Source: https://dilatua.aduc.it/forum/decreto+legge+costituzionalmente+prodromico_12906.php
Timestamp: 2020-08-09 11:26:57+00:00
Document Index: 184575620

Matched Legal Cases: ['art. 77', 'art. 87', 'art. 87', 'art. 74', 'art. 2043', 'art. 87', 'art. 89', 'art. 90', 'art. 73', 'art. 74', 'art 90', 'art. 74', 'art.73']

ADUC - Di' la tua - Il DECRETO LEGGE È COSTITUZIONALMENTE PRODROMICO ATTENZIONE… CHE LO FANNO SCADERE, NON CE LO DICONO, E NOI LO PRENDIAMO X BUONO!
di lucillafiaccola1796
Il DECRETO LEGGE È COSTITUZIONALMENTE PRODROMICO a una legge, nel senso che anticipa quello che potrà essere il volere definitivo del legislatore parlamentare, ossia favorevole alla trasformazione in legge del decreto oppure la sua decadenza. Si è soliti definire il decreto legge un provvedimento provvisorio, ed è corretto; salvo che bisognerebbe aggiungere, che svolge anche una funzione introduttiva rispetto al provvedimento definitivo, che è la legge ordinaria; proprio in virtù del fatto che deve essere presentato alle Camere, entro 60 giorni, per la sua trasformazione da provvedimento provvisorio in definitivo. Rispetto al secondo punto, e quindi i rapporti tra Presidente della Repubblica e governo in sede di emanazione del decreto, bisogna sottolineare un aspetto: l’adozione di un decreto legge è piena ed esclusiva responsabilità del governo. Lo dice chiaramente la Costituzione (art. 77). Ora, è vero che i decreti debbono essere emanati dal Capo dello Stato (art. 87, comma 5), ma si può dubitare che possano da questi non essere emanati, ovvero non firmati. Certo, ci sono dei precedenti in tal senso; d’accordo, ma non è consuetudine costituzionale! E poi: si possono ritenere quanto meno anomali quei precedenti? Voglio qui provare a svolgere un breve ragionamento: la Costituzione (art. 87, comma 5) afferma che il Presidente della Repubblica promulga le leggi ed emana i decreti aventi forza di legge. Vengono volutamente adoperati due verbi differenti: perché la promulgazione della legge può essere oggetto di rinvio da parte del Presidente della Repubblica (art. 74), e quindi ci può essere un espresso diniego, costituzionalmente previsto, all’approvazione della legge per manifesta incostituzionalità. Nulla si dice riguardo all’emanazione dei decreti. Pour cause: vuoi perché – secondo Costituzione – il controllo dei requisiti del decreto, e cioè la necessità e urgenza, spetta al Parlamento in sede di conversione entro 60 giorni; vuoi perché – secondo Costituzione – il decreto legge viene adottato sotto la responsabilità del governo. E questo un altro punto significativo: il soggetto responsabile del decreto è prima il governo e poi il parlamento in sede di ratifica. Diversa sorte la legge: responsabile è il parlamento e anche il Presidente della Repubblica, che la può rinviare una sola volta salvo doverla approvare la volta successiva. C’è solo un giudice che può valutare sia il decreto legge, e la legge che lo ha convertito, che la legge ordinaria: è la Corte costituzionale, laddove venisse sollecitata, in via incidentale o diretta, al controllo di costituzionalità delle leggi e degli atti aventi forza di legge. Franco Cazzaniga 09/02/09 14:45 Meglio le strade diritte Caro Frosini, non riesco proprio a capire dove vuole andare a parare. Con l'acqua sporca (ma mica poi tanto) di una sottile disquisizione sulla differenza fra promulgare ed emanare lei mi butta via il bambino dei pesi e dei contrappesi costituzionali e del reciproco controllo fra Presidenza della Repubblica e Governo? Il decreto legge, proprio per la sua immediata applicazione, si presta a potenziali abusi molto più della legge ordinaria e mi pare un fatto elementare che il Capo dello Stato debba e possa esercitare proprio in tale materia la sua funzione di garante. Fra l'altro, mi pare che il suo argomento faccia un pochino acqua anche dal punto di vista della logica perché pretenderebbe che la necessità e l'urgenza siano verificate dal parlamento in sede di conversione, cioè ex-post. E se non c'erano? Passata la festa, gabbato lo santo? Mi sembra una pessima prassi costituzionale. Infine, è vero che il Governo è "responsabile" dei decreti legge, ma davvero lei intende dire che solo per il fatto di assumersi una responsabilità debba essere libero di agire come crede? Si vede che per lei i governi sono galantuomini, ma io non ne ho conosciuto mai neanche uno che non fosse almeno un po' mascalzone. Quindi non se la prenda se trovo il suo articolo alquanto azzeccagarbugliesco: in un paese dove nulla è più permanente del temporaneo, quasi tutte le necessità e le urgenze in politica sono frutto di un ritardo colpevole di qualcuno, oppure sono semplicemente delle fole. Meglio chiedere ai governi di valutare bene prima quello che fanno ed evitare di far rincorrere gli psicodrammi nazionali alle istituzioni. Cordialmente. FC
…….V’è tuttavia chi ritiene che non ci sia solamente una responsabilità di natura politica per l’adozione di decreti che sotto più aspetti alterano la regolarità costituzionale. Si ammette infatti una ulteriore responsabilità giuridica ad accompagnare quella politica; responsabilità che si esplicita in più tipologie: responsabilità penale dei ministri che hanno partecipato alla riunione del Consiglio dei Ministri in cui si è approvato il decreto legge, senza mettere a verbale il proprio dissenso, i quali rispondono dei reati commessi con l’emanazione del decreto; responsabilità civile dei ministri per i danni prodotti ai terzi in base all’art. 2043 cc.; responsabilità amministrativo-contabile dei ministri che, approvando il decreto, producano un danno allo Stato (il danno erariale). ARTT. 87, 89 COSTITUZIONE Ai fini di una più puntuale identificazione dell’argomento della ricerca e riconnettendosi al tema dei controlli del PdR sul decreto legge, è necessario soffermarsi più accuratamente sui poteri che il Capo dello Stato detiene nei confronti del Potere legislativo e, più precisamente, su come egli può atteggiarsi rispetto alle leggi o ai decreti legge. L’art. 87 Cost, al quinto comma, dispone che il PdR “Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti”. Promulgazione ed emanazione, come tutti gli altri atti che la Carta attribuisce al Capo dello Stato per l’esplicazione delle sue funzioni, non sono validi se non controfirmati dai ministri proponenti (e dal Presidente del Consiglio se trattasi di atti che hanno valore legislativo), che ne assumono la responsabilità (art. 89 Cost). La controfirma ministeriale quindi è requisito di validità dell’atto e la sua apposizione rende irresponsabile il Presidente per l’atto adottato. Deve però, al riguardo, farsi una precisazione: l’apposizione della controfirma esonera il Capo dello Stato da una responsabilità politica, di cui risponde l’istituzione che con l’atto compie scelte d’indirizzo politico, dando attuazione al programma che si è impegnata a realizzare davanti gli elettori. Il PdR tuttavia non è esonerato da una eventuale responsabilità giuridica e, più attentamente, da una responsabilità penale per i reati di alto tradimento e di attentato alla costituzione(art. 90 Cost). Al di fuori del diritto penale costituzionale, la dottrina ha poi sempre riconosciuto che sul Presidente gravi, per l’intera durata del suo ufficio, una responsabilità “di opinione”, suscettibile di realizzarsi non solo nei riguardi dell’opinione pubblica, ma anche nei riguardi dell’opinione parlamentare]. Con ciò, tuttavia, questa “responsabilità diffusa” rimane uno strumento inadeguato e rozzo che in sostanza si risolve in una responsabilità di mero fatto: attivabile senza che occorra seguire una procedura giuridicamente prefissata e senza che ne discenda alcuna conseguenza tipica Chiarito questo punto, l’interpretazione della norma costituzionale contenuta nell’art. 73 è indirizzata sulla doverosità di tale atto: la promulgazione è atto dovuto. Tuttavia la doverosità non è requisito che sussiste sempre e comunque, ma è legato alla presenza o alla mancanza di determinati presupposti. Talchè in questo senso non è improprio parlare di limiti alla doverosità della promulgazione; limiti che si distinguono in assoluti o relativi a seconda che sospendano temporaneamente quel carattere di obbligatorietà ovvero lo elidano del tutto. Il limite relativo è costituito dall’esercizio del potere di rinvio ex art. 74 Cost., che, sospendendo il dovere di promulgare, l’eventuale nuova deliberazione delle camere rende nuovamente operativo l’obbligo della promulgazione. I limiti assoluti, che escludono del tutto la doverosità della promulgazione, non sono espressamente previsti da disposizioni costituzionali che disciplinano la promulgazione, ma sono ricavabili implicitamente dal sistema. Un primo limite assoluto risiede nell’ipotesi di inesistenza dell’atto, poiché carente di determinati elementi ad esso essenziali e, in conseguenza di ciò, non inquadrabile in una specifica categoria di atti prevista da una o più norme di grado superiore. Un secondo limite assoluto, più interessante per la ricerca che si sta svolgendo, è desunto dalla norma di cui all’art 90 Cost. Il Capo dello Stato è tenuto a non promulgare leggi che, per il loro contenuto globale o parziale, configurino gli estremi dell’alto tradimento o dell’attentato alla Costituzione. Questa posizione, sostenuta da ampia dottrina, è tra l’altro confermata da Esposito nel momento in cui riconosce, per analogia alle disposizioni sulla promulgazione ed in base ai dei principi di collaborazione personale tra ministri e PdR, che il Capo dello Stato possa rinviare alle Camere un decreto legge per un riesame. L’Autore tuttavia precisa, in aderenza al dettato costituzionale, che in sede di promulgazione il Capo dello Stato, pure in ipotesi di leggi che attentino alla Costituzione o implichino alto tradimento, non possa dopo la richiesta di riesame rifiutare la promulgazione, come testualmente stabilito dall’art. 74, secondo comma. Rispetto ai provvedimenti necessitati ed urgenti del Governo invece (art.73, secondo comma) manca la statuizione di un obbligo assoluto di emanazione, dopo l’eventuale richiesta di riesame del provvedimento. Perciò in questo caso sussiste solo l’obbligo del PdR di informare con messaggio personale (diretto a salvare la propria persona da responsabilità) le Camere dell’attentato o del tradimento che sarebbe per perpetrarsi . Per “attentato alla Costituzione”, Paolo Rossi in Enciclopedia del Diritto, chiarisce che si tratta di “Qualsiasi fatto volto ad impedire, sopprimere, mutare, fuori dai modi previsti dalle leggi, l’esercizio o i modi d’esercizio delle funzioni esecutiva, giudiziaria, o dei poteri delle regioni, province, comuni, purché non costituisca altro reato più specifico, è fatto diretto contro la Costituzione”
ATTENZIONE… CHE FANNO SCADERE IL DL E NON CE LO DICONO!
31 maggio 2011 20:21
29 maggio 2011 18:29
A Malta Stato e Chiesa divorziano, ma dai profughi...