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Timestamp: 2017-10-23 13:10:30+00:00
Document Index: 107690837

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 29', 'art. 6', 'art. 24', 'art. 24']

Resoconto della riunione della commissione organico del 31 gennaio 2013 | Coordinamento UniTo
Resoconto della riunione della commissione organico del 31 gennaio 2013
Commissioni, Senato Accademico 6 febbraio 2013
La Commissioni organico d’Ateneo ha preso in esame e discusso i seguenti punti all’ordine del giorno. Per quanto possibile, gli interventi in commissione dei rappresentanti di ricercatori, precari e studenti sono stati condivisi.
1) Linee guida per l’ottimale utilizzo dei punti organico programmazione 2012
Riguardo alla quota del 20% di esterni che ogni Ateneo deve reclutare in base alla legge 240, il calcolo da fare è triennale. E’ stato fatto un controllo sul 2011 che è risultato positivo, sebbene sbilanciato per macroaree. Si propone dunque di continuare il monitoraggio, “neutralizzando” quest’anno e applicando nel 2012 e nel 2013 dei meccanismi di compensazione, in maniera che alla fine del triennio la quota sia bilanciata per macroaree.
E’ stata presentata la bozza di Documento di Programmazione 2012. Il prof. Scagliotti ha iniziato a leggere la bozza delle linee guida. Rappresentanti dei tecnici amministrativi e quelli dei ricercatori hanno chiesto che i documenti da discutere siano presentati con un certo anticipo, soprattutto se particolarmente rilevanti o complessi, in quanto, in caso contrario, risulta pressoché impossibile valutare le questioni. A questo punto, il documento è stato reso visibile sui monitor.
I principali punti delle linee guida sono i seguenti:
La bozza prevede che “Il Dipartimento quindi deve impegnarsi a riservare nelle programmazioni degli anni successivi punti organico sufficienti per consentire, qualora vi siano i presupposti di qualità e di merito e qualora tale ipotesi rientri nelle strategie del Dipartimento, una opportunità per lo sviluppo di carriera del Ricercatore”.
Il punto di partenza è che quest’anno è stato un anno di reclutamento fuori da ogni programmazione: 87 RTDa (Ricercatori a tempo determinato, tipo a) in tutta l’Università di Torino. E’ impossibile che fra 5 anni si bandiscano altrettanti RTDb (Ricercatori a tempo determinato, tipo b), ancora non si hanno dati sulle possibilità, ma saranno bassi. Emerge quindi la necessità di studiare un meccanismo che impegni i dipartimenti, nel momento in cui bandiscono un RTDa, a prevedere nella programmazione strategica pluriennale le risorse necessarie sia al prolungamento in 2 anni dopo il triennio (in modo da far sì che la decisione sul proseguimento sia dovuta solo alla valutazione scientifica e non a considerazioni economiche), sia al bando di un corrispondente RTDb+PA dopo 5 anni, fermo restando che funziona a concorso.
E’ un tema insidioso, perché sicuramente ridurrà il numero dei concorsi per RTDa, visto che saranno da calcolare in funzione del turn-over degli anni successivi; può essere considerato anche una sorta di cooptazione nascosta; d’altra parte, garantisce una possibilità maggiore ai (pochi) RTDa di avere la possibilità di proseguire la carriera con concorsi di tipo b.
Questa misura è pensata anche a tutela dei RTD che sono stati assunti con convenzioni con esterni che inizialmente costano 0 punti organico e 0 Euro ma la cui stabilizzazione ha poi un costo. I rappresentanti dei precari della ricerca hanno chiesto che questo tipo di tutela venisse estesa anche ai RTD reclutati sulla base dei FIRB, per tre anni a costo zero e il cui rinnovo biennale costerebbe 0,5 punti organico e 35.000 euro all’anno. Abbiamo fatto presente che non prevedere la possibilità di rinnovo biennale creerebbe una categoria di “RTDa di serie B”, ma la richiesta è stata accolta con perplessità da molti direttori di dipartimento. Non si è deciso alla fine nulla, ma è emersa la necessità di rivedere le modalità di presentazione dei FIRB da parte di ogni dipartimento (per evitare di trovarsi situazioni da sanare a posteriori) e il dovere di fare chiarezza con i RTDa postFIRB riguardo alla durata triennale del loro contratto.
Rapporti con le fondazioni private
Si propone di rafforzare il ruolo dell’Università nella gestione del rapporto con gli enti che finanzino posizioni da ricercatore o professore associato.
In primo luogo, non sono da presentare agli enti finanziatori relazioni sul lavoro svolto dal ricercatore in convenzione: la valutazione è competenza esclusiva dell’Università e i risultati dell’attività rimangono di proprietà dell’Ateneo.
Si prevede poi che, per evitare rischi di insolvenza, le convenzioni dovranno prevedere obbligatoriamente, indipendentemente dalla natura del finanziatore, l’accensione di una fideiussione per l’intero ammontare o il pagamento anticipato di tutto il periodo finanziato. Nel caso di mancato pagamento dell’ente, i punti organico e il budget del pagamento saranno caricati sul Dipartimento.
Ogni convenzione dovrà inoltre prevedere:
RTD a) punti organico 0 e nessuna imputazione budget.
RTD b) convenzione di durata quindicennale, punti org. 0,35 da parte del Dipartimento, salvo diverse disposizioni ministeriali. Per quanto riguarda l’imputazione a budget del Dipartimento, ogni posizione costa euro 50.000.
PA e PO punti organico 0,70 e 1,00
Art. 6: Riassegnazione.
Art. 7: Norme per il trasferimento del personale docente da un Dipartimento all’altro.
Art. 8: Data la presenza di una quota rilevante di professori a contratto nei Dipartimenti di chimica, fisica, informatica, matematica, scienza della terra, scienze della vita, giurisprudenza, scienze veterinarie si decide di destinare a questi Dipartimenti la stessa somma dell’ultima erogazione. Tali fondi sono da usare preferibilmente per massimizzare la valorizzazione delle attività dei ricercatori contenendo altre tipologie di supporto alla didattica.
È seguita una discussione sulla bozza e più in generale sulle questioni relative al reclutamento di professori e ricercatori.
Un senatore ha rilevato che si tratta di un documento che anticipa una situazione futura, dove i finanziamenti pubblici saranno sempre inferiori e sarà necessario un maggiore intervento da enti esterni. Si sarà di fronte a una realtà diversa da quella precedente (dove prevaleva il “posto fisso”) e quindi sarà necessario un atteggiamento più dinamico. Vi sarà la necessità di prevedere le strutture adeguate alla ricerca da parte dei Dipartimenti prima di attivare convenzioni.
È emerso che non tutti hanno chiare le procedure che dovranno essere seguite. A questa incertezza contribuisce il fatto che non tutte le norme sono chiare e, in alcuni casi, il MIUR deve ancora emanare le disposizioni necessarie.
I RTD non sono ricercatori a progetto, in quanto la legge 240/2010 prevede come canale di reclutamento in via privilegiata i RTD. Non si sa ancora se i punti organico liberati dai RTD che terminano il loro periodo contrattuale (0,50) rientreranno sotto la norma della limitazione del turn-over, perché il MIUR non ha ancora deciso. I RTD assunti per il FIRB hanno il contratto che scade al termine dei tre anni. La valutazione positiva del lavoro svolto non dà automaticamente la possibilità di una proroga. La decisione di un nuovo contratto formalmente può essere presa al termine del periodo del contratto RTDa.
Vi è poi la difficoltà di una programmazione a medio termine. I punti organico hanno una scadenza: si può prendere un orientamento, ma poi al momento stabilito potrebbero non esserci le risorse previste. Gli impegni a fare domani ciò che si è deciso oggi non è detto che possano essere rispettati.
Si è affermato che verosimilmente ci sarà anche in futuro una dotazione minima; finito il piano straordinario PA, ipotizza che ci siano risorse per l’organico per coprire la stabilizzazione dei RDT con contratti di tipo b). Vi è la necessità di pianificare, considerando però che prendere oggi decisioni che sembrano facilitanti l’ateneo (convenzioni con enti esterni, FIRB) tra qualche anno possono generare situazioni fortemente critiche.
È stato ricordato che le colpe di un Dipartimento che si è comportato in modo irresponsabile ricadono sull’intero ateneo.
2) Programmazione del personale anno 2013.
Alcune considerazioni sono state fatte dal presidente della Commissione sul Piano organico 2013. Il Piano 2002-2012 si è esaurito il 31.12.2012. Vi è ora la necessità di recuperare le frazioni di punti organico che i dipartimenti non hanno usato perché non sufficienti per chiamate o concorsi: in altri termini, si deve valutare se raccogliendo le diverse frazioni di punto rimaste inutilizzate nei diversi dipartimenti è possibile raggiungere una quota sufficiente per passaggi (0,20 da RU a PA, 0,30 da PA a PO) oppure per nuovi bandi (0,50 per RTD; 0,70 per PA; 1,00 per PO).
In termini più generali, nella situazione attuale, le quote di punto organico ricevute da un dipartimento da parte di uno o più dipartimenti per risolvere le criticità (per esempio, per completare i propri punti organico in modo da poter fare una chiamata o bandire un concorso) devono essere restituite in tempi “congrui”.
In prospettiva, si devono valutare i modi più opportuni per risolvere le criticità future. Le due ipotesi presentate sono le seguenti:
a) l’Ateneo si trattiene una quota a monte all’arrivo dei punti organico dal Miur (che quindi non vengono distribuiti totalmente ai dipartimenti in una prima fase). In questo modo, l’Ateneo può intervenire per risolvere situazioni critiche che si possono presentare. Al momento, per esempio, per Medicina vi è il problema dei docenti di fisica, medicina legale e altre criticità legate ai trasferimenti.
b) i punti organico sono ripartiti sulla base di criteri di premialità definiti in una riunione congiunta dai presidenti delle Commissioni d’Ateneo (quali?). Vi è quindi la necessità di valutare il dipartimento, la didattica e la qualità della ricerca con parametri definiti (i ssd impegnati, le capacità gestionali, la capacità di attrarre fondi, la partecipazione a bandi per reperire finanziamenti…).
Si sposta la discussione di questo punto alla prossima riunione della commissione. Molti degli articoli che saranno discussi contengono aspetti che sono già stati discussi.
3) Regolamento trasferimenti ricercatori a tempo indeterminato da altri atenei all’Università di Torino
È stata discussa la bozza di regolamento per i trasferimenti di ricercatori a tempo indeterminato da altri atenei all’Università di Torino. L’unica possibilità rimasta per i dipartimenti di avere nuovi ricercatori a tempo indeterminato è il trasferimento di tali figure da altre università. In linea teorica, appare l’uso ottimale del massimo della dotazione di punti organico.
Nel corso della discussione emerge che non a tutti i componenti della commissione, a iniziare dai componenti il Senato, conoscono esattamente quali sono i vincoli e le norme che regolano in questo momento le chiamate. Zoccarato e Sembenelli sono intervenuti per chiedere chiarimenti: per esempio, sotto quale schema e con quali limiti è possibile effettuare passaggio RU a PA e PA a PO? Piano straordinario PA è possibile? Chiamata diretta RU che hanno ottenuto abilitazione è possibile? Con quali limiti?
Nella proposta di regolamento è indicato che il numero minimo di pubblicazioni che il candidato deve presentare è cinque. I rappresentanti dei precari della ricerca hanno proposto di innalzare il numero di pubblicazioni da cinque a dodici, per adeguare a ciò che la legge indica per i nuovi ricercatori: questo per valutare in modo più accurato i ricercatori a tempo indeterminato che sono proposti per il trasferimento. In modo abbastanza disordinato e confuso, si passa alla votazione (ma non è chiaro a tutti – anche a coloro che erano attenti – che cosa si stia votando) e la bozza sarà passata alla discussione del Senato così come è arrivata in Commissione.
4) Richiesta Dipartimento di Filosofia e scienze dell’educazione di avvio procedure per selezione RU TD, cat. sub a) finanziati da fondi FIRB – Futuro in ricerca 2012.
5) Chiamate dirette nei ruoli dei docenti di studiosi ed esperti stranieri o italiani impegnati all’estero, ai sensi dell’art. 1, comma 9, della L. 230/2005, modificato dall’art. 1 bis della L.1/2009 e dall’art. 29, comma 7, della L. 240/2010, e ai sensi dell’art. 6 del D.M. n. 439/11.
6) Richiesta attivazione di n. 1 procedura di selezione finalizzata all’attribuzione di un contratto da Ricercatore a tempo determinato di cui alla lettera a) dell’art. 24, comma 3, della Legge 240/2010 finanziato a seguito di Convenzione tra l’Università degli Studi di Torino e la Fondazione “Enrico, Umberto e Livia Benassi”.
7) Richiesta attivazione di n. 1 procedura di selezione finalizzata all’attribuzione di un contratto da Ricercatore a tempo determinato di cui alla lettera a) dell’art. 24, comma 3, della Legge 240/2010 finanziato a seguito di Convenzione tra l’Università degli Studi di Torino e la Fondazione “Angela Bossolasco”
Riguardo a questi tre ultimi punti, i nostri rappresentanti hanno ricordato che la legge 240 vieta l’indicazione di progetti di ricerca specifici all’interno del SSD, che è il riferimento da indicare nel profilo. Occorre dunque essere chiari con gli enti finanziatori riguardo alle modalità di convocazione e selezione delle posizioni di ricercatore frutto di convenzione.
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