Source: http://www.osservatoriocedu.eu/Schede/2010%2001/Ionescu%20c%20Romania%20dec.html
Timestamp: 2019-01-18 12:46:35+00:00
Document Index: 33031912

Matched Legal Cases: ['art. 35', 'art. 6', 'art. 13', 'art. 6', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 35']

Adrian Miahi Ionescu c Romania
Camera, decisione 1 giugno 2010, ricorso n. 36659/04, Adrian Miahi Ionescu c. Romania
Condizioni di ricevibilità (art. 35 CEDU) – Assenza di pregiudizio importante – Diritto a un processo equo (art. 6 CEDU) – Diritto di accesso a un tribunale – Diritto ad un’udienza pubblica – Diritto ad un ricorso interno effettivo (art. 13 CEDU).
Diritto ad un equo processo (art. 6 CEDU) – limiti al sindacato della Corte su eventuali errori di fatto o di diritto commessi dalle giurisdizioni nazionali – la valutazione dell’ammissibilità delle prove spetta in primo luogo ai giudici interni – manifesta infondatezza della doglianza (art. 35, par. 3, lett. a, CEDU) – diritto di accesso ad un tribunale e ad un’udienza pubblica dinanzi alla Suprema Corte – applicazione del nuovo criterio di ricevibilità previsto dall’art. 35, par. 3, lett. b, CEDU, introdotto dal Protocollo n. 14 – nozione di “pregiudizio importante” – valore complessivo della controversia pari a € 90,00 – assenza di ragioni attinenti al rispetto dei diritti umani tali da giustificare l’esame del ricorso nel merito (stante la sopravvenuta modifica della rilevante legislazione interna) – il caso è stato “debitamente esaminato” dai tribunali interni – irricevibilità della doglianza.
Si tratta di una delle prime decisioni adottate dalla Corte in applicazione del nuovo criterio di ricevibilità dei ricorsi introdotto dal Protocollo n. 14. Nella specie, la Corte ha ritenuto che la presunta violazione delle garanzie di equità del processo non avesse nella specie comportato per il ricorrente un “pregiudizio importante” ai sensi dell’art. 35, par. 3, lett. b, CEDU, trattandosi di una controversia di valore irrisorio (€ 90,00); già nella decisione 19 gennaio 2010, ricorso n. 22051/07, Bock c. Germania, la Corte aveva ritenuto che il valore irrisorio della causa potesse giustificare la declaratoria di irricevibilità del ricorso in quanto abusivo. Nell’escludere la sussistenza di esigenze tali da giustificare la prosecuzione dell’esame di merito, la Corte ha attribuito rilievo alla circostanza che le disposizioni di legge che avevano dato luogo alla presunta violazione erano state nel frattempo modificate.