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Timestamp: 2017-06-29 00:28:21+00:00
Document Index: 46280147

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 60', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ']

Emersione 2012, fatti imputabili al datore non impediscono la regolarizzazione del lavoratore | Studio Legale Avv. Michele Spadaro - Il Blog
Emersione 2012, fatti imputabili al datore non impediscono la regolarizzazione del lavoratore
michelespadaro / 18 novembre 2014	TAR Marche, sezione prima, sent. n. 709/2013 del 10/10/2013
Con il D.L. n. 76/2013, convertito in L. n. 99/2013, è stato tuttavia integrato l’art. 5 proprio nel senso patrocinato in ricorso. Il comma 11-bis prevede, infatti, che “Nei casi in cui la dichiarazione di emersione sia rigettata per cause imputabili esclusivamente al datore di lavoro, previa verifica da parte dello sportello unico per l’immigrazione della sussistenza del rapporto di lavoro, dimostrata dal pagamento delle somme di cui al comma 5, e del requisito della presenza al 31 dicembre 2011 di cui al comma 1, al lavoratore viene rilasciato un permesso di soggiorno per attesa occupazione…”.
Il rigetto della domanda di emersione, per fatti ascrivibili unicamente al datore di lavoro (ad esempio, mancata presentazione presso il S.U.I. per la verifica della documentazione e/o mancata sottoscrizione del contratto di soggiorno), non dovesse ridondare a carico del lavoratore, il quale aveva quindi diritto quantomeno al rilascio di un permesso di soggiorno per attesa occupazione.
Laddove invece il lavoratore ricorrente dovesse dimostrare di svolgere attività lavorativa stabile, l’amministrazione gli rilascerà un ordinario permesso di soggiorno per lavoro subordinato (cfr. art. 5 comma 11-ter D.Lgs. n. 109/2012).
sul ricorso numero di registro generale 257 del 2013, proposto da:
Najib Zaabouli, rappresentato e difeso dall’avv. Consuelo Feroci, con domicilio eletto presso Segreteria T.A.R. Marche in Ancona, via della Loggia, 24;
Ministero dell’Interno, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distr. Dello Stato, domiciliata in Ancona, piazza Cavour, 29;
del provvedimento di rigetto dell’istanza di emersione dal lavoro irregolare presentata in favore del ricorrente dal Sig. Agostinelli Giustino ai sensi del D.Lgs. n. 109/2012.
Relatore nella camera di consiglio del giorno 10 ottobre 2013 il dott. Gianluca Morri e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Avvisate e sentite le stesse parti, ai sensi dell’art. 60 del D.Lgs. n. 104/2010, come da verbale;
Il ricorso è fondato è può essere definito con sentenza in forma semplificata assumendo rilievo solo questioni di diritto.
Va innanzitutto osservato che l’odierna impugnativa veniva proposta quando era in vigore la versione originaria dell’art. 5 del D.Lgs. n. 109/2012 e che la maggior parte delle censure sono rivolte, anziché verso il concreto modus operandi posto in essere dall’intimato Sportello Unico per l’Immigrazione, nei confronti della norma, di cui viene contestata la formulazione del tutto “sbilanciata” in favore del datore di lavoro (che presenta la domanda di emersione), mentre la posizione del lavoratore risulta quasi del tutto trascurata.
La novella del 2013 ha quindi recepito l’orientamento giurisprudenziale già formatosi sull’analoga disposizione contenuta nell’art. 1-ter della L. n. 102/2009 (c.d. sanatoria delle colf e dei badanti). Come è noto, infatti, il giudice amministrativo, anche in sede cautelare (ex plurimis, TAR Marche, ord. n. 323/2012 e successiva sentenza n. 521/2013, con riferimento alla sanatoria del 2009), aveva anticipato il contenuto della novella di cui al D.L. n. 76/2013, stabilendo che il rigetto della domanda di emersione, per fatti ascrivibili unicamente al datore di lavoro (ad esempio, mancata presentazione presso il S.U.I. per la verifica della documentazione e/o mancata sottoscrizione del contratto di soggiorno), non dovesse ridondare a carico del lavoratore, il quale aveva quindi diritto quantomeno al rilascio di un permesso di soggiorno per attesa occupazione.
Anche nel caso in esame il rigetto della domanda di emersione è dovuto a fatti ascrivibili unicamente al datore di lavoro (cfr. motivazione del provvedimento impugnato), per cui il ricorrente, in qualità di lavoratore in nero ormai venuto allo scoperto, ha diritto, quantomeno, al rilascio di un permesso di soggiorno per attesa occupazione qualora non sussistano ulteriori elementi ostativi (diversi da quelli riguardanti esclusivamente il datore di lavoro) che le competenti amministrazioni dovranno accertare in sede di riapertura del procedimento.
Le restanti censure restano assorbite dall’accoglimento del principale motivo di gravame.
Il ricorso va dunque accolto, con conseguente annullamento dell’atto impugnato e ordine al S.U.I. di rinnovare il procedimento nei termini suindicati.
Le spese di giudizio vanno tuttavia compensate, poiché il diniego veniva adottato in epoca antecedente la novella di cui al D.L. n.76/2013.
definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso in epigrafe e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato nei sensi di cui in motivazione.
La presente sentenza sarà eseguita dall’Autorità amministrativa ed è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Ancona nella camera di consiglio del giorno 10 ottobre 2013 con l’intervento dei magistrati:
Gianluca Morri, Presidente FF, Estensore
Tommaso Capitanio, Consigliere
Giovanni Ruiu, Consigliere
Il 23/10/2013
CONDIVIDI/SHARE:CondivisioneTwitterTumblrGoogleStampaRedditE-mailPinterestFacebookLinkedInMi piace:Mi piace Caricamento...	18 novembre 2014 in Sentenze. Tag:datore di lavoro, emersione, lavoratore, permesso di soggiorno, regolarizzazione
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