Source: http://www.risposta-legale.info/2013/05/25/violazione-degli-obblighi-di-assistenza-familiare/
Timestamp: 2019-02-16 16:26:14+00:00
Document Index: 40194087

Matched Legal Cases: ['art. 570', 'art. 570', 'art. 570', 'art. 570', 'art. 570', 'art. 570', 'art. 570']

di Redazione · Pubblicato 25 Maggio 2013 · Aggiornato 30 Gennaio 2015
L’art. 570 del codice penale recita: “Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori, o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da lire duecentomila a due milioni.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo nei casi previsti dal numero 1 e, quando il reato è commesso nei confronti
dei minori, dal numero 2 del precedente comma.
Il suddetto articolo, pur rappresentando una novità assoluta su piano normativo, soffre di un deficit di determinatezza normativa: ancora oggi, infatti, restano aperte le questioni sulla natura del delitto e dei suoi contenuti: si discute cioè ancora adesso se la norma individui una sola ipotesi di reato o configuri ben tre differenti figure con propria oggettività giuridica.
Trattasi, del resto, di un delitto di frequente applicazione pratica più volte sottoposto al vaglio di legittimità innanzi alla Corte Costituzionale, in particolare per ciò che concerne la procedibilità, d’ufficio o a querela (Corte Cost., sent. N. 46 del 1970).
In occasione della maxi riforma del diritto di famiglia del 1975, che si fece interprete dei dettami costituzionali di cui agli artt. 28, 29, 30, venne confermata la trasformazione avvenuta nella realtà familiare italiana, imponendo un riesame di tutta la normativa in materia: l’istituto familiare, pur rimanendo il nucleo centrale dello Stato, muta notevolmente; la figura del pater familias entra in discussione; si sfalda la solida gerarchia piramidale familiare, la quale lascia spazio ad una nuova struttura familiare, molto più complessa ed articolata, di tipo laico, non necessariamente fondata su matrimonio, bensì sulla costanza degli affetti, caratterizzata dalla eguaglianza e parità dei coniugi e sulla tutela dei figli minori, anche extra-matrimonio, giungendo fino a consentire, per la prima volta, l’intromissione dell’Autorità Giudiziaria nelle questioni prettamente familiari.
Collocazione sistematica:
l’art. 570 c.p. si colloca nell’ambito del titolo XI del Codice Penale, tra i “delitti contro la famiglia” e, più in particolare, nell’ambito del capo dedicato ai “delitti contro l’assistenza familiare”.
Bene Giuridico tutelato:
il I comma è volto alla tutela delle violazioni degli obblighi di natura morale derivanti dal vincolo matrimoniale; il II ed il III comma tutelano, rispettivamente, gli interessi materiali ed economici.
secondo la definizione dell’art. 570 c.p. “chiunque” può essere soggetto attivo del reato. In realtà, tuttavia, l’espressione, indeterminata, risulta inesatta in quanto soltanto alcune persone che ricoprono una precisa posizione giuridica possono realizzare tale delitto: si è dunque in presenza di un reato proprio, qualificato sotto il profilo soggettivo, non realizzabile da qualunque persona.
Soggetto Passivo: genitori, ascendenti, figli, anche adottivi e naturali riconosciuti.
Condotta Incriminatrice:
l’art. 570 c.p. individua 3 ipotesi autonome di reato: il I comma lede un ampio e generico interesse al rispetto degli obblighi giuridici che gravano sui componenti della famiglia. Il II comma disciplina la malversazione dei beni del minore o del coniuge, offensivo dell’interesse alla sana amministrazione del patrimonio; il III comma, traducendosi nella omessa prestazione dei mezzi di sussistenza lede l’interesse alla sopravvivenza della persona offesa.
la violazione degli obblighi di assistenza familiare, di cui al I comma individua un reato a dolo generico, posto che la legge richiede solamente il cosciente e volontario inadempimento degli obblighi di assistenza inerenti
alla qualità di genitore o di coniuge: l’errore sull’esistenza dell’obbligo è irrilevante.
Per quanto riguarda il II comma, relativamente alla malversazione, anche quest’ultimo è un delitto punito a titolo di dolo generico, che consiste nella consapevolezza dell’appartenenza dei beni malversati o dilapidati al figlio minore o al coniuge e nella volontà di appropriarsene, distrarli o dilapidarli.
In ultimo, il III comma, nella sua previsione dell’omessa prestazione dei mezzi di sussistenza è punito anch’esso a titolo di dolo generico: è sufficiente, infatti, la consapevolezza di essere destinatario di un obbligo di assistenza, dello stato di bisogno del beneficiario, accompagnata dalla volontà di non voler adempiere.
il delitto si consuma, relativamente alla I condotta incriminata, nel momento e nel luogo in cui si verifica la mancata prestazione della assistenza; la giurisprudenza ritiene, tra l’altro, che si tratti di un reato permanente, in quanto la consumazione si protrarrebbe fino a quando l’gente non compia una contraria iniziativa.
Il II comma, dal canto suo, prevede una violazione più grave, che consiste in un diretto attacco al patrimonio della persona offesa, attraverso la condotta di malversazione o dilapidazione dei beni del figlio minore, del coniuge e del pupillo. Per malversazione si intende per il quale il quale il coniuge o il genitore abusi della sua funzione di amministratore o custode dei beni tanto mobili quanto immobili, appropriandosene o distraendoli a proprio profitto o altrui. Per dilapidazione si intende, invece, lo sperpero parziale o totale del patrimonio, dissipandolo con eccessiva prodigalità. Il tentativo è ammissibile, anche se può apparire arduo fornire la prova dell’intenzione soggettiva di malversare o dilapidare.
Per quanto riguarda il III comma, la consumazione si realizza nel momento in cui il soggetto attivo del reato fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti, di età minore o inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge che non sia separato per fatto a lui addebitabile: elemento essenziale all’integrazione del reato è la condizione di bisogno in cui devono versare
gli aventi diritto, indipendentemente dall’età, per cui anche il figlio maggiorenne può diventare soggetto passivo di questa fattispecie.
1. Trattasi di un reato unico o l’art. 570 c.p. disciplina tanti reati per quante sono le condotte?
– Si ritiene, prevalentemente, che si tratti di 3 ipotesi di reato autonome tra loro.
2. Il mero abbandono dal proprio domicilio domestico configura l’ipotesi di reato di cui al I comma dell’art. 570 c.p.?
– No, è necessario un quid pluris: ci si deve sottrarre ai propri obblighi di assistenza con intenzione dolosa.
3. La condotta di cui al II comma dell’art. 570 c.p. rappresenta una ipotesi monoffensiva o plurioffensiva sul piano del bene giuridico tutelato?
– La maggior parte della dottrina e della giurisprudenza ritiene che si tratti di un’ipotesi di reato plurioffensiva: famiglia e patrimonio.
4. Cosa si intende per mezzi di sussistenza?
– In seguito alla maxi riforma del diritto di famiglia del 1975 sussiste attualmente, sul piano giuridico, una assoluta parità dei coniugi tra loro e nei confronti dei figli e l’obbligo, per entrambi, di contribuire alle necessità familiari, ciascuno in relazione alle proprie sostanze, alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo. In presenza di uno stato di bisogno, pertanto, i mezzi di sussistenza non sono identificabili con il concetto civilistico di assegno alimentare, ma tutto
ciò che è necessario per la sopravvivenza, come vitto, vestiario, medicinali, mezzi di trasporto, alloggio: il dovere di assistenza, quindi, non è solo economico ma anche morale e materiale.
5. Cosa accade quando l’assistenza cessa da parte di più soggetti tenuti?
– Una importante sentenza, a SS.UU. del 2007 individua, nella suddetta evenienza, la sussistenza di un reato concorsuale (Cass. Pen. SS.UU. del 20.12.2007).
6. Qual è la natura giuridica del reato?
– Trattasi di reato permanente in quanto si ritiene che l’offesa al bene giuridico tutelato debba protrarsi ne tempo, anche se la suddetta deduzione è puramente dogmatica.
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