Source: http://m.associazioneanpo.it/mobi/1/commento_alla_legge_4_2013_1259695.html
Timestamp: 2018-01-16 09:27:24+00:00
Document Index: 33216660

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 1', 'art. 2229', 'art. 117', 'art. 17', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 81', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 117', 'art. 1']

Commento alla Legge 4/2013 | A.N.P.O.
Il punto di vista dell’ANPO sullo
DELLA PROFESSIONE OSTEOPATICA IN ITALIA
Con la Legge 14-01-2013 n.4 in attuazione dell’art. 117 terzo comma della Costituzione e nel rispetto dei principi dell’UE in materia di concorrenza e di libertà di circolazione, vengono disciplinate le professioni non organizzate in ordini o collegi.
Il secondo comma dell’art. 1 chiarisce che cosa debba intendersi per professione NOOC (non organizzata in ordini e collegi) e precisamente individua la professione in quella volta “alla prestazione di servizi ed opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale o comunque con il concorso di questo”.
La individuazione concreta di tutte le professioni regolate dalla nuova legge avviene per esclusione, nel senso che vengono considerate tutelate le professioni, anche quelle sanitarie, le attività e i mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio le cui prestazioni di servizi ed opere non siano:
- riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 codice civile;
-disciplinate da specifiche normative.
Riferimenti normativi e spiegazione
Legge 14-01-2013 n.4, in vigore dal 10 febbraio 2013
1. La presente legge, in attuazione dell'art. 117 della Costituzione, terzo comma, e nel rispetto dei principi dell'Unione Europea in materia di concorrenza e di libertà di circolazione, disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi.
Accanto alle professioni ordinistiche, si sono sviluppate anche in Italia nel corso degli ultimi anni, numerose professioni senza il riconoscimento legislativo e che nella quasi totalità dei casi hanno creato autonome associazioni professionali di tipo privatistico.
Si tratta delle cosiddette professioni non regolamentate o non protette, diffuse in particolare nel settore dei servizi, ma anche in settori come arti, scienze, servizi alle imprese e cura alla persona. Come ad esempio gli amministratori di condomini, animatori, musicoterapeuti, bibliotecari, statistici, esperti in medicine integrate, pubblicitari, consulenti fiscali e tanti altri.
Le professioni sanitarie disciplinate da opposita legge.
I cittadini che, avendo conseguito un titolo professionale dell’area sanitaria in Italia, intendono esercitare la propria professione in un altro Paese comunitario, devono inoltrare domanda all’Autorità estera competente del paese.
È possibile che le autorità estere richiedano la presentazione di un “attestato di conformità” rilasciato dal Ministero della salute italiano.
Coloro che abbiano conseguito all'estero un titolo professionale dell'area sanitaria, per esercitare la professione in Italia, devono ottenere dal Ministero della Salute il riconoscimento del titolo.
I titoli ammessi a riconoscimento sono quelli conseguiti da cittadini comunitari e non comunitari relativi alle seguenti professioni sanitarie e arti ausiliarie:
Ortottista-Assistente di oftalmologia
Tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione vascolare
La Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie è un organo di giurisdizione speciale, istituito presso il Ministero della Salute con il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n. 233.
In base a detto decreto e al regolamento di attuazione, approvato con d.P.R. 5 aprile 1950, n. 221, la Commissione Centrale è preposta all'esame dei ricorsi presentati dai professionisti sanitari contro i provvedimenti dei rispettivi Ordini e Collegi professionali in determinate materie (tenuta degli albi professionali, irrogazione di sanzioni disciplinari), nonché sulla regolarità delle operazioni elettorali per il rinnovo degli organi direttivi; inoltre, esercita il potere disciplinare nei confronti dei propri membri professionisti e dei componenti i Comitati centrali delle Federazioni nazionali. Le decisioni della C.C.E.P.S. sono impugnabili davanti alla Suprema Corte di Cassazione.
La Commissione è presieduta da un Consigliere di Stato ed è composta da membri designati dal Ministro della Salute, nonché da membri designati dalle Federazioni nazionali degli Ordini e Collegi delle professioni sanitarie; detti componenti vengono nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e durano in carica quattro anni.
Da queste premesse, con specifico riferimento all’Osteopatia, va subito evidenziato che la professione può essere esercitata senz'altro secondo le disposizioni e le regole dettate dalla legge n. 4 del 2013, che in sintesi si possono enunciare nelle seguenti:
-indicare in ogni documento e rapporto scritto alla clientela la propria attività (se individuale o esercitata nel contesto di una società, associazione, cooperativa o di lavoro subordinato) e la disciplina di riferimento conforme agli estremi della legge;
-esercitare la professione in maniera libera, autonoma ed indipendente in quanto a giudizio intellettuale e tecnico;
-rispetto dei principi di buonafede, dell’affidamento del pubblico e della clientela;
-ampliare e specializzare l’offerta dei servizi (corsi di aggiornamento e specializzazione);
-rispondere della propria prestazione professionale (munirsi di polizza sulla responsabilità professionale) il cui inadempimento rientra tra le pratiche commerciali scorrette tra professionisti e consumatori previste dal codice del consumo (D.L.vo 6-9-2005 n. 206);
-qualificazione professionale basata sulla conformità della medesima a norme tecniche UNI ISO, UNI EN ISO, UNI EN e UNI nella ipotesi di autoregolamentazione individuale;
-attestazione di regolare iscrizione ad una associazione professionale a tutela dei consumatori e a garanzia della trasparenza del mercato dei servizi professionali in alternativa alla autoregolamentazione volontaria.
Dal combinato disposto della legge n. 4 del 2013 e della legge sulle professioni sanitarie e delle professioni ausiliarie sanitarie, si evince che l’Osteopatia è una professione intellettuale della cura della persona o di medicina integrata e comunque una branca della medicina manuale non disciplinata in Italia da alcuna legge e non inquadrata in una professione ordinistica, sia che il titolo è stato conseguito all’estero in una struttura che prevede il titolo di osteopatia rientrare nell’area sanitaria sia in Italia attraverso un percorso di studi presso accademia o altro istituto parauniversitario:
A)-Se il titolo di osteopatia è stato conseguito all’estero in una struttura che lo Stato abilita a rilasciare il titolo nell’ambito dell’area sanitaria , con la legge n. 4 del 2013 il titolo professionale può essere speso in Italia come professione intellettuale non disciplinata da specifica normativa italiana e ciò indipendentemente dal riconoscimento del titolo da parte del Ministero della salute, riconoscimento obbligatorio per i titoli conseguiti all’estero relativi alle seguenti professioni sanitarie ed arti ausiliarie richiamate a pagina 3.
B)- Se il titolo di osteopata è conseguito in Italia , dove non vi è alcun riconoscimento (ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 17 comma 95 della L. 15 maggio 1997, n. 127, il Ministero dell’Università e della ricerca scientifica e tecnologica di concerto con il Ministro della Sanità, individua con uno o più decreti i criteri per la disciplina degli ordinamenti didattici di specifici corsi formativi), la professione è ritenuta professione intellettuale di cura della persona o medicina integrata regolamentata dalla nuova legge.
L’essere o non una professione sanitaria, non ha incidenza sullo svolgimento della professione, ma ha rilevanza sotto l’aspetto organizzativo e sotto l’aspetto fiscale.
Sotto l’aspetto organizzativo, in considerazione che la professione può essere esercitata sia in forma individuale che in forma associata, società, cooperativa o addirittura nella forma del lavoro dipendente, la si può esercitare con altri professionisti che svolgono una delle professioni sanitarie disciplinate da specifiche norme o come dipendente di una struttura sanitaria solo da chi oltre ad essere in possesso del titolo di osteopata è anche in possesso di uno dei titoli di professione sanitaria o arti ausiliari, altrimenti la si può esercitare solo al di fuori di strutture sanitarie; al limite l’osteopata può condividere l’utilizzo di uno studio, solo al fine di compartecipazione alle spese dell’immobile e della struttura, con altre figure professionali .
Sotto il profilo fiscale, la prestazione dell'osteopata quale attività intellettuale, è sottoposta ad IVA perché non è attività sanitaria.
7. L'elenco delle associazioni professionali di cui al presente articolo e delle forme aggregative di cui all'art. 3 che dichiarano, con assunzione di responsabilità dei rispettivi rappresentanti legali, di essere in possesso dei requisiti ivi previsti e di rispettare, per quanto applicabili, le prescrizioni di cui agli articoli 5, 6 e 7è pubblicato dal Ministero dello sviluppo economico nel proprio sito internet, unitamente agli elementi concernenti le notizie comunicate al medesimo Ministero ai sensi dell'art. 4, comma 1, della presente legge.
1. Le associazioni professionali di cui all'art. 2 e le forme aggregative delle associazioni di cui all'art. 3 pubblicano nel proprio sito web gli elementi informativi che presentano utilità per il consumatore, secondo criteri di trasparenza, correttezza, veridicità. Nei casi in cui autorizzano i propri associati ad utilizzare il riferimento all'iscrizione all'associazione quale marchio o attestato di qualità e di qualificazione professionale dei propri servizi, anche ai sensi degli articoli 7 e 8 della presente legge, osservano anche le prescrizioni di cui all'art. 81 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59.( si riporta qui di seguito l’articolo: Art. 81 Marchi ed attestati di qualità dei servizi
1-bis. Le violazioni delle disposizioni di cui al comma 1 sono valutate ai fini della individuazione di eventuali azioni ingannevoli o omissioni ingannevoli ai sensi degli articoli 21 e 22 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni, recante il codice del consumo, anche ai fini dell'applicazione delle sanzioni di cui all'articolo 27 del medesimo codice. (66)(66) Comma aggiunto dall’ art. 19, comma 1, D.Lgs. 6 agosto 2012, n. 147.)
2. La qualificazione della prestazione professionale si basa sulla conformità della medesima a norme tecniche UNI ISO, UNI EN ISO, UNI EN e UNI, di seguito denominate «normativa tecnica UNI», di cui alla direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 giugno 1998, e sulla base delle linee guida CEN 14 del 2010.
1. Le associazioni professionali di cui all'art. 2 e le forme aggregative di cui all'art. 3 collaborano all'elaborazione della normativa tecnica UNI relativa alle singole attività professionali, attraverso la partecipazione ai lavori degli specifici organi tecnici o inviando all'ente di normazione i propri contributi nella fase dell'inchiesta pubblica, al fine di garantire la massima consensualità, democraticità e trasparenza. Le medesime associazioni possono promuovere la costituzione di organismi di certificazione della conformità per i settori di competenza, nel rispetto dei requisiti di indipendenza, imparzialità e professionalità previsti per tali organismi dalla normativa vigente e garantiti dall'accreditamento di cui al comma 2.
2. Gli organismi di certificazione accreditati dall'organismo unico nazionale di accreditamento ai sensi del regolamento (CE) n. 765/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 luglio 2008, possono rilasciare, su richiesta del singolo professionista anche non iscritto ad alcuna associazione, il certificato di conformità alla norma tecnica UNI definita per la singola professione.
Ultimo aggiornamento, 12/08/2017.
La legge 4/2013 quale strumento normativo per l'abilitazione alla professione
Egregio Direttore, con la Legge 14-01-2013 n.4 in attuazione dell’art. 117 terzo comma della Costituzione e nel rispetto dei principi dell’UE in materia di concorrenza e di libertà di circolazione, vengono disciplinate le professioni non organizzate in ordini o collegi. Il secondo comma dell’art. 1 chiarisce che cosa debba intendersi per professione NOOC (non organizzata […]
di Giuseppe Forestieri, Presidente ANPO
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