Source: http://www.exeo.it/ristrutturazione-urbanistica/
Timestamp: 2013-12-05 09:23:10+00:00
Document Index: 123408329

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 22', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 31', 'art. 27', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 8', 'art. 3']

I sogni: "lavoro nero", ma non pagato, della ragione (Gesualdo Bufalino) HOME
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Sintesi: L'intervento consistente nella trasformazione di immobili ad uso produttivo in immobili ad uso misto, attraverso la creazione di una serie di appartamenti residenziali e relativi giardini di pertinenza nonché di un certo numero di laboratori va qualificato come «ristrutturazione urbanistica».
Estratto: «1.1. Con il primo motivo di ricorso la soc. Saffin deduce la violazione o errata applicazione degli artt. 22 e 23 del T.U. 380/2001, dell’art. 4 della l.r. 22/1999, dell’art. 3 della l.r. 18/2001, dell’art. 3 della l. 241/1990 nonché l’errata applicazione dell’art. 3 del T.U. 380/2001 e infine il vizio di eccesso di potere per travisamento dei presupposti e per illogicità manifesta.1.2. Il motivo è infondato.Il nucleo delle censure contesta, infatti, nella sostanza, sotto i profili rubricati, il giudizio espresso dall’amministrazione comunale che, contrariamente a quanto dichiarato dalla ricorrente, ha riqualificato il complesso intervento oggetto di D.I.A. da ristrutturazione edilizia a ristrutturazione urbanistica “in quanto esso è rivolto a sostituire l’esistente tessuto urbanistico ed edilizio con altro sostanzialmente diverso, senza peraltro rispettare la previsione del P.R.G. vigente”.E ciò mediante un insieme sistematico di opere edilizie comportanti anche modifica del disegno dei lotti e degli isolati, che in quanto tale non può essere attuato ai sensi dell’art. 22 del d.P.R. 380/2001 e dell’art. 4 della l.r. 22/1999.L’art. 3 comma 1^ lett. f) del d.P.R. 380/2001 definisce, infatti, come interventi di ristrutturazione urbanistica “quelli rivolti a sostituire l’esistente tessuto urbanistico ed edilizio con altro diverso, mediante un insieme sistematico di interventi edilizi anche con la modifica del disegno dei lotti , degli isolati e della rete stradale”.Gli interventi di ristrutturazione edilizia sono invece “quelli rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi più limitati comprendono “il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’eliminazione o la modifica e l’inserimento di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’eliminazione o la modifica e l’inserimento di nuovi elementi e impianti” (art. 3 comma 1^ lett. d) d.P.R. 380/2001).La norma da ultimo citata prevede inoltre che siano ricompresi nell’ambito della ristrutturazione edilizia “gli interventi consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma di quella preesistente”.1.3. In realtà, contrariamente a quanto sostiene parte ricorrente, la giurisprudenza ha chiarito che il concetto di ristrutturazione di un edificio preesistente presuppone che non si tratti di opere implicanti radicali interventi di adattamento delle strutture interne eseguite per creare nuovi vani o volumi, in quanto l’aumento di questi ultimi determina a sua volta un maggiore carico urbanistico di cui l’amministrazione non può non tenere conto in sede di approvazione del progetto stesso (cfr. C.d.S. sez. 5^ 10.08.2000 n. 4397). 1.4. Ora, nel caso di specie, il progetto presentato dalla società ricorrente realizza all’evidenza – il Collegio ne ha preso visione in contraddittorio anche nel corso della discussione in udienza - un intervento di ristrutturazione urbanistica dell’area, in quanto esso interviene su alcuni capannoni di proprietà della società ricorrente attraverso un insieme di opere volte a trasformare le strutture preesistenti da immobili ad uso produttivo in immobili ad uso misto, attraverso la creazione di una serie di appartamenti residenziali e relativi giardini di pertinenza nonché di un certo numero di laboratori.Tutto ciò anche con la prevista demolizione e ricostruzione di alcuni dei fabbricati e con lo svuotamento di porzioni di immobili, onde ricavare adeguati rapporti aeroilluminanti.1.5. Il progetto, come sostiene la difesa dell’amministrazione, modifica, quindi, in maniera sostanziale la consistenza e la struttura degli edifici preesistenti, peraltro monofunzionali, e del tessuto urbanistico su cui gli stessi ricadono, mediante un diverso disegno della struttura dei lotti (cfr. doc. 3 e 4 prodotti il 4 maggio 2012 dalla parte ricorrente da cui emerge con chiara evidenza la rilevanza della trasformazione urbanistica che l’intervento comporta.1.6. Né vale assumere che, come si legge nella perizia stragiudiziale “il sedime dei fabbricati oggetto di intervento risulta essere il medesimo dello stato di fatto, ad eccezione degli svuotamenti eseguiti per questioni di regolarità normative edilizie di carattere igienico sanitario e di tutte le superfetazioni e tettoie evidenziate in apposito allegato” perché se anche quell’affermazione fosse vera è altrettanto vero che, per effetto di tutte le modifiche richieste o imposte dalla diversa destinazione d’uso impressa alle strutture edilizie, la morfologia del lotto (come da stato di fatto) dal punto di vista formale appare sostanzialmente modificata (recte destinata ad essere modificata) nella misura chiaramente evidenziata dallo stato di progetto ricavato dalla planimetria generale.E questo ha indotto l’amministrazione a inibire l’esecuzione dei lavori, laddove gli stessi trasmodano da semplice intervento di ristrutturazione edilizia in intervento di rilievo urbanistico, soprattutto nella parte funzionale (che coinvolge l’intero lotto) e che prevede il mutamento di destinazione d’uso del (già) capannone in residenza con annessi spazi privati e laboratori.1.7. A ciò va aggiunto, ed è cosa che rileva ai fini della configurazione dell’intervento come semplice ristrutturazione edilizia, che nel referto istruttorio a firma del Dirigente del Settore Edilizia datato 3 maggio 2004 si dà atto che “non è possibile verificare la conformità del progetto alle norme di P.R.G. relative alla densità fondiaria in quanto non sono state prodotte le verifiche volumetriche”.Dallo stesso referto si evince, inoltre, che nel progetto in esame “ non viene indicato alcuno spazio per parcheggi pubblici e/o privati né indicata alcuna sistemazione degli spazi aperti comuni in relazione anche all’utilizzo misto degli edifici”.1.8. Il motivo, fermo quanto si aggiungerà in seguito in merito alla censura di difetto di motivazione e di integrazione della motivazione, è quindi infondato, non sussistendo, sotto i profili della qualificazione dell’intervento e dei conseguenti profili di violazione di legge, alcuna motivazione erronea né alcun travisamento di fatto riferibile alla natura sostanziale del progetto in questione, che per le sue caratteristiche morfologiche e funzionali non può essere qualificato, a giudizio del Collegio, come intervento di semplice ristrutturazione edilizia ma di ristrutturazione urbanistica dell’area.»
Sintesi: Ristrutturazione edilizia e ristrutturazione urbanistica non sono due varietà della species ristrutturazione, tanto che la prima esprime un progetto edilizio, la seconda un progetto urbanistico.
Sintesi: La ristrutturazione urbanistica necessita sempre di piano attuativo.
Estratto: «7. Ci si chiede ora se – dato e non concesso che nel quadro normativo applicabile nella fattispecie gli interventi di ristrutturazione siano esentati dalla previa formazione del piano attuativo – ciò valga solo per gli interventi di ristrutturazione edilizia ovvero anche per quelli di ristrutturazione urbanistica.In proposito, conviene ricordare che per ristrutturazione edilizia si intendono «gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare a un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente...» inclusa anche la integrale demolizione e ricostruzione del fabbricato purché senza modifiche di volumetria, area di sedime e sagoma.Invece per ristrutturazione urbanistica si intendono gli interventi «rivolti a sostituire l'esistente tessuto urbanistico-edilizio, urbano o rurale, con altro diverso, mediante un insieme sistematico di interventi edilizi, anche con la modifica e/o lo spostamento dell'area di sedime e la modificazione del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale».Non si deve pensare che quella edilizia e quella urbanistica siano due varietà della unica species ristrutturazione, tanto da meritare una disciplina sostanzialmente comune. Al contrario, si tratta di due figure radicalmente diverse, come dimostrano le rispettive definizioni, che risalgono all’art. 31 della legge n. 457/1978.Caratterizzante è l’aggettivo, non il sostantivo. La ristrutturazione edilizia esprime un progetto edilizio; la ristrutturazione urbanistica esprime un progetto urbanistico. Una ristrutturazione urbanistica effettuata con intervento diretto è una contraddizione in termini, un ossimoro.In effetti, già la legge n. 457/1978 – la quale ha introdotto nell’ordinamento l’istituto del “piano di recupero” (ora confluito nel piano attuativo) e la figura della ristrutturazione urbanistica intesa come la forma più complessa e penetrante del recupero dell’esistente – all’art. 27, quarto comma (nel testo originario) disponeva: «Qualora [i piani regolatori generali] subordinino il rilascio della concessione [edilizia] alla formazione del piano particolareggiato, sono consentiti, in assenza di questo, gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché di restauro e di ristrutturazione edilizia che riguardino esclusivamente opere interne e singole unità immobiliari, con il mantenimento delle destinazioni d'uso residenziali». Gli interventi di ristrutturazione urbanistica rimanevano invece assoggettati, in ogni caso, alla previa formazione di un piano particolareggiato; e ciò, come si è visto, per una necessità logica prima che per una scelta del legislatore.8. Non si può argomentare il contrario, basandosi sul fatto che la legge regionale n. 1/2004, all’art. 13, include la ristrutturazione urbanistica fra gli interventi che necessitano del permesso di costruire, quasi che ciò sottintendesse che il piano attuativo, invece, non è necessario.La legge regionale n. 1/2004, invero, disciplina solo l’attività edilizia e pertanto non si occupa dei piani attuativi, neppure per dire se e quando siano necessari. L’art. 13 lascia dunque aperta ed impregiudicata tale ultima questione, e ciò non solo per la ristrutturazione urbanistica, ma anche per gli altri interventi.Va considerata invece la legge regionale n. 11/2005, che disciplina la pianificazione urbanistica e si occupa anche dei piani attuativi, rimettendo ad un emanando regolamento regionale e, comunque, ai piani regolatori generali l’indicazione dei casi nei quali sia necessaria la formazione del piano attuativo. E, in questo caso, come si è visto, il piano attuativo è richiesto dal p.r.g. (variante “aree centrali”, art. 4 delle N.T.A.).»
Sintesi: La ristrutturazione urbanistica ricorre in caso di pluralità ed organicità di interventi programmati, che integrino un “insieme sistematico” e siano suscettibili di conferire una nuova conformazione al corrispondente comparto territoriale.
Estratto: «Con precipuo riguardo a tale ultimo profilo, sono, dunque, ravvisabili, alla stregua della rappresentazione descrittiva dell’opera pubblica riveniente dalla documentazione depositata in giudizio dalle parti, gli estremi della ristrutturazione urbanistica, quale tipologia di intervento di recupero ex art. 8 delle n.t.a. del p.t.p., cui ascrivere l’ipotesi di delocalizzazione contemplata dal successivo art. 9.Ora, gli obiettivi di miglioramento mediante opere di sostituzione, adeguamento, ricostruzione del tessuto edilizio esistente – sottesi alla ristrutturazione urbanistica ed enucleati dall’art. 8 cit. – risiedono innegabilmente nella eliminazione di pregresse “superfetazioni” o, comunque, di manufatti non aventi interesse storico-artistico, nonché nell’ampia sistemazione a verde attrezzato dell’area circostante al cennato complesso polifunzionale (cfr. parere della Soprintendenza di Caserta e Benevento, prot. n. 6850, del 21 marzo 2007): il progetto approvato con i provvedimenti impugnati prevede, appunto, “la liberazione da manufatti recenti dell’area Sirtori, ubicata immediatamente a ridosso dell’emiciclo monumentale di piazza Carlo III, il recupero delle volumetrie esistenti nell’area Velivoli, con edifici di altezza contenuta e la sistemazione delle aree scoperte di pertinenza con prevalenza di elemento verde” (parere della Soprintendenza di Caserta e Benevento, prot. n. 14350, del 7 luglio 2003).Un simile inquadramento in termini di ristrutturazione urbanistica della deliberata opera pubblica di delocalizzazione e riqualificazione trova, del resto, appiglio normativo primario nell’art. 3, comma 1, lett. f, del d.p.r. 6 giugno 2001, n. 380, secondo cui sono interventi di ristrutturazione urbanistica “quelli rivolti a sostituire l'esistente tessuto urbanistico-edilizio con altro diverso, mediante un insieme sistematico di interventi edilizi, anche con la modificazione del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale”.Ricorrono, infatti, nella specie, i connotati della pluralità e dell’organicità degli interventi programmati (sostituzione dei fabbricati preesistenti con altri di nuova costruzione entro un’area ampiamente dotata di verde attrezzato: cfr. tav. 10 e 11 delle modifiche, apportate con deliberazione della Giunta comunale di Caserta n. 409 del 1° giugno 2005, al progetto preliminare approvato con deliberazione della Giunta comunale di Caserta n. 365 dell’11 maggio 2004), integranti un “insieme sistematico” e suscettibili di conferire una nuova conformazione al corrispondente comparto territoriale (cfr. TAR Campania, Napoli, sez. III, 5 agosto 2005, n. 10658; sez. IV, 18 ottobre 2005, n. 16667).»
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