Source: https://it.scribd.com/document/71569176/Sentenza-CdS-5778-11
Timestamp: 2019-09-20 20:10:53+00:00
Document Index: 101148351

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 32', 'art. 52', 'art. 1', 'art. 70', 'art. 52', 'art. 3', 'art. 31', 'art. 52', 'art. 3', 'art. 42', 'art. 52', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 42', 'art. 52', 'art. 20', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 52', 'Cass, Sez. ', 'art. 365', 'Cass. Sez. ', 'art. 104', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 52', 'art. 1', 'art. 70', 'art. 71', 'art. 12', 'art. 52', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 52', 'art. 23', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 9', 'sentenza ']

Sentenza CdS 5778_11
Sentenza Consiglio di Stato su moschea Giussano
SalvaSalva Sentenza CdS 5778_11 per dopo
N. 10401/2010 REG.RIC.
N. 05778/2011REG.PROV.COLL. N. 10401/2010 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 10401 del 2010, proposto da: Comune di Giussano (Mb), in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dallAvv. Andrea Bullo e dallAvv. Nino Paolantonio, con domicilio eletto presso lo studio di questultimo in Roma, via Principessa Clotilde, 2; contro Zorzan Giancarlo, Zorzan, Nicoletta, Seibou Maman e Associazione Culturale Daawa, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, costituitisi in giudizio, rappresentati e difesi dallAvv. Davide Galimberti, con domicilio eletto presso la Segreteria della Sezione, Piazza Capo di Ferro, 13; nei confronti di Regione Lombardia; per la riforma
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della sentenza del T.A.R. per la Lombardia, Milano, Sez. II^, n. 7050 dd. 25 ottobre 2050, resa tra le parti e concernente ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi e della destinazione duso originaria, nonch di sospensione delle attivit di culto e di preghiera. Visti il ricorso in appello e i relativi allegati; Visto latto di costituzione in giudizio di Giancarlo Zorzan, di Nicoletta Zorzan, di Maman Seibou e e dellAssociazione Culturale Daawa; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nelludienza pubblica del giorno 7 giugno 2011 il Cons. Fulvio Rocco e uditi per le parti lAvv. Nino Paolantonio per il Comune di Giussano e lAvv. Davide Galimberti per gli appellati; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO e DIRITTO 1.1. Con nota prot. n. 19198 dei 9 - 12 luglio 2010, il Comune di Giussano (Mb), odierno appellante, ha comunicato ai signori Nicoletta Zorzan, Giancarlo Zorzan e Maman Seibou lavvio del procedimento finalizzato allaccertamento della compatibilit della destinazione duso della porzione dimmobile ubicata in Giussano, via Cavour n. 85, distinta in catasto al foglio 13, mappale 54, subalterni nn. 701 e 702, concessa in locazione dai predetti Signori Zorzan al Signor Seibou, legale rappresentante dellAssociazione culturale Daawa, rispetto allattivit ed alle pratiche ivi di fatto esercitate (cfr.
doc.ti 2 e 3, gi prodotti nel fascicolo processuale di primo grado). La medesima Amministrazione Comunale rimarca che lAssociazione Culturale Daawa (da tradursi letteralmente come Invito), sarebbe ad oggi priva delliscrizione al Registro Nazionale istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri -Dipartimento per gli Affari Sociali, e pertanto essa non pu accedere al regime agevolato di cui allart. 32, comma 4, della L. 7 dicembre 2000 n. 383, a sensi del quale la sede delle associazioni di promozione sociale ed i locali nei quali si svolgono le relative attivit sono compatibili con tutte le destinazioni duso omogenee previste dal decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968 indipendentemente dalla destinazione urbanistica. Consta dallo statuto dellAssociazione Culturale Daawa che la medesima persegue le seguenti finalit: rafforzare il legame di fratellanza umana tra comunit e i cittadini locali attraverso lo scambio culturale, la collaborazione sociale, la vicinanza civile allinterno di un quadro di rispetto e di integrazione ;organizzare preghiere individuali e collettive; far rivivere gli insegnamenti del Profeta (Sunna) e la rivelazione Divina (Corano); essere un elemento di una area di convivenza e di pace, promuovendo una condotta morale che porti alla pratica del bene; organizzare e facilitare la procedura di sepoltura dei musulmani, con lo specifico proposito, fra laltro, di ospitare gruppi affini di provenienza sia nazionale, sia internazionale; il tutto, peraltro, con lespressa limitazione dellammissione ai soli fedeli musulmani (cfr. ibidem, doc. 4). Daawa svolge la propria attivit nellunit immobiliare di via Cavour
n. 85 a Giussano, di propriet dei Signori Giancarlo e Nicoletta Zorzan, costituita da un negozio con affaccio diretto su strada e ubicato al piano terra e seminterrato in un edificio a prevalente destinazione residenziale, a sua volta ricadente in ambito che il vigente strumento urbanistico del Comune di Giussano destina a tessuto consolidato monofunzionale residenziale ad alta densit da mantenere (cfr. ibidem, doc. 5). Il Comune afferma che lelevata frequenza di persone nelle vicinanze del negozio (il quale sarebbe stato chiuso per molti mesi a seguito di una serie di vicende tra la propriet ed il Condominio, note alla comunit sebbene estranee alla vicenda per cui ora lite) hanno indotto la Polizia Locale di Giussano ad effettuare taluni sopralluoghi presso gli anzidetti locali. Tali sopralluoghi avrebbero consentito di accertare al piano seminterrato lesecuzione di un tavolato interno senza avere presentato regolare richiesta di permesso o denuncia di inizio di attivit ed un cambio di destinazione duso funzionale da negozio ad edificio adibito a luogo di culto: e ci in quanto il piano terra del negozio era coperto di tappeti che venivano utilizzati per pregare, com stato precedentemente accertato dalla Polizia Locale con relazioni di servizio n. 147 del 10 luglio 2010, n. 144 del 12 luglio 2010 e n.152 del 17 luglio 2010, e come sarebbe pure confermato dalle evidenze fotografiche ivi allegate (cfr. ibidem, doc. 6). Il Comune espone inoltre che in data 10 luglio 2010, gli Agenti della Polizia Locale hanno effettuato un controllo in via Cavour, dove hanno riscontrato la presenza di persone di religione islamica presso la
struttura che dovrebbe ospitare un centro di culto (cfr. ibidem, doc. 7). In data 17 luglio 2010 sono stati ancora identificati nei locali taluni fedeli che, allarrivo degli scriventi, si trovavano al piano interrato raccolti in preghiera (cfr. ibidem, doc. 8). LAmministrazione Comunale afferma, quindi, che a margine delleffettuazione di alcuni lavori interni privi di titolo abilitativo, sarebbe pertanto emersa la definitiva destinazione dellimmobile stesso a fini di culto: e ci, in difetto del permesso di costruire cui allart. 52, comma 3 bis, della L.R. 11 marzo 2005 n. 12 come introdotto dallart. 1 della L.R. 14 luglio 2006 n. 12 e necessario per i mutamenti di destinazione duso di immobili, anche non comportanti la realizzazione di opere edilizie, finalizzati alla creazione di luoghi di culto (che lart. 70 e ss. della stessa L.R. disciplinano puntualmente) e luoghi destinati a centri sociali. Gli Zorzan e lAssociazione Culturale Daawa non hanno prodotto alcuna osservazione nel procedimento avviato con la predetta nota Prot. 19198 del 9 luglio 2010, e in conseguenza di ci, con ordinanza n. 133 del 22 luglio 2010, notificata ai destinatari il giorno successivo, il Dirigente preposto al Settore Urbanistica, Edilizia, SUE/SUAP del Comune di Giussano ha contestato agli odierni appellati la violazione dellanzidetto art. 52, comma 3-bis della L.R. 12 del 2005, ingiungendo limmediato ripristino dello stato originario dei luoghi e della destinazione duso originaria del negozio e del seminterrato, nonch la sospensione in tali locali dellattivit cultuale incompatibile
con la destinazione duso originaria e con le previsioni del vigente strumento urbanistico. Va soggiunto che in data 31 luglio 2010, alle ore 21.15, gli agenti della Polizia Locale si sono recati sul posto al fine di verificare il rispetto di tale ordinanza e hanno rinvenuto rilevandone le generalit - ben trentuno persone di nazionalit Pakistana, Marocchina, Ghanese, Ivoriana, Tunisina, Algerina e del Togo, tutte residenti nei paesi circostanti la citt di Giussano, le quali allarrivo degli scriventi erano intente a dialogare (cfr. ibidem, doc. 9, non prodotto nel primo grado di giudizio). In data 3 agosto 2010, alle 20.40, la Polizia Locale ha constatato che tutte le saracinesche dellimmobile in questione erano abbassate ed i vetri schermati da fogli di carta bianca, in modo da rendere impossibile guardare allinterno (cfr. ibidem, doc. 10, non prodotto nel primo grado di giudizio). Il 5 agosto 2010, alle ore 20.35 circa, la Polizia Locale ha effettuato un nuovo accesso allimmobile al fine di verificare il rispetto dellordinanza n. 133 del 2010, ivi rinvenendo, oltre al Signor Maman Seibou, legale rappresentante dellAssociazione Daawa, tale
Rahmoon Bachir, di nazionalit marocchina, seduto a terra su alcuni tappeti (cfr. ibidem, doc. 11, non prodotto nel primo grado di giudizio). I due sono state poi raggiunti da altre 19 persone, tutte a loro volta identificate, ed il Signor Maman Seibou, interrogato sulla motivazione della riunione,
rispondeva che si incontrano abitualmente per parlare tra di loro ed allarrivo dellorario prestabilito si riuniscono in preghiera; e, infatti, tutti i presenti all'interno dei locali sono stati poi trovati inginocchiati sul tappeto con testa rivolta a sud-est bisbigliando delle frasi in coro in lingua straniera (cfr. ibidem). Il giorno 10 agosto 2010, alle 20.35 circa, nellapprossimarsi dellora prevista per la preghiera del tramonto (Maghrib) la Polizia Locale ha effettuato un nuovo sopralluogo presso i locali con lassenso del Signor Maman Seibu il quale, dapprima solo, stato poi raggiunto da altre 18 persone, molte delle quali gi presenti il 31 luglio 2010 (cfr. ibidem, doc. 12, non prodotto nel primo grado di giudizio). Nella loro relazione di servizio gli Agenti hanno riferito che sebbene gli scriventi si trattenessero in possibilit dei locali dalle ore 20.35 fino alle ore 21.05 nessuno dei presenti si disponeva in atteggiamento di preghiera e che, tuttavia, nel salone era stato incrementato lallestimento di tappeti che ricoprono il pavimento (cfr. ibidem). In data 11 agosto 2010 ha avuto inizio il Ramadan, e il giorno successivo, alle ore 20.45, con lausilio dei Carabinieri della stazione di Giussano, la Polizia Locale ha nuovamente verificato il rispetto dellordinanza anzidetta, rinvenendo sul posto tre persone intente a dialogare, le quali peraltro non risultavano essere soci dellAssociazione Daawa, il cui legale rappresentante era, al momento, assente (cfr. ibidem, doc. 13, non prodotto nel primo grado di giudizio). In data 13 agosto 2010, alle ore 20.05, i Carabinieri della locale
stazione, recatisi presso limmobile in questione, accertavano che tutte le saracinesche dellimmobile erano abbassate e le vetrate erano state oscurate da fogli di carta appesi dallinterno, rendendo quindi impossibile vedere dentro i locali; peraltro, la porta dingresso era aperta e i militari sono entrati allinterno del salone al piano terra, nel quale hanno notato la presenza di 7 (sette) persone di sesso maschile, fra i quali anche un minore, inginocchiati sui tappeti posti sul pavimento tutti a piedi scalzi con la testa rivolta verso sud est...., pronunciavano frasi in coro in lingua straniera ed in contemporanea, appoggiavano e rialzavano ripetutamente la fronte a terra Al termine della preghiera gli astanti sono stati identificati (cfr. ibidem, doc. 14, non prodotto nel primo grado di giudizio). 1.2. Ci posto, con ricorso proposto sub R.G. 2020 del 2010 proposto innanzi al T.A.R. per la Lombardia, Sede di Milano, i Signori Giancarlo e Nicoletta Zorzan, nonch il Sig. Maman Seibou, in proprio nonch quale legale rappresentante dellAssociazione Daawa, hanno chiesto lannullamento dellanzidetta ordinanza n. 133 dd. 22 luglio 2010 del Dirigente preposto al Settore Urbanistica, Edilizia, SUE/SUAP del Comune di Giussano, nonch della presupposta comunicazione Prot. 20344 dd. 20 luglio 2010 della Polizia Locale, nonch di ogni altro atto presupposto e consequenziale, tra cui segnatamente - delle relazioni di servizio n. 147 dd. 10 luglio 2010, n. 144 dd. 12 luglio 2010 e n. 157 dd. 20 luglio 2010 n. 157. Con un primo motivo di ricorso stata dedotta lavvenuta violazione
dellart. 3 della L. 7 agosto 1990 n. 241, dellart. 31 del D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 e dellart. 52 della L.R. 12 del 2005, oltrech di diverse norme costituzionali ed eccesso di potere sotto svariati profili, assumendo che i locali non sarebbero stati affatto destinati a luogo di culto posto che il culto medesimo si porrebbe in termini di mera occasionalit e, comunque, nellalveo della complessiva attivit statutaria dellAssociazione, espressione a sua volta di libert costituzionalmente garantite; di conseguenza, la realizzazione asseritamente abusiva del tavolato andrebbe ricondotto nellambito dellattivit edilizia libera e sarebbe irrilevante sotto il profilo strettamente edilizio, anche perch lo spazio destinato alle riunioni dei fedeli sarebbe inferiore al 50% della superficie dellimmobile. Con un secondo motivo di ricorso, la violazione dellart. 3 della L. 241 del 1990 e leccesso di potere per indeterminatezza dellazione amministrativa sussisterebbero in quanto latto repressivo dellabuso edilizio menzionerebbe la violazione del vigente strumento urbanistico senza peraltro mai indicare quale ne sia la norma concretamente violata. Ad ogni buon conto, gli stessi ricorrenti in primo grado hanno pure dedotto la violazione dellart. 42 delle N.T.A. dello strumento urbanistico del Comune di Giussano, assumendo che, allepoca dei sopralluoghi, lAssociazione Daawa stava completando i lavori di adeguamento dellimmobile al fine di destinarlo a propria sede associativa (asseritamente del tutto compatibile con quella attuale di negozio): donde la continua presenza di persone per vedere lo stato
davanzamento dei lavori dimbiancatura (cos a pag. 8 del ricorso in primo grado). I ricorrenti hanno anche sollevato la questione di legittimit costituzionale dellart. 52, comma 3-bis della L.R. 12 del 2005 per asserita violazione degli artt. 2, 3, 8, 9, 18, 19 e 20 Cost., ed hanno proposto domanda risarcitoria del danno esistenziale asseritamente patito dai fedeli, in relazione al turbamento loro causato dai sopralluoghi effettuati dalle Forze dellordine. 1.3. In tale primo grado di giudizio non si costituito il Comune di Giussano; n si costituita la parimenti intimata Regione Lombardia. 1.4. Con sentenza n. 7050 dd. 25 ottobre 2010 resa in forma semplificata a sensi degli artt. 60 e 74 cod. proc. amm. la Sezione II^ del T.A.R. per la Lombardia ha accolto in parte il ricorso degli Zorzan e del Seibou, annullando segnatamente limpugnata ordinanza n. 133 dd. 22 luglio 2010 del Dirigente preposto al Settore Urbanistica, Edilizia, SUE/SUAP del Comune di Giussano ma respingendo la domanda risarcitoria contestualmente proposta dai ricorrenti medesimi. In tale senso il T.A.R. ha evidenziato che lunit immobiliare di cui trattasi stata data in locazione per lo svolgimento di attivit che non comportano contatti diretti con il pubblico, e che i ricorrenti hanno impugnato lanzidetta ordinanza dirigenziale n. 133 del 2010 e gli atti ad essa presupposti e conseguenti assumendo che: non vi stato alcun mutamento di destinazione duso finalizzato alla creazione di un luogo di culto, e la realizzazione di un divisorio interno rientra nellambito dellattivit edilizia
libera ex art. 6 del T.U. delledilizia, approvato con D.P.R. 380 del 2001 (primo motivo); lordinanza omette ogni indicazione della norma urbanistica che il Comune reputa violata (secondo motivo); il mutamento duso, da negozio a sede associativa, conforme alla destinazione urbanistica dellimmobile (B1.4), normata dallart. 42 n.t.a. del PGT (secondo motivo bis), nonch deducendo lincostituzionalit dellart. 52, comma 3 bis, della legge regionale Lombardia n. 12/2005, per violazione degli artt. 2, 3, 8, 9, 18, 19, 20 e 21 Cost., per il fatto che detta disposizione, ove intendesse subordinare a permesso di costruire i mutamenti di destinazione duso (anche senza opere) finalizzati alla creazione di luoghi di culto, comprendendo in tale nozione anche i centri culturali in cui si eserciti privatamente ed occasionalmente la preghiera religiosa, discriminerebbe inammissibilmente luso di culto rispetto ad ogni altro genere di usi, in violazione del diritto costituzionale alla libert di espressione del pensiero, alla libert di associazione nonch alla libert religiosa in tutte le sue manifestazioni, in particolare violando lart. 20 della Costituzione, secondo cui il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, n di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacit giuridica e ogni forma di attivit. Il giudice di primo grado ha, quindi, considerato che: lordinanza muove dal presupposto che sia stata abusivamente modificata la destinazione duso dellimmobile da negozio a luogo di culto, in contrasto con il PGT e in violazione dellart. 52, comma 3 bis, della legge regionale lombarda 11 marzo 2005 n. 12 (legge per il governo del territorio); in punto di fatto il Comune trae il proprio convincimento al riguardo da rapporti di servizio della Polizia Locale dai quali emerge (per quanto dato ricavare dalle copie prodotte in giudizio, rilasciate ai
ricorrenti con la schermatura delle generalit dei presenti) che in occasione di sopralluoghi e di controlli in loco gli agenti verbalizzanti hanno riscontrato la presenza in sede di persone di religione islamica (rapporto dd. 12 luglio 2010) ovvero di persone raccolte in preghiera (rapporto dd. 20 luglio 2010). Il T.A.R. ha conseguentemente ritenuto che: lart. 52, comma 3 bis, della legge regionale (il quale stabilisce che i mutamenti di destinazione duso di immobili, anche non comportanti la realizzazione di opere edilizie, finalizzati alla creazione di luoghi di culto e luoghi destinati a centri sociali, sono assoggettati a permesso di costruire),per la sua collocazione e la sua ratio palesemente volto al controllo di mutamenti di destinazione duso suscettibili, per lafflusso di persone o di utenti, di creare centri di aggregazione (chiese, moschee, centri sociali, ecc.) aventi come destinazione principale o esclusiva lesercizio del culto religioso o altre attivit con riflessi di rilevante impatto urbanistico, che richiedono la verifica delle dotazioni di attrezzature pubbliche rapportate a dette destinazioni; la norma non pare quindi applicabile nel caso in cui limmobile venga utilizzato da unassociazione culturale in cui il fine religioso rivesta carattere di accessoriet e di marginalit nel contesto degli scopi statutari;la previsione statutaria (art. 3) che comprende tra gli scopi dellAssociazione l organizzare preghiere individuali e collettive ovvero il far rivivere gli insegnamenti del Profeta (Sunna) e la rivelazione Divina (Corano) non costituisce elemento sufficiente a identificare detta sede con un luogo di culto assoggettabile alla predetta disciplina; del pari insufficiente la circostanza che nella sede dellassociazione sia stata occasionalmente riscontrata la presenza di persone di religione islamica ovvero di persone raccolta in
preghiera, non potendosi qualificare, ai predetti fini, luogo di culto un centro culturale o altro luogo di riunione nel quale si svolgano, privatamente e saltuariamente, preghiere religiose, tanto pi ove si consideri che - come questo Tribunale ha avuto modo di statuire in una fattispecie similare (cfr. T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. II, 17 settembre 2009 n. 4665) - non rileva di norma ai fini urbanistici luso di fatto dellimmobile in relazione alle molteplici attivit umane che il titolare libero di esplicare; ove altrimenti interpretata, la norma regionale si esporrebbe a dubbi di legittimit costituzionale. Per quanto, da ultimo, attiene alla domanda risarcitoria il T.A.R. ha considerato che il danno economico derivante dalla necessit di difendersi in giudizio trova rifusione allinterno del processo, nella disciplina delle spese di causa, nel mentre il danno esistenziale (turbamento emotivo e psicologico) derivante dal divieto di esercitare in loco attivit di culto non comprovato, n nellan n nel quantum, e non pu essere comunque fatto valere dallAssociazione insostituzione dei singoli associati che avrebbero subito la compressione di diritti garantiti dalla carta costituzionale. Nellespressa considerazione della parziale soccombenza del Comune, il giudice di primo grado ha condannato questultimo al pagamento delle spese del giudizio, complessivamente liquidate nella misura di 2.000,00.-, oltre ad I.V.A. e C.P.A. 2.1. Con lappello in epigrafe il Comune di Giussano chiede la riforma della sentenza sopradescritta, deducendo in via preliminare che latto introduttivo del relativo giudizio stato notificato a mezzo del servizio postale da Ufficiale giudiziario incompetente, addetto infatti nella specie allUfficio notifiche del Tribunale di Monza anzich
addetto allUfficio notifiche della Corte dAppello di Milano. Dalla nullit della notificazione dellatto introduttivo del giudizio di primo grado discenderebbe pertanto ad avviso dellappellante Amministrazione Comunale linammissibilit del relativo ricorso, tenendo in considerazione la circostanza che la nullit medesima non stata nella specie sanata dalla costituzione delle parti intimate, ossia dello stesso Comune e della Regione Lombardia, per lappunto non costituitisi nel giudizio di primo grado. Nel merito, con un primo ordine di censure il Comune deduce lavvenuto travisamento dei presupposti di fatto e di diritto, nonch difetto di istruttoria per quanto segnatamente attiene
allinterpretazione dello statuto associativo fatta dal giudice di primo grado e alla reputata occasionalit dellattivit di culto praticata nella sede associativa. Con un secondo ordine di censure il Comune deduce invece eccesso di potere per illogicit manifesta e travisamento dei presupposti di fatto e di diritto per quanto attiene alla destinazione duso dellimmobile. 2.2. Si sono costituiti in giudizio gli appellati Zorzan e Seibou, eccependo preliminarmente, a loro volta, linammissibilit dellappello proposto dal Comune per invalidit della procura ad litem apposta in calce allatto introduttivo del presente giudizio, e ciin quanto la sottoscrizione della procura medesima non risulta autenticata da un avvocato abilitato al patrocinio innanzi alle giurisdizioni superiori, a sensi dellart. 33 del R.D.L. 27 novembre 1933 n. 1578 convertito con
modificazioni in L. 22 gennaio 1934 n. 36. Sempre in via preliminare gli appellati hanno chiesto linammissibilit di tutte le nuove produzioni documentali del Comune di Giussano non presenti nel fascicolo processuale di primo grado, e segnatamente identificate nelle relazioni di polizia susseguenti alla data del 23 luglio 2010. Nel merito gli appellanti concludono per la conferma della sentenza resa in primo grado e, per tuziorismo, ripropongono comunque anche nel presente grado di giudizio la questione di costituzionalit dellart. 52, comma 3-bis della L.R. 12 del 2005 gi sollevata innanzi al T.A.R. 3. Alla pubblica udienza del 7 giugno 2011 la causa stata trattenuta per la decisione. 4. Il Collegio deve innanzitutto farsi carico di disaminare leccezione di inammissibilit del ricorso dedotta dagli appellati, secondo la quale risulterebbe nulla la procura ad litem apposta in calce allatto introduttivo del presente giudizio in quanto la sottoscrizione della procura medesima non risulta autenticata da un avvocato abilitato al patrocinio innanzi alle giurisdizioni superiori. Tale eccezione infondata. In effetti, unormai remota giurisprudenza condivide la tesi degli appellati (cfr., ad es., Cass, Sez. II, 16 maggio 1975 n. 1904 e, soprattutto, Cass., SS.UU., 19 dicembre 1989 n. 5664, secondo la quale - per lappunto - qualora la firma della parte, nella procura in calce od a margine del ricorso per cassazione, sia certificata autografa
da un difensore non iscritto allalbo dei patrocinanti in cassazione, cui sia stato conferito il mandato unitamente ad altro difensore iscritto a tale albo, si verifica linammissibilit del ricorso medesimo, pure se sottoscritto da quellaltro difensore, considerato che tale certificazione affetta da invalidit, perch il potere di effettuarla presuppone la sussistenza dello ius postulandi, e che, inoltre, linvalidit o mancanza della certificazione stessa implica divergenza dell'atto d'impugnazione dal modello legale di cui all'art. 365 c.p.c., con il difetto del requisito essenziale costituito dall'esistenza di procura certa ed anteriore alla notificazione; cfr., altres, pi recentemente, Cons. Stato, Sez. V, 12 maggio 2003 n. 2515, secondo cui inammissibile il ricorso al Consiglio di Stato sottoscritto dal solo difensore iscritto nellalbo speciale allorquando lautenticazione del mandato speciale, rilasciato a suo favore in calce al ricorso, sia stata effettuata invece da avvocato non abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori). . Tuttavia, pi recentemente, la giurisprudenza ha affermato che la domanda giudiziale sempre valida ogni qual volta, anche in mancanza di sottoscrizione da parte di un difensore abilitato, sussistono concorrenti elementi idonei ad imputare latto, sul piano sostanziale, ad altro difensore munito di ius postulandi e, in particolare, quando latto di appello sia stato sottoscritto come, per lappunto, nel caso di specie - anche da un altro procuratore competente (o destinatario della procura ) che abbia svolto attivit difensiva (cfr. sul punto, Cons. Stato, Sez. V, 8 marzo 2006, n. 2873): e ci in quanto la nullit della certificazione di autenticit della procura eseguita da
procuratore non abilitato non determina linammissibilit dellatto allorquando la procura stessa sia stata conferita anche ad altro avvocato abilitato e questi abbia sottoscritto latto stesso nella cui epigrafe sia richiamata la procura a margine (o in calce), giacch, in tale ipotesi, il difensore abilitato con la sottoscrizione dellatto cui incorporata la procura certifica, altres, lautenticit della firma di colui che risulta aver conferito la procura medesima (cfr. ibidem, con richiamo ai puntuali precedenti in tal senso di Cass. Civ., Sez. III, 2 maggio 1996 n. 4009 e di Cons. Stato, Sez. V, 17 maggio 2000 n. 2873). 5. Sempre in via preliminare, il Collegio deve pure farsi carico di disaminare leccezione sollevata dallappellante Comune in ordine allammissibilit del ricorso proposto in primo grado dagli attuali appellati, reputato a sua volta inammissibile in quanto notificato a mezzo posta da ufficiale giudiziario incompetente. Il Collegio, pur evidenziando che la questione risulta recessiva nelleconomia di causa in quanto come sar evidenziato nel successivo 7 il ricorso proposto in primo grado dai Signori Zorzan e Seibou comunque infondato nel merito, non sottace che, per giurisprudenza ormai prevalente, la violazione delle norme sulla competenza degli ufficiali giudiziari non comporta la nullit della notificazione , bens una mera irregolarit che assume rilievo soltanto nei confronti dellufficiale giudiziario incompetente, nel mentre ininfluente sulla ritualit della notificazione (cos, ad es., Cons. Stato, Sez. IV, 31 maggio 2007 n. 2849 e 14 dicembre 2004 n. 8072; Sez. V,
25 febbraio 1999 n. 224 e 1 ottobre 1982 n. 692; A.P. 23 marzo 1982 n. 4), prescindendo anche dal contemplare (come viceversa seguita a fare la Corte di Cassazione: cfr. sul punto, ad es., Cass. Sez. lav., 11 giugno 2004 n. 11140) la necessit di sanatoria con effetto retroattivo mediante costituzione della parte intimata anche nel caso in cui la costituzione stessa avvenga dichiaratamente al solo scopo di eccepire tale incompetenza. 6. Ancora in via preliminare e in dipendenza di quanto disposto dallart. 104, comma 2, cod. proc. amm. va accolta listanza degli appellati in ordine allinammissibilit di tutte le nuove produzioni documentali dellappellante Comune di Giussano non presenti nel fascicolo processuale di primo grado e segnatamente identificate nelle relazioni di polizia susseguenti alla data del 23 luglio 2010. 7. Tutto ci doversosamente premesso, e come detto innanzi, la sentenza resa in primo grado va riformata e per leffetto il ricorso ivi proposto va respinto. Il Collegio ribadisce in tal senso che, come evidenziato anche nella recente ordinanza cautelare n. 2008 dd. 10 maggio 2011, se un immobile non risulta sia utilizzato in via esclusiva quale luogo di culto (diritto, questo, il cui esercizio comunque garantito anche ai non cittadini a sensi e nei limiti dellart. 19 Cost.), in linea di principio non possibile affermare la sussistenza di unincompatibilit ediliziourbanistica della destinazione duso dellimmobile medesimo, il quale peraltro consterebbe sia a tuttoggi nella specie adibito a negozio,anche se poi divenuto sede dellAssociazione Culturale
Daawa. Lesame dello statuto di tale Associazione e delle circostanze di fatto documentate sino alla predetta data del 23 luglio 2011 convincono tuttavia il Collegio della circostanza che, a differenza del caso definito in sede cautelare da questa stessa Sezione mediante lanzidetta ordinanza n. 2008 del 2001, nella fattispecie non risulta materialmente comprovato lo svolgimento da parte della Associazione medesima di attivit diverse da quelle proprie della preghiera, nondimeno reputata in via del tutto apodittica dal T.A.R. come accessoria e marginale nel contesto degli scopi statutari perseguiti da Daawa. In effetti, nellestrema genericit dei pur commendevoli scopi di carattere generale enunciati dallo statuto di Daawa (rafforzare il legame di fratellanza umana tra comunit e i cittadini locali attraverso lo scambio culturale, la collaborazione sociale, la vicinanza civile allinterno di un quadro di rispetto e di integrazione ; essere un elemento di una area di convivenza e di pace, promuovendo una condotta morale che porti alla pratica del bene; far rivivere gli insegnamenti del Profeta - Sunna e la rivelazione Divina - Corano), la specifica attivit di organizzare preghiere individuali e collettive assume allevidenza un carattere non occasionale ma del tutto preminente: e ci inderogabilmente impone, pertanto, lapplicazione nella specie dellart. 52, comma 3-bis della L.R. 11 marzo 2005 n. 12 come introdotto dallart. 1 della L.R. 14 luglio 2006 n. 12, laddove si dispone la necessit del rilascio del permesso di costruire per i mutamenti di destinazione duso di immobili, anche non comportanti la realizzazione di opere edilizie, finalizzati alla creazione di luoghi di culto e luoghi
destinati a centri sociali. N va sottaciuto che lart. 70 e ss. della medesima L.R. 12 del 2005 reca una specifica disciplina urbanistica per i luoghi di culto e che, medio tempore, lo ius superveniens contenuto nellart. 71, comma 1, lett. c bis, della L.R. 11 marzo 2005 n. 12, cos come inserito dallart. 12 della L.R. 21 febbraio 2011 n. 3, ha comunque ricondotto nella categoria delle attrezzature di interesse comune per servizi religiosi gli immobili (comunque) destinati a sedi di associazioni, societ o comunit di persone in qualsiasi forma costituite, le cui finalit statutarie o aggregative siano da ricondurre alla religione, allesercizio del culto o alla professione religiosa quali sale di preghiera, scuole di religione o centri culturali. In tale contesto, pertanto, la trasformazione inoppugnabilmente avvenuta nella specie del preesistente negozio in luogo preminentemente adibito a culto non poteva che richiedere, anche a prescindere dalla concomitantemente contestata realizzazione al piano seminterrato di un tavolato interno, il rilascio del titolo edilizio abilitante al mutamento della destinazione duso dei relativi locali. N la disciplina contenuta nel test citato art. 52, comma 3-bis della L.R. 12 del 2005 come introdotto dallart. 1 della L.R. 12 del 2006 pu reputarsi incostituzionale secondo la prospettazione svolta in tal senso dagli appellati. Secondo questi ultimi, infatti, tale disciplina violerebbe lart. 2 Cost. (riconoscimento costituzionale dei diritti inviolabili delluomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali; tra i diritti inviolabili delluomo vi il diritto alla preghiera religiosa ed al culto); lart. 3
Cost. (violazione del principio deguaglianza e ragionevolezza in quanto sarebbe chiara la discriminazione che la Regione Lombardia pone a coloro che vogliano destinare i locali, anche senza opere, a luogo di culto - necessit di operare con permesso di costruire rispetto a tutti gli altri cittadini che vogliano effettuare un mutamento di destinazione d'uso daltro genere - il permesso di costruire non necessita. sufficiente la denuncia dinizio attivit, o la semplice comunicazione) lart. 8 Cost. (libert di tutte le confessioni religiose davanti alla legge); lart. 9 Cost. (promozione dello sviluppo della cultura); gli artt. 18 e 19 Cost. (a mezzo della contestata disciplina regionale si inciderebbe e si annullerebbe il diritto di associarsi liberamente ed il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa al fine di farne propaganda - anche a mezzo di associazioni culturali- ed anche per esercitare in pubblico ed in privato il proprio culto); lart. 20 Cost. (si violerebbe il divieto costituzionale di non porre speciali limitazioni legislative per ogni forma dattivit dellassociazione con fine di culto); e, da ultimo, lart. 21 Cost. (si inciderebbe e si annullerebbe il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero costituito anche dallesercizio del culto. Il Collegio a tale ultimo riguardo evidenzia che lo stesso giudice di primo grado ha convenuto che lart. 52, comma 3-bis della L.R. 12 del 2005 per la sua collocazione e la sua ratio palesemente volto al controllo di mutamenti di destinazione duso suscettibili, per lafflusso di persone o di utenti, di creare centri di aggregazione (chiese, moschee, centri sociali, ecc.) aventi come destinazione principale o
esclusiva lesercizio del culto religioso o altre attivit con riflessi di rilevante impatto urbanistico, le quali richiedono la verifica delle dotazioni di attrezzature pubbliche rapportate a dette destinazioni: se non altro agli effetti dellaltrettanto necessario e conseguente rilascio del certificato di agibilit (cfr. art. 23 e ss. del T.U. approvato con D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380) dellimmobile destinato al nuovo uso, nonch della parimenti necessaria e conseguente pratica di prevenzione incensi di cui al D.P.R. 12 gennaio 1998 n. 37 di competenza dei Vigili del Fuoco. Pertanto non sussiste, nel contesto del medesimo comma 3-bis, alcuna discriminazione di carattere politico-culturale e religioso, anche per il fatto che la disciplina sopradescritta uniformemente applicata ad ogni luogo di culto, anche cattolico, nonch ad ogni centro sociale, di qualsivoglia tendenza socio-politica, al fine di salvaguardare lincolumit di tutti coloro che frequentano tali luoghi di riunione. 8. Le spese e gli onorari possono essere integralmente compensati per entrambi i gradi di giudizio, nel mentre il contributo unificato di cui allart. 9 e ss. del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115 posto a carico degli attuali appellati, sempre per entrambi i gradi di giudizio. P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) definitivamente pronunciando sullappello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso proposto in primo grado. Compensa integralmente le spese e gli onorari dei due gradi di
giudizio, nel mentre pone a carico degli appellati il contributo unificato di cui allart. 9 e ss. del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115 per entrambi i gradi di giudizio. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dallAutorit amministrativa. Cos deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 7 giugno 2011 con l'intervento dei magistrati: Giorgio Giaccardi, Presidente Diego Sabatino, Consigliere Guido Romano, Consigliere Fulvio Rocco, Consigliere, Estensore Silvia La Guardia, Consigliere
DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 27/10/2011 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)
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