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Timestamp: 2020-06-04 00:49:54+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1137', 'art. 1137', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1137', 'art. 1137', 'art. 1137', 'art. 1137', 'art. 1137', 'art. 1137']

gennaio 2016 - Studio Legale Iossa
Impugnativa di delibera condominiale e fac-simile
POSTED ON gennaio 15th - POSTED IN Studio Legale
Ogni deliberazione assembleare deve avere determinati requisiti affinché la si possa considerare valida. Come abbiamo visto in precedenza, ad esempio: l’avviso di convocazione, che deve contenere l’indicazione dell’ordine del giorno, deve essere comunicato almeno 5 giorni prima della data di svolgimento dell’assemblea. Il verbale deve essere compilato facendo in modo che tutto lo svolgimento dell’assise sia comprensibile e sia possibile verificare la correttezza dei quorum deliberativi. Ogni deliberazione relativa ai singolo punto all’ordine del giorno, per essere valida, deve riportare un numero di voti uguale o superiore a quello previsto dalla legge. Devono essere rispettati i criteri di ripartizione previsti dalla legge o dal regolamento, ecc. Tutte questi aspetti concorrono a formare una delibera assembleare valida. L’art. 1137, primo comma, c.c. dice che “le deliberazioni prese dall’assemblea a norma degli articoli precedenti sono obbligatorie per tutti i condomini“. E’ una norma importante in quanto vincola tutti condomini, compresi assenti e dissenzienti, al rispetto di quanto deciso dalla maggioranza.
Proprio per questa particolare incisività del deliberato assembleare è giusto porsi alcune domande. Che cosa accade se prima o durante lo svolgimento dell’assemblea non vengono rispettate le regole previste dalla legge o dal regolamento di condominio? In poche parole come si possono contestare le irregolarità di una delibera? L’art. 1137, secondo e terzo comma, c.c. recita:
Si tratta della disciplina dell’impugnazione delle deliberazioni assembleari. Le norme appena citate rappresentano le uniche disposizioni legislative che si occupano dell’invalidità delle decisioni assembleari. Le problematiche di maggiore impatto che hanno sollevato, e tutt’ora sollevano, dubbi si riferiscono principalmente al tipo di vizi della delibera ed alle modalità di ricorso in giudizio.
Vediamo più nello specifico perché.
Il codice civile parla semplicemente di deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio e ne richiede l’impugnazione tempestiva (entro 30 giorni). Dottrina e giurisprudenza, nel corso del tempo, hanno ritenuto applicabile all’invalidità delle delibere i concetti di nullità e annullabilità. Le conseguenze sono evidenti. Una delibera nulla è impugnabile in ogni tempo, da chiunque ne abbia interesse e non è suscettibile di produrre effetti giuridici. In poche parole è come se non fosse mai esistita. Una deliberazione annullabile deve essere impugnata nei tempi previsti dall’articolo 1137 c.c. La disputa, che si è sviluppata in conseguenza di questa classificazione, ha riguardato l’individuazione concreta di quei vizi comportanti nullità o annullabilità. Il silenzio della legge al riguardo non ha aiutato. Certamente i riflessi pratici sono notevoli, proviamo ad esemplificare. In un’assemblea condominiale si decidono lavori straordinari di notevole entità, quasi tutti i condomini iniziano a versare le rate e si dà corso all’esecuzione dei lavori. Giunti a metà dei lavori uno dei condomini morosi, sollecitato a mettersi in regola con i pagamenti, impugna la delibera relativa ai lavori perché a suo dire nulla. E’ chiaro che una successiva delibera può sanare il vizio, tuttavia non sempre è semplice ricomporre determinate maggioranze. La labilità del confine tra nullità e annullabilità comportava un’incertezza dei rapporti giuridici non solo tra i condomini ma anche tra condominio e terzi. La questione, oggetto di un acceso contrasto giurisprudenziale, è stata risolta dalle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione nel 2005. Con la sentenza n. 4806, infatti, si è affermato che sono da “qualificarsi nulle le delibere prive degli elementi essenziali, le delibere con oggetto impossibile o illecito (contrario all’ordine pubblico, alla morale o al buon costume), le delibere con oggetto che non rientra nella competenza dell’assemblea, le delibere che incidono sui diritti individuali sulle cose o servizi comuni o sulla proprietà esclusiva di ognuno dei condomini, le delibere comunque invalide in relazione all’oggetto”. Di contro, sono da “qualificarsi annullabili le delibere con vizi relativi alla regolare costituzione dell’assemblea, quelle adottate con maggioranza inferiore a quella prescritta dalla legge o dal regolamento condominiale, quelle affette da vizi formali, in violazione di prescrizioni legali, convenzionali, regolamentari, attinenti al procedimento di convocazione o di informazione dell’assemblea, quelle genericamente affette da irregolarità’ nel procedimento di convocazione, quelle che violano norme che richiedono qualificate maggioranze in relazione all’oggetto” (così Cass. SS.UU. n. 4806 del 2005).
L’opera giurisprudenziale sta proseguendo nel solco tracciato da questa fondamentale sentenza catalogando i vari vizi in un modo piuttosto che nell’altro. Così in una recente sentenza il Supremo Collegio ha affermato che le delibere assembleari relative alla ripartizione delle spese sono nulle “solo nel caso l’assemblea consapevolmente modifichi i criteri di ripartizione delle spese stabiliti dalla legge; sempre secondo questa S.C., invece, le deliberazioni relative alla ripartizione delle spese sono semplicemente annullabili nel caso in cui i suddetti criteri siano violati o disattesi“(così Cass. 747 del 2009). In sostanza, si è impostata la questione limitando i casi di nullità a quelle violazioni di legge macroscopiche, ampliando il concetto di annullabilità a tutte quelle ipotesi di “routine” nell’ambito della una gestione condominiale. Riepilogando: una delibera nulla può essere impugnata in ogni tempo, quella annullabile entro 30 giorni, che per i dissenzienti decorrono dallo svolgimento dell’assemblea e per gli assenti dalla comunicazione dello svolgimento stessa. In ogni caso è utile impugnare nei termini appena citati. Come abbiamo visto, infatti, nullità e annullabilità, con riferimento alle deliberazioni condominiali, sono concetti di creazione giurisprudenziale e di conseguenza valutati volta per volta dal giudice. Così, per non incappare in decadenze dovuto a mutamenti d’indirizzo giurisprudenziale, vale la pena impugnare qualsiasi deliberazione entro i 30 giorni di cui al terzo comma dell’art. 1137 c.c.
Come impugnare una delibera.
E’ necessario a questo punto comprendere come si debba impugnare una deliberazione assembleare. Qual è l’atto introduttivo del giudizio? Come per le questioni attinenti alla nullità ed all’annullabilità, anche per l’azione giudiziaria sono sorti dei dubbi. Escludendo il più volte citato art. 1137 c.c. nessun’altra disposizione del codice civile, nè tantomeno di quello di procedura civile prevedono un particolare procedimento per l’impugnazione delle delibere assembleari.
Così bisogna capire cosa si intende quando l’art. 1137 c.c. parla di ricorso. La giurisprudenza della Cassazione, nel suo orientamento maggioritario, ritiene che il termine ricorso sia utilizzato in senso atecnico. In particolare, ribadendo quanto appena espresso, in una recente pronuncia il giudice di legittimità ha affermato che “l’impugnazione della delibera assembleare può avvenire indifferentemente con ricorso o con atto di citazione, e che in quest’ultima ipotesi, ai fini del rispetto del termine di cui all’art. 1137 c.c., occorre tener conto della data di notificazione dell’atto introduttivo del giudizio invece di quella del successivo deposito in cancelleria che avviene al momento della iscrizione della causa a ruolo” (così Cass. n. 14007 del 2008).
Per quanto questa presa di posizione sia rappresentativa dell’orientamento più recente e consolidato, non va sottovalutato quell’altro filone giurisprudenziale, il quale ha affermato che “il legislatore quando nella materia del condominio, […], ha usato la parola “ricorso” per l’impugnazione delle deliberazioni dell’assemblea condominiale, non ha inteso soltanto concedere l’azione al condomino dissenziente, ma ha anche stabilito il modo d’impugnazione, in considerazione della sollecita soluzione delle questioni che possono intralciare o paralizzare la gestione del condominio“(Cass. 6205 del 1997).
Certamente la differenza non è solo nominale. Impugnare una delibera con citazione significa allungare di molto i termini di inizio del giudizio con evidenti riflessi sull’esecuzione del deliberato assembleare. La questione dovrebbe essere oggetto di specifica regolamentazione legislativa.
In definitiva: una delibera condominiale può essere nulla o annullabile. Nel primo caso l’impugnazione può essere fatta in ogni tempo, nel secondo bisogna rispettare i termini previsti dall’articolo 1137 c.c. L’impugnazione può essere proposta tanto con ricorso, che con citazione. Nel primo caso il termine si ritiene rispettato se il ricorso è depositato nei 30 giorni di cui al citato art. 1137 c.c. Nel secondo caso, per non vedere decaduto il diritto ad impugnare, i termini saranno rispettati notificando la citazione entro i succitati 30 giorni.
Per: il sig.___________,(C.F. __________) residente in ____________ , alla Via _________________ n. ___, rappresentato e difeso dall’avv.____________, presso il cui studio in _________ alla via_______ elegge domicilio, giusta procura a margine del presente atto. – ricorrente
Il condominio “________”, sito in ________ alla ________, in persona dell’amministratore pro-tempore, con studio in ______alla via_______
–In data __________ veniva convocata l’assemblea del condominio __________ per il giorno _______ed in seconda convocazione per il giorno _________, presso lo studio dell’amministratore pro-tempore, per discutere tra le altre cose, del seguente punto all’ordine del giorno (esporre il punto, o i punti, da contestare)
-L’assemblea riunitasi in seconda convocazione deliberava, con la maggioranza di 333 millesimi (riportare cosa ha deliberato)
-il ricorrente, contrario all’opera si opponeva, facendo notare tra le altre cose la mancanza del quorum necessario e sufficiente per simili deliberazioni
-la deliberazione concernete _________ per essere valida deve raggiungere la maggioranza indicata dall’art. ___________ (così Cass. __________)
-la delibera impugnata, invece, come si evince dal verbale di assemblea è stata adottata con la maggioranza pari a _____________-
all’On.le Tribunale adito, affinché, previa sospensione inaudita altera parte della delibera assembleare, fissata l’udienza per la comparizione delle parti, voglia dichiarare nulla, o comunque annullabile, la deliberazione assembleare impugnata e per lo effetto condannare il condominio convenuto al pagamento delle spese, diritti ed onorari del giudizio.
-verbale dell’assemblea del condomino tenutasi in data _____________
In via istruttoria si chiede ammettersi interrogatorio formale dell’amministratore pro-tempore sui punti di cui ai nn. della narrativa preceduti dalla locuzione “se vero che”.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115 si dichiara che per il presente procedimento il contributo dovuto è pari ad € 103,30.
N.B. Il procedimento in materia di impugnazione delle delibere assembleari non è tipizzato nel codice di rito, ne nel codice civile. Per costante giurisprudenza si ritiene possibile agire sia con citazione che con ricorso. La differenza sta nel fatto che il ricorso deve essere depositato in cancelleria nei 30 giorni di cui all’art. 1137 c.c. mentre la citazione deve essere notificata al condominio nei 30 giorni successivi.
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POSTED ON gennaio 15th - POSTED IN Economia, Studio Legale
Manovra finanziaria per il 2016, legge di stabilità.
Cancellate le tasse sulla prima casa, fatta eccezione per gli immobili di lusso. La norma è estesa anche agli inquilini e a chi vede assegnata la casa coniugale all’ex dopo la separazione. Ripristinata anche l’esenzione per le case date in comodato d’uso ai figli o ai genitori, a determinate condizioni e riduzione dell’Imu del 25% per i proprietari che affittino a canone concordato.
Per le giovani coppie che acquistano la prima casa la detrazione delle spese sostenute per l’acquisto di mobili arriva al 50% fino a un tetto massimo di 16mila euro. Prorogato per tutto il 2016 anche il credito di imposta del 65% per la riqualificazione energetica degli edifici e del 50% per le ristrutturazioni. Credito pari sempre al 65% per chi installa dispositivi per il controllo a distanza degli impianti di climatizzazione e riscaldamento.
Confermata anche la misura che consente di acquistare la prima casa in leasing, proprio come funziona per le auto. Chi non ha la possibilità di ottenere un mutuo, quindi, potrà concordare con la banca o l’intermediario che acquisterà l’immobile un canone per un tempo prestabilito, riscattandolo alla fine.
Baby-sitter e congedi neo-papà
Prorogato per tutto il 2016 il voucher per le baby-sitter che la legge estende, in via sperimentale, anche alle lavoratrici autonome, libere professioniste e imprenditrici. Sale da uno a due giorni anche il congedo obbligatorio dei neo-papà, godibili anche separatamente.
Confermati gli sgravi per le imprese che assumono per tutto il 2016, ma ridotti al 40% rispetto a quest’anno e di durata biennale. Prorogata fino al 2017 anche la disoccupazione per i collaboratori, la dis-coll, introdotta in via sperimentale quest’anno, entro un limite di spesa di 54 milioni per il primo anno e di 24 per il secondo. 300 milioni in arrivo sul fronte del pubblico impiego per il rinnovo dei contratti e proroga (fino a tutto il 2017) per il regime agevolato per il rientro dei c.d. “cervelli in fuga”.
A trovare conferma nel testo di legge anche il “super-ammortamento” del 140% per le imprese che acquistano beni strumentali nuovi fino al 31 dicembre 2016, mentre salta l’anticipo del taglio dell’Ires a partire dal 2016.
Sotto il profilo della sicurezza, uno dei piatti forti del pacchetto è il bonus di 80 euro mensili per le forze dell’ordine e i fondi per combattere l’emergenza terrorismo, per la cui copertura è stato aumentato il deficit dal 2,2% al 2,4%. Un miliardo per il contrasto del cybercrime e risorse anche per il settore della difesa e per l’acquisto di impianti di videosorveglianza elettronica.
Arriva la card di 500 euro per tutti coloro che compiranno 18 anni nel 2016 da spendere per l’offerta culturale più ampia (teatri, musei, aree archeologiche, eventi culturali, libri, ecc.). Contributo una tantum di mille euro per l’acquisto di strumenti nuovi agli studenti dei conservatori e dei licei musicali e finanziamento di 50 milioni per le borse di studio.
Scongiurati, grazie alla disattivazione delle clausole di salvaguardia, gli aumenti dell’Iva e delle accise previsti a partire dal 2016 per un valore di 16,8 miliardi.
Aumentate le risorse per il fondo povertà, con precedenza ai nuclei con più figli, ai disabili e alle donne in stato di gravidanza nell’assegnazione. Istituita anche, in via sperimentale, la card per le famiglie numerose, con almeno 3 figli minori a carico per avere diritto a sconti e riduzioni su beni e servizi pubblici e privati, in base all’Isee.
Credito d’imposta automatico per quattro anni per le imprese che investono nel Mezzogiorno.
La misura vale all’incirca 2,5 miliardi di euro.
Recepito in manovra il c.d. decreto Salva banche e istituito il fondo di solidarietà per i piccoli risparmiatori che hanno perso tutto in seguito al salvataggio delle 4 banche in crisi (Marche, Etruria, Carifer e Carichieti). Il fondo avrà una dotazione massima di 100 milioni di euro e a dettare le modalità e le procedure per l’accesso alle prestazioni sarà un arbitro designato con apposito decreto della presidenza del consiglio dei ministri. Istituito anche il fondo per le liti tra risparmiatori e intermediari, per consentire ai consumatori di rivolgersi senza alcun costo alla Consob.
Anticipata al 2016 la no tax area a 8mila euro per gli over 75. Prorogata anche l’opzione donna che scadeva il prossimo 31 dicembre e inserita in corsa anche la settima salvaguardia per oltre 170mila esodati. Introdotta anche la possibilità per i lavoratori cui mancano tre anni per maturare i requisiti per la pensione, di accedere al part-time incentivato.
Definitivo l’inserimento del canone Rai nella bolletta elettrica che sarà pagato in rate mensili da 10 euro a partire dal luglio 2016, in ragione del possesso dell’apparecchio televisivo o assimilati. Il 67% dell’extragettito derivante dalla misura andrà direttamente alla Rai.
Trova conferma anche la misura che obbliga commercianti e professionisti ad accettare bancomat e carte di credito anche per i piccoli pagamenti (per importi inferiori a 30 euro) e quindi anche per caffè, giornali e parchimetri. Innalzato a 3mila euro il tetto all’uso del contante, fatta eccezione per i pagamenti della P.A. (ivi comprese le pensioni superiori a mille euro) e i money transfer.
Confermate le novità in ordine al codice della strada con la possibilità per gli autovelox di accertare anche le violazioni relative all’assicurazione Rc auto e all’omessa revisione dei veicoli.
111 miliardi di euro per il fondo sanitario nazionale e contratti di lavoro flessibili prorogabili fino al 31 ottobre 2016 per far fronte alle difficoltà di organico degli ospedali. Dopo tale data e comunque entro il 31 dicembre 2017 dovrà essere indetto e concluso il concorso straordinario per medici e infermieri. Resteranno a carico del Ssn le spese per i farmaci c.d. “innovativi”.
Incrementato il fondo scuola di 23,5 milioni e posticipata di un anno l’entrata in vigore dello “school bonus”. Stanziamenti maggiori anche per le paritarie, gli asili e le scuole elementari parificate. Aumenta anche il fondo per le università (pari a 6 milioni di euro per il 2016 e a 10 per il 2017) e previsto un piano straordinario per l’assunzione di 1.500 tra prof e ricercatori.
Nessuna sanzione per i lievi ritardi o le trasmissioni errate dei dati relativi al 2014 del 730 precompilato. Salvo che l’errore non abbia determinato una fruizione indebita di deduzioni o detrazioni.
Più ampio l’accesso per le partite Iva al regime fiscale forfettario di vantaggio, la cui soglia sale da 15 mila a 30 mila euro. Confermata anche l’equiparazione dei liberi professionisti alle Pmi che consentirà di accedere alle risorse comunitarie già stanziate nell’ambito della programmazione 2014-2020.
Confermata l’istituzione del fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno, con dotazione pari a 250mila euro per il 2016 e di 500mila euro per il 2017. Il coniuge che non ha ricevuto l’assegno di mantenimento a causa dell’inadempienza del coniuge, potrà richiedere al tribunale di residenza l’anticipo di una somma fino all’entità dell’assegno medesimo. Se il tribunale accoglie la richiesta, la invia al ministero della giustizia che provvede all’erogazione, rivalendosi sul coniuge inadempiente. Le modalità sono demandate ad un decreto attuativo da emanare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge.
A trovare conferma anche la possibilità per gli avvocati che vantano crediti per spese di giustizia nei confronti dell’erario di portare tali somme in compensazione (anche parziale) con quanto dovuto a titolo di imposte, tasse e contributi previdenziali. Il limite di spesa è di 10 milioni di euro annui, salvo che non sia stata proposta opposizione al decreto di pagamento. Anche in tal caso, un dm del ministero dell’economia, detterà entro 60 giorni le disposizioni attuative.
Più difficile ottenere gli indennizzi di cui alla legge Pinto per l’irragionevole durata del processo. La possibilità di percepire gli indennizzi infatti viene subordinata all’esperimento (a carico della parte) di determinati rimedi preventivi a pena di perdita del diritto. Ridotta anche la forbice prevista per gli indennizzi stessi.
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E’ stato pubblicato sulla G.U. n. n. 291 del 15/12/2015 il decreto ministeriale di aggiornamento del tasso di interesse legale che dal primo gennaio 2016 sarà pari allo 0,2% annuo, il valore più basso registrato dal 1942. La tabella per il calcolo degli interessi legali è stata aggiornata sulla base del nuovo decreto.
DECRETO 11 dicembre 2015 – Modifica del saggio di interesse legale (GU n. 291 del 15/12/2015)
Visto il proprio decreto 11 dicembre 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 15 dicembre 2014, n. 290, con il quale la misura del saggio degli interessi legali e’ stata fissata allo 0,5 per cento in ragione d’anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2015;
La misura del saggio degli interessi legali di cui all’articolo 1284 del codice civile è fissata allo 0,2 per cento in ragione d’anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2016.
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