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Timestamp: 2018-09-21 23:29:13+00:00
Document Index: 78018567

Matched Legal Cases: ['art. 94', 'art. 1', 'art. 95', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 95', 'art. 89', 'art.2', 'art. 138', 'art. 92', 'art. 93']

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QUESTIONE DI FIDUCIA E MOZIONE SFIDUCIA
Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere: il Presidente del Consiglio ne espone il programma e chiede la fiducia. La fiducia si esprime con il voto, per appello nominale, su un documento (mozione di fiducia) che, secondo Costituzione, deve essere “motivata”. (art. 94 Costituzione).
In realtà la mozione di fiducia motivata è una rarità: quasi sempre si tratta di un secco documento del tipo: “La Camera/ll Senato, udite le dichiarazioni del Governo, le approva e passa all’ordine del giorno”.
Per il voto di fiducia non è prevista una maggioranza particolare, qualificata; vale quella semplice, ordinaria, secondo quanto previsto dall’articolo 64 della Costituzione dove stabilisce che le deliberazioni delle Camere sono adottate a maggiornza dei presenti e deve essere presente la maggioranza dei loro componenti (numero legale).
La questione di fiducia è un istituto previsto dai regolamenti parlamentari e nato in via di prassi; sostanzialmente consiste in questo: quando il Governo ritiene che un proprio provvedimento – sul quale deve votare il Parlamento – sia di fondamentale importanza per la realizzazione del proprio programma politico, può porre la questione di fiducia, di modo che ad un eventuale voto contrario di una delle due Camere corrisponda l’obbligo giuridico (così si ritiene) delle proprie dimissioni.
la mozione di sfiducia: è un documento firmato da almeno 1/10 dei componenti di una camera, in cui si espongono i motivi per i quali si ritiene di dover revocare la fiducia al Governo, e quindi aprire ufficialmente una “ crisi di governo”.
Se a favore della mozione, che non può essere messa in discussione prima di tre giorni (per consentire a tutti di prendere coscienza del problema) e per la quale è previsto lo scrutinio palese, si esprime la maggioranza dei votanti, il Governo è tenuto a dimettersi.
Il Governo è l'espressione della maggioranza parlamentare, cioè della coalizione di partiti che hanno ottenuto il maggior numero di seggi in Parlamento.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri è nominato con decreto del Capo dello Stato da egli stesso controfirmato (art. 1, comma 2, L. 400/1988) e dura in carica finché il Governo è sorretto dalla fiducia del Parlamento.
Il Presidente del Consiglio gode di una posizione di supremazia rispetto ai Ministri, poiché egli li sceglie e ne propone la nomina al Presidente della Repubblica, ne dirige l’attività ed è responsabile in prima persona per tutti gli atti posti in essere dal Gabinetto
Malgrado l’art. 95 della Costituzione affermi la posizione di indipendenza dei Ministri, limitandosi ad attribuire al Presidente poteri di promozione e coordinamento e lasciando agli stessi Ministri la responsabilità politica per gli atti svolti nell’esercizio delle loro funzioni.
Tenendo conto delle disposizioni dell’art. 5, L. 400/1988, dell’art. 2 D.Lgs. 303/1999, della prassi e delle convenzioni costituzionali, le attribuzioni del Presidente del Consiglio possono così riassumersi:
dirige la politica generale del Governo (art. 95 Cost.);
mantiene l’unità di indirizzo politico e amministrativo del Governo ed esercita la sua leadership sull’attività dei Ministri;
controfirma gli atti presidenziali che hanno valore legislativo e gli altri atti indicati dalla legge (art. 89 Cost.);
può assumere, ad interim, la direzione di un Ministero che sia vacante;
dirige l’ufficio della Presidenza del Consiglio;
può sempre intervenire nei giudizi di legittimità innanzi alla Corte costituzionale (attraverso il Patrocinio della Avvocatura dello Stato);
presiede il CIPE;
ha l’alta direzione e la responsabilità generale della politica dell’informazione per la sicurezza, ha il potere di apporre il segreto di stato, nomina i direttori dei servizi di intelligence
presenta alle Camere i disegni di legge d’iniziativa governativa;
promuove e coordina l’azione del Governo relativamente alle politiche dell’Unione europea ai rapporti con le Regioni e Province autonome;
promuove gli adempimenti governativi conseguenti alle pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo emanate nei confronti dello Stato italiano e presenta annualmente alle Camere una relazione sullo stato di esecuzione delle pronunce.
Il Consiglio dei Ministri, in quanto organo collegiale, riveste un ruolo di assoluto rilievo nell'ambito dell'organo complesso Governo. Esso è, naturalmente, presieduto dal Presidente del Consiglio ed è composto da tutti i Ministri con o senza portafoglio
In base all'art.2 della legge n.400/88, il Consiglio dei Ministri determina la politica generale del Governo e, ai fini della sua attuazione, l'indirizzo generale dell'azione amministrativa.
sulla proposta del presidente del Consiglio di porre la questione di fiducia;
sugli indirizzi di politica internazionale ed europea;
sulla presentazione dei disegni di legge e su tutti gli atti normativi (decreti legge, decreti legislativi, regolamenti governativi);
sulle nomine al vertice di enti, istituti o aziende di competenza dell’amministrazione statale;
sui ricorsi alla Corte costituzionale contro una legge regionale e sui conflitti di attribuzione contro un altro potere dello Stato o una regione;
sull’annullamento straordinario, a tutela dell’unità dell’ordinamento, di atti amministrativi illegittimi (incisivo potere che il governo può esercitare nei confronti degli atti non solo dell’amministrazione statale, ma anche degli enti locali ex art. 138 d.lgs. 267/2000).
Il Consiglio dei Ministri è convocato dal Presidente che ne stabilisce anche l'ordine del giorno.
La verbalizzazione delle riunioni è curata dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, designato a svolgere le funzioni di Segretario; quest'ultimo è tenuto anche a curare la conservazione del registro delle deliberazioni.
In caso di assenza o impedimento temporaneo del Presidente, le riunioni del Consiglio sono presiedute dal Vicepresidente e, qualora vi siano più Vicepresidenti, dal più anziano secondo l'età.
Qualora il Vicepresidente non venga nominato, trattandosi di figura eventuale nella composizione del Governo, tali funzioni sono svolte dal Ministro più anziano per età.
I singoli ministri costituiscono il vertice delle amministrazioni cui sono preposti. Essi rispondono insieme («collegialmente») degli atti del Consiglio dei ministri e ciascuno («individualmente») degli atti dei rispettivi ministeri. Attualmente i ministeri sono 13 (l’elenco è nel d.lgs. 30 luglio 1999, n. 300: v. cap. 13).
Tuttavia, al momento della formazione del governo possono essere nominati altri ministri che non sono a capo di alcun ministero, ma esercitano funzioni attribuite alla presidenza del Consiglio, a loro delegate dal presidente del Consiglio che ne resta il titolare, in genere posti a capo di un apposito dipartimento.
La legge prevede un numero massimo di componenti del governo (presidente del Consiglio, ministri, sottosegretari, inclusi ministri senza portafoglio e viceministri), che attualmente è 65, e una composizione coerente con il principio costituzionale delle pari opportunità tra uomini e donne.
La formazione del Governo è il procedimento di nomina del Presidente del Consiglio e dei Ministri. Tale procedimento è regolato solo in parte dalla Costituzione (art. 92 Cost.) ed è costituito di quattro fasi:
Abbiamo già visto che non esistono norme, né costituzionali né ordinarie, che regolino le consultazioni o obblighino il Presidente della Repubblica a svolgerle.
Secondo prassi però, il Presidente della Repubblica conduce consultazioni, ricevendo separatamente: i Presidenti della Camera e del Senato, i Presidenti Emeriti della Repubblica, i Presidenti dei Gruppi parlamentari, i rappresentanti delle forze politiche.
Scopo delle consultazioni è quello di verificare da parte del Presidente della Repubblica quale personalità abbia maggiori possibilità di formare un Governo in grado di ottenere la fiducia sia dalla Camera che dal Senato.
IL CONFERIMENTO DELL’INCARICO
Se il Presidente della Repubblica, attraverso le consultazioni, ha individuato la personalità che appare in grado di dar vita a un esecutivo sostenuto dalla maggioranza delle forze parlamentari, sia alla Camera che al Senato, gli conferisce l’incarico di formare il Governo: scelta dei ministri, predisposizione di un programma di attività.
L’incaricato normalmente accetta “con riserva” , riserva che scioglie se, a sua volta, ha verificato con certezza l’esistenza del sostegno della maggioranza delle forze parlamentari.
Oppure, se non ha trovato questo sostegno, rinuncia all’incarico e si ricomincia da capo con le consultazioni. Non esiste alcun obbligo costituzionale per cui il Presidente del Consiglio debba essere necessariamente espressione del partito di maggioranza relativa.
L’incarico viene conferito in forma esclusivamente orale, al termine di un colloquio tra il Presidente della Repubblica e la personalità prescelta. Del conferimento dell’incarico dà notizia, attraverso un comunicato, il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica.
Se l’incaricato scioglie positivamente la riserva, il Presidente della Repubblica lo nomina Presidente del Consiglio con un suo decreto controfirmato dal neo nominato e subito dopo, su formale proposta del Presidente del Consiglio, nomina i ministri con decreti controfirmati dal Presidente del Consiglio.
“Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica”. ( art. 93 Costituzione). Formula del giuramento: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione”.