Source: https://studiolegaleramelli.it/2020/05/04/risponde-di-accesso-abusivo-ad-un-sistema-informatico-lagente-di-polizia-di-stato-che-acceda-alla-banca-dati-gestita-dal-ministero-dellinterno-per-ragioni-diverse-da-quelle-per-le-qu/
Timestamp: 2020-05-25 05:11:53+00:00
Document Index: 148086950

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 615', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 615', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 615', 'art. 615', 'art. 615']

Risponde di accesso abusivo ad un sistema informatico l’agente di Polizia di Stato che acceda alla banca dati gestita dal Ministero dell’interno per ragioni diverse da quelle per le quali era autorizzato. – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Risponde di accesso abusivo ad un sistema informatico l’agente di Polizia di Stato che acceda alla banca dati gestita dal Ministero dell’interno per ragioni diverse da quelle per le quali era autorizzato
Si segnala ai lettori del blog la sentenza 3694.2020, resa dalla V Sezione penale della Corte di Cassazione, con la quale il Collegio del diritto, esprimendosi in merito ad un caso di accesso abusivo ad un sistema informatico commesso da un pubblico ufficiale, si sofferma sul concetto di abuso ed enuncia il principio di diritto secondo il quale il reato informatico risulta integrato dalla condotta del pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che, pur essendo abilitato all’accesso al sistema informatico protetto, vi si introduca o vi si mantenga per ragioni ontologicamente estranee rispetto a quelle per le quali gli è stata attribuita l’abilitazione all’accesso.
Nel caso di specie, all’imputato, nella qualità di agente della Polizia di Stato, era contestato il reato di accesso abusivo a sistema informatico, per aver, in concorso con altro soggetto, effettuato l’accesso alla banca dati SDI Web, gestita dal Ministero degli interni, utilizzando la password conferitagli per motivi istituzionali, per reperire informazioni riservate richieste dal concorrente nel reato.
La Corte di appello di L’Aquila confermava la sentenza con la quale il GUP del locale Tribunale condannava il giudicabile per il reato di cui all’art. 615 ter comma 2 n. 1) c.p.
Ai fini del presente commento riveste maggiore interesse la deduzione relativa alla violazione degli artt. 521, 522 c.p.p., per aver i Giudici di merito illegittimamente integrato la contestazione, fornendo la propria erronea interpretazione del concetto di abuso nel reato di accesso abusivo al sistema informatico.
I Giudici di legittimità rigettano il ricorso sulla dedotta violazione di rito e ratificano la correttezza della motivazione resa dalla Corte territoriale, qualificando la condotta di accesso al sistema informatico posta in essere dall’imputato come abusiva in quanto connotata dallo sviamento di potere conferito per ragioni dell’Ufficio.
Di seguito di riportano i passaggi più significativi tratti dal compendio motivazionale della pronuncia in commento:
<Il terzo motivo con cui si deduce la violazione del disposto normativo di cui agli artt. 521 e 522 codice di rito assumendo che la Corte abbia integrato illegittimamente la contestazione, dando una propria interpretazione, rectius riempiendolo di contenuto, dell’avverbio ‘abusivamente’ in essa contenuto, è infondato, non considerando che nel medesimo capo di imputazione viene altresì specificato che l’accesso abusivo al sistema informatico della banca dati del Ministero dell’Interno denominata SDI era avvenuto mediante la password in uso al [omissis]per motivi istituzionali, il cui utilizzo per le diverse finalità perseguite dal predetto non poteva che essere abusivo, avendo egli in definitiva compiuto un’operazione diversa da quella per la quale gli era stata rilasciata l’autorizzazione ad accedere al sistema.
La Corte lungi dall’aver proceduto al lamentato ‘riempimento’, ha piuttosto evidenziato — in aderenza ai principi affermati da questa Corte in materia — che nel caso di specie gli accessi del [omissis], che agì in violazione dei doveri insiti nello statuto del dipendente pubblico, come richiamati dall’art. 1 L. n. 241/90, devono essere qualificati abusivi in quanto connotati da sviamento di potere.
Con riferimento al profilo delle prescrizioni, ha precisato come a seguito della pronuncia di questa Corte a Sezioni Unite n. 41210/17 Sezioni Unite del 18/05/2017, Savarese, Rv. 271061 – che, del tutto inequivocabilmente, non ha affatto realizzato alcun ribaltamento o sostanziale modificazione del precedente arresto giurisprudenziale delle Sezioni Unite Casani, n. 4694 del 27/10/2011, dep. 07/02/2012, Casani ed altri, Rv. 251269, ma ne ha solo puntualizzato ed approfondito l’analisi, come espressamente affermato nella medesima sentenza del massimo consesso di questa Corte – si deve ritenere e ribadire che integra il delitto previsto dall’art. 615-ter, secondo comma, n. 1, cod. pen., la condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di un pubblico servizio che, pur essendo abilitato e pur non violando le prescrizioni formali impartite dal titolare di un sistema informatico o telematico protetto per delimitarne l’accesso, acceda o si mantenga nel sistema per ragioni ontologicamente estranee rispetto a quelle per le quali la facoltà di accesso gli è attribuita.
In particolare, con la sentenza Savarese è stato approfondito e specificato il concetto di “operazioni ontologicamente estranee” a quelle consentite, qualora la condotta criminosa sia posta in essere da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio.
In tal senso è stato spiegato che l’abuso delle proprie funzioni da parte dell’agente, rappresenti cioè uno sviamento di potere, un uso del potere in violazione dei doveri di fedeltà che ne devono indirizzare l’azione nell’assolvimento degli specifici compiti di natura pubblicistica a lui demandati. Si è autorevolmente chiarito da parte della dottrina che «sotto lo schema dell’eccesso di potere si raggruppano tutte le violazioni di quei limiti interni alla discrezionalità amministrativa, che, pur non essendo consacrati in norme positive, sono inerenti alla natura stessa del potere esercitato».
Lo sviamento di potere è una delle tipiche manifestazioni di un tale vizio dell’azione amministrativa e ricorre quando l’atto non persegue un interesse pubblico, ma un interesse diverso (di un privato, del funzionario responsabile, ecc.). Si ha quindi “sviamento di potere” quando nella sua attività concreta il pubblico funzionario persegue una finalità diversa da quella che gli assegna in astratto la legge sul procedimento amministrativo (art. 1, legge n. 241 del 1990).” Indi la Corte territoriale ha del tutto condivisibilmente, facendo corretta applicazione dei principi sopra citati, reso risposta adeguata ed esauriente al motivo specularmente già formulato in appello, senza cadere in alcuna contraddizione né in inammissibili integrazioni dell’imputazione>.
Cassazione penale sez. V, 15/07/2019, n.37339
Integra il reato di abusiva introduzione in un sistema informatico, aggravato ai sensi dell’art. 615-ter, comma 2, n. 1, c.p., per la qualità di incaricato di pubblico servizio, la condotta del conducente di automezzi e commesso, formalmente assegnato all’ufficio del registro generale della procura della repubblica, che con le proprie credenziali si introduca nel S.I.C.P. (Sistema Informativo della Cognizione Penale) dell’ufficio inquirente al fine di fornire informazioni relative a procedimenti in fase di indagini – non ostensibili a terzi.
Cassazione penale sez. un., 18/05/2017, n.41210
Integra il delitto previsto dall’art. 615-ter, comma 2, n. 1, c.p. la condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di un pubblico servizio che, pur essendo abilitato e pur non violando le prescrizioni formali impartite dal titolare di un sistema informatico o telematico protetto per delimitarne l’accesso (nella specie il Registro informatizzato delle notizie di reato, c.d. Re.Ge.), acceda o si mantenga nel sistema per ragioni ontologicamente estranee e comunque diverse rispetto a quelle per le quali, soltanto, la facoltà di accesso gli è attribuita. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto immune da censure la condanna ad un funzionario di cancelleria, il quale, sebbene legittimato ad accedere al Registro informatizzato delle notizie di reato, conformemente alle disposizioni organizzative della Procura della Repubblica presso cui prestava servizio, aveva preso visione dei dati relativi ad un procedimento penale per ragioni estranee allo svolgimento delle proprie funzioni, in tal modo realizzando un’ipotesi di sviamento di potere).
Cassazione penale sez. un., 27/10/2011, n.4694
Integra il delitto previsto dall’art. 615 ter c.p. colui che, pur essendo abilitato, acceda o si mantenga in un sistema informatico o telematico protetto violando le condizioni ed i limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema per delimitarne oggettivamente l’accesso, rimanendo invece irrilevanti, ai fini della sussistenza del reato, gli scopi e le finalità che abbiano soggettivamente motivato l’ingresso nel sistema.
Risponde di lesioni colpose il datore di lavoro che non abbia adeguatamente... Responsabilità dell’infermiera per omessa assistenza della degente: va annullata...