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Timestamp: 2020-08-12 10:39:57+00:00
Document Index: 170500392

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Sentenza Cassazione Civile n. 15204 del 04/06/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15204 del 04/06/2019
Cassazione civile sez. trib., 04/06/2019, (ud. 30/04/2019, dep. 04/06/2019), n.15204
sul ricorso iscritto al n. 24059/2014 R.G. proposto da:
Studio Commerciale Associato T., in persona del legale
Sicilia n. 66, presso lo studio degli avv.ti Roberto Esposito,
Roberto Altieri e Daniela Cutarelli, giusta procura in calce al
avverso la sentenza n. 51/2/13 della Commissione tributaria regionale
di Ancona, depositata in data 24 luglio 2013;
generale Kate Tassone che ha concluso chiedendo dichiararsi
l’infondatezza del primo e del secondo motivo di ricorso e la
fondatezza del terzo motivo di ricorso;
udito l’avv. Valentina Guzzani, per delega dell’avv. Roberto
udito l’avvocato dello Stato Giovanni Palatiello per la contro
1. La Commissione tributaria regionale per le Marche in Ancona, pronunciando in sede di giudizio di rinvio dalla cassazione della precedente sentenza di secondo grado a opera dell’ordinanza di questa Corte n. 5629 del 2011, ha respinto l’originaria domanda di rimborso dell’imposta Irap versata dallo Studio Commerciale Associato T. relativamente agli anni di imposta 2002, 2003 e 2004.
3. Per la cassazione della citata sentenza lo Studio Commerciale Associato T. ricorre con tre motivi; l’Agenzia delle Entrate ha depositato un atto di costituzione riservandosi di partecipare all’odierna udienza di discussione.
4. Il ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..
a) Primo motivo: “Violazione e falsa applicazione dell’art. 384 c.p.c., (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3),” per avere la sentenza erroneamente interpretato il principio di diritto affermato da questa Corte nel caso di specie, limitandosi ad affermare la sussistenza dell’associazione professionale ma omettendo l’accertamento degli altri indicatori di autonoma organizzazione, che pure era stata sollecitata a fare in base al tenore della sentenza di legittimità;
b) Secondo motivo: “Violazione e falsa applicazione della L. n. 662 del 1996, art. 3, comma 143, lett. a) e comma 144, lett. b), e del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3, (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3),” per avere la sentenza erroneamente ritenuto sufficiente la sussistenza di un’associazione tra professionisti per radicare l’autonoma organizzazione che costituisce il presupposto impositivo.
c) Terzo motivo: “omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti: la mancata analisi degli elementi probatori addotti dal ricorrente Studio (ex art. 360 c.p.c., n. 5)”.
5. Nel caso di specie l’ordinanza di rinvio di questa Corte (n. 5629/2011) così ha motivato:
i. che lo studio commerciale associato indicato in epigrafe, propose ricorso avverso il silenzio-rifiuto opposto dall’Agenzia all’istanza di rimborso dell’IRAP versata per gli anni dal 2002 al 2004; propose, quindi, ricorso sul silenzio-rifiuto conseguentemente formatosi;
ii. che l’adita commissione provinciale accolse il ricorso relativamente alle annualità 2002 e 2003 e lo respinse in relazione all’annualità 2004, con decisione, che, in esito all’appello principale dell’associazione contribuente ed a quello incidentale dell’Agenzia, fu parzialmente riformata dalla commissione regionale, che, accogliendo il primo e disattendendo il secondo, riconobbe allo studio associato il diritto al rimborso dell’imposta versata in relazione a tutte e tre le annualità dedotte in controversia;
iii. che il giudice di appello rilevò, in particolare, che non risultavano provati elementi tali da far prefigurare l’esistenza di un’autonoma organizzazione;
i. che l’Agenzia ha proposto ricorso per cassazione, deducendo vizio di motivazione;
ii. che l’associazione contribuente non si è costituita;
i. che il ricorso è fondato;
ii. che, nella sua motivazione il giudice a quo ha, infatti, del tutto trascurato che il fatto stesso dell’associazione, per gli immanenti effetti sinergici di accrescimento della capacità produttiva, ben può costituire presupposto di autonoma organizzazione ai fini dell’assoggettabilità ad irap (cfr. anche Cass. 24058/09, 17186/08, 13570/07) e, comunque, non ha idoneamente motivato l’assunta carenza, in concreto, di detto requisito;
i. che il ricorso dell’Agenzia va, pertanto, accolto….
ii. che il ricorso dell’Agenzia va, pertanto, accolto nelle forme di cui agli artt. 375 e 380 bis c.p.c.;
iii. che la sentenza impugnata va, dunque, cassata….
7. Tale accertamento la Ctr ha compiuto, e così facendo ha concluso coerentemente per il rigetto delle istanze di rimborso, correttamente applicando il principio di diritto, non potendo trovare applicazione l’orientamento più recente di questa Corte (Sez. 5, Ordinanza n. 766 del 15/01/2019; Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 24088 del 24/11/2016) che non solo è precluso come detto dalla natura del giudizio di rinvio, ma che riguarda la diversa possibilità di esonero dall’imposizione del singolo professionista associato e non – come nella specie – dello studio associato in sè considerato, in relazione al quale va ricordato l’insegnamento delle Sezioni Unite (Sentenza n. 7371 del 14/04/2016), a mente del quale l’esercizio di professioni in forma societaria costituisce “ex lege” presupposto dell’imposta regionale sulle attività produttive, senza che occorra accertare in concreto la sussistenza di un’autonoma organizzazione, questa essendo implicita nella forma di esercizio dell’attività.
8. Nè può trovare accoglimento l’eccezione, sollevata nella memoria, di giudicato esterno sugli altri anni di imposta, posto che – in disparte le carenze formali della documentazione versata a sostegno – il giudicato in questione non rileva ogniqualvolta, come nella specie, l’accertamento relativo ai diversi anni si fondi su presupposti di fatto potenzialmente mutevoli (Cass., Sez. 5, Sentenza n. 20029 del 30/09/2011; id., Sentenza n. 22941 del 09/10/2013, specificamente riferita all’Irap).
La Corte rigetta il ricorso e condanna lo Studio Commerciale Associato T. al pagamento, in favore della Agenzia delle Entrate, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in complessivi Euro 2.300,00, oltre spese prenotate a debito.