Source: http://www.qdrmagazine.it/2012/7/10/69_maranbarbialtri.aspx
Timestamp: 2013-05-26 03:31:21+00:00
Document Index: 128069886

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 5', 'art 6', 'art. 8', 'art. 85', 'art 9', 'art 10']

Il semipresidenzialismo del Pd - qdR magazine
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Le bombe intelligentiArmi di riformismo di massaIl semipresidenzialismo del Pdmartedì 10 luglio 2012. Categoria: Le bombe intelligenti, Autore: Democratici semipresidenzialisti Un gruppo di deputati democratici ha presentato una proposta di
legge costituzionale per il modello frrancese. Sono
Alessandro MARAN, Mario BARBI, Francesco BOCCIA, Pierangelo FERRARI, Roberto GIACHETTI, Sandro GOZI, Andrea MARTELLA, Maria Paola MERLONI, Antonio MISIANI, Vinicio PELUFFO, Luciano PIZZETTI, Fausto RECCHIA, Lanfranco TENAGLIA e Rodolfo VIOLA.
A seguire la relazione della proposta di legge e il link
dell'articolato.
Onorevoli Colleghi! - Ci troviamo in un passaggio di fase di
rilevanza storica. Poche altre volte nella breve storia
repubblicana abbiamo vissuto un tempo di sfilacciamento, di
cedimento del tessuto politico istituzionale così profondo e
radicale. La cinghia di trasmissione del consenso tra cittadini,
partiti e istituzioni si è logorata in un modo che, per alcuni
aspetti, può apparire quasi irrecuperabile. La velocità poi, con
cui tale deterioramento si manifesta, inimmaginabile fino a poco
tempo fa, rende necessaria e quanto mai urgente una straordinaria
assunzione di responsabilità da parte della politica e in primis
delle istituzioni rappresentative che altrimenti rischiano di
venire travolte.
C'è bisogno di uno scatto di reni. Di un colpo d'ala. Di un atto
di consapevolezza e coraggio da parte della classe politica. E
scriviamo classe politica con tutta la considerazione e gravità che
questa definizione, nata nelle università italiane, ha assunto
nella storia e nel pensiero politico. Un concetto nobile e non
dispregiativo come è invece quello di "casta" entrato, per via
giornalistica e malauguratamente, nel lessico comune. Il compito di
una classe politica è allora quello di ambire ad essere una classe
dirigente, di non nascondersi dietro opportunismi o tatticismi, ma
di dire la verità al Paese e proprio per questo riuscire ad
esprimere una compiuta e trasparente, capacità di direzione.
La consapevolezza che qui richiamiamo e a cui ci richiamiamo è
quella di riconoscere che sono risultati fallimentari tutti i
tentativi fin qui compiuti per riformare la nostra democrazia
attraverso la restaurazione della repubblica dei partiti
novecenteschi, colpita a morte dalla crisi morale, politica,
finanziaria, e giudiziaria del 1992-93. Tali tentativi non hanno
retto alla prova dei fatti e della storia. La smentita più recente
è documentata dai risultati delle amministrative della primavera
2012. Dobbiamo quindi riconoscere che sono ormai venti anni che il
sistema politico italiano cerca un diverso equilibrio, una nuova
stabilità, e pertanto non riacquista credibilità e fiducia nelle
coscienze dei cittadini. Se la fine della guerra fredda, alla fine
degli anni '80 del XX secolo e le iniziative referendarie agli
inizi degli anni '90 hanno concorso a scongelare un sistema
bloccato, scomponendo e ricomponendo aggregazioni, trasformando i
nomi dei soggetti delle forze politiche, rinnovando i
rappresentanti, ciò nondimeno, guardando le cose
retrospettivamente, noi dobbiamo ora riconoscere come vera e
propria mancanza quella di non avere introdotto, nella costituzione
formale, i necessari adeguamenti che il nuovo assetto politico,
ispirato al bipolarismo e alla democrazia dell'alternanza,
necessariamente richiedeva.
Questo è avvenuto solo per i livelli di governo locale, comuni
province e regioni, attraverso l'introduzione dell'elezione diretta
del capo del governo locale e della relativa maggioranza
consiliare. Ora proprio il gap che in questi venti anni si è
formato tra forza e autorevolezza dei governi locali e persistente
debolezza dei governi centrali è una delle ragioni che rende
ineludibile un adeguamento anche della forma di governo nazionale.
Possiamo quindi riconoscere usando le categorie del
costituzionalista e costituente Costantino Mortati la
trasformazione della costituzione materiale della nostra repubblica
democratica, e parimenti riscontrare che, a detta trasformazione,
non abbia corrisposto alcun intervento di modifica della
Costituzione formale. Risulta pertanto di tutta evidenza il
disallineamento tra una forma di governo parlamentare -
intrinsecamente consociativa - fondata su un sistema proporzionale
della rappresentanza e sulla centralità dei partiti e una pratica
della lotta politica competitiva, fondata su una legittimazione
diretta dell'alleanza di governo e del suo leader, incardinata su
processi, peraltro presenti in tutto il mondo democratico, di
personalizzazione della politica; ci si riferisce alla lotta
politica come si è venuta svolgendo in Italia dal 1994 ad oggi.
Ora, è venuto il momento di mettere definitivamente a tema
l'impossibilità di uscire dalla crisi percorrendo in Italia la via
della restaurazione di quella forma di democrazia fondata sulla
centralità dei partiti e sul loro fattuale primato nelle
istituzioni così come l'abbiamo conosciuta dal 1945 al 1992. Ed è
venuto il momento di riconoscere che, anche in Europa, la
cosiddetta democrazia dei partiti non vive proprio la sua stagione
migliore. C'è bisogno di un atto di consapevolezza e coraggio che
ci faccia sciogliere quei nodi rimasti irrisolti nella transizione
infinita e che operi il riallineamento tra forma di governo e
pratica della politica. Era il 1993 quando scoprivamo con il
referendum maggioritario la possibilità di trasformare la
democrazia italiana in democrazia dei cittadini.
Con un governo scelto direttamente nelle urne dalla volontà
popolare che fungeva da formidabile strumento per responsabilizzare
i partiti una volta arrivati in parlamento. Sappiamo quanto questo
principio, pur avendo conquistato la maggioranza dei cittadini, non
sia mai riuscito a diventare prassi politico-istituzionale. I
ripetuti tentativi di portare in Italia un'autentica democrazia
competitiva e dei cittadini si sono scontrati con una forma di
governo, quella parlamentare, a vocazione "assembleare", che ha
confuso, reso opache, che ha nascosto alla trasparenza scelte
politiche fondamentali per un giudizio libero e consapevole dei
cittadini. Se così non fosse stato non avremmo visto succedersi in
ogni passaggio critico governi tecnici ad hoc: dapprima quello di
Ciampi che chiude la cosiddetta "prima repubblica", quella dei
partiti storici; e ora quello di Monti, che chiude la "seconda
repubblica", quella dei partiti personali; passando per l'anfibio
governo Dini che nel ribaltamento della maggioranza parlamentare
accompagna il passaggio di legislatura dal centrodestra al
centrosinistra. Governi tecnici quindi, per un verso pura
espressione della democrazia parlamentare creativa, per altro verso
espressione di un dilatato potere di supplenza e di indirizzo
politico del Capo dello Stato, caratteristico dei momenti di crisi
e di stato di eccezione. Casi che segnano stagioni legate alla
massima perdita di considerazione dell'istituto parlamentare.
L'inadeguatezza della forma di governo parlamentare allora, in
corrispondenza di una crescita di consapevolezza e impegno da parte
di cittadini privi di appartenenza partitica, ci portano a compiere
un altro passaggio, a salire un altro gradino, e quindi riconoscere
la necessità di affiancare finalmente ai consueti e indiscutibili
istituti di democrazia rappresentativa nuovi e innovativi, per
quanto concerne il sistema italiano, istituti di democrazia
E' doveroso pertanto completare il percorso intrapreso negli
anni '90 con l'introduzione del maggioritario e dell'elezione
diretta dei sindaci e presidenti di province e regioni, e
proseguito nei primi anni del XXI secolo con l'innovazione,
sperimentata per la prima volta in Italia a livello continentale,
delle elezioni primarie. Non c'è dubbio che tutte queste
innovazioni abbiano concorso a ricostruire attraverso la
partecipazione e la responsabilizzazione, la cinghia di
trasmissione tra cittadini, partiti e istituzioni. Ora, noi
constatiamo come sia il sistema uninominale e maggioritario sia le
elezioni primarie presuppongano una forma di governo diversa da
quella attualmente in opera nella nostra repubblica. Soprattutto le
primarie, tipico istituto da democrazia diretta, mal si conciliano
con la forma di governo parlamentare. O si opta per un capo del
governo indicato direttamente dai cittadini, come suggeriscono le
primarie, oppure si resta nel solco dei governi fatti e disfatti in
parlamento, di cui abbiamo già conosciuto la scarsa efficacia,
l'instabilità, l'irresponsabilità. Se infatti andiamo a definire le
ragioni della frattura tra cittadini e partiti e la contestuale
domanda di istituzioni credibili e autorevoli, si dovrebbe cogliere
il puntus dolens di questo disequilibrio istituzionale
nella debolezza del nesso potere-responsabilità. La nostra
democrazia parlamentare infatti, così come è strutturata, non
permette una nitida individuazione del nesso
potere-responsabilità.
C'è sempre la possibilità per un capo del governo uscente di
scaricare su qualcun altro il fallimento del proprio operato,
facendo la vittima; così come c'è sempre la possibilità per una
formazione politica minoritaria di chiamarsi fuori da un'esperienza
di governo senza dover necessariamente fare i conti con le elezioni
a breve che misurerebbero in modo implacabile, la responsabilità
presso l'elettorato di quella scelta politica fondamentale. Vale
pertanto rilevare a questo punto come in nessun paese occidentale a
democrazia matura, succede come è successo in Italia, che un capo
del governo uscente e sconfitto, si ripresenti alle elezioni
successive come è avvenuto in Italia più volte con Silvio
Berlusconi. In tutte le democrazie occidentali la personalizzazione
della politica agisce da principio di responsabilizzazione dei
politici e del sistema. Dappertutto tranne che in Italia e in
Grecia. In Francia ad esempio il Presidente uscente e
sconfitto alle elezioni presidenziali, Nicolas Sarkozy, ha potuto e
dovuto dire: "è tutta colpa mia". Assumendosi quindi in toto
la responsabilità della sconfitta. Similmente la sconfitta dei
democratici americani alle elezioni di mid-term nel 2010 è stata
riconosciuta da Barack Obama che se ne è assunto la
Pertanto sarebbe opportuno arrivare anche in Italia al fatto che
un capo del governo uscente una volta sconfitto possa dire: è tutta
colpa mia, assumendosi per intero la responsabilità. Del resto, è
proprio nella confusione delle responsabilità che è maturato il
discredito del sistema dei partiti trasformatosi, nella coscienza
dei cittadini, da sistema democratico a sistema oligarchico. Non
per caso abbiamo fatto gli esempi della Francia e degli Stati
Uniti, ovvero di due presidenti provenienti da ideologie e forze
politiche non omogenee. La ricostruzione del nesso
potere-responsabilità infatti non è determinata da una
appartenenza ideologica ma dalla organizzazione e
strutturazione del sistema politico. Un sistema politico opaco che
nasconde le responsabilità genera discredito. Un sistema politico
competitivo, conflittuale, presidenziale concorre alla chiarezza
delle opzioni e alla partecipazione trasparente e consapevole dei
Per tutte queste ragioni è oggi opportuno che la nostra
repubblica democratica e il nostro parlamento valutino con serietà
l'ipotesi di trasformazione del sistema politico istituzionale,
dalla forma di governo parlamentare alla forma di governo
presidenziale o semi-presidenziale sul modello della Francia. Il
presidenzialismo sembra essere sempre di più quel sistema che lungi
dal liquidare la democrazia rappresentativa e la forma partito è
piuttosto in grado di aggiornarla e adeguarla alle nuove dinamiche
della vita democratica che richiedono un livello più alto, diretto
e consapevole di partecipazione da parte dei cittadini. Il
presidenzialismo sembra essere dunque quel passaggio che manca e
che è necessario per riallineare nella democrazia italiana forma
del governo e sostanza del governo, quel passaggio che sembra
essere in grado di portare finalmente e definitivamente l'Italia in
quella democrazia competitiva, governante e dei cittadini a cui
milioni di persone hanno lavorato negli ultimi venti anni e
A far propendere poi per questa opzione dovrebbero essere anche
gli ultimi segnali che vedono crescere sul piano della
rappresentanza forze di protesta e in gran parte sostanzialmente
antisistema ma che ambiscono a conquistare una forte posizione
parlamentare. La storia d'Itala ha già conosciuto soggetti che, una
volta entrati in parlamento per via democratica e con sistema
proporzionale, lo hanno poi completamente svuotato di senso,
credibilità e fiducia tanto da farlo diventare un simulacro della
democrazia e un trampolino per la dittatura. Noi oggi abbiamo
l'opportunità di non ripetere l'errore compiuto novanta anni fa:
quello di non modificare la forma di governo per tempo, impedendo
che altri la svuotassero di senso e significato democratico e
pluralistico. Dare all'Italia un coerente impianto
presidenzialista, costruito con adeguati pesi e contrappesi, vuol
dire fare uscire la democrazia italiana dal pantano attuale e
ridare dignità, consenso e credibilità alle istituzioni
Di seguito quindi le modifiche contenute nella proposta di
Con l'art. 1 del disegno di Legge Costituzionale allegato si
sostituisce l'attuale articolo 83 della Costituzione. Il Presidente
della Repubblica è eletto a suffragio universale e diretto a
maggioranza assoluta dei votanti. Qualora nessun candidato abbia
conseguito la maggioranza, il quattordicesimo giorno successivo si
procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno conseguito il
Con l'art. 2 si modifica l'articolo 84 della Costituzione
relativamente all'età di eleggibilità del presidente. Le parole:
«cinquant'anni» sono sostituite con «trentacinque».
L'art. 3 modifica l'articolo 85 della Costituzione stabilendo la
durata in carica del Presidente della Repubblica per cinque anni e
la rieleggibilità per una sola volta. Novanta giorni prima che
scada il mandato del presidente, il Presidente della Camera dei
Deputati indice l'elezione, che deve aver luogo in una data
compresa tra il quarantesimo e il ventesimo giorno precedente la
scadenza. Qualora gli ultimi tre mesi del mandato presidenziale
coincidano, in tutto o in parte, con gli ultimi tre mesi della
legislatura, i poteri del Parlamento sono prorogati e il Presidente
indìce, nei 5 giorni successivi a quello del giuramento, le nuove
elezioni, che devono svolgersi tra il sessantesimo e il
Le candidature sono presentate da un decimo dei parlamentari; da
trecentomila elettori, da un decimo dei consiglieri regionali di
almeno un sesto delle regioni; da un numero di sindaci o presidenti
di regioni o delle Province autonome di Trento e Bolzano, che
corrispondano almeno ad un quindicesimo della popolazione secondo
le modalità stabilite dalla legge.
La legge disciplina la procedura per la sostituzione e per
l'eventuale rinvio della data dell'elezione in caso di morte o di
impedimento permanente di uno dei candidati. Il Presidente della
Repubblica eletto assume le funzioni l'ultimo giorno del mandato
del Presidente uscente o il giorno successivo alla proclamazione in
caso di morte, dimissioni o impedimento permanente del Presidente in carica.
Il procedimento elettorale, la disciplina concernente i
finanziamenti e le spese per la campagna elettorale e la
partecipazione alle trasmissioni radiotelevisive al fine di
assicurare la parità di condizioni tra i candidati e le altre
modalità di applicazione del presente articolo sono regolati dalla
legge. La legge prevede altresì disposizioni idonee ad evitare
conflitti tra gli interessi privati del Presidente della Repubblica
e gli interessi pubblici.
Con l' art. 4. si interviene sul secondo comma dell'articolo 86
della Costituzione stabilendo che, in caso di impedimento
permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della
Repubblica, il Presidente della Camera indice entro tre giorni
l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. L'elezione deve
avere luogo in una data compresa tra il sessantesimo e
l'ottantesimo giorno successivo al verificarsi dell'evento o della
dichiarazione di impedimento deliberata dalla Corte Costituzionale.
Con l'art. 5 si aggiunge al primo comma dell'articolo 87 della
Costituzione che il Presidente della Repubblica vigila sul
funzionamento regolare dei pubblici poteri e assicura che
l'indirizzo politico della Repubblica si svolga in conformità con
la sovranità popolare, nelle forme e nei limiti previsti dalla
Costituzione e che a tale scopo rivolge, nel mese di gennaio di
ogni anno, un discorso al Parlamento riunito in seduta comune sullo
stato della Repubblica; quindi al secondo comma di detto art. 5 si
abroga la disposizione che prevede per il capo dello Stato anche la
presidenza del CSM.
L'art 6 modifica l'articolo 88 della Costituzione attribuendo al
Presidente della Repubblica, sentito il Primo ministro, il potere
di sciogliere le Camere o anche una sola di esse.. La facoltà
di cui al primo comma non può essere esercitata durante i dodici
mesi che seguono le elezioni delle Camere.
Con l'Art. 7. si modifica l'articolo 89 della Costituzione
specificando che gli atti del Presidente della Repubblica adottati
su proposta del Primo ministro o dei ministri sono controfirmati
dal proponente, che ne assume la responsabilità. Non sono
sottoposti a controfirma la nomina e la revoca del Primo ministro,
l'indizione delle elezioni delle Camere e lo scioglimento delle
stesse, l'indizione dei referendum nei casi previsti dalla
Costituzione, il rinvio e la promulgazione delle leggi, l'invio dei
messaggi alle Camere, le nomine che sono attribuite al Presidente
della Repubblica dalla Costituzione e quelle per le quali la legge
non prevede la proposta del Governo.
Con l'art. 8. si sostituisce l'articolo 92 della Costituzione
stabilendo che il Presidente della Repubblica presiede il Consiglio
dei ministri e il governo è composto dal Primo ministro e dai
Viene poi stabilito che il Presidente della Repubblica nomina e
revoca il Primo ministro e, su proposta di questo, nomina e revoca
i ministri. Nel caso però che, entro 5 giorni dalla revoca del
Primo Ministro, il Parlamento confermi la fiducia allo stesso, il
Presidente della Repubblica decade e il Parlamento è sciolto. In
tal caso si applica il terzo comma dell'art. 85.. Il secondo comma
di questo articolo stabilisce che agli articoli 93, 95 e 96 della
Costituzione, le parole: «Presidente del Consiglio dei ministri»
sono sostituite dalla locuzione «Primo ministro.
Con l'art 9 si modifica l'articolo 64 della Costituzione
stabilendo che il candidato alla presidenza della Repubblica
risultato non eletto e che abbia ottenuto il maggior numero di voti
o che abbia partecipato al ballottaggio è membro di diritto della
Camera dei Deputati per tutta la durata della legislatura in corso
al momento della elezione. I regolamenti delle Camere definiscono
lo statuto dell'opposizione con particolare riferimento
all'esercizio delle funzioni di controllo e di garanzia.
Con l'Art. 10 viene modificato l'Art. 104 della Costituzione
relativo agli organi del CSM. Viene stabilito che il Consiglio
superiore della magistratura elegge un presidente tra i componenti
designati dal Parlamento, di conseguenza il vigente comma 5 viene
Infine verrà introdotta una norma transitoria che sarà l'art 10
del disegno di legge con cui viene disposto che la prima elezione
del Presidente della Repubblica a suffragio universale e diretto si
svolgerà entro settanta giorni dall'entrata in vigore della legge
di attuazione della presente legge. Entro dieci giorni da tale data
il Presidente della Camera procede alla convocazione dei comizi
elettorali. Il Parlamento in carica alla data di entrata in vigore
della presente legge costituzionale è comunque sciolto di diritto
il giorno dell'elezione del nuovo Presidente. Qualora sia già
sciolto la procedura elettorale è interrotta. Le successive
elezioni sono indette dal Presidente eletto entro 5 giorni dal suo
giuramento e devono svolgersi entro i successivi settanta
articolatoMARAN Alessandro; BARBI Mario; BOCCIA Francesco; FERRARI Pierangelo; GIACHETTI Roberto;GOZI Sandro; MARTELLA Andrea; MERLONI Maria Paola; MISIANI Antonio; PELUFFO Vinicio Giuseppe Guido;
PIZZETTI Luciano; RECCHIA Pier Fausto; TENAGLIA Lanfranco; VIOLA Rodolfo Giuliano leggi tutti gli articoli di Democratici semipresidenzialisti Spread the word: