Source: https://www.studiolegalelazzari.it/argomenti/patrimonio-diritto-immobiliare/
Timestamp: 2019-12-14 15:50:49+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 447', 'sentenza ', 'art. 2932', 'art. 2932', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 934', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 645', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Diritto immobiliare: Case e Terreni Archivi - Studio Legale Lazzari
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Da molto tempo, lo Studio Lazzari è impegnato nella gestione di pratiche aventi ad oggetto beni immobili.
Il diritto immobiliare è da sempre stato considerato un settore ostico e soggetto ad continuo cambiamento giurisprudenziale. al pari del diritto condominiale, anch’esso soggetto a un costante mutamento.
La pluriennale esperienza maturata in quest’ambito consente ai professionisti dello Studio di offrire l’assistenza necessaria al rapido e sicuro perfezionamento di operazioni concernenti l’acquisto, la vendita, l’affitto, la locazione e il comodato di beni immobili, nonché a garantire la giusta tutela al diritto della proprietà immobiliare mediante l’esercizio di azioni dirette a contrastare chi illegittimamente impedisce il suo pieno godimento.
Con l’attuale ordinanza n. 21785 del 29/08/2019, i giudici di legittimità hanno confermato l’importante principio secondo cui quando le esigenze connesse all'uso familiare dell'immobile concesso in comodato vengono meno, il comodante ha il diritto di esigere la restituzione del bene ad nutum. La vicenda La Suprema Corte si è pronunciata su una questione che ha avuto origine dal ricorso proposto ai sensi dell’art. 447 bis c.p.c., con cui la ricorrente chiedeva al Tribunale di ordinare il rilascio dell’immobile di sua proprietà concesso in comodato gratuito alla figlia e alla convivente more uxoriosenza alcun termine di durata per soddisfare le esigenze
Che cos’è l’usucapione? L’istituto dell’usucapione è stato compiutamente trattato nel precedente articolo, rubricato “l’acquisto della proprietà per usucapione”, con il quale, oltre ad illustrare le varie tipologie di usucapione, abbiamo cercato di chiarire, mediante esemplificazioni pratiche, qual è la condotta che il possessore deve adottare al fine di usucapire un bene non suo; ebbene, volendo anche in questa sede fornire una sintetica nozione dell’istituto in commento, trattasi di quel meccanismo giuridico (disciplinato dagli artt. 1158 e s.s. c.c.), in virtù del quale la persona che acquista il possesso di un bene altrui in maniera non clandestina, né violenta, utilizzandolo pubblicamente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n 622 del 14/01/2019 ha affermato l’importante principio secondo cui: “Nella vendita di immobile destinato ad abitazione, il certificato di abitabilità – anche prima della formale stipula del definitivo – costituisce requisito giuridico essenziale del bene compravenduto, al punto tale che esso è in grado di incidere sull'attitudine del bene stesso ad assolvere la sua funzione economico - sociale, assicurandone il legittimo godimento e la commerciabilità”. Il caso Il caso posto al vaglio della Suprema Corte deriva dalla stipula di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. Nello specifico, il promissario acquirente aveva contestato la
Con la sentenza n. 14807/2018, la Cassazione ha recentemente ribadito il principio di diritto secondo cui allorché il promittente venditore muoia prima della stipula del definitivo, il promissario acquirente non può ottenere, ai sensi dell'art. 2932 c.c., il trasferimento coattivo della nuda proprietà dell'immobile perché per gli eredi viene meno l'utilità costituita dalla riserva di usufrutto. Il caso sottoposto al vaglio della Suprema Corte prende le mosse dall’atto di citazione con cui la promissaria acquirente conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale gli eredi del promittente venditore, affinché, ex art. 2932 c.c. venisse pronunciata sentenza traslativa del diritto di proprietà dell'immobile
Assume grande portata il principio enunciato dalle Sezioni Unite della Suprema Corte con la sentenza n. 3873, 16/02/2018, con la quale ha risolto un lungo contrasto giurisprudenziale. Segnatamente, la Corte ha statuito che: "La costruzione eseguita dal comproprietario sul suolo comune diviene per accessione, ai sensi dell'art. 934 c.c., di proprietà comune ai comproprietari del suolo, salvo contrario accordo, traslativo della proprietà del suolo o costitutivo di un diritto reale su di esso, che deve rivestire la forma scritta “ad substantiam”. II consenso alla costruzione manifestato dal comproprietario non costruttore, pur non essendo idoneo a costituire un diritto di superficie
La Corte di Cassazione con la recente ordinanza n. 2328/2018 ha confermato la concorrente responsabilità del Comune e di un Condominio per i danni patiti da una signora, che era scivolata su un marciapiede costituito da una grata metallica posta a copertura di un cavedio di proprietà del suddetto Condominio. Segnatamente, secondo la Corte se un pedone cade sulla grata di areazione, utilizzata dal Condominio per arieggiare i propri locali, saranno responsabili sia il Comune che il Condominio stesso, atteso che un obbligo di custodia può infatti gravare in capo a più soggetti laddove sussista una coesistenza di poteri di gestione e ingerenza sul manufatto. In particolare, la Corte di Appello territorialmente competente aveva sottolineato
La Suprema Corte con l’ordinanza numero 6867/2018 è tornata ad occuparsi dell’annosa questione concernente le immissioni nel contesto condominiale e il superamento della soglia di normale tollerabilità delle medesime. Il caso concreto: rumori molesti provenienti dai vicini La vicenda trae origine dall’azione risarcitoria spiegata da due condomini nei confronti di altri condomini che abitavano al piano superiore, a causa dei rumori fastidiosi che derivavano dal loro appartamento. Il Giudice di secondo grado, in riforma della sentenza del giudice a quo, condannava i convenuti ritenendo provata la provenienza dall'immobile sovrastante dei rumori molesti udibili dall'unità abitativa sottostante, sulla base dell'ascolto dei testi e
Non si può contestare l'appartenenza al condominio in sede di opposizione a D.I. La Suprema Corte con la sentenza numero 3626/2018, ha escluso che la sussistenza del rapporto di condominialità possa essere oggetto di contestazione nell’ambito di giudizio opposizione a decreto ingiuntivo di cui all' art. 645 c.p.c. In altri termini, il condomino al quale viene ordinato il pagamento delle spese condominiali in forza di un decreto ingiuntivo emesso sulla base di una delibera assembleare di approvazione del relativo stato di ripartizione, non può mettere in discussione la propria appartenenza al condominio in sede di opposizione a decreto ingiuntivo. In particolare, per la Cassazione se la
Il neo acquirente ha diritto a godere delle agevolazioni fiscali sulla prima casa anche se è comproprietario, per un piccola quota, di un altro immobile nello stesso comune. La circostanza, infatti, non conferisce la disponibilità del bene. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con l’ordinanza n. 21289 dell’8 ottobre 2014, ha accolto il ricorso di un contribuente al quale erano state negate le agevolazioni sulla prima casa perché titolare del 5% di un altro appartamento acquistato anni prima, nello stesso Comune, con la moglie. La Suprema corte ha quindi ribaltato il verdetto di merito chiarendo che l'acquisto di
Il decreto ministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale è entrato in vigore il 25 settembre. Il corso di formazione iniziale dovrà avere una durata di almeno settantadue ore. L’itinerario di aggiornamento avrà cadenza annuale e con una durata minima di quindici ore. Sia i corsi di formazione iniziale sia quelli di formazione periodica potranno essere svolti anche in via telematica, salvo l’esame finale, da svolgersi in una sede stabilita dal responsabile del corso. L’inizio di ciascun corso sarà comunicato al ministero della Giustizia insieme con le informazioni essenziali relative
Non può essere riconosciuto il risarcimento dei danni se le emissioni della canna fumaria del vicino di casa sono solo sporadiche. Il collegio di legittimità specifica che «l’accertata esposizione a immissioni intollerabili non costituisce di per sé prova dell’esistenza di danno alla salute, la cui risarcibilità è subordinata all’accertamento dell’effettiva esistenza di una lesione fisica o psichica». È quanto emerge dalla Cassazione con l’ordinanza 4093/14, pubblicata il 20 febbraio dalla sesta sezione civile. Piazza Cavour rigetta il ricorso di una coppia di coniugi contro il confinante. L’oggetto del ricorso riguardava le emissioni della canna fumaria del convenuto, giudicate nocive. I
All’atto della riconsegna dei locali è il conduttore che deve offrire piena prova che ogni singolo danno dell’immobile locato non sia addebitabile a lui: non può infatti essere il locatore a fare le spese dell’incertezza sull’epoca cui risalgono le lesioni riscontrate, asseritamente riconducibili a un precedente inquilino. È quanto emerge dalla sentenza 2619/14, pubblicata il 5 febbraio dalla terza sezione civile della Cassazione. Accolto il ricorso del locatore: sbaglia la Corte territoriale ad addossare a lui l’onere di provare che i danni all’immobile sarebbero imputabili al conduttore. In realtà spetta a quest’ultimo dare la piena prova liberatoria ai sensi
È valido il decreto ingiuntivo contro il condomino per le spese emesso venti giorni dopo dalla preventiva costituzione in mora: l'opponente può formulare la domanda di annullamento dell'atto per il vizio intrinseco «in ordine alla pretesa d'immediato» anziché procrastinato pagamento. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza 1444 del 23 gennaio 2014, ha respinto il ricorso di un condomino contro la decisione della Corte d'appello di Trieste che ha confermato la bocciatura dell'opposizione del Tribunale contro il decreto ingiuntivo relativo alle spese in favore del condominio. La seconda sezione civile, in linea con la Corte di
Deve essere bocciata la domanda fatta dal singolo proprietario di un’unità immobiliare del condominio per la trasformazione del giardino in passo carraio per l’entrata al suo garage: tale situazione prospettata non costituisce una forma di utilizzo più intenso della parte comune, ma una cambiamento della destinazione del bene in strada di pertinenza esclusiva di un singolo partecipante a danno di un altro comproprietario. Lo ha sancito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 54 del 3 gennaio 2014 ha ritenuto che la situazione prospettata dal ricorrente costituiva, non una forma di utilizzo più intenso, ma una trasformazione della
I vizi dell’opera possono essere denunciati al direttore dei lavori anche oltre il termine di otto giorni dalla scoperta. Ciò in quanto la decadenza sancita dall’articolo 2226 del codice civile non si applica in caso di prestazione di attività intellettuale. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 28575 del 20 dicembre 2013, ha accolto il ricorso del cliente di un architetto che, nonostante fosse insoddisfatto dei lavori da questo condotti, aveva ricevuto un decreto ingiuntivo per il pagamento della parcella. L’opposizione era stata respinta sulla base della circostanza che la raccomandata con la denuncia dei
A seguito della risoluzione anticipata del contratto di affitto ad uso commerciale, la locatrice conveniva in giudizio la società conduttrice, invocando la sua condanna al risarcimento del danno relativo ai canoni successivi alla risoluzione e non percepiti. Prima la Corte d’Appello di Milano e poi la Corte di Cassazione con la sentenza n.530 del 15 gennaio 2014, hanno statuito che non vi è alcun diritto al risarcimento dei danni corrispondenti ai canoni pattuiti sino alla scadenza naturale del contratto, stante la mancata prova da parte della proprietaria di essersi attivata quantomeno per limitare il danno, cercando di reperire un altro
L'assemblea condominiale può impedire al singolo condomino di aprire dal suo appartamento un accesso sul giardino comune. La corte di Cassazione, con la sentenza 27233, accoglie il ricorso di un gruppo di condomini contro la decisione dei giudici di merito di considerare nulla la delibera con cui l'assemblea, a maggioranza, aveva messo il veto alla richiesta dei proprietari di due appartamenti di farsi una camera con "vista" nel cortile condominiale. Secondo i giudici di prima istanza il divieto preventivo di impedire alla collettività l'apertura di un varco, era in contrasto con l'articolo 1102 del codice civile che prescrive la