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Timestamp: 2020-07-07 03:08:16+00:00
Document Index: 182380743

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Sentenza Cassazione Civile n. 19422 del 30/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19422 del 30/09/2016
Cassazione civile sez. III, 30/09/2016, (ud. 15/06/2016, dep. 30/09/2016), n.19422
sul ricorso 27520 – 2013 proposto da:
ENTE FORESTE DELLA SARDEGNA (OMISSIS), in persona del Presidente pro
– tempore Dr. D.P., elettivamente domiciliato in ROMA, V.
C.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LOMBARDIA 23/C,
presso lo studio dell’avvocato ENRICO GUIDI, rappresentata e difesa
avverso la sentenza n. 354/2013 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI –
Sezione Distaccata di SASSARI, depositata il 27/08/2013;
15/06/2016 dal Consigliere Dott. ARMANO Uliana;
ricorso, condanna aggravata alle spese e statuizioni sul C.U..
Con sentenza depositata il 27-10-13 la Corte di appello di Cagliari, sez. distaccata Sassari, in riforma della sentenza di primo grado, ha condannato l’Ente Foreste della Sardegna al risarcimento danni derivante da incendio in ragione di Euro 252.000,00 in favore di C.R..
Avverso detta sentenza ricorre per cassazione articolando due motivi l’Ente Foreste Sardegna.
Resiste C.R. e presenta memoria ex art. 378 c.p.c..
A Con i motivi di ricorso si denuncia:
1) omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5) non essendo accertata l’effettiva proprietà del fondo dal quale si sarebbero propagate le fiamme;
2) violazione o falsa applicazione della L.R. n. 24 del 1999, art. 1 e art. 3, comma 1, lett. A) e C), artt. 6 e 8 Statuto Ente, art. 33 dello Statuto Sardo (ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3), assumendo che all’epoca dell’evento esso Ente non era ancora istituito (essendo stato istituito solo con L. n. 24 del 1999, entrata in vigore il 6.7.1999, mentre l’incendio si sviluppò il (OMISSIS)) e che la tutela del patrimonio boschivo spettava al Corpo Forestale ai sensi della L.R. n. 26 del 1985, art. 1.
B. Il primo motivo è inammissibile.
Si ricorda che la sentenza impugnata è stata depositata il 27-10-13 e di conseguenza alla stessa si applica la nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5.
La riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 Prel., come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione. Cass. Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014.
C. Il ricorrente, nel formulare la censura di vizio di motivazione, non rispetta i requisiti richiesti dall’art. c.p.c., art. 360 c.p.c., n. 5, nella formulazione vigente, ma censura l’accertamento in fatto della corte di merito che ha ritenuto,alle luce delle univoche deposizioni testimoniali e delle stesse allegazioni della Regione se Sardegna,che non solo l’incendio si è propagato attraverso il demanio forestale ai terreni circostanti e dunque anche a quello della resistente,ma anche che l’incendio ha avuto origine in prossimità delle fasce tagliafuoco la cui custodia controllo è normativamente a carico dell’ente l’Ente Foreste della Sardegna.
D. Il secondo motivo è infondato.
L’Ente è succeduto all’Azienda che gestiva, ergo, custodiva il patrimonio forestale in cui (seppure non si è originato) si è propagato l’incendio.
Infatti L. n. 26 del 1985, art. 1, prevede:
– tutela tecnica ed economica dei beni silvo – pastorali del comune e degli Enti pubblici;
Il Corpo esercita i compiti di cui al presente articolo anche nei territori rientranti nel patrimonio forestale e silvo – pastorale dell’Azienda delle foreste demaniali della Regione sarda, in accordo con gli uffici dell’Azienda competenti per territorio.
a) gestire il patrimonio agro – silvo – pastorale della Regione sarda migliorandolo, ampliandolo ed assicurandone la difesa specie contro gli incendi;
g) amministrare, gestire e migliorare il patrimonio agro – silvo – pastorale avuto in concessione da comuni ed altri enti pubblici;
h) perseguire le proprie attività istituzionali anche attraverso l’acquisto e la gestione, compresa la forma partecipativa di società pubbliche, private o miste, previa autorizzazione legislativa della Regione
Con legge L.R. 9 giugno 1999, n. 24, viene istituito l’Ente foreste della Sardegna con soppressione dell’Azienda delle foreste demaniali della Regione Sarda e norme sulla programmazione degli interventi regionali in materia di forestazione.
L’art. 16 della suddetta legge prevede che:
1. A far data dal 1 gennaio 2001 l’Azienda delle foreste demaniali della Regione sarda è soppressa (26).
3. L’Ente subentra altresì in tutti i rapporti giuridici, inerenti dell’art. 3, comma 1, lett. d), di cui sono titolari gli Ispettorati ripartimentali delle Foreste.
H. Dall’esame delle successive norme che nel tempo hanno disciplinato la gestione e la cura delle foreste demaniali della Regione Sarda, si rileva che l’attuale Ente delle foreste della Sardegna è succeduto nei compiti dell’Azienda delle foreste demaniali della Regione Sarda ed in tutti i rapporti giuridici di cui essa risultava titolare.
La Corte rigetta il ricorso e condanna L’Ente Foreste della Sardegna al rimborso delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 7.200,00 (di cui Euro 200,00 per esborsi) oltre accessori come per legge e spese generali.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 – bis.