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Timestamp: 2020-07-05 11:24:55+00:00
Document Index: 153294162

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2697', 'art. 384', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 32']

Sentenza Cassazione Civile n. 20106 del 30/09/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20106 del 30/09/2011
Cassazione civile sez. lav., 30/09/2011, (ud. 22/09/2011, dep. 30/09/2011), n.20106
sul ricorso 24176/2007 proposto da:
CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata, e
difesa dall’avvocato SCARTABELLI Carlo, giusta delega in atti e
avverso la sentenza n. 1191/2006 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
depositata il 21/09/2006 R.G.N. 1513/04;
Con sentenza n. 497/2004 il Giudice del lavoro del Tribunale di Pistoia, in accoglimento della domanda proposta da B. C. nei confronti della s.p.a. Poste Italiane, dichiarava la nullità del termine apposto al contratto di lavoro intercorso tra le parti dal 8-2-2001, stipulato per esigenze “straordinarie” ex art. 25 del ccnl del 2001, con conseguente sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato da tale data, e condannava la società al pagamento della retribuzione dal 10-2-2004, oltre accessori.
La società proponeva appello avverso la detta sentenza chiedendone la riforma, con il rigetto della domanda di controparte.
La B. si costituiva resistendo al gravame e proponendo appello incidentale condizionato inteso alla declaratoria di nullità dei termini apposti ai contratti successivi.
La Corte d’Appello di Firenze, con sentenza depositata il 21-9-2006, confermava la pronuncia di primo grado.
Peraltro è evidente anche la estraneità ed inconferenza del motivo stesso rispetto al decisum della sentenza impugnata, incentrato sulla mancata prova, da parte del datore di lavoro, del rispetto della clausola di contingentamento, per la “insufficienza della documentazione offerta”, “giacchè essa indica solo a grandi linee la programmazione generale dei contratti”, “senza alcuna dimostrazione del concreto rispetto delle quote in sede nazionale e regionale”.
Con il terzo motivo, indicato nella rubrica come di omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo, ma in realtà riguardante la asserita violazione di una regola iuris riconduciate al l’art. 2697 cod. civ. (con conseguente assorbimento, comunque, del preteso vizio di motivazione – arg. art. 384 c.p.c.. u.c.) e attinente all’argomento della detrazione dell’aliunde perceptum dal danno da risarcire in conseguenza dell’accertata nullità del termine e della conversione del contratto a tempo indeterminato, la ricorrente lamenta, del tutto genericamente, che la Corte territoriale avrebbe errato nel ritenere irrilevante la relativa eccezione e censura la sentenza per non avere tenuto conto che l”aliunde perceptum… non può che essere genericamente dedotto dall’istante. Dovrebbe essere invece onere del lavoratore dimostrare di non essere stato occupato nei periodo in questione, per esempio a mezzo delle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi successivi alla scadenza del contratto a termine eventualmente dichiarato illegittimo e di altra eventuale documentazione (libretti di lavoro, buste paga)”.
Se si tiene conto del principio secondo cui il quesito di diritto deve essere formulato in maniera specifica e deve essere pertinente rispetto alla fattispecie cui si riferisce la censura (cfr., ad es., Cass. S.U. 5 gennaio 2007 n. 36 e 5 febbraio 2008 n. 2658) è evidente che il quesito come sopra formulato dalla società appare in buona parte estraneo alle argomentazioni sviluppate nel motivo e comunque del tutto astratto, senza alcun riferimento all’errore di diritto pretesamente commesso dai giudici nel caso concreto esaminato, per cui deve ritenersi inesistente con conseguente inammissibilità del motivo ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c. (in tal senso v. fra le altre Cass. 10-1-2011 n. 325).
Così risultato inammissibile il terzo motivo, riguardante le conseguenze economiche della nullità del termine, neppure potrebbe incidere in qualche modo nel presente giudizio lo ius superveniens, rappresentato dalla L. 4 novembre 2010, n. 183, art. 32, commi 5, 6 e 7, in vigore dal 24 novembre 2010 (invocato dalla società con la memoria).
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a pagare alla B. le spese, liquidate in Euro 40,00 oltre Euro 2.500,00 per onorari, oltre spese generali, I.V.A. e C.P.A..