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Timestamp: 2017-10-20 14:19:45+00:00
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RIFLESSIONI IN ORDINE SPARSO: Sentenza su Bolzaneto: una vergogna di Stato
A sette anni dalle violenze perpetrate a Bolzaneto dalle cosiddette Forze dell'Ordine, i giudici di Genova hanno pronunciato la sentenza contro i 44 ufficiali, guardie carcerarie e medici imputati di aver sottoposto a sevizie più di duecento persone che avevano partecipato alle manifestazioni di quei giorni.
Dopo dieci ore di camera di consiglio, il verdetto ha cancellato l'ipotesi di crudeltà e tortura sostenuta dalla Procura.
Assolve trenta imputati e ne condanna solo 15. E contro una richiesta di poco meno di 80 anni di reclusione, i giudici ne hanno inflitto solo 24.
Ma grazie alla prescrizione e all'indulto, nessuno dei condannati finirà in galera.
Ecco cio' che accade in un Paese che si definisce ancora democratico.
Inserisco uno stralcio della requisitoria del pubblico ministero nel marzo scorso "Le persone erano arrestate; la guerriglia urbana era finita da tempo. Nessuno di loro si era ribellato o aveva fatto resistenza. Erano inermi. Eppure mancò rispetto e il riconoscimento dei diritti. Picchiati; umiliati; messi a carponi e fatti abbaiare come cani; offesi; costretti a stare ore su una gamba sola; rapati o insultati".
Con la frase conclusiva "Speriamo che nel nostro Paese non si ripetano mai più fatti del genere".
Dopo questa sentenza la speranza e' ancor piu' flebile.
di Angelo Miotto – Peacereporter – 15 Luglio 2008
Lunedi' 14 luglio, dopo le 22.00. L'agenzia Ansa: ventitre' anni e nove mesi di reclusione per quindici 15 imputati e assoluzione per 30: e' la sentenza emessa questa sera dopo 11 ore e mezza di camera di consiglio dalla terza sezione del tribunale di Genova presieduta da Renato Delucchi. I Pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati avevano chiesto condanne nei confronti di 44 imputati per oltre 76 anni di carcere con pene variabili da 6 mesi a 5 anni e 8 mesi di reclusione e una sola assoluzione. In pratica i giudici hanno ridotto di un terzo sia le richieste di condanna che il numero dei condannati. Non hanno inoltre confermato per la maggior parte degli imputati il reato di abuso d'ufficio doloso, contestato dai pm in sostituzione del reato di tortura non ancora previsto dal nostro ordinamento giudiziario.
Le storie, i resoconti di chi e’ passato da Bolzaneto – molti arrivavano dalla macelleria della Diaz – non hanno bisogno di trovare conferme sulla loro veridicita'. Quello che e' accaduto ormai si sa, le responsabilita' sono chiare. Il problema, pero' e' che i cittadini di uno Stato di diritto, quelli che credono nel rispetto delle leggi e che non cercano giustizia con le ronde auto-organizzate, vorrebbero capire come mai su un caso di cosi' inaudita violenza in divisa, o in camice militare, ci si possa mettere sette anni per arrivare a una sentenza risibile nel suo essere drammaticamente grottesca.
Possiamo ricordare quelle giornate. Lo facciamo. Ma c'e' una ferita che non si puo' chiudere fra cittadini, forze di polizia, politica e magistratura. Manca il reato di tortura, dal processo Bolzaneto, e da quello della Diaz. Manca perche' Lega e Alleanza nazionale si sono messe di traverso nell'ultimo scorcio di legislatura Prodi. E la discussione in aula su un testo di compromesso e’ saltata per la crisi di governo. Non ci sono norme per la riconoscibilita' degli agenti in tenuta antisommossa, i difensori hanno fornito in questi anni foto degli imputati di piccole dimensioni, rovinate, che hanno reso praticamente impossibile i riconoscimenti. Eppure, l'accusa pubblica nel processo aveva chiuso la requisitoria con toni duri contro le divise sotto processo e documentato ampiamente la notte, e i giorni, del black-out democratico in Italia.
Ma la sentenza dice un'altra cosa, anche se a onor del vero si dovra' attendere il dispositivo per capire la scelta dei giudici. Le vittime hanno un risarcimento monetario, i ministeri di Giustizia e Interni devono risarcire. Questa forse e' l'unica buona notizia: non per i soldi, ma perche' il risarcimento dice di chi e' stata la responsabilita' politica: c'erano Roberto Castelli, l'ingegnere leghista, e Claudio Scajola, di Forza Italia. Anche se a Genova, in visite alle caserme, c'era Gianfranco Fini, con il suo codazzo di Alleanza Nazionale.
Quando viene meno la fiducia del civis nelle istituzioni che lo rappresentano, il cittadino si sente suddito. Perche' da suddito viene trattato. I ragazzi usciti da Bolzaneto non hanno dimenticato, ancora oggi. I risarcimenti sono dovuti, ma non sono la pozione dell'oblio. E, nonostante la fragilita' della memoria collettiva, anche solo a pochi anni di distanza e con casi come quello di Federico Aldrovandi a Ferrara ammazzato di botte dalla polizia, piazza del Municipio di Napoli prima del G8 genovese, i soprusi denunciati all'interno delle carceri, i pestaggi nei Cpt, la sentenza di queste ore pone seri interrogativi al mondo politico, su come recuperare la fiducia del civis nelle sue istituzioni. Dal 2001 a oggi nessuno e' riuscito – ha voluto – chiarire quella pagina buia della democrazia italiana. Il rischio e' che cio' che non viene metabolizzato possa prima o poi tornare galla, perche' irrisolto. Ecco perche' il comunicato del Comitato verita' e giustizia per Genova ha un titolo che colpisce per la gravita', al primo colpo d'occhio. Ma pone con forza un interrogativo che andrebbe risolto con chiarezza il prima possibile.
A BOLZANETO UNA PAGINA NERISSIMA, L'ITALIA E' ANCORA UNA DEMOCRAZIA?
Un totale di "soli" 24 anni di pene per i maltrattamenti fisici e morali inflitti ai detenuti nella caserma di Bolzaneto e' certamente poco, ma intanto il tribunale ha condannato 15 persone, fra agenti e personale sanitario, confermando che in quella caserma e' stata scritta una delle pagine piu' nere nella storia recente delle nostre forze dell'ordine.
Quel che emerge e spaventa e' come il nostro paese considera le violazioni dei diritti fondamentali: un reato lieve e destinato alla prescrizione per i tribunali, niente di rilevante per la politica, incapace in questi anni di approvare una legge sulla tortura e di sospendere dal servizio i funzionari (spesso addirittura promossi!) imputati nei processi seguiti al G8 di Genova. A Bolzaneto furono commessi abusi inaccettabili: i maltrattamenti dei detenuti sono del tutto incompatibili con una democrazia. In questi anni e’ stato favorito in modo irresponsabile un clima di impunita'. Alle forze politiche e al parlamento chiediamo: l'Italia e' ancora una democrazia?