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Timestamp: 2020-08-05 19:05:16+00:00
Document Index: 48390105

Matched Legal Cases: ['art. 181', 'art.181', 'art.181', 'art. 125', 'art. 13', 'art. 17', 'art. 177', 'art. 37']

Pubblicato il 24 luglio 2020 da Teleconsul Editore S.p.A.
DL Rilancio convertito: esonero TOSAP anche per il commercio su aree pubbliche
In sede di conversione del DL Rilancio, la Legge n. 77/2020 ha introdotto i commi da 1-bis a 1-quater all’art. 181, che esonerano dal pagamento della tassa per l’occupazione temporanea di spazi ed aree pubbliche o del relativo canone i titolari di concessioni o di autorizzazioni concernenti l’utilizzazione del suolo pubblico per l’esercizio del commercio su aree pubbliche, dal 1° marzo 2020 fino al 30 aprile 2020. Le norme introdotte prevedono il ristoro ai comuni delle minori entrate, attraverso l’istituzione di un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero dell’interno.
Con il comunicato del 14 maggio 2020, il Ministro dell’Economia e delle Finanze ha evidenziato che, tra le misure previste dal “DL Rilancio”, si dispone l’esonero della TOSAP fino al 31 ottobre per ristoranti, bar e altre strutture.
Per arginare il contagio, l’Italia ha dovuto mettere in campo misure di contenimento straordinarie, progressivamente adottate anche dagli altri Paesi europei.
Dopo il Cura Italia e il Decreto Liquidità, il Decreto Rilancio (art.181, modificato in sede di conversione dalla legge 17 luglio 2020, n. 77) è, in ordine di tempo, il terzo grande intervento varato dal Governo per affrontare le conseguenze economiche dell’emergenza Covid-19.
Tra le diverse misure del “DL Rilancio”, un forte impegno viene dedicato a sostenere due settori colpiti in modo particolare dall’inizio dell’emergenza, il turismo e la cultura, con risorse complessive per circa 3 miliardi e misure come il tax credit fino a 500 euro per le vacanze in Italia; l’esonero della prima rata IMU 2020 per alberghi e stabilimenti balneari; l’esonero della TOSAP (art.181) dal 1° maggio fino al 31 ottobre 2020 fino al 31 ottobre per ristoranti, bar e altre strutture; sostegno per le librerie, per la filiera dell’editoria, per i musei, ristori per le perdite derivanti dall’annullamento di spettacoli, mostre ed altri eventi oltre ad altre misure di sostegno.
In base alle nuove disposizioni introdotte dalla legge di conversione n. 77/2020, in considerazione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, i titolari di concessioni o di autorizzazioni concernenti l’utilizzazione del suolo pubblico per l’esercizio del commercio su aree pubbliche sono esonerati dal 1° marzo 2020 al 30 aprile 2020, dal pagamento della tassa per l’occupazione temporanea di spazi ed aree pubbliche e del canone per l’occupazione temporanea di spazi ed aree pubbliche. I Comuni dovranno rimborsare le somme già versate a tale titolo.
A far data dal termine del 1° maggio e fino al 31 ottobre 2020, le domande di nuove concessioni per l’occupazione di suolo pubblico ovvero di ampliamento delle superfici già concesse sono presentate in via telematica all’ufficio competente dell’Ente locale, con allegata la sola planimetria e senza applicazione dell’imposta di bollo.
Le concessioni di posteggio per l’esercizio del commercio su aree pubbliche aventi scadenza entro il 31 dicembre 2020, se non già riassegnate sono rinnovate per la durata di dodici anni, secondo linee guida adottate dal Ministero dello sviluppo economico e con modalità stabilite dalle regioni entro il 30 settembre 2020, con assegnazione al soggetto titolare dell’azienda, sia che la conduca direttamente sia che l’abbia conferita in gestione temporanea, previa verifica della sussistenza dei requisiti di onorabilità e professionalità prescritti, compresa l’iscrizione ai registri camerali quale ditta attiva ove non sussistano gravi e comprovate cause di impedimento temporaneo all’esercizio dell’attività.
Nelle more di un generale riordino della disciplina del commercio su aree pubbliche, al fine di promuovere e garantire gli obiettivi connessi alla tutela dell’occupazione, le regioni hanno facoltà di disporre che i comuni possano assegnare, su richiesta degli aventi titolo, in via prioritaria e in deroga ad ogni altro criterio, concessioni per posteggi liberi, vacanti o di nuova istituzione, ove necessario, agli operatori, in possesso dei requisiti prescritti, che siano rimasti esclusi dai procedimenti di selezione previsti dalla vigente normativa ovvero che, all’esito dei procedimenti stessi, non abbiano conseguito la riassegnazione della concessione.
DL Rilancio convertito: modifiche al bonus fiscale per la sanificazione e l’acquisto di DPI
Con la conversione in Legge del DL Rilancio, il credito d’imposta in oggetto viene esteso anche alle strutture ricettive extra-alberghiere a carattere non imprenditoriale (art. 125, D.L. n. 34/2020 conv. con modif. in legge 17 luglio 2020, n. 77)
Al fine di favorire l’adozione di misure dirette a contenere e contrastare la diffusione del COVID-19, ai soggetti esercenti attività d’impresa, arti e professioni, agli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, nonché alle strutture ricettive extra-alberghiere a carattere non imprenditoriale a condizione che siano in possesso del codice identificativo (art. 13-quater, co. 4, decreto-legge n. 34/2019 convertito in legge n. 58/2019), spetta un credito d’imposta in misura pari al 60 per cento delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti. Il credito d’imposta spetta fino ad un massimo di 60.000 euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo di 200 milioni di euro per l’anno 2020.
– la sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l’attività lavorativa e istituzionale e degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività;
– l’acquisto di dispositivi di protezione individuale, quali mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;
– l’acquisto di termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, ivi incluse le eventuali spese di installazione;
– l’acquisto di dispositivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi, ivi incluse le eventuali spese di installazione.
– spetta fino ad un massimo di 60.000 euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo di 200 milioni di euro per l’anno 2020;
– è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa ovvero in compensazione, ai sensi dell’art. 17, D.Lgs. n. 241/1997;
– non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP);
– non si applicano i limiti di cui all’articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e di cui all’articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388;
– non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del Tuir.
DL Rilancio convertito: estensione esonero IMU per gli allestimenti per fiere e manifestazioni
L’articolo 177, del DL Rilancio è stato modificato in sede di conversione dalla Legge n. 77/2020 ed estende l’abolizione della prima rata dell’IMU, quota-Stato e quota-Comune, per l’anno 2020 anche agli immobili in uso da parte di imprese esercenti attività di allestimenti di strutture espositive nell’ambito di eventi fieristici o manifestazioni.
In considerazione degli effetti connessi all’emergenza sanitaria da COVID 19, l’art. 177 del D.L. n. 34/2020, modificato in sede di conversione dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, dispone che per l’anno 2020, non è dovuta la prima rata dell’imposta municipale propria (IMU), quota-Stato e quota-Comune in scadenza alla data del 16 giugno 2020, relativa a:
b-bis) immobili rientranti nella categoria catastale D in uso da parte di imprese esercenti attività di allestimenti di strutture espositive nell’ambito di eventi fieristici o manifestazioni.
Per il ristoro ai comuni a fronte delle minori entrate derivanti dall’esenzione IMU per il settore turistico, è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell’interno, un fondo con una dotazione di 76,55 milioni di euro per l’anno 2020. Alla ripartizione del Fondo si provvede con decreto del Ministro dell’interno di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da adottare entro trenta giorni dal 19 maggio 2020.
Si ricorda che i commi da 738 a 783 della legge di bilancio 2020 hanno riformato l’assetto dell’imposizione immobiliare locale, unificando le due vigenti forme di prelievo (l’Imposta comunale sugli immobili, IMU e il Tributo per i servizi indivisibili, TASI) e facendo confluire la relativa normativa in un unico testo.
Imposta dichiarata ma non dovuta: dichiarazione emendabile in sede contenziosa
In tema di emendabilità della dichiarazione, deve ritenersi legittima la correzione in sede contenziosa per far valere la deduzione della perdita (definitiva) del credito non ammesso allo stato passivo del debitore e il conseguente azzeramento dell’imposta dichiarata (Sentenza 21 luglio 2020, n. 15527)
Attraverso il controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi, l’Agenzia delle Entrate ha accertato l’omesso versamento dell’IRES autoliquidata in sede di dichiarazione.
In sede contenziosa la società ha eccepito l’erronea registrazione, tra i redditi dichiarati per il periodo d’imposta precedente, di ricavi relativi ad una fattura mai pagata dal debitore assoggettato a liquidazione coatta amministrativa, non essendo stato il credito ammesso allo stato passivo. Da ciò ha dedotto che la detrazione del ricavo dai redditi del precedente periodo d’imposta e la conseguente realizzazione di una perdita, che riportata correttamente nella dichiarazione controllata azzerava il reddito del periodo d’imposta e, conseguentemente, l’IRES erroneamente autoliquidata.
I giudici tributari hanno accolto la tesi della società, annullando la pretesa tributaria in ragione del principio di emendabilità della dichiarazione dei redditi.
L’Agenzia delle Entrate, impugnando la decisione dei giudici tributari, ha dedotto una distorta applicazione del principio di emendabilità della dichiarazione sul rilievo che, trattandosi d’imposta autoliquidata e non versata, al contribuente è concessa la facoltà di correggere la dichiarazione, nella quale erano state erroneamente esposte attività non conseguite, mediante la presentazione di una dichiarazione integrativa, o, in alternativa, nel rispetto di stringenti termini di decadenza, quella di chiedere il rimborso dell’indebito, ma senz’altro non gli è consentito di non pagare le imposte sui redditi utilizzando il mezzo della contestazione del ruolo scaturito dalla verifica formale delle inadempienze fiscali.
Respingendo la tesi dell’Amministrazione finanziaria, la Corte di Cassazione ha affermato che “in caso di errori od omissioni nella dichiarazione dei redditi, la dichiarazione integrativa può essere presentata non oltre i termini per l’accertamento se diretta ad evitare un danno per la P.A., mentre, se intesa ad emendare errori od omissioni in danno del contribuente, incontra il termine per la presentazione della dichiarazione per il periodo d’imposta successivo, con compensazione del credito eventualmente risultante, fermo restando che il contribuente può chiedere il rimborso entro quarantotto mesi dal versamento ed, in ogni caso, opporsi, in sede contenziosa, alla maggiore pretesa tributaria dell’Amministrazione finanziaria”. In particolare, ai fini della emendabilità della dichiarazione, occorre avere riguardo dei seguenti principi:
– la dichiarazione, in linea generale, salvo casi particolari o parti specifiche di essa, è un atto di scienza e quindi sempre emendabile, con la conseguenza che il contribuente può fare valere eventuali vizi commessi nella redazione della stessa, che attengano al merito della pretesa tributaria, anche in sede contenziosa, indipendentemente dal rispetto dei termini per la presentazione dell’emenda;
– in materia di IVA e di imposte dirette sono applicabili i medesimi principi, compreso quello secondo il quale la dichiarazione del contribuente, affetta da errore, sia esso di fatto che di diritto, commesso dal dichiarante nella sua redazione, è – in linea di principio – emendabile e ritrattabile, quando dalla medesima possa derivare l’assoggettamento del dichiarante ad oneri contributivi diversi e più gravosi di quelli che, sulla base della legge, devono restare a suo carico, atteso che la dichiarazione dei redditi non ha natura di atto negoziale e dispositivo, ma reca una mera esternazione di scienza e di giudizio, modificabile in ragione dell’acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e di valutazione sui dati riferiti; che essa costituisce un momento dell’«Iter» procedimentale volto all’accertamento dell’obbligazione tributaria;
– i principi della capacità contributiva e di buona amministrazione rendono intollerabile un sistema legislativo che impedisca al contribuente di dimostrare, entro un ragionevole lasso di tempo, l’inesistenza di fatti giustificativi. Ne consegue che l’emendabilità della dichiarazione non può ritenersi sottoposta al limite temporale di cui all’art. 37, commi 5 e 6, del Decreto IVA, il quale riguarda la rimozione di omissioni o l’eliminazione di errori suscettibili di comportare un pregiudizio per l’erario, ma non la rettifica di dichiarazioni oggettivamente errate e quindi idonee a pregiudicare il dichiarante, anche in ragione del fatto che la negazione del diritto al rimborso determinerebbe un indebito incameramento del credito da parte dell’erario.
In conclusione, la Corte di Cassazione ha affermato la legittimità dell’opposizione alla cartella di pagamento da parte del contribuente che dimostri l’insussistenza del debito IRES sulla scorta della (definitiva) perdita del credito, documentato da una fattura (emessa e registrata in contabilità) mai pagata dall’obbligata, trattandosi di credito non ammesso allo stato passivo della committente/debitrice.
Approvato il decreto legislativo di attuazione della direttiva (UE) 2018/822 del Consiglio, del 25 maggio 2018, recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale relativamente ai meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di notifica (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Comunicato 23 luglio 2020).