Source: http://www.affariregionali.it/banche-dati/dettaglioleggeregionale/?id=10750
Timestamp: 2020-02-21 01:49:52+00:00
Document Index: 121678188

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 145', 'art. 12', 'art. 117', 'art. 145', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 149', 'art. 117', 'art. 83', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 145', 'art. 145', 'art. 8']

Legge forestale della Sardegna. (27-4-2016)
Estremi: Legge n.8 del 27-4-2016
Bur: n.21 del 28-4-2016
Motivi della rinuncia: Il Consiglio dei Ministri in data 20 giugno 2016 ha deliberato l’impugnativa della legge della Regione Sardegna n. 8/2016, recante “Legge forestale della Sardegna”, relativamente alle seguenti disposizioni:
L’art. 6, comma 4, che, nel disciplinare il Piano Forestale Ambientale Regionale dispone che esso “ è coerente con il Piano di assetto idrogeologico (…) e coordinato con il Piano paesaggistico regionale (…) con i Piani di bacino (…) con il Piano faunistico venatorio regionale (…) con il Piano energetico ambientale regionale (PEAR), nonché con i principali strumenti di pianificazione regionale.” La norma era stata ritenuta in contrasto con l’art. 145 del codice dei beni culturali e del paesaggio in quanto introduce una netta distinzione di rapporto tra il piano forestale e, rispettivamente, il piano di assetto idrogeologico e il piano paesaggistico. Rispetto al primo la norma regionale definisce il rapporto in termini di “coerenza” mentre rispetto al secondo (piano paesaggistico) la legge regionale definisce il rapporto in termini di “coordinamento”. Ora, dovendosi attribuire alla disposizione normativa il significato proprio delle parole adoperate dal legislatore (art. 12 delle preleggi), non può non osservarsi come i due termini sopra indicati presentino un significato molto diverso tra loro: nel linguaggio comune, al termine “coerente” viene dato il significato di : “che non è in contraddizione”; al termine “coordinato” si attribuisce, invece, il significato di: “collegato e diretto a un medesimo scopo”. Conseguentemente, risulta evidente che la legge regionale in esame, nel mentre costringe il piano forestale al rispetto del piano idrogeologico (rapporto di “coerenza”, ossia non contraddizione), viceversa dequota il ruolo del piano paesaggistico a mero indirizzo generale non cogente e non sovraordinato rispetto al piano forestale (rapporto di coordinamento, ossia mero collegamento e convergenza di scopo). Per tali motivi la previsione è stata ritenuta in contrasto con l’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione e con la norma interposta di cui all’art. 145, comma 3, del codice dei beni culturali e del paesaggio, che stabilisce che le previsioni dei piani paesaggistici non sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico, sono altresì vincolanti per gli interventi settoriali e, per quanto attiene alla tutela del paesaggio, sono comunque prevalenti sulle disposizioni contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore.
L’art. 8, comma 3, prevede che “Gli interventi previsti all'interno del piano della viabilità forestale sono soggetti a procedure autorizzative semplificate nel rispetto della normativa vigente”. Essa risulta non in linea con il quadro giuridico nazionale di riferimento. E infatti, l’allegato 1 del regolamento riguardante il procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica (DPR n. 139 del 2010), nulla prevede sulla viabilità nei boschi che non è inclusa tra le diverse tipologie di interventi sottoposti a regime semplificato.
Con la sentenza n. 207 del 2012, la Corte Costituzionale, decidendo in merito al conflitto di attribuzione sollevato dalla Provincia autonoma di Trento in relazione al d.P.R. 139/2010, ha dichiarato che spetta allo Stato disciplinare, anche nei confronti delle autonomie speciali, il procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica. La norma regionale quindi eccede dalle competenze statutarie della Regione andando a violare la competenza esclusiva dello Sato in materia di tutela dell’ambiente , dell’ecosisteme e dei beni culturali di cui all’articolo 117, secondo comma, lettera s) della Costituzione;
L’art. 19, comma 2, autorizza l’avvio di interventi selvicolturali che modificano lo stato di fatto delle aree boscate prescindendo dall’autorizzazione paesaggistica. Il successivo comma 6 prevede detta autorizzazione solo per gli interventi di trasformazione del bosco. Al riguardo, si osserva che tale previsione opera, in sostanza, un’indebita estensione con norma regionale della previsione di cui all’art. 149, comma 1, lettera b), del codice (che esclude, invece, dall’autorizzazione paesaggistica i soli interventi selvicolturali che non modificano lo stato dei luoghi). Essa risulta, pertanto, viziata da illegittimità costituzionale per violazione della competenza statale in materia di tutela dell’ambiente e dei beni culturali dui cui all’art. 117, secondo comma lettera s) della Costituzione.
L’articolo 44 prevede la costituzione di un Comitato territoriale con funzioni consultive e propositive, costituito dall'Assessore regionale competente in materia di ambiente, e da quattro rappresentanti indicati dal Consiglio delle autonomie locali, scelti tra i sindaci in carica nei comuni in cui siano presenti terreni amministrati dall'Agenzia forestale regionale. Il comma 5, in particolare, stabilisce che i componenti del predetto Comitato hanno diritto ad un gettone di presenza onnicomprensivo.
Il riconoscimento di un gettone di presenza di cui al suddetto comma 5 contrasta con le disposizioni in materia di contenimento della spesa pubblica. Infatti, con riferimento alla partecipazione dei Sindaci al suddetto Comitato, il Testo Unico in materia di enti locali di cui al dlgs 267/2000, all’art. 83, comma 2 prevede che gli amministratori locali non percepiscono alcun compenso per la partecipazione ad organi o commissioni comunque denominati se tale partecipazione è connessa all’esercizio della propria funzione pubblica. Per quanto riguarda poi la partecipazione dell’Assessore regionale al predetto Comitato, il D.L. n. 174/2012, nell’introdurre disposizioni per ridurre i costi della politica nelle Regioni, all’art. 2, comma 1 lett. d) prevede il divieto di cumulo di indennità o emolumenti, ivi comprese le indennità di funzione o di presenza in commissioni o organi collegiali derivanti dalle cariche, tra le altre, di Assessore regionale, prevedendo inoltre che il titolare di più cariche sia tenuto ad optare finché dura la situazione di cumulo potenziale per uno solo degli emolumenti o indennità.
Le disposizioni sopra richiamate sono state modificata, accogliendo i rilievi formulati nel ricorso governativo, con la legge n. 16/16 entrata in vigore il 30 giugno 2016. Visto il breve lasso di tempo intercorso dalla entrata in vigore della legge regionale n. 8/16 – circa due mesi – può ragionevolmente presumersi che le disposizioni impugnate non abbiano trovato applicazione.
Alla luce di quanto evidenziato, si ritiene venuto meno l’interesse al ricorso pendente avverso la legge regionale n. 8/2016, sussistendo pertanto i presupposti per la rinuncia allo stesso.
Delibera C.d.M. del: 20-6-2016 / Impugnata
La legge in esame che detta una disciplina organica in materia forestale, eccede dalle competenze statutarie riconosciute alla Regione Sardegna dallo Statuto speciale di autonomia (l.Cost. n. 3 del 1948 ) relativamente alle norme sotto elencate per i motivi di seguito specificati.
Infatti, seppure la Regione Sardegna goda di competenza legislativa di tipo primario in materia di agricoltura e foreste; piccole bonifiche e opere di miglioramento agrario e fondiario , ai sensi dell’articolo 3, comma 1 , lettera d) , tale competenza , ai sensi della medesima norma statutaria deve attuarsi i n armonia con la Costituzione e i principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica e col rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, nonché delle norme fondamentali delle riforme economicosociali della Repubblica.
1. La norma contenuta all’art. 6, comma 4, nel disciplinare il Piano Forestale Ambientale Regionale dispone che esso “ è coerente con il Piano di assetto idrogeologico (PAI) di cui alla legge 18 maggio 1989, n. 183 (Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo) e al decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito in legge dall'articolo 1 della legge 3 agosto 1998, n. 267……., e coordinato con il Piano paesaggistico regionale (PPR) di cui all'articolo 135 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), e successive modifiche ed integrazioni, con i Piani di bacino di cui all'articolo 66 del decreto legislativo n. 152 del 2006, e successive modifiche ed integrazioni, con il Piano faunistico venatorio regionale di cui all'articolo 19 della legge regionale 29 luglio 1998, n. 23 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna), con il Piano energetico ambientale regionale (PEAR), nonché con i principali strumenti di pianificazione regionale.”
Invero, la Corte costituzionale, pur avendo più volte dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme regionali contrastanti il principio della “gerarchia” degli strumenti di pianificazione dei diversi livelli territoriali, espresso dall'art. 145 del d.lgs. n. 42 del 2004 (Corte costituzionale, sentenze nn. 182 del 2006, 180 del 2008, 193 del 2010), non ha, tuttavia, avuto occasione di qualificare espressamente la disposizione statale in questione come norma di grande riforma economico-sociale, essendo stata chiamata ad esprimersi soltanto in merito a leggi regionali emanate da regioni a statuto ordinario.
E’ dunque evidente che la stessa natura di norma di grande riforma economico-sociale deve essere attribuita quindi al citato art. 145, comma 3, del codice, che disciplina la gerarchia degli strumenti di pianificazione, atteso che la stessa Corte ha affermato che “l'impronta unitaria della pianificazione paesaggistica è assunta a valore imprescindibile, non derogabile dal legislatore regionale, in quanto espressione di un intervento teso a stabilire una metodologia uniforme nel rispetto della legislazione di tutela dei beni culturali e paesaggistici sull'intero territorio nazionale (Corte costituzionale, sentenze n. 180 del 2008 e n. 64 del 2015).
2. La norma contenuta nell’art. 8, comma 3, prevede che “Gli interventi previsti all'interno del piano della viabilità forestale sono soggetti a procedure autorizzative semplificate nel rispetto della normativa vigente”. Essa risulta non in linea con il quadro giuridico nazionale di riferimento. E infatti, l’allegato 1 del regolamento riguardante il procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica (DPR n. 139 del 2010), nulla prevede sulla viabilità nei boschi che non è inclusa tra le diverse tipologie di interventi sottoposti a regime semplificato.
La norma regionale quindi eccede dalle competenze statutarie della Regione andando a violare la competenza esclusiva dello Sato in materia di tutela dell’ambiente , dell’ecosisteme e dei beni culturali di cui all’articolo 117, secondo comma, lettera s) della Costituzione;
3.La norma contenuta nell’articolo 19, comma 2, autorizza l’avvio di interventi selvicolturali che modificano lo stato di fatto delle aree boscate prescindendo dall’autorizzazione paesaggistica.
4. La disposizione di cui all’articolo 44 prevede la costituzione di un Comitato territoriale con funzioni consultive e propositive, costituito dall'Assessore regionale competente in materia di ambiente, e da quattro rappresentanti indicati dal Consiglio delle autonomie locali, scelti tra i sindaci in carica nei comuni in cui siano presenti terreni amministrati dall'Agenzia forestale regionale. Il comma 5, in particolare, stabilisce che i componenti del predetto Comitato hanno diritto ad un gettone di presenza onnicomprensivo.