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Timestamp: 2020-01-24 22:17:04+00:00
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Cassazione sentenza 22443/2015: emendabile dichiarazione anche con contenzioso | GAMACONSULTING
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Cassazione sentenza 22443/2015: emendabile dichiarazione anche con contenzioso
E' sempre emendabile la dichiarazione dei redditi anche se è già in corso un contenzioso con l'amministrazione. La correzione può avvenire entro i termini di accertamento fissati dall'articolo 43 del dpr n. 600/1973, vale a dire entro quattro anni, e non entro un anno come sostenuto dall'amministrazione finanziaria. Il termine «ristretto» vale solo se si intende compensare l'eventuale credito risultante dalle dichiarazioni. Una diversa interpretazione che negasse al contribuente la possibilità di rettificare i suoi errori in giudizio darebbe luogo a un «prelievo indebito» e sarebbe in contrasto con gli articoli 53 e 97 della Costituzione. Ad affermarlo è la Corte di cassazione con la sentenza nr. 22443/2015. Una cooperativa aveva rettificato la dichiarazione dei redditi durante il contenzioso instaurato a seguito dell'accertamento dell'Agenzia. Il contribuente, in particolare, rilevava che la dichiarazione era stata emendata e pertanto chiedeva l'annullamento dell'atto impositivo emesso. Sia il giudice di primo grado che quello di secondo grado, confermavano la legittimità della pretesa sul presupposto che l'integrativa in favore del contribuente poteva presentarsi solo nel termine di scadenza della dichiarazione per il periodo di imposta successivo. La cooperativa ricorreva allora in Cassazione lamentando un'errata interpretazione della norma da parte della commissione tributaria regionale della Campania, anche alla luce dell'interpretazione della giurisprudenza di legittimità.
La Suprema corte nell'accogliere il ricorso, ha, innanzitutto, ricordato che secondo i principi più volte affermati, la dichiarazione dei redditi del contribuente gravata da errore sia di fatto che di diritto, è emendabile e ritrattabile anche in sede contenziosa, quando egli possa essere assoggettato ad oneri contributivi diversi e più gravosi del dovuto.
La dichiarazione non ha natura di atto negoziale e dispositivo, poiché reca una mera esternazione di scienza e di giudizio, modificabile in ragione dell'acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e di valutazione. Secondo i giudici, un sistema legislativo che non consenta di rettificare tale dichiarazione darebbe luogo ad un prelievo fiscale indebito, incompatibile con i principi costituzionali di capacità contributiva e di oggettiva correttezza dell’azione amministrativa. Il supremo Giudice ha inoltre chiarito che il limite temporale previsto dall’articolo 2 comma 8 bis, ossia «non oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo di imposta successivo», riguarda solo l’uso in compensazione dell’eventuale credito risultante dall’integrativa a favore (Cassazione, n. 5399/2012 e n. 11500/2013). Più recentemente è stato anche precisato (Cassazione, n. 20415/2014) che il contribuente può emendare la dichiarazione contenente errori anche in sede contenziosa in presenza di correzioni di carattere meramente formale riferite ad inesattezze che abbiano determinato l'indicazione di un maggior reddito o comunque id un maggior debito di imposta. Il principio di capacità contributiva opera su un diverso piano rispetto ai possibili termini di decadenza, con la conseguenza che il limite temporale previsto dall'art. 8 comma 8 bis è inapplicabile alle correzioni del contribuente volte ad una giusta pretesa, differentemente da quanto sostenuto dai giudici di appello che avevano affermato che la dichiarazione integrativa ai sensi dell'articolo 8-bis del dpr n. 322/1998, volta a rimediare a tali errori con effetti pro-contribuente, doveva intervenire entro il termine di presentazione della dichiarazione per il periodo d'imposta successivo. Da qui la cassazione della sentenza impugnata, ora rimessa ad altra sezione della Ctr Napoli per il nuovo giudizio.
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