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Timestamp: 2019-12-08 03:33:08+00:00
Document Index: 77191662

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 11', 'art. 49', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 15', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 3']

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DECRETO Macchine Elettriche Articolato 12 Maggio 2014 Finale
DECRETO 14 luglio 2015.
Disposizioni di prevenzione incendi per le attivit ricettive
25 e fino a 50.
Visto il decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, recante il riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed ai
compiti del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, a norma
dellart. 11 della legge 29 luglio 2003, n. 229;
Visto lart. 11, comma 2, del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150 convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2014, n. 15, con il quale si dispone che con
decreto del Ministro dellinterno si provvede ad aggiornare le disposizioni del decreto del Ministro dellinterno
9 aprile 1994, semplificando i requisiti ivi prescritti, in
particolare per le strutture ricettive turistico-alberghiere
fino a cinquanta posti letto;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 1 agosto 2011, n. 151, concernente il Regolamento recante la
semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi
alla prevenzione degli incendi, a norma dellart. 49, comma 4-quater, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010,
Visto il decreto del Ministro dellinterno 9 aprile 1994
e successive modificazioni, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 95 del 26 aprile 1994
e ripubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 116 del 20 maggio 1994, recante lapprovazione della regola tecnica di
prevenzione incendi per la costruzione e lesercizio delle
attivit ricettive turistico-alberghiere;
Visto il decreto del Ministro dellinterno 7 agosto 2012,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 201 del 29 agosto 2012, recante disposizioni relative
alle modalit di presentazione delle istanze concernenti i
procedimenti di prevenzione incendi e alla documentazione da allegare, ai sensi dellart. 2, comma 7, del decreto
del Presidente della Repubblica 1 agosto 2011, n. 151;
Ritenuto di dare attuazione a quanto previsto dal richiamato art. 11, comma 2, del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150, con priorit per le attivit ricettive turistico - alberghiere con numero di posti letto superiore a
25 e fino a 50, esistenti alla data di entrata in vigore del
Visto il decreto del Ministro dellinterno 16 marzo
2012, e successive modificazioni, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 76 del 30 marzo 2012, recante il piano straordinario biennale adottato
ai sensi dellart. 15, commi 7 e 8, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla
legge 24 febbraio 2012, n. 14, concernente ladeguamento alle disposizioni di prevenzione incendi delle strutture
ricettive turistico-alberghiere con oltre venticinque posti
letto, esistenti alla data di entrata in vigore del decreto
del Ministro dellinterno 9 aprile 1994, che non abbiano
completato ladeguamento alle suddette disposizioni di
prevenzione incendi, di cui allart. 21 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139;
Espletata la procedura di informazione ai sensi della
direttiva n. 98/34/CE, come modificata dalla direttiva
98/48/CE;
1. Le disposizioni contenute nel presente decreto si applicano per la progettazione, la realizzazione e lesercizio
delle attivit ricettive turistico-alberghiere, cos come definite dal decreto del Ministro dellinterno 9 aprile 1994 e
successive modificazioni, con numero di posti letto superiore a 25 e fino a 50, esistenti alla data di entrata in vigore
di incendio, le strutture turistico-ricettive di cui allart. 1,
sono realizzate e gestite in modo da:
b) garantire la stabilit delle strutture portanti al fine
di assicurare il soccorso agli occupanti;
c) limitare la produzione e la propagazione di un incendio allinterno della struttura ricettiva;
d) limitare la propagazione di un incendio ad edifici
od aree limitrofe;
e) assicurare la possibilit che gli occupanti lascino
i locali e le aree indenni o che gli stessi siano soccorsi in
altro modo;
f) garantire la possibilit per le squadre di soccorso
di operare in condizioni di sicurezza.
1. Ai fini del raggiungimento degli obiettivi di cui
allart. 2, approvata la regola tecnica di prevenzione incendi di cui allallegato 1, che costituisce parte integrante
1. Le disposizioni tecniche di cui allart. 3 si applicano alle attivit ricettive turistico-alberghiere indicate
allart. 1, anche nel caso di interventi di ristrutturazione
o di ampliamento, limitatamente alle parti interessate
dallintervento e comportanti leventuale rifacimento dei
solai in misura non superiore al 50%.
2. Il presente decreto entra in vigore il trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione nella Gazzetta
2. fatta salva la facolt, per il responsabile delle attivit di cui allart. 1, di optare per lapplicazione delle pertinenti disposizioni di cui al decreto del Ministro dellinterno 9 aprile 1994 e successive modificazioni.
1. Possono essere impiegati nel campo di applicazione
del presente decreto i prodotti regolamentati dalle disposizioni comunitarie applicabili ed a queste conformi.
Regola tecnica di prevenzione incendi per le attivit ricettive turistico - alberghiere con numero di posti letto superiore a 25 e fino a 50,
esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto.
schiumogeni, i prodotti per i quali richiesto il requisito di reazione al fuoco, diversi da quelli di cui al comma precedente, gli elementi di chiusura per i quali richiesto il requisito di resistenza al fuoco, disciplinati in
Italia da apposite disposizioni nazionali, gi sottoposte
con esito positivo alla procedura di informazione di cui
alla direttiva 98/34/CE, come modificata dalla direttiva
98/48/CE, che prevedono apposita omologazione per la
commercializzazione sul territorio italiano e, a tale fine,
il mutuo riconoscimento, sono impiegabili nel campo di
applicazione del presente decreto se conformi alle suddette disposizioni.
3. Le tipologie di prodotti non contemplati dai commi
1 e 2, purch legalmente fabbricati o commercializzati in
uno degli Stati membri dellUnione europea o in Turchia,
in virt di specifici accordi internazionali stipulati con
lUnione europea, ovvero legalmente fabbricati in uno
degli Stati firmatari dellAssociazione europea di libero
scambio (EFTA), parte contraente dellaccordo sullo spazio economico europeo (SEE), per limpiego nelle stesse
condizioni che permettono di garantire un livello di protezione, ai fini della sicurezza antincendio, equivalente
a quello prescritto dal presente decreto, possono essere
impiegati nel campo di applicazione del decreto stesso.
1. Per i termini, le definizioni e le tolleranze dimensionali si rimanda al decreto del Ministro dellinterno del 30 novembre 1983, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 339 del 12 dicembre 1983 Inoltre, ai fini
della presente regola tecnica, si definisce:
- Spazio calmo: luogo sicuro statico, contiguo e comunicante
con una via di esodo verticale od in essa inserito. Tale spazio non deve
costituire intralcio alla fruibilit delle vie di esodo e deve avere caratteristiche tali da garantire la permanenza di persone con ridotte o impedite
capacit motorie in attesa dei soccorsi.
- Corridoio cieco: corridoio o porzione di corridoio dal quale
possibile lesodo in ununica direzione. La lunghezza del corridoio cieco va calcolata dallinizio dello stesso fino allincrocio con un corridoio
dal quale sia possibile lesodo in almeno due direzioni, o fino al pi
prossimo luogo sicuro o via di esodo verticale.
- Colonna a secco: installazione di lotta contro lincendio ad uso
dei Vigili del fuoco, comprendente una tubazione rigida metallica che
percorre verticalmente ledificio, di norma allinterno di ciascuna via
desodo verticale.
1. Le attivit ricettive possono essere ubicate:
a) in edifici costruiti per tale specifica destinazione, isolati o tra
essi contigui;
b) in edifici costruiti per tale specifica destinazione, contigui e
separati da altri aventi destinazioni diverse;
- ammessa la presenza di attivit normalmente inserite in
edifici a destinazione civile e/o ad esse funzionali, ancorch ricomprese
nellelenco di cui allallegato I del decreto del Presidente della Repubblica n. 151/2011 (impianti termici, autorimesse, gruppi elettrogeni e di
cogenerazione, attivit commerciali e simili);
1. Ai fini dellapplicazione del decreto del Ministro
dellinterno 16 marzo 2012 e successive modificazioni,
alle attivit ricettive turistico-alberghiere con numero di
posti letto superiore a 25 e fino a 50, esistenti alla data di
entrata in vigore del decreto del Ministro 9 aprile 1994, si
applicano le corrispondenti prescrizioni della regola tecnica di prevenzione incendi di cui allart. 3 del presente
decreto, con le modalit e i tempi fissati dal citato decreto del Ministro dellinterno 16 marzo 2012 e successive
- non ammessa la presenza di quelle attivit, ricomprese
nellelenco I del decreto del Presidente della Repubblica n. 151/2011, in
cui sono detenute o manipolate sostanze o miscele pericolose, o in cui si
effettuano lavorazioni pericolose ai fini dellincendio o dellesplosione.
2. Separazioni Comunicazioni
1. Le attivit ricettive possono comunicare con le altre attivit di
a) attivit ad esse pertinenti, nel rispetto delle specifiche norme
tecniche di prevenzione incendi;
b) attivit non ad esse pertinenti, tramite filtro a prova di fumo
ed a condizione che le rispettive vie di esodo siano indipendenti, salvo
quanto previsto per le destinazioni miste.
ammessa anche linstallazione di prodotti isolanti con classi di
reazione al fuoco indicate nella seguente tabella, in funzione del tipo di
2. Gli elementi di separazione dalle attivit indicate alle lettere a)
e b), di cui al comma 1, devono avere caratteristiche di resistenza al
fuoco almeno pari alla classe di resistenza al fuoco pi elevata tra quella
richiesta per lattivit ricettiva e quella richiesta per lattivit adiacente
e comunque non inferiore a REI 30.
1. Per le strutture portanti e gli elementi di compartimentazione,
orizzontali e verticali, deve essere garantita una classe di resistenza al
fuoco non inferiore a 30; se lattivit si estende oltre il quarto piano fuori
terra, deve essere garantito il Livello III di prestazione di cui al decreto
del Ministro dellinterno del 9 marzo 2007, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 74 del 29 marzo 2007.
3. Nel caso di tetti di copertura non collaboranti alla statica complessiva del fabbricato consentito che gli elementi strutturali della
copertura stessa, indipendentemente dallaltezza delledificio, abbiano
caratteristiche di resistenza al fuoco commisurate alla classe dei locali immediatamente sottostanti e comunque non inferiore a R 30; ci
ammesso a condizione che la situazione al contorno escluda la possibilit di propagazione di un eventuale incendio ad ambienti o fabbricati
Qualora per il prodotto isolante sia prevista una protezione da realizzare in sito affinch lo stesso non sia direttamente esposto alle fiamme, sono ammesse le classi di reazione al fuoco indicate nella seguente
dei prodotti isolanti
1. I materiali devono avere adeguate caratteristiche di reazione al
fuoco e rispondere alle prescrizioni e limitazioni di seguito indicate, in
relazione al luogo di installazione.
2. Negli atri, nei corridoi, nei disimpegni, nelle scale, nelle rampe,
nei passaggi in genere ed in tutti gli spazi adiacenti e non separati dalle
vie di esodo, si devono utilizzare prodotti aventi una delle classi di reazione al fuoco indicate nella seguente tabella, distinte in funzione del
tipo di impiego previsto:
prodotti e/o elementi da
costruzione aventi classe di
resistenza al fuoco non
inferiore a EI 30
una delle classi di reazione al fuoco
indicate dalla tabella 2 allegata al D.M.
15.03.2005 e successive modificazioni
3. Negli atri, nei corridoi, nei disimpegni, nelle scale, nelle rampe,
vie di esodo, consentito mantenere in opera materiali, ivi compresi
arredi non classificati ai fini della reazione al fuoco, fino ad un massimo del 25% della superficie totale dellambiente in cui sono collocati.
Nel computo dei materiali suddetti devono essere inclusi i rivestimenti
lignei posti in opera anche non in aderenza a supporti incombustibili,
mentre devono essere esclusi i mobili imbottiti. Ci ammesso alle seguenti condizioni:
a) Il carico di incendio specifico qf sia limitato a 175 MJ/m2;
b) sia istituito un servizio interno di emergenza permanentemente presente, composto da un congruo numero di addetti, che consenta di
promuovere un tempestivo intervento di contenimento dellincendio e
di assistenza allesodo. Gli addetti, che non possono essere in numero
inferiore a due, devono avere conseguito lattestato di idoneit tecnica
di cui allart. 3 della legge 28 novembre 1996, n. 609, a seguito del corso
di tipo B di cui allallegato IX del decreto del Ministro dellinterno del
10 marzo 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 81 del 7 aprile
1998. I requisiti di idoneit tecnica di tali addetti inclusa la capacit di
impiego delle attrezzature di spegnimento dovranno essere verificati
ogni due anni da parte dei Comandi provinciali dei vigili del fuoco, mediante laccertamento previsto dalla predetta legge 28 novembre 1996,
n. 609.
In alternativa al servizio di emergenza di cui al punto b), si pu
adottare un sistema di controllo automatico di fumi e calore, dimensionato e realizzato in conformit alle vigenti norme tecniche di impianto
e di prodotto, finalizzato a garantire, lungo le vie di esodo, unaltezza
libera dal fumo pari almeno a 2,00 metri.
4. Nei restanti ambienti deve essere assicurata ladozione di una
delle due soluzioni alternative, di seguito descritte:
A) utilizzare materiali di classe di reazione al fuoco non superiore a 2, secondo quanto indicato dalle tabelle 1, 2 e 3 allegate al decreto
del Ministro dellinterno del 15 marzo 2005, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 73 del 30 marzo 2005, e successive modificazioni;
installare prodotti isolanti con prestazioni di reazione al fuoco conformi allart. 7 del decreto del Ministro dellinterno del 15 marzo 2005
B) mantenere materiali, ivi compresi quelli di arredamento, non
classificati ai fini della reazione al fuoco (inclusi i rivestimenti lignei
posti in opera anche non in aderenza a supporti incombustibili) a condizione che i detti ambienti garantiscano una classe di resistenza al fuoco
non inferiore a 30.
5. In tutti gli ambienti, ferme restando le indicazioni di cui al punto
3, devono essere rispettate le seguenti condizioni:
i materiali suscettibili di prendere fuoco su entrambe le facce
(tendaggi, drappeggi e sipari) devono essere di classe di reazione al fuoco non superiore ad 1;
i mobili imbottiti posizionati nelle vie desodo ed in tutti gli
spazi adiacenti e non separati dalle vie di esodo, ed i materassi devono
essere di classe 1 IM e di classe 2 IM nei restanti ambienti.
consentito mantenere materiali suscettibili di prendere fuoco su
entrambe le facce (tendaggi, drappeggi e sipari) e i mobili imbottiti non
classificati, in quantit tale che la loro superficie (considerando per i
mobili imbottiti la superficie in proiezione a pavimento e a parete) non
sia superiore al 20% della superficie totale dellambiente in cui sono
collocati (pavimento + pareti + soffitto). Ci ammesso ad una delle
a) siano posizionati in ambienti (atri, soggiorni) con presidio
continuativo di un addetto antincendio (es. addetto alla reception);
b) siano posizionati in ambienti con carico di incendio specifico qf limitato a 175 MJ/m2 e sia stato istituito il servizio interno di
emergenza o, in alternativa a questultimo, sia stato adottato il sistema
di controllo automatico di fumi e calore, cos come descritti al punto 3.
1. Lintera struttura ricettiva, ad eccezione delle aree a rischio specifico, pu costituire unico compartimento.
2. Le aree a rischio specifico dovranno essere compartimentate con
strutture e serramenti aventi caratteristiche di resistenza al fuoco non inferiori alla classe di resistenza al fuoco determinata ai sensi del decreto
del Ministro dellinterno del 9 marzo 2007.
1. Le aree comuni a servizio del pubblico possono essere ubicate non oltre il secondo piano interrato, fino alla quota di -10,00 m. Le
predette aree, se ubicate a quota compresa tra -7,50 e -10,00 m, devono
essere protette con impianto di spegnimento automatico.
1. I tramezzi che separano le camere per ospiti dai corridoi devono
avere caratteristiche di resistenza al fuoco non inferiori a EI 30.
2. Le porte di tutti i locali (camere per ospiti, ripostigli, sale comuni, servizi, ecc.) in diretta comunicazione con le vie di esodo, o con
spazi adiacenti e non separati dalle vie di esodo, devono essere dotate di
dispositivo di auto chiusura.
1. Ogni vano scala deve avere, in sommit, una superficie netta di
aerazione permanente non inferiore a 1 m2, in cui consentita linstallazione di sistemi di protezione dagli agenti atmosferici; se tale protezione
realizzata con infissi, questi devono essere apribili automaticamente a
mezzo di dispositivo comandato da rivelatori automatici di incendio, o
manualmente a distanza.
2. consentito non realizzare nel vano scala la superficie di aerazione di cui al comma 1, se sono rispettate tutte le seguenti condizioni:
b) i materiali in esso impiegati siano di classe 0 o A1 in misura
pari almeno al 50% della superficie totale del vano scala (pavimento +
pareti + soffitto + proiezioni orizzontali delle rampe) e, per la restante
parte, siano conformi a quanto prescritto al punto 3.2, comma 2;
c) qualora presenti nel vano scala, i materiali suscettibili di prendere fuoco su entrambe le facce siano di classe di reazione al fuoco non
superiore ad 1 e gli eventuali mobili imbottiti siano di classe 1 IM.
3. Qualora la protezione del vano scala non sia garantita a causa,
unicamente, della mancanza della porta di compartimentazione in corrispondenza dello sbarco nellatrio di ingresso, consentito realizzare, in
alternativa alla superficie di aerazione permanente in sommit, un sistema di evacuazione forzata di fumo e calore che garantisca tre ricambi/
ora del volume del corpo scala.
4. Misure per levacuazione in caso dincendio
4.1 Affollamento - Capacit di deflusso
1. Il massimo affollamento fissato in:
a) per i locali adibiti a sala da pranzo e colazione: numero dei posti a sedere risultanti da apposita dichiarazione del titolare
b) per gli spazi per riunioni, trattenimenti e simili: numero dei
posti a sedere risultanti da apposita dichiarazione del titolare dellattivit o quello che si ottiene considerando una densit di affollamento pari
a 0,7 persone/m2;
c) per le altre aree comuni: numero di persone ottenuto considerando una densit di affollamento pari a 0,4 persone/m2;
- aree destinate ai servizi: numero delle persone effettivamente
presenti incrementato del 20%.
2. Al fine del dimensionamento delle uscite, devono essere considerate capacit di deflusso non superiori ai seguenti valori:
Per i piani diversi dal piano terra, il valore massimo della capacit
di deflusso pu essere elevato a 50, se sono rispettate tutte le seguenti
a) le scale siano almeno di tipo protetto, con la possibilit di
sbarco nellatrio dingresso alle condizioni indicate al punto 4.5.3;
b) lungo i percorsi di esodo siano installati materiali di classe di
reazione al fuoco 0 A1 (A2-s1,d0); eventuali corsie di camminamento centrale e tendaggi abbiano almeno la classe 1 di reazione al fuoco ed
i mobili imbottiti la classe 1IM.
1. La larghezza utile delle vie di uscita deve essere misurata deducendo lingombro di eventuali elementi sporgenti, con esclusione dei
2. Tra gli elementi sporgenti non sono considerati quelli posti ad
altezza superiore a 2 m ed eventuali corrimano lungo le pareti, con ingombro non superiore a 8 cm.
3. Nel sistema di vie di uscita vietato collocare specchi che possano trarre in inganno sulla direzione da seguire nellesodo.
4. Le porte di accesso alle scale e quelle che immettono allesterno
o in luogo sicuro, devono aprirsi nel verso dellesodo, a semplice spinta.
5. Nelle strutture alberghiere site in immobili a destinazione mista
ed in edifici storici vincolati o riconosciuti pregevoli in forza di vigenti disposizioni legislative nazionali o locali, le porte, che immettono
allesterno o in luogo sicuro, possono essere prive di maniglione antipanico e non aprirsi nel verso dellesodo purch siano rispettate le seguenti
- le porte siano dotate di cartellonistica che ne indichi le modalit di apertura, con traduzione in varie lingue;
- lungo le vie di esodo che conducono alle porte suddette, i materiali siano conformi a quanto previsto al punto 3.2 e sia presente idonea
illuminazione di sicurezza, anche nel caso in cui le vie desodo non
siano ad uso esclusivo dellattivit ricettiva.
Tali porte, inoltre, devono essere comunque apribili manualmente,
anche in assenza di alimentazione elettrica, e devono essere dotate di
un sistema di blocco meccanico in posizione di massima apertura. Le
modalit di gestione di tali porte devono essere esplicitate nel piano di
1. consentito utilizzare, ai fini dellesodo, scale e passaggi aventi
larghezza minima di 0,90 m, da computarsi pari ad un modulo nel calcolo del deflusso.
2. Sono ammessi restringimenti puntuali, purch la larghezza minima netta, comprensiva delle tolleranze, sia non inferiore a 0,80 m ed a
condizione che lungo le vie di uscita siano presenti soltanto materiali di
classe di reazione al fuoco 0 A1 (A2-s1,d0).
1. La larghezza totale delle uscite da ogni piano, espressa in numero di moduli, determinata dal rapporto tra il massimo affollamento
previsto e la capacit di deflusso del piano.
2. Per le strutture ricettive che occupano pi di due piani fuori terra, la larghezza totale delle vie di uscita che immettono allaperto viene
calcolata sommando il massimo affollamento previsto in due piani consecutivi, con riferimento a quelli aventi maggiore affollamento.
3. Nel computo della larghezza delle uscite sono conteggiate anche
le porte dingresso, quando queste sono apribili a semplice spinta verso
4. Le eventuali scale mobili non devono essere computate ai fini
della larghezza delle uscite.
4.5.1 Edificio servito da due o pi scale
1. In corrispondenza delle comunicazioni dei piani interrati con i
vani scala devono essere installate porte aventi caratteristiche di resistenza al fuoco non inferiori a EI 30, munite di congegno di autochiusura.
2. Il percorso di esodo, misurato a partire dalla porta di ogni camera e da ogni punto dei locali comuni, non pu essere superiore a:
a) 40 m, per raggiungere unuscita su luogo sicuro o su scala di
sicurezza esterna;
b) 30 m, per raggiungere una scala protetta, che faccia parte del
sistema di vie di uscita.
3. La lunghezza dei corridoi ciechi non pu essere superiore a 15
4. Le suddette lunghezze possono essere incrementate di 5 m qualora, in corrispondenza del percorso interessato, i materiali installati a
parete e a soffitto siano di classe 0 A1 (A2-s1,d0) di reazione al
fuoco e non sia presente materiale suscettibile di prendere fuoco su entrambe le facce.
5. Il percorso di esodo, misurato a partire dalla porta di ogni camera e da ogni punto dei locali comuni, pu essere incrementato di ulteriori
5 m, mentre i corridoi ciechi possono essere incrementati di ulteriori 10
m, se sono rispettate le seguenti condizioni:
tutti i materiali installati in tali percorsi siano di classe 0 A1
(A2-s1,d0) di reazione al fuoco;
le porte delle camere aventi accesso su tali percorsi possiedano
caratteristiche di resistenza al fuoco EI 30 e siano dotate di dispositivo
1. La comunicazione del vano scala con i piani interrati pu avvenire esclusivamente tramite disimpegno, anche non aerato, avente porte
di tipo EI 60 munite di congegno di autochiusura.
2. In edifici con pi di due piani fuori terra ammesso disporre di
una sola scala, purch questa sia almeno di tipo protetto.
3. Per le attivit ricettive ubicate in edifici aventi altezza antincendio maggiore di 24 m e non superiore a 32 m, consentita la presenza
di una sola scala, purch sia rispettata una delle seguenti condizioni:
b) la scala sia di tipo protetto e sia installato un impianto di spegnimento automatico esteso allintera attivit, conforme alle disposizioni di cui al decreto del Ministro dellinterno del 20 dicembre 2012,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 3 del 4 gennaio 2013.
4. La lunghezza dei corridoi che adducono alla scala deve essere limitata a 15 m. Tale lunghezza pu essere incrementata di 5 m qualora, in
corrispondenza del percorso interessato, i materiali installati a parete e a
soffitto siano di classe 0 A1 (A2-s1,d0) di reazione al fuoco e non sia
presente materiale suscettibile di prendere fuoco su entrambe le facce.
10 m, se sono rispettate le seguenti condizioni:
tutti i materiali installati in tali percorsi siano di classe di reazione al fuoco 0 A1 (A2-s1,d0), con la sola eccezione di eventuali
corsie di camminamento centrale che sono ammesse di classe 1 di reazione al fuoco;
le porte delle camere aventi accesso su tali percorsi, possiedano caratteristiche di resistenza al fuoco almeno EI 30 e siano dotate di
6. Limitatamente agli edifici a tre piani fuori terra, consentito non
realizzare le scale di tipo protetto alle seguenti condizioni:
- la lunghezza dei corridoi che adducono alle scale sia limitata
a 20 m:
- i materiali installati a parete e a soffitto siano di classe di reazione al fuoco 0 A1 (A2-s1,d0);
7. Limitatamente agli edifici a quattro piani fuori terra, consentito
non realizzare le scale di tipo protetto con ladozione di una delle due
soluzioni alternative, A o B, di seguito descritte:
A) - i materiali installati nelle scale e nei corridoi che adducono
alle scale abbiano classe di reazione al fuoco 0 A1 (A2-s1,d0), con
la sola eccezione di eventuali corsie di camminamento centrale, per le
quali ammessa la classe 1 di reazione al fuoco;
- le porte delle camere abbiano caratteristiche di resistenza al
fuoco almeno EI 15;
- nelle camere siano presenti coperte e copriletto di classe 1 di
reazione al fuoco e di guanciali, sedie imbottite, poltrone, poltrone letto,
divani, divani letto e sommier di classe 1 IM;
B) - i materiali installati nelle scale e nei corridoi che adducono
- dalle scale e dai corridoi sia eliminato ogni altro materiale
fuoco almeno EI 15.
8. Resta fermo, per gli edifici serviti da scale non protette, che la
lunghezza totale del percorso che adduce su luogo sicuro sia limitata
a 40 m; tale lunghezza pu essere incrementata di 5 m alle seguenti
1. Nel caso in cui le scale immettano nellatrio di ingresso,
questultimo costituisce parte del percorso di esodo; devono, pertanto,
essere rispettate le seguenti disposizioni:
i materiali installati nellatrio e nei locali adiacenti e non separati da esso, devono essere conformi a quanto prescritto per le vie di
esodo al punto 3.2;
nellatrio non devono essere installate apparecchiature a
fiamma ed ogni altra apparecchiatura da cui possa derivare pericolo di
1. Le attivit ricettive ubicate in edifici a destinazione mista possono essere servite da scale ad uso promiscuo, se sono rispettate le seguenti condizioni:
ledificio abbia altezza antincendio non superiore a 32 m;
lattivit ricettiva sia separata dalla scala e dal resto del fabbricato con elementi con caratteristiche di resistenza al fuoco almeno
le comunicazioni dei vani scala, costituenti vie di esodo per
gli occupanti dellattivit ricettiva, con i piani cantinati siano dotate di
porte resistenti al fuoco almeno EI 60;
2. In relazione al numero di scale a servizio di ogni piano dellattivit ricettiva, deve essere osservato, inoltre, quanto segue:
- presenza di due o pi scale: la lunghezza massima dei percorsi
dalla porta delle camere alle scale delledificio non pu superare i 25
m e quella dei corridoi ciechi i 15 m; tali lunghezze massime possono
essere incrementate di 5 m, a condizione che lungo i percorsi desodo, i
materiali installati a parete, a pavimento o a soffitto siano di classe di reazione al fuoco 0 A1 (A2-s1,d0) e che le porte delle camere abbiano
caratteristiche di resistenza al fuoco almeno EI 30;
- presenza di una sola scala: lattivit ricettiva deve essere distribuita in compartimenti aventi superficie non superiore a 250 m2; la
lunghezza massima del percorso dalla porta di ogni camera alla scala
non pu superare i 15 m; consentito che tale lunghezza massima sia
incrementata di 5 m e che la superficie massima dei compartimenti suddetti raggiunga i 350 m2, a condizione che lungo i percorsi desodo, i
materiali installati a parete, a pavimento o a soffitto siano di classe di
reazione al fuoco 0 A1 (A2-s1,d0) e che le porte delle camere abbiano caratteristiche di resistenza al fuoco almeno EI 30;
3. consentita la comunicazione tra gli ambienti di ricevimento
dellattivit ricettiva e le parti comuni delledificio, se sono rispettate le
lambiente di ricevimento sia permanentemente presidiato;
nellambiente di ricevimento non siano presenti sostanze
la larghezza della scala e della via di esodo che conduce
allesterno delledificio sia commisurata al piano di massimo affollamento dellattivit ricettiva.
a) locali di superficie superiore a 12 m2 destinati a deposito di
b) locali destinati a deposito, di superficie qualsiasi, in diretta
comunicazione con il sistema di vie di esodo;
2. Per le aree a rischio specifico devono essere previste le seguenti
- le strutture e le porte di separazione devono possedere caratteristiche di resistenza al fuoco valutate in conformit al decreto del
Ministro dellinterno 9 marzo 2007;
- deve essere prevista una ventilazione naturale non inferiore ad
1/40 della superficie in pianta.
consentito limitare la superficie di ventilazione ad 1/100 della
superficie in pianta, ottenibile anche mediante camini o condotte, realizzati a regola darte, ed adottare strutture di compartimentazione congrue
con il carico di incendio specifico, che non deve comunque superare
1052 MJ/m2, a condizione che limpianto di rivelazione (da installare
in tutte le attivit ricettive ai sensi del punto 6.3) sia integrato da un
sistema di controllo automatico dei fumi e calore, progettato, realizzato
e gestito secondo la regola dellarte, in conformit alle disposizioni legislative e regolamentari applicabili.
3. In alternativa al sistema di controllo automatico di fumi e calore, pu essere installato un impianto di spegnimento automatico a
protezione del locale, oppure pu essere costituito un servizio interno
di emergenza permanentemente presente, composto da un congruo numero di addetti, che consenta di promuovere un tempestivo intervento
di contenimento dellincendio e di assistenza allesodo. Gli addetti, che
non possono essere in numero inferiore a due, devono avere conseguito
lattestato di idoneit tecnica di cui allart. 3 della Legge 28 novembre
1996, n. 609, a seguito del corso di tipo B di cui allallegato IX del decreto del Ministro dellinterno 10 marzo 1998.
4. consentito prescindere dalle caratteristiche di resistenza al fuoco e di ventilazione in locali destinati a deposito aventi superficie non
superiore a 5 m2 e carico di incendio specifico non superiore a 350 MJ/
m2; qualora il locale sia in diretta comunicazione con le vie di esodo, o
con spazi adiacenti e non separati dalle vie di esodo, si deve comunque
rispettare quanto previsto al punto 3.5.2.
1. Allinterno del volume delledificio consentito detenere prodotti liquidi infiammabili strettamente necessari per le esigenze igienico-sanitarie, posti in armadi metallici dotati di bacino di contenimento.
Tali armadi devono essere ubicati nei locali deposito, con esclusione dei
locali aventi le caratteristiche descritte al punto 5.1.4.
1. Si considerano fra i servizi tecnologici le seguenti tipologie di
Detti impianti devono essere progettati, realizzati e gestiti secondo
la regola dellarte, in conformit alle disposizioni legislative e regolamentari applicabili.
2. Qualora siano previsti attraversamenti di strutture aventi funzione di compartimentazione, dovr essere garantita la continuit delle
caratteristiche di resistenza al fuoco.
3. Per gli impianti elettrici, i seguenti sistemi di utenza devono disporre di impianti di sicurezza e avere autonomia minima stabilita come
Limpianto di illuminazione di sicurezza deve assicurare lungo le
vie di uscita un livello di illuminamento non inferiore a 5 lux ad 1 m di
altezza dal piano di calpestio.
4. Il quadro elettrico generale deve essere ubicato in posizione facilmente accessibile e segnalata. Deve essere altres installato, in posizione facilmente accessibile, segnalata e in prossimit dellaccesso
principale, un dispositivo di sgancio elettrico generale che intervenga
sulla fornitura elettrica (contatore); nel caso in cui detta fornitura sia
interna alledificio, in corrispondenza del dispositivo di sgancio deve
essere apposto un segnale che indichi tale evenienza e lesatta ubicazione del punto fornitura.
5. consentita la presenza di caminetti e di stufe tradizionali esclusivamente nelle aree comuni.
6. I caminetti e le stufe tradizionali, sia del tipo a fiamma libera
(caminetto a focolare aperto) sia del tipo protetto (caminetto a focolare
chiuso), possono essere installati se sono rispettate le seguenti prescrizioni specifiche:
devono essere progettati, realizzati e gestiti secondo la regola dellarte, in conformit alle disposizioni legislative e regolamentari
i canali da fumo devono essere realizzati in modo da non costituire causa dinnesco e propagazione dincendio;
non devono essere posizionati in corrispondenza dei percorsi
devono essere installati in locali separati dal sistema di vie di
esodo principale dellattivit ricettiva mediante strutture e serramenti di
il personale dellattivit ricettiva che si occupa della gestione
della sicurezza deve essere adeguatamente formato alluso e alla sicurezza dellapparecchiatura;
sia posizionato almeno un estintore a polvere 34A-233B, in
prossimit dellinstallazione;
attorno al caminetto deve essere presente esclusivamente materiale incombustibile; tale area di sicurezza deve svilupparsi, sia in altezza che in larghezza, per una distanza dal caminetto pari ad almeno 200
cm nel caso di focolare aperto e ad almeno 100 cm nel caso di focolare
la colonna deve essere dimensionata in modo tale che, considerando una pressione dellalimentazione da autopompa dei Vigili del
fuoco pari a 0,8 MPa, sia garantito limpiego simultaneo di non meno
di 3 attacchi DN 45 nella posizione idraulicamente pi sfavorevole (o di
tutti gli attacchi della rete, se in numero inferiore a 3), con una portata
minima per ciascun attacco pari a 120 l/min ed una pressione residua
alla valvola non minore di 0,2 Mpa.
6.3 Impianti di rivelazione e segnalazione allarme incendio
1. Tutte le attivit ricettive devono essere dotate di impianto di rivelazione e segnalazione allarme incendio. Limpianto deve essere progettato, realizzato e gestito secondo la regola dellarte, in conformit
alle disposizioni del decreto del Ministro dellinterno del 20 dicembre
6.1 Estintori dincendio
1. Tutte le attivit ricettive devono essere dotate di estintori dincendio portatili, ubicati in posizione facilmente accessibile e visibile ed
essere distribuiti in modo uniforme nellarea da proteggere, preferibilmente in prossimit delle uscite di piano; appositi cartelli segnalatori
devono facilitarne lindividuazione, anche a distanza.
2. Gli estintori dincendio portatili devono:
- avere adeguata capacit estinguente;
- essere previsti in ragione di 1 estintore ogni 200 m2 di pavimento o frazione, con un minimo di un estintore per piano.
3. A protezione di aree ed impianti a rischio specifico devono essere previsti estintori dincendio di tipo idoneo al luogo di installazione.
1. Le attivit ricettive ubicate oltre il terzo piano fuori terra devono
essere protette da una rete di idranti conforme alle disposizioni di cui al
decreto del Ministro dellinterno del 20 dicembre 2012.
2. In caso di applicazione della norma UNI 10779, si deve prevedere la realizzazione della sola protezione interna, con livello di pericolosit 1 e alimentazione idrica di tipo singolo.
3. Negli edifici fino a tre piani fuori terra non sussiste lobbligo di
realizzare la rete di idranti, a condizione che siano installati estintori
carrellati a polvere con carica nominale non inferiore a 30 Kg, in ragione di almeno uno per piano, e che sia assicurata la presenza di addetti
antincendio addestrati al loro utilizzo.
4. Nelle attivit ricettive ubicate oltre il terzo piano fuori terra, in
alternativa alla rete di idranti di cui al punto 1, devono essere rispettate
a) devono essere installati estintori carrellati a polvere con carica nominale non inferiore a 30 Kg, in ragione di almeno uno per piano
e deve essere assicurata la presenza di addetti antincendio addestrati al
loro utilizzo;
b) deve essere installata una colonna a secco, realizzata secondo
la regola dellarte, ed avente le seguenti caratteristiche:
deve essere presente un attacco di mandata per autopompa,
alla base della colonna e allesterno delledificio, in posizione facilmente e sicuramente accessibile ai Vigili del fuoco;
deve essere presente almeno un attacco UNI 45 ad ogni piano, in prossimit della relativa uscita; in prossimit di ciascun attacco
deve essere prevista una lancia erogatrice e una idonea dotazione di tubazioni flessibili, sufficienti a raggiungere ogni punto dellattivit;
devono essere installati dei dispositivi di sfiato dellaria, in
numero, dimensione e posizione idonei, in relazione alla caratteristiche
plano-altimetriche della tubazione;
lo sviluppo plano-altimetrico dellimpianto deve essere tale
da garantirne il completo drenaggio;
1. Le aree dellattivit ricettiva devono essere provviste di segnaletica di sicurezza, espressamente finalizzata alla sicurezza antincendio, conforme al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive
Ladozione della colonna a secco di cui al punto 6.2, comma 4,
deve essere segnalata con cartellonistica riportante la dicitura attivit
dotata di colonna a secco per VVF, posta in corrispondenza del relativo attacco di mandata per autopompa ed in prossimit dellingresso
1. Il responsabile dellattivit ricettiva deve rispettare gli obblighi
connessi con lesercizio dellattivit previsti dalla normativa vigente in
2. In edifici a destinazione mista dovr essere assicurato il coordinamento della gestione della sicurezza e delle operazioni di emergenza
tra le attivit presenti nelledificio.
3. Tra le misure finalizzate al coordinamento della gestione
dellemergenza, si dovr prevedere:
linstallazione di almeno un pulsante manuale di allarme, posizionato nelle parti comuni delledificio misto, con cui si attivi una segnalazione dallarme allinterno dellattivit alberghiera;
la possibilit di estendere la segnalazione di allarme agli spazi
delledificio non destinati ad attivit alberghiera.
8.2 Piano demergenza
1. Il responsabile dellattivit ricettiva tenuto a predisporre un
piano di emergenza contenente le necessarie misure organizzative e gestionali da attuare in caso incendio. Tale piano di emergenza deve essere
mantenuto costantemente aggiornato.
2. Devono essere pianificate ed indicate nel piano di emergenza
le procedure per lassistenza a persone con limitate capacit sensoriali
e/o motorie, che possono incontrare difficolt specifiche nelle varie fasi
dellemergenza.
3. La procedura di chiamata dei Vigili del fuoco, contenuta nel piano di emergenza, deve prevedere, tra le informazioni fondamentali da
comunicare al 115, quella relativa alleventuale presenza della colonna
a secco, di cui al punto 6.2, comma 4.
1. A ciascun piano, lungo le vie di esodo, devono essere esposte
planimetrie dorientamento. In tali planimetrie deve essere adeguatamente segnalata, tra laltro, la posizione e la funzione di eventuali spazi
calmi o di spazi compartimentati, destinati alla sosta in emergenza di
eventuali persone con impedite o ridotte capacit sensoriali e/o motorie.
1. In ciascuna camera, con apposita cartellonistica esposta bene in
vista, devono essere fornite precise istruzioni sul comportamento da tenere in caso di incendio. Oltre che in italiano, il testo deve essere redatto
in lingue diverse, di maggiore diffusione tra la clientela della struttura
ricettiva. Le istruzioni debbono essere accompagnate da una planimetria, che indichi schematicamente la posizione della camera rispetto alle
vie di evacuazione, alle scale ed alle uscite.
2. Le istruzioni esposte nelle camere debbono riportare il divieto
di usare gli ascensori in caso di incendio e devono, inoltre, indicare i
divieti di:
- impiegare fornelli di qualsiasi tipo per il riscaldamento di vivande, stufe ed apparecchi di riscaldamento o di illuminazione in genere
a funzionamento elettrico con resistenza in vista o alimentati con combustibili solidi, liquidi o gassosi;
- tenere depositi, anche modesti, di sostanze infiammabili nei
locali facenti parte del volume destinato allattivit.
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