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Timestamp: 2018-02-23 02:12:37+00:00
Document Index: 89284155

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 8', 'art 144', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 144']

Avvocato Santo De Prezzo - European Lawyer - Distretto Corte D'Appello di Lecce - Brindisi: Corte Costituzionale e foro competente per la separazione e divorzio
Corte Costituzionale e foro competente per la separazione e divorzio
Corte Costituzionale , sentenza 23.05.2008 n° 169
dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 4, comma 1, della legge 1° dicembre 1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), nel testo sostituito dall'art. 2, comma 3-bis, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35 (Disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale) comma inserito dalla relativa legge di conversione 14 maggio 2005, n. 80 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Deleghe al Governo per la modifica del codice di procedura civile in materia di processo di cassazione e di arbitrato nonché per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali), limitatamente alle parole «del luogo dell'ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza,».”
Preciso è l’intervento della Corte Costituzionale che ha ritenuto violato il criterio di ragionevolezza nella novella del 2005 che prevedeva quale foro competente sia per il giudizio di separazione che per il divorzio “il Tribunale del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi ovvero in mancanza nel luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio”, mantenendo, per il resto gli altri criteri di competenza individuati dall’art. 8 della legge n. 74 del 1987.
In sostanza, è del tutto evidente che a seguito della domanda di separazione – giudiziale o consensuale - i coniugi vengono autorizzati a vivere separatamente con la conseguenza che nella successiva domanda di divorzio è irragionevole radicare la competenza in ragione di un criterio basato sulla “ultima residenza comune” che per effetto della separazione, se c’è stata, è venuta meno.
A ciò si aggiunga, la precisazione che per i coniugi “la residenza comune” può non essere mai esistita, in quanto, ex art 144, I comma, c.c., l’obbligo di fissazione di residenza della famiglia non esclude che, i coniugi per motivi possano avere residenze diverse.
SENTENZA 23 MAGGIO 2008, N. 169
nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 1, della legge 1° dicembre 1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), nel testo sostituito dall'art. 2, comma 3-bis, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35 (Disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale), inserito dalla relativa legge di conversione 14 maggio 2005, n. 80 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Deleghe al Governo per la modifica del codice di procedura civile in materia di processo di cassazione e di arbitrato nonché per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali), promosso con ordinanza del 16 febbraio 2007 dal Tribunale ordinario di Pisa nel procedimento civile vertente tra C. S. e C. C., iscritta al n. 586 del registro ordinanze 2007 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 35, prima serie speciale, dell'anno 2007.
Pertanto, perché il ricorrente possa proporre la domanda innanzi al tribunale del luogo in cui il convenuto abbia residenza o domicilio, non è sufficiente che la residenza comune dei coniugi sia venuta meno, ma è necessario che essa non sia mai esistita, non potendosi interpretare l'espressione «in mancanza» come equivalente a quella «qualora sia successivamente venuta meno», sia perché vi osta il dato letterale, che allude, inequivocabilmente, ad una situazione mai realizzatasi, sia perché è pacifico, in dottrina e in giurisprudenza, che i coniugi possano anche non avere mai avuto una residenza comune – e questa è la fattispecie ipotizzata dal legislatore – dal momento che l'art. 144, primo comma, del codice civile, nel prevedere l'obbligo della fissazione della residenza della famiglia, non esclude che, in concreto, i coniugi, per motivi legittimi, possano non procedere a tale fissazione.
Pubblicato da Avv. Santo De Prezzo a 09:24
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