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Timestamp: 2020-02-29 01:07:29+00:00
Document Index: 155817124

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 28', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 18', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 14', 'art. 28', 'art. 702', 'art. 14', 'art. 702', 'art. 14', 'art. 702', 'art. 28', 'art. 702', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 702', 'art. 14', 'art. 40', 'art. 33']

Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 19275 - pubb. 16/03/2018
Controversie per la liquidazione delle spese dell'avvocato nei confronti del proprio cliente: riti applicabili e competenza
Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Febbraio 2018, n. 4485. Est. Frasca.
1) a seguito dell’introduzione dell’art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011, la controversia di cui all’art. 28 della l. n. 794 del 1942, come sostituito dal citato d.lgs., può essere introdotta con un ricorso ai sensi dell’art. 702 bis c.p.c., che dà luogo ad un procedimento sommario “speciale” disciplinato dagli artt. 3, 4 e 14 d.lgs. 150/2011, o con il procedimento per decreto ingiuntivo ex artt. 633 ss. c.p.c. (e l’eventuale opposizione si dovrebbe proporre ai sensi dell’art. 702 bis ss. c.p.c. e nel relativo procedimento troverebbero applicazione gli artt. 648, 649, 653 e 654 c.p.c.), essendo, invece, esclusa la possibilità di introdurre l'azione sia con il rito di cognizione ordinaria e sia con quello del procedimento sommario ordinario codicistico, di cui agli artt. 702 bis ss. c.p.c.;
4) qualora la domanda introdotta dal cliente non appartenga alla competenza del giudice adìto, troveranno applicazione gli artt. 34, 35 e 36 c.p.c. dettate in tema di spostamento della competenza per connessione. (massima ufficiale)
Cass. civ. Sez. Unite, Sent., 23-02-2018, n. 4485
5. Avverso l'ordinanza il D. ha proposto ricorso per regolamento di competenza, chiedendo dichiararsi la competenza del Tribunale di Civitavecchia in composizione monocratica ed a sostegno adducendo: di avere introdotto il giudizio con un ricorso ai sensi dell'art. 702-bis c.p.c., secondo il rito sommario ordinario e che ad esso era applicabile la regola di competenza di cui all'art. 18 c.p.c., la quale, essendo la L. residente in (*) (come da certificato di residenza allegato al ricorso ex art. 702-bis), radicava il giudizio in Civitavecchia; che, pertanto, il Tribunale di Civitavecchia aveva errato, perchè il D.Lgs. n. 150 del 2011, aveva lasciato inalterati gli strumenti ordinari di tutela utilizzabili dal difensore in alternativa al procedimento speciale già regolato dalla L. n. 794 del 1942 e, dunque, sia il procedimento di cognizione ordinario sia il procedimento sommario ordinario ex art. 702-bis c.p.c..
Si trattava, a ben vedere, di una impostazione che trovava ostacolo in primo luogo nella previsione dell'alternativa possibilità di far ricorso al procedimento monitorio: infatti, la domanda monitoria, identificabile in base alle norme degli artt. 633 e segg., non era certo, come non è, una domanda che deve necessariamente proporsi con l'allegazione di un bisogno di tutela giurisdizionale derivante da una mera contestazione sulla misura del dovuto e, quindi, dall'esigenza di ottenere un provvedimento giudiziale di quantificazione. Si tratta di una domanda con cui, nel presupposto che un credito non sia stato adempiuto, si chiede la condanna del preteso debitore al pagamento. Sicchè, avendo il legislatore assoggettato alla trattazione con il rito camerale anche l'ipotesi alternativa di proposizione della domanda in via monitoria, tanto avrebbe dovuto suggerire - non essendo ragionevole che il contenuto delle domande fosse diverso - che anche nel caso di ricorso diretto ai sensi dell'art. 28 il legale bene potesse agire pur in presenza di contestazioni sull'an. Si deve, poi, rilevare, come ha osservato una dottrina, che l'ipotizzare che la domanda di cui all'art. 28 dovesse limitarsi a postulare la "mera" liquidazione di un credito avrebbe presupposto, perchè essa fosse veramente di quel tenore, che il credito fosse stato previamente accertato mediante un titolo convenzionale o giudiziale. In mancanza di esso la domanda non avrebbe potuto mai essere una domanda di liquidazione "mera", ma avrebbe necessariamente implicato la domanda di accertamento dell'esistenza del credito e ciò tanto se il legale avesse dedotto una mancata contestazione dell'an quanto se nulla avesse detto al riguardo.
L'orientamento giurisprudenziale affermatosi a partire dagli anni novanta nell'esegesi del riferimento dell'art. 28 all'agire per la "liquidazione" non aveva, dunque, un serio fondamento Non solo: appariva anche singolare, là dove attribuiva rilievo, per escludere che il procedimento, una volta introdotto, potesse comunque avere corso, all'atteggiamento del convenuto e ciò sia in presenza di un'azione esercitata dal legale invocando solo la c.d. mera liquidazione delle spettanze sull'assunto che non vi fossero state contestazioni sull'an, sia in presenza di un'azione esercitata senza quella evocazione, sia addirittura in presenza di un titolo convenzionale stragiudiziale pregresso (dato che la sua validità ed efficacia avrebbe potuto contestarsi dal cliente). In tal modo facendo dipendere dall'atteggiamento del convenuto la concreta praticabilità del procedimento, con la conseguenza di dover poi individuare la sorte del giudizio o in una pronuncia di rito di inammissibilità del procedimento o - in tempi in cui non erano presenti norme sulla conversione del rito - ipotizzando la continuazione con il rito ordinario (e, com'è noto, inferendone conseguenze, che non è qui il caso di ricordare anche sul regime di impugnazione dell'eventuale provvedimento finale adottato nonostante che quell'atteggiamento avesse determinato quella impraticabilità).
In ogni ipotesi di domanda del convenuto estranea alla competenza del giudice (ufficio) adito ai sensi dell'art. 28 sarebbero state operanti le regole della c.d. modificazione della competenza per ragioni di connessione, di cui agli artt. 31 e segg. e particolarmente quelle degli artt. 34, 35 e 36 c.p.c..
15. La prima questione posta dall'ordinanza di rimessione deve, dunque, risolversi con l'affermazione del seguente principio di diritto: "A seguito dell'introduzione del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 14, la controversia di cui alla L. n. 794 del 1942, art. 28, come sostituito dal citato D.Lgs., può essere introdotta: a) o con un ricorso ai sensi dell'art. 702-bis c.p.c., che dà luogo ad un procedimento sommario "speciale", disciplinato dal combinato disposto dell'art. 14 e degli artt. 3 e 4 del citato D.Lgs. e dunque dalle norme degli artt. 702-bis c.p.c. e segg., salve le deroghe previste dalle dette disposizioni del D.Lgs.; b) o con il procedimento per decreto ingiuntivo ai sensi degli artt. 633 c.p.c. e segg., l'opposizione avverso il quale si propone con ricorso ai sensi dell'art. 702-bis c.p.c. e segg., ed è disciplinata come sub a), ferma restando l'applicazione delle norme speciali che dopo l'opposizione esprimono la permanenza della tutela privilegiata del creditore e segnatamente degli artt. 648, 649 e 653 c.p.c. (quest'ultimo da applicarsi in combinato disposto con dell'art. 14, u.c. e con il penultimo comma dell'art. 702-ter c.p.c.). Resta, invece, esclusa la possibilità di introdurre l'azione sia con il rito di cognizione ordinaria e sia con quello del procedimento sommario ordinario codicistico, di cui agli artt. 702-bis c.p.c. e segg.".
La seconda questione posta dall'ordinanza di rimessione va risolta con l'affermazione del seguente principio di diritto: "La controversia di cui alla L. n. 794 del 1942, art. 28, tanto se introdotta con ricorso ai sensi dell'art. 702-bis c.p.c., quanto se introdotta con ricorso per decreto ingiuntivo, ha ad oggetto la domanda di condanna del cliente al pagamento delle spettanze giudiziali dell'avvocato tanto se prima della lite vi sia una contestazione sull'an debeatur quanto se non vi sia e, una volta introdotta, resta soggetta (nel secondo caso a seguito dell'opposizione) al rito indicato dal D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 14, anche quando il cliente dell'avvocato non si limiti a sollevare contestazioni sulla quantificazione del credito alla stregua della tariffa, ma sollevi contestazioni in ordine all'esistenza del rapporto, alle prestazioni eseguite ed in genere riguardo all'an. Soltanto qualora il convenuto svolga una difesa che si articoli con la proposizione di una domanda (riconvenzionale, di compensazione, di accertamento con efficacia di giudicato di un rapporto pregiudicante), l'introduzione di una domanda ulteriore rispetto a quella originaria e la sua esorbitanza dal rito di cui all'art. 14 comporta - sempre che non si ponga anche un problema di spostamento della competenza per ragioni di connessione (da risolversi ai sensi delle disposizioni degli artt. 34, 35 e 36 c.p.c.) e, se è stata adita la corte di appello, il problema della soggezione della domanda del cliente alla competenza di un giudice di primo grado, che ne impone la rimessione ad esso - che, ai sensi dell'art. 702-ter c.p.c., comma 4, si debba dar corso alla trattazione di detta domanda con il rito sommario congiuntamente a quella ex art. 14, qualora anche la domanda introdotta dal cliente si presti ad un'istruzione sommaria, mentre, in caso contrario, si impone di separarne la trattazione e di procedervi con il rito per essa di regola previsto (non potendo trovare applicazione, per l'esistenza della norma speciale, la possibilità di unitaria trattazione con il rito ordinario sull'intero cumulo di cause ai sensi dell'art. 40 c.p.c., comma 3)".
E' sufficiente rilevare che il qui ricorrente aveva allegato alla notificazione del ricorso e del decreto di fissazione di udienza un certificato di residenza della L. in (*), cioè nell'ambito del circondario del Tribunale di Civitavecchia, sicchè in ogni caso la competenza risultava ben radicata, in quanto operava in via prioritaria il foro di cui all'art. 33, comma 2, lett. u).