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Timestamp: 2018-03-23 19:09:52+00:00
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MEMORIA DELLA CGIL E DELLO SPI CGIL AUDIZIONE del 8 giugno 2015 XI COMMISSIONE CAMERA DEI DEPUTATI SU DECRETO LEGGE 65/2015 Disposizioni urgenti in - PDF
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Sebastiano Severino Bernasconi
1 MEMORIA DELLA CGIL E DELLO SPI CGIL AUDIZIONE del 8 giugno 2015 XI COMMISSIONE CAMERA DEI DEPUTATI SU DECRETO LEGGE 65/2015 Disposizioni urgenti in materia di pensioni, di ammortizzatori sociali e di garanzie TFR (C. 3134) 1
2 Sulla Gazzetta ufficiale n. 116 del 21 maggio 2015 è stato pubblicato il decreto legge 65/2015 relativo a Disposizioni urgenti in materia di pensioni, di ammortizzatori sociali e di garanzie TFR. L'articolo 1 di tale decreto, intitolato Misure in materia di rivalutazione automatica delle pensioni prevede di dare attuazione ai principi enunciati nella sentenza della Corte Costituzionale n. 70 del 2015, nel rispetto del principio degli equilibri di bilancio e degli obiettivi di finanza pubblica, assicurando la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche in funzione della solidarietà intergenerazionale. La Corte Costituzionale con la sentenza n 70 del 10 marzo 2015 ha dichiarato incostituzionale il comma 25 dell art. 24 del D.L. n 201/2014 nella parte in cui disponeva la rivalutazione automatica, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente per i trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il INPS. La Corte ha ritenuto la norma illegittima con riferimento agli articoli 3, 36, primo comma, e 38, secondo comma, della Costituzione. La Corte Costituzionale ha ritenuto fondata la questione di costituzionalità che le è stata posta dal Tribunale di Palermo, dalla Corte dei Conti dell'emilia Romagna e dalla Corte dei Conti della Liguria sulla base delle seguenti motivazioni. Violazione dell'articolo 38, secondo comma della Costituzione, poiché l'assenza di rivalutazione impedisce la conservazione nel tempo del valore reale delle pensione, menomandone l'adeguatezza. Violazione dell'articolo 36, primo comma della Costituzione, in quanto il blocco della perequazione lede il principio di proporzionalità tra la pensione, che costituisce il prolungamento della retribuzione in costanza di lavoro, e il trattamento retributivo percepito durante l'attività lavorativa. Violazione del combinato disposto degli articoli 36, 38 e 3 della Costituzione poiché la mancata rivalutazione, violando il principio di proporzionalità tra pensione e retribuzione e quello di adeguatezza della prestazione previdenziale, altera il principio di uguaglianza e ragionevolezza, causando un irrazionale discriminazione in danno della categoria dei pensionati. La Corte Costituzionale ha più volte citato la precedente sentenza n.316 del Con tale sentenza la Corte aveva posto in evidenza la discrezionalità di cui gode il legislatore, sia pure nell'osservare il principio costituzionale di proporzionalità ed adeguatezza delle pensioni, ed aveva ritenuto non illegittimo l'azzeramento, per il solo anno 2008, della rivalutazione delle pensioni superiori ad otto volte il INPS. Nel contempo la Corte aveva però lanciato un monito al legislatore, poiché la sospensione a tempo indeterminato del meccanismo perequativo, o la frequente reiterazione di misure intese a penalizzarlo, entrerebbero in collisione con gli invalicabili principi della ragionevolezza e della proporzionalità, con conseguente pregiudizio per il potere di acquisto delle pensioni e con irrimediabile vanificazione delle aspettative legittimamente nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività (sentenza Corte Costituzionale n. 349 del 1995). Con l'articolo 1 del decreto legge 65/2015 si prevede con efficacia retroattiva la sostituzione della norma abrogata stabilendo che la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall'articolo 34, comma 1, della legge 448/1998,relativa agli anni 2012 e 2013, è riconosciuta: 2
3 ANNI 2012 e 2013 Fino a tre volte il 100% Oltre tre volte e fino a quattro volte il Oltre quattro volte e fino a 5 volte il Oltre 5 volte e fino a 6 volte il % perequazione 40% 20% 10% Oltre 6 volte il 0% Viene poi aggiunto il comma 25 bis che prevede che la rivalutazione automatica relativa agli anni 2012 e 2013, così come determinata ai sensi del nuovo comma 25, si applica ai trattamenti pensionistici di importo complessivo superiore a tre volte il INPS per gli anni successivi nel seguente modo: a) 20% per gli anni 2014 e 2015; b) 50% per gli anni La rivalutazione prevista dal comma 25 bis si affianca alla rivalutazione prevista dal comma 483 della legge di stabilità 147 del 2013 che continua ad operare. Le somme arretrate dovute in base alla riformulazione della norma saranno corrisposte ai pensionati con effetto dal 1 agosto E' da rilevare che il Governo ha deciso di dare attuazione alla sentenza della Corte Costituzionale senza alcun confronto con il sindacato, con un decreto legge che restituisce solo una minima parte di quanto dovuto e che individua anche una soglia di pensionati (quelli con importi di pensione che vanno oltre 6 volte il ) che per i due anni in questione (2012 e 2013) non avranno diritto ad alcuna rivalutazione. Il decreto, peraltro, è scritto in maniera ambigua e dà adito a più interpretazioni. Secondo l' interpretazione data dalla Ragioneria Generale dello Stato la norma sulla rivalutazione si applicherebbe solo per determinare l'importo degli arretrati da corrispondere senza modificare l'importo della pensione in essere. Se questa è l'interpretazione data dal Governo non possiamo non rilevare che ciò creerebbe per la prima volta nella storia del nostro Paese una rivalutazione virtuale delle pensioni, contraria a tutta la nostra legislazione previdenziale: la perequazione una volta applicata sull'importo della pensione in essere diventa, infatti, parte integrante della pensione stessa: almeno finora è sempre stato così! Con l'interpretazione che il Governo vuole dare alla norma ci sarebbero danni ingenti per i pensionati che continuerebbero a subire gli effetti del blocco delle indicizzazioni del biennio 2012 e 2013 anche per tutti gli anni a venire. La sterilizzazione dell'effetto economico della rivalutazione riconosciuta per il biennio per gli anni successivi e quindi sul trattamento pensionistico a regime appare come un sistema di aggiramento del dictum della Corte e potrebbe, pertanto, dar luogo ad un futuro notevole contenzioso. Pur essendo consapevoli della situazione di bilancio e del costo della sentenza della Corte Costituzionale n. 70 del 2015 non possiamo non rilevare come quel costo derivi proprio dai mancati aumenti che non sono stati corrisposti ai pensionati. Consideriamo, pertanto, l espressione bonus Poletti offensiva dei pensionati e mistificatrice della realtà. L erogazione di cui si parla non è una piacevole e inaspettata sorpresa ad opera del Governo, ma la parziale, molto parziale, restituzione di quanto sottratto ai pensionati con una norma che la 3
4 Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima. È ancora più disdicevole aver tentato di colpevolizzare i pensionati, dichiarando di utilizzare, come ha fatto il Presidente del Consiglio, a copertura della parziale restituzione di quanto dovuto, le somme altrimenti destinate a favore dei poveri. Una affermazione che la dice lunga sull atteggiamento politico del Governo che, per uscire da sue difficoltà, non esita a mettere in contrapposizione i sacrosanti diritti dei pensionati con gli altrettanto sacrosanti diritti dei cittadini più poveri, di cui si deve far carico l intera collettività, pensionati compresi. Inoltre, in questo modo si alimenta volutamente la confusione tra previdenza e assistenza, nel solco di una operazione politica che, proprio sulla base di questa confusione, sostiene che in Italia si spende troppo per le pensioni, sia in assoluto, sia in confronto ad altri paesi europei. Una affermazione, quest ultima, mai sostanziata da un reale confronto dei diversi sistemi di welfare analizzati non per parti, come avviene da sempre, ma nella loro complessità (spesa totale pro-capite e in rapporto al PIL, tassazione della spesa, rapporto tra previdenza pubblica e privata, sistemi di incentivazione della previdenza privata e loro incidenza sulla spesa pubblica, ecc.). Una lacuna, frutto di una precisa scelta politica, cui la Commissione Lavoro della Camera potrebbe porre rimedio con una sua iniziativa. Tornando alla sentenza della Corte Costituzionale osserviamo che il decreto che ne dà attuazione migliora e non peggiora i saldi di finanza pubblica, come si è voluto far credere. In assenza del decreto 65/2015, l effetto della sentenza sul saldo netto da finanziare sarebbe stato di circa 17 miliardi di euro per il 2015 e di circa 4,2 miliardi per gli anni successivi. Con il decreto si scende a 2,10 miliardi per il 2015 e a meno di 500 milioni per gli anni successivi. Noi riteniamo che la misura sia totalmente insufficiente e che, al di là della retorica sulle nuove generazione, neanche un euro di quanto risparmiato è stato destinato a interventi sugli aspetti del sistema previdenziale maggiormente esposti alle difficoltà del mercato del lavoro. Inoltre questa non è l unica fonte di risparmio. Afferma la Ragioneria Generale dello Stato che Considerando l insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al Una cifra enorme di cui, colpevolmente, si è persa memoria tanto che ogni volta che si interviene sulle pensioni sembra che lo si faccia per la prima volta. Partendo da queste considerazioni, riteniamo che vi sia lo spazio per apportare alcune modifiche al decreto e, nello stesso tempo, avviare un reale politica di sostegno sulle attese previdenziali delle nuove generazioni, contrastando una deriva miope che, per qualche presunto vantaggio politico immediato, sta prefigurando per molti un futuro di povertà. 4
5 Le nostre proposte. - Ciò che il decreto restituisce in attuazione della sentenza è certamente insufficiente, specialmente per quanto riguarda le pensioni di importo più basso, cui la sentenza si è riferita più volte. Nel periodo , a fronte di un tasso di perequazione cumulato di circa il 7%, la copertura prevista dal decreto è del 2,2% per importi compresi tra 3 e 4 volte il, l 1,5% tra 4 e 5 volte lo 0,5% per importi tra 5 e 6 volte lo stesso, per poi decrescere fino a percentuali insignificanti. Proponiamo due modifiche: 1) aumentare la copertura alle pensioni di importo compreso tra tre e cinque volte il ; 2) utilizzare le pensioni perequate al 2013 come base effettiva per gli anni successivi, correggendo un aspetto del decreto che altrimenti determinerebbe l'avvio di un notevole futuro contenzioso. - Destinare una percentuale dei risparmi previsti dal decreto a un fondo da utilizzare per migliorare la copertura previdenziale dei lavoratori più deboli nel mercato del lavoro e delle future generazioni, recuperando valori solidaristici estranei al sistema contributivo così come è stato concepito in Italia. Altre risorse si dovranno trovare con la legge di stabilità 2016, chiamando a contribuire tutti i cittadini e in particolare quelli che hanno di più e che in questi anni di crisi hanno visto aumentare reddito e ricchezza. - Si tratta di due interventi che, pur non rendendo pienamente giustizia ai pensionati colpiti dal blocco e ai giovani, invertono il segno del decreto e prefigurano possibili futuri interventi non per fare cassa ma per restituire organicità e solidarietà al sistema previdenziale. - Sono temi che coinvolgono milioni di persone, e che non possono essere affrontati senza un adeguato dialogo sociale. Per questo continuiamo a chiedere al Governo di convocare le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative dei pensionati per un confronto sul merito. - Tenendo conto del dibattito in corso e delle posizioni espresse da membri del Governo, precisiamo sin da subito che siamo fermamente contrari a interventi finalizzati al ricalcolo delle pensioni liquidate con il sistema retributivo, da molti presentate come un furto di futuro e non per quello che realmente sono, la restituzione di un risparmio previdenziale calcolato secondo le leggi vigenti nel tempo. - CGIL CISL e UIL hanno varato da tempo una Piattaforma unitaria per le modifiche da apportare alla legge Fornero. È necessario che il Governo esca dal silenzio e dai continui rinvii della discussione e inizi subito il confronto sia con i sindacati confederali sia con i sindacati dei pensionati. Relativamente agli articoli relativi al finanziamento degli ammortizzatori sociali si chiede l'incremento della dotazione per il rifinanziamento dei contratti di solidarietà di cui all'articolo 4 del presente decreto. La dotazione individuata risulta insufficiente alla copertura del fabbisogno. Il finanziamento è opportuno che si attesti almeno sui 150 milioni di euro per la copertura degli anni 2014 e
PENSIONI ED EQUITA SOCIALE. Mino Schianchi
PENSIONI ED EQUITA SOCIALE Mino Schianchi SEMPRE APERTI I CANTIERI DELLE PENSIONI Nei tempi che viviamo, è l incertezza la connotazione della vita sociale dei pensionati ai quali è resa quasi impossibile