Source: http://www.ratioiuris.it/parere-sul-testo-unico-sui-servizi-pubblici-locali-interesse-economico-generale/
Timestamp: 2018-01-23 16:11:20+00:00
Document Index: 110059337

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 19', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 16', 'art. 141', 'art. 1', 'art. 1']

PARERE SUL TESTO UNICO SUI SERVIZI PUBBLICI LOCALI DI INTERESSE ECONOMICO GENERALE - Ratio Iuris
Mag 11, 2016 | Maggio 2016, Pareri | 0 |
Parere 3 Maggio 2016, n. 1075
1. Le previsioni della delega.
c) individuazione della disciplina generale in materia di regolazione e organizzazione dei servizi di interesse economico generale di ambito locale, compresa la definizione dei criteri per l’attribuzione di diritti speciali o esclusivi, in base ai princìpi di adeguatezza, sussidiarietà e proporzionalità e in conformità alle direttive europee; con particolare riferimento alle società in partecipazione pubblica operanti nei servizi idrici, risoluzione delle antinomie normative in base ai princìpi del diritto dell’Unione europea, tenendo conto dell’esito del referendum abrogativo del 12 e 13 giugno 2011;
3. Il contesto europeo di riferimento.
b) procedere alla privatizzazione delle società pubbliche di gestione del servizio in modo da assicurare la par condicio delle imprese, inibita dalla presenza di un soggetto pubblico in grado di avvantaggiarsi dei finanziamenti pubblici;
4. Legislazione statale, giurisprudenza costituzionale e referendum abrogativo del 12-13 giugno 2011
Si può, dunque, dire che l’apertura dei servizi pubblici ai capitali privati nasce anche dall’esigenza di sopperire a quei deficit finanziari accumulati dal dopoguerra sino agli anni ’90 del secolo scorso.
c) la normativa in questione non precludeva in assoluto all’Ente locale la gestione diretta del SPL, ma trovava un punto di equilibrio più rigoroso, tra i vari possibili, rispetto ai diversi interessi operanti in materia; e tale bilanciamento era stato realizzato razionalmente, consentendo anche alle società pubbliche di partecipare alle gare ad evidenza (art. 23-bis, comma 1, e art. 3, comma 2, d.P.R. 7 settembre 2010, n. 168) e finalizzando il ricorso all’in house ai soli casi in cui l’accesso al mercato non sia efficace e utile (art. 23-bis, comma 2).
Si segnala, inoltre, che in caso di affidamento in house l’ambito di applicazione della norma dovrebbe essere esteso anche ai servizi pubblici generali a rete, non risultando, diversamente, chiara la ratio di una previsione che escluda per quest’ultimi l’applicazione della norma de qua.
La prima, laddove nel comma 1 si prevede che «[…] le reti, gli impianti e le altre dotazioni essenziali per la prosecuzione del servizio, come individuati ai sensi dell’articolo 9, comma 1, in quanto non duplicabili a costi socialmente sostenibili, sono assegnati al nuovo gestore». L’utilizzo della locuzione «in quanto», infatti, lascia spazio ad un’interpretazione più aderente al dato letterale, secondo la quale le reti, gli impianti e le altre dotazioni essenziali per la prosecuzione del servizio, salvo che non abbiano costi socialmente non sostenibili, andrebbero sempre duplicate. Esegesi letterale, quest’ultima, che contrasta con il principio di invarianza finanziaria previsto dall’art. 19, comma 1, della legge delega n. 124/2015. Si suggerisce, pertanto, di sostituire la locuzione: «in quanto», con il termine: «poiché», ovvero di riformulare il testo del comma 1, eliminando dal primo periodo le parole: «[…] in quanto non duplicabili a costi socialmente sostenibili […]».
Tanto premesso, a fronte del considerevole aumento delle competenze dell’Autorità in questione, che si occuperebbe ex novo della regolazione di un settore così delicato come quello dei rifiuti, non può che condividersi quanto contenuto nelle osservazioni presentate dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico, circa la necessità che allo svolgimento delle suddette funzioni possa provvedersi mediante il reclutamento di nuovo personale dotato di specifiche competenze tecniche, il cui costo in ogni caso non graverebbe sulla finanza pubblica in forza del previsto meccanismo di autofinanziamento (la cui previsione risulterebbe altrimenti priva di effettive finalità).
L’articolo 17 interviene specificamente sulle competenze dell’Autorità di regolazione dei trasporti. Al riguardo, la Commissione rileva che in relazione a quanto disposto dalla lett. b) del comma 2, secondo la quale vi è l’obbligo per il gestore del servizio di trasporto pubblico locale di possedere, quale requisito di idoneità economica e finanziaria, un patrimonio netto pari almeno al venti per cento del corrispettivo annuo posto a base di gara, che la norma, anche indipendentemente dal divieto di goldplating, potrebbe risultare in contrasto con il generale principio di introduzione di nuovi oneri in capo ai privati (art. 8, l. n. 180/2011; art. 14, l. n. 246/2005; d.P.C.M. 11 settembre 2008 n. 170) nonché con i principi contenuti nell’art. 16, comma 1, lett. a) e b) della legge delega.
Il comma 3, al dichiarato scopo di conseguire il graduale miglioramento della qualità e dell’efficienza dei servizi, stabilisce che gli enti affidanti, nei settori di competenza e in conformità all’eventuale disciplina dell’autorità di regolazione settoriale ove costituita, fissano le modalità di aggiornamento tariffario secondo il metodo del price-cap. La disposizione si pone in linea con il più diffuso (sin dagli anni ‘80 del secolo scorso) metodo di aggiornamento tariffario sui mercati regolamentati dei servizi pubblici, recepito anche nell’ordinamento italiano [v. artt. 2, commi 12, lett. e), e 18 l. 14 novembre 1995, n. 481], il c.d. price-cap, inteso come limite massimo della variazione del prezzo vincolata per un periodo pluriennale. La regolazione sulla base di tale metodo è volta a favorire l’innovazione del processo di produzione ed erogazione del servizio, consentendo al gestore di beneficiare di una parte dei correlativi aumenti di produttività, attesa la decisività del fattore del tasso di crescita della produttività (c.d. X-factor) nell’ambito della formula di aggiornamento.
Il comma 4 prevede la possibilità, alternativa al metodo del price-cap, di effettuare l’aggiornamento tariffario attraverso l’individuazione di un prezzo massimo che tenga conto dei costi standard del servizio (compresi quelli derivanti da eventi eccezionali), di una congrua remunerazione del capitale investito e degli obiettivi di qualità del servizio.
Appare opportuno evidenziare che l’art. 141, commi 7 e 9, Codice del consumo fa salve le procedure e gli organismi ADR nei settori di competenza dell’AEEGSI, della Banca d’Italia, della Consob e dell’Agcom, purché conformi ai principi, alle procedure e requisiti delle disposizioni di cui al Titolo II-bis, Parte V, dello stesso Codice, con la conseguenza che appare superflua l’introduzione di un’espressa clausola di salvezza con riguardo alle procedure ADR previste presso le autorità settoriali di regolazione.
Al comma 2, dispone che le relative compensazioni e i rimborsi ex art. 1, comma 52, l. 30 dicembre 2004, n. 311, sono destinati esclusivamente alla realizzazione di infrastrutture necessarie per il miglioramento dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Infine, quanto alle abrogazioni previste dalla lettera b), si suggerisce un riesame delle singole fattispecie di servizi contemplate dall’art. 1 r.d. 15 ottobre 1925, n. 2578, apparendo l’elenco delle fattispecie oggetto di abrogazione incompleto, rispettivamente non apparendo l’esclusione di talune fattispecie dalla disposizione abrogatrice sorretta da adeguata ratio giustificatrice.
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