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Timestamp: 2018-10-20 16:15:00+00:00
Document Index: 23385825

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 28', 'art. 67', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 33', 'art. 104', 'sentenza ', 'sentenza ']

Curatore fallimentare: requisiti e compiti. Novità dopo la riforma
> Business Pubblicato il 26 ottobre 2015
Requisiti per la nomina, i compiti e la relazione.
Requisiti per la nomina del curatore
L’art. 28 L. fall. prevede che possono essere chiamati a svolgere le funzioni di curatore:
– avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e ragionieri commercialisti;
– studi professionali associati o società tra professionisti, sempre che i soci abbiano i requisiti professionali di cui sopra. In tal caso, al momento dell’accettazione dell’incarico, deve essere designata la persona fisica responsabile della procedura;
– coloro che abbiano svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo in società per azioni, dando prova di adeguate capacità imprenditoriali e purché non sia intervenuta nei loro confronti dichiarazione di fallimento.
Non possono essere nominati curatore il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado del fallito, i creditori di questo e chi ha concorso al dissesto dell’impresa in ogni tempo (la L. 132/2015 ha cancellato la limitazione “durante i due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento”), nonché chiunque si trovi in conflitto di interessi con il fallimento.
Sono state cancellate le disposizioni che vietavano la nomina a curatore di chi abbia svolto la funzione di commissario giudiziale in relazione a procedura di concordato per il medesimo debitore, nonché di chi sia unito in associazione professionale con chi abbia svolto tale funzione.
In passato la giurisprudenza aveva affermato che:
– il professionista attestatore, oltre a dichiarare il possesso dei requisiti e l’assenza delle incompatibilità di cui all’art. 28 L. fall., non deve limitarsi a dichiarare il possesso dei requisiti di cui all’art. 67, co. 3, lett. d), ma deve aggiungere espressamente di non aver prestato negli ultimi cinque anni, neanche per il tramite di soggetti con i quali è unito in associazione professionale, attività di lavoro subordinato o autonomo in favore del debitore ovvero partecipato agli organi di amministrazione o di controllo dello stesso, al fine di rendere più esplicita l’osservanza delle nuove disposizioni sulla sua indipendenza, previste dal novellato articolo 161, co. 3, L. fall. (Trib. Terni 28-1-2013);
– non soddisfa il requisito della terzietà richiesto dall’art. 28, co. 2 neanche il professionista che faccia parte dello stesso studio professionale del quale fanno parte i professionisti che hanno assistito la società debitrice nella redazione e predisposizione del piano concordatario (Trib. Benevento 10-10-2012);
– anche un professionista mandatario della società in concordato e dei suoi organi sociali è espressione degli interessi specifici della propria mandante, non potendo, pertanto, ritenersi assolto il prerequisito della terzietà stabilito dal citato art. 28 L. fall.
Il curatore è nominato tenuto conto delle risultanze dei rapporti riepilogativi di cui all’art. 33, co. 5, L. fall.
Presso il Ministero della giustizia è istituito un registro nazionale (tenuto con modalità informatiche e accessibile al pubblico) nel quale confluiscono i provvedimenti di nomina dei curatori, dei commissari giudiziali e dei liquidatori giudiziali e nel quale vengono altresì annotati i provvedimenti di chiusura del fallimento e di omologazione del concordato, nonché l’ammontare dell’attivo e del passivo delle procedure chiuse.
Compiti del curatore nella predisposizione del programma di liquidazione (art. 104 ter L. fall.)
Entro 60 giorni dalla redazione dell’inventario e in ogni caso non oltre 180 giorni dalla sentenza dichiarativa di fallimento, il curatore deve predisporre un programma di liquidazione da sottoporre all’approvazione del comitato dei creditori. Il mancato rispetto del termine di 180 giorni senza giustificato motivo è giusta causa di revoca del curatore.
a) l’opportunità di disporre l’esercizio provvisorio dell’impresa, o di singoli rami di azienda o l’opportunità di autorizzare l’affitto dell’azienda, o di rami a terzi;
b) la sussistenza di proposte di concordato e il loro contenuto;
c) le azioni risarcitorie, recuperatorie o revocatorie da esercitare e il loro possibile esito;
f) il termine entro il quale sarà completata la liquidazione dell’attivo, che non può eccedere i due anni dal deposito della sentenza di fallimento. Nel caso in cui, limitatamente a determinati cespiti dell’attivo, il curatore ritenga necessario un termine maggiore, egli è tenuto a motivare specificamente in ordine alle ragioni che giustificano tale maggior termine.
Il curatore può essere autorizzato dal giudice delegato ad affidare ad altri professionisti o società specializzate alcune incombenze della procedura di liquidazione dell’attivo.
Per sopravvenute esigenze il curatore può presentare un supplemento del piano di liquidazione.
Prima dell’approvazione del programma può procedere alla liquidazione di beni, previa autorizzazione del giudice delegato, sentito il comitato dei creditori se già nominato, quando dal ritardo possa derivare pregiudizio all’interesse dei creditori.
Il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori, può non acquisire all’attivo o rinunciare a liquidare uno o più beni se l’attività di liquidazione appaia manifestamente non conveniente. In questo caso ne dà comunicazione ai creditori i quali possono iniziare azioni esecutive o cautelari sui beni rimessi nella disponibilità del debitore.
Il programma approvato è comunicato al giudice delegato che autorizza l’esecuzione degli atti a esso conformi.
Il mancato rispetto dei termini previsti dal programma di liquidazione senza giustificato motivo è giusta causa di revoca del curatore.
Carlo Ranieri ha detto:
06/04/2016 alle 19:59
Articolo molto interessante e completo. Sarebbe utile ed interessante anche approfondire la tematica dei compensi del curatore fallimentare. Si tratta di una retribuzione proporzionata alla responsabilità dell’incarico ricoperto?