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Timestamp: 2020-07-06 23:29:23+00:00
Document Index: 147080692

Matched Legal Cases: ['art. 31', 'art. 262', 'art. 25', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 36', 'art. 38', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 83', 'art. 82', 'art. 84', 'art. 24', 'art. 82', 'art. 10', 'art. 97', 'art. 97', 'art 30', 'art. 99', 'art. 10', 'art. 82', 'art. 24']

Rita Perchiazzi - 3/7 - Unione Nazionale Camere Minorili
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Osservazioni sulle proposte di riforma della giustizia minorile
A cura dei responsabili scientifici U.N.C.M. (Grazia CESARO, Tiziana PETRACHI, Katia DI CAGNO)
In relazione ai diversi progetti di Riforma della Giustizia Minorile
l’opportunità che la Riforma, in ambito civile, debba fondarsi sui seguenti principi ispiratori:
1) Eliminazione della disparità di trattamento fra figli, a seconda della esistenza di un vincolo coniugale tra i genitori. Tale disparità oggi ha il suo apice nell’applicazione dei diversi riti processuali, che si traduce – di fatto – in una tutela differenziata.
E’ noto che l’uso del procedimento camerale, dinanzi al T.M., nonostante gli interventi giurisprudenziali, volti ad estendere le garanzie minime del contraddittorio a tali procedure, conduce in molti casi ad una attenuazione della tutela e alla disparità di prassi nei diversi Tribunali.
2) Specializzazione. La magistratura di famiglia e minorile deve essere specializzata nella materia, deve avere competenza esclusiva, deve essere affiancata dai giudici onorari, che integrino il sapere del collegio giudicante con le loro conoscenze specialistiche per una migliore comprensione dei casi e ogniqualvolta si renda necessario l’ascolto dei minori.
Analoga specializzazione deve essere prevista per gli avvocati che vogliano occuparsi di diritto di famiglia e minorile.
3) Principio di prossimità. La giustizia di famiglia e dei minori deve essere vicina al cittadino.
Alla luce di tali principi :
a) è senz’altro opportuno ridisegnare la geografia giudiziaria, onde consentire prossimità ma non parcellizzazione, equilibrando le risorse in base alla densità di popolazione nei diversi distretti italiani;
b) è opportuno prevedere una razionalizzazione dei riti applicati dinanzi alla A.G. e l’introduzione di regole processuali certe, che consentano di salvaguardare il principio del contraddittorio in ogni procedimento (anche di “volontaria giurisdizione”), pur senza venir meno alla tutela del minore in situazioni di urgenza.
A mero titolo esemplificativo:
occorre rivedere la collegialità per tutti i procedimenti, già di competenza del TM, che potrebbero essere assunti dal giudice monocratico (le autorizzazioni alla permanenza ex art. 31 D.Lgs 25.7.1998 n.286; l’attribuzione di cognome ex art. 262 c.c.; le autorizzazioni a matrimonio; ecc.);
parificare le procedure di affidamento e mantenimento dei figli naturali e di quelli legittimi.1 Prevedere anche per le procedure di separazione legale e/o divorzio giudiziali che il collegio venga integrato con Giudici onorari con funzioni consultive di partecipazione alla camera di consiglio e di ascolto del minore2;
garantire il contraddittorio con tutti i soggetti coinvolti nel procedimento anche fissando udienze di discussione con i servizi sociali e specialistici, garantendo in ogni caso facoltà di replica su ogni aggiornamento;
prevedere una scansione temporale del processo ragionevolmente certa, responsabilizzando i servizi sociali e i consulenti al deposito delle relazioni nei termini richiesti;
garantire la centralità del minore, regolarizzando la materia e, in particolare, assicurando la rappresentanza e difesa del minore in ogni ipotesi di conflitto di interesse, nonché la formazione e specializzazione degli avvocati chiamati a detta difesa;
i procedimenti de potestate, così come le procedure di adottabilità, devono continuare ad essere giudicati da un Collegio integrato con le competenze di giudici onorari. Le procedure aperte su ricorso del P.M. devono garantire fin dall’inizio il contraddittorio. Pertanto, salvo i casi di urgenza, il ricorso motivato ai sensi del 163 c.p.c. andrà notificato unitamente al decreto di fissazione dell’udienza di comparizione personale delle parti, concedendo un termine per la costituzione di tutte le parti e mettendo a disposizione delle stesse la documentazione su cui si basa il ricorso;
c) è opportuna la scelta di attribuire a questa A.G. competenza separata ed esclusiva anche in materia di procedimenti penali minorili e procedimenti amministrativi ex art. 25 R.D. 20.07.1934 n.1404, per non disperdere competenze, saperi, specializzazione, ottimizzando, altresì, al massimo il coordinamento tra i plurimi interventi (civili, penali, amministrativi) riguardanti il minore.
21 Giugno 2012 Rita Perchiazzi 0 Commenti Documenti
Comunicato stampa convegno UNCM
“Avvocati dei minori o avvocati minori? La tutela/difesa del minore tra norme e prassi giudiziarie” è il tema del convegno che l’Unione Nazionale Camere Minorili organizza a Roma, presso la Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, venerdì 18 maggio 2012 alle ore 15,30, con il patrocinio della Scuola Superiore dell’Avvocatura, Fondazione del Consiglio Nazionale Forense.
Un incontro-dibattito su una tematica fortemente attuale, che offrirà l’occasione per divulgare le linee-guida dell’U.N.C.M. e le “ricerche sulle prassi giudiziarie” in materia civile (ascolto dei minori nei procedimenti di famiglia e minorili) e penale (istituti del processo penale minorile e del processo penale ordinario).
Si parlerà, altresì, di linee guida per il curatore/difensore del minore e di deontologia dell’avvocato minorile e di famiglia (in sede civile e penale).
Sul fronte psicosociale, infine, si affronteranno argomenti quali: la sindrome da alienazione genitoriale (P.A.S.), le finalità educative del processo minorile, gli interventi multi-disciplinari nelle scuole, l’educazione alla legalità e la prevenzione della devianza in ambito minorile.
L’evento, introdotto dal Presidente dell’Unione Nazionale Camere Minorili, Luca Muglia, registrerà le relazioni dei responsabili scientifici dei settori interessati nella ricerca, Grazia Cesaro per il civile, Tiziana Petrachi per il penale, Katia Di Cagno per quello psico-sociale.
Sono previsti gli interventi programmati di Lucia La Corte (consigliere nazionale Associazione Italiana Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia), Gianfranco Dosi (presidente Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia), Isabella Mastropasqua (dirigente Dipartimento Giustizia Minorile, Ufficio studi, ricerche e attività internazionali), Frida Simona Giuffrida (consigliere nazionale AIGA, responsabile Osservatorio sul Diritto di famiglia e del minore), Ester Di Rienzo, (consigliere nazionale CISMAI, psicologa e psicoterapeuta), Francesca Arancio (coordinatrice progetti giustizia minorile Save The Children Italia) e Fabio Grimaldi (presidente AIPSI, psicologo e psicoterapeuta).
All’incontro, moderato dalla giornalista Giulia Fresca, responsabile dell’ufficio-stampa UNCM, sono stati invitati il Ministro della Giustizia, Paola Severino, la presidente della Commissione Bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Alessandra Mussolini, il Capo-Dipartimento della Giustizia Minorile, Emanuele Caldarera, il Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Vincenzo Spadafora, il presidente f.f. del Consiglio Nazionale Forense, Ubaldo Perfetti, il presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, Maurizio De Tilla, nonché i referenti di diverse associazioni e numerosi esponenti politici.
Considerata l’importanza dell’argomento e la rilevanza dei dati che saranno presentati nell’occasione, è gradita la presenza della Stampa.
Ufficio Stampa UNCM
NB: Per gli accrediti si prega di comunicare, all’indirizzo press@camereminorili.it ed entro la data di mercoledì 16 maggio, i dati anagrafici degli interessati (luogo e data di nascita) , gli estremi della tessera dell’Ordine dei giornalisti, gli estremi del documento di identità per gli altri operatori dell’informazione e l’indicazione della testata di riferimento.
Le richieste di accredito possono essere anche inviate direttamente al Senato – Ufficio stampa – al fax 06.6706.2947, e-mail accrediti.stampa@senato.it, entro il 17 maggio
Si ricorda che per gli uomini vige l’obbligo di giacca e cravatta
Per contatti con l’Ufficio Stampa scrivere a press@camereminorili.it o telefonare al n°333.3263250
18 Maggio 2012 Rita Perchiazzi 0 Commenti Comunicati
Note integrative in materia civile
La difesa d’Ufficio dei genitori nelle procedure di adottabilità così come introdotta dalla Legge n. 149/2001 pone seri problemi deontologici per l’avvocato nominato che per diversi motivi (irreperibilità, rifiuto di partecipare al procedimento, grave infermità psichica ecc…) non abbia il mandato conferito dalla parte che è chiamato ad assistere.
Ai sensi del novellato art. 8 Legge n. 184/83 così come modificato dalla Legge n. 149/2001 “Il procedimento di adottabilità deve svolgersi fin dall’inizio con l’assistenza legale del minore e dei genitori o degli altri parenti, di cui al comma 2 dell’articolo 10”. Il successivo art. 10 precisa: “All’atto dell’apertura del procedimento, sono avvertiti i genitori o, in mancanza, i parenti entro il quarto grado che abbiano rapporti significativi con il minore. Con lo stesso atto il presidente del tribunale per i minorenni li invita a nominare un difensore e li informa della nomina di un difensore di ufficio per il caso che essi non vi provvedano. Tali soggetti, assistiti dal difensore, possono partecipare a tutti gli accertamenti disposti dal tribunale, possono presentare istanze anche istruttorie”.
Contrariamente ai procedimenti penali ove la difesa d’Ufficio è compiutamente normata anche nel caso di imputati irreperibili e dove il controllo della regolarità formale e sostanziale del processo coincide con il diritto di difesa garantito dalla costituzione, nelle procedure di adottabilità il silenzio del legislatore – che ad eccezione dei due articoli citati null’altro specifica – mette in seria difficoltà l’avvocato chiamato a questo delicato compito di rappresentanza.
Nella pratica accade che taluni genitori coinvolti in questo tipo di procedure non vogliano partecipare al giudizio e, di conseguenza, non intendano rilasciare alcun mandato all’avvocato che, a volte, rifiutano persino di incontrare. Altre volte non hanno neanche notizia dell’apertura della procedura perché di fatto o anagraficamente irreperibili.
L’assenza di mandato non consente di rappresentare in giudizio la volontà – e dunque il progetto – dei genitori rispetto al loro bambino. Volontà che potrebbe essere persino abbandonica ovvero di adesione ad un progetto di affido temporaneo e che, in caso di irreperibilità, non è materialmente possibile raccogliere.
In queste condizioni l’avvocato si trova costretto a decidere se e quali conclusioni ed istanze istruttorie formulare con il rischio reale di danneggiare il proprio assistito (ad esempio la richiesta di indagini demandate ai servizi sociali nazionali o internazionali per verificare le condizioni di vita del nucleo familiare potrebbe innescare altri procedimenti di adottabilità). Né la sua presenza per il mero controllo formale della procedura troverebbe fondamento nel principio del diritto di difesa posto che non soltanto alcuna norma obbliga una parte a partecipare ad un procedimento di natura civile o di volontaria giurisdizione neppure se convenuta in giudizio ma, soprattutto, anche laddove l’avvocato rilevasse un vizio formale tale da inficiare il procedimento secondo recente giurisprudenza (cfr., Corte D’Appello di Milano n. 6/2012) non avrebbe legittimazione all’impugnazione proprio per l’assenza di mandato.
Peraltro, le norme deontologiche attualmente in vigore non appaiono sufficienti a dare una risposta univoca al comportamento da tenere: l’art. 11 precisa che “L’avvocato deve prestare la propria attività difensiva anche quando ne sia richiesto dagli organi giudiziari in base alle leggi vigenti” ma le leggi vigenti prevedono solo la sua nomina e non disciplinano il caso della mancanza di mandato, mandato che, ai sensi dell’art. 36 assume particolare rilevanza (“L’avvocato ha l’obbligo di difendere gli interessi della parte assistita nel miglior modo possibile nei limiti del mandato e nell’osservanza della legge e dei principi deontologici”) ancor più cogente nei casi di difesa d’ufficio. L’art. 38, infatti, prevede non solo che “Costituisce violazione dei doveri professionali, il mancato, ritardato o negligente compimento di atti inerenti al mandato quando derivi da non scusabile e rilevante trascuratezza degli interessi della parte assistita”, ma anche che “Il difensore d’ufficio deve assolvere l’incarico con diligenza e sollecitudine”.
La domanda che si pone con maggiore urgenza è, dunque, a quali principi deontologici debba ispirarsi l’avvocato nominato d’ufficio nelle procedure di adottabilità difensore di genitori che non vogliano o non possano conferire mandato. In particolare se, in queste situazioni, sia legittimo astenersi dal precisare le conclusioni, non richiedere attività istruttoria limitandosi a leggere gli atti e partecipare alle fissate udienze oppure si debba comunque costituirsi in giudizio pur in assenza di mandato opponendosi all’adottabilità dei minori supponendo così di fare l’interesse del proprio assistito che, laddove venisse tardivamente a conoscenza della procedura, potrebbe imputare all’avvocato di non aver fatto il possibile per difendere i suoi diritti di genitore.
9 Maggio 2012 Rita Perchiazzi 0 Commenti Documenti
Tavolo dell’Avvocatura 24/25 aprile 2012
Con riferimento al tema delle “specializzazioni forensi”, che disciplina le aree di specialità professionale e le modalità per acquisire il titolo di avvocato specialista, l’UNIONE NAZIONALE CAMERE MINORILI formula le seguenti osservazioni.
Tra gli scopi principali dell’U.N.C.M. vi è quello di promuovere lo studio, la ricerca, la formazione e la divulgazione del diritto minorile e di famiglia, nonché di contribuire alla qualificazione degli avvocati nei procedimenti in materia di famiglia e minorili (civili e penali), dei difensori del minore persona offesa dal reato, dei curatori e dei tutori.
L’U.N.C.M., quindi, guarda con favore alla regolamentazione normativa delle specializzazioni forensi, avendone sollecitato più volte nel corso degli anni l’attuazione in concreto.
Per queste ragioni, l’Unione Nazionale Camere Minorili esprime il proprio orientamento favorevole all’introduzione ed alla regolamentazione normativa delle specializzazioni forensi e, ai fini sopra indicati, individua il seguente emendamento.
Proposta di legge sulla nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense (C3900).
Emendamento art. 8
Il comma I è così sostituito:
“È riconosciuta la possibilità per gli avvocati di ottenere e indicare il titolo di specialista secondo modalità che sono stabilite con regolamento adottato dal C.N.F. o dal C.S.A., acquisiti i pareri delle associazioni forensi individuate come maggiormente rappresentative dal Congresso Nazionale Forense”.
Si precisa, infine, che per quanto riguarda l’individuazione dell’organo deputato all’adozione del regolamento (il C.N.F. o il C.S.A.), ci si rimette alle indicazioni maggioritarie provenienti dall’assemblea del Tavolo dell’Avvocatura ed alle determinazioni conseguenti.
24 Aprile 2012 Rita Perchiazzi 0 Commenti Senza categoria
La Commissione Giustizia della Camera ha iniziato in data 19 aprile 2012 l’esame del disegno di legge C1065 e abbinati in materia di convivenze more uxorio, ritenute, con le stesse parole della relatrice Giulia Bongiorno, “un fenomeno in continua crescita”.
La relazione dell’Onorevole Bongiorno richiama, infatti, come “dato statistico consolidato la continua crescita nel nostro Paese del numero delle convivenze more uxorio: si è infatti passati dalle 127.000 libere unioni degli anni 1993-94, alle 342.000 del 1998, alle 556.000 del 2003 e, infine, alle 897.000 libere unioni quantificate dall’ISTAT nel 2009 (il 5,9% delle coppie)”.
Il fenomeno riguarda sempre più anche i minori, atteso che “la presenza di figli riguarda il 49,7% delle coppie non coniugate, una quota in crescita rispetto al 1998 (40,1%). Nel 36,4% dei casi si tratta di figli di ambedue i partner, nel 6,5% di figli di uno solo dei due e nel 6,9% di figli sia di uno dei partner che di ambedue. I minori che vivono in coppie non coniugate sono 572 mila e vivono nel 44,1% delle coppie non coniugate”.
D’altronde, il fenomeno è già riconosciuto e disciplinato dalla normativa europea: “il diritto a costituire una famiglia di fatto sembra essere garantito dall’art. 9 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 (e adesso con lo stesso valore giuridico dei Trattati in base all’art. 6 del Trattato sull’Unione Europea – TUE), secondo cui “il diritto di sposarsi ed il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio””.
Il tema è stato inoltre recentemente oggetto di risoluzioni del Parlamento europeo del 13 marzo e del 29 marzo 2012. Il Parlamento europeo con quest’ultima risoluzione invita la Commissione e gli Stati membri ad elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni civili e delle famiglie omosessuali a livello europeo tra i paesi in cui già vige una legislazione in materia, al fine di garantire un trattamento equo per quanto concerne il lavoro, la libera circolazione, l’imposizione fiscale e la previdenza sociale, la protezione dei redditi dei nuclei familiari e la tutela dei bambini. Il Parlamento si è poi espresso anche in tema di coppie dello stesso sesso, manifestando rammarico per l’adozione da parte di alcuni Stati membri di definizioni restrittive di «famiglia» con lo scopo di negare la tutela giuridica alle coppie dello stesso sesso e ai loro figli e ricorda che il diritto dell’UE viene applicato senza discriminazione sulla base di sesso o orientamento sessuale, in conformità alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
In tale quadro giuridico complesso e senza dimenticare i profili sociali che tale materia implica, vengono prese in esame e poste a confronto le diverse proposte di legge all’attenzione della Commissione.
19 Aprile 2012 Rita Perchiazzi 0 Commenti Legislazione	europa, famiglia, legge, unione di fatto
Difesa d’ufficio senza mandato
Brevi note sulla difesa d’ufficio nelle procedure di adottabilità
E’ ormai prassi del Tribunale per i Minorenni di Milano nominare ex art. 8 L. 184/83 così come modificato dalla L.149/2001 un avvocato d’Ufficio nei procedimenti di adottabilità anche laddove fin dall’apertura del procedimento una delle parti, litisconsorti necessarie, risulta irreperibile..
La norma citata all’ultimo comma così recita: “Il procedimento di adottabilità deve svolgersi fin dall’inizio con l’assistenza legale del minore e dei genitori o degli altri parenti, di cui al comma 2 dell’articolo 10”. Il successivo art. 10 precisa: “All’atto dell’apertura del procedimento, sono avvertiti i genitori o, in mancanza, i parenti entro il quarto grado che abbiano rapporti significativi con il minore. Con lo stesso atto il presidente del tribunale per i minorenni li invita a nominare un difensore e li informa della nomina di un difensore di ufficio per il caso che essi non vi provvedano. Tali soggetti, assistiti dal difensore, possono partecipare a tutti gli accertamenti disposti dal tribunale, possono presentare istanze anche istruttorie”.
Ma che succede se il genitore è irreperibile (di fatto o anche anagraficamente magari perché irregolare sul nostro territorio) ovvero se rifiuta di prendere contatti con il difensore nominato senza procedere ad altra nomina?
A parere di chi scrive in un procedimento di natura contenziosa così come delineato dalla riforma, l’assenza di una procura ad litem ex art. 83 c.p.c. (articolo peraltro aggiornato dalla recente novella L. 69/09) rende la presenza del difensore nominato del tutto ultronea. Ogni atto processuale, infatti, sarebbe radicalmente nullo proprio perché privo di procura.
Infatti, nel diritto processuale civile le norme generali che disciplinano l’intervento del difensore nel procedimento sono quelle degli art. 82 e ss. c.p.c e sono indissolubilmente legate al conferimento di valido mandato difensivo;
In particolare, l’art. 84, secondo comma, c.p.c. precisa che il difensore “non può compiere atti che importino disposizione del diritto in contesa se non ne ha ricevuto
espressamente il potere” ed è innegabile che i procedimenti di adottabilità abbiano ad oggetto diritti fondamentali, poiché attinenti alla genitorialità, all’unità familiare o al mantenimento dei rapporti con la prole.
Peraltro anche la giurisprudenza in tema di procura alle liti, e dunque di validità degli atti del processo, è particolarmente rigida poiché, come esemplarmente precisato dalla Suprema Corte in più occasioni (Corte di Cass., 18 aprile 2003, n. 6264 e Corte di Cass., 4 aprile 1997, n. 2910) “la procura alle liti che abilita il difensore ad esercitare i poteri normativamente spettantigli nel processo, presuppone un rapporto di mandato con rappresentanza speciale processuale, tra lo stesso ed il cliente, il cui contenuto è determinato dalla natura del rapporto controverso e dal risultato perseguito dal mandato nell’intentare la lite o nel resistere ad essa”. La Cassazione ha altresì avuto modo di precisare che anche la delibera di ammissione al patrocinio a spese dello Stato “non esclude la necessità del conferimento di procura poiché solo tale atto vale ad attribuirgli i poteri di rappresentanza in giudizio” (Corte di Cass., 4
giugno 2001, n. 7527).
D’altra parte nessuna norma, a partire dall’art. 24 Costituzione, obbliga una parte a partecipare ad un procedimento di natura civile o di volontaria giurisdizione neppure se convenuta in giudizio ed anzi disciplina compiutamente l’ipotesi del convenuto dichiarato contumace.
L’obbligo della parte è, invece, quello di stare in giudizio con un difensore (art. 82 c.p.c.) che è esattamente quello che prevede l’art. 10 laddove precisa che solo con l’assistenza di un difensore è possibile partecipare al procedimento.
Come è noto, nonostante sia stato più volte sollecitato al Legislatore, non sono state introdotte norme sulla difesa d’Ufficio in questi procedimenti e non appare possibile un richiamo analogico delle norme relative al processo penale per la natura sostanzialmente diversa dei procedimenti.
Le norme contenute nel codice di procedura penale disciplinano, infatti, compiutamente obblighi e poteri del difensore d’Ufficio negli art. 97 e ss.c.p.p.
In particolare, l’ art. 97, co 5 recita “il difensore di ufficio ha l’obbligo di prestare il patrocinio e può essere sostituito solo per giustificato motivo (rinvio all’art 30 disp. att. c.p.p. che tratta il caso di “impossibilità di adempiere l’incarico”e impossibilità del difensore di indicare un sostituto per cui il difensore stesso deve comunicare la cosa all’autorità giudiziaria “indicandone le ragioni”, affinché si proceda alla sostituzione), ma vi è da precisare che il difensore d’ufficio può svolgere attività difensiva anche in assenza di alcun contatto con l’assistito ai sensi dell’art. 99 c.p.p. secondo cui “al difensore competono le facoltà e i diritti che la legge riconosce all’imputato a meno che essi siano riservati personalmente a quest’ultimo”
In assenza di norme specifiche sui poteri del difensore d’Ufficio nei procedimenti di adottabilità e non potendo procedere ad applicazione analogica di norme di procedura penale, a parere di chi scrive risulta indispensabile una lettura sistematica e dei principi processuali in materia civile anche per la già ricordata coerenza tra l’art. 10 e l’art. 82 c.p.c. tenuto conto della ratio della riforma e della sua compatibilità con l’istituto della contumacia..
Non pare possa esserci dubbio sul fatto che nei procedimenti di adottabilità il difensore abbia il dovere professionale di rappresentare in giudizio la volontà – e dunque il progetto – dei genitori rispetto al loro bambino. Volontà che potrebbe essere persino abbandonica ovvero di adesione ad un progetto di affido temporaneo e che, in caso di irreperibilità, non è materialmente possibile raccogliere.
Peraltro nella riforma non si rinviene alcuna norma che consenta al difensore nominato di svolgere la propria attività senza mandato con gravi implicazioni, non soltanto deontologiche, per l’avvocato che si trova costretto a decidere se e quali conclusioni ed istanze istruttorie formulare con il rischio reale di danneggiare il proprio assistito (ad esempio la richiesta di indagini demandate ai servizi sociali nazionali o internazionali per verificare le condizioni di vita del nucleo familiare potrebbe innescare altri procedimenti di adottabilità).
Né la decisione di costituirsi potrebbe avere miglior sorte laddove vi sia, per esempio, una difficoltà transitoria ad occuparsi del minore che venga a conoscenza del procedimento tardivamente e che si ritrovi con un contraddittorio integro dal punto di vista formale (l’avvocato costituito secondo la tesi della validità della nomina pur senza mandato, infatti, lo rappresenterebbe legittimamente in giudizio) senza possibilità di una effettiva difesa così come garantito dall’art. 24 della Costituzione.
A parere di chi scrive sarebbe più corretto sia dal punto di vista sistematico e di interpretazione costituzionalmente orientato (nel senso dell’effettività della difesa e della non obbligatorietà alla partecipazione ai giudizi di natura civile) che in casi di irreperibilità dei genitori si faccia piena applicazione dell’istituto della contumacia che a norma degli artt. 291 e ss c.p.c. consente la costituzione del contumace fino alla precisazione delle conclusioni e l’eventuale rimessione in termini laddove provi di non essere stato a conoscenza della notifica per causa a lui non imputabile.
Con la dichiarazione di contumacia decadrebbe anche la nomina del difensore d’Ufficio che verrà dispensato dal precisare conclusioni che non è oggettivamente in grado di formulare.
La previsione normativa della nomina di un difensore di Ufficio, introdotta per meglio garantire tutte le parti coinvolte nel procedimento, non può risolversi in un mero simulacro processuale che ponga il difensore nella condizione di non poter svolgere il proprio ruolo o addirittura di pregiudicare gli interessi della parte.
Ratio della norma pare invece quella di agevolare le parti nell’individuazione di un professionista preparato, non a caso scelto in specifichi elenchi, che li aiuti a comprendere la situazione e a decidere se costituirsi in contraddittorio con le altre parti.
6 Febbraio 2012 Rita Perchiazzi 0 Commenti Documenti
Comunicato stampa UNCM – Giustizia e Avvoctura
L’Unione Nazionale Camere Minorili, pur prendendo atto del momento di profonda crisi che sta attraversando il paese, esprime profonda preoccupazione per i recenti provvedimenti che riguardano la giustizia e l’avvocatura.
Gli attacchi che da diversi anni vengono rivolti alla professione forense hanno avuto l’effetto di svilire e mortificare la “funzione sociale” che l’avvocato in generale, e l’avvocato dei minori e della famiglia in particolare, esercita nella società civile.
Invero, la rappresentazione negativa della professione forense, incoraggiata dai media, fornisce una immagine “fuorviante” che mal si concilia con il ruolo che il difensore ricopre a tutela delle persone in generale e dei soggetti deboli in particolare.
L’U.N.C.M. evidenzia, al riguardo, che l’avvocato minorile e di famiglia, che interviene nei procedimenti civili (minorili e di famiglia) e nel processo penale in difesa del minore (imputato/vittima di reato) ovvero che viene nominato tutore/curatore speciale del minore, oltre ad esercitare il proprio ruolo tecnicoprofessionale in materie assai delicate (c.d. sensibili), svolge quotidianamente un’ineliminabile “funzione sociale” e/o di “mediazione sociale”.
Sono anni, ormai, che le Riforme messe in atto dai vari Governi che si sono succeduti tendono, in un modo o nell’altro, a relegare ai margini la figura dell’avvocato.
Si è iniziato dapprima ponendo dei seri limiti al funzionamento del patrocinio a spese dello Stato, con liquidazioni che intervengono a distanza di anni dalla conclusione dei processi, con serie conseguenze sui cittadini che rischiano di vedersi privati di uno strumento nato a loro tutela.
Si è continuato poi aumentando negli anni il contributo unificato col chiaro intento di limitare il ricorso alla giustizia, completando l’opera con la recente istituzione della media conciliazione obbligatoria, altro balzello a discapito del cittadino ancor prima che dell’avvocato.
Per venire alle ultimissime, l’U.N.C.M. ritiene che in un clima generale già così pesante introdurre i soci di capitale nelle società tra professionisti non fa altro che limitare la libertà dell’avvocato, che rischia di essere fortemente compressa dai poteri forti.
Equiparare la difesa ad una “merce” o ad un “prodotto”, che può variare per qualità e prezzo, significa dimenticare che l’avvocato rappresenta un “presidio di libertà” a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini e, in particolare, delle fasce più deboli della società.
Anche l’eliminazione degli Ordini Professionali, che allo stato sembrerebbe scongiurata, rischia di risolversi in una ulteriore penalizzazione per gli avvocati che finirebbero per essere privati dei loro organismi di “autoregolamentazione”, con conseguente privazione della loro libertà di azione e di pensiero.
Prevedere all’interno della geografia giudiziaria la soppressione dei Tribunali c.d. Minori mutuando la fredda logica della produttività economico-aziendale, senza tenere conto del criterio di efficienza e della pesante ricaduta socio-economica sui territori interessati, oltre a non comportare un reale risparmio, significa privare di fatto i cittadini del diritto alla giustizia.
Si aggiunga, in proposito, che gli effetti di un progetto di “smantellamento” siffatto sarebbero deleteri proprio nei procedimenti riguardanti i minori e la famiglia, atteso che in tale ambito la giustizia dovrebbe essere vicina e “prossima” al cittadino.
I recenti provvedimenti governativi, in altre parole, rischiano di compromettere gravemente la funzione di difesa che l’Avvocatura svolge secondo il dettato costituzionale.
Sono altre le Riforme di cui la politica dovrebbe occuparsi, come ad esempio la effettiva razionalizzazione del sistema giustizia attraverso l’accelerazione del processo telematico (in materia civile e penale), la cui piena attuazione comporterà un considerevole risparmio di risorse e una più efficace utilizzazione del personale, con conseguente migliore funzionamento della macchina nel suo complesso ed esaurimento dei processi in tempi “ragionevoli”.
Sarebbe necessario, inoltre, valorizzare il diritto alla difesa sancito dalla Costituzione e il mantenimento delle regole processuali quali fondamentali principi di giustizia, equità e democrazia, sviluppando nel contempo un diverso modo di affrontare la tutela dei diritti laddove oggetto della controversia siano le relazioni tra le persone.
L’U.N.C.M. ritiene che i problemi non si possano risolvere con soluzioni tampone, ma con una Riforma seria della Giustizia nel suo complesso, ed auspica che il Governo apra un “tavolo permanente” cui siano invitati a sedere stabilmente i rappresentanti dell’avvocatura, e ciò al fine di aprire un confronto costruttivo, di concordare soluzioni finalizzate ad una maggiore efficienza del sistema giustizia e di promuovere un’effettiva specializzazione della professione che tenga conto della complessità della situazione attuale.
Bari – Roma, 15 dicembre 2011
15 Dicembre 2011 Rita Perchiazzi 0 Commenti Comunicati
9 Novembre 2011 Rita Perchiazzi 0 Commenti Legislazione