Source: http://www.goleminformazione.it/smoking-area/de-girolamo-intercettazioni-registrazioni-responsabilita.html
Timestamp: 2019-10-19 13:38:55+00:00
Document Index: 42374255

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 234', 'art. 63', 'art. 203', 'art. 62', 'art. 67']

Giurisprudenza Diritto Penale Intercettazioni
Ebbene, è stato chiarito (anzi ribadito) che non costituisce intercettazione - e quindi non è soggetta al regime di autorizzazione proprio di questa - la registrazione di un colloquio che un interlocutore esegua, ai fini della memorizzazione dello stesso, anche all'insaputa degli altri partecipi alla conversazione (Cass. pen. sez. prima sent. n. 6297, ud. 10.12.2009- dep. 16.2.2007, ric. PG in proc. Pesacane e altri, Rv. 246106).
L’intercettazione infatti è altra cosa: essa consiste nella captazione - occulta e contestuale - di una comunicazione o conversazione tra due o più soggetti che agiscano con l'intenzione di escludere altri e con modalità oggettivamente idonee allo scopo, attuata da soggetto estraneo alla stessa, mediante strumenti tecnici di percezione, tali da vanificare le cautele, ordinariamente poste a protezione del suo carattere riservato (Cass. pen. sez. unite, sent. 36747, ud. 28.5.2003- dep. 24.9.2003, ric. Torcasio e altro, Rv. 225465).
Ben diverso, dunque, è il caso (è la stessa sentenza “Torcasio” che lo precisa) in cui la registrazione fonografica di un colloquio, svoltosi tra presenti o mediante strumenti di trasmissione, avvenga ad opera di un soggetto che ne sia partecipe, o comunque sia ammesso ad assistervi; e ciò anche se la registrazione sia eseguita clandestinamente. Si tratta, infatti, semplicemente di una forma di memorizzazione fonica di un fatto storico, della quale l'autore può disporre legittimamente, anche a fini di prova nel processo, secondo la disposizione dell'art. 234 cod. proc. pen. (salvi, si intende, gli eventuali divieti di divulgazione del contenuto della comunicazione, divieti che si fondino sul suo specifico oggetto o sulla qualità rivestita dalla persona che vi partecipa). Si tratta, in ultima analisi, di una prova documentale (dunque precostituita) ai sensi, appunto, dell’articolo sopra richiamato (conformemente: Cass. pen. sez. quarta, sent n. 40332, ud. 4.10.2007- dep. 31.10.2007, ric. Picillo, Rv. 237789).
La liceità, tuttavia, viene meno se chi procede alla registrazione sia un appartenente alla polizia giudiziaria e se la registrazione (occulta) sia stata effettuata nel corso di operazioni investigative, ovvero durante colloqui che poliziotti, carabinieri o finanzieri abbiano intrattenuto con indagati, confidenti o persone informate sui fatti, (scil. quando si tratti di dichiarazioni indizianti raccolte senza le garanzie indicate all'art. 63 cod. proc. pen., ovvero di informazioni confidenziali inutilizzabili per il disposto dell'art. 203, o anche di dichiarazioni sulle quali sia preclusa la testimonianza in applicazione degli art. 62 e 195 comma quanto del codice di rito; è sempre la “Torcasio” che lo chiarisce: Rv. 225467).
Non è dubbio che la sfera di privacy di un “uomo pubblico” (usiamo questa espressione anche per le signore, perché “donna pubblica” ha, tradizionalmente, altro significato) è ben più ristretta di quella di un quivis de populo. Chi esercita un munus publicum deve render conto ai cittadini del suo operato, non solo in pubblico, ma anche – entro certi limiti (il problema è stabilire quali) – anche nella sua sfera privata. E se il munus è di natura elettiva, a nostro parere, l’obbligo di trasparenza è ancora maggiore. La democrazia rappresentativa comporta (comporterebbe) la possibilità di controllo – continuativo e capillare - del rappresentante da parte dei rappresentati: devo poter sapere se che agisce “in nome e per conto” mio, chi, appunto, “mi rappresenta” in base a un mandato elettivo, si comporta in maniera conseguente agli impegni assunti e alle promesse fatte quando ha chiesto il voto. L’elettore deve poter essere messo in grado di giudicare la coerenza tra le parole e i fatti da parte dell’eletto e “i fatti” sono, non solo quelli che si compiono apertamente nell’agone politico, ma anche quelli che riguardano la vita privata dell’eletto, se essi hanno riflesso sulla sua attività pubblica. Il deputato (il senatore, l’assessore ecc.) Jekyll non deve nascondere nessun mister Hyde e ciò non c’entra nulla con l’assenza del vincolo di mandato (art. 67 Cost.), perché l’eletto è certamente libero nelle sue scelte politiche, ma di esse deve, appunto, render conto. E se anche le scelte politiche maturano nel chiuso di una casa, se incidono su beni e servizi di interesse comune, magari materiandosi di interessi privati (o comunque particolari), esse certamente interessano i cittadini-elettori.