Source: http://www.altrodiritto.unifi.it/adirmigranti/parere-decreto-salvini.htm
Timestamp: 2019-05-25 07:37:02+00:00
Document Index: 106855201

Matched Legal Cases: ['art. 101', 'art. 6', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 5', 'art. 5']

E' evidente che l'abolizione del diritto dei richiedenti asilo di iscriversi all'anagrafe della popolazione residente rappresenti la volontà del Ministero dell'Interno, del Ministro Salvini, proponente del decreto. Ma nel nostro sistema costituzionale questa volontà non ha un peso decisivo, essa deve fare i conti l'art. 101 comma 2 della Costituzione secondo cui «I giudici sono soggetti soltanto alla legge». Il "soltanto" inserito in questa frase sta a ricordarci che il giudice, per il principio della separazione dei poteri, è soggetto alla legge, non a un qualche potere, e sicuramente non a quello esecutivo. Ciò che deve guidare (anche i funzionari pubblici, per evitare inutili ricorsi e processi sulle loro decisioni) nella lettura dei testi normativi è in primo luogo il contesto costituzionale e il sistema di tutela multilivello dei diritti e poi il quadro sistematico rappresentato dall'ordinamento giuridico. Le interpretazioni fornite dalle circolari ministeriali sono rilevanti solo quando sono compatibili con questo quadro.
Sembra lecito sostenere che per ottenere l'effetto, auspicato dalle circolari del Ministero, non potendo certo qualificare il titolare del permesso di soggiorno per richiesta asilo come irregolare, il testo del decreto avrebbe dovuto molto semplicemente modificare il comma 7 dell'art. 6 T.U.I., prevedendo un esplicita eccezione per i richiedenti asilo del tipo: "Le iscrizioni e variazioni anagrafiche dello straniero regolarmente soggiornante, escluse quelle del titolare di un permesso di soggiorno per richiesta asilo, sono effettuate alle medesime condizioni dei cittadini italiani con le modalità previste dal regolamento di attuazione" (3). Lasciando poi al Presidente della Repubblica, in fase di emanazione, alla Corte Costituzionale e alla Corte Europea dei diritti dell'Uomo stabilire se una tale differenziazione sia ragionevole o discriminatoria (come a noi appare).
Merita di essere sottolineato che la mancata iscrizione anagrafica del richiedente asilo incide tra l'altro sul suo diritto ad acquisire la cittadinanza italiana una volta conseguito lo status. Il combinato disposto degli articoli 9 e 16 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante Nuove norme sulla cittadinanza, prevedono, infatti, che lo straniero riconosciuto rifugiato dallo Stato italiano possa richiedere la cittadinanza quando "risiede legalmente da almeno cinque anni nel territorio della Repubblica". E' evidente che restare per anni, come succede ai richiedenti asilo, in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato vorrebbe dire, se si accettasse la tesi delle circolari, restare per anni senza residenza regolare. I richiedenti asilo sarebbero per tutto questo periodo semplicemente domiciliati presso il luogo indicato al momento della richiesta del permesso di soggiorno. Il tempo trascorso in attesa della definizione dello status non conterebbe quindi, ai fini della richiesta della cittadinanza, come periodo trascorso risiedendo regolarmente in Italia.
Ci preme sottolineare che non stiamo sostenendo che le disposizioni relative all'iscrizione anagrafica del decreto Salvini non abbiano alcun rilevanza per le modalità dell'iscrizione. Il fatto che dall'art. 13 del decreto Salvini non si possa ricavare una norma che impedisce l'iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo non vuol dire che il comma 1-bis dell'art. 4 del D.lgs. 142/2015, da esso introdotto, sia una disposizione priva di effetti. Il suo significato appare abbastanza chiaro se questa disposizione viene riconnessa a un'altra, contenuta alla lettera c) dello stesso art. 13 del decreto Salvini. Quest'ultima disposizione abroga, come ricordato anche dalla circolare 15/2018 del Ministero dell'Interno, la previsione dell'utilizzo per i richiedenti asilo dell'istituto della convivenza anagrafica contenuta nell'art. 5-bis dello stesso D.lgs. 142/2015, introdotto dalla legge 13 aprile 2017, n. 46 che ha convertito il decreto-legge 17 febbraio 2017, n. 13 ("Decreto Minniti-Orlando"). Il testo dell'articolo abrogato era il seguente:
E' stato, infatti, introdotto un nuovo comma 3 nell'articolo 5 del D.lgs. 142/2015 che recita: "L'accesso ai servizi previsti dal presente decreto e a quelli comunque erogati sul territorio ai sensi delle norme vigenti è assicurato nel luogo di domicilio individuato ai sensi dei commi 1 e 2". In questo modo i richiedenti asilo accolti nei centri, nelle more dell'iscrizione anagrafica o del suo mutamento, hanno comunque l'accesso ai servizi sociali garantiti (4). La vecchia formulazione di questo comma stabiliva che "il centro o la struttura rappresenta luogo di dimora abituale ai fini della iscrizione anagrafica ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, e dell'articolo 6, comma 7, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286". Una tale disposizione, una volta venuto meno l'automatismo della iscrizione anagrafica legata all'ospitalità nel centro, avrebbe reso complesso l'accesso ai diritti sociali dei richiedenti asilo in fase di iscrizione anagrafica.
3. Merita di essere sottolineato che questa è la strada che il legislatore ha seguito quando ha redatto il primo comma dell'art. 5 della legge 80/2014 che recita: "Chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l'allacciamento a pubblici servizi in relazione all'immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge". Se applichiamo i canoni del decreto Salvini questa disposizione sarebbe stata scritta così: "L'occupazione abusiva di un immobile senta titolo non costituisce titolo per l'iscrizione anagrafica....".