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Timestamp: 2017-12-12 02:46:26+00:00
Document Index: 164738693

Matched Legal Cases: ['art. 164', 'art. 168', 'art. 609', 'sentenza ', 'art. 73', 'sentenza ', 'art. 164', 'art. 168', 'art. 609', 'sentenza ']

SPACCIO STUPEFACENTI,DROGA REATO, CODENTENZIONE, RESPONSABILITA’- AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA penale, appello penale,avvocato penalista Bologna, studio legale penale Bologna ,ricorsi per cassazione penale, arresto in flagranza
SPACCIO STUPEFACENTI,REATO,CODENTENZIONE,RESPONSABILITA’-AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA
La Corte d’appello ha spiegato in termini tutt’altro che palesemente irrazionali perché la condotta dell’imputato fosse incompatibile con un contatto con lo stupefacente finalizzato ad un acquisto personale piuttosto che a una codetenzione nell’attesa della cessione a terzi, senza che la condizione di tossicodipendenza dei due fosse per sé idonea ad imporre conclusione diversa. Tale apprezzamento, che conferma quello conforme del primo.
AFFERMA LA CORTE: l’imputato avrebbe un precedente a pena non sospesa (il che parrebbe far riferimento alla originaria previsione letterale del quarto comma dell’art. 164 c.p., però sul punto dichiarato costituzionalmente illegittimo: sent. 95/1976); dall’altro ha richiamato l’art. 168.2 n. 2 c.p. (che tuttavia disciplina la revoca di beneficio applicato in precedenza in relazione all’entità delle pene, aspetto del tutto estraneo all’argomentare dei Giudici di Catania). E’ inevitabile l’annullamento su tale punto della decisione, per nuovo giudizio sorretto da motivazione pertinente. Anche il terzo motivo è fondato: la successione normativa, favorevole all’imputato ed evidenziata con specifico motivo di impugnazione, rileva ai sensi dell’art. 609.2 c.p.p. e comporta una rivalutazione del merito sanzionatorio, che tenga conto dei nuovi e più favorevoli limiti edittali (in un contesto di fattispecie autonoma, ex lege n.79/14). Da qui l’annullamento con rinvio per nuovo giudizio anche su questo punto della decisione.
Sentenza 7 – 19 gennaio 2015, n. 2330 (Presidente Conti – Relatore Citterio)
1. GB era imputato in concorso con A.P. della detenzione di 7 gr. di marijuana, rinvenuti dalla polizia giudiziaria suddivisi in quattro involucri occultati nei pressi di un buco esistente in un marciapiede, dove i due erano stati poco prima visti accovacciati. La Corte d’appello di Catania con sentenza del 28.11-3.12.2013 ha confermato l’affermazione della sua corresponsabilità, deliberata in data 5.3.2013 dal Tribunale di Catania/Acireale, tuttavia ritenendo l’ipotesi lieve di cui all’art. 73.5 dPR 309/90 e rideterminando la pena in un anno quattro mesi di reclusione e 4.000 euro di multa (con pena base di tre anni e 9.000 euro). 2. Nell’interesse dell’imputato ha proposto ricorso il difensore, enunciando tre motivi di violazione di legge e vizi alternativi della motivazione, in ordine: - alla ritenuta responsabilità, per mancato confronto con i motivi d’appello che avevano evidenziato la non univocità dei comportamenti osservati dalla polizia giudiziaria ad attestare la riconducibilità dello stupefacente agli imputati ed a loro attività di spaccio, quindi affermata sulla base di inesistenti massime di esperienza; - alle ragioni della negata sospensione condizionale della pena (la presenza di un precedente a pena non sospesa), contrarie alla giurisprudenza costituzionale e di legittimità; - alla quantificazione della pena, attesa la sopravvenuta sentenza 32/14 della Corte costituzionale.
3. II ricorso è parzialmente fondato. E’ inammissibile il primo motivo, perché diverso da quelli consentiti. La Corte d’appello ha spiegato in termini tutt’altro che palesemente irrazionali perché la condotta dell’imputato fosse incompatibile con un contatto con lo stupefacente finalizzato ad un acquisto personale piuttosto che a una codetenzione nell’attesa della cessione a terzi, senza che la condizione di tossicodipendenza dei due fosse per sé idonea ad imporre conclusione diversa. Tale apprezzamento, che conferma quello conforme del primo Giudice, costituisce valutazione di merito immune dai vizi dedotti, sicché il motivo si risolve in censura di merito volta a nuova rivalutazione del fatto. Il secondo motivo è fondato. La Corte d’appello ha in concreto respinto la richiesta di concessione della sospensione condizionale della pena con una locuzione di difficile comprensione: da un lato ha affermato che la possibilità di una seconda sospensione della pena sarebbe possibile solo quando la pena della prima condanna sia stata a sua volta sospesa, mentre l’imputato avrebbe un precedente a pena non sospesa (il che parrebbe far riferimento alla originaria previsione letterale del quarto comma dell’art. 164 c.p., però sul punto dichiarato costituzionalmente illegittimo: sent. 95/1976); dall’altro ha richiamato l’art. 168.2 n. 2 c.p. (che tuttavia disciplina la revoca di beneficio applicato in precedenza in relazione all’entità delle pene, aspetto del tutto estraneo all’argomentare dei Giudici di Catania). E’ inevitabile l’annullamento su tale punto della decisione, per nuovo giudizio sorretto da motivazione pertinente. Anche il terzo motivo è fondato: la successione normativa, favorevole all’imputato ed evidenziata con specifico motivo di impugnazione, rileva ai sensi dell’art. 609.2 c.p.p. e comporta una rivalutazione del merito sanzionatorio, che tenga conto dei nuovi e più favorevoli limiti edittali (in un contesto di fattispecie autonoma, ex lege n.79/14). Da qui l’annullamento con rinvio per nuovo giudizio anche su questo punto della decisione.
Annulla la sentenza impugnata limitatamente alla determinazione della pena e all’applicazione della sospensione condizionale della pena e rinvia per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d’appello di Catania. Rigetta nel resto il ricorso.
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