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Timestamp: 2018-03-24 19:55:44+00:00
Document Index: 46508612

Matched Legal Cases: ['art. 71', 'art. 3', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 10', 'art. 5', 'art. 606']

Penale.it - Giuseppe Dacquì, Le garanzie difensive nel procedimento di confisca transfrontaleira
Giuseppe Dacquì, Le garanzie difensive nel procedimento di confisca transfrontaleira
Nota a proposta di direttiva del 12 Marzo 2012 della Commissione Europea relativa al congelamento e alla confisca dei proventi di reato nell’Unione Europea
Lo sviluppo e l’espansione della criminalità organizzata hanno indotto la Commissione Europea ad emanare una proposta di direttivai tendente a sollecitare i Paesi membri ad una stretta intesa politico-giuridica per aggredire, attraverso il congelamento e la confisca, i patrimoni e i profitti delle organizzazione criminali. Invero, l’allargamento dei confini, la facilità dei collegamenti, l’espansione della rete informatica che facilitano il movimento di denaro non potevano non far intervenire, in ossequio agli artt. 82 e 83 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, l’Organo europeo.
La Commissione Europea preoccupata giustamente dalle mire espansionistiche della criminalità organizzata transfrontaliera, con la proposta di direttiva del 12 Marzo 2012 intende proteggere “l’economia lecita da infiltrazioni criminali e corruzione, nonché a restituire i proventi di reato alle autorità pubbliche che forniscono servizi ai cittadini”ii.
In linea con le spinte verso un sistema coordinato tra Stati membri “affinchè si giunga ad un sistema di confisca dei proventi di reato più efficace e diffuso”iii, la Commissione Europea con la proposta di direttiva de qua mira ad una regolamentazione organica e più efficace per sopperire ai limiti di un sistema penale non coordinato.
A tale potere di confisca, però, non può ricorrersi, secondo la direttiva, quando l’attività criminale non ha potuto essere oggetto di procedimento penale per prescrizione del reato oppure perché l’imputato è stato definitivamente assolto o vi sia stato un precedente giudicato. Eccezioni alla detta ipotesi di non ricorso alla confisca sono i casi di procedimenti che avrebbero potuto portare ad una condanna ma che non si è avuta per morte o malattia permanente dell’indagato o imputato oppure nei casi in cui la malattia o la fuga dell’indagato o imputato prima dell’azione penale o dell’emissione della condanna non consenta di agire penalmente entro tempi ragionevoli e comporti il rischio grave che l’azione penale sia invalidata dalla prescrizione.iv
Peraltro, giova sottolineare che più volte il giudice delle leggi interessato sulla questione di incostituzionalità dell’art. 71 c.p.p. ha ribadito il principio inviolabile dell’imputato di partecipare coscientemente al processov.
Se è questo il principio, l’indicazione europea appare in palese netto contrasto con la struttura del nostro codice di rito e con il dettato costituzionale. Ma anche la Corte europea ritiene imprescindibile il diritto dell’imputato a difendersi per contrastare l’accusavi. Diritto di difesa che deve essere effettivo.
Così la non ritenuta incompatibilità tra il giudice che emette il provvedimento di sequestro e quello della confisca, il legittimo impedimento difensivovii non invocabile nei giudizi camerali, il ricorso per Cassazione per sola violazione di legge, sono limiti alle garanzie difensive, che in ragione della ritenuta diversità con il procedimento di cognizione, giustificano tutt’oggi la manifesta infondatezza delle eccezioni di incostituzionalità più volte sollevate.
In particolare, è stato evidenziato che l'art. 3 Cost. risulterebbe violato anche per la irragionevole disparità della disciplina censurata rispetto a quella dettata in tema di misure di sicurezza, nonché in relazione alle misure previste dall'art. 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, nei confronti dei soggetti che abbiano posto in essere condotte violente in occasione di manifestazioni sportive, settori nei quali il ricorso per cassazione è esteso all'illogicità manifesta della motivazione. Si tratterebbe - concludeva la Corte rimettente - di un caso di «irragionevolezza sopravvenuta», in quanto la tutela offerta dal ricorso per cassazione in materia di misure di prevenzione avrebbe segnato un arretramento nel confronto con il codice del 1930, sotto la cui vigenza la giurisprudenza ammetteva il ricorso anche per i vizi logici della motivazione.
Tale motivazione è stata duramente criticata dalla più autorevole dottrina poiché è stato ribadito che “è del tutto pacifico che, tranne il diverso momento rilevante ai fini dell'accertamento della pericolosità, non esiste alcuna differenza concettuale tra le misure di prevenzione post delictum, quali sono le misure di sicurezza, ed ante delictum, quali sono le misure di prevenzione ai sensi della l. n. 1423 del 1956, poiché entrambe hanno lo scopo di prevenire la commissione di un reato in base ad un giudizio di probabilità fondato sulla pericolosità del soggetto”viii.
E’ stato, altresì, giustamente osservato che la misura di cui al citato articolo 6 della legge n. 401/1989 incide sulla libertà personale ma in modo minore rispetto alle misure di prevenzione poiché queste ultime sono dirette a controllare tutto il tenore di vita del soggetto pericoloso e non soltanto il breve periodo in cui si svolgono le manifestazioni sportive alle quali è vietato l’accessoix.
Ridurre il campo di applicazione e vietare alla Corte di legittimità anche l’accesso agli atti comporta inevitabilmente la lesione del diritto a difendersi: “non importa cos’abbiano narrato i testimoni e nemmeno se esistano, purchè il motivante li nomini, attribuendo a ciascuno un detto; idem quando tiri in ballo ricognizioni mai eseguite; ecco ridotto il terzo grado ad una fantasmagoria dove valgono anche pseudo-fatti processuali, mai accaduti, se l’estensore ne parla”x.
Nella sentenza n. 93/2010 il giudice delle leggi ha, tra l’altro, evidenziato che “Le osservazioni della Corte di Strasburgo colgono, d'altro canto, le specifiche peculiarità del procedimento di prevenzione, che valgono a differenziarlo da un complesso di altre procedure camerali. Si tratta, cioè, di un procedimento all'esito del quale il giudice è chiamato ad esprimere un giudizio di merito, idoneo ad incidere in modo diretto, definitivo e sostanziale su beni dell'individuo costituzionalmente tutelati, quali la libertà personale (art. 13, primo comma, Cost.) e il patrimonio (quest'ultimo, tra l'altro, aggredito in modo normalmente "massiccio" e in componenti di particolare rilievo, come del resto nel procedimento a quo), nonché la stessa libertà di iniziativa economica, incisa dalle misure anche gravemente "inabilitanti" previste a carico del soggetto cui è applicata la misura di prevenzione (in particolare, dall'art. 10 della legge n. 575 del 1965). Il che conferisce specifico risalto alle esigenze alla cui soddisfazione il principio di pubblicità delle udienze è preordinato.”
Ma la pubblicità dell’udienza e gli interessi in gioco, presidiati dalla Carta Costituzionale, dovrebbero far ripensare e rivedere gli orientamenti giurisprudenzialixi che tendono a non equiparare il giudizio di cognizione con quello di prevenzione. Né può dirsi che l’auspicata equiparazione può ritenersi un abbassamento del livello di guardia poiché se è pur vero che nel procedimento di prevenzione l’oggetto, su cui il giudice è chiamato ad emettere una decisione, è diverso rispetto al processo penale ciò non autorizza a porre il procedimento di prevenzione al di fuori delle regole del giusto processo xii. E’ auspicabile, pertanto, un’armonizzazione delle norme interne e di quelle europee con i principi costituzionalixiii.
Visto la ritrosia, anche, da parte dei giudici della Consultaxiv, l’intervento del legislatore non guasterebbe e si rende più che mai opportuno e necessario. Non è più tempo di schemi procedimentali differenziati, né di forme di contraddittorio necessario nel processo penale “pubblico” o eventuale in quello camerale. Non può mai essere la semplice forma camerale o pubblica a contrarre o a espandere il diritto di difendersi. La difesa nel processo penale nel senso lato o è effettiva o è niente. Spegnere il motore principale della criminalità organizzata transfrontaliera è un conto, ridurre la potenza del motore della difesa o spegnerlo è altro conto. Nel bilanciamento degli interessi non può non tenersi conto del rilevante peso che ha il diritto di difendersi dentro e oltre frontiera. Le diverse culture giuridiche nell’ambito della tutela dei diritti fondamentali dell’uomo impongono non solo soluzioni di coordinamento ma anche e soprattutto interventi incisivi sul grado di tutela che si vuole concedere. Il legislatore da un lato ed il giudice dall’altro devono compiere un passo in avanti in direzione di una più intensa tutela dei diritti fondamentali dell’uomo universalmente riconosciuti.
Avv. Giuseppe Dacquì, novembre 2012
i cfr. proposta di direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa al congelamento e alla confisca dei proventi di reato nell’Unione Europea del 12 Marzo 2012
ii cfr. ut supra
iii cfr. documento del Consiglio Giustizia e Affari Interni in materia di confisca 7769/3/10
iv cfr. art. 5 direttiva del 12 Marzo 2012 - Confisca non basata sulla condanna –
v cfr. C. Cost. ord. 298/91; sent. 281/1995; ord. 33/2003; ord. 112/2007
vi cfr. Corte Europea 7 Ottobre 1988, Salabiaku c Francia
vii cfr. 27 Giugno 2006 n. 31461, Rassamani
viii cfr. P. Vincenzo Molinari nota a sent. Corte Cost. 05-11-2004, n. 321 in Cass. Pen. 2005, 02, 0414
ix cfr. C. Cost. 23 Maggio, 1997, n. 144
x Così la critica di Cordero, Procedura penale, ed. 2001, cit. p. 1122. Le voci di critica nei confronti dell’assetto del ricorso per cassazione, così come realizzato dall’art. 606 c.p.p. < – 2008
xi Cfr. Cassazione penale Sez. Un. 27 giugno 2006 n. 31461
xii In tal senso Mariangela Montagna, procedimento applicativo delle misure ablative di prevenzione e garanzie del giusto processo in la giustizia patrimoniale penale, tomo I°, pag. 453, UTET, anno 2011
xiii cfr. sentenze C. Cost. 24 Ottobre 2007 nn. 348 e 349
xivCfr. sent. Corte Costituzionale 11 marzo 2011 n. 80: “Irrilevante sarebbe, inoltre, la circostanza che, nei procedimenti di prevenzione, il ricorso per cassazione possa proporsi solo per violazione di legge (vizio peraltro configurabile anche nel caso di mancanza della motivazione del provvedimento impugnato o di carenze della stessa tali da renderla meramente apparente), poiché, quali che siano i motivi deducibili, il giudizio di cassazione resta comunque un giudizio di legittimità.”