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Timestamp: 2018-12-11 15:58:09+00:00
Document Index: 113052264

Matched Legal Cases: ['art. 44', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 29', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Legge Cirinnà: prime questioni sul tappeto – Amici della Casa dei Diritti
Legge Cirinnà: prime questioni sul tappeto
Pubblicato il 2 marzo 2016 admin
Sono almeno tre le questioni giuridiche che il nostro Paese non poteva più esimersi dal regolare, premuto dalla quantità di richieste provenienti dai suoi cittadini, alle quali i giudici non sapevano dare risposta in mancanza di un’apposita legge:
– è trascrivibile in Italia l’atto di matrimonio celebrato all’estero tra soggetti dello stesso sesso, anche entrambi cittadini italiani?
– è trascrivile in Italia l’atto di nascita di figli nati all’estero da coppie omogenitoriali, che abbiano fatto ricorso a tecniche di fecondazione eterologa?
– come si gestisce una domanda, proposta innanzi al Tribunale dei minori ex art. 44 l. n. 184/1983, per l’adozione di minori figli del partner appartenente allo stesso genere?
L’opinione dell’organo giurisdizionale che interpreta le leggi, ossia della nostra Corte Costituzionale, era stata espressa chiaramente più di un lustro fa: l’unione omosessuale è formazione sociale tutelata dall’art. 2 Cost. «intesa come stabile convivenza tra persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri» (sentenza n. 138 del 2010), quindi la coppia gay è tutt’altro che in contrasto con la nostra Costituzione.
In quella pronuncia si intravede in traslucenza un principio cruciale per la comprensione del ddl oggi approvato: la Consulta afferma che nel redigere il testo dell’art. 29 Cost. (che pure sancisce e protegge solo il matrimonio eterosessuale) fu tenuta presente «la nozione di matrimonio definita dal codice civile entrato in vigore nel 1942, che stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso» ma, soggiunge, non si può sottacere che la ragione – o comunque una delle ragioni principali, sottese a quella dizione, va recuperata nel secondo comma che afferma la parità di diritti e doveri che riconosce alla donna rispetto all’uomo.
In altre parole, all’epoca bisognava superare una visione ancestrale della coppia, dove la donna soggiaceva a tutta una serie di manifestazioni di supremazia del marito, e quindi lì porre l’accento ma ciò non aveva comportato un divieto assoluto di riconoscimento di altre forme di unione materiale e morale tra due persone adulte.
Nel 2014 la Corte Costituzionale è tornata sul punto e ha dichiarato l’incostituzionalità degli artt. 2 e 4 della legge 14 aprile 1982, n. 164 (Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso) nella parte «in cui non prevedono che la sentenza di rettificazione dell’attribuzione di sesso di uno dei coniugi, che provoca lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio, consenta, ove entrambi lo richiedano, di mantenere in vita un rapporto di coppia giuridicamente regolato» (sentenza n. 170 del 2014).
Quindi nuovamente ha ammesso la possibilità di ideare una “altra forma di convivenza registrata, che tuteli adeguatamente i diritti e obblighi della coppia medesima” ma ha dovuto sollecitare che le modalità siano da statuirsi da parte del legislatore,che è l’unico potere dello Stato a cui demandata la funzione di creare norme.
Da una prima lettura, non sembra che il testo licenziato dal Senato abbia risolto i tre interrogativi cruciali, almeno non nei termini letterali in cui li abbiamo visti porre. È nota a tutti la diatriba sviluppatasi sullo spinoso tema dell’adozione del figlio del partner (o figlio affine, secondo il diritto inglese), risoltasi infine con la previsione della clausola di garanzia: «Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti».
Questa frase, aggiunta alla fine del comma 20 dell’unico articolo dell’emendamento
governativo contiene la soluzione trovata dal Pd per salvaguardare la possibilità per le coppie gay unite civilmente di rivolgersi al giudice per chiedere la stepchild adoption, stralciata dal provvedimento.
Peccato che, in Italia, gli orientamenti giurisprudenziali in questa materia siano tutt’altro che uniformi: mentre proprio in febbraio 2016 la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il ricorso di due donne, sposate negli Stati Uniti, che chiedevano il riconoscimento in Italia della sentenza con cui il giudice dell’Oregon diede il via libera all’adozione della figlia di una delle due, il 16 ottobre 2015 la Corte d’Appello di Milano ha stabilito il pieno riconoscimento – e quindi la trascrivibilità in Italia – di un provvedimento spagnolo di adozione di una bimba da parte della ex moglie della madre biologica, attesa la sua non contrarietà all’ordine pubblico.
Quanto alla trascrizione del matrimonio, contratto all’estero tra persone same-sex, fino ad oggi il consolidato orientamento della Corte di Cassazione è stato quello di ritenerlo non riconoscibile né trascrivibile in Italia in quanto “inidoneo a produrre effetti” (cfr. App. Milano, 6 novembre 2015; Cass. civ., sez. I, 9 febbraio 2015, n. 2400; 15 marzo 2012, n. 4184). Stessa cosa deve dirsi per il divorzio, e pure per l’accordo regolatore, “per il quale”, spiega la Corte, la disciplina dello stato civile “non prevede nessuna forma di trascrizione”.
Il testo non ha sciolto questo nodo con dizioni espresse, idonee ad una interpretazione univoca.
Credits Immagini: www.salvisjuribus.it
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