Source: https://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=14762
Timestamp: 2019-08-17 16:49:56+00:00
Document Index: 9365517

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Grillo nemico dei pensionati del ceto medio. Pubblichiamo la mozione 25/9/2013 firmata da 14 deputati “grillini” e poi accantonata dal Parlamento. Quella mozione va letta dagli elettori come vanno lette le altre 6 mozioni. E’ evidente che i “pentastellati” continueranno a battersi con il fine di impoverire i cittadini del ceto medio. In coda il dibattito (gennaio/marzo 2014) alla Camera e gli interventi di Franco Abruzzo (presidente dell’Unpi-Unione nazionale pensionati per l’Italia), Piero Ostellino, Bruno Gravagnuolo, Giuliano Cazzola e Pierluigi Franz. Franco Abruzzo: “Governo e Parlamento devono dare la caccia, non ai pensionati, ma agli evasori, ai big del sommerso e ai patrimoni delle 4 mafie: un mondo che vale 1000 (mille) miliardi di euro. Chiediamo, con il rispetto dei giudicati costituzionali, la perequazione piena per tutte le pensioni, la cancellazione degli assegni elargiti senza base contributiva ai boiardi di stato (da 21 a 91mila euro al mese), la tutela gratuita della salute degli anziani e un piano serio per il lavoro giovanile. I pensionati oggi formano un grande ammortizzatore sociale (del valore di 6 miliardi all’anno) per figli e nipoti disoccupati”.
^ MOZIONE CONTRO LE COSIDDETTE "PENSIONI D'ORO" PRESENTATA ALLA CAMERA IL 25/9/2013 DA 14 DEPUTATI "GRILLINI", PRIMO FIRMATARIO SORIAL (GRUPPO MOVIMENTO 5 STELLE ) - ATTO NUMERO 1/00194:
- la questione delle «pensioni d'oro» è oggetto di accese discussioni sia fra i cittadini sia fra le forze politiche, senza che ad oggi si sia pervenuti ad una proposta risolutiva;
- che il dl 98/2011 aveva introdotto un «contributo di perequazione» nella misura del 5 per cento sulla quota di assegno eccedente i 90.000 euro, del 10 per cento per la parte eccedente 150.000 euro e del 15 per cento per la parte eccedente 200.000 euro; che il dl 98, recante «Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria», è stato bocciato dalla Consulta che, con la sentenza 116 del 2013 depositata il 5 giugno 2013, ha dichiarato incostituzionale il comma 22-bis dell'articolo 18 del decreto-legge 6 luglio 2011, che con la sentenza n. 223 del 2012 aveva già «bollato» e reso incostituzionale il prelievo sugli stipendi pubblici elevati, in quanto giudicato: «un intervento impositivo irragionevole discriminatorio ai danni di una sola categoria di cittadini», poiché i provvedimenti colpivano i soli dipendenti pubblici, e non anche i lavoratori autonomi o privati, o i pensionati pubblici, lasciando indenni le altre categorie previdenziali;
- come si legge in ambedue le sentenze della Corte costituzionale: «Il risultato di bilancio avrebbe potuto essere ben diverso e più favorevole per lo Stato, laddove il legislatore avesse rispettato i principi di eguaglianza dei cittadini e di solidarietà economica», viceversa in conseguenza della sentenza della Consulta, lo Stato dovrà restituire circa 84 milioni di euro, con conseguenze negative sull'opinione pubblica;
- permangono i presupposti di eccezionalità della situazione economica, che avevano indotto il Governo, allora in carica, ad adottare il citato prelievo solidale, anzi oggi rispetto al 2011 la recessione si è acuita e la situazione dei conti pubblici italiani è peggiorata a causa del trend negativo di crescita del prodotto interno lordo;
- a maggior ragione necessitano maggiori risorse da destinare al sostegno delle fasce più deboli e resta inaccettabile che circa il 44 per cento dei pensionati italiani, quindi oltre 7 milioni di cittadini, riceve oggi dall'Inps un assegno inferiore a mille euro mensili e, nel 13 per cento dei casi, tale assegno non supera l'importo di 500 euro, mentre sussistono pensioni d'oro di importi mensili superiori a 20.000 euro fino al caso eclatante di euro 90.000 mensili;
- il Ministro Enrico Giovannini ha espresso aperture in merito ad un ventilato prelievo sulle pensioni che superino una determinata soglia di importo, sostenendo che tale intervento «non porterebbe molti soldi, ma sarebbe una misura di giustizia sociale» (Intervista sul Corriere della Sera);
- il Ministro ha dichiarato altresì la necessità di reperire risorse da destinare ai trattamenti pensionistici minimi;
- è inaccettabile giustificare giuridicamente i trattamenti pensionistici elevati di oltre 20 volte il trattamento minimo in quanto autorizzati da disposizioni di legge antecedenti, perché i suddetti presupposti giuridici non sono più adeguati al contesto economico attuale di grave depressione economica e le decisioni assunte in passato oggi minano il «patto sociale» fra i cittadini e consentono uno spreco di «risorse pubbliche» con grave danno sia per i pensionati che percepiscono il trattamento minimo, sia per le giovani generazioni colpite da tassi di disoccupazione ai massimi storici;
- è auspicabile, invece, sottoporre a valutazione i trattamenti pensionistici di elevato importo per evidenziare la quota di pensione imputabile agli effettivi contributi versati e la quota imputabile al sistema di calcolo retributivo, al fine di assumere decisioni politiche sulle cause degli eccessivi privilegi concessi prima della riforma del sistema pensionistico;
- un eventuale intervento normativo deve essere finalizzato a creare una maggiore equità nell'erogazione dei trattamenti di quiescenza, senza generare situazioni di disparità di trattamento non conformi ai princìpi della Costituzione;
- per l'anno 2013 l'importo minimo del trattamento corrisponde a euro 495,43 mensili;
- è opportuno consentire una equa e solidale progressività dell'imposizione sui redditi da pensione, applicando aliquote progressive in base alle classi di pensione mensile contenute nelle tabelle ufficiali dell'ISTAT per l'anno 2012;
- da proiezioni effettuate, si potrebbe realizzare un maggior gettito non inferiore a 1 miliardo 142 milioni 61 mila 790 euro, da destinare all'aumento dell'importo dei trattamenti minimi, applicando le seguenti aliquote:
oltre 50 volte il minimo: aliquota 32 per cento.
impegna il Governo, 116 del 3 giugno 2013: previa valutazione dei contenuti della sentenza della Corte costituzionale n. 116/2013
- a valutare l'opportunità di assumere iniziative per prevedere, per un periodo limitato di tre anni, sui redditi da pensione lordi annui un contributo solidale suppletivo applicando le indicate aliquote progressive differenziate in base alle classi di importo mensile percepito, al fine di riconoscere un aumento di 518 euro all'anno della pensione minima (ora consistente in euro 6.440,59 all'anno) di cui, in relazione agli ultimi dati aggiornati Istat 2011, potrebbero beneficiare circa 2.219.482 pensionati;
- a valutare l'opportunità di revisionare i trattamenti pensionistici erogati per prestazioni lavorative di elevato importo, al fine di adeguare i trattamenti medesimi alla effettiva contribuzione da parte del lavoratore beneficiario in quiescenza, riducendo la quota di trattamento acquisita in base al sistema retributivo, fissando per ciascuna forma di sistema un tetto massimo di pensione erogabile, onde evitare disparità eccessive nell'erogazione delle pensioni tali da rendere il sistema iniquo ed oramai inaccettabile per i molti cittadini che vivono alle soglie della povertà e percepiscono pensioni minime di importo tale da non consentire nemmeno lo svolgimento di una vita dignitosa.
(1-00194) Sorial, Fraccaro, Villarosa, D'Incà, Nuti, Cecconi, Castelli, Caso, Brugnerotto, Rostellato, Ruocco, Cancelleri, Pesco, Nesci.».
L’8 gennaio 2014 nell’aula di Montecitorio verranno discusse 7 MOZIONI (CONTRO LE COSIDDETTE "PENSIONI D'ORO") PRESENTATE DA 121 DEPUTATI DI 7 DIVERSI GRUPPI POLITICI (MOVIMENTO 5 STELLE, FRATELLI D'ITALIA, SEL, SCELTA CIVICA, PD, LEGA e NUOVO CENTRODESTRA), PARI AD 1/5 DELL'ASSEMBLEA DI MONTECITORIO. L’obiettivo dei parlamentari – totalmente ignoranti in tema di diritto costituzionale e in particolare in tema di uguaglianza fiscale tra i cittadini – punta “all'introduzione di un prelievo straordinario sui redditi da pensione superiori ad un determinato importo”. E’ un esproprio proletario. Non è possibile ricalcolare le vecchie pensioni retributive con il metodo contributivo: parola di Stefano Fassina viceministro all’Economia. Si annuncia un provvedimento abnorme. Il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale sono l’unica barriera in difesa di chi ha versato nella vita lavorativa 35/40/50 anni di contributi. Le tasse devono avere una portata universale e non possono colpire una sola categoria di cittadini (i pensionati): così dice la sentenza 116/2013 della Consulta. Ma a Montecitorio l’hanno letta? Attuali le parole di Mario Monti alla Cnn. “Voglio impoverire il Paese (con le tasse), perché gli italiani sono vissuti al di sopra delle loro possibilità”. IN ALLEGATO LE 7 MOZIONI. /di FRANCO ABRUZZO/- TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=13584
.8 gennaio 2013 - Camera dei deputati. Dibattito sulle mozioni relative alle “pensioni d’oro”. Intervento di Giampaolo Galli (Pd, ex direttore generale di Confindustria): “E’ vero che il ricalcolo con il nuovo sistema contributivo darebbe luogo a valori generalmente più bassi di quelli del sistema retributivo. Ma a coloro che propongono questo ricalcolo mi permetto di suggerire una riflessione: facciamo attenzione, perché lo squilibrio è molto elevato per le pensioni medie e medio-basse, diciamo fra 1.500 e 3-4.000 euro, ma si riduce fino tipicamente ad azzerarsi per le pensioni più alte, perché il vecchio sistema retributivo conteneva in sé un forte meccanismo di solidarietà. Per cui il ricalcolo che è stato proposto rischia in pratica di avere effetti fortemente regressivi dal punto di vista della distribuzione del reddito. La sentenza 116/2013 della Consulta non dice affatto che non si deve fare solidarietà. Al contrario: quella sentenza dice che la solidarietà dev’essere a carico di tutti i redditi, quale che ne sia l’origine, pensione, rendite immobiliari, lavoro e così via. Quella sentenza indica la via maestra da seguire per sviluppare davvero la solidarietà a favore delle persone e dei gruppi sociali più deboli”. IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=13647
VADEMECUM ESSENZIALE PER LA CAMERA DEI DEPUTATI CHE L’8 GENNAIO DISCUTE DI NUOVI TAGLI ALLE PENSIONI. Il prelievo sulle pensioni configura una violazione del giudicato costituzionale (sentenza 116/2013 che lo aveva abrogato). Lo ha scritto la Corte costituzionale in numerose pronunce che sono vincolanti per il Parlamento e per il Presidente della Repubblica, che, come è noto, era intervenuto informalmente sulla Camera, incontrando il veto di Matteo Renzi. Il nostro ordinamento riconosce una particolare tutela ai trattamenti pensionistici, che hanno natura di retribuzione differita “sicché il maggior prelievo tributario rispetto ad altre categorie risulta con più evidenza discriminatorio, venendo esso a gravare su redditi ormai consolidati nel loro ammontare, collegati a prestazioni lavorative già rese da cittadini che hanno esaurito la loro vita lavorativa, rispetto ai quali non risulta più possibile neppure ridisegnare sul piano sinallagmatico (degli impegni reciproci tra le parti, ndr) il rapporto di lavoro”. Il Parlamento dovrebbe riflettere su questo assunto: il fare “rivivere norme già divenute inefficaci in conseguenza del loro annullamento da parte della Corte” contrasta con il “rigore del precetto racchiuso nel primo comma dell’articolo 136” che impone al legislatore di uniformarsi alla “immediata cessazione dell’efficacia della norma illegittima” (Corte costituzionale, sentenza 73/1963). / di Franco Abruzzo / - IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=13625
8/1/2014 - PENSIONI – Da Franco Abruzzo presidente dell’UNP@it (Unione nazionale pensionati per l’Italia). Il Parlamento reintroducendo il prelievo ha violato un giudicato costituzionale (sentenza 116/2013). Pertanto quella norma presente nella legge di stabilità è abnorme ed illegittima. PROSEGUE LA BATTAGLIA IN DIFESA DEGLI ASSEGNI DI OGGI E DI DOMANI. CITTADINI PENSIONATI E CITTADINI ATTIVI UN SOLO FRONTE. Se passa la linea repressiva guai anche per chi andrà in quiescenza. Testo IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=13640
3.2.2014 - “PENSIONI cosiddette d’oro”. La “proposta Meloni” bocciata dalla Commissione Lavoro della Camera (“troppo basso il tetto a 3.300 euro netti”) tornerà in aula mercoledì sera 5 febbraio con il parere negativo firmato da Maria Luisa Gnecchi (Pd) in virtù del diritto delle minoranze parlamentari di far discutere una tantum un proprio progetto di legge. La maggioranza (con l’aiuto di Fi e Sel) tiene: cancellate tutte le altre proposte (dalla Lega a M5S). Franco Abruzzo (presidente Unp@it): “La ragionevolezza si fa strada come anche il rispetto del Parlamento verso i giudicati costituzionali in materia”. Sergio Pizzolante (Ncd): "La proposta Meloni è uno spot elettorale". Testo in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=13881
6.2.2014 - Il 5 febbraio è iniziato alla Camera il dibattito sulle cosiddette "pensioni d'oro". Ma la giornalista professionista onorevole Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia), prima firmataria del disegno di legge, non si é forse "dimenticata" di includere nella revisione anche i vitalizi e la scandalosa doppia pensione dei parlamentari, prevista dallo Statuto di lavoratori?". Per quanto riguarda il prelievo del 6, 12 e 18%, i parlamentari si sono costruiti ad arte una sorta di salvacondotto ora per allora che li mette comunque in una botte di ferro e al riparo da qualsiasi futuro taglio perché ci penserebbe poi la Corte Costituzionale a restituire loro i soldi. E, allora, onorevole Meloni, "perché non mette mano anche a quest'altra "porcheria" legislativa, entrata in vigore poco più di un mese fa e che assomiglia molto al "gioco delle 3 carte"? IN CODA tutto il dibattito a Montecitorio minuto per minuto. Nota di Pierluigi Franz* - testo in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=13901
8.2.2014 - Camera dei Deputati. Verbale stenografico di alcuni interventi di deputati (Sergio Pizzolante, Giovanni Mottola e Cesare Damiano) nella serata del 5 febbraio 2014 in cui si è discussa la proposta di legge Giorgia Meloni ed altri (Fratelli d’Italia): “Disposizioni in materia di pensioni superiori a dieci volte l'integrazione al trattamento minimo INPS (A.C. 1253-A)”. Attraverso i tre interventi, distrutte radicalmente le proposte della Meloni. “Quando si dice che la proposta si può sempre emendare mi domando: ma l'architettura di questa proposta contiene errori così grossolani che noi dovremmo lasciare soltanto la buccia; dovremmo svuotare il melone e mettere un altro contenuto. Come si fa, in modo così superficiale, a passare dalla definizione della soglia, 5 mila euro, prima lordi e poi netti? Sono due concetti profondamente diversi”. Testo in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=13921
11.2.2014 - Pierluigi Franz scrive a Dagospia e spiega perché non è d’accordo con la demagogica proposta di Giorgia Meloni: viola la certezza del diritto (come il principio della irretroattività delle leggi e i diritti acquisiti), nonché i principi contenuti nella sentenza della Corte Costituzionale n. 116/2013. Tre domande per la leader dei “Fratelli d’Italia”. In coda l’articolo di Franz su www.blitzquotidiano.it che ha provocato le polemiche. “A morte le pensioni d’oro ma solo quelle degli altri”. Testo IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=13942
.Intervista di ItaliaOggi (7/1/2014) - PENSIONI, tutti vogliono tagliarle. Salvo Forza Italia. Lo dice FRANCO ABRUZZO già presidente dell’Ordine lombardo dei Giornalisti. “Difendo tutte le pensioni costruite col lavoro, versando contributi d’oro”. “Non difendo certo gli assegni fra 21 e 91mila euro al mese, 509 persone, dei boiardi di Stato e non solo. Non quelle date ai dirigenti e quadri di partito da una legge voluta, ai tempi, dal vicesegretario del Psi, Giovanni Mosca. Non difendo le pensioni baby introdotte da Mariano Rumor, di cui abbiamo ricordato il quarantennale, e che pesano per 7,5 miliardi all’anno nei conti dell'Inps. Non sto dalla parte degli assegni per gli ex-parlamentari, che costano ai contribuenti 13 milioni di euro al mese”. “Sono un innamorato della nostra bella Costituzione, per cui non mi sottraggo all'obbligo dell'articolo 2 (che contempla i doveri di solidarietà economica per ogni cittadino, ndr) e pagherò, ma chiedo il rispetto del principio-cardine dell’uguaglianza economica compresa nell'articolo 3. Paghiamo tutti: pensionati e cittadini attivi. Le tasse devono essere universali, cioè colpire tutti a parità di reddito”. di GOFFREDO PISTELLI – IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=13629
.Il Giornale, domenica 2 marzo 2014 – tipi italiani/FRANCO ABRUZZO: “Le pensioni d’oro? Sudate. Cancellino quelle rubate”. Il giornalista a riposo che ha letto 100mila sentenze e sconfitto i governi. “Grazie a leggi-truffa, 509 italiani incassano fino a 90mila euro mensili”. Dopo una vita al “Giorno” e al “Sole 24 Ore”, fonda l’Unione pensionati per l’Italia (UNP@it). “Versavo 5 milioni di lire al mese: non bastano?”. “I tagli sono illegittimi ha scritto la Consulta. La Meloni ha perso, Renzi sa che abbiamo ragione. Noi siamo 38 mila, i baby pensionati un milione: siccome votano non li toccano”. /di STEFANO LORENZETTO/ - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=14090
30.1.2014 - Conferenza stampa al Circolo della Stampa di Milano - Una legge modello Usa denominata “Manette agli evasori’” è la richiesta dell’Unione nazionale pensionati per l’Italia (Unp@it). Franco Abruzzo: “Governo e Parlamento devono dare la caccia, non ai pensionati, ma agli evasori, ai big del sommerso e ai patrimoni delle 4 mafie: un mondo che vale 1000 (mille) miliardi di euro. Chiediamo, con il rispetto dei giudicati costituzionali, la perequazione piena per tutte le pensioni, la cancellazione degli assegni elargiti senza base contributiva ai boiardi di stato (da 21 a 91mila euro al mese), la tutela gratuita della salute degli anziani e un piano serio per il lavoro giovanile. I pensionati oggi formano un grande ammortizzatore sociale (del valore di 6 miliardi all’anno) per figli e nipoti disoccupati”. IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=13843
“Beppe Grillo nemico di pensionati e ceto medio”, Franco Abruzzo ricorda. – TESTO IN http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/franco-abruzzo-opinioni/beppe-grillo-nemico-di-pensionati-e-ceto-medio-franco-abruzzo-ricorda-1873039/