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Timestamp: 2018-03-24 10:03:54+00:00
Document Index: 89583183

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 595', 'sentenza ', 'art. 1322', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, il dipendente in malattia può andare in spiaggia e prendere la tintarella. Ingiustificato il licenziamento
MILANO - La Corte di Cassazione è stata chiamata ad interpretare i passaggi normativi in materia di dipendenti in malattia. Secondo i Giudici (sentenza 1173/2018) non può essere contestata nessuna violazione dei propri doveri al dipendente (in malattia) che venga scoperto in spiaggia a prendere il sole, purché tale occupazione non comprometta o ritardi il rientro in servizio e sempre che avvenga al di fuori degli orari di reperibilità.
La vicenda riguardava il licenziamento di un dipendente il quale, dopo aver consegnato un certificato medico nel quale si attestava lo stato di malattia (distorsione al ginocchio), era stato sorpreso dal datore di lavoro in spiaggia. La Cassazione ha ricordato nelle motivazioni che persino una moderata attività fisica svolta dal lavoratore in malattia debba essere considerata lecita. Censurabile invece il licenziamento.
Cassazione, inviare una mail ingiuriosa a più persone configura il reato di diffamazione aggravata (pena fino a 3 anni di reclusione)
MILANO - "Il contenuto ritenuto offensivo è stato propagato attraverso posta elettronica indirizzata ad una pluralità di destinatari deve correttamente essere qualificata ai sensi dell’art. 595, comma 3 del Codice Penale per essere aggravata dall’uso di uno strumento di pubblicità, nella fattispecie, di notevolissima capacità diffusiva". Su questa base la Corte di Cassazione ha ritenuto di confermare la sentenza di condanna per diffamazione aggravata nei confronti di un uomo reo di aver inviato un messaggio ingiurioso a una pluralità di persone.
I giudici della Cassazione hanno stabilito che l'invio di un'email contenente riferimenti offensivi nei confronti di un altro soggetto o la rappresentazione di fatti non veritieri tesa a mettere in cattiva luce l'altra persona configura il reato di diffamazione aggravata quando il messaggio di posta elettronica viene inviato anche ad altri utenti. La pena prevista dal Codice Penale è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro.
Dunque, attenzione.
Prodotti finanziari rischiosi venduti in banca, la Cassazione condanna l'istituto di credito. Ma servono quasi venti anni per ottenere giustizia
MILANO - La Corte di Cassazione è tornata a sanzionare pesantemente l'operato di dirigenti e funzionari bancari responsabili di collocare sul mercato prodotti finanziari estremamente rischiosi. La vicenda risale addirittura al 2000 allorquando un cliente di un istituto di credito di Messina si era fatto convincere a stipulare con l'allora Banca 121 il famigerato contratto di investimento denominato "My Way". Un'operazione che di lì a poco tempo si era rivelata disastrosa. I risparmi si erano volatilizzati.
L'iniziativa giudiziaria - come troppo spesso accade in Italia - ha condotto il malcapitato per quasi due decenni a frequentare le aule di Tribunale. Fino alla pronuncia della Suprema Corte di Cassazione (ordinanza n. 374/2018 depositata il 10 gennaio 2018). I Giudici danno ragione al consumatore di Messina, ribaltando la precedente e sconcertante decisione della Corte di Appello di Messina. La Cassazione afferma che “il prodotto finanziario in oggetto (nonché relativamente al simile prodotto finanziario denominato “For You” del Monte dei Paschi di Siena) debba essere ritenuto nullo in quanto immeritevole di tutela ex art. 1322 comma 2 Codice Civile". Ne deriva che presto il cliente avrà la possibilità di ottenere la restituzione di tutte le somme versate, oltre agli interessi ed alla rivalutazione.
Falsificare il curriculum vitae può costare caro. Corte di Cassazione, condanna a 3 anni e sei mesi nei confronti di un dirigente "senza titoli"
MILANO - Quella del curriculum vitae modificato ad arte per impressionare il datore di lavoro è un fenomeno diffusissimo in Italia, figlio della quasi totale impossibilità di accertare la veridicità di quanto dichiarato. E' quanto avrà pensato un cinquantenne della provincia di Treviso che si era fatto assumere in qualità di dirigente da una nota azienda della zona, millantando titoli e master inesistenti. A seguito di un riscontro, era intervenuto il licenziamento e la denuncia dell'accaduto alle Forze dell'Ordine. L'uomo in primo grado era stato condannato a cinque anni di reclusione, pena ridotta in Appello. Da qui il ricorso in Cassazione.
Per la Suprema Corte sono stati posti in essere "artifici e raggiri atti ad ottenere un ruolo dirigenziale nell’ambito della società, con conseguente attribuzione di una cospicua somma di denaro per risolvere dopo pochi mesi, in via transattiva, il rapporto lavorativo". Una risoluzione "determinata - prosegue la Corte - dall'inidoneità a svolgere l’incarico, rivelatosi in seguito attribuito sulla base di false informazioni sui titoli e i precedenti professionali". Per tali motivi è stata confermata in via definitiva la condanna a 3 anni e sei mesi di reclusione.
Cassazione (sezione penale), sempre responsabile il conducente del veicolo in fase di parcheggio, fino al termine della manovra
MILANO - La Corte di Cassazione, sezione penale, con sentenza 48266/2017 ha affermato il principio secondo il quale il conducente deve sempre accertarsi con ogni mezzo che non sopraggiungono altri veicoli e tale ispezione deve proseguire per tutte le fasi della manovra. La vicenda ha riguardato il caso di un conducente il quale, nello svoltare a sinistra per parcheggiare, si era scontrato con una moto che si muoveva nella medesima direzione, mentre la stessa stava effettuando operazioni di sorpasso per evitare la colonna di macchine in coda. La Corte d’Appello, in secondo grado, aveva sostenuto che la colpa del conducente doveva essere esclusa in quanto, avendo incominciato la svolta a sinistra, non poteva avvedersi (attraverso gli specchietti retrovisori) del tardivo sorpasso del motociclo, non essendo più nell’angolo di visuale, data la direzione di marcia dei mezzi.
La Cassazione ha deciso di annullare la sentenza assolutoria: "la verifica del conducente di non recare pericolo o intralcio durante il cambio di direzione - si legge - deve perdurare dall’inizio alla fine della manovra. Ciò in quanto la manovra di cambio di direzione, con particolare riguardo a quella di svolta a sinistra, determina una indiscutibile situazione di pericolo che esige da parte del conducente la massima prudenza e l’adozione di tutte le cautele, al fine di evitare conseguenze pregiudizievoli per la sicurezza della circolazione".
Cassazione, gli insegnanti sono responsabili dell'incolumità degli allievi. Obbligo di vigilanza anche fuori dall'edificio scolastico
MILANO - Con l'avvio del nuovo anno scolastico tornano d'attualità i temi della responsabilità degli insegnanti (e del Comune) in ordine all'integrità fisica degli allievi. Con le relative conseguenze in materia di coperture assicurative.
Con la sentenza 21593/2017 la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale l'istituto scolastico è responsabile anche se l’infortunio allo studente dovesse avvenire fuori dall’edificio. In particolare i docenti hanno l’obbligo sia di assicurarsi che i bambini siano ad esempio saliti sul bus, sia di attendere i genitori qualora in ritardo.
I Giudici della terza Sezione Civile sono stati chiamati a pronunciarsi sulla morte di un bimbo investito da un autobus di linea fuori dall'edificio scolastico. Il Tribunale di Firenze aveva dichiarato l’autista del bus, il Comune e la scuola corresponsabili dell’incidente (un 40% autista e 20% ciascuno tra Comune e scuola), condannandoli a risarcire - per il danno subito - il padre, la madre e il fratello della vittima. La Corte d’Appello, in secondo grado, aveva confermato la sentenza ridefinendo le somme riconosciute in prima istanza ai genitori del piccolo. I giudici di secondo grado avevano invece rigettato la richiesta di appello presentata dal Ministero della pubblica istruzione proprio sulla base delle evidenze di responsabilità da parte della preside dell’istituto e dell’insegnante dell’ultima ora emerse nel corso del processo penale. Da qui il ricorso alla Suprema corte da parte del Miur.
La Cassazione rigettando il motivo del ricorso ha ribadito: sussiste un preciso obbligo di vigilanza da parte del personale scolastico di far salire e scendere dai mezzi di trasporto davanti al portone della scuola gli alunni, compresi quelli delle scuole medie; tale obbligo può essere demandato al personale medesimo nel caso in cui i mezzi di trasporto ritardino. Il controllo e la vigilanza, da parte dell’amministrazione scolastica, dunque, - aggiunge la Corte - non si sarebbe dovuta interrompere fino a quando gli alunni dell’istituto non fossero stati presi in consegna da altri soggetti e dunque sottoposti ad altra vigilanza, nella specie quella del personale addetto al trasporto".
Sentenza della Corte di Cassazione, è nullo il mutuo fondiario quando il finanziamento supera l'80% del valore dell'immobile
MILANO - Importante decisione della Corte di Cassazione in materia bancaria. Con la sentenza numero 17352/2017 i Giudici hanno ribaltato un orientamento che sembrava consolidato. La Corte ha stabilito che il mutuo fondiario, concesso per un ammontare superiore all'80% del valore dei beni ipotecati, debba intendersi non solo irregolare (con sanzioni unicamente amministrative), ma radicalmente nullo. Inoltre, la nullità non può essere limitata alla somma eccedente l'80% (come avevano tentato di argomentare i legali in sede di giudizio, ndr), ma investe l'intero mutuo. La tesi della nullità parziale, infatti, verrebbe ostacolata - secondo la Cassazione - sia dalle "difficoltà pratico-giuridiche di conciliare il frazionamento dell'unico contratto stipulato tra le parti con ill possibile consolidamento dell'ipoteca per la sola porzione fondiaria", sia dalla previsione di cui all'articolo 38 TUB, che pone il rispetto del limite dell'80% tra i caratteri costitutivi dell'operazione di credito fondiario (con la conseguenza che il finanziamento che non rispetta i limiti legali fissati dal testo unico non soddisfa il requisito della fondiarietà).
Come noto, il limite massimo finanziabile risponde al fine di tutelare un più ampio interesse nazionale. Se si limitassero le conseguenze dei mutui oltre soglia alla sola sanzione amministrativa - afferma la Corte - la conseguenza sarebbe quella di una "inaccettabile protezione dell'illegalità". A fronte della nullità del contratto, per la Cassazione l'unico modo per recuperare l'accordo è quello di convertirlo in un contratto diverso ai sensi dell'articolo 1424 del codice civile (ad esempio, in un semplice mutuo ipotecario). Vediamo le differenze.
Il mutuo fondiario presenta un alto grado di specificità. Si può richiedere solo per l’acquisto, la ristrutturazione o la costruzione della prima casa, ossia l'abitazione principale del mutuatario. A garanzia del credito da erogare e per tutelare la banca da eventuale rischio di insolvenza è prevista la stipula di un'ipoteca di primo grado sull'immobile acquistato. Il mutuo fondiario presenta tassi più vantaggiosi, spese notarili inferiori e offre la opportunità di detrarre gli interessi passivi. Il credito erogato tramite mutuo fondiario non può superare l’80% del valore dell’immobile da finanziare.
Il mutuo ipotecario rimane ancora quello più concesso, proprio perché per chi ha bisogno di somme più alte del canonico 80% del valore dell'immobile. Può essere concesso per motivi diversi dall’acquisto di un immobile come una maggiore liquidità e, solitamente, questa tipologia di mutuo casa ha una durata superiore ai 5 anni. Le banche, verificate le condizioni lavorative ed economiche del mutuario, si tutelano attraverso una serie di garanzie varie (personali o reali); l’istituto bancario può arrivare a espropriare l’immobile stesso decidendo di venderlo all’asta per recuperare la somma di denaro finanziata. Per tale ragione il mutuo ipotecario va stipulato in presenza di un notaio che renderà effettiva la possibilità di rivalsa sul bene. L'ipoteca sull'immobile necessita di essere registrata nel Registro degli Immobili, che è collocato nel Comune in cui si trova l'immobile ed ha effetto per 20 anni dalla sua definizione; al di là questo periodo, l’efficacia dell’iscrizione cessa se non viene rinnovata.
Tassa automobilistica, la Cassazione riduce a tre anni i termini di prescrizione. Illegittime le cartelle esattoriali notificate dopo i 36 mesi
MILANO - La sentenza 20425/2017 della Corte di Cassazione interessa centinaia di migliaia di automobilisti che, per tutta una serie di motivazioni, hanno omesso il pagamento del bollo. I Giudici hanno stabilito in queste ore che i termini di prescrizione scattano dopo 3 anni e non più dopo 10 come da orientamento consolidato della giurisprudenza. E' dunque possibile il ricordo nel caso di notifica della cartella da parte dell'Ente esattoriale.
Il termine di 10 anni - afferma la Cassazione - è applicabile solamente agli atti di tipo giudiziale e non a quelli di natura amministrativa. Per questo motivo, tutte le cartelle esattoriali relative alla tassa automobilistica notificate dopo i 36 mesi sono illegittime.
Ma come vengono calcolati i termini della prescrizione? Bisogna partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui il pagamento della tassa automobilistica faceva riferimento. Ad esempio, per un bollo auto relativo all’anno 2015 la prescrizione scatta il 31 dicembre del 2018 e le cartelle recapitate dal 1° gennaio 2019 in avanti sono illegittime e, come tali, impugnabili dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale.
Corte di Cassazione, le polizze Vita sono un investimento. Corretto l'accertamento sintetico dei redditi da parte dell'Agenzia delle Entrate
Quali sanzioni amministrative sono deducibili ai fini fiscali? Corte di Cassazione, Agenzia delle Entrate e Dottrina affilano le armi
Cassazione, in caso di infortunio di un apprendista sono responsabili in solido il datore di lavoro ma anche il diretto preposto
Cassazione, cosa accade in caso di sinistro entro i 15 giorni successivi alla scadenza di una polizza che poi non verrà rinnovata?