Source: http://www.replegal.it/it/restructuring-insolvency2/itemlist/user/880-saracolli
Timestamp: 2019-03-22 18:56:34+00:00
Document Index: 113846244

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 67', 'art. 2901', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 51', 'art. 3', 'sentenza ']

Sara Colli - R&P Legal - Studio Associato
Si occupa prevalentemente di diritto fallimentare e di diritto commerciale e societario.
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La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 30416 del 23 novembre 2018 è intervenuta per risolvere un contrasto giurisprudenziale e ha affermato che è inammissibile l’azione revocatoria (sia essa quella fallimentare ai sensi dell’art. 67 L.F. o quella ordinaria ai sensi dell’art. 2901 c.c.) promossa nei confronti di un fallimento, stante il carattere costitutivo della sentenza di accoglimento della domanda e la conseguente incompatibilità con il principio di cristallizzazione del passivo alla data di apertura del concorso.
cristallizazione del passivo
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 21200 del 27 agosto u.s., ha stabilito che, essendo pacifico il diritto dei creditori che sono parte di una procedura fallimentare a essere risarciti per l’irragionevole durata della stessa, bisogna avere riguardo al decreto di ammissione al passivo di ciascuno di essi, poiché è solo dal momento dell’ammissione che essi subiscono gli effetti dell’irragionevole durata, rimanendo irrilevante la durata pregressa della procedura alla quale, sino a quel momento, sono rimasti estranei.
durata procedura concorsuale
Concordato fallimentare: escluso il diritto di voto per le società controllate dal creditore proponente
La Cassazione, con la sentenza n. 1195 del 18.01.2018, ha chiarito che, nell’ambito dell’amministrazione straordinaria, la stabilizzazione dei contratti pendenti al momento dell’apertura della procedura (ivi compresa l’acquisizione da parte del contraente in bonis dei diritti previsti dall’art. 51, commi 1 e 2, del D.lgs. 270 del 1999) richiede necessariamente la manifestazione espressa del consenso da parte del commissario, non risultando a tal riguardo sufficiente la mera prosecuzione di fatto del rapporto contrattuale. Fino a quando la facoltà di scioglimento non è esercitata il contratto continua dunque ad avere esecuzione e rimane insensibile ad ogni evento modificante per dare tempo al commissario di formulare la propria scelta in merito al subentro.
Il Senato approva il disegno di legge “Delega per la riforma della crisi di impresa e dell’insolvenza”. La palla passa ora al governo al quale spetterà emanare i Decreti Legislativi, e la promessa è quella di “chiudere” entro il termine della legislatura. Significative sono le novità contenute nella Legge Delega, tra le quali si segnala la scomparsa del termine “fallimento”, che verrà sostituito con “liquidazione giudiziale”, l’introduzione di sistemi d’allerta finalizzati a far emergere anticipatamente lo stato di crisi e le procedure di crisi e dell’insolvenza all’interno dei gruppi di imprese.
La Suprema Corte ha riconfermato il principio secondo cui l’art. 3 L. 742/1969 non si applica ai giudizi di ammissione allo stato passivo dei crediti derivanti da rapporto di lavoro, nonostante essi debbano essere trattati con il rito fallimentare. È così escluso che i crediti (in questo caso da lavoro) di cui è domandata l’ammissione allo stato passivo del fallimento perdano la loro connotazione oggettiva per effetto del prevalere della disciplina concorsuale, difatti la specialità del procedimento di cui al capo 5 L. F. attiene esclusivamente al rito.
sospensione feriali termini
accertamento crediti concorsuali
Devono essere ammessi al voto i creditori privilegiati se la proposta concordataria ne prevede il pagamento in maniera dilazionata
La Cassazione, con la sentenza 22045 del 31 ottobre 2016, ha stabilito che nell’ambito del concordato fallimentare, che preveda il pagamento dilazionato, seppure in maniera integrale, dei creditori privilegiati, essi devono poter esprimere il proprio voto sulla proposta concordataria, essendo tale modalità di pagamento equivalente ad una soddisfazione non integrale del credito, in ragione della perdita economica che deriva dal ritardo con il quale i creditori conseguono le somme loro spettanti.