Source: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=16&id=00627427&part=doc_dc-allegatob_ab-sezionetit_icrdrs&parse=no&aj=no
Timestamp: 2013-05-23 12:23:25+00:00
Document Index: 103331620

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 54', 'art. 3', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 53', 'art. 97', 'art. 48', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 3']

PEDICA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, per la pubblica amministrazione e la semplificazione e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
dal 1940 è attivo a Roma l'IPA, Istituto per l'assistenza e la previdenza ai dipendenti comunali, che annovera circa 32.000 iscritti. L'ente dalla sua costituzione ad oggi ha garantito un check up annuale e prestiti personali. Attualmente i settori di intervento sono quattro e precisamente: previdenza, assistenza, credito e cultura, turismo e attività socializzanti;
l'istituto, dotato di propri ambulatori e di un attrezzato centro stomatologico, fornisce tutta una serie di servizi, a condizioni teoricamente agevolate, nei settori sanitario, dei prestiti, delle vacanze e del tempo libero. Negli ultimi anni però, secondo i dipendenti capitolini, i servizi sono peggiorati: l'attesa per le visite mediche ha raggiunto i sei mesi e i finanziamenti sono ad un tasso, non certo agevolato, del 5,85 per cento;
l'ARVU europea, l'associazione dei vigili urbani capitolini, ha evidenziato che, a causa della mala gestione del servizio di erogazione dei prestiti da parte dell'ente, che, in violazione di legge, non verifica la situazione economica del lavoratore prima dell'elargizione del prestito, vi sono lavoratori del Comune che si ritrovano a percepire stipendi irrisori. Secondo l'ARVU, infatti, ci sarebbero addirittura casi di lavoratori con buste paga pari a zero e quindi ridotti alla povertà;
la stessa associazione lamenta inoltre una gestione scialacquatrice delle risorse economiche, in cui spiccano i compensi per i vertici e per i consulenti esterni ed elevatissimi rimborsi per spese personali: l'associazione fa in particolare tre esempi di compensi, uno di 90.000 euro annui e 10.000 euro per spese personali, un altro di 80.000 euro annui, il terzo di 60.000. La spesa per le consulenze esterne sarebbe pari a 500.000 euro;
l'ARVU, dopo aver denunciato questa grave situazione, ha chiesto al Sindaco Alemanno di commissariare l'IPA nonché ha presentato una proposta di gestione dell'ente capace di far risparmiare somme elevate;
a seguito dell'incontro con l'associazione il Sindaco ha quindi invitato l'IPA a indire subito nuove elezioni per il rinnovo degli organi, ma, secondo quanto riferito all'interrogante, gli organi dell'istituto avrebbero preferito non seguire tale indicazione;
l'associazione ARVU ha quindi proposto nuovamente al Sindaco di commissariare l'istituto, di sostituire i vertici e di adottare la proposta dell'associazione che permetterebbe, ad avviso della stessa, un risparmio di circa un milione e mezzo di euro;
secondo l'associazione il denaro risparmiato potrebbe essere investito nell'acquisto di attrezzature mediche e nell'aiuto ai soggetti che sono in grave difficoltà economica, anche a causa delle concessioni di prestiti da parte dell'IPA;
già nel febbraio del 2011 l'interrogante si è occupato della situazione dell'IPA attraverso un atto di sindacato ispettivo (4-04602), purtroppo ancora in attesa di risposta;
ci si trova quindi di fronte ad un istituto che, nato con il fine dell'assistenza e della previdenza è, ex adverso, mal gestito e poco utile per i lavoratori che dello stesso dovrebbero beneficiare;
a fronte di questa già grave situazione è stato inoltre riferito all'interrogante dai rappresentanti dell'ARVU che sarebbero stati compiuti illeciti, sempre nell'ambito IPA, a danno della pubblica amministrazione da parte di persone teoricamente in permesso sindacale;
è stato poi comunicato all'interrogante che sono riscontrabili alcune anomalie relative allo statuto dell'IPA, che risulterebbe non conforme a legge: in particolare non prevede l'assemblea generale dei soci, prevede che sia il Sindaco, ossia un soggetto esterno, a nominare i vertici dell'istituto e non consente ai soci di candidarsi liberamente alle elezioni, essendo al contrario necessario essere iscritti ad un sindacato. In proposito giova sottolineare come solo circa 9.000 dei 32.000 dipendenti siano iscritti ad un sindacato;
infine è stato riferito all'interrogante che l'IPA non sarebbe nemmeno esente da casi cosiddetti di "parentopoli": nelle assunzioni sarebbero privilegiati amici e/o parenti dei vertici o di persone influenti comunque legate all'ente;
da quanto sopra esposto emergerebbe una realtà caratterizzata da una forte ingerenza dei sindacati e della politica, poco attenta ad una corretta gestione delle risorse economiche e non immune da comportamenti illeciti,
se e quali provvedimenti, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare al fine di tutelare i dipendenti interessati e garantire il buon funzionamento dell'istituto.
(4-06825)
VILLARI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa - Premesso che:
l'Italia è uno dei primi Paesi al mondo per impegno nelle missioni internazionali d'imposizione e di mantenimento della pace: solo tra il secondo semestre del 2010 e il primo del 2011, al netto del contributo all'intervento della Nato in Libia, ancora difficilmente quantificabile, l'Italia ha mobilitato circa 8.500 effettivi, tutti professionisti ben addestrati e molto apprezzati dai comandi internazionali, e una grande quantità di mezzi, terrestri, navali e aerei, per un onere finanziario, a carico del bilancio dello Stato, di quasi un miliardo e mezzo di euro;
alto è stato, in questi anni, anche il costo umano delle missioni: decine di caduti, militari e civili, in combattimento, in attentati o in incidenti; numerosi feriti gravi e un numero imprecisato di ammalati a causa di contaminazioni, come quelle da uranio impoverito;
si tratta di un impegno ormai di lungo periodo: Balcani, Afghanistan, Iraq, Libano, Libia, per citare solo i più importanti, sono altrettanti teatri di conflitto che vedono, o hanno visto, una presenza militare dell'Italia, in alcuni casi più che decennale. Si può dire che negli ultimi vent'anni, quelli seguiti alla fine dell'ordine internazionale della Guerra Fredda, e più precisamente dalla prima Guerra del Golfo fino ad oggi, l'impegno italiano nelle missioni militari internazionali è divenuto una costante della politica estera e di difesa italiana;
la crisi finanziaria internazionale ha costretto molti Paesi a ridurre la spesa pubblica, in particolare nei Paesi dell'Unione europea e dell'area euro. Tuttavia, in Italia le spese militari sembrano essere inversamente proporzionali. Quando cresce l'allarme sull'una, aumentano le altre. Meno sicurezza c'è sulle risorse, più spesa armata si fa. Nel 2007, il Paese ha speso 20.194,7 milioni di euro per questo settore e nel 2008, l'anno in cui si inizia a parlare con maggiore preoccupazione di "crisi", ben 21.132,4 milioni di euro. Poi la spesa è calata raggiungendo i 20.294,3 milioni di euro nel 2009, per tornare a salire negli ultimi due anni: 20.364,4 milioni nel 2010 e 20.556,9 milioni nel 2011;
la lettura del bilancio del Ministero della difesa, infatti, consente l'individuazione delle politiche relative allo strumento militare, ai programmi d'arma ed alle spese per le missioni internazionali. Nell'ambito della legge di bilancio per il 2011 (legge n. 221 del 2010), lo stato di previsione del Ministero della difesa (tabella 11) reca previsioni di competenza per 20.556,9 milioni di euro, pari all'1,283 per cento del PIL (1,310 per cento nel 2010). Rispetto allo stanziamento del 2010 si registra quindi un incremento di 192,5 milioni di euro (pari al 0,9 per cento); in termini di rapporto percentuale con il PIL complessivo si ha però una leggera diminuzione dello 0,027 per cento;
gli stanziamenti del Ministero della difesa si distinguono innanzitutto in: 17.066,6 milioni di euro per spese di parte corrente, pari all'83 per cento delle spese totali del Ministero (84,6 per cento nell'esercizio precedente); 3.490,2 milioni di euro per spese in conto capitale, pari al 17 per cento (15,4 per cento nel 2010);
stanziamenti che interessano la Difesa sono presenti anche negli stati di previsione dei seguenti Ministeri: economia e finanze: 754,3 milioni di euro per il Fondo di riserva per le spese derivanti dalla proroga delle missioni internazionali di pace (capitolo 3004). Sviluppo economico: 255 milioni per il Fondo per gli interventi agevolativi alle imprese (capitolo 7420), interamente destinato, negli anni precedenti, ad interventi per l'aeronautica e per l'industria aerospaziale e duale. 1.483 milioni di euro destinato ad Interventi agevolativi per il settore aeronautico (capitolo 7421). 510 milioni di euro destinato ad Interventi per lo sviluppo e l'acquisizione delle unità navali della classe FREMM (fregata europea multimissione) (capitolo 7485). A questi vanno aggiunti il miliardo e mezzo di tutte le missioni di peacekeeping;
nei capitoli di spesa degli anni a venire l'Italia dovrà, inoltre, inserirne altre. Sul bilancio dello Stato, infatti, attualmente esistono ben 71 programmi di ammodernamento e riconfigurazione di sistemi d'arma, che ipotecano la spesa bellica da qui al 2026. Tra questi ultimi figurano alcuni programmi di acquisizione di armamenti, particolarmente costosi (oltre che di dubbia rispondenza anche al modello di difesa attualmente in vigore), quali i cacciabombardieri F-35/Joint strike fighter, la cui spesa complessiva sarà di oltre 18 miliardi di euro;
tutto questo succede proprio quando agli italiani è chiesto di fare sacrifici sia in termini di maggiore fiscalità che di tagli allo stato sociale: un Paese che trascura le spese sociali, la scuola, l'università, la ricerca e i beni culturali è un Paese volto irrimediabilmente al decadimento economico e sociale, pur avendo diverse missioni militari nel mondo,
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario adottare immediatamente misure concrete volte ad un totale e definitivo ritiro delle truppe italiane impegnate nelle missioni internazionali;
se, in alternativa, non ritenga opportuno assumere iniziative per la riduzione delle spese militari e, in particolare, definire l'azzeramento di alcuni progetti come l'acquisto dei 131 cacciabombardieri F-35/Joint strike fighter, che altri Paesi hanno abbandonato da tempo perché assolutamente non validi.
(4-06827)
le autostrade abruzzesi A24 Roma-L'Aquila-Teramo e A25 Torano-Pescara sono state chiuse il 3 febbraio 2012 e la loro accessibilità è stata ripristinata soltanto il 5 febbraio. Le citate arterie sono attualmente solo parzialmente percorribili; permangono ancora, infatti, tratti in cui la circolazione è possibile esclusivamente sulla corsia di sorpasso. Tale situazione caratterizza, in particolare, gli svincoli di Tagliacozzo (L'Aquila) e valle del Salto sulla A24, il chilometro 115 ed il chilometro 111 della A25, oltre che in corrispondenza delle rampe di uscita e di entrata all'altezza dello svincolo di Avezzano (L'Aquila). È interessata dallo stesso disagio l'interconnessione tra l'A24 e l'A25 nei pressi di Torano (Teramo). Sono, invece, ancora chiusi i caselli di Magliano dei Marsi (L'Aquila) e Cocullo (L'Aquila) sulla A25, anche se solo in entrata in autostrada. Chiuso il casello di Tagliacozzo sulla A24, sia in uscita che in entrata. Le predette autostrade sono evidentemente transitabili unicamente da vetture munite di pneumatici invernali o con catene a bordo;
il motivo addotto per l'interruzione della viabilità, importante arteria centrale di collegamento tra il Tirreno e l'Adriatico, è la slavina caduta attorno alle 17 di venerdì 3 febbraio, nei pressi del tratto successivo all'uscita di Carsoli in direzione de L'Aquila e nei trecento metri successivi alla galleria colle del Mulino. Sarebbe stato questo, secondo il direttore generale della società concessionaria Strada dei parchi SpA, a generare situazioni di rischio elevato sull'autostrada, e a far sì che i prefetti de L'Aquila, Chieti e Rieti decidessero di chiudere alle ore 22 l'intera A25-A24, fino a quando non fossero ripristinate le condizioni di sicurezza e fosse esclusa la possibilità del verificarsi di altri pericoli;
è evidente che è del tutto mancata una struttura organizzativa pronta ad intervenire per gestire una situazione di emergenza, malgrado tale evento meteorologico fosse stato da tempo annunciato. La stessa società Strada dei parchi, che gestisce in concessione le autostrade Roma-L'Aquila-Pescara, ha ammesso che i rischi per la circolazione sono ancora tanti e che l'obiettivo è stato quello di riaprire le due autostrade al più presto;
nella stessa giornata in cui si sono verificati i primi disagi, l'Ispettorato di vigilanza sulle concessioni autostradali ha aperto una procedura di ispezione per l'emergenza neve sui tratti autostradali A24-A25. Tale richiesta è stata accolta dall'Anas, che in una nota riferisce che compito dell'ispezione, che è stata notificata dall'Ufficio ispettivo di Roma il 3 febbraio, è di trovare riscontro sull'effettiva ottemperanza da parte della società concessionaria alle procedure previste per la gestione dell'emergenza neve;
tra le funzioni dell'Ispettorato di vigilanza sulle concessioni, particolare rilievo assume quella relativa alle verifiche in loco realizzate grazie al coordinamento con gli uffici periferici dislocati sul territorio. Tale funzione permette il presidio dei luoghi oggetto degli eventuali interventi di ripristino e di adeguamento, al fine di garantire il livello qualitativo del servizio reso agli utenti e di rilevare eventuali carenze o disservizi. Gli uffici periferici, a loro volta, hanno il compito di verificare l'adempimento da parte delle società concessionarie del rispetto dei vincoli e dei parametri qualitativi previsti nella "Carta dei servizi",
se non si ritenga necessario appurare se l'Ispettorato di vigilanza avesse preventivamente effettuato controlli sulla reale disponibilità di mezzi e risorse umane predisposti per l'emergenza;
se non si ritenga opportuno verificare se gli interventi e le risorse messe in campo risultino effettivamente coerenti con quanto previsto dal contratto di concessione autostradale, e se e con quali cadenze vengano effettuate verifiche sugli investimenti realizzati negli ultimi anni dalla società concessionaria ai fini del miglioramento della sicurezza della viabilità.
(4-06828)
GIORDANO - Al Ministro della salute - Premesso che:
l'acufene è una malattia che si manifesta nella percezione di un rumore in assenza i qualunque sorgente sonora esterna al proprio organismo;
questa patologia non è semplicemente un disturbo molto fastidioso, ma una vera e propria malattia invalidante che affligge in Italia il 10 per cento della popolazione priva di difetti uditivi coinvolgendo l'assetto psicologico ed emozionale del malato nonché la sua vita sociale e professionale;
rilevato altresì che esiste un'associazione italiana Tinnitus-Acufene (AIT Onlus) che si compone di circa 2.000 iscritti in ogni parte d'Italia ed i portatori sono oltre 5 milioni di italiani. L'associazione segnala di ricevere un altissimo numero di richieste da parte di persone colpite da questa malattia volte ad ottenere informazioni circa le strutture di cure specializzate. Ad oggi questa malattia non è riconosciuta,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di sollecitare l'avvio di studi e ricerche riguardanti una patologia devastante, quale è l'acufene, nonché per sviluppare un efficace protocollo terapeutico.
(4-06830)
GALLONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che è un malcostume tutto italiano quello dell'abuso dei permessi d'auto per i disabili. Complice la chiusura dei centri storici e l'estensione sempre più massiccia della sosta a pagamento, la richiesta dei permessi è in continuo aumento. Ed è sempre più alta la percentuale di chi ne fa domanda senza averne i requisiti. Chi ha il pass, poi, spesso ne abusa, utilizzandolo anche quando il disabile titolare non è a bordo dell'auto. Ci sono poi quelli che lo falsificano, sia per circolare senza problemi in corsie preferenziali e zone a traffico limitato (ZTL) sia per parcheggiare negli spazi riservati. Inoltre, capita che alla morte del parente disabile, il furbetto di turno continui a utilizzare il pass per parcheggiare ovunque in centro. Per di più, il contrassegno rilasciato dal Comune, ha validità nazionale ma non viene però riconosciuto da tutti i sistemi di controllo delle zone a traffico limitato esistenti in Italia. Questo non favorisce la circolazione delle persone con disabilità che incorrono, così, nel pericolo di contravvenzioni o comunque di limitazioni nei loro spostamenti con l'auto. D'altra parte, il contrassegno non viene riconosciuto nel resto d'Europa;
considerato che in passato il codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003 non ha consentito l'adozione del contrassegno europeo Parking Card for disable people, valido nella Comunità europea ed emanato con raccomandazione del Consiglio del 4 giugno 1998, che permette a tutti i cittadini della Comunità di usufruire in ogni Paese delle facilitazioni ivi previste. La stessa raccomandazione presume l'adozione di un contrassegno unico di tipo europeo e contiene disposizioni relative al modello da adottare, definendone misure, colore, plastificazione, logo ed indicazioni dei dati dei titolare da riportare sullo stesso. Con l'entrata in vigore della legge 29 luglio 2010, n. 120, gli impedimenti della legge n. 196 del 2003 sono stati superati. Pertanto è possibile uniformare la normativa nazionale ai criteri contenuti nella raccomandazione 98/376/CE e garantire ai soggetti disabili il diritto di circolare e sostare liberamente nel territorio dei Paesi dell'Unione europea,
a che punto sia la predisposizione dei provvedimenti normativi necessari per attuare tale intento;
quali misure il Governo intenda assumere per omologare le apparecchiature di controllo dei varchi adottate dalle singole amministrazioni comunali;
quali misure intenda adottare per creare un unico database nazionale con tutti i contrassegni valido in qualsiasi città per viaggiare e sostare entro le stesse;
quali misure intenda assumere per proporre l'inserimento nel contrassegno di un chip (assente nel contrassegno europeo) capace di essere letto da tutti i sistemi di controllo delle ZTL esistenti in Italia, sul modello di quello in fase di sperimentazione a Roma e che può essere letto da un palmare in dotazione agli ausiliari del traffico e agli agenti della Polizia municipale;
se ritenga di prevedere, nei confronti di coloro che si comportano in maniera illecita e irresponsabile, un inasprimento delle sanzioni amministrative.
(4-06831)
ZANOLETTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che il gioco d'azzardo si sta diffondendo sempre più nel Paese, se è vero che gli italiani nel 2011 hanno speso al lotto, al totocalcio, nelle lotterie e negli altri giochi legali circa 76 miliardi di euro, mentre altri dieci li hanno dissipati nel circuito illegale;
le istituzioni dovrebbero essere consapevoli che tale prassi crea una serie di effetti negativi fino alla dipendenze dall'azzardo che, come sostengono l'Organizzazione mondiale della sanità e diverse aziende sanitarie locali, è una vera malattia sociale;
il disagio psicologico, familiare, morale, economico e spesso anche fisico di tante persone indebitate per il gioco è dovuto anche alla pubblicità che fa credere che il gioco in piccole dosi possa aiutare a star meglio e spinge alla dipendenza compulsiva;
lo Stato per finanziarsi deve ricorrere ad altri sistemi, a cominciare dalla lotta all'evasione che avrebbe anche un alto significato morale,
si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, non ritenga opportuna l'adozione di misure efficaci atte a impedire o almeno disincentivare forme di pubblicità pesante o capziosa dei vari giochi di azzardo in modo da evitare ai soggetti più deboli e ai minori gli effetti pericolosi descritti.
(4-06832)
VALDITARA - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
dal 2009, nella Repubblica federale di Nigeria, si ripetono continui atti di violenza sulle persone compiuti dall'organizzazione terrorista "Boko Haram";
Boko Haram è un gruppo di matrice islamica avente quale obiettivo la trasformazione della Nigeria in uno Stato islamico in cui la legge fondamentale sia rappresentata dalla Sharia;
dal 7 settembre 2010 al gennaio 2012 sono registrate almeno 12 azioni terroristiche di Boko Haram, alcune contro le Forze di polizia locali, altre contro la popolazione civile. Tali azioni hanno ucciso approssimativamente 500 persone solo nel 2011, per lo più civili inermi;
la stragrande maggioranza dei civili uccisi sono nigeriani di religione cristiana uccisi esclusivamente per la loro fede, dal momento che Boko Haram individua nella presenza cristiana in Nigeria un ostacolo alla diffusione della Sharia in tutto il Paese;
la situazione è peggiorata quando, il giorno 3 gennaio 2012, il portavoce di Boko Haram ha lanciato un ultimatum a tutti i cristiani residenti nel nord del Paese, ingiungendo ad essi di andarsene per evitare di essere uccisi; da quel momento in poi vi sono stati attentati contro diversi luoghi di culto cristiani, i quali hanno causato oltre 100 vittime;
tutte queste azioni sono svolte in palese violazione del diritto di libertà religiosa, garantito dallo ius cogens internazionale e da numerosi documenti giuridici internazionali, quali l'art. 18 del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966;
questi atti terroristici, che rappresentano vere e proprie persecuzioni religiose, non sono un caso isolato nell'attuale quadro geopolitico, tenuto conto soprattutto delle violenze che subiscono i cristiani in India, Indonesia, Corea del nord e dagli Stati dalle legislazioni repressive segnalati dall'"International Christian Concern" di Washington,
se il Ministro in indirizzo non ritenga di fornire informazioni circa le azioni intraprese dal Governo e dalla comunità internazionale per garantire la vita, l'incolumità e i diritti civili dei cristiani in Nigeria;
se non ritenga di fornire informazioni circa la necessità di nuove azioni, da intraprendersi da parte del Governo e della comunità internazionale, per tutelare la libertà religiosa nel mondo e contrastare il terrorismo di matrice confessionale;
quali iniziative, anche di divulgazione, di studio e di ricerca, intenda assumere per presentare all'opinione pubblica il problema delle persecuzioni religiose nel panorama geopolitico contemporaneo.
(4-06833)
LANNUTTI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che
la fondazione Enasarco, per esigenze connesse alla propria missione previdenziale, ha indetto una gara di appalto di servizi per l'affidamento dei servizi strumentali e complementari al piano di dismissione del patrimonio immobiliare di sua proprietà;
l'appalto prevedeva tre gare, rispettivamente: gara 1, «Servizi di supporto finanziario alla vendita delle unità immobiliari»; gara 2, «Servizi di supporto alla vendita delle unità immobiliari»; gara 3, «Istituzione e gestione di uno o più Fondi immobiliari dedicati al patrimonio immobiliare invenduto»;
la fondazione Enasarco dichiarava quale aggiudicatario della gara 2 il costituendo raggruppamento temporaneo di imprese tra EXITone SpA (mandataria) ed I.C. Italiana Controlli Srl (mandante) al quale, a seguito della sottoscrizione del contratto di appalto, avvenuta in data 6 settembre 2010, veniva assegnato l'incarico di cui alla gara 2, lotto 1 e lotto 2 (lotti geografici), con la quale la fondazione Enasarco ha previsto i «Servizi di supporto alla vendita delle unità immobiliari», consistenti in: a) due diligence tecnica relativa alla rogitabilità delle unità immobiliari ed all'erogazione dei mutui; b) due diligence amministrativa-legale per la definizione dei rapporti di locazione, finalizzata alla rogitabilità delle unità immobiliari ed all'erogazione dei mutui; c) servizi di assistenza alla vendita consistente nella creazione di un'idonea struttura commerciale che si occuperà anche degli adempimenti amministrativi successivi alla vendita delle unità immobiliari;
l'offerta tecnica dell'aggiudicatario della gara 2 prevede un tempo massimo di esecuzione dei servizi in complessivi 18 mesi dalla data di stipulazione del contratto di appalto (6 settembre 2010);
la fondazione Enasarco, al fine di garantire la massima trasparenza dell'operazione di dismissione, ha deciso di vendere direttamente ai conduttori (con estensione della possibilità di acquistare a favore di parenti ed affini fino al quarto grado, mutui a condizioni agevolate, costi notarili agevolati e possibilità di acquisto mediante forme collettive), mantenendo in proprietà gli appartamenti invenduti, liberi o occupati, con il loro conferimento ad un fondo immobiliare appositamente costituito e, considerata l'importanza notevole di tale decisione sia in ordine alle dimensioni rilevanti del suddetto patrimonio immobiliare sia per i risvolti sociali dell'operazione medesima, nel rispetto del principio della massima trasparenza,
si chiede di sapere quale sia lo stato delle vendite delle unità immobiliari e se sia stata assicurata la correttezza procedurale di quelle eventualmente già realizzate da parte dell'impresa aggiudicataria nonché se sia stato garantito il puntuale adempimento delle clausole di cui al contratto di appalto.
(4-06836)
si apprende da notizie di stampa, "il Fatto Quotidiano", che "Il presidente del Consiglio ha confermato i capi delle Agenzie fiscali e alcuni dirigenti ministeriali nonostante il sistema dello spoil system gli avrebbe permesso di fare piazza pulita rispetto all'era berlusconiana". Infatti la legge sullo spoil system prevede che i massimi dirigenti amministrativi, quelli che rispondono direttamente ai Ministri, decadano assieme al Governo che li ha indicati;
tra questi arriva la conferma di Gabriella Alemanno all'Agenzia del territorio nonostante il quotidiano avesse portato alla luce le note spese disinvolte dell'Agenzia rivelando un indecente sperpero di denaro pubblico;
si legge un articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" il 27 dicembre 2011: «Poco meno di un milione e mezzo di euro di spese per comunicazione istituzionale e rappresentanza dell'Agenzia del territorio che la Alemanno spende in rinfreschi, pranzi, convegni e mostre il doppio del costo delle bollette telefoniche delle sue cento sedi. E il buon esempio verrebbe dall'alto: nonostante guadagni 300 mila euro lodi all'anno, il direttore dell'Agenzia che dovrebbe occuparsi di catasto e conservatoria, Gabriella Alemanno, ha speso migliaia di euro in pranzi e cene di rappresentanza pagati con la sua carta di credito aziendale. A spese del contribuente. La sorella del sindaco di Roma Gianni Alemanno, nominata a capo dell'Agenzia dal Governo Berlusconi nel 2008, dopo essere passata prima dal Secit e dai Monopoli (sempre su nomina dei Governi Berlusconi) è riuscita a pagare con i nostri soldi persino una cena a Cortina a suo fratello a margine di un evento sponsorizzato dall'Agenzia diretta dalla sorella e dall'Acea, controllata dal fratello. Una vera abbuffata di conflitti di interessi. Il Fatto Quotidiano ha recuperato la contabilità delle note spese del direttore Alemanno e le fatture autorizzate dall'area comunicazione. Si scopre che le spese per rappresentanza e comunicazione istituzionale (voce quest'ultima assente in passato dai bilanci) sono schizzate da 80 mila euro a un milione nel 2010 per sfiorare il milione e mezzo secondo le previsioni per il 2011. Quello che un tempo era il noioso Catasto è stato trasformato, dalla dottoressa Alemanno, in una frizzante agenzia specializzata in eventi, pranzi e vernissage. A parte i 22 mila e 800 euro pagati alla Adn Kronos per "supporto informativo multimediale" e i 20 mila euro per i servizi della Mp group, hanno colpito le fatture importanti della società Comunicare Organizzando per esempio per la mostre dei 150 dell'Unità d'Italia (48 mila euro che però dovrebbero essere stati coperti dagli sponsor) e soprattutto le fatture delle gioiellerie. Sfugge perché l'Agenzia compri 30 uova di struzzo decorate per 3 mila e 240 euro dalla gioielleria Peroso. "Sono state donate a rappresentanti di Stati esteri per esigenze di rappresentanza", ha spiegato Mario Occhi, responsabile comunicazione dell'Agenzia, anche se al Fatto risulta che un uovo sia finito a un comandante regionale della Finanza. L'Agenzia ha comprato anche 12 bicchieri in vetro soffiato dalla signora Maria Bonaldo di Mestre, che si dice conosca Gabrella Alemanno. Prezzo 1296 euro e destinazione ignota. "Saranno stati donati anche questi ad autorità estere", ha detto sempre Mario Occhi. Si usano i soldi pubblici per promuovere persino una commedia sociale di Nigel Cole, "We want sex", sulla battaglia delle operaie della Ford contro la discriminazione maschile. 800 euro per "affitto sala cinema Odeon per proiezione riservata del film il 17 gennaio 2011" più "vendita pop corn e bibita per 179 consumazioni, 5 euro cadauna, per un importo totale di 895 euro". We want pop corn. Poi ci sono i pranzi di rappresentanza. "La Bottega di Montecitorio di via della Guglia a Roma è usata dal direttore dell'Agenzia come una seconda mensa. Peccato per i prezzi. Il 17 marzo 2011 spende 107 euro pubblici e poi ancora il 31 marzo spende altri 90 euro, il 7 aprile (70 euro) e poi ancora il 29 settembre (60 euro) sempre con ignoto commensale. Il 14 aprile del 2011 per un pranzo parco (63 euro) dichiara finalmente il suo ospite: è un suo amico di vecchia data, Antonio Liguori, nominato direttore generale del Teatro dell'Opera nel 2009, grazie al fratello Gianni Alemanno. La famiglia è molto unita. Il Fatto Quotidiano aveva già raccontato nell'agosto del 2010 la storia delle vacanze con dibattito di Gabriella e Gianni (con Isabella Rauti al seguito) in quel di Cortinaincontra. Ora scopriamo quanto ha pagato l'Agenzia del Territorio per sponsorizzare la manifestazione: 42 mila euro comprensive di Iva. Ma l'Agenzia il 22 agosto del 2011 ha pagato altri 780 euro per ospitare a cena al Villa Oretta di Cortina ben undici persone. Oltre ai dirigenti di Ance, Confedilizia e Scenari Immobiliari, c'era anche "il sindaco di Roma Gianni Alemanno più ospite direttore Agenzia". Il 24 marzo per un pranzo con 28 commensali costato ben 616 euro, preferisce il RomAntica per "incontro con giornalisti stampa locale e referenti comunicazione". Il 25 febbraio all'Os club alle Terme di Traiano paga 48 euro, e poi ancora il 14 febbraio altri 185 euro a causa di un vino importante (un Tignanello) e ancora il 9 agosto al Panda in Galleria Sordi, ma poi torna alla solita Bottega di Montecitorio il 20 aprile (89 euro) e il primo giugno (70 euro) il 12 ottobre (110 euro) il primo aprile al Caffè delle Arti (105 euro) il 14 aprile alla sala da tè Babington (115 euro). Filippo La Mantia è uno dei preferiti. Il 12 maggio (100 euro); il 26 settembre (100 euro); il 13 aprile 2011 con due giornalisti di un'agenzia di stampa (129 euro). Il 29 gennaio alla Taverna San Teodoro ci sono quattro persone a tavola con la Alemanno per 443 euro»;
in un articolo pubblicato sempre su "il Fatto Quotidiano" del 4 febbraio 2012 si legge: «Le nomine al Tesoro sono cruciali per due ragioni. Prima: Monti è ministro, ma in via XX Settembre non ha molto tempo di andare. Alla testa del ministero c'è di fatto Vittorio Grilli, viceministro (da poco effigiato con pari dignità del premier sul sito del ministero). Grilli è l'ex direttore generale di Giulio Tremonti, promosso viceministro, ma che finora ha fatto il possibile per garantirsi la possibilità di tornare alla poltrona di direttore (assai meglio pagata) in caso di crisi di governo. Finora Monti non ha nominato alcun direttore generale, nonostante da più parti arrivino pressioni in questo senso. Ultimo Francesco Giavazzi, economista della Bocconi che in un editoriale del Corriere della Sera due giorni fa ha ribadito che non si può lasciare acefala la struttura amministrativa di un colosso come il ministero del Tesoro. In via XX Settembre oggi regna Vincenzo Fortunato, il potentissimo capo di gabinetto [...]. I tecnici del Tesoro sono rimasti basiti quando Monti non ha dato alcun cenno di voler sostituire Fortunato, garantendo invece la continuità totale con il governo precedente. Cambiare i ministri conta, ovvio. Ma se tutta la potente struttura sotto di loro, che incide sulle nomine, le spese, i testi legislativi e così via, resta la stessa, una certa continuità è garantita. E a Monti, il compromesso, tutto sommato va anche bene purché gli lascino fare le riforme che ha in mente»;
considerato che il Presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti durante la conferenza stampa di fine anno rispondendo alla domanda de "il Fatto Quotidiano" sulle spese dell'Agenzia del territorio diretta da Gabriella Alemanno aveva detto "Ci sono motivi di grande allarme" (si veda l'articolo citato del 4 febbraio 2012),
se siano ancora attuali le affermazioni rese relativamente all'allarme suscitato da quanto denunciato dal quotidiano "il Fatto Quotidiano" sulle spese sostenute dall'Agenzia del territorio diretta da Gabriella Alemanno e, in caso affermativo, quali iniziative il Governo intenda assumere e se siano state controllate le spese della stessa prima di confermarla nel suo incarico;
quali misure urgenti di propria competenza il Governo intenda attivare per evitare che sperperi, sprechi e gestioni clientelari delle pubbliche amministrazioni possano avere effetti sui conti pubblici e sui cittadini, chiamati spesso a ripianare, con tasse, oneri e balzelli vari, le scelte di alcune agenzie, a giudizio dell'interrogante caratterizzate da gestioni megalomani, le quali sembrano operare al riparo dell'austerità e delle difficoltà dei cittadini che stringono la cinghia per arrivare alla seconda settimana del mese, dopo aver dato fondo ai sudati risparmi di una vita.
(4-06837)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
pasquale Antonio Gioffré è stato nominato prefetto di Lodi nel mese di dicembre 2011;
un articolo de "l'Unità" ritiene che nella vicenda pubblica del neoprefetto di Lodi ci sia qualcosa che genera dubbi relativamente alle sue pericolose amicizie;
si legge: «Nel 2005 l'allora numero due della prefettura di Genova compariva tra i fondatori di una associazione di emigrati calabresi in Liguria - la Città del Sole con sede a Genova - accanto ad una serie di personaggi dal profilo non proprio adamantino, alcuni dei quali coinvolti in inchieste antimafia e voto di scambio a partire proprio dal presidente Salvatore Ottavio Cosma. È lui il dominus della Città del Sole e, secondo un rapporto della Finanza del 2007 (in esecuzione di un'inchiesta del pm Francesco Pinto), sarebbe il "punto di contatto" tra 'ndrangheta e ambienti politici in Liguria: "Le indagini tecniche hanno consentito di accertare che Cosma Salvatore fosse effettivamente in contatto con esponenti della malavita ed in particolare conMamone Gino, Stefanelli Vincenzo, Malatesti Piero e Garcea Onofrio". Cosma è un abile navigatore della politica genovese, un passato centrista per poi approdare nell'Idv come responsabile regionale dei dipartimenti tematici. Cosma compare nelle inchieste sul voto di scambio per le amministrative del 2007 a Genova e le regionali del 2010. "Non apparteneva a me fare valutazioni circa la presenza o meno o il radicamento delle mafie" ha detto il neo-prefetto di Lodi a chi lo ha criticato "perché non vedeva la mafia in Liguria", dove ha lavorato fino al 2008. "Ho preso parte alla Città del sole solo per la presentazione di due libri" ha dichiarato il prefetto Gioffré di recente, alla presa di possesso del nuovo incarico a Lodi. Ma nell'atto costitutivo dell'associazione Gioffré compare con la carica di vicepresidente. E accanto a lui non c'è solo Cosma, ma anche un famoso imprenditore calabrese che in Liguria ha fatto fortuna: si tratta di Gregorio Fogliani, originario di Taurianova, la cui azienda si occupa di ristorazione. La famiglia Fogliani è considerata dalla Dia di Genova "terminale locale per operazioni di reinvestimento di denaro di illecita provenienza". "Famiglia di 'ndrangheta" la definiscono i rapporti 2008-2010 della Procura nazionale antimafia a firma di Piero Grasso. Dello stesso cenacolo facevano parte anche Antonio Multari, arrestato nel giugno scorso a Genova per associazione mafiosa e un big della sanità nazionale come Giuseppe Profiti. Ex-direttore generale delle Risorse finanziarie della Regione Liguria, presidente dell'ospedale Bambin Gesù di Roma, Profiti dalla scorsa estate è a capo della gestione operativa del San Raffaele, al posto che è stato di Don Verzé. Il manager è stato condannato in appello a sei mesi per turbativa d'asta, in un'inchiesta su un giro di mazzette per gli appalti delle mense scolastiche e ospedaliere del capoluogo ligure che a metà 2008 travolse l'amministrazione comunale e costò a Profiti l'arresto. Contatti imbarazzanti, quelli del circolo Città del Sole anche per Profiti, quindi, che alSanRaffaele è arrivato ovviamente con forti sostegni di parte ecclesiastica. Peraltro, quando il manager venne arrestato nel maggio 2008 i cardinali Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco manifestarono pubblicamente piena solidarietà a Profiti, oggi condannato. Una tranche di quell'inchiesta ribattezzata Mensopoli lambirà anche i piani alti della politica: attraverso Cosma il boss Onofrio Garcea e due imprenditori calabresi volevano arrivare all'allora ministro Clemente Mastella, ma questi rifiutò ogni incontro. L'obiettivo del gruppo - per la Finanza - era "l'ottenimento di appalti pubblici e concessioni varie per le famiglie calabresi in cambio del loro voto". Dopo quel fallimento Cosma e Garcea entrarono in contatto con la candidata Idv alla Regione Cinzia Damonte. Fino a quando nel giugno 2011 scattarono le manette per i boss calabresi trapiantati in Liguria. Nel capoluogo ligure - secondo le ultime inchieste - le famiglie mafiose calabresi mirano alla conquista di beni confiscati, governano un ampio bacino elettorale, entrano negli appalti pubblici. "Non apparteneva a me fare valutazioni circa la presenza della mafia in Liguria", ha detto il prefetto Gioffré. A Lodi le valutazioni sull'espansione mafiosa sono già pronte: qui secondo alcune inchieste della Dda milanese la 'ndrangheta controllerebbe la gestione dei rifiuti e il movimento terra. E proprio a Lodi un anno fa scoppiò il caso - come ha raccontato l'Unità il 28 gennaio 2011 - del predecessore di Gioffré, Peg Strano Materia, investita dalle polemiche per aver tolto la scorta allo scrittore e consigliere regionale Giulio Cavalli. Una decisione che sapeva di "punizione" perché Cavalli aveva denunciato al Pirellone il ras della sanità lombarda Pietrogino Pezzano, in stretti rapporti con il gotha della 'ndrangheta milanese, che a sua volta aveva nominato il marito del Prefetto direttore sanitario. Vicenda che scatenò le proteste del Pd con la presentazione di mozioni di sfiducia e interrogazioni parlamentari, aprendo all'interno della sanità lombarda un vero e proprio caso politico»,
si chiede di sapere se il Governo, considerato che il neo prefetto deve vigilare sulle infiltrazioni mafiose in una delle province più ricche della Lombardia, intenda approfondire per gli aspetti di propria competenza, con doverosi riscontri ed ispezioni, quanto riferito dalla stampa sulla posizione di Pasquale Antonio Gioffré al fine di dirimere ogni suo coinvolgimento relativamente ai numerosi rapporti con appartenenti ad organizzazioni criminali mafiose calabresi o comunque con persone vicine al mondo affaristico gestito dalle cosche di 'ndrangheta.
(4-06838)
"il Fatto Quotidiano" ha pubblicato in data 31 gennaio 2012 un articolo, a firma di Marco Lillo, dal titolo: "Memo sui rapporti Ior-Aif," nel quale si avanza l'ipotesi di una scarsa collaborazione con la giustizia italiana da parte dello Ior nell'ambito della vicenda relativa ad un presunto mancato rispetto di norme in materia di antiriciclaggio;
Marco Lillo ha anche fatto notare nel suo articolo che all'attuale ministro della giustizia Severino sarebbe stato conferito il mandato di difesa dello Ior in sede legale;
nell'articolo si dà conto dell'effettuazione da parte dei magistrati romani di un sequestro per un importo pari a 23 milioni di euro, poi dissequestrati nel maggio 2011, senza che ciò abbia indotto l'Istituto di credito coinvolto ad un atteggiamento collaborativo;
considerato che a giudizio dell'interrogante occorrerebbe una maggiore risolutezza del Governo nei confronti degli istituti di credito operanti nel territorio italiano, anche al fine di garantire i diritti dei risparmiatori, spesso vessati,
se al Governo risulti la vicenda richiamata in premessa;
se ritenga che gli incarichi professionali dell'attuale ministro della giustizia Severino, come quello richiamato in premessa, possano dar luogo ad eventuali conflitti di interesse rispetto agli impegni istituzionali e, in caso affermativo, quali iniziative ritenga opportuno assumere al riguardo;
se intenda adottare iniziative legislative volte a rafforzare l'attuale sistema di vigilanza del settore bancario, al fine di tutelare gli interessi dei risparmiatori.
(4-06839)
il termine acufene viene utilizzato per indicare la sensazione uditiva di un suono continuo, costante, (ad esempio fischi, ronzii, eccetera) percepita in un orecchio, in entrambi o nella testa;
tale patologia non è semplicemente un "disturbo molto fastidioso", come si usa spesso definirlo, ma una vera e propria malattia invalidante che affligge in Italia il 10 per cento della popolazione priva di difetti uditivi;
la malattia provoca uno stato invalidante e pregiudica la qualità di vita della persona dal punto di vista dell'assetto psicologico ed emozionale, del ritmo sonno-veglia, del livello di attenzione e concentrazione, della vita di relazione. Tali fattori conducono, spesso, ad una forte depressione, con risvolti anche drammatici, quali morte per suicidio,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non voglia fornire informazioni circa la previsione o meno di studi e ricerche riguardanti tale patologia.
(4-06840)
BARBOLINI, BASTICO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che il 3 febbraio 2012 la Corte internazionale di giustizia de L'Aja ha emesso la sentenza di accoglimento del ricorso presentato dalla Germania contro l'Italia per ottenere il blocco delle indennità alle vittime dei crimini nazisti. Secondo la sentenza l'Italia "ha mancato di riconoscere l'immunità riconosciuta dal diritto internazionale" a Berlino per i reati commessi dal Terzo Reich. Nella sentenza la Corte ha accolto tutti i punti di ricorso presentati dalla Germania in cui si sosteneva, con riferimento all'Italia e al suo sistema giudiziario, di "venire meno ai suoi obblighi di rispetto nei confronti dell'immunità di uno stato sovrano come la Germania in virtù del diritto internazionale". Il contenzioso tra Italia e Germania presso la Corte de L'Aja, il più alto organo giudiziario dell'Onu, è cominciato il 23 dicembre 2008, quando Berlino ha deciso di ricorrere contro la sentenza della Cassazione del 21 ottobre 2008 che ha riconosciuto la Germania responsabile per essere stata la mandante dei militari nazisti nelle stragi, tra le altre, di Monchio, Susano, Costrignano e Savoniero, che hanno contato centinaia di vittime;
considerato che i tribunali italiani hanno opportunamente sancito con le loro sentenze inequivocabili la colpevolezza degli autori e le responsabilità delle stragi compiute dal regime nazista. La sentenza, che è complessa e andrà studiata a fondo, non influisce però sulle decisioni già prese in sede penale: le condanne già inflitte, come i tre ergastoli per la strage di Monchio, restano quindi inalterate;
ribadito che il risarcimento ai familiari delle vittime non sarà mai sufficiente a riempire il vuoto causato dalla perdita dei loro cari ma può rappresentare, in termini di principio non solo simbolico, ma sostanziale, l'assunzione da parte dello Stato tedesco della responsabilità delle tragedie causate dal nazismo, come nel caso delle 140 vittime della strage di Monchio, Susano, Costrignano e Savoniero;
visto che la Corte de L'Aja ha invitato i due Governi a trovare un accordo in merito attraverso un negoziato ad hoc, aprendo una possibilità e indicando agli Stati il percorso da seguire: un'intesa fra Governi sui legittimi risarcimenti alle vittime, un'intesa che sarebbe anche il modo per riconoscere una volta di più quali siano stati i responsabili e quali le parti offese e che sarebbe anche il modo, per Italia e Germania, di fare memoria condivisa, di ribadire una verità comune su accadimenti tanto tragici e che mai vanno dimenticati;
apprezzato che il Ministro degli affari esteri Giulio Terzi di Sant'Agata, nel commentare i contenuti della sentenza de L'Aja, ha dichiarato che essi "non coincidono con le posizioni sostenute dall'Italia", ed ha teso a valorizzare il fatto che la sentenza fa riferimento all'importanza dei negoziati tra le due parti per individuare soluzioni. "In questo senso - ha precisato Terzi - l'Italia intende proseguire, come fatto sinora, ad affrontare insieme alla Germania tutti gli aspetti che derivano dalle dolorose vicende della Seconda Guerra Mondiale, in una prospettiva di dialogo e di tutela delle istanze di giustizia delle vittime e dei loro familiari'',
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per avviare, al più presto, il negoziato tra il nostro Paese e la Germania, così come richiesto dalla Corte di giustizia internazionale de L'Aja, nella consapevolezza che la ricerca della verità e della giustizia non può prescriversi e il riconoscimento dei risarcimenti ai familiari delle vittime innocenti, che meritano di ricevere una giustizia completa e assoluta, è alla base della costruzione di un'Europa di pace e di democrazia, perché quelle terribili tragedie non si ripetano mai più.
(4-06841)
SARO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
l'articolo 36-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 e l'art. 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 consentono ai contribuenti raggiunti da "avviso bonario" la liquidazione della dichiarazione dei redditi;
l'art. 3-bis del decreto legislativo n. 462 del 1997 consente di richiedere la dilazione degli importi richiesti con le sanzioni ridotte di un terzo;
in caso di mancato pagamento delle rate da parte del contribuente, l'Agenzia delle entrate può revocare la rateazione e/o la riduzione delle sanzioni, iscrivendo a ruolo il residuo dovuto e inviando i relativi atti a Equitalia per la riscossione;
a seguito dell'avvenuta notifica della nuova cartella di pagamento, il contribuente può richiedere la maggiore rateazione ex art. 19 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 che però può essere negata in forza del comma 7 del citato art. 3 del decreto legislativo n. 462 del 1997 il quale dispone che "Nei casi di decadenza dal beneficio di cui al presente articolo non è ammessa la dilazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo di cui all'art. 19 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 e successive modificazioni";
la previsione della norma citata ad avallo del diniego opposto al contribuente provoca, a giudizio dell'interrogante, un'ingiustificata discriminazione in danno dello stesso, in violazione dei precetti costituzionali di parità di trattamento fra i cittadini (art. 3 della Costituzione), di concorso alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva (art. 53 della Costituzione) e di buon andamento e imparzialità dell'amministrazione (art. 97 della Costituzione);
inoltre al contribuente che abbia deciso di aderire alla comunicazione pervenutagli dall'Agenzia delle entrate riguardo alla liquidazione della dichiarazione fiscale al fine di limitare l'incidenza delle relative sanzioni, viene negata la possibilità di un'ulteriore dilazione, nel caso dell'obiettiva difficoltà di ottemperare all'obbligazione tributaria, che invece rimane concessa, anche successivamente alle modifiche apportate dai decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011 e n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, tanto nella situazione prevista dall'articolo 8, comma 3-bis,del decreto legislativo n. 218 del 1997 (recante "disposizioni in materia di accertamento con adesione") quanto in quella prevista dall'art. 48, comma 3-bis, del decreto legislativo n. 546 del 1992 (rubricato "conciliazione giudiziale"), ove a fronte dell'eventuale iscrizione a ruolo conseguente al mancato pagamento anche di una sola rata successiva alla prima non consegue alcuna inibizione a concedere una maggiore rateazione ex art. 19 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 sugli importi conseguentemente iscritti a ruolo;
con i citati più recenti decreti-legge, inoltre, è stata addirittura prevista la possibilità di concedere nuove rateazioni ex art. 19 decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 per i contribuenti il cui stato di difficoltà sia peggiorato nel tempo;
la situazione descritta pone il contribuente in questione in posizione discriminata rispetto ai casi che vertono su analoghe fattispecie dell'accertamento con adesione ovvero della conciliazione giudiziale;
la situazione, inoltre, non permette al contribuente di concorrere alle spese pubbliche assolvendo ai debiti tributari in base alle proprie attuali capacità contributive, indebolite da un'oggettiva situazione di difficoltà;
infine, rappresenta un vulnus rispetto ai precetti di buon andamento ed imparzialità dell'azione amministrativa;
si chiede di sapere se il Governo non intenda attivarsi al fine di promuovere l'abrogazione del comma 7 dell'art. 3-bis del decreto legislativo n. 462 del 1997, atteso che esso è, a giudizio dell'interrogante, viziato da manifesta illegittimità, per violazione degli articoli 3, 53 e 97 della Costituzione.
(4-06843)