Source: https://www.dirittieuropa.it/rassegna-cedu/
Timestamp: 2017-11-18 02:59:48+00:00
Document Index: 63521143

Matched Legal Cases: ['art.10', 'art.3', 'art. 39', 'sentenza ', 'art 10', 'art 3', 'art.34', 'art.3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.8']

Rassegna CEDU | Diritti EuropaDiritti Europa
Articolo di Marco Occhipinti
Quest’oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo ha esaminato due casi concernenti il Regno Unito. Il verdetto è stato il medesimo in entrambi: i ricorsi sono stati valutati irricevibili perché manifestamente infondati. Fra questi, nel caso McKevitt e Campbell c. Regno Unito, a ricorrere a Strasburgo sono stati due cittadini irlandesi accusati del sanguinario attentato consumatosi …
Note alla rassegna Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data giovedì 21 luglio 2016, si è inserito per le decisioni pubblicate: Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ; ricorso : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento; Corte L. : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea; Descrizione : …
Articolo di Aurora Licci
Quest’oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata su sei casi: ha condannato la Polonia perché ha negato al padre il contatto con la propria figlia, la madre infatti aveva deciso di non far più ritorno in Canada dopo una breve vacanza. Assolve invece Varsavia per la presunta violazione dell’art.10 CEDU; la ricorrente Dorota aveva accusato un ex ufficiale polacco e con lui tutta la categoria, per aver protetto e favorito la criminalità organizzata dagli anni ’80 ad oggi.
Note alla rassegna Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data martedì 12 luglio 2016, si è inserito per le decisioni pubblicate: Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ; ricorso : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento; Corte L. : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea; …
Quest’oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata su due casi; ha accertato la violazione dell’art.3 CEDU (trattamenti inumani e degradanti) ai danni di un cittadino russo, appartenente ad un’organizzazione armata ucraina il quale venne costretto a collaborare dai militari sotto tortura. Il signor R.V. attualmente si trova in Francia, è scappato dalla Cecenia verso la Polonia ed infine ha riparato in Francia, che ne chiede l’espulsione. Il Giudice di Strasburgo oggi, grazie all’art. 39 del Regolamento, ne impedisce la consegna alle autorità Russe.
Articolo di Marco Petrachi
Quest’oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo ha accertato le responsabilità internazionali di Francia, Italia, Grecia, Lettonia e Ucraina; soltanto la Germania è uscita indenne dal controllo internazionale.
Il verdetto emesso a carico dell’Italia è destinato a fare giurisprudenza: nel caso Taddeucci e McCall c. Italia , la Corte di Strasburgo ha accolto il ricorso di una coppia omosessuale perché, ai fini del rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari, era stata equiparata alle coppie eterosessuali non sposate, e pertanto non aveva potuto ottenere tale permesso. Peccato tuttavia che in Italia, a differenza delle coppie eterosessuali, quelle omosessuali non abbiano alcuna possibilità di contrarre matrimonio. Di conseguenza, l’Italia e’ stata dichiarata responsabile della violazione degli artt. 8 e 14 della Convenzione europea (divieto di discriminazione e rispetto della vita privata e familiare) e dovrà risarcirli per oltre 38 mila euro tra danno non patrimoniale e spese.
La Corte EDU condanna oggi Ungheria, Italia e Ucraina per violazioni internazionali. L’Italia esce indenne da due giudizi su tre. Nei casi Ben Moumen e Brambilla la Corte di Strasburgo ha ratificato le condotte delle autorità italiane: Ben Moumen ha ricevuto un equo processo, nonostante sia stato condannato sulla base delle dichiarazioni rese da un teste non ascoltato nel processo, mentre il direttore Brambilla ed i due giornalisti della sua testata lecchese sono stati condannati senza violazione alcuna dei loro diritti fondamentali, per aver intercettato le conversazioni segrete dei Carabinieri del Comando locale. Invece, nel caso Strumia l’Italia dovrà risarcire 15.000 ad un padre fiorentino separato dalla figlia per oltre 7 anni, senza che le autorità riuscissero ad eseguire l’ordine giudiziario di contatto padre-figlia. Infine, oggi si è pronunciata la Grande Camera del Giudice europea a favore di un suo vecchio giudice, Andras Baka, a Strasburgo dal 1991 al 2008. La Corte ha ritenuto contraria alle regole dell’equo processo e della libertà d’espressione la destituzione anticipata del giudice Baka, molto critico alle riforme del nuovo governo, dalla presidenza della Corte Suprema e del CSM ungheresi, nonché l’impossibilità per lui di ricandidarsi a tali cariche. Egli infatti per la nuova legge non aveva maturato i 5 anni di magistratura richiesti per candidarsi a tali cariche; inspiegabilmente, non erano computabili nel calcolo gli anni che aveva trascorso come giudice europeo.
Quest’oggi la Corte europea ha deciso cinque casi, addivenendo a verdetti molti differenti. Francia, Ucraina e Grecia sono state ritenute responsabili di violazioni della Convenzione europea: sono stati così accolti i ricorsi di una richiedente protezione internazionale che, fuggita dalla Guyana e a rischio di espulsione dalla Francia, temeva nuove ritorsioni da parte della sua famiglia, musulmana, per aver sposato un cristiano; di un padre greco che, nonostante una sentenza in suo favore, non riesce da molto tempo a vedere i suoi figli, gemelli; di un cittadino ucraino condannato due volte, in sede penale ed amministrativa, per lo stesso fatto – disordini e danneggiamento in un bar. La Francia tuttavia consegue un pareggio con un’altra sentenza, nella quale la Corte di Strasburgo ha avallato la condotta dell’Ordine degli Avvocati di Parigi, che aveva sanzionato a livello disciplinare due avvocati sulla base di alcune intercettazioni telefoniche. Infine, è stato dichiarato irricevibile il ricorso di un noto presentatore televisivo tedesco, il quale accusava la Germania di non aver protetto la sua privacy dai paparazzi, che avevano realizzato, nonostante tutte le diffide legali, un reportage sul suo matrimonio a Potsdam.
Quest’oggi il giudice degli Stati si pronuncia su 15 casi: tra i paesi coinvolti nel contenzioso troviamo la Spagna ripresa sulla violazione dell’art 10 CEDU (libertà di espressione), il ricorrente Federico Jorge Jimenez Losantos era stato condannato dal giudice spagnolo per aver rivolto offese al sindaco di Madrid durante una trasmissione radiofonica. Le altre violazioni sono per Cipro, Russia, Polonia, Belgio , Lituania, Georgia e Romania, indenne la Turchia per un caso di risarcimento negato ai genitori di un militare morto suicida durante il servizio.
Oggi il Giudice di Strasburgo si è pronunciato su nove vicende: ravvisa la violazione dell’art 3 CEDU (trattamenti inumani e degradanti) subita dal signor Mekras detenuto in attesa di giudizio in gravi condizioni di salute; il signor Popov ex Segretario generale del Ministero della Difesa ottiene giustizia rispetto al linciaggio mediatico ordito dalla stampa bulgara e da alcuni esponenti del Governo e dal Procuratore capo. Il ricorrente era stato indagato e arrestato nel 2010 per mala gestio dei fondi pubblici e per un tentativo di corruttela.
Quest’oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata su nove casi. La condanna dell’Azerbaijan dà ragione a Arif Seyfulla oglu Yunusov e Leyla Islam Gizi Yunusova, due coniugi azeri noti attivisti per i diritti umani, condannati a 5 anni di reclusione: i gravi problemi di salute non vengono curati adeguatamente in carcere, tuttavia il Governo dichiara una situazione formalmente coerente, ma nei fatti diversa con le prescrizioni della Corte, a seguito del ricorso presentato dagli stessi ricorrenti ex art.34 CEDU.
Quest’oggi sono giunte molte storie davanti alla Corte europea: la storia di un interdetto lituano affetto da schizofrenia, privato della capacità giuridica in una procedura a cui non aveva potuto partecipare; quella dei militanti di un movimento politico progressista turco che sono stati perquisiti, in casa e sul posto di lavoro; quelle di un meccanico lituano morto in circostanze misteriose su una nave e di un giovane coscritto russo, morto di infarto cardiaco durante il servizio militare, senza che le autorità inquirenti svolgessero indagini effettive sulla loro morte. In tutti questi casi, il Giudice dei diritti umani ha accertato una violazione.
Nessuna violazione quest’oggi nelle decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo. Nel caso italiano M.C. e altri lo Stato italiano ha chiuso tramite regolamento amichevole un contenzioso aperto dal 2013 sull’esatto calcolo della riparazione da corrispondere alle vittime da trasfusione di sangue infetto: corrisponderà tra i 10.000 ed i 12.000, oltre 1500 euro di spese giudiziarie, a ciascun dei 162 ricorrenti, vittime o parenti delle vittime. Nel caso Dupre c. Francia la Corte di Strasburgo ha ratificato la scelta delle istituzioni francesi di non indire nuove elezioni popolari per l’espressione di due europarlamentari transitori, resi necessari dall’adozione del Trattato di Lisbona e in carica per due anni e quattro mesi. Essi furono scelti tra i membri del Parlamento francese, dalle quali rimase escluso il sig. Dupré – ricorrente del presente caso – che non era deputato. Il giudice europeo ha dichiarato manifestamente infondato il ricorso perché l’elezioni contestate perseguivano uno scopo legittimo – evitare i costi di nuove elezioni destinate ad una scarsa affluenza, nonche’ ovviare a conflitti con l’ordinamento costituzionale -, avevano una efficacia transitoria e comunque non impedirono al sig. Dupre di ricandidarsi pochi anni dopo, alla tornata elettorale del 2014.
Quest’oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato la Serbia per aver violato il diritto a libere elezioni, così come sancito all’art.3 del Protocollo addizionale n°1 alla Convenzione. Paunovic e Milivojevic a seguito di un diverbio con la Direzione, vennero costretti a lasciare la poltrona parlamentare in forza delle dimissioni in bianco firmate nel 2003 poco prima della tornata elettorale: tale pratica, stando al ricorso, rientrava in una prassi del partito G17PLUS. Il Giudice di Strasburgo ammette le violazioni della Carta Convenzionale anche per Russia, Turchia, Romania e Polonia.
Quest’oggi la Grande Camera della Corte di Strasburgo ha disatteso le argomentazioni del sig. Avotins, un cittadino lettone condannato a pagare 100.000 ad una società cipriota sulla base dell’esecuzione di una sentenza straniera. La controversia è nata allorché il sig. Avotins ha scoperto che a Cipro si era svolto un giudizio in sua contumacia ed era stata emessa una condanna a suo carico, di cui la società cipriota chiedeva il riconoscimento e l’esecuzione in Lettonia. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha ritenuto che il sistema dell’Unione Europea ha fornito al ricorrente una protezione equivalente a quella che gli avrebbe fornito il sistema convenzionale (in applicazione della giurisprudenza Bosphorus) e che le difficoltà’ da lui incontrate erano da imputarsi soltanto alla sua inerzia e negligenza. In particolare, egli avrebbe dovuto, all’atto di opporsi al riconoscimento ed all’esecuzione in Lettonia della sentenza cipriota, impugnare tale sentenza davanti ai giudici ciprioti stessi.
Quest’oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo si pronuncia su quattro casi: ammonisce il Regno Unito per aver privato ingiustamente della libertà un cittadino di origini iraniane in attesa della sua espulsione; condanna anche la Grecia nel ricorso del signor Kolonja, un caso di un’espulsione verso l’Albania a seguito di una condanna per acquisto di sostanze stupefacenti, a rilevare è la violazione diritto al rispetto della vita privata e familiare, così come tutelata dell’art.8 della Convenzione.