Source: http://www.sindacatofsi.it/2017/01/16/danno-da-amianto-e-provato-mediante-unadeguata-probabilita-scientifica-cassazione-civile-sez-lavoro-sentenza-02092016-n-17528/
Timestamp: 2018-03-20 13:59:01+00:00
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Danno da amianto: è provato mediante un’adeguata probabilità scientifica Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 02/09/2016 n° 17528 | Sindacato FSI
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Danno da amianto: è provato mediante un’adeguata probabilità scientifica Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 02/09/2016 n° 17528
I.N.A.I.L. – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144, presso lo studio dell’avvocato LUIGI LA PECCERELLA, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato EMILIA FAVATA, giusta delega in atti;
F.L. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA COLA DI RIENZO 69, presso lo studio dell’avvocato PAOLO BOER, che lo rappresenta e difende, giusta delega in atti;
Invero, va ricordato che la valutazione espressa dal giudice di merito in ordine alla obbiettiva esistenza delle infermità, alla loro natura ed entità, nonché alla loro dipendenza dall’attività lavorativa svolta costituisce tipico accertamento di fatto incensurabile in sede di legittimità quando è sorretto, come nella fattispecie, da motivazione immune da vizi logici e giuridici che consenta di identificare l’iter argomentativo posto a fondamento della decisione.
In effetti, allorquando il giudice di merito fondi, come nel caso in esame, la sua decisione sulle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, facendole proprie, perché i lamentati errori e lacune della consulenza determinino un vizio di motivazione della sentenza di merito, censurabile in sede di legittimità, è necessario che essi siano la conseguenza di errori dovuti alla documentata devianza dai canoni della scienza medica o di omissione degli accertamenti strumentali e diagnostiche dai quali non si possa prescindere per la formulazione di una corretta diagnosi.
Orbene, sotto questo specifico aspetto, non è sufficiente, per la sussistenza del vizio di motivazione, la mera prospettazione di una semplice difformità tra le valutazioni del CTU e quella della parte circa l’entità e l’incidenza del dato patologico, poiché in mancanza degli errori e delle omissioni sopra specificate le censure di difetto di motivazione costituiscono un mero dissenso diagnostico non attinente a vizi del processo logico e si traducono in una inammissibile richiesta di revisione del merito del convincimento del giudice.
Orbene, nella fattispecie il ricorrente, pur non contestando il contenuto dell’elaborato peritale, si è limitato ad obiettare che il giudice aveva ritenuto sufficiente, per la sussistenza del diritto alla rendita, il fatto che il consulente non avesse potuto escludere con certezza che l’esposizione all’amianto avesse avuto potenzialità patogenetica per l’adenocarcinoma del colon – retto ed avesse poi utilizzato del tutto arbitrariamente la correlabilità tra esposizione ad amianto e la suddetta neoplasia, per affermare la relazione causale, con giudizio di probabilità qualificata, tra la predetta esposizione e la neoplasia del colon. In realtà, come questa Corte ha già avuto modo di statuire (Cass. Sez. Lav. n. 7352 del 26.3.2010), “in tema di accertamento probatorio, qualora l’accertamento abbia natura medico – legale e sia diretto a verificare la dipendenza causale di una determinata malattia rispetto ad un’attività lavorativa, trova applicazione il criterio secondo il quale deve ritenersi acquisita la prova del nesso causale nel caso sussista un’adeguata probabilità, sul piano scientifico, della risposta positiva; ove, invece, l’accertamento, basato su elementi indiziari, riguardi i fatti materiali, la valutazione probabilistica è ammissibile ma si inserisce nell’ambito dell’apprezzamento discrezionale rimesso al giudice di merito circa l’idoneità probatoria di un determinato quadro indiziario”.