Source: http://naturagiuridica.blogspot.com/2009/05/
Timestamp: 2019-08-22 19:16:12+00:00
Document Index: 130755702

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 118', 'sentenza ', 'artt 256', 'sentenza ', 'art. 192', 'sentenza ', 'art. 192', 'art. 191', 'art. 188', 'sentenza ', 'art. 192', 'art. 244', 'art. 239', 'art. 239', 'art. 192', 'sentenza ', 'art. 192', 'art. 107', 'art. 107', 'art. 188', 'sentenza ', 'sentenza ']

Natura Giuridica: maggio 2009
Il titolo che ho scelto per questo post mi è venuto in mente rileggendo la sentenza, e pensando ad una certa declinazione della non meglio precisata “italianità”, che va tanto di moda in questi mesi…
Certo che italianità a me fa pensare ad un coacervo di competenze, intrecciate, sovrapposte, scoordinate, che crea (aumenta la) confusione su chi, come, quando e perché deve adottare certe decisioni (in modo autorevole, efficace ed efficiente, bisognerebbe aggiungere….)
La vicenda trae origine da due ricorsi, aventi entrambi ad oggetto disposizioni concernenti la promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili: le due regioni ricorrenti (Veneto e Toscana) lamentavano, in sostanza, di essere state spogliate di alcune competenze in materia di energie rinnovabili a favore delle Province (che ultimamente un po’ tutti dicono di voler abolire, per continuare a farle rimanere lì dove sono…..).
In un caso (Regione Veneto) la disposizione oggetto di censura avrebbe stabilito – secondo la ricorrente – “che d'ora in poi spetti alla Provincia il compito di rilasciare l'autorizzazione unica”, anziché alla Regione, che lamentava, dunque, di essere stata spogliata di una competenza a favore della Provincia.
Inoltre, la regione Veneto si doleva del fatto che le direttive che l’AEEG (Autorità per l’energia elettrica ed il gas) emana a proposito del collegamento degli impianti da fonti energetiche rinnovabili alla rete elettrica sarebbero “arricchite” dalla disposizione oggetto di censura, ledendo l’art. 117 della Costituzione in quanto il legislatore statale avrebbe attribuito nuovi compiti all'Autorità, “senza ilbenché minimo confronto con le Regioni”…
Nel secondo (Regione Toscana) la ricorrente non ha contestato l'attribuzione ad un organo dello Stato di tale funzione amministrativa, ma ha lamentato il fatto che essa non fosse accompagnata dalla necessità di una previa intesa con la Regione, come imporrebbero gli artt. 117 e 118 della Costituzione, nonché il principio di leale collaborazione…
Per un approfondimento analitico della sentenza, vi rimando al testo completo, che potrete scaricare gratuitamente sul sito di Natura Giuridica, consulenza ambientale per imprese e pubbliche amministrazioni.
Di seguito, vi riporto un estratto di quanto deciso dalla Corte Costituzionale, con sentenza n. 88/2009.
In estrema sintesi, la Corte Costituzionale ha affermato che:
• l'art. 12 del D.Lgs n. 387 del 2003, così come modificato dall’2, comma 158, lettera a), della legge n. 244 del 2007, non ha tolto alla Regione il compito di rilasciare l'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili.
Nella specie, la Corte ha sottolineato l’evidente erroneità del presupposto interpretativo della ricorrente, che lamentava di essere stata spogliata, a favore della Provincia, di una competenza in una materia - produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia - ritenuta oggetto di potestà legislativa concorrente.
• l'Autorità per l'energia elettrica e il gas, pur operando in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione costituisce una autorità nazionale riconducibile alla materia della organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali: non vi è ragione per ritenere che tale posizione di indipendenza, ovvero il carattere neutrale che le Autorità di tale natura in linea di principio assumono rispetto agli interessi cui sono preposte, possano produrre alterazioni dei criteri costituzionali in base ai quali viene ripartito l'esercizio delle competenze amministrative tra Stato, Regioni ed enti locali.
La peculiare collocazione dell'Autorità nell'apparato amministrativo dello Stato, quand'anche indotta da vincoli comunitari, non ne elide, perciò, il carattere nazionale, così che resta necessario accertare se le attribuzioni di cui detta Autorità gode, al fine di regolare e controllare il settore di propria competenza, siano compatibili con la sfera di competenza costituzionalmente riconosciuta alle Regioni.
Nella specie, la Corte Costituzionale ha affermato che la legge statale può assegnare all'Autorità, nel rispetto dei criteri indicati dall'art. 118 della Costituzione, le funzioni amministrative di cui lo Stato stesso è titolare, o di cui possa comunque rivendicare legittimamente l'esercizio, sia in quanto sussistano le condizioni per la chiamata in sussidiarietà al livello centrale del compito in questione, ovvero in quanto, in casi eccezionali, sia il diritto comunitario ad imporre normative statali derogatrici di tale quadro della normale distribuzione costituzionale delle competenze interne.
Foto: “Autorità” originally uploaded by il gatto di via dei macci
Sottoprodotti e regime derogatorio: quando è applicabile?
Nella sentenza della Corte di Cassazione che vi propongo oggi (Cassazione Penale, n. 10711/08, Pecetti) si parla di gestione dei rifiuti, sequestro preventivo, fanghi provenienti dal lavaggio di materiale inerte, discarica abusiva, nonché delle nozioni di rifiuto e sottoprodotto.
Nel giugno dello scorso anno, il tribunale del riesame di Perugia rigettava una richiesta avanzata dal titolare di una società contro un decreto di sequestro preventivo di alcuni terreni di proprietà della società “perché pertinenti ai reati di cui agli artt 256 e 260 del decreto legislativo n 152 del 2006”.
A fondamento della propria decisione, il Tribunale osservava che il “materiale” rinvenuto nell'area sequestrata (fanghi provenienti dal lavaggio di materiale inerte, da cumuli di detriti provenienti dalla realizzazione di manufatti in cemento armato nonché da cumuli di altro materiale eterogeneo), costituiva un rifiuto e non un sottoprodotto.
Di conseguenza, sussisteva l'esigenza cautelare di evitare che sull'area in sequestro potesse essere proseguita l'attività di accumulo di rifiuti.
Fra i motivi di ricorso per Cassazione, per quanto interessa in questa sede, la violazione dell'articolo 183 lettera p) del decreto legislativo n. 152 del 2006 “perché il materiale sequestrato non è costituito da rifiuti, ma da sottoprodotti destinati ad essere riutilizzati senza alcun trattamento, in quanto la triturazione alla quale erano sottoposti i detriti in sequestro non può considerarsi trattamento”…
L’iter argomentativo seguito dalla Cassazione lo potete approfondire scaricando gratuitamente il testo completo della sentenza sul sito di Natura Giuridica, consulenza ambientale per imprese e pubbliche amministrazioni.
In questa sede basti ricordare che la Corte di Cassazione non solo ha evidenziato che nello stesso ricorso si è riconosciuto che i detriti, oltre alla frantumazione, erano sottoposti anche ad operazioni di epurazione per l'eliminazione del ferro, ma ha anche messo in risalto che nel piazzale erano raccolti rifiuti vari (inerti provenienti da residui della lavorazione dei manufatti; inerti provenienti dall'attività di demolizione e costruzione; rifiuti plastici, rifiuti in ferro, legno, fanghi, pneumatici fuori uso): per tale motivo ha concluso sottolineando che in tema di gestione dei rifiuti, ai fini del regime derogatorio contemplato per i sottoprodotti, si richiede che le sostanze o i materiali non siano sottoposti ad operazioni di trasformazione preliminare, in quanto tali operazioni fanno perdere al sottoprodotto la sua identità.
Inoltre, a norma dell'articolo 185 lettera d) del decreto legislativo n 152 del 2006 sono esclusi dalla disciplina prevista per i rifiuti solo i fanghi che provengono direttamente dallo sfruttamento della cava (restando entro il ciclo produttivo dell'estrazione e connessa pulitura) e non pure quelli derivanti da diversa e successiva lavorazione delle materie prime.
Nella fattispecie, infatti, la Suprema Corte evidenziato il fatto che i giudici del merito, sulla base degli accertamenti compiuti dai carabinieri, avevano escluso che i fanghi de quibus potessero provenire dalla prima pulitura degli inerti a seguito dell'attività estrattiva. Siffatto accertamento di merito, infatti, ha concluso la Corte, non è sindacabile in questa sede, posto che il ricorso può essere proposto a norma dell'articolo 325 c.p.p. solo per violazione di legge).
Per un approfondimento in tema di sottoprodotti, visita le pagine dedicate di Natura Giuridica
Di seguito, ulteriori collegamenti per approfondimenti tematici:
Scorie di acciaieria ed ecogravel
Il ping-pong giudiziale figlio dell’eterna incertezza giuridica
Sabbia di scarto e operazioni di arricchimento di materiali provenienti da lavorazioni di miniera
Palin Granit: il sottoprodotto fa capolino nella giurisprudenza della Corte di Giusitizia
Sottoprodotto, rifiuti e residui da demolizione
Sottoprodotto: linee guida della Commissione europea
Foto: Untitled originally uploaded by KingAlle
(continua da: Bonifica dei siti e ordinanze del Sindaco: quali poteri?)
Nelle due sentenze analizzate nei post del 10 maggio 2009 (Gestione rifiuti e ordinanze del Sindaco: quali poteri?) e dell'11 maggio 2009 (Bonifica dei siti e ordinanze del Sindaco: quali poteri?) abbiamo visto che due TAR hanno, in materia di bonifica dei siti contaminati e di gestione dei rifiuti, ampliato i poteri di ordinanza del Sindaco, ai sensi dell’art. 192 del c.d. “Testo Unico Ambientale”…suscitando in chi scrive qualche perplessità…
Per quanto riguarda la pronuncia del TAR Veneto, occorre dire che, sebbene condivisibile sul piano dei principi, la sentenza sembra eccedere in relazione alla competenza del Sindaco, da un lato, e sull’estensione della responsabilità del produttore, dall’altro.
Nel primo caso, infatti, l’art. 192 del TUA (divieto di abbandono), che conferisce (comma 3) al Sindaco il potere di disporre con ordinanza le operazioni necessarie per la rimozione dei rifiuti ed il termine entro cui provvedere (decorso il quale procede all'esecuzione in danno dei soggetti obbligati ed al recupero delle somme anticipate), non presuppone – a differenza di quanto previsto dall’art. 191 dello stesso D.Lgs. n. 152/06 – una situazione di carattere eccezionale e di imprevista minaccia alla salute pubblica.
Di conseguenza, la competenza spetta ai dirigenti, e non al Sindaco, il quale non agisce né come ufficiale del Governo né come organo di indirizzo e controllo politico-amministrativo.
In relazione al secondo aspetto, inoltre, non sembra sufficiente richiamarsi ai principi generalissimi di responsabilizzazione e di cooperazione per creare obblighi non espressamente previsti dalla disciplina concretamente applicabile: l’art. 188 del TUA, infatti, non prevede originario verifichi tutti i detentori successivi, fino allo smaltitore finale.
In relazione alla sentenza del TAR pugliese, invece, occorre evidenziare che l’art. 192, comma 3, del D.Lgs n. 152 del 2006 stabilisce che il Sindaco dispone con ordinanza le operazioni (tassative) necessarie per provvedere alla rimozione, all’avvio a recupero o smaltimento e al ripristino dello stato dei luoghi….
Insomma: non ogni ulteriore intervento di eventuale bonifica, utilizzando anche quelle potestà concesse dall’art. 244 (che peraltro spettano alle Province) di diffida per interventi di messa in sicurezza di emergenza e di successiva eventuale bonifica…..
Si potrebbe obiettare: sì, ma l’art. 239 del Testo Unico Ambientale prevede che “qualora, a seguito della rimozione, avvio a recupero, smaltimento dei rifiuti abbandonati o depositati in modo incontrollato, si accerti il superamento dei valori di attenzione, si dovrà procedere alla caratterizzazione dell'area ai fini degli eventuali interventi di bonifica e ripristino ambientale da effettuare ai sensi del presente titolo”.
Ma non si tratta di un’iniziativa automatica e coattiva – come avvenuto nel caso di specie – senza alcuna istruttoria volta alla verifica della contaminazione effettiva del suolo!
Foto: “Tricolore” originally uploaded by VegA79
Fondamento della decisione: l’art. 239 del TUA, il quale creerebbe un importante raccordo con l’art. 192 del TUA.
Qualora, infatti, a seguito della rimozione dei rifiuti abbandonati, si accerti il superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione, si dovrà procedere alla caratterizzazione dell’area ai fini degli eventuali interventi di bonifica e ripristino ambientale…
Sul sito di Natura Giuridica è stato pubblicato oggi, 10 maggio 2009, un interessante editoriale, che riguarda due recenti sentenze di due diversi Tribunali Amministrativi, i quali hanno trattato il tema relativo ai poteri di ordinanza del Sindaco in materia ambientale.
Di seguito riporto alcuni stralci.
La prima sentenza (TAR Veneto, n. 40/09), che potete liberamente scaricare sul sito di Natura Giuridica riguarda, in particolare, la non corretta gestione dei rifiuti (deposito incontrollato), la bonifica dei luoghi dell’abbandono e la responsabilità che grava sui diversi soggetti coinvolti nella gestione.
Il TAR di Venezia ha affermato che la responsabilità per la corretta gestione dei rifiuti grava su tutti i soggetti coinvolti nella loro produzione, detenzione, trasporto e smaltimento, con la conseguenza che anche il produttore e il detentore sono investiti di una posizione di garanzia in ordine al corretto smaltimento.
In particolare, per quanto riguarda il produttore o detentore di rifiuti speciali, gli obblighi sono assolti solo qualora siano stati conferiti ad un soggetto autorizzato allo smaltimento e il produttore sia in grado di esibire il formulario di identificazione dei rifiuti datato e controfirmato dal destinatario.
In sostanza: tali soggetti devono accertarsi che il trasportatore sia abilitato e che il destinatario finale sia autorizzato, perché in caso contrario rispondono del non corretto recupero o smaltimento dei rifiuti.
Per tale motivo, il TAR ha ritenuto legittima l’ordinanza di un Sindaco di una cittadina veneta, con la quale intimava non solo allo smaltitore, ma anche al trasportatore e al produttore, di rimuovere i rifiuti stoccati in un deposito incontrollato.
L’art. 192, comma 3, del D.lgs. n. 152 del 2006, che è norma speciale sopravvenuta rispetto all`art. 107, comma 5, del D.lgs. n. 267 del 2000, attribuisce espressamente al Sindaco la competenza a disporre con ordinanza le operazioni necessarie alla rimozione ed allo smaltimento dei rifiuti, prevalendo per il criterio della specialità e quello cronologico sul disposto dell`art. 107, comma 5, del D.lgs. n. 267 del 2000.
Due le motivazioni: la posizione di garanzia desumibile dall’art. 188 del c.d. “Testo Unico Ambientale” e la necessità di assicurare un elevato livello di tutela ambientale.
Foto:”la fascia del sindaco” originally uploaded by marco prete
(continua con: Bonifica dei siti e ordinanze del Sindaco: quali poteri?)
Informazione, partecipazione e diritto di accesso agli atti in materia ambientale
Nella sentenza pubblicata oggi sul sito di Natura Giuridica si parla di informazione ambientale, diritto di accesso agli atti e partecipazione del pubblico.
Il TAR Catanzaro – nell’accogliere il ricorso del Presidente del WWF, nella parte in cui la richiesta del ricorrente concerneva la richiesta di accesso agli elaborati progettuali ed alle relative delibere di approvazione, rigettandolo in relazione a quei documenti che non attengono propriamente alla materia ambientale – ha affermato che in materia ambientale non si applica il principio di carattere generale per il quale l’accesso ai documenti amministrativi è consentito solo allorché esso sia strumentale ad un interesse diretto, concreto ed attuale: tuttavia, non ogni dato inerente l’ecosistema può costituire oggetto dell’istanza di informazione ambientale, ma solo quelle attinenti a valori che l’ordinamento imputa all’ambiente come bene giuridico distinto dalle sue componenti materiali.
Di conseguenza, esulano dall’informazione ambientale gli atti ed i documenti riguardanti un procedimento di gara relativo all’esecuzione di un’opera pubblica, la richiesta relativa ai pareri e nulla osta acquisiti ed in genere agli altri atti del procedimento, fatta eccezione per i pareri, nulla osta ed autorizzazioni attinenti alla tutela ambientale.
Per leggere il testo completo della sentenza del TAR Catanzaro, n. 122/09, registrati gratuitamente a Natura Giuridica, sito di consulenza ambientale.
Foto: “Catanzaro scorcio da Via De filippis” originally uploaded by francescogigliotti99
Intelligent Energy for Europe. Info-day del 24 aprile 2009 a Venezia (2)
(segue da Intelligent Energy for Europe. Info-day del 24 aprile 2009 a Venezia)
2. il programma.
Il compito principale del programma consiste nel cercare di tradurre gli obiettivi, sopra delineati, in concrete azioni, aiutando gli attori locali, attraverso la creazione e la sperimentazione di best practices, l’educazione, il trasferimento di know-how, l’informazione, lo scambio di esperienze….in sostanza, attraverso una serie integrata di misure volte a cambiare la legislazione, il mercato, il peso e il ruolo dell’amministrazione, che fungano come catalizzatore per rendere più facili gli investimenti i quali, a loro volta, possono creare un nuovo mercato di opportunità.
Il budget, di oltre 730 milioni di € per il periodo 2007-2013, è destinato solamente ad alcune azioni: ad esempio, non rientrano fra le azioni finanziate quelle volte alla realizzazione di nuove infrastrutture, o alla ricerca di nuove tecnologie, per le quali esistono altri programmi europei.
Intelligent Energy mira alla promozione e all’utilizzo di tecnologie già esistenti sul mercato, che tuttavia non vengono adeguatamente utilizzate.
Vengono finanziati progetti che abbiano un valore aggiunto europeo (devono essere coinvolti almeno 3 stati membri), che abbiano a sostegno una valida motivazione, che durino al massimo 3 anni, e che ricadano in una delle seguenti “aree”:
Efficienza energetica (edilizia, prodotti);
Mobilità (utilizzo di combustibili e di veicoli alternativi; favorire lo scambio-integrazione fra il settore energetico e quello dei trasporti);
Energie rinnovabili (elettricità, riscaldamento, biocarburanti, impianti in piccola scala, integrazione negli edifici);
“Local leadership” (patto dei sindaci, gruppi d’azione più orizzontali);
Iniziative speciali (bio-business, Energy services, intelligent Energy education)
La “call” scade il 25 giugno 2009, ore 17.00
3. nel terzo punto affrontato dal Dott. Dubolino sono stati illustrati alcuni progetti già realizzati, sulla base di programmi analoghi, promossi negli anni passati.
• CHECK IT OUT: programma volto all’efficienza energetica negli edifici. È stato dato supporto ad alcune scuole per migliorare l’efficienza energetica attraverso interventi strutturali (supporto tecnico) e l’educazione, volta a modificare i comportamenti degli studenti.
• E-STREET: progetto relativo all’illuminazione stradale. In questo caso, più enti locali si sono uniti e hanno adottato un’illuminazione stradale sostenibile (che consuma, cioè, in base all’intensità della luce), con un risparmio energetico che si aggira sul 60%.
• QUALICERT: integrazione delle rinnovabili nei piccoli edifici.
• WINDBARRIERS: valutazione dei tempi e dei costi per l’installazione degli impianti eolici, al fine di proporre suggerimenti là dove siano state individuate insufficienze.
• SOLAR KEYMARK II: sistema che facilita la diffusione di prodotti efficienti, “tagliando” le pratiche burocratiche.
• BIO-NETT: promuovere la produzione e lo sviluppo locale di biocarburanti (filiera corta).
• BY-PAD: efficienza energetica nei trasporti e costruzione di piste ciclabili.
4. l’ultimo punto del primo intervento del Dott. Dubolino ha riguardato le modalità di partecipazione al programma, che possono essere indirette o dirette.
È seguita l’analisi degli “steps”: la data in cui avviene la “call” più o meno cade sempre nello stesso periodo (fine marzo, solo per persone giuridiche), dopo la scadenza avviene la valutazione dei progetti e, quindi, la negoziazione (a partire più o meno da dicembre) con i promotori dei progetti prescelti e, quindi, l’implementazione del progetto.
(continua con: Intelligent Energy for Europe: Info Day del 24 aprile 2009 -2-)