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Timestamp: 2019-08-18 23:29:43+00:00
Document Index: 96340189

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.145', 'sentenza ', 'art. 2051', 'sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'art. 1916', 'art. 1916', 'art. 1916', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 145', 'art. 148', 'sentenza ', 'sentenza ']

Marco Bordoni | Giurisprudenza Bolognese
Autore: Marco Bordoni
Non è Frazionamento quando Cessionario e Danneggiato intentano Processi separati
6 novembre 2018 6 novembre 2018 / Marco Bordoni	/ Lascia un commento
Tribunale di Bologna, sentenza 21 febbraio 2018, n. 20.179, est. Benini. Se è vero che non è consentito al creditore di una determinata somma di denaro dovuta in forza di un unico rapporto contrattuale frazionare il credito in plurime richieste giudiziali di adempimento, contestuali o scaglionate nel tempo, in quanto tale scissione del contenuto della obbligazione si pone in contrasto sia con il principio di correttezza e buona fede, sia con il principio costituzionale del giusto processo, è altresì vero che tale frazionamento deve essere ‘abusivo’ nel senso che deve intervenire senza alcuna apprezzabile ragione (cfr. cass.18810/16). Nel caso di specie la XXX ha ceduto il proprio credito relativo ai danni materiali alla Società RRR, la quale ha agito poi in giudizio.
E’ prassi ormai usuale per un carrozziere (così come per altri operatori professionali attivi nel settore) ottenere dal proprio cliente-danneggiato, al posto del pagamento, la titolarità del credito risarcitorio connesso alle prestazioni fornite. Detta soluzione, quando svolta in maniera incontrollata (per esempio con diverse e plurime cessioni parziali del credito) può indubbiamente comportare delle storture, ma non può -di per sé- essere considerata abusiva, come ritenuto dal Giudice di Pace. Nel caso di specie la danneggiata ha ceduto, in una unica soluzione, il proprio credito per i danni derivati alla vettura in data 25 novembre 2013, quando non erano ancora decorsi i termini per esercitare l’azione ex art.145 C.d.A. La RRR ha tempestivamente agito in giudizio, vedendosi riconosciuto l’importo richiesto. Non è ravvisabile pertanto il perseguimento di uno scopo estraneo a quello tipico dell’atto di cessione né in tale atto un espediente per parcellizzare il credito, dando luogo ad una violazione dei doveri di correttezza e di buona fede. Scarica la sentenza: Benini01
Danno da Insidia: la Colpa del Danneggiato non esonera il Custode
30 ottobre 2018 30 ottobre 2018 / Marco Bordoni	/ Lascia un commento
Riceviamo dall’ Avv. Beatrice Monticelli e volentieri pubblichiamo:
Corte di Appello di Bologna, sentenza 18 marzo 2018 n. 778. E’ vero che il comportamento colposo del danneggiato può costituire, ex art. 2051 c.c., caso fortuito. Tuttavia l’ onere della prova non grava sul danneggiato (il quale, quindi, non deve dimostrare la presenza di una insidia occulta atta ad escludere la sua colpa) ma sul custode, al quale spetta allegare e provare l’ esclusiva colpa del danneggiato e l’ inevitabilità dell’ evento. Scarica la sentenza: Gaudioso01
Cumulo Indennizzo Risarcimento: possibile solo per Poste omogenee
Giudice di Pace di Imola, sentenza 19 ottobre 2018, n. 296 est. Parenti. In caso di polizza infortuni coesistente con il diritto, da parte del danneggiato, a percepire il risarcimento del terzo deve rispettarsi il principio indennitario (ovvero il trattamento complessivo ricevuto dal danneggiato non può eccedere il valore del risarcimento dovuto). Tuttavia la detrazione esige che il danno patito ed il rischio assicurato coincidano: se l’ assicurazione copre il danno da perdita di capacità di lavoro (danno patrimoniale) e la vittima del fatto illecito abbia subito solo un danno biologico (danno non patrimoniale) nessuna detrazione sarà possibile. Scarica la sentenza: Parenti 08
Dalle Sezioni Unite no al Cumulo Indennizzo Risarcimento
25 maggio 2018 / Marco Bordoni	/ Lascia un commento
Brutta tegola sulla testa dei danneggiati dalla pronuncia delle Sezioni Unite che scioglie finalmente il dilemma sulla cumulabilità di indennizzo (polizza infortuni) e risarcimento (r.c.) ma, purtroppo, in senso favorevole agli assicuratori. Con sentenza Cass. Sez. Unite 22 maggio 2018 n. 12.565, infatti, la Suprema Corte ha affermato il seguente principio di diritto:
“il danno da fatto illecito deve essere liquidato sottraendo dall’ ammontare del danno risarcibile l’ importo dell’ indennità assicurativa derivante da assicurazione contro i danni che il danneggiato – assicurato abbia riscosso in conseguenza di quel fatto”.
A tale soluzione la Suprema Corte giunge dopo che un cinquantennio di uniformità giurisprudenziale era stato interrotto da Cass. Civ. 11 giugno 2014 n. 13233, cui era seguito, nel 2015, un ulteriore inquietante precedente che, pur non affrontando il tema del cumulo fra responsabilità civile e prestazione infortuni, esaminava il problema della coesistenza di polizza infortuni giungendo ad affermare che la somma delle prestazioni non può superare, per il principio indennitario, l’entità del valore del danno (così Cass. Civ. 13 aprile 2015 n. 7349).
Tali arresti, del tutto irriguardosi della sostanziale incommensurabilità fra prestazione indennitaria e risarcitoria, sono ora coronati dalla sanzione delle Sezioni Unite, la quale afferma che deve aversi riguardo, nella valutazione della cumulabilità delle prestazioni, non dei titoli, bensì del bene della vita garantito. Ne consegue che, nel caso della garanzia contro gli infortuni, l’ erogazione della prestazione indennitaria elide il risarcimento in una misura pari all’ entità della prestazione erogata (e viceversa).
Tale interpretazione risulta, a nostro avviso, del tutto incongrua a causa della natura artificiosa dell’ assimilazione della garanzia infortuni a quella danni: “l’assicurazione contro gli infortuni” citiamo il commento in tema P. Santoro “ non è equiparabile a quella contro i danni: il bene assicurato non è una cosa materiale e inanimata, suscettibile di proprietà e soggetta perciò, per se stessa, ad un’obiettiva valutazione economica, ma bensì il corpo umano nella sua interezza e nelle sue singole componenti, … e cioè un bene tutt’ affatto particolare, rispetto al quale, per la considerazione etica che i paesi civili hanno della vita umana, non è configurabile un puro e semplice contratto d’indennità come efficace strumento di riparazione del danno prodottosi.”.
E tuttavia la decisione della Suprema Corte pone ora i danneggiati titolari di una garanzia infortuni (e i loro patrocinatori) nella scomoda posizione di dover scegliere fra l’ accettazione di quella che non può non essere vissuta come un’ ingiustizia e l’ esperimento di un tentativo di superare la riserva in Tribunale in via interpretativa.
Potrebbe soccorrere, a tal fine, la precisazione contenuta in Cass. Civ. 11 giugno 2014, n. 13.233, sopra citata: “la detrazione dal risarcimento dal danno aquiliano dell’ indennizzo assicurativo percepito dalla vittima in virtù di una assicurazione contro gli infortuni” recita la sentenza “esige che il danno patito ed il rischio assicurato coincidano: se l’ assicurazione copre il danno da perdita della capacità di lavoro (danno patrimoniale) e la vittima del fatto illecito abbia subito solo un danno biologico (danno non patrimoniale) nessuna detrazione sarà possibile, a nulla rilevando che l’ assicuratore abbia, per effetto di particolari clausole contrattuali che ammettano l’ indennizzabilità di un danno presunto, pagato ugualmente l’ indennizzo”. Tale inciso (purtroppo non richiamato, ma nemmeno smentito, dalle Sezioni Unite) gioverà in tutti i casi (statisticamente prevalenti) in cui il trattamento contrattuale indennizza la perdita di capacità lavorativa.
Non pare soccorrere, invece, la classica clausola di rinuncia della rivalsa ex art. 1916 c.c.. La Cassazione, infatti, in esito alla ricostruzione sistematica che individua nell’ art. 1916 la “norma di legge” che “farebbe la differenza” nell’ escludere la cumulabilità imponendo il diffalco nel caso di cumulo responsabilità civile – infortuni (a differenza dell’ assicurazione sulla vita), specifica che la decisione dell’ assicuratore di non valersi del diritto di rivalsa è vana. Infatti: “poiché nel sistema dell’ art. 1916 c.c. è con il pagamento dell’ indennità assicurativa che i diritti contro il terzo si trasferiscono, ope legis, all’ assicuratore, deve escludersi un ritrasferimento o un rimbalzo di tali diritti all’ assicurato per il solo fatto che l’ assicuratore si astenga dall’ esercitarli” (pag. 31).
Si tratta, palesemente, di un sofisma, che nasconda una precisa scelta politica, simile a quella relativa al danno tanatologico, scelta peraltro esplicitata dalla stessa sentenza laddove giustifica la scelta con “un contenimento del livello dei premi nei limiti in cui l’ assicuratore sia in grado di recuperare dai terzi responsabili quanto erogato in forza dei propri impegni contrattuali” (pag. 28).
Un inciso che echeggia altre, recenti, decisioni della Suprema Corte e della Corte Costituzionale gravemente lesive dei diritti dei danneggiati ed assicurati, e che tradisce una forma mentis (forse inconsapevolmente) legata a concezioni economiche di liberismo estremo, secondo cui l’ intero sistema economico sociale si deve regolare deprimendo l’ offerta senza curarsi del fatto che, così facendo, si inaridisce la domanda e si crea una spirale deflattiva dei diritti senza fine.
Serve un cambiamento culturale, prima ancora che giuridico.
Costo Orario di Riparazione, Onorari Stragiudiziali e Giudiziali
27 ottobre 2017 27 ottobre 2017 / Marco Bordoni	/ Lascia un commento
Tribunale di Bologna, sentenza 19 ottobre 2017 n. 17.673, est. Dott.ssa Anna Maria Drudi. L’ art. 145 C.d.A. subordina la proponibilità della domanda giudiziale al rispetto degli oneri richiesti dall’ art. 148 C.d.A. In questi oneri non è ricompresa la trasmissione della constatazione amichevole, che ha l’ unica finalità di accorciare i tempi di liquidazione dati all’ assicuratore. In ordine alla riparazione del danno all’ autoveicolo, il parametro che può assumersi al fine di verificare la sua congruità è il tariffario depositato presso la Camera di Commercio dalle Associazioni Artigiane maggiormente rappresentative. Quanto alla spesa per il noleggio di un mezzo sostitutivo per il tempo necessario alla riparazione del veicolo, tale spesa va provata tramite fattura: ove sia soddisfatta tale prova essa deve essere risarcita. Lo stesso dicasi della spesa sostenuta per l’ assistenza stragiudiziale ricevuta dal danneggiato, da riconoscersi in via presuntiva tenuto anche conto che (nel caso di specie) non si versava in una procedura di “risarcimento diretto” e la spesa in questione era modesta (€ 420,00 su una sorte capitale di € 3839,00). Scarica la sentenza: Drudi
Gidice di Pace di Bologna, sentenza 5 ottobre 2017, n. 2.953, est. Avv. Federica Poli Camagni. Ove, in tema di RC auto, successivamente alla notifica di atto di citazione in giudizio, ma prima della prima udienza, la compagnia assicuratrice convenuta provveda all’ invio di un assegno integralmente satisfattivo della sorte capitale, ma non delle spese difensive, le stesse devono essere liquidate dal giudice (il riferimento è a Cass. Civ. Ordinanza 6422/17). Scarica la sentenza: Poli Camagni
Riconoscimento Onorari Stragiudiziali Con Nota Pro Forma
25 settembre 2017 25 settembre 2017 / Marco Bordoni	/ Lascia un commento
Riceviamo dai colleghi Avv. Giancarlo Armenia ed Avv. Giorgio Bacchelli del Foro di Bologna
Giudice di Pace di Bologna, sentenza del 7 luglio 2017, n. 2.616 est. avv. Poli Camagni. “In caso di sinistro automobilistico, nel giudizio instaurato per il risarcimento del danno le spese precedentemente sostenute dal danneggiato per l’ attività stragiudiziale prestata dal una società di infortunistica stradale hanno natura di danno emergente e la loro utilità, in funzione della possibilità di porle a carico del danneggiante, deve essere valutata ex ante, avuto riguardo a quello che poteva ragionevolmente presumersi essere l’ esito del futuro giudizio, e sulla base delle prove dedotte dal danneggiato, cui compete l’ onere di dimostrare di aver effettivamente sostenuto il relativo esborso.” (Cass. Civ. Ordinanza 13 marzo 2017, n. 6.422). Ove l’ esborso sia carente di prova documentale (fattura) il Giudice, apprezzato ogni altro elemento fornito al fine di dimostrare l’ effettività dell’ opera prestata in sede stragiudiziale, procede con una quantificazione equitativa. Scarica la sentenza: Poli Camagni