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Timestamp: 2016-10-28 06:31:54+00:00
Document Index: 59066913

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 670', 'art. 5', 'art. 74', 'art. 23', 'art. 1', 'art. 670', 'art.\n131', 'art. 187', 'art. 19', 'art. 5', 'art. 670', 'art. 670', 'art. 676', 'art. 187', 'art. 5', 'art. 67', 'art. 35', 'art. 36']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 216 del 29.05.2008
Interpello ai sensi dell'art. 11 della legge
n. 212 del 2000 - Avv. XY - Curatore fallimentare della ALFA Spa. Sequestro
giudiziario - art. 670 c.p.c.- trattamento tributario dei redditi prodotti dai
beni oggetto di sequestro giudiziario - articoli 187 del Tuir e 5-ter del
interpello specificata in oggetto, concernente l'interpretazione degli articoli 187 del Tuir e 5-ter del decreto
del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, è stato esposto il seguente
Tra i beni appresi al fallimento della ALFA S.P.A
sono compresi sei distributori stradali di carburante, successivamente dati in
affitto dal curatore fallimentare. Per tali beni, rivendicati in giudizio da
terzi, è stato disposto il sequestro giudiziario con ordinanza del giudice
ordinario, che ne ha affidato la custodia e la continuazione della gestione al
curatore del fallimento subentrato in un secondo momento.
Ciò premesso, quest'ultimo chiede quali siano gli
adempimenti tributari cui è tenuto con riguardo ai canoni riscossi, commisurati
ad una percentuale sulla quantità venduta di prodotti petroliferi.
L'istante ritiene che, contrariamente al
consolidato orientamento di prassi, nella fattispecie non trovano applicazione
le norme sull'eredità giacente dettate dagli articoli 187 del Tuir e 5-ter del decreto
del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322. In particolare, fa presente che i beni
oggetto di sequestro giudiziario sono compresi nel fallimento e che il custode
giudiziario si trova ad operare, in relazione ai medesimi beni, anche nella
veste di curatore fallimentare.
Di conseguenza, secondo l'istante, deve applicarsi la
speciale disciplina prevista per la curatela fallimentare, e per i canoni
riscossi è corretto il seguente comportamento:
a) ai fini delle imposte dirette,
dichiarare il reddito d'impresa relativo al periodo compreso tra l'inizio e la
chiusura della procedura concorsuale con le modalità e i termini previsti
dall'art. 5, comma 4, del d.P.R. n. 322
del 1998 (come modificato dal decreto legge 4 luglio 2006, n. 223). I canoni
riscossi concorreranno alla determinazione del reddito d'impresa come componenti
positivi o negativi, secondo l'esito del contenzioso;
b) ai fini Iva, adempiere agli obblighi
previsti dall'art. 74-bis, secondo
comma, del d.P.R. n. 633 del 1972;
c) come curatore fallimentare, adempiere a
tutti gli obblighi del sostituto d'imposta, ai sensi dell'art. 23, comma 1, del d.P.R. n. 600 del
1973, come modificato dall'art. 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge
Come ricordato dallo stesso istante, l'Agenzia
delle entrate è più volte intervenuta in tema di trattamento tributario dei
redditi derivanti dai beni sottoposti al cosiddetto "sequestro
anti-mafia" di cui alla legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive
modifiche, e in via generale, sulla disciplina applicabile ai redditi prodotti
dai beni per i quali è stato disposto il sequestro giudiziario ai sensi
dell'art. 670 c.p.c..
In particolare, già la circolare del 7 agosto 2000, n.
156, aveva assimilato, appunto, il "sequestro anti-mafia" di cui alla
citata legge n. 575 del 1965, all'eredità giacente, sulla base del presupposto
che "I beni sequestrati, in attesa della confisca o della restituzione al
proprietario, configurano un patrimonio separato, assimilabile per analogia,
sotto il profilo che qui interessa, all'eredità giacente disciplinata dall'art.
131 del Tuir (n.d.r. oggi art. 187)e dall'art. 19 del d.P.R. 4
febbraio 1988, n. 42 (n.d.r. oggi art. 5-ter del d.P.R. n. 322 del 1998). In entrambi i casi, infatti,
l'amministratore esercita in via provvisoria l'amministrazione di un patrimonio,
nell'attesa che lo stesso sia devoluto ad un soggetto che attualmente non è
individuato a titolo definitivo e che pertanto non ne ha la
disponibilità".
Successivamente, con riguardo alla diversa fattispecie
del sequestro giudiziario ex art. 670 c.p.c., la risoluzione del 13 ottobre
2003, n. 195, ha chiarito che
"la provvisorietà della titolarità dei beni sequestrati si rileva anche
nella fattispecie di sequestro giudiziario... nel caso di specie... un soggetto
si afferma proprietario in contrasto con l'altra parte, determinando una
situazione d'incertezza che si protrarrà fino alla chiusura della vicenda
giurisdizionale, quando verrà individuato a titolo definitivo e con effetto
retroattivo il soggetto titolare dei beni sequestrati e, quindi, l'effettivo
soggetto passivo d'imposta. Il custode in pendenza di giudizio e in via
provvisoria opera quale rappresentante in incertam personam e cura la gestione
delle somme affidate alla sua custodia.
Pertanto, anche nell'ipotesi prospettata trovano
applicazione le regole sull'eredità giacente".
Tale indirizzo interpretativo è stato ribadito dalla
recente risoluzione del 27 marzo 2007, n. 62,
secondo cui, come nel "sequestro antimafia", "l'incertezza
nell'individuazione del soggetto proprietario e la conseguente indisponibilità
dei beni si verificano anche nei casi di sequestro giudiziario e, pertanto,
simile deve essere la soluzione da adottare...".
Ciò premesso, si osserva che nel caso concreto il
giudice, nel disporre il sequestro giudiziario ai sensi dell'art. 670 c.p.c. dei
distributori di carburante, ha nominato custode una delle parti in causa, come
previsto dall'art. 676, secondo comma, c.p.c., secondo cui " Il giudice
può nominare custode quello dei contendenti che offre maggiori garanzie e dà
cauzione".
Tale elemento non fa venir meno la situazione
d'incertezza in ordine alla titolarità dei beni sequestrati, la quale
costituisce il presupposto del provvedimento cautelare in questione. In
proposito, si ricorda che il sequestro giudiziario è volto, tra l'altro, a
garantire la custodia o la gestione temporanea di beni mobili, immobili, aziende
o altre universalità di mobili quando ne sia controversa la proprietà o il
Nella fattispecie, quindi, solo con la conclusione del
contenzioso sarà individuato a titolo definitivo e con effetto retroattivo il
soggetto titolare dei beni sequestrati; fino a tale momento, il fallito (al pari
dei terzi che hanno rivendicato in giudizio la titolarità dei beni) non è
identificabile come soggetto passivo d'imposta.
Conseguentemente, non è condivisibile la soluzione
prospettata dall'istante che presuppone sia certa l'inclusione dei beni in
questione nella massa fallimentare e, appunto, la titolarità dei beni in capo
al fallito.
In base alle considerazioni sopra esposte, pertanto, si
è del parere che, conformemente al parere espresso dalla Direzione regionale
del ..., nel caso concreto trovano applicazione le norme sull'eredità giacente
dettate dall'art. 187 del Tuir
e dall'art. 5-ter del d.P.R. n. 322 del
In particolare, come precisato con circolare n. 156 del
2000 e risoluzione n. 62 del 2007, si
ritiene che il custode giudiziario, nella fattispecie il curatore fallimentare,
debba tenere, con riferimento ai beni custoditi, il seguente comportamento:
a) comunicare mediante raccomandata
all'Ufficio locale competente, entro sessanta giorni, l'assunzione e la
cessazione delle funzioni di custode giudiziario; la comunicazione di cessazione
deve contenere l'indicazione dei dati identificativi del soggetto
definitivamente dichiarato proprietario;
b) ai fini delle imposte dirette,
presentare nei termini ordinari le autonome dichiarazioni dei redditi dei
periodi d'imposta interessati dalla custodia giudiziaria, con esclusione del
periodo d'imposta nel quale essa cessa, ed effettuare i versamenti dei tributi
liquidati in via provvisoria secondo l'ordinaria disciplina dei redditi diversi
di cui all'art. 67, comma 1,
lett. h);
c) ai fini IVA, proseguire regolarmente
l'attività in precedenza svolta come curatore fallimentare, senza aprire una
nuova partita IVA, curando tuttavia di comunicare all'ufficio locale l'avvenuta
variazione (con riferimento al ruolo svolto come custode giudiziario) ai sensi
dell'art. 35 del d.P.R. n. 633 del
1972. Tenuto conto che la gestione dei beni del custode giudiziario concorre con
quella dei beni del fallimento e che essa è effettuata dallo stesso soggetto,
con la medesima partita IVA, seppure a differente titolo, si ritiene opportuna
l'adozione di una contabilità separata ai sensi dell'art. 36 del d.P.R. n. 633 del 1972. Ne
consegue l'obbligo di presentare un unico modello di dichiarazione annuale
compilando tanti modelli quanti sono le contabilità tenute.
d) adempiere agli obblighi contabili e a
quelli previsti dal d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, a carico dei sostituti
d'imposta, per il periodo d'imposta nel quale ha assunto le funzioni e per
quelli successivi, fino al periodo d'imposta anteriore alla cessazione della