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Timestamp: 2019-08-20 00:37:58+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2268', 'art. 3']

Sistema pensionistico: metodo di calcolo della quota retributiva ed aumento di un quinto retributivo della base pensionabile.*
Posted on 14 Marzo 2018 by eliseo taverna
La nota questione dell’applicazione al personale militare del sistema di calcolo del sistema pensionistico, previsto dall’articolo 54 del DPR 1092/73, concernente il conteggio della quota retributiva, con l’attribuzione della percentuale del 44%, in luogo di quella meno vantaggiosa del 35% e poi rivalutando gli anni prestati dell’1,80%, continua a tenere banco nelle aule di udienza dei Giudici Contabili.
Dopo la sentenza n. 2 datata 05.12.2017 della Sezione Giurisdizionale per la Sardegna, che aveva accolto il ricorso di un ex appartenente all’Aeronautica militare che vantava il diritto a vedersi riconosciuta l’applicazione della percentuale di calcolo più vantaggiosa, sembrava che che la tematica fosse circoscritta solo ad alcuni Corpi.
Analogo discorso, contrariamente a quanto sostenuto dalle Amministrazioni del comparto, vale per il diritto previsto dall’art. 3, comma 7, del decreto legislativo n. 165 del 1997, che stabilisce, anche per coloro che sono stati riformati ante tempus, prima del limite ordinamentale (60 anni), l’aumento del montante contributivo maturato, di un importo pari a 5 volte la base imponibile/pensionabile dell’ultimo anno di servizio moltiplicato per l’aliquota di computo della pensione.
In un recente quesito proposto da un pensionato della GdF, tuttavia, con il quale lo stesso chiedeva lumi sulla percentuale di calcolo utilizzata dal Corpo per tali situazioni, l’Ente Amministrativo Nazionale competente rispondeva in forma abbastanza burocratese e, peraltro, teneva a ribadire la vigenza, nell’ordinamento italiano, del divieto di estensione del giudicato amministrativo.
Tradotto: anche se ci sono delle sentenze favorevoli ad alcuni ricorrenti, non possiamo provvedere al ricalcolo del trattamento di quiescenza erroneamente attribuito nel passato.
E’ stato verificato, peraltro, il prospetto modello S.M. 5007 dell’INPS rilasciato ad un pensionato riformato nel 95 per inabilità al SMI ed è emerso, inequivocabilmente, come sotto la voce “Coefficiente Tabella A” sia stato previsto lo 0,35% anziché il 44% a conferma che molto probabilmente l’orientamento meno favorevole delle Amministrazioni e dell’Ente Previdenziale é abbastanza diffuso e consolidato.
La legge è legge si sa e va rispettata, ma il buon senso, probabilmente, in presenza di un copioso giudicato amministrativo, forse in queste circostanze dovrebbe portare le Amministrazioni e lo stesso Ente di Previdenza a fare valutazioni diverse. Valutazioni che potrebbero portare in automatico ad una riliquidazione dei trattamenti di quiescenza di coloro che hanno subìto un danno che, peraltro, farebbero risparmiare al personale tempo e danaro ed anche alle casse dello Stato, molto spesso chiamate a rifondere le spese legali e di giustizia sostenute dai ricorrenti.
Recentemente, tra l’altro, un ex appartenente al Corpo della Guardia di Finanza e titolare di pensione, ha proposto ricorso contro l’INPS di Cagliari, chiedendo che, in applicazione dell’art. 3, comma 7, del decreto legislativo n. 165 del 1997, gli venga riconosciuto il proprio diritto all’aumento del montante contributivo maturato di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio, moltiplicato per l’aliquota di computo della pensione, con conseguente rideterminazione della pensione in godimento, in ragione del maggiore montante contributivo spettante.
Il ricorrente ha precisato di essere stato “riformato”, in quanto giudicato “permanentemente non idoneo al servizio militare incondizionato” dalla competente Commissione Medica Ospedaliera e dal Dicembre 2013, dopo essere stato posto in quiescenza, è titolare della pensione Gestione Dipendenti Pubblici (Ex INPDAP), sede territoriale di Cagliari.
Ad avviso della parte ricorrente, il diritto vantato troverebbe fondamento nella norma di cui all’art. 3, comma 7, del decreto legislativo n. 165 del 1997, la quale si applicherebbe a tutti i soggetti che, come nel suo caso, non siano transitati nella posizione di ausiliaria, in quanto non in possesso dei requisiti psico-fisici per accedervi o permanervi.
La citata norma, infatti, prevede che “per il personale di cui all’articolo 1 escluso dall’applicazione dell’istituto dell’ausiliaria che cessa dal servizio per raggiungimento dei limiti di età previsto dall’ordinamento di appartenenza e per il personale militare che non sia in possesso dei requisiti psico-fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria, il cui trattamento di pensione è liquidato in tutto o in parte con il sistema contributivo di cui alla legge 8 agosto 1995, n. 335, il montante individuale dei contributi è determinato con l’incremento di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio molti-plicata per l’aliquota di computo della pensione. Per il personale delle Forze di polizia ad ordinamento militare il predetto incremento opera in alternativa al collocamento in ausiliaria, previa opzione dell’interessato”.
L’Inps, si è costituito in giudizio depositando specifica memoria difensiva in data 10 gennaio 2018, con la quale è stato precisato che l’accertamento del diritto richiesto competerebbe esclusivamente all’amministrazione ex datrice di lavoro, la quale soltanto potrebbe contraddire in ordine alla sussistenza\insussistenza delle condizioni in fatto e in diritto sottostanti la pretesa, mentre l’Istituto non potrebbe che prendere atto delle determinazioni adottate, provvedendo a mettere in pagamento le somme indicate, laddove spettanti.
La parte pubblica ha fermamente sostenuto che la mancata evocazione in giudizio dell’Amministrazione di appartenenza (Ministero dell’Economia) e l’assenza di qualsivoglia documentazione idonea a permettere la modifica della prestazione (Mod. PA04), renderebbero improcedibile la domanda e infondata, in ogni caso, la pretesa ivi portata.
È stato, pertanto, conclusivamente richiesto che, in via preliminare, sia dichiarato il difetto di legittimazione passiva dell’INPS o, comunque, che sia respinta ogni pretesa avanzata contro l’Istituto.
Questioni analoghe a quella posta dal ricorrente, nonché l’eccezione formulata dall’INPS, hanno già formato oggetto di pronunce della stessa Sezione.
In particolare, dal Giudice monocratico sono state richiamate e prese a riferimento le sentenze n. 156, dell’11/12/2017 e n. 162, del 19/12/2017.
La Sezione ha rilevato che non vi sono ragioni ostative all’immediata riliquidazione delle pensioni per le seguenti ragioni:
a) il ruolo dell’INPS non può essere considerato marginale, in quanto spetta all’Istituto liquidare la pensione del ricorrente;
b) nei casi, come quello in esame, l’INPS medesimo disponeva di tutti gli elementi necessari per riconoscere il beneficio invocato in questa sede, poiché era a conoscenza del fatto che il ricorrente era cessato dal servizio per inabilità senza transitare nell’ausiliaria;
C) lo stesso Ente era in possesso, dal prospetto dei dati trasmesso dall’amministrazione di provenienza, dell’ammontare della base di calcolo su cui applicare l’incremento stabilito dalla legge.
Conseguentemente l’Istituto previdenziale è stato correttamente evocato in giudizio, essendo il legittimo contraddittore, posto che non sussiste alcun obbligo, in capo all’Amministrazione datoriale, di adottare espressa certificazione al riguardo, tanto che, con la sentenza n. 162/2017, previamente citata, la stessa Sezione della Corte dei Conti ha dichiarato il difetto di legittimazione passiva di detta Amministrazione, nel caso chiamata in giudizio.
Nel merito, pertanto, la Corte ha ritenuto il ricorso fondato in quanto il ricorrente è cessato dal servizio senza transitare nella posizione di ausiliaria, essendo stato posto in congedo assoluto per inabilità.
Il ricorrente, infatti, si trovava pertanto nella condizione di legge per usufruire del beneficio accordato dalla norma invocata.
Come già affermato dalla Sezione Molise (sentenza n. 53/2017), infatti, la riportata disposizione normativa è da ritenersi tuttora vigente, “pur successivamente all’entrata in vigore del codice dell’ordinamento militare, considerato che detto decreto legislativo n. 66/2010 espressamente prevede (art. 2268, com-ma 1, n. 930) l’abrogazione dei soli commi da 1 a 5 dell’articolo 3 del d. lgs. n. 165/1997.
La disposizione ha riconosciuto l’incremento del montante contributivo sia al personale che cessi dal servizio per raggiunti limiti di età (per tale via escluso dall’ausiliaria), sia nei confronti del personale militare che, come il ricorrente, non sia in possesso dei requisiti psico-fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria, giacché dichiarato permanentemente non idoneo al servizio militare, di talché neppure può propriamente ipotizzarsi l’esercizio di un’opzione da parte dell’interessato (cfr: Sez. giur. Abruzzo, sent. n. 28/2012, citata dalla difesa del ricorrente e sent. n. 53/2017).
Sugli arretrati spettanti per effetto dell’accoglimento del ricorso, è stato previsto che competono al ricorrente gli accessori, ovvero gli interessi legali e la rivalutazione monetaria, la seconda per la sola parte eventualmente eccedente l’importo dei primi, calcolati con decorrenza dalla scadenza di ciascun rateo di pensione e sino al pagamento degli arretrati stessi.
La Corte dei Conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Sardegna, in composizione monocratica, quindi, ha accolto il ricorso e, per l’effetto, ha dichiarato il diritto del ricorrente alla riliquidazione della pensione in godimento mediante applicazione del beneficio previsto dall’art. 3, comma 7 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 165, agli interessi legali, alla rivalutazione monetaria, nonché ha condannato l’Ente alla rifusione delle spese legali.
A questo punto, tenuto conto del divieto di estensione del giudicato, opposto con solerzia dalle Amministrazioni, al personale in quiescenza interessato non sembra rimanere altro che diffidare Amministrazioni ed Ente Previdenziale con l’intento di stimolare un’improbabile riliquidazione della pensione, dopodiché l’unica strada non rimane altra che quella del contenzioso.
Eliseo Taverna – *Delegato Co.Ce.R. della GdF
Corte dei Conti d’Appello. Personale militare arruolato negli anni 1981/1983. Diritto al trattamento pensionistico con applicazione aliquota retributiva 44% e non 35%.
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