Source: https://www.studiolegalebarboni.it/giurisprudenza/istruzione-pubblica-privata-giurisprudenza/concorsi-istruzione-giurisprudenza.html
Timestamp: 2018-11-19 02:33:58+00:00
Document Index: 85030862

Matched Legal Cases: ['art.2', 'art.5', 'art. 19', 'art. 18', 'e contrario', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 97', 'sentenza ']

Concorsi, graduatorie | Studio Legale Barboni e Associati
Il Consiglio di Stato ordina al M.I.U.R. di adottare le misure dispensative e compensative previste dalla legge 170/2010 nei confronti di un candidato affetto da Disturbo Specifico di Lettura e Scrittura.
(Consiglio di Stato – Sezione Sesta, ordinanza n. 790/2017)
Il Consiglio di Stato ha accolto le motivazioni espresse dagli avv.ti Domenico Barboni e Annamaria Nardone, per conto di un ricorrente affetto da Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). Il TAR del Veneto aveva inizialmente respinto la domanda cautelare proposta avente ad oggetto la sospensione della nota del MIUR – USR per il Veneto con cui era stato pubblicato l’elenco dei candidati ammessi a sostenere la prova orale del concorso per titoli ed esami finalizzato al reclutamento del personale docente, di cui al DDG 106/2016, nella parte in cui non includeva il ricorrente, con tutti gli atti concorsuali presupposti, ivi compreso il bando concorsuale, perché non erano state previste misure dispensative e/o strumenti compensativi idonei in favore dei candidati affetti da Disturbi Specifici dell’Apprendimento.
La questione, sottoposta in secondo grado al vaglio del Consiglio di Stato, verteva sull’erroneità dell’ordinanza del TAR Veneto il quale non riteneva pertinente alla fattispecie concreta la Legge n. 170 del 8.10.2010 richiamata dalla ricorrente, essendo questa, a suo dire, rivolta espressamente solo a “studenti affetti da disturbi di apprendimento in ambito scolastico”, non trovando dunque applicazione al caso di specie.
Gli avvocati Barboni e Nardone hanno contestato le affermazioni del giudice di prime cure stabilendo in primo luogo che le garanzie apprestate dalla legge, tra le quali “eguali opportunità di sviluppo delle capacità in ambito sociale e professionale” (art.2, h L.170/2010) e il diritto a fruire di “adeguate forme di verifica e di valutazione” (art.5, co IV, L.170/2010), sono applicabili anche al caso di specie, pur non essendo il ricorrente uno studente, ma trovando applicazione, secondo il noto principio d’interpretazione analogica della legge, quanto stabilito dal legislatore.
Inoltre, considerando l’importanza dell’applicazione della predetta legge in sede concorsuale per l’accesso ai pubblici impieghi, gli avvocati hanno altresì segnalato innumerevoli leggi regionali nell’ambito delle quali il principio stabilito dalla l.170/2010 in materia di DSA è stato integrato ed esteso anche all’ambito concorsuale e a coloro che non siano propriamente studenti ma che abbiano ugualmente necessità, essendo affetti dalla stessa patologia, di godere di quelle tutele apprestate dalla legge in qualsiasi situazione. Le norme regionali, infatti, assicurano uguali opportunità alle persone con DSA, assicurando loro, in sede di concorsi pubblici, “l’utilizzo di strumenti compensativi e il prolungamento dei tempi stabiliti per l’espletamento delle prove” o la possibilità di “sostituire tali prove con un colloquio orale o di utilizzare strumenti compensativi per le difficoltà di lettura, di scrittura e di calcolo, ovvero di usufruire di un prolungamento dei tempi stabiliti”.
L’importanza della pronuncia del Consiglio di Stato risiede nel fatto che è stata data giusta applicazione alla volontà del legislatore il quale, attraverso gli interventi normativi regionali e nazionali, ha inteso rafforzare e declinare il principio generale che tutela tutti i soggetti affetti da DSA in qualsiasi circostanza, a partire dall’accesso all’impiego, ai percorsi universitari sino all’ingresso del mondo del lavoro che, nella fattispecie in esame, si sostanziava nella partecipazione del ricorrente al concorso docenti.
Il Consiglio di Stato, in accoglimento dell’appello, ha dunque ritenuto la sussistenza del fumus boni iuris, affermando l’applicabilità al caso di specie della legge n.170 del 2010, richiamata peraltro nelle premesse del bando di concorso (e quindi eterointegrata ex lege), nonché del periculum in mora e, per l’effetto, ha sospeso gli effetti degli atti concorsuali relativi al ricorrente, ordinando all’Amministrazione di disporre per il candidato la ripetizione delle prove scritte con applicazione delle idonee misure compensative ingiustamente ed erroneamente non adottate nella precedente fase concorsuale.
Concorsi – Trasparenza e accesso civico generalizzato
(Adozione e pubblicazione preventiva dei criteri di valutazione della Commissione esaminatrice in sede concorsuale)
Nel quadro del nuovo decreto trasparenza presentato dal Governo - D.Lgs. n. 97 del 25 maggio 2016 - Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell'articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche – il Legislatore ha apportato una modifica all’art. 19 del D.Lgs. 33/2013 sui bandi concorsuali; il comma 1 del predetto articolo disponeva in origine quanto segue: “Fermi restando gli altri obblighi di pubblicità legale, le pubbliche amministrazioni pubblicano i bandi di concorso per il reclutamento, a qualsiasi titolo, di personale presso l'amministrazione.” L’art. 18 del D.Lgs. n. 97/2016 ha aggiunto al comma 1, dopo le parole “presso l’amministrazione” la seguente modifica: “nonché i criteri di valutazione della commissione e le tracce delle prove scritte”.
Detta modifica consentirebbe dunque ai candidati e partecipanti alle procedure concorsuali di godere di una maggior tutela in ragione di una trasparenza preventiva, ponendosi dunque il linea con la ratio dello stesso decreto trasparenza del Governo volto ad introdurre maggiori ed efficienti strumenti contro la corruzione. Al momento, come noto, l’esercizio del diritto di accesso documentale agli atti, di cui alla l. 241/1990, può essere esercitato solo da chi dimostri di essere titolare di un interesse specifico, concreto e attuale. Con il nuovo decreto trasparenza, invero, detti documenti sarebbero consultabili ab origine on-line da chiunque ne abbia interesse.
Si segnala tuttavia che, rispetto a tale innovazione, è intervenuto in senso contrario il Consiglio di Stato, con parere n. 515/2016 con il quale il Collegio ha ritenuto “di non poter condividere l’estensione dell’obbligo di pubblicazione ai criteri di valutazione adottati dalle commissioni esaminatrici nella correzione delle tracce delle prove scritte. Tale prescrizione, infatti, rischia di essere fuorviante, creando un precedente in grado di incidere sul potere di ogni commissione di esame di decidere, di volta in volta, quali debbano essere i criteri, con il rischio, altresì, di creare ulteriori motivi di contenzioso in un settore già molto esposto “.
Nonostante il parere contrario del Consiglio di Stato, l’evoluzione normativa e giurisprudenziale pare tuttavia proseguire nella direzione avviata dal Governo con il decreto trasparenza del 2013.
Giova in tal senso, sotto il più specifico profilo della preventiva adozione dei criteri di valutazione della commissione esaminatrice, segnalare la pronuncia del T.A.R. Campania, Napoli, Sez. III, 27.2.2016 n. 1087, in base alla quale detti criteri di valutazione nonchè le modalità delle prove concorsuali, devono essere stabiliti dalla commissione nella sua prima riunione risultando dunque illegittimo il procedimento di concorso per il quale non siano stati predeterminati i criteri di valutazione delle prove. Il principio appena esposto è stato del resto già formulato dalla Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 14893 del 21.6.2010 nella quale la Corte ha così disposto: “il Legislatore ha imposto alla commissione esaminatrice la preventiva, generale ed astratta posizione delle proprie regole di giudizio, al fine di assicurare che le singole, numerose, anche remote valutazioni degli elaborati siano tutte segnate dai caratteri dell’omogeneità e permanenza. Solo attraverso la fissazione di tale preventiva cornice è possibile assicurare l’auspicabile risultato di una procedura concorsuale trasparente ed equa" (Sezioni Unite della Corte di Cassazione, sentenza n. 14893/2010).
Si ricordi peraltro che, riguardo la materia trattata nel presente commento, il Governo è già intervenuto con il cosiddetto Freedom of Information Act (FOIA) approvando definitivamente il primo decreto attuativo della riforma della pubblica amministrazione in materia di diritto di accesso agli atti amministrativi introducendo, in nome della massima trasparenza, il cosiddetto accesso generalizzato. Per esercitare questo diritto non è necessario avere una qualifica determinata o essere in una situazione particolare che legittimi la richiesta: l’istanza è gratuita e non va motivata. Il diritto di accesso documentale, di cui alla legge 241/1990, è dunque, nella sua recente evoluzione normativa, non più un diritto il cui esercizio soggiace alla sussistenza di determinati presupposti, bensì diviene regola generale cui le amministrazioni non potranno più sottrarsi salvo specificare le ragioni dell’eventuale rifiuto.
Il quadro sino ad ora delineato dovrebbe pertanto rassicurare i partecipanti ad un concorso pubblico i quali potranno dunque denunciare il comportamento dell’Amministrazione sotto il doppio profilo della mancata adozione e della mancata pubblicazione preventiva dei criteri di valutazione adottati dalla commissione, potendo assumere le opportune tutele giudiziali avverso l’Amministrazione che violi le normative predette.
Milano, 2 marzo 2017.
Tar Lombardia – Ordinanza n. 1490/2016 23.11.2016
Pubblico impiego - Accesso
(Cons. Stato Sez. VI Sent., 17 maggio 2010, n. 3058)
Alla luce del principio generale che si evince dall'art. 97 u.c. Cost. è lo scorrimento delle graduatorie che deve essere congruamente motivato, non già l'indizione delle ordinarie procedure concorsuali o di selezione per il passaggio, nel pubblico impiego, da un'area inferiore ad una superiore (Conferma della sentenza del Tar Lazio - Roma, sez. III bis, n. 10271/2009).
L'istituto dell'utilizzazione di una graduatoria per la copertura dei posti successivamente resisi disponibili ha carattere eccezionale rispetto alla regola secondo cui i posti da occupare nel pubblico impiego devono essere coperti, previo apposito concorso, dai vincitori della procedura, con la conseguenza che tale utilizzazione non è obbligatoria per l'amministrazione, ma è puramente facoltativa, costituendo il frutto di valutazioni discrezionali in vista dell'interesse pubblico realizzabile nella singola fattispecie.
Pubblico impiego - Giurisdizione
(T.A.R. Lombardia Milano Sez. III Sent., 14 maggio 2010, n. 1481)
In materia di riparto di giurisdizione nelle controversie relative a procedure concorsuali nell'ambito del pubblico impiego contrattualizzato, l'area della giurisdizione del giudice ordinario, in tema di selezioni preordinate al conferimento di inquadramenti superiori ai lavoratori pubblici, è di carattere residuale, essendo circoscritta agli inquadramenti che non comportano variazioni di area o categoria, siccome concernenti semplici passaggi di livello nell'ambito della medesima area funzionale.