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Timestamp: 2019-10-21 20:31:27+00:00
Document Index: 122018649

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 25', 'art. 5', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ']

La responsabilità degli enti per reati colposi e lesioni personali conseguenti a violazioni di norme antinfortunistiche - Iusletter
Con un’articolata e recentissima ordinanza, l’Ufficio del GIP del Tribunale di Milano ha respinto l’eccezione di illegittimità costituzionale degli artt. 5 e 25 septies del D.Lgs. 231/2001 (“Decreto”) per violazione degli artt. 24, commi 1 e 2 e 25, comma 2 della Costituzione.
La questione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa riguarda le fattispecie colpose di omicidio e lesioni gravi o gravissime previste nel sopracitato art. 25-septies, commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro.
Il GIP milanese ha ritenuto non condivisibile il riferimento al parametro di legittimità costituzionale di cui all’art. 25, co. 2, Cost. La responsabilità amministrativa delineata nel D.Lgs. 231/01, rileva il Giudice dopo ampia e approfondita analisi, può definirsi responsabilità di organizzazione, tipica dell’ente, che è chiamato a rispondere della commissione di un reato posto in essere nel suo interesse o a suo vantaggio da una persona fisica inserita nell’organigramma dell’ente (art. 5, co.1, del Decreto). Tale inserimento avviene in base a scelte liberamente effettuate dall’ente stesso, che individua ruoli e attribuzioni per ciascun soggetto. L’ente gode infatti di ampia autonomia organizzativa per poter esercitare l’attività d’impresa, attività economica libera nei fini, nonché nelle forme ed è perciò responsabile ex D.Lgs 231/01 non di un fatto che la legge prevede come reato, bensì in conseguenza della commissione di un reato da parte di persona avente un ruolo specifico nell’ambito dell’organizzazione che l’ente stesso si è dato. La responsabilità ascrivibile all’ente, sottolinea il GIP, risulta “di secondo grado” e non coincide con la responsabilità penale, cui è riferibile l’enunciato dell’art. 25, co, 2, Cost.. Il parametro di legittimità costituzionale da tener presente con riferimento alla responsabilità amministrativa degli enti è da ricercarsi piuttosto – ad avviso del Giudice – nel combinato disposto degli artt. 23 ( “Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”) e 41 co. 3, Cost. (“La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”) e nelle riserve di legge ivi contenute. Sulla base di tale prospettazione, il Giudice ritiene del tutto sufficiente che la legge determini il “presupposto dell’imposizione della prestazione personale o patrimoniale ricollegandolo al controllo dell’attività economica in funzione dell’indirizzo e coordinamento della stessa a fini sociali “ . Il modello di responsabilità dell’ente risulta dunque, ad avviso del GIP, pienamente compatibile con la Costituzione, poiché la mera indicazione dei modelli organizzativi idonei a prevenire reati, quali quelli commessi nel caso in esame, pur non delineando gli esatti contenuti dei medesimi, non viola le riserve di legge sopra citate, né la possibilità di difesa in giudizio dell’ente.
E’ proprio la libertà di organizzazione dell’attività economica, si precisa ancora nell’ordinanza, ad impedire che “il grado di dettaglio delle previsioni legislative si spinga sino al punto di enucleare distinte tipologie di modelli in funzione delle innumerevoli possibilità organizzative e dell’ormai ragguardevole numero dei reati iscritti nell’ideale catalogo di parte speciale del d. lgs. n. 231 del 2001.”
Con riguardo ai reati colposi di omicidio e lesioni personali commessi con violazione di norme antinfortunistiche, il Giudice ne rileva la piena compatibilità con la responsabilità per colpa di organizzazione attribuibile all’ente: mentre l’autore risponde del reato perché lo ha commesso, l’ente ne risponde perché non si è attivato per prevederlo e prevenirlo e con ciò ha consentito che l’autore lo commettesse. La mancata previsione e prevenzione di tali fattispecie colpose sostanzia dunque la colpa di organizzazione in capo all’ente; i requisiti dell’interesse o del vantaggio – osserva poi il GIP – devono essere accertati non con riguardo all’evento (evento-morte o evento-lesioni, per i quali non è mai riscontrabile naturalmente né l’interesse né il vantaggio dell’ente), ma con riguardo alla condotta “.. profilo qualificante dell’azione, perché l’evento scaturito dalla condotta è non voluto, ma la condotta è voluta e comunque cosciente e volontaria, sicché essa sì può coniugarsi con i concetti e di interesse e di vantaggio predicati in riferimento all’ente.”
L’ordinanza del GIP milanese prosegue dunque nel solco già tracciato da talune recenti pronunce della giurisprudenza di merito[1] che hanno affrontato la delicata materia della responsabilità amministrativa degli enti per i reati colposi di omicidio e lesioni personali conseguenti alla violazione di norme antinfortunistiche, introdotta – si rammenta – nel 2007, con l’inserimento dell’art. 25-septies nel Decreto ( il cui testo è stato poi modif. nel 2008).
Anche nelle sentenze sopra richiamate viene in sostanza accertata la sussistenza della responsabilità (amministrativa) in capo all’ente per colpa di organizzazione e i requisiti dell’interesse o vantaggio dell’ente – ossia i criteri di imputazione di cui all’art. 5 del Decreto – vengono ricollegati alla condotta colposa penalmente rilevante dell’autore del reato e non all’evento verificatosi (i.e. morte o lesioni gravi o gravissime).
[1] C.A. Torino 15/04/2011 dep.14/11/2011 – sentenza ThyssenKrupp; Trib. Novara 1/10/2010 – G.U.P. Pezone; Trib. Pinerolo 23/09/2010 G.I.P. Reynaud; Trib. Trani – sez. di Molfetta – sentenza 11/01/2010.
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