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Timestamp: 2019-02-17 13:22:59+00:00
Document Index: 37001346

Matched Legal Cases: ['art. 2435', 'art. 2729', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 11', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 70', 'art. 34']

Novità fiscali del 19 aprile 2010: novità per la redazione del bilancio 2009; monitoraggio ai fini statistici per lo scudo fiscale; studi di settore: importanza della fase del contradditorio; ICI: contribuenti tutelati per errato classamento di immobile; al via dall'1 giugno i nuovi modelli Intra per gli enti non commerciali | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 19 aprile 2010: novità per la redazione del bilancio 2009; monitoraggio ai fini statistici per lo scudo fiscale; studi di settore: importanza della fase del contradditorio; ICI: contribuenti tutelati per errato classamento di immobile; al via dall'1 giugno i nuovi modelli Intra per gli enti non commerciali
1) Le novità per la redazione del bilancio 2009
2) Al via il monitoraggio ai fini statistici per lo scudo fiscale
3) Studi di settore: L’importanza della fase del contradditorio
4) Limiti alla detrazione Iva: La direttiva Ue autorizza gli stati membri ma con vincoli
5) Ici: Contribuenti tutelati per l’errato classamento di immobile
6) L’agriturismo non paga <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Tarsu
7) Lavoratori in trasferta: Computo delle ore viaggio
8) Voucher in agricoltura: Utilizzo sempre più ampio
9) Al via dal 1° giugno i nuovi modelli Intra per gli enti non commerciali
E’ prossima la scadenza per l’approvazione del bilancio relativo all’anno 2009, infatti, il prossimo 30 aprile (salvo proroghe consentite dalla normativa) scade il termine per l’approvazione, da parte delle società di capitali, del bilancio di esercizio.
Varie novità hanno interessato la redazione del bilancio chiuso al 31/12/2009.
Riepiloghiamo di seguito le più importanti, a seguito di recenti interventi dottrinali.
Ammortamenti: Rinvio al 2010
Da premettere che, in relazione alla revisione delle tabelle dei coefficienti di ammortamento, non sono ancora mutate le percentuali di ammortamento contenute nel D.M. 31/12/88, nonostante fosse stata disposta la relativa revisione.
Riguardo l’agevolazione Tremonti-ter i soggetti interessati applicano, ai soli fini delle imposte dirette, la detassazione del 50% degli investimenti in beni nuovi della divisione 28 Atecofin, a condizione di avere perfezionato tali investimenti entro il 31/12/2009 (tramite variazioni fiscali nel Modello Unico).
E’ prevista una agevolazione connessa agli aumenti di capitale eseguiti tra il 5 agosto 2009 ed il 5 febbraio 2010, c.d. bonus capitalizzazione, per le società di persone e di capitali che hanno stabilmente incrementato il patrimonio netto, le quali possono operare una variazione in diminuzione ai fini Ires e Irap pari al 3% dell’incremento.
Le imprese che hanno rivalutato gli immobili nel 2008, dovranno per la prima volta applicare l’ammortamento sul maggior valore iscritto nell’attivo, rilevando nei bilanci 2009 con effetti solo civilistici, giacché gli effetti fiscali per conteggiare ammortamenti sul maggior valore rivalutato e per beneficare del maggior valore nel computo del plafond delle spese di manutenzione e riparazione sono rinviati al 2013, mentre per quanto concerne la possibilità di considerare il maggior valore del bene nel conteggio delle plusvalenze o minusvalenze da cessione è rinviata al 2014.
Di ciò occorre darne menzione nella nota integrativa.
Si ricorda che le spese per vitto e alloggio sono deducibili nel limite del 75% del loro ammontare.
Quelle che rientrano anche tra quelle di rappresentanza, sono soggette al doppio test di deduzione.
Le limitazioni non si applicano per le spese sostenute in occasione di trasferte fuori dal territorio comunale per i dipendenti e collaboratori e per quelle di servizio mensa.
La franchigia del ROL è scesa da 10.000 euro e 5.000 euro.
E’, inoltre, cambiata la tassazione della plusvalenze da cessioni di partecipazioni Pex, passando dal 40% al 49,72%.
Le società che hanno usufruito della moratoria 2009 sui mutui e che hanno sospeso per 12 mesi il pagamento delle quote capitale, devono darne conto nella nota integrativa e nella relazione sulla gestione.
Ai bilanci delle società di capitali chiusi dopo il 16 febbraio 2009 e soggetti al deposito presso il registro imprese, si deve adottare la modalità di presentazione Xbrl che consiste nella possibilità di rappresentare informazioni di natura economica e finanziaria in maniera univoca da parte dei sistemi informatici deputati alla rielaborazione dei dati contabili.
Vengono richieste, sia per i bilanci in forma abbreviata sia per quelli in forma ordinaria, nuove informazioni nella nota integrativa, in relazione ai rapporti con parti collegate ed alle operazioni fuori bilancio.
Sono stati aumentati i limiti per la redazione del bilancio in forma abbreviata, come risultano dal nuovo art. 2435-bis del c.c.:
– 50 dipendenti;
– attivo di 4,4 milioni di euro;
– ricavi per 8,8 milioni di euro.
L’innalzamento di tali parametri potrebbe determinare il venir meno dell’obbligo di nomina del Collegio Sindacale.
Nuovi limiti anche per il bilancio consolidato:
– 250 dipendenti;
– attivo di 17,5milioni di euro;
– ricavi totali di 35milioni di euro.
Si ricorda che non è più possibile dedurre ammortamenti anticipati e accelerati.
Confermate le aliquote Irap (fatte salve le maggiorazioni o riduzioni regionali).
Continua ad essere parzialmente deducibile l’Irap nella misura del 10% dal reddito d’impresa.
Non dovranno mancare poi le rilevazioni relative alla fiscalità differita.
Come, inoltre, è stato rilevato in dottrina “il Fisco diventa più sensibile alle scelte di bilancio operate dalle imprese, nel timore che talune società interpretino le novità del bilancio come opportunità a conseguire vantaggi fiscali; infatti uno degli aspetti più evidenti della manovra di fine anno è quello per cui le basi imponibili sono decisamente ancorate al risultato civilistico, con la facoltà della Amministrazione Finanziaria di sindacare le scelte operate dalle imprese (esempio, gli ammortamenti, gli accantonamenti e le altre rettifiche di valore al conto economico a partire dall’esercizio 2008, possono essere disconosciuti dalla A.F. se non coerenti con i comportamenti contabili sistematicamente adottati nei precedenti esercizi, salva la possibilità per l’impresa di dimostrare la giustificazione economica di detti comportamenti, in base a corretti principi contabili). La legge autorizza espressamente l’A.F. a operare accertamenti nei casi in cui i valori dichiarati non risultino conformi ai principi contabili adottati dall’impresa”.
Inoltre, in relazione al rapporto Ires ed Ias, controllano la corretta imputazione dei componenti reddituali rispetto a quanto indicato dai principi contabili internazionali.
Non è più possibile per le società di capitali posticipare l’approvazione del bilancio nel termine più ampio dei 6 mesi, dovendosi applicare la norma che prevede l’approvazione entro 120 giorni (30 aprile per il 2010), salvo i casi di particolari esigenze relative alla struttura e all’oggetto della società, che possono beneficiare del più ampio termine dei 180 giorni.
Procedura per l’approvazione del bilancio
Ecco, infine, le procedure che riguardano l’approvazione del bilancio relativo all’esercizio chiuso al 31 dicembre 2009 (adempimenti e termini di scadenza “ordinario” di 120 giorni).
Convocazione del consiglio di amministrazione (Cda)
Verificare i termini statutari di convocazione
Riunione del Cda e delibera di approvazione del progetto di bilancio e della relazione sulla gestione
Entro 31 marzo 2010
Trasmissione del progetto di bilancio e della relazione sulla gestione agli organi di controllo
Deposito presso la sede sociale della bozza di bilancio, corredata dalla relazione sulla gestione e degli organi di controllo
Entro 14 aprile 2010
Assemblea dei soci per la delibera di approvazione del bilancio
Entro 30 aprile 2010
Deposito del bilancio d’esercizio al registro Imprese
Entro 30 maggio 2010 (30 gg successivi dalla approvazione)
Il primo appuntamento degli intermediari con le comunicazioni, sulle operazioni di emersione, è fissato al 30 aprile, per le operazioni eseguito fino al 15 dicembre 2009, e dal 30 dicembre 2009 al 28 febbraio 2010.
Seconda tranche di invii il 20 maggio 2010, per le operazioni eseguite dal 1° marzo 2010 al 30 aprile 2010.
La tabella di marcia è dettata da una comunicazione inviata dall’Agenzia delle Entrate agli intermediari finanziari.
Per Assofiduciaria la prima scadenza risulta spostata al 15 maggio. L’associazione in una comunicazione ai propri iscritti, ha precisato che “la data inizialmente indicata del 30 aprile è stata così spostata a seguito dell’interessamento dell’Associazione che ha ricevuto la comunicazione solo il 14 aprile”.
Oggetto della comunicazione sono le operazioni di regolarizzazione rimpatrio effettuate durante lo scudo ter e durante lo scudo quater.
E’ stato il D.L. 194/09 ad avere previsto l’adempimento.
I dati dovranno essere inviati per volumi d’importo, numero dei soggetti coinvolti, indicazioni dei paesi di provenienza delle richiesto di rimpatrio e regolarizzazione e l’ammontare complessivo delle attività finanziarie e patrimoniali, distinte per rimpatrio o regolarizzazione.
Il prospetto dovrà essere inviato all’indirizzo di posta elettronica dc.ammpc.sdg@agenziaentrateit.
La rilevazione dovrà comprendere anche le operazioni per cui è stata presentata dichiarazione riservata, è stata versata l’imposta straordinaria ma sono presenti le cause ostative all’effettivo rimpatrio, regolarizzazione delle attività emerse.
Il rifiuto, o la mancata partecipazione del contribuente al contraddittorio preventivo, potrebbe legittimare l’emissione di un avviso di accertamento motivato soltanto sullo scostamento dallo studio di settore.
È questo uno dei passaggi più significativi contenuti nella circolare n. 19/E del 2010 resa nota in questi gironi dall’Agenzia delle Entrate, contenente disposizioni sul contenzioso pendente in materia di studi di settore alla luce della recente presa di posizione delle sezioni unite della Corte di Cassazione. Posizione delle sezioni unite che in alcuni passaggi della circolare viene tradotta ed interpretata in maniera non del tutto condivisibile e che rischia di alimentare nuovamente alcune questioni procedimentali che proprio le citate sentenze sembravano aver definitivamente risolto.
La mancata attivazione del contraddittorio preventivo, avverte la neo circolare, determina l’assenza di un elemento essenziale e imprescindibile del giusto procedimento capace di determinare la nullità dell’avviso di accertamento. Quando tale mancanza, prosegue ancora la circolare, sarà stata puntualmente rilevata dal contribuente nel corso del giudizio di primo grado, agli uffici locali non resterà che abbandonare la controversia.
Se invece la mancata attivazione del contraddittorio non è stata eccepita dal contribuente gli uffici dovranno comunque tener conto che la nullità dell’avviso di accertamento non è rilevabile d’ufficio nè la relativa eccezione potrà essere proposta in fasi successive al giudizio di primo grado.
Nelle ipotesi in cui il contenzioso sia comunque da abbandonare, l’Agenzia raccomanda agli uffici periferici di prendere posizione sulle spese di giudizio fornendo al giudice tributario gli elementi utili per giustificare una compensazione delle stesse quando sia possibile dimostrare i tentativi effettuati per raggiungere un accordo con il contribuente.
Secondo la posizione dell’Agenzia la motivazione dell’atto di accertamento in materia di studi di settore può resistere ed è conforme ai dettami della Cassazione anche qualora non espliciti le ragioni per cui l’ufficio ha ritenuto di disattendere i rilievi mossi dal contribuente durante il contraddittorio preventivo.
Ciò che conta veramente, si legge nella circolare, è che tali ragioni siano comunque state esplicitate dall’ufficio durante il contradditorio e contenute nei verbali o siano comunque desumibili dal verbale stesso e conosciute dal contribuente.
Tuttavia, tale tesi non é sembrata del tutto aderente al pensiero della Suprema Corte.
Le sezioni uni della Cassazione ritengono infatti che il percorso di adeguamento delle elaborazioni statistiche alla concreta realtà economica del contribuente deve far parte (e condiziona la congruità) della motivazione dell’accertamento, nella quale vanno esposte le ragioni per le quali i rilievi del destinatario dell’attività accertativa sono state disattese.
Inerzia del contribuente
Muovendo dalle considerazioni contenute nelle sentenze, l’Agenzia delle Entrate considera la mancata partecipazione del contribuente al contraddittorio preventivo come ulteriore elemento di prova in grado di rafforzare la presunzione semplice.
La mancata partecipazione al contraddittorio da parte del contribuente legittimerà quindi l’ufficio all’emissione dell’avviso di accertamento basato unicamente sulle risultanze dello studio di settore che acquisteranno, proprio a seguito di tale comportamento inerte, quegli ulteriori requisiti di gravità, precisione e concordanza previsti dalla legge.
In realtà le sezioni unite si erano limitate ad affermare che l’inerzia del contribuente e la sua mancata partecipazione al contradditorio, costituiscono solamente un elemento che il giudice tributario potrà valutare nel più ampio quadro probatorio di riferimento, senza per questo che si possa desumere direttamente un rafforzamento della presunzione semplice costituita dallo studio di settore.
La mancata attivazione del contraddittorio è di per sé suscettibile, secondo la Suprema corte, di spostare in avanti, cioè al processo tributario, la fase centrale del procedimento di accertamento parametrico essendo possibile per il contribuente proporre in tale sede ogni eccezione (e prova) che ritenga utile senza essere vincolato alle eccezioni sollevate nella fase del procedimento amministrativo.
Infine, la circolare ha evidenziato la parità di trattamento tra fisco e contribuente in ordine all’onere della prova in tema di studi di settore.
Il primo dovrà infatti dimostrare l’applicabilità dello standard prescelto al caso concreto mentre al secondo spetterebbe dimostrare l’esistenza di ragioni che ne giustificano lo scostamento.
È bene ricordare che per le presunzioni semplici è soltanto il giudice tributario che può stabilire se gli elementi portati in giudizio dall’Amministrazione finanziaria hanno o meno i requisiti di gravità, precisione e concordanza richiesti dall’art. 2729 del codice civile.
Se si parla di oneri probatori nel giudizio tributario, in presenza di presunzione semplice, l’onere della prova spetta all’Amministrazione finanziaria.
Detrazioni Iva, limiti con paletti. La sesta direttiva, consentendo agli stati membri di mantenere temporaneamente le limitazioni del diritto alla detrazione dell’Iva previste nei rispettivi ordinamenti nazionali prima della sua entrata in vigore, purché compatibili con la precedente normativa comunitaria, non ha inteso attribuire loro un potere discrezionale assoluto di escludere tale diritto in relazione a qualsiasi bene o servizio, ma soltanto per quelli oggettivamente suscettibili di utilizzazione per fini privati.
E’ compatibile con questi principi la normativa nazionale che preveda l’indetraibilità dell’Iva sulle spese definite come fornitura di un mezzo di trasporto individuale, di cibi, di bevande, di alloggio, nonché attività ricreative, omaggi d’affari o altro gratificazioni.
E’ quanto emerge dalla sentenza della corte di giustizia del 15 aprile 2010, nei procedimenti riuniti C-538/08 e C-33/09, aventi per oggetto l’interpretazione di alcune disposizioni della normativa comunitaria, principalmente l’art. 17, par. 6, della sesta direttiva.
Le esclusioni previste dagli stati membri, tuttavia, devono essere conformi alla normativa antecedente alla sesta direttiva, e precisamente all’art. 11 della seconda direttiva, il quale prevedeva che gli stati membri potessero escludere dal sistema delle detrazioni taluni beni e servizi, segnatamente quelli suscettibili di essere utilizzati in tutto o in parte per soddisfare i bisogni privati del soggetto o del suo personale.
Questa disposizione, osserva la Corte, non ha dunque riconosciuto agli stati membri un potere discrezionale assoluto di escludere tutti o quasi tutti i beni e servizi dal diritto alla detrazione; inoltre l’art. 17, n. 6, della sesta direttiva non può essere inteso nel senso di autorizzare a mantenere una limitazione della detrazione applicabile in maniera generale a qualunque spesa legata all’acquisto di beni, indipendentemente dalla sua natura o dal suo oggetto.
Infine, la Corte ha ritenuto legittima anche la previsione nazionale che, nel caso di utilizzo dei suddetti beni e servizi in parte a fini privati e in parte a fini professionali, consente la detrazione solo in proporzione all’uso professionale.
L’errore nel classamento dell’immobile non grava sui proprietari.
Ai fini dell’Ici (Imposta comunale sugli immobili) il principio generale rinveniente dalla del D.Lgs. n. 504/1992 secondo cui la base imponibile Ici è determinata prendendo in considerazione la rendita catastale così come vigente al 1° gennaio del periodo d’imposta considerato, non è applicabile in tutti i casi in cui l’Agenzia del territorio modifichi un precedente classamento rivedendo a posteriori, su richiesta dello stesso contribuente, la congruità della rendita catastale assegnata all’immobile.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6475 del 17 marzo 2010.
La ratio dell’orientamento assunto dai giudici supremi deriva nel caso di specie dalla necessità di non fare gravare sul contribuente, in termini di quantificazione dell’imposta, un eventuale errore di classamento dell’immobile imputabile all’Agenzia del territorio e rilevato successivamente dallo stesso ufficio.
Non rientra nella casistica quella in cui interviene a posteriori una modifica d’ufficio del classamento immobiliare precedentemente attribuito dall’Agenzia del territorio, a seguito di un riesame delle peculiarità principali del fabbricato a cui è strettamente subordinata la potenzialità reddituale dell’immobile.
In tal caso, la modifica d’ufficio fatta dall’Agenzia del territorio non può avere efficacia dal 1° gennaio del periodo d’imposta successivo, ma, avrà efficacia retroattiva per cui andrà ad incidere inevitabilmente sui periodi d’imposta pregressi.
6) L’agriturismo non paga la Tarsu
L’agriturismo non paga la Tarsu, le strutture possono beneficiare delle agevolazioni fiscali come le imprese agricole.
Per l’attività non si deve versare la tassa rifiuti e per lo più come se fosse quella di un albergo.
Insomma, le aziende di agriturismo non pagano la tassa di smaltimento dei rifiuti e, in ogni caso, a queste imprese non può essere applicata la tariffa delle attività alberghiere; gli agriturismi, infatti, sono destinatari delle stesse agevolazioni che competono alle imprese agricole.
Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale di Genova con la sentenza n. 165/04/2009.
I giudici regionali liguri hanno infatti confermato la decisione della Commissione Provinciale di La Spezia che avevano originariamente accolto le doglianze dell’azienda agrituristica.
Di diverso avviso, l’ufficio tributi del comune di La Spezia aveva replicato sostenendo l’affinità tra le strutture agrituristiche e quelle alberghiere recettive.
La sentenza dei giudici regionali liguri é in linea con la normativa e la giurisprudenza.
I comuni, per quanto concerne le eventuali riduzioni od esenzioni riservate a questi fabbricati rurali di tipo abitativo, possono aver previsto particolari riduzioni o anche l’esclusione dalla Tarsu; il D.Lgs. 507/1993 consente al regolamento comunale di stabilire una riduzione del 30%; mentre, la legge 425/1996 autorizza il comune a prevedere una esenzione totale dal pagamento di questo tributo per gli edifici rurali siti nelle zone agricole ed utilizzati da produttori e lavoratori agricoli sia in attività che in pensione.
Infine, la legge 96/2006 stabilisce che in difetto di specifiche disposizioni, alle attività agrituristiche si applicano le norme per il settore agricolo.
Per quanto concerne la mancata richiesta dell’agevolazione fiscale di riferimento, i giudici regionali hanno concluso affermando che la mancanza di una specifica richiesta costituisce adempimento “meramente formale”, dalla cui omissione possono scaturire sanzioni ma non è motivo di esclusione dalla esenzione.
Rispondendo a un’istanza di interpello il Ministero del Lavoro è tornato sulla tematica dell’orario di lavoro fornendo chiarimenti sulle ore di viaggio e sull’attività svolta in trasferta.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 16 aprile 2010)
Si ai lavoratori con contratti part-time e ai lavoratori che godono di integrazioni salariali o di sostegno al reddito
Il Ministero del lavoro ha risposto a due quesiti: il primo sulla possibilità per i percettori di integrazioni salariali o di sostegno al reddito di svolgere prestazioni occasionali di tipo accessorio in favore di imprese agricole; il secondo sulla possibilità per le imprese agricole di fruire di prestazioni di lavoro accessorio svolte da lavoratori con contratto a tempo parziale.
Con interpello è stato chiarito che alla norma, di carattere generale, va ad aggiungersi la previsione, in via sperimentale per gli anni 2009 e 2010, che le prestazioni di lavoro accessorio possono essere rese, in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, e nel limite massimo di 3.000 euro per anno solare da percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito.
La disposizione prevede in via transitoria (2009-2010) una eccezionale disciplina di favore dei soggetti percettori delle prestazioni integrative o di sostegno al reddito, quindi si pone in senso ampliativo rispetto al campo di applicazione del lavoro accessorio. Nel momento in cui sussistono i requisiti generali di cui all’art. 70, comma 1, lett. f) del D.Lgs. n. 276/2003 (in particolare con riferimento ai piccoli produttori agricoli di cui all’art. 34, comma 6, del D.P.R. n. 633/1972) il lavoro accessorio è da ritenersi ammissibile sino al limite dei 5.000 euro, anche se i lavoratori coinvolti sono percettori di “prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito”.
Il Ministero ha evidenziato, inoltre, con riguardo al secondo quesito che anche le imprese agricole possano fruire di prestazioni di lavoro accessorio svolte da lavoratori con contratto a tempo parziale, in quanto la norma fa riferimento ad “attività lavorative di natura occasionale nell’ambito di qualsiasi settore produttivo”, con l’unica limitazione di non utilizzare i buoni lavoro presso il datore di lavoro titolare del contratto a tempo parziale.
Sono online i modelli definitivi Intra 12 e Intra 13, approvati il 16 aprile 2010 con Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 16/04/2010.
I nuovi modelli dovranno essere utilizzati a partire dal 1° giugno 2010 e presentati esclusivamente in via telematica.
In generale, il modello Intra 12 deve essere utilizzato, dagli enti non soggetti Iva e dagli agricoltori esonerati, per presentare la dichiarazione mensile degli acquisti intracomunitari di beni e servizi del mese precedente.
Mentre il modello Intra 13 deve essere presentato per dichiarare all’ufficio competente, prima di ogni acquisto intracomunitario, l’ammontare della singola operazione e quello degli acquisti complessivamente effettuati nell’anno, nel caso in cui il contribuente non ha optato per l’applicazione dell’Iva in Italia.
In particolare, entro il 30 giugno 2010, enti non commerciali e agricoltori esonerati, che hanno assunto il ruolo di debitore d’imposta dovranno presentare le dichiarazioni relative ai mesi da gennaio ad aprile 2010 utilizzando il nuovo Intra 12.
Le dichiarazioni mensili relative al primo quadrimestre 2010 devono essere ripresentate integralmente solo nel caso in cui nel periodo siano state effettuate operazioni che non potevano essere indicate nel vecchio modello.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 16 aprile 2010)