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Timestamp: 2018-02-24 00:19:41+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 117', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 79', 'art. 79', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 70', 'art. 70', 'art. 117', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 79', 'art. 27', 'art. 9']

Giurisprudenza Costituzionale: Ordinanza 3/2012
Udienza Pubblica del 22/11/2011 Decisione del 09/01/2012
Deposito del 12/01/2012 Pubblicazione in G. U.
Norme impugnate: Art. 9, c. 1°, 2° bis, 3°, 4° e 28°, del decreto legge 31/05/2010, n. 78, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 30/07/2010, n. 122.
Atti decisi: ric. 104/2010
nel giudizio di legittimità costituzionale dell’articolo 9, commi 1, 2-bis, 3, 4 e 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1 della legge 30 luglio 2010, n. 122, promosso dalla Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, notificato il 28 settembre 2010, depositato in cancelleria il 6 ottobre 2010, ed iscritto al n. 104 del registro ricorsi 2010.
udito nell’udienza pubblica del 22 novembre 2011 il Giudice relatore Luigi Mazzella;
uditi gli avvocati Giandomenico Falcon e Luigi Manzi per la Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol e l’avvocato dello Stato Antonio Tallarida per il Presidente del Consiglio dei ministri.
Ritenuto che, con ricorso notificato il 28 settembre 2010, depositato in cancelleria il 6 ottobre 2010 e iscritto al n. 104 registro ricorsi dell’anno 2010, la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol ha promosso, tra l’altro, questioni di legittimità costituzionale dell’art. 9, commi 1, 2-bis, 3, 4 e 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1 della legge 30 luglio 2010, n. 122, in riferimento all’art. 117, terzo e quarto comma, della Costituzione, degli artt. 4, numeri 1, 3 e 8, e 79 e del Titolo VI del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol), e dell’art. 2 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento);
che, ad avviso della ricorrente, l’art. 9, commi 1 (il quale stabilisce che per gli anni 2011, 2012 e 2013 il trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti delle pubbliche amministrazioni non può superare il trattamento ordinariamente spettante per l’anno 2010), 2-bis (il quale dispone che dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2013 l’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale delle amministrazioni pubbliche non può superare il corrispondente importo dell’anno 2010 ed è, comunque, automaticamente ridotto in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio), 3 (il quale stabilisce che nei confronti dei titolari di incarichi di livello dirigenziale generale delle amministrazioni pubbliche non si applicano le disposizioni normative e contrattuali che autorizzano la corresponsione, a loro favore, di una quota dell’importo derivante dall’espletamento di incarichi aggiuntivi) e 4 (che – con disposizione espressamente applicabile ai contratti ed accordi stipulati prima della data di entrata in vigore del decreto-legge – stabilisce che i rinnovi contrattuali del personale dipendente dalle pubbliche amministrazioni per il biennio 2008-2009 ed i miglioramenti economici del rimanente personale in regime di diritto pubblico per il medesimo biennio non possono determinare aumenti retributivi superiori al 3,2 per cento), del decreto-legge n. 78 del 2010 costituiscono norme di coordinamento finanziario e si pongono conseguentemente in contrasto con l’art. 79 dello statuto speciale, il quale in più punti precisa che la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è sottratta alle misure di coordinamento finanziario che valgono per le altre Regioni (sarebbero violati, in particolare, il comma 1, che fa riferimento «alle altre misure di coordinamento della finanza pubblica stabilite dalla normativa statale», il comma 2, il comma 3, terzo periodo, ed il comma 4, primo periodo del predetto art. 79);
che, in via subordinata, la ricorrente afferma che sarebbero lese le competenze regionali di cui all’art. 4, numeri 1, 3 e 8 (in quanto ogni limitazione di spesa si traduce in una limitazione delle possibili scelte organizzative a disposizione della Regione, degli enti locali e delle camere di commercio) e al Titolo VI dello statuto, poiché i commi 1, 2-bis, 3 e 4 dell’art. 9 del decreto-legge n. 78 del 2010 impongono limiti a minute voci di spesa e fissano le specifiche modalità di contenimento di esse;
che la Regione ricorrente censura anche l’art. 9, comma 28, del decreto-legge n. 78 del 2010, il quale stabilisce che, a decorrere dall’anno 2011, le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le agenzie, gli enti pubblici non economici, le università e gli enti pubblici di cui all’art. 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), possono avvalersi di personale a tempo determinato o con convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nel limite del 50 per cento della spesa sostenuta per le stesse finalità nell’anno 2009 e che, per le medesime amministrazioni la spesa per personale relativa a contratti di formazione-lavoro, ad altri rapporti formativi, alla somministrazione di lavoro, nonché al lavoro accessorio di cui all’art. 70, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 (Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30), non può essere superiore al 50 per cento di quella sostenuta per le rispettive finalità nell’anno 2009;
che, ad avviso della ricorrente, sussisterebbe, in subordine, lesione dell’art. 117, terzo comma, Cost., perché le disposizioni contenute nell’art. 9, comma 28, del decreto-legge n. 78 del 2010 non hanno natura di norme di principio, né possono diventarlo per la definizione di cui al terzo periodo sopra riportato, ma sono tali da non lasciare alcun margine di manovra alla Regione;
che la difesa regionale aggiunge che la limitata clausola di salvaguardia di cui al terzo periodo dell’art. 9, comma 28, del decreto-legge n. 78 del 2010 non solo non vale a far salva la legittimità costituzionale della disposizione in relazione alla Regione ed in genere al sistema regionale, ma è ulteriormente illegittima in quanto, non comprendendo gli enti locali e le camere di commercio, implica la diretta applicazione a tali enti dei limiti posti dal comma 28 stesso;
che, preliminarmente, la difesa dello Stato eccepisce la tardività del ricorso proposto contro norme già contenute nel decreto-legge n. 78 del 2010, non modificate in sede di conversione e, quindi, in ipotesi immediatamente lesive;
che la difesa dello Stato aggiunge che la modifica dell’art. 79 del d.P. R. n. 670 del 1972 introdotta dalla legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2010), afferisce principalmente all’attuazione del federalismo fiscale, sulla base di quanto stabilito dall’art. 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione), concernente il concorso degli enti ad autonomia speciale al perseguimento degli obiettivi di perequazione e solidarietà, mentre le misure di contenimento della spesa pubblica previste dal decreto-legge n. 78 del 2010 sono rivolte a fronteggiare la contingente situazione di crisi economico-finanziaria e l’esclusione della loro applicabilità agli enti ad autonomia speciale pregiudicherebbe il conseguimento degli obiettivi del predetto decreto-legge;
che il Presidente del Consiglio dei ministri afferma che le disposizioni contenute nell’art. 9 del decreto-legge n. 78 del 2010 concernono la spesa per il personale delle pubbliche amministrazioni, vale a dire uno degli aggregati di spesa più consistenti e di rilevanza strategica ai fini dell’attuazione del piano di stabilità interno, con conseguente sottrazione di tali disposizioni da ogni censura di interesse regionale, anche perché si tratta di norme non permanenti, ma transitorie;