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Timestamp: 2020-07-12 21:17:32+00:00
Document Index: 83606281

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 1597', 'art. 28', 'art. 1597', 'art. 360', 'art. 366', 'art. 369', 'art. 369', 'sentenza ', 'art. 372', 'art. 360', 'art. 1372', 'art. 1590', 'art. 7', 'art. 360', 'art. 92', 'art. 96', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 1505', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 2058', 'art. 360', 'art. 96', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 19637 del 03/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19637 del 03/10/2016
Cassazione civile sez. III, 03/10/2016, (ud. 22/03/2016, dep. 03/10/2016), n.19637
sul ricorso 13139/2013 proposto da:
OIL ITALIA SRL, (OMISSIS) in persona del legale rappresentante pro
tempore A.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
MERCADANTE 9, presso lo studio dell’avvocato FABIO SANTINI,
rappresentato e difeso dall’avvocato GIORGIO AZZALINI giusta procura
COMUNIONE COMPROPRIETARI AREA RETROSTANTE EDIFICIO DI VIA (OMISSIS),
in persona del suo Amministratore e legale rappresentante pro
tempore Avv. D.C.V. anche in proprio, elettivamente
dell’avvocato MARIA TERESA BARBANTINI, rappresentato e difeso
dall’avvocato DISMA VITTORIO CERRUTI giusta procura speciale in
ENI SPA DIVISIONE REFINING & MARKETING, (OMISSIS),
D.C.V.;
ENI SPA DIVISIONE REFINING & MARKETING (OMISSIS) in persona del
Direttore Generale pro tempore F.A., elettivamente
domiciliata in ROMA, PIAZZA DI PRISCILLA 4, presso lo studio
dell’avvocato STEFANO COEN, che la rappresenta e difende giusta
procura speciale in calce al controricorso e ricorso incidentale;
D.C.V. in proprio, COMUNIONE COMPROPRIETARI AREA
RETROSTANTE EDIFICIO DI VIA (OMISSIS) in persona dell’amministratore
e legale rappresentante pro tempore D.V., elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA CAIO MARIO 7, presso lo studio
dell’avvocato MARIA TERESA BARBANTINI, rappresentati e difesi
OIL ITALIA SRL (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 1178/2012 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,
depositata il 30/11/2012;
22/03/2016 dal Consigliere Dott. FABRIZIO DI MARZIO;
udito l’Avvocato STEFANO COEN;
CELESTE Alberto, che ha concluso il rigetto del ricorso principale,
inammissibilità o rigetto del ricorso incidentale.
D.C.V., in proprio e in rappresentanza della comunione dei proprietari dell’area retrostante l’edificio sito in (OMISSIS), convenne davanti al tribunale di Savona Eni s.p.a. e Oil Italia s.r.l. premettendo che tra la comunione ed Eni era intercorso un rapporto locatizio avente ad oggetto un’area su cui installare un distributore di carburante; che Eni, quale conduttrice, si sciolse dal contratto dal (OMISSIS); che la stessa trasferì il godimento dell’area alla società Azzalini s.r.l. e questa alla Oil Italia s.r.l.. Tanto premesso, chiese che il tribunale accertasse la risoluzione della locazione condannando le società convenute al rilascio del sito, al ripristino dello stato anteriore e al risarcimento dei danni.
Le società convenute resistettero alla domanda; Eni chiese ed ottenne chiamata in causa di Azzalini s.r.l., che, tuttavia, risultò essere stata nel frattempo cancellata dal registro delle imprese.
Il tribunale, in accoglimento delle domande spiegate, condannò Oil Italia al rilascio dell’area in favore della comunione ed entrambe le società convenute alla riduzione in pristino dell’area.
Oil Italia propose appello davanti alla corte di Genova; Eni s.p.a. si costituì in giudizio, così anche la comunione.
La corte di appello, rilevata, tra l’altro, la sussistenza della contestata legittimazione attiva di D.C.V., e ritenuto risolto l’iniziale contratto di locazione nonchè ritenuta la tenutezza delle convenute alla riduzione in pristino dei luoghi, confermò la decisione di primo grado.
Ha presentato ricorso per Cassazione Oil Italia s.r.l. affidandosi a sei motivi, ulteriormente illustrati in memoria.
Eni s.p.a. Divisione Refining and Marketing ha depositato controricorso e ricorso incidentale affidato a quattro motivi ulteriormente illustrati in memoria.
Resiste D.C.V., in proprio e in rappresentanza della comunione dei proprietari dell’area retrostante l’edificio sito in (OMISSIS).
1. Nel primo motivo presentato nell’interesse di Oil Italia, si denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omesso esame circa il fatto decisivo e controverso sulla carenza di legittimazione attiva della comunione affermandosi che, mentre la corte di appello ha replicato in sentenza alle eccezioni svolte sul punto da Eni, al contrario non ha dato conto di quelle svolte nell’appello dell’odierna ricorrente, con ciò omettendo motivazione sul punto.
1.1. Il motivo è inammissibile giacchè nella articolazione dello stesso parte ricorrente omette di esporre e documentare di avere sollevato l’eccezione davanti ai giudici di merito, i quali non vi avrebbero risposto.
Peraltro, la doglianza, in tal caso, non concernerebbe un difetto di Motivazione ma una violazione censurabile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione all’art. 112 c.p.c., essendo stato denunciato un errore nel procedimento decisorio e non un difetto motivazionale.
2. Con il secondo motivo si lamenta ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione dell’art. 1597 c.c. e L. n. 392 del 1978, art. 28, affermando che erroneamente la corte di appello ha ritenuto che, disdettato il contratto dalla conduttrice, lo stesso deve ritenersi risolto pur avendo poi la medesima conduttrice tollerato la successiva detenzione del bene protrattasi per diversi anni. In particolare, si critica l’interpretazione data dalla corte territoriale alla missiva spedita da D.C.V. in data 10.10.2003 non potendosi ravvisare in essa, contrariamente a quanto ritenuto dai giudici di merito, la volontà di recedere dal contratto di locazione, con la conseguenza dell’inapplicabilità, nel caso di specie, dell’art. 1597 c.c., sulla rinnovazione tacita del contratto. Infatti, non avendo il locatore disdettato il contratto, e mancando, pertanto, la manifestazione di una volontà contraria alla continuazione del rapporto, il contratto avrebbe dovuto ritenersi tacitamente rinnovato senza la necessità di un’esplicita manifestazione di volontà in tal senso, richiesta dalla giurisprudenza di questa corte solo in caso di disdetta (cfr., tra le altre, Cass. n. 13886/2011).
2.2. Il motivo è inammissibile nella premessa, divenendolo, pertanto, anche nelle conseguenze. L’argomentazione di parte ricorrente, svolta sia nel senso della violazione di norme di legge che dell’omesso esame di un fatto decisivo, non illustra in realtà errori nell’applicazione della legge nè espone un fatto decisivo non considerato dalla corte di merito nell’assunzione della decisione. Infatti, la critica si concentra sull’interpretazione data dai giudici di merito alla lettera di D.C. in data 10.10.2003. Proponendo una interpretazione alternativa a quella prospettata dai giudici di merito, parte ricorrente cade in una inammissibile critica di merito, peraltro, manifestando nello stesso ricorso come il fatto decisivo, piuttosto che omesso, sia stato fatto oggetto dalla corte di appello di considerazione, sia pure con esiti interpretativi non condivisi da parte ricorrente ma ormai insindacabili in sede di legittimità.
Le lamentate violazioni di legge che conseguirebbero all’accoglimento della critica nel merito, risultano, pertanto, insussistenti.
3. Con il terzo motivo si rileva, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame delle comunicazioni di subentro inoltrate alla comunione da parte della odierna ricorrente nonchè la mancata assunzione di prova per interpello e per testimoni, quali fatti decisivi per il giudizio.
3.1. L’inammissibilità del motivo discende dalla violazione dell’onere di autosufficienza del ricorso. Al riguardo, è sufficiente osservare che i documenti su cui si fonda l’argomentazione svolta nel ricorso non sono trascritti nello stesso nè sono indicati come presenti nel fascicolo (essendo per conseguenza omessa ogni notizia su tale eventuale ubicazione). Secondo la consolidata giurisprudenza di questa corte, l’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, novellato dal D.Lgs. n. 40 del 2006, oltre a richiedere l’ indicazione degli atti, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi posti a fondamento del ricorso, esige che sia specificato in quale sede processuale il documento risulti prodotto; tale prescrizione va correlata all’ulteriore requisito di procedibilità di cui all’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, per cui deve ritenersi, in particolare, soddisfatta: a) qualora il documento sia stato prodotto nelle fasi di merito dallo stesso ricorrente e si trovi nel fascicolo di esse, mediante la produzione del fascicolo, purchè nel ricorso si specifichi che il fascicolo è stato prodotto e la sede in cui il documento è rinvenibile; b) qualora il documento sia stato prodotto, nelle fasi di merito, dalla controparte, mediante l’indicazione che il documento è prodotto nel fascicolo del giudizio di merito di controparte, pur se cautelativamente si rivela opportuna la produzione del documento, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, per il caso in cui la controparte non si costituisca in sede di legittimità o si costituisca senza produrre il fascicolo o lo produca senza documento; c) qualora si tratti di documento non prodotto nelle fasi di merito, relativo alla nullità della sentenza od all’ammissibilità del ricorso (art. 372 p.c.) oppure di documento attinente alla fondatezza del ricorso e formato dopo la fase di merito e comunque dopo l’esaurimento della possibilità di produrlo, mediante la produzione del documento, previa individuazione e indicazione della produzione stessa nell’ambito del ricorso. Poichè nessuna delle condizioni ora descritte è risultata soddisfatta nel caso di specie, deve rilevarsi il difetto di autosufficienza del motivo.
Deve, inoltre, osservarsi che il carattere di decisività delle prove reclamate da parte ricorrente non è in nessun modo argomentato nel ricorso, risultando, pertanto, inverificabile in questa sede.
4. Nel quarto motivo si critica ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la falsa applicazione degli artt. 1292 e 1294 c.c., art. 1372 c.c., comma 2, art. 1590 c.c., comma 1, art. 7, comma 2, del contratto di locazione intercorso tra la comunione e Eni s.p.a. al fine di argomentare l’erroneità della decisione di merito circa la tenutezza della ricorrente, soggetto estraneo al rapporto contrattuale intercorso tra terzi, nè ad alcun titolo coobbligato con il conduttore, alla riduzione in pristino dei luoghi.
4.1. Il motivo è infondato giacchè si limita a rilevare la insussistenza di un vincolo obbligatorio di natura contrattuale tra l’odierna parte ricorrente e la comunione, ma non affronta la decisiva questione, incontestata e, anzi, riconosciuta dalla stessa parte ricorrente, della fattuale occupazione del sito assoggettato a trasformazione realizzata per anni, e nonostante le ripetute contestazioni della comunione, dalla stessa ricorrente, la quale in assenza di un contratto di locazione ha posto in essere un’ occupazione abusiva dei luoghi su cui ha esercitato la propria attività economica.
Proprio la materiale disponibilità dell’area, e l’utilizzo della stessa per un rilevante periodo di tempo, fondano la obbligazione anche a carico della odierna ricorrente della rimozione delle opere realizzate sul sito al fine dell’esercizio dell’attività economica posta in essere anche dall’odierna ricorrente.
5. Gli ultimi due motivi concernono la decisione sulle spese, censurandola ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione dell’art. 92 c.p.c., giacchè, avendo la corte di appello respinto la domanda svolta dalla comunione, ai sensi dell’art. 96 c.p.c., avrebbe dovuto provvedere alla compensazione delle spese; nonchè censurando la decisione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, non avendo la corte motivato sulla istanza di compensazione delle spese.
5.1. Il rigetto degli esposti ultimi due motivi discende dall’avere la corte di merito correttamente motivato in fatto – con giudizio non ulteriormente sindacabile in questa sede – la decisione sul riparto delle spese tra le parti in lite, non incorrendo in nessuna violazione di legge (del resto nemmeno argomentata nel ricorso).
6. Nel ricorso incidentale presentato da Eni si lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione dell’art. 1505 c.c., artt. 75, 77 e 102 c.p.c., nonchè, omesso esame del fatto decisivo sulla carenza di legittimazione attiva della comunione assumendo che il C. non avrebbe dimostrato la propria qualità di rappresentante legale della stessa pur avendola affermata.
6.1. L’infondatezza del ricorso discende dalla lettura della sentenza impugnata, che alle pagg. 12 e ss. ricorda la consolidata giurisprudenza per cui nel rapporto locatizio la iniziativa gestoria di un singolo comproprietario del bene è del tutto ammissibile, non richiedendosi un’azione comune stante la presunzione, fino a prova contraria, della sussistenza del consenso degli altri comproprietari, o della maggioranza degli stessi nel caso richiesta (cfr. Cass. 19929/2008).
Peraltro, la corte di merito non ha mancato di rilevare come sia stata riscontrata nel processo anche la qualità di legale rappresentante di D.C. rispetto alla comunione. A tal riguardo, la corte territoriale ha osservato come con Delib. Assembleare 25 febbraio 2011, tale soggetto abbia ottenuto ratifica dell’operato.
7. Il secondo motivo critica, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame circa il fatto decisivo relativo all’intervenuto rinnovo del contratto di locazione tra l’originaria locatrice e Oil Italia s.r.l..
7.1. L’inammissibilità della doglianza è dovuta dall’avere la corte di appello, contrariamente a quanto affermato nel ricorso, esaminato la questione della eventuale rinnovazione del contratto, escludendola sulla scorta dell’interpretazione, insindacabile in questa sede, della citata lettera in data 10.10.2003.
8. Il terzo motivo censura, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione dell’art. 2058 c.c., nonchè omesso esame di un fatto decisivo circa l’obbligazione di Eni al ripristino dei luoghi pur essendo subentrato, nel rapporto locatizio, Oil Italia s.r.l., il quale soggetto, in ogni caso, quale possessore dell’area, sarebbe l’unico a trovarsi nella possibilità di adempiere.
8.1. L’infondatezza della doglianza discende dalla obbligazione gravante su Eni, quale parte conduttrice, responsabile della costruzione delle opere che devono essere rimosse, al ripristino dei luoghi per come ricevuti. Evidentemente, l’argomentazione di Eni sulla insussistenza dell’obbligazione per sopravvenuta impossibilità non tiene conto, pur volendosi ritenere sussistente tale condizione di impossibilità, che la stessa è irrilevante giacchè imputabile alla stessa condotta di Eni che ha dismesso il sito senza riconsegnarlo al proprietario nelle stesse condizioni in cui lo ricevette.
9. Il quarto motivo lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione dell’art. 96 c.p.c., nonchè omesso esame di un fatto decisivo con riguardo alla condanna di Eni s.p.a. alle spese di giudizio nonostante la estraneità della stessa “a gran parte della vicenda che ci occupa” (cfr. pag. 18 dell’atto qui riassunto).
9.1. Il motivo deve essere rigettato in conseguenza della infondatezza dei precedenti motivi di ricorso.
10. Le spese, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.
La Corte rigetta entrambi i ricorsi e condanna ciascuna delle parti ricorrenti a rivalere la parte resistente delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 7.200,00, di cui Euro 200 per spese, oltre accessori di legge, IVA e CPA.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale e incidentale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale e incidentale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.