Source: https://www.studiocerbone.com/garante-protezione-dati-personali-delibera-04-aprile-2019-n-98-regolamento-n-1-2019-procedure-interne-aventi-rilevanza-esterna-finalizzate-allo-svolgimento-dei-compiti-e-allesercizio-dei-po/
Timestamp: 2020-07-09 13:31:24+00:00
Document Index: 33734793

Matched Legal Cases: ['art. 58', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 121', 'art. 153', 'art. 2', 'art. 142', 'art. 154', 'art. 156', 'art. 166', 'art. 58', 'art. 83', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 14', 'art. 58', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 142', 'art. 15', 'art. 57', 'art. 156', 'art. 143', 'art. 8', 'art. 157', 'art. 22', 'art. 57', 'art. 36', 'art. 11', 'art. 166', 'art. 10', 'art. 166', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 11', 'art. 15', 'art. 58', 'art. 77', 'art. 12', 'art. 77', 'art. 166', 'art. 12', 'art. 58', 'art. 83', 'art. 166', 'art. 166', 'art. 28', 'art. 16', 'art. 57', 'art. 58', 'art. 60', 'art. 60', 'art. 60', 'art. 60', 'art. 63', 'art. 60', 'art. 60', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 36', 'art. 19', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 58', 'art. 62', 'art. 4', 'art. 14', 'art. 83', 'art. 58', 'art. 2', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 24', 'art. 26', 'art. 2', 'art. 27', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 139', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 58', 'art. 15', 'art. 57', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 166', 'art. 37']

GARANTE PROTEZIONE DATI PERSONALI - Delibera 04 aprile 2019, n. 98 - Regolamento n. 1/2019. Procedure interne aventi rilevanza esterna, finalizzate allo svolgimento dei compiti e all'esercizio dei poteri demandati al Garante per la protezione dei dati personali, nonché all'adozione dei provvedimenti correttivi e sanzionatori - Studio Cerbone
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GARANTE PROTEZIONE DATI PERSONALI – Delibera 04 aprile 2019, n. 98
Regolamento n. 1/2019. Procedure interne aventi rilevanza esterna, finalizzate allo svolgimento dei compiti e all’esercizio dei poteri demandati al Garante per la protezione dei dati personali, nonché all’adozione dei provvedimenti correttivi e sanzionatori
di adottare il regolamento n. 1/2019, concernente le procedure interne aventi rilevanza esterna, finalizzate allo svolgimento dei compiti e all’esercizio dei poteri demandati al Garante per la protezione dei dati personali, in particolare per quanto concerne l’adozione dei provvedimenti correttivi di cui all’art. 58, paragrafo 2, del RGPD, e delle sanzioni di cui agli articoli 83 del medesimo regolamento e 166, commi 1 e 2, del codice. Il regolamento è riportato in allegato alla presente deliberazione, della quale costituisce parte integrante, e ne dispone la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, ai sensi degli articoli 142, comma 5, 154, commi 1, lettera b) e 3, 156, comma 3, lettera a), e 166, comma 9, del codice.
REGOLAMENTO CONCERNENTE LE PROCEDURE INTERNE AVENTI RILEVANZA ESTERNA, FINALIZZATE ALLO SVOLGIMENTO DEI COMPITI E ALL’ESERCIZIO DEI POTERI DEMANDATI AL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI, NONCHE’ ALL’ADOZIONE DEI PROVVEDIMENTI CORRETTIVI E SANZIONATORI (ART. 142, COMMA 5, ART. 154, COMMA 1, LETTERA B), E COMMA 3, ART. 156, COMMA 3, LETTERA A), E ART. 166, COMMA 9, DECRETO LEGISLATIVO 30 GIUGNO 2003, N. 196, COME MODIFICATO DAL DECRETO LEGISLATIVO 10 AGOSTO 2018, N. 101).
1. Ai fini del presente regolamento si applicano le definizioni contenute nell’art. 4 del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva n. 95/46/CE (Regolamento generale sulla protezione dei dati) (di seguito denominato «RGPD»), e nell’art. 2-ter, comma 4, nell’art. 121, comma 1-bis, e nell’art. 153 del codice in materia di protezione dei dati personali, recante disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento nazionale al regolamento (UE) n. 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva n. 95/46/CE (decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, come modificato dal decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101, di seguito denominato «Codice»), nonché le definizioni contenute nell’art. 2 del decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51, recante attuazione della direttiva (UE) n. 2016/680 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio.
1. Il presente regolamento disciplina, ai sensi dell’art. 142, comma 5, dell’art. 154, comma 1, lettera b), e comma 3, e dell’art. 156, comma 3, lettera a), del codice, le procedure interne all’Autorità aventi rilevanza esterna, avviate su istanza di parte o d’ufficio e finalizzate allo svolgimento dei compiti e all’esercizio dei poteri demandati al Garante.
2. Il presente regolamento disciplina altresì, ai sensi dell’art. 166, comma 9, del codice, il procedimento con il quale il Garante adotta i provvedimenti correttivi di cui all’art. 58, paragrafo 2, del RGPD, ed irroga le sanzioni di cui all’art. 83 del medesimo regolamento, nel rispetto dei principi della piena conoscenza degli atti istruttori, del contraddittorio, della verbalizzazione nonché della distinzione tra funzioni istruttorie e funzioni decisorie rispetto all’irrogazione delle sanzioni.
1. Nell’esercizio dei compiti e dei poteri demandati al Garante dalla normativa vigente e dalla disciplina comunque rilevante in materia di trattamento dei dati personali, in particolare per quanto riguarda il controllo sulla liceità e correttezza dei trattamenti, il Garante ispira la propria azione a principi di trasparenza, ragionevolezza, proporzionalità e non discriminazione, realizzando l’interesse pubblico connesso a ciascuna attività secondo criteri di buona amministrazione, economicità, adeguatezza e imparzialità, valorizzando l’utilizzo di tecniche informatiche e della telematica. A tal fine, si tiene conto anche della natura e della gravità degli illeciti da accertare in rapporto ai relativi effetti e all’entità del pregiudizio che essi possono comportare per uno o più interessati, della probabilità di comprovarne la sussistenza, nonché delle risorse disponibili.
1. Il Garante, in applicazione dei principi e dei criteri di cui all’art. 3, e ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettere a) e c), del regolamento del Garante n. 1/2000, determina e aggiorna periodicamente con cadenza almeno semestrale:
3. Nei casi in cui la condotta è particolarmente risalente nel tempo o ha esaurito i suoi effetti oppure tali effetti sono stati rimossi o sono state fornite idonee assicurazioni da parte del titolare del trattamento, di cui all’art. 14, comma 5, del presente regolamento, il Collegio, con propria deliberazione da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, può delegare il segretario generale ovvero il dirigente del dipartimento, servizio o altra unità organizzativa competente ad adottare il provvedimento correttivo di cui all’art. 58, paragrafo 2, lettera b), del RGPD.
1. Il segretario generale assegna gli affari al dipartimento, servizio o altra unità organizzativa competente ai sensi dell’art. 14 del regolamento del Garante n. 1/2000.
Eventuale avvio del procedimento e relativo responsabile
2. Il responsabile del procedimento avviato ai sensi del comma 1 è il dirigente o funzionario preposto all’unità organizzativa cui è assegnato l’affare, il quale cura gli atti, le comunicazioni e gli altri adempimenti di cui al comma 1 anche ai sensi dell’art. 14, comma 3, del regolamento del Garante n. 1/2000.
Trattazione degli affari e procedimento
1. Per esigenze di certezza e celerità nella trattazione degli affari, le comunicazioni al Garante inerenti gli stessi sono effettuate preferibilmente tramite i servizi on-line resi disponibili sul sito web o tramite posta elettronica certificata (PEC). Ove possibile, le comunicazioni sono effettuate dal dipartimento, servizio o altra unità organizzativa tenendo conto delle indicazioni fornite dagli interessati ai fini delle notificazioni e comunicazioni con il Garante, ovvero, nei casi e nelle forme previsti dalle disposizioni vigenti, presso la casella di posta elettronica certificata (PEC) risultante da pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni.
1. Sono qualificabili come reclami gli atti che indicano specificatamente, anche sulla base del modello appositamente predisposto dal Garante, gli elementi previsti dall’art. 142 del codice.
1. L’esame del reclamo, nel corso dell’istruttoria preliminare e del successivo procedimento amministrativo eventualmente avviato, è orientato a criteri di semplicità delle forme osservate, di celerità ed economicità, anche in riferimento al contraddittorio.
Resta fermo quanto stabilito all’art. 15 in relazione alla trattazione dei reclami aventi ad oggetto la violazione degli articoli da 15 a 22 del RGPD.
2. Salvo quanto previsto dall’art. 57, paragrafo 4, del RGPD, e dall’art. 156, comma 8, del codice, il dipartimento, servizio o altra unità organizzativa al quale il reclamo è assegnato cura l’istruttoria senza richiedere alcun contributo spese.
1. Il reclamo regolarmente presentato non comporta la necessaria adozione di un provvedimento del Collegio ai sensi dell’art. 143, comma 1, del codice.
2. Il dipartimento, servizio o altra unità organizzativa cui il reclamo è assegnato avvia un’istruttoria preliminare e, fermo restando quanto previsto dall’art. 8, commi 1 e 2, del presente articolo informa l’istante dello stato o dell’esito del reclamo entro tre mesi dalla data della sua ricezione o della sua regolarizzazione.
3. Il dipartimento, servizio o altra unità organizzativa verifica se sussistono idonei elementi in ordine alle presunte violazioni e alle misure richieste dall’istante. A tal fine, il dipartimento, servizio o altra unità organizzativa esamina la documentazione pervenuta e può curare l’acquisizione di precisazioni e informazioni in ordine ai fatti e alle circostanze cui si riferisce il reclamo, anche sentendo personalmente o a mezzo di procuratore il titolare o il responsabile del trattamento, mediante richiesta di informazioni o di esibizione di documenti ai sensi dell’art. 157 del codice sottoscritta dal dirigente competente, nonché procedendo ai sensi dell’art. 22. In tale contesto il dipartimento, servizio o unità organizzativa può invitare il titolare o il responsabile ad eseguire spontaneamente le misure richieste con il reclamo e a comunicare all’Ufficio, entro il termine da quest’ultimo richiesto, la propria eventuale adesione.
Chiusura dell’istruttoria preliminare
c) si tratta di una richiesta eccessiva, in particolare per il carattere pretestuoso o ripetitivo anche ai sensi dell’art. 57, paragrafo 4, del RGPD;
3. Delle determinazioni di cui al comma 1 è informato il Collegio nei modi di cui all’art. 36 del presente regolamento.
Avvio del procedimento per l’adozione dei provvedimenti correttivi e sanzionatori
1. Quando l’esame del reclamo non si conclude ai sensi dell’art. 11, comma 1, il dipartimento, servizio o altra unità organizzativa avvia, con propria comunicazione al titolare e, se del caso, al responsabile del trattamento, il procedimento per l’adozione dei provvedimenti di cui agli articoli 58, paragrafo 2, e 83 del RGPD.
2. Nel rispetto dell’art. 166, comma 5, del codice, la comunicazione di cui al comma 1 contiene:
3. Ove ne ricorrano i presupposti, la comunicazione di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo può essere resa direttamente al titolare e, se del caso, al responsabile del trattamento, qualora tali soggetti vengano sentiti dal dipartimento, servizio o altra unità organizzativa in fase di istruttoria preliminare, ai sensi dell’art. 10, comma 3, del presente regolamento.
4. Ai sensi dell’art. 166, comma 5, del codice, i commi precedenti non trovano applicazione ove la suddetta comunicazione risulti incompatibile con la natura e le finalità del provvedimento da adottare.
1. Il destinatario della comunicazione di cui all’art. 12 può esercitare il diritto di difesa mediante la presentazione di deduzioni scritte e documenti, nonché, ove richiesta, con l’audizione personale in merito ai fatti oggetto di comunicazione.
4. Ove sia altresì richiesta un’audizione, con istanza specifica anche allegata alle memorie difensive indirizzate al dipartimento, servizio o altra unità organizzativa competente, la medesima ha luogo presso la sede del Garante nella data fissata dall’ufficio. Dell’audizione è redatto un sintetico verbale a cura dell’ufficio.
L’eventuale rinuncia all’audizione deve essere comunicata tempestivamente al dipartimento, servizio o altra unità organizzativa competente in relazione all’istruttoria. In sede di audizione i richiedenti svolgono le proprie controdeduzioni, evitando duplicazioni o meri rinvii a quanto già rappresentato negli scritti difensivi. L’audizione delle persone fisiche destinatarie della comunicazione di cui all’art. 12, comma 2, ha carattere strettamente personale; è consentita la partecipazione con l’assistenza di un avvocato o di altro consulente.
1. Valutata la documentazione in atti, l’esame del reclamo è concluso nei modi di cui all’art. 11, comma 1, quando nuovi elementi sopravvenuti nel corso del procedimento evidenziano l’infondatezza o l’insussistenza dei presupposti per adottare un provvedimento.
2. Fuori dei casi di cui al comma 1, il dipartimento, servizio o altra unità organizzativa competente cura la predisposizione dello schema di provvedimento del Collegio e lo sottopone al segretario generale, trasmettendolo nei modi di cui all’art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000.
3. Il Collegio provvede con propria deliberazione e adotta, ove necessario, i provvedimenti correttivi e sanzionatori di cui all’art. 58, paragrafo 2, del RGPD. Il Collegio provvede con propria deliberazione anche quando rileva l’infondatezza del reclamo.
5. Quando la condotta è particolarmente risalente nel tempo o ha esaurito i suoi effetti oppure tali effetti sono stati rimossi o sono state fornite idonee assicurazioni da parte del titolare o del responsabile del trattamento, il dipartimento, servizio o altra unità organizzativa competente informa l’istante, ai sensi dell’art. 77, paragrafo 2, del RGPD, ferma restando l’applicazione dei commi 2, 3 e 4 del presente articolo ove ne ricorrano i presupposti.
Reclami aventi ad oggetto la violazione degli articoli da 15 a 22 del RGPD
1. In relazione ai reclami che abbiano ad oggetto, in via esclusiva, la violazione degli articoli da 15 a 22 del RGPD per i quali l’istante abbia già esercitato, in relazione al medesimo oggetto, i diritti riconosciuti da tali disposizioni nei confronti del titolare del trattamento senza ottenere un idoneo riscontro nei termini di cui all’art. 12, paragrafo 3, del RGPD, salvi i casi di inammissibilità o manifesta infondatezza, entro quarantacinque giorni dalla data della sua ricezione, il reclamo è comunicato al titolare, con invito ad esercitare entro venti giorni dal suo ricevimento la facoltà di comunicare all’istante e all’Ufficio la propria eventuale adesione spontanea.
4. In caso di adesione spontanea da parte del titolare ai sensi del comma 1, il dipartimento, servizio o altra unità organizzativa competente informa l’istante, ai sensi dell’art. 77, paragrafo 2, del RGPD, e comunica al titolare o al responsabile del trattamento l’avvio del procedimento per l’adozione dei provvedimenti di cui agli articoli 58, paragrafo 2, e 83 del RGPD, ai sensi dell’art. 166, comma 5, del codice e nei termini di cui all’art. 12 del presente regolamento.
1. Ai sensi dell’art. 58, paragrafo 2, lettera i), e dell’art. 83 del RGPD nonché dell’art. 166 del codice, il Collegio adotta l’ordinanza ingiunzione, con la quale dispone altresì in ordine all’applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sua pubblicazione, per intero o per estratto, sul sito web del Garante ai sensi dell’art. 166, comma 7, del codice.
4. Resta salva l’applicazione dell’art. 28 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
Registro interno delle violazioni e delle misure correttive adottate
1. La decisione sul reclamo ai sensi degli articoli 14 e 15 nonché l’ordinanza ingiunzione ai sensi dell’art. 16 dispongono altresì, ricorrendone i presupposti, l’annotazione nel registro interno dell’Autorità previsto dall’art. 57, paragrafo 1, lettera u), del RGPD, delle violazioni e delle misure adottate in conformità all’art. 58, paragrafo 2, del RGPD.
Procedimenti relativi a trattamenti transfrontalieri
1. In relazione alla trattazione di affari oggetto di procedure avviate ai sensi dell’art. 60 del RGPD, il dipartimento, servizio o altra unità organizzativa competente, curati gli adempimenti previsti ai paragrafi da 1 a 3 della medesima disposizione, trasmette al Collegio lo schema di progetto di decisione ovvero lo schema delle eventuali obiezioni pertinenti e motivate ad un progetto di decisione predisposto da altra autorità di controllo di cui, rispettivamente, ai paragrafi 3 e 5 del medesimo art. 60.
b) ad adottare il progetto di decisione di cui all’art. 60, paragrafi 3 e 5, del RGPD; ovvero
c) ricorrendo i presupposti di cui all’art. 60, paragrafo 4, a sottoporre la questione al meccanismo di coerenza di cui all’art. 63 del RGPD.
4. Quando il Garante è autorità capofila, acquisiti i pareri conformi delle altre autorità di controllo interessate, il procedimento si conclude, nel rispetto dell’art. 60, paragrafi 7 o 9, del RGPD, con provvedimento di cui agli articoli 14, 15 e 16 del presente regolamento.
5. Quando il Garante è autorità interessata in quanto destinataria di un reclamo, il procedimento si conclude, nel rispetto dell’art. 60, paragrafi 8 o 9, del RGPD, con provvedimento di cui agli articoli 14, 15 e 16 del presente regolamento.
2. La segnalazione è presentata da un soggetto identificato.
L’Autorità può utilizzare le notizie indicate in eventuali segnalazioni che provengono da un soggetto non identificato, qualora ritenga di dover avviare controlli su casi nei quali ravvisa il rischio di seri pregiudizi o di ritorsioni ai danni di soggetti interessati dal trattamento, oppure ricorre comunque un caso di particolare gravità.
5. Il dipartimento, servizio o altra unità organizzativa competente può, anche tenuto conto di quanto previsto dall’art. 3 del presente regolamento, concludere l’esame della segnalazione disponendone l’archiviazione quando ricorre uno dei presupposti di cui all’art. 11, comma 1, oppure in caso di segnalazioni del tutto generiche. Si considerano tali le segnalazioni che si limitano a imputare a un soggetto fatti privi di elementi circostanziati o che non contengono elementi tali da consentire un’agevole individuazione del titolare del trattamento.
6. E’ fatta salva l’attività di controllo, anche con riferimento a segnalazioni già oggetto di archiviazione ai sensi dei commi precedenti, in caso di sopravvenuti elementi di fatto o di diritto ovvero di diversa ed ulteriore valutazione del Garante.
7. Delle determinazioni di cui al comma 5 è informato il Collegio nei modi di cui all’art. 36.
1. Fermi restando i casi in cui la segnalazione è archiviata ai sensi dell’art. 19, comma 5, il dipartimento, servizio o altra unità organizzativa può avviare un’istruttoria preliminare.
2. Nel corso dell’eventuale procedimento amministrativo si osservano le disposizioni per i reclami di cui agli articoli da 9 a 18, anche per quanto riguarda l’informativa al Collegio ai sensi dell’art. 36, e al segnalante può essere fornito un riscontro.
2. Nel corso dell’eventuale procedimento si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni per i reclami di cui agli articoli da 9 a 18, anche per quanto riguarda l’informativa al Collegio ai sensi dell’art. 36.
Attività ispettive e di revisione sulla protezione dei dati personali
1. Il dipartimento, servizio o altra unità organizzativa competente in materia di attività ispettive e di revisione cura lo svolgimento dell’attività ispettiva effettuata ai sensi degli articoli 157 e 158 del codice nonché ai sensi dell’art. 58, paragrafo 1, e dell’art. 62 del RGPD, tenuto anche conto della programmazione dell’attività ispettiva disposta dal Collegio ai sensi dell’art. 4, comma 1, lettera c), del presente regolamento, sulla base di un ordine di servizio sottoscritto dal dirigente del medesimo dipartimento. Effettuati gli accertamenti relativi agli elementi idonei in ordine alle presunte violazioni, il dipartimento, servizio o altra unità organizzativa inoltra gli atti al segretario generale per l’assegnazione alla competente unità organizzativa ai sensi dell’art. 14 del regolamento del Garante n. 1/2000, per il seguito di trattazione.
5. L’ordine di servizio con cui è disposta l’attività ispettiva individua il titolare o il responsabile del trattamento destinatari del controllo, i poteri di indagine utilizzati, l’ambito del controllo, il luogo ove si svolge l’accertamento, il responsabile delle attività e gli ulteriori partecipanti, designati d’intesa con i dirigenti dei dipartimenti, servizi o altre unità organizzative; l’ordine di servizio indica altresì le sanzioni previste ai sensi dell’art. 83, paragrafo 5, lettera e), del RGPD e degli articoli 166 e 168 del codice.
8. Le attività di revisione sulla protezione dei dati personali sono avviate ai sensi dell’art. 58, paragrafo 1, lettera b), del RGPD, presso il titolare o il responsabile del trattamento ovvero presso la sede dell’Autorità. In tale ultimo caso, l’attività si svolge a seguito di convocazione del titolare o del responsabile presso il dipartimento, servizio o altra unità organizzativa competente in materia di attività ispettive e di revisione.
Nell’ambito delle attività di revisione, qualora emergano elementi di criticità nel trattamento dei dati personali, possono essere avviate attività ispettive al fine di rilevare eventuali violazioni della normativa sulla protezione dei dati personali.
Promovimento dell’adozione di regole deontologiche
1. Il Garante promuove, nei casi previsti dalla legge, l’adozione di regole deontologiche ai sensi dell’art. 2-quater del codice con deliberazione del Collegio da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
2. Con la deliberazione di cui al comma 1 del presente articolo sono indicati i criteri generali in base ai quali l’Autorità verifica il rispetto del principio di rappresentatività. In base al medesimo principio, i soggetti pubblici e privati appartenenti alle categorie interessate che ritengano di avere titolo a sottoscrivere le regole deontologiche sono invitati a darne comunicazione all’Autorità entro un termine prefissato, e a fornire informazioni e documentazione idonee a comprovare, in particolare, la loro rappresentatività.
3. Con la deliberazione di cui al comma 1 il Garante può invitare altri soggetti che si ritengano comunque interessati in relazione all’applicazione delle regole deontologiche a darne comunicazione all’Autorità e a fornire informazioni e documentazione idonee a comprovare, in particolare, il proprio interesse qualificato alla materia.
1. Le comunicazioni di cui all’art. 23, comma 2, pervenute all’Autorità sono esaminate preliminarmente, unitamente al materiale prodotto, e valutate dal Garante, anche sulla base della deliberazione già adottata ai sensi del medesimo articolo, considerando in particolare:
2. Le valutazioni di cui al comma 1 possono essere formulate anche dopo l’inizio dei lavori per la redazione delle regole deontologiche, qualora ricorrano particolari esigenze inerenti anche alla necessità di svolgere ulteriori approfondimenti relativi alla rappresentatività o all’interesse qualificato.
3. Eventuali comunicazioni pervenute da categorie o da soggetti interessati dopo il termine prefissato ai sensi dell’art. 23, comma 2, possono essere esaminate fino alla adozione delle regole deontologiche, valutando parimenti la sussistenza dei presupposti di cui al comma 1.
4. L’esito della valutazione effettuata dal Garante ai sensi dei commi 1 e 3 è comunicata a ciascun soggetto od organismo interessato informando tutti coloro che hanno inviato comunicazioni all’Autorità ai sensi dell’art. 23, comma 2.
5. I criteri per individuare le categorie interessate in relazione al settore determinato per il quale le regole deontologiche verranno adottate, e per valutare la rappresentatività o l’interesse qualificato dei soggetti che hanno inviato comunicazioni all’Autorità, sono definiti dal Garante in relazione a ciascun ambito interessato dalle regole deontologiche, tenendo conto della specificità del settore e delle particolari caratteristiche del trattamento.
1. L’Autorità, effettuata la comunicazione di cui all’art. 24, comma 4, fermo restando quanto previsto nei commi 2 e 3 del medesimo articolo, invita i soggetti appartenenti alle categorie interessate a partecipare ad una prima riunione di lavoro preordinata all’analisi dello schema preliminare delle regole deontologiche portate alla sua attenzione, anche presso gli uffici del Garante, e ne comunica la data anche agli altri soggetti che risultano interessati i quali possono prendervi parte.
2. Nell’esercitare il compito di promuovere l’adozione delle regole deontologiche, l’Autorità incoraggia la proficua cooperazione tra i soggetti appartenenti alle categorie interessate e la collaborazione dei soggetti interessati nell’organizzazione e nello svolgimento dei lavori.
Schema delle regole deontologiche
1. Al termine della prima fase dei lavori, i soggetti rappresentativi che vi hanno partecipato redigono e sottopongono all’Autorità uno schema di regole deontologiche che tiene in considerazione i contributi forniti dai soggetti interessati.
Valutazione preliminare di conformità delle regole deontologiche
1. Lo schema di cui all’art. 26 è soggetto ad una valutazione preliminare da parte del Garante, anche sulla base di eventuali richieste di chiarimento al fine di rilevare l’eventuale manifesta sussistenza di profili di non conformità alla normativa vigente, invitando, in quest’ultima ipotesi, i soggetti rappresentativi a riesaminare lo schema proposto.
2. Ove non ricorrano le condizioni di cui al comma 1, il Garante, ai sensi dell’art. 2-quater, comma 2, del codice, sottopone lo schema a consultazione pubblica per almeno sessanta giorni inserendolo nel proprio sito web al fine di raccogliere eventuali osservazioni ed invita a tal fine soggetti rappresentativi e interessati a darne ampia pubblicità.
3. Il Garante dispone altresì la trasmissione all’Ufficio pubblicazioni leggi e decreti del Ministero della giustizia di un avviso da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, volto a rendere nota l’inserzione dello schema sul proprio sito web e ad invitare i soggetti interessati a formulare eventuali osservazioni entro un termine prefissato.
Schema finale delle regole deontologiche
1. I soggetti rappresentativi, esaminate le osservazioni di cui all’art. 27, comma 3, redigono lo schema finale delle regole deontologiche tenendo in considerazione il contributo dei soggetti interessati e lo trasmettono al Garante.
Valutazione finale di conformità delle regole deontologiche e loro sottoscrizione
2. I soggetti interessati possono manifestare la loro adesione ai principi affermati dalle regole deontologiche. L’adesione è indicata in un atto distinto dal documento dove è apposta la sottoscrizione dei soggetti rappresentativi, ma ad esso allegato.
3. Il Garante esamina la richiesta di soggetti rappresentativi o interessati volta ad apporre le sottoscrizioni o le adesioni di cui ai commi 1 e 2 in epoca successiva all’adozione delle regole deontologiche. Se la richiesta è accolta, ne è data notizia nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Pubblicazione delle regole deontologiche
1. Le regole deontologiche recanti le suddette sottoscrizioni sono trasmesse all’Ufficio pubblicazioni leggi e decreti del Ministero della giustizia per la loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana ai sensi dell’art. 2-quater, comma 3, del codice. Le regole deontologiche sono altresì pubblicate sul sito web del Garante.
2. Le regole deontologiche sono comunicate al Ministero della giustizia ai fini della loro allegazione al codice previo decreto ministeriale da adottarsi ai sensi dell’art. 2-quater, comma 3, dello stesso codice.
1. Le disposizioni del presente capo trovano applicazione anche con riguardo all’adozione delle regole deontologiche relative al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica, nonché alle loro eventuali modifiche o integrazioni, fatto salvo quanto specificamente previsto dall’art. 139 del codice.
Procedimento relativo all’approvazione dei codici di condotta
1. Il Garante incoraggia l’elaborazione dei codici di condotta di cui all’art. 40 del RGPD e, salvo che ricorrano le condizioni indicate nel comma 2 del presente articolo, li approva osservando il procedimento disciplinato al capo IV del presente regolamento, per quanto compatibile.
2. Con riferimento a codici di condotta relativi alle attività di trattamento in più Stati membri si osservano le disposizioni di cui all’art. 40, paragrafi da 7 a 11, del RGPD, nonché il procedimento eventualmente stabilito in proposito dal Comitato europeo per la protezione dei dati.
Difficoltà connesse all’attuazione di misure correttive
1. Ove nell’esecuzione di una misura correttiva disposta ai sensi dell’art. 58, paragrafo 2, lettere c) e d), del RGPD, emergano significative difficoltà attuative, tenuto conto degli elementi forniti al Garante, il dipartimento, servizio o altra unità organizzativa che ha curato l’istruttoria del provvedimento con il quale sono state impartite tali misure, predispone lo schema dell’ulteriore provvedimento del Collegio, il quale si pronuncia anche nel merito della questione.
1. Nei casi di cui al comma 2, il dipartimento, servizio o altra unità organizzativa valuta la completezza degli elementi istruttori, e, verificata l’esistenza dei presupposti per le decisioni da parte dell’Autorità, cura la predisposizione dello schema di provvedimento del Collegio. Il dirigente dell’unità organizzativa competente procede poi nei modi di cui all’art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000.
1. Con riferimento al compito di promuovere la consapevolezza e favorire la comprensione riguardo ai rischi, alle norme, alle garanzie, ai diritti e obblighi in materia di protezione dei dati di cui all’art. 57, paragrafo 1, lettere b) e d), del RGPD, e subordinatamente alle linee di priorità di cui all’art. 4 del presente regolamento, il dipartimento, servizio o altra unità organizzativa competente può, anche tenuto conto di quanto previsto dall’art. 3, fornire riscontro a quesiti quando riguardano questioni di specifico interesse per la protezione dei dati personali.
1. In conformità a quanto previsto dall’art. 6, comma 2 e dall’art. 9, comma 4, lettera e), del regolamento del Garante n. 1/2000, il segretario generale cura per il Collegio, con cadenza semestrale, avvalendosi del sistema informativo dell’Autorità, la predisposizione di un rapporto informativo sullo stato degli affari di cui ai capi da II a VI trattati dalle unità organizzative, indicando le tipologie di determinazioni da esse adottate o in via di adozione nei casi individuati, nonché il relativo oggetto, anche avvalendosi di codici numerici.
1. Salvi gli obblighi di pubblicazione previsti dall’art. 12 del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, e il regime di pubblicità stabilito dal Garante ai sensi dell’art. 166, comma 7, del codice, in occasione dell’adozione di ordinanze ingiunzione, i provvedimenti del Garante sono pubblicati tempestivamente sul sito web dell’Autorità e sono reperibili mediante i comuni motori di ricerca.
Pubblicazione dell’ordinanza ingiunzione
1. In caso di pubblicazione dell’ordinanza ingiunzione, per intero o per estratto, sono comunque osservati i limiti e le modalità stabilite dall’art. 37, commi da 2 a 4.
AGID - Comunicato 24 gennaio 2020 - Adozione della determinazione n. 357/2019, recante approvazione del regolamento concernente le procedure interne all'Agenzia per l'Italia digitale aventi rilevanza esterna, finalizzate allo svolgimento, nella fase di…