Source: https://renatodisa.com/2014/01/13/corte-di-cassazione-sezione-ii-sentenza-20-dicembre-2013-n-28573-qualora-le-parti-con-riferimento-al-versamento-di-una-somma-di-denaro-effettuato-al-momento-della-conclusione-del-contratto-abbi/
Timestamp: 2017-12-13 01:32:55+00:00
Document Index: 82265618

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1460', 'art. 1460', 'art. 96', 'art. 91', 'sentenza ', 'art. 112', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 384', 'art. 1385', 'sentenza ']

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Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 20 dicembre 2013, n. 28573. Qualora le parti con riferimento al versamento di una somma di denaro, effettuato al momento della conclusione del contratto, abbiano adoperato la locuzione “caparra confirmatoria”, la dazione della somma deve ritenersi avvenuta a tale titolo in consonanza con l’elemento interpretativo letterale fornito dalla specifica qualificazione contrattuale, potendo, al di là delle parole e delle espressioni adoperate dalle parti, la ricerca della comune volontà delle stesse essere diversamente consentita soltanto in presenza di altri elementi interpretativi, quali circostanze e situazioni all’uopo utilizzabili di segno diverso, che evidenzino l’uso improprio di una tale espressione, la non aderenza di essa a situazioni oggettive, la superfetazione della medesima, e quindi la sua inidoneità a manifestare, in modo chiaro e sufficientemente preciso, la comune intenzione dei contraenti
By Avv. Renato D'Isa on 13 gennaio 2014 • ( Lascia un commento )
1. La Costruzioni Meccaniche Dalla Verde esponeva che : con scrittura privata del 10/10/1991 la F.lli Boschetti s.p.a. si era impegnata a venderle, per il prezzo di L. 3.432.000.000, un immobile di sua proprietà, costituito dal vecchio stabilimento della ditta F.lli Boschetti, che quest’ultima aveva deciso di abbandonare, per costruirsi un nuovo stabilimento, in altra area, di proprietà della stessa; la somma di L. L. 600.000.000 era versata a titolo di caparra confirmatoria, al momento della sottoscrizione del contratto, mentre L. 1.416.000.000 avrebbe dovuto essere corrisposta entro un anno dalla data del 10/10/1991, contestualmente alla immissione nel possesso e alla stipula dell’atto definitivo di compravendita della parte dell’area di cui al capo I), la residua somma di L. 1.416.000.000, per la residua area, con possesso e stipula previste entro il 31/12/1993;
1. Il primo motivo, lamentando violazione e falsa applicazione degli artt. 1362, 1453, 1456 e 1460 cod. civ., censura la decisione gravata che non avrebbe tenuto conto della comune intenzione delle parti consacrata nel contratto del 10-10-1991 circa le distinte e autonome obbligazioni contenute rispettivamente agli artt. 1 e 7 del negozio a stregua di quanto risultava sia dal tenore letterale delle clausole sia dalla volontà manifestata durante e successivamente alla conclusione del contratto secondo quanto era emerso dalle prove orali e documentali.
La sentenza ha accertato l’intenzione della convenuta – verificata dall’attrice – di non procedere più alla costruzione dello stabilimento con strutture metalliche – che avrebbe dovuto formare oggetto dell’appalto da affidare all’attrice – tenuto conto del progetto depositato presso il Comune (che prevedeva la costruzione dello stabilimento in cemento armato); ha, perciò, ritenuto legittimo il rifiuto della promissaria acquirente di pagare la prima rata del prezzo del terreno promesso in vendita, in quanto giustificato, ex art. 1460 cod. civ., dal probabile inadempimento della convenuta. In proposito, occorre ricordare che l'”exceptio inadimpleti contractus” di cui all’art. 1460, benché, di regola, presupponga che le reciproche prestazioni siano contemporaneamente dovute, è tuttavia opponibile alla parte che debba adempiere entro un termine diverso e successivo, qualora questa abbia dichiarato di non volere adempiere, ovvero sia certo o altamente probabile che essa non sia in grado di adempiere, indipendentemente dall’imputabilità dell’inadempimento.
3. Il secondo motivo, lamentando violazione e falsa applicazione degli artt. 1453 e ss. E 2697 cod. civ., deduce che per effetto della fondatezza e dell’accoglimento delle deduzioni sopra formulate, doveva essere accolta la domanda riconvenzionale di risoluzione del contratto per inadempimento dell’attrice e di risarcimento dei danni nella misura richiesta anche ex art. 96 cod.proc. civ..
5. – Il terzo motivo, lamentando violazione e/o falsa applicazione degli art. 91 e 92 cod. proc. civ., censura la sentenza impugnata laddove aveva proceduto alla compensazione soltanto parziale delle spese, tenuto conto del contegno processuale di controparte e dell’esito complessivo del giudizio.
1. Il primo motivo, lamentando violazione e falsa applicazione degli artt. 1385 secondo comma, 1373, 1386 1362 e ss. cod. civ., censura l’interpretazione della clausola contrattuale con la quale i Giudici avevano escluso la natura di caparra confirmatoria relativamente alla dazione della somma versata in sede di stipula nonostante la chiara volontà al riguardo manifestata, rilevando l’incongruità del riferimento alla previsione di esclusione del recesso.
2. Il secondo motivo formula la medesima censura sotto il profilo del vizio di motivazione.
3. Il terzo motivo (violazione e falsa applicazione dell’art. 112 cod. proc. civ.) denuncia l’ultrapetizione in cui sarebbe incorsa la sentenza impugnata che aveva qualificato la natura della somma versata a titolo di caparra confirmatoria nonostante che tale qualificazione non fosse stata prospettata dalla parte interessata.
4. Va esaminato innanzitutto il terzo motivo che ha carattere pregiudiziale rispetto all’esame dei primi due, in quanto – ove fosse fondato – gli altri sarebbero assorbiti.
5. Vanno esaminati congiuntamente il primo e il secondo motivo stante la stretta connessione.
4. Il quarto motivo (violazione e falsa applicazione degli artt. 1385 secondo comma, 1218 e 1224 e ss. cod. civ.) lamenta che non era stata accolta la domanda di rivalutazione monetaria della caparra, attesa la natura di debito di valore della relativa obbligazione di natura risarcitoria.
5. Il motivo va disatteso.
6. Il quinto motivo denuncia l’erronea compensazione delle spese processuali.
7. Il predetto motivo nonché il terzo motivo del ricorso principale sono assorbiti, per effetto dell’accoglimento dei primi due motivi del ricorso incidentale e della conseguente caducazione della statuizione che ha escluso nella specie la configurabilità della caparra confirmatoria. Ed invero, la riforma, anche parziale, della sentenza impugnata, comporta la caducazione della statuizione delle spese processuali dell’intero giudizio di merito che – cosi come quelle di legittimità – devono essere liquidati secondo l’esito complessivo del giudizio e vanno poste a carico della ricorrente principale ovvero della parte risultata soccombente. Pertanto, la sentenza va cassata limitatamente alla statuizione con la quale, riformando la decisione di primo grado, era stata pronunciata la risoluzione del contratto e la convenuta era stata condannata alla restituzione dell’acconto del prezzo versato; non essendo necessari ulteriori accertamenti, la causa va decisa nel merito ai sensi dell’art. 384 cod. proc. civ.: pertanto, dichiarato lo scioglimento del contratto per effetto del recesso manifestato dall’attrice nel corso di causa, ai sensi dell’art. 1385 cod. civ., la convenuta deve essere condannata al pagamento della somma di Euro, 619.748,28 pari a lire 1.200.000.000, pari al doppio della caparra con gli interessi dalla domanda al saldo, secondo quanto in proposito statuito dal Tribunale, posto che la determinazione in merito alla decorrenza degli interessi deve ritenersi passata in cosa giudicata, non avendo formato oggetto di specifica e autonoma doglianza.
Categorie:Cassazione civile 2013, Contratti - Obbligazioni, Contratto in generale, Corte di Cassazione, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze
Con tag:caparra confirmatoria
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 9 gennaio 2014, n. 294. Le espressioni utilizzate nei rapporti informativi possono essere ingiuriose e diffamatorie e tendere a porre in cattiva luce il soggetto leso quando veine definito presuntuoso, arrogante e sleale nonché solito ad agire in modo abnorme