Source: http://www.spvet.it/arretrati/numero_11_12/colombi.html
Timestamp: 2018-01-19 13:33:55+00:00
Document Index: 181926457

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 727', 'art. 19', 'art. 638', 'art. 38', 'art. 32', 'art. 727']

Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Umbria e delle Marche - Speciale Controllo Colombi
Numero 12 - febbraio 2002
<vet02ts@libero.it>
LA GESTIONE DELLE POPOLAZIONI DI COLOMBI DI CITTÀ: ASPETTI GIURIDICI E PRINCIPALI METODI DI CONTENIMENTO
La gestione dei colombi nell'ambiente urbano è diventato un problema ricorrente per i Dipartimenti di Prevenzione di molte Aziende Sanitarie Locali italiane (1).
L'incremento numerico delle popolazioni di colombi in tale contesto crea gravi problemi di ordine igienico sanitario, tecnico ed economico. Una loro soluzione razionale ed efficace deve tener conto della dinamica di queste popolazioni, delle cause del loro insediamento in città e delle condizioni che ne possono perpetuare la presenza in ambito cittadino (2).
I colombi sono suddivisi essenzialmente in 4 categorie nettamente distinte, come chiaramente sancito dalla sentenza del pretore di Cremona del 18/01/1988 (7):
colombo selvatico: è la specie rinvenibile in natura e attribuibile ad un determinato taxon, detto columba livia. In Italia è assai raro e gli esemplari rimasti si trovano in alcune zone rocciose delle isole e nell'Appennino centro-meridionale;
colombo torraiolo: si identifica sic et simpliciter con il colombo selvatico dal quale è morfologicamente indistinguibile. Nelle aree urbane un tempo esistevano gruppi di colombi selvatici spontaneamente inurbati che sfruttavano le opportunità di rifugio ed i siti di nidificazione che torri e campanili offrivano loro. Questi colombi, a cui soli compete il termine "torraioli" (cioè selvatici inurbati) non sono però da considerare i progenitori degli attuali colombi di città, con i quali avrebbero avuto solo qualche episodico incrocio, vista la naturale interfecondità di tutte le razze di colombi, spesso estensibile anche a generi differenti(4).
Tipico esempio di colombo torraiolo era la palombella romana, oggi praticamente estinta. Una popolazione ben conservata di torraioli, tra le pochissime esistenti nel nostro paese, ha colonizzato la torre campanaria di Opi, una cittadina dell'Abruzzo.
colombo domestico: è quello allevato dall'uomo a scopo ornamentale e alimentare; è l'uomo che provvede alla sua alimentazione e incide sulla sua attività riproduttiva; rientra in questa categoria anche il colombo viaggiatore.
colombo di città o urbano: si rinviene usualmente negli agglomerati urbani, dove si riscontrano gruppi estesi; ha origine da colombi domestici sfuggiti al loro stato, senza legame di continuità con la specie selvatica, il loro sviluppo nei centri urbani non consegue ad un fenomeno di inurbamento, come accade per gli altri uccelli, ma questi vi rimangono semplicemente perché da lungo tempo abituati alla vicinanza con l'uomo, con cui tendono a mantenere, se non una dipendenza totale, uno stretto rapporto di commensalismo. (4)
Le popolazioni selvatiche e quelle domestiche differiscono tra loro, oltre che per origini e abitudini di vita, anche per morfologia e caratteristiche riproduttive.
Da un punto di vista morfologico le differenze maggiori riguardano i caratteri del mantello che è bigio barrato con forte omogeneità nelle popolazioni selvatiche; le popolazioni urbane presentano invece livree con infinita possibilità di combinazioni di colori (bigio, rosso, nero, bianco) e di disegni (barrato, trigano, uniforme, zarzano) vista la loro origine composita e variabile. La frequenza dei vari mantelli varia da città a città dipendendo da vari fattori quali la provenienza delle linee di sangue di base o il clima (4).
Per quanto riguarda la riproduzione, la periodicità riproduttiva del colombo selvatico è circannuale con picchi in primavera-estate, mentre nel colombo di città la stagione riproduttiva è estesa a tutto l'anno con picchi di deposizione tra marzo e giugno e una forte ripresa nella tarda estate. Una porzione della popolazione di colombi di città ha piccoli praticamente tutto l'anno (4).
[foto archivio IZS UM - Perugia]
FATTORI CHE INFLUENZANO LA CONSISTENZA DELLE POPOLAZIONI DI COLOMBI DI CITTÀ. Come si è detto sopra, i colombi di città sono inizialmente derivati da colombi domestici fuggiti da allevamenti o da campi di tiro al volo. In alcune località il loro insediamento ha coinciso con l'usanza particolarmente diffusa nel periodo compreso tra le due guerre mondiali, di celebrare ricorrenze nazionali o patriottiche con cerimonie che si concludevano quasi sempre con il lancio festoso di colombi, i quali invece di rientrare alle colombaie di partenza si insediavano nelle sedi di lancio (2).
Questi soggetti hanno trovato l'ambiente urbano favorevole per una proficua colonizzazione dello stesso, e cioè:
idonei spazi di nidificazione nelle costruzioni dell'uomo;
fonti di cibo sempre disponibili come conseguenza delle attività e della presenza dell'uomo (rifiuti, etc.) estrinsecata talvolta anche in forme dirette di distribuzione di cibo;
temperatura mediamente più alta, come conseguenza sia del maggior riverbero delle costruzioni rispetto al suolo libero, che in inverno per effetto degli impianti di riscaldamento.(5)
La risposta adattativa del colombo di città a questo ambiente particolarmente favorevole è quella di incrementare il numero di covate e di allungare il periodo riproduttivo (4), e quindi di aumentare la capacità riproduttiva, di per sé già più elevata di quella del colombo selvatico, derivando i colombi di città dai colombi domestici spesso selezionati dall'uomo per l'alta produttività.
Negli agglomerati urbani l'attività riproduttiva è favorita anche dall'illuminazione pubblica che rende più flessibili le risposte comportamentali legate al fotoperiodo, riproduzione compresa.(4) Tra i fattori più importanti che frenano il successo riproduttivo del colombo di città dobbiamo annoverare la nidificazione in luoghi non adatti, la densità di popolazione e due parametri direttamente derivanti da quest'ultima, cioè la quantità di ecto ed endoparassiti presenti e la più facile trasmissibilità di malattie virali come il difterovaiolo che aumenta in caso di sovrappopolazione. In generale pur essendo il colombo specie fortemente gregaria, condizioni di stress da sovraffollamento inducono un tasso riproduttivo molto basso rispetto al numero di covate annue (4).
Nella prima metà del secolo scorso i fattori che limitavano il numero di colombi in ambiente urbano erano la presenza pur modesta di predatori come falchetti torraioli, la ridotta disponibilità di alimenti facilmente accessibili e la caccia spietata che con i sistemi più diversi gli strati più poveri della popolazione umana davano ai volatili (2). Questi fattori sono oggi scomparsi, mentre è notevolmente aumentata la disponibilità di cibo e di siti di nidificazione a causa dell'abbandono abitativo dei piani alti di servizio, sottotetti, solai, etc (2). Nelle città si sono così verificate vere e proprie esplosioni demografiche di colombi che dai centri storici tendono via via a colonizzare aree sempre più periferiche con numeri complessivi di soggetti spesso intollerabili sotto il profilo igienico sanitario e della conservazione del patrimonio architettonico - artistico.
INCONVENIENTI LEGATI ALLA RIPRODUZIONE INCONTROLLATA DEI COLOMBI DI CITTÀ
La presenza di animali nelle sedi urbane, purchè mantenuta entro limiti ragionevoli, ha una funzione irrinunciabile sul piano ecologico ed ha un alto valore educativo in quanto contribuisce a mantenere un legame tra l'individuo inurbato e la natura.
Gli uccelli sono in molte occasioni un elemento decorativo, molto gradito dai turisti, soprattutto i colombi, presenti nelle piazze di molte città (6).
D'altro canto, l'incremento incontrollato ed eccessivo della popolazione di colombi di città (densità superiori a 300-400 individui per chilometro quadrato, secondo le indicazioni dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica) comporta conseguenze negative sia per la conservazione dei beni monumentali ed architettonici che per l'igiene e la salute umana.
Danni a beni monumentali ed architettonici: gli escrementi dei colombi (un solo colombo può produrre annualmente fino a 2,5 chilogrammi di guano) imbrattano strade ed edifici con conseguenze estetiche e potenziale rischio igienico-sanitario nonché danneggiamento di immobili e monumenti per corrosione. Le deiezioni depositate su monumenti ed edifici, sciogliendosi con le piogge, rilasciano sostanze acide che intaccano il carbonato di calcio della pietra ed in particolare del marmo che può macchiarsi e sgretolarsi. Anche l'azione meccanica esercitata dalle unghie dei volatili durante l'appoggio è ulteriore causa di deterioramento di strutture architettoniche e monumenti (7).
Danni alle coltivazioni agricole: i colombi di città hanno spesso l'abitudine (soprattutto nelle piccole città, ma non solo) di cibarsi fuori dell'ambito cittadino, con regolari spostamenti fuori di esso. Questo comportamento è del tutto simile a quello ritrovabile nel colombo selvatico ed indica come anche gli spostamenti dei colombi urbani siano, per quanto riguarda l'estensione, determinati dalla dislocazione delle fonti di cibo, specialmente in quelle aree dove le colture cerealicole abbondano, attirandoli fuori città.(4)
Rischi sanitari: nonostante la letteratura scientifica sia ricca di dati relativi all'isolamento dal colombo di agenti responsabili di patologie anche a carattere zoonosico, pochissimi sono i lavori tesi a chiarire il ruolo di questa specie nell'epidemiologia delle infezioni umane o di altre specie animali (1).
In concreto il rischio è più potenziale che reale e la possibilità di contrarre una patologia dai colombi di città è piuttosto limitata. I rischi sanitari sono comunque quelli derivanti dalla contaminazione fecale dell'ambiente, aggravata dalla polverizzazione del materiale di deiezione che disperde per via anemofila e per aree estese, germi patogeni e responsabili di malattie trasmissibili all'uomo e agli animali(salmonellosi, micoplasmosi, borreliosi, toxoplasmosi, criptococcosi, etc.), con rischio di infezione soprattutto in soggetti immunodepressi (bambini, donne in gravidanza, ammalati di AIDS, ecc.).
Attualmente l'Umbria ed il territorio della ASL2PG registrano una situazione di bassissima endemia per le sopracitate malattie che colpiscono peraltro soprattutto soggetti esposti per motivi professionali, quali allevatori, forestali, laboratoristi ecc. e le cui segnalazioni sono di poche unità nella Regione. Tuttavia l'aumento della concentrazione di colombi in determinate aree costituisce, come detto sopra, un rischio sanitario da non sottovalutare e sul quale è necessario intervenire preventivamente, piuttosto che attendere l'evoluzione della situazione epidemiologica nell'uomo.
Ciò anche in considerazione del fatto che alcune delle sopracitate malattie sono spesso sottonotificate o misconosciute per la aspecificità o per l'andamento subclinico di molte di esse (7).
Inoltre la dispersione di polveri allergogene di origine animale (feci, piume, desquamazioni cutanee, residui di uova dischiuse, ecc.) può determinare l'insorgenza di patologie diverse su base allergica (polmonari, cutanee, ecc.) anche in persone non esposte professionalmente al contatto con gli animali. Si tratta spesso di sensibilizzazioni specifiche, contratte in ambiente urbano, proprio come conseguenza di elevate concentrazioni di colombi; dette fenomenologie sono preoccupanti in quanto colpiscono fasce di popolazione (bambini, anziani) nelle quali gli effetti di tali sensibilizzazioni danno manifestazioni gravi (2).
Rischio sanitario: può derivare anche dalle zecche dei colombi (Argas reflexus) che succhiano il sangue dei volatili soprattutto di notte; in alcune circostanze le zecche possono entrare nelle case e pungere l'uomo che può manifestare reazioni allergiche anche gravi.
ASPETTI GIURIDICI (7)
La L. 968/77 sulla protezione della fauna e la disciplina della caccia aveva già sancito la tutela della fauna selvatica e l'appartenenza a questa dei mammiferi e degli uccelli dei quali esistono popolazioni viventi, stabilmente o temporaneamente, in stato di naturale libertà nel territorio nazionale.
Era implicito il concetto di appartenenza alla fauna selvatica e quindi protetta, dei soli mammiferi e uccelli viventi in natura allo stato libero, e cioè non assoggettati all'uomo e con il quale non hanno alcun contatto.
Atteso che il colombo di città deve essere classificato quale animale domestico e non selvatico così come da parere tecnico dell'Istituto Nazionale per la fauna selvatica e come da sentenza n. 48 dd. del 18/1/1988 del Pretore di Cremona può essere ritenuto oggetto di qualunque azione di sfruttamento comprese la cattura e l'uccisione purchè con modalità tali da non integrare il reato di maltrattamento previsto e punito dall'art. 727 del C.P.
A ulteriore convalida di questa impostazione ricordiamo la Legge n. 157 del 11/2/92 "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma" (abrogativa della L. 968/77), che al comma 2 dell'art. 19 prevede e regolamenta, ove si siano rivelati inefficaci metodi ecologici di contenimento, anche l'adozione di mezzi di controllo anche cruenti (piani di abbattimento) sulle popolazioni di fauna selvatica omeoterma anche protetta per la tutela del patrimonio storico-artistico o delle produzioni zoo-agro-forestali o per motivi sanitari.
Tale controllo può essere esercitato anche mediante l'utilizzo di metodi cruenti (piani di abbattimento) previo parere dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica.
Tale concetto a maggior ragione può essere esteso al controllo delle popolazioni di colombi che possono essere considerati animali domestici e tutt'altro che in estinzione (prevalenza della tutela antropica su quella animalista). In tal senso diverse norme regionali (come quella della Lombardia) hanno inteso integrare la materia del controllo numerico di specie selvatiche con uno specifico articolato inerente il controllo delle "forme domestiche di specie selvatiche o delle forme inselvatichite di specie domestiche" per la protezione dei fondi coltivati e degli allevamenti (3).
Da ricordare anche l'art. 638 del C.P. che riconosce non punibile chi uccide volatili altrui sorpresi nei fondi da lui posseduti nel momento in cui gli recano danno, ricordando però che il colombo di città non ha un legittimo proprietario, anche se la giurisprudenza in materia riporta posizioni non allineate in questo senso (Sentenza n. 84 del 18 gennaio 1988 del Pretore di Cremona) (3).
Da citare infine l'art. 38 della L. 142/90 e l'art. 32 della L. 833/78 che affidano al Sindaco il compito di emanare ordinanze di carattere "contingibile ed urgente" nei casi di gravi minacce alla salute dei cittadini.
In sintesi, in mancanza di una norma specifica che tratti compiutamente i temi della collocazione ecologica, tassonomica e giuridica del colombo di città, la dottrina vigente demanda la gestione dei problemi cagionati dal colombo di città a referenti amministrativi diversi in funzione delle diverse tipologie di danno. La gran parte delle norme che trattano le problematiche igienico-sanitarie indicano nel Sindaco il referente per la gestione dei relativi problemi nel contesto urbano. Relativamente alla limitazione dei danni all'agricoltura e all'allevamento le norme regionali attribuiscono invece specifica competenza all'Ente delegato (Provincia) (3).
È doveroso ricordare che quanto sopra esposto non è spesso condiviso dalle associazioni animaliste che ritengono che l'uccisione di piccioni concretizzerebbe comunque il reato di maltrattamento (art. 727 del C.P.) e se il piccione rientra tra le specie domestiche dovrebbe quindi essere tutelato anche dalla L. 281/91 che ne vieta l'uccisione.
METODI DI CONTROLLO DELLE POPOLAZIONI DI COLOMBI DI CITTÀ
Le strategie proposte ed impiegate per il controllo numerico dei colombi sono numerose e proprio per i diversi "approcci culturali" e l'estrema differenziazione nella percezione del problema da parte dell'opinione pubblica, sono tutte state oggetto di critiche, spesso di segno opposto l'una all'altra (1). Si propone una breve rassegna ragionata delle principali strategie di controllo delle popolazioni di colombi di città, classificate come proposto da Haag-Wackernagel (10).
ESCLUSIONI CON RETICOLATI E ACCORGIMENTI ARCHITETTONICI: in molti casi una sistemazione edilizia che inibisca l'accesso ad ogni anfratto, finestra, sottotetto che possa ospitare un nido per mezzo di vetri, reti sottili o gomitoli di rete metallica zincata sistemati a filo parete costituisce un intervento decisivo per ridurre drasticamente la popolazione.
METODI DI DISSUASIONE: utili soprattutto in caso di "problemi localizzati" per evitare lo stazionamento di colombi in siti particolari nei quali creano particolare danno o disturbo (facciate, monumenti, cornicioni, ecc.); agiscono per contatto, disturbando lo stazionamento dell'animale, ne esistono varie tipologie: i più consigliabili sono quelli con dispositivi acuminati o quelli "a fili" che risultano essere efficaci e innocui. Efficaci anche i dissuasori elettrici, consigliabili però solo con corrente a bassa intensità( >0,5 Joule).
Non sono invece consigliabili i gel repellenti (che causano la fuga dei colombi dando loro la sensazione di intrappolamento) in quanto divengono presto ricettacolo di piume e sporcizia e sono difficili da rimuovere.
Sconsigliati anche i metodi di dissuasione a distanza come sistemi a onde magnetiche o ultrasuoni, dissuasori ottici o odori repellenti in quanto non è dimostrabile la loro efficacia sul lungo periodo (10).
L'apposizione di dissuasori meccanici è tuttavia un'opera complessa che necessita di personale altamente specializzato in grado di operare con metodiche che rispettino l'integrità esteriore dei monumenti il cui esito spesso si limita a spostare il problema ad aree immediatamente a ridosso di quelle trattate.
UCCISIONE: con armi da fuoco, trappole o veleni; il ricorso alle armi da fuoco è una pratica che per motivi di sicurezza deve essere riservata agli insediamenti lontani dai centri abitati e che, in ogni caso, è sempre meno diffusa per lo sdegno che provoca in larghi strati dell'opinione pubblica (considerare anche la morte per fame dei nidiacei dei colombi uccisi visto che questi si riproducono in tutti i periodi dell'anno). Analogamente impraticabile l'uso di veleni specifici a causa dei rischi associati alla distribuzione incontrollata di sostanze tossiche nell'ambiente (2).
L'incremento della mortalità per mezzo dell'uccisione non è consigliabile come metodo a lungo termine per la riduzione delle popolazioni di colombi inurbati perchè gli animali uccisi vengono rapidamente sostituiti per natalità compensatoria e immigrazione (10).
POTENZIAMENTO DELLE POPOLAZIONI DI SPECIE PREDATRICI come l'allocco, il falco pellegrino e la taccola, non sembrano aver effetto sulla consistenza numerica dei colombi inurbati; taccola e allocco sono specie ambedue in grado di operare un certo prelievo sui colombi (giovani, nidiacei e uova in particolare) e la taccola è in grado anche di competere significativamente per i siti di nidificazione, tuttavia con le attuali condizioni di densità che si riscontrano nelle città e con la conseguente mortalità molto elevata, soprattutto nelle classi di età non riproduttive, l'efficacia del loro ruolo nel controllo delle popolazioni di colombi inurbati è molto dubbia (4).
Difficile è anche la ricolonizzazione delle aree urbane da parte delle specie predatrici in quanto necessitano di territori molto ampi (10) e le cause (smog, rumore, ecc.) che anni fa provocarono la scomparsa dei rapaci dalle città non sono state ancora del tutto eliminate (2)
DISTRUZIONE PERIODICA DI UOVA E NIDIACEI: questo tipo di intervento può essere realizzato nei luoghi accessibili a forte concentrazione di animali con risultati soddisfacenti nel contenimento della crescita della colonia (11); se la distruzione coinvolge anche i nidiacei, si può avere l'insorgere di resistenze da parte degli animalisti e può scatenarsi l'indignazione della gente contribuendo alla nascita di movimenti d'opinione contrari a qualsiasi intervento di controllo (2); si tratta comunque di un metodo dispendioso e non efficace sul lungo periodo perché i soggetti eliminati vengono ben presto rimpiazzati per natalità compensatoria e immigrazione (10).
STERILIZZAZIONE CHIRURGICA: mediante vasectomia bilaterale dei maschi adulti, che mantengono quindi un comportamento maschile, ma non sono più in grado di fecondare le uova; la coppia continua ad occupare il sito di nidificazione ma non si riproduce più; si tratta comunque di un metodo costoso e che necessita di personale altamente specializzato (11), comporta la necessità di intervenire su numeri elevatissimi di soggetti non sempre "sessabili" con facilità e di procedere ad un intervento chirurgico relativamente complesso su animali molto sensibili a stress con conseguente elevata mortalità intra e postchirurgica (2).
SOMMINISTRAZIONE DI SOSTANZE AD EFFETTO ANTIFECONDATIVO, in grado di deprimere per tempi più o meno lunghi l'attività riproduttiva di questi animali; si tratta di ormoni e di sostanze chemiosterilizzanti.
Gli ormoni che vengono utilizzati sono il progesterone ed il mestranolo, il cui impiego pratico ha però trovato gravi e insormontabili ostacoli a causa dell'incontrollabile inquinamento ambientale e dall'eliminazione con le deiezioni degli animali trattati.
Sono sostanze chemiosterilizzanti il busulfan che determina il blocco della spermatogenesi e la maturazione dei follicoli ovarici dopo un'unica somministrazione per via parenterale, l'azacolesterolo, farmaco ipocolesterolemizzante meno tossico del precedente, che interferisce pesantemente con la sintesi dei grassi del tuorlo, fino ad inibire la fecondazione dell'uovo, e la nicarbazina che influisce sulla ovodeposizione e riduce la percentuale di schiuse risultando efficace anche a bassi dosaggi.
L'uso degli antifecondativi è molto controverso, di norma i principi attivi vengono fatti aderire su granella di mais intera le cui dimensioni impediscono l'assunzione da parte di altre specie di volatili urbani e vengono adottate precauzioni particolari nella somministrazione per evitare dispersione ambientale (immediata pulizia del sito di alimentazione subito dopo la somministrazione, distributori automatici, ecc.), ma per alcuni autori (10) gli effetti sull'ecosistema urbano non sono prevedibili, altri sono invece di parere opposto considerando l'intervento farmacologico un fattore estremamente importante ed utile per il controllo (2), (12).
RIDUZIONE DELLA DISPONIBILITà DI CIBO: si tratta di un'operazione indispensabile in quanto è proprio la disponibilità eccessiva di alimento a favorire la permanenza dei volatili in siti di concentrazione, la loro riproduzione e la sopravvivenza di soggetti deboli, malati, vecchi, altrimenti non in grado di procurarsi il cibo.
Occorre pertanto un efficiente servizio di nettezza urbana con uso esclusivo di contenitori chiusi che impediscano la dispersione dei rifiuti (11) nonchà una tempestiva rimozione dei residui dalle aree mercantili.
Considerare tra l'altro che parte dei rifiuti alimentari e degli alimenti somministrati volontariamente dall'uomo sono inadatti arrivando a provocare disturbi, patologie carenziali ed emissione di feci sovrabbondanti.
Per il contenimento delle popolazioni di colombi di città non esistono "ricette", formule, metodi efficaci sempre e ovunque: perché gli interventi siano efficaci debbono far parte di un piano organico prestabilito e la loro scelta e realizzazione deve basarsi sulla conoscenza degli aspetti dell'ecologia comportamentale della specie e dei parametri demografici delle popolazioni nel contesto ambientale in cui si opera (1). È di fondamentale importanza anche la valutazione delle risorse umane ed economiche a disposizione (7).
Le strategie proposte ed impiegate per il controllo numerico dei colombi sono numerose e proprio per i diversi "approcci culturali" e l'estrema differenziazione nella percezione del problema da parte dell'opinione pubblica, sono state tutte oggetto di critiche spesso di segno opposto.
Tra l'altro bisogna considerare che la complessità di approccio al problema del contenimento della popolazione di colombi di città mal si coniuga con le esigenze delle Amministrazioni Pubbliche che chiedono risposte certe a costi ridotti e in tempi brevi.
In pratica occorre che vengano sviluppati protocolli operativi specifici per ciascuna situazione tenendo presente che i "sistemi di controllo integrati" e cioè gli interventi di contenimento numerico attuati mediante la riduzione della capacità portante dell'ambiente (riduzione delle risorse trofiche e dei siti di nidificazione) eventualmente associati ad altre forme di controllo (per es. riduzione della natalità) sono quelli che si sono dimostrati più efficaci, meno criticabili in termini di approccio e, nel lungo periodo, più economici (1).
La progettazione degli interventi, oltre all'efficacia, deve prendere in considerazione anche altri fattori quali il rapporto costi/benefici, l'impatto sull'ambiente e su altre specie animali, gli aspetti normativi ed etici (1). L'efficacia dell'intervento deve essere valutata attraverso monitoraggi nel breve e lungo periodo (1).
Strumento indispensabile e primo passo per un corretto monitoraggio e gestione della popolazione dei colombi di città è il censimento che dovrà essere effettuato attraverso rilievi diretti o fotografici e che dovrà documentare la dimensione della popolazione, le zone di maggior concentrazione nei diversi momenti del giorno e dell'anno, le fluttuazioni stagionali, il comportamento in generale e gli spostamenti all'interno e all'esterno dell'area urbana.
Le metodiche di censimento sono varie (cattura e ricattura, transetti, metodo dei quadrati, metodo delle strade, ecc.), ma è importante che per i rilievi sia adottata e codificata una metodica standard che consenta di ripetere le operazioni ottenendo risultati comparabili (11).
Un primo censimento dovrà essere fatto prima di adottare qualsiasi misura di contenimento al fine di dare la reale dimensione del problema e informare l'opinione pubblica sul grado di "esplosione demografica" cui si è giunti, giustificando così indirettamente gli interventi che verranno adottati. Successivamente i censimenti, ripetuti con cadenza annuale o biennale, saranno indispensabili per controllare l'efficacia degli interventi ed anche per programmare il mantenimento e soprattutto l'intensità di questi.
Infine, fattore indispensabile per un corretto intervento sul problema delle popolazioni urbane di colombi è un'attiva opera di educazione sanitaria della popolazione, cui è doveroso fornire una corretta informazione sull'argomento.
Per raggiungere un risultato tangibile nel controllo numerico delle popolazioni di piccioni è necessaria l'applicazione di strategie articolate e flessibili, prevedendo, schematicamente:
valutazione del problema, con riferimento ai danni ed inconvenienti esistenti;
censimento (consistenza numerica della popolazione e zone di maggiore aggregazione): ripetuto periodicamente, anche per valutare l'efficacia dell'eventuale piano di contenimento; utile anche al fine di individuare le zone che necessitano di interventi prioritari (scuole, ospedali, ecc.);
indagine sanitaria (esame clinico, autoptico, di laboratorio): fondamentale per accertare un'eventuale presenza di microrganismi patogeni, ai fini di valutare l'effettivo rischio di trasmissione di malattie all'uomo;
valutazione delle risorse umane ed economiche a disposizione con l'eventuale ed auspicabile coinvolgimento di associazioni protezionistiche;
scelta dei metodi detti, tenendo presente che nessuno degli stessi è efficace se applicato da solo e al di fuori di un progetto organico;
contemporanea campagna di sensibilizzazione ed educazione sanitaria della popolazione.
Dal punto di vista legislativo sarebbe forse auspicabile che si legiferasse sulla materia specifica, colmando il vuoto esistente e dando meno spazio alle interpretazioni che non sono mai univoche e generano disparità di comportamento e, talvolta, confusione.
1) Umberto Agrimi "Colombo di città: problematiche sanitarie e tecniche di gestione delle popolazioni" - Atti del II Convegno Nazionale sulla Fauna Urbana "Specie ornitiche problematiche: biologia e gestione nelle città e nel territorio" - Firenze, 10 Giugno 2000.
2)	Ferraresi M., Gelati A., Nannetti G., Vezzani E., Zannetti G. "La gestione veterinaria del problema colombi in città" - il Progresso Veterinario, anno LV, n. 10, 31 maggio 2000.
3) Roberto Cocchi "La gestione del colombo di città: aspetti normativi e procedurali", Atti del II Convegno Nazionale sulla Fauna Urbana "Specie ornitiche problematiche: biologia e gestione nelle città e nel territorio" - Firenze, 10 Giugno 2000.
4) Natale Emilio Baldaccini "Il colombo urbano (columba livia forma domestica): alcune riflessioni su aspetti della sua biologia" - Rapporti di Sanità Pubblica Veterinaria ISS/WHO/FAO-CC/IZS Te 1996.27 "Controllo delle popolazioni ornitiche sinantropiche: problemi e prospettive".
5)	Natale Emilio Baldaccini "Inurbamento: processo attivo alla ricerca di spazi da colonizzare" Rapporti di Sanità Pubblica Veterinaria ISS/WHO/FAO-CC/IZS Te 1996.27 "Controllo delle popolazioni ornitiche sinantropiche: problemi e prospettive".
6) Adriano Mantovani "Uccelli urbani e Sanità Pubblica Veterinaria" Rapporti di Sanità Pubblica Veterinaria ISS/WHO/FAO-CC/IZS Te 1996.27 "Controllo delle popolazioni ornitiche sinantropiche: problemi e prospettive".
7)	Mancini S., Littera R., Farinelli M. "Controllo Sanitario dei piccioni in ambiente urbano" - Servizi Veterinari, Dipartimento di Prevenzione, ASL 2 PG, 19 ottobre 1999.
8) Latini M., Sannipoli C.G.T., Giancristofaro P.C., Franciosini M.P. "Indagini sui colombi presenti in una città dell'Italia centrale", Zootecnica International, febbraio 1993.
9)	LIPU "Come convivere con i piccioni di città" - Maria Pacini Fazzi Editore, Lucca.
10)	Daniel Haag Wackernagel "Feral pigeons: management experiences in Europe" Atti del II Convegno Nazionale sulla Fauna Urbana "Specie ornitiche problematiche: biologia e gestione nelle città e nel territorio" - Firenze, 10 Giugno 2000.
11)	Allegato I, Gruppo di lavoro su Igiene Urbana Veterinaria, Sottogruppo Uccelli e animali sinantropici, Rapporti di Sanità Pubblica Veterinaria ISS/WHO/FAO-CC/IZS Te 1996.27 "Controllo delle popolazioni ornitiche sinantropiche: problemi e prospettive".
12)	Giovanni Carsaniga "Controllo dei colombi di città a Bolzano: analisi di un'esperienza pilota" Rapporti di Sanità Pubblica Veterinaria ISS/WHO/FAO-CC/IZS Te 1996.27 "Controllo delle popolazioni ornitiche sinantropiche: problemi e prospettive".
13)	L. 11/2/1992 n. 157 "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio", G.U. n. 46 del 25/2/92.
14) Art. 638 del Codice Penale.
15) Art. 727 del Codice Penale, come modificato dalla L. 22/11/93, n. 473.
16)	L. 27/12/1977 n.968 "Principi generali e disposizioni per la protezione e la tutela della fauna e la disciplina della caccia" (abrogata dalla L. 157/92) G.U. n. 3 del 4/1/78.
17) L. 142/90 "Ordinamento delle autonomie locali".
18) L. 833/78 "Sistema Sanitario Nazionale".