Source: http://www.rivistadirittosocietario.com/Article/Archive/index_html?ida=21&idn=2&idi=-1&idu=-1
Timestamp: 2020-07-06 16:42:09+00:00
Document Index: 76451961

Matched Legal Cases: ['art. 2497', 'art. 2468', 'art. 2484', 'art 2497', 'art. 2380', 'sentenza ', 'art. 2468']

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PAROLE CHIAVE: società di capitali - società a responsabilità limitata - diritto di veto - prelazione - illegittimità e sospensione della delibera
TRIBUNALE DI MILANO (Sezione specializzata in materia di impresa) 24 luglio 2018 – Mambriani, Giudice Monocratico R.G. n. 31593/2018 - TRIBUNALE DI MILANO (Sezione specializzata in materia di impresa B) 25 luglio 2018 – Mambriani, Giudice Relatore R.G. n. 48179/2015 - TRIBUNALE DI MILANO (Sezione specializzata in materia di impresa B) 2 agosto 2018 – Riva Crugnola, Presidente Estensore R.G. n. 3432/2016 - TRIBUNALE DI MILANO (Sezione specializzata in materia di impresa B) 6 agosto 2018 – Perozziello, Presidente Relatore R.G. n. 34178/2015
24 luglio 2018 – Mambriani, Giudice Monocratico
R.G. n. 31593/2018
Società di capitali – Società a responsabilità limitata – Controllo
(Art. 2359 c.c.)
In generale, una situazione di controllo di una società su un’altra è riconosciuta quando la prima è in grado di esprimere, nell’assemblea ordinaria dell’altra, una “influenza dominante”. Questa è riconosciuta, a sua volta, quando la società controllata riesce ad influenzare in modo determinante le principali scelte gestionali della società controllata (o anche, identicamente: ha il potere di porre la propria volontà come presupposto causale assoluto e positivo sulle decisioni della controllata) e, in particolare, a nominare, se non tutti, almeno la maggioranza degli amministratori.
La “influenza dominante” è poi presunta iuris et de iure se la società controllante dispone della maggioranza nell’assemblea della società controllata, ed è comunque riconosciuta come fondamento del controllo ogni qualvolta una società, pur non disponendo di quella maggioranza, riesca comunque ad esercitarla in quella sede. Casi e ragioni di esercizio di influenza dominante in assenza di maggioraanza possono essere i più vari, ad esempio diritti particolari del socio riconosciuti ex art. 2468, comma 3, c.c., quorum statutari, patti parasociali, quotazione delle partecipazioni in mercati regolamentati oppure diffuse tra il pubblico in maniera rilevante, ecc. (mg)
Società di capitali – Società a responsabilità limitata – Controllo – Diritto di veto
È estranea alla posizione di controllo la situazione del socio titolare di un mero diritto di veto: il socio che può impedire all’altro o agli altri di assumere determinate decisioni non controlla la società, perché, all’opposto, il controllo è integrato dal potere di chi ne sia titolare di imporre agli altri soci le proprie scelte. (mg)
Società di capitali – Società a responsabilità limitata – Controllo (assenza del)
In presenza di un socio al 50% di s.r.l., quando lo statuto sociale prevede un quorum deliberativo pari alla maggioranza del capitale sociale e il socio al 50% non disponga di tale maggioranza né abbia il controllo dell’organo amministrativo o abbia mai esercitato una “influenza dominante” sulla società, non vi è controllo ai sensi della disciplina codicistica. Infatti, l’ipotesi di scioglimento delle società di capitali per impossibilità di funzionamento dell’assemblea ex art. 2484 n. 3) c.c., si verifica proprio, quasi sempre, in questi casi. E l’impossibilità di funzionamento dell’assemblea è segno inequivocabile della mancanza di controllo da parte di uno dei soci. (mg)
Società di capitali – Società a responsabilità limitata – Controllo congiunto (assenza del)
(Artt. 2341 bis, 2359 e 2497 sexies, c.c.)
Si può escludere – sia pur nei limiti di cognizione sommaria tipici della fase procedimentale ante causam – l’esercizio di un controllo congiunto in presenza di due soci al 50% di s.r.l., in assenza della prova di un patto parasociale tra gli stessi. Invero, le norme in tema di controllo sono chiare nel senso che il controllo è inteso come posizione riconducibile ad una sola società: si vedano il disposto dell’arti­colo 2359 del codice civile e quello dell’articolo 2497 sexies del codice civile, che ha subito, al proposito, apposita modifica testuale. È ben vero che l’articolo 2341 bis lettera c) prevede che l’influenza dominante possa essere esercitata anche congiuntamente, ma, appunto, solo come effetto della stipula di patto parasociale. (Nel caso di specie non solo non è stato provato che sia mai stato stipulato un patto parasociale avente ad oggetto o per effetto il controllo della Società in capo ad uno dei soci o congiunto, ma nemmeno è stato allegato). (mg)
Società di capitali – Società a responsabilità limitata – Clausola di prelazione in caso di cambio di controllo indiretto – Obbligo di offerta in prelazione (assenza dell’) – Sospensione del diritto di voto – Illegittimità e sospensione della delibera
(Artt. 2359 e 2378 c.c.)
In presenza di una clausola statutaria che preveda l’obbligo di offrire in prelazione la partecipazione anche in caso di trasferimento del controllo della società proprietaria/e, direttamente o indirettamente, della partecipazione, il trasferimento di una partecipazione pari al 50% del capitale di società proprietaria della partecipazione non determina il cambio di controllo di tale società e pertanto non sorge l’obbligo di offerta in prelazione.
Qualora il voto della società socia di cui sia stato trasferito il 50% del capitale sia stato sospeso, le delibere adottate con sospensione del voto di tale società socia sono illegittime e suscettibili di sospensione ai sensi dell’articolo 2378 del codice civile.
Deve essere peraltro rigettata la domanda di sospensione di tutte le successive delibere adottate dal c.d.a. della Società nominato con la deliberazione sospesa, per assoluta indeterminatezza dell’oggetto della domanda. (mg)
25 luglio 2018 – Mambriani, Giudice Relatore
R.G. n. 48179/2015
Società di capitali – S.r.l. – Cessione di quote sociali – Rimborso finanziamento soci – Copertura di perdite
(Art. 2467 c.c.)
L’accordo di risoluzione consensuale di un contratto di cessione di partecipazioni sociali e di crediti derivanti da finanziamenti soci che preveda, a favore dell’ori­ginario cedente, il pagamento dei crediti al momento del rimborso dei finanziamenti da parte della società non costituisce un titolo valido per pretendere detto pagamento, sia nell’ipotesi in cui i crediti siano stato utilizzati a copertura di perdite, considerato che il loro valore – per effetto dell’imputazione a capitale – è già incorporato nella partecipazione ritrasferita, sia nell’ipotesi in cui residui un credito – come tale – nei confronti della società, considerato che quest’ultimo deve intendersi già ritrasferito per effetto della risoluzione consensuale dell’originario contratto di cessione. (cl)
2 agosto 2018 – Riva Crugnola, Presidente Estensore
R.G. n. 3432/2016
Società di capitali – S.r.l. – Intestazione fiduciaria di quota – Forma dell’ac­cordo fiduciario – Prova per testimoni e presunzioni
(Artt. 2468, 2722, 2725, 2729, c.c.)
Il contratto con il quale una parte si impegna a sottoscrivere una quota di s.r.l. nell’interesse non proprio ma altrui, nonché a ritrasferire all’altra parte la quota stessa (o il quantum ottenuto in sede di liquidazione) al ricorrere delle condizioni pattuite, costituisce un accordo non simulatorio bensì fiduciario, che non è soggetto a requisiti di forma e può, se concluso in forma orale, essere liberamente provato sia per testimoni sia per presunzioni [Nel caso di specie, il Tribunale ha condannato il convenuto (fiduciario) a restituire all’attore (fiduciante) il valore ottenuto in sede di liquidazione della quota, ritenendo dimostrato, in ragione delle prove testimoniali nonché dei plurimi e concordanti indizi risultanti da altri procedimenti giudiziari, anche penali, il ruolo di fiduciario rivestito dal primo]. (ps)
6 agosto 2018 – Perozziello, Presidente Relatore
R.G. n. 34178/2015
Controllo analogo – Società in house
(Artt. 2497 e 2380-bis, c.c.)
Muovendo dal presupposto che la Corte dei Conti ha giurisdizione sull’azione di responsabilità esercitata dalla procura della Repubblica presso la Corte quando tale azione sia diretta a far valere la responsabilità degli organi sociali per i danni da essi cagionati al patrimonio di una società “in house”, per accertare l’assog­gettamento dell’ente “a forme di controllo analogo a quello esercitato dagli enti pubblici sui propri uffici”, il giudice in parola ritiene che la mera definizione “società in house” adottata unilateralmente dai soci nello statuto, può valere per dar il corso all’esame della fattispecie concreta, ma non può sostituire una mirata disamina dell’effettivo assetto di poteri definito nello statuto. In particolare, il requisito del “controllo analogo” identifica un potere di comando direttamente esercitato sulla gestione dell’ente con modalità e intensità non riconducibili ai diritti e alle facoltà che normalmente spettano al socio (unico o maggioritario) in base alle regole del codice civile e sino al punto che agli organi della società non resta affidata nessuna rilevante autonomia gestionale. In altre parole si deve trattare di una vera e propria subordinazione gerarchica della società rispetto all’ente pubblico, ben oltre il perimetro dell’eterodirezione di cui all’art 2497 c.c. stante l’impos­sibilità di individuare nella società un centro di interessi davvero distinto rispetto all’ente pubblico che l’ha costituita e per il quale essa opera.
In detta prospettiva, qualora lo statuto preveda che il consiglio di amministrazione sia investito dei più ampi poteri per la gestione ordinaria e straordinaria della società, senza alcuna eccezione, ed ha facoltà di compiere tutti gli atti ed operazioni che ritenga necessari ed opportuni per l’attuazione e il raggiungimento degli scopi sociali, si configura un assetto di poteri conforme alla previsione contenuta all’art. 2380-bis c.c. e pertanto deve essere escluso “il controllo analogo” in assenza di strumenti specificatamente rivolti ad assicurare il controllo gerarchico sull’ope­rato degli amministratori capaci di andare oltre al potere di “direzione e coordinamento” già normalmente previsto dal codice civile. (eg)
Azione sociale di responsabilità nei confronti dei sindaci e del revisore legale – Clausola statutaria
È valida la clausola statutaria secondo cui “l’azione sociale o individuale di responsabilità nei confronti dei componenti degli organi di controllo e del revisore, se nominato, può essere proposta dalla società o dal singolo socio solo dopo che vi sia una sentenza di condanna passata in giudicato a carico degli amministratori”. Secondo il Tribunale di Milano, tale disposizione dello statuto risponde a una evidente, opinabile, ma sicuramente legittima esigenza di cautela nell’affrontare un procedimento delicato secondo interesse proprio non solo dei terzi eventuali destinatari dell’azione (i componenti degli organi di controllo), ma anche della stessa società. La clausola in parola produrrebbe un duplice effetto positivo: da un lato di creare un contesto che vieti azioni temerarie e, per altro verso, di facilitare la possibilità di beneficiare dell’opera di esponenti autorevoli per le funzioni di controllo. (eg)
TRIBUNALE DI MILANO (Sezione specializzata in materia di impresa) 24 luglio 2018 – Mambriani, Giudice Monocratico R.G. n. 31593/2018
Società di capitali – Società a responsabilità limitata – Controllo (Art. 2359 c.c.) In generale, una situazione di controllo di una società su un’altra è riconosciuta quando la prima è in grado di esprimere, nell’assemblea ordinaria dell’altra, una “influenza dominante”. Questa è riconosciuta, a sua volta, quando la società controllata riesce ad influenzare in modo determinante le principali scelte gestionali della società controllata (o anche, identicamente: ha il potere di porre la propria volontà come presupposto causale assoluto e positivo sulle decisioni della controllata) e, in particolare, a nominare, se non tutti, almeno la maggioranza degli amministratori. La “influenza dominante” è poi presunta iuris et de iure se la società controllante dispone della maggioranza nell’assemblea della società controllata, ed è comunque riconosciuta come fondamento del controllo ogni qualvolta una società, pur non disponendo di quella maggioranza, riesca comunque ad esercitarla in quella sede. Casi e ragioni di esercizio di influenza dominante in assenza di maggioraanza possono essere i più vari, ad esempio diritti particolari del socio riconosciuti ex art. 2468, comma 3, c.c., quorum statutari, patti parasociali, quotazione delle partecipazioni in mercati regolamentati oppure diffuse tra il pubblico in [continua ..]
TRIBUNALE DI MILANO (Sezione specializzata in materia di impresa B) 25 luglio 2018 – Mambriani, Giudice Relatore R.G. n. 48179/2015
Società di capitali – S.r.l. – Cessione di quote sociali – Rimborso finanziamento soci – Copertura di perdite (Art. 2467 c.c.) L’accordo di risoluzione consensuale di un contratto di cessione di partecipazioni sociali e di crediti derivanti da finanziamenti soci che preveda, a favore dell’ori­ginario cedente, il pagamento dei crediti al momento del rimborso dei finanziamenti da parte della società non costituisce un titolo valido per pretendere detto pagamento, sia nell’ipotesi in cui i crediti siano stato utilizzati a copertura di perdite, considerato che il loro valore – per effetto dell’imputazione a capitale – è già incorporato nella partecipazione ritrasferita, sia nell’ipotesi in cui residui un credito – come tale – nei confronti della società, considerato che quest’ultimo deve intendersi già ritrasferito per effetto della risoluzione consensuale dell’originario contratto di cessione. (cl)
TRIBUNALE DI MILANO (Sezione specializzata in materia di impresa B) 2 agosto 2018 – Riva Crugnola, Presidente Estensore R.G. n. 3432/2016
Società di capitali – S.r.l. – Intestazione fiduciaria di quota – Forma dell’ac­cordo fiduciario – Prova per testimoni e presunzioni (Artt. 2468, 2722, 2725, 2729, c.c.) Il contratto con il quale una parte si impegna a sottoscrivere una quota di s.r.l. nell’interesse non proprio ma altrui, nonché a ritrasferire all’altra parte la quota stessa (o il quantum ottenuto in sede di liquidazione) al ricorrere delle condizioni pattuite, costituisce un accordo non simulatorio bensì fiduciario, che non è soggetto a requisiti di forma e può, se concluso in forma orale, essere liberamente provato sia per testimoni sia per presunzioni [Nel caso di specie, il Tribunale ha condannato il convenuto (fiduciario) a restituire all’attore (fiduciante) il valore ottenuto in sede di liquidazione della quota, ritenendo dimostrato, in ragione delle prove testimoniali nonché dei plurimi e concordanti indizi risultanti da altri procedimenti giudiziari, anche penali, il ruolo di fiduciario rivestito dal primo]. (ps)
TRIBUNALE DI MILANO (Sezione specializzata in materia di impresa B) 6 agosto 2018 – Perozziello, Presidente Relatore R.G. n. 34178/2015