Source: http://www.confindustrialecce.it/notizie/2041-autotutela-tributaria-potere-d-ufficio-dell-amministrazione-e-non-strumento-di-protezione-del-contribuente-corte-cost-n-181-2017.html
Timestamp: 2017-12-16 16:59:27+00:00
Document Index: 176752603

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 12', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art.3', 'sentenza ', 'sentenza ']

Autotutela tributaria: potere d’ufficio dell’Amministrazione e non strumento di protezione del contribuente (Corte Cost. n.181/2017 - Confindustria Lecce
In primo luogo, l’interesse pubblicodi ciascuna P.A all’adozione di provvedimenti legittimi nel rispetto del principio di legalità e, in secondo luogo, nell’interesse privato di ciascun amministrato, destinatario del provvedimento, a non subire le conseguenze di una invalidità incolpevole.
Deve trattarsi, tuttavia,solo di giudicato di merito e solo per i motivi decisi con sentenza definitiva. Permane, invece, l’attivabilità dell’autotutela nei seguenti casi:
La giurisprudenza di legittimità sul diniego di autotutela.
Il rimettente ha richiamato sul punto un orientamento della Corte di Cassazione secondo il quale apparterrebbero alla giurisdizione tributaria le controversie "nelle quali si impugni il rifiuto espresso o tacito dell’amministrazione a procedere ad autotutela", alla luce dell’art. 12,comma 2, della legge n. 448/2001. Il giudice a quo ha osservato che, nel caso di specie, gli avvisi diaccertamento "sono scaturiti da presunzioni legali relative ex art. 32 del D.P.R. 600/1973 concernenti l’esito delle indagini finanziarie che hanno avuto ad oggetto esclusivamente i prelevamenti ed i versamenti dai conti bancari", e che "il quantum presuntivamente accertato sulla scorta dei prelevamenti è palesemente illegittimo e contra ius, per effetto della sentenza n. 228/2014 della Corte costituzionale" con cui è stata dichiarata "l’illegittimità costituzionale [parziale] dell’art. 32, comma 1, numero 2), secondo periodo, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602".
Nel giudizio di legittimità costituzionale è intervenuto il Presidente del Consiglio dei Ministri che ha osservato che il giudice contesta in sostanza "proprio il fatto che l’Amministrazione abbia la facoltà, e non l’obbligo, di eliminare in tutto o in parte propri provvedimenti che siano palesemente illegittimi", facoltà risultante dalle norme disciplinanti l’autotutela, cioè dall’art. 2-quater del D.L. n. 564 del 1994 e dagli articoli 2 e 3, D.M. 11 febbraio 1997, n. 37 (Regolamento recante norme relative all’esercizio del potere di autotutela da parte degli organi dell’Amministrazione finanziaria). Tale scelta legislativa deriverebbe dalla "necessità di contemperare diversi interessi": quello "pubblico all’acquisizione delle entrate", quello alla "stabilità dei rapporti giuridici" e quello "dei contribuenti a non dover corrispondere imposte in misura superiore alla loro capacità contributiva". Se l’esercizio dell’autotutela costituisse unobbligo anche in relazione ad atti impositivi divenuti definitivi, "verrebbe ad essere compromesso il principio della certezza del diritto, che esige l’osservanza di termini di decadenza sia per l’esercizio del potere impositivo da parte degli uffici finanziari, sia per l’accesso alla tutela giurisdizionale da parte del contribuente".
La Corte Costituzionale procede innanzitutto ad esaminare l’istituto dell’autotutela tributaria e rileva che, nella disciplina legislativa e regolamentare dell’autotutela tributaria, è previsto, in particolare, che l’amministrazione finanziaria possa annullare d’ufficio i propri atti illegittimi o infondati anche in pendenza di giudizio e anche se si tratta di atti non impugnabili (art. 2-quater, comma 1, D.L. n. 564 del 1994) e che, in caso di "grave inerzia" dell’ufficio che ha adottato l’atto illegittimo, può intervenire "in via sostitutiva [la] Direzione regionale o compartimentale dalla quale l’ufficio stesso dipende" (art. 1, D.M. n. 37/1997). Sono previsti, inoltre,espressamente alcuni casi in cui l’amministrazione finanziaria possa procedereall’annullamento d’ufficio "senza necessità di istanza di parte" (art. 2) e dispone che nell’esercizio dell’autotutela "è data priorità alle fattispecie di rilevante interesse generale e, fra queste ultime, a quelle per le quali sia in atto o vi sia il rischio di un vasto contenzioso" (art.3).
Sul carattere non doveroso dell’autotutela tributaria, la ricostruzione della giurisprudenza della Cassazione fornita dal rimettente è dunque corretta: non esiste un dovere dell’amministrazione di pronunciarsi sull’istanza di autotutela e, mancando tale dovere, il silenzio su di essa non equivale ad inadempimento, né, d’altro canto, il silenzio stesso può essere considerato un diniego, in assenza di una norma specifica che così lo qualifichi giuridicamente (Corte diCassazione, SS.UU., sentenza 27 marzo 2007, n. 7388; Corte di cassazione, sez. trib., sentenza 9ottobre 2000, n. 13412), con la conseguenza che il silenzio dell’amministrazione finanziaria sull’istanza di autotutela non è contestabile davanti ad alcun giudice.
Excursus della giurisprudenza di legittimità in riferimento all’autotutela tributaria.
Come risulta da quanto sopraesposto, il Giudice delle Leggiha affermato che, in presenza di provvedimento tributario definitivo per omessa impugnazione, il legislatore ha ritenuto che l’A.F. sia libera, avvalendosi del suo potere ampiamente discrezionale, di dare prevalenza al principio della certezza dei rapporti rispetto a quello della corretta esazione dei tributi. La Corte Costituzionale ha, inoltre, dedotto che l’A.F. ha, altresì, potere discrezionale di pronunciarsi o meno sull’istanza di autotutela e tale potere costituisce esplicazione della funzione amministrativa e non giustiziale e non è lesivo per la difesa del contribuente, i cui diritti ed interessi sono garantiti con gli ordinari rimedi giurisdizionali.
Lecce 4 dicembre 2017 Avv. Maurizio Villani