Source: https://www.lexced.com/2019/05/credito-eventuale-in-veste-di-credito-litigioso-azione-revocatoria/
Timestamp: 2019-08-24 01:11:59+00:00
Document Index: 178152636

Matched Legal Cases: ['art. 96', 'art. 93', 'sentenza ', 'art. 96', 'art. 190', 'art. 2901', 'art. 2901', 'art. 295', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2901', 'art. 2655', 'sentenza ', 'art. 96', 'art. 91', 'art. 2901', 'sentenza ', 'art. 96']

Credito eventuale in veste di credito litigioso, azione revocatoria | LexCED
Credito eventuale in veste di credito litigioso, azione revocatoria
Pubblicato il 01/05/2019 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile
Seconda sezione civile, fallimentare e delle esecuzioni immobiliari
Il Tribunale, nella persona del Giudice unico D.ssa ha pronunciato la seguente
SENTENZA 978/2019 pubblicata il 26/04/2019
nella causa civile iscritta al N.R.G. /2018 promossa da:
XXX, nata il a (), con il patrocinio dell’avv., con elezione di domicilio in;
YYY, nato il, e ZZZ (C.F.), con il patrocinio dell’avv.;
CONVENUTI CONCLUSIONI
Per parte attrice-opponente: “in via principale: dichiarare inefficace nei confronti di XXX e revocare l’atto di vendita stipulato in data 14 settembre 2016 rep. – racc. – dal notaio relativo ad un appartamento al piano rialzato, due ripostigli e due cantine al piano seminterrato e un appartamento al piano rialzato distinti al Catasto Fabbricati del comune di alla via al foglio, mappali e rigettare tutte le domande e le eccezioni formulate dai convenuti. In subordine: accertare e dichiarare la simulazione dell’atto di vendita stipulato in data 14 settembre 2016 vendita stipulato in data 14 settembre 2016 rep. – racc. dal notaio relativo ad un appartamento al piano rialzato, due ripostigli e due cantine al piano seminterrato e un appartamento al piano rialzato distinti al Catasto Fabbricati del comune di alla via al foglio, mappali e, per l’effetto, dichiararlo nullo e comunque dichiararlo inefficace nei confronti di XXX e rigettare tutte le domande ed eccezioni formulate dai convenuti. Spese integralmente rifuse”.
Per parte convenuta-opposta: “Rigettare l’azione attorea per la revocatoria dell’atto di compravendita, al pari dell’azione di simulazione, per difetto dei requisiti previsti dalla legge, oltre alla pronuncia di condanna ex art. 96 c.p.c. a carico di parte attrice. Il tutto con vittoria di spese e competenze di lite da liquidare direttamente in favore del procuratore che si dichiara antistatario ex art. 93 C.P.C.”
Con atto di citazione, regolarmente notificato il 07/05/2018, l’attrice XXX ha convenuto in giudizio YYY e ZZZ, mediante azione revocatoria ordinaria, per ottenere la declaratoria di inefficacia nei suoi confronti dell’atto di compravendita a rogito di Notaio del 14/09/2016 rep. n. e racc.. Con detto atto YYY aveva venduto alla moglie ZZZ al prezzo di € 42.000,00 la nuda proprietà dell’immobile posto in via identificato in Catasto Fabbricati al foglio n., particella n. subalterni n. , n. e n. , mantenendo per se l’usufrutto vitalizio (doc. n. 4 fascicolo attrice).
La revocatoria è richiesta a fronte di un credito vantato da XXX di € 3.477,02 in forza di due sentenze, la prima del Tribunale di Bergamo n. /2014 del 03/07/2014 e la seconda della Corte di Appello di Brescia n. /2015 del 28/09/2015, che ha confermato la sentenza di primo grado ed è passata in giudicato per mancata impugnazione (doc. n. 2 e 3 fascicolo attrice).
L’attrice ha chiesto in subordine la declaratoria di nullità dell’atto di compravendita per simulazione assoluta.
I convenuti YYY e ZZZ si sono tardivamente costituiti in data 18/09/2018 (prima udienza fissata per il 19/09/2018), chiedendo il rigetto delle domande e la condanna della controparte per lite temeraria ex art. 96 c.p.c.
Con ordinanza del 08/01/2019 il Giudice ha ritenuto la causa matura per la decisione senza necessità di espletare istruttoria.
All’udienza del 12/03/2019 le parti hanno precisato le proprie conclusioni ed il Giudice ha trattenuto la causa per la decisione, dopo la decorrenza dei termini ex art. 190 c.p.c. per il deposito delle memorie conclusionali e di replica, termini scaduti rispettivamente il 03/04/2019 e il 23/04/2019.
1 – Nel merito della causa vanno innanzitutto richiamati i principi in materia di revocatoria ordinaria applicabili al caso di specie.
Innanzitutto “In tema di azione revocatoria ordinaria, allorché l’atto di disposizione sia successivo al sorgere del credito, l’unica condizione per l’esercizio della stessa è che il debitore fosse a conoscenza del pregiudizio per le ragioni del creditore, e, trattandosi di atto a titolo oneroso, che di esso fosse consapevole il terzo. La prova di tale atteggiamento soggettivo ben può essere fornita tramite presunzioni, il cui apprezzamento è devoluto al Giudice di merito, ed è incensurabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato ed immune da vizi logici e giuridici” (Cass. Civ. n. 27546 del 30/12/2014; nello stesso senso Cass. Civ. n. 17327 del 17/08/2011; Cass. Civ. n. 15257 del 06/08/2004, Cass. Civ. n. 7452 del 05/06/2000; Cass. Civ. n. 6272 del 10/07/1997).
“In tema di azione revocatoria, la consapevolezza dell’evento dannoso da parte del terzo contraente – prevista quale condizione dell’azione dall’art. 2901, comma 1°, n. 2, c.c. – consiste nella generica conoscenza del pregiudizio che l’atto posto in essere dal debitore può arrecare alle ragioni dei creditori, non essendo necessaria la collusione tra terzo e debitore; d’altra parte, il requisito della scientia damni può essere provato per presunzioni” (Cass. Civ. n. 1068 del 18/01/2007), dal soggetto che lo allega (Cass. Civ. n. 24757 del 07/10/2008; Cass. Civ. n. 11577 del 09/05/2008; Cass. Civ. n. 11916 del 21/09/2001); e rimangono invece irrilevanti tanto l’intenzione del debitore di ledere la garanzia patrimoniale generica del creditore, quanto la relativa conoscenza o partecipazione da parte del terzo (così Cass. Civ. sez. III del 30/06/2015 n. 13343).
In relazione all’eventus damni per esperire l’azione revocatoria non occorre la totale compromissione della consistenza patrimoniale del debitore, ma soltanto il compimento di un atto che renda più incerto o difficile il soddisfacimento del credito, che può consistere non solo in una variazione quantitativa del patrimonio del debitore (per es. a seguito della dismissione di beni), ma anche in una modificazione qualitativa di esso, per es. in caso di conversione del patrimonio in una prestazione di facere infungibile o in beni facilmente occultabili come la sostituzione di un immobile con il denaro derivante dalla compravendita (in tal senso Cass. Civ. Sez. III Ordinanza n. 19207 del 19/07/2018; Cass. Civ. Sez. III n. 1896 del 09/02/2012¸ Cass. Civ. Sez. III del 15/02/2007 n. 3470).
In tale ultimo caso incombe sul debitore, e non sul creditore, l’onere probatorio di dimostrare che il proprio patrimonio residuo è sufficiente a soddisfare ampiamente le ragioni del creditore (così Cass. Civ. sez. II del 27/03/2007 n. 7507; Cass. Civ. Sez. III Ordinanza n. 19207 del 19/07/2018).
Infine anche il credito eventuale, in veste di credito litigioso, è idoneo a determinare l’insorgere della qualità di creditore che abilita all’esperimento dell’azione revocatoria, ai sensi dell’art. 2901 c.c., contro l’atto di disposizione compiuto dal debitore, vale a dire che è sufficiente l’esistenza di una ragione di credito, ancorché non accertata giudizialmente. Pertanto il giudizio promosso con l’azione revocatoria non è soggetto a sospensione necessaria a norma dell’art. 295 c.p.c. per il caso di pendenza di controversia avente ad oggetto l’accertamento del credito per la cui conservazione è stata proposta la domanda revocatoria, in quanto la definizione del giudizio sull’accertamento del credito non costituisce l’indispensabile antecedente logico-giuridico della pronuncia sulla domanda revocatoria, essendo d’altra parte da escludere l’eventualità di un conflitto di giudicati tra la sentenza che, a tutela dell’allegato credito litigioso, dichiari inefficace l’atto di disposizione e la sentenza negativa sull’esistenza del credito (così Cass. Civ. sez. U. ordinanza del 18/05/2004 n. 9440; Cass. Civ. sez. III del 10/03/2006 n. 5246; Cass. Civ. sez. III del 17/07/2009 n. 16722; Cass. Civ. sez. VI – III del 26/01/2012 n. 1129; Cass. Civ. sez. III del 14/05/2013 n. 11573; Cass. Civ. sez. I del 12/07/2013 n. 17257).
2 – Applicando i sopra esposti principi al caso oggetto della presente decisione va osservato che l’attrice XXX ha prodotto in giudizio due sentenze (la prima del Tribunale di Bergamo n. /2014 del 03/07/2014 e la seconda della Corte di Appello di Brescia n. /2015 del 28/09/2015, che ha confermato la sentenza di primo grado ed è passata in giudicato per mancata impugnazione – doc. n. 2 e 3 fascicolo attrice), da cui deriva un credito complessivo per € 3.477,02.
Tanto basta per la legittimazione del creditore a proporre l’azione revocatoria.
La vendita della nuda proprietà dell’immobile è operazione potenzialmente pregiudizievole alle ragioni del creditore e segnatamente dell’attrice XXX, in quanto ha comportato una modificazione qualitativa del patrimonio del debitore, sostituendo denaro liquido facilmente occultabile all’immobile di proprietà, patrimonio sicuro e non occultabile. Inoltre la scissione della nuda proprietà dell’immobile rispetto alla titolarità del diritto di usufrutto vitalizio, mantenuta in capo a YYY, non renderebbe certo appetibile l’acquisto del diritto reale di usufrutto in una eventuale sede di vendita forzosa dell’immobile. Infatti la durata del diritto di usufrutto per l’intera vita dell’usufruttuario non consentirebbe all’eventuale acquirente di godere in prima persona del diritto acquistato.
Ne consegue che detta operazione di vendita è revocabile a norma dell’art. 2901 c.c.
Quanto alla scientia damni va rilevato che ZZZ, cui è stata venduta la nuda proprietà dell’immobile, è moglie convivente del debitore YYY: il rapporto di coniugio fra venditore ed acquirente risulta dalla nota di trascrizione dell’atto (doc. n. 4 fascicolo attrice) e la loro convivenza è dichiarata dalle parti stesse nella comparsa di costituzione e risposta.
Il rapporto di coniugio fra venditore ed acquirente, unitamente alla loro convivenza, sono elementi sufficienti per convincere questo Giudice in ordine alla consapevolezza in capo all’acquirente ZZZ di arrecare pregiudizio alle ragioni del creditore del venditore. 3 – Quanto all’eccezione svolta da parte convenuta in ordine alla sussistenza in capo al debitore di un ulteriore bene immobile atto a garantire il credito vantato dall’attrice, va osservato che YYY non ha né esattamente individuato detto immobile, né ha fornito alcuna prova in ordine alla sua effettiva proprietà di tale immobile.
Quanto poi alla deduzione relativa alla irrisorietà del credito vantato da parte attrice, va rilevato che l’azione revocatoria non pone alcun limite dimensionale del credito. Inoltre parte convenuta non ha neppure offerto di saldare il proprio debito, onde evitare l’azione.
In conclusione la domanda attorea è meritevole di accoglimento.
A norma dell’art. 2655 c.c. la sentenza va annotata in margine alle trascrizioni dell’atto revocato.
4 – La domanda di parte convenuta di condanna al risarcimento del danno per lite temeraria ai sensi dell’art. 96 c.p.c. è infondata alla luce dell’accoglimento della domanda attorea e va quindi rigettata.
5 – Le spese e competenze di causa di parte attrice XXX seguono la soccombenza di parti convenute YYY e ZZZ, in solido fra loro, ai sensi dell’art. 91 c.p.c., e sono liquidate, come da nota spese e comunque secondo l’attività effettivamente svolta, in conformità al D.M. del 10/03/2014 n. 55 (valore controversia indeterminato – difficoltà non elevata), in € 1.620,00 per la fase di studio, € 1.147,00 per la fase introduttiva, € 800,00 per la fase istruttoria (caratterizzata dalle sole memorie istruttorie) ed € 2.767,00 per la fase decisoria, e quindi complessivi € 6.334,00, oltre 15% per spese generali, IVA e CPA come per legge ed oltre € 545,00 per rimborso spese documentate. ***************
Ogni contraria istanza, eccezione e deduzione disattesa;
1 – in accoglimento della domanda di parte attrice, revoca e quindi dichiara inefficace a norma dell’art. 2901 c.c. e seg. nei confronti di XXX, l’atto di compravendita immobiliare a rogito di Notaio del 14/09/2016 rep. n. e racc. n., con cui YYY aveva venduto alla moglie ZZZ la nuda proprietà dell’immobile posto in via, identificato in Catasto Fabbricati al foglio n. , particella n. subalterni n. , n. e n. , mantenendo per sé l’usufrutto vitalizio;
2 – ordina al Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ufficio Provinciale di Bergamo – Territorio, Servizio di Pubblicità Immobiliare la trascrizione della presente sentenza a margine della trascrizione dell’atto revocato, effettuata il 23/09/2016 ai n. R.G. e n. R.P., con esonero da ogni responsabilità;
3 – rigetta la domanda di parte convenuta di condanna ex art. 96 c.p.c. dell’attrice;
4 – condanna parti convenute YYY e ZZZ, in solido fra loro, al pagamento a favore di parte attrice XXX delle spese e competenze di causa liquidate in € 6.334,00, oltre 15% per spese generali, IVA e CPA come per legge ed oltre € 545,00 per rimborso spese documentate.
Bergamo, 26 aprile 2019
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