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Timestamp: 2017-08-18 06:37:54+00:00
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Matched Legal Cases: ['art.16', 'art.3', 'art.9', 'art. 1', 'art.18', 'art.1', 'art. 3', 'art 16']

Elezioni CUN 2015: 20-29 gennaio: Elezioni CUN 2015: 20-29 gennaio
Elezioni CUN 2015: 20-29 gennaio
nonostante siano passati quattro anni dalla approvazione delle legge N. 240/2010 il prossimo rinnovo del Consiglio Universitario Nazionale (rinnovo che ogni 4 anni interessa 7 delle 14 aree rappresentate) arriva in una fase tutt’altro che consolidata del programma riformatore nelle intenzioni della legge. Basti solo citare che ad oggi il sistema universitario è privo della norma regolatrice per l’accesso al ruolo della docenza (art.16 della 240 che dettava la abilitazione scientifica nazionale – ASN), norma “rimossa” dal DL 90/2014 dello scorso luglio per modifiche correttive e ancora in attesa della riformulazione completa dei decreti attuativi. La ASN è certo elemento centrale per l’assetto del sistema universitario, ma una simile condizione di “difficoltà” normativa interessa di fatto più aspetti della attuazione della 240.
Questa breve premessa non ha ovviamente la ambizione di dare un quadro del sistema, ma ritengo sia indispensabile per presentare con onestà intellettuale i limiti e le motivazioni di una candidatura in un organo istituzionale critico nel suo ruolo di organo consultivo del ministro ed allo stesso tempo di rappresentanza del sistema universitario.
I paragrafi che seguono intendono collocare dal punto di vista dei contenuti il prossimo rinnovo del CUN (i limiti, le motivazioni, i quattro anni trascorsi) e, infine, dal punto di vista anche della politica di Area Chimica la mia candidatura per la rappresentanza dell’Area.
Ormai mi permetto di dire che ci conosciamo da quattro anni ed uno degli elementi di maggiore soddisfazione per il lavoro dello scorso mandato, nasce proprio dalla costruzione di un dialogo concreto e operativo con tantissimi colleghi. Ancor più per questo motivo tengo a ricordare lo spirito e le linee guida che hanno caratterizzato il precedente mandato e che mi auguro potranno essere alla base del futuro lavoro insieme.
I limiti: la norma e le politiche.
Le competenze del Consiglio Universitario Nazionale (CUN) sono definite dalla legge 16 gennaio 2006, n. 18 e da altre norme precedenti e successive. Le attribuzioni consultive e propositive del CUN nei confronti del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca riguardano,fra le altre, le seguenti materie:
- obiettivi della programmazione universitaria;
- sistema di finanziamento delle Università;
- ordinamento degli studi universitari e regolamenti didattici di Ateneo;
- definizione dei settori scientifico-disciplinari, dei settori concorsuali e dei macro settori concorsuali;
- definizione dei criteri identificanti il carattere scientifico delle pubblicazioni, ai sensi dell’art.3-ter, comma 2, della l. 9 gennaio 2009, n.1;
- verifica periodica dei criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale, ai sensi dell’art.9 del DM 7 giugno 2012, n. 76;
- identificazione dei programmi di ricerca di alta qualificazione finanziati dall’Unione Europea o dal MIUR ai fini delle procedure di chiamata diretta ai sensi dell’art. 1, comma 9, della l. 4 novembre 2005, n. 230 e successive modifiche;
- definizione delle tabelle di corrispondenza tra le posizioni accademiche italiane ed estere, agli effetti dell’art.18, comma 1, lett. b) della l. 30 dicembre 2010, n. 240;
- nomina delle Commissioni di docenti incaricati di esprimere il parere ai fini delle procedure di chiamata diretta e di chiamata per chiara fama, ai sensi dell’art.1, comma 9, della legge 4 novembre 2005, n. 230 e successive modifiche;
- passaggi di settore scientifico-disciplinare e/o concorsuale dei professori ordinari, associati e dei ricercatori, ai sensi dell’art. 3 del DM 29 luglio 2011.
Tuttavia in un processo che ormai interessa da anni il governo del sistema universitario i reali spazi di intervento del CUN stanno soffrendo una continua – magari indiretta – contrazione in funzione di una processo centralizzante delle politiche ministeriali.
Di fatto più volte in questi quattro anni di “post riforma” il CUN ha messo in evidenza le criticità normative ed ha formulato delle proposte per il loro supermanto, ma molto di rado questa risorsa è stata fatta propria dai quattro ministri che si sono succeduti nei quattro anni dalla riforma. Esemplificativo è il caso della VQR, uno dei più complessi esercizi normativi che interessano oggi l’Università e sul quale il CUN ha istruito un ampia documentazione di analisi e proposta (https://www.cun.it/uploads/4082/dossier_cun_10_10_2012%20.pdf?v=) sottolineando in particolare che valutazione non può essere classifica. Risultato, un grande lavoro che tuttavia non ha trovato pronte risposte istituzionali tanto da portare – più di recente – anche la Conferenza dei Rettori ad esprimere preoccupazione.
http://www.crui.it/HomePage.aspx?ref=2220
In questo come in altre occasioni il CUN ha di recente avuto lo spiacevole ruolo di “Cassandra” e tuttavia senza che questo abbia prodotto nelle politiche di governo del sistema universitario una inversione di tendenza a favore di una più ampia e costruttiva interazione con la rappresentanza elettiva del CUN.
Le motivazioni: un esempio, la modifica dell’art 16 della 240
Il contesto di seria difficoltà del sistema universitario e la riduzione degli spazi delle sue rappresentanze sono una forte motivazione per il CUN ad essere presente con analisi e proposte in particolare in relazione alla attività ministeriale. Di fatto più complessa e difficoltosa si presenta la riorganizzazione del sistema universitario più serve da parte dell’Università stessa una voce forte autorevole e rappresentativa. Il CUN può e deve svolgere questa funzione la cui portata in parte è necessariamente dettata dalla norma, però in parte rilevante dipende dal modo in cui CUN elabora i propri documenti e li presenta e condivide per il supporto nelle sedi istituzionali come negli Atenei.
Un esempio, che ha interessato quasi per intero gli scorsi quattro anni, è rappresentato dalle abilitazioni. La ASN ha avuto un percorso travagliato e tortuoso in cui ogni fase ha visto da parte del CUN in forte impegno nella identificazione delle problematiche e nella proposta di soluzioni ragionate e costruite sulla base delle capillari competenze che intrinsecamente il consiglio possiede proprio in funzione della sua natura rappresentative ed elettiva.
Non voglio ripercorrere qui tutto il lavoro compiuto dal Consiglio (chi fosse interessato può fare riferimento al relativo Dossier CUN: https://www.cun.it/uploads/4082/dossier_cun_10_2012.pdf?v=) basti citare in questa sede il parere finale redatto ad inizio 2014 per il Ministro Carrozza e pubblicate il nove aprile di questo anno (https://www.cun.it/provvedimenti/sessione/146/analisi_e_proposte/analisi-proposta-del-09-04-2014).
Senza elencare i dettagli della proposta – reperibile la link di cui sopra – è evidente come non solo le previsioni del CUN fossero concrete – tanto che la ASN ha richiesto un modifica di legge, il DL 90/2014 appunto – ma soprattutto come fossero appropriate le proposte di correttivo formulate dal CUN e di fatto introdotte nel nuovo indirizzo normativo come esposto lo scorso luglio dal Capo Dipartimento MIUR in relazione al DL 90/2014 (https://www.cun.it/uploads/5258/Nota_23_07_2014.pdf?v=).
Indicazioni come la Introduzione di una procedura “a sportello”, l’allargamento numerico nella composizione delle commissioni o l’eliminazione dell’obbligatorietà del commissario OCSE, sono solo esempi di come il CUN abbia saputo proporre ed ottenere una modifica importante di un quadro normativo.
Le oggettive difficoltà che la ASN ha attraversato hanno di sicuro favorito la attenzione del MIUR alle proposte CUN, tuttavia quello che resta centrale per questo risultato è il valore aggiunto di competenza ed impegno del Consiglio.
Il percorso ASN di questi anni è la prova sperimentale di come non solo ci sia spazio di intervento nei processi normativi per la nostra rappresentanza elettiva, ma soprattutto come sia utile allo stesso Ministero affidare questo spazio alle competenze del CUN.
Quattro anni addietro: le prospettive e i risultati.
Dal momento che la mia candidatura è per un rinnovo di mandato, ritegno importante confrontarmi con quanto rappresentava analisi e obiettivi della precedente candidatura, quattro anni fa. Chi fosse interessato ai dettagli troverà tutti i materiali e documenti al sito http://wpage.unina.it/apezzell/SitoCUN/index.html.
Alcune considerazioni oggi sembrano quasi ingenue e gli obiettivi spesso oltremodo ambiziosi, tuttavia temi come la centralità della ricerca nelle scelte di indirizzo degli atenei; la necessità del riconoscimento del contributo essenziale dei ricercatori alla vita degli atenei, il rifiuto netto di qualsiasi proposta di ope legis; la richiesta forte di nuovi metodi valutazione della ricerca, dei docenti e delle strutture di ricerca, l’esigenza di far emergere chiaramente la pari dignità con le altre fasce, la difesa appassionata dell’università pubblica … restano temi attuali e anzi trovano rinnovato vigore dalle esperienze di questi anni.
La VQR si può dire abbia prodotto più polemiche che valutazione, tuttavia è oggi evidente come i processi valutazione possano essere un valido strumento al servizio dell’autogoverno del sistema universitario. La ricerca e la proposta di nuovi metodi di valutazione resta un tema attuale anzi ancora più critico di quattro anni fa.
Lo stesso dicasi del riconoscimento del contributo essenziale dei ricercatori alla vita degli atenei, oggi ancora più urgente dopo il risultato della ASN e la mancanza di risorse.
E ancora i meccanismi di riparto del FFO, quattro anni fa per il 7-10 % definiti sulla premialità indice che oggi incide per oltre il 20 % e si affianca al “costo standard”.
Tutti fronti su cui lavorare attivamente in questi prossimi anni in cui “andranno a regime” le varie VQR, AVA, SUA RD … ed inizieranno ad entrare nei ruoli i nuovi RTDb mentre andrà esaurendosi il piano straordinario associati.
Questo ultimo tema ci riporta ad uno dei punti più difficili da coniugare tra ambizione alta e contesto reale: il cosiddetto Ruolo Unico.
Rispetto a quattro anni fa un Ruolo Unico è probabilmente più lontano dagli orizzonti di riordino del ruolo docente universitario e cosi come non è stato in grado di trovare nei lavori dello scorso CUN una formalizzazione chiara e netta. Tuttavia proprio su questo tema il CUN ha formulato una proposta importante in termini di semplificazione dell’attuale normativa:
https://www.cun.it/provvedimenti/sessione/150/analisi_e_proposte/analisi-proposta-del-11-06-2014
Messi insieme questi documenti la sintesi che ne discende è che il CUN propone: la distinzione di risorse tra reclutamento e progressione; un ingresso in ruolo da professore (professore Junior, nome non bellissimo ma che indica chiamante il ruolo docente) e una unica tabella stipendiale.
Pur con tutti i limiti dati dalla necessità di coniugare ipotesi di lavoro con il contesto reale, questi documenti rappresentano una importante presentazione di uno scenario cambiato – e, a mia conoscenza, la proposta più avanzata di riordino del ruolo docente da parte di un organo istituzionale.
A tutto questo si affianca una precisa indicazione in merito alla necessità di (ri)avviare il reclutamento in funzione delle necessità (ormai emergenze) del sistema formativo universitario (https://www.cun.it/provvedimenti/sessione/146/analisi_e_proposte/analisi-proposta-del-09-04-2014-1)
Quanto tutto questo, o parte, possa essere vicino ad una traduzione legislativa (come per la ASN) è difficile da stimare. Certo il contesto politico non sembra vedere nell’università la prima delle priorità, tuttavia proprio in questi ultimi tempi indicazioni della necessita di investire sulla formazione superiore arrivano da più parti e spetta a noi dalla “parte universitaria” saper far eco e rispondere, e questo anche attraverso organi istituzionali come il CUN.
La rappresentanza per l’Area Chimica.
Su queste basi, e devo dire incoraggiato da tanti colleghi, ho deciso di candidarmi per il rinnovo del mandato.
Ero e resto convito che lo spirito con cui si svolge una funzione come quella nel Consiglio debba essere importato al dialogo ed alla comunicazione in funzione di un servizio alla comunità cui si presta la propria esperienza ed impegno.
Negli scorsi anni ho cercato di operare in questa direzione avviando un dialogo regolare con la nostra area chimica sia attraverso scambi di mail, sia con progetti specifici – il blog-osservatorio sulla ASN in area chimica ne è un esempio (http://asn-chimica.blogspot.it/) o ancora alcuni seminari locali (meno di quanti cui avrei voluto poter partecipare) per la presentazione dei criteri della VQR e dei risultati di area Chimica.
Da un biennio la commissione permanente V del CUN (Politiche per lo stato giuridico e il reclutamento – https://www.cun.it/cun/commissioni/), mi ha affidato il ruolo di coordinatore, un compito che mi ha richiesto un più forte impegno nello studio della normativa e che ho cercato di riversare sulla crescita di competenze, o almeno su una più dettagliata ed approfondita informazione, presso la nostra Area.
Un approfondimento delle norme che reggono il sistema universitario – tanto più in una fase storica come la attuale – rappresenta una priorità per la crescita della nostra Area – Area che ha una forte tradizione ed autorevolezza scientifica, cui non può essere da meno una visione di sistema basata sulla partecipazione attiva negli organi istituzionali -dal livello di ateneo al livello nazionale.
In questa ottica una fattiva interazione tra la comunità e le rappresentanze CUN è un passaggio critico e negli scorsi anni ne abbiamo avuto più esempi di cui il principale resta la ASN ma ci sono anche i temi del finanziamento alla ricerca della valutazione (ricerca, dottorato, AVA) e della didattica e dell’orientamento. Su tutti questi temi una piu fitta interazione tra la nostra comunutà e il CUN è altamente auspicabile li dove, come rappresentanza in CUN, l’Area Chimica a dato forte impulso negli scorsi quattro anni alla valorizzazione dei processi di valutazione come strumenti di analisi di merito ex post, piuttosto che applicazione ex ante di semiautomatici algoritmi numerici.
Concludo queste brevi considerazioni con un ringraziamento a Maria Rosaria Tinè ed Ettore Novellino con cui abbiamo lavorato per quattro anni in ottima sintonia e sinergia, condividendo obiettivi e sforzi, e costruendo un percorso consolidato allo stesso tempo unitario ed articolato di rappresentanza. Per me anche una prova di come la nostra comune disciplina, la Chimica, conferisca una bagaglio comune di cultura e visione che va ben al di la di logiche accademiche o di settore.
Grazie a quanti hanno letto queste note e buon lavoro a tutti noi,
alessandro.pezzella@unina.it
Pubblicato da alessandro pezzella a 02:55
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