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Timestamp: 2019-09-18 01:00:32+00:00
Document Index: 184880418

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Utile a questo punto ricapitolare quanto detto sulla costruzione della sentenza ex art. 281 sexies nel rito ordinario e nel rito societario.
a) Rito ordinario – i meta-dati
Si è già visto che nella sentenza ex art. 281 sexies il documento-sentenza non è che una parte del processo-verbale. Ciò vuol dire che i dati già presenti nel verbale di quell’udienza devono considerarsi presenti anche nella sentenza. Ne deriva che i meta-dati relativi all’ufficio giudiziario, al numero di ruolo, ai nomi delle parti ed alla data della pronuncia (e della pubblicazione), ove correttamente inseriti nel verbale di udienza, non hanno bisogno di essere riprodotti nel testo della sentenza. Il testo della sentenza deve invece recare (anche se l’eventuale omissione non è causa di nullità) l’intestazione Repubblica Italiana, che andrebbe però opportunamente spostata nell’intestazione del verbale con l’indicazione della pronuncia in nome del Popolo Italiano. Opportuna inoltre, anche se a sua volta non necessaria per la validità della sentenza, è l’indicazione dei difensori e del domicilio. Quanto alle conclusioni nessuna necessità di riprodurle nel testo della sentenza qualora siano riportate nel verbale di udienza. Nel caso, invece, in cui non siano riportate, essenziale è che la motivazione renda comprensibili le domande ed eccezioni cui la pronuncia si riferisce.
L’appartenenza del verbale e della sentenza alla medesima unità documentale rende inoltre opportuna l’unificazione degli elementi normalmente destinati all’intestazione dell’uno e dell’altro. È così opportuno che l’intestazione del verbale rechi la dicitura Repubblica Italiana seguita dall’indicazione dell’ufficio giudiziario, dal nome delle parti e (possibilmente) dal domicilio e dal nome dei difensori, oltre ovviamente al numero di ruolo e alla data di udienza. Si tratta di dati che possono essere offerti dal server centrale dell’ufficio e inseriti nel testo generato dai programmi di gestione del contenzioso in appositi campi a ciò destinati.
b) Rito ordinario - Lo svolgimento del processo
Si è già visto che la giurisprudenza non considera necessaria, neppure nelle sentenze pronunciate a seguito di trattazione scritta, la divisione della motivazione nelle due tradizionali partizioni dello svolgimento del processo e dei motivi della decisione. Essenziale quindi, nell’esposizione dei motivi, è l’indicazione degli elementi di fatto e delle vicende processuali indispensabili per capire: a) quel che le parti hanno chiesto (performativi delle domande ed eccezioni, normalmente presenti nelle conclusioni ove correttamente riportate) b) quel che il giudice è chiamato a decidere (performativo della decisione) con la ratio decidendi che sorregge la pronuncia. In tale esposizione è possibile richiamare altri atti purché specificamente indicati e purché facilmente accessibili alle parti (in specie verbali di udienza e provvedimenti precedenti).
c) Rito ordinario – i motivi della decisione
Nell’esposizione dei motivi, il giudice, oltre a non trascurare le indicazioni sulle domande e sugli elementi di fatto indispensabili per comprendere l’oggetto e le ragioni della pronuncia, deve indicare i passaggi logici essenziali della decisione. In quest’ultima attività, quando richiama principi giurisprudenziali consolidati, può limitarsi alla citazione della giurisprudenza; nel richiamare, invece, precedenti controversi non può esimersi dalla esposizione della ragione che lo inducono ad aderirvi, mentre, nel richiamare precedenti propri, non può esimersi dalla integrale, anche se sommaria, esposizione della ratio decidendi.
d) Rito societario
Non diversi sono i criteri di redazione della sentenza ex art. 281 sexies nel rito societario. In essa tuttavia il richiamo ad altri atti del processo ed a precedenti giurisprudenziali è consentita nei più ampi limiti previsti sub. VII c).