Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23708-del-10-10-2017
Timestamp: 2020-06-07 09:39:20+00:00
Document Index: 186086556

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'CGUE ', 'art. 53', 'art. 142', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 360', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 53', 'art. 375']

Sentenza Cassazione Civile n. 23708 del 10/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23708 del 10/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 10/10/2017, (ud. 06/09/2017, dep.10/10/2017), n. 23708
sul ricorso 22215-2013 proposto da:
P.C.A.M., PI.FE.;
avverso la sentenza n. 358/2013 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,
partecipate del 06/09/2017 dal Consigliere Dott. ROSA ARIENZO.
che la Corte di Appello di Genova ha respinto il gravame proposto da Pi.Fe. e P.C.A.M. avverso la sentenza del Tribunale che le aveva viste soccombenti in relazione alla richieste di declaratoria dell’illegittimità del termine apposto ai contratti e di conversione degli stessi in rapporto a tempo indeterminato ed alla domanda di risarcimento del danno ed ha respinto l’appello proposto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca avverso la sentenza di primo grado, che aveva riconosciuto il diritto delle predette, assistenti amministrative ATA alle dipendenze del MIUR in forza di consecutivi contratti a tempo determinato succedutisi ininterrottamente, alla progressione professionale retributiva in relazione al servizio prestato e condannato il Ministero a corrispondere alle predette le differenze stipendiali in ragione dell’anzianità di servizio maturata;
che la Corte territoriale ha posto a fondamento della pronuncia di rigetto del gravame del Ministero il principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999 e recepito nel nostro ordinamento dal D.Lgs n. 368 del 2001, art. 6 richiamandosi ai principi espressi dalla CGUE ed escludendo la rilevanza della specialità del sistema del reclutamento scolastico per giustificare la diversità del trattamento economico riservato agli assunti a tempo determinato, precisando altresì l’incidenza dell’obbligo di disapplicazione delle norme in contrasto con la clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a t. d. trasfuso nella indicata Direttiva;
2. che viene denunziata violazione e falsa applicazione: della L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53 dell’art. 142 cenl 24 luglio 2003 e 146 NCCNL Comparto Scuola del 29 novembre 2007, del D.P.R. 23 agosto 1988, n. 399, art. 3; del D.Lgs. 13 maggio 2011, n. 70, art. 9, comma 18 come convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 2011, n. 106, art. 1, comma 2, della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4 e della direttiva 99/70/CE, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, assumendosi che i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001 e che il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla stipula di contratti a termine del personale docente trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa;
che si sostiene che il lavoratore assunto a tempo determinato nel settore scolastico non è comparabile al personale di ruolo, perchè ogni singolo rapporto è distinto ed autonomo rispetto al precedente;
che, sull’applicabilità della L. n. 312 del 1980, art. 53 si evidenzia come, alla luce degli interventi legislativi, la lettura dei richiamati articoli della contrattazione collettiva doveva essere nel senso che l’art. 53 menzionato indicava la perdurante vigenza della disciplina specificamente dettata per gli insegnanti di religione, senza alcun riferimento al mantenimento del trattamento giuridico ed economico di una categoria di personale non più esistente, e cioè gli “incaricati” annuali con nomina del Provveditore;
4. che, innanzitutto, il ricorso di primo grado non ha prospettato la questione degli scatti biennali ex L. n. 312 del 1980 (aumenti periodici del 2,50% sullo stipendio iniziale di qualifica) e la domanda accolta dal primo giudice è stata, comunque, solo quella tesa all’accertamento dell’avvenuta violazione del principio di non discriminazione economica sancito dalla clausola 4 dell’Accordo quadro ed al riconoscimento di un trattamento paritario, sotto il profilo retributivo (progressione stipendiale correlata al mero decorso del tempo), tra docenti a tempo determinato e docenti a tempo indeterminato;
che la Corte di appello, rispetto all’ambito del devolutum quale individuato anche sulla base delle domande formulate nel ricorso introduttivo, ha adottato una motivazione pertinente rispetto alle doglianze formulate nell’atto di gravame (laddove la Corte territoriale ha condiviso l’applicazione del principio di non discriminazione ad opera del primo giudice e ritenuto che la legittimità, in astratto, del ricorso da parte dell’amministrazione alle assunzioni a tempo determinato non avesse alcuna correlazione logica con la negazione della progressione retributiva in funzione dell’anzianità di servizio), non facendo nessun accenno alla questione, non prospettata, della spettanza degli scatti biennali ai sensi della L. n. 312 del 1980, art. 3;
5. che, per il resto, la sentenza impugnata è conforme al principio di diritto affermato da questa Corte con le sentenze nn. 22558 e 23868/2016, con le quali si è statuito che “nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicchè vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato”; che a dette conclusioni la Corte è pervenuta valorizzando i principi affermati dalla Corte di Giustizia quanto alla interpretazione della clausola 4 dell’Accordo Quadro ed evidenziando che l’obbligo posto a carico degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo determinato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato “comparabile”, sussiste a prescindere dalla legittimità del termine apposto al contratto;
6. che, pertanto, essendo da condividere la proposta del relatore ed essendo inconferente rispetto ai termini di causa come sopra precisati ogni riferimento alla questione relativa all’applicabilità della L. n. 312 del 1980, art. 53 il ricorso va rigettato con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5;
7. che nulla va statuito sulle spese del presente giudizio di legittimità essendo le controparti rimaste intimate;