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Timestamp: 2020-08-14 18:39:40+00:00
Document Index: 68477056

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Sentenza Cassazione Civile n. 33917 del 19/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33917 del 19/12/2019
Cassazione civile sez. trib., 19/12/2019, (ud. 23/10/2019, dep. 19/12/2019), n.33917
sul ricorso iscritto al n. 14600/2013 R.G. proposto da:
M.G., rappresentato e difeso, giusta procura in calce
al ricorso, dagli avv.ti Gianni Marongiu, Andrea Bodrito e Francesco
D’Ayala Valva, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo
in Roma, viale Parioli, n. 43;
avverso la sentenza n. 586/5/12 della Commissione Tributaria Centrale
– Sezione di Genova depositata il 17 aprile 2012;
M.G., secondo quanto emerge dalla sentenza in epigrafe indicata, impugnava l’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate aveva rideterminato, con metodo sintetico ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 38, il reddito dallo stesso dichiarato per l’anno d’imposta 1982.
La Commissione tributaria di primo grado accoglieva il ricorso con sentenza avverso la quale l’Ufficio proponeva gravame dinanzi alla Commissione tributaria di secondo grado che, in riforma della sentenza, riteneva provato, sulla base delle stesse produzioni del contribuente, che il reddito dichiarato fosse “risibile”, considerato che egli era socio della Ita s.r.l. al 50 per cento, socio accomandatario della Portofino Vetta s.a.s. per una quota di lire 100.000, socio accomandante della Portofino Vetta s.a.s. per una quota di lire 150.000, socio della Itob s.r.l. per lire 10.000.000 e componente del Consiglio di amministrazione della stessa società.
M.G. ricorreva dinanzi alla Commissione tributaria Centrale, deducendo la inammissibilità dell’appello dell’Ufficio per difetto di specificità dei motivi e contestando, nel merito, le statuizioni contenute nella sentenza oggetto di impugnazione.
La Commissione tributaria Centrale – Sezione di Genova rigettava il ricorso, disattendo l’eccezione d’inammissibilità dell’appello e confermando l’avviso di accertamento.
Rilevava, in particolare, che, in tema di accertamento induttivo, l’atto di rettifica, se sufficientemente motivato, era assistito da presunzione di legittimità circa l’operato degli accertatori, per cui l’Ufficio null’altro era tenuto a provare, se non quanto emergeva dalle risultanze del procedimento deduttivo, mentre gravava sul contribuente l’onere di fornire prova contraria; riteneva, quindi, che, nella fattispecie, a fronte delle precise contestazioni concernenti la notevole disponibilità manifestata dal contribuente, quest’ultimo non avesse fornito idonea giustificazione per superare l’accertamento sintetico.
Ricorre per la cassazione della suddetta decisione M.G., affidandosi a tre motivi, ulteriormente illustrati con memoria ex art. 378 c.p.c..
Espone che l’accertamento fiscale di tipo sintetico operato dall’Ufficio muove da un fatto noto costituito dall’acquisto, da parte della società Itob s.r.l., nel biennio 1982-1983, delle quote delle società Portofino Vetta s.a.s. e Portofino Hotel s.a.s., con esborso della somma di lire 3.292.000,00, e che il fatto decisivo e controverso è invece rappresentato dalla riferibilità di detta somma ai soci G. e M.P., come sostenuto dall’Ufficio, o piuttosto alle disponibilità della società Ita s.r.l., che svolgeva attività di allestimenti navali, controllante per circa il 99 per cento la Itob s.r.l.
Sottolinea, al riguardo, che nei precedenti gradi del giudizio aveva dimostrato, mediante produzione dei dati risultanti dai bilanci della Ita s.r.l., che:
a) nel 1982, la Ita s.r.l. aveva acquistato dai M. il controllo della Itob s.r.l. nella misura del 98 per cento, essendo i M. divenuti soci nella misura del 1 per cento ciascuno;
Aveva pure allegato e provato che, unitamente a M.P., aveva partecipato al primo aumento di capitale della Itob s.r.l., per sole lire 6.000.000, dopo avere incassato, ciascuno, lire 4.800.000 per cessione delle quote Itob alla Ita s.r.l., e che con il primo aumento di capitale Itob, necessario per finanziare l’acquisto delle partecipazioni delle Portofino Hotel s.a.s. e della Portofino Vetta s.a.s., la quota detenuta era scesa dall’1 per cento allo 0,491 per cento, mentre con il secondo aumento di capitale Itob, a cui non aveva partecipato, la sua quota in Itob s.r.l. e quella dell’altro socio M.P., era ulteriormente scesa allo 0,31 per cento.
Su tali fatti, che afferivano al fatto controverso della riferibilità della spesa sostenuta da Itob s.r.l. alle disponibilità reddituali di Ita s.r.l. e non a quelle personali dei soci G. e M.P., la Commissione tributaria centrale non si era affatto pronunciata, avendo reso una motivazione priva di qualsiasi valutazione dei dati e degli elementi fattuali esposti; in ogni caso la valutazione espressa dai giudici della Commissione centrale, se non omessa, era palesemente insufficiente perchè non dava conto del percorso logico-giuridico mediante il quale si era pervenuti ad affermare che gli aumenti di capitale ed i finanziamenti infruttiferi sottoscritti da Ita s.r.l. in favore della Itob s.r.l. per complessivi lire 3.900.000.000, a fronte della spesa accertata dall’Ufficio, da parte di Itob s.r.l., per lire 3.200.000.000, non fossero idonei a collegare la spesa di Itob s.r.l. ai redditi della controllante Ita s.r.l., ma piuttosto ai soci G. e M.P..
Ribadisce che nel giudizio di merito aveva contestato che la spesa posta a base dell’accertamento (ossia la spesa sostenuta dalla Itob s.r.l. per l’acquisto delle quote delle s.a.s. Portofino Vetta e Portofino Hotel) fosse a lui riferibile ed aveva dimostrato che detta spesa fosse invece riferibile alla controllante Ita s.r.l.
Poichè l’art. 38 cit. non pone alcuna presunzione legale in ordine alla imputazione soggettiva degli indicatori di spesa rilevati dall’Ufficio, ad avviso del ricorrente risulta evidente che la motivazione della decisione impugnata è errata, considerato che incombeva sull’Ufficio dimostrare come dal fatto noto della spesa accertata della Itob s.r.l. si fosse giunti all’attribuzione del reddito accertato in capo ad un soggetto diverso da quello che aveva sostenuto la spesa.
3. Con il terzo motivo il ricorrente deduce, in relazione al n. 4 dell’art. 360 c.p.c., comma 1, “nullità del procedimento per invalidità dell’atto di appello dell’Ufficio privo di motivi di impugnazione ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 636, ex artt. 15 e 22”.
Trascrivendo uno stralcio dell’atto di appello dell’Ufficio, lamenta che la decisione di secondo grado non si è pronunciata sull’eccezione preliminare di inammissibilità sollevata, mentre la Commissione centrale, rigettandola, non ha fatto buon governo del richiamato art. 22, atteso che l’atto di impugnazione in appello dell’Ufficio era privo dei requisiti essenziali di validità.
4.1. Il del cit. D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 636, art. 22, comma 3, applicabile ratione temporis, prevede che l’appello proposto alla commissione tributaria di secondo grado avverso una decisione della commissione di primo grado deve contenere, oltre all’indicazione della decisione impugnata, “l’esposizione sommaria dei fatti e dei motivi dell’impugnazione”.
5.2. Nel caso in oggetto, il ricorrente sostiene di avere allegato nel giudizio di merito documentazione comprovante che la spesa rilevata dall’Ufficio, ossia l’acquisto, da parte della Itob s.r.l., delle partecipazioni nelle società Portofino Vetta s.a.s. e Portofino Hotel s.a.s., debba essere collegata alle disponibilità finanziarie della società controllante Ita s.r.l., e non ai soci G. e M.P., come invece contestato dall’Agenzia delle Entrate, con conseguente illegittimità dell’avviso di accertamento che poggia sul presupposto che il finanziamento necessario per dette operazioni di acquisto sia stato “effettuato dai due contribuenti in parte mediante aumento di capitale e in parte mediante versamento dei soci in conto futuro aumento di capitale sociale”.
5.3. Nella sentenza impugnata la Commissione Centrale, dopo avere precisato che “secondo l’orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, in tema di accertamento induttivo, l’atto di rettifica, qualora l’ufficio abbia sufficientemente motivato, sia specificando gli indici di inattendibilità dei dati, sia dimostrando la loro astratta idoneità a rappresentare una capacità contributiva non dichiarata, è assistito da presunzione di legittimità circa l’operato degli accertatori, nel senso che null’altro l’ufficio è tenuto a provare, se non quanto emerge dal procedimento deduttivo fondato sulle risultanze esposte, mentre grava sul contribuente l’onere della prova contraria”, afferma in maniera apodittica che, nella fattispecie in esame, “in presenza di precise contestazioni in ordine alla notevole disponibilità (evidenziata nella decisione impugnata), manifestata dal contribuente, lo stesso non ha in alcun modo fornito idonea giustificazione, per contestare l’accertamento sintetico”.
6. In accoglimento del primo motivo di ricorso, assorbito il secondo e rigettato il terzo, la sentenza va, dunque, cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Liguria, in diversa composizione, la quale provvederà a nuovo esame fornendo congrua motivazione, ed al regolamento delle spese del giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il primo motivo del ricorso, dichiara assorbito il secondo e rigetta il terzo motivo. Cassa, nei limiti del motivo accolto, la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Liguria, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.