Source: https://www.laleggepertutti.it/94641_iva-poteri-dellagenzia-entrate-rettifica-accertamento-responsabilita-dellacquirente
Timestamp: 2018-05-26 15:32:13+00:00
Document Index: 97076501

Matched Legal Cases: ['art. 51', 'art. 52', 'art. 54', 'art. 54', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 55', 'art. 8', 'art. 2214', 'art. 57', 'art. 60', 'art. 60']

IVA: poteri dell'Agenzia entrate, rettifica, accertamento, responsabilità dell'acquirente
Professionisti IVA: poteri dell’Agenzia entrate, rettifica, accertamento, responsabilità dell’acquirente
Professionisti Pubblicato il 6 agosto 2015
> Professionisti Pubblicato il 6 agosto 2015
IVA: la rettifica della dichiarazione, liquidazione delle dichiarazioni, rettifica, accertamento con adesione, accertamento induttivo, metodologie di accertamento induttivo, gli studi di settore.
Il D.P.R. 633/72 conferisce idonei poteri agli Uffici territoriali delle Direzioni provinciali dell’Agenzia delle entrate in materia di IVA per permettere l’esercizio dell’attività di controllo e l’acquisizione delle prove atte a suffragare quanto formerà oggetto di accertamento.
Per l’adempimento dei loro compiti gli uffici dell’Agenzia delle entrate, nonché i militari della Guardia di finanza, possono (art. 51 D.P.R. 633/72):
— procedere all’esecuzione di accessi, ispezioni e verifiche ai sensi dell’art. 52 del D.P.R. 633/72;
— invitare i soggetti che esercitano imprese, arti o professioni, indicandone il motivo, a comparire di persona o a mezzo di rappresentanti per esibire documenti e scritture, ad esclusione dei libri e dei registri in corso di scritturazione, o per fornire dati, notizie e chiarimenti rilevanti ai fini degli accertamenti nei loro confronti;
— inviare ai soggetti che esercitano imprese, arti e professioni, con invito a restituirli compilati e firmati, questionari relativi a dati e notizie di carattere specifico rilevanti ai fini dell’accertamento, anche nei confronti di loro clienti e fornitori;
— invitare qualsiasi soggetto ad esibire o trasmettere, anche in copia fotostatica, documenti e fatture relativi a determinate cessioni di beni o prestazioni di servizi ricevute ed a fornire ogni informazione relativa alle operazioni stesse;
— richiedere agli organi e alle Amministrazioni dello Stato, agli enti pubblici non economici, alle società ed enti di assicurazione ed alle società ed enti che effettuano istituzionalmente riscossioni e pagamenti per conto di terzi la comunicazione di dati e notizie relativi a soggetti indicati singolarmente o per categorie;
— richiedere copie o estratti degli atti e dei documenti depositati presso i notai, i procuratori del registro, i conservatori dei registri immobiliari e gli altri pubblici ufficiali;
— richiedere, previa autorizzazione, ai soggetti sottoposti ad accertamento, ispezione o verifica il rilascio di una dichiarazione contenente l’indicazione della natura, del numero e degli estremi identificativi dei rapporti intrattenuti con gli enti creditizi e finanziari in corso ovvero estinti da non più di cinque anni dalla data della richiesta;
— richiedere, alle banche, alla società Poste italiane S.p.a., per le attività finanziarie e creditizie, agli intermediari finanziari, alle imprese di investimento, agli organismi di investimento collettivo del risparmio, alle società di gestione del risparmio e alle società fiduciarie, dati, notizie e documenti relativi a qualsiasi rapporto intrattenuto od operazione effettuata, ivi compresi i servizi prestati, con i loro clienti, nonché alle garanzie prestate da terzi. Tali richieste possono essere effettuate solo in via telematica;
— richiedere notizie, dati, documenti e informazioni di natura creditizia, finanziaria e assicurativa, relativi alle attività di controllo e di vigilanza svolte dagli stessi.
In materia di controlli si evidenzia che il D.L. 185/2008 ha previsto una serie di controlli sostanziali, anche in materia di IVA, per le imprese di grandi dimensioni.
La rettifica della dichiarazione
La competente Direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate ha il compito di attuare una serie di controlli in merito alla esatta applicazione della legge, spesso indipendentemente dal comportamento tenuto dal contribuente.
In particolare essi controllano le dichiarazioni presentate ed i versamenti eseguiti, nonché la eventuale loro omissione, provvedono all’accertamento e alla riscossione delle imposte o maggiori imposte dovute, vigilano sull’osservanza degli obblighi di fatturazione, registrazione e tenuta della contabilità e sugli altri obblighi previsti dal D.P.R. 633/72, irrogano le sanzioni amministrative e presentano all’autorità giudiziaria i rapporti per le violazioni di carattere penale.
Il D.P.R. 633/72 individua due sistemi di accertamento:
— quello analitico (o rettifica), basato sulla scomposizione di ciascun elemento costitutivo dell’imponibile nelle singole parti che lo compongono;
— quello sintetico (o induttivo), attuato su di «un procedimento logico, diretto a costruire l’imponibile globale senza analizzare le singole parti semplici, bensì impiegando tutte le notizie, le prove ed i dati, anche solo extracontabili, comunque raccolti».
Liquidazione delle dichiarazioni
Avvalendosi di procedure automatizzate l’amministrazione finanziaria procede, entro l’inizio del periodo di presentazione delle dichiarazioni relative all’anno successivo, alla liquidazione dell’imposta dovuta in base alle dichiarazioni presentate dai contribuenti (art. 54bis D.P.R. 633/72).
Sulla base dei dati e degli elementi direttamente desumibili dalle dichiarazioni presentate e di quelli in possesso dell’anagrafe tributaria, l’amministrazione finanziaria provvede a:
— correggere gli errori materiali e di calcolo commessi dai contribuenti nella determinazione del volume d’affari e delle imposte;
— correggere gli errori materiali commessi dai contribuenti nel riporto delle eccedenze di imposta risultanti dalle precedenti dichiarazioni;
— controllare la rispondenza con la dichiarazione e la tempestività dei versamenti dell’imposta risultante dalla dichiarazione annuale a titolo di acconto e di conguaglio nonché dalle liquidazioni periodiche.
Se vi è pericolo per la riscossione, l’Ufficio può provvedere, anche prima della presentazione della dichiarazione annuale, a controllare la tempestiva effettuazione dei versamenti dell’imposta.
Se dai suddetti controlli deriva un risultato diverso da quello indicato in dichiarazione, l’esito della liquidazione è comunicato al contribuente.
In tal caso, qualora il contribuente, a seguito della comunicazione, rilevi eventuali dati o elementi non considerati o valutati erroneamente nella liquidazione dei tributi, lo stesso può fornire i chiarimenti necessari all’amministrazione finanziaria entro i 30 giorni successivi al ricevimento della comunicazione.
Riguardo alle modalità di riscossione delle imposte dovute in seguito ai controlli automatici e alla possibilità di rateizzare la riscossione delle suddette somme si rinvia alla parte I, titolo II, cap. IX, par. 5, lett. B).
Procedimento di rettifica
L’Ufficio, attraverso l’esame della dichiarazione e dei dati in proprio possesso, procede a rettifica della dichiarazione medesima, provandone l’infedeltà secondo criteri di logica deduttiva, quando ritiene che dalla stessa risulti un’imposta inferiore a quella dovuta, ovvero un’eccedenza detraibile o rimborsabile superiore a quella spettante (art. 54, co. 1, D.P.R. 633/72).
L’infedeltà della dichiarazione può essere dedotta:
— dall’esame dei documenti contabili;
— dall’esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi e i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili sulla base delle modalità di svolgimento dell’attività dell’impresa (realizzabile attraverso gli studi di settore);
— dall’evidenziazione di operazioni certe in quanto risultanti da verbali, fatture o ispezioni presso altri soggetti ma che non sono state dichiarate dai contribuenti.
La rettifica avrà quindi natura contabile se le inesattezze emergono da calcoli e raffronti tra la dichiarazione e le annotazioni sui registri e sulle fatture, ed extracontabile se l’infedeltà è direttamente rilevata da processi verbali, documenti esibiti o da altri dati in possesso dell’Ufficio.
Gli avvisi relativi alle rettifiche devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione (art. 57, co. 1, D.P.R. 633/72).
Tale termine è raddoppiato in caso di violazione che comporta l’obbligo di denuncia da parte di pubblici ufficiali per uno dei reati di cui al D.Lgs. 74/2000. In sostanza, l’art. 57, co. 2bis, del D.P.R. 633/72 raddoppia i termini ordinari dell’attività di rettifica qualora si riscontrino condotte punibili dal punto di vista penale in capo al contribuente.
Tale disposizione trova applicazione a decorrere dai periodi d’imposta per i quali erano ancora pendenti, alla data del 4 luglio 2006, i termini ordinari dell’attività di accertamento e di rettifica.
Le Direzioni provinciali dell’Agenzia delle entrate possono, infine, limitarsi ad accertare, dietro segnalazioni del centro informativo delle imposte dirette, della Guardia di finanza o di pubbliche amministrazioni ed enti pubblici ovvero sulla base di dati in possesso dell’anagrafe tributaria, l’imposta o la maggiore imposta dovuta o il minor credito spettante.
Tale iniziativa non pregiudica l’ulteriore azione accertatrice da compiersi nei termini stabiliti dall’art. 57 del D.P.R. 633/72.
L’accertamento sintetico o induttivo costituisce un procedimento logico, diretto a ricostruire l’imponibile globale senza analizzare le singole parti semplici, bensì impiegando tutte le notizie, le prove ed i dati, anche solo extracontabili, comunque raccolti.
Questo tipo di accertamento, che è un’eccezione rispetto alla rettifica, può aver luogo solo nei casi espressamente regolati dall’art. 55 del D.P.R. 633/72 e cioè:
— se il contribuente non ha presentato la dichiarazione annuale IVA. In tal caso si può non procedere a ispezioni della contabilità e l’ammontare imponibile complessivo e l’aliquota applicabile sono determinati induttivamente, computando in detrazione solo i versamenti eventualmente eseguiti dal contribuente e le imposte detraibili risultanti nelle liquidazioni periodiche;
— se detta dichiarazione reca le indicazioni, afferenti alle operazioni attive e agli acquisti, senza le specificazioni necessarie (come richiesto dall’art. 8 D.P.R. 322/88) ed a condizione che dette irregolarità non siano state sanate entro il mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione;
— quando dal verbale di ispezione redatto a carico del contribuente risulti che lo stesso non ha tenuto, ha rifiutato di esibire o ha sottratto all’ispezione tutti o alcuni dei registri previsti dalla normativa IVA e le altre scritture contabili obbligatorie ai sensi dell’art. 2214 del c.c. o delle leggi in materia di imposte dirette;
— quando dal verbale di ispezione risulti che il contribuente non ha emesso le fatture per una parte rilevante delle operazioni o non ha conservato, non ha esibito o sottratto all’ispezione — in toto o per la gran parte — le fatture emesse;
— quando le omissioni, le inesatte indicazioni o annotazioni, ovvero le irregolarità formali sui registri e le altre scritture contabili risultino — dal verbale di constatazione — così gravi, ripetute e numerose da rendere inattendibile la contabilità.
Se vi è pericolo per la riscossione dell’imposta, l’ufficio può procedere all’accertamento induttivo, per la frazione di anno solare già decorsa, senza attendere la scadenza del termine stabilito per la dichiarazione annuale.
È consentita l’emissione di avvisi di accertamento parziale per i quali è ammessa anche la notifica a mezzo posta.
L’accertamento sintetico, in caso di omessa presentazione della dichiarazione, può essere notificato fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata (art. 57, co. 2, D.P.R. 633/72).
Anche in tale ipotesi sono raddoppiati i termini ordinari qualora siano constatate condotte penalmente punibili in capo al contribuente.
Metodologie di accertamento induttivo: gli studi di settore
A decorrere dal periodo d’imposta 1998 l’accertamento induttivo si basa sugli studi di settore (v. parte I, titolo II, cap. X, par. 4).
L’utilizzo degli studi di settore comporta una determinazione presuntiva di ricavi, compensi e volumi d’affari IVA.
Ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, infatti, all’ammontare dei maggiori ricavi o compensi, determinato sulla base degli studi, si applica, tenendo conto dell’esistenza di operazioni non soggette ad imposta, ovvero soggette a regimi speciali, l’aliquota media risultante dal rapporto tra l’imposta relativa alle operazioni imponibili, diminuita di quella relativa alle cessioni di beni ammortizzabili, e il volume d’affari dichiarato.
Qualora il contribuente si adegui di sua iniziativa agli studi in sede di dichiarazione annuale, deve ritenersi che egli sia libero di imputare i maggiori ricavi alle operazioni soggette ad aliquote inferiori.
La responsabilità solidale dell’acquirente
L’art. 60bis del D.P.R. 633/72 stabilisce la responsabilità solidale dell’acquirente (anche consumatore privato) nel pagamento dell’imposta dovuta dal cedente.
L’acquirente è chiamato a rispondere solidalmente con il venditore dell’omesso versamento da parte di quest’ultimo dell’imposta relativa ad una cessione effettuata a prezzi inferiori rispetto al valore normale.
Il D.M. 22-12-2005 individua le categorie di beni ai quali è possibile applicare l’istituto della solidarietà passiva: tra di essi rientrano gli autoveicoli, i prodotti di telefonia e loro accessori, personal computer, animali bovini e suini.
Si tratta, in sostanza, di una presunzione di legge che può, tuttavia, essere superata attraverso il meccanismo dell’inversione dell’onere della prova in quanto l’obbligato solidale può documentare la propria buona fede dimostrando che il prezzo inferiore dei beni è stato determinato in ragione di eventi o situazioni di fatto oggettivamente rilevabili o sulla base di specifiche disposizioni di legge e che comunque non è connesso con il mancato pagamento dell’imposta (art. 60bis, co. 3, D.P.R. 633/72).
L’accertamento con adesione del contribuente
Il D.Lgs. 218/97 disciplina l’istituto dell’accertamento con adesione del contribuente che può essere definito come forma di accertamento in unico atto — in contraddittorio con il contribuente — che, in quanto definitivo, non alimenta il contenzioso.
In relazione all’IVA è opportuno ricordare, in questa sede che, qualora sia stato notificato avviso di rettifica, il contribuente può richiedere la definizione, anche parziale. Tale definizione esplica efficacia anche ai fini delle imposte dirette.
L’IVA viene liquidata su maggiori imponibili con aliquota media del contribuente a meno che questi effettui esclusivamente operazioni esenti.