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Timestamp: 2018-09-23 23:23:28+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 15', 'art. 21', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 21', 'art. 6', 'art. 21', 'art. 1']

La lunga sospensione dei termini dell'accertamento con adesione: come calcolare correttamente il 'cumulo' dei termini per proporre il ricorso | Commercialista Telematico
La lunga sospensione dei termini dell'accertamento con adesione: come calcolare correttamente il 'cumulo' dei termini per proporre il ricorso
Con sentenza n. 2682 del 4 febbraio 2011 (ud. del 4 giugno 20100) la Corte di Cassazione ha legittimato il cumulo dei sessanta giorni previsti per la proposizione del ricorso introduttivo con il termine dei novanta giorni disposto per la sospensione dei termini previsti dall’accertamento con adesione, ai quali vanno aggiunti i quarantasei giorni previsti dalla sospensione dei termini per il periodo feriale, e la sospensione dei termini previsti sino al 16 aprile 2003 per gli accertamenti notificati nel 2002, i cui termini per l’impugnazione scadevano il 31 dicembre 2002.
Nel caso di specie, l’ente impositore notificava in data 17 dicembre 2002 l’avviso di accertamento.
In data 5 febbraio 2003 veniva presentata istanza di accertamento con adesione, che veniva respinta dall’Ufficio il 17.6.2003
Preso atto di tale decisione, la società adiva la C.T.P. di Milano il 16.9.2003, pensando di potere usufruire della sospensione dei termini dell’art. 15 della L. n. 289 del 2002, ai fini dell’impugnazione dell’accertamento, ritenendo che nessun rilievo potesse avere la circostanza eccepita dall’Ufficio che nei confronti del liquidatore fosse stata promossa l’azione penale, essendosi questo concluso con un’assoluzione per insussistenza del fatto e, nel merito, chiedeva l’annullamento dell’avviso di accertamento in quanto era legittima la presentazione della dichiarazione dei redditi entro il 30.7.1998, dato il legittimo rinvio dell’approvazione del bilancio e le cause di forza maggiore per l’intervenuto sequestro della documentazione societaria.
Avverso detta decisione la società propone ricorso per cassazione sulla base di tre motivi. Non risulta costituita l’Agenzia delle entrate.
Per la Corte di Cassazione, nella fattispecie in esame, bisogna tenere presente che dalla data della notifica dell’accertamento, eseguita il 18.12.2002, si sono succedute quattro diversi termini di sospensione: il primo di 60 giorni previsto dall’art. 21 del D.Lgs. n. 546 del 1992; il secondo di 90 giorni previsto dall’art. 6, c 3, del D.Lgs. n. 218 del 1997, decorrenti dalla data di presentazione da parte del contribuente dell’istanza di accertamento con adesione; il terzo statuito dalla L. n. 289 del 2002 decorrente dal 1 gennaio 2003 al 18 aprile 2003; il quarto quello del periodo feriale di 46 giorni decorrenti di cui alla L. n. 742 del 1969.
“Di tali diversi periodi di sospensione dei termini la società contribuente aveva il pieno diritto di poterne usufruire non essendo previsto da alcuna norma di legge il divieto di cumulabilità delle sospensioni, nè a tale cumulo osta alcuna altra ragione di opportunità essendo diverse le rationes sulle quali dette previsioni sono fondate; a titolo esemplificativo, occorre ricordare che la sospensione del termine per l’impugnazione D.Lgs. n. 218 del 1997, ex art. 6, comma 3, di 90 giorni si fonda sulla necessità di dare al contribuente un ragionevole lasso di tempo per valutare la convenienza o meno di aderire al concordato tributario dopo avere esaminato il carattere di decisività degli elementi posti a base dell’accertamento e l’opportunità di evitare una contestazione giudiziaria (Cass. n. 28051/2009), mentre quello previsto dalla L. n. 289 del 2002 era finalizzato a non distogliere i funzionali dell’A.F. dall’esame delle pratiche di definizione agevolata con altre diverse incombenze; infine la sospensione feriale di cui alla L. n. 742 del 1969 è ispirata all’irrinunciabilità del diritto alle ferie”.
Pertanto, per la Corte, appare corretto il calcolo per come esposto dal ricorrente: è, infatti, incontroverso tra le parti che l’avviso di accertamento sia stato notificato il 18.12.2002, per cui da tale data sono iniziati a decorrere i 60 giorni previsti dall’art. 21 del D.Lgs. n. 546 del 1992, per l’impugnazione di tale atto. Tuttavia, decorsi solo 13 giorni dal 19.12 al 31.12 2002 (rimanevano, pertanto, disponibili ancora 47 giorni), è intervenuta la sospensione operante ex lege n. 289 del 2002 dal 1 gennaio 2003 al 18 aprile dello stesso anno.
Da tale data, “poichè la società contribuente aveva inoltrato istanza di accertamento con adesione, la stessa poteva usufruire anche della sospensione di novanta giorni prevista dall’art. 6, comma 3, del D.Lgs. n. 218 del 1997, decorrenti, quindi, dal 19 aprile 2003 al 17 giugno 2003, da tale ultima data la società poteva ancora disporre dei 47 giorni residui del periodo D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 21. Il 1 agosto 2003, quando restavano ancora 3 giorni dei 47 residui del termine d’impugnazione, è intervenuta la sospensione feriale dei termini processuali ex L. n. 742 del 1969 fino al 15 settembre, conseguentemente il ricorso presentato dinanzi alla C.T.P. di Milano dalla società C.E.R.B.S. s.r.l. il 16 settembre 2003 deve ritenersi tempestivo”.
Nè, osserva da ultimo la Corte Suprema, “la pendenza del procedimento penale nei confronti di taluni componenti della società può considerarsi ostativa, dato che la società a responsabilità limitata è persona giuridica a se stante, cui non potevano far capo responsabilità penali, nè, peraltro, alcuna condanna risulta essere stata inflitta agli esponenti coinvolti in quei procedimenti, per cui nella specie non risulta applicabile la condizione ostativa prevista dalla L. n. 289 del 2002, art. 1, comma 1”.
Conclusioni specifiche
Nel caso sottoposto, in pratica, sembrerebbe che la questione derivi dal diniego opposto dall’ufficio all’istanza di accertamento con adesione, legato alla presunta impossibilità per la società di accedere al condono, poiché risultava una causa ostativa, e di conseguenza non poteva godere della sospensione dei termini.
Ma se preliminarmente la Corte ammette la società al condono, il resto è di conseguenza: cioè può legittimamente fruire delle diverse sospensioni – ordinarie e straordinarie – previste.