Source: https://books.openedition.org/ledizioni/5687?nomobile=1
Timestamp: 2020-04-10 07:19:08+00:00
Document Index: 59197204

Matched Legal Cases: ['art. 105', 'art. 92', 'art. 87', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 5']

Open Source, Software libero e altre libertà - Ponti, torri, vele e lo strano caso della libertà di panorama - Ledizioni
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1Uno spettro si aggira per l’Europa, e per fortuna questa volta è un po’ meno odioso di quello proverbiale.
2Diritto di panorama significa l’aspettativa che molti – lo confesso, me compreso – hanno di poter fare fotografie a un panorama senza doversi preoccupare di violare il copyright di qualcuno. Purtroppo, con riforme, riformicchie e interpretazioni estremistiche, questo diritto è stato via via eroso negli anni fino a diventare un vero problema per chi raccoglie fotografie scattate da ignari contributori del tutto benintenzionati.
3Consci della follia di questa pretesa di controllare fotografie ed altre riprese che non fanno altro che immortalare beni esposti al pubblico e che occupano ben visibili i nostri panorami, con la riforma del copyright in discussione al Parlamento Europeo si è tentato – lo svelo subito, inutilmente – di introdurre un principio secondo cui se mi metti davanti un bene coperto da copyright (un palazzo, un ponte, un qualsiasi manufatto che occupa la vista), io ho comunque diritto di utilizzare come voglio le mie riprese che incidentalmente comprendono quell’oggetto, senza che queste subiscano le interferenze dei diritti insistenti sulle opere riprese.
4Le opere di architettura sono protette dal copyright. Ad esse la legge sul diritto d’autore riserva una menzione speciale e speciali diritti morali:
5Il fatto che i disegni e le opere architettoniche siano soggette al copyright, fa sì evidentemente che non solo i disegni non possano essere duplicati, ma non possono essere duplicate neppure le opere rappresentate da tali disegni. Ci si chiede tuttavia se il diritto esclusivo di effettuare la riproduzione di un’opera architettonica comprenda anche la fissazione su strumenti che ne riproducono l’immagine (la foto di un edificio), e non solo la riproduzione dell’opera in sé (costruire un edificio identico). Ma è così?
6Ancora, l’articolo 92 ci parla del diritto connesso della fotografia e menziona le opere architettoniche.
Per fotografie riproducenti opere dell’arte figurativa e architettonica o aventi carattere tecnico o scientifico, o di spiccato valore artistico il termine di durata [della tutela] è quaranta anni, a condizione che sia effettuato il deposito dell’opera a termini dell’art. 105.
7Ma il fatto di avere un diritto su un’opera fotografica nulla ci dice sul fatto che ciò che viene riprodotto sia soggetto a copyright. Il diritto previsto dall’art. 92 si applica a qualsiasi fotografia. Anche di un fungo. Infatti, l’art. 87 ci dice cosa è fotografia soggetta al diritto esclusivo di riproduzione, diffusione e spaccio:
8Tuttavia si può argomentare dall’art. 13 che la fotografia di un’opera architettonica sia in realtà una riproduzione riservata all’autore, che infatti ricade tra i diritti esclusivi conferiti (anche) all’autore dell’opera architettonica:
9“La moltiplicazione in copie diretta o indiretta”. Ciò vuol dire che qualcosa dell’opera deve sussistere ancora nella sua riproduzione, perché altrimenti non avremmo una “moltiplicazione”. Ad esempio, se eseguo una fotografia di una rappresentazione teatrale, potrò avere come interferenza i diritti della scenografia (se esistenti) o del ritratto, ma non certo quelli dell’autore della pièce. Allora potremmo avere una “trasformazione” o un’“elaborazione”, parimenti previsti come diritto esclusivo. Purtroppo la norma non è molto chiara, in quanto afferma che il diritto di elaborazione comprende anche… il diritto di elaborazione, oltre a quello di traduzione e di trasformazione, ma è una tautologia che non ci porta molto lontano.
10Si può ritenere che l’elaborazione sia qualcosa che contiene ancora alcuni elementi creativi dell’opera originale, pur adattati in altra forma espressiva. Ad esempio la riduzione teatrale di un’opera letteraria, o il diritto di riprodurre in opera cinematografica un’opera teatrale. L’art. 4 rende il tutto sufficientemente chiaro. Riconosciamo che non vi è dubbio che, se riprendo un’opera architettonica particolare (per esempio, i ponti di Calatrava a Reggio Emilia), la mia fotografia riproduce sicuramente elementi creativi dell’opera architettonica, sia dei disegni, sia dell’opera stessa.
11Pertanto, almeno in teoria, una fotografia che riproduce un’opera architettonica è una elaborazione dell’opera architettonica e la sua realizzazione ricade nei diritti esclusivi del titolare dei diritti economici relativi. Questo in punto di puro diritto positivo letteralmente interpretato e la ricostruzione che sembra trovare d’accordo la maggior parte degli studiosi e della giurisprudenza.
12Dovrebbe tuttavia essere protetta anche questa forma di riproduzione di un’opera architettonica? O non dovrebbe essere considerato il fatto che essa è esposta alla pubblica visione e in parte la sua riproduzione è inevitabile?
13Un’opera artistica solitamente viene riprodotta su un mezzo di elezione ad uso fondamentalmente privato: disegno, fotografia, cinematografia, libro, registrazione fonografica, quadro, statua, modellino, eccetera. Per usufruirne debbo munirmi di quel mezzo, andare in un museo, frequentare un teatro, e così via. Un’opera architettonica, invece, sfrutta uno spazio pubblico e si impone, letteralmente, alla visione pubblica, volenti o non volenti. Sfrutta un bene pubblico, lo spazio visivo. Appunto il panorama. Io posso decidere se vedere o non vedere un film, leggere o non leggere un libro, in certa misura tapparmi le orecchie per certa musica orribile che viene trasmessa alla radio. Ma non posso facilmente esimermi di vedere il ponte di Calatrava se passo dalla A1 in entrambe le direzioni (soprattutto se guido).
14In secondo luogo, lo sfruttamento della attività creativa dell’architetto non consiste nello sfruttamento del mezzo espressivo immediato in sé (il disegno, il progetto), ma nell’opera, intesa come edificio, monumento o altro. Solo per alcune opere vi può essere un interesse minimamente rilevante e autonomo alla loro riproduzione, gli esempi sono limitati. Ma ciò non esaurisce il numero di opere protette, perché non è il pregio estetico a determinare la protezione, ma la sua originalità. Anche le Vele di Scampia, per intenderci, sono opera architettonica protetta. Anche certi orrori che architetti e geometri ingiustamente strappati alla più nobile attività agricola piazzano con la complicità di involontari mecenati in giro per il nostro martoriato Paese.
15Come ho già argomentato, l’attribuzione di diritti economici esclusivi per le opere creative, come per tutti i diritti di privativa, si traduce in un monopolio limitato e giustificato dalla remunerazione dell’attività creativa, al fine di avere una maggiore e migliore produzione artistica e scientifica. Il tutto bilanciato dall’esiguità del sacrificio per la collettività, con il complemento dei liberi usi, che controbilanciano questo monopolio. Ci si interroga se la pretesa di sfruttamento delle opere architettoniche pubblicamente esposte e imposte sia giustificata alla luce delle esternalità negative che crea.
16Un’esternalità è l’obiettiva incertezza sulla sussistenza e titolarità dei diritti. Un’altra esternalità è il fatto che la ripresa di scene cinematografiche in vari luoghi possa essere involontariamente lesiva di diritti, e la necessità di soddisfare tutti i potenziali titolari di diritti comporti uno sforzo di indagine eccessivo rispetto al valore dell’opera riprodotta (delle varie opere) e sia un freno alla produzione artistica che le norme del diritto d’autore dovrebbero promuovere. Ciò soprattutto in assenza di un soggetto collettore che in altri campi, come quello musicale, si fa da interlocutore unico per i soggetti rappresentati. Tali esternalità si verificano a causa e per tutelare diritti la cui assenza non si contrapporrebbe affatto allo sfruttamento normale dell’opera creativa, che è infatti diretta alla creazione di opere architettoniche uniche, non alla loro riproduzione.
17Tanto è vero che la stessa Direttiva 2001/29/CE, la quale detta regole uniformi per il copyright nei paesi europei, prevede la possibilità ‒ ma solo opzionale ‒ che le opere architettoniche pubbliche non siano soggette a copyright, art. 5.3 (eccezioni e limitazioni):
18Ma appunto la nostra legge non ha previsto tale limitazione.
19L’articolo 71 non ci soccorre in questa lettura, anche se non si applica al caso in esame (si tratta in realtà di un principio generale che dà una giustificazione economica a tutte le eccezioni e limitazioni dei diritti):
Le eccezioni e limitazioni disciplinate dal presente capo e da ogni altra disposizione della presente legge, quando sono applicate ad opere o ad altri materiali protetti messi a disposizione del pubblico in modo che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelto individualmente, non devono essere in contrasto con lo sfruttamento normale delle opere o degli altri materiali, né arrecare un ingiustificato pregiudizio agli interessi dei titolari [enfasi aggiunta]
Sulla Tour Eiffel, a più di settant’anni
dalla morte dell’autore
20La Tour Eiffel viene citata spesso come un caso paradossale. La sua immagine è ormai caduta in pubblico dominio, per decorso del termine. Tuttavia non è detto che possiate fare un qualsiasi panorama di Parigi (e come far capire che è Parigi se non usando l’iconica torre?). Se lo fate di notte, la combinazione di luci che la illuminano viene considerata un’opera creativa e la Città vi potrebbe chiedere ragione di ciò.
1 Per approfondire rimando al mio articolo “Esiste uno pseudo-copyright sui beni culturali?” (http:/ (...)
21Non illudetevi, non è un’eccezione. Anche in Italia non ci facciamo mancare casi in cui si cerca di proteggere opere il cui autore è addirittura scomparso prima dell’entrata in vigore di una qualsiasi legge sul diritto d’autore (e che quindi difficilmente potrebbe essere stato incentivato alla sua creazione dall’aspettativa di goderne i frutti). Ciò attraverso una bizzarra lettura del Codice dei beni culturali, che però non introduce affatto un diritto di privativa erga omnes1.
22Il diritto di panorama è compromesso dall’incertezza riguardo ai diritti su manufatti che vengono imposti alla nostra vista e sono inevitabili. Certo, ci sono casi in cui la ricerca di quel particolare elemento è intenzionale, ma non è questo il punto. Il punto è che per tutelare (dubbi) incentivi accordati a poche archistar, si introduce una severa limitazione alla creazione di altre opere creative, per consumo privato o pubblico non importa. E messi di fronte a queste incongruenze ci si rifiuta di apportare una limitazione che contemperi i diritti dei pochi casi meritevoli di tutela con quelli della generalità della popolazione. Purtroppo è un tratto comune di questa lunga stagione di ipertrofia protezionistica della cosiddetta “proprietà intellettuale”.
23Ciò è sbagliato, e lo si capisce se, come sostengo in quest’opera, i diritti di privativa sui beni immateriali debbano essere valutati sempre secondo principi di analisi economica e giustificati in base agli incentivi che forniscono.
1 Per approfondire rimando al mio articolo “Esiste uno pseudo-copyright sui beni culturali?” (http://www.techeconomy.it/2018/03/07/esiste-uno-pseudo-copyright-sui-beni-culturali/); nonché all’articolo di Simone Aliprandi “Tutela dei beni culturali: abbiamo un problema?” (http://www.techeconomy.it/2017/12/21/tutela-dei-beni-culturali-un-problema/).
PIANA, Carlo. Ponti, torri, vele e lo strano caso della libertà di panorama In : Open Source, Software libero e altre libertà : Un'introduzione alle libertà digitali [en ligne]. Milamo : Ledizioni, 2018 (généré le 10 avril 2020). Disponible sur Internet : <http://books.openedition.org/ledizioni/5687?nomobile=1>. ISBN : 9788855260305. DOI : https://doi.org/10.4000/books.ledizioni.5687.
Piana, C. 2018. Ponti, torri, vele e lo strano caso della libertà di panorama. In Open Source, Software libero e altre libertà : Un'introduzione alle libertà digitali. Milamo : Ledizioni. doi :10.4000/books.ledizioni.5687
Piana, Carlo. “Ponti, torri, vele e lo strano caso della libertà di panorama”. Open Source, Software libero e altre libertà : Un'introduzione alle libertà digitali. By Piana. Milamo : Ledizioni, 2018. (pp. 73-81) Web. <http://books.openedition.org/ledizioni/5687?nomobile=1>.
PIANA, Carlo. Open Source, Software libero e altre libertà : Un'introduzione alle libertà digitali. Nouvelle édition [en ligne]. Milamo : Ledizioni, 2018 (généré le 10 avril 2020). Disponible sur Internet : <http://books.openedition.org/ledizioni/5642?nomobile=1>. ISBN : 9788855260305. DOI : https://doi.org/10.4000/books.ledizioni.5642.
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