Source: https://www.studiumnet.com/documenti/trattamento-dei-dividendi-provenienti-da-societa-non-residenti
Timestamp: 2020-02-27 16:52:31+00:00
Document Index: 80646021

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 96', 'art. 89', 'art. 96', 'art. 89', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 96', 'art. 109', 'art. 47', 'art. 89', 'art. 47', 'art. 89']

Trattamento dei dividendi provenienti da società non residenti | Studium Tax&Law International Network
L’art. 1 del D.Lgs. n. 136 del 6 marzo 1993 ha recepito nel nostro ordinamento le disposizioni della Direttiva 90/435/CE in materia di imposte sui redditi, introducendo nel D.P.R. n. 917 del 22 dicembre 1986 (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) l’art. 96-bis.
Successivamente il D.Lgs. 12 dicembre 2003 n. 344, che ha disciplinato la c.d. “riforma IRES”, ha introdotto rilevanti modifiche in materia di imposizione sui redditi delle persone fisiche e giuridiche ed il trattamento dei dividendi percepiti nell’ambito di un’attività di impresa è stato demandato all’art. 89.
“1. Per gli utili derivanti dalla partecipazione in società semplici, in nome collettivo e in accomandita semplice residenti nel territorio dello Stato si applicano le disposizioni dell'articolo 5.
3. Qualora si verifichi la condizione di cui all’articolo 44, comma 2, lettera a), ultimo periodo, l’esclusione di cui al comma 2 si applica agli utili provenienti dai soggetti di cui all’articolo 73, comma 1, lettera d), e alle remunerazioni derivanti da contratti di cui all’articolo 109, comma 9, lettera b), stipulati con tali soggetti residenti negli Stati o territori di cui al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze emanato ai sensi dell’articolo 168-bis, o, se ivi non residenti, relativamente ai quali, a seguito dell’esercizio dell’interpello secondo le modalità del comma 5, lettera b), dell’articolo 167, siano rispettate le condizioni di cui alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 87. Concorrono in ogni caso alla formazione del reddito per il loro intero ammontare gli utili relativi ai contratti di cui all'articolo 109, comma 9, lettera b), che non soddisfano le condizioni di cui all'articolo 44, comma 2, lettera a), ultimo periodo.
6. Gli interessi derivanti da titoli acquisiti in base a contratti "pronti contro termine" che prevedono l'obbligo di rivendita a termine dei titoli, concorrono a formare il reddito del cessionario per l'ammontare maturato nel periodo di durata del contratto. La differenza positiva o negativa tra il corrispettivo a pronti e quello a termine, al netto degli interessi maturati sulle attività oggetto dell'operazione nel periodo di durata del contratto, concorre a formare il reddito per la quota maturata nell'esercizio.
Esaminando il testo dell’articolo ci si rende conto nell’immediato come il passaggio dal previgente art. 96 bis, di derivazione quasi letterale dalla direttiva, all’art. 89, determina il passaggio dal regime di imputazione a quello dell’esclusione.
L’articolo 96 bis prevedeva infatti che:
“1. Gli utili distribuiti, in occasione diversa dalla liquidazione, da società non residenti aventi i requisiti di cui al comma successivo, se la partecipazione diretta nel loro capitale è non inferiore al 25 per cento ed è detenuta ininterrottamente per almeno un anno, non concorrono alla formazione del reddito della società o dell'ente ricevente per il 95 per cento del loro ammontare e, tuttavia, detto importo rileva agli effetti della determinazione dell'ammontare delle imposte di cui al comma 4 dell'articolo 105, secondo i criteri previsti per i proventi di cui al numero 1 di tale comma.
c) è soggetta nello Stato di residenza senza possibilità di fruire di regimi di opzione o di esonero che non siano territorialmente o temporalmente limitati ad una delle seguenti imposte:………”.
Manca nel novellato articolo 89 del T.U.I.R. il riferimento ai requisiti quantitativi e temporali di detenzione della partecipazione e si verifica l’equiparazione degli utili provenienti da soggetti residenti e non residenti di cui all’art. 73 T.U.I.R.; inoltre diviene irrilevante la residenza nell’Unione Europea.
Il comma 3 effettua infatti un richiamo al comma precedente estendendone l’applicabilità anche agli utili provenienti da società ed enti di ogni tipo, non residenti nel territorio dello Stato, elencati all’art. 73, comma 1, lett. d) T.U.I.R..
L’ambito soggettivo di applicazione della normativa, come previsto dal Legislatore nella redazione dell’articolo 89, risulta quindi essere ben più ampio rispetto a quello delineato dagli artt. 2 e 3 della Direttiva, e quindi dal panorama previsto dall’originario art. 96-bis.
Quanto all’aspetto oggettivo sono assoggettabili al regime di esclusione:
gli utili derivanti dal possesso di azioni;
le partecipazioni al capitale o al patrimonio;
gli strumenti finanziari la cui remunerazione è totalmente costituita dalla partecipazione ai risultati economici della società emittente, di una società appartenente al gruppo o dello specifico affare in relazione al quale i titoli sono stati emessi[1];
le remunerazioni relative ai contratti di associazione in partecipazione di cui all’art. 109, comma 9, lett. b) TUIR, stipulati con soggetti non residenti, che prevedano l’apporto di capitale in misura totale o parziale;
le somme o il valore normale dei beni in natura che i soci ricevono in caso di recesso, esclusione, riscatto ovvero liquidazione della quota, secondo il disposto dell’art. 47, comma 7, esplicitamente richiamato all’art. 89 comma 2.
L’esclusione degli utili da tassazione si applica anche nei casi in cui gli utili non abbiano precedentemente scontato alcuna imposta sul reddito come avviene nel caso in cui la società erogante abbia realizzato un utile civilistico ed una perdita fiscale.
Vale la pena soffermare la nostra attenzione sulla disciplina fiscale in materia di tassazione dei dividendi provenienti da società localizzate in Paesi a fiscalità privilegiata.
Tale disciplina è stata oggetto, dal 2003 ad oggi, di molteplici interventi da parte del Legislatore.
La riforma del 2004 ha previsto la detassazione al 95% in capo al soggetto percettore degli utili da partecipazione operando, tuttavia, un’espressa deroga per i dividendi distribuiti da soggetti residenti in Stati o territori a fiscalità privilegiata, disponendo per tale fattispecie che i dividendi provenienti da una “società figlia” ubicata in un Paese “black list” concorrono integralmente alla formazione del reddito del socio nazionale percettore.
Tale trattamento penalizzante trova le sue radici nella presunzione che i dividendi in esame derivino da utili che hanno scontato una tassazione nulla o ridotta nel Paese di produzione.
Sull’argomento sono intervenuti il D.Lgs. 18 novembre 2005, n. 247 (cosiddetto correttivo Ires) e il D.L. n. 223/2006 (cosiddetto Decreto Bersani).
Prima del “correttivo Ires”, il T.U.I.R. prevedeva la concorrenza integrale alla formazione del reddito imponibile degli utili “provenienti” da società residenti in Paesi o territori a regime fiscale privilegiato.
Ma come intendere la parola “provenienti”?
La disciplina era applicabile ai soli dividendi distribuiti “direttamente” da una società “black list” alla società madre residente in Italia o anche a quelli “indirettamente” distribuiti per il tramite di una società residente in un Paese estero a fiscalità ordinaria?
Il D.Lgs. n. 247/2005 è intervenuto, sostituendo la parola “provenienti” con “corrisposti”.
La modifica normativa chiariva cosi che i dividendi provenienti indirettamente dalla figlia ubicata in un Paese a tassazione ordinaria non avrebbero scontato la tassazione piena in capo al percettore residente.
Il D.L. n. 223/2006 ha invece reintrodotto sia nell’art. 47, comma 4, sia nell’art. 89, comma 3, la parola “provenienti”, riconducendo così a tassazione piena anche gli utili indiretti. Nella relazione illustrativa al provvedimento si chiarisce difatti che le nuove disposizioni hanno la finalità di contrastare le operazioni di aggiramento “del regime di tassazione integrale degli utili provenienti da partecipate situate in Paesi a fiscalità privilegiata, interponendo nella catena societaria un altro soggetto estero residente in un Paese a regime fiscale non privilegiato”.
Conseguentemente, l’attuale disciplina prevede che il regime di tassazione integrale sia applicabile non solo agli utili e ai proventi equiparati distribuiti direttamente dai soggetti residenti nel paradiso fiscale, ma anche a quelli (da essi generati) che giungano alla “società madre” italiana tramite società intermedie mere conduit companies.
La disposizione antielusiva ha trovato applicazione a partire dal periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del decreto 4 luglio 2006 ovvero, per la generalità dei soggetti con “anno solare”, dall’esercizio 2006.
[1] Nel caso di emittente non residente è richiesta una ulteriore condizione: le remunerazioni devono essere totalmente indeducibili nello Stato di provenienza e che ciò risulti da elementi certi e precisi.