Source: https://it.scribd.com/document/59531885/Capitolo-1-e-2
Timestamp: 2020-02-26 02:18:57+00:00
Document Index: 150821155

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 87', 'art. 1', 'art. 39', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 427', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 428', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 108', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 417', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 147', 'art.\n354', 'art. 428', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 43', 'sentenza ', 'art. 56', 'art. 57', 'art. 68', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 197', 'art. 27', 'art. 29', 'art. 18', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 16', 'art. 1332', 'art. 24', 'art. 16', 'art. 27', 'art. 39', 'art. 40', 'art. 41', 'art. 42', 'art. 42']

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CAP. 1 IL DIRITTO PRIVATO IN GENERALE Sezione I: Concetto del diritto e partizioni fondamentali 1. Il Concetto del Diritto.
Diritto Oggettivo e Diritti Soggettivi. Risulta difficile rispondere a questa semplice domanda: Cos il Diritto?, quesito che gi Kant indicava come il caput mortum del giurista. La vita delluomo, dalla nascita alla morte ed in tutti i momenti del suo svolgimento, si attua attraverso una serie infinita di relazioni o rapporti posti in essere con altri uomini. Linfinit di relazioni che mettono in contatto gli uomini viventi in societ richiede unorganizzazione che si traduce poi in norme. Una civile convivenza non pu prescindere dal diritto: ubi societas, ibi ius in quanto il diritto costituisce quel principio di coesione senza del quale la societ civile si dissolverebbe nellanarchia. Tuttavia va sottolineato che esistono numerose regole che, pur disciplinando i comportamenti degli uomini, sono estranee alla sfera del diritto appartenendo ad ambiti diversi: la religione, la morale, il costume. Sinteticamente si possono distinguere queste norme da quelle giuridiche perch questultime hanno ad oggetto i comportamenti che ciascuna societ ritiene essenziali, o almeno importanti, per il perseguimento dei propri fini (cd. alterit del diritto). Inoltre, le norme giuridiche, hanno una serie di elementi caratteristici che le distinguono da tutte le altre: imperativit nel senso che la norma non consiglia ma stabilisce un comando che prevede sanzione per inadempienza esteriorit legge considera solo i fatti in s, non le intenzioni generalit norma rivolta a tutti i consociati o ad un gruppo omogeneo di esso astrattezza non diretta a disciplinare situazioni specifiche ma riguarda unipotesi che teoricamente pu accadere. Tra le innumerevoli norme giuridiche opportuno fare alcune distinzioni fondamentali sulla base delle loro diverse caratteristiche: a) Norme cogenti e norme relative: le prime, dette anche imperativa, assolute, o di ordine pubblico, sono quelle che si impongono in ogni categoria. Le seconde sono quelle derogabili dalle parti. Nellambito di questa seconda categoria si suole fare ulteriore distinzione tra norme dispositive che regolano un rapporto, ma poi prevedono che lespressa volont delle parti possa disciplinarlo in modo anche diverso e le norme suppletive le quali intervengono a disciplinare tutto un rapporto soltanto in mancanza di volont delle parti. b) Norme primarie che pongono al proprio interno la regola e norme secondarie che invece stabiliscono la sanzione per leventuale infrazione. c) Norme perfette che sono al proprio interno munite di unidonea sanzione e quelle imperfette che prevedono doveri non sanzionati (es. il dovere di rispetto verso i genitori). La riflessione teorica sul concetto e sulla natura del diritto rinvia ad una fondamentale distinzione tra diritto oggettivo (norma agendi) inteso come insieme di regole poste in una determinata organizzazione sociale al fine di disciplinare la condotta degli uomini, e diritto soggettivo inteso come poteri attribuito al soggetto di agire per il soddisfacimento dei propri interessi, poteri riconosciuti e garantiti dallordinamento giuridico, cio dal diritto oggettivo. E chiaro peraltro come tra le due indicate accezioni intercorra un rapporto assai stretto: ad esempio da un lato il diritto oggettivo garantisce la mia propriet ovvero il mio credito e dallaltro io come proprietario ho il diritto soggettivo di godere e disporre del mio bene. Traducendo una frase famosa, si pu dire che i diritti soggettivi si fondano sul diritto oggettivo. 2. Gli ordinamenti giuridici. Alterit, statualit e obbligatoriet del diritto. Linsieme delle norme giuridiche vigenti in una determinata comunit costituisce un tutto unitario, cio un ordinamento giuridico. Si in presenza di questultimo quando, con riferimento ad un determinato gruppo di persone: 1) Sussiste un minimo di regole o norme fra loro coerenti e coordinate 2) Sono previste specifiche sanzioni per la loro violazione 3) Esistono degli organi che
hanno il compito di applicare tali sanzioni e di introdurre o modificare le regole di condotta per gli appartenenti al gruppo. Di seguito sono poste allesame le caratteristiche proprie dellordinamento rispetto ad altre tipologie normative: A) Alterit (o bilateralit): il diritto regola le azioni degli uomini che hanno rilevanza nei rapporti sociali. Ogni relazione di vita regolata dal diritto costituisce un rapporto giuridico in cui vi sono almeno due persone, tra le quali luna il soggetto attivo cui appartiene il diritto, laltra il soggetto passivo su cui incombe lobbligo. B) Statualit: la societ civile si fa Stato per ottenere garanzia di ordine, tant che il rapporto tra Stato e diritto si trova in tutti i tempi. Lo Stato crea il diritto e le sue parole sono comandi: si dice che lo Stato parla il diritto. Inoltre lo Stato garantisce losservanza dellordinamento giuridico garantendo lordine attraverso la certezza del diritto, che implica la conoscibilit a priori delle norme da seguire. A tal proposito, dobbiamo anche ricordare che la stabilit sociale non data dallimmutabilit dellordinamento, tuttaltro, infatti importante lidem sentire de re publica dei consociati che garantito dalladeguarsi dellordinamento attraverso unintelligente opera legislativa. C) Obbligatoriet: Limportanza sociale dellordinamento giuridico ne impone lapplicazione con una serie di norme, il rispetto delle quali viene assicurato mediante il ricorso a sanzioni che hanno la caratteristica di essere proporzionate alla gravit della trasgressione. 3. Distinzioni Fondamentali Negli scopi perseguiti dallordinamento giuridico si distingue, oltre la protezione dei singoli e delle loro iniziative, anche lobiettivo generico di far progredire la societ umana. Alla distinzione fa riscontro una grande divisione nelle discipline giuridiche: 1) Diritto Pubblico che regola lorganizzazione dello Stato, degli Enti Pubblici, nonch i rapporti Stato cittadini. Il rapporto giuridico pubblico dominato dal fatto che vi partecipa almeno un ente che si presenta come portatore di interessi superiori e conseguentemente i soggetti non si trovano in posizione di eguaglianza, questo perch vige il principio secondo cui gli interessi generali devono prevalere sugli interessi minori. Per ricordiamo che gli stessi interessi pubblici e le autorit che vi sono preposte non possono ottenere una protezione pi forte di quella stabilita dalle leggi. 2) Diritto Privato disciplina le relazioni reciproche dei soggetti fissando presupposti e limiti agli interessi dei singoli. Questo secondo tradizione di scuola, comprende il diritto civile, commerciale, del lavoro e della navigazione. Modernamente il complesso di istituti del diritto commerciale, industriale, agrario e del lavoro si usa anche considerare con visione unitaria come diritto delleconomia. Sezione II: Le Fonti del diritto oggettivo interno 5. La Costituzione e le fonti del diritto. Il diritto scaturisce da alcune fonti intesi come fatti dai quali traggono origine le norme giuridiche. Lespressione fonte del diritto comprende un doppio significato. Abbiamo in primo luogo le fonti di conoscenza o cognizione rappresentate dai testi che contengono le norme giuridiche, lenunciato linguistico nella quale formulata la regola. Esistono poi le fonti di produzione inteso come ogni atto o fatto abilitato dallordinamento a produrre norme giuridiche. Si parla di fonti materiali quando mettere in risalto i fattori che determinano il sorgere del precetto giuridico (ideali, coscienza del popolo); si parla di fonti formali quando si vogliono indicare i procedimenti che latto fonte, con le sue disposizioni, deve percorrere per ottenere il crisma della giuridicit. Con riguardo alle fonti di produzione, queste si caratterizzano per la loro diversa efficacia o forza normativa, nel senso che alcune di esse hanno prevalenza sulle altre: in caso di contrasto prevarranno le norme di grado superiore. E il principio della gerarchia delle fonti in virt del
quale le norme di ciascuna font devono cedere di fronte a tutte quelle di grado sovraordinato. Allo stesso scopo, cio quello di dirimere i conflitti tra fonti, assolvono anche i criteri cronologico (contrasti tra norme dello stesso grado, poste in diversi momenti: prevale la pi recente) e di competenza (contrasti tra norme provocati dal fatto che la Costituzione assegna, a specifiche fonti, competenze particolari sottratte alla disciplina di ogni altra fonte. Lordine delle fonti indicato nellart. 1 delle disposizioni di legge in generale: a) la Costituzione e le leggi costituzionali b) i regolamenti comunitari c) le leggi ordinarie e gli atti aventi forza di legge d) le leggi regionali e) i regolamenti governativi f) le norme corporative g) gli usi. La Costituzione regola le strutture fondamentali della vita nazionale. Essa contiene, nei Principi Fondamentali e nella Parte Prima (diritti e doveri dei cittadini), precetti immediatamente vincolanti e alcune solenni affermazioni di principio (bills of rights), i quali fissano il modello di un sistema politico, economico e sociale cui si deve uniformare tutta la vita giuridica. Nella Seconda Parte viene poi strutturato lOrdinamento della Repubblica. Si tratta di una Costituzione rigida che non pu essere modificata con le comuni forme dellattivit legislativa ma solo con un complesso procedimento di revisione costituzionale. 6. I regolamenti comunitari (dal Paradiso) Atti normativi dellUE che hanno diretta efficacia nel territorio degli Stati membri e sono paragonabili alle leggi ordinarie. La loro efficacia subordinata solo alla Costituzione prevalendo per sulle leggi ordinarie. Le direttive e le raccomandazioni sono atti che no hanno efficacia normativa diretta ed immediata, ma hanno la capacit grazie allautorevolezza dellorgano che li emana, di orientare i singoli Stati al fine di garantire progressiva armonizzazione delle legislazioni nazionali. 7. Le leggi, i testi unici, i codici. La Legge la fonte di produzione principale del nostro ordinamento. Per legge si intende anche la norma consacrata in una precisa formula espressa dagli organi competenti ad adottare gli atti fonte. Il comando o la regola che essa contiene (norma) proviene dalla volont di un legislatore ed formulato in determinate parole ( la cd. disposizione). La legge espressione della volont dello Stato anche se dopo la riforma del titolo V del 2001 esiste una competenza delegata alle regioni. Tra le fonti normative speciale importanza assumono i codici e i testi unici intesi come complessi organici destinati a regolare un vasto settore della vita. Il testo unico essenzialmente un riordinamento di leggi gi in vigore, fatto per facilitarne la conoscenza e lapplicazione. I codici sono testi organici che hanno valore normativo di per s, senza riferimento a leggi precedenti. Sono diretti a regolare la totalit di un vasto campo dellattivit giuridica. Il codice civile, in vigore dal 21 aprile 1942, diviso in sei libri: precedono questi i 16 articoli rimasti in vigore delle disposizioni di legge in generale (preleggi) che hanno numerazione indipendente. I libri sono divisi in titoli, i titoli in capi, i capi in sezioni e queste eventualmente in paragrafi. La distinzione fondamentale per quella in articoli, numerati progressivamente da 1 a 2969. Larticolo pu essere diviso in uno o pi commi. Equiparati alle leggi, sono gli atti avente forza di legge: il decreto legge, emesso dal potere esecutivo in attesa della conversione in legge entro 60 giorni operata dal Parlamento ed il decreto legislativo emesso dal potere esecutivo dopo la legge delega del Parlamento. 8. I Regolamenti I regolamenti sono fonti adottate dagli organi del potere esecutivo (art. 87 c. 5 Costituzione) o da altre autorit nei limiti in cui loro attribuita unautonoma potest normativa. Essi, di regola, non attribuiscono particolari diritti, obblighi o facolt ma ne regolano lesercizio.
La l. 400/88 distingue diversi tipi di regolamento: a) esecutivo inteso come mezzo per facilitare la retta applicazione delle leggi e ad assicurarne loperativit b) attuazione regolamenti emanati per integrare atti legislativi contenenti norme di principio c) indipendenti regolamenti emanati nelle materie in cui manchi una disciplina di legge e che non risultino coperti da riserva di legge d) organizzazione testi con i quali lesecutivo provvede a disciplinare i pubblici uffici. 9. Le norme in materia di lavoro Lart. 1 delle disposizioni preliminari stabilisce che tra le fonti debbano essere inserite conche le norme corporative legate alle passate strutture politiche. La Costituzione ha stabilito che il lavoro dovesse essere annoverato tra i principi basilari, ma unapposita legge sindacale non stata mai approntata, nonostante ne sia stata pi volte auspicata lemanazione per il bene dei lavoratori e per la chiarezza dei rapporti giuridici che li vedono coinvolti. Lart. 39 della Costituzione prevede infatti efficacia obbligatoria per quei contratti collettivi stipulati dai sindacati. 10. Gli Usi: concetto, elementi costitutivi e specie Luso una regola di condotta osservata uniformemente e costantemente dai membri di una societ con la convinzione di obbedire ad un imperativo giuridico. La consuetudine non si deve confondere con il costume, inteso statisticamente come generale modo di vivere della societ. Esso si forma, non come la legge, ma in maniera spontanea, purch risponda ad alcuni requisiti. Sotto il profilo materiale luso deve essere costante, generale e deve durare per un certo periodo di tempo. Andando ad analizzare nello specifico si necessita, sotto il profilo materiale, di: a) Costanza delluso determinata dalluniformit e dalla continuit degli atti compiuti, cio ogni qualvolta si avvera una situazione, questa sia regolata in modo uguale b) Generalit delluso intesa come osservazione di tutti i membri della societ, salve le eccezioni che appaiono come trascurabili deroghe o violazioni c) Congrua durata occorre cio vedere se luso abbia posto cos profonde radici nella vita sociale da acquistare unautorit indiscutibile. Sotto il profilo psicologico per parlare di uso occorre che vi sia opinio necessitatis per indicare cio il generale convincimento che sia obbligatorio seguire quella determinata condotta. In merito al contenuto e allefficacia, luso non una fonte alla quale si possa ricorrere per integrare tutte le lacune delle leggi. Esso ha efficacia solo quando manchi del tutto la legge che disciplini una materia. Va ribadito che per le materie di cui esiste una disciplina legislativa o regolamentare, gli usi hanno efficacia soltanto se espressamente richiamati. Non ammesso luso contra legem. Dagli usi di cui abbiamo parlato, chiamati anche normativi, vanno tenuti distinti gli usi contrattuali o negoziali che sono contemplati in clausole duso o sottintesi per pratiche generali create nei vari mercati. 10.1 La Giurisprudenza e la dottrina. Oltre alle fonti di cui sopra, si ricordano come fonti indirette la giurisprudenza cio il complesso delle decisione giudiziarie, la dottrina cio i risultati dello studio scientifico del diritto. Si sottolinea che la sentenza del giudice vincolante solo nei confronti delle parti circa il rapporto controverso. Ciascun giudice non tenuto a seguire precedenti interpretazioni tuttavia si deve dire che le sentenze delle corti pi alte non hanno solo un valore morale, ma hanno anche una notevole importanza pratica per la loro forza persuasiva. I pensieri, i ragionamenti, gli scritti e le spiegazioni degli studiosi del diritto (la dottrina giuridica) hanno soltanto un valore scientifico e unefficacia che in rapporto con lautorit degli autori.
Sezione III: Lefficacia delle norme nel tempo e nello spazio 11. La legge nello spazio Il principio generale quello della territorialit della legge, ma evidente che la generale applicazione di tale principio renderebbe impossibile linterscambio internazionale che elemento essenziale nella moderna vita civile nel mondo globalizzato. Supponiamo, ad esempio, che un italiano comperi un immobile situato in Francia, stipulando in Olanda il contratto di compravendita con un belga che ne proprietario. Da quali leggi dovrebbe venir regolato tale caso? A quello che, sia pure inesattamente, si vuol chiamare diritto internazionale privato affidato tale compito. Si distinguono in questambito norme di applicazione che stabiliscono quando deve applicarsi il diritto interno e norme di rinvio che stabiliscono in altri casi lapplicazione del diritto straniero. Tutte queste norme fanno parte del nostro diritto positivo: particolarmente rilevante in tale contesto la legge 31/05/95 n. 218 sulla riforma del sistema italiano del diritto internazionale privato. Si specifica che la cittadinanza non requisito per il godimento dei diritti civili. Lequiparazione dello straniero al cittadino stabilita nel lontano 1865 era considerata una conquista preziosa della civilt. Oggi, a norma del primo capoverso dellart. 10 della Costituzione, la condizione dello straniero regolata dalla legge in conformit della normativa internazionale. In estrema sintesi pu dirsi che la legge applicabile si determina in relazione a: a) cittadinanza del soggetto (per quanto riguarda stato e capacit delle persone, rapporti familiari, donazioni e successioni cd. lex civitatis) b) luogo in cui si trova la cosa o latto compiuto (per quanto attiene a propriet, diritti reali, fatti illeciti cd. lex loci) c) scelta degli interessati (per quanto concerne le obbligazioni contrattuali; in mancanza si applica la lex loci. In ogni caso, la legge straniera non applicata sei i suoi effetti sono contrari allordine pubblico art. 16 l. 218/95, quando cio la legge straniera sia in contrasto con i fondamentali principi che regolano la convivenza sociale. 12. La successione delle leggi nel tempo. La legge, dopo la sua promulgazione (atto con il quale il Capo dello Stato ne afferma lesistenza e ne ordina lesecuzione), viene inserita nella Raccolta ufficiale degli Atti normativi della Repubblica Italiana, e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale. Essa entra in vigore in tutto il territorio dello Stato dopo la vacatio legis (15 giorni per consentire ai consociati di venire a conoscenza della legge): tale termine pu essere allungato, com stato fatto per la riforma del diritto di famiglia (quattro mesi), oppure abbreviato o addirittura annullato, come avviene spesso per le leggi in materie economiche o finanziarie (dette per il loro effetto immediato, leggi catenaccio). Una volta che la legge entrata in vigore, a tutti fatta obbligo di osservarla, indipendentemente dalla conoscenza che se ne abbia: ignorantia legis non excusat. Anche la legge ha la vita di ogni fatto umano e, come ha un principio, cos pu avere una fine. Essa infatti pu essere abrogata con effetto ex nunc (ossia da ora, senza effetto retroattivo) per dichiarazione espressa dal legislatore o in seguito a referendum popolare (cd. abrogazione espressa), oppure per incompatibilit delle nuove norme poste in essere dal legislatore con la vecchia legislazione(cd. abrogazione tacita) , o anche perch la legge pi recente, secondo la data di pubblicazione, regola lintera materia gi disciplinata dalla legge anteriore (cd. abrogazione implicita). Le validit delle leggi pu cessare inoltre per cause diverse dallabrogazione: quando ad esempio le leggi contengono nel proprio testo un tempo limite di applicabilit, cio quando sono stabilite per un certo tempo, oppure ancora per riconoscimento di illegittimit costituzionale a seguito di sentenza espressa dalla Corte Costituzionale. Quando una legge cessa di aver vigore, sorge il problema di stabilire quali norme vadano applicate ai rapporti nati sotto il suo impero visto il principio fondamentale dellirretroattivit delle leggi (legge non pu avere efficacia per i fatti avvenuti nel tempo anteriore alla sua pubblicazione).
Spesso il legislatore accompagna la nuova legge con norme transitorie dirette appunto a regolare i rapporti giuridici che sono sottoposti al trapasso di legislazione. Ma nelle disposizioni di legge, non si possono prevedere tutti i casi: gi nei lavori preparatori del Codice Napoleonico si cercavano infatti di trovare criteri in grado di regolare tali situazioni. Tra i pi noti abbiamo il criterio dei diritti quesiti (diritti ormai acquisiti con la precedente legislazione perch si sono soddisfatti tutti i requisiti che la legge precedente richiedeva): diritti che sono cio entrati a far parte del patrimonio del soggetto e per questo non possono pi perdersi, poteri e facolt sono invece sottoposti alla disciplina della legge nuova. A titoli di esempio: una volta celebrato il matrimonio questo rester valido anche se verr emanata una diversa legge circa i requisiti necessari alla validit delle nozze. Tuttavia la nuove legge potr modificare i vari diritti compresi nello stato coniugale: infatti si applicheranno, ad esempio in caso di separazione, le disposizioni previste dalla nuova legge. Al principio di irretroattivit cos delineato, fanno eccezione le norme retroattive: le leggi penali che stabiliscono pene pi leggere o addirittura non riconoscono pi come reati alcune azioni (es. indulto); le leggi interpretative in quanto la legge in esame viene chiarita e non sostituita con una nuova norma; leggi che aboliscono un intero istituto giuridico per la mutata coscienza politica (ad es. diritti feudali, la schiavit). Sezione IV: Applicazione, interpretazione e integrazione delle norme giuridiche 13. Lapplicazione del diritto Il comando legislativo generale, come rivolto a tutti e astratto, in quanto predisposto per ogni caso si presenti. In effetti lordinamento giuridico prevede lesistenza di appositi apparati cui assegnato il compito di applicare le norme, vale a dire di assicurare la realizzazione del processo dinamico di concretizzazione del diritto: funzione questa che attribuita anzitutto agli organi giurisdizionali. In primis il giudice scioglie, secondo legge, i contrasti della vita in modo obbligatorio per i litiganti. Egli sottoposto alle leggi: applica, non crea il diritto. Al centro di tale attivit si pone il giudizio che infatti lo strumento attraverso cui la norma diventa il comando concreto della sentenza. E chiaro che la prima operazione del giudice diretta allaccertamento dello stato di fatto. In questa fase il giudice dipende dalle parti interessate, mentre in un secondo momento, nella ricerca del diritto, il giudice investito della piena competenza per stabilire le norme da applicarsi e deve trovare la norma idonea a regolare il caso. 14. Linterpretazione delle norme: dottrinale, giudiziale e autentica A seconda del soggetto che realizza linterpretazione della norma, distingueremo tra interpretazione a) dottrinale quando fatta dagli studiosi del diritto per fini scientifici, didattici o anche pratici (obiettivo principale cercare il vero nel campo giuridico) b) giudiziale quella compiuta dal giudice con gli scopi e gli effetti che le sono caratteristici c) autentica quella compiuta dal potere legislativo al fine di attribuire univoco significato ad un testo che lascerebbe spazio a diverse interpretazioni. 15. Modi di interpretazione: letterale e logica Le parole scritte sono linvolucro che racchiude una volont, la voluntas legis e linterpretazione mira appunto a determinarla. Per intendere il senso della legge, si seguono due procedimenti dove il primo un mezzo per il secondo. In primo luogo abbiamo linterpretazione letterale che ha lobiettivo di ricercare il significato proprio delle parole nella loro connessione (art. 12 disposizioni preliminari: non pu attribuirsi altro senso se non quello fatto palese dal significato proprio delle parole); la seconda invece, linterpretazione logica tende a stabilire il vero contenuto della legge, lo scopo a cui essa mira. Pertanto linterpretazione letterale ci offre la base oggettiva, ma non basta,
ed necessaria linterpretazione logica che ci dar la voluntas legis, lelemento vitale che ha carattere decisivo. Per la ricerca di tale contenuto voluto dalla norma si applicano alcuni criteri, in particolare: a) criterio storico: una norma giuridica non si forma in un momento dal nulla; al contrario il suo contenuto spesso il risultato di una lunga elaborazione storica, scaturisce dalla volont (ratio) del legislatore di risolvereun problema. b) criterio sistematico: che parte dal presupposto che lordinamento giuridico possa essere paragonato a un complesso organismo vivente, coordinato nei suoi elementi. Quindi una norma giuridica che presa da sola potrebbe avere un significato diverso rispetto a quando posta in relazione con altre norme costituenti il diritto vigente. Poich nessuna norma vive da sola, ma si inserisce in un sistema complesso col quale occorre coordinarla, si deve preferire, nel dubbio, quellinterpretazione che la renda pi coerente con le altre. 16. Risultato dellinterpretazione di una norma: dichiarativa, estensiva e restrittiva. Secondo i risultati a cui perviene linterpretazione della norma, questa potr definirsi dichiarativa quando i risultati della chiara interpretazione letterale coincidono con quelli dellinterpretazione logica. Si avr linterpretazione estensiva quando il significato della norma viene esteso dallinterpretazione logica oltre il senso che si potrebbe ricavare dalla semplice lettura del testo (es. il legislatore parla di figli mentre risulta per certo che egli volesse contemplare nella norma tutti i discendenti). Si parler di interpretazione restrittiva quando linterpretazione logica restringe il significato proprio dellespressione usata dalla legge (es. la parola interdetto art. 427 codice civile a rigor di termine includerebbe i due tipi di interdizione, invece da intendersi solo nel senso di interdetto giudiziale). Si sottolinea che in seguito allinterpretazione il comando della legge non viene alterato ad arbitrio dallinterprete, ma viene inteso meglio, correggendone unimperfetta manifestazione. 17. Lintegrazione del comando legale: lanalogia e i principi generali La vita, nella multiforme variet dei casi che incessantemente si sviluppano nel suo seno, ne presenta sempre di nuovi: conseguentemente il giudice, che non pu mai rifiutarsi di amministrare la giustizia, deve colmare le inevitabili lacune del sistema normativo. Allo scopo, il giudice dovr ricercare la volont implicita della legge, ricorrendo allanalogia di casi simili o materie analoghe. Il ricorso allanalogia (analogia legis) unespressione del principio di uguaglianza di trattamento che alla base di tutto lordinamento giuridico: i casi simili devono essere regolati da norme simili. I presupposti per dellapplicazione per analogia sono: 1) il caso deve essere assolutamente non previsto (altrimenti si avrebbe interpretazione estensiva) 2) deve esistere almeno un elemento di identit tra il caso previsto e quello non previsto 3) lidentit dei due casi deve riguardare la ratio per cui la legge posta in essere. Lanalogia, pure esprimendo nuove norme, non le crea, costituisce soltanto uno sviluppo del diritto esistente. Questa si differenzia dallinterpretazione estensiva per le seguenti caratteristiche: a) per invocare lanalogia occorre la mancanza di una norma che regoli la materia di cui si tratta b) linterpretazione serve a conoscere ci che il legislatore avrebbe pensato se avesse previsto il caso c) lanalogia scopre nuove norme mentre ci non avviene per linterpretazione estensiva nella quale si ha la scelta di un significato compreso tra i vari possibili risultati di una interpretazione. Non tutte le norme giuridiche permettono il procedimento analogico: lart. 14 delle disposizioni preliminari non lo consente per le norme penali ed eccezionali; casi per cui invece ammessa linterpretazione estensiva. Il processo analogico, scoprendo e comparando i nascosti nessi di identit fra i vari casi e le regole giuridiche che li disciplinano, perviene, seguendo la logica del diritto, a individuare principi sempre pi vasti che possono collegare casi o materie apparentemente lontani. Si arriva cos alla
formulazione dei principi generali dellordinamento vigente in un dato momento storico (analogia iuris). Questi principi non sono scritti, ma esistono e sono impliciti come presupposti razionali del diritto positivo. 18. Le Clausole Generali La possibilit riconosciuta allinterprete di ricorrere al criterio dellanalogia, vuoi nella forma dellanalogia legis, vuoi nella forma dellanalogia juris, presuppone che lordinamento presenti una lacuna, vale a dire che una determinata situazione di fatto non sia specificamente prevista e regolata dalle norme. Un diverso fenomeno quello che riguarda le clausole generali che rappresentano una tecnica attraverso cui si vuole garantire allordinamento legislativo ladeguamento rispetto al tumultuoso evolversi dei fatti sociali. Nello specifico, ci riferiamo a concetti sovente utilizzati dalle codificazioni come ordine pubblico, buon costume, giusta causa (). Dallordinamento non ne scaturisce una definizione in astratto, ma si affida allinterprete il compito di determinarne il contenuto in relazione al concreto evolversi dei modelli di comportamento sociale nonch dei codici deontologici affermatisi nella prassi. Sezione V: Il Diritto soggettivo e i doveri giuridici 19. Il soggetto di diritto La nozione di soggetto di diritto indica il centro di imputazione delle varie situazioni giuridiche; da questo significato primario viene usualmente tenuta distinta lidea del soggetto come protagonista di attivit giuridiche: al primo si collega il concetto di capacit giuridica intesa come lattitudine a diventare titolari di posizioni giuridiche, al secondo quello di capacit di agire intesa come idoneit a produrre concretamente atti giuridici. Soggetto di diritto innanzi tutto la persona fisica, tuttavia la qualit di soggetto di diritto pu essere assunta anche da entit diverse dalluomo: il caso della persona giuridica ossia dellorganizzazione collettiva che, in quanto munita di autonomia patrimoniale perfetta, vede riconosciuta dal sistema giuridico la qualit di soggetto di diritto inteso nella sua pi ampia estensione. Al soggetto del rapporto giuridico appartengono le cd. posizioni giuridiche che nello specifico possono essere distinte tra situazioni giuridiche di vantaggio (diritti soggettivi, potest, facolt, aspettative, interessi legittimi) e situazioni giuridiche di svantaggio (doveri, obblighi e oneri). 20. Il diritto soggettivo e gli interessi legittimi. Il diritto soggettivo costituito da un potere, attribuito alla volont del soggetto e garantito dallordinamento giuridico, per conseguire il soddisfacimento dei propri interessi. Pi precisamente consiste nel potere di esigere da altri losservanza di un dovere e di un obbligo. Gli elementi costitutivi sono due: interesse e volont. La forza del diritto soggettivo che si fa valere non del titolare del diritto: la forza dellordinamento giuridico (diritto oggettivo) che il soggetto pu volgere in difesa dei sui interessi. Il titolare di un diritto soggettivo, a titolo di esempio, fu paragonato alluomo che ha il potere di chiudere un interruttore della corrente elettrica ed usufruire, in tal modo, di una forza che al di fuori di lui. Linteresse legittimo un potere attribuito ad un soggetto al fine di tutelare interessi individuali e interessi della collettivit (es. interesse di chi partecipa al concorso pubblico al regolare svolgimento delle prove). Gli interessi legittimi attribuiscono ai soggetti che ne sono titolari, i poteri idonei ad influire sul corretto esercizio del potere amministrativo, in modo da rendere possibile la realizzazione dellinteresse al bene.
Lordinamento riconosce nel campo pubblicistico (es. rispetto ai mezzi di comunicazione sociale) e nel campo privatistico (es. tutela del consumatore) la protezione di interessi che sono della comunit nel suo complesso, i cd. interessi diffusi (es. ecologia). 21. Le potest giuridiche e i diritti potestativi Le facolt non sono autonome posizioni giuridiche bens semplici aspetti o manifestazioni del diritto soggettivo: sono cio quegli specifici e concreti poteri in cui si estrinseca un diritto. Per questo motivo le facolt possono essere definite il contenuto di altre situazioni soggettive ed in particolare delle potest attribuite al singolo per il soddisfacimento di interessi che non sono direttamente i suoi perch rappresentano un potere attribuito ad un soggetto per la tutela di un interesse altrui (es. potest genitori figli). Accanto alle potest la moderna dottrina ha descritto una categoria di diritti soggettivi, i diritti potestativi, nei quali linteresse dello stesso agente tutelato mediante il riconoscimento di poteri diretti a creare modificare o estinguere una situazione con una manifestazione unilaterale della sua volont. La realizzazione dellinteresse si attua quindi in maniera indipendente da colui che deve subirne gli effetti. Chi deve subire le conseguenze della dichiarazione dellaltrui volont non deve e non pu fare alcun che (es. diritto di prelazione). 22. Le situazioni giuridiche di svantaggio o di vincolo E fondamentale tenere presente che tutto il diritto privato si articola su questa struttura: non c diritto senza obbligo e non c obbligo senza diritto. Conseguentemente alle attribuzioni sopraelencate corrispondo situazioni giuridiche di svantaggio o di vincolo che nello specifico possono concretizzarsi in obblighi ed oneri. Lobbligo riguarda il caso in cui il soggetto passivo del rapporto deve rispondere a una precisa pretesa altrui ( lipotesi tipica nel diritto delle obbligazioni), mentre del tutto diversa la subordinazione in cui viene a trovarsi il soggetto sottoposto ad onere. Nellonere, il sacrificio dellinteresse proprio imposto con riguardo a un altro interesse proprio da curare, e pertanto la relativa imposizione corrisponde a un comando finale stabilito in vista del raggiungimento di indeterminato fine. Esempio di obbligo: il debitore deve pagare. Esempio di onere: lacquirente, se vuole assicurarsi contro altre alienazioni del bene immobile, deve trascrivere lacquisto. 23. Classificazione dei diritti soggettivi a) Diritti patrimoniali e non patrimoniali: I diritti non patrimoniali sono quelli che attuano prevalentemente interessi di natura morale: tali sono i cos detti diritti personalissimi (es. diritto alla vita). Il prevalente elemento morale li distingue dai diritti patrimoniali tutelano interessi economici, valutabili in denaro. Il complesso dei diritti patrimoniali del soggetto costituisce il suo patrimonio. b) Diritti assoluti e relativi: Il diritto assoluto quello che impone una generale soggezione a favore del titolare, con un generico obbligo negativo di non turbare e non violare il diritto stesso da parte degli altri consociati (per questo si definisce valido erga omnes); Il diritto relativo quello che impone a uno o pi persone determinate di fare o non fare alcunch, in modo che leventuale azione gi dallorigine si dirige solo contro di queste: come avviene per i diritti di obbligazione. c) Diritti trasmissibili e diritti intrasmissibili: Ogni soggetto ha alcuni diritti personalissimi, detti anche originari perch gli sono riconosciuti dalla nascita: tali il diritto alla vita, allonore ecc., che non sono trasmissibili. La trasmissione dei diritti opera in due modi: i modi di acquisto si distinguono in originari e derivati. Con i primi lacquisto di un diritto indipendente dal diritto di altro soggetto, la propriet si acquista libera da diritti altrui sulla cosa.
24. Diritti Reali e diritti obbligazione (o di credito) I diritti reali hanno per oggetto immediato una cosa, valgono erga omnes e impongono a chiunque lobbligo, sempre negativo, di rispettarne lesercizio; i diritti di obbligazione si dirigono verso uno o pi soggetti passivi determinati e impongono lobbligo di dare, fare o non fare alcunch suscettibile di valutazione economica. I diritti reali, che sono soltanto quelli tipicamente previsti e regolati dalla legge, hanno a propria tutela unazione reale (cd. actio in rem) esperibile contro chiunque, salva la determinazione in concreto di chi sia loffensore del diritto. I diritti di obbligazione sono forniti di unazione personale (cd. actio in personam) che va diretta nei confronti del soggetto passivo del rapporto obbligatorio. Sezione VI: I Fatti e gli atti giuridici 25. Il Concetto di fatto giuridico. Lacquisto, la perdita dei diritti e la successione. I fatti giuridici sono fatti al cui accadimento la legge collega nascita, modificazione ed estinzione di un rapporto giuridico. La legge procede per comandi astratti in relazione alle previste vicende del mondo giuridico; dalla legge non sorgono direttamente situazioni giuridiche soggettive, ma essa prevede e regola le cause del sorgere, del modificarsi o dellestinguersi dei diritti: tali cause sono qualificate fatti giuridici. Il fatto giuridico costituisce pertanto lelemento dinamico e si presenta come il fattore vitale che fa muovere il mondo giuridico. I fatti che portano allacquisto di un diritto ne costituiscono il titolo: cos il contratto di compravendita d fondamento al mio diritto di propriet su quel bene. Lacquisto avviene a titolo derivativo oppure a titolo originario: si ha il primo quando il diritto viene acquistato per effetto di un rapporto con persona legittimata che, di regola, sar chi po legittimamente disporre di un diritto; si ha il secondo quando manca tale rapporto di trasmissione (come avviene per loccupazione). E assai importante distinguere i fatti giuridici che costituiscono acquisti a titolo derivativo, da quelli a titolo originario perch ai primi si applica il canone fondamentale secondo cui nessuno pu trasferire ad altri maggiori diritti di quelli che egli stesso ha. Il fenomeno dellacquisto a titolo derivativo si chiama successione e consiste nella trasmissione della titolarit del diritto da una persona ad unaltra. La successione avviene per atto tra vivi (es. compravendita, donazione) o mortis causa (es. eredit). 26. Classificazione dei fatti giuridici e degli atti umani in particolare. I fatti giuridici si distinguono fondamentalmente in naturali e umani: i primi sono quelli che non dipendono dallattivit consapevole delluomo, anche se riguardano la sua stessa persona, quali la nascita, la morte o una malattia mentale. I secondi, genericamente chiamati atti umani sono quelli posti in essere da un soggetto di diritto. La parola atto va intesa in senso sostanziale come azione di un uomo, laltro significato che intende latto come documento materiale esclusa. Una ulteriore distinzione in seno agli atti giuridici quella tra leciti che sono consentiti dal diritto e vietati che costituiscono invece la violazione di un obbligo. La nozione generale di fatto giuridico si articola in sottocategorie in relazione alle caratteristiche specifiche dei diversi fatti giuridicamente rilevanti: negozi giuridici, atti giuridici, meri fatti giuridici. Per ben comprendere tale tradizionale distinzione occorre muovere dalla considerazione che nella sfera intellettiva delluomo si distinguono due facolt: la coscienza e la volont. La coscienza consiste nella consapevolezza di s e del mondo esterno, nella capacit di comprendere il rapporto con gli altri e il significato dei propri atti: giuridicamente si designa come capacit di intendere. La volont va intesa come capacit di autodeterminarsi, di decidere liberamente il proprio comportamento in vista di uno scopo: giuridicamente si definisce capacit di volere.
Tra gli atti leciti caratterizzati da unattivit consapevole e volontaria si devono distinguere alcune importanti categorie determinate per lappunto in relazione alla rilevanza che in ciascuna di esse assume la coscienza e la volont dellagente. Si crea, cio, una sequenza ordinata secondo il rilievo che assume la capacit di intendere e di volere del soggetto: a) mero fatto quando tale capacit non assume alcun rilievo, poich la legge assume un certo evento come mero presupposto per certi effetti: occorre cio la pura fenomenicit dellevento a prescindere dalla circostanza che sia dovuta dalla natura o dallazione delluomo (es. morte di una persona) b) gli atti giuridici in senso stretto che consistono in quegli atti umani leciti, giuridicamente rilevanti, che sono il presupposto di vari effetti giuridici. Pertanto, la caratteristica comune data dalle conseguenze giuridiche non sono stabilite dalla volont di chi li pone in essere ma sono preordinate dalla legge: ne consegue che la categoria formata da atti tipici. La volont del soggetto viene in considerazione quale presupposto necessario dellatto umano; tale comportamento delluomo, e non la volont delle conseguenze (rilevante nel negozio), che lordinamento valuta per collegarvi i previsti effetti giuridici. Per quanto sopradetto, riassumendo, si richiede: 1) la volontariet dellatto (anche se il soggetto ne ignorava o non ne voleva gli effetti giuridici) 2) la capacit naturale (mancando la quale viene meno la stessa riferibilit dellatto). Anche gli atti illeciti sono atti giuridici in senso stretto perch danno luogo alla responsabilit dellagente, obbligando questultimo al risarcimento danni c) negozi giuridici che sono costituiti manifestazioni di volont dirette a ottenere determinati effetti giuridici, nei quali le modificazioni nelle situazioni giuridiche sono direttamente legate alla volont di chi pone in essere latto. Occorre cio non solo che latto sia voluto, ma altres che esso sia compiuto da chi ha capacit legale di agire e che tale condizione sia accompagnata dal requisito dellintenzionalit, occorre cio che il soggetto voglia anche gli effetti previsti dalla legge (es. contratto). Gli atti giuridici, siano essi negoziali o non negoziali, consistono in azioni umane alle quali la legge ricollega effetti giuridici. E il caso di precisare adesso che tali azioni possono consistere in: a) dichiarazioni di volont od operazioni materiali sono caratterizzate dal fatto che la disciplina giuridica dettata in relazione a un evento esteriore. La conseguenza giuridica collegata allaccadimento, alla volontariet dellatto e non alla volont delle sue conseguenza (es. distruggo testamento e se ne deduce che non ne voglio gli effetti) b) dichiarazione di scienza si ha quando un atto ha la funzione di affermare ci che o si sa: ne sono esempi la confessione (dichiarazione di scienza contraria allinteresse di chi la fa) e tutti gli atti che servono a documentare come la registrazioni nei libri di commercio. 27. La pubblicit dei fatti giuridici. La pubblicit dei fatti giuridici quel sistema predisposto dallordinamento al fine di garantire e rendere agevole la conoscenza di determinati fatti e atti giuridici, assicurando cos le condizioni di sicurezza dei rapporti. Si distinguono tre tipi di pubblicit: a) pubblicit notificativa serve a dare una semplice notizia di determinati fatti, ma la sua omissione non tocca n la validit n lefficacia dei fatti stessi. Tipici esempi sono le pubblicazioni matrimoniali e lannotazione a margine dellatto di nascita della sentenza di interdizione. La relativa omissione non incide sulla validit del matrimonio n sulla impugnabilit degli atti compiuti dallincapace, e si configura come un obbligo (essendo prevista solo una sanzione pecuniaria) piuttosto che come un onere b) pubblicit dichiarativa serve a rendere opponibili ai terzi determinati atti, e la sua omissione non tocca la validit, bens lefficacia dellatto: impedisce che, nei confronti di alcuni controinteressati, possano farsi valere gli atti stessi. Essa costituisce perci un onere e ne costituiscono esempi la residenza anagrafica, le iscrizioni nel registro delle persone giuridiche, le trascrizioni immobiliari. Cos, se compro un appartamento e non trascrivo lacquisto nei registri immobiliari, latto sar valido ma lefficacia dellatto limitata: infatti, non potr far valere lacquisto contro chi, pur acquistando successivamente, trascriva il suo acquisto c) pubblicit costitutiva, infine, condiziona sia la
validit sia lefficacia dellatto: in mancanza di essa, pertanto, latto non produrr effetti neppure tra le parti (es. iscrizione dellipoteca nei registri immobiliari). Cap. 2 IL RAPPORTO GIURIDICO Sezione I: Il rapporto giuridico in generale 1. Il rapporto giuridico Anche se con il rischio di ripetere alcuni aspetti gi analizzati in precedenza opportuno riprodurre in maniera schematica la spiegazione inerente il rapporto giuridico. S veduto che essenza o fine primario del diritto la disciplina dei rapporti tra le persone. Ebbene, assunta la relazionalit delluomo come criterio ordinatore strutturale della disciplina giuridica, possiamo definire il rapporto giuridico come ogni relazione tra gli uomini disciplinata dal diritto. Si individuano nel rapporto giuridico alcuni estremi, la cui analisi, in buona sostanza, definisce le linee fondamentali del diritto privato: a) I soggetti che rappresentano le persone tra le quali intercorre il rapporto. Essi sono titolari delle posizioni giuridiche sopra analizzate (di vantaggio e di svantaggio). E da notare che la nozione di soggetto non coincide con quella di essere umano in quanto possono essere titolari di posizioni giuridiche anche gli enti giuridici. b) Le situazioni giuridiche: che si dividono in due tipi fondamentali: attive o di vantaggio (il diritto soggettivo e gli interessi legittimi, le potest giuridiche e i diritti potestativi) passive o di svantaggio (doveri, obblighi e oneri). c) Oggetto del rapporto giuridico il bene (tutto ci che in grado di soddisfare un bisogno umano, materiale o spirituale che sia) e linteresse che la spinta verso tali beni. d) Nascita e vicende del rapporto giuridico inerente i fatti giuridici, gi analizzati nella sezione VI del capitolo I. Per quanto concerne lestinzione del rapporto giuridico si analizzeranno gli istituti della prescrizione e della decadenza. Sezione II: I soggetti del rapporto giuridico 2. Le persone fisiche. Il soggetto del diritto. La personalit e lo status. Lintera organizzazione giuridica destinata alla persona umana. In effetti il nostro diritto pubblico crea un sistema basato su due principi per cui 1) ogni essere umano ha in quanto tale la personalit giuridica 2) tutti gli uomini hanno la stessa personalit. Personalit in senso giuridico lattitudine riconosciuta dalla legge a diventare soggetto di diritti e doveri; come presupposto della concreta titolarit dei rapporti, la personalit corrisponde alla capacit giuridica. Per una pi sottile distinzione tra questi due concetti, la personalit lastratta idoneit a diventare titolare di rapporti mentre la capacit giuridica la misura di tale idoneit che definisce i contorni della personalit. Come non esiste diritto senza la persone di un suo titolare, cos non c persona senza diritti. Alcuni diritti sono essenziali, quali ad esempio i diritti della personalit acquisiti con il momento stesso della nascita. Contro la tendenza a considerare la personalit umana come un prius rispetto allordinamento giuridico, si era opposta in un passato non lontano la concezione dello stato come unico e onnipotente creatore di ogni diritto. Oggi le stesse Costituzioni dei paesi civili riconoscono alla persona alcuni valori perenni e indiscutibili, per affermare e potenziare i quali, e non per crearli, costituito lordine giuridico. Luomo non nasce e vive isolato; egli appartiene a determinati gruppi sociali: alla societ politica e alla societ familiare. La posizione di un soggetto rispetto allappartenenza a determinati gruppi sociali si chiama status, definita come una situazione soggettiva derivante da una relazione
personale per sua natura non temporanea, fonte di diritti, doveri e anche di poteri: basti pensare alla situazione di cittadino, di figlio legittimo, di padre, di madre, di coniuge. 3. La capacit giuridica e la capacit di agire. La capacit giuridica o capacit di diritto si acquista con la nascita (art. 1) lattitudine a essere titolari di diritti e di doveri. A tutti gli esseri umani viene riconosciuta la piena capacit, mentre, come vedremo meglio in seguito, gli enti collettivi godono di una capacit limitata. Lart. 1 dispone anche che la capacit giuridica si acquista al momento della nascita. Questultimo perci elemento necessario e sufficiente, non si richiede infatti anche la vitalit: ci che rileva che lindividuo sia nato vivo, anche se poi sopravviva solo per pochi istanti. La concreta rilevanza giuridica di questa precisazione si coglie nel fatto che gi dalla nascita il soggetto pu essere titolare di beni patrimoniali che si trasmettono poi in modo diverso da quanto avverrebbe se egli non fosse nato o fosse nato morto. E opportuno sottolineare che alcuni diritti sono riconosciuti dalla legge anche a chi non sia ancora nato. La legge considera due ipotesi, quella del concepito e del nascituro non concepito. Con riguardo al concepito, pur non riconoscendosi un pieno diritto alla vita questultimo ha poi capacit di succedere per causa di morte e di ricevere donazioni. Inoltre pu essere riconosciuto dai genitori che ne assumono la rappresentanza e ne amministrano i beni ancor prima della nascita. La legge prevede genericamente che i diritti riservati al concepito sono subordinati allevento della nascita. Tale disposizione va intesa nel senso che il concepito acquista immediatamente i diritti che gli sono attribuiti, salvo che non segua poi la nascita. In tal caso lacquisto perde efficacia ex tunc, fin dallorigine, e la mancata nascita si configura come condizione risolutiva dellacquisto. Il codice contempla anche il nascituro non concepito (colui che si prevede o si spera nascer in futuro da una certa persona), prevedendo che possa essere contemplato come beneficiario in un testamento o in una donazione: si richiede soltanto che il (futuro) beneficiario sia figlio di persona vivente al momento della donazione o della morte del testatore. Mentre la capacit giuridica, come s veduto, designa lidoneit a essere titolari di posizioni giuridiche, la capacit di agire consiste nellidoneit a disporre della propria sfera giuridica, e perci a esercitare i diritti di cui sia titolari. La capacit di agire si acquista in virt del raggiungimento della maggiore et, fissata al compimento del diciottesimo anno, a meno che nei loro confronti sia stata pronunciata una sentenza di interdizione o di inabilitazione ovvero sia stato emesso un decreto di nomina di un amministratore di sostegno, nel qual caso la capacit di agire del soggetto viene a subire delle limitazioni pi o meno rilevanti a seconda dei casi, o pu addirittura essere del tutto esclusa. Il possesso della capacit legale dagire costituisce requisito di validit degli atti negoziali, che sono annullabili se il soggetto che li ha compiuti, nel momento in cui ha emesso la propria dichiarazione di volont, era privo della capacit dagire in relazione al negozio posto in essere; salvo che il soggetto nel momento in cui ha manifestato la propria volont negoziale, si trovasse in uno stato di incapacit di intendere e di volere , nel qual caso latto negoziale annullabile se sussistono i presupposti contemplati dallart. 428 c.c. La validit degli atti giuridici in senso stretto non invece subordinata al possesso, da parte del soggetto che li pone in essere, della capacit legale dagire. Necessario e sufficiente che il suo autore fosse di fatto capace di intendere e di volere. In generale, si pu peraltro rilevare che sempre pi forte la tendenza a riconoscere anche alle persone in tutto o in parte prive della capacit di agire, di una parziale autonomia nel campo degli atti non patrimoniali intesi come diritti pi strettamente legati alla persona nonch alle libert fondamentali (morale, religiosa e politica). La legge prevede alcune ipotesi di incapacit di agire e sottolinea che non tutti i soggetti sono ugualmente incapaci di agire. Viene infatti distinta l incapacit assoluta (minore, interdetto, incapace naturale) dall incapacit relativa (il caso dellemancipazione e dellinabilitazione).
4. Le cause modificatrici della capacit di agire: let. La protezione dei minori. Il legislatore ha previsto diverse cause di limitazione o di esclusione della capacit legale dagire, ispirandosi a ragioni di protezione o di sfiducia nel soggetto. In linea generale pu dirsi che alcune cause di incapacit sono pi direttamente connesse con la personalit fisica della persona (et e condizioni di salute), altre cause trovano ragioni diverse (condanne penali e fallimento). Il minore in linea di principio privo della capacita di agire, in quanto gli preclusa la possibilit di porre in essere validamente qualsiasi atto negoziale. Lart. 2 c.c. sancisce deroghe in una serie di ipotesi nelle quali la legge ammette per il minore il compimento di atti negoziali. In primo luogo possiamo sottolineare che al comma 2 viene prevista per il minore la possibilit di prestare attivit lavorativa e conseguentemente di instaurare il rapporto contrattuale. Da quanto detto si desume che in questa specifica circostanza il minore acquista la capacit di porre validamente in essere gli atti di esercizio dei diritti che ne derivano nonch di promuovere le azioni volte a far valere in giudizio siffatti diritti. E invece rigorosamente vietato (art. 4 l. 977) adibire al lavoro i bambini, e cio i minori che ancora non abbiano compiuto il quindicesimo anno di et, i quali possono soltanto, ed in via del tutto eccezionale, essere impiegati - su autorizzazione della direzione provinciale del lavoro e previo assenso scritto dei titolari della potest genitoriale in attivit lavorative di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario e nel settore dello spettacolo, purch si tratti di attivit che non pregiudichino la sicurezza, lintegrit psicofisica e lo sviluppo del minore, la frequenza scolastica o la partecipazione a programmi di orientamento e formazione professionale. Una ulteriore eccezione contemplata dallart. 108 della l. n. 633 del 1941 in materia di diritto dautore che riconosce al minorenne che abbia compiuto sedici anni la capacit di porre validamente in essere gli atti di esercizio e disposizione dei diritti che gli competono sulle opere che ha creato nonch di esperire le azioni necessarie per farli valere in giudizio. Tra il raggiungimento della piena capacit a 18 anni, e lincapacit del minorenne, ci pu essere un periodo intermedio di limitata capacit di agire che si ottiene con lemancipazione. Essa si consegue ipso iure con il matrimonio nei casi in cui eccezionalmente sia consentito il matrimonio al minore det. Lemancipato acquista una limitata capacit in quanto gli consentito di compiere da solo gli atti di natura personale e gli atti di ordinaria amministrazione. Per gli atti patrimoniali di ordinaria amministrazione invece necessaria lassistenza di un curatore. Lemancipato pu essere autorizzato dal tribunale allesercizio di unimpresa commerciale: in tal caso non richiesta lassistenza di un curatore, inoltre in questo caso pu compiere anche gli atti che eccedono lordinaria amministrazione: in altre parola acquista la piena capacit di agire nellambito del diritto patrimoniale con esclusione per della capacit a donare e di fare testamento. 5. Lincapacit dei maggiorenni: interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno. Lordinamento si preoccupa di porre rimedio alle molteplici situazioni di deficienza psico-fisica in cui pu versare un soggetto predisponendo diversi strumenti di protezione: oltre allinterdizione e allinabilitazione che gi comparivano nel testo originario del codice, stata recentemente creata unaltra figura, lamministrazione di sostegno che si profila come un istituto modulabile volto a sopperire essenzialmente a situazioni temporanee, in cui manchi anche solo parzialmente lattitudine a provvedere ai propri interessi. a) Amministrazione di sostegno La nomina di un amministratore di sostegno pu essere richiesta a beneficio di una persona che per effetto di uninfermit ovvero di una menomazione fisica o psichica si trovi nellimpossibilit anche parziale di provvedere ai propri interessi. La definizione del codice in proposito volutamente vaga e lascia spazio ad un campo applicativo decisamente ampio: cos come definito, infatti, listituto si presta ad essere utilizzato in molteplici situazioni che vanno dagli impedimenti causati dal decorso di una malattia, ai turbamenti legati a stati di disagio psichico conseguenti ad esperienze negative della vita tali da far venir meno per un certo periodo la lucidit di un soggetto, alle difficolt fisiche e mentali connesse alla vecchiaia. La nomina
dellamministratore viene disposta dal giudice tutelare con decreto motivato, immediatamente esecutivo. Il provvedimento conterr le determinazioni in ordine alla durata, ai limiti e alloggetto dellincarico, definendo in particolare quali atti necessiteranno dellintervento dellamministratore e in quale forma. Il beneficiario conserva la capacit di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o lassistenza necessaria dellamministrazione di sostegno e in ogni caso legittimato a porre in essere gli atti che si profilano necessari per soddisfare le esigenze della vita quotidiana. b) Interdizione Linterdizione giudiziale si ha quando una persona affetta da abituale infermit di mente che la rende incapace di provvedere ai propri interessi. Infermit di mente abituale o permanente (si deve trattare di un vizio duraturo). Linterdizione viene disposta con sentenza, dopo che il giudice abbia accertato linformit. I presupposti sono due: vizio di mente abituale e conseguente inettitudine ad attendere ai propri interessi. Il secondo, senza il primo, non basta: non basta cio leffettiva inettitudine ad amministrare se non c alterazione delle facolt mentali. Linterdizione porta con s una generale incapacit circa i negozi patrimoniali o familiari, pi grave di quella disposta per la minore et. Non solo linterdetto non pu stipulare contratti, ma incapace di fare testamento, di sposare, riconoscere figli. Tuttavia nella sentenza che pronuncia linterdizione o successivamente il giudice pu stabilire che taluni atti di ordinaria amministrazione possano essere compiuti dallinterdetto senza lintervento ovvero con lassistenza del tutore. Gli atti compiuti dallinterdetto dopo la sentenza di interdizione sono annullabili. A questo pu aggiungersi linterdetto legale che analizzeremo successivamente. c) Inabilitazione La legge (415) dice che si pu pronunciare linabilitazione in quattro casi: 1) per coloro che si trovano in una condizione di attuale e abituale malattia di mente non cos grave da procedere allinterdizione; 2) coloro che per prodigalit cio per non conoscere il valore del denaro e lo spendono per motivi futili o frivoli 3) per abuso di bevande alcoliche o di stupefacenti che espongano s o la propria famiglia a gravi pregiudizi economici; 4) per il sordomuto e il cieco dalla nascita o dalla prima infanzia che non abbiano ricevuto educazione sufficiente. Anche qui il vizio di mente o la prodigalit sono presupposti per la sentenza, ma solamente questultima produce linabilitazione (421). Con linabilitazione il soggetto non pu compiere in prima persona gli atti patrimoniali eccedenti lordinaria amministrazione; e si deve nominare un curatore il quale integra con il suo assenso la volont dellinabilitato. E comunque ammesso che, su specifica autorizzazione del giudice, linabilitato possa compiere senza lassistenza del curatore taluni atti eccedenti lordinaria amministrazione. In generale gli atti compiuti dallinabilitato senza losservanza delle prescritte formalit sono annullabili. Il procedimento per listituzione dellamministrazione di sostegno, per linterdizione o linabilitazione segue regole simili. Listanza per la nomina di un amministrazione di sostegno pu essere promossa dallo stesso soggetto beneficiario (anche se minore, interdetto o inabilitato 406) o da uno sei soggetti abilitati a promuovere il giudizio di interdizione o inabilitazione ai sensi dellart. 417 ossia ai diretti interessati, il coniuge, la persona stabilmente convivente, i parenti entro il quarto grado, gli affini entro il secondo, il tutore, il curatore o il pubblico ministero. Il giudice in ogni caso tenuto a sentire personalmente la persone a cui il procedimento si riferisce e pu disporre anche dufficio i mezzi istruttori e gli accertamenti che ritenga utile ai fini della decisione. Gli effetti dellamministrazione di sostegno decorrono da quando viene emesso il decreto. Lamministrazione di sostegno pu essere disposta a tempo determinato o indeterminato: il giudice tutelare ha comunque facolt di modificare o integrare in ogni tempo le decisioni assunte, nonch di revocare, anche dufficio, la misura. Parallelamente, linterdizione e linabilitazione hanno effetto dalla pubblicazione della sentenza (421), la quale assieme agli eventuali decreti di nomina del tutore o del curatore provvisorio, viene annotata nel registro delle tutele e comunicata allufficiale di stato civile per lannotazione a margine dellatto di nascita (423). Linterdizione e linabilitazione hanno effetto fino alla morte del soggetto, oppure fino ad una sentenza di revoca.
5. Gli Istituti di protezione: La potest dei genitori. Accanto agli incapaci troviamo degli organi di tutela o di potest familiare che hanno il duplice compito di proteggere la persona curando gli interessi dellincapace e di rappresentarlo o assisterlo nel compimento degli atti giuridici. Tutta la materia dominata dalla vigilanza e dai poteri di intervento e di integrazione di volont del giudice unico di primo grado collocato presso ogni tribunale. La sua attivit non si esercita soltanto, come avveniva un tempo per il consiglio di famiglia, nei confronti dei tutori ma anche nei confronti dei genitori che esercitano la potest, nonch nei confronti dei curatori e degli amministratori di sostegno. Questo giudice ha molti poteri, e pu ottenere lassistenza degli organi di polizia e della pubblica autorit in generale. Il minore sottoposta alla potest dei genitori. Se questi sono deceduti si apre il procedimento per la nomina di un tutore, che provveder alla cura della persona del minore e allamministrazione del suo patrimonio. Alla potest dei genitori sono sottoposti i figli legittimi, legittimati, naturali e adottivi. La potest esercitata di comune accordo da entrambi i genitori che debbono adottare insieme tutte le decisioni concernenti la vita, la persona ed il patrimonio del minore, ferma restando la possibilit di concordare delle direttive che ciascuno di essi poi autorizzato ad attuare anche per proprio conto. La potest comprende poteri di natura personale e patrimoniale. La cura dei minori un dovere, ma anche un diritto dei genitori: meglio si definisce come un potere-dovere, una funzione di rilevante interesse pubblico. E quindi irrinunciabile. I genitori hanno il dovere di provvedere al mantenimento, alleducazione e allistruzione dei loro figli: lo stabiliscono espressamente sia la Costituzione (art. 30 c. 1) sia il codice civile, il cui art. 147 prevede che per effetto della celebrazione del matrimonio sorge in capo ai coniugi lobbligo di mantenere, istruire ed educare la prole. Lobbligo grava su entrambi i genitori, in proporzione alle loro sostanze e alle loro capacit di lavoro professionale o casalingo. I genitori hanno inoltre il potere di compiere in nome e nellinteresse del figlio soggetto alla loro potest atti di amministrazione del suo patrimonio. Ciascuno dei genitori legittimato a porre in essere in rappresentanza del minore un atto di ordinaria amministrazione disgiuntamente dallaltro genitore, per contro, gli atti eccedenti lordinaria amministrazione e i contratti con i quali vengono concessi o acquistati in nome del minore diritti personali di godimento debbono essere conclusi dai genitori congiuntamente, in caso contrario annullabili. In particolare questi atti possono essere compiuti solo se concorrono due fattori: a) la preventiva autorizzazione del giudice tutelare b) la necessit o utilit evidente per il figlio. Se sorgono conflitti dinteressi tra i figli, oppure tra costoro e i genitori, il giudice nomina un curatore speciale. Leredit devoluta ai minori deve essere accettata sempre con beneficio di inventario; per leredit, la donazione o il legato richiesta lautorizzazione ad accettare del giudice tutelare. I genitori hanno in comune lusufrutto legale sui beni del minore il cui ricavato andr a beneficio della famiglia. 6. (segue) Tutela, Curatela, Amministrazione di Sostegno. TUTELA: La tutela prevista per tutti i casi di interdizione (343) e quando, per una causa qualsiasi, un minore non abbia chi eserciti la potest dei genitori. La tutela si apre nel domicilio del minore o dellinterdetto. Lufficiale di stato civile, il notaio, il cancelliere o i parenti prossimi del minore, nei casi indicati dalla legge, devono dar pronta notizia al giudice tutelare dei fatti da cui deriva la necessit di provvedere. Il tutore viene immediatamente nominato dal giudice tutelare (346). Precisamente la tutela dei minori, che va attribuita secondo il seguente ordine, si distingue in: volontaria quando il giudice nomina la persona designata dal genitore che per ultimo esercit la potest; legittima quando essa affidata a un parente prossimo o a un affine del minore cominciando dagli ascendenti; dativa quando affidata ad altre persone, scelte liberamente dal giudice tutelare; assistenziale quando affidata a un ente di assistenza, nei casi previsti dallart.
354. Nella scelta del tutore per gli interdetti, lordine da seguire meno stretto, e il giudice tutelare deve avere esclusivo riguardo alla cura e agli interessi dellincapace. Il giudice tutelare del luogo dove si apre la tutela lorgano preminente (344) che da le direttive circa lamministrazione dei beni e leducazione del pupillo. Il tutore svolge funzioni di interesse pubblico, e il suo ufficio gratuito e irrinunziabile. Il tutore ha funzioni analoghe a quelle della potest dei genitori. Il protutore viene nominato dallo stesso giudice tutelare. Questo non pu definirsi un generico sostituto del tutore, ma ha principalmente due funzioni: rappresenta il minore quando linteresse di questultimo in conflitto con quello del tutore e sostituisce il tutore quando questi viene definitivamente a mancare (360), con lobbligo in tal caso di promuovere subito la nomina di un nuovo tutore. Il tutore, entro dieci giorni dalla nomina, deve iniziare la formazione dellinventario dei beni del pupillo, nella gestione deve usare la diligenza del buon padre di famiglia e risponde dei danni arrecati in violazione dei propri doveri. Il tutore compie da solo gli atti di ordinaria amministrazione del patrimonio e quelli necessari per il mantenimento del pupillo; per gli atti che eccedono lordinaria amministrazione occorre lautorizzazione del giudice tutelare. Finita la tutela il tutore deve presentare entro due mesi, il conto finale. Presso ogni giudice tutelare istituito un registro delle tutele, dove sono iscritti tutti i provvedimenti pi importanti per la tutela e quelli che modificano lo stato personale o patrimoniale del minore. Linizio e la fine della tutela vengono poi annotati in margine dellatto di nascita del minore (389). CURATELA: Lemancipato o linabilitato trovano una integrazione alla loro volont mediante lintervento di un curatore, il quale non ha la rappresentanza dellincapace, cio non lo sostituisce, ma ne integra la volont. La differenza tra la tutela e la curatela sono principalmente queste: 1) Il tutore tendenzialmente rappresenta lincapace, il curatore lo assiste; 2) Il curatore interviene per alcuni atti mentre il tutore interviene sempre; 3) Il curatore interviene di regola soltanto per rapporti patrimoniali mentre il tutore ha anche funzioni di carattere personale. Lemancipato e linabilitato, infatti, compiono da soli gli atti di ordinaria amministrazione, mentre con lautorizzazione del giudice tutelare e il consenso del curatore compiono gli atti eccedenti lordinaria amministrazione. Gli atti compiuti senza losservanza delle formalit stabilite sono annullabili. AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO: A differenza di quanto previsto per linabilitazione e linterdizione, il giudice tutelare, nel formulare il contenuto del decreto di nomina dellamministratore di sostegno ha la pi ampia discrezionalit per cercare la soluzione che meglio si confaccia alla protezione del beneficiario. Lamministratore di sostegno va scelto con esclusivo riguardo alla cura e agli interessi del beneficiario, e pu essere indicata in forma scritta dal beneficiario medesimo, con atto pubblico o scrittura privata autenticata, in previsione della propria futura incapacit: tale indicazione pu comunque essere disattesa dal giudice in presenza di gravi motivi. Nello svolgimento dellincarico lamministratore di sostegno deve avere riguardo primariamente ai bisogni e alle aspirazioni del beneficiario, informandolo anche circa gli atti di compiere e ricorrendo al giudice tutelare in casi di dissenso di questultimo. Le decisioni in materia sono comunque sempre rivedibili, in relazione al proprio carattere di aiuto temporaneo che listituto dovrebbe avere nella mente del legislatore che lo ha introdotto. 7. Lincapacit naturale. La legge regola unincapacit, transitoria o permanente, definita naturale: lart. 428,con alcune cautele ed entro limiti particolari, consente lannullamento degli atti compiuti in una situazione i minorazione psichica non accertata da preventivo provvedimento di interdizione. Lincapacit naturale la condizione di chi pur legalmente capace, sia di fatto incapace di intendere e di volere vuoi perch abitualmente infermo di mente ma non ancora interdetto, vuoi perch seppure
ordinariamente capace si trovi transitoriamente in condizioni di incapacit al momento in cui compie un atto (ad es. uso di stupefacenti, ipnotismo). Affinch gli atti unilaterali posti in essere da una persona incapace di intendere o di volere possano essere annullati, non sufficiente accertare che nel momento in cui ha emesso la dichiarazione negoziale la parte versava in uno stato di incapacit naturale, essendo altres necessario che dallatto sia arrecato grave pregiudizio al soggetto che lo ha compiuto. Per contro, ai fini dellannullabilit dei contratti che una persona abbia stipulato in stato di incapacit naturale, necessario laccertamento della malafede dellaltro contraente. La malafede desumibile dalle clausole del contratto e dal danno che ne pu derivare. Lazione per lannullamento si prescrive in cinque anni, decorrenti dal giorno nel quale latto stato compiuto e pu essere proposta solo dalla persona che ha compiuto latto in stato di incapacit naturale (dai suoi eredi o aventi causa) e non dalla controparte. 8. Lincapacit derivante da condanna. Linterdetto legale. Lindisponibilit da fallimento. Lincapacit di agire del minore e dellinterdetto giudiziale discende dallimmaturit dei soggetti e ha funzione di protezione dei loro interessi. Viceversa, linterdizione legale una pena accessoria che discende da una condanna penale o alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni. Linterdizione legale, come detto, deriva da una sentenza di condanna ma non stabilita dalla sentenza perch si applica ipso iure. Importante differenza con linterdizione giudiziale che gli effetti dellinterdizione legale si riferiscono a tutti gli atti di natura patrimoniale ma non a quelli di diritto personale o familiare. Pertanto linterdetto pu sposarsi, riconoscere figli naturali. Linterdizione legale istituto anomalo, perch non una forma di protezione ma una pena. Ne deriva che, mentre di regola lannullabilit degli atti posti in essere dallincapace relativa, essendo ristretta la cerchia dei soggetti legittimati a chiedere lannullamento, per i contratti stipulati dallinterdetto legale, qualunque interessato pu chiedere lannullamento. Si vuole evitare che in questo caso il condannato incapace possa trarre giovamento dalla sua incapacit; se cos non fosse, una volta che egli, per esempio, riuscisse a concludere un contratto, avrebbe la possibilit di decidere se impugnarlo o no, secondo la convenienza che ne rilevasse. Fallimento: Il dissesto uno stato di fatto per il quale il debitore non pi in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni (art. 5 l. fallimentare); quando lo stato di insolvenza viene riconosciuto, il tribunale lo dichiara con sentenza di fallimento. Il fallito, tra laltro, subisce la privazione del potere di disporre del patrimonio. Non questa per una forma di incapacit di agire, perch latto compiuto non invalido, e certamente non impugnabile dallo stesso fallito; dovrebbe quindi essere da lui eseguito se ancora possibile dopo la cessazione dello stato di fallimento. Il fallito pu comunque compiere gli atti di natura personale e familiare. Per gli atti patrimoniali provvede invece un curatore nominato dal tribunale. 9. Lannullabilit degli atti negoziali compiuti personalmente dalla persona incapace di agire. E di regola annullabile il negozio compiuto dal minore o dallinterdetto. In materia di diritti patrimoniali la legge prevede due ipotesi per potersi avere annullabilit: che la persona sia legalmente riconosciuta come incapace perch minore, interdetta, inabilitata o assoggettata ad amministrazione di sostegno, oppure si trovi in stato di incapacit non dichiarata. In tutti questi casi i negozi conclusi sono annullabili. Ma lannullamento per incapacit non dichiarata richiede gli ulteriori presupposti del grave pregiudizio o della malafede della controparte, mentre per lincapacit dichiarata basta quindi che il soggetto sia legalmente incapace perch gli atti da lui compiuti siano annullabili, senza che il suo stato di incapacit fosse o meno conosciuto dalla controparte.
Lannullabilit di regola relativa in quanto pu essere chiesto soltanto dallincapace, dai suoi eredi o aventi causa; il contratto ha di conseguenza una stabilit unilaterale o, come si dice con una colorita immagine claudicante, volendosi in tal modo significare che sta in piedi da una parte sola. Lannullabilit assoluta prevista per atti dellinterdetto legale perch lannullamento dei suoi atti si pronunzia su iniziativa di chiunque vi abbia interesse. Leccezione di incapacit perpetua. Il soggetto che, dopo aver concluso un contratto in stato di incapacit di agire, ometta di darvi esecuzione e venga per questo convenuto in giudizio dalla controparte con una domanda giudiziale volta ad ottenerne la condanna alladempimento del contratto rimasto ineseguito pu cio paralizzare la domanda attorea eccependo lannullabilit del contratto senza alcun limite temporale, e quindi anche se nel frattempo gi scaduto il termine di prescrizione quinquennale dellazione che egli avrebbe potuto esperire per ottenere lannullamento del negozio. Questa regola deriva da unantica tradizione ed integra opportunamente la difesa dellincapace. Altrimenti, chi vincolasse contrattualmente un incapace, approfittando appunto della sua inferiorit, potrebbe attendere lo scadere dei cinque anni dal giorno della riacquistata capacit di agire e in seguito pretendere ladempimento dellobbligo, forsanche dimenticato perch per lungo tempo non ne venne pretesa esecuzione. 10. Sede della Persona. Morte della persona. Scomparsa, assenza e morte presunta. A vari effetti assume importanza il luogo dove la persona vive e svolge la propria attivit o, comunque, reperibile per le comunicazioni e gli atti che devono esserle inviati. La legge individua due figure principali, il domicilio e la residenza che, pur potendo di fatto coincidere nel medesimo luogo, sono concettualmente distinte. La residenza il luogo ove la persona dimora, cio vive abitualmente (art. 43). Il domicilio il luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi, sia personali sia patrimoniali. Sono esplicabili altre due nozioni di domicilio: legale quando fissato dalla legge con riguardo ai minori e agli interdetti, essi hanno domicilio nel luogo di residenza, rispettivamente, della famiglia e del tutore. Il domicilio elettivo si contrappone al domicilio generale di cui sinora si detto perch frutto di una scelta (o elezione) particolare della persona, sia perch riguarda alcuni determinati atti o affari. Si designa infine come dimora il luogo ove la persona abita transitoriamente, per un periodo di tempo limitato ma in via non meramente occasionale (es. casa vacanze). Per quanto concerne la morte della persona fisica, questa cessa di esistere giuridicamente con la morte: con essa viene meno la capacit giuridica generale. Non sono ammesse altre cause di perdita di tale capacit. Il momento in cui si considera sopraggiunta la morte non determinato dalla legge e si fa perci riferimento alla nozione medica corrente sulla cessazione del battito cardiaco e della respirazione. Laccertamento della morte compete agli uffici dello stato civile e risulta dallapposito certificato di morte in cui vanno indicati, inoltre, luogo e ora del decesso, rilevanti ai fini della trasmissione ereditaria. Si precisa che pu non essere accertabile con precisione il momento esatto della morte. La legge stabilisce allora che, ove non si riesca a provare che una persona sia morta prima di un altra, entrambe si considerano decedute nello stesso momento (cd. presunzione di commorienza). Oltre al momento esatto del decesso, lincertezza pu riguardare il fatto stesso della morte e, pi in generale, la sorte di una persona per la mancanza di notizie sul suo conto. Lordinamento provvede a disciplinare tali vicende distinguendo alcune figure: 1) La scomparsa prevista quando una persona si assenta dal suo domicilio o dalla residenza e non se ne abbiano pi notizie. Il tribunale, su istanza degli interessati da i provvedimenti necessari alla conservazione del patrimonio dello scomparso, provvedendo alla nomina di un curatore che tuteli i suoi interessi. Si tratta dunque di provvedimenti essenzialmente temporanei e provvisori che assolvono ad una funzione meramente conservativa.
2) Trascorsi due anni dal giorno a cui risale lultima notizia della persona il tribunale pu dichiararne lassenza. La relativa sentenza da luogo a una situazione giuridica di obiettiva incertezza sulla sopravvivenza della persona. Si noti che con tale istituto si da luogo alla sistemazione provvisoria degli interessi del soggetto. La situazione di incertezza viene meno, automaticamente, quando lassente ritorni ovvero ne sia provata la morte. Nella prima ipotesi egli ha dritto alla restituzione dei beni e alle quote delle rendite accantonate (art. 56). Nel secondo, si apre alla successione a vantaggio di coloro che risultavano eredi al momento della morte (art. 57). 3) La dichiarazione di morte presunta emessa dal tribunale, su istanza dei presunti eredi, quando si protragga lincertezza sulla sorte della persona. Essa prescinde da una previa dichiarazione di assenza, richiedendo solo che siano decorsi dieci anni dal giorno dellultima notizia, oppure che la scomparsa sia avvenuta in particolari circostanze (operazioni belliche, prigionia o infortunio), tali da far apparire pi che probabile la morte della persona. La dichiarazione si sostanzia in un accertamento giudiziale della morte, fondato su elementi presuntivi piuttosto che sullaccertamento ordinariamente richiesto per la compilazione dellatto di morte. Ad essa conseguono effetti analoghi a quelli della morte sui rapporti giuridici della persona: il coniuge pu contrarre un nuovo matrimonio e sono definitivamente liberati coloro che dovevano prestazioni di carattere personale. Se la persona ritorna o ne provata lesistenza vengono meno gli effetti della dichiarazione di morte presunta: linteressato recupera i beni nello stato in cui si trovano. Il matrimonio contratto dal coniuge nullo, ma ne restano salvi gli effetti civili: in particolare i figli avranno lo stato di figli legittimi (art. 68). Sezione III: Le persone giuridiche in generale. 11. Concetto ed elementi costitutivi. Il fenomeno delle organizzazioni collettive antico come la storie delluomo e, oggi come ieri, nasce dallesigenza di una struttura organizzativa che trascenda il singolo individuo e la limitatezza delle sue risorse. Una struttura cio che, affidandosi alla forza del numero e della stabile organizzazione, consenta di perseguire fini e interessi umani affrancandoli dalle vicende personali e dalla limitatezza dei singoli: il fenomeno delle aggregazioni sociali che si formano movendo dal dato di una comunanza di interessi . La persona giuridica un organismo unitario che viene considerato dallordinamento giuridico come soggetto di diritto, come un ente cio fornito di capacit giuridica propria e distinto dalle persone fisiche che concorrono e formarlo. Sono quattro gli elementi che devono coesistere nellorganizzazione di una persona giuridica: persone, patrimonio, scopo e riconoscimento. Non possono mancare le A) persone che partecipano alla vita della persona giuridica sempre, o come soggetti che formano la volont dellente, oppure come destinatari in qualche modo della sua attivit. In secondo luogo un B) patrimonio sempre indispensabile: perch lattivit delle persone per il raggiungimento dello scopo si trasforma necessariamente in rapporti economici e giuridici e perch ben si comprende che senza base economica non avrebbe senso il riconoscere obblighi a carico di un ente. Lo C) scopo perseguito dallente costituisce lelemento unificatore, il punto di coesione delle persone e dei beni. E sufficiente uno scopo di qualsiasi natura, purch sia possibile e lecito. Alla natura dello scopo fa riferimento la principale distinzione operante tra gli enti: quelli aventi scopi ideali (associazioni e fondazioni) e quelli caratterizzati dallo scopo di lucro (societ commerciali). Le associazioni sono di origine romana, mentre le fondazioni hanno origine medioevale e nel corso dei secoli hanno assunto una funzione rilevante nella storia civile (ospedali, opere pie, seminari). La distinzione fondamentale si rinviene nella prevalenza delle persone nelle associazioni e del patrimonio nelle fondazioni. Prevalenza delluno non vuol dire esclusione dellaltro elemento costituivo (anche le associazioni hanno un patrimonio). Circa la volont, nelle fondazioni essa esterna allente in
quanto proveniente dal fondatore, nelle associazioni interna in quanto deriva dagli stessi membri dellente. Linsieme degli elementi descritti (A-B-C) costituisce, secondo la dottrina tradizionale, lelemento materiale (detto anche sostrato). Lelemento formale il D) riconoscimento. 12. Lattribuzione della personalit giuridica. Il registro delle persone giuridiche. Con lespressione persona giuridica si intendono quegli enti che hanno ottenuto il riconoscimento statale a norma dellart. 1 del d.p.r. n 361/200. Con lattribuzione lente diviene un centro unificato di imputazione di diritti e di obblighi ed dotato di perfetta autonomia patrimoniale. Lart. 12 c.c.(ora abrogato) prevedeva che il riconoscimento fosse attribuito con decreto del Presidente della Repubblica. Il Governo poteva delegare questa facolt ai prefetti. Latto di riconoscimento, dotato di efficacia costitutiva era un atto discrezionale perch subordinato a valutazioni di opportunit da parte della P.A. con riguardo allo scopo dellente ed alla sufficienza dei mezzi patrimoniali. Il vecchio sistema era vivacemente criticato dalla dottrina perch di tipo concessorio, cio affidato alla discrezionalit della P.A, mentre pi favorevole al sistema di tipo normativo previsto per le societ. In effetti il d.p.r. 10/02/2000 ha radicalmente modificato il sistema di attribuzione del riconoscimento. Le associazioni, le fondazioni e le altre istituzioni di carattere privato acquistano la personalit giuridica mediante il riconoscimento determinato dalliscrizione nel registro delle persone giuridiche istituito presso le prefetture. La domanda presentata alla prefettura nella cui provincia stabilita la sede dellente. I richiedenti devono allegare alla domanda copia autentica dellatto costitutivo e dello statuto. Ai fini del riconoscimento necessario che siano state soddisfatte le condizioni previste da norme di legge o di regolamento per la costituzione dellente, che lo scopo sia possibile e lecito e che il patrimonio risulti adeguato alla realizzazione dello scopo. La differenza tra vecchio e nuovo sistema consiste nel fatto che nel sistema precedente la registrazione non era requisito essenziale per lacquisto della personalit giuridica, ma assolveva ad una funzione di pubblicit, rendendo conoscibili a tutti gli elementi identificativi dellente, gli atti conclusi e le vicende che lo riguardavano. Si trattava perci di pubblicit dichiarativa, e non gi costitutiva. Altra novit rilevante lo spostamento della competenza alla tenuta del registro dallautorit giudiziaria al prefetto. 13. La capacit delle persone giuridiche. Gli enti che costituiscono vere e proprie persone giuridiche sono forniti di personalit. Quando questa attribuita, lente in grado di essere titolare di tutte le persone giuridiche che corrispondono ai suoi interessi. Ovviamente non potr essere titolare di rapporti familiari, ma ci discende coerentemente dal fatto che manca un suo interesse sostanziale a riguardo. Quanto allautonomia patrimoniale dellente, essa perfetta nel senso che v una completa separazione tra il suo patrimonio e quello dei soci. Il fondo dellassociazione pertanto insensibile ai debiti personali dei soci e, per converso, questi non rispondono dei debiti dellente. La persona giuridica altres capace di agire ed attua questa capacit per mezzo dei propri organi. 14. La responsabilit della persona giuridica. Labuso della personalit giuridica. I comportamenti illeciti tenuti dagli organi a danno dei terzi sono imputati allente. Si ritiene che la responsabilit dellente non venga meno anche in caso di illecito doloso, purch si tratti di atto posto in essere nellambito delle proprie attribuzioni e per il fine proprio dellente stesso. La responsabilit dellente non esclude lulteriore responsabilit dellautore dellillecito tenuto in via solidale. I principi sopra delineati si applicano anche agli enti privi di riconoscimento.
Per quanto riguarda la responsabilit penale si riteneva tradizionalmente che potesse configurarsi solo a carico delle singole persone fisiche: in effetti lart. 197 c.p. sembrava escludere che la persona giuridica potesse essere soggetto attivo di reati. Ora invece, il d. lgs. 231/2001 prevede che lente, senza distinzione tra enti riconosciuti e non riconosciuti, sia responsabile per i reati commessi nel suo interesse e a suo vantaggio da persone che rivestono funzioni di direzione, gestione e rappresentanza. Le sanzioni in questi casi sono di tipo pecuniario, ma anche prevista linterdizione dellesercizio di quellattivit alla quale si riferisce lillecito. Pu inoltre accadere che lente abusi della personalit giuridica, approfittando della disciplina speciale (e soprattutto del privilegio dellautonomia patrimoniale perfetta) in assenza delle condizioni che ne giustificano lapplicazione. 15. Lestinzione delle persone giuridiche e devoluzione dei beni. Lart. 27 c. 1 con norma comune ad associazioni e fondazioni, dispone che le persone si estinguono per le cause previste nellatto costitutivo e nello statuto, il raggiungimento dello scopo e della sopravvenuta impossibilit di conseguirlo. Altre possibili cause di estinzione per le associazioni sono la delibera assembleare di scioglimento, lo scadere del termine di durata, qualora previsto e la dichiarazione di nullit del contratto associativo. Unulteriore causa di estinzione il venir meno di tutti i membri, per qualunque ragione essa si verifichi. Gli art. 29 e 34 fanno anche menzione di uno scioglimento autoritativo a norma di legge; provvedimento previsto in via eccezionale dal legislatore per sanzionare il divieto di ricostruire il partito fascista e di fondare associazioni segrete. Dopo la dichiarazione di estinzione, il presidente del tribunale con la nomina dei liquidatori da lavvio al procedimento di liquidazione dei beni. Il verificarsi di una causa di estinzione, infatti, non segna la fine della persona giuridica, ma determina il passaggio alla liquidazione, per provvedere alla sorte dei beni che facevano parte del patrimonio ed alla definizione dei rapporti giuridici pendenti. Soddisfatti, in sede di liquidazione, i creditori dellente, i beni residui sono devoluti in conformit dellatto costitutivo o dello statuto. 16. Le Associazioni riconosciute. La Costituzione tutela solennemente la libert associativa nellart. 18. La garanzia della libert di associazione si inquadra nellampio risalto attribuito dal legislatore costituzionale ai valori del pluralismo ed allautonomia delle formazioni sociali, principi che trovano suggestiva espressione nellart. 2 Cost. Lunico limite posto alla libert associativa quello della legge penale. Sono inoltre vietate le associazioni segrete e quelle che perseguono anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare. 17. Atto Costitutivo e Statuto. Lassociazione prende vita da un atto di autonomia: il contratto associativo. Caratteristica vita del contratto associativo la struttura aperta, che rende possibile lingresso di nuove parti e lesodo, che pu essere volontario (mediante recesso) o forzoso (esclusione). Il contratto formato da due documenti: latto costitutivo e lo statuto. Nellprimo si manifesta la volont delle parti di dar vita al rapporto; mentre nel secondo si trova la regolamentazione dello stesso, cio le norme dedicate allorganizzazione e al funzionamento dellente. I due documenti si compongono, per, in un unico negozio giuridico. Lart. 1 dispone che latto costitutivo della persona giuridica debba contenere la denominazione dellente, lindicazione dello scopo, del patrimonio, della sede, le norme sullordinamento e lamministrazione, che debba determinare i diritti e gli obblighi degli associati e le condizioni della loro ammissione. Latto pu, inoltre, includere norme relative allestinzione dellente e alla devoluzione del patrimonio. Alla denominazione, la sigla, il simbolo delle
associazioni, siano o meno riconosciute, accordata la stessa tutela garantita al nome delle persone fisiche. 18. Il Patrimonio. Lo scopo. Lattivit. Lassociazione titolare di un patrimonio che a norma di legge deve essere adeguato alla realizzazione dello scopo. Nel caso della persona giuridica il patrimonio svolge anche la funzione di consentire il soddisfacimento di eventuali ragioni dei creditori. Esso in genere formato dai contributi degli associati, da sovvenzioni dello Stato o di altri enti pubblici, da liberalit di terzi. Il patrimonio dellassociazione riconosciuta perfettamente autonomo rispetto a quello dei suoi membri. I singoli associati non possono durante la vita dellente, chiedere la divisione del fondo comune, n pretendere la quota in caso di recesso. Ne consegue che sul fondo non potranno soddisfare le proprie ragioni neppure i creditori personali degli associati. Alla normativa del codice si aggiunge ora quella del d.p.r. n. 361/2000, che allart. 1 richiede come unici requisiti dello scopo la possibilit e liceit. La natura non lucrativa dello scopo non preclude la possibilit che associazione e fondazione svolgano unattivit imprenditoriale, purch i proventi siano destinati al perseguimento dello scopo dellente. 19. Gli organi dellassociazione. Organi necessari dellassociazione sono lassemblea e gli amministratori, anche se possono aggiungersi organi eventuali di controllo o di giustizia interna, come il consiglio dei probiviri. Agli amministratori sono attribuite le funzioni di gestire e di rappresentare lente nei confronti dei terzi; ad essi spetta anche lobbligo di eseguire le attivit previste dalla legge, quali la convocazione annuale dellassemblea per lapprovazione del bilancio. Lo statuto determina la composizione dellorgano amministrativo, indica coloro cui spetta la rappresentanza dellente, le modalit di nomina e la durata in carica dei componenti. La funzione rappresentativa pu essere attribuita anche ad altri organi, quali il presidente dellassociazione. Di regola lo statuto indicher anche le carica cui connessa la rappresentanza in giudizio dellente. Lorgano amministrativo pu essere formato da uno sola persona, anche se generalmente le norme statutarie prevedono un consiglio di amministrazione, organo collegiale che delibera a maggioranza. Per le associazioni riconosciute lart. 18 c.c. dispone che gli amministratori sono responsabili verso lente secondo le norme del mandato stabilito dallassemblea, organo collegiale con funzione deliberante cui partecipano, in linea di principio, tutti gli associati. Sono di sua competenza tutte le decisioni concernenti la vita, la disciplina e lattivit dellassemblea ed in particolare: lapprovazione del bilanci, le modifiche dellatto costitutivo e dello statuto, lo scioglimento dellassociazione e la devoluzione del patrimonio, nomina e revoca degli amministratori, azione di responsabilit contro questi ultimi. Lassemblea delibera secondo il principio maggioritario, la cui operativit subordinata alladozione del metodo collegiale, cui viene attribuita la propriet di trasformare una pluralit di dichiarazioni individuali nella volont collettiva: la delibera viene considerata come espressione della volont dellente, vincolante anche per i dissidenti. 20. Il rapporto associativo. Esclusione e recesso degli associati. La qualit di associato si acquisisce tramite stipulazione dellaccordo associativo o, se lente gi costituito, con successiva adesione. Lart. 16 prevede che latto costitutivo debba contenere le condizioni per lammissione di nuovi soci, cio lindicazione di requisiti necessari per poter far parte del gruppo. Si sottolinea che non esiste un dovere del gruppo di accogliere le domande di tutti coloro che siano in possesso dei requisiti previsti nellatto costitutivo. A norma dellart. 1332 c.c.
ladesione deve essere diretta allorgano che sia stato costituito per lattuazione del contratto o, in mancanza di esso, a tutti i contraenti originari. Alla titolarit del rapporto associativo sono ricollegati obblighi (i pi rilevanti sono i contributi di carattere economico) e diritti (che consistono nella partecipazione dellente e nella facolt di fruire i servizi dellassociazione). La qualit di associato normalmente intrasmissibile, fa salva tuttavia una diversa volont espressa nellatto costitutivo e nello statuto. Spesso lo statuto contiene clausole che prevedono sanzioni a carico dellassociato che ne contravvenga le norme o, pi generalmente, assuma un comportamento pregiudizievole per gli interessi comuni. La sanzione massima, cio lesclusione, pu essere deliberata dallassemblea solo in presenza di gravi motivi. Contro la delibera ammesso il ricorso allautorit giudiziaria per chiederne lannullamento. Si visto che lassociato escluso non pu ripetere i contributi versati, n vantare diritti su patrimonio dellente. Latto costitutivo non pu vietare il ricorso allautorit giudiziaria mentre invece ritenuta ammissibile. Al potere di esclusione corrisponde la facolt di recedere, inoltre nullo il patto con cui ci si impegni a rimanere nellassociazione indefinitamente. 21. Le associazioni non riconosciute. La breve disciplina dellassociazione non riconosciuta era destinata, nel disegno del legislatore del 42, a regolare forme associative minori e di scarsa rilevanza in generale. Nella pratica avvenuto che i pi rilevanti gruppi organizzati, quali i partiti politici ed i sindacati, ansiosi di libert immune da ogni controllo statale abbiano scelto di costruirsi e vivere nelle forme dellente di fatto. Dal tempo dellemanazione del codice, la dottrina e la giurisprudenza hanno progressivamente minimizzato le differenze tra enti dotati di riconoscimento e gruppi non riconosciuti, approdando, nella sostanza, a considerare anche questi ultimi soggetti di diritto del tutto distinti dalle persone dei membri. Recenti interventi legislativi, cui si gi fatto cenno, hanno poi provveduto a cancellare la rilevante disparit tra enti relativa alla capacit di accettare eredit e donazioni. I punti essenziali in cui la disciplina diverge, seconda che si tratti di un tipo o dellaltro, riguardano la registrazione e lautonomia patrimoniale che nelle associazioni non riconosciute imperfetta: dei debiti sociali risponde infatti non solo lassociazione con il fondo comune, ma anche coloro che hanno agito in nome e per conto dellassociazione stessa (gli amministratori). Secondo lopinione ora prevalente tutti gli enti sono dotati di capacit giuridica e di agire, sono titolari di diritti personalissimi e patrimoniali, possono acquistare diritti ed alienare beni senza alcun controllo. Latto costitutivo dellassociazione non riconosciuta , al parti delle altre un contratto, per esso per non prevista alcuna forma particolare (non necessario n latto pubblico e neppure latto scritto), pu perci tacitamente risultare dallattivit del gruppo organizzato. Elementi essenziali dellatto costitutivo sono lo scopo, le condizioni per lammissione degli associati, le regole sullordinamento interno. La dottrina prevalente ritiene che anche lassociazione non riconosciuta sia caratterizzata dal principio della porta aperta ossia dalla necessaria previsione della possibilit di adesione da parte di terzi. Quanto al recesso e allesclusione degli associati, si ritiene applicabile in via analogica lart. 24 c.c. Del fondo comune titolare lassociazione non riconosciuta. Su questo fondo possono soddisfare le proprie ragioni i creditori dellassociazione, ma non i creditori degli associati. Anche il fondo comune costituito dai contributi degli associati, dai beni acquistati con questi contributi e da ogni altro bene pervenuto allassociazione a qualunque titolo da soggetti pubblici e privati. Come per lassociazione riconosciuta, fino allo scioglimento dellente sussiste il divieto di divisione del fondo comune e lo scioglimento del rapporto con un solo associato, per recesso come per esclusione, non gli attribuisce alcun diritto sul fondo comune stesso. Valgono per lassociazione non riconosciuta le medesime ragioni di estinzione previste per gli enti dotati di personalit. La devoluzione dei beni residuati dalla liquidazione va effettuata, in primo
luogo, in conformit dellatto costitutivo e dello statuto ovvero, qualora questi non dispongano, secondo quanto abbiano eventualmente deliberato gli associati superstiti. Per le associazioni non riconosciute il codice riconosce implicitamente il diritto dei membri superstiti a chiedere la divisione del fondo comune dopo lestinzione dellente. In mancanza di clausole statutarie o deliberazione degli accordi provveder a riguardo lautorit governativa. Esaurita anche la fase della devoluzione dei beni, lassociazione si estingue senza che sia necessaria alcuna particolare formalit. 22. Le Fondazioni. La Fondazione una organizzazione stabile costituita per destinare un patrimonio al perseguimento di uno scopo. Il patrimonio viene sottratto alla disponibilit del fondatore e degli amministratori per essere unicamente destinato alla realizzazione degli scopi statutari. La disciplina del codice riflette una certa diffidenza del legislatore nei confronti dellistituto, contrastante con una serie di principi di politica economica che ispirarono le codificazioni moderne, in quanto i beni fossilizzati intorno ad uno scopo sono sottratti alla normale circolazione e quindi non giovano alleconomia. Questa diffidenza si manifesta nel sistema dei controlli pubblici sulla vita dellente che esamineremo in seguito. Anche nella fondazione si distinguono tradizionalmente due elementi costitutivi: quello materiale (il substrato, costituito dal patrimonio vincolato allo scopo) e quello formale (il riconoscimento). La fondazione, al pari dellassociazione, dotata di capacit giuridica generale ed ha capacit di agire, che attua per mezzo degli organi. Un punto va segnalato: il codice non disciplina una forma di fondazione non riconosciuta, la ragione che tale tipo di fondazione viene sottratta ad ogni controllo pubblico, rischiando di immobilizzare patrimoni anche rilevanti per scopi che nel tempo sono diventati inutili. 23. Il Negozio di Fondazione. Lo Statuto. La fondazione si costituisce con un atto di privata autonomia mediante il quale il fondatore manifesta la volont di dar vita ad un ente, che dovr provvedere alla realizzazione di uno scopo da lui determinato, destinando i mezzi patrimoniali necessari. Il patrimonio svolge anche la funzione di assicurare il soddisfacimento delle ragioni dei creditori, ragioni non altrimenti garantite, data la perfetta autonomia patrimoniale della persona giuridica. Il negozio di fondazione atto unilaterale non recettizio. Anche se partecipano pi fondatori il negozio mantiene la sua caratteristica di unilateralit. Al pari dellassociazione, anche per la fondazione la parte normativa dellatto costitutivo, contenente le clausole che disciplinano lattivit e le vicende dellente, prende il nome di statuto. Si applica al negozio di fondazione lart. 16 che prevede che latto costitutivo e lo statuto debbano necessariamente contenere: la denominazione, lindicazione dello scopo, della sede, le norme sullordinamento e sullamministrazione. Sono facoltative le clausole relative (16 c. 2) allestinzione dellente, alla sua trasformazione ed alla devoluzione del patrimonio. 24. Gli Scopi della Fondazione. Listituto deve perseguire necessariamente fini caritatevoli, assistenziali, culturali e cio di interesse generale. Infatti solo in vista di finalit di un rilevante interesse collettivo lordinamento tollererebbe gli inconvenienti che si collegano allistituto della fondazione: gli impedimenti alla circolazione dei beni e al libero sfruttamento delle risorse economiche.
25. LAmministrazione della Fondazione. Lunico organo previsto dal c.c. per la fondazione il consiglio di amministrazione, perch lente, nella struttura tradizionale sprovvisto di altri componenti, in particolar modo del governo assembleare. Lorgano amministrativo deriva il proprio potere dal negozio di fondazione. La composizione e le modalit di nomina dei suoi componenti sono generalmente determinate dellatto di fondazione, che deve anche stabilirne i poteri e le funzioni, e contenere lindicazione di chi ha la rappresentanza dellente. Quando queste disposizioni manchino o non siano attuabili, alla nomina e alla sostituzione degli amministratori provvede lautorit governativa. Per quanto riguarda la responsabilit e il potere di rappresentanza le norme sono comuni a fondazioni e associazioni. 26. LEstinzione delle Fondazioni. Si applica anche alle fondazioni lart. 27 c.c. gi analizzato per le associazioni, che prevede alcune tra le possibili cause di estinzione dellente. Altre cause di estinzione sono lo scadere del termine di durata, qualora previsto, e la dichiarazione di nullit dellatto di fondazione. Come si appena accennato lautorit governativo, pu, anzich dichiarare lestinzione dellente, provvedere alla sua trasformazione, allontanandosi il meno possibile dalla volont del fondatore. Non consentito inserire nello statuto una clausola secondo cui, in caso di estinzione, i beni residui tornino al fondatore o siano devoluti ai suoi eredi, perch una disposizione di questo tipo sarebbe incompatibile con la rilevanza sociale e collettiva dello scopo che caratterizza le fondazioni. 27. I Comitati. Gli art. 39-42 sono riservate ad una sommaria disciplina dei comitati, figura che suscita molti dubbi in dottrina anche in relazione alla sua stessa natura. Dal tenore delle norme del codice, la disciplina si riferisce ad organizzazioni volontarie di persone che intendono promuovere il perseguimento di scopi collettivi ed esterni ai promotori utilizzando mezzi finanziari raccolti mediante oblazioni o pubbliche sottoscrizioni. In dottrina e in giurisprudenza si discute se il comitato sia riconducibile entro lo schema dellassociazione oppure della fondazione. Alcuni riconoscono al comitato una duplice natura, associativa nella fase iniziale di costituzione del patrimonio e di fondazione nella fase seguente. Il comitato si distingue dallassociazione per la necessaria altruit dello scopo, mentre lassociazione pu essere volta a realizzare anche linteresse dei suoi componenti. Altra caratteristica, a differenza del contratto associativo, la struttura normalmente chiusa del comitato. Anche la durata temporanea considerata caratteristica frequente del comitato. Lente si costituisce con accordo plurilaterale: il contratto di comitato, stipulato da un gruppo di persone denominate promotori (non richiesta alcuna forma particolare per il contratto). Laccordo contrattuale pu risultare implicitamente dal programma sottoscritto dai promotori. Componenti del comitato possono essere sia le persone fisiche, sia enti, riconosciuti e non riconosciuti, privati e anche pubblici. In base allart. 40 c.c. gli organizzatori e coloro che assumono la responsabilit dei fondi raccolti sono responsabili personalmente e solidalmente della conservazione dei fondi e della loro destinazione allo scopo annunziato. 28. La soggettivit del comitato. Leventuale acquisto della personalit giuridica. I comitati sono regolati dal codice come una figura di ente sprovvisto di riconoscimento, ma pur non essendo persone giuridiche sono, secondo la giurisprudenza e la dottrina figure giuridiche soggettive titolari di diritti. Dalla previsione del 1comma art. 41 (qualora il comitato non abbia ottenuto la personalit giuridica..) si deduce implicitamente che i comitati possano ottenere il
riconoscimento. In questo caso il comitato assume la veste dellassociazione riconosciuta o pi frequentemente della fondazione. 29. LEstinzione. Lart. 42 c.c. prevede tre cause di estinzione del comitato: linsufficienza dei fondi raccolti, limpossibilit dello scopo o la sua realizzazione, eventi gi previsti come cause di estinzione dellente associativo. Non sono queste per le sole cause di estinzione possibili, pu infatti ipotizzarsi la fine dellente a causa del venir meno di tutti i membri, in caso di delibera di scioglimento adottata dai componenti, per linvalidit dellatto costitutivo e per qualsiasi ragione prevista nellatto costitutivo stesso. Lestinzione del comitato comporta il passaggio alla fase di liquidazione, analogamente a come abbiamo visto avvenire per gli altri tipi di ente. Lart. 42 risolve il problema della sorte di un eventuale residuo di fondi raccolti disponendo che sia lautorit governativa a stabilire la devoluzione di tali beni, a meno che latto costitutivo non abbia diversamente disposto.
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