Source: https://studiolegaleaulino.com/2015/03/30/la-trasformazione-progressiva/
Timestamp: 2020-05-25 14:03:58+00:00
Document Index: 1362169

Matched Legal Cases: ['art. 2500', 'art. 2500', 'art. 2343', 'art. 2343', 'art. 2465', 'art. 2500', 'art. 2343', 'art.2343', 'art.2343', 'art.2343', 'art.2500', 'art. 2500', 'art. 2500', 'art.2500', 'art. 147']

LA TRASFORMAZIONE PROGRESSIVA. | Studio legale giuseppe aulino
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LA TRASFORMAZIONE PROGRESSIVA.
Digressione marzo 30, 2015 liviaulino Risorse
Gli articoli 2500 ter, 2500 quater e 2500 quinquies c.c., disciplinano la trasformazione cd. Progressiva, ovvero la trasformazione di società di persone in società di capitali.
L’art. 2500 ter sancisce al primo comma, che salvo diverse disposizioni del contratto sociale, la trasformazione di società di persone in società di capitali è decisa con il consenso della maggioranza dei soci determinata secondo la parte attribuita a ciascuno negli utili.
Per cui la decisione di trasformazione di società di persone non è necessario osservare il metodo collegiale, ed in particolare non è necessario informare tutti i soci.
A tal proposito esistono due forme di tutela della minoranza: il recesso ed il consenso del socio che assume responsabilità illimitata.
Ai sensi dell’art. 2500 ter, secondo comma, è previsto che nei casi stabiliti dal precedente comma dello stesso articolo., il capitale della società risultante dalla trasformazione deve essere determinato sulla base dei valori attuali degli elementi dell’attivo e del passivo e deve risultare da una relazione di stima redatta a norma dell’art. 2343 c.c., o dalla documentazione di cui all’art. 2343 ter, o nel caso di società a responsabilità limitata, dall’art. 2465 c.c.
La relazione di stima essendo diretta alla tutela di interessi interni rispetto a quelli dei singoli soci è irrinunciabile da parte loro.
L’art. 2500 ter, secondo comma, è stato integrato con il D.L. 91/2014, ed oggi prevede che in caso di trasformazione di una società di persone in una società azionaria, il patrimonio netto della società può essere valutato non solo seguendo le rigorose prescrizioni dell’art. 2343, ma anche facendo ricorso alle tecniche più agevoli e meno costose previste dall’art.2343 ter c.c.
A tal proposito, si osserva che, a differenza di quanto effettuato per il caso di trasformazione mediante ricorso alla valutazione con perizia di stima, non è previsto un rinvio esplicito né al comma quarto dell’art.2343 ter c.c., che sancisce la responsabilità dell’esperto, né all’art.2343 quater c.c., che prevede il procedimento di verifica, da parte dell’organo amministrativo, che non sono intervenuti fatti eccezionali tali da incidere sul valore dei beni oggetto di valutazione.
Ai sensi dell’art.2500 quater, primo comma, è previsto che nel caso previsto dall’art. 2500 ter, ciascun socio ha diritto all’assegnazione di un numero di azioni o di una quota proporzionale alla sua partecipazione, salvo quanto disposto dai successivi commi.
Si è discusso in dottrina sull’ammissibilità di una trasformazione non proporzionale, in cui quindi mutano le percentuali di partecipazione dei singoli soci.
La dottrina prevalente ritiene che non è ammissibile un’attribuzione non proporzionale, in quanto la trasformazione non è idonea a rimescolare le quote: si avrebbe altrimenti un trasferimento di quote sociali senza causa.
L’art. 2500 quinquies, c.c., sancisce che la trasformazione non libera i soci a responsabilità illimitata dalla responsabilità per le obbligazioni sociali sorte prima degli adempimenti previsti dal terzo comma dell’art.2500 c.c., se non risulta che i creditori sociali hanno dato il loro consenso alla trasformazione, e questo consenso si presume se i creditori a cui la deliberazione di trasformazione sia stata comunicata per raccomandata o con altri mezzi che garantiscono la prova dell’avvenuto ricevimento, non lo hanno espressamente negato nel termine di sessanta giorni dal ricevimento della comunicazione.
In ogni caso il consenso dei creditori non incide sull’efficacia della trasformazione solo sulla responsabilità dei soci per le obbligazioni sociali pregresse, avendo ad oggetto la rinuncia alla garanzia dei patrimoni individuali, proprio per questo si tratta di un consenso alla liberazione e non alla trasformazione.
Il permanere della responsabilità dei soci comporta il loro assoggettamento al fallimento, in base a quanto previsto dall’art. 147 legge fallimentare, purchè l’insolvenza sia dovuta in tutto o in parte a debiti risalenti al periodo anteriore alla trasformazione.
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