Source: http://www.asbestoslibrary.org/leggi
Timestamp: 2019-02-22 02:13:32+00:00
Document Index: 121273947

Matched Legal Cases: ['art.4', 'art. 10', 'art. 1', 'art.5', 'art.51', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 1']

Leggi - Asbestos E-library
Le principali leggi relative all'amianto riguardano il riconoscimento delle malattie derivate dall'amianto (tutela), le misure volte a migliorare la salubrità negli ambienti di lavoro (sicurezza), la nascita di fondi d'indennizzo (tutela), la bonifica o la messa al bando definitiva.
Perché una timeline, Paese per Paese?
Ogni nazione ha un’esperienza, una storia, una legislazione differente. E' importante comparare per poter capire non solo a che punto siamo in Europa, ma da dove e come siamo arrivati.
Con questo semplice strumento, potrai avere un'idea sintetica di come ogni Paese ha affrontato il problema amianto dal punto di vista legale.
Scorri la timeline per vedere la storia delle leggi sull’amianto. Oppure clicca sull’icona del mondo per vederele leggi di un singolo paese o sull’icona del giornale per scegliere il tipo di legge che ti interessa.
Igiene e sicurezza Il “Regolamento per l’applicazione del testo unico della legge sul lavoro delle donne e dei fanciulli” considerava già nel 1909 l’amianto un materiale pericoloso per la salute tanto da proibire “la filatura e tessitura dall’amianto” a donne e minori
Tutela, Igiene e sicurezza Nel 1928 il governo inglese, commissionò uno studio sui lavoratori dell’industria tessile d’amianto a Edward Merewether ispettore medico e Charles Price ispettore ingegnere che portò all’approvazione di un pacchetto di leggi detto Asbestosis Industry regulation. L’Asbestosis Industry regulation è stata una legge pionieristica che ha fornito la base di partenza per legislazioni più tardi elaborate in altri Paesi europei. La legge prendeva spunto dall’esperienza maturata nei confronti della silicosi presso i minatori di carbone, e si fondava sul concetto “soglia di rischio” ovvero un numero massimo di fibre sotto il quale non ci sarebbe stato pericolo per la salute. La legge prevedeva misure di controllo della polverosità, un sistema di controlli sanitari per monitorare periodicamente la salute degli operai, e risarcimenti per chi si ammalava di asbestosi.
L’asbestosi come malattia professionale è riconosciuta e inserita nella lista di malattie risarcibili grazie al sistema di assicurazione e prevenzione obbligatoria delle imprese per malattie professionali, istituita nel 1870.
Un primo dispositivo non nomina esplicitamente l’amianto, ma si applica a tutti i lavori in luoghi polverosi prescrivendo misure preventive, ma generiche, quali divieto di pulizia a secco, uso di aspiratori e ventole, umidificazione delle pareti.
Durante il periodo nazista con gran anticipo rispetto a tutti gli altri stati europei, venne inoltre riconosciuto il nesso tra cancro al polmone e amianto, e questo cancro in presenza di asbestosi venne incluso nella lista delle malattie compensabili dallo stato sociale.
Tutela Il 12 aprile 1943 viene emanata la legge n.455 “estensione dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali alla silicosi e asbestosi”. L’inserimento dell’asbestosi tra le malattie indennizzabili, è probabilmente il riflesso dei rapporti politici esistenti in quegli anni tra Italia e Germania.
La parola amianto compare per la prima volta nel 1945 all’interno della legge generale che prevedeva un risarcimento forfettario per le vittime di incidenti sul lavoro e malattie professionali. Nel 1950 viene istituita una tabella specifica (la numero 30) relativa alle malattie provocate dall’amianto.
Tutela Viene riformato il sistema compensatorio per malattie professionali e incidenti sul lavoro attraverso il “National insurance Act 1946”, creando un no-fault system finanziato dai contributi dei datori di lavoro, dei lavoratori, ma soprattutto dalle tasse dei cittadini. L’asbestosi rientra nella lista delle malattie indennizzabili dallo Stato.
Si include l’asbestosi tra le malattie professionali indennizzabili dallo Stato.
Igiene e sicurezza La prima legge introdotta in Olanda che menzionasse l’amianto fu promulgata nel 1951 e riguardava la protezione dei lavoratori dalla silicosi, la parola amianto era citata in un paragrafo in cui si diceva che avrebbero dovuto applicarsi misure specifiche a riguardo della sicurezza sul lavoro. Queste misure furono definite solo alcuni decenni dopo.
Con un ritardo di più di dieci anni rispetto alla maggior parte dei Paesi europei l'asbestosi viene inclusa tra le malattie di origine professionale indennizzabili dallo Stato.
Igiene e sicurezza Il legislatore affronta il tema della polverosità emanando misure specifiche per migliorare l’igiene e sicurezza nelle fabbriche. A differenza che in altri Paesi europei dove si andavano progressivamente fissando soglie di polverosità massima consentite nei luoghi di lavoro, la legislazione italiana non affronta il problema specifico dell’amianto, ma si limita a norme generali valide per tutti i tipi di polvere. In Italia le prime norme di questo tipo arriveranno 1991 appena un anno prima della messa al bando del minerale.
Si proibisce l’impiego di minori (uomini fino a 18 anni e donne fino a 21) nelle industrie dell’amianto.
Vengono proibiti ai i minori di 18 anni determinate lavorazioni in presenza d’amianto (cardage, tissage et filage), nel 1975 la proibizione ai minori si estenderà a tutte le lavorazioni.
Igiene e sicurezza Nel 1961 viene per la prima volta fissata una soglia massima di esposizione, 175 fibre al cm3, Da quell’anno i valori iniziarono a decrescere progressivamente: 10 nell’82, 1,50 nell’86, 1 nell’87, 0,60 nel 93, 0,10 nel 2006.
Tutela Il datore di lavoro ha l’obbligo di corrispondere un premio supplementare all’INAIL per il rischio asbestosi. Lo Stato fa della monetizzazione del rischio un principio generale nel diritto previdenziale.
Il mesotelioma viene incluso nella lista delle malattie professionali indennizzabili dallo Stato.
Igiene e sicurezza Dopo quasi quarant’anni di vuoto legislativo sull’amianto viene promulgata una nuova legge sotto il nome di Asbestos Regulation. Questa legge estendeva a tutti i settori di produzione le misure previste dalla legge del 1930. L’altra novità fondamentale è che viene introdotta per legge la cosiddetta “duty of care” ovvero l’obbligo per il datore di lavoro di velare per la salute e la sicurezza dei suoi impiegati e la conseguente responsabilità civile.
Sono approvate dal Parlamento le prime misure che fissano tetti massimi al numero di fibre presenti nei reparti di produzione dell’amianto. Questi limiti fissati a 0,15mg/m3 verranno rivisti nel tempo.
Il mesotelioma e il tumore al polmone vengono inclusi nella lista delle malattie professionali indennizzabili dallo Stato.
La prima legge promulgata in Belgio riguardante l’amianto risale al 1978 e recepisce parzialmente le raccomandazioni dello IARC, l’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro. Il decreto del 15 dicembre 1978 stabiliva che per lavorare l’amianto servisse una licenza emessa dal Ministero del lavoro e fissava i limiti massimi di esposizione massima nei luoghi di lavoro (2 fibre per millilitro d’aria). Queste limitazioni si applicavano solo a quei prodotti in cui non erano presenti materiali agglomeranti, come tessuti, corde, filature; per altri prodotti in cui l’amianto era incapsulato, come l’amianto-cemento non sussistevano limiti. A partire dal 1980 seguiranno una serie di leggi volte ad abbassare ulteriormente le soglie di esposizione e proibire determinati usi o tipi di amianto considerati più pericolosi.
Igiene e sicurezza Negli anni 70, l’amianto entra nel dibattito legislativo, sia per effetto della pubblicazione di una serie di studi epidemiologici da parte del dottor Stumphius, che scopre casi di mesotelioma presso i lavoratori navali, sia per l’eco suscitato nel Paese dell’entrata in vigore in Inghilterra di una legislazione specifica, volta regolamentare l’utilizzo dell’amianto. La conseguenza è l’approvazione il primo aprile 1978 di un pacchetto di leggi l’“Asbestbesluit” in cui veniva proibito l’amianto blu e l’amianto a spruzzo, l’uso dell’amianto per isolamento acustico e termico e per fini decorativi o di preservazione.
Tutela Si includono nel quadro delle malattie professionali il cancro polmonare per amianto, il mesotelioma pleurico e quello peritoneale attraverso l’annesso al Real Decreto 1995/1978.
Igiene e sicurezza Viene proibito l’uso dell’amianto blu o crocidolite e si obbliga a tenere un registro dei lavori che incorporano l’amianto e si istituisce un registro obbligatorio RERA delle imprese in cui si lavora l’amianto. Si raccomanda l’uso di fibre alternative, di esporre il minor numero di lavoratori possibili, si obbliga a dotarli di maschere, a effettuare controlli periodici.
Igiene e sicurezza Nel 1985 l’amianto blu e quello marrone sono banditi, altre leggi imposero l’obbligo di etichettare i prodotti contenenti amianto e di avvisare il consumatore dei rischi per la salute. Nell’88 fu proibito l’amianto a spruzzo. Tutte queste leggi arrivano con una decina d’anni di ritardo rispetto alla realtà: le industrie si erano già messe d’accordo nel non utilizzare più determinati minerali o tecniche.
Il tumore al polmone viene incluso nella lista delle malattie professionali indennizzabili dallo Stato.
Igiene e sicurezza La direttiva europea n. 76/769/CEE del 27 luglio 1976, con la quale la Comunità Europea restringeva l’uso della crocidolite, la variante più pericolosa dell’amianto, viene recepita in Italia solo dieci anni più tardi attraverso un’ordinanza del Ministero della Sanità. Tuttavia l’ordinanza prevedeva numerose eccezioni, tra cui la fabbricazione di tubi in cemento amianto, ovvero la lavorazione principale in cui era impiegata la crocidolite. Un successivo decreto del 1988 prevede per la prima volta una serie di restrizioni parziali alla commercializzazione dei prodotti in amianto e ne prescrive l’obbligo di etichettatura per tutti i tipi.
Tutela L’obbligo di protezione del datore di lavoro nei confronti degli operai (duty of care) è esteso anche a tutte le persone che potessero accidentalmente entrare in contatto con l’amianto fornendo il presupposto per cause civili per esposizione ambientale.
Sotto la pressione di sindacati e associazioni di vittime, l’Italia, a sorpresa, mette al bando l’amianto con una legge, che lungi dal limitarsi alla mera proibizione del minerale prevede una serie complessa di misure aggiuntive di varia natura divise per articoli. In particolare l’art.4 istituisce una commissione per la valutazione dei problemi ambientali e dei rischi sanitari connessi all’impiego dell’amianto. Questa commissione aveva il compito di realizzare un piano di bonifica dell’amianto e predisporre disciplinari tecnici di trasporto e stoccaggio dei rifiuti in amianto. La legge obbligava inoltre il Governo entro due anni a fare una conferenza nazionale per stabilire nuovi indirizzi politici sul tema.. Alle regioni e province autonome è assegnato il compito di elaborare piani di bonifica.
Bonifica L’art. 10 della Legge 257/1992 assegnava alle Regioni il compito di adottare “Piani di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto”, denominati più sinteticamente “Piani Regionali Amianto”. I principali obiettivi di questi piani erano: una mappatura dei siti inquinati da amianto e la predisposizione di programmi di bonifica classificati secondo cinque livelli di rischio, il controllo della salubrità ambientale e dei lavori di bonifica, un censimento degli edifici soprattutto pubblici contenti amianto libero o in polvere. Le Regioni devono trasmettere annualmente al Ministero dell’Ambiente l’aggiornamento dei dati di mappatura entro il 30 giugno (DM 101/2003, art. 1, comma 3). Purtroppo la risposta delle regioni non è stata omogenea e il Ministero attende ancora molti dati. Si stima che siano 34.000 i siti contaminati e che sul territorio siano ancora presenti 379.000 tonnellate d’amianto.
Dal 1981 al 1993 vengono emanate per legge una serie di proibizioni parziali dell’amianto fino a quando finalmente l’amianto viene aggiunto alla legge quadro che disciplina usi e divieti di sostanze chimiche considerate tossiche (Chemikaliengesetz).
L’amianto viene completamente proibito a causa di uno scandalo riguardante le condizioni di lavoro della fabbrica Eternit di Goor.
Il mesotelioma e il tumore ai polmoni vengono inclusi nella lista delle malattie professionali indennizzabili dallo Stato.
L'amianto viene messo al bando in Francia grazie a un'intensa campagna mediatica in seguito all'affaire Jussieu: l'amianto è percepito dall'opinione pubblica come una catastrofe sanitaria che si poteva evitare.
Viene per la prima volta fissata una soglia di tolleranza per la polverosità da amianto negli ambienti di lavoro. La legge del 1977 nasce in risposta a una prima presa di coscienza pubblica del problema amianto, non ancora percepito come catastrofe sanitaria - come avverrà nel 1995 - ma ancora come problema di natura meramente professionale, riguardante le fabbriche di lavorazione dell’amianto e una percentuale molto ridotta della popolazione. La legge stabiliva alcuni punti importanti: - la soglia di tolleranza era fissata a 2 fibre per cm3 - veniva resa obbligatoria la lavorazione in umido - venivano disposte misure di prevenzione per gli imballaggi e i rifiuti perché evitassero di disperdere polvere nell’ambiente - i controlli del livello di polverosità dovevano essere svolti almeno una volta al mese. La legge lasciava però facoltà all’ispettorato del lavoro di delegare alla stessa impresa i controlli. I valori limite verranno nel tempo progressivamente abbassati: 1f/ml nell’87 (0,5 crocidolite e 0,8 mix crocidolite e altri), 0,6 nel 1992 (0,3 mix), 0,3 nel 96 (0,1 mix). Nel 1978 viene anche proibito l’uso dell’amianto a spruzzo, nell’88 la crocidolite e nel 94 gli anfiboli.
Il 3 febbraio 1998 l’amianto viene bandito in Belgio (con alcune eccezioni fino al 2001). Proprio l’anno prima questo Paese era stato multato per non aver recepito la normativa europea che obbligava i paesi membri a proibire l’utilizzo degli amianti anfiboli e restringere l’uso del crisotilo. La legge di messa al bando tuttavia pur vietando la produzione di manufatti in amianto, non ne vietano l’esportazione in territori fuori l’Unione Europea. Al gruppo Eternit e ad altre imprese venne quindi consentito di vendere gli avanzi di magazzino a Paesi terzi, come la Croazia, in cui dal 2000 in avanti sono stati esportati 11.677 tonnellate di amianto provenienti dall’Unione Europea.
Viene stabilito un meccanismo di prepensionamento (ACATAA) per alcune categorie di lavoratori esposti all’amianto con più di 50 anni.
La legge 426/1998 e il DM 468/2001 ha individuato una serie di “Siti di Interesse Nazionale” (SIN), sono aree in cui è presente un forte inquinamento ambientale, con effetti morbigeni sulla popolazione per cui si prevedono serie interventi di bonifica in via prioritaria. Tra i siti individuati dalla legge, molte corrispondono ad aree inquinate per la presenza storica di industrie di lavorazione dell’amianto. Successive leggi finanziarie hanno predisposto risorse finanziarie che hanno permesso di attivare in più tempi processi di bonifica del territorio ancora in corso.
Messa al bando L’amianto venne bandito definitivamente nel 1999 quando la produzione industriale del minerale era già residuale essendo scemata poco a poco sotto il peso di innumerevoli processi civili.
Tutela In Olanda non è mai esistita una specifica assicurazione obbligatoria contro le malattie occupazionali. Dato il crescente numero di vittime dell’amianto il 26 gennaio 2000 viene creato l’“Institut voor Asbestlachtoffer” (IAS – Instituto delle vittime dell’amianto) un ente di mediazione tra vittime e datori di lavoro e vengono approvate leggi volte a tutelare gli esposti sia professionali “Asbestos victims regulations” (TAS) che extra-professionali Non-employement related victims regulation (TNS regulation). Queste leggi si applicano solo ai malati di mesotelioma.
Per la prima volta in Europa viene creato un fondo di risarcimento per tutte le vittime dell’amianto (non solo gli ex-lavoratori), il FIVA, basato sul principio di riparazione integrale e non solo forfettario. Il fondo rimane un’esperienza pressoché unica a livello europeo e internazionale.
Messa al bando L’uso e la commercializzazione dell’amianto vengono proibite totalmente solo il 7 dicembre 2001 con un ordine ministeriale del Ministero di Presidenza (BOE n.299 del 14.12.2001, p.47156 che recepisce la direttiva europea del 1999 (1999/77/CE).
Il “Regolamento relativo alla determinazione e alla disciplina delle attività di recupero dei prodotti e dei beni di amianto e contenenti amianto” fissa per legge le procedure di smaltimento e stoccaggio dei rifiuti amianto. Sono presenti sul territorio varie discariche in cui il Ministero ha stimato che nel solo 2009 siano state smaltite 63.000 tonnellate d’amianto. La mancata individuazione di nuovi siti idonei ha però causato un incremento dell’esportazione di rifiuti speciali che nel 2009 è stato pari al 72% , di cui il 30% sono classificati come contenenti amianto.
Bonifica Il “Regolamento relativo alla determinazione e alla disciplina delle attività di recupero dei prodotti e dei beni di amianto e contenenti amianto” fissa per legge le procedure di smaltimento e stoccaggio dei rifiuti amianto. Sono presenti sul territorio varie discariche in cui il Ministero ha stimato che nel solo 2009 siano state smaltite 63.000 tonnellate d’amianto. La mancata individuazione di nuovi siti idonei ha però causato un incremento dell’esportazione di rifiuti speciali che nel 2009 è stato pari al 72% , di cui il 30% sono classificati come contenenti amianto.
Legge quadro che disciplina le bonifiche “Asbest Verwijderingsbesluit”. Per legge a nessun proprietario è richiesto di rimuovere amianto a meno che costituisca una seria minaccia alla salute o in caso di demolizione di edifici. In caso di rimozione si applicano una serie di norme complesse: le autorità locali devono essere avvisate previamente e l’ispettorato del lavoro può eseguire sopralluoghi per verificare la sicurezza delle operazioni.
Il 16 marzo viene promulgata una legge unica in merito di bonifica volta a modificare e migliorare aspetti contenuti in disposizioni anteriori, obbligando i datori di lavoro a tenere un inventario dei prodotti contenenti amianto all’interno dei posti di lavoro (art.5). La sostituzione di prodotti in amianto deve essere autorizzata (art.51) ed effettuata da imprese iscritte in un apposito albo. Vengono stabilite tre modalità di sostituzione a seconda del rischio di diffusione di fibre d’amianto nell’aria durante la rimozione: trattamento semplice, sacchi con guaina, chiusura ermetica. In Belgio l’autorità preposta alla protezione dei lavoratori è lo Stato federale, mentre il controllo ambientale e il trattamento dei rifiuti sono materie di competenza regionale per cui esistono tre diverse regolamentazioni corrispondenti alle tre regioni del Paese.
La creazione di un fondo specifico per le vittime dell’amianto, AFA (Abestosfond - Fond Amiante) avviene attraverso una legge programma risultato di un intenso dibattito tra associazione delle vittime, governo e sindacati che integra i benefici connessi al Fondo per le malattie professionali creato nel 1970 ed estende gli indennizzi previsti per chi contrae una malattia d’amianto anche alle vittime extra-professionali.
Igiene e sicurezza La sezione della legge di messa al bando dell’amianto del 1992 riguardante le norme per la protezione dei lavoratori è stata rivista negli anni successivi attraverso una serie di decreti legislativi che sono finalmente confluiti nel “Testo unico sulla salute e sicurezza nel lavoro”. Questo testo prevede nella sua versione più aggiornata al capo terzo un’intera sezione riguardante la “Protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto”. La prima parte riguarda gli obblighi del datore di lavoro di valutazione del rischio di presenza d’amianto e notifica alle autorità competenti prima di procedere con i lavori di bonifica e rimozione. Segue una serie di norme igieniche e di protezione da esposizione all’amianto. Solo le imprese iscritte agli albi possono eseguire operazioni di in presenza d’amianto. I lavoratori svolgono corsi di formazione, e hanno diritto a un programma di sorveglianza sanitaria sia nel corso del lavoro che dopo il pensionamento. Per ognuno si deve redigere e aggiornare un registro d’esposizione. In caso di non rispetto di tale norme il capo IV prevede sia una serie di sanzioni pecuniarie sia misure detentive fino a sei mesi di carcere.
La nuova Asbestos Regulation riformata ulteriormente nel 2012 prevede un obbligo di inventario dell’amianto negli edifici pubblici e nei luoghi di lavoro, una mappatura del pericolo e un controllo periodico dell’esposizione sui lavoratori.
Tutela L’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007 istituisce un Fondo Vittime Amianto in seno all’Inail con lo scopo di dare un ulteriore sostegno alle vittime (esclusivamente professionali) dell’amianto e segue le linee di indirizzo europee che da tempo sostenevano la necessità, sull’esempio di quanto fatto in Francia, di costituire fondi specifici per le vittime dell’amianto.
Sotto il titolo “protection de travailleurs” l’INRS ha raccolto una serie di disposizioni e regolamentazioni volte a tutelare i lavoratori che continuano a essere esposti all’amianto nei luoghi di lavoro. Si tratta soprattutto degli impiegati di imprese del settore edile o di quelle specializzate nella bonifica. Queste norme raccolte nel codice del lavoro, stabiliscono i limiti di polverosità massima, pari a 10 fibre per litro su otto ore lavorative, i dispositivi di sicurezza da indossare a seconda della polverosità dell’ambiente, e degli strumenti di prevenzione e controllo. Ogni azienda è obbligata a fare una valutazione della presenza di amianto classificato su tre livelli e consegnare su documento unico i risultati della valutazione. Decreti tecnici stabiliscono quali sono le aziende che devono analizzare la polverosità e quali siano gli strumenti e gli standard tecnici dei controlli. Anche le aziende che effettuano lavori di incapsulamento e messa in sicurezza devono essere iscritte in un apposito albo. I lavoratori che effettuano queste operazioni beneficiano di una formazione alla sicurezza specifica e ricevono un attestato di competenza. Infine tutti i lavoratori esposti all’amianto hanno diritto a una sorveglianza medica intensificata che prevede un esame medico ogni due anni. Il datore di lavoro ha l’obbligo di creare una scheda di esposizione all’amianto per ogni lavoratore.
Sotto il titolo “protection de la population” l’INRS ha raccolto una serie di disposizioni e regolamentazioni volte a tutelare l’intera popolazione dai rischi di esposizione all’amianto negli edifici. E’ fatto obbligo a tutti i proprietari di più di un’unità abitativa di redigere una scheda amianto in modo da rilevarne la presenza. A seconda dei valori di polverosità è richiesta una sorveglianza più grande e addirittura la bonifica o messa in sicurezza. In caso di vendita dell’immobile occorre fare una dichiarazione speciale che attesti la presenza di amianto nell’edificio. Il proprietario dell’immobile è considerato responsabile civile in caso di mancati controlli. Vengono forniti schede tecniche e manuali per riconoscere l’amianto.
Igiene e sicurezza A seguito dell’annullamento da parte della Cassazione della condanna all’ex proprietario della Eternit Stephan Schmidheiny, il Parlamento ha varato nuove norme nel codice penale a proposito di reati ambientali per evitare che nel futuro potessero ripetersi sentenze di annullamento di questo genere. Nel codice penale italiano viene inserita una nuova sezione (titolo VI bis), “Dei delitti contro l’ambiente” che prevede due fattispecie specifiche di reati, inquinamento e disastro ambientali. Se tali reati vengono commessi per colpa e non per dolo le pene sono diminuite da uno a due terzi (Art. 452-quinquies). E’ previsto inoltre a titolo di incentivo il “ravvedimento operoso”, con uno sconto di pena per colui che provvede concretamente alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi (Art. 452-decies). Con le nuove norme le bonifiche diventano obbligatorie per legge in caso di condanna.
1909: Igiene e sicurezza: Il “Regolamento per l’applicazione del testo unico della legge sul lavoro delle donne e dei fanciulli” considerava già nel 1909 l’amianto un materiale pericoloso per la salute tanto da proibire “la filatura e tessitura dall’amianto” a donne e minori
1943: Tutela: Il 12 aprile 1943 viene emanata la legge n.455 “estensione dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali alla silicosi e asbestosi”. L’inserimento dell’asbestosi tra le malattie indennizzabili, è probabilmente il riflesso dei rapporti politici esistenti in quegli anni tra Italia e Germania.
1956: Igiene e sicurezza: Il legislatore affronta il tema della polverosità emanando misure specifiche per migliorare l’igiene e sicurezza nelle fabbriche. A differenza che in altri Paesi europei dove si andavano progressivamente fissando soglie di polverosità massima consentite nei luoghi di lavoro, la legislazione italiana non affronta il problema specifico dell’amianto, ma si limita a norme generali valide per tutti i tipi di polvere. In Italia le prime norme di questo tipo arriveranno 1991 appena un anno prima della messa al bando del minerale.
1965: Tutela: Il datore di lavoro ha l’obbligo di corrispondere un premio supplementare all’INAIL per il rischio asbestosi. Lo Stato fa della monetizzazione del rischio un principio generale nel diritto previdenziale.
1986: Igiene e sicurezza: La direttiva europea n. 76/769/CEE del 27 luglio 1976, con la quale la Comunità Europea restringeva l’uso della crocidolite, la variante più pericolosa dell’amianto, viene recepita in Italia solo dieci anni più tardi attraverso un’ordinanza del Ministero della Sanità. Tuttavia l’ordinanza prevedeva numerose eccezioni, tra cui la fabbricazione di tubi in cemento amianto, ovvero la lavorazione principale in cui era impiegata la crocidolite. Un successivo decreto del 1988 prevede per la prima volta una serie di restrizioni parziali alla commercializzazione dei prodotti in amianto e ne prescrive l’obbligo di etichettatura per tutti i tipi.
1992: Messa al bando:
1992: Bonifica: L’art. 10 della Legge 257/1992 assegnava alle Regioni il compito di adottare “Piani di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto”, denominati più sinteticamente “Piani Regionali Amianto”. I principali obiettivi di questi piani erano: una mappatura dei siti inquinati da amianto e la predisposizione di programmi di bonifica classificati secondo cinque livelli di rischio, il controllo della salubrità ambientale e dei lavori di bonifica, un censimento degli edifici soprattutto pubblici contenti amianto libero o in polvere. Le Regioni devono trasmettere annualmente al Ministero dell’Ambiente l’aggiornamento dei dati di mappatura entro il 30 giugno (DM 101/2003, art. 1, comma 3). Purtroppo la risposta delle regioni non è stata omogenea e il Ministero attende ancora molti dati. Si stima che siano 34.000 i siti contaminati e che sul territorio siano ancora presenti 379.000 tonnellate d’amianto.
1994: Tutela:
1998: Bonifica:
2004: Bonifica:
2004: Bonifica: Il “Regolamento relativo alla determinazione e alla disciplina delle attività di recupero dei prodotti e dei beni di amianto e contenenti amianto” fissa per legge le procedure di smaltimento e stoccaggio dei rifiuti amianto. Sono presenti sul territorio varie discariche in cui il Ministero ha stimato che nel solo 2009 siano state smaltite 63.000 tonnellate d’amianto. La mancata individuazione di nuovi siti idonei ha però causato un incremento dell’esportazione di rifiuti speciali che nel 2009 è stato pari al 72% , di cui il 30% sono classificati come contenenti amianto.
2006: Igiene e sicurezza: La sezione della legge di messa al bando dell’amianto del 1992 riguardante le norme per la protezione dei lavoratori è stata rivista negli anni successivi attraverso una serie di decreti legislativi che sono finalmente confluiti nel “Testo unico sulla salute e sicurezza nel lavoro”. Questo testo prevede nella sua versione più aggiornata al capo terzo un’intera sezione riguardante la “Protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto”. La prima parte riguarda gli obblighi del datore di lavoro di valutazione del rischio di presenza d’amianto e notifica alle autorità competenti prima di procedere con i lavori di bonifica e rimozione. Segue una serie di norme igieniche e di protezione da esposizione all’amianto. Solo le imprese iscritte agli albi possono eseguire operazioni di in presenza d’amianto. I lavoratori svolgono corsi di formazione, e hanno diritto a un programma di sorveglianza sanitaria sia nel corso del lavoro che dopo il pensionamento. Per ognuno si deve redigere e aggiornare un registro d’esposizione. In caso di non rispetto di tale norme il capo IV prevede sia una serie di sanzioni pecuniarie sia misure detentive fino a sei mesi di carcere.
2007: Tutela: L’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007 istituisce un Fondo Vittime Amianto in seno all’Inail con lo scopo di dare un ulteriore sostegno alle vittime (esclusivamente professionali) dell’amianto e segue le linee di indirizzo europee che da tempo sostenevano la necessità, sull’esempio di quanto fatto in Francia, di costituire fondi specifici per le vittime dell’amianto.
2015: Igiene e sicurezza: A seguito dell’annullamento da parte della Cassazione della condanna all’ex proprietario della Eternit Stephan Schmidheiny, il Parlamento ha varato nuove norme nel codice penale a proposito di reati ambientali per evitare che nel futuro potessero ripetersi sentenze di annullamento di questo genere. Nel codice penale italiano viene inserita una nuova sezione (titolo VI bis), “Dei delitti contro l’ambiente” che prevede due fattispecie specifiche di reati, inquinamento e disastro ambientali. Se tali reati vengono commessi per colpa e non per dolo le pene sono diminuite da uno a due terzi (Art. 452-quinquies). E’ previsto inoltre a titolo di incentivo il “ravvedimento operoso”, con uno sconto di pena per colui che provvede concretamente alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi (Art. 452-decies). Con le nuove norme le bonifiche diventano obbligatorie per legge in caso di condanna.
1953: Tutela:
1978: Igiene e sicurezza:
1982: Tutela:
1998: Messa al bando:
1999: Tutela:
2006: Bonifica:
2006: Tutela:
1945: Tutela:
1958: Igiene e sicurezza:
1976: Tutela:
1996: Messa al bando:
1997: Igiene e sicurezza:
1998: Tutela:
2001: Tutela:
2013: Igiene e sicurezza:
2013: Bonifica:
1937: Tutela:
1942: Tutela:
1973: Igiene e sicurezza:
1977: Tutela:
1993: Messa al bando:
1951: Igiene e sicurezza: La prima legge introdotta in Olanda che menzionasse l’amianto fu promulgata nel 1951 e riguardava la protezione dei lavoratori dalla silicosi, la parola amianto era citata in un paragrafo in cui si diceva che avrebbero dovuto applicarsi misure specifiche a riguardo della sicurezza sul lavoro. Queste misure furono definite solo alcuni decenni dopo.
1978: Igiene e sicurezza: Negli anni 70, l’amianto entra nel dibattito legislativo, sia per effetto della pubblicazione di una serie di studi epidemiologici da parte del dottor Stumphius, che scopre casi di mesotelioma presso i lavoratori navali, sia per l’eco suscitato nel Paese dell’entrata in vigore in Inghilterra di una legislazione specifica, volta regolamentare l’utilizzo dell’amianto. La conseguenza è l’approvazione il primo aprile 1978 di un pacchetto di leggi l’“Asbestbesluit” in cui veniva proibito l’amianto blu e l’amianto a spruzzo, l’uso dell’amianto per isolamento acustico e termico e per fini decorativi o di preservazione.
2000: Tutela: In Olanda non è mai esistita una specifica assicurazione obbligatoria contro le malattie occupazionali. Dato il crescente numero di vittime dell’amianto il 26 gennaio 2000 viene creato l’“Institut voor Asbestlachtoffer” (IAS – Instituto delle vittime dell’amianto) un ente di mediazione tra vittime e datori di lavoro e vengono approvate leggi volte a tutelare gli esposti sia professionali “Asbestos victims regulations” (TAS) che extra-professionali Non-employement related victims regulation (TNS regulation). Queste leggi si applicano solo ai malati di mesotelioma.
2005: Bonifica:
1940: Igiene e sicurezza:
1947: Tutela:
1957: Igiene e sicurezza:
1961: Igiene e sicurezza: Nel 1961 viene per la prima volta fissata una soglia massima di esposizione, 175 fibre al cm3, Da quell’anno i valori iniziarono a decrescere progressivamente: 10 nell’82, 1,50 nell’86, 1 nell’87, 0,60 nel 93, 0,10 nel 2006.
1978: Tutela:
1978: Tutela: Si includono nel quadro delle malattie professionali il cancro polmonare per amianto, il mesotelioma pleurico e quello peritoneale attraverso l’annesso al Real Decreto 1995/1978.
1982: Igiene e sicurezza: Viene proibito l’uso dell’amianto blu o crocidolite e si obbliga a tenere un registro dei lavori che incorporano l’amianto e si istituisce un registro obbligatorio RERA delle imprese in cui si lavora l’amianto. Si raccomanda l’uso di fibre alternative, di esporre il minor numero di lavoratori possibili, si obbliga a dotarli di maschere, a effettuare controlli periodici.
2001: Messa al bando: L’uso e la commercializzazione dell’amianto vengono proibite totalmente solo il 7 dicembre 2001 con un ordine ministeriale del Ministero di Presidenza (BOE n.299 del 14.12.2001, p.47156 che recepisce la direttiva europea del 1999 (1999/77/CE).
1931: Tutela,Igiene e sicurezza: Nel 1928 il governo inglese, commissionò uno studio sui lavoratori dell’industria tessile d’amianto a Edward Merewether ispettore medico e Charles Price ispettore ingegnere che portò all’approvazione di un pacchetto di leggi detto Asbestosis Industry regulation. L’Asbestosis Industry regulation è stata una legge pionieristica che ha fornito la base di partenza per legislazioni più tardi elaborate in altri Paesi europei. La legge prendeva spunto dall’esperienza maturata nei confronti della silicosi presso i minatori di carbone, e si fondava sul concetto “soglia di rischio” ovvero un numero massimo di fibre sotto il quale non ci sarebbe stato pericolo per la salute. La legge prevedeva misure di controllo della polverosità, un sistema di controlli sanitari per monitorare periodicamente la salute degli operai, e risarcimenti per chi si ammalava di asbestosi.
1946: Tutela: Viene riformato il sistema compensatorio per malattie professionali e incidenti sul lavoro attraverso il “National insurance Act 1946”, creando un no-fault system finanziato dai contributi dei datori di lavoro, dei lavoratori, ma soprattutto dalle tasse dei cittadini. L’asbestosi rientra nella lista delle malattie indennizzabili dallo Stato.
1966: Tutela:
1969: Igiene e sicurezza: Dopo quasi quarant’anni di vuoto legislativo sull’amianto viene promulgata una nuova legge sotto il nome di Asbestos Regulation. Questa legge estendeva a tutti i settori di produzione le misure previste dalla legge del 1930. L’altra novità fondamentale è che viene introdotta per legge la cosiddetta “duty of care” ovvero l’obbligo per il datore di lavoro di velare per la salute e la sicurezza dei suoi impiegati e la conseguente responsabilità civile.
1985: Igiene e sicurezza: Nel 1985 l’amianto blu e quello marrone sono banditi, altre leggi imposero l’obbligo di etichettare i prodotti contenenti amianto e di avvisare il consumatore dei rischi per la salute. Nell’88 fu proibito l’amianto a spruzzo. Tutte queste leggi arrivano con una decina d’anni di ritardo rispetto alla realtà: le industrie si erano già messe d’accordo nel non utilizzare più determinati minerali o tecniche.
1985: Tutela:
1987: Tutela: L’obbligo di protezione del datore di lavoro nei confronti degli operai (duty of care) è esteso anche a tutte le persone che potessero accidentalmente entrare in contatto con l’amianto fornendo il presupposto per cause civili per esposizione ambientale.
1999: Messa al bando: L’amianto venne bandito definitivamente nel 1999 quando la produzione industriale del minerale era già residuale essendo scemata poco a poco sotto il peso di innumerevoli processi civili.
2006: Igiene e sicurezza:
1992: Italia:
1993: Germania:
1993: Olanda:
1996: Francia:
1998: Belgio:
1999: Gran Bretagna: L’amianto venne bandito definitivamente nel 1999 quando la produzione industriale del minerale era già residuale essendo scemata poco a poco sotto il peso di innumerevoli processi civili.
2001: Spagna: L’uso e la commercializzazione dell’amianto vengono proibite totalmente solo il 7 dicembre 2001 con un ordine ministeriale del Ministero di Presidenza (BOE n.299 del 14.12.2001, p.47156 che recepisce la direttiva europea del 1999 (1999/77/CE).
1931: Gran Bretagna: Nel 1928 il governo inglese, commissionò uno studio sui lavoratori dell’industria tessile d’amianto a Edward Merewether ispettore medico e Charles Price ispettore ingegnere che portò all’approvazione di un pacchetto di leggi detto Asbestosis Industry regulation. L’Asbestosis Industry regulation è stata una legge pionieristica che ha fornito la base di partenza per legislazioni più tardi elaborate in altri Paesi europei. La legge prendeva spunto dall’esperienza maturata nei confronti della silicosi presso i minatori di carbone, e si fondava sul concetto “soglia di rischio” ovvero un numero massimo di fibre sotto il quale non ci sarebbe stato pericolo per la salute. La legge prevedeva misure di controllo della polverosità, un sistema di controlli sanitari per monitorare periodicamente la salute degli operai, e risarcimenti per chi si ammalava di asbestosi.
1937: Germania:
1942: Germania:
1943: Italia: Il 12 aprile 1943 viene emanata la legge n.455 “estensione dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali alla silicosi e asbestosi”. L’inserimento dell’asbestosi tra le malattie indennizzabili, è probabilmente il riflesso dei rapporti politici esistenti in quegli anni tra Italia e Germania.
1945: Francia:
1946: Gran Bretagna: Viene riformato il sistema compensatorio per malattie professionali e incidenti sul lavoro attraverso il “National insurance Act 1946”, creando un no-fault system finanziato dai contributi dei datori di lavoro, dei lavoratori, ma soprattutto dalle tasse dei cittadini. L’asbestosi rientra nella lista delle malattie indennizzabili dallo Stato.
1947: Spagna:
1953: Belgio:
1965: Italia: Il datore di lavoro ha l’obbligo di corrispondere un premio supplementare all’INAIL per il rischio asbestosi. Lo Stato fa della monetizzazione del rischio un principio generale nel diritto previdenziale.
1966: Gran Bretagna:
1976: Francia:
1977: Germania:
1978: Spagna:
1978: Spagna: Si includono nel quadro delle malattie professionali il cancro polmonare per amianto, il mesotelioma pleurico e quello peritoneale attraverso l’annesso al Real Decreto 1995/1978.
1982: Belgio:
1985: Gran Bretagna:
1987: Gran Bretagna: L’obbligo di protezione del datore di lavoro nei confronti degli operai (duty of care) è esteso anche a tutte le persone che potessero accidentalmente entrare in contatto con l’amianto fornendo il presupposto per cause civili per esposizione ambientale.
1994: Italia:
1998: Francia:
1999: Belgio:
2000: Olanda: In Olanda non è mai esistita una specifica assicurazione obbligatoria contro le malattie occupazionali. Dato il crescente numero di vittime dell’amianto il 26 gennaio 2000 viene creato l’“Institut voor Asbestlachtoffer” (IAS – Instituto delle vittime dell’amianto) un ente di mediazione tra vittime e datori di lavoro e vengono approvate leggi volte a tutelare gli esposti sia professionali “Asbestos victims regulations” (TAS) che extra-professionali Non-employement related victims regulation (TNS regulation). Queste leggi si applicano solo ai malati di mesotelioma.
2001: Francia:
2006: Belgio:
2007: Italia: L’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007 istituisce un Fondo Vittime Amianto in seno all’Inail con lo scopo di dare un ulteriore sostegno alle vittime (esclusivamente professionali) dell’amianto e segue le linee di indirizzo europee che da tempo sostenevano la necessità, sull’esempio di quanto fatto in Francia, di costituire fondi specifici per le vittime dell’amianto.
1909: Italia: Il “Regolamento per l’applicazione del testo unico della legge sul lavoro delle donne e dei fanciulli” considerava già nel 1909 l’amianto un materiale pericoloso per la salute tanto da proibire “la filatura e tessitura dall’amianto” a donne e minori
1940: Spagna:
1951: Olanda: La prima legge introdotta in Olanda che menzionasse l’amianto fu promulgata nel 1951 e riguardava la protezione dei lavoratori dalla silicosi, la parola amianto era citata in un paragrafo in cui si diceva che avrebbero dovuto applicarsi misure specifiche a riguardo della sicurezza sul lavoro. Queste misure furono definite solo alcuni decenni dopo.
1956: Italia: Il legislatore affronta il tema della polverosità emanando misure specifiche per migliorare l’igiene e sicurezza nelle fabbriche. A differenza che in altri Paesi europei dove si andavano progressivamente fissando soglie di polverosità massima consentite nei luoghi di lavoro, la legislazione italiana non affronta il problema specifico dell’amianto, ma si limita a norme generali valide per tutti i tipi di polvere. In Italia le prime norme di questo tipo arriveranno 1991 appena un anno prima della messa al bando del minerale.
1957: Spagna:
1958: Francia:
1961: Spagna: Nel 1961 viene per la prima volta fissata una soglia massima di esposizione, 175 fibre al cm3, Da quell’anno i valori iniziarono a decrescere progressivamente: 10 nell’82, 1,50 nell’86, 1 nell’87, 0,60 nel 93, 0,10 nel 2006.
1969: Gran Bretagna: Dopo quasi quarant’anni di vuoto legislativo sull’amianto viene promulgata una nuova legge sotto il nome di Asbestos Regulation. Questa legge estendeva a tutti i settori di produzione le misure previste dalla legge del 1930. L’altra novità fondamentale è che viene introdotta per legge la cosiddetta “duty of care” ovvero l’obbligo per il datore di lavoro di velare per la salute e la sicurezza dei suoi impiegati e la conseguente responsabilità civile.
1973: Germania:
1978: Belgio:
1978: Olanda: Negli anni 70, l’amianto entra nel dibattito legislativo, sia per effetto della pubblicazione di una serie di studi epidemiologici da parte del dottor Stumphius, che scopre casi di mesotelioma presso i lavoratori navali, sia per l’eco suscitato nel Paese dell’entrata in vigore in Inghilterra di una legislazione specifica, volta regolamentare l’utilizzo dell’amianto. La conseguenza è l’approvazione il primo aprile 1978 di un pacchetto di leggi l’“Asbestbesluit” in cui veniva proibito l’amianto blu e l’amianto a spruzzo, l’uso dell’amianto per isolamento acustico e termico e per fini decorativi o di preservazione.
1982: Spagna: Viene proibito l’uso dell’amianto blu o crocidolite e si obbliga a tenere un registro dei lavori che incorporano l’amianto e si istituisce un registro obbligatorio RERA delle imprese in cui si lavora l’amianto. Si raccomanda l’uso di fibre alternative, di esporre il minor numero di lavoratori possibili, si obbliga a dotarli di maschere, a effettuare controlli periodici.
1985: Gran Bretagna: Nel 1985 l’amianto blu e quello marrone sono banditi, altre leggi imposero l’obbligo di etichettare i prodotti contenenti amianto e di avvisare il consumatore dei rischi per la salute. Nell’88 fu proibito l’amianto a spruzzo. Tutte queste leggi arrivano con una decina d’anni di ritardo rispetto alla realtà: le industrie si erano già messe d’accordo nel non utilizzare più determinati minerali o tecniche.
1986: Italia: La direttiva europea n. 76/769/CEE del 27 luglio 1976, con la quale la Comunità Europea restringeva l’uso della crocidolite, la variante più pericolosa dell’amianto, viene recepita in Italia solo dieci anni più tardi attraverso un’ordinanza del Ministero della Sanità. Tuttavia l’ordinanza prevedeva numerose eccezioni, tra cui la fabbricazione di tubi in cemento amianto, ovvero la lavorazione principale in cui era impiegata la crocidolite. Un successivo decreto del 1988 prevede per la prima volta una serie di restrizioni parziali alla commercializzazione dei prodotti in amianto e ne prescrive l’obbligo di etichettatura per tutti i tipi.
1997: Francia:
2006: Italia: La sezione della legge di messa al bando dell’amianto del 1992 riguardante le norme per la protezione dei lavoratori è stata rivista negli anni successivi attraverso una serie di decreti legislativi che sono finalmente confluiti nel “Testo unico sulla salute e sicurezza nel lavoro”. Questo testo prevede nella sua versione più aggiornata al capo terzo un’intera sezione riguardante la “Protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto”. La prima parte riguarda gli obblighi del datore di lavoro di valutazione del rischio di presenza d’amianto e notifica alle autorità competenti prima di procedere con i lavori di bonifica e rimozione. Segue una serie di norme igieniche e di protezione da esposizione all’amianto. Solo le imprese iscritte agli albi possono eseguire operazioni di in presenza d’amianto. I lavoratori svolgono corsi di formazione, e hanno diritto a un programma di sorveglianza sanitaria sia nel corso del lavoro che dopo il pensionamento. Per ognuno si deve redigere e aggiornare un registro d’esposizione. In caso di non rispetto di tale norme il capo IV prevede sia una serie di sanzioni pecuniarie sia misure detentive fino a sei mesi di carcere.
2006: Gran Bretagna:
2013: Francia:
2015: Italia: A seguito dell’annullamento da parte della Cassazione della condanna all’ex proprietario della Eternit Stephan Schmidheiny, il Parlamento ha varato nuove norme nel codice penale a proposito di reati ambientali per evitare che nel futuro potessero ripetersi sentenze di annullamento di questo genere. Nel codice penale italiano viene inserita una nuova sezione (titolo VI bis), “Dei delitti contro l’ambiente” che prevede due fattispecie specifiche di reati, inquinamento e disastro ambientali. Se tali reati vengono commessi per colpa e non per dolo le pene sono diminuite da uno a due terzi (Art. 452-quinquies). E’ previsto inoltre a titolo di incentivo il “ravvedimento operoso”, con uno sconto di pena per colui che provvede concretamente alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi (Art. 452-decies). Con le nuove norme le bonifiche diventano obbligatorie per legge in caso di condanna.
1992: Italia: L’art. 10 della Legge 257/1992 assegnava alle Regioni il compito di adottare “Piani di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto”, denominati più sinteticamente “Piani Regionali Amianto”. I principali obiettivi di questi piani erano: una mappatura dei siti inquinati da amianto e la predisposizione di programmi di bonifica classificati secondo cinque livelli di rischio, il controllo della salubrità ambientale e dei lavori di bonifica, un censimento degli edifici soprattutto pubblici contenti amianto libero o in polvere. Le Regioni devono trasmettere annualmente al Ministero dell’Ambiente l’aggiornamento dei dati di mappatura entro il 30 giugno (DM 101/2003, art. 1, comma 3). Purtroppo la risposta delle regioni non è stata omogenea e il Ministero attende ancora molti dati. Si stima che siano 34.000 i siti contaminati e che sul territorio siano ancora presenti 379.000 tonnellate d’amianto.
1998: Italia:
2004: Italia:
2004: Italia: Il “Regolamento relativo alla determinazione e alla disciplina delle attività di recupero dei prodotti e dei beni di amianto e contenenti amianto” fissa per legge le procedure di smaltimento e stoccaggio dei rifiuti amianto. Sono presenti sul territorio varie discariche in cui il Ministero ha stimato che nel solo 2009 siano state smaltite 63.000 tonnellate d’amianto. La mancata individuazione di nuovi siti idonei ha però causato un incremento dell’esportazione di rifiuti speciali che nel 2009 è stato pari al 72% , di cui il 30% sono classificati come contenenti amianto.
2005: Olanda: