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Timestamp: 2017-10-18 20:10:25+00:00
Document Index: 122594831

Matched Legal Cases: ['art. 353', 'art. 353', 'art. 353', 'art. 159', 'art. 353', 'art. 421', 'art. 426', 'art. 426', 'art. 414', 'art. 426', 'art. 4']

Presentiamo agli internauti in visita sul pianeta di LIA Law In Action una significativa ordinanza che ha emanato il 3.2.2014 il Giudice Monocratico Claudio Casarano del Tribunale di Taranto
di Paolo M. Storani - Presentiamo agli internauti in visita sul pianeta di LIA Law In Action una significativa ordinanza che ha emanato il 3.2.2014 il Giudice Monocratico Claudio Casarano del Tribunale di Taranto, che funge da nostro Virgilio nei meandri della rimessione del giudizio dal grado di appello a quello di prime cure ai sensi dell'art. 353 c.p.c., quando sia stato pretermesso un consorte di lite necessario. Che ne � del diritto di articolare nuovi mezzi di prova?
TRIBUNALE DI TARANTO 3.2.2014
Il giudice d'appello statuiva nel senso che si fosse consumata in primo grado una forma di nullit� assoluta, per essere stati pretermessi i nudi proprietari: l'usufruttuaria aveva proposto domanda di rilascio di determinati beni ed i convenuti, fra l'altro, avevano in riconvenzionale spiegato domanda di accertamento dell'avvenuto acquisto in loro favore della propriet� degli stessi beni per usucapione.
Da qui l'esigenza � rilevata dal giudice di II grado - di rendere necessariamente partecipe del giudizio anche i nudi proprietari, allo scopo di contrastare la riconvenzionale, che avrebbe potuto comportare la estinzione del loro diritto.
Riassunto il giudizio ex art. 353 c.p.c., si costituivano i nudi proprietari, senza per� introdurre nuovi temi di indagine o articolare mezzi di prova, essendosi limitati ad aderire alla domanda di rilascio dei beni gi� proposta dall'usufruttuaria, stante la evidente convergenza di interessi.
I convenuti rispetto all'azione di rilascio � ed attori in riconvenzionale - chiedevano per� nuovi mezzi di prova, ma a questa richiesta si opponevano recisamente le altre parti.
Il fondamento giuridico della predetta regola risiede nel rilievo che la pretermissione di una parte, tale da comportare la remissione della causa di nuovo al giudice di primo grado ex art. 353 c.p.c., comporta una forma di nullit� parziale del giudizio di primo grado, e cio� solo nella parte in cui non se ne garantiva la partecipazione anche ad un altro contradditore necessario.
Deve di conseguenza garantirsi a quest'ultimo la parit� d'armi e solo di riflesso, se essa cio� sviluppa nuove difese o articola mezzi di prova, l'eguale diritto alle controparti.
In altri termini la nullit� degli atti del giudizio di primo grado, avutasi per effetto della suddetta pretemissione, non implica la nullit� degli atti precedenti che ne sono indipendenti ex art. 159, I co., c.p.c.( La nullit� di un atto non importa quella degli atti precedenti, n� di quelli successivi, che ne sono indipendenti�)
Un analogo principio � stato ad esempio affermato in caso di nullit� della sola vocatio in ius in materia di nulit� rilevata in sede di introduzione del processo del lavoro( cass. 11628-2007):
�Nelle controversie in materia di lavoro e previdenza, nelle quali deve essere distinta la fase della proposizione della domanda (�editio cationi�) che si perfeziona con il deposito del ricorso innanzi all'adito organo giudiziario, dalla successiva fase della instaurazione del contraddittorio (�vocatio jus�), che si attua mediante la notificazione alla controparte del ricorso stesso unitamente al relativo decreto di fissazione d'udienza, la riassunzione del giudizio in primo grado, dopo che il giudice di appello, in applicazione degli art. 353 e 354 c.p.c., ne abbia disposto la rimessione per nullit� della notificazione dell'atto introduttivo del giudizio, comporta la continuazione di quello precedentemente instaurato con conseguente impedimento di decadenze a sfavore dell'attore e non l'instaurazione di un nuovo giudizio. Ne deriva che l'attore, qualora non abbia indicato nell'atto introduttivo i mezzi di prova dei quali intenda avvalersi, decade dal relativo onere, con conseguente inammissibilit� di quelli indicati nell'atto di riassunzione perch� tardivamente proposti, fermo restando la possibilit�, da parte del giudice, di esercitare i poteri istruttori come consentitigli dall'art. 421 c.p.c.
Lo stesso principio � stato affermato dalla S.C. quando si dispone il mutamento del rito, ad esempio ex art. 426 da ordinario a speciale per una causa di locazione, ma quando con quello precedente erroneamente seguito le parti avevano avuto la possibilit� di sviluppare le loro difese ed il diritto alla prova( la n. 9550 del 2010):
�Il mutamento del rito da ordinario a speciale non determina - neppure a seguito di fissazione del termine perentorio di cui all'art. 426 c.p.c. per l'integrazione degli atti introduttivi - la rimessione in termini rispetto alle preclusioni gi� maturate alla stregua della normativa del rito ordinario, dovendosi correlare tale integrazione alle decadenze di cui agli art. 414 e 416 c.p.c. e non valendo la stessa a ricondurre il processo ad una fase anteriore a quella gi� svoltasi. (Principio affermato dalla S.C. in relazione ad una causa in materia di locazione in cui, dopo la trasformazione del rito ex art. 426 c.p.c., erano stati nuovamente prodotti documenti gi� prodotti tardivamente nell'anteriore corso della causa secondo il rito ordinario)�.
Ora peraltro il legislatore ha positivizzato la regola in materia di semplificazione di riti con l'art. 4, V co.: �Gli effetti sostanziali e processuali dellla domanda si producono secondo le norme del rito seguito prima del mutamento. Restano ferme le decadenze e le preclusioni maturate secondo le norme del rito seguito prima del mutamento�.
Nel caso in esame per di pi� la parte che chiede nuovi mezzi di prova aveva ampiamente esercitato il diritto alla prova nella precedente fase del giudizio; con la conseguenza che la regola pi� rigorosa sopra evocata vale a fortiori nel caso in esame.
Fissa per la precisazione delle conclusioni l'udienza del 11-03-2015.
(12/02/2015 - Law In Action - di P. Storani)
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