Source: https://issuu.com/amnestysicilia/docs/voci_02-04_ottobre2016
Timestamp: 2017-07-25 09:13:46+00:00
Document Index: 39916650

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 17', 'art. 4', 'art. 34', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 4', 'art 7']

Voci - numero 4 - anno 2 - Amnesty International in Sicilia by Amnesty International in Sicilia - issuu
VOCIDIAMO VOCE AI DIRITTI UMANIi fatti e le ideeOTTOBRE 2016NUMERO 4 - ANNO 2VERITÀ PERGIULIO REGENI«Quando ho acceso la prima candela di Amnesty
avevo in mente un vecchio proverbio cinese:
“Meglio accendere una candela
che maledire l’oscurità”
Questo è oggi il motto
per noi di Amnesty»
(Peter Benenson)VOCI
Centro di Documentazione per la
Promozione e l’Educazione alla
“Peter Benenson”COMITATO DI REDAZIONE
“Peter Benenson”IN QUESTO NUMERO
#VeritàperGiulioRegeni	3
di Liliana ManiscalcoRapporto 2016 di Freedom House sull’Italia	5Intersessualita’ e Diritti	8di Giuseppe Provenzadi Daniela TomasinoDalla sicurezza delle persone in mare
alla “sicurezza interna dell’Unione Europea”	10Il reato di tortura, contro ogni impunità	14Buone notizie	16di Fulvio Vassallo Paleologodi Vincenzo Cerusodi Giuseppe ProvenzaTUTTI I GIORNIAndrea Cuscona
di Amnesty International in Siciliawww.amnestysicilia.itSilvia Intravaia
Grafica e D.T.P./amnesty-siciliaCOLLABORANO/AmnestysiciliaAurelio Angelini, Clelia Bartoli,
Giorgio Beretta, Daniela Brignone,
Paola Caridi, Francesco Castracane,
Giovanna Cernigliaro, Vincenzo
Ceruso, Cissé Mouhamed,
- Amnesty International Sezione
Italiana, Marta D’Alia, Aristide
Donadio, Vincenzo Fazio, Maurizio
Gemelli, Javier Gonzalez Diez,
Giuseppe Carlo Marino, Maria Grazia
Patronaggio, Paolo Pobbiati,
Rossella Puccio, Bruno Schivo,
Daniela Tomasino, Fulvio Vassallo
Paleologowww.amnestysicilia.org
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90141 PalermoAmnesty In Sicilia
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Le opinioni espresse negli articoli presenti in questo numero non necessariamente rispecchiano
le posizioni di Amnesty International.OTTOBRE 2016 N. 4 / A.2 - VociEditoriale#VERITÀPERGIULIOREGENIScariche elettriche, pestaggi, violenze
non possono essere accettati e nemmeno l’incoerenza.
di Liliana ManiscalcoSono giorni in cui per i difensori dei diritti umani,
italiani e non, è necessaria la più convinta delle
resilienze. Da pochissimo il Comune di Trieste
ha deciso di rimuovere lo striscione oggetto della
campagna di Amnesty International e del quotidiano
“La Repubblica” attraverso la quale si chiede la verità
sul caso di Giulio Regeni. Una dismissione che ha
provocato grande clamore e mosso le coscienze, ma
che è specchio dei tempi in corso.
Si è trattato di “un atto intempestivo e fuori luogo,
che mostra una grave mancanza di sensibilità in
chi lo ha compiuto. La ricerca della verità non può
essere sottoposta a date di scadenza, non si prescrive
neppure quando occorrono decenni perché gli autori di
gravi violazioni dei diritti umani siano portati davanti
alla giustizia” – come ha dichiarato Antonio Marchesi,
presidente dell’organizzazione in Italia – “Quello
striscione, appeso sui municipi di oltre 170 città
italiane, sta a significare un impegno non effimero
per la ricerca della verità sulla tortura e l’uccisione di
Giulio Regeni. È davvero triste che un vicenda umana
così tragica sia diventata oggetto di polemica politica,
soprattutto in una città così importante nella vita di
Giulio come Trieste”.
3La capacità di reazione degli attivisti di Amnesty
in Friuli Venezia Giulia ha creato le condizioni per
un’affissione presso il palazzo regionale, riproducendo,
in un’area piccola ma altamente significativa del
nostro paese, quello che sta succedendo da noi ed
in tutto il mondo: l’entropia dei diritti umani che si
reclamano e si negano a seconda di circostanze e
L’indifferenza, a tratti lo spregio, dei diritti umani è
un fatto gravissimo. Il caso Regeni ha portato alla
ribalta una realtà tanto sconcertante quanto diffusa.
Ha anche acceso i riflettori sul metodo delle sparizioni
forzate praticato in maniera sistematica oggi in Egitto
per cui è necessario arrivare alla verità e fermare
questa terribile pratica. Sono tanti i cittadini che
hanno ricominciato a chiedere ed a partecipare,
moltissime le istituzioni, le scuole, le università, le
biblioteche, gruppi e associazioni e la stampa.
Lo stesso governo ha chiesto spiegazioni all’Egitto.
Eppure, nonostante tutto questo, e solo per fare
un esempio, perché basterebbe semplicemente
sottolineare la situazione permanente in Siria, negli
OTTOBRE 2016 N. 4 / A.2 - VociEditorialestessi giorni la Ministra Pinotti si è recata in Arabia
Saudita per promuovere contratti militari.
I media sauditi riportano che nei colloqui con re Salman
abbia discusso “le modalità per rafforzare le relazioni
bilaterali” e abbia “passato in rassegna i recenti
sviluppi sulla scena regionale ed internazionale”. Con
il Vice principe ereditario, invece, sono state discusse
“le modalità per migliorare le relazioni bilaterali,
soprattutto nel settore della difesa”.
Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana
per il Disarmo, ha già sottolineato come l’estremo
riserbo per questa visita costituisca grave motivo di
preoccupazione. Da marzo dell’anno scorso, infatti,
l’Arabia Saudita si è posta a capo di una coalizione
militare che è intervenuta nel conflitto in Yemen con
bombardamenti anche sulle zone civili, tra cui alcune
strutture sanitarie di Medici senza Frontiere, segnalate
come tali a tutti i contendenti.
In Italia la Legge n. 185 del 9 luglio 1990 sancisce
che l’esportazione «di materiale di armamento
nonché la cessione delle relative licenze di
produzione devono essere conformi alla politica
estera e di difesa dell’Italia» e che «tali operazioni
vengono regolamentate dallo Stato secondo i principi
della Costituzione repubblicana che ripudia laguerra come mezzo di risoluzione delle controversie
internazionali». La Legge vieta specificamente
l’esportazione di materiali di armamento «verso i Paesi
in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi
dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto
salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia
o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri,
da adottare previo parere delle Camere», nonché
«verso Paesi la cui politica contrasti con i principi
dell’articolo 11 della Costituzione».
Rete Italiana per il Disarmo e Amnesty International
Italia hanno pertanto chiesto a tutti i gruppi
parlamentari di presentare interrogazioni e si rendono
disponibili a fornire informazioni.
Sottolineare che la mancanza di coerenza, interna
ed estera, sull’atteggiamento nei confronti del
rispetto e della tutela dei diritti umani non ci porterà
alcuna verità, alcuna giustizia e alcuna protezione è
pleonastico.Liliana Maniscalco
di Amnesty InternationalAPPELLO: STOP ALLE SPARIZIONI
FORZATE IN EGITTO!
La brutale uccisione di Giulio Regeni ha scioccato
il mondo, ma ha anche acceso i riflettori sul
metodo delle sparizioni forzate praticato in maniera
sistematica oggi in Egitto. Un nuovo modello di
violazione dei diritti umani che i ricercatori di
Amnesty International hanno documentato attraverso
fatti e testimonianze ...SPARIZIONI FORZATE IN EGITTO
LA STORIA DI GIULIO REGENI NON È
UN CASO ISOLATO!Voci - OTTOBRE 2016 N. 4 / A.2FIRMA L’APPELLO ---> http://appelli.amnesty.it/egitto-sparizioni-forzate/4AttualitàRAPPORTO 2016 DI FREEDOM HOUSE SULL’ITALIA
di Giuseppe ProvenzaSu questa rivista abbiamo già avuto modo di occuparci
dei Diritti Umani in Italia.
Sul numero 1 del 2015 un articolo del sottoscritto
illustrò la valutazione compiuta dal ONU mediante
l’Universal Periodic Review compiuta sull’Italia
nell’ottobre del 2014.
Sul numero 3 del 2016 un articolo dell’Avvocato
Iacoviello ha risposto alla domanda “Perché l’Italia
non è uno Stato di Diritto ?”
In questo articolo ci occuperemo della relazione 2016
(sul 2015) di Freedom House.
Freedom House è una ONG con sede a Washington
D.C. che si occupa di ricerca e divulgazione dello
stato dei Diritti Politici e delle Libertà Civili in buona
parte dei paesi del mondo.
Con questo articolo intendiamo illustrare per grandi
linee la metodologia utilizzata dall’ONG, che consiste,
in sostanza, nel rispondere ad una serie di domande,
relative ai vari aspetti dei Diritti Politici e delle Libertà
Civili, e, nel contempo, riportare quali siano, secondo
la stessa ONG, le principali limitazioni al pieno
godimento, in Italia, dei Diritti Umani.5L’esame della metodologia e delle conclusioni a cui,
mediante essa, giunge Freedom House desta qualche
perplessità. Sembra infatti che non sempre si colga la
sostanza della situazione per fermarsi al suo aspetto
formale, proprio per effetto della metodologia. Si veda
l’esempio del processo elettorale, passato a pieni
voti poiché considerate “giuste” le leggi elettorali,
malgrado la sentenza n. 1 del 2014 della Corte
Costituzionale abbia considerato “incostituzionale” la
legge che regola le elezioni politiche.
Altro rilevante esempio riguarda la tortura, non
essendo stato sottolineato come manchi la legge che
istituisce il reato di tortura, malgrado sia stato rilevata
l’esistenza di casi di eccessivo uso della forza da parte
Nel complesso, comunque, si ottiene un quadro
abbastanza chiaro dello stato dei diritti umani, e
risulta soprattutto apprezzabile la sottolineatura di
due aspetti che spesso sfuggono ad altre analisi,
l’importanza, nella limitazione dei diritti umani in
Italia, del gravissimo livello della corruzione e della
pesante presenza della criminalità organizzata.
Vediamo, punto per punto, ma in estrema sintesi, la
metodologia utilizzata da Freedom House ed i rilievi
OTTOBRE 2016 N. 4 / A.2 - VociAttualitàconseguenti per l’Italia.Diritti Politici (36/40)1.	Il capo liberamente eletto del governo ed i
rappresentanti legislativi nazionali determinano le
politiche del governo?Processo elettorale (12/12)2.	Il governo è libero dalla corruzione dilagante?da 0 a 4 per ognuna delle seguenti domande:3.	Il governo è responsabile verso l’elettorato tra le
elezioni, e funziona in modo aperto e trasparente?1.	è il capo del governo o di altre autorità nazionali
sono espressioni di elezioni libere e giuste?
2.	I rappresentanti legislativi nazionali sono eletti
mediante elezioni libere e giuste?
3.	Le leggi elettorali sono giuste ?
Riguardo alla riforma del Senato: “I critici hanno
affermato che il progetto farebbe aumentare l’influenza
dei governi regionali, che sono spesso corrotti”;
Riguardo alla riforma della legge elettorale: “i critici
sostengono che il nuovo sistema consentirà ad un
singolo partito di ottenere un potere eccessivo”.Pluralismo politico (14/16)
da 0 a 4 per ognuna delle seguenti domande:
1.	Le persone hanno il diritto di organizzarsi in
diversi partiti politici o altri raggruppamenti
politici competitivi di loro scelta, ed il sistema è
aperto per l’ascesa e la caduta di questi partiti o
raggruppamenti concorrenti?
2.	Esiste una opposizione significativa e la realistica
possibilità per l’opposizione di aumentare il suo
consenso o conquistare il potere attraverso le
3.	Sono le scelte politiche del popolo libere dalla
dominazione da parte dei militari, potenze
straniere, partiti totalitari, gerarchie religiose,
oligarchie economiche, o di qualsiasi altro gruppo
4.	Le minoranze culturali, etniche, religiose, o
altre, hanno pieni diritti politici ed opportunità
“I legami tra la criminalità organizzata e pubblici
ufficiali persistono”;“Gli sforzi per combattere la corruzione sono continuati
nel 2015”;
“Il governo ha continuato anche a combattere la
criminalità organizzata durante l’anno”.Libertà Civili (53/60)
Libertà di espressione e di fede (15/16)
1.	Ci sono media liberi e indipendenti ed altre forme
di espressione culturale?
2.	Sono le istituzioni e le comunità religiose libere di
praticare la loro fede ed esprimersi in pubblico e
3.	Esiste la libertà accademica, ed il sistema
educativo è libero da indottrinamento politico?
4.	C’è aperta e libera discussione privata?
“La concentrazione della proprietà dei media rimane
una delle principali preoccupazioni, anche se è
migliorata rispetto all’amministrazione Berlusconi,
che controllava fino al 90 per cento dei mezzi
radiotelevisivi del paese attraverso le emittenti di
proprietà dello Stato e i suoi media privati”;
“Nel mese di agosto, la Commissione parlamentare
antimafia ha pubblicato un rapporto che ha espresso
preoccupazione per l’elevato numero di attacchi contro
i giornalisti da parte di gruppi criminali organizzati. Il
rapporto ha registrato 2.060 “atti di ostilità” nei
confronti di giornalisti tra il 2006 e l’ottobre 2014,
e ha rilevato che, al momento della pubblicazione,
20 giornalisti in Italia vivevano sotto la protezione di
guardie armate”.Diritti di associazione e organizzazione (12/12)“Le questioni di interesse per le minoranze etniche
svolgono un ruolo marginale nelle agende politiche
nazionali e locali, e alcune politiche comunali
aggravano l’esclusione dei Rom”.da 0 a 4 per ognuna delle seguenti domande:Funzionamento del Governo (10/12)2.	Esiste la libertà per le organizzazioni non
governative ?da 0 a 4 per ognuna delle seguenti domande:Voci - OTTOBRE 2016 N. 4 / A.21.	Ci sono libertà di riunione e dimostrazione, e
aperto dibattito pubblico?6Attualità3.	Ci sono liberi sindacati ed organizzazioni contadine
o equivalenti, e c’è efficace contrattazione
collettiva? 4.	Ci sono libere organizzazioni
professionisti ed altri?privatedi“I cittadini italiani sono liberi di riunirsi, di istituire
associazioni sociali e politiche, e di organizzare
manifestazioni”.Stato di Diritto (12/16)
1.	Esiste un sistema giudiziario indipendente?
2.	La Stato di diritto prevale in materia civile e
penale? La polizia è sotto il diretto controllo civile?
3.	C’è protezione dal terrore politico, la detenzione
ingiustificata, l’esilio, o la tortura, da gruppi che
sostengono o che si oppongono al sistema? C’è la
libertà dalla guerra e dalle insurrezioni?
4.	Le leggi, le politiche e le pratiche garantiscono
la parità di trattamento tra i vari segmenti della
“Il sistema giudiziario è minato da ritardi in lunghi
processi e dall’influenza della criminalità organizzata. A
marzo 2014 la relazione della Commissione Europea
ha dimostrato che all’interno dell’Unione Europea
(UE), l’Italia ha un comparativamente alto numero
di cause civili pendenti in proporzione alla sua
popolazione. L’Italia ha anche uno dei più bassi
numeri di giudici pro capite nell’UE”;
“Le carceri italiane rimangono sovraffollate, con più
di 52.400 detenuti in strutture costruite per circa
49.600, secondo un rapporto dell’ottobre 2015 del
Ministero della Giustizia”;
“Nonostante i divieti di legge contro la tortura, ci sono
state segnalazioni di uso eccessivo della forza da parte
della polizia, in particolare contro i clandestini. L’Italia
è un importante punto di ingresso per gli immigrati
irregolari che cercano di raggiungere l’Europa, e
il governo è stato criticato per tenere gli immigrati
clandestini in condizioni di sovraffollamento e con
mancanza di igiene e per negare loro l’accesso agli
avvocati”.superiore?
2.	Gli individui hanno diritto ad avere una proprietà
e ad istituire imprese private? L’attività delle
imprese private è indebitamente influenzata da
funzionari di governo, forze di sicurezza, partiti
politici / organizzazioni, o dal crimine organizzato?
3.	Vi sono libertà sociali personali, tra cui la parità di
genere, la scelta dei coniugi, e la grandezza della
4.	Vi sono parità di opportunità ed assenza di
sfruttamento economico?
“Nonostante alcuni recenti miglioramenti, la Heritage
Foundation giudica l’Italia come un’economia
moderatamente libera a causa di problemi come la
corruzione, i limiti alla libertà del lavoro, e la cattiva
gestione delle risorse pubbliche, che indeboliscono
l’accesso a opportunità e risorse economiche. I
ritardi nei procedimenti giudiziari spesso minano
l’applicazione delle protezioni dei diritti di proprietà”;
“la disuguaglianza di genere è ancora molto
diffusa. Secondo il rapporto 2015 di Global Gender
Gap, le donne italiane devono affrontare seri
ostacoli sia nella partecipazione alla forza lavoro che
nell’uguaglianza salariale. La violenza contro le donne
continua ad essere un problema”;
“Il traffico di esseri umani, in particolare il traffico di
donne e ragazze a scopo di sfruttamento sessuale, è
rimasto una delle principali preoccupazioni nel 2015.
Le agenzie governative hanno notato un aumento del
numero riportato di casi di traffico durante l’anno,
molto probabilmente a causa del flusso di richiedenti
asilo e altri migranti, che sono particolarmente
vulnerabili agli abusi”.
Responsabile Gruppo Italia 243
di Amnesty International Sezione Italiana
Membro del Coordinamento Europa di
Amnesty International Sezione ItalianaAutonomia personale e diritti individuali (14/16)
1.	gli individui godono di libertà di viaggiare o di
scelta di residenza, occupazione, o istruzione7OTTOBRE 2016 N. 4 / A.2 - VociLGBTIINTERSESSUALITA’ E DIRITTI
di Daniela TomasinoIl recente caso di modifica chirurgica del sesso su un
bambino di 2 anni, eseguito a fine settembre da una
équipe di chirurghi pediatrici, neonatologi, genetisti
e ginecologi del Dipartimento materno-infantile del
Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo, che ha avuto
un’ampia eco sui media, è l’occasione per riaprire
una riflessione sullo stato dei diritti delle persone
intersessuate in Italia.
Cos’è l’intersessualità? Secondo l’Organizzazione
Mondiale della Sanità, “Intersex is defined as a
congenital anomaly of the reproductive and sexual
system. An estimate about the birth prevalence of
intersex is difficult to make because there are no
concrete parameters to the definition of intersex.
The Intersex Initiative, a North-American based
organization, estimates that one in 2,000 children,
or five children per day in the United States, are born
visibly intersex.”
“L’Intersessualità è definita come una anomalia
congenita del sistema riproduttivo e sessuale. Una
stima sulla prevalenza nascita di intersessualità è
difficile fare perché non ci sono parametri concreti
per la definizione di intersessualità. Intersex Initiative,
un’organizzazione nord-americana, stima che negli
USA siano nati intersessuali uno su 2.000 bambini, o
cinque bambini al giorno.”
Secondo il rapporto della FRA, “The fundamental
rights situation of intersex people”, Intersex is a
collective term for many natural variations in sex
characteristics. It is not a medical condition –
l’Intersessualità è un termine collettivo per delle
naturali variazioni delle caratteristiche sessuali, e non
una condizione medica.”
Il numero esatto di interessuali non è certo, e
dipende da quali variazioni vengono prese in esame.
Come scrive Michela Balocchi, “secondo la biologa
Fausto-Sterling l’1.7% dei neonati può essere definito
intersessuale, e l’Intersex Society of North America
(ISNA) afferma che l’1% della nascite presenta un
certo grado di intersessualità; secondo l’equipe del
biologo Page circa il 10% della popolazione presenta
variazione cromosomiche che non rientrano nella
categorizzazione dicotomica XX e XY (Fausto-Sterling
1989). Il punto fondamentale però è che la natura
umana si presenta in molteplici forme che non rientrano
necessariamente nel rigido dimorfismo sessuale di cui
è invece imbevuta la cultura occidentale.“
In altre parole un certo numero di persone possiede
naturalmente caratteristiche genitali, ormonali o
Voci - OTTOBRE 2016 N. 4 / A.2cromosomiche che non corrispondono agli standard
tradizionalmente stabiliti per gli organi riproduttivi
o anatomici relativi alle categorie sessuali binarie,
ovvero ‘maschile’ o ‘femminile’. La maggioranza delle
forme di intersessualità non è visibile alla nascita, ma
si manifesta durante la pubertà, mentre la stragrande
maggioranza delle variazioni sessuali visibili alla
nascita vengono “corrette” chirurgicamente entro
pochi giorni di vita del neonato.
femmina?”
Probabilmente è la prima domanda che si è sentito
porre ogni genitore. La distinzione maschio-femmina
è profondamente ed inconsciamente presente in
molteplici aspetti della nostra cultura, sin da prima
della nascita, come può facilmente constatare
chiunque abbia dovuto comprare abbigliamento per
bambini (rosa o azzurro?), arredamento per camerette
per bambini o giocattoli. I neo genitori non sono
preparati in nessun modo alla possibilità che il sesso
del nascituro o del neonato possa essere indefinito:
è semplicemente un’eventualità non contemplata.
Ciò che non è riducibile a una delle due categorie
maschio-femmina è considerato sbagliato, ambiguo,
patologico, anormale; va nascosto e normalizzato
Per questo motivo l’intersessualità, da parte dei
genitori, è vissuta come una grave patologia e come
un dramma sociale e psicologico, ed una soluzione
rapida e apparentemente definitiva prospettata dai
medici viene sempre accettata. È per questo motivo
8LGBTIche i bambini intersessuati, silenziosamente, vengono
sottoposti a interventi chirurgici per l’assegnazione a
un sesso, nel tentativo di uscire da una situazione
vissuta come un doloroso segreto.
Fino pochi anni fa, come ha raccontato l’attivista
intersessuata Lucy Veith nel corso della tre giorni
“Il genere, luogo precario”, organizzata da Arcigay
Palermo nel 2014, quasi tutti i bambini intersessuati
diventavano chirurgicamente donne, pochi giorni
dopo la nascita, perché per un chirurgo “è più facile
scavare una buca che non piantare un albero”. Il
sesso di appartenenza viene cioè ancora oggi spesso
scelto per ragioni mediche, che prescindono da un
approfondimento scientifico o, a maggior ragione,
dalla volontà o dall’identità di genere espressa dal
Gli interventi chirurgici vengono generalmente seguiti
da trattamenti ormonali, allo scopo di ‘”fissare” il
genere sessuale assegnato al bambino. Si tratta di
trattamenti che, salvo rari casi, non hanno lo scopo
di curare una patologia, ma di rassicurare i genitori
e di normalizzare socialmente l’identità del bambino.
Come ha scritto Amnesty International, “La chirurgia
e la precoce assegnazione di genere può causare
gravi traumi emotivi e fisici all’individuo e spesso ne
consegue una ridotta sensibilità sessuale. Inoltre, può
molto spesso provocare perdita della fertilità e, in
alcuni casi, causare problemi alle vie urinarie. Molte
persone intersessuate alle quali è stato assegnato
un genere particolare nell’infanzia si rendono poi
conto che non si identificano con il sesso e il genere
assegnato.” La letteratura scientifica registra infatti
numerosi casi di persone intersessuate che iniziano
una procedura per cambiare sesso, tentando di
correggere l’abuso medico subito alla nascita.
Negli ultimi anni è aumentato l’interesse
sull’intersessualità, sui diritti delle persone
intersessuali e sui protocolli medici. Sulla necessità
di evitare trattamenti di normalizzazione sessuale,
violando l’integrità fisica degli interessati, su bambini
troppo piccoli per poter esprimere la propria volontà
si sono espressi l’Onu (nelle sue articolazioni
principali: Office of the High Commissioner for
Human Rights (OHCHR), UN Women, Joint United
Nations Programme on HIV/AIDS (UNAIDS), the UN
Development Programme (UNDP), UN Population
Fund (UNFPA) oltre all’UN’s Children’s Fund
(UNICEF), l’OMS, la Fra (Fundamental Rights
Agency), il Consiglio d’Europa, il Parlamento Europeo,
oltre alle principali associazioni per la difesa dei
diritti delle persone LGBT. ILGA Europe ha iniziato
a lavorare su questo tema nel 2008, mentre Arcigay
ha modificato il proprio nome nel 2015, diventando
“Arcigay Associazione LGBTI italiana”, proprio per
9sottolineare l’inizio di un impegno verso un tema così
Solo poche settimane prima dell’intervento, il 2
settembre, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti
delle persone con disabilità (Committee on the Rights
of Persons with Disabilities, CRPD) aveva ammonito
l’Italia per le pratiche di mutilazione genitale per
gli intersessuali (IGM, Intersex Genital Mutilations),
denunciando tali pratiche come una violazione
dell’art. 17 CRPD sulla “Protezione dell’integrità
Il senatore Lo Giudice, ex presidente di Arcigay,
ha presentato a fine settembre 2016, dopo la
diffusione della notizia dell’operazione palermitana,
un’interrogazione in cui si chiede che “Le Regioni e
il Ministero della salute attivino un monitoraggio del
fenomeno e un’azione di informazione rivolta alle
famiglie per evitare a bambini in tenerissima età che
una decisione non matura e non necessaria produca
domani ulteriori sofferenze”.
Alla comunicazione del CRPD e all’interrogazione del
sen. Lo Giudice non è stata data, per quanto a nostra
conoscenza, alcuna risposta.
L’associazione Intersexioni e Certi Diritti chiedono
da tempo che il governo italiano provveda a
stabilire adeguati percorsi diagnostico-terapeutici
ed assistenziali per le persone intersessuali che
ne abbiano bisogno, e garantire il necessario
supporto informativo ai loro genitori, così come il
supporto psicologico, se richiesto; l’organizzazione di
corsi di formazione e aggiornamento per gli operatori
e le operatrici interessate con la partecipazione di
persone intersessuali ed esperti per i diritti umani delle
persone intersex; l’istituzione di Centri specializzati.
Ma il percorso per i diritti delle persone, e soprattutto
dei bambini intersessuali, in Italia come nel resto del
mondo, sembra ancora lungo e accidentato.Per approfondire:
ff Dichiarazione programmatica di Amnesty
International sui diritti delle persone
intersessuate
ff Italy > UN-CRPD investigates Intersex Genital
MutilationsDaniela Tomasino
Attivista per i diritti LGBTI e volontaria
della Croce RossaOTTOBRE 2016 N. 4 / A.2 - VociMigrantiDALLA SICUREZZA DELLE PERSONE IN MARE ALLA
“SICUREZZA INTERNA DELL’UNIONE EUROPEA”
L’ESTERNALIZZAZIONE DEI CONTROLLI DI FRONTIERA UCCIDE.
di Fulvio Vassallo PaleologoIl 14 settembre 2016 veniva approvato in via
definitiva il Regolamento europeo riguardante la
Polizia di frontiera e la Guardia Costiera europea. Il
Regolamento “istituisce una guardia di frontiera e
costiera europea per garantire una gestione europea
integrata delle frontiere esterne, allo scopo di gestire
efficacemente l’attraversamento delle frontiere
esterne. Ciò implica affrontare le sfide migratorie e le
potenziali minacce future a tali frontiere, contribuendo
così a lottare contro la criminalità grave di dimensione
transfrontaliera, al fine di garantire un livello elevato
di sicurezza interna nell’Unione, nel pieno rispetto dei
diritti fondamentali e salvaguardando al contempo la
libera circolazione delle persone al suo interno”.
Tutto l’impianto della nuova normativa appare orientata
al contrasto dell’immigrazione irregolare attraverso
accordi con le autorità dei paesi di origine o di
transito, anche in vista di una possibile collaborazione
nelle attività di soccorso in mare e di riammissione o
di respingimento verso i porti di partenza. Obiettivo
centrale è la sicurezza all’interno delle frontiere
europee minacciata dall’attraversamento delle
frontiere esterne da parte dei migranti irregolari.
Voci - OTTOBRE 2016 N. 4 / A.2Molti articoli del nuovo testo normativo, che tra poche
settimane diventerà vincolante in tutti i paesi UE
che non abbiano espresso specifiche riserve, sono
destinati all’esecuzione delle operazioni di rimpatrio.
Ma si prevedono anche obblighi di soccorso in mare.
E accordi di cooperazione di polizia con i paesi terzi
nei quali verranno inviati funzionari di collegamento.
L’art. 4 del nuovo Regolamento richiama espressamente
gli obblighi di ricerca e salvataggio sanciti per l’Agenzia
europea Frontex dal Regolamento 656 del 2014. La
gestione europea integrata delle frontiere consiste
dei seguenti elementi: a) controllo di frontiera,
comprese, se del caso, misure volte ad agevolare
l’attraversamento legittimo delle frontiere e misure
connesse alla prevenzione e all’individuazione della
criminalità transfrontaliera, come il traffico di migranti,
la tratta di esseri umani e il terrorismo, e misure
relative all’orientamento in favore delle persone che
necessitano di protezione internazionale o intendono
presentare domanda in tal senso; b) operazioni di
ricerca e soccorso per le persone in pericolo in mare,
avviate e svolte a norma del regolamento (UE) n.
656/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio
10Migrantie del diritto internazionale, che hanno luogo e sono
avviate in situazioni che possono verificarsi nel corso
di operazioni di sorveglianza delle frontiere in mare; c)
analisi dei rischi per la sicurezza interna e analisi delle
minacce che possono pregiudicare il funzionamento o
la sicurezza delle frontiere esterne; d) cooperazione tra
gli Stati membri sostenuta e coordinata dall’Agenzia;
e) cooperazione inter-agenzia tra le autorità nazionali
di ciascuno Stato membro responsabili del controllo
di frontiera o di altri compiti svolti alle frontiere e
tra le istituzioni, gli organi,gli organismi e i servizi
dell’Unione competenti, compreso lo scambio regolare
di informazioni tramite gli strumenti di scambio di
informazioni esistenti, ad esempio il sistema europeo
di sorveglianza delle frontiere (“EUROSUR”) istituito
dal regolamento (UE)n. 1052/2013 del Parlamento
europeo e del Consiglio; f) cooperazione con i paesi
terzi nei settori contemplati dal presente regolamento,
con particolare attenzione ai paesi del vicinato
e ai paesi terzi che sono stati individuati tramite
un’analisi dei rischi come paesi di origine e/o di
transito dell’immigrazione illegale; g) misure tecniche
e operative nello spazio Schengen che sono connesse
al controllo di frontiera e destinate ad affrontare
meglio l’immigrazione illegale e a combattere la
criminalità transfrontaliera; h) rimpatrio di cittadini
di paesi terzi soggetti a decisioni di rimpatrio adottate
da uno Stato membro; i) uso di tecnologie avanzate,
compresi sistemi d’informazione su larga scala; j) un
meccanismo di controllo della qualità, in particolare
il meccanismo di valutazione Schengen ed eventuali
meccanismi nazionali, per garantire l’applicazione
della normativa dell’Unione nel settore della gestione
delle frontiere; k) meccanismi di solidarietà, in
particolare gli strumenti di finanziamento dell’Unione.
La formulazione degli obblighi di salvataggio appare
tuttavia alquanto generica, e rimette in sostanza
agli stati membri il compito di decidere quando
intervenire, con la dichiarazione di un evento SAR
(per fare scattare attività di ricerca e salvataggio)
(Attività SAR – Search and Rescue) che non rientrano
tra i compiti principali della nuova Guardia Costiera
europea. Il nuovo regolamento riconduce così in modo
molto esplicito ai singoli stati, e quindi ai rapporti
bilaterali con i paesi terzi, l’adempimento primario
degli obblighi di ricerca e salvataggio. Il ruolo dei
mezzi di Frontex, che sarà trasformata nella nuova
Polizia delle frontiere e Guardia Costiera Europea
rimane sullo sfondo.
Il nuovo Regolamento prevede con un atto vincolante,
perché adottato con procedura legislativa, una
collaborazione più intensa tra le autorità di polizia dei
diversi paesi UE in vista di un maggiore controllo delle
frontiere esterne, che sarebbe necessario per garantire
il regime di libera circolazione dettato dal Regolamento
11Schengen per le frontiere esterne. Lo stesso
Regolamento costituisce un fondamento legislativo
essenziale per le politiche di esternalizzazione dei
controlli di frontiera che sino a questo momento erano
rimaste frutto di accordi di polizia privi di una base
legale. Si tratta in sostanza di una espansione delle
attività dell’Agenzia Frontex, che viene dotata di una
base legale più ampia, e di una sua maggiore autonomia
nello stabilire rapporti diretti con le autorità di polizia
dei paesi terzi, anche in vista di possibili operazioni di
rimpatrio o di respingimento. Se sono previsti accordi
con i paesi terzi per semplificare le operazioni di
respingimento e di riammissione, non sembra esservi
alcun richiamo alla necessità di concordare con
questi stessi paesi, come oggi l’Egitto, e domani la
Libia, una qualsiasi attività coordinata nelle attività di
ricerca e salvataggio al limite tra le acque territoriali e
le acque internazionali (tra le 12 e le 24 miglia dalla
costa). Al di là delle solenni dichiarazioni di principio
e del richiamo al diritto internazionale ed ai diritti
umani gli accordi con paesi terzi che non rispettano
quei principi, ed in genere i diritti umani, svuotano di
effettività le norme di salvaguardia che il Consiglio ed
il Parlamento Europeo hanno inserito dopo un faticoso
In merito alle attività di ricerca e salvataggio si
prevede soltanto quanto già imposto dalle Convenzioni
internazionali di diritto del mare in base alle quali una
volta che venga dichiarato dalle autorità nazionali un
evento SAR tutti i mezzi civili e militari che si trovano
nella zona possono essere chiamate ad intervenire
dalle stesse autorità nazionali per soccorrere i
naufraghi. Come peraltro si è già verificato in questi
ultimi due anni sulle rotte del Mediterraneo centrale.
Manca qualunque spiraglio per una qualsiasi missione
di soccorso che abbia soltanto carattere umanitario.
La prospettiva dominante è il controllo delle frontiere
esterne come elemento che dovrebbe dare sicurezza
all’interno dell’Unione Europea. Dunque il richiamo ai
diritti fondamentali rischia di restare esclusivamente
In base all’art. 34 del nuovo Regolamento, titolato
alla “Protezione dei diritti fondamentali e strategia
in materia di diritti fondamentali”, la guardia di
frontiera e costiera europea “garantisce la tutela dei
diritti fondamentali nell’esecuzione dei suoi compiti
a norma del presente regolamento in conformità
del pertinente diritto dell’Unione, in particolare la
Carta, il diritto internazionale pertinente, compresi la
Convenzione del 1951 relativa allo status di rifugiati
e il suo protocollo del 1967, così come degli obblighi
inerenti all’accesso alla protezione internazionale,
in particolare il principio di non respingimento. A
tal fine, l’Agenzia elabora, sviluppa ulteriormente e
attua una strategia in materia di diritti fondamentali,
OTTOBRE 2016 N. 4 / A.2 - VociMigrantiche preveda un meccanismo efficace per monitorare
il rispetto dei diritti fondamentali in tutte le proprie
“Nell’esecuzione dei suoi compiti, la guardia di
frontiera e costiera europea provvede affinché
nessuno sia sbarcato, obbligato a entrare o condotto
in un paese, o altrimenti consegnato o riconsegnato
alle autorità dello stesso, in violazione del principio di
non respingimento, o in un paese nel quale sussista
un rischio di espulsione o di rimpatrio verso un altro
paese in violazione di detto principio.”
frontiera e costiera europea tiene conto delle particolari
esigenze dei minori, dei minori non accompagnati,
delle persone con disabilità, delle vittime della tratta
di esseri umani, delle persone bisognose di assistenza
medica, delle persone bisognose di protezione
internazionale, delle persone in pericolo in mare e
di chiunque si trovi in una situazione di particolare
vulnerabilità.”
“La guardia e di frontiera e costiera europea presta
particolare attenzione ai diritti dei minori in modo da
garantire che in tutte le sue attività sia rispettato il
loro interesse superiore.”
Gli accordi bilaterali o multilaterali con i paesi terzi al
fine di esternalizzare i controlli di frontiera. Che fine
farà l’Operazione Eunavfor Med (Operazione Sophia)?
Il nuovo Regolamento sulla Polizia e Guardia Costiera
Europea non richiama espressamente l’Operazione
Eunavfor Med oggi denominata Operazione Sophia,
né menziona espressamente un legame tra questa
nuova Guardia Costiera europea, che di fatto è un
potenziamento dell’Agenzia Frontex, della quale
mantiene a personalità giuridica, con l’operazione di
contrasto dell’immigrazione illegale EUNAVFOR MEDVoci - OTTOBRE 2016 N. 4 / A.2(Operazione Sophia). Una omissione che lascia in
ombra, e privi di base legale, gli accordi che i vertici
di questa operazione hanno concluso con le autorità
libiche che fanno riferimento al Governo di unità
nazionale, con sede a Tripoli, ed alle forze navali che
questo controlla.
Nel mese di agosto di quest’anno, si è diffusa la
notizia ufficiale della conclusione di un Memoriale di
intesa (MOU) tra EUNAVFOR MED ed i vertici della
Guardia Costiera libica. Si tratta di un corpo militare
che risponde soltanto ai comandi del governo Serraj,
insediato a Tripoli dalle Nazioni Unite, un governo che
il parlamento di Tobruk ed il generale Haftar (sostenuto
dagli egiziani) non hanno ancora riconosciuto. Il
programma vedrà attivamente coinvolti numerosi altri
organismi quali EUBAM Libia (EU Border Assistance
Mission in Libya), l’agenzia europea Frontex e le
Di fronte della situazione di conflitto armato che si
sta aggravando giorno dopo giorno attorno ai porti
ed ai terminali petroliferi, rimane da chiedersi oggi
quale sarà la portata effettiva della collaborazione
che la cd. Guardia Costiera libica potrà garantire
alle diverse navi europee impegnate in operazioni di
ricerca e salvataggio. Rimane invece certo il destino
delle persone che dopo essere state “soccorse” dai
mezzi libici in acque territoriali, o in zona contigua,
entro le 24 miglia dalla costa, saranno riportate
a terra e internate nei tanti centri di trattenimento
che esistono da anni in Libia. Luoghi nei quali si
verificano abusi di ogni sorta, come documentato
da testimonianze univoche ed inoppugnabili di
tanti migranti che sono riusciti a fuggire, e hanno
comunque raggiunto l’Italia. Dai contenuti pubblicati
di questo ennesimo Memoriale d’intesa emerge come,
con i finanziamenti dell’Unione Europea, si passerà
presto all’addestramento delle Guardie di frontiera12Migrantie della Guardia costiera “libica”, e quindi ad intese
operative. La collaborazione tra i libici ed i mezzi
navali coinvolti nella missione europea EUNAVFOR
MED (Operazione Sophia), iniziata in realtà da tempo,
ha prodotto anche qualche “incidente”.
I media hanno dato notizia che il 17 agosto scorso un
battello veloce della Guardia Costiera libica avrebbe
aperto il fuoco sulla nave umanitaria Bourbon Argos
di Medici Senza Frontiere mentre svolgeva attività
SAR (Ricerca e salvataggio) nella stessa zona, oggetto
di tanti salvataggi in passato. Salvataggi che oggi
sono in forte diminuzione a causa del rallentamento
delle partenze dalla costa libica, effetto della
situazione di conflitto armato che rende sempre più
difficili e pericolosi gli spostamenti dei migranti
che attraversano la Libia per imbarcarsi verso la
Sicilia. Nel Comunicato della Guardia Costiera libica
si fa riferimento al ritiro degli uomini armati dalla nave
umanitaria, occupata per 50 minuti, solo dopo avere
avuto notizia che la stessa nave “avrebbe fatto parte
dell’Operazione Sophia”. Sull’”incidente”, ammesso
anche dai libici e riportato dal Guardian, è subito
calata la censura internazionale. Come è avvenuto
anche qualche giorno più tardi, dopo il sequestro di
due operatori umanitari tedeschi che si trovavano su
un gommone di servizio alla nave umanitaria Sea Eye
al largo di Zawia, rimessi in libertà dopo 48 ore, come
se si fosse trattato di un “incidente” per difetto di
comunicazione tra l’imbarcazione tedesca ed i mezzi
della Guardia costiera libica.
Gli accordi tra l’Unione Europea, tramite i rappresentanti
militari dell’Operazione Eunavfor Med con una parte
della Guardia Costiera libica, oltre alla situazione di
grave insicurezza che si vive sul territorio libico, hanno
comportato la riapertura della rotta egiziana, non
certo nelle misure epocali annunciate dagli esperti di
Frontex o dei servizi di informazione, ma comunque
in misura significativa e tale da rendere sempre più
frequenti incidenti e veri e propri naufragi, come si è
verificato ancora il 21 settembre scorso. Al largo della
costa di Rashid (Rosetta), una città portuale egiziana,
un barcone che da giorni stava caricando migranti
provenienti da imbarcazioni più piccole, ha fatto
naufragio e sarebbero disperse centinaia di persone,
oltre ad una cinquantina di cadaveri già recuperati.
Un naufragio tutto da chiarire, se è vero come risulta
dalle prime testimonianze, che la guardia costiera
egiziana è intervenuta davanti alla costa di Rashid
(Rosetta) con gravissimo ritardo e che i primi soccorsi
sono stati apportati da pescherecci ed altri mezzi
Una circostanza che deve fare riflettere a lungo sulla
opportunità di evocare accordi di cooperazione pratica13di polizia con paesi che non rispettano gli obblighi
primari di salvataggio, neppure al limite delle loro
Il naufragio sarebbe avvenuto a sole 12 miglia dalla
costa della città portuale di Rosetta (Rashid). Una
tragedia che era ampiamente annunciata, per il
numero sempre più consistente di imbarcazioni in
partenza dall’Egitto verso l’Italia, una delle rotte più
lunghe e pericolose del mondo, ma che nessuno ha
saputo impedire, mentre tanti si sono limitati a riferire
notizie sommarie sulle prime vittime recuperate,
sminuendo la gravità dei fatti e nascondendo del
tutto le responsabilità politiche e militari. Operazione
mediatica che si è completata come al solito con
l’arresto dei presunti scafisti e l’internamento dei
migranti “illegali” soccorsi in mare, ma rigettati
subito in un centro di detenzione egiziano.
Questo naufragio ha purtroppo numerosi precedenti,
che sono stati presto rimossi dall’attenzione
dell’opinione pubblica, al punto che le notizie
sui soccorsi operati a sud dell’isola di Creta o dei
ribaltamenti di imbarcazioni su quella stessa rotta
sulla quale si è verificata la tragedia di ieri, sono stati
sistematicamente omessi. Non si è mai avuto notizia
sull’esito di un’ azione di ricerca e salvataggio affidata
alla nostra Guardia Costiera il 4 giugno scorso, dopo
un allarme lanciato da una imbarcazioni che si
trovava ancora nella zona SAR egiziana. Una missione
impossibile, a fronte dei mezzi di cui dispone la
nostra Guardia Costiera. Dalla Grecia e da Malta non
risultano attività di ricerca e soccorso al limite della
zona SAR egiziana. Un buco nero nel quale le persone
continuano a scomparire.
Tutte queste circostanze dovrebbero fare riflettere
l’opinione pubblica ed i decisori politici europei, non
meno che i vertici militari e di polizia, sul fondamento
giuridico e morale di accordi bilaterali con paesi che,
sia in mare che a terra, non garantiscono i diritti
fondamentali della persona, a partire dal diritto alla
vita, e che non adempiono neppure gli obblighi di
ricerca e soccorso in mare stabiliti dalle Convenzioni
internazionali, come la Convenzione di Amburgo del
1979 e la Convenzione UNCLOS del 1984 che anche
l’Egitto ha ratificato e che dunque dovrebbe rispettare
dotandosi di mezzi e assetti aero-navali di intervento,
in accordo con i paesi responsabili delle zone SAR
confinanti, come prevedono le stesse Convenzioni.Fulvio Vassallo Paleologo
Docente di Diritto d’Asilo e Statuto
Costituzionale dello StranieroOTTOBRE 2016 N. 4 / A.2 - VociTorturaIL REATO DI TORTURA, CONTRO OGNI IMPUNITÀ
di Vincenzo CerusoLo scorso luglio, il segretario della Lega, Matteo
Salvini, esultava dopo la sospensione al Senato del
provvedimento che prevedeva l’introduzione del reato
di tortura: “La Lega è appena riuscita a bloccare
Renzi e il Pd, che avrebbero voluto complicare la vita
a poliziotti, carabinieri e uomini in divisa. Noi stiamo
con chi ci difende!” 1
Senza entrare nei dettagli del tortuoso iter
parlamentare, ciò che è stato impedito, ancora una
volta, è stata l’approvazione di una norma che avrebbe
posto l’Italia in linea con i principali paesi civili e con
Nel 1989 l’Italia ha ratificato la Convenzione ONU
contro la tortura, ma da allora non ha mai saputo
dare una definizione del reato stesso, né sanzionare
adeguatamente i numerosi atti di brutalità che si sono
susseguiti in oltre un quarto di secolo, sul territorio
nazionale e oltre, da parte di pubblici ufficiali
All’articolo 1 della Convenzione abbiamo la definizione
di tortura: «Ai fini della presente Convenzione, il
termine “tortura” indica qualsiasi atto mediante il
1 - http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/19/reato-tortura-il-senato-sospendelesame-della-legge-il-centrodestra-esulta-zanda-verificare-la-maggioranza/2919292/Voci - OTTOBRE 2016 N. 4 / A.2quale sono intenzionalmente inflitti ad una persona
dolore o sofferenze forti, fisiche o mentali, al fine
segnatamente di ottenere da essa o da una terza
persona informazioni o confessioni, di punirla per
un atto che essa o una terza persona ha commesso
o è sospettata aver commesso, di intimorirla o di far
pressione su di lei o di intimorire o di far pressione su
una terza persona, o per qualsiasi altro motivo fondato
su qualsiasi forma di discriminazione, qualora tale
dolore o sofferenze siano inflitte da un agente della
funzione pubblica o da ogni altra persona che agisca
a titolo ufficiale, o su sua istigazione, o con il suo
consenso espresso o tacito. Tale termine non si estende
al dolore o alle sofferenze risultanti unicamente da
sanzioni legittime, inerenti a tali sanzioni o da esse
cagionate».
Per secoli, la tortura è stata utilizzata per ottenere
informazioni, prove o per infliggere sanzioni al
“colpevole”. In tempi più recenti “è utilizzata
soprattutto come mezzo per reprimere il dissenso
politico e ideologico” 2. L’idea propagandata da
una parte del nostro ceto politico sarebbe che con
l’introduzione del reato di tortura si voglia “complicare
la vita a poliziotti, carabinieri e uomini in divisa”,
2 - A. Cassese, I diritti umani oggi, Laterza, Bari, 2005, p. 174.14Torturasecondo le parole prima citate del leader leghista.
Non è difficile comprendere che il fatto di delimitare
il perimetro in cui può essere esercitata la forza, sia
anche una garanzia per una corretta azione da parte
degli stessi pubblici ufficiali. La Convenzione europea
sui diritti umani (CEDU) del 1950 e la giurisprudenza
della Corte europea dei diritti dell’uomo, hanno distinto
la tortura da altre forme di violenza. All’art. 3 della
Convenzione europea si legge: «Nessuno può essere
sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani
o degradanti». L’art. 3 fa parte, insieme all’art. 2
(diritto alla vita), all’art. 4.1 (divieto di schiavitù e
di servitù) e all’art 7 (principio di irretroattività della
legge penale), del cosiddetto «nocciolo duro» della
CEDU, cioè di quell’insieme di articoli che “non sono
passibili di alcuna deroga o limitazione da parte degli
Stati membri” 3.
Una lettura, anche rapida, della giurisprudenza
europea su questo tema, basterebbe a far comprendere
quanto siano irrazionali gli emendamenti al disegno di
legge che sono stati proposti nel corso del dibattito
parlamentare, in particolare quello per cui si può
parlare di tortura solo nel caso di reiterazione della
violenza, e che è stato all’origine della decisione di
sospendere il cammino del disegno di legge in Senato.
Infatti, secondo l’emendamento inserito in fase di
discussione e sostenuto dal ministro dell’Interno
Alfano, si sarebbe dovuto stabilire “che il reato
di tortura fosse tale solo nel caso in cui ci fossero
ripetute azioni che portano a lesioni o sofferenze” 4.
Si tratta di un criterio che non è mai emerso, nei
numerosi casi in cui la Corte di Strasburgo è stata
chiamata ad esprimersi sul divieto di tortura. Semmai,
nelle motivazioni delle sentenze della CEDU è possibile
leggere il “carattere evolutivo” del significato odierno
di tortura, in base al principio per cui atti che un
tempo venivano tollerati o giustificati, vengono oggi
qualificati come inumani o degradanti, se non come
tortura vera e propria: “Il senso profondo di questa
giurisprudenza sta proprio nella constatazione che il
tasso di sviluppo del senso di civiltà giuridica espresso
nell’ordinamento europeo consenta oggi un livello di
protezione della dignità umana molto più elevato che
non in passato” 5.delle violenze possono contare su una sostanziale
impunità, proprio per la mancanza di un reato
specifico sulla tortura, unitamente ad una errata
concezione della solidarietà tra membri di uno stesso
corpo dello Stato. Si legga, per tutti, quanto scrive la
Cassazione in merito ai famigerati fatti della caserma
di Bolzaneto, le violenze inflitte a uomini e donne di
diverse nazionalità nei giorni del G8 di Genova, nel
2001, e per i quali l’Italia è già stata condannata
in sede europea. A proposito di uno dei funzionari
coinvolti nelle vicende di quella tragica notte, hanno
scritto i magistrati: ella “si spostò all’interno della
struttura, così da avere una chiara visione dell’aspetto
atterrito e sanguinante degli arrestati, del modo in cui
venivano apostrofati e trattati dai loro seviziatori; e
comunque, anche dal proprio ufficio aveva certamente
udito le urla di dolore delle vittime, nonché i canti e
i suoni inneggianti al fascismo che provenivano ora
dall’esterno della caserma, ora dal corridoio”; su
tali presupposti la Corte ha fondato la convinzione
che, non solo la funzionaria non avesse impedito
le violenze, ma “con la propria consapevole inerzia
avesse anzi rafforzato nei suoi sottoposti la certezza
dell’impunità” 6.
Colmare un vuoto normativo con l’introduzione del
reato di tortura, serve a porre un argine contro quel
senso d’impunità che, a volte, muove i comportamenti
di uomini e donne che dovrebbero proteggere le leggi
dello Stato e che dovrebbero tutelare, insieme la
stessa dignità dell’uomo.Vincenzo Ceruso
Docente di Filosofia del Diritto alla Link
Campus University di CataniaPurtroppo, l’arretratezza del dibattito italiano, insieme
al susseguirsi di gravi episodi di violenza su cittadini
inermi, da parte di esponenti delle forze dell’ordine,
suscita molti dubbi sull’effettiva protezione della
dignità umana nel nostro paese. Spesso, gli autori
3 - C. Russo – P. Quaini, La Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la
giurisprudenza della Corte di Strasburgo, Giuffrè, Milano, 2006, p. 84.
4 - http://www.ilpost.it/2016/07/20/ddl-reato-tortura/
5 - F. Bilancia, Anche l’Europa condanna la violenza di Stato, in A. Gianelli – M.
P. Paternò (a cura di), Tortura di Stato. Le ferite della democrazia, Carocci, Roma,
2004, p. 171.15 6 - Corte Suprema di Cassazione, Quinta sezione penale, R. G. N. 33919/2012,
OTTOBRE 2016 N. 4 / A.2 - VociBuone Notizie
Il 23 agosto 2016 la corte penale d’appello del Texas ha sospeso l’esecuzione del 43enne
Jeffery Wood, condannato per un omicidio che non ha commesso materialmente.
Insieme ad un amico era stato condannato a morte per l’uccisione di un uomo nel corso di una rapina
avvenuta nel 1996. Ad uccidere era stato il suo complice (giustiziato nel 2002) mentre lui faceva da
palo. Questa circostanza aveva provocato dubbi anche fra i sostenitori della pena capitale, dato che
Wood non aveva ucciso, ma era stato condannato a morte in base ad una legge del Texas che rende
ugualmente colpevoli tutti i partecipanti ad un omicidio.
Determinante, nella condanna, era stata la testimonianza del discusso psichiatra James Grigson,
che aveva dichiarato in tribunale che l’imputato avrebbe commesso atti di violenza in futuro e
rappresentava un rischio per la società.
In seguito il dott. Grigson, noto come il dottor Morte, per la sua propensione a raccomandare la pena
capitale, è stato espulso dall’ordine degli psichiatri del Texas. Intanto è stata presentata richiesta al
Texas Board of Pardon and Parole di commutare la pena di Wood nell’ergastolo, richiesta appoggiata
dal governatore repubblicano dello Stato, Jeff Leach, che sta raccogliendo firme bipartisan a questo
scopo.TURCHIA
Bruxelles 8 agosto – L’Unione europea conferma la sua posizione contro l’introduzione della pena di
morte in Turchia: “se mai la pena di morte dovesse essere reintrodotta in Turchia, questo porterebbe
immediatamente all’interruzione dei dialoghi per l’ingresso in Ue”. Lo ha dichiarato la portavoce Mina
Andreeva, commentando la dichiarazione del presidente Erdogan che ha detto che una tale decisione
dovrebbe essere sostenuta dal parlamento.BIELORUSSIA
In occasione della riunione del 5 ottobre, i Delegati dei Ministri (del Consiglio d’Europa) hanno
adottato una dichiarazione in cui si deplora la conferma della condanna a morte di Siarhei Vostrykau,
emessa dalla Corte Suprema della Bielorussia il 4 ottobre 2016.
Il Comitato dei Ministri condanna l’applicazione della pena capitale in Bielorussia, unico paese in
Europa in cui vige ancora, e invita la Bielorussia a instaurare una moratoria come primo passo in
favore della sua abolizione. Il Comitato dei Ministri esorta le autorità bielorusse a non procedere
all’esecuzione di Siarhei Vostrykau, considerando l’intenzione del paese di diventare membro del
Consiglio d’Europa.FEDERAZIONE RUSSA
Il 14 giugno 2016 sono stati liberati dalla Federazione Russa Gennady Afanasiyev e Yuri Soloshenko.
Afanasiyev è un giovane Crimeo arrestato nel maggio 2014 per aver partecipato a dimostrazioni e
disordini antirussi.
Dopo la cattura era stato a lungo duramente torturato e costretto a testimoniare contro Oleg Sentsov
e Oleksander Kolchenko (a favore dei quali Amnesty Italia ha inviato una petizione alla Procuratrice
Voci - OTTOBRE 2016 N. 4 / A.216Buone NotizieGenerale di Crimea). Successivamente in tribunale, in occasione dei processi contro Sentsov e
Kolchenko, aveva ritrattato la testimonianza dichiarando che gli era stata estorta con la tortura.
Nel dicembre 2014 Afanasiyev era stato condannato a 7 anni in un campo di lavoro.
La liberazione di Afanasiyev, come quella di Soloshenko Ă¨ stata otttenuta nellâ&#x20AC;&#x2122;ambito di uno scambio
di prigionieri fra La Federazione Russa e lâ&#x20AC;&#x2122;Ucraina.
Oleg Sentsov (condannato a 20 anni di carcere) e Oleksander Kolchenko (condannato a 10 anni di
carcere) rimangono in carcere.17OTTOBRE 2016 N. 4 / A.2 - Voci«Qui ad Atene noi facciamo così.
noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il
nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.»
(Pericle – Discorso agli ateniesi – 461 a.c.)
www.amnestysicilia.orgVOCIDIAMO VOCE AI DIRITTI UMANIi fatti e le ideeAll pages:123456789101112131415161718InfoSaveLikeShareDownloadMoreVoci - numero 4 - anno 2 - Amnesty International in Sicilia Published on Oct 19, 2016 amnestysiciliaFollowRead moreRead moreSimilar toPopular nowJust for youGo explore