Source: http://www.sindacatofsi.it/2010/11/01/incidente-sul-lavoro-operaio-straniero-morte-risarcimento-prossimi-congiunti/
Timestamp: 2018-09-25 05:47:54+00:00
Document Index: 33396703

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 414', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 2059', 'art. 2697', 'art. 133']

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Incidente sul lavoro, operaio straniero, morte, risarcimento, prossimi congiunti
Tribunale Torino, sez. IV civile, sentenza 20.07.2010 n° 4932.
Con ricorso ex art. 414 c.p.c. depositato presso il Tribunale di Torino, Sezione Lavoro, in data 13.05.2005 il sig. S. L. in qualità di prossimo congiunto ed eredi del fu S. A., in proprio ed in rappresentanza degli altri congiunti indicati, ha convenuto in giudizio la ditta X. di R. R. & C. s.a.s., chiedendo l’accertamento della responsabilità di tale impresa per l’infortunio mortale occorso in data 11.02.2002 al sig. A. S., figlio e fratello degli attori,
L’eccezione sul punto formulata da parte convenuta viene pertanto disattesa.
2) AMMISSIBILITA’ DELLA DOMANDA E CONDIZIONE DI RECIPROCITA’.
Il secondo comma recita invece: “l’accertamento di cui al comma 1, non è richiesto per i cittadini stranieri titolari della carta di soggiorno di cui all’art. 9 del testo unico, nonché per i cittadini stranieri titolari di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato o di lavoro autonomo “
Tale ultima specificazione viene erroneamente interpretata in modo restrittivo dalla difesa di parte convenuta nel senso che il riconoscimento del diritto al risarcimento dei danni morali dipenda congiuntamente dai requisiti del legame parentale o sentimentale e di quello della convivenza, laddove la lettura completa dell’intera sentenza consente di comprendere come invece, al di là di quale possibile imprecisione della traduzione in lingua italiana, la Corte albanese riconosce a ciascuno dei parenti stretti, ai coniugi, nonché ai conviventi quand’anche non congiunti o coniugi, il diritto al ristoro del paterna morale jure proprio da lutto, conformemente al diritto interno italiano, a seguito dell’intepretazione dell’art. 2059 c.c. offerta dalla giurisprudenza attuale.
Pacifica è altresì la legittimazione passiva di X. s.a.s. quale impresa alle cui dipendenze lavoratore S. A. lavorava, regolarmente inquadrato quale lavoratore subordinato regolarmente assunto con l’autorizzazione del Ministero del Lavoro a far tempo dal 2001 (cfr. doc. 4).
4) LA RESPONSABILITA’ IN ORDINE AL SINISTRO:
E certamente di un’imprudenza anche da parte di A. S. si deve parlare, dal momento che il teste lo ha definito come un operaio “esperto” (sebbene in realtà risulti essere stato assunto solamente in data 18.12.2001 (cfr. doc. 4 p.a.) e il sinistro sia avvenuto in data 11.02.2002 e dunque solamente due mesi dopo l’assunzione), in mancanza di prova da parte della convenuta di avergli impartito adeguate formazione ed istruzione prima del suo effettivo impiego in mansioni pericolose.
Ne consegue che in caso di contratto di assicurazione che attenga ad un rischio di carattere generale e contempli poi specifiche esclusioni (“All risks policy), è a carico dell’assicurato l’onere di provare che non ricorre un’ipotesi di esclusione contrattuale della garanzia assicurativa. Ciò premesso, non può, in relazione ad un contratto di assicurazione, qualificarsi come eccezione in senso proprio l’allegazione del convenuto per la quale la polizza non produca, nel caso di specie, i suoi effetti per l’essere il danno riconducibile ad una clausola contrattuale di esclusione della garanzia assicurativa, dal momento che tale difesa si sostanza in un’eccezione in senso improprio, la quale come tale non può ritenersi compresa nel capoverso dell’art. 2697 c.c., dal momento che si risolve nella contestazione della mancanza della prova, incombente sull’attore, del fatto costitutivo della domanda. Né può dirsi che, ponendosi a carico dell’attore l’onere di provare che non si è verificata un’ipotesi di esclusione contrattuale della garanzia, si finisca con il gravarlo di una prova negativa, impossibile o sommamente difficile a darsi: il fatto negativo, quando sia desumibile da uno specifico e positivo fatto contrario, deve essere provato attraverso la dimostrazione di quest’ultimo. (Così Cass. Civ. sez 111 12.2.1998 n. 1473 .).
Sentenza pubblicata ai sensi dell’art. 133 c.p.c. in data 20 luglio 2010