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Timestamp: 2019-12-15 02:11:24+00:00
Document Index: 62475776

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 140', 'art. 371', 'art. 371', 'art. 135', 'sentenza ', 'art. 371', 'art. 219', 'art. 371', 'art. 135', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 58', 'sentenza ', 'art. 371', 'art.\n210', 'art. 371', 'e contrario', 'art. 2', 'art. 128', 'art. 128', 'art. 210', 'art. 210', 'art. 210', 'art. 371', 'art. 210', 'art. 210', 'art. 219', 'art. 210', 'art. 210', 'art. 219', 'art. 371', 'art. 371', 'art. 362', 'art. 257', 'art. 257', 'art. 210', 'art. 362', 'art. 257', 'art. 257', 'art. 257', 'art. 362', 'art. 259', 'art. 362', 'art. 259', 'art. 371', 'art. 362', 'art. 67', 'art. 140', 'art. 140', 'art. 140']

BGE-58-II-141 - 1932-01-01 - BGE - Zivilrecht - Contratto di appalto. Le azioni del committente d'una costruzione immobiliare per difetti...
S. 141 / Nr. 25 Obligationenrecht (i)
BGE 58 II 141
25. Sentenza 3 maggio 1932 della seconda seziono civile in causa Rondi c.
Rusconi e Sala.
Contratto di appalto. Le azioni del committente d'una costruzione immobiliare
per difetti dell'opera si prescivono soltanto col decorso di 10 anni dalla
consegna quando l'appaltatore o l'architetto glie li l'abbiano celati
intenzionalmente. Art. 371
. 210. 219 CO.
A. - Nel 1916 Plinio Rondi iniziò in Bellinzona la costruzione di una casa
d'abitazione su disegno dell'architetto Ettore Rusconi, che fu incaricato
della direzione e della sorveglianza dei lavori affidati all'impresario Luigi
Sala-Casasopra. L'edificio fu terminato nel 1917 e consegnato nell'autunno
dello stesso anno. A1 principio del
1918 Rusconi presentò la liquidazione dei conti a Rondi, che versó a
Sala-Casasopra il saldo dovutogli nel marzo dello stesso anno.
B. - Il 22 marzo 1920 crollò un balcone al primo piano della casa Rondi. Alle
spese di ricostruzione contribuirono il suocero dell'architetto Rusconi,
Claudio Pellandini, con un versamento di 2000 fchi. e l'impresario
Sala-Casasopra con 500 fchi., in seguito di che Rondi, il 6 aprile 1920,
rilasciava al Pellandini quietanza «a piena e completa liberazione del di lui
genero Rusconi architetto Ettore da ogni e qualsiasi responsabilità, sia per
l'avvenuto crollo della balconata principale al primo piano superiore della
mia casa in Via della Posta qui, che, in genere, per la sua opera quale
progettista e direttore dei lavori di costruzione della casa stessa, così e
per modo che qualunque cosa avvenga in avvenire io non potrò, per alcun
titolo, pretendere alcunchè da lui.»
Diventava così senz'oggetto un compromesso ch'era stato sottoscritto da Rondi
e Sala-Casasopra il 31 marzo 1920 e che avrebbe dovuto essere firmato anche da
Pellandini in nome dell'architetto Rusconi, convenzione con la quale era stato
affidato al sig. Otto Maraini architetto in Lugano il compito di dire, in
veste di perito arbitro inappellabile, quali lavori fossero necessari o
consigliabili per assicurare la solidità della casa Rondi e per il ripristino
del balcone crollato, di stabilire il preventivo delle spese per tutti questi
lavori, di determinare quale dei contraenti dovesse sopportarle ed in quale
C. - L'8 aprile 1926 un nuovo crollo avvenne nella casa Rondi: quello del
soffitto d'una camera al secondo piano. Con domanda provvisionale del giorno
seguente Rondi chiese al Pretore di Bellinzona una perizia a futura memoria
sulla causa di questo crollo, sui lavori occorrenti per il ripristino, ecc.
L'istanza fu respinta con sentenza del 10 aprile 1926, contro la quale non fu
interposto appello.
D. - Con petizione inoltrata il 2 aprile 1927 alla Camera
civile del Tribunale di appello del Cantone Ticino, Rondi convenne in causa
Rusconi e Sala-Casasopra chiedendo loro il pagamento solidale di una indennità
per vizio di costruzione della casa. Ed essendo poi la causa caduta in
perenzione in virtù dell'art. 140
PCT, la riproduceva con nuova petizione del
22 dicembre 1930, con la quale chiedeva che i convenuti fossero condannati a
pagargli una somma di 15 835 fchi. ed accessori per le spese di ricostruzione
del balcone e del soffitto crollati e danno relativo, per le spese di
consolidamento delle fondamenta della casa, ecc. A sostegno di queste
conclusioni l'attore affermava in sostanza: Il crollo del balcone, le lesioni
gravi ai pavimenti ed il crollo del soffitto, sono dovuti a manchevolezze
nelle fondamenta (che vengono specificate sotto i N. 8, 9, 10 e 11 della
petizione) e di più, per il plafone, alla sofisticazione del sistema Perret,
secondo il quale essi dovevano essere eseguiti. Rusconi e Sala hanno
intenzionalmente (fraudolentemente) celato a Rondi tanto le manchevolezze che
la sofisticazione, presentandogli anzi una liquidazione dalla quale apparivano
profondità e spessori nelle fondamenta difformi dalla realtà ed
un'applicazione del sistema Perret nella sua integralità, sorprendendo così la
sua buona fede e traendolo deliberatamente in inganno. Rusconi non può quindi
valersi della sua liberazione quale appare dall'atto 6 aprile 1920: egli è
tenuto, solidalmente con Sala, al rifacimento d'ogni danno derivato a Rondi,
danno che consiste nelle spese occorse di Rondi ed in quelle occorrenti per
l'esecuzione di diverse opere di consolidamento, partitamente specificate
sotto i N. 20, 32, 34, 37, 40, 42, 43 e 46.
Rispondevano i convenuti con allegato del 7 marzo 1931 conchiudendo alla
reiezione della petizione, anche per causa di prescrizione dell'azione.
E. - All'interrogatorio del 25 marzo 1931, l'attore chiedeva di essere ammesso
alle prove testimoniale e peritale. I convenuti essendosi opposti alla domanda
tacciandola d'inconcludente, l'attore, con petizione
incidentale del 10 aprile 1931, conchiudeva domandando d'essere ammesso a
fornire le prove testimoniale e peritale in discorso (che venivano specificate
tanto in relazione ai singoli asserti che in riguardo ai singoli mezzi di
prova), la pretesa inconcludenza non potendo trovare giustificazione che
nell'eccezione di prescrizione dell'azione. Senonchè, allogava l'attore, la
prescrizione applicabile nella fattispecie non è quella dell'art. 371
CO, ma, per il dolo dei convenuti, la decennale dei combinati art. 371, cap.
1, 210, cap. 3 e 127, la quale sarebbe però stata interrotta dal compromesso
31 marzo e dal successivo pagamento del 6 aprile 1920: essa si sarebbe dunque
verificata solo nell'aprile 1930, qualora non fossero intervenuti diversi atti
interruttivi, quali la domanda provvisionale di prove a futura memoria del 9
aprile 1926, la petizione del 2 aprile 1927 e gli atti procedurali consecutivi
(art. 135
F. - La Camera civile del Tribunale di appello, con sentenza del 20 maggio
1931, respingeva l'istanza d'assunzione delle prove testimoniale e peritale
per i motivi seguenti: La prescrizione applicabile all'azione di Rondi è
quella quinquennale dell'art. 371
, cap. 2 CO. Con questa disposizione il
legislatore volle, per le costruzioni immobililiari, stabilire un'eccezione
alle norme che regolano i termini di prescrizione delle azioni del committente
per i difetti dell'opera. Analoga prescrizione, al riguardo dei fabbricati, si
trova per la vendita, all'art. 219
, cap. 3, CO. Quindi è che il richiamo
dell'art. 371
, cap. 1, CO vale solo per le opere che non possono essere
considerate come costruzioni immobiliari. La prova d'un intervento e
deliberato inganno ad opera dei convenuti non potrebbe, di conseguente, anche
se raggiunta, condurre all'applicazione della prescrizione decennale. La
prescrizione quinquennale è intervenuta: la costruzione della casa fu
terminata nel 1917 e nell'autunno dello stesso anno l'opera fu consegnata al
committente, mentre l'azione di Rondi contro l'architetto Rusconi e contro
Sala fu
proposta per la prima volta con la petizione del 2 aprile 1927. La
prescrizione quinquennale sarebbe intervenuta anche se, per negata ipotesi, si
dovesse considerare quale atto interruttivo l'istanza dell'aprile 1926. La
convenzione del 31 marzo 1920 ed il pagamento del 6 aprile 1920 non possono
equipararsi ad alcuno dei fatti annoverati nell'art. 135
CO, perchè la
convenzione del 31 marzo 1920 è rimasta allo stato di semplice progetto,
essendosi le parti accordate direttamente, e perchè quanto risulta essere
stato versato il 6 aprile 1920 fu versato in virtù di detto accordo diretto.
D'altronde, anche se la prescrizione quinquennale fosse stata interrotta nel
marzo ed aprile 1920, più di cinque anni sarebbero pur sempre trascorsi tra
questa data e l'inizio dell'azione. Onde l'inconcludenza delle prove
G. - Contro questa sentenza l'attore ha dichiarato tempestivamente
d'appellarsi al Tribunale federale chiedendone l'annullazione ed il rinvio
dogli atti per l'istruzione della causa.
Con sentenza 8 settembre 1931 il Tribunale federale non entrava nel merito
dell'appello, perchè il giudizio cantonale del 20 maggio 1931 non poteva
essere considerato giudizio di merito ai sensi dell'art. 58
cap. 1, OGF.
Dovendo quindi la causa proseguire il suo corso fino a giudizio definitivo di
merito, l'istanza cantonale la riprendeva in trattazione e con sentenza del 1°
dicembre 1931, confermandosi nella tesi precitata della prescrizione
dell'azione perchè soggetta alla prescrizione quinquennale di cui all'art.
, cap. 2, CO, la respingeva essenzialmente per i motivi addotti nel
giudizio interlocutorio del 20 maggio 1931 e di cui fu riferito più sopra (v.
H. - Con appello del 23 gennaio 1932, inoltrato nei modi e termini di logge,
l'attore conchiude domandando, che, annullate le sentenze cantonali 20 maggio
e 1° dicembre 1931, l'incarto venga rinviato all'istanza cantonale per
l'istruzione della causa, spese e ripetibili solidalmente a carico degli
appellati Rusconi e Sala.
Sentiti i patrocinatori delle parti nella odierna udienza:
1.- L'art. 371
CO dispone:
«Le azioni del committente per i difetti dell'opera si prescrivono come le
corrispondenti azioni del compratore.
»L'azione del committente d'una costruzione immobiliare per difetto dell'opera
si prescrive col decorso di cinque anni dalla consegna tanto contro
l'appaltatore, quanto contro l'architetto o l'ingegnere che prestarono lavoro
nell'esecuzione dell'opera.»
Trattasi di sapere, se l'istanza cantonale abbia rettamente giudicato
dichiarando che la prescrizione quinquennale prevista dall'articolo precitato
cap. 2 valga anche nell'ipotesi in cui possa venir dimostrato che architetto
ed appaltatore abbiano deliberatamente tratto il committente in inganno (art.
210 cap. 3) o, come l'attore più precisamente rimprovera ai convenuti, questi
gli abbiano intenzionalmente o fraudolentemente celati i difetti dell'opera.
Per rispondere alla questione occorre anzitutto indagare, quale relazione
intercorra tra il primo ed il secondo capoverso dell'art. 371
CO. Se si
ammette, che il capoverso secondo sia da interpretarsi in modo indipendente e
per sè stante e cioè debba ritenersi ch'esso regola in modo esauriente ed
esclusivo la questione della prescrizione dell'azione per difetti di un
fabbricato, la risposta sarà in favore della tesi sostenuta dal giudice
cantonale. Se invece occorre dichiarare, che il secondo capoverso non può
essere interpretato da solo, ma soltanto in relazione al suo primo capoverso,
il quale rinvia, in modo generico, ai disposti sulla prescrizione delle
corrispondenti azioni del compratore, la soluzione propugnata dall'attore deve
avere la preferenza.
2.- A favore di quest'ultimo modo di vedere stanno anzitutto delle
considerazioni d'ordine generale.
a) Di regola, e cioè a meno che ostino il testo della
legge o motivi speciali decisivi, bisogna ritenere che, dettando una legge, il
legislatore abbia inteso far opera organica. Ne segue che, nel dubbio,
l'interpretazione di un singolo disposto deve tendere a far rientrare il
principio da esso sancito nel quadro generico della logge: a farne cioè, ogni
qualvolta ciò sia possibile, un corollario dei principi generali che la legge
informa. Questo modo di vedere appare ancora più plausibile quando si tratta
di norme riunite in un solo disposto od articolo. In questo caso soprattutto
non sembra probabile che, riunendo due o più norme di diritto in un solo
disposto, il legislatore abbia inteso che siano poi da ritenersi separate e
per sè stanti quando si tratta di interpretarle.
b) Per massima, le leggi accordano protezione particolarmente efficace alla
parte verso cui l'altra si è resa colpevole di manovre fraudolenti (dolo) od
il cui contegno fu anche soltanto sleale e contrario alla buona fede. Le
sanzioni dalle leggi previste a questo scopo sono diverse (annullabilità
dell'atto viziato da dolo, risarcimento per il danno subito dalla parte in
buona fede, prolungazione dei termini di prescrizione o di perenzione ecc.) ma
tutte hanno per effetto di aggravare, in modo più o meno severo, la posizione
giuridica di chi ha agito dolosamente, o slealmente o in modo contrario alla
buona fede. Questo principio ha trovato la sua espressione fondamentale
nell'art. 2 CCS.
Ne segue che, ove si tratti del rimprovero di manovre dolose e sleali e di
simili appunti, se dubbio esiste, la legge deve essere interpretata a favore
di chi di siffatte manovre è stato vittima.
3.- Premesse queste considerazioni di ordine generale si osserva:
Secondo il CO (art. 128), il termine di prescrizione è di 10 anni `r per tutte
le azioni per le quali il diritto civile non dispone diversamente n. È dunque
questo il termine massimo ordinario, che vale per tutti i casi (non
espressamente eccettuati), in merito ai quali la legge non distingue, se alla
parte debitrice possa essere rimproverato o no un
contegno doloso e sleale. L'art. 128 enumera le ipotesi in cui questo termine
massimo è ridotto a cinque anni: ma anche in questi casi (e ciò non è dubbio)
il disposto è assoluto e il termine massimo, vale cioè anche quando la parte
debitrice abbia agito dolosamente. Diverso è l'ordinamento accolto dalla legge
in materia di prescrizione per i difetti della cosa venduta. In questa materia
il termine di prescrizione normale è di un anno per le cose mobili, di cinque
per la vendita di fabbricati (art. 210 cap. 1 e 219 cap. 3), ma questa norma
soffre un'eccezione, che sotto l'art. 210 cap. 3 il legislatore ha formulato
nel modo seguente: «Il venditore non può invocare la prescrizione di un anno,
ove sia provate che egli trasse in inganno il compratore». Il che vuol dire:
nell'ipotesi di un inganno ai sensi dell'art. 210 cap. 3, in luogo di un
termine di un anno farà stato quello ordinario e comune di dieci anni. Ora,
poichè l'art. 371 cap. 1 rinvia, per la prescrizione delle azioni spettanti al
committente per i difetti dell'opera, in modo generico «alle corrispondenti
azioni del compratore», cioè agli art. 210 per le cose mobili e 219 per gli
stablili, è necessario e logico ammettere, che per le suddette azioni del
committente il legislatore ha voluto stabilire un sistema di prescrizione
delle azioni analogo e parallelo a quello dettato per le azioni del
compratore: vale a dire distinguere, anche in merito alla prescrizione
dell'azione pei difetti d'una costruzione, le due ipotesi: quella, ordinaria e
normale, in cui l'appaltatore ha agito correttamente, da quella in cui egli
abbia tratto in inganno la parte avversa ai sensi dell'art. 210 cap. 3. La
sola differenza consiste dunque in ciò, che in caso di vendita di cosa mobile
il termine di prescrizione, nei casi ordinari, sarebbe di un anno (di cinque
quando si tratta di un fabbricato, art. 219), mentre ove esistesse inganno ai
sensi dell'art. 210 cap. 3, il termine sarebbe, tanto nei confronti del
committente che del venditore, in tutti i casi, di dieci anni. In altre
parole: tanto il termine di un anno dell'art. 210, che quello di cinque anni
dell'art. 219
e dell'art. 371 cap. 2 costituiscono un'abbreviazione del termine di
prescrizione comune e massimo di dieci anni, abbreviazione che tuttavia non è
applicable ed è sostituita dalla decennale ove il venditore o l'appaltatore
(l'architetto o l'ingegnere) avesse tratto deliberatamente in inganno il
compratore od il committente (v., in questo senso, v. TUHR, Commentaire du
code fédéral des obligations, partie générale, traduzione francese p 362, nota
26; cfr. anche ROSSEL, Manuel de droit fédéral des obligations, seconda
edizione, p. 490).
4.- A suffragio di questa tesi sta anche la genesi dell'art. 371
a) Già il vecchio CO regolava la prescrizione delle pretese del committente
per i difetti dell'opera rinviando alle «corrispondenti azioni del
compratore». Esso infatti disponeva nell'art. 362: «Le azioni del committente
per gli eventuali difetti dell'opera si prescrivono come le corrispondenti
azioni del compratore in conformità agli art. 257 a 259 D. Nel nuovo codice
delle obbligazioni i tre art. 257, 258 e 259 furono riuniti sotto l'art. 210
secondo il loro senso, e, in parte, persino con tenore identico.
Il secondo capoverso dell'art. 362
del vecchio CO disponeva: a Però l'azione
del committente d'una costruzione si prescrive soltanto col decorso di cinque
anni dal ricevimento n.
Colla parola «soltanto n il legislatore ha inteso dire che in riguardo agli
estremi degli art. 257 e 259, «soltanto» uno di essi doveva esser modificato
in materia di contratto d'appalto: quello concernente la durata della
prescrizione pei difetti in tema di vendita secondo l'art. 257: disposto che
doveva venir quindi compreso nel senso che, in luogo della prescrizione
annuale ivi prevista, dovesse far stato, per i difetti di una costruzione, la
quinquennale. Col rinvio all'art. 257
contenuto nell'art. 362
cap. 2 V. CO il
legislatore intendeva dunque dire: L'azione del committente d'una costruzione
si prescrive col decorso di cinque anni; e col rinvio all'art. 259 il
legislatore esprimeva il
concetto: L'appaltatore non può invocare la prescrizione abbreviata di cinque
anni, ove sia provato ch'egli trasse deliberatamente in inganno il
Da questo raffronto dei testi risulta quindi, che rinviando l'art. 362
espressamente all'art. 259
(v. CO), il legislatore ha inteso significare, che
anche nel contratto, d'appalto, come in quello di vendita, le azioni per
difetti dell'oggetto del contratto erano soggette alla prescrizione decennale
quando l'appaltatore (l'architetto o l'ingegnere) avessero tratto il
committente in inganno.
b) Dai lavori preparatori del nuovo CO non risulta che a quest'ordinamento la
nuova logge abbia inteso mutare checchessia. Vero si è, che l'art. 371
non contiene la parola «soltanto» (in tedesco «jedoch», in francese
«toutefois») dell'art. 362
cap. 2 del vecchio CO: ma l'intima relazione tra il
primo ed il secondo capoverso e la necessità d'interpretare il secondo
capoverso tenendo conto del primo, vi è sufficientemente posta in rilievo
coll'inciso«però» (testo desco «jedoch»; testo francese «toutefois»), posto a
capo dello stesso disposto.
5.- Da quanto precede risulta che avendo l'attore allegato d'essere stato
deliberatamente tratto in inganno in merito a determinati difetti della
costruzione in parola, l'istanza cantonale non poteva vietargli la
somministrazione della prova di quest'assunto asserendo che, comunque, le
relative azioni erano prescritte col decorso di cinque anni dalla data della
consegna dell'opera, poichè, nell'ipotesi affermata dall'attore, la
prescrizione è di dieci anni.
La prova dell'asserto precitato poteva essere esclusa solo se fosse
intervenuta la prescrizione di dieci anni. Ma quest'ipotesi non trova
riscontro nel caso in esame, poichè, per constatazione di fatto dell'istanza
cantonale, non impugnata in questa sede come contraria agli atti ai sensi
dell'art. 67
OGF, la consegna della costruzione in parola è avvenuta
nell'ottobre del 1917 e la prescrizione decennale fu interrotta, per la prima
volta, colla petizione del 2 aprile 1927.
Nell'odierna discussione della causa il rappresentante dei convenuti ha
sostenuto che quella petizione non era atta ad interrompere la prescrizione
poichè era caduta in perenzione in virtù dell'art. 140
Il fatto è vero, ma inaccettabile la deduzione. La perenzione dell'istanza
avvenuta in virtù dell'art. 140
PCT, se essa era di ostacolo a che la causa
potesse essere continuata in base alla petizione del 2 aprile 1927, non
metteva però nel nulla il fatto che con quella petizione la prescrizione era
stata interrotta. La soluzione di questa questione potrebbe forse essere
diversa nel caso in cui «l'istanza», in parola (cfr. il tenore dell'art. 140
PCT) dovesse ritenersi nulla e come non avvenuta per vizio iniziale ed
insanabile. Ma ciò non è: la decadenza avvenne, non per difetto originale
della petizione, ma per inazione della parte instante durante un determinato
6.- Da quanto precede risulta che la causa dev'essere rinviata all'stanza
cantonale perchè assumi le prove proposte dal ricorrente onde dimostrare,
ch'egli sarebbe stato tratto deliberatamente in inganno dai convenuti Rusconi
e Sala celandogli intenzionalmente i difetti dell'opera e perchè pronunci
nuovo giudizio sulla base che dal complemento d'istruzione sarà per risultare.
Il ricorso è ammesso e le sentenze querelate 20 maggio e 1° dicembre 1931
annullate nel senso, che la causa è rinviata per nuovo giudizio all'istanza
cantonale previa amministrazione delle prove a mente del considerando 6 di
Decisione : 58 II 141
Data : 01. Januar 1932
Pubblicato : 03. Mai 1932
Stato : 58 II 141
Regesto : Contratto di appalto. Le azioni del committente d'una costruzione immobiliare per difetti...
CO: 135
CO Art. 135 G. Prescrizione / IV. Interruzione della prescrizione / 1. Atti interruttivi - IV. Interruzione della prescrizione 1. Atti interruttivi
CO Art. 210 B. Obblighi del venditore / III. Garanzia pei difetti della cosa / 9. Prescrizione - 9. Prescrizione
1 Le azioni di garanzia per i difetti della cosa si prescrivono in due anni dalla consegna della cosa al compratore, quand'anche questi ne abbia scoperto i difetti soltanto più tardi, salvo che il venditore abbia promesso la garanzia per un tempo più lungo.
2 Il termine è di cinque anni se i difetti di una cosa integrata in un'opera immobiliare conformemente all'uso cui è normalmente destinata hanno causato i difetti dell'opera.
3 Per i beni culturali ai sensi dell'articolo 2 capoverso 1 della legge del 20 giugno 2003 2 sul trasferimento dei beni culturali l'azione si prescrive in un anno dopo che il compratore ha scoperto il vizio, ma in ogni caso in 30 anni dopo la conclusione del contratto.
4 Qualunque patto che riduca il termine di prescrizione è nullo se:
a prevede un termine inferiore a due anni o, nel caso di cose usate, inferiore a un anno;
b la cosa è destinata all'uso personale o familiare del compratore; e
c il venditore agisce nell'ambito della sua attività professionale o commerciale.
5 Le eccezioni del compratore per i difetti della cosa continuano a sussistere se la notificazione prevista dalla legge è stata fatta al venditore entro il termine di prescrizione.
6 Il venditore non può invocare la prescrizione ove sia provato che ha intenzionalmente ingannato il compratore. La presente disposizione non si applica al termine di 30 anni di cui al capoverso 3.
CO Art. 219 D. Garanzia
1 Salvo patto contrario il venditore deve risarcire il compratore, qualora il fondo non avesse la misura indicata dal contratto.
2 Se il fondo non ha la misura indicata dal registro fondiario in base ai rilievi ufficiali, il venditore non ha l'obbligo del risarcimento se non in quanto avesse espressamente stipulato tale garanzia.
3 L'obbligo di garanzia per i difetti di un fabbricato si prescrive col decorso di cinque anni dall'acquisto della proprietà.
CO Art. 257 E. Obblighi del conduttore / I. Pagamento del corrispettivo e delle spese accessorie / 1. Corrispettivo - E. Obblighi del conduttore I. Pagamento del corrispettivo e delle spese accessorie
CO Art. 259 G. Difetti durante la locazione / I. Obbligo del conduttore di provvedere ai piccoli lavori di pulitura e di riparazione - G. Difetti durante la locazione I. Obbligo del conduttore di provvedere ai piccoli lavori di pulitura e di riparazione
CO Art. 371 B. Effetti / I. Obblighi dell'appaltatore / 4. Garanzia pei difetti / e. Prescrizione - e. Prescrizione
1 I diritti del committente per i difetti dell'opera si prescrivono in due anni dalla consegna della stessa. Il termine è tuttavia di cinque anni se i difetti di un'opera mobiliare integrata in un'opera immobiliare conformemente all'uso cui è normalmente destinata hanno causato i difetti dell'opera immobiliare.
2 I diritti del committente per i difetti di un'opera immobiliare si prescrivono in cinque anni dalla consegna della stessa tanto contro l'appaltatore quanto contro l'architetto o l'ingegnere che hanno prestato lavoro nell'esecuzione dell'opera.
3 Per il resto si applicano per analogia le norme relative alla prescrizione dei corrispondenti diritti del compratore.
OGF: 58 67
PCT: 140
58-II-141
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