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Timestamp: 2018-09-19 23:22:13+00:00
Document Index: 88330146

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza\xa0', 'sentenza ', 'art.\xa0 22', 'art.\xa0 178', 'art.\xa0 22', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 36', 'art.\xa0\xa0 24', 'art.\xa0 5', 'art. 2521', 'art. 6', 'art.\xa0 2354', 'art. 24']

d) mettono a disposizione le proprie capacità professionali anche in relazione al tipo e allo stato dell'attività' svolta, nonché alla quantità delle prestazioni di lavoro disponibili per la cooperativa stessa.
(Diritti individuali e collettivi
del socio lavoratore di cooperativa).
1. Ai soci lavoratori di cooperativa con rapporto di lavoro subordinato si applica la legge 20 maggio 1970, n. 300, con esclusione dell'articolo 18 ogni volta che venga a cessare, col rapporto di lavoro, anche quello associativo. Si applicano altresì tutte le vigenti disposizioni in materia di sicurezza e igiene del lavoro. Agli altri soci lavoratori si applicano gli articoli 1, 8, 14 e 15 della medesima legge n. 300 del 1970, nonché le disposizioni previste dal decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni, e quelle previste dal decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 494, in quanto compatibili con le modalità della prestazione lavorativa. In relazione alle peculiarità del sistema cooperativo, forme specifiche di esercizio dei diritti sindacali possono essere individuate in sede di accordi collettivi tra le associazioni nazionali del movimento cooperativo e le organizzazioni sindacali dei lavoratori, comparativamente più rappresentative. [1]
b) in sede di approvazione del bilancio di esercizio, a titolo di ristorno, in misura non superiore al 30 per cento dei trattamenti retributivi complessivi di cui al comma 1 e alla lettera a), mediante integrazioni delle retribuzioni medesime, mediante aumento gratuito del capitale sociale sottoscritto e versato, in deroga ai limiti stabiliti dall'articolo 24 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 14 dicembre 1947, n. 1577, ratificato, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 1951, n. 302, e successive modificazioni, ovvero mediante distribuzione gratuita dei titoli di cui all'articolo 5 della legge 31 gennaio 1992, n. 59. [2]
3. Il Governo, sentite le parti sociali interessate, e' delegato ad emanare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi intesi a riformare la disciplina recata dal decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 602, e successive modificazioni, secondo i seguenti criteri e principi direttivi:
c) assenza di oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato. [3]
2. Le controversie relative ai rapporti di lavoro in qualsiasi forma di cui al comma 3 dell'articolo 1 rientrano nella competenza funzionale del giudice del lavoro; per il procedimento, si applicano le disposizioni di cui agli articoli 409 e seguenti del codice di procedura civile. In caso di controversie sui rapporti di lavoro tra i soci lavoratori e le cooperative, si applicano le procedure di conciliazione e arbitrato irrituale previste dai decreti legislativi 31 marzo 1998, n. 80, e successive modificazioni, e 29 ottobre 1998, n. 387. Restano di competenza del giudice civile ordinario le controversie tra soci e cooperative inerenti al rapporto associativo. [4]
2. Salvo quanto previsto alle lettere d), e) ed f) del comma 1, il regolamento non può contenere disposizioni derogatorie in pejus rispetto ai trattamenti retributivi ed alle condizioni di lavoro previsti dai contratti collettivi nazionali di cui all'articolo 3. Nel caso in cui violi la disposizione di cui al primo periodo, la clausola e' nulla.
1. Il Governo e' delegato ad emanare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per l'ammodernamento e il riordino delle norme in materia di controlli sulle società cooperative e loro consorzi, con particolare riferimento agli oggetti di cui alle lettere da a) a q) e sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi:
d) effettuazione della vigilanza, fermi restando i compiti attribuiti dalla legge al Ministero del lavoro e della previdenza sociale ed agli uffici periferici competenti, anche da parte delle associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo di cui all'articolo 5 del citato decreto
legislativo del Capo provvisorio dello Stato 14 dicembre 1947, n. 1577, secondo i principi e i criteri direttivi della presente legge e con finalità di sostegno, autotutela e autogoverno del movimento cooperativo;
f) facoltà del Ministero del lavoro e della previdenza sociale di disporre e far eseguire da propri funzionari ispezioni straordinarie, per accertamenti a campione o sulla base di esigenze di approfondimento derivanti dalle revisioni cooperative e qualora se ne ravvisi l'opportunità', finalizzate ad accertare principalmente:
l) corrispondenza, in coerenza con l'articolo 45, primo comma, della Costituzione, tra l'intensità' e l'onerosità' dei controlli e l'entità' delle agevolazioni assegnate alle cooperative per promuoverne lo sviluppo;
n) istituzione dell'Albo nazionale delle società cooperative, articolato per provincia e situato presso le Direzioni provinciali del lavoro, ai fini della fruizione dei benefici, anche di natura fiscale, raccordando ruolo e modalità di tenuta di detto Albo con le competenze specifiche delle camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura. L'Albo va tenuto distintamente per sezioni, definite sulla base del rapporto mutualistico di cui alla lettera b);
p) cancellazione dall'Albo nazionale delle società cooperative, e conseguente perdita dei benefici connessi all'iscrizione, delle cooperative che si sottraggono all'attività' di vigilanza o che non rispettano le finalità mutualistiche, nonché applicazione dell'articolo 2543 del codice civile in caso di reiterate e gravi violazioni del regolamento di cui all'articolo 6 della presente legge;
4. L'attuazione delle deleghe di cui al presente articolo non deve comportare oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica. [5]
[1]          Note all'art. 2:
- Gli  articoli 1, 8, 14, 15 e 18 della legge 20 maggio 1970,  n. 300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei  lavoratori,  della libertà sindacale e dell'attività' sindacale  nei  luoghi  di lavoro e norme sul collocamento) così recitano:
"Art.  1  (Libertà di opinione). - I lavoratori, senza distinzione  di  opinioni  politiche,  sindacali  e di fede religiosa,  hanno diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera,  di manifestare liberamente il proprio pensiero, nel  rispetto  dei  principi  della  Costituzione  e delle norme
"Art.  8  (Divieto  di  indagini  sulle opinioni). - E' fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell'assunzione,  come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non  rilevanti ai fini della   valutazione dell'attitudine professionale del lavoratore".
"Art.  14  (Diritto  di  associazione  e  di  attività sindacale).   -   Il  diritto  di  costituire  associazioni sindacali,  di  aderirvi e di svolgere attività sindacale,  e' garantito a tutti i lavoratori all'interno dei luoghi di lavoro".
"Art.  15  (Atti  discriminatori). - E' nullo qualsiasi patto od atto diretto a:
a) subordinare  l'occupazione  di  un lavoratore alla condizione  che aderisca o non aderisca ad una associazione sindacale ovvero cessi di farne parte;
b) licenziare   un  lavoratore,  discriminarlo  nella assegnazione  di  qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei   provvedimenti  disciplinari,  e  recargli  altrimenti pregiudizio  a  causa  della  sua  affiliazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero.
Le disposizioni di cui al comma precedente si applicano altresì  ai patti o atti diretti a fini di discriminazione politica, religiosa, razziale, di lingua o di sesso".
"Art.   18.
1  Ferma  restando  l'esperibilità  delle procedure  previste  dall'articolo  7 della legge 15 luglio 1966,  n.  604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace  il  licenziamento  ai  sensi  dell'art. 2 della predetta  legge  o  annulla il licenziamento intimato senza giusta  causa  o giustificato motivo. ovvero ne dichiara la nullità  a  norma  della legge stessa, ordina al datore di lavoro,  imprenditore  e  non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale  ha  avuto  luogo  il  licenziamento  occupa alle sue dipendenze  più di quindici prestatori di lavoro o più di  cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il  lavoratore  nel  posto  di lavoro. Tali disposizioni si applicano  altresì ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori,  che nell'ambito dello stesso comune occupano più  di  quindici  dipendenti ed alle imprese agricole che nel  medesimo  ambito  territoriale occupano più di cinque dipendenti,    anche   se   ciascuna   unità   produttiva singolarmente  considerata, non raggiunge tali limiti, e in  ogni   caso   al  datore  di  lavoro,  imprenditore  e  non imprenditore,  che  occupa  alle  sue  dipendenze  più  di  sessanta prestatori di lavoro.
2.  Ai  fini  del  computo del numero dei prestatori di lavoro  di  cui  al  primo  comma  si tiene conto anche dei lavoratori  assunti  con  contratto di formazione e lavoro, dei  lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato parziale,  per  la  quota  di orario effettivamente svolto, tenendo  conto,  a  tale  proposito,  che  il computo delle unità  lavorative fa riferimento all'orario previsto dalla contrattazione  collettiva del settore. Non si computano il coniuge  ed i parenti del datore di lavoro entro il secondo grado in linea diretta e in linea collaterale.
3.  Il  computo  dei  limiti  occupazionali  di  cui al  secondo comma, non incide su norme o istituti che prevedono agevolazioni finanziarie o creditizie.
4.  Il  giudice  con la sentenza di cui al primo comma, condanna  il  datore  di  lavoro  al risarcimento del danno subito dal lavoratore per il licenziamento di cui sia stata accertata    l'inefficacia   o   l'invalidità'   stabilendo  un'indennità'  commisurata  alla  retribuzione  globale  di  fatto   dal   giorno   del   licenziamento  sino  a  quello dell'effettiva   reintegrazione   e   al   versamento   dei  contributi  assistenziali  e  previdenziali dal momento del  licenziamento  al momento dell'effettiva reintegrazione; in  ogni  caso  la  misura  del  risarcimento non potrà essere  inferiore  a  cinque  mensilità di retribuzione globale di fatto.
5.  Fermo restando il diritto al risarcimento del danno così  come  previsto  al  quarto  comma,  al prestatore di lavoro  e' data la facoltà di chiedere al datore di lavoro in  sostituzione  della reintegrazione nel posto di lavoro, un’indennità  pari  a quindici mensilità di retribuzione globale di fatto. Qualora il lavoratore entro trenta giorni dal  ricevimento dell'invito del datore di lavoro non abbia ripreso  servizio,  ne' abbia richiesto entro trenta giorni dalla   comunicazione   del   deposito  della  sentenza  il  pagamento  dell'indennità'  di  cui  al  presente comma, il rapporto  di  lavoro  si  intende  risolto allo spirare dei  termini predetti.
6. La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo  comma e' provvisoriamente esecutiva.
7.  Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui  all'art.  22,  su  istanza  congiunta  del lavoratore e del sindacato  cui  questi  aderisce  o  conferisca mandato, il  giudice, in ogni stato e grado del giudizio di merito, può disporre   con  ordinanza,  quando  ritenga  irrilevanti  o  insufficienti  gli  elementi di prova forniti dal datore di lavoro,  la  reintegrazione  del  lavoratore  nel  posto di lavoro.
8.  L'ordinanza  di cui al comma precedente può essere  impugnata  con  reclamo  immediato  al giudice medesimo che  l'ha pronunciata.  Si  applicano le disposizioni dell'art.  178,  terzo,  quarto,  quinto  e  sesto comma del codice di  procedura civile.
10. Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'art.  22,  il  datore  di lavoro che non ottempera alla  sentenza di cui al primo comma, ovvero all'ordinanza di cui al quarto comma, non impugnata o confermata dal giudice che  l'ha  pronunciata,  e'  tenuto  anche,  per  ogni giorno di ritardo,  al  pagamento  a  favore  del  Fondo  adeguamento  pensioni  di  una somma pari all'importo della retribuzione dovuta al lavoratore".
Il  decreto  legislativo  19  settembre  1994, n. 626  (Attuazione   delle   direttive   89/391/CEE,   89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE,  90/679/CEE, 93/88/CEE, 97/42/CE e 1999/38/CE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante  il  lavoro) e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  n. 265 del 12 novembre 1994.
Il  decreto  legislativo  14  agosto  1996,  n.  494,  (Attuazione   della   direttiva  92/57/CEE  concernente  le prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri  temporanei o mobili) e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 23 settembre 1996, n. 223, s.o.
[2]          Note all'art. 3:
- L'art. 36 della già citata legge n. 300 del 1970, e'  il seguente:
"Art.  36  (Obblighi dei titolari di benefici accordati dallo  Stato e degli appaltatori di opere pubbliche). – Nei  provvedimenti di concessione di benefici accordati ai sensi delle  vigenti  leggi  dallo Stato a favore di imprenditori che  esercitano  professionalmente  un'attività'  economica organizzata   e   nei   capitolati   di  appalto  attinenti all'esecuzione  di opere pubbliche, deve essere inserita la clausola    esplicita   determinante   l'obbligo   per   il   beneficiario  o appaltatore di applicare o di far applicare nei  confronti  dei  lavoratori  dipendenti  condizioni non  inferiori  a  quelle risultanti dai contratti collettivi di  lavoro della categoria e della zona.
Tale  obbligo  deve  essere osservato sia nella fase di  realizzazione  degli  impianti  o delle opere che in quella successiva,  per  tutto  il  tempo  in  cui  l'imprenditore beneficia   delle  agevolazioni  finanziarie  e  creditizie concesse dallo Stato ai sensi delle vigenti disposizioni di legge.
Ogni  infrazione  al suddetto obbligo che sia accertata dall'Ispettorato del lavoro viene comunicata immediatamente ai Ministri nella cui amministrazione sia stata disposta la concessione    del   beneficio   o   dell'appalto.   Questi adotteranno  le  opportune determinazioni, fino alla revoca del beneficio, e nei casi più gravi o nel caso di recidiva potranno  decidere  l'esclusione  del  responsabile, per un tempo   fino   a   cinque   anni,  da  qualsiasi  ulteriore concessione di agevolazioni finanziarie o creditizie ovvero  da qualsiasi appalto.
Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche  quando  si  tratti  di  agevolazioni  finanziarie  e  creditizie  ovvero di appalti concessi da enti pubblici, ai quali  l'Ispettorato  del  lavoro  comunica direttamente le  infrazioni per l'adozione delle sanzioni".
- L'art.   24   del   decreto   legislativo   del  Capo provvisorio   dello   Stato  14  dicembre  1947,  n.  1577,  ratificato,  con  modificazioni, dalla legge 2 aprile 1951, n. 302 (Provvedimenti per la cooperazione) e' il seguente:  "Art.  24.  -  Nelle  società cooperative nessun socio  può  avere  una  quota  superiore  a lire due milioni, ne' tante  azioni il cui valore nominale superi tale somma, Per le     cooperative     di    conservazione,    lavorazione,  trasformazione ed alienazione di prodotti agricoli e per le cooperative  di  produzione  e  lavoro  tale  limite  e' di quattro milioni.
Il  limite  di  cui  al primo comma, non si applica nei confronti  delle  persone  giuridiche di cui al terzo comma  dell'articolo 2532 del codice civile. Per esse resta sempre  però  in  vigore il limite massimo di cinque voti indicato nell'articolo predetto".
- L'art.  5  della  legge 31 gennaio 1992, n. 59 (Nuove norme in materia di società cooperative), così recita:
"Art.  5  (Finanziamenti  dei soci e di terzi). –
1. Il terzo  comma dell'art. 2521 del codice civile e' sostituito dal  seguente:  "Alle  azioni  si applicano le disposizioni degli  articoli  2346,  2347,  2348,  2349 e 2354. Tuttavia nelle  azioni non e' indicato l'ammontare del capitale, ne' quello   dei   versamenti   parziali   sulle   azioni   non  completamente liberate .
2.  Le  società  cooperative, che abbiano adottato nei  modi  e  nei  termini  stabiliti dallo statuto procedure di  programmazione  pluriennale  finalizzate  allo  sviluppo  o all'ammodernamento  aziendale,  possono  emettere azioni di partecipazione  cooperativa  prive  del  diritto  di voto e privilegiate  nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale.
3.  Gli  stati  di attuazione dei programmi pluriennali  devono    essere   approvati   annualmente   dall'assemblea   ordinaria  dei  soci  in sede di approvazione del bilancio,  previo parere dell'assemblea speciale di cui all'art. 6.
4.  Le  azioni  di  partecipazione  cooperativa possono  essere  emesse  per  un  ammontare  non superiore al valore contabile delle riserve indivisibili o del patrimonio netto risultanti  dall'ultimo  bilancio  certificato e depositato presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale e devono   contenere,   oltre   alle  indicazioni  prescritte dall'art.  2354 del codice civile, la denominazione "azione di partecipazione cooperativa .
5.  Le  azioni  di  partecipazione  cooperativa  devono essere  offerte  in  misura  non  inferiore  alla  metà in  opzione  ai  soci e ai lavoratori dipendenti della società cooperativa, i quali possono sottoscriverle anche superando  i  limiti  di  cui  al primo comma, dell'art. 24 del citato decreto   legislativo  del  Capo  provvisorio  </
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