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Timestamp: 2020-07-05 09:40:10+00:00
Document Index: 22438938

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 415', 'art. 478', 'sentenza ', 'sentenza ']

7 Novembre 2019, Cassazione penale
La formazione della copia di un atto inesistente non integra il reato di falsità materiale, salvo che la copia assuma l’apparenza di un atto originale: costituisce falso punibile la formazione della copia di una sentenza inesistente, quando la stessa assuma l’apparenza di una riproduzione di atto originale, ex se non soggetto a circolazione, in riferimento alle circostanze del concreto contesto.
sez. V Penale, sentenza 17 ottobre – 7 novembre 2019, n. 45369
2.Avverso la sentenza ha proposto ricorso l’imputato, per mezzo del difensore, avv. SE, articolando tre motivi.
2.3. Il terzo motivo censura il vizio di motivazione in relazione ai rapporti correnti tra l’imputato - avvocato - e la persona offesa - nipote della compagna di questi - che escludono la finalizzazione del falso all’inganno a terzi, riconducendone la causale a mere ragioni di opportunità familiare, con conseguente eccessiva determinazione della provvisionale in favore della parte civile.
Il ricorrente postula nullità della notifica dell’avviso di cui all’art. 415-bis c.p.p. per essere stata la relata apposta sul certificato di residenza dell’imputato, omettendo di rilevare come dagli atti risulti ritualmente consegnato l’avviso stesso, unitamente al predetto certificato funzionale all’esatta determinazione del domicilio del destinatario - mentre la dichiarazione del pubblico ufficiale è stata apposta sull’ultimo (il quarto) dei fogli di cui si componeva l’atto.
In tema di notificazioni, invero, la relata va compilata in calce all’atto da notificare e alla copia notificata, ma può anche essere redatta in un foglio separato o in un atto in cui la polizia giudiziaria attesti l’espletamento di altre attività delegate dal pubblico ministero, sempre che non sussistano dubbi sul documento cui essa si riferisce e che sia assicurata la completezza dell’atto notificato (Sez. 3, n. 197 del 06/11/2012 - dep. 2013, Zanotti, Rv. 254151, N. 6791 del 2000 Rv. 216710).
Nella struttura della norma incriminatrice citata, l’autenticazione del pubblico ufficiale, e cioè la falsa attestazione di conformità, costituisce un elemento integrativo della fattispecie (Sez. 5, n. 3023 del 23/11/1979 - dep. 1980, Caprani, Rv. 144545; Sez. 6, n. 5342 del 10/02/1984, Di Muro, Rv. 164706), che punisce la formazione ed il rilascio in forma legale della pretesa copia di un atto inesistente; onde, se la copia è semplice, essa non può costituire l’oggetto materiale della fattispecie di cui all’art. 478 c.p., che contempla, fra l’altro, due ipotesi di falsità in copia autentica (da intendersi, a sua volta, quale atto derivativo e complesso, costituito dalla riproduzione fedele e completa di una dichiarazione contenuta in un documento originale e da una dichiarazione di conformità all’originale resa da un pubblico ufficiale), e segnatamente:
a) la formazione della copia autentica di un atto inesistente (simulazione di copia di atto inesistente);
b) la formazione della copia autentica di un atto diverso da quello esistente (rilascio di copia diversa dall’originale).
Presupposto per l’applicazione di tale fattispecie, che si riferisce alla particolare ipotesi della formazione di una copia autentica, è, dunque, l’inesistenza assoluta di un originale (che non deve essere mai esistito) ovvero l’esistenza di un originale che viene "copiato" in modo difforme.
Donde l’erronea qualificazione giuridica attribuita dalla Corte territoriale alla fattispecie in disamina, in cui è stata trasmessa, a mezzo posta elettronica, una mera copia di sentenza, non corredata da attestazioni di conformità; dunque si discute del falso dell’atto trasmesso, e non già di una - inesistente - dichiarazione di conformità della sentenza all’originale.
2.2. Sulla rilevanza penale del falso in copia si sono appena pronunciate le Sezioni Unite di questa Corte (n. 35814 del 28 marzo 2019, dep. 7 agosto 2019) statuendo come "La formazione della copia di un atto inesistente non integra il reato di falsità materiale, salvo che la copia assuma l’apparenza di un atto originale".
Siffatto principio di diritto, per il quale è irrilevante la preesistenza ovvero la integrale creazione dell’atto utilizzato in copia, valorizza quel filone esegetico che si incentra "sulle ipotesi in cui la copia di un documento si presenti o venga esibita con caratteristiche tali, di qualsiasi guisa, da voler sembrare un originale, ed averne l’apparenza, ovvero la sua formazione sia idonea e sufficiente a documentare nei confronti dei terzi l’esistenza di un originale conforme: in tal caso la contraffazione si ritiene sanzionabile ex artt. 476 o 477 c.p., secondo la natura del documento che mediante la copia viene in realtà falsamente formato o attestato esistente (cfr., in motivazione, Sez. 5, n. 7385 del 14/12/2007, dep. 2008, Favia, Rv. 239112; v., inoltre, Sez. 5, n. 9366 del 22/05/1998, Celestini, Rv. 211443)".
Entro tale prospettiva, a ben vedere, è stata segnalata l’irrilevanza della circostanza di fatto legata alla materiale esistenza o meno dell’atto "originale" rispetto al quale dovrebbe operarsi il raffronto comparativo con la copia, perché l’intervento falsificatorio effettuato con la modalità della contraffazione assume come riferimento non tanto la copia in sé, quanto il falso contenuto dichiarativo o di attestazione apparentemente mostrato dalla natura della copia formata ed esibita dall’agente, laddove l’atto originale non esiste affatto ovvero, se realmente esistente, rimane inalterato e comunque estraneo alla vicenda.
Deve, pertanto, ritenersi che, ai fini della rilevanza penale del falso in fotocopia di un atto, non importa se esistente o meno, rilevi - oltre all’estrinseca idoneità del documento ad accreditarsi come corrispondente ad un originale - l’orientamento finalistico dell’agente, che quell’atto utilizzi per ingannare la fede pubblica, proponendolo come originale e conforme al reperto autentico, secondo le circostanze del concreto contesto.
3. Nel caso in esame, non vi è dubbio che la falsa sentenza, trasmessa via mail alla persona offesa, sia stata accreditata come corrispondente all’inesistente - originale, tanto in riferimento alla qualità di avvocato del mittente, che alle ulteriori, mendaci, circostanze rappresentate alla persona offesa in merito all’iscrizione della causa, al suo andamento ed all’assicurazione del suo esito, che la copia intendeva asseverare.
4. Del tutto aspecifico è, invece, il terzo motivo che, nel prospettare vizio della motivazione, anche agli effetti civili, riguardo i rapporti correnti tra le parti e nel ritornare sull’assenza di un fine ingannatorio, immanente alla predisposizione di una sentenza a seguito del mancato esercizio del relativo diritto di azione, invece reiteratamente prospettato, non si confronta con la natura del dolo - generico - di falso, nè con la quantificazione della provvisionale, che ha tenuto conto, oltre che del danno morale, del danno da ritardo nella tutela giurisdizionale del diritto, solo asseritamente già esercitato.
L'allegazione al verbale riassuntivo della documentazione videoregistrata esclude il reato di falso.