Source: http://www.rampedre.net/legislation/le-organizzazioni-interamericane-e-il-diritto-allacqua-verso-il-pieno-e-definitivo-riconoscimento
Timestamp: 2019-07-18 09:41:11+00:00
Document Index: 83269508

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 34', 'art. 29', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 21', 'art. 5', 'art. 26', 'art. 3']

Agostino Filippo Massimo Candito
Published: 4 months ago (03/13/2019)
Updated: 4 months ago (03/13/2019)
La struttura del sistema di tutela dei diritti umani Interamericano: premessa e precisazioni.
L’attuale modello istituzionale interamericano dei diritti umani è il risultato della giustapposizione della cooperazione post bellica al panamericanismo del secolo precedente. La nuova realtà nacque attraverso due passaggi fondamentali: il primo nel 1948 a Bogotà, che vide la nascita dell’Organizzazione degli Stati AmericaniC. TRINDADE, El sistema interamericano de protección de los derechos humanos (1948-2002), in La protección internacional de los derechos humanos en los albores del siglo XXI, Felipe Gómez Isa e José Manuel Pureza (a cura di), Bilbao, Universidad de Deusto, 2004, pp. 549 - 593; M. QUIROGA, Los 40 años de la convención americana sobre derechos humanos a la luz de cierta jurisprudencia de la corte interamericana, in Anuario de derechos humanos, Santiago de Chile, Universidad de Chile, 2009, pp. 15 – 34. e l’adozione della Dichiarazione Americana sui Diritti e Doveri dell’Uomo, la seconda undici anni dopo a Santiago del Chile, quando venne istituita la Commissione Interamericana dei Diritti Umani alla quale fu assegnato il compito di redigere il progetto di Convenzione Americana sui Diritti Umani, adottato nell’ambito della conferenza specializzata sui diritti dell’uomo, svoltasi a San José de Costa Rica nel 1969. Venne cosi delineandosi un sistema bicefalo: uno applicabile agli Stati parte dell’OEA che non hanno ratificato la Convenzione, ma vincolati al rispetto e all’osservanza della Dichiarazione Americana sui Diritti e Doveri dell’Uomo R. RESCIA, Sistema interamericano de protección de derechos humanos: presente y futuro, in Guía metodologíca para el desarrollo de un curso sobre el sistema interamericano de derechos humanos , San José, Instituto Interamericano de Derechos Humanos, 2002, pp. 25 – 32.. Il secondo inerente agli Stati che hanno ratificato la Convenzione.
Le attività dell’organizzazione degli stati americani circa il riconoscimento del diritto umano all’acqua.
L’art. 3 Organization of American States, Charter of the Organization of American States, Bogotà 30 aprile 1948, cap. 1, art. 3.della Carta dell’Organizzazione degli Stati Americani identifica l’eliminazione della povertà estrema come parte essenziale della promozione e del consolidamento di un sistema democratico. Allo stesso modo l’art. 34 della Carta statuisce che gli Stati membri si adoperino per raggiungere una serie di obiettivi fondamentali, tra i quali si possono citare: un'alimentazione adeguata e condizioni che rendano possibile una vita sana, produttiva e dignitosa. Il raggiungimento di questi obiettivi ha un altissimo grado di correlazione con l’accesso all'acqua, il quale rappresenta un requisito basilare per la soddisfazione dei diritti umani.
Dal 1994, i capi degli Stati parte dell’Organizzazione si sono incontrati periodicamente al fine di discutere le preoccupazioni comuni, cercare soluzioni e sviluppare una visione condivisa per lo sviluppo della regione. Tra le iniziative intraprese, il Piano di Azione di Santiago del 1998, in cui i Capi di Stato hanno affermato che: "La povertà estrema e la discriminazione continuano ad affliggere la vita di molte delle nostre famiglie e impediscono il loro potenziale contributo al progresso delle nostre nazioni".
Inoltre, è importante sottolineare come la Carta sociale delle Americhe, abbia riconosciuto l’acqua come risorsa fondamentale per la vita e centrale per lo sviluppo socioeconomico e la sostenibilità ambientale, inserendo, peraltro, l'accesso non discriminatorio a servizi di acqua potabile e servizi igienico-sanitari sicuri nel quadro delle legislazioni e politiche nazionali, nella lotta alla povertà6.
Questo impegno da parte degli Stati parte è corroborato da due risoluzioni adottate dall'Assemblea Generale dell'OAS, in cui si è consolidato il consenso generale attorno alla visione dell'accesso all'acqua come diritto umano.
In primo luogo, la risoluzione intitolata "Acqua, salute e diritti umani", nel ribadire l’interconnessione tra l'adempimento degli obblighi contenuti nei trattati internazionali sui diritti umani e l'accesso all'acqua, ha evidenziato che "l'acqua è essenziale per la vita e la salute di tutti gli esseri umani e che l'accesso all'acqua potabile e alle strutture igienico-sanitarie di base è indispensabile per condurre una vita dignitosamente umana"8. Inoltre, la risoluzione ha riconosciuto il rispetto per "l'uso ancestrale dell'acqua di comunità urbane, rurali e indigene, nel quadro delle loro abitudini e consuetudini sull'uso dell'acqua"9.
Successivamente, con la risoluzione intitolata "Il diritto umano all'acqua potabile e alle strutture igienico-sanitarie" adottata il 5 giugno 2012, si è espressamente sancita l'importanza per "ogni stato di continuare i suoi sforzi per garantire che le persone soggette alla sua giurisdizione abbiano un accesso non discriminatorio all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari in quanto componenti integranti necessari realizzazione di tutti i diritti umani”.
Acqua: il quadro normativo e gli standard interamericani
Sebbene il diritto all'acqua non sia espressamente accordato all’interno sistema interamericano di protezione dei diritti umani, in vari strumenti di tutela hanno trovato cittadinanza una serie di diritti che sono intimamente connessi all'accesso all'acqua e alle sue varie dimensioni: disponibilità, qualità e accessibilità senza alcuna discriminazione.
Di conseguenza, è importante notare che sebbene la giurisprudenza riguardo l’accesso all'acqua sia ancora in fase di sviluppo all'interno del sistema interamericano, sia la Commissione che la Corte interamericana hanno sottolineato che i trattati sui diritti umani sono strumenti viventi, la cui interpretazione deve evolvere con i tempi e le condizioni attuali, conformemente alle regole generali di interpretazione sancite dall'art. 29 della Convenzione americana, nonché quelle enunciate nella Convenzione di Vienna sul Diritto dei Trattati.
Come punto di partenza, è importante menzionare la Dichiarazione americana dei diritti e doveri dell'Uomo, che come già sottolineato costituisce una fonte di obblighi per gli Stati membri dell'Organizzazione degli Stati Americani.
La Dichiarazione americana sancisce esplicitamente il diritto alla vita e alla sicurezza personale406 e il diritto di ogni persona "alla preservazione della sua salute attraverso misure sanitarie e sociali relative a cibo, abbigliamento, alloggio.... ".
In merito, la Commissione ha inteso che l'accesso all'acqua sia un elemento indispensabile per garantire il diritto alla vita e all'integrità personale nonché un aspetto essenziale del diritto alla salute. Inoltre, il diritto di accesso all'acqua è strettamente collegato allo sviluppo della cultura e alle attività di sostentamento riguardanti i popoli indigeni e tribali e i loro diritti sulle loro terre e le risorse naturali.
Anche all’interno della Convenzione americana sui diritti umani (di seguito la Convenzione americana) sono enucleati una serie di diritti umani, strettamente collegati all'accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari.
La Convenzione americana prevede all'art. 1 par.1 l'obbligo per gli Stati parte di rispettare i diritti riconosciuti in detto strumento ed assicurare a tutte le persone soggette alla loro giurisdizione il libero e pieno esercizio di tali diritti e libertà, senza alcuna discriminazione; mentre all’articolo 2 sancisce il dovere di adottare tutte quelle misure che possano essere necessarie per dare effettività a quei diritti e libertà contenuti nella Convenzione americana.
Per quanto riguarda il rapporto tra diritto alla vita e accesso all'acqua, sia la Commissione che la Corte interamericana hanno considerato l'accesso all'acqua potabile un requisito essenziale per il pieno godimento del diritto alla vita sancito dall'art. 4 della Convenzione americana15. Al riguardo preme richiamare l’interpretazione dell’art. 4 fornita dalla Corte interamericana nel caso di Villagran Morales et al. vs. Guatemala, per cui: "il diritto fondamentale alla vita include, non solo il diritto di ogni essere umano a non essere privato della sua vita arbitrariamente, ma anche il diritto a non essere impedito di avere accesso alle condizioni che garantiscono un'esistenza dignitosa ".
Per quanto concerne il diritto alla proprietà e l'accesso alla stessa, l'art. 21 della Convenzione salvaguarda lo stretto rapporto delle popolazioni indigene con i loro territori tradizionali, Infatti, secondo la giurisprudenza della Corte, i membri di i popoli indigeni e tribali hanno il diritto di sfruttare e godere le risorse naturali che hanno tradizionalmente usato nel loro territorio per le stesse ragioni per cui hanno il diritto di detenere la proprietà delle terre che hanno tradizionalmente usato e occupato da secoli. Senza tali garanzie, la sopravvivenza economica, sociale e culturale di questi popoli è a rischio.
In merito al diritto all'integrità personale accordato ai sensi dell’articolo 5 della Convenzione americana e la sua connessione con l'accesso all'acqua, la Commissione ha sottolineato che il diritto all'integrità personale comporta l'obbligo per gli Stati di fornire le condizioni minime necessarie per l'accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari per le persone private della libertà. In particolare, nei "Principi e buone pratiche sulla protezione delle persone private della libertà nelle Americhe", la Commissione ha sottolineato che: "Ogni persona privata della libertà deve avere accesso in qualsiasi momento a una quantità sufficiente di acqua potabile adatta al consumo".
A tal riguardo preme sottolineare come la Commissione abbia stabilito che la mancanza di una fornitura di acqua potabile costituisce un grave fallimento da parte dello Stato di onorare i suoi doveri di garantire i diritti di coloro che sono sotto la sua custodia.
Inoltre nel "Rapporto sui diritti umani delle persone private della libertà nelle Americhe" la Commissione ha tenuto conto dei criteri tecnici della Croce rossa internazionale ed ha indicato che la quantità minima di approvvigionamento è da 10 a 15 litri di acqua al giorno, a condizione che le strutture sanitarie all’interno del penitenziario, funzionino adeguatamente. Inoltre, tale valore soglia può aumentare a seconda di alcune condizioni, come il clima e la quantità di esercizio fisico tra detenuti.
Per quanto riguarda il diritto alla salute, oltre a trovare copertura ai sensi dell'art. 5 del Convenzione Americana, assume rilievo anche nelle maglie dell'articolo 26 della Convenzione, che tratta dei diritti economici, sociali e culturali, ai sensi del quale: “Gli Stati parti si impegnano ad adottare misure, sia interne che attraverso la cooperazione internazionale, in particolare quelle di natura economica e tecnica, al fine di conseguire progressivamente, con mezzi legislativi o altri mezzi appropriati, la piena realizzazione dei diritti impliciti in campo economico, sociale, standard educativi, scientifici e culturali enunciati nella Carta dell'Organizzazione degli Stati Americani come modificata dal Protocollo di Buenos Aires”. È importante sottolineare che i diritti di cui all'articolo 26, secondo il parere sia della Corte sia della Commissione, sono quelli promananti da norme economiche e sociali nonché quelli relativi all'istruzione, alle scienze e alla cultura figuranti nella Carta dell'Organizzazione degli Stati Americani. Tuttavia, la dottrina ha ritenuto possano essere implicitamente inclusi altri diritti come il diritto all'educazione, al diritto al cibo, il diritto alla casa e i diritti culturali.
A tale riguardo, la Commissione ha rilevato che la piena efficacia dei diritti sanciti dall’art. 26 deve essere raggiunta progressivamente e sulla base delle risorse disponibili con conseguente vincolo per gli Stati a non adottare misure regressive.
Il sistema interamericano si è implementato dal Protocollo di San Salvador (di seguito il Protocollo), il quale sancisce diritti strettamente correlati con il diritto di accedere all’acqua tra cui: il diritto di tutte le persone alla salute e il diritto a vivere in un ambiente salubre e beneficiare dei servizi di base.
Il Protocollo di San Salvador
L'articolo 1 del Protocollo di San Salvador stabilisce l'obbligo degli Stati di impegnarsi ad adottare "le misure necessarie, sia a livello nazionale che attraverso la cooperazione internazionale, soprattutto economica e tecnica, nella misura consentita dalle loro risorse disponibili, e tenendo conto delle loro grado di sviluppo, al fine di conseguire progressivamente e in conformità delle loro legislazioni interne, il pieno rispetto dei diritti riconosciuti nel presente protocollo." L'articolo 2 sancisce l'impegno degli Stati ad adottare tali misure legislative mentre l’art. 3 stabilisce che gli Stati parte del protocollo si impegnano a garantire l'esercizio dei diritti senza discriminazioni di alcun tipo "per motivi legati a razza, colore, sesso, lingua, religione, opinioni politiche o di altro genere, origine nazionale o sociale, status economico, nascita o qualsiasi altra situazione sociale. "
In questo contesto, la giurisprudenza del sistema interamericano ha ritenuto che la soddisfazione del diritto all'integrità personale ed alla salute sia direttamente e immediatamente collegata all'accesso all'acqua potabile. Ad esempio, nella relazione del 2009 sulla situazione dei diritti umani in Venezuela, la Commissione ha sottolineato che "un diritto strettamente connesso al diritto alla salute è il diritto all'acqua".
Similarmente nella sua relazione "Orientamenti per la preparazione degli indicatori di progresso nell’area dei diritti economici, sociali e culturali "28, la Commissione ha utilizzato come indicatore, la percentuale della popolazione che ha accesso all'acqua potabile sicura per misurare la soddisfazione del diritto alla salute.
Inoltre, la Commissione ha anche considerato la relazione esistente tra sussistenza umana e conservazione di un ambiente sano, rilevando che il degrado ambientale può avere un impatto negativo sull'accesso all'acqua e sul godimento di numerosi diritti umani, compresi i diritti alla vita, alla salute e al cibo.
Alla luce di tali considerazioni riguardo il quadro normativo e la prassi del sistema interamericano per la protezione dei diritti umani, è possibile affermare, come principio generale, che gli Stati hanno l'obbligo di garantire l'accesso all'acqua potabile, in quantità sufficienti, come condizione indispensabile per soddisfare altri diritti umani, come il diritto alla vita, l'integrità personale, la salute.
Rispetto al dovere di proteggere i diritti umani garantendo l'accesso all'acqua, preme sottolineare che, lo Stato ha il dovere di adottare misure di prevenzione sulla base della conoscenza che ha o dovrebbe avere riguardo una situazione reale ed immediata di rischio per un individuo o un determinato gruppo di individui e le ragionevoli possibilità di prevenire o evitare tale rischio. La mancata adozione di misure di protezione a tale riguardo, nonostante la piena conoscenza dello stato sulla gravità della situazione, è stata interpretata come motivo di responsabilità internazionale per gli impatti negativi sulla vita e la dignità personale derivanti da tali condizioni.