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Timestamp: 2017-12-15 19:36:27+00:00
Document Index: 174166913

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[CASSAZIONE] sezione IV, Sentenza n. 34909 del 17/7/2017. CIRCOLAZIONE STRADALE – LAVORO PUBBLICA UTILITÀ – NON ACCOGLIMENTO
La Corte di Cassazione (sentenza 17 luglio 2017, n. 34909) ricorrendo l’ipotesi aggravata dall’art. 186 c. 2 bis CdS -, ha affermato che qualsiasi tipologia d’Incidente stradale, provocato dal conducente in stato d’ebbrezza alcolica ovvero dal conducente in stato d’intossicazione da stupefacenti, impone l’applicazione del co. 2 bis dell’art. 186 e dunque esclude l’applicabilità della sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità, prevista dal comma 9-bis dell’art. 186.
Dott. DI SALVO Emanuele – Presidente –
Dott. PEZZELLA Vincenzo – rel. Consigliere –
Dott. CENCI Daniele – Consigliere –
M.A., nato il (OMISSIS);
lette le conclusioni del PG Dr. ORSI Luigi, che ha chiesto che, ai sensi dell’art. 611 c.p.p., questa Corte Suprema voglia annullare la sentenza impugnata limitatamente alla disposta sostituzione della pena (Ndr: testo originale non comprensibile) e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità; sostituzione da eliminarsi.
1. Il PG presso la Corte d’appello di Venezia impugna la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti emessa dal Gip del Tribunale di Treviso dicembre 2016nell’ambito del processo nei confronti di M.A. per il reato p. e p. dall’art. 186 C.d.S., commi 2 e 2 bis (guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico pari a 2,50 g/l), aggravato dall’avere provocato incidente stradale). La pena era individuata in mesi quattro di arresto ed Euro 1.000,00 di ammenda sostituita da gg. 124 di lavoro di pubblica utilità.
Lamenta il ricorrente violazione di legge penale (art. 186 C.d.S., comma 9 bis” perchè questa norma vieta la sostituzione della pena con il lavoro di PU allorchè come nella specie – ricorre l’ipotesi aggravata dall’art. 186 C.d.S., comma 2 bis;
2. Il Procuratore Generale presso questa Suprema Corte ha depositato le proprie conclusioni, ex art. 611 c.p.p.rilevando la fondatezza del ricorso e chiedendo l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata limitatamente alla disposta sostituzione con il lavoro di pubblica utilità, sostituzione che chiede a questa Corte di eliminare.
3. Orbene, ritiene il Collegio che i motivi sopra illustrati appaiano fondati e pertanto il proposto ricorso vada accolto, con il conseguente annullamento senza rinvio della sentenza impugnata con trasmissione degli atti al Tribunale di Treviso per l’ulteriore seguito.
La norma incriminatrice dell’art. 186 C.d.S., prevede al comma 9 bis ed al comma 8 bis, la possibilità della sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con quella del lavoro di pubblica utilità solo se il condannato non abbia provocato un incidente stradale: “al di fuori dei casi previsti dal comma 2bis del presente articolo”.
E questa Corte di legittimità ha da tempo chiarito che, ai fini dell’operatività del divieto di sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità – previsto dall’art. 186 C.d.S., comma 9-bis, è sufficiente che ricorra la circostanza aggravante di aver provocato un incidente stradale (cfr. ex multis, Sez. 4, n. 13853 del 04/02/2015, PM in proc. Selmi).
Costituisce, peraltro, ius receptum di questa Corte di legittimità l’affermazione secondo cui qualsiasi tipologia d’incidente stradale, provocato dal conducente in stato d’ebbrezza alcolica ovvero dal conducente in stato d’intossicazione da stupefacenti (ed a fortiori dal conducente che si trovi ad un tempo in stato d’alterazione sia alcolica che da stupefacenti), impone l’applicazione dell’art. 186 C.d.S., comma 2 bis e dunque escluda l’applicabilità della sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità, prevista dall’art. 186, comma 9 bis.
E’ stato precisato, in particolare, che la condizione preclusiva per la sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità è costituita dall’aver provocato un incidente inteso come qualsiasi avvenimento inatteso che, interrompendo il normale svolgimento della circolazione stradale, possa provocare pericolo alla collettività, senza che assuma rilevanza l’avvenuto coinvolgimento di terzi o di altri veicoli (Sez. 4, n. 47276 del 6/11/2012, Marziano, rv. 253921 che in motivazione chiarisce che “quando il codice della strada fa riferimento a un “incidente” intenda riferirsi a qualsiasi tipo di incidente e cioè, secondo il significato letterale del termine, a qualsiasi avvenimento inatteso che interrompe il normale svolgimento della circolazione stradale e che proprio per tale ragione è portatore di pericolo per la collettività. Ciò risulta chiaramente oltre che dagli obblighi di segnalazione che il regolamento prevede (art. 356) nel caso di incidente che provochi ingombro della carreggiata, che prescindono assolutamente da qualsiasi qualificazione dell’incidente nel senso voluto dal ricorrente, anche dal fatto che allorchè il legislatore ha ritenuto di diversificare i comportamenti e le conseguenze collegati a un incidente, ciò ha fatto espressamente, come ad esempio nell’art. 189 C.d.S. che stabilisce comportamenti e sanzioni diverse a secondo delle conseguenze che derivano dall’incidente stesso”).
In altra pronuncia si esprime identico concetto, allorchè si chiarisce che “ai fini dell’aggravante di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2 bis, (aggravante dell’aver causato un incidente), nella nozione di incidente stradale sono da ricomprendersi sia l’urto del veicolo contro un ostacolo, sia la sua fuoriuscita dalla sede stradale; a tal fine, non sono, invece, previsti nè i danni alle persone nè i danni alle cose, con la conseguenza che è sufficiente qualsiasi, purchè significativa, turbativa del traffico, potenzialmente idonea a determinare danni (così sez. 4, n. 42488 del 19.9.2012 rv. 253734, che, in applicazione del principio di cui in massima ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di appello ha ritenuto lo sbandamento di un auto ed il conseguente urto contro il guardrail circostanze idonee ad integrare la nozione di incidentel ai fini della sussistenza dell’aggravante di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2 bis).
4. Va ricordato che questa Corte di legittimità ha precisato anche che, ai fini dell’operatività del divieto di sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità – previsto dall’art. 186 C.d.S., comma 9-bis, – è sufficiente che ricorra la circostanza aggravante di aver provocato un incidente stradale, essendo, invece, irrilevante che, all’esito del giudizio di comparazione con circostanza attenuante, essa non influisca sul trattamento sanzionatorio (Sez. 4, n. 13853 del 4/2/2015, Selmi, Rv. 263012).
Il Tribunale di Treviso, nonostante il capo d’imputazione ascriva chiaramente all’imputato l’aggravante di avere provocato un incidente stradale, ha ratificato un patto proposto dalle parti che comprendeva la sostituzione ex art. 186 C.d.S., comma 9 bis, incorrendo, pertanto, nella denunciata violazione di legge.
E proprio il fatto che la sostituzione in questione facesse parte del patto (cfr. in tal senso l’istanza di applicazione della pena del 29/11/2016 a firma del difensore e procuratore speciale Avv. Luigi Fadalti, cui all’udienza del 1/12/2016 il difensore si è riportato, comporta il venire meno del patto e l’annullamento della sentenza impugnata senza rinvio, non potendo la statuizione in questione, come richiede il PG, essere espunta, direttamente da questa Corte di legittimità ai sensi dell’art. 620 c.p.p., lett. l).
L’errore di diritto, in altri termini, era insito nel patto, e sentenza impugnata debba essere annullata senza rinvio, con atti al Tribunale di Treviso per l’ulteriore seguito.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata e dispone la trasmissione degli atti al Tribunale di Treviso.