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Timestamp: 2019-11-20 07:14:17+00:00
Document Index: 79580735

Matched Legal Cases: ['art. 146', 'art. 51', 'art. 407', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 146', 'art. 146', 'art. 24', 'sentenza ', 'sentenza ']

Riforma Orlando 2: partecipazione a distanza al processo per chi è detenuto per gravi reati. Priorità nella fissazione delle udienze relative ai processi per reati contro la Pubblica Amministrazione
La legge 103/2017 ha novellato l’art. 146 bis delle disposizioni di attuazione del Codice di Procedura Penale prevedendo che la persona che si trova in detenzione per taluno dei delitti di cui all’art. 51 comma 3 bis e dell’art. 407 comma 2 lettera a, partecipi a distanza alle udienze dibattimentali dei processi nei quali è imputata, anche relativi a reati per i quali sia in libertà. tale disciplina si applica anche alle udienze civili e penali nelle quali il detenuto debba essere sentito come testimone.
La partecipazione a distanza è estesa anche alle persone ammesse a programmi o a misure di protezione e la misura si estende anche al giudizio abbreviato che viene equiparato così al giudizio dibattimentale.
La norma, tuttavia, entrerà in vigore decorso un anno dalla pubblicazione della legge sulla Gazzetta Ufficiale, fatta eccezione per le persone detenute in quanto ritenute al vertice di associazioni mafiose, terroristiche o dedite al traffico di droga.
Mentre, in precedenza, la partecipazione a distanza alle udienze dibattimentali era subordinata alla sussistenza di determinati parametri e costituiva un’eccezione motivata da uno specifico provvedimento del giudice che l’avrebbe dovuta disporre dopo aver vagliato le reali necessità della scelta, oggi diventa una regola a tutti gli effetti in presenza di specifiche condizioni di detenzione riferiti a tipologie di reati di grave allarme sociale.
Non si possono escludere a priori dei dubbi sulla legittimità costituzionale della norma soprattutto in relazione a quei procedimenti in cui la persona abbia un ruolo diverso da quello di imputato dal momento che si prescinde dall’oggetto del procedimento in corso per porre viceversa l’attenzione sulla causa della detenzione, indipendentemente dal fatto che la persona sia in attesa di giudizio, o condannata a sentenza non definitiva (di tal che varrebbe in ogni caso la presunzione di innocenza).
Si pone, in questo contesto, l’interrogativo circa la compatibilità della nuova disposizione con gli artt. 3 – 24 – 27 e 111 della Costituzione e con l’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo: la limitazione del diritto di difesa e di esplicazione del contraddittorio è collegata dalla norma ad una presunzione assoluta fondata sulla natura del reato, prescindendo dall’esistenza di ragioni oggettive che possano giustificare la riduzione delle garanzie processuali. Il rischio di una lesione del diritto di difesa è assolutamente reale poiché imputato e difensore sono ubicati in luoghi diversi (uno in carcere e l’altro nell’aula di giustizia) quando viceversa è di tutta evidenza che la difesa tecnica in giudizio presuppone la vicinanza tra imputato e difensore al fine di un pieno esercizio del contraddittorio.
La compromissione permanente delle garanzie processuali dell’imputato non potrà, inevitabilmente, che porre problematiche rispetto alle garanzie costituzionali[1] e convenzionali[2] dal momento che nella nuova formulazione dell’art. 146 bis pare mancare un bilanciamento tra i contrapposti interessi con il sacrificio del diritto di difesa senza che il giudice possa concretamente verificare le ragioni di sicurezza per il collegamento audiovisivo a distanza.
Da ultimo, nelle disposizioni di attuazione al Codice di Procedura Penale, la legge 103/2017 ha introdotto anche la previsione di una priorità assoluta nella fissazione dei processi relativi ai delitti dei pubblici ufficiali contro la Pubblica Amministrazione, di concussione, di corruzione, corruzione in atti giudiziari, induzione indebita a dare o promettere utilità , corruzione di persona incaricata di pubblico servizio o peculato, concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione od istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità Europee e di funzionari delle Comunità Europee o di Stati esteri.
[1] La Corte Costituzionale dopo l’introduzione della norma sulla partecipazione a distanza alle udienze dibattimentali ebbe modo di pronunciarsi sulla legittimità dell’art. 146 bis, ritenendo che gli strumenti approntati dal legislatore fossero dotati di incisività e completezza e pertanto rispettosi dell’art. 24 Cos. (sentenza n. 342/1999).
[2] La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nella sentenza “Viola” contro l’italia del 5 Ottobre 2006 ha ritenuto compatibile con i principi del diritto di difesa lo strumento della videoconferenza in quanto l’imputato è nelle condizioni di seguire adeguatamente il dibattimento.