Source: http://www.migreurop.org/article1592.html
Timestamp: 2018-09-24 23:15:20+00:00
Document Index: 98842983

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 600', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 10']

DOPO LA PULIZIA ETNICA A ROSARNO MARONI ESPELLE I “CLANDESTINI”. E IL CERCHIO SI CHIUDE. - MIGREUROP
DOPO LA PULIZIA ETNICA A ROSARNO MARONI ESPELLE I “CLANDESTINI”. E IL CERCHIO SI CHIUDE.
LA LOGICA DELLA DEPORTAZIONE VINCERA ANCORA UNA VOLTA ?
La Lega nord alleata della n’drangheta ? I provvedimenti di espulsione che le autorità di polizia si accingono a consegnare ai migranti vittime della pulizia etnica della Piana di Gioia Tauro, costituiscono una sorta di legittimazione successiva dell’azione violenta condotta dalla teppaglia criminale di Rosario e un grande guadagno per quei datori di lavoro che non hanno pagato le misere remunerazioni dovute ai braccianti agricoli stranieri impegnati da settimane alle loro dipendenze.
2. In un recente documento dell’ASGI si chiede “l’emanazione di un provvedimento urgente che consenta l’effettiva emersione dei lavoratori stranieri costretti dalla necessità o dal ricatto al lavoro nero e all’esposizione a condizioni di grave sfruttamento. Tale provvedimento, per essere efficace, deve potere avere ampia portata nelle condizioni di accesso e nella estensione temporale e deve potere essere attivabile dal lavoratore in caso di perdurante rifiuto da parte di chi ha posto in essere lo sfruttamento lavorativo”. Nello stesso documento si chiede ancora “ ’emanazione di opportune direttive, di concerto tra i ministeri dell’Interno, del Lavoro e delle politiche sociali e della Giustizia, e un collegato rafforzamento dell’operato degli uffici di controllo, specie nelle regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, finalizzato a dare attuazione sia alle disposizioni di cui all’art. 18 del d.lgs 286/98 sia al nuovo art. 600 cp novellato dalla legge 11 agosto 2003, n. 228, che permettono di perseguire la riduzione in condizioni di schiavitù o servitù nonché il grave sfruttamento, anche lavorativo”.
Come osservano Nicodemi e Bonetti sulla portata dell’art. 18 del Testo Unico sull’immigrazione ( in www.asgi.it “schede pratiche”) “il sistema ha due caratteristiche peculiari :
1. per il rilascio e il mantenimento del permesso di soggiorno si esige che vi siano presupposti concreti e la costante partecipazione effettiva dello straniero ad un ben preciso programma a cui ha deciso di aderire, ma la sussistenza e verifica dei presupposti e della partecipazione al programma avviene soltanto se si instaura una costante collaborazione leale tra 4 soggetti pubblici e privati operanti in un determinato luogo : il Questore, eventualmente la Procura della Repubblica, l’ente locale, l’organismo del privato sociale abilitato a svolgere l’attività del programma ;
2. occorre che sia concretamente attivo uno specifico programma a cui possa concretamente accedere un determinato straniero vittima di violenza o di sfruttamento, la cui incolumità è in pericolo : ciò significa che prima ancora che la vicenda del singolo straniero sia nota quello stesso programma deve essere stato già progettato da enti locali e/o da enti del privato sociale e deve essere già stato approvato e finanziato da una speciale commissione interministeriale secondo le priorità indicate dalle norme vigenti. Si esige cioè che prima che lo straniero vi possa accedere sia già attivo uno specifico programma destinato ad assistere quel medesimo tipo di vittime potenziali a cui appartiene quel determinato straniero (p. es. sfruttamento della prostituzione, tratta delle persone, sfruttamento lavorativo, sfruttamento dell’accattonaggio, riduzione in schiavitù, ex detenuti stranieri) ; il permesso non è dunque rilasciabile o è revocabile se invece la persona che si dovrebbe proteggere non ha più i presupposti e se non può o non vuole partecipare ad un determinato programma neppure in parte e neppure in prospettiva e/o se non rientra tra i potenziali destinatari del programma oppure se non è attivo uno specifico programma al quale possa concretamente accedere.
Nello stesso documento dell’ASGI si rilevava come “l’introduzione del reato di permanenza illegale dello straniero extracomunitario introdotto dalla legge n. 94/2009 (pacchetto sicurezza) ha inoltre avuto effetti controproducenti nella lotta alla schiavitù lavorativa e al lavoro nero. Infatti nella prassi amministrativa e giudiziaria accade che il lavoratore straniero irregolare che pure denunzia il suo sfruttatore sia comunque intanto sottoposto ad una sanzione penale con procedimento direttissimo e sia altresì espulso, mentre l’azione penale relativa al denunziato sfruttamento segue il suo lento ed incerto corso, risultando alla fine magari archiviata a seguito dell’avvenuta esecuzione dell’espulsione dello straniero. In realtà una diversa applicazione delle norme vigenti, ed una interpretazione non restrittiva delle disposizioni di cui al citato art. 18, già ora consentirebbe un’azione immediata ed efficace : lo stesso procuratore della Repubblica che riceve la denunzia di sfruttamento lavorativo potrebbe richiedere al Questore il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale in favore del lavoratore sfruttato (art. 18 d. lgs. n. 287/1998) e contestualmente rigettare la richiesta di rinvio a giudizio per il reato di permanenza illegale, essendo così divenuta legale la presenza dello straniero. Non può sfuggire a nessuno come in una tale situazione il grado di impunità in cui operano le organizzazioni criminali sia elevatissimo e che il tentativo di reagire per vie legali venga, a buona ragione, percepito dalle vittime come un tentativo velleitario ed anzi dannoso perché espone l’interessato a danni ulteriori e persino maggiori”.
3. Il 30 giugno 2009 è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea la Direttiva 2009/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. Il termine di attuazione della direttiva, che pure contiene disposizioni precise e vincolanti, non è ancora scaduto, ma anche se non è facile argomentare la sua immediata efficacia nel nostro ordinamento, quanto affermato nella direttiva costituisce un sicuro criterio di interpretazione per il giudice, ed a maggiore ragione per il governo che entro il giugno 2011 dovrebbe darne attuazione in Italia. Una attuazione che potrebbe essere anticipata, anche in via amministrativa, vista la gravità della situazione a Rosarno e non solo a Rosarno, perché sono centinaia i luoghi in Italia nei quali i migranti sono sottoposti a forme di sfruttamento servile o schiavistico come quello che è stato documentato in questi giorni di rivolta in Calabria.
La direttiva "sanzioni" impone agli Stati membri la introduzione di sanzioni penali contro i datori di lavoro che sfruttano in nero gli immigrati La normativa italiana, in particolare, non prevede ancora il pagamento degli emolumenti dovuti agli immigrati irregolari. La Direttiva (articolo 4) obbliga i datori di lavoro a : a) chiedere che un cittadino di un paese terzo, prima di assumere l’impiego, possieda e presenti al datore di lavoro un permesso di soggiorno valido ; b) tenere una copia o registrazione del permesso di soggiorno o altra autorizzazione di soggiorno a disposizione delle autorità competenti degli Stati membri, a fini di un’eventuale ispezione ; c) informare le autorità competenti designate dagli Stati membri dell’inizio dell’impiego di un cittadino di un paese terzo. Le sanzioni previste per i datori di lavoro (art. 5) includono sanzioni finanziarie, che aumentano a seconda del numero di cittadini di paesi terzi assunti illegalmente, e pagamento dei costi di rimpatrio dei cittadini di paesi terzi assunti illegalmente, nei casi in cui siano effettuate procedure di rimpatrio (gli Stati membri possono decidere che le sanzioni finanziarie di cui alla lettera riflettano almeno i costi medi di rimpatrio). Lo stesso art. 5 lascia agli Stati membri la facoltà di prevedere sanzioni finanziarie ridotte nei casi in cui il datore di lavoro sia una persona fisica che impiega a fini privati un cittadino di un paese terzo il cui soggiorno è irregolare e non sussistano condizioni lavorative di particolare sfruttamento.
Gli Stati membri garantiscono inoltre che il datore di lavoro sia responsabile del pagamento (art. 6) della retribuzione arretrata ai cittadini di paesi terzi assunti illegalmente, delle imposte e contributi previdenziali dovuti in caso di assunzione legale, nonché di tutti i costi derivanti dal trasferimento delle retribuzioni arretrate al paese in cui il lavoratore assunto illegalmente ha fatto ritorno. Altre sanzioni (art. 7) riguardano l’esclusione, per un certo periodo, dal beneficio di prestazioni, sovvenzioni o aiuti pubblici, compresi i fondi dell’Unione europea, nonché dalla partecipazione ad appalti pubblici, e la chiusura temporanea o permanente degli stabilimenti. Per reati di una certa gravità (art. 9), la direttiva prevede anche delle generiche "sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive" (art. 10) nei confronti dei datori di lavoro.
4. Chiediamo ai giudici, agli operatori istituzionali, ai rappresentanti politici ed alle amministrazioni locali di interpretare ed applicare le norme già vigenti in materia di grave sfruttamento lavorativo ai danni di immigrati irregolari ( e tra questi ce ne sono anche di appartenenti all’Unione Europea come i rumeni) in conformità con le Convenzioni internazionali in materia di lavoro e con le Direttive Comunitarie in materia di rimpatri e di sanzioni ai datori di lavoro in nero. Normative che, per quanto assai restrittive, prevedono garanzie più ampie di quelle finora riconosciute, nei fatti, ai lavoratori stranieri irregolari, per i quali non si è capaci di offrire altra alternativa se non l’internamento nei CIE e quindi la successiva espulsione, o ancora una volta una fuga nella clandestinità in modo da alimentare altro sfruttamento.
français Après le nettoyage ethnique à Rosarno, Maroni (ministre de l’intérieur) expulse les « clandestins ». Et le cercle se referme.
italiano DOPO LA PULIZIA ETNICA A ROSARNO MARONI ESPELLE I “CLANDESTINI”. E IL CERCHIO SI CHIUDE.
DOPO LA PULIZIA ETNICA A ROSARNO MARONI (...)