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Timestamp: 2019-12-10 13:00:01+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 131', 'art. 131', 'sentenza ', 'art. 131', 'art. 2', 'art. 131', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 131', 'art. 2', 'art. 131', 'art. 131', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 14', 'art. 2', 'art. 28', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 30', 'art. 23', 'art. 28', 'art. 27', 'art. 30', 'art. 2', 'art. 131', 'art. 2']

Omesso versamento delle ritenute previdenziali: il mancato versamento di varie mensilità qualifica la abitualità del reato e osta all’applicazione della causa di non punibilità dell’art. 131-bis c.p. anche per il superamento minimo della soglia – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Omesso versamento delle ritenute previdenziali: il mancato versamento di varie mensilità qualifica la abitualità del reato e osta all’applicazione della causa di non punibilità dell’art. 131-bis c.p. anche per il superamento minimo della soglia.
Si segnala ai lettori del blog la sentenza n.346/2019 – depositata il 07.01.2019 resa dalla III Sezione penale della Corte di Cassazione in materia di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali ed applicabilità della causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto.
Il Tribunale di Siracusa dichiarava non punibile ai sensi dell’art. 131 bis cod. pen.. il datore di lavoro imputato del reato di cui all’art. 2 comma 1-bis d.l. 463/1983 conv. in l. 638/1983 per omesso versamento all’INPS delle ritenute previdenziali ed assistenziali relative alle retribuzioni dei lavoratori dipendenti per i mesi di gennaio, maggio, giugno e luglio 2012 pari a complessivi €11.985,00,
Avverso il suddetto provvedimento il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Catania proponeva ricorso per cassazione, articolando un unico motivo con il quale ha denunciato vizio di di legge sostenendo che la pluralità delle condotte contestate al prevenuto, costituite dal mancato pagamento di 4 mensilità, integra un’ipotesi di comportamento abituale preclusiva all’applicabilità dell’art. 131 bis cod. pen. il cui terzo comma indica tra le condizioni ostative il caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime.
La Suprema corte ha accolto il ricorso ed annullato con rinvio la sentenza di primo grado per nuovo esame, in applicazione dei principi di diritto affermati nei passaggi della motivazione di seguito riportati:
(i) Sulla natura del reato a seguito delle modifiche intervenute con il d.lgs. 8/2016:
“… occorre premettere che, malgrado il reato in contestazione risulti essersi consumato, secondo il precedente assetto normativo, in corrispondenza di ogni omesso versamento mensile, ovverosia al giorno sedici del mese successivo a quello cui si riferiscono i contributi non versati, trova ciò nondimeno applicazione la nuova disciplina introdotta dal d. lgs. 8/2016 ed entrata in vigore il 16.2.2016 in forza della quale deve farsi riferimento all’importo complessivo annuale rimasto insoluto che riveste rilevanza penale ove superiore alla somma di € 10.000 e ciò per effetto della disposizione di cui all’art. 8 del citato decreto legislativo che stabilisce l’applicazione delle disposizioni che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto. Ai sensi della mutata normativa il reato assume perciò una configurazione unitaria (Sez. 3, n. 35589 del 11/5/2016, Di Cataldo, Rv. 268115) o comunque si delinea come una fattispecie caratterizzata dalla progressione criminosa nel cui ambito, una volta superato il limite di legge, le ulteriori omissioni nel corso del medesimo anno rappresentano momenti esecutivi di un reato unitario a consumazione prolungata, la cui definitiva cessazione viene a coincidere con la scadenza prevista dalla legge per il versamento dell’ultima mensilità, individuata con il termine del 16 del mese di gennaio dell’anno successivo (Sez. 3, n. 37232 del 11/5/2016, Lanzoni, Rv. 268308).
(ii) il perimetro punitivo del reato, la fattispecie concreta e l’inapplicabilità del fatto tenue:
La mutata configurazione del reato in esame ha inequivoche ricadute sulla causa di non punibilità di cui all’art. 131 bis con riferimento all’indice-criterio della non abitualità della condotta. Se l’interpretazione data da questa Corte ha ripetutamente posto l’accento in relazione allo sbarramento contenuto nel terzo comma sul duplice profilo sia diacronico, avuto riguardo alle precedenti condanne per reati della stessa indole, sia sincronico con riferimento alla pluralità delle violazioni poste in essere nell’ambito del medesimo procedimento, ritenendo che entrambi concorressero a delineare la nozione di comportamento abituale (Sez. 2 U, n. 13681 del 25/02/2016 – dep. 06/04/2016,Tushaj, Rv. 266591), va tuttavia rilevato che la discrezionalità del giudicante non acquisisce margini più ampi per effetto della struttura unitaria del reato di omesso versamento dei contributi previdenziali, il quale ricade invece nell’ambito dei “reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate”.Pur perfezionandosi il reato di cui all’art. 2, comma 1-bis con il superamento della soglia di €10.000 annui indipendentemente dal numero delle mensilità inevase — ben potendo l’illecito penalmente rilevante essere integrato dall’omesso versamento anche di una sola mensilità se di valore superiore a tale importo -, non vi è dubbio tuttavia che allorquando più mensilità concorrano a determinare lo sbarramento prefissato dal legislatore ci si trovi di fronte ad una pluralità di omissioni che possono integrare il “comportamento abituale” ostativo al riconoscimento del beneficio. E’ proprio infatti l’attuale struttura del delitto che, ai fini dell’applicazione della causa di non punibilità di cui all’art. 131-bis cod. pen., impone al giudice del merito di prendere in considerazione, in relazione alla sussistenza o meno del necessario requisito della non abitualità del comportamento, il numero delle mensilità nelle quali la condotta omissiva si è verificata, valutando la rilevanza della eventuale reiterazione della condotta tipica. Ma anche sotto il concorrente profilo dell’offensività della condotta, occorre considerare, al pari di quanto affermato dalla giurisprudenza di questa Corte in ordine ai reati tributari per i quali sia stata fissata una soglia per la punibilità, la condotta nella sua globalità, avuto riguardo all’importo complessivo delle mensilità rimaste insolute e non già con riferimento alla sola eccedenza rispetto alla soglia di punibilità prevista dal legislatore(cfr. Sez. 3, n. 51020 del 11/11/2015 – dep. 29/12/2015, Crisci, Rv. 265982 che ha escluso l’applicabilità dell’istituto di cui all’art. 131 bis cod. pen. per il reato di cui all’art. 10-ter d. Igs. 74/2000, la cui soglia è fissata in € 250.000, con riferimento ad un omesso versamento quantificato nella somma complessiva di 255.486,00 euro; nonché Sez. 3, n. 13218 del 20/11/2015 – dep. 01/04/2016, Reggiani Viani, Rv. 266570 che, in relazione al medesimo reato, ha ritenuto non particolarmente tenue, sul piano oggettivo, l’omesso versamento di 270.703 euro). Muovendo dal presupposto secondo che il grado di offensività che dà luogo a reato è già stato valutato dal legislatore nella determinazione della soglia di rilevanza penale, quanto più ci si allontana dal valore-soglia tanto più è verosimile che ci si trovi in presenza di un fatto non specialmente esiguo, cosicché, sebbene nessuna conclusione possa trarsi in astratto, senza considerare cioè le peculiarità del caso concreto, solo un’omissione di ammontare vicinissimo a tale soglia potrebbe essere ritenuta di particolare tenuità. A tali principi non risulta essersi attenuto il Tribunale di Siracusa che ha limitato la propria valutazione alla sola parte eccedente la soglia di punibilità considerando esclusivamente la marginale eccedenza dell’importo non versato rispetto alla soglia dei 10.000 euro, sia in termini percentuali, in quanto inferiore al 20%, che assoluti, in quanto pari ad € 1.985,00, senza né considerare l’importo delle ritenute non versato nel suo ammontare complessivo, né il numero delle mensilità inevase”.
Decreto legge 12 settembre 1983, n. 463, Art. 2
[3. Nel settore agricolo, per quanto attiene la contribuzione unificata dovuta per gli operai, le ipotesi previste dai precedenti commi si realizzano allorquando la mancata o minore imposizione dei contributi sia conseguente ad una omessa, incompleta, reticente o infedele presentazione delle denunce contributive previste dall’art. 2 della legge 18 dicembre 1964, n. 1412, e successive modificazioni ed integrazioni.] (4)
Per le imprese che alla data del 30 novembre 1983 si trovino in stato di amministrazione controllata o di amministrazione straordinaria, il termine per la regolarizzazione della posizione debitoria è differito all’ultimo giorno del mese successivo a quello di cessazione dell’amministrazione controllata o straordinaria (7).
7-bis. Per gli istituti di patronato e di assistenza sociale, istituiti ai sensi del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 29 luglio 1947, n. 804, e successive integrazioni, in attesa della emanazione del decreto del Presidente della Repubblica previsto dall’art. 2 della legge 27 marzo 1980, n. 112, il termine per la regolarizzazione dell’intera partita debitoria è differito al 31 ottobre 1984. Nel frattempo il 10 per cento delle somme che sono erogate a qualsiasi titolo dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale agli istituti di patronato e di assistenza sociale deve essere utilizzato a scomputo della posizione debitoria ed entro i limiti della relativa esposizione (8).
Per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali è differito al 30 novembre 1983 il termine utile per la presentazione della richiesta di cui al primo comma dell’art. 14 della legge 10 maggio 1982, n. 251(9).
La regolarizzazione estingue le obbligazioni per le sanzioni civili di cui agli articoli 50 e 51 del testo unico delle disposizioni per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, le sanzioni amministrative di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689 ed all’art. 2del decreto-legge 6 luglio 1978, n. 352, convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 1978, n. 467, nonchè i provvedimenti adottati a norma del sesto comma dell’art. 28 del predetto testo unico, afferenti a periodi assicurativi fino al 31 dicembre 1982, compresa la regolazione dei premi relativa all’anno 1982, e per i quali non sia stato già effettuato il pagamento, con la esclusione delle spese di giudizio e degli aggi esattoriali. La regolarizzazione estingue, altresì, le obbligazioni per le sanzioni amministrative di cui all’ultimo comma dell’art. 16 della legge 10 maggio 1982, n. 251, realtive ad inadempienze commesse entro il 30 aprile 1983.
Per il pagamento rateale dei premi, per lo stato di regolarità fino al 31 dicembre 1983 e per le imprese che alla data del 30 novembre 1983 si trovino in stato di amministrazione controllata o di amministrazione straordinaria valgono le disposizioni di cui al presente articolo (10).
Le disposizioni di cui ai commi precedenti trovano applicazione anche in fase di contenzioso previdenziale e, nel caso in cui il debito sia in corso di soluzione a mezzo di pagamento rateale, relativamente alle sole rate non ancora versate.
Decade dal beneficio della regolarizzazione di cui al presente articolo il datore di lavoro che ometta di effettuare, alle scadenze di legge, il versamento dei contributi di previdenza ed assistenza dovuti per il periodo compreso tra la data di effettuazione del versamento di cui al presente articolo ed il 31 luglio 1984 (9)
Gli enti previdenziali e assistenziali impositori determinano le modalità per i versamenti (9).
Le disposizioni di cui ai commi da 5 a 13 si applicano anche ai coltivatori diretti, ai mezzadri e coloni e rispettivi concedenti, agli artigiani, agli esercenti attività commerciali ed ai liberi professionisti iscritti negli appositi alibi o elenchi professionali, per la regolarizzazione delle posizioni debitorie relative a periodi di contribuzione anteriori al 1° gennaio 1983. I relativi contributi sono versati entro il 30 giugno 1984. Per coloro che non abbiano ottemperato all’obbligo di iscrizione presso le rispettive commissioni, le disposizioni si applicano purchè la denuncia entro il 30 novembre 1983 e la relativa regolarizzazione avvenga comunque entro sessanta giorni dall’iscrizione stessa (11) .
Il datore di lavoro, tenuto alla denuncia ed al versamento dei contributi con le modalità previste nel decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 5 febbraio 1969, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 67 del 13 marzo 1969, il quale non abbia presentato all’Istituto nazionale della previdenza sociale le denunce individuali dei lavoratori occupati nei periodi anteriori all’entrata in vigore del decreto-legge 6 luglio 1978, n. 352, convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 1978, n. 467, deve presentare, per tali periodi, una denuncia dei lavoratori interessati, delle retribuzioni individuali, nonchè di tutti i dati necessari all’applicazione delle norme in materia di previdenza e assistenza sociale. La denuncia, redatta su modulo predisposto dall’Istituto nazionale della previdenza sociale, deve essere presentata entro il 30 giugno 1984 (12).
Al datore di lavoro che non provveda, entro il termine stabilito, a quanto previsto nel comma precedente ovvero vi provveda fornendo dati infedeli o incompleti, si applicano le disposizioni previste dall’art. 4, secondo comma, del decreto-legge 6 luglio 1978, n. 352, convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 1978, n. 467, e successive modificazioni ed integrazioni.
I termini per la presentazione all’Istituto nazionale della previdenza sociale della denuncia nominativa di cui all’art. 4 del decreto-legge 6 luglio 1978, n. 352, convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 1978, n. 467, sono fissati al 30 giugno di ciascun anno e, per le amministrazioni dello Stato, al 31 dicembre di ciascun anno. Alle stesse date sono fissati i termini per la consegna ai lavoratori della copia della denuncia predetta. Per l’anno 1983 il termine del 30 giugno è differito al 30 novembre 1983 (13).
Alle amministrazioni dello Stato, che abbiano presentato o presentino, entro il 30 novembre 1983, le denunce nominative degli anni 1978, 1979, 1980 e 1981, non si applicano le sanzioni previste dal citato art. 4. Alle predette amministrazioni non si applicano, altresì, le sanzioni previste dall’art. 30 della legge 21 dicembre 1978, n. 843, qualora abbiano presentato o presentino entro il 31 ottobre 1983, le denunce contributive relative a periodi di paga scaduti anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto (14).
I termini di prescrizione relativi ai contributi dovuti o la cui riscossione è affidata a qualsiasi titolo all’Istituto nazionale della previdenza sociale ed all’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro sono sospesi per un triennio dalla data di entrata in vigore del presente decreto ed è corrispondentemente prolungato il periodo durante il quale il datore di lavoro ha l’obbligo di conservare i libri paga e di matricola (15).
Dalla data di entrata in vigore della legge 21 dicembre 1978, n. 843, al 31 dicembre 1983, in deroga all’art. 23 della stessa legge, e successive modificazioni e integrazioni, i soprappremi di rateazione di cui al secondo comma dell’art. 28 del testo unico delle disposizioni sull’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, restano invariati nelle misure ivi previste (15).
Le variazioni di carattere generale del trattamento economico di attività di servizio a favore delle categorie di dipendenti iscritti alle casse pensioni facenti parte degli istituti di previdenza, derivanti da leggi, da norme regolamentari o da contratti collettivi di lavoro, che intervengano a partire dal 1° gennaio 1984, sono assoggettate a contributo, anche nel corso dell’anno, dalla data di effetto dei miglioramenti stessi, con le modalità di cui all’art. 27 dell’ordinamento delle stesse casse approvato con regio decreto-legge 3 marzo 1938, n. 680, convertito nella legge 9 gennaio 1939, n. 41, e successive modificazioni.
Per le cessazioni dal servizio a partire dal 1° gennaio 1983, nei riguardi degli iscritti negli elenchi dei contributi della Cassa per le pensioni ai dipendenti degli enti locali, della Cassa per le pensioni ai sanitari e della Cassa per le pensioni agli insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate, l’eventuale recupero contributivo con le modalità previste dal comma primo dell’art. 30 della legge 22 novembre 1962, n. 1646, si effettua limitatamente al periodo non anteriore al 1° gennaio 1970.
Per le cessazioni dal servizio anteriori al 1° gennaio 1983, il recupero contributivo, qualora riguardi emolumenti ammessi a far parte della retribuzione annua contributiva, si effettua, relativamente alla quota a carico dell’ente datore di lavoro, in 24 semestralità, al saggio del sei per cento annuo.
(1) Comma modificato dall’articolo unico della legge 11 novembre 1983, n. 638, in sede di conversione, e successivamente sostituito dall’articolo 1, comma 3, del D.L. 9 ottobre 1989, n. 338.
(2) Comma inserito dall’articolo 1, comma 3, del D.L. 9 ottobre 1989, n. 338, e successivamente sostituito dall’articolo 1 del D.Lgs. 24 marzo 1994, n. 211. A norma dell’articolo 2del medesimo D.Lgs. 211/1994nei procedimenti in corso alla data del 30 marzo 1994 per il reato previsto dal presente comma l’avvenuto versamento delle ritenute entro il termine di tre mesi dalla data suddetta esclude la punibilità. Vedi inoltre, l’articolo 2, comma 2, lettera c), della Legge 28 aprile 2014, n. 67. Da ultimo, comma sostituito dall’articolo 3, comma 6, del D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 8.
(3) Comma inserito dall’articolo 1 del D.Lgs. 24 marzo 1994, n. 211.
(4) Comma abrogato dall’articolo 1, comma 1172, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
(5) Comma modificato dall’articolo unico della legge 11 novembre 1983, n. 638, in sede di conversione. Per il differimento dei termini vedi l’articolo 4 del D.L. 21 gennaio 1984, n. 4.
(6) Comma aggiunto dall’articolo unico della legge 11 novembre 1983, n. 638, in sede di conversione.
(7) Comma modificato dall’articolo unico della legge 11 novembre 1983, n. 638, in sede di conversione. Per il differimento dei termini vedi l’articolo 4 del D.L. 21 gennaio 1984, n. 4.
(8) Comma aggiunto dall’articolo unico della legge 11 novembre 1983, n. 638, in sede di conversione.
(9) Comma modificato dall’articolo unico della legge 11 novembre 1983, n. 638, in sede di conversione.Per il differimento dei termini vedi l’articolo 4 del D.L. 21 gennaio 1984, n. 4.
(10) Comma modificato dall’articolo unico della legge 11 novembre 1983, n. 638, in sede di conversione.
(11) Comma sostituito dall’articolo unico della legge 11 novembre 1983, n. 638, in sede di conversione. Successivamente l’articolo 2, comma 16-bis, del D.L. 29 dicembre 1983, n. 747, come modificato dalla legge 27 febbraio 1984, n. 18, in sede di conversione, ha disposto che il termine del 30 novembre 1983 di cui al presente comma fosse differito al 30 aprile 1984.
(12) A norma dell’articolo 1, comma 8-ter, del D.L. 29 giugno 1984, n. 277, come modificato dalla legge 4 agosto 1984, n. 430, il termine di cui al presente comma, è differito al 30 novembre 1984.
(13) Comma modificato dall’articolo unico della legge 11 novembre 1983, n. 638, in sede di conversione.
(14) Comma modificato dall’articolo unico della legge 11 novembre 1983, n. 638, in sede di conversione. Vedi inoltre le disposizioni di cui all’articolo 22 del D.L. 31 agosto 1987, n. 359.
(15) Comma modificato dall’articolo unico della legge 11 novembre 1983, n. 638, in sede di conversione.
(A) In riferimento al presente comma vedi: Circolare Inps 07 giugno 2013, n. 89.
In tema di omesso versamento all’INPS delle ritenute previdenziali ed assistenziali, configurandosi il reato di cui all’art. 2, comma 1-bis del d.l. n. 463 del 1983con il superamento della soglia di euro 10.000 annui indipendentemente dal numero delle mensilità inevase – ben potendo l’illecito penalmente rilevante essere integrato dall’omesso versamento anche di una sola mensilità se di valore superiore a tale importo -, non vi è dubbio tuttavia che allorquando più mensilità concorrano a determinare lo sbarramento prefissato dal legislatore ci si trovi di fronte ad una pluralità di omissioni che possono integrare il “comportamento abituale” ostativo al riconoscimento del beneficio di cui all’art. 131 bis c.p.
Cassazione penale sez. III, 30/05/2018, n.39413
In tema di omissione di versamenti contributivi e applicabilità della non punibilità per particolare tenuità del fatto deve essere censurata la decisione dei giudici del merito nella parte in cui ha ancorato il diniego della causa di non punibilità alla mera pluralità delle mensilità interessate senza nessuna verifica del momento in cui si è verificato il superamento della soglia di punibilità e neanche dell’effettiva entità dello stesso.
Cassazione penale sez. III, 16/05/2018, n.44529
Cassazione penale sez. III, 11/05/2018, n.30179
Riguardo al reato di omesso versamento dei contributi previdenziali la sussistenza della particolare tenuità dell’offesa deve essere verificata attraverso una valutazione globale che tenga conto dell’importo complessivo dei contributi non versati e della consistenza del superamento della soglia di punibilità.
Cassazione penale sez. III 06 marzo 2018 n. 19671
In tema di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali, ai fini dell’integrazione del reato previsto dall’ art. 2, comma 1-bis, del d.l. 12 settembre 1983, n. 463, conv. in legge 11 novembre 1983, n. 638 , è necessaria la prova del materiale esborso della retribuzione, anche sotto forma di compensi in nero. (Nella specie la S.C. ha ritenuto immune da vizi la decisione della corte territoriale che aveva desunto, in assenza di elementi di segno contrario, la prova della effettiva corresponsione della retribuzione ai lavoratori dalla presentazione dei modelli DM-10 da parte del datore di lavoro).
La sola emissione di fatture da parte dell’impresa non prova la commissione... La Cassazione torna a precisare la differenza tra i reati di utilizzo illecito...