Source: https://www.studiovisentin.it/2013/08/21/nuovo-regime-delle-perdite-su-crediti-i-chiarimenti-delle-entrate/
Timestamp: 2018-12-18 16:47:35+00:00
Document Index: 99844341

Matched Legal Cases: ['art. 33', 'art. 101', 'art. 106', 'art. 106', 'art. 109', 'art. 182']

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Con la circolare n. 26/E, pubblicata il 1 agosto 2013, l’Agenzia delle Entrate ha fornito gli attesi chiarimenti in merito al nuovo regime di deduzione delle perdite su crediti introdotto dal D.L. 83/2012 e applicabile a partire dal periodo d’imposta 2012.
Il documento illustra dettagliatamente le nuove ipotesi in cui possono considerarsi realizzati gli elementi certi e precisi richiesti dalla norma tributaria. Tra queste, particolare attenzione è rivolta ai crediti di modesta entità e a quelli che hanno formato oggetto di prescrizione.
In seguito alle modifiche introdotte dall’art. 33 comma 5 del D.L. 83/2012, al quinto comma dell’art. 101 del TUIR, il legislatore ha introdotto alcune fattispecie nelle quali è possibile portare in deduzione dal reddito d’impresa le perdite su crediti subite senza la necessità di dimostrare la presenza degli elementi certi e precisi, altrimenti prescritti dalla normativa tributaria. In particolare, nelle seguenti ipotesi, tali elementi sono considerati automaticamente in essere. Si tratta di perdite relative a crediti:
di modesta entità e scaduti da almeno 6 mesi;
il cui diritto alla riscossione risulti prescritto;
per i quali il debitore abbia concluso un accordo di ristrutturazione dei debiti;
che risultano cancellati dal bilancio di un soggetto IAS adopter in dipendenza di eventi estintivi.
Per quanto concerne le perdite su crediti di “modesto importo”, gli elementi certi e precisi sussistono, in ogni caso, nell’ipotesi di iscrizione in bilancio di una perdita, per un importo non superiore 2.500 euro, (ovvero a 5 mila euro per le imprese di più rilevante dimensione, ossia quelle con un volume d’affari o di ricavi non inferiore a 100 milioni di euro), su crediti scaduti da almeno 6 mesi.
Al riguardo la circolare chiarisce che la “modesta entità” deve essere considerata facendo riferimento al valore nominale del credito e prescindendo da eventuali svalutazioni effettuate in sede contabile e fiscale.
Laddove l’impresa sia subentrata nella titolarità del credito per effetto di atti traslativi, invece, occorre far riferimento al corrispettivo riconosciuto in sede di acquisto del credito, essendo quest’ultimo il valore fiscalmente deducibile ai sensi dell’art. 106, comma 2, del TUIR. La verifica del limite quantitativo della modesta entità del credito dovrà inoltre essere effettuata tenendo in considerazione l’IVA oggetto di rivalsa nei confronti del debitore.
Non assumono rilevanza, invece, gli interessi di mora e gli oneri accessori addebitati in caso di inadempimento, in quanto fiscalmente deducibili in maniera autonoma rispetto al valore del credito.
Un chiarimento importante viene poi fornito in merito all’individuazione delle predette soglie nell’ipotesi in cui sussistano piùposizioni creditorie nei confronti del medesimo debitore.
Al riguardo, il documento di prassi evidenzia che l’indagine debba essere condotta in relazione al singolo credito corrispondente ad ogni obbligazione posta in essere dalle controparti, indipendentemente dalla circostanza che, in relazione al medesimo debitore, sussistano al termine del periodo d’imposta più posizioni creditorie.
Così, nel caso in cui sussistano rapporti giuridici unitari (quali, ad esempio, quelli derivanti da contratti di somministrazione) bisognerà fare riferimento al saldo complessivo dei crediti riconducibili al medesimo debitore e al medesimo rapporto contrattuale.
Sul piano del coordinamento con la disciplina dettata dall’art. 106 del TUIR, la circolare precisa che la deduzione della perdita, oltre alla previa imputazione a conto economico, è limitata alla parte eccedente le svalutazioni già dedotte fiscalmente.
Per quanto concerne, invece, il rispetto del principio di competenza (ex. art. 109 del TUIR), si fa presente che il termine di 6 mesi previsto dalla norma rappresenta il momento a partire dal quale la perdita può essere fiscalmente dedotta, considerato che la stessa diviene effettivamente deducibile solo nell’esercizio in cui è imputata a conto economico, risultando in quel momento realizzato, senza necessità di alcuna ulteriore dimostrazione, il requisito dell’esistenza degli elementi certi e precisi.
La nuova disciplina, chiarisce la circolare, è applicabile ai crediti il cui semestre di anzianità sia maturato prima del 2012 e la cui perdita sia stata iscritta in bilancio a partire dall’esercizio 2012. Venendo ai chiarimenti dettati con riferimento alla deducibilità delle perdite sui crediti prescritti, la circolare – dopo aver ripercorso i tratti essenziali dell’istituto – sottolinea come la deduzione operi indipendentemente dall’importo del credito e indipendentemente dal periodo d’imposta di prescrizione (ante o post 2012).
E’ tuttavia fatto salvo il potere dell’Amministrazione finanziaria di contestare che l’inattività del creditore abbia corrisposto ad una effettiva volontà liberale.
Per quanto concerne la nuova ipotesi di deduzione automatica delle perdite su crediti conseguite all’esito di accordi di ristrutturazione dei debiti (ex. art. 182-bis L.F.), l’Agenzia precisa che questa è concessa nel periodo d’imposta di emanazione del decreto di omologa dell’accordo, previo rispetto del principio di competenza.