenute nel tempo, dispone: “E’ vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalita’ di controllo a distanza dell’attivita’ dei lavoratori. Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilita’ di controllo a distanza dell’attivita’ dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalita’ per l’uso di tali impianti”.
La giurisprudenza si è mossa negli anni su una interpretazione conforme al dettato normativo: a titolo di esempio, la Corte di Cassazione, con sentenza 17 luglio 2007, n. 15892, rammenta la portata dell’art. 4, per cui “ la vigilanza sul lavoro, ancorché necessaria nell’organizzazione produttiva, vada mantenuta in una dimensione “umana”, e cioè non esasperata dall’uso di tecnologie che possono rendere la vigilanza stessa continua e anelastica, eliminando ogni zona di riservatezza e di autonomia nello svolgimento del lavoro” . La medesima sentenza va oltre, e in tema di rilevazione dei dati riguardanti l’entrata e l’uscita dei lavoratori rammenta che anche tale forma di controllo rientra nel campo tutelato dall’art. 4, poiché comporta un controllo sul quantum della prestazione lavorativa; la pronuncia continua sottolineando che l’esigenza di evitare condotte illecite non può annullare “ogni forma di garanzia della dignitàe riservatezza del lavoratore“. Oltre alla giurisprudenza e ai profili lavoristici, il Garante Privacy con numerose pronunce risalenti fin al 2004, ha sottolineato come la riservatezza dei dati sia preminente rispetto alle esigenze di controllo, e sia contrastante con i principi stabiliti dal codice 196/2003. Ribadisce questo orientamento anche il provvedimento 17 gennaio 2013, che appunto richiama un principio già più volte affermato per cui, proprio a proposito di finalità antitaccheggio ed antirapina (quindi per l’interesse della sicurezza del datore di lavoro, ipotesi assimilabile a quella considerata, lo vedremo subito dopo, dalla Cassazione più recente) “nelle attività di sorveglianza occorre rispettare il divieto di controllo a distanza dell’attività lavorativa, pertanto è vietata l’installazione di apparecchiature specificatamente preordinate alla predetta finalità: non devono quindi essere effettuate riprese al fine di verificare l’osservanza dei doveri di diligenza stabiliti per il rispetto dell’orario di lavoro e la correttezza nell’esecuzione della prestazione lavorativa (ad es. orientando la telecamera sul badge)” (cfr. punto 4.1., Provv. 8 aprile 2010, cit.; v. altresì Provv. 10 novembre 2011, n. 421, doc. web n. 1859539“).
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