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Timestamp: 2020-03-28 17:55:02+00:00
Document Index: 53919838

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10 Settembre 2019 /0 Commenti/in Casellario e fedina penale, Diritto e procedura penale /da Avv. Giuseppe Pappa
Sfortunatamente sei indagato in un procedimento penale. Il tuo avvocato ti consiglia il patteggiamento, tuttavia non sei convinto e vuoi capire i vantaggi e svantaggi di tale scelta.
Leggi l’articolo per capire che cos’è il patteggiamento e quando conviene chiederlo, in modo da comprendere quali sono i pro e i contro dell’applicazione della pena su richiesta delle parti.
Guarda il video per capire che cos’è il patteggiamento e quando conviene chiederlo
Che cos’è il patteggiamento?
Come funziona il patteggiamento?
Mi fai un esempio di calcolo per il patteggiamento?
E’ possibile patteggiare tutti i tipi di reati?
Tutti gli imputati possono patteggiare?
L’imputato minorenne può patteggiare?
E’ possibile patteggiare per i procedimenti pendenti innanzi al giudice di pace?
Che cos’è il patteggiamento tradizionale (detto anche ristretto)?
Che cos’è il patteggiamento allargato?
Qual è la differenza tra rito abbreviato e patteggiamento?
Posso avere la pena sospesa con il patteggiamento?
Con il patteggiamento devo risarcire il danno alla parte civile nel processo penale?
Quando conviene chiedere il patteggiamento?
Quali sono i vantaggi del patteggiamento?
Quali sono gli svantaggi del patteggiamento?
La condanna patteggiata è visibile sul casellario giudiziale?
Come si cancella una condanna patteggiata?
Come ottengo la dichiarazione di estinzione del reato?
Come si patteggia la pena?
Il pubblico ministero può rigettare il patteggiamento?
Il giudice può rigettare il patteggiamento?
Sino a quando è possibile patteggiare?
Come si conclude un procedimento per patteggiamento?
Il patteggiamento1 è un rito speciale premiale, alternativo al giudizio ordinario.
L’indicazione “premiale” vuole dire che se scegli il patteggiamento hai dei vantaggi. Il principale vantaggio del patteggiamento è rappresentato dalla possibilità di concordare preventivamente la pena con il pubblico ministero ed avere una riduzione di 1/3 della condanna.
In altre parole, conoscerai in anticipo la condanna, il processo non avrà sorprese e la pena sarà ridotta rispetto alla condanna che potresti ricevere a seguito di un processo ordinario.
Inoltre, avrai anche altri vantaggi, come ad esempio la possibilità di garantirti la pena sospesa2 oppure di non pagare le spese processuali.
Il prezzo di questi vantaggi è la tua ammissione di colpevolezza, nel senso che non ti difendi, rinunci al processo e ti prendi una condanna, che seppur mite, è sempre una condanna penale.
La legge ti permette di patteggiare quando la pena che intendi concordare, ossia la condanna che vorresti, è inferiore a cinque anni. Inoltre, se la pena concordata è inferiore ai due anni, avrai anche ulteriori vantaggi3.
Questo vuol dire che non rileva la pena minima e massima prevista dalla legge per un determinato reato. Ciò che conta ai fini della possibilità di patteggiare è, dunque, la pena che in concreto verrà calcolata e sottoposta al consenso del pubblico ministero.
Prendiamo ad esempio il delitto di omicidio4, il quale prevede la pena minima pari a ventuno anni di reclusione ed il massimo nell’ergastolo.
Per questo reato il patteggiamento è impossibile poiché non c’è modo di poter aritmeticamente ridurre la pena sotto i cinque anni. Pur partendo dal minimo della pena (ventuno anni), la riduzione di 1/3 per il rito e la riduzione per le attenuanti generiche, non sono sufficienti a far scendere la pena sotto il limite dei cinque anni.
21 anni – 1/3 per le attenuanti generiche – 1/3 per il patteggiamento = 9 anni e 4 mesi di reclusione –> superiore ai cinque anni, patteggiamento inammissibile.
Ti faccio, invece, un altro esempio. Ipotizziamo che sei indagato per spaccio di cocaina5, in questo caso la legge ti punisce con la reclusione da sei a ventidue anni, oltre la sanzione pecuniaria.
In questo caso, è possibile patteggiare poiché partendo dal minimo della pena, pari a sei anni, è agevole scendere sotto i cinque anni: basterà la riduzione del patteggiamento per concordare una pena di quattro anni di reclusione.
6 anni – 1/3 per il patteggiamento = 4 anni di reclusione –> inferiore ai cinque anni, patteggiamento ammissibile.
Inoltre, potresti ottenere anche un risultato migliore grazie alla concessione delle attenuanti generiche, che ti permetterebbero di avere un ulteriore riduzione di 1/3, facendo scendere la pena ad anni due e mesi otto di reclusione.
No, per alcuni reati è escluso il patteggiamento, a prescindere dagli anni di reclusione previsti dal codice penale. Il legislatore ha, dunque, escluso il patteggiamento per alcuni reati ritenuti particolarmente gravi.
Sono esclusi dal patteggiamento6(indipendentemente dalla pena) i reati di:
pornografia minorile aggravata;
pornografia virtuale aggravata;
detenzione materiale pornografico aggravata;
Inoltre, per la maggior parte dei delitti contro la pubblica amministrazione (peculato, concussione, ecc…), il patteggiamento è ammissibile solo se l’imputato ha restituito integralmente il prezzo o i profitto del reato7.
No, per alcune tipologie di imputati non è ammesso il patteggiamento superiore ai due anni.
L’imputato che sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale e per tendenza; oppure l’imputato a cui è contestata la recidiva pluriaggravata, non potrà patteggiare la pena sopra i due anni8.
La legge dunque, per tali categorie di soggetti, esclude la possibilità di patteggiare qualora la pena concordata dovesse essere superiore ai due anni di reclusione.
No, il patteggiamento è escluso nei procedimento innanzi al tribunale per i minorenni9. Questo perché il minorenne non è ritenuto sufficientemente maturo per decidere autonomamente dell’esito del proprio processo e per esprimere il consenso all’irrogazione della condanna.
No, innanzi al giudice di pace penale non è ammesso il patteggiamento10.
Quindi, se sei indagato per un reato di scarso allarme sociale, incardinato innanzi al giudice di pace penale, sappi che non potrai patteggiare.
Questo perché il patteggiamento è ritenuto incompatibile con lo spirito conciliativo del giudice di pace.
Se la pena patteggiata è inferiore ai due anni di reclusione, allora si parla di patteggiamento tradizionale o ristretto. La pena concordata sotto i due anni prevede importanti benefici per il condannato11:
non si pagano le spese processuali (i soldi che devi dare allo Stato per la celebrazione del processo);
non saranno irrogate sanzioni accessorie o misure di sicurezza;
in automatico sarà concesso il beneficio della non menzione nel casellario giudiziale;
dopo due o cinque anni dal patteggiamento potrai ottenere la dichiarazione di estinzione del reato senza ricorrere alla lunga procedura della riabilitazione e senza risarcire la persona offesa.
Clicca qui per scaricare una sentenza avente ad oggetto un patteggiamento tradizionale (detto anche ristretto).
Si parla di patteggiamento allargato quando la pena concordata è superiore ai due anni di reclusione ed inferiore a cinque.
Il patteggiamento allargato non ha alcun tipo di beneficio, salvo la riduzione di pena di 1/3 prevista dalla legge per tutti i tipi di patteggiamento.
Inoltre, non potranno accedere al patteggiamento allargato gli imputati che sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza. Lo stesso vale per coloro a cui è contestata la recidiva pluriaggravata.
Clicca qui per scaricare una sentenza avente ad oggetto un patteggiamento allargato.
Con il patteggiamento “ti accusi il reato”, rinunci alla difesa e ti prendi una condanna.
In cambio, concordi la pena con il pubblico ministero così da non avere sorprese nel corso del processo, la pena patteggiata avrà una riduzione di default pari ad 1/3.
Con il rito abbreviato12, invece, non “ti accusi il reato” poiché puoi sempre essere assolto, sarai giudicato sulla base degli atti raccolti dal pubblico ministero e non potrai difenderti con tuoi testimoni.
La contropartita che ti offre lo Stato per aver rinunciato alla prova, è la riduzione di 1/3 sulla pena che il giudice vorrà irrogarti. Quindi, non conosci preventivamente la condanna come nel patteggiamento, lo sconto di pena sarà applicato sulla pena che il giudice eventualmente ti irrogherà.
Sì, puoi avere la pena sospesa13con il patteggiamento, anzi puoi subordinare il patteggiamento alla concessione della pena sospesa14.
Vuol dire che la pena sospesa farà parte dell’accordo preso con il pubblico ministero, così da poter aver (quasi) la garanzia di ricevere il beneficio della sospensione condizionale.
Ovviamente, la pena concordata dovrà rientrare nei limiti previsti della pena sospesa, che nella maggior parte dei casi è pari a due anni di reclusione.
No, grazie al patteggiamento la parte civile non può chiedere il risarcimento del danno in sede penale15. La parte civile dovrà iniziare una contenzioso civile per ottenere il risarcimento del danno.
Al massimo, la persona offesa potrà costituirsi parte civile al fine di ottenere la rifusione delle spese legali.
Infine, la persona offesa non ha alcun poter sulla tua decisione di patteggiare: non sarà ascoltata ed il suo parere non sarà vincolante per la decisione del pubblico ministero e del giudice.
A mio avviso conviene patteggiare la pena quando:
non hai argomenti validi per sostenere la tua innocenza:
Metti da parte il principio del “sono innocente ed andrò fino in fondo”. Valuta esclusivamente gli atti e le argomentazioni che hai per difenderti. Se non hai le carte buone è inutile che ti siedi a giocare, rischi solo di aggravare la tua posizione.
non hai la forza economica per affrontare un lungo processo:
I processi durano tanto, in Italia un processo penale dura in media quattro anni. Più udienze ci sono e maggiore sarà la parcella dell’avvocato. Se non hai la possibilità di pagare un lungo processo, grazie al patteggiamento la parcella del tuo avvocato sarà sicuramente più bassa rispetto ad processo ordinario.
vuoi chiudere rapidamente la tua vicenda penale:
I processi, come già detto, durano tanto. Spesso lo stesso processo è una sorta di pena anticipata. Grazie al patteggiamento il tuo calvario giudiziario finirà rapidamente e potrai lasciarti alle questa brutta storia.
puoi avere la pena sospesa:
Questo, secondo me, è il motivo più importante. Nella maggior parte dei casi, l’imputato patteggia quando riesce a concordare anche la pena sospesa. Cioè quando ha la garanzia che non andrà in carcere o in detenzione domiciliare.
Quindi, se ricorrere una di queste quattro condizioni (soprattutto la pena sospesa), valutata attentamente la possibilità di patteggiare la pena.
condanna preventivamente concordata;
riduzione di 1/3 della pena;
la persona offesa non può chiedere il risarcimento in sede penale;
estinzione del reato e degli effetti penali agevolata nei casi di patteggiamento tradizionale;
non si pagano le spese di giustizia nel caso di patteggiamento tradizionale;
se la condanna patteggiata è inferiore ai due anni, non sarà iscritta sul casellario giudiziale richiesto dai privati16grazie al beneficio della non menzione17;
hai la facoltà di non dichiarare le condanne di patteggiamento inferiori ai due anni di reclusione;
parcella dell’avvocato ridotta rispetto ad un processo ordinario;
procedimento in camera di consiglio: udienza senza pubblico;
chiusura rapida della tua vicenda giudiziaria.
hai una condanna penale;
sul tuo casellario giudiziale sarà annotata la condanna: la tua fedina penale si sporca;
la persona offesa potrà agire in sede civile per ottenere il risarcimento del danno;
non puoi appellare la sentenza di patteggiamento, ma puoi solo presentare ricorso per Cassazione;
l’esecuzione della condanna, nel caso in cui tu non avessi concordato la pena sospesa, sarà più rapida;
non ti difendi e ti dichiari colpevole, a prescindere dal tua innocenza.
Se la pena concordata è pari o inferiore ai due anni di reclusione, hai l’ulteriore vantaggio che l’iscrizione non sarà visibile sul casellario giudiziale chiesto dai privati.
Tuttavia, questo non vuol dire che sei incensurato ma semplicemente che i privati (come ad esempio il datore di lavoro) non vedranno la condanna. Al contrario, la pubblica amministrazione e le forze dell’ordine leggere l’annotazione del patteggiamento.
Per avere conferma della presenza di una condanna patteggiata, è sufficiente chiedere una visura del casellario18 per leggere l’iscrizione relativa alla pena concordata.
Se, invece, la pena concordata è relativa ad un patteggiamento allargato, allora questa sarà visibile anche sul casellario chiesto dai privati.
La domanda è sbagliata: le condanne penali non si cancellano. Per chiarirti le idee ti consiglio di leggere questo mio articolo.
E’ corretto, invece, chiedere in che modo ottenere la dichiarazione di estinzione del reato e degli effetti penali in caso di patteggiamento, poiché l’unica strada per neutralizzare gli effetti negativi di una condanna è, appunto, la dichiarazione di estinzione del reato e degli effetti penali.
Questo perché, come anzidetto, la condanne non si cancellano ma è possibile ottenere l’annotazione dell’estinzione del reato così da potersi dichiarare nuovamente incensurato e neutralizzare gli effetti negativi della condanna.
Nel caso di condanna patteggiata inferiore ai due anni (patteggiamento tradizionale), hai due opzioni per ottenere la dichiarazione di estinzione del reato. In entrambi i casi, una volta ottenuta la dichiarazione di estinzione del reato, avrai il diritto di dichiarati incensurato:
Dopo due anni (in caso di contravvenzione) o cinque anni (in caso di delitto) dal passaggio in giudicato del patteggiamento, potrai chiedere al giudice che ti ha concesso il patteggiamento, la dichiarazione di estinzione del reato e degli effetti penali.
Proceduralmente questo avverrà con un incidente di esecuzione, ossia una procedura rapida ed economica, all’esito della quale il giudice dichiarerà l’estinzione del reato e degli effetti penali.
L’unica condizione posta per ottenere questo risultato è il trascorrere del tempo. Ti basterà aspettare due o cinque anni dal passaggio in giudicato del patteggiamento, e potrai chiedere l’estinzione del reato e degli effetti penali. Inoltre, non dovrai risarcire la persona offesa, né dovrai dimostrare di aver avuto una buona condotta durante questo periodo di attesa.
Tuttavia, questa rapidità e snellezza della procedura preclude al giudice un approfondimento sulla tua condotta, per questo motivo per ottenere determinate autorizzazioni amministrative (come ad esempio il porto d’armi) dovrai necessariamente chiedere la riabilitazione penale.
Dopo tre anni dal passaggio in giudicato della condanna di patteggiamento, puoi iniziare l’iter per ottenere la dichiarazione di estinzione del reato e degli effetti penali da parte del Tribunale di Sorveglianza.
Per ottenere la riabilitazione19 dovrai risarcire il danno alla persona offesa e dimostrare di aver avuto una buona condotta successivamente al patteggiamento.
Il Tribunale di Sorveglianza, in caso positivo, accerterà tali elementi e ti dichiarerà riabilitato con conseguente estinzione del reato e degli effetti penali.
Tale procedura è più lunga e costosa rispetto all’incidente di esecuzione, tuttavia il vaglio del Tribunale di Sorveglianza è più approfondito e ti permetterà di superare eventuali obiezioni da parte della pubblica per la concessione di determinate autorizzazioni amministrative (come ad esempio il porto d’armi).
Non c’è una risposta univoca a questa domanda, ti posso spiegare come mi comporto con i miei clienti.
Una volta che il mio cliente si è convinto per il patteggiamento, gli mostro le due ipotesi di pena concordata che sottoporrò al pubblico ministero.
Così facendo, il cliente è consapevole di ciò che sto accadendo e dei limiti entro il quale sarà patteggiata la pena.
Dopodiché, vado a parlare con il pubblico ministero e sottopongo alla sua attenzione le ipotesi di patteggiamento. Una volta ottenuto il parere favorevole del pubblico ministero, non resta altro che aspettare l’udienza per poter ottenere il consenso del giudice.
Di seguito una proposta di patteggiamento da me avanzata relativa al reato di truffa20.
pena base per il delitto di cui all’art. 640 c.p.: mesi sei (6) reclusione e multa di € 300,00 (trecento/00);
aumento per la continuazione ex 81 c.p.: mesi otto (8) di reclusione e multa di € 400,00 (quattrocento/00);
riduzione per il rito: mesi cinque (5) e giorni dieci (10) di reclusione e multa di € 267,00 (duecentosessantasette/00).
Sì, il pubblico ministero può rigettare il patteggiamento.
Può capitare che la tua proposta di pena concordata non sia ritenuta congrua dal pubblico ministero. In questo caso puoi21:
rimodulare la richiesta secondo le indicazioni del pubblico ministero;
insistere con la tua proposta di patteggiamento e sottoporla ugualmente al giudice.
In questo ultimo caso, dovrai affrontare un processo ordinario e alla fine potrebbe capitare che il giudice ritenga ingiustificato il dissenso del pubblico ministero formulato all’inizio, cosicché da condannarti alla fine del giudizio alla pena inizialmente proposta con il patteggiamento.
Tuttavia, nella prassi è molto più conveniente rimodulare la richiesta del pubblico ministero anziché ostinarsi a portare avanti la propria ipotesi di pena: un patteggiamento accettato dal pubblico ministero sarà “digerito” più facilmente dal giudice.
Sì, il giudice può rigettare il patteggiamento22.
Pure se hai ottenuto il parere favorevole del pubblico ministero, l’ultima parola spetta al giudice, il quale non potrà modificare il vostro accordo, ma potrà rigettare il patteggiamento ritenendo la pena concordata non congrua con la gravità del fatto.
Tuttavia, per esperienza personale, il rigetto del giudice non capita quasi mai. Ovviamente, occorre anche il buon senso nel calcolare la pena da patteggiare: un pena eccessivamente ridotta a fronte di un fatto grave, difficilmente sarà accettata dal giudice.
In ogni caso, in caso di rigetto del patteggiamento, il processo andrà avanti e potrai scegliere se fare il rito abbreviato, oppure il rito ordinario.
Il processo penale è caratterizzato da una serie di fasi che si susseguono, non puoi patteggiare in qualsiasi momento, ma ci sono dei limiti temporali entro i quali dovrai prendere una decisione23.
Puoi patteggiare:
durante le indagini preliminari: dopo aver ottenuto il consenso de pubblico ministero, verrà fissata l’udienza dinanzi al giudice per le indagini preliminari ed in quella sede verrà pronunciato il patteggiamento;
nei casi di decreto penale di condanna, puoi chiedere il patteggiamento nell’opposizione al decreto penale di condanna, da proporre entro quindici giorni dal ricevimento del decreto penale di condanna;
in caso di richiesta di giudizio immediato, dovrai decidere entro quindici giorni dalla notifica del giudizio immediato se patteggiare;
nell’udienza preliminare dinanzi al giudice dell’udienze preliminare. Successivamente a tale udienza non potrai più patteggiare;
nei casi di procedimenti a citazione diretta, nei quali non è prevista l’udienza preliminare, puoi patteggiare sino all’apertura del dibattimento;
nei casi di giudizio per direttissima, puoi patteggiare sino a quando non è stato aperto il dibattimento.
Il patteggiamento si conclude con una sentenza di condanna, nella maggior parte dei casi tali sentenze sono molto concise, poiché il giudice non ha motivo di argomentare la sua decisione.
L’unico passaggio rilevante della sentenza di patteggiamento è il calcolo della pena, nel quale il giudice dovrà riportarsi al computo concordato dal pubblico ministero e dall’avvocato.
Infine, a seconda che la pena concordata sia inferiore o superiore ai due anni, ci saranno determinati benefici come ad esempio la non menzione della condanna nel casellario, o l’estinzione del reato trascorso un determinato periodo di tempo.
Di seguito una sentenza di patteggiamento.
Sei indagato in un procedimento penale e non hai argomentazioni valide per sostenere la tua innocenza, né hai la forza economica di affrontare un lungo processo.
In questo caso, il patteggiamento potrebbe essere la strada migliore per risolvere il tuo problema giudiziario: avrai una condanna mite, grazie alle pena sospesa non andrai in carcere e potrai estinguere il reato senza risarcire la persona offesa.
Spero che grazie a questo articolo tu abbia capito che cos’è il patteggiamento e quando conviene chiederlo, in modo da comprendere quali sono i pro e i contro dell’applicazione della pena su richiesta delle parti e scegliere consapevolmente questa strada.
Vuoi una consulenza per un patteggiamento? Contattami ed insieme troveremo la soluzione migliore.
Art. 163 del Codice di Procedura Penale
Art. 73 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990 – Testo unico sugli stupefacenti
Art. 444, comma I bis, del Codice di Procedura Penale
Art. 444, comma I ter, del Codice di Procedura Penale
Art. 25 del Codice processo penale minorile – D.P.R. 448/1988
Art. 2, lett. g) del Decreto Legislativo 28 agosto 2000, n. 274
Art. 445, comma III, del Codice di Procedura Penale
Art. 445, comma II, del Codice di Procedura Penale
D.P.R., 14/11/2002 – Testo unico sul casellario giudiziale
Art. 448 del Codice di Procedura Penale
Artt. 446 e 447 del Codice di Procedura Penale
https://studiolegalepappa.com/wp-content/uploads/2019/09/patteggiamento_copertina.jpg 317 602 Avv. Giuseppe Pappa https://studiolegalepappa.com/wp-content/uploads/2019/01/avvocato_giuseppe_pappa.png Avv. Giuseppe Pappa2019-09-10 00:18:172020-03-11 17:42:54Che cos'è il patteggiamento e quando conviene chiederlo