Source: https://blog.industrialdiscount.it/non-solo-macchinari/come-si-calcola-lavviamento-di-unazienda/
Timestamp: 2019-04-19 06:58:00+00:00
Document Index: 159206462

Matched Legal Cases: ['art. 2426', 'art 103', 'art. 86', 'art. 2557', 'art. 2558', 'art. 2559', 'art. 2560']

Avviamento d'azienda: definizione e calcolo - Blog Industrialdiscount.it
Cedere un’azienda: ecco cosa bisogna sapere sull’avviamento e sugli aspetti più importanti
Cedere un’Azienda impone degli obblighi sia al cedente che all’acquirente, obblighi che comprendono la stipula dell’atto ma anche la giusta valutazione dell’avviamento e precisi impegni fiscali. L’ordinamento giuridico italiano considera l’avviamento come il valore intangibile dell’azienda che viene incrementato grazie a fattori oggettivi e soggettivi: i primi riguardano maggiormente l’organizzazione mentre i secondi rispecchiano le qualità dell’imprenditore. Ecco i punti da osservare se si è titolari di un’azienda o se si intende diventarlo:
Cosa si intende per avviamento
Ammortamento e avviamento
Quali tassazioni
Chi compie la valutazione dell’avviamento
L’avviamento: goodwill o badwill
Con il termine avviamento di azienda si intende il maggior valore (goodwil) rispetto al valore dei beni che costituiscono l’azienda stessa. La definizione di avviamento di azienda è, quindi, la capacità che ha un complesso aziendale di produrre utili che originano da incrementi di valore grazie all’organizzazione dei beni. Nel caso di acquisizione di un’azienda o di un ramo di azienda, l’avviamento commerciale viene acquisito a titolo oneroso ed è compreso nel prezzo della compravendita. Questo comporta un appesantimento dei costi sostenuti dall’acquirente, soprattutto se i ricavi dell’azienda che viene ceduta sono rilevanti perché il valore dell’avviamento può essere notevole. Bisogna, però, sottolineare che l’avviamento non sempre è positivo: a volte l’azienda non produce reddito e il valore dei beni contenuti è maggiore di quello aziendale. In questi casi si parla di avviamento negativo (badwill) e si ha un’azienda scarsamente efficiente che consegue delle perdite. Per l’avviamento di azienda il calcolo deve, quindi, tenere presente sia il caso in cui si può avere un profitto maggiore sia il caso in cui sono presenti perdite ma l’azienda può ancora essere risanata. Sintetizzando possiamo dire che il valore si determina facendo la differenza tra il prezzo versato per l’acquisizione del ramo d’azienda o della totalità dell’azienda e il valore degli elementi patrimoniali trasferiti.
L’art. 2426 del codice civile sancisce che l’ammortamento viene fatto secondo la sua vita utile e, quando non è possibile stimarla, avviene in un periodo non superiore a 10 anni. Tranne nei casi in cui si può dimostrare che il lasso di tempo può essere maggiore: secondo quando disposto nell’Oic 24, in nessun caso possono essere superati i 20 anni. Per stimare la vita utile si considera il periodo nel quale si ritiene che saranno manifesti i benefici legati all’avviamento. Un altro punto da considerare per la stima è il payback period, cioè il periodo nel quale l’azienda prevede di recuperare quanto ha investito. Il calcolo dell’avviamento deve essere fatto con estrema cura perché determina il valore sul quale sarà calcolata l’imposta di registro. Per quanto riguarda l’aspetto fiscale, il TUIR all’art 103 prevede la deducibilità, non oltre a 1/18 del valore stesso, delle quote di ammortamento dell’avviamento.
Cessione azienda: quale tassazione
Chi vende l’azienda ottiene un guadagno quando il prezzo è maggiore del valore dei beni, in questo modo si genera una plusvalenza che comprende l’utile, per colui che vende, e l’avviamento. La plusvalenza è data dalla differenza tra la spesa dovuta per gli elementi economici attivi e il valore contabile di questi. Tra gli aspetti da considerare c’è inoltre questo: il valore contabile e fiscale possono essere diversi, in questo caso si determinano plusvalenze differenti. Solo le plusvalenze fiscali, comunque, rilevano ai fini della tassazione. Le plusvalenze che derivano da cessioni a titolo oneroso concorrono a formare il reddito “per l’intero ammontare nell’esercizio in cui sono state realizzate” art. 86 DPR n. 917/86 del TUIR. Se i beni sono stati posseduti per tre anni almeno, si può scegliere se assoggettare a tassazione integralmente o ripartire a quote costanti anche negli esercizi successivi. In questo caso la suddivisione avverrebbe su un periodo con quote annuali costanti. Nel caso che il cedente termini l’attività nel periodo di tassazione frazionata, le rimanenti quote saranno imponibili nell’esercizio di cessazione. Bisogna poi ricordare che la cessione d’azienda non è una operazione imponibile ai fini IVA e che sulle plusvalenza non si applica l’IRAP. L’imposta di registro viene, invece, calcolata utilizzando diverse percentuali, in base alla presenza o meno dei prezzi dei beni sull’atto di cessione.
Cessione d’azienda: gli obblighi di venditore e acquirente
Secondo la normativa l’atto di cessione deve essere scritto e la forma adottata può essere quella di atto pubblico o quella di scrittura privata autenticata dal notaio. Entro 30 giorni dalla stipula l’atto redatto deve essere iscritto al Registro delle Imprese. L’acquirente è tenuto a scrivere a bilancio attività, passività e avviamento, quest’ultimo come è stato già detto, è la differenza tra il prezzo pagato e il valore degli elementi attivi e passivi aziendali. Con la redazione dell’atto sia il venditore che l’acquirente assumono degli obblighi che devono essere rispettati, tra questi:
– l’art. 2557 del c.c. sancisce il divieto di concorrenza in base al quale il venditore che ha alienato l’impresa, non potrà intraprendere una nuova attività per 5 anni;
– colui che acquista subentra nei contratti, tranne nei casi in cui questi abbiano carattere personale, così come stabilito dall’art. 2558 del c.c.
– circa i crediti pregressi di cui tratta l’art. 2559 c.c. il subentrante diventa titolare mentre per i debiti ne risponde l’alienante se questi sono sorti prima della cessione: devono, però, essere iscritti nella contabilità (art. 2560 c.c.).
Abbiamo parlato dell’avviamento come della capacità di un’impresa di generare una ricchezza superiore paragonandola a quella del settore di appartenenza e, quindi, per avviamento si intende anche la competitività dell’azienda sul mercato. Un punto che merita un cenno è che nella cessione di azienda, per l’avviamento il residuo periodo di un contratto e la probabilità di rinnovo hanno un valore da considerare. Per la valutazione dell’azienda l’incarico viene affidato, generalmente, ad un perito esterno all’impresa. Sono, comunque, disponibili anche diversi metodi di calcolo utilizzati da professionisti abilitati come i dottori commercialisti.