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Timestamp: 2018-01-17 22:17:36+00:00
Document Index: 180716802

Matched Legal Cases: ['art. 43', 'art. 11', 'art. 229', 'art.29', 'sentenza ', 'art.226', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 177', 'art. 178', 'art. 179', 'art. 182', 'art. 181', 'art.181', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 188', 'art. 208', 'art. 188', 'art. 183', 'art. 216', 'art. 17']

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ISOLA PULITA IL GOVERNO INTERVIENE SUI RIFIUTI "MASCHERATI"
Da Isola delle Femmine a Monselice IL GOVERNO INTERVIENE SUI RIFIUTI NON RECUPERABILI
MONSELICE: il Comitato promotore di una interrogazione alla Regione VENETO
Il Gruppo Italcementi amplia la propria attività nel settore del trasporto via mare White Shark, bulk carrier con una portata netta di 29.000 tonnellate suddivisa in 5 stive, può essere utilizzata indifferentemente per carichi di materiale finito o semilavorato (cemento sfuso, clinker), per materie prime (loppa, prodotti siderurgici) e per combustibili per i forni (carbone, petcoke).White Shark sarà utilizzata prevalentemente sulla tratta atlantica, con carichi di cemento dall’Europa agli USA (il primo imbarco è previsto nel porto di Varna in Bulgaria) e con prodotti energetici nella rotta di ritorno (con primo sbarco a Ravenna).
I RIFIUTI MASCHERATI
Eppur si muove: VIA LIBERA DEL GOVERNO AL DECRETO CORRETTIVO DEL CODICE AMBIENTALE.
La legge delega varata nel 2004 che era stata bocciata dalla Comunità europea, su cui pendeva la procedura di infrazione e i rilievi della Corte di Giustizia in materia di rifiuti , che con varie trovate ingegnose continuavano a non essere considerati rifiuti e quindi riutilizzati nei cicli produttivi.
Riceviamo da Comitato Cittadino Lasciateci Respirare di Monselice in Provincia di Padova:
Caro Pino, invio comunicato e interrogazione del consigliere regionale verde Gianfranco Bettin sulla necessità di un intervento legislativo nazionale di adeguamento delle norme che governano l'attività dei cementifici a quelle esistenti per gli inceneritori.
Un intervento che è urgente soprattutto alla luce della situazione emergenziale della bassa padovana. L'interrogazione chiede inoltre alla regione specifici interventi nell'area di Este-Monselice. Potrebbe essere una traccia per sviluppare la stessa richiesta anche nellaVs. zona.
L'interrogazione quindi chiede alla Giunta di farsi interprete di questa richiesta presso il Governo per mettere mano alla normativa suirifiuti e uniformare i cementifici alle norme che regolano le autorizzazioni e l'attività degli inceneritori. "Ma non c'è solo l'attività del Governo che va stimolata in tal senso" ricorda Gianfranco Bettin "La Regione ha da tempo indicato questa area come un'area a rischio da risanare. Cosa sta facendo? Qualiprovvedimenti ha adottato o prevede di adottare? Il Piano di monitoraggioapprontato già nel 2004 da ARPAV per quale motivo non è stato ancora messoin atto?
Ricordo che a Monselice esiste attualmente una sola centralina,inadeguata, collocata in luogo inidoneo allo scopo e soprattutto spenta damesi. "L'interrogazione regionale segue la presentazione in Provinciadi Padova di una analoga Mozione presentata dal consigliere verde Paolo DeMarchi che intende impegnare Consiglio e Giunta ad analoga iniziativapresso il Governo, oltre a chiedere alla Commissione Provinciale Ambientedi sospendere le autorizzazioni in questo periodo. L'iniziativa dei Verdi a favore di una modifica legislativadella materia si completerà nei prossimi giorni con una interrogazioneparlamentare di Luana Zanella e l'invio di una documentazione in tal senso al Ministero dell'Ambiente per un diretto interessamento. Gruppo consigliare regionaleVerdi del Veneto13 ottobre 2006 Ciao Leandro
riceviamo tutto e leggiamo con attenzione il materiale che ci inviate,sempre alla ricerca di un possibile uso locale dei risultati da voi ottenuti. Noi stiamo lavorando su più fronti e qualche volta perdiamo lo spunto perrispondere:1. stiamo preparando l'incontro - festa per i nostri primi 10 anni.festeggiamo la vittoria della lunga battaglia per l'interramentodell'elettrodotto e intendiamo rilanciare quella sui cementifici.2. abbiamo preparato una mozione in provincia per intervenire sulleautorizzazioni alle emissioni delle cementerie.3. siamo in attesa di una convocazione al ministero da parte di fabrizio fabbri. un incontro informale per preparare quello "sostanziale" con pecoraro scanio, al quale dovremmo andare con la rappresentanza di tutti i comitati.appena ci sono novità ci faremo sentire. intanto complimenti per i risultati ottenuti...
Premesso che che nell’area Este-Monselice (PD) insistono 3 cementifici paria 5 forni di produzione di clinker le cui emissioni (dirette dai camini eindiretti dal traffico indotto) sono concausa principale dell’inquinamento atmosferico rilevato dal Piano Regionale di Tutela e Risanamento Atmosferico che la inserisce tra le aree di maggior rischio regionale e perprioritari interventi di tutela e risanamento;
che a seguito dell’incremento dell’utilizzo di combustibile e materie prime alternative alla produzione di cemento si sono verificati picchi di inquinamento e periodi prolungati di emergenza ambientale ragionevolmente riconducibili anche alle emissioni dei cementifici; che a seguito di una di queste emergenze, conosciuta come “odori acri”, indagini e controlli da parte di ARPAV e di consulenti scientifici del Comune di Monselice hanno portato ad una diffida della Provincia nei confronti di Cementeria Radici che ne inibisce l’uso di rifiuti come materia prima alternativa per la produzione di clinker (recupero di rifiuti di materia prima);
che l’indagine del prof. Antonio Scipioni dell’Università di Padova perconto dei Comune di Monselice ha evidenziato carenze normative sia perquanto riguarda i controlli dei materiali in entrata che alle emissionimentre ARPAV nell’audizione in Consiglio Comunale del 22/11/2004
haevidenziato problemi nella “tempestività dei prelievi” e segnalato come “i venti locali non favoriscono la dispersione degli inquinanti”;
consideratoche l’impatto ambientale è determinato dalla quantità di inquinanti emessi (flussi di massa) soprattutto se si considerano gli inquinanti cancerogenie/o persistenti;
che i tre cementifici sopraccitati sono considerati dalla normativa vigente industrie insalubri e impianti di forte impattoambientale (impianti IPPC);
che attualmente è possibile conoscere tale impatto solamente dal registro nazionale INES i cui dati inseriti sono forniti dalle aziende stesse ma non verificati dalla Provincia edall’ARPAV, soprattutto con riferimento alle emissioni nelle fasi di avviamento, di fermata o di eventuali transitori;che l’inquinamento derivato dalla sola combustione prodotta dai duecementifici di Monselice (i cui residenti sono ca. 17.000) è equivalente aquello di una città di ca. 200.000 abitanti; che buona parte del combustibile utilizzato (fino a 600 tonnellate/giorno) è costituito da petcoke le cui caratteristiche sono quelle di un rifiuto tossico nocivo per l’elevatissima concentrazione di zolfo, di policiclici aromatici e di metalli pesanti (Nichel, Vanadio); che i cementifici erano stati autorizzati, in via transitoria e nell’ipotesi di un impianto ambientale sostenibile, allo smaltimento di rifiuti;
che dai dati disponibili via internet sul registro INES per le emissioni, emerge come nel triennio 2002/2003/2004 vi sono state significative epreoccupanti variazioni degli inquinanti emessi dai cementifici sopraccitati (mercurio, nickel, zinco, benzene, monossido di carbonio) non riscontrabili in altri cementifici italiani;
che essendoci dei valori soglia per la dichiarazione INES, ad oggi non è possibile conoscere gli eventuali incrementi di altri inquinanti (vedasi IPA, diossine ecc.);
che nel 2004 soprattutto la Cementeria Radici di Monselice, in piena emergenza “odori acri”, ha più volte raddoppiato le emissione di benzenearrivando ad un totale di 2.133 kg, soglia raggiunta solo da altri dueimpianti nel Veneto nello stesso periodo; che nell’anno precedente, il2003, era stata la Cementeria Zillo di Este a superare la soglia dibenzene; che nel 2005 Italcementi Group di Monselice ha emesso sino a 1,6tonnellate di benzene, oltre 25 kg tra mercurio e nickel, sostanzeufficialmente riconosciute come cancerogene e/o allergizzanti;che una tabella delle materie prime utilizzate presentata dall’Italcementi di Monselice al Forum Ambientale istituito e presieduto dall’amministrazione comunale si evince come determinati inquinanti(metalli, PCDD/PCDF ecc.) entrino solamente utilizzando materie prime alternative e pet coke (vedasi nickel);
che la Cementeria Radici ha previsto l’utilizzo di un sistema di abbattimento DeNox SCR,
che a livello europeo non ha sempre dato esiti positivi;
che siamo di fronte ad una “normalità” di condizione inquinante dell’aria riconosciuta regionalmente come eccezionale e a rischio sanitario,aggravata da fenomeni limitati ma pericolosi di picchi inquinanti (conautomatico disinserimento degli elettrofiltri) dovuto alle caratteristiche del ciclo produttivo dei cementifici e all’utilizzo dei materiali sopra detti;
che ritardano specifici provvedimento regionali conseguenti a quanto predisposto dal Piano di settore;
che il Piano di monitoraggio predispostoda ARPAV nel 2004 non è stato ancora avviato;
che le sollecitazioni a Italcementi Group del Consiglio Comunale perché sospenda l’uso di rifiuti come combustibile nel ciclo di produzione sono state disattese;
che ilTavolo Tecnico Zonale non è ancora giunto ad una proposta di provvedimenti specifici per questa area anche a causa di un vuoto legislativo a sostegno dell’azione di prevenzione, controllo e sanzionatoria;
che la carenza normativa riguarda la differente valutazione per i limiti di emissione tra cementifici e inceneritori;
che ciò risulta incomprensibile alla luce del fatto che l’utilizzo di scarti industriali o materie prime alternative nei cementifici, sia come materia prima che come combustibile indipendentemente dalla loro assoggettabilità alla normativa dei rifiuti, sono diventati tra i maggiori materiali utilizzati ed in provincia di Padova molto più utilizzati dai cementifici che non dagli inceneritori,
a fronte della certezza del maggior grado di inquinamento dell’aria prodotto da questi impianti rispetto agli inceneritori;
interroga la Giunta per sapere per quale motivo non è stato ancora avviato il Piano di monitoraggio predisposto da ARPAV ormai due anni fa e se non ritenga necessario, visto il ritardo di esecuzione, disporre per la messa infunzione di tale Piano approntando allo stesso tempo una verifica di eventuali modifiche migliorative;
quali altre azioni intende adottare, in termini di controlli sulla produzione e di limitazione delle emissioni per rispondere all’obiettivo della tutela e risanamento dell’aria previsto dal Piano disettore;
per chiedere di rendersi protagonista presso il Governo della richiesta diuna revisione della normativa sull’incenerimento dei rifiuti che equipari i cementifici alle norme, prescrizioni e limiti di emissione che regolano l’attività degli inceneritori, necessaria per fornire agli organi dicontrollo e vigilanza su questi impianti gli strumenti normativi adeguatialle novità intervenute con l’utilizzo ormai preponderante di materie primeseconde alternative alla produzione di cemento nei cementifici.
Gianfranco BettinVenezia, 13 ottobre 2006
Codice Ambiente, ecco le modifiche di Pecoraro Scanio Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al secondo decreto correttivo della cosiddetto codice ambiente.
Si tratta di modifiche che entrano nel vivo della riforma varata nella scorsa legislatura introducendo alcuni correttivi importanti soprattutto nella disciplina dei rifiuti. Il testo infatti prevede una nuova definizione di rifiuto che deve essere interpretato “in conformità delle norme comunitarie, alla luce dei principi di precauzione e di azione preventiva nonché di tutela della salute e dell’ambiente”. Rispetto alle bozza di decreto circolate nei giorni scorsi è stata invece cancellata una frase inizialmente prevista per cui il rifiuto non poteva essere interpretato in senso restrittivo. Al di là di questo aspetto che verrà discusso nel corso dell’iter del provvedimento le nuove norme in materia di rifiuti indicano le priorità del nuovo inquilino del ministero dell’Ambiente: le misure dirette al recupero dell’immondizia mediante il riutilizzo ed il riciclo sono “adottate con priorità rispetto all’uso dei rifiuti come fonte d’energia”, una misura che tende a marginalizzare il ricorso all’incenerimento e alla termovalorizzazione dell’immondizia. Un’altra previsione fondamentale del decreto correttivo del codice ambiente è la cancellazione di quella norma che consentiva di assegnare il servizio solo mediante gara, mentre nel nuovo testo si parla di procedure di affidamento. Un altro aspetto particolarmente delicato riguarda la disciplina dei rifiuti ferrosi con l’abolizione, molto deputa dal settore confindustriale della disciplina introdotta nel 2004 con la delega ambientale. Non rientrano nel campo di applicazione delle nuove norme ambientali che adesso passano all’esame delle commissioni parlamentari competenti, della conferenza unificata e a una successiva doppia approvazione da parte di Palazzo Chigi, i rifiuti radioattivi, alcuni rifiuti agricoli, quelli derivanti dallo sfruttamento delle cave (sparisce rispetto alla prima versione del testo la possibilità di utilizzare altrove i materiali derivanti dagli scavi a cui doveva essere assicurato un regime di tracciabilità particolarmente rigoroso), i cibi destinati alle strutture per il ricovero di animali di affezione previsti dalla legge sul randagismo e i materiali esplosivi in disuso. I sistemi d’arma oltre che i mezzi, i materiali, le infrastrutture destinate alla difesa militare e alla sicurezza nazionale in corso di smantellamento dovranno essere regolamentati con un decreto che verrà adottato entro luglio del prossimo anno. Nel decreto legislativo di modifica del codice ambiente è anche prevista l’istituzione di due organismi. Si tratta del comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche (cinque membri in carica per cinque anni) e sempre in seno al ministero dell’Ambiente l’Osservatorio nazionale sui rifiuti (sette membri in carica cinque anni). Rispetto a una prima versione del testo di modifica del codice circolato nei giorni scorsi spariscono tutte le previsioni relative alla legittimazione del ministero ad esercitare l’azione civile e penale per il risarcimento del danno ambientale. Consiglio dei ministri, stamani l´ok al decreto correttivo del codice ambientale Soddisfatti il ministro Pecoraro Scanio e Sinistra Ecologista 12.10.06ROMA. Dopo alcuni rinvii delle settimane scorse, è stato approvato questa mattina in consiglio dei ministri il secondo decreto legislativo correttivo del codice ambientale. Il testo approvato interviene modificando il Dlgs.152/2006 sulle parti che richiedono la necessità di rispondere ai numerosi provvedimenti d’infrazione da parte dell’Unione europea. In particolare il decreto correttivo interviene su alcuni punti nevralgici che riguardano il recupero dei rifiuti, le definizioni, i campi di applicazione, i sottoprodotti, le terre e rocce da scavo e i rottami ferrosi, che tornano ad essere ricompresi tra i rifiuti. E il recupero dei rifiuti torna ad essere uno dei passaggi nella strategia delle cosiddette 4R e le materie prime seconde (non più sottoprodotti) sono materiali che rientrano nelle categorie assoggettate alle norme del recupero, che a loro volta rientrano a tutti gli effetti nella disciplina della gestione dei rifiuti. Nessuna modifica quindi rispetto a quanto anticipato nei giorni scorsi dai quotidiani?
Sauro Turroni che guida la commissione nominata dal ministro Pecoraro Scanio per riscrivere l’intero Codice Ambientale. «Il testo del secondo decreto legislativo correttivo del Codice ambientale è stato approvato senza alcuna modifica. Questo mi ha detto il Ministro». E adesso vedremo quale sarà l’esito del previsto passaggio dalla Conferenza Stato-Regioni e dalle Commissioni parlamentari competenti. «Accogliamo positivamente l’approvazione delle modifiche al testo unico sull´Ambiente varate oggi dal consiglio dei ministri. Si tratta di un passo avanti obbligato per rimediare i danni prodotti dal precedente governo di centrodestra»: questo il commento dell’esecutivo nazionale di Sinistra Ecologista. «Attendiamo di conoscere meglio i contenuti presenti nel decreto – continuano i responsabili di Sinistra Ecologista – per elaborare una valutazione più compiuta.
E’ ora necessario aprire rapidamente la fase di riscrittura dell’intero decreto delegato, per dotare il nostro paese di una legislatura in materia efficace ed in linea con quella dell’Unione europea, coinvolgendo pienamente Regioni ed enti locali, associazioni, imprese ed organizzazioni sindacali ed operatori». Il provvedimento varato dal Consiglio dei Ministri, ha sottolineato il ministro dell´Ambiente, Pecoraro Scanio, recepisce molte delle osservazioni già avanzate dalle Commissioni parlamentari e dalla Conferenza unificata in sede di parere del primo provvedimento correttivo approvato lo scorso agosto. «La modifica del codice ambientale - ha detto ancora Pecoraro Scanio - era uno degli impegni del programma di coalizione. Siamo intervenuti riposizionando la normativa italiana in modo più rigoroso» anche in funzione delle normative comunitarie «al fine di risolvere le infrazioni aperte nei confronti dell´Italia». Da parte del Governo, ha ancora sottolineato il ministro, «c´e´ un atto di rispetto alle richieste delle Commissioni e della Conferenza unificata». E per il futuro «c´e´ la facolta´ e la volonta´ da parte del Governo di accogliere quelli che sono dei miglioramenti», ha sottolineato Pecoraro. Nel decreto legislativo oltre alla nozione di rifiuto e alla disciplina degli scarichi, si fissa anche la ricostituzione del Comitato di vigilanza sulle risorse idriche e dell´Osservatorio nazionale dei rifiuti. Norme ad hoc sono previste per rilanciare la raccolta differenziata. Ora il provvedimento passa al vaglio delle Commissioni parlamentari e della Conferenza unificata.
http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=3999
AMBIENTE: DELEGA; PECORARO, VIA LIBERA MODIFICA ORA RIFORMA
http://www.ansa.it/ambiente/notizie/fdg/200610121402259579/200610121402259579.html
AMBIENTE Modificata la parte relativa ai rifiuti Delega, lo smontaggio prosegue Via libera al secondo decreto che modifica la riforma del codice ambientale varata dal governo Berlusconi. Pecoraro: «Era impegno dell'Unione» /
RIFIUTI: CAMBIA IL CODICE AMBIENTE, STOP ALLE DEROGHE / ANSA(ANSA) -
ROMA, 12 ott - I rifiuti tornano a essere rifiuti. Stop quindi alle deroghe generalizzate in materia e nuova nozione di scarto con l'eliminazione dei sottoprodotti e delle materie prime secondarie sin dall'origine; arriva invece la nozione di prodotto recuperato. Questi i cambiamenti qualificanti contenuti nel 2/o schema di decreto legislativo correttivo del Codice ambientale approvato dal Consiglio dei Ministri su proposta del ministro dell' Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. Modifiche riguardano anche la parte che disciplina gli scarichi mentre vengono ricostituiti il Comitato di vigilanza sulle risorse idriche e l'Osservatorio nazionale dei rifiuti. Introdotte anche norme ad hoc per rilanciare la raccolta differenziata. ''Sono molto soddisfatto - ha detto Pecoraro Scanio al termine della riunione a Palazzo Chigi - abbiamo infatti avviato un' azione di manutenzione nei confronti delle parti piu' critiche del Codice ambientale rispettando i tempi che ci eravamo dati ma stiamo gia' lavorando all'intera riforma del testo''. ''Ora - ha proseguito - intendo aprire una nuova fase di confronto con il Parlamento, la Conferenza Unificata e il mondo imprenditoriale e associativo''. ''Il provvedimento approvato oggi dal Consiglio dei Ministri - ha quindi sottolineato Pecoraro Scanio - recepisce molte delle osservazioni delle Commissioni Parlamentari e della Conferenza unificata in sede di parere del primo provvedimento correttivo approvato lo scorso agosto'. La modifica del codice ambientale, ha detto ancora Pecoraro Scanio, ''era uno degli impegni del programma di coalizione. Siamo intervenuti riposizionando la normativa italiana in modo piu' rigoroso'' anche in funzione delle normative comunitarie ''al fine di risolvere le infrazioni aperte nei confronti dell'Italia''.
Da parte del Governo, ha ancora sottolineato il ministro, ''c'e' un atto di rispetto alle richieste delle Commissioni e della Conferenza unificata''. E per il futuro ''c'e' la facolta' e la volonta' da parte del Governo di accogliere quelli che sono dei miglioramenti'', ha sottolineato Pecoraro. In particolare, ha spiegato il ministro per la parte che riguarda il ''cuore'' delle modifiche, ''la disciplina dei rifiuti viene resa aderente alle norme comunitarie che erano state disattese illegittimamente dal Codice ambientale''. Secondo i tecnici, infatti, con il Codice ''nulla era piu' rifiuto''. ''Ora - ha spiegato quindi il presidente della Commissione revisione del codice ambientale del ministero dell'Ambiente, Sauro Turroni - non c'e' piu' la deroga generalizzata e tutto cio' che si vuole o si deve dismettere e' rifiuto.
Prima molte categorie invece sfuggivano a questa nozione''. ''Stiamo rientrando nella legalita''', ha concluso Turroni. In particolare le modifiche riscrivono completamente gli articoli del Codice che riguardano recupero, definizioni, limiti al campo di applicazione, terre e rocce da scavo, accordi, contratti di programma e incentivi. In sostanza si cambia prevalentemente la parte terza e quarta del Codice. Per il capitolo acque si ripristina la vecchia nozione di scarico basata sul concetto di immissione diretta tramite condotta che era stata cancellata dal Codice ambientale. Il provvedimento approvato dal Consiglio dei Ministri prevede ora un doppio passaggio per le Commissioni parlamentari, il parere della Conferenza unificata e altri due via libera da parte del Consiglio dei Ministri. (ANSA). GU 12/10/2006 17:36
http://isolapulita.blogspot.com/2006/09/il-tempo-passa-le-emissioni-restano%20il.html
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Isola Pulita LEGGI DECRETI E REGOLAMENTI SULL'AMBIENTE
°A partire dal decreto Berlusconi (salva Gela)
°Decreto aprile/06 e decreto ottobre/06
°Decreto legislativo 152/04/06 alias il nuovo Codice dell’ambiente
°DECRETO LEGISLATIVO: Ulteriori disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, recante norme in materia ambientale. PRIMO ESAME PRELIMINARE
Il Consiglio dei ministri approva altre modifiche al codice sull'ambiente varato dal precedente governo. Soddisfatti i Verdi
Il Consiglio dei Ministri ha approvato - su proposta del Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio - il secondo decreto legislativo correttivo del Codice ambientale (Dlgs 152/06). Il provvedimento modifica la parte terza e quarta del Codice, in particolare la disciplina degli scarichi e l'intervento sulla nozione di rifiuto, in rispetto delle normative comunitarie, violate con la riforma varata dal precedente governo.
In particolare viene eliminata la nozione di sottoprodotto e la nozione di materia prima secondaria sin dall'origine. Viene introdotta invece la nozione di prodotto recuperato.
“Sono molto soddisfatto - ha dichiarato il ministro Pecoraro Scanio - per l'approvazione di questo provvedimento. Abbiamo infatti avviato un'azione di manutenzione nei confronti delle parti più critiche del Codice Ambientale, rispettando i tempi che ci eravamo dati, ma stiamo già lavorando all'intera riforma del testo. Ora intendo aprire una nuova fase di confronto con il Parlamento, la Conferenza Unificata (stato regioni, ndr), il mondo imprenditoriale e associativo”.
Nel decreto legislativo oltre alla nozione di rifiuto e alla disciplina degli scarichi, si fissa anche la ricostituzione del Comitato di vigilanza sulle risorse idriche e dell'Osservatorio nazionale dei rifiuti. Ora il provvedimento passa al vaglio delle Commissioni parlamentari e della Conferenza unificata.
Reazioni positive sono giunte dai Verdi e da Federambiente. Negativo il commento dell’ex ministro dell’Ambiente Matteoli e di Confindustria. “Leggeremo il testo, ritenendo comunque che il confronto con il ministro Pecoraro Scanio sia stato fruttuoso'', è stato il commento del presidente di Federambiente Franco Fortini.
''L'essere intervenuti sulla disciplina delle acque e dei rifiuti e l'aver recepito le osservazioni avanzate in sede parlamentare, nonché l’aver introdotto norme per il rilancio della raccolta differenziata dei rifiuti - ha detto la deputata dei Verdi Grazia Francescato - sono alcuni tra gli elementi che rendono quantomai significativa l'approvazione di questo provvedimento, specie alla luce delle infrazioni ancora aperte dalla Ue''.
http://www.verdi.it/apps/news.php?id=11224
CODICE AMBIENTALE Nuovo provvedimento di modifica.
Sul comunicato stampa del Consiglio dei Ministri del 12 ottobre 2006 si legge che è stato approvato un provvedimento, su proposta del Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro per le politiche europee, apportante modifiche al codice ambientale (152/06).Nello specifico tale provvedimento riguarda la disciplina dei rifiuti.Si tratta - si legge nel comunicato - di interventi tesi a recepire alcuni indirizzi in materia emersi nelle sedi delle Commissioni parlamentari della Conferenza unificata o provenienti dalla Comunità europea, con l'immediato obiettivo di chiudere numerose procedure di infrazione pendenti contro l'Italia. Tra i vari interventi correttivi messi a punto troviamo i problemi riguardanti le terre e rocce da scavo, la nozione di "scarico diretto", le definizioni in materia di rifiuti (la nozione precedentemente prevista dal codice era stata censurata in sede comunitaria) con introduzione delle nozioni di "sottoprodotto" e "materia prima secondaria".Questo nuovo provvedimento passa ora all'esame delle competenti Commissioni di Camera e Senato ed alla Conferenza Stato-Regioni per i necessari pareri. Questo provvedimento segue di qualche settimana l'altro decreto legislativo destinato a modificare il Dlgs 152/2006 approvato lo scorso 31 agosto 2006 riguardante, tra le altre cose, la soppressione delle Autorità di vigilanza su risorse idriche e rifiuti.
«Art. 17 (Inclusione dei rifiuti tra le fonti energetiche ammesse a beneficiare del regime riservato alle fonti rinnovabili). - 1. Ai sensi di quanto previsto dall’art. 43, comma 1, lettera e), della legge 1° marzo 2002, n. 39, e nel rispetto della gerarchia di trattamento dei rifiuti di cui al decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, sono ammessi a beneficiare del regime riservato alle fonti energetiche rinnovabili i rifiuti, ivi compresa, anche tramite il ricorso a misure promozionali, la frazione non biodegradabile ed i combustibili derivati dai rifiuti, di cui ai decreti previsti dagli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 92 e alle norme tecniche UNI 9903-1. Pertanto, agli impianti, ivi incluse le centrali ibride, alimentati dai suddetti rifiuti e combustibili, si applicano le disposizioni del presente decreto, fatta eccezione, limitatamente alla frazione non biodegradabile, di quanto previsto all’art. 11. Sono fatti salvi i diritti acquisiti a seguito dell’applicazione delle disposizioni di cui al decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, e successivi provvedimenti attuativi.».
Su questo decreto del 2003 si basava l’articolo 229 (combustibile da rifiuti e combustibile da rifiuti di qualità elevata - cdr e cdr-q) del codice dell’Ambiente, che riportava:
40.Il comma 1 dell’articolo 229 è sostituito dal seguente: “ 1. Ai sensi e per gli effettidella parte quarta del presente decreto, il combustibile da rifiuti (Cdr), di seguito Cdr,e il combustibile da rifiuti di qualità elevata (CDR Q) di seguito CDRQ,comedefinito dall’articolo 183, comma 1, lettera s), sono classificati come rifiutospeciale.”.41.All’articolo 229 sono soppressi l’ultimo periodo del comma 4, nonché i commi 2, 5 e 6
DECRETO LEGISLATIVO: Ulteriori disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, recante norme in materia ambientale. PRIMO ESAME PRELIMINARE
17. All’articolo 179, il comma 2 è sostituito dal seguente: “2. In secondo luogo, le misure dirette al recupero dei rifiuti mediante riutilizzo, riciclo o ogni altra azione diretta ad ottenere da essi materia prima secondaria sono adottate con priorità rispetto all’uso dei rifiuti come fonte di energia”.
Anche l’art. 229, comma 2, del decreto 152 del 2006, che costituisce applicazione dell’art.29, lett. b) della legge delega, viola il diritto comunitario nella parte in cui consente di escludere dal regime giuridico dei rifiuti di cui alla Parte Quarta “il combustibile da rifiuti di qualità elevata (Cdr-Q), che si distingue da quello di qualità normale per la minore presenza di umidità e di sostanze inquinanti e per il maggior potere calorifico.
Il comma 30 introduce modifiche ai commi 5 e 8 dell’articolo 212, recante “Albo nazionale gestori ambientali” per adeguare, come richiesto dal parere della commissione ambiente del Senato, il trasporto di rifiuti propri ai principi formulati con la sentenza ex art.226 Trattato UE della Corte di Giustizia del 9 giugno 2005. Detta sentenza ha condannato l’Italia in quanto consentiva già nella disciplina dettata dal decreto Ronchi <> e <>. Non si può aggirare questa sentenza sostituendo, come nel testo vigente è stato fatto, l’obbligo di iscrizione richiesto dalla UE con la sola richiesta di iscrizione (cui consegue automaticamente e sempre l’iscrizione stessa), ma si possono semmai prevedere procedure semplificate da individuarsi mediante decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Il comma 12 deve essere abrogato per le motivazioni già esposte in merito ai rottami ferrosi, mentre il comma 22, come il comma 8, sostituisce l’obbligo di iscrizione richiesto dalla nor-mativa comunitaria con la sola richiesta di iscrizione. Infine, il comma 25 va abrogato, in quanto riferito al registro delle imprese che effettuano attività di recupero in procedura semplificata, competenza che con la modifica dell’articolo 197 si è fatta tornare alla province.
Decreto legislativo 152/04/06 alias il nuovo Codice dell’ambiente
Speciale Codice dell’ambiente Che cosa cambia, che cosa resta invariato
Il tanto atteso codice di riordino della materia ambientale finalmente è legge. Adesso tocca alle amministrazioni e alle imprese applicare la normativa, tra disposizioni che cambiano, norme che restano invariate e aspetti che non mancano già di far discutere
A febbraio il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva lo schema di decreto legislativo che attua la delega concessa dal Parlamento con la legge 308/2004 per il riordino, il coordinamento e l’integrazione della legislazione in materia ambientale. Sottoposto all’approvazione della Presidenza della Repubblica, il nuovo Codice ambientale è stato firmato da Carlo Azeglio Ciampi il 3 aprile ed è stato pubblicato nel Supplemento Ordinario n. 96 alla G.U. 88 del 14 aprile. È il Dlgs 152/06, che porta il titolo di «Norme in materia ambientale». Il decreto legislativo, composto da sei parti, ha l’obiettivo di riunire in un’unica legge tutta la normativa in materia di autorizzazioni, acque, rifiuti, emissioni in atmosfera e danno ambientale. In realtà si tratta di una suddivisione solo teorica, in quanto le materie spesso si integrano tra loro. È un corpo giuridico complesso e articolato, composto da 318 articoli e 45 allegati, la cui predisposizione ha richiesto quasi un anno.
Il disegno di legge che prevedeva la delega ambientale risale all’ottobre 2001 quando, per la prima volta, fu presentato alle Camere. Il Parlamento tenne il testo in discussione per tre anni, introducendo una serie di vagli, procedure e consultazioni dovute all’estrema complessità della materia trattata. La legge 308 fu approvata a dicembre 2004 e iniziò allora la predisposizione del testo. In base a quanto previsto dalla legge, fu costituita una commissione che coadiuvasse il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio. La commissione lavorò per otto mesi al testo poi chiamato WWF perché pubblicato, nel settembre del 2005, sul sito Web di questa organizzazione. Si trattava di una prima bozza che fu sottoposta alla lettura e approvazione del Consiglio dei Ministri e al parere della Conferenza unificata (che non si espresse) e delle commissioni parlamentari. Seguirono una seconda e una terza riformulazione del testo, prima che il testo fosse vagliato dal Presidente della Repubblica. Carlo Azeglio Ciampi fece alcune osservazioni, a seguito delle quali la delega dovette passare nuovamente al Consiglio dei Ministri, che vi lavorò fi no alla firma del 3 aprile scorso, seguita dalla pubblicazione sulla Gazzetta Uffici a l e . Il testo potrà ora essere modificato da parte del Governo entro i prossimi due anni. «Ognuna delle tappe che hanno segnato la nascita del Codice – spiega Guido Morini del Nucleo Ambi ente di Confindustria – è stata scandita da polemiche procedurali e da discussioni. Non è stato un lavoro facile. Ora, finita la fase di costruzione, bisogna cominciare a discuterne gli aspetti con gli occhi di chi deve applicare il Codice, valutando che cosa cambia per le imprese. »
VAS, VIA e IPPC: le sigle dell’autorizzazione
Il decreto legislativo 152/06 coordina le procedure per le autorizzazioni VAS, VIA e IPPC, recependo integralmente le precedenti normative. Dopo una prima parte dedicata alle disposizioni comuni in materia ambientale, il decreto legislativo 152/06 entra nel vivo delle tematiche che maggiormente interessano le imprese con la parte II rivolta alle procedure per le autorizzazioni VAS (Valutazione Ambientale Strategica), VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e IPPC (Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento). La delega prevede una scansione dei procedimenti VIA per garantire il completamento di tutte le procedure e la definizione dei meccanismi di coordinamento tra VIA e VAS e tra VIA e IPPC. Viene introdotto anche un sistema di controlli successivi. Da ultimo il testo accoglie il principio del silenzio-rifiuto tanto criticato dall’industria (il silenzio dell’Amministrazione di fronte a una legittima richiesta da parte di un’impresa è inammissibile in una società moderna) e rafforza la disciplina d’informazione al pubblico. «Il problema maggiore che ci si è presentato – spiega Guido Morini del Nucleo Ambiente di Confindustria – era costituito dal recepimento della direttiva sulla Valutazione Ambientale Strategica, che si deve effettuare sui progetti di pianificazione territoriale, statale, regionale e provinciale. Secondo quanto stabilisce la legge, ogni progetto dovrebbe avere una propria valutazione ambientale che consenta di capire quale impatto potrà avere sull’ambiente.» Se è vero che la VAS compete agli Enti locali, è indubbio che riguardi anche la vita delle imprese che sorgono nel territorio di competenza di tali Enti. Al momento della stesura del testo di legge si profilò la difficoltà di dover collegare la VAS con la normativa VIA che interessa direttamente le imprese. È stato necessario riuscire a coordinare le due norme e prevenire i possibili intoppi procedurali. Anche la VIA ha creato alcune difficoltà: in particolare si è discusso molto sul problema che gli impianti sottoposti a valutazione dell’impatto ambientale possano essere fermati in attesa che venga completata la valutazione VAS, che interessa, come si è detto, il territorio nel quale l’impianto sorge. Se le due procedure non vengono adeguatamente coordinate si corre il rischio di un blocco di produzione. Altra difficoltà incontrata ha riguardato, come si è detto, l’ingarbugliata questione del silenzio diniego, secondo il quale un progetto deve ritenersi respinto in caso di mancata risposta da parte dell’amministrazione.
Principi e aspetti caratterizzanti la gestione dei rifiuti
Il campo di applicazione della parte Quarta «Gestione dei Rifiuti» dello Schema di decreto legislativo «Norme in materia ambientale» è piuttosto vasto (art. 177). Esso disciplina la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti contaminati anche in attuazione delle direttive comunitarie sui rifiuti, sui rifiuti pericolosi, sugli oli, sulle batterie e cosi via. Esso recepisce, tra l’altro, la direttiva 94/62 sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio così come modificata dal - la direttiva 2004/12 (si veda l’allegato E della parte Quarta). Ovviamente, sono fatte salve le disposizioni specifiche conformi ai principi di questa parte del decreto adottate in attuazione di direttive comunitarie. Entro un anno dall’entrata in vigore le Regioni e le Province autonome dovranno adeguare i rispettivi ordinamenti. Ma quali sono i principi contenuti in questa parte e, soprattutto, quali sono alcuni degli aspetti più caratterizzanti le nuove norme in materia di rifiuti? Innanzitutto si trova la riaffermazione che la gestione dei rifiuti è «attività di pubblico interesse» (art. 178, comma 1) e che le pubbliche amministrazioni adottano «misure dirette al recupero dei rifiuti » (art. 179, comma 2). Anzi, lo smaltimento dei rifiuti costituisce «fase residuale gestione dei rifiuti» e l’autorità competente in questo caso dovrà verificare la impossibilità tecnica di esperire le operazioni di recupero (art. 182, comma 1). Il recupero dei rifiuti (disciplinato nell’art. 181) può essere considerato, quindi, uno degli snodi fondamentali delle nuove norme. Nell’art.181 viene disciplinato il recupero dei rifiuti per la «produzione» di materie prime secondarie, combustibili o altri prodotti, prevedendo anche la possibilità di specifici accordi di programma in materia approvati con decreti del ministero dell’Ambiente e delle Attività Produttive. In materia di recupero va considerato che proprio la disciplina comunitaria non definisce il «recupero» (a parte le generiche R degli allegati tecnici della direttiva 156/91). Fino a oggi il DM 5 febbraio 1998 sul recupero dei rifiuti ha costituito un punto di riferimento certo e concreto (almeno in Italia e le nuove norme ne confermano la vigenza almeno
in prima battuta), appena «scalfi to» dalla sentenza della Corte di Giustizia 7 ottobre 2005 (che non ha contestato le attività di recupero così come definite e disciplinate, ma ha solo imposto l’indicazione delle «quantità massime»).
Il DM 5.2.1998 sul recupero dei rifiuti
Come noto il DM 5/2/1998 non è stato «censurato» dalla Corte di Giustizia se non per la mancata indicazione delle «quantità massime» (per la quale è in corso di pubblicazione un decreto che tiene conto dei rilievi della Corte. Infatti, la sentenza 7 ottobre 2004 della Corte di Giustizia Europea (C 103/02), concernente il DM 5/2/1998, riguarda l’espressione «quantità massime» indicata nell’art. 11 della Direttiva 75/442. Facendo ricorso alle Conclusioni dell’Avvocato Generale si ha la chiara conferma che la Commissione «ha deciso di sospendere ogni decisione riguardante la terza censura, relativa alle operazioni di recupero, riguardo alle quali sono in corso d’esame le informazioni fornite dalla Repubblica italiana» (punto 7 delle Conclusioni). Peraltro, anche la recente proposta comunitaria di revisione della direttiva in materia di rifi uti cerca di colmare questa carenza defi nitoria (insieme ad altre, come per esempio quella di riciclaggio). Qualche cambiamento viene introdotto anche in materia di responsabilità del produttore (art. 188). Restano le priorità dell’autosmaltimento, del conferimento a terzi a terzi autorizzati, del conferimento ai soggetti che gestiscono il servizio pubblico e dell’esportazione dei rifi uti. Prima dell’esportazione, viene inserito l’utilizzazione del trasporto ferroviario per i rifi uti pericolosi per distanze superiori a 350 km e quantità eccedenti le 25 tonnellate. Ma, secondo il successivo art. 208, comma 17, anche il conferimento dei rifi uti da parte del produttore alla nuova fi gura dell’affi datario del deposito temporaneo (autorizzato alla gestione dei rifi uti) costituisce adempimento degli obblighi che gravano sul produttore secondo l’art. 188. Proprio in merito all’istituto del deposito temporaneo, va ricordato che per espressa volontà del legislatore comunitario nazionale il deposito temporaneo non è considerato un’operazione di recupero e di smaltimento. Tuttavia, il decreto legislativo n. 22/97 aveva introdotto dei criteri per distinguere il deposito temporaneo dalle operazioni di stoccaggio dei rifi uti vere e proprie. Nonostante, fi n dall’origine, apparisse non condivisibile quella l’interpretazione che il deposito temporaneo non avrebbe mai dovuto superare il termine essenziale di due o tre mesi e (contemporaneamente) il quantitativo di 10 metri cubi o di 20 metri cubi, in merito al deposito temporaneo (art. 183, comma 1 lettera m ), viene chiarito che la modalità quantitativa o quella temporale è «scelta del produttore». Inoltre, il deposito temporaneo potrà essere eff ettuato per «categorie omogenee» (non più per tipi omogenei). Nello stesso articolo (comma 1, lettera f) viene modificata la defi nizione di raccolta diff erenziata che raggruppa non solo le frazioni merceologiche omogenee al momento della raccolta, ma anche la frazione umida, anche al momento del trattamento o la raccolta di rifi uti di imballaggio separatamente dagli altri rifi uti urbani a condizione che siano eff attivamente destinati al recupero. Peraltro, secondo l’art. 216, comma 9, con apposite norme tecniche adottate ai sensi del comma 1, da pubblicare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte quarta del decreto, sarà individuata una lista di rifi uti non pericolosi maggiormente utilizzati nei processi dei settori produttivi nell’osservanza dei seguenti criteri:
• diff usione dell’impiego nel settore manifatturiero sulla base di dati di contabilità nazionale o di studi di settore o di programmi specifi ci di gestione dei ri- fi uti approvati ai sensi delle disposizioni
di cui alla parte quarta del decreto;
• utilizzazione coerente con le migliori tecniche disponibili senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente;
• impiego in impianti autorizzati.
Secondo il successivo comma 10 i rifi uti individuati ai sensi del comma 9 saranno sottoposti unicamente alle disposizioni di cui agli articoli 188, comma 3 (responsabilità), 189 (catasto), 190 (registri) e 193 (formulario) nonché alle relative norme sanzionatorie contenute nella parte quarta del decreto. Sulla base delle informazioni di cui all’articolo 189 il Catasto redige per ciascuna provincia un elenco degli impianti di cui al comma 9. )
Il danno ambientale: «chi inquina paga»
Definire un «sito contaminato»,procedere a un’analisi di rischio ed eventualmente bonificare, è quanto stabilito dal Dlgs 152/2006 per le bonifiche. In materia di danno ambientale, invece, ribadisce il principio che «chi inquina paga» e accorcia i tempi per il risarcimento al Ministero. Come avveniva già nelle precedenti normative, anche nel nuovo decreto legislativo, il tema delle bonifiche resta vincolato alla gestione rifiuti. Questo perché la normativa sulle bonifiche, per le quali il compito di verifica e intervento è demandato alle Regioni, nasce proprio nell’ambito di gestione dell’emergenza rifiuti. Il primo atto nazionale in materia risale al 1997 con il decreto Ronchi (Dlgs 22/97, art. 17). Ma lo strumento che ha fatto applicare a livello nazionale le normative sulle bonifiche è il DM 471/99, attuativo del Ronchi, in cui si stabiliscono i limiti accettabili di contaminazione del suolo, si parla di procedure, di soggetti responsabili e si specifica come debba essere redatto un progetto di bonifica. Il nuovo decreto legislativo 152/06 ha preso le mosse proprio da queste leggi, assorbendo sia quanto stabilito il DM 471, sia quanto esposto in merito nel decreto Ronchi e, come quest’ultimo, continua a gestire la bonifica dei siti contaminati all’interno della normativa dei rifiuti. «Un punto questo che non siamo riusciti a fare modificare» afferma Donatella Giacopetti dell’Unione Petrolifera, «neppure insistendo sul fatto che la contaminazione non è sempre una contaminazione da rifiuti e che in altri Paesi la materia è gestita altrimenti.»
Un’analisi per capire come intervenire
Dopo avere ribadito il principio del «chi inquina paga», da tutti pienamente condiviso, il Codice ambientale introduce interessanti novità. L’approccio tabellare del DM 471, in cui vengono stabiliti i valori limite da rispettare, è stato ritenuto eccessivamente rigido ed è stato abbandonato in favore dell’analisi del rischio che valuta di volta in volta i singoli siti. «L’analisi di rischio – spiega Donatella Giacopetti – permette di individuare l’intervento più adatto al sito e di identificare i rischi dal più pericoloso al meno pericoloso, consentendo un intervento ottimizzato. L’analisi consente anche di stabilire, in base alla comparazione di diversi parametri, quando e, soprattutto, se il rischio sussista realmente, eventualità non possibile con all’approccio tabellare. L’analisi di rischio offre indubbiamente dei vantaggi perché permette di calibrare l’intervento sulla situazione del sito, ma va gestita con una certa competenza data la sua complessità.»
Operazione bonifica
Il decreto 152/2006 prevede due criteri direttivi specifici per la bonifica: definire gli obiettivi di bonifica e definire la messa in sicurezza dei siti. Nel primo caso si procede attraverso la valutazione dei rischi sanitari e ambientali, anche tenendo conto dell’approccio tabellare. «Dunque di potranno avere due parametri: il CSC – Concentrazione Soglia di Contaminazione, i cui valori sono espressi dalla tabella, e il CSR – Concentrazione Soglia di rischio, cioè un obiettivo legato al rischio, al sito e differente da un sito all’altro.» Un importante elemento di novità è rappresentato dall’autocertificazione che chiude il procedimento in caso di notifica e non superamento delle CSC, «ovvero se si notifica un sospetto di rischio che poi viene confutato dalle analisi, sarà sufficiente autocertificare, mentre prima la notifica comportava una bonifica finale, anche laddove non risultasse necessario.» Per quanto riguarda la messa in sicurezza, il Codice ambientale prevede un trattamento differenziato per siti in esercizio e siti dimessi. «Esistono tre tipologie di messa in sicurezza: d’emergenza, operativa e permanente» spiega ancora Giacopetti. «La messa in sicurezza d’emergenza è costituita da ogni intervento immediato o a breve termine, da mettere in opera nelle condizioni di emergenza e anche senza autorizzazione delle autorità competenti che verifiche ranno successivamente. Nel nuovo codice le condizioni di emergenza vengono oggettivate e specificate, mentre prima la messa in sicurezza d’emergenza veniva richiesta anche dove non c’era rischio. La messa in sicurezza operativa è transitoria e ha una fase progettuale enorme e costosa; richiede idonei piani di monitoraggio e la successiva bonifica. La messa in sicurezza permanente è invece l’insieme degli interventi atti a isolare in modo definitivo le fonti inquinanti. In caso si proceda in questi termini, devono essere previsti piani di monitoraggio e controllo.
Anche le competenze di gestione della bonifica sono parzialmente variate con il nuovo decreto legislativo: l’approvazione dei progetti resta in mano alla Regione, mentre i siti di interesse nazionale sono di competenza del ministero dell’Ambiente, ma è eliminato il concerto con il ministero delle Attività Produttive e della Salute. I controlli invece competono alla Provincia, all’ARPA e, in ultima istanza, alla Regione. In caso di contaminazioni storiche, ossia di eventi verificatisi prima dell’entrata in vigore del decreto, ma che si manifestano successivamente a tale data, si prevede l’intervento in caso di rischio immediato. Altrimenti sarà sufficiente la comunicazione dell’esistenza di una potenziale contaminazione, accompagnata dal piano di caratterizzazione del sito. La notifica pregressa o presentata entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge farà rientrare il sito nei piani regionali di bonifica, spetterà quindi alle Regioni stabilire l ’ avvio del l a procedura di bonifica.
Se si danneggia l’ambiente
Il danno ambientale è trattato nella parte VI del Dlgs 152/06. La precedente disciplina in materia era regolata dalla Legge 349/86, dal Dlgs 22/97 e dal Dlgs 152/99. Oltre alla direttiva europea sul Danno ambientale 2004/35/CE, che però in Italia non è ancora stata recepita. «La direttiva ha avuto il merito di definire oggetti specifici di danno: al terreno, alle acque e alle specie di habitat» spiega Donatella Giacopetti. «Ciò la rende oggettiva, quindi più semplice da applicare e rende il danno quantificabile. Oltre alla direttiva europea, il nuovo decreto 152/06 recepisce anche quanto stabilito in materia dalla legge finanziaria 2006, che ha espresso il criterio secondo cui chi bonifica non paga il danno residuo – in sostanza la bonifica estingue il danno ambientale – a meno che il responsabile del danno non provveda al ripristino. In questo caso il Ministro dell’Ambiente con un’ordinanza ingiunge al responsabile il pagamento di una somma pari al valore economico del danno accertato quantificato in base alla direttiva.» Il decreto stabilisce, inoltre, che l’operatore debba sostenere i costi delle iniziative statali di prevenzione e di ripristino ambientale. Tuttavia il titolo II sul danno, dedicato proprio a «prevenzione e ripristino ambientale», presenta una difficoltà, in quanto duplica il titolo V della parte sulle bonifiche dedicato alla «bonifica dei siti contaminati». «Il procedimento è lo stesso» spiega Donatella Giacopetti. «La difficoltà consiste nel capire come muoversi, perché se da una parte si deve verificare il rischio e dall’altra il danno, non è chiaro quale disposizione prevalga. Tanto più se si considera che si fa riferimento a due diversi organi competenti: l’ente territoriale per le bonifiche e il ministero dell’Ambiente per il danno. Fermo restando che la centralità di quest’ultimo va sottintesa.» La chiave di lettura delle due discipline – bonifiche e danno ambientale – sta nell’articolo 303 (esclusioni) che «congela» l’applicazione del danno delle procedure di bonifica che costituiscono, di fatto, la prima forma di riparazione del danno ambientale – ossia la cosiddetta «riparazione in forma specifica». Solo a esito degli interventi di bonifica si valuterà se permane ancora un danno ai sensi della disciplina contenuta nella parte VI e si procederà con ulteriori azioni di riparazione o con un pagamento monetario.
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