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Timestamp: 2018-09-26 03:57:14+00:00
Document Index: 38112221

Matched Legal Cases: ['art. 53', 'sentenza ', 'art.53', 'art. 52', 'art. 80', 'art.55', 'art.64', 'art.56', 'art. 81', 'art. 85', 'art. 87', 'art. 6', 'art. 76', 'art. 81', 'art. 76', 'art. 499']

L'intervento di Equitalia un una espropriazione immobiliare
6 maggio 2016 | Autore: Ditelo Voi
> L’esperto Pubblicato il 6 maggio 2016
Pignoramenti ed espropriazioni di immobili: l’intervento di Equitalia in un procedimento di espropriazione immobiliare alla luce del novellato d.p.r. 602/1973.
Nella prassi giurisprudenziale sono molteplici i procedimenti aventi come parte in causa Equitalia s.p.a., la società per azioni che dal 2006 è incaricata della riscossione dei tributi su tutto il territorio nazionale, fatta eccezione per la Sicilia. Nel caso in esame, degno di nota per la sua singolarità, la sopracitata società è intervenuta in un procedimento di espropriazione immobiliare tra privati, assumendo di essere creditrice di una somma pari a circa 175.961,00 Euro. A seguito della rinuncia agli atti effettuata dal creditore pignorante, il quale era stato integralmente soddisfatto, si è posto il problema se Equitalia s.p.a. in qualità di interventore sia legittimata a perseguire l’espropriazione secondo le forme ordinarie, e se possa continuare a far valere non un proprio diritto, ma un diritto altrui.
Per risolvere la questione di fondo rappresentata dal fatto che l’interventore, quale concessionario della riscossione, agisce esecutivamente per recuperare un presunto credito vantato da altri, è necessario individuare le disposizioni che regolano la materia oggetto della controversia in esame, che sono il D.P.R 602/1973 artt. 10-45-48bis, 49-61 ivi compreso l’art. 53, 76-87-88-89, 2910 cod. civ. 81,499 e seguenti del codice di procedura civile. Come è noto, la riscossione dei tributi e dei crediti della pubblica amministrazione è affidata, ex lege, al concessionario, ora Agente della riscossione, che procede secondo le speciali forme tassativamente previste dal D.P.R. 602/1973. Al riguardo la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, nella sentenza 5255/1993, ha affermato che l’espropriazione immobiliare esattoriale disciplinata dagli artt. 46 e seguenti del D.P.R. 602/1973 costituisce un procedimento esecutivo speciale che deroga alle disposizioni dettate dal codice civile. Il legislatore tributario ha infatti dettato principi generali validi per tutte le procedure espropriative esattoriali le quali, in molti punti differiscono da quelle del diritto processuale comune, e che sono così sintetizzabili:
– art.53 D.P.R. 602/1973, (come da ultimo modificato dall’art. 52, co. 1, lett. c), d.l. 21.6.2013, n.69, convertito dalla l. 9.8.2013, n.98; peraltro, sono previsti termini di efficacia diversi nei casi previsti dagli artt. 62, co. 1 bis e art. 80, co. 1, lett. l), n.3) d.l. n.69/2013,convertito, con modificazioni, dalla l.n. 98/2013), “Il pignoramento perde efficacia se, decorsi duecento giorni dalla sua esecuzione, non sia stato effettuato il primo incanto”;
–art.55 D.P.R. 602/1973 “l’agente della riscossione non può mai chiedere l’assegnazione dei beni pignorati”;
–art.64 D.P.R. 602/1973 “né può essere custode”;
–art.56 D.P.R. 602/1973 “il primo contatto con il giudice dell’esecuzione si ha entro dieci giorni dalla vendita, termine entro il quale l’agente della riscossione deve depositare in cancelleria gli atti ed il prezzo, per essere autorizzato dal giudice a trattenere l’ammontare corrispondente al credito per cui si procede”.
È stata prevista, inoltre, la impignorabilità assoluta (quindi a prescindere dal valore del credito per cui si procede) di uno specifico paniere di “beni essenziali” da individuarsi con successivo regolamento ministeriale. L’asta avviene mediante tre incanti ed il prezzo è ridotto di un terzo per ogni incanto successivo al primo (art. 81, D.P.R. 602/1973, come modificato dal d.l. n.69/2013, convertito dalla l.n. 98/2013). Se, successivamente ai tre incanti,il bene rimane invenduto, l’agente della riscossione chiede l’assegnazione del bene allo Stato ai sensi dell’art. 85 del D.P.R. 602/1973 al prezzo base del terzo incanto (tale norma, recentemente modificata,era stata, infatti, dichiarata incostituzionale nella parte in cui prevedeva che, se il terzo incanto avesse avuto esito negativo, l’assegnazione dell’immobile allo Stato sarebbe potuta avvenire per il minor prezzo tra quello del terzo incanto e la somma per la quale si procedeva, anziché, come affermato dalla Corte, al prezzo base del terzo incanto [Corte Costituzionale 28.10.2011, n.281]).
Alla luce delle normative e della giurisprudenza di supporto sin qui elencata, si può tranquillamente affermare che il legislatore tributario ha attribuito direttamente (ope legis) al concessionario, il diritto di procedere, nell’interesse del rappresentato alla espropriazione dei beni del debitore nel rispetto delle norme previste nel D.P.R. 602/1973, sempre che la riscossione coattiva sia attuata mediante lo speciale procedimento esattoriale. Le disposizioni che riguardano il procedimento esecutivo esattoriale (artt. 10 – 72), rappresentate dal punto di vista lessicale con espressioni quali “il concessionario può…”, “l’agente della riscossione procede…” etc., finalizzate ad individuare l’agente della riscossione quale soggetto (inteso quale persona che compie l’azione), presentano delle analogie con quelle riguardanti la procedura concorsuale. L’art. 87 del D.P.R. 602/1973,infatti, testualmente, stabilisce: “il concessionario può per conto dell’agenzia delle entrate, presentare il ricorso di cui all’art. 6 del R.D. 16.3.1942 n.267”. Di contro l’art. 76 è stato strutturato senza indicare quale sia il soggetto agente, ovvero se il legittimato a proporre l’intervento sia il concessionario o il creditore. Fatte queste premesse, si può affermare che, per quanto concerne le ipotesi di riscossione coattiva diverse dal modulo procedimentale della esecuzione esattoriale, il legislatore da una parte, ha attribuito,con un’apposita norma, il potere di agire al concessionario, ovvero gli ha,espressamente, riconosciuto la rappresentanza processuale nell’interesse del titolare del diritto di credito (art. 81 c.p.c.). Dall’altro, invece, ha, implicitamente, escluso che fuori dalle ipotesi della esecuzione esattoriale, possa sussistere la possibilità per il concessionario, di agire per conto dell’Agenzia delle Entrate o per conto degli altri soggetti della pubblica amministrazione titolari del credito.
Sulla base delle considerazioni che precedono, sorge spontaneo domandarsi quali norme applicare nel caso in cui il concessionario non proceda alla esecuzione esattoriale, ma si limiti a dispiegare intervento nel procedimento esecutivo ordinario promosso da altri,nella pendenza del quale il creditore pignoratizio sia stato soddisfatto ed abbia rinunciato all’esecuzione?
Non c’è dubbio che, sulla base delle argomentazioni sin qui svolte, si perviene a risolvere il quesito in senso favorevole al debitore, e quindi ad affermare che l’intervento nel procedimento esecutivo debba essere effettuato, direttamente dal creditore, in quanto non opera la speciale rappresentanza che,ope legis, è conferita al concessionario per i soli casi tassativamente previsti dal D.P.R. 602/1973, ossia esecuzione esattoriale e procedure concorsuali.
Trattandosi di norme speciali, inoltre, non è consentito alcun tipo di interpretazione analogica o estensiva.
Un dato che assume, altresi, grande rilevanza è quello temporale. Nel caso di specie,ad esempio, Equitalia s.p.a. ha dispiegato intervento nel 2012, periodo in cui l’art. 76 D.P.R. 602/1973 allora vigente disponeva: “l’agente della riscossione può procedere all’espropriazione immobiliare se l’importo complessivo del credito per cui si procede supera complessivamente ventimila euro…”. Alla data del deposito del ricorso ex art. 499 c.p.c. nessuna norma, dunque, conferiva al concessionario e, quindi, alla controparte il potere di intervento, nell’interesse del creditore, nel procedimento esecutivo ordinario. L’intervento era una mera prassi giudiziaria non legittimata da alcuna disposizione di legge.
dott. Alberto Casaleno (e-mail: albertocasaleno@gmail.com)