Source: http://www.ritacoltelleselibripoesie.com/2012/01/uomini-e-cani.html
Timestamp: 2017-12-17 15:26:56+00:00
Document Index: 36909555

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Rita Coltellese *** Scrivere: Uomini e cani
DA: Il Corriere della Sera.it 31 dicembre 2011
La sentenza conferma la condanna di duplice omicidio colposo per un proprietario. I suoi cani avevano ucciso due uomini
MILANO - Se il cane toglie la vita a qualcuno il padrone è responsabile. A dirlo è una sentenza della Cassazione che fa ricadere le responsabilità degli atti di un animale direttamente sul padrone.
LESIONI E MORSI - La Quarta sezione penale con la sentenza 48429 ha dichiarato inammissibile il ricorso di G. M., 40enne pugliese, e, convalidando la condanna del padrone per duplice omicidio colposo stabilita per due casi di decesso causati dai suoi cani, ha fatto notare che «non può essere messo in discussione che la morte dei due uomini è riconducibile ai due cani di proprietà del ricorrente». A dimostrarlo «la presenza sul corpo delle vittime di plurime lesioni da morsi di cane in punti vitali e le concordi testimonianze delle persone, compresi i carabinieri intervenuti sul posto, che hanno assistito alla parte finale dell'aggressione, quando gli animali stavano ancora infierendo» sui due malcapitati.
ATTEGGIAMENTO AGGRESSIVO - Ma non è finita. Per la Suprema Corte, ha pesato «l'atteggiamento palesemente aggressivo tenuto dai cani quando, rifugiatisi nell'abitazione dell'imputato, dopo il fatto, manifestarono palese aggressività anche nei confronti di chiunque tentasse di avvicinarsi a loro, compreso il padrone». E a nulla è valso il tentativo dell'imputato di discolparsi dicendo che non poteva essere a lui attribuita la responsabilità della morte dei due uomini visto che nella notte ignoti avevano lasciato il cancello della sua villa aperto, favorendo così l'uscita dei due feroci cani. Insomma, conclude la Cassazione, «è accertata la colpa» di G.M., il padrone dei cani «per la mancata adozione delle cautele e sussistente il rapporto di causalità tra la sua condotta e l'evento verificatosi». Quanto al presunto tentativo di furto da parte di ignoti, la Suprema Corte si limita a rilevare che il proprietario dei cani, presentatosi dai carabinieri per denunciare la scomparsa dei cani, «non aveva fatto alcun cenno» del fatto.
A questa notizia sono seguiti numerosi commenti sotto l'articolo. Ne riporto solo uno perché è emblematico della superficialità di chi legge senza rilevare quello che è chiaramente scritto e addirittura invia un commento senza riflettere:
al solito non si capisce,volutamente, nulla
31.12|15:14 wing125
nulla si sa delle circostanze . se i due cani hanno azzannato due ladri che cercavano di entrare in un luogo che i cani erano addestrati a difendere, oppure se si trattava di due malcapitati in qualche modo così sfortunati da incontrare per strada due bestie feroci , ed un criminale di padrone che ha guardato senza intervenire. insomma, per me qualche differenziuccia c'è . invece, al solito, si toglie ogni possibilità di comprendere, massificando tutto e mettendo l'accento sulla morte e basta . il solito brutto modo di manipolare le coscienze così in voga da noi, dove la morale ed il senso minimo della giustizia si sono perdute.
Ecco il pezzo dell'articolo che dice chiaramente che il padrone ha tentato di discolparsi affermando: ....... non poteva essere a lui attribuita la responsabilità della morte dei due uomini visto che nella notte ignoti avevano lasciato il cancello della sua villa aperto, favorendo così l'uscita dei due feroci cani
Dunque i cani erano usciti dal cancello... Come abbia fatto il lettore ad ipotizzare che i due sventurati sbranati dai cani-belva potessero essere due ladri, visto che nessuno si è introdotto nello spazio che i cani dovevano difendere, ma sono loro che ne sono usciti, come dichiarato dallo stesso padrone nel tentativo di giustificarsi per la mancata custodia, è cosa che lascia un senso di desolazione per la volontà di molti di NON VEDERE la realtà anche quando c'è una rara sentenza che fa giustizia.
Ho notato spesso una partigianeria ottusa in questi tragici casi, in cui dei dissennati si gettano in difesa dei cani e dei padroni che li detengono in nome di un mal riposto amore per i cani.
Dunque bene ha fatto la Giustizia ad emettere la sentenza di cui parla l'articolo: è una rara sentenza saggia che, comunque, non ripaga i due uomini del fatto di non esistere più e di aver fatto una morte atroce.
foto: http://fibdda.free.fr/ )