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Timestamp: 2017-03-24 10:11:29+00:00
Document Index: 182654666

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 19', 'art. 77', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 78', 'art. 3', 'art. 77', 'art. 3', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 49', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 77', 'art. 19', 'art. 38', 'art. 19', 'art. 49', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 25', 'art. 27', 'art. 43', 'art. 6', 'art. 40', 'art. 1', 'art. 2082', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 77', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 77', 'art. 15', 'art.6', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 21', 'art. 10', 'e contrario', 'e contrario', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 6']

FARNESINAInformateci dove siete nel mondo ACCONCIATORE - ESTETISTA - MASSAGGI ESTETICI - AFFITTO DI POLTRONA O DI CABINA - SBIANCAMENTO DENTI - NORMATIVA NAZIONALE E REGIONALE
L'ATTIVITA’ DI ACCONCIATORE 1. L’attività di acconciatore secondo la nuova normativa
Da tempo si era avvertita la necessità di rivedere e ridefinire il profilo professionale superando la vecchia impostazione che vede differenziate varie specializzazioni in un’unica figura che sui rivolge indifferentemente a soggetti maschili o femminili, avendo come obiettivo professionale l’intervento sui capelli o sulla barba.
In sostanza, si trattava di superare la differenziazione delle tre figure (barbiere, parrucchiere per uomo e parrucchiere per donna), ancora formalmente in essere nel nostro ordinamento, anche per consentire alle imprese italiane un allineamento alla realtà comunitaria.
E’ stata così emanata la legge n. 174 del 17 agosto 2005, che disciplina l’attività di acconciatore e che, sulla base della normativa esistente a livello europeo, rimodula anche gli itinerari formativi, al fine di consentire una migliore integrazione degli operatori italiani nel contesto comunitario.
Si tratta di fatto di una legge-quadro che fissa le linee fondamentali della nuova disciplina; spetterà ora alle Regioni e alle Province Autonome definire il regime autorizzatorio per aprire un’impresa del settore.
Alle Regioni e ai Comuni tocca, infatti, il compito:
a) di regolare l’attività professionale di - acconciatore;
b) di stabilire i contenuti tecnico-culturali dei programmi di formazione e c) di adottare le regole per favorire lo sviluppo del settore, valorizzando il servizio delle imprese di acconciatura, anche nel quadro della riqualificazione del tessuto urbano e in collegamento con le altre attività di servizio e commerciali.
La legge è entrata in vigore il 17 settembre 2005.
Secondo quanto stabilito dall'art. 7 della legge n. 174/2005, la legge 14 febbraio 1963, n. 161, la legge 23 dicembre 1970, n. 1142, e la legge 29 ottobre 1984, n. 735, in quanto compatibili con la presente legge, "continuano ad avere applicazione fino alla data indicata dalle leggi regionali adottate sulla base dei principi recati dalla presente legge".
Il testo della legge n. 174/2005 viene riportato nell'Appendice normativa.
L’articolo 2 della legge n. 174 del 2005 fornisce una definizione dell’attività professionale di acconciatore, nella quale si deve ricomprendere “tutti i trattamenti e i servizi volti a modificare, migliorare, mantenere e proteggere l'aspetto estetico dei capelli, ivi compresi i trattamenti tricologici complementari, che non implicano prestazioni di carattere medico, curativo o sanitario, nonchè il taglio e il trattamento estetico della barba, e ogni altro servizio inerente o complementare”.
2. I requisiti richiesti – Il conseguimento dell'abilitazione professionale
La legge n. 174/2005 introduce e sancisce l’obbligo di conseguire una “abilitazione professionale”, previo superamento di un apposito esame tecnico-pratico, al fine di esercitare l’attività di “acconciatore”.
L’itinerario formativo prevede appositi corsi di qualificazione e di specializzazione professionale, nonchè periodi di inserimento lavorativo qualificato in imprese di acconciatura. Tali itinerari prevedono due soluzioni alternative. Per esercitare l'attività di acconciatore è necessario, dunque, conseguire un'apposita abilitazione professionale previo superamento di un esame tecnico-pratico preceduto, in alternativa tra loro:
a)	dallo svolgimento di un corso di qualificazione della durata di due anni, seguito da:
1)	un corso di specializzazione di contenuto prevalentemente pratico, ovvero da 2)	un periodo di inserimento della durata di un anno presso un'impresa di acconciatura, da effettuare nell'arco di due anni;
b)	da un periodo di inserimento della durata di tre anni presso un'impresa di acconciatura, da effettuare nell'arco di cinque anni, e dallo svolgimento di un apposito corso di formazione teorica.
Il periodo di inserimento e' ridotto ad un anno, da effettuare nell'arco di due anni, qualora sia preceduto da un rapporto di apprendistato ai sensi della legge 19 gennaio 1955, n. 25, e successive modificazioni, della durata prevista dal contratto nazionale di categoria.
Il corso di formazione teorica di cui alla lettera b) può essere frequentato anche in costanza di un rapporto di lavoro.
Il periodo di inserimento, di cui alle lettere a) e b), consiste in un periodo di attività lavorativa qualificata, svolta in qualità di titolare dell'impresa o socio partecipante al lavoro, dipendente, familiare coadiuvante o collaboratore coordinato e continuativo (per i contratti in essere fino al 31 dicembre 2003), equivalente come mansioni o monte ore a quella prevista dalla contrattazione collettiva (40 ore settimanali).
In materia di formazione professionale, sarà compito delle Regioni:
1)	fissare i programmi dei corsi di qualificazione;
2)	fissare la durata e le materie del corso di specializzazione;
3)	fissare le materie del corso di formazione teorica;
4)	fissare le modalità del periodo di inserimento presso una impresa di acconciatore;
5)	stabilire le modalità degli esami tecnico-pratici.
3. Il riconoscimento della qualifica professionale e le novità introdotte dal D. Lgs. n. 59/2010
Il D.Lgs n. 59/2010, in vigore dall’8 maggio 2010, ha dato attuazione alla Direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno.
Gli articoli 77 e 78 del citato decreto hanno apportato modifiche, rispettivamente, alla 17 agosto 2005, n. 174 (relativa all'attività di acconciatore) e alla legge 4 gennaio 1990, n. 1 (relativa all'attività di estetista), prevedendo che coloro i quali intendono esercitare le attività di acconciatore ed estetista devono presentare allo sportello unico del Comune competente per territorio apposita dichiarazione di inizio attività (D.I.A.), ai sensi dell’art. 19, comma 2, secondo periodo, della legge 7 agosto 1990, n. 241.
In assenza di indicazioni da parte della Regione, le suddette disposizioni hanno determinato il venir meno del riconoscimento delle qualifiche professionali relative alle attività in questione.
Il possesso dei requisiti professionali dovrà conseguentemente essere dichiarato dall’interessato nella D.I.A., presentata al Comune, venendo meno la necessità di una richiesta e la relativa attestazione da parte della Commissione Provinciale per l'Artigianato (CPA).
Dobbiamo, tuttavia, far notare che tale interpretazione non è stata adottata da tutte le Regioni, per cui può capitare che in alcune Regioni, il riconoscimento della qualifica professionale di estetista continui ad essere di competenza della Commissione Provinciale dell'Artiginiato e, in altre Regioni, del Comune.
3.1. Le novità introdotte dal D.Lgs. n. 147/2012 - Il riconoscimento della qualifica professionale spetta ai Comuni E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 202 del 30 agosto 2012 (Supplemento Ordinario n. 177), il D. Lgs. 6 agosto 2012, n. 147, recante ”Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, recante attuazione della direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno”.
Agli articoli 15 e 16 vengono apportate novità rilevanti che riguardano, rispettivamente, l'attività di acconciatore e quella di estetista.
L'articolo 15 apporta modifiche alla legge n. 174/2005 e all'art. 77 del D.Lgs. n. 59/2010.
Viene, innanzitutto, previsto l'obbligo di iscrizione nel REA (e quindi di pubblicazione nelle certificazioni e visure) del responsabile tecnico, contestualmente alla trasmissione della SCIA di inizio attività.
All’art. 15, comma 2, viene, inoltre, prevista l'abrogazione dell’art. 2 della legge n. 161/1963, nel quale si stabiliva che l’accertamento dei requisiti professionali per l’attività di parrucchiere fosse svolto dalle Commissioni provinciali per l’artigianato (CPA).
A seguito di tale abrogazione vengono a cessare anche le competenze delle CPA al rilascio delle attestazioni professionali.
Con tale abrogazione - come riportato anche dalla circolare del Ministero dello Sviluppo Economico n. 3656/C del 12 settembre 2012 - è "ormai chiarito che le imprese possano avviare le attività di acconciatore ed estetista con la presentazione della SCIA al Comune competente per territorio, al quale spetta la verifica del possesso dei requisiti professionali".
Il successivo articolo 16 del D.Lgs. n. 147/2012 apporta modifiche alla L. n. 1/1990 e all'art. 78 del D.Lgs. n. 59/2010.
Anche per l'attività di estetista viene previsto l'obbligo di iscrizione nel REA (e quindi di pubblicazione nelle certificazioni e visure) del responsabile tecnico, contestualmente alla trasmissione della SCIA di inizio attività.
. Se vuoi approfondire i contenuti del D.Lgs. n. 147/2012 e del D.Lgs. n. 59/2010, clicca QUI.
4. La figura e i compiti del responsabile tecnico
4.1. La nomina del responsabile tecnico Al comma 5 dell’art. 3, della legge n. 174/2005 viene introdotta la figura del responsabile tecnico.
Naturalmente con la frase “per ogni sede dell’impresa” è da intendersi unicamente il luogo o i luoghi operativi presso i quali viene effettivamente esercitata l’attività e non altri luoghi quali i depositi o i magazzini. Il comma 2 dell'art. 77 del D. Lgs. 26 marzo 2010, n. 59, ha aggiunto il comma 5-bis all'articolo 3 della legge n. 174/2005, stabilendo che il responsabile tecnico deve garantire la propria presenza durante lo svolgimento dell'attività di acconciatore. Come abbiamo visto sopra, con le modifiche apportate dagli articoli 15 e 16 del D.Lgs. n. 147/2012 agli articoli 77 e 78 del D.Lgs. n. 59/2010, il responsabile tecnico dovrà essere iscritto nel REA (e quindi dovrà comparire sulle visure e sui certificati camerali).
4.2. MAGGIO 2015 - Nomina del responsabile tecnico per le attività esistenti prima della riforma - Nuovi chiarimenti dal Ministero dello Sviluppo Economico In assenza di disposizioni che prevedano una specifica esenzione e un termine entro il quale provvedere, i soggetti che, alla data di entrata in vigore della legge n. 174/2005, abbiano iniziato la propria attività in epoca antecedente alla riforma e sono tuttora in attività, hanno l’obbligo di adeguarsi alle nuove prescrizioni normative e pertanto sono tenuti alla nomina del responsabile tecnico per ciascuna delle sedi ove è svolta l’attività di acconciatura, come previsto dal comma 5 dell’art. 3 della citata legge.
Non è “ulteriormente scusabile una perdurante inadempienza” eventualmente rilevata dagli uffici comunali nel corso degli accertamenti di competenza.
Pertanto, nelle ipotesi in cui sussista l’obbligo della espressa designazione del responsabile tecnico, ferma restando l’applicazione delle sanzioni amministrative di cui all’articolo 5 della legge n. 174/2005, come eventualmente ulteriormente specificate da norme locali di attuazione, l’impresa dovrà, nel termine all’uopo assegnato dal Comune, procedere alla nomina del responsabile tecnico mediante presentazione dell’apposita comunicazione al SUAP.
E’ questo in sostanza il parere fornito dal Ministero dello Sviluppo Economico con il Nota del 29 maggio 2015, Prot. 0080367, in risposta ad un quesito formulato da un Comune in ordine alla nomina del responsabile tecnico da parte delle imprese esercenti l’attività di acconciatura, rappresentando in via preliminare che esso concerne «una serie di attività presenti nel territorio … autorizzate negli anni 90», per le quali a seguito di accertamenti risulterebbe «non nominato alcun responsabile tecnico».
Nel quesito si chiedeva anche che il Ministero esprimesse il proprio parere anche sulla questione se «anche i titolari di ditte individuali, provvisti di qualifica di acconciatore, [debbano] ottemperare alla nomina del responsabile tecnico», nonché su «quale sia il corretto procedimento amministrativo, volto ad adeguare la suesposta casistica».
In merito, il Ministero ravvisa la necessità di una esplicita designazione formale del responsabile tecnico sussiste certamente nell’ipotesi di imprese individuali non artigiane, mentre nel caso di imprese individuali artigiane che svolgano la propria attività in unica sede si ritiene che essa debba intendersi esclusa dal quadro normativo complessivamente vigente. E’ pleonastico rilevare - continua il Ministero - che l’eventuale successivo venir meno dei requisiti di legge per la qualificazione dell’impresa come artigiana, la sua trasformazione da impresa individuale in società, o l’avvio dell’esercizio dell’attività anche in sedi secondarie, determinerà viceversa il contestuale insorgere dell’obbligo di esplicita designazione di cui all’articolo 3 della legge 174/2005. Il Ministero ritiene, inoltre, di dover specificare che, nel caso di imprese artigiane esercenti l’attività professionale presso unica sede, il nominativo dell’imprenditore artigiano titolare dell’attività medesima dovrà essere automaticamente iscritto, in qualità di responsabile tecnico, presso il REA.
Il testo del parere ministeriale viene riportato nei Riferimenti normativi.
5. La dichiarazione di inizio attività (DIA) In precedenza, secondo quanto stabilito dal comma 2 dell’articolo 10 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40 - come per l'attività di estetista - anche l’esercizio delle attività di acconciatore era soggetto alla sola dichiarazione di inizio attività, resa ai sensi dell’art. 19 della legge n. 241/1990, da presentare al Comune territorialmente competente o allo sportello unico del Comune, laddove esiste, senza essere subordinata:
Veniva solamente richiesto:
a) il preventivo possesso dell'abilitazione professionale;
5.1. La Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) A decorrere dal 31 luglio 2010, a seguto della riformulazione dell'art. 19 della legge n. 241/1990, per effetto del disposto di cui all'art. 49, comma 4-bis della legge 30 luglio 2010, n. 122, di conversione del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 - a decorrere dal 31 luglio 2010 - la "dichiarazione di inizio attività - DIA" è stata sostituita dalla "Segnalazione certificata di inizio attività - SCIA".
6. 27 OTTOBRE 2014 - L'avvio dell'attività di acconciatore - Parere del Ministero dello Sviluppo Economico L’avvio dell’attività di acconciatore, a seguito delle modifiche introdotte dalla legge 17 agosto 2005, n. 174 (Disciplina dell’attività di acconciatore) e dal decreto legislativo 6 agosto 2012, n. 147 (Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59), è soggetto alla sola segnalazione certificata di inizio attività. Nella vigente disciplina sono venuti meno i compiti di accertamento e certificazione dei requisiti professionali in precedenza attribuiti alle Commissioni provinciali per l’artigianato, mentre la verifica dei requisiti professionali dichiarati nella SCIA è ora trasferita ai Comuni, in attuazione del primo comma dell’articolo 118 della Costituzione. Posizione questa già espressa nella circolare n. 3656/C del 12 settembre 2012, nella quale lo stesso Ministero evidenziava che «deve ritenersi quindi ormai chiarito che le imprese possano avviare le attività di acconciatore e di estetista con la presentazione della SCIA al Comune competente per territorio, al quale spetta la verifica del possesso dei requisiti professionali, salvi gli adempimenti e le verifiche di competenza delle stesse Commissioni provinciali dell’artigianato o degli uffici competenti a tal fine individuati dalla normativa regionale, relativamente e limitatamente all’eventuale riconoscimento della qualificazione artigiana».
E’ questo quanto sostenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico nel Parere del 27 ottobre 2014, Prot. 188379, emanato in risposta ad una Commissione provinciale per l’artigianato che aveva formulato alla scrivente Amministrazione un quesito inerente l’accertamento dei requisiti professionali necessari ai fini dell’accesso all’esercizio dell’attività di acconciatore.
Nel dettaglio, la questione attiene ad una domanda di iscrizione all’Albo delle imprese artigiane di una ditta individuale esercente l’attività di acconciatore, con allegata una dichiarazione autocertificativa nella quale il soggetto richiedente attesta di essere in possesso dei requisiti professionali di cui alla L. n. 161/1963 e di aver completato un regolare corso di apprendistato, tra il 2004 ed il 2008, ai sensi della L. n. 25/1995 in applicazione delle norme previste nei contratti collettivi di lavoro delle categorie interessate. La Commissione prosegue rappresentando che il soggetto interessato non ha mai ottenuto il riconoscimento del predetto requisito professionale da parte della Commissione provinciale per l’artigianato, e segnalando che il Comune, richiesto dalla Commissione di procedere all’accertamento della sussistenza del requisito dichiarato, ha risposto affermativamente, comunicando che la dichiarazione autocertificativa debba ritenersi efficace, salva l’emissione di eventuali provvedimenti interdittivi.
Ricorda il Ministero che la disciplina dell’attività artigianale in parola è stata integralmente riformata ad opera della legge 17 agosto 2005, n. 174 (Disciplina dell’attività di acconciatore), la quale:
a) ha unificato sotto la denominazione di «attività di acconciatore» le attività di barbiere e di parrucchiere per uomo e per donna di cui alla legge 161/1963, e
b) ha introdotto nuove modalità per l’accesso al suo esercizio, individuando nuovi criteri per il conseguimento della necessaria abilitazione professionale;
c) ha attribuito alle Regioni il compito di:
c1) disciplinare l’attività professionale di acconciatore, in conformità ai principi fondamentali ed alle disposizioni da essa stabiliti, c2) definire i contenuti tecnico-culturali dei programmi dei corsi e l’organizzazione degli esami previsti dai nuovi percorsi di conseguimento dell’abilitazione professionale. I contenuti tecnico-culturali dei programmi dei corsi e l’organizzazione degli esami previsti dai nuovi percorsi di conseguimento dell’abilitazione professionale sono stati successivamente definiti con l’Accordo n. 65 del 29 marzo 2007, sancito in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, che le Regioni erano tenute a recepire con apposite deliberazioni.
Conformemente a quanto stabilito nell’articolo 7 della legge n. 174/2005, ai fini dell’accesso all’esercizio dell’attività di acconciatore devono inoltre ritenersi vigenti, fino alla data di entrata in vigore della deliberazione regionale di recepimento dell’Accordo sancito in sede di Conferenza Stato-Regioni, i requisiti professionali previsti dalla disciplina ante-riforma, di cui alla legge n. 161/1963. Il testo del parere del Ministero viene riportato nei Riferimenti normativi.
L'ATTIVITA’ DI ESTETISTA - MASSAGGI ESTETICI UTILIZZO DI APPARECCHIATURE ELETTROMECCANICHE 1. L’attività di estetista
L´attività di estetista, disciplinata dalla Legge 4 gennaio 1990, n. 1 e dalle singole leggi regionali, comprende tutte le prestazioni ed i trattamenti eseguiti sulla superficie del corpo umano - con l´attuazione di tecniche manuali e/o con l´utilizzazione di apparecchi elettromeccanici per uso estetico - il cui scopo esclusivo o prevalente sia quello di mantenerlo in perfette condizioni, di migliorarne e proteggerne l´aspetto estetico, mediante l´eliminazione, l´attenuazione degli inestetismi presenti. Sono escluse le prestazioni dirette in linea specifica ed esclusiva a finalità di carattere terapeutico.
Lo svolgimento dell´attività di "estetista", dovunque sia esercitato, in luogo pubblico o privato, anche a titolo gratuito, è subordinato al possesso della qualificazione professionale prevista dalla legge e della licenza comunale.
Non è ammesso il rilascio di qualifiche "parziali".
2. I requisiti richiesti – Il conseguimento della qualificazione professionale
Secondo quanto disposto all’art. 3 della L. n. 1/1990, la qualificazione professionale di estetista si intende conseguita, dopo l'espletamento dell'obbligo scolastico, mediante il superamento di un apposito esame teorico-pratico preceduto, alternativamente, dallo svolgimento:
b) oppure di un anno di attività lavorativa qualificata in qualità di dipendente, a tempo pieno, presso uno studio medico specializzato oppure una impresa di estetista, successiva allo svolgimento di un rapporto di apprendistato presso una impresa di estetista, come disciplinato dalla legge 19 gennaio 1955, n. 25, e successive modificazioni ed integrazioni, della durata prevista dalla contrattazione collettiva di categoria, e seguita da appositi corsi regionali, di almeno 300 ore, di formazione teorica, integrativi delle cognizioni pratiche acquisite presso l'impresa di estetista;
c) oppure di un periodo, non inferiore a tre anni, di attività lavorativa qualificata, a tempo pieno, in qualità di dipendente o collaboratore familiare, presso una impresa di estetista, accertata attraverso l'esibizione del libretto di lavoro o di documentazione equipollente, seguita dai corsi regionali di formazione teorica di cui alla lettera b). Questo periodo di attività deve essere svolto nel corso del quinquennio antecedente l'iscrizione ai corsi di cui alla lettera b).
Sinteticamente: * APPRENDISTATO seguito da: - 1 ANNO DI LAVORO QUALIFICATO A TEMPO PIENO - 300 ORE DI CORSO - ESAME FINALE. * 3 ANNI DI LAVORO QUALIFICATO A TEMPO PIENO seguito da: - CORSO 300 ORE - ESAME FINALE. * 3 ANNI DI COLLABORATORE FAMILIARE seguito da: - 300 ORE DI CORSO - ESAME FINALE. * CORSO REGIONALE DI QUALIFICAZIONE DELLA DURATA DI DUE ANNI (MINIMO 1.800 ORE) PRESSO SCUOLE RICONOSCIUTE DALLA REGIONE seguito da: A) CORSO DI SPECIALIZZAZIONE (MINIMO 900 ORE) PRESSO UNA SCUOLA RICONOSCIUTA DALLA REGIONE oppure B) UN ANNO PRESSO UN'AZIENDA DI ESTETISTA + ESAME FINALE. Quali documenti è possibile produrre per attestare il possesso dei requisiti
1. Il possesso di un attestato di qualificazione professionale (biennale, di specializzazione o di formazione teorica), può essere documentato con dichiarazione sostitutiva di certificazione (che dovrà riportare la tipologia di diploma, la durata del corso e l'anno di conseguimento, l'indirizzo della scuola) oppure allegando copia del diploma (portare originale in visione).
2. La durata del periodo lavorativo in qualità di dipendente o collaboratore può essere documentata tramite l'estratto conto previdenziale INPS che rileva i periodi effettivi di lavoro.
3. Il livello di inquadramento e le mansioni svolte, possono essere documentati tramite buste paga, lettera di assunzione, modello LAV, contratto di collaborazione etc.. Le mansioni svolte, se non risultano dai documenti relativi all'assunzione o dalle buste paga, possono essere dichiarate dal datore di lavoro.
4. L'esperienza maturata in qualità di socio può essere documentata tramite attestazione della regolarità contributiva INPS e tramite l'iscrizione INAIL della effettiva partecipazione e delle mansioni svolte (identificate dal rischio operativo). I dati relativi alla iscrizione INAIL (n. PAT, decorrenza, tipologia rischio operativo) possono essere comunicati tramite apposita dichiarazione sostitutiva di certificazione (in alternativa è possibile allegare copia fotostatica della relativa documentazione).
5. l'esperienza maturata in qualità di collaboratore familiare, può essere documentata tramite l'iscrizione INAIL a supporto della effettiva partecipazione e delle mansioni svolte (identificate dal rischio operativo).
6. L'esperienza maturata in qualità di titolare o socio di impresa non artigiana che svolge l'attività avvalendosi di un responsabile tecnico, devono essere documentate sia tramite l'iscrizione INAIL a supporto della effettiva partecipazione e delle mansioni svolte (identificate dal rischio operativo) sia comprovando che il responsabile tecnico ha operato in modo continuativo per il periodo richiesto consentendo l'affiancamento del titolare/socio (contratto di lavoro del responsabile tecnico e regolarità contributiva INAIL/INPS).
N.B. Per quanto riguarda le novità introdotte dal D.Lgs. n. 147/2012, in merito al riconoscimento della qualifica professionale da parte dei Comuni, vedi il punto 3.1. riportato sopra a proposito dell'attività di acconciatore.
3. LA DENUNCIA DI INIZIO DELL'ATTIVITA'
A decorrere dal 14 settembre 2012, in seguito all'entrata in vigore del D. Lgs. n.147/2012 , chi intende svolgere l'attività di acconciatore e/o estetista, non deve più richiedere preventivamente alla Camera di Commercio il riconoscimento della apposita qualifica professionale, ma deve, contestualmente all'inizio dell'attività, presentare telematicamente una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) al Comune in cui ha sede l'impresa/l'unità locale, attraverso il competente Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) telematico.
. Se vuoi sapere qual è il SUAP competente per territorio a cui rivolgersi, clicca QUI.
La SCIA presentata al SUAP telematico, deve contenere la dichiarazione del possesso dei necessari requisiti professionali per lo svolgimento dell'attività.
Ricordiamo che per poter procedere all'iscrizione nell'Albo delle imprese artigiane è necessario che l'abilitazione professionale sia posseduta, per quanto riguarda le ditte individuali, dal suo titolare. Per quanto riguarda le società, all'atto di presentazione della domanda di iscrizione all'Albo delle imprese artigiane, le stesse dovranno indicare, per ciascun socio prestatore d'opera, le mansioni effettivamente svolte, ed esibendo il relativo certificato di abilitazione professionale limitatamente ai soci che svolgono tutte le mansioni inerenti l'attività di estetista.
Vendita di prodotti cosmetici da parte dei centri estetici
L'articolo 7 della legge n. 1/1090 dispone che le imprese artigiane esercenti l'attività di estetica che vendano o comunque cedano alla clientela prodotti cosmetici, strettamente inerenti allo svolgimento della propria attività, al solo fine della continuità dei trattamenti in corso, non sono soggette alle disposizioni dettate dalla legge 11 luglio 1971, n 426.
4. UTILIZZO DEGLI APPARECCHI ELETTROMECCANICI PER USO ESTETICO
4.1. 11 MAGGIO 2011 - In arrivo un decreto interministeriale che determina le caratteristiche e le cautele d’uso
Il Ministro della Salute Prof. Ferruccio Fazio ha firmato, in data 11 maggio 2011, il Decreto interministeriale (Ministero della Salute e Ministero dello Sviluppo Economico) che aggiorna le caratteristiche tecnico-dinamiche, le modalità di esercizio e di applicazione e le cautele d’uso degli apparecchi elettromeccanici per uso estetico indicati dalla legge n. 1/1990 che disciplina le attività di estetista.
Si tratta delle apparecchiature utilizzate per le attività estetiche, come lampade abbronzanti, apparecchi per massaggi, depilatori e attrezzi per ginnastica, dovranno rispettare normative di sicurezza più stringenti e precise specifiche tecniche. Il decreto, oltre ad aggiornare l'elenco delle apparecchiature elettromegnetiche ad uso estetico, contenuto nella Legge n. 1/1990, riporta delle schede tecniche che indicano nel dettaglio caratteristiche, modalità di applicazione e cautele d'uso previste a garanzia della sicurezza dei consumatori. Tra le novità, il divieto di utilizzo del solarium per l’abbronzatura con lampade UV-A o con applicazioni combinate o indipendenti di raggi ultravioletti ed infrarossi per minori di 18 anni, donne in stato di gravidanza, soggetti che hanno sofferto o soffrono di neoplasie e che si scottano con facilità a seguito dell'esposizione ai raggi solari. In ogni caso, non devono essere vantati effetti terapeutici, essendo le finalità unicamente estetiche.
(Fonte: Ministero della Salute - Comunicato n. 113 del 11 maggio 2011).
4.2. 15 GIUGNO 2011 - Reso noto il testo del nuovo decreto
E’ stato pubblicato, sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, il testo del decreto interministeriale (Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero della Salute) 28 marzo 2011 che disciplina l'impiego di apparecchi elettromeccanici utilizzati per attività di estetista.
Il decreto – in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale - riporta due Allegati: - l’Allegato 1 riporta l’elenco delle apparecchiature elettromeccaniche ad uso estetico e va a sostituire l’elenco riportato in allegato alla legge n. 1/1990; - l’Allegato 2 riporta le caratteristiche tecnico-dinamiche , i meccanismi di regolazione, le modalità di esercizio e di applicazione e le cautele d’uso degli apparecchi elettromeccanici per uso estetico riportati nell’allegato 1.
Si tratta di un aggiornamento dell’elenco allegato alla legge n. 1/1990, che tiene conto dell’evoluzione tecnologica del settore.
. Se vuoi scaricare il testo del decreto e dei due allegati, direttamente dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico, clicca QUI.
4.3. 15 LUGLIO 2011 - Pubblicato il nuovo decreto - I contenuti e le novità introdotte
E' stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 163 del 15 luglio 2011, il Decreto interministeriale 12 maggio 2011, n. 110, recante "Regolamento di attuazione dell'articolo 10, comma 1, della legge 4 gennaio 1990, n. 1, relativo agli apparecchi elettromeccanici utilizzati per l'attività di estetista".
Con un decreto interministeriale entrato in vigore il 30 luglio 2011, il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero della Salute hanno definito le direttive a cui i centri estetici devono adeguarsi in materia di macchinari, procedure, cautele d’uso, a garanzia di una maggiore sicurezza sia degli operatori dei centri che degli utenti. Questi alcuni dei contenuti del decreto.
Apparecchi ad uso estetico
Viene aggiornato l'elenco delle apparecchiature elettromegnetiche ad uso estetico, contenuto nella Legge n. 1 del 4 gennaio 1990, che disciplina l'attività di estetista. Per ogni apparecchio viene fornita una scheda tecnico-informativa che ne definisce caratteristiche, modalità di esercizio, cautele d'uso e indica le norme tecniche da applicare. Solarium per l’abbronzatura
Le lampade abbronzanti UV-A e quelle al quarzo e le varie apparecchiature nelle quali esse sono opportunamente collocate (solarium, lettini, ecc.) rappresentano sorgenti di radiazione ultravioletta, con possibilità di effetti cronici soprattutto a livello della pelle e degli occhi. Gli effetti possono dipendere dalla qualità e quantità delle radiazioni come anche dalla sensibilità cutanea e oculare dell’individuo. Il decreto proibisce l’utilizzo delle apparecchiature abbronzanti a: - minori di 18 anni; - donne in stato di gravidanza; - soggetti che soffrono o hanno sofferto di neoplasie alla cute; - soggetti che non si abbronzano, o che si scottano, facilmente all’esposizione al sole.
L’utilizzo è, invece, sconsigliato:
- a chi ha molti nei, - ai soggetti con una storia personale di frequenti ustioni solari in età infantile e nell'adolescenza, - a chi assume farmaci, che, in alcuni casi, aumentano la fotosensibilità agli UV. Nel centro estetico, prima del trattamento, è necessario informare i clienti sugli effetti nocivi dell'esposizione a raggi UV e dovranno essere esposti appositi cartelli, in maniera ben visibile, nelle immediate vicinanze delle apparecchiature, nei quali siano fornite precise indicazioni e cautele d’uso.
Nel decreto viene anche specificato che l’uso delle apparecchiature ha esclusivamente fini estetici e non terapeutici, pertanto non devono essere vantati effetti benefici. Apparecchi a luce pulsata
L’impiego di apparecchiature per depilazione a luce pulsata è riservato a personale con qualifica professionale e con preparazione teorico-pratica specifica, in grado anche di valutare preventivamente le idonee condizioni della cute del soggetto da trattare. Durante il trattamento è necessario evitare di dirigere la luce direttamente verso gli occhi; in ogni caso il decreto prevede l’obbligo, sia per l’operatore che per il cliente, di proteggere gli occhi con occhiali protettivi o sistemi equivalenti. Previsto il divieto di utilizzo su soggetti portatori di pace-maker o di dispositivi impiantabili elettronicamente attivi. (Fonte: Sito del Governo)
4.4. 24 MARZO 2014 - Sentenza del Consiglio di Stato n. 1417/2014 - L'elenco approvato nel 2011 è incompleto
L'esclusione degli “stimolatori a ultrasuoni a bassa frequenza per il trattamento della adiposità localizzata, della luce pulsata per foto depilazione … e del laser per la depilazione estetica” dalla lista degli apparecchi che è possibile utilizzare nei centri estetici per trattare cellulite ed effettuare la depilazione non è legittima. Dunque, l'elenco approvato con decreto del ministro dello sviluppo economico, di concerto con il ministero della salute 12 maggio 2011 n. 110, in attuazione della legge n. 1/1990 che disciplina l'esercizio dell'attività di estetica, va integrato.
Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, Sezione VI, con la Sentenza n. 1417, depositata il 24 marzo 2014, che viene riportata sotto nella sezione "GIURISPRUDENZA".
4.5. 28 DICEMBRE 2015 - Pubblicato un nuovo regolamento relativo agli apparecchi elettromeccanici utilizzati per l’attività E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 28 Dicembre 2015, il Decreto Interministeriale 15 ottobre 2015, n. 206, recante “Regolamento recante modifiche al decreto 12 maggio 2011, n. 110, concernente il regolamento di attuazione dell'articolo 10, comma 1, della legge 4 gennaio 1990, n. 1, relativo agli apparecchi elettromeccanici utilizzati per l'attività di estetista”.
Fanno parte integrante del decreto due allegati: •	l’ALLEGATO 1, che riporta l’elenco delle apparecchiature elettromeccaniche ad uso estetico;
•	l’ALLEGATO 2, che riporta le caratteristiche tecnico-dinamiche, i meccanismi di regolazione, le modalità di esercizio e di applicazione e le cautele d’uso degli apparecchi elettromeccanici per uso estetico riportati nell’allegato 1.
Entrambi gli allegati sostituiscono quelli del D.M. 12 maggio 2011, n. 110, dando così esecuzione alla sentenza n. 1417 del 18 febbraio 2014, depositata il 23 marzo 2014, con la quale il Consiglio di Stato, Sezione sesta, accogliendo l'appello relativamente ai profili afferenti al difetto di istruttoria e motivazione dell'impugnato decreto del Ministro dello sviluppo economico n. 110 del 2011, ha annullato le disposizioni regolamentari nelle parti in cui non includono, o includono con ingiustificate limitazioni, dall'uso corrente degli esercenti la professione di estetista gli apparecchi elettromeccanici per uso estetico indicati al punto 7 delle premesse della pronuncia stessa (che sono: gli stimolatori a ultrasuoni a bassa frequenza per il trattamento della adiposità localizzata; la luce pulsata per foto depilazione e il laser per la depilazione estetica).
Il testo del decreto e dei suoi due allegati viene riportato nei Riferimenti normativi.
- Si riporta la seguente TABELLA:
. APPARECCHI ELETTROMECCANICI PER USO ESTETICO - DUE DECRETI A CONFRONTO (D.M. n. 110/2011 e D.M. n. 206/2015). LE ATTIVITA' DI ACCONCIATORE E DI ESTETISTA E LE NOVITA' INTRODOTTE A MODIFICA DELLA L. N. 174/2005 1. LE NOVITA' INTRODOTTE DAL D.L. N. 7/2007, CONVERTITO DALLA LEGGE N. 40/2007
L’attività di acconciatore, recentemente regolamentata dalla legge 17 agosto 2005, n. 174 (peraltro non ancora di fatto entrata in vigore in quanto nessuna Regione ha a tutt’oggi legiferato in materia) e l’attività di estetista, regolamentata dalla legge 4 gennaio 1990, n. 1 e da leggi regionali e regolamenti comunali, sono attualmente soggette ad autorizzazione concessa con provvedimento del Comune, previo accertamento del possesso dell’abilitazione professionale e dell’osservanza delle norme igienico sanitarie.
Tutte le imprese che esercitano l'attività di estetista, siano esse svolte in forma individuale o in forma societaria, sono inoltre soggette, come si diceva, alla disciplina dettata dai regolamenti comunali, i quali dettano anche i criteri atti a stabilire la distanza tra esercizi, in rapporto alla densità della popolazione residente e fluttuante.
Il comma 2 dell’articolo 10 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, ha stabilito che l’esercizio delle attività di acconciatore e di estetista sarà d’ora in poi soggetto alla sola dichiarazione di inizio attività, resa ai sensi dell’art. 19 della legge n. 241/1990, da presentare al Comune territorialmente competente o allo sportello unico del Comune, laddove esiste, senza essere subordinate:
È in ogni caso fatto salvo il possesso dei requisiti di qualificazione professionale, ove prescritti, e la conformità dei locali ai requisiti urbanistici e igienico sanitari.
Dunque, in luogo dell’autorizzazione comunale, sarà sufficiente presentare una dichiarazione di inizio attività, resa ai sensi dell’art. 19 della legge n. 241/1990, nella quale l’interessato dovrà dichiarare:
a) di essere in possesso della prescritta qualificazione professionale (rilasciata dalla Commissione Provinciale dell’Artigianato o dal Comune), b) di svolgere l’attività in locali che rispettano sia i requisiti urbanistici che i requisiti igienico-sanitari.
Pertanto, l’esercizio di tali attività non potrà più essere legato:
a) né al possesso dell’autorizzazione, b) né ad alcun vincolo di distanza minima o di parametri numerici,
c) né all’obbligo di chiusura infrasettimanale.
. Se vuoi approfondire l’argomento delle liberalizzazioni, clicca QUI
2. LE NOVITA' INTRODOTTE DAL D. LGS. N. 59/2010, DI RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA SERVIZI EDALLA LEGGE N. 122, DI CONVERSIONE DEL D.L. N. 78/2010 2.1. Le novità introdotte dal D. Lgs. n. 59/2010, di recepimento della direttiva servizi
Con la sostituzione del comma 2 dell'art. 2 della legge n. 174/2005, da parte dell'art. 77, comma 1, del D.Lgs. 26 marzo 2010, n. 59, a decorrere dal 8 aprile 2010, l'esercizio dell'attività di acconciatore è soggetto a dichiarazione di inizio attività ai sensi dell'art. 19, comma 2, secondo periodo, della legge n. 241/1990, da presentare allo sportello unico di cui all'art. 38 del D.L. n. 112/2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133/2008.
Relativamente alle attività di acconciatore e di estetista, la semplificazione procedurale è limitata all’espressa previsione del ricorso alla dichiarazione di inizio attività contestuale all’inizio dell’attività stessa.
Per le attività di acconciatore è con l’occasione precisata la necessità che il responsabile tecnico garantisca la propria presenza durante lo svolgimento dell’attività. Analoga precisazione, con riferimento ad ogni sede dell’impresa, è introdotta relativamente all’esercizio dell’attività di estetista. Per quest’ultima attività si è provveduto inoltre ad
una riformulazione della norma vigente per evitare che la stessa potesse essere intesa come ingiustamente limitativa dell’esercizio dell’attività in relazione alla forma giuridica della relativa impresa.
2.2. Le novità introdotte dalla legge n. 122/2010, di conversione del D.L. n. 78/2010 A decorrere dal 31 luglio 2010, a seguito della riformulazione dell'art. 19 della legge n. 241/1990, per effetto del disposto di cui all'art. 49, comma 4-bis della legge 30 luglio 2010, n. 122, di conversione del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 - a decorrere dal 31 luglio 2010 - la "dichiarazione di inizio attività - DIA" è stata sostituita dalla "Segnalazione certificata di inizio attività - SCIA".
LE ATTIVITA' DI ACCONCIATORE E DI ESTETISTA LEGGI REGIONALI DI ATTUAZIONE REGIONE MARCHE La Regione Marche ha emanato la L.R. 20 novembre 2007, n. 17, che disciplina l’attività di acconciatore e di estetista.
•	Allegato A – percorso di durata triennale in assolvimento del diritto dovere all’istruzione formazione di 3200 ore, finalizzato all’avvio dell’attività dipendente di acconciatore; •	Allegato B - percorso di durata biennale di 1980 ore (biennio base tecnico/teorico) finalizzato all’avvio dell’attività dipendente di acconciatore;
E’ soggetto alla sanzione amministrativa da euro 500,00 a euro 1.000,00: a)	chi esercita l’attività in forma ambulante o di posteggio;
E’ soggetto alla sanzione amministrativa da euro 100,00 a euro 500,00:
a)	chi omette di esporre copia della dichiarazione di inizio attività nel locale destinato all’attività;
REGIONE MOLISE La Giunta della Regione Molise, con la Deliberazione n. 1184 del 10 ottobre 2007, ha deliberato di recepire quanto stabilito nell’Accordo tra il Governo, le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano del 29 marzo 2007, per la definizione dello standard professionale nazionale della figura unica di acconciatore, ai sensi della legge n. 174/2005, e di approvare il programma formativo del percorso biennale per il rilascio della qualifica di acconciatore e la durata minima del percorso stesso (Allegato A) e il programma formativo del percorso di specializzazione per il conseguimento dell’abilitazione all’esercizio della professione di acconciatore (Allegato B).
REGIONE LIGURIA La Regione Liguria ha regolamentato l’attività di acconciatore con la L.R. 5 giugno 2009, n. 23, recante “Disciplina dell'attività di acconciatore in attuazione della legge 17 agosto 2005, n. 174”.
REGIONE LAZIO La Regione LAZIO, con Deliberazione n. 868 del 9 novembre 2007, ha approvato il profilo professionale e formativo dell’Acconciatore in attuazione dell’art. 4 della legge 17 agosto 2005, n. 174 e dell’Accordo Stato-Regioni del 29 marzo 2007.
Con la medesima deliberazione ha, inoltre, istituito il corso di riqualificazione professionale per barbieri, previsto dal comma 5 lettera b) e dal comma 6 dell’art. 6 della legge 17 agosto 2005, n. 174 per coloro che vogliono trasformare tale attività in quella di Acconciatore.
REGIONE LOMBARDIA La Regione Lombardia, applicando quanto previsto dalla L.R. n. 1/2007, prosegue nella semplificazione amministrativa per l’avvio di attività economiche.
REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA La Giunta della Regione Autonoma della Sardegna, con Deliberazione n. 1/8 del 9 gennaio 2009, ha recepito quanto stabilito nell’Accordo tra il Governo, le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano del 29 marzo 2007, relativamente al profilo professionale dell’acconciatore e ha approvato il profilo professionale e formativo dell’Acconciatore (Allegato A), il corso di specializzazione (Allegato B) e il corso di riqualificazione per barbieri (Allegato C), istituiti ai sensi dell’art. 6 della legge 174/05, che costituiscono parti integranti e sostanziali della presente deliberazione.
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO La giunta provinciale della Provincia Autonoma di Trento, con la Deliberazione 13 giugno 2008, n. 1527, ha approvato:
REGIONE UMBRIA La Regione Umbria ha emanato la L.R. 20 maggio 2009, n. 12, recante "Disciplina per l’attività professionale di acconciatore".
L’esercizio dell’attività professionale di acconciatore,
in qualunque forma ed a qualsiasi titolo esercitata,
è subordinata al conseguimento dell’abilitazione
professionale e alla presentazione della dichiarazione di inizio attività al comune competente per territorio, previo possesso del nulla osta igienico-sanitario relativo ai locali in cui viene esercitata l’attività.
Sono soggette a dichiarazione di inizio attività
anche le attività di acconciatore svolte presso strutture
ricettive, centri commerciali, palestre, discoteche, luoghi di cura, di riabilitazione, di detenzione nonché nelle caserme o in altri luoghi per i quali siano stipulate convenzioni con pubbliche amministrazioni, nel rispettodei criteri stabiliti dalla normativa vigente.
L’abilitazione all’esercizio della professione si consegue a seguito del superamento di un esame tecnico-pratico finale, successivo allo svolgimento delle attività formative conformi agli standard regionali e dell’eventuale periodo di inserimento presso un’impresa di acconciatura, cosi come disposto dall’articolo 3 della L. n. 174/2005. All'art. 8 vengono previste le seguenti sanzioni amministrative:
Chiunque svolge trattamenti o servizi di acconciatura in assenza di uno o più requisiti o in violazione delle modalità, previste dalla presente legge, è soggetto al pagamento della sanzione pecuniaria di seguito indicata: a) per l’esercizio dell’attività senza il possesso dell’abilitazione professionale di acconciatore: da euro 2.000,00 ad euro 5.000,00; b) per l’esercizio dell’attività senza la presentazione della DIA: da euro 3.000,00 ad euro 5.000,00; c) per la mancata comunicazione della cessazione dell’attività, nonché di trasferimento ad altri dell’azienda: da euro 1.000,00 ad euro 3.000,00; d) per l’omessa esposizione delle tariffe professionali e del cartello degli orari e dei turni di chiusura: da euro 300,00 ad euro 1.000,00; e) per la mancata osservanza degli orari e turni di chiusura: da euro 100,00 ad euro 500,00.
REGIONE TOSCANA La Regione Umbria ha emanato la L.R. 3 giugno 2013, n. 29, recante "Norme in materia di attivita' di acconciatore.".
In particolare è da rilevare l’attenzione che la norma ha dedicato alla disciplina dei requisiti professionali. La nuova legge prevede, infatti, la possibilità, per chi ha già maturato un’esperienza consolidata nel settore, ma non possiede la qualifica di acconciatore, di ottenerla attraverso il superamento di un esame teorico-pratico, preceduto da un relativo periodo di formazione. Di conseguenza, tutti coloro che, al 12 settembre 2012, hanno svolto attività presso un’impresa di acconciatore per un periodo non inferiore a tre anni, oppure hanno svolto attività lavorativa a seguito di regolare contratto di apprendistato, possono ottenere la qualifica di acconciatore mediante il superamento di tale esame. La legge in commento demanda alla Giunta regionale il compito di definire, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della stessa, una serie di elementi, tra cui: - i percorsi formativi per svolgere l’attività, - i contenuti dei corsi, - gli standard di preparazione necessari e - la composizione della commissione per l’esame.
PROBLEMATICHE DI CARATTERE PARTICOLARE - CASISTICA 1. In Parlamento presentati disegni di legge sulle scienze estetiche e bionaturali
E' stata inviata a Manuela Dal Lago, presidente della Commissione Attività Produttiva della Camera, una lettera congiunta sottoscritta dai due presidenti degli estetisti di CNA e Confartigianato per chiedere l'avvio dell'esame parlamentare delle proposte di legge in materia.
Tra le varie proposte viene sollecitato l'esame della proposta di legge 3107 “Disciplina dell’attività professionale nel settore delle scienze estetiche e bionaturali”, della quale l’On.le Lorena Milanato è primo firmatario, presentata il 12 gennaio 2010 e assegnata all’esame della Commissione presieduta da Manuela Dal Lago.
Il disegno di legge prevede la figura dell' "operatore nel settore delle scienze estetiche e bionaturali".
. Se vuoi scaricare il testo della proposta di legge 3107, clicca QUI.
2. Stop ai massaggi in spiaggia, rischi di infezioni e fotosensibilizzazione
Lungo i litorali marini, lacustri e fluviali, nonchè nelle vicinanze degli stessi, e' vietato offrire, a qualsiasi titolo, prestazioni, comunque denominate riconducibili a massaggi estetici o terapeutici da parte di soggetti ambulanti.
Lo stabilisce l’art. 1 dell’ Ordinanza del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali del 1° luglio 2009, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 166 del 20 luglio 2009.
Il particolare contesto in cui l'attività si svolge non garantisce il rispetto di adeguate condizioni igieniche, ne' l'erogazione della prestazione in ambiente appropriato.
Nell'esecuzione di tale attività, l'igiene personale dell'operatore e, in particolare, l'igiene delle mani e' fondamentale per prevenire la trasmissione di infezioni cutanee, quali, ad esempio, verruche e dermatofitosi.
Nell'attività in questione, inoltre, vengono spesso utilizzati oli, pomate, creme, unguenti e altri prodotti, la cui composizione e la cui origine non sono note e che potrebbero generare fenomeni di fotosensibilizzazione della pelle, anche in considerazione dell'ambiente in cui vengono applicati, nonche' altre affezioni cutanee.
Una analoga ordinanza (11 maggio 2011) è stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 161 del 13 luglio 2011. Il Ministero della Salute, al fine di garantire la tutela dell’incolumità pubblica, fa espresso divieto, a qualsiasi titolo, di offrire, lungo i litorali marini, lacustri e fluviali, prestazioni, comunque denominate riconducibili a massaggi estetici o terapeutici da parte di soggetti ambulanti.
Il testo delle due Ordinanze viene riportato tra i Riferimenti normativi.
3. Apparecchiatura per l'abbronzatura temporanea - Abbronzatura spray
La Regione Friuli Venezia Giulia, Direzione regionale delle attività produttive, con il Parere n. 8985 del 19 maggio 2011 ha affrontato un argomento singolare. Ci sono delle ditte che propongono agli acconciatori e agli estetisti un apparecchiatura per l'abbronzatura temporanea (della durata di circa un mese) del viso e del decoltè che emette, sotto forma di nebulizzazione, "sostanze abbronzanti", chiamata "Abbronzatura spray".
Il parere risponde a tre seguenti quesiti:
1) se tale apparecchiatura possa rientrare tra quelle previste per lo svolgimento dell'attività di acconciatore e se i prodotti utilizzati possono essere annoverati tra i prodotti cosmetici come definiti dalla legge n. 713/1986;
2) se tale trattamento debba o meno essere annoverato tra i trattamenti estetici e se quindi debba o meno essere esercitato esclusivamente da un'estetista;
3) se tale appercchiatura rientri o meno tra quelle elencate nell'Allegato A alla L.R. n. 12/2002.
In merito al primo quesito, la Regione ritiene che l'utilizzo di tale spray - peraltro erogato da una specifica apparecchiatura - non rientra nell'ipotesi di "attuazione di tecniche manuali", di cui all'art. 25, comma 1, della L.R. n. 12/2002.
In merito agli altri due quesiti viene, innanzitutto, evidenziato che non esiste un elenco delle apparecchiature per lo svolgimento dell'attività di acconciatore e che l'utilizzo dello spray per l'abbronzatura esula dalla definizione dell'attività di parrucchiere di cui all'art. 27 della L.R. n. 12/2002 e non ha niente a che vedere con gli spray normalmente utilizzati nei trattamenti dei capelli.
Si evidenzia, inoltre, che l'elenco degli apparecchi elettromeccanici per uso estetico di cui all'Allegato A alla L.R. n. 12/2002 è tassativo ed è un numero chiuso e tale apparecchiatura non rientra in tale elencazione.
Ne con segue che l'utilizzo di tale spray abbronzante non richiede la qualificazione professionale di estetista.
- Si riporta il testo del parere:
. Regione Friuli Venezia Giulia - Direzione regionale delle attività produttive - Parere n. 8985 del 19 maggio 2011: Quesito su attività di parrucchiere misto / acconciatore ed uso di apparecchiatura per abbronzatura. 4. Acconciatori ed estetisti – Indicazione del nominativo del responsabile tecnico nella visura camerale – Nota del Ministero dello Sviluppo Economico Il Ministero dello Sviluppo Economico, con una nota del 10 agosto 2011, Prot. 0153578, risponde ad una questione sollevata dalla Regione Piemonte, la quale suggerisce che, a livello nazionale, possa venir indicato, sulla visura camerale, il nominativo del responsabile tecnico per le attività di estetista e acconciatori, abbinato alla sede per cui è preposto. Ciò per evitare l’affermarsi della tipologia del cd. "responsabile tecnico prestanome". Si tratta, in realtà, di responsabili tecnici fittizi, che non svolgono l'attività in modo continuativo al servizio di una sola impresa ma si limitano a "prestare" il proprio nome a più imprese contemporaneamente, anche aventi sede in Regioni diverse, raggirando così la normativa. Il Ministero, pur ribadendo la necessità di privilegiare il “principio di tipicità” che regge il Registro delle imprese e il REA e il principio dell’efficacia informativa dei “repertori” che devono rispondere a “criteri di prevedibilità”, ritiene che la normativa che ha riordinato la disciplina dei SUAP (D.P.R. n. 160/2010) e l’introduzione dell’art. 43-bis nel testo unico della documentazione amministrativa (D.P.R. n. 445/2000) da parte dell’art. 6 del D.L. n. 70/2011, abbiano ampliato il novero delle informazioni relative alle imprese che pervengono al REA tramite il SUAP. In tale contesto, il Ministero arriva alla seguente conclusione: la nomina del responsabile tecnico preposto alla singola localizzazione dell’impresa esercente l’attività di acconciatore o di estetista, pervenuta al REA tramite il SUAP, deve risultare nella visura camerale e quindi essere certificabile.
5. Semplificazioni relative a registri di carico e scarico e allo smaltimento dei rifiuti e MUD Il Decreto-Legge del 6 dicembre 2011 n. 201, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici", convertito dalla Legge del 22 dicembre 2011 n. 214, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 27 dicembre 2011, ha emanato alcune disposizioni in materia di semplificazione della gestione dei rifiuti speciali per alcune attività.
Al Titolo IV, Capo III, l'art. 40 comma 8 dispone che "i soggetti che svolgono le attività di estetista, acconciatore, trucco permanente e semipermanente, tatuaggio, piercing, agopuntura, podologo, callista, manicure, pedicure e che producono rifiuti pericolosi e a rischio infettivo (CER 180103: aghi, siringhe e oggetti taglienti usati)" possono assolvere l'obbligo di registrazione sul registro di carico e scarico dei rifiuti e l'obbligo della comunicazione MUD al Catasto dei rifiuti, attraverso la compilazione e conservazione, in ordine cronologico, dei formulari di trasporto.
6. MASSAGGI SHIATSU - Attività iscrivibile nel Registro imprese L'attività di massaggi shiatsu, ove non venga considerata "professione sanitaria", rientra nell'ambito di applicazione della L. 14 gennaio 2013, n. 4. tale disciplina, che detta regole generali, precisa in particolare all'art. 1, commi 2 e soprattutto 5, che l'attività può essere svolta anche in forma di impresa.
Quindi, nel caso si ravvisino gli elementi caratterizzanti l'attività di impresa, dettati dall'art. 2082 del Codice civile (organizzazione, professionalità, economicità), l'attività è iscrivibile nel registro delle imprese.
Sono queste le precisazioni fatte dal Ministero dello Sviluppo Economico, in una Nota del 7 marzo 2013, Prot. 0039544, inviata in risposta ad un quesito posto da un commercialista di Trento, ed inviata, per conoscenza, alla Camera di Commercio e al Comune di Trento.
. Ministero dello Sviluppo Economico - Parere del 7 marzo 2013, prot. 0039544 - Richiesta di chiarimenti in merito all'attività di massaggi shiatsu.
7. "AFFITTO DI POLTRONA" e "AFFITTO DI CABINA" 7.1. Acconciatore ed estetista - Possibili contratti di "affitto di poltrona" e di "affitto di cabina" - Intervento del Ministero dello Sviluppo Economico L'esercente dell'attività di impresa, tanto di acconciatore quanto di estetista, possono consentire l'utilizzo dei propri spazi, mediante tutte le forme contrattuali consentite dalla legge, sia ad acconciatori che ad estetisti, con la sola condizione che questi siano in possesso dei prescritti titoli abilitativi.
Sia secondo la legge n. 174 del 2005, per quanto riguarda l'attività di acconciatore, che secondo la legge n. 1 del 1990, per quanto riguarda l'attività di estetista, l'ipotesi di "affitto di poltrona" o di "affitto di cabina" è possibile tra imprese, mediante uno specifico contratto in base al quale un titolare di salone di acconciatore o di centro estetico concede in uso una parte dell'immobile e delle attrezzature, verso pagamento di un determinato corrispettivo.
Non solo, per quanto riguarda l'attività di acconciatore, l'art. 2, comma 6, della L. n. 174/2005 consente l' "affitto di poltrona" anche a "soggetti non stabilmente inseriti all'impresa", purchè in possesso della prevista abilitazione.
Inoltre, poiché ai sensi dell'art. 9, comma 1, della legge n. 1/1990, l'attività di estetista può essere svolta anche unitamente all'attività di barbiere o di parrucchiere, purchè in possesso dei relativi requisiti abilitativi, l' "affitto di poltrona" per l'attività di acconciatore anche a non imprenditori risulterebbe possibile anche da parte di un gestore di un centro estetico, in possesso, oltre che dell'abilitazione di estetista, anche dell'abilitazione di acconciatore.
Cosa non consentita all'attività di estetica, in quanto la normativa prevede che tale attività possa essere esercitata solo in forma di impresa, non consentendo l'esercizio a soggetti non iscritti all'Albo delle imprese artigiane o nel Registro delle imprese.
Le possibilità di "affitto di poltrona" e di "affitto di cabina", consentite in base alla legislazione statale attualmente vigente e conformi alle disposizioni ulteriori emanate in tema di liberalizzazione delle attività economiche, naturalmente "non prescindono dal rispetto delle ulteriori disposizioni previste dalla legislazione nazionale e dalla legislazione regionale in materia contrattuale, gius-lavoristica, contabile, fiscale e igienico-sanitaria".
E' questo, in sintesi, il parere del Ministero dello Sviluppo Economico, contenuto nella Risoluzione del 31 gennaio 2014, Prot. 0016361, il cui testo viene riportato nei Riferimenti normativi.
- Sull'argomento si riporta una scheda elaborata dalla CNA:
. L'AFFITTO DI POLTRONA O DI CABINA - Una opportunità per i titolari di attività di acconciatura ed estetica.
7.2. GIUGNO 2015 - ATTIVITA’ DI ACCONCIATURA - Affitto di poltrona - Nuovo parere del Ministero dello Sviluppo Economico Con il Parere del 9 giugno 2015, Prot. 86335, il Ministero dello Sviluppo Economico risponde al quesito relativo alla fattispecie dell’affitto di poltrona e volto a conoscere «se con il contratto di affitto di poltrona possano affidarsi sia gli spazi sia anche le attrezzature e gli strumenti dell’attività o se le stesse debbano essere distinte per i due soggetti (o solo preferibilmente)». Come è noto, lo strumento dell’affitto di poltrona configura un rapporto contrattuale tra due distinti imprenditori, le cui attività sono gestite in reciproca autonomia nel rispetto delle vigenti disposizioni nazionali e locali in materia contrattuale, giuslavoristica, fiscale, contabile, di sicurezza igienico-sanitaria e dei luoghi di lavoro.
Con specifico riferimento alla questione oggetto del quesito formulato, il Ministero richiama quanto già rilevato in una precedente circolare (del 31 gennaio 2014, Prot. 16361), e precisamente che «per ragioni igienico-sanitarie, nonché al fine della corretta attribuzione di responsabilità, potrebbe essere evitato l’uso promiscuo dei medesimi strumenti utilizzati dal concedente da parte dell’affittuario di poltrona». Nel silenzio della vigente normativa, che non prevede alcun obbligo in tal senso, e fatte naturalmente salve le previsioni di cui alla disciplina, anche di natura regolamentare, eventualmente posta dagli Enti territoriali, non può che ritenersi – conclude il Ministero - che la netta distinzione degli strumenti e delle attrezzature in uso ai soggetti, concedente ed affittuario, coinvolti nell’affitto di poltrona ”non possa che costituire l’indicazione da parte di questa Amministrazione circa l’auspicabilità, per le ragioni e le finalità sopra cennate, della soluzione proposta”.
Il testo del parere ministeriale viene riportato nei Riferimenti normativi
7.3. FEBBRAIO 2016 - “AFFITTO DI POLTRONA” e “AFFITTO DI CABINA” - Ancora chiarimenti dal Ministero dello Sviluppo Economico Con due nuovi pareri - il primo del 8 febbraio 2016, Prot. 32215 e il secondo del 10 febbraio 2016, Prot. 35008 – il Ministero dello Sviluppo Economico, sollecitato dalla richiesta di chiarimenti da parte di due Comuni, torna sull’argomento dell’attività di acconciatore e di estetista e, in particolare, sulla possibilità della coesistenza di più attività esercitate da parte di soggetti diversi all’interno dei medesimi locali, con particolare riferimento alla fattispecie del c.d. «affitto di poltrona» o «affitto di cabina».
Nel primo parere vengono affrontate più questioni: a) il problema della possibilità di ricorrere all’istituto dell’ “affitto di cabina” anche nei casi in cui l’attività esercitata dal cedente sia attività diversa da quella che intende intraprendere il concessionario; b) se il cedente debba essere in possesso, personalmente o attraverso la figura del responsabile tecnico, dei requisiti richiesti per l’attività oggetto dell’affitto di cabina/poltrona;
c) se il cedente, qualora fosse necessaria la nomina del responsabile tecnico per l’attività che intende svolgere il concessionario, debba presentare una SCIA per la stessa da cui si evinca il direttore nominato;
d) se due diverse attività possano coesistere nel medesimo locale, pur essendo intestate a due titolari diversi;
e) se è possibile estendere la fattispecie del c.d. “affitto di poltrona” ad attività artigianali diverse da quella di acconciatore ed estetista, con espresso riferimento alle «attività artigianali di onicotecnico e di tatuatore e piercing».
Con riferimento alla questione «se è possibile estendere la fattispecie del c.d. “affitto di poltrona” ad attività artigianali diverse da quella di acconciatore ed estetista, con espresso riferimento alle «attività artigianali di
onicotecnico e di tatuatore e piercing», il Ministero ha risposto quanto segue:"rilevata l’insussistenza di norme ostative rispetto ad una siffatta fattispecie, pare potersi concludere nel senso della legittimità di una estensione della fattispecie dell’affitto di poltrona anche alle richiamate, differenti, attività artigianali di onicotecnico, tatuatore e piercing, ove chiaramente siano pienamente rispettate tutte le ulteriori disposizioni normative previste
dalla legislazione nazionale e regionale in materia, tra l’altro, contrattuale, giuslavoristica, contabile, fiscale ed igienico-sanitaria".
Nel secondo parere viene affrontato il problema della regolarità dello svolgimento dell’attività di estetista per la quale, da soggetti diversi, sono state presentate due distinte SCIA, con indicazione di avvio di attività in medesimo locale. Lo svolgimento in medesimo locale di attività di estetista da parte di due imprese autonome è da ritenersi possibile, a condizione che ciascuna di esse individui un diverso responsabile tecnico per lo svolgimento dell’attività, il quale deve essere presente durante lo svolgimento dell’attività medesima.
Il responsabile tecnico deve garantire la propria presenza durante lo svolgimento delle attività di estetica e dovrà essere iscritto nel Repertorio delle notizie economico amministrative (REA) contestualmente alla trasmissione della segnalazione certificata di inizio di attività.
Il testo dei due pareri ministeriali viene riportato nei Riferimenti normativi.
8. Attività di estetista - Possibilità di affidare la direzione tecnica dell’impresa in associazione in partecipazione - Parere del Ministero dello Sviluppo Economico Come per le attività imprenditoriali soggette a regolamentazione, quali: l’attività di installazione di impianti, di autoriparazione, ecc., anche per l’attività di estetica è possibile nominare responsabile tecnico un soggetto associato in partecipazione, dotato dei requisiti tecnici, acclarati tramite SCIA.
Lo ha stabilito il Ministero dello Sviluppo Economico con la Risoluzione n. 53305 del 1° aprile 2014.
Tuttavia, per stabilire se l’associato sia immedesimato nell’impresa come un lavoratore dipendente o un socio prestatore d’opera, oppure se tale relazione non sussista, ricorrendo le figure del consulente o del professionista esterno (escluse tassativamente dalla legge), il Ministero richiama la necessità dell’acquisizione:
1) della redazione per iscritto del relativo contratto, da cui risulti il numero di ore e/o il compenso minimo per la prestazione dell’associato;
2) di una dichiarazione resa da entrambi i soggetti (associante e associato) in ordine alla tipologia dell’apporto fornito dal secondo ed alla riconducibilità del medesimo a quel tipo di rapporto oggettivo e biunivoco che caratterizza l’immedesimazione.
Il testo della Risoluzione ministeriale cui testo viene riportato nei Riferimenti normativi.
9. PRODOTTI SBIANCANTI COSMETICI - PRODOTTI SBIANCANTI PER DENTI - Direttive dall'Europa 9.1. Prodotti sbiancanti cosmetici
La Commissione europea ha disciplinato in modo severo e definitivo i prodotti sbiancanti per denti con un tenore di perossido di idrogeno compreso tra lo 0,1 e il 6 per cento (presente o liberato) nel quadro della legislazione sui prodotti cosmetici (Direttiva 2011/84/EU), in particolare mediante restrizioni dell'impiego, autorizzando unicamente i dentisti a vendere tali prodotti e con avvertenze specifiche.
I prodotti sbiancanti per denti destinati allo schiarimento o allo sbiancamento dentale vanno classificati come prodotti cosmetici (prodotti per l'igiene orale). Con la Direttiva 2011/84/EU del 20 settembre 2011 (Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Europea il 29 ottobre 2011), sono state portate modifiche alla direttiva 76/768/CEE relativa ai prodotti cosmetici, al fine di adeguarne l'allegato III ai progressi tecnici ai fini del SEE.
Innanzitutto vanno fissati due punti:
1. La direttiva si riferisce solo ed esclusivamente ai prodotti per lo sbiancamento domiciliare, classificati come cosmetici, che fino a ora potevano essere liberamente acquistabili dal consumatore sul mercato. Obiettivo: evitare utilizzi impropri da parte del libero consumatore.
2. La direttiva non fa alcun riferimento ai dispositivi medici (DM) destinati allo sbiancamento domiciliare assistito e a quello professionale, eseguiti alla poltrona, di esclusiva competenza, gestione e distribuzione degli operatori sanitari qualificati e abilitati (dentisti e igienisti), previa visita, valutazione di idoneità e scelta della procedura.
Va poi evidenziata la differenza tra sbiancanti "cosmetici" e "dispositivi medici"
I cosmetici sono i prodotti per i quali non serve l'autorizzazione alla vendita e alla pubblicità e nessuno studio o ricerca da depositare al ministero; gli sbiancanti classificati come cosmetici non devono contenere H2O2 a concentrazione superiore al 6%.
I dispositivi medici (DM) per poter riportare la marcatura CE, a differenza dei cosmetici, devono rispondere a requisiti definiti "essenziali", per garantire l'efficacia, la sicurezza e la salute del paziente, degli utilizzatori e di eventuali terzi. La concentrazione di H2O2, presente o liberata da altri composti è compresa tra il 6% e il 40 %. Sono raggruppati in funzione della loro complessità e del potenziale rischio per il paziente, in quattro classi:
I, IIa, IIb, III.
L'appartenenza di un prodotto a una classe con valore ascendente è garanzia di maggior documentazione tecnica del prodotto; la maggior parte degli sbiancanti DM rientra nella classe IIa ed è di tipo invasivo, in quanto penetra attraverso un orifizio del corpo, con durata temporanea e svolge l'unica funzione di rimuovere le discromie dentali. Dopo queste precisazioni si possono così sintetizzare i punti salienti della Direttiva:
1. Secondo il CSSC (Comitato Scientifico per la Sicurezza del Consumatore) le farmacie e la grande distribuzione potranno vendere al consumatore, in assoluta sicurezza, solo sbiancanti cosmetici con concentrazione < 0,1%. Viene da chiedersi quali siano, eccezion fatta per dentifrici e collutori, e come possano sbiancare.
2. Secondo il CSSC i prodotti sbiancanti cosmetici con concentrazioni di H2O2 comprese tra lo 0,1% fino al 6%, (che devono essere chiaramente indicate sulla confezione) possono essere venduti solo dagli operatori odontoiatrici e sono considerati sicuri solo se preceduti da una valutazione clinica e diagnosi che stabilisca l'idoneità al trattamento, ed escluda altri fattori di rischio.
3. La prima applicazione del prodotto dovrà avvenire con la supervisione di un operatore odontoiatrico abilitato e qualificato e solo dopo questa il paziente potrà continuare il trattamento al domicilio.
4. Le concentrazioni superiori al 6% di H2O2 continueranno a essere proibite. IN SINTESI: I prodotti per lo sbiancamento dentale contenenti fino allo 0,1% di perossido di idrogeno continueranno a essere disponibili liberamente sul mercato ai consumatori.
Per i prodotti contenenti perossido di idrogeno in concentrazione dallo 0,1% al 6%, sarà necessaria una visita odontoiatrica, per assicurare l'assenza di fattori di rischio o patologie orali, e un primo trattamento eseguito dal dentista, dopodiché il paziente sarà in grado di continuare il trattamento da solo.
Non sarà permesso l'utilizzo di questi prodotti a soggetti di età inferiore ai 18 anni.
I prodotti sbiancanti contenenti perossido di idrogeno in concentrazione superiore al 6% continueranno ad essere vietati.
. Se vuoi scaricare il testo della Direttiva, clicca QUI.D.M. 5 novembre 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 22 del 26 gennaio 2013.
9.2. Prodotti sbiancanti per denti
I prodotti sbiancanti per denti sono attualmente molto di moda e dispongono di molti fornitori. La tendenza, proveniente dagli Stati Uniti, a sottoporsi a uno sbiancamento dentale per motivi estetici, sta prendendo sempre più piede in Europa e non è priva di conseguenze per la salute.
Lo sbiancamento dentale è una procedura odontoiatrica che permette di migliorare il colore dei denti, rendendoli più bianchi. A questo primo tipo di sbiancamento, cosiddetto “cosmetico”, si affiancano altri tipi di sbiancamenti utili per risolvere discromie dentali, anche severe, dovute a patologie sistemiche (per esempio la fluorosi, disordini ematici, etc) oppure agli esiti di terapie con alcuni tipi di antibiotici (ad esempio, le tetracicline). I prodotti che vengono utilizzati a tal fine contengono principalmente perossido di idrogeno e perossido di carbammide, impiegati in varie concentrazioni a seconda della tecnica che si intende utilizzare e delle esigenze del paziente. Lo sbiancamento funziona grazie alla liberazione di ossigeno da parte del perossido di idrogeno o di carbammide nel momento in cui viene posto a contatto con i denti. Queste molecole di ossigeno vanno a disgregare le molecole dei pigmenti responsabili della discromia, e dunque rendendole non più visibili. Lo sbiancamento dentale agisce solo sui denti natura
li, non agisce su corone protesiche, otturazioni o qualsiasi altro materiale da restauro presente nel cavo orale. Dopo il trattamento sbiancante, eventuali corone protesiche od otturazioni potranno essere maggiormente visibili in quanto non più adeguate al nuovo colore raggiunto dai denti naturali. In tal caso potranno essere sostituite con altre dello stesso colore dei denti sbiancati.
(Fonte_ Wikipedia)
Il 20 settembre 2011, il Consiglio della UE ha adottato Direttiva 2011/84/EU che modifica la Direttiva 76/768 sui prodotti cosmetici, al fine di continuare ad autorizzare l'uso di perossido di idrogeno in concentrazione massima pari allo 0,1% nei prodotti dentali, inclusi gli sbiancanti o i prodotti sbiancanti. L'uso di prodotti sbiancanti che contengono la sostanza in concentrazioni tra lo 0,1% e il 6% richiedono un esame clinico e il trattamento iniziale da parte di un dentista. Gli stessi consumatori potranno continuare il trattamento.
Sbiancamento professionale con la lampada a led
Questa tecnica consiste nell’applicazione sui denti del paziente di apposite sostanze sbiancanti a base di perossido di idrogeno o perossido di carbamide ad alta concentrazione, che vengono attivate rendendo disponibile il principio attivo sulla superficie del dente, ma per un periodo di tempo limitato.
Ma in cosa consiste lo sbiancamento con la lampada led?
La tecnica dello sbiancamento dentale con la lampada led consiste nell’applicazione di un gel a base di perossido di idrogeno (H2O2) sulla superficie dei denti. Lo stesso gel, attivato dalla lampada, rilascia radicali liberi che penetrano attraverso lo smalto dentale e raggiungono le molecole pigmentate dei denti – responsabili di macchie o del loro ingiallimento, frantumandole mediante reazioni di ossido-riduzione; di conseguenza, i denti appaiono più bianchi e lucidi. L’effettivo “sbiancamento” dei denti è visibile immediatamente dopo la prima seduta e, nei giorni successivi, l’estetica del sorriso migliora ulteriormente. 9.3. 3 GIUGNO 2014 - REGIONE TOSCANA - Divieto di effettuare trattamenti di sbiancamento dentale nei centri estetici. Spetta all’odontoiatra la decisione sull’opportunità di effettuarli A seguito di un preciso quesito posto dai Carabinieri dei NAS di Livorno all’Assessorato al Diritto alla Salute della Regione Toscana sulla possibilità di effettuare trattamenti di sbiancamento dentale con l’utilizzo di lampade a led nei centri estetici, il Consiglio Sanitario Regionale della Toscana risponde, con il parere N58/2014 del 3 giugno 2014, precisando che la responsabilità dei trattamenti sbiancanti rientra tra quelli dell’odontoiatra.
Il parere ribadisce, inoltre, che la lampada a LED non rientra tra le apparecchiature che può avere un centro estetico (D.M. n. 110/2011) e che l’estetista può effettuare prestazioni e trattamenti solo sulla superficie corporea (L.R. n. 28/2004) e non su organi interni a cavità naturale, quali sono i denti all'interno della bocca.
Questo pronunciamento risulta essere importante in quanto si riferisce a trattamenti effettuati con lampade che utilizzano gel sbiancanti con rilascio di perossido di idrogeno in percentuale inferiore allo 0,1%.
Nell’esprimere il proprio parere il CSR ha sentito la componente odontoiatrica che ha sottolineato come anche trattamenti con tale percentuale di rilascio di perossido di idrogeno dovrebbero essere preceduti da visita odontoiatrica che ne accerti l’assenza di controindicazioni o di fattori di rischio in quanto sulle stesse indicazioni di tali prodotti sono riportate avvertenze quali:
• non utilizzare su bambini di età inferiore a 12 anni,
• non utilizzare in donne in stato di gravidanza, • non agisce su denti ricostruiti con otturazioni corone ponti o faccette,
• non abusare nell’uso,
• non utilizzare nelle due settimane precedenti o successive ad interventi chirurgici,
• chiedere consiglio al proprio dentista se si soffre di ipoplasia o di altre patologie correlate alla fragilità dello smalto. 10. MASSAGGI RIVOLTI GENERICAMENTE AL BENESSERE DELLA PERSONA – Non applicabile la disciplina dell’attività di estetista I massaggi finalizzati al “benessere della persona” non rientrano nella attività di estetista, fatti salvi i requisiti igienico sanitari.
Lo ha riconfermato il Ministero dello Sviluppo Economico con il Parere del 4 novembre 2014, Prot. 0194665, con il quale lo stesso Ministero inoltrava una nuova richiesta di parere di conferma al Ministero della Salute.
Il Ministero dello Sviluppo Economico si era, infatti, già pronunciato in tal senso con Nota del 8 luglio 2013, Prot. 114579, portando a sostegno della propria tesi il parere del Ministero della Salute, espresso con la nota del 7 agosto 2013, Prot. 36979, nella quale si sosteneva che “l’attività del massaggio tailandese non è annoverabile tra le prestazioni sanitarie, poiché non ha finalità terapeutica, né tanto meno finalità estetica”. Il Ministero della Salute concordava, pertanto, con quanto affermato dal Ministero dello Sviluppo Economico con la citata nota relativamente alla non applicabilità della disciplina dell’attività di estetista ai centri di massaggio tailandese.
Nella nota il Ministero dello Sviluppo Economico sosteneva che, in mancanza di specifiche disposizioni legislative, le attività di massaggi, non riconducibili alle tipologie previste dall’art. 1 della L. n. 1 del 1990, ma riguardanti il più generico mantenimento di una naturale condizione di “benessere”, non devono essere sottoposte a specifiche restrizioni all’esercizio (art. 1, comma 2, D.L. n. 1/2012, convertito dalla L. n. 27/2012), quali ad esempio il possesso del titolo abilitante alla professione di estetista, fatti salvi, in ogni caso, il rispetto delle generali norme igienico-sanitarie applicabili nonché ogni eventuale profilo demandato alle disposizioni regionali o comunali (ad es. relativamente all’idoneità dei locali).
Ma, considerato che in materia continuano a persistere posizioni discordanti, il Ministero dello Sviluppo Economico ha inoltrato formale richiesta al Ministero della Salute di chiarire se quanto sostenuto nella nota n. 36979 del 7 agosto 2013 sia ancora da ritenersi valido, anche in considerazione della posizione assunta dal Consiglio di Stato con l’Ordinanza n. 5355 del 2008, con la quale veniva accolto l’appello contro un’ordinanza del TAR Veneto concernente un ordine di cessazione dell’attività di estetista in considerazione del fatto che “l’attività di estetista ricomprende qualunque trattamento finalizzato al benessere del corpo, ivi compresi i massaggi rilassanti e l’attività di riflessologia plantare”.
Il testo dei pareri e delle note ministeriali citati viene riportato nei Riferimenti normativi.
11. ACCONCIATORE AMBULANTE - Parere del Ministero sull’esercizio dell’attività tramite l’impiego di un veicolo speciale accessoriato adibito a salone (c.d. “Hair Truck”) Due giovani ragazze di Lecce hanno vinto, nell’ambito ed in esito ad un concorso volto a finanziare progetti di imprenditoria femminile, un premio consistente in un contributo a fondo perduto per la realizzazione della propria iniziativa imprenditoriale. Il progetto finanziato prevedeva «l’espletamento di un’attività di impresa di acconciatore itinerante c.d. HAIR TRUCK», il cui elemento connotante era quello di prestare servizio di coiffeur on the road (detersione, taglio e asciugatura) attraverso l’impiego di un veicolo speciale munito permanentemente di specifiche attrezzature e adibito a salone per acconciatore.
Si trattava di un’idea innovativa con una duplice funzione: d’estate offrire ai tanti turisti delle località balneari la possibilità di un “ritocco” tra la spiaggia e un happy hour, in bassa stagione servire, invece, i piccoli comuni e raggiungere le persone che avevano problemi di muoversi dalla loro abitazione.
All’istante non è risultato, pertanto, possibile beneficiare del contributo ottenuto «in ragione del fatto che le è stata negata l’iscrizione alla Camera di Commercio di Lecce e impedito di fatto lo svolgimento della predetta attività di impresa in virtù dell’art. 2 della legge 17/08/2005 n. 174». Il comma 4 dell’art. 2 della L. n. 174/2005 stabilisce, infatti, in maniera esplicita che “Non è ammesso lo svolgimento dell'attività di acconciatore in forma ambulante o di posteggio”. L’offerta del servizio mediante l’utilizzo di un «veicolo speciale» appositamente adattato ed attrezzato per la prestazione in esso dell’attività di acconciatura non può non essere qualificata come “esercizio in forma ambulante” e pertanto non può essere permessa in base alla citata disposizione.
Alla luce della vigente disciplina normativa in materia di prestazione dell’attività professionale di acconciatura, il Ministero ritiene, in conclusione, “di non poter aderire alle prospettazioni formulate dall’interpellante, dovendo al contrario desumere dal complessivo esame delle disposizioni richiamate la perdurante vigenza, allo stato, di un divieto di prestazione del servizio secondo le modalità descritte nell’interpello”.
. Se vuoi approfondire l'argomento inerente i solarium e i centri di abbronzatura, clicca QUI.
. Se vuoi approfondire l’argomento della costruzione, ricostruzione e applicazione delle unghie, clicca QUI.
. Se vuoi consultare l’Albo delle imprese artigiane, clicca QUI. . Se vuoi consultare i PARERI espressi dalla Regione Veneto relativi alle attività di barbieri, parrucchiere ed estetista, clicca QUI. APPROFONDIMENTI
- Per un maggiore e dettagliato approfondimento delle attività di acconciatore e di estetista, si riportano le seguenti schede, curate da Claudio Venturi, dal titolo:
. La nuova disciplina dell'attività di acconciatore. . Disciplina dell'attività di estetista. (Adempimenti - Tabelle riepilogative - Casistica). La disciplina delle attività di barbiere-parrucchiere, acconciatore ed estetista a confronto
. Barbiere e parrucchiere - Estetista - Acconciatore. Le rispettive normative a confronto. RIFERIMENTI NORMATIVI NORMATIVA NAZIONALE
. L. 14 febbraio 1963, n. 161: Disciplina dell'attività di barbiere, parrucchiere ed affini. (Testo aggiornato con le modifiche apportate, da ultimo, dall’art. 77, comma 2.bis, aggiunto dall’art. 15, comma 2, D.Lgs. 6 agosto 2012, n. 147 (G.U. n. 202 del 30 agosto 2012 – Suppl. Ord. n. 177) – In vigore dal 14 settembre 2012.). . L. 4 gennaio 1990, n. 1: Disciplina dell'attività di estetista. (Testo aggiornato con le modifiche apportate, da ultimo, dagli articoli 78 e 85 del D. Lgs. 26 marzo 2010, n. 59 - In vigore dal 8 maggio 2010 e dall’art. 16, comma 1, D.Lgs. 6 agosto 2012, n. 147 – In vigore dal 14 settembre 2012). . D.M. 21 marzo 1994, n. 352: Regolamento recante i contenuti tecnico culturali dei programmi, dei corsi e delle prove di esame al fine del conseguimento della qualifica professionale di estetista. . Legge 17 agosto 2005, n. 174: Disciplina dell’attività di acconciatore. (Testo aggiornato con le modifiche apportate, da ultimo, dall'art. 77 del D. Lgs. 26 marzo 2010, n. 59 - In vigore dal 8 aprile 2010 e dall'art. 15, comma 1, lett. a), D.Lgs. 6 agosto 2012, n. 147 – In vigore dal 14 settembre 2012). . CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO, LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO - Accordo del 29 marzo 2007, n. 65/CSR: Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano per la definizione dello standard professionale nazionale della figura dell’acconciatore, ai sensi della legge 17 agosto 2005 n. 174. . Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali - Ordinanza del 1° luglio 2009: Ordinanza contingibile e urgente per la tutela dell'incolumità pubblica dal rischio derivante dall'esecuzione di massaggi lungo i litorali. . D. Lgs. 26 marzo 2010, n. 59: Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno. Artt. 77 e 78. . Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Circolare n. 3635/C del 6 maggio 2010: Decreto legislativo 26 marzo 2010, n 59, di attuazione della Direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno. Titolo II. Procedimenti di competenza del Ministero dello sviluppo economico - Circolare esplicativa. . Ministero della Salute - Ordinanza del 11 maggio 2011: Ordinanza contingibile ed urgente per la tutela dell'incolumità pubblica dal rischio derivante dall'esecuzione di massaggi lungo i litorali. . DECRETO 12 maggio 2011, n. 110: Regolamento di attuazione dell'articolo 10, comma 1, della legge 4 gennaio 1990, n. 1, relativo agli apparecchi elettromeccanici utilizzati per l'attivita' di estetista. . DECRETO 12 maggio 2011, n. 110 - ALLEGATI. . Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Nota del 10 agosto 2011, Prot. n. 0153578: Inserimento del responsabile tecnico per acconciatori ed estetisti in visura camera - Richiesta di parere. . Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica - Registro imprese - Divisione IV - Promozione della concorrenza - Parere del 8 luglio 2013, Prot. 0114579: Qualificazione giuridica dei "centri messaggi" che erogano esclusivamente prestazioni di massaggi.
. Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica - Parere del 31 gennaio 2014, Prot. n. 0016361: Contratto di "affitto di poltrona" e di "affitto di cabina" per le attività di acconciatore ed estetista. . Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica - Divisione XXI - Registro delle Imprese - Divisione VI - Servizi e professioni - Parere del 1° aprile 2014, Prot. n. 0053305: Attività di estetista. Possibilità di affidare la direzione tecnica dell’impresa in associazione in partecipazione. . Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica - Divisione XXI - Registro delle Imprese - Divisione VI - Servizi e professioni - Parere del 27 ottobre 2014, Prot. n. 188379: Parere su avvio attività di acconciatore. . Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica - Registro imprese - Divisione IV - Promozione della concorrenza - Parere del 4 novembre 2014, Prot. n. 0194665: Attività professionale di massaggi rivolti genericamente al benessere della persona - Quesito. . Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica - Registro imprese - Nota del 18 novembre 2014, Prot. n. 0204392: Sentenza del Consiglio di Stato n. 1417/14 del 18 febbraio 2014 sul ricorso RG n. 5158/13. Modifiche al decreto ministeriale 12 maggio 2011, n. 110, recante il regolamento di attuazione dell'articolo 10, comma 1, della legge 4 gennaio 1990, n. 1, relativo agli apparecchi elettromeccanici utilizzati per l'attività di estetista. . Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica - Divisione VI - Registro delle Imprese, professioni ausiliarie del commercio e artigiane e riconoscimento titoli professionali - Parere del 20 novembre 2014, Prot. 205832: Attività di acconciatore. Possesso e riconoscimento dei requisiti professionali. . Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica - Divisione VI - Registro delle Imprese, professioni ausiliarie del commercio e artigiane e riconoscimento titoli professionali - Parere del 20 gennaio 2015, Prot. 6678: Attività di acconciatore. Nomina del responsabile tecnico. . Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica - Divisione VI - Registro delle Imprese, professioni ausiliarie del commercio e artigiane e riconoscimento titoli professionali - Parere del 2 febbraio 2015, Prot. 13472: Attività di acconciatore e di estetista. Presenza del responsabile tecnico. . Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica - Divisione VI - Registro delle Imprese, professioni ausiliarie del commercio e artigiane e riconoscimento titoli professionali - Parere del 11 febbraio 2015, Prot. 19468: Esercizio nella medesima sede delle attività di acconciatore ed estetista. . Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica - Divisione VI - Registro delle Imprese, professioni ausiliarie del commercio e artigiane e riconoscimento titoli professionali - Parere del 17 febbraio 2015, Prot. 21864: Attività di acconciatura. Affitto di cabina ad estetista. . Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica - Divisione VI - Registro delle Imprese, professioni ausiliarie del commercio e artigiane e riconoscimento titoli professionali - Parere del 29 maggio 2015, Prot. 0080367: Attività di acconciatura. Nomina del responsabile tecnico. . Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica - Divisione VI - Registro delle Imprese, professioni ausiliarie del commercio e artigiane e riconoscimento titoli professionali - Risoluzione del 8 giugno 2015, Prot. 85939: Attività di massaggi rivolti al benessere della persona. . Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica - Divisione VI - Registro delle Imprese, professioni ausiliarie del commercio e artigiane e riconoscimento titoli professionali - Parere del 9 giugno 2015, Prot. 86335: Attività di acconciatura. Affitto di poltrona. . DECRETO 15 ottobre 2015, n. 206: Regolamento recante modifiche al decreto 12 maggio 2011, n. 110, concernente il regolamento di attuazione dell'articolo 10, comma 1, della legge 4 gennaio 1990, n. 1, relativo agli apparecchi elettromeccanici utilizzati per l'attivita' di estetista. . DECRETO 15 ottobre 2015, n. 206 - ALLEGATO 2 - Schede tecnico-informative recanti caratteristiche tecnico-dinamiche, i meccanismi di regolazione, le modalità di esercizio e di applicazione e le cautele d'uso degli apparecchi elettromeccanici per uso estetico. . Ministero dello Sviluppo Economico - Parere del 8 febbraio 2016, Prot. 32215: Acconciatori ed estetisti. Affitto di poltrona. Coesistenza di più attività negli stessi locali. . Ministero dello Sviluppo Economico - Parere del 10 febbraio 2016, Prot. 0035008: Attività di estetista – Risposta a quesito. . Ministero dello Sviluppo Economico -Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica - Divisione VI - Registro delle Imprese, professioni ausiliarie del commercio e artigiane e riconoscimento titoli professionali - Parere del 8 marzo 2016, Prot. 65416: Attività di barbiere. Riconoscimento dei requisiti professionali. . Ministero dello Sviluppo Economico -Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica - Divisione VI - Registro delle Imprese, professioni ausiliarie del commercio e artigiane e riconoscimento titoli professionali - Parere del 22 novembre 2016, Prot. 366160: Attività di estetista - Acquisizione della qualifica professionale. . Ministero dello Sviluppo Economico -Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica - Divisione VI - Registro delle Imprese, professioni ausiliarie del commercio e artigiane e riconoscimento titoli professionali - Parere del 29 dicembre 2016, Prot. 433949: Acconciatori. Esercizio dell’attività in forma itinerante. . Ministero dello Sviluppo Economico -Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica - Divisione VI - Registro delle Imprese, professioni ausiliarie del commercio e artigiane e riconoscimento titoli professionali - Parere del 20 gennaio 2017, Prot. 18706: Estetisti. Attività di trucco semipermanente. RIFERIMENTI NORMATIVI NORMATIVA REGIONALE
. REGIONE BASILICATA - L.R. 3 agosto 1993, n. 45: Norme di programmazione dell'attività di estetista. . REGIONE CALABRIA - L.R. 19 marzo 1999, n. 5: Disciplina della qualificazione professionale della attività di Estetista nella Regione Calabria in attuazione della legge 4 gennaio 1990, n. 1. . REGIONE EMILIA ROMAGNA - L.R. 4 agosto 1992, n. 32: Norme di attuazione della legge 4 gennaio 1990, n. 1, per la disciplina dell'attività di estetista. . REGIONE EMILIA ROMAGNA - Delibera della Giunta Regionale n. 975, del 10 luglio 2006: Prime disposizioni per il riconoscimento di crediti formativi nell’ambito del percorso di qualificazione per estetista LL.RR. 32/92 e 12/03. . REGIONE LAZIO - L.R. 13 dicembre 2001, n. 33: Norme in materia di attività di estetica. . REGIONE LAZIO - Deliberazione della Giunta Regionale del 9 novembre 2007, n. 868: Recepimento dell’Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano del 29 marzo 2007, in attuazione della legge 17 agosto 2005, n. 174 “Disciplina dell’attività di acconciatore”. Approvazione del profilo professionale e formativo dell’Acconciatore e del corso di riqualificazione di cui al comma 5 lett.b) e al comma 6 dell’art.6 L.174/2005. . REGIONE LAZIO - Deliberazione della Giunta Regionale del 9 novembre 2007, n. 868 - ALLEGATO A - Profilo professionale e formativo dell’Acconciatore. . REGIONE LAZIO - Deliberazione della Giunta Regionale del 9 novembre 2007, n. 868 - ALLEGATO B - Corso di riqualificazione. . REGIONE LAZIO - LATINA - Commissione Provinciale per l'Artigianato - Decisione del 31 marzo 2010 - Acconciatori: applicazione dell'art. 3 della legge 17 agosto 2005, n. 174. . REGIONE LIGURIA - L.R. 2 gennaio 2003, n. 3 : Riordino e semplificazione della normativa in materia di artigianato. Artt. 24 - 34. . REGIONE LIGURIA - L.R. 5 giugno 2009, n. 23: Disciplina dell'attività di acconciatore in attuazione della legge 17 agosto 2005, n. 174. . REGIONE LOMBARDIA - L.R. 15 settembre 1989, n. 48: Disciplina dell'attività di estetista. . REGIONE LOMBARDIA – L.R. 2 febbraio 2007, n. 1: Strumenti di competitività per le imprese e per il territorio della Lombardia. . REGIONE LOMBARDIA – Deliberazione della Giunta Regionale del 2 aprile 2008, n. 8/6919: Semplificazione amministrativa in attuazione della l.r. 2 febbraio 2007, n. 1, art. 5 Semplificazione di procedimenti ed eliminazione di certificazioni per l’avvio di attivita` economiche - 2º provvedimento.
. REGIONE LOMBARDIA - DIREZIONE GENERALE ISTRUZIONE, FORMAZIONE E LAVORO - Deliberazione del 30 luglio 2008, n. 8506: Adozione del percorso formativo per l'abilitazione all'esercizio della professione di acconciatore ai sensi della legge n. 174/05 “Disciplina dell'attività di acconciatore". . REGIONE LOMBARDIA - Regolamento regionale 28 novembre 2011, n. 6: Disciplina dell’attività di acconciatore in attuazione dell’art. 21-bis della legge regionale 16 dicembre 1989, n. 73 «Disciplina
istituzionale dell’artigianato lombardo». . REGIONE MARCHE - L.R. 24 settembre 1992, n. 47: Norme di attuazione della legge 4 gennaio 1990, n. 1 disciplina dell'attività di estetista. (Legge abrogata dall'art. 10 della L.R. 20 novembre 2007, n. 17).
. REGIONE MARCHE - L.R. 20 novembre 2007, n. 17: Disciplina dell'attività di acconciatore e di estetista. . REGIONE MARCHE - D.G.R. 19 marzo 2012, n. 319: L.R. n. 17/2007 - Art. 2, comma 1, lett. b) - Approvazione del profilo professionale di "acconciatore" e dei relativi standards formativi. . REGIONE MARCHE - D.G.R. 1° agosto 2012, n. 1199: Linee guida condivise tra Regione Marche e Amministrazioni provinciali per la messa a regime delle disposizioni di cui alla L. n. 174/2005, alla L.R. n. 17/2007 e modifiche al DGR n. 319/2012 concernente "Appriovazione del profilo professionale di "acconciatore" e dei relativi standards formativi. . REGIONE MOLISE - Deliberazione della Giunta Regionale n. 1184 del 16 ottobre 2007: Legge n. 174/2005 e Accordo Stato-Regioni del 29 marzo 2007 - Definizione dei programmi formativi per il conseguimento della qualifica professionale di "Acconciatore" e per l'abilitazione all'esercizio della porfessione. . REGIONE PIEMONTE - L.R. 9 dicembte 1992, n. 54: Norme di attuazione della legge 4 gennaio 1990, n. 1. Disciplina dell'attività di estetista. . REGIONE SARDEGNA - DELIBERAZIONE n. 1/8 del 9 gennaio 2009: Legge 17 agosto 2005, n. 174 “Disciplina dell’attività di acconciatore”. Definizione del profilo professionale e formativo dell’acconciatore sulla base di quanto stabilito dalla
Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.
. REGIONE TOSCANA - Decreto del Presidente della Giunta Regionale 2 ottobre 2007, n. 47/R: Regolamento di attuazione della legge regionale
31 maggio 2004, n. 28 (Disciplina delle attività di
estetica e di tatuaggio e piercing). . REGIONE TOSCANA - L.R. 3 giugno 2013, n. 29: Norme in materia di attività di acconciatore. . REGIONE TOSCANA - Decreto del Presidente della Giunta Regionale 4 marzo 2014, n. 12: Modifiche al decreto del Presidente della Giunta regionale 2 ottobre 2007, n. 47/R (Regolamento di attuazione della legge regionale 31 maggio 2004, n. 28 "Disciplina delle attività di estetica, tatuaggio e piercing"). . PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO - DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA PROVINCIALE del 13 giugno 2008, n. 1527: Abilitazione professionale per l'attività di acconciatore - Criteri e modalità previsti dall'articolo 18-bis, comma 2, della legge provinciale 1 agosto 2002, n. 11 . REGIONE TRENTINO-ALTO ADIGE (PROVINCIA DI TRENTO) - Decreto del Presidente della ProvinciaA 5 novembre 2008, n. 52: Regolamento di attuazione dell'articolo 18-bis della legge provinciale 1° agosto 2002, n. 11 in materia di disciplina dell'attività di acconciatore e di estetista. . REGIONE UMBRIA - L.R. 4 aprile 1990, n. 10: Norme di attuazione della legge 4 gennaio 1990, n. 1: «Disciplina delle attività di estetista». (Testo coordinati con le modifiche apportate, successivamente dalla L.R. 16 febbraio 2010, n. 15; e dalla L.R. 25 novembre 2010, n. 23). . REGIONE UMBRIA - L.R. 20 maggio 2009, n. 12: Disciplina per l'attività professionale di acconciatore. . REGIONE UMBRIA - L.R. 16 febbraio 2010, n. 15: Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti alla Regione Umbria dall'appartenenza dell'Italia all'Umione europea - Attuazione della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006 relativa ai servizi nel mercato interno - Modificazioni ed integrazioni di leggi regionali. Artt. dal 5 al 9. . REGIONE VALLE D'AOSTA - L.R. 20 agosto 1993, n. 63: Disciplina dell'attività di estetista nella regione Valle d'Aosta. . REGIONE VENETO - L.R. 27 novembre 1991, n. 29 : Disciplina dell'attività di estetista. . REGIONE VENETO - Deliberazione della Giunta Regionale del 8 maggio 2007, n. 1272: Approvazione dei contenuti tecnico-culturali dei programmi e dell’organizzazione delle prove d’esame finali per lo svolgimento dei percorsi formativi ed esami in attuazione della Legge 17 Agosto 2005, n. 174 “Disciplina dell’attività di acconciatore”, previa determinazione di criteri generali in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.
. REGIONE VENETO - L.R. 16 agosto 2007, n. 21 : Disposizioni di riordino e semplificazione normativa - collegato alla legge finanziaria 2006 in materia di imprenditoria, flussi migratori, attività estrattive, acque minerali e termali, commercio, artigianato e industria. Artt. 17 e 18. . REGIONE VENETO - L.R. 23 ottobre 2009, n. 28: Disciplina dell'attività di acconciatore. . REGIONE VENETO - Nota informativa del 23 novembre 2009, Prot. 653570: Legge regionale 23 ottobre 2009, n. 28 "Disciplina dell'attività di acconciatore" - Nota informativa. . REGIONE VENETO - Giunta Regionale - Deliberazione n. 440 del 23 febbraio 2010: Approvazione dello schema tipo di regolamento comunale per la disciplina delle attività di barbiere, acconciatore, estetista, tatuaggio e piercing. Legge regionale 27 novembre 1991, n. 29 “Disciplina dell’attività di estetista” e legge regionale 23 ottobre 2009, n. 28 “Disciplina dell’attività di acconciatore”. . REGIONE VENETO - Nota informativa del 15 settembre 2010, Prot. 485545: L. 122/2010 - Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) Impatto sull'avio delle attività di acconciatore ed estetista - Nota informativa. . REGIONE VENETO - Decreto Dirigenziale del 27 settembre 2010, n. 121: Approvazione dei nuovi modelli di segnalazione certificata di inizio attività e di comunicazione previsti dallo schema tipo di regolamento comunale per la disciplina delle attività di barbiere, acconciatore, estetista, tatuaggio e piercing. GIURISPRUDENZA 1. CENTRO ESTETICO ALL'INTERNO DI UNA FARMACIA - INTERVENTO DEL TAR DEL LAZIO E' possibile esercitare l'attività di estetista all'interno di una farmacia? Nessuna norma lo vieta espressamente!
Una volta rispettate le condizioni prescritte per l’esercizio dell’attività di estetista – quali la separazione materiale dei locali ed il possesso dei richiesti requisiti igienico-sanitari – nulla osta alla facoltà per le farmacie di esercitare al loro interno attività di estetista per mezzo di personale qualificato ed in possesso dei prescritti requisiti.
Questo è quanto sostenuto dal TAR del Lazio, nella Sentenza n. 5036, depositata il 20 maggio 2013.
Il fatto. Una farmacia presenta al Comune una segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) di estetista da esercitarsi all'interno della farmacia e contestualmente richiede alla ASL di competenza il nulla osta attestante la conformità dei locali destinati all'esercizio dell'attività di estetista.
La ASL ha esitato l’istanza comunicando di non poter procedere in ordine alla stessa per l’assenza di un esplicito dettato normativo che attribuisca alle farmacie la facoltà di poter svolgere l’attività artigianale di laboratorio di estetica e il COMUNE, richiamando in proposito il parere contrario della ASL, vincolante per l’attività in questione, ha comunicato l’inefficacia della SCIA in quanto la normativa vigente non prevede la possibilità di esercitare l’attività di estetica all’interno di una farmacia, richiamando in proposito il parere contrario della ASL, vincolante per l’attività in questione.
Secondo il TAR entrambi gli atti risultano illegittimi in quanto basati sull’erroneo rilievo della esistenza di un disposto normativo preclusivo allo svolgimento dell’attività di estetista in appositi locali all’interno di una farmacia.
Sebbene la disciplina regolamentare non preveda espressamente la possibilità di esercizio dell’attività di estetista presso le farmacie, non può annettersi a tale mancata previsione valenza ostativa a detta possibilità, dovendo ritenersi l’elenco delle attività presso i cui locali può essere svolta l’attività di estetista di carattere meramente esemplificativo, e non esaustivo, tenuto conto della locuzione di chiusura, ivi contenuta, riferita ad "altre strutture similari", che attesta la natura non tassativa dell’elencazione ed il carattere aperto della tipologia di attività che possono essere svolte congiuntamente con quella di estetista.
Il riferimento ad "altre strutture similari" non consente, difatti, di annettere a tale previsione regolamentare carattere circoscritto alle sole attività ivi espressamente indicate, posto che laddove tale fosse stata l’intenzione del normatore non vi sarebbe stata ragione alcuna per inserire siffatta locuzione che, invece, chiaramente depone per il carattere non tassativo dell’elencazione, dovendo pertanto la compatibilità tra lo svolgimento dell’attività di estetista ed altre attività – diverse da quelle esplicitamente indicate – essere accertata di volta in volta, tenuto conto della ratio della norma e dei caratteri di affinità e di similitudine che diverse attività presentino con quelle elencate.
Deve inoltre ritenersi che l’opzione ermeneutica adottata dalle resistenti Amministrazioni – secondo cui è vietato tutto ciò che non è consentito dal Regolamento – contrasti con la ratio di liberalizzazione delle attività commerciali sottesa alla normativa primaria nel tempo sopravvenuta, come dettata dal decreto legge n. 138 del 2011, ai sensi del quale deve intendersi consentita qualsiasi attività economica privata non espressamente vietata dalla legge, e dal decreto legge n. 201 del 2011, sulla cui base devono intendersi abrogate tutte le norme che impongono divieti e restrizioni alle attività economiche non adeguati o non proporzionati alle finalità pubbliche perseguite, con conseguente necessità di adottare un’interpretazione restrittiva delle disposizioni che recano limiti o divieti.
. Amministrativo Regionale per il Lazio - Sezione Seconda - Sentenza n. 5036, depositata il 20 maggio 2013.
2. APPARECCHI ELETTROMECCANICI UTILIZZATI PER L'ATTIVITA' DI ESTETISTA – Il Consiglio di Stato dichiara incompleto l’elenco approvato nel 2011 L'esclusione degli “stimolatori a ultrasuoni a bassa frequenza per il trattamento della adiposità localizzata, della luce pulsata per foto depilazione … e del laser per la depilazione estetica” dalla lista degli apparecchi che è possibile utilizzare nei centri estetici per trattare cellulite ed effettuare la depilazione non è legittima. Dunque, l'elenco approvato con decreto del ministro dello sviluppo economico, di concerto con il ministero della salute 12 maggio 2011 n. 110, in attuazione della legge n. 1/1990 che disciplina l'esercizio dell'attività di estetica, va integrato.
Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, Sezione VI, con la Sentenza n. 1417, depositata il 24 marzo 2014.
Il parere del Consiglio superiore di sanità del giugno 2010, che è stato alla base della modifica regolamentare, secondo il Consiglio di Stato conteneva <7>«significativi elementi di contraddittorietà» che hanno giustificato il ricorso della impresa la quale si era vista negare la possibilità di utilizzare le attrezzature che fino al giorno prima venivano abitualmente impiegate in azienda.
In particolare, precisa la sentenza, va osservato che nel parere sanitario da un lato sono state espresse perplessità riguardo ad alcuni strumenti (quelli, appunto, poi oggetto delle contestate limitazioni d'uso) impiegati dall'estetista con la motivazione che si tratterebbe di apparecchi intrinsecamente pericolosi per la salute umana, dall'altro tuttavia non erano stati evidenziati studi clinici o scientifici ovvero una casistica capace di corroborare l'assunto della pericolosità degli strumenti stessi. Inoltre, ulteriore e concorrente elemento di contraddittorietà era rappresentato dal fatto che, nel suddetto parere, era stata sostenuta una inadeguata preparazione professionale dell'estetista e, a tal proposito, si auspicava un ragionevole incremento delle attività formative di tale categoria professionale. Ma, secondo il Consiglio di stato, è tutto da rivedere se la prospettata pericolosità degli strumenti in uso alle estetiste era da ravvisare, più che nei dispositivi in sé considerati, nella non adeguata professionalità degli esercenti l'attività professionale.
. CONSIGLIO DI STATO - Sezione VI - Sentenza n. 1417, depositata il 24 marzo 2014..
3. LETTINI ABBRONZANTI - Per il Consiglio di Stato è attività riconducibile all'attività di estetista Secondo il Consiglio di Stato (Sez. V - Sentenza del 4 agosto 2014, n. 04132), ai sensi dell'art. 1, legge 4.1.1990, n. 1, tuttora in vigore, la messa a disposizione della clientela di un lettino abbronzante è riconducibile all'attività di estetista, in quanto consiste in una prestazione o trattamento eseguito sulla superficie del corpo umano con apparecchi elettromeccanici per uso estetico e richiede l'ottenimento di un'autorizzazione comunale, rilasciata previa verifica della qualifica professionale degli addetti alle apparecchiature al fine di tutelare la salute e la sicurezza di coloro che si sottopongono al trattamento abbronzante. La stessa legge prevede, all'art. 10, comma 1, l'emanazione da parte del Ministro dell'industria di un decreto recante norme dirette a determinare le caratteristiche tecnico-dinamiche ed i meccanismi di regolazione, nonché le modalità di esercizio e di applicazione e le cautele d'uso degli apparecchi elettromeccanici di cui all'elenco allegato alla legge; ebbene, il previsto decreto di attuazione ha incluso le lampade abbronzanti Uva, senza operare distinzioni di sorta fra macchinari di maggiore o minore semplicità di utilizzo. Come peraltro ha specificato anche di recente la Cassazione civile (Sez. III, 2 marzo 2012, n. 3244), la messa a disposizione della clientela di lampade Uva è riconducibile all'attività di estetista, in quanto questa consiste in una qualsiasi prestazione o trattamento eseguito sulla superficie del corpo umano, non solo con tecniche manuali, ma anche con apparecchi elettromeccanici per uso estetico, e richiede l'ottenimento di un'autorizzazione comunale rilasciata previa verifica della qualifica professionale degli addetti alle apparecchiature al fine di tutelare la salute e la sicurezza di coloro che si sottopongono al trattamento abbronzante. Tra l'altro, non manca di rilevare il Consiglio di Stato, come la possibilità del cliente di accendere, applicarsi e spegnere il macchinario, non significa che tale macchinario sia a disposizione dell'utenza in una sorta di "fai da te". Anche a voler ammettere che i macchinari di bellezza potrebbero essere acquistati direttamente da qualsiasi cliente ed utilizzati a domicilio, ciò non toglie che quando il cliente stesso decida di servirsi di quei medesimi macchinari all'interno di un centro che comunque si rivolga alla cura della persona, egli è autorizzato a presumere una specializzazione professionale in capo al personale che gestisce i locali (altrimenti correndo il rischio, per la propria inesperienza, di arrecare danno a se stesso per il non adeguato uso del macchinario).
Peraltro, non rileva neppure il fatto che quei macchinari siano all'interno di un circolo privato in quanto nella sostanza, offrendo ai soci un trattamento estetico a tutti gli effetti, si pone in essere un’attività che è assimilabile all’esercizio al pubblico di un attività protetta per ragioni di salute e di sicurezza il cui esercizio resta subordinato, per legge, alla sussistenza delle condizioni dell’esistenza di un soggetto munito del titolo professionale di estetista e dell’ottenimento di specifica autorizzazione amministrativa.
Del resto, la qualificazione professionale di estetista si intende acquisita mediante il superamento di un esame, preceduto dallo svolgimento di un apposito corso, nell'ambito del quale una delle materie fondamentali di insegnamento tecnico-pratico riguarda, per l'appunto, gli apparecchi elettromeccanici (cfr. art. 6, comma 3, lett. f), legge n. 1/1990). Situazione diversa – che però non potrebbe consentire l’elusione delle disposizioni pubblicistiche – potrebbe prospettarsi nell’ipotesi in cui ciascun socio si porti da casa la propria lampada abbronzante. Nel caso di specie, l’offerta indistinta di lampade Uva concreta nella sostanza un’attività estetica, a prescindere dalla forma giuridica con la quale viene posta in essere, attività che incorre in concreto nelle disposizioni stabilite dalla legge e sopra indicate. . Se vuoi scaricare il testo della sentenza, clicca QUI.
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