Source: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=ecli:ECLI:EU:C:2015:642
Timestamp: 2019-04-23 19:39:32+00:00
Document Index: 80599382

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EUR-Lex - 62014CJ0357 - EN - EUR-Lex
EUR-Lex - 62014CJ0357 - EN
Document 62014CJ0357
Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 1° ottobre 2015.
Electrabel SA et Dunamenti Erőmű Zrt contro Commissione europea.
Impugnazione – Aiuti di Stato – Aiuti concessi dalle autorità ungheresi a favore di taluni produttori di energia elettrica – Accordi per l’acquisto di energia elettrica conclusi da un’impresa pubblica e taluni produttori di energia elettrica – Decisione che dichiara tali aiuti incompatibili con il mercato comune e che ne ordina il recupero – Nozione di “parte” che può proporre un’impugnazione dinanzi alla Corte – Adesione dell’Ungheria all’Unione europea – Data di riferimento al fine della valutazione dell’esistenza di un aiuto – Nozione di “aiuto di Stato” – Vantaggio – Criterio dell’investitore privato – Metodo di calcolo dell’importo dei suddetti aiuti.
Causa C-357/14 P.
Judgment of the Court (Third Chamber) of 1 October 2015.#Electrabel SA and Dunamenti Erőmű Zrt v European Commission.#Appeal — State aid — Aid granted by the Hungarian authorities to certain electricity generators — Power purchase agreements concluded between a public undertaking and certain electricity generators — Decision declaring that aid incompatible with the common market and ordering its recovery — Meaning of ‘party’ capable of bringing an appeal before the Court — Accession of Hungary to the European Union — Date relevant to the assessment of the existence of aid — Concept of State aid — Advantage — Private investor test — Methodology for calculating the amount of aid.#Case C-357/14 P.
ECLI identifier: ECLI:EU:C:2015:642
1o ottobre 2015 ( * )
«Impugnazione — Aiuti di Stato — Aiuti concessi dalle autorità ungheresi a favore di taluni produttori di energia elettrica — Accordi per l’acquisto di energia elettrica conclusi da un’impresa pubblica e taluni produttori di energia elettrica — Decisione che dichiara tali aiuti incompatibili con il mercato comune e che ne ordina il recupero — Nozione di “parte” che può proporre un’impugnazione dinanzi alla Corte — Adesione dell’Ungheria all’Unione europea — Data di riferimento al fine della valutazione dell’esistenza di un aiuto — Nozione di “aiuto di Stato” — Vantaggio — Criterio dell’investitore privato — Metodo di calcolo dell’importo dei suddetti aiuti»
Nella causa C‑357/14 P,
avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’articolo 56 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, proposta il 21 luglio 2014,
Electrabel SA, con sede in Bruxelles (Belgio),
Dunamenti Erőmű Zrt., con sede in Százhalombatta (Ungheria),
rappresentata da J. Philippe, F.-H. Boret e A.-C. Guyon, avocats, nonché da P. Turner, QC,
procedimento in cui l’altra parte è:
Commissione europea, rappresentata da L. Flynn e K. Talabér-Ritz, in qualità di agenti,
convenuta in primo grado,
composta da M. Ilešič, presidente di sezione, A. Ó Caoimh (relatore), C. Toader, E. Jarašiūnas e C.G. Fernlund, giudici,
avvocato generale: M. Wathelet
vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 20 aprile 2015,
sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 1o luglio 2015,
Con la loro impugnazione, la Electrabel SA (in prosieguo: la «Electrabel») e la Dunamenti Erőmű Zrt. (in prosieguo: la «Dunamenti Erőmű») chiedono l’annullamento della sentenza del Tribunale dell’Unione europea Dunamenti Erőmű/Commissione (T‑179/09, EU:T:2014:236; in prosieguo: la «sentenza impugnata»), con cui è stato respinto il ricorso proposto dalla Dunamenti Erőmű per ottenere l’annullamento della decisione 2009/609/CE della Commissione, del 4 giugno 2008, relativa agli aiuti di Stato C 41/05 concessi dall’Ungheria nel quadro degli accordi per l’acquisto di energia elettrica (GU 2009, L 225, pag. 53; in prosieguo: la «decisione controversa»), e, in via subordinata, dei suoi articoli 2 e 5.
A norma dell’articolo 2 dell’atto relativo alle condizioni di adesione della Repubblica ceca, della Repubblica di Estonia, della Repubblica di Cipro, della Repubblica di Lettonia, della Repubblica di Lituania, della Repubblica di Ungheria, della Repubblica di Malta, della Repubblica di Polonia, della Repubblica di Slovenia e della Repubblica slovacca e agli adattamenti dei trattati sui quali si fonda l’Unione europea (GU 2003, L 236, pag. 33; in prosieguo: l’«atto di adesione del 2003»):
«Dalla data di adesione le disposizioni dei trattati originari e gli atti adottati dalle istituzioni e dalla Banca centrale europea prima dell’adesione vincolano i nuovi Stati membri e si applicano in tali Stati alle condizioni previste da detti trattati e dal presente atto».
L’allegato IV dell’atto di adesione del 2003 contiene, al suo punto 3, le regole sugli aiuti di Stato istituiti, in particolare in Ungheria, prima della data della sua adesione all’Unione europea. I paragrafi da 1 a 3 del suddetto punto 3 sono formulati come segue:
I seguenti regimi di aiuti e gli aiuti individuali istituiti in un nuovo Stato membro prima della data di adesione e ancora applicabili successivamente a detta data sono da considerare, dopo l’adesione, come aiuti esistenti ai sensi dell’articolo 88, paragrafo 1, [CE]:
misure di aiuto istituite prima del 10 dicembre 1994;
misure di aiuto elencate nell’appendice del presente allegato;
misure di aiuto che anteriormente alla data di adesione sono state esaminate dall’autorità di controllo degli aiuti di Stato del nuovo Stato membro e giudicate compatibili con l’acquis e nei cui confronti la Commissione non ha sollevato obiezioni per seri dubbi sulla compatibilità della misura con il mercato comune, ai sensi della procedura di cui al punto 2.
Tutte le misure ancora applicabili dopo la data di adesione che costituiscono un aiuto di Stato e che non soddisfano le condizioni sopra elencate sono considerate, dalla data di adesione, nuovi aiuti ai fini dell’applicazione dell’articolo 88, paragrafo 3, [CE].
Se, entro tre mesi dalla ricezione delle informazioni complete sulla misura di aiuto esistente o dalla ricezione della dichiarazione del nuovo Stato membro nella quale si informa la Commissione che si ritiene che le informazioni fornite sono complete poiché le ulteriori informazioni richieste non sono disponibili o sono già state fornite, la Commissione non ha espresso seri dubbi sulla compatibilità della stessa con il mercato comune, si ritiene che la Commissione non abbia sollevato obiezioni.
Tutte le misure di aiuto sottoposte alla Commissione in base alla procedura di cui al punto 1, lettera c), prima della data di adesione sono sottoposte alla procedura di cui sopra indipendentemente dal fatto che durante il periodo di esame il nuovo Stato membro interessato sia già divenuto membro dell’Unione.
Un’eventuale decisione della Commissione di sollevare obiezioni nei confronti di una misura, ai sensi del punto 1, lettera c), è considerata come una decisione di avviare il procedimento di indagine formale ai sensi del regolamento (CE) n. 659/1999 [del Consiglio, del 22 marzo 1999,] recante modalità di applicazione dell’articolo [88 CE] [(GU L 83, pag. 1)].
Se tale decisione è presa anteriormente alla data di adesione, essa entra in vigore solo dalla data di adesione».
Fatti e decisione controversa
I fatti e la decisione controversa, quali risultano dai punti da 1 a 29 della sentenza impugnata, possono essere riassunti come segue.
Le ricorrenti
La Dunamenti Erőmű è un produttore di energia elettrica nel mercato ungherese dell’elettricità e gestisce una centrale elettrica situata a circa 30 km a sud di Budapest (Ungheria). Si tratta di un’ex impresa pubblica privatizzata a metà degli anni ’90. All’epoca della valutazione dei fatti compiuta dal Tribunale nell’ambito della causa che ha dato luogo alla sentenza impugnata, la Dunamenti Erőmű era controllata per il 75% circa dalla Electrabel, che fa parte di un gruppo di cui la GDF Suez SA è la controllante, e per il 25% circa dalla Magyar Villamos Művek Zrt. (in prosieguo: la «MVM»), una società pubblica attiva nel settore della produzione di energia elettrica e del commercio all’ingrosso, della trasmissione e della rivendita di energia elettrica nel suddetto mercato.
Il 10 ottobre 1995, ossia poco prima della sua privatizzazione, la Dunamenti Erőmű ha concluso con la MVM un accordo per l’acquisto di energia elettrica riguardante le unità «blocchi F» e «blocco G2» della sua centrale elettrica (in prosieguo: l’«AAE in questione»). Tale accordo, che è entrato in vigore nel corso del 1996, doveva durare, per quanto riguarda i «blocchi F», che funzionavano a gas, sino al 2010 e, per quanto riguarda il «blocco G2», dotato di una turbina a gas a ciclo combinato, sino al 2015.
Gli accordi per l’acquisto di energia elettrica
Come la Dunamenti Erőmű, altri produttori di energia elettrica attivi sul mercato ungherese hanno concluso accordi a lungo termine per l’acquisto di energia elettrica con la MVM (in prosieguo: gli «AAE»).
Gli AAE si caratterizzano principalmente per due elementi. Da una parte, essi impegnano a favore della MVM l’intera capacità produttiva delle centrali elettriche oggetto dell’accordo, o la maggior parte di essa.
Dall’altra, gli AAE obbligano la MVM ad acquistare una quantità minima di energia elettrica prestabilita da tutte le centrali elettriche operanti nel quadro degli stessi. Essi prevedono così un livello di prelievo minimo per ciascuna centrale elettrica che la MVM è tenuta ad acquistare annualmente.
Negli AAE i prezzi sono stati fissati secondo le seguenti modalità. Sono stati attuati un primo e un secondo ciclo di regolamentazione dei prezzi a partire, rispettivamente, dal 1o gennaio 1997 e dal 1o gennaio 2001. A decorrere dal 1o gennaio 2004, la normativa ha previsto l’introduzione, da una parte, di una tariffa di capacità per la capacità impegnata, corrisposta per la sua messa a disposizione e volta a coprire i costi fissi e il costo di capitale, versata dalla MVM, e, dall’altra, una tariffa energetica, volta a retribuire il prelievo minimo previsto e che copre i costi variabili. Tuttavia, se la MVM non acquista detta quantità minima fissata, essa è tenuta a pagare i costi del combustibile.
Gli AAE conclusi nel periodo 1995‑1996, che rappresentano sette dei dieci AAE esaminati dalla Commissione, compreso l’AAE in questione, facevano parte integrante del processo di privatizzazione delle centrali elettriche. Essi sono stati parzialmente modificati dalle parti dopo la privatizzazione.
L’adesione dell’Ungheria all’Unione
Il Trattato tra il Regno del Belgio, il Regno di Danimarca, la Repubblica federale di Germania, la Repubblica ellenica, il Regno di Spagna, la Repubblica francese, l’Irlanda, la Repubblica italiana, il Granducato di Lussemburgo, il Regno dei Paesi Bassi, la Repubblica d’Austria, la Repubblica portoghese, la Repubblica di Finlandia, il Regno di Svezia, il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord (Stati membri dell’Unione europea) e la Repubblica ceca, la Repubblica di Estonia, la Repubblica di Cipro, la Repubblica di Lettonia, la Repubblica di Lituania, la Repubblica di Ungheria, la Repubblica di Malta, la Repubblica di Polonia, la Repubblica di Slovenia, la Repubblica slovacca relativo all’adesione della Repubblica ceca, della Repubblica di Estonia, della Repubblica di Cipro, della Repubblica di Lettonia, della Repubblica di Lituania, della Repubblica di Ungheria, della Repubblica di Malta, della Repubblica di Polonia, della Repubblica di Slovenia e della Repubblica slovacca all’Unione europea (GU 2003, L 236, pag. 17; in prosieguo: il «Trattato di adesione»), è stato firmato dall’Ungheria il 16 aprile 2003 ed è entrato in vigore il 1o maggio 2004.
Il procedimento dinanzi alla Commissione e la decisione controversa
Con lettera del 31 marzo 2004, la Commissione ha ricevuto dalle autorità ungheresi una notifica riguardante il decreto governativo 183/2002 (VIII.23) sulle regole dettagliate per la determinazione e la gestione dei «costi non recuperabili» conformemente al procedimento di cui all’allegato IV, punto 3, paragrafo 1, lettera c), dell’atto di adesione del 2003. Il decreto governativo notificato disciplina il sistema di compensazione dei costi sostenuti dalla MVM in quanto distributore di energia elettrica.
Con lettera del 13 aprile 2005, le autorità ungheresi hanno ritirato la suddetta notifica. Il 4 maggio 2005 la Commissione, in conformità del regolamento n. 659/1999, ha registrato, d’ufficio, un fascicolo in materia di aiuti di Stato con riferimento agli AAE.
A seguito di vari scambi tra l’Ungheria e la Commissione, quest’ultima ha adottato, il 4 giugno 2008, la decisione controversa.
Ai punti da 468 a 470 della decisione in parola, la Commissione ha stabilito che gli AAE concedevano ai produttori di energia elettrica ungheresi un aiuto di Stato illegittimo ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE e che tale aiuto di Stato era incompatibile con il mercato comune. La Commissione ha aggiunto che l’aiuto di Stato risultante dagli AAE era rappresentato dall’obbligo di acquisto da parte della MVM di una determinata capacità e un determinato quantitativo minimo di energia elettrica a un prezzo che coprisse i costi fissi, variabili e di capitale, per una porzione significativa della durata di vita delle unità produttive, garantendo così il recupero degli investimenti. Essa ha quindi ordinato la soppressione di detto aiuto.
Il dispositivo della decisione controversa è così formulato:
1. L’obbligo di acquisto stabilito negli [AAE] a lungo termine stipulati tra [la MVM] e [la Dunamenti Erőmű e altri sei produttori di elettricità ungheresi] costituisce aiuto di Stato a favore dei produttori di energia elettrica ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1 [CE].
2. L’aiuto di Stato di cui [al paragrafo 1] non è compatibile con il mercato comune.
3. Entro sei mesi dalla comunicazione della presente decisione, l’Ungheria deve cessare la concessione dell’aiuto di Stato di cui al paragrafo 1.
1. L’Ungheria deve recuperare dai beneficiari l’aiuto di cui all’articolo 1.
1. Entro due mesi dalla comunicazione della presente decisione la Repubblica di Ungheria deve informare la Commissione delle misure adottate e progettate per conformarsi alla presente decisione e in particolare dei provvedimenti presi per eseguire in maniera adeguata la simulazione del mercato all’ingrosso necessaria a calcolare l’importo da recuperare, indicando nei dettagli la metodologia prevista e i dati che intende usare per il calcolo.
1. L’Ungheria calcola l’importo esatto dell’aiuto da recuperare sulla base di un’adeguata simulazione della situazione del mercato all’ingrosso dell’energia elettrica che si sarebbe verificata se nessuno degli [AAE] a lungo termine di cui all’articolo 1, paragrafo 1, fosse stato in vigore al 1o maggio 2004.
2. Entro sei mesi dalla notifica della presente decisione l’Ungheria deve calcolare gli importi da recuperare sulla base del sistema di cui al paragrafo 1 e presenta alla Commissione tutte le informazioni pertinenti relative alla simulazione succitata, in particolare i risultati, la metodologia applicata e i dati utilizzati.
L’Ungheria garantisce di recuperare l’aiuto di cui all’articolo 1 entro dieci mesi dalla notifica della presente decisione.
La Repubblica di Ungheria è destinataria della presente decisione».
Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata
Con ricorso depositato presso la cancelleria del Tribunale il 28 aprile 2009, la Dunamenti Erőmű ha presentato un ricorso diretto all’annullamento della decisione controversa e, in via subordinata, degli articoli 2 e 5 della decisione in parola nella parte in cui ordinano il recupero in capo ad essa di un importo superiore rispetto all’aiuto che la Commissione avrebbe dovuto considerare come incompatibile con il mercato comune.
A fondamento del suo ricorso, la Dunamenti Erőmű ha sollevato quattro motivi, vertenti, in primo luogo, sul fatto che la Commissione avrebbe erroneamente accertato l’esistenza di un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE; in secondo luogo, anche ammettendo che gli accordi conclusi nel corso dell’anno 1995 abbiano comportato un aiuto di Stato a suo favore, la Commissione avrebbe dovuto considerarli, a partire dal 1o maggio 2004, non come aiuti nuovi, ma come aiuti esistenti a norma dell’articolo 88, paragrafo 1, CE; in terzo luogo, la Commissione avrebbe commesso vari errori quanto alla compatibilità dell’aiuto di Stato di cui trattasi con il mercato comune e, in quarto luogo, la legittimità dell’ordine di recupero dell’aiuto in parola sarebbe discutibile.
Con la sentenza impugnata il Tribunale ha respinto tutti i suddetti motivi.
Conclusioni delle parti dinanzi alla Corte
Con la loro impugnazione, le ricorrenti chiedono che la Corte voglia:
annullare la sentenza impugnata nella parte in cui conferma la decisione controversa;
in via principale, statuire in via definitiva e annullare la decisione controversa, nella parte in cui ha dichiarato gli AAE illegittimi e integranti aiuti di Stato incompatibili con il mercato comune o, in subordine, rinviare la causa al Tribunale, e
condannare la Commissione alle spese del procedimento dinanzi al Tribunale e alla Corte.
La Commissione chiede alla Corte:
di dichiarare l’impugnazione irricevibile per la parte in cui è stata proposta dalla Electrabel;
di respingere l’impugnazione per la parte in cui è stata proposta dalla Dunamenti Erőmű e
di condannare la Dunamenti Erőmű alle spese.
Sull’impugnazione
Le ricorrenti deducono cinque motivi a sostegno della loro impugnazione.
La Commissione contesta, da un lato, la ricevibilità dell’impugnazione per la parte in cui essa è proposta dalla Electrabel e, dall’altro, nello specifico, la ricevibilità del terzo e del quarto motivo, oltre alla fondatezza di ciascuno dei cinque motivi dedotti dalle ricorrenti.
È opportuno, in via preliminare, esaminare la questione della ricevibilità dell’impugnazione per la parte in cui è proposta dalla Electrabel e gli argomenti presentati dalla Commissione vertenti sull’irricevibilità del terzo e quarto motivo nell’ambito della singola valutazione di ciascuno di essi.
Sulla ricevibilità dell’impugnazione per la parte in cui essa è proposta dalla Electrabel
La Commissione chiede alla Corte di dichiarare l’impugnazione irricevibile nei limiti in cui essa è proposta dalla Electrabel, in quanto quest’ultima non era parte del procedimento di primo grado.
Le ricorrenti ritengono che l’impugnazione sia ricevibile nella parte in cui è stata proposta dalla Electrabel. Esse osservano che quando il ricorso avverso la decisione controversa è stato presentato dinanzi al Tribunale, la Electrabel e la Dunamenti Erőmű erano parte del medesimo gruppo di imprese e che il loro interesse economico e giuridico poteva essere difeso da una sola di esse.
Orbene, nel mese di giugno 2014, la Electrabel avrebbe venduto le quote che essa deteneva nella Dunamenti Erőmű e l’interesse comune delle due suddette entità dovrebbe quindi essere difeso al contempo dalla Electrabel e dalla Dunamenti Erőmű. Un’interpretazione delle regole di procedura della Corte nel senso che vietano alla Electrabel di proporre la presente impugnazione contrasterebbe con il principio di buona amministrazione e priverebbe la società in parola di un accesso effettivo alla giustizia.
Occorre ricordare che, a norma dell’articolo 56, secondo comma, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, l’impugnazione dinanzi alla Corte «può essere proposta da qualsiasi parte che sia rimasta parzialmente o totalmente soccombente nelle sue conclusioni». Nel caso di specie, è pacifico che la Electrabel non ha presentato conclusioni in primo grado. Inoltre, anche ammettendo che, all’atto dell’introduzione del ricorso dinanzi al Tribunale, la Electrabel abbia fatto parte del medesimo gruppo di imprese della Dunamenti Erőmű, quest’ultima parte del procedimento di primo grado, una tale circostanza non sarebbe sufficiente per accordare alla Electrabel la qualità di «parte», ai sensi di detta disposizione.
Peraltro, contrariamente a quanto sostenuto dalle ricorrenti, un’interpretazione dello Statuto della Corte di giustizia che impedisca alla Electrabel di proporre la presente impugnazione non viola in alcun modo il diritto di quest’ultima di accedere alla giustizia o il principio di buona amministrazione. Al contrario, una delimitazione della categoria delle persone che possono proporre un’impugnazione dinanzi alla Corte in una determinata causa, come quella prevista a norma dell’articolo 56 dello Statuto in parola, ha proprio l’obiettivo di assicurare una buona amministrazione della giustizia, garantendo in particolare una certa prevedibilità delle impugnazioni che possono essere presentate avverso le decisioni del Tribunale ed evitando che siano elusi i termini e le condizioni di ricevibilità che si applicano ad altri mezzi di ricorso previsti dal diritto dell’Unione.
Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre ritenere la presente impugnazione irricevibile per la parte in cui è proposta dalla Electrabel.
Sul primo motivo vertente sull’erroneità del ragionamento seguito dal Tribunale per qualificare l’AAE in questione come aiuto nuovo
La Dunamenti Erőmű afferma che il Tribunale ha commesso un errore di diritto concludendo, al punto 60 della sentenza impugnata, che l’AAE in questione costituisce un aiuto nuovo ai sensi dell’allegato IV dell’atto di adesione del 2003, per non aver preventivamente verificato se tale accordo integri un aiuto di Stato.
L’approccio adottato dal Tribunale sarebbe erroneo per due ragioni. In primo luogo, fondandosi su un’ipotesi implicita, ossia l’esistenza di un aiuto di Stato, il Tribunale non avrebbe sufficientemente motivato il suo accertamento circa l’esistenza di un aiuto nuovo. A questo proposito, dalla formulazione stessa dell’allegato IV dell’atto di adesione del 2003 risulterebbe che esso è applicabile soltanto a misure che costituiscono un aiuto di Stato. In secondo luogo, il Tribunale avrebbe adottato, ai punti da 55 a 60, da 61 a 73 e da 77 a 98 della sentenza impugnata, un ragionamento «circolare», nel quale sarebbe l’ipotesi dell’esistenza di un aiuto di Stato ad aver in definitiva condotto alla conclusione dell’effettiva esistenza dell’aiuto di cui trattasi.
In occasione dell’udienza dinanzi alla Corte, la Dunamenti Erőmű ha sostenuto che, ai punti 78 e 79 della sentenza OTP Bank (C‑672/13, EU:C:2015:185), la Corte ha stabilito che è necessario verificare se una misura statale contenga un aiuto di Stato prima di esaminare se tale aiuto debba essere qualificato come aiuto nuovo o esistente.
La Commissione sostiene che il primo motivo in parola è infondato.
Occorre anzitutto osservare che, come già stabilito dalla Corte, il Tribunale è libero di strutturare e di sviluppare il suo ragionamento nel modo che ritiene doveroso per rispondere ai motivi sottoposti al suo esame. Pertanto, la struttura e lo sviluppo della risposta scelti dal Tribunale non possono essere messi in discussione nell’ambito di un’impugnazione con ricorsi che tentino di dimostrare che il Tribunale avrebbe dovuto svolgere il suo ragionamento conformandosi alle aspettative del ricorrente (sentenza British Telecommunications/Commissione, C‑620/13 P, EU:C:2014:2309, punto 29).
Inoltre, per quanto riguarda i punti 78 e 79 della sentenza OTP Bank (C‑672/13, EU:C:2015:185), contrariamente a quanto sostenuto dalla Dunamenti Erőmű, la Corte non ha in alcun modo stabilito che l’esistenza di un aiuto di Stato deve sempre essere verificata dal Tribunale prima di procedere alla qualificazione della misura di cui trattasi come aiuto nuovo o aiuto esistente. Infatti, a questo proposito, la Corte si è limitata a osservare essenzialmente che, in particolare, qualora il giudice del rinvio avesse concluso nel senso che la misura in esame costituiva un aiuto di Stato, tale misura doveva essere considerata come aiuto nuovo. Tale accertamento attesta, per l’appunto, che la qualifica di una misura come aiuto nuovo può essere effettuata sulla base dell’ipotesi dell’esistenza di un aiuto di Stato.
Ne consegue che, nella fattispecie che ha portato all’adozione della sentenza impugnata, il Tribunale era libero di verificare se l’AAE in questione costituisse un aiuto di Stato solo dopo aver esaminato se, in una tale ipotesi, l’aiuto derivante dall’accordo in parola dovesse essere qualificato come aiuto esistente.
È peraltro pacifico che, nella sentenza impugnata, il Tribunale ha esaminato la totalità degli argomenti ad esso sottoposti, sia nell’ambito del primo motivo invocato in primo grado, secondo cui la Commissione avrebbe erroneamente riconosciuto l’esistenza di un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE, che nell’ambito del secondo motivo sollevato dinanzi al Tribunale in base al quale la Commissione avrebbe dovuto qualificare l’aiuto derivante dall’AAE in questione non come aiuto nuovo, ma come aiuto esistente ai sensi dell’articolo 88, paragrafo 1, CE.
Infine, con le sue argomentazioni svolte in merito al motivo qui in esame, la Dunamenti Erőmű non ha neppure dimostrato che la struttura della risposta scelta dal Tribunale l’avrebbe indotta in errore.
In particolare, la Dunamenti Erőmű non può contestare al Tribunale un difetto di motivazione quanto alla qualificazione dell’AAE in questione come aiuto nuovo, per il solo fatto che esso si è fondato – ai fini dell’analisi in parola – sull’ipotesi dell’esistenza di un aiuto di Stato, posto che nel prosieguo, ai punti 67 e seguenti della sentenza impugnata, esso ha compiuto un esame esaustivo degli argomenti attinenti all’esistenza di un siffatto aiuto. Inoltre, come sostenuto dalla Commissione, la conclusione cui è pervenuto il Tribunale sul punto, ossia che occorreva confermare l’esistenza di un aiuto di Stato, non è in alcun modo fondata sulla constatazione, di cui al punto 60 della sentenza impugnata, secondo cui l’aiuto derivante dall’AAE in questione doveva essere qualificato come aiuto nuovo.
Ne consegue che la Dunamenti Erőmű non può neppure contestare al Tribunale di aver seguito un ragionamento «circolare» al fine di rispondere ai primi due motivi dedotti in primo grado. Infatti, la circostanza stessa di aver proceduto a un esame indipendente della questione dell’esistenza di un aiuto di Stato testimonia che il Tribunale si è fondato sull’ipotesi dell’esistenza di un aiuto soltanto ai fini di stabilire se l’aiuto derivante dall’AAE in questione dovesse essere qualificato come aiuto nuovo o come aiuto esistente. Allo stesso modo, l’ipotesi in parola non è stata posta alla base dell’analisi, compiuta dal Tribunale ai punti da 61 a 66 della sentenza impugnata, della distinta questione della determinazione della data rilevante ai fini della valutazione dell’esistenza di un aiuto di Stato.
Il primo motivo di impugnazione deve quindi essere respinto in quanto infondato.
Sul secondo motivo vertente sull’erroneità della data considerata ai fini di valutare se l’AAE in questione comporti un aiuto di Stato
La Dunamenti Erőmű sottolinea che essa non contesta che le regole in materia di aiuti di Stato siano divenute obbligatorie per l’Ungheria alla data di adesione di detto Stato membro all’Unione. Di contro, essa sostiene che sia il Tribunale sia la Commissione hanno commesso un errore di diritto interpretando l’allegato IV dell’atto di adesione del 2003 nel senso che tale data deve essere considerata rilevante ai fini di stabilire se l’AAE in questione comporti un aiuto di Stato.
Con la prima parte del suo secondo motivo, la Dunamenti Erőmű sostiene che il ragionamento seguito dal Tribunale per stabilire la data pertinente ai fini della valutazione dell’esistenza di un aiuto di Stato è destituito di fondamento giuridico.
Contrariamente a quanto stabilito dal Tribunale al punto 55 della sentenza impugnata, l’allegato IV, punto 3, paragrafo 1, dell’atto di adesione del 2003 indicherebbe soltanto i casi in cui un aiuto, già qualificato come tale, può costituire un aiuto nuovo o esistente e tale allegato non farebbe alcuna menzione della data con riferimento alla quale una misura statale deve essere esaminata alla luce delle regole in materia di aiuti di Stato.
In effetti, dalla formulazione dell’atto di adesione del 2003 e, in particolare, dall’espressione «dopo l’adesione» risulterebbe chiaramente che l’allegato in parola trova applicazione alle misure ancora applicabili dopo tale data, ma non disciplinerebbe la questione della determinazione della data rilevante ai fini della valutazione dell’esistenza di un aiuto. Inoltre, il Tribunale, pur avendo ritenuto al punto 55 della sentenza impugnata che l’allegato in parola indica il momento rilevante a tal fine, avrebbe stabilito – al punto 65 della sentenza in parola – che detta regola potrebbe solo essere dedotta dall’allegato di cui trattasi.
La Dunamenti Erőmű aggiunge che sul mancato soddisfacimento, da parte della misura de qua, dei quattro criteri enunciati all’articolo 87, paragrafo 1, CE prima della data di adesione dell’Ungheria all’Unione non incide il fatto che le disposizioni in materia di aiuti di Stato sono divenute obbligatorie a partire da detta data.
Con la seconda parte del suo secondo motivo, la Dunamenti Erőmű sostiene che il ragionamento del Tribunale è contrario alla prassi della Commissione e alla giurisprudenza dei giudici dell’Unione.
Secondo la suddetta giurisprudenza e, in particolare, in base alle sentenze Francia/Commissione (C‑482/99, EU:C:2002:294, punti 71 e da 76 a 83), Commissione/EDF (C‑124/10 P, EU:C:2012:318, punti 104 e 105), Cityflyer Express/Commissione (T‑16/96, EU:T:1998:78, punto 76), Westdeutsche Landesbank Girozentrale e Land Nordrhein‑Westfalen/Commissione (T‑228/99 e T‑233/99, EU:T:2003:57, punto 246) e Paesi Bassi/Commissione (T‑29/10 e T‑33/10, EU:T:2012:98, punto 78), l’esame dell’esistenza di un aiuto e, segnatamente, l’analisi attinente all’investitore privato, dovrebbe essere fondata sugli elementi esistenti alla data di adozione della misura interessata.
Secondo la Dunamenti Erőmű, che si riferisce, in particolare, ai punti da 169 a 180 della decisione 2010/690/UE della Commissione, del 4 agosto 2010, relativa all’aiuto di Stato C 40/08 (ex N 163/08) cui la Polonia ha dato esecuzione a favore di PZL Hydral S.A (GU L 298, pag. 51), il ragionamento seguito dal Tribunale nella presente causa è in contrasto anche con gli orientamenti della Commissione e con la prassi decisionale di detta istituzione secondo cui sarebbero presi in considerazione anche elementi relativi al periodo anteriore all’adesione dello Stato membro considerato all’Unione.
La Dunamenti Erőmű aggiunge che è illogico ed errato in punto di diritto applicare le nozioni di «vantaggio» e di «investitore privato» con riferimento a una data in cui non era stato realizzato alcun investimento.
Secondo la Dunamenti Erőmű, nessuna sentenza dei giudici dell’Unione, ad eccezione di quelle relative alla decisione controversa, accerta l’esistenza di un aiuto di Stato sulla base dell’allegato IV dell’atto di adesione del 2003. In particolare, la sentenza Kremikovtzi (C‑262/11, EU:C:2012:760) riguarderebbe soltanto il recupero dell’aiuto interessato. Nella sentenza in parola, la Corte avrebbe menzionato la lettera dell’allegato V dell’atto relativo alle condizioni di adesione della Repubblica di Bulgaria e della Romania e agli adattamenti dei Trattati sui quali si fonda l’Unione europea (GU 2005, L 157, pag. 203; in prosieguo: l’«atto di adesione del 2005»). Se ne ricaverebbe soltanto che la conclusione relativa alla valutazione dell’esistenza di un aiuto deve sempre essere valida alla data dell’adesione all’Unione dello Stato membro interessato. Allo stesso modo, nella sentenza Rousse Industry/Commissione (T‑489/11, EU:T:2013:144, punti da 61 a 64), il Tribunale avrebbe soltanto stabilito che la Commissione era divenuta competente alla data di adesione dello Stato membro interessato all’Unione e non avrebbe mai ritenuto che essa costituisse la data pertinente ai fini della valutazione dell’esistenza di un aiuto.
La Commissione ritiene che il secondo motivo in parola debba essere respinto in quanto infondato.
Ai punti da 50 a 52 della sentenza Kremikovtzi (C‑262/11, EU:C:2012:760), relativa all’allegato V dell’atto di adesione del 2005, la Corte avrebbe già respinto un argomento analogo a quello sollevato dalla Dunamenti Erőmű nell’ambito del secondo motivo della presente impugnazione. Anche nella sentenza Rousse Industry/Commissione (T‑489/11, EU:T:2013:144, punti da 61 a 64), il Tribunale avrebbe respinto un siffatto argomento. Inoltre, nessuna delle sentenze su cui si fonda la Dunamenti Erőmű riguarderebbe misure adottate da uno Stato membro prima della sua adesione all’Unione e ancora applicabili successivamente a tale data.
Peraltro, la Commissione ricorda, richiamando la sentenza Commissione /Irlanda e a. (C‑89/08 P, EU:C:2009:742, punti 72 e 73), che la nozione di aiuto di Stato è una nozione oggettiva. La Dunamenti Erőmű non potrebbe pertanto contestare al Tribunale di non aver motivato la sua decisione rispetto alla posizione adottata dalla Commissione nei suoi orientamenti.
Con le due parti del suo secondo motivo, che è opportuno esaminare insieme, la Dunamenti Erőmű sostiene essenzialmente che il Tribunale ha commesso un errore di diritto interpretando l’allegato IV dell’atto di adesione del 2003 nel senso che la data di adesione doveva essere ritenuta pertinente ai fini della valutazione della questione se l’AAE di cui trattasi contenesse un aiuto di Stato.
Occorre fin da subito osservare che, come rilevato dal Tribunale al punto 53 della sentenza impugnata e come risulta anche dall’articolo 2 dell’atto di adesione del 2003, le regole dell’Unione in materia di aiuti di Stato sono divenute vincolanti in Ungheria il 1o maggio 2004, ossia il giorno dell’adesione di detto Stato membro all’Unione.
Peraltro, come osserva il Tribunale al punto 54 della sentenza impugnata, l’allegato IV, punto 3, dell’atto di adesione del 2003 ha fissato regole specifiche per gli aiuti esistenti in Ungheria alla data dell’adesione all’Unione da parte di detto Stato membro. In particolare, quest’ultimo ha accettato l’inserimento in tale atto di disposizioni in forza delle quali le misure di aiuto ancora applicabili dopo tale adesione dovevano essere esaminate alla luce delle disposizioni dell’Unione in materia di aiuti di Stato se non potevano essere qualificate come aiuti esistenti a norma di detto atto.
Ne consegue che, al suddetto punto 54, il Tribunale ha correttamente stabilito che la determinazione della data rilevante ai fini della valutazione, a norma dell’articolo 87, paragrafo 1, CE, di una misura statale adottata dall’Ungheria prima della sua adesione all’Unione e ancora applicabile dopo tale data doveva essere esaminata in base all’atto di adesione del 2003.
A tal proposito occorre ricordare che, come osservato dal Tribunale al punto 62 della sentenza impugnata, dall’allegato IV, punto 3, dell’atto di adesione del 2003 emerge che gli Stati che erano membri dell’Unione anteriormente al 1o maggio 2004 volevano proteggere il mercato interno da misure comportanti un aiuto di Stato, previste nei paesi candidati prima della loro adesione all’Unione e potenzialmente idonee a falsare la concorrenza, assoggettando le misure di cui trattasi, a partire dal 1o maggio 2004, al regime degli aiuti nuovi se tali misure non ricadevano nelle eccezioni precisamente elencate in tale allegato.
Peraltro, come correttamente osservato dal Tribunale ai punti 64 e 66 della sentenza impugnata, dal tenore dell’articolo 1, lettera b), v), del regolamento n. 659/1999 e, in particolare, dal primo periodo della disposizione in parola – in base alla quale si considerano aiuti esistenti «gli aiuti considerati aiuti esistenti in quanto può essere dimostrato che al momento della loro attuazione non costituivano aiuti, ma lo sono diventati successivamente a causa dell’evoluzione del mercato comune e senza aver subito modifiche da parte dello Stato membro» – si evince che una misura di sostegno statale che non integrava un aiuto di Stato al momento della sua attuazione lo può divenire in seguito.
Occorre inoltre ricordare che la Corte ha già avuto occasione di stabilire, al punto 52 della sentenza Kremikovtzi (C‑262/11, EU:C:2012:760), vertente sull’atto di adesione del 2005, che riprende essenzialmente le disposizioni dell’atto di adesione del 2003 riportate ai punti 2 e 3 della presente sentenza, che le misure attuate prima dell’adesione della Repubblica di Bulgaria all’Unione ma che, da una parte, sono ancora applicabili dopo tale data e, dall’altra, alla data dell’adesione soddisfano i criteri cumulativi enunciati all’articolo 87, paragrafo 1, CE, sono soggette alle regole specifiche indicate nell’allegato V dell’atto di adesione del 2005.
Al punto 54 della sentenza Kremikovtzi (C‑262/11, EU:C:2012:760), la Corte ha precisato che, come può in particolare dedursi dall’articolo 1, lettere b), i), e c), del regolamento n. 659/1999, in combinato disposto con l’articolo 2 dell’atto di adesione del 2005, è solo successivamente a detta adesione che, in Bulgaria, i criteri di cui all’articolo 87, paragrafo 1, CE possono essere applicati direttamente in quanto tali, e ciò esclusivamente per quanto riguarda situazioni che si presentano dopo tale data.
Ne consegue che l’accertamento compiuto dal Tribunale al punto 65 della sentenza impugnata, secondo cui è a partire dalla data dell’adesione dell’Ungheria all’Unione che una misura di aiuto applicabile anche dopo tale data deve essere valutata alla luce delle quattro condizioni sancite all’articolo 87, paragrafo 1, CE, non presenta alcun vizio in punto di diritto. Come correttamente stabilito dal Tribunale in detto medesimo punto, qualsiasi altra conclusione priverebbe del suo significato l’obiettivo perseguito dagli autori del Trattato di adesione, come ricordato al punto 61 della presente sentenza. Infatti, l’approccio sostenuto dalla Dunamenti Erőmű nell’ambito del secondo motivo di impugnazione avrebbe per effetto di sottrarre al controllo della Commissione, nel caso di uno Stato membro come l’Ungheria che ha aderito all’Unione il 1o maggio 2004, tutte le misure adottate prima di tale data che non costituivano aiuto di Stato all’atto della loro adozione ma che in seguito sono divenute tali e continuano ad esserlo dopo tale data.
Il Tribunale ha altrettanto correttamente ritenuto, ai punti 61 e 62 della sentenza impugnata, che il fatto di stabilire se l’AAE in questione comportasse un aiuto compatibile con il mercato comune alla data della sua adozione o in un qualsiasi altro momento anteriore all’adesione dell’Ungheria all’Unione è irrilevante ai fini della qualificazione di tale aiuto come aiuto di Stato alla data della suddetta adesione.
Le considerazioni di cui ai punti 65 e 66 della presente sentenza non possono essere rimesse in discussione dall’argomento dedotto dalla Dunamenti Erőmű, a detta del quale la giurisprudenza dei giudici dell’Unione ha sancito un principio in forza del quale una misura di Stato deve essere valutata, a norma dell’articolo 87, paragrafo 1, CE, alla data della sua adozione. Come sottolinea la Commissione, le sentenze su cui si fonda la Dunamenti Erőmű a questo proposito non riguardano misure d’aiuto che erano state adottate da uno Stato membro prima della sua adesione all’Unione e che erano ancora applicabili dopo di essa, come l’AAE in questione, il quale peraltro si inserisce nel quadro normativo specifico descritto ai punti 59 e 61 della presente sentenza.
Da ultimo, la prassi seguita dalla Commissione nelle sue decisioni o nei suoi orientamenti, quand’anche venisse in aiuto dell’approccio proposto dalla Dunamenti Erőmű nell’ambito del secondo motivo di impugnazione, non vincolerebbe in ogni caso la Corte nella sua interpretazione delle disposizioni dell’Unione in materia di aiuti di Stato. Ogni argomento connesso a tale prassi deve quindi essere respinto.
Alla luce delle considerazioni che precedono, il secondo motivo deve essere respinto in quanto infondato.
Sul terzo motivo, vertente sulla mancanza di un vantaggio riconosciuto alle ricorrenti
Con il suo terzo motivo, la Dunamenti Erőmű afferma che il Tribunale ha commesso un errore di diritto, ai punti 68 e 69 della sentenza impugnata, nel respingere gli argomenti attinenti alla sua privatizzazione e concludendo che l’AAE in questione aveva accordato alle ricorrenti un vantaggio, ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE. In particolare, ritenendo che la data rilevante ai fini della valutazione dell’esistenza di un aiuto di Stato fosse quella dell’adesione dell’Ungheria all’Unione, il Tribunale avrebbe erroneamente ignorato il contesto in cui si colloca la privatizzazione della Dunamenti Erőmű, di cui l’AAE in questione costituisce parte integrante.
Il terzo motivo in parola si suddivide in tre parti.
Con la prima parte del suo terzo motivo, la Dunamenti Erőmű afferma che l’AAE in questione non ha accordato alle ricorrenti alcun vantaggio ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE posto che la MVM ha agito come un investitore privato nello stipulare l’accordo in parola quale misura preparatoria destinata ad agevolare la privatizzazione della Dunamenti Erőmű.
A questo proposito, la Dunamenti Erőmű osserva che, a metà degli anni ’90, gli obiettivi dell’Ungheria in materia di approvvigionamento di energia erano quelli di garantire la sicurezza dell’approvvigionamento ai minimi costi possibili, modernizzare le infrastrutture, rispettare le norme vigenti in materia di tutela ambientale e realizzare la necessaria ristrutturazione del settore dell’energia. Secondo la Dunamenti Erőmű, tali obiettivi dovevano essere conseguiti in particolare grazie a un programma di privatizzazione.
È in tale contesto che, il 10 ottobre 1995, sarebbe stato concluso l’AAE in questione tra la Dunamenti Erőmű e la MVM al fine di permettere l’imminente privatizzazione della Dunamenti Erőmű. Così, nel mese di dicembre 1995, quest’ultima sarebbe stata acquisita dalla Electrabel.
La Dunamenti Erőmű sottolinea che, nel contesto di una privatizzazione, la Commissione deve verificare se lo Stato membro interessato abbia cercato di massimizzare il profitto o di minimizzare le perdite cagionate dalla vendita. Riferendosi in particolare alla sentenza Spagna/Commissione (da C‑278/92 a C‑280/92, EU:C:1994:325, punto 28), la Dunamenti Erőmű aggiunge che uno Stato membro agisce come un investitore privato se cede attivi pubblici, da una parte, a seguito di una procedura di gara aperta, incondizionata e concorrenziale e, dall’altra, al migliore offerente.
Nella presente causa, la corretta applicazione del criterio dell’investitore privato mostrerebbe chiaramente che l’AAE in questione non accorda alle ricorrenti alcun vantaggio, in quanto sarebbero soddisfatte le condizioni ricordate al punto che precede. In particolare, sarebbe stata avviata una procedura di gara aperta e concorrenziale e sarebbe stata accettata l’offerta più elevata, ossia quella della Electrabel. Lo Stato ungherese si sarebbe peraltro servito di uno specialista finanziario indipendente che ha caldeggiato una privatizzazione fondata sulla conclusione di un tale accordo. Lo Stato in parola avrebbe cercato di massimizzare il suo profitto e avrebbe debitamente tenuto conto dell’AAE in questione nell’ambito del prezzo della privatizzazione. Il vantaggio tratto dal suddetto Stato dalla vendita sarebbe stato riconosciuto dall’ente di controllo contabile di detto stesso Stato.
Con la seconda parte del suo terzo motivo, la Dunamenti Erőmű afferma che, in ogni caso, quand’anche l’AAE avesse comportato un qualche vantaggio, esso sarebbe stato rimborsato dalla vendita della società in parola. Essa aggiunge, riferendosi alle sentenze Banks (C‑390/98, EU:C:2001:456, punto 78) e Falck e Acciaierie di Bolzano/Commissione (C‑74/00 P e C‑75/00 P, EU:C:2002:524, punto 180), che quando una società beneficiaria di un aiuto è stata venduta al prezzo di mercato, il prezzo di vendita rispecchia le conseguenze dell’aiuto precedente e il soggetto che ha venduto detta società conserva il beneficio dell’aiuto.
Nel caso di specie, il vantaggio derivante dall’AAE in questione sarebbe stato ricompreso nel prezzo pagato dalla Electrabel per l’acquisto della Dunamenti Erőmű e, di conseguenza, la Electrabel avrebbe anticipatamente rimborsato l’aiuto di cui trattasi allo Stato ungherese. Secondo la Dunamenti Erőmű è quindi detto Stato ad aver conservato il vantaggio in parola dopo la privatizzazione realizzata nel corso del 1995, posto che la Dunamenti Erőmű è stata acquisita dalla Electrabel a seguito di una procedura di gara concorrenziale e aperta. Ne conseguirebbe che, a prescindere dal periodo preso in considerazione ai fini della valutazione dell’esistenza di un aiuto, mancherebbe uno dei quattro requisiti richiesti per qualificare l’AAE in questione come aiuto di Stato.
La Dunamenti Erőmű contesta al Tribunale di non aver esaminato la questione della sua personalità giuridica e di quella della Electrabel nel rispondere al suo argomento vertente sull’intervenuto rimborso, con la sua privatizzazione, dell’aiuto eventualmente derivante dall’AAE in questione. Ai punti 68 e 69 della sentenza impugnata, il Tribunale avrebbe respinto detto argomento rimandando semplicemente all’allegato IV dell’atto di adesione del 2003 per concludere che, avendo la privatizzazione in parola avuto luogo prima dell’adesione dell’Ungheria all’Unione, tale argomento sarebbe destituito di fondamento.
La Dunamenti Erőmű afferma che, nella sentenza AceaElectrabel/Commissione (T‑303/05, EU:T:2009:312), il Tribunale ha stabilito che il controllo della società e lo svolgimento di attività economiche identiche o parallele sono elementi essenziali per stabilire l’esistenza di un’unica entità economica. Posto che la situazione della Electrabel e della Dunamenti Erőmű riuniva tutti i suddetti elementi alla data della pronuncia della sentenza impugnata, occorrerebbe ritenere che esse costituissero un’unica entità economica.
Secondo la Dunamenti Erőmű, gli argomenti sollevati, in via subordinata, dalla Commissione per dimostrare l’infondatezza della seconda parte del terzo motivo non risulterebbero in alcun modo dalla sentenza impugnata e dovrebbero pertanto essere respinti. Peraltro, i punti da 66 a 68 della sentenza Elliniki Nafpigokataskevastiki e a./Commissione (T‑384/08, EU:T:2011:650), richiamati dalla Commissione, non sarebbero pertinenti in quanto si riferirebbero al carattere selettivo e all’imputabilità di una garanzia dello Stato.
Con la terza parte del suo terzo motivo, la Dunamenti Erőmű afferma che l’adesione dell’Ungheria all’Unione non ha inciso minimamente sul fatto che l’AAE in questione costituiva un elemento fondamentale della privatizzazione, anteriore a detta adesione, che non ha attribuito alle ricorrenti alcun vantaggio. In particolare, detta adesione non poteva in alcun modo modificare il fatto che non era stato riconosciuto alle ricorrenti alcun vantaggio in ragione della stipula dell’AAE in questione e che lo Stato ungherese aveva agito come un investitore privato in occasione della vendita della Dunamenti Erőmű. La modifica della normativa ungherese che ha fatto seguito all’adesione di detto Stato membro all’Unione non potrebbe determinare l’insorgenza di un vantaggio che non preesisteva.
La Dunamenti Erőmű ritiene che il Tribunale abbia manifestamente confuso la data rispetto alla quale esso avrebbe dovuto valutare i criteri relativi all’esistenza di un aiuto di Stato con quella a partire dalla quale le disposizioni in materia di aiuti di Stato sono divenute vincolanti in Ungheria.
La Commissione afferma, in via principale, che il terzo motivo deve essere necessariamente respinto se dirimente ai fini della valutazione dell’esistenza di un aiuto è la data dell’adesione dell’Ungheria all’Unione. La determinazione degli elementi che possono essere ricollegati al periodo avente inizio il 1o maggio 2004 costituirebbe una questione di fatto che non potrebbe essere invocata in sede di impugnazione dal momento che la Dunamenti Erőmű non ha eccepito nessuno snaturamento dei motivi di prova.
In via subordinata, la Commissione afferma che nessuna delle tre parti invocate dalla Dunamenti Erőmű nell’ambito del suo terzo motivo è fondata in punto di diritto.
Per quanto attiene alla prima di dette parti, la Commissione afferma, richiamando la sentenza Elliniki Nafpigokataskevastiki e a./Commissione (T‑384/08, EU:T:2011:650, punti da 66 a 68), che la mancanza di vantaggi per l’acquirente non esclude l’esistenza di un vantaggio in favore dell’attività acquisita. Inoltre, nella sentenza Commissione/Scott (C‑290/07 P, EU:C:2010:480, punti da 5 a 11, 25 e 26), l’accertamento dell’esistenza di un aiuto a favore di un’impresa non potrebbe essere messo in discussione dall’acquisto di parti di essa da un’impresa terza e neppure dall’acquisto degli attivi riconducibili all’aiuto da un soggetto terzo. Ne conseguirebbe che il fatto che un acquirente acquista a un prezzo di mercato e che, per tale ragione, non beneficia esso stesso di un aiuto non sarebbe rilevante al fine di stabilire se l’entità acquisita abbia beneficiato di un aiuto.
Per quanto attiene alla seconda parte del terzo motivo, la Commissione afferma che la Dunamenti Erőmű confonde l’aiuto concesso a un’entità acquisita e quello che è concesso all’acquirente di tale entità. Il fatto che quest’ultimo paghi un prezzo di mercato e che, per tale ragione, non benefici esso stesso di alcun aiuto non sarebbe rilevante al fine di stabilire se l’entità acquisita abbia beneficiato di un aiuto.
Il punto 78 della sentenza Banks (C‑390/98, EU:C:2001:456) sarebbe stato incluso a titolo indicativo e riguarderebbe la questione del recupero di un aiuto e non quella della sua esistenza. Ai punti 80 e 81 della sentenza Germania/Commissione (C‑277/00, EU:C:2004:238), la Corte avrebbe in effetti chiaramente stabilito la diversa natura della causa che ha dato luogo alla prima di dette sentenze. La Commissione sottolinea che, nel caso di specie, la Dunamenti Erőmű ha continuato ad operare sul mercato interessato conservando il vantaggio di cui aveva fruito.
Infine, per quanto attiene alla terza parte del terzo motivo, posto che il fatto che la MVM ha agito come un investitore privato in sede di conclusione dell’AAE in questione e che il fatto che la Electrabel ha pagato il prezzo di mercato per l’acquisto della Dunamenti Erőmű non costituirebbero elementi pertinenti al fine di stabilire se quest’ultima abbia beneficiato di un vantaggio in ragione dell’applicazione di detto accordo a partire dall’adesione dell’Ungheria all’Unione, neppure l’effetto di tale adesione sulle suddette circostanze assumerebbe rilievo al riguardo.
Occorre, in via preliminare, respingere l’argomento sollevato dalla Commissione vertente sull’irricevibilità del terzo motivo di impugnazione poiché esso si fonda su una lettura errata di quest’ultimo. Il motivo in parola verte infatti non sulla determinazione degli elementi che possono essere ricollegati al periodo avente inizio il 1o maggio 2004, bensì sulla questione se il Tribunale, nel valutare se l’AAE in questione accordasse alle ricorrenti un vantaggio ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE, potesse legittimamente escludere determinati elementi. Quest’ultima questione, quale questione di diritto, può essere sollevata in sede di impugnazione.
– Sulla prima parte del terzo motivo
Con la prima parte del suo terzo motivo, la Dunamenti Erőmű afferma essenzialmente che il Tribunale, al punto 69 della sentenza impugnata, ha commesso un errore di diritto ritenendo che l’AAE in questione conferisse alle ricorrenti un vantaggio ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE, in quanto, da un lato, la MVM ha agito come un investitore privato in sede di stipula del suddetto accordo e, dall’altro, lo Stato ungherese ha agito come un investitore privato in occasione della privatizzazione della Dunamenti Erőmű.
Occorre in primo luogo osservare che, contrariamente a quanto suggerisce la Dunamenti Erőmű, al punto 69 della sentenza impugnata, il Tribunale non ha stabilito che l’AAE in questione accordava alle ricorrenti un vantaggio ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE, ma si è limitato a constatare che spettava alla Commissione valutare se detta società avesse beneficiato di un vantaggio conferito dagli AAE a partire dal 1o maggio 2004. Infatti, dalla sentenza impugnata e, in particolare, dai suoi punti 28 e 29, risulta chiaramente che l’aiuto di Stato la cui esistenza è stata accertata dalla Commissione nella decisione controversa e che, di conseguenza, è stato oggetto di un’analisi da parte del Tribunale nella suddetta sentenza, era costituito da un vantaggio conferito da tale accordo soltanto alla Dunamenti Erőmű e non ai suoi azionisti.
Di conseguenza, la prima parte del terzo motivo di impugnazione, nei limiti in cui con essa si contesta al Tribunale di aver accertato che l’AAE in questione conferiva alla Electrabel un vantaggio, si fonda su una lettura errata della sentenza impugnata e deve quindi essere respinta come infondata.
In secondo luogo, per quanto attiene agli argomenti illustrati ai punti da 72 a 74 della presente sentenza, vertenti sul fatto che la MVM ha agito – in sede di conclusione dell’AAE in questione – come un investitore privato in un’economia di mercato, si deve osservare che le argomentazioni in parola non sono idonee a dimostrare che l’accordo in esame non conferiva un vantaggio alla Dunamenti Erőmű, in quanto si applicava a decorrere dal 1o maggio 2004. Infatti, come risulta dal punto 66 della presente sentenza, la questione se l’accordo in parola comportasse un aiuto di Stato compatibile con il mercato comune alla data della sua conclusione o a una qualsiasi data anteriore all’adesione dell’Ungheria all’Unione è priva di rilevanza al fine di stabilire se detto accordo contenesse un aiuto di Stato alla data della suddetta adesione.
Allo stesso modo, gli argomenti relativi alla vendita della Dunamenti Erőmű alla Electrabel, esposti ai punti 75 e 76 della presente sentenza, non potrebbero essere accolti in quanto dal punto 92 della presente sentenza risulta che l’aiuto di Stato di cui trattasi trae origine non dalla vendita stessa, ma dall’AAE in questione in quanto esso si applica a partire dal 1o maggio 2004. Peraltro, nei suoi argomenti la Dunamenti Erőmű non spiega neppure in che modo il Tribunale avrebbe applicato erroneamente il criterio dell’investitore privato alla data di adesione dell’Ungheria all’Unione.
Alla luce delle considerazioni di cui ai punti 94 e 95 della presente sentenza, la prima parte del terzo motivo di impugnazione deve essere respinta anche nella parte in cui verte sull’esistenza di un vantaggio riconosciuto alla Dunamenti Erőmű in ragione dell’applicazione dell’AAE in questione.
Questa parte deve quindi essere respinta nel suo insieme.
– Sulla seconda parte del terzo motivo
Con la seconda parte del suo terzo motivo, la Dunamenti Erőmű afferma essenzialmente che il Tribunale, ai punti 68 e 69 della sentenza impugnata, ha commesso un errore di diritto ritenendo che non occorresse tener conto dell’argomentazione da essa invocata nel primo grado di giudizio vertente su un asserito rimborso dell’aiuto in causa da parte della Electrabel in ragione del fatto che il cambiamento dell’assetto proprietario si sarebbe verificato prima dell’adesione dell’Ungheria all’Unione. Secondo la Dunamenti Erőmű, il Tribunale, se avesse tenuto conto di detta argomentazione, avrebbe riconosciuto che la Electrabel, pagando il prezzo di mercato per l’acquisizione di detta società, aveva anticipatamente rimborsato allo Stato ungherese ogni vantaggio e che non sussisteva quindi alcun vantaggio derivante dall’AAE in questione a favore della Dunamenti Erőmű, a prescindere dal periodo considerato ai fini della valutazione dell’esistenza di un aiuto di Stato.
Occorre ricordare che, come constatato al punto 65 della presente sentenza, il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto prendendo in considerazione come data rilevante, ai fini della valutazione dell’esistenza di un aiuto di Stato derivante dall’AAE in questione, quella dell’adesione dell’Ungheria all’Unione.
Ai punti 69 e 70 della sentenza impugnata, il Tribunale ha respinto come inoperante l’argomentazione sviluppata in primo grado dalla Dunamenti Erőmű relativa a un asserito rimborso dell’aiuto mediante la privatizzazione della società in parola per il fatto che il cambiamento dell’assetto proprietario intervenuto in occasione di detta privatizzazione si è verificato prima della data pertinente menzionata al punto che precede.
A questo proposito occorre osservare che la Corte ha sottolineato in più occasioni l’importanza della valutazione globale che occorre effettuare in sede di verifica dell’esistenza di un vantaggio ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE.
In particolare, per quanto attiene all’applicazione del criterio dell’investitore privato in economia di mercato, la Corte ha stabilito che quando la Commissione è chiamata a esaminare se lo Stato abbia agito nella sua qualità di azionista e, quindi, se il criterio dell’investitore privato sia applicabile nel caso di specie, spetta all’istituzione operare una valutazione globale prendendo in considerazione, oltre agli elementi forniti dallo Stato membro stesso, qualsiasi altro elemento pertinente nella specie che le consenta di accertare se la misura de qua sia riconducibile alla qualità di azionista o a quella di potere pubblico dello Stato membro medesimo. In particolare, possono risultare pertinenti a tal riguardo la natura e l’oggetto di tale misura, il contesto in cui essa si colloca, nonché l’obiettivo perseguito e le regole cui la misura stessa è soggetta (v., in tal senso, sentenza Commissione/EDF, C‑124/10 P, EU:C:2012:318, punto 86).
La Commissione, nel verificare se le condizioni di applicabilità e di applicazione del criterio dell’investitore privato siano soddisfatte, non può peraltro rifiutarsi di esaminare le informazioni pertinenti fornite dallo Stato membro interessato se non nel caso in cui gli elementi di prova prodotti siano stati forniti successivamente all’adozione della decisione di effettuare l’investimento in questione. Infatti, ai fini dell’applicazione del criterio dell’investitore privato sono unicamente pertinenti gli elementi disponibili e le evoluzioni prevedibili al momento dell’adozione della decisione di procedere all’investimento. Ciò vale, in particolare, nel caso in cui, come nella specie, la Commissione esamini l’esistenza di un aiuto di Stato rispetto a un investimento non notificatole e già operato dallo Stato membro interessato nel momento in cui essa procede al suo esame (v., in tal senso, sentenza Commissione/EDF, C‑124/10 P, EU:C:2012:318, punti 104 e 105).
Ne consegue che in sede di valutazione dell’esistenza di un vantaggio ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE e, in particolare, in sede di applicazione del criterio dell’investitore privato, la Commissione è tenuta a operare una valutazione globale della misura di aiuto di cui trattasi in funzione degli elementi disponibili e delle prevedibili evoluzioni al momento in cui la decisione di procedere con la concessione dell’aiuto in parola è stata adottata, tenendo conto, in particolare, del contesto in cui si inserisce detto aiuto.
Di conseguenza, le informazioni relative ad avvenimenti che riguardano il periodo anteriore alla data di adozione di una misura di Stato e che sono disponibili a tale data possono risultare pertinenti in quanto possono chiarire se tale misura costituisca un vantaggio ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE.
Dalle considerazioni esposte ai punti da 99 a 105 della presente sentenza risulta che, nel caso di specie, nel valutare l’esistenza di un aiuto di Stato derivante dall’AAE in questione, la Commissione era tenuta a esaminare l’accordo in parola nel contesto in cui esso si inseriva alla data dell’adesione dell’Ungheria all’Unione tenendo conto di tutti gli elementi disponibili a tale data che risultavano pertinenti, compresi, se del caso, gli elementi relativi ad avvenimenti anteriori ad essa.
Si deve quindi constatare che, ai punti 69 e 70 della sentenza impugnata, il Tribunale ha commesso un errore di diritto affermando che l’argomento dedotto dalla Dunamenti Erőmű in primo grado – vertente su un asserito rimborso dell’aiuto derivante dall’AAE in questione mediante la vendita di detta società alla Electrabel – doveva essere ritenuto inoperante per il solo motivo che la suddetta vendita è stata realizzata prima dell’adesione dell’Ungheria all’Unione.
Occorre tuttavia ricordare che, se dalla motivazione di una pronuncia del Tribunale risulta una violazione del diritto dell’Unione, ma il dispositivo della stessa appare fondato per altri motivi di diritto, una violazione di questo tipo non è idonea a determinare l’annullamento di tale decisione e si deve procedere a una sostituzione della motivazione (v., in tal senso, sentenze Lestelle/Commissione, C‑30/91 P, EU:C:1992:252, punto 28, nonché FIAMM e a./Consiglio e Commissione, C‑120/06 P e C‑121/06 P, EU:C:2008:476, punto 187 nonché giurisprudenza citata).
Così è nel caso di specie.
Secondo una giurisprudenza costante, il recupero di un aiuto illegittimo è inteso al ripristino dello status quo e tale obiettivo è raggiunto quando gli aiuti in parola, eventualmente maggiorati degli interessi di mora, sono stati restituiti dal beneficiario o, in altri termini, dalle imprese che ne hanno tratto effettivo vantaggio. Per effetto di tale restituzione, il beneficiario è infatti privato del vantaggio di cui aveva fruito sul mercato rispetto ai suoi concorrenti e la situazione esistente prima della corresponsione dell’aiuto è ripristinata (v., in tal senso, sentenza Germania/Commissione, C‑277/00, EU:C:2004:238, punti 74 e 75).
Ne consegue che il principale obiettivo cui è finalizzato il rimborso di un aiuto di Stato illegittimamente versato è quello di eliminare la distorsione della concorrenza causata dal vantaggio concorrenziale determinato dall’aiuto illegittimo (sentenza Germania/Commissione, C‑277/00, EU:C:2004:238, punto 76).
Sempre secondo giurisprudenza costante, quando un’impresa che ha beneficiato di un aiuto di Stato illegittimo viene acquistata al prezzo di mercato, vale a dire al prezzo più elevato che un investitore privato operante in normali condizioni di concorrenza era disposto a pagare per tale società nella situazione in cui essa si trovava, in particolare dopo aver fruito di aiuti statali, l’elemento di aiuto è stato valutato al prezzo di mercato e incluso nel prezzo di acquisto. In tali circostanze, non si può ritenere che il compratore abbia fruito di un vantaggio rispetto agli altri operatori del mercato (v. sentenza Germania/Commissione, C‑277/00, EU:C:2004:238, punto 80 e giurisprudenza citata).
Qualora l’impresa alla quale gli aiuti di Stato illegittimi sono stati concessi conservi la sua personalità giuridica e continui ad effettuare, per suo conto, le attività sovvenzionate dagli aiuti di Stato, è normalmente tale impresa a conservare il vantaggio concorrenziale legato ai suddetti aiuti ed è quindi essa che deve essere obbligata a rimborsare un importo pari a quello di questi ultimi. Il rimborso di tali aiuti non può dunque essere chiesto all’acquirente (v. sentenza Germania/Commissione, C‑277/00, EU:C:2004:238, punto 81).
Per quanto attiene alla presente causa, si evince dai punti 1, 68 e 69 della sentenza impugnata e non è contestato nell’ambito della presente impugnazione che la privatizzazione della Dunamenti Erőmű, compiuta a metà degli anni ’90, è stata realizzata mediante un cambiamento dell’assetto proprietario a mezzo della cessione delle relative partecipazioni e che, alla data di riferimento della valutazione dei fatti compiuta dal Tribunale, essa era controllata per il 75% circa dalla Electrabel. Dai punti 1 e 2 della sentenza in parola, che non sono oggetto di contestazione dinanzi alla Corte, si evince inoltre che la Dunamenti Erőmű è un produttore di energia elettrica attivo sul mercato dell’energia ungherese che, dopo la sua privatizzazione, ha continuato a gestire la centrale elettrica oggetto dell’AAE in questione.
Ciò premesso, la giurisprudenza citata dal Tribunale al punto 70 della sentenza impugnata e invocata dalla Dunamenti Erőmű nell’ambito dell’impugnazione a fondamento della sua argomentazione vertente su un asserito rimborso dell’aiuto derivante dall’AAE in questione non può essere interpretata nel senso che la privatizzazione di detta società nel corso degli anni ’90 ha comportato l’effettivo rimborso dell’aiuto che le era stato accordato in ragione dell’applicazione dell’AAE in questione. In particolare, anche ammettendo che detta società sia stata ceduta dallo Stato ungherese alla Electrabel a un prezzo di mercato e che tale prezzo rifletta pienamente il valore del vantaggio risultante dall’AAE in questione, dagli accertamenti compiuti dal Tribunale, come esposti al punto che precede, risulta che, dopo la privatizzazione, la Dunamenti Erőmű ha mantenuto la sua personalità giuridica e ha continuato a esercitare le attività oggetto dell’aiuto di Stato di cui trattasi, con la conseguenza che è tale società ad aver effettivamente mantenuto il beneficio del vantaggio risultante da tale accordo, come si applicava a partire dal 1o maggio 2004 e di cui beneficiava sul mercato rispetto ai suoi concorrenti.
Ne consegue che, come sostenuto dalla Commissione, anche ammettendo che lo Stato ungherese abbia potuto trarre un vantaggio dalla privatizzazione della Dunamenti Erőmű, tale circostanza non avrebbe potuto impedire a detta società di continuare, dopo il cambiamento nel suo assetto proprietario avvenuto con la sua privatizzazione nel 1995, ad essere l’effettivo beneficiario del vantaggio derivante dall’AAE in questione che, come esposto al punto 6 della presente sentenza, doveva durare, a seconda dei blocchi interessati, sino al 2010 o al 2015. Così, qualsiasi profitto lo Stato ungherese possa aver tratto da tale privatizzazione non può cancellare la distorsione della concorrenza causata dal vantaggio concorrenziale riconosciuto alla Dunamenti Erőmű con l’accordo in parola.
Tale conclusione non può essere rimessa in discussione neppure dall’argomento sollevato dalla Dunamenti Erőmű, secondo cui – all’epoca della valutazione dei fatti da parte del Tribunale – detta società formava con la Electrabel un’entità economica unica ai sensi della giurisprudenza della Corte, dal momento che le generiche affermazioni formulate dalla Dunamenti Erőmű a fondamento dell’argomento in parola non possono inficiare gli accertamenti compiuti dal Tribunale e illustrati al punto 114 della presente sentenza che, peraltro, come osservato in tale punto, non sono stati contestati dalla Dunamenti Erőmű nell’ambito della presente impugnazione.
Di conseguenza, anche se il Tribunale ha erroneamente ritenuto che il fatto che la privatizzazione della Dunamenti Erőmű ha avuto luogo prima della data rispetto alla quale deve essere esaminata l’esistenza di un aiuto di Stato, ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE, fosse da solo sufficiente a giustificare la mancata presa in considerazione da parte sua dell’argomento invocato dalla società in parola – vertente su un preteso rimborso dell’aiuto mediante tale privatizzazione – nel valutare se l’AAE in questione comportasse un aiuto di Stato ai sensi della suddetta disposizione, occorre osservare che, nelle circostanze di cui alla presente causa, come risultano dalla sentenza impugnata, il Tribunale avrebbe potuto, per confermare l’esistenza di un tale aiuto, respingere la suddetta argomentazione per motivi diversi da quelli illustrati ai punti 69 e 70 della sentenza in parola. Ciò premesso, l’errore di diritto accertato al punto 107 della presente sentenza non incide sulla conclusione cui è pervenuto il Tribunale a tal proposito e, quindi, non incide neppure sul dispositivo della sentenza impugnata.
Ne consegue che la seconda parte del terzo motivo deve essere respinta.
– Sulla terza parte del terzo motivo
Occorre osservare che, con il suo argomento proposto nell’ambito della terza parte in parola, come ripresa al punto 82 della presente sentenza, la Dunamenti Erőmű afferma soltanto, limitandosi a formulare considerazioni generiche, che l’adesione dell’Ungheria all’Unione non ha in alcun modo inciso sul fatto che alle ricorrenti non è stato riconosciuto alcun vantaggio né con la conclusione dell’AAE in questione, né con l’acquisizione della Dunamenti Erőmű da parte della Electrabel, senza però spiegare in che modo il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto confermando l’esistenza di un vantaggio ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE derivante da tale accordo alla data dell’adesione suddetta.
Si deve così constatare che l’argomento invocato dalla Dunamenti Erőmű a questo proposito si fonda sulla premessa secondo cui la questione se l’AAE in parola comportasse un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE alla data di conclusione di tale accordo e a quella della privatizzazione della Dunamenti Erőmű è pertinente, se non addirittura determinante, ai fini di stabilire se detto accordo contenesse un aiuto di Stato alla data dell’adesione dell’Ungheria all’Unione. Orbene, alla luce delle considerazioni svolte ai punti 65 e 66 della presente sentenza nell’ambito dell’esame del secondo motivo di impugnazione, tale argomento deve essere respinto in quanto infondato.
Per il resto, occorre osservare che l’argomentazione invocata dalla Dunamenti Erőmű nell’ambito di detta terza parte del terzo motivo, relativa alla determinazione della data pertinente ai fini della valutazione dell’esistenza di un aiuto di Stato, come è stata esposta al punto 83 della presente sentenza, costituisce soltanto una ripresa di argomenti già respinti nell’ambito del secondo motivo.
Posto che la terza parte del terzo motivo di impugnazione deve quindi essere disattesa, occorre respingere il terzo motivo nel suo insieme.
Sul quarto motivo, vertente sulla mancanza di un vantaggio derivante dall’obbligo di prelievo minimo che vincolava la MVM
La Dunamenti Erőmű afferma che il Tribunale ha commesso un errore di diritto e ha violato il suo obbligo di controllo giurisdizionale ritenendo, senza dimostrare la presenza di un rischio strutturale, che l’obbligo di prelievo minimo che vincolava la MVM comportasse l’esistenza di un vantaggio.
Il Tribunale avrebbe riconosciuto, al punto 112 della sentenza impugnata, che la Dunamenti Erőmű aveva fornito elementi idonei a dimostrare che la MVM non era mai stata obbligata ad acquistare annualmente dalla prima delle società in parola un quantitativo di energia elettrica superiore a quello che essa avrebbe scelto di acquistare in mancanza dell’AAE in questione. Malgrado tale affermazione, il Tribunale, in linea con la Commissione, si sarebbe limitato a concludere che il fatto che, in determinati anni, la MVM avesse acquistato quantitativi di energia elettrica nettamente superiori al prelievo minimo obbligatorio non implicava che essa non avesse sopportato il rischio inerente a tale obbligo.
Secondo la Dunamenti Erőmű, il Tribunale, fondandosi unicamente sulla mera eventualità di un rischio strutturale senza dimostrare la reale esistenza di un rischio siffatto, avrebbe disatteso il suo obbligo di controllo giurisdizionale. Il Tribunale, se avesse correttamente valutato tale rischio, avrebbe negato l’esistenza di un vantaggio in quanto avrebbe riconosciuto che la MVM non era mai stata costretta ad acquistare annualmente dalla Dunamenti Erőmű un quantitativo di energia elettrica superiore a quello che essa avrebbe deciso di acquistare in mancanza dell’AAE in questione e che la MVM aveva quindi scelto liberamente la quantità di energia elettrica che essa desiderava comperare. Se il prezzo pagato non fosse stato il prezzo di mercato, continua la Dunamenti Erőmű, la MVM avrebbe scelto un altro produttore per sostituirla, quantomeno per i quantitativi di energia elettrica che oltrepassavano il prelievo minimo, posto che, come avrebbe riconosciuto la Commissione nella decisione controversa, erano disponibili capacità di produzione alternative e vi erano margini per un aumento delle importazioni.
La Commissione ritiene che il quarto motivo sia irricevibile dal momento che la Dunamenti Erőmű non ha indicato la parte della sentenza impugnata che sarebbe viziata da un errore di diritto. Tale società si riferirebbe incidenter tantum al punto 112 della sentenza in parola, ma non indicherebbe la ragione per cui detto punto debba essere annullato (v., in tal senso, sentenze Bergaderm e Goupil/Commissione, C‑352/98 P, EU:C:2000:361, punto 34, e Francia/Monsanto e Commissione, C‑248/99 P, EU:C:2002:1, punti 68 e 69).
La Commissione fa valere, in subordine, che, ove la Corte dovesse ritenere che il motivo in parola si riferisca al punto 112 della sentenza impugnata, esso dovrebbe essere considerato inoperante.
In via ulteriormente subordinata, la Commissione sostiene che il quarto motivo di impugnazione è, in ogni caso, destituito di fondamento.
Occorre preliminarmente respingere l’argomento invocato dalla Commissione, vertente sull’irricevibilità del quarto motivo in parola in quanto non individuerebbe adeguatamente la parte della sentenza impugnata che sarebbe viziata da un errore di diritto. Nelle argomentazioni dedotte a fondamento del motivo in parola, la Dunamenti Erőmű si riferisce infatti espressamente al punto 112 della sentenza impugnata.
Inoltre, in quanto l’argomentazione della Dunamenti Erőmű si riferisce a un errore di diritto commesso dal Tribunale per non aver quest’ultimo dimostrato la presenza di un rischio strutturale in sede di esame dell’esistenza di un vantaggio ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE, non potrebbe contestarsi a detta società di non aver identificato le parti specifiche di detta sentenza (v., in tal senso, sentenza Limburgse Vinyl Maatschappij e a./Commissione, C‑238/99 P, C‑244/99 P, C‑245/99 P, C‑247/99 P, da C‑250/99 P a C‑252/99 P e C‑254/99 P, EU:C:2002:582, punto 423).
Tuttavia, occorre respingere il quarto motivo di impugnazione in quanto inoperante. Anche ammettendo che l’obbligo di prelievo minimo che vincolava la MVM non comportasse l’esistenza di un vantaggio, la Dunamenti Erőmű non rimette infatti in discussione, in particolare, l’accertamento compiuto al punto 117 della sentenza impugnata, ossia che, dinanzi al Tribunale, non era stato contestato il fatto che l’inserimento di garanzie dirette a coprire il costo di capitale integra, alla luce delle pratiche in essere sui mercati concorrenziali, un vantaggio.
Ne consegue che, anche ammettendo che l’obbligo di prelievo minimo che vincolava la MVM non abbia comportato l’esistenza di un vantaggio, ciò non sarebbe in ogni caso sufficiente da solo a dimostrare l’assenza di un vantaggio derivante dall’AAE in questione.
Ciò premesso, non si può addebitare al Tribunale di aver violato il proprio obbligo di controllo giurisdizionale per non aver dimostrato l’esistenza di un rischio strutturale ai fini della sua valutazione dell’esistenza di un vantaggio ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE.
Ne discende che il quarto motivo d’impugnazione deve essere respinto.
Sul quinto motivo, vertente sull’erroneità del metodo di calcolo dell’importo dell’aiuto da rimborsare
La Dunamenti Erőmű afferma che il Tribunale ha commesso un errore di diritto confermando il metodo adottato dalla Commissione per il calcolo dell’importo dell’aiuto da rimborsare e non si sarebbe attenuto al livello di controllo richiesto a questo proposito.
La Commissione avrebbe chiesto all’Ungheria di stimare l’importo dell’aiuto da rimborsare confrontando la differenza tra le entrate realmente realizzate nell’ambito del sistema in cui erano in vigore gli AAE (in prosieguo: lo «scenario reale») e le entrate che sarebbero state realizzate se non fosse stato concluso alcun accordo di tal sorta (in prosieguo: lo «scenario alternativo»). Orbene, sarebbe necessario prendere in considerazione anche i costi, posto che un esame delle sole entrate non permetterebbe di procedere a una valutazione esatta del vantaggio asseritamente derivante dall’AAE. Nel quadro dell’approccio proposto dalla Commissione, le entrate aggiuntive, percepite dalla Dunamenti Erőmű nell’ambito dello scenario reale per coprire le spese di combustibile supplementari, sarebbero qualificate come vantaggi.
La Dunamenti Erőmű afferma che è necessario tener conto del costo dei combustibili, posto che esso rappresenta quasi il 100% dei costi di produzione variabili. Occorrerebbe quindi esaminare non tutti i costi, ma soltanto quelli legati all’acquisto di gas. Nel caso di specie, la presa in considerazione dei costi di combustibile rimetterebbe in discussione l’esistenza stessa di un aiuto. Gli esperti economici di cui l’Ungheria si è avvalsa avrebbero infatti calcolato un importo negativo di circa EUR 100 milioni sulla base degli utili e un importo positivo di circa EUR 482 milioni sulla base delle sole entrate.
Non è neppure corretto affermare che il metodo fondato sugli utili si basa su ipotesi speculative legate al comportamento della Dunamenti Erőmű, posto che il consumo aggiuntivo di gas è imputabile non al comportamento che tale società avrebbe scelto di adottare, ma all’esistenza di una sovrapproduzione di energia elettrica.
La Dunamenti Erőmű osserva che il Tribunale ha riconosciuto, al punto 185 della sentenza impugnata, che il metodo fondato sulla differenza di utili sarebbe più corretto. Tuttavia, dai punti da 184 a 189 della sentenza impugnata risulterebbe che il Tribunale ha ritenuto che la Commissione non avesse commesso alcun errore di diritto adottando un approccio fondato sulle entrate, dal momento che quello fondato sugli utili appariva di più complessa attuazione. Orbene, il fatto che un determinato metodo nel contesto di uno scenario alternativo sia troppo complesso da attuare non costituirebbe, evidentemente, un elemento pertinente ai fini della valutazione dell’importo dell’aiuto da rimborsare. Al punto 186 della sentenza impugnata, il Tribunale invocherebbe la sentenza Budapesti Erőmű/Commissione (T‑80/06 e T‑182/09, EU:T:2012:65) al fine di confermare tale approccio. Tuttavia, nella causa che ha dato origine alla sentenza in parola, i volumi considerati rispettivamente nello scenario alternativo e nello scenario reale sarebbero stati molto simili.
Secondo la Dunamenti Erőmű, la Commissione non potrebbe richiamarsi alle considerazioni di cui al punto 188 della sentenza impugnata, secondo cui il vantaggio deve «essere valutato tenendo conto del comportamento dell’impresa pubblica che conferisce il vantaggio (...), e non con riguardo al comportamento del beneficiario di detto vantaggio», posto che tale affermazione, destituita di base giuridica, contraddice la giurisprudenza della Corte. Infatti, al punto 2 del dispositivo della sentenza Ferring (C‑53/00, EU:C:2001:627), la Corte avrebbe chiaramente sancito il principio secondo cui, se l’asserito aiuto di Stato comporta sia utili aggiuntivi che maggiori costi, è la differenza tra detti due importi a poter attribuire un vantaggio integrante un aiuto di Stato.
Infine, scartando, ai punti 184 e 189 della sentenza impugnata, il metodo fondato sugli utili, principalmente in ragione della sua complessità, il Tribunale non avrebbe esercitato un controllo completo sulla decisione della Commissione pur essendo tenuto a farlo quando procede a valutazioni economiche complesse nell’ambito di un ricorso di annullamento, come stabilito dalla Corte nella sentenza CB/Commissione (C‑67/13 P, EU:C:2014:2204).
La Commissione ritiene che il Tribunale, confermando il metodo adottato nella decisione controversa per il calcolo dell’importo dell’aiuto da rimborsare, non abbia commesso alcun errore di diritto. Allo stesso modo, l’affermazione secondo cui il Tribunale non avrebbe compiuto, sul punto, un esame completo della decisione controversa sarebbe priva di fondamento.
Occorre, anzitutto, respingere l’argomento secondo cui, al punto 188 della sentenza impugnata, il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto, ritenendo che l’esistenza di un vantaggio economico debba, in linea con il principio dell’operatore privato in economia di mercato, essere valutata alla luce del comportamento dell’impresa pubblica che conferisce il vantaggio e non del beneficiario. Infatti, in base a una giurisprudenza costante, ai fini dell’applicazione del criterio dell’investitore privato, occorre verificare se lo stesso vantaggio che è stato riconosciuto a favore dell’impresa beneficiaria mediante risorse dello Stato sarebbe stato accordato da un investitore privato alle normali condizioni di mercato (v., in tal senso, sentenza Commissione/EDF, C‑124/10 P, EU:C:2012:318, punti 78 e 79).
Per quanto attiene, più precisamente, alla scelta del metodo di calcolo dell’importo dell’aiuto da rimborsare, contrariamente a quanto sostiene la Dunamenti Erőmű, nella sentenza Ferring (C‑53/00, EU:C:2001:627), la Corte non ha enunciato un principio generale a favore del metodo di calcolo fondato sugli utili. Nella sentenza in parola, la Corte, pur constatando che la misura in esame integrava un aiuto di Stato, in quanto il vantaggio accordato eccedeva i costi aggiuntivi che i beneficiari erano chiamati a sostenere, ha ritenuto che solo i maggiori costi risultanti dall’assolvimento degli obblighi di servizio pubblico imposti loro dalla normativa nazionale dovessero essere presi in considerazione in sede di valutazione dell’esistenza di un vantaggio ai sensi dell’articolo 92, paragrafo 1, CE (divenuto l’articolo 87, paragrafo 1, CE). Orbene, la Dunamenti Erőmű non sostiene di essere stata chiamata ad assolvere tali obblighi.
Inoltre, il Tribunale, pur riconoscendo al punto 185 della sentenza impugnata che la presa in considerazione del prezzo del combustibile potrebbe far sì che «l’importo dell’aiuto da recuperare sia ampiamente inferiore a quello risultante dall’applicazione del [metodo considerato nella decisione controversa]», non ha ivi assolutamente ammesso, contrariamente a quanto sostiene la Dunamenti Erőmű, che il metodo di calcolo fondato sugli utili sia più adeguato rispetto a quello fondato sulle entrate.
Al contrario, da una lettura complessiva dei punti da 184 a 192 della sentenza impugnata si evince che il Tribunale ha ritenuto che il metodo scelto dalla Commissione nella decisione controversa fosse più adatto a privare il beneficiario del vantaggio di cui aveva goduto sul mercato rispetto ai suoi concorrenti rispetto al metodo fondato sugli utili, in linea con la giurisprudenza esposta al punto 110 della presente sentenza e ricordata dal Tribunale al punto 187 della sentenza impugnata.
In particolare, al punto 184 della sentenza impugnata, il Tribunale ha stabilito che la Commissione aveva, correttamente, preso le mosse dalla premessa secondo cui i vantaggi derivanti dagli AAE erano ampiamente superiori rispetto alla differenza positiva tra i prezzi dell’AAE e i prezzi ottenibili sul mercato in mancanza di esso, accertamento questo che non è stato rimesso in discussione nell’ambito della presente impugnazione. Il Tribunale ha osservato poi, sempre al suddetto punto 184, che la Commissione aveva deciso di limitare l’ordine di recupero all’eventuale differenza tra le entrate delle centrali elettriche operanti nell’ambito del regime degli AAE e quelle di cui dette centrali avrebbero potuto godere in mancanza di un AAE durante il periodo a partire dal 1o maggio 2004, in quanto non era possibile calcolare esattamente il valore complessivo di tutte le condizioni collegate all’obbligo di acquisto a lungo termine dalla MVM per tale periodo.
Ciò premesso, la Dunamenti Erőmű non può contestare al Tribunale di aver commesso un errore di diritto per il solo fatto che l’importo dell’aiuto derivante dal metodo di calcolo da esso confermato sarebbe maggiore rispetto all’importo risultante in base al metodo di cui essa chiede l’applicazione.
Inoltre, come risulta dai punti da 146 a 148 della presente sentenza, il Tribunale ha scartato il metodo fondato sugli utili, non in ragione della sua complessità, ma in quanto il metodo fondato sulle entrate era più adatto a privare la Dunamenti Erőmű del vantaggio derivante dall’AAE in questione. Poiché l’argomento invocato da quest’ultima a tal proposito si fonda su una lettura errata della sentenza impugnata, occorre respingerlo come infondato.
Ne consegue che l’argomento vertente sul mancato rispetto del livello di controllo giurisdizionale esercitato dal Tribunale, per non aver quest’ultimo esaminato l’approccio proposto dalla Dunamenti Erőmű in ragione della sua complessità, non può essere accolto.
Infine, dato che, nel caso di specie, il Tribunale ha potuto, senza commettere alcun errore di diritto, discostarsi dal metodo fondato sugli utili ai fini del calcolo dell’importo dell’aiuto da rimborsare, gli argomenti diretti a dimostrare l’errore che il Tribunale avrebbe commesso nel valutare il tipo di analisi necessaria per applicare tale metodo sono irrilevanti.
Il quinto motivo d’impugnazione va pertanto respinto.
Da tutte le considerazioni che precedono risulta che l’impugnazione deve essere respinta.
A norma dell’articolo 184, paragrafo 2, del regolamento di procedura della Corte, quando l’impugnazione è respinta, quest’ultima statuisce sulle spese.
Ai sensi dell’articolo 138, paragrafo 1, del regolamento in parola, applicabile al procedimento di impugnazione in forza dell’articolo 184, paragrafo 1, dello stesso, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la Dunamenti Erőmű è rimasta soccombente e la Commissione ha chiesto la condanna unicamente della Dunamenti Erőmű alle spese, occorre condannare quest’ultima a sopportare, oltre alle proprie spese, quelle sostenute dalla Commissione.
Posto che l’impugnazione è irricevibile per la parte in cui tale impugnazione è proposta dalla Electrabel, quest’ultima sopporterà le proprie spese.
L’impugnazione è respinta.
La Dunamenti Erőmű Zrt. è condannata a sopportare, oltre alle proprie spese, quelle sostenute dalla Commissione europea.
La Electrabel SA sopporta le proprie spese.
( * ) Lingua processuale: l’inglese.