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Timestamp: 2020-07-04 16:03:54+00:00
Document Index: 68681025

Matched Legal Cases: ['art.1440', 'art. 2501', 'art. 2501', 'art. 183', 'art. 146', 'art. 1725', 'sentenza ', 'art. 2329', 'art. 1709', 'art. 45', 'art. 15', 'art. 2395', 'art. 15', 'art. 15']

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Michelangelo Granato, Edoardo Grossule,Carlo Lanfranchi, Piergiuseppe Spolaore
PAROLE CHIAVE: clausola compromissoria - fusione - bilancio - società di capitali - società cooperativa - fallimento - aumento di capitale - compenso amministratori
TRIBUNALE DI MILANO (Sezione specializzata in materia di impresa B)
8 gennaio 2020 – Riva Crugnola, Presidente Relatore
R.G. n. 34792/2018
Compromettibilità in arbitri – Validità, interpretazione ed esecuzione del contratto
(Art. 808-quater c.p.c.)
Rientra nella competenza del collegio arbitrale, in base alla clausola compromissoria con cui le parti abbiano devoluto agli arbitri la soluzione delle controversie relative a “validità, interpretazione ed esecuzione del contratto”, la domanda al risarcimento dei danni per dolo incidente ex art.1440 c.c., in quanto tesa a far valere una situazione di squilibrio prodotta sul piano contrattuale. La clausola compromissoria inserita in un contratto estende i propri effetti anche alle controversie in materia di responsabilità per fatto illecito, in quanto lato sensu collegate al contratto. La pretesa risarcitoria fondata sulla configurazione di dolo incidente mira a ricostituire l’equilibrio contrattuale violato e, dunque, rappresenta un istituto comunque inerente al contratto, sicché risulterebbe incongruo sottrarla alla cognizione arbitrale, e ciò tanto più che, secondo un consolidato orientamento, la omogenea fattispecie della domanda di annullamento di contratto per dolo determinante è senz’altro conoscibile dagli arbitri. (cl)
TRIBUNALE DI MILANO (Sezione specializzata in materia di impresa “B”)
10 gennaio 2020 – Mambriani, Presidente – Ricci, relatore
R.G. n. 70372/2015
Fusione – Progetto di fusione – Relazione dell’organo amministrativo – Obbligo di illustrare e giustificare, sotto il profilo giuridico ed economico il progetto di fusione – Operazioni con parti correlate
(Artt. 2501-quinquies, 2391-bis e Regolamento Consob n. 17221/2010)
È adempiuto l’obbligo di compiutamente “illustrare” e “giustificare” sotto il profilo giuridico ed economico il progetto di fusione ai sensi degli articoli 2501 quinquies, 2391 bis c.c. e dal Regolamento Consob n. 17221/2010 qualora le ragioni economiche dell’operazione siano ampiamente riportate nei documenti relativi all’operazione, ovvero nel prospetto informativo, nella relazione illustrativa del consiglio di amministrazione, nel verbale dell’assemblea, nel verbale della riunione del comitato consiliare competente in materia di operazioni con parti correlate. (mg)
Fusione – Metodo di determinazione del rapporto di cambio – Relazione degli esperti (di parte e ex art. 2501-sexies c.c. – Standard di giudizio sulla scelta dei criteri adottati
(Art. 2501-sexies)
Nella valutazione delle analisi effettuate dagli esperti (quelli nominati da una parte e quello nominato dal Tribunale ai sensi dell’articolo 2501 sexies del codice civile) ciò che conta è la ripercorribilità delle motivazioni che hanno portato alla scelta effettuata e la non manifesta irragionevolezza del percorso logico e argomentativo seguito, fermo restando che ogni scelta presenta inevitabilmente un margine di discrezionalità e opinabilità ineliminabile. Di conseguenza solo un grave vizio logico o argomentativo, nella scelta di un metodo piuttosto che di un altro, ovvero l’assoluta mancanza di motivazione circa i criteri utilizzati per la scelta possono giustificare un sindacato in termini di negligenza o addirittura erroneità nel metodo seguito. (mg)
Fusione – metodo di determinazione del rapporto di cambio – Relazione degli esperti (di parte e ex art. 2501-sexies c.c. – Relazione dell’organo amministrativo – Metodologia di valutazione – Finalità autonome ai fini della fusione del procedimento decisionale – Indipendenza dai valori assoluti del capitale economico delle società interessate
(Artt. 2501-quinquies, 2501-sexies)
La finalità principale del procedimento decisionale degli amministratori consiste in una stima dei valori relativi delle singole società oggetto della fusione, effettuata attraverso l’applicazione di criteri omogenei, ai fini dell’ottenimento di valori fra loro compatibili. Nelle operazioni di fusione la finalità ultima non è tanto la determinazione dei valori assoluti del capitale economico delle società interessate, quanto piuttosto l’individuazione di valori confrontabili in sede di determinazione del rapporto di cambio. Per tale ragione, le valutazioni per operazioni di fusione hanno significato unicamente nel loro profilo relativo e non possono essere assunte quali stime del valore assoluto delle società in relazione ad operazioni diverse dalla fusione.
È conforme alla legge il metodo di valutazione adottato dagli amministratori delle società partecipanti alla fusione che:
– è largamente diffuso nella prassi professionale italiana e internazionale, ha consolidate basi dottrinali e si basa su parametri determinati attraverso un processo metodologico di generale accettazione;
– appare adeguato nella fattispecie in considerazione delle caratteristiche delle società interessate all’operazione e della effettiva significatività del prezzo di mercato;
– è conforme al contesto valutativo richiesto in sede di fusione (metodo sviluppato in ottica stand alone);
– anche con il supporto dei relativi advisor, ha consentito di rispettare il criterio della omogeneità dei metodi di valutazione e quindi della confrontabilità dei valori. (mg)
Bilancio – Valorizzazione di un credito risarcitorio – Principio di prudenza
(Art. 2423-bis, n. 1, c.c.)
Si sono attenuti, nella redazione del bilancio, al principio di prudenza ai sensi dell’articolo 2423 bis n. 1) del codice civile, gli amministratori che hanno evitato di inserire un’ingente posta attiva, a proposito della quale non potevano esprimere in termini di certezza un giudizio di prevedibile realizzo in termini certi o almeno ragionevoli; in tal modo gli amministratori hanno dimostrato di aver rispettato con rigore un principio posto a tutela di investitori e terzi, evitando di esporsi a ben più gravi responsabilità verso questi ultimi. (nel caso di specie il tribunale ha tenuto conto del fatto che a distanza di anni ancora quel credito non risultava avere acquisito i caratteri di certezza e liquidità). (mg)
TRIBUNALE DI MILANO (Sezione specializzata in materia di impresa B),
13 gennaio 2020 – Mambriani, Presidente – Vannicelli, Relatore
R.G. n. 37853/2018
Società di capitali – S.r.l. – Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori – Mancanza della delibera assembleare – Condizione di procedibilità
(Artt. 2476, 2393 c.c.)
Qualora la società faccia valere, quale modifica della causa petendi in occasione della memoria ai sensi dell’art. 183, comma 1°, n. 6, c.p.c., la responsabilità del­l’am­ministratore convenuto, la mancanza della delibera assembleare che decide sull’esperimento dell’azione di responsabilità costituisce condizione di inammissibilità della domanda rilevabile d’ufficio. (ps)
TRIBUNALE DI MILANO (Sezione specializzata in materia di impresa)
3 febbraio 2020 – Mambriani, Presidente – Vannicelli, Relatore
R.G. n. 16226/2018
Società cooperativa – Esclusione del socio
(Art. 2533 c.c.)
In una società cooperativa, quando la clausola statutaria sull’esclusione del socio preveda che delibera dagli amministratori debba essere preceduta da un’intima­zione da parte degli amministratori al socio di rimuoverne la causa, detta clausola integra una previsione a tutela del socio. L’intimazione è volta, infatti, da un lato a consentire al socio di poter assumere comportamenti conseguenti per evitare la decisione di esclusione; per altro verso a fare l’affidamento sul fatto che, fino a quando non venga formalmente preannunciata, l’esclusione stessa non possa essere decisa e comunicata. Inoltre, la deliberazione di esclusione del socio di cooperativa costituisce atto unilaterale recettizio e pertanto la comunicazione della stessa deve, a pena di inefficacia, consentire la piena esplicazione dei diritti di difesa del socio escluso. Se detta comunicazione, per la sua genericità, risulta inidonea a svolgere la funzione per la quale è prevista, essa deve ritenersi affetta da un vizio genetico che ne comporta la nullità. Tale nullità si riflette a sua volta sulla delibera di esclusione, la cui efficacia dipende dalla sua idonea comunicazione al socio escluso, quale legittimato a proporre opposizione. Questa statuizione del Tribunale riflette il principio generale del diritto societario (rectius, degli enti associativi in generale) per cui nel giudizio susseguente all’impugnazione dell’esclusione (così come della revoca dall’amministrazione o di qualsiasi altro atto ablativo di diritti e prerogative derivanti dal contratto sociale) la società convenuta – tenuta a provare il fatto specifico in base al quale risulti adottata quella deliberazione – non può invocare ed allegare, a sostegno della legittimità della medesima, fatti distinti e diversi da quelli spesi in sede di motivazione e comunicazione dell’atto impugnato. (eg)
14 febbraio 2020 – Mambriani, Presidente – Ricci, Relatore
R.G. n. 19941/2017
Fallimento – responsabilità dell’amministratore per atti di mala gestio – Onere della prova – Mancanza della documentazione contabile non imputabile al­l’am­ministratore
(Art. 2476, 2487-bis c.c.; art. 146 legge fall.)
In via di principio spetta certamente al convenuto fornire prova della conformità degli atti a finalità coerenti con l’oggetto sociale; va tuttavia considerato che, ove tale prova possa essere fornita unicamente mediante la produzione in giudizio dei libri e della documentazione contabile della società e non siano stati allegati e provati i fatti che rendano imputabile al convenuto la mancata conservazione delle scritture contabili, ovvero la violazione degli obblighi di cui all’articolo 2487 bis, terzo comma, del codice civile, non è addebitabile alcuna responsabilità. (mg)
18 febbraio 2020 – Mambriani, Presidente – Vannicelli, Relatore
R.G. n. 61734/2017
Società di capitali – S.r.l. – Amministrazione – Amministratore nominato a tempo indeterminato – Revoca – Diritto all’indennizzo – Sussistenza
(Artt. 2476, 2479, 2383, 1725 c.c.)
La revoca dell’amministratore di s.r.l. nominato a tempo indeterminato non presuppone l’esistenza di una giusta causa di revoca, ma comporta l’obbligo per la società di corrispondere un adeguato indennizzo per il mancato preavviso (in applicazione dell’art. 1725 c.c.). (ps)
27 febbraio 2020 – Riva Crugnola, Presidente – Ricci, Relatore
R.G. n. 69960/2016
Clausola compromissoria – opponibilità successivamente alla perdita della qualità di socio
(Art. 34 d.lgs. n. 5/2003)
La clausola pacificamente vigente all’epoca nella quale un soggetto è socio appare opponibile a tale socio in riferimento a tutte le controversie che trovano la loro matrice nel rapporto sociale “anche se insorte in tempo successivo all’esaurimento del rapporto”. Non è condivisibile la tesi secondo la quale tale operatività verrebbe meno a seguito della perdita della qualità di socio quando il diritto azionato rimane geneticamente connotato dal rapporto sociale dal quale è sorto. (segue Cass. 55/1999). (mg)
Clausola compromissoria – Nullità del decreto ingiuntivo
Deve essere pronunciata con sentenza la nullità del decreto ingiuntivo opposto, emesso da giudice incompetente per essere la cognizione in ordine alla pretesa azionata in sede monitoria devoluta ad arbitri, secondo la clausola compromissorio di cui allo Statuto sociale. L’esistenza di una clausola compromissoria non esclude la competenza del giudice ordinario a emettere un decreto ingiuntivo (atteso che la disciplina del procedimento arbitrale non contempla l’emissione di provvedimenti “inaudita altera parte”), ma impone a quest’ultimo, in caso di successiva opposizione fondata sull’esistenza della detta clausola, la declaratoria di nullità del decreto opposto e la contestuale remissione della controversia al giudizio degli arbitri (segue Cass. 8166/1999 e Cass. 5265/2011). (mg)
R.G. n. 26982/2016
Aumento di capitale – Estinzione dell’obbligazione di conferimento mediante compensazione – Legittimità
(Artt. 2329, 2342, 2343, 2438, 2439, 2440, 2464, 2481 c.c.)
Va ribadita la legittimità, in sede di aumento di capitale, della compensazione delle perdite con i crediti verso i soci per finanziamenti, in quanto la compensazione è un mezzo di estinzione delle obbligazioni.
In tema di società di capitali, nella ipotesi di sottoscrizione di un aumento del capitale sociale, l’oggetto del conferimento, da parte del socio, non deve, necessariamente, identificarsi in un bene suscettibile di espropriazione forzata, bensì in una res dotata di consistenza economica. Ne consegue la legittimità del conferimento attuato mediante compensazione tra il debito del socio verso la società ed un credito vantato dal medesimo nei confronti dell’ente, atteso che la società stessa, pur perdendo formalmente il suo credito al conferimento, acquista concretamente un “valore” economico, consistente nella liberazione da un corrispondente debito. Alla funzione essenzialmente “produttiva” del capitale sociale consegue, difatti, quella di garanzia meramente indiretta del pagamento dei debiti sociali, funzione, quest’ultima, assolta direttamente dal patrimonio sociale, cui non risultano trasferibili quei vincoli di indisponibilità e di invariabilità tipici, in via esclusiva, del capitale.
Nessun pregiudizio per i creditori sociali è, pertanto, ravvisabile (diversamente che nella ipotesi di conferimenti iniziali, quantomeno per i tre decimi previsti dal­l’art. 2329 c.c.) in un aumento di capitale sottoscritto mercé la contestuale estinzione per compensazione di un credito del socio sottoscrittore (scaturendo, invece, da tale operazione un aumento della generica garanzia patrimoniale, poiché dalla trasformazione del credito del socio in capitale di rischio deriva che detta garanzia non copre più il credito medesimo), mentre, sul piano economico – patrimoniale, nessun vantaggio deriverebbe ai creditori stessi dall’imposizione, alla società, del­l’obbligo di pagare il proprio debito nei confronti del socio sottoscrittore e di incassare, contestualmente, la stessa somma da lui dovuta”. (segue Cass. 3946/2018 e 4236/1998) (mg)
Compenso dell’amministratore – Diritto derogabile nello statuto – Assenza di delibera assembleare specifica – Gratuità dell’incarico
(Artt. 1709, 2389 c.c.)
Il diritto al compenso degli amministratori, ad essi riconosciuto in via generale sulla base delle norme in materia di mandato (art. 1709 c. c.), può essere derogato dallo statuto sociale. In assenza di specifica deliberazione assembleare all’ammi­ni­­stratore unico non può essere riconosciuto alcun compenso.
2 marzo 2020 – Riva Crugnola, Presidente Relatore
R.G. n. 52850/2017
Sezione specializzata in materia di impresa – Ripartizione degli affari interni all’ufficio giudiziario – Competenza in senso proprio
(Art. 45 c.p.c.)
Il rapporto tra sezione ordinaria e sezione specializzata in materia di impresa, nello specifico caso in cui entrambe le sezioni facciano parte del medesimo ufficio giudiziario, non attiene alla competenza, ma rientra nella mera ripartizione degli affari interni all’ufficio giudiziario, da cui l’inammissibilità del regolamento di competenza, richiesto d’ufficio ai sensi dell’art. 45 c.p.c.; rientra, invece, nell’am­bito della competenza in senso proprio la relazione tra la sezione specializzata in materia di impresa e l’ufficio giudiziario diverso da quello ove la prima sia istituita. (cl)
9 marzo 2020 – Riva Crugnola, Presidente – Vannicelli, Relatore
R.G. n. 29276/2018
Società cooperativa – Responsabilità extra contrattuale degli amministratori, sindaci e revisore legale – Termine prescrizionale
(Artt. 2395 c.c., 2407, 2° comma, c.c., 2519 c.c., art. 15, d.lgs n. 39/2010)
Nell’ambito delle società cooperative, per quanto riguarda il termine prescrizionale dell’azione di responsabilità ex art. 2395 c.c., è principio ormai consolidato che il termine iniziale del quinquennio di legge (artt. 2395 co. 2° e 2407 co. 3° c.c.) spirato il quale si prescrive l’azione di responsabilità spettante ai soci-creditori che lamentino un danno diretto o indiretto alle proprie ragioni, decorra secondo la regola generale dal giorno in cui essi abbiano ragionevolmente avuto conoscenza della situazione di verosimile incapienza o insolvenza anche solo prospettica della società, o siano stati messi in condizione di conoscerla. Tale condizione può dunque verificarsi nel caso di approvazione del bilancio dell’esercizio dal quale emerga la situazione di crisi, anche e soprattutto finanziaria.
Quanto appena detto non vale tuttavia per i revisori legali che nel tempo si possono succedere, per i quali vige l’autonomo regime prescrizionale dettato dall’art. 15 co. 3° d. lgs. n. 39/2010: secondo cui l’azione risarcitoria contro il revisore si prescrive decorsi cinque anni dalla data della relazione di revisione emessa al termine della revisione. Detta norma costituisce, infatti, lex specialis (di indubbio favore) che esclude l’applicabilità in via analogica delle regole dettate per l’azione di responsabilità contro gli amministratori e i sindaci con i quali pure il revisore sia chiamato “in correità”; e che ricomprende indistintamente tutte le azioni risarcitorie, di qualunque natura, esperibili ai sensi del medesimo art. 15 contro il revisore dalla società revisionata come anche dai soci di questa e dai terzi in genere. (eg)