Source: https://www.laleggepertutti.it/146487_lincidente-nella-piscina-condominiale
Timestamp: 2018-07-22 08:18:32+00:00
Document Index: 61824304

Matched Legal Cases: ['art. 2051', 'art. 2050', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2050', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art. 2051']

L'incidente nella piscina condominiale
Professionisti L’incidente nella piscina condominiale
Chi risarcisce i danni nel caso di incidente avvenuto all’interno della piscina di proprietà del condominio?
L’utente della piscina condominiale può subire qualche incidente o contrarre una infezione, quando l’acqua non viene disinfettata in maniera adeguata. La responsabilità in generale compete al condominio, in quanto solo quest’ultimo è proprietario della piscina condominiale sia per i danni che da essa possono essere causati ai suoi utenti, sia per quanto riguarda tutti gli obblighi e gli adempimenti che la normativa vigente impone qualora venga messa in funzione una piscina; mentre l’amministratore condominiale diventa direttamente responsabile (o corresponsabile) soltanto nel caso in cui ometta di dare esecuzione alle deliberazioni dell’assemblea relative alla gestione della piscina.
Va da sé che qualora la piscina sia data in gestione, al diverso gestore della piscina può essere chiesto il risarcimento dei danni per effetto di due rapporti distinti: uno contrattuale (che sorge dal rapporto di utenza) e uno extracontrattuale ex art. 2051 c.c.
Per quanto riguarda in particolare la responsabilità extracontrattuale che sorge in capo al proprietario o al gestore della piscina nei casi in cui un utente dell’impianto subisce un incidente, in passato, con riferimento ai danni provocati dall’uso della piscina, si faceva ricorso alla nozione di responsabilità per l’esercizio di attività pericolose; infatti, secondo alcune sentenze ormai piuttosto datate, l’attività collegata ad una piscina costituisce una attività che deve essere qualificata come esercizio di attività pericolose ai sensi e per gli effetti previsti dall’art. 2050 c.c. (Tribunale di Roma, 27 marzo 1957; Tribunale di Milano, 5 settembre 1966). Successivamente, però, la Suprema Corte (Cass., 15 ottobre 2004, n. 20334) ha invece impostato questa problematica facendo riferimento alla disciplina prevista dall’art. 2051 c.c., sulla responsabilità per danni causati da cosa in custodia.
Il decisum riguarda il caso di un incidente occorso ad un utente della piscina condominiale, il quale nel corso di una festa notturna aveva improvvisamente deciso di tuffarsi in essa e in tal modo aveva riportato gravi lesioni; successivamente al fatto aveva chiesto il risarcimento del danno al condominio, affermando che la causa dell’incidente si doveva ravvisare nella condotta colposa della comproprietà convenuta, perchè le luci che illuminavano il piazzale e la piscina erano state spente e perchè nessuna sorveglianza era stata svolta dopo che il bagnino addetto all’impianto, a mezzanotte, aveva terminato il lavoro. Orbene, la Corte ha rilevato che il dovere del custode della piscina di segnalare il pericolo connesso all’uso della cosa si arresta di fronte ad una ipotesi di utilizzazione impropria la cui pericolosità sia talmente evidente da renderla del tutto imprevedibile, con la conseguenza che l’imprudenza del danneggiato che abbia riportato un danno a seguito di una simile utilizzazione impropria integra il caso fortuito il quale, ai sensi dell’art. 2051 c.c., esclude la responsabilità del custode del bene; e così, in base, a tale principio la Corte ha escluso il nesso causale fra l’eventuale dovere di custodia dei gestori del complesso immobiliare dotato di piscina e l’evento di danno occorso all’ospite che si era infortunato tuffandosi nella piscina.
La Corte ha inoltre evidenziato che, nel caso concreto, l’evento di danno era stato determinato esclusivamente dall’improvvisa e sconsiderata decisione dell’infortunato di tuffarsi nella piscina, con modalità tali che neppure la eventuale presenza del bagnino avrebbe potuto evitare l’evento.
Conforme: Cass., 26 aprile 2004, n. 7916
«Le attività pericolose, che per loro stessa natura od anche per i mezzi impiegati rendono probabile e non semplicemente possibile il verificarsi di un evento dannoso e che importano responsabilità ex art. 2050 c.c., devono essere tenute distinte quelle normalmente innocue ma che possono diventare pericolose per la condotta di chi le esercita e che comportano responsabilità secondo la regola generale prevista dall’art. 2043 c.c.».
Conforme: Cass., 28 ottobre 2009, n. 22807
«Il caso fortuito idoneo ad interrompere il nesso causale e, di conseguenza, ad escludere la responsabilità del custode, di cui all’art. 2051 cod. civ. può essere costituito anche dalla condotta, imprevista ed imprevedibile, della stessa vittima: nella specie annegata in una piscina condominiale, nella quale si era introdotta superando un cancello, al di fuori del periodo di apertura, nonostante il divieto di entrata alle persone estranee e in mancanza di autorizzazione o di assenso da parte del custode».
Il giudizio di pericolosità deve essere espresso non già sulla base dell’evento dannoso, effettivamente verificatosi, ma secondo una prognosi postuma, che il giudice deve compiere sia facendo uso delle nozioni della comune esperienza, sia in relazione alle circostanze di fatto che si presentavano al momento dell’esercizio dell’attività e che erano conosciute o conoscibili dall’agente in considerazione del tipo di attività esercitata.
Sussiste la responsabilità ex art. 2051 c.c. del condominio per tutti gli incidenti subiti dagli utenti della piscina condominiale e connessi ad una mala gestio della stessa, a meno che la stessa non sia data in gestione esclusiva a terzi. Va fatto salvo in ogni caso ovviamente il caso fortuito integrato anche dall’uso avventato ed imprevedibile della piscina fatto dal danneggiato