Source: http://www.csvsocsolidale.it/normativa/volontariato/
Timestamp: 2019-03-19 19:36:41+00:00
Document Index: 171662910

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 20', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 8', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 35', 'art. 6', 'art. 3', 'in fine', 'art. 12', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 14', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 15', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 15', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 15', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 111', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 65', 'art. 8', 'art. 1']

C.S.V. | Società Solidale
Opportunità per il volontariato
LEGGE 11 AGOSTO 1991 N. 266
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LEGGE 11 agosto 1991, n. 266 - Legge-quadro sul volontariato.
(G.U. n.196 del 22 agosto 1991)
Finalità e oggetto della legge
1. La Repubblica italiana riconosce il valore sociale e la funzione dell’attività di volontariato come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, ne promuove lo sviluppo salvaguardandone l’autonomia e ne favorisce l’apporto originale per il conseguimento delle finalità di carattere sociale, civile, e culturale individuate dallo Stato, dalle regioni, dalle province autonome di Trento e di Bolzano e dagli enti locali.
2. La presente legge stabilisce i principi cui le regioni e le province autonome devono attenersi nel disciplinare i rapporti fra le istituzioni pubbliche e le organizzazioni di volontariato nonché i criteri cui debbono uniformarsi le amministrazioni statali e gli enti locali nei medesimi rapporti.
1. Ai fini della presente legge per attività di volontariato deve intendersi quella prestata modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà.
2. L’attività del volontario non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario. Al volontario possono essere soltanto rimborsate dall’organizzazione di appartenenza le spese effettivamente sostenute per l’attività prestata, entro i limiti preventivamente stabiliti dalle organizzazioni stesse.
3. La qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di contenuto patrimoniale con l’organizzazione di cui fa parte.
1. È considerato organizzazione di volontariato ogni organismo liberamente
costituito al fine di svolgere l’attività di cui all’art. 2, che si avvalga in modo
determinante e prevalente delle prestazioni personali volontarie e gratuite dei
propri aderenti.
2. Le organizzazioni possono assumere la forma giuridica che ritengono più
adeguata al perseguimento dei loro fini, salvo il limite di compatibilità con lo
scopo solidaristico.
3. Negli accordi degli aderenti, nell’atto costitutivo o nello statuto, oltre a quanto disposto dal codice civile per le diverse forme giuridiche che l’organizzazione assume, devono essere espressamente previsti l’assenza di fini di lucro, la democraticità della struttura, l’elettività e la gratuità delle cariche associative nonché la gratuità delle prestazioni fornite dagli aderenti, i criteri di ammissione e di esclusione di questi ultimi, i loro obblighi e diritti. Devono essere altresì stabiliti l’obbligo di formazione del bilancio, dal quale devono risultare i beni, i contributi o i lasciti ricevuti, nonché le modalità di approvazione dello stesso da parte dell’assemblea degli aderenti.
4. Le organizzazioni di volontariato possono assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo esclusivamente nei limiti necessari al loro regolare funzionamento oppure occorrenti a qualificare o specializzare l’attività da esse svolta.
5. Le organizzazioni svolgono le attività di volontariato mediate strutture proprie o, nelle forme e nei modi previsti dalla legge, nell’ambito di strutture pubbliche o con queste convenzionate.
1. Le organizzazioni di volontariato debbono assicurare i propri aderenti, che prestano attività di volontariato, contro gli infortuni e le malattie connesse allo svolgimento dell’attività stessa, nonché per la responsabilità civile verso terzi.
2. Con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono individuati meccanismi assicurativi semplificati con polizze anche numeriche o collettive, e sono disciplinati i relativi controlli.
a. contributi degli aderenti;
b. contributi di privati;
c. contributi dello Stato, di enti o istituzioni pubbliche finalizzati esclusivamente al sostegno di specifiche e documentate attività o progetti;
d. contributi di organismi internazionali;
e. donazioni e lasciti testamentari;
f. rimborsi derivanti da convenzioni;
g. entrate derivanti da attività commerciali e produttive marginali.
2. Le organizzazioni di volontariato, prive di personalità giuridica, iscritte nei registri di cui all’art. 6, possono acquistare beni mobili registrati e beni immobili occorrenti per lo svolgimento della propria attività Possono inoltre, in deroga agli articoli 600 e 786 del codice civile, accettare donazioni, e con beneficio d’inventario, lasciti testamentari, destinando i beni ricevuti e le loro rendite esclusivamente al conseguimento delle finalità previste dagli accordi, dall’atto costitutivo e dallo statuto.
3. I beni di cui al comma 2 sono intestati alle organizzazioni. Ai fini della trascrizione dei relativi acquisti si applicano gli articoli 2659 e 2660 del codice civile.
4. In caso di scioglimento, cessazione ovvero estinzione delle organizzazioni di volontariato, ed indipendentemente dalla loro forma giuridica i beni che residuano dopo l’esaurimento della liquidazione sono devoluti ad altre organizzazioni di volontariato operanti in identico o analogo settore, secondo le indicazioni contenute nello statuto o negli accordi degli aderenti, o in mancanza, secondo le disposizioni del codice civile.
Registri delle organizzazioni di volontariato istituiti dalle regioni e dalle province autonome.
1. Le regioni e le province autonome disciplinano l’istituzione e la tenuta dei registri generali delle organizzazioni di volontariato.
2. L’iscrizione ai registri è condizione necessaria per accedere ai contributi pubblici nonché per stipulare le convenzioni e per beneficiare delle agevolazioni fiscali, secondo le disposizioni di cui, rispettivamente, agli articoli 7 e 8.
3. Hanno diritto ad essere iscritte nei registri le organizzazioni di volontariato che abbiano i requisiti di cui all’art. 3 e che alleghino alla richiesta copia dell’atto costitutivo e dello statuto o degli accordi degli aderenti.
4. Le Regioni e le Provincie autonome determinano i criteri per la revisione periodica dei registri, al fine di verificare il permanere dei requisiti e l’effettivo svolgimento dell’attività di volontariato da parte delle organizzazioni iscritte. Le Regioni e le Provincie autonome dispongono la cancellazione dal registro con provvedimento motivato.
5. Contro il provvedimento di diniego dell’iscrizione o contro il provvedimento di cancellazione è ammesso ricorso, nel termine di trenta giorni dalla comunicazione, al tribunale amministrativo regionale, il quale decide in camera di consiglio, entro trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito del ricorso, uditi i difensori delle parti che ne abbiano fatto richiesta La decisione del tribunale è appellabile, entro trenta giorni dalla notifica della stessa, al Consiglio di Stato, il quale decide con le medesime modalità e negli stessi termini.
6. Le Regioni e le Province autonome inviano ogni anno copia aggiornata dei registri all’Osservatorio nazionale per il volontariato, previsto all’art. 12.
7. Le organizzazioni iscritte nei registri sono tenute alla conservazione della documentazione relativa alle entrate di cui all’art. 5, comma 1 con l’indicazione nominativa dei soggetti eroganti.
1. Lo Stato, le regioni , le province autonome, gli enti locali e gli altri enti pubblici possono stipulare convenzioni con le organizzazioni di volontariato iscritte da almeno sei mesi nei registri di cui all’art. 6 che dimostrino attitudine e capacità operativa.
2. Le convenzioni devono contenere disposizioni dirette a garantire l’esistenza delle condizioni necessarie a svolgere con continuità le attività oggetto della convenzione, nonché il rispetto dei diritti e della dignità degli utenti. Devono inoltre prevedere forme di verifica e di controllo della loro qualità nonché le modalità di rimborso delle spese.
3. La copertura assicurativa di cui all’art. 4 è elemento essenziale della convenzione e gli oneri relativi sono a carico dell’ente con il quale viene stipulata la convenzione medesima.
1. Gli atti costitutivi delle organizzazioni di volontariato di cui all’art. 3, costituite esclusivamente per fini di solidarietà, e quelli connessi allo svolgimento delle loro attività sono esenti dall’imposta di bollo e di registro.
2. Le operazioni effettuate dalle organizzazioni di volontariato di cui all’art. 3, costituite esclusivamente per fini di solidarietà, non si considerano cessioni di beni né prestazioni di servizi ai fini dell'imposta sul valore aggiunto; le donazioni e le attribuzioni di eredità o di legato sono esenti da ogni imposta a carico delle organizzazioni che perseguono esclusivamente ai fini suindicati.
3. All’art. 17 delle legge 29 dicembre 1990 n. 408 come modificato dall’art. 1 della legge 25 marzo 1991 n. 102 dopo il comma 1-bis è aggiunto il seguente:
"1-ter. Con i decreti legislativi di cui al comma 1, e secondo i medesimi principi e criteri direttivi, saranno introdotte misure volte a favorire le erogazioni liberali in denaro a favore delle organizzazioni di volontariato costituite esclusivamente ai fini di solidarietà, purché le attività siano destinate a finalità di volontariato, riconosciute idonee in base alla normativa vigente in materia e che risultano iscritte senza interruzione da almeno due anni negli appositi registri. A tal fine in deroga alla disposizione di cui alla lettera a) del comma 1, dovrà essere prevista la deducibilità delle predette erogazioni, ai sensi degli art. 10, 65, e 110 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni e integrazioni, per un ammontare non superiore a lire due milioni ovvero, ai fini del reddito di impresa, nella misura del 50 per cento della somma erogata entro il limite del 2 per cento degli utili dichiarati e fino ad un massimo di lire 100 milioni".
4. I proventi derivanti da attività commerciali e produttive marginali non costituiscono redditi imponibili ai fini dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRPEG) e dell’imposta locale sui redditi (ILOR), qualora sia documentato il loro totale impiego per i fini istituzionali dell’organizzazione di volontariato. I criteri relativi al concetto di marginalità di cui al periodo precedente, sono fissati dal Ministro delle finanze con proprio decreto, di concerto con il Ministro per gli affari sociali.
1. Alle organizzazioni di volontariato iscritte nei registri di cui all’art. 6 si applicano le disposizioni di cui all’art. 20, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 598, come sostituito dall’art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1982, n. 954.
Norme regionali e delle Provincie autonome
1. Le leggi regionali e provinciali devono salvaguardare l’autonomia di organizzazione e di iniziativa del volontariato e favorirne lo sviluppo.
2. In particolare disciplinano:
a. le modalità cui dovranno attenersi le organizzazioni per lo svolgimento delle prestazioni che formano oggetto dell’attività di volontariato, all’interno delle strutture pubbliche e di strutture convenzionate con le regioni e le provincie autonome;
b. le forme di partecipazione consultiva delle organizzazioni iscritte nei registri di cui all’art. 6 alla programmazione degli interventi nei settori in cui esse operano;
c. i requisiti ed i criteri che danno titolo di priorità nella scelta delle organizzazioni per la stipulazione delle convenzioni, anche in relazione ai diversi settori di intervento;
d. gli organi e le forme di controllo, secondo quanto previsto dall’art. 6;
e. le condizioni e le forme di finanziamento e di sostegno delle attività di volontariato;
f. la partecipazione dei volontari aderenti alle organizzazioni iscritte nei registri di cui all’art. 6 ai corsi di formazione, qualificazione e aggiornamento professionale svolti o promossi dalle regioni, dalle province autonome e dagli enti locali nei settori di diretto intervento delle organizzazioni stesse.
Diritto all'informazione ed accesso ai documenti amministrativi.
1. Alle organizzazioni di volontariato, iscritte nei registri di cui all’art. 6, si applicano le disposizioni di cui al capo V della legge 7 agosto 1990, n. 241.
Osservatorio nazionale per il volontariato.
1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari sociali, è istituito l’Osservatorio nazionale per il volontariato, presieduto dal Ministro per gli affari sociali o da un suo
delegato e composto da dieci rappresentanti delle organizzazioni e delle federazioni di volontariato operanti in almeno sei regioni, da due esperti e da tre rappresentanti delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. L’Osservatorio, che si avvale del personale, dei mezzi e dei servizi messi a disposizione dal Segretariato generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha i seguenti compiti:
a. provvedere al censimento delle organizzazioni di volontariato ed alla diffusione della conoscenza delle attività da esse svolte;
b. promuovere ricerche e studi in Italia ed all’estero;
c. fornire ogni utile elemento per la promozione e lo sviluppo del volontariato;
d. approvare progetti sperimentali elaborati, anche in collaborazione con gli enti locali, da organizzazioni di volontariato iscritte nei registri di cui all’art. 6 per far fronte ad emergenze sociali e per favorire l’applicazione di metodologie di intervento particolarmente avanzate;
e. offrire sostegno e consulenza per progetti di informatizzazione e di banche dati nei settori di competenza della presente legge;
f. pubblicare un rapporto biennale sull’andamento del fenomeno e sullo stato di attuazione delle normative nazionali e regionali;
g. sostenere, anche con la collaborazione delle regioni, iniziative di formazione ed aggiornamento per la prestazione dei servizi.
h. pubblicare un bollettino periodico di informazione e promuovere altre iniziative finalizzate alla circolazione delle notizie attinenti l’attività di volontariato;
i. promuovere, con cadenza triennale, una Conferenza nazionale del volontariato, alla quale partecipano tutti i soggetti istituzionali, i gruppi e gli operatori interessati.
2. È istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per gli affari sociali, il Fondo per il volontariato, finalizzato a sostenere finanziariamente i progetti di cui alla lettera d) del comma 1.
Limiti di applicabilità.
1. È fatta salva la normativa vigente per le attività di volontariato non contemplate nella presente legge, con particolare riferimento alle attività di cooperazione internazionale allo sviluppo, di protezione civile e a quelle connesse con il servizio civile sostitutivo di cui alla legge 15 dicembre 1972, n. 772.
1. Per il funzionamento dell'Osservatorio nazionale per il volontariato, per la dotazione del Fondo di cui al comma 2 dell’art. 12 e per l'organizzazione della Conferenza nazionale del volontariato di cui al comma 1, lettera i), dello stesso art. 12, è autorizzata una spesa di due miliardi di lire per ciascuno degli anni 1991, 1992 e 1993.
2. All’onere di cui al comma 1 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1991-1993 al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno finanziario 1991, all’uopo utilizzando parzialmente l’accantonamento: "Legge-quadro sulle organizzazioni di volontariato".
3. Le minori entrate derivanti dall’applicazione dei commi 1 e 2 dell’art. 8 sono valutate complessivamente in lire 1 miliardo per ciascuno degli anni 1991, 1992 e 1993. Al relativo onore si fa fronte mediante utilizzazione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1991-1993, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l'anno finanziario 1991, all’uopo utilizzando parzialmente l’accantonamento: "Legge quadro sulle organizzazioni di volontariato".
1. Gli enti di cui all’art. 12, comma 1, del decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 356, devono prevedere nei propri statuti che una quota non inferiore ad un quindicesimo dei propri proventi, al netto delle spese di funzionamento e dell’accantonamento di cui alla lettera d) del comma 1 dello stesso art. 12, venga destinata alla costituzione di fondi speciali presso le regioni al fine di istituire, per il tramite degli enti locali, centri di servizio a disposizione delle organizzazioni di volontariato, e da queste gestiti, con la funzione di sostenerne e qualificarne l’attività.
2. Le casse di risparmio, fino a quando non abbiano proceduto alle operazioni di ristrutturazione di cui all’art. 1 del citato decreto legislativo n. 356 del 1990, devono destinare alle medesime finalità di cui al comma 1 del presente articolo una quota pari ad un decimo delle somme destinate ad opere di beneficenza e di pubblica utilità ai sensi dell’art. 35, terzo comma, del regio decreto 25 aprile 1929, n. 967, e successive modificazioni.
3. Le modalità di attuazione delle norme di cui ai commi 1 e 2, saranno stabilite con decreto del Ministro del tesoro, di concerto con il Ministro per gli affari sociali, entro tre mesi dalla data di pubblicazione della presente legge nella Gazzetta Ufficiale.
1. Fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, le regioni provvedono ad emanare o adeguare le norme per l’attuazione dei principi contenuti nella presente legge entro una anno dalla data della sua entrata in vigore.
Flessibilità nell’orario di lavoro
1. I lavoratori che facciano parte di organizzazioni iscritte nei registri di cui all’art. 6 , per poter espletare attività di volontariato, hanno diritto di usufruire delle forme di flessibilità di orario di lavoro o delle turnazioni previste dai contratti o dagli accordi collettivi, compatibilmente con l’organizzazione aziendale.
2. All’art. 3 della legge 29 marzo 1983, n. 93, è aggiunto, in fine, il seguente comma:
"Gli accordi sindacali disciplinano i criteri per consentire ai lavoratori, che prestino nell’ambito del comune di abituale dimora la loro opera volontaria e gratuita in favore di organizzazioni di volontariato riconosciute idonee dalla normativa in materia, di usufruire di particolari forme di flessibilità degli orari di lavoro o di turnazioni, compatibilmente con l’organizzazione dell’amministrazione di appartenenza".
D.M. 8/10/1997
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D.M. 8 ottobre 1997
Modalità per la costituzione dei fondi speciali per il volontariato presso le regioni.
(G.U. n. 241 del 15 ottobre 1997)
Destinazione delle somme
1. Gli enti di cui all’art. 12, comma 1, del decreto legislativo n. 356 del 1990 e le casse di risparmio ripartiscono annualmente le somme di cui all’art. 15 della legge 11 agosto 1991, n. 266, destinandone :
a. il 50% al fondo speciale previsto dal successivo art. 2, comma 1, costituito presso la regione ove i predetti enti e casse hanno sede legale;
b. il restante 50% ad uno o a più altri fondi speciali, scelti liberamente dai suddetti enti e casse.
2. La ripartizione percentuale delle somme, di cui al comma precedente, è effettuata dagli enti in sede d’approvazione del bilancio consuntivo di cui all’art. 14 del decreto legislativo n. 356 del 1990 e dalle casse di risparmio, all'atto dell’approvazione del bilancio d'esercizio. Entro un mese dall’approvazione di tali bilanci gli enti e le casse segnalano al comitato di gestione di cui al successivo art. 2, comma 2, l’ammontare delle somme assegnate alle singole regioni. Per gli enti il termine di un mese decorre dalla data di approvazione del bilancio da parte del Ministero del tesoro. Le somme sono accreditate al fondo di cui al medesimo art. 2, comma 1.
3. Copia della segnalazione, di cui al comma precedente, è trasmessa al presidente dell’Osservatorio nazionale per il volontariato, di cui all’art. 12 della legge n. 266 del 1991 e all'Associazione fra le casse di risparmio italiane.
Fondo speciale presso ogni regione
1. Presso ogni regione è istituito un fondo speciale, denominato fondo di cui alla legge n. 266 del 1991, nel quale sono contabilizzati gli importi segnalati dagli enti e dalle casse di cui all’art. 1, comma 1, del presente decreto. Tali somme costituiscono patrimonio separato avente speciale destinazione di pertinenza degli stessi enti e casse. Esse sono disponibili per i centri di servizio di cui all’art. 3 che le utilizzano per i compiti di cui all’art. 4 e per le spese di funzionamento e di attività del comitato di gestione, secondo quanto previsto dal presente decreto.
2. Ogni fondo speciale è amministrato da un comitato di gestione composto:
a. da un membro in rappresentanza della regione competente, designato secondo le previsioni delle disposizioni regionali in materia;
b. da quattro rappresentanti delle organizzazioni di volontariato - iscritte nei registri regionali - maggiormente presenti nel territorio regionale, nominati secondo le previsioni delle disposizioni regionali in materia;
c. da un membro nominato dal Ministro per la solidarietà sociale;
d. da sette membri nominati dagli enti e dalle casse di cui all’art. 1, comma 1, del presente decreto secondo le modalità di cui al successivo comma 7;
e. da un membro nominato dall'Associazione fra le casse di risparmio italiane secondo le modalità di cui al successivo comma 8;
f. da un membro in rappresentanza degli enti locali della regione, nominato secondo le previsioni delle disposizioni regionali in materia.
3. Il comitato di gestione di cui al comma 2 resta in carica per un biennio, decorrente in ogni caso dal giorno successivo alla scadenza del mandato previsto per il comitato precedente. I membri nominati in sostituzione di altri membri cessati nel corso del mandato restano in carica per la durata residua di tempo previsto per il membro così sostituito. La carica di membro del comitato di gestione è gratuita e consente solo il rimborso delle spese effettivamente sostenute per partecipare alle riunioni.
4. Le spese di funzionamento e di attività dei comitati di gestione, nella misura strettamente necessaria per la copertura delle spese annualmente previste per l'assolvimento delle funzioni di cui al presente decreto, sono poste a carico dei centri di servizio istituiti presso ogni regione, proporzionalmente alle somme di cui all’art. 15 della legge n. 266/1991, attribuite ai centri medesimi. A tal fine annualmente nei comitati di gestione prelevano le somme necessarie dai fondi accantonati dagli enti e dalle casse di cui al comma 1 dell’art. 1 con imputazione alla contabilità preventiva e consuntiva dei centri di servizio. La documentazione relativa alle spese sostenute è conservata presso il comitato di gestione.
5. Nel corso della prima riunione, ciascun comitato di gestione, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, fissa le norme disciplinanti le modalità di funzionamento ed elegge nel suo seno il presidente.
6. Il comitato di gestione:
a. provvede ad individuare e a rendere pubblici i criteri per l’istituzione di uno o più centri di servizio nella regione, ai sensi del successivo art. 3. Quando i criteri prevedono che gli istituenti centri di servizio possono essere più di uno in considerazione delle diversificate esigenze del volontariato, attraverso le opportune forme di coordinamento tra i centri previste nei criteri medesimi, il comitato mira all’utilizzo ottimale delle risorse disponibili quanto a costi e
b. benefici, alla collaborazione tra i centri, alla circolazione e qualificazione delle esperienze;
c. riceve le istanze per la relativa istituzione dei centri di servizio e, sulla base di criteri e di scadenze preventivamente predeterminati e pubblicizzati nel bollettino ufficiale della regione e su almeno un quotidiano a diffusione regionale, istituisce con provvedimento motivato i centri di servizio secondo le procedure di cui al successivo art. 3;
d. istituisce l’elenco regionale dei centri di servizio denominato elenco regionale dei centri di servizio di cui all’art. 15 della legge 11 agosto 1991, n. 266, e ne pubblicizza l’esistenza; in tale contesto viene descritta l’attività svolta da ciascun centro e vengono pubblicizzati i singoli regolamenti che li disciplinano;
e. nomina un membro degli organi deliberativi e un membro degli organi di controllo dei centri di servizio di cui al successivo art. 3;
f. ripartisce annualmente, fra i centri di servizi istituiti presso la regione, le somme scritturate nel fondo speciale di cui al presente articolo;
g. riceve i rendiconti di cui al successivo art. 5 e ne verifica la regolarità nonché la conformità ai rispettivi regolamenti;
h. cancella, con provvedimento motivato, dall’elenco regionale indicato nella precedente lettera c), i centri di servizio secondo le previsione del successivo art. 3, comma 5.
7. Agli enti e alle casse di cui all’art. 1, comma 1, del presente decreto spetta nominare un proprio componente per ogni settimo del totale delle somme destinate al fondo speciale presso la regione. Nel caso residuino frazioni inferiori al settimo il componente è designato dall’ente o dalla cassa cui corrisponde la frazione più alta. Il calcolo è effettuato dall’Associazione fra le casse di risparmio italiane, con riferimento alla data del 30 giugno, e tiene conto degli importi che siano destinati al fondo da ciascun ente o cassa nei due esercizi precedenti. La medesima Associazione provvede a comunicare ad ogni ente o cassa il numero di membri che a ciascuno di essi compete come risultato del calcolo di cui al presente comma.
8. L’Associazione fra le casse di risparmio italiane nomina un componente del comitato di gestione individuandolo in un rappresentante di uno tra gli enti o casse che abbiano contribuito al fondo speciale. Nell’effettuare tale scelta l’Associazione privilegia, anche con criteri di rotazione, gli enti e le casse che, pur avendo contribuito, non abbiano titolo a nominare un proprio membro ai sensi del comma precedente.
1. Gli enti locali , le organizzazioni di volontariato di cui all’art. 3 della legge n. 266 del 1991, in numero di almeno cinque, gli enti e le casse di cui all’art. 1, comma 1, del presente decreto e le federazioni di volontariato di cui all’art. 12, comma 1, della legge stessa, possono richiedere al comitato di gestione la costituzione di un centro di servizio di cui all’art. 15 della legge citata con istanza sottoscritta dai legali rappresentanti dei richiedenti allegando lo statuto e il programma di attività dell’istituendo centro di servizio nonché l’indicazione di chi assume la responsabilità amministrativa del centro, il quale sottoscrive l’istanza.
2. L’istanza è avanzata al comitato di gestione per il tramite dell’ente locale ove il centro di servizio deve essere istituito. Copia per conoscenza deve essere inviata anche al comitato di gestione, corredata dall’attestazione del ricevimento da parte dell’ente locale interessato. L’ente locale, entro trenta giorni dalla ricezione dell’istanza, trasmette al comitato di gestione un proprio parere sulla stessa. Ove l’ente locale non provveda alla trasmissione del parere nel termine prefissato, il comitato di gestione potrà procedere anche in assenza di detto parere.
3. Il comitato di gestione valuta le istanze ricevute alla luce dei criteri in precedenza predeterminati e pubblicati e, con provvedimento motivato istituisce i centri di servizio e li iscrive nell’elenco di cui all’art. 2, comma 6, lettera c), del presente decreto, previo accertamento in ogni caso che essi siano:
a. un’organizzazione di volontariato di cui all’art. 3 della legge n. 266 del 1991;
b. oppure, in alternativa, un’entità giuridica costituita da organizzazioni di volontariato o con presenza maggioritaria di esse.
4. Il funzionamento dei centri di servizio è disciplinato da apposito regolamento approvato dagli organi competenti dei soggetti di cui alle lettere a) e b) del comma precedente. Tali regolamenti si ispirano ai principi di cui all’art. 3, comma 3, della legge n. 266 del 1991.
5. I centri di servizio di cui alla lettera a) del precedente comma 3 sono cancellati dall’elenco previsto dall’art. 2, comma 6, lettera c), nel caso in cui siano stati definitivamente cancellati dai registri istituiti ai sensi dell’art. 6 della legge n. 266 del 1991. I centri di servizio sono cancellati dal medesimo elenco qualora venga accertato, con procedura di cui all’art. 6, comma 4 e 5, della legge n. 266 del 1991, il venir meno dell'effettivo svolgimento delle attività a favore delle organizzazioni di volontariato. I centri di servizio sono altresì cancellati, con provvedimento motivato del comitato di gestione dall’elenco di cui alla lettera c), comma 6, dell’art. 2, qualora appaia opportuno una diversa funzionalità e/o competenza territoriale in relazione ai centri di servizio esistenti, ovvero in caso di svolgimento di attività in modo difforme dai propri regolamenti o in caso di inadempienze o irregolarità di gestione.
Compiti dei centri di servizio
1. I centri di servizio hanno lo scopo di sostenere e qualificare l’attività di volontariato. A tal fine erogano le proprie prestazioni sotto forma di servizi a favore delle organizzazioni di volontariato iscritte e non iscritte nei registri regionali. In particolare, fra l’altro:
a. approntano strumenti e iniziative per la crescita della cultura della solidarietà, la promozione di nuove iniziative di volontariato e il rafforzamento di quelle esistenti;
b. offrono consulenza e assistenza qualificata nonché strumenti per la progettazione, l’avvio e la realizzazione di specifiche attività;
c. assumono iniziative di formazione e qualificazione nei confronti degli aderenti ad organizzazioni di volontariato;
d. offrono informazioni, notizie, documentazione e dati sulle attività di volontariato locale e nazionale.
Funzionamento dei centri di servizio
1. Gli enti e le casse di cui all’art. 1, comma del presente decreto depositano presso banche da loro scelte, iscritte all’albo di cui all’art. 13 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, a favore del comitato di gestione e di ciascun centro di servizio, gli importi di rispettiva pertinenza comunicati annualmente dal comitato di gestione. Il deposito viene effettuato entro un mese dalla ricezione di tale comunicazione. I comitati di gestione e i centri di servizio prelevano le somme necessarie al proprio funzionamento sulla base degli impegni di spesa previsti.
2. I centri di servizio redigono bilanci preventivi e consuntivi. Tali bilanci sono trasmessi, a mezzo raccomandata, al comitato di gestione competente per territorio. I proventi rivenienti da diversa fonte sono autonomamente amministrati.
1. Per le casse, il primo esercizio a partire dal quale il presente decreto trova applicazione, per la parte concernente la destinazione delle somme di cui all’art. 15 della legge n. 266 del 1991, è quello chiuso successivamente alla data di entrata in vigore del decreto 21 novembre 1991; per gli enti, il primo esercizio è quello aperto successivamente alla data di entrata in vigore del decreto 21 novembre 1991.
2. La prima segnalazione di cui all’art. 1, comma 2, del presente decreto, è effettuata, fino a quando non verranno istituiti i comitati di gestione, all’Associazione fra le casse di risparmio italiane nonché al presidente dell’Osservatorio nazionale per il volontariato di cui all’art. 12 della legge n. 266 del 1991. In sede di prima costituzione dei comitati di gestione, la prima segnalazione è effettuata agli stessi dal presidente dell’Osservatorio nazionale per il volontariato di cui all’art. 12 della legge 11 agosto 1991, n. 266.
3. Il primo riparto di cui all’art. 2, comma 6, lettera e), del presente decreto, è effettuato con riferimento alle somme destinate al fondo speciale dagli enti e dalle casse di cui all’art. 1, comma 1, sulla base dei dati dei bilanci 1991-92 e 1992-93.
4. Il riparto di cui al presente art. 2, comma 6, lettera e), successivo al primo è effettuato con riferimento alle somme destinate al fondo speciale dagli enti di cui all’art. 1, comma 1, sulla base dei dati dei bilanci consuntivi relativi agli esercizi non presi in considerazione per il riparto di cui al precedente comma.
Abrogazione del decreto ministeriale 21 novembre 1991
1. Il decreto ministeriale 21 novembre 1991 è abrogato ed è sostituito dal presente decreto.
2. Restano validi gli atti ed i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi ed i rapporti giuridici sorti sulla base delle disposizioni in esso contenute.
Disposizioni esplicative del D.M. 8 ottobre 1997
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per gli affari sociali -
Disposizioni esplicative del D.M. 8 ottobre 1997 sostitutivo del D.M. 21 novembre 1991 concernente le modalità per la costituzione dei Fondi speciali per il volontariato presso le Regioni.
1. Il D.I. 8 ottobre 1997 modifica ed integra la normativa previgente (D.I. 21 novembre 1991 e D.I. 2 dicembre 1994) concernente le modalità di costituzione dei fondi speciali per il volontariato presso le Regioni, allo scopo di ovviare a taluni inconvenienti riscontrati in sede di prima applicazione e tener conto di quanto previsto nella sentenza 355/1992 della Corte Costituzionale.
L’ampiezza delle modifiche e delle integrazioni apportate ha reso preferibile, per esigenze di chiarezza, sostituire integralmente la normativa citata. Tuttavia il nuovo D.I. 8 ottobre 1997, che ripropone nelle parti non modificate il testo del decreto abrogato, fa salva la validità e l’efficacia degli atti già adottati ai sensi delle relative disposizioni così abrogate (art. 7).
2. L’articolo 1 del nuovo Decreto mantiene inalterata la destinazione delle somme prevista dall’art. 15 della legge 266/1991 e l’obbligo di ripartizione annuale di dette somme posto a carico delle Casse di Risparmio e degli enti conferenti di cui al decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 356, attuativo della legge 30 luglio 1990, n. 218.
In attesa di un intervento normativo in linea con gli auspici della Corte costituzionale (Sent. 500/1993 e 75/1992) di riequilibrio dei fondi tra le regioni, è rimasta inalterata l’impostazione dell’assegnazione dei fondi da parte dei suddetti enti finanziatori:
• il 50% è destinato al Fondo regionale presso la regione ove trovasi la sede legale dell’ente;
• il restante 50% va ad uno o più altri fondi speciali, scelti liberamente dall’ente stesso.
La ripartizione percentuale delle somme in questione da parte degli enti finanziatori va effettuata al momento dell’approvazione del bilancio consuntivo, con l’obbligo di segnalazione, entro un mese dall’approvazione del bilancio da parte del Ministero del Tesoro, delle somme assegnate ai fondi regionali, ai Comitati di gestione destinatari, al Presidente dell’Osservatorio Nazionale per il Volontariato, istituito ai sensi dell’art. 12 della legge 266/1991 e all’Associazione fra le Casse di Risparmio Italiane (ACRI). Le relative somme sono così accreditate presso i Fondi regionali di competenza, intendendo con il termine accredito l’assegnazione delle somme a ciascun Fondo regionale. In sede di prima applicazione, sino all’istituzione di ogni singolo Comitato di gestione permane l’obbligo di effettuare tali segnalazioni al Presidente del predetto Osservatorio e all’ACRI.
3. L’art. 2 del Decreto ribadisce l’istituzione presso ogni regione di un fondo denominato "Fondo speciale di cui alla legge 266/1991" nonché l’obbligo di contabilizzazione in tali fondi degli importi indicati dalle Fondazioni bancarie, come patrimonio separato avente speciale destinazione di pertinenza delle Fondazioni stesse.
Viene altresì previsto che dette somme siano utilizzabili dai Centri di servizio per le proprie finalità istituzionali ex art. 4 del Decreto ed anche "per le spese di funzionamento e di attività del Comitato di gestione" secondo le modalità di cui al Decreto stesso. Ciò permette di utilizzare i fondi di cui all’art. 15 della legge 266/1991, oltre che per le spese di funzionamento e per le attività istituzionali dei Centri di servizio per il Volontariato, anche per le stesse spese operative e per le attività dei Comitati di gestione, in relazione alle funzioni ad essi demandate (istituzione, indirizzo e controllo dei Centri di servizio), in modo da assicurare la copertura delle spese vive sostenute dai relativi membri per partecipare alle riunioni e delle altre spese dei Comitati.
L’art. 2, comma 4, del Decreto infatti consente la copertura delle spese di funzionamento e di attività dei Comitati di gestione nella "misura strettamente necessaria" per l’assolvimento delle funzioni previste dal Decreto. Tali spese sono da porre a carico dei Centri di servizio della regione, in via proporzionale alle somme attribuite ai Centri medesimi. A titolo esemplificativo, oltre al rimborso delle spese effettivamente sostenute dai membri del comitato per la partecipazione alle riunioni, possono trovare collocazione entro tale ambito le spese sostenute dai Comitati per rendere pubblici i criteri per l’istituzione dei Centri di servizio nonché quelle per la pubblicizzazione del relativo elenco, le spese logistiche e di segreteria ove non supportate dalle Regioni di competenza, gli eventuali onorari professionali e i rimborsi spese connessi per l’esame tecnico dei bilanci dei Centri di servizio e per il proprio contenzioso giudiziario e in particolare per la resistenza in giudizio nel caso di impugnativa di propri atti.
La destinazione di tali somme alla copertura delle necessità dei Comitati di gestione non deve però determinare l’insorgere in capo al Comitato di gestione stesso di una contabilità separata rispetto alle contabilità dei singoli Centri di servizio, operanti nella regione stessa. Infatti, come previsto nel 2° e nel 3° periodo del 4° comma dell’articolo 2 del nuovo Decreto, i Comitati di gestione prelevano annualmente le somme necessarie al proprio funzionamento dai fondi accantonati, come sopra specificato, presso ciascun Fondo speciale regionale, imputando tali prelievi alla contabilità preventiva e consuntiva dei Centri di servizio stessi, in proporzione alle somme disponibili attribuite dal competente Comitato di gestione a favore di ciascun Centro di servizio.
Nell’ambito della propria autonomia organizzativa, il Comitato di Gestione provvederà quindi a disciplinare le modalità di effettuazione delle operazioni di prelevamento e di spesa, disponendo altresì per l’eventuale apertura e movimentazione di conti bancari.
La documentazione relativa alle spese sostenute dai Comitati di gestione, non va trasferita presso i Centri di servizio stessi, ma va conservata presso il Comitato di gestione, a disposizione per le verifiche contabili da parte dei competenti organi di controllo dei singoli Centri di servizio.
4. La composizione dei Comitati di gestione incaricati di amministrare i singoli Fondi regionali di cui alla legge 266/1991, prevista dall’articolo 2, comma 2, del Decreto, risente del disposto della citata sentenza n. 355/1992 della Corte Costituzionale, per effetto della quale sono ora nominati "secondo le previsioni delle disposizioni regionali in materia" sia il membro del Comitato di gestione in rappresentanza dell’Ente Regione, territorialmente competente, sia i quattro rappresentanti delle organizzazioni di volontariato, iscritte nei Registri regionali, maggiormente presenti nel territorio regionale. Inoltre il nuovo Decreto prevede la presenza in seno al Comitato di gestione, che passa così da 14 a 15 componenti, di "un membro in rappresentanza degli enti locali della regione nominato secondo le previsioni delle disposizioni regionali in materia" (art. 2, comma 2, lett. f). In ciascuna regione quindi si dovrà provvedere con piena autonomia valutativa ad individuare i criteri di scelta di detto rappresentante ed alla relativa nomina.
Resta inteso, anche con riferimento all’art. 7, comma 2, del Decreto, il quale fa salvi gli atti in precedenza adottati in forza del D.I. 21 novembre 1991, che l’inserimento di un nuovo membro non osta né alla piena efficacia degli atti emanati, né al compimento dei successivi atti da parte dei Comitati già insediati antecedentemente all’entrata in vigore del nuovo decreto. Detti Comitati potranno continuare ad operare secondo le previsioni del proprio Regolamento interno in materia di quorum necessari per la validità delle delibere, anche nelle more della predetta nomina alla quale le Regioni dovranno provvedere con la massima sollecitudine al fine di integrare i singoli comitati.
5. Il Comitato di gestione resta in carica per un biennio, decorrente dal giorno successivo alla scadenza del mandato precedente. Ovviamente, in sede di prima applicazione, la scadenza della carica non potrà avere decorrenza che dalla data di insediamento del singolo Comitato. In tal modo, si è inteso sollecitare gli enti titolari del potere di nomina a provvedere per tempo all’esercizio dello stesso e permettere al Comitato dioperare senza soluzione di continuità, allorché intervenga la nomina della maggioranza dei componenti prevista dai rispettivi regolamenti entro la data di entrata in carica del nuovo Comitato. Pertanto l’inerzia degli enti titolari del potere di nomina penalizza la durata del mandato dei membri nominati successivamente alla data di entrata in carica prevista dal Decreto.
Analogamente eventuali membri nominati in sostituzione di membri cessati nel corso del mandato restano in carica esclusivamente per la durata residua del mandato dei membri che sono chiamati a sostituire.
Il nuovo Decreto conferma la natura gratuita della carica di membro del Comitato di gestione, con il diritto al solo rimborso delle spese effettivamente sostenute per partecipare alle riunioni del Comitato. È da escludere quindi qualsiasi forma di gettoni di presenza, nonché di rimborso forfettario in contrasto con la nozione di effettività della spesa da rimborsare.
6. In base all’articolo 2, comma 5, del Decreto, ciascun Comitato, nella prima riunione, dovrà provvedere ad autodisciplinare il proprio funzionamento, adottando in linea di massima una delibera di portata generale ovvero un regolamento operativo nonché ad eleggere nel proprio seno il presidente.
Con riferimento ai compiti e al funzionamento dei Comitati di gestione, il successivo 6° comma dell’articolo 2 del Decreto conforma esplicitamente il processo decisionale degli stessi ai principi di trasparenza propri dell’esercizio di pubbliche funzioni: soprattutto la individuazione dei soggetti destinatari dei fondi in questione, cioè dei Centri di servizio operanti nella regione con il supporto finanziario previsto dalla legge n. 266/1991 e la cancellazione dall’Elenco regionale dei centri già istituiti ove ne esistano i presupposti.
Infatti il Comitato di gestione è tenuto ad individuare preventivamente e a rendere pubblici i criteri per l’istituzione di uno o più Centri di servizio nella regione di competenza. In base al Decreto, il Comitato di gestione formula i criteri di istituzione dei Centri di servizio per la qualificazione e il sostegno delle organizzazioni di volontariato della regione. In particolare, il Comitato di gestione ha il potere discrezionale di decidere se i Centri di servizio istituiti nella Regione possano essere limitati ad un unico soggetto ovvero possano comprendere più soggetti. Il Comitato di gestione è chiamato a decidere sulla istituzione dei Centri con provvedimento motivato, in conformità ai criteri preventivamente individuati e pubblicati, i quali prevedono, altresì, le opportune forme di coordinamento tra i Centri da istituire.
7. Permangono immutati i compiti dei Comitati di gestione relativi all’istituzione dell’Elenco regionale dei Centri di servizio, ora denominato esplicitamente "Elenco regionale dei Centri di servizio di cui all’art. 15 della legge 11 agosto 1991 n. 266" per un più puntuale riferimento alla normativa di legge da cui i centri stessi trovano origine e supporto finanziario.
Come pure resta immutato il compito dei Comitati di pubblicizzare l’esistenza dei Centri istituiti nonché l’attività svolta da ciascun Centro e i regolamenti che li disciplinano.
Parimenti immutato è il potere di nomina da parte del Comitato di gestione di un membro degli organi deliberativi e di un membro degli organi di controllo dei Centri di servizio della regione nonché il potere di ripartizione, nel caso di pluralità di Centri nella regione, ovvero di assegnazione, nel caso di un unico Centro, con cadenza annuale, delle somme disponibili in base ai criteri con cui ha provveduto ad istituire detti Centri.
Ove in sede di predisposizione dei criteri per l’istituzione dei Centri di servizio, il Comitato non abbia provveduto a disporre anche in ordine ai criteri di ripartizione dei fondi disponibili nei singoli esercizi annuali e, nel caso di pluralità di Centri istituiti, anche tra i medesimi, lo stesso provvederà in merito con apposita delibera preventiva, indirizzata al Centro o ai Centri istituiti.
A titolo esemplificativo in sede di delibera di ripartizione, il Comitato potrà decidere in particolare se ripartire i fondi su base annuale in parti uguali ovvero con diversa proporzione e , in questa seconda ipotesi, dovrà stabilire parimenti i criteri in base ai quali provvederà alla ripartizione differenziata.
In ordine ai bilanci preventivi dei Centri i servizio sulla base dei quali il Comitato di gestione dovrà effettuare la ripartizione delle somme, si precisa che gli stessi dovranno essere articolati su previsioni contabili di spesa e su una parte relazionale esplicativa degli stessi che consenta al Comitato di valutare l’effettivo svolgimento da parte del Centro di attività in favore del volontariato in relazione alle singole spese preventivate.
Sui bilanci dei Centri di servizio, anche nel nuovo testo del Decreto, il Comitato di gestione continua ad esercitare un’attività di controllo, verificandone "la regolarità nonché la conformità ai rispettivi regolamenti", restando escluso ogni controllo di merito su singole attività dei Centri. Anche per tale attività, in relazione alla necessità di specifiche conoscenze e valutazioni tecniche, ove non possa provvedere direttamente, il Comitato può avvalersi di prestazioni d’opera di professionisti all’uopo abilitati, considerando il relativo onere come spese del proprio funzionamento.
8. Il Comitato, nell’ambito dei propri poteri di controllo dell’operato dei Centri di servizio, provvede alla cancellazione dei Centri dall’Elenco regionale, con contestuale perdita per il futuro dei fondi previsti dalla normativa in esame, nei casi previsti dall’art. 3, comma 5, del Decreto.
Tale accertamento da parte dei Comitati deve essere effettuato attraverso il ricorso alle procedure di cui all’articolo 6, commi 4 e 5, della legge 266/1991, nel caso del venir meno dell’effettivo svolgimento delle attività a favore delle organizzazioni di volontariato, e deve concludersi con un provvedimento motivato da comunicarsi formalmente al Centro di servizio interessato.
Il richiamo alle norme della legge 266/1991 implica che i Comitati provvedano a determinare preventivamente i criteri per la revisione periodica dell’iscrizione all’Elenco dei Centri di servizio per il volontariato da essi istituiti "al fine di verificare il permanere dei requisiti e l’effettivo svolgimento delle attività dei centri nell’interesse delle organizzazioni di volontariato" e quindi adottino gli eventuali provvedimenti di cancellazione in assoluta coerenza con detti criteri. Contro tale provvedimento di cancellazione, è possibile proporre, per relationem all’art. 6 della legge 266/1991, ricorso giurisdizionale speciale al TAR competente per territorio, a cura del Centro cancellato entro trenta giorni dalla ricezione della comunicazione della cancellazione.
La decisione del TAR è appellabile al Consiglio di Stato da entrambe le parti entro trenta giorni dalla notifica della stessa.
Con le stesse modalità il Comitato di gestione può altresì disporre la cancellazione dall’Elenco regionale dei Centri di servizio in precedenza istituiti, qualora appaia opportuna una diversa funzionalità e/o una diversa competenza territoriale nella Regione stessa. In tal caso è necessario che la stessa cancellazione sia preventivamente supportata da una delibera del Comitato con cui vengano ridisegnati i criteri istitutivi a suo tempo individuati e pubblicizzati, alla luce del riscontro di mutate esigenze di prestazione dei servizi alle organizzazioni di volontariato della Regione. Conseguentemente, la delibera di cancellazione dei Centri di servizio esistenti sulla base della nuova valutazione di opportunità sulla diversa
funzionalità e/o competenza territoriale dei centri esistenti deve essere rigorosamente motivata con riferimento alla precedente ed anche la successiva istituzione dei nuovi Centri dovrà essere strettamente coerente con la nuova impostazione dei criteri istitutivi adattata dal Comitato.
9. Gli enti legittimati dall’articolo 3, comma 1, del Decreto possono chiedere al Comitato di gestione competente l’istituzione di un Centro di servizio, che deve necessariamente essere un’organizzazione di volontariato di cui all’art. 3 della legge 266/1991, ovvero un’entità giuridica costituita da organizzazioni di volontariato, o con presenza maggioritaria di esse. L’istanza va sottoscritta dai legali rappresentanti dei richiedenti, allegando lo statuto e il programma di attività dell’istituendo Centro di servizio, e deve indicare chi assume la responsabilità amministrativa del Centro stesso, il quale deve sottoscrivere parimenti l’istanza.
La richiesta di istituzione del Centro di servizio deve essere avanzata dai soggetti legittimati per il tramite dell’ente locale ove il centro di servizio deve essere istituito, intendendo con il termine ente locale sia i Comuni che le Province in cui operi l’organizzazione.
Il parere dell’ente locale può essere disatteso dal Comitato di gestione solo con congrua motivazione sul punto. Ove l’ente locale non provveda alla trasmissione del parere e dell’istanza istitutiva nel termine di trenta giorni dalla ricezione dell’istanza stessa, il Comitato di gestione potrà procedere anche in assenza di detto parere. A tale scopo, è previsto che copia dell’istanza di istituzione del centro di servizio (con la documentazione di corredo) debba essere inviata a cura dei proponenti, anche al Comitato di gestione per conoscenza, corredata dall’attestazione del ricevimento da parte dell’ente locale interessato.
L’istituzione dei Centri avverrà quindi sulla base di una valutazione comparata delle istanze ricevute da parte del Comitato di gestione, sulla base della conformità ottimale dei Centri da istituire ai criteri in precedenza predeterminati e pubblicati e, come già detto, con un provvedimento motivato, che accerti anche la configurazione giuridica in precedenza indicata del Centro istituito, conforme alle lettere a) ovvero b) dell’art. 3, comma 3, del Decreto 8 ottobre 1997.
10. Anche i Centri di servizio devono adottare, ad integrazione del proprio Statuto, un apposito regolamento relativo al proprio funzionamento, ispirato ai principi di cui all’art. 3, comma 3, della legge n. 266 del 1991 ed approvato dagli organi competenti del Centro stesso. In tale regolamento vanno specificate le attività concrete previste dagli scopi propri dei Centri di servizio, quali quelli di sostenere e qualificare l’attività di volontariato e di erogare per tali fini le proprie prestazioni sotto forma di servizi a favore delle Organizzazioni di volontariato non solo iscritte ma anche, come precisato dal nuovo testo del Decreto, non iscritte nei registri regionali, provvedendo in particolare a:
a. approntare strumenti e iniziative per la crescita della cultura della solidarietà, la promozione di nuove iniziative di volontariato e il rafforzamento di quelle esistenti;
b. offrire consulenza e assistenza qualificata nonché strumenti per la progettazione, l’avvio e la realizzazione di specifiche attività;
d. assumere iniziative di formazione e qualificazione nei confronti degli aderenti ad organizzazioni di volontariato;
e. offrire informazioni, notizie, documentazione e dati sulle attività di volontariato locale e nazionale.
11. Le attività dei Centri di servizio devono trovare rappresentazione contabile sia in via preventiva, al fine di individuare gli impegni per categorie di spesa, sia in via consuntiva al fine di consentire i previsti controlli dei Comitati di gestione sui bilanci preventivi e consuntivi che devono essere trasmessi con lettera raccomandata.
A fini conoscitivi, in detti bilanci dovranno avere rappresentazione, con autonoma prospettazione e temporizzazione di spesa, i proventi finanziari dei Centri di servizio diversi da quelli derivanti dai trasferimenti del fondo speciale di cui alla legge 266/1991.
La previsione di spesa nei bilanci preventivi è necessaria per consentire ai Centri di servizio, come pure ai Comitati di gestione, di prelevare le somme occorrenti per il proprio funzionamento da quelle assegnate dagli enti finanziatori al fondo speciale regionale. Gli enti finanziatori dovranno provvedere al deposito di dette somme entro un mese dalla comunicazione effettuata annualmente dal Comitato di gestione. Lo stesso Comitato potrà provvedere all’acquisizione dei fondi necessari al proprio funzionamento anche indipendentemente dalla presentazione dei bilanci preventivi dei Centri di servizio, in cui dovranno poi trovare riscontro contabile anche i fondi che il Comitato abbia provveduto annualmente a riservarsi.
12. Al fine di ovviare ai ritardi attuativi della disciplina previgente, il nuovo Decreto ha parzialmente modificato le disposizioni relative agli accantonamenti dei fondi da parte dei soggetti erogatori. A questo proposito era già stato previsto che, per quanto riguarda le Casse di Risparmio non ancora trasformate al momento dell’emanazione delle disposizioni in commento, il primo esercizio a partire dal quale la disciplina in questione trova applicazione, per la parte concernente la destinazione delle somme di cui all’art. 15 della legge n. 266 del 1991, fosse quello chiuso successivamente alla data di entrata in vigore del Decreto 21 novembre 1991; mentre per gli enti conferenti di cui alla legge n. 218/1990 e al D.Lgs. n. 356/1990, il primo esercizio da prendere in considerazione ai fini dell’individuazione delle somme dovute fosse quello aperto successivamente alla data di entrata in vigore del Decreto 21 novembre 1991.
In particolare, l’art. 6, comma 3, del nuovo Decreto prevede che il primo riparto delle somme da destinarsi ai centri di servizio per il volontariato, cui conseguono i calcoli di cui all’art. 2, comma 7, sia effettuato con riferimento alle somme destinate al fondo speciale dalle Casse di risparmio non ancora trasformate e dagli enti conferenti di cui all’art. 11, comma 1, del D.Lgs. n. 356/1990, sulla base dei dati dei bilanci consuntivi 1991-92 e 1992-93.
Il nuovo comma 4 del citato art. 6, invece, onde ovviare ai ritardi sin qui accumulatisi nell’utilizzo delle risorse accantonate, stabilisce che il riparto successivo al primo, cui andranno riferiti anche i calcoli per
l’attribuzione dei rappresentanti degli enti finanziatori, vada effettuato avendo riguardo alle somme destinate ai fondi speciali sulla base dei bilanci consuntivi relativi a tutti gli esercizi utili non presi in considerazione per il primo riparto.
A tale fine assumono rilievo le somme comunicate dagli enti finanziatori, secondo le previsioni dell’art. 1, commi 2 e 3, del decreto, entro il 30 giugno dell’anno precedente la scadenza del mandato di ciascun Comitato, fermo restando l’obbligo per le Fondazioni di tempestiva comunicazione all’ACRI e all’Osservatorio nazionale per il volontariato delle somme accantonate entro e non oltre i termini previsti dalla normativa che le riguarda in relazione alla definitiva approvazione dei bilanci consuntivi.
Le nomine dei componenti dei singoli Comitati dovranno essere comunicate oltre che al presidente del Comitato in scadenza, anche all’Osservatorio nazionale per il volontariato cui è attribuito, tra l’altro, il compito di seguire lo stato di attuazione della normativa.
Infine, va ricordato che le risorse di pertinenza del Comitato scaduto eventualmente residuanti andranno a confluire nelle disponibilità gestite dal successivo Comitato, non potendosi ammettere l’esistenza di più fondi speciali per il volontariato presso la stessa regione ai sensi dell’art. 2 del Decreto né, tantomeno, più Comitati di gestione per il medesimo fondo speciale.
D.M. 14 febbraio 1992 Obbligo alle OdV ad assicurazione i propri aderenti
Scarica il pdf del D.M. 14 febbraio 1992
Il Ministro dell’industria del Commercio e dell’artigianato Visto l’art. 4 della legge 11 agosto 1991, n. 66, legge-quadro sul volontariato, in particolare il comma 2 , che prevede la individuazione, con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, di meccanismi assicurativi semplificati con polizze anche numeriche o collettive, per gli aderenti alle organizzazioni di volontariato, e la disciplina dei relativi controlli;
Art. 1. Assicurazione degli aderenti ad organizzazioni di volontariato
1. Le organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, sono obbligate ad assicurare i propri aderenti che prestano attività di volontariato, contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell’attività stessa, nonché per la responsabilità civile per i danni cagionati a terzi dall'esercizio dell’attività medesima.
Art. 2. Polizze assicurative
1. Le assicurazioni di cui all'articolo precedente possono essere stipulate in forma collettiva o in forma numerica.
2. Le assicurazioni di cui al comma precedente sono quelle che, in forza di un unico vincolo contrattuale determinano una molteplicità di rapporti assicurativi riguardanti una pluralità di soggetti assicurati determinati o determinabili con riferimento al registro di cui all’art. 3.
3,4. Le predette assicurazioni sulla base delle risultanze del registro di cui al successivo art. 3, devono garantire tutti i soggetti che risultano aderenti alle organizzazioni di volontariato e che prestano attività di volontariato. Le garanzie assicurative decorrono dalle ore 24 del giorno di iscrizione.
5. Per coloro che cessano dall’adesione alle organizzazioni di volontariato le garanzie assicurative perdono efficacia dalle ore 24 del giorno dell’annotazione della cancellazione nel registro.
6. Le organizzazioni di volontariato devono comunicare all’assicuratore presso cui vengono stipulate le polizze i nominativi dei soggetti di cui al comma 3 e le successive variazioni contestualmente alla iscrizione nel registro previsto all’art. 3.
Art. 3. Adempimenti delle organizzazioni di volontariato
1. Le organizzazioni di volontariato debbono tenere il registro degli aderenti che prestano attività di volontariato. Il registro, prima di essere posto in uso, deve essere numerato progressivamente in ogni pagina e bollato in ogni foglio da un notaio, o da un
segretario comunale, o da altro pubblico ufficiale abilitato a tali adempimenti. L’autorità che ha provveduto alla bollatura deve altresì dichiarare, nell’ultima pagina del registro, il numero di fogli che lo compongono.
2. Nel registro devono essere indicati per ciascun aderente le complete generalità, il luogo e la data di nascita e la residenza.
3. I soggetti che aderiscono alle organizzazioni di volontariato in data successiva a quella di istituzione del registro devono essere iscritti in questo ultimo nello stesso giorno in cui sono ammessi a far parte dell’organizzazione.
4. Nel registro devono essere altresì indicati i nominativi dei soggetti che per qualunque causa cessino di far parte dell’organizzazione di volontariato. L’annotazione nel registro va effettuata nello stesso giorno in cui la cessazione si verifica.
5. Il registro deve essere barrato ogni qualvolta si annoti una variazione degli aderenti che prestano attività di volontariato, ed il soggetto preposto alla tenuta dello stesso o un suo delegato deve apporvi la data e la propria firma.
Art. 4. Controllo
1. Il controllo viene effettuato dall’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private ed interesse collettivo (ISVAP) nei limiti delle proprie competenze.
2. Le organizzazioni di volontariato comunicano a ciascuna regione o provincia autonoma nel cui territorio esercitano la propria attività ed all’Osservatorio nazionale per il volontariato l’avvenuta stipulazione delle polizze concernenti le assicurazioni di cui all’art. 1 entro i trenta giorni successivi a quello della stipulazione delle polizze stesse
Legge Regionale 29 agosto 1994 n. 38 Valorizzazione e Promozione del Volontariato
Scarica il pdf della L.R. 38/94
(B.U. n. 36 del 7 settembre 1994)
Art. 1. Finalità
1. La Regione Piemonte riconosce il valore sociale ed il ruolo dell’attività di volontariato volta alla realizzazione di finalità di natura sociale, civile e culturale, salvaguardandone l’autonomia e l’apporto originale. Promuove le condizioni atte ad agevolare lo sviluppo delle organizzazioni di volontariato, quali espressioni di solidarietà e pluralismo, di partecipazione ed impegno civile.
Art. 2. Organizzazioni e attività di volontariato
1. Si considerano organizzazioni di volontariato gli organismi liberamente costituiti e privi di ogni scopo di lucro anche indiretto, i quali, avvalendosi in modo prevalente e determinante dell’attività personale, spontanea, gratuita dei propri aderenti, perseguono esclusivamente fini di solidarietà.
2. Le organizzazioni di cui all’articolo 2 esplicano le loro attività mediante strutture proprie, o, nelle forme e nei modi previsti dalla legge, nell’ambito di strutture pubbliche, o di strutture con queste convenzionate.
3. L’accesso alle strutture pubbliche o convenzionate è subordinato alla predisposizione di accordi, volti a disciplinare le modalità di presenza e comportamento del volontario, nonché le modalità del rapporto tra volontari e operatori pubblici, e finalizzati a realizzare una proficua collaborazione nell’ambito delle specifiche competenze.
4. Le organizzazioni di volontariato possono assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo soltanto per assicurare il regolare esplicarsi del loro funzionamento o per una necessaria qualificazione o specializzazione della loro attività.
5. Le organizzazioni di volontariato devono assicurare i propri aderenti, che prestano attività di volontariato, contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell’attività stessa, nonché per la responsabilità civile verso i terzi.
6. L’attività del volontario non può essere in alcun modo retribuita neppure dal beneficiario. È ammissibile unicamente il rimborso ai volontari delle spese effettivamente sostenute per l’attività prestata entro i limiti e secondo i criteri preventivamente stabiliti dalle organizzazioni stesse.
7. La qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di contenuto patrimoniale con l'organizzazione di cui il volontario stesso fa parte.
Art. 3. Registro delle organizzazioni di volontariato
1. È istituito, ai sensi dell'articolo 6 della legge 11 agosto 1991, n. 266, il registro regionale delle organizzazioni di volontariato.
2. L’iscrizione nel registro è aperta alle organizzazioni di volontariato che, perseguendo le finalità di natura civile, sociale e culturale di cui all'articolo 1 della legge, operano nelle seguenti aree:
a. impegno civile;
b. protezione civile;
c. tutela e promozione di diritti;
d. tutela e valorizzazione dell'ambiente;
e. promozione della cultura ed educazione permanente;
f. tutela e valorizzazione del patrimonio storico ed artistico;
g. educazione all'attività sportiva.
h. socio assistenziale;
i. sanitaria;
3. Il registro delle organizzazioni di volontariato è tenuto presso la Giunta regionale, la quale, ne prevede l’articolazione in sezioni. Gli organismi di collegamento e di coordinamento delle organizzazioni di volontariato operanti in ambito regionale sono iscritti in apposita sezione. La Giunta regionale può inoltre individuare ulteriori aree di operatività delle organizzazioni di volontariato.
Art. 4. Iscrizione nel registro
1. Sono iscritte nel registro regionale le organizzazioni costituite ai sensi dell'articolo 3 della legge n. 266/91, aventi sede legale o articolazioni locali autonome nella Regione Piemonte, qualunque sia la forma giuridica da esse assunta, purché compatibile con il fine solidaristico.
2. Le organizzazioni di volontariato sono iscritte su richiesta del legale rappresentante. L’iscrizione è attuata con decreto del Presidente della Giunta regionale, adottato su proposta dell’Assessore competente per materia.
3. L’iscrizione è disposta entro novanta giorni dalla data di ricevimento dell’istanza da parte dell’Assessorato competente.
4. Il Decreto di iscrizione, o di diniego di iscrizione, è pubblicato per estratto sul Bollettino Ufficiale della Regione - B.U.R..
5. La Regione pubblica annualmente sul B.U.R. l’elenco delle organizzazioni di volontariato iscritte nel registro e ne invia copia all’Osservatorio nazionale di cui all’articolo 12 della legge n. 266/91.
6. La Giunta regionale, individua, con proprio provvedimento le procedure da adottarsi per l’iscrizione nel registro.
7. L’iscrizione nel registro è condizione necessaria per accedere ai contributi pubblici, nonché per stipulare le convenzioni e per beneficiare delle agevolazioni fiscali, in base alle disposizioni di cui rispettivamente agli articoli 7 e 8 della legge n. 266/91.
Art. 5. Revisione del registro
1. La Giunta regionale provvede alla revisione annuale del registro al fine di verificare il permanere dei requisiti che hanno dato luogo all’iscrizione. Le organizzazioni iscritte nel registro sono pertanto tenute a trasmettere alla Regione, entro il 31 luglio di ogni anno, una relazione dettagliata che illustri l’attività svolta, nonché copia del bilancio.
2. La Giunta regionale può richiedere sia al Comune nel cui territorio le organizzazioni di volontariato hanno sede o svolgono la loro attività, sia ad altre pubbliche amministrazioni un parere circa il permanere delle condizioni alle quali è subordinata l'iscrizione.
3. Il venir meno dei requisiti di cui al comma 1 dell’articolo 5 e dell’effettivo svolgimento dell’attività di volontariato comporta la cancellazione dell’organizzazione dal registro regionale. La cancellazione è disposta con provvedimento motivato del Presidente della Giunta regionale.
4. Il mancato adempimento, da parte delle organizzazioni di volontariato, agli obblighi di cui al comma 1 dell’articolo 5 è motivo di cancellazione dal registro, previa diffida.
5. La cancellazione dal registro è altresì disposta su richiesta delle organizzazioni di volontariato.
6. Le organizzazioni di volontariato iscritte nel registro devono comunicare alla Regione le variazioni dello statuto, dell’atto costitutivo o dell’accordo degli aderenti entro sessanta giorni dal prodursi dell’evento.
Art. 6. Partecipazione
1. Le organizzazioni di volontariato iscritte nel registro partecipano alle fasi della programmazione pubblica negli ambiti in cui le stesse operano.
2. La Regione e gli Enti locali informano e consultano le organizzazioni di volontariato su programmi e progetti nelle materie attinenti ai settori di intervento delle stesse. Le organizzazioni di volontariato possono proporre programmi ed iniziative.
Art. 7. Promozione del volontariato
1. Il Consiglio regionale indice, annualmente, "la giornata del volontariato".
2. La Giunta regionale presenta al Consiglio regionale, entro il 30 giugno di ogni anno, una relazione sullo stato di attuazione della legge.
Art. 8. Formazione ed aggiornamento dei volontari
1. Le organizzazioni di volontariato iscritte nel registro ai sensi dell'articolo 3 provvedono in modo autonomo e diretto alla formazione e all’aggiornamento dei propri aderenti, attraverso specifici momenti di studio, promuovendo, anche in forma associata, corsi di formazione e di aggiornamento.
2. Alle organizzazioni iscritte nel registro che predispongono attività formative o momenti di studio, la Regione e gli Enti locali forniscono, su richiesta, materiale informativo e didattico ed offrono collaborazione tecnica.
3. La Regione, gli Enti locali e le Unità Socio-Sanitarie locali promuovono la partecipazione dei volontari delle organizzazioni iscritte nel registro ai corsi di formazione e di aggiornamento già promossi nell'ambito di specifici progetti secondo le modalità previste da leggi di settore.
Art. 9. Convenzioni
1. La Regione, gli Enti locali e gli altri Enti pubblici possono stipulare convenzioni con le organizzazioni di volontariato iscritte nel registro di cui all’articolo 3 da almeno sei mesi e operanti da almeno un anno. Nelle convenzioni si devono individuare la tipologia dell'utenza, le prestazioni da erogare, le modalità di erogazione.
2. Le convenzioni, oltre a quanto disposto dall’articolo 7 della legge n. 266/91, devono tra l’altro prevedere:
a. il contenuto e le modalità dell’intervento dei volontari;
b. la durata del rapporto convenzionale;
c. il numero e, quando richiesto dalla natura dell'attività da svolgere, la qualificazione professionale degli aderenti alla organizzazione stipulante;
d. il numero degli eventuali soggetti dipendenti o fornitori di prestazioni specializzate impegnati nel servizio convenzionato e il tipo di rapporto intercorrente;
e. le modalità di coordinamento tra volontari e operatori dei servizi pubblici;
f. le modalità di rimborso degli oneri relativi alla copertura assicurativa e delle spese documentate sostenute dall’organizzazione per lo svolgimento dell’attività convenzionata;
g. le modalità di verifica dell'attuazione della convenzione anche attraverso incontri periodici tra i responsabili dei servizi pubblici e i responsabili operativi dell'organizzazione;
h. le modalità di risoluzione del rapporto.
3. Gli Enti pubblici inviano alla Regione copia della convenzione stipulata.
4. Con proprio provvedimento la Giunta regionale può prevedere, per alcuni settori di operatività, criteri e requisiti differenziati cui i soggetti convenzionati devono attenersi.
Art. 10. Requisiti di priorità nelle scelte convenzionali
1. Sono criteri di priorità nella scelta delle organizzazioni per la stipulazione delle convenzioni:
a. lo svolgimento dell’attività dell’organizzazione nel territorio per il quale si richiede l'intervento;
b. l’aver attivato sistemi di formazione e aggiornamento dei volontari negli specifici settori di intervento;
c. la garanzia di una continuità di servizio se richiesto dalla natura dell’attività da convenzionare;
d. la garanzia della qualità del servizio comprovata anche da esperienze precedentemente maturate.
Art. 11. Consiglio regionale del volontariato
1. È istituito presso la Giunta regionale il Consiglio regionale del volontariato.
2. Entro sei mesi dall'approvazione della legge, la Giunta regionale propone al Consiglio regionale la composizione e le modalità di funzionamento del Consiglio regionale di cui al comma 1 dell'articolo 11.
3. Nell’ambito del Consiglio regionale del volontariato deve essere garantita la rappresentanza di ogni settore del volontariato. Al Consiglio regionale del volontariato sono attribuite le seguenti funzioni:
a. attività di promozione e attuazione, direttamente o in collaborazione con gli Enti locali, con le organizzazioni di volontariato e con i centri di servizio di cui all’articolo 15 della legge n. 266/91, di iniziative di studio e di ricerca anche ai fini dello sviluppo dell’attività di volontariato;
b. promozione con cadenza biennale della conferenza regionale del volontariato;
c. formulazione di pareri e proposte circa l’attuazione della legge.
4. Agli oneri derivanti si provvede con gli stanziamenti previsti dall'articolo 15.
Art. 12. Progetti sperimentali
1. Le organizzazioni di volontariato acquisiscono parere preventivo della Giunta regionale sui progetti sperimentali di cui all’articolo 12 della legge n. 266/91, lettera d), elaborati in autonomia.
Art. 13. Centri di servizio e comitato di gestione del fondo speciale presso la Regione 1. I centri di servizio di cui all’articolo 15 della legge n. 266/91, nell’attività di sostegno progettuale alle organizzazioni di volontariato, si uniformano agli indirizzi emergenti dal piano regionale di sviluppo e dai singoli piani di settore.
2. Il Presidente della Giunta regionale, o un suo delegato, partecipa di diritto al Comitato di gestione del fondo speciale previsto dall'articolo 15 della legge n. 266/91.
3. Il Presidente del Consiglio regionale nomina, ai sensi della L.R. 18 febbraio 1985, n. 10 e successive modificazioni, quattro rappresentanti delle organizzazioni di volontariato iscritte nel registro regionale del volontariato maggiormente presenti ed operanti sul territorio regionale quali componenti del Comitato di gestione del fondo speciale di cui al comma 1 dell’articolo 13. Tali rappresentanti durano in carica 2 anni e non sono immediatamente rieleggibili.
4. Il Comitato di gestione del fondo speciale presenta annualmente alla Giunta e al Consiglio regionale una relazione sull’attività dei centri di servizio.
Art. 14. Contributi
1. La Regione può concedere alle organizzazioni di volontariato iscritte nel registro contributi a titolo di sostegno di specifici e documentati progetti e attività.
2. La Giunta regionale, acquisito il parere delle competenti commissioni consiliari, individua, con proprio provvedimento, i criteri e le modalità per l'erogazione dei contributi e ne dà comunicazione al Consiglio regionale.
3. Agli oneri derivanti si provvede con gli stanziamenti previsti dall'articolo 15.
Art. 15. Norma finanziaria
1. Per l’attuazione della presente legge è autorizzata, per l’anno 1994, la spesa di lire 610 milioni.
2. Nello stato di previsione della spesa sono conseguentemente istituiti appositi capitoli con la denominazione sottoindicata e lo stanziamento, in termini di competenza e di cassa, a fianco di ciascuno specificato:
"Finanziamento relativo al funzionamento e alle attività del Consiglio regionale del volontariato" con la dotazione di lire 10 milioni;
"Contributi a favore delle organizzazioni di volontariato a titolo di sostegno di specifici progetti" con la dotazione di lire 600 milioni.
3. Alla copertura degli oneri, di cui ai commi 1 e 2, si provvede mediante riduzione, per pari importo complessivo, del capitolo n. 15950.
4. Per gli anni 1995 e successivi la copertura finanziaria degli oneri viene stabilita dalle relative leggi di approvazione del bilancio.
Art. 16. Ambito di applicazione e abrogazione di norme
1. La L.R. 27 agosto 1984, n. 44, è abrogata.
2. È altresì abrogata ogni altra norma regionale incompatibile con le disposizioni della legge.
3. Per quanto non previsto dalla legge, si applicano le disposizioni di cui alla legge n. 266/91.
Art. 17. Norma finale
1. In sede di prima attuazione della legge sono ratificate le iscrizioni nel registro già avvenute ai sensi della deliberazione del Consiglio regionale 3 marzo 1992, n. 339-2899.
Art. 18. Norma transitoria
1. Le convenzioni in corso con le organizzazioni di volontariato alla data di entrata in vigore della legge hanno efficacia fino alla loro scadenza naturale.
2. L’eventuale rinnovo è subordinato all’avvio delle procedure di adeguamento delle organizzazioni di volontariato alla normativa prevista dalla legge.
3. Al fine di garantire la revisione del registro per l'anno 1994, le organizzazioni di volontariato iscritte nel corso del 1992 e del 1993 sono tenute a trasmettere alla Regione la documentazione di cui all’articolo 5, comma 1 entro sessanta giorni dalla pubblicazione della presente legge.
D.M. 25/05/1995 Criteri l'individuazione delle attività commerciali e produttive marginali delle OdV
Scarica il D. M. 25 maggio 1995 in formato pdf
(G.U. n. 134 del 10 giugno 1995)
IL MINISTRO DELLE FINANZE di concerto con IL MINISTRO PER LA FAMIGLIA E LA SOLIDARIETÀ SOCIALE Visto l’art. 8, comma 4, primo periodo, della legge 11 agosto 1991, n. 266, secondo il quale "i proventi derivanti da attività commerciali e produttive marginali non costituiscono redditi imponibili ai fini dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRPEG) e dell’imposta locale sui redditi (ILOR), qualora si documentato il loro totale impiego per i fini istituzionali dell’organizzazione di volontariato"; Visto l’art. 8, comma 4, secondo periodo, della medesima legge n. 266 del 1991, nel testo sostituito dal decreto-legge 29 aprile 1994, n 260, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 giugno 1994, n. 413, il quale stabilisce che i criteri relativi al concetto di marginalità sono fissati dal Ministro delle finanze con proprio decreto, di concerto con il Ministro per gli affari sociali; Vista la delega di funzioni del Presidente del Consiglio dei Ministri al Ministro senza portafoglio per la famiglia e la solidarietà sociale di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 26 gennaio 1995 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 22 del 27 gennaio 1995);
Considerato che occorre provvedere al riguardo; Decreta:
1. Agli effetti dell'articolo 8, comma 4, della legge 11 agosto 1991, n. 266, si considerano attività commerciali e produttive marginali le seguenti attività:
a. attività di vendita occasionali o iniziative occasionali di solidarietà svolte nel corso di celebrazioni o ricorrenze o in concomitanza a campagne di sensibilizzazione pubblica verso i fini istituzionali dell’organizzazione di volontariato;
b. attività di vendita di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito a fini di sovvenzione, a condizione che la vendita sia curata direttamente dall’organizzazione senza alcun intermediario;
c. cessione di beni prodotti dagli assistiti e dai volontari sempreché la vendita dei prodotti sia curata direttamente dall’organizzazione senza alcun intermediario;
d. attività di somministrazione di alimenti e bevande in occasione di raduni, manifestazioni, celebrazioni e simili a carattere occasionale;
e. attività di prestazione di servizi rese in conformità alle finalità istituzionali, non riconducibili nell'ambito applicativo dell’art. 111 comma 3 del T.U. delle imposte sui redditi, approvato con DPR 22 dicembre 1986, n. 917, verso pagamento di corrispettivi specifici che non eccedano del 50% i costi di diretta imputazione.
2. Le attività devono essere svolte:
a. in funzione della realizzazione del fine istituzionale dell'organizzazione di volontariato iscritta nei registri di cui all’art. 6 della legge n. 266 del 1991.
b. senza l’impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità sul mercato, quali l’uso di pubblicità dei prodotti, di insegne elettriche, di locali attrezzati secondo gli usi dei corrispondenti esercizi commerciali, di marchi di distinzione dell’impresa.
3. Non rientrano, comunque, tra i proventi delle attività commerciali e produttive marginali quelli derivanti da convenzioni.
D.G.R. n. 38-2389 del 5 marzo 2001 - Registro regionale del volontariato - Istituzione della sezione “Organismi di collegamento e coordinamento”
Scarica la D.G.R. n. 38-2389 del 5 marzo 2001 in formato pdf
“L.R. 38/94, artt. 3 e 4 - Registro regionale del volontariato - Istituzione della sezione “Organismi di collegamento e coordinamento” e approvazione dell’articolazione delle sezioni del registro nonché dei requisiti e delle procedure per l’iscrizione”
(B.U.R. n. 11 del 14 marzo 2001)
Con D.C.R. in data 3.03.1992 n. 339-2899 veniva istituito il registro regionale delle organizzazioni di volontariato, in attesa dell’emanazione della normativa regionale di attuazione della legge 11.08.1991 n. 266 “Legge quadro sul volontariato”. Successivamente con L.R. 29.08.1994 n. 38 “Valorizzazione e promozione del volontariato” si provvedeva all’articolazione in via definitiva del registro regionale stabilendo tra l’altro che fosse istituita un’apposita sezione del registro per gli organismi di collegamento e coordinamento (art. 3 comma 3^). Poiché sostanzialmente le indicazioni contenute nella L.R. n. 38/94, per la parte concernente il registro regionale, coincidevano con quanto disposto con la deliberazione istitutiva del registro non si è provveduto ad assumere un ulteriore provvedimento. Peraltro, col tempo, è emersa le necessità di istituire la sezione relativa alle realtà di coordinamento e collegamento, ormai presenti nel territorio regionale in modo considerevole, oltre che di fornire indicazioni più precise circa le articolazioni locali di realtà nazionali o internazionali.
Si rende inoltre opportuno riformulare la denominazione delle singole sezioni del registro secondo le indicazioni della L.R. 38/94.
Considerato che ai sensi dell’art. 4, comma 6^ della L.R. n. 38/94 compete alla Giunta regionale definire le procedure per l’iscrizione al registro.
Vista la legge 11.08.1991 n. 266;
Vista la L.R. 29.08.1994 n. 38;
Vista la D.C.R. in data 3.03.1992 n. 339-2899;
La Giunta regionale a voti unanimi resi nelle forme di legge:
di istituire la sezione “Organismi di collegamento e coordinamento”, quale sezione autonoma del registro regionale del volontariato istituito con L.R. n. 38/94, art. 3;
di approvare la disciplina del registro regionale del volontariato, contenente l’articolazione del medesimo, nonché i requisiti e le procedure per l’iscrizione, di cui all’allegato facente parte integrante e sostanziale della presente deliberazione, la quale sostituisce quanto disposto in merito dalla D.C.R. n. 339-2899 del 3.03.1992.
La presente deliberazione sarà pubblicata sul B.U. della Regione Piemonte ai sensi dell’art. 65 dello Statuto.
1. Articolazione del registro
Il registro regionale delle Organizzazioni di volontariato si articola nelle seguenti sezioni:
- socio assistenziale;
- sanitaria;
- impegno civile e tutela e promozione dei diritti;
- protezione civile;
- tutela e valorizzazione dell’ambiente;
- promozione della cultura, istruzione, educazione permanente;
- tutela e valorizzazione del patrimonio storico e artistico;
- educazione motoria, promozione delle attività sportive e tempo libero;
- organismi di collegamento e coordinamento.
Per organismi di collegamento e di coordinamento si intendono le forme associative di secondo livello costituite per almeno due terzi da organizzazioni di volontariato iscritte nel registro regionale
Gli organismi di collegamento a carattere nazionale la cui sede legale insiste nella regione sono iscritti nella sezione “Organismi di collegamento e coordinamento”.
Vista la particolare natura di volontariato di protezione civile che, operando sotto la diretta responsabilità delle pubbliche istituzioni, è organizzato in diverse forme, fra cui anche i gruppi comunali e intercomunali di protezione civile come previsto dalla L.R. 26/04/2000 n. 44, si stabilisce che i suddetti gruppi non saranno conteggiati ai fini della determinazione del previsto quorum dei 2/3, quando gli stessi facciano parte di organismi di coordinamento provinciale di protezione civile.
Possono chiedere l’iscrizione nel registro regionale le Organizzazioni o le Articolazioni locali autonome o gli Organismi di collegamento e coordinamento aventi sede nella regione Piemonte che svolgano – da almeno sei mesi dalla data di costituzione – attività di volontariato o coordinamento relativo all’attività stessa, nel territorio della regione.
Per attività di volontariato si intende l’attività solidaristica svolta a favore di terzi, anche se non può escludersi un beneficio per gli associati.
Tali Organizzazioni o Articolazioni o Organismi, oltre a quanto disposto dal codice civile per le diverse forme giuridiche assunte, devono essere caratterizzate dall’assenza di fini di lucro, dalla democraticità della struttura, dall’elettività e gratuità delle cariche associative e delle prestazioni fornite dagli aderenti e dall’obbligatorietà del bilancio; si devono avvalere prevalentemente delle prestazioni volontarie, personali e gratuite dei propri aderenti e non possono assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo, se non per assicurare il regolare funzionamento delle strutture o qualificare e specializzare la loro attività.
Le Articolazioni di organizzazioni di carattere internazionale, nazionale, interregionale o regionale, si considerano autonome qualora ricorrano congiuntamente i requisiti dell’elettività delle cariche sociali, dell’autonomia negoziale degli organi di rappresentanza e dell’autonomia finanziaria e patrimoniale attestata dal bilancio formalmente deliberato. I suddetti requisiti si possono desumere da esplicite disposizioni statutarie dell’Organizzazione di riferimento, da apposito mandato della stessa ovvero dalle disposizioni statutarie o regolamentari dell’Articolazione richiedente.
3. Procedure e documentazione per l’iscrizione nel registro regionale del volontariato
Le domande di iscrizione al registro regionale delle Organizzazioni di volontariato redatte in carta semplice, ai sensi dell’art. 8 della legge
n. 266/1991, e sottoscritte dal legale rappresentante dell’Organizzazione o dell’Articolazione o dell’Organismo di collegamento e coordinamento sono trasmesse alla Direzione Politiche Sociali – corso Stati Uniti 1 10128 Torino -, che ne cura il tempestivo inoltro alle Direzioni competenti. Ferma restando l’unicità del registro, nella domanda dev’essere indicata la sezione in cui il soggetto richiedente intende essere iscritto; in caso di mancata indicazione, le domande sono assegnate alle singole Direzioni secondo criteri di materia prevalente.
Alla domanda devono essere allegati, in carta semplice:
a) secondo la forma giuridica assunta, copia:
- dell’accordo costitutivo – statuto;
- eventuale decreto di riconoscimento della personalità giuridica;
- degli accordi fra gli aderenti formalizzati almeno con scrittura privata da cui si possano evidenziare i requisiti di cui al precedente punto 2.
Le Articolazioni trasmettono idonea documentazione dalla quale sia desumibile la loro autonomia, rispetto all’Organizzazione – internazionale, nazionale, interregionale o regionale – di cui sono espressione o cui sono affiliate, unitamente all’atto costitutivo–statuto dell’Organizzazione di riferimento;
b) elenco nominativo di coloro che ricoprono le cariche associative;
c) una relazione sull’attività svolta e in programma, che evidenzi in particolare l’apporto determinante e prevalente dei volontari, il loro numero, le relative modalità di impiego;
d) copia del rendiconto di esercizio relativo all’anno precedente la presentazione della domanda o in caso di Organizzazione recentemente costituitasi una previsione di bilancio;
e) scheda informativa, debitamente compilata, allegata al modulo di domanda e fotocopia del codice fiscale.
Gli Organismi di collegamento e coordinamento unitamente alla documentazione di cui alle lettere a), b), c), d), e), allegano una dichiarazione del legale rappresentante dalla quale risulti l’elenco dei soggetti aderenti nonché il rispetto della quota di Organizzazioni di Volontariato iscritte secondo le indicazioni del precedente art. 1.
Le domande sono assegnate alle singole Direzioni regionali competenti per materia o secondo criteri di materia prevalente.
L’iscrizione al registro è disposta entro novanta giorni dalla data di ricevimento dell’istanza da parte della Direzione competente, con provvedimento dirigenziale, da notificare a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento al soggetto interessato e da pubblicare per estratto sul Bollettino Ufficiale della Regione. Il termine è interrotto in caso di richiesta di integrazione di documentazione. Le istruttorie, non perfezionate a seguito di comunicazione con richiesta di integrazione da parte della competente Direzione, si considerano decadute a decorrere da mesi 12 dalla data della suddetta richiesta.
La Direzione Politiche sociali dell’Assessorato alle politiche sociali e della famiglia, volontariato promozione della sicurezza, politiche per l’immigrazione e l’emigrazione, coordina il gruppo tecnico interassessorile per l’esame delle eventuali problematiche riguardanti l’attribuzione dell’istruttoria delle istanze nonché quelle insorgenti dall’applicazione della normativa regionale in materia.