Source: http://www.filcams.cgil.it/category/diritto-di-sciopero/documenti-di-settore-l-diritto-di-sciopero/
Timestamp: 2017-12-14 23:07:36+00:00
Document Index: 101094347

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 1', 'art. 2103', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 39', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 2083', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 16', 'art. 2083']

Category Archives: documenti-di-settore
DCG_309del2010.pdf
CGSSE Delibera 04_267.pdf
Farmacie.pdf
Distribuzione_Farmaco_Reg_Sciopero26012004.pdf
letti gli atti e documenti di causa
rilevato in fatto che la Filcams – Cgil ha denunciato l’ antisindacalità del comportamento tenuto da Società Sviluppo Commerciale s.r.l. in occasione dello sciopero proclamato dalle OO.SS. per la giornata del 16/03/2002 e consistito nella sostituzione dei lavoratori scioperanti con altri dipendenti provenienti da altre unità produttive ed aventi qualifiche contrattuali superiori di uno o due livelli rispetto a quelle dei lavoratori che andavano a sostituire;
che la ricorrente ha allegato come la operata sostituzione di personale in sciopero mirasse a vanificare lo sciopero attraverso sostituzioni adottate in violazione di legge (Art. 2103 c.c. e 13 L. 300/70) e come sussistesse la attualità della condotta denunciata in relazione al convincimento della resistente di avere operato legittimamente con certa reiterazione del comportamento in occasione di altri scioperi;
Che la SSC srl si è costituita deducendo il difetto di legittimazione attiva della organizzazione ricorrente in relazione alla esistenza di una struttura territorialmente più periferica rispetto a quella ricorrente costituita dalla “segreteria metropolitana” della Filcams Cgil la inammissibilità del ricorso in relazione al conferimento del mandato alle liti non da parte della organizzazione bensì da parte del sig. Sforza in proprio; la infondatezza della domanda alla luce della giurisprudenza della Corte di Cassazione in ordine alla legittimità della adibizione di personale (sia interno che esterno) a mansioni proprie dei dipendenti in sciopero al fine di proseguire l’attività aziendale durante lo sciopero, che lo sciopero fu indetto nella giornata di sabato, in periodo vicino a Pasqua di particolare affluenza di clientela e che le suddette circostanze indussero l’azienda ad attivarsi per ridurre il danno provocato dallo sciopero; che i dipendenti che sostituirono gli scioperanti – capi settore, capi reparto e allievi capi reparto – normalmente possono svolgere nell’ambito delle loro mansioni anche compiti meramente operativi in quanto devono conoscere l’intero ciclo produttivo; che non sussiste l’elemento soggettivo della denunciata condotta (peraltro neppure allegato dal ricorrente) come si evince dalla circostanza che la resistente intrattiene costanti relazioni sindacali a livello di unità produttiva, che tre giorni dopo lo sciopero vi fu un incontro tra le parti sociali che portò alla firma del verbale di incontro poi sottoposto all’ assemblea dei dipendenti a dimostrazione del fatto che il comportamento aziendale non aveva compresso l’azione sindacale nonché della inattualità della condotta.
E’ infondata la eccezione di difetto di legittimazione attiva della struttura provinciale della organizzazione sindacale ricorrente in quanto non risulta provata la esistenza di una struttura sindacale metropolitana; anzi dalla dichiarazione di parte ricorrente, non contestata dalla controparte e che dunque si ha per accertata, la camera del lavoro metropolitana coincide con la struttura provinciale della OS ricorrente e la sig. De Checchi non è segretario di Filcams CGIL Metropolitana ma segretario provinciale con mandato disgiunto.
Parimenti infondata è la eccezione di inammissibilità del ricorso per essere il mandato delle liti lasciato dal Sig. Sforza e non dalla OS ricorrente in quanto il Sig. Sforza è il segretario provinciale della organizzazione ricorrente e tale sua qualità risulta dall’ intestazione del ricorso cui il mandato accede.
Nel merito si rileva che la esistenza di contrapposti diritti costituzionali, quali sono il diritto di sciopero e la libertà di iniziativa economica, comporta la necessità di contemperare gli opposti interessi individuando il punto di equilibrio tra i due; con questa finalità si è mossa la giurisprudenza enucleando alcuni punti: in primo luogo sta l’ affermazione di Corte Cost. 125/80 secondo cui non può contestarsi la legittimità di misure che senza nulla coartare la libertà del lavoratore che abbia inteso scioperare, tendano a contenere gli effetti dannosi dello sciopero stesso; in secondo luogo si ritiene che la legittimità degli interventi relativi del datore di lavoro incontri un doppio limite nella necessità che gli stessi non costituiscano violazione di norme di legge e che non siano nelle “circostanze concrete oggettivamente idonei nel risultato a limitare la libertà sindacale” (cfr SU 5295/97) o ad ostacolare il diritto di sciopero. Con specifico riferimento alla fattispecie del “crumiraggio” la giurisprudenza, in applicazione dei principi su enucleati, distingue cd il “crumiraggio esterno” (sostituzione degli scioperanti con lavoratori esterni all’azienda) – considerandolo illegittimo sia in quanto direttamente lesivo del diritto di sciopero che l’assunzione temporanea di altro personale è destinata a vanificare sia perché espressamente vietato dalla legge (cfr. art. 3 D.Lgs 368/01 e art. 1 comma 4 lett. B, L. 196/97) – da cd “crumiraggio interno” (sostituzione di scioperanti con altri lavoratori dipendenti del medesimo datore di lavoro e non aderenti allo sciopero) – considerandolo legittimo ove i sostituti siano chiamati a svolgere mansioni rientranti nel loro livello di inquadramento contrattuale in quanto espressione del potere organizzativo del datore di lavoro e viceversa ma con orientamento non concorde (ravvisando si in alcune decisioni l’opinione che la temporanea assegnazione del sostituto consenziente a mansioni inferiori potrebbe al più rilevare sul piano individuale del rapporto e non sul piano della limitazione o lesione delle prerogative sindacali e del diritto di sciopero), illegittimo ove i sostituti siano chiamati a svolgere mansioni inferiori in violazione dell’ art. 2103 c.c. e 13 L.300/70 (Trib Milano 835/99). Sul punto il giudicante ritiene condivisibile tale ultima tesi posto che, analogamente a quanto si affermava – prima degli interventi legislativi che hanno espressamente sancito il divieto di contratti a termine e di assunzioni temporanee per sostituire lavoratori in sciopero – per il crumiraggio esterno (e cioè che dall’utilizzo contra legem di assunzioni temporanee di lavoratori destinati a sostituire gli scioperanti discende la antisindacalità della condotta datoriale perché strumento, contrastante con norme di legge anche se poste a tutela del singolo lavoratore, di illegittimo contrasto dell’azione di sciopero e non solo strumento di limitazione degli effetti dannosi dello sciopero), anche l’utilizzo di personale interno non aderente o non interessato allo sciopero in violazione di norme di legge diventa – in ragione della sua illegittimità – mezzo per contrastare in modo non consentito l’azione sindacale in quanto la richiesta di svolgimento di mansioni diverse ed inferiori a quelle proprie della qualifica può essere lecita solo in situazioni del tutto eccezionali non ravvisabili in ipotesi di sciopero.
Si tratta dunque di stabilire se la società resistente abbia reagito allo sciopero proclamato il 16/3/02 per contenere gli effetti dannosi della astensione utilizzando strumenti non solo leciti ma anche non oggettivamente idonei nel risultato a comprimere l’attività sindacale e il diritto di sciopero.
In ordine al primo punto può dirsi dimostrata (sia pure nei limiti di sommarietà del presente giudizio la illegittimità del comportamento di S.S.C. s.r.l. posto che, pur nel contrasto delle dichiarazioni delle parti e degli informatori, in ordine alla polivalenza delle mansioni dei capi settore e dei capi reparto ovvero al normale loro svolgimento di mansioni non proprie della qualifica di appartenenza sia pure in via residuale, emerge come la resistente abbia richiesto ai propri dipendenti lo svolgimento di mansioni che, nella normalità della prestazione lavorativa dagli stessi effettuata, non rientrano nel loro livello di appartenenza: al riguardo si segnala come la informatrice introdotta dalla organizzazione ricorrente abbia riferito che capita di rado che capi settore e capi reparto operino in cassa o che collaborino alla sistemazione della merce negli scaffali; l’ informatore introdotto dalla resistente pur dichiarando che l’azienda “è improntata sul servizio al cliente e ciò comporta che, indipendentemente dalla qualifica che rivestono, i dipendenti svolgono anche mansioni non proprie della loro qualifica” ha anche precisato che ciò avviene solo se necessario, ferma restando l’adibizione prevalente a mansioni proprie del livello. Dalle dichiarazioni ora riportate si evince che l’azienda ha richiesto al personale non scioperante non lo svolgimento delle normali mansioni che essi comunque avrebbero reso ma prestazioni che solo in via residuale e in presenza di necessità (produttive) venivano loro richieste utilizzando, quindi, uno strumento – della cui legittimità si dubita fortemente – non per la funzionalità aziendale ma per contrastare l’azione di sciopero vanificandone la riuscita.
Che poi la resistente adduca che la propria condotta non abbia concretamente limitato la libertà sindacale e il diritto di sciopero allegando la alta adesione allo sciopero, la normalità delle relazioni sindacali successive, gli incontri (anche immediati) e il raggiungimento di accordi, nulla toglie alla antisindacalità della condotta per cui è causa trattandosi di fatti e comportamenti successivi.
Sussiste la attualità del comportamento antisindacale connessa alla possibile reiterazione dello stesso in occasione di futuri scioperi nonché al permanere dei suoi effetti di lesione dell’immagine del sindacato.
La domanda va dunque accolta ordinandosi alla società convenuta di astenersi dall’utilizzare proprio personale in mansioni inferiori in sostituzione di dipendenti scioperanti.
Le spese di causa sono compensate tra le parti.
Dichiarata la antisindacalità della condotta denunciata, ordina a S.S.C. s.r.l. di astenersi dall’utilizzare proprio personale in mansioni inferiori in sostituzione di dipendenti scioperanti.
Venezia 3 luglio 2002
(seguono timbri e firme)
delle categorie interessate
alla disciplina sullo sciopero
OGGETTO: Attuazione della legge 83/2000 -
In relazione alle decisioni assunte nella riunione del 10/10 u.s. le segreterie confederali hanno emesso l’allegato comunicato stampa, che rappresenta un preciso messaggio sia alle controparti che alla Commissione di Garanzia.
Inoltre inviamo un documento di riflessione sui principali aspetti applicativi della legge 83/2000, sul quale sollecitiamo occasioni di discussione nei gruppi dirigenti delle categorie interessate, che consentano di costruire un consapevole consenso sulle soluzioni, che verranno contrattate con le controparti.
Vi chiediamo di mantenere un elevato livello di comunicazione e di informazione sullo stato delle trattative o comunque sull’esito della richiesta di apertura del confronto, al fine di individuare le tematiche da affrontare in sede di audizione della Commissione di Garanzia, che stiamo per richiedere.
(Walter Cerfeda) (Paolo Baretta) (Franco Lotito)
(Lia Ghisani)
1) Documento unitario
Documento unitario di riflessione sull’attuazione della legge 83/2000
Siamo ormai a ridosso della scadenza della fase transitoria decisa dalla Commissione per il 26 ottobre in relazione all’adeguamento ed integrazione degli accordi applicativi della legge 146/90 (già giudicati validi dalla Commissione di Garanzia) con le novità introdotte dalla legge 83/2000, che riguardano, in via prioritaria, le procedure di raffreddamento e di conciliazione e l’intervallo minimo fra l’effettuazione di uno sciopero e la proclamazione del successivo (ovviamente incidente sullo stesso settore o bacino di utenza).
Le valutazioni di merito sulla 83/2000 sono state espresse unitariamente nella circolare del 24/5/2000.
Nel frattempo la Commissione continua le sue riflessioni interne sui vari problemi emergenti ed ha assunto alcune deliberazioni (reperibili sul sito della Commissione), che riguardano:
-la procedura di raffreddamento e di conciliazione (nella fase transitoria);
-le procedure organizzative per l’esame delle proclamazioni di sciopero ai fini dell’intervento preventivo ai sensi dell’art. 13, comma 1, lettera d);
-le sanzioni individuali (del. 202 del 7/9/2000);
-la sanatoria delle violazioni ante 31/12/1999:
Le riflessioni riguardano le sanzioni collettive, il divieto a proclamare scioperi a "pacchetto", l’assimilazione dell’intervallo oggettivo a quello soggettivo.
Inoltre con lettera del 15/9 e successiva delibera n. 210 del 21/9/2000 la Commissione sollecita la definizione degli accordi, fa immaginare una volontà della Commissione ad adottare una "regolamentazione provvisoria" ai sensi dell’art. 13, comma 1, lettera a) in carenza di accordi, esprime rilevanti orientamenti interpretativi sulle caratteristiche delle procedure e sui comportamenti dei soggetti firmatari o non firmatari.
Prima di entrare nel merito, vorremmo svolgere una riflessione politica:
E’ di assoluta rilevanza politica che il processo di adeguamento venga governato dal rapporto diretto fra le parti sociali.
Infatti nel rapporto fra le parti si può esplicitare lo scambio fra la certezza delle procedure di relazioni sindacali (procedure di contrattazione come procedure di raffreddamento e di conciliazione) e la prevenzione del conflitto o comunque la rarefazione delle azioni di sciopero.
In mancanza di accordi, l’intervento della Commissione con una "provvisoria regolamentazione", che potrebbe essere di carattere generale e difficilmente di adesione alle specificità settoriali, rischia di determinare una caduta del valore politico e sociale di una regolazione pattizia del conflitto, ed una gabbia procedurale e temporale difficilmente modificabile nel successivo rapporto tra le parti sociali (esperienza FS docet).
Pertanto per bloccare velleità interventiste della Commissione è indispensabile aprire tutti i tavoli con le controparti entro il 26 ottobre per poter assumere una iniziativa comune per convincere la Commissione ad attendere ed a soprassedere da interventi autoritativi. Siamo perfettamente consapevoli delle difficoltà contrattuali, che molte categorie hanno di fronte, ma dobbiamo chiedere di costituire tavoli ad hoc solo sull’attuazione della legge 83/2000, pur sapendo che in gioco ci sono temi come le relazioni sindacali ai diversi livelli, così connaturati alle caratteristiche fondanti del contratto nazionale.
Nella citata delibera 210 del 21/9/2000 la Commissione esplicita alcune linee guida, che vanno tenute presenti nella definizione degli accordi, in quanto saranno certamente criteri per la valutazione di idoneità:
1.Le procedure di raffreddamento e di conciliazione, previste dai futuri accordi, saranno obbligatorie per le parti firmatarie, solo d’intesa tra le stesse parti si potrà adire in alternativa alla via amministrativa (che riguarda esclusivamente il tentativo preventivo di conciliazione e non la procedura [o tempo] di raffreddamento).
La delibera non dice nulla sulle procedure di contrattazione vera e propria (tipo 23 luglio per i contratti nazionali) e sulla loro assimilazione alla procedura di raffreddamento e di conciliazione: cioè l’interruzione nel merito di trattative consente la immediata proclamazione dello sciopero?
2.Ai soggetti non firmatari non potranno essere estese le procedure degli accordi; ma la delibera ipotizza, che i sindacati non firmatari potrebbero scegliere di assoggettarsi volontariamente alle procedure di conciliazione degli accordi. Ma se le procedure sono di carattere contrattuale , di trattativa o di rinvio ad un livello superiore od a un organismo di conciliazione predeterminato negli accordi tra le parti, si richiedesse di ammettere per via surrettizia alla contrattazione soggetti non firmatari od addirittura neo costituite formazioni sindacali.
3.La procedura di raffreddamento è assente nella procedura amministrativa. Quindi la pausa obbligatoria di raffreddamento, prevista dagli accordi, dovrà essere imposta a tutti, attraverso la valutazione di idoneità, quindi avrà la stessa cogenza delle prestazioni indispensabili.
Questo significa che gli accordi devono esplicitare la durata del raffreddamento distinta da altri tempi di contrattazione? Oppure la durata del raffreddamento coincide con tutta la durata della trattativa ("a bocce ferme")? 3 mesi+1 mese per il C.C.N.L. o X mesi+Y mesi per il contratto aziendale etc.?
Il suggerimento della Commissione è di "contenere in una durata complessivamente ragionevolmente compatibile con l’esercizio del diritto di sciopero, adottando un iter non macchinoso".
4.Nella delibera manca ogni riferimento alla certezza almeno temporale della procedura amministrativa di conciliazione.
Per quanto riguarda l’intervallo minimo tra l’effettuazione di uno sciopero e la proclamazione del successivo sembra implicito l’orientamento a prevedere l’assimilazione fra intervallo soggettivo ed intervallo oggettivo, con la obbligatorietà a proclamare una sola azione di lotta (e non più a pacchetti progressivi).
Bisogna precisare che per proclamazione si intende solo l’atto formale conclusivo con i 10 giorni di preavviso, mentre atti fra le parti possono essere espletati già in precedenza (compresa la "prenotazione" presso l’osservatorio per i conflitti nei trasporti).
L’intervallo minimo dovrà essere valutato per le specificità dei settori (si ricordano i sette giorni CISPEL o i dieci giorni del Patto delle regole).
Si presenta la difficoltà a prevedere tutti i casi di incidenza sullo stesso settore (vedi, ad esempio, trasporto aereo compreso il coordinamento con le attività complementari e/o strumentali).
L’esplicitazione delle concomitanze può essere estesa anche al concetto di intervallo minimo?
Dovrà essere definita una regola cogente per tutti per evitare il fenomeno delle prenotazioni: cioè uno sciopero non potrà essere proclamato oltre un certo periodo.
Sulle prestazioni indispensabili, salvo scelte politiche più favorevoli per l’utenza (vedi accordo marittimi) vanno confermate integralmente le precedenti.
Vanno migliorate le regole per la definizione delle comandate e dei criteri di individuazione dei lavoratori (ad es. la rotazione).
In relazione allo stato dell’elaborazione unitaria e delle trattative avviate o da avviare, dobbiamo valutare la opportunità di formalizzare una richiesta di audizione generale (Confederazioni o Confederazioni e Categorie) subito prima della scadenza del 26 ottobre per avere degli ulteriori orientamenti e per convincere la Commissione a non procedere con la regolamentazione provvisoria, che ovviamente parte dalla proposta ed ha tempi definiti (15+20 gg.) dalla legge 83 art. 13, comma 1, lettera a).
Roma, 10 ottobre 2000
Codici di autoregolamentazione dell’esercizio del diritto di sciopero: Cgil Cisl e Uil chiedono l’immediata apertura dei tavoli con le controparti
Cgil, Cisl e Uil stanno valutando attentamente lo stato delle trattative con le controparti destinate a elaborare gli accordi di autoregolamentazione dell’esercizio del diritto di sciopero, richiesti dalla legge 83/2000, che modifica la precedente normativa in materia. Molti tavoli si stanno aprendo, ma permangono difficoltà in settori importanti dei servizi pubblici e dei trasporti, dove le controparti non sembrano interessate ad una rapida ed effettiva conclusione. Cgil, Cisl e Uil intendono rispettare il termine fissato dalla Commissione di garanzia il 26 ottobre prossimo, impegnandosi ad aprire tutti i tavoli di trattativa; nel contempo, chiederemo di confrontarci con la Commissione di Garanzia per valutare le eventuali difficoltà interpretative della normativa che dovessero sorgere. Le Organizzazioni Sindacali, da parte loro, stanno aumentando i propri sforzi affinché la materia rimanga nell’ambito della contrattazione, giudicando negativamente l’eventuale ricorso a regolamentazioni provvisorie.
Cgil, Cisl e Uil invitano le controparti interessate alla definizione degli accordi ad una maggiore responsabilità, soprattutto per l’estrema delicatezza della materia. Non vorremmo che un atteggiamento dilatorio nasconda la volontà di qualcuno di volersi affidare sic et simpliciter alle deliberazioni della commissione, evitando il confronto con i lavoratori su un principio – è bene ricordarlo – costituzionale fondamentale, quale la libertà di sciopero.
Cgil Cisl e Uil ritengono, infine, necessario avviare una profonda riflessione sull’esperienza successiva alla legge 146 (e successive modifiche), che – nello spirito originario – si poneva l’obiettivo di armonizzare l’esercizio del diritto allo sciopero, con le esigenze sociali dell’utenza dei servizi pubblici. Molto spesso, infatti, interpretazioni restrittive e macchinose fanno dubitare circa il reale rispetto dello spirito originario della legge.
Roma, 23 settembre 2000
OGGETTO: Delibera 00/210 interpretativa in materia di procedure di raffreddamento e di conciliazione
La Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, nella seduta del 21settembre 2000, ha adottato l’allegata delibera 00/210 interpretativa in ordine ai contenuti della delibera 00/173 (del 18 maggio 2000, che si allega nuovamente) relativa alle procedure di raffreddamento e di conciliazione.
Oltre ad alcune valutazioni sulla fase transitoria, che evidenziano l’opinione generale della Commissione, per la disciplina "a regime" (da contrattare tra le parti entro il 26/10/2000) la Commissione detta alcune linee guida, che vanno tenute presenti nella definizione degli accordi, in quanto saranno certamente criteri per la valutazione di idoneità. Inoltre tali linee guida saranno la base di una eventuale regolamentazione provvisoria, in carenza di accordo applicativo.
In attesa di una riflessione più approfondita, si evidenziano i seguenti orientamenti della Commissione:
1 – Le procedure di raffreddamento e di conciliazione, previste dai futuri accordi, saranno obbligatorie per le parti firmatarie; solo d’intesa tra le stesse parti si potrà adire in alternativa alla via amministrativa, che riguarda esclusivamente il tentativo preventivo di conciliazione.
2 – Ai soggetti non firmatari non potranno essere estese le procedure di conciliazione degli accordi, ma i sindacati non firmatari potrebbero scegliere di assoggettarsi volontariamente alle procedure di conciliazione degli accordi (se la procedura ha carattere di trattativa o di rinvio ad un livello superiore, si rischierebbe di ammetterli alla contrattazione per via surrettizia).
3 – La procedura amministrativa riguarda solo quella di conciliazione e non quella di raffreddamento. La pausa obbligatoria di raffreddamento del conflitto, prevista dagli accordi, dovrà essere imposta anche ai sindacati non firmatari (sembra attraverso la valutazione di idoneità, così come vale per le prestazioni indispensabili).
4 – La Commissione suggerisce di "contenere in una durata complessivamente ragionevolmente compatibile con l’esercizio del diritto di sciopero, adottando un iter non macchinoso" le procedure di raffreddamento e di conciliazione degli accordi. La durata della pausa di raffreddamento dovrà essere distinta (e preventiva) dalla durata della procedura di conciliazione.
Nessuna riflessione viene fatta nella certezza anche temporale della procedura amministrativa di conciliazione.
Nel confermarVi l’assoluta urgenza di aprire la trattativa di merito con le controparti, Vi chiediamo di mantenere un tempestivo flusso di informazioni sui problemi emergenti per consentire un lavoro di coordinamento e di orientamento.
Deliberazione: 00/210-4.1) Delibera interpretativa in materia di procedure di raffreddamento e conciliazione (Seduta del 21 settembre 2000)
al fine di fornire a tutti i destinatari i necessari chiarimenti in ordine ai contenuti della delibera 00/173 relativa alle procedure di raffreddamento e conciliazione, su proposta della prof. Ballestrero, adotta la seguente delibera interpretativa.
Nella interpretazione di quanto stabilito nella delibera 00/173 si terranno distinti: 1) il regime transitorio delle procedure; 2) la nuova disciplina "a regime" delle procedure.
1) Regime transitorio
Nella delibera 00/173, la Commissione ha stabilito che "le parti dovranno applicare le regole procedurali già contenute negli accordi ancora vigenti, oppure, in alternativa, adire la via amministrativa disciplinata dall’art. 2, comma 2, della legge n. 146/1990 come modificata dalla legge n. 83/2000". Pur valutando le possibili negative conseguenze che l’apertura della via alternativa avrebbe potuto determinare, la Commissione non ha ritenuto di poter limitare ai soli sindacati non firmatari di accordi previgenti, ovvero ai sindacati firmatari, ma solo "d’intesa" con la controparte, il ricorso alla via alternativa (conciliazione amministrativa).
Le regole procedurali, contenute in accordi stipulati prima dell’entrata in vigore della legge n. 83/2000 (e spesso risalenti ad epoca precedente la stessa entrata in vigore della legge n. 146/1990), mantengono (anche in virtù della citata delibera 00/173) la loro forza vincolante tra le parti che le hanno sottoscritte. Su tali regole, tuttavia, la Commissione non ha formulato una valutazione di idoneità. Prima che la legge espressamente lo prevedesse, la Commissione riteneva infatti di doversi astenere da tale valutazione, al fine di evitare che regole procedurali valutate idonee, dalle quali indubbiamente derivano per le parti firmatarie obblighi di comportamento, si trovassero ad essere indirettamente estese ad organizzazioni sindacali non firmatarie, in possibile violazione del principio costituzionale di libertà dell’organizzazione sindacale. In conseguenza di ciò, prima dell’avvento della nuova legge, la violazione delle regole procedurali contrattuali non costituiva inadempimento di prestazioni indispensabili, e dunque violazione censurabile dalla Commissione in sede di valutazione dei comportamenti dei sindacati proclamanti.
Sopravvenuta la legge n. 83/2000, l’esperimento preventivo delle procedure di raffreddamento e conciliazione è entrato a pieno titolo tra gli obblighi legali relativi alle modalità di proclamazione dello sciopero. Ad avviso della Commissione, la disposizione (art. 2, comma 2) può ritenersi immediatamente precettiva: infatti, mentre prevede che le procedure di raffreddamento e conciliazione costituiscano contenuto obbligato degli accordi e contratti collettivi ai quali è demandata la disciplina delle prestazioni indispensabili da erogare in caso di sciopero, predispone una via alternativa (la conciliazione in sede amministrativa), alla quale è possibile fare comunque ricorso, in caso di difetto o di non utilizzazione delle procedure contrattuali.
Per il periodo transitorio, mancando una disciplina generalmente vincolante delle procedure che preveda sia la fase del raffreddamento del conflitto sia la fase della conciliazione, ed essendo le previgenti procedure contrattuali di raffreddamento rilevanti solo sul piano delle relazioni contrattuali tra le parti, si può ritenere che – dal punto di vista della valutazione dei comportamenti che compete alla Commissione – la procedura amministrativa sia pienamente alternativa alla procedura contrattuale.
Tanto premesso, in questa fase transitoria e limitatamente ad essa, il contenuto precettivo della disposizione di cui all’art. 2, comma 2 è stato così ricostruito dalla Commissione:
(a) obbligatorietà in ogni caso dell’esperimento preventivo di una procedura conciliativa; (b) obbligo per le organizzazioni sindacali non firmatarie di accordi in materia di adire la via della conciliazione amministrativa prevista a tal fine dalla legge (art. 2, comma 2); c) libertà per le parti firmatarie di previgenti procedure contrattuali di scegliere, di comune accordo o unilateralmente, in alternativa alle procedure contrattuali di conciliazione, la via della conciliazione
Per quanto riguarda le parti firmatarie, stante che le discipline convenzionali previgenti non sono state oggetto di valutazione di idoneità della Commissione, le obbligazioni reciprocamente assunte rilevano esclusivamente sul piano dei rapporti contrattuali e della relativa responsabilità per inadempimento. Di conseguenza, mentre l’iniziativa unilateralmente assunta da un sindacato firmatario di fare ricorso alla conciliazione amministrativa, senza attivare la più complessa procedura contrattuale di raffreddamento e di conciliazione può costituire inadempimento di un obbligo contrattuale, tale iniziativa non è censurabile – in questa fase transitoria e limitatamente ad essa – dalla Commissione, in quanto non integra gli estremi della violazione dell’art. 2, comma 2. (il cui contenuto precettivo è per ora limitato, come si è detto, all’esperimento preventivo di una procedura conciliativa, contrattuale o amministrativa, alternativamente).
2) Disciplina "a regime"
Scaduto il termine di sei mesi concesso alle parti per concordare una nuova disciplina delle procedure di raffreddamento e conciliazione conforme a quanto disposto dalla legge (art. 2, comma 2), dovrà necessariamente entrare in vigore una nuova disciplina di tali procedure.
Le procedure valutate idonee dalla Commissione saranno vincolanti per entrambe le parti, non solo nel senso (ovvio) che il rispetto di esse sarà rilevante sul piano dell’adempimento degli obblighi contrattuali, ma anche nel senso che il loro rispetto rileverà sul piano della correttezza dei comportamenti valutabile dalla Commissione. Non potrà allora essere consentito a nessuna delle parti di sottrarsi unilateralmente alla applicazione di regole procedurali valutate idonee.
Secondo quanto previsto dalla legge, tuttavia, le parti potranno, d’intesa, non applicare le procedure contrattuali, adendo la via amministrativa: di fatto, il mutuo dissenso dovrebbe manifestarsi nelle sole eccezionali ipotesi nelle quali il conflitto possa trovare più facilmente soluzione in quella sede.
Ai soggetti rimasti estranei alla contrattazione (sindacati non firmatari), anche a seguito della valutazione di idoneità della Commissione non potranno comunque essere estese le procedure di conciliazione: il doveroso rispetto del principio di cui all’art. 39, comma 1, Cost., impedisce infatti di imporre a soggetti sindacali non firmatari obblighi di comportamento che coinvolgono direttamente la sfera della loro autonomia organizzativa.
Nel caso in cui i sindacati non firmatari non ritengano di assoggettarsi volontariamente alla procedure di conciliazione previste dall’accordo valutato idoneo, dovranno seguire la via della conciliazione amministrativa prevista dalla legge (art. 2, comma 2, legge n. 146/1990, come modificata dalla legge n. 83/2000.
A tale proposito è necessario sottolineare che la procedura amministrativa non si pone in alternativa con l’intera procedura contrattuale (di raffreddamento e di conciliazione), ma con la sola parte della procedura contrattuale relativa alla conciliazione. Infatti, mentre la procedura in sede amministrativa prevista dalla legge è esclusivamente una procedura di conciliazione, la stessa legge prevede che gli accordi e i contratti collettivi obbligatoriamente prevedano procedure di raffreddamento e di conciliazione.
Al fine di garantire la parità di trattamento tra sindacati firmatari e sindacati non firmatari di accordi sulle procedure di raffreddamento e conciliazione, evitando altresì ogni indiretta incentivazione della "fuga dal contratto", una pausa obbligatoria di raffreddamento del conflitto dovrà in ogni caso essere imposta anche ai sindacati non firmatari. A tal fine si potrà ritenere estesa anche ad essi la durata di raffreddamento del conflitto prevista negli accordi valutati idonei dalla Commissione, poiché l’estensione di tale durata ai sindacati non firmatari non da luogo alle difficoltà segnalate relativamente all’estensione delle procedure di conciliazione, in quanto non impone vincoli che coinvolgono la sfera organizzativa del sindacato.
S’intende che, ove le parti non abbiano provveduto in tempo utile alla stipulazione degli accordi in materia di procedure di raffreddamento e di conciliazione (che la Commissione suggerisce di contenere in una durata complessivamente ragionevolmente compatibile con l’esercizio del diritto di sciopero, adottando un iter non macchinoso), provvederà la Commissione ad emanare una regolamentazione provvisoria delle procedure ai sensi dell’art. 13, lett. a) della legge n. 146/1990, come modificata dalla legge n. 83/2000.
A tutte le strutture confederali e categoriali
Oggetto: Commissione di Garanzia sullo sciopero: sulla scadenza del 26 ottobre
prevista dalla legge 83/2000
Si trasmette, in allegato, la lettera della Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, pervenuta in data odierna.
La lettera ricorda a tutte le parti interessate la scadenza del 26/10/2000 (estesa in via interpretativa) entro la quale le parti devono definire gli adeguamenti e le integrazioni degli accordi sulle prestazioni indispensabili. In particolare vanno previste le procedure di raffreddamento e di conciliazione (preferibilmente di durata ragionevolmente contenuta e non macchinose) e l’intervallo minimo.
In carenza la Commissione procederà all’emanazione della regolamentazione provvisoria.
Si sollecitano le categorie interessate ad attivarsi unitariamente per aprire rapidamente le trattative con le controparti.
(con invito ad inviarla a tutte le
Amministrazioni pubbliche)
Ministro dei Trasporti e della
(con invito ad inviarla alle rispettive Federazioni di categoria ed
FEDERASSE
UPI / ANCI
CGIL / CISL / UIL
CISAL / UGL / CONFSAL
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CONFAIL / SMA
OGGETTO: adeguamento degli accordi alla legge 83/2000
La Commissione di garanzia richiama a tutti i soggetti interessati l’approssimarsi della scadenza del termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge n. 83/2000, fissato dalla legge medesima per l’emanazione dei codici di autoregolamentazione relativi alla definizione delle prestazioni indispensabili da erogare in caso di astensione dall’attività da parte dei lavoratori autonomi, professionisti, piccoli imprenditori destinatari della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali (legge n. 146/1990, modificata dalla legge n. 83/2000).
Si ricorda che il termine di sei mesi è stato esteso dalla Commissione in via interpretativa anche alla definizione concordata delle prestazioni indispensabili relative ai lavoratori dipendenti (delibera 00/169), per cui si rende necessario: 1) l’adeguamento delle regole concordate a suo tempo valutate idonee dalla Commissione alle nuove disposizioni di legge; 2) la definizione di nuove regole concordate, ove gli accordi non fossero stati stipulati, ovvero non fossero stati valutati idonei in tutto o in parte dalla Commissione.
Il termine scadrà il 26 ottobre p.v. Ove le parti non provvedano a sottoporre in tempo utile la disciplina concordata al giudizio della Commissione, decorsi i termini previsti dalla legge per la verifica della indisponibilità delle parti a raggiungere un accordo, la Commissione procederà all’emanazione della regolamentazione provvisoria di cui all’art. 13, lett. a) della legge n. 146/1990 come modificata dalla legge n. 83/2000.
La Commissione ritiene opportuno ricordare alle parti che, a norma della vigente disciplina relativa all’esercizio dello sciopero nei pubblici servizi essenziali, gli accordi e contratti collettivi dovranno obbligatoriamente prevedere, oltre alle prestazioni indispensabili definite secondo i criteri, anche quantitativi, fissati dalla legge:
-le procedure di raffreddamento e di conciliazione del conflitto da esperire preventivamente rispetto alla proclamazione dello sciopero. La Commissione suggerisce alle parti di adottare procedure preferibilmente di durata ragionevolmente contenuta e non macchinose;
-un intervallo minimo tra l’effettuazione di uno sciopero e la proclamazione dello sciopero successivo da parte di diverse organizzazioni sindacali, ove le astensioni siano tali da incidere sullo stesso servizio finale o sul medesimo bacino d’utenza e da compromettere la continuità del servizio pubblico, nonché un intervallo minimo fra le azioni di sciopero proclamate dalla stessa organizzazione sindacale (divieto di proclamazioni plurime “a pacchetto”).
(Prof. Giorgio Ghezzi)
Roma, 24 maggio 2000
Alle segreterie nazionali di categoria
interessate alla disciplina del diritto di sciopero
Oggetto: Modifiche alla legge 146/90 introdotte dalla legge 83/2000
Per attuare le disposizioni previste dalla legge 146/90, come innovate dalla legge 83/2000, sono necessari adeguamenti della disciplina contrattuale ed integrazioni degli accordi applicativi esistenti. Si è ritenuto necessario elaborare l’allegata nota di riflessione unitaria per evidenziare alcune tematiche piuttosto delicate, che le categorie dovranno affrontare o in sede di definizione dei contratti nazionali in corso di stipulazione o in sede di aggiornamento degli accordi esistenti.
La Commissione di Garanzia ha deliberato in data 4/5 u.s. che "ai lavoratori dipendenti si applica transitoriamente, fino all’entrata in vigore di eventuali nuovi accordi valutati idonei o all’emanazione della provvisoria regolamentazione ai sensi dell’art. 13 lett. a), la regolamentazione derivante da accordi o da proposte della Commissione già vigenti in base alla legge 146/1990". Il periodo transitorio è stato definito in sei mesi dall’entrata in vigore della legge 83/2000 e cioè fino al 26 ottobre 2000.
Si invitano le categorie nazionali interessate a procedere unitariamente ad una valutazione sugli accordi vigenti e sulle problematiche emergenti, alla luce del nuovo contesto legislativo in preparazione di una riunione unitaria, che ci riserviamo di convocare a breve. Ove emergessero scadenze più ravvicinate, vi chiediamo di darcene tempestiva informazione per una eventuale valutazione congiunta.
p. la CGILp. la CISLp. la UIL
(Walter Cerfeda) (P. Paolo Baretta) (Paolo Pirani)
Nota di riflessione sulle questioni applicative
della legge 83/2000 di modifica della legge 146/90
1.Campo di applicazione immutato
I servizi essenziali, per i quali si deve contemperare l’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, sono rimasti gli stessi definiti dall’art. 1 della 146/90 ed individuati successivamente negli accordi applicativi.
2.Soggetti a cui si applica: allargamento ai lavoratori autonomi, ai professionisti, ai piccoli imprenditori (come definiti dall’art. 2083 del Codice Civile)
Oltre ai lavoratori dipendenti dalle aziende operanti nei servizi pubblici e dalle imprese, che erogano servizi strumentali, accessori o collaterali, che utilizzano lo sciopero, "la legge si applica all’astensione collettiva dalle prestazioni, ai fini di protesta o di rivendicazione di categoria, da parte di lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori, che incida sulla funzionalità dei servizi pubblici" tutelati dalla legge 146/90. Si prevedono codici di autoregolamentazione, valutati dalla Commissione di Garanzia, entro 6 mesi.
L’applicazione di questa norma di estensione richiede la individuazione dei servizi e delle relative categorie del lavoro autonomo, che gestiscono servizi pubblici, (ad es.: tassisti, avvocati, medici etc.), ma anche la identificazione dei servizi strumentali, accessori o collaterali, che incidono sulla funzionalità dei servizi pubblici erogati da imprese con lavoratori dipendenti.
Il dibattito in corso (vedasi contestazione degli avvocati) fa emergere una riflessione sull’opportunità di lasciare alle categorie del lavoro autonomo la maturazione della scelta di stare dentro la legge 146/90 ed 83/2000, con il rischio di far trascorrere inutilmente i sei mesi previsti dalla legge oppure di sollecitare la Commissione di garanzia ad attivare un processo di audizioni, coinvolgendo anche le Confederazioni, per definire al termine una delibera sotto forma di linee guida, che vincoli i soggetti a procedere alla proposta dei codici di autoregolamentazione.
Sul tema dei servizi strumentali, accessori o collaterali si rileva la necessità di una individuazione anche di attività, svolta da lavoratori dipendenti, che incidono sulla funzionalità o sulla fruibilità di servizi pubblici (ad esempio Vigili del Fuoco sul trasporto aereo, attività di pulizia nelle scuole o negli ospedali, etc.).
3.Prevenzione del conflitto: introduzione delle procedure di raffreddamento e di conciliazione.
Gli accordi applicativi della legge o gli stessi contratti collettivi devono prevedere "procedure di raffreddamento e di conciliazione, obbligatorie per entrambi le parti, da esperire prima della proclamazione dello sciopero."
Questo è uno dei contenuti più qualificanti, che deve essere immediatamente rivendicato, in una trattativa tra le categorie e le rispettive controparti. Si precisa che sono obbligatorie le procedure, mentre non è vincolante la proposta di conciliazione.
Per quanto riguarda la procedura di raffreddamento, si tratta sostanzialmente di ragionare sulle modalità (presentazione della piattaforma o della questione vertenziale), sui tempi massimi per la convocazione e sulla durata della trattativa (potrebbe essere individuata una durata massima derogabile per accordo preventivo fra le parti in relazione all’eventuale complessità della vertenza); inevitabilmente la procedura di raffreddamento deve definire i soggetti titolari (ovviamente diversi a seconda del livello) della trattativa e l’eventuale possibilità di ricorrere ad un livello superiore.
Conclusa la procedura di raffreddamento, dovrà essere attivata quella di conciliazione, per la quale è necessario definire una durata non derogabile. Tema estremamente delicato riguarda la scelta dell’organismo, a cui affidare l’elaborazione di una proposta di conciliazione. Può essere ripresa la riflessione sulla commissione dei saggi per le vertenze di applicazione dei contratti nazionali, da prevedere nel contratto nazionale.
Va tenuto presente che la procedura di raffreddamento non deve diventare il percorso surrettizio per ottenere una sede di trattativa per soggetti, che non ne abbiano titolarità.
4.Prestazioni indispensabili (o minimi di servizio): allargate a intervallo minimo fra l’effettuazione di uno sciopero e la proclamazione del successivo, a procedure di raffreddamento e di conciliazione.
Oltre a quanto già previsto dall’art. 2 comma 2 della 146/90, che ha rappresentato il riferimento per gli accordi fatti dal 1990 ad oggi e già valutati idonei dalla Commissione di Garanzia, che quindi esplicitano nel concreto dei singoli settori quali sono le prestazioni indispensabili, da garantire durante uno sciopero, negli accordi si dovranno indicare "intervalli minimi da osservare fra l’effettuazione di uno sciopero e la proclamazione del successivo, quando ciò sia necessario ad evitare che, per effetto di scioperi proclamati in successione da soggetti sindacali diversi e che incidono sullo stesso servizio finale o sullo stesso bacino di utenza, sia oggettivamente compromessa la continuità dei servizi pubblici" oltre che le procedure di cui al precedente punto 3.
La definizione dell’intervallo minimo è lasciata alla trattativa di revisione degli accordi esistenti, quindi tali intervalli minimi potranno essere differenziati in relazione al valore sociale della continuità dello specifico servizio.
L’incidenza sullo stesso servizio finale o sullo stesso bacino di utenza richiama la necessità di definire quali servizi diretti o strumentali provochino effetti convergenti; l’esempio tipico è il trasporto aereo. Indirettamente il concetto di bacino di utenza può richiamare anche la questione degli effetti ultrattivi; gli esempi tipici sono gli scioperi articolati nel trasporto aereo, negli impianti dell’ENAV, nel trasporto ferroviario.
Il riferimento a soggetti sindacali diversi dovrà essere approfondito, anche per verificare se la norma non si applichi in caso di proclamazione in sequenza da parte degli stessi soggetti sindacali.
La definizione legislativa di intervallo minimo è profondamente cambiata rispetto al d.d.l. del governo, che prevedeva l’intervallo minimo fra la proclamazione di uno sciopero e la proclamazione del successivo. Infatti si dovrà chiarire se si deve attendere l’effettuazione di uno sciopero per poterne proclamare un altro. Nel caso uno o più soggetti abbiano proclamato uno sciopero con un preavviso molto lungo, è possibile per altri soggetti proclamare uno sciopero prima dell’effettuazione di quello già proclamato? L’intervallo minimo deve comprendere anche i giorni di eventuali franchigie?
E’ opportuno prima di aprire le trattative nei singoli settori definire unitariamente i servizi, per i quali è necessario coordinare le norme dei singoli accordi. Data la eterogeneità delle controparti e dei soggetti sindacali coinvolti sarebbe da escludere l’ipotesi di un accordo quadro, mentre non è da escludere una proposta della Commissione di Garanzia, secondo quanto previsto dal nuovo art. 13 punto b) (vedasi successivo punto 10).
5.Prestazioni indispensabili (minimi di servizio): contenuti
Nel nuovo art. 13 punto a) vengono ridefiniti i poteri della Commissione di Garanzia nella valutazione dell’idoneità degli accordi, nella elaborazione di una proposta e nella adozione di una "provvisoria regolamentazione".
I criteri per la provvisoria regolamentazione sono:
-le previsioni degli atti di autoregolamentazione vigenti in settori analoghi o similari
-le previsioni degli accordi sottoscritti nello stesso settore dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale
-"salvo casi particolari, le prestazioni indispensabili devono essere contenute in misura non eccedente mediamente il 50 per cento delle prestazioni normalmente erogate e riguardare quote strettamente necessarie di personale non superiore mediamente ad un terzo del personale normalmente utilizzato per la piena erogazione del servizio nel tempo interessato dallo sciopero, tenuto conto delle condizioni tecniche e della sicurezza".
Nei casi, che prevedono le fasce orarie con servizio normale, questi servizi non rientrano nella percentuale del 50%.
I medesimi criteri "costituiscono parametri di riferimento per la valutazione dell’idoneità" degli accordi.
Come possono incidere queste nuove norme sui contenuti degli accordi esistenti e valutati idonei dalla Commissione di Garanzia:
a)Settori nei quali non è prevista la erogazione in fasce orarie con servizio normale:
a1)con servizio superiore al 50% e personale superiore dal 33% per garantire i diritti, costituzionalmente tutelati, per necessità motivata "di funzionamento e di sicurezza" (come nei casi dell’energia elettrica e del gas, dell’acqua, della sanità, dei Vigili del Fuoco) gli accordi per la parte prestazioni indispensabili non devono essere ridiscussi o rivalutati dalla commissione di garanzia.
a2) con servizio non eccedente il 50%, con personale non eccedente il 33%, gli accordi rimangono per la parte prestazioni indispensabili validi
b)Settori nei quali è prevista la erogazione in fasce orarie con servizio normale:
b1) con servizio fuori delle fasce orarie pari a zero (ad esempio il trasporto pubblico locale). Gli accordi hanno individuato, come prestazione indispensabile per garantire i diritti, costituzionalmente tutelati, solo i servizi nelle fasce orarie e non quelli fuori fascia; gli accordi rimangono per la parte prestazioni indispensabili validi, in quanto la norma prevede solo un tetto massimo.
b2)con servizio fuori dalle fasce orarie non pari a zero (ad esempio il trasporto ferroviario di passeggeri a media e lunga distanza o il trasporto aereo). Gli accordi hanno individuato, come prestazione indispensabile, anche una quota di servizi fuori dalle fasce orarie. Gli accordi vanno verificati per il rispetto dei due massimi: 50% dei servizi e 33% del personale (tenuto conto delle condizioni tecniche e della sicurezza)
b3) In alcuni settori, che prevedono le fasce orarie con servizio normale, gli accordi hanno previsto, in certe circostanze, la legittimità di uno sciopero con nessun servizio garantito (ad esempio lo sciopero di 24 ore e di domenica nelle ferrovie) anche questo aspetto degli accordi non dovrebbe ricadere sotto la nuova normativa.
6.Proclamazione dello sciopero: aggiunte le modalità di attuazione e le motivazioni
Nel termine del preavviso e per iscritto, "i soggetti, che proclamano lo sciopero hanno l’obbligo di comunicare
-la durata
-le modalità di attuazione
-le motivazioni"
La comunicazione deve essere data
-"alle amministrazioni o imprese che erogano il servizio
-all’apposito ufficio costituito presso l’autorità competente ad adottare l’ordinanza di precettazione o di differimento, che ne cura l’immediata trasmissione alla Commissione di Garanzia"
Dovrebbero rimanere valide le previsioni di molti accordi, che sostituiscono la comunicazione alle imprese con la comunicazione alle rappresentanze datoriali. Dovranno essere precisati gli "appositi uffici".
7.Revoca dello sciopero: sanzionabilità
"La revoca spontanea dello sciopero proclamato, dopo che è stata data informazione all’utenza" è sanzionabile, salvo che non sia intervenuto un accordo o sia stata richiesta l’ordinanza di precettazione o di differimento.
Il termine è quello dei cinque giorni per l’informazione all’utenza previsto dalla legge.
8.Sanzioni: ridefinite in termini monetari, estese a tutti i soggetti, comminate direttamente dalla commissione di garanzia
E’ stata profondamente innovata tutta la normativa sulle sanzioni.
8.1-Il potere di deliberare le sanzioni è della Commissione di Garanzia ed i soggetti sono obbligati ad eseguirle, pena specifiche sanzioni.
8.2-Il procedimento di valutazione è stato precisamente definito, prevedendo l’intervento delle parti ed i tempi per concludere (60 giorni). Il procedimento può essere attivato dalle parti interessate, dalle associazioni degli utenti, dalle autorità nazionali o locali e dalla stessa Commissione.
8.3- Contro le deliberazioni della Commissione di Garanzia è ammesso ricorso al giudice del lavoro.
8.4- Tutte le sanzioni sono state monetizzate da un minimo di 5.000.000 ad un massimo di 50.000.000.
8.5- Le sanzioni si possono applicare a qualsiasi tipo di organizzazione sindacale, ai dirigenti delle amministrazioni, ai legali rappresentanti delle imprese, alle associazioni rappresentative dei lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori.
8.6- Per quanto riguarda i lavoratori, la Commissione di Garanzia "prescrive al datore di lavoro di applicare le sanzioni disciplinari" che sono rimaste quelli previste già dal comma 1 dell’art. 4 della 146/90.
Ovviamente le sanzioni riguardano solo la violazione delle norme della legge e degli obblighi definiti negli accordi (prestazioni indispensabili, intervallo minimo, procedure di raffreddamento e di conciliazione)
Le associazioni degli utenti possono agire in giudizio nei casi:
-di revoca spontanea (vedi punto 7)
-di effettuazione di uno sciopero, nonostante la delibera di invito a differirlo
-di inadeguate informazioni agli utenti, da parte delle imprese.
9.Precettazione, differimento
Si conferma la condizione per attivare la procedura già prevista dalla 146/90 e cioè "quando sussista un fondato pericolo di un pregiudizio grave ed imminente ai diritti della persona costituzionalmente tutelati".
L’autorità competente "invita le parti a desistere dai comportamenti, che determinano la situazione di pericolo, esperisce un tentativo di conciliazione" ed in caso negativo adotta una ordinanza che può disporre
-il differimento, "anche unificando astensioni collettive già proclamate"
-la riduzione della durata dell’astensione collettiva
-la prescrizione dell’osservanza "di misure idonee ad assicurare livelli di funzionamento del servizio pubblico compatibili con la salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati".
"L’ordinanza è adottata non meno di quarantotto ore prima dell’inizio dell’astensione collettiva, salvo sia ancora in corso il tentativo di conciliazione o vi siano ragioni di urgenza".
Le forme di pubblicità dell’ordinanza sono quelle già previste nella 146/90.
10.Compiti, poteri, azioni della Commissione di Garanzia
L’art. 13 della 146/90 è stato integralmente sostituito con un testo, che amplia e precisa l’attività della Commissione di Garanzia:
a)valutazione degli accordi o dei codici di autoregolamentazione, potere di proposta, deliberazione della provvisoria regolamentazione
b)giudizio su questioni interpretative degli accordi su richiesta congiunta o di propria iniziativa; sempre su richiesta congiunta può emanare un lodo. "Nel caso in cui il servizio sia svolto con una pluralità di amministrazioni ed imprese, incluse quelle che erogano servizi strumentali, accessori o collaterali" può convocare le parti e formulare "una proposta intesa a rendere omogenei i regolamenti, tenuto conto delle esigenze del servizio nella sua globalità".
c)verifica se sono stati esperiti i tentativi di conciliazione e "nel caso di conflitti di particolare rilievo nazionale" invito a differire per il tempo necessario ad una ulteriore mediazione.
d)segnalazione di violazioni alle disposizioni derivanti dalla legge e dagli accordi ed invito a riformulare la proclamazione , differendola.
e)rilevazione delle concomitanze, che interessano il medesimo bacino di utenza ed invito ai "soggetti, la cui proclamazione sia stata comunicata successivamente in ordine di tempo a differire l’astensione collettiva ad altra data".
f)segnalazione delle situazioni di fondato pericolo
g)assunzione di informazioni sull’applicazione delle delibere sulle sanzioni; "in casi di conflitto di particolare rilievo nazionale", acquisizione dei "termini economici e normativi della controversia" ai fini dell’informazione e della revoca spontanea
h)rilevazione di comportamenti delle imprese in violazione della legge e degli accordi ed invito a desistere
i)valutazione dei comportamenti delle parti e delibera delle sanzioni
j)pubblicità delle delibere
k)riferire ai Presidenti delle Camere sugli aspetti di propria competenza dei conflitti, dei comportamenti dei soggetti
l)trasmissione degli atti e delle pronunce ai Presidenti delle Camere ed "al Governo, che ne assicura la divulgazione tramite i mezzi di informazione".
I poteri, i compiti, l’iniziativa della Commissione di Garanzia sono stati rafforzati ed ampliati per le questioni, che riguardano la tutela dei diritti ed il contemperamento con l’astensione collettiva, mentre non è stato introdotto alcun potere di intervento e di mediazione sul merito delle controversie, che sfociano nella proclamazione dello sciopero.
11.Amnistia
La legge approvata prevede all’art. 16 una specie di amnistia per le violazioni commesse anteriormente al 31 dicembre 1999 e le sanzioni, comunicate prima del 31/12/1999 e non ancora pagate, sono estinte.
Le leggi 146/90 e 83/2000 si applicano ai seguenti servizi:
¨Sanità
¨Protezione civile
¨Igiene pubblica, raccolta e smaltimento rifiuti
¨Approvvigionamenti di energia, risorse energetiche e beni di prima necessità
¨Giustizia
¨Trasporti pubblici (autoferrotranviari, ferroviari, aerei)
¨Trasporti marittimi (limitatamente ai collegamenti con le isole)
¨Istruzione pubblica
¨Telecomunicazioni
¨Credito
¨Protezione ambientale
¨Vigilanza dei beni culturali
¨Assistenza e previdenza sociale
¨Informazione radiotelevisiva pubblica
¨Dogane (limitatamente al controllo su animali vivi e su merci deperibili)
¨Trasporti
¨Commercio
¨Funzione Pubblica
¨Scuola e Università
¨Energia
¨Chimici
¨Metalmeccanici
Dip. Settori Produttivi e Reti
-A tutte le strutture
vi trasmetto in allegato un commento sulle modifiche approvate dal Parlamento alla legge 146, sul diritto di sciopero.
Con l’occasione vi allego anche, il testo del protocollo siglato per il Giubileo ed il calendario delle tregue aggiuntive convenute con il Ministro dei Trasporti per il 2000.
In questo modo è possibile avere un quadro di riferimento esauriente sugli elementi di novità intervenuti sul terreno delle regole inerenti il conflitto.
Resta, com’è noto, tassello mancante, l’assenza di una legge sulla rappresentanza.
(Walter Cerfeda)
Prima nota sulla legge 146/90 integrata dalle modifiche
approvate dal Parlamento
1-CAMPO DI APPLICAZIONE: IMMUTATO
2-SOGGETTI A CUI SI APPLICA: ALLARGAMENTO AI LAVORATORI AUTONOMI, AI PROFESSIONISTI, AI PICCOLI IMPRENDITORI (come definiti dall’art. 2083 del Codice Civile)
3-PREVENZIONE DEL CONFLITTO: INTRODUZIONE DELLE PROCEDURE DI RAFFREDDAMENTO E DI CONCILIAZIONE
Questo è uno dei contenuti più qualificanti, che deve essere immediatamente rivendicato, in una trattativa tra le categorie e le rispettive controparti. Si precisa che sono obbligatorie le procedure e non la conciliazione.
4-PRESTAZIONI INDISPENSABILI (O MINIMI DI SERVIZIO): ALLARGATE A INTERVALLO MINIMO FRA L’EFFETTUAZIONE DI UNO SCIOPERO E LA PROCLAMAZIONE DEL SUCCESSIVO, A PROCEDURE DI RAFFREDDAMENTO E DI CONCILIAZIONE
5-PRESTAZIONI INDISPENSABILI (O MINIMI DI SEVIZIO): CONTENUTI
a2) con servizio non eccedente il 50%, con personale non eccedente il 33%, GLI ACCORDI RIMANGONO PER LA PARTE PRESTAZIONI INDISPENSABILI VALIDI.
6-PROCLAMAZIONE DELLO SCIOPERO: AGGIUNTE LE MODALITA’ DI ATTUAZIONE E LE MOTIVAZIONI
7-REVOCA DELLO SCIOPERO: SANZIONABILITA’
8-SANZIONI: RIDEFINITE IN TERMINI MONETARI, ESTESE A TUTTI I SOGGETTI, COMMINATE DIRETTAMENTE DALLA COMMISSIONE DI GARANZIA
8.1- Il potere di deliberare le sanzioni è della Commissione di Garanzia ed i soggetti sono obbligati ad eseguirle, pena specifiche sanzioni.
8.2- Il procedimento di valutazione è stato precisamente definito, prevedendo l’intervento delle parti ed i tempi per concludere (60 giorni). Il procedimento può essere attivato dalle parti interessate, dalle associazioni degli utenti, dalle autorità nazionali o locali e dalla stessa Commissione.
9-PRECETTAZIONE, DIFFERIMENTO
10-COMPITI, POTERI, AZIONI DELLA COMMISSIONE DI GARANZIA
I POTERI, I COMPITI, L’INIZIATIVA DELLA COMMISSIONE DI GARANZIA SONO STATI RAFFORZATI ED AMPLIATI PER LE QUESTIONI, CHE RIGUARDANO LA TUTELA DEI DIRITTI ED IL CONTEMPERAMENTO CON L’ASTENSIONE COLLETTIVA, MENTRE NON E’ STATO INTRODOTTO ALCUN POTERE DI INTERVENTO E DI MEDIAZIONE SUL MERITO DELLE CONTROVERSIE, CHE SFOCIANO NELLA PROCLAMAZIONE DELLO SCIOPERO.
11-AMNISTIA
Roma, 10 aprile 2000
Nota sul Protocollo per il Giubileo
Il testo sancisce la costituzione di una task force, alla quale inviare la comunicazione della proclamazione dello sciopero.
Durante il periodo del preavviso previsto dalla normativa, la task force si attiverà per ricercare le possibili soluzioni.
Il testo sottoscritto sarà inviato alla Commissione di Garanzia perché questa possa valutarne l’efficacia generale.
FRANCHIGIE CONNESSE AL CALENDARIO GIUBILARE
Nei giorni 8, 9 e 13 marzo sono stati definiti gli accordi per le franchigie aggiuntive nel settore dei trasporti, previsti dall’intesa generale sul Giubileo, sottoscritta il 28/2/2000.
Pur in presenza di sette accordi, si è costruita una soluzione univoca, individuando prima gli eventi giubilari più rilevanti e definendo dopo la corrispondente franchigia.
Per alcuni periodi (aprile e maggio, agosto e dicembre) la presenza delle franchigie già operanti per Pasqua, per le elezioni ed i referendum, per le ferie estive e per la tregua di Natale ha consentito di coprire un numero già significativo di eventi.
Le franchigie aggiuntive, che assommano a 25 giorni, sono le seguenti:
§dal 1 al 3 giugno (Giubileo dei migranti)
§dal 16 al 18 giugno (Apertura del Congresso Eucaristico Internazionale)
§dal 25 al 26 giugno (Chiusura del Congresso Eucaristico Internazionale)
§dal 14 al 18 settembre (Congresso Mariano e Giubileo della terza età)
§dal 13 al 16 ottobre (Giubileo delle famiglie)
§dal 11 al 13 novembre (Giubileo del mondo agricolo)
§dal 23 al 27 novembre (Congresso mondiale Apostolato dei laici)
Per il settore del Trasporto Pubblico Locale è stato aggiunto il 21 Agosto (fine del Giubileo dei giovani) in quanto non coperto da franchigia esistente.
Gli accordi sono sottoposti alla valutazione della Commissione di Garanzia.
In base alla convergenza dei periodi previsti dagli accordi applicativi della legge 146/90 e dei periodi aggiuntivi connessi al calendario giubilare, la tabella successiva sintetizza dall’1 aprile al 31 dicembre 2000 in modo efficace le franchigie operanti nei settori del trasporto aereo, ferroviario, pubblico locale e marittimo
quadro generale franchigie.xls
quadro geneale franchigie1(allegato a cic Cerfeda).xls