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Timestamp: 2019-05-22 11:34:46+00:00
Document Index: 119692601

Matched Legal Cases: ['art. 1292', 'art. 1276', 'sentenza ', 'art. 1292', 'art. 1306', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1292', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1292', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1292', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1294', 'art. 1292', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1297', 'sentenza ', 'art. 1292', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1292', 'art. 2055', 'art. 1299', 'art. 1299', 'sentenza ', 'art. 1299', 'art. 2740', 'art. 2740', 'sentenza ', 'art. 63', 'art. 1135', 'art. 63', 'art. 1129', 'art. 63', 'art. 63', 'sentenza ', 'art. 1223', 'art. 63']

Art. 1292 codice civile - Nozione della solidarietà - Brocardi.it
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Articolo 1292 Codice civile
(1) L'obbligazione è in solido quando più debitori sono obbligati tutti per la medesima prestazione (2), in modo che ciascuno può essere costretto all'adempimento per la totalità e l'adempimento da parte di uno libera gli altri (3); oppure quando tra più creditori ciascuno ha diritto di chiedere l'adempimento dell'intera obbligazione e l'adempimento conseguito da uno di essi libera il debitore verso tutti i creditori (4).
(1) Opposta all'obbligazione solidale è quella parziaria che si ha quando ciascun debitore è tenuto ad eseguire solo la propria prestazione (parziarietà passiva) ovvero ciascun creditore può esigere solo la parte di prestazione cui ha diritto (parziarietà attiva).
La distinzione rileva in tema di prestazione divisibile (1316 c.c.) e indivisibile (1314 c.c.).
L'obbligazione solidale non va confusa con quella solidale complessa, che si ha quando alla prestazione devono necessariamente concorrere più soggetti, ad esempio una partita di calcio che deve essere giocata da una squadra.
(2) Sono discussi i presupposti necessari perchè l'obbligazione sia solidale. Secondo la tesi prevalente, oltre alla pluralità di soggetti è necessario che sia dovuta la medesima prestazione, anche se con modi e tempi diversi (1293 c.c.), e che il titolo costitutivo sia lo stesso. Secondo altri, prestazione e fonte possono anche essere diverse (diverso è il titolo, ad esempio, in caso di obbligazione principale e di garanzia) e la loro identità serve solo a far presumere la solidarietà che però potrebbe anche mancare.
(3) Si tratta della solidarietà passiva. Ad esempio, Tizio e Caio devono 50 a Sempronio: questi può esigere l'intero da Tizio e il suo adempimento libera anche Caio. Ovviamente Tizio non è privo di tutela perchè può agire in regresso verso Caio (1299 c.c.).
(4) Si tratta della solidarietà attiva. Ad esempio, Tizio e Caio hanno diritto a 100 da Mevio e quando questi adempie ad uno di essi è liberato nei confronti di entrambi.
Le obbligazioni solidali passive rispondono all'intento di garantire maggiormente il creditore che può esigere l'intera prestazione da ciascun debitore. Se la solidarietà è attiva si facilita l'adempimento del debitore, poichè il suo adempimento verso anche uno solo dei più creditori lo libera.
“ Cum duo eandem pecuniam aut promiserint, aut stipulati sunt, ipso iure et singuli in solidum debentur, et singuli debent. Ideoque petitione acceptilatione unius, tota solvitur obligatio ”
Quando due persone promisero, o si obbligarono, per la stessa somma di denaro, per legge esse sono tenute sia in solido, sia singolarmente. Pertanto, con la quietanza ottenuta da una delle due, l'intera obbligazione si estingue
“ Singuli solidum debent, unum debent omnes ”
Ciascuno deve l'intero, tutti assieme devono una sola volta
“ Singulis solidum debetur ”
A ciascuno è dovuto l'intero
“ Ubi duo rei facti sunt, potest vel ab uno eorum solidum peti ”
“ Ubi duo rei facti sunt, potest vet ab uno eorum solidum peti ”
Massime relative all'art. 1292 Codice civile
Cass. civ. n. 19713/2012
I crediti dei soggetti danneggiati da uno stesso fatto illecito sono tra loro autonomi, né tra essi si crea un vincolo di solidarietà attiva solo per la loro comune origine; tuttavia, ne è ammissibile la richiesta di liquidazione cumulativa, alla stregua di una valutazione in via equitativa del danno, quando, pur essendo agevole la prova del pregiudizio complessivamente patito, sia oltremodo difficoltosa la prova della porzione subita da ciascuno, non avendo il debitore alcun interesse alla ripartizione del "quantum debeatur" tra i creditori, né rilevando quello, di fatto, e in contrasto con la condizione di cui art. 1276 c.c., di trarre vantaggio dalla difficoltà dei creditori di provare l'ammontare del danno individuale.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 19713 del 13 novembre 2012)
Cass. civ. n. 11051/2012
In tema di obbligazioni solidali passive, per le quali costituisce regola fondamentale che tutti i debitori siano tenuti ad un medesima prestazione in modo che l'adempimento di uno libera tutti i coobbligati (art. 1292 c.c.), l'avvenuto pagamento determina l'estinzione "ipso iure" del debito anche nei confronti di tutti gli altri coobbligati, e tale effetto estintivo, rilevabile e deducibile anche in sede di legittimità - atteso che l'eccezione di pagamento integra una mera difesa della quale il giudice deve tenere conto ove essa risulti comunque provata, anche in mancanza di un'espressa richiesta in tal senso - opera anche nei confronti di coobbligato che non si sia avvalso della facoltà di invocare, in altro giudizio di merito, l'estensione ex art. 1306 c.c. del giudicato già conseguito da un diverso debitore solidale.
(Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 11051 del 2 luglio 2012)
Cass. civ. n. 18362/2010
Al fine della ricorrenza della solidarietà attiva, in forza di titolo negoziale, in un rapporto obbligatorio con identità di oggetto e di causa e con pluralità di creditori, non sono necessarie clausole espresse o formule sacramentali, ma è sufficiente che, attraverso l'interpretazione di quel titolo, possa accertarsi univocamente la volontà delle parti di attribuire a ciascuno dei creditori il diritto di pretendere l'adempimento dell'intera obbligazione, con effetto liberatorio anche nei confronti degli altri creditori.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 18362 del 6 agosto 2010)
Cass. civ. n. 16391/2010
La solidarietà di cui all'art. 1292 c.c. sussiste non già quando unica sia la fonte dell'obbligazione, ma quando più soggetti siano tenuti ad eseguire la medesima prestazione, sicché l'adempimento di uno abbia effetto liberatorio nei confronti di tutti. Pertanto, allorché la parte soccombente in giudizio dia esecuzione ad una sentenza non definitiva, traendo un assegno bancario all'ordine di più persone, nel caso di riforma della sentenza in grado di appello, tutti gli intestatari dell'assegno sono tenuti in solido alla restituzione della somma pagata.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 16391 del 13 luglio 2010)
Cass. civ. n. 3672/2010
In tema di responsabilità solidale relativa ad obbligazione risarcitoria che si fondi sul medesimo titolo ed abbia il medesimo oggetto, il pagamento, da parte di uno dei coobbligati, determina l'estinzione "ipso iure" dell'obbligazione, entro i limiti dell'importo corrisposto, nei confronti di tutti gli altri coobbligati (ai sensi dell'art. 1292 c.c.), giacché la responsabilità plurisoggettiva, riferendosi al medesimo fatto dannoso, non incide sull'entità complessiva del risarcimento conseguibile, che rimane limitato al danno effettivamente subito. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, ha detratto dalla complessiva somma liquidata nel giudizio di merito, a titolo di risarcimento del danno extracontrattuale, l'importo corrisposto al danneggiato da un coobbligato solidale; importo che la sentenza impugnata non aveva provveduto a sottrarre, adducendo l'estraneità del coobbligato medesimo all'instaurato giudizio risarcitorio).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3672 del 16 febbraio 2010)
Cass. civ. n. 21482/2007
In tema di solidarietà passiva nelle obbligazioni, ai sensi dell'art. 1292 c.c., la questione relativa alla quota di obbligazione gravante a carico del condebitore nei rapporti interni si pone soltanto qualora, abbia pagato l'intero debito giacché, solo in tale ipotesi, quest'ultimo potrà agire in via di regresso verso gli altri debitori solidali per ottenere le parti dell'intero debito di loro rispettiva spettanza, le quali, se non risulta diversamente, si presumono uguali.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 21482 del 12 ottobre 2007)
Cass. civ. n. 24269/2006
In caso di obbligazione solidale dal lato passivo, l'accertamento del debito nei riguardi di uno solo dei condebitori non richiede la necessaria partecipazione al giudizio anche dell'altro e non fa stato nei suoi confronti (principio applicato in fattispecie in cui il lavoratore aveva agito contro l'assuntore del concordato, sul presupposto dell'estensibilità dell'accertamento da lui ottenuto contro il fallito tornato in bonis, che non aveva partecipato al giudizio conclusosi con la sentenza di condanna ottenuta nei confronti del fallito. La S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva ritenuto la sentenza passata in giudicato nei confronti del fallito tornato in bonis non estensibile all'assuntore del concordato che non aveva partecipato al giudizio fallimentare, non costituendo l'accertamento della pretesa contro quest'ultimo giudicato contro l'assuntore).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 24269 del 14 novembre 2006)
Cass. civ. n. 11366/2006
La solidarietà attiva nelle obbligazioni non si presume, nemmeno in caso di identità della res debita, ma deve risultare espressamente dalla legge o dal titolo, atteso che nella solidarietà attiva non si riscontra un vantaggio dei creditori solidali, essendo sicuramente avvantaggiato solo il debitore, che si libera dalla prestazione rendendola ad uno qualsiasi dei creditori. Ne consegue che gli effetti interruttivi della prescrizione si verificano esclusivamente in favore di quello tra i creditori che compia atti di interruzione. (Nella specie, relativa a credito nascente da richiesta di restituzione di fondi speciali erogati a seguito di operazione truffaldina, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso l'effetto interruttivo, in favore di altro ente pubblico erogante, della costituzione di parte civile della Regione).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 11366 del 16 maggio 2006)
Cass. civ. n. 15431/2005
La responsabilità solidale, contrattuale o extracontrattuale (artt. 1292 e 2055, primo comma, c.c.), sussiste anche se l'evento dannoso è causalmente derivato dalle condotte, pur autonome e distinte, coeve o successive, di più soggetti, ciascuno dei quali abbia concorso a determinarlo con efficacia di concausa, restando irrilevante, nel rapporto tra danneggiato e danneggiante, la diseguale efficienza causale delle singole condotte, poiché il danneggiato può pretendere l'intera prestazione anche da uno solo degli obbligati. Pertanto il debitore condannato, ove non abbia proposto domanda di rivalsa nei confronti del preteso condebitore solidale, non ha alcun interesse ad impugnare la sentenza nella parte in cui si esclude la responsabilità di uno o più condebitori, perché essa non aggrava la sua posizione di debitore dell'intero, né pregiudica il suo eventuale diritto di rivalsa.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15431 del 22 luglio 2005)
Nel caso in cui il deposito bancario sia intestato a più persone, con facoltà per le medesime di compiere, sino alla estinzione del rapporto, operazioni, attive e passive, anche disgiuntamente, si realizza una solidarietà dal lato attivo dell'obbligazione, che sopravvive alla morte di uno dei contitolari, sicché il contitolare ha diritto di chiedere, anche dopo la morte dell'altro, l'adempimento dell'intero saldo del libretto di deposito a risparmio e l'adempimento cosa conseguito libera la banca verso gli eredi dell'altro contitolare.
Cass. civ. n. 8235/2001
In tema di obbligazioni solidali, nel rapporto con pluralità di debitori sussiste una presunzione di solidarietà passiva, ai sensi dell'art. 1294 c.c. — la cui ratio è quello di tutelare l'interesse del creditore a disporre, ai sensi dell'art. 1292 c.c., della facoltà di una sola esecuzione nei confronti del patrimonio prescelto —, mentre tale presunzione di solidarietà è del tutto esclusa nel caso di rapporto obbligatorio con pluralità di creditori (anche se essi invochino la medesima fonte del loro diritto nei confronti del debitore), salva la sola ipotesi di una espressa pattuizione di solidarietà da parte dei creditori stessi.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8235 del 18 giugno 2001)
Cass. civ. n. 8177/1999
In tema di responsabilità della P.A. per occupazione illegittima del fondo irreversibilmente acquisito con la realizzazione di opera pubblica, l'appartenenza del fondo medesimo a più comproprietari non implica solidarietà attiva in un unico credito risarcitorio, ma comporta l'insorgenza di un autonomo diritto di ciascuno dei comproprietari al ristoro del pregiudizio causato al proprio patrimonio. Ne consegue che ciascuno dei detti comproprietari ha la possibilità di agire in giudizio per il risarcimento del danno nei limiti della propria quota di comproprietà.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8177 del 28 luglio 1999)
Cass. civ. n. 5316/1998
La solidarietà attiva fra più creditori sussiste solo se espressamente prevista in un titolo negoziale preesistente alla richiesta di adempimento, non essendo sufficiente all'esistenza del vincolo l'identità qualitativa delle prestazioni (aedem res debita) e delle obbligazioni (eadem causa debendi). L'interesse a negare detta solidarietà non è attribuibile esclusivamente a ciascuno dei creditori, ma appartiene anche al debitore ai fini di un corretto e non pregiudizievole assetto dei rapporti obbligatori (vedi art. 1297, secondo comma, c.c. limitativo della proponibilità delle eccezioni personali), giacché nelle ipotesi di solidarietà attiva il comune debitore non potrebbe opporre al creditore che gli abbia chiesto l'intera prestazione le eccezioni personali ad altro creditore e che a questo il debitore medesimo avrebbe potuto, invece, opporre, nel caso di obbligazione parziale, il cui adempimento egli per la sua parte avrebbe richiesto.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5316 del 29 maggio 1998)
Cass. civ. n. 2120/1996
L'art. 1292 c.c. non identifica l'obbligazione solidale con un'obbligazione nascente da un unico atto o fatto giuridico che dia luogo ad un medesimo ed unico obbligo di prestazione da parte di più soggetti, bensì nell'esistenza di più soggetti obbligati alla medesima prestazione, «in guisa tale che l'adempimento dell'uno libera gli altri», restando irrilevante la unicità o pluralità dei fatti o dei mezzi giuridici in conseguenza dei quali è nato l'obbligo ad adempiere quella medesima prestazione ed essendo essenziale che tutti i debitori non siano obbligati a più prestazioni identiche, ma ad un'unica prestazione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2120 del 14 marzo 1996)
Cass. civ. n. 103/1986
In tema di solidarietà attiva il vincolo solidale non si presume ma richiede uno specifico patto, e, pertanto, detto vincolo non può dedursi da una clausola che si limiti a conferire a uno dei creditori il potere di rappresentanza degli altri.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 103 del 11 gennaio 1986)
Cass. civ. n. 3524/1983
Il principio, in forza del quale la solidarietà attiva nell'obbligazione, a differenza di quella passiva, non si presume, nemmeno in caso di identità della «res debita» e della «causa obbligandi», ma deve risultare espressamente dalla legge o dal titolo, comporta, con riguardo al contratto costitutivo di rapporti obbligatori fra una pluralità di parti, che il vincolo di solidarietà fra i creditori richiede uno specifico patto e, quindi, non può essere evinto né dalla previsione della solidarietà fra i debitori, con funzione meramente confermativa della presunzione di legge, né dalla clausola che si limiti a conferire ad uno dei creditori il potere di rappresentanza degli altri, senza alcuna interferenza sui diritti scaturenti dal contratto stesso.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3524 del 21 maggio 1983)
relative all'articolo 1292 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1292 Codice civile - Nozione della solidarietà | Quesito Q201718323
sabato 04/02/2017 - Liguria
1. Con la sentenza di primo grado, da me vinta, il giudice ha condannato sia l'impresa (persona giuridica insolvente) sia il DLS (direttore dei lavori strutturali, persona fisica solvente) a pagare solidalmente i danni da loro solidalmente causati nella costruzione di un edificio con conseguente demolizione dello stesso.
2. Il giudice ha inoltre condannato l'assicurazione del DLS a pagare sia il danno a lui imputabile sia quello imputabile all'impresa, non coperta da adeguata assicurazione, in quanto ha ritenuto che la polizza assicurativa del cliente coprisse anche i danni solidali.
3. L'assicurazione mi ha versato quanto stabilito dal giudice ed è ricorsa in Appello contro il suo cliente e contro il sottoscritto, perché ritiene che non le corrisponda pagare la quota del danno solidale.
In caso di vittoria da parte dell'assicurazione, cioè se questa venisse condannata a pagare solamente i danni imputabili al suo assicurato e non quelli solidali, chi potrebbe essere condannato a rimborsarle la somma pagata a questo titolo?
Io oppure il suo cliente per il quale ha pagato in manleva?
Consulenza legale i 10/02/2017
La disciplina a cui fare riferimento per il quesito in esame è quella delle obbligazioni, contenuta nel libro IV del codice civile ed a cui è dedicato un intero libro, indice dell’importanza e centralità ad essa riservata dal codice del 1942.
L’obbligazione presuppone due soggetti determinati legati da un vincolo giuridico, ossia:
il debitore, soggetto passivo dell’obbligazione, tenuto giuridicamente al suo adempimento;
il creditore, soggetto attivo dell’obbligazione e titolare del diritto di credito vantato verso il debitore.
Può accadere, come nel caso di specie, che più debitori siano obbligati tutti per la medesima prestazione, in modo che ciascuno possa essere costretto all’adempimento per la totalità e l’adempimento da parte di uno liberi gli altri.
E’ questo il c.d. principio della solidarietà passiva (cfr. art. 1292 c.c.).
Al fine di configurare un’obbligazione solidale non è sufficiente una pluralità di soggetti dal lato passivo o dal lato attivo (solidarietà attiva); tale pluralità infatti può sussistere anche in casi di comunione di debito o di credito.
E’ allora necessario anche un elemento oggettivo, e cioè la possibilità di rivolgersi per l’intero a ciascun debitore (in caso di solidarietà passiva) da parte di ciascun creditore (in caso di solidarietà attiva).
Non costituisce ipotesi di solidarietà in senso stretto l’obbligazione sussidiaria, là dove il debitore sussidiario è tenuto al pagamento solo in quanto il debitore principale non abbia adempiuto e a volte solo in quanto, in seguito all’esperimento dell’azione esecutiva, il suo patrimonio sia risultato insufficiente a soddisfare la pretesa creditoria.
Nei rapporti interni l’obbligazione in solido si divide in parti eguali, se non risulta diversamente, tra i diversi debitori o tra i diversi creditori.
Per quanto riguarda i rapporti interni tra condebitori solidali in seguito ad illecito extracontrattuale, vale invece il disposto dell’art. 2055c.c., in base al quale colui che ha risarcito il danno ha regresso contro ciascuno degli altri nella misura determinata dalla gravità della rispettiva colpa e dell’entità delle conseguenze che sono derivate e, solo nel dubbio, le colpe si presumeranno eguali.
Agendo in regresso, il debitore che ha pagato l’intero potrà ripetere dai condebitori soltanto la parte di rispettiva spettanza, secondo i riferiti criteri, con la conseguenza che, se uno dei condebitori è insolvente, la perdita si ripartisce tra tutti gli altri (compreso quello che ha operato il pagamento), anche se insolvente sia il condebitore nel cui esclusivo interesse l’obbligazione è stata assunta (art. 1299 c.c.)
Dai principi appena esposti, dunque, se ne ricava che l’impresa ed il direttore dei lavori sono obbligati a pagare il debito al creditore ciascuno per la parte di propria spettanza e che, trattandosi di obbligazione solidale, il creditore può scegliere indifferentemente da chi pretendere il pagamento del debito.
In questo caso il creditore ha richiesto il pagamento dell’intero debito al direttore dei lavori il quale, a questo punto, ha il diritto di agire in regresso contro l’impresa per la parte di debito di sua spettanza.
Poiché però l’impresa risulta insolvente, entra in gioco il meccanismo di cui all’art. 1299 c.c., il quale prevede che la perdita si ripartisce tra gli altri debitori, compreso quello che ha effettuato il pagamento, ossia nel nostro caso ricade interamente sul direttore dei lavori.
Nel sistema come sopra delineato, però, si inserisce adesso un altro rapporto giuridico che va, per certi versi, a modificare il quadro dei soggetti tenuti ad effettuare il pagamento del debito, ossia il rapporto derivante dalla polizza assicurativa stipulata dal direttore dei lavori per eventuali danni derivanti dall’esercizio della propria attività professionale.
In forza di tale polizza il Giudice di primo grado ha condannato l’impresa di assicurazione per il debito facente capo non solo al suo assicurato, ma anche all’impresa, ritenendo che l’assicurazione si estendesse anche ai danni solidali, ragione per cui la sentenza risulta essere stata appellata.
Ora, non è infrequente nella prassi che l’incrocio fra le varie clausole di alcune polizze assicurative crei una distorsione nella esatta individuazione del debito effettivamente garantito.
Alcuni contratti assicurativi, infatti, stabiliscono che nel caso in cui si verifichi una situazione di responsabilità solidale, la copertura assicurativa collegata al vincolo di solidarietà valga esclusivamente per la sola quota di danno direttamente e personalmente imputabile all’assicurato.
In pratica la polizza, attraverso l’incrocio di clausole, va ad escludere espressamente quella parte di responsabilità che possa derivare dal vincolo di solidarietà con altri soggetti.
Pertanto, qualora il Giudice di appello dovesse accertare che il direttore dei lavori abbia in realtà sottoscritto una clausola del genere, sarà quest’ultimo a dover garantire con le proprie risorse anche per i danni procurati dall’impresa, e ciò in virtù del meccanismo prima delineato e contenuto nell’art. 1299 c.c.
Così, sarà il direttore dei lavori a dover rifondere all’assicurazione quanto per suo conto indebitamente corrisposto al creditore committente, ossia la parte di debito facente capo all’impresa, e per la restituzione di tali somme il direttore dei lavori sarà tenuto a risponderne ex art. 2740 c.c. con tutti i suoi beni presenti e futuri.
Unico rischio, a questo punto, potrebbe essere quello che per la restituzione di tali somme all’impresa di assicurazione vittoriosa il Giudice di appello disponga che il committente creditore sia responsabile sussidiariamente, con la conseguenza che anche egli potrebbe essere tenuto al pagamento ma solo qualora, esperita ogni azione esecutiva, il patrimonio del direttore dei lavori sia risultato insufficiente a soddisfare la pretesa creditoria (c.d. beneficium excussionis).
Anche in ipotesi del genere, però, permarrà la responsabilità del direttore dei lavori ex art. 2740 c.c. con ogni bene presente e futuro, ed il creditore committente potrà in qualsiasi momento agire in regresso per recuperare le somme per suo conto restituite.
Questo per ultimo ipotizzato potrebbe essere il peggiore dei risvolti negativi che nel caso di specie potrebbe verificarsi; tuttavia, a conforto della posizione creditoria del committente si ritiene interessante richiamare la sentenza della Corte di cassazione 10 ottobre – 20 novembre 2012 n. 20332 la quale, in fattispecie analoga a quella in esame, dà torto all’assicuratore, affermando che l’obbligo indennitario dell’assicuratore nei confronti dell’assicurato, nei limiti del massimale, non è riferibile alla sola quota di responsabilità dell’assicurato, operante ai fini della ripartizione della responsabilità tra i condebitori solidali, ma concerne l’intera obbligazione dell’assicurato nei confronti del terzo danneggiato, cui l’assicurato, in solido con il coobbligato, venga condannato in favore del danneggiato.
Norma di riferimento: Articolo 1292 Codice civile - Nozione della solidarietà | Quesito Q201515153
lunedì 28/12/2015 - Toscana
“In un condominio, in attesa che il tribunale esperisca tutti (proprietario in fallimento ecc...) gli atti per far pagare un condomino moroso, l'amministratore per mandare avanti almeno le spese ordinarie per la conduzione del condominio stesso, può chiedere i soldi necessari, a titolo di acconto da conguagliarsi ed in attesa della decisione del tribunale, agli altri condomini? Non è solidarietà anche questa ?
Qualora il tribunale per le varie cause che ha in corso il condomino moroso dovesse - come sicuramente avverrà e già avvenuto in altri casi - liquidare al condominio solamente la minima - minima parte e.o nulla di quanto dovuto dal precitato condomino moroso, quanto lui deve e.o la differenza che deve e non recuperata, in tutto o in parte, farà comunque carico a tutti gli altri condomini, a seconda delle rispettive quote ?”
Consulenza legale i 30/12/2015
La responsabilità per i debiti condominiali è stata a lungo governata dal principio di solidarietà dell'obbligazione: si riteneva, cioè, che il debito contratto nell'interesse del condominio verso terzi fosse solidale tra tutti i condomini e che quindi, in caso di mancato pagamento, il creditore potesse agire verso ciascun condomino anche se questi avesse eventualmente già versato la propria quota (v. Cass. 14813/2008, Cass. 14593/2004).
Questo orientamento è stato sconfessato dalla Cassazione con una pronuncia a Sezioni Unite del 2008, che ha abbracciato la tesi della parziarietà, stabilendo che le obbligazioni contratte dall'amministratore nell'interesse del condominio vanno ripartite tra i singoli in proporzione delle proprie quote (Cass. S.U. 9148/2008). Secondo la sentenza, anche se l'obbligazione sorta è comune essa è divisibile e in mancanza di apposita norma non può ritenersi solidale tra i debitori. Di conseguenza, il terzo creditore può agire verso i singoli solo entro i limiti di cui alle rispettive quote.
Rispetto a detta pronuncia (che peraltro ha suscitato molte discussioni) la riforma del condominio attuata con l. 220/2012 ha introdotto all'art. 63 co. 2 disp. att. la regola per cui "I creditori non possono agire nei confronti degli obbligati in regola con i pagamenti, se non dopo l'escussione degli altri condomini". Tale disposizione ha stabilito una sorta di temperamento, in quanto prevede che i debitori non morosi non possono essere escussi se non dopo che lo sono stati (senza successo) quelli morosi. Quindi, da un lato si ammette che possano essere chiamati a pagare, dall'altro si stabilisce, però, che la loro è una responsabilità eventuale e sussidiaria.
Questa disposizione si inserisce in un contesto più ampio, che prevede una serie di strumenti che mirano a favorire l'azione di recupero del credito. Infatti, tra le altre ipotesi, l'art. 1135 co. 1 n. 4 c.c. prevede come obbligatoria la costituzione di un fondo speciale per le opere di manutenzione straordinaria e le innovazioni (presumibilmente per evitare che, a fine lavori, vi sia il rischio di non poter pagare). Inoltre, ai sensi dell'art. 63 co. 1 disp. att. l'amministratore può chiedere un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo per riscuotere i contributi dovuti in base allo stato di ripartizione, e può farlo senza necessità di autorizzazione dell'assemblea; è altresì tenuto a comunicare ai creditori non ancora soddisfatti i nomi dei condomini morosi. Peraltro, l'amministratore deve agire per la riscossione forzosa di quanto dovuto (salvo che l'assemblea lo abbia dispensato) entro 6 mesi da quando si chiude l'esercizio in cui si inserisce il credito stesso (art. 1129 co. 9 c.c.).
In ogni caso, ai sensi dell'art. 63 co. 2 disp. att. anche i condomini non morosi possono essere escussi, in via sussidiaria. Letteralmente, la norma attribuisce questa facoltà "dopo l'escussione degli altri condomini": pertanto, stando al dettato di legge, solo dopo che si è esperito ogni tentativo giuridico nei confronti dei morosi si potrà agire contro quelli non morosi.
La responsabilità dei condomini in regola con i pagamenti è, innanzitutto, sussidiaria. Pertanto, se pure l'amministratore può chiedere loro di versare in via anticipata quanto dovuto dai morosi, può ricevere un rifiuto legittimo, visto che la regola è quella della preventiva escussione di chi non ha pagato. In ogni caso, quando l'escussione dei morosi sarà definitivamente infruttuosa, il creditore potrà agire anche contro gli altri condomini, sui quali verrà ripartito il loro debito. In tal senso, quindi, se è certo che un condomino non adempirà, si può rendere noto questo fatto all'assemblea, facendo presente che i non morosi saranno comunque, dopo l'escussione definitiva, chiamati a rispondere anche della sua quota.
Sotto tale profilo, peraltro, l'art. 63 co. 2 non ha esplicitamente contrastato il principio di cui alla sentenza 9148/2008 per cui l'obbligazione è parziaria: quindi, può ritenersi che quanto dovuto dal debitore inadempiente vada ripartito tra gli altri condomini nei limiti delle rispettive quote (interpretazione in linea anche con l'art. 1223 del c.c.) e che, quindi, non si possa agire nei loro confronti per chiedere l'intero.
Stante il fatto che la disciplina è recente, non si esclude che la giurisprudenza che si formerà in materia possa aderire ad interpretazioni diverse.
In conclusione, i condomini non morosi possono essere escussi dal creditore solo dopo che lo sono stati quelli morosi, ex art. 63 co. 2. disp. att.. Peraltro, se è assolutamente certo che i morosi saranno insolventi si potrà sottoporre all'assemblea l'opportunità di anticipare le loro somme, fermo restando che un rifiuto sarebbe legittimo e che, comunque, in base alla lettera della norma citata, si potrebbe ripartire il residuo su ciascuno di essi nei limiti della relativa quota di proprietà.