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Timestamp: 2017-03-30 05:05:22+00:00
Document Index: 20620348

Matched Legal Cases: ['art. 2704', 'art. 10', 'art. 15', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 148', 'art. 111', 'art. 4', 'art. 148', 'art. 144', 'art. 109', 'art. 18', 'art 1']

Posted 8 aprile, 2009 - 00:00
E' sufficiente riunire in modo stabile un gruppo di persone con uno scopo di natura ideale (e non economico) ben definito; questa condizione già di per sè costituisce un'associazione. Non esiste un limite minimo di persone che possono formare un'associazione, possono essere anche due .La costituzione di un'associazione può quindi avvenire anche in forma di accordo orale. Questo tipo di formula preclude però ogni tipo di passo successivo; essa non potrà svolgere nessun genere di attività a pagamento (tranne l'iscrizione dei soci), né accedere alle agevolazioni e/o contributi pubblici, né iscriversi ai registri delle Organizzazioni di Volontariato, ecc.Molti vantaggi di tipo fiscale si hanno a patto di avere l'atto costitutivo o lo statuto redatti nella forma di atto pubblico e/o della scrittura privata autenticata e/o registrata.L'associazione, affinché possa qualificarsi come organizzazione di volontariato e/o come ONLUS, deve caratterizzare la propria azione non per il vantaggio dei propri soci, bensì per fini di solidarietà sociale.
In primo luogo, secondo l'art. 2704 del Codice Civile la scrittura privata (cioè non autenticata dal notaio) - che può essere imposta a terzi, mentre ai firmatari solo finché essi ammettono la loro firma - non ha nessuna possibilità di essere imposta a terzi per quanto riguarda la data, a meno che la scrittura non sia stata registrata, e in quel caso vale come data la data di registrazione. Nel caso di una associazione la registrazione di una scrittura privata non autenticata serve non tanto per vincolare i soci (per quello servirebbe l'autentica della firma) ma piuttosto per evitare che un estraneo si appropri del nome e del simbolo dell'associazione.In secondo luogo, le associazioni politiche, sindacali, di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica possono svolgere attività a pagamento verso i propri soci senza che tali attività siano considerate commerciali, ma solo se lo statuto o atto costitutivo è redatto sotto forma di atto pubblico e/o scrittura privata autenticata e/o scrittura privata non autenticata ma registrata.In terzo luogo, la forma dell'atto pubblico e/o scrittura privata autenticata e/o scrittura privata non autenticata ma registrata è indispensabile per ottenere le agevolazioni previste per le ONLUS.
Certamente, se è stata costituita in forma scritta (registrata o meno). E' necessario dare comunicazione all'Agenzia delle Entrate dell'avvenuta "nascita" di questo nuovo soggetto. Questi rilascerà un codice fiscale.Avere il CF non significa essere una Persona Giuridica e non obbliga alla compilazione della dichiarazione dei redditi!!
-- Oneri deducibili previsti dall'art. 10 comma 1, del D.P.R. n. 917/1986 (rimasto invariato sia nella numerazione sia nei contenuti dopo la riforma fiscale attuata con il D.Lgs. n. 344/2003 ):- Erogazioni a favore di Organizzazioni non governative;- Erogazioni a favore delle Onlus;- Erogazioni all'Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero;- Erogazioni ad altre confessioni religiose;- Erogazioni a favore di università ed enti analoghi.
-- Oneri detraibili previsti art. 15 del nuovo Tuir (corrispondente all' art. 13- bis del vecchio D.P.R. n. 917/1986 ):- Erogazioni per attività di studio, ricerca e documentazione inerenti le cose di cui alla Legge n. 1089/1939- Erogazioni ad enti che svolgono attività nello spettacolo- Erogazioni alle Onlus- Contributi alle società di mutuo soccorso- Erogazioni alle associazioni sportive dilettantistiche- Erogazioni alle associazioni di promozione sociale- Erogazioni a favore di partiti politici
-- Oneri detraibili e deducibili previsti da norme speciali a favore delle erogazioni effettuate da persone fisiche -- Erogazioni a fondazioni liriche- Erogazioni liberali a favore della biennale di Venezia- Erogazioni liberali per popolazioni colpite da calamità naturali- Spese di partecipazione alla gestione dei micro-asili
-- Erogazioni liberali effettuate da soggetti titolari di reddito di impresa - Erogazioni per finalità sociali e di ricerca scientifica- Erogazioni a favore di Organizzazioni non governative- Erogazioni a persone giuridiche con sede nel mezzogiorno- Erogazioni a favore di università- Erogazioni a favore delle cose vincolate di cui alla Legge n. 1089/1939- Erogazioni a favore dello spettacolo-- Erogazioni a favore di fondazioni liriche-- Erogazioni liberali a favore della Biennale di Venezia- Erogazioni alle Onlus- Erogazioni alle associazioni sportive dilettantistiche- Erogazioni alle associazioni di promozione sociale- Erogazioni liberali per progetti culturali- Erogazioni a favore di soggetti che operano a favore dell'ambiente- Erogazioni per realizzare programmi di ricerca scientifica nel settore sanitario- Erogazioni per popolazioni colpite da calamità- Erogazioni a favore di partiti politici
Normativa relativa alle erogazioni in natura da parte di soggetti titolari di reddito di impresa - Impiego di lavoratori dipendenti a favore delle Onlus- Cessione gratuita di derrate alimentari e farmaci a favore di Onlus- Cessione gratuita di altri beni a favore di Onlus- Condizioni e modalità procedurali per le erogazioni in natura alle Onlus- Problematica iva delle erogazioni in natura alle Onlus- Donazione di opere librarie e di dotazioni informatiche- Spese di partecipazione alla gestione dei micro- asili
Erogazioni liberali effettuate da enti non commerciali e da società ed enti non residenti - Oneri deducibili da parte di enti non commerciali residenti- Oneri detraibili da parte di enti non commerciali residenti- Oneri deducibili e detraibili da parte di società ed enti commerciali non residenti- Oneri deducibili e detraibili da parte di enti non commerciali non residenti
Le quote associative sono state escluse dal campo di applicazione del tributo ( art. 4, quarto comma, D.P.R. n. 633/1972 ) per mancanza del presupposto oggettivo ( R.M. 8 giugno 1973, n. 502483 ).Le quote associative sono somme versate dai soci: per capirne la natura occorre partire dalla figura del socio. Su questo punto ci sono state diverse precisazioni ministeriali: valga per tutte la C.M. n. 25 del 3 agosto 1979 che, riferendosi alle associazioni di cui al comma 3 dell'art. 148 del nuovo Tuir (corrispondente al comma 3 dell'art. 111, vecchio D.P.R. n. 917/1986 ), precisava che per non essere soggette ad imposta "le operazioni devono essere rese esclusivamente nei confronti di soggetti che, partecipando pienamente di tutti i diritti e obblighi sociali derivanti dalla qualità di associati o partecipanti, intervengano in modo continuativo nella vita del sodalizio. Conseguentemente, le operazioni effettuate nei confronti di soggetti che non hanno titolo per partecipare alla vita dell'ente (ad esempio, iscrizioni temporanee di soci) rientrano nel campo di applicazione dell'IVA, come pure rientrano le operazioni rese nei confronti di soggetti diversi dagli associati o partecipanti".
Con riferimento agli enti di tipo associativo (analogamente a quanto avviene ai fini IVA con l'art. 4 del D.P.R. n. 633/1972 ) la legge disciplina i seguenti aspetti ( D.P.R. n. 917/1986, art. 148 ):a) l'attività svolta nei confronti degli associati o partecipanti in conformità alle finalità istituzionali non è considerata commerciale;b) non concorrono a formare l'imponibile le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote o contributi associativi. Esse, infatti, sono da considerare alla stregua di un concorso dei soci alle spese sostenute dall'ente;c) si considerano, tuttavia, attività commerciali i contributi e le quote supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali i soci hanno diritto (quote differenziate). Le quote differenziate hanno, dunque, un contenuto commerciale in quanto sono il corrispettivo dovuto in base a un rapporto sinallagmatico instauratosi tra soci e ente;d) in deroga alla previsione normativa di cui sopra, nei confronti delle associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali e sportive opera una presunzione di non commercialità delle attività compiute in favore dei soci in conformità alle attività istituzionali, anche dietro la corresponsione di uno specifico corrispettivo;e) il comma 4 chiude l'articolo in esame elencando alcune attività che sono sempre e comunque considerate commerciali, e, quindi, imponibili.
La circolare del Ministero dell'industria del 22 gennaio 1990, n. 3202/C stabilisce, in modo chiaro, che gli enti non commerciali che svolgono, anche in via del tutto subordinata, una attività economica nei confronti di terzi non associati dovevano iscriversi al registro delle ditte. La circolare precisa, inoltre, che l'attività economica, per essere rilevante ai fini della iscrizione, doveva essere occasionale; tale requisito assimilava l'obbligo della iscrizione a quello della apertura della posizione IVA.In sintesi, gli enti non commerciali dotati di partita IVA che svolgevano attività economica in modo abituale, ancorché non principale né prevalente, erano tenuti, in base a quanto riportato nella circolare esaminata, alla iscrizione nel Registro ditte tenuto presso le Camere di commercio provinciali.A far data dal 26 gennaio 1997, il Registro ditte è stato definitivamente abolito.Al fine di non privare la pubblica Amministrazione di una serie considerevole di dati economici e amministrativi contenuti nel registro, è stato istituito il Repertorio delle notizie Economiche e Amministrative (REA).
Gli enti di cui agli artt. da 14 a 36 c.c. non sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili, di cui agli artt. 2214 e ss. c.c. Tale obbligo, infatti, è previsto solo per le imprese.Non vi è dubbio, tuttavia che la tenuta delle scritture contabili e dei libri sociali divenga obbligatoria nel momento in cui sia prevista dallo statuto dell'ente o da leggi speciali (vedi, ad esempio, la legge n. 49/1987 per le organizzazioni non governative per la cooperazione internazionale).Ai fini fiscali (imposte sui redditi e IVA), invece, gli obblighi contabili per gli enti non commerciali, categoria all'interno della quale gli enti di cui sopra vengono a collocarsi, scattano in presenza di esercizio abituale di attività commerciale. Più specificamente, occorrerà fare riferimento alle norme contenute negli artt. 18 e 20 (scritture contabili degli enti non commerciali) del D.P.R. n. 600/1973 e ai commi 2 e 3, dell'art. 144 del nuovo Testo unico (corrispondenti ai commi 2 e 3, dell'art. 109 del vecchio D.P.R. n. 917/1986 ).Ai sensi dell'art. 18, gli artt. 14, 15, 16 e 18 del D.P.R. n. 600/1973 si applicano anche ai soggetti che, a norma del Codice civile, non sono obbligati alla tenuta delle scritture contabili di cui allo stesso Codice.Il sistema informativo contabile non può non essere influenzato:a) dalle caratteristiche gestionali delle organizzazioni non profit;b) dalla natura, dal tipo di attività svolta, dalle dimensioni e dall'organizzazione dell'ente.Per rendersi conto dei riflessi che le caratteristiche gestionali hanno sulla impostazione della contabilità, dei bilanci, e del controllo di gestione, basti pensare alla necessità di rilevare i costi figurativi relativi alle prestazioni dei volontari, nonché all'attivazione di sistemi informativi e tecniche di analisi che in qualche modo siano in grado di valutare il contributo economico di una organizzazione pur in assenza del mercato
Se la costituzione avviene sotto la supervisione di un notaio e l'atto viene registrato, essa ha pubblica fede ed è denominata atto pubblico, altrimenti è una scrittura in forma privata.La scrittura privata, secondo il codice civile, vincola i firmatari e vale nei confronti di terzi fintanto che i firmatari riconoscono la propria firma. Per evitare scherzi da parte dei firmatari si ricorre all'atto pubblico, che prevede l'autentica delle firme dal notaio (il quale autenticando le firme certifica anche la coerenza e la conformità dell'atto con la legge) e la registrazione.La differenza materiale sta innanzitutto nei costi: il notaio costa circa 500 Euro. La differenza sostanziale sta nel fatto che solo con un atto pubblico è possibile, in futuro, chiedere il Riconoscimento e diventare quindi Persona Giuridica.
La partita IVA è necessaria solo se si svolge attività commerciale abituale (dpr 633/72 art 1 e 5).Non è necessaria per alcune attività escluse dal campo di applicazione dell'imposta:
Una cosa è certa, se si è in possesso di partita IVA si diventa automaticamente un soggetto che esercita attività commerciale abituale, e si è costretti ad applicare la normativa IVA per qualsiasi prestazione di tipo commerciale, anche se effettuata una volta sola.Come si ottiene: fare domanda all'Ufficio IVA con il modulo AA7/6 Per le organizzazioni di volontariato, la circolare n. 217/E del Ministero delle Finanze del 30 novembre 2000 ha chiarito che:
[▲ top] È una Persona Giuridica? Differenza tra associazione Riconosciuta e non.
No, in generale un'associazione non è riconosciuta come Persona Giuridica per il diritto privato. Questo significa che l'associazione non è obbligata a possedere un patrimonio, che puo' accettare solo donazioni di modico valore e che le responsabilità legali sono esclusivamente a carico del Presidente (o degli amministratori); (es. per risolvere eventuali debiti dell'associazione, i creditori possono rivalersi sul patrimonio del presidente).Facendo domanda di Riconoscimento, una associazione può acquisire Personalità Giuridica (e quindi scaricare il presidente delle responsabilità prima citate) ma è necessario che abbia un patrimonio, che sia stata fondata tramite atto pubblico.
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