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Timestamp: 2019-01-23 15:59:34+00:00
Document Index: 182350005

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Mancato versamento del mantenimento
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Mancato versamento del mantenimento per asserito miglioramento condizioni di vita dell’avente diritto.
Di Cristiana Centanni il 29 gennaio 2016 con 0 Commenti
La violazione integra la fattispecie prevista e punita dall’art. 570 c.p.
Corte di Cassazione, Sez.VI Pen., 28.01.2016 n. 3741
Molteplici sono le questioni riguardanti le vicende degli ex coniugi che spesso sfociano in contrasti che i giudici devono dirimere. E così alla Suprema Corte spetta sovente l’ultima parola nel rapporto tra coniugi, o meglio tra ex coniugi, spesse volte intervenendo in tema di assegno di mantenimento, argomento oggetto della decisione qui in commento.
Con la sentenza n.3741/2016 gli Ermellini hanno confermato, e reso definitiva, la decisione della Corte di Appello, che a sua volta aveva confermato la sentenza del Tribunale che aveva ritenuto il ricorrente colpevole del contestato reato di cui all’art. 570 c.p. (‘Violazione degli obblighi di assistenza familiare’), «per essersi sottratto agli obblighi inerenti alla propria qualità di coniuge, non versando alla moglie separata […] la somma destinata al suo mantenimento», a nulla rilevando la circostanza che la moglie era tornata a vivere con i suoi genitori, il cui ausilio aveva così migliorato le sue condizioni di vita.
Il ricorrente si era difeso sostenendo anzitutto, da parte sua, la sopravvenuta impossibilità economica, e, da parte della moglie, la presunzione che avesse iniziato a lavorare e che si fosse trasferita presso i genitori, migliorando la sua condizione economica, «non potendo ipotizzarsi che la […] fosse in grado di sostentarsi con la modesta somma di euro…».
Nessuna delle due tesi difensive del ricorrente sono state condivise dalla Suprema Corte.
a) Con riferimento alla situazione del ricorrente, circa la doglianza relativa all’omesso apprezzamento, da parte della Corte territoriale, della prova, pur asseritamente fornita, della sopravvenuta sua impossibilità economica, la Corte di Cassazione ha così statuito: «in ossequio all’insegnamento di questa Corte, l’incapacità economica dell’imputato deve essere assoluta, sì da “integrare una situazione di persistente, oggettiva ed incolpevole indisponibilità di introiti”: il che non risulta esser stato minimamente dimostrato, essendo anzi stata acquisita la prova – debitamente posta in luce nella sentenza di prime cure – che, a seguito dell’azione esecutiva intrapresa dalla succitata […], il […] consegnò in contanti all’ufficiale giudiziario la somma di euro 1.000,00, a riprova della sicura gratuità del comportamento tenuto dall’imputato».
b) Circa l’asserito miglioramento delle condizioni di vita della moglie, grazie all’ausilio dei genitori, gli Ermellini hanno ritenuto inconsistente detto rilievo tenuto conto che «non incide in alcun modo sulla persistenza, in capo al prevenuto, dell’obbligo, la cui violazione integra la fattispecie prevista e punita dall’art. 570 cod. pen. (cfr., in senso conforme, tra le tante, Cass. Sez. 6, sent. n. 46060 del 22.10.2014, Rv. 260823 e n. 40823 del 21.03.2012, Rv. 254168)». Non merita neppure accoglimento, per la Corte, il rilievo al riferimento dell’esercizio, da parte della moglie, di attività lavorativa, essendo stato esso prospettato in termini assolutamente ipotetici.
E così la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese processuali.