Source: http://orizzonte48.blogspot.com/2018/06/rom-sinti-ed-esigenze-di-censimento.html
Timestamp: 2018-09-24 13:37:59+00:00
Document Index: 138813057

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 43', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 4']

Orizzonte48: ROM-SINTI ED ESIGENZE DI CENSIMENTO
Secondo un approccio comune a molte Costituzioni contemporanee che trova conferma in alcune risoluzioni del parlamento europeo e nella Carta delle lingue regionali o minoritarie del Consiglio d’Europa del 1992 (Il cui preambolo richiama il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, la CEDU del 1950, l’ Atto finale di Helsinki del 1975 ed il documento della riunione di Copenaghen del 1990), la tendenza è quella di prendere in considerazione l’oggetto della disciplina cioè la lingua e solo indirettamente i soggetti beneficiari, il che comporta il sostituire al concetto ambiguo ed onnicomprensivo di “minoranza nazionale” quello più specifico di lingua e cultura regionale o minoritaria.
Tuttavia ci possono essere anche dei rischi e delle implicazioni connessi al progressivo e graduale rafforzamento della tutela minoritaria in quanto c’è il serio pericolo di pregiudicare i diritti degli altri cittadini; ecco perché diventa necessario, come si evince indirettamente dalla sentenza n. 356/1998 della Corte Costituzionale, un bilanciamento tra le posizioni giuridiche dei gruppi minoritari e la maggioranza dei cives in nome di una effettiva, armoniosa e pacifica convivenza.
L'obbligo di iscrizione anagrafica non è una discriminazione, nè una violazione costituzionale, ma è un generale dovere di chiunque, al fine di mettere le Stato in condizione di fornire i suoi servizi e tutelare i diritti di tutti: anzitutto, appunto, delle stesse collettività di minoranza, secondo un regime generale che si rivela oggettivamente "ampliativo" (cioè sostanzialmente strumentale alla concessione di benefici da parte della Repubblica italiana).
Packers And Movers Bangalore 20 giugno 2018 07:51
Bazaar 20 giugno 2018 11:01
Bellissimo e documentato articolo.
Aggiungerei che lo status di nomade ed il mancato censimento di questi gruppi sociali non può essere semplicemente fortuito: non può non esserci un motivo sociostrutturale, ovvero che ha a che fare con interessi economici.
Un punto fondamentale è poi che i mezzi di comunicazione di massa hanno fatto un putiferio per scopi politici su questo tema.
Bisognerà iniziare a razionalizzare quotidiani e TV: non è che sospenderei i finanziamenti pubblici, li nazionalizzerei del tutto e li farei partecipare dai lavoratori.
Il lavoro spesso pregevole che attualmente viene fatto dai lavoratori su piattaforme private, lo ordinerei e riorganizzerei tramite le tecnologie digitali sui media di massa.
Insomma, userei proprio la tecnologia per far partecipare attivamente le persone al processo di divulgazione delle informazioni e della cultura: si spezzerebbe il monopolio privatistico delle coscienze e della censura delle piattaforma private.
Non è la tecnologia che deve rallentare il proprio sviluppo, ma è il progresso sociale che deve svilupparsi al pari della modernizzazione tecnologica.
Piattaforme statali che permettono la partecipazione in massa ai contenuti di TV e giornali: giornalisti e redattori che aiuterebbero a non disperdere i contenuti dell'opera scoordinata di uno sterminato numero di contributori...
Ahah.. la democrazia. :-)
Flavio 20 giugno 2018 14:53
"...i mezzi di comunicazione di massa hanno fatto un putiferio per scopi politici su questo tema...". Mentana che fa vedere la schedatura del padre della Sen. Segre, l'On. Speranza che denuncia Salvini per "istigazione all'odio razziale", ieri all'Italia Sottoinchiesta Radio1 che si mettono assieme le "gabbie di Trump" con la "schedatura dei Rom".
A (pseudo-)sinistra si manca il bersaglio, e di molto, come sempre. Si travisa, appunto come ben detto, per SOLO scopo politico. E fa notevolmente schifo.
Ho vissuto accanto ai Rom/ Sinti per molti anni quando ero bambino/ ragazzo. Gente con cui non ho avuto alcun problema. Ma che molte volte riceveva le "visite" delle forze dell'ordine. Un caso, visto che sia noi che i nostri vicini mai abbiamo avuto a che fare con polizia, carabinieri etc.? Cioè, a (pseudo-)sinistra si fa finta di non vedere. Per carità, Salvini fa uno spot (è molto bravo come comunicatore) propagandistico (quanto il problema Rom è davvero preminente ora ed in questo momento in Italia?) ma la (pseudo-)sinistra cade nella provocazione e, volendo "incanalare" il dissenso, fornisce invece il fianco allo stesso segretario della Lega. Anzi, fa di più, ne rafforza il consenso. Non si capisce che non è una questione di "razza". Ma di "legalità". Che è ben diverso e fa molta più presa sui cittadini.
Luca Cellai 20 giugno 2018 16:43
"Mentre non si evince affatto, né dalla Costituzione, né dalle norme vigenti, che il censimento e l’iscrizione anagrafica dei Rom possa risultare incostituzionale. L'obbligo di iscrizione anagrafica non è una discriminazione, nè una violazione costituzionale..."
Quindi censire è lecito, non farsi censire è più di una scortesia (è un illecito).
poggiopoggiolini 22 giugno 2018 06:12
LA MALATTIA DI HANSEN
Tra le “durezze” di questo tedio-evo oscurato anche da nubi che minacciano la libertà d'espressione (il “progetto” EU di riforma del diritto d'autore online di prossima votazione plenaria al Parlamento EU, il feticcio residuale delle democrazie “mature”), mancava il ricordo di flagelli che hanno afflitto l'Umanità nel corso della Storia.
Puntuale, dopo le carestie indotte da crisi economiche “sistemiche” passate e in arrivo, giunge un “caso” , tra i tanti, di patologie psichiatriche a ricordare le brutalità stigmatiche della LEBBRA dopo che la comunità scientifica ha preferito l'uso asettico di HANSENIASI per definire la malattia infettiva e cronica prodotta dal Mycobacterium leprae.
E' singolare che da parte di una alta carica istituzionale di una Nazione EU il ripristino di tale vocabolo brutale ed aspro per definire il flagello “populista” che infetta il progetto EU quando la crescente consapevolezza delle Nazioni aderenti pongono su vari tavoli la ridefinizione, se ancora possibile, di un progetto, mi verrebbe da definire, criminogeno e criminale che ha affamato e affama le proprie genti costrette, infine, al confinamento del “foppone” della rotonda meneghina della Besana.
Ma lo stupore e l'indignazione presto svanisce tra le considerazioni degli interessi “legittimi” che alcuni personaggi rappresentano e le finalità ultime del progetto EU qui ampiamente considerate e documentate.
Ma “non esiste vento favorevole per il marinario che non sa dove andare” quanto le valenze del reciproco “non v'è vento avverso per il marinario che sa dove andare”: piccole “quisquiglie” di conoscenze tecniche, di consapevolezze delle capacità, di ragionevoli scelte conseguenti.
ps: Sofia, grazie per gli approfondimenti necessari alla comprensione di eventi che la neo-lingua nasconde.
Francesco Maimone 22 giugno 2018 10:33
Grazie di cuore a Sofia per lo splendido lavoro.
In definitiva, è in qualche modo possibile affermare che il censimento ventilato costituisca un “atto di discriminazione razziale” e non, invece, un atto strumentale a finalità di carattere sociale, assistenziale e di integrazione?
Alla fine di questo si tratta, anche in relazione a quanto segnalato in modo sintomatico da Flavio. Bisogna cioè chiedersi (al di là della grancassa mediatica che stordisce la ggente, ed al di là del politically correct) in cosa consista – per il diritto vigente – la nozione di “discriminazione (e odio) razziale” (rammento, penalmente rilevante).
Ciò in quanto, “… La nozione di discriminazione… non può essere intesa come riferibile ad una qualsiasi condotta che sia o possa apparire in contrasto con un ideale di assoluta integrazione non solo nei diritti, ma anche nella pratica dei rapporti quotidiani, ma, rilevato che il divieto di discriminazione di cui alla L. n. 654 del 1975, è stato introdotto nel nostro Paese in esecuzione della Convenzione di New York del 7 marzo 1966, il termine "discriminazione" deve essere inteso nel significato indicato dall'art. 1 di tale Convenzione di New York del 7 marzo 1966 in base al quale "... discriminare significa porre in essere un comportamento che direttamente o indirettamente comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l'ascendenza, ecc. allo scopo di distruggere o compromettere il riconoscimento, IL GODIMENTO O L'ESERCIZIO IN CONDIZIONI DI PARITÀ, DEI DIRITTI DELL'UOMO E DELLE LIBERTÀ FONDAMENTALI IN CAMPO POLITICO, ECONOMICO, SOCIALE E CULTURALE e in ogni altro settore della vita pubblica… [Così, tra le tante, Cass. Penale 13/12/2007 n. 13234, proprio in materia di discriminazione ed odio razziale a danno di appartenenti alla comunità Rom. Detta nozione, come ci ricorda bene Sofia, è stata poi ripresa nel D.Lgs. n. 286/1998, art. 43, comma I e poi meglio puntualizzata nella Direttiva n. 43/2000, introdotta nel nostro ordinamento con il D.Lgs. 9 luglio 2003, n 215].
La sentenza richiamata spiega anche un principio pacifico, ovvero che “Il razzismo è una forma particolare di discriminazione perchè indica la razza come fattore determinante per lo sviluppo della società e, di conseguenza, presuppone l'esistenza di razze superiori ed inferiori: le prime destinate al comando, le seconde alla sottomissione. Il razzismo si attua o con LA PERSECUZIONE O CON LA DISCRIMINAZIONE. ODIARE significa manifestare un'avversione tale da desiderare la morte o una grave danno per la persona odiata, per cui non si può qualificare come odio qualsiasi sentimento di avversione o di antipatia”. Mi pare quindi che l’iniziativa intrapresa da qualche esponente politico dell’opposizione nei confronti del Ministro dell’Interno per aver “istigato all’odio” nel senso precisato - in punto di puro diritto - sia alquanto infondata.
E la fantomatica “schedatura”, ovvero – posso presumere- la identificazione mediante rilievi segnaletici di cui all’art. 4 TULPS? Potrebbero configurarsi questi ultimi come atti invasivi della libertà personale, in violazione dell’art. 13 Cost.? (segue)
Francesco Maimone 22 giugno 2018 10:36
Anche in questo caso, segnalo brevemente che con la pronuncia n. 30/1962 la Corte Cost. ha chiarito che non tutti i rilievi segnaletici incidono sull'habeas corpus e rientrano nella tutela garantita dall'art. 13 Cost., ma solo quelli che comportano “l'assoggettamento, fisico o morale, di una persona al potere dell'organo di polizia, tale da costituire una restrizione della libertà personale equiparabile all'arresto”. Quindi non importano menomazione della libertà personale “i rilievi dattiloscopici” e “i rilievi descrittivi, fotografici ed antropometrici” se non riguardano parti del corpo coperte normalmente alla vista.
Rientrano invece nella copertura dell'art. 13 Cost. gli altri tipi di atti che non si limitano all'aspetto esteriore del corpo (rilievi su parti intime, prelievi di campioni biologici e così via). Per tale ragione la Corte ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 4 del TULPS nella parte in cui prevedeva rilievi segnaletici che comportino ispezioni personali ai sensi dell'art. 13 della Costituzione. Di conseguenza, dopo l'intervento della Consulta, l'art. 4 del TULPS riguarda i soli rilievi segnaletici di tipo esteriore e cioè quelli che non incidono sulla libertà personale.
Aggiungo che, in concreto, di certo i rilievi sarebbero utilizzati in presenza dei relativi presupposti di legge (sorretti da idonea istruttoria) e secondo il criterio di ragionevolezza, il quale impedisce di trattare in modo eguale situazioni diverse e quindi di dar seguito tout-court, a titolo di mero esempio, a identificazione delle persone, anche minori di età, attraverso rilievi segnaletici. La questione, perciò, riguarderebbe inevitabilmente anche atti amministrativi soggetti pur sempre al sindacato del loro giudice naturale.
(Detto ciò, credo che non guasterebbe un pò più di cautela nelle esternazioni pubbliche da parte delle figure istituzionali. Anche per evitare, in materie così delicate, reazioni scomposte degli antifascisti di professione in assenza di fascismo; i quali oramai parlano solo “non ratione sed stomacho”)