Source: http://www.filcams.cgil.it/c-m-ministero-del-lavoro-e-della-previdenza-sociale-12-02-1998-n-19/
Timestamp: 2018-02-24 19:34:49+00:00
Document Index: 124295592

Matched Legal Cases: ['art 13', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 12', 'art 1', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 26', 'art. 10', 'art. 5']

C.M. Ministero del lavoro e della previdenza sociale 12-02-1998, n. 19
Circ. 12-2-1998 n. 19/98
Decreto legislativo 468 del 1997. Prime direttive.
Emanata dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale.
Le presenti direttive concernono I progetti di lavori socialmente utili da approvare dopo l’entra in vigore dei decreto legislativo in oggetto nella delicata fase transitoria di collegamento alla normativa previgente, caratterizzata In molti casi da emergenze sociali rilevanti.
Occorre innanzitutto chiarire la portata dei disposto dell’art 13, comma 3. A tale riguardo si ritiene di poter equiparare all’approvazione dei progetti presentati prima dei 24 gennaio 1998, che può essere fatta secondo la normativa previgente, anche la approvazione del periodi residui – svolti nelle stesse modalità e per gli stessi lavoratori – di progetti In corso di attuazione che siano stati approvati, per mera carenza finanziaria, per una durata ridotta rispetto alla toro durata originariamente stabilita all’atto della presentazione da parte dell’ente proponente (durata che, secondo la previgente normativa, non poteva comunque essere superiore al 12 mesi). Ovviamente al fine di poter procedere all’approvazione dei residuo periodo, è necessario che l’ente propone (durata che, secondo la previgente normativa, non poteva comunque essere superiore ai 12 mesi). Ovviamente al fine di poter procedere all’approvazione del residuo periodo, è necessario che l’ente proponente confermi la propria volontà in tal senso.
È opportuno altresì ricordare che, fatte salve le disposizioni che regolano il trattamento giuridico ed economico dei soggetti Impegnati nel lavori socialmente utili e quelle relative alla decadenza dal trattamenti previdenziali in conseguenza dell’ingiustificato rifiuto dell’assegnazione alle attività, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano possono dettare norme in materia, tenendo presente che la disciplina contenuta nel decreto legislativo in questione ha valore di principio e di indirizzo.
Si sottolinea che la suddetta potestà normativa delle regioni assume una particolare valenza in considerazione dell’imminente conferimento alle regioni stesse ed agli enti locali di funzioni e compiti in materia di mercato dei lavoro secondo le previsioni del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469.
Il decreto legislativo assegna grande importanza al regime transitorio in particolare, i criteri di ripartizione ed assegnazione alle CRI delle risorse dei Fondo dell’Occupazione, hanno subìto profondo innovazioni (vedi art. 11), solo a partire dall’anno 2000. Viceversa sono stati confermati criteri di ripartizione che tengono debitamente conto della attività consolidata nell’ultimo biennio, per il 1998 e 1999.
1. Per una corretta ed efficace attuazione dei decreto legislativo in tale fase transitoria, si ritiene indispensabile, come primo adempimento, che le CRI definiscano, con propria delibera, l’ambito dei regime transitorio di cui all’art. 12, secondo i criteri di cui al punto 2 di seguito inserito, e che, nella medesima delibera, dettino le linee di un programma globale per il biennio 1998-1999, finalizzato alla graduale e complessiva fuoriuscita dall’arca dei lavori socialmente utili dei predetti lavoratori inclusi nel regime transitorio, articolando gli interventi secondo le caratteristiche ali e professionali dei lavoratori e le molteplici alternative che qui di seguito saranno esaminato (lavori di pubblica utilità verso imprese, progetti collegati alla formazione, misure di immediata fuoriuscita, etc…).
2. La individuazione di tali lavoratori, recata nell’art. 12, comma 1, potrà essere effettuata dalle CRI, Includendo comunque I lavoratori che abbiano conseguito una permanenza nel lavori socialmente utili, di almeno dodici mesi, in epoca antecedente al 31 dicembre 1997, ed estendendola eventualmente al lavoratori che raggiungano il limite di permanenza dei dodici mesi, attraverso progetti avviati prima dei 31 dicembre 1997 o proseguiti secondo quanto detto in premessa. in quest’ultimo caso, si precisa che i periodi svolti oltre il 31 dicembre, dovranno essere considerati in detrazione dai limiti di durata dei progetti approvati successivamente, di cui all’art. 1, comma 2, dei decreto legislativo.
3. Tra le norme specifiche per 1 lavoratori appartenenti al regime transitorio, si devono innanzitutto ricordare quelle volte alla fuoriuscita dall’area dei lavori socialmente utili, di cui ai commi 3, 4 e 5.
Le disposizioni di cui al comma 5 (che. favoriscono il pensionamento volontario, l’avvio di un lavoro autonomo, la ricollocazione lavorativa ed eventuali altri misure) dovranno essere definite, prima di essere operative, in un decreto interministeriale che è in via di predisposizione le altre disposizioni hanno Invece applicazione immediata.
4. Per quanto riguarda li contenuto dei progetti, sempre nella fase di prima applicazione dei decreto legislativo in oggetto, si può poi tener conto delle seguenti osservazioni:
a) per i progetti di pubblica utilità, si ritiene utile precisare il disposto di cui all’art. 2, comma 5 e il correlato disposto di cui all’art. 10, in materia di delibere degli enti di cui al decreto legislativo n. 29 del 1993. Tali delibere devono individuare e precisare gli impegni programmatici e finanziari , relativi almeno al momento del completamento dei progetto di pubblica utilità. È compito della Commissione regionale per l’impiego valutare la congruità degli impegni assunti e delle attività lavorativo stabili prefigurate in rapporto all’entità ed in particolare al numero dei lavoratori da assegnare al progetto da approvare. Si rammentano infine le disposizioni volte a disciplinare la progettazione di lavori di pubblica utilità destinati al lavoratori nel regime transitorio, di cui all’art. 12 commi 6 e 7;
b) per i progetti mirati alla crescita professionale di cui all’art 1, comma 2, lett. b), ove la programmazione finanziaria delle attività formative cofinanziate dal Fondo Sociale Europeo fosse ormai già definita per il 1998, potranno essere approvati progetti che prevedano una attività di formazione professionale, da svolgersi nel quadro della ore per le quali si ha diritto all’assegno, finanziata solo da risorse regionali o nazionali. Si sottolinea che rimane necessaria l’espressa autorizzazione della Regione al progetto formativo che deve corredare il progetto di lavori socialmente utili e il rilascio di un attestato al partecipanti al termine dei medesimo. Si rammenta che per 1,effettivo svolgimento delle attività formative si può fare ricorso ad organismi qualificati dei settore, purché se ne dia conto sin dalla presentazione dei progetto.
5. Per quanto riguarda le agenzie di promozione di lavoro e di impresa, di cui all’art. 2, comma 4, il Ministero provvederà alla emanazione dei decreti di autorizzazione, secondo criteri che dovranno tener conto dei ruolo più Incisivo affidato a tali agenzie dal successivo art. 10, comma 2.
Ai sensi della disposizione suindicata, è necessario che le regioni formulino le loro proposte di organismi autorizzabili allo scrivente Ministero dei Lavoro.
In ogni caso si procederà, In via transitoria, con un primo decreto, alla autorizzazione alle agenzie di livello nazionale, ovvero locale, che hanno già operato al sensi dell’art. 26 della legge n. 196 del 1997, al soli fini dell’attività di progettazione, con esclusione della fattispecie di cui all’art. 10, comma 2.
6. In via transitoria, nelle more della definizione dei criteri di cui all’art. 5 comma 2, i progetti di lavori socialmente utili devono essere presentati secondo il modello, elaborato dalla apposita Commissione interministeriale, allegato alla presente circolare.
7. Per quanto riguarda il finanziamento dei lavori socialmente utili nel biennio 1998-1999, si procederà secondo il seguente metodo:
a) ripartizione regionale di massima, sulla quale è Intenzione dello scrivente acquisire entro febbraio il parere della Conferenza Stato-Regioni:
b) emanazione di decreti ministeriali di attribuzione delle risorse alle singole regioni, dopo l’acquisizione dei parere della Conferenza Stato-Regioni- Autonomie Locali e l’assunzione delle delibere di cui al punto 1, contenenti gli impegni relativi alla copertura dei progetti di lavori di pubblica utilità o formativi, definiti nel programma biennale destinato al lavoratori inclusi nel regime transitorio.