Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25898-del-14-10-2019
Timestamp: 2020-08-07 19:04:25+00:00
Document Index: 148546568

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 360', 'art. 5', 'art. 32', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 14', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 25898 del 14/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25898 del 14/10/2019
Cassazione civile sez. I, 14/10/2019, (ud. 17/09/2019, dep. 14/10/2019), n.25898
sul ricorso 20124/2018 proposto da:
M.N.I., elettivamente domiciliato in Roma Viale
Angelico, 38 presso lo studio dell’avvocato Lanzilao Marco che lo
avverso il decreto del TRIBUNALE di ROMA, depositata il 24/05/2018;
Il Tribunale di Roma con decreto in data 24/5/2018, ha confermato il provvedimento di rigetto pronunciato dalla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Roma in ordine alle istanze avanzate da M.N.I. nato in (OMISSIS), volte, in via gradata, ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato, del diritto alla protezione sussidiaria ed il riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria.
Il richiedente asilo aveva riferito alla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Roma di essere musulmano e di aver lasciato il proprio paese per poter trovare i soldi necessari a mantenere la propria famiglia. Avverso la sentenza del Tribunale di Roma ha proposto ricorso per cassazione il ricorrente affidato a due motivi.
Con il primo motivo di ricorso il ricorrente denuncia omesso erroneo esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione per le parti in relazione alla condizione di pericolosità e violenza esistente nel paese di provenienza, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ed alla possibilità di riconoscere la protezione umanitaria.
Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, lett. C) e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, in quanto il Tribunale, nonostante la situazione di vulnerabilità e le violenze subite dal ricorrente, non ha riconosciuto il diritto alla protezione umanitaria.
Infatti ambedue censurano con una generica critica il ragionamento logico posto dal giudice di merito a base dell’interpretazione degli elementi probatori del processo e, in sostanza, si risolvono nella richiesta di una diversa valutazione degli stessi, ipotesi integrante un vizio motivazionale non più proponibile in seguito alla modifica dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, apportata dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, convertito in L. n. 134 del 2012 (v. Cass., sez. un., n. 8053/2014).
I motivi di ricorso contengono poi tutta una serie di critiche agli accertamenti in fatto espressi nella motivazione del Tribunale territoriale che, come tali, si palesano inammissibili, in quanto dirette a sollecitare un riesame delle valutazioni riservate al giudice del merito, che del resto ha ampiamente e rettamente motivato la statuizione impugnata, esponendo le ragioni del proprio convincimento.
In riferimento alla protezione sussidiaria occorre considerare chein relazione poi al caso della “violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale”, di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), oggetto di esame da parte del Tribunale territoriale, va, anzitutto, rilevato che l’esistenza di un conflitto armato interno potrà portare alla concessione della protezione sussidiaria solamente nella misura in cui si ritenga eccezionalmente che gli scontri tra le forze governative di uno Stato e uno o più gruppi armati o tra due o più gruppi armati siano all’origine di una minaccia grave e individuale alla vita o alla persona del richiedente a motivo del fatto che il grado di violenza indiscriminata che li caratterizza raggiunge un livello talmente elevato da far sussistere fondati motivi per ritenere che un civile rinviato nel paese in questione o, se del caso, nella regione in questione correrebbe, per la sua sola presenza sul territorio di questi ultimi, un rischio effettivo di subire la detta minaccia (v., in questo senso Cass. n. 13858 del 2018).
Per quanto sopra il ricorso proposto è inammissibile in ordine a tutti i motivi.
Nulla per le spese in mancanza di attività difensiva. Infine deve darsi atto che sussistono nella specie i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente stesso, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso per cassazione, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.