Source: http://www.sindacatofsi.it/2011/01/09/stress-attivita-lavorativa-risarcimento-pregiudizio-concreto-prova-necessita/
Timestamp: 2018-07-19 15:41:00+00:00
Document Index: 65669220

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 2087', 'art. 2087', 'art. 63', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 22', 'art. 22']

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Stress, attività lavorativa, risarcimento, pregiudizio concreto, prova, necessità
Sezione I – quater
Sentenza 2 dicembre 2010, n. 35028
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 21 ottobre 2010 il dott. Pierina Biancofiore e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
– violazione e falsa applicazione dell’art. 5 del d.P.R. 5 maggio 1975, n. 146 che costituisce attualmente l’unico riferimento normativo per compensare il rischio collegato con l’esercizio di attività amministrativa tramite strumenti informatici;
– violazione dell’art. 2087 c.c.: secondo le prospettazioni degli interessati l’uso continuativo dei videoterminali per oltre venti ore la settimana comporta un danno da stress, che chiedono venga accertato anche tramite CTU. In base ai consolidati principi affermati dalla Suprema Corte di Cassazione l’art. 2087 c.c. impone al datore di lavoro un obbligo di rimuovere tutte le condizioni di lavoro che pregiudichino la sicurezza, la libertà e la dignità umana. Nel caso in specie i ricorrenti hanno subito una esposizione diretta e continua, comunque superiore alle quattro ore al giorno ad onde elettromagnetiche in grado di produrre danni irreversibili sulla vista, sul sistema nervoso, provocando alterazioni anche psicosomatiche. Sostengono che risultano pure violate norme comunitarie in materia.
3. Ancora in via preliminare, al fine di valutare se tra i ricorrenti vi siano impiegati non rivestenti qualifiche di Polizia Penitenziaria, con conseguente incardinamento della giurisdizione presso il giudice ordinario, ai sensi dell’art. 63 del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, va tenuto presente che per i ricorrenti omissis manca la attestazione relativa sia alla qualifica sia al servizio svolto con adibizione ad apparecchiature meccanografiche.
Per omissis, in particolare, non viene resa nota la qualifica di appartenenza che lo stesso, però, dichiara essere quella di ispettore capo della Polizia Penitenziaria, nella scheda acclusa al ricorso. Per tale ricorrente, in assenza di smentita da parte dell’Amministrazione viene dunque ritenuta valida la dichiarazione dell’appartenenza a tale qualifica recata dalla scheda sopra richiamata.
Per omissis, pur mancando l’attestazione nel gruppo di quelle inviate dall’Amministrazione in esito all’istruttoria, tuttavia la qualifica rivestita e l’adibizione ad apparecchiature meccanografiche o a PC risulta nel corpo della relazione di accompagnamento, in risposta all’istruttoria disposta dal Collegio.
4. Ciò premesso, la domanda di declaratoria del diritto alla corresponsione dell’indennità meccanografica spettante ai ricorrenti ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. 5 maggio 1975, n. 146 e dell’art. 6 della legge 27 ottobre 1973, n. 628, va accolta per il periodo di espletamento indicato nelle rispettive dichiarazioni ed a partire per i periodi successivi al 5 dicembre 2004, qualora perduri la adibizione fino alla data della proposizione della domanda per i ricorrenti omissis, con conseguente condanna dell’Amministrazione alla erogazione della stessa se spettante in base alle schede di rilevazione per il periodo dal 5 dicembre 2004 al 5 dicembre 2009 e fino alle date di cessazione a fianco di ognuno indicate per i ricorrenti Alfano Antonio e Camilli Alessandro, maggiorate dei soli interessi legali e della rivalutazione monetaria, qualora li superi alla stregua dell’art. 22 della legge 23 dicembre 1994, n. 724 e s.m.i. per gli stessi periodi e fino al soddisfo.
– dichiara il diritto dei ricorrenti omissis al pagamento dell’indennità meccanografica con conseguente condanna dell’Amministrazione alla erogazione della stessa se spettante in base alle schede di rilevazione per il periodo dal 5 dicembre 2004 al 5 dicembre 2009 e fino alle date di cessazione a fianco di ognuno indicate per i ricorrenti omissis maggiorate dei soli interessi legali e della rivalutazione monetaria, qualora li superi alla stregua dell’art. 22 della legge 23 dicembre 1994, n. 724 e s.m.i. per gli stessi periodi e fino al soddisfo;
– per il resto respinge il ricorso.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 ottobre 2010 con l’intervento dei magistrati:
DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 02/12/2010