Source: https://www.avvocatiabologna.it/rimini-incidente-mortale-ottieni-risarcimento/
Timestamp: 2019-10-22 09:49:51+00:00
Document Index: 105624334

Matched Legal Cases: ['art. 148', 'art. 2727', 'art. 2057', 'art. 1223', 'art. 1223', 'art. 1223']

RIMINI ,RAVENNA FORLI, CESENA SEI CONVOLTO IN UN GRAV EINCIDENTE ? UN TUO FAMIGLIAR EE’ COINVLTO IN INCIDENTE MORTALE? CHIAMA
Gli incidenti che suscitano MASSIMA TENZIONEN E PROBLEMATICHE ovviamente quelli che comportano la morte di uno o più soggetti coinvolti. L’esperto avvocato Sergio Armaroli la sua assistenza anche in questi casi molto delicati.
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QUANDO PRETENDERE E’ UN DIRITTO !!!!
“La liquidazione del danno patrimoniale da lucro cessante, patito dalla moglie e dal figlio di persona deceduta per colpa altrui, e consistente nella perdita delle elargizioni erogate loro dal defunto, se avviene in forma di capitale e non di rendita, va compiuta, per la moglie, moltiplicando il reddito perduto dalla vittima per un coefficiente di capitalizzazione delle rendite vitalizie, corrispondente all’età del più giovane tra i due; e per il figlio in base ad un coefficiente di capitalizzazione d’una rendita temporanea, corrispondente al numero presumibile di anni per i quali si sarebbe protratto il sussidio paterno; nell’uno, come nell’altro caso, il reddito da porre a base del calcolo dovrà comunque: (a) essere equitativamente aumentato, per tenere conto dei presumibili incrementi che il lavoratore avrebbe ottenuto, se fosse rimasto in vita; (b) essere ridotto della quota di reddito che la vittima avrebbe destinato a sè, del carico fiscale e delle spese per la produzione del reddito”.
Purtroppo nessuno è preparato a una perdita simile e quindi ci si trova a doversi organizzare e a dover affrontare tante incombenze in pochissimo tempo. All’ingiusta perdita si somma così la necessità di rimanere lucidi e saper procedere in modo repentino.
L’Avvocato L’esperto avvocato Sergio Armaroli incaricato trasmette alla compagnia di Assicurazione una richiesta a mezzo lettera raccomandata a/r con allegata tutta la documentazione.
In linea di principio, i danni che possono essere risarciti sono di due tipi: patrimoniale, nella duplice forma di danno emergente e lucro cessante e non patrimoniale, sia nella sua componente morale, consistente nella sofferenza interiore soggettiva, che in quella dinamico-relazionale, afferente ad ogni pregiudizio che stravolga le abitudini e gli aspetti relazionali peggiorando così la qualità della vita. I soggetti beneficiari possono essere, a vario titolo e sulla base di diversi presupposti, i componenti della famiglia costituita sia con il matrimonio e sia con le unioni civili tra persone del medesimo sesso, gli altri prossimi congiuntie gli estranei conviventi.
A titolo esemplificativo, ecco alcune delle principali e più frequenti voci di danno da tenere presenti negli inc identi quando si deve far liquidare un risarcimento da sinistro stradale:
danni al veicolo;
danni da fermo tecnico del mezzo;
danno non patrimoniale, nelle sue componenti di:
danno fisico;
danni da perdita di reddito (cd. “lucro cessante”);
danni da “perdita di chances“.
AVVOCATO ESPERTO INCIDENTI MORTALI SERGIO ARMAROLI : In base al principio della patrimonialità della successione, agli eredi, sia testamentari che legittimi, spetta il risarcimento del danno materiale che, verificatosi sul patrimonio della vittima, produce conseguenze destinate ad essere trasmesse iure hereditatis.
AVVOCATO ESPERTO INCIDENTI MORTALI SERGIO ARMAROLI Agli stessi spetta inoltre, iure proprio, il risarcimento dei danni non patrimoniali.
AVVOCATO ESPERTO INCIDENTI MORTALI SERGIO ARMAROLI Anche in ipotesi in cui l’altro veicolo non sia provvisto di Assicurazione, sarà possibile ottenere un risarcimento danni dal “Fondo Vittime garanzie”, qualora venga accertata una responsabilità nella cassazione del sinistro da parte della vettura sprovvista di Assicurazione.
Lo Studio Legale dell’esperto avvocato Sergio Armaroli propone assistenza e consulenza legale per la clientela che necessita di sostegno a seguito di un sinistro stradale.
ricostruzione tecnico-cinematica di incidenti stradali, con l’invio di un professionista sul luogo che è stato teatro dell’evento
Lo studio legale dell’esperto avvocato Sergio Armaroli si occupa di procedure di risarcimento a favore e tutela di danneggiati a causa di incidenti stradali più o meno gravi seguendo la trattativa con la compagnia assicurativa fino al raggiungimento della liquidazione prevista.
L’esperto avvocato Sergio Armaroli con impegno ti assistera’ per il tuo risarcimento sgravandoti completamente dall’onere del contatto con le assicurazioni e gli altri attori in gioco. Fossani Infortunistica inoltre anticipa le spese per i servizi funebri sollevando il cliente da questo onere economico.
Analisi del sinistro e sopralluogo (valutazione di eventuali responsabilità)
Incarico medico legale per esame autoptico
Incarico perito/ingegnere per ricostruzione cinematica del sinistro
Se necessario anticipo spese funerarie
Eventuale assistenza notarile (in caso di dichiarazione di successione).
DANNI AI PEDONI ,MORTE DEL PEDONE
La procedura di risarcimento per il pedone è disciplinata dall’art. 148 del Codice delle Assicurazioni Private, che obbliga la compagnia di assicurazione, entro 90 giorni dal ricevimento della richiesta dei danni da parte dell’avvocato del danneggiato corredata da tutta la documentazione, a formulare un’offerta di risarcimento, oppure a comunicare i motivi del proprio diniego.
L’offerta viene preceduta da una visita medico legale presso un professionista di fiducia della Compagnia
Successivamente il danneggiato potrà accettare l’offerta della Compagnia, oppure trattenerla a titolo di acconto e ricorrere al Giudice di Pace o in Tribunale per la liquidazione di ulteriori poste di danno, previo esperimento del procedimento di negoziazione assistita,
L’uccisione d’una persona può causare ai suoi familiari un danno patrimoniale da lucro cessante, consistente nella perdita dei benefici economici che la vittima destinava loro: o per legge (ad es., ex artt. 143 o 147 c.c.), o per costume sociale, a condizione che non si trattasse di sovvenzioni episodiche (le quali ovviamente a cagione della loro sporadicità non consentirebbero di presumere ex art. 2727 c.c. che, se la vittima fosse rimasta in vita, sarebbero continuate per l’avvenire).
Il danno in questione può essere liquidato sia in forma di rendita (art. 2057 c.c.), sia in forma di capitale.
Se viene scelta la liquidazione in forma di capitale, questa deve avvenire:
(a) determinando il reddito della vittima al momento della morte;
(b) detraendone la quota presumibilmente destinata ai bisogni personali della vittima o al risparmio;
(c) moltiplicando il risultato per:
(c’) un coefficiente di capitalizzazione delle rendite vitalizie, se sia ragionevole ritenere che, in mancanza dell’illecito, il superstite avrebbe continuato a godere del sostegno economico del defunto vita natural durante; in tal caso il coefficiente da scegliere dovrà essere corrispondente all’età della vittima se questa sia più giovane dell’alimentato, ed all’età di quest’ultimo nel caso contrario;
(c”) un coefficiente di capitalizzazione delle rendite temporanee, se sia ragionevole ritenere che, in mancanza dell’illecito, il superstite avrebbe continuato a godere del sostegno economico del defunto non già vita natural durante, ma solo per un periodo di tempo determinato; in tal caso il coefficiente da scegliere dovrà essere corrispondente alla durata presumibile per la quale sarebbe proseguito il sostegno economico.
Nel determinare il reddito della vittima da porre a base del calcolo non va dimenticato che il risarcimento del danno è operazione governata dal principio di indifferenza, in virtù del quale la liquidazione deve comprendere tutto il danno, e nient’altro che il danno (art. 1223 c.c.).
Da ciò consegue che l’importo del reddito goduto dalla vittima al momento della morte deve essere opportunamente ritoccato per evitare sovra – o sottostime.
In particolare, dal reddito suddetto deve essere detratto l’ammontare delle spese per la produzione del reddito ed il carico fiscale, che in assenza del fatto illecito avrebbero rappresentato voci di spesa, e come tali avrebbero ridotto il reddito disponibile per i familiari. Se, infatti, non avvenisse tale detrazione, il risarcimento da distribuire ai familiari della vittima sarebbe maggiore del reddito che avrebbero avuto a disposizione se non fosse avvenuto l’illecito, e la liquidazione sarebbe iniqua per il debitore.
Tuttavia è altrettanto doveroso tenere conto – se la circostanza sia stata debitamente allegata e provata, anche per presunzioni – dei verosimili incrementi futuri che quel reddito avrebbe avuto, se la vittima avesse potuto continuare a svolgere il proprio lavoro.
Qualsiasi reddito da lavoro, infatti, è destinato secondo l’id quod plerurnque accidit a crescere col tempo: vuoi per l’affinamento delle capacità del lavoratore autonomo, dovuto all’accrescimento delle esperienze; vuoi per effetto del maturare dell’anzianità del lavoratore dipendente, che comporta di norma incrementi salariali.
Ora, poichè l’operazione di capitalizzazione consiste nel trasformare una rendita in un capitale, essa potrà avvenire in base all’ultimo reddito goduto dalla vittima nel solo caso in cui sia possibile ritenere che, se la vittima fosse rimasta in vita, il suo reddito non si sarebbe verosimilmente incrementato.
Una valutazione di questo tipo sarebbe tuttavia consentito solo nel caso di morte d’un lavoratore agee e prossimo all’età pensionabile, ovvero svolgente un lavoro che non gli consente alcun incremento reddituale futuro.
Nel caso, invece, di lavoratori giovani, corrisponde ad un criterio di normalità che il loro reddito cresca con l’andare del tempo.
Porre, pertanto, a base del calcolo di capitalizzazione l’ultimo reddito goduto dalla vittima, senza alcun incremento equitativo per tenere conto degli sviluppi futuri, costituisce una violazione dell’art. 1223 c.c., in quanto conduce per quanto appena detto ad una sottostima del risarcimento.
Questi principi sono stati da tempo, ed in varie occasioni, affermati da questa Corte, ed in particolare da Sez. 3, Sentenza n. 8177 del 06/10/1994, secondo cui nella liquidazione del danno futuro per la morte di un congiunto che con certezza o con rilevante grado di probabilità avrebbe continuato ad elargire ai superstiti durevoli e costanti sovvenzioni, il giudice deve tenere conto non solo del reddito della vittima al momento del sinistro, ma anche dei probabili incrementi di guadagno dovuti (…) allo sviluppo della carriera ed ad altri consimili eventi che con prudente apprezzamento e sulla base dell’id quod plerumque accidit si sarebbero verificati”.
Sussiste, pertanto, la denunciata violazione dell’art. 1223 c.c..
Va da sè che il giudice del rinvio, quando dovrà tornare a stimare il danno in esame, non potrà non tenere conto della circostanza delle nuove nozze della danneggiata, e valutare se ed in che misura tale circostanza abbia fatto cessare la permanenza del danno da lucro cessante.