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Timestamp: 2017-10-20 12:32:47+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art.4', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 45', 'art. 16', 'art. 39', 'art. 53', 'art. 17']

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I registri della popolazione di Pereto (anni XIX)
Negli anni successivi al primo censimento (1861) del Regno d’Italia il governo iniziò a riformare i servizi anagrafici della nazione e ordinò a ciascun centro della penisola (Regio Decreto n. 2105 del 31.12.1864) l’istituzione di un registro della popolazione dove si annotassero tutte le persone aventi domicilio legale o residenza stabile nel comune. All’art. 3 si stabiliva che si doveva tener conto del censimento appena svolto e delle variazioni avvenute fino al 1 gennaio 1865. Inoltre, per agevolarne la formazione, il decreto venne fornito di un regolamento esplicativo di 63 articoli provvisto di un fac-simile di registro.
In questa legge per famiglia s’intendeva un complesso di individui che conviveva insieme allo stesso domicilio, qualunque fosse il vincolo di parentela o di convivenza (art.4). I componenti il nucleo familiare dovevano essere elencati secondo il seguente ordine (art. 7): il capo famiglia (maschio o femmina che fosse), il coniuge, i figli per ordine d’età, i parenti per ordine di prossimità al capo famiglia, gli estranei, i domestici e gli operai a dimora. Gli assenti temporaneamente dovevano essere inclusi anch’essi nel foglio della rispettiva famiglia (art. 8). Quando si cambiava casa, rimanendo nello stesso paese, non si doveva redigere un nuovo foglio ma cambiare l’intestazione dello stesso cancellando il vecchio indirizzo e scrivendo il nuovo (art. 45). Ogni registro aveva un indice (art. 16) dove i capi famiglia erano elencati alfabeticamente e a lato del nome si segnava il numero del rispettivo foglio.
Entro i primi 15 giorni dell’anno successivo i componenti la Giunta Comunale e la Giunta Statistica dovevano aggiornare l’elenco, tenendo conto delle variazioni dell’anno precedente (morti, nati, trasferiti; dati che potevano essere desunti anche dai registri parrocchiali, v. art. 39) e poi redigere un verbale delle loro operazioni che veniva trasmesso in copia autetica al Prefetto (art. 53). Di tutto questo lavoro erano rimasti nell’archivio comunale di Pereto tre registri, due riguardanti questo comune e uno Rocca di Botte (1). A una ricognizione svolta nell’aprile di quest’anno i registri risultavano essere due: uno di Rocca ed uno di Pereto.
La mancanza del codice che noi appresso chiameremo B, non incide sul nostro studio in quanto a suo tempo (1982) ne facemmo una copia manoscritta. In questa sede tratteremo solo gli elenchi di Pereto che chiameremo A e B, riservandoci di fare altrettanto per Rocca di Botte nei prossimi numeri di questa miscellanea. Anche se non ne parliamo ora è necessario, comunque, accennare a questo registro perché è l’unico datato. Infatti nell’indice (2) si legge la data 5 ottobre 1865 e a seguire la firma del sindaco di allora, Elia Penna; dei componenti la Giunta Comunale: Michele Prasseda, Demetrio Laurenti, Giovanni Fulgenzi ed infine della Giunta Statistica: Francesco Fiori e Giuseppe Piconi.
Il testimone A (3), è un registro cartaceo di mm. 455x315 composto da 256 carte, i quinterni che lo formano sono allentati, della copertina (staccata) è rimasto un solo piatto (molto danneggiato) formato da cartone rivestito con carta celeste. Il primo nucleo familiare è incompleto (mancano i nomi) come l’ultimo, dove mancano le date di nascita dei componenti la casa di Carlo Vendetti fu Francesco e sua moglie Caterina Cicchetti fu Giuseppe. Si contano complessivamente 257 famiglie; le ultime 4 sono registrate su pagine volanti perché staccatesi dal resto del volume. Viste le caratteristiche formali del documento è facile dirlo contemporaneo a quello di Rocca di Botte.
Il testimone B (4), simile nella forma al testimone A, contava dopo il frontespizio 17 pagine con i nomi dei capi famiglia. Il primo nucleo registrato era quello di Gaetano Giustini fu Filippo e Beatrice Balla fu Marcantonio, l’ultimo quello del farmacista Vincenzo Mazzucconi. Lo formavano 286 fogli di famiglia (erano numerati fino al 281, il 282 non lo era, il 283 si, dal 284 al 286 no) anche se in realtà erano 285 per un errore di numerazione (5) e, se consideriamo i nuclei familiari, questi erano 281 perché i fogli 280 e 286 risultavano intestati alla stessa persona; 270 e 277 riguardavano Vendetti Silvestro fu Pietro che si risposava; 276 e 281 erano dello stesso nucleo che probabilmente cambiava indirizzo; 282 e 283 interessava i fratelli Biancone che prima sono messi insieme e poi separati. Lo ritenemmo allora un testimone mutilo solo della parte finale, dove probabilmente c’era la sottoscrizione del sindaco e che comunque l’informazione demografica contenuta si fosse conservata per intero.
La data di stesura dello stesso non è anteriore al 1874 e l’ultima variazione anagrafica registrata risale al 1897 (6). Su ciascun registro il nucleo familiare è descritto in due pagine, quella a sinistra riporta i dati anagrafici, la parentela, la professione, lo stato civile e la data d’ingresso nel comune; quella a destra il domicilio legale, la residenza, il cambio di residenza, la data di morte e il cambiamento dello stato civile (7). L’intestazione dell’intero foglio è rappresentato dall’indirizzo del casato. Confrontando questi volumi con le raccolte degli atti di nascita e di morte del comune di Pereto (8) ci si rende conto che l’aggiornamento non è avvenuto in modo puntuale e che questi elenchi descrivono la realtà demografica del paese al momento in cui sono stati scritti (il codice A l’anno 1865, il codice B probabilmente l’anno 1875 o poco successivi) e in modo incompleto quella degli anni successivi.
Questa approssimazione non deve stupire per l’Ottocento, basti pensare che i nuovi nati potevano essere registrati anche anni dopo la loro nascita (9). La toponomastica del codice A riprende più fedelmente gli antichi toponimi del centro abitato; basta vedere i registri degli atti di morte per rendersene conto o, meglio ancora, i catasti onciari e pre onciari.
La gente non è distribuita secondo strade come noi modernamente l’intendiamo ma secondo settori abitativi, così chiamati: Borgo (10), la Catena (11), la Costa (12), Colle Fiorito (13), Castello (14), Borghetto (15), piazza della Villa (16), piazza dell’Olmo (17), la porta della Piaggia (18), Pachetto (19), piazza San Giorgio (20), la Selciata (21), sotto la Chiesa (22) e sopra la Chiesa (23), sotto la Porta di Castello (24) e la Volta (25); non a caso per nessuna delle famiglie viene indicato il numero civico di residenza. Nel codice B la toponomastica comincia a cambiare, anche se permane parecchia della vecchia, che in alcune parti viene recuperata come nel caso di via del Buco. Qui leggiamo: Borgo, la Catena, via Pietro Micca (26), Cole Fiorito, Castello (27), via Vittoria (28), piazza Garibaldi, piazza della Fonte, via del Buco (29), via San Giorgio (30), via della Rosa (31), via San Nicola (32), Pachetto, piazza San Giorgio, via dell’Ospedale (33) e largo Castello (34). I cambiamenti (modesti) avvengono più nell’onomastica che nel modo d’intendere l’abitare, più nella forma che nella mentalità.
In generale la toponomastica urbana di Pereto si mantiene fedele all’antica fino all’unità d’Italia, da questa data si comincia a registrare qualche novità come la comparsa di via Pietro Micca e di piazza Cavour prima, e Garibaldi poi; il grosso della viabilità cambia nome solo dopo il Primo Conflitto Mondiale con la comparsa di via Isonzo, via del Grappa, via Gorizia, piazza CesareBattistie via Vittorio Veneto. Nei registri ci sono anche notizie sui movimenti migratori, più documentati nel codice B, ad esempio: Pelosi Rosa di Camerata entra a Pereto nel 1866 (foglio di famiglia n. 10); Palmerini Benedetto,contadino di Canistro,entranel1856 (foglio n. 37); Ippoliti Domenica Antonia viene da Villa Romana ed entra nel 1843 (foglio n. 58); il sacerdote Gagliardi AntoniodiSanto Stefanoentranel1841 (foglion.169);Ranati Carlo di Subiaco entra nel 1842 e sposa una Giustini (foglio n. 266) mentre i Bianconi provengono da Rocca di Cave (foglio 282). Codice A: Verre Paolo, muratore, si trasferisce ad Arsoli nell’agosto 1870, era entrato a Pereto nel 1862 (foglio n. 70). Inoltre il testimone B elenca sette casati in più rispetto ad A (Alfani, Biancone, Ciccarelli, Eboli, Mazzucconi, Reginella, Tatavanni) e solo due in meno: De Bruttis e Iacoboni.
Tra i mestieri oltre il pluricitato contadino e filatrice, si segnala anche quello di barbiere, di caffettiere, di stoppacciaro, di farmacista, di medico, di ferraro, d’oste e di sarto. Interessante è il riscontro di toponimi come Villa e piazza dell’Olmo per i loro echi alto medievali, soprattutto il primo; curioso e l’incremento demografico di via della Catena che passa da 6 famiglie nel codice A a 33 famiglie nel codice B; aumento da mettere in relazione, verosimilmente, con la costruzione della strada rotabile che conduceva verso la via Valeria e la stazione ferroviaria, tendenza insediativa che si è mantenuta fino a circa 20 anni fa, e che oggi prosegue verso via della Fontevecchia, dove la viabilità è migliore (35). I nostri registri anche se non ci forniscono dati numerici precisi sulla popolazione, per i limiti già segnalati, ci offrono comunque l’esatta collocozione delle famiglie peretane nell’area urbana e di come queste si sono mosse nell’arco di circa 35 anni, dal 1865 a fine secolo XIX; le tabelle 1 e 2 voglio sintetizzare proprio questo, ossia quel movimento demografico che nei numeri è meglio espresso dalle statistiche dell’arciprete Antonio Tittoni (36).
1) Rocca di Botte e Oricola furono frazioni di Pereto fino al 1907; la presenza del registro di Rocca nell’archivio peretano si giustifica in questo modo. Il regolamento non prevedeva espressamente per le frazioni un registro a se, ma diceva all’art. 17 che per i grandi centri si poteva suddividere il registro in quartieri, sestieri o sezioni. Verosimilmente l’addetto all’anagrafe di allora, Giovanni Maccafani, rifacendosi a questo articolo ha preferito fare del registro tre sezioni: Pereto, Rocca di Botte e Oricola. Della sezione di Oricola non c’è traccia nell’archivio peretano.
2) L’indice di cui parlo è formato da due fogli volanti, in parte danneggiati, inseriti nel volume; qui sono elencati 178 capi famiglia.
3) È quello presente nell’archivio del comune di Pereto.
4) È al momento irreperibile nell’archivio peretano.
5) Nella numerazione si passava da 237 a 239; non c’erano segni di perdite materiali pertanto era solo un errore di numerazione.
6) Nel codice A al foglio 166 è registrato il capo famiglia Giovanni Maccafani (allora segretario comunale) che muore il 31 ottobre 1874 (v. Archivio Comune di Pereto, Registro dei Morti corrispondente all’anno ). Nel codice B, al foglio 144, era registrato quel che restava della sua famiglia ossia la moglie Mariantonia Meuti e i due figli Antonio e Giulia, senza più indicazione di Giovanni. Sempre questa famiglia riguardava l’ultima annotazione sul registro, ossia la seguente registrazione: Con regolare dichiarazione in carta da bollo del 29 luglio 1897 rinunzia [Antonio Maccafani fu Giovanni] al suo domicilio per trasferirlo altrove […]. Il luogo di destinazione è detto ignoto. Un altro dato utile per la datazione è l’eta di Antonio che per figurare come capo famiglia deve avere almeno 21 anni, così essendo nato il 13.06.1855 diviene maggiorenne nel 1876.
7) In quest’ultima parte si possono trovare notizie curiose, ad esempio nel codice B: Santese Giovan Battista lo si dice astronomo (foglio di famiglia n. 35), Gabriele Maccafani lo si dice fornicatore sodomista perché coniugato illegittimamente (foglio n. 62), Prasseda Tommaso lo si dice studente ozioso e vagabondo (foglio n. 101), don Francesco Camposecco sacerdote balordo (foglio n. 230). Codice A: di Dondini Giuseppe s’ignora la sua residenza per esser carcerato (foglio n. 125).
8) La raccolta degli atti di morte inizia dal 1809.
9) A Pereto è noto il caso di Vendetti Giovanna (alias Giuannella) che nata nel 1879 fu registrata nel 1911.
10) Oggi via Borgo.
11) Si conserva oggi il vecchio nome. Praticamente corrisponde all’area circostante l’icrocio tra via San Giorgio e via Vittorio Veneto.
12) Oggi via Pietro Micca o la dialettale Costarella.
13) Oggi solo una piccola parte conserva il vecchio nome, il resto è incluso in via Gorizia.
14) All’interno della prima cerchia di mura medievali, oggi è diviso nelle vie di Porta Castello, San Salvatore, Isonzo, vicolo Maccafani e piazza Maccafani.
15) Corrisponde a via Isonzo; in dialetto ha un altro nome: la Rua .
16) Oggi piazza Garibaldi, prima ancora fu detta piazza Cavour.
17) Oggi piazza Cesare Battisti, in dialetto piazza della Fonte.
18) Ancora oggi così.
19) Si conserva nella memoria dei locali il nome del rione, la toponomastica moderna recita via San Nicola.
20) Ancora oggi così.
21) Oggi è divisa tra piazza Giuseppe Mazzini, l’inizio di corso Umberto I, l’inizio di via San Giorgio e, per la maggior parte, coincide con via dell’Ospedale.
22) Oggi si divide in buona parte in via della Rosa e via San Giorgio, nella parte che precede la chiesa parrocchiale.
23) Oggi corrisponde in buona parte con l’inizio di via del Grappa.
24) Oggi occupa la parte finale di via Gorizia e la parte alta di via del Grappa.
25) Oggi via Vittorio Veneto.
26) Ha sostituito la Costa.
27) Ha inglobato il Borghetto.
28) Ha rimpiazzato la Volta.
29) Ha sostituito sotto la Porta di Castello e sopra la Chiesa.
30) Comprende parte di sotto la Chiesa fin verso piazza della Fonte.
31) Ha inglobato la parte restante di sotto la Chiesa e qualche casa che veniva attribuita a Pachetto.
32) Ha rimpiazzato Pachetto.
33) Comprende buona parte della Selciata.
34) Oggi largo Maccafani.
35) Sul finire degli anni ‘70 e per tutto gli anni ’80 del Novecento si è fabbricato nei terreni compresi tra le chiese di Sant’Antonio Abate e San Giovanni Battista e, nella parte superiore di via delle Salere.
36) Anche i dati del Tittoni confrontati con i registri dell’anagrafe comunale presentano delle differenze dovute, probabilmente, ai diversi criteri di registrazione.