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Timestamp: 2019-10-14 06:09:10+00:00
Document Index: 173275196

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 4', 'sentenza ']

Reato di dichiarazione infedele non più configurabile se le condotte sono puramente elusive ai soli fini fiscali - Quotidiano Legale
Inserito da Fulvio Graziotto | Giu 20, 2018 | Diritto Penale, Diritto Tributario, Dottrina, Giurisprudenza, Penale
Alla luce del nuovo art. 10-bis della Legge n. 212/2000, nel caso di operazioni effettivamente realizzate – solo o anche a scopo elusivo – non è configurabile il reato di dichiarazione infedele previsto dall’art. 4 del Decreto Legislativo n. 74/2000.
Decisione: Sentenza n. 9378/2018 Cassazione Penale – Sezione III
Per la configurabilità del reato previsto dall’art. 4 del Decreto Legislativo n. 74/2000, che richiede quale presupposto l’utilizzo dei mezzi fraudolenti contemplati dall’art. 3 del medesimo decreto, non è consentita, in sede esecutiva, una diversa qualificazione giuridica della condotta se la riconducibilità della condotta a detta fattispecie non ha mai formato oggetto di accertamento e di formale contestazione nel giudizio di cognizione.
Ove le operazioni che comportano l’infedeltà della dichiarazione siano state effettivamente state realizzate con mere finalità elusive, alla luce del nuovo art. 10-bis della legge n. 212/2000 (cd. “Statuto del Contribuente”) non è di per sé configurabile il reato di cui all’art. 4 d.lgs. 74/2000.
Il caso riguardava il rigetto della richiesta di revoca della sentenza con cui era stata applicata la pena a seguito di patteggiamento, per aver omesso di indicare nella propria dichiarazione dei redditi gli utili percepiti da una S.a.s. e i corrispettivi della cessione delle proprie quote, con una omissione di imposta di euro 458mila.
La condannata aveva prospettato la natura meramente abusiva della propria condotta e la sua, conseguente, non punibilità ai sensi delle leggi tributarie, a seguito della introduzione dell’art. I0 bis nella I. 212/2000, il cui comma 13 stabilisce che le operazioni meramente abusive non danno luogo a fatti punibili ai sensi delle leggi penali tributarie, giacché nel caso di specie le operazioni contestate erano esistenti e avevano esclusivamente lo scopo di conseguire un indebito vantaggio fiscale.
Le operazioni poste in essere dalla ricorrente, unitamente a un coimputato, erano prive di sostanza economica ed essenzialmente volte alla realizzazione di un vantaggio fiscale indebito, mentre il giudice dell’esecuzione ne aveva compiuto una rivalutazione. ritenendole inesistenti sotto il profilo giuridico economico, il ché aveva comportato una riqualificazione della condotta, ai sensi degli artt. 2 o 3 d.lgs. 74/000, fattispecie che presuppongono operazioni inesistenti o simulate (oggettivamente o soggettivamente).
Cass. 48293/2016
Cass. 40272/2015
Cass. 4461/2015
Art. 10-bis – Disciplina dell’abuso del diritto o elusione fiscale
1. Configurano abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti. Tali operazioni non sono opponibili all’amministrazione finanziaria, che ne disconosce i vantaggi determinando i tributi sulla base delle norme e dei principi elusi e tenuto conto di quanto versato dal contribuente per effetto di dette operazioni. 2. Ai fini del comma 1 si considerano: a) operazioni prive di sostanza economica i fatti, gli atti e i contratti, anche tra loro collegati, inidonei a produrre effetti significativi diversi dai vantaggi fiscali. Sono indici di mancanza di sostanza economica, in particolare, la non coerenza della qualificazione delle singole operazioni con il fondamento giuridico del loro insieme e la non conformità dell’utilizzo degli strumenti giuridici a normali logiche di mercato; b) vantaggi fiscali indebiti i benefici, anche non immediati, realizzati in contrasto con le finalità delle norme fiscali o con i principi dell’ordinamento tributario. 3. Non si considerano abusive, in ogni caso, le operazioni giustificate da valide ragioni extrafiscali, non marginali, anche di ordine organizzativo o gestionale, che rispondono a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell’impresa ovvero dell’attività professionale del contribuente. 4. Resta ferma la libertà di scelta del contribuente tra regimi opzionali diversi offerti dalla legge e tra operazioni comportanti un diverso carico fiscale. 5. Il contribuente può proporre interpello ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera c), per conoscere se le operazioni costituiscano fattispecie di abuso del diritto. 6. Senza pregiudizio dell’ulteriore azione accertatrice nei termini stabiliti per i singoli tributi, l’abuso del diritto è accertato con apposito atto, preceduto, a pena di nullità, dalla notifica al contribuente di una richiesta di chiarimenti da fornire entro il termine di sessanta giorni, in cui sono indicati i motivi per i quali si ritiene configurabile un abuso del diritto.
7. La richiesta di chiarimenti è notificata dall’amministrazione finanziaria ai sensi dell’articolo 60 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, entro il termine di decadenza previsto per la notificazione dell’atto impositivo. Tra la data di ricevimento dei chiarimenti ovvero di inutile decorso del termine assegnato al contribuente per rispondere alla richiesta e quella di decadenza dell’amministrazione dal potere di notificazione dell’atto impositivo intercorrono non meno di sessanta giorni. In difetto, il termine di decadenza per la notificazione dell’atto impositivo è automaticamente prorogato, in deroga a quello ordinario, fino a concorrenza dei sessanta giorni. (23) 8. Fermo quanto disposto per i singoli tributi, l’atto impositivo è specificamente motivato, a pena di nullità, in relazione alla condotta abusiva, alle norme o ai principi elusi, agli indebiti vantaggi fiscali realizzati, nonché ai chiarimenti forniti dal contribuente nel termine di cui al comma 6.
9. L’amministrazione finanziaria ha l’onere di dimostrare la sussistenza della condotta abusiva, non rilevabile d’ufficio, in relazione agli elementi di cui ai commi 1 e 2. Il contribuente ha l’onere di dimostrare l’esistenza delle ragioni extrafiscali di cui al comma 3.
10. In caso di ricorso, i tributi o i maggiori tributi accertati, unitamente ai relativi interessi, sono posti in riscossione, ai sensi dell’articolo 68 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, e, successive modificazioni, e dell’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472. 11. I soggetti diversi da quelli cui sono applicate le disposizioni del presente articolo possono chiedere il rimborso delle imposte pagate a seguito delle operazioni abusive i cui vantaggi fiscali sono stati disconosciuti dall’amministrazione finanziaria, inoltrando a tal fine, entro un anno dal giorno in cui l’accertamento è divenuto definitivo ovvero è stato definito mediante adesione o conciliazione giudiziale, istanza all’Agenzia delle entrate, che provvede nei limiti dell’imposta e degli interessi effettivamente riscossi a seguito di tali procedure. 12. In sede di accertamento l’abuso del diritto può essere configurato solo se i vantaggi fiscali non possono essere disconosciuti contestando la violazione di specifiche disposizioni tributarie. 13. Le operazioni abusive non danno luogo a fatti punibili ai sensi delle leggi penali tributarie. Resta ferma l’applicazione delle sanzioni amministrative tributarie.
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