Source: http://www.renovatio21.com/eutanasia-caso-trentini-cappato-e-welby-assolti-lasticella-della-morte-si-abbassa-ancora/
Timestamp: 2020-08-14 02:10:39+00:00
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Eutanasia, caso Trentini: Cappato e Welby assolti. L’asticella della Morte si abbassa ancora – RENOVATIO 21
Eutanasia Necrocultura 31 Luglio 2020
Eutanasia, caso Trentini: Cappato e Welby assolti. L’asticella della Morte si abbassa ancora
La Corte di Assise di Massa ha assolto Marco Cappato e Mina Welby, dopo oltre due anni di udienze, per il caso Davide Trentini, malato di sclerosi multipla accompagnato da Cappato e Welby in Svizzera dopo che da anni chiedeva di poter morire.
La sentenza stabilita dai giudici afferma che i due non hanno istigato al suicidio Trentini, e se lo hanno aiutato a morire portandolo in Svizzera il fatto non costituisce comunque reato.
«Assolti perché il fatto non sussiste» per l’accusa di istigazione e assolti dall’accusa di aiuto al suicidio perché il fatto non costituisce reato
«Assolti perché il fatto non sussiste» per l’accusa di istigazione e assolti dall’accusa di aiuto al suicidio perché il fatto non costituisce reato.
I giudici della Corte hanno accolto le richiesta dell’avvocato Filomena Gallo, segretario e legale dell’Associazione Luca Coscioni che si batte per i presunti diritti civili e per le presunte libertà personali – tutte tranne la libertà vaccinale (chissà perché), visto che in un processo di qualche anno fa aveva difeso la parte di un genitore che voleva a tutti i costi vaccinare la figlia opponendosi al parere dell’altro genitore contrario alle vaccinazioni obbligatorie per la figlia.
Finisce quindi così il processo per la morte di Davide Trentini.
Questa sentenza va oltre quella del caso Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo
Per chi non lo ricordasse, nel 2017 Cappato e Welby si erano dati da fare aiutandolo, attraverso l’associazione Soccorso Civile, a trovare i soldi necessari alla trasferta in Svizzera, e accompagnandolo oltre confine, andandosi ad autodenunciare ai Carabinieri subito dopo il suicidio assistito di Trentini.
Ciò che in molti non hanno capito, meno che mai i bioetici del momento — e che invece Cappato e i radicali tutti, invece, hanno capito perfettamente — è che questa sentenza va oltre quella del caso Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, quando Cappato fu assolto nel dicembre del 2019 in base al pronunciamento della Corte Costituzionale.
In quel caso, i quattro punti previsti dalla Consulta perché l’aiuto al suicidio non fosse reato presupponevano che:
Paletti costruiti su falsità etiche che ora sono stati abbassati ancora di più
Una persona fosse tenuta in vita con l’idratazione e la nutrizione artificiale o altro genere di sostegni vitali;
Il soggetto soffrisse di una malattia irreversibile;
Che essa potesse essere fonte di intollerabili sofferenze fisiche o psicologiche;
Che il malato restasse tuttavia pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.
Presupposti comunque assurdi, ma con dei paletti costruiti su falsità etiche che ora sono stati abbassati ancora di più: Trentini, infatti, era sì malato di sclerosi multipla da trent’anni, ma non aveva sostegni vitali filtrati da macchinari.
«È un precedente importante perché allarga il margine di applicazione della sentenza della Corte Costituzionale anche per coloro che non sono attaccati ad una macchina» dice Cappato
Ed è lo stesso Cappato ad intuire e poi ad annunciare questo ulteriore abbassamento dell’asticella:
«È un precedente importante perché allarga il margine di applicazione della sentenza della Corte Costituzionale anche per coloro che non sono attaccati ad una macchina».
«I giudici — ha proseguito Cappato nel commento postumo a quest’ultima sentenza — hanno interpretato in senso più ampio l’idea di sostegno vitale includendovi, come dicevamo noi, anche terapie farmacologiche, pratiche manuali necessarie alla sopravvivenza».
I singoli tribunali continuano a fornire, a suon di sentenze, una traccia su quello che ci aspetterà nel futuro prossimo
Mentre l’Associazione Luca Coscioni e tutti i radicali aspettano una legge sull’eutanasia di Stato emanata dal Parlamento, i singoli tribunali continuano a fornire, a suon di sentenze, una traccia su quello che ci aspetterà nel futuro prossimo: la terminazione della vita à la carte, pagata dallo Stato, e poi magari imposta dallo Stato.
Con o senza la legge.