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Timestamp: 2019-01-24 02:26:26+00:00
Document Index: 128844349

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 18', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 19', 'art. 18', 'art. 23', 'art. 4', 'art. 117', 'art. 19', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 19', 'art. 4', 'art. 19']

N. 00200/2015 REG.RIC.
N. 00128/2016 REG.PROV.COLL.
sul ricorso numero di registro generale 200 del 2015, proposto da:
Lega Anti-Vivisezione L.A.V. Onlus, in persona del legale rappresentante pt, rappresentata e difesa dall'avv. Mauro De Pascalis, con domicilio eletto presso il suo studio, in Bolzano, piazza Mazzini, n. 49;
Provincia Autonoma di Bolzano, in persona del Presisente pt, rappresentata e difesa dagli avv.ti Renate von Guggenberg, Hansjörg Silbernagl, Fabrizio Cavallar e Patrizia Gianesello, con domicilio eletto in Bolzano, piazza Silvius Magnago, n. 1;
Associazione Cacciatori Alto Adige, in persona del Presidente e legale rappresentante pt, rappresentata e difesa dall'avv. Alfred Mulser, con domicilio eletto presso il suo studio, in Bolzano, Via Alto Adige, n. 40;
del decreto dell'Assessore provinciale per le Foreste n. 12907 del giorno 8.9.2015, avente ad oggetto: autorizzazione al controllo delle marmotte 2015 nei prati da sfalcio con danni rilevanti, nonché presso infrastrutture a rischio.
Visto il decreto presidenziale n. 142/2015;
Visto l'atto di costituzione in giudizio della Provincia Autonoma di Bolzano;
Visto l’atto di intervento ad opponendum dell’Associazione Cacciatori Alto Adige;
Visti gli artt. 35, comma 1, lett. c), e 85, comma 9, c.p.a.;
Relatrice nell'udienza pubblica del giorno 23 marzo 2016 la consigliere Lorenza Pantozzi Lerjefors e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con ricorso notificato il giorno 14 settembre 2015 la Lega Anti-Vivisezione, L.A.V. chiedeva l’annullamento del decreto n. 12907/2015 di data 8 settembre 2015, con il quale l’Assessore provinciale competente per le foreste ha autorizzato, per il periodo dalla data di adozione del provvedimento fino al 30 settembre 2015, il prelievo di 958 marmotte in 39 riserve di caccia.
A fondamento del ricorso sono stati dedotti i seguenti motivi:
1. ”Violazione e falsa applicazione degli artt. 1, 2 e 18 della legge naz. n. 157 del 1992, nonché degli artt. 1, 2 e 4 primo comma, della legge prov. nr. 14 del 1987, nonché violazione dell’art. 4, primo comma del Decreto del Pres. della Repubblica nr. 670/1972. Eccesso di potere”;
2. “Eccesso di potere per superamento dei limiti della competenza legislativa della Provincia di Bolzano, ai sensi del combinato disposto tra gli artt. 8, nr. 15 e 16 e art. 4, sempre del D.P.R. n. 670/1972”;
3. “Eccesso di potere per difetto di completa istruttoria – violazione art. 3 L. 241/90 – e contestualmente violazione art. 7 legge prov. nr. 171 del 22.10.1993; violazione art. 18, comma 2, L. naz. 157/1992; violazione art. 3, comma 4, della L. prov. 17 luglio 1987, n. 14, violazione art. 4, comma 2, L. prov. 17 luglio 1987”;
4. In relazione al parere ISPRA. Violazione dell’art. 19, comma 4, della Legge n. 157/1992; totale assenza dei c.d. metodi ecologici, rilevanza, illegittimità. Sviamento del parere ISPRA. La sproporzionalità dei danni descritti e il numero di marmotte da abbattere”.
Con decreto presidenziale n. 142/2015, depositato il 15 settembre 2015, il provvedimento impugnato è stato sospeso, in via provvisoria, fino all’udienza in camera di consiglio, fissata il 20 ottobre 2015.
Con memoria del 13 ottobre 2015 si è costituita in giudizio la Provincia autonoma di Bolzano, chiedendo il rigetto del ricorso stante la sua infondatezza, previa reiezione dell’istanza cautelare.
Con atto notificato il 14 ottobre 2015 è intervenuta in giudizio ad opponendum l’Associazione Cacciatori Alto Adige, chiedendo anch’essa il rigetto del ricorso, siccome infondato.
All’udienza in camera di consiglio del 20 ottobre 2015, su concorde istanza delle parti, la discussione del ricorso veniva rinviata al merito.
Nei termini di rito le parti hanno depositato memorie (la difesa della Provincia anche di replica), a sostegno delle rispettive difese.
Alla pubblica udienza del 23 marzo 2016, sentite le parti, il ricorso è stato trattenuto in decisione.
1. Va rilevato, anzitutto, che la pronuncia sul merito della controversia fa venire meno le esigenze cautelari prospettate dalla ricorrente nella relativa istanza, la cui trattazione, su richiesta congiunta delle parti, era stata rinviata alla discussione di merito.
2. La ricorrente eccepisce l’illegittimità dell’intervento ad opponendum dell’Associazione Cacciatori dell’Alto Adige, affermando che non sarebbe titolare “di una posizione giuridica qualificabile come interesse legittimo rispetto all’atto impugnato, né di tipo oppositivo, né pretensivo”.
L’art. 18, comma 2, c.p.a. stabilisce che chiunque non sia parte, “ma vi abbia interesse”, può intervenire in giudizio, lasciando così intendere che sia sufficiente che l’interveniente vanti un interesse derivato o dipendente da quello fatto valere dalla parte principale.
In particolare, l’intervento ad opponendum deve ritenersi ammissibile ogni qual volta il soggetto interveniente vanti un interesse, ancorché di mero fatto, mediato e riflesso, al mantenimento della situazione giuridica creata dal provvedimento impugnato. Contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente, non è invece necessario che l’interveniente faccia valere un interesse legittimo alla conservazione del provvedimento oggetto di impugnazione, posizione che caratterizza la diversa posizione del soggetto controinteressato.
Nel caso di specie sussiste l’interesse di fatto, mediato e riflesso, dell’Associazione Cacciatori Alto Adige alla conservazione del decreto impugnato, dato che viene autorizzato l’abbattimento delle marmotte nelle riserve di caccia (la cui gestione è affidata all’interveniente Associazione, ai sensi dell’art. 23, comma 1, della L.P. n. 14 del 1987), non solo a cura dei guardiacaccia, ma anche di “tutti i possessori di permesso annuale o d’ospite delle riserve interessate”.
3. Il ricorso è improcedibile, per sopravvenuta carenza di interesse, considerato che il decreto impugnato non è più in vigore. Infatti, il prelievo delle marmotte era consentito solo fino al 30 settembre 2015. Esaurita l’efficacia del decreto impugnato, non sussiste più in capo alla ricorrente alcun interesse alla decisione del ricorso nel merito.
Dato che però la ricorrente insiste nella domanda di rifusione delle spese, bisogna decidere sulla c.d. soccombenza virtuale.
L’infondatezza del ricorso nel merito esime il Collegio dall’esame della eccezione di omessa notifica ai controinteressati, sollevata dalla difesa dell’Associazione Cacciatori.
La ricorrente giudica illegittimo il decreto impugnato sotto diversi profili, che possono essere così riassunti.
a) L’art. 4, comma 2, della legge provinciale 17 luglio 1987, n. 14 sarebbe costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 117, primo e secondo comma, lett. e) e s), anche in relazione agli artt. 4 e 9 dello Statuto di Autonomia, “nella parte in cui non prevede per l’abbattimento del tasso (recte: marmotta) e di qualunque altra specie animale protetta, né il ricorso a metodi ecologici, né l’obbligatorietà del preventivo parere dell’INFS (recte: ISPRA), necessario per ogni tipo di regolamentazione della caccia fuori dai criteri imposti e disciplinati dalla legge 157/1992”.
b) Nel decreto impugnato mancherebbe “un richiamo espresso a danni di notevole entità, se non in sporadici casi, che comunque non giustificano l’abbattimento di quasi 1000 capi di marmotta”, in elusione dell’obbligo di motivazione dell’atto amministrativo.
c) L’ Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha espresso un parere positivo al prelievo delle marmotte, senza però che sia stata verificata “la preventiva inefficacia dei metodi ecologici alternativi”, in violazione dell’art. 19, comma 4, della legge 11 febbraio 1992, n.157. L’abbattimento della fauna costituirebbe un’opzione del tutto subordinata ed eventuale rispetto all’utilizzo di metodologie ecologiche.
d) Sproporzionalità tra i danni descritti nel provvedimento impugnato e il numero dei capi di marmotta di cui si autorizza il prelievo.
e) Il decreto impugnato non si sarebbe pronunciato circa “il danno ambientale che l’abbattimento delle marmotte con munizioni a piombo (tiro a palla con canna rigata), nei prati da sfalcio utilizzati per la produzione del foraggio destinato alle mucche da latte, potrebbe portare alla contaminazione dei terreni e rischi di inquinamento del latte destinato al consumo umano o alla produzione di yogurt”.
Sulle singole censure il Collegio deduce quanto segue.
a) e c). Il comma 2 dell’art. 1 delle norme di attuazione dello Statuto di autonomia in materia di minime proprietà culturali, caccia e pesca, agricoltura e foreste, approvate con D.P.R. 22 marzo 1974, n. 279 (comma aggiunto dall’art. 5 del D. Lgs. 16 marzo 1992, n. 267), così stabilisce: “Lo standard di protezione della fauna è disciplinato con legge provinciale che stabilisce il calendario venatorio e le specie cacciabili, attenendosi ai livelli di protezione risultanti dalle convenzioni internazionali o dalle norme comunitarie introdotte nell'ordinamento statale”.
L’art. 16 della direttiva Habitat 92/43/CEE (Direttiva del Consiglio relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche) consente il prelievo di specie animali non cacciabili (di cui all’allegato IV) “a condizione che non esista un'altra soluzione valida e che la deroga non pregiudichi il mantenimento, in uno stato di conservazione soddisfacente, delle popolazioni della specie interessata nella sua area di ripartizione naturale, gli Stati membri possono derogare alle disposizioni previste dagli articoli 12, 13, 14 e 15, lettere a) e b):
b) per prevenire gravi danni, segnatamente alle colture, all'allevamento, ai boschi, al patrimonio ittico e alle acque e ad altre forme di proprietà….”.
L’art. 4, comma 2, della legge provinciale 17 luglio 1987, n. 14, prevede che “con decreto dell'assessore competente per materia, e, previo parere dell'Osservatorio faunistico provinciale e previo parere dell'Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (ISPRA), nel rispetto dei livelli di protezione risultanti dalle convenzioni internazionali o dalle norme comunitarie introdotte nell'ordinamento statale sulla conservazione della fauna selvatica, allo scopo di evitare che l'aumento eccessivo di determinate specie pregiudichi in modo notevole l'equilibrio ecologico o l'agricoltura, la selvicoltura, la pescicoltura, la consistenza della fauna selvatica o la sicurezza pubblica, o per motivi di sanità possono essere autorizzati piani di abbattimento di specie non contenute nel comma 1”.
Sul piano nazionale, l’art. 19, commi 2 e 3, della legge 11 febbraio 1992, n. 157, analogamente così dispone: “2. Le regioni, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia. Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di norma mediante l'utilizzo di metodi ecologici su parere dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica. Qualora l'Istituto verifichi l'inefficacia dei predetti metodi, le regioni possono autorizzare piani di abbattimento. Tali piani devono essere attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali. Queste ultime potranno altresì avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani medesimi, purché muniti di licenza per l'esercizio venatorio, nonché delle guardie forestali e delle guardie comunali munite di licenza per l'esercizio venatorio. 3. Le province autonome di Trento e di Bolzano possono attuare i piani di cui al comma 2 anche avvalendosi di altre persone, purché munite di licenza per l'esercizio venatorio”.
Così delineato il quadro normativo in cui si inserisce la controversia in esame, il Collegio ritiene che l’eccezione di incostituzionalità dell’art. 4, comma 2, della legge provinciale n. 14 del 1987, così come formulata dalla ricorrente, non sia fondata in relazione al decreto sub iudice.
Invero, come riconosce la stessa ricorrente e come risulta agli atti, l’Amministrazione provinciale, con nota del 17 agosto 2015, ha chiesto all’ISPRA il preventivo parere sul programma di controllo della marmotta nelle aree del territorio provinciale che hanno riportato danni significativi all’agricoltura, in conformità a quanto previsto dall’art. 19, comma 2, della citata legge n. 157 del 1992, allegando alla richiesta di parere una relazione tecnica sulla presenza e sullo stato delle marmotte, il piano di controllo della marmotta per l’anno 2015 e il parere espresso il 19 febbraio 2015 dall’Osservatorio faunistico provinciale sul controllo delle marmotte per l’anno 2015 (doc. 4 della Provincia).
L’ISPRA, con nota del 7 settembre 2015, ha espresso parere positivo al piano di prelievo delle marmotte per l’anno 2015. Nel parere, l’ISPRA afferma di avere “esaminato la documentazione allegata”, tra cui anche la relazione sullo stato della presenza delle marmotte, giudicando il programma di controllo “coerente con l’attuale quadro normativo nazionale, in particolare per ciò che concerne l’attenta valutazione dei danni causati dalle marmotte e della possibilità di mettere in opera efficaci sistemi di prevenzione” (doc. 2 della ricorrente). Dunque, contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente, l’ISPRA si è espresso anche sulla validità del sistema di prelievo, al contempo rilevando la necessità di procedere, dopo il prelievo, ad “un’attenta verifica dell’efficacia di tali interventi nel corso della stagione e/o dell’anno”. In altre parole, l’ISPRA ha dato parere positivo anche sul metodo di prevenzione adottato nel caso specifico, imponendo, però, all’Amministrazione di “impostare un sistema di monitoraggio delle attività svolte”, registrando tutta una serie di dati utili al fine di poter valutare, anche ex post, l’efficacia del metodo di prelievo. Peraltro, il decreto impugnato si sofferma ampiamente sull’inefficacia delle singole misure ecologiche alternative, quali ad esempio la cattura e il successivo spostamento in altre zone delle marmotte.
Per tutti i motivi anzidetti il Collegio non ritiene sussistenti, nel caso di specie, i profili di incostituzionalità della norma provinciale dedotti dalla ricorrente, né le censure rivolte contro il parere dell’ISPRA.
b) L’istruttoria effettuata dall’Amministrazione appare esente dalle critiche sollevate dalla ricorrente.
Nell’allegato che costituisce parte integrante del decreto di autorizzazione al prelievo delle marmotte sono elencati con precisione, riserva per riserva, i danni gravi all’agricoltura di alta montagna causati dalle marmotte, che sono stati denunciati dai contadini e che sono stati verificati sul posto dalle guardie forestali nelle singole riserve. Inoltre, la completezza dell’istruttoria risulta dalla corposa documentazione, anche fotografica, relativa ai danni esistenti, alle relative denunce da parte dei singoli contadini, dimessa dall’Amministrazione (doc. 3 della Provincia e doc.ti 5-49 dell’Associazione Cacciatori). Appare pertanto superata l’inadeguatezza dell’istruttoria, rilevata da questo giudice in alcune precedenti sentenze con riferimento ai prelievi delle marmotte autorizzati negli anni passati.
d) Con il decreto impugnato è stato autorizzato il prelievo di complessivi 958 capi di marmotta, in 39 diverse riserve di caccia. Secondo la stima dell’Amministrazione, l’attuale consistenza delle marmotte sul territorio provinciale sarebbe pari a circa 31.700 capi. Dunque, il prelievo ha come oggetto il prelievo del 3% circa della popolazione delle marmotte presenti, un numero giudicato equo, proporzionato ai danni denunciati e del tutto sostenibile ai fini della conservazione della specie sia dall’Osservatorio faunistico provinciale sia dall’ISPRA, nei rispettivi pareri. In particolare, l’Osservatorio ha giudicato adeguato un prelievo “fino ad un massimo del 5% della popolazione delle marmotte” (doc. 2 dell’Associazione Cacciatori), mentre nel decreto impugnato è stato autorizzato un prelievo numericamente inferiore. Inoltre, va sottolineata la circostanza che il decreto ha autorizzato il prelievo solo “presso le aree danneggiate delle località elencate ed entro 100 metri dalle stesse (= 1.280 ettari, ovvero 2,5 % dell’Habitat della marmotta in 39 riserve)”.
e) Sono infondate anche le censure riferite agli asseriti danni all’ambiente che verrebbero causati dalle munizioni a piombo utilizzate dai cacciatori.
L’Associazione Cacciatori ha chiarito - senza essere smentita sul punto dalla ricorrente - che “già da tempo ormai nella maggior parte delle riserve di caccia altoatesine vengono utilizzate delle pallottole a rame e non più a piombo”. In ogni caso, spettava alla ricorrente fornire almeno un principio di prova sia in ordine all’utilizzo del piombo, sia ai danni lamentati.
In conclusione, il ricorso va dichiarato improcedibile, per sopravvenuta carenza di interesse, ma le spese di lite, tenuto conto dell’infondatezza del ricorso, vanno addebitate alla ricorrente, nella misura indicata nel seguente dispositivo, ad eccezione delle spese dell’Associazione Cacciatori Alto Adige, che possono essere compensate.
Il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa, Sezione autonoma di Bolzano, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara improcedibile, per sopravvenuta carenza di interesse.
Condanna la ricorrente a rifondere alla Provincia autonoma di Bolzano le spese di giudizio, che si liquidano in complessivi Euro 1.000,00 (mille/00), oltre IVA, CPA ed altri accessori di legge.
Spese dell’Associazione Cacciatori Alto Adige compensate.
Così deciso in Bolzano nella camera di consiglio del giorno 23 marzo 2016 con l'intervento dei magistrati:
Terenzio Del Gaudio,	Presidente
Lorenza Pantozzi Lerjefors,	Consigliere, Estensore
Peter Michaeler,	Consigliere
Edith Engl,	Consigliere