Source: https://civiumlibertas.blogspot.com/2013_11_01_archive.html
Timestamp: 2018-01-20 03:32:22+00:00
Document Index: 164853754

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 3']

Civium Libertas: novembre 2013
Uno strano modo di difendere il diritto costituzionale. A proposito di libertà del pensiero e sua manifestazione: artt. 21 e 3 in conflitto l'uno contro l'altro armati!
È poca la voglia e il tempo di scrivere, ma devo ai miei Cinque affezionati Lettori una informazione su un evento importante, al quale ho partecipato e dove sono intervenuto, in difesa di un diritto che altri - a mio avviso - fanno soltanto finta di difendere, malamente nascondendo la loro ipocrisia. Mi riferisco ad un conferenza svoltasi lo scorso venerdì 15 novembre 2013, in Roma, presso la Camera di Commercio, organizzata dall’Unione delle Camere Penali, che sono certamente benemerite nell'essere state quelle che meglio e tempestivamente hanno reagito ad una colossale operazione di regime, volta a reprimere non semplicemente la libertà di pochi cittadini, dipinti con i colori delle streghe medievali, ma la libertà di pensare, di poter parlare, di tutti i cittadini che puntualmente dal dopoguerra a oggi si svegliano una mattina e si trovano privati di un pezzo dei loro diritti e della loro vita. Sappiamo quanto è poi difficile recuperare ciò che si è perso. La legge Mancino sta riempendo le carceri con il pretesto di voler reprimere un "odio", a curare il quale non sono riusciti duemila anni di cristianesimo e sul quale papa Francesco tace. Cito la legge Mancino perché è stata scientemente concepita come il punto di partenza per l'attacco all'art. 21 cost. ed alla repressione politica di ogni manifestazione di protesta da parte dei cittadini, sempre più stretti dalla morsa di fame, disoccupazione, malattia, disperazione...
Ho davanti a me l'orologio. Ho ancora poco più di mezz'ora per comunicare un'informazione, che potrei ampliare con la sintesi delle relazioni e dell'unico intervento dal pubblico: il mio! Sono da poco ritornato da Londra, dove ho partecipato (anche per migliorare il mio inglese) a numerose conferenze, ben diverse dalle nostre. Intanto si paga per parteciparvi e solo un pubblico interessato va ad ascoltare cose per le quali deve pagare, ma potendo poi intervenire su ciò che si dice. Gli interventi del pubblico non sono meno importanti e qualificati delle relazioni che ascoltano. Da noi tutte le presentazioni di libri, conferenze, convegni e simili, sono sul modello della Santa Messa: i fedeli ascoltano in silenzio e poi a messa finita vengono congedati, e se pretendono di intervenire disturbano e magari rischiano pure qualcosa.
Vado al punto e poi dopo, anche in altre occasioni, scenderò nei dettagli, anche pittoreschi, degli eventi cui assistiamo. I signori Storici di professione nella difesa dell'articolo 21, con riguardo alla legge proposta per sanzionare penalmente il cosiddetto "negazionismo", ragionano nel modo che semplifichiamo qui di seguito. Questi signori dicono, semplificando io per meglio far risaltare il grottesco della loro posizione: tu “negazionista” mi fai schifo, sei un essere abietto, che merita di essere isolato e messo al bando come un appestato, ma siccome il diritto sancito dall'art. 21 della costituzione interessa soprattutto la mia vanità di storico professionale, Ordinario, pagato dal contribuente, ecco che quella legge NON deve passare. Non per difendere un tuo diritto, essere ignobile che ben meriteresti il rogo, ma non deve passare perché non conviene A ME e ai miei privilegi di regime. A te penserò poi io ad arrostirti dall'alto del mio scranno, o dai miei giornali, o dalle mie televisioni, o dai miei cinematografichi, o dai miei teatri, e perfino dai miei pulpiti in chiesa.
Neppure lontanamente quegli Grandi Storici della Disfatta, questi intellettuali organici dell'Antifascismo fascista pensano che l'art. 3 della costituzione recita testualmene:
dove le "opinioni" possono ben essere anche quelle dei “negazionisti", per i quali dovrebbe valere in "combinato” disposto (non in separato disposto) il riconoscimento dell'art. 21 della stessa costituzione, che sono una pagina più avanti dell'art. 3, e che recita:
Se è allucinante l'attacco alla libertà di pensiero, cui assistiamo, sotto l'alto patrocinio del presidente della repubblica, che uscendo dalla sinagoga invita in nome della "libertà" e della "tolleranza" ad emanare all'istante una legge che viola l'art. 21 della costituzione che lui dovrebbe difendere, non è meno allucinante la difesa di questo articolo invocata da chi mette sotto i piedi la portata dell'art. 3 che riconosce pari dignità a tutti i cittadini, quale che siano le loro "opinioni".
Il mio tempo disponibile è scaduto, ma stiano tranquilli i miei Cinque Lettori: non sarò avaro di dettagli e di riflessioni supplementari. Ne anticipo una sola: il termine "negazionismo”, se ben si riflette, non ha carattere scientifico, ma solo diffamatorio. In realtà si tratta di "revisionismo storico" su una materia dove gravitano immensi interessi economici, di potere, geopolitici.
Un libro di Paolo Sensini: “Divide et impera".
Ritorneremo sul libro dopo averlo letto e meditato, ma intanto ne diamo la notizia, con l'Indice del contenuto e gli estremi per poterla acquistare in libreria. Come già per il libro postumo di Alberto Mariantoni, che delle leggi "razziali" del 1938 offre una nuova e ben diversa interpretazione non troveremo recensioni promozionali sui grandi quotidiani o nelle televisioni. Ben altra è la politica culturale di questi signori. È dal dopoguerra ad oggi che giocano con la formazione delle nostre opinioni, selezionando i messaggi da divulgare e censurando quelli che non sono in linea con la cultura dell’«Antifascismo fascista» che ha imperversato dalla disfatta bellica ad oggi. Esiste però un picciol gruppo di persone che pensano e non si lasciano intimidire ed oggi per fortuna esistono anche canali alternativi di comunicazione che spezzano la “dittatura dei vincitori”, i quali praticano anche in ambito cuolturale la politica del “divide et impera”. Ritorneremo dunque su questi temi, nei modi e nei tempi che si sono propri.
(Mimesis, Milano 2013)
• ISBN 978-88-5751-895-4 • 322 pagine + cartine • € 24,00 •
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1. Situzione dei paesi del Vicino e Medio Oriente nel XX secolo
2. Composizione etnica, religiosa e tribale del mondo islamico
3. Fragilità interne del mondo islamico e progetti degli Stati Uniti
4. Che cos’è veramente al-Qa‘ida
5. La «nuova fase» della politica estera americana
6. I piani di Israele per il Vicino Oriente
7. Israele e America «uniti» contro il «terrorismo islamico»
8. Reti spionistiche israeliane smantellate in usa prima e dopo l’11 settembre
9. I tamburi di guerra riprendono a suonare
10. Lobby e think tank israeliani negli Stati Uniti
11. Guerra e occupazione di Afghanistan e Iraq
12. Una nuova guerra contro la Siria?
13. Perché non attaccare anche l’Iran?
14. Afghanistan: il «cimitero degli imperi»
15. Le «guerricciole» di Israele in Libano e a Gaza
1. Nuove Religioni crescono…
2. «Niente sarà più come prima»: l’11 settembre 2001 tra mito e realtà
3. Il Grande Terrore: gli Stati Uniti all’indomani dell’11-9
4. I «precedenti storici dell’11 settembre» nella politica estera statunitense
1 La guerra degli Stati Uniti contro la Spagna (1898)
2 Gli Stati Uniti e la Prima Guerra mondiale: l’affondamento del transatlantico Lusitania
3 Gli Stati Uniti e la Seconda Guerra mondiale: l’attacco giapponese a Pearl Harbor
4 L’incidente del Golfo del Tonchino e la guerra in Vietnam
5 Prima e seconda guerra in Iraq
5. La «Primavera araba»: origini di una campagna mediatica
6. Gli ardori «umanitari» delle Petromonarchie del Golfo
7. Il Grande Gioco nel Vicino Oriente e in Asia Centrale
8. Dagli alla Siria, «Stato canaglia»
9. Jihad: il neofeudalesimo prossimo venturo
10. Intermezzo siriano
11. Mali: nuova frontiera della «Guerra Santa»
Una repubblica fondata sulla ipocrisia, sulla "truffa", sulla depravazione morale, intellettuale, spirituale, religiosa. Spunti di riflessione sul caso Cancellier-Ligresti, Berlusconi-ruby e altro.
Non ho nessuna voglia di scrivere, ma non posso abbandonare i miei cinque fedeli lettori... Devo dire loro qualcosa in questi momenti difficili... In questi casi si sente forte il bisogno di una immagine che risparmi l'uso delle parole. Gli antichi greci lo avevano capito bene ed avevano inventato il mito, che da solo è una fonte infinita di discorsi che si rinnovano e sono sempre attuali. E perfino misurati sulla capacità delle nostre teste, dei nostri crani e di quanto sono capaci di contenere, dalla nascita alla dipartita.
Proviamo. Proviamo ad immaginare la faccia dell'attuale presidente della commissione giustizia al Senato di questa Repubblica, tal Nitti Santopaola, per la cui imposizione come presidente alla Commissione vi fu il consueto scontro per la spartizione dei posti, delle cariche, delle prebende. Ha avuto quel che voleva e siede all'ambito posto, da dove sprizza e spruzza autorevolezza e sussiego sui poveri cittadini, su tutti noi meno loro. Ieri sera, ad uno dei luoghi del regime, la trasmissione del Vespa che permane nel succedersi dei governi, vi sono stati due momenti di contrapposizione tra il Nitti citato ed il "portavoce" Cinque Stelle, che compariva da lontano e che forse avrebbe fatto meglio a seguire la linea della totale diserzione dei postriboli televisivi.
Vi è stata una prima aggressione da parte del Nitti al Portavoce, quando gli si contrapponeva sulla questione della carceri. Se vi è gente che per qualche motivo, giusto o ingiusto, deve stare in galera e le carceri attuali non sono sufficiente a contenerli, la via maestra è di incremenatre l'edizia carceraria ed il numero dei carcerieri. Noi preferiremmo di gran lunga un paese dove non vi fossero né carcerati né carcerieri. Ma questa è peggio che una "utopia", bensì una "idiozia", come dice filosofo con barba, grande frequentatore di talk show. Vi è emergenza carceraria? Si requisiscano gli albergi! Ad incominciare da quelli a quattro stelle e ci si mandino i carcerati, che vi resteranno fino a quando non si provvederà loro di una idonea sistemazione carceraria. Ma non ci sembra che sia una soluzione politicamente sensata quella di svuotare le carceri per il solo fatto che non ci possano stipare dentro altri disgraziati, poveri e non poveri.
La prima cosa a cui penserei è la normativa penale che riempo costantemente le carceri. E cioè i "reati" che i nostri deputati dicono esser tali e le pene per esse previste. In ultimo, proprio il suddetto Nitti, Presidente della Commissione Giustizia, stava per far passare in seduta deliberante - su richiesta del Presidente Napoletano, appena uscito dalla Sinagoga - una norma penale che comminava da 5 a 7 anni di carcere a chi "negava" i "crimini di genocidio"...
Post in elaborazione: devo uscire, continuo quando rientro... a chi volesse riprendere il post, porgo preghiera di aspettare che lo abbia terminato e corretto... altrimento danno nuovo estro ai miei nemici che mi rimproverano di non saper scrivere... Ed è vero, ma non me ne sento mortificato... Non aspiro al premio Nobel per la letteratura.
Riprendo dove avevo interrotto, mantenendo lo stesso andamento discorsivo, sperando che i miei lettori apprezzino questa forma di autenticità espressivo. Dei miei nemici e della loro malafede e disonestà intellettuale non mi curo. Non è a loro che mi rivolgo. Mi riservo soltanto di rivedere e correggere banali refuso e mere imperfezioni formali. Del resto, sulla vicenda mi corre obbligo di esprimere una mia posizione.
Dunque, Nitti attacca una prima volta il portavoce Cinque Stelle, cercando di mettergli soggezione. Ma una seconda volta si trova curiosamente in piena sintonia di vedute con il suo peggiore avversario politico. Ah, no! Prima devo terminare il pensiero sui "crimini di genocidio", la cui formulazione è proprio dovuta alla mano del Santopaola, che di mestiere faceva il sostituto procuratore. E mi chiedo: posto che la norma fosse passata, nel modo tempestivo e truffaldino che era stato predisposto, e che noi avessimo avuto gli stessi 200.000 penalmente incriminati che si sono avuti in Germania, dal 1994 ad oggi, per quei reati di opinione che si vorrebbero introdurre anche in Italia, giacché come sentenzia una sedicente filosofa certe opinioni sono dei reati e non delle opinioni. Quali opinioni, ce lo dice lei ed i suoi committenti. Posto dunque che la norma fosse passata, e che non poche migliaia di persone fossero condannate a scontare da cinque a sette anni di carcere per una opinione espressa, cosa dovremmo aspettarci? Che venissero poi scarcerati per poi essere di nuovo carcercato, continuando a pensare le stesse cose per le quali sono già state carcerate?
Qui va aperta una digressione e mi dispiace se metto a dura prova la pazienza dei miei cinque lettore. Qui il discorso cade sulla onestà intellettuale e sul rapporto che ognuno di noi può e deve avere con la Verità, o meglio con quella che in coscienza tale appare a lui, ad ognuno di noi. In Italia al riguardo abbiamo due scuole, che si sono succedute a distanza di un Ventennio.
La prima scuola è quella di Giordano Bruno che accettò il rogo, nel 1600, in Roma, in piazza Campo dei Fiori, dove oggi si trova un monumento a lui dedicato ed eretto al tempo del dissidio tra stato e chiesa cattolica, dopo la fine del potere temporale. Campeggia al centro della piazza, ma non questo il luogo esatto del rogo. Se non ricordo male ciò che ho letto, il rogo si trovava davanti al cinema... Ma lasciamo perdere questi dettagli. Giordano Bruno non abiurò e morì per questo con perenne infamia per la chiesa di allora e di oggi, che in un recente articolo su "Avvenire" a quel passato è ancora legata. Alla strega e all'eretico si sostituisce il "negazionista" ed il Papa si trova al riguardo concorde con il Rabbino. Come cambiano i tempi!
La seconda scuola è quella di Galileo Galilei, che vista la mala parata e la sorte cui è andato incontro Giordano Bruno ha preferito vivere abiurando ciò che sapeva essere matematicamente vero piuttosto che rimetterci la pelle. La prima è stata una scuola di eroismo, insegnando che per la Verità (o che tale si ritiene in coscienza) bisogna anche essere risposti a morire. La seconda fu una scuola di viltà, ponendo in primo piano la propria pelle e il tengo famiglia. Se nel Cinquecento l'Italia era stata all'avanguardia in tutti i campi, dal Seicento in poi declina inesorabilmente in tutti i campi, compreso quello morale e intellettuale.
Possiamo chiudere la digressione, certi che i lettori ne abbiano capito il senso e lasciando loro le ulteriori conclusioni. Se cioè i nostri parlamentari, ed in particolare il presidente della commissione giustizia del senato, e tutti gli altri magistrati in parlamento che gli hanno dato sostegno, intendono educarci e spronarci all'eroismo o alla viltà. Una noticina sul Presidente Napolitano che uscendo dalla Sinagoga, invitava espressamente, anzi ordinava la pronta emanazione della legge... udite! udite! in nome della "democrazia" e della "tolleranza", ma per essere rigorosi e non lasciarci giocare brutti scherzi da una memoria distratta da occupazioni in cucina, fra fornelli e incombenze domestiche, bisogna andarsi ad ascoltare e rivedere le registrazioni di quel memorabile giorno, dove a perenne sua infamia la Repubblica, questa repubblica, ha vissuto uno dei suoi giorni più tristi e sacrileghi. Ma quali storici racconteranno ciò? Quali storici? Quelli di regime che in nulla si distinguono dai giornalisti di regime? E che trattano il passato come i nostri giornalisti trattano il presente, spesso al soldo di servizi segreti e stati esteri!
Tranquilli, cari Lettori, non perdo il filo e riprendo il discorso, ma dopo mi concederò una pausa. Dicevo è stata posta dal Vespa una domanda sulla analogia fra il caso Berlusconi-Ruby e quello Cancellieri-Ligresti, chiedendo se fosse la stessa cosa. A rispondere di sì è stato il Portavoce Cinque Stelle, credo Manlio Di Stefano, ed ancora di più lo stesso Nitto Santapaola, mentre tutti gli altri con somma ipocrisia rispondevano di no. Fra questi la Bernardini, felice come una pasqua per essere in televisione. Come era felice! Per costoro l'Essere non esiste, interamente sostituito dall'Apparire in televisione. Non merita che si parli di loro, come del tizio che compare come rappresentanza del giornale Repubblica, al quale pur dicendo il vero suo malgrado obietta di essere un partito politico e non un giornale, un organo cioè che dovrebbe fare informazione, separando per quanto possibile i fatti dalle opinioni. Ma di loro non parliamo ed avviciamo alla conclusione parziale prima della pausa programmata e annunciata.
Il Nitti Santapaolo coglie il vero quando dice non solo che l'analogia esiste, ma è di gran lunga più grave nel caso Cancellieri-Ligresti. Si noti che - come si legge in "Come don Chisciotte" - dopo la scarcerazione della Ligresti e fino alla seduta parlamentare in carcere sono morte altre 30 persone, di cui sono stati dati i nomi e che fossi stato io in parlamento avrei letto tutti senza aggiungere altro. Infatti, nel caso della Ruby si trattava di una p... riconosciuta, ed assai esperta benché minorenne. La faccenda poteva riguardare lei ed i suoi danarosi clienti. Non altri. Ma nel caso Ligresti vi sono state migliaia di famiglie rovinate. Non però la famiglia Cancellieri, il cui figliolo percepiva dal Ligresti non poche decine di euro (i famosi 14 euro che dovrebbero venire agli italiani dalla riduzione del cuneo fiscale), ma tre o cinque milioni di euro come liquidazione per un anno di lavoro. Non vi è dubbio che per gli italiani il caso Cancellieri-Ligresti ha maggiore rilevanza che non le abitudini sessuali di Berlusconi.
Ma il colmo dove sta? Nel fatto che gli uomini del PDL pur riconoscendo il fatto, ben si guardano dal ritirare la fiducia al governa Letta, ovvero Capitan Findus, come dice Grillo. E per quale motivo? Gli interessi del Paese? Quale paese? Quello dove dovrebbero andare tutti, ma non ci vogliono andare? Quando osservo le assolute mediocrità che affollano i talk show mi chiedo quali eccezionali capacità giustificano i 20 mila euro che come minimo intascano ogni mese. Non le vedo e credo che quando costoro parlano di Paese intendano niente altro che i loro personali vantaggi. Non mi dilungo oltre, ma entro in pausa con un proverbio di saggezza popolare a tutti noto: "Il più pulito ha la rogna".
Pubblicato da Antonio Caracciolo a 09:21:00
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