Source: http://paperzz.com/doc/5267579/5.-2-prove-parte-2-fr---universit%C3%A0-di-palermo
Timestamp: 2016-12-03 16:05:12+00:00
Document Index: 133060988

Matched Legal Cases: ['arte 2', 'arte 2', 'art.115', 'art.\n395', 'sentenza ', 'art. 181', 'art. 115', 'art. 384', 'art. 88', 'art. 96', 'art. 2697', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 414', 'art. 2697', 'art. 115', 'art. 116', 'art. 183', 'art. 118', 'art. 213', 'art. 257', 'art. 281', 'art. 281', 'art.312', 'art. 356', 'art.421', 'art. 115', 'art.88', 'art. 2697', 'art. 116', 'art. 68', 'art. 247', 'art. 1', 'art. 311', 'art. 281', 'art. 312', 'art. 71', 'art. 247', 'art. 1', 'art. 312', 'art. 36', 'art. 23', 'art. 163', 'art. 167', 'art. 166', 'art.183', 'art. 183', 'art. 183', 'art.\n184', 'art. 184', 'art. 184', 'art. 18', 'art. 184', 'art. 184', 'art. 345', 'art. 345', 'art. 360', 'art. 345', 'art. 437', 'art. 447', 'art. 2697', 'art. 24', 'art. 2697', 'art. 116', 'art. 183', 'art. 192', 'sentenza ', 'art. 257', 'art. 116', 'art. 116', 'art. 2722', 'art. 2723', 'art. 2724', 'art. 246', 'Cass. Sez. ', 'art 246', 'art. 100', 'art. 118', 'art. 210', 'art. 211', 'art. 213', 'art. 213', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 21', 'art. 146', 'art. 2704', 'art. 257', 'art. 2702', 'art.\n214', 'art. 2699', 'art. 2702', 'art. 2715', 'art. 216', 'art. 2730', 'art. 239', 'art. 2700', 'art.2700', 'art. 2700', 'art. 2700', 'sentenza ', 'art. 2700', 'art. 210', 'art. 213']

5. 2 prove parte 2 FR - Università di Palermo
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I) Il fine dell’attivit&agrave; istruttoria e del processo (una breve premessa)
Verum ipsum factum, verum et factum convertuntur&quot; GIAMBATTISTA VICO (1688-1744), De nostri temporis studiorum ratione (e sopr. De antiquissima Italorum sapientia)&quot;
“Lascia perdere, vecchia”, disse Tiresia ridendo: “non preoccuparti di ci&ograve; che &egrave; stato comunque diverso da come sapevamo e che
non smetter&agrave; di cambiare ancora, se noi continueremo ad indagare (...) La verit&agrave; esiste solo nei limiti in cui la lasciamo in pace”
D&Uuml;RRENMATT, Morte della Pizia, in Racconti, Feltrinelli, p.251&quot;
• Prima di addentrarci nel vivo della tematica, vorrei sottoporvi una domanda, per cos&igrave;
dire, preliminare: qual &egrave; il fine dell’attivit&agrave; istruttoria? A cosa deve essere diretta l’attivit&agrave;
del giudice nell’ammettere e nell’assumere prima, e nel valutare poi le prove?
il fine del processo:
A) pubblicistico: giudice deve accertare la verit&agrave;
B) privatistico: giudice deve dare certezza ai rapporti, tenendosi equidistante dalle parti.
refluenze sulla fase istruttoria:
A) (pubblicistico): rafforzamento dei poteri d’ufficio del giudice
B) (privatistico): principio dispositivo
D&Uuml;RRENMATT, Morte della Pizia, in Racconti, Feltrinelli, p.251
• La difficile storia del codice di procedura civile, e la sua ambiguit&agrave; intrinseca, tra
• L’anima privatistica
• il meccanismo di estinzione del processo per inattivit&agrave; delle parti (al contrario di quanto
avviene, ad esempio, nel processo amministrativo e in parte in cassazione);
• - i principi della domanda e di corrispondenza tra chiesto e pronunciato (artt. 99 e112)
di disponibilit&agrave; delle prove e del divieto di scienza privata del giudice (art.115 c.p.c. e 97
disp. att. c.p.c.);
• - talune altre norme, improntate sempre al principio dispositivo (quali, ad esempio, l'art.
395 n.2 c.p.c., che subordina la revocabilit&agrave; della sentenza emessa in base a prove
false al fatto che la dichiarazione o riconoscimento della falsit&agrave; non fossero noti alla
parte soccombente prima della sentenza)
• la presenza di prove legali, la cui efficacia probatoria &egrave;, cio&egrave;, predeterminata ex ante
• Si tratta di principi, tutti, a ben vedere incompatibili (o come dicevo difficilmente
compatibili, se non proprio contraddittori) con una concezione etico-pubblicistica del
processo, come strumento diretto ad accertare la verit&agrave;.
• Il meccanismo dell'estinzione per inattivit&agrave; (reso oggi ancor pi&ugrave; stringente dalla modifica
dell'art. 181 c.p.c.) testimonia innanzitutto che non pu&ograve; essere data giustizia contro o
oltre la volont&agrave; delle parti: se esse non coltivano il processo, lo stato non ha alcun
interesse a decidere.
• Analogamente se il processo &egrave; un affare tra privati, non ha senso volere accertare ad
ogni costo la verit&agrave;, come a produrre una decisione comunque, al di l&agrave; delle
prospettazioni delle parti.
• Poco compatibili, in fondo, con una visione pubblicistica del processo (e degli interessi
che vengono in
gioco) sono anche la possibilit&agrave; di conciliare la lite, di transigerla, ovvero di
comprometterla ad arbitri.
• L’anima pubblicistica
• Abbiamo, per&ograve;, al tempo stesso altre previsioni che paiono
sottendere ad una
concezione del processo come strumento per accertare la verit&agrave;:
• la sussistenza di mezzi di prova d'ufficio (l'art. 115 c.p.c. precisa “salvi i casi previsti dalla
legge”)10;
• - l'esistenza di eccezioni rilevabili d'ufficio, e la possibilit&agrave; per il giudice di decidere su di
esse anche in assenza di qualunque deduzione delle parti (salvo, per&ograve;, la problematica
delle c.d. decisioni della terza via: v. il novellato art. 384 c.p.c. in Cassazione);
• - l'obbligo di lealt&agrave; e probit&agrave;, sancito dall'art. 88 c.p.c., nonch&eacute; la responsabilit&agrave;
aggravata ex art. 96 c.p.c. qualora la parte abbia agito con mala fede o colpa grave
(sia pure nei limiti di cui si dir&agrave; infra)
• - l'impianto stesso del processo, caratterizzato dalla figura centrale del giudice istruttore
e da un ruolo preponderante del pubblico;
II) Onere della prova, principio dispositivo
• I princip&icirc; cardine della prova sono regolati dal codice di rito civile:
• - nel libro primo (disposizioni generali), titolo quinto (dei poteri del giudice), artt. 115 ss.;
• - nel libro secondo (del processo di cognizione), titolo I (del procedimento davanti al
tribunale), sezione III (dell’istruzione probatoria);
• in altre norme dei libri del codice (e.g., nelle norme che regolano i riti speciali);
• - nel codice civile (le norme di cui al titolo II del libro VI del codice civile, art. 2697 ss.
• Art. 2697c.c. Onere della prova.
• Chi vuol far valere un diritto in giudizio [c.p.c. 99, 100] deve provare i fatti che ne
costituiscono il fondamento [c.c. 69, 483, 1218, 1221, 1928, 1988].
• Chi eccepisce l'inefficacia di tali fatti ovvero eccepisce che il diritto si &egrave; modificato o
estinto deve provare i fatti su cui l'eccezione si fonda [c.c. 2728; c.p.c. 115, 191] (1).
• ----------------------• (1) La Corte costituzionale, con sentenza 23-29 giugno 1983, n. 192 (Gazz. Uff. 6 luglio
1983, n. 184), ha dichiarato non fondata la questione di legittimit&agrave; del combinato
disposto dell'art. 1, L. 23 ottobre 1960, n. 1369, dell'art. 414, n. 4, c.p.c. e dell'art. 2697
c.c., in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost.
• Nel nostro ordinamento, dunque, non &egrave; possibile una pronuncia di non liquet, una
decisione “di rigetto allo stato”: in ogni caso il processo dovr&agrave; concludersi con una
statuizione di accoglimento o di rigetto della domanda, statuizione che sar&agrave; idonea a
formare cosa giudicata.
• Art. 115. Disponibilit&agrave; delle prove.
• Salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a fondamento della decisione le
prove proposte dalle parti o dal pubblico ministero, nonch&eacute; i fatti non specificatamente
contestati dalla parte costituita.
• Il giudice pu&ograve; tuttavia, senza bisogno di prova, porre a fondamento della decisione le
nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza.
• L’art. 115 c.p.c. enuncia - o meglio, nella sua formulazione originaria, enunciava - il c.d.
principio dispositivo, secondo cui il giudice deve decidere secundum alligata et
probata partium.
deroghe al principio dispositivo
• art. 116, argomenti di prova dal contegno delle parti nel processo, prudente
apprezzamento nella valutazione delle prove (diffusamente, infra);
• artt. 117 ed art. 183, c.p.c. interrogatorio libero;
• art. 118 cp.c., ispezione di persone e cose;
• art. 213 c.p.c., informazioni dalla p.a.;
• artt. 240, 241 c.p.c., 2736 c.c, giuramento suppletorio ed estimatorio;
• art. 257, assunzione del teste di riferimento, assunzione del teste cui le parti hanno
rinunciato e accettato la rinuncia, riescussione del teste gi&agrave; assunto se necessari
chiarimenti e/o correzione irregolarit&agrave;;
• art. 281 c.p.c., facolt&agrave; per il collegio di disporre “quando ne ravvisa la necessit&agrave; (...) la
riassunzione davanti a s&eacute; di uno o pi&ugrave; mezzi di prova”:
• art. 281 ter c.p.c, prova testimoniale ex officio da giudice unico “formulandone i capitoli
quando le parti nella loro esposizione si sono riferite a persone che appaiono in grado di
conoscere la verit&agrave;”;
• art.312 abrogato nel proc. davanti a pretore e giudice di pace, analogo a vigente 281
• art. 356 c.p.c., facolt&agrave; per il giudice dell'appello di disporre la rinnovazione di prove
assunte in primo grado;
• art.421 c.p.c., poteri istruttori del giudice nelle controversie di lavoro; (potere si indicare
alle parti in ogni momento le irregolarit&agrave; degli atti e documenti che possono essere
sanate; “disporre d'ufficio in qualsiasi momento l'ammissione di ogni mezzo di prova,
anche fuori dei limiti stabiliti dal codice civile ad eccezione del giuramento decisorio,
nonch&eacute; la richiesta di informazioni e osservazioni, sia scritte che orali, alle associazioni
sindacali indicate dalle parti(...) facolt&agrave; di ordinare la comparizione delle parti per
interrogarle liberamente, anche se incapaci a testimoniare o a cui sia vietato
testimoniare”.
deroghe al principio dispositivo : la non contestazione
norma in esame ha avuto, come noto, un iter particolarmente travagliato. Originariamente
(v.relazione illustrativa) la modifica dell’art. 115 era correlata a quella dell'art.88, che avrebbe dovuto
(ma non ha) introdurre un obbligo della parte di dire la verit&agrave; (i.e. di chiarire i fatti in modo veritiero e
corretto). Nella relazione illustrativa si legge che le surrichiamente modifiche sono tra le pi&ugrave; significative e
“sommamente importanti”. Esse, nelle intenzioni dei conditores, si sarebbero ispirate alla “valorizzazione
del comportamento processuale delle parti, alle quali si chiede – nell’ottica dei principi costituzionali del
giusto processo e della ragionevole durata dello stesso – di consentire che l’accertamento dei fatti di
causa venga compiuto senza inutili dilazioni e senza ricorrere all’abuso degli strumenti processuali messi
a disposizione dall’ordinamento. In quest’ottica si &egrave; ritenuto opportuno aggiungere, all’articolo 88 del
codice, una norma di principio che obbliga le parti – non solo a prendere posizione sui fatti allegati
dall’altra parte, come gi&agrave; previsto ad es. dall’articolo 167, 1&deg; co. c.p.c. – ma a chiarire le circostanze di
fatto rilevanti ai fini della decisione in modo leale e veritiero. La disposizione non &egrave; destinata a rimanere
una mera norma di principio, in quanto il giudice terr&agrave; conto dell’inosservanza del dovere di lealt&agrave; e
correttezza non solo ai fini della condanna alle spese (gi&agrave; prevista dall’articolo 92, 1&deg; co. c.p.c.), ma
anche ai fini dell’accertamento della responsabilit&agrave; processuale aggravata (articolo 96 c.p.c.) ed
eventualmente anche ai fini dell’accertamento dei fatti (secondo il principio, contenuto nell’articolo
116, 2&deg; co. c.p.c., per cui il giudice pu&ograve; desumere argomenti di prova dal contegno tenuto dalle parti
durante il processo). In ogni caso, questa disposizione (tratta dal codice di procedura civile tedesco) &egrave;
sommamente importante perch&eacute; costituisce specificazione e rafforzamento dell’obbligo di leale
collaborazione”. Cfr. Relazione alla legge 69 del 18 giugno 2009, pubblicata in G.U. n. 140 del 19.6.2009.
Per una specifica trattazione sull’argomento v. per tutti
B.SASSANI, L’onere della contestazione, in
www.judicium.it (2010).
deroghe al principio dispositivo: la non contestazione
•In conclusione, a noi pare che la mancata contestazione non vada inquadrata come una prova in
senso stretto, ma una deroga all’onere della prova, previsto dall’art. 2697 c.c. Riteniamo, altres&igrave;, che la
sua espressa menzione nel codice di rito, specialmente nei termini in cui essa &egrave; posta, non possa essere
considerata meramente pleonastica, nel senso che essa debba, necessariamente, voler dire qualcosa.
•La non contestazione rientra, a nostro parere, in quelle che parte della dottrina ha qualificato come c.d.
prove negoziali, definite dalla dottrina come relevationes ab onere probandi. Non una vera prova, ma
un suo surrogato, avente fondamento sull’autonomia negoziale e sul potere dispositivo delle parti, il cui
scopo &egrave; quello di consentire ad una di esse di sfuggire all’onere probatorio da assolversi di norma con
quei mezzi soggetti al prudente apprezzamento del giudice. Essa &egrave; sottratta al potere di prudente
apprezzamento del giudice per il semplice fatto che esclude in radice il potere di questo, di decidere
diversamente sull’esistenza o inesistenza del fatto
•Trovando fondamento nel principio dispositivo, ne consegue ancora che non potr&agrave; aversi il non
contestato per provato ogni qualvolta la controversia riguardi diritti indisponibili.
•In termini sostanzialmente analoghi v. Trib. Monza, 29 settembre 2010, in Giurisprudenza di Merito, 2011,
12, 3115 (s.m.), con nota di: PAPAGNI, con l’importante e condivisibile precisazione che tale relevatio,
fondandosi sulla disponibilit&agrave; dei diritti, potr&agrave; operare solamente per quanto concerne i diritti disponibili,
mentre per i diritti indisponibili la non contestazione potr&agrave; essere valutata come mero argomento di
prova, ai sensi dell’art. 116 c.p.c.
•Esiste un onere di contestare fatti ignoti?
•Immaginiamo questo caso: un passeggero conviene in giudizio una compagnia aerea, lamentando lo
smarrimento del proprio bagaglio. Precisa, in particolare, che nella valigia fosse custodito un soprabito
appartenuto a Napoleone.
•Ha il convenuto un onere di contestare specificamente questo fatto (che nella valigia ci fosse il
soprabito di Napoleone)?
•Cass. sez. III, n. 2476/2013: l’onere di contestazione – la cui inosservanza rende il fatto pacifico e non
bisognoso di prova – sussiste soltanto per i fatti noti alla parte, non anche per i fatti ad essa ignoti
Poteri istruttori del giudice unico e del giudice di pace
• Art. 281-ter. Poteri istruttori del giudice.
• Il giudice pu&ograve; disporre d'ufficio la prova testimoniale formulandone i capitoli, quando le
parti nella esposizione dei fatti si sono riferite a persone che appaiono in grado di
conoscere la verit&agrave;.
• ----------------------• Il capo III-bis, con gli articoli da 281-bis a 281-sexies, &egrave; stato aggiunto dall'art. 68, D.Lgs.
19 febbraio 1998, n. 51 (Gazz. Uff. 20 marzo 1998, n. 66, S.O.), con effetto dal 2 giugno
1999, in virt&ugrave; di quanto disposto dall'art. 247 dello stesso decreto, come modificato
dall'art. 1, L. 16 giugno 1998, n. 188
• La norma &egrave; applicabile anche al rito davanti al giudice di pace, giusta il rinvio generale,
contenuto all’art. 311 c.p.c., alle norme relative al procedimento davanti al tribunale in
• Va, del resto, rammentato che con la medesima riforma del 1998 - quella che ha
introdotto l’art. 281 ter citato - &egrave; stata al contempo abrogato il previgente art. 312
c.p.c., che prevedeva:Art. 312. Poteri istruttori del giudice.
• [Il pretore o il giudice di pace pu&ograve; disporre d'ufficio la prova testimoniale formulandone i
capitoli, quando le parti nell'esposizione dei fatti si sono riferite a persone che appaiono
in grado di conoscere la verit&agrave;] (1).
• (1) Articolo abrogato dall'art. 71, D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 (Gazz. Uff. 20 marzo 1998,
n. 66, S.O.), con effetto dal 2 giugno 1999, in virt&ugrave; di quanto disposto dall'art. 247 dello
stesso decreto, come modificato dall'art. 1, L. 16 giugno 1998, n. 188. In precedenza
l'art. 312 era stato cos&igrave; sostituito prima dall'art. 36, L. 26 novembre 1990, n. 353, a far data
dal 30 aprile 1995, e poi dall'art. 23, L. 21 novembre 1991, n. 374, che aveva sostituito al
conciliatore il giudice di pace a decorrere dal 1&deg; maggio 1995.
preclusioni istruttorie
• attore: atto di citazione (art. 163 c.p.c.)
• convenuto: comparsa di risposta (art. 167 c.p.c.), da depositarsi (art. 166) almeno 20
giorni prima dell’udienza di prima comparizione indicata dall’attore in citazione
preclusioni istruttorie: la “finestra” dell’udienza ex art.183 c.p.c.
• c.p.c. art. 183. Prima comparizione delle parti e trattazione della causa.
• All'udienza fissata per la prima comparizione delle parti e la trattazione il giudice
istruttore verifica d'ufficio la regolarit&agrave; del contraddittorio e, quando occorre, pronuncia
i provvedimenti previsti dall'articolo 102, secondo comma, dall'articolo 164, secondo,
terzo e quinto comma, dall'articolo 167, secondo e terzo comma, dall'articolo 182 e
dall'articolo 291, primo comma. [...]
• Se richiesto, il giudice concede alle parti i seguenti termini perentori:
• 1) un termine di ulteriori trenta giorni per il deposito di memorie limitate alle sole
precisazioni o modificazioni delle domande, delle eccezioni e delle conclusioni gi&agrave;
• 2) un termine di ulteriori trenta giorni per replicare alle domande ed eccezioni nuove, o
modificate dall'altra parte, per proporre le eccezioni che sono conseguenza delle
domande e delle eccezioni medesime e per l'indicazione dei mezzi di prova e
produzioni documentali;
• Cass. n.81 del 10/01/2012
• Nel regime processuale degli artt. 183 e 184 cod. proc. civ. risultante dalle modifiche di
cui alla legge 26 novembre 1990, n. 353, applicabile alla fattispecie &quot;ratione temporis&quot;, le
preclusioni all'esercizio dei poteri processuali, fra i quali quello di chiedere nuovi mezzi di
prova, si verificano solo nel momento in cui si conclude la fase della trattazione
preparatoria. Ne consegue che, ove le parti abbiano optato per la trattazione scritta ai
sensi dell'art. 183, quinto comma, cod. proc. civ., ottenendo dal giudice la concessione
dei relativi termini con l'ordinanza che fissa l'udienza per i provvedimenti di cui all'art.
184, primo comma, cod. proc. civ., nel corso di quest'ultima esse hanno la facolt&agrave; di
chiedere l'assegnazione di un termine per produrre documenti e indicare nuovi mezzi di
prova; sicch&eacute; non &egrave; tardiva la prova testimoniale articolata per la prima volta entro il
termine assegnato dal giudice ai sensi del citato art. 184 cod. proc. civ.
• Cassazione non &egrave; Vangelo...
• Cass. N. 12119 DEL 17 MAGGIO 2013
- L’indicazione della “prova contraria”, consentita dall’art. 184,
primo comma, ultima parte, cod. proc. civ. (nella formulazione dettata dall’art. 18 della legge n. 353 del
1990), in forza di ulteriore termine fissato dal giudice rispetto a quello per la produzione documentale e
di nuovi mezzi di prova, va riferita unicamente alle (contro)prove volte a contrastare le prove richieste nel
contesto dell’operare del primo termine previsto dal citato art. 184, e non gi&agrave; a dare in genere prova
contraria dei fatti allegati. • CONTRA
• Cass. n. 2656 del 09 febbraio 2005 - “In una controversia instaurata nel 1997, concessi dal giudice
istruttore i termini previsti dall’art. 184 c.p.c. e inutilizzato dalle parti il primo di essi, legittimamente il
convenuto deposita, nel rispetto di quello per l’indicazione di prova contraria, documenti volti a
dimostrare circostanze opposte a tutte quelle invocate dall’attore” II) Onere della prova, principio dispositivo
prove indispensabili
• il vecchio art. 345 c.p.c., e le nuove preclusioni istruttorie in appello
• sotto il vigore del vecchio art. 345 c.p.c. la giurisprudenza aveva definito indispensabili
quelle prove “dotate di un’influenza causale pi&ugrave; incisiva rispetto a quella che le prove,
definite come rilevanti, hanno sulla decisione finale della controversia; tale facolt&agrave;,
comunque, quand’anche si ritenesse di carattere discrezionale, non pu&ograve; mai essere
esercitata in modo arbitrario, dovendo essere espressa in un provvedimento motivato, il
cui contenuto &egrave; censurabile in sede di legittimit&agrave; ai sensi dell’art. 360 n. 3 e 5,
c.p.c.” (Cass. n. 9120 del 19.4.2006)
• oggi riferimento a prove indispensabili &egrave; stato eliminato da art. 345, cpc ma &egrave; stato
introdotto nell’appello nel sommario di cognizione (702 quater cpc), ed &egrave; rimasto
nell’appello nel rito de lavoro (art. 437 c.p.c.), nel rito locatizio (art. 447 c.p.c.)
III) La prova: tipi e distinzioni
• III.1. Prove costituende e prove costituite
• prove costituende, che sono quelle che si formano nel corso del processo (prova testimoniale, la richiesta di
informazioni alla P.A.., l’esibizione, la confessione giudiziale e il giuramento, la consulenza tecnica di
ufficio,l’ispezione).
• prove costituite, che sono quei mezzi di prova che si sono formati al di fuori del processo e che vengono acquisiti
ai fini della decisione (prova costituita per eccellenza: la prova documentale)
• III.2. Prove dirette, indirette e contrarie
• prove dirette sono quelle che hanno ad oggetto direttamente il fatto che deve essere provato
• prove indirette, prova indiretta: quella che ha ad oggetto un fatto diverso (indizio) dal quale, con procedimento
logico, pu&ograve; essere arguito il fatto che deve essere provato
• prova contraria: ha ad oggetto l’inesistenza del fatto che l’altra parte vuole provare (attenti alla prova negativa rinvio).
• esempio di prova diretta, indiretta e contraria • fatto da provare: il sig.Tizio si trovava sul volo X il 20 marzo 2012,
• esempio di prova diretta • fatto da provare: il sig.Tizio si trovava sul volo X Roma - Palermo del 20 marzo 2012, ore 10.45
• prova diretta: • vero &egrave; che il sig.Tizio si trovava sul volo X Roma - Palermo il 30 giugno 2012 delle ore 10.45 (se il teste &egrave;, per
esempio, un compagno di viaggio)?
• esempio di prova indiretta • fatto da provare: il sig.Tizio si trovava sul volo X Roma Palermo delle 10.45 il 20 marzo 2012, • prova indiretta: :
• - teste 1: vero &egrave; che il sig.Tizio il giorno 30 giugno 2012 alle ore 10.00 era con lei presso l’area imbarchi e
precisamente ai controlli di sicurezza dell’aeroporto di Roma?
• - teste 2: vero &egrave; che ha visto il sig.Tizio il giorno 30 giugno 2012 alle ore 11.45 uscire dal ritiro bagagli
dell’Aeroporto di Palermo?
• - documento dal quale si evinca che esiste un solo volo tra Roma e Palermo tra le 10 e le 11 (e.g., un tabulato dei
voli, ecc.). o una prova testimoniale con un caposcalo ADR, del tipo: vero &egrave; che il 30 giugno 2012 il solo volo Roma
Palermo tra le ore 10 e le 11 era il n. X
• esempio di prova contraria • fatto da provare: il sig.Tizio si trovava sul volo X Roma Palermo delle 10.45 il 20 marzo 2012, • prova contraria::
• a) in termini diretti: vero &egrave; che il passeggero Tizio non si imbarc&ograve; sul volo X Roma Palermo delle 10.45 il 20
marzo 2012 (al caposcalo addetto all’imbarco; attenti, per&ograve;, alla prova negativa - rinvio)
• b) in termini indiretti, dimostrando, cio&egrave;, un fatto incompatibile con quello dedotto da controparte: teste 1: vero &egrave;
che il sig.Tizio il giorno 30 giugno 2012 alle ore 10.00 era con lei al caff&eacute; X a Valguarnera da Caropepe?
• III.3) prove liberamente apprezzabili e prove legali
• (rinvio a valutazione)
Perelman - Olbrechts-Tyteca,Trattato sull'argomentazione, Einaudi, 1976
• III.4. La c.d. prova negativa (cenno)
• L'argomento della impossibilit&agrave; della prova negativa ha, come &egrave; noto, natura logica e non giuridica. • La asserita inammissibilit&agrave; (rectius: impossibilit&agrave;) della prova negativa, invece, discende da un principio
fondamentale della teoria dell'argomentazione. Pi&ugrave; precisamente, mentre disponendo delle informazioni necessarie
&egrave; possibile dimostrare l'esistenza di un fenomeno, non &egrave; mai possibile dimostrare l'inesistenza e/o l'impossibilit&agrave;
della sua esistenza. • e.g. Se &egrave; possibile dimostrare, ad esempio, ad un interlocutore l'esistenza di un elefante (&egrave; sufficiente mostrargli un
elefante vivo), non &egrave; per&ograve; possibile dimostrare l'inesistenza di un unicorno: potr&agrave; provarsi, al massimo, che un
essere simile non &egrave; mai stato visto e che &egrave; improbabile che esista. Ma non si potr&agrave; mai portare la prova definitiva
della sua inesistenza in astratto.
• L'impossibilit&agrave; della prova negativa, per&ograve;, a ben vedere, sussiste solo finch&eacute; ad essere oggetto della dimostrazione &egrave;
l'esistenza di un fenomeno astratto e non il fatto che esso non si sia verificato in concreto entro limiti temporali e
spaziali definiti. In tale diversa ipotese, infatti, non vi &egrave; alcun ostacolo di ordine logico perch&eacute; la prova non possa
essere fornita.
• Tornando all'esempio di prima, se nessuno pu&ograve; dimostrare che non esiste in rerum natura un unicorno, potr&agrave;
agevolmente dimostrarsi che in un definito gruppo di animali (es. una scuderia) non ne esiste neppure uno: sar&agrave;
sufficiente esaminare tutti gli animali presenti nella scuderia e rilevare che nessuno di essi &egrave; un unicorno.
• Analogamente sar&agrave; perfettamente dimostrabile che un determinato treno non pass&ograve; ad una determinata ora da
una specifica stazione: sar&agrave; sufficiente interrogare le persone che si trovavano l&igrave; in quella determinata ora.
• III.4. La c.d. prova negativa - esempi
• esempi, proviamo a capire quali si questi articolati siano ammissibili e quali inammissibili e/o irrilevanti.
Immaginiamo questa situazione di fatto. Il cliente di una Banca ha acquistato obbligazioni Argentina, poi divenute
junk bonds. Nell’atto di citazione ha dedotto che l’investimento sarebbe stato consigliato dal dipendente della
• “vero &egrave; che nessuno ha mai consigliato al sig.Tizio l’acquisto delle obbligazioni Argentina”.
• Inammissibile, perch&eacute; il teste non pu&ograve; mai affermare che “nessuno” abbia mai consigliato. La prova &egrave;, dunque,
irrilevante e non dovrebbe essere ammessa.
• Ove la prova venisse egualmente ammessa, in sede di assunzione il giudice dovr&agrave;, ovviamente, enunciare
chiaramente il fatto in modo che il teste possa rispondere solo per quanto di propria conoscenza.
• proviamo, ora, a riformulare l’articolo di prova
• Vero &egrave; che il giorno y era presente quando il sig.Tizio acquist&ograve; presso la Banca le obbligazioni Argentina
• Vero &egrave; che in occasione dell’incontro sconsigli&ograve; espressamente l’acquisto dei titoli (se interrogato &egrave; il funzionario
• oppure:Vero &egrave; che non consigli&ograve;, n&eacute; in occasione di quell’incontro, n&eacute; nei precedenti e successivi l’acquisto delle
obbligazioni anzidette.
• oppure ancora (se il teste &egrave; una persona che assistette all’incontro):Vero &egrave; che in occasione dell’incontro del giorno
y il sig. Caio non consigli&ograve; a Tizio l’acquisto dei titoli
• In questi casi non vi &egrave; alcuna differenza tra la prova del fatto positivo (vero &egrave; che tizio, in occasione di
quell'incontro, fece l'affermazione x) da quello speculare negativo (vero &egrave; che tizio, in occasione di quell'incontro,
non fece l'affermazione x).
• Raccomando, comunque, molta prudenza nell’utilizzo della prova negativa, perch&eacute; la problematica - ripeto - non &egrave;
tanto giuridica, quanto logico-argomentativa. I giudici, pertanto, e i commissari d’esame potrebbero procedere per
schemi mentali pi&ugrave; rigidi.
• Cass. sez. III, n. 7265/2013 e Cass. sez. III n. 14854/2013
• il brocardo negativa non sunt probanda deve essere interpretato in conformit&agrave; alla generale regola del riparto
dell’onus probandi ex art. 2697 cod. civ. – nel senso che il carattere negativo dei fatti da provare non inverte il
relativo onere ma impone di fornire la prova degli stessi in via indiretta, in modo da rispettare sia il principio della
riferibilit&agrave; o vicinanza o disponibilit&agrave; dei mezzi di prova, riconducibile all’art. 24 Cost., sia il divieto di interpretare la
legge in modo da rendere impossibile o troppo difficile l’esercizio dell’azione in giudizio.
• L’onere della prova gravante su chi agisce o resiste in giudizio non subisce deroghe nemmeno quando abbia ad
oggetto fatti negativi e tuttavia, non essendo possibile la materiale dimostrazione di un fatto non avvenuto, la
relativa prova pu&ograve; essere data mediante dimostrazione di uno specifico fatto positivo contrario od anche mediante
presunzioni dalle quali possa desumersi il fatto negativo.
IV) L’oggetto della prova
• La prova deve avere innanzitutto avere ad oggetto fatti, e precisamente, giusta l’art. 2697 c.c., • i fatti a fondamento della domanda;
• ovvero i fatti a fondamento dell’eccezione.
• Non formano oggetto di prova:
• - le norme di diritto
• - le norme di diritto (facta probantur, iura deducuntur, -
iura novit curia).
• - le norme di diritto (facta probantur, iura deducuntur, - iura novit curia).
• il fatto notorio, si intende per fatto notorio un fatto che &egrave; noto alla generalit&agrave; delle persone di media cultura nel
tempo e nel luogo della decisione, in modo che non possa esistere alcun dubbio (e.g., una guerra, un terremoto,
l’eruzione di un vulcano, etc.)
• Sul fatto notorio
• secondo Cass. sez. II. n. 16881/2013 il fatto notorio, che dispensa le parti dal fornire la prova, deve essere inteso
in senso rigoroso, come fatto acquisito nella comune esperienza, con tale grado di certezza da apparire
indubitabile ed incontestabile, non quale evento o situazione soltanto probabile
• ANCORA SUL FATTO NOTORIO:
• Cass. sez. VI.5 n. 2808/2013
• Le nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza, infatti, derogando al principio dispositivo ed a quello del
contraddittorio e dando luogo a prove non fornite dalle parti e relative a fatti da esse non vagliati e controllati,
deve essere inteso in senso rigoroso, esulando dal relativo ambito l’evento o la situazione oggetto della mera
conoscenza del singolo giudice (la cd. scienza privata). Conseguentemente, per aversi fatto notorio occorre, in
primo luogo, che si tratti di un fatto che si imponga all’osservazione ed alla percezione della collettivit&agrave;, di modo
che questa possa compiere per suo conto la valutazione critica necessaria per riscontrarlo, sicch&eacute; al giudice non
resti che constatarne gli effetti e valutarlo soltanto ai fini delle conseguenze giuridiche che ne derivano; in secondo
luogo, occorre che si tratti di un fatto di comune conoscenza, anche se limitatamente al luogo ove esso &egrave; invocato,
o perch&eacute; appartiene alla cultura media della collettivit&agrave;, ivi stanziata, o perch&eacute; le sue ripercussioni sono tanto
ampie ed immediate che la collettivit&agrave; ne faccia esperienza comune anche in vista della sua incidenza
sull’interesse pubblico che spinge ciascuno dei componenti della collettivit&agrave; stessa a conoscerlo
• le massime di esperienza, si intendono “massime di esperienza” quei principi logici e quelle nozioni di comune
esperienza da cui &egrave; possibile desumere criteri generali di apprezzamento (e.g., una volta provata l’esistenza di
macchie d’acqua su un tappeto, l’esistenza di forti piogge nel periodo in questione e il fatto che la finestra sopra il
tappeto era stata lasciata aperta, &egrave; lecito concludere che, in assenza di ulteriori cause, l’acqua entr&ograve; proprio dalla
finestra lasciata aperta
• - i fatti non specificamente contestati dalle parti costituite (rinvio)
V) La valutazione della prova in generale: l’art. 116 c.p.c. e il
“prudente apprezzamento”
• Art. 116. Valutazione delle prove.
• Il giudice deve valutare le prove secondo il suo prudente apprezzamento, salvo che la legge disponga altrimenti
[c.c. 2700, 2702, 2709, 2716, 2721, 2728, 2733, 2734, 2735, 2738; c.p.c. 209, 232, 281].
• Il giudice pu&ograve; desumere argomenti di prova dalle risposte che le parti gli danno [c.p.c. 229] a norma dell'articolo
seguente, dal loro rifiuto ingiustificato a consentire le ispezioni che egli ha ordinate [c.p.c. 258] e, in generale, dal
contegno delle parti stesse nel
• Una analoga norma non esisteva nel codice del 1865. Il suo antenato pi&ugrave; prossimo, di contro, &egrave; dato dai c.d.
Progetti Solmi troviamo una norma - e segnatamente l’art. 183 del Progetto Preliminare, e l’art. 192 del Progetto
definitivo, secondo cui
• Art. 192 (Art. 183 prog. prel) Libera valutazione della prova
• Il giudice valuta il risultato della prova secondo il suo libero convincimento, salvo che la legge disponga
• Il comportamento stesso delle parti pu&ograve; costituire elemento di convinzione
• Se confrontiamo le due norme vediamo che tra il progetto Solmi e il testo finale vi sono due differenze
• 1) il Libero convincimento del giudice diviene “prudente apprezzamento”;
• 2) viene affievolita l’efficacia probatoria del “comportamento delle parti”, che non pu&ograve; costituire pi&ugrave; “elemento di
convinzione”, ma dal quale il giudice pu&ograve; solamente trarre “argomenti di prova”.
• In effetti la previsione del progetto Solmi era stata, in parte qua, considerata inutile e pericolosa, dal momento che
“l’aggiungere che il comportamento stesso delle parti pu&ograve; costituire elemento di convinzione sembra quasi dire
troppo, se si vuol sancire il principio che il giudice pu&ograve; trarre dal comportamento delle parti, che non risulti dagli
atti, elementi incontrollabili di convinzione. E sembra dire cosa inutile, non potendo essere dubbio che il
comportamento, quale emerge dagli atti, pu&ograve; essere elemento di convinzione , dal momento che il giudice decide
su ci&ograve; che gli atti consacrano” (Ministero di grazia e giustizia, Osservazioni e proposte sul progetto di Codice di
Procedura civile, Roma, Ist. Poligr. dello Stato, 1938, vol II, Corte di Appello di Cagliari, rel. Pres. Mirabile, Proc. Gen.
Omodei Zorini, Conss. Agus - Sanna; conf. Universit&agrave; di Padova, rel. prof. Satta, pag. 282. Cfr. Nappi, Commentario
al codice di procedura civile, I&deg; disposizioni generali, parte I, Milano, 1941, p. 671.)
il “libero convincimento” nella giurisprudenza
• Sul c.d. libero convincimento va detto che esso &egrave; una sorta di convitato di pietra del nostro processo civile. Esso
non &egrave; espressamente enunciato dal diritto positivo; la giurisprudenza, tuttavia, lo richiama costantemente, avendo
cura, per&ograve;, di precisare che esso trova un limite nell’obbligo di motivazione.
• Cass. civ. Sez. III, 27/04/2010, n. 10055
• Il giudice civile, in presenza di una sentenza penale di condanna non definitiva, pu&ograve; trarre elementi di
convincimento dalle risultanze del procedimento penale, in particolare utilizzando come fonti le prove raccolte e gli
elementi di fatto acquisiti in tale giudizio, ma &egrave; necessario che il procedimento di formazione del proprio libero
convincimento sia esplicitato nella motivazione della sentenza, attraverso l'indicazione degli elementi di prova e
delle circostanze sui quali esso si fonda, non essendo sufficiente il generico richiamo alla pronuncia penale. che si
tradurrebbe nella elusione del dovere di autonoma valutazione delle complessive risultanze probatorie e di
conseguenza nel vizio di omessa motivazione. (Cassa con rinvio, App.Taranto, 10/10/2005)
• Trib. Varese, 09/04/2010
• Se &egrave; vero che, in nome del principio del libero convincimento del giudice, &egrave; possibile porre a fondamento della
decisione prove non espressamente previste dal codice di rito (purch&eacute; sia fornita adeguata motivazione della
relativa utilizzazione), deve tuttavia escludersi che le prove c.d. &quot;atipiche&quot; possano avere l'effetto di aggirare divieti
o preclusioni ed introdurre surrettiziamente elementi di prova che non sarebbero altrimenti ammessi o la cui
ammissione richiede adeguate garanzie formali. Per tale motivo, con particolare riferimento agli scritti del terzo,
sub specie di deposizioni testimoniali scritte, la loro piena efficacia probatoria &egrave; subordinata alla acquisizione al
procedimento mediante prova orale oppure, dopo il 4 luglio 2009, mediante ricorso all'art. 257-bis c.p.c. (legge n.
69/ 2009).
• Cass. civ. Sez. III, 09/03/2010, n. 5658
• Il giudice del merito, in virt&ugrave; del principio del libero convincimento, ha facolt&agrave; di apprezzare in piena autonomia
tutti gli elementi presi in esame dal consulente tecnico e le considerazioni da lui espresse che ritenga utili ai fini
della decisione, onde ben pu&ograve; trarre materia di convincimento anche dalla consulenza espletata in sede di
accertamento preventivo, pur se il consulente abbia ecceduto i limiti del mandato conferito, una volta che la
relazione di quest'ultimo sia stata ritualmente acquisita agli atti. (Cassa con rinvio, App. Messina, 31/08/2004)
il “libero convincimento” nella Relazione al Re
• Se esaminiamo, ora, la Relazione al Re, essa si occupa di valutazione delle prove al par. 29.
• Per quanto attiene alla valutazione delle prove, il Codice (…) &egrave; orientato, assai pi&ugrave; di quello ora cessato, verso il sistema della libera
valutazione; tanto che &egrave; parso conveniente consacrare tale tendenza in una apposita disposizione (art. 116), in cui si enuncia, come
criterio di massima, che “il giudice deve valutare le prove secondo il suo prudente apprezzamento, salvo che la legge disponga
altrimenti”. Questa prevalenza data, nel campo delle prove, al sistema della libera valutazione corrisponde a quel generale
orientamento di tutto il codice verso un pi&ugrave; deciso accrescimento dei poteri del giudice; ma non si deve credere che dal nuovo processo
si voglia con ci&ograve; bandire la prova legale (…) L’istituto della prova legale per molti suoi aspetti va di pari passo col principio dispositivo, e
dev’essere quindi conservato in un processo che mantiene tale principio (tant’&egrave; vero che premessa indispensabile per il funzionamento
processuale della confessione o del giuramento decisorio e che le parti abbiano, secondo il diritto sostanziale, il potere di disporre del
rapporto controverso); ma d’altro lato, non si pu&ograve; escludere che anche in un processo a tipo nettamente inquisitorio qualche
applicazione della prova legale possa trovare la sua giustificazione, per tutti quei casi in cui il legislatore ritenga utile, nell’interesse della
pronta giustizia e indipendentemente dal potere dispositivo delle parti, anticipare con norma generale quella valutazione della prova
che nel sistema della prova libera &egrave; affidata caso per caso al giudice. Il prevalere della prova libera sulla prova legale &egrave; dunque
connesso, oltre che coll’accresciuta importanza del principio inquisitorio rispetto al principio dispositivo, coll’accresciuta fiducia che il
legislatore porta alla saggezza e al senso di responsabilit&agrave; del giudice.
• Si noti come venga menzionata espressamente la “libera valutazione” delle prove, anche se l’originaria formulazione del Progetto Solmi
era stata, in realt&agrave;, fortemente ridimensionata e la locuzione “libera valutazione” era stata sostituita dal (pi&ugrave;) “prudente
apprezzamento”.
Nascita del “libero convincimento” (una “chicca” storica)
• Parte della dottrina (Monteleone, Alle origini del principio del libero convincimento del giudice, in Riv. dir. proc., 2008, p.123 ss.,) ha, poi,
analizzato sul piano storico l’origine del c.d. libero convincimento.
• Ne &egrave; risultato che siffatto principio fu s&igrave; teorizzato ed elaborato - come si afferma comunemente - durante la rivoluzione francese... ma
in particolare durante il regime del terrore, e precisamente con i Decreti del 29 settembre 1793 e del 4 aprile 1794 (emessi per
consentire al tribunale rivoluzionario di superare gli impasse - leggasi: gli inopinati tentativi degli imputati di portare avanti una difesache si erano verificati, nei processi rispettivamente contro i Girondini e contro Danton), e con la successiva legge 10 giugno 1794.
Secondo la richiamata dottrina un siffatto meccanismo consent&igrave; l'emissione, nell'arco di meno di due anni, di un numero sterminato di
condanne a morte, di gran lunga superiore alla somma di tutte le condanne capitali emesse sotto l'impero della vecchia ordonnance
criminelle, entrata in vigore nel 1670 per volere di Luigi XIV 26.
• Si &egrave; pertanto giunti a contestare recisamente27 che nel nostro ordinamento esista il principio del libero convincimento, inteso come
facolt&agrave; per il giudice di motivare la propria decisione su prove atipiche, o su acquisizioni istruttorie diverse da quelle espressamente
previste dalla legge. Anche i c.d. argomenti di prova potranno essere presi in considerazione solamente nelle ipotesi tassative, e dunque:
• Art. 116 c.p.c. dalle risposte date dalle parti in sede di interrogatorio libero, dal loro eventuale rifiuto di sottoporsi a ispezioni e dal loro
contegno processuale;
• Art. 310 comma terzo c.p.c., da prove raccolte in un processo estinto, allorch&eacute; venga riproposta l’azione tra le medesime parti.
• Va, del resto, ricordato che anche la dottrina che aveva letto nel disposto dell’art. 116 c.p.c. la consacrazione del principio del libero
convincimento del giudice, in contrapposto alla prova legale (rimasta relegata a casi sussidiari ed eccezionali: “salvo diverse
disposizioni”), da un lato aveva giudicato la norma come “molto poco opportuna”, dall’altro ne aveva fortemente circoscritto
l’applicazione (28 Satta, Diritto processuale civile, Padova, 1967, p. 165 ss.).
VI) I singoli mezzi di prova
VI.1. La prova testimoniale
•La prova testimoniale &egrave; la narrazione dei fatti della causa, compiuta da un terzo estraneo e che non
pertanto, parte, al giudice.
&egrave;,
•La prova testimoniale non &egrave; ammessa:
•- quando si controverta di un atto per il quale &egrave; richiesta la forma scritta ad substantiam o ad
probationem per disposizione di legge o per volont&agrave; delle parti - secondo Cass. 3351/1987 tale
limitazione non opera se il negozio &egrave; invocato come mero fatto storico, ininfluente ai fini della decisione,
e non come fonte di obblighi reciproci tra le parti. La prova pu&ograve; essere ammessa se il contraente ha,
senza sua colpa, perduto il documento. In questo caso la prova dovr&agrave; essere diretta a provare (anche)
che l’atto fu redatto nella forma scritta, prescritta dalla legge.
•- quando abbia per oggetto (artt. 2721 e 2726 c.c.) un contratto, un pagamento, una remissione di
debito superiore ad euro 2,58 (giudice pu&ograve; comunque ammettere la prova)
•- quando (art. 2722 c.c.) abbia per oggetto patti aggiunti o contrari a un documento, qualora si alleghi
che la stipulazione sia stata anteriore o coeva al documento stesso (se si allega che il patto fu
successivo la prova pu&ograve; essere ammessa se la circostanza sia ritenuta verosimile dal giudice: art. 2723
•La prova testimoniale pu&ograve; sempre essere ammessa (art. 2724 c.c.):
•quando vi sia un principio di prova per iscritto, che faccia apparire verosimile il fatto controverso;
•quando il contraente sia stato nell’impossibilit&agrave; morale o materiale di procurarsi una prova scritta;
•quando il contraente abbia, senza sua colpa, perso il documento che gli fornisca la prova (dovr&agrave;,
ovviamente, provare l’esistenza del documento e la sua perdita incolpevole).
•incapacit&agrave; del testimone. Sono incapaci a testimoniare tutte le persone aventi nella causa un interesse
che potrebbe legittimare la loro partecipazione al giudizio (art. 246 c.p.c.)
•Cass. Sez. 2, Sentenza n.9353 del 08/06/2012
•L'incapacit&agrave; a deporre prevista dall'art 246 cod. proc. civ. si verifica solo quando il teste &egrave; titolare di un
interesse personale, attuale e concreto, che lo coinvolga nel rapporto controverso, alla stregua
dell'interesse ad agire di cui all'art. 100 cod. proc. civ., s&igrave; da legittimarlo a partecipare al giudizio in cui &egrave;
richiesta la sua testimonianza, con riferimento alla materia che ivi &egrave; in discussione, non avendo, invece,
rilevanza l'interesse di fatto a un determinato esito del giudizio stesso - salva la considerazione che di ci&ograve;
il giudice &egrave; tenuto a fare nella valutazione dell'attendibilit&agrave; del teste -, n&eacute; un interesse, riferito ad azioni
ipotetiche, diverse da quelle oggetto della causa in atto, proponibili dal teste medesimo o contro di lui,
a meno che il loro collegamento con la materia del contendere non determini gi&agrave; concretamente un
titolo di legittimazione alla partecipazione al giudizio. Ne consegue che il procacciatore di affari non &egrave;
incapace a testimoniare nella controversia relativa al pagamento del corrispettivo della fornitura di
merci, non coinvolgendo la stessa il diritto del teste a percepire la provvigione per aver prestato la sua
opera ai fini della conclusione del contratto dedotto in lite, atteso che il rapporto che lo lega ad una o
ad entrambe le parti integra unicamente un elemento per la valutazione della sua attendibilit&agrave;.
•Nella sua originaria formulazione il codice prevedeva, inoltre, dei divieti alla prova, per i minori di anni 14,
il coniuge e i parenti e affini in linea retta. Tutti questi divieti sono stati dichiarati illegittimi dalla Corte
•Per quanto riguarda la sua deduzione, la prova testimoniale va richiesta indicando specificamente
nell’atto (244 c.p.c.) le persone che si intendono interrogare (testimoni o testi) e i fatti specifici “formulati
in articoli [o capi o capitoli - n.d.r.] separati, sui quali ciascuna di esse deve essere interrogata.
•Cass, II civ. n. 26058 del 20 novembre 2013: La prova per testimoni deve essere dedotta indicando in
maniera determinata, o comunque determinabile, gli elementi identificativi del teste da interrogare,
potendosi, tuttavia, ravvisare un pregiudizio alla difesa ed al contraddittorio soltanto allorch&eacute; la
designazione incompleta di tali elementi abbia provocato in concreto l’assunzione di un soggetto
realmente diverso da quello previamente individuato.
•La prassi curiale &egrave; che la prova per testi e l’interrogatorio formale vengano articolati con la locuzione
“vero &egrave; che….”
•Esercitazione 1):
•fatto da provare: il sig. Tizio, il giorno 30 giugno 2014, alle ore 15.00, il sig. Tizio percorreva a piedi la via
Maqueda dalla stazione centrale verso via Ruggiero Settimo, quando all’altezza dei Quattro Canti
scivolava in una macchia d’olio sul marciapiede.
•Al fatto ha assistito il sig. Caio, del quale sono note generalit&agrave; ed indirizzo.
•prova:
•In via istruttoria si chiede venga ammessa prova testimoniale, con il teste Caio _____, nato a
_____________, il___________, residente_____________sul seguente articolo:
•- vero &egrave; che in data 30 giugno 2014, alle ore 15.00, il sig. Tizio percorreva a piedi la via Maqueda dalla
stazione centrale verso via Ruggiero Settimo;
•- vero &egrave; che all’altezza dei Quattro Canti scivolava in una macchia d’olio sul marciapiede.
•Esercitazione 2):
•fatto: il giorno 1&deg; luglio 2014 alle ore 19.00, a Palermo, in via Roma___, il sig Tizio, praticante che ha
appena superato gli esami di abilitazione, lancia per la gioia il ponderoso commentario al codice civile.
Nella foga, per&ograve;, calcola male la traiettoria ed il codice colpisce il parabrezza dell’auto di Caio,
parcheggiata poco distante, sfondandolo.
parcheggiata poco distante, sfondandolo
•capitolo di prova:
•vero &egrave; che il giorno 1&deg; luglio 2014 alle ore 19.00, a Palermo, in via Roma ___, vidi il sig. Tizio lanciare un
libro verso l’alto;
&egrave; che il libro, cadendo, colp&igrave; il parabrezza dell’auto di Caio, parcheggiata l&igrave; accanto,
sfondandolo;
•Dopo che le parti avranno dedotto le prove, il giudice dovr&agrave; ammetterle con ordinanza.
•Nel valutare quali prove ammettere il giudice dovr&agrave;, innanzitutto, valutarne l’ammissibilit&agrave;, secondo le
regole di cui sopra.
•Dovr&agrave;, poi, valutare la rilevanza della prova, cio&egrave; la sua conducenza ai fini del decidere.
•Una volta ammessa la prova, la parte interessata dovr&agrave; notificare a mezzo ufficiale giudiziario
intimazione a comparire il giorno dell’udienza.
•L’intimazione deve pervenire al teste almeno sette giorni prima dell’udienza, e pu&ograve; essere effettuata,
oggi, anche dal difensore a mezzo racc. a.r., telefax o pec.
•Se il teste non compare
senza giustificato motivo, il giudice pu&ograve; ordinare una nuova intimazione o
l’accompagnamento coatto. Pu&ograve; in ogni caso condannare il teste ad una pena pecuniaria tra euro 200
ed euro 1000. Se il teste non giura, non depone, o depone il falso, lo denuncia al PM.
•testimonianza scritta (rinvio)
•la nuova testimonianza scritta ex d.l. 132/2014
1. Al codice di procedura civile, dopo l'articolo 257 bis e’ aggiunto il seguente:
&laquo;257-ter (Dichiarazioni scritte).
La parte pu&ograve; produrre, sui fatti rilevanti ai fini del giudizio, dichiarazioni di terzi, capaci di
testimoniare, rilasciate al difensore, che, previa identificazione a norma dell'articolo 252, ne attesta
l'autenticit&agrave;.
Il difensore avverte il terzo che la dichiarazione pu&ograve; essere utilizzata in giudizio, delle conseguenze di
false dichiarazioni e che il giudice pu&ograve; disporre anche d'ufficio che sia chiamato a deporre come
testimone.&raquo;.
la norma &egrave; subito in vigore, anche se il decreto &egrave; ancora in corso di conversione
VI.2.L’ispezione
• c.p.c. art. 118. Ordine d'ispezione di persone e di cose.
• Il giudice pu&ograve; ordinare alle parti e ai terzi di consentire sulla loro persona o sulle cose in loro possesso le ispezioni che
appaiono indispensabili per conoscere i fatti della causa purch&eacute; ci&ograve; possa compiersi senza grave danno per la parte [c.p.c. 260,
262] o per il terzo, e senza costringerli a violare uno dei segreti previsti negli articoli 351 e 352 del Codice di procedura
• Se la parte rifiuta di eseguire tale ordine senza giusto motivo, il giudice pu&ograve; da questo rifiuto desumere argomenti di prova a
norma dell'articolo 116 secondo comma .
• Se rifiuta il terzo, il giudice lo condanna a una pena pecuniaria da euro 250 a euro 1.500
•Ricordo che il giudice pu&ograve; farsi assistere da un consulente tecnico, e disporre che durante l’ispezione
siano eseguiti calchi, rilievi, riproduzioni, rilevazioni, ecc.
•Pu&ograve;, altres&igrave;, ordinare di procedere alla riproduzione di un fatto, per accertare se possa essersi verificato
in un certo modo (c.d. esperimento)
VI.3.L’esibizione e la richiesta di informazioni alla P.A.
•c.p.c. art. 210. Ordine di esibizione alla parte o al terzo.
•Negli stessi limiti entro i quali pu&ograve; essere ordinata a norma dell'articolo 118 l'ispezione di cose in possesso
di una parte o di un terzo, il giudice istruttore, su istanza di parte pu&ograve; ordinare all'altra parte o a un terzo
di esibire in giudizio un documento o altra cosa di cui ritenga necessaria l'acquisizione al processo
•Nell'ordinare l'esibizione, il giudice d&agrave; i provvedimenti opportuni circa il tempo, il luogo e il modo
•Se l'esibizione importa una spesa, questa deve essere in ogni caso anticipata dalla parte che ha
proposta l'istanza di esibizione
•c.p.c. art. 211. Tutela dei diritti del terzo.
•Quando l'esibizione &egrave; ordinata ad un terzo, il giudice istruttore deve cercare di conciliare nel miglior
modo possibile l'interesse della giustizia col riguardo dovuto ai diritti del terzo, e prima di ordinare
l'esibizione pu&ograve; disporre che il terzo sia citato in giudizio, assegnando alla parte istante un termine per
provvedervi.
•Il terzo pu&ograve; sempre fare opposizione contro l'ordinanza di esibizione, intervenendo nel giudizio prima
della scadenza del termine assegnatogli.
•c.p.c. art. 213. Richiesta d'informazioni alla pubblica amministrazione.
•Fuori dei casi previsti negli articoli 210 e 211, il giudice pu&ograve; richiedere d'ufficio alla pubblica
amministrazione le informazioni scritte relative ad atti e documenti dell'amministrazione stessa, che &egrave;
necessario acquisire al processo.
• •Cass. N. 6101 DEL 12 MARZO 2013 Con una importante decisione (la prima espressamente pronunciata
sul punto), la Corte di cassazione ha stabilito che l’art. 213 cod. proc. civ., il quale consente al giudice di
richiedere atti ed informazioni alla pubblica amministrazione, non pu&ograve; essere utilizzato come uno
strumento per sollevare le parti dall’onere probatorio su di esse incombente e che, pertanto, le parti
stesse non possono sollecitare l’esercizio, da parte del giudice, di tale potere officioso per acquisire
documenti che potevano ottenere direttamente dall’amministrazione. Da questo principio generale, si
fa discendere l’importante corollario che, nel caso di controversie risarcitorie scaturenti da sinistri stradali,
le parti non possono pretendere che sia il giudice a disporre l’acquisizione d’ufficio, ai sensi della
menzionata disposizione, del rapporto eventualmente redatto in occasione del sinistro dalle forze di
polizia, giacch&eacute; tale documento pu&ograve; essere direttamente acquisito dalle parti, giusta l’espressa
previsione in tal senso dell’art. 11 cod. strad..
• VI) I singoli mezzi di prova
VI.4. La scrittura privata
•Art. 2702 c.c.. Efficacia della scrittura privata. (1)
•La scrittura privata [c.c. 1967, 2652, n. 2, 2701, 2705, 2715, 2716, 2821, 2835] fa piena prova [c.c. 1835],
fino a querela di falso [c.p.c. 221], della provenienza delle dichiarazioni da chi l'ha sottoscritta, se colui
contro il quale la scrittura &egrave; prodotta ne riconosce la sottoscrizione, ovvero se questa &egrave; legalmente
considerata come riconosciuta [c.c. 2682, n. 3, 2703; c.p.c. 214, 215] (2).
•----------------------•(1) In materia di protesti di assegni e cambiali vedi l'art. 4, L. 12 giugno 1973, n. 349, ed il relativo
regolamento di attuazione approvato con il D.P.R. 3 giugno 1975, n. 290.
•(2) Vedi, anche, l'art. 21 del codice dell'amministrazione digitale emanato con D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82.
•Anche a proposito della scrittura privata va rammentato che la sua peculiare efficacia probatoria - ove
riconosciuta, autenticata o giudizialmente verificata - &egrave; circoscritta alla provenienza delle dichiarazioni
da chi l’ha sottoscritta.
•Ci&ograve; comporta che la scrittura privata ha un peculiare regime probatorio:
•tra le parti pu&ograve; fornire prova piena, ed avere anche efficacia di confessione;
•E rispetto ai terzi? Rispetto ai terzi la scrittura privata prova soltanto il fatto storico della dichiarazione,
fatto peraltro incerto con riferimento alla data:
•Art. 2704. Data della scrittura privata nei confronti dei terzi.
•La data della scrittura privata della quale non &egrave; autenticata la sottoscrizione [c.c. 2703] non &egrave; certa
[c.c. 743, 819, 1202, n. 1, 1265, 1380, 1505, 1524, 1599, 1707, 2764, 2787, 2800, 2812, 2914, n. 3, 2915, 2918,
2923; c.p.c. 622] e computabile riguardo ai terzi, se non dal giorno in cui la scrittura &egrave; stata registrata o
dal giorno della morte o della sopravvenuta impossibilit&agrave; fisica di colui o di uno di coloro che l'hanno
sottoscritta o dal giorno in cui il contenuto della scrittura &egrave; riprodotto in atti pubblici [c.c. 2699] o, infine,
dal giorno in cui si verifica un altro fatto che stabilisca in modo egualmente certo l'anteriorit&agrave; della
formazione del documento [c.c. 2703].
•La data della scrittura privata che contiene dichiarazioni unilaterali non destinate a persona
determinata pu&ograve; essere accertata con qualsiasi mezzo di prova [c.c. 2707, n. 1; c.p.c. 228, 233, 244].
•Per l'accertamento della data nelle quietanze il giudice, tenuto conto delle circostanze, pu&ograve; ammettere
qualsiasi mezzo di prova [c.c. 1195, 1199] (1).
•Va ricordato che il Curatore del fallimento &egrave; considerato terzo quando eserciti un diritto proprio del
fallimento in relazione ai negozi anteriormente compiuti dal fallito, perch&eacute; in tal caso egli agisce in
sostituzione dei creditori per la ricostruzione del patrimonio originario del fallito (App. Napoli Sez. III Sent.,
26/10/2009).
•Cass. civ. Sez. I Sent., 23/06/2008, n. 17033
•Il curatore del fallimento, quando agisce ai fini della reintegrazione del patrimonio del fallito, esercita
un'azione di massa e svolge un'attivit&agrave; distinta ed autonoma rispetto a quella che avrebbe potuto
svolgere il fallito stesso, ponendosi perci&ograve; necessariamente nella posizione di terzo. Allorch&eacute; egli eserciti
l'azione di responsabilit&agrave; contro gli amministratori della societ&agrave; fallita (art. 146, secondo comma del r.d.
16 marzo 1942, n. 267), secondo le norme degli artt. 2392 e 2393 del cod. civ., il contenuto delle azioni
contemplate dai detti articoli diventa inscindibile, onde &egrave; irrilevante la questione relativa all'asserita
conformit&agrave; dell'operato (anche se illegittimo) dell'amministratore della societ&agrave; fallita alla volont&agrave;
espressa dai soci del tempo, non essendo tale volont&agrave; opponibile al curatore. (conf. Cass. civ. Sez. I,
21/07/2010, n. 17121)
•Ne consegue che la data della scrittura privata non pu&ograve; essere considerata certa nei confronti del
curatore, se non quando si sia verificato uno dei fatti indicati dall’art. 2704 c.c.
•E’ stato, tuttavia sostenuto da parte della giurisprudenza di merito, che siffatta posizione di terziet&agrave;
sussisterebbe solamente nelle azioni nascenti dal fallimento. Cos&igrave; avviene nella verifica dei crediti, in
merito alle azioni revocatorie, alle simulazioni, alle azioni di inefficacia evenualmente proposte.
•Il Curatore, invece, non agirebbe pi&ugrave; quale terzo relativamente ai crediti che lo stesso intenda
recuperare per ricostruire il patrimonio del fallito attraverso l'esercizio dei diritti rinvenuti e preesistenti al
fallimento medesimo (Trib. Monza Sez. III Sent., 09/09/2008)
VI.5. Gli scritti provenienti da terzi
•Problematica particolarmente delicata &egrave; quella afferente gli scritti provenienti da terzi.
•esempi
•Tizio produce in giudizio contro Mevio una fattura emessa dal negoziante Caio, con la quale si attesta
che il giorno X Caio ha venduto a Tizio una giacca.
•Tizio produce in giudizio contro Mevio una lettera con la quale Caio attesta di avere consegnato a Tizio
le piastrelle del pavimento.
•Si &egrave; gi&agrave; detto che la scrittura privata legalmente riconosciuta fa piena prova della provenienza della
dichiarazione dal soggetto che la ha vergata, efficacia che, peraltro, &egrave; ulteriormente ridotta per quanto
concerne i terzi.
•Il nostro ordinamento, inoltre ammette la prova testimoniale scritta, come &egrave; noto, solo eccezionalmente,
e seguendo un rigorosissimo, bizantino regolamento processuale. All’infuori della previsione dell’art. 257
bis c.p.c. la prova testimoniale deve essere resa oralmente e davanti al giudice. Ne consegue che i due
documenti in esame potranno avere valore di prova solamente nei rapporti tra Caio e Tizio, mentre non
hanno una simile efficacia nei rapporti tra Tizio e Mevio, che &egrave; terzo rispetto al rapporto tra Tizio e Caio:
•La giurisprudenza costante, infatti, afferma che gli scritti provenienti da terzi hanno mero valore indiziario,
•Cass. civ. Sez. III, 08/01/2010, n. 76
•Gli scritti provenienti da terzi estranei alla lite, pur non avendo efficacia di prova piena e non essendo
soggetti n&eacute; alla disciplina sostanziale di cui all'art. 2702 cod. civ., n&eacute; a quella processuale di cui all'art.
214 cod. proc. civ., possono essere, per&ograve;, liberamente apprezzati nel loro valore indiziario dal giudice del
merito, il quale &egrave; inoltre libero di formare il proprio convincimento circa la veridicit&agrave; formale della
scrittura sulla base di elementi probatori ottenuti dalle altre risultanze processuali, nonch&eacute; dallo stesso
comportamento della parte contro cui la scrittura viene prodotta, anche in relazione a particolari
circostanze che possono conferire speciale significazione e rilevanza probatorie. (Rigetta, App. Napoli,
17/12/2004)
•A fronte di una esplicita contestazione sul contenuto del documento, dunque, &egrave; opportuno che la parte
che lo ha prodotto chiami a testimoniare il soggetto che ha emesso la fattura o redatto il documento, al
fine di costituire la prova in giudizio.In caso contrario il giudice dovr&agrave; valutare secondo il suo prudente
apprezzamento il l’attendibilit&agrave; del documento.
VI.6 La consulenza tecnica d’ufficio (cenni)
•La consulenza tecnica d’ufficio viene, tradizionalmente, qualificato non un mezzo di prova in senso
stretto, ma un mezzo di valutazione delle prove.
•Per costante giurisprudenza, infatti,
•Cass. civ. Sez. VI, 08-02-2011, n. 3130
•La consulenza tecnica d'ufficio non &egrave; mezzo istruttorio in senso proprio, avendo la finalit&agrave; di coadiuvare il
giudice nella valutazione di elementi acquisiti o nella soluzione di questioni che necessitino di specifiche
conoscenze. Ne consegue che il suddetto mezzo di indagine non pu&ograve; essere utilizzato al fine di
esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume, ed &egrave; quindi legittimamente negata qualora la
parte tenda con essa a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni o offerte di prova, ovvero di
compiere una indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati.
•Sussistono, per&ograve;, circostanze, nelle quali l’accertamento del fatto non pu&ograve; che essere compiuto
attraverso l’ausilio di indagini tecniche.
•Cass. civ. Sez. III, 14-02-2006, n. 3191
conoscenze, con la conseguenza che il suddetto mezzo di indagine non pu&ograve; essere utilizzato al fine di
compiere una indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati. Al limite
costituito dal divieto di compiere indagini esplorative &egrave; consentito derogare unicamente quando
l'accertamento di determinate situazioni di fatto possa effettuarsi soltanto con l'ausilio di speciali
cognizioni tecniche, essendo in questo caso consentito al c.t.u. anche di acquisire ogni elemento
necessario a rispondere ai quesiti, sebbene risultante da documenti non prodotti dalle parti, sempre che
si tratti di fatti accessori e rientranti nell'ambito strettamente tecnico della consulenza, e non di fatti e
situazioni che, essendo posti direttamente a fondamento della domanda o delle eccezioni delle parti,
debbano necessariamente essere provati dalle stesse. (Cassa con rinvio, App. Milano, 1 Marzo 2002)
VII) Le prove legali
•Parlando, prima, della valutazione delle prove si &egrave; avuto modo di precisare che il principio del prudente
apprezzamento delle prove - sia lecito o meno chiamarlo “libero convincimento” trova una limite ogni
qualvolta l’efficacia probatoria di un determinato atto sia predeterminata dalla legge29.
•Sono prove legali:
•- l’atto pubblico (art. 2699 c.c.);
•- la scrittura privata autenticata (art. 2702 c.c.);
•- la scrittura privata riconosciuta (art. 2715 c,c,);
•- la scrittura privata verificata giudizialmente (art. 216 ss. c.p.c.);
•- la confessione, giudiziale e stragiudiziale (art. 2730 c.c.);
•- il giuramento decisorio (art. 239)
•Con specifico riguardo alla confessione ed al giuramento, la dottrina ha parlato, in alcuni casi, di prove
negoziali30, dal momento che ambedue i mezzi di prova costituiscono, pi&ugrave; che altro, modi di disporre
del diritto conteso (tant’&egrave; che la legge richiede che la parte che li rende abbia la capacit&agrave; di disporre
del diritto). La questione &egrave;, comunque, essenzialmente dogmatica e non offre particolari profili
VII.1. L’atto pubblico e la sua valutazione
•2699. Atto pubblico.
•L’atto pubblico &egrave; il documento redatto, con le richieste formalit&agrave; (1), da un notaio (2) o da altro
pubblico ufficiale autorizzato ad attribuirgli pubblica fede nel luogo dove l’atto &egrave; formato [2714].
•2700. Efficacia dell’atto pubblico.
•L’atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso [c.p.c. 221], della provenienza del documento dal
pubblico ufficiale che lo ha formato [2699], nonch&eacute; delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il
pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti
•&egrave; appena il caso di rammentare che l’efficacia di prova legale dell’atto pubblico riguarda
•- la provenienza del documento dal pubblico ufficiale;
•- delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che, poniamo il notaio, attesti essere avvenuti in sua
presenza o da lui compiuti.
•Non riguarda, invece, il contenuto delle dichiarazioni stesse e degli atti.
•L’atto pubblico pu&ograve; dar luogo particolari problemi applicativi in fase di valutazione. Occorre, infatti,
rammentare che l’efficacia di prova legale &egrave; circoscritta alla provenienza dell’atto come dicevo, ed
alle dichiarazioni ed atti compiute da o in presenza del Pubblico Ufficiale.
•Un primo problema riguarda quelle circostanze che abbiano potuto dar luogo ad una percezione
sensoriale implicante margini di apprezzamento.
•Per lungo tempo era stato sostenuto, anche dalla Cassazione, che tali circostanze non fossero coperte
dalla pubblica fede; sicch&eacute; non sarebbe stata necessaria la querela di falso per contestare, ad
esempio, l’affermazione di un verbale dei carabinieri, secondo cui ad una determinata ora della sera
l’autovettura X era passata col rosso.
•Cass. civ. Sez. II Sent., 29/08/2008, n. 21816
•Il verbale di accertamento di una violazione del codice della strada, in dipendenza della sua natura di
atto pubblico, fa piena prova fino a querela di falso, oltre che in ordine alla provenienza dell'atto e alle
dichiarazioni rese dalle parti, anche relativamente agli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta essere
avvenuti in sua presenza o da lui compiuti, mentre l'efficacia probatoria privilegiata deve essere esclusa
sia con riferimento ai giudizi valutativi in esso contenuti sia con riguardo ai fatti che in ragione della loro
modalit&agrave; di accadimento repentino non siano verificabili in modo oggettivo ed abbiano potuto dare
luogo ad una percezione sensoriale caratterizzata da margini di apprezzamento soggettivo, come si
verifica quando la rilevazione riportata sul verbale riguarda il transito, in un incrocio regolato da
semaforo, di un'autovettura con il segnale rosso. (Cassa con rinvio, Giud. pace Roma, 24 Gennaio 2005)
•Trib. Benevento Sent., 18/02/2009
•Sia con riferimento ai verbali redatti dai pubblici ufficiali che, segnatamente, con riferimento al verbale
di accertamento di una violazione del codice della strada, la consolidata giurisprudenza di legittimit&agrave;
ha da sempre precisato che l'efficacia di piena prova fino a querela di falso che ad essi deve
riconoscersi - ex art. 2700 c.c. in dipendenza della loro natura di atti pubblici - alla provenienza dell'atto,
alle dichiarazioni rese dalle parti e agli altri fatti che il pubblico ufficiale che lo redige attesta essere
avvenuti in sua presenza o da lui compiuti - non sussiste n&eacute; con riguardo ai giudizi valutativi che esprima il
pubblico ufficiale, n&eacute; con riguardo alla menzione di quelle circostanze relative a fatti, i quali, in ragione
delle loro modalit&agrave; di accadimento, non si siano potuti verificare e controllare secondo un metro
sufficientemente obbiettivo e pertanto, abbiano potuto dar luogo ad una percezione sensoriale
implicante margini di apprezzamento. In particolare la Suprema Corte ha escluso che faccia prova fino
a querela di falso l'accertamento contenuto in un rapporto dei Carabinieri in ordine ad un sinistro
stradale, contenente affermazioni in ordine alla probabile dinamica del sinistro che siano frutto di
deduzioni o di circostanze apprese de relato.
•L’interpretazione, sebbene motivata da comprensibili ragioni di celerit&agrave; processuale, era, comunque,
abrogativa dell’art.2700 c.c. o almeno in suo palese contrasto.
•La Corte di Cassazione ha pertanto - a mio avviso, giustamente - imposto un brusco arresto, con la nota
decisione delle sezioni unite n. 17355 del 24 luglio 2009
•Cass. civ. Sez. Unite, 24/07/2009, n. 17355 (massima)
•Nel giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione relativo al pagamento di una sanzione
amministrativa &egrave; ammessa la contestazione e la prova unicamente delle circostanze di fatto della
violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del
pubblico ufficiale o rispetto alle quali l'atto non &egrave; suscettibile di fede privilegiata per una sua irrisolvibile
contraddittoriet&agrave; oggettiva, mentre &egrave; riservata al giudizio di querela di falso, nel quale non sussistono
limiti di prova e che &egrave; diretto anche a verificare la correttezza dell'operato del pubblico ufficiale, la
proposizione e l'esame di ogni questione concernente l'alterazione nel verbale, pur se involontaria o
dovuta a cause accidentali, della realt&agrave; degli accadimenti e dell'effettivo svolgersi dei fatti. (Nella
fattispecie, la Corte ha ritenuto assistita da fede privilegiata l'indicazione nel verbale del mancato uso
della cintura di sicurezza da parte del trasgressore, in quanto oggetto diretto della constatazione visiva
del pubblico ufficiale accertatore). (Cassa e decide nel merito, Giud. pace L'Aquila, 17/11/2003)
•In conclusione, a seguito della pronuncia delle sezioni unite, il discrimine tra censure opponibili con la
semplice domanda giudiziale, e censure per le quali &egrave; richiesta la querela di falso &egrave; dato dall’eventuale
riferimento alle circostanze di fatto della violazione attestate nel verbale come percepite direttamente
ed immediatamente dal pubblico ufficiale ed alla possibilit&agrave; o probabilit&agrave; di un errore nella loro
percezione, ma
•esclusivamente in relazione a circostanze che esulano dall'accertamento, quali l'identificazione
dell'autore della violazione e la sua capacit&agrave; o la sussistenza dell'elemento soggettivo o di cause di
esclusione della responsabilit&agrave;, ovvero rispetto alle quali l'atto non &egrave; suscettibile fede privilegiata per una
sua irrisolvibile oggettiva contraddittoriet&agrave; (ad esempio, tra numero di targa e tipo di veicolo al quale
questa &egrave; attribuita) (Cass. sez. un. 17355/2009, in motivazione).
•Nel corso del 2010, per&ograve;, la Corte di Cassazione &egrave; tornata nuovamente sull’argomento, avendo cura di
precisare che non sono assistiti da pubblica fede i giudizi valutativi e le circostanze che si risolvano in
apprezzamenti personali.
•Cass. civ. Sez. V Sent., 28/01/2010, n. 1818
•Il processo verbale di constatazione ha natura di atto pubblico e costituisce prova fino a querela di
falso. Tuttavia, l'efficacia fidefacente &egrave; circoscritta alla provenienza dell'atto, alle dichiarazioni delle parti
ed agli atti ed operazioni compiute in presenza del pubblico ufficiale. Conseguentemente, sono
tassativamente esclusi dall'operativit&agrave; della fede pubblica i giudizi valutativi e la menzione di circostanze
che si risolvano in apprezzamenti personali; n&eacute; la particolare natura del p.v.c. preclude la pienezza della
cognizione ed apprezzamento da parte del giudice degli elementi di prova contrari, dovendosi ritenere
carente sotto il profilo della motivazione la pronuncia fondata esclusivamente sul richiamo alla fede
pubblica ex art. 2700 c.c..
•l che pare, a ben vedere, perfettamente logico e coerente con la lettera dell’art. 2700 c.c.: la pubblica
fede riguarda esclusivamente le dichiarazioni e i “fatti”, non anche i giudizi e le congetture (mutatis
mutandis, per censurare la valutazione di diritto contenuta in una sentenza non occorre certamente la
querela di falso)
•Va, poi, ricordato che sono atti pubblici le relazioni di notifica dell’Ufficiale giudiziario.
•Se l’Ufficiale giudiziario, ovviamente, attesta di essersi recato in un luogo ad una certa ora di un
determinato giorno, la dichiarazione contenuta nella relata dovr&agrave; essere contestata con querela di
•Mi &egrave; capitata, per&ograve;, una relazione di notifica di questo genere:
•il sig. Tizio risulta trasferito, come riferito dal sig. Caio, padre del Tizio, trovato sul posto, ed il quale
dichiara di non conoscere l’attuale indirizzo del figlio.
•La pubblica fede, a mio giudizio, riguarda il fatto che il sig. Caio, padre di Tizio, ha dichiarato che il figlio
era trasferito, e non anche contenuto di siffatta dichiarazione (cio&egrave; che il figlio Tizio fosse trasferito
•altra problematica &egrave; quella relativa ai referti medici.
•altra problematica &egrave; quella relativa ai referti medici, rilasciati dal pronto soccorso
•Tizio si reca in ospedale, lamentando un forte dolore all’addome; il medico addetto al pronto soccorso
visita il paziente, effettua determinati esami e rilascia un referto di appendicite acuta.
•Su cosa si forma la pubblica fede?
•Tendenzialmente possono essere considerati atti pubblici; l’efficacia fidefacente, per&ograve;, va a mio avviso
coordinata con i principii enunciati dalla Cassazione, oltre che col comune buon senso.
•Il referto fa sicuramente piena prova sul fatto storico che il sig. Tizio si &egrave; recato al presidio ospedaliero,
che ha dichiarato di avere dolori all’addome, che i medici hanno visitato il paziente.
•&egrave;, innegabile, per&ograve;, che nel momento in cui il medico effettua una diagnosi compie una valutazione
che, in quanto tale, non sar&agrave; assistita da pubblica fede. Il medico - detto in termini semplici - pu&ograve;
sbagliare senza incorrere in un falso.
•Ancora - a ben vedere - non vi sar&agrave; prova neppure sul fatto che Tizio avesse davvero i dolori allegati.
Infatti, come detto, l’art. 2700 c.p.c. circoscrive l’efficacia fidefacente dell’atto pubblico al fatto storico
della dichiarazione, e non al suo contenuto.
•Sar&agrave; provato, in altri termini, che Tizio dichiarava di avere mal di pancia, ma non che lo avesse
•Un’ulteriore raccomandazione va fatta con riguardo alla valutazione del referto.
•La visita medica e il successivo referto che accertino una malattia non hanno, ovviamente, lo scopo di
precostituire, in favore del paziente, una prova da utilizzare in giudizio.
•Del resto le regole della medicina sono diverse da quelle del processo civile: il medico non deve
rispettare il principio dispositivo, l’onere della prova etc. Se il paziente dichiara che ha mal di testa il
medico, di norma, gli crede, senza dover chiedere al paziente di dimostrarlo. Ne consegue che un
referto che accerti, poniamo, un’emicrania in capo al paziente Tizio, basata sulla mera anamesi (su
quanto, cio&egrave;, il paziente ha riferito al medico), avr&agrave; poco o nessun valore probatorio in giudizio, sempre
che contestata nel contenuto. Si ridurr&agrave;, a ben vedere, a poco pi&ugrave; che una semplice dichiarazione di
parte (del paziente), che assume di avere mal di testa.
VII.2. L’interrogatorio formale e la confessione
•Art. 228 c.p.c. Confessione giudiziale
•La confessione giudiziale &egrave; spontanea [229] o provocata mediante interrogatorio formale [230].
•Art. 229 c.p.c. Confessione spontanea
•La confessione spontanea pu&ograve; essere contenuta in qualsiasi atto processuale firmato dalla parte
personalmente, salvo il caso dell’articolo 117.
•Art. 230 c.p.c. Modo dell’interrogatorio.
•L’interrogatorio deve essere dedotto per articoli separati e specifici.
•Il giudice istruttore procede all’assunzione dell’interrogatorio nei modi e termini stabiliti nell’ordinanza
che l’ammette [292; att. 102].
•Non possono farsi domande su fatti diversi da quelli formulati nei capitoli, a eccezione delle domande su
cui le parti concordano e che il giudice ritiene utili; ma il giudice pu&ograve; sempre chiedere i chiarimenti
opportuni sulle risposte date.
fatto da provare:
il sig. Tizio, il giorno 30 giugno 2014, alle ore 15.00, il sig. Tizio percorreva a piedi la via Maqueda dalla stazione
centrale verso via Ruggiero Settimo, quando all’altezza dei Quattro Canti scivolava in una macchia d’olio sul
Al fatto ha assistito il sig. Caio, del quale sono note generalit&agrave; ed indirizzo.
In via istruttoria si chiede venga ammessa prova testimoniale, con il teste Caio _____, nato a _____________,
il___________, residente_____________sul seguente articolo:
- vero &egrave; che in data 30 giugno 2014, alle ore 15.00, il sig. Tizio percorreva a piedi la via Maqueda dalla stazione
centrale verso via Ruggiero Settimo;
- vero &egrave; che all’altezza dei Quattro Canti scivolava in una macchia d’olio sul marciapiede.
Al fatto hanno assistito i due Carabinieri di servizio presso i Quattro Canti (angolo via Maqueda - Corso Vittorio
Emanuele). Non sono note le generalit&agrave; dei carabinieri, ma questi hanno assicurato che avrebbero fatto relazione
Si chiede, in via istruttoria, che vengano ammessi i seguenti mezzi di prova
a) Ordine di esibizione, ai sensi dell’art. 210 c.p.c., alla Legione Carabinieri Sicilia, con sede in Palermo,
Corso___________ delle relazioni e/o dei rapporti di servizio effettuate dai Carabinieri in servizio di scorta e/o
piantone, alla data del 30 giugno 2014, alle ore 15.00 presso l’obiettivo dei Quattro Canti, angolo via Maqueda Corso Vittorio Emanuele; in tutto o limitatamente alle parti afferenti il sinistro del sig. Tizio , ed i soccorsi dagli stessi
Carabinieri apprestati.
b) Richiesta di informazioni, ai sensi dell’art. 213 c.p.c., alla Legione Carabinieri Sicilia, con sede in Palermo, Corso
Vittorio Emanuele, 475, affinch&eacute; comunichi il nominativo e l’attuale residenza e/o domicilio dei Carabinieri in
servizio di scorta e/o piantone, alla data del 30 giugno 2014, presso l’obiettivo ai Quattro Canti (angolo Corso
Vittorio Emanuele - Via Maqueda), alle ore 15.00
c) Prova testimoniale sulle circostanze oggetto dell'articolato di cui infra, affinch&eacute; i testi appresso indicati riferiscano
le circostanze di loro conoscenza ed in particolare se &egrave; vero:
- che in data 30 giugno 2014, alle ore 15.00, il sig. Tizio percorreva a piedi la via Maqueda dalla stazione centrale
verso via Ruggiero Settimo;
- che all’altezza dei Quattro Canti scivolava in una macchia d’olio sul marciapiede.
Si indicano quali testimoni: i Carabinieri che verranno indicati dalla Amministrazione, a seguito della richiesta di
informazioni di cui al precedente capo b) (capitolo 1).