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Timestamp: 2017-10-24 00:31:12+00:00
Document Index: 185605177

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 103', 'art. 24', 'art. 166', 'art. 12', 'art. 103']

Cassazione, l'Avvocato indagato può essere oggetto di perquisizione domiciliare senza avviso dell'ordine
Cassazione, l’Avvocato indagato può essere oggetto di perquisizione domiciliare senza avviso dell’ordine
Filosa Anna Maria, 14 aprile 2014
Il difensore può essere oggetto, nell’ambito di un procedimento per sequestro, d’indagini e, quindi, assoggettabile ad un’ accurata perquisizione domiciliare senza il previo avviso dell’ ordine.
A stabilirlo la II sezione della Suprema Corte con la sentenza 21.08.2012 n. 32909 la quale include in tale novero non solo colui che presta assistenza nel procedimento incriminato, ma anche colui che lo faccia in procedimenti connessi.
Difatti, com’è ben spiegato in motivazione, le garanzie previste dall’art. 103 c.p.p. per le perquisizioni, le ispezioni ed i sequestri che devono svolgersi presso il difensore, non introducono un principio in senso lato immunitario del difensore, ma tutelano l’inviolabilità del diritto di difesa costituzionalmente rilevante, di cui all’art. 24 Cost.
Pertanto, quando il sequestro viene disposto ed eseguito nell’ambito di un procedimento relativo ad un reato che vede coinvolto anche un difensore, continuano gli ermellini, non occorre l’avviso al Consiglio dell’ordine forense, poiché in tale ipotesi non si versa nella necessità di tutelare la funzione difensiva o l’oggetto della difesa.
Tutto nasce a seguito di una perquisizione operata a carico di un soggetto, colpevole di aver violato il disposto dell’art. 166 del D.L.vo 24.2.1998 n. 8 e dell’art. 12 quinquies DL. N. 306/1992, poi concretamente effettuata nello studio del difensore, il quale non aveva mai dichiarata di aver svolto assistenza legale per l’indagato, perché alla luce degli elementi d’indagine, vi era fondato motivo di ritenere che in detti luoghi, attesi i rapporti economici e finanziari sussistenti fra lo stesso Avvocato e l’indagato con i suoi prestanomi, vi fosse documentazione attinente all’attività illecita oggetto di indagine.
In conclusione, la Suprema Corte ha affermato che le guarentigie previste dall’art. 103 c.p.p., in quanto volte a tutelare non chiunque eserciti la professione legale, ma solo chi sia difensore in forza di specifico mandato a lui conferito nelle forme di legge, non potevano trovare applicazione nel caso in esame, considerato che la perquisizione e il conseguente sequestro probatorio era stato disposto per ricostruire i fatti d’indagine e per verificare l’esatto ruolo svolto dal difensore nell’attività illecita imputata al suo cliente indagato.