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Timestamp: 2018-08-18 00:22:02+00:00
Document Index: 126628155

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 378', 'art. 76', 'art. 132', 'art. 360', 'art. 2697', 'art. 75', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 132', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 19 maggio 2017, n. 12634 - Avviso di accertamento per recupero a tassazione di costi relativi ad operazioni soggettivamente inesistenti - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 19 maggio 2017, n. 12634 – Avviso di accertamento per recupero a tassazione di costi relativi ad operazioni soggettivamente inesistenti
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CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 19 maggio 2017, n. 12634
Tributi – IVA, IRPEG, IRAP – Avviso di accertamento – Recupero a tassazione – Costi relativi ad operazioni soggettivamente inesistenti
1. L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione fondato su quattro motivi avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, sezione distaccata di Latina, n. 519/39/11, depositata il 29.04.2011 e non notificata, che ha confermato la decisione di primo grado con la quale era stato accolto il ricorso proposto dalla società G. SPA (di seguito la società) avverso l’avviso di accertamento n. RC103T3013262006 emesso per il recupero a tassazione, ai fini IVA, IRPEG ed IRAP, di costi relativi ad operazioni soggettivamente inesistenti per l’anno di imposta 2002.
La società resiste con controricorso corredato da memoria ex art. 378 cod. proc. civ.
1.1. La ripresa a tassazione ha riguardato i costi relativi ad un contratto stipulato dalla contribuente con la società austriaca A. in data 08.03.1999 avente ad oggetto: a) la cessione da A. alla società del marchio e del know how per la produzione della sostanza diosmina e del prodotto farmaceutico contenente diosmina e registrato come “Venosmine”, per il corrispettivo di €.2.500.000 (da pagarsi quanto ad €.500.000 alla data del 01.01.1999 ed altre cinque rate costanti di €.400.000 a partire dal 01.05.2000); b) l’obbligo della società di acquistare per cinque anni da A. o da altra società da questa nominata, il 50% della diosmina necessaria per produrre il farmaco, con un minimo di due tonnellate all’anno, al prezzo di €.129,10 al kg.
1.3. Con il rilievo 4, concernente il prezzo per l’acquisto della diosmina, di molto superiore al prezzo di mercato, che si attestava su €.67,14 al kg. in libera contrattazione, l’Ufficio ha ritenuto che il maggior costo a favore della A. fosse imputabile a corrispettivo occulto della transazione principale relativa all’acquisto del marchio e del know how ed ha negato la deducibilità dal reddito ai sensi dell’art. 76, comma 7, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, nonché la relativa detrazione IVA, trattandosi di costo afferente ad operazione soggettivamente inesistente.
1.4. Con il rilievo 5, concernente i costi relativi al marchio Venosmine ed al know how di produzione, l’Ufficio ha dato conto di avere accertato, con la collaborazione degli organi austriaci collaterali, che la A.: a) era società che non svolgeva alcuna attività in Austria; b) era interamente posseduta dalla società T.C., residente nelle Isole Vergini Britanniche, paese incluso nella lista dei cd. paradisi fiscali; c) risultava avere cessato la sua attività dopo l’intervento delle autorità austriache connesso all’indagine.
Con riferimento a questi rilievi l’Ufficio aveva proceduto al recupero dei costi, sia ai fini IVA, che per le HDD.
2.1. Con il primo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 1, comma 2, e 36, comma 2, n. 4, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, dell’art. 132, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ. e 118 disp. att. cod. proc. civ. (art. 360, primo comma, n.4, cod. proc. civ.), lamentando il carattere autoreferenziale ed apodittico della sentenza, inidonea a dare contezza delle ragioni della decisione.
2.2. Con il secondo motivo, proposto in via subordinata, si denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 cod. civ., nonché degli artt. 19, comma 1, e 54, comma 2, del d.P.R. n. 633/1972, dell’art. 75 (ora 109) del d.P.R. n. 917/1986, e degli artt. 39 del d.P.R. n. 600/1973 e 2729 cod. civ. (art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.) e si chiede di affermare la erroneità della decisione impugnata laddove la CTR chiede la “prova certa” della inesistenza delle operazioni, potendo invece l’Amministrazione ricostruire il reddito od il volume di affari sulla base di attendibili riscontri, anche indiziari, sulla inesistenza delle operazioni fatturate.
2.3. Con il terzo motivo, proposto sempre in via subordinata, si denuncia la insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine ad un fatto decisivo e controverso, costituito dalla natura fittizia della A. (art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ.), sulla considerazione che la CTR avrebbe obliterato numerosi fatti emersi in sede di verifica all’esito delle indagini svolte dall’Autorità austriaca e trasfusi nell’accertamento, limitandosi a esprimere la non condivisione dell’assunto dell’Ufficio; inoltre contraddittoriamente la CTR avrebbe richiamato la decisione di primo grado, qualificandola come caratterizzata da “ampia e diffusa motivazione”, laddove questa era invece succintamente motivata.
2.4. Con il quarto motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 1, secondo comma, e 36, secondo comma, n. 4, del d.lgs. n. 546/1992, dell’art. 132, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ. e 118 disp. att. cod. proc. civ. (art. 360, primo comma, n. 4, cod. proc. civ.). Dopo aver ricordato che con l’atto di appello era stata denunciata la omessa pronuncia sul rilievo 4 (prezzo della diosmina), si lamenta che la CTR non si sia espressa sul detto rilievo, limitandosi a ritenere generiche le argomentazioni dell’Ufficio appellante con pronuncia apodittica ed avulsa dai profili concreti del caso in giudizio.
3.4. La sentenza della CTR non può nemmeno ritenersi legittimamente motivata per relationem, secondo i condivisi canoni esplicati da questa Corte con la sentenza n. 14786 – del 19/07/2016, per avere il giudice d’appello, fatto propria la pronuncia di primo grado, con la affermazione “L’appellante in questa sede ripropone le stesse argomentazioni già disattese dai primi giudici con ampia e diffusa motivazione, sicché la decisione e la motivazione di 1° grado non meritano censure e vanno confermate, mentre l’appello va respinto” (fol. 4 della sent. imp.).
4.2. In conclusione il ricorso va accolto sui motivi primo e quarto, assorbiti gli altri; la sentenza impugnata va cassata e la controversia va rinviata alla CTR del Lazio in diversa composizione per il riesame e la compiuta motivazione, nonché per la statuizione sulle spese del giudizio di legittimità.