Source: http://www.slideshare.net/riccardobravi/gbenedetti
Timestamp: 2016-06-26 23:52:39+00:00
Document Index: 172831514

Matched Legal Cases: ['art. 274', 'art 42', 'art. 1', 'art. 2', 'art.3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art.8', 'art.8', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 15', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 15', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 5', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 15', 'art. 5', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 5', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 2051']

Contaminazione acqua e legionella - La tutela del consumatore - Dott.…
Contaminazione acqua e legionella - La tutela del consumatore - Dott. Giulio Benedetti magistrato
Legionellosi by martino massimili...
La contaminazione delle acque con agenti patogeni equivale alle ipotesi di avvelenamento (più grave) o, a secondo della gravità della condotta e del grado di contaminazione, alle ipotesi di corruzione o di adulterazione. Anche l’amministratore del condominio ha la responsabilità nella somministrazione di acqua dal punto di consegna al rubinetto. La tutela penale del consumatore dal rischio rappresentato dalla contaminazione dell’acqua da agenti patogeni è assicurata dall’articolo 440 del codice penale che punisce con la reclusione da tre a dieci anni chiunque corrompe o adultera acque destinate all’alimentazione.
La tutela del consumatore dalla contaminazione
dell’acqua causata dal morbo della legionella
La tutela penale del consumatore dal rischio rappresentato dalla contaminazione
dell’acqua da agenti patogeni è assicurata dall’articolo 440 del codice penale che punisce con
la reclusione da tre a dieci anni chiunque corrompe o adultera acque destinate
all’alimentazione , prima che siano attinte o distribuite per il consumo , rendendole pericolose
alla salute pubblica. Inoltre l’articolo 439 del codice penale punisce con la reclusione non
inferiore a quindici anni , o con l’ergastolo se dal fatto deriva la morte di una persona,
chiunque avvelena acque o sostanze destinate all’alimentazione , prima che siano attinte o
distribuite per il consumo. Occorre notare che la contaminazione delle acque con agenti
patogeni equivale alle ipotesi di avvelenamento (più grave) o, a secondo della gravità della
condotta e del grado di contaminazione , alle ipotesi di corruzione o di adulterazione; invece
laddove gli agenti commettano colposamente i sopra descritti reati l’articolo 452 del codice
penale prevede sanzioni di minore entità, ovvero la pena ridotta da un terzo ad un sesto per
l’articolo 440 del codice penale o la reclusione da sei mesi a tre anni per l’articolo 439 del
La rilevanza dell’inquinamento delle acque da prodotti patogeni è presente pure
nell’impresa in cui l’imprenditore , in qualità di datore di lavoro , se da un lato nei confronti
dei dipendenti esplica il potere direttivo , di indirizzo e gerarchico sancito dall’articolo 2086
del codice civile , d’altra parte, ai sensi dell’articolo 2087 del codice civile , “è tenuto ad
adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che , secondo la particolarità del lavoro ,
l’esperienza e la tecnica , sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale
- Le linee guida per la prevenzione dalla legionella.
In particolare i dati significativi relativi alla contaminazione da legionella sono contenuti nel
documento , dal titolo “Linee - guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi”, del
4/4/2000 (pubblicato su G.U. n. 103 del 5/5/2000) della Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato e le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano che definiscono i
- legionellosi è una malattia infettiva grave a letalità elevata;
- la legionellosi è la definizione di tutte le forme morbose causate da gram - negativi acrobi del
genere legionella . Essa può manifestarsi sia in forma di polmonite , sia in forma febbrile
extrapolmonare o in forma subclinica . La specie più frequentemente coinvolta in casi umani
è la legionella pneumophila anche se altre specie sono state isolate da pazienti con polmonite;
- l’unico serbatoio naturale di legionella è l’ambiente . Dal serbatoio naturale (ambienti
lacustri, corsi d’acqua, acque termali...) il germe passa nei siti che costituiscono il serbatoio
artificiale (acqua condotta cittadina , impianti idrici dei singoli edifici, piscine ....);
- la legionellosi viene normalmente acquisita per via respiratoria mediante inalazione di
aerosol contenente legionelle , oppure di particelle derivate per essiccamento;
- le goccioline si possono formare sia spruzzando l’acqua che facendo gorgogliare aria in essa ,
o per impatto su superficie solide . Più piccole sono le dimensioni delle gocce più queste sono
pericolose ;
- i principali sistemi generanti aerosol che sono stati associati alla trasmissione della malattia
comprendono gli impianti idrici , gli impianti di climatizzazione dell’aria (torri di
raffreddamento, sistemi di ventilazione e condizionamento dell’aria ......) , le apparecchiature
per la terapia respiratoria assistita e gli idromassaggi.
Tra i testi di riferimento devono essere ricordate anche:
- le linee guida nazionali recanti indicazioni sulla legionellosi per i gestori di strutture turistico
– ricettive e termali al 13/1/2005.
- le linee guida per la definizione di protocolli tecnici di manutenzione predittiva sugli
impianti di climatizzazione , approvate nella seduta del 5/10/2006 dalla Conferenza per i
rapporti tra lo Stato , le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano.
La modifica del titolo V della Costituzione attribuisce prevalenza alla legislazione regionale e
nella Regione Lombardia le normativa di riferimento sono le seguenti :
- linee guida regionali per la prevenzione e controllo della legionellosi in Lombardia
approvate con Decreto del direttore generale della Sanità del 28/2/2005;
- il decreto legislativo n. 1751/2010 .
Tale ultimo testo normativo afferma che nell’anno 2005 si è manifestato un valore medio di
350 casi all’anno ed i casi di legionellosi risultano particolarmente ricorrenti nella
popolazione oltre i 60 anni di età. Inoltre si afferma che la prevenzione si basa essenzialmente
su un controllo e su una corretta manutenzione degli impianti ritenuti più frequentemente
responsabili di contaminazione da parte del microrganismo .
- La normativa di sicurezza penale sul lavoro prevista dal d.lvo n. 81/2008.
L’allegato XLVI del d.lgs. 8/4/2008 n. 81 classifica la legionella come agente biologico del
gruppo 2 che , a sua volta , l’articolo 268 , comma primo lettera b, del d.lgs. 81/2008 definisce
come “un agente che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i
lavoratori; è poco probabile che si propaga nella comunità ; sono di norma disponibili
efficaci misure profilattiche o terapeutiche”. Il datore di lavoro è obbligato (articolo 271 d.lvo
n. 81/2008) a :
- valutare il rischio di tale agente patogeno redigendo il relativo documento di valutazione
(articolo 17 , comma primo, del d.lgs. 81/2008);
- applicare i principi di buona prassi microbiologica ;
- adottare , in relazione ai rischi accertati, le misure protettive e preventive adattandole alle
particolarità delle situazioni lavorative .
Particolarmente significativo , in relazione alle misure di contrasto della legionellosi , è
l’articolo 273 del d.lgs. 81/2008 che , laddove la valutazione dell’articolo 272 evidenzi pericoli
per la salute dei lavoratori , prevede i seguenti obblighi del datore di lavoro il quale deve
adottare le seguenti misure precauzionali :
- disporre che i lavoratori fruiscano di servizi sanitari adeguati provvisti di docce con acqua
calda e fredda , nonché , se del caso, di lavaggi oculari e antisettici per la pelle;
- fornire ai lavoratori gli indumenti protettivi o gli altri indumenti idonei , da riporre in posti
separati dagli abiti civili;
- prevedere che i dispositivi di protezione individuale siano controllati, disinfettati e puliti
dopo ogni utilizzazione , provvedendo, parimenti, a far riparare o sostituire quelli difettosi
prima dell’utilizzazione successiva ;
- che , allorquando il lavoratore lasci la zona di lavoro , vengano tolti gli indumenti di lavoro e
protettivi che possono essere contaminati da agenti biologici e siano conservati separatamente
dagli altri indumenti , che siano disinfettati , puliti e se necessario distrutti ;
- vietare l’assunzione di cibi o bevande o fumo nelle aree di lavoro nelle quali vi sia rischio di
L’art. 274 contempla misure specifiche per le strutture sanitarie e veterinarie le quali
prevedono che il datore di lavoro in occasione della valutazione dei rischi :
- presti attenzione particolare alla possibile presenza di agenti biologici nell’organismo dei
pazienti o degli animali e nei relativi campioni e residui e al rischio che tale presenza
comporta in relazione all’attività svolta ;
- provvede all’adozione di procedure che consentano di manipolare , decontaminare ed
eliminare senza rischi per l’operatore e per la comunità i materiali e i rifiuti contaminati,
misure indicate nell’allegato XLVII in funzione dell’agente biologico procedure per le
strutture di isolamento che ospitano pazienti o animali che potrebbero esser contaminati da
agenti biologici del gruppo 2,3 o 4.
Le sanzioni penali per i reati previsti dal d.lgs. 81/2008 sono le seguenti contravvenzioni:
- l’articolo 282, comma primo, punisce il datore di lavoro con l’arresto da tre a sei mesi o
con l’ammenda da euro 2.500 a euro 6.400 qualora violi il disposto dell’articolo 271 , commi
1,3 e 5 ovvero che non valuti il rischio ;
- l’articolo 282, comma primo lettera a), sanziona il datore di lavoro ed i dirigenti con
l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 che non adottino, a favore dei
lavoratori , le misure igieniche sopra indicate;
- l’articolo 282, comma primo lettera b), punisce il datore di lavoro ed i dirigenti con l’arresto
fino a tre mesi o con l’ammenda da 800 a 2.000 euro che non ottemperino agli obblighi di
comunicazione e di adozione delle misure di emergenza rispettivamente previsti dagli articoli
269 e 277.
A tal proposito si osserva che , per quanto riguarda la valutazione della condotta
soggettiva dell’autore di contravvenzioni , l'interpretazione tradizionale 1
del terzo capoverso
dell'art 42 c.p. (affermante che nelle contravvenzioni ciascuno risponde della propria azione
od omissione cosciente e volontaria sia essa dolosa o colposa) ha influenzato la prassi
giudiziaria al punto da sancire una sorta di responsabilità oggettiva dell'autore delle
contravvenzioni, il quale si trova in una sorta di inversione dell'onere della prova. Intendo
affermare che la causa del predetto indirizzo dottrinario e per la constatazione secondo la
quale il legislatore ha inteso agevolare la repressione dei reati contravvenzionali, l’istruttoria
di detti reati normalmente esclude un’approfondita ricerca di ordine psicologico anche per la
loro diminuita offensività sociale. Pertanto la prassi afferma una presunzione di colpevolezza
vincibile esclusivamente con la prova contraria che l'imputato ha l'interesse fornire. Tuttavia
detta costruzione teorica per chiunque abbia pratica delle aule di giustizia appare
fondamentalmente iniqua poiché in tal modo il pubblico ministero viene sostanzialmente
alleviato dal suo compito di ricercare prove idonee a sostenere l'ipotesi accusatoria in
dibattimento, mentre alla difesa viene addossata la "probatio diabolica" della buona fede del
proprio assistito. Una visione più equilibrata dovrebbe prevedere un minimo di ricerca
probatoria tale da dimostrare univocamente, almeno attraverso la esibizione di indizi gravi,
precisi e concordanti, la consapevolezza dell'agente di avere ottenuto un comportamento
antigiuridico nell'atto di assumere la condotta omissiva o commissiva prevista dalla legge
come elemento materiale del reato contravvenzionale.
Al fine di promuovere il ravvedimento operoso dei rei e di incrementare, al
contempo, la sicurezza dei lavoratori il d.lgs. 19/12/1994 n. 758 prevede (articolo 20) che , allo
scopo di eliminare la contravvenzione accertata , l’organo di vigilanza impartisca al
contravventore un’apposita prescrizione , fissando per la regolarizzazione un termine non
eccedente il periodo tecnicamente necessario, comunque non prorogabile oltre sei mesi.
Entro sessanta giorni dalla scadenza del termine viene verificato (articolo 21) l‘adempimento
della prescrizione :
- se la stessa è adempiuta l’organo di vigilanza ammette il contravventore a pagare in sede
amministrativa , nel termine di trenta giorni, una somma pari al quarto del massimo
dell’ammenda. Se il contravventore adempie alla prescrizione nel termine fissato e paga la
sanzione amministrativa il reato è estinto (articolo 24);
F. Antolisei, Manuale di Diritto Penale, Parte Generale Milano, 1982, pagg. 343-348.
- qualora risulti l’inadempimento alla prescrizione l ‘organo di vigilanza informa il pubblico
ministero ed il contravventore entro novanta giorni dalla scadenza del termine della
Infine l’articolo 24 , comma terzo , del d.lgs. 758/1994 consente l’adempimento della
prescrizione in un termine più lungo , ma che comunque risulta congruo ai sensi dell’articolo
20 , comma primo, ovvero l’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose della
contravvenzione con modalità diverse da quelle indicate dell’organo di vigilanza , sono
valutate , ai fini dell’applicazione dell’istituto dell’oblazione previsto dall’articolo 162 bis del
codice penale, e pertanto , in tali casi, la somma da versare è ridotta al quarto del massimo
dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa.
- Il d.lgs. 2/2/2001 n. 31 e l’igiene delle acque distribuite per il consumo umano.
La tutela della pubblica incolumità nell’uso dell’acqua a scopo alimentare è rafforzata dal
d.lgs. 2/2/2001 n. 31 ( pubblicato sul supplemento ordinario n. 41 alla Gazzetta Ufficiale n. 52
del 3/3/2001) che recepisce nel nostro ordinamento giuridico la direttiva 98/83/CE relativa
alla qualità delle acque destinate al consumo umano. Il d.lgs. n. 31/2001 disciplina ( art. 1) la
qualità delle acque destinate al consumo umano dagli effetti negativi derivanti dalla
contaminazione delle acque garantendone la salubrità e la pulizia. Le acque destinate al
consumo umano e contemplate nel decreto sono quelle (art. 2) trattate o non trattate
destinate ad uso potabile e per la preparazione di cibi e bevande e quelle utilizzate in
un’impresa alimentare per l’immissione nel mercato di prodotti commestibili dall’uomo,
mentre sono escluse (art.3) le acque minerali e medicinali riconosciute , nonché le acque
destinate agli usi che non hanno ripercussione sulla salute umana e individuate dal Ministero
della salute di concerto con i ministri dell’industria , del commercio e dell’artigianato ,
dell’ambiente , dei lavori pubblici e delle politiche agricole e forestali.
Il decreto , al fine di perseguire finalità preventive, promuove la tutela della salute
pubblica delle acque destinate al consumo umano attraverso una serie di obblighi (art. 4)
consistenti nella salubrità e nella pulizia delle acque e nell’assenza in esse di microrganismi
e parassiti , e di altre sostanze in quantità o concentrazioni che rappresentino un potenziale
pericolo per la salute umana. Inoltre , in via generale, i requisiti minimi di tali acque debbono
rispondere a quelli previsti dalle parti A e B dell’allegato 1 del d.lgs. n. 31/2001. Il decreto
prevede (art. 5) il rispetto di tali parametri di sicurezza nei seguenti punti:
- per le acque fornite attraverso una rete di distribuzione nel punto in cui escono dai
rubinetti utilizzati per il consumo umano;
- per le acque fornite da una cisterna nel punto in cui escono dalla cisterna;
- per le acque confezionate in bottiglie o contenitori , rese disponibili per il consumo umano,
nel punto in cui sono imbottigliate o introdotte nei contenitori;
- per le acque utilizzate nelle imprese alimentari nel punto in cui sono utilizzate
dall’impresa.
Per le acque distribuite con una rete di distribuzione qualora i parametri non siano conformi
ai valori fissati nell’allegato 1 del decreto le aziende sanitarie locali sono tenute ad adottare le
seguenti misure disponendo che:
- siano prese misure appropriate per eliminare il rischio che le acque non rispettino i valori di
parametro dopo la fornitura;
- i consumatori interessati siano debitamente informati e consigliati sugli eventuali
provvedimenti e sui comportamenti da adottare. I controlli (art. 6), da eseguirsi con
analisi dei parametri dell’allegato I con le specifiche indicate nell’allegato III , devono
essere eseguiti sui punti di prelievo delle acque superficiali e sotterranee destinate al
consumo umano, sugli impianti di adduzione , sulle reti di distribuzione , sugli impianti di
confezionamento , sulle acque confezionate , sulle acque utilizzate nelle imprese
alimentari, sulle acque fornite mediante cisterna.
I controlli sono di due tipi quelli interni (art. 7) e quelli esterni (art.8). I controlli interni non
devono essere solo e necessariamente di natura pubblica , ma possono essere svolti anche ,
mediante l’attività di laboratori convenzionati , dal gestore del servizio idrico integrato al fine
di verificare la qualità dell’acqua destinata al consumo umano e i punti di prelievo , in
un’ottica di fattiva collaborazione con l’ente pubblico, possono essere concordati con
l’azienda sanitaria locale ed i risultati devono essere conservati per cinque anni per
l’eventuale consultazione con l’amministrazione che effettua i controlli esterni. I controlli
esterni , affidati all’azienda sanitaria locale territorialmente competente , verificano che le
acque destinate al consumo umano soddisfino i requisiti del d.lgs. n. 31/2001 e, inoltre, sono
svolti tenendo conto dei risultati del rilevamento dello stato di qualità dei corpi idrici previsto
dall’articolo 43 del d.lgs. 11/5/1999 n. 152 e per le acque superficiali dei risultati della
classificazione effettuati secondo le modalità previste nell’allegato 2 , sezione A , del d.lgs. n.
152/1999. L’azienda sanitaria locale può svolgere ulteriori controlli con ricerche
supplementari delle sostanze e dei microrganismi per i quali non sono fissati valori di
parametro dell’allegato I e qualora gli impianti da controllare ricadano nel territorio di più
aziende sanitarie locali il coordinamento è affidato alla regione la quale può individuare
l’azienda alla quale attribuire la competenza in materia di controlli.
Il d.lgs. n. 31/2001 sancisce (art.8) il principio, fondamentale per assicurare la tutela della
pubblica incolumità, per cui nessuna sostanza o materiali utilizzati per i nuovi impianti o per
l ‘adeguamento di quelli esistenti , per la preparazione o la distribuzione delle acque destinate
al consumo umano , o impurezze associate a tali sostanze o materiali in acque destinate al
consumo umano devono essere presenti in acque destinate al consumo umano in
concentrazione superiore a quelle consentite per il fine per cui sono impiegati e non debbono
ridurre , direttamente o indirettamente , la tutela della salute umana prevista dal presente
decreto. Le autorità competenti, informati i consumatori, possono emettere (art. 10) i
provvedimenti necessari per ripristinare la qualità delle acque e può vietare , nei casi di
potenziale pericolosità per la salute umana , la somministrazione delle acque. Sono distinte le
competenze dello stato (art. 11), delle regioni e delle province autonome (art. 12) ed infine è
previsto (art. 15) che la qualità delle acque destinate al consumo umano deve essere resa
conforme ai valori di parametro previsti dall’allegato I entro il 25 dicembre 2003. Le
eccezioni a tale data generale di adeguamento sono le seguenti :
- entro il 25/12/2008 il valore di bromato deve essere adeguato per le acque fornite
attraverso una rete di distribuzione , per le acque fornite da una cisterna , per le acque
utilizzate nelle imprese alimentari (art. 5 comma 1 , lettere a , b , d e nota 2 dell’allegato I
parte B);
- entro il 25/12/2013 il valore di piombo deve essere adeguato per le acque fornite attraverso
una rete di distribuzione , per le acque fornite da una cisterna, per le acque utilizzate nelle
imprese alimentari (art. 5 comma 1 , lettere a , b , d e nota 4 dell’allegato I parte B).
In ogni caso e senza la previsione di termini dilatori per l’efficacia della disciplina di
sicurezza la nota 10 dell’allegato I parte B del d.lgs. n. 31/2001 prevede che i responsabili
della disinfezione devono adoperarsi affinché il valore parametrico sia il più basso possibile
senza compromettere la disinfezione stessa e i composti specifici sono : cloroformio,
bromoformio, dibromoclorometano, bromodiclorometano.
- Il d.lgs. 2/2/2002 n. 27 e le modifiche alla disciplina al d.lgs. n. 31/2002.
Il d.lgs. 2/2/2002 n. 27 (pubblicato sulla G.U. n. 58 del 9/3/2002) apporta le seguenti modifiche
alla disciplina del d.lgs. n. 31/2001.
Il gestore del servizio idrico integrato è anche chiunque fornisca acqua a terzi attraverso
impianti idrici autonomi o cisterne , fisse o mobili (art. 2, comma primo, lettera c) .
I valori di parametro fissati nell’allegato I devono essere rispettati :
* per le acque fornite attraverso una rete di distribuzione nel punto di consegna ovvero, ove
sconsigliabile per difficoltà tecniche o pericolo di inquinamento del campione , in un punto
prossimo della rete di distribuzione rappresentativo e nel punto in cui queste fuoriescono dai
rubinetti utilizzati per il consumo umano (art. 5 , comma primo, lettera a);
* per le acque confezionate in bottiglie o contenitori , rese disponibili per il consumo umano ,
nel punto in cui sono imbottigliate o introdotte in contenitori e nelle confezioni in fase di
commercializzazione o comunque di messa a disposizione per il consumo (art. 5 , comma
primo , lettera c) .
Il responsabile della gestione dell’impianto risulta avere adempiuto agli obblighi del d.lgs
n. 31/2001(art. 5 , comma secondo ) nelle seguenti ipotesi :
* quando i valori di parametro fissati nell’allegato I sono rispettati nel punto di consegna
* per gli edifici e le strutture in cui l’acqua è fornita al pubblico il titolare o il responsabile
della gestione dell’edificio o della struttura devono assicurare che i valori parametro fissati
nell’allegato I , rispettati nel punto di consegna , siano mantenuti nel punto in cui l’acqua
fuoriesce dal rubinetto .
Qualora (art. 5 , comma terzo) ricorra il pericolo che le acque sopra descritte , pur essendo
nel punto di consegna rispondenti ai valori di parametro indicati all’allegato I, non rispettino
tali valori all’uscita dal rubinetto l’azienda sanitaria locale :
* dispone che il gestore adotti misure appropriate per eliminare il rischio che le acque non
rispettino i valori di parametro dopo la fornitura ;
* unitamente al gestore informa e consiglia i consumatori sugli eventuali provvedimenti e sui
comportamenti da adottare . In ogni caso (art. 6 , comma quinto) il giudizio di idoneità
dell’acqua destinata al consumo umano deve essere emesso dall’azienda U.S.L.
Il sistema dei controlli (art. 7 , commi 1, 2, 3) è il seguente :
* i controlli interni sono quelli che il gestore deve effettuare per la verifica della qualità
dell’acqua destinata al consumo umano ;
* i punti di prelievo e la frequenza dei controlli devono essere concordati con l’azienda
sanitaria locale ;
* al fine di effettuare i controlli il gestore si avvale di laboratori di analisi interni oppure
stipula un’apposita convenzione con altri gestori di servizi idrici.
Per effettuare i controlli esterni sulla qualità delle acque è consentito (art. 8 , comma settimo)
alle aziende unità sanitarie locali avvalersi per le attività di laboratorio, oltre ai laboratori
ARPA, anche dei propri laboratori .
Laddove le acque destinate al consumo umano non corrispondano ( art. 10) ai valori di
parametro fissati nell’allegato I l’azienda unità sanitaria locale interessata :
* comunica al gestore l’avvenuto superamento ;
* propone al sindaco l’adozione degli eventuali provvedimenti cautelativi a tutela della
pubblica incolumità i quali devono essere emessi dopo avere considerato sia l’entità del
superamento del valore di parametro e dei rischi potenziali per la salute umana sia i rischi che
potrebbero derivare da un’interruzione della somministrazione idrico.
A seguito della predetta comunicazione il gestore , dopo avere consultato l’azienda sanitaria
locale e l’autorità di rifornimento , individua tempestivamente le cause della non conformità
delle acque ed attua gli interventi necessari per consentire l’immediato ripristino delle qualità
delle acque erogate anche qualora ricorra la presenza di sostanze o agenti biologici in
quantità tali che possono determinare un rischio per la salute umana. Comunque dei
provvedimenti adottati il sindaco , il gestore e l’autorità d’ambito informano i consumatori in
ordine ai provvedimenti adottati.
Il termine (art. 15) per la messa in conformità delle acque ai valori del parametro
dell’allegato I è stabilito per il 25/12/2003 fatti salvi i termini previsti dalle note 2, 4, 10 e 11
dell’allegato I , parte B .
Secondo quanto previsto dall’articolo 117 , comma quinto , della Costituzione, e fatto salvo
quanto previsto dalla relativa legge di attuazione dello stato nelle materie di competenza delle
regioni e delle province autonome , le disposizioni del d.lgs. n. 31/2001 si applicano ( art. 19 –
bis) alle regioni ed alle province autonome di Trento e di Bolzano qualora le stesse non
abbiano già recepito nei rispettivi ordinamenti la direttiva 98/83/CE e fino alla data di
attuazione di tale normativa che le predette regioni e province autonome adottano nel rispetto
dei principi fondamenta del decreto. Inoltre (art. 20 comma secondo) le norme tecniche
adottate ai sensi del DPR 24/5/1988 n. 236 restano in vigore , qualora siano compatibili con le
disposizioni del decreto, fino all’adozione di diverse specifiche tecniche in materia.
- Il sistema sanzionatorio amministrativo .
Le violazioni delle norme del d.lgs. n. 31/2001 , come modificato dal d.lgs. n. 27/2002, sono
sanzionate con le seguenti sanzioni amministrative pecuniarie che consistono (art. 19) nel
* della somma da euro 10.329 a euro 61.974 (art. 19 , comma primo) per chiunque fornisca
acqua destinata al consumo umano che contenga microrganismi o parassiti o altre sostanze in
quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana,
ovvero non soddisfi i requisiti minimi previsti dalle parti A e B dell’allegato oppure non siano
conformi ai provvedimenti adottati dall’autorità d’ambito sentita l’azienda unità sanitaria
* della somma da euro 5.164 a euro 30.987 (art. 19 , comma secondo ) nei confronti del
responsabile delle gestione dell’impianto in quale non adempia agli obblighi del d.lgs n.
31/2001(art. 5 , comma secondo ) nelle seguenti ipotesi :
- quando i valori di parametro fissati nell’allegato I non siano rispettati nel punto di
- per gli edifici e le strutture in cui l’acqua è fornita al pubblico il titolare o il responsabile
della gestione dell’edificio o della struttura non assicurino che i valori parametro fissati
fuoriesce dal rubinetto ;
* della somma da euro 5.164 a 30.987 (art. 19 , comma terzo) per chiunque utilizza , in
imprese alimentari , mediante incorporazione o contatto per la fabbricazione , il trattamento ,
la conservazione , l’immissione sul mercato di prodotti o sostanze destinate al consumo umano
, acqua che , pur conforme al punto di consegna agli obblighi generali stabiliti dall’articolo 4,
comma secondo, del d.lgs n. 31/2001, non lo sia al punto in cui essa fuoriesce dal rubinetto , se
l’acqua utilizzata ha conseguenze per la salubrità del prodotto alimentare finale ;
* della somma da euro 258 a euro 1.549 ( art. 19, comma terzo , lettera a) per chi non
ottemperi le prescrizioni adottate dalle pubbliche autorità ( ai sensi dell’articolo 5, comma
terzo o 10 , commi 1 e 2) se i provvedimenti riguardano edifici o strutture in cui l’acqua non
è fornita al pubblico;
* della somma da euro 5.164 a euro 30.987 (art. 19 , comma terzo , lettera b) per chi non
terzo o 10 , commi 1 e 2) se i provvedimenti riguardano edifici o strutture in cui l’acqua è
* della somma da euro 10.329 a euro 61.974 (art. 19 , comma terzo , lettera c) per chi non
terzo o 10 , commi 1 e 2) se i provvedimenti riguardano la fornitura di acqua destinata al
consumo umano ;
* della somma da euro 5.165 a euro 30.987 (art. 19 , comma quarto – bis) per chi non conservi
per un quinquennio i risultati del controllo delle acque per consentire l’eventuale
conservazione da parte dell’amministrazione che effettua i controlli esterni ;
* della somma da euro 10.329 a euro 61.974 (art. 19, comma quinto ) per chi violi le garanzie
di qualità del trattamento , delle attrezzature e dei materiali previste dall’articolo 9;
* della somma da euro 5.165 a 30.987 ( art. 19 , comma 5 – bis) per la violazione delle
disposizioni statali adottate per assicurare le norme tecniche per assicurare la
potabilizzazione e la disinfezione delle acque, l’adozione di norme tecniche per l’installazione
degli impianti di acquedotto, per l’adozione di norme tecniche concernenti il settore delle
acque destinate al consumo umano confezionate in bottiglie o in contenitori , nonché per il
confezionamento di acque per equipaggiamenti di emergenza, per l’adozione di prescrizioni
tecniche concernenti l’impiego delle apparecchiature tendenti a migliorare le caratteristiche
dell’acqua potabile distribuita sia in ambito domestico che nei pubblici esercizi .
- La responsabilità dell’amministratore del condominio nella somministrazione di acqua dal
punto di consegna al rubinetto .
Come in precedenza esaminato il d.lgs n. 31/2001 , modificato dal d.lgs n. 27/2002, estende
all’amministratore del condominio la responsabilità della igiene dell’acqua somministrata
nel condominio dal punto di consegna da parte del pubblico distributore fino al rubinetto.
Inoltre anche nei suoi confronti è stabilito (art. 15) il termine del 25/12/2003 per adeguare la
qualità delle acque destinate al consumo umano ai valori di parametro dell’allegato I del d.lgs.
n. 31/2001 infatti :
- il gestore del servizio idrico integrato è anche chiunque fornisca acqua a terzi attraverso
- i valori di parametro fissati nell’allegato I devono essere rispettati per le acque fornite
attraverso una rete di distribuzione nel punto di consegna ovvero, ove sconsigliabile per
difficoltà tecniche o pericolo di inquinamento del campione , in un punto prossimo della rete
di distribuzione rappresentativo e nel punto in cui queste fuoriescono dai rubinetti utilizzati
per il consumo umano (art. 5 , comma primo, lettera a).
Nei confronti dell’amministratore del condominio sono irrogabili in astratto le seguenti
sanzioni amministrative pecuniarie corrispondenti al pagamento :
* della somma da euro 10.329 a euro 61.974 (art. 19 , comma primo) qualora fornisca acqua
destinata al consumo umano che contenga microrganismi o parassiti o altre sostanze in
* della somma da euro 5.164 a euro 30.987 (art. 19 , comma secondo ) se non adempie agli
obblighi del d.lgs n. 31/2001(art. 5 , comma secondo ) nelle seguenti ipotesi :
- per gli edifici e le strutture in cui l’acqua è fornita al pubblico non assicuri che i valori
parametro fissati nell’allegato I , rispettati nel punto di consegna , siano mantenuti nel punto
in cui l’acqua fuoriesce dal rubinetto ;
* della somma da euro 5.164 a euro 30.987 (art. 19 , comma terzo , lettera b) se non ottempera
le prescrizioni adottate dalle pubbliche autorità ( ai sensi dell’articolo 5, comma terzo o 10 ,
commi 1 e 2) se i provvedimenti riguardano edifici o strutture in cui l’acqua è fornita al
* della somma da euro 10.329 a euro 61.974 (art. 19 , comma terzo , lettera c) se non
ottempera le prescrizioni adottate dalle pubbliche autorità ( ai sensi dell’articolo 5, comma
* della somma da euro 5.165 a euro 30.987 (art. 19 , comma quarto – bis) se non conserva per
un quinquennio i risultati del controllo delle acque per consentire l’eventuale conservazione
da parte dell’amministrazione che effettua i controlli esterni .
Inoltre nei confronti dell’amministratore del condominio il sindaco del comune
territorialmente competente , a seguito della richiesta dell’azienda unità sanitaria locale o
dell’autorità d’ambito , può emettere un ‘ordinanza , giustificata da motivi di igiene , la quale
gli prescriva l’adozione , entro un termine congruo, delle misure tecniche necessarie per
tutelare la correttezza sanitaria, secondo quanto contemplato dal d.lgs. n. 31/2001, della
somministrazione delle acque dal punto di arrivo dell’acqua distribuita dal servizio pubblico
al rubinetto . L’inosservanza dell’adempimento delle prescrizioni dell’ordinanza, ritualmente
notificata all’amministratore, integra una fattispecie di reato ed è sanzionata dall’articolo 650
del codice penale con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino ad euro 206.
In ogni caso la questione maggiormente rilevante è se sussista una responsabilità
amministrativa , penale o civile dell’amministratore di condominio , nei confronti dei
condomini , che non rispetti il termine del 25/12/2003 per adeguare la qualità delle acque
destinate al consumo umano ai valori di parametro dell’allegato I del d.lgs. n. 31/2001 . Nella
materia qui trattata occorre fare riferimento al contenuto delle attribuzioni
dell’amministratore , disciplinate dall’articolo 1130 del codice civile, per le quali deve :
- eseguire le deliberazioni dell’assemblea dei condomini e curare l’osservanza del regolamento
di condominio ;
- disciplinare l’uso delle cose comuni e la prestazione dei servizi nell’interesse comune , in
modo che ne sia assicurato il migliore godimento a tutti i condomini ;
- riscuotere i contributi ed erogare le spese occorrenti per la manutenzione ordinaria delle
parti comuni dell’edificio e per l’esercizio dei servi comuni ;
- compiere gli atti conservativi dei diritti inerenti alle parti comuni dell’edificio ;
- rendere annualmente il conto della sua gestione.
Inoltre l’articolo 2051 del codice civile afferma che ciascuno è responsabile del danno
cagionato dalle cose in custodia , salvo che provi il caso fortuito. L’azione di responsabilità
promossa , ex art. 2051 del codice civile , per ottenere il risarcimento del danno derivante
dall’uso di una cosa di proprietà comune dei condomini (ovvero l’ascensore ) può essere
riferita 2
esclusivamente ai condomini stessi che sono collettivamente titolari dell’obbligo di
custodia e non al condominio in quanto tale , che è un semplice ente di gestione e non assume
soggettività autonoma , né al suo amministratore , la cui figura giuridica deve essere
assimilata a quella del mandatario . Per le cose in custodia il concetto di insidia 3
trabocchetto è caratterizzato da una situazione di pericolo occulto connotato dalla non
visibilità (elemento oggettivo) e dalla non prevedibilità (elemento soggettivo) e l’indagine
relativa alla sussistenza di tale situazione e della sua efficienza causale nella determinazione
dell’evento dannoso è demandata al giudice del merito ed è insindacabile in sede di legittimità
qualora la relativa valutazione sia sorretta da congrua ed adeguata motivazione . In tale
materia l’articolo 2051 del codice civile non esonera il danneggiato 4
dall’onere di provare il
Tribunale di Pisa , sent. 245 del 27/5/1996 n. Ced Cassazione 13998, Att. Manganelli, Conv.
Tecnopisa.
C.Cass. Civile , Sezione Terza , sent. 366 del 14/1/2000, Pres. Fiducia G., Rel. Salluzzo, PM
Cafiero, Ric.Altamura , Res. RAS Spa , n. Ced Cassazione 532847.
C.Cass. Civile , Sezione Terza, n. 2075 del 13/2/2002 , Pres. Fiducia G., Rel. Durante B., PM
nesso causale fra cosa in custodia e danno , ovvero dimostrare che l’evento si è prodotto come
conseguenza normale della particolare condizione , potenzialmente lesiva , posseduta dalla
cosa , mentre spetta al custode di dimostrare il caso fortuito. In ogni caso 5
responsabilità prevista dall’articolo 2051 del codice civile il danneggiato deve provare il nesso
eziologico tra la cosa in custodia e il danno , che sussiste o se il nocumento è stato causato dal
dinamismo connaturato alla cosa o se in essa è insorto un agente dannoso , ancorché
proveniente dall’esterno .
La prova del caso fortuito 6
, che può vincere la responsabilità presunta dell’articolo 2051
del codice civile , può consistere anche nel fatto del terzo , che non si sia potuto
prevedibilmente evitare e che sia stato da solo la causa dell’evento , e può comprendere ,
anche , le omissioni degli organi pubblici tenuti ad intervenire per garantire la comune
incolumità ( ed in tale caso può configurarsi un concorso di responsabilità) allorquando la
situazione della cosa sia di suo già pericolosa ed il danno prevedibile e quindi evitabile . In tale
caso il custode ha l’obbligo di prevenire , esercitando il controllo della cosa in custodia ed
attivandosi , anche autonomamente ed a prescindere dall’intervento della pubblica autorità,
per evitare che dalla cosa in custodia derivino danni ai terzi. In tale ipotesi la Suprema Corte
ha confermato la decisione di merito che aveva affermato la responsabilità del proprietario di
un albero per il danno subito da un passante colpito dalla sua caduta durante un temporale e
che aveva escluso l’attribuibilità dell’evento ai Vigili del Fuoco che , alcuni giorni prima ne
avevano constatato la pericolosità , limitandosi ad invitare il proprietario a rimuoverlo al più
presto ed astenendosi da ogni intervento diretto.
Per rispondere al quesito iniziale l’amministratore di condominio , in quanto custode dei
beni comuni e di esecutore della volontà assembleare del condominio, non è un soggetto
direttamente , personalmente e civilmente responsabile delle violazioni e delle sanzioni
amministrative ( ed eventualmente penali nell’ipotesi prevista dall’articolo 650 c.p.)
contenute nel d.lgs. n. 31/2001 qualora abbia diligentemente e tempestivamente informato il
condominio degli obblighi legislativi sopra citati e , in sede di assemblea , abbia richiesto
l’adozione delle misure imposte. In relazione al termine previsto del 25/12/2003 occorre notare
che appare umanamente impensabile che entro tale data tutti i condomini italiani abbiano
provveduto ad ottemperare alla nuova normativa : pertanto , al fine di consentire la reale
applicazione delle norme predette , la soluzione del problema deve avvenire con la necessaria
gradualità . Invero una soluzione accettabile è che l’amministratore provveda , innanzitutto,
ad affrontare concretamente e in via d’urgenza le situazioni conosciute di contrarietà al d.lgs.
n. 31/2001 e manifestate alla sua attenzione da condomini i quali lamentino inconvenienti
igienici evidenti nella distribuzione delle acque al rubinetto . In seguito , nel corso dell’anno
2004, sarà una misura ragionevole , appropriata e prudenziale quella di inserire nell’ordine
del giorno delle assemblee condominiali l’esecuzione delle misurazioni a campione sulla rete
idrica condominiale e l’adozione delle misure tecniche conseguenti.
Per definire l’importanza del rispetto della regola dell’arte in materia idrica condominiale
occorre fare riferimento alle seguenti norme di diritto privato . In primo luogo l’articolo
1176 del codice civile , il quale definisce la diligenza del debitore nell’adempimento
dell’obbligazione , afferma che nelle obbligazioni inerenti all’esercizio di un ‘attività
professionale , la diligenza deve valutarsi in “riguardo alla natura dell’attività esercitata”.
Inoltre l’articolo 2224 del codice civile , riguardante l’esecuzione dell’opera , sostiene che se il
prestatore d’opera non procede all’esecuzione dell’opera secondo le condizioni stabilite dal
contratto e a regola d’arte , il committente può fissare un congruo termine entro i quale il
Martone , Ric. De Antoniis, Res. Co . Tral.,n. Ced Cassazione 552240.
C. Cass. Civile , Sezione Terza , sent. 2331 del 16/2/2001, Pres. Duva , Rel. Per conte Licatese
, PM Cenniccola, Ric. Faclioni, Res. Sas Sevenpan di B. Martini , n. CED Cassazione 543914.
C.Cass. Civile , Sezione terza , n. 1947 del 26/2/1994, Pres. Iannotta , Rel. Fancelli, PM
Iannelli, Ric. De Finis, Res. De Andrea , n. Ced Cassazione 485740.
prestatore d’opera deve conformarsi a tali condizioni e se detto periodo trascorre
inutilmente, il committente può recedere dal contratto, salvo i diritto al risarcimento dei
danni . Le regole dell’arte sono definibili :
- nei materiali e componenti costruiti secondo le norme tecniche per la salvaguardia della
sicurezza dell’UNI e del CEI , nonché nel rispetto della legislazione tecnica vigente in materia
di sicurezza ;
- nelle norme della direttiva 98/83/CE concernente la qualità delle acque destinate al consumo
umano ;
- nelle norme EN armonizzate europee , pubblicate in inglese , francese e tedesco ed
immediatamente applicabili nell’Unione Europea in quanto emanate a seguito di direttive
europee ;
- nelle norme del d.lgs. n. 31/2001 e del d.lgs. n. 27/2002.
La dichiarazione di conformità dell’impianto idrico deve essere redatta dall’impresa
installatrice sulla base del modello allegato al D.M. n. 37/2008.
Dott. Giulio Benedetti – magistrato
Listino Risparmio Rnergetico sd ed.01.2014
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