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Timestamp: 2016-10-26 21:59:55+00:00
Document Index: 50333561

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 3']

⭐VADEMECUM IN MATERIA DI ETICHETTATURA E PRESENTAZIONE DEI PRODOTTI ALIMENTARI
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1 VADEMECUM IN MATERIA DI ETICHETTATURA E PRESENTAZIONE DEI PRODOTTI ALIMENTARI APPROFONDIMENTO NORMATIVO SULLE PRINCIPALI INDICAZIONI DA RIPORTARE SULLE ETICHETTE DEI PRODOTTI ALIMENTARI DESTINATI AL COMMERCIO NAZIONALE E COMUNITARIO LUGLIO 20082 Il presente Vademecum è stato realizzato da Dintec Consorzio per l Innovazione Tecnologica nell ambito delle attività previste dal Fondo di Perequazione di Unioncamere Il gruppo di lavoro è composto da: dr.ssa Laura Celentano, dr. Orazio Olivieri, dr. Antonio Romeo.3 INDICE Prefazione Scopo e campo di applicazione Termini e definizioni Finalità dell etichettatura Evoluzione della normativa comunitaria e nazionale Informazioni generali relative all etichettatura dei prodotti alimentari Campo di applicazione ed esclusioni Principi generali La lingua Etichettatura dei prodotti preconfezionati Denominazione di vendita Denominazioni commerciali Denominazioni protette Elencazione degli ingredienti Ingrediente composto Ingrediente evidenziato (QUID) Modalità di indicazione per particolari tipologie di ingredienti Sostanze non considerate ingredienti Responsabile commerciale Quantità netta e quantità nominale Prodotti immersi nel liquido di governo Preimballaggi multipli Tolleranze Termine minimo di conservazione Data di scadenza Titolo alcolometrico volumico Lotto Altre informazioni obbligatorie Istruzioni per l uso Modalità di conservazione Origine e provenienza geografica Etichettatura dei prodotti sfusi e preincartati L etichettatura nutrizionale e i claims Etichetta nutrizionale Requisiti generali dell etichetta nutrizionale I claims relativi alla salute...49 Pagina 3 di 924 8.2.1 Claims nutrizionali Claims salutistici Claims relativi alla riduzione di rischio di malattia Autorizzazione per l utilizzo di un claims salutistico Altre tipologie di claims Etichettatura di particolari categorie di ingredienti e prodotti L etichettatura degli allergeni Campo di applicazione Modalità di indicazione in etichetta La raccolta delle informazioni L etichettatura dei prodotti DOP e IGP Indicazioni obbligatorie e facoltative L etichettatura dei prodotti da agricoltura biologica L etichettatura degli organismi geneticamente modificati (OGM) Ulteriori simboli e pittogrammi presenti in etichetta Il codice a barre (codice EAN) Indicazioni metrologiche La marcatura ecologica I controlli e il regime sanzionatorio Etichettatura delle principali categorie di alimenti Olio di oliva Latte Ortofrutticoli freschi preconfezionati Cioccolato Pasta alimentare Formaggi Miele Vini da tavola, I.G.T. e V.Q.P.R.D Salumi e prodotti a base di carne Confetture, gelatine, marmellate di frutta e creme di marroni Prodotti della pesca Prodotti della pesca Carni bovine Prodotti della panetteria e pasticceria Prodotti DOP e IGP Principali riferimenti legislativi Normativa comunitaria Normativa nazionale...90 Pagina 4 di 925 Prefazione Gli interventi europei sull etichettatura degli alimenti hanno attraversato diverse fasi che rispecchiano gli orientamenti generali sull argomento. Dal semplice scopo di assicurare la libera circolazione degli alimenti all interno della Comunità, contenuto nella Dir. CE 79/112, si è giunti infatti con l ultima disposizione organica, la Dir. CE 2000/13, a focalizzare l attenzione sulla necessità di informare e tutelare il consumatore. La circostanza che ormai le esigenze dell utilizzatore finale del bene alimentare siano sempre più esplicitamente al centro della produzione normativa ha posto e pone le aziende di fronte a problemi nuovi e complessi. Problemi di responsabilità, anzitutto. Ma anche problemi di conoscenza e di capacità di valutazione degli obblighi e opportunità che le disposizioni comunitarie impongono e suggeriscono. Non vi è dubbio infatti che una corretta informazione al consumatore presuppone che l etichettatura sia il più possibile appropriata e che una efficace tutela dei suoi diritti non può prescindere dall osservanza dei requisiti di chiarezza, leggibilità e comprensibilità. Tutto questo comporta però per gli operatori un carico che, specie per la piccola e media impresa, diventa oltremodo gravoso. Destreggiarsi in un quadro di regole, che mutano velocemente per tener conto tanto dei rapidi cambiamenti sociali e di mercato quanto dell incessante evoluzione scientifica e tecnologica, non è affatto agevole. Come non è facile inseguire le disposizioni specifiche applicabili agli alimenti in particolari circostanze o a particolari gruppi di alimenti, coordinare correttamente la normativa comunitaria orizzontale con quella verticale relativa ai singoli comparti e accordare la normativa nazionale di attuazione con entrambe, interpretare nella maniera più appropriata i principi dell etichettatura nutrizionale e quelli che presiedono alla regolamentazione delle allergie e delle intolleranze, stabilire i corretti confini per l indicazione dell origine degli alimenti, o un giusto bilanciamento laddove opportuno - fra la normativa obbligatoria e quella volontaria. Il presente vademecum è stato redatto nella piena consapevolezza di questi problemi: l intento di venire incontro alle legittime aspettative di un consumatore fattosi via via più attento e avvertito non è mai disgiunto dal proposito di soddisfare anche le esigenze delle imprese, che in maniera sempre più aperta e trasparente sono chiamate a misurarsi in un contesto di competizione globale. Pagina 5 di 926 1. Scopo e campo di applicazione Scopo del presente Vademecum è quello di fornire un approfondimento sulla normativa comunitaria e nazionale in materia di etichettatura, presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari. Il Vademecum è destinato principalmente agli operatori del settore e si caratterizza per un taglio pratico ed operativo, con numerose esemplificazioni che possono essere ricondotte alle problematiche più comuni riscontrabili nei diversi comparti produttivi dell agroalimentare. Nell approfondire la materia, il principale obiettivo è stato quello di illustrare i requisiti previsti dalla normativa nazionale, valevoli per la commercializzazione dei prodotti in Italia. Ma le disposizioni nazionali, in quanto diretta emanazione di provvedimenti comunitari, sono nel complesso analoghe a quelle degli altri Paesi membri; le principali differenze tra la normativa nazionale e quella degli altri Paesi, laddove riscontrabili, sono state approfondite ed opportunamente evidenziate all interno del Vademecum (nelle sezioni contraddistinte dalla bandiera europea) al fine di facilitare gli operatori nelle loro operazioni commerciali all interno del territorio comunitario. Agli operatori che intendono esportare i propri prodotti in un Paese terzo, soprattutto se extra-comunitario, consigliamo di verificare la normativa del Paese importatore attraverso i competenti uffici nazionali (quali ICE, Agenzia delle Dogane, Camere di Commercio estere) o presso i principali importatori esteri, onde evitare di incorrere in sanzioni a volte anche molto onerose. Il Vademecum è diviso in tre parti: 1. i capp. dal 1 al 5, forniscono un inquadramento generale sui principi dell etichettatura nel comparto alimentare e sulle fonti normative comunitarie e nazionali; 2. i capp. dal 6 al 11, affrontano nel dettaglio i contenuti dell etichetta degli alimenti (informazioni obbligatorie, facoltative), le diverse tipologie (etichetta nutrizionale, salutistica, ecc.) nonché i contenuti informativi di particolari categorie di ingredienti o alimenti (allergeni, DOP/IGP, prodotti da agricoltura biologica, ecc.), includendo cenni al regime sanzionatorio; 3. i cap. 12, fornisce esempi di corretta etichettatura di singoli prodotti o categorie di prodotti. Infine un appendice normativa, al cap. 13, fa da complemento al Vademecum. Pagina 6 di 927 2. Termini e definizioni Ai fini della presente pubblicazione si intende per: ALIMENTO: qualsiasi sostanza o prodotto trasformato, parzialmente trasformato o non trasformato, destinato ad essere ingerito, o di cui si prevede ragionevolmente che possa essere ingerito, da esseri umani. Sono comprese le bevande, le gomme da masticare e qualsiasi sostanza, compresa l acqua, intenzionalmente incorporata negli alimenti nel corso della loro produzione, preparazione o trattamento. (Reg. Ce. 178/02). CONSUMATORE FINALE: il consumatore finale di un prodotto alimentare che non utilizzi tale prodotto nell ambito di una operazione o attività di una impresa nel settore alimentare (Reg. Ce. 178/02). DENOMINAZIONE DI VENDITA: nome del prodotto che deve corrispondere a quello prescritto dalla normativa nazionale o comunitaria ad esso applicabile oppure, in mancanza di esso, il nome consacrato da usi e consuetudini (D. Lgs. 109/92). ETICHETTATURA: insieme delle menzioni, delle indicazioni, dei marchi di fabbrica o di commercio, delle immagini o dei simboli che si riferiscono al prodotto alimentare e che figurano direttamente sull imballaggio o su un etichetta appostavi o sul dispositivo di chiusura o su carrelli, anelli o fascette legati al prodotto medesimo o, in mancanza, in conformità a quanto stabilito negli artt. 14, 16 e 17, sui documenti di accompagnamento del prodotto alimentare (D. Lgs. 109/92). ETICHETTATURA NUTRIZIONALE: dichiarazione riportata sull etichetta e relativa al valore energetico ed ai seguenti nutrienti: le proteine, i carboidrati, i grassi, le fibre alimentari, il sodio, le vitamine e i sali minerali elencati nell allegato e presenti in quantità non inferiore al 15% della RDA (D. Lgs. 77/1993). INDICAZIONE: qualunque messaggio o rappresentazione in base alla legislazione comunitaria o nazionale, comprese le rappresentazioni figurative, grafiche o simboliche in qualsiasi forma, che affermi, suggerisca o sottintenda che un alimento abbia particolari caratteristiche (Reg. Ce 1924/06). INFORMAZIONE/INDICAZIONE NUTRIZIONALE: una descrizione e un messaggio pubblicitario che affermi, suggerisca o richiami che un alimento possiede particolari caratteristiche nutrizionali inerenti: Pagina 7 di 928 a) al valore energetico che esso fornisce, o fornisce a tasso ridotto, o maggiorato, o che non fornisce; b) ai nutrimenti che esso contiene o contiene in proporzione ridotta o maggiorata ovvero non contiene (D. Lgs. 77/ Reg. Ce 1924/06 ). INDICAZIONE SULLA SALUTE: qualunque indicazione che affermi, suggerisca o sottintenda l esistenza di un rapporto tra una categoria di alimenti, un alimento o uno dei suoi componenti e la salute (Reg. Ce 1924/06). INDICAZIONE RELATIVA ALLA RIDUZIONE DI UN RISCHIO DI MALATTIA: qualunque indicazione sulla salute che affermi, suggerisca o sottintenda che il consumo di una categoria di alimenti, di un alimento o di uno dei suoi componenti riduce significativamente un fattore di rischio di sviluppo di una malattia umana (Reg. Ce 1924/06). INGREDIENTE: qualsiasi sostanza, compresi gli additivi, utilizzata nella preparazione e produzione degli alimenti e presente nel prodotto finito anche se modificata (D. Lgs. 109/92). LOTTO: insieme delle unità di vendita di un prodotto alimentare fabbricate o confezionate in circostanze identiche; il lotto presuppone la presenza di più unità di vendita e non di un singolo prodotto a se stante (D. Lgs. 109/92). ORGANISMO GENETICAMENTE MODIFICATO (OGM): organismo, ad eccezione degli esseri umani, il cui materiale genetico è stato modificato in modo tale che non si genera più in materia naturale per moltiplicazione o ricombinazione (Dir. 2001/18/Ce). RICHIAMO DI UN ALIMENTO: qualsiasi misura di ritiro del prodotto rivolta anche al consumatore finale da attuare quando altre misure risultino insufficienti a conseguire un livello elevato di tutela della salute (Reg. Ce. 178/02). RINTRACCIABILITÀ: possibilità di seguire e ricostruire il percorso di un alimento, di un mangime, di un animale destinato alla produzione alimentare o di una sostanza destinata o atta ad entrare a far parte di un alimento o di un mangime attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione (Reg. Ce. 178/02). RITIRO DELL ALIMENTO: qualsiasi misura, dell operatore o dell autorità competente, volta ad impedire la distribuzione e l offerta al consumatore di un prodotto non conforme ai requisiti di sicurezza alimentare (Reg. Ce. 178/02). Pagina 8 di 929 TERMINE MINIMO DI CONSERVAZIONE: è la data fino alla quale il prodotto alimentare conserva la sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di lavorazione (D. Lgs. 109/92). TITOLO ALCOLOMETRICO VOLUMICO: è il numero di parti in volume di alcool puro alla temperatura di 20 C contenuto il 100 parti in volume del prodotto considerato a quella temperatura (D. Lgs. 109/92). UNITÀ DI VENDITA: unità destinata come tale al consumatore e sulla quale devono essere riportate le indicazioni dell etichetta. L unità di vendita può essere il singolo preimballaggio o l imballaggio contenente due o più preimballaggi (D. Lgs. 109/92). Pagina 9 di 9210 3. Finalità dell etichettatura L'etichettatura di un prodotto alimentare ha un ruolo strategico in quanto informa il consumatore sulle caratteristiche del prodotto che sta acquistando consentendogli di scegliere quello che maggiormente risponde alle proprie esigenze. Per etichettatura si intende l insieme delle menzioni, delle indicazioni, dei marchi di fabbrica o di commercio, delle immagini o dei simboli che si riferiscono ad un prodotto alimentare e che possono essere applicate sulla confezione o, in mancanza di essa, sui documenti di accompagnamento della merce (D. Lgs. 109/1992, art. 1). L etichetta rappresenta, quindi, una sorta di carta d identità del prodotto, un ponte tra il produttore e il consumatore e per questa sua funzione deve essere redatta in modo chiaro ed esaustivo, oltre che veritiero. Una buona etichetta concernente la natura esatta e le caratteristiche dell alimento rappresenta, inoltre, un efficace strumento di commercializzazione, in quanto elimina ostacoli ed ambiguità alla libera circolazione delle merci. Non va dimenticato, infine, che l etichetta è uno strumento di marketing quando, come spesso accade, attraverso la comunicazione scritta o visiva essa riesce a comunicare particolari requisiti o performance dell alimento, orientando le scelte di acquisto del consumatore. Possiamo dunque riassumere le principali finalità dell etichettatura come segue: 1. fornire una corretta informazione sulle caratteristiche del prodotto; 2. non indurre in inganno il consumatore su caratteristiche e/o proprietà che il prodotto non possiede; 3. valutare correttamente il rapporto tra la qualità del prodotto e il prezzo di vendita; 4. garantire la correttezza delle operazioni commerciali nonché la libera circolazione dei prodotti alimentari sui mercati comunitari e internazionali; 5. promuovere commercialmente il prodotto. Pagina 10 di 9211 4. Evoluzione della normativa comunitaria e nazionale Il Reg. Ce 178/2002 rappresenta la legge quadro vigente in materia di diritto alimentare comunitario. Il Regolamento individua tra gli obiettivi dell Unione Europea la costituzione di una base comune per consentire, ai consumatori, di compiere scelte consapevoli in relazione agli alimenti che utilizziamo e per prevenire qualunque pratica fraudolenta in grado di indurli in errore. La normativa in materia di etichettatura e presentazione degli alimenti nasce, inizialmente, per fissare regole comuni tra tutti gli Stati membri al fine di agevolarne la libera circolazione all interno del territorio comunitario. Solo in seguito, nel corso degli anni, la tutela dei diritti dei consumatori e le tematiche relative alla sicurezza alimentare sono emerse come elementi prioritari dell apparato normativo e hanno rappresentato l obiettivo specifico del legislatore comunitario. Ripercorriamo brevemente le tappe fondamentali di questa evoluzione. L Unione Europea ha disciplinato per la prima volta l etichettatura degli alimenti con l emanazione della Direttiva 79/112/CEE del 18 dicembre 1978 relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri concernenti l'etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari destinati al consumatore finale, nonché la relativa pubblicità. La Direttiva 79/112/Cee è stata recepita in Italia prima con il DPR n. 322 del 18 maggio 1982 e successivamente con il Decreto Legislativo n. 109 del 27 gennaio 1992 il quale ha abrogato, oltre al predetto DPR, tutte le disposizioni in materia di etichettatura, di presentazione e di pubblicità dei prodotti alimentari e relative modalità, diverse o incompatibili con quelle previste dal decreto, ad eccezione di quelle contenute nei regolamenti comunitari e nelle norme di attuazione di direttive comunitarie relative a singole categorie di prodotti. A seguito delle numerose modifiche apportate alla Direttiva 79/112/Cee, che ne rendevano difficile l applicazione, nel marzo del 2000 l Unione Europea ha pubblicato la nuova Direttiva 2000/13/CE, recepita in Italia con il Decreto Legislativo n. 181 del 23 giugno 2003, che ha apportato una serie di modifiche, in parti anche sostanziali, al Decreto Lgs. 109/92 pur confermandolo come legge quadro. Per venire incontro a specifiche problematiche connesse al consumo di determinati alimenti con possibili impatti sulla salute umana, nel 2003 è stata Pagina 11 di 9212 pubblicata la Direttiva 2003/89/CE (c.d. Direttiva allergeni) che, modificando la precedente Direttiva 2000/13/CE, introduce l obbligo di menzione in etichetta di particolari ingredienti utilizzati nella preparazione degli alimenti. La Direttiva allergeni è stata recepita in Italia con il Decreto Legislativo n. 114 del 8 febbraio 2006 dal titolo Attuazione della direttive 2003/89/CE, 2004/77/CE e 2005/63/CE in materia di indicazione degli ingredienti contenuti nei prodotti alimentari. L ultimo atto dell evoluzione normativa in materia di etichettatura degli alimenti è stata la pubblicazione del Decreto Legislativo del 31 gennaio 2007, n. 7 (il c.d. Decreto Bersani), convertito con modificazioni con la Legge del 2 aprile 2007 n. 40, finalizzato a rendere più chiare ed agevoli le modalità di lettura delle etichette. FONTI COMUNITARIE Direttiva 79/112/CEE del Direttiva 2000/13/CE del Direttiva 2003/89/CE del FONTI NAZIONALI DPR , n.322 Decreto Legislativo , n. 109 Decreto Legislativo , n. 181 Decreto Legislativo , n. 114 Legge del 2 aprile 2007, n. 40 L ordine di trattazione degli argomenti approfonditi al successivo capitolo riprende l impianto del D. Lgs. 109/1992 poiché atto normativo di riferimento del settore. Pagina 12 di 9213 5. Informazioni generali relative all etichettatura dei prodotti alimentari 5.1 Campo di applicazione ed esclusioni Il campo di applicazione del D. Lgs. 109/1992 è rappresentato da tutti i prodotti alimentari venduti sfusi, preincartati o preconfezionati e destinati al consumatore sul mercato nazionale (art. 1). Si intendono per: prodotti sfusi, tutti quei prodotti alimentari sui quali non è possibile apporre l etichetta in quanto privi della confezione (frutta, ortaggi freschi, ecc.). prodotti preincartati, tutti quei prodotti alimentari confezionati sul luogo di vendita al momento della richiesta del cliente o antecedentemente ma ai fini della vendita immediata nello stesso locale dove sono stati confezionati (pane, carne fresca, formaggi e salumi al taglio, ecc.). prodotti preconfezionati (o preimballati), tutti quei prodotti alimentari confezionati in assenza dell acquirente ed avvolti, totalmente o in parte, in un imballaggio che deve essere mantenuto integro fino al momento del consumo. Questa distinzione è fondamentale per stabilire come deve essere etichettato il prodotto: ai prodotti preconfezionati, infatti, si applicano i requisiti previsti all art. 3 del D. Lgs. 109/92 e illustrati al cap. 6; ai prodotti sfusi e preincartati, invece, quelli dell art. 16 del D. Lgs. 109/92, illustrati al cap 7, che rappresentano una modalità semplificata di etichettatura. Esempio Un formaggio, come ad esempio il Parmigiano Reggiano, può essere venduto a spicchi preconfezionati dal produttore, oppure preincartato con film protettivo applicato dal punto vendita per la commercializzazione immediata: il primo caso rientra nel campo di applicazione dell art. 3 del D. Lgs. 109/1992, mentre il secondo caso in quello dell art. 16. Sono esclusi dal campo di applicazione del D. Lgs. 109/92: Pagina 13 di 9214 a) i prodotti alimentari destinati alla ristorazione, ma non i prodotti commercializzati agli operatori che la gestiscono (ad esempio una cassetta di frutta o un lotto di bottiglie di olio di oliva consegnate ad una mensa sono prodotti che devono essere etichettati in conformità al D. Lgs. 109/1992); b) i prodotti destinati al commercio extra UE, in quanto l etichetta deve essere realizzata in conformità alla normativa del Paese importatore. 5.2 Principi generali Nell elaborare il contenuto informativo delle etichette, gli operatori del settore alimentare devono ispirarsi ad alcuni principi fondamentali, ovvero: a) chiarezza: le indicazioni devono risultare facilmente comprensibili per un consumatore medio e non ingenerare dubbi sulle caratteristiche del prodotto acquistato; sono pertanto da evitare codici o altri elementi che non siano di immediata interpretazione e comprensione (es. il numero di iscrizione al registro imprese delle CCIAA non può sostituire l indicazione del nome del produttore); b) leggibilità: le informazioni devono essere riportate in caratteri di dimensioni tali da poter essere letti senza troppa difficoltà; a tale scopo, per alcune tipologie di informazioni (ad esempio la quantità nominale) il legislatore ha definito la dimensione minima dei caratteri al di sotto dei quali non è possibile scendere; c) facilità di lettura: alcune indicazioni obbligatorie devono essere riportate nello stesso campo visivo, in modo da essere facilmente leggibili in una sola occhiata (vedi tabella 1); inoltre bisogna evitare di riportare informazioni in punti nascosti, di difficile lettura o rimovibili (es. sigillo di confezionamento); d) indelebilità: gli operatori devono garantire l indelebilità delle informazioni riportate in etichetta, affinché esse siano leggibili per tutta la vita commerciale del prodotto. Tabella 1 Indicazioni obbligatorie e campo visivo Nello stesso campo visivo Denominazione di vendita Termine minimo di conservazione o data di scadenza Quantità Titolo alcolometrico In campo visivo facoltativamente diverso Elenco degli ingredienti Sede o indirizzo Nome o ragione sociale o marchio Sede dello stabilimento Lotto Altre informazioni previste per particolari tipologie di prodotti (es. titolo alcolometrico, istruzioni d uso, valori nutrizionali, ecc. Pagina 14 di 9215 5.3 La lingua Le indicazioni riportate sull etichetta dei prodotti alimentari destinati alla commercializzazione sul mercato nazionale devono essere in lingua italiana. E consentito l utilizzo di altre lingue solo se: il termine è diventato di uso talmente corrente e generalizzato da non richiedere traduzioni (es.: Croissant utilizzato come denominazione di un prodotto da forno); le menzioni originali non hanno corrispondenti nei termini italiani (es. Brandy). I produttori hanno facoltà di utilizzare altre lingue ufficiali della Comunità Europea, ma in aggiunta e non in sostituzione alla lingua italiana. I prodotti destinati al mercato comunitario devono riportare le informazioni nella lingua del Paese di commercializzazione; anche in questo caso altre lingue ufficiali della Comunità Europea possono essere riportate, ma in aggiunta e non in sostituzione. Nei casi in cui i prodotti alimentari siano destinati al mercato italiano ma non al consumatore finale (es. operatori della ristorazione, ristoranti, catene di catering, ecc.) non vi è l obbligo di utilizzo della lingua italiana e le informazioni possono essere riportate anche solo nella lingua del Paese d origine (si veda in proposito al Circolare del Ministero dell industria del commercio e dell artigianato del 31/03/2000 n. 165). Tale eccezione è stata adottata poiché i destinatari di tali prodotti, essenso professionisti dell alimentazione, non hanno bisogno dell intervento pubblico per la tutela delle loro esigenze. Qualora i prodotti acquisiti vengano, poi, nuovamente immessi sul mercato ma con destinazione il consumatore finale, dovranno essere etichettati in conformità al D. Lgs. 109/92. Pagina 15 di 9216 6. Etichettatura dei prodotti preconfezionati Le etichette dei prodotti alimentari preconfezionati devono obbligatoriamente riportare le seguenti indicazioni (art. 3 del D. Lgs. 109/92): 1. la denominazione di vendita; 2. l elenco degli ingredienti; 3. la quantità netta o la quantità nominale; 4. il termine minimo di conservazione o la data di scadenza; 5. il nome o la ragione sociale o il marchio depositato e la sede del fabbricante o del confezionatore o di un venditore stabilito nella UE; 6. la sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento; 7. il titolo alcolometrico volumico effettivo per le bevande aventi un contenuto alcolico superiore a 1,2% in volume; 8. il lotto di appartenenza del prodotto; 9. le modalità di conservazione e/o utilizzazione, qualora sia necessaria l adozione di particolari accorgimenti in funzione della natura del prodotto; 10. il luogo di origine o di provenienza, nel caso in cui l omissione possa indurre in errore l acquirente circa l origine o la provenienza del prodotto; 11. la quantità di taluni ingredienti o categorie di ingredienti se è presente un ingrediente caratterizzante o evidenziato. Alcune delle suddette indicazioni sono assolutamente obbligatorie, altre obbligatorie salvo casi di deroga previsti dalla legge, altre ancora obbligatorie in relazione alla destinazione d uso. Nei paragrafi seguenti approfondiremo i requisiti relativi all utilizzo di ciascuna indicazione. I prodotti sfusi o preincartati soggiacciono, invece, a regole di etichettatura semplificate, approfondite al cap. 7. Pagina 16 di 9217 6.1 Denominazione di vendita E l indicazione più importante in quanto rappresenta il nome del prodotto e pertanto è sempre obbligatoria. La denominazione di vendita deve corrispondere, in prima istanza, a disposizioni comunitarie o nazionali, ovvero alle leggi che disciplinano i requisiti di composizione e le caratteristiche finali del prodotto. In assenza di tali disposizioni, la denominazione di vendita può essere costituita dal nome tradizionale consacrato dagli usi e dalle consuetudini con riferimento al mercato al quale il prodotto è destinato. In Italia, ad esempio, rientrano in questa categoria le denominazioni di vendita Gelato, Torrone, Pesto. Questi prodotti non hanno una disciplina giuridica che ne regola la composizione e/o le caratteristiche ma sono comunemente conosciuti come tali sul mercato nazionale. In casi eccezionali ed in mancanza di denominazioni legittimate da usi e consuetudini, si può ricorrere a denominazioni di fantasia (es. insalata russa, tartufone, grancereale ) le quali, però, devono essere sempre accompagnate da una descrizione sulla natura del prodotto, al fine di non ingenerare confusioni nel consumatore. In ogni caso le denominazioni di vendita non possono essere sostituite da un marchio di fabbrica o di commercio o da una denominazione di fantasia. Se una denominazione di vendita tradizionale in un Paese non è in grado di consentire al consumatore finale, residente in un Paese estero, di capire l effettiva natura del prodotto, essa deve essere accompagnata da ulteriori informazioni, riportate in prossimità della stessa, che ne facilitino la comprensione per il consumatore finale. Un produttore italiano di Torrone interessato ad esportare il proprio prodotto al di fuori dell Italia dovrà riportare, affianco alla denominazione di vendita, una breve descrizione del prodotto (ad es. Preparazione dolciaria a base di zucchero e mandorle ). Le principali denominazioni di vendita (di seguito DdV) disciplinate a livello comunitario sono quelle dei vini, uova, pollame, bevande spiritose e olio di oliva, per ognuna delle quali esistono specifici Regolamenti. Pagina 17 di 9218 Esempio DdV regolamentata a livello europeo: Olio di sansa di oliva Descrizione: olio ottenuto dal taglio di olio di sansa di oliva raffinato e di olio di oliva vergine diverso dall olio lampante, con un tenore di acidità libera, espresso in acido oleicolo, non superiore a 1 g per 100 g e avente le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria. (Reg. Ce. n del 23/07/2001) Le principali denominazioni di vendita regolamentate a livello nazionale sono la pasta di semola di grano duro, prosciutto cotto, cioccolato, ed alcuni prodotti tipici della pasticceria come panettone, colomba, pandoro, amaretto e savoiardo. Esempio DdV regolamentata a livello nazionale: Pasta di semola di grano duro. Descrizione: prodotto ottenuto dalla trafilazione, laminazione e conseguente essiccamento di impasti preparati esclusivamente con semola di grano duro e acqua. (DPR n. 187/01) L aggiunta di uno o più ingredienti non consentiti dalla legge non vieta la fabbricazione di un determinato prodotto ma solo la sua commercializzazione con la denominazione di vendita regolamentata. I prodotti alimentari che sono commercializzati in un particolare stato fisico (es. prodotti surgelati, liofilizzati, concentrati, affumicati, e via dicendo) devono riportare obbligatoriamente questa caratteristica accanto alla denominazione di vendita. Se la denominazione di vendita del Paese di produzione non corrisponde a quella del Paese di commercializzazione, essa deve essere completata da una dicitura che ne evidenzi le differenze rispetto all analogo prodotto nazionale commercializzato con quella denominazione. La denominazione di vendita Birra è attribuita in Italia alla bevanda realizzata con malto d orzo e con l eventuale aggiunta di altri cereali, nel limite del 40%. In Germania, invece, si può commercializzare con la denominazione di vendita Birra solo la bevanda ottenuta interamente da malto d orzo. Le aziende italiane produttrici di birra interessate ad esportare il loro prodotto in Germania dovranno, pertanto, riportare in etichetta il riferimento all uso dei cereali utilizzati. Pagina 18 di 9219 In caso di prodotto estero sostanzialmente diverso da quello presente sul mercato interno e, pertanto, potenzialmente ingannevole o falso per il consumatore, le autorità competenti del Paese di commercializzazione possono vietare sul loro mercato l uso di denominazioni di vendita consentite in altri Stati. La denominazione di vendita Aranciata è attribuita, in Italia, al prodotto contenente una percentuale non inferiore al 10% di succo di arancia; i prodotti provenienti dalla Spagna, invece, possono contenere anche solo il 2% del succo di arancia. Pertanto, per poter essere commercializzati nel nostro Paese, dovranno cambiare denominazione o riportare in etichetta la percentuale di succo effettivo utilizzato. Infine si può verificare anche il caso in cui un alimento realizzato in conformità ai requisiti produttivi della normativa nazionale rappresenta, per la normativa di un altro Paese, un prodotto di qualità superiore e, per tale ragione, può essere presentato in maniera diversa sul mercato. La legge francese, ad esempio, consente di utilizzare nella denominazione di vendita delle paste alimentari un riferimento alla qualità superiore del prodotto se in presenza dei requisiti fissati dalla nostra normativa italiana (DPR n. 187/2001). Pertanto un prodotto denominabile in Italia pasta di semola di grano duro se destinato al mercato francese può essere etichettato come pâtes alimentaires de qualité supérieure. Lo stesso vale anche per il mercato spagnolo, purché il tenore proteico (azoto X 5,70) raggiunga l 11% e non si fermi al 10,50% come previsto dal DPR del 2001: in questo caso la pasta di semola di grano duro potrà essere commercializzata sul mercato spagnolo con l aggiunta della dizione pasta alimenticia de calidad superior. E evidente che questo rappresenta una grossa opportunità di marketing per le nostre aziende del settore Denominazioni commerciali Le denominazioni commerciali, al contrario delle denominazioni di vendita, sono facoltative e servono unicamente a qualificare meglio il prodotto. Pagina 19 di 9220 Nel comparto delle paste alimentari, ad esempio, la denominazione di vendita è Pasta di semola di grano duro mentre la denominazione commerciale è rappresentata dall indicazione spaghetti, fusilli, farfalle e via dicendo. Un altro caso può essere osservato nel comparto dei latticini: la denominazione di vendita è Formaggio fresco a pasta filata, mentre la denominazione commerciale è fior di latte, mozzarella e via dicendo. Questo è anche un caso in cui la denominazione commerciale è diventata più famosa della denominazione di vendita, tanto da evocare essa stessa le caratteristiche del prodotto finito Denominazioni protette Le denominazioni di vendita protette si distinguono per la registrazione del nome e la possibilità di utilizzo solo a determinate condizioni. I prodotti che possono beneficiare dell utilizzo di denominazioni di vendita protette sono quelli iscritti nell elenco comunitario delle DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta), a seguito di una valutazione a livello comunitario definita nel Reg. Ce 510/2006. Tali prodotti possiedono specifiche caratteristiche derivanti dall ambiente geografico e l utilizzo indebito della denominazione di vendita è protetto su tutto il territorio comunitario. Le denominazioni di vendita protette soggiacciono a specifiche regole di etichettatura approfondite al Elencazione degli ingredienti Le etichette devono riportare l elenco di tutti gli ingredienti utilizzati per la realizzazione dell alimento Sono esentati da tale obbligo: a) i vini, la birra e i distillati (quali grappa, rum, cognac, e via dicendo); b) i prodotti costituiti da un solo ingrediente (es.: olio extravergine di oliva, latte, ecc.) e nei quali la denominazione di vendita coincide perfettamente con il prodotto; c) gli ortofrutticoli freschi non sottoposti ad alcuna manipolazione; Pagina 20 di 92 Vedere altro
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