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Timestamp: 2017-10-20 14:19:57+00:00
Document Index: 99570553

Matched Legal Cases: ['art. 131', 'art. 186', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 131', 'art. 41', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 186', 'art. 131', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 131', 'art. 186', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 131']

BOLOGNA GUIDA STATO EBREZZA determinazione della pena e della mancata sostituzione della stessa con il lavoro di pubblica utilità.
– per l’eventualità che non venga ritenuta la particolare tenuità del fatto ex art. 131 bis cod. pen. – che la giurisprudenza di questa Corte insegna che la pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità di cui all’art. 186, comma nono bis, C.d.S., è istituto più favorevole rispetto al beneficio della sospensione condizionale della pena (Sez. 3, n. 20726 del 07/11/2012 – dep. 14/05/2013, Cinciripini, Rv. 254997)
e che ove esso sia eventualmente concesso, l’incompatibilità tra i due istituti induce a ritenere che, nella ipotesi in cui la rinuncia ad esso non venga effettuata in modo espresso, deve intendersi come tacitamente avvenuta, non solo perché, in caso contrario, si perverrebbe alla insostenibile conclusione di una sanzione sostitutiva a sua volta condizionalmente sospesa, ma anche perché si determinerebbe una inammissibile lesione dei diritti del condannato che vedrebbe pregiudicata la possibilità di usufruire di una modalità di esecuzione della pena diversa e più favorevole, con aperta violazione della regola generale di cui all’art. 2 cod. pen. (Sez. 3, n. 20726 del 07/11/2012 – dep. 14/05/2013, Cinciripini, Rv. 254997).
Sentenza 9 settembre – 2 novembre 2015, n. 44132
(Presidente Brusco – Relatore Dovere)
L.D. ricorre, a mezzo del difensore, avverso la sentenza indicata in epigrafe con la quale la Corte di Appello di Milano, confermando quella pronunciata dal Tribunale di Como, lo ha condannato alla pena ritenuta equa, giudicandolo responsabile di guida in stato di ebbrezza alcolica, con l’aggravante di aver guidato tra le ore 22,00 e le ore 7,00, commesso il (omissis).
All’esito di quanto appena esposto assume carattere pregiudiziale rispetto alla trattazione dell’ulteriore motivo di ricorso l’esame della questione introdotta dal ricorrente con i motivi aggiunti.
4.4. Con particolare riferimento ai reati che presentano soglie di punibilità é stata avanzata l’opinione che sia necessario tener conto del ruolo che esse assumono all’interno della specifica fattispecie. Per tale tesi, se le soglie non esprimono l’offesa, come accade quando integrano condizioni obiettive di punibilità o non sono “afferenti direttamente” all’offesa, sono certamente compatibili con la particolare tenuità del fatto. Se, all’inverso, esse afferiscono all’offesa, poiché esprimono il giudizio del legislatore in merito ai fatti meritevoli di pena non è possibile superare tale giudizio con una valutazione operata in concreto alla stregua dell’art. 131 bis cod. pen.
Ritornando sul tema dopo che due sentenze (SU 1327/2004 e sez. 27180/2006) si erano discostate dall’insegnamento appena riassunto – rinvenendo, in forza dell’art. 41 l. 689/81, un generale principio di retroattività dell’illecito amministrativo e sostenendo che, essendo la ratio legis sottostante la depenalizzazione quella di attenuare e non di eliminare la sanzione per un fatto che rimane illecito – ed avevano concluso che deve comunque trovare applicazione la sanzione amministrativa, le Sezioni Unite hanno ribadito la posizione assunta con la sentenza del 1994, sgombrando anche il campo dal sospetto di contrasto della diversa soluzione con l’art. 3 Cost., per l’irragionevolezza “di una disciplina giuridica che preveda la totale impunità di coloro che hanno commesso un illecito penale, successivamente depenalizzato, e la responsabilità – sia pure solo sul piano dell’illecito amministrativo – di coloro che hanno commesso la stessa violazione dopo la depenalizzazione”.
4.6. Né il giudizio muta quando si guardi all’altro corno della questione, ovvero alla relazione tra i reati di cui alla lettera b) e alla lettera c) del comma secondo dell’art. 186 Cod. str.
Infatti, oltre agli argomenti di generale valenza sopra espressi per fondare l’interpretazione che non ravvisa limiti di sorta all’applicabilità dell’art. 131bis cod. pen. nei caso di reati “con soglia”, va ancora considerato che anche un fatto integrante il reato sub lettera c) ben può risultare particolarmente tenue – nonostante il reo presenti un tasso alcolemico superiore a quello massimo che vale per l’operatività della lettera b) – perché la causa di non punibilità impegna alla valutazione della complessiva tenuità del fatto; dovendosi quindi cogliere non soltanto l’entità dello stato di ebbrezza, ma anche le modalità della condotta e l’entità del pericolo o del danno cagionato. A ben vedere tanto implica da un canto la sicura ipotizzabilità del fatto di particolare tenuità anche in presenza di tassi alcolemici ricadenti nel range previsto dalla lettera c); dall’altro la decisività, ai fini del riconoscimento della causa di esclusione della punibilità, degli altri fattori che valgono ad integrare siffatta causa. Si pensi, a mero titolo di esempio, a reato che si sia concretizzato nel guidare per pochi metri in stato di ebbrezza, con valore superiore a 1,5 g/l, una bicicletta in una strada poco o nulla interessata dal traffico.
Orbene, nella sentenza in esame, pronunciata prima della novella normativa, non emergono elementi che attestino una valutazione del giudice di merito nel senso di una non particolare tenuità del reato. Il tasso alcolemico accertato é stato di 0,82 g/l alla prima prova e di 0,85 g/l alla seconda; pertanto valori estremamente prossimi al limite inferiore del range normativo. Al L. sono state riconosciute le attenuanti generiche e solo la preclusione posta dal comma 2 septies dell’art. 186 Cod. str. non ha permesso al giudice di dare indicazioni in merito ad una valutazione delle medesime in comparazione all’aggravante – pure ritenuta – dell’aver commesso il fatto tra le ore 22,00 e le ore 7,00.
Il motivo concernente il trattamento sanzionatorio resta assorbito. Ciò non di meno appare opportuno rammentare – per l’eventualità che non venga ritenuta la particolare tenuità del fatto ex art. 131 bis cod. pen. – che la giurisprudenza di questa Corte insegna che la pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità di cui all’art. 186, comma nono bis, C.d.S., è istituto più favorevole rispetto al beneficio della sospensione condizionale della pena (Sez. 3, n. 20726 del 07/11/2012 – dep. 14/05/2013, Cinciripini, Rv. 254997) e che ove esso sia eventualmente concesso, l’incompatibilità tra i due istituti induce a ritenere che, nella ipotesi in cui la rinuncia ad esso non venga effettuata in modo espresso, deve intendersi come tacitamente avvenuta, non solo perché, in caso contrario, si perverrebbe alla insostenibile conclusione di una sanzione sostitutiva a sua volta condizionalmente sospesa, ma anche perché si determinerebbe una inammissibile lesione dei diritti del condannato che vedrebbe pregiudicata la possibilità di usufruire di una modalità di esecuzione della pena diversa e più favorevole, con aperta violazione della regola generale di cui all’art. 2 cod. pen. (Sez. 3, n. 20726 del 07/11/2012 – dep. 14/05/2013, Cinciripini, Rv. 254997).
In conclusione, la sentenza impugnata va annullata, limitatamente alla applicabilità dell’art. 131 bis cod. pen., con rinvio alla Corte di Appello di Milano per il relativo esame. Il ricorso va rigettato nel resto.
By Sergio Armaroli| 2016-03-12T11:11:43+00:00	febbraio 26th, 2016|avvocato penale Bologna e provincia|0 Comments