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Timestamp: 2018-12-19 13:35:59+00:00
Document Index: 110777331

Matched Legal Cases: ['art. 67', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 67', 'art. 23', 'art. 67', 'art. 67', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 69', 'art. 55', 'sentenza ', 'art. 2260', 'sentenza ']

Novità fiscali del 13 maggio 2010: modello unico 2010: redditi di natura finanziaria da non dichiarare; mancata risposta al questionario inviato dall’ufficio del fisco non legittima l’accertamento induttivo; i commercialisti potranno stipulare gli atti di cessioni di aziende al pari dei Notai; nel Modello 770/2010 ha trovato posto lo scudo fiscale; San Marino rimane in black list; territorialità per la dichiarazione di successione e per le donazioni; nelle Snc non sono validi i patti fiscali tra i soci, possibili, invece, nella Sas; pubblicati elenchi dei soggetti per il 5 per mille 2010 | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 13 maggio 2010: modello unico 2010: redditi di natura finanziaria da non dichiarare; mancata risposta al questionario inviato dall’ufficio del fisco non legittima l’accertamento induttivo; i commercialisti potranno stipulare gli atti di cessioni di aziende al pari dei Notai; nel Modello 770/2010 ha trovato posto lo scudo fiscale; San Marino rimane in black list; territorialità per la dichiarazione di successione e per le donazioni; nelle Snc non sono validi i patti fiscali tra i soci, possibili, invece, nella Sas; pubblicati elenchi dei soggetti per il 5 per mille 2010
1) Modello Unico 2010: Redditi di natura finanziaria da non dichiarare
2) La mancata risposta al questionario inviato dall’ufficio del fisco non legittima l’accertamento induttivo
3) I Commercialisti potranno stipulare gli atti di cessioni di aziende al pari dei Notai
4) Nel Modello 770/2010 ha trovato posto lo scudo fiscale
5) In attesa di nuovi sviluppi San Marino rimane in black list
6) Territorialità per la dichiarazione di successione e per le donazioni
7) Nelle Snc non sono validi i patti fiscali tra i soci, possibili, invece, nella Sas
8) Pubblicati gli elenchi dei soggetti che hanno chiesto di accedere al 5 per mille 2010
Chi si avvale dei particolari regimi fiscali non deve dichiarare i redditi cd. di capital gain.
E’ questo uno degli aspetti che è stato rilevato, in “Pratica Fiscale” nel n. 20 di maggio 2010 (da M. Dalmaggioni e R. Artina). Ecco di seguito l’iter interpretativo che porta alla possibilità di non dichiarare detti redditi.
Le attività finanziarie che configurano capital gain:
– Partecipazioni in società ed enti, residenti e non residenti qualificate (Art. 67, lett c, T.U.I.R.);
– Partecipazioni in società ed enti, residenti e non residenti non qualificate
(Art. 67, lett. c-bis, T.U.I.R.);
– Titoli e strumenti finanziari partecipativi assimilati alle azioni;
– Titoli e strumenti finanziari non partecipativi, titoli rappresentativi di merci, valute estere ecc. (Art. 67 lett. c-ter, T.U.I.R.);
– Rapporti da cui deriva il diritto di cedere/ acquistare titoli (Art. 67 lett. c-quater, T.U.I.R.);
– Rapporti produttivi di redditi di capitale in dipendenza di un evento incerto (Art. 67 lett. c-quinquies, T.U.I.R.).
Redditi da non dichiarare:
In particolare, per i redditi di natura finanziaria indicati nell’art. 67, comma 1, lettere da c-bis a c-quinquies, del T.U.I.R. le disposizioni tributarie concedono al contribuente la possibilità di optare per l’applicazione dell’imposta sostitutiva (12,50% o 20%) per il tramite di intermediari finanziari abilitati.
– regime del risparmio amministrato (art. 6 D.Lgs. 21 novembre 1997, n. 461), che consiste nella tassazione dei redditi diversi di natura finanziaria mediante applicazione dell’imposta sostitutiva su ogni singola operazione ad opera di intermediari presso i quali i titoli o gli altri strumenti finanziari sono depositati, con possibilità di compensare le minusvalenze con le plusvalenze e di riportare a nuovo le minusvalenze eccedenti;
– regime del risparmio gestito (art. 7 del D.Lgs. n. 461/1997), caratterizzato dalla tassazione al momento della maturazione del risultato netto del patrimonio gestito, dalla determinazione algebrica del risultato netto da assoggettare ad imposta sostitutiva ad opera dell’intermediario, dal riporto a nuovo delle eventuali eccedenze negative.
Per chi si avvale dei suddetti regimi, l’imposta viene assolta in via definitiva da un intermediario abilitato.
Per conseguenza per tali contribuenti viene meno l’ulteriore obbligo di indicare il reddito nella dichiarazione e di assolvere le relative imposte.
Inoltre, ai sensi dell’art. 5, comma 5, del D.Lgs. 21 novembre 1997, n. 461, non devono essere dichiarate le plusvalenze di cui alle lettere da c-bis a c-quinquies dell’art. 67 del T.U.I.R. realizzate da soggetti non residenti, ma comunque residenti in Paesi che consentono un’adeguato scambio di informazioni (cd. Paesi white list).
Ai sensi dell’art. 23, comma 1, lett. f del T.U.I.R. restano escluse per i non residenti le plusvalenze di cui alla lettera c-bis dell’art. 67 del T.U.I.R. derivanti
da cessioni a titolo oneroso di partecipazioni in società residenti negoziate in mercati regolamentati ovunque detenute.
Plusvalenze assoggettate ad imposta sostitutiva del 20% o del 12,50%
Fuori dal caso in cui il contribuente si avvale dell’intermediario finanziario per liquidare e versare l’imposta in via definitiva, vi sono plusvalenze di natura finanziaria che possono essere comunque assoggettate ad imposta sostitutiva del 20% o del 12,50%, che vanno dichiarate nel Modello Unico ma che non concorrono a formare il reddito complessivo del contribuente.
Nella Sezione I – Righi RT1-RT9 si indicano le plusvalenze assoggettate ad imposta sostitutiva al 20%, mentre nella Sezione II – Righi RT10-RT19 vanno dichiarate le plusvalenze assoggettate ad imposta sostitutiva del 12,50%.
Le plusvalenze derivanti da partecipazioni qualificate indicate nella lett. c) dell’art. 67 del T.U.I.R. concorrono alla determinazione del reddito complessivo
Dette plusvalenze vanno dichiarate nella sezione III del quadro RT.
Tuttavia, tale sezione accoglie le sole plusvalenze che concorrono a formare il reddito complessivo in misura pari al 40% o al 49,72% (per le cessioni che hanno effetto dal 1º gennaio 2009, D.M. 2 aprile 2008) del loro ammontare cioé le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni in società residenti, quelle derivanti dalla cessione di partecipazioni in società estere con sede in Paesi che non rientrano tra quelli aventi un regime fiscale privilegiato nonché quelle derivanti dalla cessione di partecipazioni in società aventi sede in Paesi aventi un regime fiscale privilegiato qualora sia stato dimostrato, con la procedura dell’interpello attivata presso l’Agenzie delle Entrate, che dal possesso delle partecipazioni qualificate non sia conseguito l’effetto di localizzare i redditi nello Stato o territorio a fiscalità privilegiata.
Vengono assimilate alle partecipazioni qualificate:
– le cessioni di contratti di associazione in partecipazione in cui il valore dell’apporto é superiore al 25% del PN contabile dell’associante;
– le cessioni di strumenti finanziari partecipativi che attribuiscono una quota di partecipazione dell’emittente superiore al 25%;
– le cessioni di strumenti finanziari non partecipativi.
Plusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate relative a società ed enti aventi sede in Stati nella cd. black-list
Infine, nella sezione IV del modello RT vanno dichiarate:
– le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate relative a società ed enti aventi sede in Stati o territori con regime fiscale privilegiato (individuati nel D.M. 21 novembre 2001) per le quali non è stato richiesto né ottenuto l’interpello disapplicativo da parte dell’Agenzia delle entrate;
– le plusvalenze su partecipazioni non qualificate, non quotate, in società estere aventi sede in Stati o Territori con regime fiscale privilegiato per le quali non è stato richiesto nè ottenuto l’interpello disapplicativo da parte dell’Agenzia delle Entrate; le quali concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura del 100% del loro ammontare.
La mancata risposta al questionario inviato dall’ufficio del fisco non legittima l’accertamento induttivo.
E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, sezione tributaria, con una sentenza del 11 maggio 2010, che ha, così, accolto il ricorso di un contribuente.
La Suprema Corte ha rilevato che la mancata risposta del contribuente al questionario dell’ufficio non legittima una rettifica del reddito d’impresa in via induttiva, qualora tale omissione si sia verificata prima dell’entrata in vigore dell’art. 25 della legge 18.02.1999 n. 28 (norma che prevede la possibilità di procedere ad accertamento quando il contribuente non ha risposto ai questionari inviati dall’Amministrazione finanziaria).
Nel caso di specie, una società aveva omesso di rispondere ad un questionario inviatogli dall’Amministrazione finanziaria, per cui la stessa aveva provveduto a recuperare a tassazione i costi per i quali non aveva potuto verificare l’attinenza della produzione del reddito.
La Commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati ha approvato (in data 11.05.2010) un emendamento al Disegno di Legge sulla semplificazione burocratica che darà la possibilità anche ai Commercialisti di occuparsi degli atti di cessione e di affitto d’azienda.
Tali professionisti affiancheranno così i notai. Il provvedimento segue quello varato poco fa sulla cessione di quote di srl anch’essa estesa ai commercialisti.
L’Agenzia delle Entrate ha diramato (si veda nell’articolo di ieri) le rettifiche alle istruzioni alle dichiarazioni 770 e Unico.
Tra le modifiche apportate al Modello 770/2010 ordinario sono emerse quelle relative al quadro SO, destinato alla comunicazione da parte degli intermediari e di altri soggetti che intervengono in operazioni effettuate nel 2009 che possono generare redditi diversi di natura finanziaria.
Quadro SO che, peraltro, sta ampliando la sua funzione: da strumento di controllo delle operazioni suscettibili di generare plusvalenze finanziarie a strumento di controllo di ogni operazione che comporti l’uscita delle attività rimpatriate dal “circuito degli intermediari finanziari”.
In particolare, sono stati aggiunti nuovi codici con cui dovranno essere segnalate le operazioni effettuate dopo lo scudo fiscale.
– N, per indicare prelievi di denaro oggetto di operazioni di rimpatrio;
– O, per indicare le operazioni o i contratti di sfruttamento o cessione di diritti relativi a beni immobili o altre attività patrimoniali oggetto di operazioni di rimpatrio;
– P, per indicare i prelievi da rapporti di amministrazione fiduciaria aventi per oggetto attività di natura finanziaria o patrimoniale (compresi quelli che riguardano la chiusura dei suddetti rapporti).
San Marino rimane nella black list in attesa della nuova normativa: Repubblica del Titano, Paese a rischio fin quando non integra le misure contro illeciti fiscali e antiriciclaggio. San Marino non cambia elenco e uscirà dalla black list italiana dei paradisi fiscali individuati dal decreto incentivi, soltanto dopo l’effettiva e sostanziale entrata in vigore delle norme necessarie per integrare l’attuale sistema legislativo della piccola Repubblica con gli “standards internazionali legali, fiscali, antiriciclaggio, eccetera”.
La precisazione è contenuta in una nota diffusa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.
(Agenzia delle Entrate, notiziario del 12 maggio 2010)
Se é noto il luogo in cui era stata fissata l’ultima residenza italiana del defunto, la dichiarazione di successione deve essere presentata all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate della relativa circoscrizione.
Se, invece, questa sia sconosciuta, occorre rivolgersi all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate di “Roma 6”.
Con lo Studio n. 194/2009/T, il Consiglio Nazionale del Notariato ha esaminato le questioni legate alla territorialità delle relative imposte.
Secondo quanto rilevato da tale studio, riguardo le successioni, se il defunto era residente in Italia al momento dell’apertura della successione, l’imposta si applica a tutti i beni e diritti trasferiti, anche se si trovano all’estero.
Sono, comunque, fondamentali, in merito, le varie convezioni internazionali.
Diverse questioni si pongono, invece, per le donazioni a causa della complessità della territorialità di esse.
Sono soggette a imposta tutte le donazioni poste in essere da donanti residenti in Italia (ovunque si trovino i beni donati) e sono soggette a imposta anche tutte le donazioni poste in essere da donanti non residenti, se il bene donato è in Italia.
Tuttavia, su tale situazione, nel 2000 si è aggiunto l’art. 69 della L. 342/2000, che ha riproposto la disciplina (aggiunta del comma 1-bis dell’art. 55) del DLgs. 346/90, che dispone l’obbligo di registrazione in termine fisso per le donazioni dirette o indirette formate all’estero nei confronti di beneficiari residenti in Italia; norma che non viene ritenuta facilmente armonizzabile con i principi generali.
I soci di società in nome collettivo non possono stipulare atti tra loro al fine di limitare le responsabilità in materia fiscale.
Se lo fanno per il fisco sono nulli. Rimane confermata la responsabilità solidale anche in campo tributario. Tutti i soci rispondono per le obbligazioni sociali contratte dalla propria società, siano essi amministratori o meno.
E’ quanto rimarcato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 10910 del 05 maggio 2010.
A seguito di un accertamento fiscale, la società aveva aderito al condono, versando una cospicua somma di denaro, che a parere di uno dei soci si sarebbe dovuta interamente addebitare agli altri due soci, responsabili, in virtù della disposta ripartizione delle competenze, della contabilità aziendale.
In proposito, la suprema Corte ha osservato che:
– ai sensi dell’art. 2260 c.c., gli amministratori di una società semplice sono solidalmente responsabili verso la società per l’adempimento degli obblighi a essi imposti dalla legge e dal contratto sociale, salvo che taluno dimostri di essere esente da colpa;
– non sono ammesse divisione di responsabilità a ciascun socio, il quale è comunque tenuto a vigilare sull’operato degli altri soci, esercitando la sua parte di controllo decisionale congiunto.
Ai fini fiscali il socio accomandante risponde nei limiti della quota di capitale sociale versato
Viceversa, sulla base della sentenza n. 41/1/2010 emessa dalla Commissione tributaria provinciale di Torino, nella S.a.s. il socio accomandante risponde dei debiti della società solo nei limiti del capitale conferito.
Per l’Iva e l’Irap richieste con una cartella esattoriale alla società in accomandita semplice, il socio deve corrispondere al massimo la quota di capitale versato.
E se non vi è prova dell’effettivo versamento lo stesso deve versare al creditore una somma pari alla quota di capitale sottoscritto.
Sono stati resi pubblici gli elenchi dei soggetti che hanno chiesto di accedere al beneficio del 5 per mille per l’esercizio finanziario 2010 (anno d’imposta 2009).
Sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.it) dal 12 maggio 2010.
Gli elenchi riguardano: Enti del Volontariato, Enti della ricerca scientifica e del’Università, Enti della Ricerca Sanitaria, Associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI ai fini sportivi, che svolgono una rilevante attività di carattere sociale.
Gli elenchi degli enti del volontariato e delle Associazioni sportive dilettantistiche possono essere aggiornati, a seguito della correzione di eventuali errori anagrafici. La correzione di tali errori va richiesta – non oltre il 20 maggio 2010 – dal legale rappresentante dell’ente o da un suo incaricato munito di formale delega, presso la Direzione Regionale dell’Agenzia territorialmente competente.