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Timestamp: 2016-07-28 12:24:08+00:00
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Permessi legge n. 104/92: se non utilizzati per il parente assistito possono condurre al licenziamento | Orizzonte Scuola
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La legge n. 104/92 all’articolo 33 comma 3 (successivamente modificatadalla legge n. 53/2000, a sua volta chiarita dalla circolare dell’INPS n. 133/2000, e dalla legge n. 183/2000) riconosce ailavoratori dipendenti pubblici e privati il diritto di usufruire di 3 giorni di permesso al mese, per assistere il familiare disabile insituazione di gravità (la guida di OS per il personale della scuola).
Si tratta, senza alcun ombra di dubbio, di una norma di grande civiltàe di grande valore sociale, che permette quell’assistenza minima e indispensabile ai soggetti disabili, la cui esistenza dipende dasoggetti terzi senza le cure dei quali la loro vita sarebbe tutt’altro che dignitosa.
Proprio per il valore sociale e civile che tale norma porta con sé, un usodistorto della stessa da parte di chi ne usufruisce, ovvero i familiari o affidatari del soggetto disabile, può condurre aconseguenze irreversibili quale ad esempio il licenziamento.
Il recente orientamento della giurisprudenza in materia sembra essereinflessibile nei riguardi di chi usa i detti permessi per soddisfare esigenze che nulla hanno a che vedere con l’assistenza del disabile(andare in vacanza, fare shopping, semplicemente per riposarsi … ), non solo perché non si adempie il proprio dovere nei confronti delsoggetto di cui ci si dovrebbe prendere cura, ma anche perché si tratta di un comportamento che porta con sé un “disvalore socialeda condannare”.
Queste ultime sono le parole riportate in una sentenza della Corte diCassazione - Sezione L Civile, che ha decretato il licenziamento per giusta causa (licenziamento per motivi disciplinari) di unlavoratore, che aveva chiesto un giorno di permesso ai sensi della suddetta legge e ne aveva usufruito parzialmente per tutt’altracosa.
Il lavoratore suddetto aveva avuto una sentenza favorevole dal Tribunaledi Lanciano; tale sentenza è stata poi ribaltata dalla Corte d’appello dell’Aquila e impugnata in Cassazione dal lavoratore.
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore contro ilprovvedimento di licenziamento, sostenendo che lo stesso si era servito di una parte del permesso per finalità diverse da quelle percui era stato richiesto.
La Corte ha evidenziato, nel suo giudizio, il comportamento socialmentenegativo (porta con sé un “disvalore sociale da condannare”) del lavoratore, che può aver sì assistito la madre disabile ma ha,allo stesso tempo, sfruttato il permesso per fare qualcosa che non è contemplato dalla normativa, ledendo tra l’altro la fiducia deldatore di lavoro.
La Corte ha affermato, inoltre, che il comportamento posto in essere dallavoratore, che ha utilizzato il permesso per soddisfare un’esigenza personale, riversa il costo di tale esigenza sulla collettività considerato che ipermessi in questione sono retribuiti anticipatamente dal datore di lavoro, che poi viene rimborsato dall’Inps del relativo onere ancheai fini contributivi. Tale comportamento, ancora, costringe il datore di lavoro ad organizzare diversamente, ad ognipermesso, il lavoro in azienda e i propri compagni di lavoro che lo devono sostituire, ad una maggiore penosità della prestazionelavorativa.
Tale sentenza ha confermato un licenziamento effettuato a causadell’illecito utilizzo di un permesso ai sensi dell'art.33 della legge n.104/92: il lavoratore, in sostanza, si era servito delpermesso non per assistere il disabile ma per soddisfare esigenze personali. L’illecito è stato riscontrato dal datore di lavorotramite un'agenzia investigativa e in esso la Corte ha ravvisato una giusta causa per il licenziamento.
Al riguardo è doveroso riportare un parere dell’ARAN del 2012, secondo cui i principi enunciati dalla Corte di Cassazione, relativamente al settore privato, si applicanoanche ai dipendenti pubblici. La sentenza riguarda un lavoratore privato licenziato dalla propriaazienda. La Corte ha respinto il ricorso dell’azienda in questione contro la sentenza della Corte di Cassazione n.1405-2012, che avevarigettato l’appello contro la sentenza del Giudice di primo grado, il quale a sua volta aveva considerato illegittimo il licenziamentoper giusta causa comminato dalla società al lavoratore in questione.
Le due sentenze della Cassazione sopra riportate, la n. 8784 del 30 aprile 2015 e la n. 4984 del 4-03-2014, seguendo il detto orientamento giurisprudenziale, si sono fondate anche sulmancato rispetto del norme del corretto comportamento, considerando un disvalore sociale il comportamento del dipendente che utilizza ipermessi, ai sensi della legge n. 104/92 art. 33 comma 3 e successive modificazioni, per finalità diverse da quelleassistenziali.
I dipendenti pubblici (compreso il personale della scuola) cheutilizzano i permessi, previsti dalla legge n. 104/92 e successive modificazioni, per finalità diverse da quelle assistenziali sono,dunque, passibili di licenziamento come i dipendenti privati. Iscriviti alla newsletter di OrizzonteScuola!
7 gennaio, 2016 - 08:49 - Categoria: legge 104/92