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Timestamp: 2017-10-17 13:07:49+00:00
Document Index: 55433176

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art.7', 'art.82', 'art.1', 'sentenza ', 'sentenza ']

Annullamento ministeriale dell'autorizzazione paesistica per inidoneità della motivazione: vaglio di legittimità, e non di merito.
N. 6639 Reg.Ric.
sul ricorso in appello proposto dal Ministero dei Beni culturali ed ambientali, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato presso i cui uffici è per legge domiciliato in Roma, Via dei Portoghesi n. 12;
Lucente Domenico e Lucente Giovanni, n.c.;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria, Catanzaro, n.752 del 7 luglio 1995;
Alla pubblica udienza del 7 maggio 2002 relatore il Consigliere Guido Salemi. Udito l'avvocato dello Stato Polizzi;
1. Con sentenza n.752 del 7 luglio 1995, il Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria, sede di Catanzaro, in accoglimento del ricorso proposto dai signori Domenico e Giovanni Lucente, annullava il decreto dell'11 settembre 1990 con il quale il Ministero dei Beni culturali ed ambientali aveva annullato il nulla-osta paesaggistico ed ambientale del Presidente della Giunta regionale della Calabria n.1165 del 21 giugno 1990, relativamente alla costruzione di un fabbricato di quattro piani fuori terra, facente parte di un piano di lottizzazione convenzionata, già assentito con concessione in sanatoria ex lege n.47/1985.
Rilevava il T.A.R. che: a) l'Amministrazione statale aveva evidenziato un presunto contrasto tra il manufatto assentito e la “modifica della dichiarazione di notevole interesse pubblico” sulla base della sola generica considerazione - non suffragata da risultanze istruttorie - secondo cui il manufatto inciderebbe negativamente sul contesto paesaggistico per l'eccessiva altezza, creando “una tipologia sconsiderata capace di vanificare le motivazioni del vincolo paesaggistico ed ambientale vigente”, mentre, come precisato dallo stesso T.A.R., risultava (atto prot. 3044 del 29.10.1974 della Sovrintendenza per i Beni ambientali, architettonici, artistici e storici della Calabria di Cosenza) che, con riferimento al piano di lottizzazione vigente, non era contenuta alcuna prescrizione concernente l'altezza degli edifici, ma vi erano soltanto delle prescrizioni che riguardano le rifiniture esterne; b) risultava provata l'affermazione di parte ricorrente secondo cui “nella zona su cui insiste il fabbricato, oggetto della presente controversia, non esistono vincoli inibitori di cui alla legge 8 agosto 1985 n.431 (dichiarazione del sindaco del Comune di Crotone del 26.2.1990)”.
Con atto notificato il 15 luglio 1996 il Ministero dei beni culturali ed ambientali ha appellato la summenzionata sentenza.
All'udienza del 7 maggio 2002 il ricorso è stato trattenuto per la decisione.
2.1. Con riferimento alla questione sub a), si rileva che, contrariamente a quanto ritenuto dal T.A.R., l'altezza del fabbricato non è conforme al piano di lottizzazione approvato con atto n.3044 del 29 ottobre 1974, in quanto, mentre nella tavola 9 dello strumento urbanistico è indicata un'altezza massima di mt. 4 (nella tavola n.5, relativa alle villette tipologia A-B-C è prospettata un'altezza in gronda di mt. 7), a tali prescrizioni non si è attenuto il progetto del fabbricato (la costruzione raggiunge mt. 13,35 di altezza e mt. 15,50 se si considera il locale macchine).
Come dedotto dall'Avvocatura generale dello Stato, è, quindi, corretta l'affermazione, contenuta nel summenzionato decreto ministeriale, in ordine all'altezza eccessiva del fabbricato e alla sua incidenza negativa nel contesto paesaggistico.
Né può condividersi la considerazione del giudice di prime cure secondo cui il rilievo in questione investirebbe profili di merito dell'azione amministrativa, perché il provvedimento statale di annullamento dell'autorizzazione paesistica è stato nella specie esercitato non già con riferimento ad un'autonoma valutazione tecnico-discrezionale sugli interessi in conflitto e sul valore che in concreto doveva prevalere, bensì con riferimento alla riscontrata carenza di un'idonea motivazione circa le ragioni idonee ad evidenziare la compatibilità del progetto autorizzato con il vincolo paesistico (cfr., di recente, C.d.S., A.P., 14.12.2001, n.9).
In sostanza, il rilievo ministeriale ha evidenziato un profilo di incoerenza dell'autorizzazione regionale, ed un'insufficienza ed inadeguatezza dell'apprezzamento posto in essere; in tal modo, ponendosi in coerenza con un consolidato e risalente indirizzo giurisprudenziale che, proprio in tema di autorizzazioni ex art.7 della legge n.1497 del 1939, identifica un vizio funzionale dell'atto autorizzativo, e non un mero profilo di inopportunità del medesimo, tutte le volte che questo presenti contraddizioni od incongruenze rispetto alla situazione oggettiva in cui è chiamato ad operare, in tal modo evidenziando un insufficiente apprezzamento del pubblico interesse (cfr. questa Sezione, 19 maggio 1981, n.221 e 14 novembre 1991, n.828).
2.2. Con riferimento alla questione sub b), si osserva che, contrariamente e quanto argomentato dal T.A.R., non v'è dubbio che, come riportato nel provvedimento ministeriale, la località interessata dall'opera abusiva, oggetto del nulla osta regionale, “ricade in area dichiarata di notevole interesse pubblico ai sensi della legge n.1497/1939 giusti i DD.MM. 5.5.1965 e 27.7.1968 e giusto l'art.82, V co., del D.P.R. n.616/1977, lett. “a”, introdotto dall'art.1 della legge 431/1985”, (il richiamo alla lett. a, stando a significare che si tratta di territorio costiero compreso in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia). Tale assunto è, del resto, confermato dalla dichiarazione resa dall'Assessorato regionale all'ambiente in data 27 aprile 1990, nella quale, in contrasto con quanto dichiarato dal sindaco del Comune di Crotone, pur esprimendosi parere favorevole al rilascio del nulla-osta, si poneva in evidenza che “il Comune di Crotone risulta vincolato dalla legge 1497/1939 con D.M. del 5.5.1965 e 27.7.1968”.
3. In conclusione, stante la fondatezza delle censure dedotte dalla difesa dell'Amministrazione, il ricorso in appello deve essere accolto e la sentenza appellata annullata con conseguente reiezione del ricorso proposto in primo grado.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, accoglie il ricorso in appello indicato in epigrafe e, per l'effetto, annulla la sentenza impugnata.
Così deciso in Roma, il 7 maggio 2002, dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale - Sez.VI -, riunito in Camera di Consiglio, con l'intervento dei Signori:
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