Source: https://ichinobrugnatelli.it/it/riders-di-foodora-lavv-marco-paoletti-commenta-la-sentenza-della-corte-dappello-di-torino/
Timestamp: 2019-07-22 07:44:55+00:00
Document Index: 156720319

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 61', 'art. 69', 'art. 52', 'art. 61', 'art. 2']

Riders di Foodora, l’avv. Marco Paoletti commenta la sentenza della Corte d’Appello di Torino | Studio Legale Ichino Brugnatelli e Associati
11/02/2019 13/02/2019 redazione
I riders di Foodora non sono lavoratori subordinati ma rappresentano una nuova forma di lavoro, il lavoro “etero-organizzato” a cui si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato (articolo in corso di pubblicazione sulla rivista Lavoro, Europa, Diritti.)
È bene, prima di esaminare più approfonditamente il caso e le varie problematiche giuridiche affrontate, descrivere sinteticamente come veniva svolto, nel caso specifico, il rapporto di lavoro.
Come si ricorderà, in seguito alla larga utilizzazione delle collaborazioni coordinate e continuative in funzione elusiva del diritto del lavoro, verificatasi in modo massiccio negli anni ’80 e ‘90, la “Legge Biagi” del 2003 (D.Lgs. 10/9/2003, n. 276) dava una “stretta” alle co.co.co. prevedendo (art. 61) che esse, per poter essere considerate dei contratti genuinamente autonomi, dovessero essere riconducibili ad “uno o più progetti specifici determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore”; altrimenti (art. 69) erano considerate rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto. Faceva così ingresso nell’ordinamento il cd. “contratto a progetto”, con tutte le difficoltà di individuare esattamente che cose fosse un “progetto”.
Il D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 (Jobs Act) ha messo mano, tra l’altro, anche ai contratti di co.co.co., da una parte (con l’art. 52), abrogando il cd. “contratto a progetto”, cioè l’art. 61 D.Lgs. 276/2003 (che rimane in vigore solo per la “regolazione dei contratti già in atto alla data di entrata in vigore” del decreto), sostanzialmente tornando a “liberalizzare” le co.co.co. e, dall’altra (con l’art. 2), estendendo però la disciplina del rapporto di lavoro subordinato a quelle collaborazioni autonome che presentino determinati elementi, vale a dire: i) una prestazione di lavoro esclusivamente personale (e quindi non solo “prevalentemente” personale, come per le co.co.co.); ii) la continuatività della prestazione; iii) la “etero-organizzazione”, ossia una prestazione “le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e luogo di lavoro”.