Source: http://www.diritto-penale.it/misure-di-prevenzione-misure-sicurezza.htm
Timestamp: 2019-01-18 13:19:03+00:00
Document Index: 139947317

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 204', 'art. 133', 'art. 31', 'art 222', 'art. 233', 'art. 234', 'art. 11', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 25', 'art. 27', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 25', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 5', 'art. 1', 'art 2', 'art 5']

Misure di sicurezza e prevenzione: profili generali
Misure di sicurezza e misure di prevenzione, pur assolvendo a funzioni parzialmente assimilabili in quanto entrambe dirette alla prevenzione dal pericolo della commissione di fatti di reato, si distinguono sotto il profilo strutturale in quanto, mentre le misure di sicurezza presuppongono la commissione di un fatto di reato o, come nei casi di cui agli artt. 49 cp e 115 cp, di un c.d. quasi reato, le misure di prevenzione prescindono da tale presupposto e sono applicate sulla base di indizi di pericolosità contemplati da specifiche norme di legge (cfr., ad esempio, l'art. 1 della L. n. 1423 del 1965).
Mentre le misure di sicurezza costituiscono, secondo la prevalente dottrina, provvedimenti di natura giurisdizionale, le misure di sicurezza costituiscono misure amministrative, sia pure soggette al controllo giurisdizionale nonchè, in taluni casi, affidate all'autorità giudiziaria anche per ciò che concerne la loro concreta applicazione.
Parte della dottrina, peraltro, argomentando dall'analogia della funzione specialpreventiva cui sia le misure di sicurezza che quelle di prevenzione sono dirette, ha ravvisato, nell'art. 25 Cost, che menziona espressamente le sole misure di sicurezza, il fondamento di entrambe.
Le misure di sicurezza sono previste e disciplinate dagli artt. 199 e ss del codice penale, nonchè dall'art. 25 Cost che estende espressamente alle misure di sicurezza il principio della riserva di legge.
Le misure di sicurezza sono un'innovazione del codice Rocco e rappresentano la forma con la quale il codice penale ha concretizzato la teoria del doppio binario secondo cui mentre la pena doveva assolvere alla funzione di retribuire il reo per il reato commesso e di reintegrare l'ordinamento giuridico, la misura di sicurezza aveva la funzione di prevenire il pericolo di un'ulteriore condotta criminale da parte dell'autore di un fatto di reato o di un quasi reato (artt. 49 cp e 115 cp), attraverso la sua emenda o risocializzazione.
In tale prospettiva, si sosteneva che la natura delle misure di sicurezza fosse amministrativa argomentando dalla loro revocabilità (in senso contrario la prevalente dottrina osserva che esse sono applicate dall'autorità giudiziaria e che sulla loro esecuzione vigila il magistrato di sorveglianza e replica all'argomento della revocabilità quale indice della natura amministrativa del provvedimento sostenendo che la revocabilità non costituisce un requisito indefettibilie e strutturale del provvedimento amministrativo).
Tra gli ulteriori elementi di distinzione tra misure di sicurezza e pena vi sono:
l'applicabilità delle misure di sicurezza sia ai soggetti imputabili che ai soggetti non imputabili mentre le pene possono essere applicate soltanto ai primi;
il fatto che le pene hanno una durata prestabilita sia pure entro i margini della cornice edittale mentre le misure di sicurezza sono determinate soltanto nella loro durata minima.
Secondo la più recente dottrina, invece, le misure di sicurezza presenterebbero numerose affinità con la pena sotto il profilo della funzione, nel senso che, a seguito dell'entrata in vigore della Carta Costituzionale, anche alla seconda è stata assegnata la funzione specialpreventiva di risocializzazione del reo; in tale prospettiva, si osserva che, a mente dell'art. 204 cp, i parametri di valutazione per l'applicazione delle misure di sicurezza sono gli stessi previsti per la pena e, cioè, quelli indicati all'art. 133 cp.
La distinzione tra pene e misure di sicurezza, entrambe dirette alla difesa sociale ed alla lotta contro il delitto, sarebbe, dunque, da ravvisare nelle peculiarità strutturali ed applicative delle due misure e nel fatto che le misure di sicurezza sarebbero maggiormente connotate dalla funzione specialpreventiva.
In particolare, mentre la tesi tradizionale sostiene che il presupposto per l'applicazione delle misure di sicurezza sia la pericolosità del destinatario della misura, essendo il fatto di reato commesso una mera occasione per la sua applicazione, secondo altra parte della dottrina, anche le misure di sicurezza sarebbero applicate come conseguenza della commissione di un fatto di reato, del quale, infatti, debbono sussistere tutti gli elementi costitutivi, sia sotto il profilo materiale, sia sotto il profilo psicologico, essendo tassative le ipotesi in cui le misure di sicurezza sono applicate a prescindere dalla commissione di un fatto di reato (cfr. i già richiamati artt. 49 e 115 cp).
Oltre al presupposto oggettivo della commissione di un fatto di reato, ai fini dell'applicazione della misura di sicurezza è, altresì, necessario che sia accertata in concreto la pericolosità sociale del destinatario della misura (al riguardo, ex art. 31 della L. n. 663 del 1981, non sono più ammesse ipotesi di pericolosità presunta).
Le misure di sicurezza non possono, poi, essere applicate se non in forza di una disposizione di legge; sotto il profilo temporale, deve sottolinearsi come, al contrario delle pene, esse sono regolate dalla legge vigente al momento della loro applicazione e non da quella vigente al momento della commissione del fatto di reato. Ne consegue che, se non è legittimo applicare una determinata misura di sicurezza con riferimento ad un fatto non costituente reato all'epoca della sua commissione, è ben possibile applicare una misura di sicurezza non prevista dalla legge al momento della commissione di un fatto di reato e, tuttavia, prevista dalla legge al momento della sua applicazione.
Le misure di sicurezza possono essere applicate dal Giudice della Cognizione o dal magistrato di sorveglianza e sono eseguite dopo la pena detentiva. Esse hanno una durata variabile e che può modificarsi nel tempo in relazione alla pericolosità sociale del destinatario, nel senso che, trascorso il periodo minimo stabilito dalla legge, il destinatario viene sottoposto a controllo per verificare la persistenza o l'esaurimento della sua pericolosità; a seconda dei casi, a seguito del controllo, il giudice può fissare un nuovo termine o la revoca della misura di sicurezza.
Le misure di sicurezza personali detentive sono:
1) la colonia agricola o casa di lavoro (artt. 216-218 cp)
2) la casa di cura e di custodia (artt. 219 -221 cp)
3) l'ospedale psichiatrico giudiziario (art 222 cp, la Corte Costituzionale è intervenuta con sentenze nn. 324/1998 e 253 del 2003 ha dichiarato l'incostituzionalità della norma nella parte in cui non ha escluso la sua applicabilità ai minori di anni diciotto - sent n 324 - e nella parte in cui ha escluso ogni margine di discrezionalità in ordine alla misura da applicare da parte del Giudice - sent 253).
4) il riformatorio giudiziario (artt. 223 - 227 cp)
1) la libertà vigilata (artt. 228-232 cp)
2) il divieto di soggiorno (art. 233 cp)
3) il divieto di frequentare osterie e pubblici spacci di bevande alcoliche (art. 234 cp)
4) l'espulsione dello straniero dalla Stato.
Le misure di sicurezza patrimoniali sono la cauzione di buona condotta e la confisca; con riferimento a quest'ultima, una particolare forma è costituita dalla confisca per equivalente introdotta dall'art. 11 della L. n. 146 del 16 marzo 2006.
Le misure di prevenzione sono oggi disciplinate, in via generale, dalla L. n. 1423 del 1956 che ha sottratto alla competenza esclusiva dell'autorità di polizia il compito di applicarle sottoponendo le medesime al controllo dell'autorità giudiziaria, nonchè, in taluni casi, all'applicazione diretta da parte della stessa.
Discusso, in dottrina, è il fondamento costituzionale delle misure di prevenzione.
Secondo l'orientamento dottrinario che ne ravvisa la legittimità costituzionale, i riferimenti della Carta che legittimerebbero le misure di prevenzione sono:
1) l'art. 2 Cost che, nel tutelare i diritti inviolabili, delle persone legittimerebbe misure, come quelle di prevenzione, dirette a tutelarli;
2) l'art. 13 della Cost a mente del quale sono ammesse limitazioni del diritto di libertà sulla base di tassative previsioni di legge ed a condizione che esse si fondino su provvedimenti dell'autorità giudiziaria;
3) l'art. 25 Cost che, nel contemplare espressamente le misure di sicurezza, sarebbe il riferimento naturale anche per le misure di prevenzione in chiave d'estensione analogica della portata della norma;
4) l'art. 27 Cost che, nel prevedere la funzione di risocializzazione della pena, avrebbe reciso il vincolo necessario tra il fatto di reato e le le conseguenze latu sensu penali che poterbbero, in considerazione dell'esigenza specialpreventiva, anche discostarsi, sotto il profilo della specie e delal durata della pena, dalla sanzione necessaria alla retribuzione del reo.
Tutti gli argomenti sopra esposti sono stati, peraltro, criticati dalla dottrina che ritiene le misure preventive non conformi a costituzione. In particolre, il riferimento all'art. 2 Cost sarebbe troppo generico e l'art. 13 Cost sarebbe una norma diretta a fornire garanzie di tipo processuale e non potrebbe fondare istituti di carattere sostanziale. Con riferimento all'art. 25 Cost, peraltro, si è affermato che lo stesso sarebbe insuscettibile d'applicazione analogica e, con riferimento all'art. 27 Cost, che le misure preventive non presenterebbero la funzione di tendere alla risocializzazione del reo ma solo quello di difendere la collettività dalla possibile attività criminale da parte del sospetto.
Si sostiene, poi, che le misure di prevenzione contrasterebbero con il principio costituzionale della presunzione d'innocenza, nonchè con quello, desumibile dall'art. 27 Cost, della personalità della responsabilità penale.
In ogni caso, la Corte Costituzionale, più volte investita della questione relativa alla legittimità costituzionale delle misure di prevenzione, ha sempre avuto modo di precisare come siano ammesse le restrizioni alla libertà che non siano espressamente escluse dalla carta Costituzionale (cfr. Corte Cost. n. 68 del 1964).
Mette, peraltro, conto rilevare come le misure di prevenzione, secondo parte della dottrina, presenterebbero profili di contrasto anche con l'art. 5 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo che tutela il diritto alla libertà ed alla sicurezza individuale.
A mente dell'art. 1 della L. n. 1423 del 1956 le misure di prevenzione si applicano a:
3) coloro che per il loro comportamento debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che sono dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l'integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica.
a) il foglio di via obbligatorio (art 2 L. n. 1423 del 1956)
b) la sorveglianza speciale (artt. 3 e ss della L. n. 1423 del 1956)
c) l'obbligo di soggiorno o il divieto di soggiorno da adottarsi unitamente alla sorveglianza speciale (art 5 L. n. 1423 del 1956).
Le misure di prevenzione patrimoniali sono previste dalla L. n. 646 del 1982 e consistono nel sequestro dei beni e nella loro eventuale confisca.
Tra le misure di prevenzione, un cenno a parte meritano quelle previste nei confronti di chi abbia preso parte attiva ad episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive, o che nelle medesime circostanze abbiano inneggiato o indotto alla violenza e consistenti nel divieto d'accesso ai luoghi ove si svolgono le manifestazioni sportive, nonchè a quelli, specificatamente indicati, interessati alla sosta, al transito ed al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle manifestazioni medesime (cfr. la L. n. 401 del 1989 nonchè i DD.LL. convertiti nn. 162 del 2005 8 del 2007).
Le misure di sicurezza su wikipedia
Artt del codice penale