Source: https://www.laleggepertutti.it/129690_quando-ce-diffamazione-per-una-notizia-vera
Timestamp: 2018-04-19 23:27:35+00:00
Document Index: 123335100

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 115', 'art. 183', 'art. 115', 'art. 59', 'art. 2043', 'art. 57', 'art. 11', 'art. 2049', 'art. 12', 'art. 8', 'art. 183']

Quando c'è diffamazione per una notizia vera
Lo sai che? Quando c’è diffamazione per una notizia vera
Nel momento in cui si critica qualcuno, se la notizia viene riportata in modo sereno, senza ricorrere a termini denigratori, non c’è diffamazione anche se la notizia non risponde a verità.
Si diffama qualcuno non solo quando si riportano notizie false, ma anche quando la notizia sia vera, tuttavia viene comunicata in modo non obiettivo oppure ricorrendo a termini denigratori che si risolvano in un attacco gratuito alla persona. È quanto chiarisce il tribunale di Taranto in una recente sentenza [1].
L’esercizio del diritto di cronaca scrimina dal reato di diffamazione solo se la notizia è:
vera. Non rileva l’obiettiva verità del fatto, ma basta che tale venga ritenuta dall’autore della pubblicazione. Sempre che dimostri di aver effettuato serie ricerche e non si sia fidato di una “voce di corridoio”. Se si pubblica una notizia falsa, ma l’errore del giornalista è scusabile per aver questi pubblicato un fatto che, all’esito di attente ricerche, riteneva essere vero, non si configura la diffamazione;
attuale: scatta così la diffamazione quando si pubblica, dopo molti anni, un caso ormai “sepolto”;
di pubblico interesse;
non si utilizzano termini denigratori o comunque non improntati a serena obiettività. È il cosiddetto requisito della “continenza”, cioè il rispetto della forma dell’espressione che deve caratterizzare sempre la cronaca (quindi assenza di termini insultanti).
Ad esempio, un articolo di giornale che riporti il capo di imputazione, per come risulta dagli atti delle indagini del fascicolo penale, per quanto non ancora accertati definitivamente dal giudice, non integra la diffamazione. Sempre che, nel riportare i fatti, il giornalista non sia scaduto in insulti gratuiti e arbitrari.
Le conseguenze pratiche sono:
non c’è diffamazione se la notizia è falsa, ma ritenuta vera dal giornalista, a seguito però di scrupolose ricerche (e sempre che sia anche attuale, di pubblico interesse e pubblicata con un linguaggio sereno, che non scada in invettive gratuite);
non c’è diffamazione se la notizia è vera, anche se non ancora accertata in via definitiva da un giudice, ma riportata per come risulta dagli atti di indagine (e sempre che sia anche attuale, di pubblico interesse e pubblicata con un linguaggio sereno, che non scada in invettive gratuite).
[1] Trib. Taranto, sent. n. 1433/2016.
Il Tribunale di Taranto terza sezione civile in composizione monocratica in persona del dott. Marcello Maggi, ha pronunciato la seguente
nella causa civile iscritta al n. 3742/2014 r.g.
S.r.l. con sede in Caprarica di Lecce in persona del suo legale rappresentante, pro tempore – rappresentata e difesa dall’avv. Si.Ve.;
– ATTORE IN RIASSUNZIONE –
Di.Na. – Di.Fr. – La. in persona del Direttore responsabile – rappresentati e difesi dall’avv. Lo.Bu.;
– CONVENUTI IN RIASSUNZIONE –
All’udienza del 4/2/2016 la causa era riservata per la decisione sulle conclusioni prese dai procuratori delle parti come da relativo verbale. CONCISA ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE
Con atto di citazione in riassunzione del 5/5/2014 la IS. s.r.l. premettendo di svolgere attività di creazione e gestione di residenze per anziani, e di avere avviato dal febbraio del 2012 l’attività della Casa di riposo denominata “(…)” ,ubicata in Manduria, ha esposto: che il 29/5/2012 era apparso sull’edizione cartacea in prima pagina e sulla pagina internet della testata locale “La.”, un articolo col titolo principale “Arrestato direttore della (…)”, nel quale si dava notizia del fatto che Gr.An. fosse stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di avere commissionato una brutale aggressione in danno di due ex soci ,e ciò nell’ambito di una vicenda definita “oscura” dietro la quale, secondo l’articolista, si sarebbero celati “interessi legati al controllo del lucroso business delle residenze sanitarie per anziani”; che nell’articolo lo stesso Gr.An. era stato erroneamente indicato quale “titolare”, “proprietario”, “responsabile” oltre che appunto “direttore” della struttura “(…)”, della quale era stata pubblicata anche una fotografiate la IS. S.r.l. aveva immediatamente contestato al direttore responsabile della testata Na.Di. l’erroneità ed il contenuto altamente diffamatorio dello scritto, tale da gettare ombre sulla residenza per anziani di Manduria da poco avviata, raffigurandola come al centro di una oscura vicenda dai risvolti penali; che invece non vi era alcun coinvolgimento di “(…)” nella vicenda narrata in maniera distorta e volutamente capziosa dall’articolista, stante il fatto che Gr.An. non rivestiva nella struttura alcun ruolo direttivo o gestionale; che a seguito della contestazione ricevuta, sul sito internet del La. in data 31/5/2012 era comparso un articolo di rettifica, con la precisazione che Gr.An. non era “titolare” di (…), che i soci della IS. S.r.l., gerente la struttura, erano Gr.Va., Gr.Pa. e Fr.Do., i quali non erano coinvolti nell’inchiesta in questione, e che (…) era estranea alla vicenda; che tuttavia nel prosieguo dell’articolo Gr.An. veniva tuttavia ulteriormente definito quale “titolare di (…)”, sicché la rettifica era rimasta inefficace; che comunque nessuna rettifica era stata pubblicata sul giornale cartaceo, ed inoltre anche a distanza di giorni dall’avvenuta rettifica sul motore di ricerca Go. si rinveniva ancora l’articolo diffamatorio; che la diffusione della falsa notizia aveva provocato grave danno all’immagine, onore e reputazione di essa istante e della struttura (…) della quale era proprietaria e gerente, perché detta notizia aveva generato l’erroneo convincimento che la IS. S.r.l. fosse direttamente coinvolta in una “oscura vicenda dai risvolti penali”; che del danno non patrimoniale derivato dalla pubblicazione dell’articolo diffamatorio dovevano rispondere solidalmente ex artt. 2043 e 2059 c. civ. il direttore responsabile della testata “La.” Di.Na., l’editrice Di.Fr. e La., e spettava anche la riparazione pecuniaria di cui all’art. 12 l. 47/1948, derivando il danno da fatto qualificabile come reato. Tanto esposto IS. S.r.l. ha chiesto accertarsi incidenter tantum la commissione del reato di diffamazione a mezzo stampa a mezzo della pubblicazione dell’errata notizia del 29/5/2012, con conseguente condanna di Di.Na.,Di.Fr. e del La. in persona del direttore responsabile, in solido tra loro, o in relazione alle rispettive responsabilità, al risarcimento dei predetti danni nella complessiva somma di Euro 50.000,00, oltre rivalutazione ed interessi, ed oltre la riparazione pecuniaria ex art. 12 l. 47/1948 per ulteriori Euro 50.000, il tutto con vittoria di spese di lite. Si sono costituiti i convenuti deducendo l’infondatezza della domanda e chiedendone il rigetto con vittoria di spese di lite. Gli stessi hanno contestato l’esistenza di fattispecie di diffamazione a mezzo stampa e l’effettiva produzione dei danni allegati. In particolare i resistenti hanno dedotto: che all’epoca dei fatti anche uno dei soci della IS. S.r.l. (a nome Fr.Vi.) era stato ,al pari di Gr.An., destinatario della misura cautelare; che la notizia dell’arresto del Gr.An. era stata appresa da r ordinanza di custodia cautelare del GIP presso il Tribunale di Lecce del 21/5/2012,nella quale si era evidenziato che uno degli indagati, lo stesso Gr.An., aveva costituito una società intestata ai figli al nipote ed al cognato per gestire una struttura per anziani in Manduria; che il 19/3/2012 si era presentato presso la sede del giornale “La.” il Gr.An. qualificandosi “titolare” della Is. S.r.l., e sottoscrivendo un contratto di pubblicizzazione della struttura denominata “(…)” per un mese, che aveva avuto regolare esecuzione; che alla luce di tanto il giornale ed il proprio direttore si erano convinti della veridicità e legittimità della notizia senza colpa o malafede, provenendo la stessa da riscontro personale e da provvedimento giudiziario; che l’allegata inesattezza consistita nell’avere definito il Gr.An. quale socio della IS. S.r.l. era stata sanata mediante pubblicazione sul sito della testata di una rettifica dove erano stati pubblicati i nomi dei soci del sodalizio, evidenziandosi l’estraneità della (…) alla vicenda penalmente rilevante; che l’ulteriore smentita sulla rivista in formato cartaceo non era stata pubblicata perché il Gr.Va., in un colloquio telefonico col direttore responsabile Di.Na., aveva invitato quest’ultimo a soprassedervi per evitare che si continuasse a parlare della vicenda, e alla luce di tanto il Direttore si era convinto della bonaria risoluzione della vicenda.
1. – La domanda non può essere accolta.
Dalla documentazione prodotta risulta in fatto che il 29/5/2012 fu pubblicato nell’edizione cartacea del quotidiano a diffusione locale “La.”, un articolo di cronaca giudiziaria .privo di indicazione del suo autore, recante il titolo principale di prima pagina “Arrestato direttore della (…)”, l’occhiello “Il business delle case di riposo” ed il catenaccio “Avrebbe commissionato un pestaggio”. Nel corpo dell’articolo posto in parte in prima e per il resto alla pagina 2 del giornale, si affermava in particolare che “la nuova residenza per anziani (…) di Manduria si trova al centro di una vicenda dai risvolti penali conclusa, per ora, con l’arresto del titolare della struttura sorta alle porte di Manduria sulla via (…). An.Gr. 57enne di Caprarica, Lecce, questo il nome del proprietario della casa di riposo, è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di aver commissionato una brutale aggressione ai danni di due suoi ex soci. Dietro l’oscura vicenda si celerebbero interessi legati al controllo del lucroso business delle residenze sanitarie per anziani”. L’autore dell’articolo proseguiva riferendo che il 18/2/2011 i coniugi Fa.Ma. ed Al.Ru. avevano subito un’aggressione a colpi di spranga riportando lesioni, personali, e che una settimana prima della stesura dell’articolo gli agenti della Squadra Mobile di Lecce avevano arrestato “il presunto mandante titolare di (…) appunto” ed uno dei due esecutori materiali dell’attentato, tale An.Ca., spiegando che i “coniugi Ma. sarebbero stati puniti per aver denunciato Gr. per concorrenza sleale mettendo a rischio la realizzazione della casa di cura a Manduria”. Proseguiva ancora l’articolista riferendo che “al responsabile di (…) vengono contestate le accuse di lesioni aggravate, ingiurie diffamazione, e violenza privata”, dal momento che oltre ad avere commissionato l’aggressione era stato anche accusato di avere inviato lettere diffamatorie sui predetti coniugi al nuovo titolare della società che gestiva le residenze protette. Si evidenziava inoltre nell’articolo che “secondo quanto emerso dalle indagini Gr. (che deteneva il 33% delle quote della ldeas, titolare di (…) di Lecce) avrebbe cercato di allargare i propri affari restando nella società Id. e intestandone contemporaneamente una concorrente alla moglie, ai due figli e al cognato. Tramite la Is. in cui non compariva ma che secondo la polizia di fatto gestiva avrebbe fatto concorrenza ai suoi stessi soci progettando di costruire la nuova casa di cura a Manduria. Messo alle strette dalla denuncia che i coniugi Ma. avevano inoltrato alle autorità competenti, Gr. avrebbe pianificato quindi l’aggressione affidando il compito di spaventare la coppia a un dipendente del cognato”.
E’ pacifico tra le parti che l’articolo in questione venne pubblicato nella stessa data del 29/5/2012 anche sul sito internet della “(…)”.
1.2 – Sempre in fatto, e dalla ricostruzione posta a base dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP presso il Tribunale di Lecce il 21/5/2012 con la quale Gr.An. venne posto agli arresti domiciliari (ordinanza prodotta per estratto da parte dei convenuti e che non è contestato – fosse stata quella dispositiva dell’arresto di cui si faceva menzione nell’articolo), risulta che nel gennaio del 2000 era stata costituita in Lecce la Id. s.a.s., avente ad oggetto la gestione di case di cura dislocate nel territorio salentino, le cui quote erano riconducibili al Gr.An. ed alla coppia Ma. – Ru. Era riportato nell’ordinanza che nel maggio del 2010 la Ru., amministratore della Id. S.a.s., era venuta a conoscenza dallo stesso Gr.An. (il quale il 18/5/2010 ne aveva informato anche i soci) che quest’ultimo aveva “costituito una società per interposta persona formalmente intestata a due suoi figli alla moglie ed al cognato Fr.” con sede legale nello stesso stabile ove abitavano il Gr. ed i suoi soci, avente quale oggetto sociale l’operatività nello stesso settore economico della Id. S.a.s. Sempre secondo la ricostruzione fatta propria dal GIP, ben presto si era venuto a sapere che la società “fondata dal Gr.” era in procinto di realizzare una struttura socio – sanitaria nella provincia di Taranto ,proprio dove da tempo aveva deciso di espandersi la Id., la quale, proprio in quel periodo, aveva in corso una trattativa per l’acquisto di un immobile in Taranto. Era inoltre emerso che sempre in colloquio del maggio 2010 il Gr. aveva chiesto alla Id. S.a.s. la propria quota di utili non distribuiti, che per intesa tra gli stessi soci erano stati utilizzati nel 2007 per la ristrutturazione di un immobile in Lecce (…). Secondo la ricostruzione del GIP tali eventi avevano creato una situazione di forte tensione all’interno della compagine della Id. s.a.s., in quanto Gr.An., pur essendosi interessato della gestione ed amministrazione di tale società, stava ponendo in essere “una attività di concorrenza sleale attraverso altra società, solo formalmente non intestata a lui, ma concretamente allo stesso riconducibile”; per rispondere a tale – condotta i soci della Id. avevano allontanato Gr.An. dalla gestione societaria. A sua volta il Gr. aveva assunto per reazione nei confronti dei coniugi soci, condotte minacciose nei confronti di costoro e di altri collaboratori dell’azienda. In seguito sempre secondo gli accertamenti riportati nell’ordinanza, era emerso che i coniugi Ma. – Ru. attraverso i propri legali avevano presentato una istanza di accesso agli atti presso il Comune di Manduria relativa alla pratica edilizia volta ad ottenere permesso di costruire in favore della Is., società riconducibile ai Gr. finalizzata a proporre eventuale ricorso al TAR “nell’interesse del Ma. interessato alla vicenda in quanto titolare di struttura analoga in Mesagne”. A breve distanza temporale(di otto giorni) dalla data in cui gli incaricati dei legali si erano recati presso gli uffici del Comune di Manduria per visionare e ritirare gli atti richiesti, era intervenuta l’aggressione violenta in danno dei coniugi Ma. – Ru. che, secondo il capo di imputazione, era stata commissionata dal Gr.An. a terzi (ossia a Ca.Gi. ed a Fr.; risulta tuttavia che la misura fosse stata applicata solo in danno di Gr.An. e del Ca., mentre non è dato di sapere come fosse stata valutata dal GIP la posizione del Fr., posto che l’ordinanza è stata prodotta solo in estratto di alcune pagine).
1.3 – Dalla documentazione in atti (visura della Camera di Commercio di Lecce) si evince inoltre che la IS. S.r.l. con sede in Caprarica di Lecce era stata costituita il 15/4/2010, con oggetto sociale esteso alla gestione di strutture residenziali per anziani, e che amministratore unico era stato nominato Gr.Va. Sempre dalla visura si ricava che il 29/10/2012 soci della Is. s.r.l. erano Gr.Va., Gr.Pa. e Fr.Vi., e che in precedenza (il 26/10/2012) Gr. Donata aveva donato proprie quote sociali in parte in favore di Gr.Va. ed in parte in favore di Gr.Pa. Non consta invece che Gr.An. avesse mai rivestito qualità di socio o componente di organi amministrativi della IS. s.r.l., né che formalmente ne fosse stato dipendente. E’ altresì incontroverso (e risulta dalla richiamata visura camerale) che il 13/2/2012 la IS. S.r.l. avesse iniziato l’attività della struttura di ricovero per anziani denominata “(…)” ubicata in Manduria.
1.4. – Non è stato inoltre specificamente contestato entro i termini perentori per l’allegazione dei fatti di causa e per gli effetti di cui all’art. 115 comma 1 c.p.c., quanto esposto dai convenuti nella propria comparsa di costituzione e risposta, circa il fatto che in data 19/3/2012 si era presentato presso la sede del quotidiano “La.” lo stesso Gr.An. che, qualificandosi “titolare” della IS. S.r.l. aveva sottoscritto un contratto di pubblicizzazione della struttura denominata (…) sul quotidiano cartaceo e sul sito internet, per la durata di un mese. A riguardo è stata anche prodotta(doc. 4 fascicolo di parte dei convenuti) una proposta di commissione per pubblicità sul quotidiano La. e sul relativo sito internet della durata di un mese con firma in calce e timbro della IS. S.r.l. quale “committente”. Sul punto la difesa della società attrice nella prima risposta successiva(memoria ex art. 183 comma 6 n. 1 c.p.c.) e comunque entro la scadenza dei termini perentori utili per l’allegazione dei fatti di causa, si è limitata ad affermare l’irrilevanza dell’episodio al fine di configurare l’esimente dell’errore scusabile nell’esercizio del diritto di cronaca, senza tuttavia negarne espressamente la storicità, e senza porre in dubbio che le inserzioni pubblicitarie fossero state in seguito effettuate. Sono pertanto tardive ed irrilevanti le contestazioni introdotte da IS. S.r.l. circa la storicità del fatto con gli scritti conclusionali.
2 – Ciò ritenuto in fatto, occorre ricordare che secondo consolidati princìpi elaborati dalla giurisprudenza vi è legittimo esercizio del diritto di cronaca (nella specie giudiziaria, visto che si dava notizia dell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare e delle vicende ad essa sottese) da parte del giornalista, quando vengano rispettate le seguenti condizioni: a) la verità (oggettiva o anche soltanto putativa, purché frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca) delle notizie riferite; b) la continenza e cioè il rispetto dei requisiti minimi di forma che debbono caratterizzare la cronaca (e quindi tra l’altro l’assenza di termini esclusivamente insultanti), posto che lo scritto non deve mai eccedere lo scopo informativo da conseguire e deve essere improntato a serena obiettività, con esclusione di ogni preconcetto intento denigratorio; c) la sussistenza di un interesse pubblico all’informazione (vedi ex multis: Cass. civ. 27/1/2015, n. 1435; id. 25/8/2014, n. 18174; id. 14 ottobre 2008, n. 25157; id. 6/4/2001 n. 5146; Cass. 19/12/2001 n. 15999; Cass. 15.12.2004, n. 23366; id. 18.10.1984, n. 5259).
2.1. – Nella specie IS. S.r.l. ha lamentato il carattere diffamatorio dell’articolo diffuso il 29/5/2012 per la violazione dei limiti di verità e continenza. L’istante ha evidenziato in particolare la non rispondenza al vero dell’articolo del 29/5/2012, non avendo Gr.An. mai ricoperto alcun ruolo direttivo, né le qualità di “titolare” “responsabile”, “direttore” o “proprietario” della Casa di riposo (…), pertanto dare falsa notizia di quelle cariche (o titolarità) in capo all’indagato avrebbe arrecato discredito alla stessa struttura, e in conseguenza alla reputazione ed immagine del soggetto (la IS. S.r.l.) che ne era effettiva titolare. Ha inoltre lamentato l’istante la non rispondenza dell’articolo al limite esterno di continenza, essendo le espressioni utilizzate (in una all’impropria attribuzione al Gr. delle appena indicate qualità) di carattere offensivo, perché tali da suscitare la convinzione nel lettore che la struttura denominata “(…)” di proprietà della IS. S.r.l., da poco avviata in Manduria al momento dell’articolo, fosse “al centro” di quelle “oscure” e poco commendevoli vicende penali, dietro le quali si sarebbero celati “interessi legati al controllo del lucroso business delle residenze sanitarie per anziani”; convinzione rafforzata anche mediante l’uso di espressioni di carattere allusivo (con l’inciso “vicenda dai risvolti penali conclusa, per ora, con l’arresto del titolare della struttura sorta alle porte di Manduria”).
3 – Quanto al requisito di verità dei fatti narrati, non è stato contestato, per gli effetti di cui all’art. 115 comma 1 c.p.c., che Gr.An. non rivestisse dal punto di vista giuridico – formale, al tempo della diffusione dell’articolo del 29/5/2012, la qualità di “direttore” della struttura denominata “(…)”, oppure di suo “titolare” o “responsabile” o “proprietario”, essendo piuttosto titolare della struttura la IS. s.r.l., società della quale ,come si è detto innanzi, il Gr.An. non rivestiva neppure la carica di amministratore o di socio quotista (v. la visura camerale prodotta in atti), né risulta rivestisse qualità di dipendente o collaboratore autonomo quale “direttore” della struttura. Del resto è pacifico che sull’edizione internet del quotidiano fosse comparsa (secondo l’attrice il 31/5/2012, e secondo la convenuta già il 29 maggio) una parziale rettifica dell’articolo originario nel quale si era specificato che “An.Gr. 57 anni di Caprarica di Lecce arrestato una settimana fa perché sospettato di essere il mandante di una aggressione ai danni di due ex soci, non è il titolare della casa di riposo (…) di Manduria ma un collaboratore. I soci della Is. srl, proprietaria della struttura, sono invece Valentino e Paolo Gr. e Fr., tutti parenti, residenti anche loro a Caprarica di Lecce i quali non sono coinvolti nell’inchiesta in questione. Loro tre non sonò dunque stati raggiunti da nessun provvedimento della magistratura e la casa di riposo (…) di Manduria è pertanto estranea alla vicenda”.
Sotto il profilo meramente giuridico – formale, l’attribuzione al Gr.An. delle alternative qualità di cui innanzi nell’articolo originario del 29/5/2012 sarebbe quindi viziata da errore. Ricorrono tuttavia elementi per ritenere che attraverso l’attribuzione di quelle qualifiche (“direttore”, “proprietario” “responsabile”, “titolare” della struttura di ricovero manduriana) l’articolista avesse inteso fare richiamo non già al profilo meramente giuridico – formale di “titolarità” o “proprietà” o “direzione” della Casa di riposo (…), quanto piuttosto, seppure con espressioni imprecise ed atecniche, all’aspetto sostanziale della titolarità economica o di gestione di fatto della stessa struttura, pur formalmente riconducibile alla IS. S.r.l. (denominazione della società cui formalmente era ricondotta la Casa di riposo, e che pure veniva citata nell’articolo). La circostanza che l’articolista avesse avuto riguardo al dato della titolarità o gestione “di fatto” della IS. S.r.l. si desume non dalle singole definizioni utilizzate in riferimento alla persona di Gr.An. (“proprietario”, “direttore” o “titolare” della struttura di nuova apertura) ma piuttosto dal complessivo contenuto dell’articolo. Questo era globalmente inteso a spiegare che, secondo le accuse poste a base dell’indagine penale che aveva dato luogo all’arresto, il Gr.An. aveva rivestito la qualità di effettivo promotore della realizzazione della Casa di riposo poi aperta in Manduria, sia pure intestandone formalmente le quote a propri congiunti ciò proprio perché la nuova società era destinata ad operare in settore economico già presidiato da altra società concorrente (la Id. titolare della Casa di riposo (…) in Lecce) di cui lo stesso Gr. era quotista. Ciò si desume chiaramente dalla parte finale dell’articolo in cui, dopo essersi data notizia della ricostruzione operata dagli inquirenti, si evidenziava che “tramite la Is. in cui non compariva ma che secondo la polizia di fatto gestiva” l’arrestato avrebbe inteso fare “concorrenza ai suoi stessi soci progettando di costruire la nuova casa di cura a Manduria”; e si evidenziava che fosse stata proprio questa circostanza a dare luogo ad una denuncia dei coniugi Ma. – Ru., ed alla successiva aggressione violenta che secondo gli inquirenti il Gr. aveva pianificato allo scopo di intimidire i propri rivali. Ove quindi le censurate espressioni dell’articolo siano ricollegate – come sembra corretto alla luce del complessivo significato di quello scritto – ad una titolarità o gestione di fatto della Casa di riposo da parte dell’arrestato ,sia pure dietro intestazione formale alla compagine della IS. S.r.l., a sua volta composta da stretti congiunti dell’indagato, non può ravvisarsi violazione del principio di verità, avendo l’articolista in tal modo riferito, dandone notizia, quanto emerso dalle indagini di polizia giudiziaria, riferendo le proprie affermazioni a quelle(v. l’inciso “ma che secondo la polizia di fatto gestiva”), e non manifestato personali e volute distorsioni della realtà intese a denigrare od offendere, secondo la schema della diffamazione. Né può obiettarsi che sarebbe spettato al giornalista controllare i dati formali emergenti dalle visure camerali al momento della pubblicazione dell’articolo, e che l’omissione di tali verifiche escluda la scriminante del diritto di cronaca, anche putativa, ai sensi dell’art. 59 c.p. L’argomento non è convincente, in quanto a fronte di una titolarità o gestione di fatto, una consultazione del dato formale non sarebbe stata evidentemente utile. Non varrebbe neanche affermare, a sostegno della propugnata configurabilità di una fattispecie di diffamazione, che neppure la gestione di fatto della IS. S.r.l. da parte di Gr.An. corrispondesse al vero. Quand’anche ciò fosse stato, era comunque configurabile in capo all’articolista la scriminante dell’esercizio putativo del diritto di cronaca per errore scusabile, trovando la convinzione circa la gestione di fatto, sostegno non solo in una fonte qualificata ed autorevole (appunto il provvedimento giudiziario del 21/5/2012, nel quale si affermava con riferimento agli accertamenti di indagine che Gr.An. aveva “costituito una società per interposta persona formalmente intestata a due suoi figli alla moglie ed al cognato Fr.”, definendosi altresì quella società come “fondata” dall’indagato), ma nello stesso comportamento della Is. S.r.l. Ed infatti poco tempo prima della pubblicazione dell’articolo quest’ultima aveva consentito al Gr.An. di manifestarsi all’esterno quale “titolare” della società contrattando autonomamente con i responsabili del La. dei lanci pubblicitari spendendo il nome della società, ed utilizzandone anche il timbro(v. proposta di commissione pubblicitaria del 19/3/2012 in atti riguardante, come è pacifico, la struttura (…)). Ed è incontestato che la stessa IS. S.r.l. si fosse giovata del contratto pubblicitario stipulato da Gr.An., quanto meno tollerando la spendita del proprio nome, in tal modo dando luogo ad una situazione di apparenza circa la titolarità del potere di firma in capo al Gr.An., e suscitando affidamento non colposo, circa l’effettiva riconducibilità della gestione di IS. s.r.l. (e perciò della casa di riposo (…) oggetto della pubblicità) alla persona dell’arrestato.
4 – Non si ravvisa neppure nell’articolo in questione violazione del limite di continenza nell’esercizio del diritto di cronaca. Quest’ultimo, secondo consolidato insegnamento, comporta che il giornalista nel riferire la notizia debba usare correttezza formale, moderazione, misura e proporzione nelle modalità espressive, le quali non devono trascendere in attacchi personali o gratuitamente offensivi diretti a colpire l’altrui immagine, dignità morale o professionale, con riferimento non solo al contenuto dell’articolo, ma all’intero contesto espressivo in cui lo stesso è inserito (ex multis da ultimo Cass. civ. 27/8/2015, n. 17198 – id. 27 – 12015 n. 1435). L’espressione figurata secondo cui la nuova residenza per anziani (…) di Manduria si fosse trovata “al centro di una vicenda dai risvolti penali”, conclusa “per ora” con l’arresto del reputato “titolare” della struttura non comportava, per sé la violazione del limite in questione. Dal contesto dell’articolo si desume infatti che tale espressione non fosse in realtà gratuitamente insultante ed arbitraria, ma ricollegabile al fatto che l’apertura di quella casa di riposo in Manduria – mediante società intestata ad alcuni congiunti del Gr. – avesse avuto, secondo le accuse contestate e poste a base dell’arresto, un evidente rilievo eziologico nei contrasti insorti tra l’arrestato e gli aggrediti e nello stesso movente dei fatti di reato contestati. Ciò in relazione al tentativo dell’indagato Gr., riferito nell’articolo, di allargare il proprio giro d’affari – già costituito dalla gestione di strutture analoghe in Lecce mediante la società Id. di cui era quotista insieme agli aggrediti – intestando le quote della nuova società concorrente Is. a propri congiunti col progetto di “costruire la nuova casa di cura a “Manduria” ossia la “(…)”. Del resto tale ricostruzione appare effettivamente desumibile dalla stessa ordinanza di custodia cautelare del 21/5/2012, il cui contenuto sul punto è stato in precedenza riassunto. Né il riferimento ad una vicenda dai risvolti penali, conclusa “per ora” con l’arresto del reputato “titolare” aveva l’evidente carattere denigratorio o allusivo che ad essa si attribuisce da parte della società attrice, essendo ben suscettibile di essere intesa quale mero riferimento temporale in una indagine di carattere penale che avrebbe potuto offrire ulteriori sviluppi. Anche sotto gli altri profili segnalati le espressioni utilizzate nell’articolo del 29/5/2012 non erano gratuitamente insultanti nei confronti della Is. s.r.l.. Esse erano rivolte – sia pure con stile giornalistico non privo di una qualche enfasi – a richiamare il contesto di fatto nel quale era maturato il provvedimento che aveva disposto l’arresto del Gr., ponendolo in relazione con gli i aspri contrasti di interessi insorti tra il mandante dell’aggressione e gli aggrediti nell’ambito di un settore economico fonte di potenziali lauti guadagni. In particolare nelle espressioni “il business delle case di riposo” ed “interessi legati al controllo del lucroso business delle residenze sanitarie per anziani” non è possibile intravedere alcuna specifica carica offensiva o denigratoria, posto che la finalità di lucro è di norma propria di qualsiasi attività di impresa, quale appunto quella svolta da. Is. S.r.l. mediante la gestione della struttura per anziani aperta in Manduria. E’ inoltre fatto notorio che l’assistenza agli anziani è esigenza sociale in espansione (con l’aumento dell’incidenza della vita media ed il mutamento delle strutture familiari), e quindi probabile fonte di guadagno per chi se ne occupi professionalmente mediante strutture organizzate; queste ultime tuttavia richiedono notoriamente sostanziosi investimenti, dai quali è pertanto lecito attendersi proporzionati ritorni economici. Né il riferimento ad “oscure vicende” di carattere “penale” riconducibili ai contrasti insorti con riguardo alla gestione di strutture per anziani assumeva alcuna gratuita valenza offensiva. La definizione di “oscuro” attribuita alle vicende narrate da intendersi come “non del tutto chiare” (oppure anche per traslato tali da suscitare dubbi e sospetti, o moralmente poco limpide) non appare gratuita o inappropriata, avendo dato luogo à contrapposizioni di interessi talmente aspre da occasionare, secondo la ricostruzione del giudice penale effettivamente desumibile dall’estratto dell’ordinanza del 21/5/2012, una violenta e pericolosa aggressione fisica in danno di alcuni dei contendenti.
5 – Le considerazioni che precedono portano ad escludere la valenza diffamatoria dell’articolo pubblicato il 29/5/2012 (in forma cartacea e sulla edizione internet) e la stessa antigiuridicità della condotta, sussistendo la causa di giustificazione (quanto meno putativa per quanto innanzi s’è detto) del diritto di cronaca giudiziaria, e non essendo stati travalicati i limiti che condizionano la liceità della condotta per gli effetti dell’art. 2043 c. civ. La non configurabilità di un reato posto in essere dal giornalista, esclude anche la ricorrenza astratta del reato omissivo colposo di cui all’art. 57 c.p. in capo al direttore responsabile Di.Na., dal momento che tale fattispecie presuppone la commissione da parte del giornalista autore dell’articolo di un reato di diffamazione (Cass. pen. 17/11/1999 n. l062). Va esclusa nel contempo la responsabilità dell’editrice preponente Di.Fr. sia in forza dell’art. 11 l. 8/2/1948, n. 47 (non essendo configurabile nella pubblicazione un reato),sia ai sensi dell’art. 2049 c. civ. (presupponendo quest’ultima fattispecie la commissione di un illecito civile doloso o colposo da parte del preposto e pertanto l’assenza di cause di giustificazione). La non commissione di un reato da parte dei convenuti esclude la debenza della chiesta riparazione pecuniaria ex art. 12 l. n. 47 del 1948; quest’ultima presuppone infatti la sussistenza di tutti gli elementi costitutivi del delitto doloso di diffamazione (Cass. 8 agosto 2007, n. 17395). La non ricorrenza di una fattispecie di diffamazione nello scritto del 29/5/2012, esclude infine anche la rilevanza della prova testimoniale chiesta da parte convenuta (cfr. capitoli 1 – 4 della memoria del 12/1/2015) in ordine alle ragioni della mancata pubblicazione di una rettifica ex art. 8 stampa anche sull’edizione cartacea del quotidiano “La.”; del resto il risarcimento del danno è stato richiesto da parte attrice(v. conclusioni della citazione sostanzialmente richiamate nella memoria ex art. 183 comma 6 n. 1 c.p.c. del 10/12/2014) in diretta dipendenza della pubblicazione dell’originario articolo del 29/5/2012 perché in tesi diffamatorio, e non della successiva mancata pubblicazione di una rettifica dello stesso.
La non configurabilità dell’illecito diffamatorio comporta in definitiva il rigetto della domanda. Le spese di lite seguono la soccombenza nella misura di cui in dispositivo.
1) rigetta la domanda formulata da IS. S.r.l. con atto di citazione in riassunzione del 5/5/2014 nei confronti di Di.Na., Di.Fr. e La. in persona del Direttore responsabile;
2)condanna IS. S.r.l. in persona del suo legale rappresentante pro tempore al pagamento in favore dei convenuti delle spese del giudizio, liquidate in complessivi Euro 7000, oltre rfsg al 15% iva e cap in misura di legge.
Così deciso in Taranto il 2 maggio 2016. Depositata in Cancelleria il 2 maggio 2016.