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Matched Legal Cases: ['art.8', 'art.5', 'art.116', 'art. 96', 'art. 5', 'art.96', 'art.96', 'art.5', 'art.8', 'art.8', 'art.5', 'art.8', 'art. 8', 'art.116', 'art.116', 'art.8', 'art.116', 'art. 116', 'art. 116', 'art. 116', 'art.2043', 'art.139', 'art. 8', 'art.96', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 96', 'art.3', 'art. 96', 'art.96', 'art.96', 'art. 96', 'art.96', 'art. 5', 'art. 648', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 183', 'art. 4', 'art. 20', 'art. 96', 'art.8', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

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ANAC: Indicazioni interpretative concernenti le modifiche apportate alla disciplina dell’arbitrato nei contratti pubblici dalla legge 6 novembre 2012, n. 190, recante disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nel
DIVIETO DI NOMINA PER I MAGISTRATI (NONCHÉ AVVOCATI DELLO STATO E COMPONENTI COMMISSIONI TRIBUTARIE) NON IN PENSIONE.
Ultimo aggiornamento Martedì, Gennaio 05 2016
"Da Studiare per i Mediatori": Roma Capitale non partecipa alla mediazione demandata e paga in sanzioni quasi la stessa cifra liquidata per il risarcimento danni;
Quando il dolo è più grave della colpa.
I fatti rilevanti L’ordinanza del 15.12.2014 e l’invio in mediazione demandata
La (in)sussistenza di un giustificato motivo per non aderire, non presentandosi, all’incontro di mediazione, da parte dell’ente convenuto
Le conseguenze previste dall’art.8 del decr.lgsl.28/10 per la mancata partecipazione dell’ente ritualmente convocato al procedimento di mediazione attivato dall’attore su disposizione del giudice ex art.5 co.II° comma Le conseguenze, sul merito della causa, della mancata comparizione del Comune di Roma , senza giustificato motivo, l’art.116 cpc Le risultanze probatorie ed il risarcimento dei danni
8 bis. Il contenuto dell’art. 96 III° – Il dolo o la colpa grave – L‘inottemperanza, ingiustificata, delle parti all’ordine del giudice ex art. 5 comma II° decr.lgsl.28/10, di attivare e di partecipare alla mediazione, costituisce grave inadempienza, dalla quale può discendere l’applicazione della sanzione di cui al terzo comma dell’art.96 cpc. La quantificazione della somma al cui pagamento la convenuta va condannata ai sensi dell’art.96 co.III° cpc Il danno erariale – Trasmissione degli atti alla Procura Generale della Corte dei Conti
-2- L’ordinanza del 15.12.2014 e l’invio in mediazione demandata Con l’ordinanza del 15.12.2014 il giudice proponeva:
In particolare, e fra l’altro, l’ordinanza così motivava sulla proposta: ..in definitiva l’alternativa all’accordo è che l’esito del giudizio possa, per ciascuna delle parti, essere diverso e peggiore di quello ambìto (e per quanto si dirà anche della proposta che segue), circostanza questa niente affatto anomala ma insita nella natura stessa della giurisdizione. Al contrario, allo stato odierno degli atti, con la proposta del giudice, le parti possono predeterminare i risultati del percorso, valutarne da subito la convenienza e beneficiarne degli effetti.
Nella suddetta ordinanza, il giudice aveva inoltre così motivato: Vanno, ancora, avvertite le parti che:
c) ai sensi e per l’effetto del secondo comma dell’art.5 decr.lgsl.28/’10 come modificato dal D.L.69/’13 è richiesta alle parti l’effettiva partecipazione al procedimento di mediazione demandata e che la mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione demandata dal giudice oltre a poter attingere, secondo taluna interpretazione giurisprudenziale, alla stessa procedibilità della domanda, è in ogni caso comportamento valutabile nel merito della causa. Nessun soggetto si è presentato per il Comune di Roma, benché ritualmente convocato dall’attore, nel procedimento di mediazione, che si è per tale ragione concluso, con la sola presenza dell’attore, come attesta il relativo verbale del 8.7.2015, senza potersi entrare nel merito delle diverse posizioni delle parti.
Quanto sopra al fine di evitare ulteriori spese a carico dell’Amministrazione anzidetta e comunque tenuto conto delle risultanze istruttorie che certamente evidenziano la assoluta assenza di responsabilità in capo a Roma Capitale Devesi affermare l’assoluta insussistenza di un giustificato motivo per la non partecipazione al procedimento di mediazione, e la inconsistenza delle suddette giustificazioni, per le seguenti ragioni: I° In una realtà amministrativa e burocratica di grandi dimensioni qual’ è il Comune di Roma il riferimento a: ..in nome e per conto di Roma Capitale” che si legge nella missiva testimonia che non è stata data alcuna importanza all’invio in mediazione. E che per contro è stata platealmente violata l’avvertimento del giudice di cui alla lettera a) che precede. Ed infatti poiché la procura è stata rilasciata direttamente dal Sindaco pro tempore e non da un responsabile del procedimento o procuratore speciale, è sommamente inverosimile che il Sindaco di Roma, o chiunque altro per esso, sia stato mai e realmente investito della conoscenza dell’ordinanza e dell’invio in mediazione impartito dal giudice ed abbia assunto una qualsiasi determinazione consapevole al riguardo. La risposta quindi, pur riconducibile formalmente al soggetto convenuto, è meramente stereotipa e di stile, sintomo della trattazione dell’ordine giudiziale, da parte dell’ente territoriale, come mera questione processuale di cui si deve occupare l’avvocato al quale è stato rilasciato il mandato alla lite.
II° E’ viziato da manifesta miopia logico-giuridica il tentativo di giustificare il rifiuto alla partecipazione alla mediazione, affermando e ribadendo, come fa l’ente territoriale, la propria ragione e l’altrui torto, e ciò in quanto che a) addurre la pretesa ragione contro l’altrui torto per non aderire alla mediazione è una vera e propria aporia: se questa fosse infatti una valida ragione per non partecipare al procedimento di mediazione, la mediazione non potrebbe esistere tout court, posto che alla base della sua ragione d’essere vi è, immancabilmente, una divergenza di vedute fra le parti in conflitto, e precisamente su dove sia allogata la ragione e dove il torto; b) il nuovo testo dell’art.8 del decr.lgsl.28/10 prevede che al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato. Durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione. Il mediatore, sempre nello stesso primo incontro, invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento. La norma è stata, condivisibilmente, interpretata dalla giurisprudenza nel senso che solo in presenza di ragioni formali dirimenti (più precisamente di questioni pregiudiziali che ne impediscano la procedibilità) sia ammissibile fermarsi alla fase introduttiva del primo incontro senza procedere oltre. In questo contesto, è ben arduo ravvisare un caso in cui possa sussistere un giustificato motivo che autorizzi l’assenza tout court davanti al mediatore della parte convocata; c) le modestissime spese che la mediazione implica, sono ben ripagate dai numerosi vantaggi di un possibile accordo (cfr.anche gli artt.17 e 20 decr.lgsl.28/10 sui benefici tributari e fiscali);
-4- Le conseguenze previste dall’art.8 del decr.lgsl.28/10 per la mancata partecipazione del soggetto ritualmente convocato al procedimento di mediazione attivato dall’attore su disposizione del giudice ex art.5 co.II° comma L’art.8 co.IV° bis prima parte del decr. lgsl. 28/2010 relativamente alla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione prevede che il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’articolo 116, secondo comma, del codice di procedura civile. La norma si applica a differenza della seconda parte dell’art. 8 co.IV° (relativa al contributo unificato) che riguarda solo le parti costituite, a tutte le parti. -5- Le conseguenze, sul merito della causa, della mancata comparizione del Comune di Roma , senza giustificato motivo, l’art.116 La mancata partecipazione, senza una valida giustificazione, al procedimento di mediazione (obbligatoria o demandata), costituisce condotta di per sé grave perché idonea a determinare la introduzione ovvero, se già pendente, l’incrostazione ed il prolungamento di una controversia in un contesto giudiziario, quello italiano, già ampiamente saturo nei numeri e troppo dilatato nella durata.
La norma in questione merita senz’altro una maggiore utilizzazione anche se a differenza di altri casi in cui da una determinata circostanza è consentito ritenere provato tout court il fatto a carico della parte che tale circostanza subisce, in questo caso la legge prevede che il giudice possa utilizzarla per trarre dalle circostanze valorizzate “argomenti di prova”. La norma dell’art.116 c.p.c. viene richiamata dal legislatore della mediazione (art.8 decr. lgs. cit.) nell’ambito della ricerca ed elaborazione di una serie di incentivi e deterrenti volti a indurre le parti, con la previsione di vantaggi per chi partecipa alla mediazione e di svantaggi per chi al contrario la rifugge, a comparire in sede di mediazione al fine di pervenire a un accordo amichevole che prevenga o ponga fine alle liti.
Va considerato che nell’attuale situazione, affetta da una endemica lunghezza nei tempi di risposta alla domanda di giustizia, causata principalmente dalla imponente mole di cause iscritte nei tribunali e delle corti; e viste le sempre più gravi e negative conseguenze sociali, economiche e di immagine anche internazionale del Paese, derivanti dal ritardo nella definizione dei processi, sia necessario rivalutare quanto previsto dall’art.116 cpc. È necessario tuttavia fissare delle regole precise al riguardo.
Va ricordata quella giurisprudenza della Suprema Corte che ha ritenuto che l’effetto previsto dall’art. 116 c.p.c. può – secondo le circostanze – anche costituire unica e sufficiente fonte di prova (Cassazione civile, sez. III, 16/07/2002, n. 10268, che così si esprime: Quanto a questa ultima norma –art. 116 c.p.c. n.d.r.- in particolare, essa attribuisce certo al giudice il potere di trarre argomento di prova dal comportamento processuale delle parti – e però, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, ciò non significa solo che il comportamento processuale della parte può orientare la valutazione del risultato di altri procedimenti probatori, ma anche che esso può da solo somministrare la prova dei fatti, Cass. 6 luglio 1998 n. 6568; 1 aprile 1995 n. 3822; 5 gennaio 1995 n. 193; 14 settembre 1993 n. 9514; 13 luglio 1991 n. 7800; 25 giugno 1985 n. 3800). Tuttavia il giudice opina che almeno di regola e secondo le circostanze sia preferibile ritenere che gli argomenti di prova che possono essere desunti dalla ingiustificata mancata comparizione della parte chiamata in mediazione abbiano lo scopo e l’utilità di integrare gli elementi di giudizio già presenti. Alla luce di quanto precede, si ritiene che la evidente assenza di giustificati motivi per la mancata partecipazione dell’ente convenuto alla mediazione demandata dal giudice, in forza del combinato disposto degli artt. 8 co.IV° bis del decr. lgsl. 28/2010 e art. 116 c.p.c., concorra alla valutazione del materiale probatorio già acquisito, nel senso di ritenere raggiunta la prova – per quanto e nei limiti infra illustrati – della fondatezza degli argomenti dell’attore.
-6- Le risultanze probatorie ed il risarcimento dei danni Già nell’ordinanza del 15.12.2014 il giudice aveva puntualizzato alcune fondamentali circostanze e valutazioni: considerato che è stata espletata specifica istruttoria, ma al di là della prova orale non è intervenuta nessuna autorità pubblica, e le fotografie rammostrano un manto stradale ampiamente destrutturato con sfaldamenti di grandi dimensioni ed una situazione ben diversa da quella di una singola buca poco o per nulla visibile; ritenuto altresì che la velocità urbana deve essere particolarmente moderata da parte dei conducenti di ciclomotori e motocicli in una città come quella di Roma notoriamente affetta da un endemico problema di dissesto del manto viario, e che il mantenimento di un condotta di guida prudente accorta e consapevole può ridurre o eliminare del tutto il pericolo di cadute ed incidenti causati da tale problema;
considerato che la giurisprudenza della S.C. non esclude, condivisibilmente, la possibilità di concorso di colpa anche per quanto riguarda i danni derivanti da “insidia” stradale; preso atto che la domanda è stata formulata solo sotto il profilo dell’art.2043 cc; viste le tabelle per il risarcimento del danno biologico in uso presso il tribunale di Roma. Lo stato della strada dove l’attore con la sua moto è caduto vittima delle buche, era, come ammette lo stesso ente territoriale (che ne deduce però e quanto meno, la visibilità) in uno stato pietoso (come attesta icasticamente la sottostante fotografia, che rammostra la superficie, post sinistro, a seguito della manutenzione con l’asfalto a freddo), una specie di barriera orizzontale che percorre ed attraversa tutta la strada, rendendo di fatto assai difficoltoso se non impossibile, per un normale utente motorizzato, evitare l’ostacolo in tempo utile (non si tratta qui di un pedone che cammina).
Occorre poi applicare tale concetto adeguandolo alla situazione specifica dei luoghi, nonché soggettiva della persona che assume di aver subito un danno dall’insidia. In questo caso non vi è dubbio sulla sussistenza di un pericolo non facilmente evitabile, se non altro per la presenza pressoché totale sul manto stradale delle sconnessioni e per la conseguente difficoltà, di notte, di arrestare (o diminuire) la marcia in tempo utile.
Credibilmente, il testimone Amoroso, sentito dal giudice, ha confermato che l’area era buia e non illuminata e che era presente e aveva visto l’attore cadere, a causa delle buche presenti. Si ritiene tuttavia di attribuire un concorso di colpa del 30% al motociclista per la ragione che nell’area urbana di Roma, proprio per le notorie ubique sconnessioni stradali, è necessaria, massimamente per le moto, una andatura molto moderata ed accorta.
L’evento dannoso è accaduto in data 3.7.2010 quando l’attore aveva 26 anni. E’ importante indicare la data del fatto in quanto dal marzo 2001 (l.5.3.2001 n.57) è in vigore il sistema del punto legale al quale il Giudice in virtù della legge 12.12.2002 n.273 e successive puo’ derogare in aumento, per le micropermanenti, solo nella misura di un terzo. Più specificamente la legge (oggi decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 Codice delle assicurazioni private, art.139) prevede che il risarcimento del danno biologico per lesioni di lieve entità, derivanti da sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, è effettuato secondo i criteri e le misure seguenti: a titolo di danno biologico permanente, è liquidato per i postumi da lesioni pari o inferiori al nove per cento un importo crescente in misura più che proporzionale in relazione ad ogni punto percentuale di invalidità; tale importo è calcolato in base all’applicazione a ciascun punto percentuale di invalidità del relativo coefficiente secondo la correlazione esposta nel comma 6. L’importo così determinato si riduce con il crescere dell’età del soggetto in ragione dello zero virgola cinque per cento per ogni anno di età a partire dall’undicesimo anno di età. Il valore del primo punto è pari ad euro seicentosettantaquattro virgola settantotto; a titolo di danno biologico temporaneo, è liquidato un importo di euro trentanove virgola trentasette per ogni giorno di inabilità assoluta; in caso di inabilità temporanea inferiore al cento per cento, la liquidazione avviene in misura corrispondente alla percentuale di inabilità riconosciuta per ciascun giorno.
Per quanto invece concerne: il danno biologico (temporaneo e permanente) relativo ad aree diverse da quella dei danni derivanti da sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti (precisamente come in questo caso) ed il danno biologico permanente derivante da sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti per il quale i postumi delle lesioni sono superiori al nove per cento, il sistema seguito per la valutazione del danno biologico muove dal valore di punto che rappresenta il criterio più ampiamente diffuso nell’ambito del Tribunale di Roma.
Premesso che il fatto in sé costituisce reato di lesioni colpose, non v’ha dubbio che debba essere riconosciuto all’attore (a prescindere dall’esistenza o meno di querela) la voce di danno non patrimoniale relativa alla sofferenza ed al patimento che ne sono derivati (descrittivamente danno morale) con applicazione, per la quantificazione, dei criteri, scaglioni e range elaborati a tale proposito dal tribunale capitolino. Esaminata e condivisa la relazione peritale d’ufficio, ben motivata ed immune da errori o vizi logico-tecnico-giuridici, ed in assenza di specifiche e valide contestazioni, va evidenziato che l’attore ha subito a seguito dell’evento i seguenti danni:
la doverosità della partecipazione delle parti al procedimento di mediazione, se è predicata in mododiretto dalla legge per quanto riguarda la parte onerata dalla condizione di procedibilità, e solo indiretto, come si argomenta dal contenuto dell’art. 8 co.4 bis decr.lgsl.28/10, per quanto riguarda il convenuto, acquista ben più pregnante spessore e cogenza, quanto a quest’ultimo, a seguito della mediazione demandata riformata, nella quale l’ordine (e non come nel testo previgente un mero invito), del giudice si rivolge direttamente a tutte le parti, nessuna esclusa, rendendo manifesta ed esplicita la doverosità della partecipazione al procedimento di mediazione. In entrambi i casi la circostanza che siano state previste delle sanzioni per la mancata partecipazione attesta formalmente ciò che è ovvio sostanzialmente, vale a dire che l’attivazione della procedura di mediazione non afferisce solo ad un onere, in quanto a seguito dell’istanza nascono obblighi – sanzionati- di partecipazione a carico di tutte le parti in conflitto (istante e chiamato)
Ne consegue che l’applicazione dell’art.96 co.III° cpc alla fattispecie della mancata partecipazione al procedimento di mediazione demandata non è solo questione ed interesse dell’istituto della mediazione, al cui presidio soccorrono (anche) norme interne alla legge che la disciplina (art. 8 decr.lgsl.28/2010), ma ben di più e prima, di disciplina del processo e di condotta processuale, che si qualifica scorretta e sanzionabile proprio nella misura in cui senza valida ragione viene disatteso un ordine legalmente dato dal giudice. Art. 96 cpc, mediazione ed art. 3 della Costituzione L’applicazione dell’art. 96 III° può avere inoltre, nel contesto di cui si discute, la funzione di un salutare e necessario riequilibrio del sistema sanzionatorio della mediazione, altrimenti palesemente sbilenco. E, in definitiva, consentire una interpretazione costituzionalmente orientata (dall’art.3 Cost), delle norme che la disciplinano.
Si può ipotizzare che il legislatore si volesse accontentare del semplice dato formale dell’ avvenuta presentazione dell’istanza di mediazione da parte del soggetto onerato?
E per quel che qui interessa: III° In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’articolo 91, il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata
La norma del terzo comma introdotta dalla l.18.6.2009 n.69 ed entrata in vigore dal 4.7.2009 ha cambiato completamente il quadro previgente con alcune importanti novità: in primo luogo non è più necessario allegare e dimostrare l’esistenza di un danno che abbia tutti i connotati giuridici per essere ammesso a risarcimento essendo semplicemente previsto che il giudice condanna la parte soccombente al pagamento di un somma di denaro ;
a differenza delle ipotesi classiche (primo e secondo comma) il giudice provvede ad applicare quella che si presenta né più né meno che come una sanzione d’ufficio a carico della parte soccombente e non (necessariamente) su richiesta di parte; infine, la possibilità di attivazione della norma non è necessariamente correlata alla sussistenza delle fattispecie del primo e secondo comma. Come rivela in modo inequivoco la locuzione in ogni caso la condanna di cui al terzo comma può essere emessa sia nelle situazioni di cui ai primi due commi dell’art. 96 e sia in ogni altro caso. E quindi in tutti i casi in cui tale condanna, anche al di fuori dei primi due commi, appaia ragionevole. Benché non sia richiesto espressamente dalla norma, si ritiene dalla giurisprudenza necessario anche il requisito della gravità della colpa.
A ben vedere nel caso che ci occupa, non di colpa (sia pure grave) trattasi, ma di dolo, in quanto la parte convocata si è volontariamente e consapevolmente sottratta all’ obbligo, derivante dall’ordine impartito dal giudice, di presentarsi e partecipare alla mediazione, di cui era perfettamente a conoscenza (come dimostra la pur errata e fuorviante giustificazione riferita) La giurisprudenza richiede la sussistenza del dolo o della colpa grave poiché non è ragionevole che possa essere sanzionata la semplice soccombenza, che è un fatto fisiologico alla contesa giudiziale, ed è necessario che esista qualcosa di più rispetto ad essa, tale che la condotta soggettiva risulti caratterizzata, come in questo caso, da noncuranza dell’ordine del giudice, da deresponsabilizzazione della P.A., da pervicace volontà di protrarre la lite quale che ne siano le conseguenze. La sussistenza di tali requisiti potrà essere riscontrata ricavandola da qualsiasi indicatore sintomatico.
Nel caso in esame, in presenza di chiare e comprovate circostanze (indicate dal giudice nell’ordinanza di invio in mediazione) che imponevano a tutta evidenza di dismettere una posizione processuale di ostinata pregiudiziale e pervicace resistenza, la condotta della P.A. convenuta integra certamente (laddove non si ritenesse -come si ritiene – sussistere il dolo) la colpa grave. Deve affermarsi che il volontario ed ingiustificato rifiuto di aderire ad un ordine del giudice civile, legittimamente dato, va sempre considerato grave ed infatti l’ordinamento prevede rimedi, sanzioni e deterrenti di variegata natura e contenuto, a carico della parte (e talvolta anche del terzo) renitente. Per il convergente e necessario fine che l’ordine non rimanga telum imbelle sine ictu e venga in tal modo, in maggiore o minore misura, intralciato e sabotato il buon governo della causa da parte del giudice.
Ed infatti se gli ordini del giudice, quando previsti e impartiti, potessero essere impunemente rimanere vani e inascoltati, il sistema processuale verrebbe gravemente depotenziato con forti e irreparabili ricadute sulla sua efficienza e, di conseguenza, gli stessi fondamenti sociali della civile convivenza verrebbero messi a repentaglio.In realtà lo iussum del giudice trova sempre un adeguato presidio nell’ordinamento.
9- La quantificazione della somma al cui pagamento la convenuta va condannata ai sensi dell’art.96 co.III° cpc
Alla necessità che in relazione alle caratteristiche del soggetto responsabile, ed in particolare alla sua capacità patrimoniale, la condanna ex art.96 co III° cpc costituisca un efficace deterrente ed una sanzione significativa ed avvertibile. Nei confronti di un’amministrazione pubblica tale provvedimento acquista maggiore efficacia, tale da essere in grado di sensibilizzare direttamente il funzionario responsabile e quello titolare del rapporto organico, se accompagnato dalla trasmissione degli atti all’Organo competente (Procura Generale della Corte dei Conti) per l’accertamento del danno erariale (in questo caso commisurabile quanto meno alla somma per la quale viene emessa condanna ex art. 96 co. III° cpc; ed al contributo unificato), incombente che, valutata ogni circostanza, devesi senz’altro adottare in questo caso. Per la concreta determinazione della somma si ritiene di adottare, quale valido ed obiettivo parametro di riferimento, una somma di ammontare pressoché pari a quella liquidata a titolo di sorte.
CONDANNA Roma Capitale in persona del Sindaco pro tempore al pagamento delle spese di causa che liquida in favore dell’attore in complessivi € 500,00 per compensi oltre IVA, CAP e spese generali;
CONDANNA Roma Capitale in persona del Sindaco pro tempore al pagamento ai sensi dell’art.96 co.III°in favore di R. C. della somma di € 8.000,00 ;
Roma lì 17.12.2015 Il Giudice dott. cons. Massimo Moriconi
Ultimo aggiornamento Lunedì, Dicembre 28 2015
Da Studiare per i Mediatori: La mediazione va eseguita anche perché si evitano l'aggravio di costi;
Tribunale di Bari – sez. II civile – ordinanza del 19 ottobre 2015 Giudice dott.ssa Fazio.
Il giudice unico, visti gli atti, sciogliendo la riserva che precede, osservato che all’odierna udienza la difesa dell’opponente ha insistito nell’eccezione di improcedibilità della domanda per omesso esperimento della procedura conciliativa di mediazione in violazione del disposto di cui all’art. 5 DLgs 28/10, tempestivamente sollevata con l’atto di opposizione a decreto ingiuntivo;
osservato che l’eccezione, ritualmente proposta, appare fondata in relazione alla natura del contratto posto alla base dell’opposto monitorio e che peraltro al parte opposta non ha neppure insistito all’udienza del 12.10.2015 per la concessione della clausola ex art. 648 cpc;
Visto l’art. 5, comma 1-bis DLgs 28/10, assegna gg 15 dalla comunicazione del presente provvedimento per l’attivazione del procedimento di mediazione;
invita i difensori delle parti ad informare i loro assistiti della presente ordinanza nei termini di cui all’art. 4, comma 3, DLgs 28/10 e delle conseguenze previste dalla legge in caso di mancata attivazione e/o mancata partecipazione al procedimento.
Rinvia per il prosieguo all’udienza del … , Tribunale di Bari – sez. II civile – ordinanza del 19 ottobre 2015 Giudice dott.ssa Fazio.
Visto l’art. 5, comma 1-bis DLgs 28/10,assegna gg 15 dalla comunicazione del presente provvedimento per l’attivazione del procedimento di mediazione;
Rinvia per il prosieguo all’udienza del … , riservando, in caso di mancato raggiungimento dell’accordo, di nominare un CTU (con il conseguente aggravio di costi, agevolmente superabile davanti al mediatore e con il riscontro congiunto dei tassi soglia per tempo vigenti e l’eventuale ricalcolo in contraddittorio del dovuto) che provvederà a:
1) accerti il CTU, acquisita la documentazione in atti, i rapporti dare/avere tra le parti e il rispetto dei singoli tassi alla soglia della legge 108/96, eliminando gli addebiti per interessi in caso di superamento;
2) applichi la capitalizzazione prevista in contratto, ove la relativa clausola sia stata specificamente approvata per iscritto e ne preveda la reciprocità tra le parti, escludendo in caso contrario qualsiasi capitalizzazione;
3) determini il CTU il saldo del rapporto in questione al netto delle somme eventualmente versate dall’opponente, verificando altresì il rispetto del tasso soglia anche in riferimento agli interessi moratori pattuiti.
Ultimo aggiornamento Venerdì, Dicembre 18 2015
16/12/2015. INTERVISTA SU VOCEPINEROLESE.IT AL PRESIDENTE OMCI CLAUDIO SALUSSO
Ultimo aggiornamento Martedì, Dicembre 15 2015
Da Studiare bene per i Mediatori: E' su chi si oppone al decreto ingiuntivo che deve gravare l'onere della mediazione obbligatoria.
Lo stabilisce la Corte di Cassazione in una recentissima sentenza qui pubblicata.
Ultimo aggiornamento Lunedì, Dicembre 14 2015
Da studiare bene per i Mediatori: Attenzione alle pretestuose resistenze processuali perchè si paga anche l'onorario per l'assistenza prestata in mediazione
Tribunale di Verona, sez. III Civile, sentenza 29 ottobre 2015
Giudice Vaccari
La XX S.P.A (d’ora innanzi per brevità solo) ha convenuto in giudizio davanti a questo Tribunale la Banca per sentir con la XX stato ingiunto, nella sua qualità di garante della
S.p.A., di pagare in favore del predetto istituto di credito la somma di euro 153.438,31, di cui 9.661,72 per saldo debitore del c/c n11~ di cui al contratto stipulato dalla Banca con la medesima S.p.a. ed euro 119.628,80 per n.2 fatture export anticipate e rimaste insolute di cui al contratto n._n stipulato sempre dalla XX S.p.a. in data 23.04.2009, e il resto per spese ed interessi di estinzione.
A sostegno dell’opposizione l’attrice ha dedotto due motivi.
Con il primo ha lamentato l’inidoneità della documentazione allegata al ricorso monitorio, e costituita dal estratto autentico notarile dal libro giornale dei crediti in sofferenza della convenuta, a costituire prova scritta dei credito ingiunto. ‘Con il secondo motivo di opposizione invece, l’attrice ha ‘ negato la propria qualità di obbligata solidale della ~~ S.p.a. sulla base dell’assunto che la lettera di patronage prodotta dall’opposta al fine di comprovare la stessa non costituiva fideiussione.
La convenuta si è costituita in giudizio resistendo alla domanda avversaria e assumendone l’infondatezza, sulla base di puntuali deduzioni sia in punto di fatto che in quello di diritto. Ciò detto con riguardo agli assunti delle parti, la domanda attorea è infondata e per tanto va rigettata.
Con riguardo al primo motivo di opposizione si deve rilevare come il documento contestato da parte attrice in realtà costituisca prova idonea e sufficiente dei crediti azionati dalla convenuta, anche nel giudizio di merito, tenuto conto che l’attrice non ha specificamente contestato le risultanze dei medesimo. Peraltro, va anche osservato che nel giudizio di merito la convenuta ha prodotto gli estratti conto relativi al c/c per cui è causa per il periodo del 5.03.2009 al 14.06.2013 senza che, ancora una volta, l’attrice ne abbia contesto i contenuti. Per quanto attiene ai credito per insoluti e RI.BA. la convenuta al momento della sua costituzione in giudizio ha prodotto copia delle fatture oggetto di anticipazione e nemmeno in questo caso l’attrice ha rivolto alcuna contestazione a riguardo.
L’ulteriore assunto dell’opponente in ordine alla qualificazione della lettera a propria firma allegata al ricorso monitorio è drasticamente smentito dal contenuto della stessa, quale è stato puntualmente richiamato dalla difesa della convenuta, e che induce a qualificarla sicuramente come lettera di patronage forte, avuto riguardo alla precisa prestazione di garanzia resa con essa da parte dell’attrice in favore della i.., in relazione alla linea di credito di euro 400.000,00 concessa alla medesima dalla convenuta.
Venendo alla regolamentazione delle spese di lite, esse vanno poste a carico dell’attrice opponente in applicazione dei principio della soccombenza. Alla liquidazione delle somme spettanti a titolo di compenso si procede come in dispositivo sulla base del d.m. 55/2014.
In particolare il compenso per le fasi di studio ed introduttiva può essere determinato assumendo a riferimento i valori medi di liquidazione mentre quello per la fase istruttoria e per la fase decisionale va quantificato in una somma pari ai corrispondenti valori medi di liquidazione, ridotti del 30 % alla luce della considerazione che la prima è consistita nella sola partecipazione a due udienze mentre nella fase decisionale parte convenuta ha ripreso le medesime argomentazioni che avevano già svolto in precedenza.
Peraltro nel caso di specie, è possibile applicare l’art. 4, co.8, dei D.M. n.55/2014, potendo qualificarsi la difesa della convenuta opposta come “manifestamente fondata”, secondo l’espressione utilizzata da tale norma.
Essa invero è stata introdotta nel D.M. 55/2014 a seguito del recepimento dell’orientamento che il Consiglio di Stato aveva espresso nel parere n.161 del 18 gennaio 2013 sulla bozza di revisione dei parametri predisposta all’epoca dal Ministero. La norma in esame ha quindi previsto quella che lo stesso Consiglio di Stato ha definito, in quella occasione, come un’ipotesi di soccombenza qualificata, riconoscibile ex officio dal giudice, avente la duplice finalità non solo di “scoraggiare pretestuose resistenze processuali” ma soprattutto di ‘valorizzare, premiandola, l’abilità tecnica dell’avvocato che, attraverso le proprie difese, sia riuscito a far emergere che la prestazione del suo assistito era chiaramente e pienamente fondata nonostante le difese avversarie” (così testualmente il richiamato parere del Consiglio di Stato e in termini pressoché identici la relazione ministeriale al d.m.5512014).
Ciò chiarito sulla genesi della disposizione in esame, essa viene in rilievo, ad avviso di questo Giudice, nei casi in cui. il difensore di una parte riesca a far emergere la fondatezza nel merito dei :propri assunti e, specularmente, l’infondatezza degli assunti di controparte, senza dover ricorrere a prove costituende e quindi solo grazie. ai proprio apporto argomentativo. Volendo esemplificare si può pensare ai casi in cui la causa risulti di pronta soluzione sulla base di prove documentali di facile intelligibilità ovvero perché involge questioni giuridiche relativamente semplici o ancora perché non vi è stata contestazione dei fatti rilevanti ai fini della decisione.
Nel caso di specie la difesa della convenuta ha fornito il contributo richiesto dalla norma in esame poiché all’udienza del 2015 si era opposta, con puntuali argomentazioni, alla concessione dei termini ai sensi deil’art. 183 VI comma c.p.c., evidenziando così come la causa fosse matura per la decisione.
Il compenso spettante al difensore della convenuta può pertanto essere aumentato ad euro 13.773,50, ai sensi dell’art. 4, comma 8, d.m.5512014.
Ancora, al difensore della convenuta spetta l’attività di assistenza prestata nella fase di mediazione,.ai sensi dell’art. 20 del d.m. 5512014 essendosi trattato di attività con autonoma rilevanza rispetto a quella di difesa svolta nel presente giudizio. Il relativo importo va determinato in misura pari al valore medio di liquidazione previsto per le prestazioni di assistenza stragiudiziale (euro 4.320,00).
Sull’importo complessivo riconosciuto a titolo di compenso alla convenuta spetta anche il rimborso delle spese generali nella misura massima consentita del 15 % della somma sopra indicata.
Non può essere.’ accolta la domanda di condanna dell’attrice ai sensi dell’art. 96 comma III c.p.c. avanzata dalla convenuta, atteso che l’iniziativa giudiziaria della prima non può giudicarsi connotata da mala fede o colpa grave, e non rilevando a tal fine la circostanza evidenziata in sede di discussione dalla difesa della convenuta che lad~ non ha partecipato al procedimento di mediazione svoltosi in corso di causa. Tale evenienza invece, impone a questo giudice, ai sensi dell’art.8, comma V, d.lgs. 28/2010, l’emissione nei confronti dell’attrice della condanna al pagamento di un importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il presente giudizio (euro 330,00) atteso che la predetta assenza non è stata in alcun modo, giustificata.
Il Giudice unico del Tribunale di Verona, definitivamente pronunciando ogni diversa ragione ed eccezione disattesa e respinta, rigetta la domanda avanzata dall’attrice opponente e per l’effetto condanna la stessa a rifondere alla convenuta opposta le spese dei presente giudizio che liquida nella somma di euro 18.093,50, oltre rimborso spese generali nella misura del 15 % del compenso, Iva, se dovuta e Cpa.
Visto l’art. 8 comma V del d. gs. 28/2010 condanna l’attrice al versamento della somma di euro 330,00 all’entrata del bilancio dello Stato.
Ultimo aggiornamento Sabato, Dicembre 12 2015
Da studiare per i Mediatori: Mediazione obbligatoria:è necessario fornire idonea,specifica e giustificazione motivata al mancato avvio di un effettivo tentativo di mediazione.
Si allarga la giurisprudenza con sentenze pro-mediazione obbligatoria, non è possibile rimettere alla discrezionalità delle parti di manifestare al primo incontro, il proprio disinteresse nel procedere al tentativo. E' compito del mediatore di verificare l'eventuale sissistenza di concreti impedimenti all'effettivo impedimento della procedura e non già quello di accertare la volontà delle parti in ordine all'opportunità di dare inizio alla stessa.
Clicca qui per la sentenza del Tribunale di Firenze
Ultimo aggiornamento Martedì, Dicembre 01 2015
Mai come oggi questa Lettera mi sembra opportuna;
L’Odio non si combatte con l’odio, ma con l’Amore e la Pace (Questo è il mio concetto di Mediazione, scrive il Presidente e Resp. Scientifico OMCI Dr. Claudio Salusso, sin dall’apertura dell’ OMCI). In un mondo senza più Valori, ridotto allo stremo, con guerre dappertutto, persone che muoiono di Fame, Ricordiamoci di essere Uomini, portatori di pace se poi siete Cristiani Veri, dovrebbe essere il Primo Vostro obbiettivo, ma lo è anche per tutti gli altri, siamo gli unici Animali che si distruggono tra Loro invece di Aiutarci; Siamo divenuti tutti egoisti, ipocriti e il Dio di oggi è diventato il Denaro e Potere Terreno. Bè, io in questo non mi ritrovo affatto e spero che queste parole per chi ha ancora un pochino di Valori Veri, siano sentite più che mai; con il rancore e l’Odio non si Vince nulla. Dovremmo essere tutti più Solidali, Aiutarci l’un l’altro e non il contrario. E per me La «mediazione» è l’attività svolta da un terzo imparziale: il Mediatore Professionista, iscritto in un Organismo di Mediazione registrato presso il Ministero della Giustizia, nel “Registro Organismi di mediazione”. PER PORTARE LA PACE!!!!! LO SOTTOLINEO PIU’ VOLTE. Prima che ci mettiamo uno contro l’altro senza via di Ritorno.
La «mediazione» è un Piccolo ma significato aiuto finalizzato ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta, effettuata dallo stesso Mediatore, per la risoluzione della stessa senza passare alle vie Giudiziarie con i suoi relativi tempi e costi che tutti conosciamo.
La mediazione è sotto tutti gli aspetti più conveniente:
1) I tempi: la Mediazione deve terminare entro un massimo di TRE mesi;
2) Spese ridotte;
3) Detrazioni di imposta fino ad un massimo di € 500,00;
4) Le parti invece di continuare ad avere rancori inutili perché non è odiando che si risolvono le situazioni durature nel tempo ma al contrario con un po’ di Amore Umano, Dialogo, e meno orgoglio personale, possono ritrovare di comune accordo una soluzione amichevole: cosa non da poco. Ma se potessi: Farei di tutto anche per parlare alle parti e farle Tornare in Pace, quella che oggi non esiste piu’. E vedo il Santo Padre Rischiare la propria Vita per farlo capire, ma non basta, e allora mi aggiungo anche io.
TORNIAMO AD ESSERE CIO’ CHE SIAMO NATI PER ESSERE, Tutti Fratelli e Basta con le Guerre per cose Materiali che a nulla portano se non al nulla.
IO SONO PER LA PACE E SOLIDARIETA’, PER AIUTARE GLI ALTRI NON PER FREGARE GLI ALTRI, SPERO CHE QUESTA MIA LETTERA SERVA UN POCHINO ALMENO PER FARE PENSARE, PERCHE' Pensare è L’ INIZIO, E SPERO DI RITROVARE TUTTI NOI UNITI COME MI RACCONTAVA MIO NONNO DOPO LA GUERRA, DOVE TUTTI INSIEME CI SI AIUTAVA (Questo è ciò che spero, questo è quello per cui mi batto, senza armi).
Riflettete! E Pensate!
Ultimo aggiornamento Lunedì, Novembre 30 2015
E ANCORA SI CONTINUA: L’ennesima sconfitta per i detrattori della mediazione civile e commerciale. Avvocati mediatori di diritto ma con l’obbligo di formazione e le “spese di avvio, non compensi e vive” della domanda di mediazione sempre dovute.
Da Studiare bene, "SENTENZA IMPORTANTISSIMA" Per obbligo di formazione deve intendersi sia quella di base sia quella delle 18 ore di aggiornamento per mediatori. Le spese di avvio non hanno nulla a che vedere con il compenso del mediatore. Assume importanza il REGOLAMENTO dell'organismo.
Pubblichiamo in calce la sentenza del Consiglio di Stato depositata il 17 novembre 2015. Buona lettura e abbiate fiducia nella mediazione.
files/69804_Consiglio_di_Stato_17_11_2015_Mediazione.pdf
Ultimo aggiornamento Martedì, Novembre 24 2015
20/11/2015 La Corte di Giustizia dell'U.E. definisce la nozione di atti extragiudiziali
Corte giustizia Unione Europea Sez. I, Sent., 11/11/2015, n. 223/14
Per vedere la sentenza integrale cliccare il link a destra del Video, sotto Riferimenti normativi;
e Ancora una Volta e Sempre di più sarà, Ecco Quello che succede quando le parti (loro Assistenti) e a volte anche mediatori, evidentemente non preparati, che "non comprendono la serietà, il valore sociale, individuale e l'efficacia della mediazione"!
La clausola compromissoria in materia di arbitrato deve essere opposta dai convenuti entro 20 giorni dalla prima udienza di comparizione, diversamente la competenza è del Giudice ordinario.
PER CHI FOSSE INTERESSATO AD ENTRARE IN OMCI E IN BLU DA VEDERE BENE PER LE PARTI LORO ASSISTENTI E MEDIATORI
03/11/2015 La clausola compromissoria non è alternativa all'esercizio dell'azione giudiziaria;
Mediazione demandata: secondo il Giudice i termini stabiliti dalla legge sono ordinatori tranne che la legge stessa li dichiari perentori.
21/10/2015 - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà a Coazze;
19/10/2015 - Negoziazione assistita bruttissima fotocopia della mediazione facoltativa;
“PER UNIRE DI PIU’ TUTTI”
Da Studiare Bene.: 07/10/2015 - MEDIAZIONE TRIBUTARIA PER I COMUNI - RIQUALIFICAZIONE DEL PERSONALE;
OMCI in campo a tutela dei Cittadini, sveltire ed Aiutare I Giudici sempre più Carichi di Lavoro!
ORDINANZA TRIBUNALE DI ROMA
Fonte Il fatto Quotidiano 06/08/2015:Consumatori, nuova procedura senza tribunali e avvocati per le controversie;
“02/07/2015": Altra Sentenza ESEMPLARE, Basta con i "furbetti" della Mediazione!
Circolare 14 luglio 2015;
Grazie ai Magistrati: un vero è proprio Vademecum sulla Mediazione ai Mediatori e Assistenti, Ordinanza ESEMPLARE!!!
Ordinanza Tribunale di Pavia - Da studiare bene per i Mediator ORDINANZA IMPORTANTE!
E' il mediatore a dover esercitare la funzione di verifica e di garanzia al fine di assicurare la presenza personale delle parti nel procedimento di mediazione :
Il Quirinale risponde ancora ad Omci:
Ormai le sentenze, Ordinanze e sanzioni sono quotidiane: Tribunale di Torino con Ordinanza, Precisa “L’obbligatorietà della mediazione dipende dalla natura della causa, non dal rito scelto dalle parti”:
Tribunale Pavia 1° aprile 2015: in mediazione è necessaria la presenza delle parti o dei rispettivi procuratori speciali;
Incompatibilità e conflitti d'interesse Mediaore/Avvocato
SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA DEL 20/11/2015
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