Source: http://www.duitbase.it/database/sentenze-corte-europea-dei-diritti-delluomo/188-Articolo-10-Liberta-di-espressione
Timestamp: 2013-05-25 08:45:36+00:00
Document Index: 32471571

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 10', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art.6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 8', 'art. 6', '§ 1', 'art. 6', '§ 1', 'art. 6', '§ 2']

Articolo 10 - Libertà di espressione - Diritti Umani in Italia - CEDU, Unione Europea e Diritti Fondamentali
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Libertà di ricevere o comunicare informazioni
Libertà di ricevere o comunicare idee
Interferenza di un'autorità pubblica
Regime di autorizzazione per le imprese di radiodiffusione
Interferenza prevista dalla legge
Interferenza necessaria in una società democratica
Prevenzione di disordini
Protezione della morale pubblica
Protezione dei diritti e delle libertà altrui
Protezione della reputazione altrui
Impedire la divulgazione di informazioni riservate
Garantire l'autorità e l'imparzialità del potere giudiziario
Cantoni c. Francia
Il requisito della prevedibilità della legge, posto dall’art. 7 CEDU, può risultare ampiamente soddisfatto anche dalla consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione qualora, nel corso del tempo, questa abbia sempre perseguito la medesima linea interpretativa del quadro normativo di riferimento. Casado Coca c. Spagna
L’art. 10 della Convenzione non vale solo per alcuni tipi di informazioni, idee e modi di espressione, in particolare di natura politica, ma deve essere applicato anche all’espressione artistica e alle informazioni di carattere commerciale.
Engel ed altri c. Paesi Bassi
Costituisce violazione dell'art. 5, par. 1 “Diritto alla libertà e alla sicurezza” la privazione della libertà subita per finalità punitive e per un periodo massimo superiore a quello consentito dalla legislazione interna. Al fine di determinare se qualcuno è stato "privato della libertà" ai sensi dell'art. 5 si deve considerare preliminarmente la situazione concreta in cui il soggetto svolge la propria quotidianità: se la pena assume la forma di una restrizione che si discosta nettamente dalle normali condizioni di vita all'interno della formazione sociale in cui il soggetto vive allora la pena o la misura costituisce “privazione della libertà” ai sensi dell'art. 5.
Non costituisce violazione degli artt. 5 cpv. 1 "Diritto alla libertà ed alla sicurezza" e 14 "Divieto di discriminazione" in combinato disposto, la circostanza che una medesima sanzione possa essere applicata in maniera differente a seconda del grado del militare a cui viene irrogata. Tali distinzioni sono dettate dalla legittima finalità di conservare la disciplina con metodi adatti a ciascuna categoria di militari e sono inoltre previste dalla Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949 relativa al trattamento dei prigionieri di guerra. In tale ambito le autorità nazionali hanno un ampio margine di apprezzamento con l'unico limite del rispetto del principio di proporzionalità. Non costituisce parimenti violazione dei richiamati articoli la disparità di trattamento tra militari e civili essendo essa giustificata dalla diversa natura della vita militare da quella civile.
Costituisce violazione dell'art.6, par. 1 “Diritto ad un equo processo” l'irrogazione della sanzione della privazione della libertà personale di apprezzabile durata comminata allo scopo di imporre una severa punizione a mezzo di un procedimento giudiziario che si sia svolto a porte chiuse.
Al fine di verificare se un procedimento ha ad oggetto “accuse in materia penale” ai sensi della Convenzione stessa si devono considerare tre diversi fattori. Principalmente la qualificazione data dal sistema giuridico dello Stato convenuto all'illecito contestato. Tale indicazione tuttavia ha solo un valore formale e relativo poiché la Corte deve supervisionare sulla correttezza di tale qualificazione alla luce degli altri fattori indicativi del carattere “penale” dell'accusa.
Va infine considerato il grado di severità della pena che rischia la persona interessata poichè in una società di diritto appartengono alla sfera "penale" le privazioni della libertà personale suscettibili di essere imposte quali punizioni, eccezione fatta per quelle la cui natura, durata o modalità di esecuzione non possano causare un apprezzabile danno.
Non costituisce violazione dell'art. 6, comma 3, lett. c), d) la difesa personale nei procedimenti interni laddove l'assistenza legale sia stata limitata alle questioni legali in discussione, se i ricorrenti sono stati in grado di fornire personalmente spiegazioni su fatti molto semplici alla base delle accuse mosse contro di loro. Né sussiste la violazione della lett. d) se non siano stati convocati ed esaminati tutti i testi a difesa. Lo scopo essenziale di tale norma infatti è quello di stabilire una "parità delle armi" piena in materia, come è indicato dalle parole "alle stesse condizioni". Con questa clausola, si lascia alle autorità nazionali competenti di decidere sulla rilevanza delle prove proposte in quanto compatibili con il concetto di giusto processo che domina l'intero art. 6.
Non costituisce violazione dell'art. 10 “Libertà d'espressione” la limitazione di tale libertà che sia “necessaria in una società democratica”, “per la difesa dell'ordine” ex art. 10 cpv. 2, quale quella prevista dall'ordinamento militare al fine di tutelare la disciplina militare.
Faccio c. Italia
La natura tributaria del canone di abbonamento televisivo rientra tra le prerogative del potere pubblico e giustifica l’apposizione di sigilli che evitino la ricezione dei programmi televisivi. Essa costituisce una misura proporzionata all’obiettivo perseguito dallo Stato di finanziare il servizio pubblico radiotelevisivo.
Fatullayev c. Azerbaijan
In via generale, ai sensi dell’art. 10 della Convenzione, deve ritenersi legittima un’interferenza nel diritto alla libertà di espressione solo quando sia prescritta dalla legge e necessaria in una società democratica. Tale valutazione impone una particolare cautela laddove ad essere compressa è la libertà d’espressione di un giornalista.
Il principio della libertà d’espressione, difatti, non tutela solo la manifestazione di quelle “idee” o “affermazioni” che siano accolte con favore o che siano semplicemente indifferenti od inoffensive, ma tutela altresì quelle opinioni che urtano, scuotono o inquietano uno Stato o una parte della popolazione, in virtù di principi quali il pluralismo, la tolleranza e l’apertura mentale, senza i quali non può esistere una società democratica.
L’art. 10 tutela il diritto dei giornalisti di informare i cittadini su questioni d’interesse generale purchè esercitino la professione in buona fede, fornendo, sulla base dei fatti, notizie precise ed affidabili, nel rispetto dell’etica giornalistica. Nel caso di specie, la condanna inflitta al ricorrente dalle autorità nazionali costituisce un’ingerenza ingiustificata e sproporzionata nella sua libertà d’espressione. La severità della pena detentiva irrogata è tale, infatti, da dissuadere la stampa dal trattare questioni di interesse generale e, sebbene agli Sati contraenti sia consentito (rectius imposto), in virtù dell’obbligazione positiva prevista dall’art. 8 della Conv., di regolare l’esercizio della libertà d’espressione al fine di assicurare una protezione legale alla reputazione di ogni individuo, non è consentito loro di agire in modo da dispiegare un effetto deterrente sulla funzione di informazione esercitata dalla stampa.
In via generale, non sussiste la violazione dell’art. 6 § 1 Conv. per difetto d’imparzialità quando il giudice penale abbia già conosciuto e valutato i fatti di causa come giudice civile. Nella fattispecie, tuttavia, trattandosi di diffamazione, nei due giudizi non vi è solo un’identità di fatti, bensì anche di materiale probatorio e di oggetto stesso della valutazione, dovendo il giudice, in ambedue i procedimenti, giudicare la capacità offensiva delle medesime affermazioni. Deve riconoscersi, pertanto, la violazione dell’art. 6 § 1 della Convenzione. Sussiste la violazione dell’art. 6 § 2 Conv. qualora le autorità statali, nell’informare il pubblico circa lo svolgimento delle indagini, diffondono il sospetto circa colpevolezza di un imputato, senza che la medesima sia stata legalmente accertata.
Guerra ed altri c. Italia
Viene meno all’obbligo di tutelare il diritto al rispetto della vita privata e familiare lo Stato che, in caso di grave pericolo per l’ambiente, non dà le informazioni che permettono di valutare i rischi potenziali legati al fatto di continuare a risiedere in un territorio esposto a pericolo di inquinamento.
Khurshid Mustafa e Tarzibachi c. Svezia
Vista la particolare importanza dell’informazione politica e culturale per una famiglia di immigrati che desideri mantenere vivo il contatto con la cultura e la lingua del proprio paese d’ origine e vista la mancanza di ogni altro mezzo disponibile per accedere a tale informazione oltre ad una parabola satellitare montata sul balcone di un appartamento dato in locazione, il diritto contrattuale vantato dal locatore al rispetto dell’ordine, decoro e della sicurezza dell’immobile costituisce un’interferenza non necessaria in una società democratica rispetto al diritto all’informazione del conduttore.
25 Maggio 2013 - 11:45:am