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Timestamp: 2019-05-19 12:55:17+00:00
Document Index: 58963888

Matched Legal Cases: ['CGUE\n', 'CGUE\n', 'CGUE\n', 'art. 29', 'CGUE ', 'CGUE ', 'art. 1', 'art. 120', 'art. 1', 'CGUE ', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 120']

Confindustria Sardegna Centrale - Impugnazione atti di gara: salvataggio condizionato rito superaccelerato da parte CGUE
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Impugnazione atti di gara: salvataggio condizionato rito superaccelerato da parte CGUE
Mercoledì, 13 Marzo 2019 18:16
Con l’ordinanza in commento la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Sez. IV, ord. 14 febbraio 2019, causa C-54/18) ha deciso la questione ad essa rimessa a seguito del rinvio pregiudiziale operato dal TAR Piemonte (ord. 17 gennaio 2018, n. 88) ed ha ritenuto compatibile con il diritto dell’Unione (nella specie, con la direttiva n. 89/665, cd. direttiva “ricorsi”) l’onere di impugnazione preventiva dei provvedimenti di esclusione e di altrui ammissione alla gara, introdotti dal decreto correttivo del Codice dei contratti (d.lgs. n. 56/2017) ed innestati sugli artt. 29 del medesimo codice e 120, comma 2 bis, cpa.
La ratio sottesa all’introduzione di tale rito è piuttosto evidente: imponendo la contestazione obbligatoria dei provvedimenti di ammissione in un momento molto antecedente a quella dell’aggiudicazione, si è voluto impedire la contestazione dell’aggiudicazione finale per la carenza, in capo all’aggiudicataria, dei requisiti di ammissione alla gara. Infatti, chi, mancando di impugnare detti provvedimenti nel termine previsto dal rito “superaccelerato”, contesti l’aggiudicazione altrui sotto il profilo della carenza dei requisiti, incorre inevitabilmente nell’irricevibilità del ricorso.
La questione evidenziata dal TAR rimettente trae spunto dal ricorso proposto dalla seconda classificata ad una gara per l'affidamento di servizi di assistenza domiciliare, indetta nel febbraio 2017 (quindi, anteriormente all'entrata in vigore del decreto correttivo n. 56/2017). La ricorrente contestava gli atti di gara, lamentando, in particolar modo, la mancata esclusione dell'aggiudicataria per l’asserita mancanza dei requisiti di capacità tecnica e professionale, proponendo, però, il ricorso soltanto al termine della procedura, quando la gara era stata già aggiudicata e nonostante la Stazione appaltante avesse comunicato le ammissioni alla gara ai sensi dell'art. 29 del Codice dei contratti pubblici.
Ebbene, la CGUE ha ritenuto di poter risolvere le questioni sollevate tramite il richiamo ad alcuni propri precedenti.
Per tale ragione, i Giudici comunitari hanno provveduto a definire la vicenda mediante ordinanza (e non con sentenza), come prescrive l'articolo 99 del Regolamento di procedura della CGUE (ai sensi del quale “Quando una questione pregiudiziale è identica a una questione sulla quale la Corte ha già statuito, quando la risposta a tale questione può essere chiaramente desunta dalla giurisprudenza [...], la Corte [...] può statuire in qualsiasi momento con ordinanza motivata”).
Con riferimento al primo dei quesiti posti dal TAR Piemonte, la Corte di Giustizia ha rilevato che la previsione del termine decadenziale di 30 giorni per la proposizione del ricorso avverso l’esclusione e le altrui ammissioni non contrasta con gli artt. 1 e 2 della Direttiva ricorsi, e con i principi di effettività della tutela, di certezza del diritto e del giusto processo purché il concorrente sia messo nelle condizioni di conoscere le motivazioni seguite dalla Stazione Appaltante nell’esercizio del potere. La Corte ricorda che, ai sensi dell’articolo 2 quater della Direttiva ricorsi, gli Stati membri possono stabilire termini per presentare un ricorso avverso una decisione presa da un’Amministrazione aggiudicatrice a partire da un minimo di 10/15 giorni, a seconda delle modalità con cui il provvedimento è stato comunicato. Inoltre, viene precisato che la stessa disposizione stabilisce che la comunicazione della decisione amministrativa dev’essere accompagnata da pertinente motivazione. Pertanto, da ciò si evince che il termine in esame, fissato in 30 giorni, è astrattamente compatibile con la normativa comunitaria, purché i provvedimenti avversati siano accompagnati da un’esaustiva motivazione.
Inoltre, proseguono i Giudici comunitari, ulteriore obiettivo posto dalla Direttiva ricorsi (art. 1, par. 1) è quello di garantire la definizione dei ricorsi con la maggior celerità possibile, e la fissazione di termini di ricorso a pena di decadenza, che impongano agli operatori di contestare entro termini brevi i provvedimenti preparatori o le decisioni intermedie nell’ambito delle procedure d’appalto, consente di realizzare il predetto scopo. Tuttavia, affinché il termine in argomento sia rispettoso del principio della certezza del diritto ed in grado di garantire un’effettiva tutela giurisdizionale, non basta prevedere un termine che sia chiaro, preciso e temporalmente ragionevole, ma occorre, altresì, che inizi “a decorrere solo dalla data in cui il ricorrente abbia avuto o avrebbe dovuto avere conoscenza dell’asserita violazione”.
Anche relativamente a tale profilo critico, pure avanzato dal TAR rimettente nell’ambito della prima questione pregiudiziale, i Giudici comunitari ritengono sussistente un interesse a ricorrere anche nei casi descritti dall’art. 120, comma 2 bis, cpa. Infatti, la Corte richiama l'art. 1, par. 3 della direttiva n. 89 del 665, all’interno della quale viene offerta una definizione dei soggetti dotati di interesse a ricorrere, individuati in “chiunque abbia o abbia avuto interesse a ottenere l'aggiudicazione di un determinato appalto pubblico di forniture o di lavori e che sia stato o rischi di essere leso a causa di una violazione denunciata”.
Ebbene, in tale definizione rientrerebbe “qualunque offerente che ritenga che un provvedimento di ammissione di un concorrente a una procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico sia illegittimo e rischi di cagionargli un danno, in quanto simile rischio è sufficiente a giustificare un immediato interesse ad impugnare detto provvedimento, indipendentemente dal pregiudizio che può inoltre derivare dall'assegnazione dell'appalto ad un altro candidato”.
Sul punto, val la pena osservare che la statuizione della CGUE si pone in coerente continuità con la sentenza del 28 novembre 2018 (Amt Azienda Trasporti e Mobilità S.p.A. e altri c. Regione Liguria), che, in tema di legittimazione a ricorrere, ha richiesto, in linea di principio, la preventiva partecipazione alla procedura di aggiudicazione.
Tuttavia, i giudici comunitari non escludono che il predetto regime preclusivo, sebbene sia in astratto compatibile con l’ordinamento comunitario, possa, in concreto, rivelarsi pregiudizievole per il ricorrente, in quanto possa negativamente incidere sul “diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale”. In particolare, il rischio di nocumento alla sfera giuridica del ricorrente potrebbe aversi, a parere della Corte, nel caso in cui questi non sia posto nelle condizioni di conoscere l’iter logico-giuridico che l’Amministrazione ha posto a fondamento dell’ammissione degli altri partecipanti alla gara ossia, verosimilmente, nel caso in cui il provvedimento di ammissione non sia accompagnato (ex art. 29, comma 1, Codice dei contratti) da una motivazione sufficiente ovvero, a maggior ragione, quando questa manchi del tutto.
Tuttavia, può darsi il caso che, nella fattispecie concreta, un ricorso possa essere effettivamente “al buio”, e dunque vengano lesi i diritti di difesa del ricorrente, in quanto la motivazione offerta dall’Amministrazione è insufficiente o del tutto carente. In simili occasioni, e soltanto in esse, la Corte di Giustizia ritiene che non sia opponibile al ricorrente la preclusione di cui all’art. 120, comma 2 bis, cpa. Tale valutazione, però, dovrà essere svolta in concreto, caso per caso, dal giudice investito della controversia.
· l'applicazione degli artt. 29 e 53, commi 2 e 3, del Codice non impediscano alla ricorrente di “venire effettivamente a conoscenza dell'illegittimità del provvedimento di ammissione del raggruppamento di imprese aggiudicatario dalla stessa lamentata e di proporre ricorso entro il termine di decadenza di cui all'articolo 120, comma 2-bis, cpa”.