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Timestamp: 2018-09-23 19:08:01+00:00
Document Index: 147360531

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 62', 'art. 61', 'art. 59', 'art. 59', 'sentenza ', 'art. 80', 'art. 59', 'art. 59', 'art. 7', 'art. 59', 'art. 393', 'art. 4', 'art. 59', 'art. 74', 'art. 59', 'art. 7', 'art. 59', 'art. 7', 'art. 59', 'art. 4', 'art. 54', 'art. 59', 'art. 595', 'art. 69', 'art. 625', 'art. 59', 'art. 59']

Art. 59 codice penale: Circostanze non conosciute o erroneamente supposte
Codice penale Art. 59 codice penale: Circostanze non conosciute o erroneamente supposte
Le circostanze che attenuano o escludono la pena (1) sono valutate a favore dell’agente anche se da lui non conosciute, o da lui per errore ritenute inesistenti (2) (3) .
Le circostanze che aggravano la pena sono valutate a carico dell’agente soltanto se da lui conosciute ovvero ignorate per colpa o ritenute inesistenti per errore determinato da colpa (4) .
Se l’agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui. Tuttavia, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa, quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo (5).
(1) Le circostanze che escludono la pena (cd. scriminanti [v. nota introduttiva 50-55]) non sono circostanze in senso proprio; esse infatti non puntualizzano il disvalore del reato commesso, ma escludono la stessa antigiuridicità del fatto.
In altre parole la loro ricorrenza esclude la sussistenza del reato.
(2) Comma introdotto ex art. 1, l. 7-2-1990, n. 19 in sostituzione dall’originario comma 1.
(3) Ad esempio se un ladro ha portato via un quadro credendolo di ingente valore, mentre è una «crosta», di nessun o minimo valore, allora potrà beneficiare di una diminuzione di pena ai sensi dell’art. 62, n. 4, in quanto questa, essendo un’attenuante obiettivamente sussistente, viene valutata a suo favore indipendentemente dalla consapevolezza o meno della sua sussistenza.
(4) Se il ladro porta via con sé un quadretto di stile astratto credendolo di minimo valore mentre è un’opera di un grandissimo pittore e quindi arreca al derubato un ingente danno, non sarà a lui addebitata l’aggravante di cui all’art. 61 n. 7 in quanto questa, pur obiettivamente sussistente, non era da lui conosciuta né può essere mosso al ladro, non intenditore d’arte, alcun rimprovero di ignoranza per colpa.
(5) La putatività, irrilevante in ordine alla imputazione delle circostanze (secondo quanto disposto dal comma 3 dell’art. 59) rileva, invece, in tema di circostanze che escludono la pena o scriminanti (secondo quanto disposto dal comma 4 dell’art. 59).
Ove, infatti, l’agente ritenga erroneamente esistenti cause di giustificazione tali da escludere l’illiceità del fatto commesso, esse sono egualmente valutate a suo favore, pur non ricorrendo nella realtà (ciò naturalmente ad esclusione dell’ipotesi in cui la supposizione erronea dell’agente sia stata determinata da colpa, ed il fatto commesso sia altresì previsto come delitto colposo). È, peraltro, evidente che l’erronea supposizione della sussistenza di una scriminante non può basarsi su un mero criterio soggettivo, riferito al solo stato d’animo dell’agente, ma deve essere sostenuta da dati di fatto concreti, che siano tali da giustificare l’erroneo convincimento in capo all’imputato di trovarsi in tale situazione (in tal senso, Cass. 13-1-2005, n. 436).
Nel medesimo senso, in relazione alla configurabilità della legittima difesa putativa, si è precisato che l’errore scusabile che può giustificare la scriminante putativa deve trovare adeguata giustificazione in qualche fatto che, seppure malamente rappresentato o compreso, abbia la possibilità di determinare nell’agente la giustificata persuasione di trovarsi esposto al pericolo attuale di un’offesa ingiusta sulla base di dati di fatto concreti, e cioè di una situazione obiettiva atta a far sorgere nel soggetto la convinzione di trovarsi in presenza di un pericolo presente ed incombente, non futuro o già esaurito, di un’offesa ingiusta (Cass. 27-1-2010, n. 3464).
La norma disciplina compiutamente il regime di imputazione delle circostanze.
La materia è stata significativamente innovata dalla l. 7-2-1990, n. 19. Antecedentemente, infatti, le circostanze sia aggravanti che attenuanti, venivano attribuite all’agente per il semplice fatto della loro esistenza, con la deteriore conseguenza che la semplice ricorrenza di circostanze aggravanti importava di per sé l’imputazione (oggettiva) delle medesime all’autore del reato.
Tale problema è stato superato dalla novella del 1990. L’attuale disciplina dell’articolo 59, infatti, stabilisce che le circostanze aggravanti sono imputate all’agente solo se da questi ritenute esistenti, ovvero ignorate o ritenute inesistenti colposamente.
Le circostanze attenuanti, invece, continuano ad essere imputate all’autore del reato in quanto oggettivamente esistenti, indipendentemente dalla conoscenza che l’agente abbia di esse (secondo una disciplina chiaramente ispirata al cd. favor rei).
La riforma del ’90 lascia trasparire l’intento del legislatore di ripudiare i residui campi di operatività della responsabilità oggettiva [v. 42], per informare il sistema penale al principio di colpevolezza come indicato dalla C. Costituzionale con la sentenza 364/1988 [v. 5].
Quanto sottolineato in tema di circostanze attenuanti vale anche per le circostanze che escludono la pena che, come chiarito precedentemente [v. nota (1)], non sono circostanze in senso proprio.
Ai fini della attribuibilità della circostanza aggravante di cui all'art. 80. comma primo, lett. a), D.P.R. n. 309 del 1990, inerente alla consegna delle sostanze stupefacenti a persone di minore età, è necessario accertare, ai sensi dell'art. 59, comma secondo, cod. pen., la colpevolezza del soggetto attivo anche in relazione alla circostanza contestata, dimostrando che la stessa sia da lui conosciuta. ovvero ignorata per colpa o ritenuta inesistente per errore dovuto a colpo.
Tribunale Napoli sez. I 12 marzo 2014 n. 2894
In presenza di un travalicamento dei limiti del proprio mandato e di quelli di legittimità della comunicazione, è esclusa la sussistenza della scriminante dell'adempimento di un dovere e dell'errore ai sensi dell'art. 59 c.p.
Cassazione penale sez. V 05 marzo 2014 n. 15377
L'aggravante prevista dall'art. 7 d.l. n. 152 del 1991 (conv. in l. n. 203 del 1991) può essere applicata ai concorrenti nel delitto, secondo il disposto dell'art. 59 c.p., anche quando essi non siano consapevoli della finalizzazione dell'azione delittuosa a vantaggio di un'associazione di stampo mafioso, ma versino in una situazione di ignoranza colpevole. (Rigetta in parte, App. Torino, 07/02/2013 )
Cassazione penale sez. II 05 dicembre 2013 n. 51424
In materia di atti arbitrari del pubblico ufficiale, l'art. 393 bis c.p. (che ha sostituito l'art. 4 d.lg.lt. n. 288 del 1944) non prevede una circostanza di esclusione della pena ricadente sotto la disciplina dell'art. 59 c.p., ma dispone l'esclusione della tutela nei confronti del pubblico ufficiale che se ne dimostri indegno: essa pertanto trova applicazione solo in rapporto ad atti che obbiettivamente e non soltanto nell'opinione dell'agente, concretino una condotta arbitraria. (Nella specie la Corte ha escluso che nell'attività di identificazione posta in essere da due carabinieri fosse emerso il consapevole travalicamento dei limiti e delle modalità entro cui le pubbliche funzioni devono essere esercitate). Dichiara inammissibile, App. Sassari, 18/04/2012
Cassazione penale sez. VI 06 novembre 2013 n. 46743
In tema di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti, l'aggravante prevista dal comma 4 dell'art. 74 d.P.R. n. 309 del 1990 può essere riconosciuta in capo ai partecipi del sodalizio solo se può postularsi una loro colpevolezza anche in relazione a tale aspetto che richiede, in base a quanto previsto dal comma secondo dell'art. 59 c.p., quantomeno un coefficiente di prevedibilità concreta da parte loro della disponibilità delle armi da parte dell'associazione. (Nella specie, la Corte ha ritenuto corretta la motivazione del giudice di merito che aveva applicato l'aggravante in parola nei confronti di un partecipe sulla scorta di un'attività continuativa di spaccio da lui svolta alle dirette dipendenze di un soggetto, con lui imparentato, che conservava le armi in uso all'organizzazione). Dichiara inammissibile, App. Napoli, 06/12/2011
Cassazione penale sez. II 08 luglio 2013 n. 44667
L'aggravante prevista dall'art. 7 del d.l. 13 maggio 1991, n. 152, convertito nella l. 203/1991, può essere applicata ai concorrenti nel delitto, secondo il disposto dell'art. 59 c.p., anche quando essi non siano consapevoli della finalizzazione dell'azione delittuosa a vantaggio di un'associazione di stampo mafioso, ma versino in una situazione di ignoranza colpevole.
Tribunale Milano sez. XII 10 dicembre 2012
L'aggravante previsto dall'art. 7 D.L. n. 152 del 1991 (conv. in l. n. 203 del 1991) può essere applicata ai concorrenti nel delitto, secondo il disposto dell'art. 59 cod. pen., anche quando essi non siano consapevoli della finalizzazione dell'azione delittuosa a vantaggio di un'associazione di stampo mafioso, ma versino in una situazione di ignoranza colpevole. Dichiara inammissibile, Trib. lib. Catania, 09/12/2011
Cassazione penale sez. VI 30 maggio 2012 n. 24025
In tema di sanzioni amministrative, l'esimente dello stato di necessità secondo la previsione dell'art. 4 l. n. 689 del 1981 postula, in applicazione degli art. 54 e 59 c.p. - che fissano i principi generali della materia - una effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona cosicché l'esimente "de quo" è applicabile solo nell'ipotesi in cui l'esigenza è connessa con uno specifico obbligo di legge (o un ordine proveniente da una autorità), o, in taluni casi anche in particolari condizioni di tutela di diritti costituzionalmente garantiti.
Tribunale Bari sez. III 19 aprile 2012
In tema di diffamazione, l'ipotesi della diffamazione a mezzo stampa o mezzo radiotelevisivo costituisce non un reato autonomo, bensì una circostanza aggravante rispetto alla diffamazione di cui all'art. 59, comma 1, c.p. in quanto, come da giurisprudenza, l'attribuzione di un fatto determinato costituisce circostanza aggravante complessa del reato di cui all'art. 595 c.p. ed è pertanto suscettibile di comparazione ex art. 69 c.p. con eventuali attenuanti.
Tribunale La Spezia 13 ottobre 2011 n. 973
In tema di furto, la circostanza aggravante di cui all'art. 625, comma 1, n. 2 c.p. (violenza sulle cose), ha natura oggettiva e, pertanto, in applicazione dell'art. 59, comma 2, c.p., si comunica anche agli altri compartecipi del reato, ancorché sconosciuta o ignorata per colpa. Rigetta, App. Caltanissetta, 11/05/2010
Cassazione penale sez. V 06 aprile 2011 n. 19637
La condotta del giornalista che, nel riferire di una vicenda giudiziaria, confonda due atti processuali - e cioè la richiesta di rinvio a giudizio, ed anzi, più propriamente, l'imputazione c.d. coatta, e il quasi contestuale decreto di fissazione dell'udienza preliminare - effettivamente adottati nei confronti di un indagato con il decreto che dispone il giudizio, emanato successivamente alla pubblicazione dell'articolo, incorre in un errore che esclude la punibilità ai sensi dell'art. 59 ultimo comma c.p. Perché sia rispettato il limite della verità della notizia, ai fini dell'operatività della scriminante dell'esercizio del diritto di cronaca giornalistica, è necessario e sufficiente che vi sia una sostanziale corrispondenza tra fatti accaduti e fatti narrati, cosicché eventuali imprecisioni sono irrilevanti se non hanno l'effetto di alterare il nucleo informativo essenziale, nel caso di specie rappresentato dalla formulazione di un'ipotesi accusatoria nei confronti di un indagato. Il mancato o insufficiente assolvimento dell'obbligo di controllo sulle fonti di riferimento, ascrivibile a colpa professionale, darà luogo, eventualmente, ad illecito civile, non punendo il codice penale la diffamazione colposa.
Ufficio Indagini preliminari Roma 15 luglio 2010