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Timestamp: 2019-08-23 17:56:27+00:00
Document Index: 14229398

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 20', 'art. 1490', 'art. 1494', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 115', 'art. 103', 'art. 3', 'art. 121', 'art. 116', 'art. 1519', 'art. 1519']

Auto difettosa? Sostituzione e risarcimento danni | ProntoProfessionista.it
Con la sentenza 4 dei giorni 15/12/2017-2/1/2018, il Tribunale di Agrigento si è pronunciato su un’interessante vicenda, che risale al Settembre 2012, quando S.C. acquistava una Ford Kuga.
Poco meno di un mese dopo la consegna, l’auto cominciava a manifestare un grave vizio di fabbrica: in occasione delle prime forti piogge autunnali, si verificavano infiltrazioni d'acqua al suo interno, a causa di un difetto nei sigilli inferiori.
L'Officina Autorizzata Ford, intervenuta gratuitamente in applicazione della garanzia che copriva il veicolo appena acquistato, verificava che nelle saldature si era creata una "bolla".
L’autoveicolo subiva un vero e proprio allagamento in breve tempo, pertanto veniva ricoverato in officina una prima volta per venti giorni, durante i quali al proprietario veniva fornita una vettura sostitutiva, a cura e spese della Ford.
La macchina, dopo la riparazione, veniva riconsegnata al proprietario, ma dopo qualche mese si manifestavano anche puntini di ruggine su tutta la carrozzeria, molto evidenti perché la macchina, tra l’altro, era di colore bianco metallizzato.
Trattandosi di vizi di fabbrica incontestabili, la Ford offriva in riparazione, sempre gratuitamente, la totale riverniciatura del veicolo.
Ma il proprietario non accettava questa offerta, partendo dal presupposto in base al quale non era assolutamente certo che il veicolo potesse tornare, dopo la riverniciatura, nelle perfette condizioni in cui dovrebbe versare un veicolo nuovo, appena uscito dalla fabbrica.
Pertanto, S.C. chiedeva che gli venissero applicate le garanzie di legge, in base alle quali egli aveva diritto alla risoluzione del contratto o alla sostituzione del veicolo. Segnatamente, costui optava per la richiesta di sostituzione del veicolo, ma la Ford rifiutava la proposta, in aperto contrasto con le norme in vigore.
Indi, S.C. era costretto a citare in giudizio la Ford Italia e la Concessionaria provinciale che aveva venduto il veicolo, spinto a tale scelta anche dal fatto che altri clienti Ford, che lamentavano lo stesso problema alla propria macchina, avevano già fatto riverniciare la propria autovettura, ma pure in quei casi la ruggine era ricomparsa.
Pertanto, la tutela offerta bonariamente dalla Ford Italia era di fatto insufficiente e non idonea alla risoluzione definitiva del problema.
Nel decidere la controversia, il Giudice ha preliminarmente rigettato un’eccezione di incompetenza territoriale del Giudice adito, sollevata da Ford Italia, essendo incontestabile - tra l’altro - nel caso di specie l'esistenza di un contratto di garanzia, cd. "Ford Protect 5anni/120.000 km", attivato contestualmente al contratto di acquisto dell'autovettura per cui è causa, le cui obbligazioni dovevano essere eseguite nella medesima località di stipula.
Tale contratto di garanzia recava codice, timbro e firma della Concessionaria convenuta, con sede in Agrigento, ed era redatto su carta che recava a piè di pagina il "marchio" del Produttore straniero Ford e i dati identificativi della Ford Italia pure convenuta.
Tali allegazioni sono state sufficienti per confermare la competenza territoriale del Tribunale adìto, attenendo invece al merito - e più avanti verrà approfondita - la questione relativa all'individuazione del soggetto responsabile dell’inadempimento lamentato (Ford Italia o la Concessionaria di Agrigento?).
In applicazione, pertanto, dell'art. 20 c.p.c., l'organo giudiziario individuato dall'attore nel Tribunale di Agrigento è stato dichiarato territorialmente competente a conoscere della domanda spiegata nel giudizio.
Indi, il Giudice adito ha ritenuto di favorevole accoglimento quanto sostenuto dalla difesa attorea in ordine alla responsabilità che ricade sia in capo al Titolare tedesco del "marchio", che in capo al Fornitore italiano, che in capo al Venditore locale, tutti tenuti a garantire che la cosa venduta fosse immune da vizi che ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore.
Segnatamente, il Venditore finale risponde del vizio della cosa venduta laddove non dimostri di non averlo occultato intenzionalmente.
Invero, ai sensi dell’art. 1490 c.c., "il venditore e' tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all'uso a cui e' destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore. Il patto con cui si esclude o si limita la garanzia non ha effetto, se il venditore ha in mala fede taciuto al compratore i vizi della cosa".
E, inoltre, ai sensi dell’art. 1494 c.c., "in ogni caso il venditore e' tenuto verso il compratore al risarcimento del danno se non prova di avere ignorato senza colpa i vizi della cosa. Il venditore deve altresì risarcire al compratore i danni derivati dai vizi della cosa".
E, a tale ultimo proposito, è illuminante la sentenza della Corte di Cassazione-Sez. II Civile, N. 3042 del 16/02/2015, secondo cui, in caso di compravendita, grava sul venditore, chiamato dal compratore al risarcimento dei danni, l’onere di fornire la prova liberatoria di avere ignorato senza sua colpa i vizi della cosa venduta.
Nel caso che ci occupa, nessuna traccia di tale prova liberatoria è stata fornita e, pertanto, il Fornitore nazionale e la Concessionaria provinciale sono stati condannati in solido tra loro alla sostituzione del veicolo ed al risarcimento del danno, alla luce della sinergia vigente nel nostro ordinamento tra "Produttore"-"Fornitore"-"Venditore", in termini di riparto di responsabilità per vizi della cosa.
Invero, la lettera d) dell’art. 3 del D.Lgs. 206/2005, che richiama anche il I comma dell’art. 115 e la lettera d) del I comma dell’art. 103, definisce "produttore" il fabbricante, un suo intermediario (vale a dire un agente od un rappresentante), l’importatore, qualsiasi altra persona fisica o giuridica che si presenta come produttore identificando il bene con il proprio nome, marchio od altro segno distintivo, chi rimette a nuovo il prodotto, gli altri operatori della catena di commercializzazione nella misura in cui la loro attività possa incidere sulle caratteristiche di sicurezza dei prodotti.
Dall’art. 3-lettera d) del D.Lgs 206/2005 scaturisce anche tutta la ratio della disciplina in esame: al fine della protezione del consumatore, è necessario considerare responsabili tutti i partecipanti al processo produttivo.
In altre parole, la responsabilità è stata estesa, anche se il detentore del marchio di commercio gode del diritto di essere tenuto indenne dal Produttore ed ha diritto di rivalsa nei confronti di questo, ai sensi dell’art. 121-II comma.
Con la conseguenza che anche al Fornitore si estende la ratio della disciplina in esame, allo scopo di offrire una sempre maggiore garanzia di protezione dell’utente, permettendogli una più facile individuazione del soggetto contro il quale proporre l’azione di risarcimento (art. 116-I comma del D.Lgs. 306/2005).
Altresì, è pacifico nel nostro ordinamento che - in base al cd. "codice del consumo" (D.Lgs. 206/2005, recante anche modifiche al codice civile ed entrato in vigore il 23/10/2005) - allorquando la riparazione non possa garantire di apportare le modifiche necessarie e sufficienti a rendere un bene conforme a quello che il consumatore intendeva acquistare, o a ripristinarne la conformità originaria, all'acquirente spetta la sostituzione del bene, consistente - chiaramente - nel rimpiazzo del bene difettoso con un altro bene conforme al contratto ed immune da qualsivoglia vizio, difetto o difformità.
La tutela invocata nel giudizio in esame è alternativa alla risoluzione contrattuale, pur rimanendo identico un principio inviolabile: è obbligo del venditore trasferire un prodotto assolutamente immune da vizi e conforme alle aspettative dell'acquirente, in base a quanto disposto dagli artt. 1490 e 1519-bis e ss. c.c.
I vizi lamentati, oltre ad essere stati tempestivamente denunciati nel caso di specie, erano stati sin dall'inizio riconosciuti dal venditore, il quale aveva predisposto "un’attività diretta al conseguimento della piena funzionalità dell’oggetto della vendita" (v., ex pluribus, Cass. Civile N. 15758/2001) ed aveva prestato gratuitamente l’assistenza richiesta, che - tuttavia - non permetteva di eliminare in toto quei difetti che avevano provocato la totale assenza delle qualità e delle prestazioni abituali che il consumatore poteva ragionevolmente aspettarsi acquistando un’autovettura nuova, appena uscita dalla fabbrica (art. 1519-ter, lett. "a" e "c", c.c.).
E, segnatamente, ai sensi dell’art. 1519-quater c.c., "in caso di difetto di conformità il consumatore ha diritto al ripristino senza spese mediante riparazione o sostituzione", quindi, atteso che il primo tentativo di ripristinare lo status quo ante era risultato fallimentare e non esisteva nessuna certezza che - dopo la ri-verniciatura completa del veicolo - i difetti non si ripresentassero, la sostituzione della vettura di S.C. si è palesata come l’unico rimedio giudiziale in grado di eliminare i vizi di conformità manifestati dalla Kuga acquistata.
Durante l’indagine peritale disposta dal Giudice, tra l’altro, è stato accertato che la carrozzeria si presentava all’occhio nudo "incrostata" di piccolissimi punti color ruggine, insiti nel lucido della vernice e anche nelle parti in plastica (paraurti), non removibili, come "piccole schegge di smeriglio di ferro sparate sulla carrozzeria".
Anche nella relazione peritale redatta da un Tecnico di Fiducia della Ford prima dell’instaurazione del giudizio, offerta in copia al CTU, si leggeva - tra l’altro - quanto segue: "...gli elementi riscontrati risultano simili a piccole macchie create da particelle volanti e polveri sottili..." ed il manuale tecnico di riferimento, tra le cause di tale evento, riportava: "...Depositi di impianti a combustione a nafta e industrie causano soprattutto in caso di elevata umidità dell'aria e condizioni atmosferiche avverse danni alla vernice di rifinitura...".
Il CTU, pertanto, ha evidenziato che quel pulviscolo di metallo poteva provenire: "da ciminiere di fonderie, da stabilimenti destinati alla lavorazione del ferro o limatura di ferro proveniente dall'attrito con le rotaie, di tram e treni, che depositandosi in condizioni di elevata umidità, si ossidano corrodendo la superficie del film di verniciatura".
Da una ricerca svolta dal CTU su siti internet specializzati, costui ha appreso di un "fenomeno molto diffuso", con alta probabilità (vicina alla certezza) verificatosi anche nel caso in esame: l’auto di S.C. era stata importata dalla Germania nel 2011 e venduta a Settembre del 2012; "i lunghi stoccaggi delle auto nuove nei piazzali all'aperto (nei periodi di scarse vendite), favoriscono l'insorgere di questi problemi sulle carrozzerie specialmente poste vicine a fonti d’inquinamento. Altre cause o concause che abbiano potuto generare tale inconveniente potrebbe essere addebitabili ad errori durante la fase di verniciatura dell’automobile, come ad esempio l’inadeguato spessore del film protettivo, tempi di essicazione non rispettati, ecc. che abbiano favorito l’insorgere di tale fenomeno. Dalle indagini esperite e possibile che trattasi di piccole schegge di metallo conficcate sulla carrozzeria e non ruggine risalente dallo strato sottostante di lamiera [...]".
Rimaste inconfutabili ed incontestate le risultanze della CTU, in cui si è stato accertato, tra l’altro, a chiare lettere, che la ulteriore riverniciatura proposta dalla Ford non sarebbe stata risolutiva, perché il problema avrebbe potuto ripresentarsi, come si è ripresentato nei casi analoghi anzidetti. la Ford è stata condannata, oltre che alla sostituzione del veicolo, anche al risarcimento dei danni subiti da S.C. per i disagi "causati dalla ridotta efficienza del mezzo e dalla mancata disponibilità dell’autovettura" nel periodo in cui era in riparazione, con intuibili fastidi provocati anche dal fatto che il proprietario, nel corso degli oltre cinque anni trascorsi, aveva utilizzato con sempre minore serenità d’animo il veicolo, acquistato a suo tempo riponendo massima fiducia nell’ "Industria Automobilistica di rilevante e prestigioso marchio" quale è la Ford.