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Timestamp: 2019-03-20 23:09:29+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 91', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 92', 'art. 92', 'art. 92', 'art. 13', 'art. 111', 'art. 92', 'art. 3', 'art. 92', 'art. 18']

La Corte Costituzionale su spese processuali - Il Commentario del Merito
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La Corte Costituzionale su spese processuali
La Corte Costituzionale sul principio dell’onere delle spese processuali a carico del datore di lavoro.
Corte Costituzionale, 19.04.2018, n. 77.
Il principio fondamentale che delinea il rapporto tra i soggetti interessati e l’esercizio della funzione giurisdizionale è quello dell’iniziativa di parte, detto anche principio della domanda: l’autorità giudiziaria, infatti, nella generalità dei casi, provvede ad esercitare le sue funzioni quando la parte gliene propone domanda, invocando la tutela giurisdizionale dei propri interessi.
Collegato al principio della domanda e strettamente connesso con questo, vi è l’altro, quello dell’onere delle spese, per il quale l’anticipazione del costo del processo – con le eccezioni previste dalla legge – fa a carico al soggetto che promuove l’azione [Giuseppe Cutolo, Servizi di Cancelleria, III Edizione, Ed. Simone, 2016, p.71].
Mentre il rimborso delle spese processuali, nel giudizio civile, risponde alla regola generale “victus victori”, fissata dall’art. 91, comma 1, cod. proc. civ., nella parte in cui prevede che «il giudice, con la sentenza che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte e ne liquida l’ammontare insieme con gli onorari di difesa».
Generalmente la soccombenza si accompagna alla condanna al pagamento delle spese di lite. L’alea del processo grava sulla parte soccombente perché è quella che ha dato causa alla lite non riconoscendo, o contrastando, il diritto della parte vittoriosa ovvero azionando una pretesa rivelatasi insussistente. È giusto, secondo un principio di responsabilità, che chi è risultato essere nel torto si faccia carico, di norma, anche delle spese di lite, delle quali invece debba essere ristorata la parte vittoriosa.
In proposito codesta Corte ha affermato che «il costo del processo deve essere sopportato da chi ha reso necessaria l’attività del giudice ed ha occasionato le spese del suo svolgimento».
Tuttavia non si tratta di una regola assoluta, in ragione del carattere accessorio della pronuncia sulle spese di lite.
La Corte (sentenza n. 196 del 1982) ha infatti aggiunto che «l’istituto della condanna del soccombente nel pagamento delle spese ha bensì carattere generale, ma non è assoluto e inderogabile»: come è consentito al giudice di compensare tra le parti le spese di lite ricorrendo le condizioni di cui al secondo comma dell’art. 92 cod. proc. civ., così rientra nella discrezionalità del legislatore modulare l’applicazione della regola generale secondo cui alla soccombenza nella causa si accompagna la condanna al pagamento delle spese di lite.
Analogamente, con riferimento al giudizio di opposizione a sanzioni amministrative, codesta Corte (ordinanza n. 117 del 1999) ha ribadito che «l’istituto della condanna del soccombente al pagamento delle spese di giudizio, pur avendo carattere generale, non ha portata assoluta ed inderogabile, potendosene profilare la derogabilità sia su iniziativa del giudice del singolo processo, quando ricorrano giusti motivi ex art. 92, secondo comma, cod. proc. civ., sia per previsione di legge – con riguardo al tipo di procedimento – in presenza di elementi che giustifichino la diversificazione dalla regola generale».
Alla luce di quanto esposto, è ben possibile una deroga all’istituto della condanna del soccombente alla rifusione delle spese di lite in favore della parte vittoriosa, in presenza di elementi che la giustifichino, come quando si ricorre al giudice in caso di licenziamento illegittimo e si perde la causa.
La decisione commentata.
La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 92, secondo comma, del codice di procedura civile, nel testo modificato dall’art. 13, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132 (Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile), convertito, con modificazioni, nella legge 10 novembre 2014, n. 162, nella parte in cui non prevede che il giudice possa compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, anche qualora sussistano altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni.
L’obbligo di motivazione della decisione di compensare le spese di lite discende dalla generale prescrizione dell’art. 111, sesto comma, Cost., che vuole che tutti i provvedimenti giurisdizionali siano motivati.
Diversamente, son state dichiarate non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 92, secondo comma, sollevate in riferimento agli artt. 3, secondo comma, e 117, primo comma, della Costituzione, in relazione agli artt. 14 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
In particolare, con riguardo al profilo di censura che fa riferimento alla posizione del lavoratore come parte “debole”, la questione è posta in relazione al principio di eguaglianza sostanziale di cui all’art. 3, secondo comma, Cost., che esigerebbe – secondo il giudice rimettente – un trattamento differenziato, di vantaggio, per il lavoratore in quanto soggetto più “debole”, costretto ad agire giudizialmente, mentre il censurato art. 92, secondo comma, cod. proc. civ. avrebbe in concreto l’effetto opposto.
Pur risultando non fondata la seconda questione di legittimità costituzionale, secondo la Corte Costituzionale, può in generale dirsi che è rimesso alla discrezionalità del legislatore ampliare il “favor praestatoris” , ad esempio rimodulando, in termini di minor rigore o finanche di esonero, il previsto raddoppio del contributo in caso di rigetto integrale, o di inammissibilità, o di improcedibilità dell’impugnazione.
E sarebbe un’ottima soluzione da attuare a favore dei prestatori di lavoro, sempre più licenziati (ingiustamente) in seguito all’eliminazione delle tutele di cui all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.
Avv. Mariangela Buquicchio – info: marabuquicchio@gmail.com;
Tags:corte costituzionale, mara buquicchio, spese processuali
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