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Timestamp: 2017-08-17 15:41:47+00:00
Document Index: 82809752

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1722', 'art. 360', 'art. 2697', 'art. 556']

Donazione indiretta e negozio indiretto. Di seguito l’ultimo arresto giurisprudenziale. – Noi Radiomobile™
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Donazione indiretta e negozio indiretto. Di seguito l’ultimo arresto giurisprudenziale.
(Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 21 ottobre 2015, n. 21449)
P.M.E. fu nominato erede universale, con testamento ricevuto in forma pubblica il 14 dicembre 1993, dal padre adottivo P.M.D. , poi deceduto il (…) ; l’eredità fu accettata puramente e semplicemente; avuto sentore dell’esistenza di altri cespiti, oltre quelli ammontanti a 2 milioni e mezzo di Euro – stante la diversificata attività imprenditoriale del genitore – iniziò delle ricerche in merito contattando un istituto di credito svizzero (Società di Banca svizzera, ora UBS); nel 2002 venne a conoscenza che il defunto, con disposizione del 13 settembre 1983, aveva aperto quattro conti correnti presso la filiale del cantone di (…) dell’allora Banca SBS, intestati rispettivamente: ad P.E. ed A. , nipoti di una sorella del de cujus; a D.M.M. , figlio di altra sorella del medesimo; S.D.C.E. ; Q.D.C.M. .
Relativamente ad ognuno di detti conti, era stata allegata una dichiarazione con la quale si manifestava la volontà che le somme ed i valori mobiliari depositati fossero resi disponibili in favore di ognuno degli intestatari solo alla presentazione di documentazione dell’avvenuto decesso dello stesso P.M.D. ; contestualmente era stata rilasciata a professionisti una procura per la gestione dei suddetti conti, con la quale tra l’altro si accettava la giurisdizione svizzera.
II.a – Il mezzo è inammissibile in quanto diretto a manifestare la non condivisione del risultato interpretativo della Corte distrettuale e non già a far emergere una menda logica del percorso argomentativo dello stesso, sostanziandosi in una riproposizione delle ragioni poste a base del precedente motivo, a mente delle quali la donazione indiretta non potrebbe essere ravvisabile laddove si utilizzasse un negozio con causa astratta – secondo tesi: una delegazione di pagamento – ed in quanto non prende in esame le ragioni del rigetto esposte nella sentenza della Corte torinese; a ciò si aggiunga che la insufficienza motivazionale si può rinvenire nella delibazione di fatti e non già nella interpretazione dell’ambito oggettivo dell’applicazione delle norme.
Erronea poi è l’equiparazione – espressa a fol 47 del ricorso – tra causa astratta ed assenza di causa, atteso che il negozio astratto riceve tutela dall’ordinamento in quanto diretto a una specifica funzione che può essere esterna allo schema negoziale e la cui neutralità emerge solo in termini probatori (c.d. astrazione processuale).
Del tutto priva di spiegazione infine si appalesa la prospettazione di una causa illecita o fraudolenta, da ricondurre alla violazione di patti successori, laddove riferita non già ai lasciti del 1983, bensì ad atti destinati a produrre immediati effetti dispositivi contenuti negli ordini del settembre 1993.
Nuova infine appare la prospettazione a fol 48 del ricorso, a mente della quale gli atti dispositivi del P.M. compiuti nel settembre 1993 sarebbero malli in quanto contrari a quanto disposto dall’art. 1722 n. 4 cod. civ., laddove la UBS avrebbe dato esecuzione agli ordini del mandante dopo il suo decesso, in disparte l’assoluta illogicità della tesi, in considerazione del fatto che il decesso del M. avvenne cinque anni dopo l’esecuzione dell’incarico, concretizzatosi nello spostamento dei valori mobiliari sui neo costituiti conti cifrati.
V – Con il quinto motivo si assume la “nullità del procedimento ed omessa o insufficiente motivazione ex art. 360 n.4 e 5 cpc; violazione ed errata applicazione dell’art. 2697 cod. civ. in ordine al rigetto delle istanze istruttorie attoree miranti – secondo quanto specificato a fol 58 del ricorso – a determinare l’esatta consistenza dei conti al momento del trasferimento (14 – 24 settembre 1993) dei valori mobiliari; ad identificare gli effettivi intestatari degli stessi nonché ad individuare il momento in cui essi ne avrebbero avuta la disponibilità.
Il motivo è infondato perché la Corte del merito ha effettivamente motivato in merito al rigetto delle istanze per esibizione e per prova per testi e, sotto diverso profilo, se lo scopo accertativo era quello specificato a fol 58 del ricorso, allora esso era del tutto ininfluente alla decisione della controversia in senso favorevole al ricorrente, stante l’accertata legittimità degli atti di disposizione in favore di parenti, operati dal de cujus.
IV.c – Prosegue il P.M. affermando che, se anche si intendesse applicabile il diritto svizzero, l’art. 556 del codice civile di quel Paese (in acronimo: ccs) statuisce l’obbligo, per chiunque sia in possesso di un testamento (per averlo rinvenuto o per esserne il depositario) di consegnarlo all’autorità competente (svizzera), che lo avrebbe dunque dovuto consegnare alle autorità consolari italiane per poi farlo recapitare all’”autorità competente” del luogo di ultima residenza del cliente, anche se esso non sembri valido: nella interpretazione dottrinale la norma si applicherebbe anche alle Banche che, al riguardo, non potrebbero opporre il segreto bancario.
Stante tale sistema normativo la Banca non avrebbe potuto sostituirsi autonomamente alla autorità giudiziaria nel valutare se le disposizioni di ultima volontà del 1983 fossero state sostituite dal testamento del 1993; dal momento poi che è diritto dell’erede di conoscere dell’entità del relictum al momento dell’apertura della successione al fine di approntare tutte le successive e conseguenti attività di accertamento e conservative (nonché per eventualmente accettare l’eredità con beneficio d’inventario), ne sarebbe derivata non solo la illiceità della condotta della Banca ma anche la responsabilità per i danni cagionati all’erede che, all’attualità, non conoscerebbe l’esatto ammontare dell’asse ereditario né l’eventuale lesione della quota di legittima spettante. Conclude il ricorrente con il ricordare che l’identità del beneficiario del trasferimento non sarebbe tutelata in assoluto nei confronti dell’ordinante e dei di lui eredi, così che il solo fatto che sull’ordine di trasferimento non sia indicato il nome del beneficiario ma solo il numero di conto, non sarebbe d’ostacolo per gli eredi ad ottenere le informazioni del caso sul beneficiario medesimo.
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