Source: https://www.csvcatanzaro.it/servizi-e-attivita/consulenza/come-fare-per/requisiti-da-prevedere-nellatto-costitutivo-e-nello-statuto-di-una-odv/
Timestamp: 2020-05-28 17:34:28+00:00
Document Index: 62738419

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 2', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 16', 'art.8', 'art. 20', 'art.21', 'art.22', 'art. 24', 'art. 21', 'art. 27', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 19']

﻿Requisiti da prevedere nell’atto costitutivo e nello statuto di una Odv – CSV Catanzaro
Per ottenere l’iscrizione nel registro provinciale il gruppo di persone volontarie deve, innanzitutto, nella fase costitutiva, scegliere il settore di attività nell’ambito del quale l’organizzazione andrà a svolgere il proprio compito e poi specificare l’attività. La regione Calabria riconosce e valorizza[1] le attività delle organizzazioni di volontariato che realizzano, senza scopo di lucro e a fini esclusivi di solidarietà, finalità di carattere sociale, civile e culturale per:
contrastare l’emarginazione;
prevenire e rimuovere le situazioni di bisogno;
accogliere la vita e migliorarne la qualità;
concorrere al perseguimento dei fini istituzionali del servizio sanitario regionale;
concorrere alla predisposizione ed erogazione dei servizi gratuiti a favore dei singoli o di gruppi di persone;
assicurare la fruizione del diritto allo studio per tutti i cittadini, anche con particolari attività di formazione ed orientamento per minori e giovani, nonché di attività di promozione culturale ed educazione permanente per adulti;
promuovere attività di protezione e salvaguardia dell’ambiente e per interventi in situazioni di pubbliche calamità.
Nei propri atti costitutivi e nei propri statuti le Organizzazione di Volontariato devono dichiarare quanto statuito dalla L. 266/91 (art. 3, comma 3):
l’assenza di fini di lucro: tale previsione mira ad escludere che i membri dell’organizzazione possano perseguire uno scopo egoistico. Non bisogna infatti dimenticare che, in base all’art. 2, comma 1 della legge n. 266 del 1991 l’attività di volontariato è incompatibile con il perseguimento di uno scopo di lucro anche indiretto tanto è vero che anche in caso di recesso o esclusione, i volontari non possano ripetere i contributi versati, né vantare alcun diritto sul patrimonio dell’ente (art. 24, ultimo comma C.C.).
La “democraticità della struttura”: scopo di tale requisito è quello di garantire la piena parità di trattamento e di posizione tra i componenti dell’organizzazione. In poche parole l’ultimo arrivato deve avere gli stessi diritti e gli stessi doveri di un socio fondatore. Tale requisito inoltre consente di creare un’organizzazione interna che escluda, attraverso l’adozione del metodo collegiale e del principio maggioritario, la creazione di situazioni di potere e/o oligarchiche.
L‘elettività e la gratuità delle cariche associative: tutte le cariche previste nell’atto costitutivo e nello statuto (presidente, sindaci, segretario ecc.) devono essere elettive e gratuite. Non vi possono pertanto essere clausole che riservino soltanto a taluni membri le cariche sociali o che prevedano rinnovi automatici o che stabiliscano una durata troppo elevata delle cariche.
La gratuità delle prestazioni fornite dagli aderenti: tale aspetto è coerente con la definizione di attività di volontariato. Ne consegue che solo i membri dell’associazione possono fornire attività di volontariato, escludendosi i lavoratori dipendenti o autonomi che le organizzazioni di volontariato possono assumere nei limiti indicati al c. 4 dell’art. 3 della legge n.266 del 1991.
Nei propri atti costitutivi e nei propri statuti le Organizzazioni di Volontariato devono altresì dichiarare quanto statuito dal c.c.:
la Denominazione dell’ente che servirà a distinguere l’organizzazione sia dai singoli soci che da altre organizzazioni. Essa non deve contenere indicazioni che possano trarre in inganno i terzi. La denominazione dell’associazione ha la stessa funzione del nome della persona fisica ex art. 7 c.c. e riceve la stessa tutela del diritto al nome.
La Sede dell’associazione dovrà essere quella effettiva, ossia il centro degli interessi dell’associazione ed in cui opera l’organo amministrativo dell’ente. La sede assume rilievo anche ai fini processuali, in quanto in base ad essa viene stabilita la competenza del giudice[2]. In caso di una controversia è cioè competente a decidere il giudice del luogo in cui l’associazione ha sede. La sede andrà (probabilmente) indicata nel documento programmatico sulla sicurezza come luogo in cui verranno conservati e protetti i dati personali nonché come luogo in cui i volontari svolgeranno il loro lavoro.
L’indicazione dello Scopo: lo scopo ricordiamo che deve essere lecito e non può essere di tipo economico o lucrativo. Si ricorda quanto sopra detto circa il fine di solidarietà sociale, l’assenza del fine di lucro e la realizzazione delle attività tramite l’apporto personale, volontario e gratuito degli aderenti.
L’indicazione della composizione del Patrimonio, cioè i diversi elementi che lo costituiscono o lo costituiranno. Normalmente l’associazione trae le risorse economiche per il funzionamento e lo svolgimento della propria attività da:
donazione e lasciti testamentari;
rendite derivanti da beni mobili o immobili pervenuti all’associazione a qualunque titolo;
Le norme sull’Ordinamento interno e sull’amministrazione; ai sensi dell’art. 16 del c.c. l’ordinamento e l’amministrazione dell’ente devono essere regolati dalle norme contenute nello statuto; in esso devono indicarsi le norme di funzionamento degli organi dell’ente. Gli organi dell’assemblea e degli amministratori sono regolati dagli artt.16,18,19,20 e 21 del c.c.. Gli aderenti possono tuttavia apportare alcune modifiche: in particolare possono:
prevedere altri organi, oltre all’assemblea e agli amministratori (es. organo di controllo, comitato di garanzia…)
variare i quorum costitutivi e deliberativi delle assemblee;
limitare i poteri di rappresentanza degli amministratori;
regolare la rappresentanza in assemblea.
Per quanto riguarda gli organi, pertanto, il codice civile e la Legge quadro 266/1991 consentono di ritenere fondamentali per la gestione dell’OdV stessa l’assemblea e gli amministratori.
L’Assemblea assicura la democraticità della struttura perché è composta da tutti i soci. Delinea le direttive di massima circa l’attività associativa ed elegge l’organo direttivo. Sempre dal punto di vista della democraticità, è consigliabile (ma non obbligatorio) che la stessa nomini anche il Presidente, organo importante e alla cui scelta dovrebbero partecipare tutti i soci. L’Assemblea è senza alcun dubbio l’organo più importante dell’organizzazione di volontariato. Essa ha la funzione di deliberare su tutto ciò che riguarda la vita e la gestione dell’organizzazione ed è composta dalla totalità dei suoi aderenti.
La Convocazione. Ai sensi dell’art.8 disp. att. del codice civile la convocazione deve essere fatta secondo le modalità stabilite nello statuto. La convocazione è il primo passo della fase deliberativa. In molti statuti non sono indicate le modalità di convocazione e questo è un grande errore, perché potrebbe inficiare tutto l’operato dell’organizzazione. Ad ogni modo se non viene espressamente prevista nello statuto non è richiesta una forma specifica per la convocazione dell’assemblea. È importante che venga inviata a tutti gli associati e che contenga l’ordine del giorno. In mancanza sarà regolarmente costituita solo se totalitaria. Chi convoca. Ai sensi dell’art. 20 del c.c. l’assemblea deve essere convocata almeno una volta all’anno per l’approvazione del bilancio e ogni qualvolta il consiglio di amministrazione lo ritenga necessario, anche su richiesta motivata di almeno 1/10 degli associati. Nello statuto si può anche prevedere che essa sia convocata dal presidente o dal segretario o qualche altro organo.
Il Diritto di voto. Tutti gli aderenti hanno diritto di intervenire e di votare in assemblea. Sono legittime le clausole che escludono l’esercizio di tali diritti da parte degli associati morosi nel versamento dei contributi.
La validità delle deliberazioni. Art. 21 In prima convocazione è richiesta la presenza di almeno la metà degli associati, mentre in seconda convocazione l’assemblea è regolarmente costituita qualunque sia il numero degli intervenuti. Il quorum costitutivo è diverso qualora si debba deliberare sulle modifiche dell’atto costitutivo o sullo scioglimento dell’associazione e sulla devoluzione del patrimonio. Nel primo caso è necessario la presenza di almeno ¾ degli associati ed il voto favorevole della maggioranza dei presenti; nel secondo caso (scioglimento e devoluzione) è necessario il voto favorevole di almeno ¾ degli associati.
I compiti dell’assemblea. I suoi compiti sono, oltre quelli previsti nel contratto: scioglimento dell’associazione e la devoluzione del suo patrimonio (art.21 c.c.); nomina e revoca degli amministratori; azione di responsabilità contro gli amministratori 8 (art.22 c.c.); esclusione degli associati (art. 24, 3 comma c.c.). Sono di competenza dell’assemblea anche le modifiche dell’atto costituivo e dello statuto (art. 21, 2 comma c.c.). L’associato può ovviamente delegare altre persone alla partecipazione dell’assemblea.
Le condizioni di ammissione degli associati. In particolare devono essere fissati i requisiti personali sulla cui base valutare la richiesta di ammissione degli aspiranti associati. Non sono ammissibili, però, clausole che vietino nuove adesioni all’associazione o che, all’opposto, permettano a chiunque l’ingresso o che, infine, rimettano l’ammissione di nuovi associati all’arbitro degli amministratori. Ci devono essere clausole moderate del tipo << Sono associati i soggetti che sottoscrivono l’atto costitutivo e quelli che ne fanno richiesta e la cui domanda di adesione è accolta dal comitato direttivo >>.
È importante indicare le procedure attraverso le quali gli associati possono esercitare i loro diritti (ad es. fruire di determinate prestazioni) o esprimere i propri doveri ( ad es. determinazione e periodicità della quota associativa; obbligo di conferimento, in un’unica soluzione o con versamenti periodici; obblighi di prestazioni d’opera; obbligo di trasferire in godimento determinati beni; obbligo di versare somme supplementari in situazioni particolari). Ne deriva che gli associati non possono vantare diritti, ne ad essi possono essere imposti obblighi, diversi da quelli esplicitamente considerati nel contratto. Fanno eccezione i cosiddetti diritti inviolabili: diritto d’intervento in assemblea, diritto di voto; diritto di impugnare le delibere assembleari e diritto di recesso, i quali devono ritenersi connaturati al contratto di associazione a prescindere dalla loro indicazione.
Il Comitato direttivo è formato da un gruppo di soci circoscritto. Porta avanti l’attività e gestisce l’OdV, realizzando in concreto le direttive generali e strategiche dettate dall’assemblea.
L’Amministratore e/o Presidente: fa parte del Consiglio Direttivo e ne organizza l’attività, e generalmente (se non diversamente indicato dallo statuto) è legale rappresentante dell’OdV, circostanza che permette all’associazione di stare in giudizio (in persona del Presidente) e di assumere obbligazioni nei confronti di terzi. Egli prende le decisioni operative ed ha la rappresentanza dell’ente. I primi amministratori sono indicati e dunque nominati nell’atto costitutivo. La competenza esclusiva della nomina spetta all’assemblea degli associati.
Qualunque clausola statutaria che attribuisce ad altri il potere di nomina è nulla. Per assumere la carica è necessario prima accettarla (art. 27, 3°comma, disp. Att. Cod. civ.). Gli amministratori devono essere persone fisiche, devono essere scelte tra gli associati. La loro nomina è temporanea e non possono essere nominati a vita.
Anche la composizione dell’organo è determinata nello statuto. Può essere collegiale o anche composto da una sola persona. Se collegiale si potrebbe avere in tal caso il comitato direttivo. Alcuni obblighi degli amministratori sono espressamente previsti dalla legge: convocazione dell’assemblea per l’approvazione del bilancio. Altri invece vengono indicati nell’atto costitutivo per il raggiungimento dello scopo. Anche l’esecuzione delle delibere o il compimento di atti di straordinaria amministrazione rientrano tra i compiti degli amministratori se non viene stabilito diversamente nello statuto.
Il Segretario. Normalmente il Presidente viene coadiuvato da un segretario che può avere i seguenti compiti:
tenuta ed aggiornamento dei registri;
responsabile della redazione e della conservazione dei verbali delle riunioni dell’assemblea, del comitato, del collegio dei revisori e del collegio arbitrale;
predispone lo schema del preventivo di spesa e del bilancio consuntivo;
provvede alla tenuta dei registri e della contabilità dell’associazione, nonché alla conservazione della documentazione relativa alle entrate ed alle uscite con l’indicazione nominativa dei soggetti eroganti e di coloro ai quali è stata effettuata l’erogazione;
provvede alla riscossione delle entrate ed al pagamento delle spese in conformità alle decisioni prese dal comitato.
L’organo di controllo. Frequentemente gli statuti prevedono anche l’istituzione di un organo di controllo (per es. Il collegio dei revisori dei conti). Lo statuto determina la composizione dell’organo, le modalità di nomina dei suoi componenti, nonché di revoca e di durata della carica e l’ambito dei poteri attribuitigli. Poiché la funzione di controllo dell’attività di gestione dell’organizzazione è istituzionalmente attribuita all’assemblea, il potere di nomina dei componenti di un tale organo di controllo non potrà che essere attribuito alla stessa assemblea. Non è consigliabile per ovvi motivi istituire organi di controllo laddove non si pensa di essere ordinati con i registri; ciò anche per evitare agli stessi controllori di non essere in regola con la loro carica, è ovvio, infatti, che se ci sono dei sindaci questi devono chiedere di visionare i registri con la conseguenza che se omettono di dire di non avere visto incorrono in responsabilità pure essi. Il controllo contabile può essere affidato al Collegio dei revisori dei conti, di cui sopra, o anche ad un revisore unico: nel secondo caso il professionista incaricato è generalmente indipendente ed esterno all’OdV, ed ha il compito di controllare i documenti di bilancio consuntivo (ed eventualmente preventivo) e di verificare la regolarità della gestione. Se nominato, il suo parere ed eventuali rilievi critici devono essere inseriti in una relazione che viene allegata ai bilanci e sottoposta all’assemblea convocata per l’approvazione degli stessi. Il controllo è limitato alla regolarità contabile delle spese e delle entrate. Si ricorda che la nomina di un revisore è obbligatoria per le ONLUS (e quindi, si deve ritenere, anche per le OdV ONLUS di diritto) nel caso in cui i proventi superino per due anni consecutivi l’ammontare di € 1.032.913,80. Altro organo non obbligatorio è il Collegio dei probiviri: può essere composto anche da soci e viene generalmente chiamato a giudicare su eventuali divergenze o questioni nate all’interno dell’OdV, sulle violazioni dello statuto (e del regolamento), sull’inosservanza delle delibere e sull’esclusione dei soci.
L’obbligo di formazione del bilancio, dal quale devono risultare i beni, i contributi o i lasciti ricevuti, nonché le modalità di approvazione dello stesso da parte dell’assemblea degli aderenti.
Le norme relative alla estinzione dell’ente e alla devoluzione del patrimonio.L’art. 5, comma 4, legge 266 del 1991 stabilisce che le Organizzazioni di Volontariato sono tenute in caso di scioglimento, cessazione ovvero estinzione a devolvere i beni che residuano, dopo l’esaurimento della liquidazione, ad altre organizzazioni operanti in identico o analogo settore «secondo le indicazioni contenute nello statuto o negli accordi degli aderenti, o, in mancanza, secondo le disposizioni del codice civile»
[1] Legge regionale 18/95, art. 1.
[2] Codice di procedura civile art. 19, comma 1.