Source: https://www.rivista231.it/Legge231/Pagina.asp?Id=1103
Timestamp: 2019-05-27 13:52:16+00:00
Document Index: 32317236

Matched Legal Cases: ['art. 58', 'art. 55', 'art.56', 'art.55', 'art. 335', 'art.4']

un controllo di carattere giurisdizionale sulle determinazioni del pubblico ministero in tema di archiviazione, posto che l'art. 58 del d.lgs. 231/2001 assegna solo al procuratore generale presso la corte di appello il potere
1.	La disciplina dell'annotazione e i diversi temi coinvolti
Il progressivo, e doveroso, aumento delle ipotesi di applicazione della disciplina della responsabilità degli enti da reato, di cui al d.lgs. 231/2001, ha comportato, quale inevitabile conseguenza di carattere applicativo, una sempre più meditata attenzione alle questioni, e problematiche connesse, che riguardano il momento per così dire genetico del procedimento a carico dell'ente, e cioè quello inerente l'acquisizione della notizia dell'illecito amministrativo dell'ente conseguente al reato. L'attenzione si genera, innanzi tutto, sotto un profilo che potrebbe dirsi sostanziale, in quanto relativo all'individuazione dei presupposti per ritenere acquisita detta notizia, ma, per altro verso e conseguentemente, anche con riguardo a temi di carattere più strettamente formale e procedurale, in quanto attengono alle modalità della iscrizione (rectius: annotazione) con le quali l'acquisizione delle notizia deve rivestirsi di quella formalizzazione che costituisce presupposto per adempimenti di carattere procedurale (ad esempio in tema di comunicazioni; si veda l'art. 55, 2° co., d.lgs. 231/2001) e, più in generale, per ritenere originata la fase stessa delle indagini preliminari nei confronti dell'ente e quindi per valutare la successiva maturazione del termine per l'accertamento della responsabilità dell'ente, ai sensi dell'art.56 d.lgs. 231/2001 .
Le questioni inerenti l'individuazione del momento in cui la notizia dell'illecito amministrativo dell'ente dipendente da reato può, e deve, ritenersi acquisita non sono meramente formali, in quanto implicano, in un certo senso, la valutazione di tematiche che investono il complesso stesso del sistema normativo in tema di responsabilità dell'ente; a tali questioni si collegano quelle inerenti la qualificazione del potere-dovere del pubblico ministero in punto di annotazione della notizia quale obbligo, piuttosto che quale semplice onere. Parimenti collegate sono poi le questioni inerenti la fonte di rappresentazione della notizia, ed in particolare quella che concerne l'esistenza o meno di un potere (o dovere) del pubblico ministero di acquisire direttamente la notizia dell'illecito nei confronti dell'ente, sia sotto il profilo dell'individuazione di possibili margini di investigazione autonoma che sotto quello – di certo maggiormente frequente – della possibilità di una valutazione autonoma della notizia relativa al solo reato, orientata al fine di verificare se dalla notizia stessa si rilevino dati sufficienti per contornare anche un'autonoma notizia dell'illecito dell'ente, conseguente al reato.
Non è un caso, invero, che le opinioni espresse a proposito dell'individuazione del momento in cui deve ritenersi acquisita la notizia dell'illecito dell'ente dipendente da reato coinvolgano anche valutazioni circa l'obbligatorietà, o meno, dell'accertamento dell'illecito dell'ente (nonché circa l'eventuale copertura costituzionale di tale obbligatorietà) e si estendano poi ad analizzare quali siano gli elementi che fondano la responsabilità dell'ente e come gli stessi rilevino al momento della valutazione da compiere circa l'acquisizione della notizia.
Il punto di partenza del dibattito, che pur investendo considerazioni di carattere teorico e sistemico ha comunque implicazioni pratiche rilevantissime, è, ovviamente, la disposizione normativa in proposito delineata nel d.lgs. 231/2001. L'art.55 prevede che il pubblico ministero quando acquisisce la notizia dell'illecito amministrativo dipendente da reato commesso dall'ente debba annotare "immediatamente" nel registro ex art. 335 c.p.p. gli elementi identificativi dell'ente, unitamente, ove possibile, alle generalità del suo rappresentante, nonché il reato da cui dipende l'illecito.
L'utilizzo del termine "annotazione" in luogo di quello, "iscrizione", menzionato nel corrispondente articolo del codice di procedura penale a proposito della notizia di reato non sembra riflettere una diversità di carattere, per così dire, ontologico e non sembra dunque fondato far discendere dalla diversità dei due termini una diversità di carattere sostanziale, sotto il profilo, ad esempio, dell'obbligatorietà della "iscrizione" della notizia di reato a fronte della semplice discrezionalità (o semmai qualificabilità come onere) della "annotazione" della notizia dell'illecito dell'ente. La differente terminologia non si dimostra neppure foriera di diverse implicazioni di carattere pratico, essendo comunque la regolamentazione inerente le modalità di annotazione della notizia dell'illecito - delineata dall'art.4 del Decreto Ministeriale 26 giugno 2003 n.201, che contiene le disposizioni regolamentari relative al procedimento di accertamento dell'illecito amministrativo dell'ente – articolata in termini sostanzialmente analoghi a quella che concerne le modalità di iscrizione della notizia di reato.
Ha, invece, carattere assolutamente sostanziale – ed è ricca di implicazioni pratiche – la questione centrale che, come si accennava, di fatto si pone quanto all'obbligo (o onere) di annotazione e quanto al momento di individuazione dell'acquisizione della notizia; questione (o meglio, ques.....