Source: http://scuola7.it/
Timestamp: 2020-08-13 13:25:30+00:00
Document Index: 130795701

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 83', 'art. 22', 'art. 5', 'art. 231', 'art. 41', 'art. 235', 'art. 231', 'art. 231', 'art.230', 'art.230', 'art. 1', 'art. 34', 'art. 42', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 97']

Scuola7 - n. 197
Scuola7 10 agosto 2020, n. 197
10 agosto 2020, n. 197
Per ripartire in sicurezza: il protocollo (Domenico CICCONE)
Dal decreto “rilancio” al decreto-legge “semplificazioni”: le novità (Susanna GRANELLO)
Per non sprecare quanto abbiamo imparato (Maria Rosa TURRISI)
La sfida interculturale dopo il COVID-19 (Gian Carlo SACCHI)
Parliamo diPer ripartire in sicurezza: il protocollo
Per ripartire in sicurezza: il protocollo
Nella mattinata del 6 agosto 2020 il Ministero dell’Istruzione ed i sindacati rappresentativi del comparto scuola hanno sottoscritto il “Protocollo d’intesa per garantire l’avvio dell’anno scolastico nel rispetto delle regole di sicurezza per il contenimento della diffusione di COVID 19”.
Nel segno della condivisione per la scuola che deve riprendere a funzionare in tutta Italia
Il documento, apparentemente molto corposo e ricco di spunti nasce dall’esigenza delle parti di condividere le linee operative per garantire il regolare avvio dell’anno scolastico. La questione della salute e sicurezza è materia di contrattazione sindacale, secondo il CCNL del 2018, nei livelli regionali e di singola scuola e, pertanto, per mantenere corretti i rapporti sul piano istituzionale, lo strumento documentale non poteva che essere un Protocollo d’Intesa.
In realtà tra documenti tecnici, decreti di invio di varie linee guida, CTS, INAIL, Ministeri vari, in area romana e a livello regionale , tutti si sono spesi ampiamente, nell’esercizio dei documenti più o meno utili, nel mentre le scuole, i loro dirigenti e le loro comunità, dovranno adottare strumenti e modelli sostanziali di gestione di un processo che, nella sua straordinaria complessità, rappresenta una sfida epocale.
Si consolidano le relazioni sindacali?
Il testo, sottoscritto, al termine di una intensa trattativa, strappa al MI una serie di impegni, alcuni dei quali saranno realizzati attraverso il Dipartimento per le Risorse umane, finanziarie e strumentali, rivolti ad attivare le relazioni sindacali ad ogni livello, in base alle disposizioni vigenti, ivi compreso l’articolo 22 del CCNL/18. Questo produce, tra l’altro, alcuni effetti collaterali, come l‘ intensificazione del carico di relazioni sindacali per ogni scuola che, come da Contratto nazionale, in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, oltre alla contrattazione integrativa di scuola, dovrà attivare sia l’informazione, sia il confronto.
Sempre attraverso il suddetto dipartimento il MI attiverà:
un servizio di help desk con un numero verde attivo a partire dal 24 agosto prossimo, a disposizione delle scuole;
un tavolo nazionale permanente che preveda la presenza del ministero della salute e di tutti i sindacati firmatari;
tavoli regionali permanenti presso ogni USR con la presenza anche degli enti locali responsabili della fornitura e manutenzione degli edifici scolastici;
L’intesa sarà verificata mensilmente negli effetti e nell’efficacia dell’attuazione.
Gli impegni del ministero e quelli delle scuole
Il ministero, inoltre, provvederà a farsi carico di ulteriori impegni, riportati in ben 12 punti con relative azioni, che proviamo a riassumere per conforto del lettore:
invitare le scuole a comunicare alle famiglie agli studenti interessati e ai lavoratori della scuola, delle determinazioni finali sulle procedure di contenimento del rischio di contagio;
monitorare costantemente attraverso gli USR le risorse assegnate integrandole in caso di necessità previa informativa sindacale;
fornire supporto alla formazione sull’uso dei DPI, sui contenuti del Documento tecnico scientifico, sulle modalità di svolgimento del servizio anche con tutorial informativi;
fornire assistenza amministrativa e contabile alle scuole circa l’utilizzo delle risorse erogate per finalità coerenti con la gestione della situazione straordinaria di emergenza sanitaria;
attivare la collaborazione con il ministero della salute, il commissario straordinario e l’autorità garante della privacy per l’attivazione di test diagnostici a campione per la popolazione studentesca e per il personale scolastico, sia di ruolo che supplente. Con cadenza periodica, secondo i criteri di: volontarietà di adesione al test; gratuità dello stesso per l’utenza; svolgimento dei test presso le strutture di medicina di base e non presso le istituzioni scolastiche; (Azione disposta sollecitamente dalla circolare MINSALUTE del 7 agosto 2020 n. 8722).
richiedere al commissario straordinario di provvedere alla fornitura di mascherine per il personale scolastico e per gli studenti in condizione di lavoratore, di gel disinfettanti presso le sedi delle istituzioni scolastiche, nonché di ulteriori DPI previsti per i docenti di sostegno, impegnati in attività più rischiose per il ridotto distanziamento;
fornire tempestivamente ulteriori approfondimenti sugli adempimenti per gli alunni con disabilità, con particolare riferimento allo sviluppo del concetto di “accomodamento ragionevole, e sull’utilizzo dei docenti di sostegno e degli assistenti in relazione al distanziamento previsto con gli allievi;
richiedere al Ministero della Salute di garantire e di rafforzare il collegamento istituzionale tra le scuole e le strutture sanitarie pubbliche di riferimento con la creazione di una rete di referenti COVID-19 presso i Dipartimenti di Prevenzione per gruppi d’Istituti nella gestione dei casi sospetti all’interno delle scuole;
prevedere una procedura standardizzata da seguire per la gestione e la segnalazione alla ASL di sospetti casi COVID-19. Sarà redatto un apposito documento operativo per il monitoraggio e il controllo SARS-CoV-2, la cui emanazione è prevista entro la metà del mese di agosto 2020;
provvedere all’individuazione, per tutte le scuole, del medico competente che effettui la sorveglianza sanitaria di cui all’art. 41 del D. Lgs. 81/2008 nonché la “sorveglianza sanitaria eccezionale” di cui all’art. 83 del DL 19 maggio 2020, n. 34 e sua legge di conversione del 17 luglio 2020, n. 77, per i cosiddetti “lavoratori fragili” che ne fanno richiesta (a mezzo certificato del MMG);
attuare e fornire tempestivamente, comunque entro l’inizio del prossimo anno scolastico, indicazioni precise in ordine alle misure da adottare nei confronti dei cosiddetti “lavoratori fragili” nelle istituzioni scolastiche attivando una collaborazione interministeriale. Occorre che ciascuna scuola proceda, con il coinvolgimento del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del medico competente e del RSL, ad integrare il documento di valutazione dei rischi;
definire e attuare il confronto con le OO.SS. firmatarie del CCNL 2016/2018, come previsto dall'art. 22, c. 8, lettera a) del CCNL del Comparto e all'art. 5, comma 3, del CCNL dell'Area Istruzione e Ricerca.
Arginare il rischio da contagio? Le scuole ed i loro dirigenti in prima linea!
Con la responsabilità e l’impegno dei dirigenti scolastici occorrerà evitare con ogni mezzo il rischio biologico da contagio da COVID-19 e dare attuazione ad ogni possibile azione per tutelare le persone nell’istituto e garantire la salubrità degli ambienti. Nella qualità di datore di lavoro, al Dirigente scolastico spetta anche la capillare informazione su regole, modelli e precauzioni da seguire. Particolare attenzione dovrà essere posta nei confronti di chiunque entri nella scuola. Dovrà essere identificato, fornire numero di telefono e indirizzo, rilasciare autocertificazione di legge e sottoporsi, se del caso, a misurazione della temperatura.
Si esorta al massimo sforzo informativo per far passare le importantissime regole comportamentali da adottare in caso di temperatura superiore a 37,5 °, in presenza di sintomi simil - influenzali o nel caso in cui si abbia certezza d i aver avuto contatti nei 14 giorni precedenti, con persone positive. Non ultime, dovranno essere rilasciate in ogni maniera e modalità opportuna, le informazioni sull’igiene delle mani e del corretto comportamento igienico.
Il dirigente scolastico a presidio dell’incolumità!
Rimangono responsabilità precipua del DS le attività di formazione per la Didattica Digitale Integrata (DDI) e per le azioni che portano alla redazione di un nuovo Patto educativo di corresponsabilità; peraltro restano preoccupanti le azioni da intraprendere in presenza di persone, con sintomi non dichiarati o non evidenti, che dovessero insorgere e/o manifestarsi nel corso della presenza a scuola.
L’ingresso e l’uscita dalla scuola sono i momenti a maggiore rischio assembramento e, come ovvio, vanno regolamentati in maniera precisa. Il documento di intesa precisa che rimane a carico di ciascuna scuola l’approntamento di protocolli di comportamento che evitino, a tutti coloro che frequentano la scuola, mediante un distanziamento controllato, ogni possibilità di contagio. È anche necessario che qualunque persona, già risultata positiva, presenti una certificazione di “avvenuta negativizzazione” del tampone prima di ogni ripresa della frequenza della scuola.
Meno visitatori arrivano, meno contagi si rischiano
È necessario che ogni scuola si renda attiva per ridurre con ogni strumento l’accesso dei visitatori, in particolare quelli interessati ai servizi di segreteria. Ovviamente c’è bisogno di un disciplinare redatto ed approvato dal Capo di Istituto, per regolamentare gli accessi e ridurre i servizi di front office in favore di azioni di smart service all’utenza. Gli spazi destinati al ricevimento del pubblico saranno ovviamente oggetto di severe misure di sanificazione e di identificazione.
Ogni genitore che avesse l’esigenza di accompagnare all’interno della struttura deve sottoporsi alle regole generali di prevenzione ed indossare la necessaria mascherina.
Pulizia ed igienizzazione: strumento efficace se adeguato al contesto
Un lavoro di grande responsabilità è quello che investe da subito il Dirigente scolastico e il DSGA, tenuti a redigere dei cronoprogrammi, precisamente definiti, da controllare in maniera continua mediante registri e protocolli di attuazione.
Il piano per la pulizia e la igienizzazione dovrà tener conto di quanto indicato nella Circolare 5443 del Ministero della Salute del 22/02/2020. Inoltre, è necessario disporre la pulizia approfondita di tutti gli istituti scolastici, avendo cura di sottoporre alla procedura straordinaria qualsiasi ambiente di lavoro, servizio e passaggio secondo quanto previsto dal rapporto ISS COVID-19, n. 19/2020;
Occorre tenere sotto controllo anche l’uso dei DPI, soprattutto quando avremo contezza piena sulla loro funzione e necessità nell’ultima settimana di agosto 2020.
In ogni caso le scuole dovranno svolgere quanto di competenza per informare chi le frequenta a qualsiasi titolo della corretta modalità di smaltimento.
Sicuramente qualche problema in più sarà presentato dalla gestione dei DPI in presenza di studenti diversamente abili. Anche qui, come di consueto, tutti si sono ricordati della potestà regolamentare delle scuole autonome.
Final challenge sugli spazi comuni
Scuola e comunità sono, da qualche secolo, sostantivi di grande e consolidata assonanza. Una scuola senza comunità è come i maccheroni senza formaggio. Questa è davvero la sfida finale, privare la scuola della comunità è impossibile e gli sforzi che dovremo mobilitare, per fare sì che tutti siano tutelati prendendo le distanze e ricordandosi di aerare e ventilare i locali, ad ogni sospiro del vicino, saranno davvero una dura battaglia. Specificamente, saranno le scuole, nella loro autonomia a dover prevedere ogni comportamento e far sì che nessuno abbia occasioni di assembramento nemmeno davanti al distributore automatico oppure nei dintorni della buvette.
Uso dei locali esterni all’edificio scolastico
Reperire locali fuori dall’edificio scolastico per le attività didattiche, in caso di penuria di aule, è di per sé già difficile ed oneroso, anche sul piano istituzionale. Certamente si tratta, pur sempre, di locali aperti al pubblico, biblioteche, auditorium e simili. La difficile trattativa di concessione più o meno gratuita, è un po’ complicata da quanto previsto dal punto 5 dell’accordo: occorrono certificazioni, idoneità e responsabilità. Appare preoccupante che tra agosto e inizio settembre si debbano mobilitare risorse tra le istituzioni scolastiche e gli enti locali coinvolti per adempiere a questo gravoso compito. I tempi stringono.
Supporto psicologico, un affare nazionale, regionale e sindacale?
In questo caso, con i fondi del DM 34 art. 231 comma 7 convertito con modifiche nella legge 77/2020, era già stata data la possibilità di instaurare servizi di assistenza psicologica a favore di alunni e famiglia. Nel protocollo, il MI e gli USR, si impegnano a dialogare con il Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi e le sue diramazioni regionali. Il previsto coordinamento nazionale e quello regionale, consentiranno alle scuole di usufruire del necessario servizio di sportello che, pur escludendo interventi di tipo clinico, appare di primaria necessità.
Gestione di una persona sintomatica all’interno di un istituto scolastico
Come previsto dall’ Autorità sanitaria, per la comparsa a scuola, in un operatore o in uno studente, di sintomi suggestivi di una diagnosi di infezione da SARS-CoV-2, il CTS sottolinea che la persona interessata dovrà essere immediatamente isolata e dotata di mascherina chirurgica, e si dovrà provvedere al ritorno, quanto prima possibile, al proprio domicilio, per poi seguire il percorso già previsto per la gestione di qualsiasi caso sospetto. Per i casi confermati le azioni successive saranno definite dal Dipartimento di prevenzione territoriale competente, sia per le misure quarantenarie da adottare previste dalla norma, sia per la riammissione a scuola secondo l’iter procedurale. Altrettanto, in caso di persona di minore età, gli esercenti la potestà genitoriale, adeguatamente e prontamente informati, si raccorderanno con il medico di medicina generale o pediatra di libera scelta, per quanto di competenza. Nel contesto delle iniziative di informazione rivolte agli alunni, genitori e personale scolastico, sulle misure di prevenzione e protezione adottate, si ravvisa l’opportunità di ribadire la responsabilità individuale e genitoriale.
Sorveglianza sanitaria, medico competente, RLS
In questo caso, essendo diventata irrinunciabile la sorveglianza sanitaria eccezionale, le scuole potranno scegliere:
di affidarla al medico competente già nominato perla sorveglianza di cui al D.Lvo 81/2008 art. 41;
mediante apposita convenzione, anche con rete di scuole, ad un professionista individuato;
mediante l’INAIL che può mettere i a disposizione i propri medici del lavoro.
Occorre sottolineare che, anche tra gli alunni potrebbero essere presenti dei soggetti fragili che dovranno essere presi in carico insieme ai servizi territoriali di medicina generale e pediatrica.
A livello di scuola, il protocollo consiglia che si potrà costituire una commissione, presieduta dal dirigente scolastico, con compiti di monitoraggio sull’applicazione delle misure previste nel protocollo.
Finale ricco di impegni e di responsabilità diffuse
Gli USR e l’amministrazione centrale supporteranno le scuole anche in caso di difficoltà scaturenti dal rapporto delle scuole con le istituzioni competenti sul territorio.
Nella parte finale del documento si conclude con una serie di accordi tra le parti che speriamo possano davvero essere risolutive per le tante questioni ancora irrisolte:
mantenimento del tempo curricolare: le diminuzioni dell’Unità oraria non devono tradursi in una diminuzione del diritto allo studio per gli alunni;
avvio all’inizio dell’anno scolastico un tavolo per la definizione delle forme di lavoro agile;
accordo nazionale sulle modalità e gli adempimenti connessi per i servizi resi dal personale docente del comparto «Istruzione e ricerca», nella modalità a distanza, al fine di attuare l’articolo 2, comma 3-ter del decreto legge 8 aprile 2020,n. 22, convertito con modificazioni dalla legge 6 giugno 2020, n. 41;
superamento, con riferimento anche all’utilizzo dell’organico aggiuntivo da emergenza COVID, entro l’inizio delle lezioni, dei vincoli normativi che ostacolano la sostituzione del personale docente e Ata assente, al fine di evitare lo smembramento delle classi, la mancata assistenza durante le attività laboratoriali e l’insufficiente vigilanza degli spazi;
approfondimento delle problematiche legate ai lavoratori fragili” affinché diventi oggetto di confronto con le OO.SS., nell'ambito dell'“accomodamento ragionevole” previsto dal Protocollo Nazionale di Sicurezza del 24 aprile 2020;
controllo del fenomeno del sovraffollamento delle classi;
garanzia della continuità didattica, soprattutto sulle cattedre di sostegno.
Il tanto atteso protocollo non ha tuttavia scaricato di molto le scuole dalle loro preoccupazioni in quanto esse appaiono ancora aggravate di molte responsabilità. Non sarà facile riprendere la scuola a settembre ma abbiamo già dato prova di essere all’altezza. Ci crediamo, andrà tutto bene!
Dal decreto “rilancio” al decreto-legge “semplificazioni”: le novità
76 e 77 sulla ruota dell’emergenza
La Legge 17 luglio 2020, n. 77 (“Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19”) e il Decreto-Legge 16 luglio 2020, n. 76 cd. Semplificazioni (“Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale”) sono usciti quasi in contemporanea, in entrambi i casi contenendo misure per la sicurezza e l’emergenza nelle istituzioni scolastiche.
Il Decreto Rilancio convertito (77/2020 su 34/2020)
Il primo profilo da sottolineare è rappresentato dall’istituzione del “Fondo per l’emergenza epidemiologica da COVID19” (art. 235 Decreto Rilancio convertito) nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, con lo stanziamento di 377,9 milioni di euro nel 2020 e di 600 milioni di euro nel 2021. Il Fondo ha come stretto vincolo di destinazione le misure di contenimento del rischio epidemiologico, nel rispetto dei saldi programmati di finanza pubblica; è ripartito con decreto del Ministro dell’istruzione di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.
Incremento del “Fondo per il Funzionamento delle istituzioni scolastiche”
L’art. 231 incrementa il preesistente “Fondo per il Funzionamento delle istituzioni scolastiche” di 331 milioni di euro. L’aumento è finalizzato ad assicurare la ripresa dell’attività scolastica in condizioni di sicurezza e di garantire lo svolgimento dell’a.s. 2020/2021 in modo adeguato alla situazione epidemiologica. È utile segnalare che queste risorse sono state assegnate alle scuole già durante la conversione del provvedimento; i primi 39 milioni sono stati utilizzati per la gestione in sicurezza degli Esami di Stato del secondo ciclo, che si sono svolti in presenza.
Complessivamente queste risorse sono finalizzate all’avvio dell’a.s. 2020/2021 già nello stesso testo normativo; ecco un’esemplificazione di beni, servizi che le scuole potranno acquistare, così come suggerisce la nota prot. n.1033 del 29 maggio 2020:
servizi di formazione e aggiornamento del personale all’applicazione del lavoro agile, alla didattica a distanza, alla sicurezza sui luoghi di lavoro;
servizi professionali e di assistenza tecnica per la sicurezza sui luoghi di lavoro;
servizi di rimozione e smaltimento di rifiuti, anche speciali;
fornitura di dispositivi quali mascherine FFP2, FFP3, guanti monouso, gel disinfettanti, etc. e di prodotti di igiene/sicurezza degli ambienti (disinfettanti per arredi, per pavimenti; kit pronto soccorso, macchinari per pulizie);
acquisto di piattaforme e strumenti digitali di supporto al recupero delle difficoltà di apprendimento, anche per la didattica a distanza, per studenti BES;
acquisto e/o noleggio, di dispositivi quali notebook, personal computer, tablet;
acquisto licenze software e servizi manutenzione hardware, software e altri sistemi;
acquisto biglietti per visite guidate virtuali (a titolo esemplificativo, musei, gallerie d’arte);
piccola manutenzione e servizi di pulizia straordinaria, sanificazione e disinfestazione;
fornitura di arredi scolastici, anche con riferimento alla didattica a distanza (a titolo esemplificativo, banchi modulari componibili);
servizi di progettazione e gestione delle aree esterne (a titolo esemplificativo, adeguamento e gestione delle aree verdi);
servizi di progettazione/fornitura apposita segnaletica per la ripresa dell’attività scolastica in condizioni di sicurezza.
Queste risorse vincolate devono essere spese inderogabilmente entro il 30 settembre, secondo le esigenze di ogni singola scuola. Sulla base di un apposito monitoraggio, il Ministero disporrà un piano di redistribuzione delle risorse non impegnate dalle scuole al 30 settembre 2020: saranno assegnate alle istituzioni che, alla data del 30 settembre 2020, hanno già realizzato gli interventi o completato le procedure di affidamento degli stessi e che comunicheranno al Ministero la necessità di ulteriori risorse per le medesime finalità.
Questo secondo finanziamento dovrà essere utilizzato per la realizzazione di interventi o impegnato in procedure di affidamento entro il 31 dicembre 2020.
Ai sensi dell’art. 231 i Revisori dei conti svolgono controlli successivi sull'utilizzo delle risorse finanziarie erogate in relazione alle finalità stabilite e sulle ordinarie procedure amministrativo - contabili previste nel D.I. 129/2018.
Accanto alle risorse finanziarie ci sono anche le risorse umane.
Aumento delle risorse umane
I posti per i concorsi docenti ordinario e straordinario per la scuola secondaria di I e II grado banditi a fine aprile vengono aumentati di rispettivi ottomila posti (art.230): complessivamente saranno 32.000 per lo straordinario e 33.000 quelli dell’ordinario. A questi concorsi si somma quello previsto per l’infanzia e la primaria, sempre bandito a fine aprile, per un totale di 78.000 posti a concorso per la scuola.
L’articolo 231-bis del Decreto Rilancio convertito autorizza il Ministero ad adottare un’ordinanza “anche in deroga alle disposizioni vigenti”, che autorizza gli UU.SS.RR. a:
derogare al numero di alunni per classe previsto dal Dpr 81/2009 (minimo e massimo);
assumere a tempo determinato personale docente e Ata dalla data di inizio delle lezioni o dalla presa di servizio, fino al termine delle lezioni; il contratto può essere interrotto in caso di sospensione dell’attività in presenza senza alcun diritto ad indennizzo;
prevedere, per l'anno scolastico 2020/2021, la conclusione degli scrutini entro il termine delle lezioni.
Il comma 2-ter dell’articolo 230 del Decreto Rilancio prevede che gli 11.263 collaboratori scolastici ex LSU assunti a tempo parziale, stipulino un contratto aggiuntivo fino al prossimo 31 dicembre, per un full time presso la sede di titolarità.
Invece, l’articolo 230-bis autorizza l’assunzione di assistenti tecnici a tempo determinato nel limite complessivo di 1.000 unità, per i mesi da settembre a dicembre 2020. La ripartizione terrà conto del numero degli studenti di ogni scuola. Nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado la funzionalità della strumentazione informatica, nonché il supporto all’utilizzo delle piattaforme di didattica a distanza hanno già consentito con successo la sperimentazione per un trimestre nella scorsa primavera in pieno lockdown. Al tempo i mille posti di assistenti tecnici sono stati ripartiti tra i diversi UU.SS.RR. tenendo conto del numero degli alunni di quel territorio; i posti disponibili sono poi stati conferiti ad una scuola polo di rete, individuata dall’USR. Potrebbe essere seguito lo stesso schema.
Al fine di consentire di mantenere invariata la retribuzione pro-capite di posizione variabile e di risultato dei dirigenti scolastici, viene stanziato un importo di 13,1 milioni a favore del Fondo Unico Nazionale (FUN), scongiurando, pertanto, le riduzioni probabili conseguenti anche all’aumento del numero di dirigenti in servizio a seguito dell’ultimo concorso.
Viene inoltre decisa la proroga dei contratti a tempo determinato (massimo fino al 31 dicembre 2021) degli incarichi di livello dirigenziale non generale, per le funzioni ispettive nelle more dell’espletamento del concorso pubblico per il reclutamento di 59 dirigenti tecnici, a decorrere da gennaio 2021, e di ulteriori 87 unità a decorrere dal 2023 (art.230-bis).
Decreto-Legge Semplificazioni (76/2020)
Il Decreto Semplificazioni, tentando di dare una risposta alle preoccupazioni delle PP.AA., rappresenta un intervento preordinato, salvo intese, a:
la semplificazione dei procedimenti in materia di contratti pubblici ed edilizia;
l’eliminazione/velocizzazione di adempimenti burocratici, con semplificazioni procedimentali e di responsabilità;
la digitalizzazione delle PP.AA., con misure di semplificazione per sostegno e diffusione dell’amministrazione digitale;
il sostegno all’economia verde e alle attività di impresa, cioè semplificazioni in materia di attività di impresa, ambiente e green economy.
Ci soffermiamo sull’ art. 1 – “Procedure per l'incentivazione degli investimenti pubblici durante il periodo emergenziale in relazione all'aggiudicazione dei contratti pubblici sotto soglia” - cioè le regole di aggiudicazione per i contratti sotto soglia, anche se altri aspetti avrebbero meritato altrettanta o maggiore attenzione.
Il Decreto Semplificazioni introduce in via transitoria, fino al 31 luglio 2021, una nuova disciplina degli affidamenti di lavori, servizi e forniture, che prevede l’affidamento diretto per prestazioni fino a 150.000 euro e, comunque, per servizi e forniture nei limiti delle soglie di cui all’articolo 35 del Codice.
Restano comunque applicabili, essendo inderogabili perché di rango superiore, i principi europei di cui agli articoli 30, comma 1, ma anche l’art. 34 (Criteri di sostenibilità energetica e ambientale) e l’art. 42 (Conflitto di interesse), nonché il rispetto del principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti.
È opportuno sottolineare che il primo comma dell’articolo 30 prevede che l’affidamento e l’esecuzione di appalti di opere, lavori, servizi, forniture e concessioni deve garantire la qualità delle prestazioni e deve svolgersi nel rispetto dei principi di economicità, efficacia, tempestività e correttezza. Nell'affidamento degli appalti e delle concessioni, le stazioni appaltanti rispettano, altresì, i principi di libera concorrenza, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, nonché di pubblicità con le modalità indicate nel codice.
L’articolo 21 completa il quadro delle semplificazioni prevedendo che la responsabilità erariale, per i fatti commessi dall’entrata in vigore della disposizione e fino al 31 luglio 2021, sia limitata al solo profilo del dolo (e non per colpa grave) per quanto riguarda le azioni. Tale limitazione non si applica, invece, per i danni cagionati da omissione ed inerzia del pubblico dipendente.
Interviene, inoltre, l’inversione dell’onere della prova, che ricade sul giudice (articolo 15).
Il reato di abuso d’ufficio viene circoscritto al caso nel quale si vìolino non genericamente leggi o regolamenti, bensì specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità (!!).
L’applicabilità alla scuola
Questi diversi profili relativi all’attività negoziale sono però applicabili alle scuole solo in maniera astratta. Per l’acquisto di beni e servizi la normativa vigente per le PP.AA., sinteticamente riportata per le scuole all’articolo 46 del D.I. 129/2018, così regola e scandisce le priorità:
1) ricorso a Convenzioni quadro stipulate da Consip S.p.A. (art. 1, comma 449, Legge n. 296/2006);
2) qualora la Convenzione quadro non sia attiva, oppure, pur essendo attiva, non sia idonea per carenza di caratteristiche essenziali, in subordine si ricorre, in via prioritaria, agli Accordi quadro stipulati da Consip o al Sistema dinamico di acquisizione realizzato e gestito da Consip (SDA.PA. art. 1, comma 583 Legge n. 160/2019) oppure in caso di carenza/inidoneità si può utilizzare il Me.PA.;
3) a seguire può essere predisposta una procedura di affidamento a pubblica evidenza in forma associata, mediante la costituzione di reti di scuole o l’adesione a reti già esistenti;
4) qualora siano impercorribili le altre modalità elencate sopra (…ma sembra strano) si ricorre ad una procedura di affidamento in via autonoma, che è l’ultima possibilità, ferme restando le complicazioni del Codice degli appalti.
“Basta paura”
Capita spesso, di questi tempi, parlando con le scuole, di riscontrare molte difficoltà di orientamento rispetto al mondo che le circonda. Si richiede a gran voce la semplificazione.
Cosa si intende per “semplificazione”?
A quale ambito di operatività ci si riferisce e quale obiettivo si persegue, con quale soluzione?
Una soluzione strutturale, vale a dire eliminiamo tutto?
Per gli aspetti di cui abbiamo fin qui parlato il Decreto Semplificazioni forse non rappresenta la soluzione agognata. Non si tratta, infatti, di modifiche definitive al Codice dei contratti ma, ancora una volta, di modifiche provvisorie che, appunto, cesseranno al 31 luglio 2021, con l’aggravante di costringere le scuole a dover interpretare il “combinato disposto” di vecchie e nuove norme.
Per l’attività negoziale sarebbe poi valsa la pena, come suggerito da qualcuno, di scrivere solo “fino al 31 luglio 2021 è possibile derogare al Codice Appalti vigente e far riferimento alle direttive europee”, come praticato per la ricostruzione del ponte di Genova.
“Basta paura” dice una slide della presentazione istituzionale del Decreto Semplificazioni: ora è infatti più rischioso non agire che agire, andando esenti da responsabilità, in caso di condotta omissiva, anche se c’è colpa grave.
Ci si chiede, sul piano dell’etica pubblica e dei doveri di comportamento del dipendente pubblico, se queste affermazioni siano compatibili con il principio del buon andamento della P.A. (art. 97 Cost.): è meglio “fare”, anche senza abilità né perizia, piuttosto che “non fare”, rischiando di risponderne??
Inoltre, il buon andamento della P.A. può essere tutelato efficacemente se si consente di violare “lecitamente”, con dolo intenzionale di ingiusto profitto patrimoniale o di danno ingiusto, i regolamenti che le amministrazioni pubbliche si danno, spesso tramite procedimenti molto articolati?
Dalla legge 15 maggio 1997, n. 127, cd. Bassanini, in poi si è aperta una partita che non è semplificatoria ma complessificatoria, in cui viene trascinata ex lege anche l’istituzione scolastica: la semplificazione non è l’aggiunta di altre norme, che intervengono per creare sospensioni e/o nuovi adempimenti, ma la reingegnerizzazione di procedimenti e procedure per indurre comportamenti più snelli e nel contempo più responsabili.
Per non sprecare quanto abbiamo imparato
Un’estate operosa
Normalmente la fine dell’anno scolastico è accompagnata da un momento di riflessione e di autovalutazione che di solito si concretizza nel Collegio dei docenti di fine giugno. Anche quest’anno il rito si è ripetuto ma a distanza e con una valenza emotiva sicuramente diversa: l’incognita della ripresa a settembre.
Adesso, mentre gli alunni sono in vacanza e le famiglie cercano, laddove è possibile, di riprendere un ritmo di vita “normale” e anche gli insegnanti, almeno la maggior parte, sono liberi dalle incombenze lavorative, i Dirigenti scolastici, i loro più stretti collaboratori sono alle prese con tutte le questioni organizzative e logistiche che dovrebbero garantire la ripresa della scuola in presenza a settembre. Accanto a ciò, sui giornali o sui siti o su riviste specialistiche si dibatte su quale possibile scuola si puo immaginare per il futuro non solo quello immediato.[1]
Solo normalità?
Mentre in questo momento tutti i responsabili delle istituzioni scolastiche , dal ministero, alle varie task-force, ai Direttori regionali, ai Dirigenti scolastici sembrano concentrarsi sul “contenitore” scuola (distanza, numero di alunni, spazi, banchi ecc..) se non guardiamo anche, e contemporaneamente, all’organizzazione della didattica rischiamo di fare dei pericolosi passi indietro e attaccarci a ciò che di più sicuro e rassicurante ci possa essere, cioè la didattica trasmissiva, la scuola che valuta e che seleziona; tutto questo, per altro mentre una pluralità di dati ci lanciano segnali di allarme sui rischi di incremento dell’abbandono scolastico, dell’analfabetismo funzionale, della povertà educativa.
Allora cosa possiamo fare per imparare a “governare l’incertezza” , con cui il Covid 19 ci ha costretto a fare i conti, senza perdere quanto abbiamo imparato intanto nei mesi di didattica a distanza e quanto di meglio c’è nella tradizione scolastica del nostro paese?
Spazi organizzati diversamente, probabilmente anche tempi non sempre uguali nell’arco della settimana scolastica, classi già formate con una loro fisionomia di gruppo che probabilmente dovranno essere scomposte, nuove classi che si formeranno perchè inizia un nuovo ciclo scolastico, tutto questo rimanda ad una seria rilettura dei POF delle istituzioni scolastiche , ad un ripensamento della didattica curricolare, delle attività di Progetti orientati allo sviluppo di competenze trasversali. Le scuole, fin dal DPR 275/99, hanno ragionato e hanno messo in pratica spesso con evidente successo per gli alunni, forme di flessibilità organizzativa anche orientate ad azioni di recupero e di potenziamento, collaborazioni con altri soggetti istituzionali, associazioni e enti per la realizzazione di progetti curricolari e extracurricolari nell’area dell’educazione alla legalità, l’educazione alla salute, educazione alimentare, educazione alla sostenibilità e all’ambiente, promozione della lettura, ecc.
Spazi esterni o aule didattiche decentrate
Le attività legate a questo tipo di progettualità sono state spesso svolte in ambienti esterni alle aule scolastiche, con la presenza di esperti e il coinvolgimento di più discipline nell’ottica della trasversalità e della integrazione dei saperi.
Allora adesso non dobbiamo pensare, quando si parla di scuola diffusa, scuola nel territorio, scuola nei musei e nei giardini, a qualcosa di assolutamente nuovo e sconvolgente ma si deve piuttosto provare a dare senso a quanto spesso già fatto, rinnovandolo e rileggendo, in un’ottica nuova, pratiche didattiche già presenti nelle varie istituzioni scolastiche.
Con quale ottica ripartire: recupero intelligente delle cose buone fatte
Poichè i tempi sono sicuramente stretti e il primo settembre i Collegi dei docenti dovranno condividere decisioni sull’organizzazione della didattica e poichè, come ben sappiamo, nelle organizzazioni tutte (e in questo la scuola non è diversa) c’è sempre una certa resistenza al cambiamento, bisognerà assume un atteggiamento di creativo e intelligente recupero di quanto già fatto in vent’anni di esercizio dell’autonomia didattica e organizzativa e di operare una curvatura credibile adatta alla regole di sicurezza e di tutela della salute a cui bisognerà adeguarsi.
Sarà necessario che i Dirigenti scolastici restituiscano una lettura rassicurante, ma critica, del vissuto della scuola anche delle esperienze positive di didattica a distanza che sono state realizzate.
Il catalogo delle buone pratiche possibili
Per non ripartire ogni volta daccapo sarà opportune recuperare:
le esperienze di scuola fuori dai locali scolastici che sono state fatte nel corso degli anni, riconoscendone limiti e vantaggi, estendendole in maniera significativa e adattandole alla nuova situazione (si pensi alle esperienze di scuola al museo, alle attività di orientiring, di atletica, ecc);
i rapporti con le associazioni, presenti nel territorio di riferimento, che si occupano di attività educative, sportive, artistiche, scientifiche ecc. per sviluppare insieme azioni coerenti con il piano dell’offerta formativa;
la documentazione delle esperienze fatte per valutarne la significatività e la possibile riproducibilità in un’ottica di miglioramento;
tutte le varie professionalità presenti nella scuola anche quelle personali non direttamente riconducibili alle discipine scolastiche ma che, anche nell’esperienza della DAD, hanno consentito l’attivazione di soluzioni didattiche innovative, creative e insolite;
l’integrazione di tutte le esperienze formative che hanno consentito lo sviluppo unitario del curriculo di scuola con attenzione particolare all’inclusione di tutti e di tutte;
la collaborazione fra scuole, in un’ottica di rete e di condivisione di spazi e professionalità;
un’attenzione maggiore allo sviluppo professionale dei docenti che dovranno essere in grado di rispondere a sfide educative e formative inedite.
Un nuovo patto educativo con la comunità
E’ evidente che la scuola non potrà da sola rispondere alle nuove esigenze educative che l’esperienza dell’isolamento e della didattica a distanza hanno fatto emergere in termini di rafforzamento delle diseguaglianze e di emersione di nuove fragilità. Sarà pertanto necessario ripensare ad un patto educativo incardinato nei territori, che tenga conto delle specificità di ciascuna realtà ma che, nello stesso tempo, riconosca alla scuola, e alla scuola pubblica in particolare, il ruolo di luogo di sviluppo della conoscenza e di costruzione della cittadinanza.
A partire da queste consapevolezze, la progettazione nel nuovo anno scolastico dovrà fondarsi su uno slancio intellettuale condiviso e responsabile da parte di tutta la comunità scolastica, mentre altri soggetti istituzionali dovranno assumersi le responsabilità per sostenere le scuole con adeguate risorse economiche e professionali.
[1] Solo per ricordarne qualcuno: Micromega n.4 luglio 2020; Robinson La Repubblica 4 luglio 2020; gli articoli sulla scuola nella rivista on line www.doppiozero.com
La sfida interculturale dopo il COVID-19
Intercultura e ripresa della scuola
Niente sarà più come prima, è lo slogan che sostiene il dopo emergenza coronavirus; tra i diversi versanti del cambiamento ci sarà la composizione del tessuto sociale delle nostre comunità, che anche per la perdita di gran parte della generazione che ci ha preceduto si baserà ancora di più su un rimescolamento di provenienze geografiche e culturali. Parliamo di stranieri che ormai risiedono stabilmente nel nostro Paese e che mandano i figli nelle nostre scuole, e per i quali sarebbe ora di provvedere ad una normativa più equa sul piano della cittadinanza. Il mercato del lavoro ha bisogno di loro e la regolarizzazione in questo momento consente di tenere sotto controllo la salute collettiva.
L’apporto economico dei cittadini stranieri
Intanto che in Italia si combattono sterili battaglie ideologiche, i profughi stanno dando una spinta notevole all’economia tedesca, come beneficio demografico, ed anche le spese statali sostenute per la loro integrazione hanno avuto una positiva ricaduta sull’attività produttiva. Anche da noi mancano le persone da assumere e gli immigrati sono quelli che guardano alla formazione tecnica con maggiore attenzione o che cercano di far riconoscere i titoli di studio conseguiti nel loro paese per aspirare a qualifiche professionali più elevate.
In crescita sono anche le aziende guidate da persone provenienti dall’estero, che a loro volta richiamano altra occupazione e che hanno contribuito a fermare l’emorragia delle imprese italiane, ed i progetti di formazione/integrazione, anche se con scarsi finanziamenti statali, hanno ripopolato le zone interne con un importante intervento nella difesa del territorio. Bankitalia stima che il nostro PIL nel periodo 2001/2011 è salito del 2,3% grazie all’immigrazione e in futuro potremmo non poter contare su tale apporto in quanto vengono preferiti i Paesi del nord Europa al nostro.
Le diffidenze verso lo jus culturae
L’Italia invecchia, molti giovani italiani sono in fuga e l’immigrazione non riuscirà nemmeno a compensare tale effetto recessivo: solo l’8% della popolazione a fronte degli altri Paesi dell’Europa occidentale dove c’è una presenza a due cifre e dove è più facile ottenere la cittadinanza, mentre da noi lo jus culturae è ancora al palo. Ogni anno perdiamo 150 mila giovani, molti dei quali altamente qualificati e questa emorragia di capitale umano è aumentata proprio negli anni in cui diminuiva l’immigrazione.
Ci sono poi i minori soli che per diversi paesi costituiscono un aiuto a colmare il decremento demografico, alzano il tasso migratorio perlopiù nelle regioni del sud d’Italia in quanto zone di sbarco; essi devono essere accompagnati fino al diciottesimo anno, con attività scolastiche ed esperienze lavorative, trasformando bocche da sfamare in braccia pronte a lavorare, investendo nell’educazione. Nei paesi dell’OCSE uno studente su cinque proviene da contesti migratori e fra di loro ci sono competenze preziose che per i territori di accoglienza sarebbe una follia non utilizzare.
Il rispetto delle culture di provenienza
I nostri sindaci celebrano l’emigrazione degli italiani, vecchi e nuovi, che magari contribuiscono alle magre risorse dei comuni di origine, ma faticano ad accogliere gli immigrati che chiedono ospitalità, anche con l’impegno per lavori socialmente utili.
Ci preoccupiamo di difendere la lingua e la cultura italiana all’estero, se non anche il dialetto, mentre siamo insensibili al mantenimento della lingua d’origine e delle tradizioni dei nuovi arrivati, che sarebbe un arricchimento anche per noi.
Un’immigrazione ben regolata impedisce problemi sanitari
La problematica migratoria è confluita nella pandemia evidenziando che il rischio di malattie degli immigrati è più basso della popolazione in generale; l’OMS invita i governi a non alimentare preoccupazioni, mentre i rischi aumentano per il mancato accesso ai servizi sanitari ed è per questo che si rende necessario far emergere e regolamentare la loro presenza e non costringerli nella clandestinità e in situazioni abitative degradate, il che comprometterebbe il piano della salute, ma anche dell’ordine pubblico e più in generale delle relazioni in tutta la comunità.
E’ dal modo in cui gestiremo le migrazioni nel momento della ripresa che ci saranno risvolti rilevanti sul patto sociale e sull’avvenire stesso delle nostre democrazie, delle nostre società aperte e degli orientamenti liberali che oggi non possono che includere i nuovi cittadini.
La società “aperta” e l’esempio della storia
Si narra che una parte dell’impero romano d’occidente di fronte ad un’ondata di movimenti migratori ed alla pressione di nuovi soggetti ai confini si chiuse in se stessa e molte energie vennero spese in provvedimenti difensivi, mentre un’altra parte reagì costituendo un modello aperto e mostrò come quei soggetti che a Roma si chiamavano barbari potessero partecipare dell’antica cultura greco-romana e integrarsi attraverso una mescolanza tra etnie in modo da ridare forza all’antica Roma. Perché un impero possa riaprirsi sembra dunque aver bisogno degli stranieri, ed anche oggi che risulta evidente una certa decadenza del nostro sistema si potrebbe pensare ad una nuova civiltà in senso interculturale.
Nel momento in cui l’emergenza sanitaria sembra aver messo a rischio le nostre sicurezze individuali, la politica è - come diceva don Milani – la capacità di uscirne insieme e progettare il cambiamento, a cominciare dalla capacità di arricchire il capitale sociale con la partecipazione degli immigrati, attraverso varie forme di mutuo aiuto, come si è dimostrato negli interventi di solidarietà nei confronti della popolazione locale durante i drammatici momenti della pandemia.
Costruire identità culturali fluide
Si parla di “identità culturali fluide” che hanno bisogno di consolidarsi nell’interazione tra modelli provenienti dall’estero e quelli della società ricevente, “decostruita e ricostruita”; gli italiani di domani non avranno un background etnico, culturale e religioso omogeneo. Si deve passare da una solidarietà basata sulla somiglianza, praticata negli stati-nazione ad una più organica in grado di tenere insieme le diversità, che va costruita consapevolmente per prevenire la formazione di una società segmentata e conflittuale.
E’ la scuola dunque al centro della riflessione, con la sua capacità di trattare le differenze culturali e di predisporre misure di accoglienza e di accompagnamento. Le classi miste, di italiani e stranieri, vengono considerate più lente, mentre ricerche dimostrano come i rapporti interetnici abbiano effetti positivi sulla personalità, esprimano una maggiore creatività e coesione se uniti dallo stesso obiettivo. In Inghilterra molti diplomati accolti nei più prestigiosi atenei sono figli di immigrati ed anche nelle nostre università ci sono sempre più studenti stranieri, che mettono il nostro sistema nella competizione globale. Un intreccio di lingue, esperienze e conoscenze che si compie non solo nelle aule, ma nelle case, nei luoghi di incontro e in tutte le occasioni sociali e culturali, per costruire identità espanse dove le diverse culture si mettono in gioco e si proiettano oltre loro stesse.
Dalla scuola multiculturale alla scuola internazionale
Le ultime linee guida del ministero dell’istruzione per l’integrazione degli alunni stranieri (2014) parlano non tanto di scuola multiculturale, che accoglie, ma di scuola internazionale, dove cioè la presenza straniera può essere un arricchimento anche per gli studenti italiani. E questo vale, ad esempio, per il plurilinguismo di cui gli immigrati sono portatori. Già alla fine del primo ciclo nelle prove INVALSI per la lingua inglese essi risultano migliori, soprattutto nell’ascolto, cioè nell’abilità più praticata nell’uso quotidiano delle lingue. Un’esposizione precoce a lingue diverse facilita l’apprendimento delle stesse anche in tempi successivi. In tale ottica non si tratta del semplice accostamento delle culture o dell’assimilazione a quella di arrivo; al centro si pone l’interazione e su questa va ripensato il curricolo scolastico, come ci viene richiamato dalle indicazioni nazionali per il primo ciclo (2012).
Promuovere le competenze interculturali
Il risultato sono le competenze interculturali che non vogliono tanto conoscere un contesto culturale diverso, ma realizzare uno scambio, una condivisione, una comprensione tra persone che appartengono a contesti culturali differenti, anche nella produzione di una nuova conoscenza a partire dai singoli contributi e dal risultato inedito che può nascere dalla loro interazione. Se però il contesto sociale non sviluppa una capacità di comprensione delle differenze e di superamento del proprio assetto monoculturale di partenza, anche le competenze personali maturate rischieranno di deteriorarsi lasciando spazio a reazioni identitarie difensive, vanificando il processo di formazione.
ABBONAMENTI 2020/2021
Quindicinale di informazione e aggiornamento sulle più importanti novità nel settore scolastico. Presenta normativa, servizi redazionali illustrativi, fascicoli monografici, numeri speciali di Voci della scuola. L'abbonamento dà diritto a ricevere in omaggio Repertorio, dizionario normativo della scuola, lo Scadenzario degli adempimenti, l'accesso all'area internet riservata.
maggiori informazioni su Notizie della scuola
Esperienze Amministrative/Agenda della scuola
Agenda della scuola è una guida operativa trimestrale che accompagna gli operatori della scuola nella pratica amministrativa e nella gestione delle proprie funzioni lungo l’arco dell’intero anno scolastico. Descrive gli adempimenti del trimestre, presenta approfondimenti dedicati a tematiche specifiche, offre una vasta modulistica, scaricabile anche dall’area internet dedicata.
maggiori informazioni su Esperienze Amministrative
Il consulente giuridico digitale, curato da Sergio Auriemma, completo di tutta la normativa scolastica vigente e aggiornata. Comprende trattazioni illustrative monografiche sugli argomenti maggiormente affrontati nelle scuole e note di commento su singoli articoli e commi. Le fonti normative sono facilmente reperibili grazie alla presenza di percorsi logici guidati e un nutrito indice che favoriscono una diffusa navigabilità tra le norme presenti sulla piattaforma. I vari motori di ricerca permettono inoltre, di trovare rapidamente, attraverso voci di indice predisposte, le disposizioni che interessano l’utente.
maggiori informazioni su Ipertesto Unico Scuola