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Timestamp: 2020-08-04 00:19:42+00:00
Document Index: 81704002

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Sentenza Cassazione Civile n. 11201 del 08/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11201 del 08/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 08/05/2017, (ud. 01/02/2017, dep.08/05/2017), n. 11201
sul ricorso 3287/2016 proposto da:
“MA.DE.R. SRL”, in persona dell’Amministratore Unico e legale
PIAZZA SAN BERNARDO 4, presso lo studio dell’avvocato GENNARO
TERRACCIANO, rappresentato e difeso dall’avvocato ANDREA AMATUCCI;
avverso la sentenza n. 6938/3/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di NAPOLI, depositata il 13/07/2015;
Con sentenza in data 8 luglio 2015 la Commissione tributaria regionale della Campania accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate, ufficio locale, avverso la sentenza n. 12399/9/14 della Commissione tributaria provinciale di Napoli che aveva accolto il ricorso della MA.DE.R srl contro l’avviso di accertamento IRAP, IRES, IVA ed altro 2008. La CTR osservava in particolare che la ripresa fiscale inerente i canoni di locazione relativi ad un deposito era fondata non avendo la società contribuente adeguatamente provato l’esistenza del titolo contrattuale fondante la deducibilità del costo/detraibilità dell’IVA passiva.
Con il primo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – la ricorrente lamenta violazione di plurime disposizioni legislative e vizio motivazionale, poichè la CIR ha ritenuto non asseverata l’effettiva esistenza del contratto di locazione fondante la deduzione dei costi per canoni e relativa detrazione IVA oggetto della maggior pretesa fiscale oggetto dell’atto impositivo impugnato.
Va infatti ribadito che “In tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge consiste in un’erronea ricognizione da parte del provvedimento impugnato della fattispecie astratta recata da una norma di legge implicando necessariamente un problema interpretativo della stessa; viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta, mediante le risultanze di causa, inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito la cui censura è possibile, in sede di legittimità, attraverso il vizio di motivazione” (ex multis, da ultimo v. Sez. 5, n. 26610 del 2015); altresì che “Con la proposizione del ricorso per Cassazione, il ricorrente non può rimettere in discussione, contrapponendone uno difforme, l’apprezzamento in fatto dei giudici del merito, tratto dall’analisi degli elementi di valutazione disponibili ed in sè coerente; l’apprezzamento dei fatti e delle prove, infatti, è sottratto al sindacato di legittimità, dal momento che nell’ambito di detto sindacato, non è conferito il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione fatta dal giudice di merito, cui resta riservato di individuare le fonti del proprio convincimento e, all’uopo, di valutare le prove, controllarne attendibilità e concludenza e scegliere, tra le risultanze probatorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione” (Sez. 6-5, Ordinanza n. 7921 del 2011).
Peraltro, quanto al vizio motivazionale, va anche osservato che la sentenza impugnata è senz’altro rispondente allo standard corrispondente al “minimo costituzionale” previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, novellato (cfr. Sez. U., 8053/2014).
Con il secondo mezzo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – la ricorrente si duole di violazione di legge e di vizio motivazionale quanto al ragionamento inferenziale della CFR ed in particolare alla valenza indiziaria della circostanza che legale rappresentante delle società rispettivamente locatrice e conduttrice fosse la medesima persona fisica.
La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 4.500 oltre spese prenotate a debito.