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Timestamp: 2019-05-21 22:31:53+00:00
Document Index: 89737398

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Avvocato Gianluca Rozza Leggi e documenti
Ultimo aggiornamento 27-Dic-2017 7:33 PM
T.A.R. Puglia Sentenza n. 871 del 15 aprile 2009
L’inquinamento acustico notturno nei centri abitati
di Gianluca ROZZA
Questa interessante sentenza del T.A.R. della Puglia pone l’attenzione sull’ormai diffusissimo problema dell’inquinamento acustico che colpisce i centri abitati anche nelle ore notturne. Accertato un potenziale pericolo per la salute, è legittimo il provvedimento con il quale si inibisce a ristoranti e locali notturni l’esercizio dell’attività.
La controversia ha coinvolto l’inquilino di un appartamento situato al primo piano di un condominio e i gestori di due ristoranti che si trovavano al piano terreno, immediatamente sotto la sua abitazione.
L’inquilino lamentava rumori provenienti dal piano sottostante, causati sia dalle voci degli avventori dei due esercizi, sia dalle cucine degli stessi.
Essendo impossibile la risoluzione del problema in via amichevole, a causa della scarsa collaborazione dei gestori dei locali in questione, il condomino decideva di depositare una richiesta di accertamento presso l’ARPA, la quale, nelle successive settimane, effettuava le misurazioni del caso.
Accertato il superamento dei limiti delle emissioni sonore, veniva emessa ordinanza con la quale il Sindaco disponeva di predisporre ed attuare, entro 30 giorni, un piano di bonifica redatto da un tecnico competente in acustica ambientale.
Spirato il termine dei trenta giorni, senza che i gestori dei locali avessero attuato gli interventi prescritti loro con l’ordinanza, il Sindaco emetteva una seconda ordinanza nella quale si inibiva l’attività dei due ristoranti in orario notturno, ossia dalle 22.00 alle 6.00, fino a che non si fosse provveduto alla bonifica acustica.
L’intervento del T.A.R. si è avuto nel momento in cui il Sindaco, con una terza ordinanza, revocava il precedente provvedimento che inibiva ai ristoratori l’esercizio dell’attività in determinate ore. Il condomino ricorreva al T.A.R. poiché i problemi di inquinamento acustico non erano stati risolti. Nel giudizio si costituivano anche le altre parti.
Il Tribunale giudicava fondato e accoglieva il ricorso, nonostante le emissioni sonore riconducibili ai due locali superassero i limiti di legge di solamente 3dBA.
Nelle motivazioni della sentenza il Collegio giudicante si sofferma sui poteri del Sindaco in materia di emissioni sonore, giudicando legittimo il suo intervento “allorché il disagio provocato agli abitanti di una residenza raggiunge un grado di intollerabilità, oggettivamente accertato, tale da assurgere a una forma di vero e proprio inquinamento acustico con danno alla salute delle persone.” In tale ipotesi, continuano le motivazioni, “deve riconoscersi al Sindaco il potere di intervenire con i mezzi eccezionali che l'ordinamento pone a sua disposizione che lo facoltizza a modificare gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici per fronteggiare l'inquinamento acustico.”
Interessante è anche la potenziale pericolosità per la salute umana che in questa sentenza viene data all’inquinamento acustico.
Essendo stato accertato che, nel caso concreto, non era stato messo in atto nessun intervento volto a ridurre le emissioni sonore, che continuavano a risultare oltre i limiti di legge, il Collegio giudicante osserva che “appare sussistere un potenziale pericolo per la salute per parte ricorrente” e che “il "bene salute" deve costituire oggetto di tutela in via assolutamente primaria anche in applicazione di un ragionevole principio di precauzione”.
Di conseguenza l’ordinanza impugnata è stata giudicata illegittima e il ricorso è stato accolto.
Chirurgia estetica, obbligo di informazioni complete sui farmaci
L’obbligo di informare il paziente sui rischi dei farmaci si fa più stringente in caso di chirurgia estetica: infatti, il medico non potrà limitarsi a fare il nome del prodotto da somministrate ma dovrà elencarne tutti i possibili effetti perché si tratta “di trattamenti non necessari se non superflui”.
Lo ha deciso la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 32423 del 1 agosto 2008, ha respinto il ricorso di un camice bianco. In particolare, si legge in sentenza, “il consenso informato non può ovviamente esaurirsi nella comunicazione del nome del prodotto che verrà somministrato o di generiche informazioni ma deve investire – soprattutto nel caso di trattamenti che non sono diretti a contrastare una patologia ma a finalità esclusivamente estetiche che si esauriscono dunque in trattamenti non necessari se non superflui – gli eventuali effetti negativi della somministrazione in modo che sia consentito al paziente di valutare congruamente il rapporto costi-benefici del trattamento e di mettere comunque in conto l’esistenza e la gravità delle conseguenze ipotizzabili”.
“LA RISARCIBILITA’ DEL DANNO NON PATRIMONIALE CAUSATO DALL’ATTIVAZIONE DI UN SERVIZIO DI TELEFONIA NON RICHIESTO”
La sentenza del Giudice di Pace di Catanzaro, del 25 luglio 2007, appare davvero interessante, in quanto riconosce il risarcimento del danno esistenziale a un cliente di una società di telefonia, a seguito del forte stress subìto per l’attivazione di un servizio non richiesto.
Invero, al primo impatto la vicenda non colpisce per la sua peculiarità, visto il sempre maggior numero di casi in cui gli utenti delle compagnie telefoniche si vedono attivare servizi a pagamento non richiesti.
Infatti, il caso affrontato dal giudice calabrese, riguarda il cliente di una compagnia telefonica che si vedeva attivare un servizio di preselezione automatica da parte di un gestore diverso da quello con il quale aveva stipulato il contratto per l’attivazione dell’utenza telefonica, con conseguente addebito dei costi per l’utilizzo dello stesso, senza che detto servizio fosse mai stato richiesto, né, tanto meno, fosse stata fatta alcuna comunicazione da parte della società fornitrice, anche semplicemente a titolo di informativa.
La cosa interessante è che, non solo, l’utente si ritrovava ad utilizzare un servizio mai richiesto, ma detto servizio (e qui la cosa si fa ancor più complicata) era già stato chiesto e attivato da parte della compagnia telefonica con la quale era stato stipulato il contratto.
In pratica, la società convenuta, oltre ad attivare un servizio per il quale non era stata fatta nessuna domanda, sostituiva il servizio di preselezione già utilizzato dall’utente con il suo gestore con il più costoso e identico servizio di propria fornitura.
Il Giudice di Pace di Catanzaro con questa sentenza compie un passo davvero importante nei confronti dei soprusi - poiché di questo si deve parlare - subìti dai consumatori, perché accogliendo la domanda di risarcimento del danno non patrimoniale causato dal forte stress conseguente all’attivazione unilaterale di un servizio non voluto, ripaga l’utente delle frustrazioni subìte durante l’iter, complesso e infinito, per la disattivazione dello stesso e per il rimborso dei costi sostenuti e fornisce un precedente utile e, pertanto, un valido strumento per i consumatori, al fine di disincentivare le compagnie telefoniche ad approfittare della loro posizione contrattuale per imputare ai clienti costi per servizi non richiesti.
Nel caso di specie, il risarcimento del danno esistenziale in forza della violazione, da parte della compagnia telefonica, delle norme in materia di buona fede e correttezza che devono sussistere sia nella fase della trattativa che in quella di conclusione e di svolgimento di un rapporto contrattuale, è del tutto simbolico, tuttavia costituisce, come predetto, un piccolo passo per il consumatore, un grande passo per la giurisprudenza.
Sentenza del Giudice di Pace di Catanzaro, Sentenza del 25 luglio 2007, g.u. Lupinacci
La mancanza della firma del gestore dell'impianto di distribuzione sulla schede di carburante impedisce la detrazione dell'IVA relativa all'acquisto di carburante per autotrazione. La previsione (art. 3, D.P.R. n. 444/1997) dell'apposizione della firma sulla scheda da parte dell'esercente l'impianto di distribuzione - avendo una funzione, definita dallo stesso legislatore, di "convalida" del rifornimento - costituisce elemento essenziale, in mancanza del quale la scheda non può assolvere alla finalità prevista dalla legge.
(sentenza della Corte di Cassazione del 19.10.2007, n. 21941)
Chi versa in uno stato di grave indigenza non commette reato se occupa abusivamente una casa popolare. Opera, in questi casi, la scriminante dello stato di necessità.
Lo ha stabilito la seconda sezione penale della Corte di Cassazione con sentenza n.35580 del 26 settembre 2007.
Il mobbing non è reato ma un illecito civile. Infatti il lavoratore può soltanto chiedere il risarcimento del danno o, al massimo, denunciare il capo per maltrattamenti.
Lo ha stabilito la quinta sezione penale della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 33624 del 29 agosto 2007, ha respinto il ricorso della Procura di Santa Maria Capua Vetere, presentato contro la sentenza di non luogo a procedere emessa dal Gup nei confronti di un preside, denunciato da una professoressa per comportamenti mobbizzanti.
Assenza dal lavoro per malattia sempre da certificare
Chi manca per un solo giorno dal posto di lavoro deve portare il certificato medico se il datore glielo chiede. Ciò anche se la prassi aziendale non prevede nessun obbligo in questo senso. Altrimenti può essergli decurtata la paga.
Sentenza della corte di Cassazione n. 17898 del 22 agosto 2007.
APPALTI e COOPERATIVE EDILIZIE
Cooperative edilizie responsabili dei lavori appaltati .
Le cooperative edilizie sono responsabili dei lavori che hanno appaltato a una ditta di
costruzione se hanno partecipato alla realizzazione del progetto. Tale responsabilità
sussiste anche se manca il fine di lucro nell’assegnazione delle case ai soci.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 16202 del 23 luglio
2007, ha accolto il ricorso di un condominio.
Indennizzo diretto: pubblicato in Gazzetta il decreto D. P. R. 18 luglio 2006, n. 254 (G.U. n. 199 del 28-8-2006) Regolamento recante disciplina del risarcimento diretto dei danni derivanti dalla circolazione stradale, a norma dell'articolo 150 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 - Codice delle assicurazioni private.
Entra in vigore il 1 gennaio 2007.
Si applica ai sinistri verificatisi a partire d al 1° febbraio 2007.
Un dipendente che reagisce in maniera violenta in seguito alle continue provocazioni dei colleghi non va licenziato. Lo ha stabilito la sezione lavoro della Corte di Cassazione con la sentenza n.17956. Secondo la Corte la reazione era "conseguenza del rancore che era venuto accumulandosi a causa del continuo e irritante scherno".
Corte di Cassazione sez. Lavoro sentenza del 2.8.2006 n.17956
La Cassazione riconferma che il danno patrimoniale da uccisione di congiunto può essere liquidato secondo il criterio equitativo ex artt. 1226 e 2056 c.c.
"Il danno patrimoniale da uccisione di congiunto, quale tipico danno-conseguenza che si proietta nel futuro, privo (come il danno morale ed il danno biologico) del carattere della patrimonialità, ben può, in ragione nella natura di tale danno e nella funzione di riparazione assolta mediante la dazione di una somma di denaro nel caso non reintegratrice di una diminuzione patrimoniale bensì compensativa di un pregiudizio non economico (v. Cass., 31/05/2003, n. 8827), essere - come nel caso - liquidato secondo il criterio equitativo ex artt. 1226 e 2056 c.c. (v. Cass., Sez. Un., 24/03/2006, n. 6572), in considerazione dell'intensità del vincolo familiare, della situazione di convivenza e di ogni ulteriore utile circostanza, quali la consistenza più o meno ampia del nucleo familiare, le abitudini di vita, l'età della vittima e dei singoli superstiti, le esigenze di questi ultimi, rimaste definitivamente compromesse (v. Cass., 31/05/2003, n. 8828; Cass., 07/11/2003, n. 16716; Cass., 29/09/2004, n. 19564; Cass., 15/07/2005, n. 15022; Cass., 20/10/2005, n. 20324)."
Corte di Cassazione 3 sez. civile sent. 12 giugno 2006, n.13546
«Art. 224-bis. - (Obblighi del condannato). – 1. Nel pronunciare sentenza di condanna alla pena della reclusione per un delitto colposo commesso con violazione delle norme del presente codice, il giudice può disporre altresì la sanzione amministrativa accessoria del lavoro di pubblica utilità consistente nella prestazione di attività non retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato.
Il Dlgs 2.2.2006 n.40 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.38 del 15.2.2006) introduce una novità: le sentenze del giudice di pace in materia di contravvenzioni stradali o infrazioni amministrative sono appellabili in tribunale.
Dal 2 marzo 2006 non sarà più possibile ricorrere direttamente in cassazione contro le sentenze dei giudici di pace in materia di contravvenzioni stradali o infrazioni amministrative.
Modifiche al codice di procedura penale, in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento*
(Testo approvato definitivamente il 14 febbraio 2006)
1. L'articolo 593 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente:
«Art. 593. (Casi di appello). - 1. Salvo quanto previsto dagli articoli 443, comma 3, 448, comma 2, 579 e 680, il pubblico ministero e l'imputato possono appellare contro le sentenze di condanna.
3. Sono inappellabili le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola pena dell'ammenda».
1. All'articolo 443 del codice di procedura penale, al comma 1, le parole: «, quando l'appello tende ad ottenere una diversa formula» sono soppresse.
1. All'articolo 405 del codice di procedura penale, dopo il comma 1, è inserito il seguente:
«1-bis. Il pubblico ministero, al termine delle indagini, formula richiesta di
archiviazione quando la Corte di cassazione si è pronunciata in ordine alla insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ai sensi dell'articolo 273, e non sono stati acquisiti, successivamente, ulteriori elementi a carico della persona sottoposta alle indagini».
1. L'articolo 428 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente:
«Art. 428. - (Impugnazione della sentenza di non luogo a procedere). - 1. Contro la sentenza di non luogo a procedere possono proporre ricorso per cassazione:
3. Sull'impugnazione decide la Corte di cassazione in camera di consiglio con le forme previste dall'articolo 127».
1. All'articolo 533 del codice di procedura penale, il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. Il giudice pronuncia sentenza di condanna se l'imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio. Con la sentenza il giudice applica la pena e le eventuali misure di sicurezza».
1. Al comma 1 dell'articolo 576 del codice di procedura penale, sono apportate le seguenti modificazioni:
1. L'articolo 580 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente:
«Art. 580. - (Conversione del ricorso in appello). - 1. Quando contro la stessa sentenza sono proposti mezzi di impugnazione diversi, nel caso in cui sussista la connessione di cui all'articolo 12, il ricorso per cassazione si converte nell'appello».
1. Al comma 1 dell'articolo 606 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:
«d) mancata assunzione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta anche nel corso dell'istruzione dibattimentale limitatamente ai casi previsti dall'articolo 495, comma 2.»;
1. L'articolo 577 del codice di procedura penale è abrogato.
2. All'articolo 36, comma l, del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, le parole: «e contro le sentenze di proscioglimento per reati puniti con pena alternativa» sono soppresse.
2. L'appello proposto contro una sentenza di proscioglimento dall'imputato o dal pubblico ministero prima della entrata in vigore della presente legge viene dichiarato inammissibile con ordinanza non impugnabile.
5. Nei limiti delle modificazioni apportate dall'articolo 8 della presente legge possono essere presentati i motivi di cui all'articolo 585, comma 4, del codice di procedura penale entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
* Bozza provvisoria. Testo in attesa di essere pubblicato in Gazzetta
Approvato in via definitiva, dalla commissione Giustizia del Senato in sede deliberante, il disegno di legge riguardante "Modifiche al codice civile in materia di patto di famiglia".
Art. 768-ter. - (Forma). – A pena di nullità il contratto deve essere concluso per atto pubblico.
Art. 768-quater. - (Partecipazione). – Al contratto devono partecipare anche il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari ove in quel momento si aprisse la successione nel patrimonio dell’imprenditore.
Art. 768-septies. - (Scioglimento). – Il contratto può essere sciolto o modificato dalle medesime persone che hanno concluso il patto di famiglia nei modi seguenti:
Testo approvato (bozza provvisoria)
La fine delle clausole vessatorie
Le clausole favorevoli al contraente battono quelle vessatorie, nei contratti di assicurazione conclusi con la sottoscrizione di moduli o formulari prestampati.
Quando in un contratto compaiono clausole dubbie, la prima regola da applicare, secondo la sentenza n.19140/0205, è quella dell’interpretazione contro l’autore della clausola (articolo 1370, Codice civile):
La sentenza n.19140/2005 della Corte di Cassazione recita: ”In tema di contratti conclusi mediante moduli o formulari, la presenza nel modulo dell’approvazione specifica di una clausola vessatoria, regolarmente sottoscritta, e nel contempo di una clausola di richiamo dell’operatività di condizioni particolari, indicate nel libretto accluso alla polizza (contenente sia le condizioni denominate generali che quelle denominate particolari), fra le quali ultime vi sia una clausola derogatoria di esclusione dell’operatività della previsione della clausola vessatoria compresa fra le condizioni generali, determina una situazione di contrasto fra due clausole che dà luogo ad una questione interpretativa che non può essere risolta affermando che la volontà contrattuale effettiva delle parti è stata quella di volere l’operatività della clausola vessatoria e non quella derogatoria di esclusione della sua operatività, per il fatto che la sua specifica approvazione della prima evidenzia una maggiore attenzione del contraente debole dell’atto di prestare il consenso, atteso che siffatto criterio interpretativo non risponde ad alcuno dei principi dettati per l’interpretazione dei contratti.".
Sentenza della Corte Costituzionale sull'infrazione stradale (patente a punti), n. 27/2005
Per le nuove immatricolazioni non serve il notaio
Grazie all’entrata in vigore della legge sulla competitività e, secondo quanto afferma una circolare esplicativa dell’Aci, per i veicoli nuovi che rientrano nella procedura prevista dal cosiddetto sportello telematico dell’automobilista (Sta), la dichiarazione di vendita notarile sottoscritta dal venditore, può essere sostituita da una semplice domanda di registrazione senza necessità di autentica della firma. Alla certificazione notarile dovranno ricorrere per l'immatricolazione tutti gli altri veicoli che non sono gestiti con il sistema informatico Sta.
(Circolare Aci n 6501/P-DSD 16.05.2005).
Il 15.9.2005 entra in vigore il nuovo Codice per i diportisti
Giovedì 15 settembre 2005 è entrato in vigore il nuovo Codice del diporto (decreto legislativo 171, 18 luglio 2005). Messo a punto dalla direzione generale della Navigazione marittima e interna del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, il nuovo Codice unifica tutte le norme che si occupano del diporto nautico, garantendo per la materia di ordine tecnico e specialistico una flessibilità della normativa.
Tra le novità sono da ricordare la semplificazione dei procedimenti di pubblicità, di iscrizione e di rilascio delle targhe di prova e l’abolizione del certificato d’uso del motore.
Multe autovelox valide senza foto
Le multe per la violazione dei limiti di velocità sono valide anche nei casi in cui manchi la prova fotografica perché lo strumento elettronico che rileva la velocità non la produce.
È questo il principio posto dalla prima sezione civile della Corte di Cassazione con la sentenza n.16563 del 5.8.2005.
La sentenza ha annullato, con rinvio, una pronuncia del giudice di pace di Genova che aveva accolto l’opposizione avanzata da un automobilista contro il verbale di accertamento della violazione del limite di velocità privo, per inidoneità dell’autovelox utilizzato, del riscontro fotografico, giudicando nullo tale accertamento.
Per i giudici della Corte di Cassazione, invece, “le apparecchiature debitamente omologate costituiscono fonti di prova per l’accertamento dei limiti della velocità”.
I giudici della Corte di Cassazione ci ricordano anche che il verbale con cui viene rilevata l’inflazione fa fede fino a querela di falso; il che costituisce un privilegio dell’atto pubblico.