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Timestamp: 2020-02-18 06:24:12+00:00
Document Index: 34108180

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'sentenza ', 'art. 132', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 1369', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 345', 'art. 115', 'art. 416', 'art. 348', 'art. 360', 'art. 434', 'sentenza ', 'art. 434', 'art. 324', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'sentenza ', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 13 dicembre 2019, n. 32985 - Il carattere normalmente unitario della domanda risarcitoria per equivalente pecuniario implica la necessità di considerare la domanda risarcitoria, fondata sul dedotto illecito del convenuto, comprensiva di tutte le possibili voci di danno da esso originate - Studio Cerbone
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 13 dicembre 2019, n. 32985
Accertamento del rapporto di lavoro – Mansione e qualifica – Recesso – Rapporto di agenzia – Compenso provvigionale – Accordo economico
1. la Corte d’appello di Roma, con sentenza del 4.1.2017, respingeva il gravame proposto da G.G. avverso la sentenza di primo grado di rigetto del ricorso avanzato dal predetto, inteso ad ottenere l’accertamento di un rapporto di lavoro subordinato intercorso con la Banca epigrafata nel periodo dal 31 maggio 2001 al 17 ottobre 2003, con mansioni corrispondenti alla qualifica di quadro direttivo di primo livello, ovvero a diversa qualifica ritenuta di giustizia, con pagamento di somme a titolo di retribuzioni per la mensilità di ottobre 2003, a titolo di 13° mensilità e di residuo importo per portafoglio gruppo, e, quanto al licenziamento, la declaratoria di illegittimità del recesso, con ordine di reintegrazione nel posto di lavoro e condanna della Banca al pagamento della retribuzione pattuita dal giorno del licenziamento a quello della reintegrazione, oltre che dei contributi previdenziali;
1.1 in subordine, la domanda era intesa ad ottenere la tutela meramente risarcitoria e, qualora il rapporto fosse stato qualificato come di agenzia, erano richieste le somme asseritamente dovute per l’impegno assunto dalla Banca alla corresponsione del compenso fisso mensile per cinque anni, residuandone trentadue mesi, nonché dell’ulteriore importo di € 59.803,04 a titolo di differenze ancora da corrispondere a titolo di premio di portafoglio di gruppo;
3.2. la Corte osservava che tale interpretazione non era smentita dalla testimonianza resa dal dirigente della Banca L., secondo cui il testo contrattuale si riferiva all’ipotesi in cui nessuno dei contraenti avesse esercitato il diritto di recedere;
3.3. peraltro, il contratto di agenzia doveva essere provato per iscritto, sicché era inammissibile la prova testimoniale;
3.4. la Corte rigettava la censura relativa al mancato riconoscimento della mensilità di ottobre 2003, in quanto ritenuta riferita solo alla domanda di accertamento della subordinazione, né il diritto poteva ritenersi rivendicato in forza di una estensione della domanda con la quale si chiedeva il pagamento della mensilità anche a titolo di fisso provvigionale, rigettata dal giudice di primo grado;
5. entrambe le parti hanno depositato memorie ai sensi dell’art. 380 bis, 1 c.p.c.
1. con il primo motivo, il G. denunzia violazione o falsa applicazione dei criteri ermeneutici di cui agli artt. 1362, 1363, 1369 e 1366 c.c., nonché delle norme e principi in tema di qualificazione del contratto; deduce la nullità della sentenza per violazione dell’art. 132, comma 2°, n. 4, c.p.c. e 118 disp. att. c.p.c., per motivazione meramente apparente o manifestamente contraddittoria (art. 360, nn. 4 e 5, c.p.c.) relativamente al punto in cui la sentenza procede alla qualificazione dell’AEC integrativo del 31.5.2001 ed alla ricostruzione dei rapporti tra quest’ultimo ed il mandato di promotore finanziario, sull’assunto che le pattuizioni ad personam oggetto di negoziazione specifica e contenute nell’accordo economico successivo al mandato erano destinate a prevalere sulle condizioni “standard” del mandato di promotore finanziario;
1.1. il ricorrente evidenzia come l’accordo economico prevedeva non solo il riconoscimento di un fisso provvigionale di 21 milioni di lire al mese per un periodo di cinque anni dalla data di conferimento del mandato, ma anche la valorizzazione al 24° mese di rapporto del “premio portafoglio” nelle sue voci “personale” e di “gruppo” ed il relativo tempo di pagamento, ciò che costituiva indice di stabilità convenzionale del rapporto e temporanea rinuncia della Banca al recesso se non per giusta causa;
2.2. adduce che era stata omessa l’applicazione dell’art. 1369 c.c. ai fini dell’interpretazione funzionale e, comunque, omesso l’esame circa un fatto decisivo, escludendosi l’ammissibilità della testimonianza resa da dirigente della Banca in violazione del disposto degli artt. 2725 e 2724 n. 3 c.c. ai fini dell’accertamento della comune volontà delle parti risultante da contratto scritto ad probationem;
3. il terzo motivo ascrive alla decisione impugnata violazione o falsa applicazione delle norme e principi in tema di rinuncia al recesso e di clausole di stabilità convenzionale di rapporti di durata, nella specie di agenzia; violazione delle regole di buona fede e correttezza e di solidarietà contrattuale, di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c. e 2 Cost. nella fase di esecuzione del contratto, in relazione alla comunicazione di recesso da parte della Banca, osservandosi come, pure a fronte delle anomalie motivazionali denunziate, la sentenza abbia dichiarato legittimo il recesso del 14.10.2003, che era, invece, in virtù della clausola esaminata, da qualificare come ante tempus rispetto alla convenuta stabilità convenzionale, con riguardo anche ai patti contenuti nell’accordo economico concernenti la valorizzazione al 24° mese del premio portafoglio, la liquidazione del premio al 24° mese e dopo ulteriori 12 mesi, della seconda rata; a sostegno si richiama giurisprudenza di legittimità (Cass. 18376/2009; 17817/2005, 1158/1997) che conforterebbe la possibilità di inserire legittimamente una clausola di durata minima, prevedendo, a fronte di anticipato recesso, l’obbligo della parte recedente di risarcimento del danno;
4. con il quarto motivo, si deduce nullità della sentenza per violazione dell’art. 345 cpc, error in procedendo con riguardo alla inammissibilità affermata in relazione alla novità della domanda intesa alla corresponsione del compenso per la mensilità di ottobre 2003, ritenuto ancorato alla richiesta di accertamento di un rapporto di lavoro subordinato, nella specie escluso;
5. il quinto motivo attiene alla dedotta nullità della sentenza, per violazione degli artt. 132, comma 2, n. 4 c.p.c. e 118 disp. att. c.p.c. per motivazione meramente apparente, o manifestamente contraddittoria, affetta da grave anomalia, violazione dell’art. 115 c.p.c. in sé ed in combinato disposto con l’art. 416 c.p.c., con riferimento al rigetto della domanda coltivata dal G. nel terzo motivo di gravame concernente il pagamento del residuo portafoglio di gruppo per € 59.803,04;
6. i primi tre motivi, da trattarsi congiuntamente per l’evidente
connessione delle questioni che ne costituiscono l’oggetto, sono in parte inammissibili per la preclusione derivante da una doppia conforme ex art. 348 ter, comma 5, c.p.c., con riguardo alla deduzione del vizio di cui all’art. 360 n. 5 c.p.c. e per il resto inammissibili, per essere la interpretazione effettuata dalla Corte territoriale osservante dei criteri ermeneutici contrattuali che privilegiano l’applicazione delle regole di cui agli artt. 1363, 1365 c.c., solo in via sussidiaria prevedendosi il ricorso agli ulteriori criteri interpretativi e comunque, con riferimento al testo dell’accordo . economico, è corretto quanto argomentato in ordine al travisamento del tenore letterale dello stesso, che si limita a disciplinare gli aspetti economici del rapporto con riguardo al fisso provvigionale convenuto ed al trattamento di miglior favore garantito all’agente per l’ipotesi di superamento dello stesso, con possibilità di rinunciare al fisso minimo garantito: tanto è sufficiente per ritenere non idonee le censure a scalfire l’impianto motivazionale della decisione, configurandosi come connotato da assoluta novità il richiamo effettuato solo in sede di gravame alla fattispecie del contratto per adesione ed alla predisposizione unilaterale;
7. in ordine al quarto motivo, la giurisprudenza richiamata in sentenza, Cass. 26687/2005 afferma che: “Il carattere normalmente unitario della domanda risarcitoria per equivalente pecuniario – il cui oggetto è, di regola, rappresentato dalla perdita patrimoniale e non patrimoniale subita dal danneggiato nella sua globalità e non nei singoli elementi che lo compongono – implica la necessità di considerare la domanda risarcitoria, fondata sul dedotto illecito del convenuto, comprensiva di tutte le possibili voci di danno da esso originate (e non solo alcune di esse) in tutti i casi in cui non risulti il contrario attraverso una manifestazione esplicita, intervenuta “ab origine” e concretantesi nella precisazione che la somma globalmente pretesa, ovvero i singoli importi riferiti a specifiche voci, non esauriscono l’intero danno patito, nonché nella esplicita riserva di rinviare ad altro procedimento il soddisfacimento delle ulteriori ragioni di credito temporaneamente accantonate, di modo che sia inequivocamente rivelato che la parte, avvalendosi del suo potere dispositivo, abbia inteso agire solo per una parte del suo credito. In assenza di una tale univoca dichiarazione, dovrà ritenersi preclusa la possibilità di una nuova azione, funzionale al risarcimento di altri danni derivanti dal medesimo illecito pur se in relazione a voci nuove e diverse da quelle esposte nel precedente giudizio, attesa la preclusione derivante dal primo giudicato“;
9. è denunciata, con il primo motivo, violazione e falsa applicazione dell’art. 434 c.p.c. per ritenuta erroneità del capo di sentenza che, nel rigettare l’eccezione preliminare della convenuta, ha ritenuto il gravame del G. ammissibile in relazione agli oneri di specificità richiesti dal novellato art. 434 c.p.c.;
10. con il secondo motivo, ci si duole della violazione e falsa applicazione dell’art. 324 c.p.c. con riguardo al capo della decisione in sede di gravame che ha riformato quella di primo grado nella parte in cui quest’ultima aveva ritenuto che l’esistenza del decreto ingiuntivo esonerasse da ogni ulteriore valutazione della domanda di pagamento di residui compensi maturati a titolo di premio di portafoglio: si assume che la pretesa non potesse essere esaminata e che la clausola di riserva non era stata riportata in appello nella sua interezza, e ciò nonostante che la sentenza della Corte d’appello abbia rigettato il motivo formulato al riguardo dal G.;
15. ai sensi dell’art. 13 c. 1 quater del D.P.R. n. 115 del 2002, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale e della ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale e di quello incidentale, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13, ove dovuto.
Dichiara entrambi i ricorsi inammissibili e compensa tra le parti le spese.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002 art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale e della ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale e per il ricorso incidentale, a norma dell’art. 13, comma 1 bis, del citato D.P.R., ove dovuto.
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