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Timestamp: 2020-07-05 13:26:32+00:00
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Quanto dura una causa civile in appello
28 Agosto 2019 | Autore: Adele Margherita Falcetta
Qual è la durata di un processo civile in secondo grado? Con questo articolo cerchiamo di dare una risposta.
Il tuo avvocato ti ha appena comunicato l’esito di una causa che avevi intrapreso qualche anno fa, convinto di avere ragione. Purtroppo, hai perso. Sei fortemente deluso, perchè hai affrontato lunghe battaglie legali ed hai atteso pazientemente, riponendo grande fiducia nella giustizia. Il tuo legale, però, ti ha detto che i giudici, come tutti gli esseri umani, possono sbagliare, e che se fai appello molto probabilmente l’esito sarà a te favorevole. Prima di proporre l’impugnazione, però, vorresti sapere quanto dura una causa civile in appello. Quanto dovrai aspettare per vedere riconosciute, finalmente, le tue ragioni? Leggendo questo articolo lo saprai.
In Italia, i tempi della giustizia, com’è noto, non sono brevissimi. Spesso, passano gli anni perchè si possa pervenire a una sentenza definitiva e capita anche che le parti coinvolte perdano, col tempo, l’interesse che avevano inizialmente alla definizione della situazione che le riguarda. Vediamo quanto dura, in particolare, una causa civile in appello.
1 Quali sono le cause civili?
1.1 Cause civili
1.2 Cause penali
1.3 Cause amministrative
2 Cosa sono i gradi di giudizio?
3 Quando è possibile fare appello nelle cause civili?
4 Quanto dura una causa civile in appello?
Quali sono le cause civili?
Cominciamo col capire cos’è una causa. Si tratta di un processo: una serie di attività che si svolgono davanti a un giudice, il quale alla fine deciderà pronunciando una sentenza.
Durante la causa, gli avvocati sottopongono al giudice degli scritti in difesa dei loro assistiti e si raccolgono prove di diverso tipo (che secondo i casi possono consistere in documenti, dichiarazioni di testimoni, perizie e così via).
I processi possono essere di diversa natura ed essere regolati da norme differenti. Dobbiamo distinguere tra:
cause amministrative.
Sono quelle che si svolgono tra persone che vogliono far valere certi loro diritti nei confronti di altre. Facciamo qualche esempio.
Tizio acquista un televisore che si rivela mal funzionante, e poiché il venditore rifiuta di sostituirlo o farlo riparare, gli fa causa.
Caio, che ha subito danni a seguito di un incidente automobilistico, cita in giudizio l’assicurazione che non vuole risarcirlo.
Tizio e Caia, coniugi, si separano, e poiché non sono d’accordo sull’assegno di mantenimento che il primo dovrà versare alla seconda, si rivolgono al giudice.
Una particolare categoria di cause civili sono quelle tra lavoratori e datori di lavoro.
Sempronio, che ritiene di essere stato licenziato ingiustamente, fa causa all’azienda per la quale lavorava allo scopo di far dichiarare nullo il licenziamento.
Questi processi avvengono quando una persona commette un fatto che la legge considera reato.
Chi uccide una persona commette il reato di omicidio; chi ruba una cosa appartenente ad altri commette il reato di furto; chi ferisce qualcuno commette il reato di lesioni personali.
Chi è riconosciuto autore di un reato viene condannato a una pena: il carcere, il pagamento di una somma di denaro o entrambe le cose. Quando un individuo è accusato di aver commesso un reato (in tal caso viene detto imputato), occorre verificare se ciò è vero; bisogna inoltre valutare se egli ha agito in presenza di particolari circostanze che possono giustificare il suo comportamento, escludendo la condanna o rendendo la pena più lieve.
Chi ferisce o uccide il proprio aggressore potrebbe essere considerato non colpevole, avendo agito per legittima difesa.
Tutto ciò deve essere valutato con attenzione da un giudice, a seguito di una causa nella quale vi sono due parti: l’accusa, rappresentata da un magistrato detto pubblico ministero, e la difesa, rappresentata dall’avvocato dell’imputato. Il processo si conclude con la condanna o con l’assoluzione dell’imputato.
Sono processi che si svolgono tra cittadini ed enti pubblici. Se un ente emana un atto contrario alla legge (che in tal caso viene detto illegittimo) è possibile rivolgersi al tribunale amministrativo regionale per chiederne l’annullamento. F
Tizio è proprietario di un terreno che viene espropriato dal Comune per realizzare un impianto sportivo. La procedura che ha condotto all’esproprio, però, non è stata conforme a quanto previsto dalla legge. Per questo Tizio si rivolge al Tribunale amministrativo regionale per chiedere l’annullamento del provvedimento emesso dal Comune nei suoi confronti.
Cosa sono i gradi di giudizio?
Come puoi immaginare, anche i giudici più preparati possono sbagliare. Cosa si fa se l’esito della causa non è soddisfacente per uno degli interessati? La soluzione consiste nel rivolgersi a un altro giudice che esaminerà la questione una seconda volta. Questo è l’appello, o secondo grado di giudizio.
Nelle cause civili e penali, poi, se si ritiene ingiusta la sentenza d’appello, è possibile rivolgersi alla Corte di Cassazione: questo è il terzo grado di giudizio.
Vediamo un po’ meglio in cosa consistono i vari gradi:
nelle cause civili, il primo grado si svolge, secondo i casi, davanti al Giudice di Pace o al Tribunale; il secondo grado, o appello, davanti al tribunale (per le sentenze del Giudice di Pace) o alla Corte d’Appello (per le sentenze del tribunale). Infine, se una delle parti interessate ritiene la sentenza d’appello non soddisfacente, può rivolgersi in terzo grado alla Corte di Cassazione, che controlla la corretta applicazione della legge da parte dei giudici;
nelle cause penali, il primo grado si svolge, secondo la gravità del reato, davanti al Giudice di Pace, al tribunale o alla Corte d’Assise; il secondo grado davanti al Tribunale (per le sentenze del Giudice di Pace), alla Corte d’Appello (per le sentenze del Tribunale) o alla Corte d’Assise d’Appello (per le sentenze della Corte d’Assise). Anche in questo caso, è possibile impugnare la sentenza d’appello davanti alla Corte di Cassazione;
nelle cause amministrative, il primo grado si svolge davanti al Tribunale amministrativo regionale (Tar). Il secondo grado avviene davanti al Consiglio di Stato (in Sicilia ci si deve invece rivolgere al Consiglio di Giustizia Amministrativa che ha sede a Palermo). Non è previsto, a differenza dei processi civili e penali, un terzo grado di giudizio.
Quando è possibile fare appello nelle cause civili?
L’appello può essere proposto soltanto dalle parti in causa.
Tizio chiama in giudizio Caio, per chiedergli il risarcimento di un danno che quest’ultimo gli ha provocato. Se Tizio perde la causa, e ritiene che il giudice abbia sbagliato, dovrà essere lui a proporre appello, e non una persona diversa (ad esempio suo padre, dispiaciuto per l’esito del processo).
Inoltre, per fare appello occorre avere interesse a modificare, almeno in parte, la sentenza di primo grado.
Tornando all’esempio precedente, immaginiamo che Tizio abbia vinto la causa, ma solo parzialmente: infatti aveva chiesto che Caio venisse condannato al pagamento di diecimila euro, e il giudice di primo grado ha ritenuto che il danno fosse valutabile in cinquemila euro. Tizio non si ritiene soddisfatto: pensa che il giudice abbia sbagliato perchè avrebbe dovuto condannare Caio al pagamento della somma che aveva chiesto, e pertanto propone appello. Anche Caio, da parte sua, può appellare la sentenza, perchè ha perso parzialmente la causa. E’ chiaro che la parte vittoriosa non avrebbe interesse a proporre appello.
Quanto dura una causa civile in appello?
Per conoscere la durata di una causa civile in secondo grado, è utile sapere, per grandi linee, quali sono le attività che in essa si compiono.
Come ti ho detto, l’appello viene presentato dalla parte (detta appellante) che ha perso, almeno in parte, la causa di primo grado. Il legale di dell’appellante espone in un documento, l’atto d’appello, tutte le ragioni per le quali ritiene che il primo giudice abbia sbagliato.
L’altra parte, detta appellato, presenta tramite il proprio avvocato una memoria in cui, al contrario, espone tutte le ragioni per le quali la sentenza di primo grado è da ritenersi esatta.
Può succedere, però, che tale sentenza sia parzialmente sfavorevole anche all’appellato.
Tizio che chiede la condanna di Caio al risarcimento di un danno di diecimila euro. Il giudice di primo grado accoglie la domanda di Tizio solo in parte: infatti condanna Caio al risarcimento, ma per l’importo di soli cinquemila euro. Entrambe le parti sono scontente della sentenza: Tizio perché non ha ottenuto il risarcimento che avrebbe voluto, e Caio perché riteneva di non dovere nessun risarcimento. Tizio presenta appello, chiedendo la modifica della sentenza di primo grado con la condanna di Caio al pagamento della somma più elevata; Caio, da parte sua, anziché limitarsi a sostenere che la sentenza è esatta, ne chiederà la modifica, affermando di non dovere nulla. Quando anche l’appellato chiede la riforma della sentenza di primo grado si parla di appello incidentale.
Di solito, le cause si svolgono mediante diverse udienze, nelle quali le parti fanno le loro richieste e il giudice prende dei provvedimenti.
L’avvocato di una delle parti chiede che venga sentito un testimone; l’avvocato della controparte si oppone; il giudice emana un provvedimento, detto ordinanza, con la quale ammette la prova e fissa un’altra udienza nel corso della quale il testimone verrà sentito.
Quindi, ai fini della durata della causa è rilevante il numero delle udienze necessarie per raccogliere tutte le prove che le parti richiedono e che il giudice ammette.
In appello, però, non possono farsi nuove richieste rispetto alla causa di primo grado; così, pure, non è possibile presentare nuove prove.
L’appellante ricorda di essere in possesso di un documento che gli avrebbe consentito di vincere la causa del quale, per distrazione, non aveva parlato al suo avvocato: purtroppo non potrà utilizzarlo in appello.
In definitiva, il giudice d’appello deve limitarsi a riesaminare tutto ciò che si è fatto nel giudizio di primo grado, così come quest’ultimo è. Di conseguenza, le udienze necessarie sono poche:
una prima udienza nella quale il giudice controlla la regolarità dell’appello, se esso è stato presentato nei termini stabiliti dalla legge e se all’appellato ha depositato i propri scritti difensivi;
una seconda udienza in cui le parti ripetono le loro rispettive richieste: si dice che “precisano le conclusioni ” e chiedono che la causa venga decisa;
in casi particolari, possono esservi altre udienze rese necessarie dalle circostanze. Ad esempio, alla prima udienza il giudice si accorge che l’atto d’appello non è stato regolarmente notificato all’appellato, che quindi non ha notizia della causa: ordina, quindi, all’appellante di ripetere la notifica e rinvia la causa a una data successiva. Oppure: l’appellante chiede che venga sentito un testimone che il giudice di primo grado aveva escluso, e il giudice d’appello si riserva di decidere in merito a questa richiesta. Una volta deciso, il giudice emette un’ordinanza e fissa la data di una nuova udienza.
Essendovi poche udienze, il processo d’appello dovrebbe avere una durata piuttosto breve. Qui, però, entra in gioco un altro fattore importante: il tempo che intercorre tra un’udienza e l’altra. Infatti, spesso si tratta di un periodo molto lungo, di mesi o addirittura anni. Ciò è dovuto al fatto che le cause sono tante e spesso i giudici, essendo pochi rispetto al loro carico di lavoro, si trovano a smaltire molto arretrato.
In definitiva, un processo d’appello dura dai tre ai cinque anni, ma in alcuni casi molto di più.
Ora che sai quanto dura una causa civile in appello, puoi serenamente decidere se vale la pena che tu la intraprenda quando viene emessa una sentenza che non soddisfa le tue aspettative. Chiediti se tra alcuni anni potrebbe ancora interessarti avere riconosciute le tue ragioni: in caso affermativo inizia il processo d’appello, altrimenti lasca perdere.