Source: https://www.fiscomania.com/2015/06/redditi-da-diritto-di-autore-disciplina-fiscale/
Timestamp: 2017-08-21 14:08:41+00:00
Document Index: 106694697

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 1', 'art. 67', 'art. 53', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 3']

Redditi da diritto di autore: disciplina fiscale - Fiscomania
I redditi derivanti dall’utilizzazione economica delle opere dell’ingegno tutelate dal diritto di autore devono essere soggetti a tassazione ai fini Irpef e riportati nel quadro RL del modello Redditi P.F.. Tutte le informazioni utili per chi percepisce compensi legati allo sfruttamento del diritto di autore su opere letterarie, artistiche o visuali.
Lo sfruttamento attraverso la cessione o l’utilizzo del diritto di autore è disciplinato dalla Legge n. 633/1941, la quale stabilisce che l’autore di un’opera dell’ingegno ha il diritto esclusivo di utilizzarla economicamente in ogni forma e modo, secondo quanto stabilito ai sensi dell’articolo 12 della norma. Il titolo originario dell’acquisto del diritto di autore è costituito dalla creazione dell’opera quale particolare espressione del lavoro intellettuale. Tale diritto si scinde in tre parti:
Il diritto di pubblicizzare l’opera e il diritto di utilizzarla economicamente sono diritti patrimoniali, e come tali possono essere oggetto di cessione, mentre il diritto di paternità dell’opera ha carattere personale è non può mai essere oggetto di cessione.
Diritto di autore: utilizzazione economica
La ritenuta di acconto
Prestazioni con soggetti esteri
Diritto di autore e partita Iva
Compensi nel modello Redditi P.F.
I compensi percepiti dall’autore dell’opera (sia essa legata alle scienze, alla letteratura, alla musica, arti figurative, architettura, teatro, cinematografia, ecc), a titolo di corrispettivo per la cessione o la concessione in uso di un’opera dell’ingegno tutelata dalle norme sul diritto d’autore, se non sono conseguiti nell’esercizio d’impresa commerciale, ai fini delle imposte sui redditi, sono classificati come redditi di lavoro autonomo (articolo 53, comma 2, lettera b) del DPR n. 917/86).
Il trattamento fiscale di questi compensi, ha un carattere del tutto peculiare rispetto alle regole generali che disciplinano i redditi di lavoro autonomo. Ai fini delle imposte dirette, infatti, vengono tassati nel periodo d’imposta i compensi percepiti per lo sfruttamento economico delle opere d’ingegno ridotti delle deduzioni forfettarie, di cui all’articolo 54, comma 8, del DPR n. 917/86.
Nel caso in cui, invece, i compensi derivanti dall’utilizzazione economica delle opere dell’ingegno percepiti da persone fisiche diversi dagli autori sono sono considerati, invece, redditi diversi ai sensi dell’articolo 67, lettera g) del DPR n. 917/86.
In ogni caso, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, le cessioni effettuate dagli autori o dai loro eredi o legatari sono considerate fuori dal campo di applicazione dell’Iva, ai sensi del articolo 3, quarto comma, lettera a) del DPR n. 63/1972, in base al quale:
Nella ricevuta per diritto di autore, dovrà quindi essere riportata l’indicazione: “Operazione fuori campo Iva ai sensi del articolo 3, quarto comma, lettera a) del DPR n. 63/1972“.
Sui redditi corrisposti per prestazione di lavoro autonomo riguardante l’utilizzo economico delle opere d’ingegno da parte di soggetti residenti, sulla parte imponibile (compenso percepito al netto della deduzione forfettaria spettante) all’atto del pagamento dovrà essere effettuata una ritenuta d’acconto Irpef del 20% o, nel caso di reddito assimilato, con l’aliquota Irpef secondo lo scaglione di reddito.
I soggetti tenuti ad operare la ritenuta sono gli enti e le società indicate nell’articolo 73, comma 1, del DPR n. 917/86, le società e le associazioni indicate nell’articolo 5 del DPR n. 917/86 e le persone fisiche che esercitano imprese agricole o imprese commerciali ai sensi dell’articolo 55 del DPR n. 917/86, le persone fisiche che esercitano arti e professioni e il condominio quale sostituto d’imposta.
Quanto l’attività legata allo sfruttamento del diritto di autore viene svolta per conto di un soggetto committente residente in un Paese estero il prestatore italiano non deve essere assoggettato a ritenuta, in quanto il committente non può qualificarsi come “sostituto di imposta” italiano. Il prestatore è tenuto a rilasciare ricevuta, senza l’applicazione della ritenuta d’acconto.
Nel caso in cui i compensi siano corrisposti a soggetti non residenti (ad esempio committente italiano e prestatore estero) deve essere effettuata una ritenuta a titolo d’imposta pari al 30%, anche per le prestazioni effettuate nell’esercizio di imprese (la ritenuta verrà applicata al 100% dei compensi) ad eccezione dei compensi per prestazioni di lavoro autonomo effettuate all’estero e quelli corrisposti a stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti.
I compensi legati allo sfruttamento del diritto di autore, da un punto di vista fiscale sono trattati alla stregua di compensi percepiti per attività di lavoro autonomo. Il legislatore fiscale, per questa particolare categoria di redditi ha previsto che il soggetto percettore possa rilasciare una semplice ricevuta, al posto della fattura.
Non vi è alcun obbligo, quindi, per chi percepisce redditi da diritto di autore di aprire partita Iva, a meno che, non si percepiscano anche compensi legati ad attività di lavoro autonomo esercitata professionalmente. Pensiamo ad esempio, al caso del giornalista che percepisce redditi da diritto di autore, ma anche compensi legati alla sua attività professionale, che non rientrano nel diritto di autore. In questo caso il giornalista è tenuto ad aprire partita Iva per gestire la sua attività professionale. Il giornalista emetterà fattura per i compensi della sua attività professionale, ed emetterà fattura anche per regolare i compensi legati al diritto di autore. Questo perché tali compensi sono comunque percepiti nello stesso ambito della sua attività professionale.
Se, invece, l’attività di lavoro autonomo esercitata con partita Iva fosse totalmente slegata ai compensi percepiti con diritto di autore, il soggetto percettore potrebbe continuare ad emettere ricevute (per il diritto di autore), e fatture per l’attività di lavoro autonomo.
L’autore che abbia percepito, nel corso del periodo d’imposta, dei compensi per la cessione o concessione in uso di un’opera dell’ingegno tutelata dalle norme sul diritto d’autore è tenuto a dichiarare tali compensi nella sezione III del Quadro RL del modello Redditi P.F., al rigo RL25.
Le persone fisiche diverse dagli autori, compresi i soggetti che abbiano acquistato i diritti d’autore per successione o donazione, indicheranno i compensi percepiti al rigo RL13, della sezione II A del Quadro RL. In questo caso il compenso deve essere riportato già al netto della deduzione forfettaria (sopra indicata) spettante. E’ bene ricordare che nessuna deduzione spetta per gli acquirenti a titolo gratuito.
L’omessa indicazione del reddito derivante dallo sfruttamento economico del diritto di autore, oppure l’indicazione di un reddito inferiore nel modello Unico è punita con una sanzione per dichiarazione infedele che varia dal 100% al 200% della maggiore imposta e/o del minor credito spettante.
Nel caso in cui si ometta la presentazione della dichiarazione dei redditi o si presenti la dichiarazione con un ritardo superiore a 90 giorni la sanzione per dichiarazione omessa varia dal 120% al 240% dell’ammontare delle imposte dovute e non versate con un minimo di €. 258,00.
In assenza di debito d’imposta ovvero nei casi in cui il contribuente presenti la dichiarazione con ritardo non superiore a 90 giorni la sanzione amministrativa varia da €. 258,00 a €. 1.032,00. E’ comunque possibile utilizzare il ravvedimento operoso.
I soggetti che effettuano attività legate allo sfruttamento del diritto di autore, in generale, non sono soggetti a contribuzione legata alla Gestione separata dell’Inps. Lo stesso ente, con il messaggio 19435 del 28 novembre 2013 ha chiarito che non è dovuta contribuzione alla Gestione separata per tutti quei soggetti che effettuano sfruttamento del diritto di autore.
L’obbligo di Iscrizione alla Gestione separata Inps, oltre a chi produce redditi di lavoro autonomo, infatti sussiste (articolo 50, comma 1, lett. c)-bis del DPR n. 917/86) in capo a chi ha redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente, con retribuzione definita su base periodica, non in base alla cessione del diritto di autore. Lo sfruttamento economico del diritto di autore (regolato dalla lettera b) dell’articolo 53, comma 2 del Tuir), al contrario, non ricade sotto le tipologie di redditi che definiscono gli autori come lavoratori autonomi obbligati a iscriversi alla Gestione Separata (ex articolo 2, comma 26, della Legge n. 335/1995).
Gli unici soggetti tenuti al versamento dei contributi alla Gestione separata dell’Inps sono tutti quei lavoratori iscritti al Fondo Pensioni dei Lavoratori dello Spettacolo (Fpls), oggi confluito nella Gestione Separata Inps. All’importo del compenso annuo percepito deve essere applicata la franchigia del 40% (per prestazione lavorativa + redditi con diritto di autore), per determinare il contributo annuo da versare alla Gestione separata, entro i massimali previdenziali.
L’autore di un articolo giornalistico ha percepito nel corso dell’anno €. 10.000 per la cessione di diritti di autore. L’autore ha 32 anni, quindi può sfruttare la deduzione forfettaria del 40%. L’autore, quindi, sarà tenuto alla compilazione della sezione III del Quadro RL del modello Redditi P.F. nel modo seguente:
Rigo RL25 compenso lordo per l’importo di €. 10.000
Rigo RL29 deduzione di €. 4.000
Rigo RL30 compenso netto per l’importo di €. 6.000
Rigo RL31 ritenuta d’acconto (20%) su €. 6.000, pari a €. 1.200
Se hai bisogno di una consulenza per capire le corrette modalità per usufruire del regime legato alla sfruttamento del diritto di autore contattami attraverso l’apposito servizio di consulenza fiscale online.
diritto di autore	2015-06-06
Tags diritto di autore
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giugno 23, 2015 at 8:31
Ma la ritenuta di acconto si effettua sul 100% dell’importo? Che mi risulti, la base imponibile su cui calcolare l’imposta è inferiore al 100% del lordo: è infatti pari al 75% se il chi cede i diritti di autore è over 35 anni e al 60% del lordo se è sotto a 35 anni di età. Anche in rete leggo che è così. Potete darmi conferma di quale sia la giusta interpretazione?
giugno 23, 2015 at 8:56
certamente, la ritenuta va effettuata sull’imponibile, ovvero il compenso percepito al netto delle deduzioni forfettarie spettanti: 25% di deduzione per chi supera i 35 anni di età o 40% di deduzione per i soggetti di età inferiore.
settembre 28, 2015 at 9:13
In caso di lavoratore autonomo in regime dei minimi, i redditi derivanti dallo sfruttamento del diritto d’autore si sommano agli altri redditi per il calcolo del tetto massimo dei 30.000 euro? E tali redditi non sono soggetti a INPS, giusto?
settembre 28, 2015 at 10:58
se la partita Iva in regime dei minimi riguarda una attività diversa dallo sfruttamento del diritto d’autore, per il quale emette esclusivamente ricevute, allora i redditi non si cumulano per la verifica dei €. 30.000 annui. Confermo che i redditi derivanti dallo sfruttamento del diritto d’autore non sono soggetti a contribuzione Inps.
ottobre 5, 2015 at 9:28
Nel mio caso la partita Iva in regime dei minimi riguarda l’attività di traduttrice tecnica: pertanto, da alcuni pareri raccolti questi redditi e quelli derivanti dallo sfruttamento del diritto d’autore andrebbero a sommarsi per la verifica dei €30.000 annui.
ottobre 5, 2015 at 12:48
Quando dice è corretto se lei fattura anche i compensi per sfruttamento del diritto d’autore non vi è dubbio che anche questi compensi concorrano alla verifica dei e. 30.000 annui.
novembre 8, 2015 at 20:42
Complimenti per l’articolo. Una sola domanda: se sono in regime dei minimi come webmaster (siti web) e come sfruttamento dei diritti d’autore ho redditi legati a progetti di giochi da tavolo, questo tipo di reddito essendo di un altro settore non concorre al calcolo dei 30000 del regime dei minimi ma viene considerato a parte, è corretto? C’è un limite al reddito come diritti di autore?
novembre 9, 2015 at 8:34
se i redditi derivanti dal diritto d’autore vengono percepiti tramite apposita ricevuta con ritenuta del 20% (sul 75% o 60% dell’ammontare se ha più o meno di 35 anni), allora si tratta di due regimi diversi rispetto a quello della partita Iva. Se, invece, lei emette fattura anche per l’incasso dei proventi da diritto d’autore gli stessi devono essere considerati per la verifica del limite dei €. 30.000 per la permanenza nel regime.
novembre 9, 2015 at 9:14
Confermo che rilascio ricevuta e applico la ritenuta del 20% sul 60 lordo in quanto ho meno di 35 anni. Lei mi ha risposto 23% e non ho capito il perché…grazie.
novembre 9, 2015 at 10:14
E’ un mio refuso, confermo la ritenuta è del 20%.
ottobre 4, 2015 at 16:54
Salve, propongo un caso più complesso. Mi risulta che sia possibile inquadrare come lavoro autonomo anche il commercio di opere del proprio ingegno, ad esempio un testo, purché a farlo sia l’autore. Questo comprende anche il caso del commercio del supporto materiale dell’opera? Ovvero, se si tratta di lavoro autonomo quando un autore vende un testo all’acquirente (editore o lettore) ad esempio tramite mail o download digitale, viene considerato allo stesso modo lavoro autonomo pure se l’autore stampa in proprio – diciamo a casa propria, con mezzi suoi – un fascicolo col proprio testo e lo distribuisce? E se per esteso l’autore investisse nella stampa in tipografia degli stessi fascicoli, sarebbe lavoro autonomo o commercio qualora fosse lo stesso autore a rivenderli (ovvero nel caso in cui non fosse più una produzione diretta)? Se un artista fa realizzare a sue spese da una fabbrica un semplice oggetto in cui il valore è rappresentato dalla decorazione con opere del proprio ingegno, è commerciante o lavoratore autonomo nel momento in cui rivende il supporto e non il design immateriale?
ottobre 4, 2015 at 17:19
la prima cosa da premettere è che il lavoro autonomo occasionale e la disciplina della tutela delle opere d’ingegno sono due regimi diversi. E’ bene quindi non fare confusione: l’autore di un’opera che cede l’opera a terzi. Se l’autore vende online i diritti della propria opera a terzi si rientra nella disciplina della tutela delle opere d’ingegno, ma se l’autore inizia a fare l’attività di casa editrice, stampa e diffusione con l’intento di rivendere l’opera sicuramente si effettua un’attività economica per la quale è necessaria l’apertura della partita Iva.
ottobre 4, 2015 at 17:25
Grazie per la velocissima risposta, la domanda diventa in questo caso è se la partita iva vada aperta come lavoratore autonomo oppure come commerciante (di supporti contenenti le opere del proprio ingegno).
ottobre 4, 2015 at 17:52
La partita Iva la aprirà come attività di impresa, l’attività è molto simile a quella di una casa editrice, se ho capito bene. Per quanto riguarda i contributi previdenziali sarà soggetto a quelli della gestione commercianti, come tutti gli imprenditori.
ottobre 4, 2015 at 18:06
ottobre 28, 2015 at 16:11
1) Nel 2015, oltre ai diritti d’autore (percepiti per oltre 5500 euro nell’anno solare), ho percepito 2100 euro in ritenuta d’acconto: cosa sono obbligato a dichiarare? Tramite modello unico? In sostanza supero la soglia dei 5000 euro annuali, quindi sono costretto a pagare ulteriori tasse?
2) I diritti d’autore si sommano alle ritenute d’acconto per il superamento della soglia dei 2800 euro relativa all’essere a carico dei famigliari?
1) I redditi percepiti come sfruttamento del diritto d’autore e quelli derivanti dal lavoro autonomo occasionale devono essere dichiarati, in quanto ha superato la soglia dei €. 4.800 che le poteva consentire l’esenzione. Tenga presente che con la dichiarazione recupererà le ritenute d’acconto che ha subito. Non presentando la dichiarazione le ritenute andranno perse.
2) Certamente, lei ha superato al soglia per essere considerato familiare a carico perché i redditi percepiti complessivamente superano i €. 2.840,52.
ottobre 28, 2015 at 18:45
Innanzitutto grazie per la celere risposta. Chiedo un chiarimento: stante le attuali leggi, dichiarando andrei a recuperare le ritenute d’acconto… (in che misura? Oltretutto alcuni pagamenti che ho ricevuto non sono sicuro siano ritenute d’acconto, essendo stati fatti da aziende estere che spero mi inviino la documentazione a fine anno). Mi pare inoltre di capire che non dovrei nemmeno pagare ulteriori tasse relative ai diritti d’autore, giusto? Grazie ancora
ottobre 28, 2015 at 21:03
Se il committente della prestazione è un soggetto passivo (con partita Iva) Italiano, le avrà applicato una ritenuta d’acconto del 20%, ma questo doveva indicarlo anche lei nelle ricevute emesse. Se il committente è estero, non deve essere applicata alcuna ritenuta, e il soggetto estero non credo le invierà alcuna documentazione. Sui diritti d’autore lei pagherà l’Irpef, e nessun altra imposta sui redditi.
novembre 12, 2015 at 11:20
Salve, io proprio non capisco la burocrazia. Le spiego il mio caso e spero che possa aiutarmi.
Durante il 2015 ho un contratto di cessione dei diritti d’autore che mi fa percepire circa 4000-4500€ lordi l’anno. Dall’inizio del 2015, ho iniziato un lavoro “classico”, con contratto di apprendistato che mi fa percepire circa 26k€ di RAL lordi + un’indennità di trasferta mensile che mi fa salire il reddito lordo intorno ai 30k€/anno.
Visto che il 2015 inizia a finire e visto che è il primo impiego vorrei capire cosa devo fare a livello di dichiarazione dei redditi. Credo che a fine anno la mia azienda mi dia il CUD.
Ho letto che se “si tratta di un lavoratore autonomo non iscritto ad una delle Casse dei professionisti e non rientrante nelle categorie degli artisti iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo ex ENPALS” allora “il compenso percepito per lo sfruttamento economico del diritto di autore da parte lavoratore autonomo non iscritto al Fpls né ad una Cassa Professionale è escluso da qualsiasi obbligo contributivo, anche nei confronti della Gestione separata ex art. 2, comma 26, L. n. 335/1995.”
Dunque posso non dichiarare nulla, mettere il mio CUD nel cassetto e fine? Oppure devo dichiarare? Se si come? Nel 2015 risulto ancora nel nucleo familiare di origine dove mio padre percepisce il suo reditto.
novembre 12, 2015 at 14:03
lei ha due redditi da dichiarare, quello di lavoro dipendente per il quale riceverà il modello Cu (che sostituisce il Cud), e redditi da diritti d’autore. Per questo motivo deve presentare la dichiarazione dei redditi (modello 730) per determinare il suo reddito imponibile e sottoporlo a tassazione, al netto delle trattenute che ha già ricevuto nel modello Cu. Se fino allo scorso anno lei risultava fiscalmente a carico di suo padre quest’anno non lo sarà più quindi lui perderà le detrazioni spettanti.
1- Che tasse si pagano sui compensi come diritto d’autore? SU 4000€ lordi/anno intendo.
2- Se nel 2016 smetto con il mio lavoro, e torno ad avere come reddito solo quello derivante dai diritti d’autore, devo fare comunque una qualche dichiarazione dei redditi a fine anno? Essendo sotto i 4600€ l’anno, mi pare che non ci sia bisogno di far nulla, giusto?
3- Al contrario, se nel 2016 facessi solo il lavoro con il contratto di apprendistato e smetto con i diritti d’autore, il Cu varrebbe già da dichiarazione dei redditi (lo fa la mia azienda) ed io non devo fare il 730. Giusto?
4- Non avendo idea di come fare questa documentazione, oltre che ad un professionista pagato (commercialista) a chi mi posso rivolgere per darmi una mano?
novembre 12, 2015 at 15:51
1) il reddito da diritto d’autore confluisce nel reddito imponibile Irpef per scaglioni. Lei avendo anche redditi da lavoro dipendente per trovare il reddito imponibile sommerà i due redditi e poi applicherà gli scaglioni Irpef.
2) Se ha solo redditi da diritto d’autore sotto i €. 4.800 non deve presentare la dichiarazione dei redditi.
3) Se percepisce solo redditi da lavoro dipendente non deve presentare il 730.
4) Per fare il 730 può rivolgersi ad un commercialista o ad un Caf, ma per entrambi il servizio è a pagamento.
novembre 12, 2015 at 16:52
Ho un altro dubbio sugli 80 € di Renzi, ma scrivo il commento sotto il post a tal proposito.
novembre 30, 2015 at 23:40
Salve, se rilascio ricevuta con ritenuta del 20% sul 60 lordo, il committente deve bonificarmi solo il netto e pagare a parte la parte di ritenuta del 20%? O deve pagarmi interamente la somma e poi sarò io a versare le spettanze della ritenuta?
dicembre 1, 2015 at 8:38
se il committente è sostituto d’imposta le bonificherà il compenso netto, in quanto è di sua spettanza trattenere il 20% del compenso lordo e versarlo all’Erario per conto del prestatore d’opera.
dicembre 2, 2015 at 9:50
Salve, sono un lavoratore dipendente a tempo indeterminato e come hobby scrivo e pubblico libri (narrativa) “appoggiandomi” ad una piattaforma di vendita on line di proprietà di terzi. Mi permetto di rivolgervi due domande.
Uno. Come si rapportano fra loro diritti d’autore e cassa integrazione? Per l’intero anno 2016 sarò in cassa integrazione come lavoratore dipendente, posso percepire sia la cassa integrazione che i proventi derivanti dalla vendita del libro? Oppure una fonte di reddito esclude l’altra?
Due. La piattaforma on line su cui mi appoggio per la pubblicazione e vendita dei miei libri ha applicato una ritenuta d’acconto per il 2015 del 20% sul 60% sui miei introiti. Come tasazione sui diritti d’autore, ho già pagato tutto allo Stato oppure devo comunque dichiararli nel 730 e far cumulo con il CUD da lavoratore dipendente?
Vi ringrazio anticipatamente e mi complimento per la vs professionalità,
dicembre 2, 2015 at 17:48
la ringrazio innanzitutto per i complimenti.
1) La disciplina attualmente in vigore prevede che lei possa effettuare prestazioni di lavoro autonomo, come quella legata allo sfruttamento dei diritti d’autore fino ad un massimo di €. 4.800 senza perdere lo stato di disoccupazione. Naturalmente dovrà comunicare all’Inps, l’attività che sta svolgendo, e il reddito che prevede di conseguire ogni anno.
2) Lei è tenuto a dichiarare all’interno del modello 730 i redditi percepiti come sfruttamento dei diritti d’autore, precisamente nel quadro dedicato ai “redditi diversi”. Anche questi redditi, infatti, concorrono alla determinazione del reddito imponibile ai fini Irpef (in pratica fanno cumulo con il Cud). Da tale Irpef potrà portare in deduzione l’importo delle ritenute d’acconto che le ha operato il committente.
febbraio 7, 2016 at 15:25
Sono un ingegnere informatico libero professionista, con partita iva individuale, iscritto all’albo e a Inarcassa.
Mi conferma che la cessione ad una Srl dei diritti di sfruttamento economico di un software di cui sono autore (eventualmente depositato in SIAE) ricade sotto i redditi da diritto d’autore e non in quelli derivanti dall’esercizio della professione (pertanto base imponibile 75% ed esclusione da contributi inarcassa) ?
febbraio 8, 2016 at 8:40
Salve, quanto afferma è corretto, la cessione dei diritti di un software rientra nella disciplina riguardante lo sfruttamento dei diritti d’autore.
marzo 14, 2017 at 0:05
Non ho trovato nulla nei regolamenti Inarcassa circca l’assoggettabilità dei redditi da diritto d’autore percepiti dall’autore (ingegnere iscritto).
Vale l’analogia con l’INPS e quindi sono esclusi ?
marzo 14, 2017 at 7:40
I redditi derivanti dallo sfruttamento del diritto di autore non prevedono versamenti previdenziali.
febbraio 9, 2016 at 13:05
SAlve, sto valutando l’apertura di una partita IVA, per adesso sto usando voucher ( max 2000 euro l’anno) e ritenuta d’acconto ( 5000 euro l’anno), posso anche sfruttare i 4800 della cessione del diritto d’autore? Tutti nello stesso anno? ( mi si è posto il problema perché alcuni clienti sono molto in ritardo coni pagamenti), grazie
febbraio 9, 2016 at 13:58
tutto dipende dall’attività che sta svolgendo. I voucher si adattano a qualsiasi tipo di attività (max €. 2.000), le prestazioni occasionali con ritenuta riguardano solo il lavoro autonomo (max. €. 5.000 lorde annue), mentre il diritto d’autore riguarda la cessione a terzi del diritto di utilizzazione di un opera. Non ci sono incompatibilità tra le varie discipline, a patto che si utilizzino per quella specifica attività.
Tenga presente che l’apertura della partita Iva si rende necessaria quando stiamo svolgendo un attività abituale, questo a prescindere dal volume annuo dei compensi percepiti. Se volesse approfondire il discorso legato all’apertura della partita Iva (regime fiscale applicabile, adempimenti annui, costi, budget previsionale), saremo lieti di aiutarla.
febbraio 9, 2016 at 15:32
Salve, non ci sono limiti per il diritto di autore giusto? Una persona può guadagnare anche 100000 euro l’anno per diritti di autore senza obbligo di apertura di partita iva, è corretto?
febbraio 9, 2016 at 16:03
è corretto per il diritto d’autore non vi sono limitazioni, tuttavia nessuno le vieta, se più conveniente di aprire partita Iva e fatturare le prestazioni.
febbraio 24, 2016 at 14:25
le sottopongo la mia questione.
Sono beneficiaria di un bando per un periodo di ricerca che richiede però il mantenimento dello stato di disoccupazione per tutta la durata del progetto, che finisce a ottobre 2016 (secondo l’ufficio di collocamento mantenibile fino a 8000 euro lordi per reddito da lavoro).
Per essere pagata da un precedente lavoro svolto nel 2015 ho fatto a gennaio 2016 una nota con ritenuta d’acconto pari a 5000 euro lordi. Mi dovrebbero essere pagati ancora (sempre per il 2015) 3000 euro (netti) e essendo la prestazione svolta per una testata volevo chiederle se
– questa la tipologia di nota con cessione di diritto d’autore è compatibile con l’altra (ritenuta d’acconto)
– se la somma va a cumularsi con i 5000 euro lordi ricevuti, andando a costituire il reddito da lavoro
Tutto questo per non perdere lo stato di disoccupazione e poter continuare il progetto di ricerca.
febbraio 24, 2016 at 16:03
lo stato di disoccupazione può essere mantenuto se nell’anno si percepiscono compensi di lavoro dipendente inferiori a €. 8.000 o compensi di lavoro autonomo inferiori a €. 4.800. Il compenso che percepirà nel 2016 per il lavoro presso la testata giornalistica confluirà tra i redditi legati al lavoro autonomo. Se nel 2016 percepirà somme superiori alla soglia di €. 4.800, perderà lo stato di disoccupazione. Mi sembra di capire che lei nel 2016 percepirà circa €. 8.000 per redditi di lavoro autonomo, quindi superiori alla soglia per la disoccupazione. Il limite di €. 8.000 riguarda esclusivamente redditi di lavoro dipendente.
febbraio 24, 2016 at 16:14
ma quindi, da quanto scrive, già con la nota con ritenuta d’acconto di 5000 euro lordi avrei superato la soglia per la disoccupazione?
E se avessi un reddito misto? (autonomo/dipendente) la soglia da non superare quale sarebbe?
febbraio 24, 2016 at 16:31
Si, già con la prima ricevuta da €. 5.000 avrebbe perso lo stato di disoccupazione.
Se nell’anno percepisse entrambe le tipologie di reddito dovrebbe verificare per il lavoro dipendente ha un contratto superiore ai 6 mesi con un reddito maggiore di €. 8.000. Se poi percepisse anche redditi di lavoro autonomo, la disoccupazione sarebbe sicuramente superata, in quanto sarebbe tenuta a presentare la dichiarazione dei redditi e a versare l’Irpef che risulterebbe dovuta.
febbraio 27, 2016 at 13:12
Tramite una piattaforma online ho ricevuto quest’anno una cifra irrisoria (qualche decina di euro) per diritti d’autore (con ritenuta di accondo versata).
Devo comunque compilare il quadro del 730 apposito o c’è un minimo?
febbraio 27, 2016 at 15:19
Salve, dipende se nell’anno ha percepito anche altre tipologie di reddito. In caso positivo allora è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi. Nel caso in cui, invece, questo sia stato l’unico reddito percepito nell’anno non è obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi.
marzo 2, 2016 at 7:30
approfitterei della gentilezza per un caso leggermente diverso dagli altri.
Tramite una piattaforma on-line canadese (badi bene: NON è una casa editrice), sto vendendo un mio e-book. Loro effettuano il pagamento ogni mese delle royalty in dollari tramite PayPal, senza applicare alcuna ritenuta di acconto (in quanto stato estero). In questo caso come mi devo comportare? Percepisco già un reddito da lavoro dipendente. Se ho capito bene, il reddito da diritto d’autore consisterà in quello che effettivamente percepirò in euro (alla cifra in dollari bisogna togliere quello che si perde con il cambio EUR/USD, più le commissioni di PayPal). Ma non avendo alcuna ritenuta di acconto alla fonte, in questo caso come funziona? Mi basterà l’anno prossimo (2017) aggiungere questo reddito al 730 precompilato per conoscere la mia reale tassazione?
marzo 2, 2016 at 8:44
il reddito che percepisce deve essere riportato nella ricevuta che rilascerà alla piattaforma che si occupa della vendita del suo libro. Essendo un’azienda estera non dovrà essere applicata alcuna ritenuta di acconto. Lei indicherà questo reddito nel quadro relativo ai “redditi diversi”, di cui all’articolo 67 del Tuir, nel modello 730. Tale reddito, al netto dei costi sostenuti, come le commissioni paypal e il cambio (che dovranno essere documentati), andrà a sommarsi ai suoi redditi da lavoro dipendente, formando la base imponibile Irpef, che poi sarà soggetta a tassazione.
marzo 2, 2016 at 11:57
Grazie mille. Questo post mi ha aiutato molto a capire l’argomento.
marzo 10, 2016 at 17:14
Buongiorno, ecco il mio caso.
Voglio accettare una nota d’autore che nei prossimi mesi mi frutterà 2100 al mese per dieci mesi.
– Domanda 1: sono in stato di disoccupazione da dicembre. Mi spettano circa altre 18 mensilità. Posso congelarla e fare nuova richiesta nel caso tra dieci mesi resti disoccupato e così recuperare le mensilità ancora spettanti di disoccupazione?
– Domanda 2: con la nota d’autore il versamento all’INPS o altro istituto previdenziale è OBBLIGATORIA?
marzo 10, 2016 at 17:20
1 – Le cifre che andrà a percepire faranno si che lei non abbia più diritto alla disoccupazione. Dovrà, pertanto, comunicare all’Inps la perdita dei requisiti per la disoccupazione. Potrà beneficiarne nuovamente se in futuro avrà di nuovo i requisiti per poterne godere;
2 – In caso di sfruttamento del diritto di autore la contribuzione all’Inps non è obbligatoria.
marzo 10, 2016 at 17:26
La ringrazio per la tempestività e mi scuso anticipatamente per un’ultima domanda che mi era sfuggita.
– Nel caso volessi mantenere costante la contribuzione Inps, che percentuale mi verrebbe chiesta e su quale imponibile?
In ogni caso, grazie ancora per la qualità del vostro lavoro.
marzo 10, 2016 at 17:41
Nel caso volesse avere contribuzione Inps dovrebbe iscriversi alla Gestione separata, e versare i relativi contributi calcolati sulla base del 27,72% del reddito ottenuto dall’attività. Tali contributi sarebbero versati alle date di versamento delle imposte sui redditi: a giugno saldo dell’anno precedente e acconto per l’anno in corso, e a novembre il secondo acconto per l’anno in corso. La Gestione separata dell’Inps è piuttosto onerosa, ma se non si può versare ad una cassa privata, l’unico modo è questo. Considerato che trattasi di contribuzione volontaria, provi a verificare la convenienza nel caso in cui stipulasse una polizza privata.
marzo 10, 2016 at 17:47
Vaglierò l’opportunità di riferirmi ad una polizza privata.
marzo 15, 2016 at 23:14
Salve, ho una questione abbastanza complessa da porre.
Nell’ultimo anno ho lavorato come lavoratore autonomo per un’azienda che mi ha corrisposto un compenso lordo di circa 15000 euro. Il contratto era di cessione di diritto d’autore con durata annuale.
Vorrei capire la mia posizione dal punto di vista contributivo. Essendo io iscritto all’ex enpals ormai da 10 anni, ho obbligo di versare i contributi? Se si, in che misura e con quale modalità? (negli anni precedenti ho versato all’INPS).
marzo 16, 2016 at 8:43
i compensi derivanti dallo sfruttamento del diritto d’autore non hanno l’obbligo di contribuzione Inps. In pratica, qualora volesse effettuare i versamenti dovrà farlo autonomamente tramite versamenti alla Gestione separata. Si informi presso l’Inps se i suoi versamenti alla gestione ex enpals possono essere ricongiunti con la gestione separata.
marzo 16, 2016 at 9:05
Grazie della celere risposta! Vorrei chiarire una cosa…se non ho obbligo verso INPS, non ho obbligo quindi neanche verso ex Enpals? Mi era parso di leggere in rete che essendo iscritto all’ex Enpals i contributi sarebbero comunque un obbligo.
marzo 16, 2016 at 14:19
Gli unici soggetti tenuti al versamento dei contributi alla Gestione separata sono i soggetti iscritti al Fondo Pensioni dei Lavoratori dello Spettacolo (Fpls).
luglio 26, 2016 at 0:57
Salve, se non sbaglio l’ex enpals è denominato ora proprio FPLS.
Anch’io sono nella stessa situazione di Matteo, ho P.Iva con regime dei minimi come lavoratore autonomo esercente attività musicale.
Fatturo le prestazioni concertistiche pagando agibilità enpals e inoltre fatturo anche la cessione di diritti editoriali; vorrei capire se, essendo io iscritto all’enpals, sono tenuto a pagare i contributi previdenziali per le fatture relative alla cessione dei diritti e in quale misura.
Grazie, complimenti per la gestione del blog.
luglio 26, 2016 at 8:47
La ringrazio molto per i complimenti. In generale lo sfruttamento del diritto d’autore non prevede contribuzione previdenziale obbligatoria. Gli unici soggetti tenuti al versamento dei contributi previdenziali sono i lavoratori dello spettacolo iscritti all’FPLS, i quali sono tenuti comunque al versamento previdenziale. Le consiglio di contattare direttamente l’Inps per avere conferma dell’applicazione dei contributi anche nel suo caso specifico.
marzo 18, 2016 at 7:03
Buongiorno e complimenti per la sua professionalità e competenza.Sono un fotografo che ha aperto la P.i. Nel lontano 1985,sono sempre stato iscritto alla Camera di Commercio come Artigiano,negli ultimi due anni vista la crisi e la non più sostenibilità di tutte le incombenze fiscali mi sono cancellato e sono diventato libero professionista con ritenuta d’acconto e gestione separata.Il mio commercialista mi ha sempre detto che non posso applicare la norma della cessione del diritto d’autore e quindi fuori campo iva.Il mio lavoro consiste nella realizzazione di immagini creative e non tecniche(riproduzioni)e consegnò al cliente un file digitale, mi occupo principalmente di immagini per la moda e di paesaggio.Secondo la sua esperienza nelle future fattura posso applicare tale norma.Grazie.
marzo 18, 2016 at 9:45
la ringrazio per i complimenti. Forse può esserle utile leggere questo contributo che abbiamo realizzato sull’attività di fotografo. Il regime fiscale con cui può esercitare un fotografo è quello di impresa artigiana, oppure di professionista, a seconda della modalità con cui intende esercitare l’attività. Accanto a queste due tipologie è possibile utilizzare la cessione del diritto d’autore, ma solo in particolari circostanze: deve trattarsi di immagini con taglio creativo; deve riguardante impieghi editoriali: sono esclusivi impieghi commerciali o pubblicitari dell’opera; la cessione è effettuata da professionista o da persona fisica. A mio avviso, quindi, quello che le ha detto il suo commercialista è corretto.
marzo 18, 2016 at 14:44
approfitto della sua gentilezza e competenza per porre un quesito che mi riguarda.
A breve dovrei concludere la vendita di un testo ad una casa di produzione televisiva estera (inglese). Leggo nelle sue risposte precedenti che non mi verrà effettuata la ritenuta d’acconto, ma che dovrò dichiarare la cifra ricevuta fra i “redditi diversi” nel 730. Me lo conferma? Se è così, mi spetta comunque la deduzione del 25%?
Il pagamento mi arriverà da parte della mia agente (anch’essa inglese) e, essendo questi gli accordi presi e regolati contrattualmente fra me e l’agenzia, sarà pari all’85% dell’importo pagato dalla casa di produzione. Tutto ciò che riguarda la tassazione italiana riguarderà questo 85% che è quello che io effettivamente percepisco, e non il 15% che invece spetta alla mia agenzia, giusto?
Il testo in questione è stato prodotto tempo addietro, mentre la vendita avviene adesso, ovvero in un momento in cui mi trovo in aspettativa per gravidanza a rischio. C’è qualche incompatibilità fra questi due redditi?
marzo 18, 2016 at 17:27
la ringrazio molto per i complimenti. Se il committente della prestazione è un soggetto estero non le sarà applicata in fattura la ritenuta d’acconto. Questo significa che dovrà indicare il compenso nel quadro dei redditi diversi del modello 730, al netto della deduzione forfettaria spettante. Tale reddito sarà assoggettato poi ad Irpef. In pratica sarà assoggettato a tassazione l’85% del compenso che poi sarà ridotto per le deduzioni forfettarie. Per quanto riguarda l’aspettativa non dovrebbero esserci problemi, ma non essendo materia di cui mi occupo abitualmente, le consiglio comunque di chiedere ad un consulente del lavoro.
maggio 2, 2016 at 12:41
Buongiorno cortesemente avrei bisogno di qualche delucidazione al riguardo dei miei diritti d’autore.
Nel 2015 ho percepito € 3600 lordi di un lavoro stagionale estivo ed 880 € di diritti d’autore. La casa che si occupa della vendita online e spedizione cartacea dei miei libri mi ha inviato un mod. 1042S / 2015 nel quale risulta nella casellina 3b” tax rate 30,00″ (che dovrebbe essere la percentuale di tassa applicata sulle mie vendite dalla società americana)
Come mi devo comportare? Devo fare il mod. 730? Avrei anche delle spese mediche da detrarre e non ho ancora raggiunto gli anni 30.
Ringrazio ed attendo gentile risposta.
Complimenti per il sito chiaro ed interessante.
maggio 2, 2016 at 17:08
Salve e grazie, il modello che le hanno inviato è relativo ai redditi percepiti dagli USA. Le consiglio di presentare la dichiarazione dei redditi, sia per le detrazioni di cui può beneficiare, sia per scomputare le imposte pagate all’estero sui redditi percepiti.
maggio 9, 2016 at 14:18
Salve vi chiedo per favore delle informazioni, a dicembre 2015 ho pubblicato un libro tramite una casa editrice on line, che si occupa della vendita sia on line che cartacea, non avendo superato la soglia di guadagno minimo per le vendite nel 2015 non mi ha inviato nulla come compenso per diritto d’autore, mentre sempre tramite detta piattaforma ne ho acquistato tre centinaia di cui un terzo sono stati venduti da me durante alcune presentazioni con ricevuta generica, vi chiedevo cortesemente alcune delucidazioni: dal 2015 lavoro come dipendente presso una ditta, per i libri venduti da me direttamente posso presentare il 730 o devo fare l’unicoi? inoltre nella denuncia dei redditi devo dichiarare anche il contributo avuto da due ditte (mediante bonifico) che mi hanno dato un aiuto per la pubblicazione e la stampa ed infine posso detrarre la fattura per l’acquisto da me sostenuto dei libri sopra citati? il 730 o l’unico devo presentarlo obbligatorio mante tramite caf o commercialista? grazie .per la vostra cortesia Saluti Stefano
maggio 9, 2016 at 14:40
Salve, se lei è tutt’ora lavoratore dipendente può presentare il modello 730 per dichiarare i redditi percepiti dal lavoro dipendente e come compenso derivante dal libro per il quale ha ceduto i diritti alla casa editrice. Nella disciplina fiscale dei proventi derivanti dal diritto di autore non è prevista la deduzione analitica dei costi. Questo in quanto la percentuale dei proventi che sarà tassata è ridotta forfettariamente proprio per tenere in considerazione i costi sostenuti per l’esercizio dell’attività. Il modello 730 può presentarlo anche lei direttamente tramite il 730 precompilato chiedendo le chiavi di accesso all’Agenzia delle Entrate. Se non è esperta e non riesce a compilare i quadri, le consiglio di presentarlo tramite un Caf o meglio un Dottore Commercialista.
maggio 14, 2016 at 11:37
sono un lavoratore dipendente con rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Alcuni anni or sono ho pubblicato un libro di testo scolastico per il quale ogni anno la casa editrice mi versa una piccola somma per i diritti d’autore sulle vendite. Il CAAF ha sempre inserito queste somme nel quadro “redditi diversi” del 730. Per entrambe le fonti di reddito sono in possesso dei relativi CU.
Quest’anno l’Agenzia delle Entrate ha precompilato il mio 730 nel quale il reddito proveniente dalla casa editrice e’ stato inserito automaticamente nel quadro “redditi assimiliati a lavoro dipendente”. Qual’e’ la cosa corretta da fare?
maggio 15, 2016 at 20:49
Salve, i redditi derivanti dallo sfruttamento dei diritti d’autore sono considerati redditi diversi ai fini della tassazione Irpef, così come indicato dall’articolo 67 del Tuir. Quanto ha trovato nel 730 precompilato non è corretto.
maggio 31, 2016 at 14:31
dalle analisi precedenti ho compreso che in caso di possesso partita IVA in regime dei minimi la fatturazione per cessione diritti d’autore va considerata per il limite dei 30.000. Per questo tipo di operazioni va emessa fattura in art. 1 come per le altre operazioni relative alla partita iva senza quindi considerare le regole di ritenuta d’acconto e deduzioni forfettarie previste? Applicando quindi alla fine dell’anno l’imposta sostitutiva agevolata?
Oppure va emessa la fattura rispettando le regole di cessione diritti d’autore applicando la ritenuta d’acconto e pagando a fine anno l’aliquota IRPEF calcolata in dichiarazione dei redditi?
giugno 1, 2016 at 22:58
Se appartiene al regime dei minimi deve rispettare le regole del regime in merito alla ritenuta, quindi non sarà assoggettata, ma sarà applicata l’imposta sostitutiva a fine anno.
giugno 8, 2016 at 11:06
sono autore di un Software e amministratore di una SRL Unipersonale che lo sfrutta dal punto di vista commerciale.
* Posso godere dello sgravio?
* La registrazione alla SIAE è obbligatoria per lo sgravio?
giugno 8, 2016 at 21:18
Salve, per poter godere della disciplina legata allo sfruttamento del diritto di autore è necessario che il software sia di sua proprietà e che vi sia un contratto che lega lo sfruttamento dello stesso da parte della Srl. Il compenso da lei percepito, sarà oggetto della disciplina legata al diritto di autore. La registrazione alla SIAE non è legata alla disciplina fiscale, ma deve verificare se nel suo caso l’iscrizione è obbligatoria.
giugno 16, 2016 at 3:34
ho lavorato fino a marzo 2015 come dipendente poi a metà aprile ho cominciato a percepire la naspi.
Il problema è che nel frattempo ho pubblicato tramite una società estera di self publishing e ho venduto 3 copie di un ebook, avrei dovuto comunicare entro un mese dalla vendita della mia prima copia l’inizio di attività autonoma lavorativa all’inps (e presunti introiti) per non rischiare di perdere la Naspi? o i redditi vanno calcolati sotto redditi diversi nel 730 e quindi nulla aventi a che fare con attività lavorativa? (da dichiarare quindi l’anno prossimo senza il rischio di perdere la Naspi)?
giugno 16, 2016 at 9:24
Salve, l’attività di cessione di diritto d’autore è considerata comunque attività di lavoro autonomo, quindi, bisogna prestare attenzione a non superare la soglia prevista di €. 4.800 al di sopra della quale si perde lo status di disoccupazione, e quindi, di conseguenza, la Naspi.
giugno 16, 2016 at 9:36
grazie è un sollievo ero veramente preoccupato, il suo lavoro di fare chiarezza nella giungla della burocrazia è lodevole
giugno 16, 2016 at 10:28
Grazie, torni a trovarci e a seguire il sito.
giugno 16, 2016 at 10:39
mi scuso se intervengo in una circostanza che non e’ di mia competenza, ma vorrei sollevare una possibile questione in merito alla domanda del lettore Rico.
La pubblicazione tramite siti di self-publishing solitamente NON comporta la cessione del diritto d’autore, bensi’ la corresponsione di una percentuale sulle vendite effettuate dal sito. L’editore quindi non risulta essere il gestore del sito di self-publishing, bensi’ l’autore medesimo che mantiene suo il diritto d’autore.
Mi chiedo se una tale circostanza configuri un tipo di posizione fiscale differente da quanto esposto nella precedente risposta.
giugno 16, 2016 at 10:46
Salve, l’autore di una pubblicazione che si avvale di un soggetto terzo, in questo caso una piattaforma web, per la pubblicazione di un suo documento, ricevendone in cambio una remunerazione parziale derivante dalla vendita rientra nella fattispecie della disciplina legata allo sfruttamento del diritto di autore. L’autore dell’opera cede parzialmente a terzi il diritto di pubblicazione dell’opera in cambio di una percentuale sulle vendite della stessa. Mi sembra di capire che sia quanto avviene in questi siti.
giugno 24, 2016 at 23:17
Buonasera, ho letto con attenzione le Sue risposte relative ai minimi. Tuttavia spero che mi possa dare un consiglio o una conferma in merito alla seguente situazione: è possibile percepire (incassando senza aver emesso fattura e assolutamente occasionalmente ma ottenendo a fine anno una CU con la causale “B”) un reddito (anche minuscolo) derivante dalla utilizzazione economica da parte dell’autore, di opere dell’ingegno (faccio riferimento ad un soggetto, seppure pubblicista, che scrive occasionalmente come “hobby” un articolo all’anno per un giornale), senza che tale ammontare venga sommato al reddito derivante da un attività nel regime dei minimi (attività diversa, per esempio praticante commercialista o avvocato)? Il dubbio mi viene sopratutto per il fatto che in base alla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 13/2008, quesito 1.9, tale ammontare non rileva per la verifica del superamento dei 30.000 (fatturati, appunto, nel regime dei minimi con una partita iva che chiariamente non prevede come attivita la scrittura ma solo quella da commercialista o avvocato per fare un esempio) se classificato come reddito diverso ai sensi dell’art. 67 TUIR. Tuttavia l’utilizzazione economica da parte dell’autore è disciplinata dall’art. 53, c. 2, lett. b) (cosa che dovrebbe certificare anche la causale “B” sulla CU). Nel caso esposto i due redditi (seppure distintamente indicati in RL e LM) si sommano per la verifica del superamento dei 30.000?
giugno 25, 2016 at 9:55
Salve, da un punto di vista Iva lei è tenuto a fatturare l’operazione ma poi la stessa non sarà considerata nella disciplina legata al regime dei minimi ma dovrà essere considerata nella disciplina del diritto di autore, quindi inserita nel quadro RL di Unico seguendo le regole di determinazione del reddito di questa fattispecie reddituale.
giugno 25, 2016 at 16:01
Grazie per la risposta. Ma mi rimane il dubbio: il commercialista/avvocato fattura 30.000 Euro attraverso la sua partita iva (che si riferisce solo all’attività di commercialista). Tale ammontare viene inserito nel quadro LM. Inoltre al soggetto viene riconosciuto (senza appunto emettere fattura per la cessione dei diritti d’autore) un compenso per l’attivita da pubblicista, da indicare in RL (l’attività è occasionale). A questo punto i due redditi non dovrebbero sommarsi per la verifica del limite dei 30.000? Se fosse cosi il soggetto potrebbe rimanere nel regime dei minimi (in quanto, oltre a non superare il limite dei 30k non eccede nessun altro limite richiesto)?
giugno 27, 2016 at 8:39
Per quanto riguarda la soglia dei €. 30.000 annui per la permanenza nel regime dei minimi, come chiarito dalla Risoluzione n. 311/E/2008 tale compenso concorre a formare reddito da considerare per il limite della soglia di permanenza nel regime.
luglio 4, 2016 at 13:15
Salve, lavoro per un azienda che produce prodotti hardware e software per aziende,
per quanto riguarda i software se venissero registrati alla SIAE dall’ azienda, tramite un
rappresentante legale, essendo utili d’impresa quelli derivanti dalla vendita delle licenze
d’uso di tali software non si potrebbero operare le deduzioni mi pare di capire?
Per concludere non c’é modo per un azienda di dedurre i costi derivanti dalla creazione di nuovi
prodotti informatici, possono solo le persone fisiche?
luglio 4, 2016 at 14:17
Salve, se l’attività viene svolta da un’impresa tutti i ricavi percepiti vengono attratti nel reddito di impresa, quindi la disciplina che ha letto non è applicabile. Le imprese determinano il loro reddito ai fini Ires, attraverso la differenza tra ricavi tassabili e costi deducibili.
luglio 4, 2016 at 16:11
Grazie della risposta, le chiedo un ultima cosa, sarebbe possibile però se si mettesse una persona come autore e esso cedesse all’impresa i diritti all’utilizzazione economica dell’opera, dopo averla registrata e con un contratto di cessione dei diritti d’ autore, egli rientrerebbe in questo caso in tale disciplina?
P.S. Naturalmente non un dipendente o collaboratore dell’ impresa ma una persona esterna.
luglio 4, 2016 at 16:26
La risposta è positiva, si tratterebbe di redditi derivanti dallo sfruttamento di diritto di autore. Naturalmente serve un contratto.
Buongiorno, solo una precisazione. Alla fine del Suo articolo porta un esempio:
Rigo RL31 ritenuta d’acconto su €. 10.000, pari a €. 2.000
Sbaglio oppure al rigo RL31 la ritenuta d’acconto del 20% si applica a 6000€ e non a 10mila? Grazie. Stefano
luglio 4, 2016 at 16:23
Salve, affermazione corretta, è un refuso che ho provveduto a correggere.
luglio 7, 2016 at 12:26
grazie innanzi tutto del lavoro che svolgete!
mi trovo in un caso particolare rispetto ai commenti precedenti, relativi alla vendita all’estero di opere d’ingegno. Diversamente dagli altri io non ho un lavoro e talvolta mi capita di creare illustrazioni in maniera del tutto occasionale. Finora ho sempre svolto quest’attività in italia, compilando poi il modello unico a fine anno. Ora però la richiesta mi è arrivata dall’estero. Come mi devo comportare nella ricevuta che farò e nella successiva dichiarazione del modello unico? Io ho sempre solo calcolato la ritenuta d’acconto, ma mi pare di capire che valga solo per l’Italia.
luglio 7, 2016 at 14:01
Salve, se il suo committente è estero dovrà rilasciare ricevuta ma senza applicazione della ritenuta di acconto. Tenga presente che se l’attività diventa abituale dovrà necessariamente aprire partita Iva.
luglio 7, 2016 at 16:14
Buongiorno, e complimenti per la chiarezza e competenza.
Nel 2015 ho ricevuto un reddito di 3600E con ritenuta d’acconto, era illustrazione per l’editoria, quindi immagino diritto d’autore (dato che è stato tassato al 20% del 75%). Il non raggiungimento dei 4800E annui comporta che non dovevo dichiararlo nel 2016 vero?
Quest’anno (2016) percepirò altro reddito simile, ma sforando i 4800, inoltre prevedo delle entrate da prestazioni per editori USA (quindi non tassate alla fonte) a questo punto, nel 2017 dovrò compilare l’UNICO o il modello 730? e quindi, come sarà tassato l’eventuale reddito dall’estero? GRAZIE!
luglio 7, 2016 at 18:02
Salve, lei dovrà compilare il modello Unico, in particolare il quadro RL dedicato ai redditi diversi, sia per le prestazioni nazionali che per quelle estere. Tutto il reddito sarà tassato a Irpef, senza distinzioni. Per le prestazioni estere non riceverà alcuna ritenuta d’acconto.
luglio 7, 2016 at 18:49
Ma posso continuare a lavorare senza dover avere p. IVA? dato che in Italia vengo pagato con anticipi sui diritti d’autore e ritenuta d’acconto?
E quindi la ritenuta, viene recuperata (tutta?) a seguito della dichiarazione con UNICO PF (come dice lei, solo quella versata sui guadagni italiani)
luglio 7, 2016 at 20:47
La ritenuta viene recuperata perché il reddito percepito non supera la soglia dei €. 4.800. Superando la soglia ci saranno imposte da pagare. Questo è quanto bisogna fare. Per la partita Iva il discorso è più complesso, non affrontabile in un commento.
luglio 8, 2016 at 14:35
Salve, è possibile emettere ricevute con ritenuta di acconto per diritti d’autore anche a una associazione Onlus? In questo caso la ricevuta è uguale a quella normale o prevede frasi o esenzioni specifiche? La onlus può pagare diritti di autore a un collaboratore esterno (quindi non socio)? grazie della disponibilità
luglio 8, 2016 at 17:51
Certamente, è possibile emettere la ricevuta per diritti di autore anche nei confronti di una Onlus, applicando sempre la ritenuta di acconto.
luglio 22, 2016 at 12:43
Buongiorno, ho recentemente realizzato un software per pc; nel caso lo vendessi direttamente all’utente finale, anzichè essere distribuito da terzi, mi verrei a trovare in una situazione di tipo commerciale e non sarebbe configurabile il reddito da diritto d’autore? ho capito bene? oppure posso vendere direttamente il mio software e classificarlo come reddito da diritto d’autore?
luglio 22, 2016 at 15:45
Salve, se lei cede un opera effettua un’attività di tipo commerciale. Se invece un soggetto terzo si incarica di effettuare per lei la cessione in cambio di proventi in percentuale sul ricavato ecco che si configura lo sfruttamento del diritto di autore.
luglio 24, 2016 at 22:50
Salve, complimenti per l’articolo. Vorrei una delucidazione in merito al seguente quesito..
Percepisco redditi da lavoro autonomo come direttore artistico per diverse produzioni cinematografiche e per tale attività ho aperto regolare partitata iva. (20% di R.A. ed IVA al 22%)
Oltre a tale attività cedo non di rado l’utilizzo dei diritti d’autore in riferimento ad altri lavori.
Per quest’ultimi il committente mi chiede comunque la fattura comprensiva di IVA al 22%, però applica la r.a. sul 75% del compenso.
1) E’ corretta la richiesta del committente?
2) Dovrei comunicare all’agenzia delle entrate una nuova attività con un diverso codice per la cessione dei diritti?
3) Se cedessi esclusivamente i diritti d’autore avrei bisogno di aprire la P. Iva (stante la non applicazione della stessa se non ho capito male)?
luglio 25, 2016 at 14:01
Salve, 1) Il committente effettua correttamente la ritenuta sul 75% del compenso, in quanto questo prevede la normativa sullo sfruttamento del diritto di autore. 2) Non è necessario comunicare la seconda attività, in quanto la disciplina sul diritto d’autore prescinde dalla partita Iva. 3) Se avesse solo proventi da diritto di autore potrebbe anche non tenere aperta la partita Iva.
novembre 3, 2016 at 10:15
Buongiorno, mi unisco agli altri fruitori per complimentarmi per la chiarezza e competenza e per ringraziare per questa opportunità
Devo emettere (per la prima volta) una notula per cessione diritti autore, non sono sicura di quale frase devo mettere al fondo fra le due che ho trovato su notule di altri e che riporto di seguito. Specifico che non ho partita IVA.
Esente I.V.A. ai sensi dell’art. 3, comma 4, lettera A, DPR 633/1972 e successive modifiche.
Fuori campo IVA. ai sensi dell’art. 5 DPR 633/1972 e successive modifiche.
Ringrazio per l’aiuto,
Salve e grazie. Come trova indicato anche nell’articolo la locuzione da indicare è “fuori campo Iva, ai sensi dell’articolo 3, comma 4, lettera A), del DPR n. 633/1972 e successive modifiche“. Nessuna delle due indicazioni che ha trovato è corretta.
novembre 3, 2016 at 16:58
grazie infinite per il chiarimento e la velocità, davvero grazie!
novembre 8, 2016 at 15:53
Buonasera, sono un dipendente con un contratto a tempo indeterminato,
iscritto all Fpls, cud annuale 28.000 circa. o superato i 35 anni
Da due anni a questa parte spicco parcella per circa 10.000 euro lordi annui per diritti di autore tv.
li ho aggiunti nel 730, come altri redditi. li devo comunicare anche all inps? se si in che modo?
novembre 8, 2016 at 16:38
I redditi da diritto di autore non sono soggetti a contribuzione Inps.
novembre 14, 2016 at 15:35
in effetti dall’articolo, sembrerebbe che invece gli iscritti come ex enpals
debbano iscriversi alla gestione separata dell’inps… quindi non è cosi?
novembre 16, 2016 at 15:33
Grazie per il suo articolo, finalmente qualcuno spiega in modo chiaro la questione…
Un dritta (forse una richiesta ingenua). Da freelance a Partita Iva da più di 10 anni, scopro solo di recente che parte dei miei lavori avrebbero potuto ricadere in pieno nella Cessione del Diritto d’Autore. Mi appresto quindi a correggere la rotta, differenziando le attività. Quando produrrò i documenti volti al pagamento per la cessione del diritto d’autore, nella mia intestazione potrò/dovrò mantenere l’indicazione della P. Iva o dovrò indicare solo il mio codice fiscale?
Grazie per l’eventuale aiuto!
novembre 16, 2016 at 15:37
Salve, se lei ha partita Iva aperta dovrà fatturare i proventi da diritto d’autore con la partita Iva esattamente come sta facendo. La disciplina che prevede l’emissione della ricevuta riguarda solo i soggetti che svolgono attività riguardante lo sfruttamento di diritti di autore e che non hanno partita Iva. Se lei ha partita Iva perché parte dei proventi riguardano altra attività, quello che sta facendo adesso è corretto. Spero di aver chiarito il suo dubbio.
novembre 29, 2016 at 22:24
Buonasera! Complimenti e grazie per la disponibilità e preparazione!
Avrei una domanda… sono illustratrice e lavoro da anni applicando la cessione diritti d’Autore, fino a qui tutto bene, ora mi è arrivata una proposta di lavoro dall’estero. Mi chiedo come funzioni: se la medesima nota che uso per la cessione dei diritti possa applicarla anche a questa casa editrice, se debba tradurla, se ha voci che debba segnare… se abbia la medesima marca da bollo da due euro… Tutte nozioni che commercialisti della mia zona non conoscono e sul web non riesco a reperire.
Da quanto letto finora mi verrebbe da pensare che io possa utilizzare la cessione dei diritti d’autore scrivendo solamente il lordo e che il versamento irpef venga poi detratto in un secondo tempo nella dichiarazione dei redditi. Mi spiacerebbe riununciare ad un lavoro solamente perchè la burocrazia a volte “spaventa”.E ovviamente vorrei farlo in massima tranquillità. Grazie molte.
novembre 30, 2016 at 9:22
Si, può tranquillamente usare la ricevuta che emette adesso per diritti di autore, ma non dovrà applicare la ritenuta d’acconto e non dovrà neppure applicare la marca da bollo. Se vuole maggiori informazioni la ricontatto in privato.
dicembre 2, 2016 at 9:08
La ringrazio davvero molto… temevo potesse essere una cosa molto più complicata!
E’ stato un vero piacere, grazie della disponibilità, se avrò bisogno mi permetterò di contattarla in privato. Grazie dell’ottimo servizio!
dicembre 1, 2016 at 18:24
complimenti per post!
vorrei creare un sito di microstock tramite il quale vendere (con download a pagamento) vignette tematiche (da me realizzate) per corsi di formazione aziendale.
Potrei lavorare con la cessione di diritto d’Autore, così come ho fatto finora per i lavori di volta in volta commissionati dai clienti e realizzati “su misura”? Con il microstock cambierebbe solo il fatto che realizzo le vignette in anticipo su temi da me scelti…per poi tentare di venderle in un secondo momento.
Grazie mille per la risposta, i commercialisti finora interpellati sembrano non conoscere bene questa possibilità…
dicembre 2, 2016 at 9:05
Salve, la disciplina del diritto di autore riguarda la cessione ad un soggetto terzo dello sfruttamento economico di un opera realizzata dall’autore. Mi pare pacifico il fatto che lei voglia creare un sito per vendere vignette, cosa del tutto diversa dalla cessione del diritto di autore. Deve aprire partita Iva per l’esercizio di un’attività commerciale.
dicembre 2, 2016 at 10:39
e se le mie vignette le vendessi tramite un sito di microstock di terzi?
dicembre 2, 2016 at 11:00
In questo caso lei cede il diritto di sfruttamento economico delle sue vignette a un soggetto terzo. Tra lei e loro può essere stipulato un contratto per la cessione del diritto di autore.
dicembre 6, 2016 at 20:39
sono socio di uno studio aperto da mio padre architetto/designer. Da quando lui è morto, lo studio percepisce solo royalties di quanto aveva disegnato mio padre quando era in vita (sedie, lampade e complementi di arredo in generale). Leggendo quanto da lei scritto avrei pensato di sciogliere lo studio e quindi chiudere la partita IVA. Mi sono quindi andato a leggere l’articolo 3, quarto comma, lettera a) del DPR n. 63/1972 il quale recita effettivamente quanto da lei riportato ma il testo finisce con “..tranne quelle relative alle opere di cui ai nn. 5) e 6) dell’art. 2 della L. 22 aprile 1941, n. 633. Sono andato quindi a leggermi i punti citati e al num.5 ho letto “n. 5)disegni e le opere dell’architettura. Da qui il dubbio: posso davvero chiudere la partita IVA? Nella definizione “disegni e opere dell’architettura” sono compresi anche i complementi di arredo disegnati da mio padre?
Grazie e complimenti per la sua conoscenza sulla materia “diritto d’autore” dal punto di vista fiscale che non è così comune…
dicembre 7, 2016 at 17:16
Quanto ha notato è corretto, il n. 5) dell’articolo 2 della Legge n. 633/41 sul diritto di autore, parla di disegni e opere dell’architettura. L’articolo 3, comma 4, lettera a) del DPR n. 633/72 nel disciplinare il diritto d’autore come prestazione non soggetta ad Iva, in quanto non assimilabile alle prestazioni di servizi, esclude i numeri 5 e 6 della Legge n. 633/41. Questo significa che chi riceve compensi relativamente a “disegni e opere dell’architettura”, è tutelato dal diritto d’autore, ma da un punto di vista Iva la prestazione è assimilata ad una prestazione di servizi soggetta ad Iva, quindi da fatturare. Ne deriva che un soggetto passivo deve fatturare.
dicembre 9, 2016 at 12:33
sono un professionista che fattura compensi per le proprie prestazioni di amministratore ad alcune società, sto depositando un marchio che concederò in utilizzo a queste aziende, devo emettere fattura per l’utilizzo del marchio alle aziende con iva e ritenuta d’acconto?
Tale reddito andrà a cumularsi a tutti gli altri redditi?
dicembre 9, 2016 at 16:22
Se lei è un professionista con partita Iva può fatturare le prestazioni riguardanti lo sfruttamento del diritto di autore.
dicembre 22, 2016 at 4:22
Salve, sono rimasto colpito dalla vostra bravura e risolutezza.
Sono un pò confuso e vorrei chiedervi informazioni su come devo gestire la mia fiscalità.
Ho iniziato da questo mese a gestire un sito internet contenitore/blog/informazioni sul mondo della musica, inserirò articoli, recensioni, notizie, report miei personali.
mi chiedono di far fattura. il mio corrispettivo sarà più o meno sulle 1.000 euro al mese, penso che dopo il primo anno sarò sui 1.400 mensili.
oltre aprire P.IVA, come devo fatturare? posso fatturare senza IVA secondo quanto letto da voi sopra? o devo fare ricevute come spiegavate prima?
posso usufruire di queste detrazioni indicate da voi?
ho 30 anni, che agevolazioni posso avere?
dicembre 22, 2016 at 11:14
Se la sua attività è quella di gestire un blog, deve aprire partita Iva avviando un’attività commerciale. La disciplina riguardante il diritto d’autore non c’entra niente in questo caso. Per questioni di brevità non posso darle qui una consulenza sul regime fiscale o quant’altro, ma se ha bisogno mi contatti in privato.
gennaio 9, 2017 at 15:36
Buongiorno, io non ho la partita iva e non vorrei aprirla. Mi occupo di traduzioni con contratto per diritto d’autore, c’è una cifra massima annuale che non posso superare? Posso dichiarare le mie entrate da diritto d’autore con tassazione al 20% senza limiti e senza iscrizione alla gestione separata? Grazie!
gennaio 9, 2017 at 15:56
Se la sua attività rientra nella disciplina del diritto di autore quanto afferma è corretto.
gennaio 9, 2017 at 16:47
Grazie mille! Ma la tassazione al 20% è solo fino a 35 anni?
gennaio 9, 2017 at 21:41
Quelle sono le deduzioni forfettarie niente a che vedere con la ritenuta del 20%.
febbraio 27, 2017 at 14:03
Salve, prima di tutto i mie complimenti, è molto tempo che cerco qualcuno che mi dia delucidazioni esaustive e qui sto trovando tutto quello che cerco. Le chiedo quanto segue, io lavoro da 10 anni come illustratrice per varie case editrici, per questo ho sempre fatto ricevuta per cessione di diritti di autore con questa nota : “Importo fuori campo applicazione IVA art. 3, c.4, p.1 D.P.R. 633 del 26.10.72 e successive modifiche.” (le chiedo se è giusta, spero proprio di si 🙂 Ora il mio lavoro sta un pò cambiando, ho venduto dei quadri e l’ho fatto come vendita occasionale perchè è successo una sola volta e non mi conveniva aprire partita iva. Ho da poco messo su uno show di animazioni che gira per i teatri. Io non sono presente in sala, metto solo a disposizione il mio file video. posso continuare ad utilizzare la cessione dei diritti d’autore per questo show? ci sono limiti di compensi percepiti per anno? posso cumulare i redditi provenienti da cessione a una parcella di prestazione occasionale ( esempio:vendita quadri oppure realizzazione affresco in una casa) senza per questo dover aprire partita iva? La ringrazio in anticipo. nel caso le vorrei fare altre domande se si può con consulenza in studio o con la sua modulistica online. Complimenti davvero.
febbraio 28, 2017 at 11:59
Grazie per i complimenti, davvero. La dicitura da inserire nella ricevuta è sicuramente corretta. La vendita di quadri, se occasionale non va fatta con partita Iva, se però viene esercitata con continuità è necessario pensare all’apertura di una partita Iva, sia per la posizione di professionista, per la realizzazione di opere (quadri), che come commerciante per l’attività di show di animazione. Naturalmente bisogna entrare più nel dettaglio per poterle fornire delle informazioni più concrete. Nel caso mi faccia sapere che la ricontatto in privato via mail.
marzo 1, 2017 at 11:19
ho recentemente aperto una partita iva e devo compilare una fattura a cessione dei diritti d’autore.
non sono iscritto a nessun albo / istituto di previdenza, non trovo indicazioni corrette su come compilare la fattura. Esiste un fac-simile o un modello?
marzo 1, 2017 at 11:28
Prima di tutto bisogna capire la prestazione che è stata effettuata. Se ha partita Iva deve fatturare la prestazione, ma non sarà una cessione di diritti di autore, che segue diversa disciplina. Immagino che non abbia un commercialista che la segue.
marzo 1, 2017 at 11:40
Sono io che inseguo lui, più che altro.
Lavoro da social media manager,
ma più o meno ho capito tutto quello che devo fare ma mi restano oscuri alcuni punti.
Devo inserire un 4% da dare a? Inps?
Devo inserire da qualche una voce che spieghi che il mio regime è forfettario?
marzo 1, 2017 at 12:15
Non ho abbastanza informazioni per risponderle. Vedo difficile che un social media manager faccia prestazioni che riguardano lo sfruttamento del diritto d’autore.
marzo 1, 2017 at 17:28
grazie per la risposta, entro domani le mando le domande privatamente via mail seguendo la sua modulistica
marzo 3, 2017 at 11:36
Buongiorno, ho letto attentamente tutti i casi precedentemente prospettati e, pur affascinato dalla chiarezza e sinteticità delle risposte, resto con dei dubbi che provo ad esporre. 1) Se facccio occasionalmente un programma excel piuttosto complesso (in base a mie conoscenze) per una ditta che mi pagherebbe su ricevuta , posso consderarlo diritto d’autore per il bonus 25% (senza particolari iscrizioni altrove) ? e poichè, (sono pensionato) ho una partita iva regime minimi per un’attività di consulente nell’organizzazione amministratvia di uffici, posso tenere separate le due cose , sia per il cumulo dei 30,000 sia per la non fatturazione dei diritti software ? Ringrazio anticipatamente e spero di leggere anche il mio caso in coda a quelli già estremamente interessanti da voi risolti.
marzo 3, 2017 at 12:10
Se lei realizzare un programma su excel per conto di una ditta lei non sta cedendo un diritto di autore, ma sta facendo un’attività commerciale. Dovrà fatturare con partita Iva quella prestazione, non ci sono alternative.
marzo 3, 2017 at 12:36
I vari commenti fanno sorgere un dubbio: la professione prevale sul diritto d’autore?
Io penso di no, ma molti professionisti hanno dubbi.
Faccio un esempio: un ingegnere informatico libero professionista iscritto all’Albo sviluppa in software in autonomoa , lo registra in SIAE e stipula un contratto di sfruttamento economico con una società di capitali.
I compensi che percepirà sono da considerarsi estranei alla professione?
E cosa succede se la società cui cede i diritti èvuna Srl uninominale di cui egli stesso è il socio unico?
marzo 3, 2017 at 23:23
L’ingegnere dovrà fatturare la prestazione legata allo sfruttamento del diritto di autore. Il fatto che la controparte sia una società di cui lui è socio unico non ha rilevanza a questi fini.
marzo 8, 2017 at 16:32
Buongiorno e complimenti sinceri per il suo sito e l’attenzione agli utenti. Vorrei sottoporle un dubbio che mi è venuto confrontandomi con due colleghi. Ho una p.Iva come sceneggiatore tv in regime dei minimi. Per i progetti a cui collaboro mi è quasi sempre richiesto di dividere il compenso tra prestazione (per cui emetto fattura con ritenuta ex-enpals del 9,19) e cessione diritti d’autore (per cui emetto invece una RICEVUTA con ritenuta del 20% sul 60% (sono under 35)). E’ corretta l’emissione della ricevuta? Sono seguito da un contabile che mi ha suggerito questa modalità ma ora i colleghi mi dicono che loro emettono unicamente fatture (e mi sembra di leggere che anche Lei sostenga lo stesso in alcune risposte sopra) e mi sto un pochino preoccupando… Grazie per l’attenzione.
marzo 9, 2017 at 7:45
Lei dovrà compilare la fattura anche per le prestazioni che riguardano lo sfruttamento del diritto di autore. Questo è quanto è stato previsto dalla Risoluzione n. 311/E/2008 dell’Agenzia delle Entrate. Nella Risoluzione l’Agenzia indica che se la prestazione riguardante il diritto di autore è svolta nell’ambito di un attività professionale tali redditi sono attratti dalla sfera professionale. Quindi, dovrà emettere fattura per tali prestazioni, senza deduzione forfettaria e senza ritenuta, come le altre fatture che emette. Questo perché in questa fattispecie il reddito da diritto di autore non rileva tra i redditi diversi, ma tra i redditi di lavoro autonomo.
marzo 10, 2017 at 11:08
Avrei un dubbio atroce: Se vendo tramite un sito di affezionati degli schemi puntocroce, di cui sono unico creatore, posso avvalermi della cessione dei diritti d’autore per il pagamento? Se sì, quali documenti devo mandare al sito che me li vende, quando ricevo il pagamento? In sintesi vendo attraverso un sito non di mia proprietà, degli schemi da me creati in formato digitale pdf, vendibili anche a più persone, le quali poi con prodotti e strumenti di terze parti, realizzano nel concreto l’opera. Grazie mille.
marzo 10, 2017 at 12:06
Non siamo di fronte ad un opera artistica, per la quale sia possibile utilizzare la disciplina del diritto di autore. Le sta effettuando un’attività legata alle affiliazioni commerciali, quindi attività di tipo commerciale, e come tale deve essere regolata.
marzo 10, 2017 at 12:38
Grazie per la gentile risposta! sostanzialmente dovrei aprire parita IVA, ma se questa attività mi poterà a non più di 2500/3000 euro all’anno, e dovrei essere costretto ad avere Partita Iva? tanto vale togliere tutti i file e rinunciare immediatamente.
marzo 10, 2017 at 12:44
Per le piccolissime attività il dilemma è questo, vale la pena aprire partita Iva per €. 3.000 l’anno. Se vede questo solo come un passatempo, allora no, ma se crede di fare questo anche in futuro e vuole dedicarci tempo, allora le consiglio di provarci.
marzo 10, 2017 at 12:53
Questo è una sorta di passatempo, mi occupo di illustrazione, e questa è soltanto un’altra forma di creatività che mi diverte molto, nonché di soddisfazione nel sapere che da qualche parte in europa c’è una ragazza col filo che sta ricamando un mio disegno. Penso che manterrò il contratto di prestazione occasionale e qualora dovessi superare la famosa bufala di 5000 euro annui, aprirò la Partita Morte, oppure cancellerò tutto.
marzo 13, 2017 at 10:57
Dimenticavo, grazie mille per le risposte! Mi è stato davvero d’aiuto questo blog. Di sicuro se qualcuno avrà dubbi lo indirizzerò qui!
marzo 13, 2017 at 15:57
Salve , le ho appena mandato privatamente una mail con rischieste più approfondite, è stato veramente utile e ora vorrei entrare nel dettaglio, ho pagato quanto richiesto nel box, grazie ancora e tanti complimenti*
marzo 13, 2017 at 16:14
Grazie, la ricontatto a breve con la sua risposta.
marzo 14, 2017 at 15:13
innanzitutto complimenti per l’articolo, molto esaustivo e ben chiaro.
Tuttavia le mie lacune in materia fiscale non mi permettono di avere certezza sul seguente ragionamento.
I contitolari di un marchio concedono in licenza d’uso un marchio ad una Srl per 50k. Su tale somma la Srl pagherà il 20 % (10k) a titolo di ritenuta d’acconto, riducendo così i proventi della licenza d’uso a 40k, ossia 20k per ciascun cotitolare del marchio. Su tale somma per ciascun cotitolare (pari a 20k), si dovrà effettuare una deduzione peri al 40% (8k), portando così la base imponibile a 12k per ciascun cotitolare. Assumendo poi che quest’ultimi non svolgano ulteriore attività lavorativa dipendente, essi sono lavoratori autonomi a PIVA nel regime dei minimi a cui si applicherà un’imposta sostitutiva del 15%, la quale applicata a 12k risulta un’imposta pari a 1,8k, così per un provento netto pari a 18.2k (20k-1,8k).
marzo 14, 2017 at 16:37
Se l’attività professionale dei soci è collegata a quella della cessione del diritto di autore, i soci fattureranno la cessione del diritto di autore e la tasseranno con il loro regime fiscale (no ritenuta da parte della società, se sono minimi). Altrimenti dovranno fare ricevuta ognuno per 25k sulla quale applicare deduzioni e ritenuta, poi al momento della compilazione della dichiarazione dei redditi tasseranno ad Irpef il compenso, determinando la tassazione definitiva.
marzo 14, 2017 at 20:43
buongiorno, e complimenti per il vostro splendido lavoro.
Vi pongo due quesiti: io lavoro da anni per una casa editrice come libero professionista realizzando i miei lavori in modo quasi esclusivo (è il 97×100 dei miei introiti), nel caso non dovessero più darmi lavoro per loro decisione, non per fallimento, ho qualche tutela legale? un’attività compiuta per anni presso lo stesso datore di lavoro è assimilabile al lavoro subordinato?
marzo 14, 2017 at 21:40
Grazie davvero per le sue parole, mi fanno molto piacere. Purtroppo il soggetto che percepisce redditi derivanti dallo sfruttamento economico del diritto di autore non ha diritto ad alcun diritto come quelli dei lavoratori dipendenti. In pratica non vi sono tutele legali in quanto trattasi di attività professionale.
marzo 22, 2017 at 22:46
Salve e complimenti. Un chiarimento: un soggetto che percepisce redditi derivanti esclusivamente dallo sfruttamento del diritto di autore, in maniera non occasionale, deve necessariamente aprire una p.iva oppure può compilare il quadro RL del modello unico senza aprire una posizione Iva? Grazie per la risposta
marzo 23, 2017 at 8:09
Se la sua unica attività riguarda lo sfruttamento del diritto di autore non è necessario aprire partita Iva, ma se vi sono anche attività collegate è necessario farlo. Pensi al giornalista che ha sia redditi da diritto di autore ma anche redditi derivanti da attività giornalistica diversa, nel caso si deve aprire partita Iva. Per risponderle in maniera opportuna servono maggiori informazioni. Nel caso mi contatti in privato.
marzo 28, 2017 at 19:03
Salve e complimenti per il vostro sito davvero ben fatto e davvero molto utile, le volevo fare alcune domande riguardo la mia situazione, nel tempo libero compongo basi musicali lavoro tramite un sito che si occupa della distribuzione musicale dei miei brani, circa 700 euro/annui derivati dai download dei miei pezzi in royalties, in più ho guadagno sempre tramite loro con la Licenza di sincronizzazione circa 500 euro/annui per piccoli contratti chiusi sull uso della mia musica per filmati di poco conto ed infine altri diritti d’autore derivati dallo streaming in rete delle mie canzoni, diciamo un totale di 1000 euro/annui , le dico anche che sono operaio in un azienda di mobili e percepisco circa 23k di euro lordi annui, ora come dovrei comportarmi?
1- riguardo i 1000 euro sono costretto ad aprire una partita iva?
2- da come ho capito, riguardo i contributi previdenziali dei 1000 euro devo pagarli perchè ho già un reddito?
3- basta dichiarare la somma extra nel 730?
marzo 29, 2017 at 11:34
Grazie davvero per i complimenti. Le rispondo per punti: 1) i proventi derivanti da diritto di autore, se documentabili, ovvero derivanti da un contratto tra le parti, non richiedono l’apertura di una partita Iva. Nel suo caso credo si tratti di diritti di autore con la casa che distribuisce i suoi brani. Se potesse certificarlo con un contratto sarebbe ancora meglio. 2) I contributi previdenziali sul diritto di autore non sono obbligatori. Se vuole può versare contributi volontari all’Inps. 3) Si deve dichiarare i redditi da diritto di autore nel quadro dei redditi diversi del 730.
aprile 8, 2017 at 8:01
Buongiorno, ho solo redditi da pensione minima e prevedo di ricevere diritti d’autore per l’importo di poche centinaia di euro all’anno relativi ad un libro appena pubblicato.
Dovrò presentare la dichiarazione dei redditi ed eventualmente in quale riquadro dovrò inserire i diritti d’autore?
aprile 9, 2017 at 17:58
E’ obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi, ed indicare anche i redditi da diritto di autore.
aprile 10, 2017 at 23:16
innanzi tutto, complimenti per l’articolo che è veramente curato nei minimi particolari e mi ha chiarito molti concetti lasciandomi quindi solo dei dubbi sulla mia situazione personale:
Nell’esempio pratico di un committente estero (Germania) per un compenso loro di 1000 euro (ricevuto per cessione di diritti d’autore per traduzione di opere audiovisive e, più specificamente, adattamenti di videogiochi), la ritenuta IRPEF si applica al 20% del 60% (ho meno di 35 anni) e quindi ammonta a 120euro.
Oltre a questi 120 euro, devo versare altro, per esempio l’INPS?
E la seconda domanda è: se ho una P.Iva aperta per effettuare lavori di traduzioni tecniche (che quindi non rientrano nel diritto d’autore) e progettazione web (anche questa non protetta da diritti d’autore) questo rappresenta un problema o un conflitto?
Mi spiego meglio: fermorestando che sui redditi fatturati per traduzioni tecniche la tassazione applicata è diversa e che essendo nel regime dei minimi la somma dei compensi di diritti d’autore e fatturato non possono superare i 30.000euro annui, è un problema se emetto fatture (per i lavori che lo richiedono) e notule (per altri lavori per i diritti d’autore)?
Ultima domanda: dato che quanto fatturo per altri lavori (trad. tecniche e siti web) è nettamente inferiore a quanto percepirei con le notule, SE la suddetta situazione è problematica, posso in caso chiudere la p.Iva e lavorare quindi solo con notule (rifiutando ovviamente quei lavori che non rientrano nel diritto d’autore)?
aprile 11, 2017 at 7:44
Prima di tutto grazie per i complimenti. Se il committente è estero non c’è alcuna ritenuta italiana da applicare. Nei compensi per diritti di autore non è previsto il versamento obbligatorio di contributi. Il fatto che lei abbia partita Iva fa si che debba fatturare anche le prestazioni legate al diritto di autore visto che rientrano comunque nell’ambito della sua attività professionale anche quelle, rispettando le regole legate al diritto di autore. Non dovrà superare cumulativamente i €. 30.000 annui. Per la sua ultima domanda, se vuole può chiudere partita Iva e fare solo ricevute per diritto di autore, ma non potrà percepire compensi per attività professionali. Se ha bisogno di maggiori info mi contatti attraverso il servizio di consulenza.
aprile 12, 2017 at 23:03
mi accodo ai molti complimenti per il suo articolo molto interessante.
Per quanto riguarda la mia situazione personale, ho registrato un marchio alla camera di commercio a novembre 2016, a inizio anno ho aperto la partita iva con codice ateco 774000 e intendo dare il marchio in licenza d’uso ad alcune società, registrando i contratti di licenza all’Agenzia delle Entrate. Percepisco inoltre un compenso da amministratore in una società. Volevo sapere se nelle fatture che emetterò alle società devo applicare l’IVA o sono esente e se ho l’obbligo di iscrivermi a qualche gestione INPS.
aprile 13, 2017 at 7:26
Avendo aperto partita Iva logicamente dovrà fatturare tali prestazioni. Con l’apertura della partita Iva era obbligato all’iscrizione in Camera di commercio e all’Inps gestione commercianti.
aprile 19, 2017 at 15:13
Buongiorno e grazie per tutti i suoi interventi e contributi sul tema.
Finora attraverso prestazioni occasionali realizzo infografiche digitali per social, web, editoria.
E’ ora possibile che il volume di attività superi i limiti dei 5.000.
Sto valutando perciò la possibilità di emettere ricevuta per cessione diritti d’autore, ma anche guardando in prospettiva, sto valutando la costituzione di una srl semplificata unipersonale.
Se fosse questa a stipulare contratto con il cliente, potrei emettere ricevuta per cessione diritti d’autore alla srl della quale sarei socio?
E se sì, dovrei avere comunque una posizione previdenziale per il fatto di essere socio se anche amministratore?
aprile 19, 2017 at 18:21
Nel suo caso la disciplina del diritto di autore non trova applicazione. Lei sta effettuando un’attività commerciale. Costituire una Srl presuppone volumi di fatturato di una certa rilevanza, altrimenti rischia solo di non riuscire a sostenere i costi di gestione. Le serve la consulenza di un commercialista per individuare la soluzione migliore per il suo caso. Se vuole mi contatti attraverso il servizio di consulenza.
aprile 20, 2017 at 15:24
Buongiorno, sono insegnante precaria. Ogni anno d’estate chiedo la naspi, quando scade il mio contratto con la scuola di turno. Poiché sono autrice di un manuale scolastico, percepisco annualmente i diritti d’autore che mi spettano, da contratto con l’editore. Tali diritti possono ammontare a cifre superiori a 8000 euro l’anno. Questa entrata mi annulla la naspi estiva? grazie
aprile 20, 2017 at 15:32
Purtroppo si, l’attività legata allo sfruttamento del diritto di autore, quando supera i €. 4.800 annui annulla la Naspi.
aprile 20, 2017 at 15:35
Grazie, come temevo. Ma imn un commento poco sopra la risposta sembrava negativa:
“Fiscomania giugno 16, 2016 at 9:24
Salve, l’attività di cessione di diritto d’autore rientra nei redditi diversi, che non hanno a che fare con attività di lavoro dipendente o autonomo.”
aprile 20, 2017 at 15:47
La risposta precedente non riguardava la Naspi. Quando si percepiscono redditi derivanti da attività come il diritto di autore superiori alla soglia di €. 4.800 annui si perde lo stato di disoccupazione, e quindi il diritto alla Naspi.
aprile 20, 2017 at 15:50
Mi scusi, ho riportato parzialmente:
“RICO giugno 16, 2016 at 3:34
Il problema è che nel frattempo ho pubblicato tramite una società estera di self publishing e ho venduto 3 copie di un ebook, avrei dovuto comunicare entro un mese dalla vendita della mia prima copia l’inizio di attività autonoma lavorativa all’inps (e presunti introiti) per non rischiare di perdere la Naspi? o i redditi vanno calcolati sotto redditi diversi nel 730 e quindi nulla aventi a che fare con attività lavorativa? (da dichiarare quindi l’anno prossimo senza il rischio di perdere la Naspi)?”
aprile 20, 2017 at 16:47
Nella circolare Inps cui lascio il link si deve fare riferimento a quanto previsto per il lavoro autonomo. https://www.inps.it/bussola/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualURL=/Circolari/Circolare%20numero%2094%20del%2012-05-2015.htm&iIDDalPortale=&iIDLink=-1 Per quanto riguarda il diritto di autore, lo stesso rientra nella disciplina del lavoro autonomo, anche se con regole fiscali diverse.
maggio 3, 2017 at 10:39
mi chiedevo come ci si debba comportare qualora si debba fare una nota con R.A. per un compenso stabilito come netto dal cliente. (nel suo esempio si parte da una cifra di 10.000 lordi.)
Cioè se ci viene offerto un compenso di 100€ netti bisogna applicare la deduzione e la R.A. da un compenso lordo più alto per ottenere alla fine 100€ netti?
maggio 3, 2017 at 12:54
Per quanto riguarda il diritto di autore non si può stabilire un compenso netto. Non è disciplina sul diritto di autore altrimenti.
maggio 3, 2017 at 13:08
Grazie per la risposta, però fatico a capire, un compenso netto ci sarà sempre e comunque, bisogna solo stabilire col cliente quale sia il lordo di partenza.
Quindi se al cliente andrà bene pagare un preventivo più alto io potrò sempre fare una nota da 118, tassare il 20% del 75% e avere i miei 100€ puliti no?
maggio 3, 2017 at 14:24
Forse si sta sbagliando, con il diritto di autore non possono esserci preventivi, il diritto di autore si stabilisce una percentuale sulle vendite, non si può prevedere il fatturato prima.
maggio 3, 2017 at 14:33
Mi scusi però continuo a non capire, quali vendite e quale fatturato?
forse ho espresso male il quesito.
Se un giornale mi chiede un preventivo/disponibilità per un ritratto, dovrò pur fornirgli una cifra.
Cosa c’entrano le vendite? La cessione dei diritti per l’utilizzo del ritratto come prima pubblicazione rientra nel diritto d’autore, mi viene pagato dunque io devo mandare una notula per un compenso che stabiliamo io con il giornale stesso.
maggio 3, 2017 at 16:02
Se lei cede un ritratto ad un giornale sta vendendo un bene, non sta facendo una prestazione legata allo sfruttamento del diritto di autore. La paternità dell’opera passa al giornale oppure no? Prima bisogna chiedersi questo. Capire come concordare il netto è praticamente impossibile, perché dipende dai suoi redditi Irpef, quindi non si può concordare prima, solitamente si concorda la cifra lorda.
maggio 3, 2017 at 20:38
Assolutamente no mi perdoni, io non sto vendendo alcun bene, ma cedendo i diritti di riproduzione di un opera frutto dell’ingegno (per cui cedibile grazie alla legge sui diritti d’autore).
La paternità non passa al giornale, il giornale o l’editore ha il diritto di pubblicare l’opera secondo i termini stabiliti. In editoria funziona cosi, nessuno cede la paternità dell’opera ma cede i diritti di riproduzione per tot di tempo (per prima pubblicazione, in esclusiva, o per 2 o 3 anni e via dicendo).
maggio 3, 2017 at 19:19
Buonasera, complimenti con la precisione con cui viene affrontato l’argomento.
Io ho partita iva, attualmente commerciante online; negli anni precedenti ho anche svolto attività di sviluppo software. Ora mi trovo nella situazione di dover cedere i diritti di sfruttamento (diritto d’autore) di un software realizzato diversi anni fa : emetterò quindi fattura (esente iva) ma è corretto per me applicare la deduzione forfettaria 25% ed esenzione INPS anche se ho tuttora partita iva con reddito da commerciante? Devo considerare i due redditi quindi “separatamente” (uno con aliquota INPS e uno senza)?
maggio 4, 2017 at 7:21
In pratica dovrà suddividere le due attività. Penserà a questo il commercialista che la segue.
maggio 4, 2017 at 10:09
Grazie, il mio dubbio era appunto che non si potesse fare (sotto la stessa partita iva).
maggio 8, 2017 at 11:08
Salve. Complimenti per l’articolo e la chiarezza nell’esposizione. Sono un autore, senza partita IVA, che nel 2016 ha ricevuto da un editore statunitense 2500 dollari. Per errore, l’editore ha versato all’IRS (l’agenzia delle entrate americana) una tassa del 30% (750 USD) che ho intenzione di farmi restituire. Al netto della tassa, ho dunque ricevuto circa 1450 euro nel 2016. Vorrei inserire al rigo RL25 la somma di 1450 euro e al rigo RL29 il 25% di tale importo. Quando l’IRS mi restituirà i 750 dollari, allora li inserirò al rigo RL25 della prossima dichiarazione. Le chiedo: è giusto? Grazie.
maggio 8, 2017 at 11:55
In dichiarazione dei redditi inserisca il reddito effettivamente incassato al netto della ritenuta estera.
maggio 17, 2017 at 18:40
E’ possibile effettuare un contratto di cessione diritto d’autore tra un privato italiano senza p.iva ed un’azienda slovena (stato eu)? Se si quali sono le ritenute/imposte dovute? esistono modelli fac-simile di riferimento?
maggio 17, 2017 at 18:45
Certamente, è possibile. Dovrà redigere un contratto che regola i compensi che incasserà il privato italiano. I compensi sconteranno l’Irpef italiana. Le consiglio di rivolgersi ad un legale o ad un commercialista per redigere correttamente l’atto, che nel contratto legato alla cessione del diritto di autore è di fondamentale importanza.
maggio 19, 2017 at 19:29
Salve, ottimo articolo, scritto in modo chiaro e in cui trovare tutto quello che serve!!
Due sole domande. Volendo realizzare un sito web/piattaforma con nome XYZ in cui diversi soggetti possono mettere in vendita/cedere la licenza per lo sfruttamento delle loro opere creative, ha bisogno di p.Iva?
Ovviamente il sito sarà quello che incasserà i pagamenti per le opere vendute, che saranno poi girati a ciascun soggetto non integralmente, ma trattenendo a monte una percentuale. Come va regolato il rapporto tra sito web e gli altri soggetti? In realtà ci sarebbe solo un passaggio di royalties…. In sostanza vorrei evitare di considerare il sito web come un’impresa, ma piuttosto una vetrina in cui ciascuno cede la licenza d’uso per le proprie opere dell’ingegno. Specifico che al momento non ho altri redditi e non sono iscritto ad alcun Albo.
maggio 20, 2017 at 9:00
Il sito che ospita le opere svolge un’attività commerciale, permettendo agli autori di pubblicizzare l’opera sul sito, trattenendo una percentuale sulle vendite. I creatori delle opere potranno regolare il rapporto con il sito attraverso un contratto legato allo sfruttamento del diritto di autore. Il sito venderà le opere ai clienti finali, come una qualsiasi attività commerciale. Capisco il suo punto di vista ma è impossibile non considerare un sito che vende opere altrui, come un esercizio non commerciale. Se vuole maggiori informazioni per capire i costi della partita Iva, che possono essere anche molto vantaggiosi a determinate condizioni, mi faccia sapere.
maggio 20, 2017 at 10:17
Grazie infinite per la risposta immediata e per avermi dedicato il suo tempo.
Prenderò in considerazione di contattarla in via riservata per avere ulteriori delucidazioni sulla p.iva più conveniente, solo il tempo di organizzare il sito… considerato che poi avrò bisogno di un commercialista esperto del settore che lo seguirà dal punto di vista fiscale.
Grazie ancora e complimenti per il suo blog, veramente d’aiuto per tutti.
maggio 20, 2017 at 19:35
Sono a disposizione per seguirla da un punto di vista fiscale per tutti gli adempimenti, come supporto per lo sviluppo della sua nuova attività.
maggio 20, 2017 at 12:46
Salve, in riferimento al mio commento in data 4 ottobre 2015, come mi avete consigliato ho aperto la partita iva da commerciante come ditta individuale, regime forfettario – ma faccio produrre degli oggetti su mio progetto, li acquisto dalla fabbrica, li vendo online. Fuori dal regime forfettario, che non consente di scaricare i costi e presume un ricavo lordo del 40%, avrei diritto a riconoscere alla mia persona fisica un compenso per diritti di autore a carico della mia ditta individuale, persona giuridica? Trattandosi di prodotti realizzati in quantità limitata, il ricavo lordo nel mio caso è del 10% pertanto vorrei sapere se potrei addebitare come costo il bene immateriale costituito dal design del prodotto (che è poi quello che effettivamente l’acquirente compra) al fine di ridurre l’imponibile passando al regime ordinario.
maggio 20, 2017 at 19:39
Lo sfruttamento del diritto di autore può utilizzarlo se lei cede lo sfruttamento del design alla fabbrica che produce, se poi oltre produrre è la stessa fabbrica a vendere e incassare i compensi rilasciando a lei una percentuale su ogni vendita. Nel suo caso è lei a vendere il prodotto, quindi sta facendo un’attività commerciale. Per precisare, la sua ditta individuale è lei persone fisica. Le persone giuridiche sono le società, tanto per capirsi.
maggio 24, 2017 at 16:10
Buongiorno! Approfitto della Vostra gentilezza per porVi una questione.
Sto per firmare un contratto di cessione diritti d’autore per prestazione giornalistica (realizzazione articoli). Preciso che non ho partita IVA perché non svolgo attività di lavoro autonomo. Sul contratto non è indicata una fine precisa dello stesso, a parte la dicitura – sotto la sezione “Risoluzione del contratto” – <>. Sicuramente terminerò il mio lavoro con la testata giornalistica entro il 30 settembre 2017 (ci si è già accordati a voce in merito).
Chiedo: siccome dovrò iscrivermi a un Master universitario (a fine ottobre 2017) che impone che lo studente NON debba avere CONTRATTI IN ESSERE DI QUALSIASI TIPO al momento dell’iscrizione, se richiedo alla testata giornalistica un documento firmato dove si attesta la fine del mio rapporto lavorativo con essa, vale comunque?
La mia preoccupazione è che non è presente sul contratto di cessione diritti una data di fine certa; non so se questo è un problema. Chiudo col dire che la testata mi ha già comunicato che non avrebbe alcun problema a fornirmi il documento firmato di cui sopra.
Non sono molto pratico di contratti di cessione diritti, e mi scuso se non sono stato chiaro in alcuni passaggi.
Grazie! Buon lavoro
maggio 24, 2017 at 16:12
Completo il commento, perché nella pubblicazione è scomparsa una parte:
Dicevo, sul contratto non è indicata una fine precisa dello stesso, a parte la seguente dicitura, sotto la sezione “Risoluzione del contratto”: “Il presente contratto si intenderà risolto qualora tra le parti non adempiano alla scadenza naturale delle obbligazioni assunte, o intervenga disdetta da una delle parti da comunicarsi all’altra, anche mediante mail”.
maggio 24, 2017 at 16:45
Significa che il contratto ha durata indefinita e per risolverlo occorre comunicazione. Dovrà risolvere il contratto prima del suo master.
maggio 24, 2017 at 16:14
Per quanto posso dirle in questo momento farei modificare il contratto per sua sicurezza maggiore.
maggio 31, 2017 at 11:41
Buongiorno, sono un autore di canzoni, scrivo e compongo anche la musica, i compensi che percepisco come autore del brano per la cessione del diritto d’uso come dovrei inquadrarli, io solitamente ricevo un compenso per la cessione della licenza d’uso del brano compreso di testo e musica. Come dovrei gestire questo compenso ai fini irpef e previdenziali. Dovrei emettere fattura o ricevuta??grazie
maggio 31, 2017 at 12:09
Quello che deve fare è emettere una ricevuta seguendo la disciplina della cessione del diritto di autore, e poi dichiarare gli importi ricevuti in dichiarazione dei redditi.
giugno 2, 2017 at 12:19
Salve, vi scrivo per porvi una serie di domande:
da poco tempo lavoro come illustratice di libri e sono alla mia prima dichiarazione del redditi.
Ho letto nei commenti all’inizio del articolo un vostro commento da parte vostra che risponde ad una persona e che dice così: “2) Se ha solo redditi da diritto d’autore sotto i €. 4.800 non deve presentare la dichiarazione dei redditi.”
sareste così gentili da farmi capire questo essenziale passaggio?
cioè esiste un tetto per i diritti d’autore per cui non bisogna dichiarare nulla?se esiste qual’è?e quale sarebbe il riferimento di legge?
ho ricevuto 2280 lordi
da cui hanno fatto già la ritenuta d’acconto secondo la duduzione giusta per la mia età e per il quale ho rilasciato una nota per cessione di diritti.
devo dichiararli questi soldi nella dichiarazione dei redditi?
giugno 4, 2017 at 20:22
Se lei ha ricevuto, nell’anno solo compensi per diritto di autore al di sotto dei €. 4.800, non c’è obbligo di dichiarazione, perché le detrazioni coprono l’eventuale imposta. Può trovare riscontro di questo nelle istruzioni del modello “Redditi”, tra i casi di esonero dalla dichiarazione. Se, invece, ha percepito anche altri redditi, è obbligata a presentare la dichiarazione. Se ha bisogno di consulenza per la presentazione della dichiarazione dei redditi sono a disposizione.
giugno 18, 2017 at 3:03
devo fare i complimenti per il lavoro che svolgete. Vorrei chiedere delucidazioni sulla mia personale situazione. Quest’anno ho ricevuto solo un compenso da cessione di diritti d’autore di 800 euro (scrivo per un quotidiano online) con ritenuta d’acconto di 96 euro. Qui le prime due domande: è necessario presentare il modello RF visto che il reddito è solo di 800 euro? Se presentassi il modello RF 2017 potrei recuperare le ritenuto versate?
Adesso una seconda domanda slegata dalla prima. Mi sono accorto di non aver presentato il 730 per due CU ricevute l’anno scorso per un reddito da lavoro occasionale di 180 euro e per lavoro dipendente di 163 euro (si trattava di un contratto co.co.co. di 15 giorni). Rischio qualcosa di grave oppure posso stare tranquillo?
In tal proposito, calcolando l’Irpef su 180+163 euro l’imposta lorda risulta scoperta, considerata la detrazione di 77 euro per lavoro dipendente, di soli 3 euro, valore che viene comunque coperto dalla ritenuta a titolo di acconto risultante dal lavoro occasionale (36 euro).
Scusandomi per la specificità della seconda domanda, la ringrazio per la disponibilità che dimostrate.
giugno 19, 2017 at 11:51
Non è obbligato a presentare la dichiarazione, ma potrebbe recuperare le ritenute. Per l’anno precedente può stare tranquillo.
giugno 20, 2017 at 11:58
grazie delle infinite e sempre utili delucidazioni.
ho un soggetto che percepisce diritti d’autore da varie società.
Ad alcune fa la ricevuta senza partita iva, ad altre non fa nulla ma riceve dei bonifici.
In entrambi i casi gli viene consegnata la CU per diritti d’autore.
Considero entrambe le situazioni RL25 con deduzione forfettaria indipendentemente dal fatto che ad alcuni faccia la ricevuta e ad altri no?
giugno 20, 2017 at 15:51
Non mi sembra affatto una situazione regolare, comunque si entrambe sono da dichiarare.
luglio 6, 2017 at 1:05
sono un musicista, scrivo arrangiamenti per pianoforte e distribuisco gli spartiti sul web tramite un noto store digitale americano (Musicnotes) che si occupa della vendita, trattiene una piccola somma e mi invia le royalties trimestralmente. Per questa attività, devo iscrivermi alla gestione commercianti dell’INPS (con il conseguente pagamento dei circa 3.000€ annuali) oppure no?
Oltre a questa attività, vendo i miei arrangiamenti sui principali store digitali iTunes, GooglePlay, Spotify, ma sempre mediante dei distributori che mi inviano trimestralmente le royalties, ed infine pubblicando i miei brani su YouTube, ricevo dei guadagni dal programma pubblicitario AdSense.
Ora che le ho spiegato al meglio la mia situazione, potrebbe darmi dei chiarimenti a riguardo?
Mi basta aprire partita IVA o è necessaria anche l’iscrizione alla gestione commercianti?
luglio 6, 2017 at 7:29
I guadagni che lei percepisce derivano in parte da royalties per le quali c’è una disciplina apposita, e un’altra categoria di proventi che derivano da attività commerciale, per la quale è obbligatoria la partita Iva e l’iscrizione alla gestione commercianti. Ora, se lei ha i requisiti potrebbe aprire partita Iva con un regime agevolato che le farebbe risparmiare sia le imposte che i contributi dovuti alla gestione commercianti. Se vuole ne parliamo meglio in privato.
luglio 6, 2017 at 12:08
certo, mi dica come contattarla, e vorrei però innanzitutto sapere quali sono le attività che mi costringono a iscrivermi alla gestione commercianti. Sia per la vendita di spartiti che per quella dei brani, ci sono dei distributori a cui io cedo la mia opera per la vendita, e del commercio se ne occupano loro, io percepisco semplicemente le mie royalties, non capisco perchè debba essere riconosciuto dallo stato come un commerciante.
luglio 6, 2017 at 12:28
Le spiego in privato.
luglio 10, 2017 at 11:33
Buongiorno, la ringrazio molto per disponibilità, la possibilità di avere un esperto che risponde in maniera esaustiva ad un dubbio anche banale è impagabile. Ho letto le risposte e mi hanno chiarito alcuni dubbi che mi erano rimasti in quanto i commercialisti della mia zona non sono ferrati in materia.
Credo di aver fatto uno sbaglio nelle notule emesse.
Le riassumo la situazione: saltuariamente mi capita di cedere l’utilizzo di alcuni disegni digitali a delle agenzie di pubblicità/packaging, di solito facevo la rit. acconto dato che erano in media sui 3500€ l’anno. Lo scorso anno ho scoperto che non vendendo un originale fisico (come nel caso di un quadro ad olio o un acquarello su carta) ma solo il diritto di utilizzare le immagini potevo emettere notule per diritto d’autore.
Il problema è che non avendo avuto indicazioni a riguardo (e avendo la testa altrove con il bimbo piccolo) mi sono comportata come con la ritenuta d’acconto, riportando lordo, tassazione e netto e facendomi corrispondere solo il netto -facendo fare all’agenzia da sostituto d’imposta come per le rit. d’acconto-.
Ora mi sorge il dubbio che dovevo farmi corrispondere l’intera cifra e pagare io la parte di tasse nella dichiarazione unico.. ops
Come posso fare per sistemare il pasticcio?
(ho redditi da rit. acconto, dir autore e casa di proprietà + 80€ per il primo figlio)
luglio 10, 2017 at 12:23
La disciplina prevede che lei abbia diritto a detrazioni diverse rispetto a quella della semplice prestazione occasionale. Per il futuro si faccia seguire da un commercialista esperto in questo ambito che le farà emettere le ricevute in modo corretto, e le farà risparmiare in imposte. Se vuole siamo a disposizione.
luglio 23, 2017 at 19:36
Buonasera, e complimentissimi per il lavoro svolto, siete di una professionalità e celerità unica. Vi spiego la nostra situazione: siamo una SRL che gestisce un magazine online il quale si occupa della produzione di articoli e contenuti pubblicati su un sito web e sui social.
Alcuni membri del team, i c.d. “capi redattori”, si occupano di a) ideare nuovi titoli per articoli da far redigere ai redattori, b) coordinare le pubblicazioni sui social e c) correggere articoli altrui e revisionarli. Vorremmo regolamentare la figura del “capo redattore” tramite un contratto di cessione patrimoniale dei diritti di autore, e vorremmo chiedervi se tali mansioni a b e c possano essere regolate con questa forma contrattuale e se si, se è possibile indicare genericamente il tipo di prestazione fornita\opera ceduta (facendo riferimento al loro ruolo di ‘creativi’ all’interno del nostro piccolo sistema e parlando del fatto che l’Autore ha redatto, redige, apporta modifiche a e coordina la creazione di contenuti e creatività per siti web e social network dotati del carattere di originalità, all’interno di un progetto di realizzazione seriale di siti internet e produzione di contenuto di intrattenimento che prevede il coordinamento tra progetto grafico, architettura di informazioni e software) e qualificando quindi tutto questo come l’ ‘Opera’ ceduta\il diritto d’autore ceduto, o se oppure è necessario specificare un determinato numero di articoli, da loro redatti o su cui loro sono intervenuti, alla voce ‘Opera ceduta\diritto d’autore ceduto’.
La soluzione che abbiamo pensato noi è quella di acquisire i diritti di autore dal “capo redattore” per i titoli creati e per le modifiche che questo apporta agli articoli (punto a e c), corrispondendo un compenso fisso (occasionale inizialmente, mensile successivamente) per lo ‘sfruttamento della sua opera d’ingegno’. Abbiamo dei dubbi sulla validità e vorremmo chiedere a il vostro parere.
luglio 24, 2017 at 7:26
Grazie prima di tutto per i complimenti. Quello che vorreste fare esula completamente dal diritto di autore. Le attività del capo redattore, anche se potrebbero essere fatte rientrare nella disciplina, sono attività che dovrebbero essere secondarie o accessorie rispetto all’attività principale ovvero la cessione del diritto di sfruttare un opera, che in questo caso il capo redattore non ha realizzato. A mio avviso farei prendere al capo redattore autonoma partita Iva e stabilirei il compenso fisso per cui deve essere pagato. Se può rientrare nel regime forfettario, la tassazione è ancora più bassa del diritto di autore, quindi il vantaggio sarebbe per tutti.