Source: http://www.sportnazionale.it/index-large.asp?page=contabilita-bilanci
Timestamp: 2018-07-20 05:12:10+00:00
Document Index: 175667109

Matched Legal Cases: ['art. 67', 'art. 2220', 'art. 22', 'art. 18', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 20']

La contabilità finanziaria può essere utilmente tenuta ove le operazioni economiche siano di modesta entità. In questo caso, l'aspetto finanziario (quote associative, liberalità, contributi, donazioni) assume rilevanza fondamentale e, spesso, in mancanza di operazioni complesse, l'avanzo di gestione tende a coincidere con il risultato economico.
Sicuramente, l'utilizzo di una contabilità economico-patrimoniale si rende necessario nell'ipotesi in cui vi siano attività di natura commerciale delle quali occorre conoscere la economicità della gestione (ad esempio, per collocare il servizio sul mercato a prezzi concorrenziali).
La distinzione tra enti di ridotte dimensioni ed enti di media e grande dimensione è ripresa nel documento dell'Agenzia nel quale si precisa che i soggetti con proventi e ricavi annui inferiori ad Euro 100.000, possono redigere, in luogo dello stato patrimoniale e del rendiconto gestionale, un " rendiconto finanziario predisposto secondo criteri di cassa" .
- la crono logicità
- la analiticità e la correttezza delle annotazioni.
Inoltre, tutti gli enti non commerciali devono “qualificarsi” come tali sin dall’inizio della loro stessa esistenza attraverso l’esame dello statuto le cui previsioni consentono di accertare che l'attività essenziale per realizzare gli scopi primari è di natura non commerciale.
Si ricorda, inoltre, che gli enti non commerciali “di tipo associativo” che vogliono usufruire delle agevolazioni di cui all'articolo 148, comma 8, lett. d), del Tuir, ossia della decommercializzazione delle eventuali attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate nei confronti dei soci e verso il pagamento di corrispettivi specifici, devono inserire nel proprio statuto, tra le altre, una clausola che imponga l'obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario relativo all'attività complessiva. Se il rendiconto non viene approvato si perdono le agevolazioni fiscali.
In base all'articolo 20, comma 1 del Dpr 29 settembre 1973, n. 600, gli adempimenti previsti dagli articoli 14 (tenuta delle scritture contabili), 15 (redazione dell'inventario e del bilancio), 16 (compilazione del registro dei beni ammortizzabili) e 18 (tenuta della contabilità semplificata) del Dpr 600/73 devono essere assolti da parte degli enti non commerciali con riferimento all'attività commerciale eventualmente esercitata.
In pratica deve essere attuata una netta separazione tra l’ambito commerciale e l’ambito istituzionale dell'attività svolta.
L'intento di tale disposizione è quello di rendere più trasparente la contabilità commerciale degli enti non commerciali e di evitare ogni commistione con l'attività istituzionale, anche al fine di individuare più agevolmente l'oggetto principale dell'ente e la sua reale qualificazione.
- l’attività istituzionale non ha rilevanza fiscale;
- le operazioni non riferibili all'attività commerciale non vanno obbligatoriamente contabilizzate ai fini fiscali;
- non sono soggetti alle norme di contabilità obbligatoria gli enti non commerciali svolgenti attività commerciale occasionale;
- non sono soggetti alle norme di contabilità obbligatoria i proventi di natura fondiaria, i redditi di capitale, i redditi diversi (art. 67del Tuir) salvo che tali redditi non siano prodotti nell'ambito di un'attività di impresa.
La "separazione contabile" dei fatti amministrativi tra la sfera della attività commerciale e istituzionale può avvenire in due
1. mediante l'adozione di due distinti sistemi contabili ad esempio un registro di prima nota per l’attività commerciale e uno per l’attività istituzionale;
2. oppure, in seno alle risultanze contabili complessive dell'ente, tramite l'individuazione di appositi conti o sottoconti, evidenzianti la natura della posta contabile sottesa (commerciale, istituzionale o promiscua).
- prevalenza delle immobilizzazioni relative all'attività commerciale rispetto ad altre attività;
- prevalenza dei ricavi derivanti da attività commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività istituzionali;
- prevalenza dei redditi derivanti da attività commerciali, rispetto alle entrate istituzionali (sovvenzioni, liberalità, quote associative);
- prevalenza delle componenti negative inerenti all'attività commerciale rispetto alle restanti spese.
- non esiste più la distinzione tra attività istituzionale e attività commerciale;
- tutta l'attività viene attratta nel reddito di impresa (tassabile), senza più la distinzione tra redditi fondiari, redditi di capitale, redditi da attività commerciale e redditi diversi;
- le entrate istituzionali come i contributi e le liberalità (oltre ovviamente le quote associative e le sovvenzioni) diventano ricavi;
- assoggettamento ad Iva di tutte le operazioni attive;_ la contabilità è solo ordinaria (non esiste per gli enti commerciali la contabilità semplificata) e vi confluiscono tutti i fatti amministrativi relativi alla gestione complessiva;
- la ritenuta sui redditi di capitale (es. interessi) viene sempre operata a diventa d'acconto e non più a titolo d'imposta.
L'eventuale perdita della qualifica di ente non commerciale produce i propri effetti in via retroattiva, a decorrere dall'inizio dello stesso periodo d'imposta in cui vengono meno le condizioni che consentono di fruire delle agevolazioni e comporta l'obbligo di includere tutti i beni dell'ente nell'inventario di cui all'articolo 15 del DPR 600 del 1973.
A tutela della fede pubblica è previsto a carico dei soggetti che realizzano tali iniziative l’obbligo di predisporre un apposito rendiconto, da effettuarsi entro quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio sociale, separato e ulteriore rispetto al rendiconto annuale economico e finanziario, in cui devono essere riportati, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese afferenti a ciascuna iniziativa.
Il rendiconto va conservato, agli effetti fiscali, fino a quando non sia divenuto definitivo l'accertamento relativo al periodo d'imposta cui il rendiconto stesso si riferisce e, quindi, in caso di controversia, anche oltre il termine decennale previsto dall'art. 2220 del codice civile.
· le scritture devono essere conservate per dieci anni dalla data dell'ultima registrazione
Trascorso tale periodo, pertanto, non è più possibile contestare all'imprenditore la mancanza di tale documenti.
In ambito fiscale, la conservazione di scritture e documenti contabili è disciplinata dall'art. 22 del DPR n. 600/1973, il quale stabilisce che, fatto salvo quanto previsto dalla normativa civilistica, le scritture contabili obbligatorie e la relativa documentazione devono essere conservate fino a quando non siano definiti gli accertamenti relativi al corrispondente periodo d'imposta.
In caso di accertamenti in corso, notificati nei termini, la conservazione delle scritture contabili è, dunque, obbligatoria, come detto, fino alla definizione dei medesimi, eventualmente anche oltre il termine massimo di dieci anni stabilito dall'articolo 2220 del codice civile.
Contabilità e bilancio sono strettamente legati tra di loro non solo perché non è possibile redigere correttamente il bilancio senza il supporto di una contabilità, ma anche perché la struttura e il contenuto del bilancio sono spesso in funzione del "tipo" di contabilità tenuta. Così, sbocco naturale di una contabilità finanziaria è il rendiconto finanziario, il quale si limita a una contrapposizione delle entrate e delle uscite, e mette in evidenza come, mediante la gestione, sono state utilizzate le risorse disponibili. Esso vuole inoltre dimostrare come si è venuto a formare l'avanzo o il disavanzo finanziario, ma non consente, ad esempio, di trarre elementi di giudizio circa l'economicità della gestione.
Per gli enti non profit esiste la più ampia libertà nella redazione del bilancio, nel senso che non esistono né voci, né schemi di bilancio obbligatori, a differenza di ciò che accade per le società. Ma il bilancio di esercizio, anche per questi enti, deve comunque tenere conto, oltre che della peculiarietà della gestione in rapporto alla natura dell'ente stesso, delle finalità del bilancio, tra le quali spicca quella di fornire le informazioni sulla gestione a coloro che vi hanno interesse, sia all'interno che all'esterno dell'organizzazione.
- Rendiconto della gestione;
- Prospetto di movimentazione dei fondi;
- Relazione sulla gestione (c.d. conto morale);
Innanzitutto va precisato che per regime contabile si intende l'insieme delle scritture di cui è obbligatoria la tenuta ai fini delle imposte dirette e dell'IVA.
- regime semplificato (art. 18, D.P.R. n. 600/73);
- regime super semplificato (art. 3, comma 166, Legge n. 662/96);
- regime forfetario (Legge n. 398/91).
- euro 309.874,14 relativamente all’attività di servizi;
- euro 516.456,90 relativamente all’attività diversa dalla prestazione di servizi;
- euro 516.456,90 qualora ci sia un esercizio contemporaneo di prestazioni di servizi e di altre attività, annotate cumulativamente.
- il registro delle fatture emesse (art. 23, D.P.R. n. 633/72);
- il registro dei corrispettivi (nel caso di commercio al minuto, in luogo del libro fatture emesse - art. 24,
- D.P.R. n. 633/72);
- il registro degli acquisti (art. 25, D.P.R. n. 633/72);
- il libro giornale (art. 14, D.P.R. n. 600/73);
- il libro degli inventari (art. 14, D.P.R. n. 600/73);
- libro unico del lavoro se vi sono dipendenti.
Secondo quanto previsto dall'art. 1 del D.P.R. n. 442/1997 la scelta e la revoca dei regimi contabili si desume dal comportamento concreto posto in essere in modo inequivocabile dal contribuente e consistente nell'adozione del regime contabile e nel corretto adempimento dei relativi obblighi.
La comunicazione delle opzioni o delle revoche esercitate si effettua, anche nel caso di inizio attività, nella prima dichiarazione annuale Iva da presentare successivamente alla scelta operata. Se il contribuente è esonerato dalla presentazione della dichiarazione annuale Iva (ad esempio enti in regime 398/91) deve comunicare l'opzione o la revoca del regime contabile nel modello di dichiarazione dei redditi (Modello Unico), allegando allo stesso l'apposito quadro per le comunicazioni delle opzioni e revoche contenuto nella modulistica della dichiarazione annuale Iva.
- costituiscono la principale fonte di prova dell'attività esercitata;
- consentono la verifica della corretta applicazione delle agevolazioni fiscali;
- concorrono a dimostrare l'uso non elusivo della qualifica di ONLUS.
Inoltre, deve essere redatto, entro quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio annuale, un apposito documento contenente la situazione patrimoniale, economica e finanziaria della ONLUS, distinguendo le attività direttamente connesse da quelle istituzionali.
Le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali in luogo delle scritture contabili previste dal comma 1, lett. a) dell'art. 20-bis del D.P.R. n. 600/1973 (e cioè di scritture cronologiche e sistematiche riferite all'attività complessivamente svolta), possono redigere il rendiconto delle entrate e delle spese complessive nei termini e nei modi previsti dall' art. 20 del D.P.R. n. 600/1973, indipendentemente dall'ammontare dei proventi conseguiti.
Pertanto, questi soggetti possono, in luogo delle scritture contabili cronologiche e sistematiche, nonché della situazione finanziaria, economica e patrimoniale previste dal comma 1, lett. a), dell'art. 20-bis del D.P.R. n. 600/1973 , redigere per tutte le attività svolte, entro quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio, un rendiconto, accompagnato da una relazione illustrativa ove lo richiedano esigenze di trasparenza e maggiore chiarezza.
Il R.E.A. (Repertorio delle notizie Economiche ed Amministrative) è stato istituito presso il Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, sotto la vigilanza del Ministero dell'Industria, con lo scopo di raccogliere tutte quelle notizie aventi carattere economico, statistico e amministrativo delle imprese, non previste a suo tempo dal Codice civile, e nel quale trovano posto sia quei
soggetti collettivi, non iscritti nelle sezioni del Registro, che esercitano, in modo sussidiario e non prevalente, un'attività economica di natura commerciale (enti pubblici non economici, associazioni riconosciute e non, fondazioni, organismi religiosi ecc.).
Oltre ai dati economici delle imprese, il R.E.A. raccoglie quindi anche le informazioni relative alle associazioni che pur non essendo imprese e quindi non esercitando un'attività a scopo di lucro, svolgono comunque un'attività economica, ancorché secondaria e strumentale allo scopo principale dell'associazione (come per esempio la gestione di un bar o l'organizzazione di avvenimenti sportivi).
Per denunciare al R.E.A. tali attività economiche occorre che esse siano rivolte all'esterno, non devono, dunque, essere iniziative solo per i soci.
Il codice civile non impone agli enti non commerciali alcun obbligo di istituire i libri "sociali".
Pur in mancanza di una specifica previsione legislativa in tal senso, risulta, comunque, opportuna l’istituzione di quei libri che consentano di rendere conto dell'attività svolta dall'ente e di documentare le adunanze e le deliberazioni degli organi dell’ente così come previsti dal medesimo statuto.
- una forma di trasparenza nei confronti dei soci dell’ente;
- dimostrare l’esercizio di una attività senza scopo di lucro;
- verificare il perseguimento degli obiettivi previsti dallo statuto sociale.
In alcuni casi, poi, questa necessità diventa un vero e proprio obbligo: ad esempio, per dimostrare che l'attività svolta da un ente di tipo associativo è rivolta ai soci bisogna istituire l'apposito libro, da cui risultano i nominativi di chi è in regola con il pagamento della quota associativa annuale.
Tra i libri "sociali" raccomandati agli enti non commerciali a mero titolo esemplificativo, si segnalano, indipendentemente dalle
- libro verbali assemblee
- libro verbali consiglio direttivo
- libro verbali collegio dei revisori (eventuale).