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Timestamp: 2020-02-20 04:02:20+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 8', 'sentenza ', 'art 10', 'art. 238', 'sentenza ', 'art. 2383', 'art. 2383', 'art. 2409', 'art 2385', 'art. 2383']

Tribunale di Trani -Sez. collegiale civile - sentenza n.347/2007 - testo integrale Sentenza
Tribunale di Trani -Sez. collegiale civile - sentenza n.347/2007
Cooperativa · amministratore · revoca
Commento in nota alla fonte:
http://www.ordineavvocatitrani.it/pubblica/articolo.php?articolo=1143
" La scelta dei soggetti ai quali affidare l’incarico di amministratore di una società di capitali, in linea generale e salve le sole eccezioni previste dal codice civile, spetta all’assemblea sociale, in quanto espressione della volontà dei soci, e rispetto ad essa l’organo amministrativo è necessariamente legato da un imprescindibile rapporto fiduciario che costituisce il presupposto della permanenza nella carica dell’organo amministrativo"
Il Tribunale di Trani, sezione civile, composto dai signori Magistrati
1) Vito Savino - Presidente
2) Salvatore Grillo Giudice rel.
3) Gaetano Catalani - Giudice
nella causa civile in primo grado, iscritta sul ruolo generale affari del contenzioso al n. 2344 R.G. 2006.
S.A., rappresentato e difeso dall’Avv......, in virtù di mandato in calce all’atto di citazione, elettivamente domiciliato in Troni presso il suo studio; - ATTORE
XXX Società Cooperativa Edilizia a r.l.. in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dall’’Avv.……, in virtù di mandato a margine della comparsa di risposta,elettivamente domiciliata in Barletta nel studio. - CONVENUTA
All’udienza collegiale di discussione del 24 Aprile 2007, la causa veniva introitata per la decisione con riserva di deposito della sentenza nel termine di giorni trenta, ai sensi deLl’art. 16, quinto comma. D.Lgs. 17/1/03 n. 5. sulle seguenti conclusioni dei procuratori delle parti.
Il procuratore di parte attrice, come da istanza di fissazione d’udienza ex art. 8 D.Lgs. n. 5/03, richiama integralmente le conclusioni già rassegnate e segnatamente chiede: a) dichiararsi la nullità, o, quanto meno,l’annullamento, della deliberazione assembleare in data 30/5/06, dedotta in giudizio, relativamente al punto 2 dell’ordine del giorno perché contraria alla legge: b] condannarsi la società convenuta al pagamento delle spese, diritti ed onorarì del presente giudizio, oltre IVA e CAP come per legge: e) munirsi la sentenza di clausola di provvisoria esecuzione.
Il procuratore della convenuta, come da note ex art 10/1 D.Lgs. n.5/03, chiede il rigetto della domanda con vittoria di spese, richiamando tutte le argomentazioni in fatto e in diritto sviluppate nei propri atti difensivi.
Con atto di citazione, notificato in data 6/9/06. S.A. convenne m giudizio, innanzi a questo Tribunale, la XXX Società Cooperativa Edilizia a.r.l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, esponendo che: era socio della detta società di cui era stato anche presidente del consiglio di amministrazione dal 13/7/98 al 30/5/06, data in cui l’assemblea dei soci, convocata, tra l’altro, per deliberare sulla nomina di due nuovi amministratori, in sostituzione ai quelli dimessisi, aveva rinnovato l’intero consiglio di amministrazione revocandolo dall’incarico; la delibera era stata notificata al deducente in data 16/6/06; in data 28/6/06 il verbale di assemblea del 30/5/06 era stato depositato ed scritto nel registro delle imprese di Bari: la richiamata delibera era illegittima in violazione del disposto dell’art. 238ó, secondo comma, cod. civ., in virtù del quale, se viene meno la maggioranza degli amministratori nominati dall’assemblea, quelli rimasti in carica devono convocare l’assemblea perché provveda alla sostituzione dei mancanti. Ciò posto, l’attore chiedeva la declaratoria di nullità o. quantomeno, di annullamento della delibera impugnata, con vittoria di spese processuali.
Con comparsa di risposta, notificata all’attrice in data 2/11/06, depositata in cancelleria il 6/11/06, si costituiva in giudizio la convenuta società, opponendosi all’avversa domanda ed eccependo in particolare che: rientra nei poteri insindacabili dell’assemblea dei soci la facoltà di revocare in qualunque tempo gli amministratori; la giusta causa di revoca non rileva ai fini della validità di quest’ultima, bensì ai soli fini dell’eventuale diritto al risarcimento dei danni spettante all’amministratore; tale revoca può avvenire anche senza specifica indicazione dell’argomento nell’ordine del giorno. Tanto premesso, la convenuta società chiedeva il rigetto della domanda con vittoria di spese.
Con decreto del 2-24/1/07, a fronte di rituale istanza di fissazione di udienza avanzata dall’attrice, il giudice relatore rigettando le richieste istruttorie formulate dalle parti, rimetteva le partì innanzi al Collegio. Alla fissata udienza del 24/4/2007, il Collegio, previa conferma del decreto reso dal giudice relatore, ha introitato la causa per la decisione con riserva di deposito di sentenza nei trenta giorni successivi.
La domanda è priva di fondamento.
La scelta dei soggetti ai quali affidare l’incarico di amministratore di una società di capitali, in linea generale e salve le sole eccezioni previste dal codice civile, spetta all’assemblea sociale, in quanto espressione della volontà dei soci, e rispetto ad essa l’organo amministrativo è necessariamente legato da un imprescindibile rapporto fiduciario che costituisce il presupposto della permanenza nella carica dell’organo amministrativo (sull’inderogabilità della competenza assembleare sulla nomina e revoca deglì amministratori e sulla nullità dì clausole statutarie che deroghino a tale principio cfr. App. Milano 27/8/69: Trìb. Monza 29/1/82: Cass. 17/4/90 n. 3181; App. Milano 20/4/1993;Cass. civ.. Sez.I 14/Ì2/1995. n. 1282).
II principio in esame è enunciato dall’art. 2383 cod. civ., secondo il quale, salvi i primi che sono nominati nell’atto costitutivo e le eccezioni espressamente previste dagli artt. 2351 2449 e 2450 cod. civ., la nomina degli amministratori spetta all’assemblea, la quale in qualunque tempo ed anche senza giusta causa ha anche il potere di revocarne l’incarico (cfr. comma terzo del cit. art. 2383). Neanche l’autorità giudiziaria può interferire sulle scelte dell’organo amministrativo della società se non nei soli casi espressamente disciplinati dal legislatore che, in realtà, si ricollegano ad una esigenza di tutela dell’interesse pubblico (ed in particolare dei terzi che entrino in rapporto con la compagine sociale). Tate ultima ipotesi è. ad esempio, per le s.p.a., quella delle gravi irregolarità di gestione che legittima una minoranza qualificata di soci. gli organi interni di controllo, ovvero, per le società quotate in borsa, il pubblico ministero, a promuovere, a norma dell’ari. 2409 cod. civ. poteri ispettivi e surrogaton del tribunale, i quali tuttavia operano sempre nei limiti in cui l’organo assembleare non provveda a rimuovere tempestivamente gli amministratori che abbiano commesso le accertate irregolarità (art. 2409 cod. civ.).
L’imprescindibilità del rapporto fiduciario tra organo assembleare ed amministratori si coglie, anche nel momento finale dell’incarico, dalla disciplina stabilita dagli artt. 2385 e 2386 cod. civ. Invero, solo nelle ipotesi in cui non è in alcun modo intaccato il rapporto fiduciario non v’è necessità di immediata ed urgente convocazione dell’organo assembleare ai fini della nomina dei nuovi amministratori. Si pensi al caso di fisiologica cessazione dell’incarico per scadenza del termine, laddove l’art 2385, secondo comma, cod. civ. prevede espressamente l’unica ipotesi di prorogatio dell’incarico fino alla nomina dei nuovi amministratori, ovvero al caso in cui vengano meno solo alcuni degli amministratori, ferma restando la maggioranza degli stessi, nel qual caso la nomina degli amministratori subentranti - in difetto dì diverse previsioni statutarie - avviene ad opera degli stessi amministratori ancora in carica, i quali sono comunque espressione della volontà dell’organo assembleare che non li ha “sfiduciati”.
Diversamente, nel caso in cui come nella fattispecie, la cessazione dell’incarico riguardi la maggioranza degli amministratori o la totalità degli stessi, poiché il rapporto fiduciario viene meno e comunque risulta palesemente claudicante, si rende necessaria l’urgente convocazione dell’assemblea per la ricostituzione dell’organo amministrativo, nel primo caso, ad iniziativa degli amministratori rimasti in carica, e nel secondo caso, ad opera collegio sindacale al quale è pure demandato il potere surrogatorio per il compimento degli atti di ordinaria amministrazione.
Corollario dell’enunciato principio è l’assenza di “tutela reale” dell’incarico di amministratore, il quale, se revocato dall’assemblea anche senza giusta causa, non può in alcun modo ottenere la reintegrazione nella carica ma soltanto il risarcimento del danno. Tanto si evince inequivocabilmente dall’art. 2383, terzo comma, cod. civ., laddove, come già sopra evidenziato, è enunciato il principio per cui gli amministratori….sono revocabili in qualunque tempo…salvo il diritto dell’amministratore al risarcimento dei danni se la revoca avviene senza giusta causa. Ulteriore conseguenza del principio sopra enunciato è costituito anche dalla non necessità di specifica previsione dell’argomento “revoca amministratore” nell’ordine del giorno (App. Bologna 04/03/1995}.
Per le ragioni in diritto che precedono, la domanda, avanzata da S.A. è destituita di fondamento. Invero, l’assemblea dei soci, regolarmente convocata (come ammesso dallo stesso attore), ha legittimamente rinnovato integralmente l’organo collegiale amministrativo, revocando quindi l’incarico di amministratore del S. D’altronde, l’assemblea ha deliberato su un tema nell’ordine del giorno laddove al secondo punto dello stesso si legge testualmente ‘amministratori>.
Al rigetto della domanda segue la regolamentazione delle spese secondo il principio della soccombenza, liquidate come in dispositivo
definitivamente pronunziando sulla. domanda proposta, da S.A., con atto di citazione notificato in data 6 settembre 2006. nei confronti della XXXX Società Cooperativa Edilizia a r.1, in persona del legale rappresentante pro-tempore, disattesa ogni diversa domanda, eccezione e deduzione, così provvede:
2. condanna l’attore soccombente alla rifusione, in favore della società convenuta, delle spese processuali, liquidate ………..
Così deciso, nella camera di consiglio della sezione civile, addì 8 Maggio 2007.
Cooperativa Amministratore Revoca