Source: https://www.laleggepertutti.it/105334_chi-fa-un-incidente-in-stato-di-ebbrezza-meglio-che-rifiuti-lalcoltest
Timestamp: 2018-09-24 04:43:15+00:00
Document Index: 137262566

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 444', 'art. 186', 'art. 186', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'e contrario', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 187', 'sentenza ', 'art. 186', 'sentenza ', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 33', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186']

Chi fa un incidente in stato di ebbrezza meglio che rifiuti l'alcoltest
Etilometro: l’inasprimento della pena per aver causato un incidente in guida di stato di ebbrezza non si applica se il conducente rifiuta di sottoporsi al test alcolemico.
Guida in stato di ebbrezza: un effetto davvero paradossale quello che scaturisce dalla sentenza della Cassazione a Sezioni Unite di ieri [1]. La pronuncia che finisce per premiare chi, dopo aver provocato un incidente a causa del troppo alcol nel sangue, anziché sottoporsi al test dell’etilometro si rifiuta di soffiare nel palloncino.
Ecco spiegata la ragione di questa sostanziale ingiustizia.
La legge stabilisce che chi rifiuta di sottoporsi all’etilometro (ossia il testo dell’alcol) subisce la stessa pena di chi viene trovato con il più alto tasso alcolemico (quello cioè da 1,5 g/l in su), in conseguenza del quale scatta la sanzione penale dell’ammenda da euro 1.500 a euro 6.000, l’arresto da sei mesi ad un anno nonché la sospensione della patente di guida da uno a due anni.
Tuttavia, la legge poi prevede un’aggravante per il caso in cui il soggetto, con il tasso alcolemico da 1,5 a salire, abbia:
– guidato un mezzo di proprietà altrui: in tal caso l’aumento della pena consiste nel raddoppio del periodo di sospensione della patente;
– causato un incidente, che comporta il raddoppio di tutte le sanzioni previste per il tipo di ebbrezza accertato.
Ebbene, secondo la Cassazione, gli aumenti della pena previsti in tali due casi non si applicano a chi ha rifiutato l’alcoltest. Risultato: se il conducente ha causato un sinistro stradale o era alla guida di un mezzo di un’altra persona, ed è consapevole che il livello di alcol nel suo sangue supera la soglia massima (1,5 g/l), può evitare gli aggravi della pena semplicemente non sottoponendosi all’etilometro. In tal modo egli subirà solo la pena massima prevista per il reato “base” e non l’aggravante.
Per superare il problema – che deriva da un difetto di coordinamento delle norme, scritte in epoche successive – la Cassazione suggerisce alle forze dell’ordine, quando possibile, di contestare al conducente non solo il rifiuto, ma anche la positività all’alcol sulla base di valutazioni dei sintomi che la persona mostra, in mancanza di test con etilometro o analisi del sangue.
[1] Cass. sent. n. 46624 del 24.11.2015.
Corte di Cassazione, sez. Unite Penali, sentenza 29 ottobre – 24 novembre 2015,
1. Il Tribunale di Treviso, con sentenza in data 17 ottobre 2014, resa ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen., applicava la pena concordata dalle parti nei confronti di B.L. , chiamato a rispondere del reato di rifiuto di sottoposizione ad esame alcolemico di cui all’art. 186, comma 7, d.lgs 30 aprile 1992, n. 285 (cod. strada), con l’aggravante ex comma 2-sexies dello stesso articolo, nella misura di sei mesi di arresto e 3.000 Euro di ammenda. Il giudicante sostituiva la pena con il lavoro di pubblica utilità ai sensi dell’art. 186, comma 9-bis, cod. strada, disponendo la sospensione della patente di guida per 4 anni. Con riferimento a tale ultimo profilo il Tribunale rilevava che, in considerazione dell’esistenza di cinque precedenti condanne per guida in stato di ebbrezza, la durata della sospensione doveva essere determinata nel massimo (anni 2) e che andava disposto il raddoppio della sanzione così determinata, appartenendo l’autovettura a persona estranea al reato.
2. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputato, che, nel chiederne l’annullamento, ha dedotto con un unico motivo l’erronea applicazione delle legge penale con riferimento alla disposizione di cui al comma 7 dell’art. 186, cod. strada.
3. Il Procuratore generale aderisce, con le conclusioni scritte, alla tesi del ricorrente, specificando che la determinazione della sanzione accessoria amministrativa della sospensione della patente di guida è sottoposta ad un regime autonomo in considerazione della diversa misura del minimo edittale di sei mesi in caso di rifiuto all’accertamento, rispetto al periodo minimo di un anno previsto per la guida in stato di ebbrezza, di cui all’ipotesi prevista dall’art. 186, comma 2, cod. strada. La clausola di esclusione (“salvo che il veicolo appartenga a persona estranea alla violazione”), legata all’appartenenza a terzi del veicolo, va stimata, pertanto, come collegata direttamente alla sola sanzione accessoria della confisca e non anche alla sospensione della patente di guida, per cui non è previsto il raddoppio della durata di tale sanzione accessoria.
1. La questione della quale sono investite le Sezioni Unite è enunciabile nei seguenti termini: “Se, nel caso di rifiuto a sottoporsi all’esame alcolemico previsto dall’art. 186, comma 7, del codice della strada, il rinvio operato dalla norma all’art. 186, comma 2, lettera c), è limitato al trattamento sanzionatorio ivi previsto per la più grave delle fattispecie di guida in stato di ebbrezza o sia esteso anche alla previsione del raddoppio della durata della sospensione della patente di guida qualora il veicolo appartenga a persona estranea al reato“.
2. Sul tema, un primo orientamento giurisprudenziale è nel senso che il rinvio operato dall’art. 186, comma 7, cod. strada, all’art. 186, comma 2, lett. c), dello stesso codice, è limitato al trattamento sanzionatorio ivi previsto per la più grave delle fattispecie di guida in stato di ebbrezza, mentre, in relazione alle sanzioni amministrative accessorie, il legislatore, nel corpo del citato articolo 186, comma 7, ha espressamente disciplinato la sospensione della patente di guida, con autonoma cornice edittale (tra un minimo di sei mesi ed un massimo di due anni), e la confisca, rinviando limitatamente a quest’ultima ad altra disposizione di legge solo con esclusivo riferimento alle “stesse modalità e procedure previste dal comma 2, lett. c), salvo che il veicolo appartenga a persona estranea alla violazione”.
A tale orientamento se ne oppone uno di segno diametralmente contrario, in forza del quale il rinvio al trattamento sanzionatorio dell’art. 186, comma 2, lett. c), contenuto nell’art. 186, comma 7, legittima la conclusione dell’applicabilità del raddoppio della durata della pena accessoria della sospensione della patente di guida, nel caso in cui il veicolo appartenga a persona estranea al reato e non possa quindi procedersi alla confisca: ciò in ragione del fatto che tale rinvio sarebbe da qualificare come “formale” (o “dinamico”) e ciò importerebbe la conseguenza di dover individuare la disciplina applicabile per relationem avendo i riguardo a quella attualmente vigente contenuta nell’art. 186, comma 2, lett. c), che comprende l’espressa previsione del raddoppio della durata della sospensione della patente di guida, qualora il veicolo appartenga a persona estranea al reato (Sez. 4, n. 46390 del 16/10/2014, Bianchi, Rv. 263275; Sez. 4, n. 14169 del 16/10/2014, dep. 2015, De Berardinis, n.m.).
3. In via preliminare è opportuno ricordare il quadro normativo di riferimento, costituito dagli artt. 186, commi 7 e comma 2, lett. c) e dall’art. 187, comma 8, cod. strada.
5. La soluzione indicata dalla sentenza Bianchi non può essere accolta, dovendosi privilegiare l’opposta soluzione ermeneutica.
6. Ebbene, limitando l’indagine alla modifiche di rilievo ai fini della soluzione del caso in esame, va rilevato che la fattispecie di cui all’art. 186, comma 7, cod. strada, è stata depenalizzata dal decreto-legge 3 agosto 2007, n. 117, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 ottobre 2007, n. 160, che ha introdotto in luogo della contravvenzione previgente un illecito amministrativo punito con la sanzione pecuniaria (da Euro 2.500 a Euro 10.000; da Euro 3.000 ad Euro 12.000 se la violazione era commessa in occasione di un incidente stradale) e la sanzione amministrativa della sospensione della patente di guida per un periodo da sei mesi a due anni e del fermo amministrativo del veicolo, con la clausola di salvaguardia “salvo che il veicolo appartenga a persona estranea alla violazione”, da intendersi chiaramente riferita all’inapplicabilità della seconda sanzione, qualora il veicolo non fosse appartenuto a persona coinvolta nell’illecito amministrativo.
7. Tanto premesso non convince nella sentenza Bianchi, innanzitutto, la premessa che richiama la distinzione tra rinvio recettizio (o statico) da quello formale (dinamico), arrivando alla conclusione che i rinvii, inseriti nel primo e nel secondo periodo del comma 7 dell’art. 186 cod. strada, alle pene di cui al comma 2, lett. c) ed “alle modalità e procedure”, previste dal comma 2, lett. c) del medesimo art. 186, rientrino nell’ambito del rinvio formale (dinamico), atteso che il legislatore, nel reintrodurre la rilevanza penale della condotta di rifiuto, ha inteso richiamare la disciplina sanzionatoria prevista dalla più grave ipotesi di guida in stato di ebbrezza, sia in riferimento alla pena principale sia con riguardo alle “modalità e procedure” afferenti alla sospensione della patente di guida ed alla confisca del veicolo.
8. Tale soluzione trova ulteriore conforto nell’art. 186-bis, inserito dall’art. 33, comma 2, della legge n. 120 del 2010, con il quale il legislatore, nell’accentuare la repressione nei confronti di alcune particolari categorie di conducenti ivi indicati, non solo ha previsto il trattamento sanzionatorio della contravvenzione di rifiuto di sottoporsi agli accertamenti alcolimetrici – in gran parte mutuato dal comma 7 dell’art. 186 – in termini più rigorosi, essendosi stabilito l’aumento da un terzo alla metà delle pene previste dal comma 2, lett. c), dello stesso art. 186, ma, con immediato rilievo in questa sede, ha stabilito che, qualora non sia possibile confiscare il veicolo perché appartenente a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente di guida (da sei mesi a due anni) è raddoppiata (art. 186-bis, comma 6).
9. Da tale impostazione costruttiva discende il seguente principio di diritto: “Il rinvio alle stesse modalità e procedure previste dal comma 2, lett. c), salvo che il veicolo appartenga a persona estranea alla violazione, contenuto nel secondo periodo del comma 7 dell’art. 186 cod. strada, dopo le previsioni relative alla sospensione della patente di guida ed alla confisca del veicolo, deve intendersi limitato alle sole modalità e procedure, contenute nell’art. 186, comma 2, lett. c), cod. strada, che regolano il sistema della confisca del veicolo, con esclusione del rinvio alla disciplina del raddoppio della durata della sospensione della patente di guida, qualora il veicolo appartenga a persona estranea al reato; conseguentemente, la durata della sospensione della patente di guida, quale sanzione amministrativa che accede al reato di rifiuto, compresa, ai sensi dell’art. 186, comma 7, secondo periodo, tra il minimo di sei mesi ed il massimo di due anni, non deve essere raddoppiata nel caso in cui il veicolo appartenga a persona estranea al reato”.
10. Le considerazioni che precedono comportano, pertanto, l’accoglimento del ricorso.