Source: http://www.scuola7.it/2017/43/
Timestamp: 2020-07-14 15:57:59+00:00
Document Index: 78021415

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 29', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 25', 'art. 20', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 1', 'in fine', 'art. 1']

Scuola7 - n. 43
Scuola7 22 maggio 2017, n. 43
22 maggio 2017, n. 43
Quante nuove assunzioni nel 2017/18? (A. Bottino)
Laboratori territoriali per l’occupabilità (LTO) (V. M. Monducci)
Concorso dirigenti scolastici: prima dell’estate il bando? (A. Prontera)
Ricostruzione di carriera: un software per amico (F. Rubino)
Parliamo diQuante nuove assunzioni?
Quante nuove assunzioni nel 2017/18?
Come si calcolano gli organici e il fabbisogno di insegnanti
Stabilire, o meglio prevedere, la quantità dei posti che risulteranno disponibili a valle della determinazione degli organici, è possibile ma non certamente semplice; infatti, disponendo dei dati relativi alle classi funzionanti nel corrente anno scolastico, oltre alla quantità di alunni che le frequentano, calcolando statisticamente il numero degli insuccessi scolastici in relazione alle classi funzionanti, e nella piena conoscenza delle anagrafi nazionali, distribuite per ciascun comune, nonché delle nuove iscrizioni, già definite nel mese di febbraio, che consente di calcolare il numero delle nuove prime classi, si ottiene il complessivo numero delle classi che funzioneranno nell’anno scolastico successivo.
Così sinteticamente espresso, potrebbe apparire che la determinazione degli organici sia la semplice sommatoria dei dati appena elencati; la formazione degli organici non rappresenta certamente un’impresa, ma sicuramente la loro corretta conclusione è la conseguenza di una lunga serie di operazioni e soprattutto di valutazioni, che si nutrono di considerazioni di tipo statistico e di esperienza. Una disamina puntuale ed esaustiva delle problematicità che sono alla base della determinazione degli organici meriterebbe un più ampio spazio, che nella presente occasione non può essere concesso.
Previsione dei posti per il reclutamento del personale docente
Recentemente il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha comunicato che, a seguito dell’incontro programmatico con il suo collega dell’Economia e Finanze, è stato stabilito che per il prossimo anno scolastico sono previsti 52.000 nuovi contratti a tempo indeterminato (recente versione della vecchia dizione ”immissioni in ruolo”). Il dato è stato possibile ricavarlo, sia pure arrotondato, perché sono stati utilizzati alcuni dati, parte dei quali sono già reali ed attuali, e parte appartengono alla previsione, che si avvale, come dicevamo, di esperienza e di proiezioni statistiche.
Stabilita la quantità di classi che si presume funzioneranno il prossimo anno scolastico, stabiliti i numeri dei posti e delle cattedre di organico complessivo, aggiungendo il numero dei posti dell’organico potenziato (ad eccezione della scuola dell’infanzia), si procede a sottrarre il numero dei titolari e si realizza la disponibilità.
Ulteriori dati circa le effettive disponibilità di posti
Ma l’Amministrazione, a parte le oggettive previsioni, a parte la quantità delle nuove iscrizioni, ha a disposizione anche altri importanti dati, con i quali si confrontano i numeri che derivano dalle operazioni di calcolo.
Per l’anno scolastico in corso le disponibilità dell’intero organico di diritto non sono state tutte destinate al nuovo reclutamento a tempo indeterminato, e inoltre non è stato utilizzato l’intero contingente di posti destinato, l’anno scorso, al nuovo reclutamento; ovviamente questi posti hanno dato origine ad incarichi a tempo determinato.
Quindi l’Amministrazione ha anche potuto contare sulla conoscenza reale che 16.000 posti circa non sono stati utilizzati per le immissioni in ruolo l’anno scorso, che 15.000 posti dell’organico di fatto quest’anno si trasformeranno in organico di diritto (e quindi utilizzabili per le nomine in ruolo), e che altri 21.000 posti si libereranno a seguito del collocamento a riposo, a decorrere dall’1.9.2017, di altrettanti docenti.
Dai calcoli appena accennati la sommatoria delle vacanze di posti porta appunto al numero di 52.000. Tuttavia questo numero non dà ancora la risposta alla domanda di chi vuole sapere se sarà nominato in ruolo, e non potrà darla fino a quando non saranno determinati gli organici, da una parte, e definiti i trasferimenti, dall’altra.
Le procedure per la definizione dei contingenti per il reclutamento
Il reclutamento a tempo indeterminato avviene sulla base di due procedure: quella del concorso ordinario, che è su base regionale, e quella della graduatoria ad esaurimento, che è su base provinciale.
Quindi bisognerà attendere che l’Amministrazione centrale, come ogni anno, distribuisca gli organici a livello regionale, tra l’altro proponendo anche la distribuzione fra i vari ordini e gradi di scuola, ivi compresi i posti di sostegno; dopo bisognerà attendere che si realizzino gli organici per ciascuna regione, a livello di ciascuna provincia e per ciascun ordine e grado di scuola; finalmente saranno resi noti i posti disponibili al netto dei titolari e dei collocandi a riposo. Al termine di questa prima e significativa fase, gli interessati al nuovo reclutamento potranno essere certi che la quota parte della disponibilità, pari al 60%, sarà destinata al nuovo reclutamento, distribuita al 50% per ciascuna delle due procedure concorsuali. Infatti il restante 40% (che fa parte, si badi, dei 52.000 posti) è destinato ai passaggi di cattedra e di ruolo (per il 10%) ed ai trasferimenti interprovinciali (per il 30%).
Variabili che influiscono sulle dinamiche delle nomine
Con ogni evidenza, quindi, i passaggi di cattedra e di ruolo, pur occupando posti, liberano altrettanti posti, ma in altri ordini di scuola e, quindi, il numero delle immissioni in ruolo non si modifica (ma si trasforma la tipologia dei posti), mentre l’altro 30%, quello destinato ai trasferimenti interprovinciali, con altrettanta evidenza, non sottrae posti al contingente dei 52.000, ma va a sottrarre posti dal contingente provinciale di arrivo, mentre il posto che si libera in uscita non aggiunge posti al contingente dei 52.000, ma va a sommarsi al contingente della provincia di uscita.
In conclusione il contingente dei 52.000 posti avrà una prima destinazione differenziata per ordine di scuola e per classe di concorso (ma solo per il 60%) solo al termine della determinazione degli organici, e l’eventuale successivo incremento (10% per i passaggi e 30% dei trasferimenti interprovinciali) sarà reso noto a valle dei trasferimenti di ciascun ordine o grado di scuola.
Laboratori territoriali per l’occupabilità (LTO)
Cosa sono e perché nascono i laboratori territoriali (LTO)?
D.M. 657 del 4 settembre 2015: in attuazione della Legge 107/2015 il MIUR stanzia, nel quadro generale del Piano Nazionale Scuola Digitale, 45 milioni per creare negli Istituti scolastici di secondo grado laboratori e “spazi dall'alto profilo innovativo a disposizione di più scuole del territorio, dove sviluppare pratiche didattiche avanzate in sinergia con le politiche locali per il lavoro e le imprese”.
Si tratta di una novità assoluta: spazi altamente tecnologici, che si avvalgono di partenariati tra scuole e attori del territorio (Enti, Associazioni, Aziende e Imprese), dove gli istituti potranno sperimentare e fare innovazione per sostenere i percorsi di alternanza, offrire agli studenti opportunità formative contro la dispersione, coinvolgere i “Neet”, giovani che non studiano e non lavorano, fornire formazione al territorio in cui sono inseriti.
L'obiettivo è sviluppare competenze e avvicinarsi all'innovazione attraverso la pratica, per migliorare l’occupabilità.
La realizzazione degli LTO, infatti, ha come finalità primarie “l’orientamento della didattica e della formazione ai settori strategici del made in Italy, in base alla vocazione produttiva, culturale e sociale di ciascun territorio, la fruibilità di servizi propedeutici al collocamento al lavoro o alla riqualificazione di giovani non occupati; l’apertura della scuola al territorio e possibilità di utilizzo degli spazi anche al di fuori dell’orario scolastico”.
Risorse disponibili e scuole ammesse ai progetti
La realizzazione dei laboratori è finanziata, ai sensi dell'articolo 1, commi da 56 a 62, della legge 13 luglio 2015, n. 107, con un massimale, per ogni progetto, di dimensioni mai viste prima nella scuola: il finanziamento ministeriale può raggiungere i 750.000 €, ai quali ogni progetto può aggiungere risorse provenienti da partner territoriali con forme diverse di co-finanziamento.
Le spese ammissibili nell'ambito della realizzazione del progetto sono relative ad acquisti di beni e attrezzature per i laboratori, a spese generali e tecniche e arredi, ad eventuali lavori edilizi che si rendessero necessari per adeguare gli spazi.
La progettazione ha preso il via nell’ottobre 2015; a giugno dell’anno successivo sono stati pubblicati gli esiti, e rese note le prime 58 scuole che hanno avuto accesso ai finanziamenti.
Nei mesi successivi, a fronte di economie realizzate e di ulteriori stanziamenti, sono stati ammessi al finanziamento ulteriori 14 Istituti che avevano ottenuto un punteggio significativo dalla commissione chiamata ad analizzare i progetti.
Ad oggi, quindi, sono 72 le reti di scuole italiane che sono chiamate a realizzare, nell’arco di un triennio, spazi, idee, progetti di elevata qualità ed innovazione, in sinergia con il mondo produttivo del territorio.
Una start-up per stimolare l’occupazione dei giovani
Come previsto dal bando, gli istituti scolastici hanno fatto sistema, riunendosi in reti più o meno articolate, da un minimo di 3 scuole fino a raggiungere dimensioni di una decina e oltre di realtà scolastiche coinvolte.
Ogni rete ha coinvolto gli Enti locali e ha chiamato a raccolta le Università, le Associazioni, le Imprese: sono diventate luoghi di incontro, di sperimentazione tra vecchie e nuove professioni, e di pratica dell’innovazione tecnologica, sociale e individuale, per stimolare la crescita professionale, le competenze e l’autoimprenditorialità, anche al di fuori dell’orario scolastico.
Uno degli obiettivi dei laboratori è, infatti, il mantenimento a distanza; una volta realizzate strutture e spazi adeguati, i laboratori dovranno costruire le condizioni per proseguire nel tempo le loro attività, fornendo servizi al territorio sia attraverso l’erogazione di formazione a profili professionali extra-scolastici, sia realizzando prodotti e strumenti da mettere a disposizione del tessuto produttivo locale: una sorta di start-up di impresa che, avvalendosi delle dotazioni acquisite, sia in grado di fare innovazione.
Ogni rete sta quindi sviluppando percorsi in stretto collegamento con le filiere produttive del territorio di appartenenza: accanto a percorsi di carattere turistico, navale, delle costruzioni, molto alta la presenza della filiera agro-alimentare e quella meccanica-meccatronica, con ampia connessione, quest’ultima, con il tema dell’Industria 4.0 che si sta affermando in ambito imprenditoriale.
Formare professionalità per l’industria 4.0
Scendendo un po’ nel concreto, proprio nell’ambito meccanico-meccatronico e del settore manifatturiero e del packaging, occorre prima di tutto sottolineare che non si può garantire un futuro professionale di qualità agli studenti se la formazione non si allinea verso l’Industria 4.0.
Serve quindi una Scuola 4.0 capace di dialogare con il mondo dell’impresa, e di rimanere aggiornata e al passo con i tempi, affinché gli studenti possano guardare al futuro con fiducia e le aziende del territorio continuino a produrre ricchezza, sviluppo tecnologico ed occupazione.
Il raccordo della scuola con il mondo del lavoro richiede competenze sempre più aggiornate, che si tratti di periti od operatori meccanici, periti agrari capaci di utilizzare metodologie innovative nel settore agricolo e agroindustriale, geometri che debbono affrontare la sfida della bioedilizia, della domotica e dell’efficientamento energetico, studenti liceali che necessitano di approfondire gli elementi base della fisica, dell’energia, della finanza, per la prosecuzione degli studi universitari.
Di contro, la dinamica economica è ampiamente condizionata dall’innovazione: lo sviluppo e la competitività di tutti i settori, dall’industria dell’automazione all’agroindustria, dall’energia verde al mondo dei servizi, sono strettamente collegati alla capacità di saper sfruttare coding, big data, open data, Internet of Things, machine-to-machine e cloud computing, tecnologie di fabbricazione additiva e commercio digitale, tecnologie innovative che sono e saranno sempre più dominanti, e che debbono essere guidate da operatori che, conoscendo le metodiche più aggiornate, sappiano aumentare la produttività mediante l’innovazione, trovare soluzioni e risolvere problemi complessi in maniera flessibile e proattiva.
La manifattura additiva, la stampa 3D, l’automazione, la robotica, le comunicazioni, le interazioni machine-to-machine e le nuove tecnologie per immagazzinare e utilizzare l’energia in modo mirato: sono ambiti che nei Laboratori territoriali hanno trovato grande spazio di azione, per sviluppare quelle competenze che, unite alle soft skill di base, rispondono proprio alle esigenze delle aziende interpellate e coinvolte nel progetto.
La via italiana alla competitività
Da non dimenticare che il MISE (Ministero per lo sviluppo economico) ha annunciato, in un documento del novembre 2015 intitolato “Industry 4.0, la via italiana per la competitività del manifatturiero”, ovvero “Come fare della trasformazione digitale dell’industria una opportunità per la crescita e l’occupazione”, la propria strategia d'azione, tracciando otto aree di intervento per promuovere lo sviluppo della quarta rivoluzione industriale:
I laboratori per una scuola 4.0
Alcuni di questi obiettivi sono praticabili solo se le scuole secondarie diventano a loro volta scuole che adottano tecnologie innovative, curricoli orientati al mondo del lavoro, flessibili e aggiornati, e strumentazioni adeguate. Scuola 4.0 significa imparare facendo, e quindi aprire la strada all’implementazione di percorsi che consentano di abbinare la teoria e la pianificazione, svolta in ambito curricolare, con la sperimentazione concreta in spazi laboratoriali efficienti, allo scopo di trasferire abilità e competenze in ambito lavorativo nei percorsi di alternanza scuola-lavoro, stage, tirocini formativi e apprendistato.
L’obiettivo dei progetti che stanno alla base dei LTO, pertanto, è quello di perseguire la formazione di base necessaria al raggiungimento delle competenze sempre più evolute, aggiornate e sofisticate che il mondo del lavoro richiede, mediante strutture (e macchine) rinnovate, al passo con i tempi: lo spazio laboratorio diviene, in tal modo, un vero e proprio training center per preparare le professionalità di domani.
La quantificazione e la ripartizione, tra le Regioni, delle dotazioni di diritto dei diversi ordini e gradi di istruzione è stata effettuata tenendo conto del numero degli alunni risultanti dall'organico di fatto dell'anno scolastico 2016/2017, dell'entità della popolazione scolastica riferita al prossimo anno scolastico rilevata dall'anagrafe degli alunni, dell'andamento delle serie storiche della scolarità degli ultimi anni.
Per quanto riguarda l’organico del potenziamento, i Direttori degli Uffici scolastici regionali avranno cura di vagliare le richieste delle istituzioni scolastiche autonome tenendo conto che l'individuazione delle discipline di insegnamento e delle relative classi di concorso a suo tempo effettuata in vista delle immissioni in ruolo dell'ultima fase del piano straordinario di assunzioni previsto dalla legge 107/15, pur rimanendo un punto di riferimento per la definizione del futuro fabbisogno del potenziamento delle istituzioni scolastiche, rappresenta comunque un dato di cui tener conto a livello regionale per evitare situazioni di eccessivo squilibrio nelle disponibilità totali del potenziamento. Tale processo non deve in alcun modo creare situazioni di esubero. Per questa ragione è operabile una ridistribuzione dell’organico, che verrà gestita direttamente dagli uffici scolastici regionali tramite le proprie diramazioni territoriali, tra le diverse istituzioni scolastiche autonome, ai soli fini di rendere il più possibile omogena la distribuzione dei posti tra le diverse classi di concorso.
La nota 16 maggio 2017 prot. n. 21524, dopo aver riepilogato la normativa di riferimento, fornisce indicazioni in merito all’assegnazione degli incarichi dirigenziali nell’ordine previsto:
Per l’a.s. 2017/2018 la domanda per la richiesta di mobilità deve essere presentata entro il 16 giugno all’Ufficio Scolastico Regionale di appartenenza. Analogamente entro la medesima data, esclusivamente per il tramite dell’Ufficio Scolastico Regionale di appartenenza, devono essere presentate le domande di mobilità interregionale. Lo stesso termine dovrà essere osservato dai dirigenti scolastici in posizione di stato che potrebbero rientrare dal collocamento fuori ruolo, comando, utilizzazione, incarico sindacale o rientro dall’estero.
Entro il 3 luglio gli Uffici Scolastici Regionali di appartenenza provvederanno a inviare tutte le domande agli Uffici Scolastici Regionali di destinazione. Questi ultimi adotteranno i provvedimenti di competenza entro il 15 luglio, dandone immediata comunicazione agli Uffici Scolastici Regionali di provenienza e al Miur ­ Direzione Generale del Personale scolastico - Ufficio II.
Concorso dirigenti scolastici: prima dell’estate il bando?
Docenti e scuole in reggenza aspettano Godot e pare proprio che “oggi non verrà, ma verrà domani”.
Non si tratta di una parodia della celebre opera teatrale di Samuel Beckett, ma di un dramma dell’attesa con continui annunci, rinvii, colpi di scena e smentite che tengono con il fiato sospeso decine di migliaia di docenti che attendono “laboriosamente” l’uscita del tanto agognato bando per il concorso per dirigente scolastico, più volte annunciato ma in questi anni ampiamente disatteso.
Ma vediamo i vari atti della stesura di un canovaccio in progress e a più mani, il cui finale ancora non vede la luce.
Il preludio: la legge 128/2013 (concorso annuale?)
Durante il primo atto, scritto dal governo Letta, con la regia del ministro del MIUR Carrozza, viene emanato il D.L. 104 del 12 settembre 2013 (convertito con modifiche nella Legge 128 dell’8 novembre 2013), il cui art. 17 rappresenta una pietra miliare per quanto riguarda le modalità di accesso alla dirigenza scolastica, la famosa e per tanti ambita area V.
Il citato articolo del decreto Letta-Carrozza stabilisce, modificando l’art. 29 del d.lgs. 165/2001 (c.d. decreto sul pubblico impiego, il cui nuovo testo è stato approvato in via definitiva in Consiglio dei ministri la scorsa settimana ed è in attesa di pubblicazione), che “il reclutamento dei dirigenti scolastici si realizza mediante corso-concorso selettivo di formazione bandito dalla Scuola nazionale dell'amministrazione” e, novità rispetto al passato bando, che “il corso-concorso viene bandito annualmente per tutti i posti vacanti”.
Lo stesso provvedimento Letta-Carrozza stabiliva che il corso-concorso selettivo di formazione per il reclutamento dei dirigenti scolastici doveva essere adottato entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge 104/2013, ovvero entro l’8 marzo 2014.
Prima proroga nell’emanazione del bando (2014)
Fine del primo atto: alla legge dello Stato (la citata 128/2013) non viene, però, data attuazione. Nel frattempo a palazzo Chigi cambiano regista e attori: Letta verrà disarcionato da Renzi e al ministero di viale Trastevere salirà la ministra Giannini.
Il nuovo ministro con le modifiche apportate dalla legge di conversione al c.d. decreto salva dirigenti (D.L. n. 58 del 7 aprile 2014), la Legge n. 87 del 5 giugno 2014, con l’art. 1, c. 2-ter interviene sui tempi di emanazione del bando, fissando al 31 dicembre 2014 la data entro la quale bandire la prima tornata del corso-concorso nazionale per il reclutamento dei dirigenti scolastici[1].
Il conteggio del servizio pre-ruolo
Intanto, a settembre 2014, arriva una storica sentenza su un ricorso presentato da alcuni candidati della tornata concorsuale del 2011 che non avevano maturato i cinque anni di ruolo per la partecipazione al concorso per Dirigenti Scolastici.
La sentenza n. 9729/14 sul ricorso n. 9261/11 evidenzia l’illegittimità della disposizione bandizia che escludeva dalla partecipazione alla prova preselettiva del concorso 2011 coloro che non avevano maturato cinque anni dopo l’immissione in ruolo. Il TAR del Lazio accoglieva il ricorso, dando piena adesione alle conclusioni cui era pervenuta la Corte di Giustizia europea, che con sentenza pubblicata in data 8/9/2011 aveva “inequivocabilmente sancito il principio secondo il quale il servizio pre-ruolo deve essere valutato come quello di ruolo e che tale principio è direttamente applicabile negli ordinamenti nazionali”.
A mettere fine a questo contenzioso è la sentenza n. 4724 del 2014, attraverso la quale il Consiglio di Stato rigetta l’appello del Miur, e dodici docenti neo-immessi in ruolo con anni di precariato alle spalle ottengono la nomina a dirigente, grazie alla disapplicazione della legge italiana in contrasto con la direttiva comunitaria.
Corsi di preparazione: falsa partenza…
A questo punto si è assistito ad un vero e proprio battage da parte di Enti, università private online e svariate associazioni (spesso sorte per l’occasione), per offrire simulatori random della prova selettiva, corsi di preparazione (di qualità assai diversa) ed anche master accademici di II livello. In base al precedente concorso per DS i Master avrebbero usufruito di un riconoscimento di 3,5 punti, mentre ora, in base all’ultima bozza di regolamento, ne verrebbero attribuiti 3 (con ulteriore proposta del CSPI di ridurli a 2 punti fino un massimo di due master).
E nell’attesa dell’imminente uscita del bando non rimaneva che scegliere una delle tante proposte formative da parte di enti di formazione, associazioni professionali e sindacali, cercando di evitare corsi “low cost” o “last minute”, magari con materiali di studio e proposte risalenti alla precedente tornata concorsuale del 2011. In questi casi è di tutta convenienza scegliere tra agenzie accreditate, enti di comprovata esperienza, case editrici con affidabilità nel settore specifico.
Ma nonostante questo dispiegamento di forze ed energie il concorso tarda a vedere la luce, e anche le più recenti pubblicazioni con estensioni e integrazioni online rischiano di diventare ben presto anacronistiche. Sarebbe poi utile affrontare il tema dei materiali bibliografici più utili per la preparazione al concorso, ma di questo aspetto parleremo in un’altra occasione.
Seconda proroga del bando (milleproroghe 2015)
Proseguiamo invece la nostra “narrazione”. Arriva il Natale 2014, ma sotto l’albero non v’è traccia del concorso per dirigenti scolastici.
Il 29 dicembre 2014, due giorni prima della scadenza prevista per l’emanazione del bando, durante l’informativa ai sindacati, il MIUR illustra la bozza del nuovo schema di Regolamento, sulla base della quale la Scuola Nazionale dell’Amministrazione dovrà emanare il bando.
Tra le novità viene previsto il servizio pre-ruolo e la riduzione del valore dei titoli: si passerebbe dai 30 punti (su 120) del precedente regolamento (concorso 2011) a soli 20 punti per i titoli su un totale di 320 punti complessivi.
Confermata, inoltre, la già annunciata proroga del termine previsto per dicembre 2014. Il c.d. decreto milleproroghe, il D.L. n. 192 del 30 dicembre 2014, rinvia al 31 marzo 2015 la data entro la quale emanare il decreto per “la prima tornata del corso-concorso nazionale per il reclutamento dei dirigenti scolastici”.[2]
Il governo rassicura: nel giro di poche settimane sarà pubblicato il DPCM; occorrono i tempi tecnici, dicono, per l’approvazione del decreto che deve essere inviato prima al Consiglio di Stato per il parere e successivamente sottoposto al Consiglio dei Ministri e inviato alla Corte dei Conti per la registrazione.
Da quel momento cala il silenzio sul concorso e per un anno si susseguono solamente indiscrezioni, annunci, frenate e smentite. Una di queste voci che rimbalza sulla rete è la possibile eliminazione delle domande di inglese e informatica dal test preselettivo, e l’eliminazione della batteria di test sulla quale prepararsi. Ovviamente si tratta sempre di indiscrezioni che non trovano conferme.
Arriva marzo 2015, il governo è impegnato nella discussione del testo normativo sulla Buona scuola e la tanto attesa fumata bianca non arriva, anzi l’approvazione del decreto slitta ‘sine die’.
Arriva il colpo di scena: dalla SNA si torna al MIUR (... ed arriva la terza proroga)
Intanto la carenza di Dirigenti scolastici in Italia rischia di diventare strutturale, e nonostante i piani di dimensionamento le scuole senza direzione date in reggenza superano il 20% (oltre 1.500 scuole), mentre in altre parti d’Europa, come in Finlandia, si ha un dirigente scolastico ogni 350-400 alunni, e se gli studenti sono eccedenti la scuola ha due dirigenti[3]. Ovviamente è una questione di scelta, anche se diametralmente opposta rispetto alle politiche scolastiche del nord Europa.
Così, dopo un anno di assoluto silenzio, il governo torna sull’argomento con la legge di stabilità 2016: i commi 217 e 218 modificano parte dell’art. 17 del D.L. 104/2013. Ed ecco che arriva il colpo di scena: la gestione del concorso per DS passa nuovamente al MIUR; non sarà più la Scuola Nazionale dell’Amministrazione a gestire bando ed operazioni concorsuali. Siamo, dunque, al terzo rinvio.
Non viene fissata, però, la data entro la quale emanare decreto e regolamento.
Cambio di ministra: il mosaico si ri-compone
Con il governo Gentiloni, in carica dal 12 dicembre 2016, alla guida di viale Trastevere sarà nominata la ministra Valeria Fedeli, che in più di qualche occasione annuncia l’avvio “prossimo e imminente” della selezione per il corso-concorso per i dirigenti scolastici, dichiarando poco più di un mese fa l’emanazione del bando entro l’estate[4].
E proprio in questi giorni è stato pubblicato sulla rete il nuovo “Schema di decreto del MIUR recante regolamento per la definizione delle modalità di svolgimento delle procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli della dirigenza scolastica” e il richiesto parere da parte del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) nella seduta del 10 maggio 2017.
I punti essenziali e le novità rispetto al precedente schema di regolamento
Rispetto al precedente schema di regolamento[5], trasmesso al CSPI per il parere il 14 giugno 2016, il nuovo Regolamento, anche se ripropone la stessa architettura, presenta, però, alcune novità.
Confermata la procedura concorsuale nazionale, organizzata su base regionale e l’articolazione del corso-concorso in tre fasi:
a) eventuale prova preselettiva (in caso il numero dei candidati sia complessivamente superiore a tre volte quello dei posti disponibili a livello nazionale);
A differenza del precedente schema di regolamento, per quanto riguarda la prova preselettiva si passa da 50 a 100 quesiti a risposta multipla da estrarre da una banca dati, e resi noti tramite pubblicazione sul sito del Ministero almeno 20 giorni prima dell’avvio della prova. Il punteggio è sempre espresso in centesimi, ma ora ogni risposta esatta varrà un punto anziché due, sempre zero punti per ciascuna risposta non data e 0,30 punti in meno per ciascuna risposta errata. Il punteggio della prova preselettiva, da svolgersi mediante l’ausilio di sistemi informatizzati, è restituito al termine della stessa.
Forti perplessità nel parere del CSPI vengono espresse sulla banca dati degli item, in quanto non solo in passato ha determinato una serie di lunghi contenziosi, ma anche perché una simile procedura “enfatizza la capacità di memorizzazione e la velocità nelle risposte dei candidati a scapito della preparazione complessiva”.
Non si fa cenno, invece, sia nel presente schema di decreto che nel precedente, a una norma introdotta nel 2014 riguardante i soggetti con invalidità. In base al c.d. decreto semplificazioni (D.L. 90/2014 convertito in legge 114/2014, art. 25)[6], che ha modificato l'art. 20 della legge 104/1992 (aggiungendo il comma 2-bis), è disposto che una persona con invalidità uguale o superiore all'80% non è tenuta a sostenere la prova preselettiva eventualmente prevista nel concorso pubblico.
Il “peso” della lingua straniera
Altra novità riguarda la prova scritta: si passa dalle cinque domande a risposta aperta, delle quali una formulata e svolta in lingua straniera, a cinque quesiti a risposta aperta oltre a due quesiti in lingua straniera. Ciascuno dei due quesiti in lingua straniera è a sua volta articolato in cinque domande a risposta chiusa, volte a verificare la comprensione di un testo nella lingua prescelta dal candidato tra inglese, francese, tedesco e spagnolo (livello B2 del CEFR).
Più peso viene ora dato alla valutazione della lingua straniera: si passa infatti da 84 a 80 punti per i quesiti della prova scritta non espressi in lingua straniera, mentre per la lingua straniera si passa da 16 a 20 punti.
I “contenuti” del concorso
Ulteriore elemento di novità riguarda le materie dei cinque quesiti a risposta aperta (computer based). Si passa da otto a nove lettere del c. 2 dell’art. 10, con l’introduzione di una nuova tematica proposta dal CSPI alla precedente bozza di regolamento: “processi di programmazione, gestione e valutazione delle istituzioni scolastiche, con particolare riferimento alla predisposizione e gestione del PTOF, all’elaborazione del RAV e del PdM, nel quadro dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e in rapporto alle esigenze formative del territorio”.
“Particolare attenzione” si dovrà prestare, inoltre “ai processi di riforma in atto”, così come già suggerito dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione.
La prova orale, invece, consiste in un colloquio volto ad accertare la preparazione professionale del candidato e la capacità di risolvere un caso riguardante la funzione del dirigente scolastico (nel precedente concorso del 2011 la soluzione di caso faceva parte del secondo scritto).
Punteggio minimo e massimo prove
Novità rispetto al concorso 2011, in cui la prova preselettiva si intendeva superata con il punteggio minimo di 80/100: ora non vi è più un punteggio minimo da conseguire per superare la prova, in quanto alla prova scritta è ammesso un numero di candidati pari a tre volte quello dei posti disponibili per il corso di formazione dirigenziale e tutti i candidati che abbiano conseguito nella prova preselettiva un punteggio pari a quello del candidato collocato nell’ultima posizione utile [gli ex aequo].
A ciascuno dei cinque quesiti della prova scritta non espressi in lingua straniera punteggio massimo: 16 punti [16 x 5 = 80 punti]
A ciascuno dei quesiti in lingua straniera punteggio massimo: 10 punti, 2 punti per ciascuna risposta corretta [2 x 10 = 20 punti]
Colloquio sulle materie d’esame: 82 punti [in precedenza 84 punti]
Accertamento conoscenza informatica: 6 punti [4 in precedenza]
Accertamento conoscenza lingua straniera: 12 punti [resta invariato]
Tra titoli culturali (A) e titoli di servizio e professionali (B)
Il corso di formazione dirigenziale e tirocinio
I candidati che superano le prove scritta e orale sono inseriti nella graduatoria generale nazionale per merito e titoli (entro il numero di posti disponibili) per l’accesso al corso di formazione dirigenziale e tirocinio, “finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali e culturali possedute dai candidati, in relazione alle funzioni proprie del DS, con particolare riguardo alle modalità di direzione della scuola alla luce delle innovazioni previste dalla legge 107/2015, ai processi, all’innovazione e agli strumenti della didattica, all’organizzazione e alla gestione delle risorse umane e ai legami con il contesto e il territorio”.
Il corso di formazione dirigenziale, composto da quattro moduli formativi, può essere organizzato a livello regionale, e comprende due mesi di formazione generale e quattro mesi di tirocinio integrati da momenti di formazione erogabili anche a distanza. Durante il corso di formazione dirigenziale e tirocinio i partecipanti beneficiano del semiesonero dal servizio, proposta del CPSI accolta già nella precedente versione dello schema di regolamento.
Il tirocinio è svolto presso istituzioni scolastiche che abbiano presentato candidature, e appositamente individuate dagli UU.SS.RR. prima dell’inizio del corso di formazione e tirocinio, e può “anche” essere effettuato nelle scuole in reggenza al dirigente tutor. Un “anche” che non trova d’accordo il CSPI, che nel suo parere “propone di eliminare la possibilità che il tirocinio venga svolto nella scuola di reggenza del DS tutor perché il dirigente tirocinante si troverebbe di fatto a far fronte da solo alle criticità presenti nelle scuole prive di titolare, mentre il periodo di tirocinio dovrebbe essere caratterizzato da un’attività di affiancamento e osservazione del DS tutor nello svolgimento del suo lavoro ordinario”. Un passettino in avanti rispetto al precedente schema di regolamento dove era previsto che “il tirocinio sia svolto prioritariamente presso le scuole affidate in reggenza”.
Superata quest’ultima fatica, gli aspiranti dirigenti scolastici dovranno presentare alla commissione una relazione scritta sulle attività svolte durante il tirocinio, e solo dopo aver superato il colloquio sono inseriti nella relativa graduatoria generale di merito conclusiva, che ha validità sino all’approvazione della graduatoria successiva.
Un inseguimento senza fine?
Intanto ai docenti-aspiranti non resta che prepararsi per la “grande occasione della vita” e mettere in atto quella “legge della prontezza” che ci ha lasciato lo psicologo statunitense Thorndike: come dei predatori conviene continuare a inseguire la preda che a quanto pare è sempre più vicina, per saltarle addosso appena uscirà il tanto agognato bando.
[1] Legge di conversione n. 87 del 5 giugno 2014, del D.L. 58/2014, art. 1, c. 2-ter: “Entro il 31 dicembre 2014, è bandita ai sensi dell'articolo 17, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, la prima tornata del corso-concorso nazionale per il reclutamento dei dirigenti scolastici per la copertura delle vacanze di organico delle regioni per le quali si è esaurita la graduatoria di cui al comma 1-bis del medesimo articolo 17”.
[2] Il nuovo testo dell'art. 1, comma 2-ter del D.L. 58/2014 risulta, pertanto, così modificato: "Entro il 31 marzo 2015 è bandita ai sensi dell'articolo 17, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, la prima tornata del corso-concorso nazionale per il reclutamento dei dirigenti scolastici…”.
[3] Cfr. Il sistema finlandese: tutto quello che dovremmo imparare, di Marco Braghero, in http://www.tuttoscuola.com/sistema-finlandese-quello-dovremmo-imparare/
[4] In Sole 24 ore del 23 aprile 2017. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-04-22/fedeli-21mila-cattedre-il-turn-over-docenti--212036.shtml?uuid=AEFWQx9
[5] http://www.istruzione.it/allegati/2016/cs140616_all01.pdf
[6] Art. 25: Semplificazione per i soggetti con invalidità. 9) All'articolo 20 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 è aggiunto in fine il seguente comma: "2-bis. La persona handicappata affetta da invalidità uguale o superiore all'80% non è tenuta a sostenere la prova preselettiva eventualmente prevista.".
Ricostruzione di carriera: un software per amico
La ricostruzione di carriera è la procedura che definisce l’inquadramento stipendiale del personale della scuola al superamento del proprio periodo di prova. Tale procedura ha la funzione di computare servizi (attività lavorativa) precedenti all’assunzione, ovvero altre specifiche situazioni, al fine di determinare l’anzianità complessiva in base alla quale viene definita la fascia stipendiale prevista dal C.C.N.L. e, quindi, i successivi effetti benefici, in busta paga, con il maturare dell’anzianità di servizio.
La ricostruzione di carriere spetta alla scuola di servizio
Prima del DPR 275/1999 (Regolamento dell’autonomia) le prerogative circa la ricostruzione di carriera spettavano agli ex-Provveditorati agli Studi. Il DPR n. 275 dell’8 marzo 1999 ha disposto, invece, l’attribuzione alle Istituzioni Scolastiche delle funzioni relative allo Stato Giuridico ed Economico del personale.
Il comma 209 dell’art. 1 della Legge 107/2015 ha previsto che le domande di ricostruzione della carriera devono essere presentate al dirigente scolastico tra il 1 settembre e il 31 dicembre di ogni anno scolastico. Entro 90 giorni dalla presentazione si deve provvedere all’adozione del provvedimento al fine di venire incontro all’esigenza, del personale neo-immesso in ruolo, di percepire, il prima possibile, uno stipendio adeguato. Inoltre il nuovo disposto legislativo ha stabilito che entro il 28 febbraio il MIUR invierà al MEF le domande pervenute, con la previsione dei costi ai fini delle operazioni di bilancio.
Benché il MIUR già da anni abbia provveduto all’automazione delle procedure, il processo di valutazione dei servizi e delle specifiche situazioni è strettamente individuale ed appannaggio del personale della scuola. La manualità di tali operazioni, unita a possibili problemi operativi non completamente risolti, fa sì che il controllo delle ricostruzioni di carriera sia un’attività sempre attuale e necessaria.
Per tali motivi, e per poter essere sempre accanto agli operatori e, contemporaneamente, dalla parte del personale della scuola, la Tecnodid ha ritenuto di produrre un software per il controllo delle ricostruzioni di carriera, che può essere usato sia da persone singole che da enti e associazioni di categoria.
Maggiori informazioni sul software per la Ricostruzione di carriera
Le risorse potranno essere utilizzate, tra l'altro, per organizzare attività e laboratori, per formare la comunità scolastica sui temi del Piano Nazionale Scuola Digitale, per creare o migliorare ambienti di apprendimento integrati, per l'ammodernamento di siti internet, per la diffusione di una cultura digitale, stimolando soprattutto la partecipazione e la creatività delle studentesse e degli studenti.
Il provvedimento è stato presentato nel corso del convegno di "Verso gli Stati Generali della scuola digitale" tenutosi a Bergamo, che è stato l'occasione per fare il punto sullo stato di attuazione del PNSD, e per annunciare l'avvio, previsto nei prossimi mesi, di una piattaforma volta a favorire la comunicazione e il confronto tra gli animatori digitali, per consentire una più facile progettazione delle attività.
Tra le nuove azioni previste, si lavorerà sulla formazione degli insegnanti e sulla produzione di contenuti per le scuole certificati e riconosciuti. Inoltre, in accordo con la Camera dei Deputati, saranno creati percorsi di "educazione civica digitale" in ogni scuola, con il coinvolgimento di soggetti istituzionali e civici.
Con circolare 18 maggio 2017 n. 87 l'Inps comunica che la variazione percentuale dell'indice dei prezzi al consumo tra l'anno 2015 e l'anno 2016 è risultata pari a -0,1%.
Le risorse del FUN, determinate sulla base della normativa legislativa e contrattuale vigente, ammontano ad euro 150.749.560,10 (lordo dipendente) e sono ripartite tra gli Uffici Scolastici Regionali in proporzione al numero di posti in organico di diritto, comprensivo delle istituzioni scolastiche sottodimensionate, secondo la tabella trasmessa con nota 10 maggio 2017 prot. n. 9936.
Gli Uffici Scolastici Regionali possono quindi provvedere a quanto di propria competenza per la contrattazione integrativa regionale per l'anno scolastico 2016/2017.
Le disposizioni della legge 107/2015, implementando le risorse destinate al FUN, hanno vincolato parte delle nuove risorse esclusivamente alla retribuzione di risultato. La tabella riporta quindi in una specifica colonna il quantum destinato esclusivamente alla retribuzione di risultato e in un'altra distinta colonna il quantum destinato anche alla retribuzione di posizione.