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Timestamp: 2020-06-01 01:26:33+00:00
Document Index: 79819695

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario']

Stenografico Assemblea - Sed. n. 200 di giovedì 2 agosto 2007 - 15^ Legislatura
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Si riprende la discussione del disegno di legge n. 2937.
(Ripresa discussione sulle linee generali - A.C. 2937)
LIVIA TURCO, Ministro della salute. Ringrazio sentitamente il presidente della Commissione, il relatore e tutti i gruppiPag. 21parlamentari, e lei, signor Presidente, per aver capito l'importanza del provvedimento e per averne colto l'urgenza.
Credo che oggi l'approvazione di tale provvedimento, così come è avvenuto al Senato, con il concorso e il voto favorevole da parte di tutti i gruppi, sia un segnale importante ai nostri cittadini, perché rappresenta il rafforzamento del servizio sanitario pubblico e di due principi posti alla sua base: la tutela del cittadino, il cittadino al centro del sistema e la valorizzazione della professione del medico. Infatti, riconoscere l'esercizio della libera professione e consentirlo all'interno di regole, così come è disciplinato nel disegno di legge, è un modo per valorizzare la professionalità del medico. Il disegno di legge in esame contempla proprio la conciliazione di questi due importati valori: la salute del cittadino e la professionalità del medico.
Quindi, ringrazio i parlamentari per l'attenzione e per il senso di responsabilità nei confronti del nostro Paese.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Di Virgilio. Ne ha facoltà.
DOMENICO DI VIRGILIO. Signor Presidente, signor Ministro, signor sottosegretario, egregi colleghi, è indubbio che l'iter del disegno di legge in discussione sia stato difficoltoso e anche a rischio di approvazione, con il pericolo di creare caos nel Paese; tra i cittadini medi vi è sfiducia non solo verso il Governo, ma anche verso il Parlamento. È necessario essere chiari e non mentire: con questo disegno di legge, il Governo è stato superficiale - e cercherò di dimostrarlo - intempestivo e anche pasticcione. Basti ripercorrere rapidamente l'iter del provvedimento.
In Commissione, signor Ministro, le ricordo che il sottoscritto, a nome di Forza Italia, le chiese, già in tempi non sospetti, avvicinandosi la data del 31 luglio, di provvedere adeguatamente con una proroga. Lei rispose che non era intenzionata a concedere nessuna proroga.
In seguito, presentò un disegno di legge al Consiglio dei Ministri, che fu assegnato alla Commissione igiene e sanità del Senato, dove è rimasto per circa tre settimane e ne è uscito stravolto dalla stessa maggioranza, che ha eliminato l'articolo che riguardava il risk management e l'esclusività di rapporto. Pertanto, il 20 luglio, ci è pervenuto un testo, con aggiunta di articoli pasticciati, quasi pretendendo, da noi dell'opposizione, di licenziare un disegno di legge come se dovessimo mettere un timbro, senza ricordare che ci troviamo in un sistema bicamerale e che, quindi, abbiamo il dovere, verso i cittadini, di dare il nostro contributo e non di chiudere gli occhi e approvare un disegno di legge che non condividiamo in molte sue parti.
Il testo, a nostro parere, è affidabile soltanto nella parte dell'articolo 1 in cui si parla di proroghe di diciotto mesi, durante le quali le regioni dovrebbero applicare totalmente - dico dovrebbero, perché sono scettico che ci riusciranno (vi saranno le risorse necessarie?) - quanto previsto per la libera professione dei medici, come esposto dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e dal decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229.
Il testo è inapplicabile e farraginoso e non tutela completamente - come lei ha affermato, signor Ministro - il diritto dei cittadini alla libera scelta. Il cittadino è libero di scegliere da chi e dove farsi curare, nel rispetto delle regole. Con il disegno di legge in discussione, ad esempio, viene calpestata la privacy e neppure i medici sono soddisfatti, visti i paletti che sono stati posti. Leggo, ad esempio, un comunicato dell'Anaao, che non è certamente un sindacato vicino al centrodestra: «Il Governo è stato costretto a cedere non solo alle richieste dell'opposizione, ma anche a quelle poste dalla sua maggioranza, che ha voluto inserire rigidi paletti, che limitano l'esercizio dell'attività, a prescindere dai contesti organizzativi in cui si trova ad operare». Tra gli altri sindacati, la CIMO usa dei termini, che qui non vorrei ripetere: «Il disegno di legge sull'intra moenia fa schifo»; mi dispiace ripetere questo termine ma non è il mio. La CISL medici afferma: «L'intra moenia ciPag. 22piace a metà», e così via. Ancora la CIMO, l'altro ieri, ha affermato: «Questo Governo ha violato diritti contrattuali garantiti da oltre sessant'anni». Molte di queste regole, infatti, vanno recepite nei contratti collettivi di lavoro e non con un disegno di legge.
Noi di Forza Italia, quando il provvedimento è arrivato in Commissione, abbiamo voluto e chiesto fortemente - e, alla fine, abbiamo ottenuto - di audire di nuovo le maggiori sigle dei sindacati medici, che, nella stragrande maggioranza, si sono dichiarati insoddisfatti nel contenuto, pur chiedendo che venisse approvato, proprio evitare il caos della data del 31 luglio.
Abbiamo fatto nostre tali forti perplessità e, come tutti i partiti dell'opposizione, ma anche l'Italia dei Valori, non abbiamo acconsentito all'assegnazione del provvedimento in sede legislativa. Proprio in questa fase, il Governo ha mostrato un po' di presunzione - anzi, molta presunzione - sperando, forse, in un nostro ripensamento su un'eventuale sede legislativa.
Siamo arrivati, così, a giovedì 26 luglio, con tre sedute di esame della nostra Commissione, contro le tre settimane del Senato. Il 27 luglio si è riunita la Conferenza dei presidenti di gruppo - lo ricordate tutti - e ci domandiamo: perché in quella sede non è stata chiesta la calendarizzazione in Assemblea del provvedimento?
Perché la Commissione cultura ha espresso il suo parere soltanto martedì 31? Perché la Commissione bilancio ha espresso molte perplessità (come sentiremo dal nostro collega Giudice, che era presente)? Perché, infine, il Governo non ha annunciato, per tranquillizzare, un decreto-legge? Signori, fuori tempo massimo, siamo riusciti a calendarizzare oggi questo provvedimento; tutti avete ricevuto e-mail e avete letto comunicati dei sindacati, fortemente perplessi e critici verso il Governo.
Oggi, con grande senso di responsabilità, discutiamo questo disegno di legge, di cui approviamo soltanto la parte dell'articolo 1 - ripeto - in cui si parla di proroga; altri parleranno degli altri articoli. Sappiamo ascoltare ciò che viene dal Paese reale, le esigenze dei cittadini e quelle dei medici, che devono essere garantiti in una libera professione - veramente libera - pur nel rispetto delle regole. Siamo consapevoli della necessità di non cadere nel caos e di creare un vuoto legislativo di cui, tuttavia, è responsabile esclusivamente il Governo.
Anche per tale motivo, ci troviamo qui, oggi - 2 agosto - a dare il nostro contributo con chiarezza, senza infingimenti e senza inciuci! Annunciamo che, in questo periodo di proroga, ci impegneremo a migliorare un testo che non condividiamo e che non soddisfa nessuno (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale)!
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Palumbo. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PALUMBO. Signor Presidente, anch'io intervengo per esprimere la mia opinione personale e quella del gruppo Forza Italia sul provvedimento che, come ha detto il Ministro, tutti i medici attendevano e che riveste una grande importanza per quel rapporto fiduciario che dev'esserci sempre tra la salute dei cittadini, i medici e anche l'attività di questi ultimi, sia quella istituzionale, dentro gli ospedali, sia, evidentemente, quella privata al di fuori degli ospedali, per consentire anche la libertà di scelta dei pazienti stessi.
Tuttavia, vorrei dire al Ministro che il provvedimento è arrivato a noi - certo, dopo un lungo lavoro al Senato che lo ha modificato - neanche due settimane fa; abbiamo avuto a stento il tempo, come sa il presidente Lucà, di esaminarlo, in tempi abbastanza stretti; evidentemente, alcuni punti, che al Senato, probabilmente, erano sfuggiti, sono stati messi in evidenza da noi, senza nessun motivo di osteggiare il provvedimento che tutti quanti riteniamo importante.
D'altronde - come ha già detto l'onorevole Di Virgilio - quando l'iter in Commissione ha avuto esito e il provvedimento è stato trasmesso, per il parere, alle CommissioniPag. 23competenti, la stessa Commissione bilancio ha espresso parere contrario rispetto al famoso articolo 2 (sul quale, più avanti, magari, spenderò due parole); si tratta di un articolo che, nell'ambito dell'economia del provvedimento, interviene ben poco, perché è un articolo estraneo all'attività libero-professionale intra moenia dei medici. L'articolo 2, infatti, prevede il passaggio a tempo indeterminato di circa 300 dipendenti del Ministero della salute - sicuramente persone validissime - che vengono «istituzionalizzate».
Sicuramente ciò - al di là di quanto possa dire il Governo - comporterà, per il Ministero della salute, oneri che, secondo dati non ufficiali, sono stati quantificati in circa 60 milioni di euro. Sia chiaro, non ho niente contro queste persone che, sicuramente, saranno validissime; tuttavia, in linea di principio, sono sempre contrario a tutti i passaggi cosiddetti ope legis. Infatti, se ora inquadriamo nel ruolo dirigenziale circa 300 persone nel Ministero della salute, evidentemente, per qualche anno, il Ministero stesso non potrà più nominare altri dirigenti e chiunque si occuperà, in futuro, di tale Ministero, si troverà con le mani legate. Ripeto, non ho nulla contro queste persone; tuttavia, effettivamente, la questione è abbastanza strana.
Inoltre, volevo sottolineare un ulteriore aspetto: per quanto riguarda l'attività intra moenia, secondo un articolo pubblicato su Il Sole-24 Ore di qualche giorno fa, circa il 70 per cento - nello specifico il 67,5 per cento - dei medici svolge, soprattutto al sud, attività di libera professione cosiddetta allargata, in quanto, soprattutto al sud, non vi sono ancora strutture disponibili per consentire a tali medici di svolgere l'attività intra moenia, vale a dire dentro l'istituzione.
Il provvedimento prevede, pertanto, una proroga di diciotto mesi, affinché tali strutture vengano attivate e i medici possano svolgere la loro attività libero-professionale all'interno della struttura ospedaliera stessa.
Secondo noi diciotto mesi non sono abbastanza in quanto sicuramente in questo periodo di tempo le cose non cambieranno molto, soprattutto nelle regioni del meridione. Pertanto, il provvedimento in discussione non fa altro che prolungare il problema, lasciandolo ancora una volta irrisolto.
Come ho già detto nel corso della discussione in Commissione, per far svolgere l'attività libero-professionale ai medici, basterebbe applicare solamente il comma 5 dell'articolo 1 ed istituzionalizzare la previsione di stabilire in ogni struttura e unità operativa, come voi stessi affermate, i volumi di attività istituzionale. Signor Ministro e signor sottosegretario, ormai si conoscono, per ogni struttura e per ogni medico, i volumi di attività istituzionale che un medico deve svolgere, perché l'azienda non «ne perda», ma addirittura ne guadagni. Basterebbe rendere ciò obbligatorio, comunicando ad ogni unità operativa qual è il volume di attività istituzionale che deve svolgere - anche il 90 per cento - in maniera tale che l'azienda ne tragga un guadagno.
Al di là di ciò, ogni medico, oltre l'orario di lavoro stabilito e delle ore giornaliere da svolgere all'interno della struttura, potrebbe liberamente svolgere la propria attività libero-professionale dentro o fuori l'ospedale, senza alcun problema. In tal modo all'ospedale e all'ASL sarebbe garantito lo svolgimento dell'attività istituzionale interna e ai medici la libera attività. Ogni medico pagherebbe le tasse e sarebbe poi soggetto ai controlli finanziari. Eventuali omissioni, il mancato pagamento delle fatture o le dichiarazioni inesatte, sarebbero di competenza, evidentemente, della Guardia di finanza.
Invece, così facendo e con i vincoli da voi inseriti nell'ambito del provvedimento in discussione, a mio avviso difficili da attuare, relativi alle prenotazioni e ai pagamenti che devono essere fatte nelle ASL proprio per evitare eventuali evasioni fiscali, si creerà un caos - lo affermo con cognizione di causa - soprattutto nelle regioni del sud e non faremo altro che aumentare l'evasione fiscale da parte diPag. 24molti medici, i quali effettueranno molte visite e controlli come libera attività professionale, fatturando meno di prima. Costituirà un problema della Guardia di finanza accertarlo.
Spero che non si tratti di una profezia catastrofica. Tuttavia ho molti dubbi, anche perché non vi sono attualmente le strutture e il personale necessario per prendere gli appuntamenti nelle strutture sanitarie locali. Molte persone telefonano, ma nessuno risponde. Può anche accadere che vengano fissati appuntamenti molto lontani. Si tratta di qualcosa di impossibile da attuare.
Infine, vorrei far presente che l'ultimo parere giunto in Commissione è stato quello della Commissione cultura della Camera, che ha posto alcune condizioni che ritengo sicuramente giuste. Infatti, nell'ambito del provvedimento in discussione manca completamente la previsione di un rapporto, che invece deve essere costante e continuo, di collaborazione tra la facoltà di medicina dell'università e il Servizio sanitario nazionale.
Infatti, le condizioni della Commissione cultura relativi all'articolo 1 richiedono che «(...) sia definito secondo parametri stabiliti in appositi schemi tipo di convenzione tra regioni e università concordati con il Ministero dell'università e della ricerca» - così deve essere - e poi conseguentemente con i rettori. È importante che ciò venga aggiunto.
In secondo luogo, al comma 7, oltre alle regioni, all'assessorato regionale e al Ministero della salute, in questi accordi e in questo protocollo devono essere considerati anche i protocolli di intesa che ogni università conclude con la propria regione, in cui vengono stabiliti anche i rapporti della libera attività intra moenia e come quest'ultima debba essere svolta.
Pertanto, carissimo Ministro, la ringrazio per le sue parole di collaborazione. Non si è mai trattato di un ostruzionismo fine a se stesso, né di non voler approvare il disegno di legge in discussione, ma solamente di chiarire alcuni punti, che riteniamo importanti, del provvedimento che oggi verrà sicuramente approvato.
Vorrei far rilevare un elemento importante ossia che speriamo che anche la maggioranza, oltre all'opposizione così presente, contribuisca a non far venire meno il numero legale perché è importante che il provvedimento al nostro esame venga alla fine approvato da tutti.
Ci è stato rimproverato di voler fare ostruzionismo e di non voler approvare il disegno di legge in oggetto. Non lo abbiamo mai detto, abbiamo voluto solo dei chiarimenti su alcuni dubbi che ancora riteniamo importanti.
(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 2937)
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, il deputato Grassi.
GERO GRASSI, Relatore. Signor Presidente penso che si possa procedere sulla base della relazione considerando che la risposta alle osservazioni fatte dal collega Palumbo è nella necessità di approvare il provvedimento al nostro esame, senza il quale l'intero sistema sanitario sarebbe sconvolto.
LIVIA TURCO, Ministro della salute. Signor Presidente, ringrazio nuovamente ribadendo che ci sarà motivo di ulteriori chiarimenti in Commissione. Tuttavia in questo momento mi sembra importante - come dicevo prima - nei confronti del sistema sanitario, dei nostri cittadini, del Paese e dei medici, approvare il provvedimento in esame.
(Esame degli articoli - A.C. 2937)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge.Pag. 25
Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) e la V Commissione (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri che sono distribuiti in fotocopia (Vedi l'allegato A - A.C. 2937 sezioni 1 e 2).
(Esame dell'articolo 1 - A.C. 2937)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 2937 sezione 3).
Ha chiesto di parlare il deputato Baiamonte. Ne ha facoltà.
GIACOMO BAIAMONTE. Signor Presidente, oggi approveremo questo provvedimento fuori tempo massimo e ciò perché il Governo aveva chiesto di assegnarlo alla Commissione in sede legislativa, come è avvenuto al Senato.
Vedete, onorevoli colleghi, il nostro Paese ha una Costituzione che prevede un sistema di bicameralismo perfetto, invece da un certo periodo a questa parte è entrato nella convinzione generale del Parlamento il fatto che, se uno dei due rami del Parlamento approva un provvedimento - e ciò accade spesso in Senato - esso debba essere automaticamente approvato anche dall'altro ramo.
Ciò è sbagliato, è anticostituzionale; queste sono le ragioni per le quali non eravamo d'accordo. Signor Sottosegretario, lei sa benissimo che io personalmente le avevo detto che tale provvedimento è vergognoso: lo ribadisco e le dirò le motivazioni.
Proprio riferendosi all'articolo 1, il Ministro ha affermato che il provvedimento è utile per i cittadini e per il medico e su ciò non ho dubbi: il cittadino deve potersi rivolgere al medico in cui ripone fiducia per la cura della sua persona, però allo stesso tempo il medico ha il diritto, costituzionalmente parlando, di potere esercitare la sua professione.
Signor Ministro, signor sottosegretario, non ho nulla contro l'attività intra moenia, anzi plaudo ad essa e sono perfettamente d'accordo, però mi sarei immaginato che il Governo potesse elaborare un sistema di intra moenia stricto sensu, non come è strutturata oggi o come l'avete organizzata.
Il medico ha il diritto di svolgere la propria attività professionale e l'azienda il dovere di fornirgli le strutture. E perché, dal momento che le aziende sono inadempienti, il medico deve sobbarcarsi le spese delle strutture al posto dell'azienda?
Perché considerate valido un principio di questo genere? Ecco dov'è l'opportunismo di un provvedimento, che è veramente da bocciare, non da approvare completamente.
In secondo luogo, avete incluso, all'articolo 2, una previsione che crea lo scompiglio in seno al Ministero della salute, favorendo alcuni funzionari rispetto ad altri. Su questo aspetto la Commissione bilancio, in un primo tempo, si era giustamente ribellata e aveva fatto le sue rimostranze, ma poi avete cercato di cambiare le carte, di convincerla e avete ottenuto il parere favorevole.
Per quanto riguarda la VII Commissione, che ha mosso rilievi fondamentali, signori miei, signor sottosegretario, signor Ministro, voi ve ne siete fregati! Lo ha già detto l'onorevole Palumbo e lo ribadisco, perché è un aspetto fondamentale: nel punto b) del proprio parere la Commissione cultura afferma: «Si preveda espressamente, per il personale universitario, che l'attività di assistenza collegata alla ricerca e alla didattica - si tratta di preparare i nuovi medici, i nuovi specializzandi - non sia in alcun modo penalizzante dall'esercizio dell'attività privata». Ma voi di ciò ve ne fregate, signori miei! Avete preso dei provvedimenti, che sono contro il medico e vi spiego subito le ragioni. Non avete preso in considerazione il fatto che oggi il medico esercita l'attività intra moenia e le aziende non si preoccupano di stipulare le assicurazioni nei riguardi del personale sanitario, dei medici, degli infermieri, dei tecnici di radiologia e altro. Di ciò ve ne fregate e permettete che le assicurazioni facciano gli strozzini nei riguardi dei medici. È vergognoso, signori miei! Vi dovete vergognare!Pag. 26
Di recente abbiamo approvato un provvedimento che riguarda la giustizia. Ebbene, da questo punto di vista ho riscontrato la sensibilità da parte del Governo e del Parlamento di prevedere che ai magistrati non sia applicata alcuna responsabilità, né civile né penale: perché la stessa sensibilità non l'avete, signori miei, nei riguardi dei medici, del personale sanitario che lavora nelle strutture per il cittadino, senza avere un riconoscimento da parte di questo Governo? Signori, il medico ha una responsabilità civile non indifferente e deve pagare di persona, anche pecuniariamente, nell'eventualità che venga condannato.
L'aspetto grave è che non c'è soltanto la responsabilità civile: il nostro è l'unico Paese che prevede anche la responsabilità penale per i medici! Questo è grave, signori miei! Il medico viene da voi sacrificato in tutti i sensi e in tutte le maniere, viene vessato e di ciò - lo ripeto - vi dovete vergognare, signor Ministro! Preciso anche che, a titolo personale, voterò contro questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore....
GIANNI MANCUSO. Signor Presidente, avevo chiesto di parlare...
PRESIDENTE. Non mi era stato segnalato.
GIANNI MANCUSO. L'ho segnalato al banco della Presidenza, prima che iniziasse la discussione.
PRESIDENTE. Non mi è arrivata la segnalazione. Le chiedo scusa. Prego, deputato Mancuso, ha facoltà di parlare.
GIANNI MANCUSO. Signor Presidente, intervengo sul complesso degli emendamenti e non interverrò più sui singoli emendamenti.
Un quotidiano economico ha titolato: «Intra moenia e caos scadenze». Un altro quotidiano ha titolato: «Intra moenia appesa ad un filo». Martedì scorso, in Commissione, abbiamo tutti - intendo i colleghi della XII - vissuto in diretta l'imbarazzo del presidente che, suo malgrado, tentava di trovare, col buonsenso che caratterizza la sua attività, un ordine ai nostri lavori. Così come si comprende l'imbarazzo che ha caratterizzato in questi giorni la maggioranza e il Governo, perché dopo l'approvazione a tempo di record (Commenti)...
PRESIDENTE. Scusate. Rinnovo l'invito all'Assemblea a un comportamento che ci consenta di ascoltare. Grazie.
GIANNI MANCUSO. Stavo dicendo che dopo l'approvazione a tempo di record del Senato, da parte della Commissione sanità in sede deliberante, il provvedimento arriva alla Camera in fretta e furia, con la spada di Damocle dell'approvazione entro il 31 luglio. Oggi è il 2 agosto e la brutta figura rimane: se andrà bene, sarà pubblicato ed entrerà in vigore il 4 o il 5 agosto.
Dopo l'assurda scadenza del 31 luglio proposta appunto dal decreto-legge Bersani, aziende sanitarie e regioni dovranno organizzare strutture e gestioni delle attività, a pena di commissariamento dei direttori generali e sospensione dei finanziamenti. La rapida approvazione al Senato è figlia di furbizie dell'ultima ora: sono state stralciate le norme sul rischio clinico e soprattutto quelle che riguardano l'obbligatorietà dell'esclusività dell'attività professionale. La principale novità introdotta dal disegno di legge in questione è la proroga di 18 mesi per la cosiddetta intra moenia allargata negli studi privati ed in assoluto per l'attuale regime della libera professione. Secondariamente, si prevede la possibilità di ottenere il part time, un inasprimento delle pene per le aziende e regioni che non rispettino le regole, l'obbligo di trattare in 72 ore le urgenze differibili, cioè quelle patologie subacute che possano attendere da uno a tre giorni.
Nei giorni scorsi si sono svolte le audizioni dei sindacati medici, che hanno tutti sottolineato l'urgenza della proroga diPag. 2718 mesi, ma hanno anche mosso numerose critiche al testo del Senato. Infatti ANAAO, CIMO, ANPO e CISL-Medici, con sottolineature diverse, hanno espresso la rispettiva insoddisfazione: parlano di appesantimento rispetto al testo licenziato dal Consiglio dei Ministri, di paletti troppo rigidi, che limitano l'attività indipendentemente dai contesti organizzativi; denunciano come gli strumenti per regolare l'attività intra moenia siano materia contrattuale e di competenza regionale. Solo sul punto della proroga di 18 mesi c'è un sostanziale accordo e, in qualche caso, compiacimento.
Il problema vero è sempre quello delle risorse necessarie a organizzare le aree da destinare alla libera professione. Le regioni più avanzate, dal punto di vista delle risposte sanitarie, hanno da tempo avviato progetti di riqualificazione delle grandi strutture e dopo aver superato le emergenze, che cambiano ovviamente da struttura a struttura, potranno dedicarsi al reperimento di spazi, per dare risposte alle esigenze dell'attività intramuraria. Occorreranno anni e la ulteriore proroga di 18 mesi potrebbe - potrà - quasi certamente risultare insufficiente. Non possiamo dimenticare che i direttori generali delle aziende sanitarie sono impegnati tutti giorni a combattere con problemi molto seri legati all'erogazione di servizi sanitari ai cittadini italiani, che esprimono una forte domanda di salute. Prima di pensare alla possibilità di estendere l'attività intra moenia, si dibattono in gravi, talvolta gravissime difficoltà legate alla carenza di personale, causato dal blocco delle assunzioni, che ormai data da tre leggi finanziarie, e dalla gestione delle ferie, molto più banalmente o, ancora, devono combattere con problemi seri come la sicurezza per i pazienti. Un'ulteriore difficoltà è rappresentata dalla necessità di avviare la centralizzazione delle prenotazioni e del servizio di incasso degli onorari previsti per le prestazioni di intra moenia, nell'ottica di coordinare e controllare le attività ed evitare una concorrenza sleale nei confronti dell'azienda.
In conclusione, desidero evidenziare come il testo approvato dal Consiglio dei ministri nel maggio scorso sia stato stravolto: il Governo è stato infatti costretto a cedere da un lato ad alcune istanze proposte dalla minoranza, dall'altro a richieste ideologiche provenienti sempre dalla maggioranza, che ha voluto inserire rigidi paletti per limitare l'esercizio dell'attività libero-professionale. Nel corso della XIII legislatura la materia fu trattata dal Governo di allora, in particolare dal Ministro Bindi, in maniera ideologica: si voleva infatti mettere tutti i medici sotto la «cappella» della pubblica amministrazione, nonostante l'assenza di strutture adeguate e violentando, di fatto, la libera professione medica. I cittadini non capivano allora - e continuano a non capire oggi - come sia possibile ottenere la medesima prestazione con un'attesa di tre mesi pagando il ticket e mettendosi in lista, o il giorno stesso che ci si presenta in ospedale, con lo stesso medico e nella stessa struttura, in regime di libera professione intra moenia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lucchese. Ne ha facoltà.
FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor Presidente, signor Ministro, la tutela della salute dei cittadini e la valorizzazione della professionalità dei medici sta naturalmente a cuore anche a noi: grazie, signor Ministro, per avercelo ricordato. È con questo spirito che affrontiamo la discussione e l'approvazione del provvedimento. Esso ci trova concordi per quel che riguarda i commi 1, 2 e 3 dell'articolo 1, che stabiliscono principi giusti, mentre non ci trovano d'accordo le altre misure previste dai successivi commi dell'articolo 1 (dal 4 in poi): su questi ultimi abbiamo anzi molte perplessità, così come le hanno avute i sindacati che abbiamo ascoltato in Commissione. Devo anzi dire che i sindacati non hanno condiviso né queste misure, né il modo secondo cui esse sono state portate avanti in questo provvedimento. Desideriamo dunque che rimanga agli atti l'insoddisfazione, nostra e di tuttaPag. 28la classe medica, su queste misure non condivise; ci auguriamo anzi che in futuro vi sia la possibilità di riconsiderarle. Il nostro atteggiamento va perciò in questa direzione, poiché non siamo soddisfatti di queste norme e vogliamo che esse siano riviste così come lo vuole la classe medica, sempre nell'interesse dei cittadini e per la valorizzazione della professionalità medica. Per queste ragioni abbiamo presentato emendamenti per sopprimere i ricordati commi dell'articolo 1.
Passo agli altri articoli. Sull'articolo 2, che stabilisce l'inquadramento dei dirigenti del Ministero della salute, abbiamo manifestato alcune perplessità: vogliamo chiarire infatti - come abbiamo già fatto in Commissione - che non abbiamo nulla in contrario e anzi siamo d'accordo sul fatto che tali professionisti siano inquadrati come dirigenti. Il relatore ha però affermato che ciò avviene nell'invarianza degli oneri; non capisco cosa ciò significhi: se i ricordati professionisti sono inquadrati nel ruolo dei dirigenti, ovviamente essi hanno diritto anche all'inquadramento economico conseguente. Che sia dunque chiaro e che rimanga agli atti che così è - e non è diversamente - poiché attraverso una parola - invarianza - si vuole coprire il problema: è un modo ambiguo e ipocrita di affrontare le questioni.
Ci troviamo invece d'accordo sia sull'articolo 3, attinente il tempo parziale alla dirigenza sanitaria, sia sull'articolo 4, concernente il differimento del termine per le prestazioni aggiuntive da parte degli infermieri e dei tecnici sanitari di radiologia medica. Nel complesso, dunque, preannuncio la nostra astensione su questo provvedimento, poiché abbiamo a cuore questi problemi, ma desideriamo sia chiaro che il testo non ci soddisfa completamente e che vogliamo che la salute dei cittadini e la professionalità dei medici siano davvero tutelati. Siamo disponibili a discutere, come facciamo oggi in questa sede, in «zona Cesarini», questo testo che il Governo ha presentato con così gran ritardo.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione sulle proposte emendative riferite all'articolo 1.
GERO GRASSI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario su tutti gli emendamenti.
LIVIA TURCO, Ministro della salute. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Montani 1.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Votanti 294
Maggioranza 148
Prendo atto che la deputata Balducci ha segnalato che non è riuscita a votare e che il deputato Fiano ha segnalato di non essere riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Di Virgilio 1.50, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che il deputato Fiano ha segnalato di non essere riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto contrario e che la deputata Balducci ha segnalato che non è riuscita a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Montani 1.16. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Montani. Ne ha facoltà.
ENRICO MONTANI. Signor Presidente, l'emendamento 1.16 che ho presentato tende a stabilire che «in caso di mancato completamento degli interventi di ristrutturazione edilizia entro il termine indicato al comma 2, la regione inadempiente è sanzionata con la revoca delle risorse (...)». Considerato che solo alcune regioni del Nord hanno finora approvato un programma regionale di interventi di edilizia sanitaria, la misura proposta dall'emendamento in esame sembra di buonsenso e su di esso chiediamo un voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
UGO LISI. Signor Presidente, desidero sottolineare, anche a nome del gruppo di Alleanza Nazionale, ciò che il collega Montani ha voluto esplicitare ed esternare attraverso la presentazione del suo emendamento 1.16. Ci troviamo di fronte a questo impianto, mentre già su Il Sole 24 ore del 31 luglio si può leggere che alcune regioni marceranno con un regime verso strutture edilizie nuove e prima del 2010, con la chiusura dei cantieri, ad esempio in Lombardia, gli spazi in casa per l'intra moenia spunteranno solo subito dopo il 2010.
Quindi, al di là del provvedimento che ci apprestiamo ad approvare oggi, abbiamo già alcune regioni che sono avanti (e può essere anche il caso della «virtuosa» Toscana, mi si passi il termine), mentre in Lombardia che, grazie alla Casa delle libertà ed al suo Governo è altrettanto virtuosa, ci troviamo di fronte ad una situazione per la quale gli stessi amministratori ammettono che, se non si chiuderanno i cantieri non sarà possibile applicare le misure previste dal provvedimento al nostro esame dopo il 2010. Per tali ragioni, condivido ciò che ha detto il collega Montani (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Montani 1.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Prendo atto che la deputata Balducci ha segnalato che non è riuscita a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Di Virgilio 1.4 e Lucchese 1.27, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Montani 1.18, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Di Virgilio 1.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Montani 1.19, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Avverto che l'emendamento Montani 1.17 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Montani 1.21, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Montani 1.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Di Virgilio 1.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Di Virgilio 1.2 e Lucchese 1.28, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Di Virgilio 1.1 e Lucchese 1.29, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Di Virgilio 1.3 e Lucchese 1.30, non accettati dalla Commissione né dal Governo e sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Montani 1.22, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Di Virgilio 1.6 e Lucchese 1.31, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Di Virgilio 1.7, Montani 1.23 e Lucchese 1.32, non accettati dalla Commissione né dal Governo e su cui la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Di Virgilio 1.8, Montani 1.24 e Lucchese 1.33, non accettati dalla Commissione né dal Governo e su cui la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Montani 1.25, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Di Virgilio 1.9 e Lucchese 1.34, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Di Virgilio 1.10 e Lucchese 1.35, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Di Virgilio 1.11 e Lucchese 1.36, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che la deputata Velo ha segnalato che non è riuscita a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Di Virgilio 1.12 e Lucchese 1.26, non accettati dalla Commissione né dal Governo e su cui la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Votanti 270
Astenuti 203
Maggioranza 136
Prendo atto che i deputati Pegolo e Lumia hanno segnalato che hanno erroneamente espresso un voto contrario e che avrebbero voluto votare a favore.
(Esame dell'articolo 2 - A.C. 2937)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 e dell'unica proposta emendativa ad esso presentata (Vedi l'allegato A - A.C. 2937 sezione 4).
Ha chiesto di parlare il deputato Giudice. Ne ha facoltà.
GASPARE GIUDICE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, vi pregherei di prestare un attimo di attenzione perché i componenti della CommissionePag. 34bilancio e i componenti della Commissione di merito hanno predisposto un emendamento soppressivo dell'articolo 2. È importante, colleghi, che dica in premessa che tale emendamento soppressivo non riguarda assolutamente il merito del provvedimento - che in alcuni punti può anche essere condivisibile - ma ne rigetta, nella maniera più assoluta, il metodo. Infatti, l'articolo 2 presenta un contenuto chiaramente oneroso e quantificabile in un importo di spesa non inferiore ai 60 milioni di euro.
È inutile che il relatore, all'inizio dell'esame durante la discussione sulle linee generali, si sia nascosto dietro il rispetto di una clausola di invarianza finanziaria assolutamente inesistente. Colleghi, il dramma di questo metodo - e ribadisco che non si tratta del merito - risiede nella seguente considerazione. Se il provvedimento in esame fosse pervenuto in prima lettura in questo ramo del Parlamento, le ipotesi sarebbero state due, signor Ministro: o il Ministero dell'economia e delle finanze avrebbe indicato un'adeguata copertura della norma o la Commissione avrebbe raccomandato, nel rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, la soppressione dell'articolo.
Tuttavia, poiché il provvedimento in esame è giunto alla seconda lettura e non può tornare al Senato, questo ramo del Parlamento oggi si appresta ad approvare un provvedimento che, pur essendo condivisibile, è assolutamente privo di copertura finanziaria, come evidenzia il nulla osta sul testo del provvedimento espresso questa mattina in Commissione bilancio che non ha nulla a che vedere con la realtà dei fatti.
Infatti, nel parere rilasciato questa mattina dalla Commissione bilancio si contiene - fatto mai avvenuto in quella Commissione - un «nulla osta nel presupposto che, al fine di garantire l'effettività della clausola di invarianza di cui al comma 2 dell'articolo 2, l'inserimento dei dirigenti delle professionalità sanitarie in apposita sezione del ruolo dirigenziale del Ministero della salute sia realizzato sulla base di specifico provvedimento dell'amministrazione interessata, tenuto conto delle corrispondenti vacanze in organico dei dirigenti di seconda fascia dello stesso Ministero e nel rispetto dei vincoli in materia di assunzione di personale e dell'invarianza del trattamento economico».
Si tratta, cioè, di un presupposto indicato per aggirare il fatto che il provvedimento è scoperto e per aggirare la clausola voluta dal comma 4 dell'articolo 81 della Costituzione. Quindi, oggi, alla Camera si sta ponendo un presupposto assolutamente pericoloso, signor Presidente, e grave per la necessità dettata dalla norma Costituzionale.
Invito il Governo e il Ministro - che pare non essere interessato alla questione che stiamo trattando - a considerare con grande attenzione la vicenda legata all'articolo 2 e alla sua copertura finanziaria e invito i commissari della Commissione bilancio, anche dell'opposizione, per coerenza con il mandato che esercitano in quella Commissione, a votare per la soppressione dell'articolo 2, il che darebbe coerenza e dignità alla loro attività (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
LINO DUILIO, Presidente della V Commissione. Chiedo di parlare per una precisazione.
LINO DUILIO, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire perché le considerazioni che sono state svolte dall'onorevole Giudice sono particolarmente rilevanti e fanno riferimento all'iter del provvedimento nella nostra Commissione, che è deputata, come tutti i colleghi sanno, a verificare che esistano alcuni presupposti per la formulazione di un parere positivo.
Vorrei, dunque, fornire brevemente alcuni chiarimenti in ordine alla questione sollevata dall'onorevole Giudice circa il parere espresso dalla Commissione bilancio.
Considerata la delicatezza della questione nei termini posti dall'onorevole Giudice, che mette in discussione la garanziaPag. 35della funzione affidata dalle norme regolamentari alla Commissione bilancio a tutela della finanza pubblica, ritengo di fornire alcune precisazioni considerando doveroso precisare che, a mio giudizio, non è stata effettuata alcuna forzatura da parte della Commissione.
Vorrei ricordare che sull'articolo 2 del provvedimento in esame si è svolta, come succede regolarmente in Commissione, un'accurata istruttoria che ha tratto spunto dagli elementi di documentazione predisposti dagli uffici.
In sostanza, si è evidenziato il rischio che le disposizioni del comma 1 dell'articolo 2 possano dar luogo, in sede di attuazione, a nuovi o maggiori oneri non adeguatamente quantificati né coperti.
Si è nel contempo osservato che la clausola di invarianza inserita al Senato al comma 2 del medesimo articolo poteva prestarsi ad essere intesa come meramente formale e non sufficiente a garantire la sostenibilità finanziaria delle disposizione di cui al comma 1.
La Commissione bilancio ha quindi deciso, non avendo ottenuto sufficienti elementi di chiarimento da parte del Governo in questa prima fase di trattazione della materia, di sospendere l'espressione del parere per sottoporre la questione medesima alla Commissione di merito, affinché valutasse l'eventualità di apportare al testo una modifica volta a scongiurare il rischio che si determinassero nuovi o maggiori oneri.
Il presidente della Commissione affari sociali mi ha inviato una lettera di risposta, nella quale si dà conto dei chiarimenti forniti dal rappresentante del Ministero di settore presso la medesima Commissione. Tali chiarimenti precisano che le disposizioni del comma 1 debbono interpretarsi nel senso che l'attuazione del comma 2 non può dare luogo, per il personale di cui al comma 1 del medesimo articolo, alla revisione del relativo trattamento giuridico ed economico, che resta quello previsto per il medesimo personale dai vigenti contratti collettivi nazionali di lavoro dell'area 1 della dirigenza.
La Commissione bilancio si è, quindi, nuovamente convocata, prendendo atto di tale chiarimento e delle ulteriori precisazioni fornite dal rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze, secondo cui l'inserimento in apposita sezione del ruolo dirigenziale del Ministero della salute può avere ulteriore seguito nel presupposto che il conferimento della titolarità degli incarichi di funzione dirigenziale sia regolato con specifico provvedimento dell'amministrazione, tenuto conto delle corrispondenti vacanze nell'organico dei dirigenti di seconda fascia del Ministero della salute, nel rispetto dei vincoli in materia di assunzione di personale e della invarianza di trattamento economico, così come previsto dal comma 2 dello stesso articolo. La Commissione ha, quindi, espresso parere di nulla osta, nel presupposto che le disposizioni dell'articolo 2 siano interpretate nel senso dei chiarimenti acquisiti.
In sostanza, per terminare, il parere espresso dalla Commissione bilancio risulta suffragato dalle precise indicazioni fornite sia dal Ministero di settore, che dal Ministero dell'economia e delle finanze, tali da consentire di sostanziare la clausola di invarianza di cui al comma 2. I chiarimenti forniti debbono intendersi alla stregua di una interpretazione autentica della volontà del legislatore, idonei ad evitare qualunque incertezza sul piano attuativo.
Ricordo, da ultimo, che si era anche ipotizzato di accompagnare il parere espresso dalla Commissione bilancio con un ordine del giorno, che ci si appresta a presentare in Assemblea, che impegnasse il Governo a dare attuazione alle disposizioni dell'articolo 2, nel senso di assumere i chiarimenti acquisiti.
Tutto ciò premesso, signor Presidente, onorevoli colleghi - scusandomi per essermi soffermato a lungo sui dettagli di tale questione che ritengo particolarmente rilevante, perché attiene, come ho già detto, al ruolo di presidio della Commissione bilancio della Camera - penso di poter affermare, con assoluta serenità e in coscienza, che non vi è stata alcuna forzatura,Pag. 36né sottovalutazione da parte della Commissione bilancio della problematicità delle disposizioni recate dall'articolo 2. Inoltre, la soluzione cui si è pervenuti - per quel che riguarda l'interpretazione da attribuire al medesimo articolo in relazione all'esigenza di garantire l'effettività della clausola d'invarianza ivi contenuta - ritengo si possa considerare soddisfacente e tale da scongiurare il rischio che si determinino nuovi o maggiori oneri privi di adeguata quantificazione e copertura. Con ciò penso di avere interpretato evidentemente le preoccupazioni non solo dei colleghi di maggioranza, ma anche dei colleghi di opposizione, che sono state rappresentate dall'onorevole Giudice e confido che con tale spiegazione non sorga alcun dubbio circa la correttezza dell'operato della Commissione bilancio della Camera dei deputati.
PRESIDENTE. Ricordo che la discussione verte sul complesso degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare il deputato Alberto Giorgetti. Ne ha facoltà.
ALBERTO GIORGETTI. Signor Presidente, volevo riprendere, a nome del gruppo di Alleanza Nazionale, il tema posto dal collega Giudice, anche alla luce delle considerazioni del presidente Duilio, che ha ricostruito con puntualità i passaggi seguiti all'interno della Commissione. Mi permetto però di osservare immediatamente, presidente Duilio, che lei ha esposto l'iter del confronto che si è avuto sul merito della scelta legata alla copertura finanziaria, ma la realtà è che, dal punto di vista concreto, non abbiamo risolto il problema.
Noto con piacere come in questa Assemblea venga portato tale esempio per indicare quello che dovrebbe essere il metodo di valutazione legato alla copertura finanziaria di provvedimenti delicati - quale quello relativo al tema della sanità che stiamo affrontando - ; più in generale, ciò dimostra la linea di azione della maggioranza e del Governo sul versante del controllo della spesa pubblica, che è assolutamente debole.
Purtroppo, presidente Duilio e Presidente Bertinotti, in questa prima parte di legislatura più volte, su vari provvedimenti, ci siamo trovati di fronte a logiche di copertura assolutamente discutibili, dovendo rinviare alla fase successiva della discussione in Assemblea degli ordini del giorno la tutela delle esigenze di copertura che radicano, invece, la competenza della Commissione bilancio in ordine alla puntuale verifica dell'esatta applicazione delle norme del Regolamento attuative dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione.
Anche questa volta, per logiche di natura politica, abbiamo di fatto rinunciato - e vi ha rinunciato la maggioranza per prima, nell'obiettivo di non modificare il provvedimento in esame per preservare le logiche già ponderate al Senato - a porre la clausola fondamentale volta a fornire elementi di garanzia sulla tenuta dei conti pubblici. Vorrei, al riguardo, richiamare il documento posto alla nostra attenzione dalla Corte dei conti, in merito alle coperture adottate nel periodo tra settembre e dicembre 2006. Si tratta di un periodo abbastanza limitato, ma si evince dalla valutazione della Corte dei conti come, da parte del Parlamento e della maggioranza - la quale, in particolar modo, è deputata a indicare un percorso normativo di sereno confronto con l'opposizione (e comunque, in tal senso, la responsabilità è soprattutto della maggioranza) -, vi sia stata una sottovalutazione dei profili di copertura delle norme approvate. Quindi, vi è una spesa che cresce, e cresce in particolar modo con riferimento a tale settore, Presidente Bertinotti. Abbiamo appena affrontato, nel DPEF, una discussione molto approfondita sugli scenari ovvero sulla riduzione della pressione fiscale, sull'aumento del gettito, sulla riduzione della spesa; è chiaro, però, che con questi provvedimenti - come ha affermato correttamente l'onorevole Giudice - rischiamo concretamente di contribuire alla crescita della spesa pubblica senza un controllo diretto.
Non ci accontentiamo, francamente, delle rassicurazioni che sarebbero fornitePag. 37da un impegno ministeriale di settore - mi riferisco al Ministero della salute - circa il fatto di poter intervenire su diritti riconosciuti con legge irreggimentandoli in qualche modo con una norma di fonte di rango secondario ovvero con decreto del Ministero della salute. Un decreto che dovrà, comunque, tener conto degli aspetti normativi, la cui debolezza è dimostrata, presidente Duilio, solo che si consideri la presentazione di un ordine del giorno rafforzativo.
Quindi, Presidente, in conclusione riteniamo che tale norma sia scoperta e gli stessi uffici hanno individuato, nell'emendamento Zorzato 2.50, una proposta in grado di fornire garanzie al riguardo, in maniera molto asettica, mancando un richiamo alla puntuale applicazione, da parte della Commissione di riferimento, dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione.
Pertanto, come gruppo di Alleanza Nazionale, invitiamo a esprimere un voto favorevole alla soppressione dell'articolo 2, per inviare un segnale chiaro sul tema del controllo della spesa pubblica, al di là del merito della scelta, e, quindi, ovviamente degli impegni che assumiamo nei confronti del popolo italiano per garantire maggiore certezza ai servizi che attiveremo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Baldelli. Ne ha facoltà.
SIMONE BALDELLI. Signor Presidente, trovo piuttosto singolare che si proceda in quest'aula in via assolutamente interpretativa su questioni, che hanno anche un rilievo di natura politica, oltre che giuridica.
La questione dell'articolo 2 è relativa alla messa in ruolo di questi dirigenti di seconda fascia (che sono circa duecento, anche alcuni sostengono che sono molti di più), medici del Ministero della salute: sembra difficile che, soltanto attraverso un carteggio, per quanto intellettualmente onesto, tra presidenti di commissione e ministero, si eviti che, una volta attribuita loro la posizione, si riesca a lasciarli lì senza dare loro l'incarico e la retribuzione di risultato, che aggiunge il 30 per cento della retribuzione al loro stipendio. È difficile che tutto ciò, quindi, avvenga senza oneri.
È altrettanto difficile, signor Presidente, riuscire a far entrare in ruolo questi dirigenti e conferire loro incarichi, coprendo progressivamente le vacanze a seguito di pensionamenti di altri dirigenti della stessa fascia: per far andare in pensione duecento dirigenti di seconda fascia - anche nell'ipotesi in cui fossero in tale numero - ci vorrebbero decenni.
Invito, pertanto, ad una riflessione e pongo una domanda retorica: non era preferibile prevedere una copertura per questo articolo? Sembra un modo di procedere assai singolare anche il brutto andazzo di andare avanti, nel presupposto che si tratti di comportamenti anomali rispetto alla prassi vigente e alle leggi in vigore, non potendo comportare nuovi oneri perché la copertura non è stata prevista.
Non ci resta che sottolineare, pertanto, tale aspetto - al netto del nostro consenso politico al significato dell'articolo 2 - dando rilievo al fatto che non è stata prevista una copertura finanziaria adeguata: ciò si ripercuoterà necessariamente in termini di contenzioso e di aspettative - che verranno deluse - di questi medici del Ministero della salute che entreranno in ruolo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Crosetto. Ne ha facoltà.
GUIDO CROSETTO. Signor Presidente, vorrei interpellare il Ministro presente in aula, perché gli interventi del collega Giudice, del collega Giorgetti e del presidente della Commissione bilancio hanno lasciato aperto in tutti noi un dubbio che, leggendo l'articolo in esame, non può essere risolto con un ordine del giorno o con un'interpretazione data a voce in aula.
La sintesi è la seguente: siamo di fronte a un articolo che fa una «marchetta» - l'Assemblea mi scusi per il termine - da trecento posti di lavoro, regalando la dirigenza di seconda fascia senza alcun tipoPag. 38di concorso pubblico o di concorso interno: conseguenza di ciò, come affermano gli stessi atti del Governo - che cito - saranno «le ripercussioni che tale operazione determinerebbe in relazione al conferimento della titolarità degli uffici dirigenziali con riflessi negativi sulla funzionalità dell'amministrazione». È lo stesso Governo ad affermarlo, commentando la norma che ci propone.
Signor Ministro, ci troviamo di fronte a trecento persone alle quali sarà regalata la seconda fascia. Ci può stare: la legge lo consente. Tuttavia, il fatto di regalare la seconda fascia a trecento persone, senza prevedere la copertura dei costi, non può certamente essere tollerato dalla Camera, ai sensi dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione!
Quello fornito dal presidente Duilio e dai colleghi che mi hanno preceduto non è solo un parere tecnico, così come sembra; si tratta di un obbligo che costituzionalmente la Camera ha: verificare che le norme che approviamo abbiano un'adeguata copertura finanziaria. Questa norma può valere 60 o 70 milioni di euro (poca cosa - lei dirà - rispetto al buco che ci prepariamo ad avere nel 2008!), ma essa, comunque, è palesemente scoperta.
La giustificazione che l'ottimo presidente della Commissione bilancio adduce, arrampicandosi sui vetri, non è una giustificazione che l'Assemblea può accettare: questa non può sentirsi dire che la norma determinerà questi costi, ma che si farà in modo di non determinarli!
Il provvedimento in esame determina dei costi, i costi ci sono e il Governo deve coprirli, oppure, qualora non vi sia la copertura, si può votare l'emendamento soppressivo della norma in esame, riportando queste trecento persone all'interno delle regole che valgono per le altre decine di migliaia di dipendenti della pubblica amministrazione, eliminando un percorso privilegiato che va contro gli altri e privilegia soltanto alcuni eletti, e non preparando un ulteriore buco sulla sanità per il prossimo anno.
Lei sa bene, signor Ministro, che i conti del 2006 che stanno per chiudersi prevedono per la sanità un buco di 7 milioni di euro, che nel 2007 ammonterà probabilmente a circa 13 milioni, per un totale di 20 milioni.
Sono poca cosa 60 milioni di euro; ma, mentre su quei 20 milioni come Parlamento non abbiamo alcuna possibilità di incidere, perché si tratta di una spesa regionale, su questi 60-70 milioni di buco ulteriore possiamo incidere in modo molto semplice: esercitando un nostro diritto e sopprimendo, con un emendamento ad hoc, su cui poi interverremo nuovamente, questa norma, che è assurda - lo ripeto - dal punto di vista finanziario e dal punto di vista della giustizia nei confronti di tutti i dipendenti pubblici. Non ha senso privilegiarne trecento, per motivi che non si conoscono!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Contento. Ne ha facoltà.
MANLIO CONTENTO. Signor Presidente, la vicenda sottoposta al suo esame, a mio giudizio, la chiama direttamente in causa, perché riguarda anche una questione relativa al Regolamento e all'applicazione delle disposizioni legislative relative alla copertura dei provvedimenti legislativi.
Credo, signor Presidente, che il fatto di trovarsi abitualmente di fronte a clausole formali, come quella di cui ci stiamo occupando in questo momento, imponga - ed è questa la richiesta che le rivolgo - di sottoporre la questione alla Giunta per il Regolamento.
In altre parole questo caso è emblematico di una situazione abbastanza strana, in forza della quale da un lato si sostiene che la clausola di invarianza garantisce il rispetto della prescrizione dell'articolo 81 della Carta costituzionale, dall'altro viene rimessa al Ministero competente l'interpretazione delle modalità con le quali l'invarianza della spesa debba essere garantita.
Ho una forte perplessità sul fatto che tale interpretazione possa essere demandata, da parte della Commissione bilancio, al Ministero competente. Infatti, se cosìPag. 39fosse, non vi sarebbe più quel ruolo di verifica e di controllo che la Commissione bilancio assicura al Parlamento, in quanto tale controllo sarebbe paradossalmente rinviato alle argomentazioni di merito, per quanto tecniche, fornite dal Ministero, mentre è esattamente questo - ripeto - l'aspetto che dovrebbe essere sottoposto al controllo della Commissione bilancio.
Questo è un aspetto su cui, signor Presidente, non possiamo rimanere indifferenti. Guardiamo il caso emblematico che è emerso in quest'aula: si sostiene che il Ministero - mi perdonerà il Presidente se fornisco una mia interpretazione - abbia garantito sostanzialmente una sorta - perdonatemi - di inquadramento di serie B, che non comporterebbe, sotto questo profilo, alcun onere finanziario.
Ora, a prescindere dalla singolarità di questa interpretazione, che viene offerta dal Ministero, mi permetto di fornire due ipotesi di lettura. In base alla prima, se questa affermazione fosse corretta, qualcuno dovrebbe spiegare perché il Ministero competente, nella formulazione normativa, non ha indicato espressamente che quell'inquadramento avviene ferme restando le situazioni giuridiche ed economiche del personale che viene inquadrato.
In tal caso, la Commissione bilancio non avrebbe avuto alcuna difficoltà a ritenere che, sotto il profilo normativo, l'inquadramento non avrebbe comportato alcun aumento di spesa.
Per la seconda interpretazione, signor Presidente, non è così! La clausola formale è aggirata, perché molto probabilmente a tale inquadramento di serie B seguirà una contrattazione a livello negoziale tra i sindacati e il Ministero, che comporterà oneri conseguenti.
Allora, signor Presidente, mi rivolgo a lei: non chiedo che venga risolto questo problema, considerato - mi perdoni - che siamo ormai in fase di saldi di fine stagione, quindi, figuriamoci se blocchiamo i lavori del Parlamento; tuttavia, non ritiene che non si possano più accettare queste prassi e questi metodi che eludono la garanzia che il Parlamento deve fornire?
Bene ha fatto il mio amico Giorgetti a richiamare le considerazioni della Corte dei conti in relazione alla salvaguardia e al rispetto dell'articolo 81 della Carta costituzionale.
Le affido, quindi, questo problema come gruppo Alleanza Nazionale chiediamo che venga affrontato definitivamente. Chiediamo, inoltre, che lo stesso venga chiarito in termini precisi ogni volta che sia prevista una clausola di salvaguardia quanto meno di dubbia interpretazione (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Come lei ha avuto modo di apprezzare, il presidente della Commissione bilancio è intervenuto in questa sede, offrendo le sue argomentazioni e le conclusioni a cui è pervenuta la Commissione.
Naturalmente ogni elemento può essere oggetto di approfondimento. In questo senso si può raccogliere la sua sollecitazione, ma vorrei evitare di sovrapporre questioni di merito a quelle di metodo e, dal punto di vista del metodo, in questo momento ci sono tutte le condizioni affinché proceduralmente si possa procedere, avendo avuto il nulla osta dal presidente della medesima Commissione bilancio.
Ha chiesto di parlare il deputato Leone. Ne ha facoltà.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, sarei voluto intervenire sull'argomento, ma lei mi ha preceduto tirando le conclusioni sull'intervento del presidente della Commissione bilancio, ma proprio lo stesso intervento del presidente della Commissione bilancio avrebbe dovuto far riflettere non solo noi, ma anche lei, signor Presidente, nel momento in cui - la fretta di andare via non ci deve esimere dal chiarire, in maniera molto sintetica, alcune questioni legate all'approvazione di questa norma - stiamo discutendo di una norma, che costa 60 milioni di euro - non ci piove, lo afferma lo stesso Ministero della salute - e che, al di là delle interpretazioni e dell'arrampicarsi sugli specchi dell'intervento non molto degno di un presidentePag. 40della Commissione bilancio, non possiede la copertura finanziaria.
È sotto gli occhi di tutti che stiamo avallando un'operazione di abdicazione della Commissione bilancio nei confronti del Ministero della sanità e che tutto ciò sia vero, signor Presidente, lo ammette lo stesso presidente della Commissione bilancio. Come si può venire a proporre all'Assemblea un ordine del giorno solo per mettersi a posto con la coscienza? È un'ammissione di colpa e dell'abdicazione del ruolo della Commissione bilancio perché la norma è voluta dal Governo e dal Ministero della sanità. Che vi sia la copertura finanziaria o non vi sia, questa « marchetta» - scusatemi - qualcuno l'ha pagata e quindi facciamola pure! Non ci stiamo e gli interventi puntuali dei colleghi sulla questione mirano evidentemente a far conoscere all'Assemblea il contenuto della norma che stiamo votando.
Arrivati a un tale punto, vorrei sollecitare oltre ad un suo intervento, signor Presidente, anche quello del Ministro seduto nei banchi sottostanti la Presidenza per capire che cosa pensi su tutto quello che stiamo sostenendo e se si debba compiere un tale «regalo», senza provvedere alla copertura finanziaria. Vogliamo chiedere al Ministro della salute che cosa ne pensi e vogliamo chiedere a lei, signor Presidente - perché sostanzialmente è anche presidente della Commissione bilancio - se un ordine del giorno possa superare tutte le obiezioni che abbiamo rilevato: io ritengo di no, ma vogliamo sentire in proposito le sue argomentazioni e quelle del Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
PRESIDENTE. Non immaginando che anche lei sarebbe intervenuto sullo stesso argomento, ho già risposto sulla stessa questione che mi era stata rivolta direttamente dal deputato Contento.
Lei mi scuserà pertanto se la rinvio alla risposta precedentemente fornita, insistendo sull'elemento di un possibile approfondimento, tuttavia sottolineando la diversa interpretazione che il presidente della Commissione bilancio ha dato rispetto al suo intervento.
ANTONIO LEONE. E il Ministro?
PRESIDENTE. Il Ministro della sanità è qui presente e ascolta i vostri interventi.
ANTONIO LEONE. Ma è come se non ci fosse!
GERO GRASSI. Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Zorzato 2.50.
LIVIA TURCO. Ministro della salute. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Avverto che, essendo stato presentato un unico emendamento interamente soppressivo dell'articolo 2, verrà posto in votazione il mantenimento dell'articolo stesso.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Palumbo. Ne ha facoltà
GIUSEPPE PALUMBO. Signor Presidente, non ripercorro tutto l'iter dal punto di vista finanziario ricordato dai colleghi, però intendo far rilevare, sia alla maggioranza sia alla minoranza, l'importanza della votazione dell'emendamento soppressivo che abbiamo presentato.
Il nocciolo della questione certamente importante - l'ho affermato durante la discussione generale sull'immissione in ruolo di circa trecento dirigenti (persone bravissime e degnissime, nessuno lo mette in dubbio), che occuperanno posti che negli anni successivi non saranno più disponibili al Ministero della salute - che mi preme affermare anche in questa fase riguarda il fatto che, se è vero (credo che sia vero, non ho problemi ad affermarePag. 41quanto detto dai colleghi della Commissione bilancio e da altri) che l'articolo in esame manca di copertura, allora - badi bene, signor Ministro - rischiamo che in sede di promulgazione non venga apposta la firma del Presidente della Repubblica sul disegno di legge in esame.
Quindi, dopo tutte le belle parole pronunciate in questa sede durante la mattina anche da lei, signor Ministro, di far successivamente decadere il disegno di legge, per cui si sposterebbero ulteriormente i tempi, creando del caos negli ospedali e per le attività libero-professionale intra moenia e - lo ripeto - corriamo davvero il rischio - come è accaduto in altre circostanze - che il Presidente della Repubblica rinvii il provvedimento alle Camere.
Pertanto, badiamo bene a quanto stiamo realizzando; oltretutto abbiamo già superato il problema della scadenza del 31 luglio 2007, per cui, al limite, se il provvedimento dovesse essere rinviato al Senato per una sola votazione, non succederebbe niente, perché quel ramo del Parlamento sicuramente lo approverebbe in sede legislativa, come ha già fatto nella precedente occasione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).
GUIDO CROSETTO. Signor Presidente, vorrei soltanto cercare di capire se il quarto comma dell'articolo 81 della Costituzione sia una norma che quest'Assemblea debba rispettare o meno e quale sarà il punto e il provvedimento da cui inizieremo a rispettarla.
Infatti, vi è un problema, signor Presidente: noi abbiamo discusso negli ultimi giorni dei costi dell'Assemblea, del Parlamento, di quanto guadagna ognuno di noi, mentre in un secondo votiamo un articolo che crea un buco di 60 milioni di euro, dando luogo ad una votazione che non rispetta la Costituzione, per cui bisognerebbe appellarsi al Presidente della Repubblica, garante supremo della stessa. Ripeto: sappiamo che creeremo un buco di 60 milioni di euro, con una votazione fatta in secondo, mentre da mesi discutiamo sui costi della politica e dello Stato.
Vi sarà un momento in cui quest'Assemblea dichiarerà di non poter realizzare qualcosa che crea un costo non coperto. Infatti vi è il problema che in quest'aula nessuno di noi risponderà mai di un voto rispetto al quale siamo tutti consapevoli - il Governo e la maggioranza di noi dopo che lo abbiamo ribadito in dieci - che tale votazione creerà un buco finanziario. Se fossimo in una qualunque società privata, il nostro atto avrebbe delle conseguenze, perché qualunque azionista potrebbe avviare un'azione di responsabilità contro gli amministratori.
Siamo il Parlamento e sappiamo perfettamente che, facendo un'ingiustizia nei confronti di migliaia di dipendenti, tra l'altro, creeremmo un buco, ma lo facciamo con tranquillità.
Ritengo che non possiamo accettare - vale sia per il centrosinistra, sia per il centrodestra - il fatto che l'Assemblea non si ponga il problema reale della copertura finanziaria delle leggi che approviamo.
Lo ripeto e voglio che rimanga agli atti. Penso che su tale aspetto chiederemo l'intervento del Presidente della Repubblica come garante della Costituzione, perché l'articolo in esame non la rispetta; anche il presidente Duilio ha affermato chiaramente - pur auspicando che non vi saranno tali costi - che la disposizione in esame determinerà nuovi costi e tuttavia si vuole approvarla.
L'articolo in esame equivale per quest'anno, per i prossimi 30 anni, a più di dieci volte tutte le riduzioni di stipendi parlamentari, indennità o altro: in altre parole, vale quanto lo stipendio complessivo di questo ramo del Parlamento...
GUIDO CROSETTO. ... eppure, incapaci di affrontare il problema reale dei costi dello Stato, lo votiamo in un secondo.
FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor presidente, torno ad esprimere il nostro parere sull'articolo 2 e sul relativo emendamento. L'ho già affermato in Commissione e intendo ripeterlo in questa sede.
È stata ampiamente discussa in quest'aula l'ambiguità della norma in esame e l'ipocrisia relativa al ballottamento di responsabilità tra il Governo e la Commissione bilancio.
Attraverso la parola «invarianza» si vuole coprire la verità, per cui vi è una spesa che il Governo deve affrontare per l'inquadramento dei soggetti citati.
Siamo a favore dei dipendenti e del fatto che i dirigenti del Ministero abbiano il loro inquadramento. Ovviamente comporterà una spesa e, quindi, non si verificherà l'invarianza ma sarà necessaria una copertura: questo lo vedrà il Governo. Se poi si dovrà seguire il criterio stabilito dal presidente della Commissione bilancio, lo deciderà il Ministero; ma non credo. Si aprirà un contenzioso...
PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Lucchese.
FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Avevamo già detto che ci saremmo astenuti sull'articolo 2. Quindi, dichiaro l'astensione, perché non vogliamo entrare nel merito della vicenda a copertura e a garanzia dei dipendenti del Ministero.
PRESIDENTE. Vorrei invitare l'Assemblea a consentirci di svolgere i lavori ordinatamente.
SIMONE BALDELLI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale e non torno sulla questione specifica del bilancio e della credibilità dei lavori della Commissione bilancio, su cui già sono intervenuti altri colleghi. Intervengo, invece, per sottolineare che, nel caso dell'ordine del giorno annunciato dal presidente della Commissione bilancio, così come è accaduto anche nella seduta di ieri, si sta consolidando una prassi. In base ad essa, in alternativa all'approvazione degli emendamenti, quando per ragioni di ordine temporale, di ordine politico o per qualsiasi altro genere di calamità, politica o naturale che sia, non si arrivi alla possibilità di emendare effettivamente un testo in Assemblea per l'impossibilità di rimandarlo al Senato, dove è stato già approvato e «blindato», gli ordini del giorno diventano emendamenti di «serie B».
Invito, ancora una volta, la Presidenza a una riflessione seria su tale prassi, perché altrimenti ci abitueremo a non poter modificare mai più un provvedimento, ad accontentarci di poterlo discutere, ad intervenire - come ha fatto il presidente Duilio, con competenza ma lasciandoci insoddisfatti dal punto di vista concreto della copertura finanziaria - in via assolutamente interpretativa sul significato di alcune norme, alcune delle quali, magari, scritte male, o con problemi di natura prettamente tecnica o di copertura.
Domandiamoci, signor Presidente, qual è il ruolo di questa Camera, nel senso detto. Non approviamo gli emendamenti e non apportiamo modifiche ai testi, semplicemente perché la maggioranza in alcuni casi è spaccata, in altri ha la possibilità di contare su un solo senatore a vita al Senato o su pochissimi senatori di maggioranza.
Inviterei l'Assemblea e la Presidenza, Presidente Bertinotti, ad una riflessione sul senso degli ordini del giorno, che, a questo punto (lo ripeto) diventano emendamenti di «serie B». Mi domando se un atteggiamento del genere abbia dignità e con quale dignità ci accingiamo a votare questo genere di ordini del giorno ed emendamenti che sappiamo che non approveremo.
ROBERTO COTA. Siamo a favore dell'emendamento Zorzato 2.50, soppressivo dell'articolo 2, perché riteniamo scandaloso quello che sta per accadere: è uno dei tanti esempi della peggiore prima Repubblica. Non so se lei, signor Presidente, ha avuto occasione di leggere con attenzione il testo dell'articolo e non so neanche cosa ne pensi lei, come Presidente della Camera, a fronte di un Parlamento che, magari per disattenzione - non so, ma a pensar male si trova sempre la via giusta -, compie un tale atto.
L'articolo 2 stabilisce che i dirigenti del Ministero della salute - quindi neanche funzionari o medici che lavorano sul territorio, ma funzionari ministeriali - ottengano una promozione automatica: è il primo aspetto assolutamente scandaloso.
Il secondo aspetto scandaloso consiste nel fatto che nell'articolo in discussione voi affermate una cosa falsa, signor Ministro e signor sottosegretario, perché affermate che dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Se taluni dirigenti vengono inquadrati in una qualifica diversa, ovviamente, ciò comporta una variazione di stipendio. Vi sono, quindi, soldi in più che vengono erogati - secondo noi, che vengono regalati - ingiustamente, perché per essere promossi è necessario avere dei meriti o superare dei concorsi! Non si può passare di grado o ottenere una qualifica superiore perché si è amici degli amici e perché si è inseriti all'interno di un ministero. Voi sostenete che non derivano maggiori oneri, ma è evidente che essi vi saranno....
PRESIDENTE. Colleghi per favore...
ROBERTO COTA. ...perché qualcuno dovrà pagare tali aumenti di stipendio regalati!
Per tale motivo, pertanto, voteremo per la soppressione dell'articolo 2. Dal nostro punto di vista, se questa norma dovesse essere approvata - così come voi volete fare - mancherebbe la copertura finanziaria in palese violazione dell'articolo 81 della Costituzione.
Voi speravate che, in quest'aula, noi avremmo fatto un'«opposizione balneare», perché molti sono distratti dalle imminenti vacanze. Noi non stiamo facendo un'«opposizione balneare»! Siamo in grado di vedere le «schifezze» che vengono presentate al Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!
MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, in verità, il presidente Duilio si è esibito in un'interessante illustrazione, che aveva anche una certa efficacia dialettica, ma che rappresentava una contorsione giuridica, perché, alla fine, ha fornito un'interpretazione, secondo cui la copertura vi sarebbe nella misura in cui il Governo applicherà la norma rimanendo dentro il tetto previsto.
Nulla ci dice sull'effettiva copertura di una previsione che, in ogni caso, è una previsione di spesa, rispetto alla quale non sono indicate le risorse corrispondenti. Ciò creerebbe un precedente pericoloso, perché se consentiamo che la Commissione bilancio dica che sul provvedimento la copertura vi è...
MICHELE GIUSEPPE VIETTI. ...nella misura in cui il Ministero interessato la applicherà rispettandola, ritengo che si certificherebbe l'inutilità della Commissione bilancio.
MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Rispetto ciò che l'onorevole Lucchese ha affermato e, dal momento che tecnicamente stiamo per votare il mantenimento dell'articolo 2, su di esso voteremo contro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Marinello. Ne ha facoltà, per un minuto.
GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Signor Presidente, intervengo per dare un contributo e cercare di andare avanti e superare l'ostacolo. Vedo, qui presente, il Ministro Turco. Signor Ministro, già lei nel suo dicastero si è contraddistinta per una serie di spese improprie: ad esempio, una serie di revoche e di nomine, regolarmente decadute di fronte ai tribunali della giustizia amministrativa, che hanno visto soccombere l'amministrazione dello Stato, con aggravio di spese e, quindi, con maggiori costi. Tale argomento è stato anche oggetto di interrogazioni e di altri strumenti presentati in Assemblea.
Tralasciando questo aspetto - che, comunque, tratteremo nelle sedi e nei momenti appropriati - se lei prendesse la parola e ci dicesse...
GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. ...quale sia il suo punto di vista in merito, ritengo che potrebbe essere utile per l'economia dei lavori e potremmo andare avanti su tale questione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul mantenimento dell'articolo 2.