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Timestamp: 2019-06-25 22:14:04+00:00
Document Index: 19840672

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05-04-2006 - Corte dei Conti
Sentenza Sez. III n. 174/06: Accoglimento appello rivolto dall'INPDAP
Annullamento della sentenza n.71\2005 del 18.5.04 pubblicata il 26 gennaio 2005 della Sezione giurisdizionale per la Regione Puglia
sent. 174/06
SEZIONE III GIURISDIZIONALE CENTRALE D'APPELLO
composta dai signori magistrati :
Dott. Luigi Di Murro
Dott. Giorgio Capone
Dott. Enzo Rotolo
Dott. Luciano Calamaro
nel giudizio d'appello iscritto al n. 23910 del registro di segreteria
di INPDAP assistito dall'avvocato Maria Ravano Marini
la sentenza n.71\2005 del 18 maggio 2004 pubblicata il 26 gennaio 2005 pronunciata dalla Sezione giurisdizionale per la Regione Puglia e
di … per sé e per il marito … (deceduto) assistita dall'avvocato Marina Milli; …; …; … (riassunto da …, …, …, …, …, …); …; …; …; … (riassunto da …, … e …); …; …; … e …;
Vista la sentenza resa fra le parti del presente giudizio;
Visto l'atto d'appello;
Esaminati tutti gli altri documenti di causa;
Udita, alla pubblica udienza del giorno 3 marzo 2006 con l'assistenza del segretario signora Gerarda Calabrese, la relazione del Consigliere dott. Giorgio CAPONE ed uditi altresì l'avvocato Maria Ravano Marini e l'avvocato Marina MIlli;
Con l'appellata sentenza la sezione giurisdizionale per la Regione Puglia ha accolto il ricorso di … e di altri pensionati e, per l'effetto, ha loro riconosciuto il diritto alla riliquidazione del trattamento pensionistico a ciascuno spettante sulla base dei miglioramenti economici corrisposti al personale in attività di servizio di pari qualifica ed anzianità, con decorrenza dalla data di collocamento a riposo.
Il primo giudice, dopo aver svolto ampia disamina delle pronunce della Corte costituzionale in tema di perequazione dei trattamento di pensione (ed in ultimo dell'ordinanza n 531 del 2002), ha rivendicato il compito di interpretare in modo ed autonomo ed indipendente le norme costituzionali in materia pensionistica (art. 36 e 38) ritenendole violate.
Affermata la natura della pensione come retribuzione differita, ha invocato il principio di proporzionalità della pensione alla qualità e quantità del lavoro prestato nonché della sua adeguatezza alle esigenze di vita e constatata l'esistenza di irragionevole scostamento fra pensioni e retribuzione non intaccato dal meccanismo della perequazione automatica (d.lg.vo 30 dicembre 1992 n. 503) ha accolto i ricorsi.
Avverso la pronuncia ha presentato appello, con istanza di sospensiva, l'INPDAP assistito dall'avvocato Maria Ravano Marini nel quale osserva che non esiste nel nostro ordinamento norma o principio che consentano un automatico adeguamento del trattamento di quiescenza a quello di servizio. Né - ha aggiunto - la Corte costituzionale ha riconosciuto la possibilità di percorrere la via giudiziaria al fine di ottenere l'aggancio della pensione allo stipendio come del resto manca un principio di valenza costituzionale che imponga al legislatore di estendere al personale in quiescenza i miglioramenti retributivi concessi a quelli in servizio; quando il legislatore ha ritenuto di varare norme perequative tra pensione e stipendio lo ha fatto (da ultimo d.vo n 503 del 2002).
Da qui la richiesta di annullamento della pronuncia.
Nell'interesse della signora … (per sé e per il marito … deceduto) si è costituito l'avvocato Marina Milli che nell'atto scritto ha affermato di condividere l'impostazione della pronuncia impugnata tratta dalla dimostrata discordanza tra pensione e stipendi e coerente con i principi di tutela costituzionale dei diritti dei pensionati ad un trattamento di quiescenza proporzionato alle retribuzioni al personale in servizio di pari qualifica ed anzianità.
Osserva parte appellata che il giudice, nell'ambito del suo potere discrezionale è voluto intervenire istituendo un meccanismo di autentico adeguamento fra pensione e retribuzione.
Ha concluso con la richiesta di conferma della pronuncia.
All'udienza del 20\1\2006 veniva accolta l'istanza di sospensiva avanzata dall'INPDAP circa l'esecuzione della sentenza impugnata.
All'odierna udienza le parti hanno esposto le argomentazioni a sostegno delle rispettive tesi.
Và rilevato, innanzitutto, che il giudice, pur se reputi che su una determinata questione l'intervento del legislatore manchi o sia inadeguato, non dispone di un potere di supplenza così ampio come quello che si attribuisce il giudice appellato.
La discrezionalità del giudice, infatti, è legata strettamente al fatto dedotto in giudizio (“dà mihi factum, dabo tibi ius“ recita il broccardo romano) ed il “libero convincimento “ si costruisce sulle prove dedotte in giudizio e le norme di riferimento.
Quanto alle norme costituzionali ritenute violate (art. 36 e 38), l'organo deputato ad esigerne il rispetto e l'applicazione è la Corte costituzionale.
E appunto, sul problema della perequazione delle pensioni sulla base delle retribuzioni in servizio si è espressamente pronunciata la Corte costituzionale e se è vero che il giudice delle leggi con sentenza n 501 del 1988 si è mostrato incline a collocare il problema dell'aggiornamento delle pensioni nel filone della riliquidazione, anziché in quello della perequazione, và detto che la stessa sentenza non ha mancato di sottolineare che “appartiene alla valutazione del legislatore ordinario “ disporre i mezzi per attuare il principio di adeguamento delle pensioni, così confermando che le diverse leggi che, nel tempo e con riferimento alla varie categorie, hanno proceduto alla riliquidazione, sono espressione di scelte discrezionali motivate sempre in ragione della peculiarità dei casi e delle situazioni, ma non certamente adempimento satisfattivo, di per sé ed a prescindere dalle specifiche esigenze, di aspettative costituzionalmente rilevanti.
Và ricordato che la Corte costituzionale ha sempre affermato come improponibile il “percorso giudiziario” per ottenere l'aggancio delle pensioni agli stipendi.
E' stato con estrema chiarezza affermato che non esiste alcun principio di valenza costituzionale che imponga al legislatore di estendere al personale in quiescenza i miglioramenti concessi a quello in servizio, con conseguenti ed automatiche e periodiche riliquidazioni (sentenza n 42 del 1993, n. 226 del 1993, 409 del 1995 e n 62 del 1999) costituendo, queste ultime, istituti eccezionali con i quali il legislatore adegua le pensioni al costo della vita ed alla dinamica retributiva, disciplinata da specifiche leggi a fondamento delle quali vi è una visione delle risorse finanziarie da destinare a detti adeguamenti. (SSR sentenza n 11\Qm\1998).
In altri termine, se è vero che il legislatore deve, nel rispetto dei principi costituzionali di cui agli art. 36 e 38 della costituzione (aventi contenuto programmatico e non precettivo come ritiene il primo giudice), garantire la tendenziale conservazione, nel tempo, del valore reale della pensione, inizialmente parametrato al lavoro prestato, ed in particolare è tenuto a far sì che i trattamenti previdenziali siano adeguati alle esigenze di vita dei pensionati, è pur vero, tuttavia, che egli a tal fine, possiede ampi margini di discrezionalità nel cui contesto può avvalersi di diversi strumenti perequativi, i quali devono essere articolati in modo da essere coerenti anche con valori costituzionali di segno opposto quali l'esigenza del rispetto dei principi di equilibrio della finanza pubblica (art. 81 della costituzione).
Non sembra che il giudice appellato abbia tenuto conto dell'esistenza di tali diversi principi costituzionali.
Allo stato, il legislatore ha ritenuto di adottare uno strumento perequativo (art. 11 decreto legislativo n 503 del 30 dicembre 1992) in cui si prevede l'adeguamento con cadenza annuale, delle pensioni al costo della vita e contempla la possibilità che la legge finanziaria vari ulteriori miglioramenti, in relazione all'andamento dell'economia, si da assicurare la tendenziale conservazione del valore reale delle pensioni; l'idoneità di tale strumento ad attuare un'efficace protezione previdenziale delle varie categorie non può essere accertata dal giudice.
La prospettazione esplicitata nella sentenza impugnata poggia su considerazioni che possono essere prese in considerazione dal legislatore futuro, ma non da giudice delle pensioni.
Alle considerazioni che precedono consegue l'accoglimento dell'appello con conseguente negazione agli appellati del diritto alla riliquidazione del trattamento pensionistico sulla base dei miglioramenti economici corrisposti al personale in servizio di pari qualifica ed anzianità.
Sussistono equi motivi per compensare le spese.
La Corte dei conti Sezione III giurisdizionale centrale d'appello definitivamente pronunciando accoglie l'appello rivolto dall'INPDAP avverso la sentenza in epigrafe che conseguentemente viene annullata come indicato in parte motiva.
Data in Roma, nella Camera di Consiglio del 3 marzo 2006.
f.to Giorgio Capone
Depositata nella segreteria della Sezione il 5 aprile 2006