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Timestamp: 2020-08-14 21:19:44+00:00
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Concorso vinto, blocco assunzioni, interesse ad impugnare | Sentenze
Concorso vinto, blocco assunzioni, interesse ad impugnare
La legittimità e la piena efficacia del rifiuto dell’ente pubblico di concedere la deroga del blocco delle assunzioni, in atto da prima dell’indizione della procedura selettiva (e che condizionava quest’ultima sin dall’inizio), ai fini dell’assunzione del vincitore, fa si che quest’ultimo viene a trovarsi in una situazione che lo vede carente d’interesse ad impugnare gli altri atti adottati dall’ente inerenti il posto messo a concorso, non potendo trarre dagli stessi nessun vantaggio.
Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana sent. n. 639 20 novembre 2014
L’appello principale proposto dall’Assessorato regionale e l’appello incidentale proposto dallo IACP, basati su analoghi motivi, sono fondati.
In punto di fatto va evidenziato che lo IACP aveva trasmesso all’Assessorato regionale delle Infrastrutture tanto la deliberazione n. 62 del 3.11.2010, quanto la successiva deliberazione dirigenziale n. 76 del 18.2.2011, concernenti la procedura selettiva per il conferimento dell’incarico di dirigente del servizio legale, vinta dall’Avv. Omissis.
L’Assessorato riscontrava le comunicazioni dello IACP e, con la nota n. 6555 del 26.1.2011, anteriore, quindi, alla deliberazione dirigenziale dell’IACP n. 76 del 18.2.2011 (di approvazione della graduatoria), comunicava all’Ente che i provvedimenti relativi alla procedura per il conferimento dell’incarico dirigenziale a contratto avrebbero dovuto ottenere la previa concessione di una deroga al divieto di assunzione del personale, previsto dalla deliberazione della Giunta regionale n. 221 del 30.9.2008.
L’Ente interloquiva con l’Assessorato con varie note e, in sostanza, esprimeva l’avviso che il divieto di assunzione, di cui alla deliberazione della G.R. n. 221 del 30.9.2008, non dovesse considerarsi operante nei suoi confronti e, nel contempo, chiedeva all’Assessorato, ove questo avesse ritenuto operante il divieto di assunzione malgrado i rilievi e i dubbi espressi, la concessione di una deroga, sottolineando i vantaggi che, in termini di risparmio, sarebbero derivati dalla possibilità di utilizzare un avvocato interno all’ente.
Tuttavia, l’Assessorato, con nota n. 12091 del 6.2.2012, comunicava allo IACP di ritenere applicabile nei suoi confronti il divieto di assunzione, di cui alla deliberazione n. 221 della Giunta regionale e altresì rendeva esplicita l’intenzione di non concedere la deroga richiesta.
Il Collegio ritiene che, ai fini della definizione della presente controversia, sia necessario valutare, pregiudizialmente, i motivi di gravame proposti contro la determinazione regionale di diniego dell’autorizzazione alla deroga al blocco delle assunzioni.
Contrariamente a quanto deciso dal primo giudice, il provvedimento con cui l’Assessorato ha deciso di non accordare la deroga richiesta si sottrae alle censure formulate dalla parte ricorrente dinanzi al TAR.
In primo luogo, va osservato che il divieto di assunzione di personale sussisteva ben prima del 3.11.2010, (data dell’avviso pubblico della procedura selettiva), derivando dalla deliberazione della G.R. n. 221/2008, adottata più di due anni prima. Essa, pertanto, condizionava, sin dall’inizio, la procedura per l’affidamento dell’incarico dirigenziale di Avvocato responsabile del servizio legale. Ragioni di prudenza avrebbero richiesto che la deroga venisse richiesta dall’Ente alla Regione prima dell’avvio della procedura.
In secondo luogo, nessun vizio di legittimità, tranne quello di carenza di motivazione, è stato dedotto dalla ricorrente in prime cure, per contestare la legittimità del rifiuto dell’Assessorato regionale di concedere la deroga.
Ciò si ricava dalle affermazioni contenute nella sentenza impugnata dove, in merito al “diniego dell’Assessorato di deroga all’assunzione” se ne giustifica l’asserita illegittimità sulla base del rilievo “in quanto immotivatamente adottato senza tenere in considerazione i possibili risparmi di spesa e l’organigramma dello IACP” (pp. 9-10 della sentenza).
Il Collegio osserva che tale motivazione del Tribunale non può essere condivisa, in quanto l’organigramma dello IACP, quale che fosse, non poteva sfuggire al divieto di assunzione, posto dalla Regione (in ossequio al patto di stabilità interno), proprio al fine di impedire che i posti in organico, ancorché previsti e vacanti, fossero coperti con conseguente carico finanziario per l’Ente, mentre “l’avere disatteso il riferimento ai possibili risparmi” non può valutarsi come un vizio di legittimità del ribadito divieto di assunzione, previsto dalla deliberazione regionale n. 221 del 30.9.2008 (tra l’altro mai impugnata dall’interessata), che l’Assessorato era tenuto a rispettare senza che potesse derogarvi in base a valutazioni relative a risparmi “possibili” (quindi eventuali ed incerti), che attengono, all’evidenza, a profili di merito piuttosto che di legittimità. Aggiungasi che proprio il carattere vincolato del rifiuto della deroga sottrae quest’atto al bisogno di una specifica motivazione, ulteriore rispetto al preciso riferimento alla deliberazione regionale n. 221/08.
Appare, quindi, fondato il primo motivo di appello proposto dall’IACP, con il quale si censura la motivazione della sentenza impugnata facendosi riferimento alla sostanziale utilità per l’Ente dell’assunzione, giustificazione che, non attenendo ai profili di legittimità, non può essere considerata utile e sufficiente per giustificare l’annullamento della nota dell’Assessorato regionale delle Infrastrutture di rifiuto della deroga, che viene a profilarsi – come è stata già osservato – come un atto dovuto e come tale adeguatamente motivato con il riferimento alla deliberazione della G.R. n. 221, così che la censura di carenza di motivazione va ritenuta infondata.
Le ragioni predette inducono il Collegio a condividere anche gli stessi profili di illegittimità della sentenza impugnata, dedotti nel pur sintetico appello dell’Assessorato regionale alle Infrastrutture, che richiama l’imprescindibile necessità di contenere la spesa anche indiretta per costi di personale, quale risulta dalla deliberazione della G.R. n. 221 (non impugnata), vincolante per l’Assessorato e giustifica in punto di motivazione il rifiuto di concedere la deroga.
I motivi dedotti dall’avv. Omissis con il ricorso principale di primo grado, come accolti dal Tribunale, vanno, quindi, ritenuti infondati e vanno ritenuti legittimi il provvedimento dell’Assessorato di rifiuto della deroga e le conseguenti decisioni dell’IACP di revoca degli atti della procedura, inattuabili proprio per il mancato consenso dell’amministrazione regionale.
La riconosciuta infondatezza delle censure proposte contro il rifiuto dell’Assessorato di concedere la deroga al blocco delle assunzioni produce effetti sulla restante parte della sentenza impugnata, concernente:
– la deliberazione del commissario straordinario dell’IACP n. 40 del 15.11.2012, relativa alla riorganizzazione della dotazione organica dell’Ente, nella parte in cui è stata istituita la figura del dirigente del servizio legale dell’Ente ;
– la coeva deliberazione n. 41 del 15.11.2012, relativa al programma triennale del fabbisogno di personale, nella parte in cui non prevede la copertura della figura di dirigente del servizio legale;
– la deliberazione del Commissario straordinario n. 15 del 25.6.2013, avente ad oggetto la costituzione dell’ufficio legale dell’Ente ai sensi dell’art. 23 della L. 31.12.12 n. 247, senza prevedere l’attribuzione della direzione dell’ufficio legale a un dirigente, ma a un responsabile di categoria D.
Stante, infatti, la legittimità e la piena efficacia del rifiuto dell’Assessorato di concedere la deroga ai fini dell’assunzione dell’interessata, questa viene a trovarsi in una situazione che la vede carente d’interesse ad impugnare gli altri atti adottati dal Commissario dello IACP: infatti, sussistendo l’impedimento alla sua assunzione, nessun vantaggio essa trarrebbe dall’annullamento degli atti impugnati con il primo e con il secondo ricorso per motivi aggiunti, giacché, anche quando questi atti fossero ritenuti illegittimi, la sussistenza del divieto alle assunzioni a carico dello IACP continuerebbe ad operare.
Conclusivamente, quindi, i due appelli devono essere accolti e, in riforma della sentenza impugnata, il ricorso di primo grado deve essere respinto, quanto al ricorso principale, e dichiarato inammissibile quanto al primo e al secondo ricorso per motivi aggiunti.
Le spese possono essere compensate, tenendo conto delle particolari caratteristiche della vicenda.
definitivamente pronunciando, accoglie l’appello principale proposto dall’Assessorato Regionale e l’appello incidentale proposto dallo IACP do Agrigento e, per l’effetto, in parte respinge e in parte dichiara inammissibile il ricorso di primo grado.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 9 luglio 2014 […]
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