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Timestamp: 2017-01-21 11:07:16+00:00
Document Index: 120036875

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 22', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 28', 'art. 24', 'art. 26', 'art. 2', 'art. 26', 'art. 23', 'art. 26', 'art. 27', 'art.\n3', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 31', 'art. 2', 'art. 26', 'art. 8', 'art. 26', 'art. 26', 'art.26', 'art. 26', 'art. 24', 'art. 28', 'art. 26', 'art. 2', 'art. 31', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 28', 'art. 8']

Circolare INPS n. 119 del 22.06.2000
Legge 3.8.1999, n. 265, Capo III: nuova
disciplina dello "status" degli amministratori locali e del relativo
regime previdenziale. Definitivo chiarimento in merito all'ambito di
applicabilità dell'art. 2, co.1 della legge 27.12.1985, n. 816, come
interpretato autenticamente dall'art. 8ter del decreto-legge 18.1.1993, n. 8,
convertito con modificazioni dalla legge 19.3.1993, n. 68
SOMMARIO: La legge 3.8.1999, n. 265, recante
"Disposizioni in materia di autonomia e ordinamento degli enti
locali", pubblicata in Supplemento ordinario alla G.U. n. 183 del 6.8.1999
ed entrata in vigore il 21.8.1999, ha apportato al Capo III rilevanti
innovazioni in materia di "status" degli amministratori locali,
modificando il regime delle aspettative, dei permessi, delle indennità e
dettando una nuova disciplina del regime degli oneri assicurativi, previdenziali
ed assistenziali per i lavoratori che ricoprono gli incarichi da essa
normativo ha contestualmente abrogato le disposizioni della legge 27.12.1985, n.
816 incompatibili con la normativa introdotta ed ha altresì chiarito, con
definitiva disposizione interpretativa, la corretta lettura da attribuire al
dettato dell' art. 2 della stessa legge n. 816/1985, come autenticamente
interpretato dall' art. 8ter del D.L. 18.1.1993, n. 8, convertito con
modificazioni in legge 19.3.1993, n. 68, che aveva stabilito al co. 1
l'estensione a tutti i lavoratori pubblici e privati della disciplina
previdenziale dettata dal co. 2 del predetto articolo.
La legge 3.8.1999, n. 265 ha introdotto rilevanti
innovazioni in materia di oneri assicurativi, previdenziali ed assistenziali per
i lavoratori che ricoprono incarichi amministrativi presso gli enti locali. Si
illustrano di seguito le nuove disposizioni.
Ribadito il
fondamentale principio che la Repubblica tutela il diritto di ogni cittadino
chiamato a ricoprire cariche pubbliche nelle amministrazioni degli enti locali
ad espletare il mandato, la legge n. 265/1999 aggiorna l'elenco degli incarichi
amministrativi presso gli enti locali rilevanti ai fini della applicazione del
nuovo regime, adeguandolo ai mutamenti determinatisi nell'ambito istituzionale
ed organizzativo degli enti locali in questi ultimi anni, a partire
dall'adozione della legge n. 142/1990 di riforma delle autonomie locali.
Il co.2 dell'articolo 18 individua quali destinatari
delle nuove previsioni i lavoratori eletti presso le amministrazioni locali alle
seguenti cariche: sindaci, anche metropolitani, presidenti delle province,
consiglieri dei comuni anche metropolitani e delle province, componenti delle
giunte comunali e provinciali, presidenti dei consigli comunali e provinciali,
presidenti, consiglieri e assessori delle comunità montane, componenti degli
organi delle unioni di comuni e dei consorzi tra enti locali, nonché componenti
degli organi di decentramento.
Il co.3 del predetto articolo prende poi in
considerazione la posizione degli amministratori degli Istituti Autonomi Case
Popolari (IACP) per i quali, comunque denominati e finché previsti, la Regione
può adeguare (con apposita legge regionale) la disciplina del relativo
"status", quanto a permessi ed aspettative, ai principi ed ai criteri
contenuti nelle disposizioni di cui al Capo III della legge n. 265/1999. Inoltre
stabilisce che fino all'approvazione delle leggi regionali le regioni possono a
richiesta collocare i presidenti, e i vicepresidenti ove previsti, in
aspettativa non retribuita ai sensi dell'articolo 22, con oneri previdenziali a
carico degli stessi Istituti.
2. ASPETTATIVA E PERMESSI.
265/1999 rivisita il regime delle aspettative e dei permessi, retribuiti e non,
che costituiscono il concreto strumento giuridico a disposizione dei lavoratori
dipendenti per l'espletamento del mandato. A tale proposito conferma il diritto
degli amministratori locali, che siano lavoratori dipendenti, al collocamento a
richiesta in aspettativa non retribuita per tutto il periodo di espletamento del
mandato, nonché il diritto a permessi retribuiti e non retribuiti, già
attribuiti dalla previgente disciplina di cui alla legge n. 816/1985.
a) Aspettativa non retribuita.
In base all'art. 22 della legge in oggetto possono
essere collocati a richiesta in aspettativa non retribuita per tutto il periodo
di espletamento del mandato gli amministratori locali individuati dall'art. 18,
co.2 che siano lavoratori dipendenti.
Il dettato legislativo non lascia dubbi in merito
all'applicabilità delle nuove previsioni normative a tutti i lavoratori
dipendenti, nel settore pubblico e privato, purché rivestano le cariche
indicate dall'art. 18, co.2 richiamato.
Nel previgente regime, invece, i destinatari del
diritto venivano individuati nei lavoratori dipendenti pubblici ovvero privati
dipendenti da imprese, aziende o enti, e notevoli erano stati i contrasti
interpretativi in merito al corretto significato da attribuire al disposto
normativo, in particolare con riferimento ai lavoratori privati dipendenti da
partiti, sindacati, associazioni ed altri organismi similari.
In merito a tale problematica, peraltro, la legge in
esame contiene all'art. 28, co.2 definitivi chiarimenti, che vengono illustrati
nel successivo paragrafo 4.
Il regime dei permessi consta di diverse tipologie
di permessi retribuiti e non retribuiti ed è alternativo alla richiesta di
collocamento in aspettativa non retribuita.
b.1) Permessi retribuiti
Vengono confermate le tipologie di permesso
retribuito già determinate dalla legge n. 816/1985, con alcune precisazioni in
merito al relativo ambito di estensione temporale e alcune modifiche in merito
all'individuazione delle cariche che danno diritto ad usufruirne.
La materia è compiutamente disciplinata all'art. 24
della legge in esame. Le previsioni di questo articolo sono applicabili anche
nei confronti dei militari di leva o richiamati e di coloro che svolgono il
servizio sostitutivo previsto dalla legge, per i quali è altresì prevista la
possibilità di ottenere a richiesta una licenza illimitata in attesa di congedo
per l'intera durata del mandato se la carica rivestita è quella di sindaco,
presidente di provincia e presidente di comunità montana.
b.2) Permessi non retribuiti
A tutti i lavoratori contemplati dallo stesso
articolo 24 spettano ulteriori 24 ore lavorative mensili a titolo di permesso
non retribuito quando necessarie per l'espletamento del mandato.
3. ONERI PREVIDENZIALI,
ASSISTENZIALI, ASSICURATIVI.
265/1999 detta all'art. 26 nuove disposizioni in materia di oneri previdenziali,
assistenziali ed assicurativi in relazione agli amministratori da essa
3.1 Lavoratori in aspettativa.
previsioni normative modificano il regime previdenziale applicabile agli
amministratori locali in aspettativa non retribuita.
A tale proposito, il previgente art. 2, co. 3, della
legge n. 816/1985 definiva il trattamento previdenziale per gli amministratori
in aspettativa, eletti a cariche per le quali essa prevedeva il raddoppio delle
relative indennità di carica, stabilendo l'obbligo del versamento dei
contributi previdenziali ed assistenziali da parte degli enti locali presso i
quali veniva esercitato il mandato in sostituzione del datore di lavoro privato.
Per i lavoratori dipendenti posti in aspettativa dal
datore di lavoro pubblico l'obbligo del versamento della predetta contribuzione
era posto a carico dello stesso datore di lavoro, salvo il diritto al rimborso
da parte dell'ente presso il quale il lavoratore svolgeva il mandato (cfr.
circolare n. 67 del 31 marzo 1988).
In tale quadro, pertanto, il versamento della
contribuzione obbligatoria era previsto soltanto a favore degli amministratori
per i quali la legge n. 816/1985 prevedeva il raddoppio della indennità di
L'art. 26 della legge n. 265/1999 stabilisce ora al co.
1 che l'ente locale provvede a proprio carico al versamento degli oneri
assistenziali, previdenziali ed assicurativi ai rispettivi istituti in relazione
agli amministratori locali che rivestono le cariche di cui allo stesso co. 1
senza più differenziare il regime previdenziale in merito alla natura pubblica
o privata del datore di lavoro dell'amministratore e senza fare riferimento
alcuno alla condizione della titolarità o meno del diritto ad una indennità.
L'art. 23 della stessa legge, a sua volta, detta
disposizioni ai fini della determinazione della indennità di funzione, che
sostituisce l'indennità di carica di cui alla legge n. 816/1985.
3.1.1 Incarichi ricoperti.
Le cariche che danno diritto alla copertura
previdenziale a carico dell'ente locale sono elencate al co. 1 dell'art. 26:
sindaco, presidente di provincia, presidente di comunità montana, di unione di
comuni e di consorzi tra enti locali, assessore provinciale e assessore di
comune con popolazione superiore a 10.000 abitanti, presidente di consiglio dei
comuni con popolazione superiore a 50 mila abitanti, presidente di consiglio
provinciale, presidente di consiglio circoscrizionale nei casi in cui il comune
abbia attuato nei relativi confronti un effettivo decentramento di funzioni,
presidente di aziende anche consortili fino all'applicazione della riforma in
materia di servizi pubblici locali.
Si richiama, inoltre, l'art. 27, il quale prevede che,
fino all'approvazione della riforma in materia di servizi pubblici locali, ai
componenti dei consigli di amministrazione delle aziende speciali anche
consortili si applicano, tra l'altro, le disposizioni di cui al predetto art.
3.1.2 Adempimenti dell'ente
delle nuove previsioni l'ente locale presso il quale viene svolto il mandato
amministrativo è tenuto a provvedere al versamento della contribuzione
previdenziale ed assistenziale obbligatoria per i profili di amministratori
indicati al co. 1 dell'art. 26.
Lo stesso obbligo si pone altresì nei confronti dei
dipendenti pubblici per i quali il datore di lavoro era tenuto prima della
modifica normativa al versamento della contribuzione effettiva per carenza di
questa stessa condizione (cfr. circolare n. 81 del 29.3.1990).
Tale obbligo decorre dal periodo di paga in corso alla
data di entrata in vigore della legge in esame (21.8.1999).
Pertanto per gli amministratori che ricoprono
cariche contemplate al predetto art. 26, co.1, non trova più applicazione (ove
in precedenza previsto) l'accredito della contribuzione figurativa per
aspettativa non retribuita di cui all'art. 31 della legge n. 300/1970.
3.1.3 Retribuzione-parametro.
attiene alla individuazione della retribuzione-parametro ai fini
dell'adempimento dell'obbligo contributivo posto a carico dell'ente locale,
permane l'applicabilità, anche nel nuovo regime previdenziale, dei criteri in
precedenza indicati in relazione agli amministratori destinatari
dell'applicazione del previgente art. 2, co. 3 della legge n. 816/1985,
illustrati con circolari 13 del 18 gennaio 1995 e n. 157 del 29 luglio 1996.
Pertanto gli enti locali interessati adempiranno l'obbligo contributivo posto a
loro carico ai sensi dell'art. 26 della legge in oggetto sulla base di quanto
indicato dall'art. 8, co. 8, della legge 23.4.1981, n 155, commisurandolo alla
retribuzione della categoria e qualifica professionale posseduta
dall'interessato al momento del collocamento in aspettativa e di volta in volta
adeguate in relazione alla dinamica salariale e di carriera della stessa
categoria e qualifica.
In caso di mancata regolazione del trattamento
economico dovranno essere prese in considerazione le retribuzioni fissate dai
CCNL per gli impiegati delle imprese metalmeccaniche (cfr.circolare n. 574 RCV
dell' 8 ottobre 1981).
3.1.4 Istruzioni procedurali.
previdenziali ed assistenziali per gli amministratori in aspettativa contemplati
dall'art. 26,co.1, della legge in esame devono essere versate nella gestione
previdenziale di appartenenza del lavoratore in aspettativa. A tale riguardo
l'amministrazione locale interessata dovrà richiedere presso la sede
dell'Istituto territorialmente competente l'apertura di apposita posizione
contributiva, con assegnazione del CSC e del codice ISTAT corrispondente al
settore di inquadramento del datore di lavoro del dipendente chiamato a
ricoprire l'incarico che dà diritto all'aspettativa.
La posizione contributiva sarà contrassegnata dal
codice di autorizzazione "3C" che assume il nuovo significato di
"Posizione per il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali
nei confronti degli amministratori locali ex art. 26, co.1, L. 6.8.1999, n.
265". Detto codice con validità "0899" dovrà essere attribuito
anche alle posizioni ancora attive, aperte in base alle istruzioni fornite con
il messaggio n. 2501 del 12.2.1986 (allegato alla circolare n. 67 del 31 marzo
1988). Nel campo attività economica dovrà essere riportata la dicitura "Amm.ri
locali art.26, c.1,L 265/99".
I datori di lavoro comunicheranno all'Ente locale
l'ammontare delle retribuzioni di riferimento di cui al precedente punto 3.1.3,
le aliquote contributive dovute e i codici di comunicazione del mod. DM10/2.
L'amministrazione locale effettuerà tutti gli
adempimenti connessi con l'obbligo contributivo (denuncia mensile di mod.DM10/2,
versamento dei contributi con il mod. F24 e dichiarazione annuale, attraverso il
quadro SA del mod. 770).
3.1.5 Valutazione del periodo di
L' articolo 22
della legge in oggetto conferma la previsione che per gli amministratori che si
trovano in aspettativa non retribuita il relativo periodo è considerato come
servizio effettivamente prestato, nonché come legittimo impedimento per il
compimento del periodo di prova.
Ai sensi del co.3 dell'art. 26, inoltre,
l'amministrazione locale provvede a rimborsare al datore di lavoro la quota
annuale di accantonamento per l'indennità di fine rapporto entro i limiti di un
dodicesimo dell'indennità di carica annua da parte dell'ente e per l'eventuale
residuo da parte dell'amministratore.
3.2 Permessi.
agli amministratori che usufruiscono dei permessi previsti dai commi da 1 a 4
dell'art. 24, il co. 5 dello stesso articolo prevede che la retribuzione (e
conseguentemente gli oneri contributivi) corrisposta a fronte di periodi di
assenza del lavoratore a tale titolo sia a carico del datore di lavoro e che
l'ente presso il quale l'amministratore svolge le sue funzioni sia tenuto a
rimborsare su richiesta documentata da parte del datore di lavoro quanto
corrisposto per retribuzioni ed assicurazioni in relazione alle ore o giornate
di effettiva assenza.
Nella disposizione previgente il diritto al rimborso a
carico dell'ente locale era esercitabile solo da parte del datore di lavoro
privato o soggetto pubblico economico, che potevano ottenerlo a richiesta
dall'ente locale presso il quale veniva svolto il mandato in relazione agli
oneri sia retributivi che contributivi, ferma restando la quota a carico del
lavoratore (cfr. circolare n. 148 del 4 luglio 1989).
Peraltro il datore di lavoro è comunque tenuto ad adempiere
regolarmente agli oneri previdenziali relativi al dipendente nei confronti
dell'Istituto, attenendo ai rapporti con l'ente locale la successiva attività
finalizzata ad ottenere il rimborso degli stessi.
Si sottolinea, infine, che il co.6 dell'art. 28 della legge
in oggetto stabilisce che le nuove disposizioni non si applicano immediatamente
se le amministrazioni locali interessate sono in scadenza entro il 31.12.1999.
In questi casi l'applicazione delle nuove norme avviene a partire dal 1.1.2000.
3.3 Norma di salvaguardia
L'art. 26, co. 6
della legge n. 265/1999 stabilisce che, al fine di conferire certezza alla
posizione previdenziale ed assistenziale dei soggetti per i quali l'ente locale
è tenuto al versamento degli oneri assistenziali, previdenziali ed assicurativi
di cui al co. 1, è consentita la ripetizione degli oneri predetti entro 5 anni
dalla data del loro versamento, se precedente la data di entrata in vigore della
stessa legge, ed entro 3 anni se successivo.
4. CHIARIMENTI INTERPRETATIVI IN
MERITO ALL'ART.2, CO. 1, DELLA LEGGE N. 816/85.
più sopra, la legge n. 265/1999 contiene definitivi chiarimenti in merito alla
corretta interpretazione della norma di cui all'art. 2, co. 1 della legge n.
816/1985, che individuava nel previgente regime previdenziale per gli
amministratori locali in aspettativa non retribuita il campo applicativo della
contribuzione obbligatoria a carico dell'ente locale
Poiché, infatti, quest'ultima norma indicava tra i
propri destinatari solo i dipendenti da datori di lavoro privati quali imprese,
aziende o enti (cfr. circolare 67 del 31 marzo1988), si erano ritenuti esclusi
dal suo campo applicativo i dipendenti degli organismi di fatto in genere,
inclusi i dipendenti di partiti politici, sindacati, associazioni ed altri
organismi similari, chiamati a ricoprire cariche amministrative presso gli enti
Per costoro il regime previdenziale doveva intendersi
conseguentemente regolato, ove ne ricorressero i requisiti legali, dal
meccanismo dell�'accredito figurativo dei contributi previdenziali previsto
dall�'art. 31 della legge n. 300/1970.
Successivamente il D.L. 18.1.1993, n. 8, poi convertito
in legge 19.3.1993, n. 68, stabilì all�'art. 8 ter, con norma espressamente
indicata come di interpretazione autentica che "Le disposizioni del secondo
comma dell�'art. 2 della legge 27.12.1985, n. 816 sono applicabili a tutti i
lavoratori dipendenti pubblici o privati senza esclusione alcuna".
Tale intervento normativo, tuttavia, non riuscì a
sgomberare il campo da residui dubbi interpretativi, cosicché, dopo aver in un
primo tempo ritenuto che, per effetto di tale disposizione, partiti politici ed
associazioni non riconosciute dovevano intendersi ricompresi nella disposizione
di cui al citato articolo 8 ter, (cfr. circolare n. 266 del 26 novembre1993),
l'Istituto dovette riesaminare su indicazione del Ministero degli Interni tale
suo orientamento, affermando la natura sostanzialmente innovativa della norma.
Conseguentemente solo a partire dal 20.3.1993 (data di
entrata in vigore della citata legge del 1993) tutti i dipendenti, pubblici e
privati, senza differenziazioni in merito alla natura del datore di lavoro,
potevano intendersi destinatari del particolare regime previdenziale dettato
dall'art. 2 della legge n. 816/1985 (cfr. circolare n. 157 del 5 giugno 1995,
che ha abrogato le istruzioni fornite con la citata circolare n. 266/1993
relativamente alla disposizione concernente la regolarizzazione contributiva dei
periodi precedenti la data di entrata in vigore dell�'art. 8 ter più volte
La legge n. 265/1999 interviene ora in maniera
definitiva sulla problematica fin qui illustrata, disponendo all'art. 28, co. 2,
che "La disciplina di cui all'articolo 2 della legge 27.12.1985, n. 816,
come autenticamente interpretata dall'art. 8ter del D.L. 18.1.1993, n. 8,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19.3.1993, n. 68, si applica a tutti
i lavoratori dipendenti eletti negli organi esecutivi degli enti locali a
decorrere dalla entrata in vigore della legge 27.12.1985, n. 816".
4.1 Adempimenti degli enti
tale previsione normativa illustrata potranno riscontrarsi due diverse
Nel caso in cui l'ente locale avesse regolarmente
adempiuto all'obbligazione contributiva in relazione al personale dipendente da
organismi di fatto effettuando a tempo debito la regolarizzazione prevista dalla
circolare n. 266/1993, senza aver ottenuto il rimborso degli oneri previsto
dalla circolare n. 157/1995, la sede interessata dovrà provvedere alla
ricostituzione della posizione previdenziale dell'amministratore interessato e
alla validazione della contribuzione a suo tempo versata e non restituita.
Nel caso in cui, invece, l'ente locale avesse
effettuato la regolarizzazione di cui alla predetta circolare n. 266/1993 e
ottenuto in restituzione gli oneri in seguito alla circolare n. 157/1995, dovrà
effettuare una nuova regolarizzazione, tenendo conto delle medesime istruzioni
procedurali fissate nel precedente paragrafo 3.1.4, relativamente agli
amministratori in aspettativa non retribuita all'epoca dipendenti da partiti
politici ed associazioni non riconosciute eletti negli organi esecutivi per i
quali la legge 816/1985 prevedeva il diritto al raddoppio dell'indennità di
carica, con riferimento ai periodi contributivi collocati tra il 20.3.1993 (data
di entrata in vigore del D.L. n. 8/93), e il 25.1.1986 (data di entrata in
vigore della più volte citata legge n. 816/85).
Ai fini della regolarizzazione in questione trova
applicazione l'ordinario regime previsto per gli enti locali.
Si osserva inoltre che le disposizioni normative in
questione non contengono alcun riferimento a limiti prescrizionali,
coerentemente con la "ratio legis" che è quella di provvedere alla
sistemazione di partite contributive pregresse.
Peraltro i periodi da regolarizzare a carico degli enti
locali sono stati alternativamente ritenuti coperti da contribuzione
obbligatoria (in base alla prima interpretazione della legge n. 68/1993) ovvero
figurativa (in base all'interpretazione successiva della stessa legge),
cosicché, anche laddove dovesse ritenersi applicabile il regime della
prescrizione, si riscontrerebbe la presenza degli atti interruttivi del relativo
decorso, costituiti nel primo caso dalle regolarizzazioni effettuate a seguito
delle previsioni della circolare n. 266/1993, e nel secondo caso dalla domanda
di accredito della contribuzione figurativa, che per i periodi contributivi
indicati non era, come noto, soggetta a termini di decadenza.
Da quanto fin qui illustrato, inoltre, discende che
dovranno essere annullati relativamente ai lavoratori dipendenti da organismi di
fatto i contributi figurativi accreditati, in presenza dei requisiti richiesti,
per i periodi nei quali si erano trovati esclusi dalla copertura previdenziale
obbligatoria a carico dell'ente locale a seguito delle indicazioni fornite con
la circolare n. 157/1995, che devono ora essere regolarizzati dagli enti locali