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Timestamp: 2020-06-04 05:12:32+00:00
Document Index: 90805198

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Sentenza Cassazione Civile n. 2688 del 30/01/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2688 del 30/01/2019
Cassazione civile sez. II, 30/01/2019, (ud. 04/07/2018, dep. 30/01/2019), n.2688
Società Agricola CANTINA OLEIFICIO SOCIALE di GRADOLI Società
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI GRACCHI 209, presso lo
studio dell’avvocato CESARE CARDONI, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato GUIDO CONTICELLI;
SOFITALIA S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANTONIO STOPPANI 1, presso lo
Studio Legale LO FASO, rappresentata e difesa dall’avv. Andrea LO
avverso la sentenza n. 6520/2016 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
04/07/2018 dal Consigliere ANTONIO ORICCHIO;
CORE Sergio, che ha concluso per la trasmissione degli atti al Primo
Presidente per l’eventuale rimessione degli atti alle Sezioni Unite,
in subordine per il rigetto del ricorso;
udito l’Avvocato GUIDO CONTICELLI, difensore della ricorrente, che ha
udito l’Avvocato ANDREA LO FASO, difensore della controricorrente,
è stata impugnata dalla Cantina Oleificio Sociale di Gradoli soc. coop. la sentenza n. 6520/2016 della Corte di Appello di Roma con ricorso fondato su un complesso articolato motivo e resistito con controricorso della intimata SOFITALIA S.p.a..
La gravata decisione della Corte territoriale ha rigettato l’appello proposto dalla odierna parte ricorrente avverso la sentenza del Tribunale di Viterbo n. 369/2009, che aveva rigettato la domanda della società cooperativa per ottenere il pagamento della somma di Euro 108.982,40, corrispettivo di fornitura di vino da tavola a favore di acquirente garantita da fidejussione di SOFITALIA S.p.a..
Il P.G. ha rassegnato le proprie conclusone così come da atti.
1.- Il complesso ed articolato motivo del ricorso, distinto in due parti rubricate – rispettivamente – con le lettere a) e b) può, per maggiore chiarezza, essere trattato con specifica attenzione alle due diverse doglianze, qui individuate come primo e secondo motivo, su cui è basato il ricorso stesso.
2.- Con il primo motivo del ricorso (lett. a) si censura il vizio di violazione delle norme di cui agli artt. 1341 e 1915 c.c. ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3.
Parte ricorrente lamenta, nella sostanza, l’erroneità della gravata decisione della Corte territoriale in punto di ritenuta inoperatività della garanzia fideiussoria a suo favore.
3.- Con il secondo motivo del ricorso (lett. b) si deduce la violazione e falsa applicazione – sotto altro profilo – degli artt. 1411 e 1372 c.c.. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.
Quest’ultima, richiamando il principio di diritto già affermato da questa Corte (Cass. civ., Sez. Terza, Sent. 27 maggio 2005, n. 11261) ha ritenuto la non operatività della fidejussione nella fattispecie de qua.
In particolare si è argomentato, da parte dei Giudici di appello, che “secondo l’orientamento espresso dalla Suprema Corte in materia, la cosiddetta assicurazione fideiussoria, strutturalmente costruita secondo lo schema del contratto a favore di terzo, costituisce una figura contrattuale intermedia tra il versamento cauzionale e la fideiussione ed è contraddistinta dall’assunzione dell’impegno, da parte di una banca o di una compagnia di assicurazione, di pagare un determinato importo al beneficiario, onde garantirlo nel caso di inadempimento della prestazione dovuta dal contraente”.
Orbene, una volta qualificato l'”atto di fideiussione in favore della società” odierna ricorrente come assicurazione fideiussoria, la Corte di merito avrebbe dovuto verificare la natura e la valenza dell’art. 6 delle condizioni generali contrattuali, costituenti forza di legge fra le parti.
Rileggendo il testo della detta norma contrattuale de qua va rilevato come la detta polizza imponeva alla Società cooperativa beneficiaria l'”onere, entro cinque giorni dalla constatazione” di comunicare al soggetto fideiussore “ogni fatto o inadempienza del contraente” acquirente del vino non pagato.
Orbene tale norma contrattuale, vincolante per la ricorrente giusta la natura di assicurazione fideiussoria e di contratto a favore di terzo, comportava sì l’integrale accettazione del contratto, ma tuttavia la norma stessa non esplicitava alcuna decadenza quale conseguenza del mancato assolvimento dell’onere di informazione gravante sulla beneficiaria.
Infatti il già citato art. 6 recita testualmente: “il beneficiario dovrà comunicare, con lettera raccomandata, alla Società, entro cinque giorni dalla constatazione, ogni fatto o inadempienza del contraente da cui possano derivare obblighi alla Società stessa in base alla presente fidejussione”.
Non ricorreva, quindi nel medesimo articolo, alcun accenno alla previsione di decadenza dai benefici assicurativi in caso di superamento del termine dei cinque giorni, nè alla eventuale sanzione contrattuale a carico della beneficiaria e dovuta al mancato rispetto del termine dell’onere di informazione non collegabile in sè – secondo il tenore negoziale – ad alcuna conseguenza negativa.
L’affermata e ritenuta decadenza dalla garanzia, nella fattispecie, finisce quindi per sostanziare violazione della norma contrattuale e dell’invocato art. 1915 c.c..
Quest’ultimo prevede, infatti, che il beneficiario di fideiussione (e, quindi, anche la società ricorrente, secondo la condivisa ricostruzione operata dalla Corte territoriale) perde il diritto solo nel caso in cui il mancato adempimento dell’obbligo di avviso sia qualificabile in termini di dolo (comma 1 art. cit.), nel mentre -in caso contrario e,quindi, anche in caso di ritardo, l’assicuratore ha soltanto il potere di ridurre l’indennità da corrispondere in ragione del pregiudizio effettivamente sofferto a causa del ritardo (comma 2, art. cit.).
In conclusione, nel senso e nel limite fin qui precisato, il motivo è fondato e deve affermarsi il principio per cui “in materia di assicurazione fideiussoria non ricorre automaticamente l’impossibilità del beneficio assicurativo allorchè la norma contrattuale non esplicita una espressa decadenza dal diritto del terzo beneficiario onerato di obbligo informativo nell’ipotesi in cui tale obbligo sia adempiuto col superamento del termine previsto per la comunicazione di fatto o inadempienza del contraente garantito”.
6.- Il ricorso, in dipendenza del motivo così come in epigrafe ritenuto fondato, va accolto con conseguente cassazione della sentenza impugnata e remissione degli atti al Giudice del rinvio, in dispositivo indicato, che provvederà alla definizione del giudizio attenendosi al principio innanzi enunciato.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Seconda Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 4 luglio 2018.