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Timestamp: 2019-05-26 08:55:01+00:00
Document Index: 96907219

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2635', 'art. 2635', 'art. 2622']

Art. 318. (1) Corruzione per l’esercizio della funzione. II pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da uno a sei anni.
(1) L’articolo - già in precedenza sostituito dall’art. 6 L. 26 aprile 1990, n. 86 - è stato da ultimo così sostituito dall’art. 1, co. 75, lett. f), L. 6 novembre 2012, n. 190 ed infine così modificato dall’art. 1, L. 27 maggio 2015, n. 69.
Procedura: 1) si procede di ufficio (50 c.p.p.); 2) l’arresto è facoltativo (381 c.p.p.); 3) il fermo non è consentito; 4) la competenza è del Tribunale collegiale.
Si segnala che l’art. 1, co. 76, L. 6 novembre 2012, n. 190 - che ha sostituito l’art. 2635 cod. civ. (approvato con R.D. 16 marzo 1942, n. 262 recante “Approvazione del testo del Codice civile”)- ha inserito nel codice civile il delitto di corruzione fra privati.
Di seguito si riporta il testo dell’art. 2635 cit.:
«Art. 2635. Corruzione tra privati. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, che, a seguito della dazione o della promessa di denaro o altra utilità, per sè o per altri, compiono od omettono atti, in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, cagionando nocumento alla società, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni.
Si procede a querela della persona offesa, salvo che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nella acquisizione di beni o servizi ».
Si riporta anche il testo degli artt. 2621, 2621- bis, 2621-ter e 2622 cod. civ. (come modificati - quanto agli artt. 2621 e 2622 - e inseriti - gli artt.2621-bis e 2621-ter - dalla L. 27 maggio 2015, n. 69, recante “Disposizioni in materia di delitti contro la pubblica amministrazione, di associazioni di tipo mafioso e di falso in bilancio”:
«Art. 2621. False comunicazioni sociali. Fuori dai casi previsti dall’art. 2622, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, consapevolmente espongono fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero
ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da uno a cinque anni.
Art. 2621-bis. Fatti di lieve entità. Salvo che costituiscano più grave reato, si applica la pena da sei mesi a tre anni di reclusione se i fatti di cui all’articolo 2621 sono di lieve entità, tenuto conto della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta.
Art. 2621-ter. Non punibilità per particolare tenuità. Ai fini della non punibilità per particolare tenuità del fatto, di cui all’articolo 131-bis del codice penale, il giudice valuta, in modo prevalente, l’entità dell’eventuale danno cagionato alla società, ai soci o ai creditori conseguente ai fatti di cui agli articoli 2621 e 2621-bis.
Art. 2622. False comunicazioni sociali delle società quotate. Gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori di società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell’Unione europea, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico consapevolmente espongono fatti materiali non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da tre a otto anni.