Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-terzo/titolo-vi/capo-ii/sezione-iii/art1049.html
Timestamp: 2020-01-28 15:59:49+00:00
Document Index: 58636430

Matched Legal Cases: ['art. 1049', 'sentenza ', 'art. 1049', 'art. 208', 'art. 208', 'art. 1032', 'art. 1038', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1050', 'art. 1130']

Art. 1049 codice civile - Somministrazione di acqua a un edificio - Brocardi.it
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Articolo 1049 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1049 Codice civile
In mancanza di convenzione, la sentenza determina le modalità della derivazione e l'indennità dovuta [2643, nn. 4 e 14, 2932].
Tale disposizione mira a permettere l'uso dell'acqua potabile, necessaria a sopperire ai bisogni primari della vita; ciò tenendo conto delle esigenze del fondo dominante e del fondo servente, al fine di ridurre al minimo il danno subito da quest'ultimo.
Spiegazione dell'art. 1049 Codice civile
Ragione e presupposto della servitù
Questa norma è la seguente introducono una figura di servitù coattiva, del tutto nuova: veniva già disciplinata nel Progetto della Commissione Reale « Cose e diritti reali » (art. 208 segg.). La ragione addotta a giustificazione della nuova servitù coattiva è che essa « risponde ai postulati della odierna tendenza verso una pia intensa utilizzazione dei beni primari », e che essa « attinge il suo fondamento dal principio che il diritto di proprietà, deve subire quelle limitazioni che derivano dalla necessita, della convivenza e della solidarietà sociale ».
Il presupposto di fatto è che ad una casa o alle sue appartenenze manchi l'acqua necessaria per l'alimentazione degli uomini o degli animali e per gli altri usi domestici: la mancanza d'acqua è la prima condizione, essa riguarda il fondo, dove deve divenire dominante la casa. Può essere totale o parziale, in due sensi: riguardare tutta la casa o solo alcune parti di essa, sempre che, nell'ultima ipotesi, non si possa l'acqua trarre dalle parti. Inoltre, la mancanza può essere totale nel senso che nella casa manchi del tutto l'acqua, oppure parziale, nel senso che vi è acqua, ma questa non basta per l'alimentazione o gli altri usi domestici.
Inoltre, si richiede che l'acqua non si possa procurare senza eccessivo dispendio: dunque non si richiede l' impossibilità, basta che la possibilità sia subordinata ad un eccessivo dispendio. Vi sarebbe un eccessivo dispendio, ad esempio, se l'acqua si dovesse altrimenti derivare da una fonte lontanissima e portare alla casa per mezzo di una serie di servitù di acquedotto su molti fondi intermedi.
Torna, qui, in piena luce il concetto della necessità relativa, come caratteristica delle servitù coattive, a suo tempo chiarita.
Da parte del fondo che deve divenire servente, si richiede che anzitutto esso sia vicino. Anche qui la vicinanza può intendersi in senso relativo, non si tratta di contiguità e neppure di distanza minima. Ma una vicinanza, sia pur intesa in senso relativo, ci vuole, altrimenti non è possibile la servitù coattiva, ma quella volontaria: in questa, infatti, la vicinitas non è una caratteristica autonoma.
Inoltre, il fondo deve essere fornito di acqua eccedente la quantità per esso necessaria: vi deve quindi essere acqua di sopravanzo, e solo questa può essere pretesa.
Chi è tenuto a sopportare la servitù? Il proprietario del fondo vicino: è infatti a questi che bisogna chiedere la servitù. Non è necessario che egli sia anche proprietario dell'acqua. Notevole, al riguardo, è una differenza fra il testo del progetto e il testo definitivo: nell'uno si fa riferimento al « proprietario dell'acqua » (art. 208), nell'altro al « proprietario del fondo ».
In applicazione della norma generale contenuta nell'ultimo comma dell' art. 1032 del c.c., secondo cui prima del pagamento dell'indennità il proprietario del fondo servente può opporsi all'esercizio della servitù, si statuisce, nella norma in esame, al comma secondo, che deve pagarsi il valore dell'acqua, calcolato per un'annualità, prima che siano iniziati i lavori.
È ovvio che la servitù coattiva può giustificarsi solo a condizione che si paghi l'indennità: nel nostro caso, essa è rappresentata dal valore delle acque. Le opere di presa e derivazione sono naturalmente a carico di chi chiede la servitù. Se queste danno luogo ad occupazione di terreni, se ne deve pagare il valore a tenore dell'art. 1038, primo comma.
Convenzione; sentenza
Nel comma terzo è contenuta una disposizione che può dirsi superflua, rappresentando la ripetizione della norma posta in generale per tutte le servitù coattive (1032, comma I e 2): in mancanza di convenzione, è la sentenza che determina le modalità della servitù, ne fissa l'indennità e costituisce la servitù.
Una causa di estinzione è disciplinata nell'ultimo comma: il mutamento nelle condizioni originarie. Essa non trova corrispondenza in una identica causa di cessazione delle servitù volontarie: infatti, per queste, l'impossibilità di fatto di usare della servitù e il venir meno dell'utilità non fanno estinguere la servitù se non siano decorsi venti anni (artt. 1073 e 1074).
La singolare, peraltro giustificata, causa di estinzione non ha luogo, pero, ipso iure: è necessaria una sentenza che la produca. Infatti, nella legge si dice che la servitù, verificatosi il mutamento nelle condizioni originarie, può essere soppressa sulla istanza dell'una o dell'altra parte.
Se le parti sono d'accordo, la cessazione della servitù può porsi in essere a mezzo di convenzione (estintiva).
La servitù non ha luogo se delle acque si dispone in forza di concessione amministrativa (art. 1050, comma 2).
relative all'articolo 1049 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1049 Codice civile - Somministrazione di acqua a un edificio | Quesito Q20101166
“Quale articolo di legge mi tutela e posso citare al mio amministratore dello stabile in cui vivo, che da 15 mesi non provvede ad effettuare i lavori necessari per cui io possa avere "l'acqua potabile" con un flusso sufficiente a far funzionare elettrodomestici come lavatrice e lavastoviglie?
L'acqua in qustione, in alcune ore non fuoriesce proprio dai rubinetti!!! Abito al sesto piano ed è sicuramente un problema di adduzione della colonna.
Preliminarmente occorre comprendere se il problema lamentato origina da un malfunzionamento degli impianti condominiali. Se così è, allora è d'uopo richiedere l'intervento dell'amministratore il quale dovrà attivarsi ai sensi dell'art. 1130 c.c. e dei poteri/doveri che tale norma pone in capo ad egli. In particolare si veda il n. 2).