Source: http://biblus.acca.it/wp-content/uploads/2018/05/news_564.htm
Timestamp: 2020-02-29 00:56:29+00:00
Document Index: 99715889

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 15', 'art. 693', 'art. 693', 'art. 23', 'art. 16', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 31', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 2424']

Newsletter n. 564 dell' 8 maggio 2018
Newsletter 564 dell' 8 maggio 2018
focus edilus
Esempio pratico di riqualificazione sismica di un edificio in muratura con sismabonus
Il sismabonus vale anche per gli interventi di demolizione e ricostruzione
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Riqualificazione sismica di un edificio in muratura con sisma bonus, ecco un esempio pratico, dall’analisi fino alla definizione degli interventi e alla classificazione sismica
Oggetto del presente articolo è il progetto di intervento di miglioramento sismico di un edificio esistente in muratura. L’intervento ha la finalità di migliorare la capacità della struttura sfruttando anche le detrazioni fiscali previste dal Sisma Bonus. Di seguito vengono illustrate e commentate le varie fasi del progetto sviluppato mediante il software EdiLus-MU.
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L’opera oggetto dello studio è un edificio in muratura realizzato negli anni 50 nel comune di Bologna. Esso è destinato a civile abitazione, solo al piano terra i locali sono adibiti ad attività commerciali. L’edificio presenta le tipiche caratteristiche degli edifici in muratura dell’epoca, con mura perimetrali ed un solo muro di spina centrale. I solai sono in legno come anche la copertura. La configurazione dell’edificio è piuttosto regolare con fori allineati in verticale. Di seguito si riportano delle immagini della struttura, la carpenteria tipo dei primi 2 livelli e una tabella descrittiva delle caratteristiche della struttura.
Carpenteria Piano Primo e Secondo
Tipologia Struttura Muratura portante
Dimensioni in Pianta 20,7 x 12,7
Altezza Interpiano piano terra piano primo piano secondo copertura
4m 3,5m 3,5m 0,7/3,00m
Spessore Muri 70/80 60/70 50/60 50
Solai piano 1 e 2 solaio in legno per civile abitazione Peso proprio G1 600 [N/m2]
Sovraccarico Permanente G2 2360 [N/m2]
Sovraccarico Variabile Q 2000 [N/m2]
sottotetto solaio in legno per sottotetti accessibili per sola manutenzione Peso proprio G1 600 [N/m2]
Sovraccarico Permanente G2 1360 [N/m2]
Sovraccarico Variabile Q 500 [N/m2]
copertura solaio in legno per coperture accessibili per sola manutenzione Peso proprio G1 600 [N/m2]
Sovraccarico Permanente G2 600 [N/m2]
Carico da Neve 839 [N/m2]
La verifica verrà eseguita in riferimento ad DM 17.01.2018 e per quanto non riportato in esso si farà riferimento alla Circolare n.617/2009.
Conoscenza della struttura
Il primo passo per l’analisi di un edificio esistente è quello di definire come è fatta la struttura per ciò che riguarda: il modello geometrico, le proprietà dei materiali, i dettagli costruttivi. In base al bagaglio di informazioni che si riesce ad ottenere da documentazioni e prove in situ si accederà ad uno dei tre livelli di conoscenza previsti dalla norma: LC1, LC2, LC3.
Dell’edificio in esame non si conosce nulla, pertanto è necessaria l’acquisizione completa delle informazioni mediante rilievo.
Dal rilievo infatti, si rileveranno, la geometria della struttura, le caratteristiche dei materiali, la presenza di cordoli, la qualità delle connessioni dei paramenti murari etc.
Di seguito si riportano le tabelle della normativa per la definizione dei livelli di conoscenza.
Tabella C8.A.1.1 – Livelli di Conoscenza per muratura
Per quantificare le prove si fa riferimento alla successiva indicazione normativa:
Quindi nel caso in esame, si decide di non eseguire prove sui materiali e pertanto ci si posizionerà in un livello di conoscenza LC1.
Per quanto riguarda le resistenze dei materiali ci si può riferire alla tabella C8.A.2.1:
Tabella C8A.2.1 – Parametri meccanici per muratura esistente
Il materiale della struttura in esame è riconducibile alla terza tipologia:
Muratura in pietre a spacco con buona tessitura
Siccome si è in LC1 si prenderanno come resistenze i valori minimi indicati nell’intervallo e come modulo elastico il valore medio, pertanto le resistenze saranno:
Muratura in pietra a spacco con buona tessitura:
Peso specifico w 21000 N/m3
Resistenza caratteristica a compressione fm 2,60 N/mm2
Resistenza caratteristica a taglio senza compressione τ0 0,056 N/mm2
Modulo Elastico E 1500 N/mm2
Fattore di Confidenza FC 1,35
Coefficiente parziale di sicurezza per combinazioni statiche γm 2,5
Coefficiente parziale di sicurezza per combinazioni sismiche γs 2
Resistenza di calcolo a compressione per combinazioni statiche [fcd=fm/(Fc*γm)] fcd 0,77 N/mm2
Resistenza di calcolo a compressione per combinazioni sismiche [fcd=fm/(Fc*γs)] fcd 0,96 N/mm2
All’interno di EdiLus-MU è possibile scegliere il livello di conoscenza da un apposito menu. Effettuata questa scelta, in automatico il software acquisisce il fattore di confidenza, e nella tabella per la scelta del materiale, si settano i dati già per il Livello di Conoscenza scelto. Ad esempio nel caso di LC1 i valori del modulo Elastico sono i valori medi e per le resistenze i valori minimi, come si evince dalle immagini sottostanti.
Menù per la scelta del Livello di Conoscenza
Scelta del tipo di materiale
I dati di analisi sismica sono i seguenti (comune di Bologna):
Accelerazione del sito Ag/g = 0,1668
Classe d’Uso II
Terreno prevalente B
Per la struttura si esegue un’analisi lineare con utilizzo del fattore di struttura q.
Il fattore di struttura viene scelto in base alle indicazione della Circolare punto C.8.7.1.2:
Nel caso in esame siccome la struttura è “non regolare” in pianta in quanto i solai non sono infinitamente rigidi nel piano, e non regolare in elevazione, il fattore di struttura sarà:
Ricostruito il modello geometrico e dei carichi, definito il livello di conoscenza e i dati sui materiali, si può passare all’anali dello stato di fatto. Il modello alla base di EdiLus-MU prevede una schematizzazione a shell dell’intera struttura. Questo consente di portare in conto tutti gli aspetti che caratterizzano un edificio esistente: fori sfalsati, variazioni di materiali, fori chiusi, elementi di circondamento etc. Tramite l’integrazione sulle varie sezioni, si passa dalle tensioni alle sollecitazioni con cui si eseguono le verifiche sui maschi murari. Le verifiche eseguite, siccome si sta operando in analisi lineare, sono pressoflessione fuori piano, pressoflessione nel piano, taglio nel piano, oltre che di deformazione ultima. Inoltre vengono analizzati anche i meccanismi locali di ribaltamento e/o spanciamento sulla base di un’analisi cinematica. In virtù delle verifiche eseguite, si effettua la determinazione delle accelerazioni sismiche di collasso (PGA) che rappresentano il parametro per la valutazione della capacità della struttura. Il rapporto tra la minima capacità tra i vari meccanismi per i vari elementi e l’accelerazione di domanda per il sito in esame (PGAD =Ag/g * SS * ST ) ci restituirà l’indicatore di rischio sismico ζE.
Nell’edificio in esame si decide di non eseguire la valutazione della fondazione come indicato al punto 8.3 riportato di seguito:
“Qualora sia necessario effettuare la valutazione della sicurezza della costruzione, la verifica del sistema di fondazione è obbligatoria solo se sussistono condizioni che possano dare luogo a fenomeni di instabilità globale o se si verifica una delle seguenti condizioni:
nella costruzione siano presenti importanti dissesti attribuibili a cedimenti delle fondazioni o dissesti della stessa natura si siano prodotti nel passato;
siano possibili fenomeni di ribaltamento e/o scorrimento della costruzione per effetto: di condizioni morfologiche sfavorevoli, di modificazioni apportate al profilo del terreno in prossimità delle fondazioni, delle azioni sismiche di progetto;
siano possibili fenomeni di liquefazione del terreno di fondazione dovuti alle azioni sismiche di progetto.”
Di seguito si riportano i risultati dell’analisi dello stato di fatto mediante delle mappature a colori di rapporti tra capacità e domanda espressi in termini di percentuale e la scheda di vulnerabilità sismica.
PGA per Pressoflessione fuori piano
PGA per Pressoflessione nel piano
PGA per Taglio nel piano
PGA per Deformazione Ultima del maschio murario
PGA per Cinematismo Ribaltamento, vista anteriore
PGA per Cinematismo Ribaltamento, vista posteriore
Scheda di vulnerabilità sismica dello stato di fatto
Come si evince dai risultati esposti gli indicatori di rischio sismico sono:
ζE,SLD = 61,9 %
ζE,SLV = 14 %
Da quanto esposto in precedenza si osservano 2 criticità principali:
L’assenza di solai rigidi e di un’adeguata connessione dei solai sui muri favoriscono l’insorgere di meccanismi fuori piano: rottura per resistenza e ribaltamento. Tali meccanismi sono fragili e rovinosi, pertanto vanno scongiurati. Inoltre, cosa insolita per un edificio in muratura con muri di spessore adeguato, si riscontrano problemi di spostamento differenziale di piano (SLD). Infatti dalla vista delle deformate si riscontra uno spanciamento notevole delle facciate anteriore e posteriore.
Collasso per meccanismi di taglio da fessurazione diagonale molto diffusi soprattutto nei primi livelli.
Siccome l’intervento è finalizzato al miglioramento sismico favorito dalle incentivazioni fiscali legate al sisma bonus, occorre procedere alla classificazione sismica dell’edificio. Seguendo le indicazioni delle “Linee Guida per la classificazione del Rischio Sismico delle Costruzioni” per eseguire tale classificazione per il caso in esame occorre ricorrere al Metodo Convenzionale. In alternativa esiste anche un Metodo Semplificato che non richiede analisi. Le caratteristiche dei due metodi sono riepilogati nella seguente tabella:
Metodo Convenzionale Semplificato
Tipo di edificio Tutti Muratura
Edifici assimilabili a capannoni
Edifici in C.A. con telai in entrambe le direzioni
Tipo d’intervento Miglioramento Intervento Locale
Passaggio di Classi 2 1
Detrazione 70% (75%) 80 (85%)
Tipi di Analisi Tutti quelli previsti dalle NTC Nessuno
Il metodo Convenzionale si basa sulla individuazione di 2 parametri: un parametro tecnico, l’IS-V, ed un parametro economico il PAM. Con ognuno di questi 2 parametri si entra in una classificazione (vedi immagine), la peggiore tra le due rappresenta la Classe Sismica dell’edificio. Occorre ricordare che sia l’IS-V che il PAM, in maniera diversa dipendono direttamente dagli indicatori di rischio sismico riportato nella scheda di vulnerabilità.
All’interno di EdiLus, mediante il servizio EdiLus-CRS PRO, è possibile avere in automatico la classificazione sismica dello stato di fatto e dello stato di progetto, nel caso in esame, per lo stato di fatto, l’edificio risulta essere di classe G in quanto ha un IS-V = 14% e un PAM=8,22% :
Classificazione Sismica dello stato di Fatto
Obiettivo dell’intervento è il miglioramento sismico sfruttando il sisma bonus. Affinchè si abbia il passaggio delle due classi per avere il massimo delle detrazioni fiscali, bisogna arrivare almeno in classe E (PAM<4,5%; IS-V> 15%), ma in realtà l’obiettivo principale è quello di migliorare in maniera significativa la sicurezza strutturale, ovviamente compatibilmente con i budget di spesa a disposizione. Pertanto, l’obiettivo che ci si pone è di portare la struttura ad avere una capacità 60% <ζE < 70%. Le NTC 2018 non impongono un limite minimo per il valore dell’indicatore di rischio sismico nel caso di miglioramento, si indica soltanto che l’incremento deve essere almeno del 10% (ΔζE>10%).
Realizzazione di nuovi setti murari in blocchi di laterizio semipieno che collegano i due paramenti murari più lunghi.
Irrigidimento dei solai mediante soletta in calcestruzzo alleggerito armato con rete elettrosaldata. Con questo intervento si ha la finalità di scongiurare i meccanismi fuori-piano e far lavorare i maschi di controvento. Nel modello, questo intervento prevede: l’incremento del sovraccarico permanente nell’analisi dei carichi del solaio e la proprietà di “rigidezza infinita” nelle proprietà del solaio;
Ammorsamento dei solai mediante connessione con profilati metallici collegati ai solai ed esternamente ai muri. Questo intervento ha la finalità, insieme al precedente, di conferire scatolarità all’edificio e di eliminare i meccanismi di ribaltamento. Tale intervento va definito attivando il flag “ribaltamento impedito” nella sezione ammorsamento nelle proprietà del solaio;
Rinforzo a taglio del muro di spina centrale con applicazione di placcaggi in betoncino armato;
Miglioramento diffuso dei paramenti murari più lunghi anteriore e posteriore mediante un diffuso intervento di ristilatura dei giunti, sostituzione del materiale ammalorato, iniezioni di miscele leganti. Le facciate anteriore e posteriori sono a faccia vista quindi non si possono applicare interventi di rinforzo che coprono la facciata. Per la caratterizzazione di questo intervento si ricorre al miglioramento delle caratteristiche meccaniche del materiale mediante i coefficienti correttivi previsti dalla circolare (vedi tabella). Nel nostro caso è 1,3.
Tabella C8A.2.2 – Coefficienti correttivi
Di seguito si riportano delle immagini che chiariscono la localizzazione degli interventi sul modello.
Vista della struttura con individuazione degli interventi
Carpenteria dello stato di progetto con individuazione degli interventi
Analisi dello Stato di progetto
Con gli interventi previsti (irrigidimento dei solai) si rispettano tutti i requisiti della regolarità in pianta pertanto nello stato di progetto si potrà utilizzare un diverso fattore di struttura:
Si riportano di seguito i risultati post intervento:
PGA per pressoflessione fuori piano dello stato di progetto
PGA per Pressoflessione nel piano dello stato di progetto
PGA per Taglio dello stato di progetto
Scheda di vulnerabilità dello stato di progetto
Vista della deformata dello stato di progetto
Dai risultati esposti si evince che con gli interventi predisposti si sono scongiurati i meccanismi fuori piano (23% >>> 83%) che sono più rovinosi, in favore dei meccanismi nel piano sui maschi di controvento che collasseranno sotto l’effetto delle azioni di progetto ma senza crolli improvvisi.
Dalla vista degli spostamenti, si vede che il modello di calcolo risponde fedelmente a quelle che sono le previsioni attese a seguito degli irrigidimenti/ammorsamenti dei solai (10,18cm >>> 1,43cm).
Per vedere se si è riusciti a conseguire i miglioramenti previsti si produce la scheda di confronto tra stato di fatto e di progetto :
scheda-di-confronto
Come si evince dalla scheda di confronto, l’indicatore di rischio è passato in termini percentuali:
SLD 61,9 % >>>> 504 %
SLV 14 % >>>> 66 %
Pertanto, con gli interventi predisposti, si è riusciti a raggiungere l’obiettivo di miglioramento previsto (60% – 70%) e rispettare l’incremento di capacità minimo previsto dalle NTC per gli interventi di miglioramento sismico (ΔζE>10%).
Siccome per l’intervento di miglioramento sismico si intendeva accedere ai benefici fiscali concessi dal sisma bonus, occorre verificare se si è riusciti a conseguire il passaggio delle classi di rischio previsto. Nello stato di progetto è possibile verificare la classificazione sismica dello stato di progetto mettendola a confronto con quella dello stato di fatto:
Classificazione sismica dello stato di progetto
Dall’immagine precedente risulta che:
Classe G >>>>> Classe B
ClassePAM G ClassePAM A
ClasseIS-V F ClasseIS-V B
Quindi si ha il passaggio di più di 2 classi di rischio, quindi si può accedere al massimo delle detrazioni fiscali disponibili, 85% in quanto si tratta di un edificio condominiale.
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Professionisti, artigiani e commercianti non incorrono in nessuna sanzione per violazioni all’obbligo POS, ossia se non accettano pagamenti con bancomat.
Questo, in sintesi, quanto emerge dal parere reso dal Consiglio di Stato (parere n. 1104/2018) sullo schema di decreto del MiSE, concernente la disciplina sanzionatoria (modalità, termini e importi delle sanzioni amministrative pecuniarie) sull’obbligo di POS.
Ricordiamo che ai sensi dell’art. 15, comma 4, del dl 179/2012:
a decorrere dal 30 giugno 2014, i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionale, sono tenute ad accettare anche i pagamenti effettuati attraverso carte di debito e carte di credito; tale obbligo non trova applicazione nei casi di oggettiva impossibilità tecnica.
Il MiSE, tenuto all’emanazione del decreto attuativo (sempre in base all’art. 15, comma 5, del dl 179/2012), è intervenuto prevedendo una sanzione fino a 30 euro nel caso in cui non vengano accettati pagamenti con carte di debito e carte di credito.
La precedente disciplina pur prevedendo l’obbligo del possesso da parte dei soggetti beneficiari degli strumenti in grado di consentire il pagamento tramite carta di debito e il conseguente obbligo di consentirne l’utilizzo agli utenti, non ha previsto alcuna sanzione in caso di mancata installazione del POS ovvero di mancata accettazione della carta di debito.
Ciò ha indotto, quindi, il Ministero a fare riferimento a quanto disposto dall’art. 693 del Codice penale ai fini della individuazione della sanzione applicabile, piuttosto che prevederne direttamente una nuova, ossia:
chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato, è punito con la sanzione amministrativa fino a € 30.
Pertanto, in caso di violazione dell’obbligo di accettazione dei pagamenti con carta di debito e carta di credito troverebbe applicazione la sanzione di 30 euro.
Con il parere in esame, i giudici di Palazzo Spada hanno disposto la sospensione del giudizio sullo schema di decreto, cui sono stati chiesti maggiori approfondimenti, rivelando il dubbio di incostituzionalità circa il rimando all’art. 693 del Codice Penale.
A detta dei giudici l’obiettivo di un’efficace lotta al riciclaggio, all’evasione e all’elusione fiscale deve necessariamente essere conseguito con l’adozione di provvedimenti rispettosi dei principi fondamentali dell’ordinamento giuridico; in tal senso, la norma è in contrasto con il principio costituzionale secondo cui nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge (art. 23 della Costituzione).
Rimandato al mittente lo schema di decreto, spetta ora al MiSE presentare una relazione al Consiglio di Stato, con le possibili soluzioni per superare i rischi di incostituzionalità.
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Sismabonus, secondo l’Agenzia delle Entrate le detrazioni fiscali spettano anche in caso di demolizione e ricostruzione con stessa volumetria
Si può usufruire del sismabonus (detrazione fiscale per agli interventi antisismici) anche in caso di demolizione e ricostruzione di un edificio mantenendo la stessa volumetria del preesistente. Sono ammesse le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica.
Lo ha chiarito definitivamente l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 34/E del 27 aprile.
Risposta dell’Agenzia delle Entrate all’interpello
Alcuni comproprietari di una unità immobiliare sita nel Comune X, dichiarata inagibile a seguito del terremoto verificatosi nelle Marche nel 1972, volendo procedere alla demolizione e alla fedele ricostruzione dell’immobile, pongono i seguenti quesiti:
se spetti la detrazione dell’80%, con tetto massimo di spesa di 96.000 euro, in relazione a spese per l’intervento di demolizione e fedele ricostruzione, con riduzione di 2 classi di rischio sismico, di unità immobiliare attualmente censita nella categoria catastale F/2 (unità collabenti), in quanto danneggiata dal sisma;
se, in caso di risposta positiva al quesito precedente, la spesa per l’intervento edilizio possa essere suddivisa tra gli aventi diritto non in base alle proprie quote di proprietà dell’immobile, ma in base alle spese da ognuno effettivamente sostenute;
se alla spese sia applicabile l’aliquota IVA agevolata, ed in caso affermativo, in quale misura
Ok al sismabonus
Il comma 1-bis dell’art. 16 del decreto legge n. 63 del 2013 (s.m.i.) prevede che:
“per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per gli interventi di cui all’articolo 16-bis, comma 1, lettera i), del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le cui procedure autorizzatorie sono iniziate dopo la data di entrata in vigore della presente disposizione, su edifici ubicati nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2), riferite a costruzioni adibite ad abitazione e ad attività produttive, spetta una detrazione dall’imposta lorda nella misura del 50%, fino ad un ammontare complessivo delle stesse spese non superiore a 96.000 euro per unità immobiliare per ciascun anno.
La detrazione è ripartita in 5 quote annuali di pari importo nell’anno di sostenimento delle spese e in quelli successivi.[…]“
Dal primo gennaio 2017 fino al 2021, le detrazioni si applicano anche gli edifici ricadenti in zona 3.
In caso di interventi antisismici che comportino una diminuzione del rischio sismico che determini il passaggio ad una o due classi di rischio inferiori (dm MIT 28 febbraio 2017, n. 58 e relativi allegati) la detrazione è aumentata a:
70% (75% per gli interventi realizzati sulle parti comuni degli edifici condominiali ) in caso di diminuzione di una classe di rischio;
80% (85% per gli interventi realizzati sulle parti comuni degli edifici condominiali), in caso di diminuzione di 2 classi di rischio.
Gli interventi ammessi sono quelli relativi all’adozione di misure antisismiche con particolare riguardo all’esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica, in particolare sulle parti strutturali, per la redazione della documentazione obbligatoria atta a comprovare la sicurezza statica del patrimonio edilizio, nonché per la realizzazione degli interventi necessari al rilascio della suddetta documentazione.
Parere CSLP
Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, con il parere n. 27/2018, ha precisato che rientrano tra gli interventi di “ristrutturazione edilizia” (art. 3, comma 1, lett. d) del dpr 380/2001 Testo Unico dell’Edilizia) quelli di demolizione e ricostruzione di un edificio con la stessa volumetria di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica, e, con riferimento agli immobili sottoposti a vincoli, di cui al d.lgs. n. 42 del 2004, gli interventi di demolizione e ricostruzione che rispettino la medesima sagoma dell’edificio preesistente.
Le Entrate confermano quanto previsto dal CSLP, ritenendo che gli interventi di demolizione e ricostruzione di edifici adibiti ad abitazioni private o ad attività produttive possono essere ammessi al sismabonus nel rispetto di tutte le condizioni previste dalla norma agevolativa, sempreché concretizzino un intervento di ristrutturazione edilizia e non un intervento di nuova costruzione.
Ok alla detrazione in capo a più contribuenti
In merito al quesito n. 2, l’art. 16-bis del TUIR (dpr 917/86) prevede che sia possibile fruire della detrazione per le “… spese sostenute ed effettivamente rimaste a carico dei contribuenti”, sempreché gli stessi siano titolari del diritto di proprietà sull’immobile, ovvero di un diritto reale, o detengano l’immobile sulla base di un titolo idoneo.
Qualora vi siano più soggetti titolari del diritto alla detrazione, la stessa è ripartita in funzione della spesa effettivamente sostenuta da ciascuno, come attestata dal bonifico di pagamento contenente nella causale il richiamo normativo che dà diritto alla detrazione d’imposta, e dall’intestazione delle fatture rilasciate dall’impresa che esegue i lavori.
Inoltre, il beneficio può spettare anche a colui che non risulti intestatario del bonifico e/o della fattura, nella misura in cui abbia sostenuto le spese. A tal fine, è necessario che i documenti di spesa (in particolare le fatture pagate) siano appositamente integrati con il nominativo del soggetto che ha sostenuto la spesa e con l’indicazione della relativa percentuale.
Ok all’Iva al 10%
In caso di demolizione con fedele ricostruzione può essere applicata l’aliquota IVA agevolata prevista per gli interventi di ristrutturazione pari al 10%, a condizione che le opere siano qualificate come tali dalla documentazione amministrativa che assente i lavori.
Infatti, in tal caso trova applicazione la voce n. 127-quaterdecies) della tabella A, parte III, allegata al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, la quale prevede l’applicazione dell’aliquota del 10 % per le prestazioni dipendenti da contratti d’appalto aventi ad oggetto la realizzazione degli interventi di recupero di cui alle lettere c), d) ed e) dell’art. 31 della legge n. 457 del 1978, come integrate dall’art. 3 del Testo Unico dell’edilizia n. 380 del 2001 (restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia e ristrutturazione urbanistica).
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I Vigili del Fuoco hanno elaborato la nuova regola tecnica verticale per la prevenzione incendi attività commerciali con superficie lorda superiore a 400 m², in alternativa al dm 27 luglio 2010 (ossia alla regola tecnica di tipo prescrittivo).
La nuova regola tecnica verticale riguardante le attività commerciali, ove sia prevista la vendita e l’esposizione di beni, con superficie lorda superiore a 400 m² comprensiva di servizi, depositi e spazi comuni coperti, andrà quindi ad integrare la Sezione V – Regole tecniche verticali del Codice di prevenzione incendi (dm 3 agosto 2015).
Nei giorni scorsi, ricordiamo, è stata messa a punto anche la bozza di regola tecnica integrativa del dm 246/1987 circa le norme antincendio negli edifici di civile abitazione di altezza antincendi maggiore o uguale ai 12 m.
Il Codice di prevenzione incendi ha introdotto norme più elastiche, scardinando la rigidità delle tradizionali normative prescrittive e lasciando, invece, maggior spazio alle valutazioni del professionista di scegliere tra soluzioni prescrittive, soluzioni alternative e il procedimento di deroga.
In breve, la soluzione prescrittiva è una soluzione progettuale di immediata applicazione nei casi specifici, che garantisce il raggiungimento del relativo livello di prestazione e non richiede ulteriori valutazioni tecniche; nelle soluzioni alternative il progettista è tenuto a dimostrare il raggiungimento del collegato livello di prestazione impiegando uno dei metodi di progettazione della sicurezza antincendi ammessi; nelle soluzioni in deroga, infine, il progettista è tenuto a dimostrare il raggiungimento degli obiettivi di sicurezza impiegando uno dei metodi di progettazione della sicurezza antincendio ammessi.
Le regole tecniche verticali servono a caratterizzare meglio una specifica attività fornendo ulteriori indicazioni rispetto a quelle già previste dal Codice. L’applicazione delle regole tecniche verticali presuppone l’applicazione dell’intero Codice di prevenzione incendi, del quale sono parte integrante; differiscono dalla regola tecnica orizzontale che uniforma i diversi aspetti della progettazione antincendio, definendo criteri operativi e progettuali validi per più attività.
Regola tecnica verticale per attività commerciali
La nuova regola tecnica si applica a negozi, supermercati e centri commerciali e prevede misure di prevenzione e protezione che varieranno in base alla dimensione, calcolata in metri quadri, e al numero di piani di cui si compone l’edificio: più “leggere” per le attività con superficie lorda fino a 1500 m2; più stringenti con il crescere dei metri quadri e con la presenza di aree a maggior rischio (ad esempio dove si effettuano lavorazioni pericolose o destinate alla ricarica di accumulatori elettrici di trazione, i muletti).
In particolare, per le reti idranti ordinarie devono essere adottati i seguenti parametri di progettazione:
per attività fino a 1500 m2, con carico d’incendio specifico inferiore ai 600 MJ/m2 e locali non interrati, è ammessa la sola protezione di base, attuata cioè attraverso i soli estintori scelti ad hoc
per attività fino a 1500 m2, con carico d’incendio specifico inferiore ai 600 MJ/m2 e quote di piano inferiore a “-1” occorre installare una rete di idranti
per attività fino a 1500 m2, con carico d’incendio specifico superiore ai 600 MJ/m2 e quote di piano inferiori a “-1” occorre anche un impianto automatico di controllo o estinzione degli incendi, la cui tipologia viene scelta in base alle risultanze della valutazione dei rischi
Sempre in base alle dimensioni e al numero dei piani, dovranno essere rispettate le prescrizioni per:
la resistenza al fuoco dei compartimenti
In definitiva, lo schema della nuova regola tecnica è il seguente:
Rimaniamo in attesa del parere della rima dovrà ricevere il parere della Commissione Europea, per adempiere agli obblighi connessi alla procedura di informazione stabilita dalle direttive 98/34/Ce e 98/48/Ce.
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CdS, il permesso di costruire non può essere sottoposto a condizioni. Le uniche eccezioni devono essere previste per legge e solo nel pubblico interesse
Lo ha affermato il Consiglio di Stato con la sentenza 2366/2018 pubblicata lo scorso 19 aprile: considerata la natura di accertamento costitutivo a carattere non negoziale, il permesso di costruire non può essere sottoposto a condizione, sia essa sospensiva o risolutiva.
Di conseguenza tale titolo, riscontrata la sua conformità alla vigente disciplina urbanistica, deve essere rilasciato dal Comune senza condizioni che non siano espressamente previste da una norma di legge.
Il Collegio, ha inoltre osservato che solo con specifico e limitato riferimento all’ipotesi del permesso condizionato all’acquisizione di un atto da altra P.A. la modalità procedurale di rilasciare permessi di costruire condizionati deve considerarsi legittima, avuto riguardo alle esigenze generali di complessiva speditezza ed efficienza dell’azione amministrativa, nonché per l’effetto non neutro del passaggio del tempo per i destinatari dell’atto.
Infatti, in applicazione del generale principio di proporzionalità, il quale si concreta nel minimo possibile sacrificio degli interessi coinvolti, l’amministrazione pubblica deve responsabilmente scegliere, nell’esercizio delle proprie funzioni, il percorso, finalizzato a non aggravare inutilmente la situazione dei destinatari dell’azione amministrativa, come prescritto anche dall’art. 1, comma 2 legge n. 241/1990; al contrario, costituisce inutile aggravio procedurale l’arresto di un procedimento, il quale può invece proseguire sotto la condizione sospensiva del perfezionamento di altra procedura presupposta.
Una società di una provincia ligure aveva richiesto un permesso di costruire per la realizzazione di un’autorimessa su cinque livelli interrati, per un totale di 40 box auto.
Il Comune aveva rilasciato il permesso, prescrivendo tuttavia che, prima dell’avvio dei lavori, fosse acquisita una relazione univoca sulla fattibilità dell’intervento sotto il profilo strutturale concordata con i condomini confinanti.
Contro tale condizione la società ricorreva al Tar, il quale accoglieva il ricorso e annullava il permesso di costruire nella parte impugnata ritenendo illegittima l’apposizione di una condizione sospensiva in grado di subordinare l’efficacia del permesso di costruire ad una successiva analisi della situazione di fatto.
Il ricorso al CdS
Il Comune appellava quindi al Consiglio di Stato.
L’appello veniva fondato sulle seguenti motivazioni:
che la prescrizione non è qualificabile in termini di “condizione” del permesso, in quanto attiene alle modalità esecutive dell’opera
che la prescrizione, piuttosto che riguardare il progetto architettonico, in realtà riguarda il progetto strutturale, quindi le modalità esecutive a tutela dell’interesse pubblico alla corretta realizzazione dell’opera
che la prescrizione non concreta una subordinazione dell’esecuzione delle opere al ‘consenso dei proprietari confinanti’, ma un’ulteriore verifica progettuale relativa all’aspetto strutturale
che con questa prescrizione non è stato concretizzato alcun aggravio del procedimento, essendo emersa nel corso di questo la necessità della stessa
che la prescrizione non è indeterminata, dovendosi ritenere, al contrario, sufficientemente individuati nel permesso impugnato gli intervenienti.
Permesso di costruire condizionato: la sentenza del Consiglio di Stato
I giudici di Palazzo Spada hanno rigettato le motivazioni del ricorso.
In pratica il CdS ha ricordato che una condizione, sia essa sospensiva o risolutiva, non può essere apposta ad un permesso di costruire, per la natura di accertamento costitutivo a carattere non negoziale di questo; con la conseguenza che il titolo abilitativo, accertata la conformità alla vigente disciplina urbanistica, deve essere rilasciato dal comune senza condizioni che non siano espressamente previste da una norma di legge.
Solo con specifico e limitato riferimento all’ipotesi del permesso condizionato all’acquisizione di un atto da altra P.A. la modalità procedurale di rilasciare permessi di costruire condizionati deve considerarsi legittima.
Il giudizio nel dettaglio
Con riferimento al caso in esame, occorre premettere che il titolo edilizio in esame prevede da parte del Comune la prescrizione, secondo cui, prima dell’avvio dei lavori di costruzione dell’autorimessa interrata, sia predisposta una relazione a firma dei tecnici strutturisti delle parti (la società e gli amministratori degli edifici soprastanti la costruenda autorimessa) o comunque un documento da cui risulti un accordo tra le parti relativamente a fattibilità dell’intervento da un punto di vista strutturale, esecuzione dei lavori, controllo.
Inoltre, qualora manchi l’accordo tra le parti, le stesse dovranno rivolgersi ad un terzo ‘arbitro’ e, solo in caso di parere favorevole di quest’ultimo, potrebbe darsi il ‘là’ ai lavori.
Per i giudici, alla luce di ciò,
non sussistono i presupposti per ritenere integrata una delle ipotesi eccezionali per le quali viene ammesso il rilascio condizionato del titolo
la prescrizione, nel caso di specie, subordina il permesso all’esecuzione di lavori da effettuarsi secondo modalità non determinate preventivamente, ma, al contrario, determinabili solo in un momento successivo. Tale decisione, peraltro non risulta essere stata rimessa all’Amministrazione titolare del procedimento, in quanto viene attribuita allo stesso istante unitamente ad altri soggetti controinteressati, mediante la conclusione di un accordo tra essi, tuttavia ancora non esistente al momento dell’adozione del provvedimento concessorio.
In pratica l’Amministrazione, sempre secondo il CdS, assegna il potere decisorio sulla concreta operatività del permesso a soggetti diversi da essa, finendo sostanzialmente per abdicare all’esercizio della funzione pubblica e, conseguentemente, per dismettere la titolarità del procedimento di cui è investita ex lege.
l’efficacia del permesso di costruire risulta incerta, essendo subordinata alla conclusione di un accordo futuro (ed eventuale) avente ad oggetto le modalità esecutive dell’intervento;
l’efficacia del permesso di costruire viene rimessa alla decisione, se non all’arbitrio, di soggetti terzi controinteressati, in quanto la conclusione dell’accordo dipende dal consenso dei proprietari confinanti in ordine alla fattibilità dell’intervento.
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Focus su deduzioni, detrazioni fiscali, ritenute e crediti di imposta: tutti gli elementi necessari per la compilazione della dichiarazione dei redditi 2018
Con circolare 7/E del 27 aprile 2018 l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la Guida alla dichiarazione dei redditi delle persone fisiche relativa ai redditi 2017: spese che danno diritto a deduzioni dal reddito, a detrazioni d’imposta, crediti d’imposta
e altri elementi rilevanti per la compilazione della dichiarazione e per l’apposizione del visto di conformità.
In realtà si tratta di un aggiornamento della precedente guida del Fisco (circolare 7/E del 2017), che tiene conto delle ultime novità normative, lasciando inalterato l’impianto generale.
La guida, i contenuti
Nella guida ci sono tutti gli elementi necessari per la compilazione della dichiarazione: viene fornito un elenco esaustivo e dettagliato con le relative spiegazioni delle spese che danno diritto a deduzioni dal reddito, a detrazioni d’imposta, crediti d’imposta.
Contiene, inoltre, l’elencazione della documentazione che i contribuenti devono esibire al CAF o al professionista abilitato; fornisce, ancora, altri elementi rilevanti per la compilazione della dichiarazione e per l’apposizione del visto di conformità.
Sempre relativamente alla documentazione viene specificato anche l’obbligo di conservazione da parte di questi ultimi per la successiva produzione all’Amministrazione finanziaria.
In pratica, il documento risulta essere un utile strumento per:
gli operatori dei CAF e per i professionisti abilitati all’apposizione del visto di conformità
l’Amministrazione finanziaria nello svolgimento dell’attività di assistenza e di controllo documentale
il contribuente per la parte contenente il focus sulle deduzioni e le detrazioni fiscali
La guida alla dichiarazione dei redditi 2018 segue l’ordine dei quadri del modello 730/2018, ossia:
Oneri e spese per i quali è richiesta una detrazione dall’imposta lorda
Interessi relativi a prestiti o mutui agrari
Spese per attività sportive praticate dai ragazzi
Canoni di locazione sostenuti da studenti universitari fuori sede
Erogazioni liberali a popolazioni colpite da calamità o eventi straordinari
Erogazioni liberali ad associazioni sportive dilettantistiche
Erogazioni liberali a società di mutuo soccorso
Erogazioni liberali ad associazioni di promozione sociale
Erogazioni in denaro alla Fondazione la Biennale di Venezia
Spese relative ai beni soggetti a regime vincolistico
Erogazioni liberali a favore delle attività culturali ed artistiche
Erogazioni liberali a favore degli enti dello spettacolo
Erogazioni liberali in denaro a favore di fondazioni operanti nel settore musicale
Servizio di interpretariato dei soggetti riconosciuti sordi
Contributi per riscatto degli anni di laurea
Spese per la frequenza di asilo nido
Premi relativi alle assicurazione sulla vita e contro gli infortuni
Premi relativi alle assicurazioni finalizzate alla tutela delle persone con disabilità grave
Premi relativi alle assicurazione aventi ad oggetto il rischio di non autosufficienza
Erogazioni liberali in denaro a favore delle ONLUS
Erogazioni liberali in denaro a favore dei partiti politici
Spese per canoni di leasing di immobile da adibire ad abitazione principale
Oneri e spese per i quali è richiesta una deduzione dal reddito complessivo
Contributi ed erogazioni a favore di istituzioni religiose
Contributi versati ai fondi integrativi del Servizio Sanitario Nazionale
Contributi alle ONG riconosciute idonee che operano con i paesi in via di sviluppo
Erogazioni a Onlus, APS, fondazioni e associazioni riconosciute
Erogazioni liberali in denaro a favore di enti universitari, di ricerca pubblica e vigilati, enti parco regionali e nazionali
Erogazioni liberali, donazioni e altri atti a titolo gratuito a favore di trust o fondi speciali
Contributi versati a casse di assistenza sanitaria con fini esclusivamente assistenziali
Spese per acquisto o costruzione di immobili dati in locazione
Spese per l’arredo degli immobili giovani coppie
IVA per acquisto abitazione classe energetica A o B
Detrazioni per canoni di locazione relativi ad alloggi adibiti ad abitazione principale
Detrazione per alloggi locati con contratti in regime convenzionale
Detrazione per canoni di locazione spettanti ai giovani per abitazione principale
Detrazione per lavoratori che trasferiscono la residenza per motivi di lavoro
Detrazione per il mantenimento dei cani guida
Detrazioni per l’affitto dei terreni agricoli ai giovani
Detrazione per borsa di studio
Donazione per “Ospedale Galliera“ di Genova
Versamenti in acconto e riporto dell’eccedenza dalla precedente dichiarazione dei redditi
Credito d’imposta per i canoni non percepiti
Credito d’imposta per il reintegro delle anticipazioni sui fondi pensione
Credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero
Credito d’imposta per gli immobili colpiti dal sisma in Abruzzo
Credito d’imposta per le erogazioni liberali a sostegno della cultura
Erogazioni alla scuola (School Bonus)
Credito d’imposta per negoziazione e arbitrato
Credito d’imposta mediazioni per la conciliazione di controversie civili e commerciali
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La guida alla detrazione 50% per caldaie a biomasse: i requisti dell’intervento e la documentazione necessaria per l’invio all’ENEA
Gli interventi di sostituzione o nuova installazione di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili godono dell’agevolazione fiscale, ecobonus, in quanto interventi di riqualificazione energetica.
La legge di bilancio 2018 ha confermato l’ecobonus sull’acquisto di caldaie a biomassa, ma ha ridotto la detrazione dal 65% al 50%.
Nel dettaglio, è possibile detrarre al 50% delle spese totali sostenute dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2018, per un importo massimo pari a 30.000 euro per unità immobiliare.
Per poter accedere all’agevolazione, gli edifici devono essere esistenti alla data della richiesta di detrazione, ossia accatastati o con richiesta di
accatastamento in corso e in regola con il pagamento di eventuali tributi.
Nel nuovo vademecum ENEA i requisti dell’intervento e la documentazione necessaria circa l’intervento con caldaie a biomasse.
Tra i requisiti tecnici specifici richiesti si ha che:
l’intervento deve configurarsi come sostituzione totale o parziale del vecchio generatore termico o come nuova installazione sugli edifici esistenti
il generatore di calore deve appartenere ad una delle categorie indicate in tabella
il rendimento utile nominale minimo non deve essere inferiore all’85%
deve avere la certificazione ambientale di cui al dm 186/2017
ci deve essere il rispetto di normative locali per il generatore e per la biomassa
ci deve essere conformità alle norme UNI EN ISO 17225-2 per il pellet, UNI EN ISO 17225-4 per il cippato e UNI EN ISO 17225-5 per la legna
La documentazione da trasmettere all’ENEA attraverso l’apposito sito web è la “Scheda descrittiva dell’intervento”.
Il calcolo del risparmio energetico, in nel caso di nuova installazione, va eseguito in relazione alla tecnologia standard di riferimento(caldaia a gas a condensazione).
Per quanto riguarda, invece, la documentazione di tipo tecnico che il cliente deve conservare:
asseverazione redatta da un tecnico abilitato (ingegnere, architetto, geometra o perito) iscritto al proprio Albo professionale, contenente i requisiti tecnici descritti
La documentazione di tipo amministrativo riguarda:
ricevuta del bonifico bancario o postale
ricevuta dell’invio effettuato all’ENEA (codice CPID); nel caso di invio postale, ricevuta della raccomandata postale
Di seguito il link a tutti i Vademecum dell’ENEA:
Parti comuni condominiali (detrazioni del 70 e 75 percento)
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Imu e Tasi capannoni: aggiornati i coefficienti per calcolare il valore di capannoni e fabbricati non accatastati al 1° gennaio ai fini dei 2 tributi locali
Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto 19 aprile 2018 del Mef contenente l’aggiornamento dei coefficienti per il calcolo del valore di capannoni e fabbricati, che non risultano iscritti in catasto al 1° gennaio dell’anno di imposizione, ai fini Imu e Tasi.
Fabbricati “D”
Gli immobili interessati dal decreto (di cui all’art. 5, comma 3, del dlgs 30 dicembre 1992, n. 504) sono i fabbricati:
sforniti di rendita catastale
classificabili nel gruppo “D” (capannoni, centrali idroelettriche, impianti fotovoltaici, centri commerciali)
appartenenti ad imprese distintamente contabilizzati
In particolare, per fabbricati classificati nel gruppo catastale “D”, si intendono gli immobili non iscritti al catasto e, quindi, privi di rendita catastale, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati.
Di seguito l’elenco degli immobili appartenenti al gruppo catastale “D”:
D/7 Fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività industriale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni
D/8 Fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività commerciale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni
I coefficienti, a cosa servono
I coefficienti servono per determinare la base imponibile, ai fini del calcolo dei due tributi locali Imu e Tasi, degli immobili interamente posseduti da imprese che li hanno distintamente contabilizzati in bilancio.
Base imponibile Imu e Tasi
La determinazione della base imponibile ai fini Imu e Tasi, applicabile fino all’anno nel quale gli immobili sono iscritti in catasto con attribuzione di rendita, è quella prevista dall’art. 5, comma 3 del dlgs n. 504/1992.
Più precisamente, la base imponibile dei fabbricati, non iscritti in catasto e perciò senza rendita certa viene determinata ogni anno, fino all’attribuzione della rendita nel seguente modo: applicando al valore che risulta dalle scritture contabili al 1° gennaio (o alla data di acquisizione, se successiva), al lordo delle quote di ammortamento, applicando per ciascun anno di formazione i coefficienti di rivalutazione, oggetto di aggiornamento annuale.
Coefficienti di riferimento
I coefficienti di riferimento per calcolare Imu e Tasi per il 2018 sono i seguenti:
per l’anno 2018 = 1,01
per l’anno 2017 = 1,01
per l’anno 2016: 1,01
per l’anno 2015: 1,01
per l’anno 2014: 1,01
per l’anno 2013: 1,02
per l’anno 2012: 1,04
per l’anno 2011: 1,07
per l’anno 2010: 1,09
per l’anno 2009: 1,10
per l’anno 2008: 1,14
per l’anno 2007: 1,18
per l’anno 2006: 1,22
per l’anno 2005: 1,25
per l’anno 2004: 1,32
per l’anno 2003: 1,37
per l’anno 2002: 1,42
per l’anno 2001: 1,45
per l’anno 2000: 1,50
per l’anno 1999: 1,52
per l’anno 1998: 1,54
per l’anno 1997: 1,58
per l’anno 1996: 1,63
per l’anno 1995: 1,68
per l’anno 1994: 1,73
per l’anno 1993: 1,77
per l’anno 1992: 1,79
per l’anno 1991: 1,82
per l’anno 1990: 1,91
per l’anno 1989: 1,99
per l’anno 1988: 2,08
per l’anno 1987: 2,25
per l’anno 1986: 2,43
per l’anno 1985: 2,60
per l’anno 1984: 2,77
per l’anno 1983: 2,95
per l’anno 1982 e anni precedenti: 3,12
Dal 1° maggio è distribuito anche in Italia Oculus Go, il nuovo visore stand alone di VR che non ha bisogno di smartphone né di console né di PC per funzionare
Arriva in Italia Oculus Go, il nuovo visore della società acquistata quattro anni fa da Facebook che ha come obiettivo quello di rendere accessibile al grande pubblico la realtà virtuale.
In effetti Oculus Go promette un’esperienza di realtà virtuale accessibile ed economica proponendosi a prezzi concorrenziali per essere un visore all inclusive: in vendita completo di controller con accelerometro, si può acquistare online al prezzo di 219 euro per la versione da 32 gb e di 269 per quella da 64, mentre nei negozi fisici arriverà quest’estate.
Oculus Go è un all-in-one: pesa circa mezzo chilo (467 grammi), niente fili, niente impedimenti, solo un comodo visore da indossare quanto serve.
Non richiede uno smartphone, se non per la gestione dei contenuti e tutto quello che serve è nella scatola: controller wireless per navigare nei menu, cavo di ricarica, un distanziale da inserire per chi usa gli occhiali e un panno per pulire le due ottiche di eccellente qualità.
Con Oculus Go, Oculus ha inserito delle lenti Fresnel come per Rift ma di nuova generazione, ottimizzate per contrastare l’effetto “screen door” che l’ingrandimento genera, migliorando le prestazioni rispetto a Gear VR, riducendo il bagliore.
l’effetto screen door è la “bassa” risoluzione e la distanza tra lente d’ingrandimento e display porta a visualizzare spazi neri tra i pixel, percepibili anche su un monitor tradizionale se lo si guarda da vicino
Il discorso sarebbe in realtà più complesso perché l’effetto screen door non è solamente diretta conseguenza di risoluzione e distanza ma dipende dai subpixel, le unità che compongono un pixel. E’ facile capire che più subpixel ci sono, minore è questo fastidioso effetto e un display RGB con 3 sub-pixel per pixel a differenza dei display Pentile che ne hanno due.
Con l’LCD di Oculus Go, anche con la risoluzione di 2.560 x 1.440, la conta dei subpixel aumenta perché si moltiplica per tre. Lo svantaggio è che si perde qualcosa nel livello dei neri.
L’audio è integrato, non è composto da cuffie ma da un sistema di altoparlanti nascosti nella scocca. Le casse fanno un ottimo lavoro: il suono emesso è corposo e sufficientemente ben distribuito da dare l’illusione di trovarsi al centro dell’azione, e al contempo non isola completamente dal mondo esterno chi indossa il visore. Chi invece vuole un’immersione totale a rischio di non riuscire a sentire il telefono che squilla può usare il classico slot per jack audio da 3,5 millimetri.
Un visore semplice, ben costruito (il produttore è Xiaomi), con materiali di qualità e un morbido tessuto che veste come un guanto. La maschera in tessuto è removibile, e questo permette di lavarla in lavatrice: un dettaglio importante per qualcosa che teniamo sul viso.
Il visore si può usare in piedi o seduti (magari su una comoda sedia girevole). Grazie una funzione per centrare la visuale in qualunque posizione, alcune app come il browser e Netflix possono essere utilizzate anche a pancia in su, completamente spaparanzati sul letto.
Il telefono da associare ad Oculus Go serve solo per l’impostazione iniziale e come metodo aggiuntivo per installare le app, il che fa venire voglia di prendere Go dalla scrivania e indossarlo molto più spesso di quanto non avvenga con ogni altra alternativa.
Va detto tuttavia che non è possibile muoversi liberamente nello spazio; Oculus Go infatti non è dotato di alcuna tecnologia di posizionamento e riconosce solo l’inclinazione del volto sui tre assi.
Per fortuna il software presente sullo Store è tutto progettato per sopperire a questa mancanza: alcune app permettono di teletrasportarsi nelle varie direzioni puntando il controller nel luogo desiderato, altre utilizzano la direzione del volto come puntatore e via dicendo.
La conseguenza è che i giochi e le esperienze disponibili su Oculus Go risultano comunque convincenti, ma anche che non tutte le app pensate per il più sofisticato Rift si possono trasporre sul comodo Go. Il catalogo è abbastanza nutrito e comprende già più di mille titoli tra esperienze e giochi di vario genere. La maggioranza proviene dal serbatoio di Oculus Rift e Gear Vr ma circa 100 sono completamente originali o costituiscono aggiornamenti radicali di software già esistenti.
Oculus Go è considerato dagli esperti un ottimo visore, che vale quello che costa: ben fatto, pratico, comodo da indossare e con una buonissima qualità. Un’ottima maniera per iniziare l’esperienza della realtà virtuale!
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Modificata la FAQ del MiSE: non sempre l’acquisto di un impianto fotovoltaico è considerata spesa ammissibile alle agevolazioni
La Nuova Sabatini prevede la concessione di finanziamenti e contributi a tasso agevolato a sostegno delle piccole e medie imprese che vogliono ammodernare i processi produttivi (decreto interministeriale 25 gennaio 2016).
Al fine di accrescere la competitività del sistema produttivo del nostro Paese, il MiSE concede un contributo finalizzato a promuovere l’accesso al credito delle Pmi per l’acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature.
Per le imprese che svolgono attività diverse dalla produzione di energia l’acquisto di un impianto fotovoltaico deve far parte di un investimento in beni strumentali all’attività svolta configurabile in una delle tipologie previste dal regolamento comunitario di riferimento.
Questa la nuova risposta che il MiSE, Ministero dello Sviluppo economico, ha dato in riferimento alla domanda relativa alle spese ammissibili (6.2) circa l’acquisto di un impianto fotovoltaico e la sua ammissibilità alla Nuova Sabatini.
Inizialmente il MiSE aveva dato una diversa risposta (FAQ 6.2 di marzo 2014); nelle FAQ aggiornate, invece, si ha la seguente risposta:
Ciò premesso, l’acquisto di un impianto fotovoltaico è considerata spesa ammissibile alle agevolazioni, laddove rientri nel concetto di “impianti”, come chiarito nelle varie risoluzioni dell’Agenzia delle entrate (cfr. circolare 19 dicembre 2013 n. 36/E; circolare 19 luglio 2007, n.46/E; circolare 11 aprile 2008, n.38/E), quindi macchinari, impianti diversi da quelli infissi al suolo, ed attrezzature varie, classificabili nell’attivo dello stato patrimoniale alle voci B.II.2 e B.II.3 dello schema previsto dall’art. 2424 c.c.
Di seguito l’indice delle domande più frequenti:
Clicca qui per accedere alle FAQ del MiSE sulla Nuova Sabatini