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Timestamp: 2018-09-26 03:20:24+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 13', 'art. 23', 'art. 2']

La delocalizzazione dei Call Center: misure per frenarla [E.Massi] - Generazione Vincente SpA | Agenzia per il lavoro
07/12/2016 Eufranio Massi 2946
L’attenzione del Legislatore nei confronti dei call center e del personale ivi addetto rappresenta, da almeno un decennio, una costante: basti pensare alle misure di regolarizzazione presenti, attraverso una sorta di sanatoria, all’interno della legge n. 296/2006, alla distinzione tra le attività in bound e quelle out bound o alla possibilità, rimessa alla contrattazione collettiva nazionale, di prevedere forme di lavoro in collaborazione in deroga alle previsioni individuate all’art. 2 del decreto legislativo n. 81/2015.
È un fatto che le nuove tecnologie spingono gli imprenditori del settore dove le condizioni generali relative ai costi complessivi sono minori: di qui una sorta di “corsa sfrenata” verso Paesi fuori dall’Unione Europea, ove le tutele e le retribuzioni dei lavoratori sono di gran lunga inferiori a quelle presenti in Italia ove, peraltro, non “si brilla” per gli importi.
Ora, il Legislatore con la legge di Bilancio 2017, riscrivendo l’art. 24-bis della legge n. 134/2012 che ha convertito il D.L. n. 83, prova a condizionare il trasferimento in ambito extra comunitario, anche con affidamento delle attività a soggetti terzi, stabilendo alcuni oneri comunicativi da effettuare almeno trenta giorni prima ad una serie di soggetti pubblici:
al Ministero del Lavoro ed all’Ispettorato nazionale del Lavoro, dal momento in cui lo stesso sarà pienamente operativo, con l’indicazione dei lavoratori coinvolti;
al Ministero dello Sviluppo Economico con l’indicazione delle numerazioni telefoniche a disposizione del pubblico ed utilizzate per i servizi oggetto di delocalizzazione;
al Garante per la protezione dei dati personali con l’indicazione delle misure finalizzate a preservare la riservatezza dei dati personali.
L’omessa o tardiva comunicazione viene punita con una sanzione amministrativa di 150.000 euro e viene irrogata dall’Ispettorato del Lavoro per la violazione sub a), dal Ministero dello Sviluppo Economico per quella sub b) e dal Garante se a non essere rispettati sono gli adempimenti sub c). Gli stessi oneri di comunicazione riguardano chi ha già delocalizzato in Paesi extra comunitari: il responsabile avrà tempo fino al 2 marzo 2017 per adeguarsi. Se non accadrà per ogni giorno di ritardo la sanzione, strettamente correlati alla mancanza, sarà di 10.000 euro e verrà irrogata dagli stessi soggetti pubblici sopra menzionati.
Particolarmente importante e significativo è il principio secondo il quale non può essere riconosciuto alcun beneficio fiscale o previdenziale in favore dei datori di lavoro che delocalizzano al di fuori della Comunità: si tratta di una forma di pressione che, soprattutto, in presenza di importi cospicui potrebbe essere abbastanza efficace.
Il comma 5 del nuovo art. 24-bis sancisce un diritto per l’utente: quando chiama deve essere, subito informato da quale Paese risponde l’operatore: entro il 1 aprile 2017 deve essere garantita, a richiesta, la possibilità nell’ambito della stessa chiamata, di essere servito da un operatore ubicato in Italia o in un Paese comunitario. Un uguale servizio deve essere assicurato allorquando la chiamata arrivi dal call-center (comma 6). Anche queste possibili violazioni sono oggetto di sanzioni irrogate dal Ministro dello Sviluppo Economico: l’importo è pari a 50.000 per ogni giorno al quale le stesse si riferiscono, indipendentemente del numero delle telefonate irregolari. Poiché la violazione dei predetti commi può correlarsi direttamente con quella scaturente dall’art. 13 del decreto legislativo n. 196/2003, è fatto obbligo al Ministero di comunicare al Garante l’accertamento della avvenuta violazione.
Il comma 9 prevede una ulteriore sanzione nei confronti degli operatori economici che svolgono attività di call-center o se ne avvalgono, che non ottemperano, entro dieci giorni, alla richiesta del Ministero del Lavoro, del Ministero dello Sviluppo Economico o del Garante circa la localizzazione del call-center al quale viene indirizzata o dal quale viene originata la chiamata: essa è pari a 50.000 euro per ogni violazione.
Con un occhio riservato alle Amministrazioni pubbliche ed agli Enti aggiudicatari il Legislatore, al comma 10, intende contrastare l’aggiudicazione delle gare sulla base del principio del massimo ribasso: va, ovviamente, scelta l’offerta migliore ma le spese relative al costo del personale dovranno essere scorporate. Per la individuazione del costo del lavoro il Legislatore richiama l’art. 23, comma 16, del decreto legislativo n. 50/2016 (c.d. “codice degli appalti pubblici): qui si afferma che occorre, “in primis”, ricavarlo da apposite tabelle elaborate al Ministero del Lavoro, con cadenza annuale, sulla base di valori economici definiti dalla contrattazione collettiva delle organizzazioni sindacali e delle associazioni dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative dei diversi settori economici e delle differenti aree territoriali. Mancando il contratto collettivo applicabile, il Legislatore afferma che occorre riferirsi al contratto collettivo del settore merceologico più vicino a quello preso in considerazione. Una ulteriore possibilità fornita dal comma 10 è data dal riferimento ad accordi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative (e non “comparativamente” più rappresentative).
Con i commi 11 e 12 viene stabilito un ulteriore onere ” coperto” da una sanzione amministrativa pari a 50.000 euro: entro il 1 marzo 2017 tutti gli operatori economici che svolgono attività di call center su numerazioni nazionali, debbono iscriversi al Registro degli operatori della comunicazione previsto dalla delibera dell’Autorità per le garanzie della comunicazione: con l’iscrizione vanno comunicate tutte le numerazioni telefoniche messe a disposizione del pubblico ed utilizzate per i servizi. L’obbligo sussiste anche per i soggetti terzi affidatari: per questi ultimi l’onere deve essere, espressamente, contemplato nel contratto di affidamento.
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