Source: http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoPenale/2017-07-26/nuove-norme-antiriciclaggio-recepenti-direttiva-2015849ue-174421.php
Timestamp: 2020-08-11 16:25:55+00:00
Document Index: 109850798

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 131', 'art. 1', 'art. 5']

Nuove norme antiriciclaggio recepenti la Direttiva 2015/849/UE
Il 4 luglio è entrato in vigore il Decreto Legislativo 25 maggio 2017, n. 90 , che con dieci articoli ha novellato la disciplina sulla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo prevista dal Decreto Legislativo 21 novembre 2007, n. 231.
Il provvedimento normativo è stato funzionale al recepimento della Direttiva 2015/849/UE (c.d. "IV Direttiva antiriciclaggio"), che ha modificato le Direttive 2005/60/CE e 2006/70/CE e ha dato attuazione al Regolamento 2015/847/UE riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi e che abroga il Regolamento 1781/2006/CE.
Rispetto alla normativa vigente dal 2007, sono molteplici gli elementi di novità e decisamente più esteso è il campo di applicazione ed il novero dei soggetti coinvolti, nonché più puntuale si configura il sistema sanzionatorio nell'individuazione delle singole responsabilità.
In via di estinzione i libretti al portatore entro il 31 dicembre 2018
Il legislatore ha stabilito che a decorrere dall'entrata in vigore della nuova norma è ammessa esclusivamente l'emissione di libretti di deposito, bancari o postali, nominativi ed «è vietato il trasferimento di libretti di deposito bancari o postali al portatore che, ove esistenti, sono estinti dal portatore entro il 31 dicembre 2018».
Maggiori obblighi del cliente nell'adeguata verifica della clientela
Dal 4 luglio 2017 i clienti dovranno fornire per iscritto e sotto la propria responsabilità più informazioni di prima per consentire ai soggetti obbligati di adempiere agli obblighi di adeguata verifica della clientela che la legge impone. Inoltre, si aggiungono gli obblighi per le imprese dotate di personalità giuridica e per le persone giuridiche private. Queste, infatti, da ora in poi devono ottenere e conservare, per un periodo non inferiore a cinque anni, informazioni adeguate, accurate e aggiornate sulla titolarità effettiva delle proprie organizzazioni e di fornirle ai soggetti obbligati, in occasione degli adempimenti strumentali all'adeguata verifica della clientela.
Impatto sui diritti dei Soci di un'impresa per la mancata adeguata verifica
Gli amministratori delle imprese dotate di personalità giuridica tenute all'iscrizione nel Registro delle imprese di cui all'articolo 2188 del codice civile, devono acquisire informazioni sulla base di quanto risultante dalle scritture contabili e dai bilanci, dal libro dei soci, dalle comunicazioni relative all'assetto proprietario o al controllo dell'ente, cui l'impresa è tenuta secondo le disposizioni vigenti nonché dalle comunicazioni ricevute dai soci e da ogni altro dato a loro disposizione.
Se gli amministratori non riescono ad ottenere la piena chiarezza in merito alla titolarità effettiva dell'azienda, anche dopo avere presentato una richiesta espressa indirizzata ai soci, scattano delle sanzioni amministrative piuttosto penetranti verso i soci inadempienti. Infatti, l'inerzia o il rifiuto ingiustificati del socio nel fornire agli amministratori le informazioni da questi ritenute necessarie per l'individuazione del titolare effettivo ovvero l'indicazione di informazioni palesemente fraudolente rendono inesercitabile il relativo diritto di voto e comportano l'impugnabilità, a norma dell'articolo 2377 del codice civile, delle deliberazioni eventualmente assunte con il suo voto determinante.
Aumenta il novero delle persone politicamente esposte (PEPs)
La nuova normativa allarga enormemente il perimetro delle persone politicamente esposte (PEPs), sia in carica, sia cessate dal loro ruolo per almeno un anno. Il raggio di perseguibilità si estende ora ai loro familiari e alle persone che con loro intrattengono stretti legami, sia di tipo affettivo, sia sul piano meramente professionale. Infatti, la nuova definizione di persone politicamente esposte è così stabilita: «le persone fisiche che occupano o hanno cessato di occupare da meno di un anno importanti cariche pubbliche, nonché i loro familiari e coloro che con i predetti soggetti intrattengono notoriamente stretti legami». In tal modo, il novero delle persone politicamente esposte diviene un numero cospicuo di soggetti che dal 4 luglio si trovano ad essere assoggettati nei loro comportamenti alla sempre più stringente disciplina sull'antiriciclaggio e sul contrasto al finanziamento del terrorismo.
Secondo la nuova dizione, coloro che rientrano nella definizione di persone politicamente esposte è notevolmente aumentato, anche per cariche a livello nazionale e internazionale nonché per ruoli istituzionali a livello territoriale:
«1) sono persone fisiche che occupano o hanno occupato importanti cariche pubbliche coloro che ricoprono o hanno ricoperto la carica di: 1.1 Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Ministro, Vice-Ministro e Sottosegretario, Presidente di Regione, assessore regionale, Sindaco di capoluogo di provincia o Città metropolitana, Sindaco di comune con popolazione non inferiore a 15.000 abitanti nonché cariche analoghe in Stati esteri; 1.2 deputato, senatore, parlamentare europeo, consigliere regionale nonché cariche analoghe in Stati esteri; 1.3 membro degli organi direttivi centrali di partiti politici; 1.4 giudice della Corte Costituzionale, magistrato della Corte di Cassazione o della Corte dei conti, consigliere di Stato e altri componenti del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione siciliana nonché cariche analoghe in Stati esteri; 1.5 membro degli organi direttivi delle banche centrali e delle autorità indipendenti; 1.6 ambasciatore, incaricato d'affari ovvero cariche equivalenti in Stati esteri, ufficiale di grado apicale delle forze armate ovvero cariche analoghe in Stati esteri; 1.7 componente degli organi di amministrazione, direzione o controllo delle imprese controllate, anche indirettamente, dallo Stato italiano o da uno Stato estero ovvero partecipate, in misura prevalente o totalitaria, dalle Regioni, da comuni capoluoghi di provincia e Città metropolitane e da comuni con popolazione complessivamente non inferiore a 15.000 abitanti; 1.8 direttore generale di ASL e di azienda ospedaliera, di azienda ospedaliera universitaria e degli altri enti del servizio sanitario nazionale. 1.9 direttore, vicedirettore e membro dell'organo di gestione o soggetto svolgenti funzioni equivalenti in organizzazioni internazionali».
Ma il legislatore ha ritenuto che per contrastare efficacemente il fenomeno del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo doveva estendere l'attività di prevenzione anche in ambiti non contemplati dalla precedente normativa. Infatti, la nuova normativa presenta degli impatti per chi ha legami familiari o affettivo con le persone politicamente esposte che per il loro status vengono assoggettati a misure di adeguata verifica rafforzata:
«2) sono familiari di persone politicamente esposte: i genitori, il coniuge o la persona legata in unione civile o convivenza di fatto o istituti assimilabili alla persona politicamente esposta, i figli e i loro coniugi nonché le persone legate ai figli in unione civile o convivenza di fatto o istituti assimilabili» (art. 1 D.Lgs. 90/2017). Non si sottraggono ai maggiori controlli previsti anche altre figure di professionisti che per una o più ragioni hanno specifici rapporti con persone politicamente esposte: «3) sono soggetti con i quali le persone politicamente esposte intrattengono notoriamente stretti legami: 3.1 le persone fisiche legate alla persona politicamente esposta per via della titolarità effettiva congiunta di enti giuridici o di altro stretto rapporto di affari; 3.2 le persone fisiche che detengono solo formalmente il controllo totalitario di un'entità notoriamente costituita, di fatto, nell'interesse e a beneficio di una persona politicamente esposta» (art. 1 D.Lgs. 90/2017).
Maggiori poteri sanzionatori alla Guardia di Finanza e al MEF
L'art. 5 del D.Lgs. n. 90/2017 ha rafforzato i poteri della Guardia di Finanza, che con i verbali contenenti l'accertamento e le contestazioni delle violazioni può notificare ai soggetti vigilati sanzioni più elevate. La sospensione temporanea dell'attività è comminabile con un decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) nel caso in cui si ravvisino violazioni più gravi in materia di prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo. La nuova normativa prevede anche ulteriori misure sanzionatorie di tipo interdittivo e di durata pluriennale nei casi di «violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime delle disposizioni» del novellato Titolo V del D.Lgs. n. 231/2007.
Sanzioni pecuniarie per la mancata segnalazione alla UIF delle operazioni sospette
L'autorità italiana che ha il compito di ricevere e verificare le segnalazioni sospette è l'Unità di Informazione Finanziaria (UIF). Il giro di vite che il Governo su delega del Parlamento ha varato con il Decreto Legislativo n. 90/2017 mira a coinvolgere tutti gli operatori nel far emergere il più possibile le operazioni sospette, tentando di eliminare ogni sorta di omissione da parte di chi dovrebbe costituire un presidio contro ogni forma di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo. Il primo deterrente che il legislatore ha ideato è quello di comminare una sanzione pecuniaria di 3.000 euro ai soggetti obbligati ma inottemperanti all'esercizio delle segnalazioni sospette alla UIF, fatto salvo che il fatto oggetto della mancata segnalazione costituisca reato. Ma vi è di più.
Qualora il fatto di omessa segnalazione costituisca un reato, nelle ipotesi di violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime, la sanzione amministrativa pecuniaria assume un valore nettamente più alto e parte da un minimo di 30.000 euro fino ad un massimo di 300.000 euro.
La gravità della violazione è determinata anche tenuto conto: «a) dell'intensità e del grado dell'elemento soggettivo, anche avuto riguardo all'ascrivibilità, in tutto o in parte, della violazione alla carenza, all'incompletezza o alla non adeguata diffusione di prassi operative e procedure di controllo interno; b) del grado di collaborazione con le autorità di cui all'articolo 21, comma 2, lettera a); c) della rilevanza ed evidenza dei motivi del sospetto, anche avuto riguardo al valore dell'operazione e al grado della sua incoerenza rispetto alle caratteristiche del cliente e del relativo rapporto; d) della reiterazione e diffusione dei comportamenti, anche in relazione alle dimensioni, alla complessità organizzativa e all'operatività del soggetto obbligato».
A tutto ciò si aggiunge ben altro. Qualora la medesima sanzione finora illustrata si applica al personale dei soggetti obbligati alla comunicazione o alla segnalazione e responsabile, in via esclusiva o concorrente con l'ente presso cui operano, dell'omessa segnalazione di un'operazione sospetta che si è successivamente rivelata essere un reato. Il legislatore ha scelto una severa disciplina per tentare di porre dei ancor più forti deterrenti a chi sarebbe disposto a comportamenti omissivi se non addirittura collusivi nell'attività obbligatoria della segnalazione, specialmente quando si configurano violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime producenti un vantaggio economico. In tali casi, la sanzione pecuniaria si innalza sensibilmente con più elevati valori minimi che possono assumere valori massimi davvero significativi:
«a) è elevato fino al doppio dell'ammontare del vantaggio medesimo, qualora detto vantaggio sia determinato o determinabile e, comunque, non sia inferiore a 450.000 euro; b) è elevato fino ad un milione di euro, qualora il predetto vantaggio non sia determinato o determinabile».
Il Governo italiano, su delega del Parlamento, ha approntato un sistema sanzionatorio più rigido ed ha predisposto un impianto di prevenzione decisamente più ostile verso chi si macchia di attività criminose in ambito economico e finanziario. Le nuove disposizioni normative, infatti, sono tese ad essere più condizionanti nelle singole condotte individuali. Ciò è dimostrato dal fatto che «chiunque, essendo tenuto all'osservanza degli obblighi di adeguata verifica ai sensi del presente decreto, falsifica i dati e le informazioni relative al cliente, al titolare effettivo, all'esecutore, allo scopo e alla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale e all'operazione è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 10.000 euro a 30.000 euro».
Il dettato normativo non si limita a reprimere i controllori, ma applica la medesima pena anche chi utilizza dati falsati: «chiunque essendo tenuto all'osservanza degli obblighi di adeguata verifica ai sensi del presente decreto, in occasione dell'adempimento dei predetti obblighi, utilizza dati e informazioni falsi relativi al cliente, al titolare effettivo, all'esecutore, allo scopo e alla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale e all'operazione».
Ciò vuol dire che l'attività di acquisizione ed aggiornamento dei dati, nonché la loro verifica, diviene un impegno sistematico che necessariamente avrà degli impatti anche sul piano organizzativo di chi è tenuto ad effettuare l'adeguata verifica della clientela. A questo si aggiunge l'obbligo di acquisizione e conservazione di dati veritieri e non falsati sulla clientela, sul titolare effettivo, sull'esecutore, sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale e sull'operazione, altrimenti i responsabili sono punibili con la reclusione «da sei mesi a tre anni e con la multa da 10.000 euro a 30.000 euro». Non per ultimo, qualora il fatto costituisca un più grave reato, è punibile con la medesima sanzione anche chi, essendo obbligato a fornire i dati e le informazioni necessarie ai fini dell'adeguata verifica della clientela, fornisce dati falsi o informazioni non veritiere.
Il D.Lgs. n. 90/2017 prevede la confisca di beni e utili strumentali ai reati
Chi esercita le attività abusive di pagamento e di rimessa del denaro rischiano sanzioni penali, amministrative e persino la confisca stando alle nuove disposizioni.
Infatti, il Governo su delega del Parlamento ha legiferato che per le violazioni delle disposizioni sull'abusiva attività di prestazione di servizi di pagamento (art. 131-ter del Decreto Legislativo 1° settembre 1993, n. 385) è ordinata, nei confronti degli agenti in attività finanziaria che prestano servizi di pagamento attraverso il servizio di rimessa di denaro (art. 1, co. 1 lett. n), Decreto Legislativo 27 gennaio 2010, n. 11). La pena è nella confisca degli strumenti che sono serviti a commettere il reato. In caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, il D.Lgs. 90/2017 stabilisce che «è ordinata la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato, nonché del profitto o del prodotto, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero quando essa non è possibile, la confisca di beni, somme di denaro e altre utilità di cui il reo ha la disponibilità per un valore corrispondente a tale profitto o prodotto». Il legislatore nazionale con questo provvedimento fortemente incisivo sul patrimonio del trasgressore ha stabilito che «gli strumenti sequestrati ai fini della confisca di cui al comma 6 nel corso delle operazioni di polizia giudiziaria, sono affidati dall'Autorità giudiziaria agli organi di polizia che ne facciano richiesta» (art. 5 D.Lgs. n. 90/2017).
Obiettivo delle Autorità italiane, nei fatti dichiarato, è quello di ottenere un più diffuso rispetto delle disposizioni atte ad effettuare l'adeguata verifica della clientela, condizione meglio attuabile con la diffusione di una cultura condivisa nella popolazione che si concretizzi in una condotta usuale – sia per le persone fisiche, sia per le persone giuridiche – che potrebbe essere definibile sotto il nome di "anti-money laundering compliance".
Nell'ordinamento giuridico nazionale il decisore delle leggi ha scelto di applicare delle sanzioni anche ai soggetti obbligati ma che omettono di adempiere alle disposizioni in materia di adeguata verifica della clientela. Ai trasgressori, infatti, viene applicata una pena pecuniaria che ammonta a 2.000 euro.
Gli obblighi da espletare riguardano l'acquisire ed il verificare i dati identificativi e le informazioni sul cliente, sul titolare effettivo, sull'esecutore, sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale. Qualora, invece, vi fossero violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime, il legislatore ha stabilito di far applicare una sanzione amministrativa pecuniaria che parte da 2.500 euro e può arrivare a 50.000 euro.
In particolare, la classificazione della gravità della violazione viene determinata in base ad una serie di fattori che sono stati previsti nel D.Lgs. n. 90/2017: «a) dell'intensità e del grado dell'elemento soggettivo, anche avuto riguardo all'ascrivibilità, in tutto o in parte, della violazione alla carenza, all'incompletezza o alla non adeguata diffusione di prassi operative e procedure di controllo interno; b) del grado di collaborazione con le autorità di vigilanza e/o regolamentazione; c) della rilevanza ed evidenza dei motivi del sospetto, anche avuto riguardo al valore dell'operazione e alla loro incoerenza rispetto alle caratteristiche del cliente e del relativo rapporto; d) della reiterazione e diffusione dei comportamenti, anche in relazione alle dimensioni, alla complessità organizzativa e all'operatività del soggetto obbligato».
Funzioni e poteri dell'Unità di Informazione Finanziaria (UIF) nel D.Lgs. n. 90/2017
L'Unità di Informazione Finanziaria (UIF) è l'autorità che per l'Italia è specificamente dedita al contrasto dei fenomeni del riciclaggio del denaro sporco e del finanziamento del terrorismo e della proliferazione delle armi di distruzione di massa.
La UIF opera secondo standard internazionali e in stretta collaborazione con le autorità che svolgono simili funzioni nell'Unione Europea e negli altri Stati del mondo. Il legislatore italiano ha dotato la UIF di ampi poteri, per consentirgli di operare al meglio e di perseguire questo non facile compito di prevenzione e di contrasto.
Nel D.Lgs. n. 90/2017 i poteri e le funzioni attribuite alla UIF sono così descritti:
«a) riceve le segnalazioni di operazioni sospette e ne effettua l'analisi finanziaria; b) analizza i flussi finanziari, al fine di individuare e prevenire fenomeni di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo; c) può sospendere, per un massimo di cinque giorni lavorativi, operazioni sospette, anche su richiesta del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di finanza, della Direzione Investigativa Antimafia e dell'autorità giudiziaria ovvero su richiesta di un'altra FIU, ove non ne derivi pregiudizio per il corso delle indagini. La UIF provvede a dare immediata notizia della sospensione all'autorità che ne ha fatto richiesta; d) avuto riguardo alle caratteristiche dei soggetti obbligati, emana istruzioni, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, sui dati e le informazioni che devono essere contenuti nelle segnalazioni di operazioni sospette e nelle comunicazioni oggettive, sulla relativa tempistica nonché sulle modalità di tutela della riservatezza dell'identità del segnalante; e) al fine di agevolare l'individuazione delle operazioni sospette, emana e aggiorna periodicamente, previa presentazione al Comitato di Sicurezza Finanziaria, indicatori di anomalia, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e in apposita sezione del proprio sito istituzionale; f) effettua, anche attraverso ispezioni, verifiche al fine di accertare il rispetto delle disposizioni in materia di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, con riguardo alle segnalazioni di operazioni sospette e ai casi di omessa segnalazione di operazioni sospette, nonché con riguardo alle comunicazioni alla UIF previste dal presente decreto e ai casi di omissione delle medesime, anche avvalendosi della collaborazione del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza; g) in relazione ai propri compiti, accerta e contesta ovvero trasmette alle autorità di vigilanza di settore le violazioni degli obblighi di cui al presente decreto di cui viene a conoscenza nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali; h) assicura la tempestiva trasmissione alla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo dei dati, delle informazioni e delle analisi, secondo quanto stabilito dall'articolo 8, comma 1, lettera a). Assicura, altresì, l'effettuazione delle analisi richieste dalla Direzione Nazionale Antimafia e antiterrorismo ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera d)».