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Timestamp: 2018-12-11 01:09:02+00:00
Document Index: 148564551

Matched Legal Cases: ['art. 193', 'art. 212', 'art. 15', 'art.11', 'art.10', 'art. 1', 'art. 53', 'art. 1', 'in fine']

Venezia - Convegno 1.07.2015
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L’Avv. Enrico Morigi ha partecipato in qualità di relatore al convegno svoltosi a Venezia mercoledì 1 luglio dal titolo “ Nuova classificazione dei rifiuti”.
Le modifiche apportate al vecchio regime di classificazione avranno importanti ripercussioni sugli aspetti gestionali ed autorizzativi caratterizzanti le attività di gestione dei rifiuti, in quanto riguardano la modalità di classificazione dei rifiuti pericolosi.
In tal senso, al fine di supportare gli operatori del settore nel periodo transitorio di passaggio al nuovo sistema, La Sezioneregionale del Veneto dell’Albo gestori ambientali e l’Ufficio Unico Ambiente delle Camere di Commercio del Veneto, hanno organizzato un convegno dedicato alla nuova classificazione dei rifiuti.
Il convegno ha fornito un quadro aggiornato delle novità, nonché delle responsabilità in capo ai vari soggetti della filiera, riflettendo sulle criticità ancora presenti.
Intervento dell'Avv. Enrico Morigi:
Art. 188 D.Lgs. 152/2006
Gli oneri relativi alle attività di smaltimento sono a carico del detentore che consegna i rifiuti ad un raccoglitore autorizzato o ad un soggetto che effettua le operazioni di smaltimento, nonché dei precedenti detentori o del produttore dei rifiuti.
Art. 11 comma 3 bis D.L. 101/2013
Fino al 31 dicembre 2015 al fine di consentire la tenuta in modalità elettronica dei registri di carico e scarico e dei formulari di accompagnamento dei rifiuti trasportati nonché l'applicazione delle altre semplificazioni e le opportune modifiche normative continuano ad applicarsi gli adempimenti e gli obblighi di cui agli articoli 188, 189, 190 e 193 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nel testo previgente alle modifiche apportate dal decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, nonché le relative sanzioni. durante detto periodo, le sanzioni relative al sistri di cui agli articoli 260-bis, commi da 3 a 9, e 260-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, non si applicano...........
RESPONSABILITÀ DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI
Fatto salvo quanto previsto ai successivi commi del presente articolo, il produttore iniziale o altro detentore conserva la responsabilità per l'intera catena di trattamento, restando inteso che qualora il produttore iniziale o il detentore trasferisca i rifiuti per il trattamento preliminare a uno dei soggetti consegnatari di cui al presente comma, tale responsabilità, di regola, comunque sussiste.
Art. 183 D.Lgs. 152/2006
DEFINIZIONI COMMA 1
il soggetto la cui attività produce rifiuti (produttore iniziale) o chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti;
Il produttore dei rifiuti o la persona fisica o giuridica che ne è in possesso;
LA POSIZIONE DEL SOGGETTO RISPETTO ALLA COSA PUÒ ASSUMERE DUE ASPETTI:
1) Potere fisico sulla cosa senza altra intenzione che quella di tenere la cosa, ricordando che la stessa è di altri – Detenzione
Art. 1140 Codice Civile
1) Il possesso è il potere sulla cosa che si manifesta in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale.
2) Si può possedere direttamente o per mezzo di altra persona, che ha la detenzione della cosa.
Art.188 d.lgs. 152/2006 (Oneri dei produttori e dei detentori)
3. La responsabilità del detentore per il corretto recupero o smaltimento dei rifiuti e' esclusa:
b) in caso di conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attività di recupero o di smaltimento, a condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all'articolo 193 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla scadenza del predetto termine abbia provveduto a dare comunicazione alla provincia della mancata ricezione del formulario. ...
“... spetta al detentore dei rifiuti, prima del conferimento in discarica, specificarne la composizione [...] l'art. 193 del T.U. n. 152/06 prescrive l'accompagnamento nel trasporto dei rifiuti di un formulario di identificazione con indicazione della tipologia di appartenenza. Il che trova autorevole conferma in una nota dell'A.R.P.A. [...], ove si afferma appunto che "il produttore in quanto conoscitore approfondito della propria attività di impresa", è il soggetto identificato dalla norma come responsabile della corretta attribuzione del codice C.E.R. da assegnare al rifiuto
prodotto". ...”
“... Il detentore o produttore di rifiuto può essere esentato da responsabilità solo se consegna il rifiuto al servizio pubblico di raccolta o a soggetti autorizzati all'attività di recupero e smaltimento. In quest'ultimo caso la responsabilità del produttore è esclusa a condizione che il soggetto privato al quale viene consegnato il rifiuto sia autorizzato al recupero ed allo smaltimento proprio di quel tipo di rifiuto; che il detentore abbia ricevuto (segue)
“... La responsabilità non è evidentemente esclusa dal fatto che il terzo sia munito di autorizzazione, ma relativa a rifiuti diversi da quelli in oggetto di conferimento, perché ciò si risolve nella mancanza di autorizzazione per i rifiuti conferiti; ...”
“... colui che conferisce i propri rifiuti a soggetti terzi per il recupero o lo smaltimento ha il dovere di accertare che gli stessi siano debitamente autorizzati allo svolgimento di dette attività, con la conseguenza che l'inosservanza di tale elementare regola di cautela imprenditoriale è idonea a configurare la responsabilità per il reato di illecita gestione di rifiuti in concorso con coloro che li hanno ricevuti in assenza del prescritto titolo abilitativo ...”
“... Peraltro, contrariamente a quanto dedotto, a causa dell’estensione della suddetta posizione di garanzia che si fonda sull’esigenza di assicurare un elevato livello di tutela ambientale la consegna dei rifiuti a degli intermediari muniti di autorizzazione non vale a trasferire -solo- su di loro la responsabilità per il corretto smaltimento e non autorizza pertanto il produttore a disinteressarsi della destinazione finale dei rifiuti. ...”
“... il produttore iniziale dei rifiuti [...] che consegni tali rifiuti ad un altro soggetto che ne effettui, anche in parte, il trattamento [...] conserva la responsabilità per l'intera catena di trattamento, restando inteso che essa sussiste anche nel caso in cui i rifiuti siano trasferiti per il trattamento preliminare ad uno dei soggetti consegnatari ...”
"colui che conferisce i propri rifiuti a soggetti terzi per il recupero o lo smaltimento ha il dovere di accertare che questi ultimi siano debitamente autorizzati allo svolgimento delle operazioni, con la conseguenza che l'inosservanza di tale regola di cautela imprenditoriale è idonea a configurare la responsabilità per il reato di illecita gestione di rifiuti in concorso con coloro che li hanno ricevuti in assenza del prescritto titolo abilitativo“
Art.188 d.lgs. 152/2006 (Responsabilità della gestione dei rifiuti)
3. Al di fuori dei casi di concorso di persone nel fatto illecito e di quanto previsto dal regolamento (CE) n.1013/2006, la responsabilità dei soggetti non iscritti al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all'articolo 188-bis, comma 2, lett. a), che, ai sensi dell'art. 212, comma 8, raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi e' esclusa:
b) a seguito del conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attività di recupero o di smaltimento, a condizione che il produttore sia in possesso del formulario di cui all'articolo 193 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla scadenza del predetto termine abbia provveduto a dare comunicazione alla provincia della mancata ricezione del formulario.
Art.193 d.lgs. 152/2006 (trasporto dei rifiuti)
a) nome ed indirizzo del produttore e del detentore; b) origine, tipologia e quantità del rifiuto;
......... il Comitato Nazionale, considerato che l’art. 15, comma 2, del D. Lgs. 22/97 stabilisce che il formulario di identificazione dei rifiuti è “compilato, datato e firmato” dal detentore del rifiuto, mentre è solo “controfirmato” dal trasportatore, ritiene che i due diversi termini utilizzati dal legislatore, firma per il detentore e “controfirma” per il trasportatore, siano già indicativi della diversa natura delle responsabilità che fanno capo ai due soggetti. Pertanto, posto che la responsabilità del detentore del rifiuto, compilatore e sottoscrittore del formulario, non può che essere piena e totale per quanto il medesimo ha indicato e dichiarato, la responsabilità assunta dal trasportatore che non compila il formulario, che nulla indica e dichiara e che non firma ma “controfirma”, può logicamente
ritenersi diversa dalla prima, quindi non piena e non totale.
(segue) ... La portata della “controfirma” del trasportatore è stata inoltre chiarita con circolare dei Ministeri dell’ambiente e dell’industria 4 Agosto 1998, n. GAB/DEC/812/98, dove si è detto, al punto q), che per “firma del trasportatore si intende la sottoscrizione da parte della persona fisica che effettua il trasporto e ne assume la relativa responsabilità”. E’ chiaro, dunque, che la responsabilità collegata a detta sottoscrizione, apposta dalla persona fisica che prende in carico i rifiuti e che pertanto può essere sfornita di qualunque ulteriore potere di impegnare l’impresa, può essere solo la responsabilità generale in materia di trasporto di cose. ...
Tuttavia, il Comitato Nazionale ritiene di sottolineare che la limitata valenza della “controfirma” del trasportatore, come sopra indicata, non può comportare un facile discarico di responsabilità dove vi sia evidenza “ictu oculi” e senza necessità di analisi di eventuali difformità tra l’apparenza del carico e la descrizione fattane nel formulario o dove le modalità di trasporto ivi indicate appaiano manifestamente non rispondenti alla normativa.
Di conseguenza gli eventuali e riconoscibili indizi di irregolarità e le obbiettive ragioni di sospetto, che potrebbero consigliare un maggiore approfondimento sulla reale natura del carico o sulle modalità di trasporto, non dovrebbero essere valutate sulla base delle capacità del semplice conducente, ma sulla base della preparazione del Responsabile Tecnico dell’impresa di trasporto cui il conducente deve riferire ogni difformità rispetto al programma ricevuto.
“... La disciplina vigente, quindi, onera il conferitore (e non il singolo autista - trasportatore) della redazione del formulario di identificazione . Il trasportatore si limita, infatti, a controfirmare un modello predisposto, appunto, dal detentore, che attribuisce agli oggetti del conferimento anche il codice identificativo del rifiuto (e quindi la sua natura pericolosa o non pericolosa). La controfirma del trasportatore deve, allora, essere interpretata alla stregua di un'attestazione di ricevimento del carico. ...”
“... la rinuncia dell’affittuario alla proroga legale del contratto di affitto, che deve costituire un fatto attivo e cosciente di cooperazione diretta alla formazione di un accordo, consistere cioè in una partecipazione alla redazione del testo e non già essere limitata ad una neutrale presa d’atto e apposizione di un visto o di una semplice controfirma ...”
TAR Sicilia-Catania sent. N. 88 del 19/02/1987
hanno valore equipollente alla controfirma, dimostrativa della presa di conoscenza dell’atto, la dichiarazione delle controparti, resa in udienza, di presa d’atto della rinunzia e l’adesione manifestata al contenuto della pronunzia.......
Il trasportatore non e' responsabile per quanto indicato nella Scheda SISTRI - Area movimentazione o nel formulario di identificazione di cui al comma 1 dal produttore o dal detentore dei rifiuti e per le eventuali difformità tra la descrizione dei rifiuti e la loro effettiva natura e consistenza, fatta eccezione per le difformità riscontrabili con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico .
“... è evidente che non può legittimamente pretendersi dal trasportatore la verifica di dati riscontrabili attraverso attività di analisi, uso di particolari tecnologie o strumentazione tecnica, ma il riferimento alla normale diligenza richiesta in relazione alla natura dell'incarico rende altrettanto evidente che il trasportatore deve considerarsi comunque un soggetto tecnicamente competente in relazione alla tipologia di attività svolta, (segue)
“...(segue) nella quale risulta professionalmente inserito e non può, quindi, invocare la sua completa ignoranza circa la natura di quanto trasportato o disinteressarsi del tutto della natura effettiva del carico o della sua destinazione finale. La richiesta diligenza, inoltre, può ritenersi palesemente mancante allorquando taluni elementi sintomatici, quali, ad esempio, la quantità dei rifiuti, il loro stato di conservazione o confezionamento per il trasporto, le modalità di ricezione del carico, quelle di trasporto o la destinazione del rifiuto rendano evidente o, comunque, facilmente riscontrabile, la discrepanza tra documentazione e realtà. ...”
Art.259 d.lgs. 152/2006 (traffico illecito di rifiuti)
Corte di Cassazione, sez. III penale, sent. n.18515 del 05.05.2015
“ ... Infatti, in tema di gestione illecita di rifiuti, questa Corte ha affermato il principio al quale occorre dare continuità secondo il quale, al fine di evitare la confisca obbligatoria del mezzo di trasporto nelle ipotesi tassativamente previste dalla legge incombe al terzo estraneo al reato, individuabile in colui che non ha partecipato alla commissione dell'illecito ovvero ai profitti che ne sono derivati, l'onere di provare la sua buona fede, ovvero che l'uso illecito della “res” gli era ignoto e non collegabile ad un suo comportamento negligente ( Sez. 3, n. 46012 del 04/11/2008, Castellano, Rv. 241771). ”
Ai sensi dell'art.11, comma 3, del D.Lgs 13.1.2003 n. 36, infatti, ai fini dell'ammissione dei rifiuti in discarica, il gestore dell'impianto deve effettuare, lett. c) del terzo comma, "l'ispezione visiva di ogni carico di rifiuti conferiti in discarica prima e dopo lo scarico e verificare la conformità del rifiuto alle caratteristiche indicate nel formulario di identificazione...", nonché, lett. f) del terzo comma, "effettuare le verifiche analitiche della conformità del rifiuto conferito ai criteri di ammissibilità come indicato all'art.10, comma 1 lett. g), con cadenza stabilita dall'autorità territorialmente competente e, comunque, con frequenza non superiore ad un anno“.
“... Pertanto, allorché venga accertata, la non rispondenza del codice CER attribuito ai rifiuti conferiti in discarica dal produttore degli stessi e la incompatibilità di detti rifiuti, in considerazione della loro effettiva natura, con le categorie di quelli che possono essere ammessi nella discarica, in relazione alla tipologia della stessa ed alla autorizzazione ottenuta, il gestore dell'impianto non va esente da responsabilità per tale fatto, incombendo sullo stesso precisi obblighi di verifica della conformità del rifiuto alle caratteristiche indicate nel formulario di identificazione”.
“... il fatto se i rifiuti fossero accompagnati da certificazioni di analisi predisposte dai conferenti è [...] irrilevante, perché non fa venire meno l'obbligo del gestore della discarica di effettuare autonomamente verifiche analitiche della conformità dei rifiuti ai criteri di ammissibilità;...”
“... sul gestore della discarica grava l'obbligo di verificare la caratterizzazione dei rifiuti effettuata dai produttori o dai detentori che li conferiscono al fine di determinare l'ammissibilità dei rifiuti stessi [...] e che tale obbligo va assolto con tutti i mezzi idonei, non potendo essere limitato ad una comparazione meramente visiva ...”
“... è stato reiteratamente affermato da questa stessa Sezione che la contravvenzione di inosservanza delle prescrizioni contenute o richiamate nelle autorizzazioni è reato formale di pericolo, il quale si configura in caso di violazione delle prescrizioni imposte per l’attività autorizzata di gestione di rifiuti, non essendo richiesto che la condotta sia anche idonea a ledere in concreto il bene giuridico tutelato dalla fattispecie incriminatrice ...”
“... l’errore materiale nella redazione del CER può essere invocato solo nel caso in cui il ricorrente dimostri che i rifiuti erroneamente classificati in realtà rientrino nella categoria di cui al codice CER per il quale è autorizzato al trattamento, oppure che il codice CER dichiarato sia analogo a quello del rifiuto che è legittimato a trattare. In questi casi, riconducibili al lapsus calami ed all’errore ostativo, l’errore materiale non può produrre danni a carico del dichiarante in quanto la situazione reale, conforme alla legge, deve prevalere su quella erroneamente dichiarata....”
La Responsabilità per la Corretta Classificazione e Codifica dei Rifiuti
AVV. ENRICO MORIGI e.morigi@picozzimorigi.it
Componente del Comitato nazionale dell’Albo VENEZIA HOTEL NOVOTEL 1 LUGLIO 2015
Legge 68/2015 art. 1 comma 1
Art. 452 bis c.p. (Inquinamento ambientale)
È punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili:
1.delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;
2.di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.
Quando l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata.
Art. 260 D.lgs. 152/2006
Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti
Chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l'allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti e' punito con la reclusione da uno a sei anni.
Cassazione Sez. V 11/10/2006 n. 40330 (Pellini).
“ ... l’attività di gestione per essere “abusiva” deve essere effettuata o senza le autorizzazioni, iscrizioni, comunicazioni previste dalla normativa, o in presenza di autorizzazioni scadute o palesemente illegittime ... la condotta abusiva richiesta per l’integrazione della fattispecie contestata indubitabilmente comprende, oltre quella cosiddetta “clandestina” (ossia quella effettuata senza alcuna autorizzazione) e quella avente per oggetto una tipologia di rifiuti non rientranti nel titolo abilitativo, anche tutte quelle attività che, per le modalità concrete con cui sono esplicate, risultano totalmente difformi da quanto autorizzato, sì da non essere più giuridicamente riconducibili al titolo abilitativo rilasciato dalla competente Autorità amministrativa”.
Cassazione penale, sez. III, 06/10/2005, n.40828.
“In tema di attività organizzata per il traffico illecito dei rifiuti, di cui all'art. 53 bis del decreto n. 22 del 1997, la condotta abusiva dallo stesso prevista comprende oltre a quella effettuata senza alcuna autorizzazione e quella avente per oggetto una tipologia di rifiuti non rientranti nel titolo abilitativo, anche tutte quelle attività che, per le modalità concrete con le quali sono esplicate, risultano totalmente difformi da quanto autorizzato, al punto da non potere essere ricondotte al titolo abilitativo”.
Cassazione Pen. Sez. III 15/10/2013 n. 44449.
“ ... tale attività deve essere "abusiva", ossia effettuata o senza le autorizzazioni necessarie (ovvero con autorizzazioni illegittime o scadute) o violando le prescrizioni e/o i limiti delle autorizzazione stesse (ad esempio, la condotta avente per oggetto una tipologia di rifiuti non rientranti nel titolo abilitativo, ed anche tutte quelle attività che, per le modalità concrete con cui sono esplicate, risultano totalmente difformi da quanto autorizzato, sì da non essere più giuridicamente riconducibili al titolo abilitativo rilasciato dalla competente Autorità amministrativa)”.
20° considerando Direttiva 2004/35/CE :
“20)... Gli Stati membri possono consentire che gli operatori, di cui non è accertato il dolo o la colpa, non debbano sostenere il costo di misure di riparazione in situazioni in cui il danno in questione deriva da emissioni o eventi espressamente autorizzati o la cui natura dannosa non era nota al momento del loro verificarsi”.
Se da uno dei fatti di cui all’articolo 452-bis deriva, quale conseguenza non voluta dal reo, una lesione personale, ad eccezione delle ipotesi in cui la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni, si applica la pena della reclusione da due anni e sei mesi a sette anni; se ne deriva una lesione grave, la pena della reclusione da tre a otto anni; se ne deriva una lesione gravissima, la pena della reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva la morte, la pena della reclusione da cinque a dieci anni.
Nel caso di morte di più persone, di lesioni di più persone, ovvero di morte di una o più persone e lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per l’ipotesi più grave, aumentata fino al triplo, ma la pena della reclusione non può superare gli anni venti.
La lesione personale è grave, e si applica la reclusione da tre a sette anni:
1. se dal fatto deriva una malattia che metta in pericolo la vita della persona
offesa, ovvero una malattia o un'incapacità di attendere alle ordinarie
occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni;
La lesione personale è gravissima, e si applica la reclusione da sei a dodici anni, se dal fatto deriva:
3) la perdita di una arto, o una mutilazione che renda l'arto inservibile, ovvero la perdita dell'uso di un organo o della capacità di procreare, ovvero una permanente e grave difficoltà della favella;
Art. 452 – quater. (Disastro ambientale).
Fuori dai casi previsti dall’articolo 434, chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni. Costituiscono disastro ambientale alternativamente:
l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo.
Quando il disastro è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata.
Chiunque, fuori dei casi preveduti dagli articoli precedenti, commette un fatto diretto a cagionare il crollo di una costruzione o di una parte di essa ovvero un altro disastro è punito, se dal fatto deriva pericolo per la pubblica incolumità, con la reclusione da uno a cinque anni.
La pena è della reclusione da tre a dodici anni se il crollo o il disastro avviene.
Corte Cost. sent. N. 327 del 30 Luglio 2008
9. – Ferma restando la conclusione raggiunta, è tuttavia auspicabile che talune delle fattispecie attualmente ricondotte, con soluzioni interpretative non sempre scevre da profili problematici, al paradigma punitivo del disastro innominato – e tra esse, segnatamente, l'ipotesi del cosiddetto disastro ambientale, che viene in discussione nei giudizi a quibus – formino oggetto di autonoma considerazione da parte del legislatore penale, anche nell'ottica dell'accresciuta attenzione alla tutela ambientale ed a quella dell'integrità fisica e della salute, nella cornice di più specifiche figure criminose.
Art. 452 – quinquies . (Delitti colposi contro l'ambiente).
Se taluno dei fatti di cui agli articoli 452-bis e 452- quater è commesso per colpa, le pene previste dai medesimi articoli sono diminuite da un terzo a due terzi.
Art. 452 – sexies.
(Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività).
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 50.000 chiunque abusivamente cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona o si disfa illegittimamente di materiale ad alta radioattività.
La pena di cui al primo comma è aumentata se dal fatto deriva il pericolo di compromissione o deterioramento:
1.delle acque o dell'aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;
Se dal fatto deriva pericolo per la vita o per l'incolumità delle persone, la pena è aumentata fino alla metà.
Se si tratta di rifiuti ad alta radioattività si applica la pena della reclusione da tre a otto anni..
Art. 452 - septies. (Impedimento del controllo).
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, negando l'accesso, predisponendo ostacoli o mutando artificiosamente lo stato dei luoghi, impedisce, intralcia o elude l'attività di vigilanza e controllo ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro, ovvero ne compromette gli esiti, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Art. 452 - terdecies. (Omessa bonifica).
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, essendovi obbligato per legge, per ordine del giudice ovvero di un’autorità pubblica, non provvede alla bonifica, al ripristino o al recupero dello stato dei luoghi è punito con la pena della reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 20.000 a euro 80.000.
Art. 452 – duodecies.. (Ripristino dello stato dei luoghi).
Art.197 C.P.
Gli enti forniti di personalità giuridica, eccettuati lo Stato, le regioni, le province ed i comuni, qualora sia pronunciata condanna per reato contro chi ne abbia la rappresentanza o l'amministrazione, o sia con essi in rapporto di dipendenza, e si tratti di reato che costituisca violazione degli obblighi inerenti alla qualità rivestita dal colpevole, ovvero sia commesso nell'interesse della persona giuridica, sono obbligati al pagamento, in caso di insolvibilità del condannato, di una somma pari all'ammontare della multa o dell'ammenda inflitta.
Se tale obbligazione non può essere adempiuta, si applicano al condannato le disposizioni dell'articolo 136.
Art. 452 – decies c.p. (Ravvedimento operoso).
Le pene previste per i delitti di cui al presente titolo, per il delitto di associazione per delinquere di cui all'articolo 416 aggravato ai sensi dell'articolo 452-octies, nonché per il delitto di cui all'articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, e successive modificazioni, sono diminuite dalla metà a due terzi nei confronti di colui che si adopera per evitare che l'attività delittuosa venga portata a conseguenze ulteriori, ovvero, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, provvede concretamente alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi, e diminuite da un terzo alla metà nei confronti di colui che aiuta concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella ricostruzione del fatto, nell'individuazione degli autori o nella sottrazione di risorse rilevanti per la commissione dei delitti.
Ove il giudice, su richiesta dell'imputato, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado disponga la sospensione del procedimento per un tempo congruo, comunque non superiore a due anni e prorogabile per un periodo massimo di un ulteriore anno, al fine di consentire le attività di cui al comma precedente in corso di esecuzione, il corso della prescrizione è sospeso.
Art. 452 – undecies c.p. (Confisca).
Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti, a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per i delitti previsti dagli articoli 452-bis, 452-quater, 452-sexies, 452-septies e 452-octies del presente codice, è sempre ordinata la confisca delle cose che costituiscono il prodotto o il profitto del reato o che servirono a commettere il reato, salvo che appartengano a persone estranee al reato.
Quando, a seguito di condanna per uno dei delitti previsti dal presente titolo, sia stata disposta la confisca di beni ed essa non sia possibile, il giudice individua beni di valore equivalente di cui il condannato abbia anche indirettamente o per interposta persona la disponibilità e ne ordina la confisca.
I beni confiscati ai sensi dei commi precedenti o i loro eventuali proventi sono messi nella disponibilità della pubblica amministrazione competente e vincolati all'uso per la bonifica dei luoghi.
L'istituto della confisca non trova applicazione nell'ipotesi in cui l'imputato abbia efficacemente provveduto alla messa in sicurezza e, ove necessario, alle attività di bonifica e di ripristino dello stato dei luoghi.
Legge 68/2015 art. 1
All'articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«4-bis. È sempre ordinata la confisca delle cose che servirono a commettere il reato o che costituiscono il prodotto o il profitto del reato, salvo che appartengano a persone estranee al reato. Quando essa non sia possibile, il giudice individua beni di valore equivalente di cui il condannato abbia anche indirettamente o per interposta persona la disponibilità e ne ordina la confisca».
All'articolo 12-sexies, comma 1, del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, e successive modificazioni, dopo la parola: «416-bis,» sono inserite le seguenti:
«452-quater, 452-octies, primo comma,»
e dopo le parole: «dalla legge 7 agosto 1992, n. 356,» sono inserite le seguenti:
«o dall'articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni,».
D.L. n. 306/1992 (Scotti – Martelli)
Art. 12-sexies (Ipotesi particolari di confisca).
Nei casi di condanna o di applicazione della pena su richiesta a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale , per taluno dei delitti previsti dagli articoli 416-bis, 452-quater, 452-octies, primo comma, 629, 630, 644, 644-bis, 648, esclusa la fattispecie di cui al secondo comma, 648-bis, 648-ter del codice penale , nonché dall'articolo 12-quinquies, comma 1, del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356 , o dall'articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, ovvero per taluno dei delitti previsti dagli articoli 73, esclusa la fattispecie di cui al comma 5, e 74 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 , e' sempre disposta la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività economica.
All'articolo 157, sesto comma, secondo periodo, del codice penale, dopo le parole: «sono altresì raddoppiati» sono inserite le seguenti: «per i delitti di cui al titolo VI- bis del libro secondo,».
All’articolo 257 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1 sono premesse le seguenti parole: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato,»;
b) il comma 4 è sostituito dal seguente:
«4. L’osservanza dei progetti approvati ai sensi degli articoli 242 e seguenti costituisce condizione di non punibilità per le contravvenzioni ambientali contemplate da altre leggi per il medesimo evento e per la stessa condotta di inquinamento di cui al comma 1».