Source: https://www.associazioneaglietta.it/2011/01/03/formigonitarru486-viale-radicali-nessuna-competenza-legislativa-delle-regioni-sulla-ru486-e-nessuna-deriva-abortista/
Timestamp: 2019-04-23 02:45:57+00:00
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Formigoni/TAR/RU486 – Viale (radicali), nessuna competenza legislativa delle regioni sulla RU486 e nessuna deriva abortista – Associazione radicale Adelaide Aglietta
di Silvio Viale · 3 Gennaio 2011
Silvio Viale, presidente di Radicali Italiani, noto per la sua battaglia per la RU486, replica a Formigoni, invitandolo a studiare senza strabismi la 194.
Ma quale deriva abortista del TAR? E’ il presidente della Lombardia che non conosce la 194 e lo conferma quando si inventa che “sulla pillola abortiva Ru486” verrebbe “ammessa una competenza legislativa anche per le Regioni”.
Non vi è affatto una competenza legislativa regionale sulla 194, tanto meno sulla RU486, a parte un ruolo organizzativo a garanzia del servizio, che viene sistematicamente trascurato, e lo conferma propria la sentenza del TAR della Lombardia.
La sentenza del TAR ribadisce inoltre la centralità del medico non obiettore e la sua responsabilità.
Formigoni parla di deriva abortista, ma la contrario vi è una deriva antiabortista del centrodestra che, tramite delibere e circolari, vuole scoraggiare i medici non obiettori dall’applicare la legge e spingerli verso un’ulteriore obiezione di massa.
Perché insistere con la RU486 o accettare di fare aborti a 23 settimane se la sudditanza padronale dei direttori generali non potrà che procurarti dei guai? In fondo saranno danneggiate solo poche donne per volta, dimenticate dalla politica, dalle altre donne e, dopo l’aborto, anche da se stesse.
Sul limite per l’aborto terapeutico la sentenza del TAR cambierà poco in Lombardia, perché prima della sentenza non sarebbe stato punito dalla legge chi avesse fatto legalmente un aborto a 23 settimane e dopo la sentenza non vi è sanzione per chi ritenesse di non doverlo fare. Ma, prima della sentenza, un medico che avesse violato la legge di Formigoni, avrebbe incorso nei provvedimenti disciplinari e avrebbe dovuto difendersi di tasca sua. Ora sa di poterlo fare, ma quanti lo faranno davvero?
Vi è un po’ di ipocrisia, ma forse anche un grande buon senso, che un po’ dappertutto porta all’estero piuttosto che alla sfida contro i Formigoni e la deriva antiabortista del centrodestra italiano. Voglio proprio vedere cosa farà la Mangiagalli di fronte a un grave idrocefalo a 23 settimane? Lo manderà al S.Anna o direttamente a Lione?
Anche alla Mangiagalli, il cui limite di 22 settimane + 3 giorni non è lontano dalle 22 settimane + 6 giorni del S.Anna, sanno che il limite non dipende dalle settimane ma dalla offerta di diagnosi prenatale, dalle caratteristiche del quadro clinico e della sua evoluzione. Se attendere, o farlo subito entro il limite, perché poi non si potrà più.
In fondo RU486 e limite per l’aborto terapeutico sono due questioni simili e la sentenza del TAR può considerarsi come anticipatrice dell’esito di un’eventuale ricorso sulla RU486. Del resto non potrebbe essere così visto che il fallimento della circolare ministeriale sui tre giorni di ricovero, palesemente in contrasto con la 194, che vale solo per chi vuol farsela valere.
Non c’è una giustizia che ha due pesi e due misure. C’è solo un presidente della Regione Lombardia, con tanti altri emuli regionali, che legge la 194 con occhio strabico, sempre contro la vita delle donne.
Torino, 3 gennaio 2011.
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