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Timestamp: 2020-08-04 10:30:00+00:00
Document Index: 158624598

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 378', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 360', 'art. 369', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2103', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3']

Sentenza Cassazione Civile n. 12899 del 22/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12899 del 22/06/2016
Cassazione civile sez. lav., 22/06/2016, (ud. 23/02/2016, dep. 22/06/2016), n.12899
sul ricorso 19415/2011 proposto da:
F.V., C.F. (OMISSIS), elettivamente
domiciliato in ROMA, LUNGOTEVERE PIETRA PAPA 185, presso lo studio
dell’avvocato SIMONA DONATI, rappresentato e difeso dagli avvocati
DANIELA MOCELLA, MARCO MOCELLA, giusta delega in atti;
AZIENDA NAPOLETANA MOBILITA’ A.N.M. S.P.A., c.f. (OMISSIS), in
persona del legale rappresentante pro tempore, già elettivamente
FRANCESCO CASTIGLIONE, giusta delega in atti e da ultimo
domiciliata presso LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE;
avverso la sentenza n. 3931/2010 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 26/07/2010 R.G.N. 8250/2008;
23/02/2016 dal Consigliere Dott. ROBERTO RIVERSO;
Con sentenza n. 3931/2010, depositata il 26 luglio 2010, la Corte d’Appello di Napoli, in riforma della sentenza resa in primo grado dal tribunale della stessa città rigettava la domanda svolta da F.V. nei confronti di Azienda Napoletana Mobilità e compensava le spese di entrambi i gradi del giudizio. Con tale domanda il lavoratore chiedeva che, previa declaratoria di nullità di pattuizioni individuali e collettive contrarie, il periodo di formazione lavoro venisse computato nella sua anzianità di servizio senza alcuna esclusione; e che conseguentemente venisse dichiarata dovuta anche la voce retributiva denominata CAU B spettante ai lavoratori in forza della stipula del CCNL 27.11.2000; e che pertanto l’azienda ANM venisse condannata al pagamento della somma indicata in ricorso oltre accessori e spese.
A fondamento della decisione di rigetto la Corte d’appello sosteneva che la questione della spettanza della voce retributiva in discussione non inerisse ad una progressione economica legata alla anzianità di servizio ovvero al valore degli scatti di anzianità, ma fosse bensì legata ad una nuova dinamica salariale determinata in sede collettiva per tutti i lavoratori, ed in base alla quale il trattamento spettante a fini economici al personale con CFL in servizio alla data del 27.11.2000 era assimilato a quello corrisposto ai nuovi assunti. Tale disciplina dunque, secondo la Corte, non violava il disposto del D.L. 30 ottobre 1984, n. 726, art. 3, comma 5, conv. in L. 19 dicembre 1984, n. 863, il quale prevede che “Ai contratti di formazione lavoro si applicano le disposizioni legislative che disciplinano il lavoro subordinato in quanto non siano derogate dal presente decreto. Il periodo di formazione e lavoro è computato nell’anzianità di servizio in caso di trasformazione del rapporto di formazione e lavoro in rapporto a tempo indeterminato, effettuata durante ovvero al termine dell’esecuzione del contratto di formazione e lavoro”.
Per la cassazione di questa sentenza, ricorre il lavoratore con un unico articolato motivo di censura; cui resiste l’Azienda Napoletana Mobilità con controricorso. F.V. ha depositato memoria ex art. 378 c.c.
1.- Col primo ed unico motivo di ricorso il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione del D.L. 30 ottobre 1984 n. 726, art. 3, commi 5 e 12, conv. in L. 19 dicembre 1984, n. 863 e dell’art. 12 disp. gen.. Nonchè omessa, contraddittoria o insufficiente motivazione circa un fatto controverso decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5.
Si sostiene a fondamento del motivo che il ricorrente fosse stato assunto con c.f.l. il 3.7.2000 e che il proprio trattamento retributivo successivo alla conversione del rapporto era stato delineato da una sequenza di contratti collettivi ovvero con gli artt. 3 e 2 del CCNL 27/111/2000, con l’accordo del 2 marzo 2000 e con l’accordo Aziendale del 29 marzo 2001.
Si precisa che oggetto del contendere è la differenza tra la voce retributiva CAU a tutt’oggi percepita dalla ricorrente e le CAU intere, differenza che il contratto aziendale individua in una colonna B e che per comodità è stata chiamata CAU B, la quale è stata attribuita solo a coloro che alla data del 27.1.2000 erano in forza con contratto a tempo indeterminato.
2.- Preliminarmente, va osservato che l’eccezione di inammissibilità recte, improcedibilità) dcl ricorso per violazione dell’art. 369 c.p.c., n. 4, sollevata dalla controricorrente è infondata. La norma, nell’interpretazione logica datane da questa Corte, non impone infatti il deposito di tutto ciò che (atti, documenti, contratti) fosse stato depositato nei gradi di merito, e nemmeno la specifica indicazione di quando e ad opera di chi, nell’ipotesi in cui – come si è verificato nella fattispecie – la normativa contrattuale è pacifica, circoscritta e richiamata nel testo del ricorso e degli altri atti prodotti.
3.1. Innanzitutto, occorre richiamare la giurisprudenza formatasi specificamente in ordine al medesimo contenzioso della presente causa e precisamente la sentenza Cass. n. 18946 del 2014, seguita da numerose altre, tutte conformi: Cass. nn. 18947, 18948, 18949, 18950, 18951, 19434, 19435, 19436; Cass. n. 21329, 21330, 21331, 21332, 21333, 21334, 21335, 21336, 21337, 21338; da ultimo, v. pure la recentissima Cass. n. 25256 del 2015.
4.1. Occorre altresì premettere che esula dall’oggetto del contendere ogni questione concernente la legittimità di tale contratto, trasformato in rapporto a tempo indeterminato alla sua scadenza. La causa petendi della rivendicazione economica non risiede nell’assunto dell’esistenza di vizi del contratto di formazione lavoro, tali giustificarne la conversione giudiziale in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Nella controversia non si fa questione di diritti patrimoniali consequenziali all’accertamento della conversione del rapporto con effetto ex tunc. 5. Venendo all’esame delle fonti normative che regolano la fattispecie, deve osservarsi quanto segue.
5.3. L’Accordo aziendale del 29.3.2001, intervenuto per dare attuazione ai predetti accordi nazionali, ha così provveduto a definire, “nel rispetto dei diritti acquisiti, una nuova struttura della retribuzione aziendale”, nonchè “la retribuzione aziendale da corrispondere ai nuovi assunti a decorrere dal 1 gennaio 2001”. In tale contesto ha previsto di: “- uniformare e definire per il personale in servizio a tempo indeterminato l’importo della CAU nell’ambito dello stesso parametro trasformando in assegno ad personam (come stabilito dalla colonna B della tabella allegata) la differenza tra il valore economico attualmente corrisposto e quello che si andrà a corrispondere”; ” – corrispondere al personale attualmente in forza che assumerà, successivamente all’inquadramento di prima applicazione e a qualsiasi titolo un nuovo parametro retributivo, le CAU della colonna A e l’importo indicato dalla colonna B relativamente al nuovo parametro assegnato”; “-
corrispondere al personale assunto successivamente al 27.11.2000 la voce CAU indicata nella colonna A della tabella allegata”.
6. Parte ricorrente assume che la previsione di cui all’art. 2, lett. F), dell’Accordo nazionale del 27.11.2000, nel contemplare l’equiparazione dei lavoratori con contratto di formazione e lavoro in corso ai nuovi assunti, ai fini della determinazione della “quota delle voci salariali aziendali” da riservare agli stessi in sede di “attribuzione della retribuzione aziendale”, violerebbe il disposto di cui del D.L. n. 726 del 1984, art. 3, convertito dalla L. n. 863 del 1984, art. 1, nell’interpretazione fornita da Sezioni Unite sent.
n. 20074 del 2010.
7.1. Quando si tratta di verificare la computabilità del periodo di formazione e lavoro nell'”anzianità di servizio” dei lavoratori assunti inizialmente con contratto di formazione e lavoro ed il cui rapporto sia stato poi trasformato in ordinario lavoro a tempo indeterminato (dell’art. 3 cit., comma 5) ovvero che siano stati assunti a tempo indeterminato, con chiamata nominativa, entro dodici mesi dalla cessazione del rapporto di formazione e lavoro (dell’art. 3 cit., comma 12), la particolare garanzia posta, per il lavoratore, dall’art. 3, commi 5 e 12, cit., non riguarda solo gli istituti di fonte legale (quale all’epoca l’indennità di anzianità ed attualmente il trattamento di fine rapporto), che, in ragione di tale prescrizione, non sono suscettibili di deroghe in peius ad opera della disciplina collettiva, ma anche istituti di fonte contrattuale la cui regolamentazione sia interamente rimessa alla contrattazione collettiva.
7.3. E’ stato così affermato che ” Il contratto collettivo potrebbe non prevedere affatto l’istituto degli scatti di anzianità, come anche lo può prevedere articolando nel modo più vario la progressione di tali aumenti retributivi automatici, ma non può escludere dal computo dell’anzianità di servizio, a tal fine, il pregresso periodo di formazione e lavoro. L’equiparazione tra periodo di formazione ed anzianità di servizio esprime un generale canone che si sovrappone, per il suo carattere inderogabile, anche alla contrattazione collettiva, la quale può sì disciplinare nel modo più vario istituti contrattuali rimessi interamente alla sua regolamentazione, come gli scatti di anzianità, ma non potrebbe introdurre un trattamento in senso lato discriminatorio in danno dei lavoratori che abbiano avuto un pregresso periodo di formazione. Con riguardo agli istituti contrattuali l’anzianità di servizio può valere tanto o poco – ciò rientra nell’ambito dell’autonomia collettiva – ma non è possibile, per la contrattazione collettiva, a fronte della prescrizione legale suddetta, “sterilizzare” il periodo di formazione e lavoro prevedendo che a qualche fine, come quello degli scatti di anzianità, non valga: il legislatore considera che la formazione congiunta al lavoro sia ex lege equiparabile a lavoro prestato.
7.4. Sotto questo profilo l’equiparazione suddetta opera anche come una clausola di non discriminazione: il lavoratore, una volta inglobata nella sua anzianità di servizio il pregresso periodo di formazione e lavoro, non può più essere discriminato in ragione del fatto che una porzione della sua anzianità di servizio è tale solo in forza dell’equiparazione legale suddetta. Analogamente non sarebbe possibile una disciplina differenziata in ragione della pregressa formazione perchè ciò integrerebbe la fattispecie di una discriminazione vietata…” (S.U., sent. cit.).
8. Osserva il Collegio che, nel caso in esame, non si controverte della disciplina riguardante l’applicazione degli istituti contrattuali collegati all’anzianità di servizio, come gli scatti di anzianità e i passaggi automatici di classe stipendiale. La componente retributiva denominata CAU B, o assegno ad personam, è un istituto contrattuale la cui erogazione non trova fondamento nell’anzianità di servizio, di talchè non appaiono direttamente invocabili i sopra citati principi delle S.U., pienamente condivisi anche da questo Collegio e che nemmeno l’Azienda ricorrente contesta.
9. Risulta dal tenore degli Accordi nazionali, nel significato letterale e in una lettura sistematica della clausole, che le parti sociali, intendendo operare una riclassificazione degli istituti salariali aziendali, nella prospettiva di realizzarne una semplificazione e razionalizzazione nel contesto di una riforma della retribuzione, equipararono i lavoratori con contratto di formazione e lavoro in corso ai nuovi assunti (come si è visto, l’accordo collettivo nazionale 27.11.2000 prevede a tal fine: “i CFL in corso alla data di sottoscrizione del contratto vanno considerati nuovi assuntì); ciò al solo, limitato fine di definire la quota delle voci salariali aziendali da riservare agli stessi, con esclusione delle voci non collegate a prestazioni effettivamente svolte e al premio di risultato. Nessun elemento emergente dalle parole usate o dal senso complessivo della clausole consente di ritenere che, con tali previsioni, le parti collettive abbiano inteso pregiudicare i diritti derivanti dall’anzianità di servizio maturata dai lavoratori durante – o per effetto – del contratto di formazione e lavoro o abbiano inteso introdurre un trattamento discriminatorio o comunque lesivo di diritti quesiti. Dette clausole, prive di tale significato, si prestano invece ad essere interpretate in conformità alla norma imperativa di cui si discute.
Il dato di fatto è circostanza pacifica in giudizio. Ciò non può che corroborare l’assunto secondo cui l’intenzione delle parti contraenti fosse quella di garantire il rispetto del principio di irriducibilità della retribuzione (art. 2103 c.c.), state la volontà, espressamente enunciata, di fare salvi, nella “nuova struttura della retribuzione aziendale”, “i diritti acquisiti”.
10.2. Nel caso in esame, le c.d. CAU, nel valore riconosciuto al personale prima della revisione dell’istituto e della riduzione della sua misura, non erano mai entrate nel patrimonio individuale dei lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro; pertanto, costoro non potevano vantare alcun diritto quesito in ordine alla loro percezione nella corrispondente misura per il futuro.
come si desume dalla sentenza – per il fatto che un determinato istituto salariale non fosse stato “mantenuto” per i lavoratori con contratto di formazione e lavoro in corso alla data dell’accordo, senza che tale diversità di trattamento rispetto ai lavoratori già in forza a tempo indeterminato fosse giustificata dall’esistenza di elementi precisi e concreti.
12. Esclusa la violazione denunciata in ricorso, l’attribuzione di “quote di voci salariari” rientra nell’ambito delle valutazioni e le scelte dell’autonomia collettiva nella determinazione delle componenti del trattamento retributivo e non è consentito al giudice del merito valutare la razionalità del regolamento di interessi realizzato dalle parti sociali, a meno che le predette disposizioni non violino specifiche norme di diritto.
13. Quanto alla conformità alla disciplina in materia di contratti a tempo determinato (al cui genus appartiene anche il contratto di formazione e lavoro) dell’Unione europea dettata dall’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999 e figurante quale allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve osservarsi che – come emerge dalla giurisprudenza della Corte di giustizia -, per quanto riguarda l’indennità per anzianità di servizio, i lavoratori a tempo determinato non devono ricevere un trattamento che, al di fuori di qualsiasi giustificazione obiettiva, sarebbe meno favorevole di quello riservato al riguardo a lavoratori a tempo indeterminato comparabili (v., in tal senso, sentenze Del Cerro Alonso, punti 42 e 47, nonchè Impact, punto 126). La Corte ha poi ritenuto che rientrano nella nozione di “condizioni di impiego”, ai sensi della clausola 4, punto 1, dell’accordo quadro, le indennità triennali di anzianità di servizio (v., in tal senso, citate sentenze Del Cerro Alonso, punto 47; Gavieiro Gavieiro e Iglesias Torres, punti da 50 a 58, nonchè ordinanza del 18 marzo 2011, Montoya Medina, C-273/10, punti da 32 a 34).
14. In via subordinata, parte ricorrente si duole del mancato riconoscimento dell’assegno ad personam almeno dal momento del transito al parametro (158), successivo a quello di primo inquadramento (140) attribuito all’atto della trasformazione del rapporto di lavoro. Sostiene che, anche qualora si ritenesse corretta l’interpretazione dell’accordo aziendale quanto al riconoscimento della sola componente di cui alla colonna A in sede di prima applicazione (“corrispondere al personale assunto successivamente al 27.11.2000 la voce CAU indicata nella colonna A della tabella allegata”), non potrebbe comunque negarsi l’attribuzione anche della componente di cui alla colonna B in un momento successivo, quello del transito del lavoratore nel successivo parametro retributivo, stante la volontà delle parti collettive di “corrispondere al personale attualmente in forza che assumerà, successivamente all’inquadramento di prima applicazione e a qualsiasi titolo un nuovo parametro retributivo, le CAU della colonna A e l’importo indicato dalla colonna 8 relativamente al nuovo parametro assegnato”.
14.1. Anche tale censura è infondata. La sentenza impugnata ha osservato, con interpretazione immune da vizi logici e svolta in corretta applicazione del canoni di ermeneutica contrattuale, che la locuzione “personale attualmente in forza” non può che riferirsi a quello già in servizio prima del 27.11.2000, perchè solo per esso è previsto il meccanismo di adeguamento della voce integrativa di cui alla tabella B, allo scopo di agganciane il valore economico al nuovo parametro acquisito, limitando in tal modo l’effetto erosivo derivante dalla cristallizzazione del valore indicato nella tabella A. Inoltre, l’opposta interpretazione renderebbe incoerente il riferimento contenuto nell’accordo aziendale rispetto alle indicazioni di quello nazionale, sopra esaminate.
15. La memoria ex art. 378 c.p.c., depositata dalla difesa della ricorrente non introduce nuovi argomenti atti a giustificare un revirement, atteso che non viene in alcun modo presa in esame – e, invero, neppure menzionata – la giurisprudenza di questa Corte formatasi in ordine al medesimo contenzioso. Vengono, invece citate, a presunto supporto del ricorso, le recenti sentenze nn. 8295 e 9620 del 2015 di questo stesso Collegio.
15.1. Orbene, come peraltro chiarito anche nell’ultimo paragrafo del punto 5) di tali sentenze del 2015, la vicenda esaminata in quella sede precisamente la stessa già esaminata dal questa Corte con le sentenze nn. 18944, 18945, 19427, 19428, 19429, 19430, 19431, 19432, 19433 del 2014, menzionate al punto 4 delle sentenze nn. 8295 e 9620 del 2015 – non era sovrapponibile a quella oggetto del diverso contenzioso instaurato nei confronti della società A.N.M..
15.2. Come può evincersi chiaramente dal tenore testuale delle sentenze nn. 18944, 18945, 19427, 19428, 19429, 19430, 19431, 19432, 19433 del 2014 della Corte, in tali diversi giudizi, i lavoratori dipendenti della convenuta C.S.T.P. Azienda di Mobilità erano stati precedentemente assunti dalla A.N.M. di (OMISSIS) con contratto di formazione e lavoro convertito, alla scadenza, in contratto di lavoro a tempo indeterminato, ed erano poi transitati alle dipendenze della C.S.T.P. per effetto di passaggio diretto avvenuto ai sensi del R.D. n. 148 del 1931, art. 20, all. A. Costoro avevano lamentato che la convenuta non aveva loro corrisposto tutte le indennità in precedenza godute, per non avere considerato il periodo di formazione e lavoro a tutti gli effetti come anzianità di servizio in relazione a “scatti di anzianità, indennità aziendali di presenza giornaliera e di guida e alla differenza di c.a.u. in origine percepite, rispetto a quelle corrisposte in conseguenza del passaggio a C.S.T.P.”. Dunque, la pretesa afferiva alla conservazione delle CAU nella misura già in precedenza percepita durante il periodo di lavoro svolto alle dipendenze di A.N.M. (“…c.a.u. in origine percepite…”).
15.3. Sulla scorta di tali premesse, è stato affermato dalla Corte che dal passaggio ex art. 20, allegato A, R.D. cit., qualificabile cessione di contratto e non successione nel tempo di autonomi contratti, scaturiva in applicazione della norma imperativa di cui al D.L. n. 726 del 1984, art. 3, convertito dalla L. n. 863 del 1984, art. 1, nella interpretazione datane da questa Corte (v. Cass. ss.uu.
15.4. Dunque, nei casi ivi esaminati, i lavoratori avevano rivendicato, nei confronti della C.S.T.P., la conservazione ad personam degli emolumenti – tra quali le CAU – che già percepivano durante il rapporto di lavoro alle dipendenze dell’A.N.M., situazione all’evidenza del tutto diversa da quella oggetto del presente ricorso in cui non risulta che il lavoratore abbia mai percepito nel periodo di formazione e lavoro le competenze accessorie unificate.
15.5. In conclusione, il caso in esame non è sovrapponibile a quelli esaminati da questa Corte con le sentenze nn. 18944, 18945, 19427, 19428, 19429, 19430, 19431, 19432, 19433 del 2014 e nn. 8295 e 9620 del 2015. Il caso è, invece, sovrapponibile a quelli decisi con le sentenze nn. 18946, 18947, 18948, 18949, 18950, 18951, 19434, 19435, 19436 del 2014 e Cass. n. 21329, 21330, 21331, 21332, 21333, 21334, 21335, 21336, 21337, 21338 del 2014, e, da ultimo, a Cass. 25256 del 2015, nelle quali si dà atto che la componente CAU B, qualificata assegno ad personam, corrispondendo alla differenza tra il trattamento già percepito dal personale e quello, di minore importo, risultato dalla revisione dell’istituto, era riferibile solo a coloro che alla data del 21 novembre 2000 già percepivano le competenze accessorie unificate, ma non coloro che, come i lavoratori assunti dalla A.N.M. con contratto di formazione e lavoro e i nuovi assunti – non le percepivano a tale data.
16. Va quindi ribadito il principio secondo cui non violano il D.L. n. 726 del 1984, art. 3, comma 5, conv. in L. n. 863 del 1984, nè introducono un trattamento discriminatorio, le clausole della contrattazione collettiva nazionale che, nel contesto di una riforma degli istituti contrattuali della retribuzione, distinguono i lavoratori con contratto di formazione e lavoro in corso dal personale già in servizio con rapporto a tempo indeterminato, equiparando i primi al personale di nuova assunzione ai limitati fini della attribuzione di nuove voci salariali aziendali, senza incidere sulla conservazione dell’anzianità di servizio.
17. Il ricorso va dunque respinto.
18. Le spese del giudizio di legittimità sono compensate tra le parti, considerato che il ricorso per cassazione è stato proposto anteriormente alla giurisprudenza di legittimità formatasi in argomento.