Source: https://forum.fallcoweb.it/discussione.php?argomento_id=LDr9q0KEAO&discussione_id=N4274WkMvd
Timestamp: 2020-02-17 01:26:12+00:00
Document Index: 106256979

Matched Legal Cases: ['art.2751', 'art. 2751', 'art. 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 6']

riparto professionista - Forum FALLIMENTI - RIPARTI
riparto professionista
Buongiorno, ho il dubbio di come operare sul riparto di un credito privilegiato per prestazioni professionali di un commercialista ammesso per euro 10.000 ex art.2751, 2 c., e la relativa IVA in chirografo. Il G.D. non ha indicato la c.p.a.d.c. nella sua decisione.
1)	Deve essere ugualmente calcolata la cassa previdenziale e corrisposta al professionista in privilegio o, vista la decisione del G.D. l'importo della cassa deve essere inclusa nell'importo ammesso di euro 10.000?
Procedendo al riparto con il soddisfacimento totale dei creditori privilegiati e l'importo del 10% per i creditori chirografari come mi devo comportare?
2)	La normativa fiscale prevede che sull'importo assegnato in privilegio di euro 10.000 il professionista deve procedere allo scorporo dell'IVA. In questo modo gli verrebbe assegnato per prestazioni professionali riconosciute in privilegio solo euro 7.881,46 su 10.000 ricevendo di fatto solo il parziale soddisfacimento di quanto ammesso in privilegio con l'IVA addebitata da versare all'Erario. La procedura invece avrebbe un indebito arricchimento per il credito IVA corrisposto.
importo da assegnare al professionista in privilegio € 10.000
fattura del professionista:
onorario 7.881,46 - cpa 315,26 - IVA 1.803,28 = Totale 10.000 al lordo della r.a.
Importo assegnato in chirografo sull'IVA che avrebbe dovuto addebitare il professionista pari al 10%:
euro 2.200 (sull'onorario richiesto e ammesso dal G.D.) x 10%= 220
da tale importo dovrebbe essere emessa fattura scorporando l'IVA.
Se fosse così non si verificherebbe mai l'intera corresponsione del credito ammesso in privilegio per prestazioni professionali che contrasterebbe di fatto con la par condicio creditorum.
RE: riparto professionista
Per quanto riguarda il contributo CPADC, purtroppo se il Giudice ha ammesso l'onorario in privilegio e l'IVA in chirografo e nulla è stato disposto relativamente al contributo, non essendosi il professionista opposto riteniamo che il relativo importo debba considerarsi non ammesso al passivo e quindi non pagabile.
Per quanto riguarda il riparto, dovrà essere corrisposto l'importo di € 10.000, meno 2.000 di ritenuta d'acconto, più il 10% dell'IVA in chirografo, e quindi € 220, ovviamente senza operare su di essa alcuna ritenuta.
Tali sono gli importi da pagare e da certificare in sede di Certificazione Unica.
Per quanto riguarda la fatturazione, la procedura corretta sarebbe fatturare € 10.000 più IVA ma, come abbiamo già scritto in numerosi altri interventi su questo frequentissimo problema, la Risoluzione 127 del 3/4/2008 consente sostanzialmente di emettere fattura ricostruendo a ritroso il netto di partenza dall'importo riscosso e. se il professionista si avvarrà di tale procedura, la fattura verrà emessa per un importo evidentemente inferiore.
In questo caso riteniamo che il Curatore non la possa rifiutare o respingere, verrà così ridotto in tal modo l'importo dell'IVA a credito di cui si avvantaggerà la procedura; fermo restando, si ripete, che anche in tal caso la certificazione dovrà riportare esattamente gli importi pagati, qui sopra indicati (che, ovviamente, non coincideranno con quelli indicati in fattura).
Ringrazio per la gentile risposta. Volevo richiedere questo ulteriore quesito relativo al pagamento dei privilegiati. Nel primo riparto i professionisti hanno emesso la fattura scorporando l'IVA riducendo di fatto l'importo del loro privilegio. Desideravo chiedervi come comportarmi per far riconoscere il privilegio integralmente ai professionisti e come gestisce questa fattispecie il programma software Zucchetti. Per una migliore comprensione del quesito vi pongo un esempio:
professionista ammesso in privilegio per 1.000 onorario oltre IVA in chirografo. importo distribuito dal primo riparto soddisfa l'80% dei privilegiati cioè 800. Il professionista emette fattura scorporando 800 in 655,74 onorario ed IVA 144,26.
Quando nel secondo piano di riparto vengono soddisfatti interamente i privilegiati (800 nel primo e 200 nel secondo riparto) il professionista emetterà fattura scorporando nuovamente l'IVA (163,93 onorario e 36,07 per IVA). In questo modo verrebbe soddisfatto parzialmente il privilegio del professionista per euro 819,6 anziché 1000 come da ammissione allo stato passivo. Considerato che nel successivo riparto entrerebbero nel calcolo anche i chirografari pro quota il professionista vedrebbe ridursi il proprio diritto a percepire l'intero importo in privilegio a meno che non vengano poi soddisfatti totalmente anche i chirografari (cosa improbabile). In questo modo non riuscirei mai a corrispondere interamente il professionista ammesso in privilegio per l'onorario. Questo è contrario alla par condicio creditorum.
La ricostruzione da lei fatta è corretta, ma questo è frutto della autonomia del credito per rivalsa Iva rispetto al credito per retribuzione, per cui quest'ultimo gode dl privilegio generale di cui all'art. 2751 bis n. 2 c.c., e il primo del privilegio speciale di cui alla'rt. 2758, co 2, c.c., per cui in mancanza del bene gravato passa al chirografo. da tanto discende che il curatore quando paga il credito di 1.000 per retribuzioni (in uno o più riparti), esaurisce il pagamento del debito professionale collocato al privilegio, essendo la decurtazione conseguenza della normativa fiscale che, dal punto di vista giuridico, non interessa più il curatore. E' chiaro che il sistema presenta una ingiustizia di fondo perché la curatela paga 1.000 ma il professionista ne incassa meno in realtà, ma tra le varie soluzioni contabilmente possibili, questa seguita è quella che è ormai pacificamente ritenuta la più adeguata ai principi di diritto.
RE: RE: riparto professionista
Mi inserisco nella discussione e pur prendendo atto della risoluzione n. 127/2008 non sono d'accordo sul comportamento da tenere come sopra indicato o quantomeno tollerato.
Quando pago un credito privilegiato, anche se in parte, non posso a mio avviso, per far quadrare il totale, accettare una fattura che comprime l'importo sottostante ad un determinato titolo assegnato in fase di riparto, registrando un documento fiscale che espone il pagamento di somme ad altro titolo quali cassa di previdenza professionale ed iva in chirografo, e comprimendo l'importo dovuto per credito professionale.
Teoricamente il creditore professionista potrebbe anche chiedere, con improbabili possibilità di poter essere esaudito, la parte decurtata del credito privilegiato.
In buona sostanza accettando l'impostazione di tale risoluzione fiscale si violerebbe la legge fallimentare e la graduazione dei privilegi.
La cassa previdenza e l'iva, non tenendo conto di tale risoluzione e fatturando il credito professionale privilegiato, aggiungendovi cassa ed iva in chirografo, non pagato e al netto della ritenuta di acconto, saranno necessariamente a carico del creditore.
Vi ringrazio se vorrete dare risposta a tale opinione.
RE: RE: RE: riparto professionista
Non abbiamo scritto noi quella assurda Risoluzione e abbiamo commentato più volte, proprio in questo Forum, che seguendola non torna nulla.
Però esiste e qualsiasi soluzione si scelga non ci pare convincente al 100%: finché si trova una soluzione in via bonaria, va tutto bene, ma se la controparte dovesse insistere nella sua posizione
- chiedere l'emissione della fattura (ovviamente corretta) prima del pagamento, come fanno molti colleghi, vìola l'art. 6 del D.P.R. 633/72, subordinando il pagamento a un adempimento non dovuto
- accettare la fattura emessa sulla base della Risoluzione, comporta le conseguenze esposte nel quesito
- respingere la fattura (sempre partendo dall'idea che la controparte insista sulla sua posizione) significherebbe dover attuare la procedura di cui all'art. 6, comma 8, lettera "b", del D.Lgs. 471/97, presentando quindi all'Ufficio un documento in totale contrasto con una Risoluzione dell'Ufficio stesso ....
Per tale motivo la strada che abbiamo scelto ci pare il "male minore", ma siamo ben consapevoli che comunque di "male" si tratti!
RE: RE: RE: RE: riparto professionista
Mi inserisco nella discussione facendo presente quanto segue: In caso di ripartizione parziale, se risulta ancora applicabile la risoluzione n. 127/2008, allora nell'ipotesi prospettata dal collega Fossati, in caso di ammissione di un professionista in privilegio per euro 10.000 (al lordo della ritenuta di acconto), di cui € 5.000 già fatturati alla data della sentenza di fallimento, dovrebbe essere corretto per il creditore professionista fatturare i rimanenti € 5.000? (sempre al lordo della ritenuta).
Si ringrazia anticipatamente per la conferma.
RE: RE: RE: RE: RE: riparto professionista
Coma abbiamo scritto più volte, applicando la Risoluzione 127 i conti non tornano mai.
L'ipotesi, fortunatamente non frequente, descritta nel quesito, aggiunge un ulteriore elemento di indeterminatezza, perché si apre un ulteriore dubbio:
- non vediamo perché il professionista non possa applicare la Risoluzione ai 5.000 euro non fatturati
- ma poiché la Risoluzione stabilisce che "i professionisti emetteranno fattura per un importo complessivo pari a quello ricevuto dal Curatore" non ci sentiamo di escludere che egli possa partire dall'importo percepito, scorporare l'IVA e così determinare il totale da fatturare, e da tale importo detrarre quanto già fatturato.
RE: RE: RE: RE: RE: RE: riparto professionista
Ritengo però che l'impostazione della Circolare citata non possa essere condivisa.
L'unica soluzione concreta e coretta a mio parere, nel caso di credito ammesso in privilegio per 1.000,00 e in chirografo per 220,00 (IVA), in caso di riparto parziale di 800 debba per forza essere:
800,00 Imponibile
176,00 IVA
160,00 Ritenuta
Il Curatore paga 640 il professionista e 160 di ritenuta e riceve fattura per 976,00.
In questo modo il Curatore paga effettuvamente 800,00 di credito privilegiato, ed il professionista, qualora non vi fosse possibilità di recupero, potrà sempre fare variazione IVA per il suo credito al termine della procedura.
Alla fine questo comportamento è anche il più equo nei confronti dei creditori:
chi deve emettere la fattura prima (consegna merce, ecc.) ha già manturato il credito IVA prima del fallimento;
chi ha emesso proforma o similiari paga ora l'IVA che avrebbe già dovuto pagare prima come al caso precedente, godendo anche di un periodo di "moratoria" legale.
Entrambi hanno poi la possibilità al termine della procedura di recupera quanto versato. Pertanto nessuno viene danneggiato.
Inoltre con la soluzione prospettata anche C.U. e 770 sono coerenti tra loro, cosa che nell'ipotesi prevista dalla cirecolare non avviene.
Il tutto a mio modesto avviso.
RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: riparto professionista
Siamo d'accordo solo in parte con quanto esposto nell'intervento, e precisamente sulla parte in cui si esprime perplessità (per usare un eufemismo) sul contenuto della Risoluzione 127; come abbiamo già scritto più e più volte.
Per quanto riguarda le altre osservazioni formulate:
- la questione dell'equità ci pare scarsamente rilevante, perché i diversi termini per l'emissione della fattura fra chi cede beni e chi fornisce servizi è un principio generale dell'IVA, e allora è di tale principio che bisognerebbe contestare l'equità
- C.U. e Mod. 770 sono sempre coerenti; ciò che non è coerente, se il creditore segue il dettato della Risoluzione 127, sono tali documenti con la dichiarazione dei redditi del percipiente
- ma soprattutto non è corretta l'affermazione che "al termine della procedura entrambi possono recuperare quanto incassato", perché il professionista, avendo riscosso l'onorario (ovvero nella misura in cui l'ha riscosso), non può emettere a fine procedura la nota di credito per sola IVA.
RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: riparto professionista
alcune precisazioni sul mio intervento precedente.
L'equità nei confronti dei creditori è riferita, non tanto come Lei indica, nel diverso momento in cui sorge l'obbligo di emissione della fattura previsto dall'D.P.R. 633/72 in riferimento alla cessione di beni o di quella dei servizi, quanto più al fatto che, nel caso in cui, la fattura/parcella venga emessa prima del fallimento, la stessa fa emergere un debito IVA e il conseguente versamento anche se il relativo incasso non è stato effettuato. Per analogia quindi ritengo che anche per le fatture/parcelle emesse successivamente, l'IVA debba essere sempre un "onere" a carico dell'emittente fino alla sua eventuale soddisfazione in chirografo.
Per quanto riguarda le C.U. ed il modello 770 ritengo vi siano sono diverse incongruenze, che di seguito provo ad evidenziare. Ipotizzato il solito pagamento parziale di 1.000 euro, che il Curatore deve imputare a onorario perché quello è autorizzato a pagare in privilegio, questo sarà soggetto a ritenuta d'acconto per 200 euro, come da previsione normativa.
A questo punto però, se il creditore segue le prescrizioni della Risoluzione n. 127, emetterà probabilmente la seguente fattura:
819,67 come onorario
180.33 per I.V.A.
163.93 di ritenuta
In questo caso, né l'onorario né le ritenute certificate dal Curatore nella C.U. corrisponderanno con quanto risultante dalla fattura emessa dal creditore.
Pertanto continuo a sostenere che vi sia una discordanza tra le certificazioni emesse ed il reddito dichiarato dal percipiente.
Per quanto riguarda il terzo punto indicato "ma soprattutto non è corretta l'affermazione che "al termine della procedura entrambi possono recuperare quanto incassato", perché il professionista, avendo riscosso l'onorario (ovvero nella misura in cui l'ha riscosso), non può emettere a fine procedura la nota di credito per sola IVA" ritengo che la Vostra valutazione non sia affatto corretta.
Il creditore, con i numeri dell'esempio precedente, seguendo l'impostazione da me suggerita, ha emesso in sede di riparto pariziale parcella così composta:
1.000 onorario
220 IVA (non incassata dal fallimento ma comunque da versare all'erario)
200 ritenuta
Al termine della procedura fallimentare, il professionista che non vede pagato il suo credito chirografo relativo all'IVA, emetterà nota di variazione IVA per 220 che ha versato in corso di procedura e recupererà, come qualunque altro creditore ammesso, l'imposta versata.
Ritengo, a mio modesto avviso, che tale impostazione, come già chiarito, sia la più lineare e coerente con il sistema sia fallimentare che tributario.
Per fortuna, a seguito delle modifiche introdotte sui privilegi, tale casistica dovrebbe divenire sempre più rara nel tempo.
Ringrazio i colleghi per i confronti su argomenti non sempre facili da approcciare.
RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: riparto professionista
Come continuiamo a ribadire periodicamente, questo è un Forum di discussione, ben volentieri ritorniamo quindi sull'argomento, perché dal confronto fra posizioni diverse sia chi vi partecipa sia chi si limita a seguirle si possa fare un'idea sempre più precisa.
Per quanto riguarda l'equità, ciò che intendevamo dire nel nostro sintetico intervento precedente è che è la ordinaria disciplina IVA che, salvi regimi speciali/opzionali, in qualche modo "discrimina" fra chi cede beni, che è tenuto a emettere la fattura e versare subito l'IVA anche se non riceve il pagamento o lo riceve successivamente, e chi presta servizi, che può rinviare tale emissione e versamento a quando avrà riscosso il corrispettivo (e se non lo riscuote almeno non deve versare l'imposta).
Per quanto riguarda C.U. e Mod. 770 anche qui la sintesi del nostro intervento è andata evidentemente a discapito della chiarezza; ciò che intendevamo dire è che C.U. e Mod. 770 sono coerenti fra loro, e con il pagamento. Non sono coerenti con quanto esposto dal professionista nella fattura redatta seguendo la Risoluzione 127.
Infine, la procedura descritta nell'ultimo intervento, ovvero che il professionista possa a fine procedura emettere una nota di credito per l'IVA non riscossa è espressamente esclusa proprio dalla Risoluzione 127, che recita:
RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: riparto professionista
Ritorno alla discussione ove viene presentata la conclusione della Risoluzione n. 127 come elemento dirimente per la questione dell'IVA nel riparto finale e parziale.
La frase riportata riprende il ragionamento esposto in precedenza dall'Agenzia che richiede al creditore di scomputare dall'importo ricevuto una quota di IVA. Se però, come da molti è stato segnalato, tale comportamento porterebbe ad una distorsione dei gradi di privilegio, in egual misura si deve censurare l'affermazione dell'Agenzia che ritiene inscindibili imponibile ed imposta.
Si riporta di seguito sull'argomento l'articolo della dott.ssa Michela Pettinà.
Che imponibile e IVA siano così strettamente legati, da configurarsi quasi come gemelli siamesi, pare licenza poetica dell'Agenzia, considerando che il Codice Civile, fonte gerarchicamente superiore, assegna ai due suddetti elementi ben diverso privilegio in termini di credito, come sopra si è avuto modo di spiegare, spezzando quindi questo presunto legame indissolubile.
Inoltre, lo scorporare l'IVA dall'importo pagato farebbe avanzare di grado il credito IVA, investendolo di un privilegio generale che non gli compete per legge.
Se poi il professionista ha emesso fattura per imponibile e per IVA, senza procedere allo scorporo previsto dalla Risoluzione n. 127/2008 (o comunque non vuole sottostare alla logica di dover decurtare dell'IVA il suo sacrosanto compenso), non si comprende perché questa IVA, che il creditore non ha incassato, debba restare in capo al medesimo, accampando un fantomatico concetto di paradossalità. La paradossalità della questione esiste, è addirittura duplice, ma non è quella manifestata dall'Agenzia.
Innanzitutto, è da rilevare come la possibilità di applicare l'art. 26, DPR 633/72 non vada intesa come un atto di magnanimità verso il creditore che, non essendo riuscito ad ottenere il pagamento integrale della sua fattura, può "almeno" recuperare l'IVA già versata. La nota di variazione per IVA è, al contrario, necessario strumento per garantire la neutralità dell'IVA in capo agli operatori economici. E tale principio di neutralità è stabilito, anche qui, in fonti del diritto gerarchicamente sovraordinate a qualsiasi legge, decreto o risoluzione (Direttiva 206/112/CE), ed è quindi paradossale che, in questo caso, tale principio resti inapplicato.
In secondo luogo, è la stessa Agenzia delle Entrate che con la Risoluzione n. 155/2001, individua un soggetto diverso a cui imputare questa IVA non incassata. Infatti, nel caso delle note di variazione emesse dai creditori, non interamente soddisfatti, nei confronti del fallimento, si afferma che non esiste alcun obbligo in capo al curatore di includere il "relativo credito erariale nel riparto finale, ormai definitivo", e che il credito diventerà "eventualmente esigibile nei confronti del fallito tornato in bonis" e non del creditore che di tale IVA non ha mai avuto la disponibilità.
Quindi non tanto il fatto che "l'Erario non incasserebbe alcuna imposta" è paradossale, bensì che venga leso il diritto del professionista alla rivalsa dell'IVA nel fallimento."
(cit. dott.ssa Michela Pettinà - Commercialista Telematico 05/12/2014)
RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: riparto professionista
Certamente condividiamo le critiche esposte nell'ultimo intervento e le ampie e articolate considerazioni in esso citate.
Ciò da sempre premesso, tre (con qualche variante scarsamente rilevante ai fini della presente analisi) ci paiono le strade che si possono seguire:
a) il professionista emette la fattura per l'importo ricevuto più IVA, e al termine della procedura emette la nota di credito; il Curatore, che la registri o meno, non versa l'IVA in essa indicata
b) il professionista emette la fattura come da Risoluzione 127, il Curatore la accetta
c) il professionista emette la fattura come da Risoluzione 127, il Curatore la respinge perché non conforme al riparto effettuato, il professionista rimane fermo nella sua posizione, il Curatore mette in atto la procedura di cui all'art. 6, VIII comma 8, del D.Lgs. 471/1997.
Queste le presumibili conseguenze:
a) nessuna per il Curatore; in caso di controllo, al professionista verrà con ogni probabilità contestata l'emissione della nota di credito e con altrettante probabilità in sede contenziosa l'Agenzia delle Entrate difenderà la sua posizione fino in Corte di Cassazione e/o avanti la Corte di Giustizia comunitaria, se interpellata
b) nessuna per il professionista; il Curatore si trova con una IVA a credito (ante procedura) leggermente inferiore a quella che avrebbe nel caso "a" (IVA che peraltro non ha versato né mai, nella quasi totalità dei casi, verserà)
c) si rientra di fatto nel caso "a": per il professionista un contenzioso lungo e dall'esito incerto, per il Curatore nessuna conseguenza (salvo la possibilità che il giudizio instaurato dal professionista si concluda con una sua vittoria ed egli si rivalga sul Curatore per risarcimento del danno - in termini di spese processuali - subito a seguito del suo comportamento).
Questo ci pare il quadro della situazione e tutti, Curatore e professionisti, sono pienamente liberi di scegliere la strada che preferiscono: qui si ferma, a nostro avviso, lo scopo di questo Forum.