Source: https://www.laleggepertutti.it/144870_multa-lingiunzione-del-comune-non-puo-essere-il-primo-atto
Timestamp: 2018-04-25 01:01:13+00:00
Document Index: 146045608

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 203', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 203', 'art. 36', 'art. 7', 'art. 36']

Multa, l'ingiunzione del Comune non può essere il primo atto
Lo sai che? Multa, l’ingiunzione del Comune non può essere il primo atto
Per importi fino a mille euro l’ingiunzione di pagamento, anche per verbali conseguenti a violazioni del codice stradale, va preceduta dalla comunicazione con il dettaglio delle iscrizioni a ruolo.
Nel recuperare le somme per multe non pagate, il Comune può inviare all’automobilista una ingiunzione di pagamento, ma questa non può essere il primo atto di riscossione: l’automobilista deve prima ricevere una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo. È quanto chiarito dal giudice di Pace di Taranto con una recente sentenza [1].
A partire dal 23.08.2011 i Comuni che debbano procedere al recupero delle somme dovute a titolo di multe (o meglio, contravvenzioni stradali) hanno la facoltà di utilizzare, piuttosto che i normali mezzi di riscossione esattoriale, la cosiddetta ingiunzione di pagamento [2]. Questa procedura di recupero, quale strumento legittimo per la riscossione delle sanzioni amministrative e delle altre entrate con risparmio degli aggi esattoriali, è stata di recente ritenuta legittima dalla giurisprudenza intera.
Per effetto di tale possibilità, in tutti i casi di riscossione coattiva di debiti sino a 1.000,00 euro [3], intrapresa dopo il 1 gennaio 2013 (ossia l’entrata in vigore della legge), prima di procedere all’avvio del fermo auto o del pignoramento deve essere inviata, all’automobilista, una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo. Dopo tale comunicazione devono poi decorrere almeno 120 giorni. Pertanto è nulla la multa se il suddetto dettaglio della posizione debitoria viene inviato con un unico documento insieme alla ingiunzione di pagamento della multa, invece di precederla.
Dettaglio debitorio e ingiunzione di pagamento devono quindi essere separati da una distanza di 120 giorni e non possono essere emanati con un unico atto, altrimenti viene meno lo scopo della legge. Se tale disposizione viene violata, l’ingiunzione può essere impugnata davanti al giudice di pace, con conseguente possibilità di non pagare più la multa.
[1] G.d.P. Taranto, dott. Martino Giacovelli, sent. n. 1220/16 dell’8.04.2016.
[2] Art. 1 co. 544 L. 24.12.2012 n. 228.
[3] Ai sensi del DPR 602/73.
SENTENZA n.1220
nella causa civile iscritta in prima istanza al R.G. n. 3682/2014 avente per oggetto: Opposizione a ingiunzione per € 320,95 a seguito di sanzione amministrativa, promossa da:
N.L. elettivamente domiciliato in Massafra alla piazza Vittorio Emanuele n. 18, presso lo studio legale dell’avv. Vito Miccolis opponente
“ Preliminarmente sospendere l’esecuzione del provvedimento impugnato;
-nel merito dichiarare nullo ed improduttivo di effetti l’atto d’ingiunzione n. 18585/2014 emesso dal Comune di T. ed il richiamato verbale di contestazione del Comando di Polizia Urbana di T., emessi nei confronti della ricorrente e, per l’effetto, revocarli;
-In subordine ridurre al minimo la sanzione amministrativa; -condannare il Comune di T. al pagamento delle spese e competenze del presente giudizio, con distrazione in favore dell’avv. Vito Miccolis anticipatario.”
“ Voglia l’On.le Giudice di Pace adito, contrariis reiectis, rigettare la domanda proposta dall’attore perché assolutamente infondata in fatto e diritto.”
Con atto di citazione depositato il 18.06.2014 l’opponente impugnava l’ingiunzione n. 18585 del 04.03.2014 per la somma di €.320,95 a seguito del mancato pagamento della sanzione di cui al verbale di violazione al Codice della Strada commessa con l’autovettura targata n.DP…GR e precisamente verbale n. 64463708 del 20.12.2008, assunto notificato il 15.04.2009 dalla Polizia Municipale del Comune di T..
L’odierno attore, con il menzionato atto di citazione, presentava una serie di eccezioni a sostegno delle proprie conclusioni:
-Violazione del 3° comma dell’art. 203 del C.d.S.;
-violazione della Legge n. 241/1990;
-mancanza di motivazione;
-mancanza di titolo del Dirigente la P.M. e del responsabile del procedimento per emettere ingiunzione di pagamento;
-l’ingiunzione di pagamento non è strumento previsto per la riscossione coatta delle sanzioni amministrative;
-inesistenza della notifica;
-nullità dell’ingiunzione perché sottoscritta solo dal Dirigente la P.M. e dal responsabile del procedimento;
-il verbale indicato nell’ingiunzione non era stato regolarmente notificato al ricorrente pertanto il Comune di T. non aveva titolo per procedere per inesistenza del titolo, inoltre doveva essere messa in esecuzione la sentenza e non richiedere un nuovo titolo esecutivo;
-mancanza di notifica del verbale di contestazione entro il termine di 150 giorni dalla violazione;
-intervenuta prescrizione della pretesa da parte dell’esattore;
-illegittima applicazione delle maggiorazioni di cui all’art. 27 della L. 689/81;
-mancata indicazione nell’ingiunzione dalla cifra globale degli interessi dovuti;
-difetto di notifica.
Si costituiva il convenuto Comune di T., come sopra rappresentato e difeso, il quale contestava le domande, eccezioni, deduzioni ed affermazioni attoree tutte, contenute nell’atto di citazione e proposte nei suoi confronti, in quanto infondate in fatto ed in diritto per motivi specificamente trattati.
Subentrato l’attuale GDP al precedente dimesso per limiti di età, e sulla base della documentazione depositata (Ingiunzione notificata del Comune di T.; Copia dei due verbali, ricevute delle notifiche dei due verbali, ecc ) e della prova testimoniale, espletata precisate le conclusioni e discussa la causa, la stessa era riservata per la decisione all’udienza del 04.12.2015.
1.Nelle controversie disciplinate dal Capo II, non si applicano, salvo che siano espressamente richiamati, gli articoli 413, 415, settimo comma, 417, 417-bis, 420-bis, 421, terzo comma, 425, 426, 427, 429, terzo comma, 431, dal primo al quarto comma e sesto comma, 433, 438, secondo comma, e 439 del codice di procedura civile.
2.L’ordinanza prevista dall’articolo 423, secondo comma, del codice di procedura civile puo’ essere concessa su istanza di ciascuna parte.
3.L’articolo 431, quinto comma, si applica alle sentenze di condanna a favore di ciascuna delle parti.
Per effetto di tale normativa, in tutti i casi di riscossione coattiva di debiti sino a 1.000,00 euro ai sensi del DPR 602/73, intrapresa successivamente all’entrata in vigore della legge (1.1.2013), non si procede all’avvio delle azioni cautelari ed esecutive prima del decorso di 120 giorni dall’invio, mediante posta ordinaria, di una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo.
E’ evidente la violazione commessa dal Comune di T. nell’aver emesso l’ingiunzione per la somma pretesa senza la preventiva comunicazione del dettaglio della posizione debitoria. A tal riguardo si osserva che il dettaglio della posizione debitoria deve precedere l’ingiunzione e i due atti ( dettaglio debitorio e ingiunzione) non possono essere emanate con un unico atto, altrimenti viene meno la ratio del comma 544 sopra riportato.
Altra considerazione consiste nella circostanza che l’Amministrazione ha sostanzialmente emesso l’ingiunzione di pagamento opposta al fine di costituirsi un titolo esecutivo per procedere alla riscossione delle somme vantate nei confronti dell’odierno contravventore in spregio tanto al citato art. 203, III comma, Codice della Strada (il titolo esecutivo era già costituito dal verbale di accertamento non opposto e pagato in ritardo), quanto all’art. 36, II comma, D.L. n. 248/2007 il quale, in relazione al termine entro cui il Comune è tenuto alla notifica del titolo esecutivo al contribuente, ha stabilito che tale titolo deve essere notificato – a pene di decadenza – “entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo”.
Secondo quest’ultimo dettato normativo, l’Ente Comunale è, peraltro, decaduto dal diritto di procedere alla riscossione delle somme in quanto l’ingiunzione veniva notificata 12.03.2014, cioè ben oltre il termine fissato, incorrendo nella eccepita preclusione.
Per tutto quanto sin qui dedotto, anche sotto questo ulteriotre profilo, l’ingiunzione di pagamento deve ritenersi illegittima e manifestamente infondato è il diritto dell’Ente Comunale di procedere alla riscossione delle somme portate dall’atto opposto che, pertanto, deve essere annullato.
Inoltre, il Comune opposto non ha esibito le ricevute delle seconde raccomandate a conferma della notifica dei due verbali ai familiari dello stesso opponente, non più domiciliato presso di loro, come risulta dalla prova testimoniale.
Non essendoci prova di quanto sopra, le notifiche devono ritenersi non valide.
Il 6° comma dell’art. 7 della legge 890/82 che regola le notifiche tramite il servizio postale, aggiunto dal comma 2-quater dell’art. 36, D.L. 31 dicembre 2007, n. 248, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione, prevede:
“ Se il piego non viene consegnato personalmente al destinatario dell’atto, l’agente postale dà notizia al destinatario medesimo dell’avvenuta notificazione dell’atto a mezzo di lettera raccomandata .”
Non si può omettere di rilevare che le notifiche dei plichi in colore “verde” inerisce una materia depenalizzata che a volte può comportare gravi danni a carico del destinatario.
Nella fattispecie, il postino, ha certificato di avere consegnato i due uno al padre ed uno alla madre dell’opponente, ma senza averli identificati, come avviene invece normalmente nella procedura di notifica presso l’Ufficio Postale, dove occorre esibire anche la delega con la copia del documento di identificazione ( cfr Corte di Cassazione, ordinanza 11/6/2014).
Pertanto, il Comune di T. va condannato al parziale ristoro in favore del difensore dell’opponente delle spese e competenze di lite che si liquidano come in dispositivo.
il giudice di Pace di Taranto, dr. Martino Giacovelli, definitivamente pronunciando sull’opposizione depositata il 18.06.2014 all’ ingiunzione n. 18585 del 04.03.2014 per la somma di €.320,95 a seguito del mancato pagamento della sanzione di cui al verbale di violazione al Codice della Strada commessa con l’autovettura targata n.DP668GR e precisamente verbale n. 64463/08 del 20.12.2008 dalla Polizia Municipale del Comune di T., rigettate e/o ritenute assorbite le altre deduzioni, così decide:
1)annulla l’ingiunzione impugnata;
2)condanna il Comune di T. in p.l.r.p.t. al rimborso a favore del difensore della parte opponente, delle spese e competenze di lite che liquida in complessivi € 137,00 di cui € 37,00 per spese ed € 100,00 per competenze professionali, oltre IVA e CAP come per legge, compensando tutte le altre spese ed onorari.
Così deciso a Taranto il 08.04.2015