Source: https://www.orizzontescuola.it/assunzione-20mila-docenti-di-religione-anief-decidera-corte-di-giustizia-europea/
Timestamp: 2019-03-20 21:06:11+00:00
Document Index: 171088572

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'CGUE\n', 'art 3', 'art. 399', 'CGUE ', 'art 2', 'art 1', 'sentenza ', 'CGUE ']

Comunicato Anief – Per 20 mila docenti di religione si potrebbe aprire la strada per la stabilizzazione. 12 anni fa gli ultimi immessi in ruolo e ancora attendono l’assunzione 3 mila vincitori dell’ultimo concorso del 2004 e 15 mila supplenti con 36 mesi di servizio chiamati ogni anno, per non parlare dei prossimi 2 mila pensionamenti.
Ma per il Miur i posti sono soltanto 4 mila. Anief che si costituirà a Lussemburgo lancia un ricorso gratuito al giudice del lavoro per risarcirli e immetterli in ruolo.
A seguito dell’approvazione della legge 286/03 si è proceduto all’indizione di un concorso per assumere 15.507 insegnanti di religione. Da allora niente più concorsi. Furono assunti il 1° settembre 2005 in 9.222 e l’anno successivo in 3.077. Quindi 3 mila rimasero senza cattedra. Da allora niente è stato previsto dal Governo per essi nonostante la sentenza Mascolo della Corte di giustizia europea sul precariato dei docenti italiani non conforme al diritto dell’Unione. Ma già i docenti di religione sembrano essere precari di serie B, per loro alcun concorso riservato come per i docenti abilitati e quindi alcuna misura risarcitoria in luogo della stabilizzazione. In 15 mila ogni anno hanno un contratto di 18 ore al 30 giugno ma non possono essere assunti. Per il Miur soltanto 4 mila posti sarebbero in organico di diritto per via del 79% di questi posti non più coperti per pensionamento ma neanche questi sono assegnati in ruolo. E il prossimo anno con quota 100 potrebbero andare in pensione altri 3 mila. “Al decreto semplificazione, un emendamento avrebbe potuto almeno prevedere un concorso riservato per essi ma poi è saltato nel calderone delle norme bocciate dal Quirinale per estraneità alla materia. E ora Anief ne chiede la stabilizzazione immediatamente senza bisogno di concorsi farsa che producono altro precariato. In alternativa, sono già pronti le adesioni gratuite ai ricorsi al giudice del lavoro in attesa della sentenza del tribunale di Lussemburgo dove ci costituiremo”, dichiara Marcello Pacifico, presidente del sindacato.
Il ricorso in CGUE
Ed ecco che ora potrebbe cambiare tutto, infatti, grazie alla nuova Ordinanza di rinvio alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea del Tribunale del Lavoro di Napoli emessa dal giudice Coppola e ottenuta dall’avv. De Grandis che porta nuovamente alla ribalta la questione irrisolta del precariato scolastico in Italia. Stavolta sono gli insegnanti di religione cattolica, da anni assunti dal Miur con contratti al 31 agosto e senza nessuna previsione di procedure utili ai fini della loro stabilizzazione, a riportare in Europa le problematiche dei lavoratori della scuola italiana. Marcello Pacifico (Anief): Auspichiamo che, ancora una volta, l’Europa intervenga per sanare queste illegittimità tutte italiane. Nel frattempo l’Anief apre le procedure di adesione allo specifico ricorso volto alla stabilizzazione o al giusto risarcimento degli insegnanti di Religione Cattolica.
“Per gli insegnanti di Religione Cattolica la situazione è da anni insostenibile – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – nonostante fossero previsti concorsi con cadenza triennale in base all’art 3, comma 2 della Legge 186/03 ai fini della loro immissione in ruolo, in realtà è stato effettuato un solo concorso pubblico e il meccanismo di immissione in ruolo di cui all’art. 399 D.Lgs. n. 297/94, per loro non ha mai operato, per cui colpevolmente il Miur li ha mantenuti in situazione di precarietà superando di gran lunga il limite dei 36 mesi su posto vacante di fatto, dunque, discriminandoli. Inoltre la discriminazione perpetrata nei confronti dei docenti IRC si è protratta anche con la Legge 107/15 che non ha previsto per loro un piano straordinario specifico di immissioni in ruolo, perpetrando illegittimamente il loro status di precari a tempo indeterminato. Siamo certi che, ancora una volta, la Corte di Giustizia Europea interverrà per sanare queste illegittimità tutte italiane”.
L’Ordinanza del Tribunale del Lavoro di Napoli, infatti, rileva tutte queste problematiche ed evidenzia, inoltre, come lo status di Insegnante di Religione Cattolica continui a essere sottoposto, anche successivamente all’immissione in ruolo, al permanere dell’idoneità rilasciata dalla diocesi, di fatto interrogando la CGUE se la circostanza che l’idoneità già in possesso del lavoratore, in caso di revoca, possa costituire “ordinariamente, per i docenti di religione cattolica assunti a tempo indeterminato motivo valido di licenziamento”, evidenziando come solo gli insegnanti di religione cattolica siano sottoposti a tale disciplina svantaggiosa; inoltre si evidenzia come, in caso “la Corte di giustizia dovesse ritenere la sussistenza di discriminazione diretta, ai sensi dell’art 2, paragrafo 2, lett a) della direttiva, per motivi religiosi (art 1) deve interrogarsi la Corte circa gli strumenti che ha questo giudice per eliminarne le conseguenze”, tenuto conto che per tutti gli altri docenti sono stati predisposti il piano straordinario di assunzioni e vari concorsi pubblici – riservati o meno – da cui sono stati esclusi proprio gli insegnanti di religione cattolica e, dunque, se il giudice nazionale possa costituire un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, constatata la violazione della Direttiva 1999/70/CE.
“Bisogna ricordare che la Corte di Giustizia Europea – continua Pacifico – con la Sentenza Sciotto (C-331/17) ha confermato che la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato deve essere interpretata nel senso che essa osta ad una normativa nazionale in cui le norme che disciplinano i rapporti di lavoro, e che devono sanzionare attraverso la conversione del contratto da tempo determinato a tempo indeterminato in caso di reiterazione abusiva di contratti a termine oltre un certo limite temporale, non sono applicabili a un dato settore qualora non esista nessun’altra misura effettiva nell’ordinamento giuridico interno che sanzioni gli abusi nei confronti dei lavoratori precari in esso impiegati. Nella scuola gli insegnanti di Religione Cattolica si sono visti reiterare ben oltre i 36 mesi di servizio contratti a termine su posti vacanti e negli ultimi 13 anni mai il Ministero dell’Istruzione o il Legislatore si sono impegnati a risolvere la loro problematica attraverso l’indizione di specifici concorsi a cattedra o procedure straordinarie di stabilizzazione”.
Alla luce della nuova conferma che la “questione dei precari nella scuola” è un caso ancora aperto in Italia e non è per nulla risolto, il giovane sindacato apre specifiche procedure di adesione al ricorso volto a rivendicare la stabilizzazione del personale precario di Religione Cattolica certo che, come già avvenuto con la storica sentenza Mascolo ottenuta dai legali Anief Sergio Galleano e Vincenzo De Michele il 26 novembre 2014, anche questa volta la CGUE darà ragione ai lavoratori, confermando l’evidente discriminazione e lo sfruttamento reiterato del precariato posto in essere dal Miur a discapito di migliaia di lavoratori della scuola pubblica.
Per aderire al ricorso Anief specifico per la stabilizzazione/risarcimento danni in favore degli insegnanti precari di Religione Cattolica, clicca qui.
15 Feb 2019 - 16:30 - redazione