Source: https://massimolizzi.blogspot.com/2013/03/laffido-dei-figli-nel-patriarcato.html
Timestamp: 2017-10-23 00:34:31+00:00
Document Index: 131442118

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 316', 'art.316', 'art. 316']

L'affido dei figli nel patriarcato
La Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’Appello di Venezia con la quale un bambino di Padova, passato agli onori della cronaca perchè trascinato dal padre sull’asfalto in applicazione della stessa, veniva sottratto alla podestà della madre e recluso in una casa famiglia, per essere sottoposto alla «terapia della minaccia», affinchè potesse guarire dalla «sindrome di alienazione parentale» (PAS).
La Cassazione ha ritenuto di annullare la sentenza, in quanto fondata su una teoria, la PAS, non accettata dalla comunità scientifica. Tale teoria in sostanza sostiene che un genitore ha il potere di lavare il cervello al figlio, al fine di fargli rifiutare il rapporto con l’altro genitore. E’ possibile esistano genitori che adottano questo tipo di comportamento. Ma è molto improbabile, o comunque non è mai stato dimostrato, che essi abbiano il potere di determinare il rifiuto del figlio. A meno che il genitore rifiutato non abbia inflitto maltrattamenti all’altro genitore o al figlio stesso, tali da giustificare il rifiuto. Infatti, la PAS in vari paesi occidentali è sostenuta da associazioni neomaschiliste che fanno pressione su parlamenti e tribunali affinché la recepiscano nelle leggi e nelle sentenze, allo scopo di neutralizzare le accuse di violenza e pedofilia.
E’ dunque comprensibile che il pronunciamento della Cassazione sia stato accolto nei blog e nei forum di questa area, come una sconfitta. Tra questi si distingue il blog «Al di là del buco» per la sua singolarità. Noto anche come «Abbatto i muri», il blog aderisce a molte posizioni del neomaschilismo (o mascolinismo), continuando però a mimetizzarsi nel femminismo. Condotta facilitata dal fatto che l’autrice è una ex femminista. Della sua “evoluzione” ho già trattato qui. Nel merito di quanto sostiene, rimando ad un commento del Ricciocorno Schiattoso. Mi limito a citare un argomento mimetico. Il pronunciamento della Cassazione costituirebbe il ripristino del patriarcato, della cultura patriarcale, addirittura del medio evo (e quindi, per converso, si suppone in questa confusa retorica, che il sequestro violento del bambino e la sua reclusione in una casa famiglia, potrebbero intendersi come principi di femminismo). Tale ripristino consisterebbe nel fatto che i figli sono di nuovo affidati alla madre, santa, vittima, martire, etc, mentre il padre è di nuovo esonerato dall’accudimento della prole, tenuto solo al mantenimento, oltre che considerato cattivo, mostro, etc.
Questo argomento, che vede nella sentenza soltanto la riproposizione di due ruoli sessuali, sorvola su un dettaglio: nel patriarcato i figli erano si affidati alla madre, ma solo per delega paterna. La podestà era del padre e in caso di separazione e di ripudio della madre, i figli rimanevano proprietà esclusiva del padre. Nel patriarcato medievale un pronunciamento come quello della Cassazione non sarebbe stato pensabile e una sentenza come quella della Corte d’Appello di Venezia neppure necessaria. Neanche uno stregone avrebbe sentito il bisogno di inventarsi la PAS. Per legge, consuetudine e potere, i figli appartenevano al padre.
Ecco come ne scriveva il filosofo ed economista liberale John Stuart Mill, nel 1869 (La servitù delle donne, pag. 38), con il medioevo già alle spalle, ma la condizione della donna non ancora moderna.
(...) qual è la sua posizione verso i figli, oggetti di comune interesse per lei e pel suo padrone? In legge i figli sono del marito: egli solo ha sopra di loro dei dritti legali: ella non può far nulla per essi, né intorno ad essi, senza esservi delegata dal marito; e perfino dopo la morte del marito, la donna non è la custode legale dei suoi figli, a meno ch’egli non l’abbia espressamente designata; egli poteva separarli da lei, impedirle di vederli, vietarle di corrispondere con essi, fino ad un’epoca recente in cui questo potere fu ristretto dalla legge.
Ancora oggi, nel 2013, resistono residui di questo primato patriarcale nel nostro codice civile art. 316, dove pure si afferma che la potestà dei figli è di entrambi i genitori che la esercitano di comune accordo, salvo aggiungere e specificare che «Se sussiste un incombente pericolo di grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti ed indifferibili».
Naturalmente, è fuori dalla concezione di quel patriarcato medievale, come anche del nostro più moderno e temperato, il diritto all’ascolto dei minori in ambito giudiziario, raccomandato dalle Nazioni Unite e dalla normativa europea, ma non ancora adeguatamente recepito dalla cultura giuridica italiana. Su questo punto, maschilisti vecchi e nuovi, i muri li tengono ben alzati.
P.s. A proposito di rappresentazioni lontane dalla realtà, leggo in un nuovo post che la Caritas contabilizza il numero di uomini separati che vanno lì a mangiare pasti. Chissà perchè solo gli uomini. In effetti, la Caritas contabilizza tutti: Il 12,7% delle persone che si rivolgono alla Caritas sono separate o divorziate. Di queste il 66,5% sono donne.
6 Responses to “L'affido dei figli nel patriarcato”
A proposito di patriarcato e diritto di famiglia, vorrei ricordare che solo nel 1975, con la L.151, una riforma introdusse la parità tra uomini e donne nell’ambito familiare: la potestà sui figli spetta da allora a entrambi i coniugi, che hanno identici diritti e doveri, e non più solo al padre. Riforma che però ha dimenticato di modificare l'art.316 c.c.
Il cosiddetto "ruolo centrale" della donna nella famiglia, che a mio avviso non c'è mai stato, si può riassumere così: alla donna è sempre spettato il "lavoro di cura", ma mai il "potere decisionale". Come si evince dall'art. 316, la donna non era (e per alcuni ancora non è) in grado di prendere decisioni che possano in qualche modo influire sul benessere della prole, mentre doveva (deve) farsi carico delle necessità della prole... La madre non può permettersi di mettere in dubbio le competenze genitoriali del partner di sesso maschile, mentre il padre non ha problemi ha rivendicare il suo diritto di strappare ad una madre "indegna" i propri figli, allo scopo di "salvarli".
io penso che ci possano essere genitori pessimi di entrambi i sessi, le madri non sono tutte sante e i padri nemmeno..comunque sono d'accordo con voi che il blog al di là del buco va incontro proprio alle contraddizioni da voi segnalate quando affronta i temi della separazione (mentre su altro magari dice cose non del tutto sbagliate) e nella sua difesa a oltranza dei padri
Con o senza delega,nella famiglia tradizionale,alle madri spettava il ruolo di cura dei figli e i padri procuravano il reddito.Lo stesso accade nei casi di divorzio con figli,in cui i figli restano a lei nella stragrande maggioranza dei casi.
Ma alle femministe gli sterotipi quando convengono non disturbano.
Aborto,infanticidi giustificati dalla depressione post-partum e il potere discrezionale di sottrarre i figli al padre(ma che comunque li deve mantenere),sono gli strumenti che le donne hanno per disporre dei propri figli e anche degli uomini, i quali nell'ambito riproduttivo hanno solo doveri e non diritti.
"la PAS in vari paesi occidentali è sostenuta da associazioni neomaschiliste",,come in questo caso?:http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2013-03-08/perde-affidamento-padre-parla-183702.shtml?uuid=AbFWMHcH.
Se la PAS è un'invenzione "neomaschilista",si può ritorcere contro l'accusa dicendo che lo status quo è utile alle madri,perché permette loro di stare con i propri figli ma senza il fastidio di un uomo che comunque li deve mantenere.
I cattivi ragionamenti si possono ritorcere contro chi li fa.
"Con o senza delega" non esiste. C'era la delega e basta. La delega veniva meno solo in casi di vedovanza. Emanuele Di Felice è pregato di non straparlare di cose che non sa.
Ancora oggi i figli portano il cognome paterno e sono considerati proprietà.
Questo non è un diritto?
Ancora oggi l'affido alle madri dipende dalla minore occupazione delle stesse. Vuoi vedere che lavorare non è un diritto?
Il neomaschilismo pretende di far tornare le donne in cucina perché distingue uomini e donne su basi biologiche ma poi pretende di strappare bambini appena nati alle madri, quando gli conviene, quindi, le donne non hanno più la funzione biologica. Questa non è una contraddizione? Ragionate a seconda della convenienza: niente donne nell'esercito o nei lavori pesanti, le donne devono stare a casa. Ma se poi le donne fanno le madri, non va bene più. In pratica alla donna è concesso di fare la madre sempre e solo a servizio di un inseminatore, altrimenti diventa una femminista scatenata.
E da quando tutte le donne sono femministe?
Cosa volete, i figli ai padri perché "se pagano devono pure possedere" come se si comprassero, oppure se l'affido va alle madri non si deve pagare perché i figli diventano automaticamente delle madri? Vi rendete conto delle basi delle vostre pretese?
Noi guardiamo l'interesse di chi è penalizzato, di chi non ha voce in capitolo e non comanda. Sull'aborto, poi, vi torna comodo inseminare e poi scappare? Oppure inseminare e poi etichettare i figli con un cognome? Vi secca che alle donne sia dato il benché minimo diritto? Volete mettere le mani su tutto tutto?
In quanto alla PAS, non ci piace nemmeno se usata dalle donne.
Se non sa cosa sia il femminismo, eviti di nominarlo, per favore.
25 marzo 2013 01:20
va detto che le differenze fisiche, biologiche tra uomini e donne non c'entrano nulla con chi sta in cucina e non devono mettere in discussione la parità morale e intellettuale nel bene come nel male tra uomini e donne. Quando da una differenza fisica o biologica si fa derivare una presunta inferiorità morale o intellettuale delle donne in quanto tali rispetto agli uomini si ha il maschilismo che è una forma di discriminazione
@ No alla violenza sulle donne.
I padri non avevano la proprietà dei figli,ma l'onere della responsabilità(la podestà).
Il tasso di occupazione delle donne è il 46%,dunque una donna su due in età lavorativa lavora,divorziata o meno.
Il cognome paterno nasce da una asimmetria naturale:la maternità è certa la paternità no.Quali strumenti hanno gli uomini per esercitare il loro "diritto di proprietà" sui figli?
Se riconducessimo le donne in cucina,gli uomini sarebbero COSTRETTI a sposarsi da giovani e avrebbero il DOVERE di mantenere le mogli sine die.
L'assenza (o la scarsa presenza) delle donne nei lavori pesanti e rischiosi non viene vista come un problema,infatti nessuna rivendica le quote rosa per quei lavori.Fin quando fare il militare era rischioso,nessuna donna si è mai lamentata.
Gli uomini nell'ambito riproduttivo non hanno alcun diritto,agli uomini possono essere imposte paternità non volute e negate paternità volute,a seguito di un divorzio agli uomini vengono sottratti i figli nella maggioranza dei casi e vengono relegati nel ruolo di procacciatore di reddito.Sono gli uomini che sono al servizio della volontà delle donne e non il contrario.Quali sono i diritti riproduttivi maschili?.
Le proposte sull'affido condiviso derivano dalle associazioni maschili,e non dalle femministe che ritengono giusto il sistema attuale,nel quale le madri affidatarie possiedono ma non pagano.