Source: https://jurisnews.net/2020/03/30/d-l-25-3-2020-n-19-depenalizzazione-e-nuove-sanzioni/
Timestamp: 2020-05-30 04:09:29+00:00
Document Index: 151206424

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 4', 'art. 650', 'art. 162', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 650', 'art. 260', 'art. 452', 'art. 202', 'art. 47', 'art. 4', 'art. 100', 'art. 2', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 667', 'art. 411', 'sentenza ']

D.L. 25.3.2020 n.19: depenalizzazione e nuove sanzioni – Juris News
30/03/2020 JN
D.L. 25.3.2020 n.19: depenalizzazione e nuove sanzioni
Nella seduta del 24 marzo scorso, il Consiglio dei Ministri ha deliberato il provvedimento adottato con il d.l. 25 marzo 2020 n. 19, recante Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, pubblicato il 25 marzo 2020 – dopo le ore 23 – sulla G.U. n. 79, per entrare in vigore – un’ora dopo – dal 26 marzo 2020
Purtroppo siamo di fronte ad un’altalena normativa, dettata da quotidiane valutazioni, tutte incentrate su di un preteso rischio sanitario, sussistente ma che, mai riesce a trovare il giusto ed equilibrato contrappeso nel flusso normativo e sanzionatorio.
Il preambolo del decreto recita: «ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di emanare nuove disposizioni per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, adottando adeguate e proporzionate misure di contrasto e contenimento alla diffusione del predetto virus».
Desta non poche perplessità l’utilizzo di quegli aggettivi, peraltro sinonimi tra loro – adeguate (convenienti, giuste), proporzionate (nella giusta misura) – che risultano idonei a manifestare l’inidoneità della disciplina pre-vigente.
E, infatti, sia l’art. 3, comma 4, d.l. n. 23 febbraio 2020 n. 6 (oggi interamente abrogato), che l’art. 4, comma 2, d.P.C.M. 8/3/2020, prevedevano che il mancato rispetto delle misure anti-contagio «è punito ai sensi dell’art. 650 c.p.» (Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità) – salvo più grave reato.
Senza dilungarsi sull’applicabilità al caso di specie di tale norma, va rammentato che l’applicazione di tale contravvenzione oblabile, ai sensi dell’art. 162-bis c.p., ha dimostrato la sua limitata portata deterrente, sia per la difficile gestione dei relativi procedimenti da parte degli uffici giudiziari, che per la possibilità di procedere a estinguere il reato, con il pagamento di una somma di 103 euro.
Il d.l. n. 19/2020, quindi, nel riordinare l’intera disciplina emergenziale, intende regolamentare «i rapporti tra Governo e Parlamento», «i rapporti tra Governo e le Regioni», mentre, a livello sanzionatorio, introduce una «multa, come quelle previste per la violazione delle regole del codice della strada», che risulta più onerosa a livello economico.
L’art. 4 del decreto reca una vera e propria depenalizzazione: la scelta di lasciare immutato il contenuto dei precetti – sostituendo la valenza penale con quella amministrativa – si è focalizzata sulla ricerca di sanzioni diverse, pecuniarie e accessorie, ma più adeguate in termini di efficacia, incisività e semplicità, irrogate direttamente dall’Autorità amministrativa.
La norma, che si apre con la clausola di riserva “salvo che il fatto costituisca reato”, prevede che la condotta del disobbediente alle 28 restrizioni previste dall’art. 1, comma 2 – che non integra (più) alcun reato – costituisce un illecito amministrativo, disciplinato secondo le regole previste dalla legge 24/11/1981 n. 689 – che, poi, si intrecciano, farraginosamente, con quelle del codice della strada.
Ne deriva la necessità di procedere all’aggiornamento dei modelli di autocertificazione, laddove continuano a fare riferimento all’art. 650 c.p..
Resta, invece, penalmente sanzionata la sola violazione commessa dal soggetto in quarantena, ai sensi dell’art. 260 R.D. 27/7/1934 n. 1265, recante Testo Unico delle leggi sanitarie – sempre che il fatto non integri il delitto di cui all’art. 452 c.p., o altro più grave – il cui assetto punitivo, appositamente modificato, prevede l’arresto da 3 a 18 mesi e l’ammenda da 500 a 5.000 euro.
Ai sensi dell’art. 202 c.d.s., per estinguere l’obbligazione, il trasgressore, entro 60 giorni dalla contestazione della violazione, è ammesso a effettuare il pagamento nella misura minima di 400 euro. Se, poi, la conciliazione è effettuata entro 5 giorni dalla contestazione, è prevista la riduzione dell’importo del 30%, con pagamento della sanzione di 280 euro.
Nell’ipotesi in cui la violazione avvenga mediante utilizzo di un veicolo – si ricorda che in tale classificazione, ai sensi dell’art. 47 c.d.s., rientra anche la bicicletta – la sanzione è aumentata fino a 1/3. Ne deriva che, ai fini del pagamento scontato del 30%, si dovrà, prima, procedere all’aumento e, poi, alla riduzione.
In caso di reiterazione specifica della violazione, la sanzione pecuniaria è raddoppiata – con pagamento in misura minima pari a 800 euro, e scontata del 30% pari a 560 euro – e quella accessoria è applicata nella misura massima, pari a 30 giorni.
il Prefetto è chiamato ad assicurare l’esecuzione delle misure di contenimento della diffusione del virus, avvalendosi non solo degli organi di polizia, ma anche del personale delle Forze armate cui è attribuita la qualifica di agente di pubblica sicurezza.
VIOLAZIONI PRECEDENTI
Il comma 8 dell’art. 4, reca le necessarie disposizioni di diritto intertemporale, per consentire l’agevole trapasso dal vecchio al nuovo regime sanzionatorio. A fronte dell’elevato numero (oltre 100.000) di procedimenti penali pendenti per le violazioni commesse anteriormente, la previsione, che ricalca l’art. 100 d.lgs. 30/12/1999 n. 507 – e si allinea all’impostazione già dettata dagli artt. 40 e 41 l. 689/1981 – applica il principio del favor rei, stabilendo che la depenalizzazione si applica retroattivamente, con sanzione applicata nella misura minima ridotta alla metà – pari a 200 euro.
La precisazione consente di evitare l’effetto perverso derivante dalla convergenza in materia, di due diversi “principi di legalità” – exart. 2, comma 2, c.p. ed ex art. 1 l. 689/81 – che avrebbero portato, per un fatto commesso anteriormente all’entrata in vigore del decreto, al paradosso dell’inapplicabilità sia della sanzione penale (non più vigente al momento del giudizio), che della sanzione amministrativa (non ancora vigente al momento del fatto).
Ne deriva che, se il procedimento penale per il reato depenalizzato, risulti definito con sentenza o decreto di condanna passati in giudicato, il giudice dell’esecuzione provvederà – con l’osservanza della procedura di cui all’art. 667, comma 4, c.p.p., con apposita ordinanza, comunicata al P.M. e notificata all’interessato, a revocare la condanna perché il fatto non è previsto dalla legge come reato e ad adottare i provvedimenti conseguenti.
Per i procedimenti penali pendenti, invece, l’Autorità giudiziaria dispone, entro il termine di 90 gg. dall’entrata in vigore della normativa la trasmissione degli atti alla competente Autorità amministrativa:
– se l’azione penale non risulta ancora esercitata, sarà direttamente il P.M. a disporre la trasmissione degli atti, previa eventuale annotazione nel registro delle notizie di reato, in caso di procedimento già iscritto;
– in caso di reato già estinto per qualunque causa, il P.M. provvederà a richiedere l’archiviazione al G.I.P. ai sensi dell’art. 411 c.p.p.;
– se l’azione penale risulta già esercitata, il giudice, in assenza di opposizione delle parti, pronuncia sentenza inappellabile di assoluzione o di non luogo a procedere perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, disponendo poi la trasmissione degli atti alla competente Autorità amministrativa.
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