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Timestamp: 2017-01-21 00:11:47+00:00
Document Index: 141516242

Matched Legal Cases: ['art. 648', 'art. 615', 'art. 648', 'art. 615', 'sentenza ', 'art. 648', 'art. 171', 'sentenza ', 'art. 648', 'art. 171']

Ricevere files o dati salvati illegittimamente è ricettazione	05 January 2014 |
Stampa “Integra il delitto di ricettazione ex art. 648 c.p. la ricezione di files o dati salvati su un supporto informatico (nel caso di specie CD), acquisiti mediante attività delittuosa”
Trib. Milano, Sez. VII, ud. 17.7.2013 (dep. 25.9.2013), Giud. Calabi, Imputato Tronchetti Provera La pronuncia in oggetto, emessa in estate dal Tribunale di Milano e della quale si conoscono le motivazioni dallo scorso autunno, risulta più interessante per i nomi dei protagonisti coinvolti che non per la scarsa portata innovativa in tema di concorso formale tra reati.Con essa, infatti, i giudici meneghini hanno posto fine alla vicenda giudiziaria scaturita dall’affaire Telecom Brasil e che ha visto coinvolti, in due differenti filoni, Giuliano Tavaroli ed il suo Tiger Team, formato da esperti di sicurezza informatica votati al cyberspionaggio, ed il numero uno di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, accusato di aver avallato l’operato degli hacker che avevano violato i sistemi di alcuni dipendenti dell’agenzia di investigazione internazionale Kroll.La vicenda di per sé appare semplice: nel 2004 il cosiddetto Tiger Team, al servizio di Telecom Italia e su precisa indicazione dell’A.D. Tronchetti Provera, al fine di acquisire evidenze di attività illecite perpetrate in danno della società italiana da parte di emissari di Telecom Brasil, violarono i sistemi informatici di alcuni dipendenti dell’omologa agenzia investigativa internazionale Kroll. I file e i dati sarebbero stati illegalmente intercettati e poi sottratti mediante condotte integranti il delitto di accesso abusivo a sistema informatico ex art. 615 ter c.p. e Tronchetti Provera sarebbe stato informato della natura di tali dati da Giuliano Tavaroli, che all'epoca dei fatti era il capo della security di Telecom Italia.L’accusa per il manager, dunque, era quella di aver ricevuto su un CD, consegnato alla sua segreteria direttamente dagli autori dell’illecito, i files oggetto di reato e, pur senza potersi considerare concorrente nel reato presupposto, sebbene consapevole della loro provenienza illecita, di averli successivamente inoltrati all’ufficio di sicurezza di Telecom, così legittimandone l’utilizzo.A nulla è valsa l’esposizione della tesi difensiva degli avvocati di Tronchetti Provera, secondo la quale in capo al numero uno di Telecom ed ora di Pirelli, all’epoca dei fatti, difettasse l’elemento soggettivo del reato di ricettazione così come previsto dall’art. 648 c.p., pur necessario per integrare la condotta illecita. Il Giudice della settimana sezione penale del Tribunale di Milano, infatti, non ha ritenuto di poter avallare la tesi secondo la quale Tronchetti Provera aveva sì ordinato di rinvenire con ogni mezzo (lecito?) informazioni riservate e di natura delicatissima, che valessero come evidenze a sostegno delle accuse a Telecom Brasil, ma senza giustificare o, peggio ancora, istigare eventuali condotte antigiuridiche quali l’intrusione non autorizzata all’interno di sistemi informatici di proprietà di terzi. La stessa ricezione in forma anonima presso la propria segreteria – probabilmente indotta dallo stesso Trochetti Provera al fine di garantire la segretezza dell’operazione – nonché l’immediato inoltro all’ufficio di sicurezza della società, affinchè utilizzasse le informazioni acquisite per contrastare l’attività di dossieraggio effettuata su mandato di Telecom Brasil, sono valsi al manager la condanna ad un anno e otto mesi di reclusione, seppur sospesa, ed al risarcimento di 900mila euro in favore di Telecom Italia per il patito danno d’immagine e di 400mila euro in favore del legale rappresentante della concorrente Telecom Brasil.Sul piano prettamente giuridico, dirimente è stata considerata la circostanza relativa alla copia dei files su un supporto digitale: l’attività illecita del Tiger Team, infatti, non si era limitata all’intrusione ed alla lettura del contenuto del computer violato, ma vi era stato un ulteriore trasferimento di dati su CD.Se l’intrusione fosse stata fine a se stessa e se, in altre parole, non vi fosse stata l’ulteriore condivisione di dati, la condotta si sarebbe limitata ad una raccolta di informazioni e si sarebbe perfezionata con l’accesso ad un sistema contro la volontà del titolare e con la lettura dei dati, come previsto e punito dal solo art. 615 ter c.p. “Una modalità della condotta circoscritta a questi comportamenti non avrebbe portato all’odierno procedimento” – scrive il Giudice in sentenza – “perché le notizie o i dati così conosciuti non necessariamente sarebbero stati prodromici ad ulteriori attività illecite. Infatti l’informazione, acquisita alla memoria, entra nel patrimonio cognitivo della persona che la riceve e che ne diviene detentore”.Seguendo il ragionamento del Giudice, dunque, ove Tavaroli si fosse limitato alla sola comunicazione verbale delle informazioni acquisite con l’intrusione, ferma restando l’illiceità di tale condotta, nulla avrebbe potuto essere contestato a Tronchetti Provera, poiché l’imputato si sarebbe limitato ad apprendere un’informazione (orale). La consegna di copia di tali informazioni, riversate su un supporto fisico, invece, assume, a parere dell’organo giudicante, una autonoma rilevanza penale, perché rientra nell’ipotesi di ricettazione di “cosa” proveniente da reato di cui all’art. 648 c.p.Sul punto così argomenta il Giudice: “Si deve infatti ritenere che i dati copiati (illecitamente o meno) su un CD o inviati da un sistema informatico ad un altro occupano lo spazio originario e, contemporaneamente, occupano un nuovo spazio, acquisendo semplicemente dimensione sul supporto nel quale sono stati trasferiti”.A fronte di questa interpretazione si può dedurre che, nel ragionamento del Giudice di prime cure, il reato presupposto per l’integrazione della ricettazione non è il furto di dati (rectius – informazioni), bensì l’intrusione in un sistema informatico dalla cui condotta era derivato un utile illecito, il quale non prevede alcuna conseguenza di “spossessamento”.Del resto, da anni un simile ragionamento è alla base dell’autonoma previsione, avallata dalla giurisprudenza di legittimità, del reato di ricettazione in capo ai detentori, a fine di lucro, di supporti contenenti opere tutelate dall’art. 171 ter della L. 633/1941: le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con sentenza n. 47164 del 20.12.2005, dirimendo un contrasto giurisprudenziale sul rapporto tra il delitto di ricettazione di CD abusivamente riprodotti e la normativa in tema di tutela del diritto d’autore hanno affermato il principio per cui tra la condotta dell’art. 648 c.p. e la condotta di detenzione e immissione in commercio di cui all’art. 171 LDA vi è concorso formale di norme e non rapporto di specialità, trattandosi di fattispecie diverse dal punto di vista strutturale.E’ facilmente prevedibile pertanto che, proprio in relazione al principio espresso, nonché sul punto, dibattuto, relativo alla assenza del prescritto elemento soggettivo del dolo specifico in capo all’imputato, si dibatterà in sede di giudizio di appello. 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Diritto Penale in Trasformazione - giovedì 18 febbraio 2016 - Università degli Studi di Milano Rubriche	Ambiente e EnergiaArt LawBanking & FinanceCharities & Social EnterprisesContratti d'ImpresaCompliance 231Criminal LawWealth Management & Private ClientCorporate M&AEnti Pubblici e AppaltiFamiglia e SuccessioniFondi e Finanziamenti pubbliciIntellectual PropertyLavoro e Relazioni IndustrialiLife SciencesNavigazione e TrasportiPrivacy & Data ProtectionRecupero Crediti e EsecuzioniResponsabilità civile e Risarcimento danniRestructuring & InsolvencySanitàStartupTaxTMT CybersecurityTMT - Media EntertainmentTMT - Technology	R&P Mag	R&P Mag #21Anno 2015