Source: http://www.geometraxamo.it/2014/03/
Timestamp: 2019-02-21 15:51:09+00:00
Document Index: 157715806

Matched Legal Cases: ['art. 71', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 1118', 'art. 1118', 'art. 1118']

Geometra Matteo Xamo | marzo 2014 - Geometra Matteo Xamo
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Detrazione del 50% su mobili ed elettrodomestici, ora è possibile!
29 Mar 2014 / 0 Comments	/ in News Privati/by matteoxamo
La detrazione del 50% sull’acquisto di mobili ed elettrodomestici non potrà essere concessa se il prezzo degli arredi supera quello della ristrutturazione.
Il vincolo di spesa era stato introdotto dalla Legge di Stabilità per il 2014, ma si era tentato di rimuoverlo con una serie di norme che però non hanno completato il loro iter, creando una serie di incertezze. La prima versione del decreto sull’emergenza casa aveva nuovamente provato ad eliminare il vincolo di spesa, ma per motivi di coperture finanziarie anche questa volta il tentativo non è andato a buon fine.
Niente più Imu! arriva la Tasi: nuova tassa su prima e seconda casa
22 Mar 2014 / 0 Comments	/ in News Privati/by matteoxamo
La nuova Tasi, l’imposta sui servizi indivisibili del 2014, si presenta molto simile all’Imu e in alcuni casi peggiore. Infatti, potrebbe ricadere anche su quel 25% delle abitazioni principali che nel 2012 risultavano esenti dall’Imu, grazie alle detrazioni.
Se con l’Imu erano previste detrazioni sulla prima casa pari a 200 € + 50 € per ogni figlio a carico di età inferiore a 26 anni, con la Tasi spetterà ai comuni decidere aliquote e detrazioni. Read more →
Milano sceglie la bioedilizia, inizia la progettazione delle scuole in legno
15 Mar 2014 / 0 Comments	/ in News/by matteoxamo
La città di Milano ‘apre’ al legno per l’edilizia scolastica: il Comune ha firmato un accordo con Federlegnoarredo che permetterà di sperimentare la creazione di scuole in legno.
Ampiamente diffuso in zone come il Nord Europa, il legno per l’edilizia scolastica sta gradualmente prendendo piede anche per progetti sul territorio nazionale, come hanno dimostrato alcuni esperimenti di successo, ad esempio nei territori dell’Emilia Romagna colpiti dal sisma. Il capoluogo lombardo è probabilmente il più grande centro urbano in Italia a sperimentare questa possibilità, un’esigenza di rinnovamento del patrimonio di edilizia scolastica, in parte obsoleto, anche in vista di Expo 2015.
LA RIFORMA DEL CONDOMINIO: i requisiti dell’amministratore
08 Mar 2014 / 0 Comments	/ in News/by matteoxamo
A partire dal 18 giugno 2013, per poter svolgere l’attività di amministratore di condominio devono ricorrere particolari requisiti, inoltre questa norma presenta diverse condizioni soggettive:
b) l’assenza di condanna per delitti contro la pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia, la fede pubblica, il patrimonio e per ogni altro delitto non colposo per il quale la legge commina la pena della reclusione non inferiore, nel minimo, a due anni e, nel massimo, a cinque anni;
c) l’assenza di misure di prevenzione divenute definitive, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione;
d) l’assenza di interdizione o inabilitazione;
e) l’assenza dell’annotazione nell’elenco dei protesti cambiari
Mentre alcune di queste prescrizioni attengono all’ambito prettamente penale, quali le condanne in ragione del compimento di particolari reati e misure di prevenzione, altre riguardano l’ambito di diritto civile, quale l’interdizione e l’inabilitazione e il godimento dei diritti civili.
Anche se la norma non lo indica espressamente, occorre che lo stato di interdizione o di inabilitazione sia stato accertato in sede giudiziale e la relativa decisione sia divenuta definitiva. Per poter riprendere l’attività, lo stato di incapacità deve essere stato revocato giudizialmente.
Vi sono ulteriori requisiti prescritti dall’art. 71 bis disp. Att. C.c., che si configurano come garanzie della professionalità dell’incaricato della gestione condominiale. Occorre che l’amministratore abbia conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado.
Da sempre si parla della professionalità dell’amministratore di condominio. Prima della riforma si parlava dell’istituzione di un albo o registro onde accertare la sussistenza dei requisiti. La versione finale della norma non ha contemplato l’istituzione di questo albo.
Questi requisiti non sono necessari qualora l’amministratore è nominato tra i condomini dello stabile. Si ritiene che la mancata richiesta del requisito in simili casi sia dato dalla considerazione –implicita- che l’amministrazione del proprio edificio non è svolta a livello di attività lavorativa o professionale. Quanto sin qui detto non interessa solo chi esercita personalmente l’amministrazione di stabili, interessando anche le fattispecie societarie.
Com’è noto, inizialmente la giurisprudenza negava l’amministrazione condominiale alle società, in quanto si riteneva che si trattasse di attività prettamente personale, caratterizzata da un particolare rapporto di fiducia nella persona del loro amministratore da parte degli abitanti dell’edificio, una prima apertura è stata effettuata nei confronti delle società di persone per poi prevedere l’estensione anche nei confronti delle società di capitali. La norma ha recepito quest’ultimo orientamento, laddove dispone che gli amministratori della società devono essere in possesso dei requisiti qui previsti, essendo un chiaro riferimento alle società di capitali. Poiché esercitano l’amministrazione condominiale, essi devono essere in possesso dei requisiti onde rispettare il rapporto fiduciario che lega la società al singolo edificio.
La perdita dei requisiti che sopra abbiamo definito come condizioni di affidabilità (di cui alle lettere a), b), c), d) ed e) del primo comma dell’art. 71bis disp. Att. C.c.) comporta la cessazione dell’incarico. In simile evenienza, ciascun condomino può convocare senza formalità l’assemblea per la nomina del nuovo amministratore. Ci si chiede tuttavia come gli abitanti dello stabile possano venire a conoscenza della sopravvenuta causa di cessazione del mandato, non avendo l’amministratore alcun onere di provare periodicamente la sussistenza della condizioni di affidabilità richieste dalla norma. L’unica via è che un condomino si prenda cusa di effettuare, anche solo una tantum, la verifica nelle debite sedi giudiziarie e della Camera di Commercio, per la verifica nell’elenco dei protesti.
Infine, l’art. 71bis disp. Att. C.c. prevede, in via transitoria, per quanti hanno svolto l’attività di amministrazione di condominio per almeno un anno nell’arco dei tre anni precedenti alla data di entrata in vigore della presente disposizione, l’incarico di amministratore può essere assunto anche in assenza del titolo di studio della scuola secondaria di secondo grado e del corso di formazione iniziale.
L’aggiornamento periodico è invece sempre richiesto. È prescritto l’obbligo di aggiornamento a tutto campo: il mandatario di edifici deve partecipare a corsi di formazione periodica. Non è prescritta alcuna scadenza temporale della specializzazione o una durata minima in termini di ore. Quest’obbligo non sussiste in capo al condomino amministratore del proprio stabile.
LA RIFORMA DEL CONDOMINIO: distacco dall’impianto di riscaldamento
01 Mar 2014 / 0 Comments	/ in News, News Privati/by matteoxamo
L’art. 1118 c.c. sancisce, il divieto di rinuncia al diritto di proprietà sui beni comuni. Con questo permette la rinuncia all’uso dei beni e servizi condominiali. L’abdicazione del diritto di comproprietà, può avvenire solo se il singolo vende il proprio alloggio: con la vendita della propria unità immobiliare consegue la liberazione dal diritto di proprietà, dei beni e servizi condominiali. Avendo rinunciato all’immobile e ai conseguenti diritti sulle parti condominiali, l’individuo non partecipa più delle spese di gestione dell’edificio. Anche se spesso nei contratti di compravendita si specifica che vengono ceduti i diritti sulle parti condominiali, non avrebbe senso mantenere la proprietà delle cose comuni quando non si ha più quella dell’alloggio a cui le stesse si riferiscono.
Applicazione specifica di nascita giurisprudenziale è in tema di distacco dall’impianto di riscaldamento dello stabile. Prima della Riforma del condominio si trattava di principio affermato dai nostri giudici se non venivano superati certi limiti delineati dalla prassi. Il caso più frequente era appunto in termini di rinunzia all’uso del servizio comune di cui all’impianto di riscaldamento centralizzato.
L’orientamento maggioritario era nel senso che la rinuncia è possibile se il distacco non arreca danno agli altri condomini, anche in termini di eventuale aggravio di spese o di squilibrio termico. Si trattava e ancora oggi si tratta della rinunzia all’utilizzo dell’impianto a cui consegue il parziale esonero dalle spese del bene: chi non vuole più servirsi dell’impianto condominiale può strutturare il proprio alloggio con riscaldamento autonomo o comunque in modo diverso dall’utilizzo del servizio collettivo.
Con la riforma predetta, sebbene il secondo comma dell’art. 1118 c.c. sancisce il principio generale secondo cui il condomino non può rinunziare al suo diritto sulle parti comuni, i successivi due commi prevedono particolari eccezioni, di cui la seconda costituisce il recepimento della giurisprudenza appena menzionata.
Il condomino non può sottrarsi all’obbligo di contribuire alle spese per la conservazione delle parti comuni, neanche modificando la destinazione d’uso della propria unità immobiliare, salvo quanto disposto da leggi speciali. Ad esempio, la trasformazione dell’unità immobiliare da abitazione a immobile a uso commerciale non comporta la facoltà di non pagare l’onere economico incombente pro quota per i beni e servizi comuni. Il proprietario dell’unità immobiliare così trasformata non può tralasciare il pagamento delle spese a suo carico.
Il dettato dell’art. 1118 c.c., a rigore letterale, sembrerebbe lasciar intendere che non si può abbandonare il pagamento delle spese di conservazione ma le altre si, esprimendosi in termini di sole spese di “conservazione” dei beni del condominio. Con ciò si potrebbe affermare che le spese straordinarie possono essere abdicate. Così non è in ragione della giurisprudenza da sempre esistente sul tema e perché, se così fosse, si andrebbe contro i dettami costituzionali, di cui ad esempio, il principio di uguaglianza.
Come accennato, con il nuovo art. il distacco dal riscaldamento condominiale è possibile se non derivano notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri abitanti dell’edificio. Con questa nuova norma, diversamente da quanto affermato in precedenza dalla giurisprudenza, la rinuncia è possibile se non è tale da pesare in misura considerevole sul funzionamento dell’impianto: dal distacco non devono derivare “notevoli squilibri”. Questa facoltà è prevista dalla disposizione in esame non solo per il riscaldamento ma anche per l’impianto di condizionamento. La norma non contempla un esonero assoluto dalle spese dell’impianto comune: il condomino rinunciante, nonostante il distacco, continua a partecipare alle spese per la manutenzione straordinaria dell’impianto, per la sua conservazione e messa a norma.
Questi sono i principi generali dettati dal codice civile. Occorre tuttavia verificare se la legislazione regionale di dove è ubicato il condominio non detta particolari regole, ad esempio se non sancisce particolari divieti ad operare il distacco.