Source: http://www.confconsumatori.it/category/telefonia64/
Timestamp: 2017-05-24 23:19:23+00:00
Document Index: 82933113

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Telefonia Archives - CONFCONSUMATORI
Wind Jet Telefonia
L’utente si trova spesso a dover fronteggiare disservizi e condotte scorrette da parte delle compagnie di telefonia mobile e fissa; tra i problemi più frequenti quelli di attivazione di servizi non richiesti, aumenti illegittimi di tariffe, spese ingiustificate in bolletta. Perciò Confconsumatori combatte per ottenere maggiore trasparenza di tariffe e di regole, per tutelare gli utenti da comportamenti illegittimi, per garantire il rispetto delle norme e delle delibere, collaborando con le istituzioni preposte al settore (Ministeri, Autorità, etc.) ed attivando protocolli di conciliazione con le maggiori aziende telefoniche (Telecom, Wind, etc.).
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L’utente ha agito quindi in giudizio e recentemente, con la sentenza numero 755/2016 del giudice unico Paola Caporali, il Tribunale di Grosseto gli ha dato ragione. «Nella sentenza – spiegano da Confconsumatori Grosseto – vengono ricordati alla società alcuni importanti principi: il gestore non ha fornito la prova dell’esistenza di un contratto scritto per il numero di telefono contestato. Le fatture emesse dall’impresa telefonica, inoltre, e le schermate dei computer della stessa società non costituiscono prova del credito e delle connessioni internet lamentate». In questo caso, poi «L’utente ha sempre pagato, sino al febbraio 2014, tutte le fatture delle due linee, in una delle quali era conteggiato anche il servizio Internet-Adsl». «È il creditore, – precisano da Confconsumatori Grosseto – e nel caso il fornitore di servizi telefonici, a dover dare la prova del credito, non limitandosi alla produzione in giudizio di fatture generiche, dalle quali non si evince neanche il periodo delle connessioni internet. Sempre che il credito non sia soggetto a prescrizione negli anni passati».
Huawei P9 Lite brand Wind: problemi del softwareConfconsumatori Latina segnala numerose problematiche software del cellulare Huawei P9 Lite acquistato tramite l’operatore Wind Minturno-Latina, 16 agosto 2016 – Nei primi giorni di agosto numerosi utenti Wind sono incorsi in spiacevoli quanto molto fastidiosi malfunzionamenti del cellulare modello Huawei P9 Lite brand Wind, acquistato utilizzando la promozione “Telefono incluso” – rivolta a chi è cliente Wind da più di un anno ed ha attiva un’offerta “all inclusive” con rata iniziale di € 99,90 + 30 rate mensili da € 1,00 e beneficiando cosi di uno sconto sul prezzo finale del telefono connesso al mantenimento dell’operatore Wind.
“Si sta assistendo – afferma l’avvocato Franco Conte responsabile della Confconsumatori-Latina – quindi al classico “scaricabarile” e rimpallo di responsabilità ai danni degli utenti che hanno acquistato un prodotto di fascia medio-alta e che si vedono privati di funzioni importanti. Ricordiamo ancora che la controparte contrattuale risulta essere l’operatore Wind che avendo brandizzato il cellulare è direttamente obbligato a garantire le prestazioni ottimali dell’apparecchio.” D’altro canto gli utenti che hanno provato a sostituire lo smartphone presso i centri wind, pensando si trattasse di un problema “hardware di quello specifico apparecchio che si rifletteva sul software” hanno potuto rendersi conto che il nuovo terminale – al pari di quello sostituito – in realtà funzionava perfettamente prima dell’aggiornamento, ed ha ripreso a manifestare anomalie dopo il download e l’installazione del “B131”. Mentre, alcuni utenti, che hanno la versione “no brand” del terminale, non riscontrano alcun problema con la fotocamera dopo il famigerato aggiornamento.
Telefonia: due vittorie da Reggio Emilia e a PisaPunito il comportamento illegittimo dell'operatore (Vodafone): a Reggio un contratto non richiesto; a Pisa addebiti illegittimi per 5000 euro
Reggio Emilia – Pisa, 24 aprile 2015 – Stop ai comportamenti illegittimi degli operatori di telefonia. Confconsumatori incassa due importanti vittorie in materia di telefonia, entrambe nei confronti Vodafone. Un segnale chiaro per ribadire che gli operatori devono rispettare il diritto all'informazione del cliente e osservare comportamenti all'insegna della trasparenza e della buona fede. I due casi risolti riguardano un consumatore di Reggio Emilia "sballottato" tra ddue operatori e rimasto senza linea per 78 giorni e un consumatore di Pisa, che si era trovato migliaia di euro in bolletta per servizi mai richiesti.
REGGIO EMILIA: contratto non richiesto – Era rimasto senza telefono fisso per 78 giorni, sballottato tra due gestori telefonici (Telecom e Vodafone) e per risolvere il problema aveva dovuto chiedere l'attivazione a Telecom (suo vecchio gestore) di un nuovo numero. Il giudice di pace, però, dopo una lunga battaglia gli ha riconosciuto un danno di 1.000 euro. Tutto era iniziato quando l'associato di Confconsumatori Reggio Emilia si era ritrovato ad essere cliente di Vodafone senza aver mai firmato nessun contratto. Ci sono voluti 2 anni e l'assistenza dell'avvocato di Confconsumatori Angelo Ammaturo per ottenere la pronuncia, particolarmente dura, del giudice di pace di Reggio Emilia, Alfredo Carbognani. Infatti la sentenza si scaglia contro la possibilità che vi sia un passaggio automatico da un operatore a un altro senza la richiesta di un documento scritto che attesti l'effettiva sottoscrizione di un nuovo contratto e l'effettiva volontà dell'utente: «Per inciso – si legge nella sentenza – questi gestori (tutti), dovrebbero cessare di estorcere nuovi contratti con metodi dubbi (senza ordini veri ma solo ventilati) e poi con ritardi nella riattivazione del precedente gestore, nella speranza magari che l'utente, fiaccato, ceda all'utenza in corso di cambiamento».
Scarica la sentenza del Giudice di Pace di Reggio Emilia.
PISA: servizi non richiesti – In 5 anni gli erano stati addebitati direttamente sulla carta oltre 5000 euro di costi non dovuti o ingiustificati. Il giudice del Tribunale di Pisa, Marco Viani, ha accolto la richiesta di rimborso presentata dal un associato di Confconsumatori, rappresentato dall'avvocato Giovanni Longo. L'uomo si era accorto degli addebiti sproporzionati solo al ricevimento delle prime fatture con importi esosi giustificati come "connessioni wap, servizi voce, messaggistica e dati". Il consumatore, che aveva sottoscritto un pacchetto comprensivo di 250 minuti di chiamate verso tutti per 19 euro, negava di aver mai dato consenso esplicito agli ulteriori servizi forniti (tra cui "assicurazione Kasko" e "download giochi") né era mai stato informato dei relativi costi. Il Giudice ha rilevato dapprima una clausola palesemente vessatoria nel contratto attivato nel 2006 con Vodafone che poneva un limite di 45 giorni per l'invio di reclami (mentre la legge prevede invece 5 anni). Poi il giudice ha richiamato il dovere, in capo all'operatore, di buona fede e di tutela dell'interesse del cliente, ad esempio consentendo al consumatore di monitorare il traffico. In caso di importi indebiti l'onere probatorio spetterebbe all'utente, ma – come si legge nella sentenza -, "L'onere probatorio deve ritenersi esaurito con la dimostrazione della mancata richiesta volontaria dei servizi". Riguardo i numerosi addebiti di traffico voce (circa 15 euro ogni bimestre) è risultato che il traffico effettivo aveva superato la soglia solo in un bimestre, "Gli addebiti esposti a tale titolo – continua la sentenza – sono evidentemente del tutto privi di giustificazione". Ingiustificata anche la polizza Kasko: "Il contratto esibito non fa alcun riferimento a tale assicurazione". Il giudice quindi ha condannato Vodafone a restituire al cliente oltre 5000 euro più gli interessi e le spese.
Scarica la sentenza del Tribunale di Pisa.
Scarica l'articolo dell'avvocato Giovanni Longo d Confconsumatori Pisa.
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