Source: https://www.laleggepertutti.it/277847_incidente-stradale-come-avere-copia-degli-atti-e-del-rapporto
Timestamp: 2019-03-22 03:03:45+00:00
Document Index: 92727018

Matched Legal Cases: ['art. 146', 'art. 146', 'art. 146', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 146', 'art. 10', 'art. 152', 'art. 146', 'art. 8', 'art. 146', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 10', 'art. 395', 'art. 146', 'art. 8', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 702', 'art. 146', 'art. 702', 'art. 702', 'Cass. Sez. ', 'art. 13']

Richiesta di accesso agli atti in possesso dell’assicurazione, dei carabinieri o della polizia intervenuta sul luogo del sinistro stradale. La compagnia assicuratrice si può rifiutare di consegnare al danneggiato la documentazione fotografica?
Una recente ordinanza della Cassazione [1] tratta il tema della richiesta di accesso agli atti, presentata da una delle vittime di un incidente stradale, alla propria compagnia di assicurazione, che aveva acquisito la documentazione fotografica dei luoghi e dei veicoli, nonché copia del rapporto della polizia intervenuta al momento. L’assicurato chiedeva di poter prendere visione di tale documentazione ed estrarre copia al fine di far valere i propri diritti e ottenere il risarcimento. La richiesta però veniva rigettata. Quali diritti ha l’automobilista nei confronti della compagnia assicuratrice e della polizia? In caso di incidente come avere copia degli atti e del rapporto? Ecco cosa dice a riguardo la legge.
Qui di seguito distingueremo le due diverse ipotesi: come e quando presentare la richiesta di visione della documentazione in mano all’assicurazione e come inoltrare invece, al comando della polizia, la domanda di rilascio di una copia del rapporto.
1 Si può avere dall’assicurazione copia della documentazione di un incidente?
2 Facsimile richiesta di accesso agli atti all’assicurazione
3 Si può avere copia del rapporto dei carabinieri di un incidente?
Si può avere dall’assicurazione copia della documentazione di un incidente?
Vediamo innanzitutto come la legge regolamenta il diritti di accesso agli atti in possesso dell’assicurazione.
Il Codice delle assicurazioni [2] stabilisce che ogni assicurazione è obbligata a consentire, sia ai propri clienti che ai danneggiati, il diritto di accesso agli atti a conclusione dei procedimenti di valutazione, constatazione e liquidazione dei danni che li riguardano. Si tratta quindi di un obbligo in capo alla compagnia e di un correlativo diritto in capo invece all’interessato.
La documentazione, in copia, va consegnata entro 60 giorni dalla richiesta, ma la compagnia deve dare un riscontro al richiedente entro massimo 15 giorni. Diversamente si può presentare un reclamo all’IVASS (l’Istituto garante delle assicurazioni al fine di veder garantito il proprio diritto).
Bisogna prestare molta attenzione a un passaggio della norma per comprenderne a pieno il significato. Essa stabilisce che il diritto di accesso agli atti in possesso dell’assicurazione è concesso solo «a conclusione dei procedimenti di valutazione, constatazione e liquidazione dei danni che li riguardano». Il che significa – e questo riduce sensibilmente l’utilità che il richiedente ne può ricavare – che l’istanza può essere presentata solo:
dopo che l’assicurazione ha presentato l’offerta di risarcimento o l’ha negata, oppure
dopo che sono scaduti i termini massimi di legge concessi all’assicurazione per presentare l’offerta di risarcimento danni: 60 giorni dalla denuncia di sinistro in caso di danni solo ai veicoli, 90 giorni in caso di danni anche a persone.
Vediamo ora quali documenti può visionare il danneggiato. Essi sono:
le denunce di sinistro;
le richieste di risarcimento;
il rapporto delle autorità eventualmente intervenute;
le perizie medico-legali fatte sulla persona del richiedente (e non quelle relative a terzi, salvo eccezioni);
le dichiarazioni testimoniali;
i preventivi e le fatture di riparazione delle cose danneggiate;
Esistono però dei limiti al diritto di accesso agli atti in possesso dell’assicurazione. Il primo paletto è la tutela della privacy di terzi: si pensi, ad esempio, ad eventuali informazioni in merito alla condizione di salute di altri soggetti coinvolti nell’incidente, risultanti magari da certificati medici, del pronto soccorso o da una perizia medico-legale delegata dall’assicurazione stessa. L’assicurazione deve quindi “oscurare” le informazioni non pertinenti, che possono coinvolgere la tutela dei dati personali altrui. Queste informazioni possono essere acquisite solo in causa, su ordine del giudice.
Il secondo riguarda il soggetto che può presentare la richiesta di accesso agli atti: questi può essere solo colui che è stato coinvolto nell’incidente, anche se non si tratta di un soggetto assicurato con una differente compagnia.
Un ulteriore limite stabilisce che il diritto di accesso non è consentito quando abbia ad oggetto atti relativi ad accertamenti che evidenziano indizi o prove di comportamenti fraudolenti. Si pensi alle tante frodi alle assicurazioni per falsi incidenti.
Il diritto di accesso è infine sospeso se il richiedente ha iniziato una causa contro l’assicurazione. In tal caso sarà il giudice a ordinare alla compagnia l’esibizione di tale documentazione.
La richiesta di accesso agli atti. In particolare, secondo la costante giurisprudenza di legittimità, la richiesta di accesso agli atti, che può essere rivolta dai contraenti e dai danneggiati alle società di assicurazione, a conclusione dei procedimenti di valutazione, contestazione e liquidazione dei danni che li riguardano, non può essere ricondotta alla disciplina in tema di accesso ai dati personali contenuta nel “codice della privacy”. Codice delle assicurazioni e codice della privacy operano quindi su due piani diversi.
Facsimile richiesta di accesso agli atti all’assicurazione
Per scaricare il modulo con la richiesta di accesso agli atti da inoltrare all’assicurazione, vedi il modulo nel box a fine di questo articolo.
Si può avere copia del rapporto dei carabinieri di un incidente?
In alternativa all’assicurazione, il danneggiato coinvolto in un incidente stradale può anche rivolgersi direttamente al Corpo di Polizia o ai Carabinieri che sono eventualmente accorsi sul luogo del sinistro e che – in tal caso obbligatoriamente – hanno redatto un verbale. Del resto, l’intervento delle autorità è anche finalizzato ad agevolare le pratiche per il risarcimento. Il Codice della strada [3] infatti consente di estrarre copia degli atti redatti dalle pubbliche autorità e non coperte dalla privacy in tutela di terzi. Bisogna ovviamente indicare le motivazioni della richiesta visto che l’accesso non è consentito per ragioni di pura curiosità o a terzi non interessati.
Ciascun soggetto coinvolto in un incidente (o i suoi eredi in caso di decesso) nonché al rispettivo avvocato è consentito il diritto di chiedere copia del rapporto di incidente stradale. In particolare, i documenti visionabili sono:
la planimetria dei luoghi redatta dagli agenti, con il disegno;
le informazioni acquisite relativamente alle modalità dell’incidente;
nome, cognome, residenza e domicilio delle parti;
i dati dell’assicurazione dei veicoli coinvolti.
A differenza della richiesta presentata all’assicurazione, in questo caso l’istanza può essere presentata anche prima della conclusione del procedimento di risarcimento, già dopo l’incidente e proprio al fine di avviare le pratiche assicurative.
Nel caso però di sinistri con morti è necessario chiedere le copie tramite la Procura della Repubblica del Tribunale.
Per ottenere copie dei fascicoli di sinistri stradali che hanno cagionato lesioni alle persone, è necessaria l’indicazione del richiedente ove dichiara di non aver proposto querela nei confronti della controparte.
Spett.le Assicurazione <…>
Oggetto: richiesta di accesso agli atti ai sensi dell’art. 146 C.d.A. e del d.m. n. 191/2008
il sottoscritto <…> nato a <…> e residente in <…>, c.f. <…>,
In data <…>, il sottoscritto veniva coinvolto in incidente stradale in <…>, sul tratto di strada <…>, alle ore <…> circa.
L’incidente avveniva perché <… indicare le modalità del sinistro, le targhe, le polizze e i nomi degli altri soggetti coinvolti …>.
Il sottoscritto presentava denuncia di sinistro in data <…> che la Vostra compagnia rubricava con il seguente numero di sinistro <…>.
Il procedimento di valutazione, constatazione e liquidazione dei danni si è concluso con [diniego del risarcimento / formulazione della seguente offerta risarcitoria <…> / mancato riscontro nei termini di legge].
È mio interesse esercitare il diritto di accesso agli atti ai sensi dell’art. 146 C.d.A. e del d.m. n. 191/2008 al fine di <…>
il diritto di accesso ai seguenti atti:
Ai sensi dell’art. 146, comma 3, D.Lgs. n. 209/05, inoltre, Vi avviso e diffido che nel caso in cui non sarò posto in condizione di esercitare il mio diritto di accesso entro e non oltre 60 giorni dalla ricezione della presente, mi troverò costretto ad inoltrare apposito reclamo all’IVASS.
1. copia denuncia di sinistro e richiesta di risarcimento;
2. copia riscontro Compagnia;
3. copia documento di identità del richiedente
[1] Cass. ord. n. 6725/19 dell’8.03.2019.
[2] Art. 146 cod. assicurazioni.
[3] Art. 11 cod. strada.
Autore immagine: incidente stradale di Pavelvosolok
Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza 16 maggio 2018 – 8 marzo 2019, n. 6725
1. F.G. ricorre, sulla base di tre motivi, per la cassazione dell’ordinanza del 23 settembre 2016 emessa, ex art. 702 bis c.p.c., dal Tribunale di Benevento, che ha rigettato la domanda proposta dall’odierno ricorrente e volta alla condanna della società Vittoria Assicurazioni S.p.a. (d’ora in poi, “Vittoria”) sia a consegnare la documentazione relativa al sinistro stradale occorso al medesimo F. il (omissis) , sia a risarcirgli il danno conseguente al diniego di accesso agli atti.
2. Riferisce, in punto di fatto, il F. che – a seguito del sinistro suddetto, in cui rimaneva coinvolto un veicolo di sua proprietà, assicurato per la “r.c.a.” con la società Vittoria – egli indirizzava, alla compagnia assicuratrice, richiesta di consegna della documentazione fotografica del mezzo e della perizia redatta dal perito di fiducia della stessa, vedendosi, però, opporre un diniego. Assumendo l’illegittimità del rifiuto, il F. adiva il Tribunale di Benevento, al quale rassegnava le conclusioni sopra illustrate. Costituitasi la società Vittoria, essa eccepiva di non aver potuto evadere la richiesta di accesso per varie ragioni, ed esattamente: a causa del ritardo nell’avvio della procedura da parte dell’assicurato e, quindi, per non essere stati portati a compimento i procedimenti di valutazione, constatazione e liquidazione dei danni conseguenti al sinistro, nonché, infine, sussistendo le condizioni per il diniego dell’accesso, giacché concernente atti relativi ad accertamenti evidenzianti indizi o prove di comportamenti fraudolenti.
L’adito giudicante, come detto, adottava ordinanza ex art. 702 bis c.p.c,. con cui rigettava il ricorso, accogliendo le eccezioni della convenuta, sottolineando, in primo luogo, come le procedure di constatazione e liquidazione dei danni non fossero state, nella specie, compiute, per avere il F. alienato il veicolo a terzi prima che potesse farsi corso alla perizia tecnica. Inoltre, poiché il mezzo, già prima del sinistro del (omissis) , risultava essere stato coinvolto (il (omissis) ) in altro incidente svoltosi con le medesime modalità, era risultato impossibile stabilire, in ragione dell’avvenuto trasferimento della proprietà del bene, quale fosse l’effettiva causa dei danni lamentati. Ciò aveva, dunque, determinato anche quella presunzione di fraudolenza – non superata in giudizio dal F. , essendo stata giudicata inidonea a tale scopo la prova testimoniale dallo stesso richiesta – che, a norma dell’art. 146, comma 2, cod. assicurazioni, legittima il diniego di accedere agli atti.
3. Avverso il provvedimento del Tribunale sannita ha proposto ricorso per cassazione il F. , sulla base di tre motivi.
3.1. Con il primo motivo si deduce “nullità della sentenza”, per essere stato il provvedimento depositato dopo la presa di riserva e senza lettura del dispositivo in udienza, così come richiesto, invece, dal D.Lgs. n. 1 settembre 2011, n. 150, art. 10, che in relazione alle azioni esperite a tutela della privacy, ai sensi del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 152, prescrive il ricorso al rito del lavoro.
3.2. Con il secondo motivo è ipotizzato travisamento e falsa applicazione dell’art. 146 cod. assicurazioni, e art. 8, comma 2, del già citato D.Lgs. n. 196 del 2003, giacché errata sarebbe stata l’applicazione data dai Tribunale di Benevento alla “fattispecie astratta”. Nel caso in esame, infatti, la società Vittoria avrebbe completato l’iter procedimentale suddetto, salvo poi comunicare al F. (e successivamente al suo difensore) di non poter procedere alla liquidazione del sinistro “non essendo provato il nesso causale e l’evento storico” all’origine dei danni.
Inoltre, assume il ricorrente che la previsione dell’art. 146 cod. assicurazioni, che consente – in presenza di indizi di fraudolenza – di denegare l’accesso, deve essere letta in combinato disposto con quella di cui al D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 8, comma 2, lett. e), la quale limita il diritto di accesso “al periodo durante il quale potrebbe derivarne un pregiudizio effettivo e concreto per lo svolgimento delle investigazioni difensive o per l’esercizio del diritto in sede giudiziaria”. Orbene, nella specie, non solo le attività di investigazione difensiva svolte dalla società Vittoria (tali dovendosi intendere quelle per la constatazione e liquidazione dei danni) risultavano cessate quando essa oppose il rifiuto al F. , ma la compagnia di assicurazione neppure avrebbe dimostrato quale potesse essere il pregiudizio ancora pendente.
3. Con il terzo motivo è, infine, ipotizzata violazione e falsa applicazione del D.M. 10 marzo 2014, n. 55, art. 5, in ordine alla liquidazione delle spese di causa.
4. Ha proposto controricorso la società Vittoria, per chiedere che l’avversaria impugnazione sia dichiarata inammissibile o infondata.
La declaratoria di inammissibilità è, innanzitutto, motivata sul rilievo che, qualificato dall’adito giudicante il ricorso come proposto ai sensi dell’art. 702 bis c.p.c., il rimedio impugnatorio esperibile avverso il provvedimento del Tribunale di Benevento – in virtù del principio secondo cui il mezzo di impugnazione va individuato con riferimento alla qualificazione che il giudice ha dato della domanda – sarebbe quello dell’appello, a norma dell’art. 702 quater c.p.c., ad onta del tentativo del F. di ricondurre la propria iniziativa al D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 10.
Quanto, poi, ai singoli motivi, si deduce l’infondatezza del primo, non essendo l’iniziativa proposta dal F. minimamente afferente alla tutela di (e all’accesso a) dati sensibili.
Del secondo motivo, invece, si prospettata l’inammissibilità, innanzitutto laddove censura l’omessa considerazione, da parte del giudice “a quo”, che la società Vittoria – secondo quanto risulterebbe dalla documentazione in atti – ebbe a completare le procedure di constatazione e liquidazione dei danni. Difatti, il motivo – oltre ad essere inammissibile, secondo la controcorrente, per difetto di autosufficienza (non avendo il ricorrente trascritto o riportato il contenuto di tale documentazione) – ipotizzerebbe, nella sostanza, un errore revocatorio da farsi valere, eventualmente, a norma dell’art. 395 c.p.c., comma 1, n. 4); in ogni caso, poi, il motivo sarebbe infondato, giacché in ragione dell’alienazione del veicolo non fu possibile completare il procedimento suddetto.
In relazione, invece, alla necessità della lettura congiunta dell’art. 146 cod. assicurazioni e D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 8, comma 2, lett. e), si torna a ribadire l’estraneità della fattispecie per cui è giudizio alla disciplina sul trattamento dei dati personali sensibili.
6.1. Al riguardo va premesso che – secondo la costante giurisprudenza di questa Corte – la “individuazione del mezzo di impugnazione esperibile avverso un provvedimento giurisdizionale deve essere effettuata, in base al principio dell’apparenza, esclusivamente sulla base della qualificazione dell’azione compiuta dal giudice, indipendentemente dalla sua esattezza” (da ultimo, Cass. Sez. Lav., sent. 26 maggio 2017, n. 13381, Rv. 644992-01). Nondimeno, deve sottolinearsi che, anche ricorrendo detta ipotesi, resta pur sempre “fermo il potere del giudice ad quem di operare una autonoma qualificazione non solo ai fini del merito, ma anche dell’ammissibilità stessa dell’impugnazione” (Cass. Sez. 3, sent. 22 giugno 2016, n. 12872, Rv. 640421-01).
Orbene, nella specie, non vi è dubbio che l’adito giudicante come è reso evidente dal riferimento all’art. 702 bis c.p.c., abbia inteso l’azione esperita come volta ad incardinare un procedimento sommario di cognizione, operando una qualificazione che risulta, secondo questa Corte, corretta.
Difatti, la richiesta – che può essere rivolta dai contraenti e dai danneggiati alle imprese di assicurazione esercenti l’assicurazione obbligatoria “r.c.a.” – di accesso agli atti, a conclusione dei procedimenti di valutazione, constatazione e liquidazione dei danni che li riguardano, non è riconducibile (come assume, invece, l’odierno ricorrente) alla disciplina in tema di accesso ai dati personali recata dal cd. “codice della privacy”.
Questa conclusione, per vero, è suggerita già dallo stesso “incipit” dell’art. 146 cod. assicurazioni (che tale richiesta prevede e regolamenta), laddove – nel “tenere fermo” (“fermo restando”, è l’espressione esattamente adoperata) quanto previsto per l’accesso ai singoli dati personali dal codice in materia di protezione dei dati personali – intende, con tutta evidenza, precisare che le due normative operano su piani diversi, seppur in rapporto di complementarietà.
La riconducibilità, invece, della disciplina recata da tale norma a quella in tema di protezione dei dati personali, alla stregua di una relazione che individua nella prima una “species” del più ampio “genus” costituito dalla seconda (come, in sostanza, pretende di sostenere il ricorrente) avrebbe, infatti, richiesto l’uso di altra locuzione, del tipo “in base a quanto previsto da” oppure “in applicazione di quanto previsto da”, o altre consimili.
Ciò premesso, pertanto, l’inammissibilità del ricorso va affermata in applicazione del principio secondo cui nel “procedimento sommario di cognizione, anche l’ordinanza di rigetto della domanda” – che è quella adottata nella specie – “è appellabile ex art. 702 quater c.p.c., il cui richiamo all’art. 702 ter c.p.c., comma 6, va letto in continuità col comma 5, quest’ultimo riferito sia all’accoglimento che al rigetto, essendo peraltro contraria ai principi di eguaglianza, ragionevolezza e difesa un’appellabilità secundum eventum litis” (Cass. Sez. 2, ord. 2 novembre 2015, n. 22387, Rv. 637040-01).
Il provvedimento impugnato, in conclusione, non è ricorribile in cassazione.
7. Le spese seguono la soccombenza, essendo pertanto poste a carico del ricorrente e liquidate come da dispositivo.
8. A carico del ricorrente sussiste l’obbligo di versare l’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna F.G. a rifondere alla società Vittoria Assicurazioni S.p.a. le spese del presente giudizio, che liquida in Euro 2.200,00, più Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfetarie nella misura del 15% ed accessori di legge.