Source: https://www.condominioweb.com/tende-da-sole-balconi-distanze-vedute.13574
Timestamp: 2020-05-27 03:35:25+00:00
Document Index: 174000990

Matched Legal Cases: ['art. 907', 'art. 907', 'art. 1102', 'art. 907', 'art. 907', 'art. 907', 'art. 907']

La giurisprudenza. L'art. 907 c.c. si occupa di “distanza delle costruzioni dalle vedute” e vieta di costruire a distanza inferiore di tre metri dalle vedute dirette aperte sulla costruzione del fondo vicino.
Il costante orientamento giurisprudenziale in materia ritiene utilizzabile l'art. 907 c.c. anche ai singoli appartamenti ubicati in condominio.
La disposizione codicistica sull'uso della cosa comune (art. 1102 c.c.), infatti, non deroga alle norme sulle distanze (Cass. 22092/2011).Nondimeno, in ambito condominiale, si ritiene che spetti al giudice di merito valutare, di volta in volta, se le norme in materia di distanze debbano essere osservate, dovendo egli tenere in considerazione la struttura dell'edificio, lo stato dei luoghi e i diritti spettanti ai singoli condomini,contemperando gli interessi di più proprietari ai fini di una pacifica convivenza (Cass. 22838/2005; Cass. 682/1984).In questo senso, in merito alla tutela del diritto di veduta, viene richiesta una «valutazione circa l'idoneità dell'opera del vicino ad ostacolarne l'esercizio, valorizzando, in tale prospettiva, la finalità della norma, che è indubbiamente quella di assicurare al titolare del diritto una quantità sufficiente di aria e di luce […]»(Cass. Ord. 7269/2014).
Il diritto/servitù di veduta.Le vedute, anche note come prospetti, sono le aperture che consentono di affacciarsi e guardare di fronte, di lato e in obliquo [2] . Esse si differenziano dalle “luci”, vale a dire da quelle “finestrelle” che permettono il passaggio di aria e luce, ma non l'affaccio.
La differenza precipua tra le due consiste nella possibilità di guardare o meno sul fondo del vicino. Le vedute, infatti, consentono sia l'inspectio che la prospectio [3] .
Per questo, le vedute si distinguono in dirette, oblique o laterali, a seconda di come si realizza l'affaccio.Inoltre, in materia di condominio, «tra le normali facoltà attribuite al titolare della veduta diretta od obliqua esercitata da un balcone è compresa senz'altro quella di inspicere e prospicere in avanti ed appiombo, ma non quella di sogguardate verso l'interno della sottostante proprietà coperta dalla soglia del balcone, non potendo trovare tutela […]la sua pretesa di esercitare la veduta con modalità abnormi e puramente intrusive, ossia sporgendosi oltre misura dalla ringhiera o dal parapetto»(Cass. 13012/2000).
Proprio in virtù dell'importanza del suddetto diritto, il codice civile impone di osservare particolari distanze nelle costruzioniper impedire che la veduta venga “occlusa”, garantendo il giusto contemperamento con gli altri diritti, quali quello alla riservatezza.
Casistica.La valutazione sull'applicabilità dell'art. 907 c.c., ossia sul rispetto delle distanze legali, non è mai assoluta, ma viene rimessa al giudice. Per questo motivo, vi sono pronunce in cui l'art. 907 c.c. ha trovato applicazione ed altre in cui, invece, sono prevalsi altri diritti.
Ad esempio, non è stata osservata la disciplina sulle distanze legali nel caso dell'installazione, sul muro comune, di una tenda con comando a manovella, posta al di sotto della veduta di un altro condomino, giacché la stessa non pregiudicava la visuale né diminuiva l'aria del proprietario dell'appartamento soprastante (Cass. 2873/1991; Trib. Genova 9 dicembre 2009).
Inoltre, una tenda a manovella non si riteneva rientrante nel concetto di “costruzione” di cui all'art. 907 c.c., in quanto difettava del requisito della stabilità e della immobilità rispetto al suolo.
Al contrario, in un'altra situazione, i giudici hanno ritenuto di applicare la disciplina sulle distanze per una tenda stabile, ancorata al muro sotto la veduta di un altro condomino.
In un altro caso, il giudicante ha ritenuto ammissibile l'installazione di una tenda che toglieva la visuale laterale al proprietario del balcone confinante.
Egli ha ritenuto che non dovessero osservarsi le distanze di cui all'art. 907 c.c. essendo i due balconi situati a meno di 3 metri uno dall'altro.
Nella sua valutazione, il giudice ha considerato la struttura dell'edificio e la compatibilità della distanza legale con i diritti degli altri condomini(Cass. 11392/1991).
Conclusioni. L'installazione di una tenda non deve andare a discapito della sicurezza dell'appartamento sovrastante né togliergli la visuale né sporgere oltre la balaustra.
La tenda può essere installata anche in una zona comune di cui si abbia l'uso esclusivo, purché non vengano tolte aria, luce e veduta appiombo ai condomini dei piani superiori (Cass. 11392/1991).
Tuttavia, nella valutazione, il giudice dovrà considerare la struttura dell'edificio e la compatibilità della distanza legale con i diritti degli altri condomini.
[1] La Suprema Corte interpreta il lessema “costruzioni” in senso ampio e giunge a comprendervi anche opere che non sono letteralmente tali. Spetta al giudice la valutazione sulla circostanza che il manufatto ostacoli o meno la vista del vicino: «tale valutazione è ritenuta necessaria non in tutti i casi, ma soltanto laddove l'opera eseguita non integri un fabbricato in senso tecnico e proprio, ma un manufatto diverso (quale ad esempio una rete plastificata o una recinzione in telo), non costituente costruzione in senso tecnico, pur nell'accezione molto ampia accolta dalla giurisprudenza; con riferimento a tali manufatti si sostiene che essi, ai fini della tutela del diritto di veduta, appaiono assimilabili al fabbricato soltanto a condizione che effettivamente ne ostacolino l'esercizio» (Cass. Ord. 7269/2014).
Pertanto, il fatto di aver goduto di un certo panorama per oltre vent'anni non fa maturare la relativa servitù, giacché, in questo caso, non opera l'acquisto per usucapione.
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Tende da sole in condominio. Il rispetto delle distanze e del diritto di veduta del vicino sono...