Source: http://www2.consorziomusa.it/normative/index.jspeldoc?IdC=1845&IdS=1845&tipo_cliccato=0&tipo_padre=0&nav=1&css=&menu=1
Timestamp: 2017-11-22 16:41:46+00:00
Document Index: 37949917

Matched Legal Cases: ['art 51', 'art. 51', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6']

Contributi ad enti e casse sanitarie deducibili dal reddito
Lo strumento della Cassa si rivela vantaggioso per quanto concerne il trattamento fiscale che regola i contributi del datore di lavoro e del dipendente.
Le Società di Mutuo Soccorso perseguendo finalità esclusivamente assistenziale fungono da cassa di assistenza sanitaria.
L’art 51, comma 2, lett.a) del TUIR (testo unico delle imposte sui redditi) approvato con D.P.R. 22/12/86 n. 917 disciplina il trattamento fiscale dei contributi versati dal datore di lavoro e dal lavoratore stabilendo condizioni e limiti per la non concorrenza degli stessi al reddito di lavoro dipendente.
Il comma 2 del predetto articolo recita: ''non concorrono a formare reddito:
a)... i contributi di assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro o dal lavoratore ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale per un importo non superiore complessivamente a lire 7.000.000 fino all'anno 2002 e a lire 6.000.000 per l'anno 2003, diminuite negli anni successivi in ragione di lire 500.000 annue fino a lire 3.500.000...".
Tetto di deducibilità
L’ art. 51, comma 2, lett.a) del T.U.I.R., così come modificato dal D.lgs 41/00, prevede che il plafond annuo di "non concorrenza al reddito'' di 3.615,20 euro scende progressivamente ogni anno, per attestarsi nel 2008 a 1.807,60 euro.
In realtà questa riduzione del tetto di deducibilità è stata bloccata dalla Legge Finanziaria per cui a tutt’oggi è possibile dedurre fino ad un massimo di 3098,74 euro per ciascun dipendente.
Condizioni per beneficiare della deduzione dal reddito dei contributi di assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro o dal lavoratore.
• I contributi devono essere versati ad una cassa avente esclusivamente finalità assistenziale;
• Il versamento dei contributi alla cassa di assistenza deve essere previsto da uno specifico contratto o accordo collettivo o da un regolamento aziendale;
• Il contributo versato dal lavoratore è trattenuto dal datore di lavoro direttamente dalla retribuzione lorda del dipendente, a monte dell'imposizione fiscale. Pertanto, la certificazione che il datore di lavoro deve rilasciare ai propri dipendenti in qualità di sostituto d'imposta a norma dell'art. 7bis del D.P.R. 29/9/73 n. 600 (modello CUD), dovrà indicare in apposita casella l'ammontare dei contributi sanitari versati alla cassa di assistenza che non hanno concorso a formare il reddito di lavoro dipendente.
• Nelle annotazioni della suddetta certificazione il datore di lavoro dovrà:
• indicare al lavoratore che non può essere presentata la dichiarazione per far valere deduzioni o detrazioni di imposta relative a spese sanitarie rimborsate per effetto di tali contributi;
• chiarire al contribuente, se sono stati versati contributi di importo superiore ai limiti previsti dalla legge (attualmente 3615,20 euro, pari a lire 7 milioni), che le spese sanitarie rimborsate per effetto di prestazioni rese dalla cassa di assistenza in base ai contributi versati potranno proporzionalmente essere portate in deduzione o che potrà essere proporzionalmente calcolata la detrazione d'imposta. A tal fine, nella medesima annotazione dovrà essere indicato in uguale misura i contributi non hanno concorso alla formazione del reddito.
• Il lavoratore dipendente, in sede di dichiarazione annuale dei propri redditi non deve fare alcun conteggio in quanto il reddito imponibile è già stato determinato dal datore di lavoro e riportato nel CUD. Nel caso in cui il lavoratore voglia estendere la copertura sanitaria ai familiari fiscalmente a carico, e non a carico (Agenzia delle Entrate n. 50 del 12/06/2002) sostenendone il costo, il relativo contributo usufruirà dei benefici fiscali sopra descritti.
Trattamento fiscale delle spese sanitarie
Nel momento in cui il lavoratore ottiene dalla cassa di assistenza il rimborso delle spese sanitarie sostenute, potrà avvalersi, in sede di dichiarazione personale dei redditi, della deduzione dal reddito o della detrazione d'imposta nella misura del 19% che spetta sull'importo che eccede 129,11 euro, (pari a lire 250.000), limitatamente alla parte di spesa rimasta effettivamente a suo carico e non rimborsata dalla cassa di assistenza.
Le prestazioni sanitarie erogate dalla cassa di assistenza sono esenti da qualunque tipo " di tassazione ai sensi dell'art. 6, comma 2, del TUIR. Per il datore di lavoro l'importo dei contributi versati alla cassa di assistenza costituisce costo per lavoro dipendente integralmente deducibile dal reddito d'impresa calcolato ai fini IRPEG. Un'ulteriore agevolazione di cui usufruiscono i contributi a carico del datore di lavoro versati alle Casse di assistenza è la ridotta aliquota contributiva sociale prevista dall' art. 6, comma 1, del d. 19s. 2 Settembre 1997, n. 314. I suddetti contributi, in luogo della contribuzione sociale ordinaria, sono infatti soggetti ad un contributo di solidarietà del 10% che deve essere devoluto alle gestioni pensionistiche di legge cui sono iscritti i lavoratori.
Rimane invece fermo l'assoggettamento a contribuzione ordinaria nel regime obbligatorio di appartenenza delle quote ed elementi retributivi a carico del lavoratore destinati al finanziamento della cassa di assistenza (art. 6 D.lgs.314/97).