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Timestamp: 2020-01-20 11:34:43+00:00
Document Index: 182634637

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 2043', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 2059', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 2043', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 2697']

Art. 7 codice civile - Tutela del diritto al nome - Brocardi.it
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Articolo 7 Codice civile
Dispositivo dell'art. 7 Codice civile
L'autorità giudiziaria può ordinare che la sentenza sia pubblicata in uno o più giornali (120 c.p.c.)(1).
(1) La pubblicazione della sentenza, eventualmente disposta dal Giudice, in uno o più giornali, ha una funzione sanzionatoria, mirando a limitare le conseguenze negative determinate dalla lesione del diritto.
Spiegazione dell'art. 7 Codice civile
La norma contempla due ipotesi e due, conseguenti, azioni. La contestazione sussiste quando si impedisce ad un soggetto l'uso del nome che allo stesso spetta; l'uso indebito, invece, consiste nell'appropriazione o utilizzazione abusiva del nome altrui.
Le due azioni poste a tutela specifica del nome, mediante un ordine inibitorio da parte del Giudice, sono l'azione di reclamo (per tutelare il diritto della persona ad usare il proprio nome contro l'atto del terzo, anche non in mala fede, che ne impedisce l'uso) e l'azione di usurpazione, esperibile in caso di indebito uso del nome, la quale però richiede un pregiudizio anche solo potenziale.
Quando la violazione del nome costituisca illecito ai sensi dell'art. 2043 c.c. ed il pregiudizio sia effettivo (v. 2059 c.c.), il titolare del nome potrà esperire, in aggiunta alle azioni inibitorie di cui sopra, l'azione risarcitoria onde ottenere il risarcimento del danno morale.
Massime relative all'art. 7 Codice civile
Cass. civ. n. 18218/2009
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 18218 del 11 agosto 2009)
Cass. civ. n. 11129/2003
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11129 del 16 luglio 2003)
Cass. civ. n. 16022/2000
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 16022 del 20 dicembre 2000)
Cass. civ. n. 2735/1998
Al fine di verificare se l'uso di un nome altrui, in occasione dell'adozione di un marchio, possa ritenersi — o meno — indebito, deve farsi riferimento esclusivamente alla disciplina specifica dettata dalla legge sui marchi (art. 21, R.D. 21 giugno 1942, n. 929, il quale, nel testo antecedente alle modifiche di cui al D.L.vo n. 480 del 1992, contempla il solo limite che l'uso non comporti la lesione della fama, del credito e del decoro delle persone fisiche), e non a quella desumibile dalla disciplina codicistica del diritto al nome (art. 7 c.c.).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2735 del 13 marzo 1998)
Cass. civ. n. 10936/1997
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10936 del 7 novembre 1997)
Cass. civ. n. 3081/1994
In caso di violazione da parte della moglie divorziata del divieto di uso del cognome del marito (art. 5, comma secondo, legge 1 dicembre 1970, n. 898, nel testo sostituito dall'art. 9 L. 6 marzo 1987, n. 74) quest'ultimo può, ai sensi dell'art. 7 c.c., chiedere la cessazione del fatto lesivo ed altresì agire per il risarcimento del danno. Tuttavia, mentre per l'inibitoria è sufficiente che l'attore dimostri, oltre all'uso illegittimo del proprio nome, la possibilità che da ciò gli derivi pregiudizio — il quale può essere, quindi, meramente potenziale ovvero di ordine soltanto morale — ai fini dell'azione risarcitoria, devono sussistere i requisiti soggettivi ed oggettivi dell'illecito aquiliano, ex artt. 2043 ss. c.c., sicché non solo è necessaria l'esistenza di un pregiudizio effettivo, ma questo, se non ha carattere patrimoniale, è risarcibile, ai sensi dell'art. 2059 c.c., soltanto ove nella condotta dell'indebito utilizzatore sia configurabile un illecito penalmente sanzionato.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3081 del 5 ottobre 1994)
La tutela del diritto al nome, nel caso che altri contesti alla persona il diritto all'uso del proprio nome o ne faccia indebitamente uso con possibilità di arrecargli pregiudizio, ai sensi dell'art. 7 c.c., è duplice e si risolve nella facoltà di chiedere la cessazione del fatto lesivo ed il risarcimento del danno. Ai fini della tutela risarcitoria — non sostituibile col rimedio della pubblicazione della sentenza, che attiene, invece, alla restitutio in integrum, sotto il profilo del completamento delle disposizioni concernenti la detta cessazione — non è, tuttavia, sufficiente l'illegittimità della condotta dell'agente, essendo necessario, perché sussista il danno risarcibile, che ricorra il fatto illecito, ai sensi dell'art. 2043 c.c., e quindi il dolo o la colpa dell'autore della violazione.
relative all'articolo 7 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 7 Codice civile - Tutela del diritto al nome | Quesito Q201923976
Raffaella G. chiede
sabato 14/09/2019 - Lazio
“Gent.ma Redazione,
con la presente, volevo avere informazioni in merito all'utilizzo dei miei titoli accademici e dei relativi servizi da me erogati fino al mese di Aprile 2019 presso una scuola di Roma, i quali risultano ancora presenti sul sito dell'Istituto, all'interno del PTOF (Piano offerta formativa a.s. 2018-19). Dopo una consulenza legale, attraverso le mie dimissioni, avevo richiesto la rimozione dal sito della scuola di tutte le attività che svolgevo (sportelli di consulenza rivolti alle famiglie,ruoli di Coordinatrice, Referente etc). La scuola, seppur ha rimosso i miei servizi e il mio nominativo, non l'ha fatto nel documento ufficiale della scuola (Ptof è la cartda di'dentità della scuola) mantenendo ancora le mie attività, unitamente ai miei titoli accademici.
Pertanto, le famiglie che vogliono visionare il piano dell'offerta formativa, ignari delle miei dimissioni, pensano che io svolga ancora tali servizi nella struttura. Peraltro, la scuola, negli avvisi presenti nella pagina web, non ha mai comunicato attraverso il sito che sia il mio ruolo che le mie attività per l'anno che sta per iniziare, non saranno presenti. La mia domanda, di conseguenza è capire se ci sono gli estremi per chiedere un risarcimento da aprile ad oggi, per l'uso indebito da parte della scuola del mio nome, e come procedere in tal senso.Inoltre in questo servizio, posso chiedere a Voi, un supporto in termini legali e conoscere l'onorario per questa eventuale prestazione? Ringrazio in anticipo ed attendo un Vostro gentile riscontro.
La tutela del diritto al nome di cui all’art. 7 del codice civile, comporta che il titolare che possa risentire pregiudizio dall'uso che altri indebitamente ne faccia, può chiedere giudizialmente la cessazione del fatto lesivo, salvo il risarcimento dei danni.
L’azione diretta contro tale abuso è detta inibitoria.
Come ha osservato la Suprema Corte con la sentenza n.11129/2003 “In tema di tutela del diritto al nome, l'accoglimento della domanda di cessazione del fatto lesivo, contemplata dall'art. 7 c.c., è subordinata alla duplice condizione che l'utilizzazione del nome altrui sia indebita e che da tale comportamento possa derivare un pregiudizio alla persona alla quale il nome è stato per legge attribuito. Sotto quest'ultimo profilo, quantunque a giustificare l'accoglimento della misura sia sufficiente la possibilità di un pregiudizio, non essendo necessario che esso si sia già verificato, tuttavia la ricorrenza di detta possibilità deve essere accertata in concreto.”
Da ciò emerge dunque che la tutela inibitoria non possa essere esercitata in ogni caso ma solo in presenza dei predetti due presupposti.
Nella presente vicenda, appare pacifica la mancanza di consenso dell’utilizzo del Suo nome da parte della scuola in quanto leggiamo che Lei aveva richiesto la rimozione dal sito della scuola di tutte le attività che svolgeva.
Non altrettanto pacifico appare il potenziale pregiudizio (economico o morale) che da tale uso indebito sia derivato o possa derivare: in ogni caso, come sopra specificato, tale possibile pregiudizio andrebbe accertato in concreto dal giudice.
Quanto invece all’aspetto ulteriore dell’eventuale richiesta di risarcimento occorre sottolineare che per questo non sarebbe sufficiente la mera potenzialità ma occorrerebbe fornire in giudizio la relativa prova dei danni subiti (patrimoniali e/o non patrimoniali).
Infatti, nel diritto civile, uno dei principi basilari è quello relativo all’onere della prova consacrato nell’art. 2697 c.c. secondo cui chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento.
Quando si tratta di risarcimento danni, “ai fini dell’affermazione della responsabilità, sia in materia contrattuale che extracontrattuale, si richiede il nesso di causalità tra l'inadempimento o il fatto illecito e il danno e l'onere della dimostrazione di tale nesso, sia in materia contrattuale che extracontrattuale, è a carico di colui che agisce per il risarcimento.” (Corte di Cassazione, sez. VI Civile - 1, ordinanza n. 28995/17).
Alla luce di ciò, la risposta alla domanda contenuta nel quesito (se vi siano gli estremi per richiedere un risarcimento) deve intendersi dunque negativa laddove i presunti danni non possano essere provati in sede giudiziale.
Conseguentemente, allo stato, non siamo in grado di formulare un preventivo per l’onorario per una eventuale assistenza legale in tal senso.
L’unica azione che al momento potrebbe essere fatta, in sede stragiudiziale, è una ulteriore diffida formale (a mezzo raccomandata a/r o pec) rivolta alla scuola con la quale si intima nuovamente all’ente l’immediata rimozione dal sito internet di qualsiasi riferimento al Suo nominativo con riserva in difetto di intraprendere azione legale presso le sedi più opportune.