Source: https://danielemajori.com/2015/01/14/sopraelevazione-del-tetto-in-area-vincolata-e-accertamento-di-compatibilita-paesaggistica-ex-art-167-co-5-d-lgs-n-422004/
Timestamp: 2018-03-19 07:01:24+00:00
Document Index: 118087096

Matched Legal Cases: ['art. 167', 'art. 167', 'art. 167', 'art. 167', 'art. 167', 'art. 167', 'art. 38', 'art. 17', 'art. 1']

Sopraelevazione del tetto in area vincolata e accertamento di compatibilità paesaggistica ex art. 167, co. 5, d.lgs. n. 42/2004: se l’altezza di un edificio viene aumentata in misura modesta e l’effetto sul paesaggio non è evidente – in quanto la differenza risulta spalmata sui preesistenti elementi architettonici e non può essere percepita come un’aggiunta o un’incongruenza – il maggior volume non si può definire come “utile”, e di conseguenza non rappresenta un ostacolo all’accertamento di compatibilità (ferma restando, peraltro, la necessità di quantificare il suddetto volume ai fini della determinazione del risarcimento ambientale previsto dal citato art. 167, in quanto la maggiore altezza dei locali costituisce comunque una misura del vantaggio ricavato dal proprietario dell’edificio). | Avvocato Daniele Majori
Archiviato in accertamento di compatibilità paesaggistica, ai fini urbanistici, altezza dell'edificio, area sottoposta a vincolo paesistico, art. 167 comma 5 d.lgs. n. 42/2004, codice dei beni culturali e del paesaggio, impatto visivo, in sede paesistica, maggior volume, percepibilità del volume come ingombro alla visuale, risarcimento ambientale, sanatoria, soglia di percepibilità, sopraelevazione del tetto, Soprintendenza, volume utile
(Tar Lombardia, Brescia, sez. I, ord. 13 gennaio 2015, n. 39)
«1. Il ricorrente […], nel corso dei lavori di ristrutturazione di un edificio […], ha eseguito una serie di opere non previste dal titolo edilizio.
2. Trattandosi di area sottoposta a vincolo paesistico, il ricorrente ha chiesto al Comune l’accertamento di compatibilità ex art. 167 comma 5 del Dlgs. 22 gennaio 2004 n. 42.
3. Il responsabile del Settore Edilizia Privata e Urbanistica, con provvedimento del 1 agosto 2014, ha respinto la richiesta, evidenziando che alcune difformità (sopraelevazione del tetto di circa 40 cm al colmo, e di circa 30 cm in gronda, con maggiore altezza interna del sottotetto) comportano la formazione di volume utile ai sensi dell’art. 167 comma 4-a del Dlgs. 167/2004. Vi sono poi accessi e aperture su cui la Soprintendenza si era espressa negativamente. Al diniego di compatibilità ha fatto seguito l’ordinanza n. 223 del 10 ottobre 2014, con la quale è stata ingiunta la rimessione in pristino.
4. Sulla vicenda così sintetizzata si possono formulare le seguenti osservazioni:
(a) la nozione di volume utile ai fini urbanistici non è perfettamente sovrapponibile a quella applicata in sede paesistica (v. TAR Brescia Sez. I 8 gennaio 2015 n. 14). L’elemento che rileva nei giudizi paesistici è la percepibilità del volume come ingombro alla visuale;
(b) nello specifico, la sopraelevazione del tetto è stata determinata da un’interpretazione tecnica dello spessore del pacchetto isolante e da un errore nella realizzazione del sostegno centrale in cemento (v. relazione tecnica – doc. 8 del ricorrente). Il maggior volume così ottenuto non rileva ai fini urbanistici, in quanto l’altezza virtuale di ogni piano è fissata in 3 metri;
(c) ai fini paesistici questa qualificazione potrebbe non bastare, in quanto la scelta di aggiungere elementi isolanti all’esterno della sagoma preesistente, senza ridurre le altezze interne, e a maggior ragione l’ingiustificata sopraelevazione del sostegno centrale, comportano il rischio di aumentare l’impatto visivo dell’edificio;
(d) tuttavia, l’incremento dell’impatto visivo non deve essere valutato sulla base di variazioni marginali, ma solo una volta che sia stata superata una certa soglia di percepibilità. In altri termini, se l’altezza di un edificio viene aumentata in misura modesta, e l’effetto sul paesaggio non è evidente, in quanto la differenza risulta spalmata sui preesistenti elementi architettonici e non può essere percepita come un’aggiunta o un’incongruenza, il maggior volume non si può definire come utile, e di conseguenza non rappresenta un ostacolo all’accertamento di compatibilità;
(e) resta peraltro ferma la necessità di quantificare il suddetto volume ai fini della determinazione del risarcimento ambientale previsto dall’art. 167 comma 5 del Dlgs. 167/2004, in quanto la maggiore altezza dei locali costituisce una misura del vantaggio ricavato dal proprietario dell’edificio.
5. Per le restanti questioni la sede appropriata di trattazione appare quella di merito».
« Divieto di intestazione fiduciaria: il coordinamento tra l’art. 38, lett. d), d.lgs. n. 163/2006 e il combinato disposto delle norme poste dall’art. 17, co. 3, legge n. 55/90 e dall’art. 1, co. 1, D.P.C.M. n. 187/91, conduce a ritenere che la dichiarazione riguardante la partecipazione azionaria da parte di società fiduciarie, autorizzate ai sensi della legge n. 1966/39 (come nella fattispecie), non deve essere effettuata dal concorrente in sede di presentazione dell’offerta, ma solo dal concorrente che abbia conseguito l’aggiudicazione e a seguito di richiesta della stazione appaltante in sede di controllo dei requisiti.
Se la stazione appaltante – nella lex specialis di un appalto avente ad oggetto servizi esclusi di cui all’all. II B del Codice dei contratti pubblici – richiama esplicitamente la disciplina delle offerte anomale tout court, si autovincola al rispetto degli artt. 86 e 87 d.lgs. n. 163/2006. »