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Timestamp: 2017-09-21 12:50:09+00:00
Document Index: 156399501

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 114', 'art. 7', 'art. 16', 'art. 45', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 25', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 3', 'art. 34', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 47', 'art. 6']

Linee guida per la gestione dell emergenza sfratti: il ruolo del Servizio Sociale Professionale - PDF
Linee guida per la gestione dell emergenza sfratti: il ruolo del Servizio Sociale Professionale
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1 Linee guida per la gestione dell emergenza sfratti: il ruolo del Servizio Sociale Professionale Versione Marzo
2 Documento a cura dell Ordine degli Assistenti Sociali della Regione Lombardia, redatto dalla Presidente Renata Ghisalberti e dai Consiglieri: Valeria Antonella Curreli Tiziana Monica Caseri Egidio Sauro Turetti Avv. Massimiliano Gioncada, consulente legale Croas Lombardia Hanno partecipato alla stesura del documento: Airoldi Isabella, Comune di Castellanza; Antonini Daniela, Comune di Coccaglio; Barone Alessandra, Comune di Cinisello Balsamo; Bettolini Daniela, Comune di Corbetta; Bordogna Sara, Comune di Rovato; Bosio Sabrina, Comune di Seriate; Brenna Arianna, Comune di Cermenate e di Cologno Monzese; Caseri Tiziana, Comune di Bolgare; Curreli Valeria Antonella, Comune di Bresso; Ferrante Donatella,Comune di Cologno Monzese; Innocenti Lorena, Comune di Cinisello Balsamo; Mauri Fiorella, Comune di Giussano; Olgiati Cristina, Comune di Corbetta; Paroni Rosangela, Comune di Desenzano sul Garda; Rigo Monica, Comune Olgiate Olona; Rovaris Marzia, Ambito di Dalmine; Tidori Francesca, Comune di Giussano; Zara Sonia, Ambito di Dalmine Hanno contribuito alla fase preliminare di confronto e riflessione: Angeli Daniela Patrizia, Assistente Sociale Libero Professionista; Assente M. Franca, CAM Minori; Bertino Francesca, Ambito di Treviglio Risorsa Sociale; Caronni Rossella, Comune di Inverigo; Clemente Beria, Comune di Corbetta; D Ajello Alfredo, Comune Gallarate-Serv.TM-Az. 3SG; Dellino Daniela, PDZ Certosa di Pavia; Dorigo Marilena, Comune di Milano; Ferrari Elena, ASC BS Est Comune San Zeno Naviglio; Manfredi Giulia, Comune di Cislago; Martinetti Sara,Comune di San Vittore Olona; Pagin Emanuele, Ass.ni Terzo Settore; Peloia Simona, Comune di Cesano Maderno; Pepe Anna, Comune di Milano; Previtali Veronica, Comuni della Valcavallina; Pullano Daniele, Comune di Bollate; Riva Laura, Comune di Busnago; Scazzosi Mariangela, Comune di Castellanza; Spinelli Alessandra, Policlinico Milano; Tebaldini Alessandra, ASC BS EST Comune di Borgosatollo; Zampedri Nicoletta, Comune di Desenzano del Garda 2
3 Hanno contribuito alla validazione del documento i seguenti interlocutori: Bertola Cherubina (assistente sociale - vicesindaco e assessore alle politiche sociali del comune di Monza) Bianchi Elisabetta (assistente sociale - formatrice); Bonetti Mascia Ketty (Avvocato - consulente per servizi sociali - formatrice); Diomede Canevini Milena (assistente sociale - già preside sedi formative per assistenti sociali ed educatori professionali); Cortesi Gabriele (vicesindaco Seriate); Gazzi Gianmario (consigliere CNOAS); Manoukian Franca (psicologa formatrice); Merlini Francesca (assistente sociale formatrice); Milani Simona (assistente sociale - direttore Azienda Speciale Retesalute di Merate); Pastore Pasquale (Maresciallo A.S. UPS Comandante Stazione Carabinieri di Erbusco, BS); Riva Vanna (assistente sociale docente università Bicocca). 3
4 Sommario 1. PREMESSA: L ASSISTENTE SOCIALE TRA METODOLOGIA E DEONTOLOGIA DENTRO I VINCOLI DELLE POLITICHE SOCIALI E DI SVILUPPO ECONOMICO GLI ASPETTI METODOLOGICI IL CONTESTO GIURIDICO IL MODELLO DI INTERVENTO LA FASE PRELIMINARE LA FASE DELL ESECUZIONE DELLO SFRATTO LA FASE DELL EMERGENZA I RAPPORTI CON L AUTORITÀ GIUDIZIARIA E LE FORZE DELL ORDINE NELLA FASE PRELIMINARE NELLA FASE DELL ESECUZIONE NELLA FASE DELL EMERGENZA ALLEGATI
5 1. Premessa: l assistente sociale tra metodologia e deontologia dentro i vincoli delle politiche sociali e di sviluppo economico In Italia è in continua crescita il numero di persone e famiglie che soffrono della mancanza di una abitazione adeguata. Diversamente da alcuni anni fa non si tratta solo di soggetti deboli e marginali (poveri e stranieri), ma ha coinvolto ampie fasce della popolazione toccata dalla crisi economica. E infatti in aumento il fenomeno dello sfratto per morosità, che segnala la non sostenibilità dell impegno delle famiglie rispetto ai costi dell abitazione (proprietà e affitto) (documento ANCI 2010). In rapporto ad altri paesi europei, l Italia presenta un elevato numero di proprietari di casa e un offerta abitativa pubblica in diminuzione (dati della Presidenza del Consiglio, 2007), situazione che ha relegato la questione abitativa ai margini delle politiche nazionali e locali. Da qualche anno, però, la questione abitativa ha assunto una nuova centralità, in quanto un numero crescente di persone e di famiglie è oggi direttamente toccato dal problema che per molti di essi assume i contorni di una vera e propria emergenza. L emergenza si è manifestata sul territorio sotto forma di svariati fenomeni, quali l aumento del numero degli sfratti per morosità, la crescita di disagio sociale diffuso, l acuirsi di processi di indebitamento e di impoverimento delle famiglie. Elementi che pongono nuovamente, e con forza, la questione abitativa all interno dell agenda nazionale. L emergenza abitativa è sempre più determinata, così, non tanto dalla domanda di chi non ha una casa in cui vivere, ma da chi ha una abitazione e paga con sempre maggiore difficoltà il canone di affitto (o la rata di un mutuo). E così cresciuto il bisogno di quelle famiglie che hanno un reddito troppo alto per l edilizia residenziale pubblica, ma troppo basso per accedere al mercato degli affitti e delle proprietà. Affrontare la questione abitativa significa, in primo luogo, rispondere alle aspettative di chi soffre direttamente per la mancanza di un abitazione dignitosa. Il numero di persone coinvolte è in continua crescita. Dal Quaderno della Statistica del Ministero dell Interno Gli sfratti in Italia: andamento delle procedure di rilascio di immobili ad uso abitativo aggiornamento 2012, si rileva che i provvedimenti esecutivi di sfratto emessi in Italia nel 2012 ammontano a di cui per necessità del locatore, per finita locazione e per morosità e altra causa (88,9% sul totale dei provvedimenti). E interessante rilevare che il fenomeno è molto diffuso su tutto il territorio nazionale, interessando i capoluoghi di provincia con , pari al 54,1% del totale nazionale, e i comuni di provincia per il restante 45,9%; le richieste di esecuzione presentate all Ufficiale Giudiziario sono state e gli sfratti eseguiti con l intervento dell Ufficiale giudiziario sono Nel luglio 2014 è stata presentata una pubblicazione del Ministero dell Interno che aggiorna i dati al dicembre 2013 comparati a quelli del 2012, evidenziando che il numero degli sfratti è in aumento ed ha raggiunto quota il totale degli sfratti emessi, pari a , costituisce una maggiorazione su base annua del 4, 37% rispetto al periodo precedente. I motivi sono per l 89% la morosità, per il 7,4% la finita locazione, per il 3,6% la necessità del proprietario. Le richieste di esecuzione di sfratto, cresciute del 2,15%, sono state In Lombardia con provvedimenti di sfratti si continua ad avere la quantità maggiore di situazioni di sfratto (-8,77% rispetto al periodo precedente) che esitano in richieste 5
6 di esecuzione presentate dall Ufficiale giudiziario (+11,11% rispetto al periodo precedente) e (+1,65% rispetto al periodo precedente). Di fronte ad un problema così complesso è necessario mettere in campo una pluralità di interventi, con il coinvolgimento di tutti gli attori, poiché la risposta al disagio abitativo non può che essere articolata con una strategia pluri-livello: definizione di strumenti normativi e fiscali per facilitare l affitto; potenziamento del sostegno alle famiglie in condizioni di difficoltà economica e prevenzione degli sfratti per morosità; promozione di interventi di riqualificazione urbana; rilancio di offerte di alloggi per le fasce sociali più deboli con l edilizia residenziale; assegnazione direttamente ai Comuni dei fondi per il sostegno d affitto. Le politiche nazionali per lo sviluppo economico, l occupazione, la casa, il welfare in una fase di incalzante crisi economica hanno pesanti ricadute sulle scelte degli Enti locali (Regione e Comuni), che a loro volta hanno ricadute sull attività dell assistente sociale che si sta ponendo la domanda come posso agire al meglio delle mie possibilità come professionista della relazione d aiuto e del lavoro di rete comunitaria all interno dei vincoli normativi/organizzativi/di risorse senza snaturare il senso del mandato professionale?. In un quadro complesso e drammatico, da parte di istituzioni quali la Magistratura, le FF.OO. e le Amministrazioni Locali, si fa riferimento, sempre più spesso, agli assistenti sociali come soggetto preposto alla risoluzione del problema e, in particolare quale categoria professionale in grado di trovare soluzioni idonee per le persone che rimangono senza alloggio. Se tale valutazione rimanesse circoscritta all idea che gli assistenti sociali sono professionisti in grado di aiutare le persone, di certo non vi sarebbe alcuna obiezione; la chiamata in causa dei servizi sociali, ed in particolare, del professionista assistente sociale, è spesso invece strumentale e relegata al momento dell esecuzione dello sgombero o dello sfratto dall alloggio. Ed è sicuramente strumentale, se tesa a rassicurare non tanto il destinatario dello sfratto, ma i soggetti preposti all esecuzione e, a volte, gli stessi magistrati addetti alla valutazione. Le presenti linee-guida, elaborate da un gruppo di lavoro promosso dall Ordine Regionale della Lombardia con la consulenza dell avvocato Massimiliano Gioncada, originano dai quesiti deontologici posti da numerosi assistenti sociali volti a capire al meglio come esercitare correttamente il proprio ruolo professionale, mantenendo quindi una relazione di aiuto significativa e appropriata, in un contesto caratterizzato dall emergenza e dal persistente rischio di con-fusione con le scelte delle amministrazioni locali e con i compiti propri dell Autorità Giudiziaria. Questo documento è il primo tassello, sicuramente non esaustivo, ma di necessario orientamento per la professione, nonché elemento chiarificatore del ruolo dei servizi sociali e dell assistente sociale, quale professionista impegnato a sostenere politiche sociali attive e rispondenti ai bisogni emergenti delle nuove fragilità e povertà. Il gruppo di lavoro regionale ha messo a confronto e analizzato le prassi degli assistenti sociali di differenti comuni lombardi, che casualmente ben rappresentano la varietà dei contesti urbani del territorio regionale, individuandone i punti in comune e le differenziazioni legate alle specificità organizzative e agli indirizzi politico-amministrativi. Il risultato è la costruzione di un ideal-tipo di modello di intervento professionale descritto nelle 3 fasi correlate alla temporalità del rilascio forzoso dell abitazione: 6
7 1. fase preliminare: sostegno al nucleo familiare a cui viene intimato il rilascio dell abitazione nel periodo precedente all esecuzione dello sfratto; 2. fase dell esecuzione: analisi del ruolo professionale rispetto al nucleo familiare interessato dallo sfratto e agli altri soggetti, in particolare all ufficiale giudiziario; 3. fase dell emergenza: attività di valutazione delle condizioni di pregiudizio e rischio nel nucleo familiare ed interventi diretti a favore dello stesso. Il gruppo di lavoro ha individuato nel percorso descritto sugli interventi sociali per l emergenza abitativa alcune criticità che ripropongono gli stessi interrogativi legati all evoluzione dei sistemi di Welfare: come la nostra professione può coniugare politiche attive di promozione di benessere sociale e valorizzazione delle risorse con risposte istituzionali capaci di dare sostegno e aiuto alle persone in difficoltà? Come intervenire sul singolo avendo una visione di insieme del problema? Il Codice deontologico dell assistente sociale conferma che dobbiamo impegnarci contestualmente nei confronti della persona-cittadino e dello sviluppo di politiche sociali integrate (art. 36), all interno delle macrofunzioni che caratterizzano il ruolo professionale: informazione, orientamento e consulenza all utente; accompagnamento; sostegno e tutela dei soggetti deboli; promozione e organizzazione di servizi, di risorse istituzionali e comunitarie da connettere sinergicamente; rilevazione e studio dei problemi e delle risorse del territorio ed elaborazioni di piani di intervento; interazione con le autorità giudiziarie civili e penali, volta a fornire elementi conoscitivi, valutativi e progettuali che concorrano alla formazione delle decisioni della magistratura, con interventi di sostegno e controllo che si contemperano nel processo di aiuto Gli aspetti metodologici In base all art. 114 della Costituzione il Comune viene definito quale ente locale più vicino al cittadino, pertanto la prima risposta ai bisogni dei cittadini è demandata al servizio sociale territoriale, al cui interno è presente l assistente sociale che accoglie la domanda e valuta la situazione di un utente. L assistente sociale si attiene all insieme delle regole, delle tecniche e degli strumenti che sottendono la sua azione professionale e al contempo è guidato dai principi deontologici che ne vincolano l agire. Il professionista adotta un modello d intervento che non applica acriticamente alla realtà, ma riesce a utilizzare in maniera coerente gli assunti teorici che consentono di comprendere la realtà operativa, avanzare delle ipotesi condivise con l utente rispetto alla lettura del suo bisogno, proporre un processo d aiuto attraverso un costante processo di riflessività e di relazione con la persona. Il processo d aiuto può essere quindi definito come l insieme delle azioni che sostanziano il percorso che l assistente sociale compie quando si trova di fronte ad una situazione di difficoltà che una persona (ma anche una famiglia, un gruppo, una comunità, una istituzione) gli prospetta al fine di raggiungere l obiettivo di fronteggiarla o di superarla 2. 1 Della Valle M., voce assistente sociale dal Nuovo Dizionario di Servizio Sociale (diretto da Campanini A.) ed. Carocci Dal Pra Ponticelli M., voce processo d aiuto dal Nuovo Dizionario di Servizio Sociale (diretto da Campanini A.) ed. Carocci 2103, pag
8 Nel mettere in pratica il modello intervento prescelto, il professionista concretizza la presa in carico che rappresenta un assunzione di responsabilità rispetto alla situazione della persona, così come anche previsto nel titolo III del codice deontologico Responsabilità dell assistente sociale nei confronti della persona utente e cliente. La presa in carico non può prescindere dalla valutazione dello stato di bisogno, che è alla base della stesura di un progetto negoziato e condiviso con l utente che stabilisce tempi, luoghi e risorse dell intervento 3. Per quanto riguarda la valutazione nel processo d aiuto è bene specificare che questa è una precisa competenza di ruolo dell assistente sociale, nonché una fase fondamentale del percorso intrapreso con l utente e consiste in un interscambio costante d informazioni necessarie per la definizione dell intervento. Valutare implica l assunzione di un punto di vista progettuale: progettazione, intervento e valutazione costituiscono infatti percorsi integrati; ciò consente di avviare processi di riflessione e consapevolezza in tutti i soggetti coinvolti, di lavorare oltre l emergenza, di esplicitare assumendo un atteggiamento di ricerca- i processi attivati, il metodo di lavoro e di individuare gli strumenti più adeguati per rendere riconoscibili i risultati degli interventi stessi 4. La valenza dell assessment sociale è presente anche nella normativa vigente laddove l art. 7 c. 1 lett. g) della Legge regionale n. 3 del 2008 e s.m.i.. recita Le persone che accedono alla rete delle unità di offerta sociali e sociosanitarie hanno diritto a: (omissis) g) ricevere una valutazione globale, di norma scritta, del proprio stato di bisogno. Il progetto permette di dare concretezza e operatività verificabile al processo di aiuto. Esso deve contenere obiettivi, azioni, indicatori, tempi, vincoli, risorse e modalità di verifica dello stesso. Il grado di condivisione del progetto con l utente ne determina la validità e la conseguente efficacia. All interno di un intervento emergenziale la progettualità ha caratteristiche differenti, ma è comunque imprescindibile. La tridimensionalità del progetto (assistente sociale/istituzione, utente/contesto, comunità/reti) non può prescindere dalla valorizzazione e dal riconoscimento delle risorse personali e familiari così come previsto all art. 16 della L. 328/2000. L assistente sociale impiega così l empowerment, vale a dire quel processo di acquisizione di potere positivo che porta gli individui ad essere artefici della propria vita, a scegliere, innovare, creare; a porsi obiettivi e a individuare strategie per raggiungerli, utilizzando le risorse del contesto 5. Risorse e vincoli delle amministrazioni locali sempre più spesso influenzano la progettualità sociale nell emergenza abitativa. L Amministrazione comunale e/o gli ambiti territoriali sono il luogo preposto all elaborazione di strategie di politica abitativa effettivamente praticabili. E in questo contesto infatti che può essere realizzata la migliore trait d union tra bisogni del territorio e risposte istituzionali. E auspicabile che l operatività di queste strategie si concretizzi nell elaborazione di specifici protocolli d intesa che coinvolgano, oltre agli enti locali, tribunali, prefetture, organizzazioni sindacali, terzo settore, Aler, ecc. A tal proposito 3 Il percorso di valutazione accompagna e sostiene i progetti durante tutto il loro ciclo vitale, Da Valutare gli interventi e le politiche sociali (a cura di Ugo De Ambrogio), ed.carocci 2005, pag Filippini S., Merlini F., voce valutazione nel processo d aiuto dal Dizionario di Servizio Sociale (diretto da Maria Dal Pra Ponticelli) ed. Carocci 2006, pag Putton Anna, in Manuale di empowerment con i genitori. Preparare i figli ad affrontare la vita, Ed Maggioli, 2011, pag
9 assume particolare rilevanza il ruolo dell assistente sociale, il quale deve impegnare la propria competenza professionale per contribuire al miglioramento della politica e delle procedure dell organizzazione di lavoro, come recita l art. 45 del Titolo VI del codice deontologico. 3. Il contesto giuridico 6 Il presente capitolo dettaglia l articolata situazione normativa che vede al centro della riflessione giuridica il diritto sociale all abitazione. La domanda fondamentale che è sottesa all elaborato presente può ritenersi la seguente: il c.d. diritto all abitazione è da intendersi come una situazione soggettiva che impone ai pubblici poteri il dovere di garantire a tutti una casa o esso è da ritenersi condizionato, sottoponibile alla discrezionalità del legislatore? Si premette che si giunge subito alla seguente conclusione: detto diritto pare proprio trovare pronta attuazione solo in presenza di due condizioni: a) la ricorrenza dei presupposti di legge (aspetto formale); b) l effettiva necessità (profilo sostanziale). 7 Anche la Corte Costituzionale, del resto, quando è sembrata configurare in concreto il diritto sociale alla abitazione, lo ha successivamente ritenuto condizionabile in relazione alle risorse disponibili, riconoscendosi in materia una forte discrezionalità del legislatore. 8 E anche nella pur cospicua giurisprudenza CEDU 9, pare proprio non rinvenirsi traccia di un (perfetto) diritto sociale all abitazione. 10 A ben vedere, il massimo organo giurisdizionale nazionale, la Corte costituzionale, si era già occupata indirettamente della questione (il diritto a godere della disponibilità di un alloggio) nella Sent. n. 252/1983, negandolo recisamente. Successivamente, nella Sent. n. 49/1987 si afferma che è «doveroso da parte della collettività intera impedire che delle persone possano rimanere prive di abitazione», giustificando in quell occasione un intervento statale in ambiti di competenza regionale. Ancora oltre, con la Sent. n. 217/88, la Corte ha rivalutato il diritto sociale all abitazione, indicando nell art. 47 Cost. la norma in grado di assicurare copertura costituzionale a quelle «misure volte ad agevolare e, quindi, a render effettivo il diritto delle persone più bisognose ad avere un alloggio in proprietà». 6 a cura dell Avv. Massimiliano Gioncada 7 Mezzanotte M., Quando la casa è un diritto, in Forum di quaderni costituzionali, Cfr. Corte cost., Sent. n. 252/1989, la quale ha pur riconosciuto a tale diritto la natura di diritto fondamentale. 9 La Corte Europea dei Diritti dell Uomo. 10 La giurisprudenza CEDU in materia di diritto all abitazione, che appunto nega l esistenza di un diritto individuale nei confronti degli Stati contraenti ad ottenere una casa, è dettagliatamente ricostruita in G. PACIULLO, Il diritto all abitazione nella prospettiva dell housing sociale, Napoli, Esi, 2008, p. 145 ss., p. 30 ss.; F. BESTAGNO, La dimensione sociale dell abitazione nella giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell uomo, in G. VENTURINI, S. BARIATTI (a cura di), Diritti individuali e giustizia internazionale, Liber Fausto Pocar, Milano, Giuffrè, 2009, p. 25 ss.). 9
10 Il percorso intrapreso dalla Corte trova il proprio culmine nella Sentenza 7 aprile 1988, n che assume particolare significato laddove, interpretando l art. 47 comma 2 della Costituzione, per l accesso del risparmio popolare alla proprietà dell abitazione, riconosce un diritto sociale all abitazione collocabile fra i diritti inviolabili dell uomo di cui all articolo 2 della Costituzione. Da questo momento la giurisprudenza della Corte si consolida nel riconoscimento di un diritto all abitazione, giustificando financo la preoccupazione del legislatore «espressa in una valutazione di particolare favore per il cosiddetto abusivismo per necessità» 12, in ciò seguita dalla giurisprudenza comune, che lo ha richiamato quale scriminante rispetto a reati riconducibili alla necessità di soddisfare bisogni abitativi 13, riguardo alla responsabilità amministrativa conseguente a danni erariali derivanti da scelte finalizzate ad assicurare il godimento di un immobile 14, ovvero ancora per riconoscere il diritto al godimento di un abitazione per soggetti in situazione di totale indigenza, quale bisogno primario insopprimibilmente legato alla dignità personale. 15 Tuttavia il diritto all abitazione non è sancito dalla Corte come diritto azionabile nei confronti della pubblica amministrazione e, in particolare, dei servizi sociali, atteso che lo sviluppo fattuale che stava a monte dell interpretazione del Giudice delle Leggi era ed è completamente diverso rispetto al tema che ci occupa. Dal dovere solidaristico che grava sulla collettività non si può certo né inferire né sancire il riconoscimento di un diritto soggettivo perfetto a un abitazione, obliterando magari la posizione soggettiva e oggettiva del richiedente e la normativa di derivazione anche comunitaria che, recentemente, incide ed è vigente anche nel nostro ordinamento giuridico. Chiaro che indubbiamente l abitazione costituisce, per la sua fondamentale importanza nella vita dell individuo, un bene primario il quale deve essere adeguatamente e concretamente tutelato dalla legge, ma un conto è la tutela di un diritto perfetto, un altro è la tutela di un diritto affatto esistente, come tale, in termini di perfezione, cui accede un presunto obbligo, in tal senso, in capo all Amministrazione. Nella Carta dei valori, della cittadinanza e dell integrazione dell aprile 2007 è affermato: L Italia è impegnata perché tutti possano fruire di una abitazione adeguata ai bisogni della propria famiglia e a costi ragionevoli. Chi si trovi in stato di bisogno, o sia costretto a subire costi eccessivi per la propria abitazione, può rivolgersi alle autorità pubbliche o alle associazioni sindacali per ricevere assistenza o ottenere il rispetto dei propri diritti. 11 V. comunque, il commento critico di A. PACE, Il convivente more uxorio, il separato in casa ed il c.d. diritto fondamentale all abitazione, in Giur. cost., 1988, p s. 12 Così, testualmente, nella Sent. n. 169/1994. Ma vedi anche, come diritto all abitazione da bilanciare, in particolare in tema di condono edilizio, le Sentt. n. 427/1995, 302/1996 e 196/ Cfr. Cass. pen., sez. III, Sent. n /97 in tema di reati urbanistici e Cass. pen., sez. II, Sent. n /2007, in tema di occupazione abusiva, su cui si vedano le note critiche di M. AINIS, Se la casa è un diritto, in Quad. cost. 2007, 837 ss. 14 Cfr. Corte dei conti, Sez. reg. Sicilia, n. 223/09, su cui si veda M. MEZZANOTTE, Quando la casa è un diritto, cit. 15 Cfr. Cass. civ., sez. II, Sent. n. 9908/2011, che esonera il fallito dal versamento di un canone per l abitazione da lui occupata quale unico alloggio dignitoso per sé e la famiglia. 10
11 Per verità l art. 25 della Dichiarazione O.N.U. e i diritti/libertà colà contemplati, lasciano comunque alla volontà e capacità dei governi di sviluppare politiche che favoriscano i valori previsti. Ad analoga conclusione si deve giungere nell analisi della Costituzione italiana, nella quale non è certo rinvenibile una tutela specifica del diritto all abitazione, sebbene diversi suoi enunciati consentano di enucleare una serie di garanzie connesse alle esigenze abitative dei singoli. 16 È noto, ad esempio, che il metodo normale di assegnazione degli alloggi di edilizia economica e popolare è quello ordinario che si basa su un procedimento di natura comparativa nel quale le varie esigenze di disagio sociale e abitativo manifestate dai richiedenti vengono soppesate e graduate dall Amministrazione alla luce di criteri predefiniti. È solo tale procedura che garantisce appieno i principi di uguaglianza, buona amministrazione e trasparenza, in quanto il diritto alla casa, costituzionalmente garantito, confrontandosi con un offerta di alloggi popolari (spesso assai) inferiore alla domanda, deve essere necessariamente mediato da una valutazione comparativa delle diverse situazioni di bisogno astrattamente tutte meritevoli di tutela. In tale contesto, una procedura di assegnazione straordinaria non può costituire una facile scappatoia per sottrarsi al confronto comparativo con altre esigenze che possono essere altrettanto meritevoli di attenzione. Si tratta, quindi di un procedimento d urgenza che ha quale proprio indefettibile presupposto il fatto che la situazione posta alla base della domanda si sia palesata nella sua gravità solo dopo il decorso dei termini per partecipare ai bandi ordinari, o al quale è possibile fare ricorso quando, pur avendo l istante presentato domanda di partecipazione, sussistano eccezionali ragioni di urgenza per provvedere nelle more dell assegnazione ordinaria. Deve ritenersi che, per i motivi anzidetti, non possano formulare domanda di assegnazione straordinaria coloro i quali, pur potendolo fare, non abbiano presentato istanza per l assegnazione di un alloggio ERP secondo le procedure ordinarie. 17 Nelle richieste che giungono alle amministrazioni comunali si fa sovente richiamo a tre essenziali disposizioni: a) l art. 14 del Regolamento regionale n. 1/2004, 18 che stabilisce la possibile assegnazione in deroga di un alloggio di edilizia residenziale pubblica (ERP) a nuclei familiari versanti nelle situazioni colà individuate; b) l art. 15 del Regolamento regionale n. 1/2004, a mente del quale, per le situazioni in cui non sussista o sia carente la locazione abitativa, anche per periodi determinati, il Comune, con provvedimento motivato, deroga al possesso dei requisiti per l accesso all ERP, disponendo l assegnazione in via d urgenza ove si tratti di garantire la sistemazione in alloggi adeguati sotto il profilo igienico-sanitario di particolari categorie di soggetti; 16 Così S. CIVITARESE MATTEUCCI, L'evoluzione della politica della casa in Italia, in Riv. trim. dir. pubbl. 2010, 01, Cfr. T.A.R. Lombardia, Milano, sez. III, 23 giugno 2008, n Rubricato "Criteri generali per l assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (art. 3, comma 41, lett. m) L.R. 1/2000)" 11
12 c) l art. 34 comma 8 della legge regionale 27/2009, 19 secondo cui l ente proprietario, d intesa con il Comune, può utilizzare il proprio patrimonio non destinato all edilizia residenziale pubblica per far fronte allo stato di necessità, accertato dall autorità giudiziaria o dai servizi sociali del Comune, di nuclei familiari in possesso dei requisiti economico patrimoniali di cui all articolo 8 del Regolamento regionale n. 1/2004. Orbene, l art. 14 del Regolamento regionale n. 1/2004, come emerge in tutta evidenza dal dato letterale, non riconosce alcun diritto all assegnazione, ma si limita a riconoscere una facoltà all Amministrazione da esercitarsi previo apprezzamento della situazione personale dei richiedenti, per cui il mero possesso dei requisiti per l accesso all ERP non può di per sé fondare alcun diritto al particolare trattamento. La deroga alla procedura ordinaria è ammessa unicamente in presenza di eccezionali circostanze che l Amministrazione valuta, ponderando con grande prudenza gli interessi coinvolti, trattandosi di misure che comportano il conferimento di una utilità in pregiudizio di altri soggetti meglio posizionati in graduatoria e, quindi, da ritenersi più svantaggiati. L oggettiva precarietà delle condizioni dell aspirante, fondante l applicabilità della deroga in questione, in un contesto caratterizzato da una fisiologica carenza delle risorse in relazione ai bisogni da soddisfare, non è elemento sufficiente ai fini della concessione dell assegnazione dovendo ricorrere, ulteriormente, una eccezionalità dello stato di bisogno da intendersi in senso relativo, ovvero, in relazione ai livelli di disagio che connotano la platea dei potenziali assegnatari collocati in graduatoria all esito della procedura concorsuale. Le scelte comunali in ordine a una risposta al fabbisogno abitativo dei nuclei familiari nei confronti dei cui componenti sia stata emessa sentenza esecutiva di sfratto, ovvero per far fronte a situazioni di fabbisogno abitativo di particolare e documentata rilevanza sociale, facevano sempre riferimento a una possibilità data al comune, mai a un obbligo come tale sancito nella legge. Il dovere di soccorso dell amministrazione, che impone a questa di operare in modo chiaro e lineare, di rispettare l aspettativa di coerenza con il proprio precedente comportamento, di comportarsi secondo buona fede tenendo in adeguata considerazione l interesse del privato, deve essere correttamente inteso e interpretato coerentemente con i principi di imparzialità e di buon andamento, predicati dall articolo 97 della Costituzione. Principi poi codificati nell attuale e vigente legge regionale 12 marzo 2008, n. 3, 20 la quale opera un costante rinvio all ottimale utilizzo delle risorse finanziarie disponibili, in particolar modo per tutte quelle attività e prestazioni non incluse nell allegato 1 C del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001, che definisce i livelli essenziali di assistenza. Inoltre, nella legge 27/2009, testo normativo essenziale cui fare riferimento in subiecta materia, si fa sempre riferimento ad attività che i Comuni possono intraprendere, giacché il 19 Rubricata Testo unico delle leggi regionali in materia di edilizia residenziale pubblica. 20 Rubricata Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario. 12
13 legislatore regionale, ben conscio delle difficoltà nelle quali si dibattono le amministrazioni locali, ha lasciato uno spazio applicativo ai singoli governi locali, i quali opereranno le loro scelte di medio e lungo termine appunto in relazione alle disponibilità di risorse conosciute e conoscibili. Riguardo l esatta configurazione e precettività del cosiddetto diritto sociale all abitazione, anche quando il Giudice delle Leggi lo ha riconosciuto 21, è stato sempre tenuto fermo il principio che la garanzia del bene indicato riposa sul ragionevole bilanciamento operato dal legislatore ordinario fra gli interessi costituzionalmente rilevanti al fine di dare graduale applicazione, in relazione alle disponibilità finanziarie esistenti, alla direttiva costituzionale contenuta nell art. 47 comma 2 della Carta fondamentale. 22 Ecco che allora il contenuto del diritto in esame deve essere inteso come diritto a che siano poste in essere, da parte dei pubblici poteri, misure volte ad agevolare la disponibilità di un alloggio (in proprietà o locazione) a chi versa in stato di bisogno, e non certamente come diritto soggettivo ad ottenere in proprietà un alloggio, ciò che, tra l altro, appare macroscopicamente in irriducibile contrasto con il regime di libero mercato che caratterizza la nostra società. 23 Di ciò la Corte è apparsa pienamente consapevole, e tra l attribuzione al pareggio di bilancio un valore di primaria importanza, anche quando fosse in gioco la garanzia dell eguaglianza, e la necessarietà di garantire sempre e comunque gli interessi riconosciuti come primari della persona e della personalità, a prescindere dall efficienza economica e dalle dotazioni di bilancio, ha concluso per l elaborazione del c.d. principio di gradualità, operando un bilanciamento, invero non sempre facile da realizzare in pratica, tra attuazione dei diritti sociali di prestazione e scarsità delle risorse finanziarie disponibili. Un esempio di ciò si ricava nella Sentenza n. 252/8953, ove si legge che «come ogni altro diritto sociale, anche quello all abitazione, è diritto che tende ad essere realizzato in proporzione delle risorse della collettività; solo il legislatore, misurando le effettive disponibilità e gli interessi con esse gradualmente satisfattibili, può razionalmente provvedere a rapportare mezzi a fini, e costruire puntuali fattispecie giustiziabili espressione di tali diritti fondamentali». Come ogni altro diritto sociale, dunque, anche quello all abitazione è diritto che tende ad essere realizzato in proporzione delle risorse della collettività; solo il legislatore, misurando le effettive disponibilità e gli interessi con esse gradualmente satisfattibili, può razionalmente provvedere a rapportare mezzi a fini, e costruire puntuali fattispecie giustiziabili espressive di tali diritti fondamentali. E che si tratti di diritto condizionato, lo si rinviene anche nella giurisprudenza costituzionale più recente, laddove è stato accertato 21 Cfr. Corte cost., sentt. nn. 419 e 142 del 1991; 559 e 252 del 1989; 404 e 217 del Cfr. Corte cost., sent. 03 febbraio 1994, n V. le Sentenze della Corte costituzionale n. 310/2003 e n. 155/2004, in cui il blocco degli sfratti viene giudicato conforme a Costituzione nella stretta misura in cui esso, da un lato, appaia giustificato da «esigenze di approntamento delle misure atte ad incrementare la disponibilità di edilizia abitativa per i meno abbienti in situazione di particolare difficoltà 13
14 che L accesso a un bene di primaria importanza e a godimento tendenzialmente duraturo, come l abitazione, per un verso si colloca a conclusione del percorso di integrazione della persona presso la comunità locale e, per altro verso, può richiedere garanzie di stabilità, che, nell ambito dell assegnazione di alloggi pubblici in locazione, scongiurino avvicendamenti troppo ravvicinati tra conduttori, aggravando l azione amministrativa e riducendone l efficacia, stabilendosi quindi l inconfigurabilità di un diritto all abitazione, nei termini suesposti, a chiunque avanzi richieste in tal senso, a maggior ragione ove il legame col territorio non sia consolidato. 24 Con la naturale precisazione che la regola che il legislatore e, quindi l amministrazione, deve seguire, perché tali limiti siano ammissibili, è quella della necessarietà e ragionevolezza della limitazione, onde evitare comportamenti discriminatori e, quindi, antigiuridici Il modello di intervento In modello d intervento proposto si articola in tre fasi in funzione della temporalità del rilascio forzoso dell abitazione: 1. la fase preliminare; 2. la fase dell esecuzione; 3. la fase dell emergenza. Ad ogni fase corrisponde un determinato tipo di intervento del servizio sociale professionale e la relativa tempistica: se nella fase preliminare vi è lo spazio per agire interventi sociali differenziati e rivolti ad una fascia più ampia di utenza, nella fase dell emergenza il focus d intervento è limitato, in considerazione della progressiva contrazione di risorse dell ente locale alla messa in protezione dei soggetti per i quali sussiste un obbligo d intervento da parte dell ente locale. 4.1 La fase preliminare La fase preliminare si riferisce alla gestione del nucleo familiare a cui viene intimato il rilascio forzoso dell abitazione. Una buona impostazione e attenzione alla fase preliminare rappresenta un requisito indispensabile per il fronteggiamento del bisogno abitativo e può rappresentare un opportunità di sviluppo di politiche sociali integrate con altri livelli di programmazione sociale, della cultura del servizio sociale professionale e diffusione di buone prassi. Dal momento che ciascuna storia familiare fa parte di una comunità, di una realtà politica, economica e sociale che con la propria struttura e il proprio funzionamento può sostenere o meno l attivazione di risorse formali ed informali, diventa essenziale promuovere un raccordo funzionale con vari soggetti territoriali che intercettano e/o interagiscono con l evento sfratto per favorire la costruzione di una più articolata e differente risposta ai 24 Cfr. Corte cost., , Sent. n Cfr. Corte cost., Sent. n. 141/
15 bisogni abitativi specifici del territorio (accordi e protocolli con tribunali, agenzie per la casa, associazioni di volontariato, altri enti e istituzioni pubbliche e private ecc). La risposta al bisogno abitativo non può infatti provenire dal solo ente locale: nessun soggetto del territorio (da solo) può disporre delle risorse necessarie per fronteggiare il problema delle politiche abitative, che presenta connotazioni macro sociali e di sistema. Compito prioritario per i Comuni non è possedere tutte le risorse necessarie ma attivare, distribuire, mettere in circolo e rendere disponibili le risorse di comunità. Ne consegue che l ambito di responsabilità degli amministratori locali riguarda anche l abilitazione degli altri soggetti istituzionali e sociali, l attivazione delle risorse e delle competenze di tutti gli attori coinvolti, la promozione al fine di sostenere azioni di governo locale in merito alla questione casa. In questa fase appare pertanto fondamentale un azione di governo e raccordo con i soggetti territoriali coinvolti a vario titolo nella problematica. Rete di cooperazione sulla problematica degli sfratti ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO SINDACATI DEI PROPRIETARI SINDACATI INQUILINI FORZE DI POLIZIA E CARABINIERI UFFICIO ALLOGGI DEI COMUNI AVVOCATI DELL'INQULINO E DEI PROPRIETARI SERVIZIO SOCIALE DELL ENTE LOCALE TRIBUNALE ORDINARIO ALER UFFICIALI GIUDIZIARI HOUSING SOCIALE AGENZIE IMMOBILIARI PREFETTURA Per quanto riguarda l approccio alla singola situazione di bisogno abitativo, la domanda di aiuto può arrivare direttamente dagli interessati oppure su segnalazione dei diversi soggetti coinvolti (proprietario, ufficiale giudiziario, membri del volontariato, ecc). La conoscenza, tramite gli ufficiali giudiziari, di sfratti che verranno eseguiti sul territorio è un dato interessante che permette di lavorare in situazione di relativa minor emergenza. E necessario, quindi, che il servizio sociale e l assistente sociale si attivino per conoscere i dati aggiornati e specifici relativi all andamento del fenomeno nel territorio di competenza. Nella possibilità di accesso spontaneo al servizio sociale, è utile che i cittadini ricevano chiara informazione della possibilità di rivolgersi ai servizi sociali per conoscere quali possibilità/risorse si possono attivare. Nell accesso spontaneo è presumibile che lo svolgimento dell'intervento si sviluppi in un contesto di collaborazione e si connoti prettamente in termini di sostegno/accompagnamento. In ogni caso, accolto l utente e decodificata la sua domanda, si procede con l'esplicitazione del mandato istituzionale dell Ente e del ruolo professionale, specificando in quali casi 15
16 sussista un obbligo d intervento e un intervento tecnico professionale di sostegno e accompagnamento, per quanto necessario e richiesto dal cittadino. Nella valutazione/assessment della situazione familiare si devono anzitutto accertare la presenza di persone in situazione di grave fragilità sociale, ovvero in condizioni di non autosufficienza, di grave disabilità ovvero minori, prioritariamente destinatari dell intervento sociale professionale in quanto incapaci di provvedere in autonomia ai propri bisogni essenziali. L accoglienza deve essere corredata dalla raccolta dei dati e delle informazioni salienti, nonché della documentazione attestante la situazione di bisogno della famiglia. La rilevazione delle cause e dei motivi che hanno condotto allo sfratto sostiene la valutazione tecnico professionale e orienta l'azione: lo sfratto subito per cause accidentali e contingenti è diverso dalla situazione di sfratto non presidiato per limiti e/o scelte degli adulti nella gestione delle risorse presenti, e ancora da chi intenzionalmente utilizza lo sfratto per perseguire l obiettivo di assegnazione di un alloggio Edilizia Residenziale Pubblica (E.R.P.). È altresì necessario effettuare un accurata rilevazione delle azioni e dei tentativi attivati dagli interessati per fronteggiare la criticità (anche solo in termini di orientamento) e la capacità di assunzione di responsabilità del cittadino e di autodeterminazione (art. 6 Codice deontologico) per evitare atteggiamenti di delega o strumentali verso l'ente locale. Compito fondamentale del servizio sociale professionale nella fase preliminare è fornire un accurato supporto informativo in merito alle risorse che si possono attivare (nei tempi adeguati al bisogno rilevato) sia concrete e materiali, quali collocamenti abitativi e sostegno economico di vario genere, sia contatti e relazioni da tessere con attori terzi che si ritiene opportuno coinvolgere nel percorso di aiuto (ufficiali giudiziari, proprietario di casa, associazione a difesa degli inquilini/i sindacati e anche eventuali parenti e/o conoscenti, sempre previo consenso degli interessati). Ogni nucleo familiare, così come la comunità locale in cui è inserito, ha risorse e potenzialità specifiche proprie per fronteggiare le criticità della situazione. Una completa e corretta attività informativa può rivelarsi un intervento molto utile per l utente che, in possesso delle conoscenze del caso, sceglie/decide la risposta più funzionale. Qualora sussistano i requisiti per l attivazione di un intervento in presenza di situazioni di grave fragilità sociale, si predispone un progetto d intervento. Deve essere particolarmente curata la definizione e sottoscrizione delle proposte del servizio sociale, del piano di intervento declinato in azioni e interventi attivabili, dei tempi e degli impegni assunti da ciascuna parte. La formalizzazione degli accordi, oltre a rappresentare uno strumento ineludibile alla progettazione, costituisce un indicatore significativo del grado di collaborazione e attivazione dell utente ovvero l assenza di disponibilità all assunzione di responsabilità e l impossibilità ad avviare un lavoro di tipo progettuale che implica la necessaria attivazione della famiglia laddove vi sia una reale collaborazione. Vanno altresì fortemente presidiati i momenti di verifica e gli assestamenti in corso d opera. È altresì necessario mantenere un raccordo con il responsabile del servizio e il referente politico, per quanto di competenza, per le utili e necessarie condivisioni funzionali al raggiungimento degli obiettivi in relazione agli indirizzi dell Amministrazione. 16
17 1. Il modello d'intervento: la fase preliminare Richiesta di aiuto inerente a sfratto Segnalazione diretta No Convocazione interessato Accesso No Nessun intervento Sì Sì Accoglienza della domanda Presenza di fragilità sociale: - minori - anziani - disabili No Supporto informativo Accompagnamento attivazione risorse Sì Definizione progetto d'intervento Collaborazione del nucleo interessato No Rimando a fase successiva Sì Attuazione progetto Monitoraggio Valutazione 17
18 4.2 La fase dell esecuzione dello sfratto La fase esecutiva dello sfratto concerne la realizzazione del rilascio forzoso dell abitazione a cura dell ufficiale giudiziario, che attua il potere coercitivo dell Autorità Giudiziaria, ossia quel soggetto che dà esecuzione materiale ad un provvedimento esecutivo di condanna ad un dare o fare. Il servizio sociale, non rientrando tra gli organi di forza pubblica, è di fatto estraneo al procedimento dell esecuzione forzata. 26 Quand anche il servizio sociale fosse messo al corrente dall ufficiale giudiziario che si procederà alle attività volte al rilascio di un immobile, nella richiesta formalizzata con cui il medesimo richiede la presenza della forza pubblica, detta comunicazione non fa sorgere, ipso jure e ipso facto, l obbligo della presenza dell operatore del servizio nel giorno e nell ora indicati. In difetto di soluzioni adottate direttamente dal nucleo interessato allo sfratto (ospitalità presso amici, parenti, ecc.), è opportuno che il servizio sociale, informato dell esecuzione, si renda disponibile a svolgere interventi di sostegno ed assistenza e ad accogliere gli interessati presso la propria sede di servizio, indicando gli operatori presenti sul territorio e abilitati ad un eventuale intervento e i relativi riferimenti telefonici 27. E necessario differenziare il luogo ed il tempo dell intervento del servizio sociale al fine di evitare sovrapposizioni e confusioni rispetto ai ruoli dell ufficiale giudiziario e dell eventuale forza pubblica chiamata a supportare l operato dello stesso. Nelle comunicazioni con gli ufficiali giudiziari è possibile anche aggiungere altri elementi di conoscenza, nel caso in cui il nucleo familiare interessato allo sfratto sia già in carico, o comunque conosciuto, dal servizio sociale. Per quanto concerne invece l intervento richiesto per il giorno di attuazione del provvedimento di sfratto, laddove sussiste un decreto che impone la presenza del servizio sociale 28 l assistente sociale svolgerà unicamente un intervento di supporto informativo in merito al proprio ruolo e alle possibilità di azione, rinviando la famiglia ad un accesso presso la sede del servizio per l avvio dell intervento di aiuto. L'intervento dell'assistente sociale è teso a collaborare con gli Ufficiali Giudiziari affinchè la famiglia si rechi presso il servizio sociale per gli interventi di aiuto. Se lo sfratto non viene eseguito e viene concesso un rinvio, si ripercorrono gli interventi previsti per la fase preliminare. In caso di esecuzione del rilascio forzoso, se il caso è sconosciuto scatta la fase dell emergenza; se il caso è conosciuto si procede con l attuazione del progetto di intervento precedentemente concordato. Se non è stato sottoscritto un progetto di intervento (per mancanza di collaborazione da parte dell utente, o per scelte autonome dell utente stesso), non si può procedere. In questo caso è importante monitorare se si verificano situazioni di pregiudizio per i soggetti fragili. 26 Si veda, per una trattazione più approfondita in materia, il paragrafo 5 del presente documento Rapporti con l autorità giudiziaria. 27 Ogni ente decide quale sia il servizio più idoneo per effettuare la convocazione: ufficio casa, servizio sociale di base, assistenti sociali deputati alla gestione del servizio emergenze etc. La decisione è rimessa ad ogni ente a seconda del livello di articolazione istituzionale. 28 Alcune Amministrazioni Comunali hanno ritenuto anche in presenza di ordinanza del magistrato di non fare presenziare gli assistenti sociali al momento dello sfratto, e in particolare dai proprietari dell immobile concesso in locazione, autorizzando la sola presenza degli assistenti sociali durante sgomberi da alloggio di proprietà pubblica. 18
19 Questo compito va declinato con la collaborazione delle forze dell ordine che sono in grado di presidiare il territorio. È auspicabile che il servizio sociale trovi modalità di collaborazione e interazione con le forze dell ordine prima del verificarsi della situazione di emergenza. Appare essenziale, al fine di condividere un modello d intervento rispettoso dei ruoli e delle competenze dei vari soggetti coinvolti, promuovere un protocollo operativo sulle modalità d intervento e i rapporti con gli ufficiali giudiziari nei vari territori. 19
20 2. Il modello d'intervento: la fase dell'esecuzione Richiesta di intervento del servizio sociale da parte dell'autorità giudiziaria Presenza in loco del SS No Accesso della famiglia al servizio No Nessun intervento Sì Sì Supporto informativo Sfratto eseguito No Rimando a fase preliminare Sì Caso in carico No Fase emergenza Sì Presenza progetto concordato No Sì Attuazione intervento concordato 20