Source: http://mobile.ilcaso.it/codice_procedura_civile/183
Timestamp: 2019-02-22 03:04:26+00:00
Document Index: 158148028

Matched Legal Cases: ['art. 183', 'art. 153', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 183', 'sentenza ', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 720', 'art. 183', 'art. 1260', 'art. 1260']

L’avvenuto deposito della memoria istruttoria prevista dall’art. 183 VI co. n. 2 c.p.c. determina la consumazione del potere riconosciuto alla parte sicché è inammissibile il deposito di ulteriore memoria integrativa benché avvenuto nel rispetto dei termini previsti da tale disposizione. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 30 Maggio 2017. Segue...
Il processo è governato, per esigenze di certezza e ragionevole durata, da scansioni temporali, il cui mancato rispetto va assoggettato alla sanzione della decadenza dal compimento di determinate attività (v. Corte costituzionale ordinanza 29 aprile 2010, n. 163). Ecco perché il vigente modello processuale configura un processo che si articola in fasi successive e non ammette deroghe (salvo il caso eccezionale previsto dall’art. 153 c.p.c.: v. Cass. civ., Sez. Unite, sent. 23 giugno 2010, n. 15169). Il mancato rispetto dei termini fissati dal giudice, determina, consequenzialmente, la decadenza, rilevabile d'ufficio, della facoltà «assertorie» ed istruttorie delle parti. Ai sensi dell’art. 183 comma VI c.p.c., il giudice concede: 1) un termine di trenta giorni (30) per il deposito di memorie limitate alle sole precisazioni o modificazioni delle domande, delle eccezioni e delle conclusioni già proposte; 2) un termine di ulteriori trenta giorni (30) per replicare alle domande ed eccezioni nuove, o modificate dall'altra parte, per proporre le eccezioni che sono conseguenza delle domande e delle eccezioni medesime e per l'indicazione dei mezzi di prova e produzioni documentali; 3) un termine di ulteriori venti giorni (20) per le sole indicazioni di prova contraria. Ciò vuol dire che le attività assertive della parte devono trovare la loro sede naturale e fisiologica nella memoria ex art. 183, VI, c.p.c. «primo termine» e, quanto alla seconda memoria, sono giustificate unicamente se si traducano in una «replica» alle deduzioni della controparte o in una «risposta» processuale alle medesime; restando altrimenti la suddetta appendice riservata alla richiesta di prova. Ciò vuol anche dire che dove la parte non depositi la memoria ex art. 183 comma VI c.p.c., primo termine, la controparte non ha diritto ad alcuna attività assertiva, non avendo alcun argomento a cui replicare o contraddire: principio di recente rimarcato dalla Suprema Corte, in tema di controprova (v. Cass. Civ., sez. III, sentenza 17 maggio 2013 n. 12119. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23 Maggio 2013. Segue...
La parte che si ritenga pregiudicata dal provvedimento di rigetto della istanza di concessione dei termini ai sensi dell’art. 183, comma 6, c.p.c. ha la possibilità di reiterare tale istanza, motivandola adeguatamente, fino alla udienza di precisazione delle conclusioni. Peraltro in tale caso la parte non può limitarsi a rinnovare l’istanza ma ha anche l’onere di precisare o modificare le proprie domande e avanzare le richieste istruttorie che avrebbe inteso formulare nei termini di cui all’art. 183, comma 6, c.p.c. perché solo in questo modo il giudice è messo in condizioni di valutare l’ammissibilità delle prime e l’ammissibilità e la rilevanza delle seconde e, di conseguenza, anche se sia stato leso o meno il diritto di difesa del richiedente. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 05 Novembre 2012. Segue...
Poiché le preclusioni attualmente previste nel codice di rito trovano applicazione anche nel giudizio di scioglimento della comunione, l’istanza di attribuzione di cui all’art. 720 c.c., in quanto precisazione della domanda, può utilmente proporsi entro i termini stabiliti dall’art. 183 c.p.c.. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 03 Febbraio 2012. Segue...
E’ tardiva l’eccezione di difetto di titolarità attiva dedotta in comparsa conclusionale in relazione ad un profilo diverso rispetto a quello originariamente prospettato (nel caso di specie, in comparsa di risposta, era stata affermata la nullità del contratto di cessione del credito per indeterminatezza dell’oggetto, mentre in conclusionale era stata eccepita la nullità del contratto in considerazione della natura strettamente personale, ex art. 1260 c.c., del credito ceduto). (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)
Non può considerarsi di natura strettamente personale, agli effetti di cui all’art. 1260 c.c., il credito risarcitorio concernente il danno non patrimoniale nelle sue componenti di danno biologico e di danno morale dovendosi circoscrivere siffatta figura ai soli crediti in cui lo scopo dell’obbligazione può essere pienamente realizzato solo attraverso l’adempimento a favore di uno specifico soggetto. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 16 Novembre 2010. Segue...