Source: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=16&id=00333303&part=doc_dc-ressten_rs-ddltit_rdddddl1260da&parse=si
Timestamp: 2013-06-19 03:34:39+00:00
Document Index: 37696872

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'art. 102', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario']

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1260 (ore 18,13) PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore.
DIGILIO, relatore. Signor Presidente, cercherò di essere estremamente sintetico nella replica anche perché mi sono accorto che gli interventi svolti sia dall'opposizione che dalla maggioranza sollevano qualche dubbio sulla possibilità che questo provvedimento costituisca l'ultima proroga, dopo la quale tutti auspicano che intervenga finalmente il cosiddetto Piano casa.
Ciò non toglie che sia giusto fare qualche breve riferimento alle osservazioni che sono state sollevate, perché altrimenti può sembrare che la casa sia un argomento che interessa in misura minore la maggioranza, così come qualcuno ha voluto evidenziare, e che il decreto-legge presentato serva soltanto ad affrontare un'emergenza. È vero che la casa rappresenta un'emergenza sociale, un bene necessario, con ciò rispondendo in maniera complessiva anche ai colleghi intervenuti, ma ciò non toglie che sia un bene molto caro per milioni di persone. Forse non era così qualche anno fa, negli anni Settanta e fino a metà degli anni Ottanta, quando si costruivano con l'aiuto dello Stato circa 30.000 alloggi l'anno. Oggi ci si attesta al di sotto dei duemila alloggi. Le famiglie operaie guadagnavano poco, ma con la casa garantita potevano mantenersi, far studiare i figli e vivere con la pensione in maniera dignitosa. È inutile dire che in questi anni i vari Governi che si sono succeduti non hanno voluto affrontare la questione della casa. Oggi questa opportunità non c'è più. Non si può minimamente pensare che una Nazione civile, alle soglie delle terzo millennio, possa vivere in queste condizioni. Il progresso è altra cosa per il centrodestra: la società, come il centro-destra la pensa e l'ha disegnata, è cosa diversa. Il welfare deve necessariamente poggiare su tre pilastri fondamentali: la sanità, la previdenza e necessariamente anche la casa. L'obiettivo è quello di sintetizzare le caratteristiche complessive del modello italiano, di una politica pubblica nel settore immobiliare, di discutere di eventuali proposte di riforma anche alla luce delle esperienze straniere e degli orientamenti dell'Unione europea, che rappresenta un attore sempre più importante e principale nei processi interni di politica economica e sociale. Tutti i settori di intervento pubblico devono fare i conti con vincoli o opportunità collegate al nuovo livello di governo sovranazionale. In molti paesi Europei il diritto ad una abitazione decente fa parte a pieno titolo della cittadinanza sociale. Chissà per quale motivo in questi anni non si è mai pensato ad un fatto del genere in Italia. Nel nostro Paese la politica della casa è rimasta sempre ai margini della politica sociale, sia sotto il profilo finanziario che sotto quello puramente simbolico. Pertanto, la casa necessita di interventi strutturali, come qualcuno ha ricordato. Per noi la casa è il posto in cui vivere. Pensare ad una politica per la casa significa pensare anche a come si devono sviluppare le nostre città e gli spazi della vita privata in relazione alla vita associativa. La casa è una vera e propria realtà culturale: rappresenta l'identità dei paesi, delle città, dei territori e dei popoli. Le case nel loro complesso rappresentano e contengono idee, ricerche e sentimenti. (Brusìo). PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Digilio. Chiedo all'Aula di fare silenzio e di evitare questo brusio intorno al banco in cui il relatore sta svolgendo la sua replica. DIGILIO,relatore. Dicevo che la casa è abitare, la casa è economia familiare, la casa è qualità della vita, è cultura, la casa è estetica, è etica; la casa è il futuro della nostra società, la casa è il tempo libero, è la qualità del lavoro, è la qualità della vita, è la politica. Dobbiamo rapportarci a tutto questo per costruire un'Italia migliore.
Questo provvedimento è stato reso necessario dagli eventi e dal poco tempo che abbiamo avuto a disposizione. Esso rappresenta senz'altro l'inizio di una nuova stagione politica per la casa; era nei nostri programmi e siamo intenzionati a mantenere l'impegno. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
Chiedo all'Aula di consentire al Sottosegretario di svolgere il suo intervento e a chi vuole ascoltare di poterlo fare con tranquillità.
MANTOVANI, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Signor Presidente, signori colleghi, esprimo soddisfazione da parte del Governo per gli interventi che si sono succeduti nel pomeriggio, che mi pare siano stati decisamente favorevoli alla conversione in legge del decreto-legge in esame, cui oggi il Senato dovrebbe provvedere in via definitiva. Ringrazio anzitutto la Commissione ambiente, il suo Presidente, il relatore e i commissari nella loro interezza, per il lavoro svolto, per le iniziative assunte e per gli emendamenti e gli ordini del giorno presentati.
In conclusione dell'iter parlamentare, sono convinto che il provvedimento che stiamo per approvare, se da un lato favorisce certamente molte famiglie italiane soggette a procedura di sfratto (e quindi si configura come un intervento di carattere sociale), dall'altro comunque non si tutela il diritto dei proprietari ad essere padroni in casa propria (credo che di questo si debba tener conto).
Ho ascoltato tutti gli interventi che sono stati svolti, a cominciare dalla senatrice Granaiola che ha parlato di tema emergenziale della casa, e proseguendo con il senatore De Luca, che ha affermato che la casa non può più rappresentare una situazione emergenziale. Ho ascoltato inoltre l'atto di responsabilità sottolineato dal senatore Molinari, l'invito al convegno formulato dal senatore Gramazio, unitamente alla denuncia della situazione in cui versa la città di Roma per quanto riguarda l'edilizia pubblica. Il senatore Bruno, a sua volta, ha avanzato due segnalazioni, concernenti da un lato la fiscalità e, dall'altro, il tema del Piano casa, che però senza le Regioni non può essere adottato, come ha detto egli stesso; il piano casa prevede infatti che le Regioni forniscano il proprio apporto in sede di intesa Stato-Regioni. Nel decreto attuativo del Piano casa è peraltro già previsto un intervento da parte delle Regioni e dei Comuni, per l'iniziativa propria. Al senatore Della Seta vorrei dire che il Piano casa non va interpretato solo come un proclama (come è stato detto); esso non esclude né i Comuni, né le Regioni. I Comuni hanno già dato il proprio assenso, contrariamente alla posizione delle Regioni. L'ANCI ha già dato infatti la propria disponibilità a trattare sul tema della casa; le Regioni, invece, in questo momento pongono ancora qualche difficoltà, che sono certo sarà superata.
La sospensione di questo decreto per quanto riguarda l'avvio del Piano casa, come sottolinea il senatore De Toni, ci vede anche accogliere una serie di iniziative che sono state poste dal suo Gruppo, per quanto riguarda in particolare la registrazione dei contratti e il tema della disdetta, che certamente per noi è importante. Sul tema della casa infatti, visto che parliamo di un patrimonio pubblico, ci deve essere il rigore necessario per qualsiasi intervento si debba adottare.
Al senatore Leoni, che ringrazio per il colorito intervento, ricordo che, pur abitando anch'io nella Pianura Padana, continuerei volentieri a vivere con la nebbia anche una volta andato in pensione. Certamente, però, è da notare che il tema della rottamazione nelle grandi città è importante; infatti, dalla conclusione del Piano Fanfani (avvenuta verso la fine degli anni '80) - e qui tocchiamo l'aspetto del patrimonio pubblico - si è registrata la costruzione di circa 350.000 alloggi mentre il potere edificatorio è stato trasferito alle Regioni. Si è osservato un procedimento di trasferimento a pioggia di fondi direttamente dallo Stato, che andava da Aosta a Trapani, da Bolzano a Brindisi o a Lecce, in maniera che ogni città ha costruito in proprio, realizzando quelle periferie cui il senatore Leoni ha fatto cenno. Effettivamente, è importante e necessario intervenire sul tema della rottamazione, ad esempio per quanto riguarda alcune torri, come già diverse città stanno facendo (mi riferisco, ad esempio, a Torino, che è già intervenuta sul procedimento di abbattimento delle case mal costruite). Certamente, la posizione del senatore Orsi - vista la sua esperienza in qualità di consigliere regionale - rende le osservazioni che ha espresso senza dubbio importanti.
Sul tema della casa in particolare, mi preme affermare che il Piano casa non è altro che l'affermazione di un piano a salvaguardia della famiglia. A che cosa pensiamo quando parliamo di famiglia e quali sono le sue necessità? Avere un buon reddito per il benessere familiare (quindi, un reddito da lavoro), buoni servizi sanitari (che vengono prima dell'educazione, della giustizia, delle riforme e di tutto il resto) e una casa: questi credo siano i tre elementi utili per riaffermare il concetto di famiglia nel quale effettivamente crediamo.
Il Piano casa - non è una novità - va quindi nella direzione di affermare che purtroppo siamo un Paese che, quanto a finanza pubblica, non può più disporre di quanto forse disponeva in passato, perché ha il più alto debito pubblico in Europa ed il terzo più alto a livello mondiale, nell'ambito dei Paesi sviluppati ed industrializzati. Sono pertanto convinto che il tema della distribuzione dei fondi, così com'è avvenuta finora, sia comunque da osservare. Allora, si è ritenuto di far intervenire il pubblico ed il privato, in maniera da dare la possibilità di soddisfare comunque al bisogno della casa in termini reali. (Brusìo). Signor Presidente, potrei anche interrompere il mio intervento, se non serve, perché mi pare che non sia più utile. Se il senatore che mi ha pregato di intervenire volesse dirmi se posso concludere, lo farei volentieri, visto che mi sembra di parlare per nessuno. (Applausi dai Gruppi PD, PdL e IdV).
PRESIDENTE. Scusate, colleghi, ha ragione il sottosegretario Mantovani: potete evitare di dar luogo a riunioni anche durante lo svolgimento della seduta, per rispetto al Governo che sta replicando? Non so a chi si rivolgesse, signor Sottosegretario, e se ha usato un'espressione generale per indicare tutti o aveva in mente un senatore in particolare.
MANTOVANI, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Mi rivolgo ad un senatore della maggioranza che mi aveva detto che quando mi avesse fatto un cenno, avrei potuto smettere: siccome non mi fa cenni, vado avanti, ma se la cosa non interessa a nessuno posso anche interrompere. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e IdV). PRESIDENTE. Sottosegretario Mantovani, se vuole, può concludere.
MANTOVANI, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Se posso concludere, vorrei dire che per l'intervento del Piano casa è certamente riferito alle famiglie a basso reddito, alle giovani coppie a basso reddito, alle categorie svantaggiate, agli studenti fuori sede, alle famiglie soggette a procedure di rilascio e agli immigrati che sono residenti da almeno dieci anni in Italia e da cinque anni nella Regione. Va detto che per quanto riguarda la situazione attuale, le Regioni dispongono di fondi ex GESCAL - come riferito dalla Cassa depositi e prestiti - di 1.560.000.000 di euro che sono ancora disponibili e non impegnati. Questo deve spingerci a far capire alle Regioni che è indispensabile ed opportuno sedersi ad un tavolo per poter far partire davvero questo piano casa. Visto che vi è stata richiesta, sia alla Camera che al Senato, di un dibattito pieno sul tema della casa, è chiaro che il Governo è a completa disposizione per soddisfare tali richieste. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
PRESIDENTE. Invito la senatrice Segretario a dare lettura dei pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.
AMATI, segretario. «La 1a Commissione permanente, esaminati il disegno di legge in titolo e i relativi emendamenti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo».
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, ed i relativi emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo sul testo, nel presupposto che, in relazione alle procedure di cui all'articolo l-quater, si tratti di una mera facoltà degli enti, posta in essere soltanto compatibilmente con l'insussistenza di nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e soltanto per le situazioni di insolvenza già esistenti alla data di entrata in vigore del decreto-legge.
Esprime poi parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sugli emendamenti 1.1, 1.100, 1.2, 1.3, 1.4, 1.5, 1.6, 1.7, 1.8, 1.9, 1.11 e 1.12 e parere non ostativo sulle restanti proposte emendative».
PRESIDENTE. Informo i colleghi senatori che stamattina, in Consiglio di Presidenza, è stata assunta la decisione - lo dico prima perché non vi siano equivoci nel corso della votazione - di richiedere ai senatori Segretari di dedicare una maggiore attenzione nel verificare che ognuno voti al suo posto e con la propria tessera e di procedere al ritiro delle schede lasciate nei posti a cui non corrisponda un senatore. Comunicatovi prima come si intende procedere, inviterei tutti ad adottare un comportamento conseguente. (Applausi del senatore Perduca).
Passiamo all'esame degli ordini del giorno, già illustrati nel corso della discussione generale e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
DIGILIO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli ordini del giorno G104 e G114. Gli ordini del giorno G100, G101, G103, G106, G107 e G110 potrebbero essere accolti come raccomandazione. Esprimo parere contrario sugli ordini del giorno G102, G105, G108, G109, G111, G112 e G113. MANTOVANI, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Signor Presidente, sarei disponibile ad accogliere l'ordine del giorno G100 come raccomandazione, qualora il dispositivo venisse così riformulato: «ad attivare adeguate procedure di monitoraggio dell'emergenza abitativa, in special modo del fenomeno degli sfratti per finita locazione e morosità, che raffronti i dati certi e certificati a disposizione dei soggetti istituzionali centrali e periferici e delle rappresentanze degli inquilini e della proprietà».
Accolgo l'ordine del giorno G101 come raccomandazione. Il parere sugli ordini del giorno G102 e G103 è conforme a quello espresso dal relatore. Quanto all'ordine del giorno G104, il Governo lo accoglie, qualora nel secondo capoverso del dispositivo venga eliminato l'avverbio «più». Dunque si leggerebbe: «impegna il Governo a non presentare provvedimenti». Esprimo poi parere contrario sull'ordine del giorno G105, mentre accolgo come raccomandazione gli ordini del giorno G106 e G107. Infine, esprimo parere contrario sugli ordini del giorno G108, G109 e G110. PRESIDENTE. Quindi, non intende accogliere l'ordine del giorno G110 come raccomandazione, come invece indicato dal relatore. C'è una variazione? MANTOVANI. Sì. Il parere è contrario. Esprimo altresì parere contrario agli ordini del giorno G111, G112 e G113, mentre accolgo l'ordine del giorno G114.
PERDUCA (PD). Signor Presidente, credo che il suo invito di poco fa non sia stato accolto da tutti i senatori. C'è un eccesso di tessere relativamente ai senatori presenti in Aula. (Commenti dal Gruppo PdL).
Siccome c'è anche un scolaresca in Aula è bene dare l'esempio. PRESIDENTE. Non occorre fare commenti. Ho già detto che c'è una richiesta di rigore ancora maggiore. Rivolgo un invito alla responsabilità di ogni singolo senatore chiedendo, al contempo, ai colleghi senatori Segretari di controllare e, laddove durante la votazione verifichino che la tessera non corrisponde al senatore presente, di avvertirmi. A quel punto, non dichiaro chiusa la votazione e si procede a ritirare la tessera che sarà consegnata al Presidente del Senato. (Applausi del senatore Perduca). Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G109.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G109, presentato dai senatori Pistorio e Oliva.
GARRAFFA (PD). Secondo banco sopra il senatore Andreotti, signor Presidente. Togliete la tessera! PRESIDENTE. Senatore Garraffa, ora ci pensano i senatori Segretari. Dunque, non dichiaro chiusa la votazione. I senatori Segretari procederanno ora a verificare e ritireranno la tessera. (La senatrice Segretario Amati si dirige verso i banchi del Gruppo PdL).
Senatore, consegni la tessera. Senatore, la prego di consegnare la tessera che ha messo in tasca! Glielo ripeto, consegni la tessera che ha messo in tasca! Sul fatto che non ci siano pianisti abbiamo deciso di non transigere. Senatrice Amati, si faccia consegnare la tessera. So che controlla il senatore Segretario, ma siccome siamo tra persone serie, devo dire che ho visto che il senatore Sanciu ha ritirato la tessera e se l'è messa in tasca. BONFRISCO, segretario. Non è così, signor Presidente.
PRESIDENTE. Mi scuso con il senatore Sanciu, si trattava del senatore Viceconte. Senatore Viceconte, consegni per favore la tessera. Chi sarebbe seduto accanto a lei?
VICECONTE (PdL). Presidente, ci sarebbe il senatore Azzollini, ma la tessera non c'è, l'abbiamo tolta. Quindi, non c'è più. (Vive proteste dai banchi dell'opposizione).
PRESIDENTE. Lei ha preso una tessera e se l'è messa in tasca, consegni la tessera che ha tolto. Dichiaro chiusa la votazione. Il Senato non approva. (v. Allegato B). BARBOLINI (PD). Domando di parlare.
BARBOLINI (PD). Signor Presidente, essere presi in giro è sgradevole, soprattutto credo sia inaccettabile che nei confronti di chi presiede l'Assemblea si facciano furbate diquart'ordine come questa. Da qui si vede molto bene: il collega che lei ha richiamato, il senatore Viceconte, ha effettivamente ritirato la tessera e se l'è messa in tasca, poi l'ha passata al collega, che adesso finge di cadere dalle nuvole. (Commenti dai banchi della maggioranza).
Trovo vergognoso questo comportamento e chiedo che ci si metta in condizione di poter votare con il riconoscimento delle impronte digitali! PRESIDENTE. Senatore Barbolini, ho visto esattamente questa scena: il senatore Viceconte ha ritirato la scheda e l'ha consegnata al collega che sedeva accanto a lui. A questo punto è chiaro che quella scheda non verrà utilizzata, ma è altrettanto chiaro che riferirò questa vicenda, che non è corretta e mi meraviglio di lei, senatore Viceconte, al presidente del Senato Schifani, perché questa mattina abbiamo adottato una decisione di trasparenza. VICECONTE (PdL). Scusi, signor Presidente...
PRESIDENTE. Non scuso niente, anzi è lei che si dovrebbe scusare. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G110. Ricordo che il relatore ha invitato il Governo ad accogliere questo ordine del giorno come raccomandazione, mentre il rappresentante del Governo ha espresso parere contrario. MAZZUCONI (PD). Domando di parlare.
MAZZUCONI (PD). Signor Presidente, desidero ricordare al rappresentante del Governo che l'ordine del giorno G110 è stato presentato a seguito del respingimento in Commissione dell'emendamento 1.10, sempre a prima firma mia. In quella sede avevamo fatto osservare, come Gruppo del Partito Democratico, che nessuno dei nostri emendamenti era stato accolto, nonostante l'atteggiamento assolutamente collaborativo tenuto dal Gruppo sul decreto in esame, di cui condivide sostanzialmente l'impostazione. Pertanto, era stato chiesto al Governo, come segno di buona volontà, pur respingendo l'emendamento, di accoglierlo se trasformato in ordine del giorno e il parere del rappresentante del Governo in Commissione era stato favorevole. Vorrei quindi capire perché adesso il parere è diventato contrario.
PRESIDENTE. Senatrice Mazzuconi, lei accetta che l'ordine del giorno venga accolto come raccomandazione?
MAZZUCONI (PD). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Poiché sull'ordine del giorno della senatrice Mazzuconi il relatore ha espresso parere positivo al suo accoglimento come raccomandazione, ma il Governo ha espresso parere contrario, io lo metto in votazione.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G110, presentato dalla senatrice Mazzuconi e da altri senatori, trasformato in raccomandazione.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G111.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G111, presentato dal senatore Russo e da altri senatori.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G112.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G112, presentato dal senatore Russo e da altri senatori.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G113.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G113, presentato dal senatore Russo e da altri senatori.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G114 non sarà posto in votazione. Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge. Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
RUSSO (IdV). Signor Presidente, svolgerò un breve intervento non tanto per illustrare un singolo emendamento, quanto piuttosto la filosofia che ha animato i nostri emendamenti e ordini del giorno. In premessa ci si deve rammaricare del fatto che l'esame degli emendamenti al Senato è stato condizionato da tempi ristretti dovuti all'imminente scadenza del decreto, per evitare la quale, pur presentandoli, abbiamo rinunciato alla loro illustrazione in Commissione; lamentiamo inoltre che sia mancata la possibilità di disporre, prima della scadenza del termine per la presentazione degli emendamenti in Assemblea, del parere della Commissione bilancio, che è stato comunicato a inizio seduta. I nostri emendamenti sono volti a migliorare il testo del provvedimento in alcuni aspetti principali, tenendo conto dell'impossibilità tecnica di restituire il provvedimento alla Camera. In particolare, riteniamo che il Governo debba impegnarsi a concedere più detrazioni fiscali per i proprietari che affittano a canoni ragionevoli come efficace disincentivo agli affitti in nero; chiediamo l'avvio di politiche che consentano anche ai lavoratori precari l'accesso ai mutui o alle locazioni. Proponiamo inoltre l'impegno a realizzare, a partire dal Piano casa che deve essere celermente avviato, misure che agevolino direttamente le famiglie, anche monoparentali o monoreddito, nonché interventi volti a bloccare temporaneamente le procedure esecutive concorsuali ovviamente qualora l'inadempienza di un mutuatario non sia dovuta a colpa, negligenza o malafede. Abbiamo chiesto altresì un monitoraggio sistematico della situazione del patrimonio abitativo pubblico, per reprimere gli abusi che vi si registrano diffusamente a spese degli aventi diritto, e una seria analisi del mercato immobiliare delle locazioni, in modo da potere assumere a ragione veduta decisioni simili a quelle che altri Paesi europei hanno preso da anni. Ricordiamo infine la nostra perplessità, di metodo ancor prima che di merito, sull'articolo 1-quater e sulle modifiche riguardanti il Testo unico sull'edilizia popolare ed economica. Alcuni ordini del giorno incidevano anche sugli articoli in questione, richiamando, in conclusione, la necessità di un più attento esame dei parametri soggettivi ed oggettivi cui possono corrispondere in futuro eventuali provvedimenti dotati di incisività, ma il Governo ha espresso il proprio rifiuto. Auspichiamo che l'Esecutivo, una volta approvato il decreto-legge al nostro esame, di cui si sente tanto la necessità, voglia tornare anche in futuro ad affrontare questi temi per affinare e rendere più corrette le norme critiche. (Applausi dal Gruppo IdV).
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, se ho ben capito visto l'andamento della discussione, mi verrà chiesto di ritirare l'emendamento 1.101 e valuterò cosa fare, ma non rinuncio ad una sobria illustrazione. In Commissione affari costituzionali ci siamo trovati assolutamente d'accordo su tre questioni: che sussistessero i requisiti di necessità ed urgenza; che si trattasse di problematiche di tale rilievo e delicatezza di ordine sociale, specialmente in questo momento di difficoltà per tante fasce sociali della nostra Nazione, che non bisognasse spaccare il capello in quattro rispetto alle obiezioni giuridiche e di sostanza su questo provvedimento di natura emergenziale. La terza questione è che probabilmente non stiamo rispettando i canoni costituzionali rigorosi riguardo alle pari opportunità, a diritti ed aspettative dei cittadini residenti nelle varie località, nei vari Comuni e nei vari territori. Il provvedimento, infatti, aveva preso le mosse, come da impulso del Governo, per un'emergenza abitativa in alcune poche metropoli, sicuramente contrassegnate - specie in alcune zone e quartieri - da un'effettiva emergenza abitativa, mentre i nostri colleghi parlamentari della Camera hanno ritenuto opportuno allargare la previsione di questo intervento a tutti i Comuni capoluogo di Provincia e a quelli - badate bene - con essi confinanti. Si tratta di mezza Italia, signori colleghi, per cui si discrimina automaticamente l'altra metà del Paese.
Ci siamo trovati d'accordo - ed una mia osservazione al riguardo ha trovato autorevoli appoggi, come quello del senatore Pastore, per la maggioranza, o del senatore Ceccanti, per l'opposizione - nel dire che il principio, il criterio, il parametro del capoluogo di Provincia non può più trovare ingresso nei provvedimenti legislativi che vanno a stabilire insediamenti, articolazioni dello Stato sul territorio, interventi finanziari: in questo modo, non solo si accentuano gli squilibri, che non sono giustificati, ma anzi, si va contro la tendenza maggioritaria del Parlamento e delle forze politiche, oltre che - se permettete - del programma di Governo della coalizione della quale mi onoro di far parte, di superare l'istituto della Provincia e della sua dimensione territoriale. A questo punto, per tali considerazioni, abbiamo detto vieppiù che è inconsistente questa divisione tra capoluoghi di Provincia e non in materia di edilizia abitativa e di emergenza. Mi permetterete di dire che dubito molto che un'eventuale emergenza della città di Sanremo, ad esempio, non sia prevalente su quella della città di Imperia, o che possa esservi un'emergenza abitativa diversa tra la città di Termoli e quelle di Isernia o Campobasso. Tutto ciò è assolutamente fuori dalla logica e dal raziocinio; è anzi spesso vero il contrario.
Preannuncio quindi il ritiro dell'emendamento, perché la questione è di tale rilevanza e delicatezza sociale che non mi sento evidentemente di contrastare un provvedimento del genere; ma mi incoraggia soprattutto il fatto che il Governo - che è in questo momento il mio interlocutore - abbia accolto l'ordine del giorno G114, da me presentato (e non sarà considerato, almeno da me, un pezzo di carta), che impegna l'Esecutivo a non produrre più e a non dare più attuazione a provvedimenti che abbiano come parametro istituzionale territoriale discriminante quello del capoluogo di Provincia. E in questo senso io ho un impegno verso il Governo, ed il Governo lo ha verso l'Assemblea che ha acconsentito a questa impostazione, quanto meno nella sua articolazione in Commissione affari costituzionali. In tal senso, nel ribadire le ragioni del mio emendamento, che ho implicitamente illustrato, mi appresto a ritirarlo, dopo aver raccolto il prezioso impegno formale del Governo in questo senso. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Astore). PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
DIGILIO, relatore. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 1.1, 1.2, 1.100, 1.3 e 1.4, mentre invito il presentatore a ritirare l'emendamento 1.101.
Esprimo altresì parere contrario sugli emendamenti 1.5, 1.6, 1.7, 1.102, 1.103, 1.8, 1.9, 1.10, 1.11, 1.12, 1.13 e 1.0.100.
MANTOVANI, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.1, 1.2, 1.100, 1.3 e 1.4 sono improcedibili.
Sull'emendamento 1.101 è stato rivolto dal relatore un invito al ritiro. Senatore Benedetti Valentini, lo accoglie?
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Sì, Presidente, lo ritiro.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.5, 1.6 e 1.7 sono improcedibili.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.102, presentato dai senatori Pistorio e Oliva.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.103.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.103, presentato dai senatori Pistorio e Oliva.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.8, identico all'emendamento 1.9, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
RUSSO (IdV). Ne chiediamo la votazione.
Votazione nominale con scrutinio simultaneo(art. 102-bis Reg.) PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento dell'emendamento 1.8, presentato dal senatore Bruno e da altri senatori, identico all'emendamento 1.9, presentato dal senatore Russo e da altri senatori.
QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, vorrei segnalare che, dopo che lei ha dichiarato conclusa la votazione, per errore, ho cambiato tasto ed è scattato il verde. PRESIDENTE. D'accordo, senatore Quagliariello, ne prendiamo atto.
Metto ai voti l'emendamento 1.10, presentato dalla senatrice Mazzuconi e da altri senatori.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.11 e 1.12 sono improcedibili.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.13, presentato dal senatore Molinari e da altri senatori.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.0.100, presentato dal senatore Russo e da altri senatori.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti ai restanti articoli del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare. MAZZUCONI (PD). Signor Presidente, l'ordine del giorno G1-quater.100 viene presentato solo per chiarire l'ambito di applicazione di quanto previsto dall'articolo 1-quater del medesimo decreto-legge.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame. DIGILIO, relatore. Esprimo parere contrario sull'ordine del giorno G1-bis.100 e sugli emendamenti 1-ter.100 e1-ter.0.100 riferiti all'articolo 1-ter. Esprimo parere favorevole all'accoglimento dell'ordine del giorno G1-quater.100.
MANTOVANI, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'ordine del giorno G1-bis.100, presentato dal senatore Molinari e da altri senatori.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1-ter.100.
MORANDO (PD). Signor Presidente, pochissimi minuti per una dichiarazione di voto su questo emendamento, ma vale anche per il prossimo: essi sono dal mio punto di vista due emendamenti particolarmente apprezzabili, anche se so che non saranno approvati per la decisione della maggioranza di difendere il testo, così come è uscito dalla Camera dei deputati, perché cercano - signor Presidente, richiamo anche la sua attenzione perché temo che di questa norma sentiremo ancora parlare - di precisare l'ambito di applicazione della norma contenuta nell'articolo 1-quater, che a mio giudizio è una vera e propria enormità. Vorrei che fosse chiaro che cosa stiamo votando e cosa contiene questa norma: si riferisce al soggetto che ha fatto un mutuo ed è attualmente proprietario di una casa su cui vi è l'ipoteca relativa allo stesso mutuo, che non ha pagato le rate e ha la casa sottoposta a procedura esecutiva immobiliare o concorsuale. Ebbene, in questo caso, purché la casa non sia di categoria catastale A1 e A2, cioé una casa di grandissimo lusso, dice la norma che è possibile che un ente pubblico, l'Istituto autonomo case popolari o come si chiama adesso - non è importante - interviene e compra la casa. Fin qui si dice che è un aiuto alle famiglie in difficoltà, quindi l'Istituto autonomo case popolari interviene, compra la casa e si fa carico naturalmente di lasciare il mutuatario all'interno della stessa facendogli pagare un canone sociale. Il canone sociale che viene pagato non va però all'Istituto autonomo case popolari, ma alla banca che aveva erogato il mutuo e l'istituto case popolari, cioè un soggetto pubblico, ci mette la differenza fino ad arrivare al concorso dell'intero canone di mutuo. Una volta fatto questo, alla fine, l'Istituto autonomo case popolari arriverà naturalmente a pagare l'intero mutuo, nel frattempo si sarà fatto carico dei costi di manutenzione della casa e così via e, in ultimo, esaurite tali operazioni potrà cedere, alle condizioni particolarmente vantaggiose a cui - come voi sapete - tale istituto può cedere la casa agli inquilini che hanno pagato l'affitto, di nuovo in proprietà la casa al mutuatario. La norma non contiene, signor Presidente, alcun riferimento alle condizioni sociali in cui si deve trovare la famiglia (ecco perché l'emendamento in questione è particolarmente importante), ma ciò che è più grave, signor Presidente, è che la norma è potenzialmente criminogena, perché non prevede una data di riferimento che sia tale, per cui l'intervento è a valere su condizioni che si sono già determinate nel passato. Potremmo avere un Enrico Morando che abita in un tale Comune e che decide adesso di non pagare più la rata del mutuo e poi si mette a brigare per fare in modo che l'Istituto autonomo case popolari paghi per suo conto la rata del mutuo, salvo, tra dieci anni, ricomprarsi la casa da capo. Ma ci rendiamo conto di quali sono le conseguenze in termini di trattamento delle persone per bene in questo Paese, di coloro che sputano sangue ma poi alla fine la rata del mutuo la pagano? Trovo che tale norma, così come scritta, sia veramente preoccupante. Signor Presidente, e termino, se lo Stato dicesse che ci sono migliaia di famiglie che purtroppo hanno comprato la casa, hanno acceso un mutuo e non sono in grado di pagarlo, potremmo prevedere un intervento pubblico, con necessaria copertura, tale per cui, per un periodo di tempo "x", lo Stato subentra nel pagamento di una quota rilevante del mutuo fissata per legge; si fissano per legge le condizioni di status e di reddito alle quali le famiglie devono rispondere per poter beneficiare di tale intervento e si stabilisce che le famiglie in questione pagheranno almeno la quota capitale, ad esempio tra sette, cinque o quattro anni, quando l'intervento avrà esaurito l'urgenza anche di tipo sociale che ha oggi. Si prevede invece una norma di questo tipo, senza alcuna limitazione, signor Presidente. Si tratta poi di una norma patentemente scoperta; l'imbarazzo dei colleghi della maggioranza e del Governo nel dichiarare che una norma del genere non comporta oneri per la finanza pubblica è evidente dal parere della Commissione bilancio che la collega senatrice Segretario ha appena letto; un parere di maggioranza, perché l'opposizione si è ovviamente pronunciata per un parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, per patente scopertura della norma. Se il Governo accettasse di introdurre almeno una data dopo la quale tale procedura non sia più attivabile, vi sarebbe allora una mitigazione degli effetti di tale norma, riferendosi la stessa solo a casi che si sono aperti nel passato. Ma l'idea di lasciare aperta la norma per i casi che si determineranno nel futuro, signor Presidente, è veramente imbarazzante. Finisco dicendo: attenzione, se qualche istituto autonomo case popolari si metterà a fare questa operazione, nel giro di sei mesi spenderà tutti i soldi che deve utilizzare per costruire le case popolari ai poveracci. Mi chiedo se non sia il caso di introdurre una piccola modifica, in modo che il provvedimento torni alla Camera dei deputati solo per tale variazione e con ciò chiudere la questione. Temo che se invece non si interviene, di questa norma sentiremo parlare ancora a lungo. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
D'ALÌ (PdL). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto contrario sugli emendamenti 1-ter.100 e 1-ter.0.100, sottolineando che in realtà il senatore Morando è intervenuto con riferimento all'ordine del giorno relativo al successivo articolo 1-quater. Con riferimento proprio a quell'ordine del giorno, preannuncio il nostro voto favorevole, considerato che in parte risponde alle esigenze espresse dal senatore Morando. In sede di votazione finale sul provvedimento mi riservo comunque di chiarire quanto da lui illustrato, che può apparire condivisibile se non valutato alla luce del successivo ordine del giorno che voteremo tra breve.
RUSSO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, ricordando al senatore Leoni, precedentemente intervenuto, che il portafoglio sta a destra, ma il cuore a sinistra. Quindi, chiedo che si presti un po' di attenzione a questi emendamenti.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1-ter.100, presentato dal senatore Russo e da altri senatori.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1-ter.0.100.
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1-ter.0.100, presentato dal senatore Russo e da altri senatori.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno G1-quater.100.
MAZZUCONI (PD). Signor Presidente, il senatore Morando ha colto l'occasione dei due precedenti emendamenti per introdurre un argomento già sollevato dal Gruppo del Partito Democratico all'interno della discussione svoltasi in Commissione ed emerso in numerosi interventi svolti in Aula. È chiaro che qui siamo di fronte a un problema: la maggioranza non ritiene di dover introdurre modifiche al decreto-legge in esame per evitare un ulteriore passaggio presso l'altro ramo del Parlamento. Peraltro, poiché il decreto-legge nei suoi elementi essenziali è condiviso dal nostro Gruppo, sarebbe opportuno accelerarne il percorso. A questo scopo ho presentato l'ordine del giorno G1-quater.100, sottoscritto anche da altri autorevoli esponenti della Commissione territorio e ambiente, che così recita: «Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 1260, impegna il Governo a far sì che, conformemente alle finalità perseguite con il decreto-legge 20 ottobre 2008, n. 158, la disciplina recata dall'articolo 1-quater del medesimo decreto-legge trovi applicazione con riferimento ai soli soggetti appartenenti alle categorie sociali di cui all'articolo 1 del decreto-legge e alle sole situazioni determinatesi anteriormente all'entrata in vigore della relativa legge di conversione». È infatti di tutta evidenza che l'articolo 1-quater, così come è scritto, si presta ad un'interpretazione estensiva; esso non è collegato immediatamente ai fruitori del decreto in questione, né tanto meno vengono posti termini di tempo. A questo punto, con l'ordine del giorno G1-quater.100 - che, mi pare di capire, il Governo ha già accolto - limitiamo la validità della norma in questione ai soli soggetti che vivono situazioni determinatesi anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto e, nello stesso tempo, alle sole categorie sociali cui fa riferimento l'articolo 1. Colgo l'occasione per aggiungere che si tratta di un insieme di persone molto più ristretto rispetto ai normali fruitori degli alloggi in edilizia economico-popolare. Il decreto è dedicato infatti ad alcune categorie particolari, come gli ultrasessantacinquenni, i portatori di disabilità superiore al 66 per cento e via di questo passo.
L'ordine del giorno G1-quater.100 pertanto, così come formulato, restringe notevolmente l'applicazione dell'articolo 1-quater e viene incontro alle obiezioni e ai problemi sollevati giustamente dal senatore Morando. Dobbiamo però ammettere con chiarezza che in futuro bisognerà stendere una norma di legge che in qualche modo vada a correggere l'articolo 1-quater. (Applausi della senatrice Incostante).
PRESIDENTE. Per prassi, al Senato gli ordini del giorno accolti dal Governo non vengono posti in votazione, a meno che non siano ritenuti particolarmente importanti. Chiedo pertanto ai presentatori se insistono per la votazione dell'ordine del giorno G1-quater.100.
MAZZUCONI (PD). Ne chiediamo la votazione, signor Presidente.
RUSSO (IdV). I componenti del Gruppo Italia dei Valori, firmatari degli emendamenti riferiti all'articolo 1-ter, chiedono di poter apporre la propria firma all'ordine del giorno G1-quater.100.
Metto ai voti l'ordine del giorno G1-quater.100, presentato dalla senatrice Mazzuconi e da altri senatori.