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Timestamp: 2020-08-07 17:56:09+00:00
Document Index: 101440176

Matched Legal Cases: ['art. 322', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 321', 'art. 1', 'sentenza ']

Sequestro finalizzato alla confisca e reati tributari (Trib. Ri in funzione del riesame, ord. 15 gennaio 2016) | DPEI.IT - Diritto Penale Economia Impresa
Sequestro finalizzato alla confisca e reati tributari (Trib. Ri in funzione del riesame, ord. 15 gennaio 2016)
Tribunale di Rimini in funzione del Riesame, 15 gennaio 2016
Sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente (art. 322 ter c.p.) in relazione ai reati di cui agli artt. 8 e 2 del D. Lgs. n. 74/2000 nell’ambito di una contestata associazione per delinquere transnazionale, tesa ad un abbattimento fraudolento degli imponibili di cui avrebbero beneficiato tutti i partecipi sia come inesistente credito di imposta che come minor prezzo dei prodotti venduti e/o acquistati.
Diversi imprenditori e professionisti si sarebbero messi d’accordo per dar vita ad un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di taluni reati tributari per abbattere fraudolentemente gli imponibili di cui - tutti - avrebbero beneficiato sia come inesistente credito di imposta che come minor prezzo dei prodotti (fotografici) venduti e/o acquistati. Il provvedimento. Il Tribunale del Riesame di Rimini ha confermato il sequestro preventivo per equivalente dei beni degli indagati disposto dal G.I.P. (amministratori di diritto e/o di fatto di società ritenute cartiere e delle società utilizzatrici delle fatture false) confermando la sussistenza del fumus dei reati di cui all’art. 8 D. Lgs. 74/2000, per le fatture soggettivamente false emesse da diverse società ritenute cartiere, e di cui all’art. 2 D. lgs. 74/2000 a carico degli amministratori delle società utilizzatrici delle fatture considerate false; ritenendo, dunque, confermato il presupposto di cui all’art. 321, II° comma c.p.p., e 322 ter c.p., versandosi in ipotesi di confisca obbligatoria, anche per equivalente, ai sensi dell’art. 1, comma 143, legge 27 dicembre 2007, n. 244.
In particolare, si segnala che il Tribunale di Rimini, respingendo le eccezioni delle difese, non ha ritenuto necessario l’esperimento di un tentativo di sequestro diretto a carico delle società precedentemente all’attivazione del sequestro per equivalente nei confronti dei beni personali degli amministratori. Ciò ha statuito sottolineando <<che il provvedimento cautelare non deve necessariamente indicare, già all’atto della sua emissione, i singoli cespiti sui quali deve ricadere, né deve esserne fissato il relativo valore>>; e aggiungendo che <<l’autorità giudiziaria non è vincolata alle preferenze eventualmente espresse dall’indagato ai fini della scelta dei beni da sottoporre concretamente al sequestro>>.
Su questo specifico aspetto le sezioni unite – sentenza n. 10561 del 30/01/2014, Gubert – invece hanno stabilito come il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente sia legittimo unicamente quando il reperimento dei beni costituenti il profitto il profitto del reato sia impossibile, seppure transitoriamente, ovvero quando tali beni non siano aggredibili per altra qualsiasi ragione.
La corte di cassazione – sez. III, n. 41072 del 30/09/2015 - successivamente ha ulteriormente precisato che per poter procedere al sequestro per equivalente finalizzato alla confisca nei confronti degli amministratori della società è necessario che sia stata verificata ed accertata l’impossibilità, anche transitoria e reversibile, di poter apprendere il profitto diretto tra i beni della società.
Lo stesso Tribunale del Riesame di Rimini richiama nel suo provvedimento la giurisprudenza di legittimità appena citata, salvo poi discostarsi, a livello meramente pratico-operativo, dai principi di diritto enunciati ritenendo che nel caso di specie la preventiva ricerca dei beni presso le società fosse inutile dal momento che gli indagati (rectius le loro difese) non hanno dimostrato o allegato l’esistenza dei presupposti per disporre il sequestro in forma diretta.
In conclusione, ad avviso di chi scrive è meritevole di verifica e approfondimento la questione relativa alla preventiva ricerca del profitto tra i beni della società: ovvero se essa sia eludibile allocando sui soggetti passivi del provvedimento di sequestro l’onere probatorio, così come ha affermato nell’ordinanza allegata il Tribunale di Rimini.
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