Source: https://csvsalento.org/ets-sport-tra-le-attivita-esercitabili/
Timestamp: 2020-04-02 04:09:29+00:00
Document Index: 60527560

Matched Legal Cases: ['art. 101', 'art. 10', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 148', 'art. 30']

Ets: sport tra le attività esercitabili – CSV Salento
Lo chiarisce il Consiglio Nazionale dei Commercialisti e degli Esperti contabili e il Monistero del Lavoro sulla riforma ex dlgs n. 117/2017
Fisco e Terzo Settore.Anche lo sport dilettantistico rientra tra le attività di interesse generale esercitabili dagli Ets. Negata agli Ets la possibilità di richiedere interpelli preventivi riguardo la non configurazione di distribuzione indiretta di utili. Scelta precisa e pertinente nell’atto costitutivo delle attività concretamente esercitate. Molteplici le opzioni operative a disposizione degli Ets a seguito dell’iscrizione al registro. Sono alcuni dei chiarimenti traibili dalla circolare del Cndcec del 9 aprile in tema di riforma del terzo settore e dalla nota prot. 3650/2019 del ministero del lavoro.
Operatività Runts e modifica statuti. La data di operatività del registro Unico del Terzo Settore risulta, come evidenziato dal Cndcec, spostata in avanti, verosimilmente alla metà del 2020 in attesa dell’emanazione dei decreti ministeriali fra cui quello sulle «attività diverse», sul bilancio sociale e sul bilancio di esercizio. Nel frattempo il ministero del lavoro ha affidato a Infocamere la realizzazione dell’infrastruttura informatica che consentirà di gestire il Runts. Tuttavia manca ancora il decreto che fissa le modalità di funzionamento del Registro, la cui emanazione era prevista entro lo scorso 3/8/2018.
Gli enti interessati ad accedere al novero degli Ets, e in particolare gli enti che possono beneficiare di alcune norme agevolative già in vigore per questi soggetti, in quanto già iscritti ai registri degli Organismi di volontariato (Odv) e delle Associazione di promozione sociale (Aps) nonché all’anagrafe delle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale (onlus), sono interessati alla fase di adeguamento dei propri statuti alla nuova normativa.
A riguardo, infatti, l’art. 101, comma 2, del Cts prevede che il passaggio al nuovo registro si verifichi a condizione che detti enti deliberino le opportune modifiche statutarie per l’adeguamento alle regole del Cts entro prossimo il 3/8/2019.
Sul punto la circolare precisa che l’adeguamento in discorso può essere realizzato entro tale termine con le modalità semplificate e le maggioranze ridotte previste per l’assemblea ordinaria (ItaliaOggi del 10/4/19) e che il passaggio senza soluzione di continuità, può essere effettuato dalle onlus anche successivamente al 3/8/19 (senza semplificazioni) pur se entro i termini di sopravvivenza della relativa specifica normativa, evitando il pericolo della devoluzione del patrimonio (art. 10 del dlgs 460/97), non causando così l’insorgere della causa di scioglimento dell’ente.
Per Odv e Aps, l’iscrizione al Registro passerà attraverso un automatismo, cui gli enti potranno sottrarsi solo a seguito di mancata risposta alla richiesta di informazioni o documenti mancanti per la verifica della sussistenza dei requisiti d’iscrizione. La circolare evidenzia, infine, che il Cts, in tema di iscrizione non prevede nulla circa le altre tipologie di enti comunque già iscritti in registri speciali, quali ad esempio le associazioni sportive dilettantistiche (Asd) riconosciute a fini sportivi e iscritte nel Registro Coni per una o più discipline sportive. Anche tali soggetti, potenzialmente inclusi negli Ets, come peraltro confermato dall’Agenzia delle entrate nella circolare n. 18/E/2018, potranno verificare l’interesse o meno di accedere al nuovo sistema, senza un termine di scadenza prestabilito.
Sul tema della modifica statuti, poi, si evidenzia l’interpretazione fornita dal ministero del lavoro (nota 3650/2019) secondo cui gli Ets, diversi da imprese sociali e cooperative sociali non hanno la facoltà d’inserire tutte le attività indicate all’art. 5 del dlgs n. 117/2017, ma piuttosto, devono limitarsi a quelle ritenute più congrue rispetto agli scopi statutari e al campo di azione effettivamente intrapreso.
Ferma restando, inoltre, la prevalenza delle attività d’interesse generale, gli Ets possono esercitare attività diverse (art. 6 Cts) a condizione che l’atto costitutivo o lo statuto lo consentano e siano secondarie e strumentali rispetto alle attività d’interesse generale. In altri termini, precisa il ministero, confermata la possibilità di esercitare altre attività, l’individuazione di una o più attività d’interesse generale non può avvenire nell’inserimento pedissequo, nello statuto, di un elenco di tutte le attività previste dall’art. 5 o di alcune di esse, poiché ciò rende indefinito e come tale non conoscibile l’oggetto sociale che deve, invece, esprimere la precisa scelta effettuata dagli associati.
In merito al riconoscimento degli Ets, la circolare Cndcec ricorda che l’art. 6 del dlgs 105/2018 (correttivo del Cts) ha previsto (mediante l’inserimento del comma 1-bis all’art. 22 del Cts) che le associazioni e le fondazioni, già in possesso della personalità giuridica ai sensi del dpr 361/2000 prima dell’operatività del Runts, possano sospendere il riconoscimento acquisito con la procedura di cui all’art. 22 del Cts. Per i nuovi enti costituiti dopo l’entrata in funzione del Registro unico del Terzo settore la richiesta della personalità giuridica, secondo quanto disposto dall’art. 22 del Cts, risulterebbe aggiuntiva e alternativa rispetto a quanto già disposto dalla legge 361/2000.
In considerazione dell’eterogeneità dei settori coinvolti, il documento ricorda che l’attività svolta dagli Ets, in via esclusiva o principale, dovrà rientrare tra quelle qualificate come attività di interesse generale ed elencate all’art. 5 del Codice. L’elencazione delle 26 tipologie di attività è tassativa. In proposito, il Cndcec osserva che anche lo sport dilettantistico rientra tra le attività esercitabili da parte degli Ets in forma di «organizzazione e gestione» di attività non professionistiche. Peraltro, in considerazione della definizione piuttosto ampia dell’art. 5 del Cts sembrerebbe che la richiamata attività sportiva possa rappresentare attività di interesse generale anche laddove l’ente che la esercita e/o l’attività sportiva esercitata non siano riconosciuti dal Coni. Le iniziative, esercitabili in via esclusiva o prevalente con una o più delle attività di cui all’art. 5, dovranno essere caratterizzate dalla mancanza di margini economici positivi per non essere considerate commerciali. Si deve, inoltre, presumere che l’esercizio delle attività di interesse generale senza scopo di lucro, assorba il perseguimento delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale richiesto dall’art. 4, comma 1, del Cts. Sulla base dell’art. 6, poi, il Cndcec ricorda la possibilità di esercitare altre attività, diverse da quelle elencate dall’art. 5, se atto costitutivo e statuto lo consentano, purché secondarie e strumentali alle attività d’interesse generale. Queste risultano strumentali qualora, indipendentemente dal loro oggetto, sono realizzate in via esclusiva per il perseguimento delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale dichiarate. Da ciò deriva che possono essere svolte tutte le attività a condizione che l’eventuale margine sia utilizzato, in una prospettiva di autofinanziamento, per il perseguimento del fine istituzionale, come rilevato anche dalla circolare del minlavoro del 27/12/2018. Il dm in itinere sul tema richiede, affinché le attività diverse siano considerate secondarie, che ricorra almeno una delle condizioni fra: i ricavi non superiori al 30% delle entrate complessive o i ricavi non superiori al 66% dei costi complessivi.
Utili e patrimonio. La riforma conferma il divieto di distribuzione degli utili, anche indiretta, per gli Ets prevedendo che il patrimonio ed eventuali utili devono essere usati esclusivamente per lo svolgimento delle attività dell’ente nel perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. A riguardo, la circolare rileva che all’art. 8, co. 2, il legislatore elenca quando si configurano casi di distribuzione indiretta di utili, ossia: – corresponsione di compensi non proporzionati all’attività svolta a chi rivesta cariche sociali nell’ente, – pagamento ai lavoratori subordinati ed autonomi di compensi superiori al 40% rispetto a quelli previsti dai contratti collettivi per le medesime qualifiche, salvo la presenza di competenze specifiche, – acquisto di beni e servizi a prezzi superiori al valore normale senza valide ragioni economiche, – cessione di beni e prestazioni di servizi a coloro che a qualsiasi titolo operino nell’ente a condizioni più favorevoli di quelle di mercato, – corresponsione di interessi passivi superiori di oltre quattro punti rispetto al tasso annuo di riferimento a soggetti diversi da banche e intermediari finanziari autorizzati.
Il consiglio nazionale puntualizza che la valenza generale delle norme in materia di indistribuibilità (che non sono più solo di carattere tributario) negano agli Ets la possibilità di richiedere interpelli preventivi in merito al comportamento da assumere, circostanza adesso possibile sia per le onlus (dlgs 460/97, art. 10, comma 6) sia per gli enti associativi non commerciali fiscalmente agevolati (dpr 917/1986, art. 148, commi 3-8).
Ciò comporta, di fatto l’impossibilità per gli enti di fornire prova in via anticipata all’ufficio del Runts competente per territorio, in assenza di abusi e intenti elusivi, per acquisire un parere volto a legittimare la disapplicazione delle presunzioni «assolute». Diversamente, l’onere probatorio sarà a carico dell’autorità di controllo in caso di contestazione di ipotesi nuove, non ex lege, in quanto la normativa, come evidenzia la relazione illustrativa al Codice del terzo settore, «non esclude che altre fattispecie atipiche di distribuzione possano configurarsi». In ogni caso, ricorda la circolare, spetta all’Organo di controllo dell’ente l’onere di vigilare sulla corretta applicazione della norma sull’indistribuibilità degli utili (art. 30, comma 7 del Cts). Organi di controllo ai quali compete, puntualizza il cndcec, la Revisione legale nel rispetto dei Principi di revisione Isa Italia (vedi ItaliaOggi del 10/4/19). Nelle ipotesi di scioglimento dell’ente, poi, prima di procedere alla devoluzione del patrimonio residuo occorre il previo parere della struttura competente del Registro, diversamente, ne conseguirebbe che ogni atto di devoluzione senza parere o difforme al parere sarebbe considerato nullo.
fonte : Italia Oggi Sette.