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Timestamp: 2020-02-28 23:21:00+00:00
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Sentenza Corte di Cassazione 15 marzo 2017, n. 12388 > ReteAmbiente
Sentenza Corte di Cassazione 15 marzo 2017, n. 12388
Bonifica siti inquinati e danni all’ambiente - Evento potenzialmente contaminante di sito - Omessa comunicazione ad Autorità ex articoli 242 e 304, Dlgs 152/2006 - Configurabilità del reato ex articolo 257, Dlgs 152/2006 - In caso di non superamento delle soglie di contaminazione - Sussistenza - In caso di intervento sul luogo di operatori di vigilanza preposti a tutela ambientale - Sussistenza
Parole chiave: Rifiuti | Rifiuti pericolosi | Sanzioni | Comunicazione | Autorizzazioni | Danno ambientale e bonifiche | Aria | Rifiuti speciali
Dlgs 3 aprile 2006, n. 152 (articolo 242)
Dlgs 3 aprile 2006, n. 152 (articolo 304)
Dlgs 3 aprile 2006, n. 152 (articolo 257)
Dlgs 3 aprile 2006, n. 152 (articolo 279, comma 1)
Sentenza Corte di Cassazione 23 gennaio 2020, n. 2686
Bonifiche – Verificarsi di un evento potenzialmente in grado di inquinare un sito – Obbligo di comunicazione – Articolo 242, comma 1, Dlgs 152/2006 – Indicazioni sui destinatari della comunicazione e sui contenuti della stessa – Articolo 304, comma 2, Dlgs 152/2006 - Omessa comunicazione – Reato – Articolo 257, Dlgs 152/2006 – Configurabilità solo nei confronti del soggetto responsabile dell'inquinamento – Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 10 gennaio 2020, n. 560
Acque - Aria - Scarico senza autorizzazione - Articolo 137, Dlgs 152/2006 - Emissioni in atmosfera non autorizzate - Articolo 279, Dlgs 152/2006 - Autorizzazioni agli scarichi e alle emissioni - Comportamento che creare il rischio di un pregiudizio all'ambiente - Anche in presenza dei titoli autorizzatori - Possibilità - Sussistenza - Inquinamento ambientale - Articoli 425-bis, Codice penale - Presupposti - Violazione di norme statali o regionali anche non strettamente "ambientali" o di prescrizioni amministrative - Sussistenza
Aria - Emissioni in atmosfera - Autorizzazione - Articolo 269, Dlgs 152/2006 - Mancanza - Responsabilità penale - Articolo 279, Dlgs 152/2006 - Sussistenza - Non esercizio effettivo dell'attività e mancato superamento dei valori limite - Irrilevanza
Ordinanza Corte di Cassazione 18 novembre 2019, n. 29873
Danno ambientale – Minaccia – Articolo 304, comma 2, Dlgs 152/2006 – Comunicazione obbligatoria a Comune, Provincia, Regione e Prefetto – Mancata comunicazione a uno dei destinatari previsto dalla norma – Sanzionabilità - Sussistenza
Danno ambientale e bonifiche - Inquinamento ambientale - Obblighi di prevenzione dei rischi e attuazione degli interventi di bonifica - Articolo 242, Dlgs 152/2006 Applicazione - In capo al responsabile dell'inquinamento - Sussistenza - Obblighi del proprietario del sito non responsabile dell'inquinamento - Mera facoltà di porre in essere le procedure di bonifica ferma restando l'attuazione delle misure di prevenzione - Articolo 245, Dlgs 152/2006 - Sussistenza - Ordinanza di diffida - Articolo 244, Dlgs 152/2006 - Destinatario - Esclusivamente il responsabile dell'inquinamento - Impedimento o arresto dell'inquinamento di acque del sito contaminato - Articolo 243, Dlgs 152/2006 - Individuazione delle migliori tecniche disponibili - Riferimento al sito ove si trova la fonte della contaminazione e non al sito che risulta inquinato per effetto dello scorrimento delle acque di falda
Sentenza Corte di Cassazione 24 ottobre 2019, n. 43529
Danno ambientale e bonifiche - Ordinanza di bonifica del sito contaminato a carico del proprietario - Mancata ottemperanza all'ordine - Articolo 257, Dlgs 152/2006 - Responsabilità penale - Sussistenza - Configurabilità - Mancanza di vigilanza e comportamento attivo nell'esecuzione dei lavori affidati a ditta esterna
Sentenza Consiglio di Stato Adunanza plenaria 22 ottobre 2019, n. 10
Bonifiche siti contaminati - Ordinanza - Articolo 244, Dlgs 152/2006 - Inquinamento risalente ad epoca antecedente a quella in cui l’istituto della bonifica è stato introdotto nell’ordinamento giuridico - Legittimità - Sussistenza - Trasmissibilità dell'obbligo in virtù di fusione per incorporazione avvenuta prima della riforma del diritto societario ex Dlgs 6/2003 - Sussistenza - Accertamento dell’illecito ambientale successivo alla fusione - Irrilevanza - Inquinamento ambientale - Evoluzione normativa - Illecito civile ai sensi dell’articolo 2043 C.c. - Introduzione dell’istituto della bonifica di siti contaminati - Articolo 17, Dlgs 22/1997 - Processo di rafforzamento della tutela del bene ambiente - Elementi comuni - Funzione "ripristinatoria-reintegratoria" - Sussistenza
Sentenza Tar Lombardia 25 settembre 2019, n. 833
Danno ambientale e bonifiche - Inquinamento del suolo - Bonifica - Provvedimento che impone misure di prevenzione - Emanazione del provvedimento senza la convocazione della conferenza dei servizi interloquendo con tutte le Autorità coinvolte - Articoli 242 e 258, Dlgs 152/2006 - Nullità del provvedimento - Esclusione - Sanatoria dell'annullabilità del provvedimento - Applicabilità dell'articolo 21-octies, legge 241/1990 - Possibilità - Sussistenza - Dimostrazione che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello adottato - Necessità - Mancanza di acquisizione di materiale istruttorio rilevante - Vizio non sanabile - Sussistenza
Sentenza Tar Lombardia del 30 agosto 2019, n. 790
Inquinamento ambientale - Area inquinata - Sito di Interesse Nazionale - Articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (cd. Tfue) - Articoli 240, 242 e 245 del Dlgs 152/2006 - Obblighi e prescrizioni differenti per il responsabile dell'inquinamento e per il proprietario dell’area incolpevole - Obblighi del proprietario non responsabile limitati a comunicazione alla P.a. dell’inquinamento e adozione ''misure di prevenzione'' - Sussistenza - Adempimenti aggiuntivi coincidenti con richiesta di relazione monitoraggio trimestrale acque - Sulla base dei principi di precauzione e massima salvaguardia della salute - Legittimità - Sussistenza
Bonifiche - Nozione di sito potenzialmente contaminato - Articolo 240, comma 1, lettera d), Dlgs 152/2006 - Indagine preliminare - Superamento valori di concentrazione soglia di contaminazione (Csc) - Articolo 242, Dlgs 152/2006 - Procedura - Obbligo di sottoposizione del piano di caratterizzazione agli Enti competenti - Sussistenza
Aria - Emissioni in atmosfera - Autorizzazione alle emissioni - Articolo 269, Dlgs 152/2006 - Presenza di reali punti di emissione - Obbligo dell'autorizzazione - Sussistenza - Mancata autorizzazione - Responsabilità penale - Articolo 279, Dlgs 152/2006 - Sussistenza - Silos per materiali da costruzione asserviti all'impianto di produzione - Deroga al rilascio dell'autorizzazione alle emissioni in atmosfera - Articolo 272, comma 1, Dlgs 152/2006 - Esclusione
Rifiuti - Impianto di recupero di rifiuti non pericolosi costituiti da terre, rocce e scarifica stradale - Emissioni in atmosfera - Autorizzazione - Articolo 269, Dlgs 152/2006 - Richiesta dell'autorizzazione - Soggetto obbligato - Amministratore delegato - Delega ambientale specifica - Necessità - Sussistenza - Acque meteoriche - Piano di prevenzione e gestione - Omessa presentazione all'Autorità - Articolo 137, comma 9, Dlgs 152/2006 - Responsabilità penale - Sussistenza
Aria - Autorizzazione alle emissioni in atmosfera - Articolo 269, Dlgs 152/2006 - Attività escluse dall'autorizzazione - Articolo 272, Dlgs 152/2006 - Attività di verniciatura in una autocarrozzeria - Beneficio della deroga dall'autorizzazione - Esclusione - Esercizio dell'attività senza autorizzazione - Articolo 279, Dlgs 152/2006 - Responsabilità penale - Sussistenza
Danno ambientale e bonifiche - Obblighi di bonifica - Fatti commessi prima dell'entrata in vigore del Dlgs 22/1997, articolo 17 (ora articolo 242 e ss., Dlgs 152/2006) - Applicabilità della disciplina - Condizioni - Permanenza dell'attualità dell'evento "compromissione" dell'ambiente - Sufficienza - Fatto illecito commesso dalla società incorporata - Fusione per incorporazione - Articolo 2504-bis, Codice civile - Trasferimento della responsabilità all'incorporata - Rimessione della questione all'Adunanza plenaria
Danno ambientale e bonifiche - Omessa bonifica - Articolo 257, Dlgs 152/2006 - Configurabilità del reato - Solo in caso di mancato rispetto del progetto di bonifica approvato dall'Autorità - Esclusione - Responsabilità di chi ha causato l'inquinamento - Configurabilità - Articolo 242, Dlgs 152/2006 - In caso di impedimento della formazione del progetto di bonifica attraverso la mancata effettuazione del piano di caratterizzazione - Sussistenza - Permanenza del reato - Dal momento in cui nasce l'inquinamento qualificato e l'obbligo del responsabile di attivarsi per pervenire al progetto di bonifica
Danno ambientale e bonifiche - Redazione del Piano di caratterizzazione - Articolo 242, Dlgs 152/2006 - Fissazione valori soglia concentrazione (Csc) - Soglia di concentrazione più bassa - Legittimità - Sussistenza - Differenza coi valori di concentrazione soglia di rischio (Csr) relativi al successivo Piano di bonifica - Sussistenza - Sostanze non "tabellate" - Allegati al Titolo V della Parte Quarta del Dlgs 152/2006 - Utilizzo di parametri fissati per sostanze con analoghe caratteristiche - Legittimità - Sussistenza
Aria - Emissioni in atmosfera - Autorizzazione - Articolo 269, Dlgs 152/2006 - Esercizio di attività di autocarrozzeria senza autorizzazione alle emissioni - Articolo 279, Dlgs 152/2006 - Affitto del locale ove si svolge l'attività non autorizzata - Responsabilità a titolo di concorso nel reato del proprietario dell'immobile per mancato controllo dell'attività svolta nell'immobile - Sussistenza
Rifiuti - Fresato di asfalto - Qualifica come sottoprodotto - Articolo 184-bis, Dlgs 152/2006 - Condizioni - Inserimento e utilizzo senza alcun trattamento in un ciclo produttivo - Assenza di stoccaggi a tempo indefinito - Recupero di rifiuti in procedura semplificata - Mancata separazione tra aree rifiuti e aree materie prime - Violazione delle condizioni stabilite dal Dm 5 febbraio 1998 - Reato - Articolo 256, comma 4, Dlgs 152/2006 - Sussistenza - Emissioni in atmosfera - Modifica sostanziale non autorizzata - Reato - Articolo 279, comma 1, Dlgs 152/2006 - Sussistenza - Messa in esercizio dell'impianto - Irrilevanza
Aria - Emissioni in atmosfera - Autorizzazione alle emissioni - Articolo 269, Dlgs 152/2006 - Esercizio di attività senza autorizzazione - Articolo 279, Dlgs 152/2006 - Natura permanente del reato - Sussistenza - Sequestro degli impianti - Finalità - Impedire la protrazione della condotta illecita - Legittimità - Sussistenza
Ordinanza Corte di Cassazione 22 gennaio 2019, n. 1573
Inquinamento - Danno ambientale e bonifiche - Domanda risarcitoria delle spese sostenute dal proprietario non colpevole per la realizzazione delle opere di bonifica - Configurabilità - Esercizio dell'azione di rivalsa ex articolo 253, comma 4, del Dlgs 152/2006 - Sussistenza - Legittimazione all'esercizio del diritto di rivalsa delle spese sostenute spontaneamente dal proprietario in caso di realizzazione delle opere di bonifica secondo un progetto approvato dall'autorità amministrativa - Sussistenza - Indipendenza dell’azione del proprietario non colpevole dalla identificazione del responsabile dell'inquinamento da parte della competente autorità amministrativa - Sussistenza - Successione negli obblighi di bonifica tra il responsabile dell'inquinamento (conseguente all'attività di rifornimento carburante) e il nuovo proprietario - Non sussistenza - Obbligo dell'inquinatore di procedere a proprie spese agli interventi di messa in sicurezza - Sussistenza. - Onere del proprietario non responsabile di provvedere per evitare conseguenze derivanti dai vincoli sull'area (onere reale e privilegio immobiliare) - Riconoscimento ex articolo 245, comma 2, del Dlgs 152/2006, della facoltà di intervenire in qualunque momento volontariamente per la realizzazione degli interventi di bonifica nel sito in proprietà o in disponibilità - Sussistenza - Prescrizione credito ex articolo 2043 del Codice civile - Non configurabilità
Danno ambientale e bonifiche - Interventi di bonifica e messa in sicurezza di suolo inquinato - Articolo 242, Dlgs 152/2006 - Diffida a porre in essere le procedure operative di bonifica - Competenza - Provincia - Sussistenza - Diffida proveniente dal Comune per motivi contingibili e urgenti - Articolo 50, Dlgs 267/2000 - Possibilità - Sussistenza
Aria - Emissioni in atmosfera - Attività di lavorazione pelli - Autorizzazione alle emissioni - Articolo 269, Dlgs 152/2006 - Oggetto - Intero stabilimento - Sussistenza - Previsione di distinte autorizzazioni per singoli impianti e attività presenti nello stabilimento - Esclusione - Stoccaggio rifiuti speciali - Scarti di lavorazione delle pelli - Natura di deposito temporaneo - Articolo 183, Dlgs 152/2006 - Valutazione da parte del Giudice - Necessità - Sussistenza
Acque – Reato di avvelenamento colposo – Articoli 439 e 452, C.p. – Finalità – Colpire la diffusività del pericolo nei confronti di un numero indeterminato di persone prima che l'acqua venga destinata a uno specifico acquirente– Reato di pericoloso astratto – Sussistenza – Reato istantaneo ad effetti permanenti – Sussistenza – Permanenza delle conseguenze dannose del reato ai fini del calcolo dei termini di prescrizione - Irrilevanza - Bonifiche di siti contaminati – Obbligo di comunicazione del verificarsi di un evento potenzialmente in grado di inquinare sito da parte del responsabile dell'inquinamento – Articolo 242, Dlgs 152/2006 – Finalità – Modalità di effettuazione della comunicazione – Articolo 304, Dlgs 152/2006 – Elementi essenziali – Carenza – Equiparazione alla mancata comunicazione – Reato – Articolo 257, comma 1, Dlgs 152/2006 - Sussistenza
Bonifica di siti contaminati – Siti di interesse nazionale (Sin) – Competenza del MinAmbiente – Sussistenza – Responsabilità della contaminazione – Nesso di causalità tra condotta ed evento – Necessità – Articolo 242 e 245, Dlgs 152/2006 – Contaminazioni storiche - Obbligo del proprietario dell’area non responsabile dell’inquinamento di adottare misure di prevenzione – Onere motivazionale specifico a carico della P.a. - Rischio di aggravamento della contaminazione – Necessità
Bonifiche di siti inquinati – Ordinanza di avvio delle operazioni di bonifica – Articolo 244, Dlgs 152/2006 – Individuazione del responsabile della contaminazione – Nesso di causalità tra condotta ed evento - Principio del "più probabile che non" – Sussistenza - Procedure operative e amministrative di bonifica – Articolo 242, Dlgs 152/2006 – Natura riparatoria e ripristinatoria – Fatti avvenuti prima della sua entrata in vigore - Applicabilità – Sussistenza
Danno ambientale e bonifiche - Attività di bonifica di un sito inquinato - Articolo 242, Dlgs 152/2006 - Responsabilità - In capo al proprietario incolpevole - Esclusione - Atto della P.A. che impone al proprietario incolpevole la redazione del piano di caratterizzazione - Illegittimità - Sussistenza
Aria - Autorizzazione alle emissioni in atmosfera - Articolo 269, Dlgs 152/2006 - Esercizio di impianto senza autorizzazione - Articolo 279, Dlgs 152/2006 - Configurabilità del reato - Impianti preesistenti al Dlgs 152/2006 e ora soggetti all'autorizzazione alle emissioni - Richiesta dell'autorizzazione entro il termine previsto dal periodo transitorio - Cessazione della condotta criminosa - Al momento della presentazione della domanda - Sussistenza - Mancata richiesta dell'autorizzazione nei termini - Cessazione della condotta criminosa - Al momento di cessazione dell'esercizio o di presentazione della domanda
Danno ambientale e bonifiche - Siti di interesse nazionale - Articolo 252, Dlgs 152/2006 - Attività di bonifica di siti inquinati - Articolo 242, Dlgs 152/2006 - Obblighi di bonifica – Responsabilità - Gruppi societari - Riorganizzazione societaria - Società responsabile dell'inquinamento - Passaggio a un diverso gruppo - Permanenza degli obblighi di bonifica in capo al gruppo cedente - Applicazione della regola generale sulla cessione di azienda - Articolo 2560, Codice civile - Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 18 dicembre 2017, n. 56281
Aria - Impianto produttivo - Autorizzazione alle emissioni in atmosfera - Articolo 269 del Dlgs 152/2006 - Necessità - Sussistenza - Possesso di autorizzazione ambientale regionale - Equipollenza - Esclusione - Reato di esercizio impianto senza autorizzazione - Articolo 279, Dlgs 152/2006 - Sussistenza
Ordinanza Corte di Cassazione 26 settembre 2017, n. 44275
Aria - Emissioni in atmosfera - Esercizio attività senza autorizzazione - Articolo 279, comma 1, Dlgs 152/2006 - Reato - Configurabilità - Effettivo inizio dell'attività inquinante - Necessità - Insussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 12 settembre 2017, n. 41530
Aria - Emissioni in atmosfera - Articolo 269, Dlgs 152/2006 - Esercizio di attività di allevamento esche vive - Assenza di autorizzazione alle emissioni - Reato ex articolo 279 del Dlgs 152/2006 - Configurabilità - Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 3 agosto 2017, n. 38674
Danno ambientale e bonifiche - Inquinamento di un sito - Obbligo di comunicazione all'Autorità competente in caso di imminente minaccia di inquinamento - Illecito ex articoli 242 e 257 del Dlgs 152/2006 - Responsabilità del proprietario del terreno che non ha cagionato l'inquinamento - Insussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 19 luglio 2017, n. 35572
Aria - Emissioni in atmosfera - Esercizio di attività senza autorizzazione - Illecito ex articolo 279, comma 1, Dlgs 152/2006 - Responsabilità - Legale rappresentante della società - Sussistenza- Utilizzazione agronomica effluenti di allevamento fuori dei casi prescritti - Articolo 137, comma 14, Dlgs 152/2006 - Illegittimità
Sentenza Corte di Cassazione 14 marzo 2017, n. 12165
Aria - Autorizzazione alle emissioni in atmosfera - Articolo 279, comma 1, Dlgs 152/2006 - Assenza di autorizzazione - Configurabilità del reato - Condizioni - Superamento dei valori limite di legge - Esclusione - Natura formale del reato - Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 16 febbraio 2017, n. 7390
Aria – Emissioni in atmosfera – Attività di raccolta e trasformazione di sottoprodotti di origine animale e vegetale – Esercizio dell'attività senza autorizzazione – Articolo 279, Dlgs 152/2006 – Sequestro dell'intero stabilimento – Legittimità – Sussistenza - Condizioni
Rifiuti - Discarica abusiva - Individuazione soggetto responsabile - Nesso di causalità tra condotta ed evento - Accertamento - Livello di certezza nesso di causalità (100%) - Negazione - Probabilità nesso di causalità (ossia maggiore del 50%) - Sufficienza - Responsabile dell’inquinamento - Obbligo di bonifica ex articoli 242 e 244, Dlgs 152/2006 - Sussistenza
Tar Lombardia, 2 febbraio 2017, n. 146
Danno ambientale - Smaltimento illecito di rifiuti - Inattività proprietario sito - Richiesta informazioni dal MinAmbiente - Ex articolo 304, Dlgs 15272006 - Liceità
Sentenza Tar Veneto, 7 dicembre 2016, n. 1342
Bonifiche - Progetto di bonifica - Cessione del progetto - Responsabilità alienante - Insussistenza - Garanzia fideiussoria ex articolo 242, Dlgs 152/2006 - Dovuta dall’acquirente - Sussistenza
Sentenza Consiglio di Stato 5 ottobre 2016, n. 4119
Rifiuti - Discarica abusiva - Individuazione soggetto responsabile - Nesso di causalità tra condotta ed evento - Accertamento - Necessità - Proprietario del sito - Obbligo di bonifica ex articoli 242 e 244, Dlgs 152/2006 - Sussistenza
Sentenza Tar Piemonte, 12 settembre 2016, n. 1142
Danno ambientale - Proprietario del sito - Responsabilità proprietario incolpevole ex articolo 245, Dlgs 152/2006 - Adozione misure di prevenzione ex articolo 240, Dlgs 152/2006 - Attività di messa in sicurezza- Rientra - Responsabilità proprietario colpevole ex articolo 242, Dlgs 152/2006 - Accertamento nesso causale operatore -inquinamento - Probabilità sopra il 50% - Sufficienza- Obbligo di bonifica- Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 1° settembre 2016, n. 36115
Aria - Emissioni in atmosfera - Esercizio di attività senza autorizzazione - Illecito ex articolo 279, comma 1, Dlgs 152/2006 - Natura - Reato permanente formale e di pericolo - Configurabilità - Esercizio effettivo dell’attività inquinante - Necessità - Insussistenza
Sentenza Tar Lombardia 25 agosto 2016, n. 1144
Danno ambientale e bonifiche - Inquinamento del suolo - Progetto di bonifica - Analisi di rischio sito specifica - Riferimento ai limiti di concentrazione soglia di contaminazione (CSC) anziché ai limiti di concentrazione soglia di rischio (CSR) - Contrasto con l'articolo 242, Dlgs 152/2006 – Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 13 luglio 2016, n. 29627
Bonifiche di siti inquinati - Omissione - Reato - Superamento Csc - Elemento strutturale - Obbligo di verifica - Amministratore subentrante - Obbligo di verificare realtà gestionale - Concorso del soggetto terzo - Discarica non autorizzato - Caratterizzazione sito - Reato - Permane
Sentenza Corte di Cassazione 27 maggio 2016, n. 22245
Aria - Autorizzazione alle emissioni - Esercizio di stabilimento in assenza di titolo - Illecito ex articolo 279, comma 1, Dlgs 152/2006 - Natura - Reato di pericolo - Sussistenza
Sentenza Consiglio di Stato 14 aprile 2016, n. 1509
Acque - Contaminazione - Individuazione soggetto responsabile - Nesso di causalità tra condotta ed evento - Accertamento - Necessità – Proprietario del sito - Obbligo di bonifica ex articoli 242 e 244. Dlgs 152/2006 - Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 6 aprile 2016, n. 13735
Aria - Autorizzazione alle emissioni - Esercizio di stabilimento senza autorizzazione - Articolo 279, comma 1, Dlgs 152/2006 - Natura - Reato permanente - Sussistenza - Responsabilità gravante anche su successivo titolare dell’impianto - Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 29 dicembre 2015, n. 50996
Aria - Emissioni in atmosfera - Attività di impresa - Emissioni senza autorizzazione - Articoli 269 e 279, Dlgs 152/2006 - Confisca di macchinari diversi da quelli per cui era necessaria l’autorizzazione - Illegittimità - Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 14 settembre 2015, n. 36903
Aria - Emissioni senza autorizzazione - Illecito ex articolo 279, Dlgs 152/2006 - Configurabilità - Prova concreta della capacità dell'impianto di produrre emissioni - Necessità - Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 7 luglio 2015, n. 28764
Aria - Stabilimento non autorizzato - Articolo 279, Dlgs 152/2006 - Reato di mera condotta - Sottrazione al controllo preventivo P.a. - Sufficienza - Superamento limiti stabiliti dalla legge - Irrilevanza
Sentenza Corte di Cassazione 2 luglio 2015, n. 27862
Adempimenti ambientali - Società di capitali - Delega di funzioni - Requisiti - Requisito dimensionale azienda - Irrilevanza per analogia con articolo 16, Dlgs 81/2008 - Sussistenza - (Fattispecie relativa a inosservanza prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale ex articolo 29-quattuordecies Dlgs 152/2006)
Sentenza Corte di Cassazione 14 aprile 2015, n. 15246
Bonifiche - Articolo 257, Dlgs 152/2006 - Reato - Condotta libera - Diffida della P.a. - Punizione subordinata all'omessa bonifica - Cessazione attività società - Irrilevante
Sentenza Corte di Cassazione 23 gennaio 2015, n. 3206
Aria - Emissioni da attività produttive - Mancanza di autorizzazione - Articolo 279, Dlgs 152/2006 - Reato permanente - Responsabilità della società - A carico anche del legale rappresentante subentrante - Sussistenza
Sentenza Corte di Cassazione 15 gennaio 2015, n. 1713
Aria - Emissioni moleste - Attività produttiva - Assenza di autorizzazione ex articolo 269, Dlgs 152/2006 - Configurabilità reato ex articolo 279, Dlgs 152/2006 - Sussiste - Attività di frantumazione di materiali di cava - Obbligo autorizzazione emissioni - Rientra
Sentenza Corte di Cassazione 1° agosto 2014, n. 34087
Inquinamento atmosferico - Emissioni non autorizzate - Articolo 279, comma 1, Dlgs 152/2006 - Mera potenzialità produttiva - Insufficiente - Prova della concreta produzione di emissioni - Richiesta
Sentenza Corte di Cassazione 16 giugno 2014, n. 25718
Bonifica di siti contaminati - Omissione - Articolo 257, comma 1, Dlgs 152/2006 - Disposizione "meno grave" della previgente - Requisiti - Superamento delle Csc - Non sufficiente - Superamento delle Csr e adozione del progetto di bonifica - Richiesti
Sentenza Consiglio di Stato 20 maggio 2014, n. 2526
Bonifiche - Caratterizzazione - Allegato 1, Dm 471/1999 - Sostanze non in tabella - Riferimento alle sostanze affini - Acque sotterranee - Si applica - Mtbe - Nota Iss 6 febbraio 2001 - Scientificamente plausibile - Campionamento del terreno - Esclusione sopravaglio del terreno - Legittima - Articolo 240, Dlgs 152/2006 - Eventi repentini (non istantanei) - Messa in sicurezza d'emergenza - Contenimento fisico falda - Incluso
Sentenza Corte di Cassazione 27 febbraio 2014, n. 9619
Bonifiche - Comunicazione dell'evento - Articolo 242, comma 1, Dlgs 152/2006 - Potenziale contaminazione - Sufficiente - Articolo 137, Dlgs 152/2006 - Scarico di acque in falda - Violazione limiti - Operazioni preliminari di messa in sicurezza - Reato - Sussiste
Sentenza Corte di Cassazione 24 febbraio 2014, n. 8678
Aria - Impianti produttivi - Emissioni in atmosfera - Mancanza dell'autorizzazione alle emissioni - Articolo 279, Dlgs 152/2006 - Costruzione e attivazione dell'impianto - Condotta unica ai fini del calcolo della prescrizione - Sussistenza
Siti contaminati - Ordinanza che intima a curatela societaria a procedere agli adempimenti di bonifica - Articolo 244, Dlgs 152/2006 - Obblighi di facere del proprietario "incolpevole" dell'area contaminata - Articolo 242, Dlgs 152/2006 - Limitati alle sole misure di prevenzione - Mancata verifica della sussistenza in capo alla curatela di responsabilità nell'inquinamento - Illegittimità
Sentenza Consiglio di Stato 6 dicembre 2013, n. 5857
Bonifica di siti contaminati - Acque emunte - Articolo 243, Dlgs 152/2006 - Inquadramento - Elenco Cer - Interpretazione complessiva - Natura di rifiuti - Sussiste - Definizione di scarico - Articolo 74, Dlgs 152/2006 - Continuità - Richiesto
Sentenza Consiglio di Stato 15 luglio 2013, n. 3833
Abbandono di rifiuti - Disponibilità dell'area - Obbligo di rimozione - Istruttoria completa e ampia rimozione - Necessaria
Sentenza Corte di Cassazione 26 febbraio 2013, n. 9214
Bonifica di sito contaminato - Articolo 257, Dlgs 152/2006 - Reato di omessa bonifica - Presupposti - Estinzione del reato - Requisiti
Sentenza Consiglio di Stato 9 gennaio 2013, n. 56
Bonifiche - Misure di messa in emergenza - Articolo 242, Dlgs 152/2006 - Adozione di provvedimenti della P.a. - Possibili misure alternative - Approfondita valutazione - Richiesta
Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Discarica - Impianto digestione anaerobica - Autorizzazione alla realizzazione - Necessità
Sentenza Corte di Cassazione 4 dicembre 2012, n. 46835
Inquinamento atmosferico - Articoli 269 e 279 del Dlgs 152/2006 - Mancata autorizzazione - Impianto in esercizio dal 1988 - Accertamento della sussistenza delle emissioni - Richiesto
Sentenza Corte di Cassazione 8 novembre 2012, n. 43148
Aria - Dlgs 152/2006 - Attività di falegnameria - Emissioni di polveri e fumi - Autorizzazione - Necessità
Sentenza Corte di Cassazione 24 luglio 2012, n. 30127
Rifiuti - Dlg 152/2006 - Condotta illecita - Autorizzazione postuma - Irrilevanza
Sentenza Corte di Cassazione 10 luglio 2012, n. 27260
Emissioni in atmosfera - Articoli 269 e 279 del Dlgs 152/2006 - Mancata richiesta di autorizzazione - Reato - Riferibilità - Soggetto gestore dell'attività - Sussiste
Sentenza Corte di Cassazione 11 maggio 2012, n. 17817
Bonifiche - Articolo 257, Dlgs 152/2006 - Superamento livelli contaminazione - Adozione progetto di bonifica - Omessa adozione - Consumazione reato
Sentenza Corte di Cassazione 23 aprile 2012, n. 15500
Emissioni in atmosfera - articolo 269, Dlgs 152/2006 - Modifica sostanziale a un impianto - Variazione delle emissioni - Autorizzazione - Necessità - Realizzazione senza autorizzazione -Reato - Sussiste
Aria - Emissioni in atmosfera - Autorizzazioni - Aia - Uso di dispositivo per scopi diversi da quelli indicati nell'autorizzazione - Dlgs 152/2006 - Illegittimità
Sentenza Corte di Cassazione 28 dicembre 2011, n. 48474
Impianti che producono emissioni in atmosfera - Mancata autorizzazione ex articolo 279 del Dlgs 152/2005 - Prova della molestia - Necessità - Natura di reato formale
Incenerimento di rifiuti - Sanzioni previste dal Dlgs 133/2005 - Confronto con le sanzioni previste dall'ordinamento in materia di "Aia" - Maggiore rigorosità - Norma speciale - Prevalenza
Sentenza Corte di Cassazione 11 maggio 2011, n. 18503
Danno ambientale - Articolo 257, comma 1, Dlgs 152/2006 - Inquinamento del suolo - Idrocarburi - Obbligo di comunicazione - Risarcimento da parte del proprietario del fondo non colpevole
Sentenza Corte di Cassazione 29 aprile 2011, n. 16702
Bonifiche - Articolo 242, Dlgs 152/2006 - Omessa segnalazione alle autorità - Superamento delle soglie di contaminazione - Non richiesta - Sanzioni
Sentenza Corte di Cassazione 14 febbraio 2011, n. 5347
Aria - Articolo 269, Dlgs 152/2006 - Autorizzazione integrata ambientale - Obbligo - Impianti potenzialmente idonei a produrre emissioni - Esclusione - Effettiva produzione di emissioni - Necessità
Sentenza Corte di Cassazione 18 novembre 2010, n. 40856
Bonifiche - Articolo 257, Dlgs 152/2006 - Obbligo di comunicazione alle autorità - Azione di verifica del ripristino
Sentenza Corte di Cassazione 6 ottobre 2010, n. 35774
Reato di omessa bonifica - Articolo 257, Dlgs 152/2006 - Non attuazione del piano di caratterizzazione - Reato - Sussiste
Sentenza Corte di Cassazione 9 giugno 2010, n. 22006
Inquinamento - Articolo 257, Dlgs 3 aprile 2006, n. 152 - Omessa bonifica - Requisiti - Progetto di bonifica definitvamente approvato - Necessità
Sentenza Corte di Cassazione 18 maggio 2010, n. 18774
Aria - Dlgs 152/2006 - Attività a ridotto inquinamento - Autorizzazione
Sentenza Corte Costituzionale 4 dicembre 2009, n. 315
Norme regionali per la tutela della qualità dell’aria - Autorizzazione alle emissioni - Violazione della normativa statale in materia ambientale - Illegittimità costituzionale
Sentenza Corte di Cassazione 18 giugno 2009, n. 25522
Materiali di cava - Articolo 279, Dlgs 152/2006 - Impianti di frantumazione - Emissioni in atmosfera - Necessità dell'autorizzazione dell'impianto - Sussiste
Sentenza Consiglio di Stato 16 giugno 2009, n. 3885
Rifiuti - Articoli 240, Dlgs 152/2006 - Bonifiche - Curatela fallimentare - Responsabilità - Non sussiste
Sentenza Corte di Cassazione 8 maggio 2009, n. 19332
Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Smaltimento - Responsabilità - Legale rappresentante - Sussiste
Sentenza Corte di Cassazione 10 marzo 2009, n. 10518
Aria - Dlgs 152/2006 - Emissioni impianti - Autorizzazione - Nuove prescrizioni
Sentenza Corte di Cassazione 3 marzo 2009, n. 9492
Reato di omessa bonifica - Differenze tra il Dlgs 22/1997 e il Dlgs 152/2006 - Necessità del progetto di bonifica e del superamento delle concentrazioni soglia di rischio - Sussiste
Sentenza Consiglio di Stato 5 dicembre 2008, n. 6055
Danno ambientale - Articolo 257, Dlgs 152/2006 - Bonifica - Responsabilità inquinamento - Società fusa per incorporazione - Sussiste
Sentenza Corte di Cassazione 1° ottobre 2008, n. 37280
Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Terre e rocce da scavo - Inerti da demolizione - Nozioni - Differenze - Disciplina applicabile
Sentenza Corte di Cassazione 28 marzo 2008, n. 13225
Aria - Dlgs 152/2006 - Immissioni in atmosfera - Modifica impianto - Autorizzazione
Sentenza Corte di Cassazione 29 gennaio 2008, n. 4536
Aria - Dlgs 152/2006 - Emissioni - Macchinario mobile - Autorizzazione - Necessità
Sentenza Corte di Cassazione 9 gennaio 2008, n. 573
Emissioni in atmosfera - Dpr 203/1988 - Dlgs 152/2006 - Esercizio impianti - Autorizzazione - Assenza - Responsabilità penale - Continuità giuridica - Sussiste
Sentenza Corte di Cassazione 30 ottobre 2007, n. 40191
Acque - Scarico diretto - Definizione
Sentenza Corte di Cassazione 16 ottobre 2007, n. 38514
Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Materiali da demolizione - Recupero - Confine tra bene e rifiuto
Sentenza Corte di Cassazione 12 ottobre 2007, n. 37835
Aria - Emissioni in atmosfera - Autorizzazione - Necessità
Sentenza Corte di Cassazione 9 ottobre 2007, n. 39641
Rifiuti - Dlgs 152/2006 - Abbandono - Proprietario del suolo - Mancata commissione dell azione tipica - Responsabilità - Non sussiste
Sentenza Corte di Cassazione 7 febbraio 2007, n. 5025
Inquinamento atmosferico - Reato previsto dall'articolo 24 del Dpr 203/1988 e dall'articolo 279 del Dlgs 152/2006 - Natura - Permanente sino alla presentazione dell'autorizzazione
Sentenza Corte di Cassazione 8 settembre 2006, n. 29855
Bonifiche - Reato di omessa bonifica - Permanenza del reato - Sequestro preventivo disposto dalle autorità - Interruzione della permanenza - Non sussiste
Sentenza 15 marzo 2017, n. 12388
La Suprema Corte di Cassazioneha
C. A. nato il (omissis)
C. V. nato il (omissis)
avverso la sentenza del 29 aprile 2016 della Corte di Appello di Milano
udita in Pubblica udienza del 21 febbraio 2017, la relazione svolta dal Consigliere (omissis)
Udito il Procuratore Generale in persona del sost. proc. gen. (omissis) che ha concluso per il rigetto del ricorso
Udito il difensore, Avv. (omissis)
1. La Corte di appello di Milano, con sentenza del 29 aprile 2016 ha confermato la decisione con la quale, in data 18 settembre 2015, il Tribunale di quella città aveva riconosciuto A. C. e V. C., rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato della "I. Spa", responsabili dei seguenti reati:
— articolo 256, comma 1, lett. b) Dlgs 152/2006, perla smaltimento non autorizzato, mediante sversamento sul suolo, di rifiuti speciali pericolosi (olio minerale) provenienti dai trafilamenti del serbatoio posto a presidio dell'impianto di depurazione aria dello stabilimento, che, riversandosi a terra, contaminavano il suolo e gli strati superficiali del sottosuolo di una parte di terreno di proprietà comunale e del terreno sottostante lo stabilimento;
— articolo 279, in relaz, articolo 269, Dlgs 152/2006, per aver posto in esercizio un impianto di aspirazione per abbattimento fumi generante emissioni in atmosfera provenienti dalle lavorazioni meccaniche a bagno d'olio minerale, in assenza della prescritta autorizzazione;
— articolo 257, comma 2, in relaz. articolo 242, comma 1 Dlgs 152/2006, perché, a seguito di un evento in grado di contaminare potenzialmente il suolo con sostanze pericolose, omettevano di informare gli enti preposti (Comune, Provincia e Regione) entro i termini stabiliti (fatti accertati in Rho, in data antecedente e prossima al 18 aprile 2012).
Avverso tale pronuncia i predetti propongono congiuntamente ricorso per cassazione tramite il proprio difensore di fiducia, deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione, ai sensi dell'articolo 173 disp. att. C.p.p.
2. Con un primo motivo di ricorso deducono, in relazione alla contravvenzione di cui all'articolo 257, Dlgs 152/2006, la violazione di legge, avendo la Corte territoriale escluso che, nella fattispecie, potesse ravvisarsi un'ipotesi di ignoranza scusabile della legge penale, come delineata dalla Corte costituzionale.
Aggiungono di essersi attivati esattamente come previsto dalle disposizioni che si assumono violate, avendo avuto notizia dell'evento proprio dall'amministrazione comunale e di aver avviato le procedure di bonifica del sito inquinato presentando il piano di caratterizzazione e svolgendo ogni conseguente attività in accordo con l'Arpa ed il Comune, sicché tale atteggiamento ben avrebbe potuto ritenersi indicativo di una ignoranza scusabile della legge penale.
3. Con un secondo motivo di ricorso lamentano l'erronea applicazione dell'articolo 47 C.p., ritenendo ravvisabile, nella fattispecie, un'ipotesi di errore sulla legge extrapenale.
4. Con un terzo motivo di ricorso censurano la sentenza di appello per il fatto che la stessa sia priva di motivazione in ordine alla sussistenza dell'elemento psicologico del reato di cui all'articolo 257, Dlgs 152/2006, considerato anche che quanto accaduto avrebbe evidenziato la loro buona fede, dal momento che la condotta antigiuridica sarebbe stata determinata dal comportamento della RA. e, segnatamente, dallo scambio di corrispondenza intervenuto dopo il fenomeno inquinante e la convocazione della conferenza dei servizi ai sensi degli articoli 242 e 304 Dlgs 152/2006.
5. Con un quarto motivo di ricorso denunciano la violazione di legge in relazione agli articoli 256 e 279 Dlgs 152/2006, rilevando, quanto al primo, che il completamento della procedura di bonifica avrebbe dovuto indurre i giudici del merito a rilevare la sussistenza della condizione di non punibilità di cui all'articolo 257 e, con riferimento alla seconda contravvenzione, che l'installazione del singolo impianto non è attualmente più soggetta ad autorizzazione, prevista invece per la realizzazione dello stabilimento nel suo complesso. Sarebbe inoltre risultato dal dibattimento che detta autorizzazione era stata rilasciata ed anche che il singolo impianto era autorizzato.
Con un quinto motivo di ricorso lamentano la mancata applicazione della causa di non punibilità di cui all'articolo 131-bis C.p., sussistendone i presupposti di legge.
7. Con un sesto motivo di ricorso deducono la violazione dell'articolo 133 C.p. con riferimento alla determinazione della pena, effettuata dai giudici del merito senza tenere conto del positivo comportamento tenuto.
8. Con un settimo motivo di ricorso osservano che anche la liquidazione del danno in via equitativa in favore della parte civile sarebbe sproporzionata in relazione a quanto effettivamente accaduto.
Insistono, pertanto, per raccoglimento del ricorso.
Con riferimento ai primi tre motivi di ricorso, i quali possono essere unitariamente trattati, riguardando tutti la sussistenza dell'elemento soggettivo del reato, va sinteticamente richiamata, perché funzionale ad una migliore comprensione della vicenda in esame, la ricostruzione degli eventi effettuata dai giudici del merito.
L'evento inquinante, si rileva dalle motivazioni delle sentenze di merito, veniva posto a conoscenza della polizia locale del comune di Rho il 13 giugno 2011, a seguito dell'esposto di un cittadino, il quale segnalava lo sversamento di fluidi, provenienti dallo stabilimento degli imputati e, segnatamente, dall'impianto per la depurazione dell'aria, su un terreno comunale destinato a verde pubblico.
La polizia locale relazionava quanto verificato all'Arpa, la quale eseguiva un primo sopralluogo il 9 settembre 2011. Un secondo sopralluogo veniva effettuato congiuntamente da polizia locale, ufficio tutela ambientale del comune e Arpa il 21 novembre 2011, riscontrando che lo sversamento, riconducibile ad una non corretta ed efficace manutenzione dell'impianto, aveva interessato, oltre che l'impianto medesimo ed il pavimento sottostante, anche un'area esterna di un parco pubblico, pari a 3 metri quadrati. Con l'occasione veniva riscontrata anche la mancata comunicazione del percolamento e la presenza di un impianto producente emissione di fumi in atmosfera non autorizzato.
L'azienda successivamente si attivava, effettuando la manutenzione straordinaria degli impianti, come richiesto dall'Arpa e, dal 19 dicembre 2011, regolarizzava la situazione, ottenendo anche l'autorizzazione per le emissioni in atmosfera e realizzava una vasca di contenimento per evitare nuovi sversamenti.
Il 9 febbraio 2012 l'azienda avviava la procedura di messa in sicurezza dell'area compromessa, finalizzata alla successiva bonifica della stessa, che veniva effettuata, una volta ottenuta l'autorizzazione, il 26 luglio 2012, mediante asportazione della terreno, smaltito da ditta autorizzata in quantità pari a 19,14 e 25,78 tonnellate di terre e rocce contaminate da idrocarburi pesanti (Cer 170504).
Ulteriori verifiche, che consentivano di accertare la correttezza delle operazioni compiute, venivano effettuate il 18 ottobre 2012 ed il 2 novembre 2012.
2. Tanto premesso, va ricordato che l'articolo 242, Dlgs 152/2006 stabilisce, al primo comma, che, al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare un sito, il responsabile dell'inquinamento deve mettere in opera, entro ventiquattro ore, le misure necessarie di prevenzione e deve darne immediata comunicazione ai sensi e con le modalità di cui all'articolo 304, comma 2 del medesimo decreto legislativo (la medesima procedura va applicata all'atto di individuazione di contaminazioni storiche che possano ancora comportare rischi di aggravamento della situazione di contaminazione).
L'articolo 304 prevede, al secondo comma, che le misure di prevenzione e di messa in sicurezza, da effettuarsi, ai sensi del comma 1, quando un danno ambientale non si è ancora verificato, ma esiste una minaccia imminente che si verifichi, devono essere precedute "da apposita comunicazione al comune, alla provincia, alla regione, o alla provincia autonoma nel cui territorio si prospetta l'evento lesivo, nonché al Prefetto della provincia, che nelle ventiquattro ore successive informa il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. Tale comunicazione deve avere ad oggetto tutti gli aspetti pertinenti della situazione, ed in particolare le generalità dell'operatore, le caratteristiche del sito interessato, le matrici ambientali presumibilmente coinvolte e la descrizione degli interventi da eseguire".
La mancata effettuazione della comunicazione è sanzionata dall'articolo 257, comma primo, Dlgs 152/2006.
3. Va a tale proposito affermato che, sebbene l'articolo 257 richiami genericamente l'articolo 242, il riferimento deve ritenersi effettuato alla comunicazione di cui al primo comma di tale ultima disposizione e non anche agli altri obblighi di informazione previsti dagli altri commi, dal momento che lo scopo evidente della disposizione penale è quello di sanzionare l'omessa preliminare informazione dell'evento potenzialmente inquinante ai soggetti individuati dalla legge, affinché prendano cognizione della situazione e possano verificare lo sviluppo delle attività ripristinatorie, come già osservato dalla giurisprudenza di questa Corte (Sez. 3, n. 40856 del 21 ottobre 2010, Pigliacelli, Rv. 24870801. Conf. Sez. 3, n. 5757 del 17 gennaio 2014, Pieri, Rv. 25915001), sicché risulterebbe del tutto incongruo il ricorso alla sanzione penale con rifermento alla violazione degli ulteriori obblighi, quando gli organi competenti siano già informati dell'inquinamento, se sono stati posti in condizione di attivarsi.
Il riferimento al primo comma dell'articolo 242 porta a concludere, come pure è stato rilevato (Sez. 3, n. 5757 del 17 gennaio 2014, Pieri, Rv. 25915001, ci-t.; Sez. 3, n. 16702 del 12 gennaio 2011, Cioni, non massimata; Sez. 3, n. 40191 del 11 ottobre 2007, Schembri, Rv. 23805501), che gli obblighi di comunicazione sorgono per il solo fatto che si sia verificata una situazione di potenziale pericolo, prescindendo, quindi, dall'eventuale superamento delle soglie di contaminazione.
4. Va altresì rilevato come l'articolo 304, Dlgs 152/2006 fornisca precise indicazioni non solo sui destinatari della comunicazione, ma anche sui contenuti della stessa, in quanto, come si è già detto, essa deve riguardare, in generale, "tutti gli aspetti pertinenti della situazione" ed, in particolare, "le generalità dell'operatore, le caratteristiche del sito interessato, le matrici ambientali presumibilmente coinvolte e la descrizione degli interventi da eseguire".
Tali ultimi dati sono stati evidentemente ritenuti essenziali e necessari dal Legislatore, con la conseguenza che la loro assenza inficia la validità della comunicazione, rendendola inidonea allo scopo cui è destinata, rendendo applicabile la sanzione penale, mentre eventuali altre omissioni, presenti le suddette informazioni di primario rilievo, andranno sanzionate se l'incompletezza della comunicazione sia tale da vanificarne la funzione.
Destinatario dell'obbligo è, come pure si è avuto modo di precisare, il responsabile dell'evento potenzialmente inquinante e non anche colui che, pur essendo proprietario del terreno interessato dall'evento, non lo abbia cagionato (Sez. 3, n. 18503 del 16 marzo 2011, Burani, Rv. 25014301).
Il reato si configura, inoltre, anche nel caso in cui intervengano sul luogo dell'inquinamento gli operatori di vigilanza preposti alla tutela ambientale, in quanto tale circostanza non esime l'operatore interessato dall'obbligo di comunicare agli organi preposti le misure di prevenzione e messa in sicurezza che intende adottare, entro 24 ore ed a proprie spese, per impedire che il danno ambientale si verifichi (Sez. 3, n. 40856 del 21 ottobre 2010, Pigliacelli, Rv. 24870801, cit.).
5. Così sommariamente delineato l'ambito di operatività della disposizione in esame, va rilevato come, nel caso posto all'attenzione della Corte territoriale, la comunicazione da parte degli imputati sia stata del tutto omessa.
Correttamente i giudici del merito hanno escluso, sulla base dei principi dianzi richiamati, che l'autonomo intervento della polizia locale e dell'Arpa rendessero inutile la comunicazione, rilevando anche come la stessa, in ogni caso, sarebbe stata omessa nei confronti di alcuni tra i soggetti individuati dall'articolo 304 Dlgs 152/2006.
A fronte di ciò, i ricorrenti sostengono di aver comunque operato nel senso indicato dalla legge.
La validità di tale tesi difensiva è stata tuttavia correttamente esclusa dalla Corte territoriale, poiché trattasi, nel caso in esame, di soggetti professionalmente inseriti in un preciso ambito di attività e nei confronti dei quali incombeva l'obbligo di una adeguata informazione circa le disposizioni che regolano particolari materie.
Neppure può ritenersi che l'intervento della polizia locale prima e dell'Arpa poi possano essere considerati come un fattore positivo esterno idoneo a determinare negli imputati la convinzione che la comunicazione non fosse necessaria, stante il contenuto inequivocabile delle disposizioni in precedenza esaminate, che non potevano essere ignorate da operatori del settore, ma anche e sopratutto per la sequenza degli eventi, considerato che, come evidenziato nella sentenza di primo grado (pag. 4), lo sversamento sul terreno si era protratto "per alcuni mesi" e che gli imputati si erano attivati solo dopo l'effettuazione dei sopralluoghi effettuati dalla polizia locale e dall'Arpa.
L'inosservanza dell'obbligo di comunicazione si era, dunque, verificato ben prima dell'intervento delle autorità, non risultando in alcun modo dalla sentenza che, come affermato invece in ricorso, siano stati l'Arpa ed il comune ad informare dell'evento inquinante i titolari dello stabilimento.
Neppure risulta in alcun modo dalla sentenza impugnata che dello sversamento fossero del tutto ignari gli imputati, risultando al contrario dimostrato per i giudici del merito, a seguito degli accertamenti espletati dall'Arpa, che l'evento era stato causato da un evidente deficienza nella manutenzione dell'impianto, in uso da da diversi anni.
6. Anche il quarto motivo di ricorso risulta infondato.
I ricorrenti invocano, con riferimento al reato di cui all'articolo 256, Dlgs 152/2006, l'applicabilità della condizione di non punibilità di cui all'articolo 257, comma 4, Dlgs 152/2006, il quale stabilisce che "l'osservanza dei progetti approvati ai sensi degli articoli 242 e seguenti costituisce condizione di non punibilità per le contravvenzioni ambientali contemplate da altre leggi per il medesimo evento e per la stessa condotta di inquinamento di cui al comma 1".
Prescindendo da ogni altra considerazione, è evidente, avuto riguardo al tenore letterale della disposizione, che la stessa si riferisce in maniera inequivocabile all'osservanza dei progetti approvati ai sensi degli articoli 242 e seguenti e non anche a situazioni diverse, ancorché equipollenti.
Nel caso di specie non risulta accertato dai giudici del merito che le operazioni volte ad eliminare gli effetti dello sversamento siano state poste in essere attraverso le specifiche procedure previste dagli articoli richiamati ed, anzi, sono gli stessi ricorrenti che, nell'atto di impugnazione (pag. 15), riconoscono come la procedura di legge sia stata seguita, nel caso che li riguarda, "...almeno da un punto di vista sostanziale".
7. Parimenti infondate risultano le doglianze afferenti alla violazione dell'articolo 279, Dlgs 152/2006.
Anche in questo caso le affermazioni dei ricorrenti cozzano contro la ricostruzione dei fatti riportata nelle sentenze di merito, risultando dalla sentenza di primo grado (pag. 2) che l'autorizzazione per le emissioni in atmosfera è stata conseguita soltanto il 19 dicembre 2011. Della inesistenza della stessa dà conto, inoltre, anche la sentenza di appello (pag.5), evidenziando pure come la totale mancanza del titolo abilitativo rendesse del tutto inconferenti gli ulteriori rilievi prospettati con l'atto di appello in ordine alla unitarietà dell'autorizzazione alle emissioni in atmosfera.
Tali ultime considerazioni, riproposte in ricorso (ancora una volta sulla base di una ricostruzione degli eventi non coincidente con quella risultante dalle sentenze di merito), risultano, in ogni caso, prive di fondamento L'articolo 269, Dlgs 152/2006 dispone che per tutti gli stabilimenti che producono emissioni, deve essere richiesta un'autorizzazione ed indica, dettagliatamente, i contenuti della domanda, la procedura conseguente, la messa in esercizio e la messa a regime dell'impianto ed il regime delle modifiche degli impianti autorizzati.
Precisa, inoltre, che l'autorizzazione deve stabilire, per le emissioni tecnicamente convogliabili, le modalità di captazione e convogliamento e, per le emissioni convogliate, appositi valori limite di emissione e prescrizioni; per le emissioni diffuse, non tecnicamente convogliabili, l'autorizzazione deve stabilire apposite prescrizioni volte ad assicurarne il contenimento.
Diversamente da quanto stabilito nell'originaria formulazione, l'articolo si riferisce ora a "stabilimenti" e non più ad "impianti", prendendo così in considerazione strutture anche complesse, come si ricava dal disposto del primo comma, laddove si specifica che l'autorizzazione è rilasciata con riferimento allo stabilimento ed i singoli impianti e le singole attività presenti nello stabilimento non sono oggetto di distinte autorizzazioni.
Ciò non significa, tuttavia, che una volta ottenuta l'autorizzazione (che, però, nel caso in esame, secondo i giudici del merito, non era stata mai rilasciata) possono essere apportate innovazioni o modificazioni dello stabilimento, perché è evidente che il titolo abilitativo viene rilasciato all'esito di un procedimento amministrativo che tiene conto della situazione esistente e non può ritenersi valido quando tale situazione sia mutata, tanto è vero che lo stesso articolo 269 impone, al comma 8, la richiesta di un'autorizzazione anche per le modifiche sostanziali (e l'effettuazione di una comunicazione per quelle non sostanziali), sanzionando penalmente l'esecuzione di modifiche sostanziali in assenza di autorizzazione e con sanzione amministrativa pecuniaria quelle non sostanziali eseguite in assenza di comunicazione (articolo 279, comma 1), come peraltro è già stato fatto rilevare in una precedente decisione (Sez. 3, n. 1 5500 del 13 aprile 2012, Botti, Rv. 25240001).
8. Va poi osservato, con riferimento al quinto motivo di ricorso, che la Corte di appello ha motivatamente escluso la sussistenza dei presupposti per l'applicabilità della causa di non punibilità, considerando la condotta, le conseguenze del reato ed il grado della colpevolezza, con apprezzamento in fatto che, in quanto tale, non è sindacabile in questa sede di legittimità perché assistito da idonea motivazione.
In particolare, i giudici del gravame hanno preso in esame, valorizzandoli, l'estensione del fenomeno che, seppure contenuta in termini di superficie, aveva interessato anche il sottosuolo, rendendo necessaria l'asportazione di grossi quantitativi di terreno, la ripetitività degli sversamenti, la mancata o, comunque, non adeguata manutenzione dell'impianto in uso dal 2002, la concomitante violazione di altre disposizioni penali, che evidenziano una grado di colpa ritenuto non del tutto tenue.
9. Anche con riferimento alla determinazione della pena, di cui tratta il sesto motivo di ricorso, non si rinvengono motivi di censura, poiché, anche in questo caso, la Corte di appello, peraltro richiamando quanto già osservato in ordine alla inapplicabilità dell'articolo 131-bis C.p., ha posto in evidenza il grado della colpa ed il pericolo arrecato alla salubrità del territorio, osservando anche come la pena applicata non si discosti particolarmente del minimo edittale e gli aumenti per la continuazione debbano ritenersi contenuti.
Tali argomentazioni risultano del tutto sufficienti a giustificare il corretto esercizio del potere discrezionale di determinazione della pena e dei criteri di valutazione fissati dall'articolo 133 C.p., non essendo richiesto al giudice di procedere ad una analitica valutazione di ogni singolo elemento esaminato, ben potendo assolvere adeguatamente all'obbligo di motivazione limitandosi anche ad indicarne solo alcuni o quello ritenuto prevalente (v. Sez. 2, n. 12749 del 19 marzo 2008, Gasparri e altri, Rv. 239754).
10. A conclusioni analoghe deve pervenirsi per ciò che concerne a liquidazione del danno non patrimoniale, oggetto di censura nel settimo motivo di ricorso.
Tale liquidazione è affidata ad apprezzamenti discrezionali ed equitativi del giudice di merito, che ha il dovere di dare conto delle circostanze di fatto considerate in sede di valutazione equitativa e del percorso logico posto a base della decisione, senza che sia necessario indicare analiticamente i calcoli in base ai quali ha determinato il quantum del risarcimento (Sez. 4, n. 18099 del 1 aprile 2015, Lucchelli e altro, Rv. 26345001; Sez. 5, n. 6018 del 23 gennaio 1997, Montanelli, Rv. 20808601).
Si tratta, dunque, di valutazione di fatto sottratta al sindacato di legittimità se sorretta da congrua motivazione (Sez. 6, n. 48461 del 28 novembre 2013, RG., Fontana e altri, Rv. 25817001; Sez. 5, n. 35104 del 22 giugno 2013, R.C. Istituto Città Studi, Baldini e altri, Rv. 25712301 ed altre prec. conf.).
Nel caso di specie tale motivazione è presente e risulta del tutto congrua, avendo la Corte territoriale richiamato, ancora una volta, la compromissione arrecata dalla condotta degli imputati all'immagine dell'ente, dando peraltro atto del fatto che l'importo liquidato (5.000,00 euro) risulta alquanto contenuto.
Quanto alla richiesta di liquidazione delle spese avanzate dalla parte civile, Città metropolitana di Milano, a mezzo nota trasmessa via fax alla cancelleria di questa Corte , va ricordato che, nel giudizio di legittimità, l'imputato soccombente va condannato al pagamento delle spese processuali sostenute dalla parte civile a condizione che questa sia intervenuta all'udienza di discussione (Sez. 4, n. 30557 del 7 giugno 2016, P.C. e altri in proc. Carri' e altri, Rv. 26769001 ed altre prec. conf.), con la conseguenza che, in questo caso, nulla è dovuto alla parte civile non comparsa.
Così deciso in data 21 febbraio 2017
Depositata in Cancelleria il 15 marzo 2017