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Timestamp: 2019-01-21 16:41:58+00:00
Document Index: 37139033

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'arta29']

23710/15. c. r. x REPUBBLICA ITALIANA. LA COR'l'E SUPREMA DI CASSAZIONE R.G.N /2012. Dott. FEDERICO ROSELLI Rel. Presidente - - d. - PDF
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1 KUI.A a 23710/15 REPUBBLICA ITALIANA - IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA COR'l'E SUPREMA DI CASSAZIONE R.G.N /2012 SEZIONE LAVORO Composta dagli Il L mi Sigg. ri Magistrati: t:t p. Dott. FEDERICO ROSELLI Rel. Presidente - - d. 29/ 10/2015 Dott. PIETRO VENUTI - Consigliere - PU Dott. VINCENZO DI CERBO Consigliere Dott. GIUSE.I?J?E BRONZINI - Consigliere - Dott. U~~ERTO BERRINO Consigliere ha pronunc iato la seguente SENTENzA sul r.icorso propos t o da: c. r. x domiciliato n ROMA., VIA PARI GI 11, presso lo stud o de l'avvocato GIORGIO ROB!ONY., che l o rapp resenta e difende, giusta delega in atti; - ricorrent:e contro DISTRIBUZIONE S. P.A. C. F. X 1 i n persona del legale rappresen ant e e!_o tempore, domiciliata in ROMA, VIA CARDINALE DE LUCA 22, presso lo studio dell'avvocato PIETRO SCI UBBA, che l a
2 .... r,appr esenta e difende, giusta delega i n atti; - ccneroriocrrente - avv,erso la sentenza n. 3l80/2012 del la CORTE D'.APP.ELLO di ROMA, depositata il 19/05/2012 R.G.N /2010; udita la relazione della causa sv-olta nella pubblica udienza del 29/10/2015 dal Consigliere Dott. FEDERICO ROSELLI; udito l'avvocato ROBIONY GIORGIO; udito l'avvocato SCIUBBA PIETRO ; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale :nott. FRANCESCA CERONI, che ha concluso per l'accoglimento del secondo motivo del ricorso. ''ll,
3 SAZIONE a., 11-srz!~~ SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con sentenza del 19 maggio 2012 la Corte d'appello di Rom~ in riforma deua decisione emessa dal Tribunale di Tivoli, riteneva che all'illegittimo licenziamento per giusta causa intimato dalla s.p.a. G distribuzione al dipendente RG dovesse conseguire non già l'ordine di reintegrazione ex art.l8 l. 20 maggio 1970 n.300 bensì l'obbligo di riassunzione ex art luglio 1966 n.604 o, in mancanza, il risarcimento del danno pari a sei mensilità di retribuzione. La Corte d appello fondava questa statuizione, risarcitoria invece che reintegratoria, sulle modeste dimensioni dell'impresa datrice di lavoro, che aveva meno di quindici dipendenti al momento del licenzìamento in questione; questo punto di riferimento temporale era stato scelto dal giudice di primo grado senza alcuna contestazione delle parti. Contro la sentenza ricorre per cassazione il G mentre la s.p.a. G distribuzione resiste con controricorso. Memorie utringue. MOTIVI D LLA CISIONE Col primo motivo il ricorrente lamenta la violazione degli artt. 112, , 346, 434 cod. proc. civ. e contesta l'affermazione della sentenza secondo cui, nella misurazione delle dimensioni dell'impresa. ai fini della tutela del lavoratore licenziato, nessuna delle parti aveva contrastato l'affermazione del giudice di primo grado, il qusle si era riferito al momento del l. cenziamento Questo riferimento" a dire del ricorrente, sarebbe stato contrastato dall'impresa datrice di lavoro nel suo atto c.fappello; con la conseguenza che la Corte di merito bene avrebbe potuto controllare il cosiddetto requisito dimensionale guardando non già al momento del licenziamento bensì, e correttamente, alla media dei dipendenti nei sei mesi precedenti. ~ Col secondo motivo il ricorrente deduce la violazione dei princìpi sul giudicato interno, e precisamente degli artt.2909 cod. civ., 333, 342, 343, 346, 434 cod. proc. civ., escludendo la possibilità di formazione del
4 :giudicato su un mero dato di fatto, quale il numero dei lavoratori dipendenti da un'impresa. I due motivi, da esaminare msteme per la connessione, non sono ammissibili. Dev e anzitutto rilevarsi che, sebbene nella sentenza impugnata si parli impropriamente di "cosa giudicata", in realtà il collegio d appello si è limitato a rilevare che sulla necessità di riferirsi al suddetto momento, ossia sul criterio di giudizio scelto dalle parti e non illegittimo, le.stesse parti concordavano, d'onde 1a non necessità di discostarsene. Il ricorrente evoca ora alcune osservazioni svolte in appello dalla controparte ed intese a provare che, quand'anche si fosse adottato un criterio diverso, le dimensioni dell'impresa sarebbero pur sempre risultate inferiori al requisito necessario per la condanna alla reintegrazione. L'attuale ricorrente non indica tuttavia i.mezzi di prova; a suo tempo e ritualmente da lui chiesti, idonei a dimostrare il superamento del detto requisito dimensionale e cosi a fondare il suo interesse all'attuale impugnazione. Col teizo motivo egli lame ta 'omessa pronuncia sulla sua domanda avente ad oggetto l indennità di mancato preavviso, dovuta dal datore di lavoro quando al licenziamento illegittimo in tronco consegua la tutela non reale.:! ma soltanto rism:citori~ Ques o motivo è ammissibile, contrariamente a quanto sostiene la co troricorrente. Infatti il ricorrente indica specificamente gli atti in cui egli fonnulò la do anda ( ricorso in primo grado ) e la reiterò ( memoria dì costituzione in appello ). Il motivo è anche fondato. Infatti in caso di licenziamento illegittimo, mentre in relazione alla tutela reale - in forza delreffi.caeia ripristinatoria del COntratto attribuita alla legge - rindennità sostitutiva del preavviso è incompatibile con la reintegra, perché non si ha interruzione del rapporto, viceversa, stante il carattere meramente risarcitorio proprio della tutela
5 'C ~..,p obbligatoria, il diritto alltindennità sostitutiva del preavviso sorge per il fatto che il mpporto è risolto. In quest'ultimo caso l'indennità prevista dall'art.2 l..n. 604 del 1966 va a compensare i danni derivanti dalla mancanza di giusta causa o giustificato motivo, mentre l'indennità sostitutiva del preavviso va a compensare il fatto che il recesso, oltre che illegittimo, è stato intimato in tronco. Conseguentemente non vi è inc<»mpatibilttà fra le due prestazioni, mentre sarebbe ~gionevole sanzionare nello stesso modo due licenziamenti, entrambi privi di giustificazione, l uno intimato con preavviso e )'altro in tronco ( Cass. 8 giugno 2006 n.l3380, 16 ottobre 2006 n ). L'accoglimento del motivo comporta la cassazione, sul punto, della sentenza impugnata. La mancata contestazione della controparte circa la cifra (euro 4.542,00 ) indicata nella memoria di costituzione in appello rende possibile la decisione nel merito, ossia la condanna della datrice di lavoro a pagare l'indetmità sostitutiva del preavviso. La prevalente socoombenza del ricorrente in questo giudizio di legittimità e l'oggettiva incerte7:z.a dello strumento di tutela quando il processo fu iniziato inducono a compensare le spese dell'intero processo. PQM La Corte dichiara inammissibili i primi due motivi di ricorso e accoglie il terzo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decid do nel merito, condanna la s.p.a G IRG dis1ribuzione a pagare a l'indennità di mancato preavviso del licenziamento in euro 4.542t00, più accessori ex arta29 cod. proc. civ. Spese compensate per 1.. mtero processo. Così deciso in Roma il 29 ottobre 2015 n Presidente ed estensore \e1mw~ 3