Source: http://www.artemideasd.it/codice-terzo-settore-in-attesa-dei-decreti-correttivi/
Timestamp: 2019-06-18 07:42:17+00:00
Document Index: 109946851

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 101', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 11', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 77', 'art. 79', 'art. 17', 'art. 78', 'art. 4']

Codice Terzo Settore, in attesa dei decreti correttivi
20 Giugno 2018 20 Giugno 2018 Gaia	0 Commenti associazionismo, legge, normativa, terzo settore
Stanno per scadere i termini previsti per la creazione e approvazioni dei decreti correttivi del Codice del Terzo Settore (DECRETO LEGISLATIVO 3 luglio 2017, n. 117). Sul Forum del Terzo Settore tutte le novità e il conteggio dei giorni rimanenti per definire numerosi questioni ancora in sospeso, decisioni che coinvolgono 300 mila associazioni.
Di seguito l’articolo pubblicato sulla rivista “Omnibus” lo scorso anno proprio in occasione dell’uscita della normativa, per approfondire la riforma.
Con il DECRETO LEGISLATIVO 3 luglio 2017, n. 117 è istituito il Codice del Terzo settore, a norma dell’articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106, normativa pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n.179 del 02-08-2017 (Suppl. Ord. 43), per regolare il percorso e le attività delle oltre 300 mila associazioni presenti sul territorio nazionale, che vedono l’impegno di almeno un milione di lavoratori e di più di 4 milioni di volontari, di qualsiasi estrazione sociale e culturale. Centoquattro articoli che affrontano la definizione degli attori, le responsabilità amministrative e fiscali, i ruoli dei soggetti, le modalità di approvvigionamento e molto altro. Il Decreto è stato infatti redatto su “proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze”, per affrontare tali temi, sullo sfondo di un rapporto complesso esistente tra volontariato puro e lavoro “mascherato”, come purtroppo accade di frequente in molte realtà. È solo l’inizio di un ampio progetto di riforme che vede la redazione di oltre quaranta decreti che affrontino ogni singolo settore di questo mondo complesso e variegato. Creato dopo i decreti che hanno istituito la Fondazione Italia sociale e il Servizio civile universale, accompagnano il Decreto 117 altri due documenti, pubblicati il 18 e il 19 luglio, per il riordino della disciplina del Cinque per mille (Dlgs 111/2017) e dell’Impresa sociale (Dlgs 112/2017).
Il documento dà una specifica sulla terminologia da utilizzare per il mondo “Terzo Settore”, indicando chi siano gli Enti e creando un Registro degli appartenenti (e riconosciuti) al campo di tale disciplina. Dove non specificato, i principali riferimenti a cui rifarsi restano sempre la Costituzione, in particolare gli articoli 2, 3, 4, 9, 18, 76, 87 e 118, quarto comma, e il Codice Civile (art. 1). In particolare, per l’ambito delle associazioni, è sempre quest’ultimo che regola la disciplina e la gestione dell’associazione stessa, nonostante che proprio il decreto lo integri in alcune parti. L’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore, la cui operatività e istituzione è prevista entro diciotto mesi dall’entrata in vigore del Decreto 117, è necessaria per essere riconosciuti come tali e usufruire di quanto concesso dalle Leggi esistenti e che verranno. Nel frattempo, “continuano ad applicarsi le norme previgenti ai fini e per gli effetti derivanti dall’iscrizione degli enti nei Registri Onlus, Organizzazioni di Volontariato, Associazioni di promozione sociale e Imprese sociali che si adeguano alle disposizioni del presente decreto entro diciotto mesi dalla data della sua entrata in vigore. Entro il medesimo termine, esse possono modificare i propri statuti con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria” (art. 101, c. 2).
Ma vediamo quali sono le principali novità.
Anzitutto si delinea quali siano gli Enti del Terzo Settore, ovvero le “organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni, riconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi, ed iscritti nel registro unico nazionale del Terzo settore” (art. 4, c. 1 e art. 5).
Il Titolo II disciplina le regole e la struttura di base degli Enti del il perimetro del Terzo settore, indicandone attività di volontariato in via esclusiva o principale, e che siano connesse ad attività di interesse generale (art. 6), la raccolta fondi (art. 7) e la gestione del patrimonio (artt. 8, 9 e 10), l’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore (art. 11), la denominazione sociale, le scritture contabili, il bilancio, la tenuta dei libri sociali obbligatori e il lavoro negli enti del Terzo settore (artt. 12, 13, 14, 15 e 16).
Il Titolo III delinea il “volontario” per antonomasia, ovvero il cittadino, di qualsiasi età, che “per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, anche per il tramite di un ente del Terzo settore, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere risposte ai bisogni delle persone e delle comunità beneficiarie della sua azione, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà” (Titolo III, art. 17, c. 2) e che il suo servizio non può essere retribuito “in alcun modo nemmeno dal beneficiario” (c. 3). Il Codice, quindi, riconosce agli enti del Terzo settore la possibilità di coinvolgere volontari nello svolgimento delle proprie attività, iscrivendoli nel registro nazionale se tale attività non sia svolta in modo non occasionale, ma continuata e ripetuta. Sottolinea come tale particolarità di colui che presta opera senza compenso esuli da qualsiasi forma di rapporto subordinato. Sempre l’art. 17, c. 3 e 4, accetta che le spese sostenute dal volontario siano rimborsate anche a fronte di un’autocertificazione, purché siano d’importo massimo di 10 euro giornalieri, e comunque non superino i 150 euro mensili, e che “sono in ogni caso vietati rimborsi spese di tipo forfetario.”
E qui emergono i primi dubbi in merito all’elargizione di qualsiasi tipo di corrispettivo riconosciuto fino ad oggi, anche per gli Enti di promozione sportiva, per cui è riconosciuto il rimborso forfetario esentasse fino a 7.500 euro, come previsto all’articolo 67, comma 1, lettera m) del TUIR. Il Testo stabilisce e riconosce tali compensi come redditi diversi: specifica che “le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati ai direttori artistici ed ai collaboratori tecnici per prestazioni di natura non professionale da parte di cori, bande musicali e filodrammatiche che perseguono finalità dilettantistiche, e quelli erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni Sportive Nazionali, dall’Unione Nazionale per l’Incremento delle Razze Equine (UNIRE), dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto.”
Infatti, al Titolo IX, art. 77, c. 9, il Decreto 117 nomina solo una minima parte del TUIR, riportando che “gli interessi, i premi ed ogni altro provento di cui all’articolo 44 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986 n. 917 e i redditi diversi di cui all’articolo 67, comma 1, lettera c-ter) del medesimo decreto, relativi ai titoli, sono soggetti al regime fiscale previsto per i medesimi redditi relativi a titoli ed altre obbligazioni di cui all’articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973 n. 601”, e al Titolo X, “Regime fiscale degli Enti del Terzo Settore”, art. 79, c. 1, si ribadisce che “agli enti del Terzo settore, diversi dalle imprese sociali, si applicano le disposizioni di cui al presente titolo nonché le norme del titolo II del testo unico delle imposte sui redditi (…) con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in quanto compatibili.”
All’articolo 102, il decreto abroga varie normative preesistenti, ma non si menziona l’articolo di cui sopra: tra le varie leggi e decreti abrogati, troviamo la legge 11 agosto 1991, n. 266 (Legge quadro sul Volontariato), la legge 7 dicembre 2000, n. 383 (Disciplina delle associazioni di promozione sociale), l’articolo 150 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (in cui, per le ONLUS, specificava che non costituiva esercizio di attività commerciale lo svolgimento delle attività istituzionali avente per oggetto esclusivo il perseguimento di esclusive finalità di solidarietà sociale), gli articoli da 10 a 29 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, fatto salvo l’articolo 13, commi 2, 3 e 4 (legge istitutiva delle ONLUS), e molti altri, proprio per venire incontro a questa esigenza di creare un Corpus ordinato per una materia tanto complessa, ma che porta avanti una buona parte del Paese.
Per gli Enti di promozione sociale e sportiva, e per le associazioni e società sportive, in cui è in vigore il regime forfetario, totale o parziale, parrebbero restare inalterati i diritti (e gli obblighi) fiscali, tributari e amministrativi precedenti, anche se l’annullamento di molte normative causa l’indubbia perdita di altri diritti e l’aumento di impegni per ottenere la maggiore trasparenza possibile. È «una disciplina a strati, e il Codice Civile rimane la base per gli Enti del Terzo Settore sulla costituzione di un’associazione» ha spiegato Luca Gori (Scuola “S. Anna” di Pisa) nell’incontro “La riforma del Terzo settore. Come orientarsi nella nuova normativa” organizzato da Cesvot, a Firenze, lo scorso sabato 7 ottobre, appuntamento a cui hanno aderito oltre 300 iscritti per confrontarsi con esperti del settore proprio sulla Riforma.
«Partendo da questa base il Codice del Terzo Settore reca una disciplina generale. All’interno di essi, ognuno ha in realtà una disciplina specifica. Tuttavia, è chiaro che un Ente del Terzo settore non iscritto nell’Elenco previsto dalla legge non è tale, ma solo una persona giuridica prevista dal Codice Civile.» L’iscrizione al Registro comporta l’aggiornamento costante delle proprie attività presentando prospetti di bilancio e altro, costantemente aggiornati, quindi nuovi impegni per i soggetti.
All’articolo 13 (Scritture contabili e bilancio) si sottolinea l’obbligo per gli Enti non profit di redigere il bilancio di esercizio (dovrebbe uscire un decreto apposito con modulistica dedicata) composto da stato patrimoniale, rendiconto finanziario (da cui evincere i dati dei proventi e degli oneri dell’ente) e relazione di missione, con andamento economico e finanziario. Il bilancio degli enti con ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate inferiori a 220.000 euro può essere redatto nella forma del rendiconto finanziario per cassa (c. 2), e “gli enti che esercitano la propria attività esclusivamente principalmente in forma di impresa commerciale devono tenere le scritture contabili previste dall’articolo 2214 del codice civile” (c. 4, (leggasi libro giornale e libro degli inventari) e devono redigere e depositare presso il Registro delle imprese il bilancio di esercizio redatto, a seconda dei casi, ai sensi degli articoli 2423 e seguenti, 2435-bis (bilancio in forma abbreviata) o 2435-ter (bilancio delle micro imprese) del codice civile (c. 5). Il Bilancio sociale è tema dell’articolo 14, che vede la pubblicazione obbligatoria su siti internet propri o della rete associativa dello stesso per coloro che hanno entrate superiori a 100mila euro annui, mentre coloro che hanno proventi superiori al milione di euro “devono depositare presso il registro unico nazionale del Terzo settore, e pubblicare nel proprio sito internet, il bilancio sociale redatto secondo linee guida adottate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentiti la Cabina di regia di cui all’articolo 97 e il Consiglio nazionale del Terzo settore”. L’articolo 15 elenca i Libri sociali obbligatori, con rimando all’art. 17 c. 1 per il registro dei volontari. Gli enti del Terzo settore devono quindi redigere il libro degli associati o aderenti e il libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee, con trascrizione dei verbali redatti per atto pubblico. Gli associati o gli aderenti hanno diritto di esaminare i libri sociali, secondo le modalità previste dall’atto costitutivo o dallo statuto.
Proseguendo in ordine, il titolo IV specifica quali siano le associazioni e le fondazioni del Terzo settore riconosciute (artt. 20-31), e il V le particolari categorie per cui è prevista una disciplina particolare (artt. 32-44): organizzazioni di volontariato; associazioni di promozione sociale; enti filantropici; imprese sociali e reti associative; società di mutuo soccorso. Il TITOLO VI (artt. 45-54) si concentra quindi sull’istituzione del Registro unico nazionale del Terzo settore, istituito presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, e suddiviso in specifiche sezioni, e che annulla e sostituisce tutti i precedenti registri esistenti che riguardano il settore. Il TITOLO VII riguarda i rapporti con gli enti pubblici (Artt. 55-57), mentre il TITOLO VIII le modalità di promozione e sostegno degli enti del Terzo settore (Artt. 58-76).
CROWDFUNDING e SOCIAL LENDING
Nel titolo IX si parla dei Titoli di solidarietà degli enti del Terzo settore e altre forme di finanza sociale (artt. 77-78), tra cui il social lending (art. 78) e il regime fiscale dedicato. Il social lending (detto anche lending based crowdfunding o prestito peer-to-peer) è un nuovo sistema di credito al consumo, che pone in contatto diretto domanda e offerta attraverso il web, senza ricorrere ad intermediari tradizionali come banche e società finanziarie, ottenendo anche molte agevolazioni sui tassi di interesse, “uno strumento attraverso il quale una pluralità di soggetti può richiedere a una pluralità di potenziali finanziatori, tramite piattaforme on-line, fondi rimborsabili per uso personale o per finanziare un progetto. L’operatività dei gestori dei portali on-line che svolgono attività di social lending e di coloro che prestano o raccolgono fondi tramite i suddetti portali è consentita nel rispetto delle norme che regolano le attività riservate dalla legge a particolari categorie di soggetti (ad esempio, attività bancaria, raccolta del risparmio presso il pubblico, concessione di credito nei confronti del pubblico, mediazione creditizia, prestazione dei servizi di pagamento).” (cfr Banca d’Italia provvedimento 8 novembre 2016, recante disposizioni per la raccolta del risparmio dei soggetti diversi dalle banche). In particolare, si prevede che i gestori dei portali online che svolgono attività di social lending, “finalizzato al finanziamento e al sostegno delle attività di interesse generale svolte dagli enti del Terzo settore, operano, sugli importi percepiti a titolo di remunerazione dai soggetti che prestano fondi attraverso tali portali, una ritenuta alla fonte a titolo di imposta, secondo le previsioni dell’articolo 26, comma 4 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, con l’aliquota prevista per le obbligazioni e gli altri titoli di cui all’articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601.” Per i soggetti che non svolgono attività d’impresa, gli importi percepiti attraverso i portali costituiscono redditi di capitale (c. 2). Viene demandato a un decreto del ministro dell’Economia e delle finanze il compito di definire le modalità attuative delle disposizioni relative al regime fiscale del social lending (c. 3). Si badi bene che il Social Lending è un metodo di crowdfunding, del quale esistono varie tipologie, compresa la semplice donazione.
Nel TITOLO X il Decreto imposta il Regime fiscale degli enti del Terzo settore (artt. 79-89), e non c’è menzione a eventuali modifiche al regime IVA, soprattutto con riferimento all’art. 4, che resta quindi invariato nel caso di Enti con la partita IVA. Il Titolo XI, invece, riguarda i controlli e il coordinamento (artt. 90-97) con specifiche disposizioni dedicate alle verifiche fiscali (vedasi articolo 94) e, per concludere, il TITOLO XII riguarda le disposizioni transitorie e finali con le abrogazioni delle normative precedenti, di cui abbiamo trattato in precedenza.
«Il Codice del Terzo Settore recentemente approvato non ha sostanzialmente modificato l’impianto normativo relativo alle associazioni sportive dilettantistiche – scrivono, in una comunicazione congiunta, Sergio Di Ninno, presidente ACSI Livoro, e Danilo Ferrante, Avvocato – In particolare sono rimaste invariate le disposizioni del TUIR e della Legge IVA relative alle associazioni sportive affiliate al nostro comitato ACSI e riconosciute, a fini sportivi, dal CONI. Si ritiene pertanto che esse, qualora non intendano iscriversi all’istituendo registro unico del Terzo Settore, possano continuare ad operare nel rispetto della normativa previgente dettata specificatamente per le associazioni sportive dilettantistiche.» Tutti gli operatori restano in attesa dei prossimi decreti per valutare l’effettiva portata di questa riforma.
Oltre ai decreti e le circolari citati nell’articolo, per ulteriori studi e approfondimenti si consiglia: Il nuovo Codice del terzo settore. Profili civilistici e tributari (d.lgs. 3 luglio 2017, n. 117), di Alessandro Mazzullo (Giappichelli, EPUB con DRM, 2017); Riforma del terzo settore: legge delega, nuova impresa sociale e Registro Unico Nazionale, di Renato Dabormida (Altalex, in PDF, 2017; La Riforma del Terzo Settore (Formato Kindle), di Marino Longoni (Class Editori, 3 ottobre 2017); il sito di Italia Non Profit (https://italianonprofit.it/riforma/), il sito di Cesvot (www.cesvot.it) con l’estratto del convegno fiorentino del 7 ottobre 2017 (http://www.cesvot.it/sites/default/files/slide%20Gori.pdf), e vari articoli di quotidiani on-line: Redattore Sociale (http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/543345/Il-Codice-del-Terzo-settore-e-legge-Cosa-cambia-con-il-grande-riordino), Fisco Oggi (http://www.fiscooggi.it/analisi-e-commenti/articolo/disciplina-del-terzo-settoreanalisi-del-nuovo-codice1), Il Sole 24 ore (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-08-07/terzo-settore-riforma-42-passi-063520.shtml?uuid=AEvEsm9B) e Avvenire (https://www.avvenire.it/economia/pagine/terzo-settore-enti-alla-prova-del-riassetto). http://omni.altervista.org/una-svolta-decisiva/
D-Lgs-117-Codice-terzo-settore
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17 Febbraio 2019 Gaia 0
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