Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1232-codice-civile-privilegi-pegno-e-ipoteche
Timestamp: 2018-11-19 14:48:04+00:00
Document Index: 30727166

Matched Legal Cases: ['art. 1197', 'art. 17', 'art. 429', 'art. 7', 'art. 1224', 'art. 7', 'art. 1224', 'art. 389', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1224', 'art. 1197']

I privilegi, il pegno e le ipoteche (1) del credito originario si estinguono, se le parti non convengono espressamente di mantenerli per il nuovo credito (2).
Privilegio: [v. 2745]; Pegno: [v. 2784]; Ipoteca: [v. 2808].
(1) Con l’estinzione dell’obbligazione originaria, oltre alle garanzie si estinguono anche tutti gli altri elementi accessori del rapporto (clausola penale, interessi etc.). Le parti possono convenire il mantenimento delle garanzie.
(2) Per il mantenimento delle garanzie prestate da terzi (es.: fideiussione) occorre il consenso anche di tali soggetti.
T.A.R. Milano (Lombardia) sez. II 04 gennaio 2013 n. 20
Il rilascio di una cambiale produce novazione del rapporto sottostante soltanto se si provi l'intenzione delle parti in tal senso, in quanto in difetto di tale prova è da ritenere che le parti abbiano inteso soltanto aggiungere al rapporto originario una maggiore garanzia, con l'ulteriore conseguenza che il semplice rilascio da parte del debitore di una cambiale, che non importi novazione del preesistente debito, non può neanche importare "datio in solutum", perché tale rilascio non equivale a pagamento effettivo, ma a semplice promessa di pagamento, dal momento che a norma dell'art. 1197 c.c. non la semplice promessa, accettata dal creditore, di una prestazione diversa da quella dovuta, ma soltanto la esecuzione di tale promessa può importare l'estinzione dell'obbligazione originaria.
Cassazione civile sez. I 16 dicembre 1981 n. 6652
Nei confronti dell'INADEL, cui si riferisce espressamente la tabella, parte prima, della l. 20 marzo 1975 n. 70, va applicato il d.P.R. 18 dicembre 1979 n. 696 (approvazione del nuovo regolamento per la classificazione delle entrate e delle spese e per l'amministrazione e contabilità degli enti pubblici previsti da detta legge), il quale, all'art. 17, stabilisce che la gestione delle spese segue le fasi dell'impegno, della liquidazione, della ordinazione e del pagamento: consegue che la liquidità e la esigibilità dei crediti previdenziali verso tale ente, ai fini della decorrenza degli interessi corrispettivi, si realizzano con l'emissione del mandato contenente l'ordine di pagamento della spesa.
Cassazione civile sez. lav. 29 novembre 1989 n. 5244
I crediti pecuniari di natura previdenziale (nella specie, indennità di premio di servizio), i quali sono sottratti alla disciplina dell'art. 429, comma 3, c.p.c., non sono produttive di interessi corrispettivi, in mancanza dei requisiti della liquidità e della esigibilità, prima dell'emissione del mandato di pagamento, ma, secondo la regola generale dell'art. 7 della legge n. 533 del 1973, comportano l'obbligo dell'ente debitore di corrispondere gli interessi moratori dalla scadenza del centoventesimo dalla richiesta dell'assicurato in via amministrativa o, se questa non sia prescritta, dalla maturazione del credito, salvo il risarcimento del maggior danno ai sensi dell'art. 1224, comma 2, c.c., in considerazione dell'incidenza della svalutazione monetaria in rapporto alle condizioni e qualità personali del creditore, in favore del quale detto risarcimento deve essere determinato dal giudice mediante la motivata indicazione degli indici in base ai quali è stata ritenuta applicabile una determinata percentuale di rivalutazione.
Cassazione civile sez. lav. 17 novembre 1989 n. 4919
Il credito dei dipendenti degli enti locali verso l'INADEL per indennità premio di servizio non è produttivo di interessi corrispettivi prima dell'emissione del mandato di pagamento (che ne segna la liquidità e l'esigibilità), ma comporta l'obbligo dell'ente debitore di pagare gli interessi moratori a partire dallo scadente del centoventesimo giorno dalla data del collocamento a riposo del dipendente, essendo applicabile, in difetto di specifica previsione diversa, la regola generale dell'art. 7 della l. 11 agosto 1973 n. 533, per la quale, in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie, l'inutile decorso di detto termine dalla richiesta in sede amministrativa determina l'automatica costituzione in mora dell'ente debitore, e dovendo tale termine farsi decorrere dal collocamento a riposo, attesa la mancata previsione, nella normativa dell'INADEL, della necessità di un'istanza per la corresponsione di detta indennità, che viene liquidata d'ufficio. Con riguardo alla medesima decorrenza (scadenza del centoventesimo giorno successivo al collocamento a riposo) va altresì determinato il risarcimento del maggior danno da mora (eventualmente) dovuto ai sensi dell'art. 1224, comma 2, c.c.
Cassazione civile sez. lav. 20 ottobre 1989 n. 4230
L'azione di restituzione o riduzione in pristino, che venga proposta, a norma dell'art. 389 c.p.c., dalla parte vittoriosa nel giudizio di cassazione, in relazione alle prestazioni eseguite in base alla sentenza d'appello poi annullata, non è riconducibile nello schema della condictio indebiti, perché si collega ad un'esigenza di restaurazione della situazione patrimoniale anteriore a detta sentenza e prescinde dall'esistenza o meno del rapporto sostanziale (ancora oggetto di contesa), nè, in particolare, si presta a valutazioni sulla buona o mala fede dell'accipiens, non potendo venire in rilievo stati soggettivi, rispetto a prestazioni eseguite e ricevute nella comune consapevolezza della rescindibilità del titolo e della provvisorietà dei suoi effetti. Pertanto, ove si tratti di restituzione di somme, gli interessi legali, in applicazione delle regole generali sui crediti pecuniari, devono essere riconosciuti dal giorno del pagamento (non da quello della domanda), e, con pari decorrenza, vanno attribuiti gli eventuali ulteriori danni di cui all'art. 1224, comma 2, c.c.
Cassazione civile sez. un. 13 giugno 1989 n. 2841
Il rilascio di una cambiale produce novazione del rapporto sottostante soltanto se si provi l'intenzione delle parti in tal senso, in quanto in difetto di tale prova è da ritenere che le parti abbiano inteso soltanto aggiungere al rapporto originario una maggiore garanzia, con l'ulteriore conseguenza che il semplice rilascio da parte del debitore di una cambiale, che non importi novazione del preesistente debito, non può neanche importare "datio in solutum", perché tale rilascio non equivale a pagamento effettivo, ma a semplice promessa di pagamento, dal momento che a norma dell'art. 1197 c.c. non la semplice promessa, accettata dal creditore, di una prestazione diversa da quella dovuta, ma soltanto l'esecuzione di tale promessa può importare l'estinzione dell'obbligazione originaria.
Al fine di evitare una ingiusta locupletazione, gli interessi compensativi sulle somme liquidate a titolo di risarcimento del danno per invalidità parziale permanente decorrono dal momento della cessazione dell'invalidità temporanea, liquidata separatamente, e non dal giorno dell'evento dannoso; e qualora il giudice del merito, anziché ricorrere alla capitalizzazione tabellare del reddito per il danno futuro, faccia riferimento alle perdite di reddito maturate alla data della decisione, valutandole per ciascun anno a decorrere dalla cessazione dell'invalidità temporanea fino alla morte del danneggiato verificatasi nelle more processuali, gli interessi vanno calcolati dalle singole scadenze annuali in cui le perdite si sono concretamente realizzate.
Cassazione civile sez. III 13 maggio 1987 n. 4370