Source: http://www.lexitalia.it/a/2016/77139
Timestamp: 2020-07-11 04:27:00+00:00
Document Index: 46364402

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 118', 'art. 16', 'art. 132', 'art. 18', 'art. 17', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 97', 'art. 43', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 12', 'art. 76', 'art. 7', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 8', '§ 3', 'art. 18', '§ 3', 'art.11', 'art. 8', '§ 3', 'art. 12', 'art. 18', 'art. 73', 'art. 76', 'art. 10', 'art. 7', 'art. 596', 'art. 19', 'art. 3']

FREE: parere del CdS sull’assorbimento del Corpo forestale dello Stato : LexItalia.it
FREE: parere del CdS sull’assorbimento del Corpo forestale dello Stato
n. 5/2016 | 13 Maggio 2016 | © Copyright | - Legislazione, - Top, Amministrazione pubblica | Torna indietro More
CONSIGLIO DI STATO, COMMISSIONE SPECIALE – parere 12 maggio 2016 – Oggetto: Schema di decreto legislativo recante: “Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato ai sensi dell’art. 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n.124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”.
CONSIGLIO DI STATO, COMMISSIONE SPECIALE – parere 12 maggio 2016 n. 1183 – Pres.ti Carbone e Poli, Rel.ri Toscano e Forlenza – Oggetto: Presidenza del Consiglio dei Ministri. Schema di decreto legislativo recante: “Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato ai sensi dell’art. 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n.124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”.
Per il testo dello schema di decreto legislativo, clicca qui.
Per ulteriori riferimenti sulla c.d. riforma Madia, clicca qui.
d) collegamento di tale riordino “alla riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato” e al suo “eventuale assorbimento […]in altra Forza di polizia”;
g) adozione delle “conseguenti modificazioni agli ordinamenti del personale delle Forze di polizia di cui all’articolo 16 della legge 1° aprile 1981, n. 121, in aderenza al nuovo assetto funzionale e organizzativo, anche attraverso: 1) la revisione della disciplina in materia di reclutamento, di stato giuridico e di progressione in carriera, tenendo conto del merito e delle professionalità, nell’ottica della: semplificazione delle relative procedure, prevedendo l’eventuale unificazione, soppressione ovvero istituzione di ruoli, gradi e qualifiche e la rideterminazione delle relative dotazioni organiche, comprese quelle complessive di ciascuna Forza di polizia, in ragione delle esigenze di funzionalità e della consistenza effettiva alla data di entrata in vigore della presente legge, ferme restando le facoltà assunzionali previste alla medesima data, nonché assicurando il mantenimento della sostanziale equiordinazione del personale delle Forze di polizia e dei connessi trattamenti economici, anche in relazione alle occorrenti disposizioni transitorie, fermi restando le peculiarità ordinamentali e funzionali del personale di ciascuna Forza di polizia, nonché i contenuti e i principi di cui all’articolo 19 della legge 4 novembre 2010, n. 183, e tenuto conto dei criteri di delega della presente legge, in quanto compatibili”;
1.3. L’intento del legislatore delegante risulta essere quello di procedere ad un riassetto dell’organizzazione delle Forze di polizia con l’obiettivo di rafforzarne l’efficienza, realizzando nel contempo, sia pure nel medio periodo, importanti risparmi di spesa da riassegnare in quota parte allo stesso comparto per il riordino dei ruoli del personale non dirigente e non direttivo.
– “riduzione degli uffici e del personale anche dirigenziale destinati ad attività strumentali […]”;
– “preferenza […] per la gestione unitaria dei servizi strumentali […]”;
– “riordino, accorpamento o soppressione degli uffici e organismi al fine di eliminare duplicazioni o sovrapposizioni di strutture o funzioni […]”.
Infine, l’art. 8, comma 6, contiene un’ultima delega (da esercitarsi nei dodici mesi successivi a ciascun decreto legislativo delegato) per l’emanazione di disposizioni integrative e correttive, rispetto a ciascun decreto legislativo che sia adottato.
– si definiscono i comparti di specialità assegnati alla Polizia di Stato, all’Arma dei carabinieri (hic inde: Arma) e al Corpo della Guardia di finanza (hic inde: Guardia di finanza), tenendo conto delle competenze nel tempo sviluppate;
– si pongono le basi per la razionalizzazione dei presidi di polizia, privilegiando l’impiego della Polizia di Stato nei comuni capoluogo e dell’Arma nel restante territorio;
– si afferma la competenza della Guardia di Finanza per l’assolvimento dei compiti di sicurezza a mare con contestuale trasferimento al Corpo dei mezzi navali della Polizia di Stato e dell’Arma;
– si dettano le disposizioni per la gestione associata dei servizi strumentali delle Forze di polizia e per la realizzazione sul territorio nazionale del servizio “Numero unico di emergenza europea 112”.
– si disciplina l’assorbimento del personale del Corpo forestale dello Stato (hic inde: Corpo forestale) e delle relative funzioni nell’Arma, con la sola eccezione di un contingente limitato da assegnare alla Polizia di Stato, alla Guardia di finanza, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco e alle amministrazioni pubbliche.
– sovrapposizione di compiti, servizi e nuclei specialistici in specifici comparti di specialità;
– assenza di economie di scala nella gestione dei servizi strumentali e degli acquisti;
– assenza di un numero unico di emergenza, benché previsto da una direttiva europea del 1991 (direttiva 91/396/CEE), per la cui inosservanza l’Italia ha subito una condanna per infrazione comunitaria, essendo presenti sul territorio nazionale diversi numeri di emergenza legati alle singole Forze di polizia.
– razionalizzare e potenziare l’efficacia delle funzioni di polizia, eliminando sovrapposizioni di competenze e migliorando la cooperazione sul territorio;
– accrescere l’efficienza dei corpi di polizia, eliminando la duplicazione di strutture e servizi.
– promuovere risparmi di spesa, destinando le economie conseguite ad accrescere le dotazioni finanziarie delle Forze di polizia;
– razionalizzare e potenziare il presidio del territorio;
– accrescere e migliorare le dotazioni strumentali delle Forze di polizia.
3. Rilievi generali.
Al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica concorrono il Corpo della guardia di finanza, quale forza di polizia ad ordinamento militare con competenza generale in materia economica e finanziaria, il Corpo della polizia penitenziaria, che garantisce la sicurezza e le condizioni di legalità all’interno degli istituti penitenziari e collabora alle attività di reinserimento sociale delle persone condannate, e il Corpo forestale dello Stato, ad ordinamento civile, specializzato nella tutela del patrimonio naturale e paesaggistico e nella prevenzione e repressione dei reati in materia ambientale e agroalimentare.
Una particolare menzione merita anche il Corpo delle capitanerie di porto – Guardia costiera (hic inde: Guardia costiera); quest’ultimo – pur essendo un corpo della Marina militare (art. 118, co. 1, lett. f), codice dell’ordinamento militare approvato con d.lgs. 8 maggio 2010, n. 66, hic inde: c.m.) e pur non essendo annoverato fra le Forze di polizia dall’art. 16, l. n. 121 del 1981 – svolge, oltre a compiti prettamente militari alle dipendenze della Marina militare (art. 132 c.m.), oggettive funzioni di polizia in materia di sicurezza pubblica (marittima, ambientale, stradale, pesca, protezione civile, contrasto al traffico di sostanze stupefacenti, contrasto all’immigrazione illegale, salvaguardia del patrimonio culturale, disciplina del collocamento e tutela della gente di mare), alle dipendenze di plurimi Ministeri (artt. 134 – 137 c.m.), tanto che il comandante generale del Corpo può essere chiamato a partecipare al comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica (art. 18, co. 3, l. n. 121 del 1981).
Siffatto indirizzo è stato costantemente osservato nei provvedimenti di riordino delle Forze di polizia successivi alla legge n. 121 del 1981 e da ultimo nei decreti legislativi attuativi della legge delega 31 marzo 2000, n. 78 (Delega al Governo in materia di riordino dell’Arma dei carabinieri, del Corpo forestale dello Stato, del Corpo della Guardia di finanza e della Polizia di Stato. Norme in materia di coordinamento delle Forze di polizia).
In sintesi, l’azione riformatrice intrapresa dal legislatore delegante risulta destinata a plasmare l’organizzazione delle Forze di polizia per conseguire la razionalizzazione e il potenziamento dell’unitaria funzione di polizia (mediante la cooperazione sul territorio, l’eliminazione delle duplicazioni e la gestione associata dei servizi), realizzando anche importanti risparmi di spesa, sia pure nel medio – lungo periodo. Alla luce di tali parametri, pertanto, dovrà essere condotta l’analisi del testo.
Ritiene, pertanto, la Commissione che un ulteriore principio di delega – evincibile in via indiretta dal disegno complessivo che ha ispirato la l. n. 124 del 2015, come già posto in evidenza in tutti i recenti pareri del Consiglio di Stato sugli schemi di decreti attuativi della più volte menzionata l. n. 124 – concerna la qualità della regolazione: infatti, anche la delega che attiene alle forze di polizia «è inserita in una legge di più ampio respiro, dedicata ad una profonda riforma della pubblica amministrazione, di cui la qualità della regolazione costituisce un aspetto fondamentale per la competitività del Paese, per l’effettività dei diritti fondamentali dei cittadini, per l’efficienza delle pubbliche amministrazioni e per l’andamento dei conti pubblici » (cfr. il parere della Commissione speciale, 26 aprile 2016, n. 968 sul Testo unico in materia di società partecipate).
Cionondimeno, nell’auspicare un intervento generale di rivisitazione e semplificazione del complesso e stratificato quadro normativo delle Forze di polizia, seguendo, ove possibile, il modello del codice dell’ordinamento militare, si rinvia alle valutazioni del Parlamento e del Governo la scelta dei tempi e delle modalità con cui procedere al riordino delle disposizioni in materia. A questo proposito il Consiglio di Stato – come già evidenziato nel parere reso sul nuovo codice dei contratti pubblici – è pronto a sostenere con un apporto imparziale e costruttivo, anche mediante la redazione di uno schema di codice in materia di sicurezza pubblica a mente dell’art. 17-bis, comma 3, l. n. 400 del 1988, le iniziative del Governo affinché il processo di riforma possa proseguire celermente nell’interesse della collettività nazionale, il cui progresso dipende anche dalla qualità della sicurezza individuale e collettiva; fin da ora, inoltre, si rende disponibile a esprimere <<… anche successivamente al presente parere, ai fini della adozione dei correttivi nonché in risposta a quesiti specifici eventualmente formulati dal Governo e dagli altri soggetti legittimati, il proprio parere con l’obiettivo di concorrere al completo conseguimento, a regime e nel più breve tempo possibile, degli obiettivi fissati dalla ambiziosa riforma governativa, in modo da corrispondere a una forte attesa delle istituzioni e dei cittadini.>>.
Va comunque segnalato all’attenzione del Governo che il riordino – come correttamente evidenziato nell’AIR – non interessa i sei corpi forestali delle regioni e delle province autonome che, previsti dai relativi statuti approvati con norme di rango costituzionale, già attualmente non fanno parte del Corpo forestale dello Stato.
Preliminarmente si osserva che la trasformazione di un corpo di polizia civile in militare rappresenta un’inversione di tendenza rispetto alla linea seguita dal legislatore nella riforma della Polizia di Stato (legge n. 121 del 1981), del Corpo della Polizia penitenziaria (legge n. 395 del 1990) e per ultimo del Corpo forestale dello Stato (legge n. 36 del 2004). Nell’arco di un trentennio, infatti, si è passati da un concezione, radicatasi sullo scorcio degli anni ’70, secondo cui lo statuscivile era funzionale al rafforzamento dell’efficienza di un corpo di polizia, a quella più recente per la quale sono le competenze – e non lo status – a dare la misura della professionalità.
Un dubbio potrebbe prospettarsi soltanto qualora la soppressione dell’ufficio o dell’ente comportasse anche il venir meno delle funzioni esercitate e qualora tali funzioni fossero costituzionalmente necessarie. Nella specie, è evidente che alcune delle funzioni del Corpo forestale sono di rilevanza costituzionale (ambiente, sicurezza alimentare, etc.) e quindi non possono cessare con il venir meno del soggetto giuridico che sinora le ha esercitate.
Va considerato al riguardo che la Costituzione garantisce sì il diritto al lavoro (sin dall’importante sent. n. 45 del 1965, invero, la giurisprudenza costituzionale ha statuito che “Dal complessivo contesto del primo comma dell’art. 4 della Costituzione – già altre volte interpretato da questa Corte (cfr. sentenze n. 3 del 1957, n. 30 del 1958, n. 2 del 1960, n. 105 del 1963, ordinanza n. 3 del 1961) – si ricava che il diritto al lavoro, riconosciuto ad ogni cittadino, è da considerare quale fondamentale diritto di libertà della persona umana, che si estrinseca nella scelta e nel modo di esercizio dell’attività lavorativa” e, in qualche misura, quello alla sua stabilità, ma la Corte costituzionale ha affermato chiaramente che l’art. 4 Cost. “non garantisce il diritto alla conservazione del lavoro” (sent. n. 45 del 1965 cit.).
Inoltre, il transito del personale in apposito ruolo dell’Arma non pone problemi di contrasto con l’art. 97 Cost., che – pure – fissa il principio dell’accesso tramite pubblico concorso agli incarichi nell’Amministrazione.
La giurisprudenza di legittimità, al riguardo, ha escluso “ogni profilo di illegittimità costituzionale” in vicende in cui si procede al “trasferimento di personale a seguito di soppressione di un ente ed attribuzione ad altro ente delle funzioni esercitate dal primo”, perché in casi del genere “sembra improprio il riferimento al principio dell’accesso agli impieghi per pubblico concorso, ancora di recente ribadito dalla Corte cost. (sentenze 3 marzo 2011, n. 68; 1 aprile 2011, n. 108; 13 aprile 2011, n. 127)” (Cass. civ., Sez. lav., 8 maggio 2015, n. 9379; cfr., in precedenza, nello stesso senso Cass. civ., Sez. lav., 22 marzo 2001, n. 4141).
3.4.4. Da ultimo, sono stati prospettati alcuni dubbi per il fatto che il personale del Corpo forestale dello stato, attualmente appartenente alla categoria degli impiegati civili dello Stato. transiti nei ruoli militari, con un obbligatorio mutamento di status che potrebbe ritenersi astrattamente lesivo dei diritti dei singoli. Si è riportato il disposto della legge di delegazione ove si prevede che il transito a entità diverse dall’Arma avvenga in contingente limitato ovvero nell’ambito della dotazione organica dell’amministrazione di destinazione. Ne deriva che, nell’ipotesi di eccesso di domande, l’aspirazione del personale a tale diverso transito potrebbe non essere integralmente soddisfatta.
Anche in questo caso la Commissione speciale ritiene che i dubbi prospettati possano essere superati. Anzitutto, come ha statuito la Corte costituzionale scrutinando il trasferimento alle Regioni del personale della soppressa “Gioventù italiana” contestualmente al passaggio dei beni della stessa, “il trasferimento può giustificarsi in vista del principio per cui il personale segue i beni” (sent. n. 189 del 1980). Si tratta di un principio generale, che può trovare applicazione anche nel caso di specie.
Il decreto legislativo all’esame è, infatti, esplicito nello stabilire, agli artt. 13, comma l, e 18, comma 3, che le risorse finanziarie e i beni materiali del Corpo forestale sono trasferiti “in relazione al trasferimento delle funzioni e del personale di cui agli articoli 7, 9, 10 e 11”. Si opera, conseguentemente, quella saldatura fra passaggio di beni e funzioni da un lato e trasferimento di personale che – come accennato – costituisce un principio del nostro ordinamento.
La stessa Corte costituzionale ha sottolineato questo aspetto, affermando che “Com’è noto, con la legge 1 aprile 1981, n. 121, il legislatore, oltre a compiere la cosiddetta «smilitarizzazione» della Polizia di Stato, ha perseguito l’obiettivo di una parificazione tra tutte le forze di ordine pubblico e sicurezza. Tale equiparazione sostanziale, finalizzata ad una maggiore armonizzazione dei vari Corpi di polizia, si accompagnava ad una equiparazione anche economica” (sent. n. 241 del 1996).
In una pronuncia di poco successiva, la Corte ha ulteriormente ribadito il concetto. Nella citata legge n. 121 del 1981 vi sono diposizioni che accomunano tutte le Forze di polizia, indipendentemente dallo status degli appartenenti ai vari Corpi: a questo proposito, la Consulta ha considerato indenne da censura, ad esempio, che l’indennità prevista dall’art. 43 di tale legge non riguardasse il Corpo dei vigili del fuoco e fosse appannaggio degli appartenenti all’Arma, alla Polizia di Stato, al Corpo della Guardia di Finanza, al Corpo di Polizia penitenziaria e – appunto – al Corpo forestale. La Corte mise in evidenza la comunanza di attività di tutte le Forze di polizia, sottolineando, invece, che la disciplina relativa al Corpo dei vigili del fuoco era stata assimilata a quella generale del pubblico impiego, sia con riferimento al trattamento economico che alla contrattazione collettiva derivante dalla c.d. privatizzazione dello stesso pubblico impiego, mentre “a tale evoluzione legislativa è […] rimasto estraneo il personale della Polizia di Stato e degli altri corpi di Polizia, esplicitamente escluso dal novero del personale ricondotto al nuovo regime del rapporto di lavoro privato e del contratto collettivo, e tuttora disciplinato dai rispettivi ordinamenti” (ord. n. 342 del 2000).
Nel giudizio sulla legittimità costituzionale dell’art. 4, comma 5, del d.lgs. 23 dicembre 1993, n. 546, per violazione dell’art. 3 Cost., perché non applicabile al personale appartenente alle Forze di polizia ad ordinamento civile (e, invece, applicabile agli altri dipendenti civili dello Stato), la Corte ha dichiarato non fondata la questione, in quanto “non appare macroscopicamente irragionevole la censurata preclusione […], tenuto anche conto della natura di particolare impegno inerente all’attività del mantenimento dell’ordine pubblico svolta dalle Forze di Polizia”, aggiungendo che “Tale circostanza, del resto, emerge indirettamente dalla stessa legge n. 121 del 1981 che ha esteso al predetto personale le norme previste per i pubblici dipendenti solo «in quanto compatibili» e per «quanto non previsto dalla presente legge», statuendo nel contempo (art. 16 legge n. 121 del 1981) che ai fini dell’ordine e della sicurezza pubblica sono da ritenersi «Forze di Polizia» non solo la Polizia di Stato ma anche l’Arma dei Carabinieri, il Corpo di Guardia di Finanza, il Corpo degli agenti di custodia ed il Corpo Forestale dello Stato, categorie queste escluse dall’operatività del beneficio della permanenza in servizio per un biennio in quanto ad «ordinamento militare»” (sent. n. 422 del 1994). Si tratta di una pronuncia molto significativa, sotto il profilo storico, da cui emerge che prima della completa smilitarizzazione del Corpo forestale, al di là dello status formale degli appartenenti ai Corpi sopra menzionati, il loro ordinamento, ivi compreso quello del Corpo forestale, era qualificabile come “militare”, con la conseguenza che la distinzione fra quest’ultimo e l’Arma si attenuava in modo molto netto; un ritorno a tale originario statusdunque, non appare eccentrico in relazione all’evoluzione dell’ordinamento giuridico nel suo complesso.
La Corte inoltre ha sottolineato che “la Costituzione repubblicana supera radicalmente la logica istituzionalistica dell’ordinamento militare, giacché quest’ultimo deve essere ricondotto nell’ambito del generale ordinamento statale «rispettoso e garante dei diritti sostanziali e processuali di tutti i cittadini»” (sent. n. 449 del 1999, nella quale si richiamano esplicitamente le precedenti sentt. nn. 278 del 1987 e 78 del 1989). Dal che la Corte ha concluso nel senso che “La garanzia dei diritti fondamentali di cui sono titolari i singoli «cittadini militari» non recede quindi di fronte alle esigenze della struttura militare; sì che meritano tutela anche le istanze collettive degli appartenenti alle Forze armate (v. le sentenze, richiamate pure dal Consiglio di Stato, nn. 24 del 1989 e 126 del 1985), al fine di assicurare la conformità dell’ordinamento militare allo spirito democratico” (sent. n. 449 del 1999 cit.).
Come si vede, il personale del cui mutamento di status si sta, qui, discutendo non appartiene a un’Amministrazione pubblica civile come tutte le altre, bensì a un Corpo che è caratterizzato da spiccati tratti di analogia con quelli militari (uniformi, gradi, uso delle armi, etc.). Il mutamento di status ,di conseguenza, comporta effetti sulle situazioni soggettive assai meno intensi di quelli che si produrrebbero per i comuni impiegati civili dello Stato.
Dalla formulazione del richiamato art. 12, sembrerebbe che le domande di transito ad amministrazioni diverse dall’Arma paiono possano essere soddisfatte senza limitazioni di sorta, il che induce il dubbio della violazione dell’art. 76 Cost. per eccesso di delega.
3.5.L’assunzione della qualità di militare da parte del personale del Corpo forestale.
– all’Arma i servizi di contrasto al commercio illegale, nonché il controllo del commercio internazionale e della detenzione di esemplari di fauna e flora, minacciati di estinzione, con la sola eccezione degli spazi doganali ( (art. 7, comma 2, lettera m) );
– al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali il rilascio delle certificazioni per il commercio e la detenzione, nonché la tenuta del registro degli alberi monumentali,
– alla Guardia di finanza lo svolgimento dei servizi di controllo e repressivi negli spazi doganali.
Esame dell’articolato: i Capi I e II.
Il comma 2 ripropone disposizione analoga a quella già espressa dall’art. 11 della legge 31 marzo 2000, n. 78, per la quale l’istituzione o la soppressione di comandi, unità e reparti, nonché le dotazioni di personale e mezzi destinati allo svolgimento di attività specializzate presso Amministrazioni dello Stato diverse da quelle di appartenenza, devono essere disposte, su proposta del Ministro interessato, dal Ministro competente gerarchicamente, previo concerto con il Ministro dell’interno.
4.6. L’articolo 3, in conformità alla delega, introduce le misure per dare attuazione alla razionalizzazione dei presidi di polizia sul territorio e ne demanda la definizione a un decreto del Ministro dell’interno da adottare entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto legislativo in esame (comma 1).
– coordinare la presenza dei presidi sul territorio, in modo da garantire adeguati livelli di sicurezza;
– privilegiare l’impiego della polizia di Stato nei comuni capoluogo e dell’Arma dei carabinieri nel restante territorio;
– possibilità di derogare al suddetto criterio per particolari esigenze di ordine sicurezza pubblica, tenendo anche conto: dei provvedimenti di riorganizzazione delle Forze di polizia di livello provinciale conseguenti all’assorbimento del Corpo forestale nell’Arma; della riorganizzazione periferica delle pubbliche amministrazioni secondo ambiti territoriali non obbligatoriamente corrispondenti al livello provinciale o di città metropolitana, prevista dall’art. 1, comma 147, della legge 7 aprile 2014, n. 56 (c.d. legge “Del Rio”); della riorganizzazione delle Prefetture- Ufficio territoriale del Governo, pure disposta dall’art. 8, comma 1, lettera e) della delega.
Il comma 3 dello stesso articolo attribuisce al medesimo Corpo l’attività di supporto, con mezzi navali, alle predette Forze di polizia per lo svolgimento dei propri compiti istituzionali e, con mezzi aerei, al Corpo della polizia penitenziaria per il servizio delle traduzioni, secondo modalità da definire con appositi protocolli, anche al fine di determinare il ristoro dei relativi oneri.
La Commissione speciale -oltre a ribadire quanto evidenziato retro ai §§ 3.1. e 3.3. – osserva che i risparmi di spesa quantificati nella relazione tecnica, pari a 3.669.236 euro nel triennio, per la progressiva chiusura dei reparti nautici potrebbero essere di fatto incisi al ribasso, ove si consideri che per soddisfare le esigenze di cooperazione con le altre Forze di polizia potrebbe essere necessario rischierare alcuni mezzi della Guardia di finanza, a meno di disattendere l’obiettivo del potenziamento dell’efficacia delle funzioni di polizia, che costituisce uno dei principi informatori della delega.
In particolare, al comma 1, vengono previsti processi di centralizzazione di acquisizione di beni e servizi delle Forze di polizia, attraverso l’adozione di specifici protocolli, da adottare entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo e comunque da applicarsi a decorrere dal 1° gennaio 2017 (art. 18, comma 5).
Disposizioni generali per l’assorbimento del Corpo forestale: il Capo III.
5.1. L’articolo 7, comma 1, prevede l’assorbimento del Corpo forestale nell’Arma e l’attribuzione a quest’ultima delle funzioni del Corpo forestale – ad eccezione di:
– competenze assegnate al Corpo nazionale dei vigili del fuoco (lotta attiva contro gli incendi boschivi e il loro spegnimento con mezzi aerei), alla Polizia di Stato (ordine e sicurezza pubblica e contrasto della criminalità organizzata in ambito interforze) e alla Guardia di finanza (soccorso in montagna, sorveglianza delle acque marine confinanti con le aree naturali protette e contrasto, nell’ambito degli spazi doganali, alle violazioni in materia di commercio illegale della flora e della fauna in via di estinzione); per quanto riguarda la sovrapposizione di competenze in generale e in materia di tutela delle aree marine, fra Guardia di finanza e Guardia costiera, si rinvia a quanto già evidenziato retro ai §§ 3.1., 3.3. e 3.6.;
– attività cui provvede il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (rappresentanza e tutela degli interessi forestali nazionali in sede comunitaria e internazionale e raccordo con le politiche forestali regionali, certificazioni previste dalla convenzione di Washington e adempimenti in materia di alberi monumentali).
– tutela degli alberi monumentali e certificazioni nell’ambito del controllo del commercio internazionale e della detenzione di esemplari di fauna e di flora minacciati di estinzione e tutelati ai sensi della convenzione di Washington (cui provvede il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ai sensi del successivo art.11);
– contrasto al commercio illegale degli esemplari sopra richiamati nell’ambito degli spazi doganali (cui provvede il Corpo della guardia di finanza, ai sensi del successivo articolo 10).
Le disposizioni recate dall’articolo sono conformi alla delega, nella parte in cui dispone ( art. 8, comma 1, lettera a) ) “il riordino delle funzioni di polizia di tutela dell’ambiente, del territorio e del mare, nonché nel campo della sicurezza e dei controlli nel settore agroalimentare, conseguente alla riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato ed eventuale assorbimento del medesimo in altra Forza di polizia, fatte salve le competenze […]”.
Quest’ultima unità, che opera alle dipendenze funzionali del Ministro delle politiche agricole, forestali e agroalimentari, esercita controlli specifici sulla regolare applicazione di regolamenti comunitari e concorre nell’attività di prevenzione e repressione delle frodi nel settore agroalimentare, ai sensi del d.P.C.M. 27 febbraio 2013, n. 105.
Sul punto, nonché per ciò che concerne l’assolvimento dei compiti CITES, si rinvia a quanto osservato al § 3.6.
– sostituire al comma 2, primo periodo, l’inciso “decreto legislativo n. 66 del 2010” con “decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66”;
– apportare analoga correzione al comma 3, espungendo anche la parola “citato”;
– correggere, sempre al comma 3, la citazione del decreto del Ministro dell’ambiente 11 novembre 1986 e del decreto del Ministro della difesa 8 giugno 2001, sostituendo agli estremi di registrazione presso la Corte dei conti quelli relativi alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana, ove avvenuta.
Il comma 1 prevede che “In conseguenza delle disposizioni di cui agli articoli 7, 8, 9 e 10, le dotazioni organiche dell’Arma dei carabinieri, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, della Polizia di Stato e del Corpo della guardia di finanza, rideterminate ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera a), della legge, sono incrementate delle unità corrispondenti al numero complessivo, nelle qualifiche e nei gradi, di cui alla tabella A allegata al presente decreto”.
Il comma 2 stabilisce, in via generale, che “Il Capo del Corpo forestale dello Stato, con proprio provvedimento adottato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto e pubblicato sul Bollettino ufficiale del medesimo Corpo, individua, sulla base dello stato matricolare, l’Amministrazione, tra quelle indicate al comma 1, presso la quale ciascuna unità di personale è destinata a transitare[…]”, tenendo conto dei criteri ivi indicati (sui quali subito si tornerà), in ordine di priorità, mentre il successivo comma 3 dispone che “Nello stesso termine di cui al comma 2, ai fini della determinazione del contingente limitato di cui all’articolo 8, comma 1, lettera a), numero 2), della legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa ricognizione dei posti disponibili e tenuto conto del rispettivo fabbisogno, sono individuate, preferibilmente tra quelle che svolgono funzioni attinenti alle professionalità del personale da ricollocare, le Amministrazioni statali verso le quali è consentito il transito di cui al comma 4, lettera b)”.
Il comma 6 stabilisce, poi, che “Nel caso in cui, alla data del 1° settembre 2016, il personale che ha optato per la mobilità di cui al comma 4, lettera b), non sia stato ricollocato, si procede, previo esame congiunto con le organizzazioni sindacali, a definire altre forme di ricollocazione. In caso di mancato ulteriore assorbimento entro il 31 dicembre 2016, il predetto personale cessa di appartenere al comparto sicurezza e difesa e nei suoi confronti si applicano le disposizioni dell’articolo 33, comma 8, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Al personale ricollocato ai sensi del presente comma è attribuito il trattamento economico previsto dall’articolo 30, comma 2-quinquies, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001”.
È evidente, dunque, che vi è un amplissimo margine per gli appartenenti al Corpo forestale per rifiutare l’accesso all’Arma ed essere trasferiti ad altra Amministrazione civile, in quanto coloro che hanno optato per la privatizzazione del rapporto di lavoro, qualora entro il 31 dicembre 2016 non trovino collocazione in altra amministrazione statale nell’ambito del contingente determinato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (art. 12, comma 3) o nell’ambito di “non ben definite” altre forme di collocazione da individuarsi previo esame congiunto con i sindacati, sono collocati in disponibilità con effetti sul trattamento economico, in quanto non potranno percepire l’eventuale assegno ad personam riassorbibile.
Infatti, la legge di delegazione ha stabilito che la riorganizzazione del Corpo forestale deve aver luogo “ferme restando la garanzia degli attuali livelli di presidio dell’ambiente, del territorio e del mare […] la salvaguardia delle professionalità esistenti, delle specialità e l’unità delle funzioni da attribuire, assicurando la necessaria corrispondenza tra le funzioni trasferite e il transito del relativo personale […]” e che il transito “in altre amministrazioni pubbliche” è ammesso soltanto per “un contingente limitato”.
In altri termini, la legge delega – costituente parametro imprescindibile per la legittimità del decreto in esame – pone quale interesse pubblico primario il mantenimento degli attuali livelli di presidio garantiti dal Corpo forestale sicché il numero dei transiti presso amministrazioni diverse dall’Arma è consentito per contingenti che, se venuti meno, determinerebbero una riduzione del presidio territoriale sinora assicurato.
Per quanto concerne la fase transitoria, si prevede – con una soluzione che il Collegio ritiene apprezzabile alla luce delle circostanze in cui l’Arma ha operato, non ultima la considerazione dell’entità del contigente trasferito nei Carabinieri – che il personale proveniente dal Corpo forestale, a secondo del ruolo di appartenenza, transiti in un corrispondente ruolo forestale dell’Arma e assuma contestualmente lo status militare.
– il “ruolo forestale iniziale degli ufficiali in servizio permanente”, per l’inquadramento del personale direttivo e dirigente del Corpo forestale dello Stato”;
– il “ruolo forestale degli ispettori in sevizio permanente”;
– il “ruolo forestale dei sovrintendenti in servizio permanente”;
– il “ruolo forestale degli appuntati e carabinieri in servizio permanente”;
– il “ruolo forestale dei periti in servizio permanente”;
– il “ruolo forestale dei degli operatori e collaboratori in servizio permanente”.
7.1. L’articolo 18 reca una serie di disposizioni che il legislatore delegato ritiene necessarie- in relazione a quanto previsto dai precedenti Capi II e III – per meglio disciplinare le fasi antecedenti e successive all’attuazione del processo di razionalizzazione delle funzioni di polizia e per l’assorbimento del Corpo forestale.
In particolare, il comma 5 prevede che siano tempestivamente adottati i provvedimenti e protocolli necessari per disporre degli strumenti propedeutici all’avvio della effettiva razionalizzazione del nuovo assetto funzionale e organizzativo delle Forze di polizia, da cui consegue anche la realizzazione dei risparmi di spesa, le due direttive del Ministro dell’interno, previste dagli articoli 2, comma 1, e 3, comma 1, rispettivamente, sui comparti di specialità, conseguente all’assorbimento del Corpo forestale dello Stato, e sulla dislocazione dei presidi di polizia sul territorio, anche al fine di evitare sovrapposizioni.
Si segnala comunque la specifica assegnazione di un termine di sei mesi per l’emanazione dei provvedimenti, indicati all’art. 18, comma 5, termine che – pur ferma l’efficacia alla data del 1° gennaio 2017 – sembra ora collocarsi a ridosso del predetto 1° gennaio 2017.
Poiché tale criterio di autorizzazione alla previsione di un termine diverso non è presente nella legge delega, occorre ricordare, in linea generale, quanto previsto dall’art. 73, comma terzo, Cost., secondo il quale – con disposizione estensibile ai decreti legislativi (nulla espressamente affermando sul punto, in senso derogatorio alla disposizione generale, il successivo art. 76) – “le leggi . . . entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione .. .”.
– in generale, per le leggi ed i regolamenti, dall’art. 10 disp. prel. cod. civ.;
– per i decreti legislativi delegati, dall’art. 7, comma. 1, del d.P.R. 28 dicembre 1985 n. 1092 (“Approvazione del Testo Unico sulle disposizioni sulla promulgazione delle leggi e sulla emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica Italiana”).
Le eccezioni – per le quali le disposizioni richiamate provvedono ad individuare anche la copertura dei maggiori oneri – riguardano, nella prima ipotesi, l’istituzione del numero unico europeo 112; nella seconda ipotesi, il finanziamento del fondo previsto dall’art. 596, comma 1, del codice dell’ordinamento militare.
– risulta destinare alle Forze di Polizia una quota pari al 50% dei risparmi di spesa, in coerenza con la legge delega che fissa il limite di disponibilità in misura “non superiore al 50%”;
– le somme espressamente indicate nell’art. 19 sono quelle risultanti dalla relazione tecnica, al netto degli oneri derivanti dagli articoli 3, 16 e 17 del decreto legislativo;
– la finalità individuata è espressamente consentita dalla legge delega, che indica l’autorizzazione di spesa di cui all’art. 3, comma 155, secondo periodo, della legge n. 350/2003.
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