Source: https://temi.camera.it/leg18/provvedimento/testo-unificato-sulla-produzione-agricola-con-metodo-biologico.html
Timestamp: 2020-02-18 08:18:46+00:00
Document Index: 299931

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 11', 'art. 10', 'art.13', 'art. 14', 'art. 15', 'art.16', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 7', 'art. 22', 'art. 12', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 2']

Studi Camera - Agricoltura Agricoltura e biodiversità Testo unificato sulla produzione agricola con metodo biologico
Il testo unificato riprende, ulteriormente aggiornandolo, il contenuto della proposta di legge approvata dalla Camera in prima lettura nella scorsa Legislatura (Atto Senato n. 2811) .
Si compone di 21 articoli che disciplinano:
- l'oggetto e le finalità. La produzione biologica viene definita attività di interesse nazionale con funzione sociale e ambientale. Il metodo di agricoltura biodinamica viene equiparato al metodo biologico nei limiti in cui il primo rispetti i propri disciplinari e i requisiti previsti a livello europeo per produrre biologico (art. 1);
- le definizioni di: "produzione biologica"; "prodotti biologici" e di "aziende" con metodo biologico (art. 2);
- l'Autorità nazionale designata per svolgere l'attività di indirizzo e di coordinamento, individuata nel Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo (art. 3);
- le autorità locali chiamate a svolgere le attività tecnico-scientifiche ed amministrative, individuate nelle regioni e nelle province autonome di Trento e di Bolzano (art. 4);
- il Tavolo tecnico per la produzione biologica (art. 5) al quale viene affidato il compito di:
a) delineare indirizzi e definire le priorità del Piano d'azione nazionale per l'agricoltura biologica;
b) esprimere pareri sui provvedimenti di carattere nazionale ed europeo in merito alla produzione biologica;
c) proporre attività di promozione del biologico;
d) individuare strategie per favorire l'ingresso e la conversione delle aziende convenzionali al biologico;
- l'istituzione del marchio biologico italiano per quei prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana (art. 6);
- l'adozione del Piano d'azione nazionale per la produzione biologica e i prodotti biologici (art. 7), contenente interventi per:
agevolare la conversione al biologico, con particolare riferimento alle imprese agricole convenzionali con reddito fino a 7.000 euro;
valorizzare le produzioni tipiche italiane biologiche;
promuovere la sostenbilità ambientale con azioni per l'incremento della fertilità del suolo, l'uso di metodi di conservazione, packaging e distribuzione rispettosi dell'ambiente.
- l'adozione del Piano nazionale delle sementi biologiche (art. 8);
- il Fondo per lo sviluppo della produzione biologica (art. 9), alimentato dal contributo annuale, già previsto a legislazione vigente, dovuto, nella misura del 2 per cento del fatturato dell'anno precedente, dalle imprese titolari dell'autorizzazione all'immissione in commercio di determinati prodotti fitosanitari considerati nocivi per l'ambiente. Il testo amplia il novero dei prodotti soggetti al contributo, includendovi quelli il cui codice indica un pericolo di inquinamento per l'ambiente acquatico. Innovativa risulta, altresì, l'introduzione di sanzioni in caso di mancato pagamento del contributo. Le risorse finanziarie del Fondo sono destinate alla copertura delle spese derivanti dal finanziamento del Piano d'azione nazionale per la produzione biologica, del Piano nazionale delle sementi biologiche, dell'istituzione del marchio biologico italiano, nonché del finanziamento dei progetti di ricerca, inclusi quelli in materia di sicurezza e salubrità degli alimenti, e dei percorsi formativi e per l'aggiornamento dei docenti;
- il sostegno alla ricerca tecnologica ed applicata nel settore, prevedendo la promozione di specifici percorsi formativi, la destinazione di quota parte delle risorse dell'attività del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) alla ricerca in campo biologico, la previsione di specifiche azioni di ricerca nel piano triennale del Consiglio per la ricerca in agricoltura (CREA) nonché la destinazione, come già accennato, del 30 per cento delle risorse del Fondo per lo sviluppo dell'agricoltura biologica alla ricerca nel settore (art. 11);
- la formazione professionale (12);
- nuovi strumenti per l'organizzazione della produzione, consistenti nella facoltà di :
a) stipulare contratti di rete, costituire cooperative e sottoscrivere contratti di filiera tra gli operatori del settore (art. 10);
b) costituire distretti biologici (art.13), intendendosi tali i sistemi produttivi locali, anche di carattere interprovinciale, a spiccata vocazione agricola, nei quali sia significativa la produzione con metodo biologico. Si caratterizzano per un'integrazione tra attività agricole ed altre attività economiche e per la presenza di aree paesaggistiche rilevanti. I partecipanti al distretto possono costituire un Comitato direttivo che avanza la richiesta di riconoscimento alla regione di appartenenza. Con decreto del Ministero sono disciplinati i requisiti per la costituzione dei distretti; con successivo decreto sono, poi, definiti gli interventi per ridurre gli impatti antropici sul suolo, sulle acque e nell'atmosfera causati da impianti inquinanti. I distretti biologici promuovono la costituzione di gruppi di operatori per realizzare forme di certificazione di gruppo;
c) costituire organizzazioni interprofessionali (art. 14), finalizzate al riordino delle relazioni contrattuali, aventi il compito di meglio coordinare le modalità di immissione dei prodotti sul mercato e di redigere contratti tipo per la vendita di prodotti. Con decreto del Ministro è riconosciuta una sola organizzazione interprofessionale a livello nazionale o a livello della medesima circoscrizione economica. Nel testo sono stabiliti i requisiti per il riconoscimento, tra i quali quello di rappresentare una quota dell'attività economica pari ad almeno il 30 per cento del valore dei prodotti della filiera biologica nazionale o, nel caso di organizzazione operanti in una sola circoscrizione, il 40 per cento del valore dei prodotti della filiera nella circoscrizione o il 25 per cento a livello nazionale. Le organizzazioni interprofessionali possono richiedere che alcuni accordi siano resi obbligatori anche nei confronti dei non aderenti la stessa organizzazione. Le regole devono aver avuto almeno l'85% del consenso degli interessati. Il Ministero decide sulla richiesta di estensione delle regole; in caso positivo, le stesse regole si applicano a tutti gli operatori del settore biologico anche se non aderenti all'organizzazione;
d) stipulare accordi-quadro (art. 15) da parte dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative a livello nazionale e aventi ad oggetto la disciplina dei contratti di cessione dei prodotti biologici, prevedendo un corrispettivo a favore dei produttori pari almeno ai costi medi di produzione;
e) definire intese di filiera (art.16) volte a: valorizzare le produzioni biologiche, i processi di preparazione e trasformazione con metodo biologico, la salvaguardia dell'ambiente, la tracciabilità delle produzioni, la promozione delle attività connesse, lo sviluppo dei distretti, la valorizzazione dei rapporti organici con le organizzazioni dei produttori biologico per pianificare e programmare la produzione
f) riconoscere le organizzazioni di produttori biologici (art. 17) da parte regioni secondo criteri che saranno definiti con decreto del Ministro delle politiche agricole, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni. Vengono indicati i requisiti richiesti alle organizzazioni perché le stesse possano essere riconosciute;
E' stato soppresso nel corso del'esame in Assemblea 'art. 18 che prevedeva il divieto di uso di organismi geneticamente modificati nella produzione biologica nonché il divieto di usare i termini "biologico " o "bio" per i prodotti accidentalmente contaminati da organismi geneticamente modificati.
Le disposizioni finali prevedono, rispettivamente, l'art. 20, le abrogazioni espresse, e l'art. 21, la clausola di salvaguardia a favore delle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e Bolzano.
Per i prodotti dell'agricoltura biologica e per la relativa etichettatura rileva intanto lo specifico Regolamento (CE) 834/2007 del Consiglio, del 28 giugno 2007. Esso è stato recentemente abrogato - e sostituito - dal Regolamento (UE) 2018/848 del Parlamento europeo e del Consiglio 30 maggio 2018, pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea del 14 giugno 2018: quest'ultimo regolamento, pur entrando in vigore tre giorni dopo la sua pubblicazione, si applica a decorrere dal 1° gennaio 2021.
Il regolamento (CE) 834/2007
Le norme del Regolamento n. 834/2007 (che, come anticipato, si applicano sino a tutto il 2020), interessano:
Si applica ai:
Le operazioni di ristorazione collettiva non sono soggette alla disciplina in esame.
facoltà per un'azienda agricola di dedicarsi a diversi tipologie di produzione; in tal caso è richiesta, comunque, una separazione per le unità di azienda dedite alla produzione secondo procedimento biologico;
Riguardo alla riproduzione animale:
essa avviene con metodi naturali (è ammessa l'inseminazione artificiale);
non deve essere indotta con ormoni;
è vietata la clonazione e il trasferimento di embrioni;
deve essere scelta la razza appropriata;
La Commissione europea autorizza l'uso di determinati prodotti, utilizzabili per scopi fitosanitari, concimi e ammendanti, materie prime per mangimi non biologiche, additivi per mangimi, prodotti per la pulizia.
Per la produzione di alimenti trasformati, la produzione con metodo biologico deve essere separata dalle altre produzioni. Possono essere utilizzati ingredienti di origine agricola non biologici solo se autorizzati ed inclusi in un elenco ristretto e se non sono disponibili alternative e il mancato utilizzo renderebbe impossibile produrre o conservare gli alimenti.
Quanto ai sistemi di controllo (articoli 27-31), ogni Stato membro designa una o più Autorità competenti responsabili dei controlli la cui natura e frequenza sono determinate in base ad una valutazione del rischio di irregolarità. In ogni caso, tutti gli operatori sono sottoposti ad una verifica almeno una volta l'anno, ad eccezione dei grossisti che trattano esclusivamente prodotti in imballaggi preconfezionati e degli operatori che vendono prodotti al consumatore o all'utilizzatore finale, a condizione che questi operatori: non li producano, non li preparino, li immagazzinino solo in connessione con il punto di vendita o non li importino da un Paese terzo o non abbiano subappaltato tali attività. L'attività può essere delegata purché l'organismo possieda l'esperienza necessaria, sia dotato di personale sufficiente e abbia le caratteristiche di imparzialità rispetto agli interessi coinvolti. Le Autorità competenti non possono delegare agli organismi di controllo: la vigilanza e l'audit di altri organismi di controllo; la competenza a concedere eccezioni. Prima di immettere i prodotti sul mercato, i produttori con metodo biologico notificano la loro attività alle Autorità competenti ed assoggettano la loro impresa al sistema di controllo. Ove sia riscontrata un'irregolarità da parte dell'Autorità di controllo, viene assicurato che nell'etichettatura e nella pubblicità dell'intera partita non sia fatto riferimento al metodo di produzione biologico se ciò è proporzionato alla gravità dell'irregolarità.
Per quanto concerne la normativa nazionale, si segnala, in particolare, il decreto legislativo 23 febbraio 2018, n. 20, recante "Disposizioni di armonizzazione e razionalizzazione della normativa sui controlli in materia di produzione agricola e agroalimentare biologica", che – tra l'altro - ha abrogato il precedente decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 220 (per il contenuto del suddetto decreto legislativo n. 20 del 2018, si rimanda all'apposita sezione del tema web della Camera dei deputati sulle nuove norme dei controlli sull'agricoltura biologica).
Si ricorda, inoltre che, che gli articoli 6, 7, 8 e 9 del citato decreto legislativo n. 220/1995 erano già stati abrogati dall'art. 7, comma 1 della legge 28 luglio 2016 n. 154 (c.d. collegato agricolo), il quale, contestualmente, ha disposto:
a) l'istituzione presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, previa intesa con la Conferenza unificata, del Sistema informativo per il biologico (SIB), che utilizza l'infrastruttura del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN), al fine di gestire i procedimenti amministrativi degli operatori e degli organismi di controllo previsti dalla normativa europea relativi allo svolgimento di attività agricole e di acquacoltura con metodo biologico;
b) il rinvio ad un decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per la definizione dei modelli di notifica dell'attività di produzione con metodo biologico, i programmi annuali di produzione, le relazioni di ispezione dell'attività di produzione e i registri aziendali, nonchè la modulistica relativa al controllo delle produzioni zootecniche di cui all'allegato III del decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali 4 agosto 2000, (supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 211 del 9 settembre 2000);
d) l'invito alle regioni dotate di propri sistemi informatici per la gestione dei procedimenti relativi all'agricoltura e all'acquacoltura biologiche ad attivare i sistemi di cooperazione applicativa della pubblica amministrazione necessari a garantire il flusso delle informazioni tra il SIB e i sistemi regionali. E' previsto che, in mancanza dell'attivazione dei sistemi di cooperazione applicativa entro il predetto termine, gli operatori sono chiamati ad utilizzare il SIB.
L'art. 22 della medesima legge 28 luglio 2016, n. 154, prevede, inoltre, che i Comuni possano definire idonee modalità di presenza e di valorizzazione dei prodotti agricoli a chilometro zero, provenienti da filiera corta e di quelli derivanti dall'agricoltura biologica.
b) Il decreto del MIPAAF del 12 marzo 2014 (GU n. 99 del 30/4/2014) recante "Disposizioni per la designazione dei laboratori che possono eseguire l'analisi dei campioni prelevati durante i controlli in agricoltura biologica ai sensi dell'art. 12 del Reg. (CE) n. 882 del 29 aprile 2004 e successive modifiche ed integrazioni".
Da ultimo, è stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale del 5 settembre 2018, il decreto ministeriale 18 luglio 2018, che reca disposizioni per l'attuazione dei regolamenti (CE) n. 834/2007 e n. 889/2008, relativi alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici. Il predetto decreto, che abroga e sostituisce il previgente decreto n. 18354 del 27 novembre 2009, contiene, in particolare, norme concernenti la produzione biologica vegetale e animale, i prodotti trasformati e la relativa etichettatura.
Come anticipato, è stato da ultimo approvato il regolamento (UE) 2018/848 che si applica a decorrere dal 1° gennaio 2021 ed abroga il suddetto regolamento (CE) 834/2007.
Il Governo ha presentato alle Camere, nel mese di novembre 2017, uno schema di decreto legislativo recante disposizioni di armonizzazione e razionalizzazione della normativa sui controlli in materia di produzione agricola e agroalimentare biologica (atto del Governo n. 474). E' stato quindi emanato il decreto legislativo 23 febbraio 2018, n. 20 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21 marzo 2018), composto di 17 articoli.
In ordine ai requisiti degli organismi di controllo, essi sono autorizzati dal Dicastero agricolo e devono essere accreditati in conformità con la norma UNI CEI EN 17065/2012. Nell'istanza di tali organismi accreditati - presentata per il rilascio dell'autorizzazione - devono essere indicate: la procedura di controllo standard che si intende seguire; le misure di controllo; le misure precauzionali che l'organismo di controllo intende imporre agli operatori controllati; l'impegno dell'organismo di controllo ad applicare in caso di accertamento di irregolarità, infrazioni e inosservanze, le misure previste da un apposito decreto ministeriale, nonchè il tariffario da applicare agli operatori. Gli organismi di controllo devono possedere specifici requisiti in ordine all'idoneità morale, all'imparzialità e all'assenza di conflitto di interessi nonchè all'adeguatezza delle strutture e delle risorse umane a disposizione. Gli organismi non possono svolgere - nel settore dell'agricoltura biologica - alcuna attività diversa da quella di controllo (art. 4).
In ordine agli obblighi degli organismi di controllo, si prevede che essi - tra l'altro - debbano comunicare al MIPAAF e alle autorità competenti per l'esercizio della vigilanza i risultati dei controlli effettuati. E' poi previsto il rifiuto di una notifica di variazione per cambio di organismo di controllo, se a carico dell'operatore siano state emesse misure a seguito di irregolarità o infrazioni e le stesse non siano state risolte nonchè il rifiuto di una notifica di assoggettamento al sistema di un operatore escluso prima che siano trascorsi due anni dall'adozione della misura, fatto salvo il caso di esclusione per morosità (art. 6) .
La tabella che segue fornisce un prospetto delle entrate - in conto competenza - del capitolo 3583 negli anni 2018-2020, così come rappresentate nel decreto di ripartizione in capitoli della legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017) .
Nel cap. 7742 pg.2 del MIPAAF sono quindi allocate le risorse del "Fondo per la ricerca nel settore dell'agricoltura biologica e di qualità già incluse nel fondo (da ripartire) di cui all'art. 2 della legge n. 244 del 2007, comma 616".
La tabella che segue dà indicazione della evoluzione delle risorse che affluiscono, nel triennio 2018-2020 - in conto competenza, al capitolo 7742, pg.2/MIPAAF, sempre in base al decreto di ripartizione in capitoli della legge di bilancio 2018.
4.955.855
Si consideri, infine, che il citato articolo 59 (comma 5) della legge n. 488 del 1999 prevede che, a partire dal 1° gennaio 2001, il Ministro delle politiche agricole e forestali, entro il 30 aprile di ciascun anno, trasmetta al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni dell'articolo 59 stesso, con particolare riguardo ai contributi erogati a valere sulle risorse del Fondo di cui al comma 2-bis (si tratta dell'ulteriore Fondo per lo sviluppo dell'agricoltura biologica e di qualità, per il quale non risultano stanziate ulteriori risorse, rispetto a quelle sopra indicate, nel triennio 2018-2020) e alla realizzazione dei programmi di cui al articolo 59. L'ultima relazione risulta trasmessa alla Camera dei deputati il 7 settembre 2016 (DOC. CLXXVI, n. 2).