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Timestamp: 2020-08-12 15:48:05+00:00
Document Index: 26232402

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 7', 'art. 200', 'art. 54', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 50', 'art. 22', 'art. 200', 'art. 7', 'art. 50', 'art. 22', 'art. 7', 'art. 54', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ']

SOSTA VIETATA AI CAMPER, IL VERBALE DEVE ESSERE IMPUGNATO DAVANTI AL TRIBUNALE.. - Asaps.it Il Portale della Sicurezza Stradale
Responsabilità automobilistica 01/02/2007
Sentenze in materia di responsabilità civile, penale, amministrativa - SOSTA VIETATA AI CAMPER, IL VERBALE DEVE ESSERE IMPUGNATO DAVANTI AL TRIBUNALE
(ASAPS) Non è un provvedimento di viabilità stradale, ma una misura di carattere sanitario adottata dal Sindaco ai sensi del Testo Unico delle leggi comunali, l’ordinanza con cui è vietata, sull’intero territorio comunale, la sosta di camper e roulotte. Si potrebbe pensare ad una semplice differenza formale, dato che in concreto, in ogni caso il provvedimento determina il divieto per i camperisti di sostare. Insomma la classica questione di lana caprina. Invece, le conseguenze sono molto importanti in campo procedurale, poiché l’eventuale opposizione contro la sanzione deve essere presentata al tribunale anziché al giudice di pace.
A spaccare il capello sulla natura del provvedimento in questione è stata costretta la Cassazione, intervenuta (Sez. II^ Civ. sent. 31.10.2006, n. 23503) per chiudere una controversia insorta tra un campeggiatore abusivo ed il Comune turistico di Numana. L’Ente, per evitare l’invasione di camper e roulotte nel piccolo centro, aveva provveduto a vietarne la sosta, con tanto di ordinanza. Del resto nella zona sorgono camping molto gradevoli ed accoglienti. Il turista aveva soprasseduto rispetto agli obblighi che l’ordinanza gli imponeva ed aveva parcheggiato lo stesso
Ricevuto il verbale di accertamento e successiva ordinanza-ingiunzione di pagamento della sanzione, il turista, probamente convinto del fatto suo, si era rivolto al giudice di pace il quale non aveva mancato di dargli ragione. Per quanto concerne i motivi, la sentenza aveva articolato il ragionamento assolutorio intorno agli aspetti formali del provvedimento, piuttosto che agli aspetti sostanziali. In sintesi la logica è la seguente: il sindaco ha provveduto a vietare la sosta nell’intero territorio comunale con un’ordinanza emanata a mente dell’art. 7 cod. stad., per motivi connessi alla prevenzione delle cause di inquinamento atmosferico, dannoso per la salute di consociati e turisti. La polizia municipale, in applicazione dell’ordinanza sindacale aveva elevato la sanzione ma, dato che si trattava di violazione prevista dal codice stradale avrebbe dovuto osservare, nella fattispecie, con tutto il rigore che la norma richiede, il principio contenuto nell’art. 200 cod. str. secondo cui la notifica dev’essere immediata. Come dire che i vigili potevano attenderlo al ritorno dalla spiaggia: in fondo quello, nel camper ci dormiva! Seguendo questo iter logico l’epilogo è dunque scontato secondo una matematica equazione: verbale non correttamente notificato, uguale a verbale nullo.
Nessuno ha rilevato che il mezzo sostava in area privata per cui se il provvedimento si fosse fondato sul codice della strada il verbale sarebbe stato nullo di suo. Comunque, non per questa ragione, ma per una questione di giurisdizione, l’Amministrazione comunale di Numana ha ritenuto di doversi affidare alle cure della Suprema Corte. Il principale argomento del ricorso si fondava sulla incompetenza del giudice di pace, poiché trattandosi di un’ordinanza emessa ai sensi dell’art. 54 del D.leg.vo 267/2000 per motivi di sanità pubblica, era il tribunale l’organo competente a giudicare in merito all’opposizione del trasgressore.
Non che l’ordinanza comunale fosse stata scritta con cristallina chiarezza, dato che nel preambolo l’atto richiamava quell’art. 7 cod. strad. poi rinnegato in sede di giudizio, comunque è bastato il riferimento alla diversa natura sostanziale per convincere la Cassazione. Situazione ribaltata, dunque: ha ragione il Comune di Numana ed è importante e singolare notare che la Corte, nell’esaminare la questione ha desunto la natura del provvedimento ed il suo relativo inquadramento giuridico, non dalla foma, non dalla sostanza, ma dall’entità della sanzione.
Sezione II, 31 ottobre 2006, n. 23503
Con ricorso in data 19 aprile 2003 R.F. proponeva opposizione davanti al Giudice di pace di Ancona avverso l’ordinanza ingiunzione emessa nei suoi confronti dal Comune di Numana per violazione dell’ordinanza sindacale in data 23 aprile 2002 n. 32, la quale prevedeva il divieto di sosta nell’intero territorio comunale di roulottes, caravan, camper, tende e simili e del parcheggio libero, in quanto il 9 agosto 2002 aveva lasciato in sosta, su area privata, il proprio autocaravan con apposizione di tendine paraluce.
Con sentenza in data 8 ottobre 2003 il Giudice di pace di Ancona accoglieva l’opposizione, ritenendo, in primo luogo, che dall’esame della ordinanza sindacale 23 aprile 2002 n. 32 era desumibile che la stessa era stata emessa ai sensi dell’art. 7 del codice della strada (limitazione della circolazione per accertate e motivate esigenze di prevenzione degli inquinamenti e di tutela dal patrimonio artistico, ambientale e naturale) e non ai sensi dell’art. 50, quarto comma, d.lgs. 18 agosto 2000 n. 267 (tutela della salute e dell’igiene pubblica), il che comportava la infondatezza della eccezione del Comune di Numana secondo la quale, ai sensi dell’art. 22 bis l. 24 novembre 1981 n. 689, l’opposizione avrebbe dovuto essere proposta davanti Tribunale e non al Giudice di pace.
Ne conseguiva che la contravvenzione, ai sensi dell’art. 200 del codice della strada, non essendo indicato nel verbale alcun impedimento, avrebbe dovuto essere contestata immediatamente.
Contro tale decisione ha proposto ricorso per cassazione, con tre motivi, il Comune di Numana.
Resiste con controricorso R. F.
Il Comune di Numana ha depositato memoria.
Con il primo motivo il Comune di Numana ribadisce la sua tesi secondo la quale l’ordinanza sindacale in data 23 aprile 2002 n. 32 trovava la sua fonte normativa non nell’art. 7 del codice della strada ma nell’art. 50, quarto comma, d.lgs. 18 agosto 2000 n. 267, il che comportava che l’opposizione alla ordinanza-ingiunzione, ai sensi dell’art. 22 bis l. 24 novembre 1981 n. 689, avrebbe dovuto essere proposta davanti Tribunale e non al Giudice di pace.
Dalla ordinanza in data 23 aprile 2002 n. 32, nonostante un improvvido richiamo nella epigrafe della stessa all’art. 7 del codice della strada, risulta che la stessa è stata emessa in base all’art. 54 del d.lgs. 267/200 per la tutela della salute e della pubblica igiene e ciò è confermato dalla entità delle sanzioni previste, le quali non corrispondono a quelle contemplate nell’art. 7 del codice della strada.
L’accoglimento del primo motivo del ricorso rende superfluo l’esame degli altri motivi.
In relazione al motivo accolto la sentenza impugnata va cassata, con rinvio al Tribunale di Ancona, competente per materia, che provvederà anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il primo motivo del ricorso; assorbiti gli altri motivi; cassa la sentenza impugnata e dichiara la competenza del Tribunale di Ancona, anche per le spese del giudizio di cassazione.