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Timestamp: 2020-08-06 08:02:32+00:00
Document Index: 164769305

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Sentenza Cassazione Civile n. 25133 del 07/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25133 del 07/12/2016
Cassazione civile sez. trib., 07/12/2016, (ud. 23/11/2016, dep. 07/12/2016), n.25133
sul ricorso 22774-2011 proposto da:
AGENZIA DEL TERRITORIO UFFICIO PROVINCIALE DI ROMA, in persona del
TINTORETTO ROME SRL, in persona dei legali rappresentanti,
elettivamente domiciliato in ROMA VIA ALESSANDRIA 208, presso lo
studio dell’avvocato MASSIMILIANO CARDARELLI, rappresentato e difeso
dall’avvocato UGO UPPI giusta delega in calce;
FIRST ATLANTIC RE SGR SPA (ora IDEA FIMIT SGR S.P.A) in persona del
elettivamente domiciliato in ROMA VIALE BRUNO BUOZZI 87, presso lo
studio dell’avvocato FIORENZA RESTA, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato MASSIMO COLARIZI giusta delega a margine;
avverso la sentenza n. 41/2011 della COMM.TRIB. PROV. di ROMA,
depositata il 07/02/2011;
23/11/2016 dal Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA ZOSO;
udito per il controricorrente l’Avvocato COLARIZI che ha chiesto il
è comparso per il controricorrente l’Avvocato UPPI per TINTORETTO
ROME che ha chiesto l’inammissibilità;
1. La società Tintoretto Rome S.r.l., con atto del 18 febbraio 2005, presentava ricorso alla commissione tributaria provinciale di Roma contro l’aumento della rendita catastale attribuita all’immobile di sua proprietà sito in Roma e distinto in mappa al foglio (OMISSIS) particella (OMISSIS). La commissione adita accoglieva il ricorso confermando la rendita proposta dalla contribuente. Proposto appello da parte dell’agenzia del territorio, la commissione tributaria regionale del Lazio lo rigettava con sentenza che passava in giudicato. In data 11 novembre 2008 la società Tintoretto Rome S.r.l. vendeva l’immobile distinto in mappa al foglio (OMISSIS) particella (OMISSIS) sub (OMISSIS) (sorto a seguito di frazionamento dell’originario mappale (OMISSIS)) alla società First Atlantic RE SGR s.p.a., la quale proponeva giudizio di ottemperanza per ottenere l’attribuzione della rendita catastale conformemente alla decisione della commissione tributaria regionale di Roma pronunciata nei confronti della sua dante causa. Il giudizio di ottemperanza veniva definito dalla commissione tributaria provinciale di Roma con la sentenza, qui impugnata, con cui veniva nominato un commissario ad acta per dare attuazione alle decisioni della commissione tributaria provinciale e della commissione tributaria regionale confermativa della prima.
2. Avverso la sentenza della commissione tributaria provinciale di Roma propone ricorso per cassazione l’agenzia del territorio-ufficio provinciale di Roma, affidato a due motivi. Resistono con distinti controricorsi la società Tintoretto Rome S.r.l. e la società Idea Fimit SGR s.p.a., subentrata alla società First Atlantic RE SGR s.p.a. a seguito di fusione per incorporazione. Entrambe le contro-ricorrenti hanno depositato memorie.
3. Con il primo motivo la ricorrente deduce nullità della sentenza o del procedimento, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 70, commi 1 e 10. Sostiene che la commissione tributaria provinciale non era competente a decidere in ordine all’ottemperanza della sentenza pronunciata dalla commissione tributaria regionale.
4. Con il secondo motivo deduce nullità della sentenza o del procedimento, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 70, comma 7, all’art. 324 c.p.c. ed all’art. 2909 c.c.. Sostiene la ricorrente che la commissione tributaria provinciale ha violato la norma processuale che impone al giudice dell’ottemperanza di adottare i provvedimenti indispensabili per l’esecuzione del precetto contenuto nella sentenza. Invero la società Tintoretto Roma S.r.l. aveva proposto ricorso avverso l’aumento della rendita relativa all’immobile distinto in mappa al foglio (OMISSIS) particella numero (OMISSIS). Dopo la proposizione del ricorso, e precisamente in data 26 luglio 2005, la società Tintoretto aveva presentato una denuncia di variazione con cui era stata soppressa la unità immobiliare distinta con la particella (OMISSIS) ed erano state costituite sei nuove unità immobiliari, ovvero le particelle numero (OMISSIS) sub (OMISSIS). La particella (OMISSIS) sub (OMISSIS) era stata ceduta alla società First Atlantic RE SGR s.p.a. la quale aveva agito per l’ottemperanza del giudicato favorevole alla Tintoretto Rame s.r.l.. La commissione tributaria provinciale di Roma, con la sentenza depositata il 21 marzo 2006, poi confermata dalla commissione tributaria regionale, aveva accolto il ricorso con cui era stato impugnato l’avviso di accertamento catastale riguardante l’attribuzione della rendita alla particella (OMISSIS) senza subalterni. Ne derivava che la commissione tributaria provinciale, con la sentenza resa all’esito del giudizio di ottemperanza, era incorsa in error in iudicando de iure procedendi per aver travalicato i limiti del giudicato oggetto dell’ottemperanza poichè aveva affermato che la sentenza di primo grado e quella di secondo grado, rese entrambe in data successiva alla variazione del 26 luglio 2005, facevano stato anche in ordine alle eventuali variazioni, con la conseguenza che la rendita definita in sede giudiziaria doveva essere applicata anche al fabbricato distinto in mappa al foglio (OMISSIS), particella (OMISSIS) sub (OMISSIS), divenuto di proprietà della società First Atlantic RE SGR s.p.a..
3. Osserva la Corte che il primo motivo di ricorso è inammissibile. Nel processo tributario, il disposto del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 5, comma 2, secondo cui “l’incompetenza della commissione tributaria è rilevabile, anche d’ufficio, soltanto nel grado al quale il vizio si riferisce”, comporta che l’incompetenza del giudice adito, se non rilevata d’ufficio o dedotta nel grado cui si riferisce, resta incontestabile ancorata dinanzi al giudice adito. Non vi è ragione fondata su alcuna regola ermeneutica che valga ad affermare che la norma citata sia applicabile solo nel caso di incompetenza territoriale, con esclusione, quindi, dell’incompetenza funzionale, dato che non vi è nella norma stessa un esplicito richiamo all’art. 4, che tratta della competenza per territorio, e dato che la competenza funzionale, al pari di quella territoriale, è inderogabile, sicchè incorre nella stessa preclusione.
4. Il secondo motivo è fondato. La ricorrente censura la decisione impugnata per non aver correttamente interpretato la sentenza emessa in sede di cognizione, onde desumere l’effettiva essenza del giudicato. Secondo la giurisprudenza della Corte di legittimità la disposizione di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 70, (per la quale il ricorso per cassazione contro la sentenza pronunciata in esito al giudizio di ottemperanza è ammesso per “violazione delle norme del procedimento”) va intesa nel senso che è possibile denunciare alla Suprema Corte, non soltanto la violazione delle norme disciplinanti il predetto giudizio, ma anche ogni altro error in procedendo in cui sia incorso il giudice dell’ottemperanza e, in particolare, il mancato o difettoso esercizio del potere – dovere di interpretare e eventualmente integrare il dictum costituito dal giudicato per cui si chiede ottemperanza (Cass. n. 3057 del 08/02/2008; Cass. n. 15084 del 05/08/2004). Ed è stato affermato che, in tema di giudizio di ottemperanza alle decisioni delle commissioni tributarie, il potere del giudice sul comando definitivo inevaso va esercitato entro i confini invalicabili posti dall’oggetto della controversia definita col giudicato (cosiddetto “carattere chiuso” del giudizio di ottemperanza), sicchè può essere enucleato e precisato il contenuto degli obblighi nascenti dalla decisione passata in giudicato, chiarendosene il reale significato e rendendolo quindi effettivo, ma non può attribuirsi un diritto nuovo ed ulteriore rispetto a quello riconosciuto con la sentenza da eseguire, nè può essere negato il diritto riconosciuto dal dictum azionato (Cass. n. 15827 del 29/07/2016; Cass. n. 8830 del 16/04/2014). Il carattere chiuso del procedimento disciplinato dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 70 impone, dunque, di ritenere che il potere del giudice di enucleare il contenuto degli obblighi nascenti dalla decisione debba essere esercitato entro i confini invalicabili posti dall’oggetto della controversia irrevocabilmente definita. Ora, la CTR ha affermato che la sentenza di cui è stata chiesta l’ottemperanza è stata pronunciata dopo la variazione catastale effettuata il 26 luglio 2005 e che, in conseguenza di ciò, essa fa stato anche in ordine alle eventuali variazioni, se mai effettivamente intervenute. Ciò facendo la CTR è incorsa in error in procedendo, nel senso sopra precisato, perchè non ha considerato che il giudicato al quale era tenuta a dare ottemperanza era limitato all’oggetto della domanda introdotta con il ricorso originario, per il che non poteva estendersi a beni oggettivamente diversi da quello oggetto della rendita attribuita dall’ufficio con l’atto impugnato.
Il ricorso va, dunque, accolto e l’impugnata decisione va cassata con rinvio alla commissione tributaria provinciale di Roma in diversa composizione, che, adeguandosi ai principi esposti, verificherà quali siano i limiti del giudicato oggetto del giudizio di ottemperanza e deciderà nel merito oltre che sulle spese di questo giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso dell’Agenzia Entrate, cassa l’impugnata decisione e rinvia alla commissione tributaria provinciale di Roma in diversa composizione.