Source: https://www.testo-unico-sicurezza.com/valutazione-del-rischio-da-esposizione-ad-atmosfere-iperbariche.html
Timestamp: 2019-11-22 04:25:33+00:00
Document Index: 29216837

Matched Legal Cases: ['art.181', 'arte 1', 'arte 3', 'arte 1', 'arte 2', 'arte 1', 'arte 3', 'arte 3', 'arte 1', 'arte 2']

Valutazione del rischio da esposizione ad Atmosfere Iperbariche
LAVORATORI ESPOSTI AD ATMOSFERE IPERBARICHE
Articolo 180 - Definizioni e campo di applicazione1. Ai fini del presente Decreto Legislativo per agenti fisici si intendono il rumore, gli ultrasuoni, gli infrasuoni, le vibrazioni meccaniche, i campi elettromagnetici, le radiazioni ottiche, di origine artificiale, il microclima e le atmosfere iperbariche che possono comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
ATTIVITA' IPERBARICHE A SECCO:CASSONISTI: i cassonisti sono coloro che eseguono lavori in un cassone ad aria compressa. Il cassone è storicamente, un contenitore stagno che appoggia sul fondo del mare. Poiché tenderebbe spontaneamente ad allagarsi, si tiene fuori l’acqua pompando all’interno aria compressa alla pressione corrispondente alla quota di lavoro. Attualmente questa categoria di lavoratori è quasi scomparsa.LAVORI DI ESCAVAZIONE NEI TUNNEL: nei lavori di escavazione meccanizzate mediante sistemi TBM (Tunnel Bore Machine), EPB (Earth Pressure Balanced) l’effettuazione dello scavo avviene in sovrapressione, controbilanciando la pressione litostatica ed idrostatica relativa al materiale scavato: nel caso in cui il personale addetto abbia necessità di entrare nella camera di scavo, deve far necessario ricorso a camere iperbarich. La lavorazione può avvenire in roccia, suolo, sottosuolo o anche sotto il livello del mare con pressioni che comunque superano almeno di 100 Pa la pressione atmosferica.
EFFETTI DELL'ESPOSIZIONE AD ATMOSFERE IPERBARICHE
L’esposizione ad atmosfere iperbariche fa sì che il gas inerte, presente nella miscela respiratoria che non prende parte agli scambi metabolici, passi nei tessuti del lavoratore. Quando egli torna alla pressione di partenza il gas inerte deve nuovamente tornare all’ambiente. Questo può essere un evento potenzialmente rischioso che deve essere reso compatibile con un lento rilascio del gas stesso.
Di seguito viene proposto un elenco delle patologie collegate al rischio iperbarico:
1) Ipossia: l'ipossia è una condizione patologica determinata da una carenza di ossigeno nell'intero organismo (ipossia generalizzata) o in una sua regione (ipossia tissutale). Il segno più tipico dell'ipossia tissutale è il pallore della cute e delle mucose che va esplorato in sedi specifiche come il palmo della mano, il padiglione auricolare, la mucosa dell'interno delle labbra e la congiuntiva palpebrale. Essa genera uno stato di confusione e spaesamento, paragonabile a quello di ubriachezza.
2) Avvelenamento da CO: la gravità di un’intossicazione da monossido di carbonio dipende dalla sua concentrazione nell’aria che si respira e dal tempo di esposizione. Pertanto, anche una lunga esposizione ad una concentrazione relativamente bassa di CO può causare una seria intossicazione. Quando ci s’immerge, la pressione parziale di CO aumenta con la profondità, tanto che persino una bassa concentrazione di CO (che a una normale pressione atmosferica non avrebbe alcuna conseguenza, neanche in seguito ad un’esposizione prolungata) diventa pericolosa con l’aumentare della profondità. Durante la discesa, l’emoglobina può sovraccaricarsi di CO, compromettendo l’assorbimento di ossigeno; d’altra parte, la maggiore pressione parziale di ossigeno può far sì che questo sia sufficiente a mantenere le cellule ossigenate. Durante l’immersione, inoltre, il minore apporto di ossigeno (attraverso l’emoglobina) è parzialmente compensato dalla quantità di ossigeno disciolto nel plasma. Tuttavia, durante la risalita, col ridursi della pressione parziale di ossigeno, anche la quantità di ossigeno disciolto decresce e ciò può facilitare l’ipossia. Questo è il motivo per cui i sintomi di un’intossicazione possono acuirsi durante o dopo la risalita. La contaminazione da monossido di carbonio è causata da impurità già presenti nell’aria quando è immessa nel
compressore o da contaminanti generati dal compressore stesso. I subacquei devono, dunque, assicurarsi che l’aria che utilizzano non sia contaminata.
3) Ipercapnia (CO2): l'ipercapnia è l'aumento nel sangue della concentrazione di anidride carbonica (CO2). L'anidride carbonica è un prodotto di scarto dei processi metabolici cellulari. Nei liquidi corporei si scioglie e forma l'acido carbonico, che durante l'espirazione, viene eliminato dai polmoni sotto forma di anidride carbonica. Se questo meccanismo diviene difettoso, l'acido carbonico determina l'acidosi respiratoria accumulandosi nel sangue. L'aumento della pressione parziale dell'anidride carbonica nel sangue è generalmente indice di insufficienza respiratoria per inadeguata ventilazione alveolare e in questo caso è associata a ipossia. In caso di ipercapnia sono diversi i sintomi associati che si possono manifestare a seconda della gravità della condizione, si va dall'aumento della frequenza cardiaca (tachicardia) o extrasistoli, dispnea, arrossamento della pelle, spasmi muscolari, aumento della pressione sanguigna, mal di testa, stato confusionale, letargia, fino ad arrivare a iperventilazione e disorientamento e perdita di coscienza. Nei casi più gravi può essere letale. Più nello specifico, quando la pressione dell'anidride carbonica aumenta oltre gli 8-9 kPa si ha dispnea e alterazioni del battito cardiaco, quando invece arriva a 9-10 kPa si va incontro a sincope ipercapnica, a 13-20 kPa si va incontro a stati comatosi e nei casi peggiori anche a morte
4) Tossicità dell’ossigeno (O2): la tossicità dell’ossigeno o iperossiemia è letteralmente una concentrazione eccessiva di ossigeno nel sangue. Un'esposizione prolungata all'ossigeno ad alte pressioni parziali (cioè la pressione alla quale respiriamo l’ossigeno) è tossica, e può provocare, a seconda della pressione e del tempo di esposizione, conseguenze a livello polmonare e neurologico. È detta "tossicità CNS" la tossicità dell'ossigeno sul sistema nervoso centrale (Central Nervous System). Gli effetti neurologici possono comprendere convulsioni, cecità e coma. Di solito non si presenta a meno che la pressione parziale dell'ossigeno non si avvicini o superi 1,6 bar. Tuttavia questo tipo di tossicità può essere molto insidiosa per un operatore subacqueo per via delle improvvise convulsioni che scatena e che sott'acqua possono portare alla perdita dell'erogatore. Gli effetti polmonari includono perdita di capacità e danni ai tessuti. Questo tipo di tossicità però emerge solo nelle lunghe esposizioni che superano 100 kPa di pressione parziale di ossigeno.
5) Narcosi d’azoto (N2) (detto anche “effetto Martini”): l’azoto ad elevate pressioni può avere un effetto narcotico sull’uomo e può causare un anormale stato di euforia, confusione mentale, senso di benessere, sintomi nervosi, nonché un intorpidimento delle normali funzioni cerebrali. I sintomi possono essere inizialmente lievi e aumentare man mano che il subacqueo scende in profondità. La narcosi può provocare vertigini e disorientamento e se il subacqueo continua a scendere, può portare alla perdita di coscienza
6) Iperventilazione: si definisce iperventilazione una serie frequente di atti respiratori che portano ad un aumento massiccio di ossigeno ed a una riduzione notevole dell'anidride carbonica nel sangue.
7) Dispnea: per dispnea si intende un tipo di respirazione faticosa che viene avvertita soggettivamente come "fame/bisogno d'aria" ed inadeguatezza del respiro e che comporta l'aumento dello sforzo per respirare, con la conseguenza di un impegno muscolare non spontaneo per compiere inspirazioni ed espirazioni.
8) Enfisema: l’aria che fuoriesce da un polmone danneggiato può infiltrarsi nello spazio compreso fra il cuore, i polmoni e la trachea. La pressione d’aria contro il cuore provoca dolore toracico, difficoltà respiratorie e languore. Dalla trachea, le bollicine possono risalire lungo la trachea per raccogliersi sotto la cute a livello del collo e del torace superiore provocando un enfisema sottocutaneo, che, se localizzato vicino la faringe, può causare difficoltà di parola e di respiro
9) Pneumotorace: i polmoni sono separati dalla parete toracica dalla membrana pleurica. Quando le bollicine d’aria vanno ad accumularsi nello spazio tra polmoni e la membrana pleurica, si forma una tasca d’aria che in casi estremi, durante la risalita in superficie del subacqueo, si espande fino a schiacciare i polmoni.
10) Sovradistensione gastro-intestinale: I gas che stazionano nell'intestino durante una risalita tendono a dilatarsi e di conseguenza a dilatare l'intestino stesso. I sintomi sono costituiti da dolori addominali identici a quelli di una colica. In casi estremi, se sono molto intensi, possono provocare malesseri sino ad un'eventuale sincope. Occorre pertanto risalire dolcemente per favorire il transito dei gas intestinali.
11) Barotrauma: si definisce barotrauma una lesione ai tessuti provocata dal mancato equilibrio fra la pressione dell'aria contenuta in una cavità corporea e la pressione dell'ambiente circostante. I barotraumi si hanno quando il corpo si muove in modo troppo repentino da o verso una condizione in cui la pressione è più elevata.
Questi traumi possono capitare sia durante le immersioni in apnea sia durante le immersioni con autorespiratore ad aria e interessano i seguenti organi:
Orecchio medio: la mancata compensazione dell'orecchio medio provoca danni che vanno dalla cosiddetta otite barotraumatica fino alla rottura del timpano.
Seni paranasali e frontali: la mancata compensazione dei seni paranasali provoca la cosiddetta sinusite barotraumatica che consiste nella rottura dei capillari della mucosa con conseguente stravaso di sangue nei seni, si manifesta con forti emorragie dal naso.
Occhi: durante un'immersione, sia in apnea sia con autorespiratore ad aria, l'aria che si trova all'interno della maschera deve essere compensata per evitare il cosiddetto "colpo di ventosa" che può provocare emorragie sottocongiuntivali, rotture di capillari ed ematomi alle palpebre.
Denti: in presenza di otturazioni difettose con intrappolamento d'aria si può verificare la cosiddetta "implosione" del dente.
12) Annegamento: l'annegamento è una forma di asfissia acuta da causa esterna meccanica, in cui la soppressione dell'atmosfera respirabile è determinata dalla ostruzione delle vie aree da parte dell'acqua o di altro liquido in cui il corpo, o almeno gli orifizi superiori delle vie aeree, siano immersi.
Sotto il profilo fisiopatologico, si distinguono due tipi di annegamento, quello umido e quello secco: nel primo, il più comune, l'iniziale spasmo della muscolatura intrinseca della laringe è rapidamente seguito da rilasciamento, con aspirazione di abbondanti quantità di liquido; nel secondo, invece, lo spasmo della glottide persiste a lungo e quando cessa non è più possibile l'aspirazione di acqua. Causa della morte è, nella maggior parte dei casi, un'aritmia cardiaca. I meccanismi fisiopatologici e il quadro clinico sono, come detto all'inizio, quelli dell'asfissia acuta, con anossia, ipercapnia (aumento della CO₂ nel sangue) e acidosi metabolica.
13) Ipotermia o ipertermia: In immersione il corpo tende a perdere rapidamente calore. Questo calo di temperatura corporea causa brividi e malessere. Gli effetti della diminuzione della temperatura interna sono i seguenti: diminuzione del metabolismo; aumento della frequenza respiratoria e del battiti cardiaco; brividi, confusione mentale, difficoltà di parola; perdita di conoscenza, respirazione irregolare; arresto respiratorio morte per collasso cardio-circolatorio. L’ipotermia va prevenuta con l’uso di opportune precauzioni, quale l’utilizzo di mute adeguate.
L’ipertermia si verifica quando la temperatura interna del corpo aumenta (colpo di sole e/o di calore).
E’ un problema che si può presentare quando si staziona al sole con la muta indossata per lunghi periodi. I sintomi sono stordimento, mal di testa, sudorazione. Il rimedio è spogliare il soggetto colpito e portarlo in un luogo fresco e fargli bere molta acqua.
14) Embolia gassosa arteriosa (EGA): quando il tessuto polmonare si rompe e nel circolo ematico entrano bollicine d’aria, il subacqueo può essere colpito da embolia gassosa arteriosa. Il sangue trasporta queste bollicine d’aria alle arterie più piccole fintanto che non si formerà un’occlusione, con la conseguente restrizione del flusso sanguigno. Ciò può avvenire in diverse parti del corpo, ma alcune bollicine d’aria possono arrivare fino al cervello, che è la peggiore forma di embolia gassosa arteriosa
15) Patologia da decompressione: scendendo in profondità, la pressione parziale dell’azoto inspirato nei polmoni aumenta, il sangue assorbe facilmente questo eccesso di gas e lo trasporta in soluzione ai tessuti. I tessuti quindi assorbono l’azoto e lo mantengono in soluzione alla pressione ambiente. Quando il subacqueo risale a una profondità minore e la pressione parziale dell’azoto diminuisce, il processo s’inverte. Il sangue che adesso arriva dai polmoni ha una pressione di azoto minore, quindi i tessuti rilasciano l’azoto nel sangue che a sua volta lo riporta ai polmoni dove viene espirato. Se il subacqueo risale troppo velocemente, l’azoto esce dalla soluzione e forma delle bollicine di gas nei tessuti e nel sangue che possono causare occlusioni e sintomi da decompressione (prurito, arrossamento della pelle, difficoltà respiratorie, tosse, sensazione di bruciore al petto, perdita di sensibilità, vertigini, paralisi, ecc. in base al distretto interessato)
16) Osteonecrosi iperbarica: l'osteonecrosi iperbarica è la morte ischemica dei costituenti cellulari sia di ossa che di midollo osseo provocata dal diminuire della pressione in un subacqueo saturo di azoto. Si verifica solo se vi è un’abbondante componente grassa nel midollo e naturalmente un'esposizione iperbarica senza decompressione adeguata. Dopo un’esposizione iperbarica sufficiente a causare una significativa perdita di gas, una decompressione non adeguata determina l’espansione delle bolle di gas con distruzione degli adipociti del midollo. In combinazione con altri fattori, tutto ciò provoca un infarto ischemico dell’osso
17) Effetti neurologici
18) Effetti sul DNA
Normativa Atmosfere Iperbariche
Il rischio iperbarico è da valutarsi facendo riferimento all’art.181 ddel D.lgvo 81/08
1.Nell'ambito della valutazione di cui all'articolo 28, il datore di lavoro valuta tutti i rischi derivanti da esposizione ad agenti fisici in modo da identificare e adottare le opportune misure di prevenzione e protezione con particolare riferimento alle norme di buona tecnica ed alle buone prassi.Le appropriate metodologie di valutazione e prevenzione, così come avviene per il microclima, vanno elaborate per ciascuna specifica condizione di lavoro, facendo riferimento alle norme di buona tecnica e di buona prassi ed agli standard esistenti.
DECRETO LEGGE 24 Gennaio 2012. Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività”, meglio noto come “decreto liberalizzazioni.
Il suddetto Decreto richiama la norma UNI 11366: 2010; “Sicurezza e tutela della salute nelle attività subacquee ed iperbariche professionali al servizio dell’industria – Procedure operative, Ente Nazionale Italiano di Unificazione, Milano, 2010.”
ll richiamo alla UNI 11366 nel Decreto Legge 24 gennaio 2012 definisce un quadro nazionale sia legislativo che normativo in grado di promuovere attività subacquee professionali all’insegna dei massimi standard di sicurezza per tutti gli operatori del settore.
DECRETO PRESIDENTE REPUBBLICA 23 marzo 1998, n. 126
Regolamento recante norme per l'attuazione della direttiva 94/9/CE in materia di apparecchi e sistemi di protezione destinati ad essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva
LEGGE 21 dicembre 1978, n. 845, Legge-quadro in materia di formazione professionale. (GU n.362 del 30-12-1978)
DECRETO MINISTERIALE 13 gennaio 1979 (in Gazzetta Ufficiale, 16 febbraio, n. 47). Istituzione della categoria dei sommozzatori in servizio locale
DECRETO MINISTERIALE 2 febbraio 1982
Modificazioni al decreto ministeriale 13 gennaio 1979 istitutivo della categoria dei sommozzatori in servizio locale.
DECRETO MINISTERIALE 20 ottobre 1986 (in G U, 2 dicembre, n° 280). Disciplina della pesca subacquea professionale.
LEGGE REGIONALE DELLA REGIONE TOSCANA n°54 DEL 30 luglio 1997, Disciplina della professione di guida ambientale.
LEGGE REGIONALE DELLA REGIONE SARDEGNA n°26 febbraio 1999 n° 9, Norme per la disciplina dell'attività degli operatori del turismo subacqueo.
LEGGE REGIONALE DELLA REGIONE LIGURIA n°4 luglio 2001 n. 19, Norme per la disciplina dell'attività degli operatori del turismo subacqueo.
Buone prassi per lo svolgimento in sicurezza delle attività subacquee – Approvate dalla Commissione Consultiva Permanente ex. Art.6 INAIL-ISPRA-ARPA (2013).
Norme tecniche UNI 11366: 2010 - Sicurezza e tutela della salute nelle attività subacquee ed iperbariche professionali al servizio dell’industria – Procedure operative, Ente Nazionale Italiano di Unificazione, Milano, 2010.
La norma UNI definisce i criteri e le modalità per l’esecuzione di attività subacquee ed iperbariche professionali al servizio dell’industria, le caratteristiche delle attrezzature e degli equipaggiamenti utilizzati ed i requisiti di natura professionale che deve possedere il personale coinvolto, tali da garantire la sicurezza e la tutela della salute dei medesimi lavoratori durante l’espletamento delle attività. La suddetta NORMA viene richiamata nel Decreto Legga 24 Gennaio 2012, un riferimento che le conferisce dunque un valore cogente.
UNI ISO 11107:2010 - Servizi per l'immersione ricreativa - Requisiti per i programmi di addestramento per le immersioni con aria arricchita nitrox (EAN)
La norma specifica il livello di competenza richiesto ad un subacqueo per conferirgli una certificazione di subacqueo con aria arricchita nitrox da parte di una organizzazione di addestramento. La norma specifica, inoltre, le condizioni alle quali deve essere fornito questo addestramento, in aggiunta ai requisiti generali per i servizi di immersione ricreativa specificati nella ISO 24803.
UNI ISO 11121:2010 - Servizi per l'immersione ricreativa - Requisiti per i programmi di addestramento introduttivi alle immersioni subacquee
La norma specifica i requisiti minimi per le organizzazioni di addestramento che offrono programmi di addestramento introduttivi all'esperienza di immersione subacquea, rivolti a non subacquei. Si applica a programmi che includono partecipanti che sono portati in un ambiente acquatico aperto. Essa non si applica a programmi che sono condotti esclusivamente in un ambiente acquatico confinato (per esempio le piscine). La norma specifica, inoltre, le condizioni alle quali deve essere fornito questo servizio, in aggiunta ai requisiti generali per i servizi di immersione ricreativa specificati nella ISO 24803.
UNI EN 15565:2008 - Servizi turistici - Requisiti per l'erogazione di programmi di formazione professionale e di qualifica delle guide turistiche
La presente norma è la versione ufficiale della norma europea EN 15565 (edizione marzo 2008). La norma specifica i requisiti minimi per l'erogazione di programmi di formazione professionale e qualifica delle guide turistiche.
UNI EN ISO 24801-1:2014 - Servizi per l'immersione ricreativa - Requisiti per la formazione di subacquei ricreativi - Parte 1: Livello 1 - Subacqueo non autonomo e/o guidato (Supervised Diver)
La presente norma è la versione ufficiale in lingua inglese della norma europea EN ISO 24801-1 (edizione aprile 2014). La norma specifica le competenze che un subacqueo ricreativo deve acquisire affinché gli venga assegnata la qualifica di subacqueo ricreativo dall’Organizzazione di formazione, che indica che egli ha raggiunto o superato il livello 1 di subacqueo ricreativo "Subacqueo non autonomo" e/o guidato e specifica i criteri di valutazione di tali competenze.
UNI EN ISO 24801-3:2014 - Servizi per l’immersione ricreativa - Requisiti per la formazione di subacquei ricreativi - Parte 3: Livello 3 – Guida subacquea (Dive leader)
La presente norma è la versione ufficiale in lingua inglese della norma europea EN ISO 24801-3 (edizione aprile 2014). La norma specifica le competenze che un subacqueo ricreativo deve acquisire affinché gli venga assegnata la qualifica di subacqueo ricreativo dall’Organizzazione di formazione, che indica che egli ha raggiunto o superato il livello 3 di subacqueo ricreativo "Guida subacquea" e specifica i criteri di valutazione di tali competenze.
UNI EN ISO 24802-1:2014 - Servizi per l'immersione ricreativa - Requisiti per la formazione degli istruttori subacquei - Parte 1: Livello 1
La presente norma è la versione ufficiale in lingua inglese della norma europea EN ISO 24802-1 (edizione aprile 2014). La norma specifica le competenze che un istruttore subacqueo deve acquisire affinché gli venga assegnata la qualifica di istruttore subacqueo dall’Organizzazione di formazione, che indica che egli ha raggiunto o superato il livello 1 di istruttore subacqueo e specifica i criteri di valutazione di tali competenze.
UNI EN ISO 24802-2:2014 - Servizi per l'immersione ricreativa - Requisiti per la formazione degli istruttori subacquei - Parte 2: Livello 2
La presente norma è la versione ufficiale in lingua inglese della norma europea EN ISO 24802-2 (edizione aprile 2014). La norma specifica le competenze che un istruttore subacqueo deve acquisire affinché gli venga assegnata la qualifica di istruttore subacqueo dall’Organizzazione di formazione, che indica che egli ha raggiunto o superato il livello 2 di istruttore subacqueo e specifica i criteri di valutazione di tali competenze.
ISO 24803:2007 - Recreational diving services -- Requirements for recreational scuba diving service providersLa presente norma specifica i requisiti per i fornitori di servizi nell’ambito della subacquea ricreativa.
In particolare specifica 3 aree di forniture di servizi:
-formazione ed istruzione
-immersioni organizzate e guidate per subacquei certificati
-noleggio di attrezzature subacquee
UNI EN 14467:2006 - Servizi per l'immersione ricreativa - Requisiti per i fornitori di servizi per l'immersione subacquea ricreativaLa presente norma è la versione ufficiale della norma europea EN 14467 (edizione febbraio 2004). La norma specifica i requisiti per i fornitori dei seguenti servizi nell'ambito dei servizi per l'immersione:
- addestramento e formazione;
- immersioni guidate e organizzate;
- fornitura dell'attrezzatura per le immersioni.
I fornitori di servizio possono offrire uno o più dei precedenti servizi. La norma definisce la natura e la qualità dei servizi al cliente e si applica solamente in un ambito contrattuale.
UNI EN 144-1: 2006 - Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Valvole per bombole per gas - Parte 1: Raccordo filettato per gambo di collegamento
La presente norma è la versione ufficiale in lingua italiana della norma europea EN 144-1 (edizione agosto 2000), dell’aggiornamento A1 (edizione aprile 2003) e dell’aggiornamento A2 (edizione giugno 2005). La norma si applica al collegamento tra una valvola per bombola di gas e una bombola per gas per apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Essa specifica le dimensioni e le tolleranze dei raccordi filettati da utilizzare negli apparecchi di protezione delle vie respiratorie e contiene i requisiti di resistenza all’impatto per il collegamento tra una bombola per gas e una valvola per bombola per gas.
UNI EN 144-2:2000 - Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Valvole per bombole per gas - Raccordi di uscita
La presente norma è la versione ufficiale in lingua italiana della norma europea EN 144-2 (edizione novembre 1998). La norma si applica al raccordo filettato usato per collegare la valvola della bombola per gas e il riduttore di pressione per i dispositivi di protezione delle vie respiratorie, ad eccezione di quelli per immersioni subacquee, contenenti aria respirabile, ossigeno o ossigeno/azoto. Essa specifica le dimensioni e le tolleranze per i raccordi utilizzati per gli apparecchi di protezione delle vie respiratorie.
UNI EN 144-3:2004 - Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Valvole per bombole per gas - Parte 3: Raccordi di uscita per gas per l immersione subacquea, Nitrox e ossigeno
La presente norma è la versione ufficiale in lingua italiana della norma europea EN 144-3 (edizione febbraio 2003) e tiene conto dell’errata corrige del dicembre 2003 (AC:2003). La norma si applica al raccordo filettato usato per collegare la valvola della bombola per gas e il riduttore di pressione per gli apparecchi di protezione delle vie respiratorie per l immersione subacquea contenenti Nitrox respirabile con un tenore di ossigeno maggiore del 22% o ossigeno. La norma specifica le dimensioni e le tolleranze per i raccordi utilizzati per gli apparecchi di protezione delle vie respiratorie.
UNI EN 137:2007 - Dispositivi di protezione delle vie respiratorie - Autorespiratori a circuito aperto ad aria compressa con maschera intera - Requisiti, prove, marcatura
La presente norma è la versione ufficiale della norma europea EN 137 (edizione novembre 2006). La norma specifica i requisiti prestazionali minimi per autorespiratori a circuito aperto ad aria compressa con maschera intera utilizzati come dispositivi di protezione delle vie respiratorie, eccetto gli apparecchi per la fuga e per uso subacqueo. Questo equipaggiamento è destinato ad essere utilizzato in situazioni di lavoro in cui il rischio di sovrapressurizzazione delle bombole equipaggiate con le loro valvole, dovuto a condizioni ambientali molto calde, è basso. Prove di laboratorio e prove pratiche di impiego sono incluse per la verifica di conformità ai requisiti.
UNI EN 138:1996 - Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Respiratori a presa d'aria esterna per l'uso con maschera intera, semimaschera o boccaglio. Requisiti, prove, marcatura
Versione in lingua italiana della norma europea EN 138 (edizione agosto 1994). Definisce i requisiti minimi e i relativi metodi di prova per i respiratori a presa d'aria esterna da utilizzare con maschere intere, semimaschere o boccagli come dispositivi di protezione delle vie respiratorie. Sono inoltre fornite indicazioni in merito alla marcatura e alle istruzioni per l'uso.
UNI EN 145:2001 - Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Autorespiratori a circuito chiuso ad ossigeno compresso o ad ossigeno-azoto compressi - Requisiti, prove, marcatura
La presente norma è la versione ufficiale in lingua italiana della norma europea EN 145 (edizione agosto 1997) e dell'aggiornamento A1 (edizione marzo 2000). La norma specifica i requisiti minimi per gli autorespiratori a circuito chiuso ad ossigeno compresso (O2) e ad ossigeno- azoto compressi (O2 - N2), utilizzati come apparecchi di protezione delle vie respiratorie, ad eccezione degli apparecchi destinati alla fuga e all'uso subacqueo.
UNI EN ISO 15027-1 :2012 - Tute di protezione termica in caso di immersione - Tute da indossare permanentemente, requisiti inclusa la sicurezza
La presente norma è la versione ufficiale della norma europea EN ISO 15027-1 (edizione novembre 2012) e tiene conto delle correzioni introdotte il 21 novembre 2012. La norma specifica i requisiti prestazionali e di sicurezza delle tute di protezione termica in caso di immersione. Essa si applica alle tute da indossare permanentemente.
UNI EN ISO 15027-2 :2012 - Tute di protezione termica in caso di immersione - Tute per abbandono, requisiti inclusa la sicurezza
La presente norma è la versione ufficiale della norma europea EN ISO 15027-2 (edizione novembre 2012). La norma specifica i requisiti prestazionali e di sicurezza delle tute di protezione termica in caso di immersione. Essa si applica alle tute per abbandono.
UNI EN ISO 15027-3 :2012 - Tute di protezione termica in caso di immersione - Parte 3: Metodi di prova
La presente norma è la versione ufficiale della norma europea EN ISO 15027-3 (edizione novembre 2012) e tiene conto delle correzioni introdotte il 21 novembre 2012. La norma specifica i metodi di prova per le tute di protezione termica in caso di immersione. Essa si applica alle tute da indossare permanentemente e alle tute per abbandono.
UNI EN 1127-1:2011 - Atmosfere esplosive - Prevenzione dell'esplosione e protezione contro l'esplosione - Parte 1: Concetti fondamentali e metodologia
La presente norma e' la versione ufficiale della norma europea EN 1127-1 (edizione luglio 2011). La norma specifica i metodi per l'identificazione e la valutazione delle situazioni pericolose che conducono all'esplosione e le misure di progettazione e costruzione adeguate alla sicurezza richiesta.
UNI EN 1127-2:2014 - Atmosfere esplosive - Prevenzione dell'esplosione e protezione contro l'esplosione - Parte 2: Concetti fondamentali e metodologia per attività in miniera
La presente norma è la versione ufficiale in lingua inglese della norma europea EN 1127-2 (edizione giugno 2014). La norma fornisce linee guida generali per la prevenzione dell’esplosione e la protezione contro le esplosioni nelle miniere mediante la definizione di concetti fondamentali e metodologia per la progettazione e costruzione di equipaggiamenti, sistemi di protezione e componenti.
UNI EN 1834-2:2001 - Motori alternativi a combustione interna - Requisiti di sicurezza per la progettazione e la costruzione di motori per l'utilizzo in atmosfere potenzialmente esplosive - Motori del gruppo I per l'utilizzo in lavori sotterranei in atmosfere grisoutose con o senza polveri infiammabili
La presente norma è la versione ufficiale in lingua italiana della norma europea EN 1834-2 (edizione gennaio 2000). La norma specifica i requisiti e/o le misure di sicurezza atte ad eliminare i pericoli e limitare i rischi relativi ai motori alternativi a combustione interna ad accensione per compressione appartenenti al gruppo I, categoria M 2, da utilizzarsi in lavori sotterranei in atmosfere grisoutose con o senza polveri infiammabili.
UNI EN 250:2006 - Respiratori - Autorespiratori per uso subacqueo a circuito aperto ad aria compressa - Requisiti, prove, marcatura
La presente norma è la versione ufficiale in lingua inglese della norma europea EN 250 (edizione aprile 2014). La norma si applica agli autorespiratori per uso subacqueo a circuito aperto ad aria compressa e ai relativi gruppi componenti.
EN 14225-1:2005 - Mute umide
This document specifies the construction and performance requirements (including thermal) of wet suits for wear by divers for underwater activities where the user is breathing underwater. Marking, labelling, information to be provided at the point of sale, and instructions for use are also specified. Laboratory and practical performance tests are specified. Short sleeve jackets, short-leg trousers, under and over-garments, and separate accessories such as gloves, hoods and boots are not within the scope of this document.
EN 14225-2:2005 - Mute stagne
This document specifies the construction and performance, of dry suits for wear by divers for underwater activities where the user is breathing underwater. Marking, labelling, information to be provided at the point of sale, and instructions for use are also specified. Laboratory and practical performance tests are specified.
UNI EN 14931:2006 Camere iperbariche per persone - Camere iperbariche multiposto per terapia iperbarica - Prestazioni, requisiti di sicurezza e prove
La presente norma è la versione ufficiale della norma europea EN 14931 (edizione giugno 2006). La norma si applica alle prestazioni, ai requisiti di sicurezza e ai metodi di prova associati delle camere iperbariche multiposto per terapia iperbarica.
Il rischio da esposizione ad ATMOSFERE IPERBARICHE è un rischio multifattoriale che va valutato tenendo in considerazione gli altri rischi specifici del contesto lavorativo in cui si opera.
I rischi specifici da atmosfere iperbariche sono legati sia all’adattamento dell’organismo alle variazioni della pressione esterna sia alle variazioni della pressione parziale dei differenti gas che vengono inalati dall’operatore.
Considerando che non esiste un capo specifico del Decreto 81/2008 per questo agente, è necessario ai fini della valutazione del rischio, fare riferimento all’articolo 181 secondo il quale la valutazione del rischio deve far riferimento alle norme di buona tecnica ed alle buone prassi. Nel seguito si individuano i principali criteri valutativi del rischio iperbarico per le tre categorie di attività ove tale rischio è presente.
1 - ATTIVITA’ IPERBARICHE A SECCO (CASSONISTI/LAVORI DI ESCAVAZIONE NEI TUNNEL TBM)
RIFERIMENTO NORMATIVO: D.P.R 321/56
Il riferimento normativo ancora in vigore per tali tipologie di attività è il D.P.R 321/56, che specifica accuratamente la procedura di decompressione, è da considerarsi obsoleto.
Le procedure di compressione e decompressione sono enunciate nei seguenti articoli:
Art. 28 (Compressione e decompressione): vengono specificate le tempistiche di compressione e decompressione
Art. 36 (Durata del lavoro): in questo articolo viene presentata una tabella dove si indicano i limiti di durata del lavoro
Le procedure indicate in questo articolo risultano oboslete ed espongono il lavoratore ad un doppio stress decompressivo, in quanto prescrivono di spezzare il turno di lavoro in due parti e di trascorrere l’intervallo tra i due periodi all’aria aperta. L’unificazione dei periodi deve essere espressamente autorizzata dall’ispettorato al Lavoro e anche in questo si riscontrano criteri degli anni '50 non più attuali.
Un importante riferimento ai fini della sicurezza è costituito dalla norma UNI EN 12110:2014 “Macchine per scavo meccanizzato di gallerie. Zone di pressione. Requisiti di sicurezza" .
Informazioni dettagliate in Allegato 1. 2 - ATTIVITÀ SUBACQUEE
UNI 11366 : 2010
BUONE PRASSI ex. Art.6 INAIL-ISPRA-ARPA (2013)
Il Decreto legge 24 gennaio 2012 “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività”, meglio noto come “decreto liberalizzazioni”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, all’articolo 16 (“Sviluppo di risorse energetiche e minerarie nazionali strategiche”) richiama la norma UNI 11366 : 2010; “Sicurezza e tutela della salute nelle attività subacquee ed iperbariche professionali al servizio dell’industria – Procedure operative, Ente Nazionale Italiano di Unificazione, Milano, 2010.”
Di seguito vengono riportate una serie di indicazioni contenute nella norma UNI 11366:2010 e nelle buone prassi riportate nella sessione "Normativa", per gli approfondimenti consultare l’Allegato2. QUALIFICHE E RESPONSABILITA’
DATORE DI LAVORO: è responsabile di tutte le attività ed è garante della sicurezza delle attività subacquee.
CAPOCANTIERE SUBACQUEO – DIVING SUPERINTEND: quando presente, è l’unico in carica come preposto alla sicurezza (ADDESTRAMENTO COME INDICATO NEL TESTO UNICO) e responsabile per la sicurezza durante tutte le fasi del progetto.
SUPERVISORE SUBACQUEO – DIVING SUPERVISOR: il supervisore subacqueo è designato per iscritto dal contrattista quale responsabile per la sicurezza delle immersioni da lui dirette ed è il preposto alla sicurezza in quei cantieri subacquei in cui non è presente il capocantiere subacqueo.
TECNICO IPERBARICO DI ALTO FONDALE – LIFE SUPPORT TECHNICIAN: il tecnico iperbarico di alto fondale deve essere esperto nell’applicazione delle procedure d’immersione per alti fondali, deve conoscere le procedure di trattamento terapeutico e deve seguire le disposizioni igienico-sanitarie.
SOMMOZZATORE (OTS)– DIVER : i sommozzatori devono essere in possesso di un valido certificato di idoneità all’attività subacquea rilasciato da un medico specializzato in medicina del nuoto e delle attività subacquee o da un medico diplomato da master di 2° livello in medicina subacquea e iperbarica.
REQUISITI PROFESSIONALI DEGLI OPERATORI SUBACQUEI Di seguito sono elencati i requisiti richiesti agli operatori. Per approfondimenti consultare l’Allegato2.
IDONEITA’ ALLA MANSIONE SPECIFICA
AUTORIZZAZIONE ALLA MANSIONE
COMPOSIZIONE DELLE SQUADRE DI LAVORO
Le squadre subacquee avranno poi una loro configurazione specifica in base alla tipologia di lavoro svolto. Nella norma si fa riferimento alle seguenti categorie. Per approfondimenti consultare l’Allegato2.
OPERAZIONI SUBACQUEE IN BASSO FONDALE ENTRO 12m
OPERAZIONI SUBACQUEE IN BASSO FONDALE OLTRE 12m
OPERAZIONI SUBACQUEE CON CAMPANA APERTA – IMMERSIONI AD ARIA IN CAMPANA APERTA
OPERAZIONI SUBACQUEE CON CAMPANA APERTA – IMMERSIONI AD ELIOX IN CAMPANA APERTA
OPERAZIONI SUBACQUEE IN ALTO FONDALE CON TECNICA DI BELL BOUNCE
OPERAZIONI SUBACQUEE IN ALTO FONDALE CON TECNICA DI SATURAZIONE
DOCUMENTI DI REGISTRAZIONE DELLE ATTIVITÀ D’IMMERSIONE
Nella norma sono contenute le specifiche di tutti i documenti da compilare per le immersioni.
Per approfondimenti consultare l’Allegato2.
PROGRAMMA DELLE ATTIVITA’ SUBACQUEE: tutte le immersioni devono essere pianificate, tenendo conto delle competenze del subacqueo con minore esperienza.
SCHEDA PER ‘IMMERSIONE PROGRAMMATA: il Capocantiere Subacqueo prima dell’immersione compila la “Scheda per l’immersione programmata”.
REGISTRO DI IMMERSIONE: il Registro d’immersione, in formato cartaceo o elettronico, è compilato a fine immersione dal Capocantiere Subacqueo e conservato dal Supervisore Subacqueo
LIBRETTO INDIVIDUALE DI IMMERSIONE: è costituito da un registro personale cartaceo o elettronico in cui sono annotati tutti i dati delle immersioni effettuate dal singolo operatore.
PROCEDURE D’IMMERSIONE Per approfondimenti consultare l’Allegato2.
PROCEDURE PRE-IMMERSIONE:
Predisposizione dell’assistenza di superficie
PROCEDURE D’IMMERSIONE
PROCEDURE POST-IMMERSIONE 3 - OSSIGENOTERAPIA IPERBARICA
Di seguito sono sintetizzate le principali indicazioni per la valutazione del rischio degli operatori delle camere iperbariche in ambito sanitario, basate sulle LINEE GUIDA ISPESL, sulle raccomandazioni europee di buone prassi e su linee guida regionali ed internazionali, riportate nell'allegato 3.
MISURE DI SICUREZZA: Le misure di sicurezza riguardanti i locali destinati al contenimento e al funzionamento delle camere iperbariche devono essere descritte in dettaglio nel MANUALE DI SICUREZZA redatto e firmato dal responsabile della struttura. Inoltre, nei luoghi di lavoro devono essere posizionati appositi manifesti che contengono informazioni specifiche sulla sicurezza. La stesura di tali norme dovrà prendere in considerazioe quanto espressamente indocato dal costruttore nel Manuale di Istrizioni ed uso della camera per ossigenoterapia iperbarica. Esso dovrebbe riportare indicazioni in relazione a quanto indicato nei seguenti punti:
SISTEMI PRESENTI NELLE CAMERE IPERBARICHE: Tutte le prescrizioni devono essere contenute in un dettagliato DOCUMENTO TECNICO.
Le misure di prevenzione e protezione e la gestione delle emergenze in ambito iperbarico sono da progettarsi ed attuarsi in relazione allo specifico contesto operativo, logistico e strutturale in cui queste si svolgono. Le tipologie di lavoratori coinvolte sono molto diverse fra loro, come sono diversi i contesti in cui devono essere gestite le emergenze: ad esempio in alcuni cantieri tutte le procedure inerenti le emergenze possono essere affidate al 118, in altre sarà necessario predisporre in cantiere camere iperbariche e assistenza medica iperbarica in loco, laddove la logistica e le infrastrutture presenti non consentano la garanzia dell’intervento del 118 e/o la fruibilità di camere iperbariche presso strutture sanitarie presenti nell’area di intervento.
Il piano di Emergenza dovrà definire le procedure specifiche da adottarsi al verificarsi di una “emergenza” intesa come una qualsiasi “situazione alterata rispetto alle normali condizioni lavorative dalla quale possano derivare, o siano già derivati, incidenti o infortuni “.
Il piano di emergenza ha i seguenti obiettivi:
ridurre i pericoli alle persone;
prestare soccorso agli infortuni, per quanto possibile;
circoscrivere e contenere l’evento in modo da non coinvolgere impianti e/o strutture che a loro volta potrebbero, se interessati, diventare ulteriore fonte di pericolo;
consentire l’intervento più rapido e più agevole possibile alle strutture esterne di soccorso;
ripristinare al termine dell’emergenza le normali condizioni di lavoro per permettere la ripresa delle attività in sicurezza.
ATTIVITA’ IPERBARICHE A SECCO (cassonisti/lavori di escavazione in tunnel: TBM)
Di seguito sono riportati criteri generali tratti dalle Norme “Buone prassi per lo svolgimento in sicurezza delle attività subacquee” – Approvate dalla Commissione Consultiva Permanente ex. Art.6 INAIL-ISPRA-ARPA ed esperienze condotte in campo presso cantieri TAV dove si utilizzano le TBM.
I principali criteri di prevenzione e protezione inerenti il macchinario sono contenuti nella norma UNI EN 12110:2014 “Macchine per scavo meccanizzato di gallerie. Zone di pressione. Requisiti di sicurezza”. La suddetta norma contiene indicazioni per la progettazione, la costruzione, l’equipaggiamento, la marcatura e le prove di sicurezza per le “ZONE IN PRESSIONE” e le “PARATIE STAGNE” che si utilizzano nei lavori di SCAVI DI GALLERIE.
Come indicato nella norma, tutte le zone in pressione devono essere costituite da almeno 2 comparti direttamente interconnessi, da una CAMERA PRINCIPALE e da una CAMERA D’INGRESSO accessibile dalla pressione atmosferica.
La zona in pressione per il passaggio di PERSONALE deve essere sufficientemente ampia e progettata in modo che, prima della decompressione di un ferito, sia possibile collocarlo sulla barella in pressione permettendo ad un operatore di essere pressurizzato e di entrare nello spazio dove si trova il ferito. Deve essere quindi sempre possibile trasferire il ferito sulla barella attraverso la zona in pressione e sottoporlo a decompressione mentre è sdraiato sulla barella. Un operatore deve sempre poter accompagnare il ferito.
Per informazioni più dettagliate sulla progettazione in sicurezza si rimanga al paragrafo 5 della suddetta norma.
L’accesso agli ambienti iperbarici può avvenire soltanto previa autorizzazione del Medico Iperbarico e solo a personale che abbia ricevuto un’adeguata formazione teorica e pratica di soccorso in ambiente iperbarico.
L’informazione e la formazione sarà eseguita prima che i lavoratori siano stati adibiti all’attività specifica e saranno ripetuti con una frequenza definita nel documento, e comunque ogni volta che si verificano nelle lavorazioni cambiamenti o nuovi apporti scientifici che influiscono sulla natura e sul grado dei rischi.
Per indicazioni più dettagliate sull’utilizzo delle camere iperbariche è necessario far riferimento ai relativi manuali d’uso dove sono contenute le specifiche indicazioni sulla sicurezza, da recepire nel documento di valutazione del rischio, e utilizzare ai fini della formazione ed addestramento del personale
La valutazione della necessità di organizzare presso il cantiere un presidio medico fisso si basa sulla vicinanza di presidi Ospedali e/o Pronto Soccorso ed alla disponibilità di infrastrutture di trasporti e logistica che consentano il trasferimento del lavoratore in casi di necessità in tempi accettabili ai fini del soccorso. In tal caso, il paziente trattato in camera iperbarica, viene poi trasferito nel più vicino presidio ospedaliero.
In tal caso è indispensabile che sia stipulato un accordo specifico con le strutture sanitarie di riferimento e siano definite in dettaglio le procedure di trasferimento presso la struttura sanitaria di riferimento.
Per prevenire il rischio di embolie il personale deve ritornare alla pressione atmosferica lentamente secondo modalità prestabilite.
Per questo è necessario che transiti nella camera “principale” della TBM, passaggio obbligato per entrare e uscire dalla camera di scavo.
Le persone sostano in tale camera per il tempo previsto dalla decompressione che dipende dal tempo trascorso nella camera di scavo e dalla profondità raggiunta.
Le camere sono manovrate da personale addestrato a condurre le camere iperbariche sotto la supervisione del medico iperbarico.
Il personale designato a svolgere lavori in iperbarismo deve essere adeguatamente informato e formato ed ha conseguito l’idoneità specifica.
Obiettivo del piano di emergenza è :
prestare soccorso agli infortuni;
Di seguito sono riportati due esempi facendo riferomento alle norme di buona tecnica e buone prassi nazionali ed internazionali.CON CAMERA IPERBARICAPer il personale dovrà essere predisposta una camera iperbarica omologata secondo le leggi vigenti in materia e dovrà consentire l’accesso al fronte nel modo più sicuro, agevole e rapido.
Dovrà prevedere le seguenti principali caratteristiche:
camera principale per almeno N persone: il numero di persone N è funzione delle modalità organizzative del cantiere (numero lavoratori simultaneamente operanti in iperbarismo)
camera di soccorso per almeno N persone;
pressione di esercizio almeno sino a 3 bar.
Tali camere dovranno essere completamente equipaggiate con porte, oblò ed equipaggiamento interno e saranno localizzate nella parte superiore della struttura dello scudo. Le porte d’accesso devono permettere il passaggio di una lettiga per il trasporto delle persone. Ogni scomparto dovrà essere dotato di tutte le attrezzature necessarie e regolamentari per l’aria compressa, l’illuminazione, comunicazione ed i meccanismi di compressione e decompressione, sistema antincendio a pioggia d’acqua, sistema d’emergenza per decompressione con ossigeno e finestre fisse per guardare all’interno. In ogni camera deve essere previsto un impianto antincendio ad acqua pressurizzata.
Infine deve essere prevista una camera iperbarica per la movimentazione di materiali ed utensili collocata in adiacenza a quella per il personale.
CON VAGONE SANITARIO
All’interno della galleria viene allestito un “Treno d’Emergenza” con il locomotore dedicato. Il Treno riservato all’Emergenza, utilizzato in collaborazione con i VVF, è dotato di una telecamera ad infrarossi.
Sul Treno di Emergenza è posizionato il container con il materiale per i VVFF, riportante la scritta “Vigili del Fuoco- Attrezzatura di Soccorso”.
Tale container può essere posizionato sull’uno o sull’altro treno di emergenza a seconda della necessità. All’interno è presente un sistema in grado di generare una sovrapressione (mediante bombole di aria compressa) che impedisce l’ingresso dei fumi all’interno dell’abitacolo. Il Treno è condotto da un locomotorista, e sarà SEMPRE presente all’imbocco delle gallerie o nei pressi delle vare arre di lavoro in galleria.
Il locomotorista dovrà essere identificabile dalla divisa di lavoro indossata.
Saranno opportunamente individuate le modalità di accesso e trasferimento dei lavoratori presso i poli ospedalieri di riferimento in collaborazione con i servizi di emergenza presenti in loco (VVFF, 118)
Come nel caso dei cantieri TBM anche nel caso di attività subacquee le misure di prevenzione e protezione e la gestione delle emergenze in ambito iperbarico sono da progettarsi ed attuarsi in relazione allo specifico contesto operativo, logistico e strutturale in cui queste si svolgono. Le tipologie di lavoratori coinvolte sono molto diverse fra loro, come sono diversi i contesti in cui devono essere gestite le emergenze: ad esempio in alcuni cantieri tutte le procedure inerenti le emergenze possono essere affidate al 118, in altre sarà necessario predisporre camere iperbariche e assistenza medica iperbarica in loco, laddove la logistica e le infrastrutture presenti non consentano la garanzia dell’intervento del 118 e/o la fruibilità di camere iperbariche presso strutture sanitarie presenti nell’area di intervento.
Di seguito sono riportati criteri generali tratti dalle norme di buona tecnica e buone prassi nazionali ed internazionali.
Procedure di emergenza in immersione
Problemi di compensazione e rottura del timpano
Operatore disperso
Piccole perdite di miscela respiratoria
Blocco dell’erogatore in autoerogazione continua e/o perdita di miscela respiratoria cospicua
Arresto dell’erogazione di miscela respiratoria
Improvvisa spinta verso l’alto (pallonata)
Allagamento della muta stagna o del GAV
Perdita della maschera
Malfunzionamento del computer subacqueo
Narcosi da profondità e vertigini alterno bariche
Ferimenti e urticazioni
Perdita di strumenti di lavoro
Procedure di emergenza sanitaria subacquea in superficie
Il subacqueo deve interrompere l’immersione quando ritiene vengano meno le condizioni di sicurezza comunicandolo al resto del gruppo d’immersione. In nessun caso un subacqueo può riemergere da solo ma deve essere sempre accompagnato in superficie da almeno un altro subacqueo garantendo il numero minimo di membri del gruppo in immersione.
L’immersione dovrà essere obbligatoriamente interrotta al raggiungimento della pressione di 50 bar nella bombola. Il ricorso alla riserva deve essere un provvedimento di emergenza per risalire, cui ricorrere solo in caso d’imprevisti consumi dovuti alle più diverse cause.
In caso di risalita lontana dalla barca appoggio o dal pallone di segnalazione deve essere utilizzato il pallone di segnalazione di emergenza gonfiabile in immersione, in dotazione obbligatoria a ciascun OTS, lanciato da una profondità non superiore a 10 m e sagole libere, non vincolate al subacqueo.
Richieste d’interruzione anticipata dell’immersione da parte dell’assistente di superficie devono essere comunicate mediante idoneo avvisatore acustico subacqueo (tipo sirena a gas compresso, ecc.).
In immersione, ogni situazione è diversa dall’altra ma, se analizzate secondo il perché, il come e il quando intervenire, risulterà più facile la prevenzione e l’intervento. Per ogni situazione saranno descritti nell’ordine:
Circostanze, cause e prevenzione
Comportamento dell’interessato
Primo intervento dei colleghi d’immersione.
Determinata da errate o tardive manovre compensatorie, sia in discesa che in risalita, prevenibile con adeguato addestramento e mantenendo sempre la disponibilità di una mano, per questo eventuali strumenti devono essere fissati, con sistemi di aggancio/sgancio rapido per essere lasciati di mano in qualunque circostanza.
In nessun caso forzare le variazioni di profondità, avvisare i colleghi della difficoltà.
Prestare assistenza, se necessario e possibile, avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.
Può succedere che uno o più operatori perdano contatto con i colleghi per ridotta visibilità, per problemi di gestione del gruppo o, più banalmente, per una distrazione:
- durante un’immersione, soprattutto in caso di scarsa visibilità, è necessario che tutto il gruppo sia unito ed ordinato, ove lo si ritenga necessario è possibile assegnare una mansione di raccordo o coordinamento ad uno degli operatori non impegnato in altre attività oppure ricorrere a sistemi di comunicazione (es.: granfacciali con comunicatori a ultrasuoni);
- spesso è la corrente la causa di dispersione del gruppo soprattutto, in risalita; è per questo che occorre mantenere con i colleghi un contatto visivo molto stretto.
Appena ci si rende conto dello smarrimento, se l’ultimo contatto visivo è stato recente, è possibile individuare il resto del gruppo guardando a 360 gradi intorno a se, in alto ed in basso, cercando di avvistare le bolle dei compagni o qualche elemento colorato dell’attrezzatura, trascorso il tempo limite delle ricerche concordato e definito nella scheda di immersione programmata, tutti devono avvicinarsi il più possibile al punto di riemersione e avviare la procedura di riemersione corretta.
Appena riemersi, insieme all’assistente di superficie, verificare la presenza di tutti i membri del gruppo e, in caso di assenze, provare a individuare la risalita di bolle del / dei dispersi mentre è predisposta un’immersione di recupero.
Durante l’immersione un evento improvviso e inaspettato può determinare in un subacqueo una condizione di ansia o addirittura di panico che, specie in presenza di altre concause come la mancanza d’aria, può ingenerare aggressività nei confronti dei compagni alla ricerca di un irrazionale aiuto.
In caso d’insorgenza di stati d’ansia e prima che possano sfociare in panico è necessario intervenire fermandosi e interrompendo attività in corso, respirare con calma, riflettere sull’accaduto ed eventualmente agire per rimuovere la causa di panico.
Ravvisata una situazione di panico, comunicare con il soggetto mantenendo una distanza di sicurezza, avvicinarsi per prestare assistenza solo se si è padroni delle necessarie tecniche di intervento, svincolo e immobilizzazione in immersione.
Generalmente dovute a scarsa manutenzione, invecchiamento o difetti di fabbricazione, possono essere di lieve entità e non destare particolare preoccupazione anche se possono aumentare i consumi o determinare graduali variazioni di assetto.
Spesso è difficile accorgersi da soli di piccole perdite, occorre prestare attenzione a piccoli rumori di bolle e alle perdite di assetto del GAV, una volta ravvisate, chiedere una verifica dell’entità ai colleghi, tentare di emarginarla e valutare se sia il caso di interrompere l’immersione.
Prestare attenzione e segnalare piccole perdite di gas ai colleghi da parte dei loro DPI.
La cattiva manutenzione dell’erogatore, delle fruste e degli attacchi è la causa più frequente di questo tipo di inconveniente ma altre cause possono essere legate all’ingresso di sabbia o sporcizia nell’erogatore o nel pulsante di erogazione, congelamento, ecc. La prevenzione consiste nell’accurata manutenzione e nella scelta di DPI di elevata qualità.
Mantenere la calma, richiedere soccorso, tentare di individuare la causa e, possibilmente con l’aiuto di altri, intervenire rapidamente anche chiudendo il rubinetto a monte della perdita e, se necessario, passando alla fonte alternativa d’aria, valutare con i colleghi se l’autonomia residua e l’entità della perdita di funzionalità dell’attrezzatura richiedano l’interruzione dell’immersione.
Osservata una colonna continua di bolle, avvicinarsi rapidamente per offrire assistenza e se necessario una fonte d’aria alternativa, in quest’ultimo caso avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.
Le cause possono essere un malfunzionamento dell’erogatore, prevenibile con accurata manutenzione e scegliendo erogatori di elevata qualità, oppure l’esaurimento della scorta di miscela respiratoria, prevenibile con un frequente controllo del consumo, se non a seguito di imprevedibili perdite cospicue.
Se l’erogazione dell’aria cessa in maniera graduale, il pericolante ha modo di verificare con calma cosa sta accadendo e, se possibile, di porre rimedio alla situazione ad esempio cambiando erogatore o chiedendo una fonte alternativa agli altri colleghi; se l’interruzione è rapida più probabilmente è dovuta a un blocco meccanico immediatamente risolvibile passando al secondo erogatore indipendente, raggiungere rapidamente il collega più vicino e in ogni caso non tentare risalite d’emergenza se la profondità è superiore ai 10 m.
Al segnale di richiesta d’aria fornire immediatamente la propria fonte alternativa, poi avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.
La causa può essere una risalita senza scaricare il GAV, il malfunzionamento delle valvole di carico del GAV o della muta stagna, la perdita della zavorra o l’uso sbagliato di palloni e boe. La prevenzione consiste nell’adeguata manutenzione, il corretto fissaggio e utilizzo dell’attrezzatura, un costante controllo di assetto durante l’immersione.
Azionare immediatamente la valvola di scarico rapido posta in posizione più elevata, se possibile aggrapparsi a qualche cosa di fisso, identificare e intervenire immediatamente sulla causa:
- se è una valvola di carico bloccata staccare la relativa frusta
- se è un pallone o boa abbandonare immediatamente la presa
- utilizzare zavorre di fortuna (es. sassi).
Intervenire prontamente fornendo assistenza ed assetto negativo scaricando completamente il proprio GAV e manovrando il GAV dell’OTS in difficoltà, cercare di intervenire sulle cause senza rischiare di essere trascinati verso l’alto. Avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.
Le cause più comuni sono tagli, rotture della cerniera o delle valvole, soprattutto a causa di invecchiamento e/o cattiva manutenzione. Una buona prevenzione consiste anche in una corretta e non eccessiva pesata d’assetto.
Chiedere assistenza e NON togliersi la zavorra. Il GAV può sopperire alla mancanza di spinta della muta e viceversa.
Prestare assistenza, avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.
Evento molto raro, causato da un urto o rottura delle cinghie, che devono essere verificate in buono stato.
Se si è nei pressi del fondale, verificare la possibilità di recupero della maschera, eventualmente trattenendola con le mani o con elastici di scorta, se disponibile indossare la maschera di scorta oppure attirare l’attenzione dei colleghi per farsi riaccompagnare in superficie.
Prestare assistenza, verificare la possibilità di recupero della maschera, avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.
Le principali cause di malfunzionamento di un computer subacqueo sono da imputare ad un difetto di fabbricazione, ad una cattiva manutenzione (es.: batterie scariche, ecc.), o ad urti accidentali durante le immersioni. La manutenzione comprende l’accurato controllo dello stato di carica delle batterie che alimentano lo strumento, e dell’eventuale cinturino la cui rottura potrebbe determinare la perdita dello strumento.
In caso di spegnimento, allagamento, perdita o dati palesemente errati (verificare profondità massima e tempo d’immersione con i colleghi), utilizzare i propri strumenti di riserva, che come minimo devono comprendere orologio, profondimetro e tabelle e pianificare di conseguenza il resto dell’immersione e la risalita. In totale assenza di strumenti seguire la risalita dei colleghi che hanno svolto un profilo d’immersione più simile. In mancanza anche di assistenza per smarrimento dei colleghi, risalire lentamente senza superare la velocità delle bolle più piccole emesse dall’erogatore durante l’espirazione ed eseguire una sosta cautelativa la più lunga possibile ad una quota stimata tra i 6 ed i 3 metri di profondità. Non sarà possibile svolgere altre immersioni nelle 16 ore successive, se si trattava della prima immersione, o 24 ore successive se si trattava di immersione successiva.
Prestare assistenza, avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro
Determinata da inadeguata protezione termica e/o prolungata permanenza in acqua, prevenibile con una corretta programmazione delle attività e adeguati indumenti.
In presenza dei sintomi precoci, tremoli e intorpidimenti, avvisare i colleghi proponendo la riduzione dei tempi di permanenza in acqua.
Prestare assistenza, se possibile, avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro. In superficie, aiutare a togliere gli indumenti bagnati, asciugare, coprire in modo uniforme e non eccessivo, ricoverare l’infortunato in luogo riparato, asciutto e confortevole. Per le immersioni invernali da riva valutare la vicinanza di locali, veicoli in cui ripararsi. Va ricordato che è assolutamente controindicato far bere alcolici ad un soggetto in condizione di ipotermia.
Si verifica quando per un’esposizione eccessiva in un ambiente caldo (per esempio quando si rimane con la muta indossata sotto al sole per diverso tempo, comportamento da evitare nel modo più assoluto) l’organismo non riesce più a compensare l’aumento di temperatura interna. In tal caso si possono manifestare sintomi quali stordimento, mal di testa, sudorazione eccessiva, difficoltà respiratorie, fino alla perdita di coscienza.
Avvisare i colleghi fin dai primi sintomi, proponendo l’interruzione delle attività, se si verifica prima dell’immersione proporre di posporre l’immersione fino al completo recupero delle proprie condizioni o di rinunciare all’immersione.
Prestare assistenza, avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro. In superficie il trattamento consigliato consiste nello spogliare il soggetto, trasportarlo in un luogo fresco, fargli bere acqua in abbondanza e, quando possibile, applicargli impacchi di ghiaccio nella parte posteriore del collo.
Determinato da eccessiva attività fisica, ad esempio per contrastare la corrente, e/o difficoltà respiratorie, anche dovute a malfunzionamento degli erogatori. La respirazione irregolare determina accumulo di anidride carbonica che a sua volta favorisce l’affanno, determinando un pericoloso circolo vizioso. Si previene con adeguato allenamento fisico, manutenzione dell’attrezzatura, adeguata programmazione dell’immersione e delle attività previste, nonché con una corretta e controllata respirazione durante tutta l’immersione.
Alle prime sensazioni di respiro irregolare o perdita di controllo della respirazione, interrompere qualunque attività fisica, se possibile appoggiarsi al fondale o sostenersi ad un appiglio stabile, respirare il più profondamente possibile favorendo gli atti espiratori fino al ristabilimento delle condizioni normali, richiamare l’attenzione dei colleghi e segnalare la difficoltà.
Prestare assistenza, avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro. L’immersione potrà riprendere solo nel caso in cui si siano ristabilite le condizioni normali e sia risolto il problema che ha scatenato l’affanno. L’affanno è una sintomatologia che può preludere ad incidenti gravi per tale motivo non va sottovalutato e si consiglia in questi casi di attivare prontamente le procedure di riemersione.
Determinato da eccessiva attività fisica, scarso allenamento e freddo.
Interrompere l’attività fisica, se possibile appoggiarsi al fondale o sostenersi ad un appiglio stabile, richiamare l’attenzione dei colleghi e segnalare la difficoltà, intervenire stirando il muscolo coinvolto.
Prestare assistenza. L’immersione va interrotta se i crampi continuano o si ripresentano dopo le opportune manovre, in questo caso avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.
Il crampo muscolare intercorso durante o dopo un’immersione deve essere considerato come un possibile sintomo d’incidente da decompressione e come tale gestito (ossigeno normobarico, liquidi, contatto telefonico con la Centrale operativa del Dipartimento Emergenza 118 o con la Guarda medica più vicina.
Le profondità previste non devono essere tali da determinare condizioni di elevata narcosi (entro i 40 m ad aria o profondità inferiori se miscela arricchita in ossigeno “nitrox”), nonostante questo una certa predisposizione individuale, il freddo, altri stati di malessere in corso ed eccessive velocità di discesa possono determinare temporanei stati di narcosi, vertigini o alterazione/rallentamento delle proprie capacità percettive e decisionali.
Controllare con attenzione il proprio stato, soprattutto durante la discesa ed i primi minuti di immersione. In caso di qualunque sensazione alterata, interrompere la discesa, respirare con regolarità, eventualmente risalire qualche metro in attesa della normalizzazione. Avvisare il collega più vicino della difficoltà e in caso di perdurare dei sintomi proporre l’interruzione dell’immersione.
Prestare assistenza. In caso di prolungamento del problema oltre un paio di minuti, avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.
Per lo più dovute a disattenzione o eccessiva confidenza con l’habitat e gli organismi presenti. Si prevengono muovendosi con accortezza, verificando con regolarità l’ambiente circostante ed utilizzando le adeguate protezione (ad es. obbligo di guanti adeguati).
Fermarsi, respirare regolarmente e analizzare l’entità dell’accaduto, avvisare immediatamente il collega più prossimo e chiedere assistenza.
Prestare assistenza e con gli altri colleghi valutare se procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.
Gli strumenti devono essere fissati con sistemi di aggancio/sgancio rapido.
La ricerca di strumenti smarriti deve essere limitata al tempo e alla profondità massima prevista dalla scheda d’immersione programmata, senza effettuare ridiscese e avvisando il collega più prossimo.
Qualora si verifichino problemi sanitari in qualcuno dei subacquei l’assistente di superficie dovrà mettersi in contatto con il servizio di emergenza sanitaria pubblica (numero telefonico di emergenza 118) o in subordine la Guardia medica più vicina al luogo delle operazioni. In caso di impossibilità per l’utilizzo del telefono, utilizzare la chiamata di emergenza radio sul canale radio VHF 16 o il soccorso in mare (telefono 1530). In subordine contattare il Centro iperbarico più vicino, specificando in tutti i casi che si tratta di un’emergenza subacquea, per essere coadiuvato nella scelta delle procedure di assistenza più idonee al caso.
Qualora si sospettasse che i sintomi siano riconducibili a patologie da decompressione, al subacqueo cosciente e consenziente, si dovrà somministrare acqua per via orale e ossigeno normobarico al 100% da parte di personale istruito e competente, fino al sopraggiungere dei soccorsi. Qualora sia necessario, stabilizzare le condizioni cardiorespiratorie dell’infortunato tramite Rianimazione cardio polmonare (RCP o BLS – incluso l’uso del defibrillatore qualora disponibile)
Di seguito i riferimenti per specifiche categorie di lavoratori:
OPERAZIONI SUBACQUEE IN BASSO FONDALE OLTRE 12m: PARAGRAFO 5.5 UNI 11366
OPERAZIONI SUBACQUEE CON CAMPANA APERTA – IMMERSIONI AD ELIOX IN CAMPANA APERTA: PARAGRAFO 6.3.6 UNI 11366
OPERAZIONI SUBACQUEE IN ALTO FONDALE CON TECNICA DI SATURAZIONE: PARAGRAFO 7.5 UNI 11366
I criteri di prevenzione e protezione da adottarsi dovranno fare riferimento, in assenza di ulteriori raccomandazioni o normative specifiche, alle Linee Guida italiane pubblicate da ISPESL (sessione Documentazione) ed alle informazioni fornite nel manuale di istruzioni ed uso del costruttore.
In generale è necessario che ogni Centro che utilizzi camere iperbariche per uso terapeutico abbia delle procedure di emergenza per possibili avarie o incidenti; tali procedure d'emergenza devono essere dettagliate e devono essere oggetto di esercitazioni opportune. In particolare, un protocollo scritto è necessario per le seguenti procedure di emergenza:
perdita della fonte principale d'aria
perdita della fonte principale d'ossigeno
rapido incremento della pressione all'interno della camera
rapida riduzione della pressione all'interno della camera
incendio all'interno della camera
incendio nei locali adibiti al funzionamento della camera
perdita del sistema di estrazione dell'aria dalla camera
perdita del sistema di estrazione di ossigeno dalla camera
inquinamento della fonte d'aria
aumento della percentuale di ossigeno nell'aria all'interno della camera
interruzione delle comunicazioni
black-out dell'energia elettrica
avaria o danneggiamento del sistema antincendio
avaria del sistema di apertura del portello della camera iperbarica
pronti interventi che si rendessero necessari su pazienti durante il trattamento iperbarico
avaria al quadro di controllo della camera iperbarica.
I protocolli delle procedure di emergenza possono essere variati e aggiornati nel tempo in funzione dell'esperienza acquisita a riguardo e del progresso tecnologico.
Le procedure di gestione, di controllo, di manutenzione e di emergenza, insieme con le procedure di igiene, di approvvigionamento, di stoccaggio, devono essere contenute nel manuale di qualità del Sistema Qualità del Centro iperbarico che deve essere certificato in accordo alle norme UNI EN ISO 9001 da un Organismo di certificazione accreditato.
Di seguito verranno elencate una serie di indicazioni per prevenire gli infortuni di soggetti che operino e siano presenti in camere iperbariche.
L'edificio che ospita un Centro sanitario per terapia iperbarica deve essere conforme ai requisiti prescritti dalle disposizioni sulla prevenzione incendi
Il locale che ospita una camera iperbarica deve essere ubicato al piano terra dell'edificio e rispondere ai requisiti previsti dalle vigenti norme relative alle installazioni pericolose all'interno degli Ospedali e/o Case di cura e/o Strutture ambulatoriali.
La camera iperbarica deve essere posizionata in modo da poter essere accessibile da ogni lato per controlli e ispezioni durante il funzionamento, da permettere le necessarie operazioni di manovra, l'agevole ingresso dei pazienti nel suo interno e il posizionamento di strumentazioni di controllo (telecamere, sistemi per l'illuminazione, ecc.).
Il pavimento del locale deve essere progettato e costruito in modo da poter sostenere il peso sia della camera iperbarica che delle attrezzature di supporto e funzionamento.
Il locale adibito alla camera iperbarica deve essere attrezzato con un sistema di illuminazione di emergenza che si attiva automaticamente qualora venga a mancare la sorgente principale di energia elettrica. Per tale evenienza, il quadro di manovra e di controllo (consolle) deve essere dotato di un sistema di alimentazione elettrica di emergenza.
Tutte queste disposizioni per la sicurezza devono essere contenute in un MANUALE DI SICUREZZA redatto e firmato dal responsabile della struttura.
Inoltre nei luoghi di lavoro devono essere affissi manifesti che contengono le informazioni specifiche sulle norme di sicurezza.
LINEE GUIDA ISPESL, sulle raccomandazioni europee di buone prassi e su linee guida regionali ed internazionali
La gestione in sicurezza delle camere iperbariche multiposto in ambiente clinico
Regolamento Sicurezza Camere Iperbariche
Linee di sviluppo per una valutazione integrate del rischio iperbarico
Esposizione ad atmosfere iperbariche: ipotesi di protocollo di ricerca