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Timestamp: 2017-10-22 21:09:54+00:00
Document Index: 22173495

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 102', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 18']

Raccolta differenziata insufficiente: pagamento da parte dell'Ente di oneri aggiuntivi per il conferimento in discarica. - Quotidiano LegaleQuotidiano Legale Raccolta differenziata: la potestà di concedere ai comuni deroghe è di competenza dello Stato e non delle regioni
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Scritto da: Redazione Scritto il: giugno 17, 2013 In: Enti Locali e P.A., Giurisprudenza
Corte dei Conti Sez. Giur. Liguria del 27 maggio 2013 Sentenza n. 83
Per quanto riguarda la parte di danno richiesta a titolo di danno ambientale, quantificato dalla Procura nel triplo dell’addizionale del 20% pagata dal Comune nel periodo 1.7.2008 – 31.12.2010 la difesa dei convenuti mette in dubbio innanzitutto che il conferimento di rifiuti in una discarica autorizzata possa configurare danno ambientale, atteso che la stessa, proprio al fine di evitare un tale danno, è dotata di sistemi idonei ad isolarla completamente dal terreno.
Al riguardo si osserva che ai sensi dalla legge 14 gennaio 1994 n. 20, modificata dalla L. 20 dicembre 1996, n. 639, il principio della personalità e parziarietà che regola l’istituto della responsabilità amministrativa (fatta eccezione soltanto per le ipotesi di dolo e conseguente illecito arricchimento) impone al giudice, nell’ipotesi di danno determinato da più persone, di valutare le singole responsabilità e condannare “ciascuno per la parte che vi ha preso”, attribuendo ai soggetti convenuti esclusivamente la quota di danno agli stessi imputabile, (art. 1 – quater della legge n. 20 del 1994). Spetta, pertanto, al Collegio pronunciarsi nel merito della riferibilità ai convenuti dell’integrale somma agli stessi addebitata a titolo risarcitorio dalla Procura attrice, ovvero ritenere dagli stessi dovuti una somma di minore importo proporzionata al loro apporto nella determinazione del fatto dannoso, rimanendo, a tale ultimo fine, ininfluente l’eventuale parte di responsabilità di altri soggetti e risultando, quindi, non necessaria la presenza di questi ultimi nel processo.
Non ricorrendo, pertanto, nel caso di specie una ipotesi di litisconsorzio necessario di cui all’art. 102 c.p.c. – che presuppone l’unicità e l’inscindibilità del rapporto giuridico sostanziale – la richiesta d’integrazione del contraddittorio deve essere respinta.
Mentre l’azione civile promossa dall’amministrazione danneggiata tende all’accertamento del danno conseguente a responsabilità contrattuale della controparte, l’azione del P.M. contabile viene esercitata nell’interesse generale dell’ordinamento all’osservanza della legge e alla corretta gestione dei mezzi finanziari pubblici, nonché al corretto esercizio da parte dei pubblici dipendenti delle funzioni loro affidate, e mira ad accertare quanta parte del danno causato alla P.A. sia ascrivibile a colpa grave dell’amministratore, dell’impiegato pubblico o del soggetto in rapporto di servizio con la P.A. e debba essere loro imputata, e non può essere preclusa dall’esercizio (e men che meno dal possibile esercizio) della prima, a meno che questa non abbia già avuto esito interamente satisfattivo delle ragioni dell’Erario, per l’avvenuto integrale risarcimento del danno subito dall’Amministrazione, circostanza quest’ultima che, nel caso in esame, non ricorre.
3. Passando al merito della vicenda descritta in narrativa, occorre verificare la sussistenza, nel caso concreto, degli elementi tipici della responsabilità amministrativa e cioè del danno arrecato alla pubblica amministrazione da soggetti legati a quest’ultima da un rapporto di servizio, con una condotta connotata da dolo o colpa grave, causalmente connessa con l’evento dannoso.
4. La sussistenza del rapporto di servizio tra i convenuti e l’Amministrazione comunale danneggiata appare pacifica, essendo questi ultimi tutti inquadrati nell’organizzazione amministrativa del Comune di Recco, o in quanto titolari di incarichi politico – amministrativi (Buccilli Gian Luca e Capurro Dario sindaci e Bersanetti Stefano e Senarega Franco assessori) o in quanto legati all’Ente da un rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato ( Canovi Franco).
In materia di rifiuti, il diritto comunitario ha imposto agli Stati membri, attraverso le direttive del Consiglio n. 91/156/CEE del 18/3/1991 e 99/31/CE del 26 aprile 1999, l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie ad assicurare il recupero o lo smaltimento degli stessi senza pericolo per la salute dell’uomo e senza l’uso di procedimenti o di metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente, vietandone nel contempo l’abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato.
8. Il decreto legislativo 5 febbraio 1997 n. 22 che, fino all’entrata in vigore del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, di attuazione della delega contenuta nella legge n. 308 del 2004 per il riordino, il coordinamento e l’integrazione della legislazione in materia ambientale, ha costituito la normativa quadro sulla gestione dei rifiuti, prevede, in attuazione della citata direttiva europea 91/156/CEE, l’adozione di un sistema di raccolta differenziata idoneo a consentire la drastica diminuzione dei rifiuti avviati in discarica e la realizzazione di un modello alternativo di smaltimento i cui punti qualificanti sono il riciclo dei materiali, il compostaggio della frazione organica e il collocamento in discarica (o termovalorizzazione) del solo residuo.
9. Lo stesso decreto n. 22/1997 ha provveduto ad individuare le funzioni amministrative che in materia di raccolta differenziata competono a ciascun livello di governo, centrale, regionale, provinciale e comunale, attribuendo allo Stato il compito di indicare i criteri generali per l’organizzazione e l’attuazione della raccolta (art. 18, comma 1°, lettera m), alle Regioni la funzione di provvedere alla “regolamentazione delle attività di gestione dei rifiuti, ivi compresa la raccolta differenziata di rifiuti urbani, anche pericolosi, con l’obiettivo prioritario della separazione dei rifiuti di provenienza alimentare, degli scarti di prodotti vegetali e animali, o comunque ad alto tasso di umidità, dai restanti rifiuti” (art. 19, comma 1°, lettera b), alle Province la cura dell’organizzazione delle attività di raccolta differenziata dei rifiuti urbani e assimilati sulla base di ambiti territoriali ottimali delimitati ai sensi dell’articolo 23 (art. 20, comma 1°, lettera g) e ai Comuni il compito di stabilire “le modalità del conferimento, della raccolta differenziata e del trasporto dei rifiuti urbani, al fine di garantire una distinta gestione delle diverse frazioni di rifiuti e promuovere il recupero degli stessi” (artt. 21, comma 1°, lettera c, e 23, co. 3).
13. Dall’articolato quadro normativo appena descritto emerge, ad avviso del Collegio, l’obbligo ricadente sulle singole amministrazioni comunali di attuare le prescrizioni legislative in materia di raccolta differenziata dei rifiuti, e di garantire, indipendentemente dal soggetto cui è materialmente affidato il servizio di raccolta dei rifiuti urbani, il rispetto delle percentuali minime previste dalla legge. La fissazione di soglie minime della raccolta differenziata risulta, infatti, necessaria ai fini del raggiungimento degli obiettivi fissati dal legislatore, oltre che della credibilità del sistema stesso, e l’adempimento del dettato normativo non può non costituire un puntuale e inderogabile obbligo per le amministrazioni, la cui violazione viene, infatti, “sanzionata” con aggravi di costo per lo smaltimento a carico dei Comuni inadempienti.
Spettano analogamente all’assessore specifici poteri finalizzati al corretto funzionamento dei servizi e degli uffici e all’esecuzione degli atti relativi al settore cui lo stesso risulta formalmente preposto e rispetto al quale questi si trova nella medesima posizione del sindaco delegante.
A fronte delle inefficienze e del mancato raggiungimento di apprezzabili risultati nel conseguimento degli obiettivi di legge, con alterazione dell’equilibrio tra le parti negoziali, atteso che l’AMIU, pur non rispettando le clausole contrattuali sulla raccolta differenziata, continuava a percepire integralmente il corrispettivo contrattualmente stabilito, gli amministratori sono stati, quindi, colpevolmente silenti, astenendosi dal disporre rilievi circa il mancato raggiungimento degli obiettivi minimi fissati dalla legge e tollerando in modo inescusabile un inesatto adempimento del contratto, senza richiedere allo stesso gestore l’adozione di misure in grado di assicurare una migliore separazione dei rifiuti (ad esempio, introducendo un sistema anche parziale di raccolta porta a porta, oppure ricorrendo all’istallazione di sistemi di sorveglianza in prossimità delle zone ove i contenitori destinati alla raccolta dei diversi materiali erano posizionati, introducendo sistemi premiali nei confronti del gestore e dei cittadini – utenti del servizio, idonei ad incentivare comportamenti più virtuosi (Sezione giurisdizionale Campania Sent. n. 1041 del 10 giugno 2011).
Il controllo sull’operato dell’appaltatore avrebbe dovuto essere peraltro effettuato con particolare attenzione, atteso che mentre per il Comune i risultati della raccolta differenziata costituivano dati essenziali per la valutazione della politica ambientale, da sottoporre a costante monitoraggio, stante anche la previsione legale di obiettivi annuali il cui mancato conseguimento comportava per l’ente locale maggiori esborsi, l’interesse di AMIU alla raccolta differenziata non poteva essere certamente pressante, sia per la mancata previsione contrattuale di strumenti premiali ed incentivanti nei confronti dell’assuntore del servizio, sia perché l’A.M.I.U. secondo l’art. 18, commi 1 e 2, del contratto, provvedeva allo smaltimento dei rifiuti avvalendosi del proprio impianto di Scarpino, con addebito al Comune del corrispettivo del conferimento in discarica, in aggiunta al corrispettivo pattuito per i servizi resi. In detta situazione, un incremento delle percentuali di raccolta differenziata avrebbe comportato per l’AMIU, ceteris paribus, un probabile aumento dei costi ed una diminuzione dei corrispettivi a causa della minore quantità di rifiuti indifferenziati conferiti.
Il Collegio ritiene, pertanto, che alle condotte degli odierni convenuti sia da attribuire, nella determinazione del danno subito dall’Ente, un ruolo di efficienza causale più contenuto rispetto a quello prospettato dalla Procura attrice nell’atto di citazione a giudizio e che il danno stesso sia a loro ascrivibile nella misura equitativamente determinata del 25%, corrispondente ad euro 261.136,00, di cui € 189.145,00 a carico dei convenuti Buccilli, Bersanetti e Canovi e di € 71.991,00 a carico dei convenuti Capurro, Senarega e dello stesso Canovi.
Di tale danno devono essere chiamati a rispondere, tenuto conto dell’apporto causale di ciascuno di essi, i sindaci e gli assessori pro tempore nella misura del 40% ciascuno, e, pertanto, BUCCILLI Gian Luca e BERSANETTI Stefano nella misura di € 52.960,00 ciascuno (189.145,00 X 40% – 30%) e CAPURRO Dario e SENAREGA Franco nella misura di € 20.157,00 ciascuno (71.991,00 X40% -30%), nonché il responsabile del Settore Ammbiente e manutenzione del Comune ing. Franco Canovi nella rimenente parte del 20%, pari ad € 36.559,00 (189.145,00 X 20% – 30% + 71.991,00 X 20% -30%).
f.to Carla SalamoneTweet
Scritto da: Redazione il 17 giugno 2013.