Source: https://www.edscuola.eu/wordpress/?m=20130122
Timestamp: 2019-07-17 12:38:18+00:00
Document Index: 76525964

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'sentenza ', 'art. 106', 'art. 12', 'art. 7', 'art. 31', 'art. 16', 'art. 20', 'art. 20']

22 | Gennaio | 2013 | Edscuola
Archivi giornalieri: martedì 22 Gennaio 2013
Immissioni in ruolo su tutti i posti disponibili in organico di diritto
LA SCUOLA E IL NODO DEL PRECARIATO
Una scuola di qualità richiede stabilità e continuità del personale. Le proposte Uil per affrontare la questione del personale precario
Sono più di 600 mila (600.839) i posti in organico di diritto. Di questi 591 mila sono coperti da insegnanti con contratto a tempo indeterminato. Nell’anno scolastico 2012/2013 sono ben 9.465 gli insegnanti precari assunti con contratti di durata annuale per coprire posti stabilmente disponibili.
Tribunale di Napoli sul pettine
Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Napoli, Dott. Paolo Coppola – il cui nome è salito recentemente agli onori della cronaca per aver rimesso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea la questione pregiudiziale sulla reiterazione dei contratti a termine nella scuola – accoglie le richieste dell’ANIEF e dichiara il diritto all’immissione in ruolo dalle graduatorie 2009/2011 in virtù del corretto inserimento a pettine, così come richiesto dai nostri legali Fabio Ganci e Walter Miceli.
Su ricorso proposto in favore di un iscritto ANIEF, e patrocinato sul territorio dall’Avv. Generoso Perna, il Giudice ricorda correttamente che la Sentenza della Corte Costituzionale ottenuta dall’ANIEF nel 2011 “dichiara incostituzionale l’art. 1 comma 4-ter (aggiunto dalla legge di conversione n. 167/2009) evidentemente non nella parte in cui consente l’iscrizione in più graduatorie provinciali, bensì perché, in occasione dell’aggiornamento, blocca gli inserimenti “a pettine” (secondo il criterio meritocratico) dei docenti, imponendo gli inserimenti “in coda”.” e ribadisce che “la stessa Corte Costituzionale, con la sentenza n. 41/11, ha ricostruito in maniera molto chiara il meccanismo meritocratico delle graduatorie”.
Il Giudice, inoltre, non ha ritenuto necessaria l’integrazione del contraddittorio ex art. 106 c.p.c. “posto che la regola giuridica che si assume violata riguarda il solo rapporto tra istante e MIUR” e ha dichiarato il pieno diritto dell’iscritto ANIEF all’assunzione con effetti giuridici ed economici dalla data di utile collocazione in graduatoria 2009/2011, condannando il MIUR al pagamento di 1.650 Euro per le spese di lite.
La soddisfazione per questa vittoria da parte dell’ANIEF è ancora maggiore visto che l’ulteriore conferma della validità delle tesi sostenute dal nostro sindacato sul Pettine arriva da parte di quel Giudice che ha rimesso gli atti alla Corte di Giustizia lussemburghese chiedendo – come da tempo auspicato dal nostro sindacato – ai giudici europei di pronunciarsi sulla legittimità degli interventi posti in essere dal legislatore italiano in tema di stabilizzazione dei precari della scuola.
L’iscrizione on line, un vero incubo
La nuova procedura, che è partita ieri, testata da una mamma. che non ce l’ha fatta
Premessa: per molti sarà andata benissimo, e il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo vi racconterà che «sì, c’è stato qualche problemino, ma comunque alla fine il sistema ha retto bene». Ma a me non è andata affatto bene. Sto parlando dell’iscrizione online di mia figlia alla prima classe della primaria per il prossimo anno. Un’operazione che mi ha assorbito per diverse ore e che più volte sono stata tentata di mollare a metà. Prima che fosse lei a mollare me. Si partiva ieri 21 gennaio su www.iscrizioni.istruzione.it e teoricamente tutto sarebbe dovuto andare per il meglio, visto che la cosa era stata abbondantemente propagandata su giornali e tv nelle settimane precedenti. Il mio approccio è stato dunque abbastanza fiducioso. Pia illusione. Intanto, accedere alla maschera, per poter procedere alla registrazione di utente e password, ha richiesto almeno tre quarti d’ora di attesa al pc. Completata la registrazione, l’invio per posta elettronica del nome utente è stato abbastanza veloce. Di lì, è partita la fase di iscrizione vera e propria. Primo passo: trovare il codice della scuola a cui iscrivere il proprio figlio: sono stati altri venti minuti di attesa per riuscire a entrare nel sito dedicato, chiamato «Scuola in chiaro» . Inserisco il primo criterio di ricerca: scuola primaria statale «intorno a me», cioè vicino a dove sto. Appare l’inquietante scritta: «Con i criteri di ricerca impostati si è superato il limite massimo di visualizzazione delle scuole. Utilizzare la funzionalità «…intorno a me» restringendo i criteri di ricerca». Che era esattamente quanto avevo fatto. Vabbé, ricomincio daccapo e questa volta riesco a trovare la scuola. Clicco su «scheda», dove immagino sia riportato il codice che sto cercando. Si blocca tutto e appare una schermata bianca. Intanto sono passate circa due ore da quando mi sono messa davanti alla tastiera. Esasperata, digito su Google «codice meccanografico scuola…» e alla fine riesco a trovarlo. Riparto daccapo con la procedura, stavolta cambiando browser (magari quello di prima era più lento), ma sciroppandomi comunque un altro po’ di attesa. Dopo vari «il server non risponde» riesco a entrare nella schermata di iscrizione. Si inizia con le opzioni relative ai «Tempi scuola». Le istruzioni (?) dicono: «Tempi Scuola visualizzati sono quelli indicati dalla scuola. Se sono presenti più opzioni, hai la possibilità di scegliere indicando la priorità dall’elenco. La stessa priorità non può essere assegnata a due differenti Tempi Scuola. Se non c’è scelta, va comunque selezionato l’unico Tempo Scuola presente, selezionando priorità 1. Se il tempo scuola è unico va comunque selezionato con priorità 1». Per i cinefili, amanti di Amici miei, una classica «supercazzola». Insomma, sarà un problema mio, ma al momento non ci ho capito niente. Ci ragiono. Suppongo che per ogni tipologia di orario io debba dare una priorità. Dunque: priorità 1 per le 40 ore, 2 per le 30 ore etc etc. Mi butto e in appena due tentativi (le priorità sembravano quattro ma si poteva darne al massimo tre) riesco ad azzeccare il mix giusto. Riempio tutti i riquadri con codici fiscali, date di nascita, domicili eccetera eccetera e alla fine salvo. Dai, mi dico, ce l’ho fatta. Compare la scritta: «Non è stato possibile completare l’operazione…riprovare più tardi». In parole povere, devo rifare tutto. Bene, mi fermo qui. Quando leggerete queste righe probabilmente starò ancora al computer a tentare di iscrivere mia figlia a scuola on line.
Amanda Ghiengi-Milano
Quella valutazione è a rischio ricorso
L’avviso ministeriale del 15 gennaio, che indica i criteri di valutazione del concorso, travalica l’ambito che gli compete sia nel definire criteri omogenei di valutazione delle prove scritte per tutto il territorio nazionale sia nello stabilire le modalità di attribuzione del voto. Non che non si avverta l’urgenza di un’omogenea attività di revisione e valutazione degli scritti ma lo strumento scelto, un avviso nemmeno firmato, non è giuridicamente idoneo a modificare o integrare le norme che regolano lo svolgimento del concorso, il bando n. 82 del settembre 2012 e il decreto del presidente della repubblica n. 487 del 1994. Ai sensi del regolamento tocca alle singole commissioni esaminatrici decidere «i criteri e le modalità di valutazione delle prove concorsuali» (art. 12, primo comma) e non al ministero. Se lo vuol fare deve proporre una modifica del regolamento. E non tocca nemmeno al ministero decidere che ogni singolo quesito dei tre o quattro che costituiscono ciascuna prova deve essere valutato con un punteggio da zero a dieci e poi sommare i voti per ottenere la valutazione in quarantesimi o trentesimi. Il bando prevede espressamente che ogni commissione assegni a ciascuna prova, complessivamente considerata, una valutazione in quarantesimi (art. 7, quarto comma, del bando), e non valutazioni espresse in decimi sui singoli quesiti che compongono la prova da sommare alla fine per ottenere il risultato. Si tratta, forse, di mere formalità procedurali ma buone per attivare un contenzioso, di cui il panorama dei concorsi indetti dal ministero dell’istruzione è già così ricco e variegato. C’è solo da sperare che le singole commissioni facciano propri i criteri proposti dal ministero e li adottino a loro volta, sanando un procedimento che altrimenti sarebbe facilmente censurabile.
“La mia laurea è inutile Mi sono iscritta all’Its”
Marina, 31 anni: “Facevo la ricercatrice, ora torno tra i banchi”
Chissà a quale categoria dei tanto citati e discussi «gggiovani» appartiene Marina Franco, 31 anni, una laurea in chimica alla Sapienza a Roma e poi una borsa di studio vinta per partecipare ad un dottorato in «Chimica analitica e dei sistemi reali». Ha partecipato fino alla fine, ha iniziato anche la sua carriera all’università come ricercatrice. Sei mesi da precaria senza uscita, quando ha capito si è sfilata dalla casella in cui era finita e, come in un gioco dell’oca dalle regole rovesciate, ha scelto di non andare avanti ma di tornare indietro e di sedersi fra i banchi di chi ha anche più di dieci anni di meno e all’università non è mai andato e mai ci andrà. Ma troverà lavoro.
È il popolo degli Its, gli Istituti tecnici specializzati nati nel 2008 ma andati davvero in funzione due anni fa con la promessa di dare una formazione superspecializzata e poi un lavoro. Ce ne sono 59 in tutt’Italia, ognuno ha la propria area tecnologica, dalla moda alla nautica all’efficienza energetica o alla mobilità sostenibile. Due soli Its in tutt’Italia formano i futuri esperti nelle nuove tecnologie della vita, uno in Lombardia, l’altro a Pomezia, alle porte di Roma.
Marina Franco ha ricominciato da qui a rincorrere i suoi sogni. La vita, no, quella corre comunque a dispetto di chi sostiene che i giovani si fanno mantenere da mamma e papà e che non hanno voglia di fare nulla. Al mattino va ad insegnare in una scuola superiore, supplente precaria – ma i prof di chimica sono abbastanza richiesti -, tutto sommato il lavoro non le manca. «Ma non è il mio sogno nel cassetto», racconta. Il sogno è la chimica, la ricerca, i laboratori, che stavano per diventare una chimera se fosse rimasta a aspettare chissà che cosa tra le file dei ricercatori. E che invece dal prossimo anno potrebbero diventare qualcosa di concreto già dal prossimo anno quando Marina terminerà l’Its e i due anni di studi previsti, pari a duemila ore di lezione di cui almeno 1800 sono obbligatorie altrimenti si viene respinti. Lezioni pomeridiane, Marina dalla cattedra passa ai banchi nel giro di un’ora. In aula dalle 14,30 alle 19 dal lunedì al sabato (di mattina, però) tra lezioni in italiano e in inglese, esperimenti, provette, stage. E poi a casa ad occuparsi della famiglia. Ha una figlia di 15 mesi, un marito e un secondo bebè in arrivo. «Non credo che non si trovi lavoro, chi rimane fermo non ottiene molto, non è che il lavoro scenda dal cielo», spiega.
E quindi va bene anche tornare indietro perché il 2011 quando si è trovata con l’università che non aveva fondi per rinnovarle il contratto di dottorato e le aziende poco disposte a assumere un laureato con tanta teoria e quasi nessuna pratica ha capito che non aveva scelta, poteva salvarla solo un Its.
Un pensiero che stanno avendo in tanti. Il Miur ha affidato al sito Skuola.net il compito di raccontare questi istituti in rete attraverso dei video. Alla fine dell’inchiesta Daniele Grassucci, cofondatore del sito, spiega: «La reazione più comune è: “Se avessi saputo della loro esistenza ne avrei fatto uno anche io”».
È anche per questo motivo che l’Italia scivola sempre più lontana dagli obiettivi europei, che vogliono per il 2020 laureato il 40% della popolazione di età 30-34 anni mentre noi rimaniamo fermi al 20%, contro il 37% nel complesso dei Paesi Ocse. Ed è anche per questo motivo che sono sempre meno numerosi i giovani che si avvicinano al mondo universitario. In parte è colpa del calo demografico, in parte della crisi economica e della diminuzione degli immatricolati in età più adulta, ma soprattutto del senso di inutilità di cinque anni di studio, della percezione che si stanno buttando via soldi e tempo.
In classe con Marina in tanti hanno abbandonato l’università. Come Veronica Aprile, 20 anni, si era iscritta a Giurisprudenza ma ci è rimasta pochi mesi, quanto bastava per capire di non avere alcun futuro lì.. «Mi sono resa conto che l’università è una specie di metropolitana: tanta gente di passaggio e c’è chi scende e chi sale. Io sono scesa».
Iscrizioni on line: circa un milione di accessi e 52.501 domande inserite
Lombardia, Lazio, Veneto e Piemonte
le regioni con il maggior numero di iscrizioni effettuate
(Roma, 22 gennaio 2013) Sono 52.501 le domande inserite per le iscrizioni on line alle 13.00 di oggi, di cui 36.384 inoltrate alle scuole. Questi i dati relativi alla seconda giornata dopo l’avvio del processo di registrazione telematica che, per la prima volta nella storia della scuola, consente alle famiglie di effettuare le iscrizioni alla scuola primaria, secondaria di primo e secondo grado esclusivamente in rete. Le Regioni dove si è registrato il più elevato numero di domande inserite sono: la Lombardia (14.248 domande), il Lazio (6.403), il Veneto (4.581) e il Piemonte (4.348). Anche il sito ha registrato nella sola mattinata un numero elevato di accessi, pari a 977.312 con dei picchi nelle fasce orarie che vanno dalle 09.00 alle 13.00.
La pagina delle FAQ in homepage è costantemente aggiornata proprio per supportare al meglio le famiglie e le scuole.
Si fa inoltre presente che per le famiglie con più figli, non è necessario iscriversi più volte. La registrazione infatti serve per ottenere un codice di accesso al servizio delle iscrizioni on line e con questo possono essere presentate tutte le domande necessarie.
Dati aggiornati alle ore 13:03 del 22/1
Regione Domande Inserite Domande Inoltrate
ABRUZZO 732 508
BASILICATA 164 105
CALABRIA 853 612
CAMPANIA 3.118 2.198
EMILIA ROMAGNA 3.469 2.273
FRIULI-VENEZIA GIULIA 1.248 903
LAZIO 6.403 4.253
LIGURIA 1.747 1.193
LOMBARDIA 14.248 10.090
MARCHE 827 552
MOLISE 102 68
PIEMONTE 4.348 2.990
PUGLIA 2.389 1.676
SARDEGNA 1.022 738
SICILIA 3.217 2.268
TOSCANA 3.427 2.349
UMBRIA 606 422
VENETO 4.581 3.186
TOTALE 52.501 36.384
TABELLA CONNESSIONI Ore 00:00-00:59 : 52344
Ore 01:00-01:59 : 5832
Ore 02:00-02:59 : 2520
Ore 03:00-03:59 : 2488
Ore 04:00-04:59 : 2416
Ore 05:00-05:59 : 5824
Ore 06:00-06:59 : 15464
Ore 07:00-07:59 : 45920
Ore 08:00-08:59 : 123072
Ore 09:00-09:59 : 180944
Ore 10:00-10:59 : 243048
Ore 11:00-11:59 : 140976
Ore 12:00-12:59 : 144656
Ore 13:00-13:59 : 11728 (parziale perché l’estrazione è terminata alle 13:05)
Tot : 977.312
Iscrizioni on line: euforia Miur, critiche le associazioni dei consumatori
Il Ministero parla di prima giorno storico: sono state inserite 23.179 domande, con un milione e mezzo di accessi al sito. Per il Codacons il 43% degli interessati avrà però difficoltà per via dei propri limiti informatici. Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum: preoccupano Meridione e aree più svantaggiate, dove l’Adsl non arriva.
Sono dati ufficiali più che incoraggianti, malgrado gli intoppi informatici ed i frequenti blocchi di connessione, quelli relativi alla prima giornata di attivazione delle iscrizione on line a tutti gli ordini scolastici, esclusa la materna, solo attraverso la rete internet.
In serata, il Miur ha reso note l’alta mole di interesse e di connessioni, aggiornate alle ore 19,00 del 21 gennaio. Questi i risultati più importanti: il picco orario di connessioni si è avuto alle ore 9, con ben 313.520 richieste di visualizzazione; alle 17 erano già 21.464 le domande inserite.
In base a quanto riferisce viale Trastevere, che parla di “grande successo dell’iniziativa”, sono state “inserite 23.179 domande. Il sito ha avuto 1.529.936 accessi con dei picchi notevoli, particolarmente tra le 8 e le 13”. Viale Trastevere sottolinea, inoltre, “che per la prima volta nella storia della scuola”, questa opportunità “consente alle famiglie di effettuare le iscrizioni alla scuola primaria, secondaria di primo e secondo grado esclusivamente in rete”.
Ma non tutti la pensano allo stesso modo. Dopo gli studenti, anche le associazioni dei consumatori hanno molto da ridire contro l’iniziativa ministeriale. Per il Codacons, ad esempio, “è sicuramente positivo incentivare l’uso di internet, ed è fondamentale che la pubblica amministrazione accetti le domande on line dei consumatori e, ancor di più, che invii le risposte e la documentazione richiesta dai cittadini via email, cosa più unica che rara. Cosa ben diversa, però, è invertire l’obbligo, gravando le famiglie di questo onere”.
“Secondo gli ultimi dati Istat infatti – prosegue il Codacons – nel 2011 solo il 56,8% delle famiglie italiane ha un personal computer. Il che vuol dire creare difficoltà al 43,2% degli italiani. Nel mezzogiorno, poi, la percentuale di chi possiede un computer scende al 49,5% delle famiglie, il che vuol dire che oltre il 50% non lo possiede. E persino laddove le cose vanno meglio, nel Centro, la percentuale sale al 60,7%, il che si traduce comunque in una difficoltà per quasi il 40% dei genitori”.
“Il rischio, inoltre, considerato che le scuole devono comunque offrire un servizio di assistenza a coloro che non possiedono un computer o un collegamento internet, anche perché altrimenti il provvedimento del ministro dell’Istruzione Profumo sarebbe stato illegale (e sarebbe stato impugnato dal Codacons…), è che il vantaggio economico di gestire obbligatoriamente on line tutte le pratiche sia poi vanificato dal lavoro aggiuntivo delle segreterie delle scuole che devono rendersi disponibili a supportare chi non ha gli strumenti e le competenze necessarie”, conclude l’associazione.
Forti critiche arrivano anche dall’Adiconsum, il cui segretario generale, Pietro Giordano, “pone interrogativi sull’effettiva possibilità per tutte le famiglie di procedere in modo autonomo e con facilità alla registrazione sul sito del Ministero e alla compilazione della domanda di iscrizione. Infatti – prosegue – nonostante la circolare 96/2012 del Ministero preveda che gli istituti destinatari delle domande in primis, ma in subordine anche quelli di provenienza, offrano supporto alle famiglie prive delle necessarie dotazioni informatiche, occorre intervenire soprattutto nel Meridione e nelle aree più svantaggiate, dove la penetrazione di Internet e degli stessi strumenti informatici è più scarsa. Vi è poi il problema della mancata copertura del servizio ADSL in molte zone, dove – continua Giordano – solo in un’ottica di servizio universale e non di mercato si potranno finalmente realizzare le necessarie infrastrutture”.
Il rappresentante Adiconsum invita quindi le famiglie “a segnalare al Ministero e per conoscenza anche alle nostre sedi territoriali e al gruppo Facebook ‘Adiconsum Scuola’, le eventuali criticità che si dovessero presentare”.
Interdizione obbligatoria per maternità e superamento dell’anno di prova
A conforto di quanto detto ricordiamo la circolare del ministero della pubblica istruzione n.180/1979, in cui troviamo scritto che: il primo mese di assenza (astensione obbligatoria) per maternità, art. 31 del R.D. 21 agosto 1937, n. 1542 relativo all’anno scolastico al quale si riferisce il periodo di prova (esempio: per l’astensione obbligatoria dal servizio per maternità, che abbia inizio nel mese di luglio, si considera “valido” il primo mese di assenza del nuovo anno scolastico); affermano che ai fini del compimento dei 180 giorni è utile solo il primo mese di congedo per maternità relativo all’anno scolastico al quale si riferisce il periodo di prova (esempio: per il congedo obbligatorio dal servizio per maternità, che abbia inizio nel mese di luglio, si considera “valido” il primo mese di assenza del nuovo anno scolastico.
Quali sono i riferimenti normativi sulla astensione obbligatoria? Nell’art. 16 D. L.vo 26/3/2001 n.151 è scritto che l’interdizione obbligatoria interviene 2 mesi prima della data presunta del parto e 3 mesi dopo il parto; ma nell’art.. 20 D.L.vo 26/3/2001 si configura la possibilità di entrare in interdizione obbligatoria un mese prima della data presunta del parto e proseguire per i 4 mesi dopo il parto. Quindi l’interdizione obbligatoria è considerata una norma flessibile e non assolutamente rigida. La domanda di flessibilità, tendente ad ottenere l’autorizzazione a continuare l’attività lavorativa durante l’ottavo mese di gravidanza, che può essere svolto per intero o anche in parte (dunque per esempio 10 giorni oppure 15 giorni) , ai sensi dell’art. 20 del D.L.vo 26/3/2001 n. 151, ferma restando la durata complessiva del congedo di maternità, è accettabile anche qualora sia presentata oltre il settimo mese di gravidanza .
L’art. 20 del D.L.vo n. 151/2001, prevedendo la facoltà di astenersi “a partire” dal mese precedente la data presunta del parto, ha quindi individuato in un mese il periodo minimo obbligatorio di astensione prima della data presunta del parto; è evidente perciò che il periodo di “flessibilità” dell’astensione obbligatoria può andare da un minimo di un giorno ad un massimo di un mese.
Come incentivare gli studenti migliori a diventare insegnanti migliori?
Una strada percorribile per migliorare l’istruzione è quella di valorizzare la figura professionale dell’insegnante, rendendola appetibile anche agli occhi dell’opinione pubblica e quindi dei giovani
Andreas Schleicher, vicedirettore per l’educazione dell’Ocse, apprezza le ultime riforme scolastiche dell’Italia, infatti, attraverso queste ultime è aumentata l’autonomia delle nostre scuole, mettendo in moto un meccanismo di valutazione dell’istruzione primaria e secondaria di primo grado. L’Italia dispone di un numero elevato di docenti, ma non riesce a valorizzare pienamente le loro competenze professionali.
La qualità di un sistema educativo non può prescindere da quella dei suoi insegnanti e dei suoi Dirigenti scolastici, infatti, facendo un paragone con il mondo aziendale anche i sistemi scolastici, per raggiungere alti livelli qualitativi, devono prestare particolare attenzione al modo con cui selezionare e formare il proprio personale.
Una strada percorribile è quella di valorizzare la figura professionale dell’insegnante, rendendola appetibile anche agli occhi dell’opinione pubblica.
Tentare di fare scattare, con adeguati incentivi professionali ed economici, dinamiche innovative nei percorsi formativi e nei curricula degli studenti migliori, attirando la loro attenzione verso la carriera dell’insegnamento.
In altre parole per migliorare la qualità del corpo docente, già nei ruoli, bisogna studiare nuove strategie per rafforzare la pratica e la condivisione di conoscenze, mentre per attirare nuove intelligenze all’interno delle scuole bisogna creare giuste motivazioni e prospettare adeguate aspettative professionali. Insomma per una scuola migliore sono indispensabili le competenze e le intelligenze migliori.
Prendere dai 30 ai 50 miliardi “di qua” e metterli “di là”: si può fare. Il “di qua” è la spesa pubblica e i suoi sprechi, il “di là” sono gli investimenti nell’occupazione giovanile e nel rilancio del Pil. Due economisti lo dicono: Gustavo Piga sul Corriere della Sera e Alberto Bisin su Repubblica.
Il prof Piga, keynesiano, professore di economia all’università di Tor Vergata, propone di stanziare una somma pari al 2% del Pil, oltre 30 miliardi, ricavabili dal “taglio vero degli sprechi negli appalti pubblici che oggi occupano circa il 12% del nostro Pil e contengono sprechi di prezzi e quantità ben superiori al 20%”.
Con questi 30 miliardi l’associazione “I viaggiatori in movimento” presieduta da Piga vuole realizzare una serie di investimenti:
1) l’aumento delle retribuzioni dei docenti scolastici dello 0,3% del Prodotto interno lordo (5 miliardi di euro) a fronte di una riforma (che dettagliamo) che renda la scuola ancora più efficace nell’insegnamento;
2) l’aumento dello 0,3% del Pil (5 miliardi di euro) delle retribuzioni dei ricercatori universitari e degli enti di ricerca, per avviare il rientro dei cervelli sul serio, a fronte di una riforma (che dettagliamo) delle università che premi la qualità degli atenei su ricerca e didattica;
3) una spesa dello 0,5% del Pil (8 miliardi di euro) per assistere, con le migliori case di consulenza che abbiamo, le piccole e medie imprese nel formarsi sulle funzioni organizzative, dove è dimostrato stentano di più nell’avvio;
4) un credito d’imposta come in Francia (ma da noi riservato solo alle Pmi) per le spese in ricerca e sviluppo dello 0,3% del Pil (5 miliardi di euro);
5) 0,6% del Pil (10 miliardi di euro) riservato a un servizio civile temporaneo e non ripetibile negli uffici pubblici (musei, patrimonio, ospedali, tribunali, università, scuole, parchi ecc.) per giovani disoccupati e inoccupati di 1 o 2 anni così da migliorare al contempo la qualità dell’azione pubblica, caratterizzata da una età media tra le più alte al mondo.
Piga ha anche una proposta per l’Europa: quando sarà approvata la Tobin tax, usarne i proventi per aprire un conto corrente bancario alimentato con 1.500 euro ogni anno per ogni nuovo nato, conto corrente che il giovane europeo potrà utilizzare per la sua istruzione o la sua formazione professionale dopo che avrà compiuto 18 anni.
Per Alberto Bisin, firmatario della piattaforma di Oscar Giannino “Fermare il declino” ed editorialista de Lavoce.info, la cifra individuata è più o meno la stessa indicata da Piga: 35-40 miliardi di euro, che si possono “risparmiare dal bilancio dello Stato, senza riforme strutturali”.
Dai tagli ai costi della politica secondo Bisin si possono recuperare 10 miliardi, mezzo punto di Pil. Quel mezzo punto che l’Italia spende più della Germania nel finanziamento di “Organi esecutivi e legislativi, affari esteri”. Altri 4-5 miliardi si possono reperire dai tagli alla Difesa, agendo soprattutto sulla riduzione del personale (in Italia si spende così il 62% del bilancio della Difesa, contro il 48% della Germania e il 45% della Francia). Bisin propone anche di tagliare i sussidi alle imprese per risparmiare altri 10 miliardi di euro.
Quindi si può intervenire sulla spesa per le pensioni, con “un’azione mirata sulle pensioni più elevate” che dovrebbe “garantire sostanziali ulteriori risparmi sulla spesa previdenziale” per circa 8 miliardi. Si possono ricavare altri 4 miliardi di euro “2 miliardi dei quali solo in Lazio e in Campania”, intervenendo sui consumi intermedi, voce dietro la quale si nascondono gli sprechi nella spesa sanitaria.
Infine Bisin vede possibili interventi sulla riduzione degli stipendi del pubblico impiego: tagliare del 10% le retribuzioni, con un criterio progressivo che sforbici di più sulle buste paga più elevate e di meno sui redditi più bassi, farebbe risparmiare altri 12 miliardi. Un totale di 50 miliardi che secondo Bisin si può destinare alla riduzione delle tasse, a tutto beneficio del Pil.
Lo dicono in maniera diversa, indicano aree di intervento diverse, ma Piga e Bisin dimostrano che “si può fare“. Cosa? Senza grandi riforme, senza morire di deficit o di austerity, si possono recuperare decine di miliardi dagli sprechi e investirli nel rilancio dell’economia e dell’occupazione giovanile (Da Blitz)
Concorso, domani il sorteggio con procedura automatica Domani nella sala del Consiglio di amministrazione del Miur, alle ore 11.30, sarà fatto il sorteggio delle prove scritte del concorso a posti e cattedre per titoli ed esami per il reclutamento del personale docente nella scuola dell`infanzia, primaria e secondaria di I° e II° grado di ciascuna classe di concorso, prove che resteranno secretate fino al giorno dell`inizio dell’esame. Inoltre si estrarranno i nomi dei presidenti e dei commissari che andranno a comporre le commissioni regionali.
Il processo sarà avviato con un ‘clic’ dal presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino alla presenza del ministro Francesco Profumo. E` la prima volta che per il concorso della scuola si agisce attraverso procedure automatizzate. Tutta la procedura avverrà in diretta e sarà proiettata su una Lim.
Nota 22 gennaio 2013, Prot.AOODPIT170
e.p.c. Alla Commissione Istruzione, Lavoro, innovazione e ricerca – regione Toscana Via Parigi, 11 00187 ROMA
Oggetto: Attivazione dei licei ad indirizzo sportivo
Pervengono numerose richieste relative all’attivazione, con decorrenza dall’a.s. 2013/2014, del liceo ad indirizzo sportivo.
Al riguardo si fa presente che lo schema di DPR è stato approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta dell’11 gennaio 2013 ed è stato trasmesso, da parte del Dipartimento della ragioneria generale dello Stato, alla firma del Presidente della Repubblica. Successivamente alla firma, sarà inviato, da questo Ministero, alla Gazzetta Ufficiale che a sua volta, prima di pubblicarlo, lo invierà alla Corte dei conti per la registrazione. Tempo stimato per la conclusione dell’iter, senza tener conto degli eventuali rilievi della Corte dei conti, almeno due mesi.
Ne consegue che la tempistica sopra descritta non è compatibile con il termine del 31 gennaio p.v. previsto per la definizione della rete scolastica e dei piani dell’offerta formativa da parte delle Regioni.
Si comunica, pertanto, che il predetto liceo ad indirizzo sportivo non potrà che essere attivato dall’a.s. 2014/2015.