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Timestamp: 2018-01-23 17:37:12+00:00
Document Index: 155456440

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 1', 'art 4', 'art. 23', 'art. 20', 'art.3', 'art. 1']

Cassazione: il contratto a termine non può essere uno strumento comune di assunzione al lavoro
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La Corte di Cassazione, con sentenza nr. 6328 del 16 marzo 2010, ha stabilito che la stipulazione di un contratto a tempo determinato non può essere considerato strumento comune di assunzione al lavoro.
Di Massima Di Paolo	 25 marzo 2010 5 commenti
Ennesima pronuncia della Suprema Corte sulla validità dei contratti a tempo determinato stipulati da Poste Italiane. La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza nr. 6328 del 16 marzo 2010, ha stabilito che la stipulazione di un contratto a tempo determinato non può essere ricondotta a strumento comune di assunzione al lavoro. Tale divieto è evidenziato già nella legge regolatrice di tale contratto (D.lgs 368/2001) che richiede, in sede di formulazione in forma scritta del relativo contratto, la puntuale specificazione della concreta esigenza che giustifica l’apposizione del termine.
Il fatto ha riguardato una lavoratrice assunta dalle Poste Italiane con contratto a tempo determinato per “esigenze tecniche, organizzative e produttive anche di carattere straordinario conseguenti a processi di riorganizzazione… congiuntamente alla necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie contrattualmente dovute a tutto il personale nel periodo estivo“.
La lavoratrice chiedeva al Tribunale di Milano di dichiarare la nullità del termine apposto al contratto e la conseguente instaurazione di lavoro a tempo indeterminato. La domanda veniva accolta dal tribunale di prime cure in quanto riteneva la causale indicata nel contratto generica, ravvisando una violazione della disciplina recata dal D.Lgs. n. 368 del 2001. Decisione che veniva confermata, in grado di appello. Le poste proponevano ricorso per cassazione.
La Suprema Corte ha rigettato il ricorso osservando che :”La nuova disciplina del contratto a termine dettata dal D.Lgs. n. 368/2001 in esecuzione della delega contenuta nella legge comunitaria n. 422 del 2000, ha sostituito il pregresso sistema della predeterminazione di ipotesi tassative in cui è consentita per legge (legge 230/62 e successive integrazioni) o su delega di questa (art. 23 della legge n. 56/87) alla contrattazione collettiva l’apposizione di un termine finale al rapporto di lavoro subordinato con la previsione di una clausola generale legittimante tale apposizione.
“Tale nuova disciplina persegue lo scopo di riposizionare l’equilibrio del sistema, nel contemperamento degli interessi economici e sociali in possibile contrasto nella materia del contratto a tempo determinato, tenendo peraltro fermo il principio, relativo alla centralità del contratto di lavoro a tempo indeterminato; da qui la non riconducibilità del contratto a termine a strumento comune di assunzione al lavoro, che si esprime nella legge nel richiedere, già in sede di formulazione in forma scritta del relativo contratto, la puntuale specificazione della concreta esigenza che giustifica l’apposizione del termine, riconducibile tra quelle riassunte nella formulazione della clausola generale enunciata al comma 1° del citato articolo di legge”.
In pratica, nel contratto a tempo determinato, le ragioni giustificatrici, devono essere sufficientemente particolareggiate, in maniera da rendere possibile la conoscenza dell’effettiva portata delle stesse e quindi il relativo controllo di effettività.
Per quanto concerne la conseguenza della dichiarazione di nullità del termine, la Corte ha confermato i suoi precedenti secondo cui “pur in assenza di una norma che sanzioni espressamente la mancanza di dette ragioni, in base ai principi generali in materia di nullità parziale del contratto e di eterointegrazione della disciplina contrattuale nonché in base all’interpretazione dello stesso art. 1 citato nel quadro delineato dalla direttiva comunitaria 1999/70/CE e nel sistema generale dei profili sanzionatori nel rapporto di lavoro subordinato tracciato dalla Corte Cost. n. 210 del 1992 e 283 del 2005, all’illegittimità del termine e alla nullità della clausola di apposizione dello stesso consegue l’invalidità parziale relativa alla sola clausola e l’istaurarsi di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato“.
Fonte: www.leggeegiustizia.it
Massima Di Paolo
Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA
negli enti pubblici dopo la proroga di un contratto a termine si puo' rinnovare il contratto senza essere licenziati
Buongiorno, Vi voglio esporre il mio problema. Lavoro nel settore informatico ( Helpdesk di secondo livello ) di Poste Italiane ( committente ) dal 17/09/2007 ed il mio contratto di inserimento a tempo determinato (azienda fornitrice: Obiettivo lavoro Spa) scadrà il 16/09/2010 ( art 4 Dlgs 6/09/2001 n 368 ). Le preciso che ho avuto tutti rinnovi senza nessuna interruzione e che le ragioni presenti nel contratto sono di carattere tecnico con la motivazione: ad espletamento delle funzioni del Customer Care. A mio avviso , possono sembrare molto generiche , in quanto è strano che per tre anni sussistano tali esigenze e che in effetti non siano di carattere produttivo. Si intende , infatti, di natura tecnica la mancanza in azienda di figure professionali con determinate attitudini o specializzazioni per lo svolgimento di particolari mansioni. Risposi ad un annuncio in cui si richiedeva una figura specializzata: Helpdesk in lingua inglese. Le assicuro che non ho mai svolto suddetta mansione ( art. 23 c. 6 D.Lgs. 276/2003 ) ma ho ricoperto il semplice ruolo di operatore.
Visto e considerato che nel caso di un contratto di somministrazione a tempo determinato, le ragioni giustificative di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, di cui all'art. 20, 4° comma, D.Lgs. 10/9/03 n. 276, devono essere specificatamente indicate , mi chiedo se il mio contratto è da intendersi a tempo indeterminato.
Grazie e buon lavoro!!!
Salve, avrei bisogno di un aiuto in merito alla mia posizione lavorativa. Sono stato assunto a seguito procedura concorsuale di natura pubblica ai sensi dell'art.3 comma 94 lettera b della legge 244, 24 dicembre 2007 (procedura di stabilizzazione speciale, finanziaria 2008) e ho sottoscritto un contratto di 36 mesi a tempo pieno con l'ente con la quale tutt'ora lavoro che scade il 31 ottobre 2011, per esigenze dell'azienda ordinarie e di tempo pieno.
Ci tengo a sottolineare che la procedura selettiva di natura concorsuale pubblicata sulla GURS per dei posti a tempo determinato piuttosto che a tempo indeterminato e stata fatta in via eccezzionale anche perchè c'era il blocco totale delle assunzioni.
A conclusione della suddetta procedura speciale, l’assunzione a tempo indeterminato, quale momento conclusivo della predetta procedura, come si deve svolgere??
Qual'è la fase successiva da portare avanti da parte dell'ente, per non mortificare il diritto al lavoro come valore fondante ai sensi dell'art. 1 della costituzione, dal momento che il personale è stato già reclutato con la procedura concorsuale pubblica di cui sopra dal momento che l'assessore con decreto ha sbloccato le assunzioni???
P.S. Il concorso di cui sopra l'ho superato in quanto la selezione pubblica per legge doveva riservare il 60% dei posti messi a concorso ai co.co.co mentre il 40% doveva essere aperto "all'esterno", io ho fatto parte di coloro che hanno partecipato come "esterni", senza usufruire di nessuna riserva.
Sicuro di una pronta risposta porgo cordiali saluti.
B giorno mi chiamo Dina e vorrei avere delle notizie circa il mio pensionamento mi spiego : ho 57 anni e ad agosto 2011 raggiungo i 40 anni di contributi sono al momento in mobilita' retribuita e vorrei sapere gentilmente quando posso inoltrare la domanda di pensione e se devo aspettare anch io i 41 anni di contributi e se cosi' fosse questo anno rimango senza assegno di mobilita' o il periodo sara restribuito ancora dall inps nn so se son stata chiara aspetto una vostra gentile risposta e vi saluto cordialmente
Ciao Dina, vista la delicatezza della questione ti consiglio VIVAMENTE di fare seguire la tua pratica da un patronato… loro esistono proprio per questo 😉
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