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Timestamp: 2018-01-18 21:56:02+00:00
Document Index: 16587804

Matched Legal Cases: ['art. 79', 'art. 80', 'art. 81', 'art. 80', 'art. 80', 'art. 81', 'art. 2043', 'art. 1337', 'art. 81', 'art. 785', 'art. 805', 'sentenza ', 'art. 770']

Promessa di matrimonio, regali, spese (per la casa e non), e rottura del fidanzamento
Promessa di matrimonio,...
Regali e spese (per la casa e non) in vista del matrimonio e rottura del fidanzamento
NEWS DI Proprietà01 Marzo 2015 ore 13:50
Che succede a doni e spese se salta un matrimonio? Il codice civile regola la restituzione dei doni, il risarcimento dei danni e la nullità della donazione obnuziale.
matrimonio , promessa , restituzione doni , risarcimento spese
Promessa e restituzione dei doni
Normalmente con l'avvicinarsi del matrimonio i promessi sposi si fanno regali reciproci, sostengono spese, assumo impegni... si tratta di regali personali, o di spese sostenute per la futura casa ... purtroppo, però, non sempre i buoni propositi giungono a compimento e capita che il fidanzamento si rompa.
Come regola la legge questa fase del rapporto? Secondo il codice civile, se il fidanzamento non va a buon fine è possibile richiedere la restituzione dei doni fatti oppure il risarcimento del danno subito per le spese sostenute e le obbligazioni assunte.
Se il matrimonio rappresenta un impegno, esiste un evento precedente al matrimonio molto meno impegnativo, ma dal quale scaturiscono comunque delle conseguenze giuridiche per gli sposi. Parlamo della promessa di matrimonio.
Andiamo per ordine. Si premette che la promessa di matrimonio non vincola a sposarsi, ma a rispondere delle conseguenze del mancato matrimonio (art. 79 c.c.). Se non c'è promessa, non c'è ovviamente un impegno idoneo a suscitare nell'altro l'affidamento circa il compimento del matrimonio. Il codice considera due tipi di promessa di matrimonio: il primo, del tutto informale (art. 80 c.c.), il secondo di tipo formale (art. 81 c.c.).
Ebbene, la restituzione dei doni effettuati è prevista dall'art. 80 c.c., per il quale il promittente può richiedere la restituzione dei doni fatti a causa della promessa; ciò, ovviamente, se il matrimonio non è stato contratto.
Tale previsione di legge non specifica particolari forme della promessa; possiamo immaginarci la classica dichiarazione, espressa o tacita, normalmente resa pubblica nell'ambito della parentela, delle amicizie e delle conoscenze, di volersi frequentare con il serio proposito di sposarsi (Cass. n. 3015/1983). La domanda va proposta entro l'anno dal rifiuto, oppure, ahimè, dalla morte di uno dei due. La norma sembra consentire solo al promittente di richiedere ed ottenere indietro quanto donato: dunque, è una questione che riguarda solo i due ex innamorati. Se i genitori, ad esempio, si sono presi la briga di regalare qualcosa, difficilmente potranno richiederla indietro ai sensi dell'art. 80 c.c..
La facoltà di chiedere indietro i doni è data a prescindere dai motivi della rottura del fidanzamento (Trib. Bari, 28 settembre 2006). La legge non indaga perchè ciò accade, cioè a chi imputare l'evento; la responsabilità è un elemento assente, tanto che la richiesta può essere fatta allo stesso modo se il matrimonio non si tiene a causa della morte di uno dei due.
Non è dunque importante il motivo per cui il matrimonio salta: non sussistendo obbligo a contrarre non può esservi inadempimento, dunque non è importante indagare sulla volontà.
Naturalmente deve trattarsi di doni fatti inequivocabilmente a causa della promessa del matrimonio.
Tra i doni possibili rientrano, oltre che il classicissimo anello di fidanzamento, i beni più vari, secondo i gusti e le possibilità. Non è però pacifico che vi rientri la donazione degli immobili (v. ad es. Trib. Taranto 28 giugno 2013).
Promessa e risarcimento del danno
Se poi i due ex innamorati si erano promessi il matrimonio per atto pubblico o scrittura privata (sempre che siano persone maggiori di età o minori ammessi a contrarre matrimonio) o anche con la richiesta di pubblicazioni, caduti i romantici propositi, potranno pretendere il risarcimento per le spese fatte o le obbligazioni contratte a causa della promessa (v. art. 81 c.c.). Anche in questo caso la legittimazione spetta solo all'ex fidanzato e non a parenti o amici. I quali, dunque, saranno esclusi anche se loro malgrado avranno sostenuto spese anche importanti a causa di quella promessa (v. Pret. Milano, 2 dicembre 1999).
In questo caso la colpa assume un ruolo importante. Risponde con il risarcimento chi senza giusto motivo rifiuta di sposarsi, oppure chi ha indotto con sua colpa l'altro a rifiutarsi di eseguire la promessa. A differenza della precedente ipotesi, mentre lì non si indaga affatto su chi ha fatto cosa, qui si fa spazio il concetto di giustificato motivo; dunque, in questo caso rileva l'atteggiamento morale, comportando una responsabilità più onerosa del precedente (il risarcimento danni, invece che la restituizone), ma al contempo, la possibilità di liberarsi del tutto (dimostrando il giustificato motivo). Anche qui la domanda giudiziale può essere proposta entro un anno dal rifiuto.
Tale forma di risarcimento non deriva nè da responsabilità extracontrattuale, di cui all'art. 2043 c.c., nè da quella contrattuale, di cui all'art. 1337 c.c., cioè da nessuna delle due forme di responsabilità civile del nostro ordinamento: e ciò fondamentalmente perchè, si spiega in numerose sentenze, non è ammissibile in uno stato di diritto l'obbligo di contrarre matrimonio: trattasi di una forma riparatoria speciale per il nostro codice, che non può associarsi ad alcun'altra previsione giuridica (Cass. n. 9/2012; Cass. n. 9052/2010 e Trib. Monza 6 giugno 2006), sicuramente frutto di un compromesso tra la libertà di contrarre matrimonio e il rispetto della correttezza e autoresponsabilità (v. Cass. n. 9/2012). Certamente la norma è anche un'espressione della tradizionale regolazione dei rapporti patrimoniali che sorgono prima del matrimonio. Insomma, per farla breve, se dopo una promessa eseguita nelle forme indicate dall'art. 81 o, comunque, dopo le pubblicazioni, il fidanzamento si rompe senza giustificato motivo e il matrimonio salta, chi dei due non ha causato la rottura, o l'ha causata per ingiustificato motivo addebitabile all'altro, se ha sostenuto le spese (ad es. per l'arredamento, l'acquisto della casa etc...) potrà rivalersi nei confronti dell'altro. Sempre che quelle obbligazioni siano state contratte a causa della promessa.
La legge prevede infine una specifica forma di donazione, detta in riguardo di matrimonio o anche donazione obnuziale (art. 785 c.c.).
In questo caso, la donazione è sottoposta alla condizione del verificarsi del matrimonio. In tale ipotesi la legge prevede che se salterà il matrimonio salterà pure la donazione, divenendo nulla. La donazione potrà essere effettuata sia dal promesso coniuge che da altri, e potrà essere rivolta a favore dei due, come di uno solo, o come ancora di eventuali figli nascituri; inoltre, non necessiterà dell'accettazione per perfezionarsi. Si tratta insomma di una forma di donazione collegata alla formazione della nuova famiglia e in questo si distingue dai doni tra fidanzati (App. Roma, 3 febbraio 1982). Ad esempio, è stata ritenuta una donazione obnuziale il pagamento delle spese sostenute dal genitore del futuro sposo per i lavori di ristrutturazione dell'abitazione della fidanzata e per l'acquisto dell'arredamento (Trib. Napoli, 29 marzo 2001). Le donazioni obnuziali non sono revocabili (art. 805 c.c.); altra sentenza aveva però ricondotto le spese sostenute dai genitori per l'arredamento alle liberalità d'uso di cui all'art. 770 c.c., concludendo comunque per la negazione del rimborso (Trib. Napoli 9 dicembre 1981).
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