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Matched Legal Cases: ['art. 172', 'art. 33', 'art. 17', 'art. 97', 'art. 16', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 64', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 64', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3']

Il valore legale del titolo di studio - PDF
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1 XVI legislatura Il valore legale del titolo di studio Contesto europeo ed elementi di legislazione comparata marzo 2011 n. 280 ufficio ricerche sulla legislazione comparata e per le relazioni con il C.E.R.D.P.
2 Servizio Studi Direttore: Daniele Ravenna Segreteria tel. 6706_2451 Uffici ricerche e incarichi Documentazione Settori economico e finanziario Documentazione economica Reggente ufficio: S. Moroni _3627 Emanuela Catalucci _2581 Silvia Ferrari _2103 Questioni del lavoro e della salute Simone Bonanni _2932 Capo ufficio: M. Bracco _2104 Luciana Stendardi _2928 Michela Mercuri _3481 Attività produttive e agricoltura Beatrice Gatta _5563 Capo ufficio: G. Buonomo _3613 Documentazione giuridica Ambiente e territorio Vladimiro Satta _2057 Capo ufficio: R. Ravazzi _3476 Letizia Formosa _2135 Anna Henrici _3696 Infrastrutture e trasporti Gianluca Polverari _3567 Capo ufficio: F. Colucci _2988 Antonello Piscitelli _4942 Questioni istituzionali, giustizia e cultura Capo ufficio: F. Cavallucci _3443 S. Marci _3788 Politica estera e di difesa Reggente ufficio: A. Mattiello _2180 Reggente ufficio: A. Sanso' _2451 Questioni regionali e delle autonomie locali, incaricato dei rapporti con il CERDP Capo ufficio: F. Marcelli _2114 Legislazione comparata Reggente ufficio: S. Marci _3788 I dossier del Servizio studi sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. Il Senato della Repubblica declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge. I contenuti originali possono essere riprodotti, nel rispetto della legge, a condizione che sia citata la fonte.
3 XVI legislatura Il valore legale del titolo di studio Contesto europeo ed elementi di legislazione comparata marzo 2011 n. 280 a cura di: S. Marci Classificazione Teseo: Diplomi e titoli di studio. Qualifica professionale. Accesso al pubblico impiego. Stati esteri. Unione europea.
5 I N D I C E 1. IL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO IN ITALIA TITOLI DI STUDIO E OGGETTO DEI CORSI DI STUDIO IL CONTESTO EUROPEO (1): LA CREAZIONE DELLO SPAZIO EUROPEO DELL'ISTRUZIONE SUPERIORE E LE GARANZIE DELLA QUALITÀ DELL'ISTRUZIONE UNIVERSITARIA IN EUROPA L'antefatto: il sistema ECTS La Convenzione di Lisbona sul riconoscimento dei titoli di studio La Dichiarazione della Sorbona e il Processo di Bologna - lo Spazio europeo dell'istruzione superiore In particolare, profili europei della garanzia della qualità dell'istruzione superiore La responsabilità pubblica in materia di insegnamento superiore e di ricerca Il ranking universitario L'attuazione del Processo di Bologna in Italia IL CONTESTO EUROPEO (2): LA NORMATIVA EUROPEA SUL RICONOSCIMENTO DELLE QUALIFICHE PROFESSIONALI QUALITÀ DELL'ISTRUZIONE UNIVERSITARIA E ACCESSO ALLE PROFESSIONI IN INGHILTERRA E NEGLI STATI UNITI D'AMERICA Inghilterra La valutazione esterna dell'istruzione universitaria L'accesso alla professione di avvocato L'accesso alla professione di ingegnere Stati Uniti d'america La valutazione del sistema educativo universitario: riconoscimento ed accreditamento L'accesso alla professione di avvocato L'accesso alla professione di ingegnere...35 APPENDICE: LE FONTI NORMATIVE CITATE NEL TESTO...36
7 1. IL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO IN ITALIA Con l'espressione "valore legale del titolo di studio" si indica l'insieme degli effetti giuridici che la legge ricollega ad un determinato titolo scolastico o accademico, rilasciato da uno degli istituti scolastici o universitari, statali o non, autorizzati a rilasciare titoli di studio. Tali effetti possono essere interni al sistema scolastico o accademico - consentendo il passaggio tra i vari gradi dell'istruzione - o esterni allo stesso. Per quanto riguarda tale seconda categoria di effetti, il titolo di studio è, in particolare, requisito per l'accesso alle professioni regolamentate e agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni. Il valore legale del titolo di studio non è dunque un istituto giuridico che trovi la sua disciplina in una specifica previsione normativa, ma va desunto dal complesso di disposizioni che ricollegano un qualche effetto al conseguimento di un certo titolo scolastico o accademico. Ai sensi dell'art. 172 del regio decreto 31 agosto 1933, n. 1592, recante "Approvazione del testo unico delle leggi sull'istruzione superiore", le lauree e i diplomi conferiti dalle Università e dagli Istituti superiori hanno esclusivamente valore di qualifiche accademiche. L'abilitazione all'esercizio professionale è conferita in seguito ad esami di Stato, cui sono ammessi soltanto coloro che: a) abbiano conseguito presso Università o Istituti superiori la laurea o il diploma corrispondente; b) abbiano superato, nel corso degli studi per il conseguimento del detto titolo, gli esami di profitto nelle discipline che sono determinate per regolamento. E' stato osservato che tale disposizione stabilisce una sorta di "valore legale indiretto": il titolo di studio non è necessario per l'esercizio della professione, bensì per l'ammissione all'esame di Stato, a sua volta necessario per l'esercizio della professione 1. Tale assetto ha poi trovato conferma in Costituzione, ove l'art. 33, quinto comma, stabilisce che è prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale. Le leggi regolatrici delle varie professioni indicano il titolo di studio necessario per l'accesso. Ad esempio, l'art. 17 del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, recante "Ordinamento delle professioni di avvocato e procuratore", stabilisce che per l'iscrizione all'albo dei procuratori (oggi, albo 1 S. Cassese, Il valore legale del titolo di studio, in Annali di Storia delle Università italiane - Volume 6 (2002). 7
8 degli avvocati) è necessario, tra le altre cose, essere in possesso della "laurea in giurisprudenza conferita o confermata in una università della Repubblica". Il valore indiretto trova conferma anche nell'altro ambito in cui può assumere rilevanza il titolo di studio: l'accesso alla pubblica amministrazione. Come è noto, infatti, l'art. 97, terzo comma, Cost. prevede che agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge. Il D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3 2 indica il titolo di studio necessario per l'accesso alle varie carriere della pubblica amministrazione. Si tratta tuttavia di un sistema superato in quanto, per la maggior parte degli impieghi pubblici, l'individuazione dei profili professionali e i requisiti per l'accesso sono attualmente oggetto di contrattazione collettiva. I dipendenti dello Stato in regime di diritto pubblico (ad es. magistrati, personale della carriera diplomatica, etc.) sono invece disciplinati dai rispettivi ordinamenti. L'art. 16, comma 4, della legge 9 maggio 1989, n stabilisce che gli statuti delle università debbano prevedere l'adozione di curricula didattici coerenti ed adeguati al valore legale dei titoli di studio rilasciati dall'università. L'art. 7 del D.P.R. 5 giugno 2001, n prevede che i titoli universitari conseguiti al termine dei corsi di studio dello stesso livello, appartenenti alla stessa classe, hanno identico valore legale ai fini dell'ammissione agli esami di Stato, indipendentemente dallo specifico contenuto di crediti formativi. Più in generale, l'art. 4 del D.M. 22 ottobre 2004, n stabilisce che i titoli conseguiti al termine dei corsi di studio dello stesso livello, appartenenti alla stessa classe, hanno identico valore legale. Con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sentito il CUN, di concerto con il Ministro della funzione pubblica, possono essere dichiarate, ai soli fini dell'accesso a specifiche posizioni funzionali del pubblico impiego, le equipollenze fra titoli accademici dello stesso livello afferenti a più classi. Si ricorda, infine, che l'obbligo del previo conseguimento di un determinato titolo di studio per l'accesso ad alcune professioni deriva dal diritto comunitario e, in particolare, dalla direttiva 7 settembre 2005, n. 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali e dal relativo provvedimento di recepimento interno, il decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206 (v. infra, paragrafo 4). 2 "Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato". 3 "Istituzione del Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica". 4 "Modifiche ed integrazioni della disciplina dei requisiti per l'ammissione all'esame di Stato e delle relative prove per l'esercizio di talune professioni, nonché della disciplina dei relativi ordinamenti". 5 "Modifiche al regolamento recante norme concernenti l'autonomia didattica degli atenei, approvato con D.M. 3 novembre 1999, n. 509 del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica". 8
9 2. TITOLI DI STUDIO E OGGETTO DEI CORSI DI STUDIO Per quanto riguarda l'istruzione scolastica superiore, disposizioni relative ai titoli rilasciati al termine del corso di studi sono contenute nei nuovi regolamenti di riordino dei licei, degli istituti professionali e degli istituti tecnici, adottati, ai sensi dell'art. 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n L'art. 11, comma 3, del D.P.R. 15 marzo 2010, n. 89, recante "Regolamento recante revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei a norma dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133", stabilisce infatti che, al superamento dell'esame di Stato conclusivo dei percorsi liceali, è rilasciato il titolo di diploma liceale, indicante la tipologia di liceo e l'eventuale indirizzo, opzione o sezione seguita dallo studente. Il diploma consente l'accesso all'università ed agli istituti di alta formazione artistica, musicale e coreutica, agli istituti tecnici superiori e ai percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore di cui ai capi II e III del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 25 gennaio , fermo restando il valore del diploma medesimo a tutti gli altri effetti previsti dall'ordinamento giuridico. Il diploma è integrato dalla certificazione delle competenze acquisite dallo studente al termine del percorso liceale. Disposizioni analoghe sono contenute nell'art. 6, comma 4, del D.P.R. 15 marzo 2010, n. 87, recante "Regolamento recante norme per il riordino degli istituti professionali, a norma dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133", e nell'art. 6, comma 4, del D.P.R. 15 marzo 2010, n. 88, recante "Regolamento recante norme per il riordino degli istituti tecnici a norma dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133". Per quanto riguarda l'istruzione universitaria, l'art. 3 del già ricordato D.M. 270/2004 individua i seguenti titoli: 6 "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria", convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n Il comma 3 dell'art. 64 prevede che, per la realizzazione di finalità di contenimento della spesa pubblica, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca predispone un piano programmatico di interventi volti ad una maggiore razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, che conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico. Per l'attuazione del piano, il Governo era autorizzato ad adottare regolamenti di delegificazione, con cui provvedere ad una revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico. 7 "Linee guida per la riorganizzazione del Sistema di istruzione e formazione tecnica superiore e la costituzione degli istituti tecnici superiori". 9
10 Titolo Corso di studi corrispondente Obiettivo del corso di studi Durata normale del corso di studi Laurea (L) Corso di laurea Assicurare allo studente un'adeguata padronanza di metodi e contenuti scientifici generali, anche nel caso in cui sia orientato all'acquisizione di specifiche conoscenze professionali. L'acquisizione di tali conoscenze professionali è preordinata all'inserimento del laureato nel mondo del lavoro ed all'esercizio delle correlate attività professionali regolamentate, nell'osservazione delle disposizioni di legge e dell'unione europea. 3 anni (per il conseguimento della laurea lo studente deve avere acquisito 180 crediti) Laurea (LM) magistrale Diploma specializzazione (DS) di Dottorato di ricerca (DR) Corso di laurea magistrale Corso specializzazione di Corso di dottorato di ricerca Fornire allo studente una formazione di livello avanzato per l'esercizio di attività di elevata qualificazione in ambiti specifici. Fornire allo studente conoscenze e abilità per funzioni richieste nell'esercizio di particolari attività professionali (il corso può essere istituito esclusivamente in applicazione di specifiche norme di legge o di direttive dell'unione europea). Fornire allo studente le competenze necessarie per esercitare, presso università, enti pubblici o soggetti privati, attività di 2 anni (per conseguire la laurea magistrale lo studente deve aver acquisito 120 crediti) I crediti che lo studente deve aver acquisito per conseguire il diploma di specializzazione sono stabiliti con decreto ministeriale. 10
11 Titolo Corso di studi corrispondente Obiettivo del corso di studi Durata normale del corso di studi ricerca di alta qualificazione (art. 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210). La disposizione in esame fa salvo quanto disposto dall'art. 6 della legge 19 novembre 1990, n , in materia di formazione finalizzata e di servizi didattici integrativi. In particolare, in attuazione dell'art. 1, comma 15, della legge 14 gennaio 1999, n. 4 9, le università possono attivare, disciplinandoli nei regolamenti didattici di ateneo, corsi di perfezionamento scientifico e di alta formazione permanente e ricorrente, successivi al conseguimento della laurea o della laurea magistrale, alla conclusione dei quali sono rilasciati i master universitari di primo e di secondo livello. Per conseguire il master universitario lo studente deve aver acquisito almeno 60 crediti oltre a quelli acquisiti per conseguire la laurea o la laurea magistrale. Il D.M. 16 marzo 2007 ha provveduto ad individuare le classi di lauree universitarie, con i relativi obiettivi formativi qualificanti e attività formative indispensabili. Ad esempio, i laureati nei corsi di laurea della classe "Beni Culturali" devono: - possedere una buona formazione di base e un adeguato spettro di conoscenze e di competenze nei vari settori dei beni culturali (patrimonio archeologico; storico-artistico; archivistico e librario; teatrale, musicale e cinematografico; demoetnoantropologico; del paesaggio e dell'ambiente); - possedere adeguate competenze relativamente alla legislazione e all'amministrazione e alla valorizzazione nel settore dei beni culturali; - possedere la padronanza scritta e orale di almeno una lingua dell'unione Europea, oltre all'italiano; - essere in grado di utilizzare i principali strumenti informatici di gestione dei dati e della comunicazione telematica negli ambiti specifici di competenza. Alle attività formative, distinte in attività formative di base e caratterizzanti, corrispondono gli ambiti disciplinari (lingua e letteratura italiana; discipline storiche; civiltà antiche e medievali; ecc.). Per ogni ambito disciplinare sono indicati i settori scientifico-disciplinari. Ad esempio, nell'ambito disciplinare "Lingua e letteratura 8 "Riforma degli ordinamenti didattici universitari". La disposizione richiamata prevede, tra l'altro, che le università possano attivare corsi di preparazione agli esami di Stato per l'abilitazione all'esercizio delle professioni ed ai concorsi pubblici; corsi di educazione ed attività culturali e formative esterne, ivi compresi quelli per l'aggiornamento culturale degli adulti, nonché, quelli per la formazione permanente, ricorrente e per i lavoratori; corsi di perfezionamento e aggiornamento professionale. 9 "Disposizioni riguardanti il settore universitario e della ricerca scientifica, nonché il servizio di mensa nelle scuole". 11
12 italiana" rientrano i seguenti settori: Letteratura italiana, Letteratura italiana contemporanea, Linguistica italiana, Filologia della letteratura italiana. Un altro D.M. 16 marzo 2007 reca la determinazione delle classi di laurea magistrale. Nel rispetto di quanto previsto dai suddetti decreti ministeriali, le università adottano regolamenti didattici di ateneo, che determinano: a) le denominazioni e gli obiettivi formativi dei corsi di studio, indicando le relative classi di appartenenza; b) il quadro generale delle attività formative da inserire nei curricula; c) i crediti assegnati a ciascuna attività formativa e a ciascun àmbito; d) le caratteristiche della prova finale per il conseguimento del titolo di studio. Tali determinazioni sono assunte dalle università previa consultazione con le organizzazioni rappresentative nel mondo della produzione, dei servizi e delle professioni con particolare riferimento alla valutazione dei fabbisogni formativi e degli sbocchi professionali. Sono infine previsti ulteriori regolamenti didattici a livello di corso di studio. 3. IL CONTESTO EUROPEO (1): LA CREAZIONE DELLO SPAZIO EUROPEO DELL'ISTRUZIONE SUPERIORE E LE GARANZIE DELLA QUALITÀ DELL'ISTRUZIONE UNIVERSITARIA IN EUROPA L'ultimo decennio ha registrato una notevole armonizzazione dei sistemi di istruzione universitaria nei vari paesi europei. Tale processo di armonizzazione presenta caratteristiche del tutto singolari rispetto a quelli che hanno avuto luogo in altri settori. Esso, infatti, non si è sviluppato all'interno del quadro giuridico dell'unione europea, sebbene il processo di integrazione europea (e, in particolare, la libera circolazione delle persone all'interno dell'unione) abbia costituito un forte stimolo per l'avvicinamento dei sistemi universitari. L'armonizzazione si è svolta all'insegna della collaborazione e del dialogo tra Stati europei, Consiglio d'europa, Unesco ed istituzioni dell'unione europea. Conseguentemente, lo "Spazio europeo dell'istruzione superiore" ha una estensione più ampia rispetto all'unione europea e vede oggi il coinvolgimento di 47 Paesi. In secondo luogo, è da notare che il processo di armonizzazione in questione prescinde largamente dall'impiego di strumenti giuridici vincolanti. La sua evoluzione è stata scandita da impegni di carattere politico assunti dai Ministri 12
13 dell'università dei paesi partecipanti, nel corso di incontri periodici, e poi tradotti in riforme a livello nazionale L'antefatto: il sistema ECTS L'entrata a regime, nel 1989, del programma di mobilità per gli studenti universitari Erasmus ha posto il problema di rendere il periodo trascorso all'estero integrabile nel piano di studi delle istituzioni di provenienza. E' stato così introdotto lo European Credit Transfer System (ECTS), che consiste in un metodo comune di descrizione dei programmi di studio, attraverso l'attribuzione di crediti alle loro componenti 10. Esso serve a rendere comparabili programmi di studio differenti. L'ECTS è basato sul carico di lavoro richiesto ad uno studente per conseguire i risultati di apprendimento attesi. In particolare, esso è basato sulla convenzione che 60 crediti misurino il carico di lavoro di uno studente a tempo pieno nell'arco di un anno accademico. Il carico di lavoro indica il tempo di cui gli studenti hanno generalmente bisogno per svolgere tutte le attività di apprendimento (partecipazione alle lezioni e ai seminari, realizzazione di progetti ed altri lavori, studio individuale ed esami) richieste per il raggiungimento dei risultati di apprendimento attesi. Nella maggior parte dei paesi europei il carico di lavoro annuo è compreso tra e ore; per cui un credito corrisponde a circa ore di lavoro. Come si è detto, esso inizialmente era stato concepito per il trasferimento dei crediti, al fine di facilitare il riconoscimento di periodi di studio all'estero e di aumentare così la qualità ed il volume della mobilità studentesca in Europa. Successivamente (grazie anche al Processo di Bologna, v. infra), esso si è evoluto in un sistema di accumulazione, con la conseguenza che l'intero programma di studi è oggi riformulato in termini di crediti. La prestazione dello studente è invece documentata da un voto basato sul sistema nazionale. Tuttavia, nell'ambito ECTS è in corso da lungo tempo una riflessione che ha portato a vari tentativi di progettare un sistema affidabile per l'interpretazione e la conversione dei voti. In base alla nuova tabella dei voti ECTS, le università sono invitate a indicare la distribuzione statistica dei voti attribuiti al loro interno, ossia la percentuale di studenti che ricevono i singoli voti del sistema nazionale. Per utilizzare la Tabella dei voti ECTS occorre dunque compiere i seguenti passi: 1) identificare il gruppo di riferimento per il quale verrà calcolata la distribuzione dei voti (di norma un corso di studio, ma in alcuni casi un gruppo di studenti più ampio o diverso, come una Facoltà o un'area disciplinare); 2) raccogliere tutti i voti attribuiti al gruppo di riferimento identificato in un periodo di (almeno) due anni accademici; 10 Le informazioni riportate nel testo sono tratte dall'ects Users' Guide, reperibile sul sito della Commissione europea all'indirizzo 13
14 3) calcolare la distribuzione dei voti in termini percentuali per il gruppo di riferimento (ad esempio, corso di studio) identificato; 4) per il trasferimento dei voti tra due istituti, confrontare la tabella percentuale del corso di studio dell'altro istituto con quella del proprio corso. Sulla base di tale confronto, si possono convertire i singoli voti La Convenzione di Lisbona sul riconoscimento dei titoli di studio La Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore nella Regione Europea dell'11 aprile 1997 (c.d. Convenzione di Lisbona), elaborata dal Consiglio d'europa e dall'unesco, si pone i seguenti obbiettivi 11 : - consentire ai diplomati della scuola superiore di accedere alle università di tutti i Paesi firmatari; - facilitare i programmi di scambio accademici studenteschi garantendo il riconoscimento dei periodi e dei cicli di studio effettuati all'estero; - utilizzare i titoli accademici nazionali finali per l'accesso al mercato del lavoro e delle professioni regolate in tutti i Paesi o per proseguire gli studi a livello più avanzato; - aumentare la quantità, la qualità e la trasparenza dell'informazione disponibile sui sistemi nazionali d'istruzione superiore, sulle università e i loro programmi, sull'offerta formativa, sui titoli di studio anche attraverso lo sviluppo dei centri nazionali d'informazione sulla mobilità e il riconoscimento dei titoli e la diffusione di nuovi strumenti di certificazione come il "supplemento di diploma" (v. infra). La Convenzione detta i seguenti principi di base relativi alla valutazione dei titoli di studio: - il possessore di un titolo di studio rilasciato da una delle Parti del Trattato ha diritto a che il proprio titolo sia valutato dalle altre Parti; - in sede di valutazione di un titolo di studio straniero non possono essere effettuate discriminazioni per alcun motivo, quali sesso, razza, colore, disabilità, lingua, religione, opinioni politiche o di altra natura, origini nazionali, etniche o sociali, appartenenza a minoranze nazionali, proprietà, nascita o altro stato civile, ovvero per motivi di altro genere non attinenti al valore del titolo di studio del quale si chiede il riconoscimento; - le procedure ed i criteri impiegati per valutare e procedere al riconoscimento dei titoli di studio devono essere trasparenti, coerenti ed affidabili; - le decisioni relative al riconoscimento devono essere adottate sulla base di adeguate informazioni; 11 C. Finocchietti, La Convenzione di Lisbona sul riconoscimento dei titoli, 14
15 - le decisioni relative al riconoscimento saranno adottate entro un lasso di tempo ragionevole, specificato in anticipo dall'autorità competente in materia e calcolato a partire dal momento in cui sono state fornite tutte le informazioni necessarie. Nel caso in cui il riconoscimento non venga concesso, saranno spiegate le motivazioni che hanno determinato il rifiuto e saranno date informazioni sui possibili provvedimenti che il richiedente può adottare per ottenerlo in un ulteriore momento. Nel caso in cui il riconoscimento non venga concesso, ovvero non venga adottata alcuna decisione, il richiedente potrà ricorrere in appello entro un lasso di tempo ragionevole. Se un titolo consente di accedere all'università di un determinato Paese parte della Convenzione, esso dovrà essere accettato anche dagli altri Stati come titolo valido per l'accesso ai rispettivi sistemi nazionali di istruzione superiore. E' tuttavia prevista la possibilità di rifiutare il riconoscimento di un titolo estero qualora sussistano sostanziali e comprovate differenze tra i requisiti generali di accesso nei due Paesi. Le parti si sono inoltre impegnate a riconoscere i periodi di studio effettuati all'estero dallo studente. Due condizioni facilitano il riconoscimento dei periodi di studio effettuati all'estero: l'esistenza di un accordo previo di collaborazione tra i due atenei e il rilascio di un'adeguata certificazione. La sesta sezione della Convenzione impegna i Paesi firmatari a riconoscersi reciprocamente i titoli accademici finali. La Convenzione, infine, impegna le Parti a promuovere l'uso del Supplemento al Diploma (Diploma Supplement) dell'unesco/consiglio d'europa o di qualunque altro documento ad esso paragonabile da parte degli istituti di insegnamento superiore delle Parti. Il Supplemento di Diploma è un certificato che riporta, secondo modelli conformi a quelli adottati dai paesi europei, le principali indicazioni relative al curriculum specifico seguito dallo studente per conseguire il titolo. La ratifica della Convenzione di Lisbona da parte italiana è avvenuta con la legge 11 luglio 2002, n , il cui art. 2 attribuisce alle Università ed agli Istituti di istruzione universitaria la competenza per il riconoscimento dei cicli e dei periodi di studio svolti all'estero e dei titoli di studio stranieri, ai fini dell'accesso all'istruzione superiore, del proseguimento degli studi universitari e del conseguimento dei titoli universitari italiani. L'art. 3 stabilisce che il termine per provvedere in merito alle domande di riconoscimento è di 90 giorni dalla data in cui l'università ha ricevuto la domanda stessa. 12 "Ratifica ed esecuzione della Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore nella Regione europea, fatta a Lisbona l'11 aprile 1997, e norme di adeguamento dell'ordinamento interno". 15
16 In attuazione della legge 148/2002, il D.P.R. 30 luglio 2009, n. 189, recante "Regolamento concernente il riconoscimento dei titoli di studio accademici, a norma dell'articolo 5 della legge 11 luglio 2002, n. 148", disciplina le pratiche di riconoscimento delle qualifiche per scopi diversi dal proseguimento degli studi universitari e dal conseguimento dei titoli universitari italiani. In particolare, tale D.P.R. si occupa del riconoscimento dei titoli stranieri ai fini: dell'accesso alla pubblica amministrazione e delle successive progressioni di carriera; previdenziali; dell'iscrizione ai Centri per l'impiego; dell'accesso al praticantato o al tirocinio per l'abilitazione all'esercizio di professioni regolate; dell'assegnazione di borse o di altri benefici da parte di pubbliche amministrazioni La Dichiarazione della Sorbona e il Processo di Bologna - lo Spazio europeo dell'istruzione superiore Il 25 maggio 1998, i Ministri dell'università di Italia, Francia, Germania e Regno Unito, riuniti per la celebrazione dell'ottavo centenario della fondazione dell'università di Parigi, hanno sottoscritto la Dichiarazione congiunta sull'armonizzazione dell'architettura dei sistemi di istruzione superiore in Europa (c.d. Dichiarazione della Sorbona). Tale Dichiarazione afferma l'importanza della creazione di uno spazio aperto dell'istruzione superiore, attraverso la rimozione delle barriere e lo sviluppo di un quadro per l'insegnamento e l'apprendimento che rafforzi la mobilità ed una sempre più stretta cooperazione. Secondo la Dichiarazione, il riconoscimento internazionale e il potenziale d attrazione dei sistemi universitari europei sono direttamente connessi alla loro trasparenza esterna ed interna. Viene indicato un sistema armonizzato, in cui due cicli universitari principali, uno di primo ed uno di secondo livello, saranno riconosciuti ai fini dell'equiparazione e dell'equivalenza in ambito internazionale: "Gran parte dell'originalità, e della flessibilità, usando questo sistema, sarà ottenuta attraverso l'utilizzazione dei crediti (così come propone ECTS) e dei semestri. Ciò consentirà di convalidare i crediti acquisiti per coloro che scelgono di iniziare o continuare la propria formazione in Università europee differenti o che desiderano acquisire titoli accademici in qualsiasi momento della loro vita. Gli studenti dovranno poter entrare nel circuito universitario in qualsiasi momento della loro vita professionale e provenendo dagli ambiti più diversi". I Ministri si sono dunque impegnati a incoraggiare un quadro comune di riferimento, finalizzato a migliorare il riconoscimento esterno e a favorire sia la mobilità degli studenti sia la loro "occupabilità". Il 19 giugno 1999, i Ministri dell'università di 27 Paesi europei, riuniti a Bologna, hanno adottato una dichiarazione congiunta (la c.d. Dichiarazione di 16
17 Bologna) con la quale si sono impegnati a coordinare le proprie politiche per conseguire in tempi brevi, e comunque entro il primo decennio del 2000, i seguenti obiettivi, ritenuti di primaria importanza per l'affermazione e la promozione internazionale di uno Spazio europeo dell'istruzione superiore: - adozione di un sistema di titoli di semplice leggibilità e comparabilità, anche tramite l'implementazione del Diploma Supplement, al fine di favorire l'"occupabilità" dei cittadini europei e la competitività internazionale del sistema europeo dell'istruzione superiore; - adozione di un sistema essenzialmente fondato su due cicli principali, rispettivamente di primo e di secondo livello. L'accesso al secondo ciclo richiederà il completamento del primo ciclo di studi, di durata almeno triennale. Il titolo rilasciato al termine del primo ciclo sarà anche spendibile quale idonea qualificazione nel mercato del lavoro europeo. Il secondo ciclo dovrebbe condurre ad un titolo di master e/o dottorato, come avviene in diversi Paesi Europei; - consolidamento di un sistema di crediti didattici - sul modello dell'ects - acquisibili anche in contesti diversi, compresi quelli di formazione continua e permanente, purchè riconosciuti dalle università di accoglienza, quale strumento atto ad assicurare la più ampia e diffusa mobilità degli studenti; - promozione della mobilità mediante la rimozione degli ostacoli al pieno esercizio della libera circolazione con particolare attenzione: per gli studenti, all'accesso alle opportunità di studio e formazione ed ai correlati servizi; per docenti, ricercatori e personale tecnico amministrativo, al riconoscimento e alla valorizzazione dei periodi di ricerca, didattica e tirocinio svolti in contesto europeo, senza pregiudizio per i diritti acquisiti; - promozione della cooperazione europea nella valutazione della qualità al fine di definire criteri e metodologie comparabili; - promozione della necessaria dimensione europea dell'istruzione superiore, con particolare riguardo allo sviluppo dei curricula, alla cooperazione fra istituzioni, agli schemi di mobilità e ai programmi integrati di studio, formazione e ricerca. I Ministri dell'università dei Paesi partecipanti (che sono oggi ) si incontrano ogni due anni per valutare i risultati raggiunti, formulare ulteriori indicazioni e stabilire le priorità per il biennio successivo. Dopo il primo incontro a Bologna (1999), i Ministri si sono riuniti a Praga nel 2001, a Berlino nel 2003, 13 Albania, Andorra, Armenia, Austria, Azerbaijan, Belgio, Bosnia e Herzegovina, Bulgaria, Città del Vaticano, Croazia, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Moldavia, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica ex-yugoslava di Macedonia, Repubblica Slovacca, Romania, Russia, Serbia e Montenegro, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina, Ungheria. Ad essi si è da ultimo aggiunto il Kazakhstan. 17
18 a Bergen nel 2005, a Londra nel 2007, a Lovanio nel 2009 e a Vienna-Budapest nel Il prossimo incontro si terrà a Bucarest nel Nei periodi intercorrenti tra le conferenze ministeriali un ruolo fondamentale è svolto dal cosiddetto "Bologna Follow-up Group" (Gruppo dei Seguiti di Bologna), che si riunisce due volte all'anno ed è composto dai rappresentanti di tutti i paesi firmatari e dalla Commissione Europea. Il Consiglio d'europa, l'ei (Education International Pan- European Structure), l'enqa (l'associazione delle Agenzie per l'assicurazione della qualità), l'esu (organismo di rappresentanza degli studenti), l'eua (Associazione delle università europee), l'eurashe (che rappresenta il settore non-universitario), l'unesco-cepes e Business Europe (la confederazione degli industriali europei) svolgono il ruolo di membri consultivi. Infine, numerosi seminari, detti "di Bologna", vengono organizzati ogni anno in varie sedi europee per discutere i temi connessi al Processo, esaminare gli ostacoli ancora esistenti e proporre nuove forme di collaborazione. Ogni incontro ministeriale biennale si conclude con un comunicato nel quale i Ministri danno atto delle intese raggiunte e dei nuovi passi da compiere per la creazione dello Spazio europeo dell'istruzione superiore. L'incontro di Berlino, nel 2003, ha aggiunto un altro importante obiettivo al Processo di Bologna: il legame con la ricerca. La ricerca ha un ruolo fondamentale nell'istruzione superiore in Europa: lo spazio Europeo dell'istruzione superiore e lo Spazio Europeo della Ricerca costituiscono i due pilastri di una società basata sulla conoscenza. E' stata quindi riconosciuta la necessità di andare al di là dei due cicli ed includere un terzo ciclo - il dottorato di ricerca - nel processo di convergenza europea. Nel successivo incontro di Bergen, nel 2005, i Ministri dell'università hanno adottato il Quadro dei titoli per lo Spazio europeo dell'istruzione superiore (Qualifications Framework for the European Higher Education Area). Esso si articola in tre cicli e presenta tutti i titoli rilasciati per ciascun ciclo. Ogni ciclo è caratterizzato da descrittori generali (i c.d. descrittori di Dublino) che si basano sui risultati del processo di apprendimento e sulle competenze acquisite. Ad ogni ciclo corrisponde un numero di crediti che va da un valore minimo ad un valore massimo. I crediti descrivono il carico di lavoro di uno studente per raggiungere gli obiettivi di un corso di studio, espressi in termini di apprendimento e competenze. Il sistema di trasferimento dei crediti (ECTS) rende comparabili i programmi di studio e il riconoscimento accademico. Gli Stati si sono impegnati ad elaborare schemi nazionali di valutazione dei titoli (National Qualifications Framework), compatibili con il modello comunitario. L'Italia ha recentemente adottato il Quadro dei titoli italiani (QTI). Il processo di elaborazione del QTI è stato così riassunto dal Capo del Dipartimento per l'università, l'alta formazione artistica, musicale e coreutica e per la ricerca del MIUR: "A partire dal 2005, il Ministero ha avviato il processo 18
19 di realizzazione del Quadro dei titoli italiani - QTI, seguendo l iter procedurale suggerito a livello europeo. Siamo partiti affidando al Cimea, il centro italiano della rete Naric, la realizzazione di un primo modello prototipale del Quadro nazionale, che ha considerato il processo di riforma del nostro sistema d istruzione superiore a partire dal E stato successivamente istituito un tavolo di tecnici del Ministero e di membri del Gruppo italiano degli Esperti di Bologna, che ha lavorato sul modello di base del Quadro dei titoli italiani. La proposta così elaborata è stata sottoposta a un ampia consultazione che ha interessato gli uffici interni e le Direzioni generali competenti del Ministero, gli organi istituzionali di consultazione e rappresentanza (il Cun, il Cnsu, la Crui e il Cnam), le parti sociali e le associazioni professionali" In particolare, profili europei della garanzia della qualità dell'istruzione superiore Il Consiglio dell'unione europea, con raccomandazione 24 settembre 1998, n. 98/561/CE 15, ha raccomandato agli Stati membri: - di sostenere e, se del caso, istituire sistemi trasparenti di valutazione della qualità dell'istruzione superiore; - di incoraggiare, se necessario, gli istituti d'istruzione superiore, in cooperazione con le strutture competenti degli Stati membri, ad adottare le misure di controllo adeguate; - di invitare le autorità competenti e gli istituti di istruzione superiore ad annettere particolare importanza allo scambio di esperienze e alla cooperazione in materia di valutazione della qualità con gli altri Stati membri, nonché con le organizzazioni e le associazioni internazionali che operano nel settore dell'istruzione superiore; - di promuovere una cooperazione tra le autorità responsabili della valutazione o della garanzia della qualità nell'istruzione superiore e di favorire il loro inserimento in rete. Il Consiglio ha inoltre raccomandato alla Commissione europea di adoperarsi per favorire la cooperazione tra le autorità responsabili in materia di valutazione e garanzia della qualità nell'istruzione superiore e per integrarvi le organizzazioni e associazioni di istituti di istruzione superiore a vocazione europea che posseggano l'esperienza richiesta nel campo della valutazione e della garanzia della qualità. Poco tempo dopo, come è stato anticipato, la dichiarazione di Bologna del 1999 ha indicato come prioritaria, ai fini dell'istituzione dello Spazio europeo "Raccomandazione del Consiglio sulla cooperazione in materia di garanzia della qualità nell'istruzione superiore". 19
20 dell'istruzione superiore, la promozione della cooperazione europea nella valutazione della qualità al fine di definire criteri e metodologie comparabili. Facendo seguito agli stimoli contenuti nella raccomandazione del Consiglio e nella Dichiarazione di Bologna, nel 2000 è stato costituito il Network europeo per la garanzia della qualità nell'educazione superiore, poi ribattezzato European Association for Quality Assurance in Higher Education (ENQA). Finalità dell'enqa è quella di promuovere la cooperazione nel campo della garanzie della qualità delle università tra agenzie europee, autorità pubbliche nazionali e istituzioni universitarie. Attualmente, fanno parte dell'enqa le agenzie per la qualità dell'istruzione universitaria e l'accreditamento di Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Irlanda, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno unito. Per l'italia è presente il CNVSU - Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, il quale tuttavia non figura tra i membri di pieno diritto, ma tra le agenzie candidate (sulla soppressione del CNVSU, v. infra pargrafo 3.6). Nel Comunicato di Praga (2001) l'indicazione inizialmente fornita a Bologna veniva approfondita. In particolare, i Ministri dell'università incoraggiavano una più stretta collaborazione tra le reti che si occupano del riconoscimento e quelle che si occupano dell assicurazione della qualità. I Ministri hanno sottolineato la necessità di una maggiore cooperazione europea e di fiducia reciproca nell accettazione dei sistemi nazionali di assicurazione della qualità. E hanno incoraggiato le università e le altre istituzioni di istruzione superiore a disseminare esempi di buone prassi e a definire modalità di accettazione reciproca sia dei meccanismi di valutazione che di quelli di accreditamento/certificazione. I Ministri hanno quindi chiesto alle università ed alle altre istituzioni di istruzione superiore, alle agenzie nazionali ed all'enqa, in collaborazione con i rispettivi organi dei paesi che non sono membri ENQA, di collaborare per stabilire un comune quadro di riferimento e per disseminare le buone pratiche. La tappa successiva del percorso europeo verso la garanzia della qualità dell'istruzione universitaria è consistita nell'adozione, da parte dell'enqa, degli Standard e linee guida per l assicurazione della qualità nello Spazio europeo dell istruzione superiore (Standards and Guidelines for Quality Assurance in the European Higher Education Area). Gli standard prevedono: (1) una valutazione interna delle università svolta dalle stesse università; (2) una valutazione esterna delle università, compiuta dalle agenzie per la garanzia della qualità, la quale si conclude con rapporti contenenti valutazioni e raccomandazioni che devono essere resi pubblici; (3) il 20