Source: http://www.scuola7.it/2016/5/
Timestamp: 2019-10-17 14:16:57+00:00
Document Index: 47167992

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 9', 'art. 9']

Scuola7 - n. 5
25 luglio 2016, n. 5
Accreditamento per formazione
Parliamo diLa chiamata
Chiamata diretta: suggestione o realtà?
La chiamata: un aspetto controverso della “Buona Scuola”
La questione dell’individuazione del personale da assegnare ai posti dell’organico dell’autonomia da parte del dirigente scolastico ai sensi del comma 18 della Legge 107/2015 e secondo la procedura prevista dai commi da 79 a 82 è stata da sempre una delle più discusse. L’incrocio tra la proposta di incarico triennale, rinnovabile, formulata dal dirigente scolastico coerentemente al fabbisogno espresso per la realizzazione del Piano triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) e la candidatura presentata dai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento è stato subito un terreno minato su cui, in maniera purtroppo strumentale, si è tentato di stigmatizzare la figura del dirigente scolastico, aprioristicamente responsabile di una chiamata diretta foriera di favoritismi e di ingiustizie lesive dei diritti dei docenti.
Insomma, l’acceso dibattito tra le parti, culminato nella rottura della trattativa tra il Ministero e le OO.SS. di comparto, ha totalmente negato la possibilità che questo dispositivo potesse essere, se realizzato correttamente, la prima occasione per l’assegnazione virtuosa delle professionalità disponibili (la persona giusta al posto giusto). Non che i dirigenti scolastici, tra le tante incombenze, volessero anche questa per acquisire la pienezza del ruolo, magari caricati di scadenze a ridosso di un periodo, quale quello estivo, in cui piuttosto si vorrebbe essere messi in grado di fruire almeno di parte delle ferie, ma innegabilmente, scelta la procedura, non è limitando la capacità di azione del dirigente che questa si migliora.
Gli spazi discrezionali del dirigente
Ridurre lo spazio di intervento del dirigente scolastico non sempre vuole dire rendere più semplice l’operato delle scuole e la garanzia di muoversi con regole certe che tutelino tutti, docenti e dirigenti, oltre che la stessa comunità, non equivale a limitare le condizioni in cui, di fatto, il dirigente possa operare delle scelte, in considerazione che manterrebbe sempre e comunque intatte le responsabilità in merito ai risultati.
Nel caso in cui l’accordo inizialmente trovato il 7 luglio avesse avuto seguito, infatti, il numero di requisiti rispetto ai quali i dirigenti avrebbero formulato le proposte di incarico sarebbe stato talmente ridotto da mettere in seria difficoltà il processo, perché difficilmente i piani triennali delle scuole sarebbero stati in linea con i pochi requisiti definiti a livello centrale. Inoltre l’esiguità dei criteri, oltre a non garantire la collocabilità di una scuola al loro interno, facilmente avrebbe determinato i casi di parità tra i docenti, da risolvere riferendosi al punteggio della mobilità per gli assunti prima del 2016 e a quello della graduatoria (ad esaurimento o di concorso) per gli assunti di quest’anno secondo l’accordo iniziale.
I requisiti di competenza
Naufragato l’accordo, il MIUR con le Linee Guida del 22 luglio ha fornito indicazioni operative al fine di dare indirizzi comuni alle scuole per l'individuazione dei docenti di ruolo trasferiti o assegnati agli ambiti territoriali e il conferimento degli incarichi triennali nelle istituzioni scolastiche, da realizzarsi, almeno in teoria, in base alle competenze e non più ad anzianità e punteggi.
I requisiti, di cui il MIUR fornisce un elenco esemplificativo ma non esaustivo (cfr. Allegato A della nota MIUR), in base ai quali il dirigente scolastico potrà formulare gli incarichi ai docenti presenti nell’ambito territoriale di riferimento sono riconducibili a tre macro aree:
le esperienze professionali, ad esempio l’insegnamento in aree a rischio, esperienze di didattica innovativa o di progetti contro dispersione, bullismo o per l’orientamento;
i titoli universitari, culturali e le certificazioni;
la formazione, con attenzione alla qualità piuttosto che alla quantità di formazione fruita, per quest’anno riconosciuta a quei percorsi svolti entro il 30 giugno 2016 per una durata di almeno 40 ore e realizzati da Università, Enti accreditati, dal MIUR e dalle Istituzioni scolastiche nell'ambito di piani regionali e nazionali. Questo nell’attesa di una più precisa organizzazione dei percorsi all’interno del Piano Nazionale di formazione di prossima emanazione che garantisca, attraverso l’individuazione delle priorità nazionali, il carattere strutturale, obbligatorio e permanente delle attività formative seguite.
Nelle Linee Guida è inoltre indicato che nei prossimi giorni sarà attivato anche uno specifico servizio FAQ e una modulistica standard per facilitare le procedure.
Chi fa cosa: soggetti, tempi, scadenze
Si semplificano di seguito le fasi, la loro tempistica e le azioni, ma anche le criticità più evidenti:
Dirigenti scolastici Docenti Dirigenti scolastici UU.SS.RR.
Pubblicano sul sito istituzionale della scuola uno o più avvisi specificando:
l'elenco dei posti dell'organico dell'autonomia vacanti e disponibili suddivisi per grado di istruzione (AA/EE) e tipologia di posto o suddivisi per classe di concorso nel caso delle scuole secondarie del I e II ciclo;
i criteri individuati, indicativamente da tre a sei e corrispondenti alle competenze funzionali alla realizzazione del progetto formativo della scuola (cfr. RAV, PTOF e PDM). I criteri sono riconducibili a esperienze, titoli e attività formative;
le modalità e i termini di scadenza per la presentazione delle candidature;
Le modalità e i termini di scadenza per la proposta di incarico da parte del dirigente;
Le modalità e i termini di scadenza per l'accettazione da parte del docente.
Pubblicano il proprio Curriculum Vitae (C.V.) nell'apposita sezione di Istanze On Line utilizzando un modello predefinito per rispondere agli avvisi. Possono anche inviare direttamente via mail la propria candidatura alla scuola, acquisendo una priorità nell’analisi della stessa e conservando, comunque, la possibilità di optare tra più proposte (cfr. comma 82 della Legge).
Esaminano i C.V. dei docenti presenti nell’ambito territoriale di riferimento a partire da quelli che hanno presentato direttamente la propria candidatura per formulare, per ciascuno dei posti, la proposta formale di incarico via mail che dovrà sempre essere motivata.
Eventualmente possono essere previsti colloqui per scegliere tra più candidature ritenute valide, in presenza o in remoto (ad es. videochiamata, skipe,.... ).
A seguito di accettazione formale via mail da parte del docente, danno atto della individuazione del docente, utilizzando l'esclusiva funzione "individuazione per
competenze" del SIDI e procedono alla pubblicazione degli incarichi assegnati, di cui al comma 80, ultimo periodo, della Legge.
Per i docenti rimasti senza una sede alla fine delle procedure, o perché le candidature non sono state accolte o perché il Dirigente scolastico non ha pubblicato l’avviso, l’assegnazione avverrà ad opera degli Uffici Scolastici Regionali, senza che il Dirigente scolastico possa prendere in considerazione alcuna candidatura.
Successivamente saranno comunicate le date per le operazioni, che partiranno dal 1° settembre 2016, relative ai neoassunti nell’a.s. 2016/17.
Gli organici assegnati (comprensivi dei posti di potenziamento) non hanno rispettato i PTOF, contrariamente a quanto preannunciato, per cui non sempre sarà possibile emanare avvisi coerenti con la proposta formativa della scuola.
Le date di inizio inserimento dei C.V. da parte dei docenti precedono gli avvisi nella scuola secondaria di secondo grado, lasciando di fatto solo 24 ore dall’avviso al termine previsto.
Non sono state previste misure compensative per gli ambiti territoriali più disagiati, né sono state fornite indicazioni per i casi particolari (ad esempio le Cattedre Orarie Esterne) e la gestione delle precedenze derivanti dalla Legge 104/92). Non è chiarito neanche se il dirigente sia o meno tenuto ad esaminare tutti i C.V. dell’ambito o quale procedura sarà legittimo utilizzare per selezionarli senza prestare il fianco a facili contenziosi.
La mancata pubblicazione degli avvisi da parte dei Dirigenti scolastici, di fatto rimetterebbe agli Uffici Scolastici Regionali l’assegnazione degli incarichi triennali, ma non è improbabile che questo possa avere un peso sulla valutazione dei dirigenti, anche qualora le difficoltà nella formulazione degli avvisi fossero oggettive (incongruenza tra la tipologia di posti vacanti e disponibili e le reali necessità della scuola per realizzare la propria offerta).
Le criticità che restano
Permane, dunque, un disallineamento tra i principi enunciati dalla legge 107 e le fasi operative, poiché non si può realmente realizzare un’individuazione per competenze avendo assegnato l’organico dell’autonomia senza tenere effettivamente conto dei Piani Triennali predisposti dalle scuole per realizzare la propria offerta formativa. Seppure si volesse comprendere che ogni grande cambiamento comporta degli adattamenti complessi e problematici, non si comprende l’affanno di una tempistica così serrata e la dichiarata realizzazione di un’autonomia che, invece, è ancora rimandata (…quale autonomia si realizza se le scelte sono obbligate e, per di più, condotte in solitudine dal dirigente, dato il periodo dell’anno scolastico in cui queste sono previste?) e che, agita così, rischia di svilire il senso stesso del cambiamento.
Il dibattito sui timori della chiamata diretta, inoltre, sembra avere offuscato altri temi sui quali si sperava arrivassero indicazioni precise, come quello della necessità di prevedere operativamente delle misure compensative che rendessero attrattivi i contesti più disagiati, per non rischiare di aumentare il divario tra i territori favorendo la concentrazione delle migliori professionalità nelle scuole più ambite, negando di fatto ad alunni e studenti le stesse opportunità formative. Se è vero, infatti, che deve essere implicitamente riconosciuta al dirigente scolastico la capacità professionale di valutare quali docenti siano maggiormente funzionali alle specificità della scuola che dirige, fatto salvo che a sua volta sarà valutato rispetto agli esiti del proprio operato, è altrettanto innegabile che bisogna garantire i presupposti perché quel processo possa davvero funzionare, ed è per questo che tempi più distesi di quelli preannunciati per realizzare i passaggi operativi non solo sarebbero auspicabili, ma soprattutto necessari.
I progetti premiati si sono distinti per originalità, coerenza, coinvolgimento degli Enti locali e per modalità di diffusione.
Le risorse saranno ripartite tra le cinque scuole vincitrici, le cui proposte progettuali saranno realizzate al fine di promuovere la Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole, che si terrà il 22 novembre prossimo, e alla quale il Miur sta lavorando in collaborazione con numerose associazioni, tra cui Cittadinanzattiva, Legambiente ed il fondo Scafidi.
Questi gli obiettivi principali dei progetti approvati: la diffusione della cultura della sicurezza nelle scuole, la condivisione di buone pratiche, la prevenzione e protezione dai rischi connessi alla fruizione degli ambienti di apprendimento.
Le graduatorie definitive sono suddivise in base alle categorie previste dal bando: realizzazione di un logo, di uno spot, di una vetrina interattiva, di una app, di un cortometraggio.
Il prossimo concorso per dirigente scolastico partirà in autunno e porterà all’assunzione di 1000 nuovi presidi. Il relativo Regolamento è stato inviato in data 14 giugno dal Miur al CSPI per il previsto parere; seguiranno il vaglio del Consiglio di Stato e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Prove INVALSI: come stiamo andando
Qualche considerazione generale sul Rapporto INVALSI 2016
Partono tutti allo stesso livello nella padronanza degli apprendimenti in italiano e in matematica gli allievi italiani, ma con il progredire del percorso scolastico si accentuano le differenze tra le aree geografiche del Paese, con risultati elevati al Nord, gradualmente più bassi al Sud e nelle Isole, intorno alla media al Centro.
Il Rapporto sulle rilevazioni nazionali INVALSI conferma il quadro già manifestato gli anni scorsi, pur con qualche novità.
I bambini di scuola primaria si situano intorno alla media nazionale (rapportata al valore 200) pressoché in tutte le regioni, con qualche minima variazione nei livelli superiori o inferiori. Del resto soprattutto la prova di seconda primaria ha davvero lo scopo di testare il livello di partenza, in una classe in cui gli alunni dovrebbero avere acquisito le prime strumentalità, ma non ancora abilità tali da manifestare differenze rilevanti tra contesti culturali, sociali, economici, o semplicemente fra scuole differenti.
In classe quinta questa sostanziale omogeneità viene confermata. Questa è la prima novità rispetto agli anni precedenti, quando già al termine della scuola primaria si rilevavano differenze tra macro-aree geografiche, a scapito delle regioni del Sud e delle Isole (ma anche del Lazio). Quest’anno si conferma il progressivo avanzare, iniziato da un paio d’anni, dei risultati delle Marche, ormai del tutto paragonabili a quelli del Nord, eguagliati per la prima volta anche dall’Umbria. Il Lazio, che negli anni scorsi faceva registrare valori sotto la media nazionale, si situa quest’anno sul valore centrale. Tale situazione migliora complessivamente le performance di tutto il Centro Italia, riducendo la forbice che lo separava dalle regioni settentrionali.
È la scuola secondaria di primo grado che segna la demarcazione tra Nord e Sud. Mentre gli alunni del Nord, in particolare Lombardia, provincia Autonoma di Trento, Veneto, Emilia Romagna, si elevano significativamente dalla media nazionale, le regioni del Sud e delle Isole se ne distaccano in senso negativo, sia in italiano che in matematica. Le maggiori criticità si rilevano in Campania, Calabria, Sicilia e, per quanto riguarda la matematica, anche in Sardegna.
Il Centro? Fa il “centro”, ma delle quattro regioni che lo rappresentano Marche e Umbria sono significativamente sopra la media nazionale, mentre Toscana e Lazio non se ne distanziano.
Questa tendenza si accentua ulteriormente nella classe seconda della scuola secondaria di secondo grado, con le regioni del Nord che migliorano ulteriormente i propri risultati in italiano e matematica. Rispetto alla scuola secondaria di primo grado, al Nord registriamo i maggiori successi, oltre che in Veneto, Lombardia e Trentino, anche in Friuli Venezia Giulia e, per quanto riguarda la matematica, in Piemonte. L’Emilia Romagna, pur mantenendo livelli più elevati rispetto alla media nazionale, non se ne distacca in modo significativo. Le regioni centrali si collocano tutte sulla media nazionale; le regioni del Sud e delle Isole sono sistematicamente su valori inferiori.
Anche il fenomeno del cheating, pure presente ancora in alcune regioni, appare in regresso.
Rispetto alle differenti abilità interessate dalle prove, complessivamente, secondo le elaborazioni INVALSI, gli alunni italiani manifestano maggiori difficoltà a districarsi nei testi espositivi, argomentativi e discontinui, rispetto ai testi narrativi. Probabilmente i testi dove si registrano le maggiori incertezze sono anche quelli meno approfonditi con sistematici lavori di comprensione e produzione nella quotidianità scolastica. Ciò rappresenta una criticità, poiché queste tipologie testuali sono quelle più utilizzate nei testi di studio, ma anche nella quotidianità dell’interazione sociale, e la loro padronanza rappresenta, quindi, un rilevante indicatore di competenze metacognitive, sociali e civiche.
Nelle prove di Matematica è stato dato ampio spazio ai quesiti di argomentazione e di rappresentazione di strategie risolutive, collegati ad ambiti di competenza strategici. I risultati conservano ampie zone di criticità, confermando la necessità di innovare la didattica verso compiti non esclusivamente di conoscenza o di applicazione di procedure, ma soprattutto di individuazione e soluzione di problemi e di argomentazione riflessiva sulle strategie adottate.
L’INVALSI informa che le prove di quest’anno sono state ancora di più collegate, nella formulazione degli item, ai traguardi fissati dalle Indicazioni Nazionali del primo ciclo e dalle Linee Guida sull’obbligo di istruzione. Tale collegamento è esplicitato nelle Guide alla Lettura delle prove pubblicate dall’Istituto.
Per la prima volta quest’anno l’INVALSI ha misurato il “valore aggiunto”, ovvero l’apporto che la scuola, con il proprio lavoro, ha dato al miglioramento degli apprendimenti, al netto delle variabili personali e di contesto dei singoli alunni. In pratica sono state isolate le variabili di natura economico-sociale e personale (sesso, provenienza, condizione) e si è registrato l’incremento di apprendimento rispetto alla rilevazione precedente, che si suppone, a questo punto, doversi esclusivamente alla scuola. L’analisi dei risultati mostra scuole che apportano un valore aggiunto positivo, ovvero contribuiscono efficacemente allo sviluppo degli allievi, e scuole con valore aggiunto negativo, che sembrerebbero addirittura penalizzare lo sviluppo degli alunni. Le scuole con valore aggiunto positivo sono distribuite sul territorio nazionale con maggiore uniformità rispetto a quelle con valore aggiunto negativo, concentrate al Sud e nelle Isole, soprattutto a partire dalla scuola secondaria di primo grado.
Altre considerazioni generali: le femmine si confermano più abili in italiano, i maschi in matematica, dove la differenza si accentua nei livelli più alti di risultato. Ciò conferma l’urgenza di didattiche delle discipline che tengano conto delle differenze di genere, per non disperdere potenzialità e risorse preziose per la comunità.
Gli alunni di origine non italiana mantengono risultati inferiori agli italiani in tutti i gradi di scuola; tuttavia, soprattutto per gli alunni stranieri di seconda generazione, tali differenze sono meno sensibili al Nord e tendono a ridursi con il progredire del percorso di studi, fin quasi ad azzerarsi in matematica nella secondaria di secondo grado.
Gli alunni anticipatari, dopo una certa difficoltà nei primi anni, mantengono un leggero vantaggio rispetto ai compagni nella scuola secondaria. Resta sempre da valutare quanto questo vantaggio possa essere ricondotto al contesto socio-economico di appartenenza, e quanto possa essere costato in termini di pressione al risultato; ma queste restano mere considerazioni personali di chi scrive.
Gli alunni posticipatari (quelli che, per ragioni diverse, si collocano in classi precedenti rispetto all’età anagrafica) conservano per tutto il percorso un notevole svantaggio rispetto ai compagni, mostrando di non aver ottenuto alcun beneficio dal ritardo nel percorso. Ciò indurrebbe ad una riflessione sulla reale utilità delle non promozioni, in assenza di proposte didattiche alternative rispetto a quelle già sperimentate e che si siano rivelate non proficue.
(Dati e tabelle sono desunti dal Rapporto Risultati INVALSI 2016, Rilevazioni Nazionali degli apprendimenti 2015-16, reperibile su www.invalsi.it)
Franca Da Re – Dirigente Tecnico
Con nota 19 luglio 2016 prot. n. 10549 il Miur comunica che il termine previsto per l'invio degli esiti degli scrutini nell'area SIDI "Alunni - Gestione Alunni - Scrutini finali analitici - Esiti finali", inizialmente fissato per il 18 luglio, è stato prorogato al 28 luglio.
La mancata o non corretta trasmissione da parte delle Istituzioni Scolastiche dei dati richiesti non consentirà alla Direzione Generale per le Risorse Umane e Finanziarie di destinare le risorse finanziarie ai fini dell'attivazione, presso le istituzioni scolastiche, dei corsi di recupero estivi per gli alunni con giudizio sospeso.
Con la legge n. 107/2015 l’alternanza scuola-lavoro è stata inserita nell’offerta formativa di tutti gli indirizzi di studio della scuola secondaria di II grado, nel secondo biennio e nell'ultimo anno, per una durata complessiva di almeno 400 ore negli istituti tecnici e professionali, e di almeno 200 ore nei licei.
Il monitoraggio di questi percorsi, avviato già dallo scorso anno scolastico, ha funzione conoscitiva ed è volto a verificare lo stato di realizzazione degli stessi. Un’apposita funzione sul portale SIDI (area “Alunni – Gestione Alunni - Alternanza scuola lavoro”) rimarrà disponibile, per l’immissione dei dati da parte delle scuole, dal 15 luglio al 15 settembre.
La nota 15 luglio 2016 prot. n. 2141 descrive la relativa funzione, che si articola in tre sotto-funzioni consecutive:
Percorsi di alternanza scuola lavoro: la scuola deve inserire i dati generali relativi ad ogni specifico percorso attivato;
Gestione Sedi: la scuola deve censire le sedi/strutture presso le quali sono erogati i percorsi;.
Alunni in Alternanza Scuola Lavoro: la scuola associa i percorsi precedentemente definiti al singolo alunno o a gruppi di alunni della classe.
A partire dal 29 luglio dev’essere inoltre effettuata la comunicazione degli alunni ai quali è stata rilasciata la certificazione (intermedia/finale) delle competenze acquisite, attraverso la funzione “Gestione delle certificazioni”.
Direttiva 170/2016: nuove procedure per l'accreditamento per la formazione del personale docente
Con nota 19 luglio 2016, prot. n. 19702 il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca ha fornito le prime istruzioni operative in merito alla Direttiva n. 170/2016 relativa all'accreditamento degli enti di formazione, che innova e sostituisce la Direttiva 90/2003 e specifica nuove modalità per i riconoscimenti, digitalizzandole e snellendole. La Direttiva, strutturata in 10 articoli, regola le procedure di accreditamento, di qualificazione e di riconoscimento dei corsi promossi dai soggetti che offrono formazione per lo sviluppo delle competenze del personale del comparto scuola, certificando ed assicurando la qualità delle iniziative formative.
La triplice ripartizione (qualificazione, riconoscimento dei corsi e accreditamento) è dettagliata come segue:
- art. 2: procedure per l'accreditamento;
- art. 3: procedure per la qualificazione;
- art. 5: procedure per la presentazione delle richieste di riconoscimento dei corsi.
L'articolo 6 delinea le modalità per il monitoraggio a garanzia della costante qualità delle iniziative proposte; l'articolo 7 prevede la costituzione di un Comitato tecnico nazionale composto da esperti (interni ed esterni all’Amministrazione) per l'espressione di parere obbligatorio, seppur non vincolante, relativamente alle caratteristiche e agli indicatori da utilizzare per le tre procedure sopra citate. In particolare l'art. 5 definisce le modalità per le richieste di riconoscimento dei corsi: se azioni nazionali, attraverso la piattaforma; se regionali con le modalità definite da ciascun Ufficio Scolastico Regionale.
Di rilievo l'innovativo articolo 4, che indica le modalità di presentazione delle richieste esclusivamente attraverso la piattaforma on line. Gli enti che intendano accreditarsi/qualificarsi possono presentare domanda entro il 15 ottobre di ogni anno; il Comitato nazionale si esprime entro il 31 gennaio e la validità decorre dall’anno scolastico successivo, con partecipazione alle iniziative da parte del personale scolastico attraverso iscrizione alla piattaforma on line. La Direttiva precisa che:
- gli enti già accreditati prima dell'anno 2016 dovranno conformarsi ai requisiti previsti dalla direttiva ed iscriversi entro il 30 settembre 2016 (art. 9: disposizioni transitorie);
- gli enti accreditati nel corso del 2016 dovranno conformarsi ai requisiti previsti dalla direttiva ed iscriversi entro il 31 gennaio 2017 (art. 9: disposizioni transitorie).
Ecco il cronoprogramma in dettaglio:
L'accesso alla piattaforma è possibile al seguente link: http://www.istruzione.it/pdgf/
La presentazione delle funzionalità della piattaforma è stata realizzata da parte del MIUR con Comunicato stampa del 4 luglio 2016 (http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/focus040716bis) ove il MIUR sottolinea che attraverso il sistema web è possibile incrociare al meglio domanda e offerta di formazione per il personale scolastico, con la garanzia di disporre di un rapporto annuale e di un “cruscotto” quantitativo relativo ai dati statistici, anche per consentire al personale di monitorare e mantenere traccia delle iniziative cui si partecipa (utile in una futura ottica di e-portfolio delle competenze professionali che si arricchisce anche in base ai crediti formativi). Il MIUR ha fornito 18 diapositive esplicative che, in modo semplice, scandiscono le tappe per l’accreditamento/qualificazione/riconoscimento dei corsi di formazione. Viene evidenziata in particolare:
- l’innovazione (con invio informatico delle istanze e adozione di piattaforma digitale);
- la semplificazione (con incrocio domanda-offerta e facilità di iscrizione ai percorsi);
- l’oggettività (con l’introduzione di criteri di selezione certi e confrontabili: circa una decina);
- la trasparenza (con reporting annuale).
La piattaforma si caratterizza per un duplice ruolo:
a) come luogo di presentazione delle istanze da parte degli enti;
b) come spazio ricco di informazioni con il catalogo dell’offerta formativa (newsletter, bandi per scuole, area riservata…), con un ambizioso intento di unitarietà ed esaustività.
L’offerta di formazione è articolata in 13 ambiti specifici e in 5 trasversali, riconducibili alle priorità dettate dalla Legge 107/2015:
Di rilievo il chiarimento finalmente esplicitato in modo inequivocabile di chi siano i soggetti già di per sé qualificati: Università, Consorzi universitari e interuniversitari, Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e coreutica, enti pubblici di ricerca, istituzioni museali, enti culturali, amministrazioni centrali e istituzioni scolastiche (singole o in rete). In particolare quest’ultima specificazione agevola le scuole e toglie ambiguità pregresse sulla natura giuridica delle proposte formative realizzate dalle scuole stesse.
Sulla carta tutto è chiaro e lineare; certamente di pregio è lo sforzo dell’amministrazione di uniformare il percorso per ricondurre a unità il frastagliato universo delle proposte formative, con un’intenzione di chiarezza, trasparenza e pronto utilizzo. La sfida sarà proprio il ricondurre un mondo variegato ad un unico centro di confluenza. Sarà poi interessante “saggiare” sia la tenuta tecnica della piattaforma, auspicabilmente già sperimentata, nonché il rispetto dei tempi previsti in Direttiva.
In particolare, per quanto riguarda i riconoscimenti regionali, sarà quanto mai opportuno che il MIUR fornisca una linea di indirizzo unitaria agli Uffici Scolastici Regionali, per evitare il replicarsi di modalità disomogenee sui territori, pur nella dichiarata unitarietà nazionale. A questo riguardo, dopo una prima fase di avvio, potrebbe essere utile sperimentare le stesse procedure digitali in apposite sezioni “regionali”, per consentire di strutturare in modo analogo anche il livello locale, nella medesima ottica di trasparenza e oggettività.
Interessante sarà conoscere i componenti del Comitato tecnico nazionale cui è affidato un lavoro di analisi complesso e impegnativo, sia in termini qualitativi che quantitativi. Infine, la specificità dell’offerta formativa degli enti sarà da armonizzare con l’imminente piano triennale per la formazione, cuore della prevista realizzazione dell’assetto di formazione organico, permanente e strutturale previsto dalla Legge 107/2015 e di cui le procedure della Direttiva 170/2016 sono una parte del puzzle da coordinare con il quadro generale.