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Timestamp: 2018-02-25 03:57:10+00:00
Document Index: 114750159

Matched Legal Cases: ['art. 216', 'art. 33', 'art. 50', 'art. 280', 'art. 287', 'sentenza ', 'art. 216', 'sentenza ', 'sentenza ']

Articolo del 23/10/2008 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore
Diritto penale fallimentare: la bancarotta fraudolenta, di cui all’art. 216 Regio Decreto 16 marzo 1942 n. 267
In via preliminare, si osserva che alcune condotte illecite poste in essere dall’imprenditore o da soggetti terzi vengono sanzionate da parte del diritto penale fallimentare. Più in particolare, le condotte illecite sono idonee a recare un grave pregiudizio sia ai creditori che alla collettività in generale e vengono commesse in un contesto economico caratterizzato dal dissesto dell’impresa commerciale.
In questo preciso, complesso ed articolato contesto giuridico si inserisce il reato della 'bancarotta fraudolenta' , che è la figura delittuosa più rappresentativa e rilevante all’interno del diritto penale fallimentare.
La predetta fattispecie penale incriminatrice, prevista e punita dall’articolo 216 Regio Decreto 16 marzo 1942 n. 267, è un reato avente natura di pericolo concreto.
Inoltre, è un reato proprio, di danno, senza un evento in senso naturalistico, dove il tentativo è ammissibile, configurabile e l’elemento soggettivo consiste nel dolo specifico. Si tratta di un reato proprio, in quanto può essere commesso unicamente dall’imprenditore commerciale che viene dichiarato fallito.
Si osserva, altresì, che il bene giuridico tutelato nel delitto de quo è sia l’economia pubblica, intesa nel suo complesso (cd. interesse sociale al corretto andamento delle relazioni economiche), che gli interessi patrimoniali dei creditori.
Si deve rilevare che il primo comma dell’articolo 216 Regio Decreto 16 marzo 1942 n. 267 sanziona penalmente la cd. bancarotta prefallimentare, in cui il fatto – reato viene commesso prima della dichiarazione di fallimento. Invece, il successivo secondo comma punisce la cd. bancarotta postfallimentare che si caratterizza dalla commissione del fatto – reato dopo la dichiarazione di fallimento dell’impresa commerciale.
Pertanto, fatte queste brevi ma significative riflessioni introduttive, si osserva che il testo normativo del sopraccitato articolo 216 (Bancarotta fraudolenta) è il seguente:
'E’ punito con la reclusione da tre a dieci anni, se è dichiarato fallito, l’imprenditore che:
ha distratto(1), occultato(2), dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni ovvero, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, ha esposto o riconosciuto passività inesistenti;
ha sottratto, distrutto o falsificato, in tutto o in parte, con lo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori, i libri o le altre scritture contabili o li ha tenuti in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari.
La stessa pena si applica all’imprenditore dichiarato fallito, che, durante la procedura fallimentare, commette alcuno dei fatti preveduti dal n. 1) del comma precedente ovvero sottrae, distrugge o falsifica i libri o le altre scritture contabili.
Quest’ultimo comma è stato inserito dal legislatore penale al fine di tutelare il regolare svolgimento della procedura concorsuale e, quindi, della corretta ed agevole esecuzione delle attività liquidatorie in riferimento all’impresa commerciale del fallito.
Infine, l’ultimo comma del sopraccitato articolo stabilisce che: “Salve le altre pene accessorie, di cui al capo III, titolo II, libro I del codice penale, la condanna per uno dei fatti previsti nel presente articolo importa per la durata di dieci anni l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale e l’incapacità per la stessa durata ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa
Restano ancora da analizzare, per completezza espositiva, gli aspetti procedurali del reato di cui in oggetto. Pertanto, si tratta di un reato di competenza del Tribunale in composizione collegiale (art. 33-bis lett.g(3)) che è procedibile d’ufficio (art. 50 c.p.p.) dove la misura precautelare del fermo di indiziato di delitto viene consentita mentre, invece, l’arresto è facoltativo in flagranza di reato. Inoltre, nel reato de quo possono essere consentite le misure cautelari personali coercitive (art. 280 c.p.p.) ed interdittive (art. 287 c.p.p.), così come quelle reali (sequestro preventivo, probatorio).
In conclusione, con la fattispecie penale incriminatrice di cui in oggetto il legislatore ha inteso tutelare anche la cd. par condicio creditorum(4), sanzionando penalmente tutte quelle condotte che, essendo rivolte al soddisfacimento di alcuni creditori soltanto, si risolvano in un pregiudizio per la massa.
(1) Non può in alcun modo escludersi la configurabilità del reato di bancarotta fraudolenta per distrazione nel caso di trasferimento ingiustificato di beni da una società in stato di insolvenza ad altra società del medesimo gruppo che si trovi in difficoltà economiche. Cassazione penale, sezione V, sentenza 29 gennaio 2008, n. 4410
(2) In tema di bancarotta fraudolenta per occultamento, il verbo occultare, adoperato dall’art. 216 Legge Fallimentare, secondo il suo preciso significato filologico, definisce sia il comportamento del fallito che nasconde materialmente i suoi beni in modo che il curatore non possa apprenderli, sia il comportamento del fallito che, mediante atti o contratti simulati, faccia apparire come non più suoi beni che continuano ad appartenergli, in modo da celare una situazione giuridica che consentirebbe di assoggettare detti beni all’azione esecutiva concorsuale. Cassazione penale, sezione V, sentenza 18 dicembre 2007, n. 46921
(3) Art. 33 bis c.p.p. 1. Sono attribuiti al tribunale in composizione collegiale i seguenti reati, consumati o tentati:
(……..omissis……)
g) delitti previsti dagli articoli 216, 223, 228 e 234 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, in materia fallimentare, nonché dalle disposizioni che ne estendono l’applicazione a soggetti diversi da quelli in essi indicati.
(4) Non risponde di bancarotta fraudolenta per distrazione ma di bancarotta preferenziale l’amministratore il quale si ripaghi dei propri crediti verso la società fallita giacchè, attraverso tale condotta, viene a favorire sé stesso, quale creditore, alterando la par condicio creditorum. Cassazione penale, sezione V, sentenza 12 dicembre 2007, n. 46301