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Timestamp: 2020-02-18 18:40:40+00:00
Document Index: 64573105

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 17', 'art. 689', 'art. 14', 'art. 689', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 24', 'art.9']

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« Ultimo post da Federica Clemente il Oggi alle 18:42:00 »
il D. Lgs.vo 165/2001 ha previsto la possibilità di delegare le funzioni dirigenziali (nei confronti della vicedirigenza e dei funzionari pubblici) per specifiche (riguardanti uno specifico provvedimento) e comprovate ragioni di servizio, per un periodo di tempo determinato, statuendo che la delega deve essere conferita per atto scritto. Le competenze dirigenziali che potranno essere attribuite ai funzionari sono quelle indicate dall'art. 17, comma 1, lettere b), d) ed e) D. Lgs. 165/2001. Potrebbe farmi un esempio per ciascuna fattispecie richiamata dal predetto art. 17?
Commercio al dettaglio / Re:vendita alcolici
« Ultimo post da Mario Maccantelli il Oggi alle 17:52:49 »
il riferimento è l'art. 689 cp.
Legge 125/01, art. 14-ter
14-ter. Introduzione del divieto di vendita di bevande alcoliche a minori.
1. Chiunque vende bevande alcoliche ha l'obbligo di chiedere all'acquirente, all'atto dell'acquisto, l'esibizione di un documento di identità, tranne che nei casi in cui la maggiore età dell'acquirente sia manifesta. (vedi Cassazione n. 3142/2019)
2. Salvo che il fatto non costituisca reato, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 250 a 1.000 euro a chiunque vende o somministra bevande alcoliche ai minori di anni diciotto. Se il fatto è commesso più di una volta si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2.000 euro con la sospensione dell'attività da quindici giorni a tre mesi (NDR le parole “o somministra” sono state inserite nel 2017).
Art. 689. Somministrazione di bevande alcooliche a minori o a infermi di mente.
L'esercente un'osteria o un altro pubblico spaccio di cibi o di bevande, il quale somministra, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, bevande alcooliche a un minore degli anni sedici, o a persona che appaia affetta da malattia di mente, o che si trovi in manifeste condizioni di deficienza psichica a causa di un'altra infermità, è punito con l'arresto fino a un anno
NDR Al reato previsto in questo comma si applica, ora, la pena pecuniaria dell'ammenda da euro 516 a euro 2.582 o la pena della permanenza domiciliare da quindici giorni a quarantacinque giorni ovvero la pena del lavoro di pubblica utilità da venti giorni a sei mesi, ai sensi di quanto disposto dall'articolo 52, comma 2, lettera b), d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274. La competenza è del Giudice di Pace.
La stessa pena di cui al primo comma si applica a chi pone in essere una delle condotte di cui al medesimo comma, attraverso distributori automatici che non consentano la rilevazione dei dati anagrafici dell'utilizzatore mediante sistemi di lettura ottica dei documenti. La pena di cui al periodo precedente non si applica qualora sia presente sul posto personale incaricato di effettuare il controllo dei dati anagrafici
Se il fatto di cui al primo comma è commesso più di una volta si applica anche la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 25.000 euro con la sospensione dell'attività per tre mesi
Se dal fatto deriva l'ubriachezza, la pena è aumentata [c.p. 64].
La condanna importa la sospensione dall'esercizio [c.p. 35]
NDR L’art. 689 del cod. pen., punisce chi "somministra" bevande alcoliche ai minori di 16 anni. Il Ministero dell'Interno, con Parere del 15/06/2011, prot. n. 14181 ha chiarito che, nel contesto della distribuzione al dettaglio di alcolici, con il termine somministrazione viene indicata la vendita intesa come messa a disposizione del cliente di bevande alcoliche. Non è discriminante se il cliente consumi tali bevande sul posto o le acquisti ai fini dell'asporto. Nel linguaggio dell’epoca del Cod. Pen. non si rilevava una formale distinzione fra la tipologia commerciale della “vendita” e quella della “somministrazione”.
il reato c'è anche per la vendita
L'esercizio di vicinato non è un pubblico esercizio con accezione TULPS qundi non rientra nel campo applicativo dell'art. 10 TULPS
Si applica, invece, l'art. 14-ter che ho risportato oltre alla notizia di reato sulla quale vedrà il Giudice
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« Ultimo post da Mario Maccantelli il Oggi alle 17:42:09 »
c) diploma di maturità tecnica o professionale o di livello post-secondario superiore o universitario, in materie inerenti l'attività;
Tale punto è stato declinato grazie a un accordo raggiunto nella "Conferenza delle Regioni e delle Province autonome" in data 20/12/2012. Tale accordo, che non riveste un vero e proprio valore normativo, è stato tradotto nell'ordinamento regionale dalla DGR n. 1172/2013.
I diplomi individuati, sono tutti afferenti all'area tecnicaprofessionale come previsto dalla legge:
a) diplomi degli Istituti Professionali di Stato, settore Industria e Artigianato secondo il nuovo ordinamento ad indirizzo Manutenzione ed Assistenza tecnica e Produzioni INDUSTRIALI E ARTIGIANALI (NDR i vecchi Tecnico chimico e biologico; Tecnico abbigliamento e moda; ecc.)
b) diplomi degli Istituti Tecnici, settore Tecnologico, secondo il nuovo ordinamento ad indirizzo MECCANICA, MECCATRONICA ED ENERGIA, ELETTRONICA ED ELETTROTECNICA, CHIMICA, MATERIALI E BIOTECNOLOGIE, SISTEMA MODA (NDR i vecchi Periti industriale chimico, conciario, ecc.)
c) diplomi di Licei secondo il nuovo ordinamento ad indirizzo Scientifico o opzione Scienze Applicate (NDR le vecchie scuole di sperimentazione scientifiche)
La muturità scientifica del vecchio ordinamento (liceo scientifico con il latino, la filosofia ecc.) non è un titolo "tecnico o professionale"
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« Ultimo post da roberto vilardi il Oggi alle 17:38:43 »
visto il bilancio e visto il PEG che assegna la spesa da effettuare.
l'impegno su una spesa nel triennio 2020-2022 deve essere effettuata soltanto con provvedimento nel 2020?
oppure è corretto generare una proposta di impegno per il triennio 2020-2022 (effettuare l'affidamento) e ogni anno emettere il provvedimento di impegno dell'anno di riferimento?
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« Ultimo post da Mario Maccantelli il Oggi alle 17:34:14 »
E' difficile dare una risposta univoca, la normativa sull'abbattimento delle barriere architettoniche esprime una serie di principi, regole e condizioni che occorre adattare di volta in volta. Teoricamente la struttura che descrivi NON è in regola. La normativa vuole che siano accessibili (quindi massimo grado di abbattimento della barriere) tutte le parti e i servizi comuni.
Tuttavia, prassi applicativa vuole che il pacchetto normativa del 1989 riguardi: nuove costruzioni, ristrutturazioni, cambi d'uso. In teoria, quindi (caso generale) se Tizio avvia un'attività in un immobile già a destinazione d'suo compatibile senza eseguire opere riconducibili alla formale "ristrutturazione", può farlo senza adeguamenti. Da capire, quindi, se la realizzazione della piscina intesa come aperta la pubblico, per tipologia di intervento e data di realizzazione rientra o no nel campo applicativo. La regione avrebbe potuto definire la questione ma non l'ha fatto demandando, di fatto, alla normativa statale
In tali casi si può comunque applicare il punto 5.7 del DM 236/89 (può essere una soluzione):
5.7. VISITABILITÀ CONDIZIONATA
Negli edifici, unità immobiliari o ambientali aperti al pubblico esistenti, che non vengano sottoposti a ristrutturazione e che non siano in tutto o in parte rispondenti ai criteri per l'accessibilità contenuti nel presente decreto, ma nei quali esista la possibilità di fruizione mediante personale di aiuto anche per le persone a ridotta o impedita capacità motoria, deve essere posto in prossimità dell'ingresso un apposito pulsante di chiamata al quale deve essere affiancato il simbolo internazionale di accessibilità di cui all'art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 384 del 1978.
In via generale, a uso di tutti, si può rilevare:
L'agriturismo lo metterei fra le strutture ricettive. Per le strutture ricettive vale la condizione della "visitabilità" particolare:
nelle unità immobiliari sedi di attività ricettive il requisito della visitabilità ai intende soddisfatto se tutte le parti e servizi comuni ed un numero di stanze e di zone all'aperto destinate al soggiorno temporaneo determinato in base alle disposizioni di cui all'art. 5, sono accessibili;
Il riferimento è all'art. 5 del DM 236/89. Il punto 5.3 dello stesso DM declina meglio il concetto:
Ogni struttura ricettiva (alberghi, pensioni, villaggi turistici, campeggi, ecc.) deve avere tutte le parti e servizi comuni ed un determinato numero di stanze accessibili anche a persone con ridotta o impedita capacità motoria. Tali stanze devono avere arredi, servizi, percorsi e spazi di manovra che consentano l'uso agevole anche da parte di persone su sedia a ruote.
Qualora le stanze non dispongano dei servizi igienici, deve essere accessibile sullo stesso piano, nelle vicinanze della stanza, almeno un servizio igienico.
Il numero di stanze accessibili in ogni struttura ricettiva deve essere di almeno due fino a 40 o frazione di 40, aumentato di altre due ogni 40 stanze o frazione di 40 in più.
In tutte le stanze è opportuno prevedere un apparecchio per la segnalazione, sonora e luminosa, di allarme.
La ubicazione delle stanze accessibili deve essere preferibilmente nei piani bassi dell'immobile e comunque nelle vicinanze di un "luogo sicuro statico" o di una via di esodo accessibile.
Per i villaggi turistici e campeggi, oltre ai servizi ed alle attrezzature comuni, devono essere accessibili almeno il 5% delle superfici destinate alle unità di soggiorno temporaneo con un minimo assoluto di due unità.
Per consentire la visitabilità nelle strutture ricettive si devono rispettare le prescrizioni di cui ai punti 4.1., 4.2. e 4.3., atte a garantire il soddisfacimento dei suddetti requisiti specifici.
I punti 4.1, 4.2 e 4.3 riguardano le porte, i pavimenti e gli infissi esterni
Relativamente ai pavimenti troviamo:
I pavimenti devono essere di norma orizzontali e complanari tra loro e, nelle parti comuni e di uso pubblico, non sdrucciolevoli.
Eventuali differenze di livello devono essere contenute ovvero superate tramite rampe con pendenza adeguata in modo da non costituire ostacolo al transito di una persona su sedia a ruote.
Nel primo caso si deve segnalare il dislivello con variazioni cromatiche; lo spigolo di eventuali soglie deve essere arrotondato.
Nelle parti comuni dell'edificio, si deve provvedere ad una chiara individuazione dei percorsi, eventualmente mediante un'adeguata differenziazione nel materiale e nel colore delle pavimentazioni.
I grigliati utilizzati nei calpestii debbono avere maglie con vuoti tali da non costituire ostacolo o pericolo rispetto a ruote, bastoni di sostegno, ecc.; gli zerbini devono essere incassati e le guide solidamente ancorate.
Per i dislivelli e le pendenze delle rampe vedere i punti 8.1.2 e 8.1.11
La normativa toscana sull'agriturismo e l'art. 24 della legge 104/92 indicano che il risultato può essere raggiunto tramite opere provvisionali là dove non sia possibile con adeguamenti strutturali. Come detto all'inizio, il punto è: quando si applicano le disposizioni che ho riportato fin qui? Ristrutturazione e cambio d'uso ci sono stati dopo il 1989?
Lazio / attività di somministrazione in locali con abusi edilizi
« Ultimo post da Enza Marra il Oggi alle 17:12:50 »
Buonasera, vi pongo il seguente quesito:
Viene esercitata un'attività di somministrazione (ristorante) autorizzata nel 2008 in locali i cui titoli abilitativi sono: PdC in sanatoria e agibilità rilasciati nel 2008.
Nel 2013 sono stati commessi abusi edilizi(ampliamento sala ristorante senza titoli) a seguito dei quali UTC ha emesso ordinanza di sospensione lavori, prima, e ordinanza di ripristino stato dei luoghi, dopo. Le ordinanze sono state impugnate dinanzi al TAR e il giudizio è ancora oggi pendente. Nel 2015 è stata autorizzata altresì negli stessi locali attività di pubblico spettacolo <200 persone. A seguito di esposti la situazione è diventata critica in quanto nei locali continuano a svolgersi attività di somministrazione e di pubblico spettacolo. L'agibilità è venuta meno a seguito dell'abuso commesso nel 2013? Come procedere?
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« Ultimo post da Enza Marra il Oggi alle 17:10:52 »
Estetica / Affitto di cabina/poltrona tatuatore
« Ultimo post da DavideF il Oggi alle 16:18:05 »
Chiedo cosa ne pensiate relativamente al seguente quesito:
Negozio con due attività di tattoo distinte. Uno dei due vuole fare l'affitto di cabina/poltrona.
Cioè concede ad una terza impresa il SUO spazio, e per suo intendo proprio quello che USA lui, ma in giorni e/o orari diversi.
Se distinguo le due attività per la clientela affiggendo un chiaro avviso con orari ecc...e la strumentazione utilizzata è ben distinta l'uno dall'altro ( a parte la poltrona che sarà quella), si potrà legittimamente configurare la fattispecie dell'affitto di cabina/poltrona senza incorrere in particolari problemi e/o sanzioni di sorta di fronte ad eventuali sopralluoghi e controlli da parte degli Enti competenti?
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« Ultimo post da elena5001 il Oggi alle 15:30:26 »
Citazione da: Simone Chiarelli - 17 Febbraio 2020, 06:08:09
Citazione da: CommSuap - 16 Febbraio 2020, 18:40:42
Vi chiediamo, cortesemente, se è legittimo che il SUAP del Comune- dopo la presentazione di scia di commercio nel portale "impresainungiorno.gov.it" - chieda alle imprese la conformazione con l'invio di planimetrie, disegni tecnici, agibilità ecc. che dimostrino la compatibilità urbanistica dei locali e la loro destinazione d'uso. La pratica viene chiusa negativamente se entro 30 giorni non rispondono. Ringraziamo in anticipo del riscontro.
In linea di massima NO. Tale documentazione non rappresenta elemento essenziale della SCIA e quindi non può essere richiesta come conformazione ma solo come eventuali chiarimenti spontanei senza effetti procedurali.
Purtroppo è prassi diffusa.
Peraltro si tratta di violazione anche del DPR 445/2000 trattandosi di documenti già in possesso dell'amministrazione.
La risposta interessa anche a me in qualità di operatore del suap, mi capita spesso che l'ufficio al quale viene passata la pratica tramite impresainungiorno comunichi che manca planimetria o che non è stata certificata l'agibilità, per cui a mia volta faccio invito a conformare.
Nei moduli della scia che vengono compilati, ci sono dichiarazioni di conformità ai regolamenti edilizi, non in tutti, quindi nell'ambito del controllo delle dichiarazioni la stessa viene trasmessa all'ufficio edilizia privata, tutto qua, cosa significa che tale documentazione non è elemento indispensabile della scia? Sarebbe molto più agevole anche per me (ufficio suap) non dover fare questi passaggi con conseguente invito a conformare/integrare, ma potrebbe essere una omissione
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« Ultimo post da Elomire il Oggi alle 15:12:19 »
Buongiorno dott. Chiarelli, non riesco bene a capire come si interseca il discorso della tutela della Privacy nel mondo del diritto d'accesso. Centra solo in caso di FOIA? Se non ho capito male l'art.9 del GDPR permette l'utilizzo della categoria particolare dei dati in caso di interesse pubblico rilevante (lettera g) indicando proprio in un elenco l'accesso civico e l'accesso ai documenti amministrativi. Ma non riesco a capire dove si stabilisce il limite. E' a discrezionalità amministrativa?