Source: http://www.alessandronaccarato.it/rassegna_stampa/Neswletter%20060210.htm
Timestamp: 2018-12-18 10:50:18+00:00
Document Index: 3655030

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 138', 'art. 3', 'art. 3']

newsletter 06_02_2010
APPROVATA ALLA CAMERA LA LEGGE SUL LEGITTIMO IMPEDIMENTO
Per conoscere il testo del provvedimento sul "legittimo impedimento collegatevi al link
http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00454336.pdf
Approvato il legittimo impedimento. Bersani: "Berlusconi non vuole farsi giudicare e su questo blocca l'Italia"
La dichiarazione di voto del segretario PD: "La norma fa repulsione".
I deputati PD denunciano la violazione della legge Frattini sul conflitto d'interessi da parte dei ministri che hanno partecipato al voto.
Scontro in aula tra Cicchitto e D'Alema.
Via libera della Camera al legittimo impedimento: i voti a favore sono stati 316, quelli contrari 239, le astensioni 40.
"Berlusconi non vuole farsi giudicare e blocca l'Italia", ha detto Bersani nel suo intervento in aula. Ma ora prendete atto che gran parte del paese che governate non è disposto a chiamare 'riforma' delle norme che cambiano il processo in corso d'opera, a partita in corso, che non hanno carattere di astrattezza e generalità e oscurano il principio di uguaglianza. Le scorciatoie per uno o per pochi suscitano in tanti repulsione e indignazione, ha aggiunto il leader Pd. "Cosa vuol dire discutere di salva processi e legge salva pentiti? E lodo Alfano uno e due? La gente capisce l'essenziale. Sono tutte cose complicate ma in comune hanno una cosa semplice: qui c'è di mezzo Berlusconi, un presidente del consiglio che non vuole farsi giudicare, e tiene fermo, incagliato, su questo punto l'Italia".
Se "aveste la forza di rinunciare - ha ammonito il segretario del Pd rivolgendosi ai banchi della maggioranza - vi sarebbe una svolta. Il presidente del Consiglio a questo punto della sua quindicennale vicenda poterebbe compiere un atto di responsabilità e affrontare a viso aperto le situazioni fruendo dell'attuale quadro di garanzie che valgono per tutti i cittadini". Ma, ha aggiunto, "noi non udremo quelle parole da statista. Non udremo uno statista dire: 'Affronto a viso aperto i miei problemi e intanto voi risolvete le cose che vanno risolte'. No! Sentiremo la solita musica. Ci direte: 'Abbiamo il consenso, fateci governare'. Ma chi ve lo ha impedito? Chi vi impedisce di governare?".
Andrea Orlando, presidente del Forum giustizia del Pd nota come "il Parlamento oggi, tanto per cambiare, si è occupato dei processi del Presidente del Consiglio. Si dirà pomposamente che si è voluto affrontare il tema del rapporto tra politica e giustizia. Non è così. Si è affrontato per l’ennesima volta il rapporto di Berlusconi con i suoi processi, scrivendo un’altra vergognosa pagina per le nostre istituzioni con l’ennesima legge ad personam. Lo sanno bene anche i numerosi parlamentari della maggioranza che, in occasione del voto segreto si sono espressi contro questa legge. Senza il voto determinante dei ministri presenti in Aula e beneficiari della legge avremmo assistito ad una sonora sconfitta di governo e maggioranza". Già perché oggi i ministri erano in Aula a votare. Anche se secondo la legge Frattini (non è un omonimo è proprio il ministro degli Esteri) non potevano. Ma invece di rispettare la legge "i ministri hanno salvato il provvedimento: è un monumento al conflitto d’interesse” attacca il vicepresidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Roberto Zaccaria. “La legge Frattini, seppur debolissima, dice una cosa molto precisa: quando un uomo di Governo si trova in situazioni di conflitto dovrebbe astenersi dal partecipare al voto e non dovrebbe partecipare alle deliberazioni collegiali. Bhè, oggi non è stato così, anzi abbiamo assistito ad un insolito panorama dell'Aula: una presenza massiccia dei membri del Governo e dei Ministri come non si era mai vista, se non nelle votazioni finali dei provvedimenti. E in più occasioni è stata proprio questa presenza massiccia a salvare il provvedimento. E’ un monumento al conflitto d’interessi, oggi il banco del Governo doveva restare vuoto”. D'Alema:"Io rispondevo alle domande dei giudici anche quando ero premier". Duro scambio in aula tra il capogruppo Pdl Cicchitto, Massimo D'Alema e Antonio Di Pietro: c'è stato quando Cicchitto, rivolto a Massimo D'Alema, gli ha detto di aver avuto bisogno di meno avvocati di Berlusconi anche perchè nei suoi confronti Di Pietro è stato più accondiscendente. L'ex pm che ascoltava in piedi, mentre dalla sinistra si levavano forti mugugni, con le mani ha fatto eloquente un gesto, dicendo: "Ma va...". E D'Alema ha replicato: "Io ho incontrato il giudice e ho risposto alle sue domande anche mentre ero presidente del consiglio. Poi, dopo otto anni di indagini, sono stato prosciolto senza alcuna legge di protezione o alcuna immunità. Questi sono i fatti, mentre la deformazione calunniosa non aiuta, con ogni evidenza, la civiltà del dibattito. Io ho risposto a domande del giudice, l'ho incontrato, e poi sono stato prosciolto".
Cosa cambia. L'idea che ha mosso la proposta di legge sul legittimo impedimento è di fornire al premier uno strumento per ottenere il rinvio dei suoi processi, in attesa che il Parlamento approvi una legge di rango costituzionale che gli fornisca uno scudo dalla giustizia penale. Il progetto di legge dice che il presidente del Consiglio è legittimamente impedito a presentarsi alle udienze dei suoi processi, di qualsiasi grado, quando svolge atti tipici della sua funzione; in questo caso il giudice, su richiesta di parte, è tenuto a rinviare il processo ad altra udienza - tempo massimo per ciascun rinvio, sei mesi - mentre si sospende il corso della prescrizione. Lo stesso vale per i ministri. Finora è il giudice che decide se accordare all'imputato il rinvio dell'udienza, valutando caso per caso se il motivo dell'impedimento avanzato dalla difesa sia «legittimo». Questa legge - dice il suo articolo 1 - non potrà valere per oltre 18 mesi dalla sua entrata in vigore e trova applicazione in attesa di una legge costituzionale sulla prerogative del presidente del Consiglio.
L'intervento integrale del Segretario Nazionale Pd Pierluigi Bersani alla Camera dei Deputati
Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo qui a parlare in diretta televisiva del legittimo impedimento e dobbiamo chiederci quanti dei cittadini che stanno ascoltando sappiano cosa sia questo famoso legittimo impedimento. Del resto, dobbiamo confessare Pag. 93che anche molti di noi, prima di questa discussione, ne avevano una conoscenza vaga. Quindi, dobbiamo spiegarci davanti ai cittadini. Cosa è questa legge e cosa vuole dire? Questa legge vuol dire che fino ad oggi un Presidente del Consiglio e un Ministro imputato, che non si fossero presentati in tribunale ad un processo, dovevano, per così dire, portare una giustificazione valida. Da domani la giustificazione il Presidente del Consiglio e i Ministri se la faranno da soli e potranno non andare mai in tribunale. Perché? Perché fanno un lavoro importante, hanno molte cose da fare e hanno bisogno di stare sereni. Così si è detto e si è scritto. Ci vadano gli altri in tribunale, quelli che possono consentirsi un po' di nervoso Questo è il concetto di fondo. Ma perché mai va approvata subito subito questa legge? Perché non si parla di processi per dire dei processi in generale, ma si parla dei processi per dire di quei processi lì, quelli che sono in corso adesso e che bisogna scantonare.
Ci si può chiedere: è possibile fare leggi del genere? Non c'è la Costituzione? C'è. La Corte costituzionale potrà non «approvare» questa legge, ma c'è bisogno di tempo - almeno qualche mese - perché la Corte decida e così parte subito questa scialuppa, poi questa verrà caricata su un bastimento, una legge costituzionale in grado di reggere il giudizio della Corte e, se non ci sarà una coincidenza fra scialuppa e bastimento, è pronto un barcone che si chiama «processo breve» per ovviare alla bisogna Processo breve; anche questo bisogna spiegarlo, perché immagino che qualcuno che ci guarda si chieda: ma perché, c'è forse qualcuno che lo vuole lungo il processo? E che cosa vuol dire discutere di «salva processi», e che cosa vuol dire «lodo Alfano 1» e «lodo Alfano 2», e cosa è mai un'ipotetica legge «salva pentiti»?
Credo che la gente del merito ci capisca poco, ma abbia compreso l'essenziale: sono tutte cose complicate che hanno dentro una cosa semplice che capiamo tutti: c'è di mezzo Berlusconi, un Presidente del Consiglio che non vuole farsi giudicare e tiene ferma su questo punto l'Italia.
Vi chiedo una cosa: è ora che prendiate atto che grande parte del Paese che governate - voi tutti, Lega compresa - non è disposta a chiamare riforme delle norme che cambiano le regole in corso d'opera, a partita in corso, a processi in corso. Si tratta di norme che non hanno carattere di generalità e di astrattezza, se non in modo ipocrita e fittizio, norme che oscurano il principio di uguaglianza e, mentre tutti invocano una giustizia più efficiente e moderna, le scorciatoie per uno o per pochi suscitano in tanti repulsione e indignazione e creano un solco e un'incrinatura non componibile non solo fra le forze politiche, ma nella coscienza del Paese, un Paese che peraltro ha in testa ben altre priorità.
Si tratta di norme che sfidano un elementare senso di giustizia che fanno dire a chiunque: finché non ci sono regole nuove per tutti, si va tutti con regole vecchie, norme che distruggerebbero migliaia di processi che sono in corso. Come si fa, per salvare uno solo, fare un'amnistia per tutti i colletti bianchi, dare uno schiaffo all'esigenza di giustizia di tante vittime del reato Allora, vi dico così: se farete questo e se chiamerete tutto questo «riforme», allungherete ancora questa eterna transizione che ci impedisce da vent'anni di avere una politica normale. Se aveste, invece, la forza di rinunciare a tutto questo, potrebbe esserci una svolta. Questa, all'essenziale, è la vostra responsabilità.
Il Presidente del Consiglio, a questo punto della sua quindicennale vicenda politica, potrebbe compiere un atto di responsabilità: mettere davanti a sé l'Italia (dirci: «prima di tutto l'Italia»), affrontare a viso aperto la sua situazione, fruendo dell'attuale quadro di garanzia, che vale per tutti i cittadini, per i tanti che percorrono le strade tortuose e lunghe della giustizia, magari pensando di aver avuto un torto, così come - cara Lega - fanno tutti i nostri amministratori e tutti i nostri governanti. Non perché noi pensiamo di non avere il peccato originale, non perché pensiamo di essere perfetti, ma perché pensiamo di essere corretti e mettiamo le regole davanti al consenso anche dove lo abbiamo. E si informi meglio Cota: il Presidente degli Stati Uniti (sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti: 9 giudici a 0 sul caso Clinton) non ha diritto a nessun legittimo impedimento per essere giudicato.
Noi non udremo quelle parole da statista, non le udremo, non udremo uno statista che dice: «Io affronto a viso aperto da cittadino i miei problemi e voi, intanto, in Parlamento fate le riforme per tutti e lì dentro risolvete le cose che vanno risolte anche nei rapporti tra magistratura, politica e Governo». Noi sentiremo la solita musica e ci direte: «Ma che regole e regole, abbiamo il consenso e fateci governare». Ma chi vi ha impedito di governare? In nove anni, voi avete governato per sette: in che cosa è migliorata l'Italia? Chi vi impedisce di governare adesso la crisi? Da quando voi avete detto che la crisi non c'è, è psicologica e ce l'abbiamo alle spalle, noi abbiamo - vi informo - 700 mila disoccupati in più, un milione di persone sotto ammortizzatori, migliaia di piccole imprese che chiudono.
Allora, vi dico: volete darcela - dopo venti mesi che ve la chiediamo - l'occasione di fare una discussione in diretta televisiva sui problemi reali degli italiani? Ce la volete dare questa occasione o volete farci sempre parlare di queste leggi che noi rifiutiamo e per le quali voteremo contro.
LA POSIZIONE DEL PD SUL “LEGITTIMO IMPEDIMENTO”
“Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza.“
(889-2964-2982-3005-3013-3028-3029-A)
Appunto di sintesi per l’Aula
“L’esigenza di permettere l’esercizio di funzioni pubbliche da parte del componente di un organo costituzionale (in particolare le Camere parlamentari) o del titolare di una carica pubblica che sia imputato in un processo, consentendo il regolare e integro svolgimento delle medesime funzioni, è già pacificamente considerata causa di possibile legittimo impedimento che dà luogo, se riconosciuta dal giudice, al rinvio dell’udienza. In tal senso è la dominante prassi giudiziaria, nonché la giurisprudenza dei giudici comuni e quella della Corte costituzionale, a partire dalla sentenza n. 225 del 2001. Da questo punto di vista l’affermazione iniziale in tal senso, contenuta in alcuni dei progetti di legge, appare inutile.
Trattandosi non di circostanze che si presentano improvvisamente e in modo imprevedibile e con carattere di forza maggiore indiscutibile (come per altri eventi di varia natura che pur possono costituire causa di necessario rinvio dell’udienza), ma di circostanze prevedibili, che si ripetono nel tempo e che consentono margini di apprezzamento del carattere più o meno stringente della necessità, il principio base da seguire è il bilanciamento fra due contrapposte esigenze: da un lato l’interesse all’effettivo esercizio della funzione giurisdizionale attraverso la celebrazione del processo, dall’altro l’interesse al continuativo e regolare svolgimento delle funzioni pubbliche, specie se facenti capo ad organi costituzionali. Tale bilanciamento non può di massima che essere attuato, in definitiva, in concreto, cioè tenendo conto delle circostanze concrete riguardanti sia il tipo, il modo e il contenuto preciso della funzione pubblica interessata, sia la situazione del singolo processo penale interessato. Ciò comporta che, in definitiva, solo il giudice del caso possa compiere le valutazioni decisive a proposito del carattere dell’impedimento e quindi della necessità di rinviare l’udienza: valutazioni non libere ma vincolate a tener conto dei dati oggettivi della situazione.”
Gli emendamenti presentati si ispirano alle seguenti
l) vi sono anzitutto emendamenti soppressivi, che costituiscono la linea primaria d'intervento, volti a contrastare in radice la filosofia del provvedimento. Si tratta infatti di una proposta di legge che, nel tentativo di codificare le ipotesi di legittimo impedimento istituzionale, esautora completamente il giudice da qualsiasi valutazione concreta, regolando in via astratta ed automatica il rinvio dell'udienza per concomitante impegno di Governo.
La previsione di un meccanismo automatico di rinvio, non corretto da alcuna ponderazione giudiziale del caso concreto, trasforma il legittimo impedimento in una forma di immunità contraria alla Costituzione, in quanto contrastante con il principio di uguaglianza dei cittadini (art. 3 Cost.) e non adottata con legge costituzionale (art. 138 Cost.). Rilievi, questi, che non possono essere minimamente scalfiti dalla previsione, di dubbia consistenza giuridica, secondo la quale si tratterebbe di una legge transitoria, (la c.d. “legge ponte”) destinata ad essere sostituita da successiva, apposita, legge costituzionale.
Questo approccio è peraltro in linea con le posizioni assunte dal Gruppo PD ed altresì coerente con quanto emerso nelle audizioni degli esperti presso la Commissione Giustizia.:
“Non sfuggirebbe alla censura di incostituzionalità nemmeno una normativa (come quella prevista in una delle proposte di legge) che stabilisse una presunzione ex lege assoluta di legittimo impedimento per un intero lungo periodo di tempo in attesa e nelle more dell’approvazione di una legge costituzionale sulle prerogative di una carica costituzionale. La transitorietà non potrebbe giustificare l’adozione per legge ordinaria di una disciplina dichiaratamente volta a stabilire una prerogativa, che eventualmente solo una legge costituzionale potrebbe stabilire.”
2) in via subordinata, vi sono "emendamenti correttivi di stampo politico", i quali hanno lo scopo di correggere la filosofia del provvedimento proposto, in modo da renderlo compatibile con le coordinate costituzionali e da impedire che la tipizzazione di un legittimo impedimento istituzionale possa assumere la sostanza di un'immunità, introdotta con legge ordinaria , inconciliabile con l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
In questa chiave l'obiettivo principale è quello di ripristinare la valutazione del giudice sul caso concreto, evitando qualsiasi forma di aprioristico automatismo. L'attività istituzionale del membro del Governo è di per sé poliedrica, nel senso che si esplica in una pluralità di atti che non è del tutto possibile tipizzare in via astratta (se non a prezzo di omissioni rilevanti sotto il profilo dell'art. 3 Cost.). E' dunque essenziale stabilire che, pur all'interno di indicazioni legislative circa le attività che possano costituire legittimo impedimento, spetti comunque al giudice l'ultima parola nel valutare se l'impegno addotto configuri una impossibilità assoluta per l'imputato di partecipare all'udienza.
Si inquadra in questa prospettiva anche l'emendamento che è volto a correggere la previsione di un legittimo impedimento permanente, la cui auto certificazione sarebbe affidata alla stessa Presidenza del Consiglio e che consente sospensioni del processo per lungo periodo, fino a sei mesi ,ovviamente reiterabili.. L'emendamento ripristina la sovranità della valutazione giudiziale concreta nell'apprezzamento della durata effettiva dell'impedimento addotto.
Per altro verso, poi, si avanza anche una soluzione alternativa, consistente nella definizione concordata e preventiva dei calendari di udienza, che riporterebbe comunque su di un piano concreto la soluzione del bilanciamento fra gli impegni istituzionali del Ministro e lo svolgimento del processo.
N.B. : Le parti virgolettate sono tratte dalla relazione in commissione del Prof. Onida Presidente Emerito della Corte Costituzionale.
n.193/2009 recante:
La Camera ha approvato il disegno di legge di conversione del decreto-legge 29 dicembre 2009, n. 193, recante "interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario".
Il Decreto legge dimostra che quando si affrontano i veri problemi della giustizia - in questo caso si tratta degli organici nelle sedi diagiate - è possibile attuare interventi utili senza scardinare la Costituzione e l'autonomia della Magistratura.
La maggioranza ha accolto alcuni emendamenti del PD che hanno migliorato il Decreto. Per altri aspetti, purtroppo, la maggioranza non ha accettato le proposte emendative del PD, soprattutto sugli organici delle cancellerie dei Tribunali.
In particolare la maggioranza, con l'approvazione dell'articolo 4-bis del Disegno di Legge di conversione del Decreto, ha prolungato fino al 31 dicembre 2012 la possibilità di sopperire alle carenze di organico nei tribunali attraverso il trasferimento di personale proveniente da altre pubbliche amministrazioni. Questa possibilità era stata prevista nella Finanziaria 2008 del Governo Prodi (art. 3 commi 124 e 128 legge n. 244/2007) ma aveva una durata limitata. Il Centrosinistra, infatti, si era impegnato ad attivare i concorsi per nuove assunzioni di personale nei tribunali (cancellieri, ufficiali giudiziari, esperti informatici, contabili ed esperti linguistici) a partire dal 2011. La destra, invece, ha bocciato gli emendamenti del PD che chiedevano la soppressione dell'articolo 4 bis (emendamento On. Naccarato) e l'impegno del Governo a promuovere un piano per la riorganizzazione del personale degli uffici giudiziari (emendamento On. Ferranti e Samperi). In questo modo il Governo Berlusconi dimostra concretamente la sua volontà di non voler migliorare la macchina della giustizia attraverso l'assunzione di nuovo personale indispensabile per far funzionare meglio i tribunali a vantaggio di tutti i cittadini.
Per conoscere il testo del DDL sulla funzionalità del sistema giudiziario collegatevi al link
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=454393
Naccarato (Pd): Intervenire subito per fermare la fuga dei pazienti
dalla Usl della Bassa padovana
Qualche giorno fa il Direttore generale dell’Usl 17 ha finalmente riconosciuto la fuga dei pazienti dalla propria Usl.
Alcuni mesi fa il Partito Democratico aveva già illustrato le forti criticità nella sanità veneta puntando l’attenzione sugli indici della “mobilità passiva”, cioè sui pazienti che scelgono di curarsi in altre Usl. Era emerso un quadro molto preoccupante soprattutto per quanto riguarda la situazione di Este. Qui, infatti, da anni è in atto una vera e propria migrazione dei pazienti verso altre Usl. In base ai dati del 2008, su un numero complessivo di 30.114 dimissioni di pazienti residenti nella USL, è emerso che poco più della metà (il 55,6%) si fa curare nella Usl di residenza mentre ben 5.378 pazienti (il 17,8%) si recano nelle strutture della USL e dell’Azienda Ospedaliera di Padova; 2.273 (il 7,5%) nelle strutture della USL di Rovigo; 1.213 (il 4,0%) nelle strutture della USL di Legnago; 957 (il 3,1%) nelle strutture della USL di Vicenza. Sempre nel 2008, per quanto riguarda le prestazioni di specialistica ambulatoriale, i dati relativi a Este sull’indice di fuga dei pazienti sono allarmanti: su 3.012.382 prestazioni di specialistica ambulatoriale a cittadini residenti nella USL, ben 318.044 (il 10,5%) sono state erogate nelle strutture della USL di Rovigo e 296.608 (il 9,8%) nelle strutture della USL e dell’Azienda ospedaliera di Padova.
Nonostante questi dati, la Regione non ha messo in campo alcun intervento per invertire la tendenza. Ridurre il numero dei pazienti in fuga dalla propria Usl vuol dire anche ridurre i costi della sanità migliorando i servizi dal momento che la prestazione per un paziente che si fa curare fuori dal suo territorio viene pagata dalla sua Usl di competenza.
La questione degli indici di fuga è un tema molto delicato perché la mobilità passiva rappresenta una forma di vera e propria autovalutazione dei pazienti sulla qualità dei servizi sanitari di cui possono usufruire. Finora se n’è parlato pochissimo e forse sarebbe il caso di aprire un dibattito serio e approfondito sulla qualità della sanità veneta per migliorare i dati disastrosi sopra richiamati. Per raggiungere questo obiettivo non basta invocare la costruzione del nuovo ospedale della Bassa Padovana. Senza un’adeguata programmazione pubblica, che la formula scelta del project financing non ha, almeno finora, consentito l’ospedale di Schiavonia rischia di non rispondere alle esigenze sanitarie che oggi trovano risposte a Padova, Vicenza e Rovigo. Infine la Regione deve impegnarsi a finanziare investimenti e interventi per fermare la mobilità passiva almeno fino alla costruzione del nuovo ospedale. Altrimenti, ancora una volta, le fughe proseguiranno e la qualità del servizio sanitario peggiorerà.
Per conoscere i dati sugli indici di mobilità passiva
dei pazienti nella sanità veneta consultate la newsletter:
SPECIALE SANITA' IN VENETO:
DOVE SI FANNO CURARE I CITTADINI VENETI: I DATI DELLE USL
http://www.alessandronaccarato.it/rassegna_stampa/Neswletter%20151009.htm
Infiltrazioni camorristiche in Veneto
Camera dei Deputati, 2 febbraio 2010
nella notte tra il 27 e il 28 gennaio scorsi a Napoli i Carabinieri hanno arrestato, su segnalazione dei colleghi del nucleo investigativo di Mestre, cinque persone (Alfonso Sorrentino, Francesco e Michele Pepe, Gennaro Esposito e Giuseppe Rocco) con l'accusa di tentata estorsione in concorso con l'aggravante dell'uso di armi da fuoco e modalità mafiose;
uno degli arrestati, Alfonso Sorrentino, risulta essere affiliato al clan camorristico del quartiere Soccavo di Napoli;
gli arrestati la scorsa estate hanno intimidito violentemente, con l'uso di armi da fuoco, un commerciante di bibite (e due suoi collaboratori) che esercitava la sua attività sulle spiagge dei litorali di Caorle e Jesolo, in provincia di Venezia, cercando con minacce di morte di estorcergli la somma di 50.000 euro;
inoltre, dalle indagini delle forze dell'ordine emerge che il gruppo malavitoso arrestato si è reso protagonista lo scorso 21 giugno di una tentata estorsione ai danni di tre commercianti di bibite in tre occasioni diverse a Eraclea, Caorle e Jesolo. In tutti questi casi le vittime sono state minacciate con armi da fuoco: un ambulante è stato colpito con il calcio di una pistola mentre un secondo commerciante si è trovato una pistola carica puntata allo stomaco;
per questi motivi, data la pericolosità del gruppo criminale, le indagini stanno continuando per accertare altri simili episodi avvenuti sui litorali veneti e di altre regioni;
si tratta di un altro episodio preoccupante che conferma il tentativo delle organizzazioni criminali di infiltrarsi nel tessuto sociale ed economico del Veneto e, in generale, delle altre regioni del Nord Italia. Infatti, lo stesso procuratore nazionale antimafia più volte ha denunciato pubblicamente i diversi tentativi di riciclaggio portati avanti dalla criminalità organizzata in tutto il Nord Italia con l'investimento del denaro proveniente da attività illecite in progetti di tipo edilizio o commerciale (alberghi, bar, ristoranti) che garantiscono notevoli e sicuri guadagni alle organizzazioni criminali;
a tal proposito basta ricordare gli arresti di alcuni esponenti della famiglia mafiosa dei Lo Piccolo di Palermo interessati a investire una ingente somma di denaro (otto milioni di euro) nella costruzione di complessi edilizi all'interno dell'isola dei Saloni, intervenendo nel piano di riqualificazione urbanistica ambientale denominato «ex area Adria Docks», a Chioggia (Venezia) e nella costruzione di appartamenti a Cantarana di Cona (Venezia) e ad Abano Terme in provincia di Padova oppure le indagini della direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta su irregolarità e infiltrazioni mafiose per la costruzione di due lotti dell'autostrada A31 (la «Valdastico Sud») -:
se il Ministro sia al corrente dei fatti sopra esposti, quali misure il Ministro intenda assumere per prevenire e contrastare efficacemente i tentativi della criminalità organizzata di stampo mafioso e camorristico di infiltrarsi ed espandersi in diverse zone del Nord Italia e, in particolare, nel Veneto.
ORE 9.00 PRESSO HOTEL "CROWNE PLAZA", VIA PO 197 - PADOVA
5a ASSEMBLEA ELETTIVA CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI
ORE 11.00 PRESSO P.ZZA DELLA FRUTTA (LATO BAR MARGHERITA) - PADOVA
BANCHETTO DEL PD SULLA GIUSTIZIA PER DIFENDERE L'AUTONOMIA DELLA MAGISTRATURA
LUNEDI 8 FEBBRAIO ALLE ORE 21.00 PRESSO LA SALA POLIVALENTE
(DIETRO TEATRO "ALDO ROSSI") - BORGORICCO (PD)
INIZIATIVA PUBBLICA: "COSA PUO' FARE LA REGIONE VENETO PER IL CAMPOSAMPIERESE"