Source: https://www.ediltecnico.it/32034/accatastamento-comuni-si-profila-mediazione-politica-per-rimediare-caos/
Timestamp: 2019-11-19 13:55:27+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 6']

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Accatastamento ai Comuni, si profila una mediazione politica per rimediare al caos
Presto un dietrofront sul pasticcio dell’accatastamento ai Comuni, almeno a dare retta ad alcune fonti non ufficiali di cui ci ha anticipato l’esistenza Bernardino Romiti, presidente del Collegio dei Geometri e Geometri laureati della Provincia di Roma, intervistato in esclusiva dalla nostra redazione.
Non si è parlato solo del caos derivante dalla norma contenuta nell’art. 17 dello Sblocca Italia, ma anche del nuovo SIT che cambierà i connotati del catasto fabbricati e delle opportunità di lavoro per la categoria dei Geomerti
Mauro Ferrarini. Per i lavori in casa basta una semplice comunicazione, all’accatastamento ci pensa il Comune. Gli ultimi messaggi contenuti nello spot del Governo sulle semplificazioni in edilizia intervenute con lo Sblocca Italia hanno fatto arrabbiare parecchio i professionisti tecnici, per i motivi che anche il vostro Collegio ha evidenziato nella recente comunicazione affidata agli organi di stampa. Secondo lei, qual è il motivo che ha spinto a veicolare un messaggio così lacunoso (se non addirittura sbagliato)?
Bernardino Romiti. Sono d’accordo sulle carenze del messaggio che, però, ritengo secondarie rispetto al vero problema che sta nell’art. 17 del d.l. 133/2014, così come è stato convertito in legge (164/2014), con contenuti del tutto incoerenti con la linea politica del Governo finalizzata alla semplificazione laddove il comunicato annuncia che “all’accatastamento ci pensa il Comune”.
Appare, inoltre, decisamente punitivo economicamente per il cittadino il caso di mancata comunicazione al Comune di opere edilizie irrilevanti eseguite all’interno dell’unità immobiliare, ad esempio lo spostamento di una porta, dove scatta un forte aumento delle sanzioni che passano da 258 a 1.000 euro.
È evidente che il “sistema” che ha confezionato tale criticabile articolato di legge è lo stesso che ha veicolato il discutibile messaggio, mancando prima l’obiettivo di semplificare e poi dandone una pubblicizzazione distorta.
Mauro Ferrarini. Ora serve una “pezza” per rimediare al pasticcio contenuto nell’art. 17 dello Sblocca Italia. Ha delle novità da anticiparci in proposito?
Bernardino Romiti. La “pezza” è solo una, cioè quella di avere il coraggio di abrogare le modifiche introdotte dall’art. 17 del DL 133/2014 e ritornare al testo originario.
Da notizie non ufficiali apprendiamo che si procederà con una sorta di mediazione politica che porterà alla modifica dell’art. 6 comma 5, con l’obbligo che la denuncia di variazione catastale redatta da un tecnico abilitato venga inviata telematicamente sia all’Agenzia delle Entrate-Territorio che al Comune, congiuntamente alla comunicazione di fine lavori.
Quasi un ritorno al passato quando la procedura era più semplice perché prevedeva di allegare alla comunicazione di fine lavori la ricevuta di avvenuta denuncia di variazione.
Mauro Ferrarini. Parliamo di catasto. La riforma sta procedendo e ora è stato presentato anche il SIT (sistema integrato territoriale). Ci aiuta a spiegare ai nostri lettori in cosa consisterà? E quali saranno le ripercussioni sull’attività dei Geometri?
Bernardino Romiti. Il SIT (Sistema Integrato Territoriale) permetterà, sulla base della cartografia catastale, di georeferenziare tutte le informazioni inerenti ciascun fabbricato e le unità immobiliari ubicate al suo interno e specificare quelle cartografiche, grafiche, alfanumeriche, gestite dall’Agenzia.
Su questo sistema si inseriranno tutti gli archivi e gli atti di aggiornamento e si arriverà a un apparato unico che impedirà l’insorgere di problemi di allineamento della banche dati. Per noi geometri un metodo che faciliterà l’attività catastale, eliminando le problematiche legate alle ricerche di atti pregressi di aggiornamento non inseriti in banche dati.
Mauro Ferrarini. Mercato dell’edilizia. In queste ultime settimane pare si respiri un’aria di ottimismo dopo quattro anni di crisi profonda. Recenti studi e analisi (CRESME, ANCE, ecc.) individuano nel settore delle ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche del costruito il volano che potrà portare fuori dal pantano l’edilizia. È d’accordo con queste conclusioni?
Bernardino Romiti. Non credo che il mercato dell’edilizia potrà uscire dal pantano fino a quando i procedimenti edilizi non avranno tempi certi per la loro attuazione ottenuti con dei veri provvedimenti di snellimento. In questi ultimi anni nel nostro Paese è diventata prassi far precedere l’emanazione di nuove norme da slogan pubblicitari del tipo “Decreto del Fare”, “Decreto salva Italia”, “Decreto sblocca Italia”, tutti finalizzati alla sburocratizzazione e snellimento delle procedure. Come è prassi pubblicizzare queste nuove disposizioni attraverso spot televisivi e radiofonici con la finalità di informare i cittadini delle varie semplificazioni introdotte e, insieme, pubblicizzare il “fare” del Governo.
Un “fare” che quasi sempre non è reale, basta prendere come riferimento le attività edilizie.
Mauro Ferrarini. Mi faccia qualche esempio …
Bernardino Romiti. Prendiamo ad esempio l’art. 6 del DPR 380/2001 che non prevedeva alcun adempimento da parte del cittadino e che, oggi, in seguito agli accordi del 12 giugno 2014 e 18 dicembre 2014 tra Governo, Regione ed Enti locali per arrivare all’adozione di moduli unificati, semplificati e standardizzati per la presentazione di CIL, CILA, SCIA e permesso di costruire, impone all’utenza di comunicare l’inizio dei lavori, utilizzando un modello composto da ben 6 pagine (CIL) che richiedono una serie di informazioni che l’80% dei cittadini solo attraverso l’assistenza di un tecnico potrà compilare. Aggiungo solo che le pagine di detti modelli diventano 11 per la CILA e circa 40 per SCIA e permesso di costruire e penso non sia necessario alcun commento.
Mauro Ferrarini. Quali saranno, a suo giudizio, altri sbocchi professionali interessanti per i geometri? E quali gli strumenti che i Collegi dovranno mettere a disposizione per agevolare l’attività degli iscritti?
Bernardino Romiti. Sono noti i settori di attività tipici della nostra professione quali sicurezza, efficienza energetica, recupero del patrimonio edilizio esistente, tutela dell’ambiente e del territorio. Quello che oggi chiediamo con forza per il nostro futuro, è di fare definitivamente giustizia dei continui tentativi di altre categorie professionali tecniche di mettere in discussione le nostre competenze causando notevoli difficoltà al nostro lavoro.
Lo strumento principale per ottenere questo indispensabile risultato è il potenziamento della formazione professionale in ogni forma, ma preferibilmente on-line per abbatterne i costi.
Altro aspetto fondamentale è che si arrivi a codificare che la formazione è compito della scuola che, per noi geometri, dovrà proseguire con un percorso universitario o post-diploma con valenza universitaria. Inoltre i CAT dovranno riappropriarsi delle ore maldestramente tagliate alle materie professionalizzanti (estimo, diritto, topografia, ecc.).
Concludo con il convincimento che se all’attuale formazione dobbiamo dare la valenza letterale è evidente che non può solo essere “professionale”, ma si potrà spendere come credito universitario o come credito che faccia aumentare la nostra competenza professionale, come avviene a livello europeo.