Source: http://dirittodellavoro.wki.it/?action=documento&id=4
Timestamp: 2019-10-16 19:45:36+00:00
Document Index: 119749520

Matched Legal Cases: ['in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'art. 2']

collegato al lavoro
Normativa - 7 apr 2011
Art. 1 Delega al Governo per la revisione della disciplina in tema di lavori usuranti
Art. 2 Delega al Governo per la riorganizzazione degli enti vigilati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dal Ministero della salute
Art. 3 Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attivitÃ sportive
Art. 4 Misure contro il lavoro sommerso
Art. 5 Adempimenti formali relativi alle pubbliche amministrazioni
Art. 6 Disposizioni riguardanti i medici e altri professionisti sanitari extracomunitari
Art. 7 Modifiche alla disciplina sull’orario di lavoro
Art. 8 Modifica all’articolo 4 del decreto-legge n. 8 del 2002, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 56 del 2002
Art. 9 Modifiche all’articolo 66 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, e all’articolo 1 del decreto-legge n. 180 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 1 del 2009
Art. 10 Disposizioni in materia di Istituti di istruzione universitaria ad ordinamento speciale
Art. 11 Abrogazione di norme concernenti le valutazioni comparative dei docenti universitari
Art. 12 Trasferimento di ricercatori dalla Scuola superiore dell’economia e delle finanze alle universitÃ statali
Art. 13 MobilitÃ del personale delle pubbliche amministrazioni
Art. 14 Modifiche alla disciplina del trattamento di dati personali effettuato da soggetti pubblici
Art. 15 Modifica all’articolo 9-bis del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, in materia di conferimento di incarichi dirigenziali a dirigenti di seconda fascia
Art. 16 Disposizioni in materia di rapporto di lavoro a tempo parziale
Art. 17 Applicazione dei contratti collettivi del comparto della Presidenza del Consiglio dei Ministri al personale ad essa trasferito
Art. 18 Aspettativa
Art. 19 SpecificitÃ delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco
Art. 20 Disposizioni concernenti il lavoro sul naviglio di Stato
Art. 21 Misure atte a garantire pari opportunitÃ , benessere di chi lavora e assenza di discriminazioni nelle amministrazioni pubbliche
Art. 22 EtÃ pensionabile dei dirigenti medici del Servizio sanitario nazionale
Art. 23 Delega al Governo per il riordino della normativa in materia di congedi, aspettative e permessi
Art. 24 Modifiche alla disciplina in materia di permessi per l’assistenza a portatori di handicap in situazione di gravitÃ
Art. 25 Certificati di malattia
Art. 26 Aspettativa per conferimento di incarichi, ai sensi dell’articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165
Art. 27 Disposizioni in materia di personale dell’Amministrazione della difesa
Art. 28 Personale dei gruppi sportivi delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco
Art. 29 Concorsi interni per vice revisore tecnico e vice perito tecnico della Polizia di Stato
Art. 30 Clausole generali e certificazione del contratto di lavoro
Art. 31 Conciliazione e arbitrato
Art. 32 Decadenze e disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo determinato
Art. 33 Accesso ispettivo, potere di diffida e verbalizzazione unica
Art. 34 Indicatore di situazione economica equivalente
Art. 35 Modifiche al decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2
Art. 36 Modifiche all’articolo 9 del decreto-legge n. 148 del 1993, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 236 del 1993
Art. 37 Sottrazione alle procedure esecutive dei fondi intestati al Ministero del lavoro e delle politiche sociali
Art. 38 Modifica all’articolo 11 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124
Art. 39 Obbligo di versamento delle ritenute previdenziali
Art. 40 Contribuzione figurativa
Art. 41 ResponsabilitÃ di terzi nelle invaliditÃ civili
Art. 42 Comunicazioni delle imprese di assicurazione all’INPS
Art. 43 Efficacia delle domande di iscrizione e cancellazione dall’albo delle imprese artigiane per gli enti previdenziali
Art. 44 Pignoramento e sequestro nei confronti degli istituti esercenti forme di previdenza e assistenza obbligatoria
Art. 45 Disposizioni in materia di contribuzione figurativa per periodi di malattia
Art. 46 Differimento di termini per l’esercizio di deleghe in materia di ammortizzatori sociali, di servizi per l’impiego, incentivi all’occupazione e apprendistato e di occupazione femminile
Art. 47 Disposizione finalizzata ad assicurare l’indennizzo per complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie
Art. 48 Modifiche al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276
Art. 49 Nomina dei componenti di comitati istituiti presso l’INPS
Art. 50 Disposizioni in materia di collaborazioni coordinate e continuative
L. 4 novembre 2010, n. 183 (1).
Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonchÃ© misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro.
(1) Pubblicata nella Gazz. Uff. 9 novembre 2010, n. 262, S.O.
1. Il Governo Ã¨ delegato ad adottare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o piÃ¹ decreti legislativi di riassetto normativo, al fine di concedere ai lavoratori dipendenti impegnati in particolari lavori o attivitÃ e che maturano i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1Â° gennaio 2008 la possibilitÃ di conseguire, su domanda, il diritto al pensionamento anticipato con requisiti inferiori a quelli previsti per la generalitÃ dei lavoratori dipendenti, secondo i princÃ¬pi e criteri direttivi di cui all’ articolo 1, comma 3, lettere da a) a f), della legge 24 dicembre 2007, n. 247. Restano ferme le modalitÃ procedurali per l’emanazione dei predetti decreti legislativi indicate nei commi 90 e 91 e le norme di copertura finanziaria di cui al comma 92 del citato articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247.
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 recano, ai sensi dell’ articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, una clausola di salvaguardia, volta a prevedere che, qualora nell’ambito della funzione di accertamento del diritto al beneficio emergano scostamenti tra gli oneri derivanti dalle domande accolte e la copertura finanziaria prevista, trovi applicazione un criterio di prioritÃ , in ragione della maturazione dei requisiti agevolati, e, a paritÃ degli stessi, della data di presentazione della domanda, nella decorrenza dei trattamenti pensionistici.
1. Il Governo Ã¨ delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o piÃ¹ decreti legislativi finalizzati alla riorganizzazione degli enti, istituti e societÃ vigilati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dal Ministero della salute nonchÃ© alla ridefinizione del rapporto di vigilanza dei predetti Ministeri sugli stessi enti, istituti e societÃ rispettivamente vigilati, ferme restando la loro autonomia di ricerca e le funzioni loro attribuite, in base ai seguenti princÃ¬pi e criteri direttivi:
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono emanati su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali ovvero del Ministro della salute, ciascuno in relazione alla propria competenza, di concerto, rispettivamente, con il Ministro della salute e con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, nonchÃ© con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, con il Ministro dello sviluppo economico, nonchÃ© con il Ministro della difesa limitatamente al decreto legislativo relativo alla riorganizzazione della Croce rossa italiana, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative e previo parere della Conferenza unificata di cui all’ articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, che si esprime entro trenta giorni dalla data di trasmissione dei relativi schemi; decorso tale termine, il Governo puÃ² comunque procedere. Successivamente, gli schemi sono trasmessi alle Camere per l’acquisizione del parere delle competenti Commissioni parlamentari, che si esprimono entro quaranta giorni dall’assegnazione; decorso tale termine, i decreti legislativi possono essere comunque emanati. Qualora il termine per l’espressione del parere parlamentare di cui al presente comma scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine per l’adozione dei decreti legislativi di cui al comma 1, quest’ultimo Ã¨ prorogato di due mesi.
4. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge si procede al riordino degli organi collegiali e degli altri organismi istituiti con legge o con regolamento nell’amministrazione centrale della salute, mediante l’emanazione di regolamenti adottati, ai sensi dell’ articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, nel rispetto dei seguenti criteri:
1. All’ articolo 3 della legge 14 dicembre 2000, n. 376, dopo il comma 2, Ã¨ inserito il seguente:
a) Â«2-bis. I componenti della Commissione sono designati tra persone di comprovata esperienza professionale nelle materie di cui al comma 1, secondo le seguenti modalitÃ :
e) un componente designato dall’Istituto superiore di sanitÃ ;
f) un ufficiale del Comando carabinieri per la tutela della salute designato dal ComandanteÂ».
2. Il comma 2 dell’ articolo 2 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 86, Ã¨ abrogato.
1. All’ articolo 3 del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2002, n. 73, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
2. Al comma 2 dell’ articolo 9-bis del decreto-legge 1Â° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, dopo il secondo periodo Ã¨ inserito il seguente: Â«Nel settore turistico il datore di lavoro che non sia in possesso di uno o piÃ¹ dati anagrafici inerenti al lavoratore puÃ² integrare la comunicazione entro il terzo giorno successivo a quello dell’instaurazione del rapporto di lavoro, purchÃ© dalla comunicazione preventiva risultino in maniera inequivocabile la tipologia contrattuale e l’identificazione del prestatore di lavoroÂ».
3. Al comma 7-bis dell’ articolo 36-bis del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, introdotto dall’ articolo 1, comma 54, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, la parola: Â«constatateÂ» Ã¨ sostituita dalla seguente: Â«commesseÂ».
1. All’ articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 1Â° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, sono apportate le seguenti modifiche:
2. All’ articolo 21 della legge 18 giugno 2009, n. 69, dopo il comma 1 Ã¨ inserito il seguente:
Â«1-bis. Le pubbliche amministrazioni comunicano, per via telematica e secondo i criteri e le modalitÃ individuati con circolare del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, i dati di cui al comma 1 alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica, che li pubblica nel proprio sito istituzionale. La mancata comunicazione o aggiornamento dei dati Ã¨ comunque rilevante ai fini della misurazione e valutazione della performance individuale dei dirigentiÂ».
3. Al comma 2 dell’ articolo 4-bis del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, sono apportate le seguenti modifiche:
4. Al comma 5 dell’ articolo 4-bis del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, le parole: Â«I datori di lavoro privati, gli enti pubblici economici e le pubbliche amministrazioniÂ» sono sostituite dalle seguenti: Â«I datori di lavoro privati e gli enti pubblici economiciÂ».
1. All’ articolo 27 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, dopo il comma 1-quater, Ã¨ inserito il seguente:
Â«1-quinquies. I medici e gli altri professionisti sanitari al seguito di delegazioni sportive, in occasione di manifestazioni agonistiche organizzate dal Comitato olimpico internazionale, dalle Federazioni sportive internazionali, dal Comitato olimpico nazionale italiano o da organismi, societÃ ed associazioni sportive da essi riconosciuti o, nei casi individuati con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con il Ministro degli affari esteri e con il Ministro dell’interno, al seguito di gruppi organizzati, sono autorizzati a svolgere la pertinente attivitÃ , in deroga alle norme sul riconoscimento dei titoli esteri, nei confronti dei componenti della rispettiva delegazione o gruppo organizzato e limitatamente al periodo di permanenza della delegazione o del gruppo. I professionisti sanitari cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea godono del medesimo trattamento, ove piÃ¹ favorevoleÂ».
1. All’ articolo 18-bis del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, come da ultimo modificato dall’ articolo 41 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono apportate le seguenti modificazioni:
2. All’ articolo 11 del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271, il comma 7 Ã¨ sostituito dal seguente:
Â«7. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 possono essere derogate mediante contratti collettivi stipulati a livello nazionale con le organizzazioni sindacali comparativamente piÃ¹ rappresentative. In assenza di specifiche disposizioni nei contratti collettivi nazionali, le deroghe possono essere stabilite nei contratti territoriali o aziendali stipulati con le organizzazioni sindacali comparativamente piÃ¹ rappresentative sul piano nazionale o territoriale. Il ricorso alle deroghe deve consentire la fruizione di periodi di riposo piÃ¹ frequenti o piÃ¹ lunghi o la concessione di riposi compensativi per i lavoratori marittimi che operano a bordo di navi impiegate in viaggi di breve durata o adibite a servizi portualiÂ».
Art. 8 Modifica all’ articolo 4 del decreto-legge n. 8 del 2002, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 56 del 2002
1. All’ articolo 4, comma 2, del decreto-legge 7 febbraio 2002, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2002, n. 56, Ã¨ aggiunto, in fine, il seguente periodo: Â«L’elettorato passivo Ã¨ altresÃ¬ esteso ai professori di seconda fascia nel caso di mancato raggiungimento per due votazioni del quorum previsto per la predetta elezioneÂ».
Art. 9 Modifiche all’ articolo 66 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, e all’ articolo 1 del decreto-legge n. 180 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 1 del 2009
1. Al secondo periodo del comma 13 dell’ articolo 66 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, le parole: Â«nonchÃ© di contrattisti ai sensi dell’ articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230,Â» sono soppresse.
2. All’ articolo 1, comma 7, del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1, le parole: Â«, illustrati e discussi davanti alla commissione,Â» sono soppresse e dopo la parola: Â«dottorato,Â» sono inserite le seguenti: Â«discussi pubblicamente con la commissione,Â».
1. All’ articolo 66, comma 13, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, dopo il secondo periodo Ã¨ inserito il seguente: Â«Fermo restando il rispetto dei predetti limiti di spesa, le quote di cui al periodo precedente non si applicano agli Istituti di istruzione universitaria ad ordinamento specialeÂ».
1. Le lettere d) ed l) dell’ articolo 2, comma 1, della legge 3 luglio 1998, n. 210, e i commi 6 e 10 dell’ articolo 2 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117, sono abrogati.
1. All’ articolo 4-septies del decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2008, n. 129, dopo il comma 4, Ã¨ inserito il seguente:
Â«4-bis. In caso di trasferimento dei ricercatori in servizio presso la Scuola superiore dell’economia e delle finanze alle universitÃ statali, in conformitÃ a quanto stabilito dall’ articolo 13 del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, la citata Scuola trasferisce all’universitÃ interessata le risorse finanziarie per la corresponsione del trattamento retributivo del ricercatore trasferitoÂ».
1. In caso di conferimento di funzioni statali alle regioni e alle autonomie locali ovvero di trasferimento o di conferimento di attivitÃ svolte da pubbliche amministrazioni ad altri soggetti pubblici ovvero di esternalizzazione di attivitÃ e di servizi, si applicano al personale ivi adibito, in caso di esubero, le disposizioni dell’ articolo 33 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
2. All’ articolo 30 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, Ã¨ aggiunto, in fine, il seguente comma:
Â«2-sexies. Le pubbliche amministrazioni, per motivate esigenze organizzative, risultanti dai documenti di programmazione previsti all’articolo 6, possono utilizzare in assegnazione temporanea, con le modalitÃ previste dai rispettivi ordinamenti, personale di altre amministrazioni per un periodo non superiore a tre anni, fermo restando quanto giÃ previsto da norme speciali sulla materia, nonchÃ© il regime di spesa eventualmente previsto da tali norme e dal presente decretoÂ».
3. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le pubbliche amministrazioni possono rideterminare le assegnazioni temporanee in corso in base a quanto previsto dal comma 2-sexies dell’ articolo 30 del citato decreto legislativo n. 165 del 2001, introdotto dal comma 2 del presente articolo. In caso di mancata rideterminazione, i rapporti in corso continuano ad essere disciplinati dalle originarie fonti.
2. Dopo il comma 11 dell’ articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, Ã¨ aggiunto il seguente:
Â«11-bis. Per le determinazioni relative ai trattenimenti in servizio e alla risoluzione del rapporto di lavoro e di impiego, gli enti e gli altri organismi previdenziali comunicano, anche in via telematica, alle amministrazioni pubbliche richiedenti i dati relativi all’anzianitÃ contributiva dei dipendenti interessatiÂ».
Art. 15 Modifica all’ articolo 9-bis del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, in materia di conferimento di incarichi dirigenziali a dirigenti di seconda fascia
1. Dopo il primo periodo del comma 3 dell’ articolo 9-bis del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, Ã¨ inserito il seguente: Â«Nel caso di conferimento di incarichi di livello dirigenziale generale a dirigenti di seconda fascia assegnati in posizione di prestito, non si applica la disposizione di cui al terzo periodo dell’ articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioniÂ».
1. In sede di prima applicazione delle disposizioni introdotte dall’ articolo 73 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, le amministrazioni pubbliche di cui all’ articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto dei princÃ¬pi di correttezza e buona fede, possono sottoporre a nuova valutazione i provvedimenti di concessione della trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale giÃ adottati prima della data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008.
1. Al personale dirigenziale e non dirigenziale, trasferito e inquadrato nei ruoli della Presidenza del Consiglio dei Ministri in attuazione del decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2006, n. 233, e del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, si applicano, a decorrere dal 1Â° gennaio 2010, i contratti collettivi di lavoro del comparto della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
2. Agli oneri derivanti dall’attuazione del comma 1, pari a 3.020.000 euro a decorrere dall’anno 2010, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all’ articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.
1. I dipendenti pubblici possono essere collocati in aspettativa, senza assegni e senza decorrenza dell’anzianitÃ di servizio, per un periodo massimo di dodici mesi, anche per avviare attivitÃ professionali e imprenditoriali. L’aspettativa Ã¨ concessa dall’amministrazione, tenuto conto delle esigenze organizzative, previo esame della documentazione prodotta dall’interessato.
2. Nel periodo di cui al comma 1 del presente articolo non si applicano le disposizioni in tema di incompatibilitÃ di cui all’ articolo 53 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni.
3. Resta fermo quanto previsto dall’ articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni.
1. Ai fini della definizione degli ordinamenti, delle carriere e dei contenuti del rapporto di impiego e della tutela economica, pensionistica e previdenziale, Ã¨ riconosciuta la specificitÃ del ruolo delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonchÃ© dello stato giuridico del personale ad essi appartenente, in dipendenza della peculiaritÃ dei compiti, degli obblighi e delle limitazioni personali, previsti da leggi e regolamenti, per le funzioni di tutela delle istituzioni democratiche e di difesa dell’ordine e della sicurezza interna ed esterna, nonchÃ© per i peculiari requisiti di efficienza operativa richiesti e i correlati impieghi in attivitÃ usuranti.
2. La disciplina attuativa dei princÃ¬pi e degli indirizzi di cui al comma 1 Ã¨ definita con successivi provvedimenti legislativi, con i quali si provvede altresÃ¬ a stanziare le occorrenti risorse finanziarie.
3. Il Consiglio centrale di rappresentanza militare (COCER) partecipa, in rappresentanza del personale militare, alle attivitÃ negoziali svolte in attuazione delle finalitÃ di cui al comma 1 e concernenti il trattamento economico del medesimo personale.
1. A decorrere dall’anno 2012, l’autorizzazione di spesa di cui all’ articolo 1, comma 562, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, Ã¨ incrementata di 5 milioni di euro. Al relativo onere, pari a 5 milioni di euro annui a decorrere dal 2012, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per il medesimo anno, dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2010-2012, nell’ambito del programma Â«Fondi di riserva e specialiÂ» della missione Â«Fondi da ripartireÂ» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2010, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero della difesa. Il Ministro dell’economia e delle finanze Ã¨ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
2. Fermo restando il diritto al risarcimento del danno del lavoratore, le norme aventi forza di legge emanate in attuazione della delega di cui all’ articolo 2, lettera b), della legge 12 febbraio 1955, n. 51, si interpretano nel senso che esse non trovano applicazione in relazione al lavoro a bordo del naviglio di Stato e, pertanto, le disposizioni penali di cui al decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303, non si applicano, per il periodo di loro vigenza, ai fatti avvenuti a bordo dei mezzi del medesimo naviglio. I provvedimenti adottati dal giudice penale non pregiudicano le azioni risarcitorie eventualmente intraprese in ogni sede, dai soggetti danneggiati o dai loro eredi, per l’accertamento della responsabilitÃ civile contrattuale o extracontrattuale derivante dalle violazioni delle disposizioni del citato decreto n. 303 del 1956.
1. Al comma 1 dell’ articolo 15-nonies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, le parole: Â«dirigenti medici del Servizio sanitario nazionaleÂ» sono sostituite dalle seguenti: Â«dirigenti medici e del ruolo sanitario del Servizio sanitario nazionaleÂ» e le parole: Â«fatta salva l’applicazione dell’ articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503Â» sono sostituite dalle seguenti: Â«ovvero, su istanza dell’interessato, al maturare del quarantesimo anno di servizio effettivo. In ogni caso il limite massimo di permanenza non puÃ² superare il settantesimo anno di etÃ e la permanenza in servizio non puÃ² dar luogo ad un aumento del numero dei dirigentiÂ».
2. Al comma 1 dell’ articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, e successive modificazioni, Ã¨ aggiunto, in fine, il seguente periodo: Â«I dipendenti in aspettativa non retribuita che ricoprono cariche elettive presentano la domanda almeno novanta giorni prima del compimento del limite di etÃ per il collocamento a riposoÂ».
3. Le disposizioni di cui al comma 1 dell’ articolo 15-nonies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come modificato dal comma 1 del presente articolo, si applicano anche ai dirigenti medici e del ruolo sanitario del Servizio sanitario nazionale in servizio alla data del 31 gennaio 2010.
1. Il Governo Ã¨ delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o piÃ¹ decreti legislativi finalizzati al riordino della normativa vigente in materia di congedi, aspettative e permessi, comunque denominati, fruibili dai lavoratori dipendenti di datori di lavoro pubblici o privati, in base ai seguenti princÃ¬pi e criteri direttivi:
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente piÃ¹ rappresentative sul piano nazionale e previo parere della Conferenza unificata di cui all’ articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, che si esprime entro trenta giorni dalla data di trasmissione dei relativi schemi; decorso tale termine, il Governo puÃ² comunque procedere. Successivamente, gli schemi sono trasmessi alle Camere per l’acquisizione del parere delle competenti Commissioni parlamentari, che si esprimono entro quaranta giorni dall’assegnazione; decorso tale termine, i decreti legislativi possono essere comunque emanati. Qualora il termine per l’espressione del parere parlamentare di cui al presente comma scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine per l’adozione dei decreti legislativi di cui al comma 1, quest’ultimo Ã¨ prorogato di due mesi.
1. All’ articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
2. All’ articolo 42 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternitÃ e della paternitÃ , di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, sono apportate le seguenti modificazioni:
3. All’ articolo 20, comma 1, della legge 8 marzo 2000, n. 53, le parole da: Â«nonchÃ©Â» fino a: Â«non conviventeÂ» sono soppresse.
4. Le amministrazioni pubbliche di cui all’ articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, comunicano alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica:
5. La Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica istituisce e cura, con gli ordinari stanziamenti di bilancio, una banca di dati informatica costituita secondo quanto previsto dall’ articolo 22, commi 6 e 7, del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in cui confluiscono le comunicazioni di cui al comma 4 del presente articolo, che sono fornite da ciascuna amministrazione per via telematica entro il 31 marzo di ciascun anno, nel rispetto delle misure di sicurezza previste dal predetto codice di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003.
6. La Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica Ã¨ autorizzata al trattamento dei dati personali e sensibili di cui al comma 4, la cui conservazione non puÃ² comunque avere durata superiore a ventiquattro mesi. Ai fini della comunicazione dei dati di cui al comma 4, le amministrazioni pubbliche sono autorizzate al trattamento dei relativi dati personali e sensibili e provvedono alla conservazione dei dati per un periodo non superiore a trenta giorni dalla loro comunicazione, decorsi i quali, salve specifiche esigenze amministrativo-contabili, ne curano la cancellazione. Le operazioni rilevanti consistono nella raccolta, conservazione, elaborazione dei dati in forma elettronica e no, nonchÃ© nella comunicazione alle amministrazioni interessate. Sono inoltre consentite la pubblicazione e la divulgazione dei dati e delle elaborazioni esclusivamente in forma anonima. Le attivitÃ di cui ai commi 4 e 5, finalizzate al monitoraggio e alla verifica sulla legittima fruizione dei permessi, sono di rilevante interesse pubblico. Rimangono fermi gli obblighi previsti dal secondo comma dell’ articolo 6 della legge 26 maggio 1970, n. 381, dall’ottavo comma dell’ articolo 11 della legge 27 maggio 1970, n. 382, e dal quarto comma dell’ articolo 8 della legge 30 marzo 1971, n. 118, concernenti l’invio degli elenchi delle persone sottoposte ad accertamenti sanitari, contenenti soltanto il nome, il cognome e l’indirizzo, rispettivamente all’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi, all’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti e all’Associazione nazionale dei mutilati e invalidi civili.
1. Al fine di assicurare un quadro completo delle assenze per malattia nei settori pubblico e privato, nonchÃ© un efficace sistema di controllo delle stesse, a decorrere dal 1Â° gennaio 2010, in tutti i casi di assenza per malattia dei dipendenti di datori di lavoro privati, per il rilascio e la trasmissione della attestazione di malattia si applicano le disposizioni di cui all’ articolo 55-septies del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
Art. 26 Aspettativa per conferimento di incarichi, ai sensi dell’ articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165
1. Al personale del comparto sicurezza e difesa possono essere conferiti, ai sensi dell’ articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, nel rispetto dei requisiti e dei limiti ivi previsti, incarichi dirigenziali da parte di amministrazioni pubbliche diverse da quella di appartenenza, che siano strettamente collegati alla professionalitÃ da loro rivestita e motivati da esigenze di carattere eccezionale. Il personale Ã¨ collocato in aspettativa senza assegni e continua ad occupare il relativo posto nella dotazione organica dell’amministrazione di appartenenza.
1. A decorrere dal 1Â° gennaio 2009, si applicano anche al personale delle Forze armate le disposizioni di cui all’ articolo 2, comma 91, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, che pongono a carico delle amministrazioni utilizzatrici gli oneri del trattamento economico fondamentale e accessorio del personale in posizione di comando appartenente alle Forze di polizia e al Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
2. All’ articolo 65 del decreto legislativo 30 dicembre 1997, n. 490, sono apportate le seguenti modifiche:
3. All’ articolo 7, secondo comma, della legge 10 dicembre 1973, n. 804, dopo le parole: Â«di segretario generale del Ministero della difesaÂ» sono aggiunte le seguenti: Â«o gli ufficiali di pari grado che ricoprano incarichi di livello non inferiore a Capo di stato maggiore di Forza armata in comandi o enti internazionaliÂ».
4. L’ articolo 43, comma 2, della legge 19 maggio 1986, n. 224, si interpreta nel senso che gli assegni previsti nel tempo, ivi menzionati, sono comprensivi delle sole indennitÃ fisse e continuative in godimento il giorno antecedente il collocamento in aspettativa per riduzione di quadri, in relazione al grado e alle funzioni dirigenziali espletate.
7. Il Governo Ã¨ delegato ad adottare, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o piÃ¹ decreti legislativi allo scopo di armonizzare, con effetto a decorrere dal 1Â° gennaio 2012, il sistema di tutela previdenziale e assistenziale applicato al personale permanente in servizio nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco e al personale volontario presso il medesimo Corpo nazionale, sulla base dei seguenti princÃ¬pi e criteri direttivi:
8. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 7 sono trasmessi alle Camere per l’acquisizione del parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili di carattere finanziario, che si esprimono entro trenta giorni dalla data di assegnazione; decorso tale termine, i decreti legislativi possono essere comunque emanati. Qualora il termine per l’espressione del parere parlamentare di cui al presente comma scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine per l’adozione dei decreti legislativi di cui al comma 7, o successivamente, quest’ultimo Ã¨ prorogato di ulteriori due mesi.
9. All’onere derivante dall’attuazione del comma 7, pari a 20 milioni di euro per l’anno 2012 e a 1 milione di euro a decorrere dall’anno 2013, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per l’anno 2012, dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2010-2012, nell’ambito del programma Â«Fondi di riserva e specialiÂ» della missione Â«Fondi da ripartireÂ» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2010, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero. Il Ministro dell’economia e delle finanze Ã¨ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
1. Per particolari discipline sportive indicate dal bando di concorso, i limiti minimo e massimo di etÃ per il reclutamento degli atleti dei gruppi sportivi delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco sono fissati, rispettivamente, in diciassette e trentacinque anni. Il personale reclutato ai sensi del presente articolo non puÃ² essere impiegato in attivitÃ operative fino al compimento del diciottesimo anno di etÃ .
1. In tutti i casi nei quali le disposizioni di legge nelle materie di cui all’articolo 409 del codice di procedura civile e all’ articolo 63, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, contengano clausole generali, ivi comprese le norme in tema di instaurazione di un rapporto di lavoro, esercizio dei poteri datoriali, trasferimento di azienda e recesso, il controllo giudiziale Ã¨ limitato esclusivamente, in conformitÃ ai princÃ¬pi generali dell’ordinamento, all’accertamento del presupposto di legittimitÃ e non puÃ² essere esteso al sindacato di merito sulle valutazioni tecniche, organizzative e produttive che competono al datore di lavoro o al committente.
2. Nella qualificazione del contratto di lavoro e nell’interpretazione delle relative clausole il giudice non puÃ² discostarsi dalle valutazioni delle parti, espresse in sede di certificazione dei contratti di lavoro di cui al titolo VIII del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, salvo il caso di erronea qualificazione del contratto, di vizi del consenso o di difformitÃ tra il programma negoziale certificato e la sua successiva attuazione.
3. Nel valutare le motivazioni poste a base del licenziamento, il giudice tiene conto delle tipizzazioni di giusta causa e di giustificato motivo presenti nei contratti collettivi di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente piÃ¹ rappresentativi ovvero nei contratti individuali di lavoro ove stipulati con l’assistenza e la consulenza delle commissioni di certificazione di cui al titolo VIII del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni. Nel definire le conseguenze da riconnettere al licenziamento ai sensi dell’ articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni, il giudice tiene egualmente conto di elementi e di parametri fissati dai predetti contratti e comunque considera le dimensioni e le condizioni dell’attivitÃ esercitata dal datore di lavoro, la situazione del mercato del lavoro locale, l’anzianitÃ e le condizioni del lavoratore, nonchÃ© il comportamento delle parti anche prima del licenziamento.
4. L’ articolo 75 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, Ã¨ sostituito dal seguente:
Â«Art. 75. – (FinalitÃ ). – 1. Al fine di ridurre il contenzioso in materia di lavoro, le parti possono ottenere la certificazione dei contratti in cui sia dedotta, direttamente o indirettamente, una prestazione di lavoro secondo la procedura volontaria stabilita nel presente titoloÂ».
5. All’ articolo 76, comma 1, lettera c-ter), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: Â«e comunque unicamente nell’ambito di intese definite tra il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, con l’attribuzione a quest’ultimo delle funzioni di coordinamento e vigilanza per gli aspetti organizzativiÂ».
1. L’articolo 410 del codice di procedura civile Ã¨ sostituito dal seguente:
Â«Art. 410. – (Tentativo di conciliazione). – Chi intende proporre in giudizio una domanda relativa ai rapporti previsti dall’articolo 409 puÃ² promuovere, anche tramite l’associazione sindacale alla quale aderisce o conferisce mandato, un previo tentativo di conciliazione presso la commissione di conciliazione individuata secondo i criteri di cui all’articolo 413.
Le commissioni di conciliazione sono istituite presso la Direzione provinciale del lavoro. La commissione Ã¨ composta dal direttore dell’ufficio stesso o da un suo delegato o da un magistrato collocato a riposo, in qualitÃ di presidente, da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei datori di lavoro e da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei lavoratori, designati dalle rispettive organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello territoriale.
Le commissioni, quando se ne ravvisi la necessitÃ , affidano il tentativo di conciliazione a proprie sottocommissioni, presiedute dal direttore della Direzione provinciale del lavoro o da un suo delegato, che rispecchino la composizione prevista dal terzo comma. In ogni caso per la validitÃ della riunione Ã¨ necessaria la presenza del Presidente e di almeno un rappresentante dei datori di lavoro e almeno un rappresentante dei lavoratori.
La richiesta del tentativo di conciliazione, sottoscritta dall’istante, Ã¨ consegnata o spedita mediante raccomandata con avviso di ricevimento. Copia della richiesta del tentativo di conciliazione deve essere consegnata o spedita con raccomandata con ricevuta di ritorno a cura della stessa parte istante alla controparte.
1) nome, cognome e residenza dell’istante e del convenuto; se l’istante o il convenuto sono una persona giuridica, un’associazione non riconosciuta o un comitato, l’istanza deve indicare la denominazione o la ditta nonchÃ© la sede;
2) il luogo dove Ã¨ sorto il rapporto ovvero dove si trova l’azienda o sua dipendenza alla quale Ã¨ addetto il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto;
Se la controparte intende accettare la procedura di conciliazione, deposita presso la commissione di conciliazione, entro venti giorni dal ricevimento della copia della richiesta, una memoria contenente le difese e le eccezioni in fatto e in diritto, nonchÃ© le eventuali domande in via riconvenzionale. Ove ciÃ² non avvenga, ciascuna delle parti Ã¨ libera di adire l’autoritÃ giudiziaria. Entro i dieci giorni successivi al deposito, la commissione fissa la comparizione delle parti per il tentativo di conciliazione, che deve essere tenuto entro i successivi trenta giorni. Dinanzi alla commissione il lavoratore puÃ² farsi assistere anche da un’organizzazione cui aderisce o conferisce mandato.
La conciliazione della lite da parte di chi rappresenta la pubblica amministrazione, anche in sede giudiziale ai sensi dell’articolo 420, commi primo, secondo e terzo, non puÃ² dar luogo a responsabilitÃ , salvi i casi di dolo e colpa graveÂ».
2. Il tentativo di conciliazione di cui all’ articolo 80, comma 4, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, Ã¨ obbligatorio.
3. L’articolo 411 del codice di procedura civile Ã¨ sostituito dal seguente:
Â«Art. 411. – (Processo verbale di conciliazione). – Se la conciliazione esperita ai sensi dell’articolo 410 riesce, anche limitatamente ad una parte della domanda, viene redatto separato processo verbale sottoscritto dalle parti e dai componenti della commissione di conciliazione. Il giudice, su istanza della parte interessata, lo dichiara esecutivo con decreto.
Se non si raggiunge l’accordo tra le parti, la commissione di conciliazione deve formulare una proposta per la bonaria definizione della controversia. Se la proposta non Ã¨ accettata, i termini di essa sono riassunti nel verbale con indicazione delle valutazioni espresse dalle parti. Delle risultanze della proposta formulata dalla commissione e non accettata senza adeguata motivazione il giudice tiene conto in sede di giudizio.
Ove il tentativo di conciliazione sia stato richiesto dalle parti, al ricorso depositato ai sensi dell’articolo 415 devono essere allegati i verbali e le memorie concernenti il tentativo di conciliazione non riuscito. Se il tentativo di conciliazione si Ã¨ svolto in sede sindacale, ad esso non si applicano le disposizioni di cui all’articolo 410. Il processo verbale di avvenuta conciliazione Ã¨ depositato presso la Direzione provinciale del lavoro a cura di una delle parti o per il tramite di un’associazione sindacale. Il direttore, o un suo delegato, accertatane l’autenticitÃ , provvede a depositarlo nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione Ã¨ stato redatto. Il giudice, su istanza della parte interessata, accertata la regolaritÃ formale del verbale di conciliazione, lo dichiara esecutivo con decretoÂ».
4. All’articolo 420, primo comma, del codice di procedura civile, le parole: Â«e tenta la conciliazione della liteÂ» sono sostituite dalle seguenti: Â«, tenta la conciliazione della lite e formula alle parti una proposta transattivaÂ» e le parole: Â«senza giustificato motivo, costituisce comportamento valutabile dal giudice ai fini della decisioneÂ» sono sostituite dalle seguenti: Â«o il rifiuto della proposta transattiva del giudice, senza giustificato motivo, costituiscono comportamento valutabile dal giudice ai fini del giudizioÂ».
5. L’articolo 412 del codice di procedura civile Ã¨ sostituito dal seguente:
Â«Art. 412. – (Risoluzione arbitrale della controversia). – In qualunque fase del tentativo di conciliazione, o al suo termine in caso di mancata riuscita, le parti possono indicare la soluzione, anche parziale, sulla quale concordano, riconoscendo, quando Ã¨ possibile, il credito che spetta al lavoratore, e possono accordarsi per la risoluzione della lite, affidando alla commissione di conciliazione il mandato a risolvere in via arbitrale la controversia.
1) il termine per l’emanazione del lodo, che non puÃ² comunque superare i sessanta giorni dal conferimento del mandato, spirato il quale l’incarico deve intendersi revocato;
2) le norme invocate dalle parti a sostegno delle loro pretese e l’eventuale richiesta di decidere secondo equitÃ , nel rispetto dei princÃ¬pi generali dell’ordinamento e dei princÃ¬pi regolatori della materia, anche derivanti da obblighi comunitari.
Il lodo Ã¨ impugnabile ai sensi dell’articolo 808-ter. Sulle controversie aventi ad oggetto la validitÃ del lodo arbitrale irrituale, ai sensi dell’articolo 808-ter, decide in unico grado il tribunale, in funzione di giudice del lavoro, nella cui circoscrizione Ã¨ la sede dell’arbitrato. Il ricorso Ã¨ depositato entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del lodo. Decorso tale termine, o se le parti hanno comunque dichiarato per iscritto di accettare la decisione arbitrale, ovvero se il ricorso Ã¨ stato respinto dal tribunale, il lodo Ã¨ depositato nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione Ã¨ la sede dell’arbitrato. Il giudice, su istanza della parte interessata, accertata la regolaritÃ formale del lodo arbitrale, lo dichiara esecutivo con decretoÂ».
6. L’articolo 412-ter del codice di procedura civile Ã¨ sostituito dal seguente:
Â«Art. 412-ter. – (Altre modalitÃ di conciliazione e arbitrato previste dalla contrattazione collettiva). – La conciliazione e l’arbitrato, nelle materie di cui all’articolo 409, possono essere svolti altresÃ¬ presso le sedi e con le modalitÃ previste dai contratti collettivi sottoscritti dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentativeÂ».
7. All’articolo 2113, quarto comma, del codice civile, le parole: Â«ai sensi degli articoli 185, 410 e 411Â» sono sostituite dalle seguenti: Â«ai sensi degli articoli 185, 410, 411, 412-ter e 412-quaterÂ».
8. L’articolo 412-quater del codice di procedura civile Ã¨ sostituito dal seguente:
Â«Art. 412-quater. – (Altre modalitÃ di conciliazione e arbitrato). – Ferma restando la facoltÃ di ciascuna delle parti di adire l’autoritÃ giudiziaria e di avvalersi delle procedure di conciliazione e di arbitrato previste dalla legge, le controversie di cui all’articolo 409 possono essere altresÃ¬ proposte innanzi al collegio di conciliazione e arbitrato irrituale costituito secondo quanto previsto dai commi seguenti.
Il collegio di conciliazione e arbitrato Ã¨ composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro, in funzione di presidente, scelto di comune accordo dagli arbitri di parte tra i professori universitari di materie giuridiche e gli avvocati ammessi al patrocinio davanti alla Corte di cassazione.
La parte che intenda ricorrere al collegio di conciliazione e arbitrato deve notificare all’altra parte un ricorso sottoscritto, salvo che si tratti di una pubblica amministrazione, personalmente o da un suo rappresentante al quale abbia conferito mandato e presso il quale deve eleggere il domicilio. Il ricorso deve contenere la nomina dell’arbitro di parte e indicare l’oggetto della domanda, le ragioni di fatto e di diritto sulle quali si fonda la domanda stessa, i mezzi di prova e il valore della controversia entro il quale si intende limitare la domanda. Il ricorso deve contenere il riferimento alle norme invocate dal ricorrente a sostegno della sua pretesa e l’eventuale richiesta di decidere secondo equitÃ , nel rispetto dei princÃ¬pi generali dell’ordinamento e dei princÃ¬pi regolatori della materia, anche derivanti da obblighi comunitari.
Se la parte convenuta intende accettare la procedura di conciliazione e arbitrato nomina il proprio arbitro di parte, il quale entro trenta giorni dalla notifica del ricorso procede, ove possibile, concordemente con l’altro arbitro, alla scelta del presidente e della sede del collegio. Ove ciÃ² non avvenga, la parte che ha presentato ricorso puÃ² chiedere che la nomina sia fatta dal presidente del tribunale nel cui circondario Ã¨ la sede dell’arbitrato. Se le parti non hanno ancora determinato la sede, il ricorso Ã¨ presentato al presidente del tribunale del luogo in cui Ã¨ sorto il rapporto di lavoro o ove si trova l’azienda o una sua dipendenza alla quale Ã¨ addetto il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto.
Entro dieci giorni dal deposito della memoria difensiva il ricorrente puÃ² depositare presso la sede del collegio una memoria di replica senza modificare il contenuto del ricorso. Nei successivi dieci giorni il convenuto puÃ² depositare presso la sede del collegio una controreplica senza modificare il contenuto della memoria difensiva.
Se la conciliazione non riesce, il collegio provvede, ove occorra, a interrogare le parti e ad ammettere e assumere le prove, altrimenti invita all’immediata discussione orale. Nel caso di ammissione delle prove, il collegio puÃ² rinviare ad altra udienza, a non piÃ¹ di dieci giorni di distanza, l’assunzione delle stesse e la discussione orale.
La controversia Ã¨ decisa, entro venti giorni dall’udienza di discussione, mediante un lodo. Il lodo emanato a conclusione dell’arbitrato, sottoscritto dagli arbitri e autenticato, produce tra le parti gli effetti di cui agli articoli 1372 e 2113, quarto comma, del codice civile. Il lodo Ã¨ impugnabile ai sensi dell’articolo 808-ter. Sulle controversie aventi ad oggetto la validitÃ del lodo arbitrale irrituale, ai sensi dell’articolo 808-ter, decide in unico grado il tribunale, in funzione di giudice del lavoro, nella cui circoscrizione Ã¨ la sede dell’arbitrato. Il ricorso Ã¨ depositato entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del lodo. Decorso tale termine, o se le parti hanno comunque dichiarato per iscritto di accettare la decisione arbitrale, ovvero se il ricorso Ã¨ stato respinto dal tribunale, il lodo Ã¨ depositato nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione Ã¨ la sede dell’arbitrato. Il giudice, su istanza della parte interessata, accertata la regolaritÃ formale del lodo arbitrale, lo dichiara esecutivo con decreto.
Il compenso del presidente del collegio Ã¨ fissato in misura pari al 2 per cento del valore della controversia dichiarato nel ricorso ed Ã¨ versato dalle parti, per metÃ ciascuna, presso la sede del collegio mediante assegni circolari intestati al presidente almeno cinque giorni prima dell’udienza. Ciascuna parte provvede a compensare l’arbitro da essa nominato. Le spese legali e quelle per il compenso del presidente e dell’arbitro di parte, queste ultime nella misura dell’1 per cento del suddetto valore della controversia, sono liquidate nel lodo ai sensi degli articoli 91, primo comma, e 92.
I contratti collettivi nazionali di categoria possono istituire un fondo per il rimborso al lavoratore delle spese per il compenso del presidente del collegio e del proprio arbitro di parteÂ».
9. Le disposizioni degli articoli 410, 411, 412, 412-ter e 412-quater del codice di procedura civile si applicano anche alle controversie di cui all’ articolo 63, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Gli articoli 65 e 66 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono abrogati.
10. In relazione alle materie di cui all’articolo 409 del codice di procedura civile, le parti contrattuali possono pattuire clausole compromissorie di cui all’articolo 808 del codice di procedura civile che rinviano alle modalitÃ di espletamento dell’arbitrato di cui agli articoli 412 e 412-quater del codice di procedura civile, solo ove ciÃ² sia previsto da accordi interconfederali o contratti collettivi di lavoro stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente piÃ¹ rappresentative sul piano nazionale. La clausola compromissoria, a pena di nullitÃ , deve essere certificata in base alle disposizioni di cui al titolo VIII del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, dagli organi di certificazione di cui all’ articolo 76 del medesimo decreto legislativo, e successive modificazioni. Le commissioni di certificazione accertano, all’atto della sottoscrizione della clausola compromissoria, la effettiva volontÃ delle parti di devolvere ad arbitri le eventuali controversie nascenti dal rapporto di lavoro. La clausola compromissoria non puÃ² essere pattuita e sottoscritta prima della conclusione del periodo di prova, ove previsto, ovvero se non siano trascorsi almeno trenta giorni dalla data di stipulazione del contratto di lavoro, in tutti gli altri casi. La clausola compromissoria non puÃ² riguardare controversie relative alla risoluzione del contratto di lavoro. Davanti alle commissioni di certificazione le parti possono farsi assistere da un legale di loro fiducia o da un rappresentante dell’organizzazione sindacale o professionale a cui abbiano conferito mandato.
11. In assenza degli accordi interconfederali o contratti collettivi di cui al primo periodo del comma 10, trascorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali convoca le organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente piÃ¹ rappresentative, al fine di promuovere l’accordo. In caso di mancata stipulazione dell’accordo di cui al periodo precedente, entro i sei mesi successivi alla data di convocazione, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali con proprio decreto, tenuto conto delle risultanze istruttorie del confronto tra le parti sociali, individua in via sperimentale, fatta salva la possibilitÃ di integrazioni e deroghe derivanti da eventuali successivi accordi interconfederali o contratti collettivi, le modalitÃ di attuazione e di piena operativitÃ delle disposizioni di cui al comma 10.
12. Gli organi di certificazione di cui all’ articolo 76 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, possono istituire camere arbitrali per la definizione, ai sensi dell’articolo 808-ter del codice di procedura civile, delle controversie nelle materie di cui all’articolo 409 del medesimo codice e all’ articolo 63, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Le commissioni di cui al citato articolo 76 del decreto legislativo n. 276 del 2003, e successive modificazioni, possono concludere convenzioni con le quali prevedano la costituzione di camere arbitrali unitarie. Si applica, in quanto compatibile, l’articolo 412, commi terzo e quarto, del codice di procedura civile.
13. Presso le sedi di certificazione di cui all’ articolo 76 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, puÃ² altresÃ¬ essere esperito il tentativo di conciliazione di cui all’articolo 410 del codice di procedura civile.
14. All’ articolo 82 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, sono apportate le seguenti modificazioni:
15. Il comma 2 dell’ articolo 83 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, Ã¨ abrogato.
17. All’ articolo 79 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, Ã¨ aggiunto, in fine, il seguente comma:
Â«Gli effetti dell’accertamento dell’organo preposto alla certificazione del contratto di lavoro, nel caso di contratti in corso di esecuzione, si producono dal momento di inizio del contratto, ove la commissione abbia appurato che l’attuazione del medesimo Ã¨ stata, anche nel periodo precedente alla propria attivitÃ istruttoria, coerente con quanto appurato in tale sede. In caso di contratti non ancora sottoscritti dalle parti, gli effetti si producono soltanto ove e nel momento in cui queste ultime provvedano a sottoscriverli, con le eventuali integrazioni e modifiche suggerite dalla commissione aditaÂ».
1. Il primo e il secondo comma dell’ articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, sono sostituiti dai seguenti:
Â«Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, ovvero dalla comunicazione, anch’essa in forma scritta, dei motivi, ove non contestuale, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontÃ del lavoratore anche attraverso l’intervento dell’organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso.
L’impugnazione Ã¨ inefficace se non Ã¨ seguita, entro il successivo termine di duecentosettanta giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, ferma restando la possibilitÃ di produrre nuovi documenti formatisi dopo il deposito del ricorso. Qualora la conciliazione o l’arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l’accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordoÂ».
1-bis. In sede di prima applicazione, le disposizioni di cui all’ articolo 6, primo comma, della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, relative al termine di sessanta giorni per l’impugnazione del licenziamento, acquistano efficacia a decorrere dal 31 dicembre 2011. (2)
2. Le disposizioni di cui all’ articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, si applicano anche a tutti i casi di invaliditÃ del licenziamento.
3. Le disposizioni di cui all’ articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, si applicano inoltre:
4. Le disposizioni di cui all’ articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, si applicano anche:
5. Nei casi di conversione del contratto a tempo determinato, il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del lavoratore stabilendo un’indennitÃ onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilitÃ dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’ articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604.
6. In presenza di contratti ovvero accordi collettivi nazionali, territoriali o aziendali, stipulati con le organizzazioni sindacali comparativamente piÃ¹ rappresentative sul piano nazionale, che prevedano l’assunzione, anche a tempo indeterminato, di lavoratori giÃ occupati con contratto a termine nell’ambito di specifiche graduatorie, il limite massimo dell’indennitÃ fissata dal comma 5 Ã¨ ridotto alla metÃ .
7. Le disposizioni di cui ai commi 5 e 6 trovano applicazione per tutti i giudizi, ivi compresi quelli pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge. Con riferimento a tali ultimi giudizi, ove necessario, ai soli fini della determinazione della indennitÃ di cui ai commi 5 e 6, il giudice fissa alle parti un termine per l’eventuale integrazione della domanda e delle relative eccezioni ed esercita i poteri istruttori ai sensi dell’articolo 421 del codice di procedura civile.
(2) Comma inserito dall'art. 2, comma 54, D.L. 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla L. 26 febbraio 2011, n. 10.
1. L’ articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, Ã¨ sostituito dal seguente:
Â«Art. 13. – (Accesso ispettivo, potere di diffida e verbalizzazione unica). – 1. Il personale ispettivo accede presso i luoghi di lavoro nei modi e nei tempi consentiti dalla legge. Alla conclusione delle attivitÃ di verifica compiute nel corso del primo accesso ispettivo, viene rilasciato al datore di lavoro o alla persona presente all’ispezione, con l’obbligo alla tempestiva consegna al datore di lavoro, il verbale di primo accesso ispettivo contenente:
a) l’identificazione dei lavoratori trovati intenti al lavoro e la descrizione delle modalitÃ del loro impiego;
b) la specificazione delle attivitÃ compiute dal personale ispettivo;
d) ogni richiesta, anche documentale, utile al proseguimento dell’istruttoria finalizzata all’accertamento degli illeciti, fermo restando quanto previsto dall’ articolo 4, settimo comma, della legge 22 luglio 1961, n. 628.
2. In caso di constatata inosservanza delle norme di legge o del contratto collettivo in materia di lavoro e legislazione sociale e qualora il personale ispettivo rilevi inadempimenti dai quali derivino sanzioni amministrative, questi provvede a diffidare il trasgressore e l’eventuale obbligato in solido, ai sensi dell’ articolo 6 della legge 24 novembre 1981, n. 689, alla regolarizzazione delle inosservanze comunque materialmente sanabili, entro il termine di trenta giorni dalla data di notificazione del verbale di cui al comma 4.
3. In caso di ottemperanza alla diffida, il trasgressore o l’eventuale obbligato in solido Ã¨ ammesso al pagamento di una somma pari all’importo della sanzione nella misura del minimo previsto dalla legge ovvero nella misura pari ad un quarto della sanzione stabilita in misura fissa, entro il termine di quindici giorni dalla scadenza del termine di cui al comma 2. Il pagamento dell’importo della predetta somma estingue il procedimento sanzionatorio limitatamente alle inosservanze oggetto di diffida e a condizione dell’effettiva ottemperanza alla diffida stessa.
4. All’ammissione alla procedura di regolarizzazione di cui ai commi 2 e 3, nonchÃ© alla contestazione delle violazioni amministrative di cui all’ articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, si provvede da parte del personale ispettivo esclusivamente con la notifica di un unico verbale di accertamento e notificazione, notificato al trasgressore e all’eventuale obbligato in solido. Il verbale di accertamento e notificazione deve contenere:
c) la possibilitÃ di estinguere gli illeciti ottemperando alla diffida e provvedendo al pagamento della somma di cui al comma 3 ovvero pagando la medesima somma nei casi di illeciti giÃ oggetto di regolarizzazione;
d) la possibilitÃ di estinguere gli illeciti non diffidabili, ovvero quelli oggetto di diffida nei casi di cui al comma 5, attraverso il pagamento della sanzione in misura ridotta ai sensi dell’ articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689;
5. L’adozione della diffida interrompe i termini di cui all’ articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e del ricorso di cui all’articolo 17 del presente decreto, fino alla scadenza del termine per compiere gli adempimenti di cui ai commi 2 e 3. Ove da parte del trasgressore o dell’obbligato in solido non sia stata fornita prova al personale ispettivo dell’avvenuta regolarizzazione e del pagamento delle somme previste, il verbale unico di cui al comma 4 produce gli effetti della contestazione e notificazione degli addebiti accertati nei confronti del trasgressore e della persona obbligata in solido ai quali sia stato notificato.
6. Il potere di diffida nei casi previsti dal comma 2, con gli effetti e le procedure di cui ai commi 3, 4 e 5, Ã¨ esteso anche agli ispettori e ai funzionari amministrativi degli enti e degli istituti previdenziali per le inadempienze da essi rilevate. Gli enti e gli istituti previdenziali svolgono tale attivitÃ con le risorse umane e finanziarie esistenti a legislazione vigente.
7. Il potere di diffida di cui al comma 2 Ã¨ esteso agli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria che accertano, ai sensi dell’ articolo 13 della legge 24 novembre 1981, n. 689, violazioni in materia di lavoro e legislazione sociale. Qualora rilevino inadempimenti dai quali derivino sanzioni amministrative, essi provvedono a diffidare il trasgressore e l’eventuale obbligato in solido alla regolarizzazione delle inosservanze comunque materialmente sanabili, con gli effetti e le procedure di cui ai commi 3, 4 e 5Â».
1. L’ articolo 19-ter del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, Ã¨ sostituito dal seguente:
Â«Art. 19-ter. – (Indennizzi per le aziende commerciali in crisi). – 1. L’indennizzo di cui al decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207, Ã¨ concesso, nella misura e secondo le modalitÃ ivi previste, anche ai soggetti che si trovano in possesso dei requisiti di cui all’ articolo 2 del medesimo decreto legislativo nel periodo compreso tra il 1Â° gennaio 2009 e il 31 dicembre 2011. Per i soggetti che nel mese di compimento dell’etÃ pensionabile sono anche in possesso del requisito contributivo minimo richiesto per conseguire la pensione di vecchiaia, il predetto indennizzo spetta fino alla prima decorrenza utile della pensione di vecchiaia medesima. Le domande di cui all’ articolo 7 del citato decreto legislativo n. 207 del 1996 possono essere presentate fino al 31 gennaio 2012.
2. L’aliquota contributiva aggiuntiva di cui all’ articolo 5 del decreto legislativo 28 marzo 1996, n. 207, dovuta dagli iscritti alla Gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attivitÃ commerciali presso l’INPS, Ã¨ prorogata, con le medesime modalitÃ , fino al 31 dicembre 2014.
3. Gli indennizzi concessi ai sensi dell’ articolo 1, comma 272, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, in pagamento alla data del 31 dicembre 2008, sono prorogati fino alla data di decorrenza della pensione di vecchiaia purchÃ© i titolari dell’indennizzo siano in possesso, nel mese di compimento dell’etÃ pensionabile, anche del requisito contributivo minimo richiesto per conseguire la pensione di vecchiaiaÂ».
2. All’ articolo 30-bis, comma 7, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, dopo le parole: Â«Ministro dell’economia e delle finanzeÂ» sono inserite le seguenti: Â«, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione,Â».
3. All’ articolo 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, il comma 7-bis, introdotto dall’ articolo 18, comma 4-sexies, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, Ã¨ abrogato.
Art. 36 Modifiche all’ articolo 9 del decreto-legge n. 148 del 1993, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 236 del 1993
1. All’ articolo 9 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, sono apportate le seguenti modifiche:
1. Le disposizioni di cui all’ articolo 1, comma 294, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, si applicano anche alle ipotesi di fondi intestati al Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
2. Gli atti di sequestro e di pignoramento afferenti ai fondi di cui al comma 1 sono nulli. La nullitÃ Ã¨ rilevabile d’ufficio e gli atti non determinano obbligo di accantonamento da parte delle sezioni della Tesoreria dello Stato nÃ© sospendono l’accreditamento di somme destinate ai funzionari delegati centrali e periferici.
Art. 38 Modifica all’ articolo 11 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124
1. All’ articolo 11 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, dopo il comma 3 Ã¨ inserito il seguente:
Â«3-bis. Il verbale di cui al comma 3 Ã¨ dichiarato esecutivo con decreto dal giudice competente, su istanza della parte interessataÂ».
1. L’omesso versamento, nelle forme e nei termini di legge, delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal committente sui compensi dei lavoratori a progetto e dei titolari di collaborazioni coordinate e continuative iscritti alla gestione separata di cui all’ articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, configura le ipotesi di cui ai commi 1-bis, 1-ter e 1-quater dell’ articolo 2 del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638.
1. Ai fini del calcolo della retribuzione annua pensionabile, e per la liquidazione delle prestazioni a sostegno o integrazione del reddito, per i periodi successivi al 31 dicembre 2004, il valore retributivo da attribuire per ciascuna settimana ai periodi riconosciuti figurativamente per gli eventi previsti dalle disposizioni in vigore e verificatisi nel corso del rapporto di lavoro, Ã¨ pari all’importo della normale retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore, in caso di prestazione lavorativa, nel mese in cui si colloca l’evento. Il predetto importo deve essere determinato dal datore di lavoro sulla base degli elementi retributivi ricorrenti e continuativi.
1. Le pensioni, gli assegni e le indennitÃ , spettanti agli invalidi civili ai sensi della legislazione vigente, corrisposti in conseguenza del fatto illecito di terzi, sono recuperate fino a concorrenza dell’ammontare di dette prestazioni dall’ente erogatore delle stesse nei riguardi del responsabile civile e della compagnia di assicurazioni.
2. Agli effetti del comma 1, il valore capitale della prestazione erogata Ã¨ determinato mediante criteri e tariffe stabiliti con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e del Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il consiglio di amministrazione dell’INPS, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
1. A decorrere dal 1Â° giugno 2010, nei casi di infermitÃ comportante incapacitÃ lavorativa, derivante da responsabilitÃ di terzi, il medico Ã¨ tenuto a darne segnalazione nei certificati di malattia di cui all’ articolo 2 del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33, al fine di consentire all’ente assicuratore l’esperibilitÃ delle azioni surrogatorie e di rivalsa.
2. In caso di eventi occorsi in danno di soggetti aventi diritto all’indennitÃ di malattia erogata dall’INPS ed imputabili a responsabilitÃ di terzi, l’impresa di assicurazione, prima di procedere all’eventuale risarcimento del danno, Ã¨ tenuta a darne immediata comunicazione all’INPS.
3. Entro quindici giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 2, l’INPS trasmette all’impresa di assicurazione un Â«certificato di indennitÃ corrisposteÂ» (CIR) attestante l’avvenuta liquidazione dell’indennitÃ di malattia ed il relativo importo.
1. Ai fini del contenimento degli oneri previdenziali, a decorrere dal 1Â° gennaio 2010, gli atti e i provvedimenti relativi alle modificazioni dello stato di fatto e di diritto, compresa la cessazione delle imprese individuali e di tutti i soggetti comunque iscritti all’albo delle imprese artigiane, sono inopponibili all’INPS, decorsi tre anni dal verificarsi dei relativi presupposti, e sentite le commissioni provinciali dell’artigianato e gli altri organi o enti competenti le cui potestÃ restano comunque ferme. L’INPS attua apposite forme di comunicazione nei confronti dei destinatari delle disposizioni del presente articolo per favorire la correttezza delle posizioni contributive individuali.
1. All’ articolo 14 del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30, dopo il comma 1-bis Ã¨ inserito il seguente:
Â«1-ter. Le disposizioni di cui al comma 1-bis si applicano anche ai pignoramenti mobiliari di cui agli articoli 513 e seguenti del codice di procedura civile promossi nei confronti di enti ed istituti esercenti forme di previdenza ed assistenza obbligatorie organizzati su base territorialeÂ».
1. All’ articolo 1 del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564, dopo il comma 1 Ã¨ inserito il seguente:
Â«1-bis. Il limite dei ventidue mesi di cui al comma 1 non si applica, a partire dall’insorgenza dello stato di inabilitÃ ai sensi dell’ articolo 8 della legge 12 giugno 1984, n. 222, ai soggetti che abbiano conseguito tale inabilitÃ a seguito di infortunio sul lavoro, in sostituzione della pensione di inabilitÃ , fermo restando che, in tal caso, non Ã¨ dovuta la prestazione economica di malattia a carico dell’ente previdenzialeÂ».
1. All’ articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247, sono apportate le seguenti modificazioni:
1. L’autorizzazione di spesa di cui alla legge 29 ottobre 2005, n. 229, Ã¨ incrementata della somma pari a 120 milioni di euro per l’anno 2010.
2. All’onere derivante dalla disposizione di cui al comma 1 si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’ articolo 2, comma 361, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, per l’anno 2010.
1. Al comma 2 dell’ articolo 4 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, il secondo periodo Ã¨ sostituito dai seguenti: Â«Decorsi due anni, entro i novanta giorni successivi, i soggetti autorizzati possono richiedere l’autorizzazione a tempo indeterminato. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali rilascia l’autorizzazione a tempo indeterminato entro novanta giorni dalla richiesta, previa verifica del rispetto degli obblighi di legge e del contratto collettivo e, in ogni caso, subordinatamente al corretto andamento della attivitÃ svoltaÂ».
2. Al comma 1 dell’ articolo 5 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, la lettera f) Ã¨ sostituita dalla seguente:
Â«f) l’interconnessione con la borsa continua nazionale del lavoro di cui all’articolo 15, attraverso il raccordo con uno o piÃ¹ nodi regionali, nonchÃ© l’invio all’autoritÃ concedente, pena la revoca dell’autorizzazione, di ogni informazione strategica per un efficace funzionamento del mercato del lavoro, tra cui i casi in cui un percettore di sussidio o indennitÃ pubblica rifiuti senza giustificato motivo una offerta formativa, un progetto individuale di reinserimento nel mercato del lavoro ovvero una occupazione congrua ai sensi della legislazione vigente;Â».
3. All’ articolo 6 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:
4. All’ articolo 12 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, sono apportate le seguenti modifiche:
5. All’ articolo 13 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, dopo il comma 5 Ã¨ inserito il seguente:
Â«5-bis. La previsione di cui al comma 1, lettera a), trova applicazione solo in presenza di una convenzione stipulata tra una o piÃ¹ agenzie autorizzate alla somministrazione di lavoro con i comuni, le province, le regioni ovvero con le agenzie tecniche strumentali del Ministero del lavoro e delle politiche socialiÂ».
6. All’ articolo 15 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, dopo il comma 1 Ã¨ inserito il seguente:
Â«1-bis. Entro il termine di cinque giorni a decorrere dalla pubblicazione prevista dall’ articolo 4, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, le amministrazioni pubbliche di cui all’ articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, sono tenute a conferire le informazioni relative alle procedure comparative previste dall’ articolo 7, comma 6-bis, del medesimo decreto legislativo n. 165 del 2001, nonchÃ© alle procedure selettive e di avviamento di cui agli articoli 35 e 36 del medesimo decreto legislativo n. 165 del 2001, e successive modificazioni, ai nodi regionali e interregionali della borsa continua nazionale del lavoro. Il conferimento dei dati previsto dal presente comma Ã¨ effettuato anche nel rispetto dei princÃ¬pi di trasparenza di cui all’ articolo 11, comma 3, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono definite le informazioni da conferire nel rispetto dei princÃ¬pi di accessibilitÃ degli attiÂ».
7. All’ articolo 61 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, al comma 2, dopo le parole: Â«rapporti di durata complessiva non superiore a trenta giorni nel corso dell’anno solareÂ» sono inserite le seguenti: Â«ovvero, nell’ambito dei servizi di cura e assistenza alla persona, non superiore a 240 ore,Â».
8. Fermo restando quanto stabilito dall’ articolo 48 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, ivi compresa la necessaria intesa tra le regioni, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Ministero dell’istruzione, dell’universitÃ e della ricerca, sentite le parti sociali, prevista dal comma 4 del citato articolo 48, l’obbligo di istruzione di cui all’ articolo 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, si assolve anche nei percorsi di apprendistato per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione di cui al predetto articolo 48 del decreto legislativo n. 276 del 2003.
1. La nomina dei componenti del comitato amministratore del Fondo di cui all’ articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 28 aprile 2000, n. 158, puÃ² essere effettuata per piÃ¹ di due volte.
2. All’ articolo 58 della legge 17 maggio 1999, n. 144, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
1. Fatte salve le sentenze passate in giudicato, in caso di accertamento della natura subordinata di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche se riconducibili ad un progetto o programma di lavoro, il datore di lavoro che abbia offerto entro il 30 settembre 2008 la stipulazione di un contratto di lavoro subordinato ai sensi dell’ articolo 1, commi 1202 e seguenti, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, nonchÃ© abbia, dopo la data di entrata in vigore della presente legge, ulteriormente offerto la conversione a tempo indeterminato del contratto in corso ovvero offerto l’assunzione a tempo indeterminato per mansioni equivalenti a quelle svolte durante il rapporto di lavoro precedentemente in essere, Ã¨ tenuto unicamente a indennizzare il prestatore di lavoro con un’indennitÃ di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilitÃ di retribuzione, avuto riguardo ai criteri indicati nell’ articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarÃ inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. ÃÃÂ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.