Source: https://www.testo-unico-sicurezza.com/prevenire-la-diffusione-di-covid-19-nei-luoghi-di-lavoro.html
Timestamp: 2020-04-01 10:10:52+00:00
Document Index: 63024168

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 20', 'art. 28', 'art. 2087', 'art. 266', 'art 271', 'art. 274', 'art. 275', 'art. 276', 'art. 1']

accomandazioni generali per prevenire la diffusione di COVID-19 sul posto di lavoro
Prevenire la diffusione di COVID-19 nei luoghi di lavoro
Raccomandazioni generali per prevenire la diffusione di COVID-19 sul posto di lavoro
Le informazioni in merito alla diffusione del COVID-19 sono in continuo aggiornamento e, considerata la eccezionalità della situazione, devono essere ottenute dai siti delle fonti ufficiali quali l'Organizzazione Mondiale della Sanità, il Ministero della Salute e i siti delle Regioni, attenendosi alle raccomandazioni pubblicate.
Si precisa che le misure di igiene e di prevenzione pubblicate attraverso i principali siti istituzionali, sono valide
per co ntrastare la diffusio ne dell’infezio ne in qualsiasi am biente, sia di vita che di lavoro.
Le raccomandazioni sono peraltro valide per contrastare la diffusione di qualunque tipologia di virus, non solo del nuovo Coronavirus.
Tuttavia di seguito vengono riassunte alcune “regole di base” ad utilizzo dei datori di lavoro delle aziende di vari
comparti (per il comparto sanità sussistono inoltre specifiche procedure e misure di prevenzione/protezione da rischi biologici).
Promuovere il regolare e accurato lavaggio delle mani da parte di dipendenti ma anche appaltatori, clienti, visitatori
 Collocare distributori di gel igienizzanti (gel idro-alcolici con concentrazione di alcol di almeno il 60%) in
luoghi ben visibili e facilmente raggiungibili nei luoghi di lavoro. Assicurarsi che i dispenser siano regolarmente ricaricati.
 Esporre manifesti che promuovono il lavaggio delle mani e le modalità per il lavaggio efficace (scaricabili
dal sito del Ministero della Salute -sezione: Opuscoli e poster o altri siti).
 Utilizzare tutte le forme di comunicazione disponibili (locandine, distribuzione di materiali informativi,
rete intranet aziendale…) per promuovere l’abitudine al lavaggio delle mani.
 Assicurarsi che lavoratori, visitatori, appaltatori, clienti ecc. abbiamo facile accesso ai luoghi per il lavaggio delle mani con acqua e sapone in quanto il lavaggio, rimuovendo il virus dalle mani, ne impedisce la diffusione .
Promuovere una buona “igiene respiratoria” sul posto di lavoro
 Esporre manifesti che promuovono “l’igiene respiratoria” (scaricabili dal sito del Ministero della Salute, sezione: Opuscoli e poster o altri siti). Utilizzare tutte le forme di comunicazione disponibili (locandine, distribuzione di materiali informativi, rete intranet aziendale…).
 Assicurarsi che siano disponibili sul posto di lavoro fazzoletti di carta. Mettere a disposizione anche bidoni chiusi per lo smaltimento igienico dei fazzoletti utilizzati e lavare le mani.
 Una corretta “igiene respiratoria” contribuisce a ridurre la diffusione del virus.
Assicurare una buona pulizia e igiene dei posti di lavoro
 La pulizia degli ambienti di lavoro, così come quelli domestici, va effettuata regolarmente nel rispetto dei principi di igiene dei luoghi di lavoro e ambienti di vita.
 Le superfici (es. scrivanie e tavoli) e gli oggetti (ad es telefoni, tastiere, maniglie, porte, corrimano, ecc.) devono essere puliti regolarmente. Si consiglia almeno una pulizia giornaliera con semplici disinfettanti che sono in grado di uccidere il virus annullando la sua capacità di infettare le persone, per esempio disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’1% (candeggina).
La regolare pulizia aiuta a ridurre il rischio, in quanto la contaminazione delle superfici è uno dei modi in
cui COVID-19 può diffondersi.
 Solo nei locali ove abbiano soggiornato casi confermati, come da indicazioni della Circolare del Ministero
della Salute n. 5443 del 22/2/20 par. “Pulizia ambienti non sanitari”, la pulizia deve prevedere:
uso di acqua e detergenti comuni e successiva. Per la decontaminazione si raccomanda l’uso di ipoclorito di sodio 0.1% dopo la pulizia. Per superfici che possono essere danneggiate dall’ipoclorito di sodio, va utilizzato etanolo al 70%, dopo pulizia con detergente neutro;
adeguata ventilazione degli ambienti durante le operazioni di pulizia;
particolare attenzione alle superfici toccate frequentemente: ad es. porte, finestre, corrimano, muri, superfici dei servizi igienici e sanitari;
tende, tessuti, biancheria per la casa vanno lavati con acqua calda a 90° e detergente, se possibile con aggiunta di ipoclorito di sodio.
Qualora debba essere sanificato un locale nel quale ha soggiornato una persona alla quale è stata confermata
infezione da COVID 19, durante le operazioni vanno utilizzati Dispositivi di Protezione Individuali (DPI) filtranti di tipo FFP2 o FFP3.
Utilizzo in azienda di sale mense e/o sale adibite a pause/relax.
 Normalmente le malattie respiratorie non si tramettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le norme igieniche già previste dal sistema HCCP.
 Non vi sono evidenze che la trasmissione del virus avvenga anche tramite gli alimenti.
 Analogamente a quanto disposto per le pubbliche amministrazioni (Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 1/2020 del 25/2/20) si evidenzia l’opportunità di adottare misure di turnazioni, per garantire un adeguato distanziamento tra i lavoratori che effettuano la pausa pranzo e per evitare l’affollamento delle sale di uso comune.
Ulteriori misure che si possono adottare, per limitare la diffusione del virus nei luoghi di lavoro.
Analogamente a quanto disposto per le Pubbliche Amministrazioni al di fuori delle aree di cui all’art. 1 del Decreto Legge n. 6/2020 (Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 1/2020 del 25/2/20), se possibile:
 preferire modalità di smart work- lavoro flessibile- lavoro agile per lo svolgimento della propria attività lavorativa, privilegiando tra i destinatori di tale svolgimento i lavoratori portatori di patologie (soggetti più fragili in merito allo sviluppo di eventuali complicanze di COVID19, specialmente patologie respiratorie e cardiache), lavoratori pendolari che usano servizi di trasposto pubblici ed i lavoratori sui quali grava la cura dei figli (anche in relazione ad eventuali ordinanza di chiusura delle scuole d’infanzia e dei servizi di asilo nido);
 rinviare a data da destinarsi le trasferte di lavoro nelle “aree rosse” Italiane e altre aree in cui è
attualmente attivo il focolaio epidemico;
 limitare le occasioni di incontri congressuali/riunioni a favore di modalità telematiche o di video conferenza;
 in caso di viaggi improrogabili, consultare il sito del Ministero della Salute per le raccomandazione per i viaggiatori e il sito dell’OMS per i consigli aggiornati per il traffico internazionale in relazione allo scoppio del nuovo coronavirus 2019-nCoV.
Analogamente a quanto disposto per le pubbliche amministrazioni (Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 1/2020 del 25/2/20), visto anche l’art. 20 del 81/2008, qualora i lavoratori provengano dalle “aree rosse” interessate dall’epidemia (italiane o estere) o abbiano avuto contatto con persone provenienti dalle medesime aree, sono tenuti a comunicarlo all’Autorità sanitaria competente (contattando il numero verde
regionale 800936677) anche ai fini della salvaguardia della salute del luogo di lavoro.
È IMPORTANTE tenersi informati sugli aggiornamenti normativi in tema di Misure urgenti in materia di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVI-19 .
Le misure statuite con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, possono variare al variare della diffusione
dell’epidemia, con possibili ripercussioni anche sulle attività lavorative delle diverse zone di rischio (regioni, province e comuni) ad oggi individuate negli allegati 1-2-3 del Decreto 1 marzo 2020.
B) Rischi, potenziali o in atto, da COVID-19 negli ambienti di lavoro nell’attuale situazione epidemica.
Il COVID-19, qualora vi sia esposizione potenziale o attuale in ambiente di lavoro, rientra tra gli agenti di rischio oggetto di valutazione ai sensi del D. Lgs 81/08?
Nell’attuale contesto di allerta, è stato più volte chiesto dai datori di lavoro delle aziende del territorio regionale se “si configura la necessità di effettuare una revisione della valutazione del rischio alla luce del rischio biologico da nuovo coronavirus” .
Il D. Lgs 81/08 all’art. 28 comma 1, prevede l’obbligo per il datore di lavoro di valutare “tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari” e di adottare le misure di prevenzione e protezione idonee a ridurre il rischio contenendo l’esposizione.
Ancor prima, l’art. 2087 del codice civile prevede un obbligo generale prevenzionistico di particolare rilievo: fa obbligo al datore di lavoro di “adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, le esperienze e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.
In merito al rischio biologico, l’art. 266 del D. Lgs 81/08, precisa che le norme di cui al titolo X si applicano a “tutte le attività lavorative nelle quali vi è rischio di esposizione ad agenti biologici”, senza esclusione di quelle in cui tale rischio non derivi dalla “deliberata intenzione di operare con agenti biologici” (es. quelle riportate a titolo esemplificativo nell' Allegato XLIV del D. Lgs 81/08).
Il nuovo Coronavirus responsabile del COVID-19, rientra nella classe dei Coronaviridae elencata tra gli agenti
biologici dell’Allegato XLVI del D. Lgs 81/08, con attuale classificazione in gruppo 2.
Di ciò il Datore di Lavoro deve tener conto nella Valutazione dei Rischi di cui all’art 271 del D. Lgs 81/08, in analogia ad altri rischi biologici “sociali” che sono invece espressamente previsti nell’allegato XLVI della norma (ad esempio i virus influenzali A, B e C) i quali, in circostanze particolari, possono interessare con un impatto
significativo qualunque ambiente di lavoro.
Le misure di prevenzione e protezione andranno, di volta in volta del caso, individuate nel rispetto del principio generale di proporzionalità tra entità del rischio e livello delle azioni da porre in essere, sempre in relazione all’evoluzione dell’epidemia e nel rispetto delle indicazioni fornite dalle Autorità competenti.
In riferimento alla attuale situazione di emergenza per il contrasto alla diffusione del COVID-19, si rimarca che le disposizioni di prevenzione e protezione stabilite con le recenti norme e direttive ad hoc in sede nazionale e regionale (decreti, ordinanze circolari ecc.) sono valide al fine di controllare la potenzialità di trasmissione
dell’agente ed il rischio di co ntagio , t anto negli am bienti di v ita quanto in quelli di lavo ro .
E’ rilevante però distinguere le realtà aziendali in cui si ha un uso deliberato di agenti biologici (ad esempio
laboratori di ricerca microbiologica) o in cui si ha una possibilità di esposizione, connaturata alla tipologia
dell’attività svolta (strutture sanitarie) da tutte le altre attività nelle quali un’esposizione a COVID-19, potenziale o
in atto, non è connaturata alla tipologia dell’attività svolta bensì discende esclusivamente dalle peculiari
condizioni di contesto epidemiologico.
Si possono pertanto distinguere due macro-situazioni con approccio differenziato al “rischio da nuovo
Coronavirus”:
1. Aziende nelle quali esiste a priori un rischio biologico di tipo professionale, per uso deliberato di agenti biologici e/o un rischio biologico di tipo professionale connaturato alla tipologia dell’attività svolta.
 Per le strutture sanitarie e veterinarie trova applicazione specifica l’art. 274 del D. Lgs 81/08
 Per i laboratori e gli stabulari trova applicazione specifica l’art. 275 del D. Lgs 81/08
 Per i processi industriali comportanti l’uso di agenti biologici dei gruppi 2,3 e4 trova applicazione specifica
l’art. 276 del D. Lgs 81/08.
Il Datore di Lavoro delle aziende di cui sopra verifica se le misure di prevenzione e protezione, già previste nel Documento di Valutazione dei Rischi e conseguentemente adottate nella realtà operativa, sono adeguate a controllare il rischio biologico per i lavoratori nel contesto epidemiologico attuale, con specifico riferimento al COVID-19.
I possibili esiti sono due:
a) le misure di prevenzione e protezione già adottate, so no adeguate ai fini del contro llo dell’espo sizio ne a COVID -
19 e della sua trasmissione: è sufficiente mantenere un atteggiamento prudente di costante monitoraggio dell’andamento epidemiologico e, se del caso, di un conseguente aggiornamento della valutazione alla luce delle disposizioni di prevenzione e protezione stabilite con norme e direttive ad hoc in sede nazionale e regionale;
b) le misure di prevenzione e protezione già adottate potrebbero non essere adeguate ai fini del controllo dell’espo sizio ne a COVID -19 e della sua trasmissione: il datore di lavoro, con la collaborazione ed il supporto del Servizio di Prevenzione e Protezione e del Medico Competente, aggiorna la valutazione dei profili di rischio per i lavoratori anche solo potenzialmente interessati, individua ed attua ulteriori misure di prevenzione/protezione e provvede al costante monitoraggio delle disposizioni di prevenzione e protezione stabilite con norme e direttive ad hoc in sede nazionale e regionale in conseguenza dell’andamento epidemiologico.
2. Aziende nelle quali l’esposizione a COVID-19, potenziale o in atto, non è connaturata alla tipologia
dell’attività svolta e presenta gli stessi determinanti di rischio presenti nella popolazione generale.
Rappresenta la situazione della stragrande maggioranza dei comparti lavorativi (ad eccezione delle attività menzionate al punto precedente) ovvero casi in cui i determinanti del rischio da COVID-19 sono, per i lavoratori, sovrapponibili a quelli della popolazione generale: il rischio biologico da COVID-19 è quindi riconducibile al concetto di rischio generico e vanno semplicemente applicate e rispettate tutte le disposizioni di prevenzione e protezione stabilite con norme e direttive ad hoc in sede nazionale e regionale, valide per le collettività umane ai fini di contenere la diffusione del virus.
 Qualora il rischio generico sia aggravato dalla collocazione geografica del luogo di lavoro in una “zona
rossa” ovvero in una “zona gialla” (individuate con specifici atti regionali/nazionali secondo le definizioni del DL n. 6 del 23.02.2020) le criticità correlate al COVID-19 vanno affrontate con approcci ed azioni di livello superiore, secondo le indicazioni di volta in volta emesse dalle Autorità competenti.
 Qualora il rischio generico sia aggravato dalla presenza, entro una data popolazione lavorativa, di casi sospetti, casi probabili, casi accertati o contatti stretti così come definite dagli atti nazionali/regionali del caso (vedi sezione D Informazioni specifiche sui casi di COVID-19), vanno applicate le misure di prevenzione e protezione previste per ciascuno di tali quattro scenari (Allegato 1 alla Circolare del
Ministero della Salute emessa in prima versione il 22.01.2020, ultimo aggiornamento del 27.02.2020).
A tale riguardo si enfatizza l’importanza del ruolo attivo del Medico Competente a supporto del Datore di Lavoro e dell’organizzazione aziendale nel suo complesso.
Si fa presente che nell’attuale situazione epidemica, ai fini di contrasto della diffusione del COVID-19, una misura
importante è senz’altro rappresentata dal controllo degli accessi agli ambienti di lavoro:
 dei soggetti esterni all’organizzazione aziendale (clienti, fornitori di beni e servizi, utenti, visitatori etc.)
 dei soggetti interni all’azienda che rientrano al lavoro dopo un’assenza per qualunque motivo.
In occasione del controllo degli accessi, il Datore di Lavoro può legittimamente esigere che vengano fornite informazioni utili alla valutazione e al controllo del rischio di trasmissione e diffusione di COVID-19, ad esempio secondo lo schema che segue:
Gestione dell’accesso agli ambienti di lavoro da parte di soggetti esterni all’azienda e soggetti interni all’azienda che rientrano al lavoro dopo un’assenza.
La persona proviene da un’area a rischio o comunque ha soggiornato in un’area a rischio* ?
□ No STOP
□ Sì vai alla domanda successiva
Il periodo del soggiorno nell’area a rischio è compreso negli ultimi 14 giorni?
□ Sì vai alle indicazioni sottostanti. Se entrambe le risposte sono affermative:
se possibile, rinviare l’ingresso della persona negli ambienti di lavoro aziendali fino a che non siano
trascorsi 14 giorni dal suo rientro dall’area a rischio;
se ciò non è possibile, attenersi alle procedure di precauzione indicate negli atti nazionali in vigore;
invitare comunque il soggetto a comunicare la circostanza di cui trattasi al Dipartimento di Prevenzione territorialmente competente per residenza, come da Decreto Legge 23 febbraio 2020, art. 1 comma 2 lettera i) per gli adempimenti previsti dal Decreto stesso.
* Per aree a rischio si intendono, ai fini di questa specifica procedura con aggiornamento alla data del
01/03/2020 , tutta la Cina e i Comuni italiani in cui sia stata accertata una trasmissione locale di COVID-19 come da Allegato 1 (comuni: Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione d’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini, Vo’ Euganeo), Allegato 2 (Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Pesaro-Urbino, Savona) e Allegato 3 (province Bergamo, Lodi, Piacenza, Cremona) del DPCM 1 marzo 2020.
C) Informazioni generali su COVID-19
Fonte: Ministero della Salute, Sezione FAQ - Nuovo Coronavirus COVID-19 a cui si rimanda per ulteriori approfondimenti
(www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp)
Il nuovo Coronavirus (nCoV) è un nuovo ceppo di coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell'uomo. In particolare quello denominato SARS-CoV-2 (precedentemente COVID-19), non è mai stato identificato prima di essere segnalato a Wuhan-Cina, nel dicembre 2019.
La malattia provocata dal nuovo Coronavirus si chiama “COVID-19” dove "CO" sta per corona, "VI" per virus, "D" per disease e "19" indica l'anno in cui si è manifestata
Come altre malattie respiratorie, l’infezione da nuovo coronavirus può causare sintomi lievi come raffreddore, mal di gola, tosse e febbre, oppure sintomi più severi quali polmonite e difficoltà respiratorie. Raramente può essere fatale. Generalmente i sintomi sono lievi ed a inizio lento. Alcune persone si infettano ma non sviluppano sintomi né malessere.
Le persone più suscettibili alle forme gravi sono gli anziani e quelle con malattie pre-esistenti, quali ad es. diabete
e malattie cardiache. Al momento, il tasso di mortalità è di circa il 2% (Fonte OMS).
Il nuovo Coronavirus è un virus respiratorio e si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata.
La via primaria di trasmissione è rappresentata da goccioline emesse dalle persone infette ad esempio tramite:
In casi rari il contagio può avvenire attraverso contaminazione fecale. Normalmente le malattie respiratorie non si tramettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto fra alimenti crudi e cotti.
I paesi, le province, i territori o le città in cui è in corso la trasmissione comunitaria di SARS-CoV-2 sono aree a rischio di infezione da nuovo coronavirus. Queste vanno differenziate dalle aree nelle quali sono presenti solo casi importati.
Quanto è importante l’igiene delle mani?
L ’igiene delle m ani può ridurre il rischio di infezio ne . Le mani vanno lavate spesso e accuratamente con acqua e sapone per almeno 60 secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un
disinfettante per mani a base di alcool (concentrazione di alcool di almeno il 60%).
Si raccomanda inoltre di posizionare distributori dei gel alcolici con concentrazione di alcol al 60-85% nei luoghi affollati (aeroporti, stazioni ferroviarie, porti metropolitane, scuole, mercati, centri congressuali, centri commerciali).
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di indossare una mascherina solo se si sospetti di aver contratto il nuovo Coronavirus e presenti sintomi quali tosse o starnuti o se ti prendi cura di una persona con sospetta infezione da nuovo Coronavirus. L’uso della mascherina aiuta a limitare la diffusione del virus ma deve essere adottata in aggiunta ad altre misure di igiene respiratoria e delle mani. Non è utile indossare più mascherine sovrapposte. L'uso razionale delle mascherine è importante per evitare inutili sprechi di risorse preziose.
A tal proposito si riporta uno stralcio del Documento WHO “Rational use of personal protective equipement for coronaviru disease 2019 (COVID-2019)” del 27/2/2020 per la corretta gestione dei Dispositivi di Protezione Individuali (DPI) per il Coronavirus 2019 (COVID-19:
“L'attuale scorta globale di DPI è insufficiente, in particolare per le mascherine chirurgiche e i Facciali Filtranti. L'aumento della domanda nazionale e globale, dovuto non solo dal numero di casi COVID-19, ma anche da disinformazione, acquisti di panico e accumulo di scorte, sta comportando ulteriori carenze di DPI e DM.
La capacità di rispondere alle esigenze di DPI è limitata e l'attuale domanda di tali DPI rischia di non essere soddisfatta, specialmente per un uso diffuso e inappropriato. Si rende quindi necessario utilizzarli in modo appropriato, ottimizzando la loro disponibilità.
L’OMS indica le seguenti raccomandazioni:
• Il tipo di DPI utilizzato durante la cura dei pazienti COVID-19 varierà in base all'impostazione e al tipo di personale e di attività (tabella 1 allegata);
• gli operatori sanitari coinvolti nella cura diretta dei pazienti devono utilizzare i seguenti DPI: camice, guanti, mascherina chirurgica e protezione per gli occhi (occhiali protettivi o visiera);
• in particolare, per le procedure che generano aerosol (ad es.: intubazione tracheale, ventilazione non
invasiva, tracheostomia, rianimazione cardiopolmonare, ventilazione manuale prima dell'intubazione, broncoscopia) gli operatori sanitari devono usare FFP2 o superiore, protezione per gli occhi, guanti e camici;
• i facciali Filtranti (ad es. FFP2 o superiore) sono stati utilizzati per un periodo prolungato durante
precedenti emergenze di salute pubblica che coinvolgono malattie respiratorie acute quando questi scarseggiavano. Ciò si riferisce all'indossare lo stesso Facciale Filtrante mentre si prendono cura più pazienti che hanno la stessa diagnosi, senza rimuoverlo e l'evidenza ha indicato che mantengono la loro protezione quando vengono utilizzati per periodi prolungati. Tuttavia, l'uso di un Facciale per più di 4 ore può provocare disagio e
deve essere evitato;
 Per gli individui asintomatici, non è consigliabile indossare una qualsiasi tipologia di maschera.
Indossare mascherine chirurgiche, quando non sono indicate, può causare costi inutili e un onere di acquisizione creando un falso senso di sicurezza che può portare all'abbandono di altre misure
preventive essenziali.”
D) Informazioni specifiche sui casi di COVID-19
Fonte: Ministero della Salute (Circolare n. 6360 del 27/2/20) a cui si rimanda per eventuali aggiornamenti
(http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/archivioNormativaNuovoCoronavirus.jsp)
Chi è da considerare “caso” di COVID-19 ?
Sono fornite le seguenti definizioni di caso di COVID-19 per la segnalazione:
Caso sospetto di COVID 19 che richiede esecuzione di test diagnostico:
Una persona con infezione respiratoria acuta (insorgenza improvvisa di almeno uno tra i seguenti segni e sintomi:
febbre, tosse e difficoltà respiratoria) che richiede o meno il ricovero ospedaliero
• essere un contatto stretto di un caso confermato o probabile di COVID-19
• essere stato in zone con presunta trasmissione comunitaria (diffusa o locale)*.
• una persona con infezione respiratoria acuta, che richieda o meno il ricovero in ospedale e che ritorni da
aree con presunta trasmissione comunitaria diffusa* soddisfa i criteri per l’esecuzione del test;
• una persona con infezione respiratoria acuta, che richieda o meno il ricovero in ospedale e che ritorni da aree con presunta trasmissione comunitaria locale* o a bassa intensità necessita di valutazione clinica caso per caso, basata sulla situazione epidemiologica nazionale. Per l’esecuzione del test tenere conto del “Documento relativo ai criteri per sottoporre soggetti clinicamente asintomatici alla ricerca d’infezione da SARS-CoV-2 attraverso tampone rino-faringeo e test diagnostico” elaborato dal Gruppo di lavoro permanente del Consiglio Superiore di Sanità (sessione II).
* (https://www.ecdc.europa.eu/en/areas-presumed-community-transmission-2019-ncov)
Un caso con una conferma di laboratorio effettuata presso il laboratorio di riferimento dell’Istituto Superiore di
Sanità per infezione da SARS-CoV-2, indipendentemente dai segni e dai sintomi clinici.
In cosa consiste la segnalazione del caso?
I pazienti che rispondono alla definizione di “caso” devono essere segnalati entro 24 ore dalla rilevazione secondo
le indicazioni della Circolare del Ministero della Salute n. 1997 del 22/1/2020.
La segnalazione va effettuata dal medico che, a seguito della valutazione iniziale, identifica un caso sospetto e ne dà immediata comunicazione al Ministero della Salute, all’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e agli uffici regionali competenti.
Oltre alle informazioni contenute nella scheda di notifica, vengono raccolte ulteriori informazioni, per permettere
l’attivazione di tutte le misure di sanità pubblica, incluso il rintraccio dei contatti.
UNA TEMPESTIVA CONFERMA DEI CASI E’ NECESSARIA PER GARANTIRE LA RAPIDA ED EFFICACE RINTRACCIBILITA’ DEI CONTATTI, FINALIZZATA ALL ’ATTUAZIONE D I M ISURE D I PREVENZIONE E D I CONTRO LL O D ELL ’INFEZIONE E ALLA RACCOLTA DI INFORMAZIONI.
Chi è da considerare “contatto stretto”?
• una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso di COVID-19, a distanza
minore di 2 metri e di durata maggiore a 15 minuti;
• una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d'attesa
dell'ospedale) con un caso di COVID-19 per almeno 15 minuti, a distanza minore di 2 metri;
• una persona che abbia viaggiato seduta in aereo nei due posti adiacenti, in qualsiasi direzione, di un
caso di COVID-19, i compagni di viaggio o le persone addette all’assistenza e i membri dell’equipaggio addetti alla sezione dell’aereo dove il caso indice era seduto (qualora il caso indice abbia una sintomatologia grave od abbia effettuato spostamenti all’interno dell’aereo, determinando una maggiore esposizione dei passeggeri, considerare come contatti stretti tutti i passeggeri seduti nella stessa sezione dell’aereo o in tutto l’aereo).
Il collegamento epidemiologico può essere avvenuto entro un periodo di 14 giorni prima dell'insorgenza della
malattia nel caso in esame.
Come vengono identificati e gestiti i contatti?
I contatti dei casi confermati vanno gestiti per limitare la diffusione del virus: a tal fine è fondamentale identificarli il prima possibile per la presa in carico, per adottare appropriate azioni di isolamento ed eventuale la tempestiva attività diagnostica.
Pertanto, quando un caso sospetto si presenta all’attenzione delle strutture del SSR, viene attivato il Servizio
Sorveglianza e Prevenzione Malattie infettive del Dipartimento di Prevenzione dell’ASUR competente per territorio, che raccoglie le informazioni epidemiologiche sugli ambienti di vita e di lavoro frequentati dal caso sospetto.
Questo al fine della:
Identificazione rapida di altri casi sospetti
Identificazione e follow-up dei contatti stretti di un caso confermato
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