Source: http://www.clubuds.com/2016/02/03/programma-elettorale-clubuds-per-i-nostri-diritti/
Timestamp: 2018-10-16 23:36:57+00:00
Document Index: 125516812

Matched Legal Cases: ['art.2', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 155', 'sentenza ']

Programma elettorale clubuds "PER I NOSTRI DIRITTI" | Club U.D.S.
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Programma elettorale clubuds “PER I NOSTRI DIRITTI”
Il Club U.D.S. – Uomini e Donne della Sicurezza – associazione maggiormente rappresentativa sul territorio nazionale, con la presente e intenzione segnalare le reali problematiche che interessano il mondo delle Forze Armate e dell’Ordine, per questo ci pregiamo di stilare un nostro programma elettorale.
Da una ricerca risulterebbe che mai nella storia della Repubblica un partito politico si sia attivato sui reali problemi di chi porta una divisa per garantire sicurezza e rispetto delle leggi, su tutto il territorio.
Questo mi ha portato a scrivere un documento, con il quale voglio fare emergere i problemi reali, che ognuno di noi quotidianamente affronta nel delicato e com’plesso lavoro che svolgiamo.
I particolari doveri ed il servizio del personale delle Forze Armate e dell’Ordine, configurano uno status del tutto originale e specifico nel contesto giuridico e ordinamentale delle pubbliche amministrazioni implicano il possesso di accentuati requisiti psico-fisici, ampia e permanente disponibilità al servizio, mobilita d’impiego e di sede.
Tali aspetti hanno notevoli riflessi nella sfera dei diritti soggettivi e della vita privata e sociale delle persone.
Una delle tante problematiche che merita attenzione è quella di trovare una soluzione all’abitudine invalsa presso le varie Amministrazioni che spesso con Circolari interne ostacolano il riconoscimento di diritti stabiliti da leggi dello Stato stravolgendo, a volte, il senso delle stesse; costringendo il personale delle Forze Armate e dell’Ordine a ricorrere ai Tribunali Amministrativi Regionali per tutelare i propri diritti riconosciuti dalle leggi e di conseguenza ad affrontare delle spese non irrilevanti per i vari gradi di giudizio che, nella stragrande maggioranza dei casi, si chiudono con la sconfitta delle varie Amministrazioni.
Per ovviare a questo inconveniente abbiamo individuato due possibili soluzioni.
a) per evitare l’instaurarsi di un eccessivo contenzioso, ogni Amministrazione prima di emettere una circolare interpretativa deve essere obbligata a sottoporla al vaglio di un’apposita Commissione che verifichi preliminarmente che la stessa non si ponga in contrasto con norme di legge; “Commissione Parlamentare”
b) in caso di ricorso al T.A.R. deve essere stabilito il principio che le spese processuali devono essere poste a carico della parte soccombente.
Ad oggi avviene che i Giudici compensano le spese tra le parti con la conseguenza che un dipendente costretto a ricorrere per il riconoscimento di un proprio diritto, in caso di vittoria, deve pagare le spese per la propria difesa. Questo non è a dir poso assurdo e non e giusto!!
Altra battaglia da portare avanti riguarda il campo delle Sanzioni Disciplinari.
Infatti se un dipendente sottoposto a sanzione disciplinare, alla fine dei vari gradi di giudizio, viene riconosciuto non responsabile, sarebbe giusto che la pena prevista per quella stessa sanzione ricadesse su colui che erroneamente l’ha rilevato l’infrazione, senza possibilità per lo stesso, di ulteriore ricorso.
Inoltre se colui che ha subito l’ingiusta sanzione ha affrontato delle spese per dimostrare la propria incolpevolezza, dovrebbe aver diritto al risarcimento. Questo per una questione di equità e pari diritti tra i vari ruoli, perché bisogna uscire dai soliti schemi obsoleti che non corrispondono più alla realtà dei tempi.
Con questo non vogliamo indebolire l’istituto delle sanzioni disciplinari, anzi, noi per primi siamo convinti che le sanzioni disciplinari devono continuare ad esistere e devono essere uno strumento per reprimere comportamenti non in linea con i compiti istituzionali assegnati e per indurre a mantenere un comportamento di alta professionalità ed alto senso del dovere; in altre parole per rappresentare al meglio il Corpo di appartenenza.
La legge 28 luglio 1999 n.266 l’articolo 17, comma 1, prevede che «Il coniuge convivente del personale in servizio permanente delle Forze armate, compresa l’Arma dei Carabinieri, del Corpo della Guardia di Finanza e delle Forze di Polizia ad ordinamento civile e degli Ufficiali e Sottufficiali piloti di complemento in ferma duo-decennale di cui alla legge 19 maggio 1986, n. 224, nonché del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, trasferiti d’autorità da una ad altra sede di servizio, che sia impiegato in una delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, ha diritto, all’atto del trasferimento o dell’elezione di domicilio nel territorio nazionale, ad essere impiegato presso l’amministrazione di appartenenza o, per comando o distacco, presso altre amministrazioni nella sede di servizio del coniuge o, in mancanza, nella sede più vicina». Con le audizioni dei Capi di Stato maggiore, presso la 4ª Commissione Difesa del Senato, è emerso che le singole Forze Armate e Forze dell’Ordine hanno provveduto ad emanare disposizioni interne cercando di tutelare le esigenze familiari, dimostrando attenzione verso la problematica e forte valorizzazione del tema delle famiglie dei militari, norme prese in seria considerazione solo dall’Arma dei Carabinieri, i quali con una circolare interna hanno disposto che il diritto al ricongiungimento al coniuge lavoratore deve essere un diritto.
In tale ottica, con l’inserimento nel programma elettorale del Club U.D.S. di una nuova norma per il diritto al ricongiungimento famigliare, si intende non solo dare concreta attuazione all’istituto della nei confronti del personale del comparto Difesa e Sicurezza, ma anche superare l’attuale vuoto legislativo stabilendo un diritto soggettivo al ricongiungimento.
Infatti prendendo in esame la legge 29 marzo 2001, n.86 art.2, il ricongiungimento tra coniugi appartenenti alle Forze Armate e di Polizia ad ordinamento militare civile, e stato riconosciuto dando per cui la possibilità di riunire la famiglia.
Con questa norma però, si sono create delle differenze tra famiglie composta da entrambi i coniugi appartenenti al Comparto Difesa e Sicurezza e famiglie composte da coniugi uno appartenenti alle Forze Armate o dell’Ordine e l’altro che svolge la propria attività lavorativa in altri ambiti non statali.
L’intendimento della presente proposta di modifica alla legge citata, e quello di superare un vuoto legislativo dando la possibilità anche a famiglie composte da appartenete al Comparto Difesa e Sicurezza, là dove l’altro coniuge lavori con contratto a tempo indeterminato anche in enti privati, di riunire il proprio nucleo famigliare
Proposta di disegno legge
“Ricongiungimento al coniuge lavoratore”
(Ricongiungimento al coniuge lavoratore)
Al personale delle Forze armate, delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile, del Corpo della Guardia di finanza e a quello del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, che ha contratto matrimonio civile, è riconosciuto il diritto, previa presentazione di domanda, di risiedere nella città ove risiede il coniuge, secondo quanto è stabilito dall’articolo 3.
(Criteri per richiedere il ricongiungimento)
di espletare da almeno 4 anni servizio fuori dalla regione in cui chiede il ricongiungimento e comunque che siano trascorsi almeno 3 anni dall’ultima assegnazione a domanda;
che il coniuge abbia un contratto di lavoro indeterminato da almeno 4 anni;
che il coniuge sia residente nella regione in cui si chiede il ricongiungimento da almeno 10 anni.
che il dipendente non abbia fruito di distacco e/o missione continuativa pari o superiore a 2 mesi nella regione in cui chiede il ricongiungimento.
se il dipendente rientra nel comma 2 dell’art. 3, il periodo previsto dal comma 1, 3° periodo dell’art. 3, decorre dal primo giorno del termine del distacco e/o missione.
(Vacanze organiche)
Altro problema che necessita di essere preso in considerazione è il diritto di essere trasferiti nella sede più vicina ai figli quando i coniugi si sono separati.
Infatti, in caso di affidamento esclusivo ad uno dei due genitori, residuale ma non infrequente (in caso di affido esclusivo un solo soggetto esercita la potestà genitoriale), lo stesso deve in ogni modo vedersi garantito il diritto ad un rapporto equilibrato e continuativo con lo stesso.
Il Tribunale, con la sentenza di divorzio, stabilisce la misura ed il modo con cui i genitori devono contribuire al mantenimento, all’istruzione ed all’educazione dei figli, nonché la modalità di esercizio dei loro diritti nei rapporti con essi.
Detto questo l’U.D.S. chiede che venga riconosciuto il diritto, all’appartenente al comparto Difesa e Sicurezza, di essere trasferito nella sede più vicina al luogo di residenza del figlio/a minore, al fine di garantire allo stesso la presenza costante di entrambi i genitori nella vita quotidiana.
Lo scopo di tale norma è quello di garantire al minore ai sensi dell’art. 155 c.c. il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi. I figli, pertanto, devono vedersi garantito il diritto di vedere entrambi i genitori, anche in caso di affidamento esclusivo, nei giorni indicati dalla sentenza di separazione, a tal fine U.D.S. inserisce nel proprio programma elettorale il diritto del figlio ad un rapporto equilibrato e continuativo con i propri genitori anche nel caso di separazione, divorzio degli stessi e anche nel caso di separazione delle coppie di fatto.
Questo è il nostro programma elettorale, a breve cominceremo un’azione politico conoscitiva, inviando a tutti i partiti, ad esclusione del Nuovo Centro Destra, quanto sopra menzionato.
Vi terremo aggiornati su quale partito o movimento politico si farà carico di portare in discussione, nelle sedi previste, i nostri sacrosanti diritti.
Presidente UDS. D. G. Filippone