Source: http://omceopi.org/professione/professione-medica/normativa
Timestamp: 2019-11-20 06:59:06+00:00
Document Index: 107986687

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 48', 'art. 24', 'art.22', 'art. 27', 'art. 24', 'art. 11', 'art. 43', 'art. 393', 'art. 46', 'art. 4', 'art. 24', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 41', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 55', 'art. 3']

Normativa - Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Pisa
Certificati medici in ambito scolastico - aggiornamento
L'Ufficio Scolastico Regionale della Toscana e la Federazione Regionale degli Ordini dei Medici della Toscana hanno aggiornato l'Intesa già sottoscritta lo scorso anno in merito ai certificati medici in ambito scolastico.
L'aggiornamento si è reso necessario per chiarire meglio alcuni punti e anche per prendere atto delle novità introdotte dal Decreto del Ministero della Salute dell'8 agosto 2014 in materia di attività sportiva non agonistica.
Di seguito si riporta il testo aggiornato dell'intesa e la modulistica concordata:
modulistica certificati scolastici.pdf [ ]
intesa miur-ftom certificati scolastici.pdf [ ]
consenso informato.pdf [ ]
Iscrizione elenchi Medicine Complementari - Termine applicazione norme transitorie
Come è noto la L.R. 9/2007 ed il successivo Protocollo di Intesa sottoscritto fra gli Ordini professionali e la Regione Toscana in data 08/04/2008, prevedono che gli Ordini professionali istituiscano gli elenchi dei Medici Chirurghi e Odontoiatri che esercitano le Medicine Complementari, definendo i criteri sufficienti per l'ammissione a detti elenchi nella fase transitoria.
Si ricorda che, dal combinato disposto dalla L.R. 9/2007 e del Protocollo di Intesa dell 8/4/2008, le norme transitorie sono in scadenza in data 07/04/2011.
Dalla data sopra precisata saranno iscritti negli elenchi di cui sopra esclusivamente i professionisti che abbiano ottemperato ai requisiti formativi previsti dalla L.R. 9/2007 e relativo protocollo.
lr9_2007.pdf [ ]
protocollo.pdf [ ]
Linee guida per la pubblicità sanitaria
Linee guida per la pubblicità sanitaria [ ]
linee di comportamento dei Pediatri di Famiglia per quanto concerne le certificazioni scolastiche.
A seguito della riunione del Comitato Regionale per la Pediatria di Famiglia, svoltosi in data 24/01/2013 presso la Giunta Regionale della Regione Toscana, pubblichiamo le seguenti linee di comportamento dei Pediatri di Famiglia per quanto concerne le certificazioni scolastiche.
certificati pediatri0001.pdf [ ]
norme per i certificati scolastici.pdf [ ]
Istituzione della professione sanitaria di odontoiatra [ ]
D.M. 30/11/10 inerente ai criteri di valutazione dell'idoneità psicofisica alla guida di veicoli a motore
Leggi e scarica la circolare della FNOmceO
Regolamentazione di accesso alla professione di medico competente
Attuazione delle direttive n. 80/1107/CEE, n. 82/605/CEE, n. 83/477/CEE, n. 86/188/CEE e n.
88/642/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell'art. 7 della legge 30 luglio 1990, n. 212 (2)
Capo I - Norme generali 1 - 9
piombo metallico ed ai suoi composti ionici durante il lavoro 10 – 21
Capo III - Protezione dei lavoratori contro i rischi connessi all'esposizione ad
amianto durante il lavoro 22 – 37
Capo IV - Protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione al rumore
durante il lavoro 38 – 49
Capo V - Norme penali 50 – 54
Capo VI - Disposizioni transitorie e finali 55 - 59
1. Attività soggette.
3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano alle attività alle quali sono addetti i lavoratori subordinati o ad essi equiparati ai sensi dell'art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303 (3).
4. Nei riguardi delle Forze armate, o di Polizia, dei Servizi di protezione civile e del Servizio sanitario nazionale per quanto concerne le sale operatorie degli ospedali, degli istituti di istruzione e di educazione, le norme del presente decreto sono applicate tenendo conto delle particolari esigenze
connesse al servizio espletato, individuate con decreto del Ministro competente, di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della sanità (3/a).
2. Attività escluse.
1. Le disposizioni del presente decreto non si applicano ai lavoratori della navigazione marittima ed
c) medico competente: un medico, ove possibile dipendente del Servizio sanitario nazionale, in possesso di uno dei seguenti titoli: specializzazione in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o specializzazione equipollente; docenza in
medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia ed igiene del lavoro; libera docenza nelle discipline suddette;
d) organo di vigilanza: organo del Servizio sanitario nazionale, salve le diverse disposizioni previste
da norme speciali.
4. Misure di tutela.
1. Salvo quanto previsto nei capi II, III e IV, le misure per la tutela della salute e per la sicurezza dei
lavoratori durante il lavoro nella materia di cui all'art. 1, comma 1, sono le seguenti:
d) controllo dell'esposizione dei lavoratori mediante la misurazione dell'agente. La campionatura, la
misurazione dell'agente e la valutazione dei risultati si effettuano con le modalità e i metodi previsti per ciascun agente. Tali modalità e metodi sono aggiornati periodicamente con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di iniziativa dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della sanità, di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, in base alle direttive CEE, nonché in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso scientifico e tecnologico;
s) accesso di ogni lavoratore interessato ai risultati dei propri controlli sanitari, in particolare aquelle degli esami biologici indicativi dell'esposizione;
5. Obblighi dei datori di lavoro, dei dirigenti e dei preposti.
b) informano i lavoratori nonché i loro rappresentanti dei rischi specifici dovuti all'esposizione all'agente ed alle mansioni dei lavoratori medesimi e delle misure di prevenzione adottate, anche mediante dettagliate disposizioni e istruzioni lavorative, volte anche a salvaguardare il controllo strumentale; forniscono ai medesimi informazioni anonime collettive contenute nei registri di cui all'art. 4, comma 1, lettera q), e, tramite il medico competente, i risultati anonimi collettivi degli
accertamenti clinici e strumentali effettuati, nonché indicazioni sul significato di detti risultati; informano altresì i lavoratori sulle misure da osservare nei casi di emergenza o di guasti;
6. Obblighi dei lavoratori.
b) usano con cura ed in modo appropriato i dispositivi di sicurezza, i mezzi individuali e collettivi di
protezione, forniti o predisposti dal datore di lavoro;
7. Obblighi del medico competente.
5. Il medico competente informa ogni lavoratore interessato dei risultati del controllo sanitario ed in
particolare di quelli degli esami biologici indicativi dell'esposizione relativi alla sua persona.
8. Allontanamento temporaneo dall'esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici.
1. Nel caso in cui il lavoratore per motivi sanitari inerenti la sua persona, connessi all'esposizione ad un agente chimico o fisico o biologico, sia allontanato temporaneamente da un'attività comportante
esposizione ad un agente, in conformità al parere del medico competente è assegnato, in quanto possibile, ad un altro posto di lavoro nell'ambito della stessa azienda. Avverso il parere del medico competente è ammesso ricorso, entro trenta giorni dalla data di comunicazione del parere medesimo, all'organo di vigilanza. Tale organo riesamina la valutazione degli esami degli accertamenti effettuati dal medico competente disponendo, dopo eventuali ulteriori accertamenti, la conferma o la modifica o la revoca delle misure adottate nei confronti dei lavoratori.
2. Il lavoratore di cui al comma 1 che viene adibito a mansioni inferiori conserva la retribuzione
corrispondente alle mansioni precedentemente svolte, nonché la qualifica originaria. Si applicano le
norme di cui all'art. 13 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (4), qualora il lavoratore venga adibito a
mansioni equivalenti o superiori.
3. I contratti collettivi di lavoro stipulati dalle associazioni sindacali di categoria maggiormente
rappresentative, sul piano nazionale, dei datori di lavoro e dei lavoratori determinano il periodo
massimo dell'allontamento temporaneo agli effetti del comma 2.
9. Altre misure.
10. Attività soggette.
1. Le norme del presente capo si applicano a tutte le attività lavorative nelle quali vi è il rischio di
esposizione al piombo metallico od ai suoi composti ionici, qui di seguito indicati come «piombo».
11. Valutazione del rischio.
2. Detta valutazione tende, in particolare, ad accertare l'inquinamento ambientale prodotto dal piombo aerodisperso, individuando i puntidi emissione ed i punti a maggior rischio delle aree lavorative, e comprende una determinazione dell'esposizione personale dei lavoratori al piombo ed una determinazione della piombemia.
5. Nuove valutazioni sono inoltre effettuate, ogni qualvolta l'organo di vigilanza lo disponga con
12. Informazione dei lavoratori.
1. In tutte le attività di cui all'art. 10 il datore di lavoro fornisce ai lavoratori prima che essi vengano
adibiti a dette attività, nonché ai loro rappresentanti, informazioni su:
b) le norme igieniche da adottare per evitare l'introduzione di piombo, ivi compresa la necessità di
non assumere cibi o bevande e di non fumare sul luogo di lavoro;
L'informazione è ripetuta con periodicità triennale e comunque ogni qualvolta vi siano delle modifiche
nelle lavorazioni che comportino un mutamento significativo nell'esposizione.
2. Nelle attività che comportano le condizionidi esposizione di cui all'art. 11, comma 3, il datore di lavoro fornisce altresì informazioni, per iscritto e con periodicità annuale, circa:
13. Misure tecniche, organizzative, procedurali.
1. Nelle attività lavorative che comportano le condizioni di esposizione indicate all'articolo 11, comma 3, il datore di lavoro:
1. indumenti di lavoro o protettivi, tenendo conto delle proprietà chimico-fisiche del piombo o dei
composti del piombo cui i lavoratori sono esposti;
2. mezzi per la protezione delle vie respiratorie da usarsi in operazioni con manipolazione dei
prodotti polverosi e nelle pulizie;
14. Misure igieniche.
b) dispone che gli indumenti di lavoro o protettivi siano riposti in luogo separato da quello destinato agli abiti civili. Il lavaggio è effettuato dall'impresa in lavanderie appositamente attrezzate, con una macchina adibita esclusivamente a questa attività. Il trasporto, sia all'interno sia all'esterno dello
stabilimento, è effettuato in imballaggi chiusi, opportunamente etichettati. L'attività di lavaggio è comunque compresa fra quelle indicate all'art. 10.
15. Controllo sanitario.
b) visite mediche periodiche, per controllare il loro stato di salute ed esprimere il giudizio di idoneità.
Le visite mediche periodiche hanno frequenza annuale, salvo i casi particolari indicati all'art. 16. Le
visite mediche includono indagini diagnostiche mirate, stabilite dal medico competente. Esse tengono conto, oltre che dell'entità dell'esposizione, anche della sensibilità individuale del lavoratore al piombo.
16. Superamento dei valori limite biologici.
2. Il datore di lavoro adotta immediatamente le misure necessarie per identificare e rimuovere le cause di tale superamento, anche con eventuali ulteriori misurazioni della concentrazione di piombo
nell'aria, informando i lavoratori interessati del superamento e delle misure che intende adottare. In conformità al parere del medico competente, le misure cautelative possono consistere in una riduzione del tempo di esposizione o nell'allontanamento del lavoratore dall'esposizione stessa.
3. Il lavoratore che non sia stato allontanato dall'esposizione viene sottoposto ad un nuovo controllo della piombemia e dell'A.L.A.U. o delle Z.P.P. entro il termine di tre mesi. Se il valore di 60 microgrammi di piombo per 100 millilitri di sangue continua ad essere superato, egli non può essere
mantenuto al suo posto di lavoro abituale per tutta la durata dell'orario lavorativo e la durata di tale
permanenza è convenientemente ridotta, su indicazione del medico competente. Il lavoratore può essere assegnato in alternativa, su conforme parere del medico competente, ad un'altra mansione che comporti una esposizione minore.
Z.P.P.: 12 microgrammi per grammo di emoglobina, il datore di lavoro allontana al più presto il lavoratore interessato da quasiasi esposizione al piombo. Per tale lavoratore si continua ad applicare il controllo clinico e biologico previsto al comma 5.
17. Controllo dell'esposizione dei lavoratori.
7. Il controllo è effettuato con frequenza trimestrale. Se non interviene alcuna modifica che possa
provocare un mutamento significativo dell'esposizione dei lavoratori, il controllo avrà frequenza annuale previa comunicazione all'organo di vigilanza qualora sussistano le condizioni sottoindicate:
8. I lavoratori o i loro rappresentanti sono consultati in riferimento a quanto previsto dal comma 4 e
sono informati sui risultati delle misurazioni effettuate e sul significato di detti risultati.
18. Superamento dei valori limite di esposizione
3. Se le misure di cui al comma 1 non possono essere adottate immediatamente per motivi tecnici, il
lavoro può proseguire nella zona interessata soltanto se vengono adottate adeguate misure per la protezione dei lavoratori interessati, anche in conformità al parere del medico competente.
5. L'organo di vigilanza è informato tempestivamente, e comunque non oltre cinque giorni, delle rilevazioni effettuate e delle misure adottate o che si intendono adottare. Trascorsi trenta giorni dall'accertamento del superamento del valore di cui al comma 1, il lavoro può proseguire nella zona
interessata soltanto se l'esposizione dei lavoratori risulta nuovamente inferiore al suddetto valore limite.
19. Misure di emergenza.
1. Se si verificano eventi che possono provocare un incremento rilevante dell'esposizione al piombo, i lavoratori debbono abbandonare immediatamente la zona interessata. Potranno accedervi unicamente ilavoratori addetti ai necessari interventi, con l'obbligo di usare gli idonei mezzi di protezione.
20. Operazioni lavorative particolari.
1. Nel caso di determinate operazioni lavorative per la cui natura è prevedibile che l'esposizione dei lavoratori al piombo nell'aria superi il valore limite di cui all'articolo 18, comma 1, e per le quali non si possono attuare misure tecniche preventive per limitare l'esposizione dei lavoratori, il datore di lavoro predispone un piano di lavoro contenente tutte le misure destinate a garantire la protezione dei lavoratori e dell'ambiente.
21. Registrazione dell'esposizione dei lavoratori.
1. I lavoratori incaricati di svolgere le attività che comportano le condizioni di esposizione indicate
nell'articolo 11, comma 3, sono iscritti nel registro di cui all'art. 4, comma 1, lettera q).
22. Attività soggette.
23. Definizioni.
24. Valutazione del rischio.
5. Se detta dose supera 0,5 giorni-fibra per centimetro cubo, il datore di lavoro attua le disposizioni
degli articoli 25 comma 1, 26, comma 2, 27, comma 2, 28, comma 2, 30 e 35.
25. Notifica.
1. Fermo restando quanto previsto all'art. 48 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303 (5), ove applicabile, il datore di lavoro, che esercita attività nelle quali l'esposizione dei
lavoratori alla polvere di amianto risulta uguale o superiore ai valori indicati ai commi 3 o 5 dell'art. 24, notifica all'organo di vigilanza le risultanze della valutazione di cui allo stesso articolo, unitamente alle seguenti informazioni:
26. Informazione dei lavoratori.
27. Misure tecniche, organizzative, procedurali.
c) limita al minimo possibile il numero dei lavoratori esposti o che possono essere esposti alla polvere proveniente dall'amianto o da materiali contenenti amianto, anche isolando le lavorazioni in
aree predeterminate;
g) provvede a che gli scarti ed i residui delle lavorazioni siano raccolti e rimossi dal luogo di lavoro il più presto possibile in appositi imballaggi chiusi e non deteriorabili, oppure con applicazione di rivestimenti idonei sui quali deve essere apposta un'etichetta indicante che essi contengono amianto.
Questa misura non si applica alle attività estrattive. Egli provvede, inoltre, a che essi siano smaltiti in conformità alle norme di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915 (6), e successive modifiche ed integrazioni.
28. Misure igieniche.
b) dispone che gli indumenti di lavoro o protettivi siano riposti in luogo separato da quello destinato agli abiti civili. Il lavaggio è effettuato dall'impresa in lavanderie appositamente attrezzate, con una macchina adibita esclusivamente a questa attività. Il trasporto è effettuato in imballaggi chiusi, opportunamente etichettati. L'attività di lavaggio è comunque compresa fra quelle indicate all'art.22;
c) provvede a che i mezzi individuali di protezione di cui all'art. 27, comma 2, lettera c), siano
custoditi in locali all'uopo destinati, controllati e puliti dopo ogni utilizzazione, provvedendo altresì a far riparare o sostituire quelli difettosi prima di ogni nuova utilizzazione. La pulitura di detti mezzi è effettuata mediante aspirazione.
29. Controllo sanitario.
1. Fermo restando quanto previsto in tema di prevenzione sanitaria dell'asbestosi dal decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 (6/a), integrato dal decreto ministeriale 21 gennaio 1987, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 35 dell'11 febbraio 1987, il datore di lavoro, in
conformità al parere del medico competente, adotta, se necessario, misure preventive e protettive per singoli lavoratori, sulla base delle risultanze degli esami clinici effettuati. Tali misure possono comprendere l'allontanamento anche temporaneo del lavoratore interessato da qualsiasi esposizione all'amianto.
30. Controllo dell'esposizione dei lavoratori.
1. In tutte le attività che comportano le condizioni di esposizione indicate all'art. 24, commi 3 e 5, il
datore di lavoro effettua un controllo periodico dell'esposizione dei lavoratori alla polvere di amianto nell'aria. Nelle attività nelle quali l'amianto è impiegato come materia prima tale controllo è effettuato comunque, a prescindere dal grado di esposizione.
6. Se la durata del campionamento non si estende all'intero periodo di riferimento di otto ore, è comunque effettuato un prelievo per ciascuna fase del ciclo lavorativo in modo da poter calcolare il valore della media ponderata della concentrazione delle fibre di amianto nell'aria per l'interoperiodo di otto ore. In ogni caso, la durata del campionamento non è complessivamente inferiore a due ore.
31. Superamento dei valori limite di esposizione.
1. I valori limite di esposizione alla polvere di amianto nell'aria, espressi come media ponderata in
funzione del tempo su un periodo di riferimento di otto ore, sono:
a) 0,6 fibre per centimetro cubo per il crisotilo (6/b);
b) 0,2 fibre per centimetro cubo per tutte le altre varietà di amianto, sia isolate sia in miscela, ivi
comprese le miscele contenenti crisotilo.
2. [A decorrere dal 1° gennaio 1993 il valore limite di esposizione per crisotilo è di 0,6 fibre per centimetro cubo, eccezion fatta per le attività estrattive. A decorrere dal 1° gennaio 1996 lo stesso valore limite di cui sopra è esteso alle attività estrattive] (7).
5. Il lavoro può proseguire nella zona interessata solo se sono state prese le misure adeguate per la
protezione dei lavoratori interessati e dell'ambiente. Se le misure di cui al comma 4 non possono essere adottate immediatamente per motivi tecnici, il lavoro può proseguire nella zona interessata soltanto se sono state adottate tutte le misure per la protezione dei lavoratori addetti e dell'ambiente, tenuto conto del parere del medico competente.
8. L'organo di vigilanza è informato tempestivamente e comunque non oltre cinque giorni delle rilevazioni effettuate e delle misure adottate o che si intendono adottare. Trascorsi novanta giorni dall'accertamento del superamento dei valori di cui ai commi 1, 2 e 3, il lavoro può proseguire nella zona interessata soltanto se l'esposizione dei lavoratori risulta nuovamente inferiore ai suddettivalori
32. Misure d'emergenza.
33. Operazioni lavorative particolari.
a) fornisce ai lavoratori speciali indumenti e mezzi individuali di protezione destinati ad essere usati
durante tali lavori;
34. Lavori di demolizione e di rimozione dell'amianto.
a) la rimozione dell'amianto ovvero dei materiali contenenti amianto prima dell'applicazione delle
tecniche di demolizione, se opportuno;
e) caratteristiche degli impianti che si intende utilizzare per attuare quanto previsto dalla lettera c)
35. Registrazione dell'esposizione dei lavoratori.
c) comunica all'ISPESL e alla USL competente per territorio la cessazione del rapporto di lavoro,
con le variazioni sopravvenute dall'ultima comunicazione;
4. È istituito presso l'ISPESL, che ne cura l'aggiornamento, un registro nazionale dei lavoratori addetti
36. Registro dei tumori.
3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri del lavoro e della
previdenza sociale e della sanità, sono determinati il modello e le modalità di tenuta del registro, nonché le modalità di trasmissione della documentazione di cui al comma 2.
37. Attività vietate.
2. A decorrere dal 1° gennaio 1993 sono vietate le attività che implicano l'incorporazione di materiali isolanti o insonorizzati a bassa densità (inferiore a 1 g/cm3Æ) che contengono amianto.
38. Finalità.
a) esposizione quotidiana personale di un lavoratore al rumore (LEP, d), l'esposizione quotidiana personale di un lavoratore al rumore espressa in dB(A) misurata, calcolata e riferita ad 8 ore giornaliere. Essa si esprime con la formula:
b) esposizione settimanale professionale di un lavoratore al rumore (LEP, w), la media settimanale dei valori quotidiani LEP, d, valutata sui giorni lavorativi della settimana.Essa è calcolata mediante la formula:
40. Valutazione del rischio.
1. Il datore di lavoro procede alla valutazione del rumore durante il lavoro, al fine di identificare i
lavoratori ed i luoghi di lavoro considerati dai successivi articoli e di attuare le misure preventive e
protettive, ivi previste. Si applica l'art. 11, comma 6.
41. Misure tecniche, organizzative, procedurali.
1. Il datore di lavoro riduce al minimo, in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico, i rischi derivanti dall'esposizione al rumore mediante misure tecniche, organizzative e procedurali, concretamente attuabili, privilegiando gli interventi alla fonte (7/cost).
42. Informazione e formazione.
1. Nelle attività che comportano un valore dell'esposizione quotidiana personale di un lavoratore al
rumore superiore a 80 dBA, il datore di lavoro provvede a che i lavoratori ovvero i loro rappresentanti vengano informati su:
43. Uso dei mezzi individuali di protezione dell'udito.
44. Controllo sanitario.
1. I lavoratori la cui esposizione quotidiana personale al rumore supera 85 dBA, indipendentemente dall'uso di mezzi individuali di protezione, sono sottoposti a controllo sanitario (7/a).
3. La frequenza delle visite successive è stabilita dal medico competente. Gli intervalli non possono essere comunque superiori a due anni per lavoratori la cui esposizione quotidiana personale non supera 90 dBA e ad un anno nei casi di esposizione quotidiana personale superiore a 90 dBA, di cui agli articoli 47 e 48 (7/b).
45. Superamento dei valori limite di esposizione.
46. Nuove apparecchiature, nuovi impianti e ristrutturazioni.
2. I nuovi utensili, macchine e apparecchiature destinati ad essere utilizzati durante il lavoro che
possono provocare ad un lavoratore che li utilizzi in modo appropriato e continuativoun'esposizione
quotidiana personale al rumore pari o superiore ad 85 dBA sono corredati da un'adeguata informazione relativa al rumore prodotto nelle normali condizioni di utilizzazione ed ai rischi che questa comporta.
47. Lavorazioni che comportano variazioni considerevoli dell'esposizione quotidiana personale.
2. La richiesta di deroga è inoltrata all'organo di vigilanza corredata da una descrizione della mansione svolta, con una indicazione dei valori dell'esposizione quotidiana personale che questa
comporta e da una relazione del medico competente, contenente anche una valutazione degli esami della funzione uditiva.
48. Deroghe per situazioni lavorative particolari.
b) all'applicazione dell'art. 43, per lavoratori che svolgono compiti particolari, che comportano un'esposizione quotidiana personale superiore a 90 dBA se l'applicazione di detta misura provocaun
aggravamento complessivo del rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori considerati e non è possibile evitare tale rischio con altri mezzi.
5) la certificazione del medico competente, contenente anche una valutazione degli esami della
funzione uditiva dei lavoratori interessati;
4) la certificazione del medico competente, contenente anche una valutazione degli esami della
funzione uditiva dei lavoratori interessati.
4. Le deroghe sono concesse dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri della sanità e dell'industria, del commercio e dell'artigianato, sentita la commissione consultiva per la prevenzione degli infortuni e l'igiene del lavoro di cui all'art. 393 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547 (8). Per le attività estrattive le deroghe sono concesse dal Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, di concerto con i Ministri della sanità e del lavoro e della previdenza sociale, sentito il Consiglio superiore delle miniere. Tali deroghe sono comunicate al Ministero del lavoro e della previdenza sociale per la compilazione del prospetto di cui al comma 6.
49. Registrazione dell'esposizione dei lavoratori.
50. Contravvenzioni commesse dai datori di lavoro e dai dirigenti.
c) con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda da lire un milione a lire sei milioni per l'inosservanza delle norme di cui agli articoli 5, comma 1, lettere c), f) e g), 11, comma 7, 14, comma 1, 17, comma 8, 20, comma 4, 24, comma 9, 25, comma 4, 28, comma 1, 30, comma 9, 34, comma 7 e 40, comma 7 (9).
51. Contravvenzioni commesse dai preposti.
a) con l'arresto da uno a tre mesi o con l'ammenda da lire due milioni a lire diecimilioni per l'inosservanza delle norme di cui agli articoli 5, commi 1, lettere b) e d), 2 e 4, 9, 11, commi da 1 a 6, 13, 14, comma 2, 15, 16, 17, commi da 1 a 7, 18, commi da 1 a 5, 19, 20, commi 1, 2 e 3, 24,commi da 1 a 8, 25, commi da 1 a 3, 27, 28, comma 2, 29, 30, commi da 1 a 8, 31, commi da 1 a 8, 32, 33, 34, commi da 1 a 6, 37, 40, commi da 1 a 5, 41, comma 1, 43, commi 1, 2, 3 e 5, 44 e 45;
b) con l'arresto fino a due mesi o con l'ammenda da lire cinquecentomila a lire tre milioni per
l'inosservanza delle norme di cui agli articoli 5, comma 1, lettere c), e), f) e g), 11, comma 7, 12, 14,
comma 1, 17, comma 8, 18, comma 6, 20, comma 4, 21, 24, comma 9, 25, comma 4, 26, 28, comma 1, 30, comma 9, 31, comma 9, 34, comma 7, 35, commi 1, 2 e 3, 40, commi 6 e 7, 41, commi 2 e 3, 42, 43, comma 6 e 49 (9).
52. Contravvenzioni commesse dai lavoratori.
b) con l'arresto fino a quindici giorni o con l'ammenda da lire duecentomila a lire ottocentomila per l'inosservanza delle norme di cui agli articoli 6, comma 1, lettere a), b), c) ed e), 14, comma 2, lettera
b), 28, comma 1, lettera b), e comma 2, lettere b) e c) (9).
53. Contravvenzioni commesse dal medico competente.
b) con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda da lire cinquecentomila a lire tre milioni per l'inosservanza delle norme di cui agli articoli 7, comma 5, 12, 21, comma 1, lettera f), 29, comma 4 e 49, comma 3, lettera f) (9).
54. Contravvenzioni commesse dai produttori e dai commercianti.
1. Chiunque produce, pone in commercio, noleggia, cede in locazione o comunque installa impianti,
macchine ed apparecchiature senza osservare le disposizioni di cui all'art. 46 è punito con l'arresto da uno a tre mesi o con l'ammenda da lire dieci milioni a lire quarantamilioni (9).
55. Esercizio dell'attività di medico competente.
2. L'esercizio della funzione di cui al comma 1 è subordinato alla presentazione, all'assessorato
regionale alla sanità territorialmente competente, di apposita domanda corredata dalla documentazione comprovante lo svolgimento dell'attività di medico del lavoro per almeno quattro anni.
3. La domanda è presentata entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. L'assessorato alla sanità provvede entro novanta giorni dalla data di ricezione della domanda stessa (9/cost).
56. Disposizioni transitorie.
57. Termine per l'adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.
58. Altri agenti nocivi.
2. Per quanto non espressamente o diversamente disciplinato, per gli agenti di cui ai capi II, III o IV, si applicano le norme vigenti ed in particolare quelle contenute nel decreto del Presidente della
Repubblica 19 marzo 1956, n. 303 (10).
c) stabilendo la conformità delle modalità e dei metodi di misurazione e campionatura dell'agente a quelli previsti dall'allegato VIII e prevedendone la modifica nei termini di cui all'art. 4, comma 1,
59. Abrogazioni.
a) limitatamente all'esposizione al piombo, non si applicano gli articoli 4, 5, 18, terzo comma, 19 e 20 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303 (10). È soppressa, inoltre, la voce «piombo» nella tabella allegata al suddetto decreto;
b) limitatamente all'esposizione alla polvere proveniente dall'amianto o dai materiali contenenti amianto, non si applicano gli articoli 4, 5, 18, terzo comma, 19 e 21, del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303 (10). Esse abrogano, inoltre, il decreto del 16 ottobre 1986, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 278 del 29 novembre 1986: «Integrazione delle norme del decreto del Presidente della Repubblica 9 aprile 1959, n. 128, in materia di controllo dell'aria ambiente nelle attività estrattive dell'amianto»;
c) limitatamente all'esposizione al rumore, non si applicano gli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303 (10); limitatamente al danno uditivo non si applica l'art. 24 dello stesso decreto; la voce rumori nella tabella allegata al suddetto decreto è soppressa.
(1) Pubblicato nella Gazz. Uff. 27 agosto 1991, n. 200, S.O.
(2) Riportata alla voce Comunità europee. Vedi, anche, l'art. 32, D.P.R. 18 aprile 1994, n. 441, riportato alla voce Sanità pubblica. Per il regolamento di attuazione del presente decreto, vedi il D.M. 14 giugno 2000, n. 284.
- I.N.P.S. (Istituto nazionale previdenza sociale): Circ. 12 marzo 1996, n. 60;
- Ministero per i beni culturali e ambientali: Circ. 14 novembre 1996, n. 29.
(3) Riportato al n. C/I.
(3/a) Comma così modificato dall'art. 1-bis, D.L. 23 ottobre 1996, n. 542, riportato alla voce Termini di prescrizione e decadenza (Sospensione di). In attuazione di quanto disposto dal presente comma, vedi il D.M. 14 giugno 2000, n. 284.
(5) Riportato al n. C/I.
(6) Riportato alla voce Rifiuti solidi urbani.
(6/a) Riportato alla voce Infortuni sul lavoro e malattie professionali (Assicurazione obbligatoria contro gli).
(6/b) Lettera così sostituita dall'art. 3, L. 27 marzo 1992, n. 257, riportata al n. C/IV.
(7) Comma abrogato dall'art. 3, L. 27 marzo 1992, n. 257, riportata al n. C/IV.
(7/cost) La Corte costituzionale, con sentenza 18-25 luglio 1996, n. 312 (Gazz. Uff. 21 agosto 1996, n. 34, Serie speciale), ha dichiarato non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 41, primo comma, sollevata in riferimento agli artt. 25 e 70 della Costituzione.
(7/a) Il comma 9, dell'art. 8, L. 17 ottobre 1967, n. 977, nel testo sostituito dall'art. 2, D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 262 (Gazz. Uff. 25 settembre 2000, n. 224), ha disposto che il controllo sanitario di cui al presente comma, si applica, con periodicità almeno biennale, agli adolescenti la cui esposizione personale al rumore sia compresa fra 80 e 85 decibel.
(7/b) Così corretto con avviso pubblicato sulla Gazz. Uff. 6 novembre 1991, n. 260. In deroga a quanto disposto nel presente comma vedi il comma 10 dell'art. 8, L. 17 ottobre 1967, n. 977, nel testo sostituito dall'art. 2, D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 262 (Gazz. Uff. 25 settembre 2000, n. 224).
(8) Riportato al n. A/II.
(9) Articolo così modificato dall'art. 27, D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758, riportato alla voce Lavoro.
(9/cost) La Corte costituzionale, con sentenza 12 - 27 gennaio 1995, n. 30 (Gazz. Uff. 1 febbraio 1995 n. 5), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 55, sollevata in riferimento all'art. 3 della Costituzione.
(10) Riportato al n. C/I.
Certificato onorabilità professionale (Good standing) per medici e odontoiatri italiani
Scarica la modulistica dal sito del Ministero della Salute
COMUNICAZIONE N. 38_Certificato onorabilità professionale_Good standing_per medici e odontoiatri italiani_Prot 4273_17-05-2013.pdf [ ]
Nuovo modello ISTAT per la rilevazione delle cause di morte
A partire dal 1/1/2011 dovrà essere utilizzato dai medici certificatori unicamente il nuovo certificato di decesso (scheda di morte) che verrà distribuito da ISTAT entro i primi mesi del 2011. Tale certificato presenta le seguenti modifiche rispetto al modello attualmente in uso.
Titolari studio medico-odontoiatrico fino a 10 lavoratori - Valutazione rischi - Decreto interministeriale 30-11-2012
COMUNICAZIONE N 36.pdf [ ]
Legge regionale n. 51/2009 - Autorizzazione e accreditamento
Consulta la normativa sul sito della Regione Toscana
Indirizzi_applicativi_allegati_-_Art._78.pdf [ ]
Indirizzi_applicativi_allegati_-_Art._47.pdf [ ]
Indirizzi_applicativi_allegati_-_Art._30.pdf [ ]
Giuramento_Professionale_2014.pdf [ ]
Codice_dentologico_aggiornato.pdf [ ]
Vai al sito SISAC per consultare gli A.C.N. relativi a:
Prescrizione diete: competenze
prescrizione diete.PDF [ ]
Vai alla pagina web della Regione Toscana sulle medicine complenatari