Source: https://www.laleggepertutti.it/dizionario-giuridico/pensione
Timestamp: 2018-10-22 13:21:13+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 22', 'art. 11', 'art. 11']

Pensione – La Legge per tutti
Pensione (leg. soc.): Prestazione di natura economica corrisposta periodicamente da un ente pubblico o privato in presenza dei requisiti stabiliti dalla legge.
Adeguamento della Pensione alla speranza di vita
Si tratta di un meccanismo legale, entrato in vigore il 1°-1-2013, che comporta l’adeguamento dell’età pensionabile per l’accesso al trattamento pensionistico secondo parametri e ad intervalli di tempo prestabiliti (art. 22ter, comma 2, D.L. 78/2009 conv. in L. 102/2009 e art. 18, comma 4, D.L. 98/2011 conv. in L. 111/2011).
L’adeguamento è basato sugli incrementi della speranza di vita, relativi alla media della popolazione residente in Italia, secondo le rilevazioni effettuate dall’ISTAT.
Trattamento pensionistico spettante ai familiari in caso di decesso del lavoratore. La Pensione ai superstiti spetta iure proprio (è un diritto autonomo del familiare) e può essere di reversibilità, in caso di decesso di soggetto già pensionato, o indiretta, in caso di decesso di lavoratore non pensionato ma in possesso dei requisiti di assicurazione e di contribuzione per la Pensione di inabilità o di vecchiaia.
Il trattamento è pari ad una percentuale della Pensione già percepita o spettante al defunto. I familiari aventi titolo alla Pensione sono: il coniuge; i figli che alla data della morte del genitore non abbiano ancora compiuto 18 anni; i figli inabili al lavoro a carico del genitore al momento della morte, indipendentemente dalla loro età; i nipoti minori e conviventi a carico degli ascendenti, i genitori ultrasessantacinquenni o inabili che non siano titolari di Pensioni e che, alla data del decesso, risultino a carico del pensionato o dell’assicurato; i fratelli e le sorelle, non coniugati, inabili al lavoro, che non siano titolari di Pensioni e che, alla data del decesso, risultino a carico del pensionato o dell’assicurato.
L’importo del trattamento pensionistico spettante all’assicurato si calcola mediante un determinato meccanismo. Originariamente, per la generalità dei lavoratori, si applicava il sistema di calcolo retributivo, basato essenzialmente sulla media delle retribuzioni percepite dall’assicurato in un certo numero di anni antecedente la data di decorrenza della Pensione. Con la riforma Dini (L. 335/1995) è stato introdotto, per i lavoratori neoassunti dal 1°-1-1996 in poi, privi di contribuzione antecedente, il sistema di calcolo contributivo, in cui l’importo della Pensione è determinato in base alla media dei contributi versati in tutta la vita lavorativa. In particolare, l’importo della Pensione si determina moltiplicando il montante individuale (dato dalla somma rivalutata di tutti i contributi accantonati per ogni anno di lavoro fino alla data della Pensione) per il coefficiente di trasformazione relativo all’età dell’assicurato al momento del pensionamento.
Dal 1°-1-2012, per effetto del cd. decreto Salva Italia (L. 92/2012), tutti gli assicurati sono passati al sistema di calcolo contributivo. Tuttavia, nei confronti dei lavoratori che all’epoca della riforma Dini avevano potuto conservare il sistema di calcolo esclusivamente retributivo, il sistema di calcolo contributivo si applica con il metodo pro-rata, essendovi assoggettati soltanto i contributi versati dal 1°-1-2012 e fino alla fine della vita lavorativa (la Pensione, per la quota relativa ai contributi maturati fino al 31-12-2011, continuerà ad essere calcolata secondo il sistema retributivo).
Possibilità di percepire un trattamento pensionistico e, allo stesso tempo, ricavare redditi dallo svolgimento di attività lavorativa. I rigidi limiti in materia sono stati progressivamente rimossi. Attualmente, pertanto, la quasi generalità delle Pensioni di vecchiaia e di anzianità, nonché di invalidità liquidata con 40 anni di contributi, è totalmente cumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo (art. 19 D.L. 112/2008 conv. in L. 133/2008). Sono, invece, incumulabili le Pensioni di inabilità. Per gli altri trattamenti è previsto il cumulo parziale in funzione dell’entità della pensione.
Decorrenze della Pensione
Termini iniziali a partire dai quali il soggetto, maturati i requisiti previsti per l’accesso al trattamento pensionistico, poteva effettivamente percepire la Pensione (cd. finestre di uscita). Le decorrenze della Pensione, predeterminate per legge, avevano sostanzialmente l’effetto di allungare ulteriormente i tempi di percezione della Pensione (fino ad un anno dopo la maturazione dei requisiti). Da ultimo, però, anche per contemperare l’elevazione dell’età pensionabile, il cd. decreto Salva Italia (D.L. 201/2011 conv. in L. 214/2011) ha soppresso il sistema di decorrenze in questione. Pertanto, attualmente, la Pensione è erogata contestualmente alla maturazione dei requisiti, senza più alcun tipo di dilazione.
Prestazione pensionistica, tipica del nostro ordinamento previdenziale, in cui il diritto al trattamento è acquisito in anticipo rispetto all’ordinaria Pensione di vecchiaia. L’introduzione della Pensione di anzianità risale a più di quarant’anni fa (art. 22 L. 153/1969), quando fu prevista, in favore dei lavoratori dipendenti, la possibilità di andare in Pensione a condizione di aver maturato un’anzianità assicurativa e contributiva pari almeno a 35 anni, indipendentemente, quindi, dall’età del lavoratore. A tale previsione legislativa è imputabile il pensionamento precoce di migliaia di lavoratori, le cui Pensione sono passate alla storia come «Pensione baby». Nel tentativo di correggere tali distorsioni, la Pensione di anzianità è stata interessata, nel tempo, da svariati interventi di riforma, che hanno avuto l’effetto di accrescere la contribuzione necessaria per andare in Pensione con il solo requisito contributivo (innalzata a 40 anni di contributi versati) e di introdurre anche un limite anagrafico nel caso di contribuzione inferiore (abbinamento di età anagrafica e contribuzione tra i 35 e i 40 anni). Dopo la cd. legge Dini (L. 335/1995), che prevedeva la progressiva equiparazione dei requisiti per la Pensione di anzianità a quelli per l’ordinaria Pensione di vecchiaia, vi sono stati ulteriori interventi in materia, fino alla riforma pensionistica operata dal cd. decreto Salva Italia (D.L. 201/2011 conv. in L. 214/2011) che ha sostituito la Pensione di anzianità con un nuovo trattamento anticipato. In base alle nuove regole, per i lavoratori assunti per la prima volta dopo il 31-12-1995, privi di contribuzione antecedente a tale data, esso spetta, nel periodo 2013-2015, a 63 anni di età e 3 mesi in combinazione con almeno 20 anni di contributi (è richiesto che il trattamento non risulti inferiore ad determinato importo). Viene conservata, però, per la generalità dei lavoratori, la possibilità di accesso al pensionamento con la sola anzianità contributiva che però è stata notevolmente elevata rispetto al requisito originario di 40 anni: nel 2014-2015 devono risultare accreditati 42 anni e 6 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne (il requisito contributivo è destinato ad aumentare in futuro). Il pensionamento prima dei 62 anni viene scoraggiato comunque con l’applicazione di una riduzione sull’importo della Pensione spettante (riduzione che cresce all’aumentare degli anni di anticipo).
Trattamenti riconosciuti a soggetti colpiti da eventi morbosi che determinano una riduzione o perdita della capacità lavorativa, anche se non definitiva e assoluta (L. 222/1984).
In relazione alle due distinte situazioni della perdita o della riduzione della capacità lavorativa vengono previste due diverse prestazioni:
— l’assegno ordinario di invalidità, spettante in caso di riduzione permanente della capacità di lavoro a meno di un terzo, a causa di infermità, difetto fisico o mentale. Per tale prestazione è necessario che il lavoratore risulti assicurato da almeno 5 anni e possa far valere almeno 5 anni di contribuzione nel quinquennio immediatamente precedente la domanda di assegno;
— la Pensione ordinaria di inabilità, spettante in caso di assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa, a causa di infermità o difetto fisico o mentale. Per tale prestazione è necessario che il lavoratore possa far valere almeno 5 anni di contribuzione, di cui almeno 3 versati nel quinquennio immediatamente precedente la domanda di Pensione.
Nel caso in cui l’invalidità o l’inabilità risultino in rapporto causale diretto con finalità di servizio e non sussistano i requisiti di assicurazione e di contribuzione previsti per le suddette prestazioni, vengono erogati trattamenti sostitutivi cd. privilegiati ovvero l’assegno privilegiato di invalidità e la Pensione privilegiata di inabilità.
È il trattamento pensionistico ordinario erogato alla generalità dei lavoratori in caso di cessazione dell’attività e raggiungimento dei requisiti anagrafici e/o contributivi stabiliti dalla legge. Tali requisiti sono stati più volte modificati fino alla riforma operata dal cd. decreto Salva Italia (D.L. 201/2011 conv. in L. 214/2011), che ne ha previsto la progressiva uniformazione tra lavoratori e lavoratrici e tra i diversi generi di lavoro (subordinato, autonomo, parasubordinato). In base alle nuove regole il diritto alla Pensione di vecchiaia si consegue con un’anzianità contributiva minima di 20 anni e al compimento di una determinata età pensionabile. Per la generalità dei lavoratori, dal 1°-1-2013 e fino al 31-12-2015 (nel 2013 è scattato il primo aumento all’incremento alla speranza di vita) il requisito anagrafico è di 66 anni e 3 mesi (fanno eccezione le lavoratrici dipendenti del settore privato, per cui vale, nel 2014-2015, l’età di 63 anni e 9 mesi); tra il 2016 e il 2020 l’età pensionabile potrà ancora aumentare (per effetto del meccanismo di adeguamento alla speranza di vita) fino ad essere elevata, in ogni caso, a 67 anni nel 2021. Il cd. decreto Salva Italia prevede anche una forma di incentivazione al proseguimento dell’attività lavorativa anche oltre il raggiungimento dell’età pensionabile e fino all’età di 70 anni.
Ulteriore requisito per il diritto alla Pensione di vecchiaia è rappresentato dalla cessazione del rapporto di lavoro, necessario però solo ai fini della liquidazione del trattamento, ben potendo il lavoratore, successivamente, svolgere un’attività lavorativa.
Meccanismo finalizzato a salvaguardare il potere d’acquisto delle Pensione, eroso dall’inflazione. Le Pensioni vengono rivalutate annualmente sulla base della variazione del costo della vita intervenuta nell’anno precedente (L. 153/1969 e art. 11 D.Lgs. 503/1992).
Trattamento minimo della Pensione
Importo, rivalutato annualmente, ritenuto astrattamente idoneo a soddisfare i bisogni vitali del pensionato (art. 11 D.Lgs. 503/1999). Tutte le Pensioni inferiori al trattamento minimo sono aumentate, purché il pensionato non superi determinati livelli di reddito, fino a tale importo (cd. pensioni integrate al minimo).