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Timestamp: 2017-10-19 01:53:01+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 51']

Parere Ufficio legislativo MBAC 17 marzo 2003, n. Prot. 159
Tutela e valorizzazione delle cose d'interesse storico e artistico svolta dalle Organizzazione non lucrative di utilità sociale (ONLUS).
del Risposta al Foglio N.
Oggetto: Tutela e valorizzazione delle cose d'interesse storico e artistico svolta dalle Organizzazione non lucrative di utilità sociale (ONLUS).
Si fa riferimento alla nota n. 2002/141601 del 22 luglio 2002, con la quale si chiedono chiarimenti in merito all'interpretazione della norma dell'art. 10 del d.lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, che disciplina i settori di attività nei quali possono operare le ONLUS, nella parte in cui contempla la "tutela, promozione e valorizzazione delle cose di interesse artistico e storico di cui alla legge 1° giugno 1939, n. 1089, ivi comprese le biblioteche e i beni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409" (comma 1, lett. a, n. 7).
Le normative richiamate dalla disposizione in argomento sono state, in tutto o comunque per la parte che interessa ai nostri fini, abrogate dal decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, recante il testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali; e pertanto, la norma va ora letta come riferentesi ai beni culturali elencati all'art. 2, comma 1 del menzionato t.u.
Come esattamente osserva codesta Agenzia, la normativa testé citata prevede una procedura differenziata per l'attivazione del regime di tutela ivi stabilito, a seconda che il bene culturale sia di proprietà privata ovvero appartenga a soggetti pubblici o a "persone giuridiche private senza fini di lucro".
Nel primo caso, infatti, qualora i beni presentino un interesse artistico o storico "particolarmente importante" (le cose e i beni di cui all'art. 2, comma 1, lett. a, b ed e) o "eccezionale" (le collezioni o serie di oggetti di cui all'art. 2, comma 1, lett. c), oppure un "notevole interesse storico" (i beni archivistici di cui all'art. 2, comma 1, lett. d), occorre un riconoscimento da parte di questa Amministrazione, nella forma della dichiarazione prevista dall'art. 6.
Nel secondo caso, bisogna ulteriormente distinguere:- ove si tratti di beni indicati all'art. 2, comma 1, lett. a ed e), incombe ai soggetti cui essi appartengono l'obbligo di predisporre ed inviare a questo Ministero l'elenco descrittivo dei beni medesimi e la denuncia di successive variazioni.
Questi beni sono comunque sottoposti ope legis a tutela, anche se non compresi negli elenchi o nelle denunce; - i beni di cui all'art. 2, comma 1, lett. d) sono tutelati per il solo fatto dell'appartenenza allo Stato o ad un ente pubblico, senza che sia prevista alcuna incombenza né a carico del proprietario né a carico di questa Amministrazione.
I beni di cui all'art. 2, comma 1, lett. c) abbisognano sempre della dichiarazione dell'eccezionale interesse.
Si ritiene, tuttavia, che la proprietà del bene culturale, se ha - come detto - indubbio rilievo sulle forme e i modi della tutela predisposta dalle norme di settore, non sembra averne alcuno ai fini dell'applicazione delle disposizioni concernenti le ONLUS dettate dal d.lgs. n. 460 del 1997.
Il riferimento del già citato art. 10, comma 1, lett. a) ai beni culturali ed alle attività che su di essi possono essere svolte ha lo scopo di individuare uno dei possibili campi nei quali realizzare quelle "finalità di solidarietà sociale" il cui perseguimento caratterizza l'operato delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale e giustifica le previste agevolazioni in materia fiscale e di contabilità ad esse riservate. Dal che consegue che, ai fini dell'iscrizione delle organizzazioni medesime all'anagrafe delle ONLUS, della verifica del possesso dei necessari requisiti, della sottoposizione ai relativi controlli e dell'applicazione delle previste sanzioni, è necessario che tali soggetti svolgano, nel settore in argomento, attività riconducibili alle indicate finalità di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali; mentre la circostanza che i beni che costituiscono oggetto di dette attività appartengano alla medesima organizzazione ovvero ad altri soggetti, pubblici o privati, non rileva se non nei limiti in cui si renda necessario stabilire se i beni medesimi possiedano il requisito della "culturalità".
Per quanto riguarda il quesito relativo alla possibile equiparazione delle "vestigia della prima guerra mondiale", di cui alla legge 7 marzo 2001, n. 78, ai beni tutelati ai sensi del testo unico di cui al d.lgs. 490/99, va detto che essa può ammettersi solo nell'ipotesi in cui taluna delle cose elencate dall'art. 1 della normativa medesima possieda anche caratteri tali da farla inserire tra le tipologie di beni culturali indicate all'art. 2 del citato t.u. Al di fuori di detta ipotesi, alle vestigia di che trattasi - più esattamente, alle sole cose indicate all'art. 1, comma 2, lett. c), della legge 78/01 ("cippi, monumenti, stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni e tabernacoli"), si applica, per espressa previsione comma 6 dello stesso art. 1, la sola disposizione dell'art. 51 del testo unico.
IL CAPO DELL'UFFICIO(Cons. Mario Luigi Torsello)