Source: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=16&id=00522262&part=doc_dc-allegatob_ab&parse=no
Timestamp: 2013-05-19 06:35:57+00:00
Document Index: 65473264

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 49', 'art. 41', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'e contrario']

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Caliendo, Castelli, Ciampi, Davico, Giovanardi, Mantovani, Palma, Pera e Viceconte.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Coronella, De Toni e Mazzuconi, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.
La senatrice Maria Giuseppa Castiglione ha comunicato di avere costituito all'interno del Gruppo Misto la componente "I Popolari d'Italia domani".
Il Presidente del Gruppo Misto ha comunicato che il senatore Giuseppe Astore ha costituito all'interno del Gruppo Misto la componente "Partecipazione Democratica".
Il Presidente del Gruppo Misto ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti:
12a Commissione permanente: entra a farne parte la senatrice Maria Giuseppa Castiglione.
In data 4 e 7 febbraio 2011, sono state trasmesse alla Presidenza due risoluzioni:
dalla 14a Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea) approvata nella seduta del 2 febbraio 2011 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un meccanismo di valutazione per verificare l'applicazione dell'acquis di Schengen (COM(2010)624 definitivo) (Doc. XVIII, n. 77).
dalla 11a Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale), approvata nella seduta del 2 febbraio 2011 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il Regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e il regolamento (CE) n. 987/2009 che stabilisce le modalità di applicazione del Regolamento (CE) n. 883/2004 (COM(2010)794 def) (Doc. XVIII, n. 78).
Il Presidente del Senato, in data 8 febbraio 2011, ha nominato componente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi il senatore Gianpiero D'Alia, in sostituzione del senatore Salvatore Cuffaro, dimessosi dal Senato.
Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha proceduto, nella seduta del 3 febbraio 2011, alla elezione del proprio Segretario, in sostituzione del deputato Maria Piera Pastore, dimissionaria. E' risultato eletto il deputato Marco Giovanni Reguzzoni.
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica Araba Siriana fatto a Roma l'11 settembre 2008 (2551)
(presentato in data 09/2/2011 ) C.3994 approvato dalla Camera dei deputati.
Senatori Lannutti Elio, Mascitelli Alfonso, Carlino Giuliana
Nuove norme in materia di utilizzo dei defibrillatori samiatuomatici e automatici esterni sul territorio nazionale
(presentato in data 03/2/2011 ) ;
senatore Pittoni Mario
Diposizioni concernenti interventi di indennizzo per i cittadini gli enti le imprese italiane per i beni, diritti ed interessi perduti nel territorio dell'ex Jugoslavia (2550)
(presentato in data 03/2/2011 ) .
Dep. Schirru Amalia ed altri
Interpretazione autentica del comma 2 dell'articolo 1 della legge 23 novembre 1998, n. 407, in materia di applicazione delle disposizioni concernenti le assunzioni obbligatorie e le quote di riserva in favore dei disabili (2545)
C.3720 approvato in testo unificato dalla Camera dei deputati (TU con C.3908)
(assegnato in data 04/02/2011 );
Dep. Barbieri Emerenzio ed altri
Concessione di contributi per il finanziamento della ricerca sulla storia e sulla cultura del medioevo italiano ed europeo (2548)
C.2774 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 09/02/2011 ).
In data 8 febbraio 2011, la 7a Commissione permanente è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva sugli effetti connessi all'eventuale abolizione del valore legale del diploma di laurea.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 1° febbraio 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 7 e 7-bis della legge 22 dicembre 1999, n. 512 - lo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante modificazioni al decreto del Presidente della Repubblica 28 maggio 2001, n. 284 concernente il Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso (n. 329).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 2ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro l'11 marzo 2011. Le Commissioni 1a e 5a potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro il 1° marzo 2011.
Il Presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, con lettera in data 3 febbraio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 12, della legge 23 agosto 2004, n. 239, come modificato dall'articolo 28, comma 2, della legge 23 luglio 2009, n. 99, la relazione sullo stato del mercato dell'energia elettrica e del gas naturale e sullo stato di utilizzo ed integrazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, relativa all'anno 2010.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a e 13a Commissione permanente (Doc. CCXXV, n. 2).
La Corte costituzionale, con lettera in data 2 febbraio 2011, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia della sentenza n. 33 del 26 gennaio 2011 nei giudizi di legittimità, in materia di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare (decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 10a e alla 13a Commissione permanente (Doc. VII, n. 118).
L'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte suprema di Cassazione, con lettera in data 3 febbraio 2011, ha trasmesso, ai sensi degli articoli 13 e 32 della legge 25 maggio 1970, n. 352, copia dell'ordinanza, emessa dallo stesso Ufficio in data 1° febbraio 2011, con la quale ha disposto che il quesito referendario n. 6 abbia il seguente titolo: "Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legitimo impedimento del Presidente del Consiglio dei ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale "e che sia così formulato. "Volete voi che siano abrogati l'articolo 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, nonchè l'articolo 2, della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante "Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?".
Detta ordinanza è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori.
La Commissione europea, in data 9 febbraio 2011, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sull'uso dei dati del codice di prenotazione a fini di prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e dei reati gravi (COM (2011) 32 definitivo).
Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 1ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 24 marzo 2011.
Le Commissioni 2ª, 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla Commissione di merito entro il 17 marzo 2011.
i signori Armando Vanotto e Fulvio Aurora, di Milano, e numerosi altri cittadini chiedono la sollecita approvazione del disegno di legge A.S. n. 2141, recante: "Disposizioni per la tutela e il riconoscimento di benefici previdenziali in favore dei lavoratori esposti all'amianto", attualmente all'esame della 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) (Petizione n. 1281);
il signor Vincenzo Armenio, di Catania, chiede il riconoscimento, ai fini della partecipazione ai pubblici concorsi, del servizio lavorativo prestato dai magistrati onorari (Petizione n. 1282);
il signor Salvatore Giardiello, di Piedimonte Matese (Caserta), chiede iniziative legislative atte a promuovere la sperimentazione di progetti relativi all'impiego di energie rinnovabili non convenzionali (Petizione n. 1283).
I senatori Adamo, Baio, De Sena, Di Giovan Paolo, Sangalli e Vimercati hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01894 del senatore Ceccanti ed altri.
(Pervenute dal 2 al 9 febbraio 2011)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 110
ADAMO: sulla gestione dell'Istituto comprensivo S. Ambrogio di Milano (4-03610) (risp. GELMINI, ministro dell'istruzione, università e ricerca)
AMATI ed altri: sulla ratifica della Convenzione di Oslo contro le munizioni a grappolo (4-04279) (risp. SCOTTI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
BIONDELLI: sulle possibili criticità connesse alla riforma scolastica (4-03743) (risp. GELMINI, ministro dell'istruzione, università e ricerca)
CASELLI: su finanziamenti destinati alla cooperazione tra Italia e Argentina (4-02848) (risp. MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
DIVINA: su un episodio di violazione di disposizioni in materia di pascolo di greggi in provincia di Padova (4-03683) (risp. GALAN, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)
ESPOSITO: sulla struttura di intelligence a supporto dell'Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'Unione europea (4-03732) (risp. MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
sul contrasto al fenomeno del bracconaggio sull'isola di Ischia (4-03856) (risp. GALAN, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)
FASANO: sull'emergenza idrica nel salernitano dovuta al maltempo di inizio novembre 2010 (4-04091) (risp. GALAN, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)
FERRANTE, DELLA SETA: sulla rimozione della bandiera di Legambiente dal cancello di una scuola di Sirmione (Brescia) (4-04028) (risp. GELMINI, ministro dell'istruzione, università e ricerca)
GIAMBRONE, BELISARIO: sulla riduzione degli insegnanti di sostegno (4-02727) (risp. GELMINI, ministro dell'istruzione, università e ricerca)
GIARETTA: sui progetti italiani di educazione allo sviluppo (4-04257) (risp. SCOTTI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
GRAMAZIO: su una nomina presso il Policlinico Umberto I di Roma (4-02976) (risp. FAZIO, ministro della salute)
sul comportamento di una dipendente dell'Istituto italiano di cultura di Amsterdam (4-04208) (risp. MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
GRAMAZIO, CIARRAPICO: sulla copertura di un incarico presso l'Agenzia di sanità pubblica Laziosanità (4-02221) (risp. FAZIO, ministro della salute)
MOLINARI: sulla gestione dei progetti per la cooperazione allo sviluppo in Uganda (4-04181) (risp. SCOTTI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
NEGRI ed altri: su episodi di violazione dei diritti umani in Messico, in particolare nei confronti delle donne (4-04315) (risp. SCOTTI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
POLI BORTONE: sulla riduzione degli insegnanti di sostegno (4-02876) (risp. GELMINI, ministro dell'istruzione, università e ricerca)
sui mancati stanziamenti per gli eventi calamitosi che hanno interessato la Puglia (4-03899) (risp. GALAN, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)
SARO ed altri: sull'applicazione non uniforme da parte delle Regioni del prelievo supplementare nel settore del latte (4-03847) (risp. GALAN, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)
VALLARDI, MONTANI: sulle misure in favore dei giovani agricoltori (4-03760) (risp. GALAN, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)
ZANOLETTI: sull'acquisto dei farmaci online (4-02964) (risp. FAZIO, ministro della salute)
ZANDA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
dagli atti trasmessi dalla Procura della Repubblica di Milano alla Camera dei deputati il 14 e il 26 gennaio 2011, in sede di domanda di autorizzazione a procedere a perquisizioni domiciliari a carico del deputato Berlusconi ex articolo 68 della Costituzione, emerge un aspetto che, connesso al procedimento penale in questione, deve ritenersi significativo per la valutazione delle condotte del Presidente del Consiglio dei ministri anche sotto i profili della liceità e della compatibilità con l'ordinamento nazionale e comunitario in materia di reati finanziari e di riciclaggio dei proventi di attività criminose;
da tali atti risulta infatti, con obiettiva evidenza documentale, che il Presidente del Consiglio dei ministri ha in più occasioni erogato - direttamente o per il tramite di suoi collaboratori - ingenti somme di denaro, anche brevi manu in contante, a diverse persone coinvolte nella medesima inchiesta giudiziaria;
a prescindere dall'effettiva natura di tali pagamenti - tuttora oggetto di accertamento nell'ambito del procedimento penale per i reati di prostituzione minorile e concussione - è di tutta evidenza che essi siano avvenuti in violazione delle norme "anti-riciclaggio" che lo stesso Governo Berlusconi ha recentemente modificato, inasprendole, in recepimento delle direttive comunitarie in materia;
il decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, ha infatti modificato la disciplina previgente, stabilendo che "è vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto di trasferimento è complessivamente pari o superiore a 5.000 euro" e che "il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati" (art. 49 del decreto legislativo n. 231 del 2007, come modificato dal citato decreto-legge n. 78 del 2010);
lo stesso decreto-legge n. 78 del 2010 ha non soltanto elevato le sanzioni amministrative per le violazioni della disposizioni "anti-riciclaggio" in materia di utilizzo di denaro contante, ma anche introdotto ulteriori e più stringenti obblighi di segnalazione alle autorità competenti, in relazione a tali illeciti;
in particolare la nuova disciplina ha stabilito, in aggiunta al previsto obbligo di comunicazione al Ministero dell'economia e delle finanze, anche uno specifico obbligo di segnalazione alla Unità di informazione finanziaria (UIF) istituita presso la Banca d'Italia di tutte le "operazioni sospette di riciclaggio", precisando che "il sospetto è desunto dalle caratteristiche, entità, natura dell'operazione o da qualsivoglia altra circostanza conosciuta in ragione delle funzioni esercitate, tenuto conto anche della capacità economica e dell'attività svolta dal soggetto cui è riferita", ed inoltre che "è un elemento di sospetto il ricorso frequente o ingiustificato a operazioni in contante (...) e, in particolare, il prelievo o il versamento in contante con intermediari finanziari di importo pari o superiore a 15.000 euro (art. 41 del decreto legislativo n. 231 del 2007, come modificato dal decreto-legge n. 78 del 2010),
se il Ministro in indirizzo non ritenga che la notizia degli avvenuti pagamenti in violazione dei limiti di legge all'utilizzo di contante, contenuta negli atti giudiziari trasmessi dalla Procura di Milano alla Camera dei deputati, integri gli estremi per la comunicazione di notizia di infrazione al Ministero dell'economia e delle finanze, ai fini della contestazione della medesima infrazione al soggetto interessato e della conseguente irrogazione della sanzione amministrativa, ai sensi dell'articolo 51 del decreto legislativo n. 231 del 2007 e dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689;
se non ritenga che la frequenza, la mancata giustificazione formale e l'entità dei pagamenti accertati, ivi inclusi quelli avvenuti per bonifico bancario, per come documentati dagli atti giudiziari trasmessi al Parlamento, impongano le verifiche previste dall'ordinamento vigente per le operazioni sospette di riciclaggio, tra cui quelle a carico della UIF presso la Banca d'Italia;
infine, se non ritenga indispensabile accertare l'origine, la natura e il percorso dei flussi di denaro oggetto da ultimo dei pagamenti illeciti, al fine di escludere la provenienza da attività criminose ovvero l'accantonamento e l'utilizzo quali "fondi neri" per il finanziamento di attività riconducibili agli interessi patrimoniali del Presidente del Consiglio dei ministri, direttamente o per il tramite di persone o società ad esso legate.
SBARBATI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
il fenomeno legato all'installazione di grandi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, che poco o nulla hanno a che vedere con l'attività agricola, sta assumendo dimensioni allarmanti sia per il negativo impatto sul bene paesaggistico che per i riflessi negativi sulle attività agricole-produttive;
è in atto una vera e propria aggressione al territorio e al paesaggio con danni non quantificabili e probabilmente irreversibili dal punto di vista sia ambientale che economico e produttivo;
alla diminuzione progressiva di terreno destinato alla produzione agricola si aggiunge il dato preoccupante di una trasformazione strutturale del paesaggio, dell'ambiente, dell'ecosistema, dell'intero territorio che arreca danni alle imprese agricole e all'agriturismo;
le difficoltà di quei Paesi che, fino a qualche tempo fa, erano i mercati più dinamici del solare, hanno dirottato gli investitori verso il nostro Paese, attratti non solo dalle condizioni geografiche-ambientali ma soprattutto dalle tariffe del conto energia che sono le più alte del mondo;
mentre però gli altri Paesi hanno tagliato queste tariffe anche in corso d'opera, quelle italiane sono state di fatto procrastinate, vista l'opportunità concessa di usufruire del vecchio conto anche agli impianti di sfruttamento delle fonti rinnovabili che avessero completato l'installazione entro il 31 dicembre 2010, se pure l'entrata in esercizio fosse avvenuta più tardi, ma comunque entro il 30 giugno 2011;
in questi ultimi tempi sono sorti in varie aree geografiche d'Italia numerosissimi parchi fotovoltaici, ma non su suoli marginali, bensì su splendide colline, suoli alluvionali, aree protette, come è avvenuto in provincia di Ancona in località San Marcello, contrada Melano, dove è sorto un impianto fotovoltaico con una capacità di 997 kw pur in presenza di altri due impianti realizzati nella stessa zona visibili ad occhio nudo;
tale realizzazione provoca un impatto complessivo evidente, inconciliabile peraltro anche con le caratteristiche dell'area collinare, che, va ricordato, è l'area di produzione del vitigno Lacrima di Morro d'Alba, che ha una complessità orografica e caratteristiche botanico-vegetazionali che hanno meritato un vincolo di paesaggio di interesse storico-ambientale posto dalla provincia;
tale impatto sul bacino visuale avrebbe richiesto una documentazione adeguata sia da parte della Energy Rha Srl che da parte del proprietario, nonché una valutazione severa della stessa da parte degli enti locali competenti al rilascio dell'autorizzazione;
il decreto legislativo n. 387 del 2003 all'art. 12, recita infatti "Gli impianti di produzione di energia elettrica di cui all'art. 2, comma 1, lettere b) e c), possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici. Nell'ubicazione si dovrà tener conto delle disposizioni in materia di sostegno al settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale di cui alla legge 5 marzo 2001, n. 57, articoli 7 e 8, nonché del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, articolo 14";
essendo il fotovoltaico un'attività economica che vive solo grazie alle forme di incentivazione in conto energia, esso non può andare a detrimento di altre forme economiche anch'esse oggetto di aiuto da parte dello Stato e degli enti locali, così come nel caso di cui sopra, poiché nella stessa zona a fianco dell'enorme parco fotovoltaico in costruzione è ubicato un agriturismo sovvenzionato sia dalla Regione Marche che dalla Comunità europea, proprio per la tutela e la valorizzazione del territorio e sopratutto per il sostegno alle imprese giovanili;
si determinano così due interessi confliggenti, entrambi finanziati con i soldi della collettività;
il predetto impianto di San Marcello, per il quale è stata richiesta la concessione del permesso di costruire in variante, ai sensi del decreto legislativo n. 387 del 2003 che prevedeva l'autorizzazione unica per la quale il soggetto istituzionale delegato è la Provincia, nonché ai sensi del decreto ministeriale 6 agosto 2010 che ha abrogato l'art. 5, comma 7, del decreto ministeriale 19 febbraio 2007, che riconduce tutto all'autorizzazione unica, e quindi restituisce la competenza alla Provincia, è stato invece autorizzato dal Comune di San Marcello che, alla luce della normativa vigente, sembra non averne titolo;
ciò ha comportato, a giudizio dell'interrogante anche per la frettolosità delle operazioni, l'elusione dell'assoggettamento del progetto presentato alle procedure di valutazione di impatto ambientale ai sensi del decreto legislativo n. 152 del 2006 e della legge regionale n. 7 del 2004, poiché l'impatto cumulativo ben visibile con un'esatta ricognizione mappale comporta il superamento di un megawatt di potenza installata;
dal 2003 purtroppo nessuno si è preoccupato di regolare l'uso delle zone classificate agricole per realizzare impianti da fonti rinnovabili; solo con il decreto ministeriale 10 settembre 2010 vengono indicati i criteri per individuare le zone agricole non idonee per detti impianti;
la Regione Marche recepisce il tutto solamente il 6 dicembre 2010, e ciò ha determinato un vuoto normativo incredibile, ancorché nel decreto legislativo n. 387 del 2003 ci fosse un richiamo importante alla legge n. 57 del 2001 che agli art. 7 e 8 elenca le attività agricole e le produzioni tradizionali da sostenere e favorire quali: insediamenti e permanenza dei giovani, attività agrituristica, prodotti agroalimentari di qualità e DOC, eccetera;
purtroppo nel momento di entrata in vigore delle leggi più recenti, la normativa transitoria lascia concludere i progetti già in corso, permettendo che prevalga l'interesse del singolo (a realizzare l'impianto) rispetto a quello collettivo, lasciando che gli impianti vengano realizzati anche in aree oramai definite non idonee dalla nuova normativa;
sullo stesso territorio della provincia di Ancona, a pochi chilometri da San Marcello, prima dell'abitato di Chiaravalle, località della bassa Vallesina, lungo la strada provinciale 2, insistono, in un tratto di meno di due chilometri ben quattro impianti fotovoltaici a terra, mentre un quinto è ubicato a ridosso del fiume Esino con un cartello in cui è scritto "Chiaravalle città del sole";
per ironia, peraltro, il Comune di Chiaravalle tramite la fondazione Chiaravalle-Montessori (Maria Montessori è nata qui) è proprietario del marchio "Slow-look", progetto turistico culturale che, ispirandosi al più celebre "slow food", si propone di far "gustare lentamente" al visitatore e al residente i luoghi circostanti;
l'Assessore all'agricoltura della Regione Marche, che per prima in settembre ha introdotto le linee guida per il fotovoltaico, ha riconosciuto con amarezza che purtroppo la normativa adottata interveniva "quando molti buoi erano già scappati dalla stalla" riferendosi alle autorizzazioni già concesse per i parchi fotovoltaici sui campi,
se i Ministri in indirizzo non intendano verificare, e in caso bloccare, l'autorizzazione alla costruzione dell'impianto fotovoltaico di San Marcello (Ancona), contrada Melano, in ragione di quanto sopra detto e del danno irreversibile che viene arrecato da tale impianto al bene territorio e alle attività agricole e non che su di esso insistono;
se non intendano intervenire su tutte le concessioni date nel momento del vuoto normativo e su quelle ancora da riconoscere, sia per fermare la speculazione, sia per evitare il rischio che installazioni progettate frettolosamente e altrettanto frettolosamente realizzate prima che scattino le tariffe del nuovo conto e le limitazioni delle linee guida non siano poi in grado di produrre il quantitativo di energia previsto, e di evitare altresì che i cittadini, che sulle bollette elettriche sopportano i relativi costi dei sussidi elargiti con denaro pubblico, al danno uniscono anche la beffa subita;
se non intendano, vista la pronuncia della Corte costituzionale, urgente provvedere ad integrare il quadro normativo e/o a modificarlo per fronteggiare la contraddizione che emerge dalla corretta applicazione delle disposizioni in materia, tenendo nella giusta considerazione la necessità e l'urgenza di assicurare velocemente un adeguato contemperamento dei diversi interessi in campo e contenere l'irreversibile trasformazione del paesaggio agrario, impedendo il consumo indiscriminato di suolo agricolo, fattore non rinnovabile di produzione, e salvaguardare altresì l'ambiente, il paesaggio, la biodiversità ed i beni culturali.
(3-01904)
BIANCONI - Ai Ministri della salute e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
il papilloma virus umano (HPV) rappresenta la causa principale dello sviluppo del cancro alla cervice uterina; il tipo di tumore che può generare al collo dell'utero è nel mondo la seconda forma di cancro più diffusa tra le donne dopo il tumore al seno, con oltre 500.000 nuovi casi ogni anno, eppure questo tumore è l'unica forma di cancro di cui si conoscono esattamente le cause e come prevenirle. Eppure le infezioni da HPV sono purtroppo ancora molto diffuse, con un impatto clinico e sociale elevato;
in Italia si registrano circa 3.500 nuovi casi ogni anno e circa 1.500 decessi. Oltre al Pap test le donne oggi hanno a disposizione il vaccino e il test HPV: quest'ultimo, grazie alla tecnologia molecolare Hybrid Capture 2 (HC2), è in grado di rilevare la presenza del papilloma virus ad alto rischio con grande anticipo rispetto al Pap test, ed è indicato per tutte le donne oltre i 30 anni di età;
i test diagnostici hanno svolto un ruolo importantissimo nel diminuire il numero dei nuovi casi e anche l'indice di mortalità, tuttavia esiste una fascia di donne che ancora non accede ai test diagnostici e rappresenta soprattutto quella su cui tale malattia incide maggiormente;
attualmente sono in commercio dei vaccini, che si rivelano efficaci a proteggere in età adulta dal rischio di contrarre il cancro alla cervice uterina. I dati che ci provengono dagli Stati dove, da circa un decennio, è in uso tale vaccinazione, fanno ben sperare che questo tipo di pratica preventiva contro i più diffusi tipi di papilloma virus permetterà alle donne di domani di non essere più contagiate;
già a partire dal 2008 si era provveduto a stanziare un contributo alle Regioni e alle Province autonome per promuovere l'agevolazione e la diffusione della vaccinazione contro l'HPV, ma in molte realtà l'Assessorato regionale competente non ha prestato la giusta sensibilità ed attenzione alla diffusione. Per questo motivo le Aziende sanitarie locali ed i presidi sanitari, che pure, a seguito di questo contributo, hanno acquistato il vaccino, non sono state in grado di garantire la diffusione uniforme sul territorio della vaccinazione;
allo stato attuale il 56 per cento di mamme, con figlie tra gli 11 e 18 anni, dichiara di non aver ricevuto specifiche informazioni o di non aver sentito mai parlare della vaccinazione. Questi dati trovano riscontro da quanto confermato dall'Istituto superiore di sanità: che solo il 59 per cento delle adolescenti, nate nel 1997, si è sottoposto alla vaccinazione, risultato ben lontano da quello del 95 per cento che si intendeva raggiungere per questa prima coorte di giovani,
quali azioni i Ministri in indirizzo intendano promuovere per la ricerca scientifica e per garantire che tutte le Regioni e, quindi, le Asl si adoperino in modo uniforme nell'agevolare il test HPV per le donne e la vaccinazione gratuita per le adolescenti, attraverso una concreta azione di monitoraggio ed informazione, in considerazione che tutte le cittadine italiane hanno diritto a poter usufruire di tale importante strumento di prevenzione su tutto il territorio nazionale tramite informazioni chiare e complete;
se intendano predisporre un piano più efficace, anche coinvolgendo le scuole, per garantire un migliore risultato delle coperture vaccinali già disponibili, al fine di accrescere la percentuale delle adolescenti che arrivano a completare l'intero ciclo dei tre richiami previsti per una corretta vaccinazione.
(4-04503)
DELLA SETA, FERRANTE - Ai Ministri dell'interno, dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
secondo quanto riportato dall'agenzia Ansa il 7 febbraio 2010, "è ripresa regolarmente intorno alle 7 la circolazione ferroviaria sulla linea Torino-Modane (Francia), bloccata all'alba per circa due ore per una manifestazione contro il nucleare. I manifestanti - hanno precisato fonti di Trenitalia - hanno bloccato la circolazione dei treni nei pressi delle stazioni di Condove - Chiusa di San Michele e di Bussoleno, subito dopo il passaggio di un treno che trasportava scorie nucleari dall'Italia verso la Francia. La manifestazione si è svolta senza incidenti e la Polizia ferroviaria, intervenuta sul posto, ha identificato alcuni dei manifestanti. Le scorie nucleari presenti sul convoglio contestato provenivano da Saluggia, paese di circa quattromila abitanti del Vercellese che è stato sede del reattore sperimentale "Avogadro RS-1", chiuso nel 1971, e che oggi è ancora il sito adibito allo stoccaggio di elementi di combustibile nucleare irraggiato. Una volta varcato il confine italo-francese, le scorie vengono inviate a centri speciali di trattamento, dove vengono messe in sicurezza e poi riportate in Italia. Questo programma di smaltimento dovrebbe esaurirsi entro il febbraio 2012";
secondo quanto viene denunciato dal circolo di Vallesusa di Legambiente, la vicenda sarebbe andata diversamente: "Verso le quattro del mattino - si legge in un comunicato dell'associazione - parte una prima carica a freddo e violenta sulle persone, circa una ventina, la carica continua… a questo punto le persone vengono perquisite, ad alcuni viene chiesto di togliersi le giacca e le scarpe... e alcuni vengono fotografati di fronte e di profilo - di fatto una vera e propria schedatura";
pertanto secondo questa versione le cariche sarebbero partite prima dell'arrivo del treno. Inoltre pare che il treno sia stato fermo tra Sant'Ambrogio e la stazione di Condovè per molto tempo;
a prescindere da come si siano svolti davvero i fatti in oggetto, quanto accaduto in Piemonte in occasione del passaggio di un treno carico di scorie nucleari proveniente da Saluggia e diretto in Francia, è una brutta premessa al nuovo corso atomico progettato dal Governo: mancanza di trasparenza e militarizzazione del territorio non sembrano un metodo praticabile per la gestione di rifiuti e impianti nucleari;
quanto accaduto conferma in particolare l'assoluta mancanza di trasparenza su tutta la filiera del ciclo dei rifiuti del nostro "vecchio" nucleare. È anche grave che in Piemonte non venga rispettata la legge regionale che prevede che i cittadini residenti nei territori attraversati dai convogli carichi di scorie vengano debitamente informati sui trasporti e sui piani di emergenza associati; soprattutto a Saluggia, dove al momento è custodito l'85 per cento dei rifiuti nucleari italiani;
la gestione delle scorie radioattive, per non parlare dei nuovi impianti che il Governo vorrebbe realizzare, non può avvenire tenendo all'oscuro le comunità locali. Il rispetto di basilari princìpi di condivisione, trasparenza e informazione quando si tratta di nucleare, è reso tanto più doveroso dalla sentenza n. 33 del 2011 della Corte costituzionale che ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art. 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 (Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell'articolo 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99) nella parte in cui non prevede che la Regione interessata, anteriormente all'intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio degli impianti nucleari",
se i Ministri in indirizzo intendano immediatamente, e attraverso quale strumento normativo, recepire la sentenza della Corte costituzionale n. 33 del 2011 con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, nella parte in cui non prevede che la Regione interessata, anteriormente all'intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio degli impianti nucleari;
se intendano fornire urgentemente tutti i dettagli sulla dinamica effettiva dell'episodio in oggetto, e in particolare sul fatto che sia o meno stato garantito in questo caso il diritto costituzionale a manifestare pacificamente e su quali direttive siano state fornite alle Forze dell'ordine.
(4-04504)
DELLA SETA, FERRANTE - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle politiche agricole alimentari e forestali e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che:
in base alla legge regionale 21 gennaio 2011, n. 5, recante "Disposizioni integrative della legge regionale 29 luglio 1998, n. 23 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna)", approvata dal Consiglio regionale della Sardegna, il competente Assessorato regionale ha deciso una deroga di un mese, ovvero di tutto febbraio, per l'esercizio della caccia a determinate specie;
la possibilità di deroga, così prevede la legge, è rivolta alla caccia agli uccelli selvatici per un periodo non superiore ad un mese, nell'interesse della salute e della sicurezza pubblica, della sicurezza aerea, per prevenire danni alle colture, al bestiame, ai boschi, alla pesca e alle acque, per la protezione della flora e della fauna, ai fini della ricerca, dell'insegnamento, del ripopolamento e della reintroduzione, per consentire, in condizioni rigidamente controllate ed in modo selettivo, la cattura, la detenzione o altri impieghi misurati di determinati uccelli in piccole quantità;
le deroghe, ai sensi del comma 3 dell'articolo 2 della legge, sono adottate dall'Assessore regionale all'ambiente, previa deliberazione della Giunta regionale, "con provvedimento motivato sulle ragioni che ne impongono l'applicazione, sentito l'Istituto regionale per la fauna selvatica (IRFS) ovvero, se non ancora istituito, un Comitato tecnico-scientifico composto da un esperto in materia di ambiente e fauna selvatica, un esperto in materia di coltivazioni agricole, un esperto in materia di salute pubblica. Il comitato tecnico-scientifico è istituito con deliberazione della Giunta regionale", su proposta dell'Assessore regionale all'ambiente, d'intesa con l'Assessore regionale all'agricoltura e l'Assessore regionale alla sanità;
è importante evidenziare che l'IRFS citato ad oggi non esiste e che quindi la decisione spetta solamente al Comitato tecnico-scientifico istituito con deliberazione della Giunta regionale;
inoltre la nuova legge, rispetto alla legge in vigore, prevede la possibilità di utilizzare per l'esercizio dell'attività venatoria fucili a canna rigata (le carabine, più efficaci a distanza di tiro) oltre a quelli ad anima liscia (a pallini);
è importante evidenziare che dopo aver già espresso il loro dissenso contro la decisione della Regione Sardegna, numerose associazioni ambientaliste e animaliste, tra le quali la Lac e la Lipu, hanno chiesto, in data 25 gennaio 2011, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale, di esperire ricorso governativo davanti alla Corte costituzionale avverso la legge regionale 21 gennaio 2011, sollevando conflitto di attribuzione;
è importante sottolineare che la deroga decisa dalla Regione Sardegna pare del tutto arbitraria e immotivata: non è stato considerato alcun rimedio alternativo, non sono stati dimostrati i pretesi danni alle coltivazioni agricole, sono autorizzati prelievi venatori potenziali tutt'altro che modesti e marginali in pieno periodo migratorio prenuziale e riproduttivo, viene palesemente ignorata la giurisprudenza della Corte di giustizia europea in materia. Inoltre la legge regionale sarda non prevede alcun parere tecnico-scientifico dell'Istituto superiore per la protezione ambientale (Ispra), in palese contrasto con la normativa comunitaria e nazionale e con la giurisprudenza costituzionale;
su aspetti analoghi, la Commissione europea aveva già aperto una procedura di infrazione (n. 2004/4242) contro l'Italia nel dicembre 2009, che ha dato luogo alla causa C-508/09 in attesa di definizione,
si chiede di conoscere se i Ministri in indirizzo intendano immediatamente, per evitare sia nuovi ricorsi alla Corte costituzionale e soprattutto nuove procedure di infrazione da parte della Commissione europea, esperire ricorso alla Corte costituzionale avverso la legge regionale 21 gennaio 2011.
(4-04506)
in un articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" il 6 febbraio 2011, il giornalista Marco Lillo pubblica alcune conversazioni tra alcune ragazze coinvolte nello scandalo del cosiddetto Rubygate;
riferisce l'articolo: «"Con l'approvazione di Masi", alla fine Raffaella le ha fregate tutte. La figlia del fruttivendolo di Casalnuovo di Napoli, nata a Cercola 22 anni fa, è riuscita a comprarsi la casa e a ottenere il programma, come voleva. La partecipazione all'Isola dei famosi di Raffaella Fico, è uno dei tanti gialli all'italiana. Dopo il mini scandalo suscitato dal suo passaggio dal Bunga bunga alla prima serata della tv pubblica, tutti fanno finta di non sapere chi sia il responsabile. Eppure riguardo allo sponsor che le avrebbe permesso di diventare famosa, Nicole Minetti e Barbara Faggioli avevano le idee chiare in tempi non sospetti"». Come si legge nel citato articolo, «queste ultime anelavano a comprare un immobile da 800 mila euro con i soldi del Cavaliere ed erano preoccupate della concorrenza delle altre pretendenti. E così il 23 settembre del 2010 al telefono marcavano stretto le rivali. Barbara temeva proprio Raffaella Fico ma Nicole la rassicurava dicendo che alla Fico non interessavano le case, ma qualcosa di diverso» come programmi televisivi;
ed ancora: «Effettivamente Raffaella Fico in quel periodo era la protagonista delle candid camera super sexy della trasmissione sportiva Controcampo. Su youtube gira ancora un pezzo cult in cui la ragazza del Cavaliere esce in mutandine e reggiseno da un camerino del Milan Store e si diverte a fare l'offesa quando i clienti strabuzzano gli occhi di fronte alle sue forme. Il tono della ragazza sembra quello di una suora, nonostante la mise. Un tono indignato quasi come quello usato dalla ragazza in un'altra comparsata celebre. Alla Vita in diretta nel marzo del 2009 Alba Parietti osò rinfacciarle le sue dichiarazioni provocatorie ("mi offro per un milione di euro") e lei che era solo una ex partecipante del Grande Fratello 2008, minacciò di lasciare la trasmissione su due piedi. Mentre un Lamberto Sposini più imbarazzante del solito interveniva a difenderla, rimbrottava Alba Parietti e si piegava a chiedere scusa alla giovane offesa. Raffaella però non si accontentava di questo trattamento di riguardo nelle comparsate in Rai. Né le bastavano gli sguardi di ammirazione per le candid. Secondo Nicole Minetti, puntava a una trasmissione più importante»;
stando alle intercettazioni riportate dall'articolo la Minetti pensava di avere una strategia migliore della Fico perché se doveva farsi raccomandare in TV chiedeva ad altri, vantando amicizie come Rossella Carlo, presidente di Medusa Cinema;
dal citato articolo risulta che: «Raffaella Fico, già nel 2009, dopo il Grande Fratello 2008, acquista un appartamentino a Reggio Emilia in un moderno stabile a due passi dal tribunale. Nel 2009 viveva lì, come aveva raccontato proprio a Sposini alla Vita in diretta. Reggio Emilia è anche la città del suo manager, il cui nome figura sul citofono ma a un altro interno. Mentre sul cartellino di Raffaella Fico accanto al suo cognome c'è un tale V.T., originario del salernitano. Raffaella comunque è un ospite quasi fisso delle feste del Cavaliere. E gioca su due tavoli sia a Milano (è segnalata tre volte solo nel settembre del 2010 ad Arcore) che a Roma» suscitando l'invidia delle altre ragazze specialmente quando si sparge la notizia che questi le avrebbe regalato una casa;
al catasto Raffaella Fico però non risulta avere altre intestazioni oltre alla casa di Reggio Emilia;
«quando arriva il momento del casting dell'Isola dei famosi è lei (la Fico) a spuntarla sulle agguerrite concorrenti come la materana Imma Dininni. La vincitrice del reality "Un due tre stalla" sulle reti Mediaset qualche anno fa, dopo avere incassato 200 mila euro di premio, era stata avvistata nelle feste di Silvio Berlusconi in Sardegna. Tre settimane fa, quando la produzione di Magnolia la esclude proprio perché il suo nome era uscito in relazione alle feste del Cavaliere, lei si infuria e contatta i giornalisti per raccontare tutto e poi ci ripensa. Quando il nome di Raffaella Fico esce nelle intercettazioni, il direttore di Rai due Massimo Liofredi prende le distanze: "Il cast è stato approvato da Mauro Masi". Su L'espresso, Emiliano Fittipaldi nota però che è la sesta ragazza del Cavaliere su otto edizioni dell'Isola a essere convocata da Simona Ventura. Il produttore del reality Giorgio Gori però precisa: "Il nome della Fico non era uscito quando è stata selezionata". Gli ascolti comunque sono assicurati»;
si apprende da notizie di stampa (si veda l'articolo di Paolo Berizzi pubblicato su "La Repubblica" dell'8 febbraio 2010) che il direttore generale della Rai, Mauro Masi ha firmato un «contratto ad personam per la valletta lituana» Rasa Kulyte;
Rasa Kulyte è una delle ragazze che animano le serate nella residenza romana del premier e «quando nel 2010 le si prospetta un contratto in Rai, il curriculum della Kulyte, bionda, occhi azzurri, racconta pochino: la ragazza non parla una lettera di italiano, al suo attivo ha la fascia di miss Lituania e il terzo posto a Miss European Union 2006»;
si decide di inserire la valletta Rasa Kulyte nella trasmissione al "Lotto alle Otto", che segue in diretta l'estrazione delle ruote di Roma, Milano e Napoli, a fianco di Tiberio Timperi e il suo volto va in onda, assieme a Jasmine Gigli e Stefania Orlando, ogni sera dall'8 febbraio 2010 dalla sala dei Monopoli di Stato;
relativamente all'ingaggio della Kulyte, Nino Rizzo Nervo, consigliere di amministrazione Rai racconta, nel citato articolo, come con il suo blitz il direttore generale ha scavalcato la direzione del settore competente per i contratti che aveva opposto un ripetuto rifiuto alle pretese esose della valletta: «"La storia è iniziata così. Masi chiede al settore risorse televisive di fare un contratto a questa ragazza. Lei chiede 1.500 euro a puntata. Una cifra che appare spropositata visto che il conduttore del programma, Timperi, guadagnava 400 euro. La direzione del settore competente respinge la richiesta e non fa nessun contratto". A quel punto inizia un'estenuante trattativa tra lo stesso direttore generale, Masi, e chi si deve occupare di formalizzare l'ingaggio di Rasa Kulyte. "Si scende a 1200 euro - ricorda Rizzo Nervo - ma la risposta è ancora: picche. Masi insiste e si arriva a 300 euro". La direzione risorse non cambia orientamento perché la cifra è ritenuta comunque sproporzionata rispetto al compenso del conduttore» e, di fronte all'ennesimo rifiuto dell'ufficio, Masi decide di firmare direttamente il contratto;
la vicenda della valletta lituana ricorda, in parte, quella della regista-attrice-imprenditrice bulgara Michelle Bonev, un'altra amica di Silvio Berlusconi premiata alla Mostra del Cinema di Venezia con un riconoscimento creato ad hoc dal Ministero per i beni e le attività culturali per il suo film Goodbye Mama. La pellicola è stata finanziata da Rai Cinema con 1 milione di euro. Anche in quel caso la richiesta di acquistare i diritti del film (dalla società della Bonev) era arrivata, nel 2009, da Masi,
se risulti, sulla base dell'attività di verifica del rispetto del Contratto di servizio con la RAI da parte del Ministro in indirizzo, che, nel casting dell'Isola dei famosi, siano state premiate con la partecipazione proprio le ragazze coinvolte nel cosiddetto Rubygate, ultima la signorina Raffaella Fico, che dopo aver vinto nel reality: "Un due tre stalla" sulle reti Mediaset ed aver incassato 200.000 euro di premio, esclusa dalle produzioni della Magnolia, a quanto risulta dalle citate notizie di stampa avrebbe minacciato di raccontare chissà cosa, salvo poi ripensarci successivamente;
se sia vero che, quando il nome della Raffaella Fico è comparso nelle intercettazioni, il direttore di Rai due Massimo Liofredi avrebbe preso le distanze, nonostante il cast fosse stato approvato dal direttore generale Mauro Masi;
se risponda al vero quanto riportato dalla stampa, ovvero che la signorina Fico sarebbe stata la sesta ragazza del premier ad essere ingaggiata nel citato programma della signora Simona Ventura;
quali misure urgenti il Governo intenda intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, per evitare che i programmi della Rai come "l'Isola dei famosi", vero e proprio refugium peccatorum, pagati prevalentemente con il canone, tra le tasse più odiate dai cittadini, possano essere occasioni di mercimonio a beneficio di attrici poco conosciute in cerca di notorietà con il benestare dei massimi dirigenti Rai, quali il direttore Mauro Masi, che sembrano garantire gli esclusivi interessi e desiderata dei loro protettori politici e del Governo;
se corrisponda al vero che il direttore Masi ha provveduto a firmare di suo pugno un contratto di ingaggio, nonostante il rifiuto della direzione del settore risorse televisive di sottoscriverlo dando parere negativo non una, ma ben tre volte e, in caso positivo, quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo.
(4-04508)
LANNUTTI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e della giustizia - Premesso che:
in un articolo pubblicato sul "Corriere della Sera" il 6 febbraio 2011, Massimo Sideri ricostruisce la scandalosa gestione degli arbitrati tra le ferrovie dello stato e le imprese dell'Alta velocità;
l'articolo prende spunto dalla vicenda giudiziaria sugli arbitrati tra Rfi (Rete ferroviaria italiana) e i general contractor dell'Alta velocità ferroviaria Torino-Napoli. «In azione c'è il pm Pietro Saviotti che dopo l'esposto dell'amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti ha aperto l'inchiesta. La massa documentale prodotta dagli investigatori della Polizia e della Polizia Postale anche in seguito a perquisizioni e intercettazioni telematiche è talmente intricata che il magistrato sarebbe adesso alla ricerca di un super perito tecnologico. La complessità riguarderebbe infatti la valutazione dei cosiddetti "metadati"»;
più oltre si legge: «In particolare la questione riguarderebbe il contenzioso arbitrale relativo alla Fiat dove a fronte della richiesta da parte di Trenitalia di 280 milioni di euro come penale per il ritardo sui lavori la controparte aveva opposto la richiesta di 502 milioni. L'ipotesi di reato di frode riguarderebbe non il percorso arbitrale ma le decisioni dei cosidetti Ctu, i consulenti tecnici di ufficio. A mettere sull'allerta Moretti sarebbero state le evoluzioni anche di altri arbitrati, in direzione univoca. Tra gli aspetti da chiarire c'è quello della nomina di un nuovo Ctu per la tratta Torino-Milano (il general contractor è il consorzio Cav To. Mi.) dopo che il precedente consulente era stato allontanato in attesa di accertamenti. Trenitalia ha preferito non rilasciare dichiarazioni sul tema specifico. Ma è possibile che nell'entourage legale di Moretti si guardi alle evoluzioni del dossier per valutare come muoversi anche ed eventualmente negli altri filoni. Nel caso di arbitrato, infatti, la strada della giustizia civile è bloccata e le parti non possono che accettarne il verdetto. E dunque il penale è l'unica via di uscita. "Nessuno degli arbitrati è arrivato a conclusione - fa notare una fonte vicina al dossier - è tutto fermo da tre anni. Inoltre presto per legge non ci sarà più la possibilità di ricorrere a delle procedure arbitrali, soprattutto nei confronti di società riconducibili allo Stato". Lo stesso legislatore si è reso conto che queste procedure in casi del genere rischiano di portare il solito "Pantalone" a pagare. A riaccendere la mina è stata la Corte dei Conti che con la determinazione 124/2010 depositata da poche settimane ha riacceso la questione del progetto Tav sottolineandone l'esplosione dei costi: solo per i progetti attuati fino ad oggi gli stessi sono passati dagli originari 15,5 miliardi ai 32 miliardi. Una cifra che sottostima in realtà, riferendosi al 2006, tutta la partita degli arbitrati attivati nel frattempo. Nello stesso esercizio 2006 è partito il contenzioso dei general contractor Cepav Uno/Eni per la tratta Milano-Bologna. Nel 2008, poi, ne sono comparsi altri tre: due della Fiat per le tratte Bologna-Firenze e Novara-Milano. L'ultima è la procedura arbitrale per la tratta Napoli-Roma dell'Iricav (capitanato da Ansaldo, Astaldi, Vianini Lavori e Società Italiane per Condotte d'Acqua). D'altra parte, come si evince anche dagli ultimi bilanci di Rfi, l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici aveva già lanciato un alert sulle criticità relative all'aumento dei tempi e dei costi delle opere" della Tav e aveva già avviato un monitoraggio sulle "modalità di affidamento dei lavori da parte dei general contractor". Peraltro la Corte ha sottolineato "la difficoltà di individuazione delle cause reali della lievitazione". Ma poco avanti ha anche definito "rilevanti e potenzialmente rischiosi" i contenziosi arbitrali. Ce n'è uno per ogni tratta. Non è roba da poco: si parla di "diversi miliardi" come riferisce la fonte vicina al dossier. Alla fine il conto complessivo della Tav, costi e arbitrati nello stesso calderone, potrebbe avvicinarsi ai 40 miliardi»,
se al Governo risulti che la Corte dei conti abbia riacceso la questione del progetto Tav sottolineandone l'esplosione dei costi fino al 2006, che, solo per i progetti attuati fino ad oggi, sono lievitati dagli originari 15,5 miliardi ai 32 miliardi di euro;
se risponda al vero che nel 2006 sarebbe partito il contenzioso dei general contractor Cepav Uno/Eni per la tratta Milano-Bologna, nel 2008, e che ne sarebbero "spuntati" altri tre, due dei quali della Fiat per le tratte Bologna-Firenze e Novara-Milano;
se risulti vero che, come segnalato anche negli ultimi bilanci di Rfi, l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici avrebbe lanciato un allarme sulle criticità relative all'aumento dei tempi e dei costi delle opere della Tav, con l'avvio di un monitoraggio sulle modalità di affidamento dei lavori da parte dei general contractor;
se risponda al vero che il contenzioso arbitrale relativo alla Fiat nasce a fronte della richiesta da parte di Trenitalia di 280 milioni di euro come penale per il ritardo sui lavori quando la controparte aveva opposto la richiesta di 502 milioni di euro, e se l'evoluzione anche di altri arbitrati, in direzione univoca, non possa integrare reati penalmente rilevanti a carico degli stessi consulenti tecnici d'ufficio;
se la nomina di un nuovo consulente tecnico d'ufficio per la tratta Torino-Milano, dopo che il precedente consulente era stato allontanato in attesa di accertamenti, non debba porre fondati sospetti, con eventuali ipotesi di reato di frode, che non riguarderebbe il percorso arbitrale, ma le decisioni dei consulenti;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare, per evitare che da tali dilatazioni dei tempi di consegna delle opere pubbliche, con conseguente lievitazione dei costi, siano proprio le casse dello Stato a rimetterci, almeno per le aziende controllate, specie alla luce dei giudizi che non sembrano equi ed addirittura fraudolenti degli interessi pubblici.
(4-04509)
nei giorni scorsi, la prima sezione penale della Corte di appello di Roma presieduta dal dottor Eugenio Mauro, giudici Maria Teresa Covatta e Alfredo Ruocco, ribaltando totalmente una precedente sentenza del Tribunale, ha condannato senza attenuanti l'inviato di "Striscia la Notizia" Valerio Staffelli, per "violenza privata" ai danni dall'ex direttore di Rai1 Fabrizio Del Noce;
tale sentenza di appello, che aveva come contesa giudiziaria l'ormai "storica" "microfonata" sferrata da Del Noce sul naso del tapiroforo nel novembre 2003, durante un movimentato servizio girato all'interno di un ristorante a Roma, ha completamente ribaltato le decisioni del primo grado, trasformando il dirigente della televisione pubblica da aggressore in parte lesa;
Del Noce attuale direttore di Rai Fiction, esasperato dall'inseguimento e dalle domande di Staffelli, aveva strappato il microfono all'inviato e in seguito, dopo averlo nascosto in un secchiello pieno di ghiaccio utilizzato per raffreddare le bevande, con uno scatto improvviso, a fronte di Staffelli che ne chiedeva la cortese restituzione glielo aveva "sbattuto" in faccia provocandogli dei traumi al naso;
in primo grado Del Noce era stato condannato per lesioni volontarie, ma il 4 febbraio 2011, la prima sezione penale della Corte d'appello di Roma ha stravolto il giudizio, tramutando quella condanna in "eccesso colposo di legittima difesa". Al dirigente Rai è stata anche dimezzata una multa, inizialmente ammontante a 800 euro. I giudici hanno invece considerato "violenza privata" il comportamento di Staffelli, che è stato condannato a 20 giorni di reclusione, convertiti in 760 euro di multa;
nella ricostruzione dei filmati mandati in onda più volte da "Striscia la Notizia" a commento della decisione della sentenza del 4 febbraio sul processo Staffelli-Del Noce, si può visionare la completa dinamica degli accadimenti avvenuti nel 2003 nel famoso ristorante romano "il Bolognese";
da questa ricostruzione, come si può agevolmente verificare dalle immagini registrate, l'inviato di "Striscia La Notizia" cerca di consegnare un Tapiro d'Oro all'allora direttore Rai Fabrizio Del Noce, rivolgendogli alcune domande, che, seppur incalzanti come consueto nel giornalismo d'inchiesta, non travalicano mai nell'aggressione fisica, e neppure comportano assenza di rispetto dell'intervistato che intendeva sottrarsi alle risposte;
in una prima fase, le immagini riproducono Del Noce che strappa il microfono a Staffelli e lo affoga dentro un secchiello di ghiaccio. Alle richieste insistenti di restituzione di uno strumento di lavoro per il tapiroforo, il direttore Del Noce, particolarmente alterato, prende dal secchiello il microfono e lo sbatte in viso a Staffelli, provocandogli serie lesioni facciali. All'uscita dal ristorante Del Noce si vanta affermando "Gliel'ho dato in testa". Anche Bruno Vespa, giornalista storico della Rai, ideatore della trasmissione "Porta a Porta" e buon amico di Del Noce, che si sarebbe trovato quella sera nel ristorante romano assieme alla consorte, pare sia stato esaminato dalla Corte di appello in qualità di testimone;
la decisione della prima sezione penale della Corte d'appello di Roma, che, accogliendo la tesi difensiva di Del Noce, ha ribaltato la sentenza di primo grado, potrebbe essere stata condizionata da eventuali influenze esterne;
c'è da dubitare che i giudici della Corte di appello di Roma, nell'emettere la sentenza di condanna per Staffelli e di quasi assoluzione per Del Noce, trasformando così l'aggredito in aggressore, abbiano effettivamente visionato il filmato integrale degli accadimenti girato da "Striscia la Notizia";
appare singolare che siffatti episodi di aggressione, così ampiamente e platealmente documentati nei filmati, possano essere "interpretati" dai giudici della prima sezione penale di Roma, trasformando così ad libitum gli aggrediti in aggressori da condannare,
si chiede di sapere quale sia la valutazione del Governo sulla vicenda e quali iniziative di competenza intenda assumere.
(4-04510)
PINZGER - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
la direttiva 2000/60/CE prevede che gli Stati membri provvedano entro il 2010 ad individuare politiche dei prezzi dell'acqua finalizzate al risparmio idrico e ad un adeguato contributo al recupero dei costi dei servizi idrici dei vari settori, tra cui l'agricoltura;
da informazioni assunte dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, si apprende che le Autorità di distretto stanno lavorando per definire il livello di tale adeguato contributo ed hanno già chiesto informazioni al Ministero ed all'Associazione nazionale bonifiche irrigazioni;
il problema è di un certo rilievo perché, da una parte l'uso virtuoso dell'acqua o la rinuncia a tale uso potranno ottenere un riconoscimento a livello di premio unico, dall'altra anche per l'irrigazione dovrà esserci un sistema di partecipazione ai costi, simile a quello previsto per l'uso potabile, perché dovrà anche essere considerato un costo per compensare l'impatto ambientale dell'uso dell'acqua. Verranno quindi messi in discussione sia il livello dei canoni sia gli introiti da parte dei consorzi quando questi siano troppo bassi;
va tenuto presente che, ad esclusione delle spese sostenute dalla Provincia di Bolzano, della Provincia di Trento e dalla Regione Valle d'Aosta, tutte le infrastrutture irrigue consortili e le loro manutenzioni straordinarie sono state realizzate senza alcun costo per gli agricoltori e che in futuro la tariffa dovrà prendere in considerazione anche queste spese;
le metodologie verranno predisposte dalle Autorità di distretto (per la provincia di Bolzano quella dell'Alto Adriatico) e c'è il rischio che queste non tengano in considerazione le esigenze dell'agricoltura e le specificità del Sudtirolo;
per il distretto del Sudtirolo, l'autorità di bacino dell'alto Adriatico sta lavorando sul tema "costi" , si presuppone, con principale attenzione alle problematiche venete,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, nell'ambito della ridefinizione dei costi dell'acqua, non intenda adoperarsi affinché si applichi in tutte le sedi il principio previsto dal regolamento stesso, il quale stabilisce che gli Stati membri possono tener conto delle ripercussioni sociali, ambientali ed economiche del recupero, nonché delle condizioni geografiche e climatiche della regione o delle regioni in questione.
(4-04512)
BATTAGLIA - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante;
tale Paolo Francesco Barbaccia Viscardi risulta essere aduso qualificarsi come "Principe Paolo Francesco Barbaccia Viscardi degli Hohenstaufen di Svevia, Gran Maestro del Sovrano Ordine Militare ed Ospedaliero di Santa Maria di Gerusalemme Teutonico Dinastico di Svevia";
sul sito www.teutonici.com gestito dal predetto Ordine, viene riportata la notizia della nomina di "S.E. Duca Giuseppe Torcivia Cavaliere di Gran Croce di Giustizia dell'Ordine Teutonico Dinastico Gran Cancelliere Magistrale ad Ambasciatore Plenipotenziario presso lo Stato della Repubblica Italiana";
l'Ordine teutonico (Ordo Fratrum Domus Hospitalis Santae Mariae Teutonicorum in Jerusalem) (www.deutscher-orden.at www.ordineteutonicosicilia.it) - già ente sovrano- è oggi persona giuridica pubblica dell'ordinamento canonico ed è governato da un gran Maestro avente il rango ed i privilegi di Abate generale mitrato;
l'Ordine teutonico è presente in Italia, oltre che con la procura generale presso la Santa Sede e con il priorato di Lana, con due Baliati (uno per il Sud Tirolo-Alto Adige e l'altro per il resto dell'Italia, esclusa la Sicilia) ed una Commenda autonoma in Sicilia, articolazioni che, conformemente al codice di diritto canonico, alle costituzioni dell'ordine ed allo statuto apostolico che le disciplina, sono persone giuridiche pubbliche dell'ordinamento canonico;
il predetto Paolo Francesco Barbaccia Viscardi non godrebbe di riconoscimento alcuno da parte di Stati esteri, si chiede di sapere;
se risponda al vero che il predetto abbia nominato un proprio ambasciatore presso la Repubblica Italiana e sulla base di quali presupposti si sia ritenuto di ricevere ed accettare la nomina;
in caso contrario, quali iniziative di competenza intenda avviare per tutelare la fede pubblica in relazione a tale notizia divulgata attraverso Internet.
(4-04514)
BELISARIO - Al Ministro della salute - Premesso che:
in data 16 dicembre 2010 il Governo e la Conferenza Stato-Regioni hanno firmato un accordo sul documento concernente «Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo», tra cui il cosiddetto "Piano di riordino dei punti nascita";
tale Piano prevede la chiusura dei reparti di maternità che effettuano meno di 500 parti ogni anno e la riorganizzazione di quelli che ne registrano meno di 1.000;
la chiusura riguarderebbe complessivamente 158 punti nascita su 559 nell'intero territorio nazionale;
mentre sarebbe contenuto l'impatto di tali disposizioni sulle regioni del Nord Italia (8 punti nascita su 75 a rischio chiusura in Lombardia, nessuno in Piemonte e Veneto), sarebbero invece coinvolte in maniera più rilevante le regioni meridionali con 38 punti nascita su 75 a rischio chiusura in Sicilia, 22 su 72 in Campania, 15 su 29 in Calabria;
in particolare per quanto concerne la Calabria, il decreto del Presidente della Giunta regionale 16 novembre 2010, n. 26, ha disposto che entro il 1° maggio 2011 (ma il termine originariamente previsto era il 10 dicembre 2010) siano disattivati i punti nascita ad oggi esistenti presso le case di cura "Cascini" di Belvedere Marittimo (Cosenza) e "Villa Michelino" di Lamezia Terme nonché presso i presidi ospedalieri di San Giovanni in Fiore (Cosenza), Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) e Acri (Cosenza);
secondo il medesimo decreto, la scelta dei punti nascita da disattivare sarebbe stata effettuata "sulla base di quanto espressamente previsto dalle linee ministeriali e a seguito di valutazione del rischio clinico";
per quanto concerne l'ospedale di Acri, è vero che viene effettuata all'incirca la metà dei parti richiesti, risulta tuttavia molto più pericoloso cercare di raggiungere in tempi utili l'ospedale di Cosenza o quello di Rossano Calabro, a causa della condizione delle strade di collegamento della zona, spesso interessate da eventi meteorologici che le rendono impraticabili e anche seriamente minacciate da eventi franosi;
inoltre il presidio ospedaliero di Acri è stato classificato come "ospedale di montagna", riconoscimento di una specificità geografica che non può essere valido solo per alcune tipologie sanitarie ed essere disatteso per altre;
appaiono dunque palesemente insufficienti valutazioni basate unicamente sui numeri, senza tener conto delle effettive condizioni dei territori;
gli ospedali di Acri e San Giovanni in Fiore - ma anche quello di Soveria Mannelli (Catanzaro) e Serra San Bruno (Vibo Valentia) - saranno fortemente ridimensionati in generale con una drastica riduzione di posti letto (meno di 30) e con attività ridotta nei fine settimana;
Acri e San Giovanni in Fiore sono cittadine che superano i 20.000 abitanti ciascuna e, dunque, ridimensionare drasticamente (in pratica, chiudere) quegli ospedali significa lasciare decine di migliaia di persone senza assistenza e senza cura, violando così il principio costituzionale di cui all'articolo 32 (la tutela della salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività);
anche in conseguenza di tale drastica riduzione dei servizi sanitari, intere e ampie zone di montagna, in forte crisi infrastrutturale, rischiano di essere di fatto abbandonate al loro destino con conseguente rischio di spopolamento,
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle citate misure adottate dal Presidente della Regione Calabria nella sua veste di commissario ad acta;
quali iniziative concrete si intendano porre in essere affinché si eviti l'abbandono di intere zone di montagna e delle aree interne calabresi, private del diritto alla salute;
che cosa intenda fare per garantire ai cittadini interessati il diritto alla salute, secondo il dettato dell'articolo 32 della Costituzione.
(4-04515)
AMATI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nel 2007 è stato autorizzato il gioco del poker on line in forma di torneo, che non è considerato gioco d'azzardo, perché ha una struttura che valorizza la capacità tecnica del giocatore, ed è organizzato in modo tale da non permettere al giocatore di correre i rischi tipici dell'azzardo;
con l'approvazione della legge 7 luglio 2009, n. 88 (legge comunitaria per il 2008), è stato previsto che il Ministro dell'economia e delle finanze adotti un regolamento per disciplinare le modalità del gioco, e si è ulteriormente esteso l'accesso al gioco on line, sia autorizzando altri tipi di gioco (tra i quali backgammon, black jack, eccetera) sia offrendo forme di poker non a torneo, e disponendo inoltre, in attesa del regolamento, la chiusura di tutti i circoli amatoriali che svolgevano l'attività dietro autorizzazione della questura, circoli nei quali, il poker veniva giocato dal vivo;
in questi giorni è stato lanciato un allarme dal Presidente del Comitato regionale Marche per le telecomunicazioni, relativo al fenomeno del gioco d'azzardo on line fra i minori;
da un'indagine condotta nelle scuole marchigiane, risulta che il 20 per cento dei minori abbia giocato a poker on line, gioco che crea dipendenza, e, grazie al web, agevola l'accesso dei minori ai quali basta dichiarare di essere maggiorenni per aggirare un divieto di utilizzo poco efficace;
secondo la denuncia del Corecom, inoltre, da alcune indagini svolte nelle scuole marchigiane, è emerso che bambini di scuola media inferiore abbiano perso diverse centinaia di euro proprio utilizzando il gioco d'azzardo via web,
in che modo si possa limitare efficacemente il gioco del poker on line per evitare che siano i minori a parteciparvi in grande numero;
quando sarà predisposto il regolamento per consentire la riapertura dei circoli amatoriali, favorendo così il gioco del poker dal vivo sicuramente praticato esclusivamente da adulti, e permettendo l'emersione del fenomeno del gioco d'azzardo tra i minori.
(4-04517)
in un articolo pubblicato dal settimanale "L'Espresso", il 7 febbraio 2011, Emiliano Fittipaldi riporta la storia e l'intervista di Alessio Liberati, giudice del Tar che «denuncia, con nomi e cognomi, i comitati d'affari del sistema giustizia»;
«Liberati fa il magistrato da dodici anni. Prima in terra di 'ndrangheta, a Locri, dove faceva il giudice penale, poi alla Corte d'appello di Catania, racconta nell'intervista. "Oggi lavoro al Tar Toscana, e da due anni sono impegnato nella politica sindacale interna. Ne ho viste di tutti i colori, ho denunciato fatti assai strani agli organi preposti, ma non mi hanno dato ascolto. Allora faccio quello che non ho mai fatto prima: parlare con un giornale"»;
Liberati «ha fondato l'Ami, una nuova associazione che coinvolge, tutti insieme, giudici, pm, magistrati amministrativi e contabili. Ora a "L'espresso" fa una lunga lista di nomi e cognomi, di storture e scorrettezze che, dice, "stanno minando la credibilità dei massimi organi della giustizia amministrativa. Consiglio di Stato in testa"»; si legge ancora: «La battaglia del magistrato inizia nel 2007, quando viene bocciato al concorso per passare dal Tar al Consiglio di Stato: "Ponevo dei dubbi sui titoli di uno dei vincitori, Roberto Giovagnoli, che a mio parere non aveva i requisiti per partecipare al bando. Più una serie di gravi errori procedurali. Ho fatto ricorso, e così è cominciato il mio inferno". Naturalmente si è pensato che avesse vestito i panni del Torquemada solo per ripicca, per vendetta. Ma lui replica così: "Pochi giorni fa è uscita la sentenza del Tar. Che su Giovagnoli non è entrata nel merito, ma ha dichiarato che il concorso è di fatto illegittimo". Il concorso "illegittimo", però, non è stato annullato, e Liberati ha avuto un risarcimento beffa: mille euro. "Ora la palla passa alla presidenza del Consiglio, che potrebbe intervenire facendo chiarezza sul più importante concorso della giustizia amministrativa. Ma da Palazzo Chigi tutto tace". Sarà una coincidenza, ma dopo il ricorso comincia per Liberati una lunga via Crucis. Da accusatore ad accusato. Azioni disciplinari e pressioni non si contano. Continua Liberati: "Il nostro organo di controllo ha disposto il monitoraggio di tutte le e-mail in cui denunciavo fatti gravi per verificare se siano lesive del prestigio della categoria. L'ex presidente del Consiglio di Stato Paolo Salvatore ha aperto un procedimento disciplinare contro di me". I rimproveri, chiamiamoli così, sono tanti: "In primis mi dicono di aver diffuso un verbale non pubblico nel quale un mio collega poneva dubbi sul caso Giovagnoli. Poi sostengono che abbia diffamato e irriso Carmine Volpe, un magistrato che ha chiesto un'invalidità di servizio per una patologia alla schiena" (...) Liberati (...) racconta così: "Secondo Volpe, l'ernia gli era venuta perché alzava fascicoli troppo pesanti sul lavoro. L'invalidità inizialmente gli è stata negata, poi lui ha fatto ricorso al Tar che gli ha dato ragione. Io, in un dibattito pubblicato on line su una mailing list dedicata ai giudici amministrativi, mi sono "complimentato" con lui. Visto che avevo scoperto che nel frattempo aveva corso una frazione, tre chilometri, di una maratona di beneficenza". Chissà se si tratta dello stesso Carmine Volpe che qualche tempo fa ha fatto di meglio, chiudendo la mezza maratona Roma-Ostia, 21 chilometri, in un'ora e 44 minuti. "C'è stata anche un'interrogazione parlamentare, ma il governo non ha mai risposto. Il paradosso è che mentre io sono sotto inchiesta per aver denunciato i rischi della giurisdizione domestica (cause di giudici che possono essere decise da colleghi che lavorano nella porta a fianco), Volpe è entrato a far parte dello staff del ministro Raffaele Fitto ed è stato promosso presidente di sezione del Consiglio di Stato". La terza accusa, così come la racconta Liberati, suona paradossale. Il magistrato ha ricevuto una lettera anonima sulla sua scrivania che parlava, letteralmente, di sentenze truccate, giudici indagati, arbitrati usati come ricompensa e raccomandazioni: "I fatti erano specifici, e ho mandato la missiva al Consiglio di presidenza per eventuali accertamenti. Loro non hanno fatto nessuna istruttoria, ma hanno aperto una pratica disciplinare contro di me. Dicendo che, spedendola acriticamente, ho fatto implicitamente mie le accuse dell'anonimo". Torna l'accusa di fondo: la sua compagna è mossa dall'invidia perché ha perso il concorso». A ciò Liberati risponde: «Legittimo pensarlo, per carità. È vero, è andata male, anche se ero primo per titoli. Ma non ce l'ho con nessuno. Chiedo solo trasparenza e chiarezza per uno dei concorsi pubblici più importanti del Paese, per il massimo organo della giustizia amministrativa. Ricordo che sono consiglieri personalità come il ministro Franco Frattini, Antonio Catricalà, Nicolò Pollari»;
si legge ancora nell'articolo-intervista che inoltre Liberati racconta che «Qualche tempo fa due colleghi, Vincenzo Fortunato, capo di gabinetto di Giulio Tremonti, e Salvatore Mezzacapo hanno partecipato alle nomine della commissione del concorso al Tar a cui partecipavano le rispettive consorti. Sarebbe stato opportuno che i due si astenessero dalle pratiche, e invece hanno partecipato anche alla votazione con cui fu nominato presidente aggiunto del Consiglio di Stato Pasquale De Lise, presidente della commissione di quel concorso. Le mogli concorrenti hanno vinto ...". Non si tratta di fatti e comportamenti difficili da accertare, eppure tutto tace. De Lise l'anno scorso è diventato presidente al posto di Salvatore. (...) Oltre le tre azioni disciplinari in corso, infatti, contro il giudice rompiscatole ne sono state aperte altre, però rimaste, per sua fortuna, solo sulla carta. Ecco com'è andata. "Notai che il nome e la corrispondente data di nascita del presidente di un'associazione dei magistrati di Palazzo Spada, Filoreto D'Agostino figurava in un elenco di massoni pubblicato da un sito Web. Ho chiesto così di verificare l'eventuale iscrizione di magistrati alle logge (come si sa, il vincolo di obbedienza che si deve ai "fratelli" è incompatibile con incarichi in magistratura). Anche in questo caso, fatti non difficili da accertare, ma non è successo niente, anzi hanno aperto un'istruttoria contro di me, dicendo che la lettera poteva essere lesiva dell'onore della categoria". Ancora: "Un'altra pratica è stata intentata contro il giudice Liberati quando lo accusarono di aver offeso Salvatore e De Lise su Internet. "Non so di cosa si trattasse, visto che lo stesso De Lise mi negò l'accesso agli atti. Certo, ho ricordato, nella solita mailing list per addetti ai lavori, che Salvatore è stato indagato nel 2008 per concorso in corruzione in atti giudiziari e abuso d'ufficio. E ho pubblicato le intercettazioni della cricca che riguardavano De Lise. Ma non ho offeso proprio nessuno". (...) Nel frattempo esplodeva l'inchiesta su Angelo Balducci e la Protezione civile, e spuntavano i nomi dell'ex presidente del Tar Lombardia Pier Maria Piacentini e dei giudici contabili Antonello Colosimo e Mario Sancetta. Ormai fedele al suo ruolo, Liberati ha aperto un ennesimo fronte, stavolta con altri magistrati: gli incarichi esterni ("Un consigliere prende in media 130 mila euro lordi l'anno, ma alcuni vi aggiungono lavori extra da decine di migliaia di euro che non sarebbero rimborsabili"), l'assenza di trasparenza, gli arretrati pazzeschi della giustizia amministrativa. E sempre con nomi e cognomi.»
Liberati si sente deluso: «"Sto pensando di andare a lavorare all'estero. Ma vada come vada, non potrò esimermi dal fornire alle procure competenti gli elementi che, per difendermi, ho raccolto sui rapporti tra magistrati amministrativi, comitati d'affari, politica e massoneria. Non è coraggio, è la mia coscienza che me lo impone"»,
se il Governo intenda approfondire per gli aspetti di propria competenza, con doverosi riscontri ed ispezioni, le denunce inoltrate dal dottor Alessio Liberati che ha documentato, anche con l'intervista a "L'Espresso", fatti e misfatti della giustizia amministrativa e di alcuni magistrati;
se risulti corrispondente al vero quanto riportato nel citato articolo ovvero che il Presidente di un'associazione di magistrati di palazzo Spada, Filoreto D'Agostino, sia lo stesso che figurava in un elenco di massoni pubblicato da un sito web, nonostante il divieto di iscrizione dei magistrati alle logge, il cui vincolo di obbedienza ai "fratelli muratori" è incompatibile con incarichi in magistratura;
se risulti che Salvatore De Lise sia lo stesso De Lise indagato nel 2008 per concorso in corruzione in atti giudiziari e abuso d'ufficio, coinvolto nelle intercettazioni della "cricca" che riguardavano Angelo Balducci e la Protezione civile;
se risulti che i magistrati Vincenzo Fortunato e Salvatore Mezzacapo siano gli stessi che hanno partecipato alle nomine della commissione del concorso al Tar dove concorrevano le rispettive consorti e se tale mancata astensione dal concorso non debba rappresentare fondata motivazione per invalidare ed annullare d'ufficio il concorso stesso;
se Carmine Volpe, il magistrato che ha chiesto un'invalidità di servizio per una patologia alla schiena, sia lo stesso Carmine Volpe che ha corso nella maratona Roma-Ostia e che è stato promosso Presidente di Sezione del Consiglio di Stato, probabilmente premiato per questa performance di maratoneta dal ministro Raffaele Fitto, che lo avrebbe chiamato nel suo staff;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che i magistrati che fanno il loro dovere, ma che non sono iscritti né alla massoneria, né alle confraternite o alle varie "cricche" di potere, vengono puniti perché lederebbero l'onore della categoria dei magistrati, quando al contrario a quanto risulta all'interrogante vengono premiati con i più alti incarichi direttivi coloro che brigano per spartirsi il potere pilotando i concorsi ed eventuali sentenze.
(4-04518)
PETERLINI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
il Movimento indipendentista, che rappresenta le forze progressive ed è un settore importante della società basca, ha optato per l'uso esclusivo delle vie politiche e democratiche per il conseguimento degli obiettivi politici escludendo qualsiasi forma di violenza o coazione;
l'illegalità nello Stato spagnolo di questa forza politica, attraverso la legge sui partiti del 2002, ha rappresentato un duro colpo per i principi democratici e di partecipazione politica;
l'esclusione dalla attività istituzionale di questa forza politica ha ostacolato la ricerca di una soluzione al conflitto politico in atto. Con la Dichiarazione di Alsasua e Venezia, l'assunzione dei principi contenuti nel manifesto Zutik Euskal Herria e nell'Accordo di Gernika, la Sinistra indipendentista ha compiuto un passo definitivo per un ambito politico dove tutte le opzioni politiche possano esprimersi su un piano di parità di diritti e dove i loro progetti possano concretizzarsi. Un ambito politico che escluda qualsiasi forma di violenza nel perseguire il raggiungimento degli obiettivi;
la Sinistra indipendentista ha deciso di costituire uno nuovo partito politico i cui principi rispettano totalmente quelli stabiliti dalla legge sui partiti del 2002, criticata da organismi internazionali come la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite o Amnesty International ma avallata dal Tribunale europeo dei diritti umani;
questa scelta vuole essere una dimostrazione della volontà della Sinistra indipendentista di affrontare sul terreno politico il processo di pace e democratico in Euskal Herria, una scelta che vuole essere allo stesso tempo un invito allo Stato spagnolo a fare altrettanto;
un rifiuto da parte delle autorità spagnole di legalizzare questa formazione politica rappresenterebbe un serio ostacolo per questo processo e sarebbe contrario agli standard democratici europei,
se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire presso il Governo spagnolo affinché garantisca la legalizzazione di questo nuovo partito politico, per favorire il processo di pace e in accordo ai principi democratici;
se non ritenga di dover fare un appello all'Unione europea perché si faccia garante del rispetto dei diritti democratici per questo nuovo partito politico. In questo modo anche l'Italia contribuirà al processo democratico, come d'altra parte hanno fatto una ventina di personalità internazionali, tra cui Desmond Tutu, Frederik W. De Klerk, Albert Reynolds, John Hume, Jonathan Powell, Raymond Kendal, che hanno sottoscritto un documento (Dichiarazione di Bruxelles) nel quale, oltre a dare il proprio sostegno al percorso intrapreso dalla Sinistra indipendentista hanno chiesto all'ETA un alt al fuoco "generale, permanente e verificabile" ed al Governo spagnolo di rispondere di conseguenza. L'ETA il 10 gennaio 2011 ha accolto questa esigenza mentre il Governo spagnolo continua a negare azioni che favoriscano la soluzione del contenzioso politico, non ultimo, manifestare la propria opposizione alla legalizzazione della Sinistra indipendentista.
(4-04519)
da svariati mesi i cittadini anacapresi sopportano notevoli disservizi nello smistamento e nella distribuzione della posta in arrivo, comprese raccomandate e assicurate;
ormai la posta viene quasi sistematicamente consegnata in ritardo - talvolta è consegnata anche a settimane di distanza dall'arrivo presso gli uffici o, addirittura, non recapitata affatto - oppure (anche in caso di raccomandate) incautamente lasciata in giro in prossimità delle abitazioni, esposta alle intemperie che possono danneggiarla o distruggerla oppure a rischio di essere letta da persone diverse dal destinatario;
tale stato di cose non di rado ha provocato danni non lievi: per esempio, servizi telefonici o di erogazione di luce o gas sospesi per mancati pagamenti o bollette maggiorate con interessi di mora per ritardati pagamenti, notifiche di contenziosi giudiziari mai pervenute ai destinatari, divulgazione di atti riservati, eccetera;
inoltre, all'interrogante risulta che, non di rado, i cittadini hanno provveduto a ricercare personalmente la propria corrispondenza nei sacchi di posta accumulati presso l'ufficio postale;
le istituzioni locali sono finora rimaste sorde e inattive nonostante le lamentale dei cittadini anacapresi,
se risulti che lo stato in cui versa l'ufficio postale di Anacapri (Napoli) sia riconducibile alla fattispecie di interruzione del pubblico servizio e, in caso affermativo, se risultino eventuali responsabilità o inadempienze;
se e quali misure intenda intraprendere il Ministro in indirizzo al fine di riportare alla normalità lo smistamento e la distribuzione della posta ad Anacapri.
(4-04521)
nel marzo 2005 l'Anas ha avviato i lavori di completamento del tratto stradale Catania - Siracusa con la realizzazione di 25 chilometri di nuova autostrada con un investimento pari a 723 milioni di euro;
detti lavori, riguardanti il tratto compreso tra la località di Passo Martino e il chilometro 130+400 della strada statale 114 "Orientale Sicula", eseguiti con affidamento a contraente generale, sono terminati nel dicembre 2009;
l'impresa esecutrice individuata è Pizzarotti & C. SpA;
considerato che il contraente generale Pizzarotti & C. SpA ha affidato l'esecuzione dei citati lavori a ATI Sics-Cfc;
preso atto che all'interrogante risulta che Pizzarotti SpA avrebbe compiuto una serie di inadempienze contrattuali nei confronti di ATI e non avrebbe corrisposto i pagamenti in base agli avanzamenti dei lavori;
rilevato che il decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 190, recante "Attuazione della legge 21 dicembre 2001, n. 443, per la realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti produttivi strategici e di interesse nazionale" prevede all'articolo 9, comma 9, che "Il soggetto aggiudicatore verifica periodicamente il regolare adempimento degli obblighi contrattuali del contraente generale verso i propri affidatari"; avendo facoltà, ove risulti l'inadempienza del contraente generale, di applicare una detrazione sui successivi pagamenti e procedere al pagamento diretto all'affidatario nonché di applicare le eventuali sanzioni",
l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra riportato e in caso affermativo:
1) se risultino le verifiche effettuate da parte di Anas sul contraente generale o, in assenza, i motivi per i quali dette verifiche non sono state poste in essere;
2) se risultino i pagamenti effettuati dal contraente generale in favore dell'affidatario e se gli stessi siano rispondenti ai pagamenti effettuati da Anas;
3) se e in quali modi intenda intervenire al fine di facilitare la ricomposizione della controversia in atto tra contraente generale e affidatario dei lavori di completamento del tratto stradale Catania - Siracusa.
(4-04522)
il progetto di cartamela acquista un valore maggiore se si pensa che l'Alto Adige è uno dei maggiori produttori europei di mele. Cartamela, i cui diritti sono detenuti dalla Ecoapple Srl, ha già riscosso importanti successi, tanto da aver rapidamente conquistato sia l'amministrazione della Provincia autonoma di Bolzano che la diocesi altoatesina;
(4-04523)
DIVINA - Al Ministro della difesa - Premesso che:
l'interrogante è a conoscenza dell'esito della graduatoria per l'arruolamento di nuove leve volontari in ferma prefissata di un anno (VFP1) - IV blocco 2010, elenco pubblicato sul sito ufficiale del Ministero della difesa, da cui si evincono sia i candidati vincitori sia quelli idonei ma non vincitori di concorso;
il bando prevedeva il reclutamento complessivo su territorio nazionale di 1.800 unità;
nel Trentino sono risultati idonei 75 concorrenti di cui solo 5 vincitori;
alcuni candidati, pur raggiungendo un ottimo punteggio, 8 su 10, non sono passati, mentre altri, con punteggio, addirittura, 1 su 10, originari di altre regioni del Sud, sono stati confermati;
dai precedenti reclutamenti, risulterebbero, mediamente, essere state idonee 10 /12 unità trentine, circa il doppio di quelle confermate nel concorso 2010;
appare evidente una notevole riduzione (circa del 50 per cento) degli aspiranti VFP1 del Trentino, diminuendo così la probabilità di buona riuscita,
se, da parte del Ministro in indirizzo, possa essere valutata con attenzione la questione dei candidati idonei non vincitori, esclusi, pur avendo raggiunto ottimi punteggi alle prove (8 su 10), a cospetto di chi, invece, è risultato idoneo vincitore con un punteggio di appena 1 su 10;
se gli idonei non vincitori, che hanno, comunque, dimostrato requisiti e punteggi eccellenti, possano essere valutati e presi in considerazione per prossimi arruolamenti;
se, sempre a questi idonei non vincitori, che intenderanno candidarsi nuovamente possano essere concesse alcune facilitazioni come:
a) l'azzeramento o la riduzione delle spese per la presentazione della domanda;
b) l'esonero dalle prove di esame già superate nel precedente concorso.
(4-04524)
3-01903, del senatore Lannutti, sulle quote azionarie del Gruppo editoriale Rcs detenute da alcuni azionisti di riferimento.