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Timestamp: 2018-02-25 12:35:05+00:00
Document Index: 26422936

Matched Legal Cases: ['arta\n1', 'art.1', 'art. 2', 'art.2', 'art.51', 'art. 11', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 5']

I CERTIFICATI DI INVESTIMENTO NEL MERCATO ITALIANO - PDF
I CERTIFICATI DI INVESTIMENTO NEL MERCATO ITALIANO
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Geronimo Livio Quarta
1 FACOLTA ECONOMIA CATTEDRA ECONOMIA DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI I CERTIFICATI DI INVESTIMENTO NEL MERCATO ITALIANO RELATORE Prof. Domenico Curcio CORRELATORE Prof. Claudio Boido CANDIDATO Giovanni Picone Matr
2 I CERTIFICATI DI INVESTIMENTO NEL MERCATO ITALIANO 1. Il mercato dei certificati in Italia 1.1. Introduzione 1.2. Il rischio emittente: il caso DWS GO 1.3. Certificates vs Bond strutturati Equity fund linked Certificates 1.4. Inquadramento e disciplina giuridica dei certificates 1.5. Il trattamento fiscale dei certificati 1.6. Il mercato primario e secondario in Italia Il mercato primario Il mercato secondario: il SeDeX di Borsa Italiana I requisiti per la quotazione Il funzionamento del mercato Le parti coinvolte nel processo di emissione L evoluzione del mercato 1.7. L evoluzione del mercato dei certificati in Europa 2. Le tipologie di opzioni 2.1. Conoscere le opzioni per saper leggere il mercato 2.2. Exotic options Le origini Barrier options Digital options Basket options Single assets vs Multi assets: il caso degli Athena Relax Asian e Lookback options Asian options Lookback options 3. Cenni sui modelli di pricing
3 3.1. Premessa 3.2. Black & Scholes 3.3. Modelli binomiali 3.4. Simulazione 4. Gli Investment Certificate 4.1. I prodotti strutturati 4.2. I rischi dei Securities Derivatives 4.3. Investment Certificate: Tipologie e classificazione 4.4. CAPITALE PROTETTO Equity Protection Butterfly 4.5. CAPITALE PROTETTO CONDIZIONATO Airbag Bonus Express TwinWin 4.6. CAPITALE NON PROTETTO Benchmark Outperformance Discount 5. I certificati d investimento e la gestione di portafoglio 5.1. Cenni sul processo di asset allocation 5.2. Le strategie di investimento 5.3. La strategia core satellite 5.4. I certificati e la gestione attiva del rischio 5.5. Certificati: Focus TEV (tracking error volatility) Certificati: Focus TEV (tracking error volatility) un caso pratico Certificati: Focus TEV (tracking error volatility) il DELTA Certificati: Focus TEV (tracking error volatility) benchmark su future
4 Certificati: Focus TEV (tracking error volatility) benchmark su future un caso pratico Certificati: Focus TEV (tracking error volatility) Equity Protection Cap Certificati: Focus TEV (tracking error volatility) Certificati con opzioni esotiche Certificati: Focus TEV (tracking error volatility) Gli outsider 5.6. Certificati e gestione attiva del rischio: Rischio basso (Equity Protection) 6. I certificati e la strategia core satellite 6.1. Portafoglio rischio basso 6.2. Portafoglio rischio medio basso 6.3. Portafoglio rischio medio alto 6.4. Portafoglio rischio alto 7. Gli ETN 7.1. Trading sulla volatilità 7.2. Volatilità backward looking forward looking Definizione Modelli 7.3. Volatilità: metodologie di calcolo Volatilità storica Garch (1,1) Volatilità implicita Volatility Skew 7.4. Volatilità come attività investibile 7.5. ipath VSTOXX Short (Mid) Term Futures Total Return ETN Short Term Mid Term 7.6. Strategie di copertura tradizionali
5 1. IL MERCATO DEI CERTIFICATI IN ITALIA 1.1. Introduzione Negli anni successivi allo scoppio della bolla speculativa legata ai titoli dot com, l accresciuta avversione al rischio degli investitori, unitamente al basso livello dei tassi di interesse a livello globale, hanno favorito il rapido sviluppo degli investimenti alternativi. In tale contesto si sono quindi sviluppati i cosiddetti prodotti strutturati, accezione che in senso lato comprende gli stessi Certificates. A partire dagli anni 2000 si assistette infatti ad un rapido aumento delle emissioni di index linked, strumenti in grado di garantire sia una straordinaria varietà di profili di rischio/rendimento atteso, che opportunità in ottica di diversificazione del portafoglio. Lo sviluppo dei mercati degli strumenti derivati ha aperto agli operatori economici e agli intermediari finanziari numerose possibilità sia per quanto riguarda le modalità che le condizioni di reperimento ed impiego delle risorse finanziarie, provocando così una notevole innovazione di prodotto che ha consentito di far fonte alle contingenti e mutevoli condizioni di mercato. Di conseguenza si sono poste le basi per proporre strumenti quanto più flessibili e dotati, quindi, di un andamento asimmetrico, ovvero slegato dall attività sottostante. Nella macrocategoria dei prodotti strutturati, rientrano anche i certificati di investimento. I Certificate sono infatti definiti come derivati cartolarizzati, costituiti mediante la combinazione di strategie in strumenti derivati (principalmente opzioni e futures) o attività di base (principalmente obbligazioni, sotto forma di Zero Coupon) e derivati, grazie alle quali è possibile generare strumenti finanziari aventi caratteristiche specifiche proprie, di fatto differenti rispetto all attività (underlying) da cui originano. Data tale definizione, si comprende come i certificati presentino le caratteristiche proprie delle cosiddette attività sintetiche 1, sebbene da queste ultime, in quanto strutturati per realizzare differenti profili di rischio/rendimento atteso, essi si distinguano per la presenza di una categoria specifica di rischio: il rischio emittente Rischio emittente: il caso DWS GO I certificati di investimento, in quanto prodotti cartolarizzati emessi da diversi emittenti sotto forma di notes, sono soggetti al rischio emittente. Tale rischio si riferisce all eventualità che l issuer non sia in grado di adempiere agli obblighi contrattuali connessi a tali strumenti finanziari. Ciò comporta che il valore di rimborso dei certificati e, in linea generale, il loro andamento in termini di prezzo, sia direttamente correlato al merito di credito dell emittente. Diverso è, invece, il caso in cui l emissione preveda la creazione di garanzie collaterali aggiuntive. Il rischio emittente, vista anche l instabilità economica e finanziaria che ha contraddistinto il comparto bancario negli ultimi anni, rappresenta senza dubbio un elemento di assoluto rilievo. 1 Le attività sintetiche rappresentano un prodotto ottenuto solitamente combinando un operazione di base (di credito o di debito) con uno o più strumenti derivati, con il risultato di generare un attività o una passività di cui tendono ad emulare relative caratteristiche. Ad esempio, un attività sintetica è un mutuo a tasso cariabile, combinato con un plain vanilla interest rate swap. La sintesi di tali strumenti finanziari consente di riprodurre le caratteristiche proprie di un debito a tasso fisso. 2 Mauro Camelia I Certificati di investimento ed. Sole24Ore (2008) 2
6 Il primo emittente di certificati di investimento a proporre una peculiare gestione del rischio di default, fu DWS GO 3, la quale realizzò per le sue emissioni a partire dal 2008, un duplice sistema di garanzia collaterale volto a ridurre o addirittura annullare il rischio emittente all interno delle loro emissioni, rimasto ad oggi l unico nel suo genere per il segmento italiano. Figura 1.1 Caso DWS GO: La gestione del rischio emittente Fonte: DWS GO Il primo sistema prevede che per ciascuna emissione, DWS GO crei un comparto separato che contiene strumenti finanziari per l ammontare dell'emissione stessa. Gli strumenti finanziari vengono depositati presso una banca, definita controparte, che riceve i proventi rivenienti dalla vendita di tale prodotto. La banca è tenuta ad onorare il pagamento delle proprie obbligazioni verso gli investitori in ogni momento. Qualora il rating della controparte scenda al di sotto A (S&P) / A3 (Moody's), la stessa deve fornire immediatamente un collaterale di titoli di elevata qualità. Il rischio residuo è pertanto legato al solo eventuale default overnight della controparte. 4 Figura 1.2 Caso DWS GO: Rischio emittente annullato 3 piattaforma italiana di Certificates di DWS Investment (Gruppo Deutsche Bank) 4 DWS GO: certificati garantiti senza rischio emittente 3
7 Il secondo sistema, chiamato DWS GO Safe, prevede che le emissioni di certificati vengano garantite sin dall'emissione con obbligazioni governative depositate dal collateral agent in un deposito titoli segregato presso DB Luxembourg S.A. I titoli oggetto della garanzia in caso di insolvenza sono completamente separati dagli asset della controparte. Gli asset presenti nel deposito titoli collaterale riflettono il valore dei certificati garantiti DWS GO Safe emessi. Gli asset della controparte sono sovra collateralizzati rispetto al valore dei certificati garantiti (5% in eccesso) e vengono adeguati su base settimanale Certificates vs Bond strutturati Avendo chiarito come anche i certificati rappresentino di fatto un obbligazione dell emittente è doveroso soffermarsi sulle caratteristiche che contraddistinguono tali strumenti dai classici bond strutturati, dai quali prendono origine Equity fund linked Volendo ora dare una definizione di obbligazioni strutturate, esse rappresentano titoli mobiliari composti da un bond sottostante (tipicamente uno zero coupon) e da strumenti derivati (solitamente opzioni). In particolare le equity o fund linkek consentono l indicizzazione all andamento del prezzo di azioni, di panieri di azioni, o di indici di mercato. Per ultimo, la differenza tra le varie tipologie risiede nel diverso meccanismo di indicizzazione che lega il rendimento del sottostante a quello dell equity linked. Possono essere infatti previsti adeguamenti della cedola dello strutturato al parametro di riferimento, oppure maggiorazioni del capitale al rimborso, ovvero il cosiddetto premio Certificates I certificati, rappresentano invece strumenti derivati cartolarizzati emessi da Banche e garantiti da un Market Maker, il quale si impegna a quotare, dal momento dell emissione fino alla scadenza, un prezzo e ad assicurarne la liquidità. Tali strumenti consentono, con o senza effetto leva, di poter operare su un indice, un'azione o qualsiasi altra attività sottostante senza rischiare più del capitale investito. Caratterizzati da uno stile di gestione passiva, replicano fedelmente il sottostante al pari di un ETF ( almeno nelle strutture lineari di tipo Benchmark). L investimento in un certificato non da diritto a percepire i dividendi distribuiti dal sottostante: tuttavia, ove questi non vengano scontati sul prezzo di acquisto ( vedi Benchmark o strutture semplici), si potrà godere di opzioni accessorie, quali la protezione del capitale o un premio di rendimento a scadenza, finanziate proprio con la quota derivante dai dividendi. Viste tali definizioni, si comprende come entrambe le fattispecie analizzate, seppur con sostanziali differenze di base, possano appartenere alla medesima macroclasse. Al fine di scendere più nel dettaglio, si procedere ora a mettere a confronto le due tipologie di prodotto (figura 1.3). Dalla tabella si possono chiaramente comprendere i motivi fondanti che hanno portato gli emittenti, a partire dal 2004, a focalizzare le loro emissioni sui certificati di investimento. La ricerca di flessibilità e diversificazione, hanno visto il certificato di investimento come punto di congiunzione tra le variegate preferenze degli investitori e le componenti derivative ad esso sottostanti. 4
8 Figura 1.3: Equity linked vs Certificati Equity Linked Certificati Confronto Capitale garantito si si, in alcuni casi può essere soggetto a condizioni neutro Cedola variabile in funzione dell'andamento del mercato no* Equity Linked Minimo garantito si si/no Equity Linked Rendimento Limitato Illimitato Certificati Tipo di rendimento Obbligazionario Azionario Certificati Rischio Emittente si si neutro Mercato di quotazione l'80% non quotate 80% SeDex Certificati Spread 1% 1% Certificati Durata 5 anni da 1 a 5 anni Certificati Importi da 1000 euro da 100 euro Certificati 1.4. Inquadramento e disciplina giuridica dei prodotti strutturati 5 Il punto di inquadramento giuridico dei prodotti strutturati è rappresentato dall art.1, comma 1 bis del DLGS 14 febbraio 1998, n. 58 (Testo Unico della Finanza), che elenca tra i vari tipi di valori mobiliari, quei titoli che comportano un regolamento in contanti determinato con un riferimento ai valori mobiliari indicati alla precedenti lettere, a valute, a tassi di interesse, a merci, a rendimenti, a indici o altre misure. Tale definizione individua come elemento qualificante la tipologia di valori mobiliari in esame, la dipendenza del cosiddetto payoff (profilo di rimborso), dall andamento di una specifica attività sottostante. In senso lato, si tratta della caratteristica che empiricamente contraddistingue i prodotti cosiddetti derivati o con componente derivativa, e cioè quella vasta gamma di strumenti e prodotti finanziari il cui prezzo è legato alle variazioni di valore di un bene di riferimento sottostante. 5 Sistema giuridico dei prodotti strutturati Dewey & LeBoeuf (2009) 5
9 La dipendenza dall andamento di un attività sottostante è puntualmente riflessa nella definizione che il regolamento adottato dalla Consob con delibera n del 14 maggio 1999, come successivamente modificato (Regolamento Emittenti), contiene in relazione a covered warrant, certificati e obbligazioni strutturate. Cominciando dai primi, art. 2, comma 1, lett. e) del Regolamento Emittenti definisce i covered warrant come quei titoli diversi dai warrant, che conferiscono la facoltà di acquistare e/o di vendere, alla o entro la medesima data di scadenza,un certo quantitativo di strumenti finanziari, tassi di interesse, merci, valute e relativi indici e panieri, ad un prezzo prestabilito, ovvero, nel caso di contratti per i quali è prevista una liquidazione monetaria, di incassare una somma di denaro determinata come differenza tra il prezzo di liquidazione dell attività sottostante e il prezzo di esercizio, ovvero come differenza tr il prezzo di esercizio e il prezzo di liquidazione dell attività sottostante. 6 Appare evidente come i CW siano caratterizzati da una struttura opzionaria, attribuendo il diritto di acquistare e/o di vendere un certo sottostante, ovvero di ricevere la differenza tra il prezzo di mercato di tale sottostante a una certa data e il prezzo di esercizio dell opzione (strike price), a seconda che sia previsto, rispettivamente, il regolamento fisico ovvero in contanti (cash settlement) dello strumento. Tali caratteristiche consentono di ricondurre i CW alla categoria generale dei derivati e, in particolare, dei derivati cartolarizzati, in quanto i diritti derivanti dai CW sono incorporati in un vero e proprio titolo di credito. La definizione di certificati contenuta nel Regolamento Emittenti 7 si ricollega a quella di CW, essendo qualificati come certificati quegli strumenti finanziari, diversi dai covered warrant, che replicano l andamento di un attività sottostante. Si tratta i una definizione che risulta essere lacunosa nella misura in cui non specifica in che cosa consistono gli elementi di diversità in base ai quali distinguere tra certificati e covered warrant, laddove i certificati, ove propriamente strutturati, presentano anch essi una struttura opzionaria del tutto simile a quella dei CW. Sin dalle prime emissioni in Italia, i certificati sono stati strutturati in forma opzionaria per rispondere a esigenze sia di efficienza fiscale sia di natura regolamentare. Sotto quest ultimo profilo è utile ricordare che i primi certificati a essere offerti sul mercato italiano, furono strutturati come opzioni call con strike pari a zero su un determinato sottostante e sin d allora sono stati inquadrati nella categoria dei derivati. Ciò che in realtà distingue i certificati dai CW non è pertanto la natura giuridica sottostante (opzionaria) che conduce a qualificare entrambi come derivati cartolarizzati, bensì altre caratteristiche di natura prevalentemente economica, ovvero ad esempio l effetto leva oppure la determinazione dello strike price rispetto al premio pagato per la sottoscrizione del prodotto. E proprio in base a queste caratteristiche, consolidatesi nella prassi finanziaria, che le due tipologie di strumenti si distinguono e i certificati sono generalmente considerati strumenti con un profilo di rischio più basso rispetto a quello dei CW. Da ultimo, le obbligazioni strutturate sono definite 8 come: 1) i titoli obbligazionari il cui rimborso e/o la cui remunerazione dipendono, in tutto o in parte, secondo meccanismi che equivalgono all assunzione di 6 Consob Regolamento Emittenti 7 Consob Regolamento Emittenti: art.2, comma 1, g) 8 Consob Regolamento Emittenti: art.51, comma 1, b) 6
10 posizioni in strumenti finanziari derivati, dal valore o dall andamento del valore di prodotti finanziari, tassi di interesse, valute, merci e relativi indici ; 2) i titoli obbligazionari il cui rimborso e/o la cui remunerazione dipendono in tutto o in parte, dal verificarsi di determinati eventi o condizioni. Come per i certificati e i covered warrant, anche per le obbligazioni strutturate il rimborso e/o la remunerazione dipendono dal valore del bene di riferimento sottostante. La diversità, rispetto alle prime due tipologie di titoli, è data dal fatto che le obbligazioni non hanno struttura opzionaria e non sono riconducibili alla categoria dei derivati cartolarizzati, potendosi pertanto qualificare come titoli di debito. 9 Fatte queste considerazioni in merito all inquadramento giuridico dei prodotti strutturati, è doveroso sottolineare che proprio la qualificazione degli stessi come valori mobiliari ai sensi del TUF è determinante ai fini dell individuazione della disciplina civilistica applicabile all offerta di tali titoli agli investitori e alla loro successiva circolazione. In generale, nei rapporti tra emittenti e investitori trova applicazione la disciplina legislativa e regolamentare in materia di obblighi di prospetto che ha dato attuazione in Italia alla cosiddetta Direttiva Prospetti. 10 Brevemente, tale disciplina fa riferimento: 1. Ai casi in cui è prescritto l utilizzo di un prospetto per l offerta di prodotti strutturati sul mercato primario o su quello secondario; 2. Agli schemi da utilizzare per la predisposizione del prospetto e la tipologia di quest ultimo Le regole applicabili alla pubblicità relativa a prodotti strutturati 4. Il regime del cosiddetto passaporto europeo 12 Per quanto riguarda invece i rapporti tra gli investitori che sottoscrivono o acquistano prodotti strutturati e gli intermediari finanziari, la disciplina di riferimento è rappresentata dalle norme legislative e regolamentari che hanno dato attuazione in Italia alla Mifid. 13 Tali norme dettano, tra l altro, le regole che l intermediario deve seguire nella presentazione dei propri servizi relativi ai prodotti strutturati, le informazioni che deve fornire agli investitori e i criteri base ai quali classificare questi ultimi ai fini dell individuazione delle regole di condotta applicabili. 9 Pertanto, quando nella prassi ci si riferisce alla componente derivativa delle obbligazioni strutturate, tale riferimento non deve essere inteso in termini giuridici, bensì in termini economici, ovvero nel senso che parte della remunerazione e/o del rimborso corrisponde ai pagamenti che verrebbero generati da un derivato (precisamente da quel derivato che l emittente dell obbligazione strutturata ha acquistato con parte del prezzo di sottoscrizione pagato dall investitore per ottenere un determinato payoff) 10 Direttiva 2003/71 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 4 novembre Stand alone oppure prospetto di base in relazione a programmi di emissioni di titoli in serie 12 La possibilità di utilizzare un prospetto approvato dall autorità di uno stato membro per l offerta dei prodotti strutturati anche in altri stati membri 13 Direttiva 2004/39/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 aprile 2004 relativa ai mercati degli strumenti finanziari, a cui si aggiungono le seguenti misure di dettaglio: 1. Direttiva 2006/73/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio per quanto riguarda i requisiti di organizzazione e le condizioni di esercizio dell attività delle imprese di investimento e le definizioni di taluni termini ai fini di tale direttiva; 2. Il Regolamento 1287/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda gli obblighi in materia di registrazioni per le imprese di investimento, la comunicazione delle operazioni, la trasparenza del mercato, l ammissione dei strumenti finanziari alla negoziazione e le definizioni di taluni termini ai fini di tale diirettiva La disciplina italiana d attuazione è contenuta nel TUF e nei regolamenti Consob (n del 29 ottobre 2007 n del 18 dicembre 2008) 7
11 1.5. Il trattamento fiscale dei certificati Ai fini del trattamento fiscale dei certificati, va chiarito che gli stessi certificati pur cartolarizzati, ovvero incorporati in un titolo destinato alla cartolarizzazione presso il pubblico dei risparmiatori, non comportano un iniziale impiego del capitale dell investitore, in quanto la somma pagata all atto della sottoscrizione dei titoli non è data a mutuo al soggetto emittente e quindi, per tale ragione, non è possibile assoggettare tale fiscalità alla rigida disciplina dell art. 11 del TUF. E da intendersi, infatti, che il sottoscrittore non vanta alcun diritto circa la restituzione delle somme corrisposte all emittente in relazione al certificato, né tantomeno ha titolo alla percezione di interessi su tale somma. La somma pagata rappresenta infatti esclusivamente l importo necessario per acquistare l attività, il parametro o il bene sottostante; pertanto, tale iniziale investimento non è finalizzato a trasferire alla controparte un capitale con il fine dello sfruttamento economico dello stesso, bensì costituisce il prezzo di una controprestazione futura alla quale l emittente si impegna e la cui entità sarà determinata dall andamento del prezzo del bene, parametro o indice assunto come elemento di riferimento nel contratto. I certificati, pertanto, rappresentano una peculiare forma di contratto a termine: ovvero, i contratti a termine di tipo traslativo 14, essendo riconducibili ai rapporti da cui deriva l obbligo di ricevere o effettuare a termine pagamenti collegati all andamento di strumenti finanziari, valute estere, metalli preziosi o merci sottostanti. L aver ricondotto con tale affermazione i certificati tra i contratti derivati di cui all art. 67, comma 1, lett. c quater, del TUIR fa si che a fini fiscali, il reddito percepito da persone fisiche non esercenti attività d impresa commerciale, rientri tra i redditi diversi di natura finanziaria di cui all art. 67, comma 1, lett. c quater del TUIR e non quindi tra i redditi di capitale di cui i proventi dei titoli atipici fanno parte, in tal modo ponendosi come una sottocategoria di strumenti finanziari produttivi di tali redditi. Detto ciò, tali redditi sono assoggettati alla tassazione con aliquota del 12,50% 15 qualora realizzati da soggetti non esercenti attività d impresa commerciale. Molto spesso messi in competizione con i più diffusi, e liquidi, ETF, i certificati di investimento si distinguono per gestire in maniere più efficiente la fiscalità. A fronte del complesso quanto poco trasparente meccanismo di tassazione che regola gli ETF, solo i certificati consentono l intera compensazione delle eventuali minusvalenze pregresse in portafoglio. I variegati profili di rimborso che contraddistinguono i certificati di investimento, ha nel corso dell ultimo anno, messo in difficoltà gli intermediari finanziari e gli stessi emittenti, mettendo a nudo il vuoto normativo in materia, troppo spesso lasciato alla mera interpretazione dei soggetti in campo. Infatti, in scia al significativo aumento del numero di emissioni di certificati con cedole, la normativa in merito alla tassazione delle rendite finanziarie in materia di certificati non ha mai affrontato con la giusta e necessaria chiarezza come debbano essere interpretate le cedole o altro genere di redditi percepiti prima della naturale scadenza. Mancando il requisito della certezza, il guadagno ottenuto dall incasso di una cedola condizionata si ritiene che non possa essere considerato come reddito di capitale, anche in virtù di quanto affermato dalla stessa Agenzia delle Entrate. 14 Da distinguersi dai contratti a termine di tipo differenziale (ad esempio i cross currency swap o gli interest rate swap) 15 Secondo l art. 5 del dlgs 21 novembre
12 La stessa riporta chiaramente che vengono intesi come redditi da capitale anche "gli altri interessi e ogni altro provento in misura definita derivante dall impiego di capitale, esclusi gli interessi compensativi e i redditi derivanti da rapporti attraverso cui possono essere realizzati differenziali positivi e negativi in dipendenza di un evento incerto. Da quanto riportato, se ne deduce che a fronte di un evento incerto, che possa generare differenziali positivi o negativi, il reddito è da considerarsi diverso e quindi compensabile. Pertanto la cedola distribuita dai certificati di natura incerta, il cui pagamento è stato subordinato al rispetto di un determinato evento, dovrebbe di fatto essere assoggettata alla tassazione da reddito diverso Il mercato primario e secondario in Italia Il mercato primario Quando un emittente colloca un nuovo certificato, può decidere di quotarlo direttamente su un mercato regolamentato (mercato secondario) oppure offrirlo alla clientela attraverso un collocamento (mercato primario), cui solitamente segue poi la quotazione su una delle sedi di negoziazione previste dall attuale normativa, che comprendono: 1. Mercati regolamentati (SeDeX di Borsa Italiana) 2. Multilateral trading facilities MTF 16 (tra i quali EuroTLX con il segmento dedicato CertX) 3. Internalizzatori sistematici 17 (quotatori interni agli stessi intermediari, ad esempio l IS di Fineco chiuso di recente) In caso di collocamento, o di offerta pubblica di sottoscrizione, l emittente definisce le condizioni di prezzo e di quantità dello strumento oggetto dell offerta; successivamente, durante il periodo di sottoscrizione (in genere alcune settimane), gli investitori hanno la possibilità di sottoscrivere il prodotto offerto al prezzo di emissione. Il collocamento può avvenire attraverso la rete di filiali della stessa banca emittente oppure tramite una rete di promotori finanziari di un distributore esterno. Al termine del mercato primario, il certificato viene quotato solitamente sul mercato secondario sul quale gli investitori hanno la possibilità di rivenderlo in qualsiasi istante, aumentare la propria esposizione oppure semplicemente monitorare il valore del proprio investimento Il mercato secondario: il SeDeX di Borsa Italiana Il SeDeX (Securitised Derivatives Exchange) è il mercato regolamentato telematico di Borsa Italiana dove è possibile negoziare i securitised derivatives cioè i certificates e covered warrant. I securitised derivatives sono strumenti derivati, ovvero strumenti finanziari il cui prezzo dipende dall andamento di un'altra attività denominata sottostante (ad esempio azioni, indici, commodity, tassi d interesse o tassi di cambio) e le cui caratteristiche contrattuali sono incorporate in un titolo negoziabile, emesso comunemente da primarie istituzioni finanziarie. Gli strumenti derivati negoziati su SeDeX possono, infatti, essere acquistati, tramite 16 Sistemi alternativi di negoziazione (Alternative Trading System ATS), ovvero operatori che mettono a disposizione dei negoziatori (sia per conto proprio che per conto terzi) sedi e sistemi di negoziazione multilaterlae (MTF) alternativi a quelli propri dei gestori di mercati regolamentati. Marco Sepe Profili evolutivi della disciplina dei mercati e la repressione degli abusi di mercato L Ordinamento finanziario Italiano (Capriglione 2005) 17 Per "Internalizzatore Sistematico" si intende un intermediario che in modo organizzato, frequente e sistematico negozia per conto proprio, eseguendo gli ordini dei clienti al di fuori di un mercato regolamentato o di un sistema multilaterale di negoziazione. Gli Internalizzatori Sistematici costituiscono, nello schema operativo definito dalla Direttiva MiFID, dei sistemi di negoziazione di tipo bilaterale alternativi ai mercati regolamentati e ai sistemi multilaterale di negoziazione. (Capriglione 2005) 9
13 intermediari autorizzati, con le stesse modalità previste per le azioni e le obbligazioni, senza la necessità di versare alcun margine di garanzia ma pagando il solo valore di mercato dello strumento. La Borsa italiana ha introdotto una segmentazione del mercato che, pur non presentando differenze nelle modalità di negoziazione tra i diversi segmenti, ripartisce i securitised derivatives in segmenti omogenei per tipologia di prodotto e finalità di investimento: Figura 1.4 L organizzazione del SeDeX di Borsa Italiana I Covered Warrant Plain Vanilla che consistono in un opzione cartolarizzata call o put che conferisce la facoltà di acquistare e/o vendere, alla o entro la data di scadenza, un certo quantitativo dell attività sottostante ad un prezzo prestabilito. I Covered Warrant strutturati e/o esotici sono covered warrant la cui componente principale è rappresentata da combinazioni di opzioni call e/o put, e/o da una o più opzioni esotiche. Per opzioni esotiche si intendono quegli strumenti finanziari derivati molto eterogenei tra loro, aventi payoff più complessi rispetto alle opzioni plain vanilla. o I Covered Warrant strutturati si suddividono in: Digitali: opzione call e put che pagano un importo fisso e predeterminato(chiamato rebate) quando scadono in the money. Come le call (put) plain vanilla, quando a scadenza il sottostante è inferiore (superiore) allo strike si estinguono senza valore, mentre se maggiore rimborsano un rebate, il cui ammontare è predefinito e indipendente dall ampiezza della differenza tra sottostante e strike. Sono strumenti adatti ad investitori con aspettative direzionali sul sottostante. Su tassi: strumenti costituiti da combinazioni di opzioni call o put che permettono all investitore di neutralizzare la propria esposizione rispetto all andamento dei tassi di interesse sia a breve che a lungo termine (ad esempio tasso Euribor o tasso 10
14 Swap); in particolare possono essere utilizzati per coperture a fronte di passività (ad esempio mutui) indicizzate a un tasso variabile. Rainbow: covered warrant il cui sottostante è costituito da due o più asset. Questo tipo di prodotto consente di puntare sull'eventualità che la performance realizzata da una delle attività finanziarie risulti a scadenza maggiore di quella realizzata dalle altre. Il prezzo dei rainbow è influenzato oltre che dalla volatilità dei sottostanti anche dalla loro correlazione. I Leverage Securitised Certificates consentono al portatore di partecipare, con un impiego di capitale relativamente basso, alle variazioni di prezzo dell attività sottostante in misura più che proporzionale; la performance del sottostante viene cioè amplificata al rialzo (consentendo all investitore di ottenere rendimenti anche molto elevati), o al ribasso (esponendo l investitore anche alla perdita dell intero capitale). Questi strumenti si adattano maggiormente ad investitori con una buona preparazione tecnico finanziaria che tendono ad avere una strategia di investimento più speculativa ed un orizzonte temporale mediamente di breve periodo cioè che seguono il mercato con costanza e sono pronti a individuare possibili occasioni intraday. Gli Investment Securitised Certificates invece costituiscono, sia in termini di capitale investito che in termini di rischio, un alternativa all investimento diretto nel sottostante: in questa categoria sono così ricompresi i securitised derivatives che replicano la performance del sottostante ma anche quelli che permettono la realizzazione di strategie di investimento più complesse (ad esempio strategie con protezione parziale o totale del capitale investito oppure preposte all ottenimento di una performance migliore del sottostante stesso in particolari condizioni di mercato). Poco graditi agli heavy trader per la mancanza di effetto leva, questi certificati sono invece consigliati a chi vuole effettuare un investimento di medio lungo termine (i cassettisti) su sottostanti difficili da raggiungere diversamente, se non tramite futures, che comportano però l accensione di un conto derivati con relativo versamento dei margini di garanzia, e soprattutto una certa esperienza. o Gli Investment Securitised Certificates si suddividono in due classi: Classe A: riservata ai certificati che replicano l andamento dell attività sottostante non incorporando alcun effetto leva, come i Benchmark e gli Open End Classe B: contiene al proprio interno tutte le altre tipologie di investment certificate che hanno al loro interno opzioni accessorie, che slegano i propri rendimenti dall attività sottostante. Figura 1.5: L evoluzione del SeDeX dal
15 I requisiti per la quotazione Il regolamento di Borsa Italiana prevede due diverse procedure di ammissione alla quotazione di securitised derivatives (covered warrant e certificates): procedura di ammissione per strumenti emessi sulla base di un programma e procedura per emissioni stand alone. La procedura di ammissione per strumenti emessi sulla base di un programma si svolge in due fasi: nella prima fase, Borsa Italiana verifica la sussistenza dei requisiti, in capo all emittente e agli strumenti finanziari oggetto del programma, e rilascia, entro 60 giorni dal ricevimento della domanda completa, un giudizio di ammissibilità alla quotazione dei covered warrant o dei certificates. Nella seconda fase, l emittente invia la domanda di ammissione a Borsa Italiana, corredata dell Avviso integrativo e della documentazione elencata nelle Istruzioni, contenente le caratteristiche degli strumenti per cui si richiede la quotazione. Entro 5 giorni di borsa aperta dal giorno di presentazione della domanda completa, Borsa Italiana verificata la messa a disposizione del pubblico del programma e la sussistenza delle condizioni e dei requisiti inerenti i CW o i certificates adotta il provvedimento di ammissione che viene comunicato all emittente, alla Consob e diffuso mediante Avviso di Borsa. La data di negoziazione è fissata da Borsa Italiana con proprio Avviso, non appena accertata l avvenuta messa a disposizione del pubblico dell Avviso Integrativo del programma. La procedura per emissione stand alone prevede l invio della domanda di ammissione da parte dell emittente a Borsa Italiana, corredata della documentazione richiesta nelle Istruzioni e della bozza del prospetto di quotazione, per il quale è stato richiesto contestualmente alla Consob il rilascio del nulla osta alla pubblicazione. Entro due mesi dal giorno di presentazione della domanda, Borsa Italiana delibera e comunica all emittente l ammissione o il rigetto della domanda, dandone contestuale comunicazione alla Consob e rendendo pubblica la decisione mediante Avviso. L efficacia del provvedimento di ammissione ha validità di sei mesi ed è subordinata, previo rilascio del nulla osta, al deposito del prospetto di quotazione presso la Consob. La data di negoziazione è fissata da Borsa Italiana con proprio Avviso, non appena accertata l avvenuta messa a disposizione del pubblico del prospetto di quotazione. 12
16 Possono essere ammessi a quotazione CW e certificates che hanno come sottostante le seguenti attività finanziarie: Azioni italiane o estere, quotate in Borsa in Italia o in un altro Stato con requisiti di elevata liquidità; Titoli di stato negoziati sui mercati regolamentati ad elevata liquidità; Tassi d interesse ufficiali o abitualmente utilizzati sui mercati dei capitali,non manipolabili e caratterizzati da trasparenza nei metodi di diffusione e rilevazione; Valute la cui parità di cambio sia rilevata con continuità dalle autorità; Materie prime per le quali esista un mercato di riferimento, caratterizzato dalla disponibilità di informazioni continue e aggiornate sui prezzi delle attività negoziate; Indici o panieri di indici, notori e caratterizzati da trasparenza nei metodi di calcolo e di diffusione; Contratti derivati Borsa Italiana ha standardizzato alcune caratteristiche dei securitised derivatives al fine di renderli maggiormente confrontabili: CW non possono avere scadenza inferiore a tre mesi, nel caso in cui sulla medesima attività sottostante esista un prodotto derivato;non possono comunque avere scadenza superiore ai cinque anni. Quest ultima condizione può essere derogata da Borsa italiana, su richiesta motivata dell emittente, in presenza di informazioni sufficienti per la determinazione del prezzo; Esercizio automatico a scadenza se il CW o il certificate è ITM 18 ; Nel caso di CW o certificates su titoli azionari quotati il numero complessivo di azioni sottostanti la singola emissione non può, al momento della presentazione della domanda di ammissione, superare il 2% del numero totale di azioni in circolazione del medesimo titolo. 19 Se l attività sottostante è un azione, l emittente deve dichiarare a Borsa Italiana l avvenuta comunicazione dell emissione all emittente l attività sottostante. Possono essere ammessi a quotazione securitised derivatives emessi da società o enti nazionali ed esteri sottoposti a vigilanza prudenziale da parte della Banca d Italia oppure da Stati e Enti sovranazionali. Il patrimonio di vigilanza deve essere almeno pari a 25 milioni di euro e i suoi sistemi di gestione dei rischi devono essere conformi alle disposizioni di vigilanza prudenziale a cui è sottoposto. In aggiunta, deve essere pubblicato e depositato, conformemente al diritto nazionale, i bilanci, anche consolidati degli tre esercizi annuali, di cui almeno l ultimo corredato di un giudizio della società di revisione. L ammissione alla quotazione non può essere disposta se la società di revisione ha espresso un giudizio negativo ovvero si è dichiarata impossibilitata a esprimere un giudizio Il funzionamento del mercato Per garantire la liquidità al mercato, ossia la continuità delle negoziazioni e la presenza di riferimenti di prezzo certi per ciascuno strumento finanziario, Borsa Italiana prevede su SeDeX l impegno da parte di un operatore specialista a esporre in via continuativa su tutte le proprie serie quotate, proposte in acquisto e 18 Al possessore del CW e del certificate deve comunque essere riconosciuta la facoltà di rinuncia attraverso apposita comunicazione all emittente. La comunicazione deve essere effettuata entro le del giorno di scadenza, nel caso in cui l attività sottostante il CW o il certificate sia costituita da azioni italiane quotate, ovvero da indici gestiti da Borsa Italiana o da società con le quali Borsa Italiana abbia stipulato appositi accordi. 19 Borsa Italiana si riserva la facoltà di prevedere una percentuale diversa in relazione alle caratteristiche del titolo azionario sottostante. 13
17 in vendita a prezzi che non si discostino tra loro in misura superiore al differenziale massimo (obbligo di spread) e per un quantitativo minimo definito da Borsa Italiana (obbligo di quantità). In caso di applicazione delle quotazioni esposte, gli specialisti si impegnano a ripristinare le stesse entro 5 minuti. Borsa Italiana monitora il rispetto di questi impegni in via continuativa, e in determinati casi può dar corso in tempo reale a interventi correttivi. L attività di specialista può essere svolta dall emittente dei certificates oppure da un soggetto terzo aderente al mercato incaricato dall emittente gli strumenti finanziari. Il Sedex prevede una negoziazione continua dalle 9:05 alle 17:25, con l assenza di alcuna sessione After Hours (prevista dalle ore 18:00 alle ore 20:30). Figura 1.6: La negoziazione Su Sedex operano sia broker (operanti per conto della clientela) sia dealer (operanti sia per conto della clientela che per conto proprio). Gli investitori finali hanno la possibilità di inserire le proprie proposte di negoziazione, tramite intermediari autorizzati, anche all interno dello spread delle quotazioni in acquisto e in vendita inserite dagli specialisti. I contratti vengono conclusi mediante l abbinamento automatico delle proposte in acquisto e in vendita ordinate secondo criteri di priorità prezzo/tempo. Durante la negoziazione continua possono essere immesse proposte con limite di prezzo o senza limite di prezzo e possono essere specificate diverse modalità di esecuzione (ad esempio, valida fino a cancellazione o tutto o niente ). Nel caso in cui il securitised derivative scada incorporando un valore residuo esercizio automatico a scadenza, a meno che l investitore non intenda rinunciarvi. La liquidazione dei contratti eseguiti su Sedex avviene tramite il sistema di regolamento gestito da Monte Titoli il terzo giorno di Mercato aperto successivo alla data di conclusione dei contratti. In caso di azioni Italiane il prezzo di liquidazione è pari al prezzo di riferimento rilevato il giorno precedente la scadenza in caso di esercizio a scadenza; o rilevato il giorno dell esercizio in caso di esercizio anticipato. Per gli indici FTSE Mib, al prezzo di apertura rilevato il giorno di scadenza in caso di esercizio a scadenza o rilevato il giorno successivo in caso di esercizio anticipato Le parti coinvolte nel processo di emissione L emissione di un prodotto e il processo che l accompagna, vedono il coinvolgimento dell emittente (il debitore) e del lead manager(banca capofila). A seconda della situazione, può essere coinvolta anche una terza parte, il cosiddetto co lead manager. Il lead manager è responsabile dei contatti con l emittente, del marketing di prodotto e della redazione della documentazione(contratti, termsheets). Dopo l emissione egli si occupa della quotazione sul mercato secondario e della gestione dei rischi. Alla data di scadenza, fissa sulla base del profilo di rendimento, il genere e l importo del rimborso che verrà pagato all investitore. Il lead manager spesso non interviene in prima persona come emittente dei prodotti. Nella pratica infatti, motivi fiscali spingono spesso a scegliere un unità estera dello stesso istituto come emittente. Il lead manager può anche coinvolgere un istituto terzo quando il suo rating creditizio non è sufficiente. 20 Innovazione e diversificazione SeDeX: il mercato dei Certificati e dei CW (Borsa Italiana, ottobre 2010) 14
18 Da citare infine la figura del co lead manager che riveste un ruolo importante sul mercato dei prodotti strutturati. Si tratta di istituti che, non raggiungendo la massa critica necessaria o per motivi legati alla loro struttura giuridica, non possono o non vogliono intervenire in prima persona sul mercato dei capitali. Per motivi di economie di scala, soltanto gli istituti più grandi possono offrire un ampia gamma di prodotti, prezzi competitivi ad un efficiente gestione del rischio. Il co lead manager si concentra su un anello della catena di creazione del valore. Spesso accade che l impulso iniziale per l emissione di un nuovo prodotto parta proprio dal co lead manager, il quale al tempo stesso mette a disposizione le sue potenzialità di collocamento e garantisce l acquisto di una determinata parte del volume di emissione. L autonomia del co lead manager può rappresentare un importante vantaggio per gli investitori privati. Il co lead manager si concentra su quei compiti a cui può assolvere in modo ottimale e, allo stesso tempo, ha la possibilità di realizzare le idee sa lui sviluppate mettendo in concorrenza gli altri partecipanti al processo di emissione, i quali vengono scelti di volta in volta in funzione dei rispettivi punti di forza e dello specifico prodotto. In presenza di più candidati, la pressione sui prezzi dovrebbe essere decisamente maggiore che se fosse lo stesso lead manager a lanciare il prodotto. Per la scelta dell emittente, un co lead manager avveduto non si baserà comunque esclusivamente sul prezzo. Per ottenere un rapporto ottimale prezzo/prestazione, è necessario prendere in considerazione anche le prestazioni del mercato secondario, la solvibilità degli emittenti e la qualità dell assistenza(back office) offerta dal lead manager. Acquistando un prodotto strutturato, l investitore si espone ad un rischio di controparte. L affidabilità della promessa di pagamento dipende dalla solidità finanziaria del debitore. Una misura della qualità creditizia è costituita dai credit ratings di agenzie di rating come Moody s, Standard&Poor s e Fitch che assegnano un voto agli istituti finanziari sulla base di un analisi approfondita, e li ripartiscono in classi di rating L evoluzione del mercato Sul SeDeX sono quotati a fine gennaio certificates, di cui certificati investment e 350 leverage. Osservando i dati rilasciati da ACEPI, è possibile notare come nel corso degli anni l offerta di certificati al SeDeX si sia notevolmente ampliata, anche se si è ancora lontani dai numeri fatti registrare nel 2007, anno del vero boom per questo comparto. Più in generale, osservando i dati aggiornati a fine 2010, è sufficiente notare come dagli inizi del 2005 dove il segmento destinato ai certificati comprendeva 736 certificati (446 di tipo investment e 290 di tipo leverage), si è passati agli attuali 1498 complessivi, ovvero più del doppio. La crescita così consistente degli strumenti quotati è dovuta a una combinazione di fattori, tra cui l aumento del numero degli emittenti, l ideazione e la commercializzazione di nuove strutture finanziarie e la costante apertura a nuove classi di sottostanti come le commodity, tassi di interesse, i mercati emergenti e gli indici customizzati. Dati alla mano, i certificati si confermano tra i prodotti a maggior crescita del mercato finanziario italiano: a fronte di una riduzione del numero delle emissioni, che passa da 270 del 2009 ai 241 dello scorso anno, l ammontare medio di ogni collocamento è salito a 16,7 milioni di euro contro i 10 milioni circa del Ad aver riscosso l interesse maggiore sono stati in particolare i certificati a capitale condizionatamente protetto che hanno raggiunto il 63,59% del valore delle sottoscrizioni, seguiti dagli strumenti a capitale protetto (33,16%). I prodotti totalmente privi di una qualche forma di protezione, rappresentano invece 15
19 solo il 3,24%. Cifre che evidenziano il raggiungimento di un certo livello di maturità da parte del settore, un tempo considerato di nicchia e ad esclusivo appannaggio dei trader o dei private banker Figura 1.7: Numero di strumenti quotati y/y dal 2005 Fonte: Acepi 16
20 Figura 1.8: Andamento del mercato primario dal 2006 Fonte: Acepi Tabella 1.9: Andamento del mercato primario per trimestre trim 2 trim 3 trim 4 trim Totali collocato (in MLN ) 215, , , ,1 1799,008 numero di ISIN emessi trim 2 trim 3 trim 4 trim Totali collocato (in MLN ) 1.018,52 572, , , ,153 numero di ISIN emessi trim 2 trim 3 trim 4 trim Totali collocato (in MLN ) 655, , , , ,337 numero di ISIN emessi trim 2 trim 3 trim 4 trim Totali collocato (in MLN ) 379, , , , ,525 numero di ISIN emessi trim 2 trim 3 trim 4 trim Totali collocato (in MLN ) 1.138,77 949, ,85 861, ,32 numero di ISIN emessi Fonte: Acepi 17