Source: https://www.brocardi.it/costituzione/principi-fondamentali/art3.html
Timestamp: 2018-08-18 03:16:52+00:00
Document Index: 118146906

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 1', 'art. 20', 'art 51', 'art. 1', 'art. 2103']

Art. 3 costituzione - Brocardi.it
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Dispositivo dell'art. 3 Costituzione
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico [24 3, 34, 36, 40] e sociale [30 2, 31, 32, 37], che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana [37, 38] e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori [35] all'organizzazione politica [48, 49], economica [39, 45-47] e sociale [31, 34] del Paese (4).
(1) Nella prospettiva giuridica qui adottata, l'eguaglianza si può sintetizzare anzitutto nella parità formale tra tutti i cittadini, inibendone così discriminazioni. Essa si raccorda idealmente all'art. 1 della CEDU; vengono quindi in seguito specificati i singoli divieti (le mancanze di distinzioni di cui al termine del primo capoverso) cui ancorare una effettiva tutela del pari trattamento.
(2) Come anticipato, per legge è da intendersi ogni fonte disciplinante il complesso dei diritti da tutelarsi, ivi comprese quelle comunitarie (art. 20 CEDU). Le leggi che introducono differenziazioni tra categorie o situazioni sono sottoposte ad una valutazione di conformità a Costituzione in riferimento all'articolo qui in esame (così Bartole-Bin sub Commentario breve alla Cost.).
(3) Eguaglianza comprende altresì il divieto di discriminazione, ed il dovere di imparzialità, alla luce del canone di razionalità: particolare rilievo assumerebbero le "condizioni personali e sociali", che avrebbero la loro radice in ragioni soggettive indefinite e quindi più facilmente eludibili. Sarà compito del Giudice costituzionale sancire eventuali disparità.
(4) La salvaguardia e l'effettiva tutela di cui al secondo comma, qui in esame, prevede altresì il trattamento differenziato di situazioni diverse; la complessità spesso crea diseguaglianze latenti, ma che esigono trattamenti razionali e paritari, onde non sconfinare in diseguaglianza di fatto. Detti trattamenti saranno possibili solo se riconducibili ad analoghi principi ispiratori: il monito è al legisaltore, per attivarsi in varie direzione, soprattutto per i cosiddetti diritti sociali.
Diversamente, quindi, dovranno applicarsi i meccanismi del giudizio di eguaglianza e del giudizio di ragionevolezza: ossia, la verifica della giustificatezza di una differenziazione normativa o di una assimilazione costituzionalmente possibile.
3 Il principio dell'eguaglianza di fronte alla legge, conquista delle antiche carte costituzionali, è riaffermato con più concreta espressione, dopo le recenti violazioni per motivi politici e razziali. E trova oggi nuovo ed ampio sviluppo con l'eguaglianza piena, anche nel campo politico, dei cittadini indipendentemente dal loro sesso.
Requisito di altezza in una procedura di selezione: è legittimo non prevedere differenziazioni per uomini e donne? - 24/05/2018
relativi all'articolo 3 Costituzione
Argomento: Articolo 3 Costituzione - | Quesito Q201718413
Tania L. G. chiede
mercoledì 22/02/2017 - Trentino-Alto Adige
“Buon giorno, sono nata da padre inglese e madre italiana - teoricamente godo di jus sanguinus matrilineare. Sono una italiana che appartiene o no alla Repubblica? Potrebbero spiegarsi le tante recriminazioni che ho vissuto come insegnante e tecnica nel pubblico impiego. Il // all'.art 51 del Lavoro comporta problematiche se accetto un lavoro a titolo inferiore della categoria C, come la coadiuvazione amm. in B. Tuttavia a me sembrano solo discriminazioni, in quanto non si vuole riporre fiducia nei lavoratori che hanno 'sfumature' nazionalistiche diverse essendo pienamente cresciuti in Italia con madre lingua italiana.”
Consulenza legale i 25/02/2017
Occorre innanzitutto precisare come il figlio nato da almeno un genitore italiano è cittadino italiano per diritto di nascita. Attualmente la cittadinanza italiana è regolata dalla legge 5 febbraio 1992, n. 91 (ed i relativi decreti di attuazione – D.P.R. nn. 572/93 e 362/94), il cui art. 1 stabilisce il c.d. ius sanguinis: “è cittadino per nascita il figlio di padre o madre cittadini”. Lei, pertanto, è cittadina italiana sin dalla nascita.
Per ciò che concerne il problema da Lei sollevato, nel caso in cui – nel contratto di lavoro – siano indicate le mansioni da svolgere in orario lavorativo, non si può parlare di demansionamento discriminatorio laddove Lei abbia accettato di svolgere tali mansioni. Infatti, l’art. 2103 c.c. recita testualmente che il lavoratore “deve essere adibito alle mansioni per cui è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte … ogni patto contrario è nullo”.
In altre parole, può parlarsi di demansionamento solo laddove il lavoratore sia stato assunto per lo svolgimento di determinate mansioni e ne svolga – in concreto – altre di natura inferiore. Solo in tali casi si potrà adire il giudice del lavoro ai sensi degli artt. 409 e segg. c.p.c. per chiedere l’assegnazione alle mansioni superiori effettivamente svolte, con il riconoscimento delle relative differenze retributive. Naturalmente, toccherà al lavoratore provare queste circostanze per vedere riconosciuti i propri diritti.