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Timestamp: 2020-01-27 22:44:21+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 517', 'sentenza ']

marchi e brevetti | 02 Marzo 2016
Convalidazione del marchio, uso effettivo e quantificazione del danno: il punto della Cassazione
Con la sentenza n. 4048/2016, la Corte di Cassazione ribadisce alcuni punti fermi in tema di proprietà industriale con particolare riferimento all’istituto della convalidazione per uso del marchio in buonafede per oltre cinque anni, alla decadenza per non uso, nonché al profilo risarcitorio del danno subito dal legittimo titolare del diritto.
(Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza n. 4048/16; depositata il 1° marzo)
marchi e brevetti | 26 Gennaio 2016
Complesso o d’insieme? Per il marchio una distinzione fondamentale
Un marchio è complesso ove costituito da più elementi, dei quali ciascuno possieda capacità caratterizzante, anche se la forza distintiva dello stesso è affidata ad un elemento costituente il c.d. cuore del marchio. Al contrario, il marchio d’insieme è privo di un elemento caratterizzante ed è composto da più fattori costitutivi che, valutati singolarmente, sono privi di distintività, e la acquisiscono soltanto ove combinati tra loro.
(Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza n. 1275/16; depositata il 25 gennaio)
marchi e brevetti | 03 Novembre 2015
Utilizzo lecito di una parola contenuta in un marchio come ditta dell’impresa concorrente
L’inserimento nella ditta o nell’insegna di una parola facente parte di un marchio brevettato da altro imprenditore (ma non usato dallo stesso anche come ditta o insegna) è lecito, in considerazione della diversa funzione dei rispettivi segni distintivi e della mancanza di una diversa previsione normativa, sempre che quella ditta od insegna vengano utilizzate solo quali strumenti di individuazione dell’impresa o dello stabilimento, non anche per identificare o pubblicizzare prodotti e cioè sostanzialmente come marchi, così da determinare violazione dell’altrui privativa.
(Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza n. 22350/15; depositata il 2 novembre)
marchi e brevetti | 09 Ottobre 2015
No al rilievo della contraffazione grossolana nel caso di commercio di prodotti con segni falsi
Integra il delitto di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi la detenzione per la vendita di prodotti recanti marchio contraffatto, senza che abbia rilievo la configurabilità della contraffazione grossolana.
(Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza n. 40394/15; depositata l’8 ottobre)
marchi e brevetti | 29 Luglio 2015
“Venus” e “Venex”: ma oltre al nome c’è di più?
In tema di contraffazione dei marchi, l’accertamento sulla confondibilità dei segni deve essere attuato in via globale e sintetica, ossia prendendo in considerazione non solo il significato delle parole che eventualmente compongono il contrassegno, ma anche il contesto cromatico, grafico e fonetico della comunicazione in cui esso si esprime.
(Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza n. 15840/15; depositata il 28 luglio)
marchi e brevetti | 05 Giugno 2015
C’è contraffazione se i prodotti falsificati generano confusione nel loro utilizzo
Per integrare il reato di contraffazione è sufficiente la sola attitudine della falsificazione, anche imperfetta e parziale, ad ingenerare confusione, con riferimento non solo al momento dell’acquisto, ma anche a quello della successiva utilizzazione del prodotto contraddistinto dal marchio contraffatto, ricorrendo la fattispecie criminosa de quo anche nell’ipotesi in cui il compratore sia stato messo a conoscenza del venditore della non autenticità del marchio.
(Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 23982/15; depositata il 4 giugno)
marchi e brevetti | 20 Maggio 2015
“Peppa Pig” e “I Puffi” contraffatti: legittimo il sequestro dei capi d’abbigliamento
Il reato di contraffazione, previsto dall’art. 517 c.p., è integrato dalla semplice imitazione di un marchio, anche non registrato o riconosciuto, purché idonea a trarre in inganno l’acquirente sull’origine, la qualità o la provenienza del prodotto. Il giudice deve accertare, attraverso l’esame sintetico dei segni distintivi condotto con il criterio del c.d. consumatore medio, la sussistenza di profili di somiglianza che possano portare l’acquirente a convincersi che il prodotto sia stato fabbricato in uno stabilimento diverso da quello del reale luogo di produzione, restando superflua, per l’integrazione del reato, un’imitazione completa della denominazione o dei segni distintivi altrui.
(Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza n. 20600/15; depositata il 19 maggio)