Source: http://www.gianlucabertagna.it/category/busta-paga-e-connessi/
Timestamp: 2018-09-25 11:24:47+00:00
Document Index: 90403727

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 30', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Gianluca Bertagna » Busta paga e connessi
E’ stata pubblicata la Deliberazione n. 18/2018 della Sezione Autonomie della Corte dei conti con la quale, finalmente, è stato ribaltato il precedente principio di diritto alla luce della varie sentenze dei Tribunali del lavoro.
Ecco quindi le conclusioni della Corte dei conti:
“In riforma del primo principio di diritto espresso nella delibera 21/SEZAUT/2015/QMIG, alla luce della previsione di cui all’art. 10 comma 2-bis, del d.l. 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, i diritti di rogito, nei limiti stabiliti dalla legge, competono ai segretari comunali di fascia C nonché ai Segretari comunali appartenenti alle fasce professionali A e B, qualora esercitino le loro funzioni presso enti nei quali siano assenti figure dirigenziali”.
ALLEGATO: CORTE CONTI AUTONOMIE – DELIBERAZIONE N. 18/2018 – DIRITTI DI ROGITO SEGRETARI
Ci è stata chiesta una Determinazione per quantificare, impegnare e liquidare gli arretrati alla luce del CCNL 21 maggio 2018. Allego, pertanto, un Approfondimento Gratuito di Publika che contiene una bozza di tale atto.
Al termine della Determinazione, c’è il link per poterla scaricare in Word.
PUBLIKA – APPROFONDIMENTO GRATUITO – DETERMINAZIONE ARRETRATI CCNL
Categorie : Busta paga e connessi, Esperienze - Documentazione
Di seguito trovate il numero 1/2018 di PUBLIKA DAILY.
Nell’area PERSONALE trovate un approfondimento sul cumulo dei trattamenti economici in caso di attività lavorativa prestata in turno nei giorni festivi.
ALLEGATO: NUMERO GRATUITO – Publika_Daily_2018-01
Tra le varie problematiche che investono l’ufficio personale delle amministrazioni pubbliche, vi è anche la valutazione di come agire quando ci si accorge di aver erogato somme ai propri dipendenti che non avrebbero dovuto essere corrisposte. I motivi possono essere diversi, ma le dinamiche vanno esaminate attentamente.
In questo approfondimento, volutamente tralasciamo gli aspetti correlati agli “errori” sulla costituzione del fondo del salario accessorio, oggetto di disciplina da parte dell’art. 4 del d.l. 16/2014, per dedicarci alle modalità di recupero di somme indebite, non dovute, erogate ai dipendenti.
Nel testo troverete diversi esempi concreti ed operativi, supportati da altrettanti interventi della magistratura contabile.
ALLEGATO: _IL RECUPERO SUI DIPENDENTI DELLE SOMME NON DOVUTE
In un articolo per Il Quotidiano degli Enti Locali de Il Sole 24 Ore, ho riassunto la situazione attuale in materia di diritti di rogito da corrispondere ai Segretari comunali e provinciali.
L’articolo è offerto dallo stesso Quotidiano e quindi si può visionare liberamente cliccando sul seguente LINK: http://www.quotidianoentilocali.ilsole24ore.com/art/amministratori-e-organi/2016-09-22/per-corte-conti-diritti-rogito-solo-segretari-fascia-c-173157.php?uuid=ABYZW8UB
Allego la nota della Ragioneria Generale dello Stato sull’art. 1 comma 972 della legge n. 208/2015 sulla non applicabilità della disposizione alla polizia locale.
ALLEGATO: NOTA RGS SU POLIZIA LOCALE E LEGGE DI STABILITA’ 2016
http://www.gianlucabertagna.it/2009/05/23/sulle-progressioni-orizzontali/
L’elaborazione e predisposizione delle Buste paga degli enti locali, può avvenire internamente oppure con appalto di servizio ad un soggetto esterno.
La scelta su come operare dipende da diversi fattori: professionalità esistenti, semplificazione, dimensioni degli enti, strumentazione, aggiornamento, ecc. ecc.
In caso di gestione interna Publika è in grado di affiancare l’ente in questo modo:
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Allego, di seguito, la proposta completa di Publika e il modello per richiedere informazioni.
ALLEGATO: PROPOSTA BUSTE PAGA – GESTIONE INTERNA O ESTERNA
Categorie : Busta paga e connessi, Varie
In questi giorni, si è fatto un gran parlare della mobilità, soprattutto alla luce delle possibili modifiche del decreto legge di “Rivoluzione” della pubblica amministrazione.
In attesa di avere un testo definitivo e commentabile, riporto di seguito un interessantissimo approfondimento di Roberto Maria Carbonara in merito al trattamento economico da garantire in caso di mobilità.
1. Introduzione alla criticità.
Nel numero 4/2014 di Personale News, ci eravamo lasciati con i seguenti interrogativi: “le indennità ad personam riconosciute ai dipendenti pubblici trasferiti da un ente all’altro per mobilità volontaria e preordinate ad evitare la reformatio in peius del relativo trattamento economico, continuano a sussistere a seguito della novella legislativa concernente l’esercizio finanziario 2014?” E, non solo: “sono riassorbibili dai miglioramenti contrattuali conseguiti presso la nuova amministrazione di destinazione o permangono in eterno al netto di questi miglioramenti?”[1].
La giurisprudenza, come ci accingiamo a scoprire, inizia ad elaborare le prime risposte.
2. La situazione “antemarcia”.
Prima dell’entrata in vigore della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di stabilità 2014)[2], la situazione era allocabile, all’incirca, nei termini di seguito esposti.
Gli artt. 202 del d.p.r. 3/1957 e 3, comma 57, della legge 537/93 consentivano la corresponsione, (soltanto) agli impiegati statali che si trasferissero in altra amministrazione statale, di un assegno ad personam, utile a pensione, non riassorbibile né rivalutabile, pari alla differenza tra lo stipendio tabellare/fondamentale già goduto presso l’amministrazione di provenienza e quello di nuova destinazione.
Poi, la contrattazione collettiva nazionale di lavoro aveva esteso tale corresponsione, nel senso della non riassorbibilità dagli incrementi economici di destinazione:
– obbligatoriamente, nei casi di trasferimento dai Ministeri all’ANAS e agli enti locali;
– facoltativamente, negli altri casi; a discrezione, quindi, dell’ente ricevente.
Difatti, l’unico elemento d’incertezza, risolto ut supra, coinvolgeva esclusivamente lo specifico punto della riassorbibilità o meno dell’indennità, non ponendosi assolutamente in dubbio la debenza del riequilibrio economico di partenza tra un ente e l’altro, ai sensi dei principi generali che presidiano (o presidiavano?) la materia, fondati (per l’appunto) sul divieto di reformatio in peius ovvero “Il riconoscimento di un assegno ad personam, destinato a compensare la perdita di retribuzione subita a causa del trasferimento, è infatti una misura imposta in ogni caso dal principio dell’irriducibilità della retribuzione, mentre cosa diversa è la pretesa della non assorbibilità dell’assegno, rispetto alla quale occorre individuare una precisa norma, contrattuale o legale, che derogando al principio generale dell’assorbibilità, riconosca il diritto al mantenimento dell’assegno”[3].
3. Un cambiamento progressivo.
Già con la legge 28 novembre 2005, n. 246 era stato introdotta in nuce una norma che poteva minare il principio del divieto di reformatio in pejus, precisamente il comma 2-quinquies dell’art. 30 del d.lgs. 165/2001.
Tale norma dispone: “Salvo diversa previsione, a seguito dell’iscrizione nel ruolo dell’amministrazione di destinazione, al dipendente trasferito per mobilità si applica esclusivamente il trattamento giuridico ed economico, compreso quello accessorio, previsto nei contratti collettivi vigenti nel comparto della stessa amministrazione”.
Sulla portata precettiva di tale norma, soprattutto nei confronti degli enti locali, vi sono state diverse posizioni. La Ragioneria generale dello Stato, ha ritenuto che la disposizione in commento escludesse già la possibilità di riconoscere un trattamento perequativo, nemmeno di tipo riassorbibile, al personale transitato per mobilità congiunta[4].
Con la legge di stabilità 2014 il legislatore completa il quadro eliminando le norme che concretizzano la “diversa previsione”.
Il comma 458 del suo articolo unico ha, in effetti, abrogato tout court (tranciato!) gli esiziali artt. 202 e 3, comma 57 (sopracitati), travolgendo ogni cosa, anche il divieto di reformatio in peius?
4. Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.
La primissima applicazione giurisprudenziale delle innovazioni cassatorie contenute nella legge 147/2013, risulta essere molto prudente, se non addirittura vanificatoria delle intervenute abrogazioni.
In via incidentale ha analizzato la norma il TAR Umbria[5]. Non si è trattato di un esame approfondito in quanto la vertenza sottoposta allo scrutinio dei magistrati amministrativi risaliva al 2008, allorché il Ministero della Giustizia ha disposto la cessazione della erogazione di un assegno ad personam in forza del fatto che l’interessato aveva effettuato un passaggio di carriera (dall’area B all’area C).
Da un lato non si è potuto non riconoscere un tentativo di parziale superamento del principio del divieto di reformatio in peius, sia per ragioni di contenimento della spesa pubblica che per esigenze di perequazione retributiva tra lavoratori aventi la medesima qualifica ed anzianità di servizio.
Dall’altro, però, si è sovrapposta alla immediata cogenza e precettività di siffatto superamento – producendone il sostanziale, seppur contingente, annientamento – la perdurante vigenza dell’art. 2, comma 3, del d.lgs. 165/2001[6], in forza della quale la cessazione di efficacia delle disposizioni di legge, regolamento o comunque amministrative che attribuiscano ai dipendenti (come nel caso di specie) incrementi retributivi non previsti (non tanto nella loro applicazione analitica/operativa, quanto nella loro essenza genetica) dalla contrattazione collettiva, interviene soltanto a far data dalla tornata contrattuale immediatamente successiva alla novella normativa, eventualmente caducatoria.
In altri termini, il riassorbimento dei trattamenti economici più favorevoli in godimento, non può che prodursi con le successive modalità e misure introdotte dai susseguenti contratti collettivi. Semplificando: la legge demanda alla successiva contrattazione collettiva la questione del riassorbimento sia nell’an che nel quantum.
Conseguentemente, in caso di mancato intervento (e sino all’intervento!) della contrattazione collettiva di comparto sull’eventuale riassorbimento dell’indennità in questione, non può che conseguire l’illegittimità del disposto riassorbimento.
Tale mancato intervento assume rilievo dirimente e paralizzante, essendo – allo stato – la contrattazione l’unica fonte deputata dalla legge ad intervenire nella materia[7].
Nel contempo, nulla quaestio sulla assolutezza della debenza dell’indennità perequativa in quanto tale.
Riportando i ragionamenti sull’orizzonte relativo agli enti locali, salvo aderire alle rigide posizioni della Ragioneria generale dello Stato, continua (almeno per il momento) a doversi corrispondere l’indennità perequativa.
Tale indennità, continua ad essere obbligatoriamente non riassorbibile nei casi di trasferimento dai Ministeri, facoltativamente negli altri.
[1] Carbonara Roberto Maria, “La mobilità prima di tutto”, Personale news, n. 4/2014, pp. 8-14.
[2] http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2013-12-27;147!vig=
[3] Corte di Appello di Brescia, sezione lavoro, sentenza 28 marzo 2013, n. 160; Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 16 aprile 2012, n. 5959; Tribunale di Bergamo (in funzione di giudice del lavoro), sentenza n. 674/2011; CCNL comparto Regioni ed autonomie locali del 22 gennaio 2004, dichiarazione congiunta n. 24; CCNL comparto Regioni ed autonomie locali del 18 dicembre 2003, punti nn. 1 e 2; CCNL comparto Regioni ed autonomie locali del 5 ottobre 2001, artt. 26-29.
[4] Ragioneria generale dello Stato, note nn. 15705 del 21 febbraio 2014 e 21487 del 12 marzo 2014, in risposta a quesiti fatti dal Comune di Rende. Tali note sono scaricabili dalla pagina: http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Attivit–i/Ordinament/Tematiche-in-materia-di-personale-degli-enti-locali/Trattamentoeconomicoperdipendentetrasferitopermobilitacongiunta/index.html.
[5] TAR Umbria, sezione I, sentenza 6 maggio 2014, n. 248.
[6] http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2001-03-30;165!vig=
[7] TAR Umbria, cit.
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