Source: https://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=7168
Timestamp: 2019-02-19 17:56:17+00:00
Document Index: 121214272

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 28', 'art. 28', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Cassazione civile su Guida al Lavoro: non occorrono giornalisti per scrivere riviste di settore. In coda la sentenza.
su Guida al Lavoro:
Per redigere riviste di settore specializzate non c'è bisogno della figura del giornalista e pertanto è possibile non applicare al personale dipendente il contratto collettivo giornalistico. Lo ha stabilito la sezione lavoro della Corte di Cassazione (sentenza 28519/2008) che ha respinto un ricorso dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia contro il quotidiano economico 'Il Sole 24 Ore". L'Ordine dei giornalisti della Lombardia aveva avviato azioni legali contro il quotidiano della Confindustria al fine di accertare che il periodico settimanale dal titolo 'Guida al lavoro' avesse natura giornalistica e che, di conseguenza, l'azienda avesse l'obbligo di utilizzare per la realizzazione di questo periodo solo personale giornalistico regolarizzato in base al Ccnl. In prima istanza il Tribunale aveva dato ragione all'Ordine ma il verdetto è stato ribaltato dalla Corte d'Appello di Milano e ora la Corte ha messo la sua parola definitiva. Piazza Cavour infatti, ha respinto il ricorso dell'Ordine richiamando l'art. 28 della legge professionale del 1963 n. 69, ha rilevato che ''la realizzazione delle pubblicazioni'' relative a riviste specializzate può ''avvenire senza l'ausilio di personale giornalistico e quindi senza che al personale dipendente debba applicarsi il contratto collettivo giornalistico''. Piazza Cavour ha pienamente condiviso il giudizio di merito secondo il quale ''la circostanza che 'Guida al lavoro' non sia distribuito in edicola, ben puo' contribuire ad escludere la natura giornalistico-divulgativa della pubblicazione, proprio per la sua attitudine ad evidenziare come la platea dei lettori, potenziali fruitori della pubblicazione, non sia di pubblico indifferenziato, ma piuttosto una limitata categoria di operatori professionali, interessati agli approfondimenti e all'aggiornamento costante in materia giuslavoristica garantito dal periodico, e quindi disponibili ad acquistarlo in regime di abbonamento''.
(Data: 03/12/2008 10.30.00 - Autore: Roberto Cataldi) http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_6324.asp
GIORNALE E GIORNALISTA - PROFESSIONI INTELLETTUALI
2 - Con l'unico motivo del ricorso principale il ricorrente - denunciando "violazione della L. n. 69 del 1963, art. 28, nonchè vizi di motivazione" - censura la sentenza impugnata per avere la Corte di appello di Milano "definito come riviste tecniche, professionali o scientifiche solo quelle testate che non sono il frutto di attività giornalistica in senso stretto e per avere commesso un vizio di motivazione su un punto decisivo della controversia, in quanto ha risolto il problema in parte mediante una tautologia “Guida al Lavoro” è una rivista tecnica perchè si occupa di questioni tecniche), in parte banalizzando la questione a un mero problema di chiarezza di linguaggio confondendo il linguaggio chiaro con quello divulgativo), senza prendere affatto posizione sulla questione della natura giornalistica o meno dell'attività necessaria al confezionamento della rivista".
3/a - In linea generale è da premettere che l'ordinamento della professione di giornalista, come costituito dal legislatore del 1963, soprattutto attraverso l'istituzione dell'Ordine e l'obbligatorietà dell'iscrizione all'albo, persegue fini che superano di gran lunga la tutela sindacale dei diritti di categoria nel rapporto di lavoro subordinato con l'impresa giornalistica (Corte Cost. n. 11/1968 e n. 71/1991);
così l'Ordine dei giornalisti ha il compito di salvaguardare, erga omnes e nell'interesse della collettvità, la dignità professionale e la libertà di informazione e di critica dei propri iscritti (Corte Cost. n. 11/1968).
3/c - Tanto ritenuto, sulla successiva e dirimente questione in merito alla fissazione dei criteri per l'identificazione degli elementi idonei a qualificare il carattere "tecnico, professionale o scientifico" di "Guida al diritto", il ricorrente censura sul punto la pronuncia della Corte di appello che avrebbe assunto la decisione impugnata "sulla base di due considerazioni: non sarebbe dirimente la circostanza che (OMISSIS) utilizzi un linguaggio chiaro e semplice, perchè anche le pubblicazioni tecniche o scientifiche o professionali dovrebbero usare un linguaggio caratterizzato da chiarezza e semplicità; decisivo parrebbe invece il fatto che la pubblicazione in questione non viene diffusa in edicola (questa circostanza, insieme alla natura oggettivamente tecnica e professionale del contenuto di "Guida al diritto", porterebbe a concludere nel senso che la testata possiede natura tecnica e professionale)". Peraltro, e più precisamente, il Giudice di appello ha motivatamente ritenuto: a) con riferimento al primo punto, "la semplicità del linguaggio o la semplificazione dei richiami contenuti nelle note di commento alle sentenze riportate nelle apposite aeree tematiche della rivista, avrebbe potuto al più indurre ad escludere il taglio strettamente scientifico della rivista, ma non anche la sua vocazione tecnico-professionale, tenuto conto della monotematicità degli argomenti di cui essa si occupa e del modo approfondito e specialistico della relativa trattazione"; b) con riferimento al secondo punto, "la circostanza che " (OMISSIS)" non sia distribuito in edicola valutata in concorso con il già detto carattere oggettivamente tecnico-professionale dei contenuti della rivista e delle modalità di trattazione dei temi di cui si occupa, ben può contribuire ad esaltare questi ultimi e ad escludere, di conserva, la natura giornalistico-divulgativa della pubblicazione, proprio per la sua attitudine ad evidenziare come la platea dei lettori, potenziali fruitori della pubblicazione, non sia un pubblico indifferenziato, ma piuttosto una limitata categoria di operatori professionali, interessati agli approfondimenti e all'aggiornamento costante in materia giuslavoristica garantito dal periodico, e quindi disponibili ad acquistarlo in regime di abbonamento".
Pervero, in tema di ricorso per Cassazione, mentre il vizio di falsa applicazione della legge si risolve in un giudizio sul fatto contemplato dalle norme di diritto positivo applicabili al caso specifico (con la correlata necessità che la sua denunzia debba avvenire mediante l'indicazione precisa dei punti della sentenza impugnata, che si assumono in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie o con l'interpretazione delle stesse, fornita dalla giurisprudenza di legittimità e/o dalla dottrina prevalente), il vizio relativo all'incongruità della motivazione comporta un giudizio sulla ricostruzione del fatto giuridicamente rilevante e sussiste solo qualora il percorso argomentativo adottato nella sentenza di merito presenti lacune ed incoerenze tali da impedire l'individuazione del criterio logico posto a fondamento della decisione, ragion per cui tra le due relative censure deducibili in sede di legittimità non vi possono essere giustapposizioni; da ciò consegue che il ricorrente non può denunciare contemporaneamente la violazione di norme di diritto e il difetto di motivazione, attribuendo alla decisione impugnata un'errata applicazione delle norme di diritto, senza indicare la diversa prospettazione attraverso la quale si sarebbe giunti ad un giudizio sul fatto diverso da quello contemplato dalla norma di diritto applicata al caso concreto, perchè la deduzione di questa deficienza verrebbe, nella realtà, a mascherare una richiesta di diversa ricostruzione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.