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Timestamp: 2020-08-03 15:20:38+00:00
Document Index: 107256072

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 53', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 53', 'art. 4', 'art. 36', 'art. 137', 'CGUE ', 'art. 375']

Sentenza Cassazione Civile n. 17882 del 19/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17882 del 19/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 19/07/2017, (ud. 22/06/2017, dep.19/07/2017), n. 17882
sul ricorso 3675-2013 proposto da:
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE UNIVERSITA’ RICERCA, UFFICIO SCOLASTICO
REGIONALE PER LE MARCHE -, AMBITO TERRITORIALE DI ASCOLI PICENO,
avverso la sentenza n. 992/2012 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,
B.M., assunta alle dipendenze del Ministero della Istruzione, Università e Ricerca con contratti a tempo determinato succedutisi nel tempo, ha chiesto al Tribunale di Ascoli Piceno la dichiarazione di illegittimità dei termini apposti ai contratti di lavoro, con la conseguente conversione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato e la condanna del Ministero al risarcimento del danno;
la sentenza è stata appellata, in via principale, dal Ministero e, in via incidentale, dalla lavoratrice, e la Corte d’appello di Ancona ha accolto in parte gli appelli, condannando il Ministero al pagamento, in favore della ricorrente, di una somma da liquidarsi nel prosieguo del giudizio, pari alla differenza tra la retribuzione spettante al dipendente assunto con contratto a tempo indeterminato e quella effettivamente percepita dalla lavoratrice; ha invece escluso il diritto alla conversione del rapporto di lavoro da tempo determinato in tempo indeterminato;
1. Con l’unico articolato motivo il MIUR denuncia la violazione del D.Lgs. n. 368 del 2001; D.L. n. 70 del 2011, art. 9, comma 18, come convertito dalla L. n. 106 del 2011; della L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53; della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4 e della direttiva 99-70-CE.
1.1. Deduce, in sintesi, la insussistenza di una normativa che riconosca ai lavoratori a tempo determinato gli scatti collegati con l’anzianità di servizio previsti per i lavoratori a tempo indeterminato e ciò sulla base a) del disposto del D.P.R. n. 399 del 1998, art. 3 e della L. 11 luglio 1980, n. 312, arrt. 53 a norma dei quali deve escludersi il diritto per il periodo pre-ruolo di supplenza a scatti retributivi e la ricostruzione di carriera può essere chiesta solo dal personale di ruolo ad avvenuto superamento del periodo di prova, con effetti decorrenti dalla conferma in ruolo; b) del C.C.N.L. del comparto scuola 4/8/1995, il quale (art. 53) nulla prevede in merito agli scatti di anzianità per i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato, ai quali spetta solo il trattamento economico iniziale previsto per il corrispondente personale con contratto di lavoro a tempo indeterminato.
1.2. Sostiene che alle supplenze, stipulate per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo, non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001, bensì la normativa di settore, ed in particolare la L. n. 124 del 1999, art. 4; che non è comparabile la posizione dei supplenti, che sottoscrivono ogni anno un nuovo contratto del tutto autonomo rispetto al precedente, con quella dei dipendenti di ruolo, assunti a seguito di concorso; richiama il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36 nella parte in cui attribuisce alla contrattazione collettiva il potere di disciplinare la materia dei contratti a tempo determinato stipulati dalle Pubbliche Amministrazioni, ed aggiunge che l’Accordo quadro fa salve deroghe dovute a ragioni oggettive, così attribuendo rilievo alle esigenze di specifici settori che giustificano il ricorso alla tipologia contrattuale e le differenziazioni fra lavoratori a tempo determinato ed indeterminato.
Come già osservato da questa Corte (Cass. n. 22258/2016; Cass. n. 27387/2016; Cass. n. 165/2017; Cass. n. 290/2017, alle cui motivazioni ci si riporta integralmente in quanto del tutto condivise), l’obbligo posto a carico degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo determinato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato comparabile, sussiste a prescindere dalla legittimità del termine apposto al contratto, giacchè detto obbligo è attuazione, nell’ambito della disciplina del rapporto a termine, del principio della parità di trattamento e del divieto di discriminazione che costituiscono norme di diritto sociale dell’Unione di particolare importanza, di cui ogni lavoratore deve usufruire in quanto prescrizioni minime di tutela (Corte di Giustizia 9.7.2015, causa C-177/14, Regojo Dans, punto 32).
2.1. La clausola 4 dell’Accordo quadro è stata più volte oggetto di esame da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha affrontato tutte le questioni rilevanti nel presente giudizio rilevandone il carattere incondizionato idoneo alla disapplicazione di qualsiasi contraria disposizione del diritto interno (Corte di Giustizia 15.4.2008, causa C- 268/06, Impact; 13.9.2007, causa C- 307/05, Del Cerro Alonso; 8.9.2011, causa C-177/10 Rosado Santana) ed affermando la esclusione di ogni interpretazione restrittiva, non potendo la riserva in materia di retribuzioni contenuta nell’art. 137 n. 5 del Trattato (oggi 153, n. 5), “impedire ad un lavoratore a tempo determinato di richiedere, in base al divieto di discriminazione, il beneficio di una condizione di impiego riservata ai soli lavoratori a tempo indeterminato, allorchè proprio l’applicazione di tale principio comporta il pagamento di una differenza di retribuzione” (Del Cerro Alonso, cit., punto 42).
2.2. La CGUE ha evidenziato che le maggiorazioni retributive che derivano dalla anzianità di servizio del lavoratore costituiscono condizioni di impiego ai sensi della clausola 4, con la conseguenza che le stesse possono essere legittimamente negate agli assunti a tempo determinato solo in presenza di una giustificazione oggettiva (Corte di Giustizia 9.7.2015, in causa C177/14, Regojo Dans, punto 44, e giurisprudenza ivi richiamata).
2.3. A tal fine non è sufficiente che la diversità di trattamento sia prevista da una norma generale ed astratta, di legge o di contratto, nè rileva la natura pubblica del datore di lavoro e la distinzione fra impiego di ruolo e non di ruolo, perchè la diversità di trattamento può essere giustificata solo da elementi precisi e concreti di differenziazione che contraddistinguano le modalità di lavoro e che attengano alla natura ed alle caratteristiche delle mansioni espletate (Regojo Dans, cit., punto 55 e con riferimento ai rapporti non di ruolo degli enti pubblici italiani Corte di Giustizia 18.10.2012, cause C302/11 e C305/11, Valenza; 7.3.2013, causa C393/11, Bertazzi).
2.4. In questa sede il Ministero, pur affermando l’esistenza di condizioni oggettive a suo dire idonee a giustificare la diversità di trattamento, ha fatto leva su circostanze che prescindono dalle caratteristiche intrinseche delle mansioni e delle funzioni esercitate, le quali sole potrebbero legittimare la disparità.
3. Pertanto, essendo da condividere la proposta del relatore, il ricorso va rigettato con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5.
4. Nessun provvedimento sulle spese deve adottarsi, a causa del mancato svolgimento di attività difensiva da parte della intimata.