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Timestamp: 2020-05-31 11:22:39+00:00
Document Index: 137172066

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 142', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 49', 'art. 11', 'art. 106', 'art. 2', 'art. 45', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 2', 'art. 71', 'art. 106', 'art. 75', 'art. 2', 'art. 8']

Le tutele di cui al presente capo sovrappongono le loro disposizioni alle previsioni di zona.
Le disposizioni di cui al presente capo sono altresì finalizzate all'adeguamento delle norme del Regolamento Urbanistico al Piano d'Indirizzo Territoriale (PIT) e relativa implementazione con valenza di piano paesaggistico regionale, con specifico riferimento alla disciplina dell'ambito di paesaggio, al Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Firenze (PTCP).
Le tutele interessano
a) aree di interesse o di rischio/potenzialità archeologica
b) aree a protezione paesistica e/o ambientale;
b1) fiumi, i torrenti e i corsi d'acqua
c) aree boschive e forestali;
d) aree ad elevato valore naturalistico e rete ecologica;
e) geotopo di Arnovecchio;
f) siti e manufatti di rilevanza ambientale e/o storico culturale;
g) infrastrutture storiche;
h) le riserve fluviali ed il contenimento del rischio idraulico;
i) ambiti di tutela;
j) aree di recupero ambientale;
k) parco fluviale dell'Arno;
l) aree naturali protette d'interesse locale;
m) ambiti di reperimento per l'istituzione di parchi, riserve e aree naturali protette d'interesse locale;
n) aree di protezione delle risorse idriche;
Art. 95quinquies Aree di basso rischio/potenzialità archeologico
Sono le aree interessate da possibile ma non sicura ovvero allo stato del rilevamento ormai assai compromessa stratificazione archeologica e non ancora oggetto di specifiche indagini la cui probabilità di rinvenimento è da verificare alla luce dei dati acquisiti tramite la realizzazione delle schede U.T.
Tutte le pratiche inerenti lavori di scavo o movimentazione terra, compresi quelli in SCIA, che interessano aree con valutazione di basso rischio archeologico devono essere inviate alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana (S.B.A.T.) che valuterà e risponderà all'ente entro 30 gg. con adeguate prescrizioni. Eventuali disposizioni restrittive possono essere applicate dalla S.B.A.T. anche a lavori di ordinaria utilizzazione agricola del suolo effettuati in suddette aree. L'A.C. dovrà dunque ricevere comunicazione dalla S.B.A.T. prima dell'approvazione dei singoli progetti in cui la S.B.A.T. si possa riservare eventuali disposizioni più restrittive. Per tutti gli interventi sopra citati la S.B.A.T. potrà subordinare l'esecuzione dei lavori ad indagini archeologiche preventive.
Art. 95sexies Tutela delle U.T. lineari inerenti la struttura centuriata
Sono aree estese in modo lineare aventi un margine di rispetto di circa 2 mt a partire dal limite fisico delle stesse. Queste U.T. lineari seguono ed evidenziano tuttora una organizzazione centuriata del territorio.
Tutte le pratiche inerenti lavori di scavo o movimentazione terra, compresi quelli in SCIA, che interessano aree con valutazione di rischio archeologico devono essere inviate alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana (S.B.A.T.) che valuterà e risponderà all%u2019ente entro 30 gg. con adeguate prescrizioni. Eventuali disposizioni restrittive possono essere applicate dalla S.B.A.T. anche a lavori di ordinaria utilizzazione agricola del suolo effettuati in suddette aree. L'A.C. dovrà dunque ricevere comunicazione dalla S.B.A.T. prima dell'approvazione dei singoli progetti in cui la S.B.A.T. si possa riservare eventuali disposizioni più restrittive. Per tutti gli interventi sopra citati la S.B.A.T. potrà subordinare l%u2019esecuzione dei lavori ad indagini archeologiche preventive.
In queste aree si dovrà mantenere le caratteristiche essenziali che individuano l%u2019impianto storico della centuriazione (tracciati originari, antichi incroci, orientamento canalizzazioni) elementi attraverso la sua attenta valorizzazione che a, termini di legge, spetta all%u2019ente locale.
Agli utenti privati cittadini proprietari e/o usufruttuari di un%u2019area a rischio archeologico, interessata da lavori di qualsivoglia natura, che si vorranno avvalere della consultazione dei documenti inerenti il Rischio Archeologico, sarà concesso l%u2019accesso ad un livello d%u2019informazioni più preciso e dettagliato. Di tutti gli utenti dovrà essere redatto apposito elenco.
Per l%u2019utilizzo ai fini di studio della documentazione completa, relativa al rischio archeologico, e necessario il preventivo nulla osta della Soprintendenza competente.
Art. 95septies Tutela delle U.T. lineari inerenti l'antica viabilità
Sono le strade di tutte le categorie e sotto categorie amministrative (e i rispettivi elementi di pertinenza) e i fossi che ancora mostrano caratteri storici leggibili di divisione e organizzazione centuriale. La finalità di conservazione e valorizzazione concerne il mantenimento della memoria del ruolo strutturante che questi manufatti hanno avuto nell'organizzazione e sviluppo del territorio.
Tutte le pratiche inerenti lavori di scavo o movimentazione terra, compresi quelli in SCIA, che interessano aree con valutazione di alto rischio archeologico devono essere inviate alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana (S.B.A.T.) che valuterà e risponderà all'ente entro 30 gg. con adeguate prescrizioni. Eventuali disposizioni restrittive possono essere applicate dalla S.B.A.T. anche a lavori di ordinaria utilizzazione agricola del suolo effettuati in suddette aree. L'A.C. dovrà dunque ricevere comunicazione dalla S.B.A.T. prima dell'approvazione dei singoli progetti in cui la S.B.A.T. si possa riservare eventuali disposizioni più restrittive. Per tutti gli interventi sopra citati la S.B.A.T. potrà subordinare l'esecuzione dei lavori ad indagini archeologiche preventive.
La sede della viabilità storica, secondo le indicazioni della S.B.A.T., dovrà essere mantenuta il più possibile nelle caratteristiche essenziali e preservarne testimonianza nei tracciati ed incroci. Dovranno essere altresì salvaguardati gli elementi di pertinenza stradale (edicole votive, colonnini ecc.). Tutti gli interventi nelle aree di maggior concentrazione di testimonianze della centuriazione dovranno tenere conto degli elementi lineari centuriati storici preservandone possibilmente la memoria mantenendo coerenza di orientamento. Sarebbe preferibile mantenere la toponomastica storica e dove ormai scarsamente utilizzata rimetterla in evidenza.
Art. 96 Aree a protezione paesistica e/o ambientale
Nelle aree di protezione paesistica e/o ambientale sono vietati:
a) la costruzione di stazioni radio-base per telefonia cellulare;
b) le nuove costruzioni stabili o provvisorie di qualsiasi tipo, nonché l'utilizzazione dei terreni a scopo di deposito a cielo aperto;
c) gli impianti tecnologici, salvo le reti tecnologiche sotterranee per pubblica utilità ed i manufatti agricoli di cui non sia dimostrata la necessità attraverso programmi di miglioramento agricolo ambientale, e di cui sia dimostrata l'impossibilità della loro localizzazione fuori dell'area tutelata, e dimostrata l'impossibilità a riutilizzare quelli esistenti;
d) la modifica ai tracciati viari storici e delle alberature di arredo (filari, siepi, alberi di segnaletica, ecc.).
e) gli impianti solari termici e fotovoltaici per i quali è prevista l'installazione a terra;
f) gli impianti eolici, fatta eccezione per gli impianti classificabili interventi manutenzione ordinaria ai sensi dell'art. 11 comma 3 del D. Lgs. 30 Maggio 2008 n. 115
Art. 96 bis Fiumi torrenti e corsi d'acqua
I fiumi, i torrenti e i corsi d'acqua, come individuati dall'art. 142 del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e corrispondenti alle aree Tutelate per legge di cui all'art. 3 comma 2 lettera c) della disciplina dei beni paesaggistici del Piano d'Indirizzo Territoriale (PIT) soggette alle prescrizioni d'uso previste dall'art. 4 del PIT.
Nelle aree soggette a tutela paesaggistica sono vietati:
b) l'utilizzazione dei terreni a scopo di deposito a cielo aperto;
Art. 97 Aree boschive e forestali
Le aree boschive e forestali, corrispondono alle aree Tutelate per legge di cui all'art. 3 comma 2 lettera g) della disciplina dei beni paesaggistici del Piano d'Indirizzo Territoriale (PIT) e soggette alle prescrizioni d'uso previste dall'art. 5 del PIT.
Per la definizione e la disciplina di dette aree si deve fare riferimento a quanto contenuto nella legge regionale Toscana n. 39/2000 smi.
Le zone boschive sono destinate esclusivamente ad attività agricole silvo-pastorali e di tempo libero.
La tutela delle suddette aree è essenziale ai fini ecologici e ambientali ed in esse sono ammesse esclusivamente opere destinate al governo del bosco, a scopi produttivi, di tempo libero e di raccolta regolamentata, di tutela idrogeologica. Gli interventi debbono perseguire la manutenzione e valorizzazione del patrimonio forestale e boschivo in relazione ai seguenti obiettivi: difesa dagli incendi, promozione dell'ambiente e del paesaggio, riassetto idrogeologico, sistemazione idraulica, manutenzione dei corsi d'acqua, azioni colturali di rimboschimento.
b) Le costruzioni di qualsiasi tipo e dimensione, anche di carattere provvisorio, fatte salve quelle necessarie alla vigilanza ed alla sicurezza o per le osservazioni scientifiche non altrimenti localizzabili;
c) le insegne ed i cartelli pubblicitari, fatti salvi quelli per la segnalazione di percorsi pedonali e ciclabili;
d) i parcheggi e la viabilità carrabile, ad eccezione degli interventi ammessi dall'art. 49 della LRT 39/2000.
Sono ammesse piccole piazzole attrezzate per la sosta ed il rifocillamento.
Art. 99 Geotopo di Arnovecchio
Il paleomeandro dell'Arno in località Arnovecchio è indicato nella Carta dello Statuto del Territorio del PTCP come geotopo di potenziale interesse provinciale; la Carta dello Statuto dei Luoghi del Piano Strutturale conferma l'evidenza geomorfologica dell'area.
Il Regolamento Urbanistico definisce la disciplina delle trasformazioni e delle utilizzazioni ammissibili e detta le disposizioni al fine di preservare i connotati conformativi del territorio e del paesaggio.
Nella zona sono prescritti:
a) La conservazione geomorfologica e l'idrografia del paleoalveo;
b) Il mantenimento delle trame agricole e dei tracciati storici.
Nella zona sono vietate:
a) le nuove edificazioni;
b) la costruzione di stazioni radio base per la telefonia mobile;
c) gli impianti solari termici e fotovoltaici per i quali è prevista l'installazione a terra;
d) gli impianti eolici, fatta eccezione per gli impianti classificabili interventi manutenzione ordinaria ai sensi dell'art. 11 comma 3 del D. Lgs. 30 Maggio 2008 n. 115
Il mutamento di destinazione d'uso è soggetto a S.C.I.A., anche in assenza di opere, ai sensi della LRT 1/2005 smi.
Per le parti del Geotopo che ricadono all'interno dell'Area naturale protetta di interesse locale (ANPIL) di Arnovecchio, trova applicazione la disciplina di cui all'art. 106.
Art. 100.1 Destinazione d'uso
Le destinazioni d'uso devono rispettare le norme di zona, fatto salvo quanto stabilito nei commi successivi.
Le destinazioni d'uso devono risultare compatibili con la tipologia edilizia, nel senso che, pur ammettendo variazioni rispetto alla destinazione originaria, l'impatto delle nuove funzioni non può variare il grado di protezione. La dotazione di parcheggi imposta dalle nuove destinazioni non deve compromettere l'arredo arboreo esistente.
Non sono ammesse le destinazioni d'uso che risultino lesive delle caratteristiche tipologiche e storico-formali dell'edificio.
Art. 100.3 Tipologie edilizie
Le principali tipologie individuate nel territorio empolese sono le seguenti:
a) Nuclei di case coloniche
b) Aggregati edilizi lineari;
c) Ville e Fattorie
d) Monumenti;
e) Unità edilizie prenovecentesche;
f) Unità edilizie novecentesche;
In sede di progetto edilizio degli edifici con grado di protezione 1), 2), 3), dovrà essere sviluppata l'analisi della tipologia edilizia, mediante l'individuazione dei seguenti elementi sia nello stato attuale che in situazioni precedenti, di cui esistano documenti o reperti:
- particolari situazioni del sito (rive del fiume, pendii del terreno, ecc.).
c) Modalità di aggregazione con le altre tipologie adiacenti per la formazione di tipologie complesse;
- la suddivisione in unità abitative di dimensioni troppo ridotte;
-l'esecuzione di impianti tecnologici che comportino alterazioni pesanti delle caratteristiche del tipo edilizio.
Gli interventi relativi agli edifici di interesse storico-ambientale devono rispettere le prescrizioni, direttive ed indirizzi contenuti al Titolo II "Le guide" Capo I " Guida agli interventi sui siti e manufatti d'interesse storico e/o ambientale" che definisce le modalità di intervento sulle diverse componenti dell'edificio: strutture verticali ed orizzontali, coperture, serramenti esterni, intonaci, colori, rivestimenti e impianti tecnologici.
Art. 101 Infrastrutture storiche
Le infrastrutture viarie storiche indicate nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B devono essere conservate rispettando le indicazioni di cui all'art. 45 dello Statuto dei Luoghi del Piano Strutturale.
Devono comunque essere mantenute:
- la libera percorribilità del tracciato;
- i caratteri planoaltimetrici del tracciato;
- le opere d'arte;
- le alberature segnaletiche, gli allineamenti arborei e le siepi;
Modesti adeguamenti della viabilità storica sono ammessi nel rispetto delle tecniche costruttive dell'esistente.
È fatto divieto asfaltare i tracciati non asfaltati fatta salva la possibilità di intervenire, nei soli tratti di accentuata pendenza, con sistemazioni superficiali in semipenetrazione con emulsione bituminosa o pavimentazioni ecologiche analoghe.
Art. 102 Le riserve fluviali ed il contenimento del rischio idraulico
Nelle aree per il contenimento del rischio idraulico è prevista la realizzazione di casse di espansione per la laminazione delle portate di piena dei corsi d'acqua.
La posizione e la dimensione delle casse dovrà essere funzionale all'eliminazione del rischio idraulico individuato dallo studio idraulico nel quale sono evidenziate le aree soggette ad esondazione per gli eventi di piena previsti con un tempo di ritorno duecentennale.
I nuovi argini dovranno essere progettati in modo da garantire la percorrenza delle sponde ed una efficace copertura vegetale.
Le aree per il contenimento del rischio idraulico sono le aree nelle quali l'utilizzazione è condizionata alla necessità di consentire l'esondazione dei corsi d'acqua senza danni alle persone ed alle cose.
Per le aree individuate dall'Autorità di Bacino dell'Arno, le perimetrazioni riportate nella cartografica allegata al Regolamento Urbanistico hanno carattere ricognitivo. La esatta individuazione delle zone come la relativa normativa di intervento e le misure di salvaguardia, sono contenute nel piano di bacino del fiume Arno, ai sensi della legge 183/1989.
Per le aree di individuazione comunale, la perimetrazione è vincolante e le relative aree sono soggette a vincolo di inedificabilità assoluta e al divieto di alterazione morfologica dei terreni. Il vincolo vige anche per l'installazione di manufatti stabili o precari di qualsiasi tipologia, ivi comprese le serre e i vivai.
Sono esclusi dal vincolo di cui sopra, purché non determinino un incremento del rischio idraulico e/o di esposizione allo stesso:
a) gli interventi idraulici e di sistemazione ambientale atti a ridurre il rischio idraulico e a perseguire miglioramento ambientale;
b) le opere di demolizione senza ricostruzione, di manutenzione ordinaria, straordinaria, di restauro, di risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia e di adeguamento igienico-sanitario riguardanti gli edifici esistenti che non comportino aumenti della superficie coperta, incremento del carico urbanistico e cambio di destinazione d'uso.
Art. 103 Ambiti di tutela
Le tavole di cui all'art. 2 paragrafo B individuano gli ambiti di tutela di siti e manufatti di rilevanza ambientale e /o storico culturale.
Sono le aree prevalentemente inedificate in cui sistemazioni, arredi e percorsi, esprimono coerentemente il rapporto storicizzato edificio-suolo-paesaggio.
È prescritta la conservazione dei seguenti elementi, quando caratterizzati da rilevanza storico-testimoniale:
- le opere di sistemazione del terreno quali: muri, ciglioni, terrazzi;
- le opere di raccolta e sistemazione delle acque;
- le sistemazioni arboree;
- le recinzioni;
- i percorsi e gli accessi e relativi allineamenti arborei;
- i cancelli;
- le pavimentazioni;
- gli arredi in genere.
Negli ambiti di tutela è ammessa la realizzazione di recinzioni, cancelli, accessi percorsi che dovrà garantire il mantenimento degli elementi di cui al comma precedente e conservare tecniche costruttive coerenti con il contesto.
È altresì ammessa la costruzione di piscine, quando rispondenti alle prescrizioni di cui all'art. 11 paragrafo 11.15, a condizione che la costruzione medesima sia possibile senza alterazione degli elementi di cui al terzo comma.
a) la realizzazione di nuove costruzioni;
b) gli impianti solari termici e fotovoltaici per i quali è prevista l'installazione a terra;
c) gli impianti eolici, fatta eccezione per gli impianti classificabili interventi manutenzione ordinaria ai sensi dell'art. 11 comma 3 del D. Lgs. 30 Maggio 2008 n. 115
È consentita la demolizione di volumi secondari, ove non risultino soggetti a particolari discipline, e la ricostruzione degli stessi in diversa collocazione sul lotto di pertinenza, a condizione che la ricostruzione non comporti alterazioni degli elementi di cui al terzo comma del presente articolo.
Eventuali parcheggi interrati dovranno essere realizzati senza danno per gli elementi secondari.
Art. 104 Aree di recupero ambientale
Le tavole di cui all'art. 2 paragrafo B individuano le aree di recupero ambientale sulla base delle indicazioni del Piano Strutturale.
Nelle aree di recupero ambientale si applicano le disposizioni dell'art. 71 dello Statuto dei Luoghi e gli interventi sono subordinati alla formazione di un Piano Urbanistico Attuativo di iniziativa pubblica o privata, con le seguenti finalità:
- Area in località Monteboro: bonifica della discarica e recupero dell'area a verde pubblico e per attività del tempo libero;
- Area in località La Farfalla: ripristino ai fini agricoli;
- Area in località Buonriposo: ripristino ai fini agricoli;
- Area in località Le Coltelline: ripristino ai fini agricoli;
- Area in località Poggio ai pini: recupero e manutenzione del complesso architettonico e delle pertinenze per gli usi consentiti;
- Area lungo il torrente Orme: riqualificazione delle parti parafluviali, percorsi pedonali;
- Laghi in località Arnovecchio: recupero ambientale nel contesto del parco fluviale.
Art. 105 Parco fluviale dell'Arno
Le aree circostanti il fiume Arno sono individuate in cartografia come Parco fluviale dell'Arno.
Tali aree sono destinate al tempo libero ed alla ricreazione.
Fatte salve le prescrizioni di natura idraulica, i progetti per la valorizzazione delle aree dovranno assicurare la conservazione delle sistemazioni del suolo ed in particolare delle canalizzazioni, degli argini, nonché dell'assetto delle vegetazioni ripariali.
Nelle aree del parco non è ammessa la costruzione di stazioni radio base per telefonia cellulare.
Fino alla istituzione del Parco fluviale dell'Arno trova applicazione quanto contenuto al successivo art. 106 bis con particolare riferimento alle discipline di salvaguardia.
Art. 106 Aree naturali protette di interesse locale (ANPIL)
L'ANPIL di Arnovecchio è caratterizzato da elementi geomorfologici e da sistemazioni del terreno, da sottoporre ad azioni di conservazione, restauro o ripristino e nei quali sia preordinata una frequentazione finalizzata al tempo libero, alla motorietà all'aria aperta, alla visibilità delle emergenze storico ambientali, anche in rapporto alla presenza di ecosistemi della flora e della fauna.
Le attività, le sistemazioni ed i criteri di conservazione delle risorse presenti devono essere definiti da un progetto unitario di iniziativa pubblica.
Nell'area non è ammessa:
a) la costruzione di stazioni radio base per telefonia cellulare;
b) la costruzione di elettrodotti in linea aerea;
È vietata la nuova edificazione e la realizzazione di nuova viabilità con esclusione di quella di interesse comunale e sovracomunale.
Gli edifici e gli altri manufatti esistenti sono compatibili con le seguenti utilizzazioni:
- annessi rustici;
- commercio al dettaglio limitatamente agli esercizi di vicinato ed ai pubblici esercizi;
- attività ricettive limitate all'agriturismo.
- Restauro e risanamento conservativo (RC);
- Ristrutturazione edilizia (RE);
- Sostituzione edilizia (SE) a parità di S.U.L., superficie coperta e superficie accessoria preesistenti.
È consentita la realizzazione di manufatti precari di cui agli articoli 75.3, 75.3 ter, 75.3 quater, 75.3 sexies nel rispetto delle prescrizioni in essi contenute.
In caso di mutamento di destinazione d'uso, se ed in quanto ammissibile ai sensi e per gli effetti deli artt. 43, 44, 45 Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1 e dell'art. 75.4 delle presenti norme, le utilizzazioni compatibili, diverse da quella rurale, sono esclusivamente le seguenti:
- artigianale per la produzione di beni artistici;
- turistico-ricettive alberghiere ed extra alberghiere.
Gli interventi di sostituzione edilizia che comportano una variazione di sedime maggiore prevista per le diverse zone potranno essere valutati nell'ambito di specifici Piani di Recupero, previa dimostrazione ed esplicitazione dei miglioramenti e benefici proposti in termini di sostenibilità e coerenza con PIT, PTCP e PS.
Gli interventi sul patrimonio edilizio esistente che comportano la perdita delle destinazioni d'uso agricole degli edifici rurali, potranno riguardare solo gli immobili già asserviti dalla viabilità pubblica, di uso pubblico o privata esistente, senza necessità di ulteriori adeguamenti funzionali.
- delle colture tradizionali, nonché delle forme tradizionali di integrazione produttiva tra colture;
- degli assetti poderali;
- dell'assetto della viabilità poderale ed interpoderalela cui manutenzione dovrà avvenire senza l'utilizzo di materiali impermeabilizzanti;
- delle tracce e dei segni sul territorio che testimonino di precedenti assetti morfologici e proprietari;
- degli esemplari arborei, singoli, od in filari, od in gruppi, appartenenti alle specie autoctone o tradizionali;
- delle recinzioni o delimitazioni, nonché delle opere di protezione dei terreni, quali muretti a secco, in pietra o mattoni faccia a vista da ripristinarsi utilizzando gli stessi materiali1. La realizzazione di nuove recinzioni potrà avvenire con muretti a secco, di altezza non superiore a m. 1,50, ove preesistano;
- con muretti in pietra o mattoni faccia a vista, di altezza non superiore a m. 1,50, e m.1,80 limitatamente ai montanti del cancello d'ingresso, a perimetrazione delle aree di pertinenza degli edifici e/o dei coltivi di pregio, ove sussistono tracce della loro esistenza;
- con reti metalliche di altezza non superiore a m. 1,80, sostenute da pali di legno o in ferro con fondazione isolata su ogni singolo palo e completamente interrata, mascherate sul lato interno con siepi di essenze arbustive,a perimetrazione delle aree di pertinenza degli edifici esistenti o di nuova edificazione, di coltivi di pregio e di allevamenti zootecnici.
- vanno mantenuti tutti i manufatti predisposti in passato per particolari colture e per la difesa del suolo (muretti di sostegno, terrazzamenti, dispositivi per lo scolo delle acque, ecc.). La loro manutenzione o sostituzione deve essere fatta con i materiali e le tecniche analoghe alle preesistenti;
- è vietata la sostituzione dei muri a secco con muri in c.a.;
- le strade non devono costituire una barriera per il transito degli animali selvatici.
- la manutenzione ed il recupero della rete viaria non deve alterare i caratteri e ne deve salvaguardare la valenza paesistica.
Art. 107 Aree di protezione delle risorse idriche
Le aree di rispetto per la protezione delle risorse idriche sono fasce di territorio nelle quali l'utilizzazione è condizionata dalla presenza di falde o pozzi di alimentazione degli acquedotti o comunque di acque utilizzate per l'approvvigionamento idrico.
Le suddette aree sono rappresentate nella tavola di cui all'art. 2 paragrafo B.
La disciplina degli interventi in tali zone deve rispettare le disposizioni attuate in merito dall'art. 8 dello Statuto dei Luoghi del Piano Strutturale e dal D.Lgs. 11 maggio 1999, n. 152.