Source: http://divorzio.ch/node/5
Timestamp: 2017-03-24 22:00:54+00:00
Document Index: 177157185

Matched Legal Cases: ['art. 420', 'art. 144', 'art. 111', 'art. 420', 'art. 420', 'sentenza ', 'sentenza ']

Modalità e forme della domanda comune di divorzio con accordo completo | divorzio.ch
Modalità e forme della domanda comune di divorzio con accordo completo Pretura
Autore: Massimo Romerio, Giudice 1.
Scopo del presente contributo è quindi quello di illustrare per sommi capi le tappe principali ed i requisiti formali essenziali, previsti dalla nuova procedura (regolata dagli art. 420 a 421a del Codice di procedura civile ticinese - CPC), nonché dalla prassi della Pretura di Lugano fino ad oggi sviluppata, per una corretta presentazione di una domanda di divorzio comune con accordo completo. Il ricorso alla consulenza degli “addetti ai lavori” (avvocati, giuristi, mediatori) è comunque sempre caldamente consigliato anche perché, contrariamente forse a quanto comunemente ritenuto, la nuova legge pretende dai coniugi (come vedremo) un impegno nella raccolta di documenti ed uno sforzo di collaborazione con il giudice di gran lunga superiore rispetto al passato. Ciò che, tra l’altro, si traduce, il più delle volte (come l’esperienza ha finora insegnato), in una maggior durata dell’intero procedimento, peraltro conforme allo spirito della legge, la quale, a parer nostro (e, ancora una volta, diversamente da una certa, diffusa convinzione), non ha certo fatto della celerità un suo postulato, come lo dimostra l’introduzione dell’obbligo di audizione dei figli minorenni (art. 144 CC, fatte salve debite eccezioni), nonché del termine di riflessione di due mesi (art. 111 cpv. 2 CC), passi procedurali che comportano l’inevitabile conseguenza di approfondire aspetti centrali del divorzio/separazione, quali la reazione dei figli al dissesto famigliare e la profondità delle rispettive motivazioni alla base della procedura giudiziaria.
nome, cognome e indirizzo di entrambi i coniugi,
nome e data di nascita di eventuali figli/e,
data e luogo di celebrazione del matrimonio,
l’indicazione esplicita dei coniugi di voler ottenere la separazione o il divorzio,
la richiesta al Pretore di voler omologare (approvare) la convenzione dagli stessi raggiunta a regolamentazione delle conseguenze accessorie,
la seguente dichiarazione (art. 420 cpv. 1 lett. e CPC):
Con ciò, i coniugi incaricano il giudice di regolare (nell’ambito di un’apposita e separata procedura) quei punti dell’accordo che non dovessero risultare approvabili (fermo restando che gli altri, qualora confermati dopo il termine di riflessione - v. sotto - saranno vincolanti)
l’elenco dei documenti allegati, contrassegnati progressivamente, ciascuno con una lettera dell’alfabeto (dalla A in avanti)
la proposta di regolamentazione dell’affidamento e dell’autorità parentale sui figli/e;
la proposta di regolamentazione delle modalità di esercizio delle relazioni personali tra genitore non affidatario e figli/e (il cosiddetto diritto di visita);
la proposta di determinazione del contributo in danaro che il genitore non affidatario dovrà versare mensilmente all’altro per il mantenimento dei figli/e (importo, durata, aumento dell’importo con il progredire dell’età della prole, adeguamento al caro vita, ecc.) e la determinazione della quota di ripartizione tra i genitori di eventuali, future spese straordinarie (si pensi p. es. ai possibili costi delle cure dentarie);
la determinazione dell’eventuale contributo alimentare dovuto da un coniuge all’altro (importo, durata, adeguamento al caro vita, ecc.). Anche l’eventuale rinuncia reciproca al versamento di alimenti va inserita nell’accordo e, auspicabilmente, motivata;
la dichiarazione di scioglimento del regime matrimoniale dei beni e l’indicazione delle modalità della sua liquidazione (divisione dell’eventuale sostanza, ripartizione di eventuali debiti, attribuzione di mobilio e suppellettili, questioni fiscali, ecc.);
l’ammontare dei rispettivi redditi mensili netti (da lavoro, da sostanza, da altra fonte), che i coniugi si riconoscono reciprocamente e a partire dai quali essi hanno elaborato e pattuito l’entità degli alimenti per la prole e/o per sé stessi (lo scopo di questa informazione è, fra gli altri, quello di “fotografare” la situazione economica della famiglia al momento del divorzio/separazione nel caso di futura, eventuale modifica della sentenza);
l’elenco delle spese correnti dell’economia domestica di ciascun coniuge (che sostituisce così la “distinta” richiesta dall’art. 420 cpv. 2 lett. d CPC quale documento separato - v. sotto). Con ciò, si intende l’indicazione dei costi fissi mensili quali pigione (oppure interessi ipotecari) e relative spese accessorie, cassa malati personale, assicurazioni varie, debiti rateali (piccolo credito, leasing, ecc.) imposte di circolazione, assicurazione RC auto, imposte, ecc.
Anche in questo caso, si tratta di dati che i coniugi avranno concordato di riconoscersi reciprocamente nei rispettivi budget mensili (i cosiddetti fabbisogni personali), ponendoli così - unitamente ai redditi - alla base del calcolo sugli alimenti concordati, nell’eventualità di eventuali, future modifiche della sentenza di divorzio/separazione;
(soltanto in caso di divorzio) l’ammontare della parte di prestazione d’uscita (più nota come “prestazione di libero passaggio” del secondo pilastro) accumulata dal giorno del matrimonio al divorzio, che dovrà essere trasferita dalla previdenza professionale vincolata di un coniuge a quella dell’altro. Pure in questo caso, l’eventuale reciproca rinuncia va inserita nella convenzione e assolutamente motivata.
lo stato di famiglia (se entrambi i coniugi sono stranieri)
i certificati di domicilio di entrambi i coniugi;
il certificato di salario dei coniugi;
l’ultima dichiarazione delle imposte, spedita all’autorità fiscale;
l’ultima notifica di tassazione, ricevuta dall’autorità fiscale;
la distinta delle spese correnti dell’economia domestica di ciascun coniuge
(unicamente nel caso in cui le stesse non fossero già state inserite direttamente in convenzione - v. sopra);
i giustificativi per ogni singola posta dell’elenco delle spese correnti (anche qualora le stesse fossero state inserite direttamente in convenzione);
(soltanto in caso di divorzio) la dichiarazione dei rispettivi istituti di previdenza professionale (e cioè le casse pensione del secondo pilastro) sull’ammontare della prestazione d’uscita accumulata da ogni coniuge dal giorno del matrimonio alla verosimile data della sentenza di divorzio (oppure ad un’altra data, fissata dai coniugi). Forse più noto come “prestazione di libero passaggio”, questo dato si riferisce al totale dei contributi (personali e del datore di lavoro) capitalizzati dal coniuge in questione sull’arco del matrimonio. Le informazioni di questo punto sono necessarie anche nel caso in cui i coniugi avessero escluso qualsiasi trapasso di cassa pensione. Tali dati sono infatti indispensabili al giudice, imperativamente incaricato dalla legge di controllare l’ammissibilità di una simile rinuncia;
(soltanto in caso di divorzio e soltanto se i coniugi hanno previsto il versamento) la dichiarazione dell’istituto di previdenza professionale dal quale verrà prelevato l’importo pattuito a favore dell’altro coniuge, che confermi l’attuabilità di un simile trapasso (che, cioè, nulla osta a quanto concordato in proposito dai coniugi).