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Timestamp: 2019-07-20 12:25:00+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 256', 'art. 256', 'art. 321', 'art. 259', 'sentenza ', 'art. 256', 'art. 256', 'art. 256', 'art. 321', 'art. 259', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 25/07/2017 Sentenza n.36819 | AmbienteDiritto.it
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 25/07/2017 (ud. 04/07/2017), Sentenza n.36819
RIFIUTI - Rifiuti speciali pericolosi - Trasporto in assenza di titolo abilitativo e conferimento all'interno di cassonetti per la raccolta di rifiuti urbani - Modalità di individuazione della natura non occasionale del trasporto di rifiuti - Precedenti attività preliminari - Art. 256 d.lgs. n.152/06.
Per individuare la natura non occasionale del trasporto di rifiuti vanno considerati, anche alternativamente, altri elementi univocamente sintomatici, quali, ad esempio, la provenienza del rifiuto da una determinata attività imprenditoriale esercitata da colui che effettua o dispone l'abusiva gestione, la eterogeneità dei rifiuti gestiti, la loro quantità, le caratteristiche del rifiuto quando risultino indicati vedi precedenti attività preliminari, quali prelievo, raggruppamento,cernita, deposito.
RIFIUTI - Trasporto illecito di rifiuti - Sequestro preventivo del mezzo finalizzato alla confisca obbligatoria - Terzo estraneo al reato - Buona fede e onere della prova - Comportamento colpevole o negligente - Esclusione.
In tema di trasporto illecito di rifiuti, il terzo estraneo al reato che, qualificandosi come proprietario o titolare di altro diritto reale sul mezzo sottoposto a sequestro preventivo finalizzato alla confisca obbligatoria, ne invochi la restituzione in suo favore, ha l'onere di provare la propria buona fede, ovvero che l'uso illecito della "res" gli era ignoto e non collegabile ad un suo comportamento colpevole o negligente (Sez. 3, n. 12473 del 02/12/2015 (dep.2016), Liguori, Rv. 26648201; Sez. 3, n. 18515 del 16/1 /2015, Ruggeri, Rv. 26377201; Sez. 3, n. 9579 del 17/01 /2013 - dep. 28/02/2013, Longo, Rv. 2547 4901 ed altre prec. conf.).
RIFIUTI - Attività di gestione dei rifiuti - Assenza del prescritto titolo abilitativo - Art. 256, c.1 d.lgs. n.152/06 - Reato istantaneo.
La condotta sanzionata nell'art. 256 d.lgs. n.152/06 è riferibile a chiunque svolga, in assenza del prescritto titolo abilitativo, una attività rientrante tra quelle assentibili ai sensi degli articoli 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 del medesimo decreto, anche di fatto o in modo secondario o consequenziale all'esercizio di una attività primaria diversa che richieda, per il suo esercizio, uno dei titoli abilitativi indicati e che non sia caratterizzata da assoluta occasionalità (Sez. 3, n. 29992 del 24/6/2014, P.M. in proc. Lazzaro). A tale proposito si è ulteriormente specificato che, trattandosi, nel caso dell'art. 256, comma 1 d.lgs. 152\06, di reato istantaneo, è sufficiente anche una sola condotta integrante una delle ipotesi alternative previste dalla norma, potendosi tuttavia escludere l'occasionalità della condotta da dati significativi, quali l'ingente quantità di rifiuti, denotanti lo svolgimento di un'attività implicante un "minimum" di organizzazione necessaria alla preliminare raccolta e cernita dei materiali (Sez. 3, n. 8193 del 11 /2/2016, P.M. in proc. Revello, Rv. 26630501 ).
DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Ricorso per cassazione - Riesame di provvedimenti di sequestro (probatorio o preventivo) - Sequestro strumentale alla confisca - Presupposto della confiscabilità - Artt. 321, 444 e 606 cod. proc. pen. - Artt. 256 e 258 d.lgs. n.152/06.
Il ricorso per cassazione avverso l'ordinanza emessa in sede di riesame di provvedimenti di sequestro (probatorio o preventivo) può essere proposto esclusivamente per violazione di legge e non anche con riferimento ai motivi di cui all'articolo 606 lettera e) cod. proc. pen., pur rientrando, nella violazione di legge, la mancanza assoluta di motivazione o la presenza di motivazione meramente apparente, in quanto correlate all'inosservanza di precise norme processuali. Inoltre, il sequestro strumentale alla confisca previsto dall'art. 321, secondo comma, cod. proc. pen. costituisce figura specifica ed autonoma rispetto al sequestro preventivo regolato dal primo comma dello stesso articolo. La sua particolarità consiste nel fatto che non richiede necessariamente la presenza dei presupposti di applicabilità previsti per il sequestro preventivo "tipico" (pericolo che la libera disponibilità della cosa possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato ovvero agevolare la commissione di altri reati), ma basta il presupposto della confiscabilità: ossia la condizione che si tratti di cose di cui è consentita la confisca a tenore del codice penale o delle leggi speciali. Nel caso di specie, la confiscabilità del mezzo è pacificamente desumibile dal combinato disposto dell'art. 259, ultimo comma, il quale stabilisce, come è noto, che alla sentenza di condanna, o a quella emessa ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per i reati relativi al traffico illecito di cui al comma 1 o al trasporto illecito di cui agli articoli 256 e 258, comma 4, consegue obbligatoriamente la confisca del mezzo di trasporto.
(conferma ordinanza del 29/12/2016 del TRIB. LIBERTA'di PALERMO) Pres. SAVANI, Rel. RAMACCI, Ric. Ricevuti
sul ricorso proposto da RICEVUTI ANGELO nato il 11/08/1958 a PALERMO;
avverso l'ordinanza del 29/12/2016 del TRIB. LIBERTA'di PALERMO
lette le conclusioni del PG PERLA LORI rigetto del ricorso
1. Il Tribunale di Palermo con ordinanza del 29/12/2016 ha rigettato l'istanza di riesame avverso il decreto 2/12/2016, con il quale il Giudice per le indagini preliminari del medesimo Tribunale aveva disposto il sequestro preventivo di un veicolo Fiat Ducato adibito al trasporto di persone e di proprietà della "Mediterranea Touring s.r.l.", della quale Angelo RICEVUTI è legale rappresentante, ipotizzandosi, nei suoi confronti e del conducente del mezzo, il reato di cui all'art. 256 d.lgs. n.152\06, conseguente alla sorpresa in flagranza del trasporto in assenza di titolo abilitativo e del conferimento, all'interno di cassonetti per la raccolta di rifiuti urbani, di 30 Kg di rifiuti speciali pericolosi (un grosso filtro d'aria esausto di camion/pullman, alcune latte di solventi vuote ed ancora intrise di sostanza inquinate, cartoni intrisi di idrocarburi, parti di carrozzeria di pullman).
3. Con un secondo motivo di ricorso lamenta l'insussistenza del periculum in mora,	osservando che il Tribunale avrebbe preso in considerazione la sola confiscabilità del mezzo, senza null'altro specificare.
Occorre preliminarmente rilevare, con riferimento al primo motivo di ricorso, che la costante giurisprudenza di questa Corte si è ripetutamente espressa nel senso che il ricorso per cassazione avverso l'ordinanza emessa in sede di riesame di provvedimenti di sequestro (probatorio o preventivo) può essere proposto esclusivamente per violazione di legge e non anche con riferimento ai motivi di cui all'articolo 606 lettera e) cod. proc. pen., pur rientrando, nella violazione di legge, la mancanza assoluta di motivazione o la presenza di motivazione meramente apparente, in quanto correlate all'inosservanza di precise norme processuali (Sez. U, n. 5876 del 28/1/2004, Bevilacqua, Rv. 226710; V. anche Sez. 6, n. 6589 del 10/1/2013, Gabriele, Rv. 254893; Sez. 5, n. 35532 del 25/6/2010, Angelini, Rv. 248129; Sez. 6, n. 7472 del 21/1/2009, Vespoli, Rv. 242916; Sez. 5, n. 8434 del 11/1/2007, Ladiana, Rv. 236255).
Correttamente, dunque, il Tribunale ha richiamato la giurisprudenza di questa Corte secondo la quale, in tema di trasporto illecito di rifiuti, il terzo estraneo al reato che, qualificandosi come proprietario o titolare di altro diritto reale sul mezzo sottoposto a sequestro preventivo finalizzato alla confisca obbligatoria, ne invochi la restituzione in suo favore, ha l'onere di provare la propria buona fede, ovvero che l'uso illecito della "res" gli era ignoto e non collegabile ad un suo comportamento colpevole o negligente (Sez. 3, n. 12473 del 02/12/2015 (dep.2016), Liguori, Rv. 26648201; Sez. 3, n. 18515 del 16/1 /2015, Ruggeri, Rv. 26377201; Sez. 3, n. 9579 del 17/01 /2013 - dep. 28/02/2013, Longo, Rv. 2547 4901 ed altre prec. conf.).
4. Va inoltre rilevato come, riguardo al reato di cui all'art. 256, comma 1 d.lgs. 152\06, si sia chiarito che la condotta in esso sanzionata è riferibile a chiunque svolga, in assenza del prescritto titolo abilitativo, una attività rientrante tra quelle assentibili ai sensi degli articoli 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 del medesimo decreto, anche di fatto o in modo secondario o consequenziale all'esercizio di una attività primaria diversa che richieda, per il suo esercizio, uno dei titoli abilitativi indicati e che non sia caratterizzata da assoluta occasionalità (Sez. 3, n. 29992 del 24/6/2014, P.M. in proc. Lazzaro, Rv. 26026601 ).
A tale proposito si è ulteriormente specificato che, trattandosi, nel caso dell'art. 256, comma 1 d.lgs. 152\06, di reato istantaneo, è sufficiente anche una sola condotta integrante una delle ipotesi alternative previste dalla norma, potendosi tuttavia escludere l'occasionalità della condotta da dati significativi, quali l'ingente quantità di rifiuti, denotanti lo svolgimento di un'attività implicante un "minimum" di organizzazione necessaria alla preliminare raccolta e cernita dei materiali (Sez. 3, n. 8193 del 11 /2/2016, P.M. in proc. Revello, Rv. 26630501 ).
5. Va peraltro rilevato che agli elementi significativi precedentemente indicati per individuare la natura non occasionale del trasporto vanno considerati, anche alternativamente, altri elementi univocamente sintomatici, quali, ad esempio, la provenienza del rifiuto da una determinata attività imprenditoriale esercitata da colui che effettua o dispone l'abusiva gestione, la eterogeneità dei rifiuti gestiti, la loro quantità, le caratteristiche del rifiuto quando risultino indicati vedi precedenti attività preliminari quali prelievo, raggruppamento,cernita, deposito.
6. Nel caso di specie, come correttamente osservato dal Procuratore generale nella sua requisitoria, la situazione riscontrata, ancorché riferibile ad un unico episodio, era caratterizzata dal conferimento di rifiuti riferibili ad un'attività di autotrasporto, effettuata tanto dalla società del ricorrente che dalla ditta dalla quale dipendeva il ricorrente, correlando entrambi i soggetti coinvolti ad una specifica attività imprenditoriale.
7. Per ciò che concerne, invece, il secondo motivo di ricorso, va ricordato come il sequestro strumentale alla confisca previsto dall'art. 321, secondo comma, cod. proc. pen. costituisca figura specifica ed autonoma rispetto al sequestro preventivo regolato dal primo comma dello stesso articolo. La sua particolarità consiste nel fatto che non richiede necessariamente la presenza dei presupposti di applicabilità previsti per il sequestro preventivo "tipico" (pericolo che la libera disponibilità della cosa possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato ovvero agevolare la commissione di altri reati), ma basta il presupposto della confiscabilità: ossia la condizione che si tratti di cose di cui è consentita la confisca a tenore del codice penale o delle leggi speciali (cfr. Sez. 2, n. 31229 del 26/6/2014, Borda, Rv. 26036701; Sez. 3, n. 1810 del 2/5/2000, Maccarone, Rv. 21768201; Sez. 6, n. 4114 del 21/10/1994 (dep.1995), Giacalone, Rv. 20085401; Sez. 6, n. 3343 del 25/9/1992, Garofalo ed altri, Rv. 19286201 ).
Nel caso di specie, la confiscabilità del mezzo è pacificamente desumibile dal combinato disposto dell'art. 259, ultimo comma, il quale stabilisce, come è noto, che alla sentenza di condanna, o a quella emessa ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per i reati relativi al traffico illecito di cui al comma 1 o al trasporto illecito di cui agli articoli 256 e 258, comma 4, consegue obbligatoriamente la confisca del mezzo di trasporto.
Così deciso in data 4.7.2017
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