Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-terzo/titolo-iii/capo-ii/art247.html
Timestamp: 2020-03-28 21:42:37+00:00
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Art. 247 codice di procedura penale - Casi e forme delle perquisizioni - Brocardi.it
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Articolo 247 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 247 Codice di procedura penale
1. Quando vi è fondato motivo di ritenere che taluno occulti sulla persona il corpo del reato o cose pertinenti al reato [253], è disposta perquisizione personale [249]. Quando vi è fondato motivo di ritenere che tali cose si trovino in un determinato luogo ovvero che in esso possa eseguirsi l'arresto dell'imputato o dell'evaso [c.p. 385], è disposta perquisizione locale [250] (1).
2. La perquisizione è disposta con decreto motivato [343 2, 365, 352].
3. L'autorità giudiziaria può procedere personalmente ovvero disporre che l'atto sia compiuto da ufficiali di polizia giudiziaria delegati con lo stesso decreto (2).
(1) A differenza dell'ispezione che è diretta ad accertare sulle persone, nei luoghi o nelle cose le tracce e gli altri effetti materiali del reato, la perquisizione, sia personale che locale, ha lo scopo di ricercare il corpo del reato o cose ad esso pertinenti sulle persone o in luoghi determinati.
(2) Tale comma inserito dall’art 8, comma 2, della l. 18 marzo 2008, n. 48.
“ Perquisitio ”
Spiegazione dell'art. 247 Codice di procedura penale
La perquisizione appartiene ai mezzi di ricerca della prova, caratterizzati dal fatto che sono funzionali a permettere l’acquisizione di tracce, notizie o dichiarazioni idonee ad assumere rilevanza probatoria. I mezzi di ricerca della prova non vanno confusi con i mezzi di prova che offrono invece al giudice dei risultati direttamente utilizzabili ai fini della successiva decisione.
Le perquisizioni, unitamente alle ispezioni (artt. 244 e ss.) rappresentano due tipici “atti a sorpresa” di cui dispone l’autorità giudiziaria, da cui si evince il preciso intento del legislatore di attribuire tale potere non solo al giudice, ma altresì al pubblico ministero.
Ferma la distinzione tra l’inspicere, destinato ad accertare sulle persone, nei luoghi o nelle cose le tracce e gli altri effetti materiali del reato, tipico delle ispezioni ed il perquirere, diretto a ricercare il corpo del reato o cose pertinenti al reato sulle persone od in luoghi determinati, ovvero ad ivi eseguire l’arresto dell’imputato o dell’evaso (attività tipica delle perquisizioni), il legislatore ha mostrato in entrambi i casi disciplinati un’attenta sensibilità per i diritti di libertà tutelati a livello costituzionale (v. artt. 13 e 14 Cost.).
La perquisizione personale può essere eseguita solo quando vi sia fondato motivo di ritenere che taluno occulti su di sé il corpo del reato o cose pertinenti al reato ed è chiaramente diretta a reperire ed in seguito sottoporre a sequestro le cose e gli elementi probatori necessari ad instaurare il procedimento penale.
La perquisizione locale solo quando vi è fondato motivo di ritenere che tali cose si trovino in un determinato luogo ovvero che in esso possa eseguirsi l’arresto dell’imputato o dell’evaso.
Fermo restando che la perquisizione, sia locale che personale, presuppone un decreto motivato e che possa essere eseguita anche da ufficiali di polizia giudiziaria delegati, il comma 1 bis disciplina la perquisizione di sistemi informatici, curandosi di precisare che devono essere adottate tecniche idonee ad assicurare la conservazione dei dati informatici reperiti.
Massime relative all'art. 247 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 15784/2017
L'illegittimità della perquisizione non invalida il conseguente sequestro, qualora vengano acquisite cose costituenti corpo di reato o a questo pertinenti, dovendosi considerare che il potere di sequestro non dipende dalle modalità con le quali le cose, oggettivamente sequestrabili, sono state reperite, ma è condizionato unicamente all'acquisibilità del bene e alla insussistenza di divieti probatori espliciti o univocamente enucleabili dal sistema.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 15784 del 29 marzo 2017)
Cass. pen. n. 37644/2015
In tema di perquisizione di sistema informatico o telematico, sia l'art. 247, comma 1-bis, che l'art. 260, comma secondo, cod. proc. pen., si limitano a richiedere l'adozione di misure tecniche e di procedure idonee a garantire la conservazione dei dati informatici originali e la conformità ed immodificabilità delle copie estratte per evitare il rischio di alterazioni, senza imporre misure e procedure tipizzate. (Fattispecie in cui la Corte ha rigettato il motivo di ricorso genericamente fondato sulla mancata indicazione, da parte del consulente tecnico del PM, del cd. valore "hash" dei files ottenuti dai supporti informatici, in assenza peraltro di contestazione circa la mancata corrispondenza fra le copie estratte e i dati originariamente presenti sui supporti informatici nella disponibilità dell'imputato).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 37644 del 17 settembre 2015)
Il decreto del pubblico ministero con il quale venga disposto il c.d. «blocco» di una cassetta di sicurezza, quando non abbia le finalità esclusivamente conoscitive proprie di un tale provvedimento, ma si caratterizzi per la produzione di effetti sostanzialmente ablativi del contenuto di detta cassetta, assume di fatto le caratteristiche di un vero e proprio decreto di perquisizione e deve essere pertanto motivato, a pena di nullità. (Mass. redaz.).
Cass. pen. n. 2108/2000
In tema di riesame, è da ritenersi inoppugnabile, non essendo previsto alcun mezzo di gravame, il provvedimento di convalida di perquisizione operata dalla polizia giudiziaria; conseguentemente, la eventuale richiesta di riesame avanzata dalla parte deve essere dichiarata inammissibile.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2108 del 8 giugno 2000)
Cass. pen. n. 1934/1998
È legittimo il sequestro di cose ritenute corpo di reato o pertinenti al reato effettuato dalla polizia giudiziaria all'esito del decreto del P.M. di perquisizione e sequestro anche se la cosa sequestrata non sia stata descritta nel provvedimento di perquisizione, se alla sua individuazione possa comunque pervenirsi mediante il riferimento sia alla natura del reato in relazione al quale la perquisizione era stata disposta, sia alle nozioni normative di «corpo di reato» e di «cosa pertinente al reato». (Nella specie la Corte ha ritenuto corretto il comportamento del P.M. che aveva rigettato la richiesta di restituzione di un libretto di risparmio al portatore da parte dell'indagato — che sosteneva la mancata convalida del sequestro, ritenuta, invece, non necessaria da parte del P.M. — in un caso in cui il decreto di perquisizione conteneva un elenco dettagliato delle cose da ricercare e sottoporre a sequestro, per concludere con il riferimento ulteriore a «Documentazione e quant'altro comunque attinente ai fatti per cui si procede»).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1934 del 14 settembre 1998)
Cass. pen. n. 2473/1997
L'ordinamento processuale colloca i provvedimenti di perquisizione e sequestro tra i mezzi di ricerca della prova, tali provvedimenti presuppongono perciò l'esistenza di una notitia criminis e l'avvenuta iscrizione del procedimento nel relativo registro. Coerentemente con tale collocazione, per l'emissione del provvedimento è richiesta la forma del decreto motivato che deve necessariamente contenere l'indicazione della fattispecie concreta nei suoi estremi essenziali di tempo, luogo e azione nonché della norma penale che si intende violata, non essendo sufficiente la mera indicazione del titolo di reato. Ciò posto, tuttavia, la incompleta individuazione del thema probandum da parte del pubblico ministero non consente al tribunale del riesame l'annullamento sic et simpliciter del provvedimento, ma impone la verifica della effettiva sussistenza dei requisiti per la sua emissione, e, in caso affermativo, la conferma di questo previa integrazione della motivazione carente del pubblico ministero.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2473 del 29 luglio 1997)
Cass. pen. n. 2834/1996
I provvedimenti dispositivi di perquisizioni e sequestri ex art. 247 c.p.p. devono da un lato, specificare le imputazioni a fondamento della ricerca dei corpi di reato e delle cose pertinenti al reato mediante l'indicazione anche sommaria delle fattispecie criminose contestate e dei fatti specifici addebitati, in relazione ai quali si ricercano le cose stesse, dall'altro enunciare sia pure in forma approssimativa le ragioni per le quali si ritiene probabile che esse si trovino in un determinato luogo. (Fattispecie relativa a decreto di perquisizione locale).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2834 del 5 gennaio 1996)
Cass. pen. n. 2362/1995
La perquisizione è un mezzo di ricerca della prova in relazione a un'ipotesi di reato che nel relativo provvedimento deve essere sufficientemente determinato nei suoi elementi fattuali poiché, in difetto di specifici e precisi riferimenti al riguardo, si trasformerebbe in un mezzo di acquisizione della notitia criminis, come tale inammissibile perché lesivo della libertà individuale costituzionalmente garantita.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2362 del 28 giugno 1995)
Cass. pen. n. 489/1995
Ai fini della legittimità del provvedimento che dispone la perquisizione domiciliare, è necessaria la enunciazione, almeno sommaria e provvisoria, dell'ipotesi accusatoria, non limitata, di regola, alla mera indicazione degli articoli di legge che si assumono violati, e occorre altresì l'indicazione delle cose da ricercare, ancorché non ancora individuate, ma comunque riconducibili alla suddetta ipotesi accusatoria, come pure l'indicazione essenziale delle ragioni per le quali si «ritiene» (non bastando più il semplice «sospetto», cui si riferiva l'art. 332 dell'abrogato codice di rito), che le cose summenzionate siano reperibili nel luogo in cui la perquisizione viene disposta. (La Corte di cassazione ha ritenuto che tali condizioni sono soddisfatte nel caso di un decreto di perquisizione in cui — premesso che si procede per i reati di cui agli artt. 1 e 2 L. 17 febbraio 1982 [associazioni segrete] e 416 c.p. [associazioni per delinquere] — si precisi che vi è fondato motivo di ritenere, «sulla base della documentazione acquisita agli atti», che nel luogo considerato «venga custodita documentazione concernente l'esistenza di logge coperte sotto forma di ordini o riti di diversa denominazione»).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 489 del 3 maggio 1995)
Cass. pen. n. 2289/1994
In caso di perquisizione seguita da sequestro, stante la stretta interdipendenza tra i due mezzi di ricerca della prova, la normativa del riesame sul sequestro consente il controllo del giudice anche sulla legittimità del decreto di perquisizione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2289 del 17 ottobre 1994)
Cass. pen. n. 299/1994
Contro il provvedimento con il quale viene disposta la perquisizione — sia essa personale o locale — gli artt. 247 e seguenti, c.p.p. non prevedono alcuna impugnazione. Ne consegue che, per il principio della tassatività delle impugnazioni, fissato dal primo comma dell'art. 568 c.p.p., contro il detto provvedimento non è esperibile alcuna forma di riesame od impugnazione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 299 del 8 marzo 1994)
Cass. pen. n. 195/1994
(Cassazione penale, Sez. I, ordinanza n. 195 del 22 febbraio 1994)
Cass. pen. n. 1686/1993
La perquisizione, che è mezzo di ricerca della prova, presuppone l'esistenza di un fondato motivo che consente di ritenere che il corpo del reato o cose pertinenti al reato si trovino sulla persona o in un determinato luogo. La legittimazione a procedere all'atto non è legata, quindi, a meri sospetti, ma deve ancorarsi all'esistenza di indizi di rilievo convergenti verso la probabilità del rinvenimento della res, oggetto della ricerca sulla persona o nel luogo in cui è disposta la perquisizione. Ciò postula la previa individuazione del thema probandum poiché solo in tale ambito ha senso la ricerca di un dato afferente a un reato; altrimenti, in difetto di un riconosciuto nesso strumentale con l'attività criminosa, non di mezzo di ricerca della prova si tratta, ma di mezzo di acquisizione di notitia criminis, come tale inammissibile perché in violazione della libertà individuale lato sensu che ha i suoi referenti negli artt. 13 e 14 Cost. (Nella specie si è ritenuto illegittimo il provvedimento di merito motivato con la generica enunciazione di mere ipotesi di reato, senza alcuna indicazione degli elementi di fatto specifici e concreti che ne avrebbero dovuto giustificare l'emissione).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1686 del 8 giugno 1993)
Il dovere di motivazione del decreto con il quale l'autorità giudiziaria dispone la perquisizione locale, la cui osservanza è prescritta a pena di nullità dal combinato disposto degli artt. 247, secondo comma e 125, terzo comma, c.p.p., è da considerare soddisfatto tutte le volte in cui sia possibile ricavare dal contesto del provvedimento i «fondati motivi» che fanno ritenere che in un determinato luogo possano trovarsi oggetti che possano assumere rilevanza probatoria per il reato per il quale si procede.
Cass. pen. n. 239/1992
È inammissibile l'istanza di riesame del decreto di perquisizione domiciliare.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 239 del 31 marzo 1992)