Source: http://giustizialiberta.blogspot.com/2009/06/una-legge-che-fa-paura-la-proposta-di.html
Timestamp: 2018-02-23 14:51:34+00:00
Document Index: 44368376

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 110', 'sentenza ', 'e contrario']

Giustizia e Libertà!: Una legge che fa paura: la proposta di legge Lazzati
Una legge che fa paura: la proposta di legge Lazzati
Sono passati 17 anni da quando per la prima volta è stato depositato in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare che permetterebbe di risolvere un paradosso giuridico che vieta ai sottoposti alla misura di prevenzione di sorveglianza speciale, perchè indiziati, appartenenti alla mafia o ad altre organizzazioni criminali, di esercitare il diritto di voto consentendogli tuttavia di svolgere propaganda elettorale.
E’ evidente come questo default di sistema favorisca i perversi interessi esistenti spesso accertati tra criminalità organizzata e uomini politici.
Dopo quasi un ventennio il disegno di legge ideato dal Centro Studi Lazzati di Lamezia (CZ) è arrivato in Commissione alla Camera per iniziare il suo iter. Il ddl ha come oggetto il divieto di propaganda elettorale alle persone appartenenti ad associazioni mafiose e sottoposte alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Il Centro Studi Regionale “Giuseppe Lazzati” è stato fondato da Romano De Grazia ex Magistrato della Suprema Corte di Cassazione e la presidente è Nero Provengano. Il ddl Lazzati è stato elaborato con la collaborazione dei prof. Luigi Fornari e Mario Alberto Ruffo, cattedra di Diritto Penale dell’Università “Magna Grecia” di Catanzaro.
Con la sentenza di condanna il Tribunale dichiara il candidato inelleggibile per un tempo non inferiore a cinque ani e non superiore a dieci e, se eletto, l’organo di appartenenza ne dichiara la decadenza.
IL Tribunale ordina, in ogni caso, la pubblicazione della sentenza di condanna ai sensi dell’art. 36 commi 2,3 e 4 c.p. ed in caso di inelleggibilità la trasmissione della sentenza, passata in giudicato, al Prefetto della provincia del luogo di residenza del candidato per l’esecuzione del provvedimento.
2) riguarda il fenomeno dell’inquinamento mafioso delle Istituzioni elettive (Comune, Provoncie, Regione e Parlamento) al momento della competizione elettorale, con effetti deastanti per le Istituzioni (significativi i datti pubblicatisull’Espresso di dicembre 2005 : n. 64 i Consigli comunali sciolti per condizionamento mafioso in Campania - Camorra; n. 53 in Calabria - Ndrangheta; n. 36 in Sicilia - Mafia; n. 5 in Puglia - Sacra Corona Unita; quel che è più grave che il fenomeno di stat estendend lungo la penisola, v. Nettuno, Ardea, Bardonecchia; ulteriore aggiornamento : Campania 72; Sicilia 46; Calabria 41; Puglia 7 (dati post da Legaautonomie));
Ulteriori precisazioni sul disegno di legge “Lazzati”
B) - consegue che il sorvegliato speciale può svolgere “direttamente” cioè personalmente o “indirettamente” a mezzo di terze persone tale attiività di propganda e queste rispondono del reato a titolo di concorso ex art. 110 c.p.
C) - oltre alla sanzone penale, per il candidato sono previste ineleggibilità e decadenza, provvedimenti adottati a seguito di sentenza di condanna passata ingiudicata (in caso di ineleggibilità dal Tribunale precedete; in caso di decadenza dall’organo parlamentare di appartenza del candidato eletto.
D) - Nel giudizio le regole sono quelle sancite dal codice di procedura penale ed è sempre la Pubblica Accusa che deve provare materialità storica del reato ed elemento psicologico, sicchè non vale assolutamente l’ipotesi, pretestuosamente prospettata, di chi, per danneggiare un candidato o un simbolo, faccia rinvenire nella disponibilità del sorvegliato speciale o di un suo collaboratore, materiale elettorale appartenente a detto candidato.
Il legislatore, con il D.P.R. n. 223 del 20 Marzo 1967 ha sancito, a seguito di accertamento di pericolosità, la sospensione (finchè dura la misura) dell’esercizio di diritto di voto e di candidarsi alla persona sottoposta a sorveglianza speciale, però consente alla stessa, nel contempo, pur se in stato di pericolosità, di raccogliere il consenso per persone che per suo conto gestiscano all’interno delle Istituzioni elettive il malaffare. Disciplina questa illogica e contraddittoria, tanto più se si riflette che al mafioso non interessa entrare di persona nella Istituzione, bensì ha interesse contrario e cioè di servirsi di suoi rappresentanti (meglio se formalmente incensurati), procurando loro il consenso e avvalendosi all’uopo delle ramificazioni nella zona dell’associazione cui appartiene. Con effetti, come si è detto, devastanti per L’Istituzione.
(da http://www.19luglio1992.com)