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Timestamp: 2017-01-20 09:47:36+00:00
Document Index: 63989375

Matched Legal Cases: ['art. 2031', 'art. 2031', 'art. 324', 'art. 2031', 'art. 936', 'art. 1150', 'art. 1720', 'art. 2031', 'sentenza ', 'art. 2031', 'art. 2041', 'art. 1720', 'art. 2031', 'art. 1720', 'art. 2031', 'art. 2031']

HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 2031 codice civile: Obblighi dell’interessato L’AUTORE: Redazione
Qualora la gestione sia stata utilmente iniziata, l’interessato deve adempiere le obbligazioni che il gestore ha assunte in nome di lui, deve tenere indenne il gestore di quelle assunte dal medesimo in nome proprio e rimborsargli tutte le spese necessarie o utili con gli interessi dal giorno in cui le spese stesse sono state fatte (1).
Questa disposizione non si applica agli atti di gestione eseguiti contro il divieto dell’interessato, eccetto che tale divieto sia contrario alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume.
(1) Gli obblighi di indennizzo e di rimborso hanno lo scopo di reintegrare la diminuzione patrimoniale sofferta dal gestore; costituiscono debiti di valore.
In materia di obbligo di mantenimento dei figli, nel caso in cui il coniuge abbia integralmente adempiuto tale l'obbligo, pure per la quota facente carico all'altro coniuge, è ravvisabile un'ipotesi di gestione di affari, produttiva a carico dell'altro genitore degli effetti di cui all'art. 2031 c.c., atteso che l'obbligo di mantenimento dei figli sorge per effetto della filiazione.
Cassazione civile sez. I 20 dicembre 2011 n. 27653 La rinuncia di uno dei genitori al contributo del coniuge, per il mantenimento del figlio, è pienamente valida in quanto relativa ad un diritto disponibile. Ne discende che, salvo modifica intervenuta successivamente, il rinunciante non può poi chiedere al partner il rimborso di quanto sostenuto per la prole.
Cassazione civile sez. I 20 dicembre 2011 n. 27653 Il coniuge che abbia integralmente adempiuto l'obbligo di mantenimento dei figli, pure per la quota facente carico all'altro coniuge, è legittimato ad agire "iure proprio" nei confronti di quest'ultimo per il rimborso di detta quota, anche per il periodo anteriore alla domanda, atteso che l'obbligo di mantenimento dei figli sorge per effetto della filiazione e che nell'indicato comportamento del genitore adempiente è ravvisabile un caso di gestione di affari, produttiva a carico dell'altro genitore degli effetti di cui all'art. 2031 c.c. Quanto agli interessi sul capitale del figlio minore, essi, come in genere i frutti dei beni del medesimo, spettano al genitore esercente la potestà, ai sensi dell'art. 324 c.c., sicché deve escludersi che il figlio, divenuto maggiorenne, sia legittimato ad agire per il pagamento dei suddetti interessi inerenti al periodo antecedente al raggiungimento della maggiore età.
Cassazione civile sez. I 04 settembre 1999 n. 9386
Nell'ipotesi in cui entrambi i genitori abbiano riconosciuto il figlio, l'obbligo legale di mantenimento è a carico di tutti e due in proporzione delle rispettive sostanze e capacità di lavoro e di guadagno. E poiché l'obbligo di mantenimento grava su entrambi, deve ritenersi che il genitore che adempia a tale obbligo anche per la quota incidente sull'altro genitore ponga in essere una gestione d'affari produttiva degli effetti di cui all'art. 2031 c.c. e sia pertanto legittimato ad agire per ottenere il rimborso di tale quota per tutto il periodo decorrente dalla nascita del figlio e non dalla data della domanda.
Tribunale Cagliari 13 marzo 1997
Al comproprietario e compossessore di buona fede di un immobile, che vi abbia eseguito addizioni costituenti miglioramenti (nella specie, costruendo un fabbricato sul terreno acquistato «pro indiviso»), non si applica la normativa dell'art. 936 c.c., nel richiamo fattone all'art. 1150, comma 5, c.c., in quanto tale disciplina postula che autore delle opere realizzate su suolo altrui sia un terzo, non potendo qualificarsi come tale il titolare di un diritto di natura reale, avente ad oggetto il fondo su cui le opere sono state eseguite; a tale comproprietario, per i predetti miglioramenti, non è pertanto dovuta un'indennità nella misura dell'aumento di valore conseguito dal bene ma, dovendo egli essere considerato, secondo i casi, un mandatario degli altri partecipi alla comunione, ai sensi dell'art. 1720 o un utile gestore nel loro interesse, ai sensi dell'art. 2031 c.c. spetta soltanto il rimborso degli oneri sostenuti.
Cassazione civile sez. II 14 gennaio 2009 n. 743 Giudizio di rinvio in materia civile
Nel giudizio di rinvio conseguente alla cassazione della sentenza di accoglimento dell'azione di cui all'art. 2031 c.c., costituisce domanda nuova quella di indennizzo per l'ingiustificato arricchimento, attesa la diversità degli elementi costitutivi della causa petendi previsti dall'art. 2041 c.c. (arricchimento a danno di una persona e mancanza di causa di tale arricchimento) rispetto a quelli richiesti per la configurabilità della negotiorum gestio (intenzione di gestire un affare altrui, spontaneità dell'intervento, impossibilità di intervenire da parte dell'interessato, alienità dell'affare, utilità dell'inizio della gestione), la quale comporta l'inammissibilità della predetta domanda, essendo preclusa alle parti, in relazione alla struttura chiusa del giudizio di rinvio, la proposizione di questioni che introducano un thema decidendum diverso da quello discusso nelle precedenti fasi processuali, ed in relazione al quale la Corte di cassazione ha enunciato il principio di diritto. (Cassa App. Napoli 17 gennaio 2001 e decide nel merito).
Cassazione civile sez. I 24 luglio 2006 n. 16888 Amministratori di enti locali
Anche agli amministratori di enti locali, in mancanza di una specifica disciplina, è applicabile il principio legislativo di ristoro delle perdite sopportate nella gestione dell'interesse altrui ricavabile, oltre che dall'art. 1720, comma 2, c.c., anche dall'art. 2031, comma 1, c.c.
Tribunale Latina 03 luglio 2006 n. 319 Impiegati dello stato
La pretesa del ricorrente al rimborso delle spese legali sostenute in un procedimento penale conclusosi con l'assoluzione non può trovare alcun titolo valido nella disciplina civilistica del mandato, di cui all'art. 1720 c.c. o dell'ingiustificato arricchimento, di cui all'art. 2031 c.c. perché il rapporto di pubblico impiego non è con ogni evidenza riconducibile alla fattispecie negoziale evocata e perché non può ipotizzarsi alcun accrescimento della sfera giuridico-patrimoniale dell'amministrazione di appartenenza in congiunzione causale con il depauperamento della sfera giuridico-patrimoniale del dipendente.
T.A.R. Bari (Puglia) sez. I 25 ottobre 2004 n. 4689
In materia successoria, stante la compatibilità delle norme sull'amministrazione della cosa comune con l'istituto della gestione di affari altrui, il coerede gestore ha diritto, ex art. 2031 c.c., al rimborso delle spese necessarie o utili per la conservazione o il miglioramento dei beni ereditari comuni ma, non essendo rappresentante della massa ereditaria, nè tenuto a garantirne l'integrità, non può pretendere il pagamento dai coeredi delle somme da costoro dovute a diverso titolo alla massa.
Cassazione civile sez. II 30 gennaio 2002 n. 1222 Art. precedente
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