Source: http://www.edilone.it/normativa/decreto-legislativo-6-settembre-2011-n-149-meccanismi-sanzionatori-e-premiali-relativi-a-regioni-province-e-comuni-a-norma-degli-articoli-2-17-e-26-della-legge-5-maggio-2009-n-42-11g0191/
Timestamp: 2017-09-21 01:18:59+00:00
Document Index: 59404138

Matched Legal Cases: ['art. 76', 'art. 3', 'art. 3', 'art.   33', 'art.  13', 'art.  2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 126', 'art.  2', 'art. 120', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 18', 'art.  2', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 2359', 'art.  14', 'art. 248', 'art. 14', 'art. 5', 'art.  1', 'art. 244', 'art. 141', 'art.  82', 'art.  1', 'art.  6', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 27', 'art.  9', 'art. 94', 'art. 117', 'art.   106', 'art. 1', 'art.  9']

DECRETO LEGISLATIVO 6 settembre 2011, n. 149 - Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio 2009, n. 42. (11G0191) - (GU n. 219 del 20-9-2011 | Edilone.it
DECRETO LEGISLATIVO 6 settembre 2011, n. 149 – Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio 2009, n. 42. (11G0191) – (GU n. 219 del 20-9-2011
DECRETO LEGISLATIVO 6 settembre 2011, n. 149 - Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio 2009, n. 42. (11G0191) - (GU n. 219 del 20-9-2011 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 05/10/2011
Meccanismi sanzionatori e premiali relativi  a  regioni,  province  e
comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio  2009,
n. 42. (11G0191)
Capo I   MECCANISMI SANZIONATORI
Visti gli articoli 76, 87, quinto comma,  114,  117  e  119,  della
Costituzione, ed in particolare gli articoli 2, 17 e 26;
Considerato  che  non  e’  stata  raggiunta  l’intesa  in  sede  di
28 agosto 1997, n. 281, nella seduta del 18 maggio 2011;
n. 42, ed i pareri delle Commissioni parlamentari competenti  per  le
semplificazione normativa e  del  Ministro  per  i  rapporti  con  le
regioni per la coesione territoriale, di  concerto  con  il  Ministro
dell’interno, con il Ministro della salute e con il Ministro  per  la
Relazione di fine legislatura regionale
1. Al fine di garantire il coordinamento della finanza pubblica, il
rispetto dell’unita’  economica  e  giuridica  della  Repubblica,  il
principio di trasparenza delle decisioni di entrata e  di  spesa,  le
Regioni sono tenute a redigere una relazione di fine legislatura.
2. La relazione di fine legislatura e’ sottoscritta dal  Presidente
della Giunta regionale non oltre il novantesimo giorno antecedente la
data di scadenza della legislatura. Entro e non  oltre  dieci  giorni
dopo  la  sottoscrizione  della  relazione,   essa   deve   risultare
certificata dagli organi di  controllo  interno  regionale  e,  nello
stesso  termine,  trasmessa  al  Tavolo  tecnico   interistituzionale
istituito presso la Conferenza permanente per il coordinamento  della
finanza pubblica di cui all’articolo 33  del  decreto  legislativo  6
maggio  2011,  n.  68,  composto  pariteticamente  da  rappresentanti
ministeriali  e  regionali.  Il  Tavolo  tecnico   interistituzionale
verifica, per quanto di propria competenza, la conformita’ di  quanto
esposto nella relazione di fine legislatura con i dati finanziari  in
proprio possesso e con le informazioni fatte pervenire dalle  Regioni
alla banca dati di cui all’articolo 13 della legge 31 dicembre  2009,
n. 196, ed invia, entro venti giorni, apposito rapporto al Presidente
della Giunta regionale. Per quanto attiene al settore sanitario e, in
particolare, per i contenuti di cui al comma 4, lettere  c),  per  la
parte relativa agli enti del servizio sanitario regionale, d), e)  ed
f), la verifica e’ effettuata, entro il  medesimo  termine  di  venti
giorni, dai Tavoli tecnici che, ai sensi delle vigenti  disposizioni,
sono deputati alla verifica dell’attuazione dei Piani di rientro, ivi
compresa la struttura tecnica di monitoraggio prevista  dall’articolo
3 dell’intesa Stato-Regioni in  materia  sanitaria  per  il  triennio
2010-2012, sulla base delle risultanze emerse in sede di verifica dei
medesimi Piani ovvero, per le regioni  non  sottoposte  al  piano  di
rientro, sulla base della verifica degli adempimenti annuali  di  cui
all’articolo 2, comma 68, della legge 23 dicembre 2009,  n.  191.  Il
rapporto e la relazione di fine legislatura sono pubblicati sul  sito
istituzionale della regione entro il giorno successivo alla  data  di
ricevimento del rapporto del citato Tavolo tecnico interistituzionale
da parte del Presidente della Giunta regionale. Entrambi i  documenti
sono inoltre trasmessi dal Presidente  della  Giunta  regionale  alla
Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica.
3. In caso di scioglimento anticipato del Consiglio  regionale,  la
sottoscrizione della relazione e la  certificazione  da  parte  degli
organi di controllo  interno  avvengono  entro  quindici  giorni  dal
provvedimento  di  indizione  delle  elezioni.  Il   Tavolo   tecnico
interistituzionale invia quindi al Presidente della Giunta  regionale
il rapporto di cui al comma 2 entro quindici giorni. Il rapporto e la
relazione  di  fine  legislatura  sono  infine  pubblicati  sul  sito
ricevimento  del  rapporto  da  parte  del  citato   Tavolo   tecnico
4.  La  relazione  di  fine  legislatura  contiene  la  descrizione
dettagliata delle principali  attivita’  normative  e  amministrative
svolte durante la legislatura, con specifico riferimento a:
c)  eventuali  carenze  riscontrate  nella  gestione  degli  enti
comunque sottoposti al controllo della regione,  nonche’  degli  enti
del  servizio  sanitario  regionale,  con  indicazione  delle  azioni
intraprese per porvi rimedio;
d) eventuali  azioni  intraprese  per  contenere  la  spesa,  con
particolare riguardo a quella sanitaria,  e  stato  del  percorso  di
convergenza ai costi standard, affiancato da indicatori  quantitativi
e  qualitativi  relativi  agli  output  dei   servizi   resi,   anche
utilizzando come parametro  di  riferimento  realta’  rappresentative
dell’offerta di prestazioni con il miglior rapporto qualita-costi;
e) situazione economica e finanziaria, in particolare del settore
sanitario, quantificazione  certificata  della  misura  del  relativo
indebitamento regionale;
f) la individuazione di  eventuali  specifici  atti  legislativi,
regolamentari o amministrativi  cui  sono  riconducibili  effetti  di
spesa incompatibili con gli obiettivi e i vincoli di bilancio;
5. Con atto di natura non regolamentare, adottato d’intesa  con  la
province autonome di Trento e di Bolzano, ai  sensi  dell’articolo  3
del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,  il  Ministro  per  i
rapporti con le regioni e per la coesione territoriale,  di  concerto
con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro per le
riforme per il federalismo e con  il  Ministro  della  salute,  entro
adotta uno schema tipo per  la  redazione  della  relazione  di  fine
legislatura,  differenziandolo  eventualmente  per  le  Regioni   non
assoggettate a un piano di rientro della spesa sanitaria.
6. In caso di mancato adempimento dell’obbligo di  redazione  della
relazione di fine legislatura il Presidente della Giunta regionale e’
tenuto  a  darne  notizia,  motivandone  le  ragioni,  nella   pagina
principale del sito istituzionale dell’ente.
Si riporta il testo degli art. 76, 114, 117 e 119 della
“Art. 76. L’esercizio della  funzione  legislativa  non
limitato e per oggetti definiti.”
“Art. 114. La  Repubblica  e’  costituita  dai  Comuni,
dalle Province, dalle Citta’ metropolitane, dalle Regioni e
Regioni sono enti autonomi con  propri  statuti,  poteri  e
funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.
Roma e’ la capitale della Repubblica.  La  legge  dello
Stato disciplina il suo ordinamento.”
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato .
disciplinati da leggi dello Stato.”
“Art.  119.  I   Comuni,   le   Province,   le   Citta’
sui prestiti dagli stessi contratti.”.
La legge 5 maggio 2009, n. 42  (Delega  al  Governo  in
materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo
119 della Costituzione), e’ pubblicata nella Gazz.  Uff.  6
maggio 2009, n. 103.
Si riporta il testo degli articoli 2,  17  e  26  della
citata legge n. 42 del 2009:
“Art. 2. Oggetto e finalita’
1. Il Governo e’ delegato  ad  adottare,  entro  trenta
uno  o  piu’  decreti   legislativi   aventi   ad   oggetto
l’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, al  fine
di  assicurare,  attraverso  la  definizione  dei  principi
fondamentali del coordinamento della finanza pubblica e del
sistema tributario e  la  definizione  della  perequazione,
l’autonomia  finanziaria  di   comuni,   province,   citta’
metropolitane e regioni nonche’ al fine  di  armonizzare  i
sistemi contabili e gli schemi  di  bilancio  dei  medesimi
enti e i relativi termini di presentazione e  approvazione,
in funzione delle esigenze di  programmazione,  gestione  e
rendicontazione della finanza pubblica.
2. Fermi restando  gli  specifici  principi  e  criteri
direttivi stabiliti dalle disposizioni di cui agli articoli
5, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 15, 16, 17, 19, 20, 21, 22, 24,
25, 26, 28 e 29, i decreti legislativi di cui  al  comma  1
del presente articolo sono informati ai seguenti principi e
a)  autonomia  di  entrata  e  di  spesa   e   maggiore
responsabilizzazione    amministrativa,    finanziaria    e
contabile di tutti i livelli di governo;
b) lealta’ istituzionale fra tutti i livelli di governo
e  concorso  di  tutte  le  amministrazioni  pubbliche   al
conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica nazionale
in coerenza con i vincoli posti dall’Unione europea  e  dai
c) razionalita’ e coerenza dei singoli  tributi  e  del
sistema tributario nel suo complesso;  semplificazione  del
sistema tributario, riduzione degli  adempimenti  a  carico
dei  contribuenti,  trasparenza  del  prelievo,  efficienza
nell’amministrazione dei  tributi;  rispetto  dei  principi
sanciti dallo statuto dei diritti del contribuente  di  cui
alla legge 27 luglio 2000, n. 212;
d) coinvolgimento  dei  diversi  livelli  istituzionali
nell’attivita’ di  contrasto  all’evasione  e  all’elusione
fiscale prevedendo meccanismi di carattere premiale;
e) attribuzione di risorse  autonome  ai  comuni,  alle
province, alle citta’  metropolitane  e  alle  regioni,  in
relazione alle rispettive competenze, secondo il  principio
di  territorialita’  e  nel  rispetto  del   principio   di
solidarieta’   e   dei    principi    di    sussidiarieta’,
differenziazione ed adeguatezza  di  cui  all’articolo  118
della Costituzione; le  risorse  derivanti  dai  tributi  e
dalle entrate propri  di  regioni  ed  enti  locali,  dalle
compartecipazioni al gettito  di  tributi  erariali  e  dal
fondo perequativo consentono di finanziare integralmente il
normale esercizio delle funzioni pubbliche attribuite;
f) determinazione del costo e del  fabbisogno  standard
quale costo e fabbisogno che, valorizzando  l’efficienza  e
l’efficacia, costituisce  l’indicatore  rispetto  al  quale
comparare e valutare l’azione pubblica;  definizione  degli
obiettivi di servizio cui devono tendere le amministrazioni
regionali   e   locali   nell’esercizio   delle    funzioni
riconducibili ai livelli  essenziali  delle  prestazioni  o
alle funzioni fondamentali di cui all’articolo 117, secondo
comma, lettere m) e p), della Costituzione;
g) adozione per le proprie  politiche  di  bilancio  da
parte di regioni, citta’ metropolitane, province  e  comuni
di regole coerenti con quelle  derivanti  dall’applicazione
del patto di stabilita’ e crescita;
h) adozione di regole contabili uniformi e di un comune
piano dei conti integrato; adozione  di  comuni  schemi  di
bilancio articolati in missioni e programmi coerenti con la
classificazione economica e  funzionale  individuata  dagli
appositi regolamenti comunitari in materia di  contabilita’
nazionale  e  relativi  conti  satellite;  adozione  di  un
bilancio consolidato con le  proprie  aziende,  societa’  o
altri organismi controllali,  secondo  uno  schema  comune;
affiancamento,  a   fini   conoscitivi,   al   sistema   di
contabilita’ finanziaria di  un  sistema  e  di  schemi  di
contabilita’  economico-patrimoniale  ispirati   a   comuni
criteri di contabilizzazione; raccordabilita’  dei  sistemi
contabili  e  degli   schemi   di   bilancio   degli   enti
territoriali con quelli adottati in ambito europeo ai  fini
della procedura per i disavanzi eccessivi;  definizione  di
una tassonomia per la riclassificazione dei dati  contabili
e di bilancio per le amministrazioni pubbliche di cui  alla
presente   legge   tenute   al   regime   di   contabilita’
civilistica, ai fini del raccordo con le  regole  contabili
uniformi;  definizione  di  un  sistema  di  indicatori  di
risultato semplici, misurabili e riferiti ai programmi  del
bilancio, costruiti secondo criteri e metodologie comuni ai
diversi enti territoriali; al fine di dare attuazione  agli
articoli 9 e 13, individuazione del termine entro il  quale
regioni ed enti  locali  devono  comunicare  al  Governo  i
propri bilanci preventivi e consuntivi, come  approvati,  e
previsione di sanzioni ai sensi dell’articolo 17, comma  1,
lettera e), in caso di mancato rispetto di tale termine;
i) previsione dell’obbligo  di  pubblicazione  in  siti
internet  dei   bilanci   delle   regioni,   delle   citta’
metropolitane,  delle  province  e  dei  comuni,  tali   da
riportare in modo semplificato le entrate e  le  spese  pro
capite secondo  modelli  uniformi  concordati  in  sede  di
l) salvaguardia dell’obiettivo  di  non  alterare  il
criterio della  progressivita’  del  sistema  tributario  e
rispetto del principio della capacita’ contributiva ai fini
del concorso alle spese pubbliche;
m)  superamento   graduale,   per   tutti   i   livelli
istituzionali, del criterio della spesa storica a favore:
1) del fabbisogno standard  per  il  finanziamento  dei
livelli essenziali di cui all’articolo 117, secondo  comma,
lettera  m),   della   Costituzione,   e   delle   funzioni
fondamentali  di  cui  all’articolo  117,  secondo   comma,
lettera p), della Costituzione;
2) della perequazione della capacita’  fiscale  per
le altre funzioni;
n)  rispetto  della  ripartizione  delle   competenze
legislative fra Stato e regioni in  tema  di  coordinamento
della finanza pubblica e del sistema tributario;
o) esclusione di ogni doppia imposizione  sul  medesimo
presupposto, salvo  le  addizionali  previste  dalla  legge
statale o regionale;
p) tendenziale  correlazione  tra  prelievo  fiscale  e
beneficio connesso alle funzioni esercitate sul  territorio
in modo da favorire la corrispondenza  tra  responsabilita’
finanziaria e amministrativa; continenza e  responsabilita’
nell’imposizione di tributi propri;
q) previsione  che  la  legge  regionale  possa,  con
riguardo ai presupposti non assoggettati ad imposizione  da
parte dello Stato:
2) determinare le variazioni delle  aliquote  o  le
agevolazioni che comuni, province  e  citta’  metropolitane
possono applicare nell’esercizio  della  propria  autonomia
con riferimento ai tributi locali di cui al numero 1);
r)  previsione  che  la  legge  regionale  possa,   nel
rispetto della normativa comunitaria e nei limiti stabiliti
dalla legge statale, valutare la modulazione  delle  accise
sulla  benzina,  sul  gasolio  e  sul   gas   di   petrolio
liquefatto, utilizzati  dai  cittadini  residenti  e  dalle
imprese  con  sede  legale  e   operativa   nelle   regioni
interessate  dalle  concessioni  di  coltivazione  di   cui
all’articolo 19 del decreto legislativo 25  novembre  1996,
n. 625, e successive modificazioni;
s) facolta’ delle regioni di istituire a  favore  degli
enti locali compartecipazioni  al  gettito  dei  tributi  e
delle compartecipazioni regionali;
t) esclusione di interventi  sulle  basi  imponibili  e
sulle aliquote  dei  tributi  che  non  siano  del  proprio
livello  di  governo;  ove  i  predetti  interventi   siano
effettuati  dallo  Stato  sulle  basi  imponibili  e  sulle
aliquote riguardanti i tributi degli enti locali  e  quelli
di cui all’articolo 7, comma 1, lettera b), numeri 1) e 2),
essi sono possibili, a parita’ di  funzioni  amministrative
conferite, solo se prevedono  la  contestuale  adozione  di
misure per la completa compensazione  tramite  modifica  di
aliquota  o  attribuzione  di  altri   tributi   e   previa
quantificazione finanziaria  delle  predette  misure  nella
Conferenza di cui all’articolo 5; se i predetti  interventi
sono   accompagnati   da   una   riduzione   di    funzioni
amministrative dei livelli di governo i  cui  tributi  sono
oggetto degli  interventi  medesimi,  la  compensazione  e’
effettuata in misura corrispondente  alla  riduzione  delle
u) previsione di strumenti e meccanismi di accertamento
e di riscossione che  assicurino  modalita’  efficienti  di
accreditamento diretto o  di  riversamento  automatico  del
riscosso agli enti titolari del tributo; previsione  che  i
tributi erariali compartecipati abbiano integrale  evidenza
contabile nel bilancio dello Stato;
v) definizione di modalita’ che  assicurino  a  ciascun
soggetto  titolare  del  tributo  l’accesso  diretto   alle
anagrafi e a ogni altra banca dati utile alle attivita’  di
gestione  tributaria,   assicurando   il   rispetto   della
normativa a tutela della riservatezza dei dati personali;
z) premialita’ dei comportamenti virtuosi ed efficienti
nell’esercizio della potesta’  tributaria,  nella  gestione
finanziaria  ed  economica  e  previsione   di   meccanismi
sanzionatori per gli enti che non rispettano gli  equilibri
economico-finanziari o non assicurano i livelli  essenziali
delle prestazioni di cui all’articolo 117,  secondo  comma,
lettera m), della Costituzione o l’esercizio delle funzioni
lettera p), della Costituzione; previsione delle specifiche
modalita’ attraverso le quali il Governo, nel caso  in  cui
la  regione  o  l’ente  locale  non  assicuri   i   livelli
essenziali  delle  prestazioni  di  cui  all’articolo  117,
secondo  comma,   lettera   m),   della   Costituzione,   o
l’esercizio delle funzioni fondamentali di cui all’articolo
117, secondo  comma,  lettera  p),  della  Costituzione,  o
qualora gli scostamenti dal patto  di  convergenza  di  cui
all’articolo    18    della    presente    legge    abbiano
caratteristiche permanenti e  sistematiche,  adotta  misure
sanzionatorie ai sensi dell’articolo 17, comma  1,  lettera
e), che sono commisurate all’entita’ di tali scostamenti  e
possono comportare l’applicazione di misure automatiche per
l’incremento delle entrate tributarie ed  extra-tributarie,
e puo’ esercitare nei casi piu’ gravi il potere sostitutivo
di cui all’articolo 120, secondo comma, della Costituzione,
secondo quanto  disposto  dall’articolo  8  della  legge  5
giugno  2003,  n.  131,   e   secondo   il   principio   di
responsabilita’ amministrativa e finanziaria;
aa) previsione che le sanzioni di cui alla lettera z) a
carico degli enti inadempienti si applichino anche nel caso
di mancato rispetto dei criteri uniformi di  redazione  dei
bilanci, predefiniti ai sensi della lettera h), o nel  caso
di mancata o tardiva comunicazione dei  dati  ai  fini  del
coordinamento della finanza pubblica;
bb) garanzia del mantenimento di un adeguato livello di
flessibilita’ fiscale  nella  costituzione  di  insiemi  di
tributi e compartecipazioni, da attribuire alle  regioni  e
agli enti locali, la cui composizione sia rappresentata  in
misura    rilevante    da    tributi    manovrabili,    con
determinazione, per  ciascun  livello  di  governo,  di  un
adeguato grado di autonomia di entrata, derivante  da  tali
cc) previsione di una  adeguata  flessibilita’  fiscale
articolata su piu’ tributi con una base imponibile  stabile
e  distribuita  in  modo   tendenzialmente   uniforme   sul
territorio nazionale, tale da consentire a tutte le regioni
ed enti locali, comprese quelle  a  piu’  basso  potenziale
fiscale, di finanziare, attivando le proprie potenzialita’,
il livello di spesa non riconducibile ai livelli essenziali
delle prestazioni e alle funzioni fondamentali  degli  enti
dd)  trasparenza  ed  efficienza  delle  decisioni   di
entrata  e  di  spesa,  rivolte  a  garantire   l’effettiva
attuazione  dei  principi  di  efficacia,   efficienza   ed
economicita’ di cui all’articolo 5, comma 1, lettera b);
ee) riduzione  della  imposizione  fiscale  statale  in
misura corrispondente alla piu’ ampia autonomia di  entrata
di regioni ed enti locali calcolata ad aliquota standard  e
corrispondente riduzione  delle  risorse  statali  umane  e
strumentali; eliminazione dal bilancio  dello  Stato  delle
previsioni  di  spesa  relative  al   finanziamento   delle
funzioni attribuite a regioni, province,  comuni  e  citta’
metropolitane, con esclusione dei fondi perequativi e delle
risorse per gli interventi di cui all’articolo 119,  quinto
ff) definizione di una disciplina dei tributi locali in
modo da consentire  anche  una  piu’  piena  valorizzazione
della sussidiarieta’ orizzontale;
gg) individuazione di strumenti idonei  a  favorire  la
piena  attuazione  degli  articoli  29,  30  e   31   della
Costituzione, con riguardo ai  diritti  e  alla  formazione
della famiglia e all’adempimento dei relativi compiti;
hh) territorialita’ dei tributi regionali  e  locali  e
riferibilita’  al  territorio  delle  compartecipazioni  al
gettito dei  tributi  erariali,  in  conformita’  a  quanto
previsto dall’articolo 119 della Costituzione;
ii) tendenziale corrispondenza tra autonomia impositiva
e autonomia di  gestione  delle  proprie  risorse  umane  e
strumentali da parte del settore  pubblico;  previsione  di
strumenti che consentano autonomia ai  diversi  livelli  di
governo nella gestione della contrattazione collettiva;
ll) certezza delle risorse e stabilita’ tendenziale del
quadro di  finanziamento,  in  misura  corrispondente  alle
mm)  individuazione,  in  conformita’  con  il  diritto
comunitario,  di  forme  di  fiscalita’  di  sviluppo,  con
particolare riguardo alla creazione di nuove  attivita’  di
impresa nelle aree sottoutilizzate.
3. I  decreti  legislativi  di  cui  al  comma  1  sono
adottati su proposta del  Ministro  dell’economia  e  delle
finanze, del Ministro per le riforme  per  il  federalismo,
del Ministro per la semplificazione normativa, del Ministro
per i rapporti  con  le  regioni  e  del  Ministro  per  le
politiche   europee,   di   concerto   con   il    Ministro
dell’interno,   con   il   Ministro   per    la    pubblica
amministrazione e l’innovazione e con  gli  altri  Ministri
volta a volta competenti  nelle  materie  oggetto  di  tali
decreti. Gli schemi di decreto legislativo,  previa  intesa
da  sancire  in  sede  di  Conferenza  unificata  ai  sensi
dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997,  n.
281, sono trasmessi  alle  Camere,  ciascuno  corredato  di
relazione  tecnica   che   evidenzi   gli   effetti   delle
disposizioni recate dal  medesimo  schema  di  decreto  sul
saldo netto da finanziare, sull’indebitamento  netto  delle
amministrazioni pubbliche  e  sul  fabbisogno  del  settore
pubblico, perche’ su di essi sia espresso il  parere  della
Commissione di  cui  all’articolo  3  e  delle  Commissioni
parlamentari competenti per  le  conseguenze  di  carattere
finanziario, entro novanta giorni  dalla  trasmissione.  In
mancanza di intesa nel termine di cui  all’articolo  3  del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n.  281,  il  Consiglio
dei ministri delibera,  approvando  una  relazione  che  e’
trasmessa alle Camere. Nella  relazione  sono  indicate  le
specifiche  motivazioni  per  cui  l’intesa  non  e’  stata
4. Decorso il termine per l’espressione dei  pareri  di
cui al comma 3, i decreti possono essere comunque adottati.
Il Governo,  qualora  non  intenda  conformarsi  ai  pareri
parlamentari, ritrasmette i testi alle Camere  con  le  sue
osservazioni  e  con  eventuali   modificazioni   e   rende
comunicazioni davanti a  ciascuna  Camera.  Decorsi  trenta
giorni dalla  data  della  nuova  trasmissione,  i  decreti
possono comunque essere  adottati  in  via  definitiva  dal
Governo.   Il   Governo,   qualora,   anche    a    seguito
dell’espressione  dei  pareri  parlamentari,  non   intenda
conformarsi all’intesa raggiunta in  Conferenza  unificata,
trasmette alle Camere e alla  stessa  Conferenza  unificata
una relazione  nella  quale  sono  indicate  le  specifiche
motivazioni di difformita’ dall’intesa.
5.  Il  Governo  assicura,  nella  predisposizione  dei
decreti legislativi di cui al comma 1, piena collaborazione
con le regioni e gli enti locali.
6. Almeno uno dei decreti legislativi di cui al comma 1
e’ adottato entro dodici mesi  dalla  data  di  entrata  in
vigore della presente legge.  Un  decreto  legislativo,  da
adottare entro il termine previsto al comma 1 del  presente
articolo, disciplina la  determinazione  dei  costi  e  dei
fabbisogni standard sulla base dei livelli essenziali delle
prestazioni di cui al comma 2 dell’articolo 20. Il  Governo
trasmette  alle  Camere,  entro  il  30  giugno  2010,  una
relazione concernente il quadro generale  di  finanziamento
degli enti territoriali e ipotesi di  definizione  su  base
quantitativa  della  struttura  fondamentale  dei  rapporti
finanziari tra lo Stato, le regioni, le  province  autonome
di Trento e di Bolzano e gli enti locali, con l’indicazione
delle possibili distribuzioni delle risorse. Tale relazione
e’ comunque trasmessa alle Camere  prima  degli  schemi  di
decreto   legislativo    concernenti    i    tributi,    le
compartecipazioni   e   la    perequazione    degli    enti
7. Entro tre anni dalla data di entrata in  vigore  dei
adottati   decreti   legislativi    recanti    disposizioni
integrative  e  correttive  nel  rispetto  dei  principi  e
criteri direttivi previsti dalla presente legge  e  con  la
procedura di cui ai commi 3 e 4.”
“Art.  17.  Coordinamento  e  disciplina  fiscale   dei
diversi livelli di governo
1. I decreti legislativi di  cui  all’articolo  2,  con
riguardo al coordinamento e  alla  disciplina  fiscale  dei
diversi  livelli  di  governo,  sono  adottati  secondo   i
a) garanzia della trasparenza delle  diverse  capacita’
fiscali e delle risorse complessive per  abitante  prima  e
dopo la perequazione, in modo da salvaguardare il principio
dell’ordine della graduatoria delle capacita’ fiscali e  la
sua eventuale modifica a seguito dell’evoluzione del quadro
economico territoriale;
b) rispetto degli obiettivi del conto  consuntivo,  sia
in termini di competenza sia  di  cassa,  per  il  concorso
all’osservanza del  patto  di  stabilita’  e  crescita  per
ciascuna regione e ciascun ente locale; determinazione  dei
parametri fondamentali sulla base dei quali e’ valutata  la
virtuosita’  dei  comuni,  delle  province,  delle   citta’
metropolitane  e  delle  regioni,  anche  in  relazione  ai
meccanismi   premiali   o    sanzionatori    dell’autonomia
c) assicurazione degli obiettivi sui saldi  di  finanza
pubblica da  parte  delle  regioni  che  possono  adattare,
previa concertazione con  gli  enti  locali  ricadenti  nel
proprio territorio regionale, le regole e i  vincoli  posti
dal legislatore  nazionale,  differenziando  le  regole  di
evoluzione  dei  flussi  finanziari  dei  singoli  enti  in
relazione  alla  diversita’  delle  situazioni  finanziarie
esistenti nelle diverse regioni;
d) individuazione di  indicatori  di  efficienza  e  di
adeguatezza atti a garantire adeguati  livelli  qualitativi
dei servizi resi da parte di regioni ed enti locali;
e) introduzione di un sistema premiante nei confronti
degli enti che assicurano elevata qualita’  dei  servizi  e
livello della pressione fiscale inferiore alla media  degli
altri enti del proprio livello  di  governo  a  parita’  di
servizi offerti, ovvero  degli  enti  che  garantiscono  il
rispetto  di  quanto  previsto  dalla  presente   legge   e
partecipano a progetti strategici mediante l’assunzione  di
oneri  e  di  impegni  nell’interesse  della  collettivita’
nazionale, ivi compresi  quelli  di  carattere  ambientale,
ovvero  degli  enti   che   incentivano   l’occupazione   e
l’imprenditorialita’ femminile; introduzione nei  confronti
degli enti meno virtuosi rispetto agli obiettivi di finanza
pubblica  di  un  sistema  sanzionatorio  che,  fino   alla
dimostrazione della messa in atto di provvedimenti,  fra  i
quali anche l’alienazione di beni mobiliari  e  immobiliari
rientranti nel  patrimonio  disponibile  dell’ente  nonche’
l’attivazione   nella   misura    massima    dell’autonomia
impositiva, atti a raggiungere gli obiettivi, determini  il
divieto di procedere  alla  copertura  di  posti  di  ruolo
vacanti nelle piante organiche e di iscrivere  in  bilancio
spese  per  attivita’  discrezionali,  fatte  salve  quelle
afferenti al cofinanziamento regionale o  dell’ente  locale
per l’attuazione delle politiche comunitarie; previsione di
meccanismi automatici sanzionatori degli organi di  governo
e  amministrativi  nel  caso  di  mancato  rispetto   degli
equilibri e degli obiettivi economico-finanziari  assegnati
alla regione e agli enti  locali,  con  individuazione  dei
casi di ineleggibilita’ nei confronti degli  amministratori
responsabili degli  enti  locali  per  i  quali  sia  stato
dichiarato  lo  stato  di  dissesto  finanziario   di   cui
all’articolo 244 del citato testo unico di cui  al  decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, oltre che dei  casi  di
interdizione dalle cariche in enti vigilati  o  partecipati
da enti pubblici. Tra i casi di grave violazione  di  legge
di cui all’articolo 126, primo comma,  della  Costituzione,
rientrano  le  attivita’  che  abbiano  causato  un   grave
dissesto nelle finanze regionali.”
“Art. 26. Contrasto dell’evasione fiscale
riguardo  al  sistema  gestionale  dei  tributi   e   delle
compartecipazioni,     nel     rispetto      dell’autonomia
organizzativa delle  regioni  e  degli  enti  locali  nella
scelta delle forme di  organizzazione  delle  attivita’  di
gestione e di riscossione, sono adottati secondo i seguenti
a)  previsione   di   adeguate   forme   di   reciproca
integrazione delle basi informative di  cui  dispongono  le
regioni, gli enti locali e lo Stato  per  le  attivita’  di
contrasto dell’evasione dei tributi erariali,  regionali  e
degli enti locali, nonche’ di diretta collaborazione  volta
a fornire dati ed elementi utili ai fini  dell’accertamento
dei predetti tributi;
b) previsione  di  adeguate  forme  premiali  per  le
regioni e gli enti locali che  abbiano  ottenuto  risultati
positivi  in   termini   di   maggior   gettito   derivante
dall’azione  di  contrasto  dell’evasione  e  dell’elusione
fiscale.”.
Si riporta il testo dell’art. 3 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281 (Definizione  ed  ampliamento  delle
Bolzano ed unificazione, per le materie  ed  i  compiti  di
interesse  comune  delle  regioni,  delle  province  e  dei
comuni,  con  la  Conferenza  Stato-citta’   ed   autonomie
“Art. 3. Intese
1. Le disposizioni del presente articolo si applicano a
tutti i procedimenti in cui la legislazione vigente prevede
un’intesa nella Conferenza Stato-regioni.
successive.”
Si riporta il testo dell’art. 3 della citata  legge  n.
42 del 2009:
“Art. 3. Commissione parlamentare per l’attuazione  del
1.  E’  istituita  la  Commissione   parlamentare   per
l’attuazione del federalismo fiscale, composta da  quindici
senatori e da quindici deputati,  nominati  rispettivamente
dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente
della Camera  dei  deputati,  su  designazione  dei  gruppi
parlamentari, in modo da rispecchiarne la  proporzione.  Il
presidente della Commissione e’ nominato tra  i  componenti
della stessa dal Presidente del Senato della  Repubblica  e
dal Presidente della Camera dei deputati d’intesa tra loro.
La Commissione si riunisce per la sua  prima  seduta  entro
venti giorni dalla nomina del presidente, per l’elezione di
due vicepresidenti e di due segretari che, insieme  con  il
comma 4 sono posti per meta’ a carico del bilancio  interno
componenti del Comitato di cui al comma 4 non spetta  alcun
a)  esprime  i  pareri   sugli   schemi   dei   decreti
legislativi di cui all’articolo 2;
all’articolo  4  o  dalla  Conferenza  permanente  per   il
coordinamento della finanza pubblica di cui all’articolo 5;
legislativi di cui all’articolo 2.
6. Qualora il  termine  per  l’espressione  del  parere
scada nei trenta giorni che precedono il termine finale per
l’esercizio della delega o successivamente, quest’ultimo e’
prorogato di centocinquanta giorni.
transitoria di cui agli articoli 20 e 21.”.
Si  riporta  il  testo   dell’art.   33   del   decreto
legislativo 6 maggio 2011, n. 68 (Disposizioni  in  materia
di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e
delle province, nonche’ di determinazione dei costi  e  dei
fabbisogni standard nel settore sanitario):
“Art. 33. Oggetto
1. In attuazione dell’articolo 5 della citata legge  n.
42 del 2009, e’  istituita,  nell’ambito  della  Conferenza
unificata e senza ulteriori oneri per la  finanza  statale,
pubblica, quale organismo stabile  di  coordinamento  della
finanza   pubblica    fra    comuni,    province,    citta’
metropolitane, regioni e Stato, e ne sono  disciplinati  il
funzionamento e la composizione.”.
Si  riporta  il  testo  dell’art.  13  della  legge  31
dicembre 2009, n. 196  (Legge  di  contabilita’  e  finanza
“Art. 13. Banca dati delle amministrazioni pubbliche
1. Al  fine  di  assicurare  un  efficace  controllo  e
alla ricognizione di cui all’articolo 1,  comma  3,  e  per
dare attuazione e stabilita’  al  federalismo  fiscale,  le
coordinamento della finanza pubblica , l’ISTAT e il  Centro
maggio 2009, n. 42, come modificata dall’articolo 2,  comma
6, della presente legge.
prevista dall’articolo 10, comma 5,  del  decreto-legge  29
dati.”.
Si riporta il testo del  comma  68  dell’art.  2  della
legge  23  dicembre  2009,  n.  191  (Disposizioni  per  la
(legge finanziaria 2010):
“68.  Al  fine  di   consentire   in   via   anticipata
l’erogazione  del  finanziamento  del  Servizio   sanitario
nazionale a cui concorre ordinariamente lo Stato,  per  gli
anni 2010, 2011 e 2012:
a) in deroga a quanto stabilito dall’articolo 13, comma
6, del decreto legislativo 18  febbraio  2000,  n.  56,  il
Ministero dell’economia e delle finanze  e’  autorizzato  a
concedere alle regioni a statuto ordinario e  alla  Regione
siciliana anticipazioni, con  riferimento  al  livello  del
finanziamento a cui concorre ordinariamente  lo  Stato,  da
accreditare sulle contabilita’ speciali di cui al  comma  6
dell’articolo 66 della legge 23 dicembre 2000, n.  388,  in
essere presso le tesorerie provinciali dello  Stato,  fermo
restando quanto previsto dall’articolo 77-quater, commi  da
2  a  6,  del  decreto-legge  25  giugno  2008,   n.   112,
b)   la    misura    dell’erogazione    del    suddetto
finanziamento, comprensiva di  eventuali  anticipazioni  di
cui alla lettera a), e’ fissata al livello del 97 per cento
delle somme dovute  a  titolo  di  finanziamento  ordinario
della quota indistinta, al netto delle entrate  proprie  e,
per la Regione siciliana, della compartecipazione regionale
al  finanziamento  della  spesa  sanitaria,  quale  risulta
dall’intesa espressa, ai sensi delle norme  vigenti,  dalla
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sulla
ripartizione delle disponibilita’  finanziarie  complessive
destinate al finanziamento del Servizio sanitario nazionale
per  i  medesimi  anni.  Per  le  regioni   che   risultano
adempienti nell’ultimo triennio rispetto  agli  adempimenti
previsti dalla normativa vigente, la  misura  della  citata
erogazione del finanziamento e’ fissata al livello  del  98
per cento; tale livello puo’ essere  ulteriormente  elevato
compatibilmente con gli obblighi di finanza pubblica;
c) la quota di finanziamento condizionata alla verifica
positiva  degli  adempimenti  regionali  e’  fissata  nelle
misure del 3 per cento e del 2 per cento delle somme di cui
alla lettera b) rispettivamente per le regioni che accedono
all’erogazione nella misura del 97 per cento e  per  quelle
che accedono all’erogazione nella misura del 98  per  cento
ovvero in misura superiore. All’erogazione di  detta  quota
si provvede a seguito dell’esito  positivo  della  verifica
degli adempimenti previsti dalla normativa vigente e  dalla
d) nelle more dell’espressione  dell’intesa,  ai  sensi
delle norme vigenti, da parte della  Conferenza  permanente
autonome di Trento e di Bolzano  sulla  ripartizione  delle
disponibilita’   finanziarie   complessive   destinate   al
finanziamento    del    Servizio    sanitario    nazionale,
l’erogazione delle risorse in via anticipata provvisoria e’
commisurata al livello delle erogazioni effettuate  in  via
anticipata definitiva, a seguito del  raggiungimento  della
citata intesa, relative al secondo anno precedente a quello
e) sono autorizzati, in sede di  conguaglio,  eventuali
recuperi necessari, anche a carico delle somme a  qualsiasi
titolo spettanti alle regioni per gli esercizi successivi;
f) sono autorizzate, a  carico  di  somme  a  qualsiasi
titolo spettanti, le compensazioni degli importi a  credito
e a  debito  di  ciascuna  regione  e  provincia  autonoma,
connessi alla mobilita’  sanitaria  interregionale  di  cui
all’articolo  12,  comma  3,  lettera   b),   del   decreto
legislativo  30  dicembre  1992,  n.  502,   e   successive
modificazioni,    nonche’    alla    mobilita’    sanitaria
internazionale di  cui  all’articolo  18,  comma  7,  dello
stesso decreto legislativo n. 502 del  1992,  e  successive
modificazioni.  I  predetti  importi  sono   definiti   dal
Ministero  della  salute   d’intesa   con   la   Conferenza
province autonome di Trento e di Bolzano.”.
Per il testo dell’art. 3 del decreto legislativo n. 281
del 1997, vedasi nelle Note alle premesse.
Responsabilita’ politica del presidente della giunta regionale
1. La fattispecie di grave dissesto finanziario, con riferimento al
disavanzo sanitario, si verifica in una regione assoggettata a  piano
di rientro ai  sensi  dell’articolo  2,  comma  77,  della  legge  23
dicembre 2009, n. 191, al verificarsi congiuntamente  delle  seguenti
condizioni:  a)  il  presidente  della  giunta  regionale,   nominato
Commissarioad acta ai sensi dell’articolo 2, rispettivamente commi 79
e 83, della citata legge n. 191 del 2009,  non  abbia  adempiuto,  in
tutto o in parte, all’obbligo di redazione del  piano  di  rientro  o
agli obblighi operativi, anche temporali, derivanti dal piano stesso;
b) si riscontri, in sede di verifica annuale, ai sensi  dell’articolo
2, comma  81,  della  citata  legge  n.  191  del  2009,  il  mancato
raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro, con  conseguente
perdurare del disavanzo sanitario  oltre  la  misura  consentita  dal
piano medesimo o suo aggravamento; c)  sia  stato  adottato  per  due
esercizi consecutivi, in presenza del  mancato  raggiungimento  degli
obiettivi del piano di rientro e  del  conseguente  incremento  delle
aliquote fiscali di cui all’articolo 2, comma 86, della citata  legge
n.   191   del   2009,   un   ulteriore   incremento    dell’aliquota
dell’addizionale regionale  all’Irpef  al  livello  massimo  previsto
dall’articolo 6 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68.
2. Il grave dissesto finanziario di  cui  al  comma  1  costituisce
grave violazione di legge e in tal caso con  decreto  del  Presidente
della Repubblica, ai sensi  dell’articolo  126,  comma  primo,  della
Costituzione, sono disposti lo scioglimento del  Consiglio  regionale
nonche’ la  rimozione  del  Presidente  della  Giunta  regionale  per
responsabilita’ politica nel proprio mandato di amministrazione della
regione, ove sia accertata dalla Corte dei conti la sussistenza delle
condizioni di cui al comma 1 e  la  loro  riconduzione  alla  diretta
responsabilita’, con dolo o colpa grave del Presidente  della  Giunta
regionale. Il decreto del Presidente  della  Repubblica  e’  adottato
previa deliberazione del Consiglio  dei  Ministri,  su  proposta  del
Presidente del Consiglio dei Ministri, previo parere  conforme  della
Commissione  parlamentare  per  le  questioni  regionali  espresso  a
maggioranza di due terzi dei componenti. Alla riunione del  Consiglio
dei  Ministri  partecipa  il  Presidente   della   Giunta   regionale
3. Il Presidente rimosso ai sensi del comma 2 e’ incandidabile alle
cariche elettive a livello locale, regionale,  nazionale  ed  europeo
per un periodo di tempo di dieci anni. Il Presidente rimosso non puo’
essere nominato quale componente di alcun organo o carica di  governo
degli enti locali, delle Regioni, dello Stato e  dell’Unione  europea
per un periodo di tempo di dieci anni.
4. Qualora si verifichino una o entrambe le condizioni di cui  alle
lettere a) e b) del comma 1, il Governo, in attuazione  dell’articolo
2, comma 84, della citata legge n. 191 del 2009,  nell’esercizio  del
potere sostitutivo di cui all’articolo 120 della Costituzione, nomina
un commissario ai sensi dell’articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n.
131, che sostituisce il Presidente della  Giunta  regionale  nominato
commissario ad acta ai sensi dell’articolo 2, commi 79  e  83,  della
citata legge n. 191 del 2009.
5. Nelle more dell’insediamento del nuovo Presidente  della  Giunta
regionale, il  Consiglio  dei  Ministri,  su  proposta  del  Ministro
dell’economia e delle finanze, di  concerto  con  il  Ministro  della
salute e sentito il Ministro per i rapporti con le regioni e  per  la
coesione territoriale,  nomina  un  nuovo  commissario  ad  acta  per
l’esercizio delle competenze del Presidente  della  Giunta  regionale
concernenti l’ordinaria amministrazione e gli atti improrogabili.
6. Resta fermo quanto previsto  dall’articolo  3,  comma  2,  primo
periodo, del citato decreto legislativo n. 68 del 2011.
7. Con riguardo a settori  ed  attivita’  regionali  diversi  dalla
sanita’,  ove  una  regione  dopo  la  determinazione   dei   livelli
essenziali delle prestazioni nonche’ dei relativi costi standard e la
definizione degli obiettivi di servizio, non provveda alla attuazione
dei citati livelli e al raggiungimento degli obiettivi di servizio in
coerenza con le previsioni di  cui  all’articolo  18  della  legge  5
maggio 2009, n. 42, il Presidente della Giunta regionale e’  nominato
commissario ad acta ai sensi dell’articolo 8 della  citata  legge  n.
131 del 2003, per l’esercizio dei poteri sostitutivi.
Si riporta il testo dei commi  77,  79,  83,  81  e  86
dell’art. 2 della citata legge n. 191 del 2009:
“77.  E’  definito  quale  standard  dimensionale   del
disavanzo sanitario strutturale, rispetto al  finanziamento
ordinario e alle maggiori  entrate  proprie  sanitarie,  il
livello del 5 per cento, ancorche’ coperto  dalla  regione,
ovvero il livello inferiore al  5  per  cento  qualora  gli
automatismi fiscali  o  altre  risorse  di  bilancio  della
regione non garantiscano con la quota libera  la  copertura
integrale del  disavanzo.  Nel  caso  di  raggiungimento  o
superamento di  detto  standard  dimensionale,  la  regione
interessata e’ tenuta a presentare entro il  successivo  10
giugno un piano di  rientro  di  durata  non  superiore  al
triennio, elaborato con l’ausilio dell’Agenzia italiana del
farmaco (AIFA)  e  dell’Agenzia  nazionale  per  i  servizi
sanitari regionali (AGENAS)  ai  sensi  dell’  articolo  1,
comma  180,  della  legge  30  dicembre  2004,  n.  311,  e
successive modificazioni, per le parti non in contrasto con
la  presente  legge,  che  contenga  sia   le   misure   di
riequilibrio del profilo erogativo dei  livelli  essenziali
di assistenza, per renderlo conforme  a  quello  desumibile
dal vigente piano sanitario nazionale e dal vigente decreto
del Presidente del Consiglio dei ministri di fissazione dei
medesimi livelli essenziali di assistenza,  sia  le  misure
per  garantire  l’equilibrio  di  bilancio   sanitario   in
ciascuno degli anni compresi nel piano stesso.”
“79.  Il  Consiglio  dei  ministri,  su  proposta   del
Ministro della salute, sentito il Ministro per  i  rapporti
con le regioni, decorsi i  termini  di  cui  al  comma  78,
accerta  l’adeguatezza  del  piano  presentato   anche   in
mancanza  dei  pareri  delle  citate  Struttura  tecnica  e
Conferenza. In caso di  riscontro  positivo,  il  piano  e’
approvato dal Consiglio dei ministri ed  e’  immediatamente
efficace ed esecutivo per la regione. In caso di  riscontro
negativo, ovvero  in  caso  di  mancata  presentazione  del
piano, il  Consiglio  dei  ministri,  in  attuazione  dell’
articolo 120 della Costituzione, nomina il presidente della
regione commissario ad acta per la predisposizione, entro i
successivi trenta giorni, del piano di rientro e per la sua
attuazione per l’intera durata del piano stesso. A  seguito
della nomina del presidente quale commissario ad acta:
a)  oltre  all’applicazione  delle  misure   previste
dall’articolo 1, comma 174, della legge 30  dicembre  2004,
n. 311, come da ultimo modificato dal comma 76 del presente
articolo, in via automatica sono  sospesi  i  trasferimenti
erariali a carattere non  obbligatorio  e,  sempre  in  via
automatica, decadono i direttori generali, amministrativi e
sanitari  degli  enti  del  servizio  sanitario  regionale,
nonche’ dell’assessorato regionale competente. Con  decreto
del Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,  sentita  la
individuati   i   trasferimenti   erariali   a    carattere
b) con riferimento all’esercizio in corso  alla  data
della delibera di nomina  del  commissario  ad  acta,  sono
incrementate  in  via  automatica,  in  aggiunta  a  quanto
previsto dal comma 80, nelle misure  fisse  di  0,15  punti
percentuali   l’aliquota   dell’imposta   regionale   sulle
attivita’  produttive   e   di   0,30   punti   percentuali
l’addizionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche
(IRPEF) rispetto al livello delle aliquote vigenti, secondo
le modalita’ previste dal citato  articolo  1,  comma  174,
della legge n. 311 del 2004, come da ultimo modificato  dal
comma 76 del presente articolo.”
“83. Qualora dall’esito delle verifiche di cui al comma
81 emerga l’inadempienza della  regione,  su  proposta  del
Ministro della salute e sentito il Ministro per i  rapporti
con le regioni,  il  Consiglio  dei  ministri,  sentite  la
Struttura tecnica di monitoraggio di  cui  all’articolo  3,
comma 2,  della  citata  intesa  Stato-regioni  in  materia
sanitaria  per  il  triennio  2010-2012  e  la   Conferenza
province autonome di Trento e di Bolzano, che esprimono  il
proprio parere entro i termini perentori,  rispettivamente,
di dieci e di venti  giorni  dalla  richiesta,  diffida  la
regione interessata ad attuare il piano, adottando altresi’
tutti gli atti normativi, amministrativi,  organizzativi  e
gestionali  idonei  a  garantire  il  conseguimento   degli
obiettivi  in  esso  previsti.  In   caso   di   perdurante
inadempienza, accertata dal Tavolo tecnico per la  verifica
degli adempimenti regionali e dal Comitato  permanente  per
la  verifica  dell’erogazione  dei  livelli  essenziali  di
assistenza  di  cui  rispettivamente  all’articolo   12   e
all’articolo 9 della citata intesa 23 marzo  2005,  sancita
pubblicata nel supplemento ordinario n.  83  alla  Gazzetta
Ufficiale n. 105  del  7  maggio  2005,  il  Consiglio  dei
finanze, di concerto con il Ministro della salute e sentito
il Ministro per i rapporti con le  regioni,  in  attuazione
dell’ articolo 120 della Costituzione nomina il  presidente
della regione commissario ad acta per l’intera  durata  del
piano di rientro. Il commissario  adotta  tutte  le  misure
indicate  nel  piano,  nonche’   gli   ulteriori   atti   e
provvedimenti normativi,  amministrativi,  organizzativi  e
gestionali  da  esso  implicati  in  quanto  presupposti  o
comunque correlati e necessari alla completa attuazione del
piano. Il commissario verifica altresi’ la piena ed  esatta
attuazione del piano a  tutti  i  livelli  di  governo  del
sistema sanitario regionale. A seguito della  deliberazione
di nomina del commissario:
a) oltre all’applicazione delle misure previste dall’
articolo 1, comma 174, della legge  30  dicembre  2004,  n.
311, come da ultimo modificato dal comma  76  del  presente
erariali a carattere non  obbligatorio,  da  individuare  a
seguito  del  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei
ministri di cui al comma 79, lettera a), e decadono, sempre
in via automatica, i direttori generali,  amministrativi  e
nonche’ dell’assessorato regionale competente;
l’addizionale all’IRPEF rispetto al livello delle  aliquote
vigenti, secondo le modalita’ previste  dall’  articolo  1,
comma 174, della legge 30 dicembre 2004, n.  311,  come  da
ultimo modificato dal comma 76 del presente articolo.”
“81. La verifica dell’attuazione del piano  di  rientro
avviene  con  periodicita’  trimestrale  e  annuale,  ferma
restando la possibilita’ di procedere a verifiche ulteriori
previste dal piano  stesso  o  straordinarie  ove  ritenute
necessarie da una delle parti. I provvedimenti regionali di
spesa  e  programmazione  sanitaria,  e  comunque  tutti  i
provvedimenti  aventi  impatto   sul   servizio   sanitario
regionale indicati nel piano in  apposito  paragrafo  dello
stesso, sono trasmessi  alla  piattaforma  informatica  del
Ministero della salute, a  cui  possono  accedere  tutti  i
componenti degli organismi  di  cui  all’articolo  3  della
citata intesa Stato-regioni in  materia  sanitaria  per  il
triennio 2010-2012. Il Ministero della salute, di  concerto
con il Ministero dell’economia e delle finanze, nell’ambito
dell’attivita’ di affiancamento di propria  competenza  nei
confronti delle regioni sottoposte al piano di rientro  dai
disavanzi, esprime un parere preventivo esclusivamente  sui
provvedimenti indicati nel piano di rientro.”
“86.  L’accertato  verificarsi,  in  sede  di  verifica
annuale, del mancato  raggiungimento  degli  obiettivi  del
piano di rientro,  con  conseguente  determinazione  di  un
disavanzo sanitario, comporta, oltre all’applicazione delle
misure previste dal comma 80 e  ferme  restando  le  misure
eventualmente scattate ai sensi del comma 83,  l’incremento
nelle misure fisse di 0,15 punti percentuali  dell’aliquota
dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive e di 0,30
punti percentuali dell’addizionale  all’IRPEF  rispetto  al
livello  delle  aliquote  vigenti,  secondo  le   procedure
previste dall’  articolo  1,  comma  174,  della  legge  30
dicembre 2004, n. 311, come da ultimo modificato dal  comma
76 del presente articolo.”.
Si riporta il testo dell’art. 6 del decreto legislativo
6 maggio 2011, n. 68 (Disposizioni in materia di  autonomia
di entrata  delle  regioni  a  statuto  ordinario  e  delle
province,  nonche’  di  determinazione  dei  costi  e   dei
“Art. 6. Addizionale regionale all’IRPEF
1.  A  decorrere  dall’anno  2013  ciascuna  regione  a
Statuto ordinario puo’,  con  propria  legge,  aumentare  o
diminuire l’aliquota dell’addizionale  regionale  all’IRPEF
di base. La predetta aliquota di base e’ pari allo 0,9  per
cento  sino  alla  rideterminazione  effettuata  ai   sensi
dell’articolo 2, comma 1, primo periodo.  La  maggiorazione
non puo’ essere superiore:
a) a 0,5 punti percentuali per l’anno 2013;
b) a 1,1 punti percentuali per l’anno 2014;
c) a 2,1  punti  percentuali  a  decorrere  dall’anno
2.  Fino  al  31  dicembre  2012,  rimangono  ferme  le
aliquote  della  addizionale  regionale   all’IRPEF   delle
regioni che, alla data di entrata in  vigore  del  presente
decreto, sono superiori alla aliquota  di  base,  salva  la
facolta’ delle  medesime  regioni  di  deliberare  la  loro
riduzione fino alla medesima aliquota di base.
3. Resta fermo il limite  della  maggiorazione  di  0,5
punti  percentuali,  se  la  regione  abbia   disposto   la
riduzione dell’IRAP. La maggiorazione  oltre  i  0,5  punti
percentuali non trova applicazione  sui  redditi  ricadenti
nel primo scaglione di cui all’articolo 11 del testo  unico
delle imposte sui redditi di cui al decreto del  Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917; con  decreto  di
natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle
finanze sono stabilite le modalita’  per  l’attuazione  del
presente periodo. In caso  di  riduzione,  l’aliquota  deve
assicurare un gettito che, unitamente  a  quello  derivante
dagli altri tributi regionali di cui all’articolo 12, comma
2,  non  sia  inferiore  all’ammontare  dei   trasferimenti
regionali ai comuni, soppressi in attuazione  del  medesimo
4.  Per  assicurare   la   razionalita’   del   sistema
tributario nel suo complesso e la salvaguardia dei  criteri
di progressivita’ cui il sistema medesimo e’ informato,  le
regioni   possono   stabilire   aliquote   dell’addizionale
regionale   all’IRPEF   differenziate   esclusivamente   in
relazione agli scaglioni di reddito corrispondenti a quelli
stabiliti dalla legge statale.
5. Le regioni, nell’ambito della addizionale di cui  al
presente articolo, possono  disporre,  con  propria  legge,
detrazioni  in  favore  della  famiglia,   maggiorando   le
detrazioni previste dall’articolo 12 del citato decreto del
Presidente della Repubblica n. 917  del  1986.  Le  regioni
adottano altresi’ con propria legge misure di erogazione di
misure di sostegno economico diretto, a favore dei soggetti
IRPEF, il cui livello di  reddito  e  la  relativa  imposta
netta, calcolata anche su base familiare, non  consente  la
fruizione delle detrazioni di cui al presente comma.
6. Al fine di favorire l’attuazione  del  principio  di
sussidiarieta’ orizzontale di cui all’articolo 118,  quarto
comma, della Costituzione, le  regioni,  nell’ambito  della
addizionale di cui al presente  articolo,  possono  inoltre
disporre, con propria  legge,  detrazioni  dall’addizionale
stessa in luogo dell’erogazione di sussidi, voucher,  buoni
servizio e altre misure di sostegno sociale previste  dalla
legislazione regionale.
7. Le disposizioni di cui ai commi  3,  4,  5  e  6  si
applicano a decorrere dal 2013.
8. L’applicazione delle detrazioni previste dai commi 5
e 6 e’ esclusivamente a carico del bilancio  della  regione
che le dispone e non comporta alcuna forma di compensazione
da parte dello Stato. In ogni caso deve essere garantita la
previsione di cui al comma 3, ultimo periodo.
9. La possibilita’ di disporre le detrazioni di cui  ai
commi 5 e 6 e’ sospesa per le regioni impegnate  nei  piani
di rientro  dal  deficit  sanitario  alle  quali  e’  stata
applicata la  misura  di  cui  all’articolo  2,  commi  83,
lettera b), e 86, della citata legge n. 191 del  2009,  per
mancato rispetto del piano stesso.
10. Restano  fermi  gli  automatismi  fiscali  previsti
dalla vigente legislazione nel settore sanitario  nei  casi
di squilibrio economico, nonche’ le disposizioni in materia
di applicazione di incrementi delle aliquote fiscali per le
regioni  sottoposte  ai  piani  di  rientro   dai   deficit
11. L’eventuale  riduzione  dell’addizionale  regionale
all’IRPEF e’ esclusivamente a  carico  del  bilancio  della
regione e non comporta alcuna  forma  di  compensazione  da
parte dei fondi di cui all’articolo 15.”.
Si riporta il testo del comma primo dell’art. 126 della
“Art. 126. Con decreto motivato  del  Presidente  della
Repubblica sono  disposti  lo  scioglimento  del  Consiglio
regionale e la rimozione del Presidente  della  Giunta  che
abbiano compiuto atti contrari alla  Costituzione  o  gravi
violazioni di legge. Lo scioglimento e la rimozione possono
altresi’  essere  disposti   per   ragioni   di   sicurezza
nazionale. Il decreto e’ adottato sentita  una  Commissione
di  deputati  e  senatori  costituita,  per  le   questioni
regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica.”.
Si riporta il testo del comma  84  dell’art.  2  della
citata legge n. 191 del 2009:
“84. Qualora  il  presidente  della  regione,  nominato
commissario ad acta per la  redazione  e  l’attuazione  del
piano ai sensi dei commi 79 o 83, non adempia in tutto o in
parte all’obbligo di redazione del piano o  agli  obblighi,
anche    temporali,    derivanti    dal    piano    stesso,
indipendentemente  dalle  ragioni  dell’inadempimento,   il
Consiglio dei ministri, in attuazione  dell’  articolo  120
della Costituzione, adotta tutti gli atti necessari ai fini
della predisposizione del piano  di  rientro  e  della  sua
attuazione. Nei casi di riscontrata difficolta’ in sede  di
verifica e  monitoraggio  nell’attuazione  del  piano,  nei
tempi o  nella  dimensione  finanziaria  ivi  indicata,  il
Consiglio dei ministri,  in  attuazione  dell’articolo  120
della Costituzione, sentita la regione interessata,  nomina
uno o piu’ commissari ad acta di qualificate  e  comprovate
professionalita’  ed  esperienza  in  materia  di  gestione
sanitaria per l’adozione e l’attuazione degli atti indicati
nel piano e non realizzati.”.
Si riporta il testo dell’art. 120 della Costituzione:
“Art. 120.  La  Regione  non  puo’  istituire  dazi  di
importazione o esportazione o transito tra le Regioni,  ne’
adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo  la
libera circolazione delle  persone  e  delle  cose  tra  le
Regioni, ne’ limitare l’esercizio del diritto al lavoro  in
qualunque parte del territorio nazionale.
Il Governo puo’ sostituirsi  a  organi  delle  Regioni,
delle Citta’ metropolitane, delle Province e dei Comuni nel
caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali
o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave  per
l’incolumita’ e la sicurezza  pubblica,  ovvero  quando  lo
richiedono la tutela dell’unita’  giuridica  o  dell’unita’
economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali
prescindendo dai confini territoriali dei  governi  locali.
La legge definisce le procedure  atte  a  garantire  che  i
poteri  sostitutivi  siano  esercitati  nel  rispetto   del
principio  di  sussidiarieta’  e  del  principio  di  leale
collaborazione.”.
Si riporta il testo dell’art. 8 della  legge  5  giugno
2003,    n.    131    (Disposizioni    per    l’adeguamento
dell’ordinamento della Repubblica alla L.Cost.  18  ottobre
2001, n. 3):
“Art.   8.   Attuazione   dell’articolo    120    della
Costituzione sul potere sostitutivo
1. Nei casi e per le finalita’  previsti  dall’articolo
120, secondo comma, della Costituzione, il  Presidente  del
Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro competente
per materia, anche su iniziativa delle Regioni o degli enti
locali, assegna all’ente interessato un congruo termine per
marzo 1998, n. 112.”.
Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 3 del  citato
decreto legislativo n. 68 del 2011:
“2. Restano ferme le disposizioni in materia  di  quota
premiale  e  di  relativa  erogabilita’  in  seguito   alla
verifica degli adempimenti  in  materia  sanitaria  di  cui
all’articolo 2,  comma  68,  lettera  c),  della  legge  23
dicembre 2009, n. 191, nonche’ le disposizioni  in  materia
di realizzazione degli obiettivi di carattere  prioritario,
di rilievo  nazionale  e  di  relativa  erogabilita’  delle
corrispondenti risorse ai sensi dell’articolo 1, commi 34 e
34-bis, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e  successive
modificazioni, e in materia  di  fondo  di  garanzia  e  di
recuperi, di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 18
febbraio 2000, n. 56,  rispettivamente  per  minori  ovvero
maggiori  gettiti  fiscali  effettivi  rispetto  a   quelli
stimati ai fini della copertura  del  fabbisogno  sanitario
regionale   standard.   Resta   altresi’   fermo   che   al
finanziamento della  spesa  sanitaria  fino  all’anno  2013
concorrono    le    entrate    proprie,    nella     misura
convenzionalmente    stabilita    nel     riparto     delle
disponibilita’  finanziarie  per  il   Servizio   sanitario
nazionale per l’anno 2010 e le ulteriori risorse,  previste
da specifiche disposizioni, che ai  sensi  della  normativa
vigente sono ricomprese nel livello del  finanziamento  del
Servizio sanitario nazionale cui concorre ordinariamente lo
Stato.”.
Si riporta il testo dell’art. 18 della citata legge  n.
“Art. 18. Patto di convergenza
1. Nell’ambito del disegno di legge finanziaria  ovvero
con apposito disegno di legge  collegato  alla  manovra  di
finanza pubblica, in  coerenza  con  gli  obiettivi  e  gli
interventi appositamente individuati da parte del Documento
di programmazione economico-finanziaria, il Governo, previo
confronto e valutazione congiunta  in  sede  di  Conferenza
unificata, propone norme di  coordinamento  dinamico  della
finanza  pubblica  volte  a  realizzare  l’obiettivo  della
convergenza dei costi e dei fabbisogni  standard  dei  vari
livelli di governo nonche’ un percorso di convergenza degli
obiettivi  di  servizio   ai   livelli   essenziali   delle
prestazioni  e  alle  funzioni  fondamentali  di  cui  all’
articolo  117,  secondo  comma,  lettere  m)  e  p),  della
Costituzione. Nel caso in cui il  monitoraggio,  effettuato
in sede di Conferenza permanente per il coordinamento della
finanza pubblica, rilevi che uno  o  piu’  enti  non  hanno
raggiunto gli obiettivi loro assegnati,  lo  Stato  attiva,
previa  intesa  in  sede   di   Conferenza   unificata,   e
limitatamente  agli  enti   che   presentano   i   maggiori
scostamenti  nei  costi  per  abitante,  un   procedimento,
denominato «Piano per il conseguimento degli  obiettivi  di
convergenza», volto ad accertare le cause degli scostamenti
e a stabilire le azioni correttive da intraprendere,  anche
fornendo agli  enti  la  necessaria  assistenza  tecnica  e
utilizzando, ove  possibile,  il  metodo  della  diffusione
delle  migliori  pratiche  fra  gli   enti   dello   stesso
livello.”.
Decadenza automatica e interdizione dei funzionari regionali
1.  Il  verificarsi  del  grave   dissesto   finanziario   di   cui
all’articolo 2 determina l’applicazione  delle  disposizioni  di  cui
all’articolo 2, comma 79, lettera a), della legge 23  dicembre  2009,
n. 191, in materia di decadenza automatica dei direttori generali  e,
previa verifica delle rispettive responsabilita’  del  dissesto,  dei
direttori amministrativi e sanitari degli enti del Servizio sanitario
regionale,  del  dirigente  responsabile  dell’assessorato  regionale
competente, nonche’ dei componenti  del  collegio  dei  revisori  dei
2. Agli stessi soggetti di cui  al  comma  1  si  applica  altresi’
l’interdizione da qualsiasi carica in enti vigilati o partecipati  da
enti pubblici per un periodo di tempo  di  dieci  anni.  La  sanzione
dell’interdizione  e’  irrogata  con  decreto  del   Presidente   del
Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per i  rapporti  con
le regioni e per la coesione territoriale. Il giudizio sulla relativa
impugnazione e’ devoluto alla  giurisdizione  esclusiva  del  giudice
3. Qualora, a seguito della dichiarazione di dissesto, la Corte dei
conti accerti gravi responsabilita’ nello svolgimento  dell’attivita’
del collegio dei revisori delle Regioni, ove costituito, e degli enti
alle medesime riconducibili, i componenti del  collegio  riconosciuti
responsabili in sede di giudizio della  predetta  Corte  non  possono
essere nominati nel collegio dei revisori delle regioni,  degli  enti
locali e di altri enti pubblici per un periodo fino a dieci anni,  in
funzione della gravita’  accertata.  La  Corte  dei  conti  trasmette
l’esito   dell’accertamento   anche   all’ordine   professionale   di
appartenenza dei  revisori  per  valutazioni  inerenti  all’eventuale
avvio di procedimenti disciplinari.
Per il testo del comma  79  dell’art.  2  della  citata
legge n. 191 del 2009, vedasi nelle Note all’art. 2.
Relazione di fine mandato provinciale e comunale
province e i comuni sono tenuti a  redigere  una  relazione  di  fine
2. La relazione di fine  mandato  e’  sottoscritta  dal  presidente
della provincia  o  dal  sindaco  non  oltre  il  novantesimo  giorno
antecedente la data di scadenza del mandato. Entro e non oltre  dieci
giorni dopo la sottoscrizione della relazione,  essa  deve  risultare
certificata dall’organo di revisione dell’ente locale e, nello stesso
termine, trasmessa al  Tavolo  tecnico  interistituzionale  istituito
presso la Conferenza permanente per il  coordinamento  della  finanza
pubblica, composto pariteticamente da rappresentanti  ministeriali  e
degli enti locali. Il Tavolo tecnico interistituzionale verifica, per
quanto di propria competenza, la conformita’ di quanto esposto  nella
relazione di fine mandato con i dati finanziari in proprio possesso e
con le informazioni fatte pervenire dagli enti locali alla banca dati
di cui all’articolo 13 della legge  31  dicembre  2009,  n.  196,  ed
invia, entro venti giorni,  apposito  rapporto  al  presidente  della
provincia o al sindaco. Il rapporto e la relazione  di  fine  mandato
sono pubblicati sul sito istituzionale della provincia o  del  comune
entro il giorno successivo alla data di ricevimento del rapporto  del
citato Tavolo tecnico  interistituzionale  da  parte  del  presidente
della provincia o del sindaco.  Entrambi  i  documenti  sono  inoltre
trasmessi  dal  presidente  della  provincia  o  dal   sindaco   alla
3. In caso di scioglimento  anticipato  del  Consiglio  comunale  o
provinciale, la sottoscrizione della relazione e la certificazione da
parte degli organi di  controllo  interno  avvengono  entro  quindici
giorni dal provvedimento  di  indizione  delle  elezioni.  Il  Tavolo
tecnico interistituzionale invia quindi al presidente della provincia
o al sindaco il rapporto di cui al comma 2 entro quindici giorni.  Il
rapporto e la relazione di fine legislatura sono pubblicati  in  fine
sul sito istituzionale della provincia o del comune entro  il  giorno
successivo alla data di ricevimento del rapporto da parte del  citato
Tavolo tecnico interistituzionale.
4. La relazione di fine mandato contiene la descrizione dettagliata
delle principali attivita’ normative e amministrative svolte  durante
il mandato, con specifico riferimento a:
c) azioni  intraprese  per  il  rispetto  dei  saldi  di  finanza
pubblica programmati e stato del  percorso  di  convergenza  verso  i
fabbisogni standard;
d) situazione finanziaria e patrimoniale, anche  evidenziando  le
carenze riscontrate nella gestione degli enti controllati dal  comune
o dalla provincia  ai  sensi  dei  numeri  1  e  2  del  comma  primo
dell’articolo 2359 del codice civile, ed indicando azioni  intraprese
per porvi rimedio;
e) azioni intraprese per contenere la spesa e stato del  percorso
di convergenza  ai  fabbisogni  standard,  affiancato  da  indicatori
quantitativi e qualitativi relativi agli  output  dei  servizi  resi,
anche   utilizzando   come   parametro   di    riferimento    realta’
rappresentative dell’offerta di prestazioni con il  miglior  rapporto
qualita-costi;
f) quantificazione della misura dell’indebitamento provinciale  o
presente decreto, adotta uno  schema  tipo  per  la  redazione  della
relazione  di  fine  mandato,  nonche’  una  forma  semplificata  del
medesimo schema per  i  comuni  con  popolazione  inferiore  a  5.000
relazione di fine mandato, il presidente della provincia o il sindaco
sono tenuti a darne notizia,  motivandone  le  ragioni  nella  pagina
Per il testo dell’art. 13 della legge n. 196 del  2009,
vedasi nelle Note all’art. 1.
Si riporta il testo del comma primo dell’art. 2359 del
“Art. 2359. Societa’ controllate e societa’ collegate
1) le societa’ in cui un’altra societa’ dispone della
maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria;
2) le societa’ in cui un’altra  societa’  dispone  di
nell’assemblea ordinaria;
3) le societa’ che sono sotto influenza dominante  di
un’altra  societa’  in  virtu’   di   particolari   vincoli
contrattuali con essa.”.
Regolarita’ della gestione amministrativo-contabile
Ragioneria  generale  dello  Stato  puo’  attivare  verifiche   sulla
regolarita’  della  gestione   amministrativo-contabile,   ai   sensi
dell’articolo 14, comma 1, lettera d), della legge 31 dicembre  2009,
n. 196, oltre che negli altri casi previsti dalla legge,  qualora  un
ente evidenzi, anche attraverso le rilevazioni SIOPE,  situazioni  di
c) anomale modalita’ di gestione dei servizi per conto di terzi.
2. Le modalita’ di attuazione del comma 1 sono definite con decreto
Ministro dell’interno e con il Ministro per i rapporti con le regioni
e per la coesione  territoriale,  previa  intesa  con  la  Conferenza
Unificata ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28  agosto
1997, n. 281, e prevedono anche adeguate forme di contraddittorio fra
il Ministero dell’economia  e  delle  finanze  –  Dipartimento  della
Ragioneria generale dello Stato e gli enti sottoposti alle  verifiche
di cui al comma 1. L’attivita’ di verifica  sulla  regolarita’  della
gestione   amministrativo-contabile   attivata   sulla   base   degli
indicatori di  cui  al  comma  1  e’  eseguita  prioritariamente  nei
confronti dei comuni capoluogo di provincia.
Si riporta il testo del  comma  1  dell’art.  14  della
“1. In  relazione  alle  esigenze  di  controllo  e  di
utilizzando anche i dati di cui al  comma  1  dell’articolo
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato provvede
procedura di cui all’articolo 8 della legge 5 giugno  2003,
n. 131. I referti delle verifiche di cui al  terzo  periodo
sono   inviati   alla   Conferenza   permanente   per    il
coordinamento  della  finanza  pubblica   affinche’   possa
valutare  l’opportunita’  di   attivare   il   procedimento
convergenza» di cui all’articolo 18 della  legge  5  maggio
2009, n. 42, come modificato  dall’articolo  51,  comma  3,
e)  consentire  l’accesso  e   l’invio   in   formato
dell’articolo 13 alla Camera dei deputati e al Senato della
Repubblica.”.
Responsabilita’ politica del presidente di provincia e del sindaco
1. Il comma 5 dell’articolo 248 del testo unico di cui  al  decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e’ sostituito dal  seguente:  “5.
Fermo restando quanto previsto dall’articolo 1 della legge 14 gennaio
1994,  n.  20,  gli  amministratori  che  la  Corte  dei   conti   ha
riconosciuto responsabili, anche in primo grado, di  danni  cagionati
con dolo o colpa grave, nei cinque anni precedenti il verificarsi del
dissesto finanziario, non possono ricoprire, per un periodo di  dieci
anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali  e
di rappresentante di enti locali presso altri  enti,  istituzioni  ed
organismi pubblici e privati, ove la Corte, valutate le circostanze e
le cause che hanno determinato il dissesto,  accerti  che  questo  e’
diretta  conseguenza  delle  azioni  od  omissioni   per   le   quali
l’amministratore e’ stato riconosciuto responsabile. I  sindaci  e  i
presidenti di provincia ritenuti responsabili ai  sensi  del  periodo
precedente, inoltre, non sono candidabili, per un  periodo  di  dieci
anni, alle  cariche  di  sindaco,  di  presidente  di  provincia,  di
presidente di  Giunta  regionale,  nonche’  di  membro  dei  consigli
comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee  e  dei  consigli
regionali, del Parlamento  e  del  Parlamento  europeo.  Non  possono
vigilati o partecipati da enti pubblici.  Qualora,  a  seguito  della
dichiarazione  di  dissesto,  la  Corte  dei  conti   accerti   gravi
responsabilita’ nello svolgimento  dell’attivita’  del  collegio  dei
revisori, o ritardata o mancata comunicazione, secondo  le  normative
vigenti, delle informazioni, i componenti del  collegio  riconosciuti
essere nominati nel collegio dei revisori degli enti locali  e  degli
enti ed organismi agli stessi riconducibili fino  a  dieci  anni,  in
avvio di procedimenti disciplinari.”.
2. Qualora dalle pronunce  delle  sezioni  regionali  di  controllo
della Corte dei conti  emergano,  anche  a  seguito  delle  verifiche
svolte ai sensi dell’articolo 5 del presente decreto e  dell’articolo
14, comma 1, lettera d), secondo periodo,  della  legge  31  dicembre
2009, n. 196, comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria,
violazioni  degli  obiettivi  della  finanza  pubblica  allargata   e
irregolarita’  contabili  o  squilibri   strutturali   del   bilancio
dell’ente locale in grado di provocarne il dissesto finanziario e  lo
stesso ente non abbia adottato,  entro  il  termine  assegnato  dalla
Corte  dei  conti,   le   necessarie   misure   correttive   previste
dall’articolo 1, comma 168, della legge 23 dicembre 2005, n. 266,  la
competente sezione regionale,  accertato  l’inadempimento,  trasmette
gli  atti  al  Prefetto  e  alla   Conferenza   permanente   per   il
coordinamento della finanza pubblica. Nei casi previsti  dal  periodo
precedente, ove sia accertato, entro  trenta  giorni  dalla  predetta
trasmissione, da parte della competente sezione regionale della Corte
dei conti, il perdurare dell’inadempimento da parte dell’ente  locale
delle citate misure correttive e la sussistenza delle  condizioni  di
cui all’articolo 244  del  citato  testo  unico  di  cui  al  decreto
legislativo n. 267 del 2000, il Prefetto assegna  al  Consiglio,  con
lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a
venti   giorni   per   la   deliberazione   del   dissesto.   Decorso
infruttuosamente il termine di cui al precedente periodo, il Prefetto
nomina un commissario per la deliberazione dello stato di dissesto  e
da’ corso alla procedura per lo scioglimento del consiglio  dell’ente
ai sensi dell’articolo 141 del citato testo unico di cui  al  decreto
Si riporta il testo dell’art. 248  del  citato  decreto
legislativo n. 267 del 2000, come modificato  dal  presente
“Art. 248. Conseguenze della dichiarazione di dissesto.
1. A seguito della dichiarazione di  dissesto,  e  sino
all’emanazione del decreto di cui  all’articolo  261,  sono
sospesi i termini per la deliberazione del bilancio.
2. Dalla data della dichiarazione di  dissesto  e  sino
all’approvazione del rendiconto di cui all’articolo 256 non
possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei
confronti  dell’ente  per  i  debiti  che  rientrano  nella
competenza dell’organo straordinario  di  liquidazione.  Le
procedure esecutive pendenti alla data della  dichiarazione
di  dissesto,  nelle  quali  sono  scaduti  i  termini  per
l’opposizione giudiziale da parte dell’ente,  o  la  stessa
benche’  proposta  e’  stata  rigettata,  sono   dichiarate
estinte d’ufficio dal giudice con inserimento  nella  massa
passiva dell’importo dovuto a titolo di capitale, accessori
3.  I  pignoramenti  eventualmente  eseguiti  dopo   la
deliberazione dello stato di dissesto non vincolano  l’ente
ed il tesoriere, i quali possono disporre delle somme per i
fini dell’ente e le finalita’ di legge.
4. Dalla data della deliberazione di  dissesto  e  sino
all’approvazione del rendiconto di cui all’articolo  256  i
debiti  insoluti  a  tale  data  e  le  somme  dovute   per
anticipazioni di cassa  gia’  erogate  non  producono  piu’
interessi ne’  sono  soggetti  a  rivalutazione  monetaria.
Uguale disciplina  si  applica  ai  crediti  nei  confronti
dell’ente  che  rientrano  nella   competenza   dell’organo
straordinario di liquidazione a decorrere dal momento della
loro liquidita’ ed esigibilita’.
5. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 1 della
legge 14 gennaio 1994, n. 20,  gli  amministratori  che  la
Corte dei conti  ha  riconosciuto  responsabili,  anche  in
primo grado, di danni cagionati con dolo o colpa grave, nei
cinque  anni  precedenti  il   verificarsi   del   dissesto
finanziario, non possono ricoprire, per un periodo di dieci
anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti
locali e di rappresentante  di  enti  locali  presso  altri
enti, istituzioni ed organismi pubblici e privati,  ove  la
Corte,  valutate  le  circostanze  e  le  cause  che  hanno
determinato il dissesto,  accerti  che  questo  e’  diretta
conseguenza  delle  azioni  od  omissioni  per   le   quali
l’amministratore  e’  stato  riconosciuto  responsabile.  I
sindaci e i presidenti di provincia  ritenuti  responsabili
ai  sensi  del  periodo  precedente,  inoltre,   non   sono
candidabili, per un periodo di dieci anni, alle cariche  di
sindaco, di  presidente  di  provincia,  di  presidente  di
Giunta regionale, nonche’ di membro dei consigli  comunali,
dei consigli provinciali, delle assemblee  e  dei  consigli
regionali, del Parlamento e  del  Parlamento  europeo.  Non
possono altresi’ ricoprire per un periodo di tempo di dieci
anni  la  carica  di  assessore  comunale,  provinciale   o
regionale ne’ alcuna carica in enti vigilati o  partecipati
da enti pubblici. Qualora, a seguito della dichiarazione di
dissesto, la Corte dei conti accerti gravi  responsabilita’
nello svolgimento dell’attivita’ del collegio dei revisori,
o ritardata o mancata comunicazione, secondo  le  normative
vigenti, delle  informazioni,  i  componenti  del  collegio
riconosciuti  responsabili  in  sede  di   giudizio   della
predetta Corte non possono essere nominati nel collegio dei
revisori degli enti locali e degli enti ed  organismi  agli
stessi riconducibili fino a dieci anni, in  funzione  della
gravita’ accertata. La Corte dei  conti  trasmette  l’esito
dell’accertamento   anche   all’ordine   professionale   di
appartenenza  dei   revisori   per   valutazioni   inerenti
all’eventuale avvio di procedimenti disciplinari.”.
Per il testo del comma 1 dell’art. 14  della  legge  n.
196 del 2009, vedasi nelle Note all’art. 5.
Si riporta il testo del comma  168  dell’art.  1  della
legge  23  dicembre  2005,  n.  266  (Disposizioni  per  la
(legge finanziaria 2006):
“168. Le sezioni regionali di controllo della Corte dei
conti, qualora accertino, anche sulla base delle  relazioni
di cui al comma  166,  comportamenti  difformi  dalla  sana
gestione finanziaria o il mancato rispetto degli  obiettivi
posti con il patto, adottano specifica pronuncia e vigilano
sull’adozione da parte dell’ente  locale  delle  necessarie
misure correttive e sul rispetto dei vincoli e  limitazioni
posti in caso di mancato rispetto delle regole del patto di
stabilita’ interno.”.
Si riporta il testo dell’art. 244  del  citato  decreto
legislativo n. 267 del 2000:
“Art. 244. Dissesto finanziario
1. Si ha stato di dissesto finanziario  se  l’ente  non
puo’ garantire l’assolvimento delle funzioni e dei  servizi
indispensabili  ovvero  esistono  nei  confronti  dell’ente
locale crediti liquidi ed esigibili di  terzi  cui  non  si
possa fare validamente  fronte  con  le  modalita’  di  cui
all’articolo  193,  nonche’  con  le   modalita’   di   cui
all’articolo 194 per le fattispecie ivi previste.
dissestati si applicano solo a province e comuni.”.
Si riporta il testo dell’art. 141 del  citato  decreto
“Art. 141.  Scioglimento  e  sospensione  dei  consigli
1. I consigli comunali e  provinciali  vengono  sciolti
con decreto del Presidente della  Repubblica,  su  proposta
del Ministro dell’interno:
a) quando compiano atti contrari  alla  Costituzione  o
per gravi e persistenti violazioni di  legge,  nonche’  per
gravi motivi di ordine pubblico;
b)  quando  non  possa  essere  assicurato  il  normale
funzionamento degli organi e dei servizi  per  le  seguenti
1)  impedimento   permanente,   rimozione,   decadenza,
decesso del sindaco o del presidente della provincia;
2)  dimissioni  del  sindaco  o  del  presidente  della
3) cessazione dalla carica per dimissioni  contestuali,
ovvero   rese   anche    con    atti    separati    purche’
contemporaneamente  presentati  al  protocollo   dell’ente,
della meta’ piu’ uno dei membri assegnati, non computando a
tal fine il sindaco o il presidente della provincia;
4) riduzione dell’organo assembleare per impossibilita’
di surroga alla meta’ dei componenti del consiglio;
c-bis) nelle ipotesi in cui gli enti territoriali  al
di sopra dei mille abitanti siano sprovvisti  dei  relativi
strumenti  urbanistici  generali  e   non   adottino   tali
strumenti entro diciotto mesi dalla data di elezione  degli
organi. In questo caso,  il  decreto  di  scioglimento  del
consiglio e’ adottato su proposta del Ministro dell’interno
di concerto con il  Ministro  delle  infrastrutture  e  dei
2. Nella ipotesi di cui alla lettera c)  del  comma  1,
trascorso il termine entro il quale il bilancio deve essere
approvato senza che sia stato predisposto dalla  Giunta  il
relativo schema, l’organo regionale di controllo nomina  un
commissario  affinche’   lo   predisponga   d’ufficio   per
sottoporlo al consiglio. In tal caso e comunque  quando  il
consiglio non abbia  approvato  nei  termini  di  legge  lo
schema  di  bilancio  predisposto  dalla  Giunta,  l’organo
regionale di controllo assegna al  consiglio,  con  lettera
notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore
a 20 giorni per la sua approvazione, decorso  il  quale  si
sostituisce,      mediante      apposito       commissario,
all’amministrazione   inadempiente.    Del    provvedimento
sostitutivo e’ data comunicazione al prefetto che inizia la
procedura per lo scioglimento del consiglio.
2-bis. Nell’ipotesi di  cui  alla  lettera  c-bis)  del
comma 1, trascorso il termine entro il quale gli  strumenti
urbanistici devono essere adottati, la regione  segnala  al
prefetto gli enti inadempienti. Il prefetto invita gli enti
che non abbiano provveduto  ad  adempiere  all’obbligo  nel
termine di quattro mesi. A tal fine gli enti locali possono
attivare gli interventi, anche sostitutivi, previsti  dallo
statuto secondo criteri di neutralita’, di sussidiarieta’ e
di adeguatezza.  Decorso  infruttuosamente  il  termine  di
quattro mesi,  il  prefetto  inizia  la  procedura  per  lo
scioglimento del consiglio.
3. Nei casi diversi da quelli previsti  dal  numero  1)
della  lettera  b)  del  comma  1,  con   il   decreto   di
scioglimento si provvede alla nomina di un commissario, che
esercita  le  attribuzioni  conferitegli  con  il   decreto
4.  Il  rinnovo  del   consiglio   nelle   ipotesi   di
scioglimento deve coincidere con il primo turno  elettorale
utile previsto dalla legge.
5. I consiglieri cessati dalla carica per effetto dello
scioglimento continuano ad esercitare, fino alla nomina dei
successori,  gli  incarichi  esterni   loro   eventualmente
6. Al decreto di scioglimento e’ allegata la  relazione
del  Ministro  contenente  i  motivi   del   provvedimento;
dell’adozione del decreto di scioglimento e’ data immediata
comunicazione al parlamento. Il decreto e’ pubblicato nella
«Gazzetta Ufficiale» della Repubblica italiana.
7. Iniziata la procedura di cui ai commi precedenti  ed
in attesa del decreto di  scioglimento,  il  prefetto,  per
motivi di grave e urgente necessita’, puo’ sospendere,  per
un periodo comunque  non  superiore  a  novanta  giorni,  i
consigli comunali e provinciali e nominare  un  commissario
per la provvisoria amministrazione dell’ente.
8. Ove non diversamente previsto dalle leggi  regionali
le disposizioni di cui al presente articolo  si  applicano,
in quanto  compatibili,  agli  altri  enti  locali  di  cui
all’articolo 2, comma 1 ed ai consorzi tra enti locali.  Il
relativo  provvedimento  di   scioglimento   degli   organi
comunque denominati degli enti locali di  cui  al  presente
comma e’ disposto con decreto del Ministro dell’interno.”.
Mancato rispetto del patto di stabilita’ interno
1. In caso di mancato rispetto del patto di stabilita’  interno  la
Regione o la Provincia autonoma inadempiente, nell’anno successivo  a
quello dell’inadempienza:
a) e’ tenuta a versare all’entrata del  bilancio  statale,  entro
sessanta giorni dal  termine  stabilito  per  la  trasmissione  della
certificazione relativa al rispetto del patto di stabilita’  interno,
l’importo corrispondente alla differenza tra il risultato  registrato
e l’obiettivo programmatico predeterminato. Per gli enti per i  quali
il patto di stabilita’ interno e’ riferito al livello della spesa, si
assume quale differenza il maggiore degli scostamenti  registrati  in
termini di cassa o di competenza. In caso di  mancato  versamento  si
procede,  nei  sessanta  giorni  successivi,  al  recupero  di  detto
scostamento a valere  sulle  giacenze  depositate  nei  conti  aperti
presso  la  tesoreria  statale.  Trascorso  inutilmente  il   termine
perentorio stabilito dalla  normativa  vigente  per  la  trasmissione
della certificazione da parte dell’ente territoriale, si  procede  al
blocco di qualsiasi prelievo dai conti della tesoreria statale sino a
quando la certificazione non viene  acquisita.  La  sanzione  non  si
applica nel caso in cui il superamento degli obiettivi del  patto  di
stabilita’  interno  sia  determinato  dalla   maggiore   spesa   per
interventi realizzati con  la  quota  di  finanziamento  nazionale  e
correlati ai finanziamenti dell’Unione europea  rispetto  alla  media
della corrispondente spesa del triennio precedente;
b) non puo’ impegnare spese correnti, al netto delle spese per la
sanita’,  in  misura  superiore  all’importo   annuale   minimo   dei
corrispondenti impegni effettuati nell’ultimo triennio;
c) non puo’ ricorrere all’indebitamento per gli  investimenti;  i
mutui e i prestiti obbligazionari posti  in  essere  con  istituzioni
creditizie e finanziarie  per  il  finanziamento  degli  investimenti
devono essere corredati da apposita attestazione da  cui  risulti  il
conseguimento degli obiettivi del patto  di  stabilita’  interno  per
l’anno  precedente.   L’istituto   finanziatore   o   l’intermediario
finanziario non puo’ procedere al finanziamento o al collocamento del
prestito in assenza della predetta attestazione;
d) non puo’ procedere ad  assunzioni  di  personale  a  qualsiasi
titolo, con  qualsivoglia  tipologia  contrattuale,  ivi  compresi  i
rapporti  di  collaborazione   continuata   e   continuativa   e   di
somministrazione,   anche   con   riferimento    ai    processi    di
stabilizzazione in atto.  E’  fatto  altresi’  divieto  di  stipulare
contratti di servizio che si configurino come elusivi della  presente
e) e’ tenuta a rideterminare  le  indennita’  di  funzione  ed  i
gettoni di presenza del Presidente e dei componenti della Giunta  con
una riduzione del 30 per cento rispetto all’ammontare risultante alla
data del 30 giugno 2010.
2. In caso di mancato rispetto del  patto  di  stabilita’  interno,
l’ente   locale   inadempiente,   nell’anno   successivo   a   quello
dell’inadempienza:
a) e’ assoggettato ad una riduzione  del  fondo  sperimentale  di
riequilibrio o del fondo perequativo in misura pari  alla  differenza
tra   il   risultato   registrato   e    l’obiettivo    programmatico
predeterminato e comunque per un importo non superiore al 3 per cento
delle entrate correnti registrate nell’ultimo consuntivo. In caso  di
incapienza dei predetti fondi gli enti locali sono tenuti  a  versare
all’entrata del bilancio dello Stato le somme  residue.  La  sanzione
non si applica nel caso in cui il  superamento  degli  obiettivi  del
patto di stabilita’ interno sia determinato dalla maggiore spesa  per
b)  non  puo’  impegnare  spese  correnti  in  misura   superiore
all’importo  annuale  medio  dei  corrispondenti  impegni  effettuati
nell’ultimo triennio;
creditizie o finanziarie per  il  finanziamento  degli  investimenti,
stabilizzazione in atto. E’  fatto  altresi’  divieto  agli  enti  di
stipulare  contratti  di  servizio  con  soggetti  privati   che   si
configurino come elusivi della presente disposizione;
e) e’ tenuto a rideterminare  le  indennita’  di  funzione  ed  i
gettoni di presenza indicati nell’articolo 82 del citato testo  unico
di  cui  al  decreto  legislativo  n.  267  del  2000,  e  successive
modificazioni,  con  una  riduzione  del  30   per   cento   rispetto
all’ammontare risultante alla data del 30 giugno 2010.
3. Le sanzioni di cui ai commi 1 e 2 possono essere ridefinite  con
legge sulla base delle proposte avanzate dalla Conferenza  permanente
per il coordinamento della finanza pubblica.
4. Le disposizioni del presente articolo si applicano  in  caso  di
mancato rispetto del patto di stabilita’ interno relativo  agli  anni
2010 e seguenti.
5. L’articolo 1, comma 122, della legge 13 dicembre 2010,  n.  220,
e’ sostituito dal seguente: “122. Il Ministro dell’economia  e  delle
finanze, con apposito decreto, emanato di concerto  con  il  Ministro
dell’interno e d’intesa con la Conferenza Stato-citta’  ed  autonomie
locali, autorizza la riduzione degli obiettivi annuali degli enti  di
cui al comma 87 in base ai criteri definiti con il medesimo  decreto.
L’importo della  riduzione  complessiva  per  comuni  e  province  e’
commisurato agli  effetti  finanziari  determinati  dall’applicazione
della  sanzione  operata  a  valere   sul   fondo   sperimentale   di
riequilibrio e sul fondo perequativo, in caso di mancato rispetto del
patto di stabilita’ interno. Lo schema di decreto  di  cui  al  primo
periodo e’ trasmesso alle Camere corredato di relazione  tecnica  che
ne evidenzi gli effetti finanziari.”.
Si riporta il testo dell’art.  82  del  citato  decreto
“Art. 82. Indennita’.
1. Il decreto di cui al comma 8 del  presente  articolo
determina una indennita’ di funzione,  nei  limiti  fissati
dal presente articolo, per il sindaco, il presidente  della
provincia, il sindaco metropolitano,  il  presidente  della
comunita’    montana,    i    presidenti    dei    consigli
circoscrizionali dei soli comuni capoluogo di provincia,  i
presidenti dei consigli comunali e provinciali,  nonche’  i
componenti degli organi esecutivi dei comuni e ove previste
delle loro  articolazioni,  delle  province,  delle  citta’
metropolitane, delle comunita’  montane,  delle  unioni  di
comuni e dei consorzi fra enti locali. Tale  indennita’  e’
dimezzata per  i  lavoratori  dipendenti  che  non  abbiano
richiesto l’aspettativa.
2. I consiglieri comunali e provinciali  hanno  diritto
di percepire, nei limiti  fissati  dal  presente  capo,  un
gettone di presenza per  la  partecipazione  a  consigli  e
commissioni.   In   nessun   caso   l’ammontare   percepito
nell’ambito di un mese  da  un  consigliere  puo’  superare
l’importo  pari  ad  un  quarto   dell’indennita’   massima
prevista per il rispettivo sindaco o presidente in base  al
decreto di cui al comma 8. Nessuna indennita’ e’ dovuta  ai
consiglieri circoscrizionali ad eccezione  dei  consiglieri
circoscrizionali delle citta’  metropolitane  per  i  quali
l’ammontare del  gettone  di  presenza  non  puo’  superare
l’importo pari ad un quarto dell’indennita’ prevista per il
rispettivo presidente. In nessun caso gli  oneri  a  carico
dei predetti enti per i permessi retribuiti dei  lavoratori
dipendenti da privati o da enti pubblici economici  possono
mensilmente    superare,    per     ciascun     consigliere
circoscrizionale,   l’importo    pari    ad    un    quarto
dell’indennita’ prevista per il rispettivo presidente.
3. Ai soli fini dell’applicazione delle norme  relative
al divieto di cumulo tra pensione e redditi, le  indennita’
di cui ai commi 1 e 2 non sono assimilabili ai  redditi  da
lavoro di qualsiasi natura.
5. Le indennita’ di funzione previste dal presente capo
non sono tra loro cumulabili.  L’interessato  opta  per  la
percezione di  una  delle  due  indennita’  ovvero  per  la
percezione del 50 per cento di ciascuna.
7.  Agli  amministratori  ai  quali  viene  corrisposta
l’indennita’ di funzione prevista dal presente capo non  e’
dovuto alcun gettone per la partecipazione a  sedute  degli
organi collegiali del medesimo ente, ne’ di commissioni che
di  quell’organo  costituiscono  articolazioni  interne  ed
8. La misura delle indennita’ di funzione e dei gettoni
di presenza di cui al  presente  articolo  e’  determinata,
senza maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, con
decreto del  Ministro  dell’interno,  di  concerto  con  il
economica, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della  legge
23 agosto 1988, n. 400, sentita la Conferenza  Stato-citta’
ed autonomie locali nel rispetto dei seguenti criteri:
a)  equiparazione  del  trattamento  per  categorie  di
b) articolazione delle indennita’ in  rapporto  con  la
dimensione  demografica  degli  enti,  tenuto  conto  delle
fluttuazioni   stagionali    della    popolazione,    della
percentuale delle entrate  proprie  dell’ente  rispetto  al
totale delle entrate, nonche’ dell’ammontare  del  bilancio
di parte corrente;
c)  articolazione  dell’indennita’  di   funzione   dei
presidenti dei  consigli,  dei  vice  sindaci  e  dei  vice
presidenti delle province,  degli  assessori,  in  rapporto
alla misura della stessa stabilita per il sindaco e per  il
presidente della provincia. Al presidente e agli  assessori
delle unioni di comuni, dei  consorzi  fra  enti  locali  e
delle comunita’ montane sono attribuite  le  indennita’  di
funzione  nella   misura   massima   del   50   per   cento
dell’indennita’ prevista per un comune  avente  popolazione
pari alla popolazione dell’unione di comuni, del  consorzio
fra enti locali o alla popolazione montana della  comunita’
d) definizione di speciali indennita’ di  funzione  per
gli amministratori delle citta’ metropolitane in  relazione
alle particolari funzioni ad esse assegnate;
f) previsione dell’integrazione  dell’indennita’  dei
sindaci e dei presidenti di provincia, a fine mandato,  con
una somma pari a  una  indennita’  mensile,  spettante  per
ciascun anno di mandato.
9.  Su  richiesta  della  Conferenza  Stato-citta’   ed
autonomie locali  si  puo’  procedere  alla  revisione  del
decreto ministeriale di cui al  comma  8  con  la  medesima
10. Il decreto  ministeriale  di  cui  al  comma  8  e’
rinnovato ogni tre  anni  ai  fini  dell’adeguamento  della
misura delle indennita’ e dei  gettoni  di  presenza  sulla
base  della  media  degli  indici  annuali  dell’ISTAT   di
variazione del costo della  vita  applicando,  alle  misure
stabilite per l’anno precedente, la variazione verificatasi
nel biennio nell’indice  dei  prezzi  al  consumo  rilevata
dall’ISTAT e pubblicata nella Gazzetta  Ufficiale  relativa
al mese di luglio di inizio ed al mese di giugno di termine
del biennio.
11.  La  corresponsione  dei  gettoni  di  presenza  e’
comunque  subordinata  alla  effettiva  partecipazione  del
consigliere a consigli e  commissioni;  il  regolamento  ne
stabilisce termini e modalita’.”.
Capo II   MECCANISMI PREMIALI
Ulteriori disposizioni concernenti il patto
di stabilita’ interno
1. Dopo la lettera g-bis) dell’articolo 1, comma 129,  della  legge
13 dicembre 2010, n.  220,  sono  aggiunte  le  seguenti:  “g-ter)  a
decorrere dall’anno 2011, delle spese conseguenti alla  dichiarazione
dello stato di emergenza di cui alla legge 24 febbraio 1992, n.  225,
e successive  modificazioni,  nei  limiti  dei  maggiori  incassi  di
entrate derivanti dai provvedimenti  di  cui  all’articolo  5,  comma
5-quater, della citata legge n. 225 del 1992, acquisiti  in  apposito
capitolo di bilancio; g-quater) a  decorrere  dall’anno  2011,  delle
spese in  conto  capitale,  nei  limiti  delle  somme  effettivamente
incassate entro il 30 novembre di ciascun anno, relative  al  gettito
derivante dall’attivita’ di recupero fiscale ai sensi dell’articolo 9
del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, acquisite  in  apposito
capitolo di bilancio.”.
Si riporta il testo del comma  129  dell’art.  1  della
legge  13  dicembre  2010,  n.  220  (Disposizioni  per  la
legge di stabilita’ 2011),  come  modificato  dal  presente
“129. Il complesso delle spese finali di cui  ai  commi
da 126 a 128 e’ determinato, sia in termini  di  competenza
sia in termini di cassa, dalla somma delle spese correnti e
in conto capitale risultanti dal consuntivo, al netto:
a) delle spese  per  la  sanita’,  cui  si  applica  la
specifica disciplina di settore;
c)  delle  spese  correnti  e  in  conto  capitale  per
interventi   cofinanziati   correlati   ai    finanziamenti
dell’Unione  europea,  con  esclusione   delle   quote   di
finanziamento statale e regionale. Nei casi in cui l’Unione
europea    riconosca    importi    inferiori,     l’importo
corrispondente alle spese non riconosciute e’  incluso  tra
le spese del patto di stabilita’ interno relativo  all’anno
in cui e’ comunicato  il  mancato  riconoscimento.  Ove  la
comunicazione sia effettuata nell’ultimo  quadrimestre,  il
recupero puo’ essere conseguito anche nell’anno successivo;
d)  delle  spese  relative  ai   beni   trasferiti   in
attuazione del decreto legislativo 28 maggio 2010,  n.  85,
per un importo corrispondente  alle  spese  gia’  sostenute
dallo Stato per la gestione e la manutenzione dei  medesimi
beni, determinato dal decreto del Presidente del  Consiglio
dei Ministri di cui all’articolo 9,  comma  3,  del  citato
decreto legislativo n. 85 del 2010;
e) delle spese  concernenti  il  conferimento  a  fondi
immobiliari di immobili ricevuti dallo Stato in  attuazione
del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85;
f) dei pagamenti effettuati in favore degli enti locali
soggetti al  patto  di  stabilita’  interno  a  valere  sui
residui  passivi   di   parte   corrente,   a   fronte   di
corrispondenti residui attivi degli enti  locali.  Ai  fini
del calcolo della media 2007-2009 in termini  di  cassa  si
assume che i pagamenti in conto residui a favore degli enti
locali risultanti nei consuntivi delle regioni per gli anni
2007 e 2008 corrispondano agli  incassi  in  conto  residui
attivi degli enti locali;
g)  delle  spese  concernenti  i  censimenti   previsti
dall’articolo 50, comma  3,  del  decreto-legge  31  maggio
luglio 2010, n. 122, nei limiti  delle  risorse  trasferite
dall’ISTAT;
g-bis) delle spese finanziate con le risorse di cui  ai
commi 6, 7 e 38. L’esclusione delle spese di cui  al  comma
38 opera nel limite di 200 milioni di euro.
g-ter)  a  decorrere  dall’anno   2011,   delle   spese
conseguenti alla dichiarazione dello stato di emergenza  di
cui alla legge 24  febbraio  1992,  n.  225,  e  successive
modificazioni, nei limiti dei maggiori incassi  di  entrate
derivanti dai provvedimenti di cui  all’articolo  5,  comma
5-quater della citata legge n. 225 del 1992,  acquisiti  in
apposito capitolo di bilancio;
g-quater) a decorrere dall’anno 2011, delle spese  in
conto  capitale,  nei  limiti  delle  somme  effettivamente
incassate entro il 30 novembre di ciascun anno, relative al
gettito derivante dall’attivita’  di  recupero  fiscale  ai
sensi dell’articolo 9  del  decreto  legislativo  6  maggio
2011, n. 68, acquisite in apposito capitolo di bilancio.”.
Ulteriori meccanismi premiali
1. Dopo il  secondo  periodo  del  comma  20  dell’articolo  6  del
dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e  successive  modificazioni,  e’
aggiunto il seguente: “Ai fini ed agli  effetti  di  cui  al  periodo
precedente, si considerano adempienti le Regioni a statuto  ordinario
che hanno registrato  un  rapporto  uguale  o  inferiore  alla  media
nazionale fra spesa di personale e  spesa  corrente  al  netto  delle
spese per i ripiani dei disavanzi sanitari e  del  surplus  di  spesa
rispetto agli obiettivi programmati dal patto di stabilita’ interno e
che hanno rispettato il patto di stabilita’ interno.”.
2. All’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009,  n.  191,  dopo  il
comma 67, e’ aggiunto il seguente: «67-bis. Con decreto del  Ministro
dell’economia e delle finanze, da  adottarsi  entro  il  30  novembre
2011, di concerto con il Ministro della salute, previa intesa con  la
province autonome di  Trento  e  di  Bolzano,  sono  stabilite  forme
premiali a valere sulle  risorse  ordinarie  previste  dalla  vigente
legislazione per il finanziamento del Servizio  sanitario  nazionale,
applicabili  a  decorrere  dall’anno  2012,  per   le   regioni   che
istituiscano   una   Centrale   regionale   per   gli   acquisti    e
l’aggiudicazione di procedure di  gara  per  l’approvvigionamento  di
beni e servizi per un  volume  annuo  non  inferiore  ad  un  importo
determinato con il medesimo decreto  e  per  quelle  che  introducano
misure idonee a garantire, in materia di equilibrio di  bilancio,  la
piena applicazione per gli  erogatori  pubblici  di  quanto  previsto
dall’articolo 4, commi 8 e 9, del  decreto  legislativo  30  dicembre
1992, n. 502, e successive modificazioni, nel rispetto del  principio
della remunerazione a prestazione.  L’accertamento  delle  condizioni
per l’accesso regionale alle predette forme  premiali  e’  effettuato
nell’ambito del Comitato permanente per la  verifica  dell’erogazione
dei livelli essenziali di assistenza e  del  Tavolo  tecnico  per  la
verifica degli adempimenti regionali, di cui agli  articoli  9  e  12
dell’Intesa 23 marzo 2005, sancita dalla Conferenza permanente per  i
di Bolzano, pubblicata nel supplemento ordinario n. 83 alla  Gazzetta
Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2005.».
Si riporta il  testo  del  comma  20  dell’art.  6  del
decreto-legge 31 maggio 2010,  n.  78  (Misure  urgenti  in
materia di stabilizzazione finanziaria e di  competitivita’
economica), convertito, con modificazioni, dalla  legge  30
luglio 2010, n. 122, come modificato dal presente decreto:
“20. Le  disposizioni  del  presente  articolo  non  si
applicano  in  via  diretta  alle  regioni,  alle  province
autonome e agli enti del Servizio sanitario nazionale,  per
i quali costituiscono disposizioni di principio ai fini del
coordinamento della finanza pubblica. A decorrere dal 2011,
una quota pari al 10 per cento dei  trasferimenti  erariali
di cui all’art. 7 della legge  15  marzo  1997,  n.  59,  a
favore delle regioni a statuto ordinario e’ accantonata per
essere successivamente svincolata e destinata alle  regioni
a statuto ordinario  che  hanno  attuato  quanto  stabilito
dall’art. 3  del  decreto-legge  25  gennaio  2010,  n.  2,
convertito con legge 26 marzo 2010, n. 42 e che  aderiscono
volontariamente alle regole previste dal presente articolo.
Ai fini ed agli effetti di cui al  periodo  precedente,  si
considerano adempienti le Regioni a statuto  ordinario  che
hanno registrato un rapporto uguale o inferiore alla  media
nazionale fra spesa di personale e spesa corrente al  netto
delle spese per i ripiani  dei  disavanzi  sanitari  e  del
surplus di spesa rispetto agli  obiettivi  programmati  dal
patto di stabilita’ interno e che hanno rispettato il patto
di  stabilita’  interno.  Con   decreto   di   natura   non
regolamentare del Ministro dell’economia e  delle  finanze,
sentita  la  Conferenza   Stato-Regioni,   sono   stabiliti
modalita’, tempi e criteri per  l’attuazione  del  presente
comma. Ai lavori della Conferenza Stato-Regioni partecipano
due rappresentanti delle  Assemblee  legislative  regionali
designati d’intesa tra loro  nell’ambito  della  Conferenza
dei Presidenti dell’Assemblea,  dei  Consigli  regionali  e
delle province autonome di cui agli  articoli  5,  8  e  15
della legge 4 febbraio 2005, n. 11.”.
1. Per potenziare l’azione di contrasto  all’evasione  fiscale,  la
partecipazione delle province all’accertamento fiscale e’ incentivata
mediante il riconoscimento di una quota pari al 50  per  cento  delle
maggiori  somme  relative  a  tributi  statali  riscosse   a   titolo
definitivo, a  seguito  dell’intervento  della  provincia  che  abbia
contribuito all’accertamento stesso, anche attraverso la segnalazione
all’Agenzia delle entrate ed alla  Guardia  di  finanza  di  elementi
utili ad integrare i dati contenuti  nelle  dichiarazioni  presentate
dai  contribuenti  per  la  determinazione  di  maggiori   imponibili
2. Con decreto  del  Ministero  dell’economia  e  delle  finanze  e
d’intesa con la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali, adottato
entro novanta giorni dalla data di entrata  in  vigore  del  presente
decreto legislativo, sono individuati i tributi su cui  calcolare  la
quota pari al 50  per  cento  spettante  alle  province  che  abbiano
contribuito all’accertamento,  ai  sensi  del  comma  1,  nonche’  le
relative modalita’ di attribuzione.
3. Con provvedimento  del  direttore  dell’Agenzia  delle  entrate,
adottato entro novanta giorni dalla data di  entrata  in  vigore  del
presente decreto legislativo, d’intesa  con  la  Conferenza  Stato  –
citta’ ed autonomie locali, sentito il Garante per la protezione  dei
dati personali e sentita DigitPA per quanto di rispettiva competenza,
sono stabilite le modalita’ tecniche di accesso per le province  alle
banche dati e, sulla base  di  motivata  richiesta,  di  fruizione  e
tracciabilita’ delle informazioni reddituali relative ai contribuenti
in esse residenti, nonche’ quelle della partecipazione delle province
all’accertamento fiscale di cui al  comma  1.  Per  le  attivita’  di
supporto all’esercizio di detta funzione di  competenza  provinciale,
le province possono avvalersi delle societa’ e degli enti partecipati
dalle  province  stesse  ovvero  degli   affidatari   delle   entrate
provinciali  i  quali,  pertanto,  devono  garantire  alle   province
l’accesso alle banche dati utilizzate.
Collaborazione nella gestione organica dei tributi
1. I criteri generali per la gestione organica dei tributi e  delle
compartecipazioni sono definiti dalle province  con  l’Agenzia  delle
entrate, che per  l’attuazione  si  avvale  delle  proprie  Direzioni
2. Le  province  possono  stipulare  con  l’Agenzia  delle  entrate
convenzioni   finalizzate   ad   instaurare   adeguate    forme    di
collaborazione e a garantire una gestione organica dei tributi propri
derivati. Con lo stesso provvedimento sono definiti i  termini  e  le
modalita’ per la corresponsione del rimborso spese.
3. Nel rispetto della propria autonomia organizzativa  le  province
possono  definire  con  specifica  convenzione   con   il   Ministero
dell’economia e delle finanze le modalita’ gestionali e operative  di
ripartizione degli  introiti  derivanti  dall’attivita’  di  recupero
dell’evasione.
Ulteriori forme premiali per l’azione di contrasto
dell’evasione fiscale
1. Con accordo fra Governo, Regioni, province e comuni,  conseguito
in sede di Conferenza unificata, sentita la Conferenza permanente per
il coordinamento della finanza pubblica, sono  stabilite  annualmente
le modalita’ per la ricognizione delle capacita’ fiscali effettive  e
potenziali dei singoli territori, tenendo conto del  rapporto  tra  i
dati fiscali dichiarati e i dati elaborati dall’Istituto Nazionale di
2. Con il  medesimo  accordo  di  cui  al  comma  1  sono  altresi’
a)  un  programma   pluriennale   di   attivita’   di   contrasto
dell’evasione fiscale finalizzato alla  convergenza  della  capacita’
fiscale effettiva  alla  capacita’  fiscale  potenziale  mediante  la
definizione delle modalita’ di concorso dei  singoli  enti  dei  vari
livelli di governo;
b) gli  obiettivi  intermedi  che  debbono  essere  raggiunti  da
ciascun ente nell’ambito delle attivita’ previste  dal  programma  di
cui alla lettera a);
c)  le  misure  premiali  o   sanzionatorie   in   relazione   al
3. Ove l’accordo di cui al comma  1  non  sia  raggiunto  entro  il
termine di un anno dalla data  di  entrata  in  vigore  del  presente
decreto legislativo, le misure di cui ai commi 1 e 2 sono fissate con
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previa valutazione
congiunta in sede di Conferenza unificata.
Disposizioni concernenti le Regioni a statuto speciale
e le province autonome di Trento e di Bolzano
1. La decorrenza e le modalita’ di applicazione delle  disposizioni
di cui al presente decreto legislativo nei confronti delle Regioni  a
statuto speciale e delle Province autonome di Trento  e  di  Bolzano,
nonche’ nei  confronti  degli  enti  locali  ubicati  nelle  medesime
Regioni a statuto speciale e Province autonome,  sono  stabilite,  in
conformita’  con  i  relativi  statuti,  con  le  procedure  previste
dall’articolo 27 della legge 5  maggio  2009,  n.  42,  e  successive
modificazioni. Qualora entro sei mesi dalla data di entrata in vigore
del presente decreto legislativo non risultino concluse le  procedure
di cui al  primo  periodo,  sino  al  completamento  delle  procedure
medesime,  le  disposizioni  di  cui  al  presente  decreto   trovano
immediata e diretta applicazione nelle Regioni a statuto  speciale  e
nelle province autonome di Trento e di Bolzano.
Si riporta il testo dell’art. 27 della citata legge  n.
“Art. 27. Coordinamento della finanza delle  regioni  a
statuto speciale e delle province autonome
1. Le regioni a statuto speciale e le province autonome
di  Trento  e  di  Bolzano,  nel  rispetto  degli   statuti
speciali, concorrono al conseguimento  degli  obiettivi  di
perequazione e di solidarieta’ ed all’esercizio dei diritti
e doveri da essi derivanti, nonche’ al patto di  stabilita’
interno   e   all’assolvimento   degli    obblighi    posti
dall’ordinamento comunitario, secondo criteri  e  modalita’
stabiliti da norme di attuazione dei rispettivi statuti, da
definire, con le procedure previste dagli statuti medesimi,
entro il termine di trenta mesi stabilito per  l’emanazione
dei decreti legislativi di cui all’ articolo 2 e secondo il
principio del graduale superamento del criterio della spesa
storica di cui all’ articolo 2, comma 2, lettera m).
2. Le norme di attuazione di cui  al  comma  1  tengono
conto della dimensione della finanza delle predette regioni
e  province  autonome  rispetto   alla   finanza   pubblica
complessiva,  delle   funzioni   da   esse   effettivamente
esercitate e dei relativi oneri,  anche  in  considerazione
degli svantaggi strutturali permanenti, ove ricorrano,  dei
costi dell’insularita’ e dei livelli di reddito pro  capite
che caratterizzano i rispettivi territori o parte di  essi,
rispetto a  quelli  corrispondentemente  sostenuti  per  le
medesime funzioni dallo Stato, dal complesso delle  regioni
e, per le regioni e province  autonome  che  esercitano  le
funzioni in materia di finanza locale, dagli  enti  locali.
Le medesime norme di attuazione  disciplinano  altresi’  le
specifiche modalita’ attraverso le quali lo Stato  assicura
il  conseguimento   degli   obiettivi   costituzionali   di
perequazione e di solidarieta’ per  le  regioni  a  statuto
speciale  i  cui  livelli  di  reddito  pro  capite   siano
inferiori alla media nazionale, ferma restando la copertura
del fabbisogno standard per il  finanziamento  dei  livelli
essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e
sociali di cui all’ articolo 117,  secondo  comma,  lettera
m), della Costituzione,  conformemente  a  quanto  previsto
dall’ articolo 8,  comma  1,  lettera  b),  della  presente
3. Le disposizioni di cui  al  comma  1  sono  attuate,
nella misura stabilita  dalle  norme  di  attuazione  degli
statuti speciali e alle condizioni stabilite  dalle  stesse
norme in applicazione dei criteri di cui al comma 2,  anche
mediante l’assunzione di oneri derivanti dal  trasferimento
o dalla delega di funzioni statali alle medesime regioni  a
statuto speciale e province autonome ovvero da altre misure
finalizzate al conseguimento di risparmi  per  il  bilancio
dello Stato, nonche’ con altre  modalita’  stabilite  dalle
norme di attuazione degli  statuti  speciali.  Inoltre,  le
predette norme, per la parte di propria competenza:
a) disciplinano il coordinamento tra le  leggi  statali
in materia di finanza pubblica e  le  corrispondenti  leggi
regionali e provinciali  in  materia,  rispettivamente,  di
finanza regionale e provinciale, nonche’ di finanza  locale
nei casi in  cui  questa  rientri  nella  competenza  della
regione a statuto speciale o provincia autonoma;
b) definiscono i principi fondamentali di coordinamento
del  sistema  tributario  con  riferimento  alla   potesta’
legislativa attribuita dai rispettivi statuti alle  regioni
a statuto speciale e alle province autonome in  materia  di
tributi regionali, provinciali e locali;
c) individuano forme di fiscalita’  di  sviluppo,  ai
sensi dell’ articolo  2,  comma  2,  lettera  mm),  e  alle
condizioni di cui all’ articolo 16, comma 1, lettera d).
4.  A  fronte  dell’assegnazione  di  ulteriori   nuove
funzioni alle regioni a statuto speciale ed  alle  province
autonome di Trento e di Bolzano, cosi’ come alle regioni  a
statuto  ordinario,  nei  casi  diversi  dal  concorso   al
conseguimento  degli  obiettivi  di   perequazione   e   di
solidarieta’ ai sensi del comma 2, rispettivamente le norme
di attuazione e i decreti legislativi di cui all’  articolo
2 definiranno le corrispondenti modalita’ di  finanziamento
aggiuntivo attraverso forme di compartecipazione a  tributi
erariali e alle accise, fatto salvo quanto  previsto  dalle
leggi costituzionali in vigore.
5. Alle riunioni del Consiglio dei ministri per l’esame
degli schemi concernenti le norme di attuazione di  cui  al
presente  articolo  sono   invitati   a   partecipare,   in
conformita’  ai  rispettivi  statuti,  i  Presidenti  delle
regioni e delle province autonome interessate.
6. La Commissione di cui all’ articolo 4  svolge  anche
attivita’ meramente ricognitiva delle disposizioni  vigenti
concernenti  l’ordinamento  finanziario  delle  regioni   a
statuto speciale e delle province autonome di Trento  e  di
Bolzano e della relativa  applicazione.  Nell’esercizio  di
tale  funzione  la   Commissione   e’   integrata   da   un
rappresentante tecnico della singola  regione  o  provincia
7. Al  fine  di  assicurare  il  rispetto  delle  norme
fondamentali della presente legge e  dei  principi  che  da
essa derivano, nel rispetto delle peculiarita’ di  ciascuna
regione  a  statuto  speciale  e  di   ciascuna   provincia
autonoma, e’ istituito presso la Conferenza permanente  per
di Trento e di Bolzano,  in  attuazione  del  principio  di
leale collaborazione, un tavolo di confronto tra il Governo
e ciascuna regione a statuto speciale e ciascuna  provincia
autonoma, costituito dai Ministri per  i  rapporti  con  le
regioni,  per  le  riforme  per  il  federalismo,  per   la
semplificazione normativa, dell’economia e delle finanze  e
per le  politiche  europee  nonche’  dai  Presidenti  delle
regioni a statuto speciale e delle  province  autonome.  Il
tavolo individua linee guida,  indirizzi  e  strumenti  per
assicurare il concorso delle regioni a statuto  speciale  e
delle province autonome agli obiettivi di perequazione e di
solidarieta’   e   per   valutare   la   congruita’   delle
attribuzioni     finanziarie     ulteriori      intervenute
successivamente  all’entrata  in  vigore   degli   statuti,
verificandone la  coerenza  con  i  principi  di  cui  alla
presente  legge  e  con  i  nuovi  assetti  della   finanza
pubblica. Con decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei
ministri, da adottare entro trenta  giorni  dalla  data  di
entrata in  vigore  della  presente  legge,  e’  assicurata
l’organizzazione del tavolo.”.
Fabbisogni standard  delle  amministrazioni  centrali  e  periferiche
dello Stato e responsabilita’ politica dei ministri
1.  Il  presente  articolo,  al  fine  di  rendere   effettivo   il
superamento  del  criterio  della   spesa   storica   attraverso   la
definizione  dei  fabbisogni  per  i   programmi   di   spesa   delle
amministrazioni  centrali  e   dei   fabbisogni   standard   per   le
amministrazioni periferiche dello Stato, disciplina le  modalita’  di
rendicontazione alle Camere del grado di convergenza della  spesa  ai
fabbisogni definiti ai sensi  dell’articolo  9  del  decreto-legge  6
luglio 2011, n. 98, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  16
2. Gli esiti del raffronto tra i fabbisogni dei programmi di  spesa
e  quelli  delle  amministrazioni  periferiche  dello   Stato,   come
determinati ai sensi del comma 1, e le spese effettivamente sostenute
come risultanti dal bilancio consuntivo dello Stato,  sono  trasmessi
ogni anno dal Governo alle Camere, affinche’ possano essere adottate,
nelle forme e nei  tempi  previsti  dai  rispettivi  regolamenti,  le
iniziative e le determinazioni ivi previste, incluse  quelle  di  cui
all’articolo 94 della Costituzione.
Si riporta il testo dell’art.  9  del  decreto-legge  6
stabilizzazione     finanziaria),      convertito,      con
modificazioni, dalla legge 16 luglio 2011, n. 111:
“Art.  9.  Fabbisogni  standard,  spending   review   e
superamento della spesa storica delle Amministrazioni dello
1. Dato l’obiettivo di razionalizzazione della spesa  e
di  superamento  del  criterio  della  spesa  storica,   il
della Ragioneria generale dello Stato,  sulla  base  di  un
atto  di  indirizzo  del  Ministro  dell’economia  e  delle
finanze, a partire dall’anno 2012, d’intesa con i Ministeri
interessati, da’ inizio ad un ciclo  di  “spending  review”
mirata alla definizione dei fabbisogni standard propri  dei
programmi di spesa  delle  amministrazioni  centrali  dello
Stato.  Le  analisi  individuano,  tra  l’altro,  eventuali
criticita’  nella  produzione  ed  erogazione  dei  servizi
pubblici,  anche  inerenti  le  possibili  duplicazioni  di
strutture e le possibili  strategie  di  miglioramento  dei
risultati  ottenibili  con   le   risorse   stanziate.   In
particolare, per le amministrazioni periferiche dello Stato
sono proposte specifiche  metodologie  per  quantificare  i
relativi fabbisogni, anche ai fini della allocazione  delle
risorse nell’ambito della loro complessiva dotazione.
2.  Il  Ministero  dell’economia  e  delle  finanze   –
Dipartimento  della  Ragioneria   generale   dello   Stato,
richiede alle amministrazioni centrali dello Stato i dati e
le informazioni provenienti dalle banche dati,  indagini  e
sistemi informativi dell’amministrazione necessari  per  la
realizzazione  delle  attivita’  di  cui  al  comma  1.  Le
amministrazioni centrali dello Stato trasmettono tali  dati
per via telematica e facilitano  l’accesso  ad  altri  dati
provenienti  dal  SISTAN,  anche  nella   forma   di   dati
elementari, nel rispetto  della  normativa  vigente,  senza
3. In  caso  di  omessa  trasmissione  dei  dati  senza
motivata giustificazione entro il  termine  previsto  nella
richiesta di cui al comma 2, su comunicazione del Ministero
dell’economia e delle finanze, l’amministrazione competente
riduce  la  retribuzione   di   risultato   dei   dirigenti
responsabili nella misura del 2 per cento.
4. A decorrere dal 2013, i risultati delle attivita’ di
cui al comma 1, sono comunicati dal Ministero dell’economia
e delle finanze alle Amministrazioni centrali dello Stato.
5.  Sulla  base  delle   comunicazioni   fornite   alle
amministrazioni centrali dello Stato ai sensi del comma  4,
e in coerenza con gli obiettivi e gli  interventi  indicati
nel Documento di economia  e  finanza,  le  Amministrazioni
centrali dello  Stato  propongono  nell’ambito  di  accordi
triennali con il Ministero dell’economia  e  delle  finanze
norme volte a realizzare il superamento della spesa storica
e la graduale convergenza verso gli obiettivi  identificati
con le procedure di cui ai  commi  precedenti  da  inserire
nella legge di stabilita’, ovvero con apposito  disegno  di
legge collegato alla manovra di finanza pubblica.
6. I Nuclei di analisi e valutazione della spesa di cui
all’articolo 39 della  legge  31  dicembre  2009,  n.  196,
provvedono al monitoraggio dell’attuazione e dei  risultati
attesi dei provvedimenti di cui  al  comma  5  e  segnalano
eventuali scostamenti al  Ministro  dell’economia  e  delle
finanze e al Ministro competente.
7.  Il  Rapporto  sulla  spesa  delle   amministrazioni
centrali dello Stato di cui all’articolo 41 della legge  31
dicembre 2009, n. 196, illustra gli esiti  delle  attivita’
di cui ai commi precedenti.”.
Si riporta il testo dell’art. 94 della Costituzione:
“Art. 94. Il Governo deve avere la  fiducia  delle  due
Ciascuna Camera accorda o revoca  la  fiducia  mediante
mozione motivata e votata per appello nominale.
Entro dieci giorni dalla sua formazione il  Governo  si
presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.
Il voto contrario di una o di entrambe le Camere su una
proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.
La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un
decimo dei componenti della Camera e non puo’ essere  messa
in   discussione   prima   di   tre   giorni   dalla    sua
presentazione.”.
Riordino dei termini per la trasmissione dei dati
1. Ai fini di garantire il coordinamento informativo, statistico  e
informatico  dei  dati  delle  amministrazioni   pubbliche   di   cui
all’articolo 117, secondo  comma,  lettera  r),  della  Costituzione,
anche ai sensi dell’articolo 13 della legge 31 dicembre 2009, n. 196,
con decreto del Presidente del Consiglio dei  Ministri,  su  proposta
e delle finanze, si provvede al riordino della disciplina vigente  in
materia di oneri e obblighi informativi a carico di comuni, province,
citta’ metropolitane nei confronti  delle  pubbliche  amministrazioni
statali,  riducendo  e  unificando  i  termini  e  le   comunicazioni
attualmente previsti per la trasmissione dei dati, ferma restando  la
disciplina sanzionatoria in vigore.
Per il testo dell’art. 117 della  Costituzione,  vedasi
Interventi del settore creditizio a favore del pagamento
delle imprese creditrici degli enti territoriali
1. Il Ministero dell’economia e delle  finanze,  un  rappresentante
delle regioni e un rappresentante delle autonomie  locali  designati,
rispettivamente,  dalla  Conferenza  dei  presidenti  delle  regioni,
dall’ANCI e  dall’UPI,  e  l’Associazione  bancaria  italiana,  entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente  decreto
legislativo, istituiscono un tavolo tecnico per il perseguimento  dei
seguenti  obiettivi,  da   realizzare   anche   attraverso   apposita
convenzione, aperta all’adesione delle banche  e  degli  intermediari
finanziari ai sensi dell’articolo 106 del testo unico delle leggi  in
materia bancaria e  creditizia  di  cui  al  decreto  legislativo  1°
settembre 1993, n. 385:
a) formulare soluzioni finalizzate a sopperire alla  mancanza  di
liquidita’ delle imprese determinata dai ritardi dei pagamenti  degli
b) valutare forme  di  compensazione  all’interno  del  patto  di
stabilita’ a livello  regionale  previsto  dalla  normativa  vigente,
anche in considerazione delle diverse fasce dimensionali  degli  enti
c) valutare la definizione di nuove modalita’ ed agevolazioni per
la cessione pro  soluto  dei  crediti  certi,  liquidi  ed  esigibili
maturati dalle imprese nei confronti delle pubbliche  amministrazioni
di cui all’articolo 1, comma 2,  del  decreto  legislativo  30  marzo
d) stabilire criteri per  la  certificazione  dei  crediti  delle
pubbliche   amministrazioni,   secondo    le    modalita’    definite
dall’articolo 9, comma 3-bis, del decreto-legge 29 novembre 2008,  n.
185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio  2009,  n.
2, e dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 19 maggio
2009, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 157 del 9 luglio 2009;
e) definire i casi in cui la stipulazione, da  parte  degli  enti
locali, di un contratto di locazione finanziaria avente ad oggetto la
realizzazione e la successiva concessione in locazione finanziaria di
un bene immobile non costituisce forma elusiva delle regole del patto
di stabilita’ interno, in considerazione della convenienza  economica
per l’amministrazione contraente.
Bossi, Ministro per  le  riforme  per  il
Calderoli,      Ministro      per      la
semplificazione  normativa
Si  riporta  il  testo  dell’art.   106   del   decreto
leggi in materia bancaria e creditizia):
“Art. 106. Albo degli intermediari finanziari.
1.   L’esercizio    nei    confronti    del    pubblico
dell’attivita’  di  concessione  di   finanziamenti   sotto
qualsiasi forma e’ riservato agli  intermediari  finanziari
autorizzati, iscritti in  un  apposito  albo  tenuto  dalla
sensi dell’articolo 114-novies, comma  4,  e  iscritti  nel
autorizzati ai sensi dell’articolo 18, comma 3, del decreto
l’esercizio nei confronti del pubblico.”.
Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 1 del decreto
amministrazioni pubbliche):
“2. Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le
legislativo 30 luglio 1999, n.  300.  Fino  alla  revisione
organica della disciplina di settore,  le  disposizioni  di
cui al presente decreto continuano ad applicarsi  anche  al
CONI.”.
Si riporta il testo del comma  3-bis  dell’art.  9  del
decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 (Misure urgenti  per
ridisegnare in funzione  anti-crisi  il  quadro  strategico
nazionale), convertito, con modificazioni, dalla  legge  28
gennaio 2009, n. 2:
“3-bis.  A  partire  dall’anno  2009,  su  istanza  del
comma.”.
DECRETO LEGISLATIVO 6 settembre 2011, n. 149 – Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio 2009, n. 42. (11G0191) – (GU n. 219 del 20-9-2011 redazione redazione 2015-05-19T07:33:17+00:00