Source: http://www.overlex.com/leggisentenza.asp?id=953
Timestamp: 2015-07-02 21:27:45+00:00
Document Index: 118664794

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art.148', 'art. 148', 'art. 148', 'art.281', 'art.145', 'art.22', 'art.148', 'art.148', 'art.142', 'art.3', 'art. 5', 'art.148']

Assicurazioni: improponibilit� domanda ex artt. 145 e 148 d. lgs 209/2005 - Tribunale Nola - sentenza n. del 04/12/2007 Condividi su Facebook |
Assicurazioni: improponibilit� domanda ex artt. 145 e 148 d. lgs 209/2005
Pubblicata da: Avv. Fabio Quadri Tribunale Nola
Con la sentenza del 4 dicembre 2007 il Tribunale di Nola prende in esame l’eccezione d’improponibilità della domanda, sollevata dalla compagnia assicuratrice, nei casi in cui la raccomandata di messa in mora non rispecchi tutti i requisiti previsti dall’art.148 del D. Lgs n. 209/2005.
Il Giudice, in primo luogo, ribadisce un principio che allo stato pare essere stato “sposato” solo dai Tribunali campani (non si ravvisano decisioni analoghe in altre regioni), ovvero quello di retroattività della norma. Secondo tali tribunali, in virtù del principio tempus regit actum, inteso come momento di instaurazione del giudizio, le richieste di risarcimento andrebbero tutte rinnovate ed adeguate agli onerosi adempimenti previsti dal D. Lgs 209/2005, per tutti i giudizi instaurati dopo il 1° gennaio 2006, a prescindere dalla data di accadimento del sinistro. Tale tesi non è però condivisibile in quanto la raccomandata di messa in mora non può ritenersi un atto di natura processuale ma bensì un atto di natura sostanziale avendo quest’ultima (la messa in mora) lo scopo di porre la compagnia d’assicurazioni in grado di poter procedere alla liquidazione del sinistro. E’ evidente, pertanto, che se in pendenza della precedente normativa la compagnia era in grado di procedere alla liquidazione anche in presenza di una messa in mora “imperfetta”, non vi è giustificazione alcuna al dover richiedere una nuova messa in mora per procedere giudizialmente.
Detto questo, il Tribunale di Nola, dopo aver ribadito che la raccomandata di messa in mora debba contenere necessariamente tutti i requisiti previsti dall’art. 148 C.d.A., giunge ad una sorprendete, quanto condivisibile conclusione. Smentendo tutte le teorie poste in essere dai Tribunali campani, il Giudice ha stabilito che, poiché il contenuto della messa mora previsto dall’art. 148 è evidentemente legato all’esigenza di facilitare la definizione bonaria della controversia, “non può sussistere la denunciata improponibilità della domanda quando risulti ex actis e senza ‘mediazioni interpretative’, che la compagnia ha comunque proceduto ad una valutazione e stima dei danni, ‘attivando’ la procedura di definizione bonaria della lite e mettendosi così essa stessa, conseguentemente, in condizione di formulare una concreta offerta risarcitoria”.In sostanza, quando è palese, poiché provato o non contestato, che la compagnia ha potuto valutare i danni e quantificarli, la domanda sarà sempre e comunque proponibile a prescindere dal contenuto (imperfetto) della raccomandata di messa in mora. Avv. Fabio Quadri
Il Tribunale di Nola in composizione monocratica nella persona del giudice istruttore dott. Francesco Notaro, ha pronunciato a norma dell’art.281 sexies c.p.c., mediante lettura del dispositivo e dei motivi, la seguente SENTENZA
In ragione di ciò si pone il problema di carattere pregiudiziale, sollevato dalla difesa della società convenuta – anche al fine di tentare di fornire delle linee guida in ordine alle complesse tematiche e ai gravi dubbi interpretativi cui ha dato e dà luogo la nuova normativa – di verificare se la domanda, in base alle nuove disposizioni, è proponibile. Come questo giudice ha già in altre occasioni osservato “A mente dell’art.145, l’azione non può essere promossa se non dopo che siano decorsi i termini di sessanta o novanta giorni, dall’invio della raccomandata a.r. all’impresa assicuratrice, con cui è stato richiesto il ristoro dei danni asseritamente subiti, in via stragiudiziale (cd. spatium deliberandi).
Oramai invece, vi è un’unica norma che non solo regola la proponibilità dell’azione giudiziaria nel medesimo contesto e quasi a rafforzarne la cogenza, richiama ‘in chiusura’ espressamente la necessità che siano osservati le modalità ed in contenuti prescritti nei successivi artt.148 e 149, ma, contemporaneamente, i termini previsti per l’offerta ad opera della compagnia assicuratrice, sono stati temporalmente fissati in maniera analoga a quelli dettati per la proponibilità della domanda giudiziale, con l’innalzamento del termine di proponibilità per i danni alla persona, a novanta giorni (solo in caso di constatazione amichevole il termine per l’offerta è ridotto a trenta giorni, sicché, essendo inferiore a quello per proporre il giudizio, alcun elemento di frizione viene a crearsi tra il momento in cui si dovrebbe ‘completare’ la fase stragiudiziale e quello a far data dal quale può proporsi la domanda di risarcimento). Infine, ad avviso di questo giudice, non può non considerarsi il dato per così dire di carattere storico, che lascia intendere come il legislatore sia intervenuto essendo ben consapevole dell’indirizzo consolidato del giudice di legittimità secondo il quale, per la procedibilità della domanda, era sufficiente formulare la ‘semplice’ denuncia di sinistro ex art.22 legge n.990 cit., imponendo ora testualmente il rispetto delle modalità e dei contenuti maggiormente dettagliati di cui ai successivi artt.148 e 149. Si osserva, infine, che, afferendo il requisito di procedibilità dell’azione, ad un presupposto processuale la cui regolarità va accertata al momento di proposizione della domanda, rilevabile anche ex officio, non assume rilevanza la mancata richiesta di integrazioni da parte dell’impresa di assicurazioni ai fini di escluderne il difetto, né lo stesso è sanabile una volta avanzata la domanda.
Sotto altro profilo, la norma, per la particolare valenza accordatale nella parte in cui ‘regola’ l’accesso alla tutela giurisdizionale, essendo applicabile dal 1.1.2006, trova operatività anche in riferimento ai sinistri avvenuti antecedentemente, con l’obbligo di rinnovare la lettera, con “le modalità ed i contenuti” ex art.148 cit.. Infatti, come è stato acutamente osservato dai primi commentatori, da una parte la richiesta di risarcimento è atto di carattere sostanziale, ai fini per esempio, della interruzione della prescrizione, sicché si pone al di fuori del processo, sebbene, come si è detto, condizioni, da un punto di vista processuale, la sola proponibilità della domanda, di tal che, non può invocarsi, a tale riguardo, il principio tempus regit actum,ritenendo che possa valere la legge in vigore al momento dell’inoltro della raccomandata avvenuta prima dell’entrata in vigore del testo unico.
Semmai l’applicazione del detto principio, nella parte in cui la richiesta risarcitoria influisce sulla proponibilità del giudizio, non può che comportare la necessità che vengano osservate le formalità prescritte dalla legge al momento di instaurazione della lite, le quali, oramai, a far data dal 1° gennaio 2006, richiedono l’assolvimento dell’obbligo di modulare la richiesta in virtù delle prescrizioni di cui agli artt.145, 148 e 149, confermando l’interpretazione che è incline a ritenere che la richiesta debba doverosamente essere rinnovata, dovendosi, altresì, rilevare che laddove il legislatore ha inteso applicare la nuova disciplina solo ai sinistri verificatisi dopo una certa data, lo ha fatto espressamente, come per la procedura del cd. indennizzo diretto”. Per finire occorre evidenziare che ‘vincolare’ i danneggiati, ai fini della successiva proponibilità della domanda, al contenuto specifico richiesto dall’art.148 cit., risponde all’esigenza di mettere la compagnia assicuratrice nelle condizioni di valutare analiticamente le conseguenze risarcitorie cui potrebbe dare luogo il sinistro, fatto questo che, riguardo alle informazioni richieste nella citata disposizione, postula una ‘tendenziale’ corrispondenza tra le poste di danno di cui alla lettera di messa in mora e quelle poi oggetto di domanda in sede giurisdizionale, non essendo ammissibile che queste vengano indicate in maniera generica ed onnicomprensiva. Nel caso in esame, la raccomandata con la quale è stata avanzata richiesta stragiudiziale di ristoro dei danni non risponderebbe ai requisiti previsti dalla nuova disciplina (prescindendo dal rilievo che non è stato compilato l’apposito modulo di cui al comma 1°, non è stato indicato il codice fiscale del richiedente, nulla è stato documentato circa l’attività ed il reddito del danneggiato – nonostante la domanda si riferisca genericamente anche ai danni patrimoniali da cd. lucro cessante –, né in relazione all’attestazione del certificato comprovante l’avvenuta guarigione con o senza postumi permanenti, sebbene si fa riferimento in citazione ad accertamenti medici che di ciò danno espressamente conto, oltre alla mancanza della dichiarazioni di cui all’art.142 comma 2 t.u.a.).
Sicché non coglierebbero nel segno le considerazioni che il ricorrente propone in relazione al mancato assolvimento, da parte della compagnia convenuta, dell’onere su di lei gravante di richiedere l’integrazione dei dati e della documentazione di cui alla messa in mora; così come riguardo alla applicabilità della disciplina previgente al caso in esame. Ciò nondimeno, ad avviso del tribunale, la presente domanda non può ritenersi improponibile.
Sicché non può invero dubitarsi che la convenuta era certamente nelle condizioni di formulare una offerta risarcitoria – risultando così persino superato il problema relativo alla richiesta di integrazioni come disciplinata prima dall’art.3 della legge n.39 del 1979, come modificato dall’art. 5 della legge n.57 del 2001 ed ora dall’art.148 cit. – e se ciò non ha fatto è perché evidentemente, contestando l’entità del danno di cui viene domandato il ristoro da parte del Tizio, ha ritenuto di riscontrare l’impossibilità di una definizione stragiudiziale della lite. Consegue che deve essere dichiarata la proponibilità della domanda avanzata dal Tizio, con conseguenze prosecuzione della trattazione della causa come da separata ordinanza in merito alle richieste istruttorie delle parti (le spese verranno regolate alla definizione del giudizio).