Source: http://www.scuola7.it/2017/66/
Timestamp: 2019-04-25 07:06:13+00:00
Document Index: 55587140

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 26']

Scuola7 - n. 66
Scuola7 13 novembre 2017, n. 66
13 novembre 2017, n. 66
Formazione in servizio: le novità del secondo anno (G. Cerini)
La formazione alla sicurezza (B. Sozzi)
La formazione sulle tecniche di primo soccorso: Linee guida del Miur (A. Prontera)
La “battaglia” degli organici e la scuola dell’infanzia (G. Ventura)
Parliamo diFormazione docenti: anno secondole novità
Nuovi finanziamenti per il 2017-18
Nei laboratori e nell’alternanza scuola-lavoro
Quattro punti fermi rilevabili dal d.lgs. 81/2008
L’art. 2, lettera a) d.lgs. 81/2008 attribuisce agli studenti in regime di alternanza scuola-lavoro, ovvero impegnati in attività di stage, di tirocinio o di didattica nei laboratori scolastici, la qualifica di «lavoratore», con l’inevitabile applicazione ad essi dei diritti e dei doveri esplicitati nell’art. 20 dello stesso d.lgs.
Dell’art. 20 merita una particolare riflessione il primo comma: «Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza, e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui possono ricadere gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro».
Basilare è ancora la definizione di «Formazione» (lettera aa) dell’art. 2): processo educativo attraverso il quale trasferire ai lavoratori ed agli altri soggetti del sistema di prevenzione e protezione aziendale conoscenze e procedure utili all’acquisizione di competenze per lo svolgimento dei rispettivi compiti in azienda e alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi.
Una conseguenza non di poco conto è, infine, la necessità che anche gli istituti scolastici si adoperino nell’elaborazione di un Documento di valutazione dei rischi (DVR) che individui con precisione i pericoli, i rischi e le relative misure di prevenzione e protezione per la salute e la sicurezza degli allievi e di qualsiasi altro soggetto, all’interno della struttura in cui si trova ad operare (scuola o ambiente «lavorativo»).
Un’alternanza da organizzare con consapevole responsabilità
Le proteste in piazza dello scorso 13 ottobre, con i ragazzi e le ragazze che parlano dell’alternanza scuola-lavoro come di un’esperienza di «sfruttamento», portano a pensare a carenze, quanto meno, nell’organizzazione di questa opportunità formativa che, ripeto, dovrebbe poggiare sui soprariportati punti fermi, indispensabili per orientare l’istituzione scolastica nell’individuazione della cosiddetta «struttura ospitante» con la quale stipulare una esplicita convenzione.
Il DS, prima della sigla della convenzione, deve verificare, sulla base della disponibilità e delle dichiarazioni del soggetto ospitante, la presenza dei requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi, compresa la gestione della salute e della sicurezza. Non dimentichiamo mai che la definizione di salute utilizzata dal d.lgs. 81/2008, art. 2, rimanda al concetto di «benessere», elemento che indirizza ogni attività alla promozione, formazione ed educazione della persona (obiettivi trasversali enunciati nei documenti ufficiali, ma da declinare nello svolgimento di ogni attività).
È importante che nel DVR dell’azienda che ospita studenti in alternanza venga inserita l’analisi dei rischi per tali soggetti (mansioni possibili, lavori vietati anche in relazione all’età del ragazzo, quantificazioni dei rischi che potrebbero far scattare l’obbligo della sorveglianza sanitaria). Ne consegue che la scuola dovrà scegliere attentamente le aziende anche in base ai rischi presentati, e valutare se sia o meno il caso di far fare allo studente mansioni “a rischio”.
Le istituzioni scolastiche, in quanto responsabili dell’alternanza, pur non avendo strumenti di controllo e vigilanza, sono tenute a richiamare l’attenzione del soggetto ospitante sui requisiti per poter ospitare studenti. Nel caso in cui, anche indirettamente, venissero a conoscenza di motivi ostativi all’avvio di percorsi di alternanza presso il determinato soggetto ospitante, devono procedere con la non sottoscrizione della convenzione, o con la revoca della convenzione stessa se già sottoscritta.
Formazione “generale” e “specifica”
I «lavoratori» che si apprestano all’alternanza scuola-lavoro, o a vivere esperienze di stage o più semplicemente operano nei laboratori scolastici, devono ricevere, come previsto dall’accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011, 4 ore di formazione «generale» che sviluppi i seguenti argomenti:
concetti di pericolo, rischio e danno;
concetti di prevenzione e protezione (con attenzione all’art. 15 del d.lgs.81/2008);
ruoli e compiti dei soggetti dell’organizzazione aziendale in tema di salute e di sicurezza, e relative sanzioni in caso di non rispetto delle norme;
organi di vigilanza e di controllo.
Al termine della formazione è opportuno che venga prevista una verifica di apprendimento.
È appena il caso di rilevare come la trattazione di tali argomenti, in un ambiente che fa dell’educazione la sua ragion d’essere, offra l’opportunità di incrementare la responsabilità dei soggetti presenti da coinvolgere nell’alternanza scuola-lavoro.
Il completamento della formazione dello studente (formazione “specifica”) dovrebbe essere menzionato nella convenzione, e definito in occasione di un auspicabile sopraluogo preliminare in presenza del tutor dell’istituto, del tutor aziendale e del Responsabile del SPP aziendale.
Occasione annuale da non perdere
Ogni anno, dal 25 novembre 2002, si celebra in Italia la Giornata nazionale della sicurezza nelle scuole. Con la Legge n. 107 del 2015 (Buona scuola) tale data è stata spostata al 22 novembre, in ricordo del diciassettenne deceduto per la caduta del controsoffitto nel Liceo Darwin di Rivoli (Torino). Abbiamo quindi, ciclicamente, un’occasione per ogni scuola di sensibilizzazione su questa ampia e radicale tematica.
La formazione sulle tecniche di primo soccorso: Linee guida del Miur
Si parte con un progetto sperimentale
A distanza di quasi due anni e mezzo dalla pubblicazione della Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione, sono state emanate, il 7 novembre scorso, le Linee di indirizzo per la realizzazione delle attività di formazione sulle tecniche di primo soccorso, previste dall’art. 1, c. 10 della stessa L. 107/2015.
Il progetto “Primo soccorso a scuola” sarà avviato in via sperimentale a febbraio del prossimo anno, e coinvolgerà le scuole di ogni ordine e grado di tredici province (Trieste, Padova, Sondrio, Savona, Macerata, Perugia, Pistoia, Latina, Campobasso, Salerno, Taranto, Vibo Valentia, Sassari); solo al termine della sperimentazione, previsto per la metà del mese di marzo 2018, verrà definito il programma formativo per l’avvio del progetto nell’anno scolastico 2018/2019.
Dal 1992, quando furono istituiti il Sistema di emergenza sanitaria e il numero unico nazionale 118, sono state realizzate iniziative di formazione sulle tecniche di primo soccorso nella scuola in maniera spontanea e volontaristica. Il dettato normativo della legge n. 107 del 2015 consente ora di strutturare tale insegnamento in modo uniforme in tutte le scuole del territorio nazionale.
Novità delle Linee d’indirizzo: si estendono le attività di formazione anche alla scuola dell’infanzia, alla primaria e al personale docente e ATA
Mentre il c. 10 della L. 107/2015 disponeva che le iniziative di formazione per la promozione e la conoscenza delle tecniche di primo soccorso fossero destinate solo alle scuole di 1° e 2° grado, le Linee d’indirizzo presentate dal Ministro estendono l’accesso alla formazione anche agli alunni della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, compresi gli alunni con bisogni educativi speciali.
Altra novità è la realizzazione di attività formative inerenti il primo soccorso e applicazioni pratiche rivolte ai docenti ed al personale ATA; ciò al fine primario di incrementare il livello di sicurezza globale presso le scuole, garantendo innanzi tutto la possibilità di erogare, laddove necessario, interventi di soccorso potenzialmente salvavita nel contesto di eventi improvvisi insorti durante l’attività scolastica.
È quindi auspicabile - si legge nel documento - un interessamento attivo dei docenti, i quali, coinvolti con le proprie classi nel training con il personale sanitario, avranno la possibilità di formarsi essi stessi sull’argomento. Ciò riguarda soprattutto i docenti di scienze motorie e sportive negli istituti di istruzione secondaria di secondo grado, in quanto i fondamenti del primo soccorso sono compresi nei contenuti disciplinari.
Il coinvolgimento “attivo” dei docenti quali soggetti formatori determinerebbe, quindi, un meccanismo di amplificazione rilevante delle fasi di addestramento periodico dei discenti, e viene pertanto ritenuto “scelta strategica raccomandata”.
Le istituzioni scolastiche, inoltre, su coordinamento del docente referente (sempre “nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”), realizzano la formazione avvalendosi dei soggetti formatori scelti tra quelli ritenuti idonei dal SET-118, stipulando con essi specifiche convenzioni.
I soggetti erogatori della formazione
Attraverso un coordinamento e una governance istituzionale del Miur con gli UU.SS.RR., e del Ministero della salute con le Regioni per il tramite dei Servizi di Emergenza Territoriale 118 (SET-118), si individuano tra i soggetti erogatori della formazione: il Servizio di Emergenza Territoriale 118 (SET 118), le Associazioni di volontariato che operano in convenzione con il SET-118 per l’emergenza sanitaria territoriale, le Società scientifiche del settore dell’emergenza sanitaria, le altre associazioni di volontariato che operano nel settore del soccorso a mezzo ambulanza, e altri soggetti operanti nella formazione in ambito sanitario e accreditati dai Servizi Sanitari Regionali, abilitati all’erogazione di corsi di formazione finalizzati al rilascio dell’autorizzazione all’impiego del defibrillatore automatico esterno (DAE).
Contenuti della formazione e organizzazione dell’attività didattica
Il percorso formativo metterà in condizione il discente di poter acquisire, a livello teorico e pratico, quattro competenze fondamentali in tema di primo soccorso, inerenti le seguenti manovre salvavita:
manovre di primo soccorso nel trauma.
Gli obiettivi formativi, molto ambiziosi e distinti per ordine di scuola, sono riportati nell’All. B delle Linee d’indirizzo.
L’organizzazione dell’attività didattica: un parte didattica e una parte teorica
Ogni istituzione scolastica, nell’ambito della propria autonomia, provvede ad organizzare le iniziative di formazione includendole nel PTOF, programmando le attività (anche in rete di scuole) in accordo con le strutture sanitarie e di volontariato.
I protocolli formativi distinguono una parte didattica teorica ed una parte pratica; pertanto, nell’organizzazione delle attività, le Linee d’indirizzo raccomandano di tenere distinti i due momenti formativi: per la formazione teorica il numero degli alunni varierà in base alle dimensioni degli ambienti disponibili da parte delle istituzioni scolastiche, mentre per la formazione pratica il numero dei discenti non potrà in ogni caso superare il rapporto massimo di un istruttore per ogni 10 alunni.
La parte didattica pratica dovrà prevedere, da parte del formatore, l’illustrazione delle manovre di primo soccorso specifiche per i diversi livelli di apprendimento, e quindi la ripetizione delle stesse, prima commentata e quindi non commentata, da parte degli studenti.
Al fine di assicurare l’efficacia dei processi di apprendimento è auspicabile, inoltre, che gli studenti possano ripetere periodicamente con i propri docenti le manovre di primo soccorso apprese.
Sarà necessario, infine, definire adeguati strumenti di valutazione, con l’intento di verificare la ricaduta didattica e l’efficacia dell’azione formativa.
Durata complessiva della formazione e finalità formative
Durata complessiva e articolazione
Al termine delle attività di formazione nella scuola dell’infanzia l’alunno è in grado di assumere adeguati comportamenti per migliorare la propria e altrui sicurezza, di individuare le principali situazioni di pericolo nei vari ambienti di vita, di riconoscere le circostanze che richiedono l’aiuto di un adulto e l’immediato intervento di soccorso. Inoltre l’alunno è in grado di allertare i servizi di emergenza del 118/112.
Il percorso formativo si articola in un intervento di 2 ore nel primo biennio e di 4 ore nel secondo triennio.
Al termine delle attività di formazione nella scuola primaria l’alunno ha compreso l’importanza della cultura del primo soccorso, e del dovere civico ed etico di fornire aiuto e assistenza alle persone in difficoltà; è in grado di individuare le situazioni che necessitano dell’immediato intervento del 118/112 e di allertare correttamente i servizi di soccorso. È in grado di utilizzare ed applicare le conoscenze e le tecniche apprese.
Il percorso formativo si articola in un intervento di 4 ore nel primo anno e di 4 ore nel secondo o terzo anno.
Al termine delle attività di formazione nella scuola secondaria di primo grado, l’alunno ha migliorato il livello delle proprie competenze in ordine all’indivi­duazione delle situazioni che necessitano dell’immediato intervento del 118 e alla capacità di allertare corretta­mente i servizi di soccorso. Inoltre è in grado di eseguire il massaggio cardiaco al bambino e all’adulto; riconosce il simbolo del DAE [defibrillatore automatico esterno] e le finalità della defibrillazione; è capace di riconoscere l’ostruzione delle vie aeree e di eseguire manovre di disostruzione; conosce i principali traumatismi ed è in grado di prestare soccorso.
Il percorso formativo si articola in un intervento di 4 ore nel 1° biennio, di 4 ore nel 2° biennio, e di 4 ore nell’ultimo anno sulla defibrillazione (con rilascio di certificazione autorizzativa all’uso del DAE al compimento del 18° anno di età).
Al termine delle attività di formazione nella scuola secondaria di 2° grado, lo studente è in grado di identificare ed è capace di fare fronte ai casi di emergen­za sanitaria, anche eseguendo correttamente le fonda­mentali manovre salvavita: rianimazione cardiopolmo­nare, defibrillazione precoce, disostruzione delle vie aeree nel paziente adulto e pediatrico, primo soccorso al traumatizzato.
La “battaglia” degli organici e la scuola dell’infanzia
Il decreto interministeriale per la programmazione degli organici della scuola 2017-2019
Una prima bozza di decreto interministeriale sugli organici delle scuole di ogni ordine e grado per il triennio 2017-2019 è stata presentata in Conferenza Unificata (Stato – Regioni - Autonomie Locali) il 9 novembre 2017 per il prescritto parere.
La bozza contiene poche novità di carattere generale e registra invece una lacuna di ordine generale, relativa alla trasparenza dei criteri di definizione complessiva degli organici.
Novità di ordine generale
Aumenta l'organico complessivo a livello nazionale di 15.000 posti (con saldo algebrico differente fra le varie regioni, e senza una specifica relativa ai diversi ordini e gradi di scuola: es. in Emilia Romagna complessivamente +730 posti comuni e +29 posti di sostegno).
Viene data per la prima volta l’indicazione specifica di un limite massimo relativo all'adeguamento dei posti in organico di fatto (con saldo algebrico differente fra le varie regioni e senza una specifica relativa ai diversi ordini e gradi di scuola: es. in Emilia Romagna +2.474 posti).
Viene confermata la possibilità per i Direttori degli UU.SS.RR. di procedere (a parità del saldo complessivo di posti assegnati) a compensazioni di posti fra ordini e gradi di scuola diversi.
Lacuna di ordine generale
Non viene esplicitato un rapporto riconoscibile fra l'andamento del numero di classi/posti in organico e l'andamento della popolazione scolastica, che risulta in base ai dati Istat differente nei diversi ordini e gradi di scuola e differenziato per regioni. Dunque manca la possibilità di valutazioni di congruenza relative alle singole regioni e di equità fra le diverse regioni (in sintesi non risulta possibile una valutazione di efficacia e di efficienza della programmazione).
Il caso specifico della scuola dell'infanzia statale
In questo ambito per l'a.s. 2018/19 per la scuola d'infanzia statale non pare essere previsto nessun tipo di attenzione particolare e mirata da parte del Miur. Sappiamo, però, che è in fase di attuazione il D.lgs. 65/2017 sul sistema integrato “zerosei”, che preannuncia una particolare attenzione al tema dell’introduzione dell’organico di potenziamento anche nella scuola dell’infanzia, che ne è sprovvista.
È vero che c'è per la prima volta una raccomandazione specifica relativa al fatto che l’istituzione di nuove sezioni debba essere fatta di concerto con gli enti territoriali, garantendo un equilibrato sviluppo della scuola statale e delle scuole paritarie. Si tratta in questo caso di una raccomandazione significativa e utile, che non necessariamente si traduce in un orientamento restrittivo all'espansione della scuola d'infanzia statale, stante l'andamento di riduzione della domanda complessiva (come confermano i dati Istat sui nati nel periodo 2010-2015) e soprattutto in alcune regioni (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Basilicata), dove la sua consistenza è ben al di sotto della media nazionale (= 56% dell'offerta di servizio complessiva, secondo i dati relativi al numero dei plessi scolastici forniti dal Miur).
È da notare per altro che alcuni UU.SS.RR. praticano già di fatto questa indicazione, senza però ad oggi alcuna forma di concertazione con gli enti territoriali.
C'è però (anche e invece) una lacuna strutturale di rilievo, perché si conferma l’esclusione della scuola d'infanzia dal potenziamento di organico (a priori e anche in caso di eventuali compensazioni di posti fra i diversi ordine e gradi di scuola, che decidessero gli UU.SS.RR. nell'ambito della facoltà loro attribuita).
A dirla tutta, sembra che il decreto nemmeno consideri che il D.lgs. 65/2017 è stato approvato nel mese di aprile 2017, e che i decreti attuativi (uno emanato nel mese di agosto e uno in corso di emanazione) riguardano l'erogazione di risorse finanziarie, e dunque non incidono sulla quantificazione delle risorse umane che sono invece oggetto di questo decreto.
I punti innovativi previsti nel D.lgs. 65/2017 anche per le scuole d'infanzia statali
E dire che il Dlgs 65/2017 ha indicato chiaramente obiettivi programmatici di rilievo anche per le scuole d'infanzia statali. Obiettivi poi ribaditi nel quadro del Piano di Azione Nazionale attuativo, ora in corso di emanazione (entro la fine del mese di novembre, al massimo entro la prima settimana di dicembre) con apposito Decreto ministeriale, dopo l’approvazione in sede di Conferenza Unificata (cfr. contributo di L. Lega, n. 65 di Scuola7.it).
Si prefigurano infatti esplicitamente in quel testo, per quanto riguarda la scuola d'infanzia statale, i seguenti obiettivi:
partecipazione alla sperimentazione nazionale relativa ai poli scolastici 0-6, consolidamento e stabilizzazione delle “sezioni primavera” per i bambini dai 24 ai 36 mesi, a titolarità statale;
attivazione della funzione di coordinamento pedagogico (N.B. A questo proposito parrebbe sensato prevedere un avvio prudente e controllato, attraverso una sperimentazione da mettere in campo a livello nazionale di modelli organizzativi e modalità operative, quanto meno in alcune realtà territoriali, oppure mutuando e adattando la metodologia progettuale prevista per la sperimentazione dei poli scolastici 0-6);
partecipazione a iniziative di formazione congiunta a livello territoriale con le insegnanti delle altre tipologie di gestione di scuola dell'infanzia afferenti al sistema nazionale di istruzione, e anche con le educatrici dei servizi educativi per i bambini da 0 a 3 anni.
Gli effetti del decreto sugli organici
Se non intervenissero correttivi dell’impostazione proposta con la prima bozza del decreto, si tratterebbe di un fatto grave, che proietterebbe i suoi effetti negativi fino all'a.s. 2019-2020.
Possiamo ad oggi solo augurarci un ripensamento, nel senso che quanto meno si possa mantenere una possibilità di adeguamento nell'organico di fatto a questo scopo, magari a conclusione del processo di definizione degli organici per il funzionamento ordinario degli altri ordini e gradi di scuola.
È evidente che occorre considerare anche i fenomeni collaterali che sono in corso di esame e di decisione nell'ambito della legge finanziaria 2018, come ad esempio:
effetti quantitativi dell’approvazione delle norme relative al pensionamento anticipato delle insegnanti di scuola d'infanzia a 63 anni invece che a 67;
effetti di eventuali decisioni relative alla gestione dell'annosa questione delle graduatorie ad esaurimento - GAE (scuola d'infanzia compresa).
Tutti questi fattori andrebbero gestiti in un’ottica lungimirante, in una prospettiva che non rinunci a priori (per una valutazione frettolosa di eccesso di complessità?) a perseguire obiettivi concreti di interesse generale, e a sostenere processi innovativi inerenti la qualità della scuola d'infanzia statale anche nella prospettiva indicata dal D.lgs. 65/2017.
In particolare la circolare 3 novembre 2017 n. 9 fornisce precisazioni in merito a: ammissione all'esame di Stato; commissione; calendario; prove d'esame; esito; certificazione delle competenze; esame di Stato presso gli istituti di prevenzione e pena; rilascio diplomi e certificazioni sostitutive.
L'ammissione all'esame di Stato dell'adulto iscritto e frequentante i CPIA è disposta dai docenti del gruppo di livello facenti parte del consiglio di classe presieduto dal dirigente scolastico (o da un suo delegato) a garanzia della uniformità dei giudizi sia all'interno del gruppo di livello, sia nell'ambito di tutto il CPIA.
Presso ciascun CPIA è costituita una commissione d'esame, composta d'ufficio da tutti i docenti che insegnano nei gruppi di livello del primo periodo didattico. Le funzioni di Presidente della commissione sono svolte dal dirigente scolastico preposto al CPIA medesimo.
L'esame di Stato si svolge in via ordinaria al termine dell'anno scolastico secondo il calendario stabilito dal Dirigente Scolastico sentito il collegio dei docenti. Per i candidati assenti per gravi e comprovati motivi è prevista la possibilità di svolgere l'esame di Stato in una sessione suppletiva, da concludersi prima dell'inizio delle lezioni dell'anno scolastico successivo. Per i candidati per i quali il Patto Formativo Individuale prevede una durata del percorso tale da concludersi entro il mese di febbraio 2018, è prevista la possibilità di svolgere l'esame di Stato entro il 31 marzo dello stesso anno in sessione straordinaria.
L'esame di Stato conclusivo dei percorsi di primo livello, primo periodo didattico, si compone delle tre prove e del colloquio pluridisciplinare. La specifica prova scritta a carattere nazionale è soppressa per effetto di quanto disposto dall'art. 26, comma 3, lett. b) del D. Lgs. 62/2017.
La prima prova scritta, in italiano, si riferisce ai risultati di apprendimento relativi all'Asse dei linguaggi o all'Asse storico sociale.
La seconda prova scritta, in lingua inglese o seconda lingua comunitaria, si riferisce ai risultati di apprendimento relativi all'Asse dei linguaggi.
La terza prova scritta si riferisce ai risultati di apprendimento relativi all'Asse matematico.
Il colloquio, che ha inizio con la discussione sulle prove scritte, è teso ad accertare le competenze a conclusione del primo periodo didattico dei percorsi di primo livello con particolare riferimento a quelle non oggetto di prova scritta.
Il colloquio è condotto in modo da valorizzare il patrimonio culturale e professionale della persona a partire dalla sua storia individuale e da favorire una rilettura biografica del percorso di apprendimento. Può riguardare la discussione di un progetto di vita e di lavoro elaborato dall'adulto nel corso dell'anno, in modo anche da accertare il livello di acquisizione delle competenze chiave di cittadinanza.
Ad esito dell'esame di Stato viene rilasciato il certificato delle competenze a conclusione dei percorsi di primo livello primo periodo didattico. I CPIA predispongono il relativo modello utilizzando eventualmente lo schema allegato alla suddetta circolare.