Source: http://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/suolo/faq-su-terre-e-rocce-da-scavo
Timestamp: 2018-09-20 21:50:08+00:00
Document Index: 747656

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 11', 'art. 7', 'art. 27', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 6', 'art. 185', 'art. 24', 'art. 185', 'art. 185', 'art. 21', 'art. 24', 'art. 185', 'art. 20', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 21']

FAQ su Terre e rocce da scavo — ARPA Veneto
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Cosa si intende per normali pratiche industriali?
Per opere non VIA/AIA, in quale momento dell’iter di approvazione e realizzazione del progetto dell’intervento che prevede lo scavo deve essere presentata la dichiarazione?
Cosa fare in caso di superamento dei limiti attribuibile a fondo naturale?
Se i lavori di scavo in un cantiere sono iniziati prima del 22 agosto 2017 ed è stata effettuata l’indagine ambientale, i campionamenti e la compilazione dei MOD1 e 2 secondo quanto previsto dalla normativa all'epoca vigente; considerato che lo scavo è stato effettuato e si sta procedendo alla fine dei lavori, è necessario compilare ed inviare ad ARPAV la Dichiarazione di Avvenuto Utilizzo ai sensi dell'art. 7 del DPR 120/2017 in luogo del MOD 2 di cui alla precedente normativa?
Può essere conferito terreno da scavo (valori entro colonna A) ad un privato che necessita di pochi metri cubi di materiale per la sistemazione del proprio giardino? In caso affermativo come deve essere compilata la dichiarazione di utilizzo non avendo questo tipo di intervento alcun titolo autorizzativo?
Se ho intenzione di avviare le terre da scavo a smaltimento come rifiuto devo inviare la dichiarazione ai sensi dell’art. 21 del DPR 120/2017?
MODALITA' DI INVIO E MODIFICA DELLA DICHIARAZIONE
Come deve essere inviata la dichiarazione obbligatoria per il riutilizzo fuori cantiere dei materiali di scavo prevista dall’art. 21 del DPR 120/2017?
Sono possibili delle modifiche rispetto a quanto dichiarato nella dichiarazione di utilizzo?
Attraverso la nuova procedura online, è sufficiente la compilazione / validazione / approvazione online della pratica, oppure è necessario comunque inviare anche una posta certificata con il modello firmato scannerizzato in pdf?
È richiesto il re-invio della dichiarazione di utilizzo solo qualora le variazioni apportate al progetto originale comportino variazioni nei volumi di scavo o anche per modifica di altri requisiti e condizioni?
Nell’ambito della richiesta del permesso a costruire il comune mi chiede di consegnare anche la dichiarazione di utilizzo per la gestione delle terre e rocce da scavo. Come faccio ad indicare nella dichiarazione gli estremi del titolo autorizzativo se ancora non ho ottenuto il permesso?
Quale documentazione è necessaria per il trasporto del materiale di scavo?
L’allegato 7 al DPR 120/2017 – Documento di trasporto – deve esse utilizzato esclusivamente il modello nella stesura presente nella Gazzetta Ufficiale o può essere condensato, mantenendo gli stessi contenuti, in un'unica facciata di formato A4?
RIUTILIZZO COMPLETO IN SITO
Come si fa a dimostrare che non è contaminato il materiale scavato che deve essere interamente riutilizzato in cantiere?
Se il materiale scavato viene riutilizzato completamente all’interno dello stesso cantiere nel quale è stato scavato è necessario compilare ed inviare la dichiarazione?
Nel caso di riutilizzo nello stesso sito di produzione dove nel raggio di 300 e 400 m ho la presenza di due analisi (da database ARPAV), posso utilizzarle per dimostrare la non contaminazione?
Se non invio la dichiarazione all’ARPAV perché riutilizzo tutto il materiale nel cantiere di produzione devo inviare i risultati delle analisi?
RIUTILIZZO IN PROCESSO PRODUTTIVO
Tra le destinazioni a processo produttivo può essere compreso anche il conferimento ad impianto di vagliatura inerti?
Una fornace può ritirare argilla proveniente da scavo, per la produzione di manufatti, con valori delle concentrazioni soglia di contaminazione compresi tra colonna A e B (in genere il parametro che supera i valori della colonna A è l’Arsenico) ? Se sì deve avere qualche particolare autorizzazione?
ACCERTAMENTI ANALITICI
Quando è necessario fare le analisi della terra da scavare?
Le analisi eseguite su terre e rocce da scavo per un piano di lottizzazione o PUA possono essere utilizzate successivamente anche per gli scavi di fondazione nei singoli lotti?
Nel caso tra i materiali di scavo si sia riscontrata la presenza di materiali di riporto quali accertamenti è necessario fare ai fini del loro riutilizzo?
Se ho del materiale di scavo in deposito temporaneo riferibile a specifici permessi di scavo e richiesta di deposito temporaneo sul quale sono state eseguite le analisi, posso avviarlo a riutilizzo ai sensi dell’art. 21 del DPR 120/2017?
Se non si conosce la destinazione finale del materiale di scavo si può indicare nella dichiarazione solo il sito di deposito intermedio?
Nel caso l’intervento di scavo sia previsto nell’ambito di un miglioramento fondiario è sufficiente presentare la dichiarazione per procedere con l’esecuzione dei lavori?
ARPAV può richiedere chiarimenti o integrazioni?
ARPAV deve effettuare controlli?
Quali sono i materiali da scavo interessati da DPR 120/2017?
Ciò che è previsto all'allegato 3 del DPR 120/2017, in particolare:
la selezione granulometrica delle terre e rocce da scavo, con l’eventuale eliminazione degli elementi/materiali antropici;
la stesa al suolo per consentire l’asciugatura e la maturazione delle terre e rocce da scavo al fine di conferire alle stesse migliori caratteristiche di movimentazione, l’umidità ottimale e favorire l’eventuale biodegradazione naturale degli additivi utilizzati per consentire le operazioni di scavo.
Rispetto alla normativa precedente non è più incluso il trattamento a calce.
Sì; il comma 1 dell’art. 21 del DPR 120/2017 prevede che la dichiarazione obbligatoria da inviare ad ARPA deve contenere gli estremi delle autorizzazioni per la realizzazione delle opere.
Per opere non VIA/AIA, in quale momento dell’iter di approvazione del progetto dell’intervento che prevede lo scavo deve essere presentata la dichiarazione?
15 giorni prima dell’inizio lavori (art. 21 del DPR 120/2017).
In adempimento a quanto previsto dall’art. 11 del DPR 120/2017, i valori che superano i limiti tabellari ma sono più bassi dei valori di fondo naturale definiti da ARPAV per i suoli del Veneto e pubblicati nel volume “Metalli e metalloidi nei suoli del Veneto” scaricabile anche dal sito internet di ARPAV, possono essere considerati non contaminati purchè siano riutilizzati nella stessa unità deposizionale/fisiografica così come definita nel volume sopraccitato, o in un’altra unità con valori di fondo maggiori o uguali, o in alternativa potranno essere riutilizzati in aree ad uso commerciale e industriale qualora i valori riscontrati siano inferiori alle CSC di colonna B. È escluso un riutilizzo in aree diverse.
No in quanto non si tratta di una richiesta di autorizzazione, ma di una attestazione del rispetto delle condizioni previste dalla norma sotto la responsabilità del dichiarante.
Se i lavori di scavo in un cantiere sono iniziati prima del 22 agosto 2017 ed è stata effettuata l’indagine ambientale, i campionamenti e la compilazione dei MOD1 e 2 secondo quanto previsto dalla normativa all’epoca vigente; considerato che lo scavo è stato effettuato e si sta procedendo alla fine dei lavori, è necessario compilare ed inviare ad ARPAV la Dichiarazione di Avvenuto utilizzo ai sensi dell’art. 7 del DPR 120/2017 in luogo del MOD 2 previsto dalla precedente normativa
L’art. 27 del DPR 120/2017 prevede che i piani e progetti approvati prima dell’entrata in vigore del DPR 120/2017 restino disciplinati dalla relativa normativa previgente. Con l’utilizzo dell’applicativo web l’eventuale modifica della dichiarazione e il modello 2 vengono generati lo schema degli Allegati 6 e 8 al DPR 120/2017 che da questo momento sostituiscono la precedente modulistica regionale.
Può essere conferito terreno da scavo (valori entro colonna A) ad un privato che necessita di pochi metri cubi di materiale per la sistemazione del proprio giardino? In caso affermativo come deve essere compilata la dichiarazione non avendo questo tipo di intervento alcun titolo autorizzativo?
Basta indicare che si tratta di intervento di edilizia libera dopo aver verificato presso gli uffici comunali che l’intervento richiesto non prevede specifici adempimenti; alla voce “titolo abilitativo” sarà da inserire la dicitura “non richiesto”.
Come deve essere inviata la dichiarazione obbligatoria per il riutilizzo fuori cantiere dei materiali di scavo prevista dall’art. 21 del DPR 120/2017 ?
La dichiarazione generata dall'applicativo, firmata e scansionata deve essere inviata via PEC all'indirizzo terrerocce@pec.arpav.it.
Sì, con l’aggiornamento della dichiarazione sempre utilizzando l’applicativo web Terre e rocce da scavo raggiungibile dalla pagina Suolo/Terre e rocce da scavo del sito internet di ARPAV. Decorsi 15 giorni dalla trasmissione della dichiarazione aggiornata, le terre e rocce da scavo oggetto di modifica possono essere gestite in conformità alla dichiarazione aggiornata. Qualora la variazione riguardi il sito di destinazione o il diverso utilizzo delle terre e rocce da scavo, l’aggiornamento della dichiarazione può essere effettuato per un massimo di due volte, fatte salve eventuali circostanze sopravvenute, impreviste o imprevedibili.
Attraverso la nuova procedura online, è sufficiente la compilazione / validazione / approvazione online della pratica, oppure è necessario comunque inviare anche una posta certificata con la dichiarazione firmata e scannerizzata in pdf?
E’ necessario comunque l’invio del modello firmato (scansione o file firmato digitalmente) all’indirizzo PEC terrerocce@pec.arpav.it.
La variazione della quantità in aumento rispetto alle previsioni ha conseguenze anche sull'utilizzo presso il sito di destinazione e pertanto rappresenta comunque una modifica che deve essere comunicata, così come variazioni della durata prevista, del sito di deposito intermedio, per modifica o aggiunta di siti di destinazione.
Nell'ambito della richiesta del permesso a costruire il comune mi chiede di consegnare anche la dichiarazione di utilizzo per la gestione delle terre e rocce da scavo. Come faccio ad indicare nella dichiarazione 1 gli estremi del titolo autorizzativo se ancora non ho ottenuto il permesso?
Spesso si riscontra l’obbligo imposto da alcuni comuni (ad es. nell'ambito dei procedimenti SUAP) di presentare la dichiarazione obbligatoria per le terre e rocce da scavo insieme con la documentazione di richiesta del permesso a costruire. In realtà la dichiarazione deve essere inviata una volta ottenuto il permesso, secondo quanto previsto dall’art. 21 del DPR 120/2017. Nell'impossibilità di procedere in questo modo si potrà compilare la dichiarazione di utilizzo indicando nell'autorizzazione “in attesa del rilascio dell’autorizzazione” e non si confermerà la pratica a fine compilazione (la pratica rimane allo stato “Creato” e la dichiarazione in formato PDF presenterà la serigrafia “BOZZA”); una volta ottenuta l’autorizzazione la dichiarazione dovrà essere modificata riportando gli estremi dell’atto di autorizzazione, confermata, stampata, firmata ed inviata ad ARPAV.
Come prevede l’art. 6 del DPR 120/2017 " il trasporto fuori dal sito di produzione è accompagnato dalla documentazione indicata nell'allegato 7” disponibile al seguente link: http://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/suolo/file-e-allegati/DT_DPR120_2017.pdf.
Può essere condensato, l’importante è che tutte le informazioni richieste dall’Allegato 7 pubblicato in G.U. siano contenute nel modulo utilizzato.
L'art. 185 comma 1 lett. c) prevede appunto che sia escluso dal campo di applicazione della normativa sui rifiuti il terreno NON CONTAMINATO riutilizzato allo stato naturale nello stesso sito di produzione, disposizione confermata dall’art. 24 del DPR 120/2017.
La non contaminazione, qualora necessario, va verificata ai sensi dell’Allegato 4 del DPR 120/2017 mediante verifica del rispetto dei limiti di cui alla tabella 1 All. 5 Tit. V p. IV del TUA e quindi con un prelievo ed analisi dei materiali.
Se il materiale scavato viene riutilizzato completamente all'interno dello stesso cantiere nel quale è stato scavato è necessario compilare ed inviare la dichiarazione?
Qualora il progetto preveda il riutilizzo integrale del terreno scavato allo stato naturale all’interno dello stesso cantiere di produzione si applica la clausola di esclusione di cui all’art. 185 del D. Lgs. 152/06 purché il materiale sia non contaminato e riutilizzato allo stato naturale. In questo caso è prevista la compilazione dell’Autocertificazione predisposta dalla Regione Veneto (Circolare n. 127310 del 25/3/2014) e l’invio SOLAMENTE al comune in cui si trova il sito di produzione.
L’accertamento della non contaminazione ai sensi dell’art. 185 del D. Lgs. 152/2006" esclusivamente per cantieri di modeste dimensioni può non necessariamente richiedere un accertamento analitico e quindi in questo caso possono essere usate come ulteriori elementi di valutazione anche analisi chimiche eseguite nei dintorni.
Compilando il modello di autocertificazione per mezzo dell’applicativo web Terre e rocce da scavo raggiungibile dalla pagina http://www2.arpa.veneto.it/terrerocce/ vengono trasmessi i risultati analitici ad ARPAV. In questo caso, attualmente, per inserire le analisi è necessario spuntare la seconda voce “voce riutilizzo (anche parziale) fuori dal sito ….” indicando tutta la volumetria scavata e, nella schermata successiva (4), si dovrà indicare come sito di destino il sito stesso specificando nella “Descrizione intervento” riutilizzo completo in sito. A conclusione dei lavori non sarà necessario l’invio della dichiarazione di avvenuto utilizzo (ex modello 2).
L'impianto di vagliatura può essere una delle possibili destinazioni qualora il terreno contenga anche degli inerti da vagliare (ghiaia, pietrame o materiali di riporto o simili). Secondo il DPR 120/2017 (Allegato 4) quando il materiale da scavo presenta concentrazioni tra colonna A e colonna B della tabella1, All. 5, Tit. V, Parte IV del T.U.A.. il riutilizzo in processo produttivo è possibile solo nel caso in cui il processo preveda la produzione di prodotti merceologicamente ben distinti dalle terre e rocce.
Il DPR 120/2017 Allegato 4 prevede che: “Il riutilizzo in impianti industriali quale ciclo produttivo di destinazione delle terre e rocce da scavo in cui la concentrazione di inquinanti è compresa tra i limiti di cui alle colonne A e B, Tabella 1, Allegato 5, al Titolo V, della Parte IV, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è possibile solo nel caso in cui il processo industriale di destinazione preveda la produzione di prodotti o manufatti merceologicamente ben distinti dalle terre e rocce da scavo e che comporti la sostanziale modifica delle loro caratteristiche chimico-fisiche iniziali.”
Chi intende riutilizzare le terre da scavo per destinazione a recuperi, ripristini, rimodellamenti, riempimenti ambientali o altri utilizzi su/ suolo, deve dimostrare che non sono superati i valori delle concentrazioni soglia di contaminazione di cui alle colonne A e B della tabella 1 dell'allegato 5 alla parte IV del decreto legislativo n. 152 del 2006, con riferimento alle caratteristiche delle matrici ambientali e alla destinazione d'uso urbanistica del sito di destinazione. Poiché tale dimostrazione è possibile solo avendo a disposizione i valori di concentrazione dei potenziali contaminanti nel terreno da scavare, l’analisi deve essere sempre fatta, sia quando il terreno è destinato a riutilizzo in un sito diverso da quello di produzione (art. 21 del DPR 120/2017) sia in caso di riutilizzo nel sito di produzione (art. 24 del DPR 120/2017); in quest’ultimo caso e esclusivamente per cantieri di modeste dimensioni si ritiene che l’accertamento della non contaminazione ai sensi dell’art. 185 del D. Lgs. 152/2006" può non necessariamente richiedere un verifica analitica.
Sì, a condizione che il/i campione/i eseguito/i sia/siano prelevato/i in modo da essere il più possibile rappresentativo/i della massa di terreno oggetto di indagine e che le indagini risalgano a non più di due anni.
Secondo quanto prevede l’articolo 4 comma 3 del DPR 120/2017 “Nei casi in cui le terre e rocce da scavo contengano materiali di riporto, la componente di materiali di origine antropica frammisti ai materiali di origine naturale non può superare la quantità massima del 20% in peso, da quantificarsi secondo la metodologia di cui all'allegato 10. Oltre al rispetto dei requisiti di qualità ambientale di cui al comma 2, lettera d), le matrici materiali di riporto sono sottoposte al test di cessione, effettuato secondo le metodiche di cui al DM 5 febbraio 1998, per i parametri pertinenti, ad esclusione del parametro amianto, al fine di accertare il rispetto delle concentrazioni soglia di contaminazione delle acque sotterranee, di cui alla Tabella 2, Allegato 5, al Titolo 5, della Parte IV, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, o, comunque, dei valori di fondo naturale stabiliti per il sito e approvati dagli enti di controllo.”
Se ho del materiale di scavo in deposito temporaneo riferibile a specifici permessi di scavo e richiesta di deposito temporaneo sul quale sono state eseguite le analisi, posso avviarlo a riutilizzo ai sensi del DPR 120/2017?
Il materiale da scavo può essere riutilizzato come sottoprodotto ai sensi dell'art. 20 del DPR 120/2017 solamente nel rispetto dei 4 requisiti indicati all’art. 4 del medesimo, il primo dei quali è "...il loro riutilizzo…si realizza…nel corso dell’esecuzione di opere…o in processi produttivi..."; pertanto se, come nel caso indicato, il materiale è già stato scavato e depositato senza che fosse preventivamente definita la destinazione, il requisito di cui sopra non è rispettato ed il materiale non può essere gestito come sottoprodotto ma solo come rifiuto.
No, non ha senso inviare la dichiarazione è incompleta e le terre non sono sottoprodotto se non viene indicato il sito di riutilizzo o l’impianto di conferimento. Infatti secondo l’art. 4 del DPR 120/2017 le terre e rocce da scavo possono essere considerate sottoprodotto se il loro RIutilizzo si realizza nel corso dell’esecuzione della stessa opera o di altre opere di reinterri, riempimenti, rimodellazioni, rilevati, miglioramenti fondiari o viari, recuperi ambientali o in processi produttivi in sostituzione di materiali di cava.
No, in questo caso è previsto un nulla osta da parte di ARPAV secondo le seguenti fasi:
1)	Verifica da parte di ARPAV Servizio Osservatorio Suolo e Bonifiche della completezza dell’indagine ambientale eseguita presso i siti di produzione delle terre anche nel caso di materiale proveniente da cantieri diversi. Nel caso venissero riscontrate delle carenze informative o documentali potranno essere richieste integrazioni, con la sospensione dei tempi del procedimento, al richiedente.
2) Comunicazione al richiedente, entro 30 giorni dal ricevimento della documentazione, del nulla osta di ARPAV relativo alla completezza dell’indagine ambientale eseguita presso i siti di produzione delle terre”.
3) Invio da parte del proponente ad ARPAV Servizio Osservatorio Suolo e Bonifiche (all’indirizzo terrerocce@pec.arpav.it) della modulistica prevista dalla normativa in tema di gestione delle terre e rocce da scavo, redatta utilizzando l’applicativo web regionale, almeno 15 giorni prima dell’inizio lavori per il materiale scavato nel sito oggetto di miglioramento, unitamente a copia dell’analoga modulistica relativa ai materiali scavati in altri siti e destinati al riutilizzo nel sito oggetto di miglioramento fondiario. La dichiarazione dovrà contenere gli estremi dell’atto di autorizzazione regionale.
Sì, ai sensi dell’art. 71, comma 3, del DPR 445/2000, qualora la dichiarazione presenti delle irregolarità o delle omissioni rilevabili d’ufficio, non costituenti falsità, ARPA ne dà notizia al'’interessato (e al Comune competente) che deve regolarizzare o completare la dichiarazione.
Sì, ai sensi dell’art. 71, comma 1, del DPR 445/2000 e sulla base di una programmazione annuale secondo quanto previsto dal comma 6 articolo 21 del DPR 120/2017, ARPAV deve effettuare controlli, anche a campione e in tutti i casi in cui sorgano dubbi sulla veridicità di quanto dichiarato. I costi dei controlli eseguiti ai sensi dell’art. 21 comma 6 del DPR 120/2017 sono a carico del dichiarante.
ultima modifica 13/02/2018 10:50