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Timestamp: 2018-10-18 09:17:59+00:00
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Le sentenze di Cassazione su decreto legislativo 626/94 e condominio
Cassazione penale, sez. III, sentenza n.6426 del 3 giugno 1998: si applicano le norme di prevenzione infortuni ai portieri di immobili privati anche dopo il decreto 626/94.
La prima e più importante pronuncia sulla sicurezza dei dipendenti con contratto privato di portierato. Le norme di prevenzione infortuni - di cui al dPR 547/55 - devono essere applicate anche ai portieri di condominio, nonostante il decreto legislativo 626/94 riduca la propria applicazione per i rapporti di portierato ai casi degli artt.21 e 22 (informazione e formazione). Per l'applicabilità delle norme protettive è sufficiente l'esistenza di una prestazione svolta in regime di subordinazione, a prescindere o meno dall'esistenza di una "azienda" o di un "imprenditore”.
Cassazione penale, sez. IV, sentenza n.43364 del 12 novembre 2003: l’art.7 del d.lgs. 626/94 non si applica durante appalti all’interno o a servizio di abitazioni private.
"nel disciplinare gli obblighi di sicurezza a carico del datore di lavoro che affidi lavori all'interno dell'azienda o dell'unità produttiva ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi, l'art.7 (del decreto 626/94 – n.d.r.) non trova applicazione qualora i lavori siano svolti nell'abitazione privata del committente, pur se questi rivesta la qualità di imprenditore". (...) "il presupposto per l'applicazione del citato art.7 è costituito dall'affidamento dei lavori all'interno dell'azienda, ovvero dell'unità produttiva, ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi, per cui tale disposizione non può valere per lavori che vengono commissionati all'interno o al servizio di una civile abitazione".
Cassazione penale, sez. IV, sentenza n.11504 dell’11 marzo 2004: condannato l’amministratore per la morte di un portiere durante l’utilizzo di un’attrezzatura irregolare.
Un custode, nell’utilizzare su una recinzione condominiale durante l’orario di lavoro una saldatrice non collegata a terra e non protetta da un salvavita sul quadro elettrico, muore folgorato. L’amministratore viene condannato per omicidio colposo "in relazione alla normativa antinfortunistica di cui al D.P.R. n. 547/1955" e per "mancata informazione in favore del lavoratore dei rischi connessi con la esposizione alla attività di saldatura; mancata predisposizione nell'impianto elettrico dell'edificio di un collegamento di terra con la saldatrice nonché omessa installazione di un interruttore differenziale; omessa fornitura al lavoratore dei prescritti mezzi di protezione personale; installazione e mantenimento dell'impianto elettrico in cattivo stato di efficienza”. La difesa dell’amministratore, sintetizzabile nella tesi “in quel momento il custode era in una posizione di lavoro autonomo”, non viene accolta. Insieme all’amministratore viene condannato il costruttore della saldatrice.
Cassazione penale, sez. IV, sentenza n.22239 dell’1 giugno 2011: le misure di sicurezza previste dalla normativa antinfortunistica sono indispensabili per la salvaguardia dell'incolumità del lavoratore.
Un dipendente di condominio cade nella tromba delle scale mentre cerca di rimuovere una ragnatela. Il parapetto era alto 84 cm invece dei 100 cm previsti dall’art.26 del dPR 547/55. Il Gup assolve l'amministratore di condominio dal reato di omicidio colposo perché il fatto non sussiste, la parte civile impugna la sentenza: la Cassazione annulla l'assoluzione e rinvia gli atti al tribunale di appartenenza del Gup.
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