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Timestamp: 2020-08-07 17:48:56+00:00
Document Index: 151848744

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 29', 'art. 2135', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 23', 'art. 2', 'art. 9']

Sentenza Cassazione Civile n. 4969 del 28/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4969 del 28/02/2011
Cassazione civile sez. trib., 28/02/2011, (ud. 16/12/2010, dep. 28/02/2011), n.4969
COMUNE DI MOGORO, in persona del legale rappresentante pro tempore,
rappresentato e difeso, giusta procura a margine del ricorso e Delib.
G.M. n. 197 del 2008, dall’Avv. Murgia Costantino, elettivamente
domiciliato nello studio dell’Avv. Stefano Di Meo, in Roma, Via G.
Pisanelli n. 2;
CANTINA SOCIALE “IL NURAGHE” s.c.a. r.l. con sede in (OMISSIS),
difesa, giusta delega a margine del controricorso, dall’Avv.
Franceschi Piero, domiciliata in Roma, presso la cancelleria della
avverso la sentenza n. 77/07/2001 della Commissione Tributaria
Regionale di Cagliari, Sezione n. 07, in data 06.12.2007, depositata
il 24.01.2008.
Sentiti, per il ricorrente Comune, l’Avv. Stefano Di Meo per delega
del difensore, nonchè, per la società controricorrente, l’Avv.
Piero Franceschi;
Considerato che nel ricorso iscritto al n. 5260/2009 R.G. è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:
“1 – E’ chiesta la cassazione della sentenza n. 77/07/2007, pronunziata dalla CTR di Cagliari Sezione n. 07 il 06.12.2007 e DEPOSITATA il 24 gennaio 2008.
Il ricorso, che attiene ad impugnazione di avviso di accertamento ICI dell’anno 1999, censura l’impugnata decisione per violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, artt. 1, 2, 5 e 7, del D.L. n. 557 del 1993, art. 9, comma 3 bis conv. in L. n. 133 del 1994, modificato dal D.P.R. n. 139 del 1998, art. 2, del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 29, comma 2, lett. c), artt. 24, 51 e 87, art. 2135 c.c., nonchè per omessa e contraddittoria motivazione.
2 – L’intimata società, giusto controricorso, ha chiesto che l’impugnazione venga dichiarata inammissibile e, comunque, rigettata.
3 – La decisione impugnata, ha rigettato l’appello del Comune e riconosciuto, nel caso, la non imponibilità dei fabbricati ai fini ICI, nella considerazione: a – che erano ravvisabili, nel caso, 1 presupposti voluti dalla legge per il riconoscimento della ruralità del fabbricato agli effetti fiscali, trattandosi di fabbricato strumentale all’attività di trasformazione e commercializzazione dei prodotti ottenuti, dall’attività agricola svolta dai soci.
4 – Alle questioni poste; con il ricorso, si ritiene, poi, possa rispondersi richiamando il principio, recentemente affermato dalle SS.UU. di questa Corte con la sentenza n. 18566/2009, secondo cui “in tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), l’immobile che sia stato iscritto nel catasto fabbricati come “rurale”, con l’attribuzione della relativa categoria (A6 o D10), in conseguenza della riconosciuta ricorrenza dei requisiti previsti dal D.L. n. 557 del 1993, art. 9 conv. con L. n. 133 del 1994 e successive modificazioni, non è soggetto all’imposta ai sensi del combinato disposto del D.L. n. 207 del 2008, art. 23, comma 1 bis convertito con modificazioni dalla L. n. 14 del 2009 e del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, comma 1, lett. a). L’attribuzione all’immobile di una diversa categoria catastale deve essere impugnata specificamente dal contribuente che pretenda la non soggezione all’imposta per la ritenuta ruralità del fabbricato, restando altrimenti quest’ultimo assoggettato ad ICI: allo stesso modo il Comune dovrà impugnare attribuzione della categoria catastale A/6 o D/10 al fine di potere legittimamente pretendere l’assoggettamento del fabbricato all’imposta. Per i fabbricati non iscritti in catasto l’assoggettamento all’imposta è condizionato all’accertamento positivamente concluso della sussistenza dei requisiti per il riconoscimento della ruralità del fabbricato previsti dal D.L. n. 557 del 1993, art. 9 e successive modificazioni che può essere condotto dal giudice tributario investito dalla domanda o rimborso proposta dal contribuente, sul quale grava l’onere di dare prova della sussistenza dei predetti requisiti. Tra i predetti requisiti, per gli immobili strumentali, non rileva l’identità tra titolare del fabbricato e titolare del fondo, potendo la ruralità essere riconosciuta anche agli immobili delle cooperative che svolgono attività di manipolazione, trasformazione, conservazione, valorizzazione o commercializzazione dei prodotti agricoli conferiti dai soci”.
5 – Alla stregua delle precedenti considerazioni, e trattandosi di fabbricaci compresi nell’anno 1999 in Zona D (industriale), di cui non è stata allegata, e dimostrata la classificazione rurale come sopra indicata, si ritiene sussistano i presupposti per la trattazione del ricorso in Camera di Consiglio e la relativa definizione, ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c., proponendosene l’accoglimento, per manifesta fondatezza. Il Relatore Cons. Antonino Di Blasi”.
Ritenuto che in base al richiamato principio ed alle considerazioni svolte in relazione, e condivise dal Collegio, il ricorso va accolto e, per l’effetto, cassata l’impugnata decisione;
Considerato che la causa va, quindi, rimessa ad altra sezione della CTR della Sardegna, la quale procederà al riesame e previa verifica della realtà fattuale allegata dalle parti, adeguandosi al richiamato principio ed agli altri applicabili alla fattispecie, deciderà nel merito e sulle spese del presente giudizio di legittimità, offrendo congrua motivazione;
Accoglie il ricorso, cassa l’impugnata decisione e rinvia ad altra sezione della CTR della Sardegna.