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Timestamp: 2020-02-17 06:25:15+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 418', 'art. 416', 'art. 415', 'art. 418', 'art. 418', 'art. 418', 'art. 420']

TRIBUNALE TORINO, 05-07-2006 (Trevisan) - testo integrale Sentenza
TRIBUNALE TORINO, 05-07-2006 (Trevisan)
Rito del lavoro · riconvenzionale · decreto fissazione udienza
http://www.giurisprudenza.piemonte.it/civile/lavoro/003605072006.htm
R. G. 7561/2006
letta la comparsa di costituzione e risposta depositata dal convenuto in data 30.6.2006 e contenente domanda riconvenzionale;
che, a mente dell’art. 418 c.p.c. "il convenuto che abbia proposta domanda in via riconvenzionale a norma del secondo comma dell’art. 416 deve, con istanza contenuta nella stessa memoria, a pena di decadenza dalla riconvenzionale medesima, chiedere al giudice che, a modifica del decreto di cui al secondo comma dell’art. 415, pronunci, non oltre cinque giorni, un nuovo decreto per la fissazione dell’udienza" ;
che la S.C., nel commentare l’articolo dianzi riportato, da tempo insegna che: "nel rito del lavoro, l'inosservanza dell'onere, posto dall'art. 418 c.p.c. a carico del convenuto il quale formuli domanda riconvenzionale, di chiedere la fissazione di una nuova udienza, comporta la decadenza dalla riconvenzionale e l'inammissibilità di questa; tale decadenza non può essere sanata dalla emissione da parte del giudice - in difetto della specifica istanza - del decreto di fissazione della nuova udienza, o dall'accettazione del contraddittorio da parte dell'attore, ed è rilevabile, attenendo alla regolarità della instaurazione del contraddittorio, anche d'ufficio e in sede di legittimità" (Cassazione civile, sez. lav., 12 agosto 1993, n. 8652); analogamente: "nel nuovo rito del lavoro la proponibilità della domanda riconvenzionale da parte del convenuto è soggetta, a pena di decadenza, alla duplice condizione della formulazione nella memoria difensiva, e della istanza al giudice per la emissione di nuovo decreto di fissazione di udienza. Pertanto, la inosservanza di tale condizione, che rende la domanda inammissibile, non è sanabile a seguito di emissione da parte del giudice, in difetto della specifica istanza del decreto di fissazione della nuova udienza, ancorché vi sia stata accettazione del contraddittorio da parte dell'attore" (Cassazione civile, sez. lav., 12 giugno 1981, n. 3837);
che, peraltro, la Suprema Corte di Cassazione ha altresì affermato che "nel caso in cui il giudice ritenga di non dover dare corso alla domanda riconvenzionale del convenuto (per un qualsiasi motivo di forma o di sostanza) dichiarandola in limine litis inammissibile, e così ometta di provvedere alla fissazione di una nuova udienza ai sensi dell'art. 418 c.p.c., il processo non può che svolgersi secondo i tempi dell'iniziale decreto di fissazione d'udienza e con oggetto circoscritto alla domanda attorea" (Cassazione civile, sez. lav., 18 ottobre 1983, n. 6090);
che pertanto, alla luce del sopra richiamato orientamento giurisprudenziale, poiché il convenuto non ha formulato, nel contesto della comparsa di costituzione e risposta depositata, alcuna istanza di differimento dell’udienza già fissata e di pronuncia di nuovo decreto di fissazione, non sussiste alcuna ragione per provvedere in merito al differimento d’udienza richiesto da parte convenuta;
che infatti non può ritenersi si tratti di istanza conforme ai dettami di cui all’art. 418 c.p.c. la locuzione, utilizzata dal convenuto a pagina 15 della comparsa: "Previo mutamento di rito, dato atto che viene proposta domanda riconvenzionale";
Ciò osservato, visti gli artt. 134, 155, 175, 416, 418 e 420 c.p.c.,
conferma l’udienza di comparizione personale delle parti, ex art. 420 c.p.c., al 12.7.2006, ore 11.00, come da decreto 28.3.2006;
Così deciso, in Torino, 5.7.2006
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