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Timestamp: 2018-07-20 12:43:01+00:00
Document Index: 185077258

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art.164', 'art.1', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 38', 'art. 97', 'art. 2']

Attenzione alle nuove sanzioni per mancata Formazione Professionale Continua - Diario quotidiano del 13 gennaio 2017: oggi 17 pagine di diario gratuito, aperto a tutti! | Commercialista Telematico
Attenzione alle nuove sanzioni per mancata Formazione Professionale Continua - Diario quotidiano del 13 gennaio 2017: oggi 17 pagine di diario gratuito, aperto a tutti!
1) Nuove condizioni di ingresso di lavoratori extra UE specializzati, nell’ambito di trasferimenti intra-societari
2) Quando le scritture contabili possono essere esibite nel corso del giudizio tributario
3) Regime forfettario: aliquota del 5% per i primi anni di attività
4) Deduzione costo autovetture agenti di commercio
5) Revisione legale: parte l’obbligo della formazione continua
6) Computer del professionista sequestrabile ?
7) Iscrizione dell’ipoteca “out” se manca la comunicazione preventiva
8) Bilanci 2016: pubblicato in G.U. il nuovo formato Xbrl
9) Sanzioni ai commercialisti per la mancata formazione professionale
10) I risparmi restano alle Casse previdenziali
11) Il regime di non imponibilità Iva vale solo per le navi che viaggiano oltre le 12 miglia
12) Abrogazione dei trattamenti di mobilità ordinaria e di disoccupazione speciale per l’edilizia
Cambiano le condizioni di ingresso di lavoratori extra UE specializzati, nell’ambito di trasferimenti intra-societari.
Il Consiglio dei Ministri ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 304 del 30 dicembre 2016, il Decreto Legislativo n. 253 del 29 dicembre 2016, che, in attuazione della direttiva 2014/66/UE, apporta modifiche al Decreto Legislativo n. 286 del 1998 sulle condizioni di ingresso e soggiorno dei dirigenti, lavoratori specializzati, lavoratori in formazione di Paesi terzi nell’ambito di trasferimenti intra-societari. L’entrata in vigore del provvedimento è l’11 gennaio 2017.
Le scritture contabili non possono essere esibite nel corso del giudizio tributario solo quando l’Agenzia delle entrate abbia avvisato di ciò il contribuente.
Difatti, la sanzione dell’inutilizzabilità della successiva produzione in sede contenziosa, prevista dall’art. 32 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, opera solo in presenza di un invito specifico e puntuale all’esibizione da parte del l’Amministrazione finanziaria purché accompagnato dall’avvertimento circa le conseguenze della sua mancata ottemperanza, che si giustifica – in deroga ai principi di cui agli artt. 24 e 53 Cost. – per la violazione dell’obbligo di leale collaborazione con il Fisco.
Lo stabilisce la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 233 del 09 gennaio 2017, relativa all’accertamento fiscale: Mancata esibizione, in sede amministrativa, dei libri, della documentazione e delle scritture all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate.
Nel caso di specie, Orbene, nel caso di specie è emerso che l’Agenzia non ha documentato che tale avvertimento fosse stato espresso nella richiesta di questionario inviata ai sensi del ricordato art. 32, sicché la censura mossa dal Fisco difetta del carattere dell’autosufficienza.
L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, contro la sentenza resa dalla CTR del Piemonte meglio indicata in epigrafe che ha confermato l’annullamento dell’accertamento notificato al contribuente disposto dal giudice di primo grado.
Il motivo di ricorso, con il quale l’Agenzia lamenta la violazione dell’art. 32 dPR n.600/73 per avere la CTR utilizzato ai fini della decisione i documenti prodotti in giudizio dalla parte contribuente ancorché la stessa non avesse risposto alla richiesta di acquisizione documentale inviatale con il questionario ritualmente inviatole, è, quindi, risultato inammissibile.
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Il regime forfetario di cui all’art. 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilità 2015), prevede l’applicazione di dell’imposta sostitutiva dell’IRPEF, delle addizionali IRPEF e dell’IRAP con l’aliquota nella misura del 15% del reddito determinato forfetariamente.
Per favorire l’avvio di nuove attività, l’art. 1, comma 65, della legge di stabilità 2015, stabilisce che la suddetta aliquota del 15% viene ridotta al 5% nei primi cinque periodi d’imposta in cui l’attività è esercitata, a condizione che siano rispettati i seguenti requisiti:
– il contribuente non deve aver esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività, un’altra attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare;
– l’attività da esercitare non deve costituire, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
– qualora venga proseguita un’attività svolta in precedenza da altro soggetto, l’ammontare dei relativi ricavi e compensi, realizzati nel periodo d’imposta precedente quello di riconoscimento del beneficio, non sia superiore ai limiti che, a seconda dell’attività, consentono l’accesso al regime (limiti di cui all’art. 1 comma 54, della legge di stabilità 2015).
– Il regime in esame non prevede una scadenza legata ad un numero di anni di attività o al raggiungimento di una particolare età anagrafica. La sua applicazione, pertanto, è subordinata solo al verificarsi delle condizioni e al possesso dei requisiti prescritti dalla legge.
– abbiano conseguito ricavi o percepito compensi non superiori a determinati limiti (ragguagliati all’anno nel caso di attività iniziata in corso di anno), diversificati in base al codice ATECO, che contraddistingue l’attività esercitata. Non concorrono alla determinazione del limite di riferimento i ricavi e i compensi derivanti dall’adeguamento agli studi di settore. Inoltre, quando il contribuente esercita più attività, contraddistinte da codici ATECO differenti, ai fini del diritto all’accesso o alla permanenza nel regime forfetario, occorre considerare il limite più elevato tra quelli fissati per ciascuna delle attività esercitate.
– abbiano sostenuto spese complessivamente non superiori a 5.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi erogati ai collaboratori, anche assunti per l’esecuzione di specifici progetti. Alla determinazione del limite concorrono gli utili di partecipazione erogati agli associati in partecipazione con apporto costituito da solo lavoro, nonché le somme corrisposte per le prestazioni di lavoro effettuate dall’imprenditore o dai suoi familiari
– il costo complessivo dei beni strumentali, al lordo degli ammortamenti, non superi, alla data di chiusura dell’esercizio, i 20.000 euro. Non concorrono alla formazione di detto limite i beni immobili, comunque acquisiti, e anche se detenuti in locazione, utilizzati per l’esercizio dell’impresa, arte o professione. Rilevano, invece, nel calcolo del limite: per i beni in locazione finanziaria, il costo sostenuto dal concedente; per i beni in locazione, noleggio e comodato, il valore normale degli stessi determinato alla data del contratto di locazione/noleggio o comodato; per i beni in proprietà, il prezzo di acquisto. I beni utilizzati promiscuamente per l’esercizio dell’impresa, arte o professione e per l’uso personale o familiare, concorrono alla formazione del predetto limite nella misura del 50%, indipendentemente dal loro effettivo utilizzo. Non concorrono, infine, al calcolo del limite dei 20.000 euro i beni strumentali all’esercizio dell’arte o della professione, ovvero all’esercizio dell’impresa il cui costo unitario non sia superiore a 516,45 euro.
– i soggetti che si avvalgono di regimi speciali ai fini IVA o di regimi forfetari di determinazione del reddito
– i soggetti non residenti, ad eccezione di coloro che risiedono in uno degli Stati membri dell’Unione europea, o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo, che assicuri un adeguato scambio di informazioni, e producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto
– i soggetti che effettuano, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati e relative porzioni o di terreni edificabili ovvero cessioni intracomunitarie di mezzi di trasporto nuovi
– i soggetti che partecipano a società di persone, ad associazioni professionali, di cui all’articolo 5 del TUIR, o a società a responsabilità limitata aventi ristretta base proprietaria che hanno optato per la trasparenza fiscale
– i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e/o assimilati di importo superiore a 30.000 euro, tranne nel caso in cui il rapporto di lavoro dipendente nell’anno precedente sia cessato (sempre che in quello stesso anno non sia stato percepito un reddito di pensione o un reddito di lavoro dipendente derivante da un altro rapporto di lavoro). Questa causa di esclusione è stata introdotta dalla legge di stabilità per il 2016, che contemporaneamente ha abrogato la disposizione che prevedeva, quale requisito per l’applicazione del regime forfetario, che nell’anno precedente il reddito dell’attività d’impresa, arte o professione esercitata fosse prevalente rispetto al reddito di lavoro dipendente o assimilato eventualmente percepito. Pertanto, è opportuno precisare che la disposizione abrogata continua ad avere effetto solo nei confronti dei contribuenti, che hanno adottato il regime forfetario nel corso del 2015. Invece, coloro che intendono applicare il regime di favore nel 2016 devono rispettare la nuova condizione (non devono, cioè, aver percepito nel 2015 un reddito di lavoro dipendente o assimilato superiore a 30.000 euro).
L’adozione del regime forfettario comporta una serie di semplificazioni sia ai fini Iva sia ai fini delle imposte dirette.
– numerare e conservazione delle fatture di acquisto e le bollette doganali;
– integrare le fatture per le operazioni di cui risultano debitori di imposta con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta, da versare entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni, senza diritto alla detrazione dell’imposta relativa.
La Legge 232/2016 (legge di Stabilità per il 2017) ha inserito alcune modifiche all’art.164 del TUIR in materia di deducibilità del costo delle auto nell’esercizio di impresa, arti e professioni.
In particolare, il comma 37 dell’art.1 della suddetta legge ha modificato il limite di deducibilità dei costi delle autovetture per gli agenti o rappresentanti di commercio come di seguito:
– 25.822,24 euro per gli autoveicoli di proprietà;
– 5.164,57 euro per gli autoveicoli in locazione o a noleggio.
Il primo limite non ha subito nella sostanza alcuna variazione. Il secondo limite ha, invece, subito un effettivo incremento passando dai 3.615,20 euro ai 5.164,57 euro dal 1° gennaio 2017.
La maggiore deduzione prevista per gli agenti rispetto ad imprese e lavoratori autonomi sul costo dell’auto di proprietà (da 18.075,99 euro a 25.822,24 euro), pari al 43% circa, viene dunque estesa anche al noleggio ed al leasing (da 3.615,20 euro a 5.164,57 euro).
Come è noto, le spese relative alle auto per gli agenti ed i rappresentanti di commercio, entro i citati limiti, sono deducibili all’80%, mentre l’Iva sulle medesime spese è integralmente detraibile.
Si tratta dell’obbligo di formazione continua ex art. 5 D.Lgs. n. 39 del 2010. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con il comunicato del 11 gennaio 2017, informa gli iscritti all’albo dei revisori legali, destinatari degli obblighi di formazione continua ex art. 5 del Decreto Legislativo n. 39 del 2010, che è stato istituito presso il MEF, senza oneri per la finanza pubblica né a carico della contribuzione annuale, un apposito Comitato didattico-scientifico per la formazione dei revisori legali.
Scopo del Comitato, che ha già avviato i propri lavori nella seduta di insediamento tenutasi lo scorso 20 dicembre, è di assicurare l’elaborazione di un programma annuale della formazione autorevole e conforme alle esigenze di aggiornamento professionale del revisore.
Sul Portale del MEF, dedicato alla revisione legale, verranno poi pubblicate tutte le notizie ufficiali inerenti le modalità di erogazione della formazione continua.
Dal 1° gennaio 2017 nuovi obblighi in materia di formazione continua del revisore legale
Tutto questo a seguito di quanto disposta dal D.Lgs. n. 135/2016, emanato in attuazione della direttiva 2014/56/UE. Tale Decreto ha notevolmente modificato il D.Lgs. n. 39/2010 in materia di revisione legale dei conti annuali e consolidati.
Il Decreto, tra le altre cose, aggiorna le regole sulla formazione del revisore legale dei conti.
Dunque, i soggetti iscritti nel Registro dei revisori legali sono tenuti al rispetto degli obblighi di formazione continua. Il periodo di formazione continua è triennale con decorrenza dal 1° gennaio al 31 dicembre di ciascun anno. Pertanto, ciascun iscritto (anche quelli iscritti nella sezione B) deve acquisire almeno 20 crediti formativi in ogni anno solare, per un totale di 60 in un triennio.
Gli iscritti nel Registro sono tenuti al rispetto degli obblighi di formazione continua che consiste nella partecipazione a programmi di aggiornamento professionale definiti annualmente dal Ministero dell’economia e delle finanze e finalizzati al perfezionamento e al mantenimento delle conoscenze teoriche e delle capacità professionali.
Almeno il 50% del programma sarà dedicato a materie che caratterizzano l’attività del revisore contabile, quali la gestione del rischio ed il controllo interno, i principi di revisione nazionali e internazionali, la disciplina e la tecnica professionale della revisione, la deontologia e l’indipendenza.
E’ lo stesso Ministero competente che verifica l’effettivo assolvimento degli obblighi formativi da parte degli iscritti al Registro ed irroga le previste sanzioni in caso di inadempimento: Si va dall’avvertimento, censura, all’applicazione di sanzioni (sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 150.000 euro), per arrivare alla la cancellazione dal Registro.
L’attività di formazione continua può essere svolta:
– attraverso la partecipazione a programmi di formazione a distanza erogati dal Ministero dell’economia e delle finanze, anche attraverso organismi convenzionati;
– presso società o enti pubblici e privati, provvisti di struttura territoriale adeguata alla natura dell’attività di formazione ed alle modalità di svolgimento dei programmi formativi, accreditati dal Ministero dell’economia e delle finanze attraverso la sottoscrizione di apposita convenzione.
Resta aperta la questione di come rendere equivalente la formazione a carico degli iscritti nel Registro dei revisori con quella necessaria per essere iscritti nell’Albo dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili, onde evitare che il professionista iscritto sia nel Registro che nell’Albo debba maturare almeno 150 (90 per i commercialisti + 60 per i revisori legali) crediti formativi per ogni triennio. La soluzione dovrebbe essere quella secondo cui l’attività di formazione prevista dagli Albi professionale venga riconosciuta equivalente se dichiarata conforme dal Ministero dell’economia e delle finanze. Occorre, quindi, che venga stipulato al più presto l’accordo tra il CNDCEC e il Ministero per gestire le procedure volte ad assicurare l’equivalenza, considerato che l’obbligo di formazione continua decorre dal 1° gennaio 2017.
6) Computer del professionista sequestrabile?
Per accertare il reato di dichiarazione infedele è legittimo il provvedimento di sequestro dei pc del professionista (nel caso di specie, di uno studio medico).
Secondo la Corte di Cassazione, sentenza n. 1159 del 2017, in presenza di dichiarazioni accusatorie secondo cui il software viene utilizzato per la gestione di una contabilità parallela, per rinvenire il corpo del reato può sempre disporsi la sua perquisizione. Poi l’utilizzo di un software attivabile solo con pen drive rende proporzionata l’ablazione dell’intero sistema informatico.
La Suprema Corte ritiene, quindi, possibile potere acquisire il computer di un contribuente anche se, al suo interno, vi siano dati sensibili di terzi (dei clienti e relative pratiche che, nel caso di un medico, potrebbero essere anche particolarmente delicate e coperte da riservatezza).
La vicenda decisa dalla Cassazione è scaturita da una indagine per dichiarazione infedele condotta nei confronti di tre odontoiatri. Il Pm aveva disposto il sequestro di attrezzature professionali, tra cui sette personal computer. Il ricorso dei professionisti è stato rigettato.
Secondo la Corte di legittimità, le attrezzature professionali, compresi i personal computer, sono qualificabili come cose pertinenti al reato o come corpo di reato. In presenza, pertanto, di dichiarazioni accusatorie in base alle quali il software applicativo viene utilizzato per la gestione di una contabilità parallela, è sempre possibile la sua perquisizione per rinvenire il corpo del reato su cui condurre ulteriori accertamenti.
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 380 del 10 gennaio 2017, ha sancito l’illegittimità dell’iscrizione di ipoteca, effettuata oltre un anno dalla notifica delle cartelle di pagamento, senza che sia preceduta da una comunicazione preventiva, finalizzata a garantire un confronto tra Fisco e contribuente.
L’iscrizione ipotecaria è, infatti, un atto lesivo della sfera giuridica patrimoniale del destinatario e necessita, così, dell’attivazione di un contraddittorio endoprocedimentale.
Tutto è cominciato con l’impugnazione presentata da un contribuente pressa la competente Commissione tributaria provinciale, contro un avviso di iscrizione di ipoteca disposto da Equitalia, poiché non era stato preceduto dalla preventiva notifica dell’intimazione ad adempiere prevista dall’articolo 50, comma 2, del DPR n.602/73, sebbene fosse trascorso oltre un anno dalla notifica delle relative cartelle di pagamento.
La Ctp adita accoglieva il ricorso del contribuente. La pronuncia, però, veniva riforma dalla Ctr adita dall’Ufficio.
Il contribuente proponeva, così, ricorso in Cassazione, lamentando la nullità dell’iscrizione ipotecaria effettuata dall’agente della riscossione senza preventiva comunicazione al contribuente. Quest’ultimo, infatti, non era stato posto nelle condizioni di poter far valere preventivamente le proprie ragioni.
Come è noto, l’articolo 50 del DPR n. 602/1973, che disciplina il termine per l’inizio dell’esecuzione, prevede che il concessionario della riscossione procede ad espropriazione forzata quando è inutilmente decorso il termine di sessanta giorni dalla notificazione della cartella di pagamento, salve le disposizioni relative alla dilazione ed alla sospensione del pagamento.
Bilanci 2016 in formato Xbrl: Sulla Gazzetta ufficiale n. 7 del 10 gennaio 2017 è stato pubblicato il comunicato del Ministero del commercio con l’estero sulle modifiche, apportate agli schemi di bilancio e alla nota integrativa dal Dlgs 139/15 che ha recepito la direttiva 34/13, hanno comportato l’aggiornamento del formato Xbrl (extensible business reporting language, articolo 2435-bis del Codice civile).
Le nuove tassonomie sono disponibili alla pagina web http://www.agid.gov.it/agenda-digitale/pubblica-amministrazione/formato-xbrl-dati-contabili.
Le micro imprese non possono applicare le disposizioni in materia di strumenti finanziari derivati e, pertanto, nel patrimonio netto è eliminata la Riserva per operazioni di copertura dei flussi finanziari attesi. Inoltre le micro-imprese sono esonerate dalla redazione della nota integrativa se in calce allo stato patrimoniale sono riportate le informazioni previste dai numeri 9 e 16 dell’articolo 2427 che riguardano impegni, garanzie, passività potenziali non risultanti dallo stato patrimoniale con indicazione della natura della garanzie reali prestate, impegni esistenti in materia di trattamento di quiescenza e simili, nonché relative ai compensi degli amministratori. Altra novità al debutto nella tassonomia Xbrl, che non riguarda le micro-imprese, è il rendiconto finanziario che diventa prospetto a sé stante, non più inserito nella nota integrativa come nella precedente versione della tassonomia: gli schemi sono due, diretto e indiretto. Lo schema di stato patrimoniale in forma completa recepisce le novità del decreto legislativo 139/15, con riferimento al patrimonio netto comuni al bilancio abbreviato: in particolare, eliminazione delle voci relative ai costi di pubblicità e di ricerca non più capitalizzabili; nuove voci relative a “imprese sorelle”, derivati, riserva negativa per azioni proprie in portafoglio. Parimenti, nello schema di conto economico sono inserite le voci relative a proventi/oneri finanziari con le citate società sorelle, ai derivati e, nella voce 20, le imposte relative ad esercizi precedenti che, a seguito dell’eliminazione della parte straordinaria del conto economico e pertanto della voce E.21, sono iscritte in una specifica sottovoce distinta dalle imposte dell’esercizio e dalla fiscalità differita. Anche i prospetti nella nota integrativa recepiscono le novità del Dlgs 139/15: per esempio, nel prospetto relativo alle voci di patrimonio netto (articolo 2427 n. 7-bis) sono presenti la Riserva per operazioni di copertura dei flussi finanziari attesi, collegata all’utilizzo di strumenti finanziari derivati e la Riserva negativa per azioni proprie in portafoglio. Per il bilancio consolidato, Xbrl riguarda solo gli schemi di bilancio, costituiti da stato patrimoniale, conto economico e rendiconto finanziario e non la nota integrativa.
(GU Serie Generale n. 7 del 10-1-2017)
Ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 dicembre 2008, recante «Specifiche tecniche del formato elettronico elaborabile (XBRL) per la presentazione dei bilanci di esercizio e consolidati e di altri atti al registro delle imprese», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 31 dicembre 2008, n. 304, ai fini di cui all’art. 2, comma 1, lettera m,) e all’art. 5, comma 4, del predetto decreto, AgID (Agenzia per l’Italia digitale) ha reso noto che e’ disponibile dal giorno 21 novembre 2016 sul proprio sito istituzionale www.agid.gov.it la nuova versione delle tassonomie dei documenti che compongono il bilancio ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dall’art. 3, comma 1, del medesimo decreto. Le nuove tassonomie sono disponibili sul predetto sito alla pagina <http://www.agid.gov.it/agenda-digitale/pubblica-amministrazione /formato-xbrl-dati-contabili> Tenuto conto dell’avviso pubblicato sul sito dell’Associazione XBRL, l’obbligo di presentazione nel predetto formato elettronico elaborabile è assolto esclusivamente nel rispetto delle nuove tassonomie
Commercialisti: è entrato in vigore il Codice delle sanzioni disciplinari che introduce il cd. “pugno di ferro”. Se fino ad oggi sulla formazione ci si è mossi in ordine sparso e senza vivere l’aggiornamento professionale come un vero e proprio “ obbligo”, oggi le cose cambiano.
Per chi nel triennio (che parte dal 1° gennaio 2017) non matura i 90 crediti che è tenuto a conseguire è prevista la sospensione dall’esercizio professionale fino a tre mesi; con meno di 30 crediti nel triennio la sospensione può arrivare a due mesi; tra 30 e 60 crediti si può essere sospesi per massimo un mese, con almeno 60 crediti è prevista la censura. Le sanzioni raddoppiano se il comportamento viene reiterato nel triennio successivo. Va detto che le misure sanzionatorie ricalcano quelle previste dalle precedenti «Linee guida ai fini dell’applicazione delle sanzioni disciplinari in caso di inadempimento dell’obbligo formativo». Ma prima si trattava, appunto, di linee guida “derogabili”, ora la derogabilità non è più ammessa.
A portare avanti in questi anni la stesura del Codice delle sanzioni è stato Giorgio Luchetta, consigliere nazionale delegato alla materia, rieletto tra i consiglieri della lista di Massimo Miani. «Il Codice delle sanzioni – spiega Luchetta – nasce per armonizzare su tutto il territorio la disciplina sanzionatoria; e abbiamo deciso di essere giusti, ma severi – aggiunge – perché la categoria vuole essere di esempio alla società civile».
Il Codice è composto da 29 articoli e diviso in due titoli: il primo titolo, sulle «Disposizioni disciplinari» è costituito da 10 articoli ed è dedicato alla struttura delle sanzioni mentre il secondo titolo, di 19 articoli, individua i minimi e i massimi delle sanzioni che i consigli di disciplina territoriali saranno tenuti ad applicare – secondo la logica di “armonizzazione” che sta alla base del Codice – in relazione ai singoli illeciti disciplinari.
Le sanzioni disciplinari sono tre:
– la sospensione dall’esercizio professionale per un periodo di tempo non superiore a due anni;
In presenza si violazioni particolarmente lievi si prevede il «richiamo verbalizzato» , che non è ancora una sanzione, ma ha valore di aggravante nel caso il comportamento venga ripetuto.
«Tramite le sanzioni – spiega Luchetta – dobbiamo garantire ai nostri colleghi l’equità della giustizia domestica e dobbiamo essere capaci di applicarla con competenza e senza disparità di trattamento».
Il nuovo Codice dovrà essere applicato dai Consigli di disciplina; per chi ne fa parte è prevista una preparazione ad hoc. «Inizialmente la formazione doveva partire a dicembre – ricorda Luchetta – ma il periodo elettorale ha ritardato i tempi. Appena il nuovo Consiglio sarà operativo si potrà avviare la formazione e-learning, che riconoscerà dei crediti formativi, dove i docenti saranno avvocati, giudici e anche psicologi».
Una formazione che servirà non solo a svolgere al meglio il proprio lavoro ma anche a tutela del proprio operato. La mancata o non corretta applicazione del Codice delle sanzioni da parte dei membri della Commissione di disciplina, infatti, sarà a sua volta giudicata.
I comportamenti sanzionati riguardano la violazione dei doveri di formazione, di integrità, di obiettività, di competenza. Punita anche la mancanza dell’assicurazione, o la tenuta di comportamenti scorretti verso i clienti, i colleghi, gli enti istituzionali di categoria, i dipendenti, i collaboratori e i tirocinanti. In nessun caso viene prevista come prima sanzione la radiazione dall’Albo, che sarà comminata in presenza di aggravanti, come la continuità o la pluralità dei comportamenti scorretti .
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La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 7/2017, ha accolto le ragioni della Cassa dei dottori commercialisti, che così chiude una battaglia pluriennale, avviata dall’indomani della spending review di Monti del 2012 e passata attraverso il Consiglio di Stato che nel giugno 2015 ha portato la questione sui tavoli dei giudici delle leggi. L’art. 8, comma 3 del Decreto 95/2012 ha presentato a tutti gli enti inclusi nell’elenco Istat della pubblica amministrazione una doppia richiesta: ridurre del 5% nel 2012 e del 10% dal 2013 (rispetto ai livelli del 2010) i propri «consumi intermedi», vale a dire in pratica le spese di funzionamento, e versare i risparmi al bilancio nello Stato. Secondo la Corte, la seconda richiesta è illegittima: limita in modo irragionevole la libertà economica dei cittadini (art. 3 della Costituzione), viola i diritti previdenziali (art. 38) e non rispetta il principio del buon andamento della P.A. (art. 97).
Il regime di non imponibilità Iva si applica solo per le navi che viaggiano oltre le 12 miglia.
Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 2/E del 12 gennaio 2017, con la quale fornisce chiarimenti in merito alla corretta interpretazione della nozione di “navi adibite alla navigazione in alto mare”, rilevante per l’applicazione del regime di non imponibilità Iva (articolo 8-bis, lettera a, Dpr 633/1972).
Tale norma recepisce nell’ordinamento nazionale quanto stabilito dal diritto europeo in materia di esenzione di talune cessioni di beni e prestazioni di servizi relative alle navi adibite alla navigazione in alto mare e al trasporto a pagamento di passeggeri o utilizzate nell’esercizio di attività commerciale, industriale e della pesca (articolo 148, lettera a, direttiva 112/2006/Ce, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto).
Sull’esatta portata del regime di esenzione, la Corte di giustizia Ue è intervenuta in più occasioni.
Gli eurogiudici hanno innanzitutto precisato che, per beneficiare del regime di non imponibilità, la condizione della navigazione “in alto mare” non si riferisce alle navi impiegate in operazioni di salvataggio o di assistenza in mare e a quelle adibite alla pesca costiera (cfr Cgue, Elmeka, cause riunite, C-181/04 e C-183/04). Infatti, tale condizione deve essere soddisfatta con esclusivo riferimento alle navi che effettuano servizio di trasporto a pagamento di passeggeri ovvero sono impiegate in attività commerciali, industriali e della pesca.
Inoltre, gli Stati membri, nell’applicare il regime di non imponibilità, non possono basarsi esclusivamente su criteri oggettivi, quali la lunghezza o la stazza delle imbarcazioni (cfr Cgue, Commissione/Francia, C-197/12). Peraltro, per delimitare i confini del regime in esame, occorre fare riferimento anche alla Convenzione di Montego Bay, in base alla quale per “alto mare” deve intendersi quella parte di mare che eccede il limite massimo di 12 miglia nautiche misurate a partire dalle linee di base previste dal diritto internazionale.
Sulla base delle indicazioni fornite dalla giurisprudenza europea e di quanto previsto dalla citata Convenzione, l’Agenzia delle Entrate, quindi, precisa che, nell’ambito dell’ordinamento interno, una nave possa essere considerata “adibita alla navigazione in alto mare” se, con riferimento all’anno precedente, ha effettuato in misura superiore al 70% viaggi oltre le 12 miglia marine. Tale condizione, inoltre, deve essere verificata per ciascun periodo d’imposta sulla base di documentazione ufficiale.
Infine, l’amministrazione finanziaria chiarisce anche i limiti in cui il regime di non imponibilità può essere applicato in via anticipata con riferimento agli acquisti di navi in fase di costruzione ovvero di navi che non hanno ancora effettuato alcun viaggio in mare.
In entrambe le ipotesi, è necessaria un’apposita dichiarazione dell’armatore, dalla quale risulti che la nave sarà effettivamente adibita alla navigazione in alto mare. La condizione della navigazione in alto mare oltre il 70% dei viaggi deve essere verificata entro un anno dal varo, salvo variazioni dell’imposta (articolo 26 del Dpr 633/1972).
L’Inps interviene con il messaggio n. 99/17 sulle conseguenze dell’art. 2, co. 71 della legge n. 92/02 che ha disposto, a far tempo dal primo gennaio 2017, l’abrogazione dei seguenti trattamenti erogati in caso di disoccupazione involontaria:
– indennità di mobilità ordinaria;
– trattamento speciale di disoccupazione per l’edilizia di cui agli artt. 9 – 19 della legge n. 427/75.
La legge 92/12 ha, inoltre, abrogato la possibilità di iscrizione nelle liste di mobilità a decorrere dal primo gennaio 2017; a decorrere dalla stessa data sono altresì espressamente abrogate le disposizioni che prevedono incentivi per l’assunzione dei lavoratori iscritti nelle liste di mobilità.
Cessazione dell’obbligo di versamento dei contributi di mobilità e di disoccupazione speciale nell’edilizia:
dal 1° gennaio 2017 i datori di lavoro già soggetti agli obblighi contributivi sopra richiamati, non saranno più tenuti al versamento della predetta contribuzione, salvo quanto di seguito indicato. A partire da gennaio 2017, le procedure di calcolo delle denunce contributive UniEmens saranno implementate al fine di recepire le suddette disposizioni.
Recupero delle somme versate a titolo di anticipazione del contributo d’ingresso alla mobilità:
le aziende che abbiano avviato una procedura di licenziamento collettivo ex artt. 4 e 24 della legge 223/91 ed adottato licenziamenti entro il 30 dicembre 2016, sono comunque tenute al versamento sia dell’anticipazione che del contributo d’ingresso alla mobilità.
Abrogazione degli incentivi per l’assunzione di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità:
gli incentivi disciplinati dall’articolo 8, commi 2 e 4, e dall’articolo 25, comma 9, della legge 223/1991 troveranno applicazione fino alla loro naturale scadenza per le assunzioni, trasformazioni o proroghe effettuate entro il 31 dicembre 2016, anche se il termine di fruizione dell’incentivo dovesse scadere successivamente alla suddetta data. Per le assunzioni, proroghe o trasformazioni effettuate in data successiva al 31 dicembre 2016, il regime agevolato non potrà trovare applicazione, a prescindere dalla data di iscrizione del lavoratore nelle liste di mobilità.
(Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 12 gennaio 2017)