Source: https://www.laleggepertutti.it/284896_mini-cartelle-cancellate-dai-giudici
Timestamp: 2019-08-23 14:40:01+00:00
Document Index: 156119483

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.112', 'art. 27', 'art 4']

Mini cartelle cancellate dai giudici
Riscossione esattoriale: le cartelle della vecchia Equitalia sono cancellate in automatico anche se è in corso la causa di opposizione.
Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto. Se non è l’Agenzia Entrate Riscossione a cancellare le micro cartelle sanate di recente dal Governo, allora ci pensano i giudici. Lo dice a gran voce la Cassazione che, con una recente sentenza [1], ha depennato una cartella esattoriale dovuta da un contribuente per numerosi arretrati del canone Rai. Le mini cartelle cancellate dai giudici sono quindi già realtà, anche per chi è già in giudizio e magari ha presentato ricorso per Cassazione. Ma facciamo un piccolo passo indietro e vediamo se anche a te spetta questo diritto.
Sul finire del 2018, il Governo ha approvato un decreto collegato alla Legge di Bilancio, più noto come “decreto fiscale 2019”. In esso, tra le varie misure volte a risolvere il problema della riscossione esattoriale e del recupero delle imposte non versate, ha trovato spazio la nuova rottamazione e il cosiddetto “saldo e stralcio” delle cartelle. La misura più attesa è stata la cosiddetta sanatoria delle micro cartelle. In forza di tale misura [2], i ruoli di importo fino a 1.000 euro, emessi e notificati dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, sono stati cancellati. Cancellati completamente e non solo scontati e depurati di interessi e sanzioni [3].
Un equivoco formatosi all’indomani dell’adozione della misura è stato quello di ritenere che il limite di importo di mille euro si riferisse alla cartella. Non è così: ciò che va preso a riferimento è il ruolo, ossia la singola imposta riscossa. Ad esempio, chi non ha pagato per tre anni di seguito la Tari di 990 euro per ciascuna annualità, si vede cancellati tutti e tre i debiti. Non sarebbe così, invece, per chi non ha pagato, per un solo anno, la Tari di 1.010 euro. Allo stesso modo, chi non ha mai versato il canone Rai tra il 2000 e il 2010 è di fatto “perdonato” e il suo debito viene estinto (l’imposta sulla televisione è infatti pari a 90 euro).
Ciò significa che sono state cancellate non solo le micro-cartelle, ma anche le cartelle di importo superiore a mille euro se composte da singoli ruoli inferiori a tale tetto.
Il secondo equivoco in cui alcuni contribuenti sono caduti riguarda le modalità per ottenere la sanatoria: non c’è bisogno di fare richiesta. La cancellazione avviene d’ufficio: è l’esattore a dover eliminare, dai propri archivi, tutti i ruoli rientranti nella pace fiscale, senza bisogno di un’istanza da parte del contribuente. La norma prevede infatti che tale annullamento sia effettuato al 31 dicembre 2018 e che l’agente della riscossione debba trasmettere gli atti agli enti interessati relativamente alle quote annullate.
Proprio a riguardo si sono verificati subito i primi problemi. Come c’era da aspettarsi, in numerosi casi i ruoli non sono stati depennati e qualcuno si è trovato ancora a doversi difendere da richieste di pagamento illegittime. Non pochi contribuenti, invece, avendo ottenuto copia dell’estratto di ruolo, hanno verificato che la promessa cancellazione non era avvenuta dovendo così sollecitare personalmente l’esattore a provvedervi nel più breve tempo possibile.
In più c’è stato – e c’è tutt’ora – il problema delle cause in corso: nel caso in cui un contribuente abbia impugnato la cartella prima dell’entrata in vigore del decreto fiscale, il giudice è tenuto a estinguere il giudizio per “cessazione della materia del contendere”, in buona sostanza perché la cartella non esiste più.
Di tanto, ha fatto quindi tesoro la Cassazione che ha chiuso una controversia relativa all’impugnazione di una serie di ruoli che, singolarmente presi, erano inferiori al tetto di mille euro.
Così, ad esempio, se hai ricevuto una cartella per una multa stradale presa tra il 2000 e il 2010 e ancora sei alle prese con le aule giudiziarie, sappi che il tuo piccolo incubo è finito: il giudice di pace deve chiudere il giudizio essendo venuta meno la cartella. Ed allo stesso tempo se il Comune ti aveva notificato una richiesta di Imu, Tasi o imposta sui rifiuti dovuta per gli anni tra il 2000 e il 2010, di importo non superiore a mille euro e, dopo l’accertamento, hai ricevuto la cartella esattoriale di Equitalia (all’epoca era quest’ultima la società deputata alla riscossione esattoriale), anche in questo caso puoi beneficiare della pace fiscale.
Abbiamo già spiegato che il canone Rai rientra automaticamente nella sanatoria, essendo ogni singolo ruolo inferiore a mille euro; sicché chi non ha pagato tale imposta tra il 2000 e il 2010 è definitivamente graziato.
Per maggiori approfondimenti su questo argomento leggi Il fisco cancella le mini cartelle.
Nel caso di specie, la Corte ha detto che bisogna dichiarare la cessazione della materia del contendere, anche senza istanza di parte, se l’atto impugnato è una cartella di importo fino a mille euro e rientra nello stralcio introdotto con il decreto fiscale. Va infatti applicata in via automatica, senza cioè un’istanza da parte del contribuente coinvolto, la nuova norma sullo stralcio delle cartelle.
[1] Cass. sent. n. 11410/2019 del 30.04.2019.
[2] Art. 4 D. L. n.119 del 23.10.2018, convertito in L. n. 136 del 17.12.2018. Le somme versate anteriormente alla data di entrata in vigore del citato decreto restano definitivamente acquisite;le somme versate dalla data di entrata in vigore del citato decreto sono imputate alle rate da corrispondersi per altri debiti eventualmente inclusi nella definizione agevolata anteriormente al versamento, ovvero, in mancanza, a debiti scaduti o in scadenza e, in assenza anche di questi ultimi, sono rimborsate.
[3] L’art. 4 d.l. n. 119/2018 prevede che i debiti di importo residuo fino a mille euro (comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni), alla data di entrata in vigore del decreto (24 ottobre 2018), sono automaticamente annullati, anche se per essi sia stata già inviata richiesta di definizione agevolata. Si dispone quindi l’annullamento automatico dei singoli debiti, affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, il cui importo residuo sia fino a mille euro, calcolato al 24 ottobre. Tale importo è comprensivo di:capitale,interessi per ritardata iscrizione a ruolo;sanzioni. L’importo di mille euro deve essere considerato per ogni singolo carico (e non quindi come debito complessivo).
Condizione per l’annullamento è che si tratti di carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010. Con l’art. 4 d.l. n. 119/2018 vengono “stralciati” i debiti verso gli agenti della riscossione di importo inferiore ai mille euro; trattasi di debiti di importo residuo, alla data di entrata in vigore del decreto, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010. Sono quindi debiti quasi in prescrizione e difficili da riscuotere. Le somme versate anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto restano definitivamente acquisite. Le somme versate dalla data di entrata in vigore del presente possono essere imputate alle rate da corrispondere per altri debiti, in mancanza di crediti possono essere richiesti a rimborso. L’annullamento, per motivi contabili si effettua alla data del 31 dicembre 2018. L’annullamento opera d’ufficio ed è effettuato alla data del 31 dicembre 2018, per consentire il regolare svolgimento dei necessari adempimenti tecnici e contabili.
Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza 3 – 30 aprile 2019, n. 11410
Presidente Chindemi – Relatore Mondini
1.- Arci Caccia nazionale ha proposto ricorso alla CTP di Torino lamentando la illegittimità della cartella di pagamento dell’importo di Euro 537,12 notificata in data 12 luglio 2008, relativa all’abbonamento televisivo speciale per i canoni RAI degli anni dal 2001 al 2007. La CTP ha respinto il ricorso. Il contribuente ha proposto appello, rigettato dalla CTR del Piemonte.
2.- La contribuente ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza di secondo grado, affidato a tre motivi. L’Agenzia delle Entrate ha resistito con controricorso, mentre non si è costituita Equitalia Gerit s.p.a.
3. Con ordinanza del 7 marzo 2018 la Corte, rilevato il decesso dell’avv. Umberto Cassano difensore della ricorrente, ha rinviato ad udienza pubblica il processo a garanzia del contraddittorio, con avviso alla parte ricorrente. Alla pubblica udienza del 3 aprile 2019 nessuno si è costituito per la ricorrente. E’ presente l’Avvocatura dello Stato per l’Agenzia delle Entrate. Il P.G. chiede il rigetto del ricorso.
1.- Con il primo motivo di ricorso, si lamenta la violazione e falsa applicazione di norma di legge in relazione all’art.112 c.p.c. in quanto la CTR non si sarebbe pronunciata sui fatti decisivi di causa e cioè sul dedotto errore di ricostruzione e valutazione del fatto da parte del giudice di primo grado. Con il secondo e terzo motivo la associazione lamenta la violazione di legge con riferimento al R.D.L. 246/1938, al D.L. It. 458/1944e all’art. 27 d comma 2 della legge 223/1990, e l’omessa motivazione su un fatto decisivo poiché il televisore cui si riferiscono i canoni oggetto di causa è detenuto nei locali della associazione ARCI caccia, non aperti al pubblico e destinato ad un uso meramente privato, come qualsiasi tecnico avrebbe potuto verificare. Lamenta che la CTR non solo non ha ritenuto di verificare quanto affermato dalla ricorrente, ma non ha neppure risposto alle doglianze esposte da essa associazione.
3.- La CTR ha rigettato l’appello rilevando che l’ARCI caccia svolge attività ricreativa per i suoi associati, cui sono aperti i locali ove è detenuto il televisore e che gli associati sono da considerarsi fuori dall’ambiente familiare. Pertanto, secondo la CTR, correttamente l’ente impositore ha ritenuto che si tratti di abbonamento speciale e non a uso familiare.
4.- Nel merito, si deve rilevare che nelle more è stata emanata dal legislatore una norma che prevede lo stralcio dei debiti fino alla somma di Euro 1.000,00 affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2010 (art 4 del D.L. 119 /2018 convertito in legge 136/2018, cd. decreto fiscale). Detta norma, al comma 1, prevede che «i debiti di importo residuo, alla data di entrata in vigore del presente decreto, fino a mille Euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1. gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, ancorché riferiti alle cartelle per le quali è già intervenuta la richiesta di cui all’articolo 3, sono automaticamente annullati. L’annullamento è effettuato alla data del 31 dicembre 2018 per consentire il regolare svolgimento dei necessari adempimenti tecnici e contabili. Ai fini del conseguente discarico, senza oneri amministrativi a carico dell’ente creditore, e dell’eliminazione dalle relative scritture patrimoniali, l’agente della riscossione trasmette agli enti interessati l’elenco delle quote annullate su supporto magnetico, ovvero in via telematica, in conformità alle specifiche tecniche di cui all’allegato 1 del decreto direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze del 15 giugno 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 142 del 22 giugno 2015».
La cartella in esame rientra nello stralcio, posto che è stata notificata in data 12.7.2008 e il valore del procedimento complessivamente dichiarato è di Euro 568,61 a fronte di una cartella originaria di Euro 537,72, né sul punto l’Agenzia muove contestazioni.
Deve allora darsi atto della cessazione della materia del contendere, con compensazione integrale delle spese di giudizio.
Dichiara cessata la materia del contendere. Compensa le spese.