Source: https://osservatorio.giur.uniroma3.it/germain-katanga/
Timestamp: 2019-10-14 06:45:32+00:00
Document Index: 99972721

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 55', 'art. 25', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 25', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 25', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 78', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 103']

o Germain Katanga - Osservatorio sulla Corte Penale InternazionaleOsservatorio sulla Corte Penale Internazionale
L’imputato: Germain Katanga è un cittadino della Repubblica Democratica del Congo (DRC), nato il 28 aprile 1978 a Mambassa, nel distretto dell’Ituri.
Katanga è imputato di fronte alla CPI per i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità commessi durante l’attacco al villaggio di Botoro, tra gennaio e marzo del 2003, nel contesto del sanguinoso conflitto dell’Ituri, distretto nord-orientale della Repubblica Democratica del Congo, tra le etnie Lendu ed Hema.
Durante il conflitto l’imputato era al comando della FRPI, la milizia Lendu che insieme alla FNI si contrapponeva all’UPC, braccio armato dell’Hema.
Gli addebiti: Germain Katanga è stato accusato di aver commesso in concorso con Mathieu Ngudjolo Chui e tramite altre persone, ai sensi dell’art. 25(3) (a), i seguenti crimini:
A) Crimini di guerra, commessi nell’ambito di un conflitto armato di carattere internazionale:
Partecipazione attiva al conflitto di bambini soldato, di età inferiore ai 15 anni, ai sensi dell’art. 8(2)(b)(xxvi);
Attacco contro la popolazione civile in quanto tale, o contro civili che non prendono direttamente parte alle ostilità, ai sensi dell’art. 8(2)(b)(i);
Omicidio volontario, ai sensi dell’art. 8(2)(a)(i);
Distruzione di beni, ai sensi dell’art. 8(2)(b)(xii);
Saccheggio, ai sensi dell’art. 8(2)(b)(xvi);
Schiavitù sessuale, ai sensi dell’art. 8(2)(b)(xxii);
Stupro, ai sensi dell’art. 8(2)(b)(xxii);
B) Crimini contro l’umanità, commessi nell’ambito di un attacco esteso o sistematico contro qualsiasi popolazione civile:
Omicidio, ai sensi dell’art. 7(1)(a);
Stupro, ai sensi dell’art. 7(1)(g);
Schiavitù sessuale, ai sensi dell’art. 7(1)(g).
Il procedimento: il 23 giugno 2004 l’Ufficio del Procuratore, in seguito ad una segnalazione ufficiale da parte del presidente della Repubblica Democratica del Congo, annuncia di aver aperto un inchiesta per i crimini commessi nell’Ituri.
Il 10 Marzo 2005 Germain Katanga viene arrestato dall’Autorità Giudiziaria congolese in relazione all’omicidio di nove membri delle Forze di Pace dell’ONU. Due anni dopo, il 2 luglio 2007, viene emesso dalla Corte Penale Internazionale il mandato di arresto per Katanga, il quale verrà consegnato a quest’ultima, mediante trasferimento a L’Aja, il 17 ottobre dello stesso anno; il 22 ottobre Katanga si presenta per la prima volta davanti alla Corte.
Il 10 marzo 2008 la Corte decide di riunire il caso con quello di Mathieu Ngudjolo Chui, giustificando la propria decisione sulla base di ragioni di efficienza processuale e di tutela degli interessi delle vittime e dei testimoni.
Il 26 settembre 2008, dopo due rinvii di udienza, la Pre-Trial Chamber I conferma le accuse a carico di entrambi i soggetti, con l’esclusione di tre capi d’imputazione, per i quali non si è ritenuto che vi fossero indizi sufficienti: trattamenti inumani e oltraggi alla dignità personale (crimini di guerra) e altri atti inumani (crimini contro l’umanità). Viene fissata la data di inizio del processo per il 24 settembre 2009.
Il 24 novembre 2009, dopo un rinvio di due mesi, il processo inizia. Nella prima fase si svolge la requisitoria dell’accusa, che termina l’8 dicembre 2010. Il 21 febbraio 2011, dopo la pausa invernale, ha inizio la testimonianza delle vittime. Tra il 15 e il 23 maggio 2012 si è chiusa la fase orale.
Il 21 novembre 2012 la Trial Chamber II ha deciso separare i processi e si è pronunciata il 18 dicembre 2012 con una decisione di assoluzione nei confronti di Mathieu Ngujdjolo Chui.
La Trial Chamber II, con sentenza del 7 marzo 2014, ha dichiarato Germain Katanga colpevole per alcuni dei crimini a lui contestati.
Innanzitutto, la Corte, a maggioranza dei propri membri, ha modificato, ai sensi dell’art. 55 del proprio Regolamento, la qualificazione dei fatti, in ragione della necessità di riconoscere, con riferimento all’arco temporale che va dall’agosto 2002 al maggio 2003, il carattere non internazionale del conflitto armato in cui gli stessi si inseriscono.
È stata, altresì, modificata la qualificazione giuridica del contributo di Katanga alla commissione dei crimini, non più ritenuto responsabile ai sensi dell’art. 25(3)(a) – a titolo di coautoria – ma ai sensi dell’art. 25(3)(d).
“Ovvero – recita la sentenza – in ragione del suo contributo alla commissione dei crimini perpetrati dalle milizie Ngiti. A conoscenza dei piani criminali dei miliziani di colpire la popolazione di etnia Hema residenziale del villaggio di Bogoro, Katanga avrebbe agito da intermediario tra i fornitori di armi e munizioni e i gruppi paramilitari, garantendo a questi ultimi anche altre forme di supporto logistico e organizzativo”.
Con questa sentenza, la Corte, a maggioranza, ha dichiarato Katanga colpevole oltre ogni ragionevole dubbio, ai sensi dell’art. 25(3)(d), dei crimini di attacco contro la popolazione civile o contro civili che non prendono direttamente parte alle ostilità, ai sensi dell’art. 8(2)(e)(i); di saccheggio ai sensi dell’art. 8(2)(e)(xvi); di distruzione di beni, ai sensi dell’art. 8(2)(b)(xii); di omicidio, sia come crimine contro l’umanità, ai sensi dell’art. 7(1)(a), che come crimine di guerra, ai sensi dell’art. 8(2)(a)(i).
È stata, invece, esclusa, all’unanimità, la colpevolezza di Katanga, ai sensi dell’art. 25(3)(d), in relazione ai crimini di stupro e schiavitù sessuale, sia come crimine contro l’umanità, ai sensi dell’art. 7(1)(g), che come crimine di guerra, ai sensi dell’art. 8(2)(e)(vi).
Katanga è stato, infine, ritenuto non colpevole, ai sensi dell’art. 25(3)(a), del crimine di impiego dei bambini di età inferiore a 15 anni in un conflitto armato ai sensi dell’art. 8(2)(e)(vii).
Con sentenza del 23 maggio 2014 la Trial Chamber II si è pronunciata sulla determinazione della pena, condannando Germain Katanga a 12 anni di reclusione.
La Trial Chamber II si è pronunciata come segue sui singoli crimini per i quali Katanga è stato ritenuto colpevole ai sensi dell’art. 25 (3) (d): 12 anni di reclusione per il crimine di omicidio come crimine contro l’umanità; 12 anni di reclusione per il crimine di omicidio come crimine di guerra; 12 anni di reclusione per il crimine di attacco contro la popolazione civile come crimine di guerra; 10 anni di reclusione per il crimine di distruzione di beni come crimine di guerra; 10 anni di reclusione per il crimine di saccheggio come crimine di guerra.
Ai sensi dell’art. 78 (3), la Corta ha fissato un’unica pena (12 anni di reclusione), disponendo che dalla stessa sia detratto il periodo che Katanga ha trascorso in detenzione presso l’Aia (18 settembre 2007 – 23 maggio 2014).
La Trial Chamber II ha espressamente richiamato la necessità di rispondere alle esigenze di verità e di giustizia provenienti dalle vittimi e dalle loro famiglie. Pronunciandosi sulla funzione della penale e ricordando l’irrinunciabilità del principio della proporzionalità della stessa, ha poi specificato che la sanzione penale dovrebbe, da una parte, punire ed esprimere la disapprovazione sociale nei confronti del reo e, dall’altra parte, agire come deterrente evitando la futura commissione di crimini dello stesso tipo.
La decisione della Trial Chamber II è stata sorretta dalle osservazioni presentate dalle parti entro il 7 aprile 2014, dalle prove scritte dalle stesse depositate e dalle deposizioni dei testi escussi nelle udienze di 5 e 6 maggio 2014.
In particolare, la Corte ha tenuto conto, innanzitutto, della gravità dei fatti, valutata alla luce di alcuni fattori: la violenza e la crudeltà con la quale i crimini sono stati commessi, la portata degli stessi, la natura di soggetti vulnerabili delle vittime, la dimensione discriminatoria dell’attacco e le conseguenze che ancora oggi tali atti hanno sulle vittime e sulle loro famiglie. Con riferimento alla forma e al grado di partecipazione alla commessione dei crimini, la Camera ha preso in considerazione il fatto che Germain Katanga abbia fornito, avendone piena consapevolezza, un contributo essenziale alla commissione dei crimini. Si è poi tenuto conto di alcune circostanze attenuanti, avendo riguardo in particolare alle condizioni personali di Germain Katanga (la giovane età e le sue condizioni familiari) e al suo comportamento dopo la commissione dei fatti (in particolare il fatto che egli abbia sostenuto la smobilizzazione).
La Trial Chamber II non ha comminato alcuna ammenda in ragione dello stato di insolvibilità di Germain Katanga.
In data 22 settembre 2015, è stata rigettata la richiesta di riduzione della pena. In data 18 settembre, infatti, Katanga – detenuto dal 16 marzo 2006 – ha scontato due terzi della pena.
In data 13 novembre 2015, un collegio composto da tre giudici della Appeal Chamber ha revisionato la sentenza di Katanga emessa in data 23 maggio 2014.
I giudici del nuovo collegio – tenuto conto della collaborazione prestata, della genuina dissociazione rispetto ai crimini commessi, delle prospettiva di risocializzazione e della pubblica e ripetuta assunzione di responsabilità rispetto ai danni causati – hanno deciso di ridurre di 3 anni e 8 mesi la pena inizialmente comminata pari a 12 anni di reclusione. Di conseguenza, il fine-pena è previsto per il 18 gennaio 2016.
In data 19 dicembre 2015, Germain Katanga, insieme a Thomas Lubanga Dyilo, è stato trasferito in un carcere della Repubblica Democratica del Congo – con la cooperazione delle autorità nazionali e con il supporto delle autorità Olandesi e Francesi – per scontare la pena residua. Si tratta del primo caso in cui la CPI abbia designato uno stato per l’esecuzione di una sentenza ai sensi dell’art. 103 StCPI, sulla quale comunque permane la vigilanza della Corte affinché vengano rispettati gli standard internazionali relativi al trattamento del detenuti.
Lo status: detenuto presso un carcere nella RDC.