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Timestamp: 2018-08-20 05:01:40+00:00
Document Index: 171494191

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'art. 39', 'art. 5', 'art. 129', 'art. 60', 'sentenza ', 'art. 45', 'art. 292', 'art. 47', 'art. 45', 'art. 19', 'art. 1']

corte di cassazione - sezioni semplici - responsabilità degli enti
Responsabilità da reato degli enti – legale rappresentante – imputato – indagato – art. 39 d.lgs. 231 del 2001 – nomina difensore – inefficacia
In tema di responsabilità da reato degli enti, il legale rappresentante indagato o imputato del reato presupposto non può, in virtù del generale e assoluto divieto di rappresentanza previsto dall’art. 39 del d.lgs. 231 del 2001, nominare il difensore dell’ente; pertanto è priva di efficacia la nomina di un difensore di fiducia eseguita dal legale rappresentante dell’ente e gli atti eventualmente compiuti dal difensore in esecuzione del mandato privo di efficacia sono inammissibili.
Responsabilità degli enti – estinzione per prescrizione del reato presupposto – verifica esistenza del reato - necessità
In tema di responsabilità amministrativa degli enti dipendente da reato, l’avvenuta prescrizione del reato presupposto, ascritto alla persona fisica, non determina automaticamente la responsabilità della persona giuridica, nel senso che il giudice deve comunque accertare la sussistenza della complessa fattispecie che può portare alla responsabilità dell’ente. È evidente che deve essere oggetto di verifica l’interesse o il vantaggio tratto dalla società per effetto del reato posto in essere da uno dei soggetti indicati nell’art. 5 d. lgs. n. 231/2001. Allo stesso modo, è richiesto che il giudice accerti la sussistenza del reato presupposto, anche se debba dichiararne l’estinzione per avvenuta prescrizione. In particolare, ai fini della pronuncia sulla responsabilità dell’ente, non è sufficiente, in presenza di un reato prescritto, verificare se esista o meno la prova evidente dell’innocenza dell’imputato, secondo il criterio probatorio richiesto dall’art. 129, comma 2, c.p.p., criterio che vale per la persona fisica, autore del reato, ma non può essere utilizzato anche per la persona giuridica. Questa ha diritto a un accertamento pieno e completo circa l’esistenza del reato presupposto, non essendo sufficiente il profilo “basso” della non evidenza di innocenza della persona fisica.
Cass., Sez. II, 27 gennaio 2015, n. 3786
Procedimento nei confronti degli enti – costituzione parte civile – ammissibilità – esclusione
Nel processo instaurato per l’accertamento della responsabilità d areato dell’ente, non è ammissibile la costituzione di parte civile, atteso che l’istituto non è previsto dal d. lgs. 231 del 2001 e l’omissione non rappresenta una lacuna normativa, ma corrisponde ad una consapevole scelta del legislatore.
La parte civile non è menzionata nella sezione II del capo III del d. lgs. 231/2001 dedicata ai soggetti del procedimento a carico dell’ente, né ad essa si fa alcun accenno nella disciplina relativa alle indagini preliminari, all’udienza preliminare, ai procedimenti speciali, alle impugnazioni ovvero nelle disposizioni sulla sentenza, istituti che, invece, nei rispettivi moduli previsti nel codice di procedura penale contengono importanti disposizioni sulla parte civile e sulla persona offesa.
La Corte di legittimità condivide, così, un precedente che già si era pronunciato sul punto (Cass., Sez. VI, 22 gennaio 2011, n. 2251).
Cass., sez. VI, 9.5.2013, n. 20060
Responsabilità amministrativa degli enti – assoluzione del funzionario – conseguenze – obbligo di assoluzione dell’ente – esclusione
Per la responsabilità amministrativa è necessario che venga compiuto un reato da parte del soggetto riconducibile all’ente, ma non è anche necessario che tale reato venga accertato con individuazione e condanna del responsabile. La responsabilità penale presupposta può essere ritenuta incidenter tantum (ad esempio perché non si è potuto individuare il soggetto o perché questi non è imputabile) e ciononostante può essere sanzionata in via amministrativa la società. Non va automaticamente esclusa la responsabilità amministrativa dell’ente in conseguenza dell’assoluzione del suo funzionario.
Responsabilità amministrativa degli enti – prescrizione del reato presupposto – conseguenze
Responsabilità amministrativa degli enti – prescrizione dell’illecito amministrativo – criteri di calcolo
Per la responsabilità amministrativa è necessario che venga compiuto un reato da parte del soggetto riconducibile all’ente, ma non è anche L’art. 60 d. lgs. n. 231/2001 comporta che l’estinzione per prescrizione del reato impedisce unicamente all’accusa di procedere alla contestazione dell’illecito amministrativo e non impedisce, invece, di portare avanti il procedimento già incardinato. Se è vero che l’illecito amministrativo si prescrive in cinque anni dalla commissione del reato, è anche vero che si devono applicare la causa interruttive del codice civile e pertanto la prescrizione non corre fino al passato in giudicato della sentenza che definisce il procedimento.
Cass., sez. VI, 7.3.2013, n. 10905
Responsabilità degli enti – misure interdittive – motivazione per relationem al titolo cautelare personale – insufficienza
Considerato che l’art. 45 d. lgs. n. 231/2001 richiama espressamente l’art. 292 c.p.p., il quale a sua volta prevede, a pena di nullità, che l’ordinanza cautelare contenga, fra l’altro (comma 2, lett. c-bis), l’esposizione dei motivi per i quali sono stati ritenuti non rilevanti gli elementi forniti dalla difesa, e che il modello procedimentale cui si ispira l’art. 47 d. lgs. n. 231/2001 è quello a contraddittorio anticipato, è evidente che, a fronte della contestazione del quadro indiziario delineato nell’ordinanza cautelare personale (contestazione mossa in ordine al fumus dei reati dalla difesa nell’udienza ex art. 45 d.lgs. n. 231/01 allegando quanto articolato nella richiesta di riesame avverso l’ordinanza cautelare personale), il mero rinvio al contenuto di questa, fatto dal gip e lasciato invariato dal tribunale, non può assolvere all’onere motivazionale richiesto dal sistema.
Cass., sez. III, 10.1.2013, n. 1256
Responsabilità degli enti – reati tributari – misure cautelari reali – sequestro preventivo (confisca per equivalente) – illegittimità
Il sequestro preventivo, funzionale alla confisca per equivalente, previsto dal d. lgs. 8 giugno 2001, n. 231, art. 19, comma 2, nei confronti delle persone giuridiche, non può essere disposto sui beni di qualsiasi natura appartenenti alla persona giuridica ove si proceda per le violazioni finanziarie commesse dal legale rappresentante della società, sulla base della L. n. 244 del 2007, art. 1, comma 143, atteso che gli artt. 24 e ss. del citato d. lgs. non prevedono i reati fiscali tra le fattispecie in grado di giustificare l'adozione del provvedimento, salva sempre l'ipotesi in cui la struttura aziendale costituisca un apparato fittizio, utilizzato dal reo per commettere gli illeciti: in tal caso infatti il reato non risulta commesso nell'interesse o a vantaggio di una persona giuridica, ma a diretto vantaggio del reo attraverso lo schermo dell'ente.
Cass., Sez. V, 15 novembre 2012, n. 44824; Pres. Grassi, Rel. Demarchi Albengo
Responsabilità amministrativa degli enti – fallimento della società – equiparazione alla morte del reo – esclusione
Il fallimento della società non è equiparabile alla morte del reo e quindi non determina l'estinzione della sanzione amministrativa prevista dal D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231. Nel primo caso non solo non vi è cessazione formale dell'ente né sospensione completa di ogni attività, ma soprattutto si viene a creare una situazione non definitiva e suscettibile di regresso (nel senso di ritorno in bonis dell'impresa).
Cass., Sez. III, 4.10.2012, n. 38740, Pres. Mannino, Rel. Franco
Misure cautelari reali – sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente – reato non costituente responsabilità ex d. lgs. n. 231/2001 - irrilevanza - presupposti – impossibilità della confisca diretta
La legge consente la confisca diretta dei beni che costituiscono il profitto del reato indipendentemente dalla qualifica di concorrente nel reato stesso del soggetto nella cui disponibilità è pervenuto il detto profitto e, qualora si tratti di una società, indipendentemente dal fatto che sia prevista o meno una responsabilità amministrativa per il reato in questione. La confisca del profitto non è possibile quando esso appartenga a persona estranea al reato, ma nel caso di reato commesso da amministratore di una società il cui profitto sia rimasto nelle casse della società stessa, questa non può considerarsi persona estranea al reato, pur se non è prevista una sua responsabilità amministrativa.
Per poter procedere (al sequestro preventivo finalizzato) alla confisca per equivalente di beni diversi nella disponibilità del reo occorre accertare, motivando adeguatamente sul punto, che non è possibile la confisca diretta presso la società della somma pari al profitto del reato. Il fatto che il pubblico ministero non abbia chiesto la confisca diretta del profitto non fa venir meno la condizione prevista espressamente dalla legge per potersi fare luogo alla confisca per equivalente, e cioè che non sia possibile la confisca diretta del profitto.