Source: https://www.apertacontrada.it/2011/05/31/referendum-sulla-privatizzazione-dellacqua/
Timestamp: 2018-09-20 03:02:48+00:00
Document Index: 126733721

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 150', 'art. 23']

Apertacontrada » Referendum sulla privatizzazione dell’acqua
I cd. referendum sull’acqua in realtà non riguardano strettamente la privatizzazione dell’acqua.
Un primo referendum ha ad oggetto le “modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica”, tra i quali servizi è ricompreso anche il servizio idrico (così come il servizio di gestione dei rifiuti e il trasporto pubblico locale) ed in particolare mira ad abrogare la disposizione che prevede che debba essere favorito l’affidamento del servizio a società o imprese private o a società miste privato-pubblico (purchè il privato svolga compiti operativi non finanziari e abbia una partecipazione non inferiore al 40%) all’affidamento in house del servizio (a mezzo di società a capitale interamente pubblico), il quale sarà ancora possibile, ma solo a più restrittive condizioni.
Un secondo referendum “Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito” invece riguarda strettamente il servizio idrico e prevede che dalla tariffa del servizio idrico venga espunta la voce che prevede la remunerazione del capitale investito: la tariffa comunque dovrà comunque coprire i costi del servizio (doc. 1).
la disciplina sui servizi pubblici locali contenuta nell’art. 23-bis (doc. 2) e la disciplina sul servizio idrico integrato (doc. 3);
la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha ritenuto la norma sui servizi pubblici locali oggetto del referendum legittima, ed in particolare riconosce al servizio idrico la qualità di servizio a rilevanza economica: qualora non fosse stato così qualificato, la competenza a disciplinarlo sarebbe stata delle Regioni, mentre così la disciplina è stata ricondotta primariamente alla tutela della concorrenza, di competenza esclusiva statale (doc. 4);
la sentenza della Corte di Giustizia che chiarisce come Il Trattato europeo non imponga agli Stati membri una preferenza nei confronti di una modalità di affidamento rispetto ad un’altra: la disciplina italiana costituisce una disciplina più pro-concorrenziale di quella europea ma non per questo – osserva la nostra Corte Costituzionale – in contrasto con la disciplina europea (doc. 5);
il regolamento di attuazione dell’art. 23-bis, che ha precisato in particolare i requisiti che permettono all’ente locale di continuare ad adottare il modello in-house (doc. 6);
le sentenze che hanno accolto le proposte referendarie e che hanno rigettato altri due quesiti proposti: uno dei quesiti non accolti mirava all’abrogazione dell’art. 150 del codice dell’ambiente, il quale elenca le modalità di affidamento del servizio idrico, con disposizione che non si pone ion contrasto con l’attuale 23-bis. Secondo i comitati promotori, l’abrogazione congiunta di questa disposizione e dell’art. 23-bis avrebbe avuto come effetto la pubblicizzazione della gestione del servizio idrico; tale interpretazione non è stata avallata dalla Corte, la quale comunque non ha accolto il quesito in quanto inidoneo, incoerente, non chiaro. Altro quesito è stato rigettato, in quanto non chiaro (docc. 7-8-9-10);
il recente d.l. Sviluppo contiene una disposizione che prevede un’Agenzia nazionale di vigilanza sulle risorse idriche, ritenuta necessaria per garantire una regolazione e un controllo più efficaci sulla gestione del servizio, dal momento che finora il ruolo era stato assunto dal Conviri, Commissione nazionale di vigilanza sulle risorse idriche, che dipendeva dal Ministero dell’Ambiente e delle tutela del territorio e del mare (doc. 11).
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