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Timestamp: 2019-01-24 13:26:48+00:00
Document Index: 184895800

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Dispositivo dell'art. 54 Codice penale
La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche se lo stato di necessità è determinato dall'altrui minaccia; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l'ha costretta a commetterlo (6) [55].
(1) La norma individua tre elementi che caratterizzano la scriminante in esame: il pericolo attuale, la necessità di salvataggio e la proporzione fatto-pericolo.Per quanto attiene alla necessità di salvataggio, si richiede la concreta attualità di una situazione di pericolo caratterizzata dall'imperiosità e dalla cogenza, in cui non vi sia altra scelta che non sia quella di ledere il diritto del terzo. Non ha rilevanza l'origine di tale sta to di necessità, basta che non sia volontariamente causato. Al riguardo si pone il problema dei rapporti tra stato di bisogno economico e stato di necessità. La giurisprudenza della Cassazione ritiene che il bisogno economico non soddisfi i requisiti dell'articolo in esame, in quanto alle carenze economiche si potrebbe far fronte attraverso la moderna organizzazione sociale, che tutela indigenti, eliminando per questi il pericolo di restare privi di quanto occorre per il sostentamento. Non sono mancate però pronunce di diverso segno.
Si ricordi che la norma riferisce la necessità di salvataggio anche in relazione a soggetti terzi. Un accenno merita dunque la controversa figura del soccorso di necessità, che consente a chiunque di interferire nell'ordine naturale delle cose, mutando a proprio arbitrio situazioni di fatto a favore o a sfavore di un soggetto piuttosto che di un altro. Per chiarire si pensi al caso del naufrago che, mentre sta aiutando uno a salire su una piccola zattera lo annega, per permettere all'amico che sta arrivando di salvarsi. Il soggetto non risponderà di alcun reato. Alcuni autori hanno proposto l'abolizione di tale figura o, quanto meno, una sua decisa limitazione, a favore dei soli congiunti o ai soli casi in cui il bene salvato sia superiore a quello sacrificato.
Relativamente al danno grave, invece, si ricordi che esso non va inteso in senso restrittivo, in quanto si riferisce sia alla lesione della vita e dell'integrità fisica, ma anche della libertà personale, sessuale, del pudore e dell'onore.
(3) Il pericolo viene definito "volontario", dalla dottrina prevalente, quando causato dall'agente con dolo o con colpa.
(4) L'ultimo elemento proprio dello stato di necessità è la proporzione fatto-pericolo, la quale dovrà essere valutata sulla base del rapporto di valore intercorrente tra i beni confliggenti. La scriminante opererà dunque quando bene minacciato deve prevale o, almeno equivale a quello sacrificato.
(5) La norma ricorda il limite di applicabilità della norma in esame, di cui non potrà fruire chi ha un dovere giuridico di esporsi al pericolo. Si pensi al comandante di una nave, il quale non potrà invocare lo stato di necessità qualora abbia ucciso un passeggero allo scopo di mettersi in salvo sull'ultima scialuppa.
(6) Tale comma disciplina il c.d. costringimento psichico. Lo stato di necessità si applica anche quando un soggetto tiene un certo comportamento antigiuridico, perchè minacciato (un esempio è il caso di un automobilista che provoca un investimento perché spinto a correre sotto la minaccia di una pistola). Il soggetto agente si torva dunque di fronte a dunque aut aut:agire o subire il male minacciato. La scriminante in esame, però, potrà applicarsi solo se la minaccia è grave, seria e non evitabile, tale da creare nell'agente un vero e proprio stato di necessità, di cui devono al contempo essere presenti gli elementi costitutivi. Del fatto sarà chiamato a rispondere colui che ha posto in essere le minacce.
Lo stato di necessità come scriminante si base sul principio del bilanciamento degli interessi, in cui uno di essi viene considerato prevalente rispetto agli altri e perciò la condotta, qualora integri tutti i requisiti richiesti dalla norma, non sarà punibile.
Spiegazione dell'art. 54 Codice penale
Nella scriminante in oggetto il bilanciamento degli interessi in conflitto assume una particolare pregnanza, dato che ci si trova innanzi ad un conflitto di doveri, ossia ad una situazione in cui un soggetto sarebbe tenuto ad adempiere a due obblighi contemporaneamente, e l'osservanza di uno comporta l'inosservanza dell'altro. Viene in rilievo il classico esempio in cui un medico è costretto, a causa della mancanza di tempo, a scegliere chi salvare tra due pazienti.
Pur se apparentemente simili, lo stato di necessità si differenzia dalla legittima difesa (art. 52), in quanto nella norma in esame:
si giustifica una condotta lesiva nei confronti di un terzo estraneo e non di un aggressore;
rilevano solo i diritti personali e non anche quelli patrimoniali;
vi è qui un obbligo di indennizzo, dato che appunto il soggetto passivo della lesione è un terzo estraneo e non un aggressore.
Per quanto riguarda il “pericolo attuale di un danno grave alla persona”, esso può consistere in qualsiasi potenziale compromissione oltre che dell'integrità fisica, anche dei diritti personali (libertà sessuale, onore, riservatezza). Il danno deve comunque presentare una certa gravità e, come espressamente disposto dalla norma, può essere rivolto ad altri. Secondo un orientamento, vi deve essere però un particolare rapporto tra l'interveniente ed il terzo soccorso, come un rapporto di parentela o di stretta amicizia.
Il pericolo, oltre a non essere causato da una condotta volontaria del soggetto agente (e nemmeno da una condotta colposa, secondo la giurisprudenza e la dottrina), può provenire da qualsiasi fonte, ovvero da una persona, da un animale, da un evento naturale.
L'azione necessitata deve essere caratterizzata da indilazionabilità e cogenza, e dunque la scriminante opera solo nei casi in cui il soggetto non abbia avuto alternative, e dev'essere proporzionata al pericolo.
Venendo qui in gioco solo diritti personali e non anche patrimoniali come nella legittima difesa, solo tra essi dovrà operarsi un bilanciamento e, quindi, il fatto sarà scriminato se il bene minacciato è prevalente o almeno equivalente a quello sacrificato.
La causa di giustificazione non può applicarsi a chi ha un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo. Qui trattasi chiaramente di un pericolo diretto solo ed unicamente verso le persone ricoprenti una determinata qualifica, mentre queste potranno avvalersi della scriminante qualora si agisca per salvare un terzo.
Nel caso di costringimento psichico (minaccia), del fatto posto in essere dal minacciato risponderà colui che l'ha costretto a commetterlo.
Massime relative all'art. 54 Codice penale
Cass. pen. n. 4114/2017
In tema di cause di giustificazione, l'allegazione da parte dell'imputato dell'erronea supposizione della sussistenza dello stato di necessità deve basarsi non già su un mero criterio soggettivo, riferito al solo stato d'animo dell'agente, bensì su dati di fatto concreti, tali da giustificare l'erroneo convincimento in capo all'imputato di trovarsi in tale stato. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito aveva escluso la configurazione della scriminante putativa dello stato di necessità nei riguardi di un'imputata che aveva abbandonato il domicilio coniugale con figli minori adducendo il timore di condotte violente dell'ex compagno, sul presupposto che la fuga non costituiva l'unica soluzione possibile - potendosi chiedere l'intervento dei servizi sociali - e che tale fuga era stata reiterata anche quando l'imputata si trovava assieme ai figli presso una comunità, in situazione protetta).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4114 del 27 gennaio 2017)
Cass. pen. n. 50329/2016
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 50329 del 28 novembre 2016)
Cass. pen. n. 35590/2016
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 35590 del 29 agosto 2016)
Cass. pen. n. 40270/2015
È configurabile la causa di giustificazione dello stato di necessità (art. 54 cod. pen.) nei confronti di soggetto straniero, ridotto in condizione di schiavitù e obbligato a prostituirsi, il quale sia costretto a commettere il reato di atti osceni in luogo pubblico per il timore che, in caso di disobbedienza, possa essere esposta a pericolo la vita o l'incolumità fisica dei suoi familiari. (In motivazione, la Corte ha osservato che la condizione di "asservimento", collegata a ripetute condotte di costrizione mediante violenza e minaccia ed al permanere dello sfruttamento nei suoi confronti, impedisce al soggetto di sottrarsi all'esercizio della prostituzione con le modalità, anche pubblicamente oscene, imposte dagli sfruttatori o dal cliente occasionale, precludendogli altresì di rivolgersi alle Forze dell'Ordine o anche solo di collaborare all'attività di polizia).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 40270 del 7 ottobre 2015)
Cass. pen. n. 9655/2015
In tema di illecita occupazione di un alloggio popolare, lo stato di necessità può essere invocato solo per un pericolo attuale e transitorio e non per sopperire alla necessità di trovare un alloggio al fine di risolvere in via definitiva la propria esigenza abitativa, tanto più che l'edilizia popolare è destinata a risolvere le esigenze abitative dei non abbienti, attraverso procedure pubbliche e regolamentate. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la sussistenza della scriminante, invocata dal ricorrente in ragione dello stato di gravidanza del coniuge e ha, altresì, ritenuto irrilevante la circostanza che il precedente assegnatario dell'immobile lo avesse liberato in favore dell'imputato, spettando tale funzione all'ente pubblico preposto).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 9655 del 5 marzo 2015)
Cass. pen. n. 19147/2013
L'illecita occupazione di un bene immobile é scriminata dallo stato di necessità conseguente al danno grave alla persona, che ben può consistere anche nella compromissione del diritto di abitazione, sempre che ricorrano, per tutto il tempo dell'illecita occupazione, gli altri elementi costitutivi della scriminante, quali l'assoluta necessità della condotta e l'inevitabilità del pericolo (Nella specie, in cui gli imputati avevano stabilmente occupato un immobile trasformandolo nella propria residenza abituale, la Corte ha affermato che lo stato di necessità, nella specifica e limitata ipotesi dell'occupazione di beni altrui, può essere invocato solo per un pericolo attuale e transitorio e non per sopperire alla necessità di trovare un alloggio al fine di risolvere, in via definitiva, la propria esigenza abitativa).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 19147 del 3 maggio 2013)
Cass. pen. n. 18711/2012
In tema di cause di giustificazione, l'allegazione da parte dell'imputato dell'erronea supposizione della sussistenza dello stato di necessità deve basarsi non già su un mero criterio soggettivo, riferito al solo stato d'animo dell'agente, bensì su dati di fatto concreti, tali da giustificare l'erroneo convincimento in capo all'imputato di trovarsi in tale stato. (Nella specie, la S.C. ha reputato corretta la condanna di due coniugi, dei relativi genitori e di due parroci i quali, in concorso tra loro, avevano rifiutato di consegnare una bambina bielorussa ai responsabili dell'organizzazione che doveva curarne il rimpatrio, per evitare alla minorenne un trauma psicologico nel timore che, una volta tornata in Bielorussia, la stessa avrebbe subito violenze di cui aveva già narrato di essere restata vittima prima dell'affidamento temporaneo in Italia).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 18711 del 16 maggio 2012)
Cass. pen. n. 13134/2011
Non rileva, quale elemento dello stato di necessità a giustificazione della condotta di favoreggiamento personale, il generico timore di future rappresaglie contro la propria persona da parte del favorito.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 13134 del 30 marzo 2011)
Cass. pen. n. 8724/2011
L'illecita occupazione di un bene immobile é scriminata dallo stato di necessità conseguente al danno grave alla persona, che ben può consistere, oltre che in lesioni della vita o dell'integrità fisica, nella compromissione di un diritto fondamentale della persona come il diritto di abitazione, sempre che ricorrano, per tutto il tempo dell'illecita occupazione, gli altri elementi costitutivi, e cioè l'assoluta necessità della condotta e l'inevitabilità del pericolo. (Fattispecie nella quale la Corte ha escluso la ricorrenza della scriminante, essendo stato accettato che la necessità di occupazione illecita di un edificio residenziale pubblico al fine di occuparlo con la compagna minorenne in stato di gravidanza, invocata dall'imputato, sarebbe potuta essere soddisfatta con la richiesta di ausilio ai servizi sociali e alle altre istituzioni pubbliche di assistenza, la cui indisponibilità, nel caso di specie, non era stata neanche allegata).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 8724 del 4 marzo 2011)
Cass. pen. n. 26159/2010
Ai fini dell'integrazione dell'esimente dello stato di necessità (art. 54 c.p.) è necessario che il pericolo di un danno grave alla persona sia attuale ed imminente o, comunque, idoneo a fare sorgere nell'autore del fatto la ragionevole opinione di trovarsi in siffatto stato, non essendo all'uopo sufficiente un pericolo eventuale, futuro, meramente probabile o temuto; inoltre, si deve trattare di un pericolo non altrimenti evitabile ed al riguardo l'operatività della scriminante non può "scattare" sulla base di fatti sforniti di riscontri oggettivi e accertati in via presuntiva. (Nella specie è stata esclusa l'esimente di cui all'art. 54 c.p. - nei confronti dell'imputato del reato di cui all'art. 605 c.p., il quale aveva rapito, prelevandola a forza dalla sua abitazione con corde e manette per trasportarla in un diverso domicilio, ove permaneva per quattro giorni, una ragazza al fine di sottrarla alla dipendenza dalla cocaina - in ragione dell'artt. 32 e 13, comma quarto, Cost. - che vietano rispettivamente i trattamenti sanitari obbligatori e le violenze fisiche o morali sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 26159 del 8 luglio 2010)
Cass. pen. n. 12615/2010
Non può invocare l'esimente dello stato di necessità, nemmeno nella forma putativa, colui che sottragga il proprio figlio minore, affidato all'altro genitore, per impedire che lo stesso venga sottoposto ad una operazione chirurgica di cui teme la pericolosità e la superfluità, atteso che egli ha il potere di evitare l'esecuzione dell'intervento negando il consenso alla sua realizzazione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 12615 del 31 marzo 2010)
Cass. pen. n. 38229/2008
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 38229 del 7 ottobre 2008)
Cass. pen. n. 35423/2007
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 35423 del 24 settembre 2007)
Cass. pen. n. 26143/2006
L'esimente dello stato di necessità, che postula il pericolo attuale di un danno grave alla persona non altrimenti evitabile, non può applicarsi a reati asseritamente provocati da uno stato di indigenza connesso alla situazione socio-economica qualora ad essa possa comunque ovviarsi attraverso comportamenti non criminalmente rilevanti (Nella specie la Corte ha negato la configurabilità dell'esimente in questione nel caso di vendita illegale di supporti audiovisivi da parte di un cittadino extra-comunitario).
(Cassazione penale, Sez. VII, sentenza n. 26143 del 26 luglio 2006)
Cass. pen. n. 16056/2006
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 16056 del 11 maggio 2006)
Cass. pen. n. 26103/2005
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 26103 del 14 luglio 2005)
Cass. pen. n. 16012/2005
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 16012 del 28 aprile 2005)
Cass. pen. n. 23286/2004
Non può essere invocata l'esimente dello stato di necessità per il reato di favoreggiamento della prostituzione da parte di colui il quale abbia posto in essere la condotta criminosa adducendo di esservi stato costretto dalla mancanza di lavoro e di mezzi di sussistenza, non venendo meno in tali circostanze il connotato della spontaneità dell'azione.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 23286 del 19 maggio 2004)
Cass. pen. n. 15484/2004
In tema di cause di giustificazione, incombe sull'imputato, che deduca una determinata situazione di fatto a sostegno dell'operatività di un'esimente, se non un vero e proprio onere probatorio, inteso in senso civilistico, un compiuto onere di allegazione di elementi di indagine per porre il giudice nella condizione di accertare la sussistenza o quanto meno la probabilità di sussistenza dell'esimente. Ne consegue che la mera indicazione di una situazione astrattamente riconducibile all'applicazione di un'esimente, non può legittimare la pronuncia assolutoria ex art. 530 cpv. c.p.p., risolvendosi il dubbio sull'esistenza dell'esimente nell'assoluta mancanza di prova al riguardo. (In applicazione di tale principio, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza con la quale i giudici di merito avevano assolto l'imputato dal delitto di evasione per aver agito in stato di necessità, recependo acriticamente la tesi difensiva di essersi allontanato dalla propria abitazione per il pericolo di un'infezione tetanica dovuta ad un'ematoma, senza farsi carico di verificarne la conciliabilità con la condotta tenuta dall'imputato al momento in cui fu sorpreso dalla polizia).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 15484 del 1 aprile 2004)
Cass. pen. n. 8855/2004
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8855 del 27 febbraio 2004)
Cass. pen. n. 24290/2003
Ai fini del riconoscimento dell'esimente dello stato di necessità, nel concetto di danno grave alla persona, secondo la formulazione dell'art. 54 c.p., rientrano anche situazioni che pongono in pericolo solo indirettamente l'integrità fisica in quanto attentano alla sfera dei beni primari collegati alla personalità, tra i quali deve essere ricompresa anche l'esigenza di un alloggio. Tale interpretazione estensiva del concetto di danno grave alla persona, mediante l'inclusione dei diritti inviolabili, impone una più attenta e penetrante indagine giudiziaria, diretta a circoscrivere la sfera di azione della esimente ai soli casi in cui siano indiscutibilmente presenti gli altri elementi costitutivi della stessa, quali i requisiti della necessità e della inevitabilità del pericolo, tenuto conto delle esigenze di tutela dei diritti dei terzi, involontariamente coinvolti, diritti che non possono essere compressi se non in condizioni eccezionali e chiaramente comprovate. (Nella specie è stata confermata la decisione di merito che aveva ritenuto configurabile l'esimente in relazione all'occupazione arbitraria di un alloggio di proprietà dello IACP, in quanto l'imputata, dopo un litigio con il marito, con il quale condivideva un alloggio insalubre, si era trovata con la propria figlioletta priva di riparo, in una situazione così grave ed eccezionale che l'amministrazione comunale del luogo aveva poi requisito l'appartamento per destinarlo a residenza temporanea del nucleo familiare della donna).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 24290 del 4 giugno 2003)
Cass. pen. n. 37088/2002
In tema di operatività dello stato di necessità (art. 54 c.p.) con riferimento al reato di costruzione abusiva — premesso che per danno grave alla persona deve intendersi ogni danno grave ai suoi diritti fondamentali, ivi compreso quello all'abitazione — va tuttavia affermato che la scriminante non opera quando il pericolo di restare senza abitazione è evitabile, e cioè quando esiste la possibilità di soddisfare la necessità attraverso i meccanismi del mercato e dello stato sociale. (Ha inoltre precisato la Corte che comunque occorre che il fatto commesso sia proporzionale al pericolo, e che l'imputato che invoca la causa di giustificazione ha l'onere di allegare tutti gli elementi concreti che configurano la sussistenza della scriminante).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 37088 del 15 ottobre 2002)
Cass. pen. n. 29126/2001
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 29126 del 18 luglio 2001)
Cass. pen. n. 27866/2001
In tema di cause di giustificazione, integra l'esimente dello stato di necessità l'azione delittuosa commessa per evitare un pericolo attuale ed inevitabile e non soltanto per il timore di future rappresaglie.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 27866 del 11 luglio 2001)
Cass. pen. n. 6929/2001
In tema di cause di giustificazione, nella ipotesi in cui si sia verificata cooperazione imprenditoriale tra gli appartenenti ad un sodalizio di stampo mafioso, da un lato, ed un soggetto non inserito nella predetta struttura delinquenziale, dall'altro, deve escludersi la ricorrenza della esimente dello stato di necessità in favore di quest'ultimo, che, accogliendo la proposta proveniente dalla compagine criminosa, si giovi, al contempo, dell'esistenza della associazione e ne tragga benefici in termini di protezione e di finanziamento.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 6929 del 20 febbraio 2001)
Cass. pen. n. 12249/2000
In tema di operatività dello stato di necessità con riferimento al reato di costruzione abusiva, pur dovendosi ritenere corretta una interpretazione di tale scriminante che si riferisca alla esigenza di un alloggio salubre ed idoneo a garantire condizioni abitative minime essenziali, occorre potere escludere in modo assoluto la sussistenza di ogni altra concreta possibilità, priva di disvalore penale, di evitare il danno.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 12249 del 1 dicembre 2000)
Cass. pen. n. 8336/1998
L'erronea convinzione della sussistenza dello stato di necessità deve basarsi non su un criterio meramente soggettivo, riferito al solo stato d'animo dell'agente, bensì su dati di fatto concreti che, seppur non idonei a realizzare quelle condizioni di fatto che farebbero obiettivamente scattare l'esimente, sono tali da giustificare l'erroneo convincimento di trovarsi in una situazione di pericolo.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8336 del 15 luglio 1998)
Cass. pen. n. 2415/1998
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2415 del 26 febbraio 1998)
Cass. pen. n. 11030/1997
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 11030 del 2 dicembre 1997)
Cass. pen. n. 4903/1997
Deve essere esclusa la sussistenza della causa di giustificazione dello stato di necessità quando il soggetto possa sottrarsi alla costrizione a violare la legge facendo ricorso all'autorità, cui va chiesta tutela. (Nell'affermare il principio di cui in massima la Corte ha annullato la sentenza del giudice di merito che aveva riconosciuto lo stato di necessità nel comportamento di un soggetto che aveva continuamente prestato la propria opera per la riscossione del «pizzo» nell'interesse di una associazione di stampo mafioso, ritenendo che lo stesso vi fosse stato costretto per le minacce ricevute e lo aveva perciò prosciolto dal reato di partecipazione all'associazione).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4903 del 23 maggio 1997)
Cass. pen. n. 4323/1997
La causa di giustificazione dello stato di necessità — di cui all'art. 54 c.p. — presuppone l'esistenza di una situazione oggettiva di pericolo in base alla quale un soggetto per salvare un proprio bene si trova costretto a sacrificare il bene di altro soggetto, del tutto estraneo alla situazione pregiudizievole in cui l'agente versa. Considerando che l'agente, sia pure per motivi ritenuti non illeciti, aggredisce il bene di una persona «innocente», lo Stato può consentire il sacrificio di altro cittadino soltanto se il bene del terzo è di rango inferiore (o al fine dello stesso rango) di quello dell'agente e sempre che la natura del bene da proteggere, anche a costo del sacrificio altrui, rientri nel novero di quei beni la cui violazione incide direttamente su beni primari ed essenziali quali quelli concernenti la persona: deve pertanto ritenersi che con l'espressione «danno grave alla persona», usata nella formulazione dell'art. 54 c.p., il legislatore abbia inteso riferirsi ai soli beni morali e materiali che costituiscono l'essenza stessa dell'essere umano, come la vita, l'integrità fisica (intesa anche come diritto alla salute), la libertà morale e sessuale, il nome, l'onore, ma non anche quei beni che, pur costituzionalizzati, contribuiscono al completamento ed allo sviluppo della persona umana. Ne consegue che, pur dovendosi affermare che il diritto al lavoro è costituzionalmente garantito e che il lavoro contribuisce alla formazione ed allo sviluppo della persona umana, deve escludersi, tuttavia, che la sua perdita costituisca sotto il profilo dell'art. 54 c.p. un danno grave alla persona. (Nella fattispecie si trattava di un blocco stradale attuato da un gruppo di lavoratori i quali, ingombrando una strada ferrata ed una strada statale al fine di impedire la libera circolazione, avevano in tal modo inteso protestare di fronte al pericolo di licenziamento dallo stabilimento in cui lavoravano, licenziamento per alcuni di loro già in atto. La Corte Suprema, in applicazione del principio di cui in massima, ed in accoglimento del ricorso proposto dal Procuratore generale territorialmente competente, ha annullato con rinvio la sentenza con la quale la Corte d'appello, ritenendo sussistente la scriminante dello stato di necessità, aveva assolto gli imputati dal reato di blocco stradale).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4323 del 10 maggio 1997)
Cass. pen. n. 2140/1997
Non riconosce lo stato di necessità per effetto della mera circostanza che un soggetto tossicodipendente versi in crisi di astinenza, trattandosi della conseguenza di un atto di scelta libera, e quindi evitabile, da parte dell'agente.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2140 del 6 marzo 1997)
Cass. pen. n. 11863/1995
Lo stato di necessità non può essere riconosciuto al mendicante che si trovi in ristrettezze economiche, perché la possibilità di ricorrere all'assistenza degli enti che la moderna organizzazione sociale ha predisposto per l'aiuto agli indigenti ne esclude la sussistenza, in quanto fa venir meno gli elementi dell'attualità e dell'inevitabilità del pericolo grave alla persona.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 11863 del 4 dicembre 1995)
Cass. pen. n. 5291/1995
La circostanza che l'eventuale dissenso dalle proposte del vertice di «cosa nostra» esponga il membro dissenziente della «commissione provinciale» ad un grave pericolo di vita, non può configurare in suo favore la scriminante di cui all'art. 54 c.p. in ordine ai delitti la cui esecuzione della commissione medesima venga decisa, essendo stata tale situazione volontariamente causata dall'accettazione di un ruolo direttivo e deliberativo nel sodalizio criminoso oltre che dall'adesione alla procedura associativa che impone, per le decisioni più importanti, la partecipazione di ogni associato che tale ruolo rivesta. (Fattispecie relativa alla strage di Capaci).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 5291 del 2 marzo 1995)
Cass. pen. n. 2578/1993
In tema di tutela delle acque dall'inquinamento, in assenza dell'autorizzazione l'attività di scarico delle acque non può proseguire, pur se la P.A. risulti inadempiente o abbia mantenuto un silenzio ingiustificato. L'interessato in tal caso ha la possibilità di avvalersi dei rimedi giurisdizionali, ma non può certo addurre un inesistente stato di necessità, per continuare nell'illecita condotta. (Nella specie la Corte ha osservato che mancherebbe il requisito della «non volontaria» causazione del pericolo e della inevitabilità, perché lo scarico potrebbe avvenire tramite ditte autorizzate).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2578 del 18 marzo 1993)
Cass. pen. n. 9986/1991
Non può invocare lo stato di necessità quale scriminante del reato di inquinamento il gestore di un pubblico impianto di depurazione che non possa esser chiuso senza pregiudicare gravemente la vita della collettività, ove l'irregolare funzionamento dell'impianto sia cagionato dalla negligenza dell'imputato che non abbia adeguatamente provveduto per vari anni ad approntare i mezzi necessari per il buon funzionamento dell'impianto.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 9986 del 26 settembre 1991)
Cass. pen. n. 4903/1989
In tema di stato di necessità l'attualità del pericolo non deve essere intesa in senso assoluto, come rapporto di assoluta immediatezza tra la situazione di pericolo e l'azione necessitata, ma sta a significare che, nel momento in cui l'agente pone in essere il fatto costituente reato, esiste, secondo una valutazione ex ante che tenga conto di tutte le circostanze concrete e contingenti di tempi e di luogo, del tipo di danno temuto e della sua possibile prevenzione, la ragionevole minaccia di una causa imminente e prossima del danno.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4903 del 7 aprile 1989)
Cass. pen. n. 9/1982
L'esimente dello stato di necessità, pur essendo istituto proprio del diritto penale, trascende, per il suo fondamento naturalistico, l'ambito specifico di quella collocazione, essendo suscettibile di trasposizione anche nella materia disciplinare. (Nella specie l'esimente in questione era stata invocata dal difensore minacciato dall'imputato, il quale aveva dichiarato di rinunciare ad ogni difesa. La Corte, pur ponendosi il quesito circa l'operatività della deroga sancita dall'art. 54, secondo comma, c.p., ha disatteso la richiesta sul presupposto che le generiche espressioni minacciose dell'imputato non avessero ad oggetto il difensore).
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 9 del 10 marzo 1982)
Cass. pen. n. 558/1981
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 558 del 29 gennaio 1981)