Source: http://www.comunedomaso.it/nuovi-criteri-per-la-gestione-delle-terre-e-rocce-da-scavo/
Timestamp: 2017-11-23 15:04:32+00:00
Document Index: 87761859

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 21', 'art. 185', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 183', 'art-21']

Nuovi criteri per la gestione delle terre e rocce da scavo | Comune di Domaso
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Il D.P.R. 120/2017, in vigore dal 22 agosto 2017, ha modificato le procedure per la gestione delle terre e rocce da scavo [1].
la gestione delle terre e rocce qualificate come sottoprodotti;
il deposito temporaneo di terre e rocce qualificate come rifiuti;
la gestione di terre e rocce nei siti sottoposti a bonifica.
Il provvedimento suddivide i cantieri di produzione in piccoli (< 6000 mc [2]) e grandi (>6000 mc [3]), e introduce procedure differenziate a seconda che gli stessi siano soggetti o meno a procedure di VIA o AIA.
in tutti i piccoli cantieri, e nei grandi cantieri non soggetti a VIA o AIA, la qualifica di sottoprodotto andrà dimostrata con una dichiarazione (Allegato 6) del produttore [4] (con procedure analoghe a quelle previste dall’abrogato art. 41-bis Legge 93/2013);
nei grandi cantieri soggetti a VIA o AIA la qualifica di sottoprodotto andrà dimostrata presentando un Piano di Utilizzo (con procedure analoghe a quelle dell’abrogato D.Lgs. 161/2012).
Il materiale scavato potrà essere depositato temporaneamente presso uno o più siti intermedi, in attesa di essere utilizzato nei tempi e con le modalità previste.
Il trasporto dovrà sempre essere accompagnato da uno specifico documento di trasporto (Allegato 7).
Al termine dei lavori di utilizzo dovrà essere prodotta e inviata una dichiarazione di avvenuto utilizzo – DAU (Allegato 8).
Cantieri soggetti a VIA/AIA
Cantieri non soggetti a VIA/AIA
Piccoli cantieri (<6000 mc)
Dichiarazione art. 21
Grandi cantieri (>6000 mc)
Procedura dettagliata per la gestione delle terre e rocce da scavo
(ad esclusione dei grandi cantieri soggetti a VIA/AIA)
Almeno 15 giorni prima dell’inizio dei lavori di scavo, il produttore invia al Comune del sito di scavo e all’ARPA una dichiarazione di utilizzo contenente tipologia e quantità di materiale scavato, estremi dell’eventuale sito intermedio e del sito di destinazione, rispetto dei requisiti di qualità ambientale (Allegato 6).
Il riutilizzo deve avvenire entro 1 anno dalla produzione, salvo che il progetto di utilizzo non abbia durata superiore, e può essere prorogato una volta sola per massimo 6 mesi in caso di imprevisti.
Le attività di scavo e utilizzo devono essere autorizzate in base alla vigente disciplina urbanistica. Al termine dei lavori deve essere inviata al Comune del sito di produzione, a quello del sito di destinazione e all’ARPA la dichiarazione di avvenuto utilizzo (Allegato 8).
E’ possibile effettuare uno o più depositi intermedi di durata massima non superiore a quella di validità della dichiarazione di utilizzo. I depositi intermedi possono essere effettuati presso il sito di scavo, presso quello di destinazione o presso altro sito, a condizione che la classe di destinazione urbanistica di quest’ultimo sia compatibile con quella del sito di produzione. Il deposito intermedio deve essere dotato di apposita segnaletica.
Il trasporto dei materiali, sia verso il sito di utilizzo che verso eventuali siti intermedi, deve essere accompagnato dal documento di trasporto di cui all’allegato 7 redatto in triplice copia (una per il proponente o produttore, una per il trasportatore e una per il destinatario; se proponente ed esecutore sono soggetti diversi, deve essere prevista una quarta copia).
Deposito temporaneo di terre e rocce gestite come rifiuti
Le terre e rocce poste a deposito temporaneo (qualificate quindi come rifiuto) devono essere avviate a recupero o smaltimento con le seguenti modalità:
Ogni 3 mesi, indipendentemente dalle quantità in deposito
Una volta raggiunti i 4000 mc di cui al massimo 800 mc di pericolosi (in deroga al regime ordinario, che prevede il limite di 30 mc di cui al massimo 10 mc di rifiuti pericolosi)
In ogni caso il deposito temporaneo non può superare la durata di 1 anno.
Terre e rocce escluse dalla disciplina dei rifiuti
Terre e rocce non contaminate e riutilizzate nel medesimo sito di scavo per attività di costruzione non sono considerate rifiuti ai sensi dell’art. 185 comma 1 lett. c) del D.Lgs. 152/06. I materiali che rispondono a questi requisiti possono essere riutilizzati nel sito di scavo senza documentazione o autorizzazione alcuna.
Per le sole opere sottoposte a VIA, il riutilizzo dei materiali escavati presso il sito di produzione può essere effettuato previo presentazione di un “Piano preliminare di utilizzo in sito”.
Terre e rocce nei siti di bonifica
L’uso è consentito nel rispetto delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) per le specifiche destinazioni d’uso oppure, in caso di superamento, previa approvazione dell’autorità competente. Sono previste apposite procedure di caratterizzazione.
Alla data di entrata in vigore del nuovo regolamento (22 agosto 2017) restano disciplinati dalla normativa previgente:
piani e progetti già approvati (art. 41-bis DL 69/2013, D.Lgs. 161/2012)
modifiche e aggiornamenti dei suddetti piani e progetti (intervenuti successivamente al 22 agosto 2017)
progetti per i quali è in corso, al 22 agosto 2017, una procedura ai sensi della normativa previgente
Sono abrogati, tra gli altri, il D.Lgs. 161/2012 e l’art. 41-bis DL 69/2013.
[1] «terre e rocce da scavo»: il suolo escavato derivante da attività finalizzate alla realizzazione di un’opera, tra le quali: scavi in genere (sbancamento, fondazioni, trincee); perforazione, trivellazione, palificazione, consolidamento; opere infrastrutturali (gallerie, strade); rimozione e livellamento di opere in terra. Le terre e rocce da scavo possono contenere anche i seguenti materiali: calcestruzzo, bentonite, polivinilcloruro (PVC), vetroresina, miscele cementizie e additivi per scavo meccanizzato, purché le terre e rocce contenenti tali materiali non presentino concentrazioni di inquinanti superiori ai limiti di cui alle colonne A e B, Tabella 1, Allegato 5, al Titolo V, della Parte IV, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per la specifica destinazione d’uso
[2] “mc” calcolati dalle sezioni di progetto
[4] «produttore»: il soggetto la cui attività materiale produce le terre e rocce da scavo e che predispone e trasmette la dichiarazione di cui all’articolo 21 (si veda anche l’art. 183, comma 1, lettera f, del D.Lgs. 152/2006 e smi che definisce “produttore di rifiuti”: il soggetto la cui attività produce rifiuti e il soggetto al quale sia giuridicamente riferibile detta produzione (produttore iniziale) o chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti (nuovo produttore)
allegato-6_dich-art-21
allegato-7_ddt
allegato-8_dau