Source: http://ildirittopenale.blogspot.com/2012/07/il-delitto-preterintenzionale.html
Timestamp: 2017-09-24 03:20:45+00:00
Document Index: 147480249

Matched Legal Cases: ['art. 83', 'art. 584', 'art. 586', 'art. 586', 'art. 586', 'art. 586']

Il diritto penale: Il delitto preterintenzionale.
Chi scrive ritiene invece, appoggiando un’ulteriore tesi di dottrina minoritaria, che il delitto preterintenzionale faccia parte ( QUARTA TESI) dello schema dell’ aberratio delicti eiusdem generis (ovvero di aberratio delicti in cui l’evento finale offende un bene omogeneo rispetto a quello che si voleva offendere). Nell’aberratio delicti (art. 83 cod. pen.), il soggetto agente, per errore di esecuzione o altra causa, cagiona un reato diverso da quello voluto e ne risponde a titolo di colpa. Dottrina e giurisprudenza maggioritaria non ritengono che per integrare il primo comma del menzionato articolo serva che sia stato raggiunto lo stadio di tentativo del delitto voluto, e ciò è fondamentale per capire. Se fosse richiesto il raggiungimento del livello di tentativo, risulterebbe netta alla mente del lettore o dell’interprete la necessità di bipartire il fenomeno dell’aberratio in due momenti: quello del tentato delitto principale e quello del concretizzato evento finale. Non richiedendosi il tentativo avente ad oggetto il reato voluto, è più agevole comprendere come il legislatore consideri il fenomeno dell’aberratio un’unità concettuale e materiale. Anche la Giurisprudenza intende considerare il delitto preterintenzionale dal punto di vista unitario, ma lo fa esprimendo una tesi che potrebbe sollevare dubbi di culpa in re ipsa, che altro non è che responsabilità oggettiva occulta.
Abbracciando la tesi dell’aberratio delicti eiusdem generis, in sintesi, si superano due problemi. Il primo è relativo alla concezione bifasica del delitto preterintenzionale. Di talché, la condotta sarà materialmente unica, e inizierà dall’atto col quale si voleva ledere o percuotere e finirà con l’evento più grave, senza rintracciare momenti interruttivi; e anche l’elemento soggettivo sarà unico, constando di sola colpa nell’esecuzione (o altra causa). La volontà di compiere il reato base deve essere quindi presa in considerazione con finalità aggravante quoad poenam, poiché da essa si nota come il soggetto, non solo partisse da una base di illiceità, ma abbia anche violato la regola di diligenza richiedibile anche al più spietato dei criminali, relativa al dovere di contenere le azioni offensive, normalmente nel senso di non compierle affatto, e in taluni casi evitando di sfociare in eventi più gravi di quelli perseguiti.
Il secondo è relativo alla questione se gli atti diretti a ledere o percuotere debbano integrare il livello di tentativo. Dal punto di vista formale, il legislatore fa riferimento alla sola direzione degli atti e non all’idoneità, e questo tra l’altro milita a favore della quarta tesi proposta, ma dottrina suggerisce come, per garantire il rispetto del principio di offensività si debba richiedere almeno lo stadio di delitto (di percosse o di lesioni) tentato. E’ evidente che questa tesi parte dalla concezione bifasica del delitto preterintenzionale, poiché solo valutando l’esistenza di due fasi delittuose si può richiedere che ciascuna di esse sia offensiva. In realtà, considerando valida la teoria dell’aberratio delicti eiusdem generis, il delitto preterintenzionale si muta in delitto colposo sui generis, e rende rilevante l’offesa finale, cioè l’evento più grave procurato per colpa nell’esecuzione o per altra causa.
DELITTO PRETERINTENZIONALE OMISSIVO
Ci si chiede se l’omicidio preterintenzionale possa essere integrato in via omissiva. La risposta è abbastanza intuitiva, nel senso che non può essere univoca. La soluzione dipende dal reato base di partenza. Se si tratta di lesioni, esse possono essere causate in via omissiva, e quindi l’evento morte può essere causato allo stesso modo. Le percosse invece ricadono in quei reati obbligatoriamente commissivi, e quindi non potendo essere di per sé omissivo, non può essere legato ad un evento più grave raggiunto nella medesima forma.
TENTATIVO DI DELITTO PRETERINTENZIONALE
Bisogna stare attenti a non cadere in errore, e “mettersi d’accordo” sul significato della locuzione impiegata nel titolo. Per “tentativo di delitto preterintenzionale” non si intende la fattispecie concreta del delitto preterintenzionale nel quale si sia perfezionato il livello di tentativo relativamente ai delitti di percosse o lesioni, bensì si intende la possibilità per un soggetto agente di tentare di raggiungere l’evento più grave dando comunque origine ad un delitto preterintenzionale. Questa nozione, di cui si indaga l’esistenza, deve essere assolutamente scartata, poiché al livello di tentativo potranno al massimo prospettarsi i suddetti delitti-base, restando l’evento più grave estraneo rispetto alla volontà e quindi al finalismo che è alla base del tentativo stesso. L’evento, per dirla con gli Autori che prospettano la teoria del dolo misto a colpa o dell’aberratio delicti eiusdem generis, è da addebitare per colpa, e ammettendo il delitto preterintenzionale al livello di tentativo, si starebbe ammettendo il tentato delitto colposo.
DELITTO PRETERINTENZIONALE E ABERRATIO
Nulla da dire riguardo alla differenza tra delitto preterintenzionale e aberratio ictus, poiché mentre nel primo caso il soggetto agente “non sbaglia” soggetto passivo, nel secondo caso si verifica proprio l’aberrazione in tal senso, cioè viene colpita una persona che esulava dal piano criminoso. C’è da aggiungere qualcosa in merito alla differenza tra delitto preterintenzionale e aberratio delicti. In entrambi i casi si raggiunge un evento diverso da quello voluto, e bisogna ritenere che anche nel delitto preterintenzionale esso dipenda da errore esecutivo o altra causa. La differenza sta nel fatto che nell’aberratio delicti si può causare un reato completamente diverso da quello preventivato. Esempio: si voleva ledere una persona col lancio di una pietra, si danneggia una vetrina per mira errata. Nel delitto preterintenzionale invece, il reato più grave protegge un bene giuridico affine a quello che l’agente avrebbe voluto ledere (esempio: l’agente voleva percuotere, quindi offendere l’integrità fisica, e finisce per uccidere, offendendo il bene vita, il quale è comprensivo dell’integrità fisica). Il bene giuridico può dirsi affine quando appartiene allo stesso genus di quello oggetto di volontà offensiva. Proprio la comunanza di alcuni caratteri ha fatto sì che potesse essere sviluppata la tesi della preterintenzione come aberratio dello stesso genere.
OMICIDIO PRETERINTENZIONALE ABERRANTE
Tizio compie atti diretti a ledere Caio, e colpisce a morte Sempronio. Quid iuris?
La dottrina si divide. Alcuni Autori ritengono che si debba considerare applicabile l’aberratio ictus in combinato disposto con l’art. 584, nel senso di punire Tizio per delitto preterintenzionale compiuto nei confronti di Sempronio. Altri Autori ritengono che carattere imprescindibile della preterintenzione sia la convergenza tra soggetto preso di mira e soggetto effettivamente leso, cosa che non si riscontra nell’aberratio ictus, che anzi si fonda proprio sull’aberrazione in tema di soggetto passivo. Tale dottrina ritiene quindi che serva applicare a Tizio la pena per omicidio colposo, da solo o in concorso formale con l’eventuale tentativo perfezionato nei confronti della vittima predestinata. In sintesi, mentre la prima dottrina crea la figura di delitto preterintenzionale aberrante, la seconda schiera utilizza il normale concorso di reati tra tentato delitto principale (percossa o lesione) e omicidio colposo, sulla scorta delle predette argomentazioni.
RAPPORTI TRA OMICIDIO PRETERINTENZIONALE E MORTE O LESIONI CONSEGUENTI AD ALTRO DELITTO (art. 586 cod. pen.)
Mentre nell’omicidio preterintenzionale, la morte è l’unica conseguenza non voluta di un’attività diretta a compiere il delitto di percosse o quello di lesioni, l’articolo 586 sanziona alternativamente la lesione o la morte che siano conseguenze non volute di un delitto principale. La morte, però, non vedrà mai la sanzione ex art. 586 se il delitto-base è quello di lesioni o di percosse, poiché in tal caso la norma speciale è data dall’articolo 584 c.p.
Sarà invece applicabile l’art. 586 ai casi in cui la lesione sia evento non voluto, conseguenza di percosse, nonché al caso di “lesioni preterintenzionali”, cioè lesione più grave rispetto a quella voluta dal soggetto agente. E’ chiaro che nel caso di morte o lesioni conseguenti ad altro delitto, quest’ultimo può essere offensivo di un bene giuridico eiusdem generis rispetto all’integrità fisica, o potrà essere offensivo di un bene eterogeneo. Per quest’ultimo caso, si faccia l’esempio dell’ estorsione ai danni di chi poi si suicida, perché costretto dalle condizioni disperate in cui si trovava a causa dei reiterati comportamenti dell’estorsore. Questo caso può appartenere alla sfera di applicabilità dell’art. 586 c.p. quando il soggetto passivo del delitto di estorsione è stato posto dinanzi al bivio tra il togliersi la vita e il continuare un’esistenza sempre più disperata. Si nota come i beni giuridici offesi siano diversi: l’estorsione offende la libertà di autodeterminazione del soggetto passivo nonché il suo patrimonio, mentre l’evento morte colpisce evidentemente il bene vita. L’articolo 584 e l’articolo 586 hanno però in comune il criterio di imputazione dell’evento ulteriore (morte nel primo caso, lesione o morte nel secondo). Esso dovrà essere addebitato per colpa, nel senso che sarà doveroso il controllo sulla prevedibilità in concreto dell’evento finale. Il controllo in concreto si distingue da quello in astratto, in quanto in quest’ultimo sarebbe sufficiente che una persona di media avvedutezza possa comprendere che l’evento finale appartiene alla cerchia degli eventi normalmente scaturiti dal delitto iniziale secondo una massima di esperienza. La prevedibilità in concreto, invece, esige il controllo sulle circostanze fattuali realmente presenti nel caso di specie (valutare se, alla luce delle modalità del fatto, della personalità della vittima delle estorsioni, e delle condizioni finanziarie in cui essa versava, era in concreto immaginabile che la vittima si sarebbe tolta la vita). Un altro punto in comune tra le due norme è dato dal tentativo: gli eventi finali posti a carico dell’agente per colpa possono conseguire al tentativo avente ad oggetto i reati-base, o conseguire al reato-base consumato. Ciò vuol dire che la morte nell’omicidio preterintenzionale può conseguire ad una lesione perfezionatasi, ma che nel decorso causale si è rivelata fatale, oppure può derivare da un errore esecutivo avvenuto in fase di tentativo, nel senso che il tentativo può dirsi perfezionato ma la causa deviante si verifica subito dopo tale perfezionamento. Anche nella morte o lesione conseguenza di altro delitto si può avere l’evento finale come conseguenza di un tentato delitto principale.
RAPPORTI TRA DELITTO PRETERINTENZIONALE E REATI AGGRAVATI DALL’EVENTO
I reati aggravati dall’evento sono quei reati, già puniti in via principale con una pena, che subiscono un incremento di sanzione qualora vi sia una conseguenza diversa, voluta, non voluta, o con elemento soggettivo alternativo. Tali eventi puniti in maniera più severa sono normalmente eventi offensivi di beni giuridici omogenei o comunque affini al bene giuridico tutelato dalla fattispecie base. La differenza con il delitto preterintenzionale sta nel fatto che, mentre tale delitto è considerato reato autonomo e l’evento finale è posto a carico dell’agente per colpa accertata in concreto, si discorre sulla natura dogmatica dei reati aggravati dall’evento. Seguendo una tesi sviluppata in dottrina, risulterebbero reati autonomi. Altri ritengono che siano circostanze aggravanti. E altri ancora, seguendo una concezione atomistica, ritengono che sia necessario valutare caso per caso, apprezzando la tesi del reato autonomo solo nel caso in cui l’evento aggravante debba o possa essere coperto da volontà. Negli altri casi, si pone il problema di poter considerare questi reati come reati preterintenzionali. Chi scrive ritiene che in tal caso si possa parlare di una particolare tipologia di reato preterintenzionale, alla presenza dei seguenti presupposti:
- i beni giuridici protetti dalla norma del reato base e dalla norma che aggrava alla presenza di un evento specifico devono essere dello stesso tipo.
- l’evento finale che causa l’aggravio di pena deve essere non voluto.
Pubblicato da Giulio Forleo a 12:10