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Timestamp: 2019-09-21 09:33:10+00:00
Document Index: 144412024

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Accesso generalizzato e dialogo cooperativo fra amministrazione e richiedente. Le precisazioni del Consiglio di Stato | Innovatori PA
Accesso generalizzato e dialogo cooperativo fra amministrazione e richiedente. Le precisazioni del Consiglio di Stato
letto 537 volte • pubblicato il 05/09/2019 - 09:06 nel blog di Fulvio Albanese
Il cosiddetto “dialogo cooperativo” tra il Comune ed il richiedente per giungere ad una soluzione concordata stragiudiziale sul perimetro concreto dell’accesso civico, “necessario” in relazione al punto 8 della Circolare n. 2/2017 del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, non è comunque una procedura obbligatoria, infatti, chiarisce il Consiglio di Stato con la sentenza n. 5702 del 13 agosto 2019, è una mera facoltà del Comune e non si rinviene a guisa d’obbligo nell’art. 5 e ss. del D.lgs. 33/2013.
N. 05702/2019REG.PROV.COLL.
N. 05601/2019 REG.RIC.
ex artt. 38 e 60 c.p.a. sul ricorso NRG 5601/2019, proposto dal Comune di Serrara Fontana (NA), in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Alessandro Barbieri, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia,
il sig. Orazio Arturo, non costituito in giudizio e
della Hotel Casa Nicola Chirani s.r.l., corrente in Serrara Fontana, in persona del rappresentante legale pro tempore, non costituita in giudizio,
della sentenza del TAR Campiania, sez. VI, n. 2486/2019, resa tra le parti e concernente il rigetto comunale dell’istanza d’accesso presentata il 25 giugno 2018 dal sig. Arturo ai sensi degli artt. 22 e ss. della l. 241/1990 e 5 e ss. del D.lgs. 97/2016;
Relatore alla camera di consiglio del 30 luglio 2019 il Cons. Silvestro Maria Russo e udito altresì, per il Comune appellante, l’avv. Nocerino (in dichiarata delega di Barbieri);
– il sig. Orazio Arturo, titolare in Serrara Fontana di taluni esercizi di somministrazione di alimenti e bevande siti in edifici tuttora soggetti a procedimenti di condono edilizio, ha instaurato un lungo e articolato contenzioso col Comune di Serrara Fontana, con riguardo sia all’improcedibilità della sua istanza di agibilità (art. 35 della l. 28 febbraio 1985 n. 47) nell’immobile soggetto a sanatoria, sia alla sospensione dell’attività commerciale nei locali colà ubicati;
– avendo il TAR Napoli respinto i ricorsi del sig. Arturo su entrambe le questioni con la sentenza n. 3100/2018, egli, per meglio difendersi nel giudizio d’appello, il 25 giugno 2018 ha proposto a detto Comune un’istanza d’accesso ai sensi degli artt. 22 e ss. della l. 7 agosto 1990 n. 241 e degli artt. 5 e ss. del D.lgs. 14 marzo 2013 n. 33 e s.m.i.;
– in particolare, il sig. Arturo ha chiesto copia di: «… tutte le licenze commerciali di qualunque natura rilasciate nel comune di Serrara Fontana; - dei certificati di agibilità di dette attività commerciali (alberghi, ristoranti, negozi, ecc.); - delle domande di condono non ancora evase ovvero a cui non è stata ancora concessa la sanatoria in relazione ad immobili in cui vengono esercitate attività commerciali per le quali è stata rilasciata licenza di commercio; - di tutte le continuità d’uso rilasciate per immobili sottoposti a pratica di condono non ancora esaminata e concessa…»;
– il sig. Arturo ha allora impugnato tal diniego innanzi al TAR Napoli, per ottenere l’ostensione di quanto richiesto, all’uopo contestando le ragioni addotte dal Comune;
I) che gli atti e i documenti richiesti dal sig. Arturo non sono soggetti a pubblicazione obbligatoria ai sensi dell’art. 23 del D.lgs. 33/2013 (abrogato in parte qua dal D.lgs. n. 97/2016) —sicché essi appartengono alla categoria dei dati/documenti «ulteriori» ai sensi e per gli effetti del precedente art. 5, co. 2, vigente per i soli atti formati dopo l’entrata in vigore della citata novella—, né che il egli non ha adempiuto a quel minimo onere di diligenza ex art. 5, co. 3 circa l’esatta identificazione di atti e documenti cui intendeva accedere, donde l’inammissibilità della di lui istanza d’accesso civico, pure sotto il profilo temporale in cui si son formati gli atti medesimi;
IV) l’ultrapetizione e la contraddittorietà che inficiano la sentenza sull’omesso dialogo cooperativo tra il Comune ed il sig. Arturo affinché questi potesse, se del caso, rideterminare la sua istanza nel senso d’una più precisa specificazione, sia perché sarebbe spettato al ricorrente di far constare tale omissione e non al Giudice di rilevarla di ufficio, sia perché, se si predica la specificità e la natura non “massiva” dell’istanza, il dialogo sarebbe superfluo e viceversa, fermo restando che il rigetto di quest’ultima proprio per tal sua natura (contraria all’art. 5, co. 3 del D.lgs. 33/2013), non ne avrebbe impedito la riproposizione una più specifica e mirata e che il dialogo cooperativo è una mera facoltà della P.A. e non la formula per la sanatoria doverosa di un’istanza viziata;
– l’occasio, da cui il presente contenzioso in materia di accesso civico ex art. 5 del D.lgs. 33/2013 prende le mosse, è la sentenza n. 3100 del 28 maggio 2018, con cui il TAR Napoli ha respinto due ricorsi del sig. Orazio Arturo (appellato) contro altrettanti provvedimenti del Comune di Serrara Fontana, aventi ad oggetto, l’uno, l’improcedibilità della richiesta per l’agibilità provvisoria d’un edificio soggetto a condono edilizio non esitato (e dove il sig. Arturo aveva posto un esercizio commerciale di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande) e, l’altro, la consequenziale sospensionedi tal attività (in assenza di agibilità);
– essendosi il TAR Napoli espresso in questi stessi termini con la sentenza n. 3100/2018, è di tutta evidenza che tal controversia, per la quale il sig. Arturo assume d’aver interposto appello, pone solo una questione di diritto, tutta incentrata sul significato della norma di sanatoria in rapporto con le tuttora vigenti regole per la somministrazione di alimenti e bevande;
– sulla scorta di tali brevi dati, può allora il Collegio pervenire già ad una prima conclusione nei riguardi dell’istanza d’accesso proposta dal sig. Arturo, al contempo difensionale ex art. 24, co. 7 della l. 241/1990 e civico ex art. 5 del D.lgs. 33/2013 per spenderne i dati nel promovendo giudizio d’appello, nel senso di poter affermare l’inutilità, anzi il carattere soltanto emulativo della richiesta massiva di dati su atti, provvedimenti e rapporti del Comune con un numero indefinibile di soggetti terzi, tutti coinvolti e potenziali controinteressati e, soprattutto, titolari di interessi di difesa i più disparati e non omogenei (quindi, con diversi livelli di opponibilità all’accesso);
– non ha errato, dunque, il Comune appellante nel delibare il contenuto proprio dell’accesso civico spiegato dal sig. Arturo, perché la sentenza del TAR Napoli n. 3100/2018 non s’è pronunciata in via diretta sulle agibilità provvisorie o sulla “continuità d’uso” delle attività commerciali in immobili sanandi ma ancora non condonati, dichiarando inammissibile l’uso dell’accesso civico per creare, mediante una richiesta “massiva” di dati per fini esclusivamente privati, un intralcio all’attività della P.A., al più per soddisfare un interesse di natura solo privata, individuale ed egoistica, incongruente con lo scopo pubblicistico dell’istituto;
– pertanto rettamente il Comune contesta d’aver ben distinto (2° motivo d’appello), nel respingere l’istanza del sig. Arturo, le ragioni del rigetto di quella parte relativa all’accesso civico —stante sia il difetto di congrua rappresentazione del relativo interesse, sia l’uso disfunzionale e contra legem di tal accesso—, rispetto a quello procedimentale;
– siffatta delibazione, peraltro realmente compiuta dal Comune (donde la fondatezza pure del primo motivo d’appello), concerne sia l’appartenenza, o meno, degli atti richiesti alla categoria di quelli non soggetti a pubblicazione obbligatoria ai sensi dell’art. 23 del D.lgs. 33/2013 —sicché essi vanno intesi come quei dati o documenti ulteriormente rifiutabili ai sensi e per gli effetti del citato art. 5, co. 2 a far tempo (23 giugno 2016) dall’intervenuta abrogazione in parte qua del medesimo art. 23 ad opera della novella recata dall’art. 22, co. 1, lett. a) del D.lgs. n. 97/2016—, sia il rispetto, o meno, di quel minimo onere di diligenza ex art. 5, co. 3, II per. circa l’esatta identificazione di atti e documenti cui il sig. Arturo aveva desiderato di accedere, onere, questo, imprescindibile per ben chiare ragione di leale collaborazione con la P.A. a fronte d’un diritto d’accesso che non sconta più limiti di legittimazione soggettiva;
– invero, il sig. Arturo ha chiesto d’accedere e d’ottenere copia di: «… tutte le licenze commerciali di qualunque natura rilasciate nel comune di Serrara Fontana; - dei certificati di agibilità di dette attività commerciali (alberghi, ristoranti, negozi, ecc.); - delle domande di condono non ancora evase ovvero a cui non è stata ancora concessa la sanatoria in relazione ad immobili in cui vengono esercitate attività commerciali per le quali è stata rilasciata licenza di commercio; - di tutte le continuità d’uso rilasciate per immobili sottoposti a pratica di condono non ancora esaminata e concessa…»;
– quantunque siano notorie le contenute dimensioni del territorio e della popolazione di Serrara Fontana, tali circostanze, unite al fatto che si tratta d’un Comune sparso, non elidono, ma invece enfatizzano il peso che grava sull’Amministrazione municipale, le cui forze, proporzionate a dette dimensioni, sono messe con ogni evidenza a prova dall’istanza del sig. Arturo, affaticando così la organizzazione e l’attività degli uffici, soprattutto ove si volesse seguire il suggerimento di oscurare i dati personali di tutti i soggetti terzi coinvolti, foss’anche al fine d’evitare o limitare al massimo le posizioni di controinteresse;
– del pari fondato è il quarto mezzo d’appello con riguardo al vizio d’ultrapetizione che affligge la sentenza impugnata, giacché il dialogo cooperativo tra il Comune ed il sig. Arturo, di cui essa parla qual formula per giungere ad una soluzione concordata stragiudiziale sul perimetro concreto di tale accesso civico, è una mera facoltà del Comune e non si rinviene a guisa d’obbligo nell’art. 5 e ss. del D.lgs. 33/2013;
– a tutto concedere, quindi, avrebbe dovuto il ricorrente denunciare l’eventuale omissione e non il Giudice accertarla d’ufficio e, certo, non per realizzare una sorta d’ortopedia dell’istanza d’accesso, che, peraltro, di per sé non incappa in decadenze ed è correggibile e riproponibile a cura del sig. Arturo finché in capo a lui ne permanga l’interesse;
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio del 30 luglio 2019, con l'intervento dei Magistrati: