Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-terzo/titolo-ii/capo-vi/art228.html?utm_source=internal&utm_medium=link&utm_campaign=articolo&utm_content=nav_art_succ_top
Timestamp: 2019-12-08 22:25:46+00:00
Document Index: 47909396

Matched Legal Cases: ['art. 228', 'art. 228', 'art. 227', 'art. 228', 'art. 228', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 228', 'sentenza ', 'art. 228', 'art. 646', 'art. 134', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 228 codice di procedura penale - Attività del perito - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice di procedura penale > LIBRO TERZO - Prove > Titolo II - Mezzi di prova > Capo VI - Perizia > Articolo 228
Articolo 228 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 228 Codice di procedura penale
1. Il perito procede alle operazioni necessarie per rispondere ai quesiti. A tal fine può essere autorizzato dal giudice a prendere visione degli atti, dei documenti e delle cose prodotti dalle parti dei quali la legge prevede l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento [431].
2. Il perito può essere inoltre autorizzato ad assistere all'esame delle parti [208] e all'assunzione di prove nonché a servirsi di ausiliari di sua fiducia per lo svolgimento di attività materiali non implicanti apprezzamenti e valutazioni (1).
3. Qualora, ai fini dello svolgimento dell'incarico, il perito richieda notizie all'imputato [62], alla persona offesa o ad altre persone, gli elementi in tal modo acquisiti possono essere utilizzati solo ai fini dell'accertamento peritale [191] (2).
(1) Si pensi, ad esempio, al trasporto della sostanza da esaminare o alla predisposizione materiale delle apparecchiature cda utilizzarsi per la perizia.
(2) Tale delimitazione all'accertamento peritale si spiega in ragione del rischio di aggiramenti delle ordinarie regole relative alla rilevanza probatoria degli atti corrispondenti.
Spiegazione dell'art. 228 Codice di procedura penale
Si ha già avuto modo di vedere (art. 227 come elemento fondamentale della perizia sia la relazione finale, la quale prevede che il perito risponda immediatamente ai quesiti propostigli, comunque in forma orale, mediante parere raccolto nel verbale, salvo il potere del giudice di ordinare che la relazione stessa si svolga in forma scritta, se ritenuta indispensabile ad illustrare meglio il parere espresso dal perito.
Orbene, per giungere ad una dettagliata relazione finale è necessario che il perito possa compiere determinate operazioni. La norma in esame prevede pertanto che il perito possa essere autorizzato dal giudice ad assistere all’esame delle parti ed all’assunzione di altre prove, mentre potrà prendere visione degli atti e delle cose prodotte solamente se acquisibili al fascicolo dibattimentale.
Il legislatore consente inoltre che il perito possa raccogliere notizie dall’imputato, dall’offeso e da altre persone. Tali notizie potranno essere tuttavia utilizzate solo ai fini dell’accertamento peritale
Da ultimo, nelle ipotesi in cui le operazioni peritali si svolgano senza la presenza del giudice e sorgano questioni relative ai poteri del perito ed ai limiti dell’incarico, la decisione deve essere rimessa al giudice, senza alcuna sospensione delle operazioni.
Massime relative all'art. 228 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 43723/2013
Le dichiarazioni rese dal minore vittima di reati sessuali al consulente tecnico del P.M., officiato di un accertamento personologico, esauriscono la loro funzione nella definizione delle risposte ai quesiti circa la credibilità del minore e la sussistenza degli indici di patito abuso sessuale, ma non possono essere utilizzate, neppure nel giudizio abbreviato - stante il divieto espresso di cui all'art. 228 comma terzo cod. proc. pen. - come fonte di prova per la ricostruzione del fatto.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 43723 del 24 ottobre 2013)
Non determina nullità o inutilizzabilità l'inosservanza dei criteri dettati dalla cosiddetta "Carta di Noto" nella conduzione dell'esame dei minori persone offese di reati di natura sessuale, e non è neanche, di per sé, ragione di inattendibilità delle dichiarazioni raccolte, pur quando l'esame sia condotto dal consulente o dal perito in sede di consulenza o perizia.
Cass. pen. n. 809/2009
In tema d'attività peritali, gli atti di cui il perito può prendere visione su autorizzazione del giudice sono non soltanto quelli già inseriti nel fascicolo per il dibattimento, ma anche quelli "dei quali la legge prevede l'acquisizione" al fascicolo medesimo, ossia gli atti suscettibili di farvi legittimamente ingresso nel corso del giudizio anche in un momento successivo al conferimento dell'incarico.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 809 del 13 gennaio 2009)
Cass. pen. n. 31523/2004
Non comporta nullità della perizia, fermi restando eventuali profili di responsabilità formale del perito, il fatto che quest'ultimo, senza l'autorizzazione del giudice prevista dall'art. 228, comma secondo, c.p.p., si sia avvalso dell'opera di un ausiliario, quando questi si sia limitato alla mera effettuazione di calcoli matematici, non implicanti apprezzamenti e valutazioni (principio affermato, nella specie, con riguardo a calcoli matematici utilizzati per una perizia balistica).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 31523 del 19 luglio 2004)
L'art. 228 comma terzo c.p.p., che consente al perito, ai fini dello svolgimento dell'incarico, di richiedere notizie all'imputato, alla persona offesa nonchè ad altri soggetti, è applicabile anche nel procedimento per la riparazione dell'errore giudiziario disciplinato dall'art. 646 c.p.p. (Fattispecie in cui il perito, dovendo accertare il valore dell'azienda ceduta dall'imputato, a causa della carcerazione ingiustamente sofferta, aveva assunto informazioni presso imprenditori del settore).
Cass. pen. n. 513/1993
In considerazione della loro natura e funzione, alle analisi dei campioni prelevati dagli scarichi di insediamenti non è applicabile la disciplina processuale della perizia. In particolare (salvo l'avviso al titolare dello scarico per presenziare con l'assistenza di un consulente tecnico all'inizio delle operazioni) non è prescritta, a pena di nullità, la redazione di un verbale delle operazioni di analisi, secondo le modalità di documentazione stabilite per gli atti processuali dall'art. 134 ss., nuovo codice di procedura penale. Di conseguenza è sufficiente la certificazione, quale atto finale delle analisi, per attestarne sotto il profilo tecnico e giuridico la efficacia probatoria nel processo penale, senza che possano avere rilievo eventuali eccezioni ex post sulle metodiche utilizzate (compresa quella Trsa-Cnr, avente valore meramente orientativo).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 513 del 22 gennaio 1993)
Cass. pen. n. 512/1993
In tema di tutela delle acque dall'inquinamento, secondo quanto stabilito dalle sentenze nn. 248/1983 e 15/1986 della Corte costituzionale, il diritto di difesa con riferimento alle analisi dei campioni è limitato al preavviso della data dell'inizio delle operazioni e del luogo, onde consentire l'eventuale presenza di un consulente privato. Poiché l'accertamento non ha natura di perizia processuale, non è prevista la presenza del difensore e neppure la redazione di un verbale, secondo le modalità stabilite dal nuovo codice di procedura penale negli artt. 134, 135, 136, 137 ss., applicabili esclusivamente alla documentazione degli atti assunti nel corso del procedimento penale. Le modalità tecniche delle analisi sono lasciate alla discrezionalità dell'amministrazione, la quale è tenuta a certificare soltanto il prelievo, l'apertura dei campioni e l'esito delle operazioni. Il certificato di analisi può, pertanto, essere legittimamente inserito nel fascicolo del dibattimento ed essere utilizzato quale mezzo di prova.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 512 del 22 gennaio 1993)
Cass. pen. n. 7499/1991
In materia di inquinamento delle acque, l'utilizzo di un laboratorio specializzato per le analisi da parte del perito nominato dal giudice non comporta nullità della perizia, ove il perito sia stato autorizzato dal giudice, siano state osservate le garanzie di difesa ed il perito abbia fatto proprie le risultanze delle analisi.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 7499 del 12 luglio 1991)