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Studio Dalle Carbonare | 2015 ottobre
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Il valore dichiarato ai fini del registro non costituisce presunzione di maggior corrispettivo nelle cessioni
30 ottobre 2015 /in Accertamento, Giurisprudenza tributaria /by Paolo Dalle Carbonare
Il valore accertato o definito ai fini dell’imposta di registro non costituisce più presunzione di realizzo di plusvalenze derivanti da cessioni di immobili o aziende. E’ quanto prevede l’articolo 5, comma 3 del D. Lgs. n. 147/2015, che ha eliminato la presunzione di corrispondenza del prezzo incassato con il valore di mercato.
Finora l’Amministrazione finanziaria procedeva in via induttiva all’accertamento, ai fini delle imposte dirette, di un maggior valore dell’immobile o dell’azienda oggetto di cessione, laddove vi fosse uno scostamento rispetto al valore accertato in relazione all’imposta di registro. L’onere di superare la presunzione di corrispondenza tra corrispettivo e valore era addossato al contribuente, che avrebbe dovuto dar prova di aver venduto a prezzo inferiore.
Scadenzario fiscale novembre 2015
29 ottobre 2015 /in Scadenziario fiscale /by Paolo Dalle Carbonare
Va contestata con il ricorso introduttivo la nullità dell’atto sottoscritto da dirigente decaduto dall’incarico a seguito della sentenza della Corte costituzionale.
Lo ha sostenuto la Corte di cassazione con la 20984 depositata il giorno 16.10.2015.
Ribadendo quanto già affermato nella sentenza 18448/2015, la Suprema Corte ha rilevato che la nullità deve essere eccepita dal contribuente mediante impugnazione, attraverso la proposizione, cioè, del ricorso nei modi e nei termini previsti, non potendola rilevare d’ufficio.
Cassazione, sentenza 16.10.2015, n. 20984
Valido il ricorso al quale non è allegato il PVC
15 ottobre 2015 /in Accertamento, Giurisprudenza tributaria, Processo tributario /by Paolo Dalle Carbonare
Il ricorso proposto senza che sia stato allegato il Pvc su cui è fondato l’ accertamentonon è inammissibile poiché il documento può essere sempre prodotto in seguito anche su richiesta del giudice. Ad affermarlo è la sentenza 20658/2015 della Cassazionedepositata ieri.
E’ valido il ricorso presentato dal contribuente che non aveva allegato al ricorso il PVC sul quale si fondava l’accertamento impugnato. Il documento può essere presentato successivamente, anche su richiesta del giudice.
A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione con sentenza 14 ottobre 2015, n. 20658, secondo la quale la sanzione di inammissibilità del ricorso, stabilita dall’articolo 22 del D. Lgs. 546/92 non opera con riferimento all’omesso deposito dell’originale (o della fotocopia) dell’atto impugnato, poiché può essere prodotto anche in un momento successivo o anche su impulso del giudice.
La Cassazione ha così evidenziato che se ciò vale per l’atto oggetto di impugnazione, a maggior ragione il principio trova applicazione per il Pvc, non allegato all’avviso di accertamento per essere già conosciuto dal contribuente.
L’onere di produrre il verbale di constatazione dal quale risultano i fatti posti a base dei rilievi contenuti nella pretesa, secondo la Suprema Corte, è a carico dell’ente impositore.
Cassazione, sentenza 14.10.2015, n. 20658
Spetta al giudice penale la determinazione dell’imposta evasa
14 ottobre 2015 /in Giurisprudenza tributaria, Penale tributario /by Paolo Dalle Carbonare
Spetta al giudice penale la determinazione del superamento della soglia di imposta evasa prevista per l’integrazione del reato di dichiarazione infedele.
Lo ha stabilito la Cassazione con sentenza 12 ottobre 2015, n. 40755 con la quale ha stabilito i seguenti principi di diritto:
- ai fini dell’individuazione del superamento della soglia di punibilità prevista per il reato di dichiarazione infedele spetta unicamente al Giudice penale procedere all’accertamento e alla determinazione dell’ammontare dell’imposta evasa, con una verifica che può sovrapporsi e/o contraddire quella eventualmente svolta dal Giudice tributario;
- il giudice penale, nell’accertamento e determinazione dell’imposta evasa, non può prescindere dalla pretesa tributaria così come accertata dall’Amministrazione finanziaria e per discostarsi dal dato quantitativo risultante dall’accertamento deve disporre di concreti elementi di fatto che rendano maggiormente attendibile l’originaria quantificazione dell’imposta dovuta.
Paga le spese l’ufficio che ritira l’atto
12 ottobre 2015 /in Accertamento, Giurisprudenza tributaria, Spese di lite /by Paolo Dalle Carbonare
Paga le spese di giudizio l’Amministrazione finanziaria che ritira l’atto quando il giudizio si è radicato.
La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia (sentenza 3740/01/15) ha affermato che l’annullamento in autotutela dell’atto impositivo disposto dallo stesso ufficio indica la sua manifesta illegittimità, che impedisce al giudice la compensazione delle spese di lite.