Source: http://www.privacy.it/archivio/garanterico201407176.html
Timestamp: 2018-02-22 19:03:39+00:00
Document Index: 14856992

Matched Legal Cases: ['art. 149', 'art. 149', 'sentenza ', 'art. 102', 'art. 136', 'art. 99']

Registrodei provvedimenti n. 371 del 17 luglio 2014
VISTO ilricorso presentato in data 11 aprile 2014 da XY nei confronti di RCS MediagroupS.p.A., in qualità di editore del quotidiano "Il Corriere dellaSera", con il quale il ricorrente, in relazione alla pubblicazionenell'archivio on-line del predetto quotidiano - consultabile anche attraverso imotori di ricerca esterni al predetto sito - di due articoli risalenti al 28luglio 2013 e al 2 agosto 2013 (intitolati, rispettivamente, "Arresti perfalse fidejussioni Enti locali truffati per 680 milioni" e"Fidejussioni e truffe Ida Di Benedetto vittima della banda") contenentidati personali che lo riguardano riferiti ad una vicenda giudiziaria nellaquale il medesimo si era trovato coinvolto, reiterando le istanze già avanzateai sensi degli artt. 7 e 8 d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, Codice in materia diprotezione dei dati personali (di seguito "Codice"), ha chiestol'adozione di ogni misura tecnicamente idonea ad evitare l'indicizzazione degliarticoli in questione tramite i comuni motori di ricerca; ciò, in quanto"le notizie riportate non appaiono rispettose della reale successione econtestualizzazione dei fatti accaduti, né associate ad alcuna successivanotizia nell'evoluzione della vicenda giudiziaria ed oggettivamente lesivadella reputazione, della riservatezza e dell'immagine del ricorrente";
VISTIgli ulteriori atti d'ufficio e, in particolare, la nota del 16 aprile 2014 conla quale questa Autorità, ai sensi dell'art. 149 comma 1 del Codice, hainvitato la società resistente a fornire riscontro alle richiestedell'interessato, nonché la nota del 9 giugno 2014 con cui è stata disposta, aisensi dell'art. 149 comma 7 del Codice, la proroga del termine per la decisionesul ricorso;
VISTA lanota del 22 aprile 2014 con cui la società editrice resistente nell'affermaredi non aver ricevuto dal ricorrente documentazione dalla quale risulti l'evoluzionedella vicenda giudiziaria in questione; si è detta comunque disponibile siaall'aggiornamento che alla deindicizzazione degli articoli in questione ma soloa condizione che il ricorrente produca "documenti idonei a dimostrarel'evoluzione della vicenda giudiziaria in senso favorevole" allo stesso;
VISTA lanota del 15 giugno 2014 con la quale il ricorrente ha dichiarato che"nessun nuovo elemento oggettivo è emerso sulla vicenda per la quale ècomparso nelle cronache"; rilevato che il ricorrente ha ribaditoesclusivamente la richiesta di deindicizzazione motivata dai tempi piuttostolunghi del normale iter giudiziario italiano che lo costringeranno ad attenderealcuni anni prima di poter dimostrare la propria estraneità alla vicenda inquestione; pertanto, ad avviso del ricorrente, in tale situazione la tuteladella privacy e quindi il diritto all'oblio prevarrebbero sul dirittoall'informazione in quanto "un intervento concreto che si verificasse soloalla conclusione delle vicende giudiziarie indicizzate sarebbe del tuttotardivo e inutile";
VISTA lanota del 27 giugno 2014 con la quale la resistente ha sostenuto che gliarticoli in questione davano notizia della vicenda penale che ha coinvolto, fragli altri, il ricorrente il quale è stato arrestato e sottoposto a misuracautelare personale per truffa ed altri reati, a danno anche di pubblicheamministrazioni, ed associazione a delinquere, fatti che sono stati ipotizzatidall'accusa e che "non sono stati contestati, nella loro verità storica,di talché deve ritenersi correttamente esercitato il legittimo esercizio deldiritto di cronaca giudiziaria, anche per l'interesse pubblico che reati cosìgravi hanno e mantengono nel corso del tempo"; rilevato che, "come sidesume dal testo degli articoli, (Š) il procedimento era, nell'agosto2013, nella fase delle indagini preliminari il che esclude, salvopatteggiamenti, che l'iter giudiziario possa essersi già concluso, con sentenzadefinitiva. Del resto, è lo stesso ricorrente a dare atto della pendenza delprocedimento nei suoi confronti, visto che, nella nota di replica, scrive chealla vicenda "lo scrivente risulterà del tutto estraneo", il cheesclude che tale estraneità allo stato sia già stata accertata"; poiché"il procedimento, dunque, è in corso, attiene a reati gravi, che hannocomportato anche l'arresto dei presunti responsabili", e "ilricorrente, peraltro, non ha fornito, nonostante la richiesta in tal senso,alcuna nota di aggiornamento" rispetto a quanto riportato negli articoliin questione e considerato "il davvero minimo tempo trascorso,dall'arresto e dalla diffusione delle relative notizie", non può essereaccolta la richiesta di deindicizzazione avanzata dal ricorrente; rilevato,infatti, che, ad avviso della resistente, la deindicizzazione, a tutela deldiritto all'oblio può essere rivendicata "solo da chi, dato il lungo tempotrascorso e la eventuale scarsa rilevanza dei fatti negativi che lo hannointeressato, chiede legittimamente di essere "dimenticato", né ildiritto all'oblio può essere legittimato, come sembra ritenere il ricorrente,dalle conseguenze derivanti dai lunghi tempi del normale iter giudiziarioitaliano; rilevato che "permane intatta la facoltà, finora non esercitatadall'interessato, di richiedere l'aggiornamento dei dati, ove emergano fattinuovi" (quali una sentenza di assoluzione, l'archiviazione delle indagini,ecc.), "che modifichino le circostanze narrate", purché tali sviluppivengano adeguatamente documentati;
RILEVATOche, al fine di contemperare i diritti della persona (in particolare il dirittoalla riservatezza) con la libertà di manifestazione del pensiero –e conessa anche l'esercizio della libera ricerca storica e del diritto allo studio eall'informazione–, la disciplina in materia di protezione dei datipersonali prevede specifiche garanzie e cautele nel caso di trattamentieffettuati per tali finalità, confermando la loro liceità, anche laddove essisi svolgano senza il consenso degli interessati, purché avvengano nel rispettodei diritti, delle libertà fondamentali e della dignità delle persone allequali si riferiscono i dati trattati (cfr. artt. 136 e ss. e art. 102 comma 2,lett. a) del Codice, nonché artt. 1 comma 1, e 3 comma 1, codice di deontologiae di buona condotta per i trattamenti di dati personali per scopi storici,pubblicato in G. U.del 5 aprile 2001, n. 80);
RILEVATOche il trattamento dei dati personali del ricorrente cui fa riferimentol'odierno ricorso, a suo tempo effettuato in modo lecito per finalitàgiornalistiche, nel rispetto del principio dell'essenzialità dell'informazioneriguardo a fatti di interesse pubblico, rientra ora, attraverso lariproposizione dei medesimi dati negli articoli pubblicati quale parteintegrante dell'archivio storico del quotidiano reso disponibile on-line sulsito Internet dell'editore resistente, tra i trattamenti effettuati al fine diconcretizzare e favorire la libera manifestazione del pensiero e, inparticolare, la libertà di ricerca, cronaca e critica storica; rilevato che,alla luce di ciò, l'attuale trattamento può essere effettuato senza il consensodegli interessati (cfr. art. 136 e ss. del Codice), è compatibile con i diversiscopi per i quali i dati sono stati in precedenza raccolti o trattati e puòessere effettuato in termini generali anche oltre il periodo di temponecessario per conseguire tali diversi scopi (cfr. art. 99 del Codice);
RILEVATOche, nel caso in esame, il trattamento di dati personali relativiall'interessato effettuato mediante la riproposizione on-line, sul sitoInternet dell'editore resistente, degli articoli che li contengono quale parteintegrante dell'archivio storico del quotidiano, non risulta in terminigenerali illecito, essendo riferito a notizie relative a fatti veri e diinteresse pubblico e ciò, tanto al tempo della sua pubblicazione, quantoattualmente per chi opera una ricerca relativa alla vicenda, anche giudiziaria,in questione;
RITENUTOdi dover dichiarare infondata nel caso di specie la richiesta dideindicizzazione degli articoli in questione manifestata dal ricorrente, tenutoconto del fatto che la notizia pubblicata fa riferimento a un fatto vero e noncontestato dal ricorrente che ha suscitato un rilevante allarme sociale; ciòanche in considerazione del non ampio lasso di tempo (circa un anno) trascorsodai fatti e dalla vicenda giudiziaria in questione, tali da far ritenere nonancora cessata, allo stato, l'opportunità di un'ampia, utile, conoscibilità deifatti in questione;