Source: http://lavorareagile.blogspot.com/2011/01/
Timestamp: 2017-12-12 02:42:14+00:00
Document Index: 88462267

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 28', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 47', 'sentenza ', 'art. 28', 'sentenza ', 'sentenza ']

Lavoratori Agile ex-Eutelia: gennaio 2011
Crac Eutelia, vertici alla sbarra
L'udienza è stata rinviata al 23 Maggio per un difetto di procedura
Ex consigliere e vicepresidente della società dovranno rispondere di bancarotta per aver distratto 11 milioni
InchiestaDanneggiati quasi duemila lavoratori del call center. Gli imputati: estranei alle accuse
Avrebbero danneggiato quasi duemila dipendenti, compiendo operazioni finanziarie mirate a distrarre oltre undici milioni di euro. E così per I.L., consigliere di amministrazione di Eutelia, e S.L., presidente del cda di Agile e vicepresidente dall'ottobre 2008 al maggio 2009 di Eutelia, oggi inizierà il processo con giudizio immediato per bancarotta fraudolenta in concorso. Secondo le indagini, condotte dai pubblici ministeri Paolo Ielo e Giuseppe Cascini, sono state create una serie di società, definite «scatole cinesi», che avrebbero rilevato aziende in grave crisi operanti nel settore delle telecomunicazioni, logistica e immobiliare, per poi lucrare crediti (commesse) e scaricare i debiti su altre società avviate verso il fallimento, come la società Agile (ex Eutelia). Arrivando al crac della società. In base agli accertamenti della Guardia di Finanza, le persone finite sotto inchiesta avrebbero portato il gruppo societario Agile, poi acquisito da Eutelia, a una situazione di gravissimo dissesto economico-finanziario e dunque di insolvenza per milioni di euro. Nell'inchiesta della procura di Roma sono coinvolte anche altre persone, che però hanno deciso di seguire strade diverse: due il rito ordinario, altri invece il rito del patteggiamento: per quest'ultimi la camera di consiglio è stata fissata per il prossimo 11 febbraio. Gli indagati, «al fine di trarne profitto e di recare pregiudizio ai creditori, tra gli altri 1922 lavoratori, della Agile srl - si legge nel capo d'imputazione - distraevano crediti della società, cedendoli a garanzia di obbligazioni assunte da soggetti riconducibili al gruppo Omega spa senza corrispettivo e concorrevano a cagionare il dissesto della società con una pluralità di operazioni dolose, tra loro orientate alla spoliazione di Agile srl». Oggi, inoltre, saranno presentate le richieste di parte civile da parte degli avvocati Pierluigi Galella e Maria Rosaria Galella, che rappresentano una sessantina di dipendenti. Fin dal primo giorno, comunque, gli indagati hanno sempre respinto tutte le accuse. Lo scorso anno furono organizzate dai dipendenti dell'azienda diverse manifestazioni per chiedere giustizia, anche davanti a Montecitorio. Proteste alle quali parteciparono anche alcuni politici.
Ex Eutelia: lavoratori parte civile al processo
I lavoratori ex Eutelia hanno fame di giustizia. E' class action" Con queste parole affidate a un comunicato, i dipendenti dell'Ex Eutelia annunciano che si costituiranno parte civile al processo che si terrà del 31 gennaio a Roma contro i vertici aziendali. "Il 31 gennaio ha inizio il processo del "ramo Eutelia" di questa drammatica vicenda – si legge nella nota .- la cifra di criminalità dei protagonisti, i Landi di Eutelia, ha portato alla disoccupazione i lavoratori loro ex dipendenti della Agile, la Agile stessa a causa di meccanismi di fatturazione anomali non ha potuto incassare i proventi che le erano dovuti per le commesse, arrivando in questo inizio 2011 sull'orlo del fallimento".
"In questo quadro fosco di apparente fine delle chance di rientro al lavoro per i dipendenti ex Eutelia, - continuano i lavoratori - il processo contro coloro che hanno speculato sulla loro pelle, è l'occasione per avere soddisfazione di questi due anni di sofferenze, frustrazioni, occupazioni, manifestazioni, che non hanno portato ad alcuna soluzione"
"Ora dopo aver resistito un minuto più del padrone – si conclude il testo - al processo del 31 gennaio a Roma i lavoratori si costituiranno parte civile, per riavere quanto questi "signori" hanno rubato loro, ma anche per sancire il principio che chiunque si arricchisca alle spalle del lavoro e della collettività deve pagare il fio delle sue colpe".
AGILE – Comunicato sindacale unitario
A distanza di diversi mesi dagli impegni assunti da diversi livelli istituzionali, purtroppo poco o nulla è stato fatto.
Grandissimi problemi permangono rispetto al funzionamento dell’amministrazione straordinaria che non ha ancora avuto l’accesso al Fondo Crisi del Ministero dello Sviluppo Economico, con gravissime ripercussioni sulle commesse ancora attive e sulla partecipazione alle gare d’appalto pubbliche per acquisirne di nuove.
Nello stesso tempo il Governo non ha ancora convocato l’incontro previsto per valutare, prima della
formalizzazione dei bandi, le condizioni della vendita delle attività di Agile e di Eutelia. Tra gli impegni assunti dal Ministero, c’era anche la predisposizione di un sistema premiante per un’offerta che coinvolgesse tutte e due le aziende in amministrazione straordinaria.
Permangono inoltre fortissime difficoltà economiche dovute al blocco amministrativo disposto dall’Agenzia delle Entrate su Eutelia. Ciò ha pesanti ricadute sull’amministrazione straordinaria di Agile che, lavorando in sub‐appalto con Eutelia, pur gestendo direttamente le attività, non riesce ad incassare i soldi ed a retribuire i dipendenti.
Oltretutto queste operazioni sono fondamentali per verificare concretamente se vi sono aziende interessate a fare offerte di acquisto sia singolarmente che su tutte e due le realtà aziendali.
Su tali punti, considerati strategici per la sopravvivenza e la possibile ripresa di Agile, dobbiamo registrare il mancato rispetto degli impegni assunti dal Governo in diversi incontri.
Per quanto riguarda invece la gestione dell’amministrazione straordinaria, grosse difficoltà ci sono sulla rotazione prevista per la CIGS, con scelte assolutamente incomprensibili e costose da parte degli
Vorremmo capire il perché di alcune figure che sembrano assolutamente fuori posto o addirittura senza attività con retribuzioni elevate e di altre che potrebbero subentrare (ruotare quindi), con costi assolutamente inferiori e professionalità più coerenti con le attività previste.
Nello stesso tempo, mentre si sprecano risorse in questo modo, si riesce a far diventare un problema anche una piccola novità positiva.
L’acquisizione delle attività di POSTE su Calabria e Puglia può rappresentare un piccolo segnale di ripresa che però, se dovessero essere confermate alcune voci aziendali che dicono che l’attività sarà fatta con contratti di collaborazione invece che con personale dipendente di Agile per motivi di costi, rappresenta un ulteriore problema.
Questa soluzione, se confermata, è scandalosa e offensiva di tutti i lavoratori di Agile/Eutelia e le loro famiglie.
Non è possibile giustificare con motivazioni legate alla riduzione dei costi il ricorso a personale esterno quando ci sono notevoli sprechi sulla gestione della CIGS.
L’impiego a rotazione di tutte le risorse in CIGS della System Engineering, può rispondere a tutte le esigenze della commessa, anche in termini economici. Basterebbe comprendere nella rotazione anche le risorse gestionali, che sono le più costose e dedicare invece più tecnici alle attività.
In ultimo vogliamo sottolineare che le attività formative previste per il personale debbono essere indirizzate a tutti i lavoratori, in particolare a quelli in CIGS e a tutte le sedi, senza esclusione alcuna.
Il Caso Delta e Il Misterioso Omega.
Lo scorso 11 Gennaio, su alcuni giornali italiani arrivava l'ennesima notizia sulla vicenda "Punto Shop", sulle prime pagine dopo l'ipotesi accusatoria di bancarotta che vede oggi coinvolti quattro imprenditori; due italiani e due sammarinesi.
L'indagine è ancora in corso, e a questo punto del procedimento l'intenzione del magistrato inquirente Rita Vannucci è capire se ci sia stata omissione di controllo da parte del Collegio formato interamente da commercialisti sammarinesi. Un nodo questo, che il Tribunale di San Marino ha necessità di sciogliere al più presto, e per il quale ha già predisposto le rogatorie necessarie.
Perché parliamo di questa vicenda?
Ne parliamo per il semplice motivo che questo triste e confusionario epilogo, forse era già scritto.
Il 17 Maggio del 2010, su queste stesse pagine scrissi dell'oscura vicenda Agile-Eutelia-Omega, che riguardava da vicino il tutt'ora irrisolto caso della morte di Niki Aprile Gatti. Una vicenda, quella narrata in quelle righe, che ad oggi ancora non ha risposte.
Erano quelli, i giorni in cui il Tribunale di San Marino dava il suo placido consenso al concordato che permetteva alla società Omega di acquisire l'azienda "Punto Shop", con l'obiettivo di farla funzionare regolarmente e far fronte ai debiti. Un tragico abbaglio.
Da quel momento in poi infatti, di buone nuove neanche l'ombra, mentre si sono accavallate senza soluzione di continuità notizie sempre più buie sull'andamento della società Punto Shop, fino alla situazione attuale. Un film visto ormai troppe volte, con sempre lo stesso protagonista. Omega.
Nelle ultime settimane però, il nome "Omega" non viene accostata solo alla vicenda Punto Shop. Questo nome, spunta anche in un articolo del bravissimo Roberto Galullo, che il 10 Novembre scorso, scrive sul suo blog "Guardie o Ladri", un interessante post intitolato "I pm di Forlì, Carifin e il misterioso Omega".
"Il misterioso Omega", scrive Galullo, sarebbe il protagonista di una incredibile vicenda scritta nero su bianco nella coda della rogatoria internazionale avanzata dalla procura di Forlì sul caso Sopaf-Delta-Carisp San Marino, che il commissario Rita Vannucci (lo stesso che si sta occupando della vicenda Punto Shop) ha firmato l'8 Maggio.
Fra queste righe (che riguardano l'arco temporale fra il 1° Novembre 2004 e il 5 Maggio 2009) si parla della storia di questo personaggio, tale "Omega", che telefonando da un telefono fisso di Lamezia Terme (come confermano i tabulati), chiamava la finanziaria Carifin (Società Anonima) di San Marino, prenotando dei prelievi di denaro per i quali -leggete bene- sarebbero stati necessari "più automezzi".
Fermiamoci un attimo, perché -come sottolinea magistralmente Galullo- qua la storia si fa strana. Per quale tipo di prelievo, possono servire degli "automezzi"? E più d'uno per giunta!
La prima cosa che si può pensare è che si tratti di cifre assolutamente enormi, oppure che gli automezzi servivano per mascherare qualcosa. O entrambe le cose.
In ogni caso, quello che troviamo in questo documento -spiega Galullo- ci riporta ad un vecchio memoriale di un pentito di 'ndrangheta, tale Francesco Fonti (salito alla "ribalta" su L'Espresso per i suoi racconti sullo smaltimento di rifiuti tossici da parte delle cosche), il quale raccontò che negli anni novanta, quella di utilizzare grossi automezzi per trasportare denaro da San Marino all'Italia era pratica diffusa. Che è un po' come dire che da quel periodo al 2009, le cose cambiarono poco.
L'immagine è quasi comica. Ma ve li immaginate questi camion, che per le stradine di montagna che circondano il Titano sfrecciano nella notte verso la finanziaria, per poi caricare -chissà- monete d'oro!? Sacchi con il dollaro? Lingotti? Pacchi di banconote da 50 Euro!? E' incredibile.
Facciamo ora un piccolo passo indietro, e torniamo al nostro "misterioso Omega", perché c'è qualcosa che non torna. Omega infatti, non è un nome di fantasia. Ne parla il 2 Giugno Lionello Mancini, sulle pagine del Sole-24Ore, con un servizio nel quale scrive del verbale di Gianluca Ghini, direttore di Carifin (la società anonima a cui telefonava il nostro uomo del mistero). Ghini nella sua deposizione fa intendere che quello di farsi chiamare con il nome della società di appartenenza è una vecchia usanza e, di conseguenza,"quello è certamente un vecchio cliente".
Quindi non c'è nessun "Signor Omega". Nelle pagine della rogatoria, si parla semplicemente della -società- Omega, che - a conferma di questo - ha proprio una delle sue sedi a Lamezia Terme (da dove arrivavano le telefonate). Era perciò la stessa azienda che commissionava a Carifin questi ingenti prelevamenti sul Titano, mandando appositi "automezzi".
Ma cosa c'è dietro Omega?
Sicuramente non è un'organizzazione filantropica. Si tratta di una società (Omega), in mano all'impresa inglese Restform, un'azienda fantasma, la cui sede di comodo era in un "sottoscala" di una modesta palazzina a Londra.
A scoprirlo, fu il quotidiano Il Manifesto in un'indagine dello scorso Novembre, nella quale venne a galla un pacchetto di azioni della Restform in mano a Daniele D'Apote, imprenditore edile indagato per collusione con la 'ndrangheta.
I legami con la mafia calabrese vennero in seguito confermati dall'indagine Varano, condotta dalla procura di Forlì, che sospetta che San Marino venga usata per riciclare decine di milioni di euro dalla 'ndrangheta nel settore della telefonia con il sistema delle fatture false.
Omega infatti, fa le cose in grande.
Negli ultimi otto mesi rileva alcuni rami d'azienda -in forte perdita- di Eutelia (attraverso la controllata Agile), e un'altra quindicina di società in rosso tra cui quelle del gruppo Phonomedia (12 call center in Italia ed altri in Argentina e Albania), la Videoline/2 e la Punto Shop.
Niente male, considerando che in ognuna di queste società l'arrivo della gestione Omega ha avuto effetti micidiali per i lavoratori, con licenziamenti e sospensione di stipendi.
Il bello però, deve ancora venire. Perché c'è rimasta da chiarire la posizione di questa società anonima finanziaria, la Carifin, che accoglieva amorevolmente gli "automezzi" del "signor Omega", per poi rimandarli indietro ben farciti di denaro contante, manco fossero tacchini il giorno del ringraziamento.
Sembra di essere in una di quelle storie alla James Bond. C'è Londra sullo sfondo, il "misterioso Omega", la criminalità organizzata che scorrazza con camion zeppi di soldi, ed ora si aggiunge un'altra società che si chiama come un'altra lettera dell'alfabeto Greco.
E' a questo punto della storia, che spunta fuori il Gruppo Delta.
Carifin infatti (la società anonima verso cui il "misterioso Omega" mandava gli automezzi), è la finanziaria controllata al 99.98% dalla Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino, la banca finita nell'occhio del ciclone dopo che alcuni mesi fa, la procura di Forlì ordinò l'arresto dei suoi vertici e di quelli di alcune società controllate. La Carifin e, appunto, il Gruppo Delta.
Le ipotesi di reato avanzate dai PM pesano come macigni. "Associazione per delinquere per realizzare un'abusiva attività bancaria e finanziaria in Italia, riciclaggio ai fini dell'occultamento di reati come l'appropriazione indebita, la distrazione di fondi, il falso in scritture private, l'evasione fiscale, l'emissione di fatture per operazioni inesistenti e la truffa ai danni dello stato".
Tutti in manette e Gruppo Delta commissariato dalla Banca d'Italia in seguito alle "gravi irregolarità".
Dobbiamo fare una piccola digressione a questo punto. Perché quella del commissariamento di Delta, è una storia tutt'altro che limpida.
Dietro a questa operazione infatti, sembrerebbero profilarsi una serie di speculazioni messe in atto partendo dall'estenuante protrarsi della gestione liquidatoria che oggi, dopo 17 mesi, ha messo in ginocchio il gruppo.
Sul caso Delta, e più precisamente sulle speculazioni che sarebbero in atto, è tornato nei giorni scorsi anche Andrea Di Biase, di Milano Finanza.
"...a partire da giugno 2009 su Cassa di Risparmio furono esercitate forti pressioni affinché acquistasse l’intera proprietà di Delta e cioè il famoso 15 e rotti per cento di pacchetto azionario ancora detenuto da Sopaf.
...Una sorta di ricatto a cui il 31 luglio 2009, si è dovuti cedere...una farsa giocata contro la Repubblica di San Marino e la sua possibilità di fare banca in un paese ‘amico’.
Nessuna accusa di riciclaggio si è più manifestata, nessuna banca è intervenuta per il salvataggio, e solo la forza di Delta, fiaccata da una gestione liquidatoria, è riuscita fino ad oggi a reggere il peso di un attacco in grande stile al capitale e alle persone che formavano il gruppo bolognese. A questo punto sarebbe chiarificatorio capire chi sono fisicamente le persone che hanno esercitato le pressioni."
Una circonferenza che parte dalla società Omega, passa dall'anonima Carifin, attraversa la Cassa di Risparmio di San Marino e arriva al Gruppo Delta. Con uno sfondo fatto di speculazioni finanziarie e rapporti oscuri.
Ma la storia non finisce qui. Non finisce affatto.
Ogni settimana si aggiungono pezzi ad un puzzle che sembra non voler mai svelare il suo disegno ma, al contrario, diventa sempre più grande.
Un disegno che coinvolge, purtroppo, anche le migliaia di dipendenti che inconsapevolmente si trovano intrappolati in questi ingranaggi, e che da troppo tempo aspettano risposte.
Eutelia punto e a capo
Mai cantare vittoria troppo presto. Gli attenti osservatori delle vertenze italiane sparse per la penisola dovrebbero averci fatto il callo, anche un'apparente vittoria nasconde sempre il suo lato negativo, un inghippo che riporta repentinamente alla realtà i lavoratori che speravano in un ritorno alla normalità.
Ci eravamo cascati anche noi. Avevamo tutti tirato un sospiro di sollievo e festeggiato in seguito alla sentenza del Tribunale di Roma che dichiarava illegittima la cessione del ramo di Information Technology di Eutelia, la frode societaria nata per scaricare in un buco nero (Omega) quasi 2000 lavoratori. Sembrava che la vertenza si accingesse ad uscire da quel porto delle nebbie nel quale si era arenata, tutti chiedevano a gran voce il rientro al lavoro nell'azienda madre, l'auspicio era di vedere realizzato un ritorno di Agile in Eutelia. Ma il destino è stato beffardo, sembra che i lavoratori Agile-Eutelia siano avvolti da una coltre di influenze negative, seguiti da un'immancabile nuvola di fantozziana memoria.
Galeotta fu la sentenza, che rispettiamo, ma non condividiamo: l'impianto di quest'ultima invece che sancire una definitiva vittoria dei lavoratori, va completamente nella direzione opposta, disponendo che: “Deve essere confermata la valutazione di antisindacalità della condotta posta in essere da Eutelia in occasione del trasferimento di ramo d'azienda della società Agile, ma non può essere accolta l'opposizione delle organizzazioni sindacali che chiedevano la nullità del trasferimento di azienda, con il conseguente rigetto sia dell'opposizione principale sia di quella incidentale”.
Insomma, i giudici romani confermano che Landi, Liori, Massa & friends si sono resi colpevoli di un abominio con pochi precedenti nella storia del lavoro in Italia, dichiarano l'illegittimità delle loro condotte (definite “anti-sindacali”), ma avvallano quel trasferimento aziendale che taglia le gambe e distrugge tutte le speranze di chi già prefigurava un prossimo rientro all'attività lavorativa.
L'ennesima bastonata per i lavoratori Agile-Eutelia che, dal loro blog, denunciano pressioni di ambienti politici e istituzionali che hanno condizionato la formulazione della sentenza, e gridano all'inciucio tra i commissari dell'azienda e il Ministro per lo Sviluppo Economico Paolo Romani. L'unica soluzione sarà ora quella di affidarsi ai sindacati che avranno il compito e il dovere di indire una serie di ricorsi contro il persistere della separazione delle due aziende. Un'importante dichiarazione che segue quest'ipotesi è stata rilasciata dal Segretario Generale della Fiom Maurizio Landini: “Agile ed Eutelia possono essere un problema se trattate come sono adesso separatamente, ma anche una grande sfida industriale se rimesse insieme. Ostinarsi a non voler considerare che oltre ad una questione di giustizia c'è anche la possibilità di superare la crisi attuale e creare una grande opportunità per i lavoratori e per il paese, è incomprensibile”.
Chissà che Paolo Romani si renda conto di essere un ministro della Repubblica e comportandosi di conseguenza si adoperi al reintegro dei lavoratori Agile-Eutelia nell'azienda madre. Altrimenti la profezia/anatema di Antonangelo Liori (“Se fallisce Eutelia, io continuo ad avere la mia macchina, il mio autista, il mio elicottero, la mia villa…tutto uguale, e loro non hanno più un lavoro. Questa è la storia!”) non sarebbe più un'arrogante spavalderia, ma una triste ed inaccettabile realtà.
(Fiom): “Stiamo valutando l’apertura dei contenziosi individuali dei lavoratori nei confronti dell’Azienda”
Eutelia. Bellavita e Potetti
Sergio Bellavita, segretario nazionale Fiom-Cgil responsabile del settore Ict, e Fabrizio Potetti, coordinatore nazionale Fiom-Cgil del gruppo Agile/Eutelia, hanno rilasciato oggi la seguente dichiarazione.
“Dopo la sentenza del Tribunale del Lavoro di Roma, che comunque ha ribadito l’antisindacalità della cessione del ramo It di Eutelia ad Agile, come Fiom stiamo valutando il ricorso in Appello ed il contenzioso individuale per tutti i lavoratori nei confronti di Eutelia.”
“E’ infatti necessario reagire contro una cessione scandalosa e fraudolenta. Non si può consentire la distruzione del ramo It di Eutelia e lo scarico dei debiti accumulati in anni di gestione scellerata, senza che nessuno faccia nulla.”
“Centinaia di milioni di euro di debiti con l’Erario e gli Enti previdenziali, con i fornitori e i lavoratori, debbono trovare una risposta diversa da quella ideata da una Proprietà che è stata cacciata via dall’Azienda sia grazie alle lotte dei lavoratori, che alle azioni intraprese dalla Magistratura nei confronti di comportamenti che sono apparsi degni dell’apertura di una serie di iniziative giudiziarie.”
“Chi intendesse fare speculazioni su Eutelia, e sulla sua rete per le telecomunicazioni, deve sapere che i lavoratori ricorreranno individualmente contro la cessione del ramo It di Eutelia per tutelare il proprio posto di lavoro e i crediti che non troveranno soddisfazione in Agile.”
Crisi occupazionale Eutelia/Agile: l’infinita vergogna di un paese inquinato da ridicole logiche politiche. Solo l’asso nella manica del sindacato può salvare i lavoratori da questa ragnatela
) La conferma da parte del giudice dell’antisindacalità della condotta ex art. 28 Stat. Lav. Sul trasferimento Eutelia/Agile comporta il rientro in Eutelia dei dipendenti ceduti?
Le motivazioni della sentenza di secondo grado possono essere più o meno condivisibili, ciò che è invece discutibile e che merita chiarezza è la (non) conclusione del giudice circa le conseguenze dell’antisindacalità della condotta nei confronti dei lavoratori.
Come ho già affermato più volte, su quali siano gli effetti dell’accertamento della condotta antisindacale in materia di trasferimento di azienda o di un suo ramo sussistono opinioni contrastanti che, ad ogni modo, convergono sostanzialmente verso un’unica direzione, ossia l’inefficacia della cessione nei confronti dei rapporti di lavoro, con la conseguenza che i lavoratori ritornano ad essere considerati dipendenti del cedente/primo datore di lavoro. L’inefficacia è tuttavia temporanea in quanto finalizzata al successivo corretto espletamento della procedura di informazione e consultazione sindacale.
Cosa ben diversa è invece affermare che l’antisindacalità della condotta debba comportare la nullità della cessione di ramo d’azienda: è su questo punto che si hanno interpretazioni contrastanti, anche se la giurisprudenza prevalente è nel senso di ritenere che non si possa incidere sulla validità dell’atto. Si pensi ad esempio ad un trasferimento di parte di azienda avente ad oggetto la produzione di un semilavorato di una elegante poltrona in pelle di un direttore di giornale. Supponiamo che l’attività trasferita riguardi la realizzazione delle rotelle. Ragionevolmente il trasferimento dovrebbe riguardare i mezzi di produzione materiali ed immateriali, nonché il personale addetto relativo a questa particolare lavorazione.
Da questa ipotesi di trasferimento si evince chiaramente che esiste una differenza sostanziale fra la nullità dell’intera cessione e la sola inefficacia (temporanea) della stessa nei confronti dei lavoratori trasferiti: nel primo caso si interferisce sull’intera operazione, mentre nel secondo caso si agisce solamente sulla sfera che più compete al sindacato, ossia quella della tutela lavoristica riconosciuta dall’art. 28 Stat. Lav.
Si rifletta sul fatto che nei casi di trasferimenti di attività realmente imprenditoriali, dunque non finalizzati alla speculazione e ai licenziamenti illegittimi, l’eventuale accertamento della condotta antisindacale sarebbe finalizzato a ripetere la procedura di informazione e consultazione tutelata dall’art. 28 (art. 47 l. n. 428/1990), sicché si tratterebbe di annullare gli effetti della cessione nei confronti dei lavoratori fino al corretto espletamento degli obblighi sindacali da parte del cedente e del cessionario.
Il ruolo dell’accertamento della condotta antisindacale nella vertenza Eutelia/Agile è diverso per due fondamentali ragioni: in primo luogo, si tratta sostanzialmente di cessione di lavoratori, e quindi annullare gli effetti del trasferimento nei confronti dei rapporti di lavoro significa annullare praticamente il trasferimento di attività da Eutelia in Agile, specie se si considera che molte commesse relative ai servizi cui erano impiegati i dipendenti ceduti sono rimaste in mano ad Eutelia; in secondo luogo, nel corso della vertenza entrambe le società sono rimaste coinvolte in commissariamenti e gravi vicende giudiziarie con la conseguenza che non è praticabile, oltre che ad essere inutile, l’espletamento corretto della procedura che dovrebbe sanare la violazione accertata e il passaggio legale dei dipendenti in Agile.
A questo punto, l’effetto concreto dell’accertamento giudiziario della condotta antisindacale non può che essere quello che normalmente è inteso come un passaggio transitorio, ossia il riconsiderare i lavoratori come dipendenti del cedente (Eutelia). D’altronde, ripeto, poiché molte commesse sono rimaste in mano ad Eutelia che incassava i soldi senza pagare gli stipendi, non potrebbe esserci altra soluzione che possa essere considerata socialmente e politicamente giusta, oltre che giuridicamente corretta.
Quanto detto non si pone in contraddizione con le affermazioni del giudice, ma rappresenta il passaggio finale del percorso argomentativo utilizzato nella sentenza. Il giudice ha evidenziato che in caso di violazione della procedura sindacale il negozio di trasferimento resta valido e produttivo di effetti fra il cedente ed il cessionario, ma non ha concluso chiarendo che questi effetti non graverebbero sui dipendenti per cui dovrebbe essere disposta la conservazione del rapporto di lavoro con Eutelia fino al corretto espletamento della procedura.
Nulla da eccepire dunque sul fatto che la “norma non consente di pervenire alla soluzione richiesta dalle organizzazioni sindacali e comportante l’annullamento del trasferimento di azienda” (cfr. sentenza p. 10) e sui richiami giurisprudenziali effettuati dal giudice relativi a tale questione.
Il fatto poi che la situazione aziendale attuale del cedente e del cessionario non consenta di ripetere la procedura è un contesto esterno e successivo rispetto all’oggetto della vertenza sindacale che a quanto pare ha spinto il giudice ad arrivare ad una decisione non conclusiva: rigettare (giustamente) la richiesta di nullità del trasferimento e limitare la pronuncia alla mera antisindacalità della condotta stessa senza dichiarare esplicitamente se gli effetti della cessione, validi fra cedente e cessionario, incidano o non incidano sui rapporti di lavoro, anche se temporaneamente. A mio parere la grande questione da affrontare è che la temporaneità della non applicazione degli effetti della cessione nei confronti dei dipendenti trasferiti si è tradotta in un limbo, o meglio in una specie di ragnatela in cui sono rimasti incastrati i lavoratori e le organizzazioni sindacali.
Questo aspetto non è stato comunque totalmente trascurato dal giudice, il quale afferma che la dichiarazione di antisindacalità della condotta non rimane priva di effetti, ma che “tali effetti siano limitati entro un ambito temporale circoscritto, in quanto il giudice potrebbe ordinare al datore di lavoro di fornire le prescritte informazioni prima della definizione del trasferimento di azienda ed eventualmente inibire la cessione fino tanto che le procedure non siano state debitamente rispettate”.
La domanda cui bisogna rispondere è: una volta accertata l’antisindacalità della condotta, la cui conseguenza è la inefficacia momentanea della cessione nei confronti dei lavoratori, questi sono da considerarsi dipendenti di Eutelia? La risposta è si, dato che la temporaneità è legata al corretto espletamento della procedura sindacale che non è stata effettuata.
Altra domanda: la non esplicita presa d’atto da parte del giudice di quanto appena affermato significa che i lavoratori restano alle dipendenze di Agile? A mio parere no e i lavoratori sono da considerarsi comunque dipendenti Eutelia dato che una soluzione in tal senso non contraddice il percorso argomentativo utilizzato del giudice che, tra l’altro, non si è espresso in senso contrario.
Si consideri infatti che l’accertamento della condotta antisindacale ai sensi dell’art. 28 dello Statuto dei Lavoratori può influire sulla regolazione dei contratti di lavoro qualora il datore di lavoro attui comportamenti “plurioffensivi”, anche se legittimati a farli valere sono esclusivamente i sindacati. Ciò, si ripete, non si pone in contraddizione con la validità dell’accordo negoziale fra cedente e cessionario, e dunque con la decisione del giudice di non dichiarare la nullità del trasferimento.
2) Cosa dovrebbe fare il sindacato a questo punto per salvare i posti di lavoro ed avere forti armi di contrattazione con le istituzioni?
La situazione è molto complicata ed imbarazzante, visto che non vi è alcun dubbio sulla strumentalizzazione a scopo speculativo del trasferimento da parte di chi lo ha posto in essere. E’ certo comunque che questa sentenza esiste ed il sindacato deve utilizzarla per salvaguardare in un modo o nell’altro i posti di lavoro, magari inviando una lettera ai commissari di Eutelia per rivendicarne l’esito.
Per Agile è stato presentato un piano industriale che prevede il taglio di centinaia di lavoratori trasferiti, ed è per questo che essi vedono questa sentenza come una possibile soluzione con il loro rientro in Eutelia, anche se, come ho già spiegato in un precedente intervento (v. ultimo video con commento sui possibili risvolti della sentenza), nessuna delle due aziende è in grado di garantire la stabilità occupazionale se non attraverso il mantenimento delle commesse, soprattutto da parte delle pubbliche amministrazioni che hanno di fatto usufruito delle prestazioni di lavoro e che a mio parere, come scritto più volte, hanno delle responsabilità politiche importanti in questa vicenda.
Il sindacato, qualora non riesca ad ottenere da parte dei commissari il mantenimento dei posti di lavoro nei piani industriali di Eutelia e di Agile, dovrebbe opporsi con forza e determinazione contro queste logiche speculative e mettere a disposizione dei lavoratori tutti gli strumenti per promuovere centinaia di ricorsi per far valere l’interposizione illecita di manodopera, nonché l’ottenimento del risarcimento del danno come conseguenza della pronuncia riguardante l’antisindacalità della condotta.
I giochi di prestigio di Eutelia
Ma quante crisi si nascondono dietro la crisi internazionale che da due anni mette in ginocchio centinaia di migliaia di lavoratori in tutto il mondo? Quando ne parla, quando parla dei disocccupati e dei cassintegrati, delle fabbriche chiuse, Berlusconi allarga le braccia e alza gli occhi al cielo come se la crisi fosse un diluvio che arriva all’improvviso. “Che ci volete fare? Mica si può fermare la pioggia. Sono disastri che capitano”.
Non è solo una bugia, è una doppia bugia, sono due menzogne in una. La prima bugia è che la crisi sia come un disastro naturale, senza colpa di nessuno. A provocare la crisi, per avidità e miopia, sono stati i grandi poteri finanziari internazionali, quelli che alla fine se la sono scampata a differenza dei lavoratori, quelli che il disastro lo hanno provocato non lo hanno pagato per niente.
Ma la seconda bugia è che tutto quello che sta succedendo nel mondo del lavoro dipenda da quella crisi internazionale. Invece dietro quel paravento ci stanno altre mille motivi: c’è la cupidigia di chi preferisce delocalizzare e per pagare un po’ di meno il lavoro non esita a rovinare migliaia di famiglie e interi paesi. C’è un governo che non sta facendo niente per fronteggiare questa situazione gravissima perché preferisce raccontare che non c’è o che se c’era adesso è passata. Berlusocni lo ha ripetuto anche ieri: nel 2011 tutto tornerà come prima della crisi. Una promessa che vale quanto quelle sui rifiuti di Napoli.
E poi, come sempre in questo paese, c’è una crisi di legalità. Se si fossero rispettate le leggi, senza il malaffare, le truffe, la bancarotta fraudolenta, i quasi 1900 lavoratori di Eutelia non starebbero da mesi senza stipendio. Costretti ad aspettare col fiato sospeso arretrati che arrivano sempre tardi e col contagocce. Privi di qualsiasi certezza per il futuro.
Sono tra gli operatori a più alta qualificazione nel settore della Information Technology. Nel gennaio 2009 sono finiti nel tritacarne delle operazioni creative, fantasiose e truffaldine del cda dell’azienda, controllato dalla famiglia Landi. Prima hanno ceduto l’azienda alla Agile srl, controllata sempre da Eutelia, poi hanno passato l’intero pacchetto a un’altra società, la Omega.
Rotolando da una scatola cinese all’altra, a rompersi le ossa sono stati i lavoratori dell’azienda. Nell’ottobre del 2009 gli hanno spiegato che “stante il carattere strutturale delle eccedenze di personale”, alcuni di loro sarebbero stati licenziati in tronco, senza nemmeno poter contare sulla cassa integrazione”. E non erano mica pochi quelli che dovevano essere sacrificati: erano 1192 lavoratori su un totale di 1880!
Per chiamare le cose con il loro nome, queste persone erano le vittime dei giochi di prestigio che servivano per salvare i maggiori azionisti della ex Eutelia. Noi dell’Italia dei valori siamo intervenuti subito, non solo offrendo a quei lavoratori la nostra solidarietà e il nostro massimo impegno per fargli recuperare il posto di lavoro ma anche denunciando i fatti sia alla Procura della Repubblica che alla procura antimafia. Questi signori non sono solo degli industriali che non si fanno scrupolo di calpestare le vite dei loro dipendenti. Sono anche dei truffatori e dei malfattori, e per questo volevamo che di loro si occupasse la legge.
Avevamo ragione. La Procura di Arezzo ha chiesto il rinvio a giudizio per quindici persone, inclusi sei membri della famiglia Landi. La procura di Arezzo, nel luglio scorso, ha fatto arrestare otto manager per bancarotta fraudolenta. Dieci giorni fa il Tribunale di Roma ha dichiarato illegittima la cessione del ramo di Eutelia ad Agile e ha commissariato l’azienda.
La magistratura ha fatto la sua parte e il suo dovere. Adesso è il governo a doversi assumere le proprie responsabilità convocando i sei commissari di Eutelia e cercando una soluzione che non solo restituisca lavoro e salario ai lavoratori ma salvi anche un’azienda che ha una grande importanza strategica per il nostro sviluppo industriale in un settore che diventerà sempre più fondamentale. Bisogna rimettere insieme Agile ed Eutelia, non più come espediente per truffare meglio ma come punto di partenza per un vero rilancio industriale. Questo è il dovere del ministro per lo Sviluppo economico Romani per mettere fine a una vicenda vergognosa che ha umiliato non i lavoratori dell’Eutelia ma la nostra civiltà industriale.
Antonio Di Pietro, Maurizio Zipponi