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Timestamp: 2018-06-20 05:59:31+00:00
Document Index: 134713318

Matched Legal Cases: ['art.10', 'art.3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.1226', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art.38', 'art.19', 'sentenza ', 'art.1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.2697', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.3', 'sentenza ', 'art.3', 'art.10', 'art.3', 'sentenza ', 'sentenza ']

La Corte dei conti – Sezione giurisdizionale di appello per la Regione siciliana ribalta il giudizio di primo grado e assolve i componenti di una giunta provinciale, assieme al segretario generale dall’accusa di aver provocato un danno erariale a seguito
< La nozione di colpa grave viene (giustamente) correlata, dalla giurisprudenza pressoché unanime, non ad una mera violazione di legge, o ad una qualsiasi manifestazione di negligenza, imprudenza e imperizia, ma ad un comportamento che denoti dispregio delle elementari, o comunque più comuni, regole di prudenza, tale, cioè, da integrare, in condizioni normali, un alto tasso di probabilità rispetto alla verificazione dell’evento dannoso. Pertanto, affinchè si realizzi una fattispecie di colpa grave occorre che l’azione (o l’omissione) dimostri chiaramente l’assenza di un grado minimo di diligenza (straordinaria ed inescusabile imprudenza), di modo che l’azione (o l’omissione) risulti collegata all’evento da un grado talmente ampio di probabilità e di prevedibilità da consentire di ipotizzare l’effettiva “previsione” dell’e- vento dannoso, pur se di tale previsione non è poi necessario fornire una prova specifica e puntuale, anche per la mancanza, nella struttura del processo contabile, dei meccanismi istruttori e dibattimentali tipici del processo penale, con la conseguenza che alla (effettiva) previsione dell’evento dannoso, che è tipica della figura penalistica della “colpa cosciente”, si deve sostituire l’ampio grado di probabilità e di prevedibilità di cui si è detto (cioè, come se l’evento fosse stato previsto).
Ai sensi dell’art.10-bis, comma 10, del decreto-legge 30 settembre 2005, n.203, introdotto con la legge (di conversione) 2 dicembre 2005, n.248 (di interpretazione autentica dell’art.3, comma 2-bis, del decreto-legge 23 ottobre 1996, n.543, introdotto con la legge di conversione 20 dicembre 1996, n.639), viene liquidata (a carico della Provincia regionale di Catania) la somma di € 1.000,00 pro-capite in favore *++ e la somma di € 1.500,00 in favore del sig. Michelangelo I:i.>
SENTENZA n. 262/A/2008
nei giudizi in materia di responsabilità amministrativo-contabile iscritti al n.2153/A/RESP e al n.2155/A/RESP del registro di segreteria e promossi, il primo, dai sigg.ri Sebastiano M., Ottavio G., Concettina C., Francesco B., Giovanni I. e Vincenzo S., col patrocinio dell’avv. Salvatore PRIVITERA, e l’altro, dal sig. Michelangelo I., col patrocinio dell’avv. Agatino CARIOLA, avverso la sentenza n.3054/2006 della Sezione giurisdizionale per la Regione siciliana.
uditi, nella pubblica udienza del 5 giugno 2008, il relatore, consigliere Salvatore Cilia, l’avv. Cariola, sia per il proprio patrocinato che per delega dell’avv. Privitera, e il V.P.G. Diana Calaciura.
La Giunta provinciale di Catania, con delibera n.982 del 20 dicembre 1999, approvò il “bando di gara e il capitolato generale di appalto per le polizze assicurative” per la copertua della responsabilità civile e professionale di amministratori e dirigenti, con oneri relativi ai premi assicurativi a carico dell’Ente. Dopo regolari inviti a dedurre, la Procura regionale ha convenuto in giudizio i signori Sebastiano M. (presidente della Giunta che ha adottato la predetta delibera), Ottavio G., Concettina C., Francesco B., Giovanni I. e Vincenzo S. (componenti della Giunta provinciale) nonché il dott. Michelangelo I., segretario generale (che aveva dato parere favorevole), per sentirli condannare alla somma complessiva di € 58.747,50 (€ 8.392,50 pro-capite) in quanto la relativa spesa sarebbe illegittima e produttiva di danno erariale e attribuibile a tali soggetti, che avrebbero agito con colpa grave.
Con sentenza n.3054/2006, la Sezione giurisdizionale – dopo avere rigettato l’eccezione di prescrizione sollevata dal difensore del sig. I., in base a quell’orientamento giurisprudenziale che fa decorrere il termine prescrizionale dagli effettivi pagamenti – riconosce la sussistenza del danno e, in capo a tutti i convenuti, la responsabilità a livello di colpa grave, pronunciando la condanna degli stessi, ma con riduzione dell’addebito al 50% (ex art.1226 cod. civ.), tenendo conto, da una parte, della circostanza che nella polizza complessiva è contemplata anche una copertura assicurativa legittima (quella di interesse diretto ed esclusivo dell’Ente, la cui spesa deve essere necessariamente scorporata), e, dall’altra, della “ventilata utilità” (per l’Amministrazione provinciale) anche della copertura presuntivamente illegittima; l’importo della condanna (€ 4.196,25 pro-capite) è comprensiva della rivalutazione monetaria e deve essere maggiorato di interessi legali dalla data della sentenza al soddisfo.
Con atto di appello, depositato in segreteria il 19 gennaio 2007, l’avv. Salvatore Privitera, agendo nell’interesse dei sigg.ri I., M., G., B., S. e C., chiede l’assoluzione dei propri assistiti sia perché manca la prova della esatta quantificazione del presunto danno, sia perché sicuramente difetta la colpa grave. In conclusione, il difensore aveva chiesto – “in via subordinata, e per l’ipotesi in cui (la Sezione) ritenesse gli odierni appellanti responsabili per i fatti sopra descritti” – l’applicazione del meccanismo di “trattazione agevolata” ex commi 231, 232 e 233 dell’art. 1 della legge n.266/2005 (richiesta che la Sezione ha già dichiarato inammissibile con decreto n.4/A/07 del 26 giugno 2007).
A sua volta, l’altro convenuto (sig. I.) ha formulato atto di appello (depositato in segreteria il 24 gennaio 2007) col patrocinio dell’avv. Agatino Cariola, il quale ha basato la difesa su molteplici profili: a)-erroneità della sentenza per avere ritenuto l’illegittimità dell’oggetto dell’assicurazione e del bando (considerato che “l’assicurazione della responsabilità civile è obbligatoria per gli enti locali”, ai sensi dell’art.38 C.C.N.L. per il quadriennio 1998-2001 e per il biennio 1998-1999 relativo all’area della dirigenza del comparto “Regioni-Autonomie locali” nonché in base all’art.19 del contratto collettivo decentrato dell’area dirigenziale; b)-erroneità della sentenza per non avere affermato l’intervenuta prescrizione (infatti, il dies a quo non può coincidere con i singoli pagamenti ma con la data della delibera che ha autorizzato il contratto di assicurazione); c)-applicabilità dell’art.1, comma 1343, della legge n.296/2006, che – seppure sia stata eliminato con apposito decreto-legge prima che entrasse in vigore – non può non avere alcun effetto, con prospettazione di q.l.c. nel caso in cui tale applicabilità non si ritenesse operativa; d)-erroneità della sentenza appellata per avere ritenuto la sussistenza della colpa grave a carico del segretario generale; e)-erroneità della sentenza per non avere considerato l’utilitas a favore della Provincia regionale di Catania e per non avere considerato la mancanza di prova offerta ad opera della Procura regionale del danno ex art.2697 cod. civ.; f)-contradditorietà della sentenza appellata nella parte in cui ha collegato il danno provocato all’ente locale da parte degli assessori provinciali e del segretario generale alla stipulazione del contratto di assicurazione della responsabilità amministrativo-contabile di funzionari ed amministratori, senza tenere conto del fatto che l’atto di citazione si è riferito esclusivamente, in realtà, al (presunto) danno procurato per l’assicurazione della responsabilità dei dirigenti. Tali argomentazioni sono state reiterate e per certi aspetti approfondite con una memoria depositata in segreteria il 7 novembre 2007.
Con riferimento ai due appelli, la Procura regionale ha depositato (in data 8 febbraio 2007) due appelli incidentali condizionati avverso il capo della sentenza che ha determinato la quantificazione del danno stante che la stessa appare erronea e non motivata, sia perché “la ventilata utilità in via di fatto della illegittima copertura assicurativa…. non risulta logicamente aderente alle risultanze istruttorie compendiate nella domanda attorea”, sia perchè la Sezione di primo grado non ha spiegato i motivi per cui si è discostata dalla quantificazione del danno effettuata dal- l’attore (al più decurtabile del 10%), utilizzando – fra l’altro – un argomento illogico. La conclusione è nel senso che il danno deve essere quantificato nei termini risultanti dall’atto di citazione, “o, comunque, superiore a quello quantificato dai giudici di primo grado”.
Con ordinanza n.2/A/2008, la Sezione – prendendo atto del contenuto della sentenza n.183/2007 (nonché della ordinanza n.392/2007) della Corte costituzionale – ha rigettato l’istanza di definizione agevolata presentata dai sigg.ri M., G., C., B., I. e S. in quanto “i 6 appellanti hanno diritto e interesse a che la Corte dei conti si pronunci, innanzitutto, sulle loro domande che comportino la totale assoluzione nel merito”. Successivamente, con sentenza n.194/A/2008 la Sezione (a seguito della pubblica udienza del 6 maggio 2008) ha rigettato il ricorso presentato dall’avv. Agatino Cariola per l’altro convenuto (sig. Michelangelo I.), finalizzato alla correzione dell’ordinanza n.2/A/2008 nella parte in cui non ha contemplato il proprio assistito, “pur essendosi lo stesso difensore ‘associato’ alla richiesta formulata dall’avv. Salvatore Privitera, con riferimento agli altri 6 convenuti” (il rigetto si basa sulla considerazione che il sig. I. non ha mai chiesto formalmente l’applicazione del beneficio della definizione agevolata, mentre la specifica istanza è stata presentata proprio all’udienza del 6 maggio 2008).
Con memoria difensiva, depositata in segreteria il 23 maggio 2008, l’avv. Cariola ha chiesto l’assoluzione del proprio assistito per mancanza di danno (è indubbia l’utilitas conseguita dal- l’Ente) o per mancanza di colpa grave (viene evocato l’art.3, comma 59, della legge finanziaria 2008, il quale – se non altro – evidenzierebbe il dubbio esistente – all’epoca dei fatti – sulla illegittimità della stipulazione delle polizze assicurative), reiterando comunque l’eccezione di prescrizione dell’azione della Procura regionale rispetto alla data della stipulazione della polizza (escludendo l’ipotesi che il dies a quo potrebbe decorrere dai singoli pagamenti, come tuttavia hanno ritenuto sia il giudice di primo grado, che le Sezioni Riunite di questa Corte con la sentenza n.5/2007/QM).
Con due atti conclusionali, depositati in segreteria il 27 maggio 2008, e concernenti l’uno il giudizio n.2153/A/RESP e l’altro il giudizio n.2155/A/RESP, la Procura Generale – dopo avere premesso che “in data 8 febbraio 2007, il Procuratore regionale depositava appello incidentale condizionato avverso il capo della sentenza che determinava la quantificazione del danno, chiedendo che l’esborso venisse quantificato nei termini contenuti nell’atto di citazione o, comunque in misura superiore a quello quantificato dai giudici di primo grado” e rilevando che a pag.5 della ordinanza n.2/A/2008 (già citata) si legge che “la Procura Generale ha depositato in segreteria due atti conclusionali…. con i quali si chiede il rigetto degli appelli e la conferma della sentenza di primo grado (prescindendo cioè dalle richieste formulate con gli appelli incidentali dalla Procura regionale”) – “ritiene necessario chiarire che la richiesta di ‘conferma’ della decisione si riferiva alla conferma della responsabilità e non alla misura del danno erariale, in relazione al quale si chiede la quantificazione nei termini risultanti nell’atto di citazione e comunque nell’appello incidentale del Procuratore regionale”.
All’udienza di discussione, l’avv. Cariola – dopo avere rilevato che, essendo la posizione (sostanziale e processuale) del suo patrocinato (I.) identica a quella degli altri sei convenuti, la soluzione non può che essere, per tutti, uguale – si sofferma, in particolare, sulla circostanza che l’attore pubblico non avrebbe assolto l’onere della prova in ordine alla sussistenza del danno e/o alla sussistenza della responsabilità, non avendo tenuto conto, fra l’altro, dell’anno in cui la polizza venne stipulata (1999), periodo nel quale la legittimità della prassi per le pubbliche amministrazioni di assicurare gli amministratori e i dipendenti appariva ius receptum, per cui – in ogni caso – si dovrebbe escludere la sussistenza della colpa grave, anche nell’ottica del comma 59 dell’art.3 della legge finanziaria 2008 (nei termini già evidenziati nella memoria difensiva depositata in segreteria il 23 maggio 2008).
A sua volta, il V.P.G., dopo avere reiterato che nella specie l’azione della Procura regionale non si è certamente prescritta (considerato che la prescrizione non può decorrere se non dai singoli pagamenti), conferma la richiesta della condanna di tutti i convenuti nei termini risultanti dall’atto di citazione.
La Sezione condivide l’impostazione dell’atto di citazione e della sentenza appellata nella parte in cui viene individuato un danno erariale (“l’onere del premio assicurativo sul bilancio dell’ente si risolve in una tutela di interessi non solo individuali – dei singoli assicurati – ma anche di interessi contrastanti con quelli dell’ente medesimo – quale l’interesse primario al corretto operato di amministratori e funzionari”: atto introduttivo del giudizio) e la colpa di tutti i convenuti; conseguentemente, è necessario accertare (ai sensi e per gli effetti del disposto dell’art.3 del decreto-legge 23 ottobre 1996, n.543, convertito nella legge 20 dicembre 1996, n.639) se nella specie ricorra un caso di colpa grave. Ciò, induce il Collegio ad una breve puntualizzazione sul relativo concetto.
La nozione di colpa grave viene (giustamente) correlata, dalla giurisprudenza pressoché unanime, non ad una mera violazione di legge, o ad una qualsiasi manifestazione di negligenza, imprudenza e imperizia, ma ad un comportamento che denoti dispregio delle elementari, o comunque più comuni, regole di prudenza, tale, cioè, da integrare, in condizioni normali, un alto tasso di probabilità rispetto alla verificazione dell’evento dannoso. Pertanto, affinchè si realizzi una fattispecie di colpa grave occorre che l’azione (o l’omissione) dimostri chiaramente l’assenza di un grado minimo di diligenza (straordinaria ed inescusabile imprudenza), di modo che l’azione (o l’omissione) risulti collegata all’evento da un grado talmente ampio di probabilità e di prevedibilità da consentire di ipotizzare l’effettiva “previsione” dell’e- vento dannoso, pur se di tale previsione non è poi necessario fornire una prova specifica e puntuale, anche per la mancanza, nella struttura del processo contabile, dei meccanismi istruttori e dibattimentali tipici del processo penale, con la conseguenza che alla (effettiva) previsione dell’evento dannoso, che è tipica della figura penalistica della “colpa cosciente”, si deve sostituire l’ampio grado di probabilità e di prevedibilità di cui si è detto (cioè, come se l’evento fosse stato previsto).
Ai sensi dell’art.10-bis, comma 10, del decreto-legge 30 settembre 2005, n.203, introdotto con la legge (di conversione) 2 dicembre 2005, n.248 (di interpretazione autentica dell’art.3, comma 2-bis, del decreto-legge 23 ottobre 1996, n.543, introdotto con la legge di conversione 20 dicembre 1996, n.639), viene liquidata (a carico della Provincia regionale di Catania) la somma di € 1.000,00 pro-capite in favore dei sigg.ri Giovanni I., Sebastiano M., Ottavio G., Francesco B., Vincenzo S. e Concettina C., e la somma di € 1.500,00 in favore del sig. Michelangelo I..
la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale di appello per la Regione siciliana, definitivamente pronunziando, accoglie gli atti di appello indicati in epigrafe.
Si dispone, in favore dei convenuti, la liquidazione delle somme indicate in motivazione, a carico della Provincia regionale di Catania.
Palermo,17/07/2008
Riportiamo qui di seguito la sentenza di primo grado (La Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Sicilia, con la sentenza numero 3054 del 25 0ttobre 2006)
Del tutto fuori sistema appare l’assunzione, da parte di un ente pubblico (non appare rilevante l’essersi avvalsi del broker né l’aver acquisito pareri tecnici, poiché il vaglio di costoro non esonera dalla responsabilità per l’assunzione di delibera illegittima), dell’onere della tutela assicurativa dei propri amministratori o dipendenti con riferimento alla responsabilità amministrativa per danno erariale, per contrarietà di tale assunzione di spesa al principio di responsabilità personale cui all’articolo 28 della Costituzione, tenendo anche conto della peculiare natura di tale forma di responsabilità in relazione alla sua funzione di deterrenza verso dipendenti ed amministratori, che ne costituisce contenuto essenziale accanto a quello risarcitorio (cfr. Corte Costituzionale, sent. n. 371 del 20.11.1998: "…combinazione di elementi restitutori e di deterrenza che connotano l’istituto…" ): ammesse invece lei coperture assicurative per danno diretto dell’ente verso terzi