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Timestamp: 2020-05-27 04:07:46+00:00
Document Index: 106730140

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 5', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 32211 del 12/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32211 del 12/12/2018
Cassazione civile sez. VI, 12/12/2018, (ud. 10/07/2018, dep. 12/12/2018), n.32211
sul ricorso 8743-2018 proposto da:
S.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso
(Ammesso P.S.S. 12/10/17 Delibera Ord. Avv. Genova).
avverso la sentenza n. 1158/2017 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,
1.- Il cittadino senegalese signor S.M. ricorre per cassazione nei confronti del Ministero dell’Interno, svolgendo due motivi avverso la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Genova in data 22 settembre 2017.
Con tale pronuncia, la Corte ligure ha confermato l’ordinanza con cui il Tribunale di Genova in composizione monocratica ha respinto, nel giugno 2016, il ricorso contro l’atto della Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione internazionale che aveva negato la richiesta dell’attuale ricorrente a che gli fosse riconosciuto lo status di rifugiato politico ovvero quello ex protezione sussidiaria o quanto meno il permesso di soggiorno per protezione umanitaria.
Con riferimento a quest’ultimo aspetto – che è quanto in questa sede rimane in interesse -, la Corte ligure ha rilevato in modo particolare come sia “la stessa ricostruzione dei fatti fornita dal richiedente a escludere la sussistenza di una condizione di vulnerabilità, sia per l’inattendibilità del racconto, sia (anche attribuendo al racconto credibilità) in quanto è il richiedente a essere coinvolto in un episodio di violenza della quale non lui, ma altri, risulta essere stato vittima”. Riporta a questo riguardo la sentenza che S.M. ha dichiarato di essere stato “coinvolto in una rissa – per questioni relative alla proprietà di un terreno – nel corso della quale avrebbe accoltellato un uomo”; e ha altresì asserito di essere fuggito per il “timore di essere” a sua volta “accoltellato o ucciso”, in ragione del fatto che, in quella zona del Senegal, fanno da padroni i sistemi di “potentato economico” e di “vendette private”.
3.1.- Il primo motivo di ricorso richiama “violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, in combinato disposto con il D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 (protezione umanitaria)”.
Nel concreto, il motivo si richiama, in specie, alla “situazione di estrema vulnerabilità in cui si verrebbe a trovare il signor S.M. in caso di rientro in patria (senza un’abitazione, un lavoro e/o altri mezzi di sostentamento che ne possano garantire le condizioni minime di sopravvivenza)”; con forza segnala altresì “l’incredibile percorso di integrazione che il ricorrente ha affrontato e… completato con successo”: dall’apprendimento fluente della lingua italiana all’inserimento lavorativo in un’azienda del territorio spezzino.
Ad avviso del ricorrente, la Corte territoriale avrebbe gravemente travisato la vicenda personale a lui occorsa. A questa sarebbe dunque sfuggito che il ricorrente – lungi dall’avere posto in essere un “autonomo comportamento violento” – ha agito in “stato di legittima difesa”, che “non sarebbe stata trattata secondo “giustizia”, bensì secondo “vendetta””.
In proposito, appare opportuno rilevare in primis che il “fatto” – il cui omesso esame è rilevante ai fine dell’art. 360 c.p.c.., n. 5 – è solo quello “storico”; e non anche la valutazione che di dati fatti abbia dato il giudice del merito.
Ciò posto, il motivo in esame risulta in realtà riproporre, sotto il profilo della protezione umanitaria, il punto che in sede di appello aveva sollevato sotto il profilo della protezione sussidiaria. Punto che, peraltro, era stato effettivamente preso in considerazione dalla Corte di Appello di Genova, la quale aveva propriamente rilevato quanto segue: “il richiedente afferma di provenire dal villaggio di (OMISSIS), vicino (OMISSIS), nella regione della (OMISSIS), descrivendola… “come lo spartiacque tra un Senegal pacifico e una zona in cui il conflitto tra opposte fazioni resta costantemente vivo nonostante sia a bassa intensità””; “ma se il conflitto è in via di risoluzione nella regione, dove lo stesso ha avuto origine e svolgimento, a maggior ragione si può escludere la sussistenza di una situazione di violenza indiscriminata nella regione di provenienza del richiedente”.