Source: http://www.avvocatoabologna.it/risarcimento-incidenti-stradali
Timestamp: 2017-08-19 01:51:01+00:00
Document Index: 151998384

Matched Legal Cases: ['art 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2697', 'art. 2059', 'sentenza ', 'art. 74', 'art. 185', 'art. 19', 'art. 948']

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cosa fare in caso che un tuo caro sia morto in un incidente stradale?
1)PRIMO CONSIGLIO
Quasi sempre viene aperto un fasciolo penale è bene nominare un difensore della persona offesa o persone offese dal reato)ad esempio mogli o marito o figli o genitori. Occorre nominare un avvocato esperto che conosca la materia e vedrete adesso il perchè:
2)SECONDO CONSIGLIO
Se dal Pubblico ministero viene chiesta l’autopsia occorre(è utile ma non obbligatorio) affiancare al consulente medico che esegue l’autopsia per conto del pubblico ministero un proprio consulente medico legale. La consulenza del PM di solito conferito ai sensi art 360 cpp è un atto non ripetibile e stabilisce l’esatta causa della morte e se ad esempio non vi siano concause con l’incidente. Un esempio ma non voglio dilungarmi su questioni tecniche e tristi: Tizio muore in un incidente,ma in realtà era stato colpito pochi istanti prima infarto. Teniamo presente che in questa fase anche l’imputato ha pieno diritto di nominare un proprio consulente e stabilire l’esatta causa della morte è importantissimo ecco perchè quando tratto incidenti mortali chiedo sempre l’assistenza e consulenza di un medico legale.
3) TERZO CONSIGLIO
individuare la compagni assicurativa che deve risarcire il danno, alla quale viene subito rivolta la richiesta danni.
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– I danni non patrimoniali, o morali, CIOE’ I DANNI CHE SPETTANO AI FAMIGLIARI O AL CONVIVENTE
– I danni patrimoniali,cioè il danno economico prodotto dalla morte della vittima, come ad esempio l’interruzione del reddito della stessa vittima,pensiamo al noto industriale che aveva un grosso reddito e purtroppo dalla morte i famigliari non potranno piu’ beneficiarne.
La sentenza della terza Sezione della Cassazione Civile, richiamando la sentenza 26972/08 delle S.U., conferma la risarcibilità del danno morale.
Il nuovo danno morale deve essere inteso non più in senso meramente transeunte, infatti tale danno può essere permanente o temporaneo. Esso può sussistere sia da solo, sia unitamente ad altri tipi di pregiudizi non patrimoniali (ad esempio derivanti da lesioni personali o dalla morte di un congiunto).
In quest’ultimo caso il giudice dovrà tenere conto nella personalizzazione del danno biologico o di quello causato dall’evento luttuoso, mentre non ne è consentita una autonoma liquidazione.
Il danno morale che spetta per proprio diritto ai parenti prossimi del defunto in un incidente stradale mortale è calcolato attualmente utilizzando delle tabelle pubblicate dai tribunali italiani e varia a seconda di fattori che vanno dall’età della vittima, dall’età del superstite, al grado di parentela, dalla composizione del nucleo familiare, dal fatto di essere conviventi o meno al fatto di avere altri parenti in vita.
il danno morale proprio del defunto,per diritto di eredità acquisita dal defunto in un incidente stradale la giurisprudenza recente dichiara che gli eredi hanno diritto al risarcimento anche quando la morte sia sopraggiunta solo successivamente all’evento, purché il soggetto deceduto abbia avuto la possibilità di percepire le conseguenze delle lesioni subite.
Si parla di danno patrimoniale quando un evento colpisce il soggetto assicurato e ne danneggia in modo diretto il patrimonio economico. Esso rientra,quindi, nella categoria dei danni che possono colpire la persona. L’evento preso in considerazione può essere costituito da un infortunio derivante da un evento lesivo o da una malattia. Il danno patrimoniale diversamente da quello biologico e morale può essere ricondotto esclusivamente alla sfera economica del soggetto,si evidenzia quindi, un’ incapacità di guadagno derivante dall’infortunio o dalla malattia.
Il lucro cessante riguarda la quantità di guadagno che l’assicurato non potrà percepire e aggiungere al suo patrimonio a causa dell’evento che lo ha colpito e danneggiato. In sostanza, nella categoria del lucro cessante rientrano tutti i futuri guadagni che si erano previsti e che la persona perderà a causa dell’evento.
Il danno emergente è definito dal codice civile come “perdita subita”. In sede di risarcimento, si calcola come danno patrimoniale la diminuzione quantitativa del patrimonio dell’assicurato, o, caso molto più frequente, del valore dei suoi beni nel loro complesso.
Si differenzia quindi dal lucro cessante in quanto quest’ultimo è una perdita futura, mentre il danno emergente è una perdita che già si è concretizzata nel patrimonio di chi ha subito l’evento lesivo.
In questo tipo di danno rientrano però non solo i beni, ma anche i cessati diritti che possono essere valutati da un punto di vista economico. Altri tipi di danno patrimoniale emergente possono essere le spese di cura presenti e future, quelle di sepoltura, le spese per l’attività stragiudiziale e quelle per il vestiario danneggiato nel corso dell’incidente.
Il danno conseguente alla morte in un incidente stradale riguarda i superstiti che con la persona stessa avevano in atto rapporti economici attivi, indipendentemente dall’essere essi o meno gli eredi e sempre che per essi stessi il danno effettivamente esista.
va quindi calcolato
– il presumibile reddito futuro del defunto, se vivente, secondo la sua normale attività lavorativa per l’attendibile durata della sua vita produttiva;
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la parte di reddito reddito il defunto avrebbe devoluto, se in vita e sempre in quanto capace di un reddito, a ciascuno degli aventi diritto, nei limiti dei rispettivi diritti o dei loro bisogni reali e nei limiti della possibilità di sopravvivenza di ciascuno.
Il caso della Morte del coniuge : In tal caso il coniuge sopravvissuto ha diritto ad un risarcimento per danni materiali (perdita di supporto economico) e morali (perdita del rapporto)
il caso della morte del genitore: In tal caso il figlio ha diritto ad un risarcimento sia per i danni materiali, purché provati, che morali;
ilcaso della morte di un un figlio( il piu’ terribile dei lutti): In tal caso il genitore ha diritto ai danni morali, nonché al danno patrimoniale, purché provato.
Esistono delle tabelle in ogni tribunale per determinare tali danni:ad asempio il Tribunale di Milano che è il tribunale da cui prendono esempio e si rifanno molti tribunale italiani per il calcolo del danno morale ,liquida per perdita del coniuge da 150.000,00 euro a 300.000,00 circa. Si valutera’ l’eta’ del defunto, ecc ecc .Avvocato Bologna.
Il danno non patrimoniale non può comunque essere liquidato in termini puramente simbolici o irrisori o comunque non correlati all’effettiva natura o entità del danno
Come la Cassazione ha avuto più volte modo di affermare, del danno non patrimoniale (diversamente da quello patrimoniale) il ristoro pecuniario non può mai corrispondere alla relativa esatta commisurazione, imponendosene pertanto la valutazione equitativa (v. Cass., Sez. Un., 11/11/2008, n. 26972, cit.; Cass., 31/5/2003, n. 8828. E già Cass., 5/4/1963, n. 872. Cfr. altresì Cass., 10/6/1987, n. 5063; Cass., 1/4/1980, n. 2112; Cass., 11/7/1977, n. 3106).
Valutazione equitativa che è diretta a determinare “la compensazione economica socialmente adeguata” del pregiudizio, quella che “l’ambiente sociale accetta come compensazione equa” (v. Cass., 7/6/2011, n. 12408).
Subordinata alla dimostrata esistenza di un danno risarcibile certo (e non meramente eventuale o ipotetico) (cfr., da ultimo, Cass., 8/7/2014, n. 15478. E già Cass., 19/6/1962, n. 1536) e alla circostanza dell’impossibilità o estrema difficoltà (v. Cass., 24/5/2010, n. 12613. E già Cass., 6/10/1972, n. 2904) di prova nel suo preciso ammontare, attenendo pertanto alla quantificazione e non già all’individuazione del danno (non potendo valere a surrogare il mancato assolvimento dell’onere probatorio imposto all’art. 2697 c.c.: v. Cass., 11/5/2010, n. 11368; Cass., 6/5/2010, n. 10957; Cass., 10/12/2009, n. 25820; e, da ultimo, Cass., 4/11/2014, n. 23425), la valutazione equitativa deve essere condotta con prudente e ragionevole apprezzamento di tutte le circostanze del caso concreto, considerandosi in particolare la rilevanza economica del danno alla stregua della coscienza sociale e i vari fattori incidenti sulla gravità della lesione.
Come avvertito anche in dottrina, l’esigenza di una tendenziale uniformità della valutazione di base della lesione non può d’altro canto tradursi in una preventiva tariffazione della persona, rilevando aspetti personalistici che rendono necessariamente individuale e specifica la relativa quantificazione nel singolo caso concreto (cfr. Cass., 31/5/2003, n. 8828).
Il danno non patrimoniale non può comunque essere liquidato in termini puramente simbolici o irrisori o comunque non correlati all’effettiva natura o entità del danno (v. Cass., 12/5/2006, n. 11039; Cass., 11/1/2007, n. 392; Cass., 11/1/2007, n. 394), ma deve essere congruo.
Per essere congruo, il ristoro deve tendere, in considerazione della particolarità del caso concreto e della reale entità del danno, alla maggiore approssimazione possibile all’integrale risarcimento (v. Cass., 30/6/2011, n. 14402; Cass., Sez. Un., 11/11/2008, n. 26972; Cass., 29/3/2007, n. 7740. Nel senso che il risarcimento deve essere senz’altro “integrale” v. peraltro Cass., 17/4/2013, n. 9231).
Alla stessa stregua di quanto si verifica relativamente al danno patrimoniale [il quale com’è noto si scandisce in danno emergente e lucro cessante, e ciascuna di queste “categorie” o “sottocategorie” è a sua volta compendiata da una pluralità di voci o aspetti o sintagmi, quali ad esempio, avuto riguardo al danno emergente, il mancato conseguimento del bene dovuto o la perdita di beni integranti il proprio patrimonio, il c.d. fermo tecnico, le spese (di querela per l’avvocato difensore, per il C.T., funerarie, ecc.); ovvero, con riferimento al lucro cessante, la perdita della clientela, la irrealizzazione di rapporti contrattuali con terzi, il discredito professionale, la perdita di prestazioni alimentari o lavorative, la perdita della capacità lavorativa specifica, aspetti (o voci) che ovviamente non ricorrono tutti sempre e comunque in ogni ipotesi di illecito o di inadempimento, e il cui ristoro dipende dalla verifica della loro sussistenza, con conseguente differente entità del quantum da liquidarsi al danneggiato/creditore nel singolo caso concreto: v., da ultimo, Cass., 14/7/2015, n.14645], attesa la diversità ontologica degli aspetti (o voci) di cui si compendia la categoria generale del danno non patrimoniale è necessario che essi, in quanto sussistenti e provati, vengano tutti risarciti, e nessuno sia lasciato privo di ristoro (v., da ultimo, Cass., 12/6/2015, n. 12211).
Al di là di affermazioni di principio secondo cui il carattere unitario della liquidazione del danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c. precluderebbe la possibilità di un separato ed autonomo risarcimento di specifiche fattispecie di sofferenza patite dalla persona (v. Cass., 12/2/2013, n. 3290; Cass., 14/5/2013, n. 11514), viene poi generalmente (anche in tali decisioni) a darsi comunque rilievo alla circostanza che nel liquidare l’ammontare dovuto a titolo di danno non patrimoniale il giudice abbia invero tenuto conto di tutte le peculiari modalità di atteggiarsi dello stesso nel singolo caso concreto, facendo luogo alla c.d. personalizzazione della liquidazione (cfr., da ultimo, Cass., 23/9/2013, n. 21716).
Emerge evidente come rimanga a tale stregua invero sostanzialmente osservato il principio dell’integralità del ristoro, sotto il suindicato profilo della necessaria considerazione di tutti gli aspetti o voci in cui la categoria del danno non patrimoniale si scandisce nel singolo caso concreto, non essendovi in realtà differenza tra la determinazione dell’ammontare a tale titolo complessivamente dovuto mediante la somma dei vari “addendi”, e l’imputazione di somme parziali o percentuali del complessivo determinato ammontare a ciascuno di tali aspetti o voci (v. Cass., 23/1/2014, n. 1361).
Nella giurisprudenza di legittimità si è per altro verso sottolineato che il principio della integralità del ristoro subito da quest’ultimo non si pone invero in termini antitetici bensì trova correlazione con il principio in base al quale il danneggiante/debitore è tenuto al ristoro solamente dei danni arrecati con il fatto illecito o l’inadempimento a lui causalmente ascrivibile, l’esigenza della cui tutela impone anche di evitarsi duplicazioni risarcitorie (v. Cass., 30/6/2011, n. 14402; Cass., 14/9/2010, n. 19517), che si configurano ( solo ) allorquando lo stesso aspetto (o voce) viene computato due o più volte, sulla base di diverse, meramente formali, denominazioni, laddove non sussistono in presenza della liquidazione dei molteplici e diversi aspetti negativi causalmente derivanti dal fatto illecito o dall’inadempimento e incidenti sulla persona del danneggiato/creditore.
Duplicazioni risarcitorie si hanno pertanto solo allorquando lo stesso aspetto (o voce) viene computato due o più volte, sulla base di diverse, meramente formali, denominazioni, laddove non sussistono in presenza della liquidazione dei molteplici e diversi aspetti negativi causalmente derivanti dal fatto illecito o dall’inadempimento e incidenti sulla persona del danneggiato/creditore.
In tema di liquidazione del danno non patrimoniale, al fine di stabilire se il risarcimento sia stato duplicato ovvero sia stato erroneamente sottostimato, rileva non già il “nome” assegnato dal giudicante al pregiudizio lamentato dall’attore (“biologico”, “morale”, “esistenziale”), ma unicamente il concreto pregiudizio preso in esame dal giudice (v. Cass., 23/1/2014, n. 1361 v. anche, da ultimo, Cass., 13/8/2015, n. 16788).
Si ha, pertanto, duplicazione di risarcimento solo quando il medesimo pregiudizio sia liquidato due volte, sebbene con l’uso di nomi diversi (v. Cass., 30/6/2011, n. 14402; Cass., 6/4/2011, n. 7844. In tal senso deve intendersi invero anche quanto affermato anche da Cass., Sez. Un., 16/2/2009, n. 3677: “Il c.d. danno esistenziale… costituisce solo un ordinario danno non patrimoniale, che non può essere liquidato separatamente sol perché diversamente denominato”).
È invero compito del giudice accertare l’effettiva consistenza del pregiudizio allegato, a prescindere dal nome attribuitogli, individuando quali ripercussioni negative sul valore persona si siano verificate, e provvedendo alla relativa integrale riparazione (v. Cass., 13/5/2011, n. 10527; Cass., Sez. Un., 11/11/2008, n. 26972).
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