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Timestamp: 2019-10-23 04:00:59+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 647', 'art. 62', 'art. 12']

Possesso carta di credito altrui scaduta o fuoriuso: non e' reato - Corte di cassazione penale - sentenza n. 37758/05 del 17/10/2005
Possesso carta di credito altrui scaduta o fuoriuso: non e' reato
sentenza 37758/05 del 17/10/2005
La Suprema Corte viene investita, nel caso in esame, di un procedimento vertente la configurabilità del reato previsto dal Decreto Legge 3 maggio 1991, n. 143, coordinato con la legge di conversione 5 luglio 1991, n. 197: "Provvedimenti urgenti per limitare l'uso del contante e dei titoli al portatore nelle transazioni e prevenire l'utilizzazione del sistema finanziario a scopo di riciclaggio” in caso di possesso di carta di credito di provenienza illecita, ma scaduta.
Per meglio ragionare sulla fattispecie in questione, sarà utile richiamare brevemente la funzione di tale mezzo di pagamento e la fattispecie del decreto legge sopra citato che interessa tale tipo di problematica. Innanzitutto gioverà ricordare come negli ultimi tempi la diffusione delle carte di credito a livello mondiale è stata impressionante, grazie soprattutto alla sua funzione dilatoria di pagamento ed alla sua praticità, che permette la “sostituzione” del denaro contante (ultimamente si sono diffuse inoltre, soprattutto per le transazioni commerciali sul web, le c.d. “carte prepagate”, le quali però hanno caratteristiche parzialmente diverse, datosi che i servizi vengono pagati dal cliente anticipatamente rispetto alla fruizione del bene o del servizio stesso, “ribaltando” così lo schema tipico della carta di credito “standard”).
La carta di credito ha dunque, come ben si può intuire, una funzione di strumento di pagamento e da essa derivano di solito due rapporti obbligatori: uno tra esercente e titolare della carta ed un altro tra titolare della carta ed emittente (di solito un istituto di credito).
In base alle convezione stipulate tra questi soggetti, l'esercente si impegna a vendere beni e/o servizi ad ogni titolare della carta senza pretendere la corresponsione immediata del relativo prezzo in contanti, previa esibizione della carta e sottoscrizione di un documento sul quale sono riportati gli estremi dell'operazione conclusa; l'emittente si obbliga a pagare, entro un breve termine, all'esercente gli importi delle note di spesa trattenendo a proprio favore una determinata quota a titolo di commissione per l'operazione effettuata. In base al negozio stipulato fra l'emittente ed il titolare della carta, infatti, il primo, dietro corrispettivo di una commissione annua, rilascia al secondo la carta di credito – assegnandone solo il possesso, rimanendo la proprietà in capo all'emittente - a mezzo della quale è legittimato ad effettuare acquisti presso gli esercenti convenzionati senza pagamento immediato del prezzo. Il titolare si impegna a corrispondere all'emittente, alle scadenze pattuite e dietro resoconti analitici riportati di solito in apposito estratto conto, il prezzo dei beni e dei servizi.
Nel caso posto all'attenzione della Corte, si ipotizza la sussistenza del reato di cui all'articolo 12 del decreto Legge 3 maggio 1991, n. 143, il quale prevede che :”Chiunque, al fine di trarne profitto per sè o per altri, indebitamente utilizza, non essendone titolare, carte di credito o di pagamento, ovvero qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all'acquisto di beni o alla prestazione di servizi, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da lire seicentomila a lire tre milioni.
Alla stessa pena soggiace chi , al fine di trarne profitto per sè o per altri, falsifica o altera carte di credito o di pagamento o qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all'acquisto di beni o alla prestazione di servizi, ovvero possiede, cede o acquisisce tali carte o documenti di provenienza illecita o comunque falsificati o alterati, nonchè ordini di pagamento prodotti con essi”.
Nel caso di specie, però, il documento, in quanto scaduto, risultava totalmente privo delle sue originarie caratteristiche di strumento finanziario, non potendo così assolvere “alcuna funzione di “credito” ovvero di “prelievo di contante” nel circuito elettronico o commerciale, non essendo idonea ad alcun uso per la sua palese irricevibilità ed inefficacia”. Durante le fasi di merito era stato dimostrato sì che l'imputato era stato trovato in possesso della carta, proveniente dal delitto previsto dall'articolo 647 del codice penale (Appropriazione di cose smarrite, del tesoro o di cose avute per errore o caso fortuito), ma tale reato risultava peraltro non richiamabile per la mancanza, tra l'altro, della querela richiesta espressamente dalla legge.
Al momento del suo rinvenimento, infine, tale carta di credito, risultava palesemente scaduta già da svariati mesi e per tale ragione, essendo la stessa totalmente priva delle sue originarie caratteristiche di strumento finanziario, la Corte ha riscontrato l'assenza del presupposto del reato contestato, nonché del pericolo insito nel possesso illecito di un siffatto mezzo di pagamento, escludendo così la sussistenza del reato contestato.
SENTENZA 11 ottobre 2002 - 17 ottobre 2005 n. 37758
(Presidente: G. Di Jorio; Relatore: G. Fumu)
B. B. impugna la sentenza della Corte di appello confermativa della decisione di primo grado con la quale è stato dichiarato colpevole del delitto di cui all'art. 12 d.l. 3/5/1991 n. 143 (convertito con legge 5/7/1991 n. 197) perché, al fine di profitto, possedeva la carta di credito Visa Bank Americard con validità 2/96- 1/98, proveniente dal delitto di cui all'art. 647 c.p.; fatto accertato il 12/5/1998.
Con il ricorso l'imputato denuncia violazione di legge; rileva come, al più, il fatto si sarebbe dovuto inquadrare nell'ambito del reato di appropriazione di cosa smarrita (per il quale manca la querela), atteso che per il perfezionamento della fattispecie per la quale è intervenuta condanna mancano sia lo scopo di lucro sia il reato presupposto commesso da terzi, dovendosi a lui stesso riferire l'appropriazione; osserva altresì come la carta di credito fosse comunque già scaduta, dunque del tutto inutilizzabile, e non risulti una sua detenzione anteriore alla scadenza; si duole infine del mancato riconoscimento dell'attenuante di cui all'art. 62 n. 4 c.p.
Si addebita all'imputato la condotta descritta nell'art. 12 d.l. n. 143 del 1991, sub specie di possesso (non di acquisto o ricezione, il che avrebbe condotto alla qualificazione del fatto come ricettazione: sez. un. 28/3/2001, Tizzi) di una carta di credito di provenienza illecita in quanto denunciata come smarrita il 20/4/1996.
Risulta che il documento de quo sia stato rinvenuto nella disponibilità dell'imputato in data 12/5/1998, né le sentenze di merito, pur non prestando fede alle dichiarazioni a discolpa secondo cui esso venne ritrovato casualmente poche ore prima del sequestro, hanno individuato un momento anteriore certo in cui ha avuto inizio la condotta contestata.
Risulta, altresì, che la carta in questione portava impressi chiaramente su di essa (e conseguentemente nella banda magnetica) i segni della sua validità, limitata al periodo 2/96- 1/98: al momento dell'accertamento del fatto ascritto all'imputato era pertanto scaduta da mesi ed, in quanto tale, non poteva più assolvere in radice alcuna funzione di credito, di pagamento ovvero di prelievo di contante nel circuito commerciale o in quello elettronico, né era idonea ad alcuno uso per la sua palese irricevibilità ed inefficacia.
L'oggetto in questione, dunque, all'epoca del suo rinvenimento era totalmente privo delle sue originarie caratteristiche di strumento finanziario, con la conseguente assenza del presupposto fattuale del reato contestato nonché del pericolo, fondante l'ipotesi incriminatrice, insito nel possesso illecito di siffatti mezzi, siano essi genuini o falsificati ma comunque idonei all'uso.
Roma, 11/10/2005.
Depositata in Cancelleria il 17 ottobre 2005.