Source: http://www.centrofrancescanodiascolto.it/informale_docs/informale_2004.html
Timestamp: 2020-08-13 11:38:35+00:00
Document Index: 74535334

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 15']

SOMMARIO anno 2004
Un anno colorato di volti nuovi (Livio Ferrari)
Nel 2003, sulle strade della solidarietà
Francescani per iniziative coraggiose (Fulvianna Godino)
Dalla strada alla “Luna” (Irene Rigobello e Alessandro Sovera)
Al tavolo delle povertà (Vittorio Fiore)
Un ascolto sempre più quotidiano (Fabio Furini)
Donne dentro, incontro e condivisione (Rossella Magosso)
Mostrami Signore il tuo volto (Christian Malanchin)
Un anno colorato di volti nuovi
Dopo quindici anni di attività, all’inizio di questo 2004 è possibile non solo fare un resoconto ed un’analisi di quanto avvenuto nei dodici mesi precedenti ma soprattutto rilevare le differenze tra l’azione volontaria di ieri e quella di oggi.
Per molto tempo abbiamo tutti operato con grande dispiego di forze nelle tecniche da affinare e all’attenzione da dedicare nell’incontro con la persona in disagio. A seconda dei percorsi, culturali ed esperienziali, le proposte e i progetti erano attraversati da un’idea comune di miglioramento della qualità della vita delle persone in difficoltà e di conseguenza della comunità intera.
In questi ultimi anni la situazione si è progressivamente trasformata al punto che tanta parte del nostro tempo di volontari si è costretti a dedicarla all’impegno politico di coordinamento, di forum, di tavoli attraverso i quali coagulare più forze possibili per arginare e contrapporsi alle proposte di nuove leggi che sono condite di processi destabilizzanti ed emarginanti.
Abbiamo lottato per oltre due anni, con un successo in certi momenti insperato, contro la proposta di legge che voleva stravolgere la normativa sul tribunale dei minoreni e la famiglia; che voleva aumentare il carcere e ridurre la messa alla prova per i minori che commettono reati; che voleva portare l’età punibile dagli attuali 14 ai 12 anni; che voleva mandare i rei in età minorile al carcere per adulti già al compimento del diciottesimo anno di età. Tutto questo nella perversa logica di una società vendicativa, punitiva e repressiva.
Ora la grossa battaglia all’orizzonte è contro l’annunciata proposta di legge che vuole modificare sostanzialmente l’attuale impianto legislativo che disciplina i rapporti con il volontariato, legge 266/91. Le prime scaramucce sono iniziate nell’Osservatorio Nazionale del Volontariato, un Organo del Ministero Affari Sociali, dove furbescamente è stata fatta transitare una bozza che va bene alle grosse organizzazioni del terzo settore, che si dicono volontariato anche se non lo sono, e che vuole ridurre l’azione di gratuità e la forza sociale che il volontariato esprime a mera impresa sociale, snaturandone la storia, l’etica e il ruolo. A corredo l’art. 15 che prevede la gestione diretta da parte dei poteri politici, assessorati regionali e ministero del welfare, del 50% dell’ammontare complessivo che viene elargito ai progetti delle associazioni di volontariato dai centri servizio.
Queste le due punte più grosse che emergono dall’iceberg di un momento storico di ritorno al passato, nel senso peggiore del termine, e che rendono ancora più drammatiche le condizioni di vita delle persone più deboli.
Ecco perchè, allora, nell’anno 2003 il Centro Francescano di Ascolto ha speso molte energie nell’organizzare una serie di incontri seminariali, rivolti alla città. Momenti di dibattito e confronto che hanno voluto rilanciare l’allarme per vecchie problematiche (dipendenze, informazione, giustizia, pace) e nuove forme di sfruttamento degli esseri umani nel nostro territorio (prostituzione). Quest’ultimo segnale di pericolo che abbiamo lanciato, il quale per fortuna ha trovato attenzione e riscontro nelle istituzioni, è stato oggetto di mormorii da parte dei soliti benpensanti, così legati al metodo dello struzzo.
E’ con soddisfazione che, dopo anni e anni da voce che predica nel deserto, finalmente abbiamo visto nascere il tavolo di coordinamento sul carcere. Un ulteriore e necessario passaggio per avvicinare sempre di più la popolazione libera a quella reclusa, per colmare quel fossato di ignominia e vendetta che la nostra società non è ancora stata in grado di superare. Non nella logica del pietismo o in quella contraria della punizione fine a se stessa, ma nelle dinamiche della restituzione del danno, in una pena che sia veramente educativa e “costi”, non ulteriormente alla collettività, per un recupero e reinserimento reale e cosciente.
Il 2003 è anche da ricordare, per la nostra associazione, come un anno di grande ricambio nella presenza dei volontari. Diversi compagni di viaggio hanno dato la precedenza alla famiglia o al lavoro, ma l’arrivo di volti nuovi ha colorato l’impegno di coloro che sono rimasti, e ridato gioia e forza a tutti per un rinnovato stupore nell’incontro con il Cristo sofferente.
Tanti sono oramai gli ambiti in cui i volontari sono impegnati, oltre a quelli sul carcere e sulla prostituzione, siamo nella Consulta provinciale dell’immigrazione, nella Consulta provinciale sulla pace, nel Tavolo di assistenza legale agli immigrati, nella Conferenza regionale volontariato giustizia del Veneto, nel Seac regionale Veneto, con Libera Veneto, nel Seac nazionale e personalmente, ma coinvolgendo anche alcuni volontari, nella Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia. Questo Organismo, che è nato con il contributo dell’amico scomparso Luciano Tavazza, essendo un progetto partito dal sottoscritto lo sento anche come dell’associazione, che è il luogo delle mie radici e del mio servizio, perciò è un po’ di tutti noi.
In questi sei anni di vita e dieci di costruzione, la CNVG è diventato un gigantesco soggetto che rappresenta coloro che si stanno spendendo nel carcere, contro la mafia, per i diritti, e in tutti i percorsi della giustizia. Ha trovato l’adesione dei più grossi Organismi nazionali (Caritas Italiana, Arci Ora d’Aria, Antigone per i diritti e le garanzie nel sistema penale, Libera associazioni nomi e numeri contro le mafie, San Vincenzo de’ Paoli, Fondazione Italiana per il Volontariato, Comunità Papa Giovani XXIII, Comitato per il Telefono Azzurro, Seac Coordinamento Enti e Associazioni di Volontariato Penitenziario) e il radicamento in tutte le regioni con altrettante conferenze regionali.
Possiamo perciò affermare che il Centro Francescano di Ascolto, questo piccolo tralcio che insiste nell’albero della solidarietà, desidera anche per il futuro continuare ad essere promotore di giustizia nell’attenzione ai dolori e alle fatiche umane sulle orme di San Francesco.
1. Roma – Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia – Seminario “Giustizia e società: il volontariato penitenziario si conta” - 2. Padova – Caritas Diocesana – Corso di formazione “Il volto dietro le sbarre- Carcere e società” - 3. Torrette di Ancona – Itis Volterra di Torrette (An) – Seminario “Sogni di cartone” - 4. Roma – Lega delle Autonomie – Convegno nazionale “Salute in carcere, un diritto da garantire” - 5. Treviso – Centro di Servizio per il Volontariato – Convegno “Voci di dentro” - 6. Fano (PU) – Associazione Officina – Convegno “Carcere pattumiera umana e sociale” - 7. Cagliari – Movi – Convegno nazionale “Dalla terra promessa alla terra permessa” - 8. Castiglione della Pescaia (Gr) – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Seminario nazionale “Interventi integrati nel carcere” - 9. Terni – Centro di Servizi per il Volontariato – Convegno “Diritti e legalità nell’Italia che cambia” - 10. Rovigo – Istituto Tecnico Commerciale – Corso “Art. 27 della Costituzione” - 11. Roma – Società di S. Vincenzo De’ Paoli – Seminario “Il problema carcerario in Italia: attualità e prospettive” - 12. Pisa – Cesvot – Corso di formazione “Il protocollo d’intesa tra la CNVG e il Ministero della Giustizia” - 13. Roma – Federazione Nazionale della Stampa Italiana – Convegno nazionale “Diritti e giustizia per i minori” - 14. Palermo – Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia – Convegno Nazionale “Giustizia e solidarietà: istruzioni per l’uso” - 15. Palermo – CNVG – Tavola rotonda “Per una pace sociale” - 16. Aosta – Centro di Servizio per il Volontariato – Corso di formazione “Il volontariato in azione nel contesto carcerario: le dinamiche del quotidiano” - 17. Vibo Valentia – CRVG della Calabria – Convegno “Volontariato: giustizia e società” - 18. Milano – Università Cattolica del Sacro Cuore – Master di II livello - Tavola rotonda “Giustizia, volontariato, educazione” - 19. Roma – Seac – Convegno nazionale “Diritti e sicurezza” - 20. Roma – Antigone/Festa di Liberazione – Tavola rotonda “Giustizia e diritti visti dal carcere” - 21. Treviso – Associazione “Per ricominciare” – Corso di formazione “Volontariato e istituzioni” - 22. Roma – Gruppo Verdi alla Camera – Conferenza stampa “Morire di carcere” - 23. Milano – Sesta Opera San Fedele – Corso di formazione “Opportunità di azione nel volontariato giustizia” - 24. Padova – Sportello Giustizia dei CSV del Veneto – Convegno regionale “Aiuto: ridateci i nostri diritti” - 25. Eboli (Sa) – CRVG della Basilicata/Campania – Convegno regionale “Carcere...perchè?” - 26. Bari – Associazione Antigone – Convegno nazionale “I diritti umani sono universali”
Francescani per iniziative coraggiose
Ho conosciuto il Centro Francescano di Ascolto quando facevo parte dell’Ordine France-scano Secolare solo da qualche anno, nella Fraternità del piccolo paese di Canda ed ero venuta a Rovigo, semplicemente curiosa di conoscere questa derivazione dell’OFS. Se non sbaglio, era l’ottava Assemblea, il 2 febbraio 1997 ed erano presenti P. Giorgio ed il Padre Provinciale di allora, tornato in nottata dall’Angola, che voglio ricordare con commozione e riconoscenza: P. Urbano Bianco a 40 giorni dalla sua improvvisa scomparsa. E’ stata una magnifica giornata; mi sono commossa nell’apprendere di tante iniziative e mi ha edificato la capacità di questi giovani di sacrificarsi per il prossimo, per gli ultimi. Partecipavo dunque quasi per caso, ma il Signore si serve anche del caso per aprire gli occhi sulle necessità dei fratelli. Tornata a casa, sono andata a rileggermi gli articoli della Regola, che mi sembrava di sapere, ma ho scoperto che mi ero sempre accontentata della teoria e con una buona dose di presunzione ero soddisfatta di mettere in pratica l’art. 16: I Francescani reputino il lavoro come dono e come partecipazione alla creazione, redenzione e come servizio della comunità umana.
Il mio lavoro infatti prevedeva il contatto con fratelli sfortunati, minorati nel fisico, bisognosi di consigli ed incoraggiamenti. Ma, dopo aver sentito tante testimonianze di vero amore cristiano da parte degli aderenti al Centro, mi sono resa conto che nella Regola ci sono altri articoli che indicano come mettere in pratica la famosissima frase conclusiva dell’art. 4: I francescani Secolari si impegnino ad una assidua lettura del Vangelo, passando dal Vangelo alla vita e dalla vita al Vangelo. Questo articolo diceva prima che Francesco fece di Cristo l’ispiratore ed il centro della sua vita con Dio e con gli uomini. I francescani secolari sono tenuti ad imitare Francesco, e girando per le Fraternità, ho prestato più attenzione alla vita delle mie sorelle e fratelli francescani, di cui con molta discrezione ed umiltà in genere non si conoscono le opere, ma ci sono tanti che si adoperano in difesa della vita (come nel Centro Aiuto alla Vita) o dei fratelli più emarginati, come gli Amici di S. Francesco che servono i poveri nella distribuzione dei viveri, vestiario, mensa, etc.
I volontari di questo Centro e gli altri, cercano di seguire Francesco d’Assisi, di cui il Vescovo Mazzocato diceva nell’ultimo incontro con l’OFS diocesano a Costa in settembre: La spiritualità di S. Francesco è la spiritualità della Chiesa. Credo che questa sia una delle grandezze di S. Francesco. La sua qualità è di averla introdotta in maniera radicale. Saggiamente Francesco, circa 750 anni fa, aveva messo nella Regola delle istruzioni pratiche per riuscire ad attuare l’evangelica forma di vita. Il testo della Regola è stato modificato nei secoli, ma sostanzialmente rimane intatto lo spirito, ed è un’indicazione precisa per avvicinarci al più grande comandamento che Gesù è venuto a proporre per completare la legge di Mosè: ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso.
Nella prima lettera di Giovanni è ripetuto costantemente che non si può dire di amare Dio, se non si ha un’attenzione premurosa, samari-tana, verso i fratelli. Ho evitato di dire “se non si amano i fratelli”, perché se facciamo un’inchiesta, la maggioranza risponderà convinta: “si, li amo”, ma aggiunge qualche se, es.“ se mi stanno alla larga” o qualche altra limitazione, che chi lo dice non si accorge che sottintende un chiaro e completo no, perché il Vangelo è molto chiaro: il vero amore è senza condizio-namenti.
Madre Teresa di Calcutta ha scritto: Oggi Gesù rinasce, vive e muore nelle persone rifiutate, disoccupate, ignorate, affamate, malate, senza vesti e senza casa. Sembrano inutili allo Stato, alla società e nessuno ha tempo per loro. Trovarli ed aiutarli spetta a noi, a me e a voi. Sono loro il Cristo di ieri, di oggi e di domani, che voi ed io dobbiamo riconoscere. Non accontentiamoci di dare solo denaro. Queste persone hanno bisogno delle nostre mani che servano, del nostro cuore che le ami.
I francescani secolari in genere lo hanno capito, e nella loro vita hanno fatto posto per il volontariato, seguendo appunto la Regola. Permettete che ve ne legga alcuni passi: art. 13: Come il Padre vede in ogni uomo i lineamenti del Suo Figlio, i francescani accolgano tutti gli uomini con animo umile e cortese, come dono del Signore e immagine di Cristo…Saranno lieti di mettersi alla pari… specie dei più piccoli, per i quali si sforzeranno di creare condizioni di vita degne di creature redente da Cristo. art. 14: Chiamati, con tutti gli uomini di buona volontà, a costruire un mondo più fraterno ed evangelico, per la realizzazione del Regno di Dio, consapevoli che chiunque segue Cristo uomo perfetto, si fa lui pure più uomo, esercitino con competenza le proprie responsabilità nello spirito cristiano del servizio. art. 15: Siano presenti con la testimonianza della propria vita umana ed anche con iniziative coraggiose tanto individuali che comunitarie, nella promozione della giustizia e in particolare nel campo della vita pubblica, impegnandosi in scelte concrete e coerenti alla loro fede. Dobbiamo dare atto che di iniziative coraggiose per la promozione della giustizia, in tutti questi anni, il Centro Francescano di Ascolto di Rovigo, ne ha fatte parecchie. Riprendo i miei appunti dell’ottava Assemblea, che ho ricordato spesso nei miei interventi nelle piccole fraternità formate da persone anziane, che visito come Ministro Diocesano. Ed oggi lo ripeto ai giovani volontari, invitandoli a non sottovalutare l’aiuto che gli “inutili” per la società, possono invece dare al vostro lavoro. P. Giorgio, commentava quel giorno il titolo di quella Assemblea (come questa di oggi): “Nel nome del Signore”, dicendo: c’è nei volontari francescani la consapevolezza di una Presenza soprannaturale ed uno dei loro compiti è appunto quello di comunicare questa Presenza, senza prediche, ma mettendo in atto le opere di misericordia. E’ Dio che agisce, e chi lavora è strumento, neppure il più importante, per il buon esito. Infatti alle spalle di questi ci sono tante preghiere nascoste e silenziose ed offerte di sacrifici: nei monasteri delle Clarisse, e di tanti terziari anziani. Nel 1997 l’assemblea si è tenuta nella festa della Presentazione di Gesù al Tempio. Sempre P. Giorgio notava: Fra la tanta gente che riempiva il Tempio, solo due vecchi, Simeone ed Anna si sono accorti che Gesù era il Messia, perché erano lì per cercare l’intimità con Dio, in preghiera. Poi Livio aveva detto: abbiamo avuto l’esperienza quotidiana del fallimento, ma non ci siamo fermati. E’ costante la Croce nella Chiesa, nelle Fraternità, ed il maggior peso ricade proprio sui fratelli anziani, malati, che aggiungono alla loro condizione precaria e dolorosa, il senso talvolta angosciante della propria inutilità. Ecco: l’importante sarebbe far loro capire quale ricchezza hanno nell’economia di Dio, offrendo la loro inattività, le sofferenze e dedicando il loro troppo tempo libero alla preghiera. Lo fanno sicuramente già, ma aumenterebbe di efficacia se lo facessero in nome della Comunità. Mi piace concludere con le parole di quel giorno di P. Urbano che oggi è presente con lo spirito in mezzo a noi e ci incoraggia a proseguire “Nel nome del Signore”: il Centro francescano di ascolto è opera che viene da Dio e deve essere sempre in Dio. E’ fondamentale la dimensione evangelica della carità. Anche Francesco ha cominciato con un atto umano di solidarietà, avvicinando il lebbroso con ripugnanza, ma ha scoperto in lui il Cristo della Passione, e si è convertito, scegliendo poi sempre gli ultimi, i crocifissi, per dir loro che risorgeranno, perché Gesù è risorto. Però la forza per aiutare il prossimo e noi stessi, viene dalla contemplazione e dall’orazione. Nessuno può fare il bene se non c’è qualcun altro che prega. Per questo ci devono essere sempre gli oranti e i contemplativi, come per il popolo d’Israele non ci sarebbe stato cammino se non ci fossero state le braccia alzate di Mosè.
Dalla strada alla “Luna”
di Irene Rigobello e Alessandro Sovera
La tradizionale attenzione del Centro Francescano di Ascolto verso le necessità presenti nel territorio, per il diritto di ogni persona a vivere in un ambiente sano, di avere relazioni affettive ed interpersonali, è alla base anche del progetto “Luna”. La prostituzione rappresenta un tema al tempo stesso scomodo e affascinante, per la complessità delle relazioni di vita quotidiana e dei rapporti sociali che attraversa. Il carattere solo nascente del fenomeno prostituzione nel nostro territorio non può essere inteso come alibi per non affrontarlo, ma al contrario, deve essere inteso come un’opportunità per analizzarne le dinamiche e le evoluzioni, permettendoci, così, di costruire interventi e risposte concrete per aiutare le vittime di sfruttamento sessuale. In questo senso il progetto “Luna” vuol essere un laboratorio di osservazione e sperimentazione propositiva, cercando di non trascurare nella formazione e nell’opera dei volontari né la preparazione teorica, né la capacità di azione pratica che un intervento di questo tipo richiede. La prostituzione è, prima e più che un problema sociale, un fenomeno sociale che riguarda tutti. Per questo motivo è necessaria fin dagli inizi del nostro impegno l’adozione di un orientamento aperto e collaborativo, nell’ottica di dialogo e cooperazione in rete sia con altre associazioni che le istituzioni. Come è nata Luna? Il 27 febbraio 2003 si è tenuto un seminario pubblico a Rovigo sul tema prostituzione, all’interno di un ciclo organizzato dal Centro Francescano di Ascolto. Questa è stata l’occasione per informarsi e confrontarsi, per la prima volta, sul tema prostituzione nella nostra città. Da quel momento di dibattito pubblico si è sentita l’esigenza di approfondire la conoscenza della realtà di Rovigo e provincia, relativamente al fenomeno in questione, giungendo poi alla creazione di una tavolo operativo presso la sede dei servizi sociali del comune di Rovigo, alla quale partecipano i rappresentanti del pubblico e del privato sociale (tra i quali rappresentanti della nostra Associazione). Da questi primi movimenti e rapporti si è fatta sempre più forte l’esigenza, da parte nostra, di creare un aiuto concreto, un ascolto attento alle esigenze delle persone vittime di sfruttamento fisico e psicologico. Il punto di partenza per la creazione di un servizio che possa realmente aiutare le persone deve tener conto anche di una quanto più possibile diffusa operazione di informazione sul servizio stesso, sulla sua esistenza ed ubicazione, sul suo target di utenza, sulle prestazioni che intende offrire. A tal fine abbiamo progettato del materiale informativo destinato a essere distribuito in diversi possibili punti di contatto con persone che potrebbero avvalersi del nostro aiuto. Parallelamente vogliamo dedicare quanta più attenzione possibile alla formazione dei volontari del Centro per una efficace gestione di questa problematica complessa e di non facile comprensione. La disponibilità all’ascolto e al colloquio libero, e a trovare quindi un aiuto pratico, efficiente ma allo stesso tempo non formale, vuole essere sempre l’obiettivo primario della nostra attività. Il progetto “Luna” potrà, pertanto, in futuro divenire luogo e spazio di riferimento dove offrire: a) informazioni sanitarie e possibilità di accompagnamento ai servizi socio-sanitari ubicati nel territorio, attraverso volontari e mediatori culturali; b) informazioni civiche attraverso una mappa dei servizi accessibili a stranieri senza documenti; c) informazioni legali relative alla legislazione sull’immigrazione; d) aiuto pratico a persone sfruttate, attraverso l’apporto di rete con altre organizzazioni impegnate in tutta Italia; etc. Lo slogan che abbiamo adottato per contraddistinguere questo servizio è: “Ascoltare per capire, capire per risolvere”.
Al tavolo delle povertà
Durante tutto l’anno ho partecipato, a nome della nostra associazione, alle riunioni della rete territoriale per i senza fissa dimora e in condizioni di povertà estrema, della quale si è tra i promotori e a cui si aderisce. La rete si è costituita coordinata dall’assessorato ai servizi sociali del Comune di Rovigo nell’ambito di ..”un progetto che si rivolge prevalentemente a persone che, in seguito ad un peggioramento delle condizioni di vita hanno subito un evento precipitante (quali uno sfratto, la perdita di lavoro,un divorzio, un lutto, etc.) che li ha portati alla perdita dell’abitazione e vivono in condizioni di povertà estrema associate alla mancanza di capacità relazionali, privi di un supporto familiare e di riferimenti solidi e significativi con la comunità circostante”. Pertanto il Comune, anche per conoscere la reale portata del problema, ha attivato un centro di ascolto affidato alla coop. sociale “Porto Alegre”, allo scopo di coordinare e integrare gli interventi utilizzando anche personale con esperienza nel settore della emarginazione. Inoltre, tramite associazioni di volontariato presenti nel territorio, ha istituito un servizio di strada per un primo contatto con persone emarginate e sono state migliorate strutture destinate all’accoglienza. In questo quadro, allo scopo di un sempre più ampio coinvolgimento delle associazioni di volontariato, è stata ravvisata l’opportunità di dar vita ad un organismo di raccordo e coordinamento fra l’Ente pubblico – Assessorato alle politiche sociali - e le associazioni stesse che operano in servizi rivolti a persone in condizioni di povertà estrema e senza fissa dimora, pervenendo alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa, il 29 aprile 2003, al quale hanno aderito tredici associazioni, con lo scopo di riunirsi periodicamente per confrontarsi sulle politiche sociali, sulle iniziative da prendere, per scambiarsi informazioni sulle attività svolte, per la promozione di progetti finalizzati a realizzare servizi rivolti a persone in stato di grave emarginazione. Allo stato attuale i servizi presenti nel nostro territorio che vedono impegnate le varie associazioni di volontariato, supportate dall’Ente pubblico sono: la mensa per i poveri, con la distribuzione di vestiario ed alimenti (Frati cappuccini, S.Vincenzo, Caritas diocesana, Croce Rossa femminile, Banco Alimentare); assistenza di strada tramite lo stazionamento di un camper per tre sere la settimana nei pressi della stazione ferroviaria (Associazione Emmaus); accoglienza di primo livello con disponibilità di alcuni posti letto per far fronte ad interventi urgenti e di breve durata (Centro Arcobaleno, Piccola casa di Padre Leopoldo, Associazione Emmaus); accoglienza di secondo livello per presenze che si prevedono più prolungate e che necessitano di attività di assistenza e di accompagnamento a favore degli ospiti (Associazione Portaverta, Associazione Raggio di sole); accoglienza di terzo livello per presenze che si prospettano di più lunga durata . Allo scopo sono disponibili due appartamenti ristrutturati di proprietà del Comune, l’attività verrà iniziata entro breve tempo. Ho voluto accennare brevemente alle tematiche sopra esposte perché ritengo utile che, all’interno dell’associazione, si conosca dove siamo impegnati anche se il nostro apporto (tramite la mia persona), durante lo scorso anno, è stato esclusivamente di presa di contatto e di presenza alle riunioni del tavolo di coordinamento. Inoltre ritengo anche importante che le informazioni in merito a tutti i tavoli sui quali siamo impegnati siano conosciute dai ogni volontario, perché nella nostra attività di attenzione e aiuto alle persone in difficoltà potremmo imbatterci in situazioni che possiamo risolvere indirizzando le persone alle strutture esistenti. Debbo infine sottolineare che i servizi richiamati richiedono un sempre più intenso coinvolgimento del volontariato, specie nella gestione concreta delle strutture e nella presenza presso le stesse. La nostra Associazione è orientata attualmente, stante le disponibilità esistenti, sui problemi del carcere e della giustizia, dove svolge una azione che ritengo insostituibile, tuttavia non fa male sapere che ci sono anche altri campi di intervento che richiedono mano d’opera, nella speranza che il nostro apporto possa essere in futuro più consistente.
Un ascolto sempre più quotidiano
Il 2003 è stato un anno di servizio ascolto e segreteria sempre più quotidianamente intenso e fedele, sia da parte dei volontari che delle persone che vi si sono rivolte.
La presenza settimanale continua di una ventina di volontari ha facilitato l’accoglienza dei diversi bisogni manifestati dalle persone che bussano alla nostra porta. Essi hanno ricevuto risposte di ascolto, di relazione, di informazione e di accompagnamento verso un cambiamento e risoluzione dei loro problemi.
Il lavoro espresso dal servizio ha permesso di rispondere tempestivamente alle richieste, di mantenere e perseguire il lavoro espresso nei progetti attuati dall’Associazione.
Le numerose richieste d’informazione, accanto alla promozione di iniziative e progetti di aiuto, hanno permesso di consolidare ed estendere la rete di rapporti e collaborazioni con gli Enti Pubblici (Assessorato Servizi Sociale del Comune di Rovigo, servizi dell’Asl 18, Centri di Servizio per il Volontariato, organismi del terzo settore regionali e nazionali), con associazioni di volontariato e cooperative sociali e con i cittadini.
Si è anche consolidata la progettualità esistente, resa più efficace dall’inserimento di nuovi volontari che hanno stimolato e reso efficaci le diverse iniziative promosse dal Centro dirette ad un lavoro di risposta ai problemi del disagio offrendo di conseguenza servizi più qualitativi e mirati.
Nella Tabella, riportata di fianco, si evidenzia un leggero aumento dei rapporti di rete che hanno permesso all’associazione di essere un importante punto di riferimento nel territorio in ambito sociale.
Il lavoro di segreteria permette ogni giorno di mantenere tutti i contatti con le varie realtà che lavorano e collaborano con l’associazione, offrendo informazioni utili a chi cerca aiuto o riferimenti adeguati alla propria richiesta, informando e collegando tra loro le attività e i servizi dei volontari.
Parallelamente c’è il disbrigo di pratiche amministrative (lettura e protocollo posta, telefonate, risposta alla corrispondenza, informazioni), oltre alla grande quantità di materiale di formazione senza il quale i volontari sarebbero privi delle informazioni e conoscenze necessarie per rispondere alle esigenze e necessità degli utenti e dei loro familiari.
Anche nel 2003 i contatti con l’utenza si sono concentrati maggiormente nei mesi invernali e primaverili. Rispetto all’anno 2002 si nota un discreto incremento dei contatti ed incontri con le persone, dalle richieste ed esigenze più specifiche.
Sono in costante aumento le problematiche che riguardano la detenzione. Qui la domanda d’aiuto si è concentrata nelle richieste di ascolto, sostegno e successivamente di inserimento lavorativo e di ricerca della casa. A questi interventi si è aggiunto l’informazione ed il sostegno a familiari e volontari che seguono la persona.
Lo sviluppo e il sostegno dei progetti d’inserimento lavorativo di detenuti e dello Sportello Giustizia, il maggior impegno profuso dai volontari nella Casa Circondariale di Rovigo, trovano nel servizio ascolto un ambito informativo e di mantenimento dei contatti con gli enti partecipanti all’esperienza. Un dato curioso è il ridursi delle problematiche legate al disagio familiare che però non scompaiono, ma riemergono in altre più forti e concrete come le richieste di lavoro e di casa sintomi di una marcata insicurezza economica che va ad incidere in situazioni familiari precarie.
Si constata poi un dato importante: è raddoppiato il numero di contatti con le persone straniere e in particolar modo con quelle che hanno a carico una famiglia. Esse vivono sempre più in situazioni di emarginazione e la risposta ai loro bisogni trova ancora poche risposte o progetti di aiuto e sostegno specifici per i loro principali problemi: la casa e il lavoro. Il Centro ha continuato a fornire loro aiuti primari e per lo più informazioni e riferimenti per una integrazione sociale nel territorio.
Sono in numero assai poco rilevante, invece, le richieste di aiuto legate alle problematiche del disagio psichico, dei senza fissa dimora e al sostegno dei malati di aids.
Un dato sempre positivo sono le richieste per fare volontariato nell’Associazione. Nel 2003 queste richieste hanno mantenuto il livello dell’anno precedente grazie alle varie iniziative di informazione e sensibilizzazione svolte in ambito scolastico e pubblico, ma sintomo anche di una ricerca, di una sensibilità ai problemi sociali legati ad un rinnovato impegno da parte delle persone.
Si è ulteriormente rafforzato il sistema dei rapporti di rete tra il Centro Francescano di Ascolto e le varie realtà sociali del nostro Polesine. I progetti attuati e le iniziative culturali devono trovare sempre più spazi specifici nella nostra realtà locale per poter dare risposte nuove e più efficaci ai bisogni delle vecchie e nuove povertà.
Mantenere i progetti esistenti con l’innesto di nuovi volontari deve permettere di impiegare in modo ottimale tutte le risorse umane ed esperienziali accumulate in questi quindici anni di servizio in Rovigo. Stanno diventando loro il cuore pulsante e il futuro vero dell’associazione, in modo speciale coloro che, anche nei servizi più nascosti, permettono agli altri di esserci ed accompagnare tante persone fuori dal tunnel del disagio e dell’emarginazione sociale.
Donne dentro, incontro e condivisione
Sono una volontaria di giovane esperienza carceraria, e il termine volontariato è una parola dal forte significato: donarsi, dedicarsi a chi è in difficoltà, senza condizioni. Il mio percorso come volontaria inizia molto tempo fa, ancora giovane iscritta all’Azione Cattolica. Fu poi interrotto perché iniziai a lavorare e ad avere famiglia. Il volontariato è ritornato quando sono andata in pensione; ho iniziato sotto vari aspetti a dedicarmi agli altri. Nel mio paese ho seguito e lavorato molto nel sociale, e poi sono approdata al Centro Francescano di Ascolto che si occupa anche di volontariato in carcere. Era da tempo che mi suonava nella testa la parola carcere, dopo alcuni episodi mi è sorta la necessità di conoscere questo mondo, questa realtà a me fino ad allora sconosciuta. Sul Gazzettino ho trovato un articolo nel quale Livio Ferrari faceva un appello a persone che potevano essere interessate a questo servizio, così ho risposto e il Centro mi ha accolta. Settimanalmente entro nella Casa Circondariale di Rovigo. La sensazione che ho nel varcare questi cancelli, pur non fraintendendo, non è di chiusura ma di ospitalità, in quanto ho trovato collaborazione da parte di tutti gli agenti della polizia penitenziaria, disponibilità e cordialità. Non ho sentito disagio neanche ai primi ingressi, forse arrivando da un mondo lavorativo come infermiera mi è stato più facile superare certe paure e pregiudizi. Sono entrata la prima volta con Michela, una volontaria giovane dell’associazione, piena di entusiasmo e voglia di conoscere. Alcune detenute un po’ per curiosità nel voler vedere chi trovavano, un po’ per uscire dalla loro cella sono arrivate all’incontro, è stato interessante e spontaneo. Gradualmente si è instaurato un rapporto di fiducia, simpatia e voglia di stare insieme senza un motivo specifico. Il nostro impegno, compito, sarebbe quello di raccogliere articoli che le detenute scrivono per poi inserirli nel giornale del carcere “Prospettiva Esse”. E’ difficile riuscire a farle scrivere, oltre al fatto che alla sezione femminile c’è un ricambio abbastanza continuo di detenute. Ci sono poi molte extracomunitarie che l’italiano lo capiscono ma hanno molta difficoltà a scriverlo. Ciononostante la mia presenza viene accolta e mi fa piacere costatare che c’è entusiasmo e voglia di comunicare. La maggior parte sono ragazze giovani, con alle spalle un bagaglio di vita, di esperienze, che però le ha già pesantemente segnate. Sanno apprezzare il nostro impegno nell’offrire loro un po’ del nostro tempo, il dialogare con scambio di opinioni sempre nel rispetto reciproco. Il mio è un modesto, semplice contributo che offro, ma mi rende carica perché questa esperienza mi ha resa più forte nell’accettare tutto ciò che di negativo la vita comporta. Ognuna ha la sua storia, non spetta a me giudicare, io offro la mia esperienza di vita fatta di normalità, di voglia di vivere, offro il mio sorriso sincero per entusiasmare i loro cuori. La vita è bella e vale la pena viverla, non sempre è generosa con tutti, tanti sono i risvolti per ognuno di noi, basta saper affrontare con impegno e caparbietà e non “mollare l’osso”. Abbiamo festeggiato il Santo Natale in carcere ed è stato un momento conviviale condiviso da quasi tutte le detenute, con me c’era Marta e una volontaria di un’altra associazione. Condivisione, voglia per un ‘attimo di spaziare e avvicinarsi al mondo reale che c’è fuori, questo ho colto nelle ragazze, ma con la coscienza di dover restituire ciò che devono alla giustizia. La sofferenza per un paio d’ore viene messa da parte, allegria e risate hanno tenuto compagnia a tutte noi, mescolandoci, perchè in quei momenti siamo tutte uguali.
Mostrami Signore il tuo volto
Da quasi tre anni, oramai, la strada della mia vita si è incrociata con quella degli amici del Centro Francescano di Ascolto, per un orizzonte di servizio rivolto ai fratelli in carcere, una via che all’inizio era piuttosto stretta, vissuta nelle difficoltà di un impatto con una realtà del tutto nuova per chi scrive, carica di sfide, che mi ha esposto continuamente al rischio di rifiuti o fraintendimenti. Ma dopo i primi mesi, quell’angusto sentiero si è sorprendentemente aperto davanti a me. Quest’anno veramente tante sono state le persone detenute che ho conosciuto e con le quali intrattenuto un rapporto personale, attraverso i colloqui del lunedì pomeriggio, traducendosi tutto ciò in un appassionante servizio anche all’esterno della casa circondariale, prendendo contatto con familiari ed amici dei detenuti, sportelli od uffici pubblici, ditte di lavoro etc… Un ritmo quindi intenso, da conciliare con gli impegni e lo stile di vita propri del cammino di formazione al sacerdozio che sto percorrendo in seminario a Rovigo. Come però un automobilista, quando è sicuro di sé, trovando una strada che gli sembra oramai di conoscere bene, tende a oltrepassare i limiti di velocità, ma così facendo, si espone al pericolo di un brutto scontro se incappa davanti ad un ostacolo imprevisto, così anch’io ho vissuto poco tempo fa un evento che mi ha provocato al punto tale da indurmi a mettere in discussione tutto il mio operare. Da alcuni mesi stavo seguendo un giovane ragazzo di origini nomadi al quale era stato concesso il beneficio della detenzione domiciliare. Ogni volta che lo incontravo i suoi pensieri erano concentrati su un’unica necessità: trovare un lavoro per poter cambiare vita e risollevare le proprie condizioni economiche, e si tormentava ogni giorno di fronte alla prospettiva di dover tornare a delinquere indotto dal bisogno, qualora non avesse trovato un’occupazione. Mi misi subito in ricerca di una sistemazione per lui, ma dopo i primi contatti con diverse ditte, compresi che si trattava di un tentativo quasi disperato poiché nessuno era disponibile ad assumerlo, proprio a causa dei suoi precedenti penali. Preso da scoraggiamento e dall’urgenza di affrontare altri casi, decisi di accantonare il problema. Solo dopo diverse settimane riaffrontai la questione e subito fortunatamente mi si prospettò davanti l’occasione di avviare al lavoro quel ragazzo presso una cooperativa. Tutto contento per la bella notizia da comunicargli, mi recai direttamente presso il suo domicilio ma scoprii con grande amarezza che era evaso il giorno precedente: aveva infatti perso ogni speranza e l’attesa gli era divenuta insostenibile. Immediatamente mi balenò l’idea che, se solo mi fossi interessato di quel ragazzo con maggiore solerzia, la sua vicenda avrebbe avuto un diverso epilogo: ma ciò non era accaduto! La circostanza mi mise in crisi e mi indusse a chiedermi: che senso ha per un ragazzo in formazione presso il seminario, che necessita di tranquillità da dedicare alla preghiera, allo studio e alla meditazione, un correre talvolta frenetico per un servizio di volontariato, in un ambiente così particolare e distante rispetto a quello della parrocchia, dove il mio futuro sembra indirizzato. Contemporaneamente mi affiorò l’idea che forse era meglio lasciare questo tipo di servizio per dedicarmi con maggiore serenità agli impegni in seminario e per poter godere più intensamente della presenza del Signore. Ma, una sera, mentre mi trovavo in adorazione eucaristica, tra le luci soffuse della piccola cappella del vescovado, fui inspiegabilmente attratto da un particolare, che certo non mi era nuovo, ma che in quella circostanza mi provocò in maniera straordinaria: l’ostia consacrata dinnanzi alla quale mi ponevo in preghiera. All’apparenza altro non era che un piccolo pezzettino di pane, non attraente alla vista, non particolarmente appetibile al gusto e all’olfatto, insomma tra tutti gli alimenti il più semplice, perché pane, e tra tutti i tipi di pane il meno raffinato, perché neppure lievitato. Uno di quei prodotti che, per la quantità e qualità nessun fornaio riuscirebbe mai a vendere ma sarebbe destinato ad essere rifiutato da chiunque, tanto che quel fornaio, alla fine, stanco di vederlo lì, lo getterebbe sicuramente via tra le immondizie, in mezzo a tutte ciò di cui la nostra società si disfa o abbandona. La cosa che più mi riempiva di stupore quella sera era che proprio di quel pane, così infimo, Dio aveva scelto di prendere le sembianze: Proprio lì Dio si manifestava e rivelava il suo essere più profondo e proprio lì non riuscivo a fare a meno di intravedere i contorni di tanti volti incontrati in questi anni dentro al carcere: uomini e donne dal viso sfigurato dalle prove della vita, falliti, stanchi, delusi, dimenticati in una solitudine angosciante, rigettati e reietti dalla società, privati di ogni diritto e speranza in un futuro. Quel lungo scorrere di volti mi fece gridare nella parte più intima di me stesso, le parole di un salmo: “mostrarmi Signore il tuo volto! Il tuo volto Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto!”. Quel volto di Dio che mi sforzavo di contemplare nelle mie meditazioni non era poi così lontano da me, era più alla portata di quanto potessi immaginare. Da allora ho compreso che quell’attività di volontariato non rappresentava un diversivo o un momento extra rispetto al mio cammino di formazione in seminario, ma ne era invece un meraviglioso prolungamento, che arricchiva il tutto completandolo. Quando oggi, mi reco al consueto appuntamento settimanale in quel luogo di sofferenza, lungo il tragitto mi sembra di prolungare quella preghiera che ho appena terminato in seminario chiudendo il breviario, al vedere un carcerato mi appare davanti un “ostensorio vivente” di fronte al quale ammirare il volto di Cristo, un uomo crocefisso simile a quello che si trova nella mia cappella. Così pure ogni dialogo, con quelle persone, si traduce in una preghiera continua perché ogni mia parola possa essere ispirata dal Signore e sia quella più adatta, e raggiunga il suo fine di consolazione e di pace in chi la riceve.