Source: https://www.processociviletelematico.it/2018/02/05/cass-sez-vi-ord-22-dicembre-2017-n-30918-pres-schiro-rel-curzio/
Timestamp: 2020-02-29 12:54:01+00:00
Document Index: 44455186

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 16', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 2719', 'art. 23', 'art. 91', 'sentenza ', 'art. 372', 'art. 369', 'art. 9']

Cass. sez. VI, ord. 22 dicembre 2017 n. 30918 (Pres. Schirò, rel. Curzio) - ProcessoCivileTelematico.it
Giurisprudenza / 5 Febbraio, 2018 5 Febbraio, 2018
Dott. STEFANO SCHIRO’ – Presidente-
C. C., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato F. N.;
contro R. F. I. SPA ***, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, ***, presso lo studio dell’avvocato E. M., che la rappresenta e difende;
avverso la sentenza n. 164/2016 della CORTE D’APPELLO di REGGIO CALABRIA, depositata il 09/02/2016; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 16/10/2017 dal Presidente Dott. PIETRO CURZIO.
1. C. C. fu licenziata da R. F. I. SPA il 21 giugno 2010 per essersi appropriata, in qualità di cassiere, della somma di 15.630,40 euro. Il Tribunale di Reggio Calabria ritenne legittimo il licenziamento, respingendo il ricorso della lavoratrice proposto ai sensi della legge n. 92 del 2012. La Corte d’appello di Reggio Calabria, con sentenza pubblicata il 9 febbraio 2016, ha respinto il reclamo e confermato la decisione di primo grado. 2. La C. ha proposto ricorso per cassazione. R. F. I. si è difesa con controricorso.
5. Anche R. F. I. SPA ha depositato una memoria per la camera di consiglio, chiedendo che venisse dichiarata l’improcedibilità per mancata attestazione di conformità e, in subordine, la manifesta infondatezza del ricorso per le ragioni indicate dalla Corte di cassazione decidendo su ricorsi analoghi promossi da colleghi della ricorrente destinatari del medesimo provvedimento di licenziamento.
9. La materia delle attestazioni di conformità di copie analogiche di atti digitali è disciplinata dai commi 1-bis e 1-ter dell’art. 9 della legge 21 gennaio 1994, n. 53, introdotti, rispettivamente, nel 2012 (d.l. 179/12 conv. con modificazioni nella legge 221/12) e nel 2014 (d.l. 90/14 conv. con modificazioni nella 1. 114/14). 10. Con tale normativa gli avvocati sono stati sollevati dalla necessità di chiedere, di volta in volta, apposite certificazioni di conformità.
12. Il comma 1-ter aggiunge: In tutti i casi in cui l’avvocato debba fornire prova della notificazione e non sia possibile fornirla con modalità telematiche, procede ai sensi del comma 1- bis”.
14. L’esigenza di coordinare il potere di attestazione previsto in generale dal Codice dell’amministrazione digitale con la disciplina specifica del processo telematico ha indotto il legislatore a riconoscere all’avvocato la qualifica di pubblico ufficiale quando compie tali attestazioni. Infatti, l’art. 16-quater, comma 1, lett. g), d.l. 179/2012, convertito nella legge 221/2012, ha modificato l’art. 6 della legge 53 del 1994, stabilendo che dal 1° gennaio 2013 “l’avvocato che compila la relazione o le attestazioni di cui agli artt. 3, 3-bis e 9 o le annotazioni di cui all’art. 5, è considerato pubblico ufficiale ad ogni effetto” (il comma successivo aggiunge che “il compimento di irregolarità o abusi nell’esercizio delle facoltà previste dalla presente legge costituisce grave illecito disciplinare, indipendentemente dalla responsabilità prevista da altre norme”).
20. Il problema del rilievo della non contestazione si era già posto negli stessi termini in situazioni in cui, essendo stata depositata una mera fotocopia o una velina, al fine di evitare l’improcedibilità del ricorso per cassazione, era stata invocata l’applicazione dell’art. 2719 c.c. per il quale “le copie fotografiche di scritture hanno la stessa efficacia delle autentiche, se la loro conformità …. non è espressamente disconosciuta”. In queste situazioni si è costantemente affermato (Cass. 1 dicembre 2005, n. 26222; 18 settembre 2012, n. 15624; 8 ottobre 2013, n. 22914; 26 maggio 2015, n. 10784) che tale regola si applica quando si tratta di attribuire ad un documento efficacia probatoria, da valere tra le parti, mentre non vale quando si è al di fuori dell’ambito probatorio e si devono operare verifiche, come quelle relative alla procedibilità del ricorso, che hanno implicazioni pubblicistiche e non sono nella disponibilità delle parti. Ciò spiega anche perché il comma 2 dell’art. 23 del C.A.D., non è richiamato dai commi 1-bis e 1-ter dell’art. 91. 53/1994. 21.Solo in prossimità della camera di consiglio, in allegato ad un atto intestato “Memoria difensiva con deposito attestazione di conformità sottoscritta”, la difesa della ricorrente ha depositato copie su supporto analogico del ricorso, della relata di notifica, della ricevuta di accettazione e della ricevuta di avvenuta consegna, corredate da attestazione di conformità agli originali sottoscritta dall’avvocato.
24. Il principio è stato ribadito di recente dalle sezioni unite nella sentenza 2 maggio 2017, n. 10648. Con questa pronuncia, la Corte ha affermato che non si applica la sanzione della improcedibilità quando il documento mancante sia nella disponibilità del giudice perché prodotto dalla controparte o perché presente nel fascicolo d’ufficio. Ha però ribadito che, invece, “consentire il recupero dell’omissione mediante la produzione a tempo indeterminato con lo strumento dell’art. 372 c.p.c. vanificherebbe il senso del duplice adempimento del meccanismo processuale. L’improcedibilità, infatti, a differenza di quanto previsto in altre ‘situazioni procedurali’ trova la sua ragione nel presidiare, con efficacia sanzionatoria, un comportamento omissivo che ostacola la sequenza di avvio di un determinato processo”.
25. In conclusione, deve affermarsi il seguente principio di diritto: “Il ricorso per cassazione è improcedibile, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., quando, nel termine di venti giorni dalla notificazione, siano state depositate solo copie analogiche del ricorso, della relazione di notificazione con messaggio p.e.c. e relative ricevute, sena attestarne la conformità, ai sensi dell’art. 9, comma 1 -bis, della legge 21 gennaio 1994 n. 53 e successive integra ioni, ai documenti informatici da cui sono tratte”.
27. Le spese del giudizio di legittimità vanno poste a carico della soccombente, che non dovrà versare l’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in quanto ammesso al gratuito patrocinio (Cass. 18523/14, 21794/15, 7368/17, 9538/17 e 13935 /17).