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Timestamp: 2019-09-19 15:52:35+00:00
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Corte dei Conti - sezioni riunite - deliberazione n. 62/2010
A carico degli enti anche le vecchie visite fiscali
Tornano alla ribalta gli oneri delle visite fiscali. Al centro dell'attenzione le situazioni in sospeso, dopo la sentenza della Corte costituzionale (207/2010) che ha messo la parola fine all'obbligo delle aziende sanitarie di farsi carico delle verifiche. A far luce sui nodi applicativi emersi dopo il balletto di modifiche sono le sezioni riunite della Corte dei conti (deliberazione n. 62), interpellate dai magistrati contabili delle Marche per sciogliere la questione, in contrasto con l'orientamento della sezione delle autonomie 20/2009.
Corte dei Conti - sez. reg.le di controllo per la Toscana - delibera n. 160/2010
Sul personale cessato il calcolo è annuale
Corte dei Conti - Sez. Giur. Lazio - sentenza n. 2019/2010
La mansione superiore si paga
I dirigenti della Asl sono ritenuti responsabili e, in quanto tali, chiamati al risarcimento del danno causato all'Azienda sanitaria in caso di condanna della stessa, in qualità di datore di lavoro, a pagare a un proprio ex dipendente differenze retributive per aver egli svolto mansioni superiori rispetto a quelle regolarmente attribuite.
La Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Regione Lazio, con sentenza n. 2019/2010 ha condannato alcuni dirigenti della Asl di Frosinone al risarcimento del danno causato alle casse della stessa e derivante dall'esecuzione della sentenza emessa a favore del dipendente dal giudice del lavoro di Frosinone 789/2007.
Corte dei Conto - Sez. Giur. Sicilia - sentenza n. 2028/2010
Danneggia l'Erario chi viola le regole sulla libera professione intramuraria
Si paga cara la “consapevole noncuranza di tutti i vincoli, temporali e modali” cui la libera professione intramuraia è soggetta. Lo sa bene un medico dell'Ospedale civico di Palermo (Arnas), che la sezione giurisdizionale per la Regione siciliana della Corte dei Conti ha appena condannato a rifondere all'azienda ospedaliera la somma di 44.194,6 euro, pari all'indennità di esclusività percepita dal 14 febbraio 2003 al 19 giugno 2006.
Corte dei Conti - Sezione III centrale d'Appello - sentenza n. 520/2010
Un medico universitario, direttore di struttura operativa dipartimentale, veniva condannato in primo grado al pagamento di oltre 46.000 euro a favore di una azienda ospedaliera universitaria per “indennità di esclusività” percepita.
La vicenda traeva origine da una segnalazione di espletamento di attività lavorativa “privata” presso alcune cliniche, in violazione del rapporto di lavoro in regime di esclusività instaurato con l'Azienda.
Il medico è stato assolto in appello per insussistenza del requisito della colpa grave nel comportamento tenuto come desunta nel primo grado dal “livello intellettuale e conoscitivo” del sanitario, considerato talmente “elevato” da non poter non consentirgli di aver ben presente e comprensibile l'assetto normativo della materia ed i valori ad essa sottesi.
Corte dei Conti - Sez. Giur. Sicilia - sentenza n. 1437/2010
Il medico rimborsa la Asl
Il medico deve sempre verificare l'anamnesi dei pazienti che si sottopongono a visita, prima di prescrivere o somministrare loro dei farmaci. Lo impone, innanzitutto, la professione medica, perché, in caso contrario e soprattutto se accade l'irreparabile al paziente, il medico dovrà accollarsi tutte le conseguenti spese della sua condotta negligente.
Lo ha messo nero su bianco la sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la regione siciliana, nel testo della sentenza n. 1437/2010, con la quale ha condannato un ex medico di un ospedale palermitano a risarcire alla locale azienda sanitaria quanto da quest'ultima versato a titolo di risarcimento danni, a una donna che nel 1981 subì una tetraplegia a causa di un'allergia al farmaco somministrato dal medico convenuto in giudizio.
Come dimostrarono gli atti dei procedimenti penali e civili che in questo lasso di tempo si sono intervallati, il medico, che allora prestava servizio presso il pronto soccorso, non presta la dovuta attenzione alle dichiarazioni dei familiari della signora che si presenta al presidio medico. Dichiarazioni che evidenziavano l'allergia della paziente ad alcuni farmaci. Purtroppo, il farmaco inoculato alla paziente fu un vero e proprio allergizzante e causa, come conseguenza definitiva, una tetraplegia. Tutto questo comporta per l'azienda sanitaria locale, dopo un iter legale molto lungo, il risarcimento dei danni pari a oltre 714 mila euro. Somme che, adesso, il collegio della magistratura contabile siciliana addebita all'ex sanitario.
Egli, si legge, ha tenuto una condotta da grave violazione degli obblighi di servizio nei confronti dell'Azienda di appartenenza.
Corte dei Conti - Sez. Giur. Lombardia - sentenza n. 302/2010
La statistica non prova l'iperprescrizione
La Corte dei Conti della Lombardia si è pronunciata nei confronti di medici di famiglia accusati di essere “iperprescrittori”.
La sentenza 302 del 22 giugno 2010 ha coinvolto un medico di famiglia dell'Asl Milano 2 che ha preferito non presentarsi innanzi ai giudici ed è restato contumace. La Corte ha condannato il medico sulla base delle prescrizioni che sono state considerate erroneamente prescritte.
Resta irrisolta la ragione per la quale le Asl non avevano effettuato i controlli della spesa all'epoca dei fatti costringendo il medico a doversi difendere su prescrizioni vecchie di almeno 5 anni e rimane irrisolto il nodo dell'omogeneità delle interpretazioni delle Note Aifa, che si sono rivelate diverse tra le varie Asl della Lombardia.
Corte dei Conti - Sez. Giur. Toscana - sentenza n. 1772010
Un dirigente medico, a seguito di un controllo a campione effettuato dalla Azienda Sanitaria sulla attività lavorativa, veniva tratto a giudizio dinanzi alla giudice contabile e poi condannato, in quanto l'Ufficio Ispettivo del datore di lavoro aveva rilevato che il sanitario risultava essere titolare di partita I.V.A. nonché componente del Consiglio di Amministrazione dell'impresa agricola operante in ambito agricolo e commerciale; Amministratore Unico di una s.r.l. avente per oggetto sociale la gestione in proprio e per conto terzi, di cliniche, case di cura, ambulatori e poliambulatori.
La Corte dei Conti, tra gli altri aspetti, ha evidenziato che nel rapporto d'impiego con le pubblica amministrazione vige il principio generale per effetto del quale l'impiegato deve dedicare all'ufficio tutta la propria capacità lavorativa, intellettuale e materiale, con la conseguenza che sussiste incompatibilità tra l'impiego pubblico e l'esercizio di una libera professione.
Il sanitario si è ritenuto avesse violato l'obbligo di esclusività conservando la titolarità di cariche sociali, la detenzione del capitale sociale della s.r.l., nonché la titolarità della partita I.V.A., non rispettando il doveroso e generale obbligo di esclusività cui per legge era tenuto.
Corte dei Conti - Sez. Giur. Sicilia - sentenza n. 828/2010
Ove anche il consenso sia stato raccolto, benché in maniera carente, da altro medico, ossia da colui che aveva curato la cartella clinica della paziente, l'obbligo di ottenerlo, dopo adeguata informazione, grava comunque sul medico che avrebbe effettuato la prestazione chirurgica.
Peraltro, lo scarno modulo fatto sottoscrivere nel caso di specie, prima dell'intervento, avrebbe dovuto mettere in guardia sulla non corretta procedura seguita.
Il medico esecutore dell'intervento è stato condannato a rifondere la l'Azienda ospedaliera. Per aversi colpa grave del professionista non si richiede una condotta assolutamente scriteriata o abnorme, ma è sufficiente che l'agente abbia serbato un comportamento contrario a regole deontologiche elementari, tralasciando, cioè, quelle cautele che costituiscono lo standard minimo di diligenza richiesto con specifico riguardo all'attività esercitata.
Corte dei Conti Lombardia - parere n. 375/2010
Promozioni libere per tutto il 2010
Sdoganate per tutto il 2010 negli enti locali le progressioni verticali vecchio stile. L'interpretazione è stata espressa dalla Corte dei conti Lombardia nel parere 375/2010.
Con il d.lgs. 150/2009 le progressioni verticali vengono sostituite dalle più "moderne" progressioni di carriera, che presentano vincoli decisamente più restrittivi: accesso alla categoria superiore solo tramite concorso pubblico, con riserva massima del 50% agli interni e necessità del titolo di studio previsto per l'accesso dall'esterno. Ma il legislatore ha sentito la necessità di scrivere due articoli: l'art. 24 e l'art. 62, a modifica dell'art. 52, comma 1-bis, del d.lgs. 165/2001. Con due decorrenze diverse: il primo si applica dall'1.01.2010 mentre il secondo, non essendo specificata alcuna data, dall'entrata in vigore della riforma (15.11.2009). Si era quindi aperto il dibattito dottrinale su quale delle due date dovesse prevalere. Dibattito che sembrerebbe oggi anacronistico. L'Anci ha rivitalizzato l'argomento nelle proprie linee interpretative sul d.lgs. 150 ritenendo possibili le progressioni verticali vecchio stile per tutto il 2010, in quanto l'applicazione della riforma alle autonomie locali è differita a fine anno, ma a condizione che le stesse fossero state inserite nella programmazione del fabbisogno di personale annuale e triennale adottata alla data di entrata in vigore della riforma. La Corte lombarda si spinge oltre, ritenendo che l'attuazione del nuovo quadro di riferimento previsto per le progressioni di carriera debba essere recepito negli ordinamenti degli enti locali e delle regioni entro il 31.12.2010.
Corte dei Conti - Sezione I Giur. - sentenza n. 183/2010
La vicenda da cui il giudizio di responsabilità amministrativo-contabile traeva origine dalla particolare situazione di un bambino, affetto da una grave rara "sindrome allergica, caratterizzata da dermatite atopica grave associata e rinocongiuntivite e asma bronchiale, con manifestazioni gravi e diffuse di orticaria/angiodema e orticaria da contatto". A fronte di tale quadro clinico, il minore, otteneva il riconoscimento dell'handicap grave ex art. 3 della legge n. 104/02, rivedibile tra due anni. I genitori del bambino inoltravano alla ASL una documentata istanza con la quale chiedevano che, per l'intero orario scolastico, fosse fornita l'assistenza sanitaria necessaria da parte di un infermiere specializzato che, in caso di crisi allergica, potesse somministrare allo stesso, i farmaci salvavita indispensabili. La Dirigenza della ASL, provvedeva immediatamente ad istituire un presidio medico-infermieristico presso la scuola del minore per "monitorare" la situazione. Nel periodo di osservazione, durato poco meno di un mese, i sanitari riscontravano, tuttavia, due sole crisi allergiche, peraltro di modesta entità, trattate con la somministrazione di un farmaco spray e con l'allontanamento del minore dalla fonte patogena. La ASL, dubitando dell'adeguatezza del tipo di assistenza, anche in relazione al rapporto costi/benefici, sulla base delle relazioni fornite dai sanitari addetti al monitoraggio, decideva di sospendere il servizio. I genitori si rivolgevano all'Autorità giudiziaria, con ricorso d'urgenza, chiedendo il ripristino del servizio da parte della ASL. Il Tribunale rigettava il ricorso sostenendo, tra l'altro che, in presenza di crisi veramente gravi, l'assistenza infermieristica sarebbe stata comunque inadeguata mentre, nel caso di specie, la stessa era "eccessiva" e non giustificata da una reale necessità. Il reclamo avverso il provvedimento di diniego veniva accolto dalla Corte di Appello e l'ASL sollecitamente predisponeva il servizio di assistenza. A seguito del ripristino del servizio disposto in via d'urgenza, per i danni presuntivamente cagionati alla Azienda, connessi al risarcimento del danno subito dai genitori, spese di assistenza e legali, venivano tratti a giudizio il direttore generale, direttore sanitario e direttore responsabile del dipartimento materno della stessa ASL, che ritenuti obbligati ad assicurare l'assistenza sanitaria richiesta, in assenza di una qualsiasi giustificazione, ne avevano disposto la revoca. La Corte dei Conti ha assolto i dirigenti osservando che in mancanza di un preciso obbligo i convenuti, nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento sanitario assistenziale, si sono adoperati per cercare di dare una adeguata risposta ai problemi provvedendo ad eseguire il monitoraggio e soltanto dopo aver constatato che lo stesso evidenziava un quadro clinico da non poter definire acuto, sono pervenuti alla decisione di revocare l'assistenza.
Corte dei Conti - Sez. Giur. Lazio - sentenza n. 477/2010
Violazione delle regole Alpi
L'esercizio di attività libero professionale assume natura eccezionale perché soggetto ad una disciplina di tipo autorizzatorio, che ne rende lecito e legittimo lo svolgimento al di fuori della struttura pubblica nei limiti delle prescrizioni contenute nella concessa autorizzazione, e che rende, al contrario, illecito ed illegittimo detto esercizio nel caso non si sia ottenuta la citata autorizzazione ovvero in contrasto ed in violazione di essa.
La vicenda traeva origine dalla mancata comunicazione delle prestazioni professionali eseguite fuori le mura ospedaliere dal dirigente responsabile di struttura complessa e lo svolgimento della attività in luoghi non autorizzati.
La colpa grave, da cui la condanna, veniva individuata sia nella reiterazione dei comportamenti omissivi che nella violazione delle norme che disciplinano il rapporto tra il sanitario e l'azienda.