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Timestamp: 2020-08-12 15:07:00+00:00
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Avvocati foro Novara Bossi Buscaglia Dulio: processi diritto penale, del lavoro, civile. Avvocato per causa divorzio licenziamento furto truffa incidente sinistro stradale - » La Cassazione apre ai PACS.
La Cassazione apre ai PACS.
Cassazione Sezione terza civile sentenza 6 aprile 12 luglio 2006, n. 15760
Presidente Duva relatore Petti
Pm Iannelli parzialmente conforme
Il 4 luglio 1989 il minore XXX, mentre si trovava a bordo di un pedalò, nelle acque della rada di Spisone, in Taormina, era investito,scaraventato in mare e travolto da un idrogetto Yamaha condotto dal minore XXX. In seguito allurto il Lombardo decedeva allospedale di Messina.
Con citazione del maggio 1990 i genitori di XXX, ed il fratello convivente XXX, convenivano in giudizio il conducente del mezzo e per esso ì genitori, i proprietari del mezzo investitore (Costantino Giovanni e Vinciguerra Maurizio) e limpresa assicuratrice SARA assicurazioni Spa e ne chiedevano la condanna al risarcimento dei danni morali, conseguenti alla morte del congiunto, nonché alla rifusione dei danni patrimoniali, incluse le spese di costituzione nel giudizio penale, concluso per effetto della sopravvenuta amnistia. Si costituivano tutti i convenuti, contestando lan debeatur, e limpresa eccepiva linoperatività della polizza, avendo lidrogetto una potenza superiore ai 25 cavalli ed esigendo, per la guida, la patente nautica.
Il Tribunale di Messina, con sentenza del 22 aprile 1998, accertava che la colpa esclusiva dellincidente era da ascriversi al conducente dellidrogetto e che vi era responsabilità per culpa in vigilando ed in educando dei genitori, che lassicurazione copriva il mezzo e che vi era responsabilità solidale dei proprietari del mezzo che era stato locato ai frequentatori del luogo.
Veniva proposto appello incidentale dai genitori del giovane conducente e dallimpresa assicuratrice in relazione allinoperatività della garanzia.
La Corte di appello di Messina, con sentenza del 21 settembre 2001 così decideva: in accoglimento dellappello principale aumenta la somma relativa al danno morale da corrispondere nella misura di 100 milioni in favore dei genitori e di 40 milioni in favore del fratello convivente, con rivalutazioni ed interessi decorrenti dal marzo 1990, condannando in solido gli appellati a corrispondere le maggiori somme; rigetta gli appelli incidentali e condanna gli appellati, in solido, alla rifusione delle spese del giudizio in favore degli appellanti principali, compensandole tra gli appellati.
Contro la decisione hanno proposto ricorso, in punto di liquidazione del danno morale, gli aventi causa dal defunto XXX, deducendo unico motivo di ricorso e hanno depositato memoria; hanno resistito con controricorso i genitori del conducente minore autore dellincidente; hanno proposto ricorso incidentale ì proprietari responsabili solidali, in punto di an e quantum debeatur.
Per la SARA è stata svolta discussione orale. E stata depositata memoria dai ricorrenti principali.
Il ricorso principale merita accoglimento, devessere invece rigettato il ricorso incidentale.
Secondo lordine logico della questioni devessere esaminato per primo il ricorso incidentale di Vinciguerra Maurizio e Costantino Giovanni, responsabili civili in quanto proprietari del mezzo investitore.
Il ricorso si articola in due motivi: nel primo motivo si deduce lomessa e contraddittoria motivazione della sentenza di appello sia sullan che sul quantum debeatur. Sotto il primo profilo la tesi è che il giudice di appello ha fondato laccertamento della responsabilità del minore utilizzando atti e testimonianze rese nel processo penale e la perizia tecnica ivi contenuta. La Corte nella sua motivazione non avrebbe adeguatamente spiegato le ragioni della utilizzazione di tali atti e non avrebbe analizzato le deposizioni testimoniali.
Nel secondo motivo si chiede la conferma della statuizione della responsabilità solidale dellimpresa, sul rilievo che la perizia tecnica sulla potenza del natante conferma che la potenza effettiva era inferiore ai 25 cavalli e che pertanto il mezzo non esigeva la guida con patente nautica.
La produzione della documentazione del processo penale è avvenuta sullaccordo e nel contraddittorio delle parti e dunque gli elementi di prova ben potevano essere esaminati e considerati nel contesto probatorio del processo civile.
Lamentano i ricorrenti la omessa o quanto meno insufficiente motivazione in ordine ai criteri di liquidazione del danno morale, in relazione agli articoli 2043 e 2059 Cc. Interpretando la censura, come argomentata nella sua esposizione, essa involge non solo il vizio della motivazione, ma contestualmente lerror in iudicando per la errata applicazione dei criteri di risarcimento del danno morale come danno ingiusto, che viene richiesto iure proprio, come danno consequenziale alla morte del congiunto.
Lamentano in vero i ricorrenti la iniquità della decisione dei giudici di appello, e la contraddittorietà della motivazione che pur corregge in parte la liquidazione a livelli minimali del danno da morte. Infatti i giudici messinesi, nella sintetica ed apodittica motivazione, dopo aver sostenuto dì dover tener conto di parametri intermedi (quali la età della giovane vittima, la drammaticità e la violenza dellevento della morte in una situazione che doveva, invece essere di svago e di divertimento, il conseguente dolore dei genitori), per la valutazione della gravità rilevante dellevento, (tale da modificare radicalmente la qualità della vita dei genitori e del fratello convivente), provvedono ad una correzione parziale dei danni senza tener conto della natura di debito di valore e dei parametri tabellari posti in essere dai maggiori tribunali italiani, proprio per assicurare una parità od omogeneità di trattamento. Si aggiunge che la discrezionalità del giudice deve essere rivolta alla conformazione della equità valutativa alla funzione sociale di deflazione delle controversie soprattutto quando il contraddittorio si instaura nei confronti delle imprese assicuratrici che contestano la ragionevolezza della discrezionalità assoluta dei giudici.
Una prima puntualizzazione attiene alla definizione del danno ingiusto da morte, nellambito dellillecito civile, che includa anche lo illecito da circolazione di natanti (cfr articolo 2 legge 990/69) come è nel caso in esame. La struttura dellillecito, è identica a quella descritta dallo articolo 2043 Cc, come clausola generale del neminem laedere, ovvero come principio regolatore della materia della responsabilità aquiliana (cfr Cassazione Su 500/99).
Orbene ritiene questa Corte, dopo aver constatato la infondatezza del ricorso incidentale, che i parenti del defunto, vittima primaria, abbiano dato la prova del fatto storico dellillecito civile con danno ingiusto da morte, e di avere subito, a propria volta, un danno parentale non patrimoniale, meritevole di tutela ai sensi dellarticolo 2059 Cc. Sulla legittimazione dei parenti per la tutela del proprio danno del resto non si discuteva neppure nella fase del merito, e comunque il ricorso incidentale che dubitava dellan debeatur è stato respinto ed il dubbio concerneva genericamente la ricostruzione fattuale.
Poiché questa Corte è vincolata dal motivo del ricorso principale,che insiste nella richiesta del solo
danno morale iure proprio, non possono venire in esame, se non come obiter sistematico (descrittivo dellintera tutela oggi esperibile), il danno morale del defunto, trasmissibile iure hereditatis (cfr.Cassazione 11601/04), ovvero il danno biologico del defunto, in relazione alla morte non immediata, ormai riconosciuto da consolidata giurisprudenza, come trasmissibile iure hereditatis, sia pure con orientamenti contrastanti circa i criteri di liquidazione, ovvero ancora il danno da morte come perdita della integrità e delle speranze di vita biologica, in relazione alla lesione del diritto inviolabile della vita, tutelato dallarticolo 2 della Costituzione (vedi espressamente Corte Costituzionale sentenza 132/85) ed ora anche dallarticolo II-62 della Costituzione europea, nel senso di diritto ad esistere,come chiaramente desumibile dalla lettera e dallo spirito della norma europea.
Ma questa suggestiva problematica, che tiene conto della Costituzione europea e del principio di prevalenza della fonte costituzionale europee (articolo 16 ) che integra e completa la fonte italiana sul diritto alla vita (articolo 2 e 3 secondo comma della Costituzione tra di loro correlati, essendo la vita la condizione esistenziale della espansione della persona umana), non è interessata dal caso in esame, che riguarda invece il danno ingiusto parentale conseguente alla morte del congiunto, danno che è stato ormai stabilmente collocato dentro larticolo 2059 Cc, dal diritto vivente.
La seconda puntualizzazione, partendo dalla delimitazione del petitum e della causa petendi, attiene alla individuazione dei principi informatori (cfr.Corte Costituzionale, sentenza 206/04) ovvero dei principi regolatori della materia (cfr Cassazione, terza, Sezione civile, sentenza 382/05), ovvero dei criteri equitativi di valutazione del danno parentale da morte (cfr.articolo 2059 Cc correlato agli articoli 2056 e 1226 Cc) che non risultano derogati o modificati dalle leggi speciali sull assicurazione di veicoli e natanti (e neppure dal codice ormai vigente delle assicurazioni).
Tale puntualizzazione si rende doverosa in relazione al contenuto della censura dedotta in ricorso ed in vero la iniquità o la insufficienza del risarcimento del danno morale, già evidente dalla sommaria motivazione, deriva dalla mancata consapevolezza della efficacia dei principi informatori e regolatori della materia, sottovalutando la esistenza delle condizioni soggettive rilevanti che attengono ad interessi personali costituzionalmente protetti. Da ciò deriva poi la scelta di criteri di risarcimento non satisfattivi, affidati ad una equità valutativa che rasenta larbitrio e che pretende una insindacabilità, pur violando il principio fondamentale (informatore, a livello costituzionale, regolatore a livello codificato) che anche il danno morale, da chiunque subito, deve essere integralmente risarcito.
1. Principio informatore di rango costituzionale (anche europeo, cfr:articolo II-62 e 63 Costituzione ratificata dallItalia con legge 57/2005) è quello del diritto delle vittime al risarcimento totale dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, conseguenti alla lesione di diritti umani fondamentali (cfr.Corte Costituzionale 132/85 e Corte Costituzionale sentenza 184/86).
Lattuale movimento per la estensione della tutela civile ai PACS (patti civili di solidarietà ovvero stabili convivenze di fatto) conduce appunto alla estensione della solidarietà umana a situazioni di vita in comune, e dunque prima o poi anche i nuovi parenti vittime di rimbalzo lamenteranno la perdita del proprio caro. Nel caso di specie il danno parentale interessa una societas stabilizzata con vincolo matrimoniale e discendenza legittima, onde i referenti costituzionali sono certi.
2.Un secondo principio, questa volta regolatore della materia (illecito da circolazione di veicoli e natanti) si desume dallinterpretazione costituzionalmente orientata dellarticolo 2059 Cc, che la dottrina italiana auspicava, anche attraverso la comparazione del diritto italiano con quella europeo ed anglosassone che svincolano il danno morale come lesione della dignità o integrità morale della persona, dallaccertamento dì un fatto reato.
La svolta sistematica giurisprudenziale, come è noto, si è verificata, come incipit, con la sentenza, compositiva di un contrasto, delle Su civili 2515/02, che ha affermato la piena autonomia del danno morale rispetto al danno biologico (in relazione ad un disastro ambientale), ed è seguita, sempre sul piano sistematico, ma con orientamento costituzionale dalle due note sentenze nn.8827 e 8928 del 2003, confermate dalla meno nota sentenza 16176/03 che le precede nel tempo della deliberazione e contiene utili precisazioni concettuali.
Il principio regolatore della materia che si desume dallarticolo 2059 Cc costituzionalmente orientato, ed esteso, pur mantenendo la cd tipicità delle fattispecie (che esclude la inclusione della categoria generale del danno esistenziale, che solo il legislatore può fare, e non già la dottrina creativa del diritto) al danno parentale, in relazione a posizioni soggettive costituzionalmente protette di danno non patrimoniale, è dunque quella del risarcimento integrale del danno morale diretto, subito dai parenti, a prescindere dallaccertamento del reato (in sede di responsabilità civile) ed a maggior ragione in presenza di un fatto reato lesivo della persona anche a titolo di colpa (omicidio colposo,come è nella specie). Il fatto reato rileva come peso, come entità da valutare ai fini della complessa valutazione del danno parentale morale.
La conclusione ermeneutica da trarre, considerando il principio informatore e quello regolatore, è che la lettura costituzionalmente orientata dellarticolo 2059 Cc, ferma la tipicità della fattispecie in relazione al danno ingiusto ed alla lesione del diritto o dellinteresse della persona, include anche la qualificazione e la stima del danno morale da reato, e del danno parentale subito dalla vittima di un omicidio colposo.
Lapplicazione dei criteri dì valutazione equitativa al danno ingiusto morale da illecito della circolazione dei natanti, non appartiene pertanto allarbitrio del giudice, ma alla sua prudente discrezionalità, che è circostanziata, e che considera le condizioni della vittima e la natura permanente del danno, in relazione alle perdite irreparabili della comunione di vita e di affetti, e della integrità della famiglia naturale o legittima, ma solidale in senso etico prima che giuridico.
Non a caso il criterio generale dellarticolo 1226 usa le parole preciso ammontare, per indicare la tendenza al rendere totale il ristoro satisfattivo, nella valutazione di prudente discrezionalità.
Riproduciamo per chiarezza lintero passo della sentenza (ff 11) che riguarda la rideterminazione del danno morale:
Va detto a proposito che non possono prendersi in considerazione i parametri adottati dagli organi giudiziari di Milano perché essi non hanno carattere di generalità e di certezza. Tenendo conto però di altri parametri intermedi, della giovane età della vittima, la drammaticità e la violenza dellevento della morte in una situazione, che doveva essere invece di svago e di divertimento, il conseguente intenso dolore dei congiunti, importa che il danno morale va valutato ad oggi (31 maggio 2001) in lire 100 milioni per ciascun genitore e lire 50 milioni per il fratello).
Lanalisi dei due argomenti che sostengono la motivazione impugnata è colpita dalla censura dei ricorrenti: la prima affermazione è logicamente errata, dal punto di vista della valutazione equitativa, sempre per la violazione del principio informatore. Dal punto di vista del danno morale parentale, non conta che il figlio sia morto a Taormina, nella giurisdizione territoriale di Messina, od a Gallarate nella giurisdizione territoriale di Milano, od a Roma nel quartiere dei Parioli ovvero nella sua periferia. Conta la morte in sé, ed una valutazione equa del danno morale, che non discrimina la persona e le vittime primarie o secondarie, né per lo stato sociale, né per il luogo occasionale della morte.
Esse dunque orientano, per i parametri, in modo statisticamente più equalitario, delle tabelle del tribunale di Messina, e dunque motivi di opportunità e di logica, rendono evidente che, dal punto di vista umano dellesperienza, esse indicano un criterio generale di valutazione, che il giudice messinese poteva adottare, almeno al fine di valutare comparativamente se la propria valutazione conduceva ad un ammontare preciso, minore o maggiore del danno ingiusto parentale.
In vero non si tratta di parametri, ma di circostanze e di condizioni, indicate alla rinfusa, posto che in parte attengono al danno diretto della vittima (la età, la violenza dello evento della morte, la morte che viene durante una vacanza) in parte attengono al danno diretto dei parenti (inteso riduttivamente come dolore transeunte, senza alcuna considerazione delle perdite permanenti della integrità e della solidarietà familiare, che pure erano intrinseche alle circostanze dedotte dai ricorrenti). Sulla bilancia della gravità il peso del danno parentale doveva essere esattamente compiuto, posto che sullaltro piatto dellequità il giudice poneva il peso del criterio della valutazione personalizzante, che deve avvicinarsi, il più possibile al preciso ammontare del danno.
Ma la scelta di questo secondo peso, perfettamente equilibratore è totalmente mancata. Un solo verbo : importa. Cé una assoluta contraddittorietà, manca la prudente discrezionalità, manca il criterio informatore della personalizzazione.
Il sistema della congrua offerta, introdotto nelle leggi RCA e quindi consolidato come principio dì esatto adempimento, negli articoli 148 e 149 del codice delle assicurazioni, evidenzia il principio generale che limpresa solidale è tenuta a fare una offerta adeguata allinsieme dei danni, patrimoniali e non patrimoniali (incluso il danno biologico) pur nei limiti del massimale. Orbene il massimale prevede il ristoro del danno da morte, che si estende anche ai familiari, ed indica una cifra elevata (anche nel minimo tabellare di legge).
Il parametro di valutazione equitativa del danno morale parentale deve dunque partire dalla soglia della gravità e della permanenza degli effetti del danno ingiusto, nei termini come sopra precisati, e potrà utilizzare i parametri tabellari utilizzati attualmente dai Tribunali o dalle Corti, rispettando il principio della personalizzazione ed il criterio equitativo dellapprossimazione al preciso ammontare, così come potrà utilizzare, sempre orientativamente, le tabelle nazionali di prossima approvazione proprio nellambito delle lesioni gravi di cui allarticolo 138 del codice delle assicurazioni.
Quello che il giudice di merito non può fare è la applicazione automatica delle tabelle, sia convenzionali che nazionali, le quali sono state concepite per la stima del danno biologico, il quale è per natura e per essenza, la lesione della integrità psicofisica, mentre il danno morale è per natura ed essenza la lesione della integrità morale, dove il termine integrità scelto dalla Costituzione europea per descrivere il valore universale e cristiano della dignità umana, esprime la centralità delluomo nellordine costituzionale della unione europea, di cui siamo Stato membro e fondatore.
Cassazione – Sezione terza civile – sentenza 6 aprile – 12 luglio 2006, n. 15760
Presidente Duva – relatore Petti
Pm Iannelli – parzialmente conforme – ricorrente Lombardo ed altri – controricorrente Francica ed altro
Il 4 luglio 1989 il minore Giovanni Lombardo, mentre si trovava a bordo di un pedalò, nelle
acque della rada di Spisone, in Taormina, era investito,scaraventato in mare e travolto da un idrogetto Yamaha condotto dal minore Domenico Francica. In seguito all’urto il Lombardo decedeva all’ospedale di Messina.
Con citazione del maggio 1990 i genitori di Giovanni, Lombardo Carmelo e Falanga Francesca Antonia, ed il fratello convivente. Lombardo Salvatore, convenivano in giudizio il conducente del mezzo e per esso ì genitori (Francica Nicola e Mazza Giuseppina), i proprietari del mezzo investitore (Costantino Giovanni e Vinciguerra Maurizio) e l’impresa assicuratrice SARA assicurazioni Spa e ne chiedevano la condanna al risarcimento dei danni morali, conseguenti alla morte del congiunto, nonché alla rifusione dei danni patrimoniali, incluse le spese di costituzione nel giudizio penale, concluso per effetto della sopravvenuta amnistia. Si costituivano tutti i convenuti, contestando l’an debeatur, e l’impresa eccepiva l’inoperatività della polizza, avendo l’idrogetto una potenza superiore ai 25 cavalli ed esigendo, per la guida, la patente nautica.
La Corte di appello di Messina, con sentenza del 21 settembre 2001 così decideva: in accoglimento dell’appello principale aumenta la somma relativa al danno morale da corrispondere nella misura di 100 milioni in favore dei genitori e di 40 milioni in favore del fratello convivente, con rivalutazioni ed interessi decorrenti dal marzo 1990, condannando in solido gli appellati a corrispondere le maggiori somme; rigetta gli appelli incidentali e condanna gli appellati, in solido, alla rifusione delle spese del giudizio in favore degli appellanti principali, compensandole tra gli
Contro la decisione hanno proposto ricorso, in punto di liquidazione del danno morale, gli aventi causa dal defunto Giovanni Lombardo, deducendo unico motivo di ricorso e hanno depositato memoria; hanno resistito con controricorso i genitori del conducente minore autore dell’incidente; hanno proposto ricorso incidentale ì proprietari responsabili solidali, in punto di an e quantum debeatur.
Secondo l’ordine logico della questioni dev’essere esaminato per primo il ricorso incidentale di Vinciguerra Maurizio e Costantino Giovanni, responsabili civili in quanto proprietari del mezzo investitore.
B. Esame del ricorso principale (31147/02) degli aventi causa dal defunto Lombardo Giovanni.
Lamentano i ricorrenti la omessa o quanto meno insufficiente motivazione in ordine ai criteri di liquidazione del danno morale, in relazione agli articoli 2043 e 2059 Cc. Interpretando la censura, come argomentata nella sua esposizione, essa involge non solo il vizio della motivazione, ma contestualmente l’error in iudicando per la errata applicazione dei criteri di risarcimento del danno morale come danno ingiusto, che viene richiesto iure proprio, come danno consequenziale alla morte del congiunto.
Lamentano in vero i ricorrenti la iniquità della decisione dei giudici di appello, e la contraddittorietà della motivazione che pur corregge in parte la liquidazione a livelli minimali del danno da morte. Infatti i giudici messinesi, nella sintetica ed apodittica motivazione, dopo aver sostenuto dì dover tener conto di parametri intermedi (quali la età della giovane vittima, la drammaticità e la violenza dell’evento della morte in una situazione che doveva, invece essere di svago e di divertimento, il conseguente dolore dei genitori), per la valutazione della gravità rilevante dell’evento, (tale da modificare radicalmente la qualità della vita dei genitori e del fratello convivente), provvedono ad una correzione parziale dei danni senza tener conto della natura di debito di valore e dei parametri tabellari posti in essere dai maggiori tribunali italiani, proprio per assicurare una parità od omogeneità di trattamento. Si aggiunge che la discrezionalità del giudice deve essere rivolta alla conformazione della equità valutativa alla funzione sociale di deflazione delle controversie soprattutto quando il contraddittorio si instaura nei confronti delle imprese assicuratrici che contestano la ragionevolezza della discrezionalità assoluta dei giudici.
danno morale iure proprio, non possono venire in esame, se non come obiter sistematico (descrittivo dell’intera tutela oggi esperibile), il danno morale del defunto, trasmissibile iure hereditatis (cfr.Cassazione 11601/04), ovvero il danno biologico del defunto, in relazione alla morte non immediata, ormai riconosciuto da consolidata giurisprudenza, come trasmissibile iure hereditatis, sia pure con orientamenti contrastanti circa i criteri di liquidazione, ovvero ancora il danno da morte come perdita della integrità e delle speranze di vita biologica, in relazione alla lesione del diritto inviolabile della vita, tutelato dall’articolo 2 della Costituzione (vedi espressamente Corte Costituzionale sentenza 132/85) ed ora anche dall’articolo II-62 della Costituzione europea, nel senso di diritto ad esistere,come chiaramente desumibile dalla lettera e dallo spirito della norma europea.
L’attuale movimento per la estensione della tutela civile ai PACS (patti civili di solidarietà ovvero stabili convivenze di fatto) conduce appunto alla estensione della solidarietà umana a situazioni di vita in comune, e dunque prima o poi anche i nuovi parenti vittime di rimbalzo lamenteranno la perdita del proprio caro. Nel caso di specie il danno parentale interessa una societas stabilizzata con vincolo matrimoniale e discendenza legittima, onde i referenti costituzionali sono certi.
Non a caso il criterio generale dell’articolo 1226 usa le parole preciso ammontare, per indicare la tendenza al rendere totale il ristoro satisfattivo, nella valutazione di prudente discrezionalità.
Va detto a proposito che non possono prendersi in considerazione i parametri adottati dagli organi giudiziari di Milano perché essi non hanno carattere di generalità e di certezza. Tenendo conto però di altri parametri intermedi, della giovane età della vittima, la drammaticità e la violenza dell’evento della morte in una situazione, che doveva essere invece di svago e di divertimento, il conseguente intenso dolore dei congiunti, importa che il danno morale va valutato ad
oggi (31 maggio 2001) in lire 100 milioni per ciascun genitore e lire 50 milioni per il fratello).
Esse dunque orientano, per i parametri, in modo statisticamente più equalitario, delle tabelle del tribunale di Messina, e dunque motivi di opportunità e di logica, rendono evidente che, dal punto di vista umano dell’esperienza, esse indicano un criterio generale di valutazione, che il giudice messinese poteva adottare, almeno al fine di valutare comparativamente se la propria valutazione conduceva ad un ammontare preciso, minore o maggiore del danno ingiusto parentale.
Quello che il giudice di merito non può fare è la applicazione automatica delle tabelle, sia convenzionali che nazionali, le quali sono state concepite per la stima del danno biologico, il quale è per natura e per essenza, la lesione della integrità psicofisica, mentre il danno morale è per natura ed essenza la lesione della integrità morale, dove il termine integrità scelto dalla Costituzione europea per descrivere il valore universale e cristiano della dignità umana, esprime la centralità dell’uomo nell’ordine costituzionale della unione europea, di cui siamo Stato membro e fondatore.