Source: https://www.slideshare.net/bdesiena/la-fiscalit-dellimpresa-italiana-che-si-sviluppa-allestero-e-le-novit-del-nuovo-codice-doganale-ue
Timestamp: 2020-07-15 02:56:47+00:00
Document Index: 26073575

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 152', 'art. 2359', 'art.9', 'art. 110', 'art. 1', 'art.50', 'art2020', 'art2020', 'art2020']

La fiscalità dell'impresa italiana che si sviluppa all'estero e le no…
La fiscalità dell'impresa italiana che si sviluppa all'estero e le novità del nuovo Codice Doganale UE
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Dr.ssa Anna Rita Costa
1. LA FISCALITA’ DELL’IMPRESA ITALIANA CHE SI SVILUPPA ALL’ESTERO E LE NOVITA’ DEL NUOVO CODICE DOGANALE UE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa
2. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE L'internazionalizzazione dell'impresa può seguire vari gradi: 1. Esportazione 2. Costituzione di sedi secondarie all’estero (stabili organizzazioni) 3. Costituzione di società controllate/collegate con autonoma personalità giuridica (gruppo multinazionale) Ad ognuno di questi tre modi di operare sui mercati esteri corrispondono specifiche problematiche tributarie 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa
3. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: ESPORTAZIONI Nel caso delle ESPORTAZIONI l’impresa italiana  non ha una presenza fissa sul territorio di altri Stati e mantiene tutta la propria organizzazione produttiva – distributiva all’interno dell’Italia (Paese di residenza).  Opera senza basi fisse nei territori di altri Stati.  Il reddito prodotto con l’esportazione non viene tassato nel paese estero. Infatti non è ravvisabile lo svolgimento di alcuna attività nel territorio estero. 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa
4. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LA STABILE ORGANIZZAZIONE (S.O.) 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa
5. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LA STABILE ORGANIZZAZIONE (S.O.) 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa PERCHE’ LA STABILE ORGANIZZAZIONE Operare in paesi esteri affidando tutta la catena distributiva locale a società indipendenti, ad esempio di commercializzazione, comporta per l’impresa “esportatrice” italiana:  la rinuncia a una quota di profitto, che viene acquisita dagli intermediari indipendenti tra l’impresa e i clienti finali  una minore possibilità di influire sulla presentazione del prodotto, la conservazione, la consegna etc.  Una minore capacità di gestione dei clienti
6. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LA STABILE ORGANIZZAZIONE (S.O.) La costituzione di una S.O. deve essere valutata nel momento in cui l’impresa è sufficientemente inserita nel mercato estero ed è in grado di far fronte a tutti i costi fissi connessi alla creazione e al mantenimento di tale struttura, in modo da far proprie tutte le quote di profitto connesse alla vendita del prodotto. Fino a che le quote di mercato sono modeste, è infatti più conveniente operare per il tramite di distributori locali indipendenti, in quanto la gestione di una struttura propria comporta costi che hanno bisogno di un certo volume di fatturato per essere assorbiti. 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa
7. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LA STABILE ORGANIZZAZIONE (S.O.) 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa QUANDO PARLIAMO DI STABILE ORGANIZZAZIONE? Le linee guida per arrivare ad una definizione di stabile organizzazione sono state tracciate da due modelli elaborati dall'OCSE (Organizzazione per lo Sviluppo Economico) e dall'ONU (Organizzazione per le Nazioni Unite). Con il termine "stabile organizzazione" l'art. 5 del modello OCSE identifica, in via generale, una "sede fissa di affari in cui l'impresa esercita in tutto o in parte la sua attività".
8. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LA STABILE ORGANIZZAZIONE (S.O.) 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa Due sono, quindi, gli elementi caratteristici  esistenza di una installazione fissa in senso tecnico (locali, materiali, attrezzature);  svolgimento, per mezzo di tale struttura, di una attività economica.
9. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE LA STABILE ORGANIZZAZIONE (S.O.) 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa In base ai principi Ocse, si puo’ individuare quando siamo in presenza di S.O. con un approccio operativo denominato “Authorised OECD Approach” (in breve, “AOA”) il quale si fonda essenzialmente su due fasi.  La prima fase implica l’esecuzione di un’analisi funzionale della stabile organizzazione, che ne descriva quindi le funzioni svolte, i rischi assunti ed i beni utilizzati nell’attività che è chiamata ad eseguire. Si tratta ovviamente di beni di cui ha una disponibilità e titolarità economica, e non certo giuridica, la quale appartiene infatti alla casa madre.
10. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LA STABILE ORGANIZZAZIONE (S.O.) 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa In questa fase una particolare attenzione dovrà essere rivolta anche al fondo di dotazione della stabile organizzazione, il quale dovrà essere congruo rispetto alle esigenze connesse alle attività che è chiamata a svolgere, ai rischi che assume ed ai beni che impiega. • La seconda fase di questo procedimento è invece direttamente volta a individuare criteri che consentano una quantificazione del reddito della stabile organizzazione in linea con il principio di libera concorrenza; perciò, si applicheranno le stesse metodologie e gli stessi criteri che sono prescritti dalle Linee guida Ocse in materia di prezzi di trasferimento.
11. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LA STABILE ORGANIZZAZIONE (S.O.) 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa Art. 7 modello Ocse (Convenzione contro le doppie imposizioni) prevede che le operazioni fra la stabile organizzazione e la sua casa madre devono essere regolate secondo principi di libera concorrenza, proprio come se fossero imprese tra loro indipendenti: ossia, significa che ai rapporti fra la stabile organizzazione e la casa madre devono essere applicati gli stessi canoni prescritti dall’Ocse per le imprese appartenenti allo stesso gruppo in materia di transfer pricing. Alla stabile organizzazione dovranno essere perciò attribuiti profitti come se si trattasse di una entità indipendente e distinta dalla casa madre da cui essa promana e di cui è un braccio operativo della società italiana.
12. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LA STABILE ORGANIZZAZIONE (S.O.) 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa Il modello OCSE, oltre a fornire una definizione generale del concetto, elenca anche particolari fattispecie specifiche che danno luogo comunque ad una stabile organizzazione.
13. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LA STABILE ORGANIZZAZIONE (S.O.) 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa E’ UNA STABILE ORGANIZZAZIONE  Sportello bancario, sia per raccolta di depositi che per concessione di crediti  Albergo  Punto vendita di beni  Officina di riparazione  sedi di direzioni, di succursali, uffici  laboratori  miniere, cave o altri luoghi di montaggio, quali ad esempio i cantieri.
14. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LA STABILE ORGANIZZAZIONE (S.O.) 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa E’ STABILE ORGANIZZAZIONE ANCHE QUANDO pur mancando l'installazione fissa, l'imprenditore straniero si serva di persone che svolgano l'attività in suo nome disponendo ed esercitando abitualmente il potere di concludere contratti in nome e per conto dell'impresa.
15. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LA STABILE ORGANIZZAZIONE (S.O.) 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa NON E’ STABILE ORGANIZZAZIONE  L'invio di una squadra di manutenzione o di assistenza che svolge prestazioni di manutenzione o riparazione  Possesso di un bene immobile, anche dato in locazione (esiste l’elemento di stabilità, ma manca quello organizzativo).  Ufficio acquisti (attività meramente passiva).  Ufficio di rappresentanza, in quando dedito a meri rapporti istituzionali.
16. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LA STABILE ORGANIZZAZIONE (S.O.) 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa POSSIAMO AFFERMARE CHE  Non esiste una definizione di stabile organizzazione comunemente accettata dalle autorità fiscali di tutti i Paesi, o comunque oggettivamente individuabile attraverso parametri certi e predefiniti.  Ciò tuttavia non toglie che l’individuazione di un concetto di stabile organizzazione rivesta un’importanza fondamentale, sia per il contribuente che per l’amministrazione finanziaria. L’importanza di definire univocamente il concetto di stabile organizzazione risiede infatti nell’esigenza di determinare con esattezza se e dove il reddito prodotto debba essere assoggettato ad imposizione.
17. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LA STABILE ORGANIZZAZIONE (S.O.) La costituzione di una “sede fissa d’affari” negli Stati esteri in cui l’impresa opera, determina un nuovo assetto nei rapporti impositivi tra lo Stato di residenza dell’impresa e lo Stato della fonte del reddito. La nascita di tale sede fissa fa infatti sorgere una pretesa impositiva da parte dello stato in cui tale struttura è collocata, nei confronti della società cui fa capo la struttura medesima. 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa
18. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LA STABILE ORGANIZZAZIONE (S.O.) GIURIDICAMENTE non costituisce un soggetto autonomo, distinto dalla casa-madre, ma è una articolazione, presente su un territorio straniero, di un unico soggetto giuridico. La stabile organizzazione come sede secondaria estera dell’impresa, priva di personalità giuridica. L’espressione inglese “branch”, con cui si indica la stabile organizzazione dà correttamente l’idea di una “branca della stessa impresa”, distinta dalla casa madre solo in quanto collocata all’estero FISCALMENTE al fine di attribuirle una quota parte del reddito prodotto costituisce una entità distinta anche in assenza di una autonoma soggettività. 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa
19. 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa DETERMINAZIONE DEL REDDITO DELLA S.O. In forza del secondo comma del nuovo testo dell’art. 152 Tuir, innovato dal D.Lgs 147/2015 (c.d. decreto internazionalizzazione), il reddito della S.O. è determinato come se questa fosse un’impresa distinta dalla casa madre (“la stabile organizzazione si considera entità separata e indipendente, svolgente le medesime o analoghe attività, in condizioni identiche o similari, tenendo conto delle funzioni svolte, dei rischi assunti e dei beni utilizzati. Il fondo di dotazione alla stessa riferibile è determinato in piena conformità ai criteri definiti in sede OCSE, tenendo conto delle funzioni svolte, dei rischi assunti e dei beni utilizzati”) e, pertanto, in forza del terzo comma, alla sede locale sono applicabili le norme sul T.P. nei rapporti interni con la casa madre (“i componenti di reddito attribuibili alle stabili organizzazioni relativamente alle transazioni e alle operazioni tra la stabile organizzazione e l'entità cui la medesima appartiene sono determinati ai sensi dell'articolo 110, comma 7”)
20. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LA STABILE ORGANIZZAZIONE (S.O.) TASSAZIONE DEI REDDITI DELLA STABILE ORGANIZZAZIONE  Tassazione paese della fonte (sede della stabile organizzazione).  Attrazione immediata dei suoi redditi nel paese della casa madre, secondo i criteri di determinazione dell’imposta propri della casa madre.  Scomputo delle imposte del paese in cui ha sede la “stabile organizzazione”.  Correttezza della tassazione nel paese della fonte (sede della stabile organizzazione). 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa
21. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LA STABILE ORGANIZZAZIONE (S.O.) 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa IN CONCLUSIONE Sul reddito della stabile organizzazione graverà l'IRES, con i consueti rischi di doppia imposizione internazionale che dovranno essere eliminati dalla legislazione dello Stato estero di residenza o da convenzioni internazionali. Il reddito della stabile organizzazione in Italia sarà determinato come quello di una ordinaria impresa residente.
22. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LE SOCIETA’ ESTERE L’impresa può costituire, nel territorio degli Stati in cui svolge parte della propria attività, una o più società (subsidiaries) formalmente controllate o collegate. Il codice civile disciplina le società controllate e società collegate all’art. 2359 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa
23. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LE SOCIETA’ ESTERE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa
24. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LE SOCIETA’ ESTERE TASSAZIONE DEL REDDITO DELLA SOCIETA’ ESTERA  Tassazione della controllata nel paese della fonte  Tassazione nel paese della controllante solo se e quando la controllata distribuisce dividendi (salvo imputazione diretta di cui alla cfc legislation) 14 – 15 MARZO 2018Dott.ssa Anna Rita Costa
25. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LE SOCIETA’ ESTERE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa LE IMPRESE  La Globalizzazione economica favorisce la delocalizzare i redditi. L’Impresa tende a spostare la “tesoreria” del gruppo in Paesi a fiscalità agevolata, dove si realizza :  Maggiore deduzione sugli oneri  Minore tassazione sui proventi finanziari Si puo’ verificare che le funzioni produttive a più alto valore aggiunto vengano localizzate nei Paesi a fiscalità privilegiata per radicare nel loro territorio una maggiore quota di imponibile. La funzione “finanziaria” è quella di più agevole delocalizzazione, mobilità della ricchezza e tentativi di delocalizzazione del reddito verso paesi a fiscalità favorevole. GLI STATI Hanno crescente esigenza di contrastare questi fenomeni e pongono in essere azioni che mettono dei limiti al trasferimento all’estero investimenti produttivi, da una parte e dall’altra ricorrendo ad incentivi tributari, riduzione pressione fiscale sui redditi d’impresa.
26. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LE SOCIETA’ ESTERE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa Norme di contrasto alla pianificazione internazionale:  Transfer pricing  Norme sull’imputazione dei redditi delle controllate (CFC legislation)  Indeducibilità dei costi da paradisi fiscali
27. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LE SOCIETA’ ESTERE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa IL TRANSFER PRICING O PREZZI DI TRASFERIMENTO INFRAGRUPPO Le normative sul transfer pricing consentono di sostituire ai corrispettivi praticati tra le società del gruppo Il valore normale (110 Tuir , art.9 Modello OCSE). La previsione di corrispettivi più alti o più bassi rispetto a quelli applicati tra imprese indipendenti potrebbe costituire un espediente per canalizzare i redditi verso regimi fiscali più vantaggiosi. Si tratta di una politica tendente a minimizzare, nell’ottica del gruppo, il carico fiscale complessivo.
28. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LE SOCIETA’ ESTERE 14 - 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa
29. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LE SOCIETA’ ESTERE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa REGOLE CFC: RIAFFERMAZIONE DELLA TASSAZIONE IN BASE ALLA RESIDENZA Imputazione immediata alla case madre dei redditi realizzati da controllate estere residenti in Paesi a bassa fiscalità Determinazione del reddito delle società controllate estere in base alle regole italiane come si trattasse di una stabile organizzazione.
30. I LIVELLI DI INTERNAZIONALIZZAZIONE: LE SOCIETA’ ESTERE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa RAPPORTI CON SOGGETTI ESTRANEI AL GRUPPO SITI IN PARADISI FISCALI Anche per i rapporti con soggetti indipendenti ubicati in paradisi fiscali (secondo apposita lista stabilita con regolamento) le operazioni commerciali devono corrispondere a una effettiva esigenza commerciale ed essere separatamente indicate nella dichiarazione fiscale altrimenti i costi sono indeducibili (ex art. 110, commi 10 e seguenti, Tuir). L'obiettivo è sempre quello di ostacolare lo spostamento di materia imponibile verso paesi considerati "paradisi fiscali”.
31. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa
32. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa Il Regolamento UE N. 952/13 (Nuovo Codice Doganale dell’Unione) in vigore dal 01 maggio 2016, si pone l’obiettivo di: • uniformare i processi doganali di tutti gli Stati Membri dell’Unione; • tutelare i propri confini in termini di sicurezza per merci, persone ed ambiente; • rafforzare la lotta ai traffici illeciti; velocizzare e favorire i traffici commerciali internazionali.
33. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa Le strategie necessarie per raggiungere tali obiettivi sono fondamentalmente tre: 1. completa telematizzazione di tutti i processi doganali per uniformare le procedure in un ambiente semplificato e privo di supporti cartacei “Dogana Paper Less” 2. semplificazione delle procedure e dei regimi doganali 3. introduzione della certificazione AEO per gli operatori economici ed i loro partner che intervengono nella catena logistica della movimentazione delle merci.
34. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa
35. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa NOVITA’ DEL CODICE DOGANALE DELL’UNIONE (CDU)  Introduzione di misure necessarie per il passaggio ad un ambiente informatizzato e privo di supporto cartaceo, e disposizioni che rafforzano una rapida concessione delle agevolazioni a favore degli operatori economici affidabili  Applicazione uniforme dei controlli doganali, tra cui lo scambio di informazioni attinenti ai rischi e di analisi dei rischi, i criteri e le norme comuni in materia di rischio, le misure di controllo e i settori di controllo prioritari. la determinazione della classificazione tariffaria delle merci
36. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa  funzione delle dogane di guida nella catena logistica e rendendole, nella loro attività di monitoraggio e gestione del commercio internazionale, un catalizzatore della competitività dei paesi e delle società  Autorizzazione da parte delle autorità doganali agli operatori economici a svolgere alcune funzioni proprie delle dogane  Sdoganamento centralizzato: le autorità doganali possono autorizzare una persona a presentare, presso un ufficio doganale competente del luogo in cui l'interessato è stabilito, una dichiarazione in dogana per le merci presentate in dogana presso un altro ufficio doganale
37. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa Perché Lo Status Di A.E.O.? Accresciuto bisogno di sicurezza:  maggiore necessità di tutelare le catene logistiche internazionali;  tradizione comunitaria di operatori economici affidabili;  estensione del concetto di “operatori affidabili” agli operatori “sicuri”.
38. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa Chi può diventare A.E.O.? Il programma AEO è aperto a tutti gli operatori economici stabiliti nel territorio della Comunità, a prescindere dalle dimensioni dell’impresa, comprese le piccole e medie imprese. Ai sensi dell’art. 1, punto 12 delle D.A.C. per operatore economico si intende “una persona che nel corso delle sue attività commerciali, prende parte ad attività disciplinate dalla regolamentazione doganale”.
39. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa Nella catena di approvvigionamento internazionale, dal punto di vista doganale, le parti interessate che possono presentare domanda AEO sono: a)Fabbricante b)Esportatore c)Importatore d)Spedizioniere e)Depositario f)Agente doganale g)Vettore h)Altri (operatori di terminali, stivatori, imballatori, ecc.)
40. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa Requisiti dell’AEO  Un’adeguata e comprovata osservanza degli obblighi doganali e fiscali;  un soddisfacente sistema di gestione delle scritture commerciali e, se del caso, relative ai trasporti, che consenta adeguati controlli doganali;  una comprovata solvibilità finanziaria;  all’occorrenza, l’esistenza di adeguati standard di sicurezza.
41. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa Certificati A.E.O  Certificato A.E.O. - Semplificazioni doganali (Customs) Criteri da soddisfare: obblighi doganali, sistema contabile e solvibilità finanziaria.  Certificato A.E.O. - Sicurezza (Security) Criteri da soddisfare: obblighi doganali, sistema contabile, solvibilità finanziaria e misure di sicurezza adeguate.  Certificato A.E.O. - Semplificazioni doganali/ Sicurezza (Full) Criteri da soddisfare: obblighi doganali, sistema contabile, solvibilità finanziaria e misure di sicurezza adeguate.
42. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa Quali vantaggi per gli A.E.O.?  Riconoscimento reciproco dello status di AEO con il Giappone (AEO) e gli USA (C-TPAT) in relazione alle norme doganali di sicurezza, ai controlli e agli esiti dei controlli eseguiti dalle rispettive Amministrazioni doganali;  riconoscimento in quanto partner commerciale sicuro nella catena di approvvigionamento;  migliori relazioni con le altre autorità pubbliche e migliore riconoscimento da parte delle stesse;
43. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa migliore relazione con le autorità doganali rappresentata dalla specifica figura del “client coordinator” o “centro servizi” (c/o Uffici doganali e SOT);  corsia preferenziale presso gli Uffici operativi.  servizio di sdoganamento telematico in procedura domiciliata per le operazioni di esportazione e di esportazione abbinata al transito, tutti i giorni dalle ore 01,00 alle ore 24,00.
44. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa TEMPI PER IL RILASCIO DI UN CERTIFICATO Attività di Audit (Ufficio delle Dogane) 80 Valutazione Audit (DR/DP) 10 Strutture Centrali 10+10+10 TEMPO COMPLESSIVO 120 Proroga Audit 30 Strutture Centrali 30 TEMPO TOTALE PER IL RILASCIO 180
45. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa IMPATTO SULLE SEMPLIFICAZIONI DOGANALI E SUI CONTROLLI L’Agenzia delle Dogane, nell’ambito del proprio circuito doganale di controllo, ha previsto l’attivazione dei seguenti due livelli di affidabilità con i correlati benefici in termini di riduzione dei controlli doganali selezionati in modo automatizzato:  Affidabilità (A), con riduzioni di controllo dal 10% al 50%;  Alta Affidabilità (AA), con riduzioni di controllo dal 51% al 90%.
46. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa REGIMI DOGANALI  Importazione definitiva L'importazione definitiva comporta il pagamento di tutti i diritti doganali che gravano sulla merce e permette all’operatore di sciogliere il bene proveniente da un paese extracomunitario da qualsiasi vincolo doganale o fiscale.
47. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa  Transito Il regime di transito viene applicato a tutte le merci soggette a formalità doganali che devono spostarsi da un luogo a un altro (anche via ferrovia). Lo spedizioniere si impegna in un periodo di tempo prestabilito a ripresentare alla dogana di arrivo la stessa merce ritirata alla dogana di partenza. Per agevolare il trasporto da un Paese all'altro e l'attraversamento delle frontiere, sono state siglate alcune convenzioni particolarmente importanti come quella adottata a Ginevra nel 1975 (Tir, Transport internationaux routiers), grazie alla quale tutte le merci trasportate su automezzi espressamente omologati possono attraversare le frontiere e il territorio dei Paesi aderenti senza essere sottoposte a ulteriori verifiche doganali, salvo quella effettuata dalla dogana del Paese di destinazione finale. Il regime Tir è applicato sul territorio comunitario solo quando il trasporto inizia o termina fuori del territorio europeo.
48. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa  Deposito doganale Il regime del deposito doganale serve a immagazzinare merci non comunitarie, senza che siano assoggettate ai dazi di importazione e alle misure di politica commerciale. La gestione di un deposito doganale è subordinata al rilascio di un'autorizzazione da parte dell'autorità doganale. I soggetti autorizzati all'esercizio di un deposito doganale possono gestire, senza altre particolari autorizzazioni, il cosiddetto «deposito fiscale» previsto dall'art.50 bis del Dl 30 agosto 1993, n.331, in cui è consentito introdurre beni comunitari o nazionali senza il pagamento dell'Iva.
49. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa  Perfezionamento attivo In questo modo è possibile evitare l'applicazione dei diritti doganali e le misure restrittive all'importazione di merci destinate ad essere riesportate come prodotto finito, dopo una o più lavorazioni. Il perfezionamento attivo comprende anche la trasformazione e la riparazione della merce.
50. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa  Trasformazione sotto controllo doganale Questo regime consente di trasformare e modificare merci non comunitarie nel territorio europeo, senza assoggettarle al pagamento dei dazi all'importazione e alle misure di politica commerciale. Il codice doganale comunitario prevede, in un apposito elenco, le merci che possono beneficiare delle trasformazioni consentite.
51. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa  L'ammissione temporanea L'ammissione temporanea consente l’introduzione di merci non comunitarie destinate ad essere nuovamente esportate senza trasformazioni, nel territorio doganale della Comunità per eventi occasionali (fiere, esposizioni, imballaggio, esecuzione lavori, prove ed esperimenti…). Se rientrano nell'apposito elenco previsto dal codice doganale comunitario e soddisfano le condizioni stabilite, ai beni oggetto dell'ammissione temporanea è accordata l'esenzione totale dei dazi. In caso contrario è accordato un esonero parziale. Per le merci cui è concesso l'esonero totale dei dazi, la temporanea importazione comporta un esonero analogo anche per l'Iva. Se, invece, l'esonero daziario spetta parzialmente, l'Iva è dovuta integralmente con riscossione all'atto della riesportazione.
52. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa  Perfezionamento passivo Il regime di perfezionamento passivo consente alle imprese comunitarie di migliorare la loro competitività attraverso i vantaggi offerti dalla divisione internazionale del lavoro. Attraverso questo percorso è possibile esportare temporaneamente, al di fuori della Comunità, merci comunitarie da sottoporre a operazioni di perfezionamento; immettere i prodotti ottenuti in libera pratica nella Comunità stessa in esenzione totale o parziale dei dazi all'importazione. Sono inoltre considerate operazioni di perfezionamento anche la lavorazione di merci, il loro montaggio e assemblaggio, la loro trasformazione, la riparazione di merci, la messa a punto.
53. LA POLITICA DOGANALE EUROPEA 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa  Esportazione E’ questo il regime che consente alle merci comunitarie di uscire dal territorio doganale dell'Unione europea. Per l'esportazione non è previsto il pagamento dei diritti doganali, mentre è concessa una serie di sgravi: - la cessione di merci fuori del territorio doganale comunitario è considerata non imponibile Iva; - le merci soggette ad accise (alcol e bevande alcoliche, tabacchi lavorati, olii minerali) hanno diritto al rimborso dell'imposta già assolta; nel caso, invece, di merci estratte da depositi fiscali in regime di sospensione, l'esportazione fa venire meno il presupposto per l'esigibilità dell'imposta;
54. UEMOA UNIONE ECONOMICA E MONETARIA DELL’AFRICA OCCIDENTALE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa UEMOA (Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale) è un’organizzazione, creata con lo scopo di sviluppare maggiormente l’economia e la moneta, tramite una liberalizzazione degli scambi e delle disposizioni fiscali, finanziarie e doganali. Paesi membri: 8 Paesi dell'Africa Occidentale: Benin, Burkina Faso, Costa d'Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal, Togo. Si tratta dei 7 Paesi che già aderivano all'UMOA (Union Monetaire Ouest-Africaine), più il Togo. Anno di istituzione: 11 Gennaio 1994, Dakar - Senegal
55. UEMOA UNIONE ECONOMICA E MONETARIA DELL’AFRICA OCCIDENTALE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa Sono cinque i principali obiettivi che l'Unione Economica e Monetaria dell'Africa occidentale si pone: 1. rafforzare le competitività delle attività economiche e finanziarie degli Stati membri nell'ambito di un mercato aperto e concorrenziale e di un ambiente giuridico razionalizzato e armonizzato. 2. assicurare la convergenza delle performance e delle politiche macro-economiche degli Stati membri attraverso l'istituzione di una procedura di sorveglianza multilaterale 3. creare tra gli Stati membri un mercato comune basato sulla libera circolazione delle persone, dei beni e dei capitali; sul diritto di stabilimento delle persone salariate o che esercitano una libera professione, nonché su una tariffa esterna comune ed un apolitica commerciale comune; 4. istituire un coordinamento delle politiche settoriali nazionali attraverso la messa in opera di azioni e politiche comuni, soprattutto nei seguenti settori: gestione del territorio comune, agricoltura, ambiente, trasporti, infrastrutture, telecomunicazioni, risorse umane, energia, industria, settore minerario, artigianato. 5. armonizzare le legislazioni degli Stati membri, in particolare le politiche fiscali.
56. UEMOA UNIONE ECONOMICA E MONETARIA DELL’AFRICA OCCIDENTALE 14 -15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa i Paesi appartenenti a tale sistema hanno :  una moneta comune: il franco CFA,  una struttura politica: una Commissione, avente le funzioni di un organo esecutivo, ed un Parlamento,  una Banca Centrale, la BCEAO,  una Banca di sviluppo, la BOAD,  una Borsa regionale situata ad Abidjan,  una Tariffa esterna comune e, dal 1 gennaio 2000, la soppressione quasi totale dei diritti di dogana all'interno dell'Unione. Si tratta della più avanzata Unione Regionale Africana.
57. CEDEAO UNIONE ECONOMICA DEGLI STATI DELL’AFRICA OCCIDENTALE 14 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa La Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS CEDEAO) è un gruppo regionale di quindici paesi, fondata nel 1975. La sua missione è di promuovere l'integrazione economica "in tutti i settori di attività economica, in particolare l'industria, trasporti , telecomunicazioni, l'energia, l'agricoltura, risorsi naturali, il commercio estero, monetaria e le questioni finanziarie La Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale membri: il Benin, il Burkina Faso , Capo Verde, la Costa d’Avorio, il Gambia, il Ghana, la Guinea, la Guinea- Bissau, la Liberia, Mali, il Niger, la Nigeria, il Senegal, la Sierra Leone, il Togo. Le istituzioni della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale sono i seguenti: - Commissione - Parlamento - Corte di giustizia - Banca per gli investimenti e lo sviluppo (Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale)
58. SENEGAL IL SISTEMA TRIBUTARIO 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa
59. SENEGAL IL SISTEMA TRIBUTARIO 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa Il Senegal ha un codice generale delle imposte (Cgi), in vigore dal 1992 ed aggiornato nel 2015 (legge n.2015 del 23/03/2015) che prevede un sistema tributario composto da:  IMPOSTE DIRETTE  IMPOSTE INDIRETTE
60. SENEGAL IL SISTEMA TRIBUTARIO 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa IMPOSTE DIRETTE TASSAZIONE PERSONE FISICHE Per il principio di territorialità le persone fisiche residenti in Senegal sono assoggettate a tassazione per tutti i redditi ovunque prodotti mentre le persone non domiciliate sono assoggettate soltanto per i redditi di fonte senegalese. Pertanto, fatte salve le disposizioni delle convenzioni internazionali contro doppie imposizioni, sono soggetti all’imposta sui redditi (IR) le persone fisiche domiciliate in Senegal indipendentemente dalla loro nazionalità.
61. SENEGAL IL SISTEMA TRIBUTARIO 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa VALUTA FCFA (FRANCO DELLA COMUNITA’ FINANZIARIA DELL’AFRICA OCCIDENTALE) 1 EURO = 656,27 FCFA SCAGLIONI DI REDDITO ANNUO ALIQUOTE 0- 630.000 0 630.001 – 1.500.000 20% 1.500.001 – 4.000.000 30% 4.000.001- 8.000.000 35% 8.000.001 – 13.500.000 37% OLTRE 13.500.000 40%
62. SENEGAL IL SISTEMA TRIBUTARIO 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa LA TASSAZIONE DELLE PERSONE GIURIDICHE – L’IMPOSTA SULLE SOCIETA’ (IS) Per il principio di territorialità l’imposta sulle società (IS) colpisce i redditi delle imprese che esercitano un’attività economica in Senegal ovvero quei redditi che sono imputabili all’impresa in forza di una Convenzione internazionale contro le doppie imposizioni. Se l’impresa non dispone di una stabile organizzazione in Senegal i redditi sono considerati di fonte senegalese quando l’attività è esercitata tramite un rappresentante che non ha personalità giuridica distinta o l’impresa effettua un ciclo completo di operazioni commerciali oppure realizza plusvalenze derivanti dalla cessione di titoli di società senegalesi. Sono soggetti all’imposta sulle società le società di capitali e assimilate (qualunque sia l’oggetto sociale); gli enti pubblici, gli organismi dello Stato o delle collettività locali che abbiano autonomia finanziaria e si dedichino ad una attività di carattere industriale o commerciale o ad operazioni con scopo di lucro; le persone giuridiche domiciliate all'estero che beneficiano in Senegal di redditi immobiliari o vi realizzano plusvalenze derivanti da cessione di diritti mobiliari o diritti sociali detenuti in imprese di diritto senegalese. Possono invece optare (in maniera definitiva e irrevocabile) per l'IS le società di persone e assimilate, i GEIE, le società a responsabilità limitata (S.A.R.L.) il cui socio unico sia una persona fisica. Sono esenti dal pagamento dell’IS le associazioni o gli organismi senza scopo di lucro e determinati enti morali come le casse di credito agricolo, le società di assicurazione e riassicurazione agricole, le cooperative agricole e quelle costituite per l’edificazione di immobili adibiti ad uso abitativo esclusivo dei propri soci.
63. SENEGAL IL SSITEMA TRIBUTARIO 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa LA BASE IMPONIBILE E LE ALIQUOTE DELLA IMPOSTA SULLE SOCIETA’ La determinazione del reddito imponibile avviene con le stesse regole previste per la determinazione del reddito d’impresa (B.I.C.) con metodo analitico. Sono deducibili i seguenti costi: gli ammortamenti; gli accantonamenti per perdite o oneri specifici; le erogazioni liberali (nel limite dello 0,5% del volume d’affari); le spese generali (consistenti in spese di personale e manodopera, affitto di immobili da parte della società, carichi finanziari dovuti a soci che abbiano messo a disposizione somme al di là degli apporti al capitale sociale, atti di liberalità, doni e sovvenzioni a favore di opere o organismi di interesse generale, spese di sede per le imprese la cui sede sociale sia all'estero, spese di installazione all'estero, spese di rappresentanza pagate a dirigenti e quadri della società, imposte professionali, ad eccezione della stessa IS, dell'imposta minima forfetaria, della tassa speciale sugli autoveicoli intestati alle persona giuridiche e di tutte le ammende e sanzioni). Sono deducibili dal reddito imponibile i costi sostenuti nel corso dell’esercizio per investimenti immobiliari o in valori immobiliari nel limite del 50% del reddito realizzato con possibilità di riportare l’eccedenza nei successivi esercizi fino all’ottavo.
64. SENEGAL IL SITEMA TRIBUTARIO 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa L’imposta sul valore aggiunto L’imposta è applicata a decorrere dal 1991. Nel quadro del mercato comune UEMOA, che ha imposto agli Stati membri l'armonizzazione delle rispettive legislazioni in materia di imposta sul valore aggiunto nonché l'adozione di un'aliquota unica compresa tra il 15 ed il 20% e di una tabella comunitaria di beni e servizi esenti, il Senegal ha fissato, con legge del 6 settembre 2001 con le seguenti aliquote Iva  18%  aliquota ridotta 10%  Aliquota 15% per turismo 
65. SENEGAL SISTEMA TRIBUTARIO 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa
66. SENEGAL SISTEMA DOGANALE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa Il Senegal partecipa alla realizzazione della politica commerciale comune dell’ UEMOA (Unione economica e monetaria dell’Africa Occidentale) il cui obiettivo è la realizzazione di un mercato comune. Il Senegal è allo stesso tempo membro della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (CEDEAO) che al momento riunisce 15 paesi (il Benin, il Burkina Faso, le isole di Capo-Verde, la Costa d'Avorio, il Gambia, il Ghana, la Guinea, la Guinea Bissau, la Liberia, il Mali, il Niger, la Nigeria, la Sierra Leone, il Senegal e il Togo) e il cui obiettivo è di stabilire una unione economica e monetaria. Il Senegal è rientrato nel 2001 nella lista dei Paesi meno avanzati. Il Paese è membro fondatore del WTO dal 1° gennaio 1995. Il Senegal fa parte dei paesi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico) che sono legati all'Unione europea dall'accordo di Cotonou, accordo che ha previsto la messa in pratica di accordi di partenariato economico (APE), che l'Unione europea ha negoziato alla fine dell'anno scorso con i paesi ACP, (Gli accordi di partenariato economico sono accordi di libero scambio che hanno l'intento di rimpiazzare le preferenze commerciali non reciproche di cui beneficiavano gli Stati ACP. Solo la regione dei Caraibi ha firmato un accordo completo altri 18 paesi hanno siglato degli accordi internazionali (Regolamento n° 1528/2007 del Consiglio del 20 dicembre 2007).
67. SENEGAL SISTEMA DOGANALE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa Il Senegal mantiene un regime di divieti, restrizioni quantitative e licenze. Tra le merci soggette ad autorizzazione preventiva d'importazione o del visto sono compresi oro, armi e munizioni, dispositivi ricetrasmettitori, farmaci, ecc. Pesticidi e prodotti chimici sono vietati ai sensi della Convenzione di Stoccolma (es. DDT) Generalmente la maggior parte dei prodotti può essere importata liberamente.
68. SENEGAL IL SISTEMA DOGANALE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa DOCUMENTI DI SPEDIZIONE Oltre alla dichiarazione in dogana, tradizionalmente richiesta per tutte le spedizioni (salvo all'interno dell'Unione europea), le spedizioni con destinazione Senegal devono essere accompagnate dai documenti di seguito riportati: a) Fattura commerciale In tre esemplari, deve riportare i riferimenti abituali. Per facilitare il controllo le imprese che vendono devono precisare il montante FOB, il costo dell'assicurazione e altri carichi. Per le spedizioni di prodotti alimentari, deve riportare una dichiarazione di conformità con la legislazione nazionale del paese d'esportazione.
69. SENEGAL IL SISTEMA DOGANALE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa b) Documenti EUR.1 Sebbene il Senegal non consenta un regime preferenziale ai prodotti originali della Comunità europea, è possibile che alla dogana venga richiesto un documento EUR1 al momento dell'importazione di questi prodotti ed in particolare quando sono incorporati nella fabbricazione di un prodotto locale e riesportato verso l'UE. Le spedizioni postali di valore inferiore a 6000 Euro, o effettuate da un esportatore accreditato, possono comportare l'emissione di una dichiarazione come per l'EUR1, quando questi sono incorporati nella fabbricazione di un prodotto locale e riesportati verso l'UE. In questo caso, la dichiarazione dovrà essere fatta su una fattura, un buono di consegna o altro documento commerciale che descriva i prodotti in modo sufficientemente dettagliato per essere identificato.
70. SENEGAL IL SISTEMA DOGANALE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa La dichiarazione è la seguente: “L'esportatore dei prodotti coperti dal presente documento (autorizzazione doganale n°...(se l'esportatore è accreditato indicare il numero di autorizzazione) dichiara che, salvo indicazione chiara del contrario, questi prodotti hanno origine preferenziale...(indicare l'origine)”. ...luogo e data ... firma dell'esportatore ed indicazione per esteso del nome del firmatario. b) Certificato di origine Per i prodotti di origine non comunitaria ,che non beneficiano del documento EUR1 e per i prodotti non comunitari, è richiesto un certificato di origine che dovrà essere redatto sul formulario comunitario. 
71. SENEGAL IL SISTEMA DOGANALE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa c) Certificato sanitario Necessario per le carni. A causa del rischio di contaminazione della malattia della 'mucca pazza', un certo numero di paesi tra cui il Senegal, ha deciso di sospendere le importazioni di carni e derivati dai Paesi dell'Europa. A questo proposito il Senegal proibisce le carni di pollame e uova. Essendo la lista in continua evoluzione, allo stesso tempo, si suggerisce di informarsi direttamente presso il proprio importatore. d) Certificato fitosanitario Per frutta, legumi, sementi e altri vegetali. e) Certificato di libera vendita dei cosmetici Non richiesto TRASPORTO, IMBALLAGGIO, ETICHETTATURA a) Documenti di trasporto b) Lista dei colli
72. SENEGAL IL SISTEMA DOGANALE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa c) Assicurazione trasporto La regolamentazione del Senegal prevede che le importazioni debbano essere assicurate in questo paese presso le società nazionali o straniere:  sia presso l'intermediario dei rappresentanti riconosciuti dal Ministero delle finanze del Senegal o dei mandatari abilitati domiciliati nel paese;  sia tramite il rappresentante d'agenzia domiciliata in Senegal o società di rappresentanza con sede in Senegal. d) Distinta di carico Rilasciato da un mandatario del Consiglio senegalese dei caricatori (COSEC), dal 1° novembre 2008 il documento è obbligatorio. e) Trattamento degli imballaggi in legno Al momento attuale non vi sono obblighi.
73. SENEGAL IL SISTEMA DOGANALE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa f) Etichettatura e marchio Il Senegal non dispone di una legislazione alimentare interamente codificata. Tuttavia, stanti le oggettive difficoltà di esportazione che possono esserci, e che possono anche tradursi in ostacoli all’ingresso dei prodotti sul territorio, è fortemente consigliabile effettuare i dovuti controlli ed accertamenti sulla situazione locale, nonché adeguate verifiche legali e linguistiche sui prodotti e sulle loro etichette, prima di intraprendere la commercializzazione. Il Senegal, in materia di residui fitosanitari aderisce alla convenzione “Phytosanitary Convention for Sub-Saharan Africa” ed agli standard del Codex Alimentarius. La lingua ufficiale per l’etichettatura dei prodotti alimentari è il francese. I requisiti di marcatura obbligatoria riguardano principalmente gli alimenti preconfezionati. Tutte le merci deperibili devono avere un'etichetta informativa in francese, che indica la natura del prodotto, il termine per la vendita o l'utilizzo, ingredienti, peso o volume, il nome del produttore. Alcuni prodotti sono soggetti ad una marcatura obbligatoria per impedire il contrabbando o possibile dirottamento di destinazione. La dogana Senegalese specifica che l'etichetta "Vendita in Senegal" è obbligatoria su scatole di fiammiferi e sigarette, bottiglie di liquore di classificazione più di 20°.
74. SENEGAL IL SISTEMA DOGANALE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa AMMISSIONE TEMPORANEA E' possibile esportare temporaneamente con destinazione Senegal, secondo le procedure del carnet ATA. I carnet ATA sono rilasciati dalle Camere di commercio di competenza. a procedura permette l'ammissione temporanea di:  campioni commerciali;  merci destinate a essere presentate alle fiere, esposizioni e altre manifestazioni commerciali;  materiale professionale;  merci spedite per via postale,  materiale scientifico, pedagogico ecc.,  veicoli stradali privati, a questo riguardo le autorità senegalesi intendono: i veicoli importati in un ambito sportivo; i veicoli concepiti o adattati per un impiego specifico (cinema, televisione, radiodiffusione ecc.); veicoli che per natura non possono servire per casi specifici come a fini pubblicitari in un determinato ambito. Sono esclusi i veicoli impiegati a dei fini personali e turistici (con permesso di circolazione).
75. SENEGAL IL SISTEMA DOGANALE 14 – 15 marzo 2018Dott.ssa Anna Rita Costa ISPEZIONE DELLE MERCI Le spedizioni destinate al Senegal sono sottoposte ad una ispezione pre-imbarco sulla qualità, quantità, prezzi delle merci importate. Non sono soggetti a controllo prodotti quali: carne, animali vivi, frutta e legumi ecc. La società di ispezione, assiste all'invasatura e piomba il contenitore completo. Sono possibili due tipi di controllo, sia un controllo fisico e documentario, sia solo un controllo documentario.
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