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Timestamp: 2019-10-14 04:18:21+00:00
Document Index: 118000929

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Edilizia – Urbanistica – Espropriazioni (164)
Un intervento edilizio non può essere ascritto alla categoria della “ristrutturazione” in assenza del requisito di contiguità temporale tra demolizione e ricostruzione - vds. sentenza Consiglio di Stato sez. II 26.08.2019
Un intervento edilizio non può essere ascritto alla categoria della “ristrutturazione” in assenza del requisito di contiguità temporale tra demolizione e ricostruzione
vds. sentenza Consiglio di Stato sez. II 26.08.2019
Martedì, 27 Agosto 2019 15:25
Divieto autorizzazioni paesistiche in sanatoria anche per la realizzazione di volumi tecnici.
vds. sentenza Tar Milano sez. II n. 869/2019
Mercoledì, 03 Luglio 2019 13:39
Gli impianti di distribuzione di carburanti possono essere collocati in qualsiasi parte del territorio ad eccezione della zona omogenea A - Consiglio di Stato sez. V 11.02.2019
Gli impianti di distribuzione di carburanti possono essere collocati in qualsiasi parte del territorio ad eccezione della zona omogenea A
vds. sentenza Consiglio di Stato sez. V 11.02.2019
Lunedì, 11 Febbraio 2019 16:20
In tema di distanze non ci sono differenze tra fabbricati principali e costruzioni accessorie ai primi - Consiglio di Stato sez. IV del 04.02.2019
In tema di distanze non ci sono differenze tra fabbricati principali e costruzioni accessorie ai primi
vds. sentenza Consiglio di Stato sez. IV del 04.02.2019
Sabato, 09 Febbraio 2019 10:40
Alla Corte costituzionale l’azione esperibile dal terzo leso dalla Scia - Tar Parma 22 gennaio 2019, n. 12
Alla Corte costituzionale l’azione esperibile dal terzo leso dalla Scia
Tar Parma 22 gennaio 2019, n. 12
Scia – Verifica – Richieste dal terzo – Art. 19, comma 6 ter, l. n. 241 del 1990 – Terzi lesi da Scia – Azioni esperibili – Azione ex art. 31, commi 1, 2 e 3, c.p.a, – Violazione artt. 3, 24, 103 e 113 Cost. - Rilevanza e non manifesta infondatezza.
E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 19, comma 6 ter, l. 7 agosto 1990, n. 241, per violazione degli artt. 3, 24, 103 e 113 Cost., nella parte in cui consente ai terzi lesi da una SCIA edilizia illegittima di esperire “esclusivamente” l'azione di cui all'art. 31, commi 1, 2 e 3, c.p.a, e, ciò, soltanto dopo aver sollecitato l'esercizio delle verifiche spettanti all'amministrazione (1).
(1) Ha chiarito il Tar di condividere le perplessità espresse dal Tar Toscana, nell’ordinanza n. 667 del 2017, con cui è stato rimesso alla Corte costituzionale il vaglio di legittimità dell’art. 19, comma 6-ter, l. n. 241 del 1990, per assenza di previsione espressa di un termine entro il quale il terzo deve sollecitare il potere inibitorio dell’amministrazione.
Ha aggiunto che però il problema non riguarda soltanto il termine per sollecitare il potere dell'amministrazione, come condivisibilmente rilevato dall'ordinanza appena citata, ma anche il tipo di procedimento attivato dal terzo (ovvero le cd. verifiche). Quanto al termine, non vi è nessuna soluzione, tra quelle proposte dalla giurisprudenza che si è occupata della questione, fondata su di un adeguato riferimento normativo. In particolare, sono da ritenersi non idonee a risolvere la problematica de qua: la tesi secondo cui il termine concesso al controinteressato per presentare l’istanza sollecitatoria sarebbe lo stesso che la norma assegna all’amministrazione per l’esercizio del potere inibitorio ufficioso, in quanto il dies a quo di tale termine coincide con il “ricevimento della segnalazione” da parte dell’amministrazione, fase cui è del tutto estraneo il terzo; la tesi che sostiene che la facoltà del controinteressato di proporre l’istanza inibitoria ex art. 19 comma 6 ter sarebbe soggetta al termine decadenziale di sessanta giorni (prendendo in prestito il termine processuale di impugnazione), in quanto vi è diversità ontologica tra la disciplina invocata (termine per le proposizione di atto “processuale”) e l’ambito di attività in esame (ricerca di termine per attivazione del privato in sede “amministrativa”); la tesi che richiama il termine annuale di cui all’art. 31, comma 2, c.p.a., in quanto anche in questo caso si confonde un termine processuale (quello dell’art. 31 c.p.a.) con un termine amministrativo (quello per la sollecitazione delle verifiche da parte della p.a.).
Quanto alla sollecitazione del potere di verifica, risulta erronea, ad avviso del Tar, la tesi secondo cui si tratterebbe dell'impulso all’avvio di un procedimento analogo a quello inibitorio di cui all’art. 19, comma 3, l. n. 241 del 1990, per due ordini di motivi.
Secondo la ratio legis, dunque, le iniziative spettanti ai terzi interessati si riflettono interamente nei poteri esercitabili dall’amministrazione: se entro trenta giorni dal deposito della SCIA edilizia l’amministrazione non si è attivata, i terzi hanno azione, entro i termini di prescrizione ordinaria, per l’accertamento dell’obbligo dell’amministrazione di verificare e manifestare (tramite provvedimento espresso) la sussistenza o meno delle condizioni previste dall’art. 21-nonies, l. n. 241 del 1990, una volta che il Giudice amministrativo abbia accertato l’astratta fondatezza delle censure tecniche avanzate dagli interessati. Ne deriverà, a seconda delle conclusioni raggiunte ad esito della nuova verifica operata dall’amministrazione, l’adozione di un provvedimento che neghi motivatamente la possibilità di intervento in autotutela, oppure, al contrario, l’adozione di un provvedimento che ordini la rimozione degli effetti dannosi dell’attività edilizia intrapresa o diversa sanzione prevista dalle norme di settore.
Sotto altro profilo, il Tar osserva che la disposizione di cui al comma 6-ter dell’art. 19, l. n. 241 del 1990 introduce per legge un’ipotesi di inerzia sanzionabile della p.a., ai sensi dell'art. 31, commi 1, 2 e 3, c.p.a.; si rientra cioè in uno degli "altri casi previsti dalla legge”, in cui “chi vi ha interesse può chiedere l'accertamento dell'obbligo dell'amministrazione di provvedere” (art. 31, comma 1, sopra citato).
Se, pertanto, come nel caso di specie, sia decorso, alla data della sollecitazione del potere di verifica da parte del terzo, il termine entro il quale l’amministrazione avrebbe potuto vietare la prosecuzione dell’attività edilizia intrapresa e ordinare la rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa, l’accertamento dell’obbligo di provvedere non può che costituire il presupposto per l’esercizio del potere di annullamento di ufficio di cui all’art. 21-nonies, l. n. 241 del 1990.
D’altra parte, significativa conferma della correttezza della ricostruzione appena operata, è data proprio dalla circostanza che il legislatore abbia espressamente riconosciuto ai terzi interessati “esclusivamente” la possibilità di esperire l’azione di accertamento, con preclusione, dunque, non solo dell’accesso all’azione di annullamento, ma anche della possibilità di proporre l’azione di condanna al rilascio di un provvedimento, ex art. 34, comma 1, lett. c), c.p.a..
E’ evidente, invece, che il richiamo esplicito al terzo comma dell’art. 31 c.p.a. costringe il Giudice ad interrogarsi, prima di procedere all’accertamento o meno della fondatezza della pretesa dedotta in giudizio, su quali sia la natura (discrezionale o vincolata) del potere ancora esercitabile dall’amministrazione.
Questa soluzione, peraltro: - da un lato ha il pregio di depotenziare i dubbi di incostituzionalità sollevati dal Tar Toscana con riferimento alla mancata previsione di un termine decadenziale per l’esercizio del potere sollecitatorio da parte del terzo – contemporaneamente evitando all’interprete la necessità di “forzare” altri dati normativi, previsti per differenti fattispecie, al fine di individuare il suddetto termine -, in quanto la sollecitazione “privata” delle verifiche non effettuate può avvenire in ogni tempo dal deposito della SCIA, ma l’intervento repressivo dell’amministrazione, ad eccezione degli abusi edilizi più gravi, sanzionati in via autonoma dall’art. 31, d.P.R. n. 380 del 2001 (secondo quanto condivisibilmente affermato dall’Adunanza plenaria n. 9 del Consiglio di Stato), e non legittimati dalla SCIA - la cui portata effettuale deve intendersi limitata ai soli interventi segnalati (cfr. al riguardo, da ultimo, Tar Napoli, sent. n. 914 del 2018) -, deve sottostare a rigorosi limiti temporali e motivazionali, ex art. 21-nonies l. n. 241 del 1990; non si corre il rischio, così, di lasciare che il privato che avvia un’attività edilizia sottoposta a mera segnalazione certificata resti soggetto per un tempo indeterminato e a priori indefinibile ad un intervento repressivo dell’amministrazione; - dall’altro, espone la nuova disciplina prevista dall’art. 19 della L. n. 241 del 1990 ad un dubbio di costituzionalità, nella misura in cui la stessa risulta non idonea a tutelare in modo efficace la sfera giuridica del terzo.
Sotto questo profilo, infatti, il Tar osserva che il terzo ha innanzitutto l'onere, prima di agire in giudizio, di presentare apposita istanza sollecitatoria alla P.A., così subendo una procrastinazione del momento dell’accesso alla tutela giurisdizionale, e, quindi, un’incisiva limitazione dell’effettività della tutela giurisdizionale in spregio ai principi di cui agli artt. 24, 103 e 113 Cost.
Inoltre, e soprattutto, l'istanza è diretta ad attivare – qualora, come normalmente accade, siano già decorsi trenta giorni dall’invio della segnalazione, di cui ovviamente il terzo non ha diretta conoscenza - non il potere inibitorio di natura vincolata (che si estingue decorso il termine perentorio di legge), ma il c.d. potere di autotutela cui fa riferimento l’art. 19, comma 4, l. n. 241 del 1990. Tale potere, tuttavia, è ampiamente discrezionale in quanto postula la ponderazione comparativa, da parte dell’amministrazione, degli interessi in conflitto, con precipuo riferimento al riscontro di un interesse pubblico concreto e attuale che non coincide con il mero ripristino della legalità violata.
In definitiva, se la lesione dell’interesse pretensivo del terzo è ascrivibile alla mancata adozione di un provvedimento inibitorio doveroso, è incongruo che la tutela debba riguardare l'esercizio del diverso e più condizionato potere discrezionale di autotutela. Ne consegue che non è manifestamente infondata la questione di illegittimità costituzionale dell’art. 19, comma 6-ter, l. n. 241 del 1990, per violazione degli artt. 3, 24, 103 e 113 Cost,, nella parte in cui consente ai terzi lesi da una SCIA edilizia illegittima di esperire “esclusivamente” l'azione di cui all'art. 31, commi 1, 2 e 3 c.p.a, e, ciò, soltanto dopo aver sollecitato l'esercizio delle verifiche spettanti all'amministrazione.
Ma la modifica legislativa, come visto, ha da un lato impedito al terzo la possibilità di esperire un'azione di natura impugnatoria o di condanna (gli interessati possono agire soltanto ex art. 31, comma 1, 2 e 3, c.p.a.), dall'altro, mediante il richiamo espresso di tutti e tre tali commi, ha limitato la possibilità del Giudice di accertare la fondatezza della pretesa ai soli casi di attività vincolata.
Tuttavia, quando il termine per l'esercizio del potere inibitorio è nel frattempo decorso - come avvenuto nel caso oggetto della presente controversia -, l'obbligo accertabile in capo all'amministrazione è soltanto quello previsto dal comma 4 dell'art. 19 della legge sul procedimento amministrativo, secondo cui “l'amministrazione competente adotta comunque i provvedimenti previsti dal medesimo comma 3 in presenza delle condizioni previste dall'art. 21-nonies”.
Sabato, 26 Gennaio 2019 08:34
Accertamento inottemperanza ordine demolizione: ha valore meramente ricognitivo della acquisizione a titolo originario della proprietà, già avvenuta ope legis in favore della p.a. - Consiglio di Stato sez. IV 16.1.2019
Accertamento inottemperanza ordine demolizione: ha valore meramente ricognitivo della acquisizione a titolo originario della proprietà, già avvenuta ope legis in favore della p.a. vds. sentenza Consiglio di Stato sez. IV 16.1.2019
Legittimo il ricalcolo del contributo di costruzione in applicazione della rivalutazione ISTAT intervenuta in un periodo antecedente al rilascio del titolo edilizio - Consiglio di Stato sez. IV 16.1.2019
Legittimo il ricalcolo del contributo di costruzione in applicazione della rivalutazione ISTAT intervenuta in un periodo antecedente al rilascio del titolo edilizio
vds. sentenza Consiglio di Stato sez. IV 16.1.2019
Sabato, 19 Gennaio 2019 08:51
La realizzazione di un campeggio con annesse unità abitative e parcheggio non rientra fra gli interventi urbanistici consentiti nella fascia di rispetto cimiteriale - Consiglio di Stato sez. IV del 05.12.2018
Soggetta al previo rilascio di permesso di costruire tettoia che per dimensioni e ancoraggio al suolo non è pertinenza e non integra un intervento precario - Consiglio di Stato sez. VI del 29.11.2018
Poteri dell’Amministrazione su c.i.l.a. presentata per lavori di manutenzione straordinaria - Tar Catanzaro, sez. II, 29 novembre 2018, n. 2052
Esenzione pagamento costo di costruzione per attività artigianali: opera solo nel caso in cui il richiedente il titolo edilizio sia anche titolare di attività artigianale - Consiglio di Stato sez. V del 21.11.2018