Source: http://www.poliziotti.it/forum/index.php/topic,17659.0.html
Timestamp: 2019-10-17 13:00:09+00:00
Document Index: 145084611

Matched Legal Cases: ['art. 123', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 132', 'art. 132', 'art. 132', 'art. 132', 'art.7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7']

x polzia postale
AutoreTopic: x polzia postale (Letto 2974 volte)
« il: 17 Maggio 2012, 16:17:53 »
salve ho una curiosità da chiedere.so che l email ha sempre un ip nell head e questo resta registrato dal provider sul server e per un tot di tempo in certi archivi,in modo che se cè un reato la p.p. può richiedere al provider di risalire all utenza telefonica dando al provider data e ora dell email.volevo sapere quanto tempo per legge il provider è tenuto a conservare negli archivi il log file?
Re:x polzia postale
« Risposta #1 il: 17 Maggio 2012, 17:04:47 »
credo che questa domanda dovresti farla ai provider, io non ne ho idea ! magari un paio d'anni? forse 5 ....chissa?
« Ultima modifica: 17 Maggio 2012, 17:15:01 da Cleanhead »
A nessuno è mai nociuto essere stato zitto.
« Risposta #2 il: 17 Maggio 2012, 19:48:25 »
Dati relativi al traffico
2. Il trattamento dei dati relativi al traffico strettamente necessari a fini di fatturazione per l’abbonato, ovvero di pagamenti in caso di interconnessione, è consentito al fornitore, a fini di documentazione in caso di contestazione della fattura o per la pretesa del pagamento, per un periodo non superiore a sei mesi, salva l’ulteriore specifica conservazione necessaria per effetto di una contestazione anche in sede giudiziale.
3. Il fornitore di un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico può trattare i dati di cui al comma 2 nella misura e per la durata necessarie a fini di commercializzazione di servizi di comunicazione elettronica o per la fornitura di servizi a valore aggiunto, solo se l’abbonato o l’utente cui i dati si riferiscono hanno manifestato il proprio consenso, che è revocabile in ogni momento.
4. Nel fornire l’informativa di cui all’articolo 13 il fornitore del servizio informa l’abbonato o l’utente sulla natura dei dati relativi al traffico che sono sottoposti a trattamento e sulla durata del medesimo trattamento ai fini di cui ai commi 2 e 3.
5. Il trattamento dei dati personali relativi al traffico è consentito unicamente ad incaricati del trattamento che operano ai sensi dell’articolo 30 sotto la diretta autorità del fornitore del servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico o, a seconda dei casi, del fornitore della rete pubblica di comunicazioni e che si occupano della fatturazione o della gestione del traffico, di analisi per conto di clienti, dell’accertamento di frodi, o della commercializzazione dei servizi di comunicazione elettronica o della prestazione dei servizi a valore aggiunto. Il trattamento è limitato a quanto è strettamente necessario per lo svolgimento di tali attività e deve assicurare l’identificazione dell’incaricato che accede ai dati anche mediante un’operazione di interrogazione automatizzata.
6. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni può ottenere i dati relativi alla fatturazione o al traffico necessari ai fini della risoluzione di controversie attinenti, in particolare, all’interconnessione o alla fatturazione.
« Risposta #3 il: 17 Maggio 2012, 19:58:01 »
..è una legge vecchia....credo che ne siano uscite altre che regolano questa attività..
« Risposta #4 il: 17 Maggio 2012, 20:52:09 »
Citazione da: Cleanhead - 17 Maggio 2012, 19:58:01
La legge è quella attualmente in vigore, è stata aggiornata dai seguenti provvedimenti normativi:
• decreto legge 9 febbraio 2012, n. 5,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35;
• decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214;
• decreto legge 13 maggio 2011, n. 70
convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106;
• legge 4 novembre 2010, n. 183;
• legge 29 luglio 2010, n. 120;
• decreto-legge del 25 settembre 2009, n. 135
convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166;
• legge 4 marzo 2009, n. 15;
• decreto-legge del 30 dicembre 2008, n. 207
convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14;
• decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008 n. 133;
• decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 109;
• legge 18 marzo 2008, n. 48, ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica, fatta a Budapest il 23 novembre 2001, e norme di adeguamento dell'ordinamento interno
• decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300
convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2007, n. 17;
• decreto-legge 12 maggio 2006, n. 173
convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2006, n. 228;
• decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273
convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51;
• decreto legge 30 novembre 2005, n. 245
convertito, con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 2006, n. 21;
• decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209;
• decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144
convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155;
• decreto-legge 30 dicembre 2004, n. 314
convertito, con modificazioni, dalla legge 1 marzo 2005, n. 26;
• decreto-legge 9 novembre 2004, n. 66
convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 306;
• decreto-legge 24 giugno 2004, n. 158
convertito, con modificazioni, dalla legge 27 luglio 2004, n. 188;
• decreto-legge 29 marzo 2004, n. 81
convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2004, n. 138;
• decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;
• decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 354
convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2004, n. 45
Ad ogni modo l'art. 123 citato prima, è rimasto invariato
Qui trovi il decreto legislativo in questione, con le modifiche apportate negli anni.
« Risposta #5 il: 17 Maggio 2012, 21:04:22 »
Per altre finalità ed accertamenti l'articolo di riferimento è il 132 dello stesso decreto Legislativo:
Art. 132. Conservazione di dati di traffico per altre finalità (1)
1.(2) Fermo restando quanto previsto dall'articolo 123, comma 2, i dati relativi al traffico telefonico, sono conservati dal fornitore per ventiquattro mesi dalla data della comunicazione, per finalità di accertamento e repressione dei reati, mentre, per le medesime finalità, i dati relativi al traffico telematico, esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni, sono conservati dal fornitore per dodici mesi dalla data della comunicazione.
1-bis.(3) I dati relativi alle chiamate senza risposta, trattati temporaneamente da parte dei fornitori di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico oppure di una rete pubblica di comunicazione, sono conservati per trenta giorni.
2. [abrogato] (4)
3. Entro il termine di cui al comma 1, i dati sono acquisiti presso il fornitore con decreto motivato del pubblico ministero anche su istanza del difensore dell'imputato, della persona sottoposta alle indagini, della persona offesa e delle altre parti private. Il difensore dell'imputato o della persona sottoposta alle indagini può richiedere, direttamente al fornitore i dati relativi alle utenze intestate al proprio assistito con le modalità indicate dall'articolo 391-quater del codice di procedura penale, ferme restando le condizioni di cui all'articolo 8, comma 2, lettera f), per il traffico entrante.
4. [abrogato] (4)
4-bis. [abrogato] (4)
4-ter.(5) Il Ministro dell'interno o, su sua delega, i responsabili degli uffici centrali specialistici in materia informatica o telematica della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza, nonché gli altri soggetti indicati nel comma 1 dell'articolo 226 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, possono ordinare, anche in relazione alle eventuali richieste avanzate da autorità investigative straniere, ai fornitori e agli operatori di servizi informatici o telematici di conservare e proteggere, secondo le modalità indicate e per un periodo non superiore a novanta giorni, i dati relativi al traffico telematico, esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni, ai fini dello svolgimento delle investigazioni preventive previste dal citato articolo 226 delle norme di cui al decreto legislativo n. 271 del 1989, ovvero per finalità di accertamento e repressione di specifici reati. Il provvedimento, prorogabile, per motivate esigenze, per una durata complessiva non superiore a sei mesi, può prevedere particolari modalità di custodia dei dati e l'eventuale indisponibilità dei dati stessi da parte dei fornitori e degli operatori di servizi informatici o telematici ovvero di terzi
4-quater. Il fornitore o l'operatore di servizi informatici o telematici cui è rivolto l'ordine previsto dal comma 4-ter deve ottemperarvi senza ritardo, fornendo immediatamente all'autorità richiedente l'assicurazione dell'adempimento. Il fornitore o l'operatore di servizi informatici o telematici è tenuto a mantenere il segreto relativamente all'ordine ricevuto e alle attività conseguentemente svolte per il periodo indicato dall'autorità. In caso di violazione dell'obbligo si applicano, salvo che il fatto costituisca più grave reato, le disposizioni dell'articolo 326 del codice penale.(5)
4-quinquies.(5) I provvedimenti adottati ai sensi del comma 4-ter sono comunicati per iscritto, senza ritardo e comunque entro quarantotto ore dalla notifica al destinatario, al pubblico ministero del luogo di esecuzione il quale, se ne ricorrono i presupposti, li convalida. In caso di mancata convalida, i provvedimenti assunti perdono efficacia.
5.(6) Il trattamento dei dati per le finalità di cui al comma 1 è effettuato nel rispetto delle misure e degli accorgimenti a garanzia dell'interessato prescritti ai sensi dell'articolo 17, volti a garantire che i dati conservati possiedano i medesimi requisiti di qualità, sicurezza e protezione dei dati in rete, nonché a:
a) prevedere in ogni caso specifici sistemi di autenticazione informatica e di autorizzazione degli incaricati del trattamento di cui all'allegato B);
b) [soppressa] (7)
c) [soppressa] (7)
d) indicare le modalità tecniche per la periodica distruzione dei dati, decorsi i termini di cui al comma 1. (8)
(1) Articolo così modificato, inizialmente, dal decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 354, convertito con modificazioni dalla legge di conversione 26 febbraio 2004, n. 45, recante interventi per l'amministrazione della giustizia; poi dal decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge di conversione 31 luglio 2005, n. 155, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale; successivamente, dalla legge 18 marzo 2008, n. 48, recante ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica, fatta a Budapest il 23 novembre 2001, e norme di adeguamento dell'ordinamento interno; e, da ultimo, dal decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 109, di attuazione della direttiva 2006/24/Ce riguardante la conservazione dei dati generati o trattati nell'ambito della fornitura di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico o di reti pubbliche di comunicazione e che modifica la direttiva 2002/58/Ce.
Al fine di delineare con completezza il quadro normativo vigente in materia, si riportano gli articoli 6, comma 1, e 7 del decreto-legge del 27 luglio 2005, n. 144 "Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale", come modificato dal decreto-legge del 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge di conversione n. 31 del 27 febbraio 2008:
6. Nuove norme sui dati del traffico telefonico e telematico
1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino alla data di entrata in vigore del provvedimento legislativo di attuazione della direttiva 2006/24/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, e comunque non oltre il 31 dicembre 2008, è sospesa l'applicazione delle disposizioni di legge, di regolamento o dell'autorità amministrativa che prescrivono o consentono la cancellazione dei dati del traffico telefonico o telematico, anche se non soggetti a fatturazione, e gli stessi, esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni e limitatamente alle informazioni che consentono la tracciabilità degli accessi, nonché, qualora disponibili, dei servizi, debbono essere conservati fino alla data di entrata in vigore del provvedimento legislativo di attuazione della direttiva 2006/24/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, e comunque non oltre il 31 dicembre 2008, dai fornitori di una rete pubblica di comunicazioni o di un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico, fatte salve le disposizioni vigenti che prevedono un periodo di conservazione ulteriore. I dati del traffico conservati oltre i limiti previsti dall'articolo 132 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, possono essere utilizzati esclusivamente per le finalità del presente decreto, salvo l'esercizio dell'azione penale per i reati comunque perseguibili.
7. Integrazione della disciplina amministrativa degli esercizi pubblici di telefonia e Internet
1. A decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e fino al 31 dicembre 2008, chiunque intende aprire un pubblico esercizio o un circolo privato di qualsiasi specie, nel quale sono posti a disposizione del pubblico, dei clienti o dei soci apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni anche telematiche, deve chiederne la licenza al questore. La licenza non è richiesta nel caso di sola installazione di telefoni pubblici a pagamento, abilitati esclusivamente alla telefonia vocale.
(2) Comma così modificato prima dall'art. 6, comma 3, del decreto legge 27 luglio 2005, n. 144 convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155 e poi dall'art. 2 del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 109.
(3) Comma inserito dall'art. 2 del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 109, con la decorrenza indicata nell'art. 6 dello stesso decreto.
(4) Comma abrogato dall'art. 2, comma 1, lett. c), del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 109.
(5) Comma inserito dall'art. 10 della legge 18 marzo 2008, n. 48.
(6) Alinea così modificato dall'art. 2, comma 1, lett. d), del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 109.
(7) Lettera soppressa dall'art. 2, comma 1, lett. d), punto 2, del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 109.
(8) Lettera così modificata dall'art. 2, comma 1, lett. d), punto 3, del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 109.
« Risposta #6 il: 17 Maggio 2012, 21:07:51 »
Citazione da: rotowash - 17 Maggio 2012, 21:04:22
..questo dovrebbe essere il Decreto Pisanu, ma non so se sta sempre in vigore....
« Risposta #7 il: 17 Maggio 2012, 21:09:00 »
Il decreto Pisanu trasformato nella legge n. 155/2005 ? intervenuto modificando i termini di conservazione dei dati inerenti il traffico telematico previsti nell?art. 132 del Codice privacy.
L?intervento legislativo ? stato necessario al fine di non vanificare le indagini sul terrorismo attualmente in corso in considerazione dell?approssimarsi dei termini massimi di conservazione dei dati inerenti il traffico telematico previsti dal previdente art. 132 del Codice privacy. A seguito della recente entrata in vigore della Legge Pisanu molte societ? si sono interrogate circa l?effettiva sussistenza nei loro confronti dell?obbligo di conservazione dei dati inerenti il traffico telematico.
Con questo breve elaborato ci si propone di evidenziare come gli obblighi di conservazione del traffico telematico sussistano esclusivamente in capo a determinati soggetti espressamente indicati dalla legge e non in capo a chiunque detenga, a qualsiasi titolo, i dati in questione.
2 I dati di traffico telematico
I dati relativi al traffico sono i dati sottoposti a trattamento ai fini della trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica o della relativa fatturazione (1). La Direttiva 2002/58/CE, dalla quale la definizione di cui sopra ? stata ripresa seppur sommariamente, definisce i dati relativi al traffico come i dati? concernenti l?instradamento, la durata, il tempo o il volume di una comunicazione, il protocollo usato, l?ubicazione dell?apparecchio terminale di chi invia o riceve, la rete sulla quale la comunicazione si origina o termina,nonch? i dati inerenti? l?inizio, la fine o la durata di un collegamento.
3 L?obbligo di conservazione del traffico telematico
Il Codice privacy ha stabilito l?obbligo di conservazione ?dei dati inerenti il traffico telematico per sei mesi per finalit? di accertamento e repressione dei reati prorogabili di altri sei mesi in caso di reati particolarmente gravi (tra i quali rientrano i reati di terrorismo e di eversione dell?ordinamento dello Stato(2)) nonch? , per espressa previsione, in caso di reati contro il sistema informatico.
In via particolareggiata l?art. 132, commi 1 e 2, del Codice privacy, rubricato Conservazione di dati di traffico per altre finalit? (ove per altre finalit? si intende scopi diversi dalla fatturazione), cos? recita: ?1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 123, comma 2, i dati relativi al traffico telefonico, inclusi quelli concernenti le chiamate senza risposta, sono conservati dal fornitore per ventiquattro mesi, per finalit? di accertamento e repressione dei reati, mentre, per le medesime finalit?, i dati relativi al traffico telematico, esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni, sono conservati dal fornitore per sei mesi.
2. Decorso il termine di cui al comma 1, i dati relativi al traffico telefonico, inclusi quelli concernenti le chiamate senza risposta, sono conservati dal fornitore per ulteriori ventiquattro mesi e quelli relativi al traffico telematico, esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni, sono conservati per ulteriori sei mesi per esclusive finalit? di accertamento e repressione dei delitti di cui all'articolo 407, comma 2, lettera a) del codice di procedura penale, nonch? dei delitti in danno di sistemi informatici o telematici?.
..si sempre in vigore...
« Risposta #8 il: 17 Maggio 2012, 21:11:49 »
Questo è l'art. 132 del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 citato nel primo post,
Il decreto Pisanu del 2005, nel pacchetto antiterrorismo, ha integrato il suddetto articolo, ed ha avuto valore fino al 31/12/2010, e non è stato rinnovato.
« Risposta #9 il: 17 Maggio 2012, 21:14:21 »
Scusa ma ti correggo, il decreto Pisanu non è più in vigore:
Sei in: Il Fatto Quotidiano > Blog di Guido Scorza > Decreto Pisanu ...
Decreto Pisanu in soffitta e tanta confusione
di Guido Scorza | 5 novembre 2010
Più informazioni su: decreto Pisanu, Internet, Roberto Maroni, wi-fi.
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La notizia data dal ministro dell’Interno Roberto Maroni a margine del Consiglio dei Ministri di questa mattina è una notizia attesa da oltre cinque anni: dal 1° gennaio 2011, anche nel nostro Paese – come avviene da sempre nel resto del mondo – chiunque potrà entrare in un bar, aprire il suo PC, e leggersi un giornale online mentre prende un caffè, senza bisogno di farsi identificare attraverso un documento di identità. Ci avviamo, semplicemente, a diventare – almeno sotto questo punto di vista – un Paese normale e, pertanto, non ci sarebbe nulla da festeggiare ma, considerato il lungo periodo di forzata anormalità, la notizia è, comunque, da salutare con favore.
Senza, tuttavia, voler rovinare la giornata di festa, occorre sottolineare alcune note davvero stonate. La prima – e spiace doverlo constatare – è l’estemporanea sortita del Procuratore Nazionale antimafia Piero Grasso che, appresa la notizia, sembrerebbe aver manifestato grande preoccupazione per le indagini di mafia in quanto, a suo dire, l’abrogazione del Decreto Pisanu – ammesso che di ciò si tratti – ridurrebbe “moltissimo la possibilità di individuare tutti coloro che commettono reati attraverso Internet“. Il dubbio a sentire dichiarazioni di questo genere è che il supermagistrato non abbia ben compreso che la norma di cui si discute riguarda esclusivamente gli accessi a internet attraverso posti pubblici di connettività: bar, ristoranti e internet café.
Siamo davvero sicuri che gli episodi di criminalità informatica di “stampo mafioso” che, giustamente, preoccupano il Dr. Grasso, siano generalmente perpetrati attraverso wifi pubblici e non piuttosto attraverso utenze di internet mobile intestate a prestanome o, magari sim card usa e getta o, ancora, attraverso wifi “scroccato” ad ignari cittadini? Quante volte, negli ultimi cinque anni, nelle indagini relative a questo genere di episodi criminali, sono risultati davvero determinanti i dati relativi alla navigazione della clientela, raccolti dai gestori di pubblici esercizi?
Si tratta di un dato che se tanto importante da giustificare le preoccupazioni di Grasso, andrebbe reso pubblico [n.d.r. in termini anche solo “quantitativi”] perché, in difetto, l’attività di schedatura di massa di milioni e milioni di cittadini che si sono limitati a prendersi un caffè, navigando in rete per scopi assolutamente leciti, risulterebbe, evidentemente, ingiustificata.
E’ stato, d’altro canto, lo stesso Ministro Pisanu, nelle scorse settimane, a riconoscere che le disposizioni in tema di wifi pubblico contenute nel suo decreto erano, già all’epoca del suo varo, di dubbia costituzionalità ma vennero ritenute necessarie nel clima di urgenza dell’epoca, rispetto alla minaccia terroristica internazionale in atto.
Troppo raramente, negli ultimi cinque anni, ci si è fermati a riflettere sulla enorme compressione della privacy dei cittadini italiani perbene, insita nelle misure di contrasto al terrorismo internazionale “a mezzo internet” contenute nel Decreto Pisanu.
La seconda nota stonata della giornata è rappresentata dall’immensa confusione che, ancora, regna attorno alla vicenda ed alla reale portata del provvedimento assunto dal Governo.
Il ministro Maroni in conferenza stampa ha parlato di “liberalizzazione dell’accesso al wifi pubblico a far data dal prossimo primo gennaio” e dell’impegno, nei prossimi mesi, a studiare misure di identificazione “light”, sostitutive dell’attuale obbligo di identificazione a mezzo carta di identità. Lo stesso ministro ha, inoltre, parlato di possibilità di libera navigazione attraverso smartphone. Palazzo Chigi, nel suo comunicato stampa, parla di “rimozione delle restrizioni in materia di accesso alla rete wifi“.
Ma cosa ha deciso davvero il Consiglio dei Ministri di questa mattina? L’abrogazione immediata dell’art.7 del Decreto Pisanu, attraverso il Decreto legge sulla sicurezza varato?
Possibile ma, parrebbe di no perché, altrimenti, non si spiegherebbe il differimento della sua efficacia sino al 1° gennaio 2011, data a partire dalla quale Maroni ha promesso di “liberare il wifi”.
L’eventuale abrogazione dell’art. 7 del Decreto Pisanu, d’altro canto, significherebbe che da domani mattina sarebbe possibile sedersi a un bar e leggersi un giornale online senza bisogno neppure di una forma di identificazione light che, invece, il ministro Maroni sembra ritenere indispensabile.
E allora cosa ha deciso Palazzo Chigi? Semplicemente di non prorogare l’efficacia dell’art. 7 del Decreto Pisanu, oltre il prossimo 31 dicembre 2010 e, frattanto, di studiare diversi modelli di identificazione dei clienti di un esercizio pubblico con i quali sostituire l’attuale? Possibile anche questa ipotesi ma, se così fosse, oggi, ci sarebbe ancora poco da festeggiare. In caso di “semplice” mancata proroga dell’art. 7 del Decreto Pisanu, infatti, il 1° gennaio 2011, nulla cambierebbe sul versante dell’obbligo dei gestori di bar e ristoranti di identificare, attraverso documento di identità, la propria clientela e di tenere traccia della loro navigazione online.
L’unica differenza – benché comunque importante – rispetto all’attuale regime, sarebbe rappresentata dalla possibilità per i gestori di pubblici esercizi di iniziare a rendere disponibili risorse wifi senza bisogno della speciale licenza del questore, benché, naturalmente, nel rispetto di ogni altra norma di legge relativa a tale genere di attività.
Il Decreto Pisanu, infatti, mentre prevede un termine di scadenza [n.d.r. originariamente 31 dicembre 2007] per l’obbligo relativo alla richiesta di licenza al questore, non precede alcuna “scadenza” per le altre previsioni contenute nello stesso art. 7, in materia di obbligo di identificazione degli utenti.
Si tratta di una circostanza chiara a Palazzo Chigi? C’è ancora un’altra possibilità: il governo potrebbe solo aver deciso di presentare un disegno di legge attraverso il quale prevedere la contestuale abrogazione dell’art. 7 del Decreto Pisanu e la sostituzione delle attuali norme in materia di identificazione degli utenti con disposizioni che prevedano un meccanismo più “leggero”.
In questo caso, tuttavia, nulla cambierebbe – nonostante la promessa di Maroni di liberalizzare il wifi entro il 1° gennaio – sino all’entrata in vigore della nuova legge e, in questa stagione politica, sembra difficile scommettere su una celere conclusione dell’iter normativo di una legge, per di più, in materia di internet.
Davvero troppa confusione in relazione al rilievo della questione. Senza arrivare a sognare l’attuazione dell’opengov statunitense, sarebbe tuttavia auspicabile che, almeno i provvedimenti adottati dal Governo in Consiglio dei Ministri, fossero accessibili, in modo trasparente ai cittadini in forma tale da non lasciare spazio alcuno a interpretazioni e/o ipotesi.
In attesa che qualcuno dal ministero dell’Interno o da Palazzo Chigi, faccia chiarezza, per il momento sembra opportuno ricordare che se si vuole davvero raggiungere l’obiettivo annunciato occorre abrogare l’intero art. 7 del Decreto Pisanu e, eventualmente, sostituire le disposizioni in materia identificazione attraverso documento di identità con le nuove regole elaborate dagli uomini del Ministero di Maroni.
A quest’ultimo proposito, tuttavia, vale la pena ricordare che tali misure dovranno consentire a tutti i cittadini UE di beneficiare delle risorse di connettività pubbliche e, soprattutto, tener conto della circostanze che, l’identificazione a monte dell’attivazione di un’utenza telefonica è una buona soluzione in relazione agli aspetti contrattuali nei rapporti tra gestore ed utente ma non è tanto sicura da poter addirittura essere utilizzata per finalità di antiterrorismo online.
E’, innegabile, che un passo avanti sia stato fatto ma, sfortunatamente, la strada per diventare un Paese “normale” nell’approccio alla diffusione e promozione delle risorse di connettività pubbliche è ancora lunga.
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/05/il-decreto-pisanu-in-soffitta-tra-tanta-confusione/75407/
« Risposta #10 il: 17 Maggio 2012, 21:25:20 »
O almeno non totalmente in vigore, alcuni commi, che riguardavano il rilascio della licenza per gli Hotspot WIFI, non sono stati rinnovati, e sono scaduti il 31/12/2010.
E' ancora valido nella parte in cui mantiene a 24 mesi la conservazione per per altre finalità
« Ultima modifica: 17 Maggio 2012, 21:27:02 da rotowash »
« Risposta #11 il: 17 Maggio 2012, 21:27:06 »
..si infatti parte del decreto è stato trasformato in Legge..la maggior parte abrogato..
« Risposta #12 il: 17 Maggio 2012, 21:38:03 »
Quindi riassumendo, e per dare una risposta all'amico che chiedeva lumi:
Normativa completa: http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1311248