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Timestamp: 2020-07-02 05:56:19+00:00
Document Index: 133049423

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'arti\n1', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1']

Immigrazione.biz - Decreto Legislativo n. 274 del 28 agosto 2000
Nuove norme sulla sicurezza - Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell’articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468
Aggiornato con modifiche introdotte dall’art. 1 della Legge 15 luglio 2009, n. 94, recante “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”
Gazzetta Ufficiale Suppl. ord. n. 234 del 6 ottobre 2000 e avviso di rettifica in Gazzetta Ufficiale n. 119 del 24 maggio 2001.
Articolo 1. Organi giudiziari nel procedimento penale davanti al giudice di pace
Articolo 2. Principi generali del procedimento davanti al giudice di pace
1. Nel procedimento davanti al giudice di pace, per tutto ciò che non è previsto dal presente decreto, si osservano in quanto applicabili, le norme contenute nel codice di procedura penale e nei titoli I e II del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, ad eccezione delle disposizioni relative:
a) all’incidente probatorio;
b) all’arresto in flagranza e al fermo di indiziato di delitto;
e) all’udienza preliminare;
g) all’applicazione della pena su richiesta;
h) al giudizio direttissimo;i) al giudizio immediato;
Articolo 3. Assunzione della qualità di imputato
Articolo 4. Competenza per materia.
DDL 733-B art. 1 co. 17 lett a)
a) per i delitti consumati o tentati previsti dagli articoli 581, 582, limitatamente alle fattispecie di cui al secondo comma perseguibili a querela di parte, 590, limitatamente alle fattispecie,perseguibili a querela di parte e ad esclusione delle fattispecie connesse alla colpa professionale dei fatti commessi con violazione delle norme , per la prevenzione degli infortuni sul lavoro relative all’igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale quando,nei casi anzidetti, derivi una malattia di durata superiore a venti giorni, [soppresso] 594, 595, primo e secondo comma, 612, primo comma, 626, 627, 631, salvo che ricorra l’ipotesi di cui all’articolo 639 bis, 632, salvo che ricorra l’ipotesi di cui all’articolo 639 bis,primo comma, salvo che ricorra l’ipotesi di cui all’articolo 639 bis, 635, primo comma, 636,salvo che ricorra l’ipotesi di cui all’articolo 639 bis, 637, 638, primo comma, 639 e 647 del codice penale;
a) articoli 25 e 62, terzo comma del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 recante «Testo unico in materia di sicurezza»;
b) articoli 1095,1096 e 1119 del regio decreto marzo 1942, n. 327, recante « Approvazione del testo definitivo del codice della navigazione»;
c) articolo 3 del decreto del Presidente della repubblica 4 agosto 1957, n. 918, recante « Approvazione del testo organico delle norme sulla disciplina dei rifugi alpini»;
d) articoli 102 e 106 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361,recante «Testo unico delle leggi per l’elezione nella Camera dei deputati»;
e) articolo 92 del decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, unico recante «Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali»;
f) articolo 15, secondo comma della legge 28 novembre 1965, n. 1329, recante «Provvedimenti per l’acquisto di nuove macchine utensili»;
g) articolo 3 della legge 8 novembre 1991 n. 362, recante «Norme di riordino del settore farmaceutico»;
h) articolo 51 della legge 25 maggio 1970, n. 352, recante «Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo»;
i) articoli 3, terzo e quarto comma, 46, quarto comma e 65, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 753, recante «Nuove norme in materia di polizia, sicurezza e regolarità dell’esercizio delle ferrovie e di altri servizi di trasporto»;
l) articoli 18 e 20 della legge 2 agosto 1982, n. 528, recante «Ordinamento del gioco del lotto e misure per il personale del lotto»;
m) articolo 17, comma 3, della legge 4 maggio 1990, n. 107, recante «Disciplina per le attività trasfusionali relative al sangue umano ed ai suoi componenti e per la produzione di plasma-derivati»;
n) articolo 15, comma 3, del decreto legislativo 27 settembre 1991, n. 311, recante «Attuazione delle direttive n. 87/404/CEE e n. 90/488/CEE in materia di recipienti semplici a pressione, a norma dell’articolo 56 della legge 29 dicembre 1990, n. 428»;
o) articolo 11, comma 1, del decreto legislativo 27 settembre 1991, n. 313, recante « Attuazione della direttiva n. 88/378/CEE relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti la sicurezza dei giocattoli, a norma dell’articolo 54 della legge 29 dicembre 1990, n. 428»;
[p) abrogata];
q) articoli 186, commi 2 e 6, 187, commi 4 e 5, [soppresse] del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, recante «Nuovo codice della strada»;
r) articolo 10, comma 1, del decreto legislativo 14 dicembre 1992, n. 507, recante «Attuazione della direttiva n. 90/385/CEE concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi medici impiantabili attivi»;
s) articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 24 febbraio 1997, n. 46, recante «Attuazione della direttiva n. 90/385/CEE concernente i dispositivi medici».
s-bis)articolo 10-bis del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286
3. La competenza per i reati di cui ai commi 1 e 2 è tuttavia del tribunale se ricorre una o più delle circostanze previste dagli articoli 1 del decreto legge 15 dicembre 1979, n. 625, convertito con modificazioni, nella legge 6 febbraio 1980, n. 15, 7 del decreto legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, nella legge 12 luglio 1991, n. 203 e 3 del decreto legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, nella legge 25 giugno 1993, n. 205.
Articolo 5. Competenza per territorio
1. Per i reati indicati nell’articolo 4, competente per il giudizio è il giudice di pace del luogo in cui il reato è stato consumato.
Articolo 6. Competenza per materia determinata dalla connessione
1 . Tra procedimenti di competenza del giudice di pace e procedimenti di competenza di altro giudice, si ha connessione solo nel caso di persona imputata di più reati commessi con una sola azione od omissione.
Articolo 7. Casi di connessione davanti al giudice di pace
Articolo 8. Competenza per territorio determinata dalla connessione
1. Nei casi previsti dall’articolo 7, se i reati sono stati commessi in luoghi diversi, la competenza per territorio appartiene per tutti al giudice di pace del luogo in cui è stato commesso il primo reato. Se non è possibile determinare in tal modo la competenza, questa appartiene al giudice di pace del luogo in cui è iniziato il primo dei procedimenti connessi.
Articolo 9. Riunione e separazione dei processi
1. Nei casi previsti dall’articolo 7, prima di procedere all’udienza di comparizione, il giudice di pace può ordinare la riunione dei processi, quando questa non pregiudica la rapida definizione degli stessi.
2. Anche fuori dei casi previsti dall’articolo 7, il giudice di pace può ordinare la riunione dei processi quando i reati sono commessi da più persone in danno reciproco le une delle altre o quando più persone con condotte indipendenti hanno determinato l’evento o quando una persona è imputata di più reati commessi con più azioni od omissioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, ovvero ogni volta in cui ciò giovi alla celerità e alla completezza dell’accertamento.
Articolo 10. Astensione e ricusazione del giudice di pace
2 Sulla ricusazione del giudice di pace decide la Corte di appello.
3 Il giudice di pace astenuto o ricusato è sostituito con altro giudice dello stesso ufficio designato secondo le leggi di ordinamento giudiziario
Articolo 11. Attività di indagine
1. Acquisita la notizia di reato, la polizia giudiziaria compie di propria iniziativa tutti gli atti di indagine necessaria per la ricostruzione del fatto e per l’individuazione del colpevole e ne riferisce al pubblico ministero, con relazione scritta, entro il termine di quattro mesi.
3. Con la relazione, la polizia giudiziaria indica il giorno e l’ora in cui ha acquisito la notizia
Articolo 12. Notizie di reato ricevute dal pubblico ministero
1 . Salvo che ritenga di richiedere l’archiviazione, il pubblico ministero se prende direttamente notizia di un reato di competenza del giudice di pace ovvero la riceve da privati o da pubblici ufficiali o incaricati di un pubblico servizio, trasmette alla polizia giudiziaria, perché proceda ai sensi dell’articolo 11, impartendo, se necessario, le direttive. Il pubblico ministero, se non ritiene necessari atti di indagine, formula l’imputazione e autorizza la polizia giudiziaria ,alla citazione a giudizio dell’imputato.
Articolo 13. Autorizzazione del pubblico ministero al compimento di atti.
1. La polizia giudiziaria può ,richiedere al pubblico ministero l’autorizzazione al compimento di accertamenti tecnici irripetibili avvero di interrogatori o di confronti cui partecipi la persona sottoposta alle indagini. Il pubblico ministero, se non ritiene di svolgere personalmente le indagini o singoli atti, può autorizzare la polizia giudiziaria al compimento degli atti richiesti. Allo stesso modo provvede se viene richiesta l’autorizzazione al compimento di perquisizioni e sequestri nei casi in cui la polizia giudiziaria non può procedervi di propria iniziativa.
Articolo 14. Iscrizione della notizia di reato
1. Il pubblico ministero provvede all’iscrizione della notizia di reato a seguito della trasmissione della relazione di cui all’articolo 11, ovvero anche prima di aver ricevuto la relazione fin dal primo atto di indagine svolto personalmente.
Articolo 15. Chiusura delle indagini preliminari
1. Ricevuta la relazione di cui all’articolo 11, il pubblico ministero, se non richiede l’archiviazione, esercita l’azione penale, formulando (imputazione e autorizzando la citazione dell’imputato.
Articolo 16. Durata delle indagini preliminari
2. Nei casi di particolare complessità, il pubblico ministero dispone, con provvedimento motivato, la prosecuzione delle indagini preliminari per un periodo di tempo non superiore a due mesi. Il provvedimento è immediatamente comunicato al giudice di pace di cui all’articolo 5 comma 2, che se non ritiene sussistenti, in tutto o in parte, le ragioni rappresentate dal pubblico ministero, entro cinque giorni dalla comunicazione, dichiara la chiusura delle indagini ovvero riduce il termine indicato.
Articolo 17. Archiviazione
1. Il pubblico ministero presenta al giudice di pace richiesta di archiviazione quando la notizia di reato è infondata, nonché nei casi previsti dagli articoli 411 del codice di procedura penale e 125 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, nonché dall’articolo 34, commi 1 e 2 del presente decreto. Con la richiesta è trasmesso il fascicolo contenente la notizia di reato, la documentazione relativa alle indagini espletate e i verbali compiuti davanti al giudice.
3. Il pubblico ministero provvede sempre a norma del comma 2, nei casi in cui la richiesta di archiviazione è successiva alla trasmissione del ricorso ai sensi dell’articolo 26, comma 2.
4. Il giudice, se accoglie la richiesta, dispone con decreto l’archiviazione altrimenti restituisce, con ordinanza, gli atti al pubblico ministero indicando le ulteriori indagini necessarie e fissando il termine indispensabile per il loro compimento ovvero disponendo che entro dieci giorni il pubblico ministero formuli l’imputazione.
5. Quando è ignoto l’autore del reato si osservano le disposizioni di cui all’articolo 415 del codice di procedura penale.
Articolo 18. Assunzione di prove non rinviabili
1 .Fino all’udienza di comparizione, il giudice di pace dispone, a richiesta di parte, l’assunzione delle prove non rinviabili, osservando le forme previste per il dibattimento. Si applicano le disposizioni previste dall’articolo 467, commi 2 e 3, del codice di procedura penale.
Articolo 19. Provvedimenti del giudice nel corso delle indagini
1. Nel corso delle indagini e fino al deposito dell’atto di citazione a norma dell’articolo 29, comma 1, competente a disporre il sequestro preventivo e conservativo è il giudice di pace indicato nell’articolo 5, comma 2.
2. Il giudice di cui al comma 1 decide anche sulla richiesta di archiviazione, sull’opposizione di cui all’articolo 263, comma 5, del codice di procedura penale, sulla richiesta di sequestro di cui all’articolo 368 del medesimo codice, nonché sulla richiesta di riapertura delle indagini. Lo stesso giudice è altresì competente a decidere sulla richiesta di autorizzazione a disporre le operazioni di intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche, di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero di altre forme di telecomunicazione, nonché per i successivi provvedimenti riguardanti l’esecuzione delle operazioni e la conservazione della documentazione.
Articolo 20. Citazione a giudizio
1. Il pubblico ministero cita l’imputato davanti al giudice di pace.
c) l’imputazione formulata dal pubblico ministero e l’indicazione delle fonti di prova di cui si chiede l’ammissione. Se viene chiesto l’esame di testimoni o consulenti tecnici, nell’atto devono essere indicate, a pena di inammissibilità, le circostanze su cui deve vertere l’esame;
e) l’avviso che l’imputato ha facoltà di nominare un difensore di fiducia e che, in mancanza, sarà assistito da difensore di ufficio;
f) l’avviso che il fascicolo relativo alle indagine preliminari è depositato presso la segreteria del pubblico ministero e che le parti e loro difensori hanno facoltà di prenderne visione e di estrarne copia.
5. La citazione a giudizio è depositata nella segreteria del pubblico ministero unitamente al fascicolo contenente la documentazione relativa e indagini espletate, il corpo del reato e le cose pertinenti al reato, qualora non debbano essere custoditi altrove.
6. La citazione è nulla se l’imputato non è identificato in modo certo ovvero se manca o è insufficiente l’indicazione di uno dei requisiti previsti dal comma 2, lettere c), d) ed e).
DDL 733-B art. 1 co. 17 lett b)
1.Per i reati procedibili d’ufficio, in caso di flagranza di reato ovvero quando la prova è evidente, la polizia giudiziaria chiede al pubblico ministero l’autorizzazione a presentare immediatamente l’imputato a giudizio dinanzi al giudice di pace.
DDL 733-B art. 1 co. 17 lett b) 1. Nei casi previsti dall’articolo 20-bis, comma 1, quando ricorrono gravi e comprovate ragioni di urgenza che non consentono di attendere la fissazione dell’udienza ai sensi del comma 3 del medesimo articolo, ovvero se l’imputato si trova a qualsiasi titolo sottoposto a misure di limitazione o privazione della libertà personale, la polizia giudiziaria formula altresì richiesta di citazione contestuale per l’udienza.
Articolo 21. Ricorso immediato al giudice
b) le generalità del ricorrente e, se si tratta di persona giuridica o di associazione non riconosciuta, la denominazione dell’ente, con l’indicazione del legale rappresentante;
c) l’indicazione del difensore del ricorrente e la relativa nomina;
d) l’indicazione delle altre persone offese dal medesimo reato delle quali il ricorrente conosca l’identità;
f) la descrizione, in forma chiara e precisa,del fatto che si addebita alla persona citata a giudizio, con l’indicazione degli articoli di legge che si assumono violati;
h) l’indicazione delle fonti di prova a sostegno della richiesta, nonché delle circostanze su cui deve vertere l’esame dei testimoni e dei consulenti tecnici;
i) la richiesta di fissazione dell’udienza per procedere nei confronti delle persone citate a giudizio. 3. Il ricorso deve essere sottoscritto dalla persona offesa o dal suo legale rappresentante e dal difensore. La sottoscrizione della persona offesa è autenticata dal difensore.
4. Nei casi previsti dagli articoli 120, secondo e terzo comma, e 121 del codice penale, il ricorso è sottoscritto, a seconda dei casi, dal genitore, dal tutore o dal curatore ovvero dal curatore speciale. Si osservano le disposizioni di cui all’articolo 338 del codice di procedura penale.
Articolo 22. Presentazione del ricorso 1
Articolo 23. Costituzione di parte civile
Articolo 24. Inammissibilità del ricorso
a) se è presentato oltre il termine indicato dall’articolo 22, comma 1;
c) se non contiene i requisiti indicati nell’articolo 21, comma 2, ovvero non risulta sottoscritto a norma dei commi 3 e 4 del medesimo articolo;
d) se è insufficiente la descrizione del fatto o l’indicazione delle fonti di prova;
e) se manca la prova dell’avvenuta comunicazione al pubblico ministero.
Articolo 25. Richieste del pubblico ministero
Articolo 26. Provvedimenti del giudice di pace
1. Decorso il termine indicato nell’articolo 25, il giudice di pace, anche se il pubblico ministero non ha presentato richieste, provvede a norma dei commi 2, 3 e 4.
Articolo 27. Decreto di convocazione delle parti
1 .Se non deve provvedere ai sensi dell’articolo 26, il giudice di pace, entro venti giorni dal deposito del ricorso, convoca le parti in udienza con decreto.
2. Tra il giorno del deposito del ricorso e l’udienza non devono intercorrere più di novanta giorni. 3. Il decreto contiene:
a) l’indicazione del giudice che procede, nonché del luogo, del giorno e dell’ora della comparizione;
b) le generalità della persona nei cui confronti è stato presentato il ricorso, con l’invito a comparire e l’avvertimento che non comparendo sarà giudicato in contumacia;
c) l’avviso che ha facoltà di nominare un difensore di fiducia e che, in mancanza, sarà assistito dal difensore di ufficio nominato nel decreto;
d) la trascrizione dell’imputazione;
e) la data e la sottoscrizione del giudice e dell’ausiliario che l’assiste.
5. La convocazione è nulla se l’imputato non è identificato in modo certo ovvero se manca o è insufficiente l’indicazione di uno dei requisiti previsti dal comma 3, lettere a), b), c) e d).
Articolo 28. Pluralità di persone offese
1 . Il ricorso presentato da una fra più persone offese non impedisce alle altre di intervenire nel processo, con l’assistenza di un difensore e con gli stessi diritti che spettano al ricorrente principale. 2.Le persone offese intervenute possono costituirsi parte civile prima della dichiarazione di apertura del dibattimento.
3. La mancata comparizione delle persone offese, alle quali il decreto sia stato regolarmente notificato ai sensi dell’articolo 27, comma 4, equivale a rinuncia al diritto di querela ovvero alla remissione della querela, qualora sia stata già presentata.
Articolo 29. Udienza di comparizione
1. Almeno sette giorni prima della data fissata per l’udienza di comparizione, il pubblico ministero o la persona offesa nel caso previsto dall’articolo 21, depositano nella cancelleria del giudice di pace l’atto di citazione a giudizio con le relative notifiche.
2. Fuori dei casi previsti dagli articoli 20 e 21, le parti che intendono chiedere l’esame dei testimoni, periti o consulenti tecnici nonché delle persone indicate nell’articolo 210 del codice di procedura penale devono, a pena di inammissibilità, almeno sette giorni prima della data fissata per l’udienza di comparizione, depositare in cancelleria le liste con l’indicazione delle circostanze su cui deve vertere l’esame.
4. Il giudice, quando il reato è perseguibile a querela, promuove la conciliazione tra le parti. tal caso, qualora sia utile per favorire la conciliazione, il giudice può rinviare l’udienza per un periodo non superiore a due mesi e, ove occorra, può avvalersi anche dell’attività di mediazione di centri e strutture pubbliche o private presenti sul territorio. In ogni caso, le dichiarazioni rese dalle parti nel corso dell’attività di conciliazione non possono essere in alcun modo utilizzate ai fini della deliberazione.
5. In caso di conciliazione è redatto processo verbale attestante la remissione di querela o la rinuncia al ricorso di cui all’articolo 21 e la relativa accettazione. La rinuncia al ricorso produce gli stessi effetti della remissione della querela.
7. Dopo la dichiarazione di apertura del dibattimento, se può procedersi immediatamente al giudizio, il giudice ammette le prove richieste escludendo quelle vietate dalla legge, superflue o irrilevanti e invita le parti ad indicare gli atti da inserire nel fascicolo per il dibattimento, provvedendo a norma dell’articolo 431 del codice di procedura penale. Le parti possono concordare l’acquisizione al fascicolo del dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, della documentazione relativa all’attività di investigazione difensiva, nonché della documentazione allegata al ricorso di cui all’articolo 21.
8. Se occorre fissare altra udienza per il giudizio, il giudice autorizza ciascuna parte alla citazione dei propri testimoni o consulenti tecnici,escludendo le testimonianze vietate dalla legge e quelle manifestamente sovrabbondanti. La parte che omette la citazione decade dalla prova.
Articolo 30. Udienza di comparizione a seguito di ricorso al giudice da parte della persona offesa 1. La mancata comparizione all’udienza del ricorrente o del suo procuratore speciale non dovuta ad impossibilità a comparire per caso fortuito o forza maggiore determina l’improcedibilità del ricorso, salvo che l’imputato o la persona offesa intervenuta e che abbia presentato querela chieda che si proceda al giudizio.
3. Se il reato contestato nell’imputazione non rientra tra quelli per cui è ammessa la citazione a giudizio su istanza della persona offesa, il giudice di pace trasmette gli atti al pubblico ministero, salvo che (imputato chieda che si proceda ugualmente al giudizio.
Articolo 31. Fissazione di nuova udienza a seguito di impossibilità a comparire
1. In caso di dichiarazione di improcedibilità ai sensi dell’articolo 30, comma 1, il ricorrente può presentare istanza di fissazione di nuova udienza se prova che la mancata comparizione è stata dovuta a caso fortuito o a forza maggiore.
3. Se accoglie l’istanza, il giudice di pace convoca le parti per una nuova udienza ai sensi dell’articolo 27, invitando il ricorrente a provvedere alle notifiche a norma del comma 4 dello stesso articolo.
Articolo 32. Dibattimento
2. Terminata l’acquisizione delle prove, il giudice, se risulta assolutamente necessario, può disporre anche d’ufficio l’assunzione di nuovi mezzi di prova, compresi quelli relativi agli atti acquisiti a norma dell’articolo 29, comma 7.
Art. 32-bis. - (Svolgimento del giudizio a presentazione immediata).
DDL 733-B art. 1 co. 17 lett c)
Articolo 33. Sentenza di condanna alla pena della permanenza domiciliare
1. Subito dopo la pronuncia della sentenza di condanna alla pena della permanenza domiciliare, l’imputato o il difensore munito di procura speciale, possono chiedere l’esecuzione continuativa della pena.
3. Nel caso in cui l’imputato o il difensore formulino le richieste di cui ai commi 1 e 2, il giudice può fissare una nuova udienza a distanza di non più di 10 giorni, sempre che sussistano giustificati motivi.
Articolo 34. Esclusione della procedibilità nei casi di particolare tenuità del fatto
1. Il fatto è di particolare tenuità quando, rispetto all’interesse tutelato,l’esiguità del danno o del pericolo che ne è derivato nonché la sua occasionalità e il grado della colpevolezza non giustificano l’esercizio dell’azione penale, tenuto conto altresì dei pregiudizio che l’ulteriore corso del procedimento può recare alle esigenze di lavoro, di studio, di famiglia o di salute della persona sottoposta ad indagini o dell’imputato.
Articolo 35. Estinzione del reato conseguente a condotte riparatorie
4. Con l’ordinanza di sospensione, il giudice incarica un ufficiale di polizia giudiziaria o un operatore di servizio sociale dell’ente locale di verificare l’effettivo svolgimento delle attività risarcitone e riparatone, fissando nuova udienza ad una data successiva al termine del periodo di sospensione.
Articolo 36. Impugnazione del pubblico ministero
1.Il pubblico ministero può proporre appello contro le sentenze di condanna del giudice di pace che applicano una pena diversa da quella pecuniaria e contro le sentenze di proscioglimento per reati puniti con pena alternativa.
2. Il pubblico ministero può proporre ricorso in cassazione contro le sentenze del giudice di pace
Articolo 37. Impugnazione dell’imputato
1. L’imputato può proporre appello contro le sentenze di condanna del giudice di pace che applicano una diversa da quella pecuniaria; può proporre appello anche contro le sentenze che applicano la pena pecuniaria se impugna il capo relativo alla condanna, anche generica, al risarcimento del danno.
L’imputato può proporre ricorso per cause contro le sentenze di condanna del giudice di pace che applicano la sola pena pecuniaria contro le sentenze di proscioglimento.
Articolo 38 Impugnazione del ricorrente che ha chiesto la citazione a giudizio dell’imputato
1. Il ricorrente che ha chiesto la citazione a giudizio dell’imputato a norma dell’articolo 21 può proporre l’impugnazione, anche agli effetti penali,contro la sentenza di proscioglimento del giudice di pace negli stessi casi in cui è ammessa l’imputazione da parte del pubblico ministero.
Articolo 39. Giudizio di appello
2 Oltre che nei casi previsti dall’articolo 604 del codice di procedura penale, il giudice dispone l’annullamento della sentenza impugnata, disponendo la trasmissione degli atti al giudice di pace, anche quando l’imputato, concede in primo grado, prova di non essere potuto comparire per caso fortuito o per forza maggiore o per non avere avuto conoscenza del provvedimento di citazione a giudizio, sempre che in tal caso il fatto non sia dovuto a sua colpa, o, quando l’atto di citazione per il giudizio di primo grado è stato notificato mediante consegna al difensore nei casi previsti dagli articoli 159, 161, comma 4, e 169 del codice di procedura penale, non si sia sottratto volontariamente alla conoscenza degli atti del procedimento.
CAPO VII - DISPOSIZIONI SULL’ESECUZIONE
Articolo 40. Giudice dell’esecuzione
Articolo 41. Procedimento di esecuzione
1. Salvo quanto previsto nel comma 2, nel procedimento di esecuzione davanti al giudice di pace si osservano le disposizioni di cui all’articolo 666 del codice di procedura penale.
3. Il tribunale decide con ordinanza non impugnabile. Si osservano le disposizioni di cui all’articolo 127 del codice di procedura penale.
Articolo 42 Esecuzione delle pene pecuniarie
Articolo 43. Esecuzione della pena della permanenza domiciliare e del lavoro di pubblica utilità
1. La sentenza penale irrevocabile è trasmessa per estratto a cura della cancelleria al pubblico ministero del circondario ove ha sede l’ufficio del giudice individuato in base all’articolo 40. 2. Il pubblico ministero, emesso l’ordine di esecuzione, lo trasmette immediatamente, unitamente all’estratto della sentenza di condanna contenente le modalità di esecuzione della pena, all’ufficio di pubblica sicurezza del comune in cui il condannato risiede o, in mancanza di questo, al comando dell’Arma dei carabinieri territorialmente competente.
3. Appena ricevuto il provvedimento di cui al comma che precede l’organo di polizia ne consegna copia al condannato ingiungendogli di attenersi alla prescrizioni in esso contenute. Qualora il condannato sia detenuto o internato, copia dell’ordine di esecuzione è notificato altresì al direttore dell’istituto o della sezione il quale informa anticipatamente l’organo di polizia della dimissione del condannato. In tal caso, la pena comincia a decorrere dal primo giorno di permanenza domiciliare o di lavoro sostitutivo successivo a quello della dimissione.
Articolo 44. Modifica delle modalità di esecuzione della permanenza domiciliare e del lavoro di pubblica utilità
1. Le modalità di esecuzione della permanenza domiciliare e del divieto di cui all’articolo 53, comma 3, eventualmente imposto, nonché del lavoro di pubblica utilità, stabilite nella sentenza emessa dal giudice possono essere modificate per motivi di assoluta necessità dal giudice osservando le disposizioni dell’articolo 666 del codice di procedura penale.
Articolo 45. Certificati del casellario giudiziale richiesti dal privato
Articolo 46. Eliminazione dal casellario giudiziale delle iscrizioni relative a sentenze del giudice di pace in materia penale
Articolo 47. Modifica all’articolo 6 del codice di procedura penale
1. Nell’articolo 6 del codice di procedura penale dopo le parole: «alla competenza della corte di assise» sono aggiunte le seguenti: o del giudice di pace.».
Articolo 48. Competenza del giudice di pace dichiarata da altro giudice
Articolo 49 (Citazione a giudizio) (I).
1. Ai fini dell’emissione della citazione a giudizio di cui all’articolo 20, il pubblico ministero richiede al giudice di pace di indicare il giorno e l’ora della comparizione.
2 La richiesta del pubblico ministero e 1′indicazione del giudice di pace sono comunicate anche con mezzi telematici.
Articolo 50 Delegati del procuratore della Repubblica procedimento penale davanti al giudice di pace
1. Nei procedimenti penali davanti al giudice di pace, le funzioni del pubblico ministero dovranno essere svolte, per delega del procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario:
a) nell’udienza dibattimentale, da uditori giudiziari, da vice procuratori onorari addetti all’ufficio, da personale in quiescenza da non più di due anni che nei cinque anni precedenti abbia svolto le funzioni di ufficiale di polizia giudiziaria o da laureati in giurisprudenza che frequentanti il secondo anno della scuola biennale di specializzazione per le professioni legali di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398;
b) per gli atti del pubblico ministero previsti i articoli 15 e 25, da vice procuratori onorari addetti all’ufficio;
c) nei procedimenti in camera di consiglio di cui all’articolo 127 del codice di procedura penale,nei procedimenti di esecuzione ai fini dell’intervento di cui all’articolo 655, comma 2, del medesimo codice, e nei procedimenti di opposizione al decreto del pubblico ministero di liquidazione del compenso ai periti, consulenti tecnici e traduttori ai sensi dell’articolo 11 della legge 8 luglio 1980, n. 319, da vice procuratori onorari addetti all’ufficio.
4. Si osservano le disposizioni di cui all’articolo 162, commi 1, 3 e 4, del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271.
Articolo 51. Disposizioni regolamentari e sulla tenuta dei registri
1. Con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro centocinquanta giorni dalla pubblicazione del presente decreto legislativo, il Ministro della giustizia adotta le disposizioni regolamentari relative ai procedimenti penali davanti al giudice di pace, che concernono:
[abrogato];
Articolo 52. Sanzioni
b) quando il reato è punito con la sola pena della reclusione o dell’arresto, si applica la pena pecuniaria della specie corrispondente da € 516 a € 2.582 o la pena della permanenza domiciliare da quindici giorni a quarantacinque giorni ovvero la pena del lavoro di pubblica utilità da venti giorni a sei mesi;
c) quando il reato è punito con la pena della reclusione o dell’arresto congiunta con quella della multa o dell’ammenda, si applica la pena pecuniaria della specie corrispondente da € 774 a € 2.582 o la pena della permanenza domiciliare da venti giorni a quarantacinque giorni ovvero la pena del lavoro di pubblica utilità da un mese a sei mesi.
Articolo 53. Obbligo di permanenza domiciliare
3. Il giudice può altresì imporre al condannato, valutati i criteri di cui all’articolo 133, comma secondo, del codice penale, il divieto di accedere a specifici luoghi nei giorni in cui non è obbligato alla permanenza domiciliare, tenuto conto delle esigenze familiari, di lavoro, di studio o di salute del condannato.
Articolo 54. Lavoro di pubblica utilità
3. L’attività viene svolta nell’ambito della provincia in cui risiede il condannato e comporta la prestazione di non più di sei ore di lavoro settimanale da svolgere con modalità e tempi che non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute del condannato. Tuttávia, se il condannato lo richiede; il giudice può ammetterlo a svolgere il lavoro di pubblica utilità per un tempo superiore alle sei ore settimanali.
4. La durata giornaliera della prestazione non può comunque oltrepassare le otto ore. 5. Ai fini del computo della pena, un giorno di lavoro di pubblica utilità consiste nella prestazione, anche non continuativa, di due ore di lavoro.
6. Fermo quanto previsto dal presente articolo, le modalità di svolgimento del lavoro di pubblica utilità sono determinate dal Ministro della giustizia con decreto d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
Articolo 55. Conversione delle pene pecuniarie
1. Per i reati di competenza del giudice di pace, la pena pecuniaria non eseguita per insolvibilità del condannato si converte, a richiesta del condannato, in lavoro sostitutivo da svolgere per un periodo non inferiore ad un mese e non superiore a sei mesi con le modalità indicate nell’articolo 54.
2 Ai fini della conversione un giorno di lavoro sostitutivo equivale a €12 di pena pecuniaria.
3 Il condannato può sempre far cessare la pena del lavoro sostitutivo pagando la pena pecuniaria,dedotta la somma corrispondente alla durata del lavoro prestato.
5. Se il condannato non richiede di svolgere lavoro sostitutivo, le pene pecuniarie non eseguite per insolvibilità si convertono nell’obbligo di permanenza domiciliare con le forme e nei modi previsti dall’articolo 53, comma 1, in questo caso non è applicabile al condannato il divieto di cui all’articolo 53, comma 3.
6. Ai fini della conversione un giorno di permanenza domiciliare equivale a € 25 di pena pecuniaria e la durata della permanenza non può essere superiore a quarantacinque giorni.
Articolo 56. Violazione degli obblighi
1. Il condannato che senza giusto motivo si allontana dai luoghi in cui è obbligato a permanere o che non si reca nel luogo in cui deve svolgere il lavoro di pubblica utilità oche lo abbandona è punito con la reclusione fino ad un anno.
3. In caso di condanna non sono applicabili sanzioni sostitutive previste dagli articoli 53 e seguenti della legge 24 novembre 1981, n. 689.
Articolo 57. Competenza
1. La competenza per il delitto di cui all’articolo 56 è attribuita al tribunale in composizione monocratica.
Articolo 58. Effetti delle sanzioni e criteri di ragguaglio
1. Per ogni effetto giuridico la pena dell’obbligo nel luogo di permanenza domiciliare e il lavoro di pubblica utilità si considerano come pena detentiva della specie corrispondente a quella della pena originaria.
3. Un giorno di pena detentiva equivale a € 38 di pena pecuniaria irrogata in luogo della pena detentiva a norma dell’articolo 52.
4. In deroga a quanto stabilito nell’articolo 78, primo comma, numero 3, del codice penale, la pena della multa o dell’ammenda non può comunque eccedere la somma di €7.746, ovvero la somma di € 30.987 se il giudice si vale della facoltà di aumento indicata nel secondo comma dell’articolo 133 bis dello stesso codice.
Articolo 59. Controllo sull’osservanza delle sanzioni dell’obbligo di permanenza domiciliare e del lavoro di pubblica utilità
1. L’ufficio di pubblica sicurezza del luogo di esecuzione della pena o, in mancanza dell’ufficio di pubblica sicurezza, il comando dell’Arma dei carabinieri territorialmente competente effettua il controllo sull’osservanza degli obblighi connessi alla pena dell’obbligo di permanenza domiciliare o del lavoro di pubblica utilità con le modalità stabilite dall’articolo 65, commi primo e secondo, della legge 24 novembre 1981, n. 689, in quanto applicabile.
Articolo 60. Esclusione della sospensione condizionale della pena
Articolo 61. Interruzione della prescrizione
1. Il corso della prescrizione per i reati attribuiti alla cognizione del giudice di pace è interrotto, oltre che dagli atti indicati nell’articolo 160 del codice penale, dalla citazione a giudizio disposta dalla polizia giudiziaria dal decreto di convocazione delle parti emesso dal giudice di pace.
Articolo 62. Inapplicabilità delle altre misure sostitutive della detenzione
DDL 733-B art. 1 co. 17 lett d)
Articolo 63. Norme applicabili da parte di giudici diversi
1. Nei casi in cui i reati indicati nell’articolo 4, commi 1 e 2, sono giudicati da un giudice diverso dal giudice di pace, si osservano le disposizioni del titolo II del presente decreto legislativo, nonché, in quanto applicabili, le disposizioni di cui agli articoli 33, 34, 35, 43 e 44.
2. [abrogato ].
Articolo 64. Norma transitoria
1. Le norme del presente decreto legislativo si applicano ai procedimenti relativi ai reati indicati nell’articolo 4, commi 1 e 2, commessi dopo la sua entrata in vigore.
2. Ferma l’applicabilità dell’articolo 2, comma terzo, del codice penale, nei procedimenti relativi a reati commessi prima della data di entrata in vigore del presente decreto legislativo si osservano le disposizioni dell’articolo 63, comma 1 [ soppresso]; quando si tratta di reati commessi dopo la pubblicazione del presente decreto si osservano anche le disposizioni del titolo I se alla data di entrata in vigore non è ancora avvenuta l’iscrizione della notizia di reato.
Articolo 65. Entrata in vigore
Lunedì, 28 Agosto 2000