Source: https://www.studiocerbone.com/corte-cassazione-ordinanza-04-maggio-2017-n-10879-avviso-rettifica-iva-tributi-lirregolare-introduzione-merce/
Timestamp: 2019-01-19 15:38:03+00:00
Document Index: 185924032

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 380', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 2729', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 04 maggio 2017, n. 10879 - Avviso rettifica IVA - Tributi per l'irregolare introduzione di merce - Studio Cerbone
Sei qui: Home » CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 04 maggio 2017, n. 10879 – Avviso rettifica IVA – Tributi per l’irregolare introduzione di merce
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 04 maggio 2017, n. 10879
IVA – Avviso rettifica – Tributi per l’irregolare introduzione di merce
Rilevato che C.G. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, contro la sentenza resa dalla CTR Campania meglio indicata in epigrafe che ha confermato la decisione di primo grado di rigetto del ricorso proposto dal contribuente avverso l’avviso di rettifica relativo ad IVA per l’anno 2010 emesso dall’Ufficio delle dogane di Napoli relativo a vari tributi per l’irregolare introduzione di merce;
Rilevato che l’Agenzia delle dogane, costituitasi con controricorso, ha chiesto il rigetto del ricorso e che il ricorrente ha depositato memoria;
Rilevato che rispetto al prospettato contrasto del riformato art. 380 bis c.p.c., nella versione introdotta dalla l. n. 197/2016, con gli artt. 3, 24 e 111 Cost. è sufficiente rinviare a quanto già chiarito da questa Corte con l’ordinanza 10 gennaio 2017 n. 395, con riguardo all’infondatezza dei profili sollevati dalla difesa della ricorrente;
Considerato che il primo motivo di ricorso, con il quale si deduce la violazione del giudicato esterno sull’inesistenza di elementi idonei a confermare la partecipazione dello stesso alle frodi che starebbero alla base dei molteplici avvisi di rettifica (23) emessi a carico del C. nel periodo 2005/2006 per effetto della definitività della sentenza resa dalla CTR Liguria n. 151/02/14 è inammissibile, come già ritenuto da questa Corte in altri giudizi fra le stesse parti di analogo contenuto poiché l’eccezione di giudicato esterno formulata dalla parte ricorrente per la prima volta in questo giudizio non risulta proposta innanzi alla CTR ed è inammissibile in sede di legittimità, risultando il giudicato al quale si riferisce la parte ricorrente formatosi in epoca antecedente alla sentenza di appello(anzi, per stessa ammissione della ricorrente, nel corso del giudizio di appello e prima della celebrazione dell’udienza in cui la CTR Campania pose la causa in riserva primo grado (pag. 11 ricorso) – cfr. Cass. n. 5360/2009 e Cass. n. 22506/2015; Cass. n. 25401/2015;
Rilevato che il secondo motivo, con il quale la parte ricorrente ha dedotto la violazione dell’art. 7 l. n. 212/2000 per mancata allegazione al verbale di accertamento dell’intero processo verbale, è manifestamente infondato, avendo questa Corte ripetutamente chiarito che l’art. 7, comma 1, della legge 27 luglio 2000, n. 212, nel prevedere che debba essere allegato all’atto dell’Amministrazione finanziaria ogni documento richiamato nella motivazione di esso, non trova applicazione per gli atti di cui il contribuente abbia già avuto integrale e legale conoscenza per effetto di precedente comunicazione-cfr. ex plurimis, Cass. 407/2015;
Considerato che a tale principio si è correttamente uniformato il giudice di merito;
Considerato che, peraltro, la CTR ha accertato che la rettifica e il processo verbale avevano ricostruito integralmente la vicenda posta a base della pretesa fiscale in tal modo ritenendo, con accertamento di fatto non contestato dalla parte ricorrente, la piena idoneità dell’atto ad assolvere la funzione di conoscenza degli elementi indicati dall’ufficio a sostegno della richiesta impositiva, ciò confermando viepiù l’infondatezza del motivo;
Considerato che il terzo motivo, con il quale si deduce la violazione ed errata applicazione degli artt. 201, 202, 203 e 213 del codice doganale comunitario è manifestamente inammissibile e infondata;
Considerato che la contestazione del ricorrente riguarda l’attività valutativa della CTR e l’esistenza stessa degli elementi indicati dalla CTR, senza avvedersi della circostanza che tale censura non integra una violazione di legge, ma piuttosto una contestazione sull’attività valutativa del giudice di merito che avrebbe richiesto la deduzione del vizio di motivazione, nei limiti in cui lo stesso è consentito;
Considerato che, peraltro, la censura è infondata laddove ipotizza un errore del giudice di merito in ordine alla qualità di debitore doganale attribuita al C.;
Considerato che la CTR, in linea con la giurisprudenza di questa Corte e della Corte di Giustizia – cfr. Cass. n. 11181/2010; Cass. n. 5159/2013 – ha specificamente collegato la responsabilità del C. all’operazione doganale, individuandolo come soggetto direttamente coinvolto nell’organizzazione transnazionale che, utilizzando società di comodo per il trasferimento del denaro in Cina funzionale all’acquisto della merce che figurava di provenienza non cinese-M.F. e s.r.l. G.F. – per alcune delle quali (P.C. s.r.l. e M.P.C. s.r.l.) aveva ricoperto la carica di rappresentante legale, importava merci dalla Cina dichiarandone un valore nettamente inferiore a quello reale realizzando poi i pagamenti effettivi attraverso altre società dislocate in Cina, inoltre indicando gli elementi dai quali ha tratto il convincimento che il C. fosse corresponsabile dell’intero sistema di operazioni di importazione in frode alla legge, ivi compresa quella risultante dall’avviso di rettifica, individuandoli specificamente – effettivo trasferimento del denaro all’estero mediante società inglesi (I.O.L.) necessario per pagare la merce giunta in Italia sulla base della documentazione bancaria sequestrata presso la sede della W.S.C. in Roma Via (…), dalla quale era emerso il ruolo svolto all’interno dell’organizzazione del C. – unitamente a quello di D.L. – indicato col suo nome di battesimo, al quale erano riferibili le società di comodo che eseguivano le operazioni di importazione;
Considerato che nel far ciò la CTR non è incorsa nel prospettato error iuris, né ha male applicato la disciplina in tema di presunzioni, invece riscontrando un quadro indiziario preciso e concordante, spettando al giudice del merito apprezzare l’efficacia sintomatica dei singoli fatti noti, che debbono essere valutati non solo analiticamente, ma anche nella loro globalità all’esito di un giudizio di sintesi, non censurabile in sede di legittimità se sorretto da adeguata e corretta motivazione sotto il profilo logico e giuridico. – cfr. Cass. n. 22801/2014;
Considerato che il sindacato richiesto dalla parte ricorrente va oltre quello riservato al giudice di legittimità quando il giudice di merito ha dapprima analiticamente selezionato gli elementi riconosciuti dotati di potenziale efficacia probatoria ed ha successivamente vagliato complessivamente tutte le emergenze precedentemente isolate;
Considerato che nel caso di specie gli elementi valorizzati dal giudice di merito, dai quali lo stesso ha tratto il convincimento che le singole operazioni di importazione fossero tutte riconducibili al C., non avendo il ricorrente adeguatamente confutato il quadro indiziario a suo carico, escludono il prospettato vizio fondato sulla violazione dell’art. 2729 c.c., proprio perché la CTR ha agganciato al solido compendio indiziario relativo alla partecipazione del ricorrente all’associazione dedita all’introduzione irregolare di merci la diretta responsabilità nell’operazione doganale proprio in forza dei principi giurisprudenziali sopra richiamati in ordine alla responsabilità in ambito doganale;
Considerato che le superiori considerazioni superano, pertanto, i rilievi difensivi della parte ricorrente anche esposti in memoria;
Considerato che il ricorso va quindi rigettato e che le spese seguono la soccombenza, dando atto della ricorrenza dei presupposti di cui all’art. 13 comma 1 quater del dPR n. 115/2002 per il versamento da parte delle ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.
Rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in favore dell’Agenzia delle entrate in euro 1.000,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito.
Dà atto della ricorrenza dei presupposti di cui all’art. 13 comma 1 quater del dPR n. 115/2002 per il versamento da parte dette ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 19 maggio 2017, n. 12633 – Accertamento – Contenzioso tributario – PVC – Attività di smaltimento rifiuti
CORTE di CASSAZIONE sentenza n. 19886 depositata il 5 ottobre 2016 – La cartella di pagamento emessa sulla base del controllo formale in dichiarazione è valida anche in assenza dell’avviso bonar…
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 17 aprile 2018, n. 9433 – In tema di imposta di registro, la fruizione delle agevolazioni cosiddette “prima casa” postula il trasferimento della…
CASSAZIONE – Sentenza 26 aprile 2017, n. 10240 – Imposta di registro – Atto di cessione di diritti di opzione su azioni – Imposta proporzionale