Source: http://www.ilsudest.it/archivio-articoli/359-termini-di-decadenza-dal-potere-di-accertamento-e-di-riscossione-degli-atti-impositivi.html
Timestamp: 2018-03-21 13:06:50+00:00
Document Index: 139147900

Matched Legal Cases: ['arte 2', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 57', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 4']

Termini di decadenza dal potere di accertamento e di riscossione degli atti impositivi (Parte 2)
Continuando la trattazione del potere di accertamento dell’Amministrazione Finanziaria, oggi parliamo del Condono Fiscale di cui alla Legge 289/2002 e gli effetti avuti sul potere degli accertamenti. Nonché di particolari situazioni che possono verificarsi con i contribuenti residenti all’estero e redditi prodotti all’estero.
roroga biennale per mancata adesione ai condoni
L’art. 10 della L. 289/2002 stabilisce che i termini per l’accertamento sono prorogati di due anni nei confronti dei contribuenti che non hanno aderito ai condoni di cui alla medesima legge.
La Legge 27.12.2002 n. 289 (Finanziaria 2003) ha contemplato la possibilità, per i contribuenti, di definire determinate annualità d’imposta, istituendo varie forme di condono.
Ai sensi dell’art. 10 della suddetta legge, per i contribuenti che non hanno aderito ai condoni, i termini per l’accertamento, con riferimento ai periodi d’imposta non condonati, sono stati prorogati di due anni.
L’allungamento del termine concerne la mancata adesione, nello specifico, alle disposizioni di cui agli artt. 7 (concordato per anni pregressi), art. 8 (integrativa semplice) e art. 9 (condono tombale) della L. 289/2002.
A causa della proroga, quindi, l’anno 2002 (ultimo periodo d’imposta condonabile) deve ritenersi decaduto non al 31.12.2007 ma al 31.12.2009.
La proroga dei termini è stata contemplata altresì per le imposte indirette diverse dall’IVA.
Può essere opportuno, quindi, analizzare alcune questioni problematiche sull’applicazione della proroga, in quanto potenzialmente utili nei processi in corso.
Allo stato attuale, sembra pacifico che, con riferimento all’IVA, il condono non può spiegare effetti, in quanto ciò è stato ritenuto non conforme con il diritto comunitario, poiché comporta una sostanziale rinuncia dello Stato all’imposizione.
La giurisprudenza ha infatti sancito, per tale imposta, la mancata “copertura penale” del condono, la legittimità dell’accertamento emesso nonostante l’avvenuta definizione da parte del contribuente e, di recente, la nullità della cartella di pagamento emessa sulla base del mancato versamento delle somme da condono.
È evidente, a mio avviso, che, se si accoglie la tesi dell’incompatibilità del condono come ha fatto gran parte della giurisprudenza, il giudice debba disapplicare anche l’art. 10 della L. 289/2002 sulla proroga biennale dei termini, con conseguente nullità degli accertamenti emanati oltre il termine previsto dall’art. 57 del DPR 633/72.
contribuenti non residenti e redditi prodotti all’estero
Gli accertamenti eseguiti nei confronti di contribuenti non residenti o in relazione a redditi prodotti all’estero devono essere notificati entro gli ordinari termini di cui all’art. 43 del DPR 600/73.
Quindi entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione.
Nel sistema attuale non sono contemplati termini particolari per la notifica degli atti nei confronti dei con­tribuenti non residenti, né pertanto in relazione ai redditi prodotti all’estero, quindi si applica il termine ordinario di cui all’art. 43 del DPR 600/73.
attività detenute in “paradisi fiscali”
Nelle rettifiche relative alla cosiddette “presunzione di imponibilità” delle somme detenute in “paradisi fiscali”, i termini per l’accertamento sono raddoppiati.
L’art. 1 co. 3 del D.L. 30.12.2009 n. 194, convertito nella L. 26.2.2010 n. 25, ha introdotto il raddoppio dei termini per:
l’irrogazione delle sanzioni relative alle violazioni degli obblighi di monitoraggio fiscale di cui all’art. 4 co. 1, 2 e 3 del D.L. 28.6.90 n. 167 convertito nella L. 4.8.90 n. 227, per le attività detenute nei “paradisi fiscali”;
l’applicazione della presunzione di cui all’art. 12 co. 2 del D.L. 1.7.2009 n. 79 convertito nella L. 3.8.2009 n. 102. Per le attività di natura finanziaria detenute negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale di cui all’art. 4 co. 1, 2 e 3 del D.L. 167/90 si presumono costituite, salva la prova contraria, mediante redditi sottratti a tassazione.