Source: https://www.avvocatiabologna.it/news/azienda-ravenna-risoluzione-contratto-corte-appello-bologna/
Timestamp: 2019-06-24 13:55:38+00:00
Document Index: 87644687

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 183', 'art. 348', 'art. 345', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 345', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 5', 'sentenza ']

AZIENDA RAVENNA RISOLUZIONE CONTRATTO CORTE APPELLO BOLOGNA — Avvocati a Bologna AVVOCATO SERGIO ARMAROLI 051 6447838 avvocati Bologna avvocatov Sergio Armaroli puntualit' e cortesia e preventivi sempre scritti, chiama subito
Home avvocati Bologna News AZIENDA RAVENNA RISOLUZIONE CONTRATTO CORTE APPELLO BOLOGNA
Armaroli avvocati Bologna News / NEWS 12 Giugno 2019	 12 Giugno 2019
dott. Roberto Aponte – Presidente relatore
dott. Pietro Guidotti – Consigliere
dott. Anna De Cristofaro – Consigliere
Nella causa civile iscritta al n. 2186/2013 R.G.
XX, titolare della Ditta ‘Alfa’ di XX, rappresentata e difesa dall’ avv. Elena Barbanti del Foro di Ravenna
WW, rappresentata e difesa dagli avv. Nicola Ridolfi del Foro di Ravenna e Chiara Ridolfi del Foro di Bologna.
“appello avverso sentenza del Tribunale di Ravenna n. 1118 del 11/7-27/9/2013”
L’ appellante XX:
“Piaccia all’Ecc.ma Corte d’Appello di Bologna, contrariis rejectis, in riforma della sentenza del Tribunale di Ravenna n.1118/2013 depositata il 11.09.2013.
affidamento della figlia
Con vittoria delle spese e competenze di lite comprese quelle di primo grado.
In via istruttoria si chiede ammettersi le prove per testi già capitolate nel giudi-zio di primo grado, testi ivi indicati di cui alla memoria ex art. 183cpc, vi c sub n.2 e n.3 sulle circostanze capitolate quivi da intendersi integralmente richiamate.“.
L’appellata WW:
“Voglia la Corte Ill.ma, disattesa ogni contraria istanza deduzione eccezione
Accertata la non ragionevole probabilità di accoglimento dell’appello dichiarare l’inammissibilità dello stesso ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 348 bis c.p.c.;
Accertare l’improponibilità e dichiarare l’inammissibilità della domanda formulata in via di ulteriore subordine dalla difesa dell’appellante relativa all’accertamento della nullità del contratto ai sensi per gli effetti di cui all’art. 345 c.p.c.;
rigettare l’appello proposto da XX e confermare la sentenza n. 1118/2013 emessa dal tribunale di Ravenna;
In ogni caso con vittoria delle spese del giudizio.“.
1.– WW conveniva in giudizio, davanti al Tribunale di Ravenna, XX chiedendo la risoluzione, per inadempimento della convenuta, del contratto preliminare di cessione di azienda stipulato in data 27/4/2011 (con il quale la XX aveva promesso di cederle la sua azienda operante nel settore del commercio al dettaglio di utensili per la casa, cristallerie e vasellame) con condanna della convenuta medesima al pagamento del somma di € 30.000,00 pari al doppio della caparra versata.
2.– La convenuta, nel costituirsi in giudizio, chiedeva il rigetto delle domande attoree deducendo che la mancata stipulazione del contratto preliminare era dovuta all’inadempimento della promissaria acquirente, che alla data prevista per il trasferimento dell’azienda non aveva adempiuto all’obbligazione di pagamento del residuo corrispettivo, pari a € 15.000,00 previsto per la cessione.
La convenuta chiedeva quindi in via riconvenzionale che fosse accertato il suo diritto a ritenere la somma ricevuta a titolo di caparra.
3.– Il Tribunale non ammetteva le prove orali dedotte dalle parti e, con sentenza n. 1118 del 27/09/2013, dichiarava risolto il contratto per effetto del recesso legittimamente esercitato dall’attrice a fronte dell’inadempimento della convenuta e condannava quest’ultima a pagare alla WW la somma di € 30.000,00 oltre interessi legali dal 27/4/2001 al saldo e alla rifusione delle spese di lite.
4.– Nel motivare la decisione, il Tribunale osservava che dagli atti delle indagini compiute nel procedimento penale che aveva preso avvio a seguito di denuncia querela sporta dalla WW per il reato di truffa, risultava che la XX si era illegittimamente rifiutata di stipulare il contratto definitivo: in particolare la XX aveva illegittimamente subordinato la conclusione del con-tratto alla sua assunzione come dipendente della nuova attività commerciale.
5.– Avverso detta sentenza, proponeva appello XX deducendo che il Tribunale aveva erroneamente ricostruito i fatti sulla base delle indagini svolte dal P.M. e, in particolare, sulla base delle dichiarazioni rese alla p.g. da persone che avevano riferito circostanze non conosciute direttamente, ma apprese dalla stessa WW.
Chiedeva quindi l’ammissione delle prove per interrogatorio formale e testimoni erroneamente non ammesse dal Tribunale.
Deduceva, inoltre, che, come risultava dalla ricevuta, l’importo di € 15.000,00 era stato versato dalla WW a titolo di “acconto” e non quale “caparra confirmatoria” (e pertanto in caso di accoglimento della domanda della WW era dovuta solo la restituzione di detta somma) e si doleva, infine, dell’omessa pronuncia sulla questione di nullità del contratto di cessione dell’azienda, in realtà avente ad oggetto unicamente l’avviamento, proposta in corso di causa.
6.– L’appellata, nel costituirsi in giudizio, chiedeva il rigetto dell’impugnazione ed eccepiva l’inammissibilità, ex art. 345 c.p.c. “..delle domande ed eccezioni formulate in via gradata nelle conclusioni dell’atto di appello..”.
7.– La Corte con ordinanza 29/11/2013 sospendeva l’efficacia esecutiva della sentenza impugnata e, con successiva ordinanza depositata il 30/1/2015, ammetteva le prove orali dedotte dalle parti.
All’esito dell’istruttoria la causa era nuovamente trattenuta in decisione con assegnazione dei termini di legge per il deposito di comparse conclusionali e memorie di replica.
8.– Deve preliminarmente essere esaminato, atteso che le contrapposte domande di risoluzione per inadempimento presuppongono l’esistenza di un contratto valido, il motivo di gravame con il quale l’appellante si duole dell’omesso esame della questione di nullità del contratto preliminare oggetto di causa.
Si tratta di questione (rilevabile d’ufficio ed) espressamente proposta dall’appellante con l’atto di impugnazione, in primo grado prospettata dall’odierna appellata nella comparsa conclusione (ma non esaminata dal Tribunale) (v. conclusionale WW 22/4/2013, p. 17, lett. G).
9.– Osserva, in proposito, la Corte che con il contratto preliminare dedotto in giudizio, anche se denominato “preliminare di cessione di azienda“, XX ha promesso di vendere (e WW ha promesso di acquistare) esclusivamente “..l’avviamento..” dell’azienda esercitata dalla XX.
9.1- Sul punto il testo contrattuale non si presta ad equivoci.
Nell’art. 2 del contratto “..l’azienda..” viene descritta come “..costituita in via di elencazione tassativa da: a) avviamento..”; e nell’art. 5 il prezzo di € 30.000,00 pattuito per la cessione è espressamente riferito, in via esclusiva, al solo avviamento, non essendo prevista la cessione di alcun bene materiale o immateriale.
D’altro canto, che intenzione delle parti fosse quella di cedere esclusivamente l’avviamento risulta anche dalla corrispondenza intercorsa tra le stesse dopo che il notaio, al quale si era rivolto il legale che assisteva la WW per la redazione del contratto definitivo, fece presente che un contratto definitivo che avesse riprodotto il contenuto del preliminare sarebbe stato nullo per mancanza dell’oggetto (v. docc. nn. 8, 9, 10 prodotti dall’attrice WW in primo grado).
10.– Ora, come è noto, secondo orientamento di legittimità che non vi è ragione di disattendere, l’avviamento, quale bene immateriale, non è autonomamente cedibile. Ed infatti, si sostiene che, costituendo l’avviamento l’attitudine dell’azienda a funzionare e a produrre utili, non può essere concepito al di fuori dell’azienda, né può essere considerato o trasferito separatamente da questa e la sua cessione si accompagna necessariamente alla cessione della azienda, della quale non è un elemento ma una qualità (v. Cass. n. 21417/2014, che ha affermato la nullità, per mancanza dell’oggetto, del contratto preliminare di cessione di ramo d’azienda avente ad oggetto il solo avviamento, e i precedenti, risalenti nel tempo ma mai smentiti, ivi citati in motivazione Cass. n. 2857/1972, Cass. n. 2110/1968; per la giurisprudenza di merito v. Trib. Cagliari 20/5/2003, reperibile sulla banca dati Jus Explorer – Giuffré).
11.– Il contratto sulla base del quale entrambe le parti fondano le rispettive pretese deve dunque essere dichiarato nullo, come richiesto in questo grado di giudizio dall’appellante (e in primo grado dall’odierna appellata), per mancanza dell’oggetto e il rilievo della nullità preclude l’esame delle reciproche domande di risoluzione (domande che, come già osservato, presuppongono l’esistenza di un contratto valido: Cass. n. 14828/2012).
12.– Alla dichiarazione di nullità del contratto consegue l’obbligo della XX alla restituzione della somma di € 15.000,00 ricevuto a titolo di caparra (la stessa XX — in difetto di domanda da parte della WW — ha chiesto che sia dichiarato il suo obbligo restitutorio).
13.– Avuto riguardo agli aspetti di reciproca soccombenza ricorrono i presupposti per compensare integralmente tra le parti le spese di entrambi i gradi del giudizio.
la Corte, in parziale accoglimento dell’appello e, per l’effetto, in riforma della sentenza del Tribunale di Ravenna n.1118/2013 del 11/7-27/9/2013:
a) dichiara la nullità del contratto preliminare oggetto di causa e conseguentemente dichiara tenuta XX a restituire a WW la somma di € 15.000,00;
b) dichiara compensate tra le parti le spese di entrambi i gradi del giudizio.
Così deciso in Bologna, il 27 marzo 2018, nella camera di consiglio della terza sezione civile della Corte d’Appello.