Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-civile/libro-terzo/titolo-ii/capo-i/sezione-ii/art493.html
Timestamp: 2019-11-21 08:00:08+00:00
Document Index: 53290910

Matched Legal Cases: ['art. 493', 'art. 523', 'art. 523', 'art. 617', 'art. 547', 'art. 493', 'art. 493', 'art. 39', 'art. 493', 'art. 92', 'sentenza ']

Art. 493 codice di procedura civile - Pignoramenti su istanza di più creditori - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice di procedura civile > LIBRO TERZO - Del processo di esecuzione > Titolo II - Dell'espropriazione forzata > Capo I - Dell'espropriazione forzata in generale > Sezione II - Del pignoramento > Articolo 493
Articolo 493 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 493 Codice di procedura civile
Più creditori possono con unico pignoramento colpire il medesimo bene (1).
Il bene sul quale è stato compiuto un pignoramento può essere pignorato successivamente su istanza di uno o più creditori [524, 550, 561] (2).
Ogni pignoramento ha effetto indipendente (3), anche se è unito ad altri in unico processo.
(1) Secondo l'opinione prevalente in dottrina, il comma in analisi troverebbe applicazione solo nel caso previsto dall' art. 523, in forza del quale l'ufficiale giudiziario, che trova un pignoramento già iniziato da altro ufficiale giudiziario, continua le operazioni con lui, redigendo un unico verbale. Tuttavia, si segnala un'altra interpretazione, in base alla quale il comma farebbe riferimento ad un pignoramento unico fin dall'origine o pignoramento cumulativo. Questo viene eseguito ad istanza di più creditori che possono essere muniti anche di titoli esecutivi diversi.
Inoltre, è bene precisare che tale regola trova applicazione in ogni tipo di espropriazione, a differenza dell'art. 523 che ha valore solo per l'espropriazione mobiliare. Dal punto di vista formale, il pignoramento cumulativo è da considerarsi unico, perché eventuali vizi del pignoramento (ad es. incompetenza dell'ufficiale giudiziario) lo rendono invalido nei confronti di tutti i creditori. Diversamente, dal punto di vista sostanziale, le varie azioni esecutive rimangono distinte (ad es. la sospensione concessa nel giudizio di opposizione promosso contro uno dei pignoramenti non sospende l'esecuzione anche per gli altri).
(2) La norma in commento deve essere integrata con le disposizioni previste per consentire la riunione di un pignoramento con quelli successivi, allo scopo di garantire l'unicità dell'espropriazione.
Invero, in caso di mancata riunione, gli atti del processo esecutivo devono ritenersi nulli e tale nnullità deve essere sollevata con l'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c..
(3) La norma si riferisce all'indipendenza del pignoramento, intendendo, innanzitutto, che il venir meno di un pignoramento non intacca l'efficacia degli altri così come la rinunzia al primo pignoramento non comporta la rinunzia ai successivi. Solamente nell'ipotesi in cui il motivo dell'inefficacia sia comune, tutti i pignoramenti diventeranno inefficaci.
La norma in esame disciplina il c.d. pignoramento cumulativo che si realizza nel caso in cui più creditori colpiscono con un unico atto di pignoramento, lo stesso bene o gli stessi beni. Infatti, al fine di portare a conoscenza l'esistenza di un pignoramento già in atto, la legge prevede che, nell'espropriazione mobiliare, sia il debitore o il custode ad avvertire l'ufficiale giudiziario; nell'espropriazione presso terzi, è previsto che sia il terzo ad indicare, all' atto della dichiarazione ex art. 547, gli eventuali pignoramenti subiti; nell'espropriazione immobiliare, invece, è il Conservatore dei Registri Immobiliari a dover indicare la presenza di precedenti pignoramenti,quando restituisce all'ufficiale giudiziario la nota di trascrizione.
In tal modo, il creditore procedente o gli altri creditori possono colpire nuovamente beni pignorati in precedenza.
Massime relative all'art. 493 Codice di procedura civile
In tema di esecuzione forzata, i creditori muniti di titolo esecutivo hanno la facoltà di scelta tra l'intervento nel processo già instaurato per iniziativa di altro creditore e l'effettuazione di un nuovo pignoramento del medesimo bene; nel secondo caso, il pignoramento autonomamente eseguito ha un effetto indipendente da quello che lo ha preceduto, nonché quello di un intervento nel processo iniziato con il primo pignoramento. Ne consegue, proprio in base al principio di autonomia dei singoli pignoramenti di cui all'art. 493 cod. proc. civ., che se da un lato il titolo esecutivo consente all'intervenuto di sopperire anche all'eventuale inerzia del creditore procedente, dall'altro lato, tuttavia, la caducazione del pignoramento iniziale del creditore procedente, qualora non sia stato "integrato" da pignoramenti successivi, travolge ogni intervento, titolato o meno. (Fattispecie disciplinata dalle norme del codice di rito in vigore sino al 28 febbraio 2006).
Cass. civ. n. 23847/2008
Il creditore, in forza del medesimo titolo esecutivo, può procedere a più pignoramenti dello stesso bene in tempi successivi, senza dover attendere che il processo di espropriazione aperto dal primo pignoramento si concluda, atteso che il diritto di agire in esecuzione forzata non si esaurisce che con la piena soddisfazione del credito portato dal titolo esecutivo. In tal caso non si ha una situazione di litispendenza nel senso previsto dall'art. 39 cod. proc. civ. - la cui applicazione postula la pendenza di più cause, aventi in comune le parti, la "causa petendi" ed il "petitum", incardinate dinanzi a distinte autorità giudiziarie e non davanti allo stesso giudice - ed alla pluralità di procedure così instaurate può ovviarsi con la loro riunione "ex" art. 493 cod. proc. civ., senza che ciò comporti un pregiudizio per il debitore, poiché, in presenza di un pignoramento reiterato senza necessità, il giudice dell'esecuzione, applicando l'art. 92 cod. proc. civ., può escludere come superflue le spese sostenute dal creditore procedente per reiterarlo ed il debitore può proporre opposizione contro una liquidazione delle spese che si estenda al secondo pignoramento.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 23847 del 18 settembre 2008)