Source: http://www.veneziakravmaga.it/t-u-l-p-s-testo-unico-italiano-sulla-sicurezza/
Timestamp: 2019-06-18 09:43:33+00:00
Document Index: 103724323

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 221', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 221', 'art. 20', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 4', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 22', 'art. 23', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 28', 'art. 29', 'art. 30', 'art. 28', 'art. 31', 'art. 8', 'art. 33', 'art. 34', 'art. 35', 'art. 36', 'art. 37', 'art. 38', 'art. 39', 'art. 40', 'art. 41', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 42', 'art. 11', 'art. 43', 'art. 44', 'art. 45', 'art. 46', 'art. 47', 'art. 48', 'art. 49', 'art. 46', 'art. 50', 'art. 51', 'art. 52', 'art. 53', 'art. 28', 'art. 54', 'art. 55', 'art. 56', 'art. 57', 'art. 58', 'art. 59', 'art. 20', 'art. 60', 'art. 61', 'art. 62', 'art. 63', 'art. 64', 'art. 65', 'art. 13', 'art. 66', 'art. 67', 'art. 68', 'art. 69', 'art. 13', 'art. 70', 'art. 71', 'art. 13', 'art. 68', 'art. 11', 'art. 73', 'art. 74', 'art. 164', 'art. 75', 'art. 76', 'art. 25', 'art. 78', 'art. 79', 'art. 80', 'art. 81', 'art. 82', 'art. 6', 'art. 83', 'art. 84', 'art. 85', 'art. 86', 'art. 87', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 89', 'art. 89', 'art. 1', 'art. 90', 'art. 11', 'art. 89', 'art. 91', 'art. 6', 'art. 92', 'art. 89', 'art. 6', 'art. 93', 'art. 89', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 95', 'art. 1', 'art. 96', 'art. 1', 'art. 97', 'art. 98', 'art. 99', 'art. 100', 'art. 6', 'art. 101', 'art. 95', 'art. 1', 'art. 102', 'art. 104', 'art. 105', 'art. 105', 'art. 106', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 111', 'art. 114', 'art. 115', 'art. 116', 'art. 117', 'art. 118', 'art. 119', 'art. 120', 'art. 121', 'art. 122', 'art. 6', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 6', 'art. 123', 'art. 6', 'art. 124', 'art. 46', 'art. 125', 'art. 6', 'art. 126', 'art. 6', 'art. 127', 'art. 128', 'art. 129', 'art. 130', 'art. 131', 'art. 13', 'art. 132', 'art. 133', 'art. 134', 'art. 135', 'art. 136', 'art. 137', 'art. 138', 'art. 139', 'art. 140', 'art. 141', 'art. 142', 'art. 143', 'art. 13', 'art. 144', 'art. 13', 'art. 145', 'art. 47', 'art. 146', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 47', 'art. 149', 'art. 47', 'art. 150', 'art. 47', 'art. 151', 'art. 13', 'art. 152', 'art. 46', 'art. 47', 'art. 153', 'art. 150', 'art. 13', 'art. 154', 'art. 155', 'art. 156', 'art. 157', 'art. 3', 'art. 158', 'art. 160', 'art. 161', 'art. 162', 'art. 163', 'art. 164', 'art. 165', 'art. 166', 'art. 167', 'art. 169', 'art. 170', 'art. 171', 'art. 172', 'art. 173', 'art. 165', 'art. 174', 'art. 179', 'art. 176', 'art. 181', 'art. 183', 'art. 185', 'art. 184', 'art. 186', 'art. 187', 'art. 189', 'art. 190', 'art. 191', 'art. 192', 'art. 193', 'art. 15', 'art. 214', 'art. 6', 'art. 215', 'art. 6', 'art. 216', 'art. 209', 'art. 217', 'art. 13', 'art. 219', 'art. 220', 'art. 221', 'art. 2', 'art. 222', 'art. 223', 'art. 225', 'art. 221', 'art. 126', 'art. 73', 'art. 227', 'art. 229', 'art. 2']

T.U.L.P.S. Testo Unico Italiano sulla Sicurezza – VKM – Venezia Krav Maga
T.U.L.P.S. Testo Unico Italiano sulla Sicurezza
Articolo unico. – È approvato l’unito testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, visto, d’ordine nostro, dal Ministro proponente e che avrà esecuzione dal 1° luglio 1931.
1. (art. 1 T.U. 1926; art. 1 R.D.L. 14 aprile 1927, n. 593.) – L’autorità di pubblica sicurezza veglia al mantenimento dell’ordine pubblico, alla sicurezza dei cittadini, alla loro incolumità e alla tutela della proprietà; cura l’osservanza delle leggi e dei regolamenti generali e speciali dello Stato, delle province e dei comuni, nonché delle ordinanze delle autorità; presta soccorso nel caso di pubblici e privati infortuni.
2. (art. 2 T.U. 1926). – Il Prefetto, nel caso di urgenza o per grave necessità pubblica, ha facoltà di adottare i provvedimenti indispensabili per la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica.
3. Il sindaco è tenuto a rilasciare alle persone di età superiore agli anni quindici aventi nel Comune la loro residenza o la loro dimora, quando ne facciano richiesta, una carta di identità conforme al modello stabilito dal Ministero dell’interno.
La carta d’identità è titolo valido per l’espatrio anche per motivi di lavoro negli Stati membri dell’Unione europea e in quelli con i quali vigono, comunque, particolari accordi internazionali.
4. (art. 3 T.U. 1926). – L’autorità di pubblica sicurezza ha facoltà di ordinare che le persone pericolose o sospette e coloro che non sono in grado o si rifiutano di provare la loro identità siano sottoposti a rilievi segnaletici.
5. (art. 4 T.U. 1926). – I provvedimenti della autorità di pubblica sicurezza sono eseguiti in via amministrativa indipendentemente dall’esercizio dell’azione penale.
6. (art. 5 T.U. 1926). – Salvo che la legge disponga altrimenti, contro i provvedimenti dell’autorità di pubblica sicurezza è ammesso il ricorso in via gerarchica nel termine di giorni dieci dalla notizia del provvedimento.
7. (art. 6 T.U. 1926). – Nessun indennizzo è dovuto per i provvedimenti dell’autorità di pubblica sicurezza nell’esercizio delle facoltà ad essa attribuite dalla legge.
8. (art. 7 T.U. 1926). – Le autorizzazioni di polizia sono personali: non possono in alcun modo essere trasmesse né dar luogo a rapporti di rappresentanza, salvi i casi espressamente preveduti dalla legge.
9. (art. 8 T.U. 1926). – Oltre le condizioni stabilite dalla legge, chiunque ottenga un’autorizzazione di polizia deve osservare le prescrizioni, che l’autorità di pubblica sicurezza ritenga di imporgli nel pubblico interesse.
10. (art. 9 T.U. 1926). – Le autorizzazioni di polizia possono essere revocate o sospese in qualsiasi momento, nel caso di abuso della persona autorizzata.
11. (art. 10 T.U. 1926). – Salve le condizioni particolari stabilite dalla legge nei singoli casi, le autorizzazioni di polizia debbono essere negate:
12. (art. 11 T.U. 1926). – Le persone che hanno l’obbligo di provvedere all’istruzione elementare dei fanciulli ai termini delle leggi vigenti, non possono ottenere autorizzazioni di polizia se non dimostrano di avere ottemperato all’obbligo predetto.
13. (art. 12 T.U. 1926). – Quando la legge non disponga altrimenti, le autorizzazioni di polizia hanno la durata di un anno, computato secondo il calendario comune, con decorrenza dal giorno del rilascio.
14. (art. 13 T.U. 1926). – Sono autorizzazioni di polizia le licenze, le iscrizioni in appositi registri, le approvazioni, le dichiarazioni di locali di meretricio e simili atti di polizia.
15. (art. 14 T.U. 1926). – Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, invitato dall’autorità di pubblica sicurezza a comparire davanti ad essa, non si presenta nel termine prescritto senza giustificato motivo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire trecentomila a lire un milione.
16. (art. 15 T.U. 1926). – Gli ufficiali e gli agenti di pubblica sicurezza hanno facoltà di accedere in qualunque ora nei locali destinati allo esercizio di attività soggette ad autorizzazioni di polizia e di assicurarsi dell’adempimento delle prescrizioni imposte dalla legge, dai regolamenti o dall’autorità.
17. 1. Salvo quanto previsto dall’art. 17-bis, le violazioni alle disposizioni di questo testo unico, per le quali non è stabilita una pena od una sanzione amministrativa ovvero non provvede il codice penale, sono punite con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a lire quattrocentomila.
17-bis. 1. Le violazioni alle disposizioni di cui agli articoli 59, 60, 75, 75-bis, 76, se il fatto è commesso contro il divieto dell’autorità, 86, 87, 101, 104, 111, 115, 120, comma secondo, limitatamente alle operazioni diverse da quelle indicate nella tabella, 121, 124 e 135, comma quinto, limitatamente alle operazioni diverse da quelle indicate nella tabella, sono soggette alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire un milione a lire sei milioni.
17-ter. 1. Quando è accertata una violazione prevista dall’art. 17-bis, commi 1 e 2, e dall’art. 221-bis il pubblico ufficiale che vi ha proceduto, fermo restando l’obbligo del rapporto previsto dall’art. 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, ne riferisce per iscritto, senza ritardo, all’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione o, qualora il fatto non concerna attività soggette ad autorizzazione, al questore.
17-quater. 1. Per le violazioni previste dall’art. 17-bis e dall’art. 221-bis consistenti nell’inosservanza delle prescrizioni imposte dalla legge o impartite dall’autorità nell’esercizio di attività soggette ad autorizzazione, l’autorità amministrativa con l’ordinanza-ingiunzione può applicare la sanzione amministrativa accessoria della sospensione dell’attività per un periodo non superiore a tre mesi.
17-sexies. 1. Per le violazioni previste dagli articoli 17-bis e 221-bis è esclusa la confisca di beni immobili e si applicano le disposizioni di cui all’art. 20, commi terzo, quarto e quinto, della legge 24 novembre 1981, n. 689.
Disposizioni relative all’ordine pubblico e alla incolumità pubblica
18. (art. 17 T.U. 1926). – I promotori di una riunione in luogo pubblico o aperto al pubblico devono darne avviso, almeno tre giorni prima, al Questore.
I contravventori sono puniti con l’arresto fino a sei mesi e con l’ammenda da lire 200.000 a 800.000. Con le stesse pene sono puniti coloro che nelle riunioni predette prendono la parola.
I contravventori al divieto o alle prescrizioni dell’autorità sono puniti con l’arresto fino a un anno e con l’ammenda da lire 400.000 a 800.000. Con le stesse pene sono puniti coloro che nelle predette riunioni prendono la parola.
19. [(art. 18 T.U.). – È vietato di portare armi nelle riunioni pubbliche anche alle persone munite di licenza.
Salva l’applicazione delle pene stabilite dal codice penale per il porto abusivo d’armi, i trasgressori sono puniti con l’arresto da dieci giorni a tre mesi e con l’ammenda di lire 20.000 a 200.000.
Le armi sono confiscate] (Articolo abrogato dall’art. 4, L. 18 aprile 1975, n. 110.
20. (art. 19 T.U. 1926). – Quando, in occasione di riunioni o di assembramenti in luogo pubblico o aperto al pubblico, avvengono manifestazioni o grida sediziose o lesive del prestigio dell’autorità, o che comunque possono mettere in pericolo l’ordine pubblico o la sicurezza dei cittadini, ovvero quando nelle riunioni o negli assembramenti predetti sono commessi delitti, le riunioni e gli assembramenti possono essere disciolti.
21. (art. 20 T.U. 1926). – È sempre considerata manifestazione sediziosa l’esposizione di bandiere o emblemi, che sono simbolo di sovversione sociale o di rivolta o di vilipendio verso lo Stato, il governo o le autorità.
22. (art. 21 T.U. 1926). – Quando, nei casi preveduti dagli articoli precedenti, occorre disciogliere una riunione pubblica od un assembramento in luogo pubblico o aperto al pubblico, le persone riunite od assembrate sono invitate a disciogliersi dagli ufficiali di pubblica sicurezza o, in loro assenza, dagli ufficiali o dai sottufficiali dei carabinieri reali.
23. (art. 22 T.U. 1926). – Qualora l’invito rimanga senza effetto, è ordinato il discioglimento con tre distinte formali intimazioni, preceduta ognuna da uno squillo di tromba.
24. (art. 23 T.U. 1926). – Qualora rimangano senza effetto anche le tre intimazioni ovvero queste non possano essere fatte per rivolta od opposizione, gli ufficiali di pubblica sicurezza o, in loro assenza, gli ufficiali o i sottufficiali dei carabinieri reali ordinano che la riunione o l’assembramento siano disciolti con la forza.
Le persone che si rifiutano di obbedire all’ordine di discioglimento sono punite con l’arresto da un mese a un anno e con l’ammenda da lire 60.000 a 800.000.
25. (art. 24 T.U. 1926). – Chi promuove o dirige funzioni, cerimonie o pratiche religiose fuori dei luoghi destinati al culto, ovvero processioni ecclesiastiche o civili nelle pubbliche vie, deve darne avviso, almeno tre giorni prima, al Questore.
Il contravventore è punito con l’arresto fino a tre mesi e con l’ammenda fino a lire 100.000.
26. (art. 25 T.U. 1926). – Il Questore può vietare, per ragioni di ordine pubblico o di sanità pubblica, le funzioni, le cerimonie, le pratiche religiose e le processioni indicate nell’articolo precedente, o può prescrivere l’osservanza di determinate modalità, dandone, in ogni caso, avviso ai promotori almeno ventiquattro ore prima.
27. (art. 26 T.U. 1926). – Le disposizioni di questo capo non si applicano agli accompagnamenti del viatico e ai trasporti funebri, salve le prescrizioni delle leggi e dei regolamenti di sanità pubblica e di polizia locale.
28. (art. 27 T.U. 1926). – Oltre i casi preveduti dal codice penale, sono proibite la raccolta e la detenzione, senza licenza del Ministro per l’interno, di armi da guerra e di armi ad esse analoghe, nazionali o straniere, o di parti di esse, di munizioni, di uniformi militari o di altri oggetti destinati all’armamento e all’equipaggiamento di forze armate nazionali o straniere.
La licenza è, altresì, necessaria per la fabbricazione, l’importazione e l’esportazione delle armi predette o di parti di esse, di munizioni, di uniformi militari o di altri oggetti destinati all’armamento o all’equipaggiamento di forze armate.
Il contravventore è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave reato, con l’arresto da un mese a tre anni e con l’ammenda da lire 200.000 a lire 800.000.
29. (art. 28 T.U. 1926). – Salvo quanto è stabilito dalle leggi militari, non possono aver luogo, senza licenza del Prefetto, passeggiate in forma militare con armi.
30. (art. 29 T.U. 1926). – Agli effetti di questo testo unico, per armi si intendono:
31. (art. 30 T.U. 1926). – Salvo quanto è disposto per le armi da guerra dall’art. 28, non si possono fabbricare altre armi, introdurle nello Stato, esportarle, farne raccolta per ragioni di commercio o di industria, o porle comunque in vendita, senza licenza del Questore.
32. (art. 31 T.U. 1926). – Le licenze di cui agli artt. 28 e 31 non possono essere concedute a chi non può validamente obbligarsi e sono valide esclusivamente per i locali indicati nelle licenze stesse.
La licenza per le collezioni di armi artistiche, rare o antiche è permanente. Debbono tuttavia essere denunciati al Questore i cambiamenti sostanziali della collezione o del luogo del deposito. Il contravventore è punito con l’ammenda fino a lire 1.000.000.
33. (Articolo abrogato dall’art. 8, L. 18 aprile 1975, n. 110).
34. (art. 33 T.U. 1926). – Il commerciante, il fabbricante di armi e chi esercita l’industria della riparazione delle armi non può trasportarle fuori del proprio negozio od opificio, senza preventivo avviso all’autorità di pubblica sicurezza.
35. (art. 34 T.U. 1926). – Il fabbricante, il commerciante di armi e chi esercita l’industria della riparazione delle armi è obbligato a tenere un registro delle operazioni giornaliere, nel quale devono essere indicate le generalità delle persone con cui le operazioni stesse sono compiute.
Tale registro deve essere esibito a richiesta degli ufficiali od agenti di pubblica sicurezza e deve essere conservato per un periodo di cinque anni anche dopo la cessazione dell’attività.
È vietato vendere o in qualsiasi altro modo cedere armi a privati che non siano muniti di permesso di porto d’armi ovvero di nulla osta all’acquisto rilasciato dal Questore. Il nulla osta non può essere rilasciato a minori; ha la validità di un mese ed è esente da ogni tributo. La domanda è redatta in carta libera.
Il contravventore è punito con l’arresto da tre mesi ad un anno e con l’ammenda non inferiore a lire 250.000.
L’acquirente o cessionario di armi in violazione delle norme del presente articolo è punito con l’arresto sino a sei mesi e con l’ammenda sino a lire 250.000.
36. (art. 35 T.U. 1926). – Nessuno può andare in giro con un campionario di armi senza la licenza del Questore della provincia dalla quale muove.
37. (art. 36 T.U. 1926). – È vietato esercitare la vendita ambulante delle armi. È permessa la vendita ambulante degli strumenti da punta e da taglio atti ad offendere, con licenza del Questore.
38. (art. 37 T.U. 1926). – Chiunque detiene armi, munizioni o materie esplodenti di qualsiasi genere e in qualsiasi quantità deve farne immediata denuncia all’ufficio locale di pubblica sicurezza o, se questo manchi, al comando dei reali carabinieri.
39. (art. 38 T.U. 1926). – Il Prefetto ha facoltà di vietare la detenzione delle armi, munizioni e materie esplodenti, denunciate ai termini dell’articolo precedente, alle persone ritenute capaci di abusarne.
40. (art. 39 T.U. 1926). – Il Prefetto può, per ragioni di ordine pubblico, disporre, in qualunque tempo, che le armi, le munizioni e le materie esplodenti, di cui negli articoli precedenti, siano consegnate, per essere custodite in determinati depositi a cura dell’autorità di pubblica sicurezza o dell’autorità militare.
41. (art. 40 T.U. 1926). – Gli ufficiali e gli agenti della polizia giudiziaria, che abbiano notizia, anche se per indizio, della esistenza, in qualsiasi locale pubblico o privato o in qualsiasi abitazione, di armi, munizioni o materie esplodenti, non denunciate o non consegnate o comunque abusivamente detenute, procedono immediatamente a perquisizione e sequestro.
42. (art. 41 T.U. 1926). – [Non possono essere portati, fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, armi, mazze ferrate o bastoni ferrati, sfollagente, noccoliere]. (Comma abrogato dall’art. 4, L. 18 aprile 1975, n. 110).
[Senza giustificato motivo, non possono portarsi, fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, bastoni muniti di puntale acuminato, strumenti da punta e da taglio atti ad offendere]. (Comma abrogato dall’art. 4, L. 18 aprile 1975, n. 110).
43. (art. 42 T.U. 1926). – Oltre a quanto è stabilito dall’art. 11 non può essere conceduta la licenza di portare armi:
44. (art. 43 T.U. 1926). – Non può essere conceduta la licenza di porto d’armi al minore non emancipato.
45. (art. 44 T.U. 1926). – Qualora si verifichino in qualche provincia o comune condizioni anormali di pubblica sicurezza, il Prefetto può revocare, in tutto o in parte, con manifesto pubblico, le licenze di portare armi.
46. (art. 45 T.U. 1926). – Senza licenza del Ministro dell’interno è vietato fabbricare, tenere in deposito, vendere o trasportare dinamite e prodotti affini negli effetti esplosivi, fulminati, picrati, artifici contenenti miscele detonanti, ovvero elementi solidi e liquidi destinati alla composizione di esplosivi nel momento dell’impiego. È vietato altresì, senza licenza del Ministro dell’interno, fabbricare polveri contenenti nitrocellulosa o nitroglicerina.
47. (art. 46 T.U. 1926). – Senza licenza del Prefetto è vietato fabbricare, tenere in deposito, vendere o trasportare polveri piriche o qualsiasi altro esplosivo diverso da quelli indicati nell’articolo precedente, compresi i fuochi artificiali e i prodotti affini, ovvero materie e sostanze atte alla composizione o fabbricazione di prodotti esplodenti.
48. (art. 47 T.U. 1926). – Chi fabbrica o accende fuochi artificiali deve dimostrare la sua capacità tecnica.
49. (art. 48 T.U. 1926). – Una commissione tecnica nominata dal Prefetto determina le condizioni alle quali debbono soddisfare i locali destinati alla fabbricazione o al deposito di materie esplodenti.
50. (art. 49 T.U. 1926). – Nel regolamento per l’esecuzione di questo testo unico saranno determinate le quantità e le qualità delle polveri e degli altri esplodenti che possono tenersi in casa o altrove o trasportarsi senza licenza; e sarà altresì stabilito per quale quantità dei prodotti e delle materie indicate nell’art. 46, le licenze di deposito e di trasporto possono essere rilasciate dal Prefetto.
51. (art. 50 T.U. 1926). – Le licenze per la fabbricazione e per il deposito di esplodenti di qualsiasi specie sono permanenti; quelle per la vendita delle materie stesse durano fino al 31 dicembre dell’anno in cui furono rilasciate. Le une e le altre sono valide esclusivamente per i locali in esse indicati.
52. (art. 51 T.U. 1926). – Le licenze per l’impianto di opifici nei quali si fabbricano, si lavorano o si custodiscono materie esplodenti di qualsiasi specie, nonché quelle per il trasporto, per la importazione o per la vendita delle materie stesse non possono essere concedute senza le necessarie garanzie per la vita delle persone e per le proprietà, e sono vincolate all’assicurazione della vita degli operai e dei guardiani.
53. (art. 52 T.U. 1926). – È vietato fabbricare, tenere in casa o altrove, trasportare o vendere, anche negli stabilimenti, laboratori, depositi o spacci autorizzati, prodotti esplodenti che non siano stati riconosciuti e classificati dal Ministro dell’interno, sentito il parere di una commissione tecnica.
54. (art. 53 T.U. 1926). – Salvo il disposto dell’art. 28 per le munizioni da guerra, non possono introdursi nello Stato prodotti esplodenti di qualsiasi specie senza licenza del Ministro dell’interno, da rilasciarsi volta per volta.
55. (art. 54 T.U. 1926). – Gli esercenti fabbriche, depositi o rivendite di esplodenti di qualsiasi specie sono obbligati a tenere un registro delle operazioni giornaliere, in cui saranno indicate le generalità delle persone con le quali le operazioni stesse sono compiute. I rivenditori di materie esplodenti devono altresì comunicare mensilmente all’ufficio di polizia competente per territorio le generalità delle persone e delle ditte che hanno acquistato munizioni ed esplosivi, la specie, i contrassegni e la quantità delle munizioni e degli esplosivi venduti e gli estremi dei titoli abilitativi all’acquisto esibiti dagli interessati.
È vietato vendere o in qualsiasi altro modo cedere materie esplodenti di qualsiasi genere a privati che non siano muniti di permesso di porto d’armi ovvero di nulla osta rilasciato dal Questore. Il nulla osta non può essere rilasciato a minori; ha la validità di un mese ed è esente da ogni tributo. La domanda è redatta in carta libera.
Il contravventore è punito con l’arresto da nove mesi a tre anni e con l’ammenda non inferiore a lire 300.000.
L’acquirente o cessionario di materie esplodenti in violazione delle norme del presente articolo è punito con l’arresto sino a diciotto mesi e con l’ammenda sino a lire 300.000.
56. (art. 55 T.U. 1926). – L’autorità di pubblica sicurezza ha facoltà di ordinare la distruzione o la rimozione degli esplosivi che si trovano nelle fabbriche, nei depositi e nei magazzini di vendita, quando essi possono costituire un pericolo per l’incolumità pubblica o per l’ordine pubblico.
57. (art. 56 T.U. 1926). – Senza licenza della autorità locale di pubblica sicurezza non possono spararsi armi da fuoco né lanciarsi razzi, accendersi fuochi di artificio, innalzarsi aerostati con fiamme, o in genere farsi esplosioni o accensioni pericolose in un luogo abitato o nelle sue adiacenze o lungo una via pubblica o in direzione di essa.
58. (art. 57 T.U. 1926). – È vietato l’impiego di gas tossici a chi non abbia ottenuto la preventiva autorizzazione.
Il contravventore è punito con l’arresto fino a tre mesi e con l’ammenda fino a lire 400.000 se il fatto non costituisce un più grave reato.
59. (art. 58 T.U. 1926). – È vietato di dar fuoco nei campi e nei boschi alle stoppie fuori del tempo e senza le condizioni stabilite dai regolamenti locali e a una distanza minore di quella in essi determinata.
60. (art. 59 T.U. 1926). – [Nessun ascensore per trasporto di persone o di materiali accompagnati da persone può essere impiantato e tenuto in esercizio senza licenza del prefetto]. (Articolo abrogato dall’art. 20. D.P.R. 30 aprile 1999, n. 162).
61. (art. 60 T.U. 1926). – L’autorità locale di pubblica sicurezza, d’accordo con l’autorità comunale, può prescrivere che nelle ore di notte non si lasci aperto nelle case più di un accesso sulla pubblica via; che tale accesso sia illuminato fino a una data ora, e nelle altre resti chiuso se manca il custode.
62. (art. 61 T.U. 1926). – I portieri di case di abitazione o di albergo, i custodi di magazzini, stabilimenti di qualsiasi specie, uffici e simili, quando non rivestono la qualità di guardia particolare giurata, devono ottenere l’iscrizione in apposito registro presso l’autorità locale di pubblica sicurezza.
L’iscrizione deve essere rinnovata ogni anno. È rifiutata o revocata a chi non risulta di buona condotta od è sfornito della carta di identità.
Il contravventore all’obbligo stabilito dalla prima parte di questo articolo è punito con l’arresto da uno a tre mesi e con l’ammenda da lire 200.000 a 1.000.000.
I proprietari o gli amministratori delle case, alberghi, magazzini, stabilimenti o uffici sopra indicati, e coloro che ne rispondono a qualsiasi titolo, qualora adibiscano o tengano al servizio di portiere o custode chi non è iscritto nel registro dell’autorità locale di pubblica sicurezza, sono puniti con la sanzione amministrativa da lire 400.000 a lire 1.200.000.
63. (art. 62 T.U. 1926). – Salvo quanto sarà disposto con legge speciale circa l’impianto e l’esercizio dei depositi di olii minerali, loro derivati e residui, sarà provveduto con regolamento speciale da approvarsi con decreto del Ministro dell’interno, alla classificazione delle sostanze che presentano pericolo di scoppio o di incendio e saranno stabilite le norme da osservarsi per l’impianto e l’esercizio dei relativi opifici, stabilimenti e depositi, e per il trasporto di tali sostanze, compresi gli olii minerali, loro derivati e residui.
64. (art. 63 T.U. 1926). – Salvo quanto è stabilito dall’articolo precedente, le manifatture, le fabbriche e i depositi di materie insalubri o pericolose possono essere impiantati ed esercitati soltanto nei luoghi e con le condizioni determinate dai regolamenti locali.
65. (art. 64 T.U. 1926). – Il Prefetto, sentito il parere del consiglio provinciale sanitario o dell’ufficio del genio civile, può, anche in mancanza di ricorso, annullare il provvedimento del Podestà che ritenga contrario alla sanità o alla sicurezza pubblica.
66. (art. 65 T.U. 1926). – [L’esercizio di professioni o mestieri rumorosi o incomodi deve essere sospeso nelle ore determinate dai regolamenti locali o dalle ordinanze podestarili] (Articolo abrogato dall’art. 13, D.Lgs. 13 luglio 1994, n. 480).
67. (art. 66 T.U. 1926). – I provvedimenti del Prefetto rispetto alle materie indicate negli articoli 60, 61, 62, 64 e 65 sono definitivi.
68. (art. 67 T.U. 1926). – Senza licenza del Questore non si possono dare in luogo pubblico o aperto o esposto, al pubblico accademie, feste da ballo, corse di cavalli, né altri simili spettacoli o trattenimenti, e non si possono aprire o esercitare circoli, scuole di ballo e sale pubbliche di audizione.
69. (art. 68 T.U. 1926). – Senza licenza della autorità locale di pubblica sicurezza è vietato dare, anche temporaneamente, per mestiere, pubblici trattenimenti, esporre alla pubblica vista rarità, persone, animali, gabinetti ottici o altri oggetti di curiosità, ovvero dare audizioni all’aperto.
70. (art. 69 T.U. 1926). – [Sono vietati gli spettacoli o trattenimenti pubblici che possono turbare l’ordine pubblico o che sono contrari alla morale o al buon costume o che importino strazio o sevizie di animali] (Articolo abrogato dall’art. 13, D.Lgs. 13 luglio 1994, n. 480).
71. (art. 70 T.U. 1926). – Le licenze, di cui negli articoli precedenti, sono valide solamente per il locale e per il tempo in esse indicati.
72. (art. 71 T.U. 1926). – Per le rappresentazioni di opere drammatiche, musicali, cinematografiche, coreografiche, pantomimiche e simili, la licenza dell’autorità di pubblica sicurezza è subordinata alla tutela dei diritti di autore, in conformità alle leggi speciali.
73. [Non possono darsi o recitarsi in pubblico opere, drammi o ogni altra produzione teatrale che siano, dal sottosegretario di Stato per la stampa e la propaganda, a cui devono essere comunicati per l’approvazione, ritenuti contrari all’ordine pubblico, alla morale o ai buoni costumi.
Il sottosegretario può sentire il parere di una commissione presieduta dal sottosegretario di Stato per la stampa e la propaganda, o per sua delega, dall’ispettore per il teatro, e composta:
d) da un funzionario di gruppo A non inferiore al grado 6° del Ministero dell’interno, designato dal Ministero stesso;
e) da un funzionario di gruppo A non inferiore al grado 6° del Ministero dell’educazione nazionale, designato dal Ministero stesso;
g) da un rappresentante del sindacato nazionale fascista autori e scrittori]. (Articolo abrogato dall’art. 13, D.Lgs. 13 luglio 1994, n. 480).
74. La concessione della licenza prevista dall’art. 68, per quanto concerne le produzioni teatrali, è subordinata al deposito presso il Questore di un esemplare della produzione, che si intende rappresentare munito del provvedimento ministeriale di approvazione.
[Il Prefetto può, per locali circostanze, vietare la rappresentazione di qualunque produzione teatrale, anche se abbia avuta l’approvazione del Ministero dell’interno] ( Comma abrogato dall’art. 11, L. 21 aprile 1962, n. 161).
75. (art. 73 T.U. 1926). – Chiunque fabbrica, anche senza carattere di continuità e senza scopo di speculazione commerciale, pellicole cinematografiche deve darne preventivo avviso scritto al Questore che ne rilascia ricevuta, attestando della eseguita iscrizione del fabbricante in apposito registro.
75-bis. 1. Chiunque intenda esercitare, a fini di lucro, attività di produzione, di duplicazione, di riproduzione, di vendita, di noleggio o di cessione i qualsiasi titolo di nastri, dischi, videocassette, musicassette o altro supporto contenente fonogrammi o videogrammi di opere cinematografiche o audiovisive o sequenze di immagini in movimento, ovvero intenda detenere tali oggetti ai fini dello svolgimento delle attività anzidette, deve darne preventivo avviso al questore che ne rilascia ricevuta, attestando l’eseguita iscrizione in apposito registro. L’iscrizione deve essere rinnovata ogni anno.
76. (art. 74 T.U. 1926). – [Chi intende fare eseguire in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico azioni destinate a essere riprodotte col cinematografo deve darne preventivo avviso scritto all’autorità locale di pubblica sicurezza] (Articolo abrogato dall’art. 164, D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112).
77. (art. 75 T.U. 1926). – Le pellicole cinematografiche, prodotte all’interno oppure importate dall’estero, tanto se destinate ad essere rappresentate all’interno dello Stato, quanto se destinate ad essere esportate, devono essere sottoposte a preventiva revisione da parte dell’autorità di pubblica sicurezza (57).
78. (art. 76 T.U. 1926). – L’autorità competente ad eseguire la revisione delle pellicole per spettacoli cinematografici decide a quali di questi possono assistere i minori di anni sedici.
Salve le sanzioni prevedute dal codice penale, i concessionari o direttori delle sale cinematografiche, i quali contravvengono agli obblighi predetti sono puniti con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda da lire 20.000 a 120.000.
79. (Articolo abrogato dall’art. 25, L. 26 aprile 1934, n. 653).
80. (art. 78 T.U. 1926). – L’autorità di pubblica sicurezza non può concedere la licenza per l’apertura di un teatro o di un luogo di pubblico spettacolo, prima di aver fatto verificare da una commissione tecnica la solidità e la sicurezza dell’edificio e l’esistenza di uscite pienamente adatte a sgombrarlo prontamente nel caso di incendio.
81. (art. 79 T.U. 1926). – L’autorità di pubblica sicurezza deve assistere per mezzo dei suoi ufficiali o agenti ad ogni rappresentazione, dal principio alla fine, per vigilare nell’interesse dell’ordine, della sicurezza pubblica, della morale e del buon costume. Essa ha diritto, a spese del concessionario, ad un palco, o, in mancanza di palchi, ad un posto distinto, dal quale possa attendere agevolmente all’esercizio delle sue funzioni.
82. (art. 80 T.U. 1926). – Nel caso di tumulto o di disordini o di pericolo per la incolumità pubblica o di offese alla morale o al buon costume, gli ufficiali o gli agenti di pubblica sicurezza ordinano la sospensione o la cessazione dello spettacolo e, se occorre, lo sgombro del locale.
83. (art. 81 T.U. 1926). – Non possono sospendersi o variarsi gli spettacoli già incominciati senza il consenso dell’ufficiale di pubblica sicurezza che vi assiste.
84. (art. 82 T.U. 1926). – [I Prefetti provvedono, con regolamenti da tenersi costantemente affissi in luogo visibile, al servizio d’ordine e di sicurezza nei teatri e negli altri luoghi di pubblico spettacolo] (Articolo abrogato dall’art. 6, D.P.R. 28 maggio 2001, n. 311).
85. (art. 83 T.U. 1926). – È vietato comparire mascherato in luogo pubblico.
86. (art. 84 T.U. 1926). – Non possono esercitarsi, senza licenza del Questore, alberghi, compresi quelli diurni, locande, pensioni, trattorie, osterie, caffè o altri esercizi in cui si vendono al minuto o si consumano vino, birra, liquori od altre bevande anche non alcooliche, né sale pubbliche per bigliardi o per altri giuochi leciti o stabilimenti di bagni, ovvero locali di stallaggio e simili.
La licenza è altresì necessaria per l’attività di distribuzione di apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici di cui al quinto comma dell’articolo 110, e di gestione, anche indiretta, dei medesimi apparecchi per i giochi consentiti. La licenza per l’esercizio di sale pubbliche da gioco in cui sono installati apparecchi o congegni automatici, semiautomatici ed elettronici da gioco di cui al presente comma e la licenza per lo svolgimento delle attività di distribuzione o di gestione, anche indiretta, di tali apparecchi, sono rilasciate previo nulla osta dell’Amministrazione finanziaria, necessario comunque anche per l’installazione degli stessi nei circoli privati.
87. (art. 85 T.U. 1926). – È vietata la vendita ambulante di bevande alcooliche di qualsiasi gradazione.
88. (art. 86 T.U. 1926). – 1. La licenza per l’esercizio delle scommesse può essere concessa esclusivamente a soggetti concessionari o autorizzati da parte di Ministeri o di altri enti ai quali la legge riserva la facoltà di organizzazione e gestione delle scommesse, nonché a soggetti incaricati dal concessionario o dal titolare di autorizzazione in forza della stessa concessione o autorizzazione.
89. [(art. 87 T.U. 1926). – È vietata, senza speciale autorizzazione del Prefetto, la vendita nei pubblici esercizi delle bevande alcooliche che abbiano un contenuto in alcool superiore al 21 per cento del volume] (L’articolo 1, L. 14 ottobre 1974, n. 524, ha abrogato gli artt. 89, 90, 91, 95, 96, 97, 98 e 103, commi terzo e quarto del presente R.D. Detta abrogazione è stata confermata dall’art. 1, L. 25 agosto 1991, n. 287).
90. (L’articolo 1, L. 14 ottobre 1974, n. 524, ha abrogato gli artt. 89, 90, 91, 95, 96, 97, 98 e 103, commi terzo e quarto del presente R.D. Detta abrogazione è stata confermata dall’art. 1, L. 25 agosto 1991, n. 287).
91. [(art. 89 T.U. 1926). – Senza il parere di una speciale commissione provinciale, non possono essere concedute licenze per l’esercizio di vendita al minuto o il consumo di bevande alcooliche di qualsiasi gradazione, né possono essere concedute le speciali autorizzazioni prevedute dall’art. 89] (L’articolo 1, L. 14 ottobre 1974, n. 524, ha abrogato gli artt. 89, 90, 91, 95, 96, 97, 98 e 103, commi terzo e quarto del presente R.D. Detta abrogazione è stata confermata dall’art. 1, L. 25 agosto 1991, n. 287).
92. (art. 90 T.U. 1926). – Oltre a quanto è preveduto dall’art. 11, la licenza di esercizio pubblico e l’autorizzazione di cui all’art. 89 non possono essere date a chi sia stato condannato per reati contro la moralità pubblica e il buon costume, o contro la sanità pubblica o per giuochi d’azzardo, o per delitti commessi in istato di ubriachezza o per contravvenzioni concernenti la prevenzione dell’alcoolismo, o per infrazioni alla legge sul lotto, o per abuso di sostanze stupefacenti.
93. (art. 91 T.U. 1926). – [La licenza e l’autorizzazione durano fino al 31 dicembre di ogni anno e valgono esclusivamente per i locali in esse indicati] (Comma abrogato dall’art. 6, D.P.R. 28 maggio 2001, n. 311).
94. (art. 92 T.U. 1926). – [L’autorizzazione di cui all’art. 89 non può essere conceduta per le cantine delle caserme, per gli spacci di cibi o bevande esistenti negli stabilimenti di qualsiasi specie, dipendenti dalle pubbliche amministrazioni, né per gli esercizi temporanei] . ( Comma abrogato dall’art. 6, D.P.R. 28 maggio 2001, n. 311).
95. (art. 93 T.U. 1926). – [In ciascun comune o frazione di comune il numero degli esercizi di vendita o di consumo di qualsiasi bevanda alcoolica non può superare il rapporto di uno per quattrocento abitanti.
In ciascun comune o in ciascuna frazione di comune il numero delle autorizzazioni prevedute dall’art. 89 non può superare il rapporto stabilito nel primo capoverso di questo articolo] (L’articolo 1, L. 14 ottobre 1974, n. 524, ha abrogato gli artt. 89, 90, 91, 95, 96, 97, 98 e 103, commi terzo e quarto del presente R.D. Detta abrogazione è stata confermata dall’art. 1, L. 25 agosto 1991, n. 287)..
96. (L’articolo 1, L. 14 ottobre 1974, n. 524, ha abrogato gli artt. 89, 90, 91, 95, 96, 97, 98 e 103, commi terzo e quarto del presente R.D. Detta abrogazione è stata confermata dall’art. 1, L. 25 agosto 1991, n. 287)..
97. (art. 95 T.U. 1926). – [La vendita delle bevande alcooliche aventi un contenuto di alcool superiore al 21 per cento del volume è vietata nei giorni festivi e in quelli in cui hanno luogo operazioni elettorali] (L’articolo 1, L. 14 ottobre 1974, n. 524, ha abrogato gli artt. 89, 90, 91, 95, 96, 97, 98 e 103, commi terzo e quarto del presente R.D. Detta abrogazione è stata confermata dall’art. 1, L. 25 agosto 1991, n. 287).
98. (art. 96 T.U. 1926). – [Per la concessione di licenze, la commissione provinciale determina le distanze minime tra gli esercizi nei quali si vendono o si consumano bevande alcooliche di qualsiasi specie e tra tali esercizi e gli ospedali, i cantieri, le officine, le scuole, le caserme, le chiese e altri luoghi destinati al culto] (L’articolo 1, L. 14 ottobre 1974, n. 524, ha abrogato gli artt. 89, 90, 91, 95, 96, 97, 98 e 103, commi terzo e quarto del presente R.D. Detta abrogazione è stata confermata dall’art. 1, L. 25 agosto 1991, n. 287)..
99. (art. 97 T.U. 1926). – Nel caso di chiusura dell’esercizio per un tempo superiore agli otto giorni, senza che sia dato avviso all’autorità locale di pubblica sicurezza, la licenza è revocata.
100. (art. 98 T.U. 1926). – Oltre i casi indicati dalla legge, il Questore può sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini.
101. (art. 99 T.U. 1926). – È vietato di adibire il locale di un pubblico esercizio a ufficio di collocamento o di pagamento delle mercedi agli operai.
102. (art. 100 T.U. 1926). – [È vietata la concessione, sotto qualsiasi forma e denominazione, di licenze o di autorizzazioni provvisorie, salvo quanto è disposto dall’articolo seguente].
(Articolo abrogato dall’art. 6, D.P.R. 28 maggio 2001, n. 311).
103. (art. 101 T.U. 1926). – [In occasione di fiere, feste, mercati o di altre riunioni straordinarie di persone, l’autorità locale di pubblica sicurezza può concedere licenze temporanee di pubblico esercizio.
Nelle stazioni climatiche o di cura, il Questore, qualora non si tratti di esercizi destinati esclusivamente alla vendita di bevande alcooliche, può concedere licenze temporanee di durata limitata a tutto il periodo della stagione in cui si verifica lo straordinario concorso di persone, esclusa, in ogni caso, la somministrazione di alcolici ad alta gradazione.
Il numero delle licenze temporanee non può superare il limite stabilito dall’art. 95, tenuto conto dell’aumento straordinario della popolazione] (L’articolo 1, L. 14 ottobre 1974, n. 524, ha abrogato gli artt. 89, 90, 91, 95, 96, 97, 98 e 103, commi terzo e quarto del presente R.D. Detta abrogazione è stata confermata dall’art. 1, L. 25 agosto 1991, n. 287).
104. (art. 102 T.U. 1926). – È vietato corrispondere, in tutto o in parte, mercedi o salari in bevande alcooliche di qualsiasi specie.
106. (art. 104 T.U. 1926). – Con decreto reale, su proposta dei Ministri dell’interno e delle finanze, e sentito il parere del consiglio superiore di sanità, sarà provveduto alla formazione e alla pubblicazione dell’elenco delle sostanze ed essenze nocive alla salute, che è vietato adoperare, o che si possono adoperare soltanto in determinate proporzioni, nella preparazione delle bevande alcoliche.
107. (art. 105 T.U. 1926). – I fabbricanti e gli esportatori di essenze per la confezione delle bevande alcooliche devono denunciare al Prefetto l’apertura e la chiusura delle fabbriche o dei depositi e uniformarsi, oltre al disposto dell’art. 105, alle altre norme e prescrizioni che saranno stabilite con decreto reale, sentito il consiglio superiore di sanità.
108. (art. 106 T.U. 1926). – Non si può esercitare l’industria di affittare camere o appartamenti mobiliati, o altrimenti dare alloggio per mercede, anche temporaneamente o a periodi ricorrenti, senza preventiva dichiarazione all’autorità locale di pubblica sicurezza. (Il presente comma è stato abrogato dall’art. 6, D.P.R. 28 maggio 2001, n. 311, limitatamente alla previsione che richiede, per l’esercizio delle attività ivi indicate, la preventiva dichiarazione all’autorità di pubblica sicurezza).
[La dichiarazione è valida esclusivamente per i locali in essa indicati] (Comma abrogato dall’art. 6, D.P.R. 28 maggio 2001, n. 311).
109. 1. I gestori di esercizi alberghieri e di altre strutture ricettive, comprese quelle che forniscono alloggio in tende, roulotte, nonché i proprietari o gestori di case e di appartamenti per vacanze e gli affittacamere, ivi compresi i gestori di strutture di accoglienza non convenzionali, ad eccezione dei rifugi alpini inclusi in apposito elenco istituito dalla regione o dalla provincia autonoma, possono dare alloggio esclusivamente a persone munite della carta d’identità o di altro documento idoneo ad attestarne l’identità secondo le norme vigenti.
3. I soggetti di cui al comma 1, anche tramite i propri collaboratori, sono tenuti a consegnare ai clienti una scheda di dichiarazione delle generalità conforme al modello approvato dal Ministero dell’interno. Tale scheda, anche se compilata a cura del gestore, deve essere sottoscritta dal cliente. Per i nuclei familiari e per i gruppi guidati la sottoscrizione può essere effettuata da uno dei coniugi anche per gli altri familiari, e dal capogruppo anche per i componenti del gruppo. I soggetti di cui al comma 1 sono altresì tenuti a comunicare all’autorità locale di pubblica sicurezza le generalità delle persone alloggiate, mediante consegna di copia della scheda, entro le ventiquattro ore successive al loro arrivo. In alternativa, il gestore può scegliere di effettuare tale comunicazione inviando, entro lo stesso termine, alle questure territorialmente competenti i dati nominativi delle predette schede con mezzi informatici o telematici o mediante fax secondo le modalità stabilite con decreto del Ministro dell’interno.
110. 1. In tutte le sale da biliardo o da gioco e negli altri esercizi, compresi i circoli privati, autorizzati alla pratica del gioco o alla installazione di apparecchi da gioco è esposta una tabella, vidimata dal questore, nella quale sono indicati, oltre ai giochi d’azzardo, quelli che la stessa autorità ritiene di vietare nel pubblico interesse, nonché le prescrizioni e i divieti specifici che ritiene di disporre nel pubblico interesse.
3. L’installabilità degli apparecchi automatici di cui ai commi 6 e 7, lettera b), del presente articolo è consentita negli esercizi assoggettati ad autorizzazione ai sensi degli articoli 86 o 88.
6. Si considerano apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici da trattenimento o da gioco di abilità, come tali idonei per il gioco lecito, quelli che si attivano solo con l’introduzione di moneta metallica, nei quali gli elementi di abilità o trattenimento sono preponderanti rispetto all’elemento aleatorio, il costo della partita non supera 50 centesimi di euro, la durata di ciascuna partita non è inferiore a dieci secondi e che distribuiscono vincite in denaro, ciascuna comunque di valore non superiore a venti volte il costo della singola partita, erogate dalla macchina subìto dopo la sua conclusione ed esclusivamente in monete metalliche. In tal caso le vincite, computate dall’apparecchio e dal congegno, in modo non predeterminabile, su un ciclo complessivo di 7.000 partite, devono risultare non inferiori al 90 per cento delle somme giocate. In ogni caso tali apparecchi non possono riprodurre il gioco del poker o comunque anche in parte le sue regole fondamentali.
b) quelli automatici, semiautomatici ed elettronici da trattenimento o da gioco di abilità che si attivano solo con l’introduzione di moneta metallica, di valore non superiore per ciascuna partita a 50 centesimi di euro, nei quali gli elementi di abilità o trattenimento sono preponderanti rispetto all’elemento aleatorio, che possono consentire per ciascuna partita, subito dopo la sua conclusione, il prolungamento o la ripetizione della partita, fino a un massimo di dieci volte. Dal 1° gennaio 2003, gli apparecchi di cui alla presente lettera possono essere impiegati solo se denunciati ai sensi dell’articolo 14-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni, e se per essi sono state assolte le relative imposte. Dal 1° gennaio 2004, tali apparecchi non possono consentire il prolungamento o la ripetizione della partita e, ove non ne sia possibile la conversione in uno degli apparecchi per il gioco lecito, essi sono rimossi. Per la conversione degli apparecchi restano ferme le disposizioni di cui all’articolo 38 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni;
9. Ferme restando le sanzioni previste dal codice penale per il gioco d’azzardo, chiunque procede all’installazione o comunque consente l’uso in luoghi pubblici o aperti al pubblico o in circoli ed associazioni di qualunque specie degli apparecchi e congegni di cui al comma 4 ovvero di apparecchi e congegni, diversi da quelli di cui al comma 4, non rispondenti alle caratteristiche e prescrizioni indicate nei commi 6 e 7, è punito con l’ammenda da 4.000 a 40.000 euro. È inoltre sempre disposta la confisca degli apparecchi e congegni, che devono essere distrutti. In caso di recidiva la sanzione è raddoppiata. Con l’ammenda da 500 a 1.000 euro è punito chiunque, gestendo apparecchi e congegni di cui al comma 6, ne consente l’uso in violazione del divieto posto dal comma 8. Fermo quanto previsto dall’articolo 86, nei confronti di chiunque procede alla distribuzione od installazione o comunque consente l’uso in luoghi pubblici o aperti al pubblico o in circoli ed associazioni di qualunque specie di apparecchi e congegni in assenza del nulla osta previsto dall’articolo 38 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 5.000 euro e può, inoltre, essere disposta la confisca degli apparecchi e congegni. In caso di sequestro degli apparecchi, l’autorità procedente provvede a darne comunicazione all’amministrazione finanziaria.
10. Se l’autore degli illeciti di cui al comma 9 è titolare di licenza per pubblico esercizio, la licenza è sospesa per un periodo da uno a sei mesi e, in caso di recidiva ovvero di reiterazione delle violazioni ai sensi dell’articolo 8-bis della legge 24 novembre 1981, n. 689, è revocata dal sindaco competente, con ordinanza motivata e con le modalità previste dall’articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e successive modificazioni.
11. Oltre a quanto previsto dall’articolo 100, il questore, quando sono riscontrate violazioni alle disposizioni concernenti gli apparecchi di cui al presente articolo, può sospendere la licenza dell’autore degli illeciti, informandone l’autorità competente al rilascio, per un periodo non superiore a tre mesi. Il periodo di sospensione disposto a norma del presente comma è computato nell’esecuzione della sanzione accessoria.
111. (art. 111 T.U. 1926). – [Non si può esercitare senza licenza del Questore l’arte tipografica, litografica, fotografica, o un’altra qualunque arte di stampa o di riproduzione meccanica o chimica in molteplici esemplari.
È ammessa la rappresentanza] (Per l’abrogazione delle norme contenute nel presente articolo vedi gli artt. 16 e 164, D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112).
112. (artt. 112 e 113 T.U. 1926). – È vietato fabbricare, introdurre nel territorio dello Stato, acquistare, detenere, esportare, allo scopo di farne commercio o distribuzione, o mettere in circolazione scritti, disegni, immagini od altri oggetti di qualsiasi specie contrari agli ordinamenti politici, sociali od economici costituiti nello Stato o lesivi del prestigio dello Stato o dell’autorità o offensivi del sentimento nazionale, del pudore o della pubblica decenza, o che divulgano, anche in modo indiretto o simulato o sotto pretesto terapeutico o scientifico, i mezzi rivolti a impedire la procreazione o a procurare l’aborto o che illustrano l’impiego dei mezzi stessi o che forniscono, comunque, indicazioni sul modo di procurarseli o di servirsene.
113. (art. 114 T.U. 1926). – Salvo quanto è disposto per la stampa periodica e per la materia ecclesiastica, è vietato, senza licenza dell’autorità locale di pubblica sicurezza, distribuire o mettere in circolazione, in luogo pubblico o aperto al pubblico scritti o disegni.
114. (art. 115 T.U. 1926). – È vietata l’inserzione, nei giornali o in altri scritti periodici, di avvisi o corrispondenze di qualsiasi genere che, anche in modo indiretto o simulato, o con un pretesto terapeutico o scientifico, si riferiscano ai mezzi diretti a impedire la procreazione o a procurare l’aborto.
115. (art. 116 T.U. 1926). – Non possono aprirsi o condursi agenzie di prestiti su pegno o altre agenzie di affari, quali che siano l’oggetto e la durata, anche sotto forma di agenzie di vendita, di esposizioni, mostre o fiere campionarie e simili, senza licenza del Questore.
116. (art. 117 T.U. 1926). – Il Questore, sentito il consiglio provinciale dell’economia corporativa, può subordinare il rilascio della licenza, di cui all’articolo precedente, al deposito di una cauzione, determinandone la misura e la forma in cui deve essere prestata.
117. (art. 118 T.U. 1926). – Nei comuni in cui esistono monti di pietà od uffici da essi dipendenti, non possono essere concedute dal Questore licenze per l’esercizio di agenzie di prestiti su pegno, senza il parere dell’amministrazione del monte di pietà.
118. (art. 119 T.U. 1926). – L’osservanza delle norme del codice di commercio, alle quali sono soggette le aziende pubbliche, comprese le agenzie di spedizione e di trasporto e gli uffici pubblici di affari non dispensa dalla osservanza delle disposizioni stabilite da questo testo unico.
119. (art. 120 T.U. 1926). – Le persone che compiono operazioni di pegno e che danno commissioni in genere alle agenzie pubbliche o agli uffici pubblici di affari sono tenute a dimostrare la propria identità, mediante la esibizione della carta di identità o di altro documento, fornito di fotografia, proveniente dall’amministrazione dello Stato.
120. (art. 121 T.U. 1926). – Gli esercenti le pubbliche agenzie indicate negli articoli precedenti sono obbligati a tenere un registro giornale degli affari, nel modo che sarà determinato dal regolamento, ed a tenere permanentemente affissa nei locali dell’agenzia, in modo visibile, la tabella delle operazioni alle quali attendono, con la tariffa delle relative mercedi.
121. (art. 122 T.U. 1926). – [Salve le disposizioni di questo testo unico circa la vendita ambulante delle armi, degli strumenti atti ad offendere e delle bevande alcooliche, non può essere esercitato il mestiere ambulante di venditore o distributore di merci, generi alimentari o bevande, di scritti o disegni, di cenciaiolo, saltimbanco, cantante, suonatore, servitore di piazza, facchino, cocchiere, conduttore di autoveicoli di piazza, barcaiuolo, lustrascarpe e mestieri analoghi, senza previa iscrizione in un registro apposito presso l’autorità locale di pubblica sicurezza. Questa rilascia certificato della avvenuta iscrizione] (Comma abrogato dall’art. 6, D.P.R. 28 maggio 2001, n. 311).
[L’iscrizione non è subordinata alle condizioni prevedute dall’art. 11 né a quella preveduta dal capoverso dell’art. 12, salva sempre la facoltà dell’autorità di pubblica sicurezza di negarla alle persone che ritiene capaci di abusarne] (Comma abrogato dall’art. 6, D.P.R. 28 maggio 2001, n. 311).
122. (art. 123 T.U. 1926). – [L’iscrizione deve essere ricusata alle persone sfornite di carta di identità e può essere ricusata ai minori degli anni diciotto, idonei ad altri mestieri, ed alle persone pregiudicate o pericolose] (Articolo abrogato dall’art. 6, D.P.R. 28 maggio 2001, n. 311).
123. (art. 124 T.U. 1926). – [Per l’esercizio del mestiere di guida, interprete, corriere, guida o portatore alpino e per l’abilitazione all’insegnamento dello sci è necessario ottenere la licenza del questore.
La concessione della licenza è subordinata all’accertamento della capacità tecnica del richiedente] (Articolo abrogato dall’art. 46, D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112).
124. (art. 125 T.U. 1926). – [Gli stranieri, eccettuati gli italiani non regnicoli, non possono esercitare alcuno dei mestieri indicati nell’articolo 121 senza licenza del Questore.
In occasione di feste, fiere, mercati od altre pubbliche riunioni la licenza agli stranieri può essere conceduta dall’autorità locale di pubblica sicurezza] (Articolo abrogato dall’art. 6, D.P.R. 28 maggio 2001, n. 311).
125. (art. 126 T.U. 1926). – [Le persone indicate negli articoli precedenti sono obbligate a portare sempre con loro il certificato o la licenza di cui devono essere munite, e ad esibirli a ogni richiesta degli ufficiali od agenti di pubblica sicurezza] ( Articolo abrogato dall’art. 6, D.P.R. 28 maggio 2001, n. 311).
126. (art. 127 T.U. 1926). – Non può esercitarsi il commercio di cose antiche o usate senza averne fatta dichiarazione preventiva all’autorità locale di pubblica sicurezza.
127. (art. 128 T.U. 1926). – I fabbricanti, i commercianti, i mediatori di oggetti preziosi, hanno l’obbligo di munirsi di licenza del Questore.
128. (art. 129 T.U. 1926). – I fabbricanti, i commercianti, gli esercenti e le altre persone indicate negli artt. 126 e 127 non possono compiere operazioni se non con le persone provviste della carta di identità di altro documento munito di fotografia, proveniente dall’amministrazione dello Stato.
129. (art. 130 T.U. 1926). – L’autorità locale di pubblica sicurezza rilascia agli operai e ai domestici, a loro richiesta o a richiesta dei rispettivi direttori di stabilimenti, capi officina, impresari o padroni, un libretto nel quale costoro hanno l’obbligo di dichiarare, in occasione del licenziamento o alla fine dell’anno, il servizio prestato, la durata di esso e la condotta tenuta dagli operai e domestici.
130. (art. 131 T.U. 1926). – [I direttori di stabilimenti, i capi officina, gli impresari, i proprietari di cave e gli esercenti di esse devono trasmettere all’autorità locale di pubblica sicurezza l’elenco dei loro operai, entro cinque giorni dall’assunzione, col nome, cognome, età e comune di origine, e comunicare, nei primi cinque giorni di ogni mese, le variazioni verificatesi.
I direttori, capi officina, impresari, proprietari ed esercenti predetti non possono assumere operai sforniti della carta di identità] (Articolo abrogato dall’art. 13, D.Lgs. 13 luglio 1994, n. 480).
131. (art. 132 T.U. 1926). – Le autorizzazioni di polizia prevedute in questo titolo, fatta eccezione per quelle indicate dagli artt. 113, 121, 123 e 124, non possono essere concedute a chi è incapace di obbligarsi.
132. (art. 133 T.U. 1926). – I provvedimenti del Prefetto nelle materie prevedute in questo titolo sono definitivi.
133. (art. 134 T.U. 1926). – Gli enti pubblici, gli altri enti collettivi e i privati possono destinare guardie particolari alla vigilanza o custodia delle loro proprietà mobiliari od immobiliari.
134. (art. 135 T.U. 1926). – Senza licenza del Prefetto è vietato ad enti o privati di prestare opere di vigilanza o custodia di proprietà mobiliari od immobiliari e di eseguire investigazioni o ricerche o di raccogliere informazioni per conto di privati.
135. (art. 136 T.U. 1926). – I direttori degli uffici di informazioni, investigazioni o ricerche, di cui all’articolo precedente, sono obbligati a tenere un registro degli affari che compiono giornalmente, nel quale sono annotate le generalità delle persone con cui gli affari sono compiuti e le altre indicazioni prescritte dal regolamento.
136. (art. 137 T.U. 1926). – La licenza è ricusata a chi non dimostri di possedere la capacità tecnica ai servizi che intende esercitare.
137. (art. 138 T.U. 1926). – Il rilascio della licenza è subordinato al versamento nella cassa depositi e prestiti di una cauzione nella misura da stabilirsi dal Prefetto.
138. (art. 139 T.U. 1926). – Le guardie particolari devono possedere i requisiti seguenti:
1° essere cittadino italiano o di uno Stato membro dell’Unione europea ;
Le guardie particolari giurate, cittadini di Stati membri dell’Unione europea, possono conseguire la licenza di porto d’armi secondo quanto stabilito dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527, e dal relativo regolamento di esecuzione, di cui al D.M. 30 ottobre 1996, n. 635 del Ministro dell’interno. Si osservano, altresì, le disposizioni degli articoli 71 e 256 del regolamento di esecuzione del presente testo unico.
139. (art. 140 T.U. 1926). – Gli uffici di vigilanza e di investigazione privata sono tenuti a prestare la loro opera a richiesta dell’autorità di pubblica sicurezza e i loro agenti sono obbligati ad aderire a tutte le richieste ad essi rivolte dagli ufficiali o dagli agenti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria.
140. (art. 141 T.U. 1926). – I contravventori alle disposizioni di questo titolo sono puniti con l’arresto fino a due anni e con l’ammenda da lire 400.000 a lire 1.200.000.
141. (art. 142 T.U. 1926). – I provvedimenti del Prefetto nelle materie prevedute in questo titolo sono definitivi.
142. (art. 143 T.U. 1926). – [Gli stranieri hanno l’obbligo di presentarsi, entro tre giorni dal loro ingresso nel territorio dello Stato, all’autorità di pubblica sicurezza del luogo ove si trovano, per dare contezza di sé e fare la dichiarazione di soggiorno.
Gli stranieri di passaggio che si trattengono per diporto nel territorio dello Stato, per un tempo non superiore a due mesi, devono fare soltanto la prima dichiarazione d’ingresso] (Articolo abrogato dall’art. 13, D.L. 30 dicembre 1989, n. 416).
143. (art. 144 T.U. 1926). (Articolo abrogato dall’art. 13, D.L. 30 dicembre 1989, n. 416).
144. (art. 145 T.U. 1926). – [L’autorità di pubblica sicurezza ha facoltà di invitare, in ogni tempo, lo straniero ad esibire i documenti di identificazione di cui è provvisto, e a dare contezza di sé.
Qualora siavi motivo di dubitare della identità personale dello straniero, questi può essere sottoposto a rilievi segnaletici] (Articolo abrogato dall’art. 47, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286).
145. (art. 146 T.U. 1926). – [Chiunque assume alla sua dipendenza, per qualsiasi causa, uno straniero, è tenuto a comunicare, entro cinque giorni da quello dell’assunzione, all’autorità di pubblica sicurezza, le generalità, specificando a quale servizio lo straniero è adibito.
Quando l’assuntore è un ente collettivo, l’obbligo della comunicazione spetta a chi ne ha la rappresentanza; o, se si tratta di province o comuni, l’obbligo spetta altresì al segretario o a chi ne fa le veci] (Articolo abrogato dall’art. 13, D.L. 30 dicembre 1989, n. 416).
146. (Articolo abrogato dall’art. 13, D.L. 30 dicembre 1989, n. 416).
147. [1. Fermo quanto previsto dalla normativa comunitaria, chiunque, a qualsiasi titolo, dà alloggio ovvero ospita uno straniero o apolide, anche se parente o affine, o lo assume per qualsiasi causa alle proprie dipendenze ovvero cede allo stesso la proprietà o il godimento di beni immobili, rustici o urbani, posti nel territorio dello Stato, è tenuto a darne comunicazione scritta, entro quarantotto ore, all’autorità locale di pubblica sicurezza.
2. La comunicazione comprende, oltre alle generalità del denunciante, quelle dello straniero o apolide, gli estremi del passaporto o del documento di identificazione che lo riguardano, l’esatta ubicazione dell’immobile ceduto o in cui la persona è alloggiata, ospitata o presta servizio ed il titolo per il quale la comunicazione è dovuta] (Articolo abrogato dall’art. 47, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286).
148. (art. 149 T.U. 1926). – [Salvo quanto è stabilito nelle leggi militari, il Prefetto può vietare agli stranieri il soggiorno in comuni o in località che comunque interessano la difesa militare dello Stato.
Gli stranieri, che trasgrediscono al divieto, possono essere allontanati per mezzo della forza pubblica] ( Articolo abrogato dall’art. 47, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286).
149. (art. 150 T.U. 1926). – [Le disposizioni di questo capo non si applicano ai componenti del sacro collegio e del corpo diplomatico e consolare] ( Articolo abrogato dall’art. 47, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286).
150. (art. 151 T.U. 1926). – [Salvo quanto è stabilito dal codice penale, gli stranieri condannati per delitto possono essere espulsi dal regno e accompagnati alla frontiera.
Il Ministro dell’interno, per motivi di ordine pubblico, può disporre la espulsione e l’accompagnamento alla frontiera dello straniero di passaggio o residente nel territorio dello Stato.
L’espulsione per motivo di ordine pubblico, preveduta dal primo capoverso di questo articolo, è pronunciata con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro degli affari esteri e con l’assenso del Capo del Governo] (Articolo abrogato dall’art. 13, D.L. 30 dicembre 1989, n. 416).
151. (art. 152 T.U. 1926). – [Lo straniero espulso a norma dell’articolo precedente non può rientrare nel territorio dello Stato, senza una speciale autorizzazione del Ministro dell’interno.
Scontata la pena, lo straniero è nuovamente espulso] (Articolo abrogato dall’art. 46, L. 6 marzo 1998, n. 40. L’abrogazione è stata confermata dall’art. 47, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286).
152. (art. 153 T.U. 1926). – [I Prefetti delle province di confine possono, per motivi di ordine pubblico, allontanare, mediante fogli di via obbligatorio, dai comuni di frontiera, nel caso di urgenza, riferendone al Ministro, gli stranieri di cui all’art. 150 e respingere dalla frontiera gli stranieri che non sappiano dare contezza di sé o siano sprovvisti di mezzi.
Scontata la pena, sono tradotti alla frontiera] (Articolo abrogato dall’art. 13, D.L. 30 dicembre 1989, n. 416).
153. (art. 154 T.U. 1926). – Agli effetti della vigilanza dell’autorità di pubblica sicurezza, gli esercenti una professione sanitaria sono obbligati a denunciare all’autorità locale di pubblica sicurezza, entro due giorni, le persone da loro assistite o esaminate che siano affette da malattia di mente o da grave infermità psichica, le quali dimostrino o diano sospetto di essere pericolose a sé o agli altri.
L’obbligo si estende anche per le persone che risultano affette da cronica intossicazione prodotta da alcool o da sostanze stupefacenti.
154. (art. 155 T.U. 1926). – È vietato mendicare in luogo pubblico o aperto al pubblico.
155. (art. 156 T.U. 1926). – I congiunti di un mendicante inabile al lavoro e privo di mezzi di sussistenza, tenuti per legge agli alimenti e in condizione di poterli prestare, sono diffidati dall’autorità locale di pubblica sicurezza ad adempiere al loro obbligo.
156. (art. 157 T.U. 1926). – [Salvo quanto è disposto in materia ecclesiastica, non possono essere fatte, senza licenza del Questore, raccolte di fondi o di oggetti, collette o questue, nemmeno col mezzo della stampa o con liste di sottoscrizione.
La licenza stessa vale solamente per i comuni nell’ambito della provincia in cui è rilasciata] (Articolo abrogato dall’art. 3, L. 18 novembre 1981, n. 659).
157. (art. 158 T.U. 1926). – Chi, fuori del proprio comune, desta sospetti con la sua condotta e, alla richiesta degli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza, non può o non vuol dare contezza di sé mediante l’esibizione della carta d’identità o con altro mezzo degno di fede, è condotto dinanzi l’autorità locale di pubblica sicurezza. Questa, qualora trovi fondati i sospetti, può farlo rimpatriare con foglio di via obbligatorio o anche, secondo le circostanze, per traduzione.
Questa disposizione si applica anche alle persone pericolose per l’ordine e la sicurezza pubblica o per la pubblica moralità.
I contravventori sono puniti con l’arresto da uno a sei mesi. Scontata la pena, sono tradotti al luogo di rimpatrio.
158. (art. 160 T.U. 1926). – Chiunque, senza essere munito di passaporto o di altro documento equipollente a termini di accordi internazionali, espatrii o tenti di espatriare, quando il fatto sia stato determinato, in tutto o in parte, da motivi politici, è punito con la reclusione da due a quattro anni e con la multa non inferiore a lire 20.000.
In ogni altro caso, chiunque espatrii o tenti di espatriare senza essere munito di passaporto è punito con l’arresto da tre mesi a un anno e con l’ammenda da lire 400.000 a lire 1.200.000.
159. (art. 161 T.U. 1926). – Il Ministro dell’interno, o, per sua delegazione, le autorità di pubblica sicurezza, possono, per motivi di pubblica sicurezza o in casi eccezionali di pubbliche o private sventure, fornire i mezzi di viaggio gratuito agli indigenti a fine di rimpatrio.
160. (art. 162 T.U. 1926). – I cancellieri delle Preture, dei Tribunali e delle Corti di appello hanno l’obbligo di trasmettere ogni quindici giorni il dispositivo delle sentenze di condanne irrevocabili a pene detentive, al Questore della provincia in cui il condannato ha la residenza o l’ultima dimora.
161. (art. 163 T.U. 1926). – I direttori degli stabilimenti carcerari o degli stabilimenti per misure di sicurezza detentiva hanno l’obbligo di segnalare per iscritto, quindici giorni prima, la liberazione di ogni condannato al Questore, che ne informa, nei tre giorni successivi, quello della provincia alla quale il liberato è diretto.
162. (art. 164 T.U. 1926). – I condannati per delitto a pena detentiva o per contravvenzione all’ammonizione o che debbono essere sottoposti alla libertà vigilata hanno l’obbligo, appena dimessi dal carcere o dagli stabilimenti indicati nell’articolo precedente, di presentarsi all’autorità di pubblica sicurezza locale, che li provvede del foglio di via obbligatorio, se necessario.
163. (art. 165 T.U. 1926). – Le persone rimpatriate con foglio di via obbligatorio non possono allontanarsi dall’itinerario ad esse tracciato.
Capo III – Dell’ammonizione
164. (art. 166 T.U. 1926). – Il Questore, con rapporto scritto, motivato e documentato, denuncia al Prefetto, per l’ammonizione, gli oziosi, i vagabondi abituali validi al lavoro non provveduti di mezzi di sussistenza o sospetti di vivere col ricavato di azioni delittuose e le persone designate dalla pubblica voce come pericolose socialmente.
165. (art. 167 T.U. 1926). – È diffamata la persona la quale è designata dalla voce pubblica come abitualmente colpevole:
166. L’ammonizione ha la durata di due anni ed è pronunciata da una Commissione provinciale composta del Prefetto, del Procuratore del Re, di un giudice – designato dal presidente del Tribunale – del Questore, del comandante l’Arma dei carabinieri reali nella provincia e di un cittadino di specchiata probità nominato dal Sindaco del Comune capoluogo di provincia. Un funzionario di gruppo A di grado non inferiore al 10° designato dal Prefetto, assisterà come segretario.
167. (art. 169 T.U. 1926). – Entro cinque giorni dalla comunicazione della denuncia alla commissione di cui all’articolo precedente, questa intima al denunciato atto di comparizione con invito a presentare le sue difese.
168. (art. 170 T.U. 1926). – Il termine a comparire non è minore di giorni tre né maggiore di dieci da quello della notificazione dell’invito. Questo deve essere redatto in due copie, una delle quali con la relazione dell’eseguita notificazione da parte dell’agente incaricato è allegata agli atti del procedimento.
Se l’ordine di accompagnamento non può avere esecuzione per la irreperibilità del denunziato, la Commissione, quando ritenga di avere elementi sufficienti, può pronunciare in merito.
169. (art. 171 T.U. 1926). – Il denunziato che si presenta al procedimento può farsi assistere da un difensore e, se contesta il fondamento della denuncia, è ammesso a presentare le prove a sua difesa.
170. (art. 172 T.U. 1926). – Se si tratta di ozioso, di vagabondo, di persona sospetta di vivere col provento di reati, la commissione gli prescrive, nell’ordinanza di ammonizione, di darsi in un congruo termine al lavoro, di fissare stabilmente la propria dimora, di farla conoscere, nel termine stesso, all’autorità locale di pubblica sicurezza e di non allontanarsene senza preventivo avviso all’autorità medesima.
171. (art. 173 T.U. 1926). – Se si tratta di persona diffamata a termini dell’art. 165, la commissione prescrive ad essa, nell’ordinanza di ammonizione, di vivere onestamente di rispettare le leggi di non dare ragione a sospetti e di non allontanarsi dalla sua dimora senza preventivo avviso all’autorità locale di pubblica sicurezza.
172. (art. 174 T.U. 1926). – La commissione prescrive, inoltre, all’ammonito, di non associarsi a persone pregiudicate o sospette, di non rincasare la sera più tardi e di non uscire la mattina più presto di una data ora, di non portare armi, di non trattenersi abitualmente nelle osterie, bettole o in case di prostituzione e di non partecipare a pubbliche riunioni.
173. (artt. 175 e 177 T.U. 1926). – Contro le decisioni della commissione non è ammesso ricorso.
Su istanza dell’interessato o su proposta del Questore, o anche d’ufficio, la commissione può: a) revocare l’ammonizione quando sono cessate le cause per le quali fu pronunciata o per errore di fatto; b) modificare le prescrizioni imposte e sospendere l’ammonizione per un periodo di tempo non superiore a quello della sua durata.
174. (artt. 176 e 178 T.U. 1926). – Il contravventore alle prescrizioni dell’ordinanza di ammonizione è punito con l’arresto da tre mesi a un anno. Salvo quanto è prescritto da altre disposizioni di legge, l’ammonito che per un reato commesso dopo l’ordinanza di ammonizione, abbia riportato condanna a pena detentiva può essere sottoposto a libertà vigilata per un tempo non inferiore a due anni.
175. (art. 179 T.U. 1926). – Quando sia stata applicata una misura di sicurezza detentiva o la libertà vigilata, durante la loro esecuzione non si può far luogo all’ammonizione; se questa sia stata pronunciata, ne cessano gli effetti.
176. (art. 176 T.U. 1926). – L’ammonizione comincia a decorrere dal giorno della ordinanza e cessa di diritto allo scadere del biennio se l’ammonito non abbia nel frattempo, commesso un reato.
177. (artt. 180 e 182 T.U. 1926). – Il minore degli anni diciotto, ozioso, vagabondo, diffamato a termini di questo testo unico o che esercita abitualmente la mendicità o il meretricio è denunciato dal Questore al presidente del Tribunale.
178. (art. 181 T.U. 1926). – Se il minore degli anni diciotto è privo di genitori, ascendenti o tutori o se costoro non possono provvedere alla sua educazione e sorveglianza, il presidente del Tribunale ordina che sia ricoverato, non oltre il termine della minore età, presso qualche famiglia onesta che consenta di accettarlo, ovvero in un istituto di correzione.
179. (art. 183 T.U. 1926). – Contro il provvedimento del presidente del Tribunale è ammesso ricorso al primo presidente della Corte di appello.
180. (art. 185 T.U. 1926). – Il confino di polizia si estende da uno a cinque anni e si sconta, con l’obbligo del lavoro, in una colonia o in un comune del Regno diverso dalla residenza del confinato.
181. (art. 184 T.U. 1926). – Possono essere assegnati al confino di polizia, qualora siano pericolosi alla sicurezza pubblica:
2° le persone diffamate ai termini dell’articolo 165;
3° coloro che svolgono o abbiano manifestato il proposito di svolgere un’attività rivolta a sovvertire violentemente gli ordinamenti politici, economici o sociali costituiti nello Stato o a contrastare o a ostacolare l’azione dei poteri dello Stato.
182. (art. 186 T.U. 1926). – L’assegnazione al confino di polizia è pronunciata con ordinanza dalla commissione provinciale di cui all’articolo 166, su rapporto motivato del Questore.
183. (art. 187 T.U. 1926). – Le ordinanze della commissione sono trasmesse al Ministero dell’interno per la designazione del luogo in cui deve essere scontato il confino e per la traduzione del confinato.
184. Contro l’ordinanza di assegnazione al confino di polizia è ammesso ricorso, nel termine di giorni dieci dalla comunicazione di essa, ad una Commissione di appello avente sede presso il Ministero dell’interno. Il ricorso non ha efficacia sospensiva. Il ricorrente può farsi rappresentare da un difensore, munito di mandato speciale.
185. (art. 189 T.U. 1926). – Tanto nel caso di confino in un Comune del regno, quanto nel caso di confino di una colonia, il confinato ha l’obbligo di darsi a stabile lavoro nei modi stabiliti dall’autorità di pubblica sicurezza preposta alla sua sorveglianza.
186. (art. 190 T.U. 1926). – All’assegnato al confino può essere, fra l’altro, prescritto:
187. (art. 191 T.U. 1926). – Qualora il confinato tenga buona condotta, il Ministro dell’interno può liberarlo condizionalmente, prima del termine stabilito nell’ordinanza di assegnazione.
188. (art. 192 T.U. 1926). – Se il confinato liberato condizionalmente tiene cattiva condotta, il Ministro dell’interno può rinviarlo al confino fino al compimento del termine, non computato il tempo trascorso in libertà condizionale o in espiazione di pena.
189. (art. 193 T.U. 1926). – Il confinato non può allontanarsi dalla colonia o dal comune assegnatogli.
190-208. (Conseguentemente al disposto di cui all’art. 15, L. 20 febbraio 1958, n. 75 (Abolizione della regolamentazione della prostituzione, cd. legge Merlin)), con la quale è stata abolita la regolamentazione della prostituzione e sono state stabilite norme per la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui, e che stabilisce l’abrogazione di tutte le disposizioni contrarie a tale legge o con esse incompatibili, gli articoli contenuti nel presente titolo sono da ritenere abrogati).
209. (art. 214 T.U. 1926). – [Le associazioni, gli enti e gli istituti costituiti od operanti nel regno e nelle colonie sono obbligati a comunicare all’autorità di pubblica sicurezza l’atto costitutivo, lo statuto e i regolamenti interni, l’elenco nominativo delle cariche sociali e dei soci, e ogni altra notizia intorno alla loro organizzazione ed attività, tutte le volte che ne vengono richiesti dall’autorità predetta per ragioni di ordine pubblico o di sicurezza pubblica.
L’obbligo della pubblicazione spetta a tutti coloro che hanno funzioni direttive o di rappresentanza delle associazioni, degli enti o degli istituti, nelle sedi centrali e locali, e deve essere adempiuto entro due giorni dalla notifica della richiesta.
I contravventori sono puniti con l’arresto da tre mesi a due anni e con l’ammenda da lire 400.000 a lire 1.200.000.
Qualora siano state date scientemente notizie false od incomplete, la pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da lire 1.000.000 a lire 6.000.000, oltre l’interdizione dai pubblici uffici per anni cinque.
In tutti i casi di omessa, falsa e incompleta dichiarazione, le associazioni possono essere sciolte con decreto del Prefetto] (Articolo abrogato dall’art. 6, L. 25 gennaio 1982, n. 17).
210. (art. 215 T.U. 1926). – Salvo quanto è disposto nell’articolo precedente, il Prefetto può disporre, con decreto, lo scioglimento delle associazioni, enti o istituti costituiti od operanti nel regno che svolgono una attività contraria agli ordinamenti politici costituiti nello Stato.
211. (Articolo abrogato dall’art. 6, L. 25 gennaio 1982, n. 17).
212. (art. 216 T.U. 1926). – Senza pregiudizio delle sanzioni di cui all’art. 209, i funzionari, impiegati ed agenti civili e militari di ogni ordine e grado dello Stato, ed i funzionari, impiegati ed agenti delle province e dei comuni o di istituti sottoposti per legge alla tutela dello Stato, delle province e dei comuni, che appartengano anche in qualità di semplice socio ad associazioni, enti od istituti costituiti nel regno o fuori, ed operanti, anche solo in parte, in modo clandestino od occulto, o i cui soci sono comunque vincolati dal segreto, sono destituiti o rimossi dal grado e dall’impiego o comunque licenziati.
213. (art. 217 T.U. 1926). – [Chiunque porta indebitamente e pubblicamente la divisa o i distintivi di una associazione, di un ente o di un istituto, costituiti ed operanti nello Stato, è punito con l’ammenda da lire 20.000 a lire 200.000.
Se il fatto è determinato da un motivo politico contrario agli ordinamenti politici costituiti nello Stato, la pena è della reclusione da tre mesi a cinque anni e della multa da lire 600.000 a lire 2.000.000] (Articolo abrogato dall’art. 13, D.Lgs. 13 luglio 1994, n. 480).
214. (art. 219 T.U. 1926). – Nel caso di pericolo di disordini il Ministro dell’interno con l’assenso del Capo del Governo, o i Prefetti, per delegazione, possono dichiarare, con decreto, lo stato di pericolo pubblico.
215. (art. 220 T.U. 1926). – Durante lo stato di pericolo pubblico il Prefetto può ordinare l’arresto o la detenzione di qualsiasi persona, qualora ciò ritenga necessario per ristabilire o per conservare l’ordine pubblico.
216. (art. 221 T.U. 1926). – Oltre quanto è disposto dall’art. 2, qualora la dichiarazione di pericolo pubblico si estenda all’intero territorio del regno, il Ministro dell’interno può emanare ordinanze, anche in deroga alle leggi vigenti, sulle materie che abbiano comunque attinenza all’ordine pubblico o alla sicurezza pubblica.
217. (art. 222 T.U. 1926). – Qualora sia necessario affidare all’autorità militare la tutela dell’ordine pubblico, il Ministro dell’interno, con l’assenso del Capo del Governo, o i Prefetti, per delegazione, possono dichiarare, con decreto, lo stato di guerra.
218. (art. 223 T.U. 1926). – Durante il dichiarato stato di guerra le autorità civili continuano a funzionare per tutto quanto non si riferisce all’ordine pubblico.
220. (artt. 18, 23, 83, 114, 158, 160, 165, 221 T.U. 1926). – Gli ufficiali e gli agenti della polizia giudiziaria e della forza pubblica devono arrestare chi è colto in flagranza dei reati preveduti dagli artt. 19, 24, 85, 113, 157, 158, 163, 216 e 217 di questo testo unico.
221. (art. 225 T.U. 1926). – Con decreto reale, su proposta del Ministro dell’interno, saranno pubblicati il regolamento generale per l’esecuzione di questo testo unico e i regolamenti speciali necessari per determinare materie da esso regolate.
Salvo quanto previsto dall’art. 221-bis, le contravvenzioni alle disposizioni di tali regolamenti sono punite con l’arresto fino a due mesi o con l’ammenda fino a lire duecentomila.
2. Le violazioni alle disposizioni di cui agli articoli 121, 131, 146, 149, 180, 181, 185, 186, 192, 196, 199, 211, 219, 220, 221, 222, 229, 230, commi da 1 a 3, 240, 241, 242, limitatamente alle attività previste dall’art. 126 del presente testo unico, e 260 del regolamento di esecuzione, approvato con R.D. 6 maggio 1940, n. 635, sono soggette alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire trecentomila a lire due milioni.
222. Entro un quinquennio dall’entrata in vigore di questo testo unico, le opere, i drammi, le rappresentazioni coreografiche e le altre produzioni teatrali, già date o declamate in pubblico nel regno, potranno essere ulteriormente rappresentate, senza ottemperare al disposto dell’art. 73.
223. (art. 227 T.U. 1926). – Le assegnazioni al domicilio coatto, pronunciate ai termini del capo V, titolo III del testo unico della legge di pubblica sicurezza 30 giugno 1889, n. 6144, s’intendono commutate in assegnazioni al confino di polizia, ai termini di questo testo unico.
224. (art. 229 T.U. 1926). – L’art. 2 del testo unico delle leggi relative alle attribuzioni della Giunta provinciale amministrativa in sede giurisdizionale, approvato con regio decreto 26 giugno 1924, n. 1058, è abrogato.