Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-terzo/titolo-ix/art1172.html
Timestamp: 2019-10-16 07:58:19+00:00
Document Index: 172787217

Matched Legal Cases: ['art. 1172', 'art. 1171', 'art. 1171', 'art. 1172', 'art. 8', 'art. 82', 'art. 1171', 'art. 1172', 'art. 1172', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1172', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1172', 'art. 1170', 'art. 2946', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1172', 'sentenza ', 'art. 1772', 'art. 1171', 'sentenza ', 'art. 1172', 'art. 1172', 'sentenza ', 'art. 1170', 'art. 700', 'art. 140', 'art. 140', 'art. 1172', 'art. 700', 'art 1172', 'art. 1172', 'art. 1170', 'art. 703', 'art 1172', 'art. 688', 'art. 669', 'art. 1171', 'art. 1171']

Art. 1172 codice civile - Denunzia di danno temuto - Brocardi.it
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Articolo 1172 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1172 Codice civile
Fonti → Codice civile → LIBRO TERZO - Della proprietà → Titolo IX - Della denunzia di nuova opera e di danno temuto
Il proprietario [832], il titolare di altro diritto reale di godimento o il possessore, il quale ha ragione di temere che da qualsiasi edificio, albero o altra cosa sovrasti pericolo di un danno grave e prossimo alla cosa che forma l'oggetto del suo diritto o del suo possesso, può denunziare il fatto all'autorità giudiziariae ottenere, secondo le circostanze, che si provveda per ovviare al pericolo (1) (2).
L'autorità giudiziaria, qualora ne sia il caso, dispone idonea garanzia per i danni eventuali [1179] (3).
(1) Tale azione è esperibile in forza del presupposto del pericolo di un danno futuro derivante da una situazione pericolosa legata ad un immobile, un albero od un'altra cosa inanimata purché il danno minacciato sia grave, tale cioè, da compromettere in modo irreversibile la cosa in pericolo, e prossimo, potendosi, cioè, verificare in un qualsiasi momento. A parere di alcuni, diverso e necessario presupposto dell'azione consiste nell'antigiuridicità del comportamento del denunciato, e quindi, nella colpa dello stesso soggetto.
(2) Non sono stabiliti in tale ipotesi termini di decadenza (a differenza di quanto dispone l'art. 1171 del c.c.).
(3) Il secondo comma dell'articolo 1171 dispone che l'autorità giudiziaria ordini le "opportune cautele".
L'azione di denunzia di danno temuto è esperibile qualora, dall'inottemperanza ad un obbligo che si doveva osservare, cioè, da un comportamento omissivo, avente ad oggetto la eliminazione di una situazione pericolosa per il bene oggetto del diritto reale o del possesso altrui, possa derivare un danno grave. In tale ipotesi, il denunciante può ricevere dal giudice provvedimenti atti alla rimozione della situazione pericolosa, ed, in tale sede, il giudice ha poteri più estesi di quanti non ne abbia ai sensi dell'art. 1171. Mentre in quella ipotesi, egli non può ordinare, infatti, la demolizione delle opere, in via di realizzazione, se non per le parti ultimate successivamente all'ordinanza di sospensione dei lavori, nel caso in questione può ordinare la demolizione di quanto provochi pericolo alla cosa sulla quale il denunciante vanti il diritto od eserciti il possesso.
“ Cautio damni infecti ”
Garanzia per i danni eventuali
“ Damnum infectum est damnum nondum factum, quod futurum veremur ”
“ Feci, sed iure feci ”
Ho così agito, ma in forza di un diritto
Spiegazione dell'art. 1172 Codice civile
Anche con riferimento a questa azione è stato precisato che essa compete, oltre che al possessore, al titolare del diritto ed inoltre che essa spetta solo nell'ambito dei diritti reali di godimento.
Il capoverso dell'articolo è stato poi opportunamente redatto in modo da consentire che l'obbligo della cauzione possa venire imposto anche in aggiunta ai provvedimenti per ovviare al pericolo e non solo alternativamente con essi, come sembrava doversi argomentare dalla lettera dell'articolo 699 codice del 1865.
Termine entro il quale l'azione può essere proposta
A differenza della denuncia di nuova opera, quella di danno temuto può proporsi anche dopo l’anno, non essendo stabilito alcun termine di decadenza, e, per di più, secondo il nuovo sistema anche dopo l’anno essa era di competenza del pretore (art. 8 del c.p.c., ora abrogato, che non ripeteva più la limitazione dell’art. 82 del vecchio c.p.c.)
Presupposti per la proponibilità dell'azione
I presupposti per la proponibilità dell’azione (pericolo di danno da cosa a cosa, ragionevole timore, gravità e prossimità ci esso) non richiedono illustrazione.
L’articolo in esame non distingue tra il caso in cui la situazione di pericolo sia prodotta dal fatto dell’uomo e quello in cui essa invece derivi dalla cosa in sé o da cause naturali: è però evidente che in quest’ultima ipotesi il giudice si limiterà a dare i provvedimenti per ovviare il pericolo, ma non disporrà la prestazione di alcuna cauzione.
Circa la ragionevolezza del timore, è da ripetere quanto già rilevato con riferimento alla denuncia di nuova opera: si tratta di un concetto relativo ed apprezzabile dal giudice secondo le circostanze, cioè con criteri discrezionali più che non rigorosamente tecnici.
Che poi si richieda il pericolo di un danno grave e prossimo, mentre la denuncia di nuova opera compete anche di fronte alla possibilità di danno lieve e non prossimo, si spiega ove si ponga mente alla diversità delle situazioni cui si riferiscono l’uno e l’altro rimedio.
553 Queste due azioni trovavano nel codice del 1865 la loro disciplina sotto il titolo del possesso; ma la collocazione era impropria, trattandosi di azioni cautelari o assicurative, che possono essere esercitate così a tutela del possesso come a tutela della proprietà o di altro diritto reale di godimento. Data l'impossibilità di ricondurle sotto altro titolo, ho regolato le due azioni sotto un titolo autonomo. Salvo alcuni emendamenti di forma, rimane immutata nell'art. 1171 del c.c. e nell'art. 1172 del c.c. la disciplina dettata dagli articoli 698 e 699 del codice anteriore.
Massime relative all'art. 1172 Codice civile
Cass. civ. n. 5336/2016
Nell'azione di danno temuto è legittimato passivo, non solo, il titolare del diritto reale, ma anche il possessore e colui che, in ogni caso, abbia la disponibilità del bene da cui si assume che derivi la situazione di pericolo di danno grave, in quanto l'obbligo di custodia e manutenzione sussiste in ragione dell'effettivo potere fisico sulla cosa.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5336 del 17 marzo 2016)
Cass. civ. n. 1778/2007
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1778 del 29 gennaio 2007)
Cass. civ. n. 10282/2004
In tema di azioni di nunciazione, la condizione dell'azione di danno temuto non deve individuarsi in un danno certo o già verificatosi, bensì anche nel (solo) ragionevole pericolo che il danno si verifichi.
Nel procedimento di denuncia di nuova opera e di danno temuto, la fase cautelare e quella, successiva, di merito, sono, tra loro, del tutto autonome, sicché le valutazioni correttamente compiute in sede di convalida della misura cautelare non possono, sic et simpliciter legittimamente porsi a fondamento della decisione della fase di merito, necessitando, per converso, in quella sede, una valutazione affatto completa ed esaustiva di ogni tema di giudizio introdotto dalle parti, ivi inclusa, ovviamente, quella relativa alla situazione di fatto addotta a fondamento della richiesta introduttiva del giudizio, onde regolare definitivamente il rapporto tra soggetto autore della situazione di pericolo e soggetto esposto alla stessa (l'uno e l'altro nella qualità di titolari di diritti reali sui due fondi confinanti), sulla base della effettiva entità di quel pericolo, della individuazione dell'intervento idoneo ad eliminarlo, della definitiva identificazione dell'onerato all'intervento e della misura di tale onere.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10282 del 28 maggio 2004)
Cass. civ. n. 14561/2001
In tema di denuncia dei danno tenuto, i provvedimenti temporanei ed urgenti di natura cautelare assunti ai sensi dell'art. 1172 c.c. caratterizzano ed esauriscono la fase cautelare del procedimento cui dà luogo il ricorso del denunciante, mentre del tutto distinto ed autonomo rimane, rispetto ad essa, il successivo giudizio di merito a cognizione piena diretto ad accertare l'esistenza del diritto per la cui tutela erano stati chiesti quei provvedimenti. Pertanto, in caso di azione proposta a tutela del possesso, il giudizio di merito successivo alla chiusura della fase cautelare del procedimento ha ad oggetto la verifica della ricorrenza dell'effettiva esistenza del pericolo di danno, della sua riconducibilità al comportamento del denunciato e dell'illeceità di tale comportamento, sicché, ricorrendo siffatti elementi, i provvedimenti emessi con sentenza a chiusura del giudizio di merito non rilevano di per sé ma in funzione della effettiva e piena tutela della situazione di possesso invocata. (Nella specie, la Corte ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto, con accertamento di fatto congruamente motivato, che la tutela del possesso non avrebbe potuto essere realizzata se non mediante la realizzazione di complesse ed articolate opere sugli immobili dei denuncianti, indispensabili a consentire l'effettivo ripristino della relazione di possesso intercorrente tra i medesimi e i loro beni, disponendo a tale stregua opere di rifacimento e di consolidamento riguardanti direttamente tali immobili, ravvisate necessarie a garantire, nel giudizio di merito, la tutela possessoria invocata).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 14561 del 20 novembre 2001)
Cass. civ. n. 10403/2001
La denuncia di danno temuto ex art. 1172 c.c., prevista nel titolo IX del libro III del codice civile, proponibile dal proprietario, dal titolare di altro diritto reale di godimento o dal possessore, il quale abbia ragione di temere che da qualsiasi edificio albero o altra cosa derivi pericolo di grave danno al bene che forma oggetto del suo diritto o del suo possesso, al fine di ottenere, secondo le circostanze, dall'autorità giudiziaria che si provveda per ovviare il pericolo, è istituto diverso dall'azione ex art. 1170, contemplata nel precedente titolo VIII dello stesso codice, ed in virtù della quale che è molestato nel possesso di un immobile, di un diritto reale sopra un immobile o di una universalità di mobili può chiedere la manutenzione del possesso medesimo; detta diversità si riverbera anche sui termini entro i quali le rispettive azioni possono essere esercitate: la prima entro l'ordinario termine prescrizionale di cui all'art. 2946 c.c., mentre per l'azione di manutenzione il termine previsto è di un anno dalla turbativa.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10403 del 30 luglio 2001)
Cass. civ. n. 345/2001
Ai fini dell'azione di «danno temuto», l'obbligo di rimuovere la situazione di pericolo di danno, grave e prossimo, incombe su colui che abbia la proprietà, il possesso o comunque la disponibilità della cosa (edificio, albero, o altra cosa inanimata sul fondo) dalla quale promana la minaccia di danno per la proprietà (o altro diritto reale) o per il possesso di colui che denunci la situazione di pericolo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 345 del 11 gennaio 2001)
Cass. civ. n. 11221/1997
Qualora la fase sommaria del giudizio di nunciazione si chiuda con un provvedimento di rimessione delle parti dinanzi al tribunale, quale giudice competente per valore, il contenuto ed i limiti della domanda di merito vanno determinati con esclusivo riferimento all'atto di citazione in riassunzione, senza tener conto della causa petendi - eventualmente diversa - adombrata nella fase sommaria.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11221 del 13 novembre 1997)
Cass. civ. n. 9783/1997
Poiché l'azione di danno temuto (art. 1172 c.c.) postula un rapporto di cosa a cosa — nel senso che il fondo altrui deve costituire pericolo per quello proprio — è improponibile da colui che l'esperisce a tutela di un suo diritto personale (nella specie all'incolumità fisica, prospettata dagli utenti di una strada, di cui veniva denunciata la pericolosità per l'eccessiva pendenza, dovuta all'arbitraria modifica del tracciato precedente).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9783 del 9 ottobre 1997)
Cass. civ. n. 1237/1989
Poiché l'azione di danno temuto (art. 1772 c.c.) postula un rapporto tra cosa e cosa da cui possa derivare danno, mentre quella di denunzia di nuova opera (art. 1171 c.c.) presuppone una attività posta in essere sulla cosa propria o altrui, deve ritenersi che ricorra l'ipotesi di danno temuto quando da parte del ricorrente si assuma che da un'opera eseguita sull'altrui proprietà possa derivare danno al proprio fondo, non in considerazione dell'attività in sé posta in essere, bensì per il pericolo di danno cui soggiace il fondo in conseguenza della situazione determinatasi per effetto dell'opera portata a compimento.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1237 del 9 marzo 1989)
relative all'articolo 1172 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1172 Codice civile - Denunzia di danno temuto | Quesito Q201822362
C. D. chiede
“Buonasera, sono proprietario di un appartamento sito al primo piano di un edificio di tre unità abitative. Il proprietario del piano terra da circa 10 anni ha locato l'immobile alle poste italiane. Da tale momento la nostra pace è finita. Continue rapine ed eventi criminosi, soprattutto notturni. Essere continuamente svegliati nel pieno della notte dal rumore di escavatori che mirano allo sventramento del postmat, posto nella parte antistante l'edificio condominiale o dalle insufflazioni di gas gpl all'interno dell'ufficio postale con l'intento di fare esplodere il postamat. A seguito dell'ultimo evento criminoso che ha sdradicato il postamt, l'Ufficio postale, su nostra diffida, non riposizionava il postmat, ma a distanza di un anno sta provvedendo a reinstallarlo. Possiamo noi condomini avvalerci dell'azione di cui all'art. 1172 c.c. al fine di fare rimuovere definitivamente tale postmat per tutelare la nostra incolumità fisica/psichica oltre che i nostri immobili?
Consulenza legale i 24/11/2018
L’azione di danno temuto disciplinata dall’art. 1172 del codice civile è esercitabile laddove vi sia un pericolo di un danno futuro che derivi da una situazione connessa ad un edificio, un albero od un’altra cosa inanimata purché il danno minacciato sia grave e imminente.
Il pericolo deve derivare da una cosa ed avere ad oggetto un’altra cosa che sia nella proprietà o nel possesso di chi esercita l’azione.
Ciò significa che l’azione di danno temuto “postula un rapporto tra cosa e cosa da cui possa derivare danno” (Cass. n. 1237/1989): pertanto, come aveva statuito la Suprema Corte nella sentenza n. 9783/1997, essa “è improponibile da colui che l'esperisce a tutela di un suo diritto personale (nella specie all'incolumità fisica [...])” .
Nel caso in esame, invece, con tale azione si vorrebbe proprio tutelare non già una cosa in particolare, ma lo stato fisico/psichico di chi andrebbe ad esercitare l’azione.
Oltretutto, nella presente vicenda, il pericolo non deriverebbe dalla cosa in sé (lo sportello del postamat), ma dal fatto illecito di un terzo su di essa.
Il rischio dunque è che esperendo l’azione di danno temuto essa venga dichiarata inammissibile per carenza dei presupposti di legge.
Esclusa quindi questo tipo di azione, si potrebbe comunque agire nel modo seguente.
Se lo sportello del postamat sta per essere installato su di una parte condominiale (e non quindi di proprietà esclusiva del condomino che ha concesso in locazione l’immobile), laddove la diffida stragiudiziale di rimozione non sortisca effetto, si potrebbe comunque esperire una azione possessoria di manutenzione entro l’anno dalla collocazione dello sportello ai sensi dell’art. 1170 c.c.
Infatti, in mancanza di preventiva autorizzazione o comunque contro la volontà di chi ha il diritto di escluderlo, la collocazione di un postmat su di un’area di proprietà altrui costituisce atto arbitrario e, quindi, integra la fattispecie della molestia nell’esercizio del possesso.
Chiaramente, si sottolinea, ciò è possibile soltanto laddove lo sportello venga ad essere collocato su di un’area condominiale.
Laddove invece esso si venisse a trovare in un’area di proprietà esclusiva (ad esempio, nella vetrina del locale di proprietà del locatore) tale tipo di azione non sarebbe esperibile per difetto di legittimazione attiva.
Norma di riferimento: Articolo 1172 Codice civile - Denunzia di danno temuto | Quesito Q201617195
martedì 25/10/2016 - Calabria
“Con decreto Regionale il mio Comune ha ricevuto un finanziamento per costruire un canale di raccordo per acque piovane.
Tale canale e' compreso in una zona protetta (PAI) per pericolo di inondazione.
Il Comune ha fatto un progetto in cui il canale di raccordo non esiste, sostituito da altre condotte non approvate dalla Regione.
Questo comporta, come da perizia di parte, un pericolo di nuovi allagamenti.
bisogna ricorrere al Giudice ordinario (art. 700),al Tribunale delle acque o ad altro Giudice?”
La competenza del Tribunale delle acque è sancita dall’art. 140 TU Acque (Regio Decreto 11/12/1933 n. 1775) all’art. 140, il quale prevede che “appartengono in primo grado alla cognizione dei Tribunali delle acque pubbliche:
d) le controversie di qualunque natura, riguardanti la occupazione totale o parziale, permanente o temporanea di fondi e le indennità previste dall’articolo 46 della legge 25 giugno 1865, n. 2359, in conseguenza dell’esecuzione o manutenzione di opere idrauliche, di bonifica e derivazione utilizzazione delle acque”.
Nel caso concreto sottoposto al nostro esame pare dunque da escludersi del tutto la competenza del Tribunale delle acque e pacifica, invece, la cognizione del giudice ordinario.
Fatta questa necessaria premessa, tra i vari strumenti offerti dall'ordinamento, quello più consono al caso esposto è la c.d. denuncia di danno temuto: si tratta di una azione c.d. di nunciazione, prevista dall’art. 1172 c.c., con la quale si intende porre fine ad una minaccia che potrebbe tradursi in un danno concreto. Si tratta di un’azione cautelare (quindi precedente rispetto ad un giudizio ordinario di cognizione) con la quale si ricorre al Giudice competente (che altri non è che quello del luogo in cui si trova l’edificio che può essere danneggiato).
Si propone con ricorso e legittimato all’azione è il proprietario, il possessore o il titolare di altro diritto reale di godimento, mentre legittimato passivo (il soggetto contro cui esperire l’azione) è il proprietario del fondo da cui si teme possa scaturire il danno (nel caso di specie, il Sindaco in quanto legale rappresentante del Comune proprietario del canale di raccordo). Il procedimento che consegue al ricorso si articola in due fasi: quella cautelare, finalizzata a dare i provvedimenti urgenti per evitare che il danno temuto si verifichi e quella di merito che si svolge come un normale processo di cognizione, dove si valuta per bene tutta la situazione e le relative responsabilità.
Per completezza narrativa, il ricorso al TAR avente ad oggetto l'impugnativa dell’atto e/o del provvedimento adottato dalla Pubblica Amministrazione (il progetto adottato dal Comune senza tenere conto del raccordo delle acque) implica due presupposti precisi: avere un “interesse a ricorrere” (vale a dire, avere un beneficio concreto dall’accoglimento del ricorso) , ed essere titolari di un interesse legittimo, vale a dire di una posizione giuridica soggettiva tutelata dall’ordinamento. Nel caso concreto non pare essere possibile procedere per questa via.
Infine, per ciò che concerne il ricorso ex art. 700 c.p.c., questo è considerato un rimedio sussidiario, vale a dire un rimedio percorribile solo qualora non sussista altra via per far valere il proprio diritto dinanzi ad un Giudice. Si tratta infatti di un rimedio d’urgenza che è subordinato alla sussistenza di una serie di presupposti, quali la dimostrazione da parte del ricorrente del periculum in mora (il possibile danno in cui potrebbe incorrere il diritto soggettivo), del fumus boni iuris (l’apparente sussistenza del diritto soggettivo vantato), della irreparabilità, gravità ed imminenza del danno, della atipicità e della sussidiarietà del tipo di tutela richiesta.
Norma di riferimento: Articolo 1172 Codice civile - Denunzia di danno temuto | Quesito Q20126276
Dino S. chiede
venerdì 20/07/2012 - Emilia-Romagna
Vorrei sapere se è applicabile l'art 1172 nel caso che mi riguarda. Sono proprietario di una casa su più piani soggetta a vincolo dei Beni Culturali, essendo stata dichiarata di particolare interesse storico-artistico ai sensi della legge 1089/39 con decreto 9443 del 05/07/1988. Tale vincolo è dovuto fondamentalmente all'esistenza di un salone contraddistinto da affreschi originali restaurati del ‘400 che corrono sotto l’imposta del soffitto ligneo lungo il perimetro. La casa in confine col suddetto salone è in fase di ristrutturazione. I dipendenti dell'impresa stanno usando spesso martelli pneumatici e "normali" con eccessiva intensità e violenza per la vetustà del muro di confine. Ho saputo che stanno creando tracce ove far passare tubi/fili per l'energia elettrica. La mia paura ovviamente non è solo che si formino "normali crepe" nel muro, ma che i suindicati affreschi o il soffitto cassettonato del salone subiscano danni difficilmente reparabili.
Posso quindi invocare questo articolo per chiedere il blocco dei lavori considerando la gravità del danno temuto, e considerando anche che, se si verificasse, dovrei tra l'altro interpellare all'istante la Soprintendenza?
Consulenza legale i 20/07/2012
Si consiglia di avvisare repentinamente la Soprintendenza, inviando un fax o una raccomandata e invitando un addetto dell'ufficio a un immediato sopralluogo. In questo modo sarà l'Ente a farsi carico delle necessarie cautele.
Norma di riferimento: Articolo 1172 Codice civile - Denunzia di danno temuto | Quesito Q20113327
giovedì 21/04/2011 - Veneto
“Una domanda sintetica : posso invocare l'articolo 1172 c.c. per quanto riguarda l'accesso a una corte comune da parte dei miei vicini che entrano a velocità esagerate con le autovetture? Mia madre cammina con il deambulatore in quanto ha un'invalidità al 100% ed un importante deficit uditivo. Grazie per un'eventuale risposta.
Sonia Novi”
Consulenza legale i 22/04/2011
Un’azione di nunciazione ex art. 1172 c.c. è esercitabile sulla base del presupposto del pericolo di un danno futuro scaturente da una situazione pericolosa connessa ad un edificio, un albero od un'altra cosa inanimata. Si attaglia di più, al caso di specie, un’azione di manutenzione nel possesso ex art. 1170 del c.c. volta a fare cessare il comportamento tenuto dai soggetti che attraversano il cortile a gran velocità mettendo concretamente in pericolo la salute di chi si trova li. Tale comportamento configura chiaramente una turbativa e molestia nel possesso. L’azione va esercitata entro un anno dalla molestia arrecata che deve essere di apprezzabile intensità e deve essere accompagnata da un animus turbandi, cioè dall'intenzione di arrecare disturbo al possessore (in questo caso, compossessore). Nel ricorso proponibile ai sensi dell'art. 703 del c.p.c. e ss. potrebbe chiedersi, oltre all’emanazione dell’ordine di cessazione della turbativa, l’ulteriore prescrizione di installare (a spese comuni, se la corte, come pare, è di proprietà comune), alcuni dissuasori del traffico atti a far rallentare la velocità dei veicoli in entrata.
Norma di riferimento: Articolo 1172 Codice civile - Denunzia di danno temuto | Quesito Q20101845
Maria C. D. chiede
“Vorrei sapere se è applicabile l'art 1172 nel caso che mi riguarda. Sono proprietaria di un appartamento sito in un condominio (30 appartamenti su 10 piani) che confina con un'area privata nella quale i proprietari hanno deciso di costruire una autorimessa interrata che si sviluppa per 4 piani sottoterra. Visto l'esiguo spazio a disposizione (appena 400 mq) sono costretti -per rendere l'opera interessante dal punto di vista economico- a scendere a quella profondità minacciando seriamente la stabilità dei quattro Condomini circostanti (tra i quali quello nel quale è sito il mio appartamento)anche in ragione della particolare conformazione geologica del terreno (costituito da terra di riporto e pervaso da importanti falde acquifere a bassa profondità).
Posso quindi invocare questo articolo per chiedere il blocco degli imminenti lavori considerando che la gravità del danno temuto può essere per ora solo dichiarata da una perizia tecnica-geologica di parte e la imminenza dello stesso è legata ai tempi ed ai metodi (a noi non completamente noti) di svolgimento dell'opera stessa?
E’ ammissibile l’azione cautelare promossa ex art. 688 del c.p.c., art. 669 bis c.p.c. e art. 1171 del c.c. da alcuni condomini avverso la costruzione su fondo contiguo che si assume essere lesiva della statica dell’edificio, essendo la medesima azione cautelare fondata sul pregiudizio al diritto di proprietà dei singoli condomini, ed ai correlati diritti di godimento vantati da quest’ultimi. La fattispecie concreta però ricade, più specificamente, sotto la prescrizione normativa contenuta nell’art. 1171 del c.c., in cui si trova espressamente descritto il caso in cui il proprietario di un fondo può esercitare l’azione nunciatoria qualora abbia ragione di temere la minaccia di danno proveniente da “una nuova opera”da altri intrapresa sul proprio come sull’altrui fondo. I presupposti dell’esercizio dell’azione sono che “questa non sia terminata e non sia trascorso un anno dal suo inizio”. Si tratta di un procedimento di natura cautelare, a cognizione sommaria: le parti possono fare comunque produzione documentale che ben può consistere in una perizia di parte attestante le effettive motivazioni del timore di danno al proprio fondo. L’autorità giudiziaria, con ordinanza, può vietare la continuazione dell’opera (dietro versamento di idonea cauzione) o permetterla, a seconda che trovi più o meno fondata la prospettazione del danno. Alla causa, poi, può seguire un ordinario giudizio di merito, a cognizione piena in cui saranno assunte maggiori fonti di prova.