Source: https://studiolegaleramelli.it/2018/01/26/reati-informatici-contro-il-patrimonio/
Timestamp: 2020-08-10 05:22:22+00:00
Document Index: 173435867

Matched Legal Cases: ['art. 635', 'art. 635', 'art. 640', 'art. 9', 'art. 55', 'art. 640']

Reati informatici contro il patrimonio – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Reati informatici contro il patrimonio.
La l. n. 547/1993 ha ampliato la disciplina dei delitti contro il patrimonio, prevista dal Titolo XIII del Libro II del codice penale, estendendo la tutela penale anche ai beni immateriali come i software o i dati contenuti in un sistema informatico.
Un forte impulso alla innovazione della materia è stato di certo fornito dalla ratifica della Convenzione di Budapest del 2001 sulla criminalità informatica che ha inteso reprimere gli attacchi al patrimonio digitale di aziende e privati nonché l’utilizzo fraudolento di sistemi informatici.
In quanto reati contro il patrimonio (seppur i beni aggrediti siano di natura “virtuale”), presupposto indefettibile affinché sia integrata la fattispecie penale è che sussista un effettivo depauperamento, dunque un venir meno dell’integrità patrimoniale del soggetto passivo.
Art. 635-bis c.p. “Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici”
Elemento oggettivo: la norma, modificata a seguito della Convenzione di Budapest, reprime tutte quelle condotte lesive (in parte pedissequamente riprese dalla fattispecie generale di danneggiamento, all’art. 635 c.p.) nei confronti di informazioni, dati informatici e programmi informatici (c.d. software) altrui. La fattispecie ha carattere sussidiario, in quanto la sua applicazione è prevista in caso il fatto non costituisca più grave reato.
Le medesime condotte lesive sono sanzionate anche dall’art. 635-quater c.p., quando esse siano però dirette a danneggiare o ad ostacolare il funzionamento di un “sistema informatico”, ossia di una apparecchiatura per la elaborazione di dati.
Elemento soggettivo: il reato è punibile a titolo di dolo generico, quindi in caso sussista coscienza e volontà di alterare i dati informatici, nonché la conoscenza dell’altruità di tali dati, indipendentemente dal fine specifico di tale azione.
Cassazione penale, sez. II, 01/12/2016, n. 54715.
Cassazione penale, sez. II, 29/04/2016, n. 38331.
Cassazione penale, sez. II, 14/12/2011, n. 9870.
Cassazione penale, sez. V, 18/11/2011, n. 8555.
Art. 640-ter c.p. “Frode informatica”
Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze di cui al secondo comma o un’altra circostanza aggravante.
Elemento oggettivo: la fattispecie si distingue da quella generica della truffa (art. 640 c.p.) in quanto il profitto del reato non deriva dall’induzione in inganno di una persona fisica, bensì dall’alterazione di un sistema informatico. Dunque viene sanzionato il comportamento di chiunque alteri il funzionamento di un sistema informatico o telematico oppure ne alteri il contenuto al fine di ottenere un profitto o di provocare un danno.
Elemento soggettivo: il reato è punibile a titolo di dolo specifico, in quanto è necessario che il soggetto attivo agisca al fine di procurare per sé o altri un profitto o di cagionare ad altri un danno.
Cassazione penale, sez. II, 09/05/2017, n. 26229.
Integra il delitto di frode informatica, e non quello di indebita utilizzazione di carte di credito, la condotta di colui che, servendosi di una carta di credito falsificata e di un codice di accesso fraudolentemente captato in precedenza, penetri abusivamente nel sistema informatico bancario ed effettui illecite operazioni di trasferimento fondi.
Cassazione penale, sez. II, 09/02/2017, n. 10060.
In relazione alle operazione di phishing, è configurabile il reato di riciclaggio, non potendo la condotta posta in essere ritenuta assorbita nel reato di frode informatica. Lo sostiene la Cassazione che respinge la tesi difensiva e conferma l’autonomia dei due reati. Per la Corte il phishing consiste in una truffa informatica effettuata inviando una mail con il logo contraffatto di una banca o di una società di commercio online, in cui si invita il destinatario a fornire dati riservati come il numero della carta di credito o la password di accesso al servizio di home banking, spiegando la richiesta con ragioni di ordine tecnico. Ebbene tali condotte si collocano in una fase successiva alla consumazione del reato presupposto di frode informatica.
Cassazione penale, sez. II, 02/02/2017, n. 9191.
Cassazione penale, sez. II, 09/06/2016, n. 41435.
Cassazione penale, sez. I, 20/05/2016, n. 36359.
Il reato di frode informatica si consuma nel momento in cui il soggetto agente ottiene il profitto ingiusto, generando contestualmente un danno patrimoniale alla persona offesa. L’art. 9 c.p.p. indica dei parametri suppletivi per la corretta individuazione del foro competente e deve essere applicato in ossequio ad un principio di residualità.
Cassazione penale, sez. II, 13/10/2015, n. 50140.
Integra il delitto di frode informatica, e non quello di cui all’art. 55 n. 9 del D.Lgs. n. 231 del 2007, la condotta di colui che, servendosi di un codice di accesso fraudolentemente captato, penetri abusivamente nel sistema informatico bancario ed effettui illecite operazioni di trasferimento fondi, al fine di trarne profitto per sé o per altri. (In motivazione, la S.C. ha ritenuto decisiva la sussistenza dell’elemento specializzante, costituito dall’utilizzo “fraudolento” del sistema informatico).
Cassazione penale, sez. II, 06/03/2013, n. 13475.
Integra il reato di frode informatica, nelle forme dell’intervento senza diritto su dati e informazioni contenuti in un sistema informatico, oltre che quello di accesso abusivo ad un sistema informatico, la condotta del dipendente dell’Agenzia delle entrate che, utilizzando la password in dotazione, manomette la posizione di un contribuente, effettuando sgravi non dovuti e non giustificati dalle evidenze in possesso dell’ufficio.
Cassazione penale, sez. III, 24/05/2012, n. 23798.
Ai fini della determinazione della competenza territoriale, nel reato di frode informatica il momento consumativo va individuato nel luogo di esecuzione della attività manipolatoria del sistema di elaborazione dei dati, che può coincidere con il conseguimento del profitto anche non economico.
Il reato di frode informatica si differenzia dal reato di truffa perché l’attività fraudolenta dell’agente investe non la persona (soggetto passivo), di cui difetta l’induzione in errore, bensì il sistema informatico di pertinenza della medesima, attraverso la manipolazione di detto sistema. Di conseguenza, anche la frode informatica si consuma nel momento in cui l’agente consegue l’ingiusto profitto con correlativo danno patrimoniale altrui; con la particolarità, peraltro, in conseguenza del tipo particolare di condotta posta in essere con la truffa informatica, che con la manipolazione del sistema informatico l’agente consegue in simultanea il doppio risultato del proprio profitto ingiusto e della causazione del danno per il titolare del sistema.
Cassazione penale, sez. II, 15/04/2011, n. 17748.
È ravvisabile il reato di frode informatica (art. 640 ter c.p.) nella condotta di chi, attraverso l’utilizzazione di carte falsificate e la previa artificiosa captazione dei codici segreti di accesso (pin), penetri abusivamente all’interno dei vari sistemi bancari, alterando i dati contabili, mediante ordini abusivi di operazioni bancarie di prelievo di contanti attraverso i servizi di cassa continua.
Cassazione penale, sez. II, 24/02/2011, n. 9891.
Integra il reato di frode informatica, e non già soltanto quello di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, la condotta di introduzione nel sistema informatico delle Poste italiane s.p.a. mediante l’abusiva utilizzazione dei codici di accesso personale di un correntista e di trasferimento fraudolento, in proprio favore, di somme di denaro depositate sul conto corrente del predetto.
Reati informatici e segretezza delle comunicazioni. Omesso versamento delle ritenute certificate: responsabilità penale e patrimoniale...