Source: https://www.personaedanno.it/articolo/processo-penale-giudice-e-patteggiamento-cass-pen-46680-16-a-g
Timestamp: 2017-08-18 06:53:21+00:00
Document Index: 83003555

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 388', 'sentenza ', 'art. 165', 'sentenza ', 'art. 163', 'sentenza ', 'art. 620', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 606', 'art. 445', 'art. 620', 'sentenza ']

Processo penale: giudice e patteggiamento - Cass. pen. 46680/16 - A.G.
Diritto, procedura, esecuzione penale - Procedura penale - Redazione P&D - 09/08/2017
Il giudice a cui sia presentata richiesta di applicazione della pena su richiesta della parti non può aggiungere ulteriori statuizioni alla sentenza.
Questo principio è richiamato dalla Corte di cassazione in riferimento ad una vicenda in cui il giudice aveva sì applicato la pena richiesta dalle parti ma aveva interpretato il proprio ruolo in modo creativo: il beneficio della sospensione condizionale della pena era stato subordinato al pagamento delle spese di costituzione e difesa in favore della parte civile.
Peraltro è giusto sottolineare che l’imputato era stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato, con la conseguenza che, come rileva nel ricorso, “la subordinazione del beneficio accordatogli al pagamento delle spese di costituzione di parte civile, che non potrà mai corrispondere perché indigente, equivale a reintrodurre nell'ordinamento l'istituto del 'carcere per debiti' del diritto romano e medievale”.
Ma a prescindere da quanto appena rilevato, assorbente è l’errore del giudice il quale non può alterare il contenuto dell’accordo raggiunto tra le parti.
Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 20 ottobre – 7 novembre 2016, n. 46680 Presidente Paoloni – Relatore Villoni
1. Con la sentenza impugnata, il Tribunale di Firenze in composizione monocratica ha applicato, a richiesta dell'imputato concordata con il PM, la pena di sei mesi di reclusione ed € 200,00 di multa nei confronti di P.D. in ordine al reato di cui all'art. 388, comma 3 cod. pen., concedendogli il beneficio della sospensione condizionale subordinata al pagamento delle spese di costituzione e difesa in favore della parte civile, quantificate in € 1.000,00.
2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso l'imputato, che deduce difetto di motivazione e violazione di legge con riferimento alla subordinazione al pagamento delle spese di parte civile della concessa sospensione condizionale della pena nonché in relazione alla condanna al pagamento delle spese in sé e alla relativa determinazione del quantum.
Riguardo al primo profilo, il ricorrente allega che essendo stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato, la subordinazione del beneficio accordatogli al pagamento delle spese di costituzione di parte civile, che non potrà mai corrispondere perché indigente, equivale a reintrodurre nell'ordinamento l'istituto del 'carcere per debiti' del diritto romano e medievale.
Quanto al secondo, deduce che il giudice ha liquidato la somma predetta senza indicarne i criteri di determinazione, senza distinguere tra onorari, competenze e spese e infine senza spiegare le ragioni della mancata compensazione, stanti le precarie condizioni economiche allegate.
3. Nelle rassegnate note scritte, il Procuratore Generale reputa fondato e assorbente il primo motivo di ricorso, posto che in sede di patteggiamento il giudice non può alterare il contenuto dell'accordo intervenuto tra le parti, subordinando il beneficio della sospensione condizionale della pena all'adempimento di un obbligo rimasto estraneo alla pattuizione, come avvenuto nel caso di specie in cui la subordinazione è stata invocata dalla parte civile ai sensi dell'art. 165 cod. pen.
4. Analoghe argomentazioni sono state svolte dal difensore del ricorrente nella memoria depositata in data 22/09/2016.
1. Il ricorso è fondato nei limiti di cui in motivazione.
2. Da tempo la giurisprudenza di questa Corte di Cassazione ha stabilito il principio secondo cui il giudice non ha il potere di aggiungere nella sentenza di patteggiamento statuizioni ulteriori rispetto a quelle risultanti dalla richiesta di applicazione della pena formulata dalla parte, sulla quale il PM abbia prestato il suo consenso, in genere con riferimento alla subordinazione del beneficio della sospensione condizionale di cui all'art. 163 cod. pen. a statuizioni in favore della parte civile (risarcimento del danno, pagamento di una provvisionale, rifusione delle spese di costituzione), evenienza comportante vizio della decisione che, tuttavia, non inficia l'efficacia del patto e della ratifica di esso da parte del giudicante (Sez. 6, sent. n. 41228 del 20/09/2012, Zampella, Rv. 253735; Sez. 6, sent. n. 13905 del 11/03/2010, Secondi, Rv. 246689; Sez. 3, sent. n. 3518 del 20/11/2002, Donadio, Rv. 22313; Sez. 6, sent. n. 4218 del 14/12/1999, Deidda, Rv. 216504; Sez. 6, sent. n. 3010 del 21/12/1992, PM in proc. D'Angelo, Rv. 193603).
Non ravvisandosi motivo per andare di contrario avviso rispetto a tale consolidata e condivisibile giurisprudenza, va, pertanto, annullata senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla disposta subordinazione al pagamento delle spese di parte civile della concessa sospensione condizionale della pena, che, ai sensi dell'art. 620 lett. I) cod. proc. pen., va di conseguenza eliminata. 3. Il ricorso deve essere, invece, rigettato in relazione al secondo composito motivo d'impugnazione. 3.1 Ferma restando la ricorribilità per cassazione della sentenza nella parte relativa alla condanna alla rifusione delle spese di parte civile, sia per quanto attiene alla legalità della somma liquidata sia riguardo all'esistenza di una corretta motivazione sul punto, anche quando sulla relativa richiesta nulla sia stato eccepito dinanzi al giudice del patteggiamento (Sez. U, sent. n. 40288 del 14/07/2011, Tizzi e altro, Rv. 250680), l'impugnazione deve, tuttavia, (Sez. 5, sent. n. 5053 del 27/11/2015, Cilla e altro, Rv. 266053) o comunque (Sez. 6, sent. n. 50260 del 25/11/2015, T, Rv. 265658). E' quanto verificatosi nella fattispecie, in cui il ricorrente si duole per la asserita incongruità della somma liquidata a proprio carico, lamentando, altresì, che il giudicante non ha indicato i motivi in forza dei quali la liquidazione è avvenuta, omettendo di distinguere tra onorari, competenze, spese e relative voci.
Appare evidente, infatti, che pur considerando l'intervenuta abrogazione del sistema delle tariffe professionali per effetto dell'art. 9, comma 1 del d.l. n. 1 del 2012 convertito con modificazioni dalla legge n. 27 del 2012 e la sua sostituzione con i parametri stabiliti dal d.m. 20 luglio 2012 n. 140, un'impugnazione che voglia assolvere ai caratteri di specificità richiesti dalla legge deve evidenziare le ragioni per cui il giudice avrebbe fatto cattivo governo dei parametri stabiliti dal predetto decreto, ad es. discostandosi in maniera sensibile da quelli medi di cui alla Tabella B (penale) ivi allegata (sul punto v. anche Sez. 5, sent. n. 14335 del 12/02/2014, P.C. in proc. Castano, Rv. 259100).
La genericità della doglianza impedisce, pertanto, di prenderla in considerazione (artt. 581, lett. c] e 591 lett. c] cod. proc. pen.).
3.2 Il ricorrente si duole, infine, della carente motivazione in ordine alla mancata compensazione di dette spese pur a fronte dell'intervenuta allegazione da parte sua di precarie condizioni economiche. Anche in questo caso la doglianza risulta improponibile (art. 606, comma 3 cod. proc. pen.). Secondo l'art. 445, comma 2 cod. proc. pen., nel caso di patteggiamento e di contemporanea costituzione di parte civile, quest'ultima (C. Cost. 12 ottobre 1990 n. 443; Sez. 4, sent. n. 7209 del 27/06/1996, Crafa, Rv. 206809) e secondo una giurisprudenza di questa Corte di Cassazione (Sez. 5, sent. n. 48731 del 13/10/2014, Palombo, Rv. 261230).
Sempre nel sistema della legge, costituisce, invece, una mera eventualità ('Salvo che ricorrano') la sussistenza di giusti motivi di compensazione totale o parziale delle spese medesime, nel qual caso scatta, secondo la costante giurisprudenza di legittimità formatasi sul punto, l'obbligo di motivare in maniera congrua l'adozione di tale statuizione (Sez. 5, sent. n. 40839 del 20/09/2004, P.C. in proc. Zanni e altro, Rv. 230008; Sez. 4, sent. n. 20796 del 03/05/2006, P.C. in proc. Lopo, Rv. 234593; Sez. 6, n. 7519 del 24/01/2013, Scapoli, Rv. 255124).
Non sussiste, per contro, lo stesso obbligo in senso contrario il che vale a dire che al giudice non s'impone di motivare nel caso in cui non disponga la compensazione, talché il ricorrente non può dolersene. 3. L'accoglimento del ricorso comporta l'annullamento senza rinvio della decisione impugnata e l'eliminazione della statuizione della subordinazione della sospensione condizionale della pena al pagamento delle spese di costituzione e difesa della parte civile ai sensi dell'art. 620, comma 1 lett. I) cod. proc. pen.
annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla subordinazione della sospensione della pena al pagamento delle spese di costituzione e difesa della parte civile, subordinazione che elimina. Rigetta nel resto il ricorso.
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