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Timestamp: 2017-08-18 12:20:19+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 653', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza n. 394 del 25/07/2002
Procedimento disciplinare nella p.a: no a efficacia retroattiva del patteggiamento
( Corte Costituzionale , sentenza 25.07.2002 n° 394 )
Sentenza 10 - 25 luglio n. 394
2. La Corte di cassazione rileva che, successivamente alla proposizione del ricorso, è entrata in vigore la legge 27 marzo 2001, n. 97, che, con l’articolo 1, ha modificato l’articolo 653 del codice di procedura penale, riconoscendo efficacia di giudicato nel giudizio per responsabilità disciplinare davanti alle pubbliche autorità alla sentenza penale irrevocabile di condanna (e non solo a quella di assoluzione, come era precedentemente previsto), quanto all’accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso.
A tale sentenza di condanna - prosegue la Cassazione - è stata poi equiparata la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, mediante la modifica apportata dall’articolo 2 della citata legge n. 97 del 2001 all’articolo 445 del codice di procedura penale, il cui nuovo testo esclude il giudizio disciplinare dal principio secondo cui il patteggiamento "non ha efficacia nei giudizi civili e amministrativi".
Infatti - prosegue la Cassazione - in base al diritto vivente, la sentenza pronunciata ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale non aveva efficacia di giudicato nel giudizio disciplinare, nell’ambito del quale l’accertamento dei fatti addebitati doveva avvenire in modo autonomo, sicché la retroattività della nuova disciplina comporterebbe che il professionista, il quale, vigenti le precedenti disposizioni, aveva ritenuto di accedere al patteggiamento nella legittima aspettativa che la sua scelta non avrebbe avuto incidenza preclusiva sull’accertamento di sussistenza e di commissione del fatto da compiersi nel procedimento disciplinare, vedrebbe modificata e definitivamente pregiudicata la propria posizione, non potendo pretendere un autonomo accertamento sul punto nella sede non penale.
Il nuovo testo dell’articolo 445 del codice di procedura penale, come modificato dall’articolo 2 della legge n. 97 del 2001, ha ribadito, in riferimento alle sentenze di patteggiamento, il principio secondo cui esse non hanno efficacia nei giudizi civili e amministrativi, escludendone però, con la locuzione che figura nell’ultimo periodo del primo comma ["Salvo quanto previsto dall’art. 653 (...)"], l’operatività nei giudizi disciplinari. Infine, l’articolo 10 della predetta legge, sotto la rubrica "disposizioni transitorie", ha stabilito che le nuove regole, ivi comprese quelle concernenti l’efficacia del giudicato della sentenza di applicazione della pena su richiesta, riguardano anche i procedimenti disciplinari in corso (comma 1).
L’anzidetta disposizione transitoria, in contrasto con il congiunto operare delle garanzie poste dagli articoli 3 e 24 della Costituzione, ha radicalmente innovato alla disciplina che l’imputato aveva avuto presente nel ponderare l’opportunità di addivenire al patteggiamento ed ha retroattivamente attribuito al consenso prestato l’ulteriore significato di una rinunzia alla difesa anche nel successivo procedimento disciplinare; rinunzia pressoché totale, deve aggiungersi, posto che l’efficacia di giudicato della sentenza di cui all’articolo 444 del codice di procedura penale si estende a tutti gli elementi della fattispecie. In tal modo l’articolo 10, comma 1, poc’anzi citato, non tanto ha violato una aspettativa generica e non titolata di permanente vigenza di una determinata disciplina legislativa - aspettativa, che, in termini così generali, questa Corte ha sempre escluso potesse essere tutelata - quanto ha leso un affidamento qualificato dal suo intimo legame con l’effettività del diritto di difesa nel procedimento disciplinare e quindi costituzionalmente protetto dal simultaneo agire, nella presente fattispecie, dei parametri evocati dal giudice remittente. Proprio per la già rilevata componente negoziale insita nell’istituto del patteggiamento, che esige una consapevole manifestazione di volontà dell’imputato ed impone di preservare la genuinità dell’accordo, il quadro normativo entro il quale è maturata la scelta dell’imputato non poteva non essere assunto dal legislatore come elemento determinante della strategia processuale del patteggiante. Quella disciplina, dunque, nel suo nucleo essenziale, che investe l’effettività della difesa nel giudizio disciplinare, non poteva essere retroattivamente rimossa, ma doveva essere preservata, in quanto indefettibile condizione della già intervenuta applicazione della pena su richiesta.