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Timestamp: 2020-06-06 15:38:01+00:00
Document Index: 81217510

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 136']

Sentenza Cassazione Civile n. 12393 del 16/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12393 del 16/06/2016
Cassazione civile sez. III, 16/06/2016, (ud. 25/02/2016, dep. 16/06/2016), n.12393
sul ricorso 6076/2013 proposto da:
T.A., (OMISSIS) titolare dell’omonima Ditta
individuale, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA A. AUBRY 1,
presso lo studio dell’avvocato CLAUDIO TURCI, che lo rappresenta e
M.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CHIUSI
52, presso lo studio dell’avvocato ALESSIO ROSATI, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato ALESSANDRO GIOVANNINI
avverso la sentenza n. 4541/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
25/02/2016 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI;
M.F. convenne in giudizio T.A., titolare della omonima ditta individuale, per sentirlo dichiarare inadempiente al contratto di appalto concernente la posa in opera di un parquet, con condanna al risarcimento dei danni.
Contumace il convenuto, il Tribunale di Rieti accolse la domanda e condannò il T. al pagamento di oltre 8.280,00 Euro.
Pronunciando sul gravame proposto dal T., la Corte di Appello ha ritenuto irrilevante il documento impugnato con querela di falso dall’appellante, ma ha riformato parzialmente la sentenza, escludendo il risarcimento del danno morale.
Ricorre per cassazione il T., affidandosi a tre motivi; resiste il M. a mezzo di controricorso.
1. Dato atto che il T. aveva dedotto la nullità della notifica dell’atto di citazione introduttivo del giudizio di primo grado, la Corte di Appello ha ritenuto che il documento impugnato dall’appellante con querela di falso incidentale – costituito dall’avviso postale del 3.7.2007 riportante le formalità effettuate dall’agente postale a seguito del mancato reperimento del destinatario della notifica – fosse privo di rilevanza ai fini della decisione; ha rilevato, infatti, che non risultava impugnato l’ulteriore avviso, redatto il giorno successivo, con cui l’ufficiale postale aveva dato atto dell’avvenuta immissione in cassetta del plico contenente l’avviso del deposito, costituente formalità sufficiente a far ritenere che il destinatario aveva avuto comunicazione dell’avvenuto deposito.
2. Col primo motivo, il ricorrente deduce “omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza circa un fatto decisivo per il giudizio”, in relazione alla ritenuta irrilevanza del documento sottoposto a querela di falso e alla mancata considerazione del fatto che l’appellante non aveva potuto impugnare il secondo avviso in quanto non era presente nel fascicolo di controparte.
2.1. Il motivo è inammissibile, in quanto deduce un vizio di motivazione ai sensi del vecchio testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5), in relazione ad una sentenza depositata il 20.9.2012 e, quindi, in epoca successiva all’entrata in vigore della L. n. 134 del 2012, che ha limitato la possibilità di scrutinare il vizio motivazionale all’ipotesi di omesso esame di un fatto decisivo che sia stato oggetto di discussione fra le parti.
3. Il secondo motivo (“violazione e falsa applicazione degli artt. 221 e 355 c.p.c.”) insiste sul medesimo tema del primo, ma in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1 n. 3: assume il ricorrente che non avrebbe potuto impugnare con querela di falso il secondo avviso in quanto ne ignorava l’esistenza e che, nel momento in cui ne era venuto a conoscenza, non avrebbe potuto estendere il thema decidendum della già proposta querela di falso a tale secondo documento.
3.1. La censura è – a tacer d’altro – inammissibile per difetto di interesse, in quanto il ricorrente non prospetta le ragioni in base alle quali avrebbe potuto impugnare anche il secondo avviso con querela di falso, sì da consentire alla Corte di apprezzare la rilevanza della dedotta mancata produzione nel fascicolo di primo grado di parte attrice (che peraltro è stata contestata dal controricorrente).
4. Il terzo motivo, che censura il mancato accoglimento delle istanze istruttorie proposte dall’appellante circa le effettive cause dei vizi del parquet e deduce la “nullità della sentenza per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione” ed “erronea e contraddittoria valutazione delle istanze istruttorie”, è inammissibile per le stesse ragioni indicate in relazione al primo.
5. Atteso che la pretesa fatta valere in giudizio è risultata manifestamente inammissibile, ricorrono le condizioni di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 136, per revocare l’ammissione del T. al patrocinio a spese dello Stato, deliberata in via anticipata e provvisoria dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma in data 22.2.2013 (in vista della proposizione del presente ricorso).
6. Le spese di lite, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.
la Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso e condanna il ricorrente a pagamento delle spese di lite in favore del M., liquidandole in Euro 5.200,00 (di cui Euro 200,00 per esborsi), oltre rimborso spese forfettarie e accessori di legge.
Revoca l’ammissione del T. al patrocinio a spese dello Stato.