Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-7489-del-23-03-2017
Timestamp: 2020-05-27 00:57:09+00:00
Document Index: 7074457

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 2126', 'art. 378', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 63', 'art. 63', 'art. 63', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 7489 del 23/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7489 del 23/03/2017
Cassazione civile, sez. un., 23/03/2017, (ud. 21/02/2017, dep.23/03/2017), n. 7489
sul ricorso 29685/2015 proposto da:
P.M.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEGLI
SCIPIONI 284, presso lo studio dell’avvocato ENRICO PIERANTOZZI, che
14607/2014 del TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE del LAZIO.
uditi gli Avvocati Federico Ghera, Luisa Torchia e Enrico
Pierantozzi;
La Regione Lazio propone regolamento preventivo di giurisdizione in relazione al ricorso pendente davanti al TAR Lazio instaurato da P.M.G. contro la Regione Lazio avente ad oggetto l’annullamento della Det. del direttore delle risorse umane della Regione Lazio 24 ottobre 2014 e di quelle successive e consequenziali.
La Regione Lazio espone che con decreto del presidente della Giunta Regionale del 5/8/2003 era stato nominato D.F.R. quale commissario liquidatore della Comunità Montana Gronde dei Monti Ausoni con il compito di procedere alla definitiva liquidazione dell’ente; che il commissario liquidatore, con Decreto 12 febbraio 2005, n. 9, non pubblicato nella Gazzetta Ufficiale nè sul bollettino della regione ma solo sull’albo della comunità montana, aveva bandito un concorso riservato al personale in servizio presso l’ente montano e presso altri enti agenzie regionali e o subregionali per l’assunzione di un dirigente a tempo indeterminato area amministrativa; che al concorso avevano partecipato 11 candidati tutti dichiarati idonei e tra questi la P.; che quest’ultima, quale idonea, con successiva determinazione era stata assunta come dirigente dell’Agenzia Regionale per la difesa del suolo e successivamente era stata inquadrata nel ruolo del personale della Regione Lazio.
La Regione riferisce, inoltre, che il nuovo direttore delle risorse umane della Regione Lazio, insediatosi nel maggio 2013, con Det. 24 ottobre 2014, aveva accertato la nullità assoluta e insanabile della determinazione che aveva disposto l’inquadramento della P. nella qualifica dirigenziale a tempo indeterminato e del conseguente contratto di inquadramento in quanto adottati sul presupposto di una procedura concorsuale inficiata da nullità per violazione di norme imperative in conformità a quanto previsto dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, comma 5, D.P.R. n. 3 del 1957, art. 3, comma 6 e della L. n. 241 del 1990, art. 21 septies; che tale nullità determinava, per vizio insanabile degli atti presupposti, la nullità dell’inquadramento del dirigente nel ruolo del personale dirigente a tempo indeterminato della regione Lazio e dei successivi contratti di conferimento di incarichi dirigenziali con applicazione, tuttavia, delle disposizioni dell’art. 2126 c.c., relativamente alle retribuzioni percepite e ai contributi versati.
Secondo la ricorrente la contestazione della legittimità della Det. 24 ottobre 2014 e di quella successiva con cui era stato comunicato il reinquadramento della P. nel ruolo di provenienza, oggetto del ricorso davanti al Tar determinavano una controversia di lavoro con la pubblica amministrazione devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario sottolineando la natura privatistica delle due determinazioni aventi natura di atti di gestione della rapporto di lavoro; nè la giurisdizione amministrativa avrebbe potuto essere affermata sulla base della considerazione che la Delib. 24 ottobre 2014, conteneva la declaratoria della nullità della procedura concorsuale costituendo questa esclusivamente presupposto della nullità del rapporto di lavoro dirigenziale e dunque non un atto autonomo,nè di natura imperativa rispetto alle determinazioni finali riguardanti la nullità del rapporto di lavoro.
La Regione Lazio conclude chiedendo la declaratoria della giurisdizione del G.O. Resiste con controricorso la P.. Sono state acquisite le conclusioni del Procuratore Generale e le memorie ex art. 378 c.p.c., depositate da entrambe le parti.
2. E’ anche noto che la predetta giurisdizione del giudice amministrativo riguarda le sole procedure concorsuali in senso stretto, dalla pubblicazione del bando alla valutazione dei candidati, sino all’approvazione della graduatoria finale che individui i vincitori, mentre le controversie relative agli atti successivi rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario (sempre che la parte non contesti la legittimità dell’atto di approvazione della graduatoria), “venendo in questione atti che non possono che restare compresi tra le determinazioni assunte con la capacità e i poteri del datore di lavoro privato (D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 5, comma 2), di fronte ai quali sono configurabili solo diritti soggettivi, avendo la pretesa ad oggetto il diritto all’assunzione”; nè la giurisdizione del giudice del lavoro soffre deroga per il fatto che venga in questione un atto amministrativo presupposto, che può essere disapplicato a tutela del diritto azionato.
4.Questa Corte regolatrice ha anche chiarito che, in tema di riparto di giurisdizione nelle controversie relative a rapporti di lavoro pubblico privatizzato, spetta alla giurisdizione generale di legittimità del giudice amministrativo la controversia nella quale la contestazione investa direttamente il corretto esercizio del potere amministrativo mediante la deduzione della non conformità a legge degli atti organizzativi, attraverso i quali le amministrazioni pubbliche definiscono le linee fondamentali di organizzazione degli uffici e i modi di conferimento della titolarità degli stessi (Cass., S.U., n. 3052 del 2009; Cass., S.U., n. 22733 del 2011; Cass., S.U., n. 25210 del 2015). E ciò sul rilievo che possono darsi situazioni nelle quali la contestazione in giudizio della legittimità degli atti, espressione di poteri pubblicistici, previsti dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 2, comma 1, implica la deduzione di una posizione di interesse legittimo, nella quale il rapporto di lavoro non costituisce l’effettivo oggetto del giudizio, ma, per così dire, lo sfondo rilevante ai fini di qualificare la prospettata posizione soggettiva del ricorrente, derivando gli effetti pregiudizievoli direttamente dall’atto presupposto (Cass., S.U., n. 21592 del 2005; Cass., S.U., n. 23605 del 2006; Cass., S.U., n. 25254 del 2009; Cass., S.U., n. 11712 del 2016, cit. S.U. 25836 del 2016).
Il predetto atto di gestione dell’ incarico dirigenziale mantiene la natura di determinazione assunta dall’amministrazione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, come, a norma del citato D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 5, comma 2, tutti gli atti attinenti ai profili organizzativi e gestionali di rapporti di lavoro già costituiti (cfr. in tali termini: 3 Cass., Sez. Un., 7 luglio 2005 n. 14252 cui adde tra le altre, più di recente: Cass., Sez. Un., 27 febbraio 2008 n. 5078; Cass. 23 febbraio 2007 n. 4275).
7. La controricorrente, al fine di affermare la giurisdizione amministrativa, ha opposto che la Det. dirigenziale 24 ottobre 2014, aveva una duplice natura: di atto amministrativo nella parte in cui, con gli strumenti propri della L. n. 241 del 1990, dichiarava la nullità di una procedura concorsuale, e di atto paritetico emanato con i poteri del privato datore di lavoro nella parte in cui la P.A. recede unilateralmente dal contratto di lavoro dirigenziale: il giudizio instaurato davanti al TAR aveva per oggetto la determinazione dirigenziale nella parte in cui affermava la nullità della procedura concorsuale e non già gli atti di mera gestione del rapporto di lavoro non potendo pertanto che appartenere alla giurisdizione amministrativa atteso che ai sensi dell’art. 63, comma 4 D.Lgs. citato erano espressamente riservate al G.A. le controversie in materia di procedure concorsuali per l’assunzione di dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Secondo la contro ricorrente sussisteva nella specie uno dei casi in cui la legge prevedeva ed ammetteva la cosiddetta doppia tutela.
Deve richiamarsi quanto più volte affermato da questa Corte secondo cui la giurisdizione si determina sulla base della domanda e, a tal fine, rileva non già la prospettazione delle parti, bensì il cosiddetto “petitum sostanziale”, il quale va identificato non solo e non tanto in funzione della concreta statuizione che si chiede al giudice, ma anche e soprattutto in funzione della “causa petendi”, ossia della intrinseca natura della posizione soggettiva dedotta in giudizio ed individuata dal giudice stesso con riguardo ai fatti allegati ed al rapporto giuridico di cui essi sono manifestazione e dal quale la domanda viene identificata (cfr. Cass. 17461/2006, SSUU n. 8374/2006,). Nella fattispecie in esame la ricorrente fa valere, davanti al TAR, il suo diritto a mantenere la qualifica di dirigente della Regione Lazio venuta meno per l’assoluta ed insanabile nullità della procedura concorsuale bandita dal commissario liquidatore della comunità Montana Gronde dei Monti Ausoni alla quale ella aveva partecipato risultando tra gli idonei divenendo, poi, dirigente di ruolo. La nullità assoluta ed inderogabile del concorso viene in considerazione quale presupposto della gestione del rapporto giuridico e non già quale oggetto diretto ed immediato della pretesa non riguardando pertanto l’esercizio del potere amministrativo di assumere al lavoro mediante procedure concorsuali, cui corrisponde un interesse legittimo tutelabile dinanzi al giudice amministrativo ai sensi del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 63, comma 4.
8. Deve dunque trovare applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, commi 1 e 2, che devolve al giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, ad eccezione di quelle relative ai rapporti di lavoro di cui al comma 4, incluse le controversie concernenti l’assunzione al lavoro, il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali e la responsabilità dirigenziale, nonchè quelle concernenti le indennità di fine rapporto, comunque denominate e corrisposte, ancorchè vengano in questione atti amministrativi presupposti. Quando questi ultimi siano rilevanti ai fini della decisione, il giudice li disapplica, se illegittimi.