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Timestamp: 2019-10-15 09:28:31+00:00
Document Index: 55313937

Matched Legal Cases: ['art. 80', 'art. 102', 'art. 409', 'art. 413', 'art. 80', 'art. 444', 'art. 410', 'art. 410', 'art. 410', 'art. 411']

La conciliazione presso le commissioni di certificazione | Lavorofisco.it
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Il tentativo di conciliazione che si svolge dinanzi alle commissioni di certificazione è uno dei due tentativi di soluzione extragiudiziale del contenzioso di lavoro rimasti obbligatori. Le parti di un contratto di lavoro certificato, infatti, prima di adire il Tribunale hanno l’obbligo di recarsi dinanzi alla commissione che ha certificato il contratto per tentare una soluzione conciliativa
Il tentativo di conciliazione che si svolge dinanzi alle commissioni di certificazione è uno dei due tentativi di soluzione extragiudiziale del contenzioso di lavoro rimasti obbligatori.
Le parti di un contratto di lavoro certificato, infatti, prima di adire il Tribunale hanno l’obbligo di recarsi dinanzi alla commissione che ha certificato il contratto per tentare una soluzione conciliativa.
L’art. 80 del D.Lgs. n. 276/2003 detta i rimedi giurisdizionali esperibili avverso una certificazione del contratto di lavoro che risulti non regolare.
La legittimazione ad agire non spetta soltanto alle parti, ma anche ai terzi qualificati sopra individuati: tuttavia va tenuto presente che laddove ad agire siano i terzi, le parti del contratto dovranno essere chiamate in causa entrambe quali litisconsorti necessari (art. 102 cod. proc. civ.). Le parti o i terzi nella cui sfera giuridica l’atto produce effetti possono proporre ricorso avverso l’atto di certificazione al Tribunale, in funzione di giudice del lavoro, competente per territorio.
Le ragioni del contendere sul contratto certificato
Nell’ambito della giurisdizione ordinaria, l’azione di annullamento della certificazione dovrà essere proposta davanti al Tribunale del lavoro, in quanto la domanda relativa alla individuazione dell’errata qualificazione ovvero alla non corrispondenza tra il contratto certificato e lo svolgimento concreto del rapporto di lavoro rientra tipicamente nell’ambito dell’art. 409 cod. proc. civ., perché fìnalizzata a dimostrare l’esistenza del lavoro subordinato.
In questa prospettiva il richiamo all’art. 413 cod. proc. civ. nell’art. 80, comma 1, del D.Lgs. n. 276/2003 implicando che i criteri di competenza stabiliti da questa disposizione prevalgono, eventualmente, su quelli differenti derivanti dall’art. 444 cod. proc. civ., nei casi in cui la certificazione è impugnata a fini previdenziali. Competente per materia è dunque il Tribunale in funzione di giudice del lavoro, la competenza territoriale si ricava in base alla circoscrizione in cui è sorto il rapporto, ovvero dove si trova l’azienda o il reparto o la sede di lavoro cui il lavoratore era addetto o in cui prestava lavoro. La norma prevede che il ricorso contro le certificazioni deve essere preceduto dal tentativo obbligatorio di conciliazione da espletarsi innanzi alla commissione di certificazione che ha certificato il contratto. Il tentativo obbligatorio di conciliazione si deve proporre davanti allo stesso organismo che era stato chiamato a gestire la procedura di certificazione e che aveva certificato il contratto dopo aver audito le parti e analizzato il contratto sottoscritto.
La scelta di tale procedura stragiudiziale non risulta affatto casuale, ma risponde all’esigenza di mettere la materia nelle mani di chi già conosce la fattispecie ed è in grado di valutare il complessivo comportamento delle parti ante e post certificazione, tenendo necessariamente in considerazione quanto già avvenuto nella fase di audizione delle parti davanti all’organismo collegiale di certificazione. Pare proprio il certifier il soggetto istituzionale più idoneo a prevenire i conflitti o comunque a comporli, sia quando ad agire nel tentativo conciliatore siano le parti, sia quando a muoversi per la contestazione della certificazione siano i terzi in posizione differenziale. Le norme seguite nel tentativo obbligatorio, nei termini in cui risultano compatibili alla procedura, sono quelle dettate dall’art. 410 cod. proc. civ. per l’analogo tentativo usuale ora facoltativo, tenendo conto della obbligatorietà del tentativo davanti dalla commissione certificatrice, fatta salva la possibilità per ciascuna commissione di certificazione di dotarsi di apposito regolamento per la trattazione del tentativo obbligatorio di conciliazione.
La richiesta di conciliazione, regolarmente sottoscritta, deve essere consegnata a mano o spedita con raccomandata con avviso di ricevimento o inviata a mezzo e-mail certificata (PEC) alla commissione di certificazione e alla controparte.
Contenuti della richiesta di conciliazione
La richiesta di conciliazione deve contenere (in analogia a quanto previsto dall’art. 410, comma 6, c.p.c.):
l’indicazione del contratto certificato e del provvedimento di certificazione con identificazione della commissione che ha certificato il contratto;
l’indicazione del luogo dove devono essere fatte le comunicazioni attinenti alla procedura di conciliazione;
Aspetti essenziali della procedura
La commissione di certificazione che istruisce il tentativo di conciliazione in base alla richiesta pervenuta deve preventivamente valutare che la stessa faccia riferimento ad un contratto da essa effettivamente certificato.
Partecipazione delle parti e procura a conciliare
La commissione di certificazione verifica che le parti che decidono di farsi rappresentare non essendo presenti personalmente abbiano rilasciato idonea procura a conciliare e transigere mediante atto pubblico o per scrittura privata autenticata. A seguito della richiesta di conciliazione la controparte ha 20 giorni per depositare la propria memoria di controdeduzioni alle ragioni di fatto e di diritto avanzate dal richiedente, presentando difese ed eccezioni. Decorso inutilmente tale termine o entro 10 giorni dal deposito della memoria di controparte la commissione di certificazione provvede a convocare le parti per la loro comparizione. Nei 30 giorni successivi alla convocazione delle parti deve svolgersi il tentativo obbligatorio di conciliazione (art. 410, comma 7, c.p.c.).
Esito della verbalizzazione
Se la conciliazione riesce, anche parzialmente, viene redatto processo verbale sottoscritto dalle parti e dalla commissione. Quando, invece, la conciliazione non riesce, la commissione deve proporre alle parti una ipotesi di soluzione conciliativa della controversia. Se l’accordo non si raggiunge la commissione deve inserire obbligatoriamente nel verbale oltre alla propria proposta conciliativa anche le posizioni di dissenso manifestate dalle parti (in analogia all’art. 411, comma 2, c.p.c.). All’esito del mancato accordo si avrà l’azione in giudizio dinanzi al Tribunale nelle funzioni di giudice del lavoro.
Art. 80 D.Lgs 276/03 - Rimedi esperibili nei confronti della certificazione
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