Source: https://www.laleggepertutti.it/144725_il-possesso
Timestamp: 2019-03-25 04:36:00+00:00
Document Index: 113934121

Matched Legal Cases: ['art. 1140', 'art. 1140', 'art. 1141', 'art. 1144', 'art. 1146', 'art. 1146', 'art. 1147', 'art. 1153', 'art. 1155', 'art. 1168', 'art. 1168', 'art. 1170', 'art. 1171', 'art. 1172']

Come si acquisto il possesso di un bene, gli effetti e la differenza con la detenzione. Acquisto immediato della proprietà di beni mobili.
1 Concetto ed elementi del possesso
2 Differenza tra possesso e detenzione
3 Acquisto originario del possesso
4 Acquisto derivativo del possesso
5 Perdita del possesso
6 La successione e l’accessione del possesso
7 Effetti del possesso
8 Acquisto immediato della proprietà di beni mobili ex Art. 1153 cod. civ.
9 Le azioni a difesa del possesso: le azioni possessorie
Concetto ed elementi del possesso
A norma dell’art. 1140 c.c., il possesso è il potere sulla cosa che si manifesta in un’attività corrispondente all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale.
Da ciò si deduce che il possesso si concreta in una relazione di fatto intercorrente tra un soggetto e un bene, a prescindere dalla sussistenza della titolarità del diritto di proprietà o di altro diritto reale.
Gli elementi del possesso si identificano con l’esercizio di fatto di un potere sulla cosa (elemento oggettivo o corpus possessionis) e con la volontà del possessore di tenere la cosa come proprietario o titolare di un altro diritto reale (elemento soggettivo o animus possidendi).
La detenzione può definirsi come un mero potere di fatto sulla cosa nella consapevolezza di non poter vantare alcun diritto sulla cosa stessa, essendo altri titolare del diritto.
Dunque, l’elemento che differenzia la detenzione dal possesso è l’animus; animus possidendi, in caso di possesso, animus detinendi, in caso di detenzione.
Questo concetto viene evocato dal 2° comma dell’art. 1140 c.c., ai sensi del quale il possesso è esercitabile direttamente, ovvero anche per il tramite di un’altra persona che ha la detenzione (possesso indiretto), inteso come materiale disponibilità del bene disgiunta dall’animus rem sibi habendi.
La detenzione può essere nell’interesse proprio (detenzione qualificata, es.: locatario, creditore pignoratizio, appaltatore, comodatario) o nell’interesse altrui (detenzione non qualiftcata, es.: domestici, depositari …).
Il 2° comma dell’art. 1141 c.c. regola il cd. mutamento della detenzione in possesso.
Esso prescrive che, se l’esercizio del potere di fatto su un bene incominciò come detenzione, questa non si può tramutare in possesso se non nei seguenti casi tassativamente previsti:
causa proveniente da un terzo: il quale affermi di essere il proprietario del bene (o titolare di un diritto reale sullo stesso) e trasferisca il diritto di proprietà (o il diritto reale) al detentore;
opposizione del detentore: il quale renda noto al proprietario la propria intenzione di continuare a tenere il bene non più come detentore (cioè in nome del proprietario stesso) bensì per conto ed in nome proprio.
Acquisto originario del possesso
Si realizza con l’apprensione fisica della cosa, accompagnata dalla volontà del possessore di esercitare sul bene i poteri del proprietario o del titolare di altro diritto reale. L’apprensione, però, non fa acquistare il possesso se si verifica per tolleranza altrui (art. 1144 c.c.).
Acquisto derivativo del possesso
la consegna o traditio della cosa, che può essere: effettiva se si trasferisce materialmente la stessa; simbolica se, ad esempio, si trasferiscono i documenti riguardanti la cosa, le chiavi dell’immobile etc.;
Si verifica quando viene meno uno degli elementi del possesso: corpus o animus.
La successione e l’accessione del possesso
La legge prevede due forme di congiunzione per far godere all’attuale possessore gli effetti di un precedente possesso:
la successione nel possesso (art. 1146, 1° comma, c.c.): alla morte del possessore, il possesso continua nel suo erede con gli stessi caratteri che aveva rispetto al defunto (buona o malafede, vizi ): l’erede (successore universale) è come se subentrasse «nello stato psicologico del defunto» (TORRENTE);
l’accessione del possesso (art. 1146, 2° comma, c.c.): il successore a titolo particolare (legatario o acquirente per atto tra vivi) può (ma non ne ha l’obbligo) unire al proprio possesso quello del suo autore (se era in buona fede e non viziato) ai fini dell’usucapione.
Sappiamo che nei confronti del possessore il proprietario della cosa può agire per far riconoscere il suo diritto ed ottenere la restituzione del bene.
Se la domanda di rivendica del proprietario è accolta, il possessore è tenuto a restituire la cosa con i frutti: tuttavia, a tal fine, non può non avere rilevanza la situazione di buona o di mala fede in cui lo stesso possessore si sia venuto a trovare. Infatti:
il possessore di buona fede (che è colui che possiede ignorando di ledere l’altrui diritto, art. 1147 c.c.): acquista i frutti maturati in data anteriore alla domanda di rivendica e già separati; deve restituire quelli percepiti dal momento della domanda, nonché quelli che avrebbe potuto percepire da tale momento se avesse usato la diligenza del buon padre di famiglia. La buona fede si presume ed è sufficiente che sussista al momento dell’acquisto;
il possessore di mala fede: deve restituire tutti i frutti, percepiti e percipiendi, fin dal momento in cui ha cominciato a possedere.
Per quello che concerne le spese il possessore ha diritto al rimborso delle spese fatte (cfr. artt. 1149-1152 c.c.).
Acquisto immediato della proprietà di beni mobili ex Art. 1153 cod. civ.
A norma del 1° comma dell’art. 1153 c.c.: «colui al quale sono alienati beni mobili da parte di chi non ne è proprietario, ne acquista la proprietà mediante il possesso, purché sia in buona fede al momento della consegna e sussista un titolo idoneo al trasferimento della proprietà». La disposizione richiede quindi l’effettivo trasferimento della naturale disponibilità della cosa e l’acquisizione in buona fede di essa, cioè la convinzione che l’alienante sia il titolare del diritto di cui dispone. Si sancisce, cioè, il principio secondo cui il possesso vale titolo.
Occorre altresì un titolo astrattamente idoneo a trasferire la proprietà del bene: contratto, negozio unilaterale (come la rinunzia), provvedimento dell’autorità amministrativa etc.: detto titolo, in pratica, rappresenta la giustificazione del possesso e costituisce un limite alla buona fede. Tale titolo deve essere astrattamente idoneo a realizzare tali effetti; non può infatti esserlo in concreto, poiché il soggetto che opera il trasferimento non è il proprietario della cosa trasferita.
Si ricordi, altresì che — a norma dell’art. 1155 c.c. — se taluno, con successivi contratti, aliena a più persone diverse il medesimo bene mobile, tra queste è preferita alle altre colei che ne ha acquistato il possesso in buona fede, anche se il suo titolo è di data posteriore.
Presupposti per l’applicazione della norma sono:
l’oggetto deve essere un bene mobile non registrato;
l’avente causa deve ricevere il possesso ed essere in buona fede al momento della consegna: la buona fede in quanto tale si presume fino a prova contraria;
il titolo deve essere valido (cioè non nullo né annullabile) ed astrattamente idoneo a trasferire la proprietà.
In presenza di tali presupposti, l’acquirente acquista a titolo originario il bene libero dai vincoli non risultanti dal titolo, mentre il proprietario originario perde il suo diritto e non può più rivendicare il bene.
Le azioni a difesa del possesso: le azioni possessorie
Il possesso, benché sia una situazione di fatto, riceve protezione dall’ordinamento giuridico per un’esigenza di ordine collettivo: la pace sociale sarebbe turbata se si consentisse a chi afferma un diritto sulla cosa di farlo valere con la forza contro chi ha momentaneamente la cosa in suo potere.
D’altro canto, poiché è presumibile che chi possiede un bene ne sia altresì proprietario o sul bene abbia un altro diritto reale, è preferibile tutelare, almeno in via provvisoria, tale situazione di fatto.
Le azioni possessorie (azione di reintegrazione o di spoglio e azione di manutenzione) sono rimedi giudiziari aventi come fine immediato (anche se provvisorio) la tutela del possesso contro qualsiasi turbativa.
A) L’azione di reintegrazione o di spoglio (art. 1168 c.c.)
È l’azione con cui il possessore, spogliato del possesso, chiede, entro l’anno dal sofferto spoglio, di essere reintegrato in esso (art. 1168 c.c.).
Lo spoglio, cioè l’arbitraria privazione del possesso compiuta consapevolmente da un soggetto, di cui il possessore è stato vittima, deve avere i requisiti della violenza e della clandestinità (deve, cioè, essere occulto). legittimato attivamente alla reintegra è: il possessore; il detentore (tranne chi detiene per ragioni di servizio o di ospitalità).
Legittimato passivo è l’autore materiale o morale dello spoglio.
Il termine per proporre l’azione è quello di un anno dalla sofferta lesione, ma se lo spoglio è clandestino il termine decorre dal giorno della scoperta dello spoglio.
B) L’azione di manutenzione (art. 1170 c.c.)
È diretta a tutelare i possessori (non i detentori) contro le molestie o le turbative, di fatto o di diritto; essa è altresì concessa contro lo spoglio non violento o non clandestino (cd. spoglio semplice).
Con l’azione di manutenzione è tutelabile soltanto il possesso avente ad oggetto un bene immobile o un’universalità di mobili. Il possesso tutelabile, inoltre, deve essere ultrannuale, continuo e non interrotto, non acquistato con violenza o con clandestinità.
Legittimato attivamente all’azione è solo il possessore (non il detentore).
Legittimato passivo è l’autore materiale o morale della molestia o dello spoglio non violento o non clandestino. Il termine per proporre l’azione è, anche in questo caso, quello di un anno dalla molestia o dallo spoglio.
C) Le azioni di nunciazione (artt. 1171-1172 c.c.)
Sono azioni affini alle possessorie (alle quali la dottrina in passato, a volte, le ha parificate), ma hanno diversa natura giuridica.
Sono azioni cautelari che tendono alla conservazione di uno stato di fatto, mirando a prevenire un danno o un pregiudizio che può derivare da una nuova opera o da una cosa altrui. Esse tutelano sia il possesso che la proprietà e sono:
la denunzia di nuova opera (art. 1171 c.c.): è l’azione con cui il proprietario, il titolare di altro diritto reale di godimento o il possessore, denunzia un’opera da altri intrapresa e non ancora terminata (se non è trascorso un anno dal suo inizio) quando abbia ragione di temere che da essa possa derivare danno alla cosa che forma oggetto del suo diritto o possesso;
la denunzia di danno temuto (art. 1172 c.c.): è quella con cui il proprietario, il titolare di altro diritto reale di godimento o il possessore, si rivolge all’autorità giudiziaria, quando tema che da un albero, una costruzione etc. (cose, comunque, già esistenti) stia per derivare un danno grave e prossimo alla cosa che forma oggetto del suo diritto. Il giudice può disporre una cauzione a garanzia per i danni eventuali.