Source: http://agora.forpassion.net/prostituzione-in-italia/
Timestamp: 2014-11-21 02:04:12+00:00
Document Index: 76547232

Matched Legal Cases: ['art.190', 'art.240', 'art.2', 'art.28', 'art.2', 'sentenza ']

αγορά (agorà) » prostituzione in Italia
Agorà per le donne e con le donne. Secondo il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio, in Italia sono 9 milioni i clienti delle prostitute, stimate in 70 mila, di cui più della metà straniere, con un giro d’affari di circa 90 milioni di euro al mese.
Recentemente la signora Santanchè ha proposto di abolire la legge Merlin che chiudeva le case chiuse , avvicinandosi al problema con ottica tipicamente maschile ( del resto la signora durante la campagna elettorale disse di sentirsi un maschio) .
Ora io propongo alle mie lettrici di approfondire un problema che tutte sentiamo perchè coinvolge 70.000 di noi e se non di risolverlo almeno di conoscerlo nei suoi termini reali.
Questa pagina servirà a questo.
. 20 feb. 1958, n.75- Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui(G.U. 4 mar. n.55) Capo I Chiusura delle case di prostituzione 1. È vietato l’esercizio di case di prostituzione nel territorio dello Stato e nei territori sottoposti all’amministrazione di autorità italiane. 2. Le case, i quartieri e qualsiasi luogo chiuso, dove si esercita la prostituzione, dichiarati locali di meretricio ai sensi dell’art.190 del T.U. di P.S. 18 giu. 1931 n.773 e delle successive modificazioni, dovranno essere chiusi entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge[ 19 set. 1958]. 3.Le disposizioni contenute negli artt. 531 a 536 del c.p. sono sostituite dalle seguenti: È punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da L.100.000 a 4.000.000, salvo in ogni caso l’applicazione dell’art.240 del c.p.: 1) chiunque, trascorso il termine indicato nell’art.2, abbia la proprietà o l’esercizio, sotto qualsiasi denominazione, di una casa di prostituzione, o comunque la controlli, o diriga, o amministri, ovvero partecipi alla proprietà, esercizio o direzione o amministrazione di esse;
2) chiunque, avendo la proprietà o l’amministrazione di una casa o altro locale, li conceda in locazione a scopo di esercizio di una casa di prostituzione;
3) chiunque, essendo proprietario, gerente o preposto ad albergo, casa mobiliata, pensione, spaccio di bevande, circolo, locale da ballo, o luogo di spettacolo, o loro annessi e dipendenze, o qualunque locale aperto al pubblico o utilizzato dal pubblico, vi tollera abitualmente la presenza di una o più persone che, all’interno del locale stesso, si danno alla prostituzione;
5) chiunque induca alla prostituzione una donna di età maggiore, o compia atti di lenocinio, sia personalmente in luoghi pubblici o aperti al pubblico, sia a mezzo di pubblicità;
6) chiunque induca una persona a recarsi nel territorio di un altro Stato o comunque in un luogo diverso da quello della sua abituale residenza, al fine di esercitarvi la prostituzione, ovvero si intrometta per agevolarne la partenza;
7) chiunque esplichi un’attività in associazione ed organizzazioni nazionali od estere dedite al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione od allo sfruttamento della prostituzione, ovvero in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo agevoli o favorisca l’azione o gli scopi delle predette organizzazioni;
chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui. In tutti i casi previsti nel numero 3) del presente articolo, alle pene in essi comminate sarà aggiunta la perdita della licenza di esercizio e potrà essere ordinata la chiusura dell’esercizio.
I delitti previsti dai numeri 4) e 5), se commessi in territorio estero, sono punibili in quanto le convenzioni internazionali lo prevedano. 4. La pena è raddoppiata: 1) se il fatto è commesso con violenza, minaccia, inganno;
2) se il fatto è commesso ai danni di persona minore di anni 18 o di persona in stato di infermità o minorazione psichica, naturale o provocata;
3) se il colpevole è un ascendente, un affine in linea retta ascendente, il marito, il fratello o la sorella, il padre o la madre adottivi, il tutore;
7) se il fatto è commesso ai danni di più persone. 5. Sono punite con l’arresto fino ai giorni otto e con la ammenda da L.500 a 2000 le persone dell’uno e dell’altro sesso: 1) che in luogo pubblico od aperto al pubblico invitano al libertinaggio in modo scandaloso o molesto;
2) che seguono per via le persone, invitandole con atti o parole al libertinaggio. Le persone colte in contravvenzione alle disposizioni di cui ai numeri 1) e 2) qualora siano in possesso di regolari documenti di identificazione, non possono essere accompagnate all’Ufficio di pubblica sicurezza.
I verbali di contravvenzione saranno rimessi alla competente autorità giudiziaria. 6. I colpevoli di uno dei delitti previsti dagli articoli precedenti, siano essi consumati o soltanto tentati, per un periodo variante da un minimo di due anni ad un massimo di venti, a partire dal giorno in cui avranno espiato la pena, subiranno altresì l’interdizione dai pubblici uffici, prevista dall’art.28 c.p. e dall’esercizio della tutela e della curatela. 7. Le autorità di pubblica sicurezza, le autorità sanitarie e qualsiasi altra autorità amministrativa non possono procedere ad alcuna forma diretta od indiretta di registrazione, neanche mediante rilascio di tessere sanitarie, di donne che esercitano o che siano sospettate di esercitare la prostituzione, né obbligarle a presentarsi periodicamente ai loro uffici. È del pari vietato di munire dette donne di documenti speciali. Capo II Dei patronati ed istituti di rieducazione 8. Il Ministro per l’Interno provvederà, promovendo la fondazione di speciali istituti di patronato, nonché l’assistendo e sussidiando quelli esistenti, che efficacemente corrispondano ai fini della presente legge, alla tutela, all’assistenza ed alla rieducazione delle donne uscenti, per effetto della presente legge, dalle case di prostituzione. Negli istituti di patronato, come sopra previsti, potranno trovare ricovero ed assistenza, oltre alle donne uscite dalle case di prostituzione abolite dalla presente legge, anche quelle altre che, pure avviate già alla prostituzione, intendano ritornare ad onestà di vita. 9. Con determinazione del Ministro per l’Interno sarà provveduto all’assegnazione dei mezzi necessari per l’esercizio dell’attività degli istituti di cui nell’articolo precedente, da prelevarsi dal fondo stanziato nel bilancio dello Stato a norma della presente legge. Alla fine di ogni anno e non oltre il 15 gennaio successivo gli istituti di patronato fondati a norma della presente legge, come gli altri istituti previsti dal precedente articolo e che godano della sovvenzione dello Stato, dovranno trasmettere un rendiconto esatto della loro attività omettendo il nome delle persone da essi accolte.Tali istituti sono sottoposti a vigilanza e a controllo dello Stato. 10. Le persone minori di anni 18 che abitualmente e totalmente traggono i loro mezzi di sussistenza dalla prostituzione saranno rimpatriate e riconsegnate alle famiglie, previo accertamento che queste siano disposte ad accoglierle. Se però esse non hanno congiunti disposti ad accoglierle e che offrano sicura garanzia di moralità, saranno per ordine del residente del tribunale affidate agli istituti di patronato di cui nel precedente articolo. A questo potrà addivenirsi anche per loro libera elezione. 11. All’onere derivante al bilancio dello Stato verrà fatto fronte, per un importo di cento milioni di lire, con le maggiori entrate previste dalla legge 9 aprile 1953, n° 248. Capo III Disposizioni finali e transitorie 12. È costituito un Corpo speciale femminile che gradualmente ed entro limiti consentiti sostituirà la polizia nelle funzioni inerenti ai servizi del buon costume e della prevenzione della delinquenza minorile e della prostituzione. 13. Per effetto della chiusura delle case di prostituzione presentemente autorizzata entro il termine previsto dall’art.2, si intendono risolti di pieno diritto, senza indennità e con decorrenza immediata, i contratti di locazione relativi alle case medesime. È vietato ai proprietari di immobili di concludere un nuovo contratto di locazione colle persone sopra indicate. 14. Tutte le obbligazioni pecuniarie contratte verso i tenuti dalle donne delle case di prostituzione si presumono determinate da cause illecite. È ammessa la prova contraria. 15. Tutte le disposizioni contrarie alla presente legge, o comunque con essa incompatibili, sono abrogate. ***++***++*****
Prostitute via dalle strade, sono «soggetti pericolosi
Un emendamento dei relatori al decreto sicurezza punta a togliere dalle strade le prostitute che inserisce nell’elenco dei soggetti pericolosi per la sicurezza e la pubblica moralità. La proposta di modifica presentata dai relatori del decreto - i presidenti delle commissioni Giustizia e Affari Costituzionali del Senato, Filippo Berselli e Carlo Vizzini - prevede infatti che nella legge del 1956 (la n. 1423) sulle «misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e la pubblica moralità» venga inserita anche la categoria delle prostitute accanto a quelle degli oziosi e vagabondi; di chi pratica traffici illeciti; dei delinquenti abituali; degli sfruttatori di prostitute e minori; degli spacciatori.
SOGGETTI PERICOLOSI - Nell’emendamento insomma si legge che deve essere considerato soggetto pericoloso per sicurezza e moralità anche chi vive «del provento della propria prostituzione e venga colto nel palese esercizio di detta attività». I ’soggetti pericolosi’, secondo la legge in vigore, possono essere diffidati dal questore e, se trovati a delinquere fuori dei luoghi di residenza, possono essere allontanati con foglio di via obbligatorio e inibiti dal ritornare per un periodo massimo di tre anni. Per i disobbedienti scatta il carcere fino a sei mesi. Nella sentenza di condanna poi dovrà essere disposto che, una volta scontata la condanna, il «contravventore» dovrà essere rimpatriato. Se, nonostante la diffida del questore, il soggetto pericoloso non si ravvede cambiando vita, scatta la sorveglianza speciale che può essere accompagnata anche dalla misura del divieto di soggiorno in uno o più comuni o in una o più province. Fino all’obbligo di soggiorno in un determinato comune. La misura di prevenzione, che dovrà essere decisa dal giudice, non potrà essere inferiore a un anno e superiore a cinque
Da Prestigiacomo a Mussolini
nel Pdl il fronte rosa del no
Il ministro dell’Ambiente: meglio punire chi le sfrutta
ROMA — «Veramente l’approccio, il nostro approccio è sempre stato diverso…». È stupita Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente alle prese in questi giorni con la grana rifiuti, di leggere le anticipazioni sull’emendamento Berselli-Vizzini. Perché è vero che c’è l’insofferenza dell’opinione pubblica per le strade intasate dalle prostitute e dai loro clienti, come dice Alfredo Mantovano, ma «ci sono altri strumenti per intervenire contro il mercato della prostituzione, senza infierire contro le prostitute molto spesso sfruttate, ma punendo chi le sfrutta».
È stupita l’ex ministra delle Pari opportunità perché dai tempi della legge Merlin, la linea per affrontare il tema è stata quella di «non vietare » la prostituzione, ma di intervenire contro lo sfruttamento delle donne e contro quanti fanno del favoreggiamento della prostituzione un mestiere e un bel guadagno: «Parlando non delle donne-schiave ma di quante scelgono come lavoro la prostituzione, si può discutere sul divieto della prostituzione in luoghi pubblici o aperti al pubblico. Anche se io personalmente resto contraria alle case chiuse e alla legalizzazione del fenomeno». Ma secondo Prestigiacomo la piaga resta quella delle prostitute bambine, vittime della tratta e delle bande organizzate: ricorda, tra le cose fatte per combattere il dramma di queste donne, la norma che punisce la tratta di esseri umani, «fattispecie più ampia certo, ma creata
Da sinistra, Stefania Prestigiacomo, Alessandra Mussolini, Margherita Boniver, Jole Santelli soprattutto per le prostitute minorenni trascinate in Italia in clandestinità » che fu approvata dal Parlamento all’unanimità. Ricorda l’articolo 18 della Bossi Fini, ripreso dalla legge sull’immigrazione Turco-Napolitano.
Che fare allora sull’emendamento Berselli-Vizzini? Per ora, niente polemiche, niente barricate, consiglia con cautela la ministra, che chiede però almeno un’ulteriore riflessione. Scettica come lei è anche l’ex sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver, Pdl provenienza socialista: «Sono perplessa su questo approccio: che cosa c’entra con il tentativo di arginare l’immigrazione clandestina? ». Perché sarà pur vero quello che si affannano a ripetere i sostenitori del giro di vite sulla prostituzione, che le ragazze vittime della tratta non sono coinvolte dalle norme sull’espulsione, «ma allora perché la norma è un emendamento al decreto legge sull’immigrazione e la sicurezza? ». Boniver suggerisce un dibattito apposito «se si ritiene di dover discutere e regolare la prostituzione ».
Anche Alessandra Mussolini, segretario Azione Giovani e deputata del Pdl, dubita dell’efficacia della proposta di espellere le prostitute: «Proprio perché ormai appare a tutti ineludibile affrontare l’argomento, la via della regolamentazione a tutto tondo della prostituzione mi sembra più coerente», suggerisce aprendo un fronte opposto a quello della punizione e dell’espulsione, sostenuto da mezzo Pdl. Un approccio un po’ più complesso sarebbe più consono anche secondo la deputata del Pdl Jole Santelli: «Trovo riduttivo discutere di questo tema nel decreto sicurezza. Bisogna liberare le strade, è vero, distinguendo bene tra donne-schiave, vittime da tutelare, e quante esercitano in libertà questo mestiere, proibendo la prostituzione in luoghi pubblici e togliendo la norma che rende automatico lo sfruttamento se in una casa ci sono più di tre prostitute ». Ma tutto questo, convengono le donne del Pdl, meriterebbe almeno una discussione ad hoc.