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Timestamp: 2016-10-25 21:05:26+00:00
Document Index: 150575968

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 12', 'art. 12', 'art.\n49', 'art. 46', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 48', 'art.\n4', 'art. 51', 'art. 51']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 153 del 15.12.2004
Art. 51, comma 2, lett. c), del TUIR. Determinazione del reddito di lavoro
dipendente. Rilevanza della pausa pranzo ai fini del trattamento tributario dei buoni pasto
Con nota del 15 aprile 2004 la associazione K ha chiesto il parere della
scrivente in merito al corretto trattamento tributario da applicare ai buoni pasto corrisposti dal datore di lavoro in assenza di pausa pranzo.
Nella nota prodotta da codesta associazione è fatto presente che
sull'argomento si è espressa, per quanto di competenza, la Direzione Provinciale dell'INPS di..., la quale sostiene "di ritenere non
indispensabile, ai fini del non assoggettamento a contribuzione previdenziale dei buoni pasto (nei limiti previsti dalla legge), la
fruizione da parte dei dipendenti di un periodo di pausa giornaliera per il consumo del pasto".
Atteso che la Direzione Provinciale dell'INPS di .... ha fornito il
parere sopra riportato richiamando quanto chiarito dal Ministero delle Finanze con la Risoluzione 30 marzo 2000, n.
41/E, in merito al corretto trattamento tributario da riservare
all'indennità sostitutiva di mensa, viene chiesto di conoscere se ai fini I.R.P.E.F. sia effettivamente corretto
escludere dalla determinazione del reddito di lavoro dipendente i buoni pasto concessi in assenza di pausa pranzo.
In merito, la scrivente ritiene opportuno premettere che per effetto
delle modifiche apportate dall'art. 6, comma 1, del d. lgs. 2 settembre 1997, n.
314, all'art. 12 della legge 30 aprile 1969, n. 153, concernente la
determinazione del reddito da lavoro dipendente ai fini contributivi, è stata realizzata la sostanziale unificazione della base imponibile ai fini
La nuova formulazione dell'art. 12 della legge n. 153/69 sopra citata
prevede infatti che costituiscono redditi da lavoro dipendente ai fini contributivi quelli di cui all'art.
49, comma 1, del T.U.I.R. (già art. 46, nel testo previgente) e che per il calcolo dei contributi di previdenza e
assistenza si applicano le disposizioni contenute nell'art. 51 del T.U.I.R. (già art.
Rilevato che si assoggetta a contribuzione il reddito di lavoro
dipendente determinato sulla base delle disposizioni fiscali, la scrivente fa presente che ai sensi dell'art. 51, comma 2, lett. c), del T.U.I.R.
(già art. 48, comma 2, lett. c, non concorrono alla formazione del reddito di
lavoro dipendente "le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro, nonché
quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi, o, fino all'importo complessivo giornaliero di
lire 10.240 (5.29,00 euro) le prestazioni e le indennità sostitutive corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a
carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione".
I buoni pasto, rientrando tra le prestazioni sostitutive del servizio di
mensa, sono esclusi dal reddito di lavoro dipendente, nei limiti sopra indicati, in quanto consentono ai dipendenti di fruire della
somministrazione di alimenti e bevande, nonché della cessione di prodotti di gastronomia pronti per il consumo immediato (in proposito, vedasi l'art.
4 della legge 25 marzo 1997, n. 77).
Sempre ai fini dell'esenzione I.R.P.E.F. in discussione, la circ. min.
23 dicembre 1997, n. 326, ha chiarito che per i ticket restaurant "deve essere individuabile un collegamento fra i tagliandi ed il tipo di
prestazione cui danno diritto" e che gli stessi devono "consentire soltanto l'espletamento della prestazione sostituiva nei confronti dei dipendenti che
ne hanno diritto". Obiettivo della previsione agevolativa, di cui all'art. 51, comma 2, lett. c), del
T.U.I.R., è infatti quello di favorire i dipendenti che, pur costretti a consumare il pasto nel corso della giornata lavorativa, non
fruiscono di un servizio mensa, e, contestualmente, gli imprenditori, al fine di evitare una prolungata assenza dal posto di lavoro da parte dei
lavoratori. Atteso che il dipendente fruisce del servizio mensa proprio per il fatto
di osservare un orario di lavoro che comprende la pausa pranzo, la scrivente ritiene logico ritenere che, come nell'ipotesi
dell'indennità sostitutiva di mensa (oggetto della risoluzione 30 marzo 2000, n.
41/E), anche per i buoni pasto, che integrano ugualmente una prestazione sostitutiva del
servizio mensa, la fruizione di una pausa per il vitto costituisca condizione necessaria ai fini
dell'applicabilità della norma che esclude la concorrenza al reddito di lavoro dipendente del buono pasto. Diversamente, ove l'orario di lavoro non preveda la fruizione della
pausa pranzo, i buoni pasto eventualmente corrisposti da parte del datore di lavoro, non essendo destinati a realizzare una prestazione sostitutiva del
servizio di vitto, concorreranno alla determinazione del reddito di lavoro dipendente (e della base imponibile contributiva), al pari degli altri
compensi in natura percepiti.
Ciò, nel rispetto del principio di
onnicomprensività che caratterizza il reddito di lavoro dipendente, recato dall'art. 51, comma 1, del T.U.I.R., il
quale prevede che costituiscono reddito di lavoro dipendente "tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo di imposta,
anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro".