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Timestamp: 2017-08-19 07:29:26+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art.1', 'art. 5', 'art. 31', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 9']

Decisione n. 9265 del 31/12/2003
Concorsi interni - contenuto del bando di concorso e modalità di svolgimento delle prove concorsuali
N. 9265/03 REG.DEC.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Sul ricorso n. 11502/1997 R.G. proposto da Azienda Ospedaliera Ospedale Santa Corona, già Unità Sanitaria Locale n. 2 Savonese, in persona del Direttore Generale pro tempore, rappresentata e difesa dagli Avv.ti **** e ****, ed elettivamente domiciliata presso ****;
- ****, rappresentata e difesa dagli Avv.ti ****, ed elettivamente domiciliata presso ****, appellante incidentale;
Della sentenza resa dal T.A.R. per la Liguria, sezione seconda, n. 206/1997, pubblicata in data 12.6.1997.
Visto l’atto di costituzione in giudizio e l’appello incidentale proposto dalla resistente;
Nominato relatore il Consigliere Michele Corradino;
Uditi alla pubblica udienza dell’11.7.2003 gli avv.ti ****;
Con sentenza impugnata il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria, sezione seconda, accoglieva il ricorso con cui ****, avendo partecipato al concorso ad un posto di aiuto di “medicina nucleare”, area funzionale di medicina, riservato agli interni, chiedeva l’annullamento della deliberazione n. 62 del 17 settembre 2003 del sub commissario alla U.S.L. “Savonese” n. 2, con la quale veniva dato atto che la ricorrente non aveva conseguito la sufficienza.
Avverso la predetta decisione proponeva rituale appello l’Azienda Ospedaliera Ospedale Santa Corona, già Unità Sanitaria Locale n. 2 Savonese, deducendo, nel merito, l’erroneità della sentenza.
Si è costituita **** per resistere all’appello.
Alla pubblica udienza dell’11.7.2003 la causa è stata chiamata e trattenuta per la decisione, come da verbale.
1. L’appello è infondato.
Con il primo motivo di ricorso, l’appellante deduce la violazione ed erronea interpretazione degli articoli 1 e 5 del D.M. 30 gennaio 1992 e norme collegate. Ciò in quanto, sebbene il bando di concorso abbia omesso qualunque riferimento alla prova pratica per l’area funzionale di medicina, il ricorrente ritiene debba valere, comunque, quanto disposto dall’art. 5 dello stesso D.M., peraltro interamente riportato dal bando, ed il richiamo, da esso compiuto, alle generiche previsioni del D.M. 30 gennaio 1982.
Ai sensi dell’art.1 del D.M. 30 gennaio 1992, il bando deve contenere anche il programma delle prove di esame. Nel caso di specie, con riferimento alla prova pratica, avrebbe dovuto indicare in cosa essa sarebbe consistita, e cioè le modalità di svolgimento, così da consentire ai candidati di esercitarsi sulla metodica adottata. Mentre tale onere è stato osservato con riguardo all’area funzionale chirurgica, nulla è stato disposto per quella di medicina. Né, in proposito, può essere condivisa l’interpretazione proposta dall’appellante in base alla quale la mancata prescrizione del bando sarebbe irrilevante, bastando, in proposito, l’applicazione dell’art. 5 dello stesso decreto, e delle previsioni del D.M. 30 gennaio 1982. Quest’ultima disposizione, ed in particolare l’art. 31, risulta, infatti, di contenuto necessariamente generico poiché riferita a qualunque disciplina messa a concorso, richiedendo, invece, la ratio della previsione dell’art. 1 del D.M. 30 gennaio 1992, proprio che sia il bando dello specifico concorso, in quanto lex specialis, a disciplinare le singole fattispecie.
Del pari infondato è il secondo motivo di ricorso, con cui l’Azienda Ospedaliera Ospedale Santa Corona lamenta l’errata interpretazione ed applicazione dell’art. 9 del D.M. 30 gennaio 1982, a norma del quale “i punteggi relativi alle prove sono attribuiti con voti palesi; in caso di differenti valutazioni, il punteggio da attribuire è quello risultante dalla media aritmetica dei voti espressi da ciascun commissario”.
Nel concorso oggetto del presente giudizio, solo uno dei commissari ha espresso con un voto numerico, 11/20, il giudizio, di sufficienza, sulla candidata, mentre gli altri due si sono limitati ad una valutazione negativa di N.C. (non classificabile) che, anche se integrata da una succinta motivazione, si pone in palese contrasto con la disposizione riportata, chiara nel richiedere “voti palesi”. Tale modo di operare, inoltre, ha violato la suddetta prescrizione anche nella parte in cui richiede, in caso di differenti valutazioni in ordine all’esito della prova, come nel caso in esame, l’attribuzione del punteggio finale pari alla media aritmetica dei voti espressi da ciascun commissario. Non sono meritevoli di accoglimento, pertanto, i rilievi dell’appellante, in base ai quali, da un lato, la motivazione al giudizio di N.C. avrebbe supplito alla mancata indicazione del voto, e dall’altro che, avendo la resistente ottenuto una risicata sufficienza da parte di un membro della commissione e l’insufficienza dagli altri due, qualunque voto da questi ultimi attribuito non sarebbe servito alla candidata per superare la prova, privandola, quindi di interesse ad una pronuncia giurisdizionale in proposito.
Vale notare, infatti, che l’inosservanza della puntuale prescrizione dell’art. 9 comporta comunque l’illegittimità della procedura, e che in questa materia non è pertinente il richiamo ad una prova di resistenza, visto che l’interesse di chi partecipa ad un concorso è quello di essere giudicato in conformità con le disposizioni vigenti, quindi in modo corretto e legittimo da parte della commissione.
Con l’ultimo profilo di censura della sentenza impugnata l’appellante rileva la violazione ed errata applicazione dell’art. 14 del D.M. 30 gennaio 1982 sostenendo che non era necessaria la predeterminazione di un tempo massimo per lo svolgimento della prova pratica, atteso che, dovendo questa assimilarsi ad una prova orale, era rimesso all’assoluta discrezionalità della Commissione valutare quando la stessa dovesse ritenersi ultimata.
La doglianza è priva di pregio.
La prova pratica in questione, consistente nella redazione di un referto, assumeva le caratteristiche di una prova scritta, per cui la commissione avrebbe dovuto predeterminare il tempo assegnato per il suo svolgimento al candidato, consentendo, così, a quest’ultimo di avere un riferimento temporale certo nella redazione dell’elaborato, e prevenendo, in tal modo, contestazioni sul punto. Invero, l’appellata ha lamentato di essere stata interrotta nello svolgimento della prova, non avendo avuto il tempo necessario per redigere il referto.
La mancata fissazione del tempo a disposizione del concorrente ha fatto venire meno l’unico elemento di certezza per poter stabilire se esso fosse sufficiente, anche in ossequio, al di là del caso di specie, al principio della par condicio dei candidati, non potendosi rimettere alla mera discrezionalità della commissione stabilire un termine temporale diverso per una medesima prova.
Il Collegio, a questo punto, passa ad esaminare l’appello incidentale con cui la ricorrente sostiene, in base all’interpretazione del già riportato art. 9 del D.M. 30 gennaio 1982, di avere superato la prova pratica poiché, ai fini della valutazione della stessa, dovrebbe considerarsi il solo punteggio di 11/20, corrispondente alla sufficienza, attribuito da uno dei commissari, atteso che gli altri due non hanno espresso punteggi, limitandosi a considerarla N.C. (non classificabile).
La censura non merita accoglimento. Risulta, infatti, evidente che non può ritenersi che la concorrente abbia superato la prova pratica in presenza di due giudizi di insufficienza assegnati, sia pure, come già rilevato, in modo non conforme alle norme sul concorso, da due membri su tre costituenti la commissione.
2. Alla luce delle suesposte considerazioni, ed assorbito quant’altro, il ricorso in appello e l’appello incidentale vanno rigettati.
3. Sussistono, comunque, giusti motivi per compensare tra le parti le spese del secondo grado di giudizio.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione V) rigetta l’appello in epigrafe; rigetta l’appello incidentale.
Così deciso in Roma, palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, nella camera di consiglio dell’11.7.2003, con l'intervento dei sigg.ri
Agostino Elefante Presidente,
Giuseppe Farina Consigliere,
Michele Corradino Consigliere estensore.
f.to Luciana Franchini