Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-21186-del-08-08-2019
Timestamp: 2020-05-25 23:29:31+00:00
Document Index: 83299614

Matched Legal Cases: ['art. 2697', 'art. 24', 'art. 360', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 60', 'art. 32', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 65', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 60', 'art. 32']

Sentenza Cassazione Civile n. 21186 del 08/08/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21186 del 08/08/2019
Cassazione civile sez. II, 08/08/2019, (ud. 12/04/2019, dep. 08/08/2019), n.21186
sul ricorso 11109/2018 proposto da:
A.E., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CRESCENZIO n. 20,
presso lo studio dell’avvocato NICOLA STANISCIA, che la rappresenta
avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di PERUGIA, depositate il
05/10/2017;
Con ricorso depositato il 10.9.2012 A.E. invocava il riconoscimento dell’equo indennizzo per durata irragionevole del processo in relazione ad un giudizio civile introdotto con atto di citazione del 16.11.2004 e svoltosi in prime cure dinanzi il Tribunale di Roma ed in appello davanti alla Corte di Appello di Roma.
Si costituiva il Ministero della Giustizia per resistere alla domanda e deducendo, tra l’altro, che l’avv. Gina Tralicci, che assisteva la A. nel giudizio di merito, era stata sospesa dall’esercizio della professione forense unitamente al marito avv. Nicola Staniscia a decorrere dal 18.7.2013.
In data 3.4.2017 si svolgeva la prima udienza, alla quale compariva l’avv. Staniscia, che medio tempore aveva riacquistato il proprio ius postulandi.
Con l’unico motivo la ricorrente lamenta la violazione o falsa applicazione degli artt. 115,116,301,305 e 83 c.p.c., art. 2697 c.c., art. 24 Cost., nonchè della L. n. 89 del 2001, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, perchè la Corte di Appello avrebbe errato nel non rilevare che la sospensione disciplinare dell’avvocato della ricorrente era venuta meno tra l’iscrizione al ruolo generale del ricorso e la prima udienza di trattazione, onde non si era prodotta alcuna lesione del diritto di difesa della A.. Inoltre, non essendo mai stati notificati alla predetta nè il provvedimento di interruzione nè la sua revoca, costei non aveva potuto materialmente avere conoscenza dell’interruzione.
Inoltre la Corte perugina avrebbe dovuto rilevare che questa Corte, con la sentenza a Sezioni Unite n. 22358/2017 (conclusiva dell’articolato processo relativo al provvedimento disciplinare inflitto all’avv. Staniscia e all’avv. Tralicci), aveva stabilito che la sospensione dei predetti difensori aveva cessato ogni effetto al 18.7.2014; di conseguenza, il processo di equa riparazione di cui qui si discute non avrebbe potuto essere interrotto il 19.1.2015, poichè a quella data gli effetti del provvedimento disciplinare si erano già esauriti.
Il termine perentorio per la riassunzione del giudizio interrotto, a seguito delle sentenze della Corte Costituzionale n. 139/1967, n. 178/1970, n. 159/1971 e n. 36/1976, decorre non già dal momento in cui l’evento interruttivo si verifica, ma da quello in cui la parte ne abbia conoscenza legale, e quindi a seguito di dichiarazione, notificazione, certificazione dell’evento ovvero di lettura in udienza dell’ordinanza di interruzione, non essendo – per converso – sufficiente la conoscenza acquisita aliunde da una delle parti (cfr. Cass. Sez. L, Sentenza n. 14691 del 29/12/1999, Rv.532598; Cass. Sez.1, Sentenza n. 5348 del 08/03/2007, Rv.595764; Cass. Sez.3, Sentenza n. 3085 del 11/02/2010, Rv.611451; Cass. Sez.6, Ordinanza n. 3768 del 25/02/2015, Rv.634500).
Nel caso della sospensione dall’esercizio della professione, la temporaneità dell’impedimento – a differenza dai casi della morte o radiazione del procuratore – incide sui tempi e modi di ripresa del processo interrotto. In particolare, una volta cessati gli effetti della sospensione non è necessaria una nuova procura alla lite, nè una nuova costituzione della parte, essendo sufficiente che il procuratore, già costituito prima della sospensione, riprenda a svolgere le sue funzioni dopo la cessazione degli effetti di quest’ultima, proprio in base alla procura e alla costituzione originari. Ne deriva che il procuratore, che evidentemente è a conoscenza dell’evento interruttivo dipendente dalla sua sospensione dall’esercizio della professione forense e della relativa durata, ha l’onere di riattivarsi tempestivamente, una volta cessati gli effetti di quell’evento, per assicurare la prosecuzione del processo interrotto nelle forme previste dagli artt. 301 e 305 c.p.c. (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 24997 del 10/12/2010, Rv. 615810; Cass. Sez. L, Sentenza n. 13490 del 20/07/2004, Rv. 574718; Cass. Sez.1, Sentenza n. 1010 del 28/03/1969, Rv. 339467).
Nel caso di specie le Sezioni Unite di questa Corte, con Sentenza n. 6957 del 17.3.2017, non massimata, hanno ritenuto inammissibile per difetto di interesse il ricorso con cui gli avvocati Staniscia e Tralicci avevano impugnato la sentenza del Consiglio Nazionale Forense del 6.6.2015, con la quale quest’ultimo aveva dichiarato cessata l’efficacia della sospensione irrogata nei loro confronti in data 18.7.2013. In quella decisione, in particolare, le Sezioni Unite hanno affermato che “La richiesta di retrodatazione al 18 luglio del 2014 del provvedimento di cessazione dell’efficacia della sospensione disposta dal COA di Perugia non appare in realtà comprensibile, una volta che il provvedimento dell’organo disciplinare perugino è stato emesso il 18 luglio del 2013 ed ha, ipso facto, cessato i suoi effetti proprio alla data oggi indicata dai ricorrenti”.
La cognizione di detta decisione è consentita al Collegio anche d’ufficio, in quanto essa si riferisce sempre alla vicenda della sospensione dall’esercizio della professione degli avvocati Staniscia e Tralicci e contiene un accertamento relativo ad un punto fondamentale comune anche al presente giudizio (cfr. Cass. Sez. U, Sentenza n. 13916 del 16/06/2006, Rv. 589696). L’esercizio di tale potere ufficioso non comporta alcuna violazione del diritto di difesa delle parti, che sono pienamente a conoscenza della formazione del precedente giudicato (cfr. Cass. Sez.5, Sentenza n. 8614 del 15/04/2011, Rv. 617533).
Da quanto sopra discende che alla data del 18.7.2014 la causa interruttiva dipendente dalla sospensione dall’esercizio della professione forense degli avvocati Staniscia e Tralicci era venuta a cessare e dunque i predetti avevano l’onere di provvedere, a far tempo da quella data, alla riassunzione o prosecuzione del giudizio nel termine decadenziale di cui agli artt. 301 e 305 c.p.c. (cfr. Cass. Sez. 2, Ordinanze n. 22651, n. 22653 e n. 22654 del 25/09/2018, nonchè Cass. Sez.6-2, Ordinanza n. 3529 del 06/02/2019, tutte non massimate).
E’ inoltre opportuno evidenziare che dopo la decisione del C.N. F. del 6.6.2015 il Consiglio dell’Ordine di Roma, con delibera del 9.7.2015, aveva fissato la cessazione degli effetti della sospensione degli avvocati Staniscia e Tralicci alla data del 10.7.2015. I predetti avevano impugnato tale atto, sostenendo che la loro sospensione aveva cessato i suoi effetti al 18.7.2014 o al massimo al 6.6.2015 – data di adozione della decisione del C.N.F. – e quindi in ogni caso prima della data indicata dal C.O.A. di Roma. Il C.N.F., con sentenza del 24.11.2016, aveva dichiarato inammissibile il ricorso ritenendolo rivolto avverso un atto endoprocedimentale. La decisione del C.N.F. era stata nuovamente impugnata dai predetti Staniscia e Tralicci e le Sezioni Unite di questa Corte, con ulteriore sentenza n. 22358 del 26.7.2017 – la cui cognizione è consentita al Collegio per i medesimi motivi già esposti in relazione alla precedente decisione n. 6957/2017 – hanno stabilito che, dovendosi applicare in favore dei ricorrenti lo ius superveniens derivante dalla L. n. 247 del 2012, art. 60, comma 2, e dall’art. 32, comma 2, del regolamento del C.N.F. n. 2 del 21.2.2014, la durata della sospensione cautelare non poteva eccedere un anno e quindi hanno confermato l’accertamento incidentale contenuto nella sentenza n. 6957/2017, secondo cui gli effetti della predetta sospensione era venuta a cessare alla data del 18.7.2014.
Nel caso di specie non vi è prova di una tempestiva riattivazione. Infatti la prima attività difensiva nel processo di equa riparazione si è tenuta in data 3.4.2017 (data dell’udienza camerale) e quindi ben oltre il termine di tre mesi di cui agli artt. 301 e 305 c.p.c., sia che si voglia prendere a riferimento come indicato nelle due richiamate decisioni delle SS.UU. di questa Corte – la data del 18.7.2014, sia che si voglia invece considerare la successiva data del 10.7.2015 dalla quale il C.N.F. faceva comunque venir meno gli effetti della sospensione.
Non può, per converso, ritenersi fondata la tesi di parte ricorrente, secondo cui il termine di cui agli artt. 301 e 305 c.p.c., decorrerebbe dalla data di deposito della sentenza di questa Corte a Sezioni Unite n. 22358 del 26.7.2017, data in cui gli stessi avvocati Staniscia e Tralicci avrebbero avuto contezza della scadenza della sospensione loro inflitta.
In materia di sanzioni disciplinari per gli avvocati opera infatti l’esplicita previsione della L. n. 247 del 2012, art. 65,comma 5, che ha recepito il criterio del favor rei in luogo di quello del tempus regit actum (cfr. Cass. Sez. U, Sentenza n. 30993 del 27/12/2017, Rv.646740), salvo che per quanto concerne l’istituto della prescrizione dell’illecito, in assenza di specifica previsione normativa in tal senso (Cass. Sez. U, Sentenza n. 9558 del 18/04/2018, Rv.648104). Di conseguenza gli avvocati Staniscia e Tralicci erano perfettamente consapevoli che la sanzione loro inflitta aveva perduto la sua efficacia alla data del 18.7.2014, in base alle inequivoche disposizioni di cui alla L. n. 247 del 2012, art. 60, comma 2, e dell’art. 32, comma 2, del regolamento del C.N.F. n. 2 del 21.2.2014.