Source: https://rscommercialisti.it/tassazione-reddito-vendita-opere-arte/
Timestamp: 2020-01-19 04:32:29+00:00
Document Index: 95240333

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 55', 'art. 2195', 'art 55', 'art. 4', 'art. 55', 'art. 67', 'art. 76']

La Tassazione del Reddito Prodotto da Vendita di Opere d'Arte | RS Commercialisti
A cura di	 On Apr 15, 2019
L’incertezza dei mercati tradizionali, causata da innumerevoli fattori geopolitici, unita a i bassi tassi di rendimento degli investimenti finanziari ed immobiliari, spingono un sempre maggior numero di persone a diversificare il proprio portafoglio di investimenti acquistando opere d’arte.
L’arte, investimento sicuro e a basso rischio, a differenza della maggior parte delle forme di investimento tradizionali, è un investimento fruibile, poiché garantisce a chi compra il così detto dividendo estetico ovvero la possibilità di godere dell’investimento fatto, a differenza di azioni e titoli di stato.
Inoltre, a livello fiscale, la proprietà ed il possesso di opere d’arte, relativamente alle persone fisiche, non sono tassati. Le plusvalenze derivanti dalla vendita di oggetti di antiquariato ed opere d’arte invece, possono determinare il sorgere di situazioni giuridiche diverse a seconda dell’animus operandi del soggetto che pone in essere tale condotta.
Non essendo prevista una normativa specifica riguardo la tassazione di tali plusvalenze, il quadro normativo è dato dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi.
In primo luogo occorre aver conto dell’art. 6 del T.U.I.R. e valutare se i ricavi generati dalla vendita di un’opera d’arte possono rientrare in una delle categorie reddituali previste. Alla domanda risponde in parte l’art. 55 del medesimo testo, articolo che definisce il concetto di reddito d’impresa, ossia quel reddito derivante da un
…esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva delle attività indicate nell’art. 2195 c.c. […] anche se non organizzate in forma di impresa
Prima di analizzare il quadro giuridico di riferimento è di fondamentale importanza quindi fare una distinzione tra chi, vendendo opere d’arte e di antiquariato, produce reddito d’impresa e chi no.
Alla luce di quanto poc’anzi esposto, possiamo dare una definizione del mercante d’arte che produce redditi d’impresa, ovvero colui che professionalmente ed abitualmente esercita il commercio di opere d’arte, anche in maniera non organizzata imprenditorialmente, col fine ultimo di trarre profitto dalle plusvalenze generate dalla vendita di queste.
I mercanti d’arte, ai sensi dell’art 55 ss. del Testo Unico delle Imposte sui Redditi sono tenuti al pagamento dell’IRPEF o dell’IRES, soggetti a IVA come previsto dall’art. 4 del d.P.R. 633/1972, nonché soggetti a contribuzione previdenziale INPS.
Per quanto riguarda l’applicazione delle aliquote IVA, l’ordinamento distingue tra il regime ordinario (aliquota piena al 22% o ridotta al 10% sul prezzo di vendita) e il regime speciale così detto del margine, il quale prevede l’applicazione dell’aliquota esclusivamente sull’utile realizzato dal rivenditore.
Indispensabile la verifica del requisito dell’abitualità dell’attività per configurare i proventi derivanti dalla cessione del bene per configurare questi come redditi d’azienda.
Ma come distinguere un’attività commerciale abituale da una non abituale? La Corte di Cassazione ha dichiarato l’esistenza di un’attività commerciale abituale in ragione di elementi significativi che dimostrano la sistematicità e la professionalità dell’attività d’impresa quali:
lo scopo dell’acquisto
la frequenza, il numero ed il valore delle transazioni effettuate
il numero di soggetti con i quali vengono intrattenuti i rapporti
la durata del possesso del bene alienato
la posizione in essere di attività finalizzate a facilitare la vendita
l’esame delle ragioni che hanno portato all’alienazione
la varietà della tipologia di beni alienati
Giova ripetere che il requisito dell’abitualità deve essere valutato caso per caso. Anche il compimento di un unico affare potrebbe configurare attività imprenditoriale nel caso in cui abbia un consistente rilievo economico e sia compiuto mediante la posizione in essere di una serie di operazioni complesse.
L’abitualità distingue il mercante d’arte dal commerciante occasionale, ovvero colui che acquista occasionalmente opere d’arte spinto dall’animus lucrandi di cederle in futuro, cercando di conseguire un utile. Il commerciante occasionale non genera redditi d’impresa ex art. 55 ss. TUIR, bensì redditi diversi di cui all’art. 67, c.1, lett. i), TUIR non trovando però assoggettamento ai fini IVA. (redditi derivanti dallo svolgimento di attività commerciali non esercitate abitualmente).
Il collezionista a sua volta, si distingue dal commerciante abituale per l’animus lucrandi che contraddistingue le sue compravendite.
Il collezionista di contro, acquista e vende opere d’arte spinto da un sentimento culturale di incrementare la propria collezione possedere l’opera, senza l’intento di rivenderla per generare plusvalenze. Non è soggetto ad alcuna imposizione poichè non nutre alcun intendimento speculativo di rivendita. Tale soggetto acquista le opere d’arte esclusivamente per beneficiare di quell’ appagamento personale nel possedere quel determinato bene, derivante meramente dagli aspetti estetici o intrinseci dello stesso.
Ma come evincere l’intento speculativo? Il nesso causale potrebbe essere rinvenuto nella breve durata del possesso in ragione del fatto che chi specula detiene generalmente le opere per un tempo minore al fine di monetizzare la plusvalenza quanto prima, o nella presenza di una commissione per l’acquisto.
Anche in questo caso, come per il requisito dell’abitualità, dottrina e giurisprudenza concordano nell’affermare che, l’animus lucrandi deve essere valutato caso per caso, in quanto l’art. 76 d.P.R. n. 597/1973, allineando il periodo di possesso funzionale a scriminare l’intento speculativo dell’alienazione a quello previsto per i beni immobili, ossia cinque anni, non è sufficiente a dimostrare l’animus lucrandi del soggetto.
Se l’alienazione del bene ha ad oggetto un bene ricevuto a titolo di donazione, ovvero il lascito ereditario, non si può configurare l’intento speculativo. Tali beni sono invece soggetti al pagamento delle imposte su successioni e donazioni, con una particolare agevolazione forfetaria per le sole opere cadute in successione e custodite in una privata abitazione.
Di fondamentale importanza quindi documentare la azioni poste in essere come collezionista, al fine di poter dimostrare la propria posizione fiscale, in sede di eventuali controlli.