Source: http://www.webgiuridico.it/sentenze2019/11789-2019.htm
Timestamp: 2019-06-17 13:11:33+00:00
Document Index: 103569961

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Corte Suprema di Cassazione sentenza 11789/2019
Ordinanza 11789/2019
Cartella di pagamento emessa sulla base di verbale di contravvenzione al codice della strada - Opposizione fondata sulla omissione, invalidità assoluta o inesistenza della notifica del verbale presupposto
Il destinatario di una cartella di pagamento emessa in base ad un verbale di accertamento per violazioni al codice della strada, che si assume regolarmente notificato, ove proponga opposizione, invocando l'annullamento della cartella quale conseguenza della omissione, invalidità assoluta ovvero inesistenza della notificazione del verbale presupposto, non può che limitarsi a denunciare il vizio invalidante detta notifica, non potendo fare valere in tal sede anche vizi che attengono al merito della pretesa sanzionatoria, la cui allegazione è, al contrario, necessaria qualora sia proposta un'opposizione, riconducibile all'art. 6 del cit. d.lgs. n. 150, a cartella di pagamento fondata su un'ordinanza ingiunzione che si assuma illegittimamente notificata, giacché l'emissione di siffatta ordinanza implica che il verbale di accertamento presupposto sia stato legittimamente contestato o notificato al trasgressore il quale, perciò, ha avuto cognizione anche degli aspetti attinenti al merito dell'esercitata pretesa sanzionatoria. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che, in presenza del positivo esperimento di querela di falso in ordine alla veridicità dell'attestazione del compimento delle modalità notificatorie di cui all'art. 139 c.p.c.relativamente al sotteso verbale di contravvenzione al codice della strada, aveva ciononostante rigettato l'opposizione alla cartella di pagamento, per non avere il ricorrente articolato difese di merito rispetto alla contestata infrazione).
Corte di Cassazione, Sezione 6 2 civile, Ordinanza 6 maggio 2019, n. 11789 (CED Cassazione 2019)
Con sentenza n. 19862/2014 il Giudice di pace di Napoli rigettava l'opposizione proposta da (OMISSIS) con cui era stato chiesto
l'annullamento della cartella esattoriale n. (OMISSIS) per asserita invalidità della notificazione del presupposto verbale di accertamento inerente la violazione di norme al C.d.S. di cui al Decreto Legislativo n. 285 del 1992.
Il soccombente opponente formulava appello avverso la suddetta sentenza e - nel conseguente giudizio di secondo grado - il (OMISSIS) proponeva querela di falso per far accertare la falsità dell'attestazione circa l'avvenuto compimento delle attività di cui all'articolo 139 c.p.c. da parte dell'agente notificatore, dallo stesso assunte come avvenute.
Accertata la falsità di detta attestazione - proveniente da pubblico ufficiale - con sentenza n. 3589/2016 (passata in giudicato) all'esito dell'introdotto giudizio di falso in via incidentale, la causa principale proseguiva in secondo grado e veniva definita con sentenza n. 9326/2017 del Tribunale di Napoli, con la quale l'appello era respinto. A sostegno dell'adottata decisione il Tribunale partenopeo, pur riconfermando l'esattezza della qualificazione dell'originaria domanda proposta come "opposizione recuperatoria" per effetto dell'accertata illegittimità della notificazione "a monte" del verbale di accertamento sulla base del quale era stata poi emessa l'impugnata cartella esattoriale, rilevava che l'appellante non aveva dedotto specificamente alcun pregiudizio subito in conseguenza dell'anzidetta illegittimità non avendo nemmeno articolato le sue difese sul merito della violazione di cui al presupposto verbale elevato dall'agente accertatore.
Avverso l'indicata sentenza di appello ha proposto ricorso per cassazione il (OMISSIS), articolato in due motivi, al quale nessuna delle parti intimate ha resistito in questa sede.
Con il primo motivo il ricorrente ha denunciato - in relazione all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3 - la violazione e/o falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, articolo 22, sul presupposto della illegittimità della sentenza che non aveva ritenuto sufficiente, ai fini dell'accoglimento dell'opposizione recuperatoria, la sola deduzione della mancata regolare notificazione dell'atto (ovvero del verbale di accertamento) su cui la cartella successivamente emessa era stata fondata.
Con il secondo motivo il ricorrente ha dedotto - con riferimento all'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5 - l'omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che era stato oggetto di discussione tra le parti avuto riguardo all'asserita insanabilità della logicità e alla contraddittorietà della motivazione dell'impugnata sentenza in ordine al profilo già prospettato con la prima censura.
Su proposta del relatore, il quale rilevava che il primo motivo formulato con il ricorso potesse essere ritenuto manifestamente fondato in relazione all'articolo 375 c.p.c., comma 1, n. 5) (con derivante assorbimento del secondo motivo), il presidente ha fissato l'adunanza della camera di consiglio.
Rileva il collegio che i due motivi possono essere congiuntamente esaminati e vanno ritenuti fondati.
Per quanto emerge dal riportato svolgimento del processo, è rimasto accertato che l'opposizione alla cartella esattoriale era stata fondata sulla circostanza dell'accertata nullità assoluta - a seguito dell'esito positivo dell'esperita querela di falso (il cui giudizio in via incidentale era stato definito con sentenza passata in giudicato, per come attestato dallo stesso giudice di appello nella sentenza qui impugnata) - della notificazione del verbale di accertamento presupposto. Sulla scorta di ciò, il (OMISSIS) ha prospettato che, al fine dell'accoglimento della sua opposizione, avrebbe dovuto ritenersi corretto e sufficiente -diversamente da quanto ravvisato nella sentenza di secondo grado dedurre la sola illegittimità a monte della predetta notificazione del verbale di accertamento invalidamente eseguita, senza, cioè, essere tenuto anche ad assolvere l'onere di contestare nel merito quanto risultante dal verbale stesso e, quindi, a rappresentare i pregiudizi concretamente subiti a causa dell'anzidetta illegittimità.
Ad avviso del collegio l'articolata censura coglie nel segno ponendosi in piena sintonia con quanto chiarito dalle Sezioni unite di questa Corte con la sentenza n. 22080/2017, nella quale (v., soprattutto, paragr. 7.3) sono state operate importanti precisazioni circa la natura dell'opposizione a cartella esattoriale a seconda dei vizi prospettati con riferimento agli atti progressi rispetto alla sua emanazione.
Ed invero, a tal proposito, è stato puntualizzato che l'azione esercitata dopo la notificazione della cartella di pagamento per dedurre il vizio di nullità assoluta od inesistenza della notificazione del verbale di accertamento presupposto (nella fattispecie ritenuto configuratosi addirittura in virtù di sentenza definitiva intervenuta a seguito di querela di falso proposta in via incidentale) non può qualificarsi come un'azione "recuperatoria" in senso proprio. Si aggiunge, infatti, che tale connotazione è riconoscibile all'azione che venga esperita avverso l'ordinanza-ingiunzione non notificata (ora disciplinata dal Decreto Legislativo n. 150 del 2011, articolo 6), recuperando, per l'appunto, dopo la notificazione della cartella di pagamento, il mezzo di tutela del quale la parte non aveva potuto avvalersi tempestivamente per l'omessa od invalida notificazione dell'ordinanza-ingiunzione. In questa evenienza, il destinatario dell'ingiunzione (e della conseguente cartella) ha diritto - e viene a trovarsi nella condizione di - "recuperare" tutte le difese che avrebbe potuto svolgere contro l'ordinanza-ingiunzione (sul presupposto della rituale conoscenza del verbale di accertamento "a monte"), sia sul piano formale (concernenti, cioè, il procedimento di formazione del titolo) che su quello sostanziale (ovvero riguardanti la legittimità o meno della pretesa sanzionatoria).
Al contrario, quando viene (impropriamente) "recuperata", dopo la notificazione della cartella di pagamento, l'azione oggi disciplinata dal citato Decreto Legislativo n. 150 del 2011, articolo 7 (e che, in precedenza, si riteneva esercitabile applicandosi la L. n. 689 del 1981, articolo 22) per far valere il vizio dell'omessa od assolutamente invalida od inesistente notificazione del verbale di accertamento, non vi è spazio - come correttamente dedotto, nel caso di specie, dal ricorrente (ed in senso contrario a quanto ritenuto dal Tribunale di Napoli nell'impugnata sentenza) - per lo svolgimento di difese diverse da questa, specificamente per difese nel merito della pretesa sanzionatoria (in tal senso ritenendo il collegio di non poter condividere il diverso principio enunciato recentemente con l'ordinanza di questa Corte n. 26843/2018).
Infatti, se la P.A. - che è onerata della relativa prova, in ragione della natura di fatto costitutivo da riconoscersi alla notificazione tempestiva - non dimostra di aver eseguito tempestivamente e validamente la notificazione del verbale di accertamento, la pretesa sanzionatoria deve considerarsi definitivamente estinta. E ciò a maggior ragione nel caso - come quello dedotto con il ricorso in questione - nel quale l'invalidità assoluta della notificazione del presupposto verbale di accertamento è conseguita al positivo esperimento del giudizio di querela di falso con la cui sentenza (passata in giudicato) era stata accertata la falsità dell'attestazione, a opera dell'agente notificatore, circa l'avvenuto compimento delle attività di cui all'articolo 139 c.p.c..
Alla stregua di questa ricostruzione le censure dedotte dal ricorrente sono da accogliere, con la conseguente cassazione della sentenza impugnata ed il rinvio al Tribunale monocratico di Napoli (in persona di altro magistrato), che si atterrà al seguente principio di diritto: "in caso di opposizione a cartella esattoriale emessa sulla base di un verbale di accertamento per violazione al C.d.S. che si assuma essere stato ritualmente notificato dal concessionario esattoriale, il destinatario della suddetta cartella - che deduca l'omissione o l'invalidità assoluta o l'inesistenza della notificazione del suddetto verbale e, per l'effetto, chieda l'annullamento dell'impugnata cartella - non può che limitarsi a denunciare il vizio invalidante della notificazione del verbale di accertamento presupposto, non potendo essere fatti anche valere vizi che attengano al merito della pretesa sanzionatoria. LÃ¢EuroËœallegazione di tali vizi è, invece, necessaria solo qualora sia proposta opposizione a cartella esattoriale fondata su ordinanza-ingiunzione che si assuma illegittimamente notificata, implicando, invero, l'emissione della stessa che il verbale di accertamento presupposto sia stato legittimamente contestato o notificato al trasgressore, che ha, perciò, avuto cognizione anche degli aspetti attinenti al merito dell'esercitata pretesa sanzionatoria. Pertanto, ove a seguito della formulazione di opposizione a cartella esattoriale basata su verbale di accertamento sia rimasta comprovata l'invalidità assoluta della sua notificazione fatta valere in via esclusiva dal destinatario dell'atto impositivo (nella fattispecie a seguito di positivo esperimento della querela di falso in ordine alla veridicità dell'attestazione del compimento delle modalità notificatorie di cui all'articolo 139 c.p.c.), la pretesa sanzionatoria della P.A. deve essere ritenuta estinta, con il conseguente annullamento dell'impugnato atto esattoriale".
Il giudice di rinvio provvederà anche a regolare le spese del presente giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, al Tribunale monocratico di Napoli, in persona di altro magistrato.