Source: https://avvocatostefanostefano.com/2017/06/22/decreto-legge-vaccini-profili-di-incostituzionalita-2/
Timestamp: 2019-12-14 18:56:51+00:00
Document Index: 127700605

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 47', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 32', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 32', 'art. 1']

Decreto Legge “vaccini”. Profili di incostituzionalità (2). – Avvocato Stefano Stefàno
Decreto Legge “vaccini”. Profili di incostituzionalità (2).
22Giu 2017 23 Dic 2018
Sono almeno 5 i possibili profili di incostituzionalità che è possibile ravvisare, dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 7 giugno del Decreto Legge n. 73/2017, che triplica le vaccinazioni obbligatorie elevandole da 4 a 12.
1) La disparità di trattamento tra scuole dell’infanzia e scuola dell’obbligo a fronte della identica fattispecie della mancata presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni (art. 3, 3°co. D.L.); in violazione del principio di ragionevolezza della legge ed in relazione all’ articolo 3, 1°comma, della Costituzione.
Il provvedimento pubblicato distingue la disciplina della vaccinazione obbligatoria (art. 1) da quella dell’iscrizione scolastica (art. 3).
A differenza di quanto “annunciato”, da una parte ci sono le sanzioni pecuniarie per la mancata osservanza dell’obbligo (a prescindere dall’iscrizione scolastica), dall’altra le conseguenze scolastiche di tale inadempimento; superando così la disparità tra asilo e scuola dell’obbligo, circa l’applicabilità della sanzione pecuniaria, che ora colpisce entrambe le fattispecie.
Tuttavia, il D.L. mantiene, rispetto a quanto “annunciato”, la rilevata disparità di trattamento tra “servizi educativi per l’infanzia e scuole dell’infanzia” (da una parte) e gli “altri gradi d’istruzione” (dall’altra), sul versante della presentazione di idonea documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie imposte dall’art. 1; elevandola a requisito di accesso, ma solo nel primo caso (art. 3, 3°co.).
A contrario, la mancata presentazione comporterà la sanzione della non iscrizione del bimbo/a ai servizi educativi per l’infanzia e scuole dell’infanzia, mentre – in linea col pur abrogato art. 47, 2°co., D.P.R. n. 1518/1967 – non comporterà il rifiuto dell’ammissione per l’alunno/a degli “altri gradi d’istruzione” scolastica (ovvero, della scuola c.d. dell’obbligo).
L’articolo 3, 3°co., del D.L. diventa così il cuore del provvedimento (poichè la sanzione pecuniaria amministrativa, pur se con importi sensibilmente inferiori, è già vigente nel nostro ordinamento per tali fattispecie) venendo a costituire la leva su cui agire ed il deterrente per forzare l’ottemperanza all’obbligo della triplicazione delle vaccinazioni.
Qui occorre appuntare maggiormente l’attenzione, allora, per verificare se detta forzatura non travalichi i limiti della legittimità costituzionale.
– dallo stesso fatto della mancata presentazione della documentazione;
– discendono differenti trattamenti tra “servizi educativi per l’infanzia e scuole dell’infanzia” e gli “altri gradi d’istruzione“;
– per lo stesso diritto fondamentale (come l’aggettivo “altri“, preceduto dall’articolo determinativo, tradisce);
– continua a ravvisarsi la violazione dell’art. 3, 1°comma, della Nostra Costituzione.
Anche in considerazione delle conclamate, esigenze di “straordinaria necessità ed urgenza“, che (qualora sussistenti, ancorchè non meglio precisate) sarebbero in contraddizione manifesta con la summenzionata disparità di trattamento prevista dall’art. 3, 3°co., del D.L.
Come se il caso straordinario si fermasse al termine della scuola materna, per poi rientrare nei ranghi dell’ordinarietà con l’esordio in prima elementare.
E si consideri che, tale disparità, trattandosi di bambini/e che crescono, potrebbe paradossalmente riguardare la stessa persona, in fasi differenti della sua vita.
L’evidente incongruità di tale disposizione, rispetto al fine che il Governo dichiara di perseguire, induce a ritenere violato anche il principio di ragionevolezza della legge, così come elaborato nel corso degli anni dalla Corte Costituzionale.
2) La compressione della libertà di scelta in ordine a un trattamento sanitario tramite la triplicazione delle vaccinazioni obbligatorie (art. 1, 1°co. D.L.); in violazione ancora del principio di ragionevolezza, imposto dall’articolo 3 della Costituzione ed in raccordo con la violazione dell’articolo 32, 2°comma, Costituzione, per cui “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” [quest’ultimo punto, autorevolmente proposto dal Vice Presidente emerito della Corte Costituzionale, Prof. Paolo Maddalena].
La seconda violazione dell’art. 3 Costituzione emerge dalla lettura del Decreto Legge n. 73/2017 ed in particolare dell’art. 1, 1°comma, laddove vengono prescritti i 12 vaccini (dalla lettera “a” alla lettera “n”) in raccordo con la violazione dell’art. 32, comma secondo, secondo periodo, nel quale si legge che “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” [cfr. Parte I Diritti e Doveri dei Cittadini Titolo II (Artt. 29-34)].
Finché si trattava di quattro vaccinazioni obbligatorie ritenute necessarie dalla Comunità scientifica, si poteva anche invocare il principio di “solidarietà sociale” di cui all’art. 2 Costituzione, ma ora che si tratta di 12 vaccinazioni, i cui effetti dannosi sono stati fatti presenti da illustri scienziati di tutto il mondo, vengono in prima evidenza i “limiti” che la legge deve rispettare, e non è dubbio che questi limiti sono stati superati proprio in virtù del “principio ermeneutico della ragionevolezza” imposto dall’art. 3 Costituzione [cfr. PRINCIPI FONDAMENTALI (artt. 1-12)].
Dunque la legge che toglie la libertà di scelta in ordine a un trattamento sanitario, deve dichiararsi costituzionalmente illegittima per “mancato rispetto della persona umana” (violazione della libertà di scelta) e per “irragionevolezza”.
Queste due censure, entrambe in relazione all’articolo 3 della Costituzione, e la seconda anche in raccordo con l’art. 32, 2°comma ella Costituzione, costituiscono pertanto le fondamentali pregiudiziali di incostituzionalità del Decreto Legge n. 73/2017, in particolare dell’art. 1, 1°comma, nonchè dell’articolo 3, 3° comma.
Circa infine la valutazione della congruità della sanzione pecuniaria amministrativa, occorre invece rilevare che essa appartiene, per costante insegnamento della Corte Costituzionale (Ordinanza n. 264/2007; Sentenza n. 68/2012) alla discrezionalità del legislatore, con il solo limite della manifesta irragionevolezza, che può ravvisarsi a fronte di sperequazioni sanzionatorie tra fattispecie omogenee non sorrette da alcuna ragionevole giustificazione (per cui, in difetto della indicazione di fattispecie omogenee che impongano sanzioni inferiori, su questo punto, gli unici rilievi potranno essere fatti nel merito politico).
Dalla pubblicazione del Decreto Legge n. 73/2017 emergono poi altri possibili profili di incostituzionalità, che dovranno essere tuttavia oggetto di ulteriore riflessione:
A) Il tempo trascorso tra la deliberazione del Consiglio dei Ministri e quello della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del D.L.
B) La “straordinaria necessità ed urgenza“.
C) L’illegittimità costituzionale della Legge 4 febbraio 1966, n. 51.
D) La scuola dell’infanzia.
Saranno oggetto di analisi dettagliata nell’ultimo articolo.
(quest’articolo è la riproduzione dei contenuti del video a margine di Latina)
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