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Timestamp: 2020-06-05 02:49:53+00:00
Document Index: 116820119

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 30', 'art. 38', 'art. 35', 'art. 30', 'art. 30']

IVA: l'applicazione del reverse-charge nel campo delle costruzioni edili non é subordinata ad autorizzazioni comunitarie e si applica a decorrere dal 1' gennaio 2007, in concomitanza con la decorrenza prevista per la Legge finanziaria 2007 | Commercialista Telematico
IVA: l'applicazione del reverse-charge nel campo delle costruzioni edili non é subordinata ad autorizzazioni comunitarie e si applica a decorrere dal 1' gennaio 2007, in concomitanza con la decorrenza prevista per la Legge finanziaria 2007
Pubblicato il 17 gennaio 2007
Come è noto, l’applicazione del meccanismo del reverse-charge (inversione contabile) comporta che il destinatario della cessione o della prestazione, se soggetto passivo d’imposta nel territorio dello Stato, sia obbligato all’assolvimento dell’imposta, in luogo del cedente o del prestatore. Ciò in deroga al principio di carattere generale secondo cui debitore d’imposta nei confronti dell’erario, ai fini […]
Come è noto, l’applicazione del meccanismo del reverse-charge (inversione contabile) comporta che il destinatario della cessione o della prestazione, se soggetto passivo d’imposta nel territorio dello Stato, sia obbligato all’assolvimento dell’imposta, in luogo del cedente o del prestatore.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Ciò in deroga al principio di carattere generale secondo cui debitore d’imposta nei confronti dell’erario, ai fini IVA, é il soggetto che effettua la cessione di beni o la prestazione di servizi, per le operazioni previste dall’art. 17, comma 6, del D.P.R. 633/72, il debitore d’imposta é il soggetto passivo nei cui confronti tali operazioni sono rese.
Pertanto, si verifica l’ipotesi in cui i prestatori dei servizi sono tenuti ad emettere fattura senza l’addebito d’imposta.
Poi, il committente deve integrare la fattura con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta e deve annotarla nel registro delle fatture emesse o in quello dei corrispettivi entro il mese di ricevimento o anche successivamente, ma comunque entro quindici giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese, inoltre, la medesima fattura, ai fini della detrazione deve essere annotato anche nel registro degli acquisti.
Il meccanismo del reverse-charge non si applica per le prestazioni rese da soggetti che operano nel nuovo regime di franchigia, in vigore dal <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />1.1.2007, infatti, per le prestazioni di servizi effettuate in tale regime, il committente non assume il ruolo di debitore d’imposta poiché per tali operazioni l’imposta non deve essere versata.
Tuttavia, resta l’obbligo di certificazione del corrispettivo che va fatto dal prestatore senza l’addebito dell’imposta.
Infine, secondo la suddetta circolare le fatture emesse in applicazione del regime del reverse-charge sono esenti dall’imposta di bollo.
Decorrenza del reverse-charge
L’applicazione del reverse-charge nell’ambito del settore edile era stata inizialmente prevista dal D.L. n. 223/2006, che di fatto non ha trovato applicazione per problemi di autorizzazione della Commissione europea.
Adesso, la Legge finanziaria 2007 (art. 1, comma 44), modificando l’art. 17, comma 6, del suddetto D.P.R., ha di fatto introdotto l’applicazione del sistema del reverse-charge alle prestazioni rese per la realizzazione di appalti per opere edili.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che ciò si applica dal 1 gennaio 2007, data di entrata in vigore della medesima legge finanziaria, e, pertanto, il meccanismo dell’inversione contabile si applica alle operazioni per le quali a partire da tale data sarà emessa fattura, o sarà effettuato il pagamento del corrispettivo o di parte di esso.
Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che sono considerate emesse correttamente anche le fatture per le quali, a seguito dell’entrata in vigore della direttiva comunitaria n. 69/2006, le modalità dell’inversione contabile siano state applicate anteriormente al 1 gennaio 2007.
Individuazione del settore edile
La circolare n. 37/2006 ha individuato il settore edile, interessato dall’applicazione del metodo del riverse charge, nell’attività di costruzione (anche alla luce della direttiva CE del 24 luglio 2006 n. 69). In particolare rinvia alla tabella di classificazione delle attività economiche ATECOFIN (2004):
La sezione F della citata tabella indica i codici riferiti alle attività di “Costruzioni” le quali, secondo le indicazioni fornite dalle note esplicative, comprendono:
– i lavori generali di costruzione,
– i lavori speciali di costruzione per edifici e opere di ingegneria civile,
– i lavori di completamento di un fabbricato,
– i lavori di installazione in esso dei servizi.
Sono pure compresi, i nuovi lavori, le riparazioni, i rinnovi e restauri, le aggiunte e le alterazioni, la costruzione di edifici e strutture prefabbricate in cantiere e anche le costruzioni temporanee.
Inoltre, sottolinea tale circolare che sono escluse da tale metodo (inversione contabile) alcune attività che, anche se attinenti alla realizzazione di edifici, quali, ad esempio, la installazione e manutenzione di prati e giardini, la costruzione o installazione di attrezzature industriali, non sono comprese nella sezione F giacché non sono attività edili.
Altro chiarimento dell’Agenzia delle Entrate è quello che non sono soggette al reverse-charge neppure le attività di pulizia di immobili, giacché tali attività, non comprese nei codici della sezione F, non sono espressamente menzionate dalla normativa nazionale.
Infine, l’Agenzia delle Entrate ha evidenziato che sono tenuti alla applicazione del reverse-charge i subappaltatori che svolgono, anche se in via non esclusiva o prevalente, attività identificate dai codici ATECOFIN riferiti alla sezione “Costruzioni”.
Contratti cui si applica il reverse-charge ed esclusioni
Rileva la circolare n. 37/2006 che il regime del reverse-charge si applica nei casi in cui i subappaltatori rendono servizi ad imprese del comparto dell’edilizia che si pongono quali appaltatori o, a loro volta, quali subappaltatori, in relazione alla realizzazione dell’intervento edilizio.
Ai fini dell’applicazione del reverse-charge, i servizi forniti agli appaltatori o ad altri subappaltatori assumano rilevanza non solo se resi sulla base di un contratto riconducibile alla tipologia dell’appalto ma anche se effettuati in base ad un contratto di prestazione d’opera nel settore edile e cioé in base a contratti in cui il lavoro personale del prestatore risulta prevalente rispetto alla organizzazione dei mezzi approntati per la esecuzione del servizio.
In ogni caso, restano escluse dal reverse-charge le prestazioni d’opera intellettuale, rese da professionisti (ad es. prestazioni rese da ingegneri, architetti, geometri, ecc.), che per la loro natura non possono essere definite come prestazioni di manodopera.
Vengono, inoltre, escluse dal reverse-charge le forniture di beni con posa in opera poiché tali operazioni, nelle quali la posa in opera assume una funzione accessoria rispetto alla cessione del bene, ai fini IVA costituiscono cessioni di beni e non prestazioni di servizi.
Rimborso e compensazione di eccedenze detraibili
Le operazioni attive fatturate senza applicazione d’imposta da parte del subappaltatore vengono di fatto qualificate come operazioni ad “aliquota zero”.
Rileva l’Agenzia delle Entrate che l’eccedenza annuale d’imposta detraibile, può essere chiesta a rimborso ai sensi dell’art. 30, comma 3, lett. a) del D.P.R. n. 633/1972, qualora l’aliquota mediamente applicata sugli acquisti e sulle importazioni superi quella mediamente applicata su tutte le operazioni attive effettuate, comprese tali operazioni da conteggiare ad aliquota zero, maggiorata del 10%.
Solo nel rispetto di tale condizione i contribuenti che hanno effettuato esclusivamente o prevalentemente operazioni attive ad aliquote più basse rispetto a quelle gravanti sugli acquisti e sulle importazioni, possono chiedere, ai sensi art. 38-bis, comma 2, del D.P.R. n. 633/72, il rimborso del credito IVA per periodi inferiori all’anno.
Inoltre, la circolare ha precisato che l’art. 35, comma 6-ter del D.L. n. 223/2006 dispone che rimane, per i soggetti che fatturano le prestazioni edili in regime di reverse-charge, la possibilità di effettuare la compensazione infrannuale del credito IVA con altri tributi e contributi, nel limite di euro 516.456,90.
Peraltro, secondo l’Agenzia delle Entrate, l’istituto della compensazione costituisce una modalità per il recupero del credito IVA (che emerge in corso d’anno) alternativa rispetto alla richiesta di rimborso infrannuale Ciò conferma che anche ai fini della compensazione devono sussistere le condizioni richieste dall’art. 30 del D.P.R. n. 633/1972 per ottenere il rimborso.
Infine, la compensazione può essere effettuata nel limite di un milione di euro, anziché nel limite di 516.456,90 euro, qualora il volume d’affari registrato nell’anno precedente sia costituito per almeno l’80%, da prestazioni rese in esecuzione di contratti di subappalto.
La circolare ha pure indicato che tale limite è stato innalzato, oltre che per la compensazione, anche per il rimborso annuale dell’imposta, nel rispetto delle condizioni previste dal suddetto art. 30.
Rapporti associativi sono esclusi dal riverse charge
L’Agenzia delle Entrate, ha, infine, chiarito che il metodo del reverse charge non si applica per le prestazioni rese nell’ambito di taluni rapporti associativi, come ad esempio nei casi in cui:
– La società consortile assume la funzione di coordinamento per la gestione unitaria del lavoro e procede al ribaltamento dei costi alle società consorziate consentendo loro di concorrere alle spese in base alle rispettive quote di partecipazione;
– il consorzio di cooperative, affidi l’esecuzione dei lavori ai soci.
Ciò poiché, rileva la circolare n. 37/2006, i rapporti eseguiti all’interno dei consorzi e delle altre strutture associative analoghe non danno origine a subappalti o ipotesi affini.
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