Source: https://www.laleggepertutti.it/149449_incidente-su-autostrada-per-danni-allasfalto-chi-risarcisce
Timestamp: 2018-02-22 22:58:00+00:00
Document Index: 89890221

Matched Legal Cases: ['art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art. 2051', 'Cass. Sez. ', 'art. 1218', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2050', 'art. 2', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 2051']

Incidente su autostrada per danni all'asfalto: chi risarcisce?
Professionisti Incidente su autostrada per danni all’asfalto: chi risarcisce?
Quale tipo di responsabilità è configurabile a carico del gestore di rete autostradale in caso di sinistro provocato da un’anomalia immanente o sopravvenuta tale da incidere sulla normale percorribilità dell’autostrada stessa?
Sul piano casistico assai ricorrenti sono le ipotesi di incidenti autostradali causati da oggetti presenti sul manto autostradale — per lo più caduti e/o lanciati da altri veicoli
— o da animali che abbiano invaso la carreggiata (o perché abbandonati nelle piazzole di sosta o perché penetrati aliunde).
A tale riguardo va premesso che il potere di custodia, il cui accertamento è necessario ai fini dell’applicazione dell’art. 2051 c.c., è un potere funzionale ed esigibile, ma tale funzione ed esigibilità devono essere valutati in concreto e non tradursi in un principio astratto di esenzione di una parte forte (concessionario di autostrada, ente pubblico territoriale con gestione della rete stradale di appartenenza, o di altro servizio pubblico o di bene demaniale). Questo potere di accertamento della qualità e quantità di custodia appartiene alla cognizione del giudice che deve applicare l’art. 2051 c.c. senza creare posizioni di vantaggio per la parte danneggiante, ma secondo un prudente apprezzamento delle circostanze e tenendo conto che la norma pone un rilevante onere della prova a carico della parte che risponde della responsabilità oggettiva (Cass. 2 marzo 2007, n. 4962).
Conformi: Cass., 29 marzo 2007, n. 7763 e Cass. 20 febbraio 2006, n. 3651
«Ai proprietari, o concessionari, delle autostrade previste dall’art. 2 del vecchio e del nuovo codice della strada (d.P.R. 15 giugno 1959, n. 393; d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285), in considerazione della possibilità di svolgere un’adeguata attività di vigilanza, che sia in grado di impedire l’insorgere di cause di pericolo per gli utenti, in linea generale, è applicabile l’art. 2051 cod.civ., in riferimento alle situazioni di pericolo immanentemente connesse alla struttura o alle pertinenze dell’autostrada, essendo peraltro configurabile il caso fortuito in relazione a quelle provocate dagli stessi utenti, ovvero da una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa che, nonostante l’attività di controllo e la diligenza impiegata allo scopo di garantire un intervento tempestivo, non possa essere rimossa o segnalata, per difetto del tempo strettamente necessario a provvedere. (Nella specie — immissione improvvisa di un cane nella carreggiata autostradale e scontro con un’autovettura —, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto applicabile l’art. 2043 cod. civ., escludendo l’applicabilità dell’art. 2051 cod. civ. ed il nesso di causalità fra la condotta della concessionaria e l’evento infortunistico)».
Ciò posto, occorre analizzare se l’utente della rete autostradale, in caso di sinistro provocato da un’anomalia immanente o sopravvenuta incidente sulla normale percorribilità dell’autostrada stessa, possa invocare, in concorso con la responsabilità extracontrattuale ex art. 2051 c.c., anche quella contrattuale con il conseguente onere della prova a carico dell’ente gestore della non imputabilità della anomala condizione del percorso autostradale che abbia provocato l’evento dannoso.
In senso negativo si sono pronunciate le Sezioni Unite (Cass. Sez. Un., 27 agosto 2001, n. 10893), sul presupposto che il pedaggio non determina la nascita di un rapporto contrattuale, ma si risolve in una prestazione pecuniaria imposta all’utente per poter usufruire di un pubblico servizio. Di opposta opinione si è mostrata la successiva giurisprudenza di legittimità, sia pure a sezioni semplici e la stessa dottrina (Cass. 13 gennaio 2003, n. 298 relativa ad un caso di urto notturno, durante un temporale, di un’autovettura contro una tanica piena di gasolio che si trovava sulla carreggiata autostradale; nonché Annunziata), le quali hanno viceversa evidenziato come il pagamento del pedaggio determina la nascita di un rapporto contrattuale, costituente più che un tributo, un prezzo pubblico, ovvero il corrispettivo versato per l’utilizzazione dell’opera già compiutamente realizzata per fini di interesse generali.
Dal sin qui detto consegue che nei casi in esame la negazione della responsabilità civile a carico della società gestrice dell’autostrada per i danni subiti dall’utente dipende essenzialmente dall’accertamento — con onere a carico della convenuta — della non imputabilità a quest’ultima della anomalia lamentata in citazione (sempre che provata dalla parte attrice) qualora venga in rilievo una responsabilità contrattuale ai sensi dell’art. 1218 c.c., o, comunque, del caso fortuito nell’ipotesi di azione ex art. 2051 c.c.
In particolare — laddove venga esperita un’azione ex contractu — spetta alla società convenuta fornire la prova della non configurabilità di alcuna sua colpa omissiva e di aver fatto tutto il possibile per garantire la sicurezza della circolazione, offrendo soprattutto elementi concreti e oggettivi riguardo al più o meno breve lasso temporale intercorso tra la prima segnalazione (e/o rilevamento) della anomala presenza di oggetti o animali sulla carreggiata, e l’adozione e diffusione agli utenti sopraggiungenti sulla carreggiata quantomeno degli idonei e opportuni avvertimenti — se non dei provvedimenti di rimozione — del pericolo venutosi a creare.
Nell’ipotesi, poi, di domanda risarcitoria formulata ai sensi dell’art. 2051 c.c., la S.C. (Cass. 2 febbraio 2007, n. 2308 concernente un sinistro autostradale occorso ad un automobilista il quale, alla guida della sua autovettura, nel tentativo di evitare di investire un cane che gli si era improvvisamente parato davanti, aveva perduto il controllo del veicolo e, sbattendo contro il cordolo di cemento alla destra della corsia di immissione in un’area di servizio, si era ribaltato più volte, riportando lesioni personali) ha evidenziato (in un’ottica peraltro da responsabilità per colpa presunta e non già oggettiva) come — ferma l’applicabilità della disciplina dell’art. 2051 c.c. anche in tema di danni sofferti dagli utenti per la cattiva od omessa manutenzione dell’autostrada da parte del concessionario, in ragione del particolare rapporto con la cosa che ad esso deriva dai poteri effettivi di disponibilità e controllo sulla medesima, salvo che dalla responsabilità presunta a suo carico il concessionario si liberi dando la prova del fortuito (quest’ultimo consista non già nella sola dimostrazione dell’interruzione del nesso di causalità determinato da elementi esterni o dal fatto estraneo alla sfera di custodia ivi compreso il fatto del danneggiato o del terzo, bensì anche nella dimostrazione, in applicazione del principio di cd. vicinanza alla prova, di avere espletato, con la diligenza adeguata alla natura e alla funzione della cosa, in considerazione delle circostanze del caso concreto, tutte le attività di controllo, vigilanza e manutenzione su di esso gravanti in base a specifiche disposizioni normative e del principio generale del neminem laedere, di modo che pertanto, il sinistro appaia verificato per un fatto non ascrivibile a sua colpa). È stato anche rilevato nell’arresto in commento che la responsabilità presunta per danni da cose in custodia è configurabile anche con riferimento ad elementi accessori e pertinenze inerti di una strada, a prescindere dalla relativa intrinseca dannosità o pericolosità per persone o cose — in virtù di connaturale forza dinamica o per l’effetto di concause umane o naturali (c.d. idoneità al nocumento) — viceversa rilevante nella diversa ipotesi di responsabilità per danni da esercizio di attività pericolosa ex art. 2050 c.c., in quanto pure le cose normalmente innocue sono suscettibili di assumere ed esprimere potenzialità dannosa in ragione di particolari circostanze o in conseguenza di un processo provocato da elementi esterni. Di conseguenza, è stato anche precisato che la prova, che il danneggiato deve dare per ottenere il risarcimento del danno sofferto per l’omessa o insufficiente manutenzione della strada, consiste nella dimostrazione del verificarsi dell’evento dannoso e del suo rapporto di causalità con la cosa in custodia ed essa può derivare anche per presunzioni, giacché la prova del danno è, di per sé, indice della sussistenza di un risultato anomalo, e cioè dell’oggettiva deviazione dal modello di condotta improntato all’adeguata diligenza che normalmente evita il danno, non essendo il danneggiato, viceversa, tenuto a dare la prova anche dell’insussistenza di impulsi causali autonomi ed estranei alla sfera di controllo propria del custode o della condotta omissiva o commissiva di costui.
L’orientamento di legittimità più recente (Cass., 24 febbraio 2011, n. 4495) propende in ogni caso per la configurabilità della responsabilità per cosa in custodia a carico dei proprietari o concessionari delle autostrade, per loro natura destinate alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza, essendo possibile ravvisare un’effettiva possibilità di controllo sulla situazione della circolazione e delle carreggiate, riconducibile ad un rapporto di custodia. Alla stregua di tale impostazione, costituisce ormai principio consolidato quello secondo il quale per le autostrade, contemplate dall’art. 2 del vecchio e del nuovo C.d.S. e per loro natura destinate alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza, l’apprezzamento relativo alla effettiva «possibilità» del controllo alla stregua degli indicati parametri non può che indurre a conclusioni in via generale affermative, e dunque a ravvisare la configurabilità di un rapporto di custodia per gli effetti di cui all’art. 2051 c.c. Nell’applicazione del principio occorre peraltro distinguere le situazioni di pericolo immanentemente connesse alla struttura o alle pertinenze dell’autostrada, da quelle provocate dagli stessi utenti ovvero da una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa, che pongano a repentaglio l’incolumità degli utenti e l’integrità del loro patrimonio.
Mentre, invero, per le situazioni del primo tipo, l’uso generalizzato e l’estensione della res costituiscono dati in via generale irrilevanti in ordine al concreto atteggiarsi della responsabilità del custode, per quelle del secondo tipo dovrà configurarsi il fortuito tutte le volte che l’evento dannoso presenti i caratteri della imprevedibilità e della inevitabilità come accade quando esso si sia verificato prima che l’ente proprietario o gestore, nonostante l’attività di controllo e la diligenza impiegata al fine di garantire un intervento tempestivo, potesse rimuovere o adeguatamente segnalare la straordinaria situazione di pericolo determinatasi, per difetto del tempo strettamente necessario a provvedere. Sì è anche reiteratamente chiarito che il caso fortuito è fattore che attiene non già ad un comportamento del responsabile, bensì al profilo causale dell’evento (cfr., ex multis, Cass., n. 15383/06), sicché la prova liberatoria non è suscettibile di essere condotta sul piano della sussistenza o meno della colpa.
Sul piano prettamente casistico, la S.C. ha affermato che la presenza di un cane sulla carreggiata autostradale, il quale sia investito dai veicoli in transito e causi in tal modo un sinistro, costituisce un caso fortuito, ed esclude perciò la responsabilità del gestore dell’autostrada, se manchi la prova di un «deftcit» di manutenzione delle recinzioni della sede stradale e sia, per contro, verosimile che l’animale possa essere stato abbandonato da terzi, non potendosi pretendere dal gestore un continuo controllo del bene onde impedire l’evento (Cass., 9 maggio 2012, n. 7037).
Per le autostrade, destinate alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza, l’apprezzamento relativo all’effettiva possibilità del controllo induce a ravvisare la configurabilità, in genere, di un rapporto di custodia per gli effetti di cui all’art. 2051 cod. civ.; ove non sia applicabile la responsabilità di cui alla norma citata, per l’impossibilità in concreto dell’effettiva custodia del bene, l’ente proprietario risponde dei danni subiti dall’utente ai sensi dell’art. 2043 cod. civ., essendo in questo caso a carico del danneggiato l’onere di provare l’anomalia del bene, mentre spetta al gestore provare i fatti impeditivi della propria responsabilità, quali la possibilità, in cui l’utente si sia trovato, di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la predetta anomalia. (Nella specie, applicando il riportato principio, in relazione ad un sinistro occorso a seguito della manovra necessitata dall’attraversamento di un animale in autostrada, la S.C. ha affermato che, dimostrata la presenza di un animale idoneo all’intralcio alla circolazione, non spetta all’attore in responsabilità, tanto nella tutela offerta dall’art. 2051 cod. civ. che in quella di cui all’art. 2043 cod. civ., provarne anche la specie, che semmai andrà dedotta e dimostrata dal convenuto, nel caso la società di gestione dell’autostrada, quale indice di ricorrenza di un caso fortuito) (Cass., 19 maggio 2011, n. 11016).
La società concessionaria di autostrada risponde sia contrattualmente che ai sensi dell’art. 2051 c.c. dei danni riportati per sinistri causati da anomalie immanenti o sopravvenute incidenti sulla normale percorribilità dell’autostrada stessa, fatta salva la prova a suo carico rispettivamente della non imputabilità delle stesse (per ipotesi, per il verificarsi di un sisma devastante) e della sussistenza del caso fortuito (dando, ad esempio, la dimostrazione che l’immissione di un animale sulla carreggiata autostradale sia dovuta all’abbandono dello stesso in una piazzola dell’autostrada ovvero al taglio vandalico della rete di recinzione ovvero al suo abbattimento da precedente incidente, eventi cui non è evidentemente possibile rimediare con un intervento di cattura dell’animale e/o di segnalazione di pericolo tempestivi laddove verificatesi poco prima del sinistro).