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Timestamp: 2018-02-20 21:08:13+00:00
Document Index: 39484124

Matched Legal Cases: ['art. 274', 'art. 18', 'art. 18', 'e contrario', 'art. 117', 'art. 117', 'sentenza ']

Untitled - The European House
ha definito le Città Metropolitane
La Legge n. 56/2014, nota anche come “Legge Delrio”1,
ha istituito le Città Metropolitane sul territorio italiano in
sostituzione delle corrispondenti Province, che – in attesa
del completamento del percorso di riforma costituzionale
al vaglio del Parlamento Italiano al momento della stesura
del presente documento2 – sono riformate e trasformate
in governi di secondo livello.
La creazione delle Città Metropolitane rappresenta una
rivoluzione nel sistema delle autonomie locali nel
nostro Paese, che attendeva da 25 anni l’implementazione
di una riforma in grado di attribuire ai sistemi territoriali
modelli di governo differenziati in base alle caratteristiche
insediative, sociali ed economiche.
La genesi dell’impianto legislativo ha infatti radici
profonde: il primo intervento istitutivo delle Città
Metropolitane risale alla Legge n. 142/1990 sulla riforma
dell’ordinamento degli enti locali3. Tale legge prevedeva
due diversi livelli di amministrazione locale – le Città
Metropolitane (parificate a livello delle Province) e i
Comuni – e stabiliva che i nuovi confini amministrativi
fossero individuati entro un anno dalla promulgazione
della Legge. Tuttavia, i ritardi accumulati ed i successivi
rinvii hanno spinto il Legislatore a rendere facoltativa la
riforma con la Legge n. 463/1999, vanificando così di
fatto il tentativo di riforma delle amministrazioni locali.
Le Città Metropolitane hanno come finalità istituzionali
― la cura dello sviluppo strategico del territorio
― la promozione e la gestione integrata dei servizi,
delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di
interesse della Città Metropolitana;
― la cura delle relazioni istituzionali afferenti al proprio
livello, ivi comprese quelle con le città e le aree
La Legge ha istituito 10 Città Metropolitane: Torino,
Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli,
Reggio Calabria e Roma Capitale (alla quale si applicano
in via generale le disposizioni della legge, salvo i poteri
speciali derivanti dallo status giuridico di capitale e dai
decreti legislativi su Roma Capitale4).
Ai 10 nuovi enti di area vasta previsti dalla Legge Delrio
si aggiungono le 4 Città Metropolitane individuate
dalle Regioni a statuto speciale, il cui iter costitutivo è
ancora in corso: Palermo, Catania e Messina in Sicilia e
Cagliari in Sardegna5.
È solo a partire dal 2001, con la riforma del Titolo V della
Costituzione (Legge Costituzionale n. 3/2001), che le Città
Metropolitane hanno acquistato dignità costituzionale
nell’articolo 114 e sono entrate di diritto tra gli enti locali
che costituiscono la Repubblica Italiana.
In questo processo, la Legge del 7 aprile 2014 n.56 in
materia di “Disposizioni sulle Città Metropolitane, sulle
Province, sulle Unioni e Fusioni di Comuni” (c.d. “Legge
Delrio”) ha permesso di rendere operativi tali enti di area
vasta nell’ordinamento italiano, ridisegnando i confini e
le competenze delle amministrazioni locali attraverso
le Città Metropolitane, che a partire dal 1° gennaio 2015,
hanno sostituito le rispettive Province.
1 Legge del 7 aprile 2014, n. 56 “Disposizioni sulle Città Metropolitane, sulle Province, sulle Unioni e Fusioni di Comuni”.
2 Il Disegno di Legge in materia di “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di
funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V
della parte II della Costituzione” approvato dal Senato della Repubblica Italiana ad ottobre 2015 prevede l’abolizione definitiva delle Province, l’abolizione della legislazione concorrente tra Regioni e Stato e maggiore autonomia finanziaria per gli enti locali
con i bilanci in equilibrio. Alla luce della “Riforma Boschi” la Repubblica – secondo il
nuovo testo dell’articolo 114 della Costituzione – sarà quindi costituita “dai Comuni,
dalle Città Metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”.
3 Successivamente abrogata dall’art. 274 del D. Lgs. n. 267 del 18 agosto 2000.
4 Decreti Legislativi n. 156 del 17 settembre 2010, n. 611 dell’8 aprile 2012 e n. 51
del 26 aprile 2013.
5 Al momento della stesura del presente documento, le quattro città delle Isole
presentano un diverso grado di avanzamento nel percorso di costituzione del nuovo ente metropolitano. Da un lato, la Legge n. 8 del 24 marzo 2014 (istitutiva delle
Città Metropolitane in Sicilia) è stata seguita dalla Legge n. 15 del 4 agosto 2015
(“Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e Città Metropolitane”) – approvata dall’Assemblea Regionale siciliana e successivamente modificata dalla Giunta
regionale (ottobre 2015) alla luce delle richieste del Governo nazionale. Dall’altro lato,
in Sardegna la Città Metropolitana di Cagliari è prevista dal Disegno di Legge n. 176
del 15 gennaio 2015, il cui testo nei mesi successivi ha subìto numerose modifiche
e variazioni.
previste dalla L. n. 56/2014 ("Legge Delrio")
Città Metropolitane nelle Regioni
Figura 1. Le 14 Città Metropolitane italiane previste dalla Legge 56/2014 e nelle Regioni a statuto speciale.
Fonte: elaborazione The European House - Ambrosetti, 2015
Per tutte le Città Metropolitane individuate dalla legge
nazionale sono stati stabiliti i termini entro i quali istitituire
gli organismi di funzionamento della Città Metropolitana:
rispettive funzioni, “nel rispetto degli equilibri di
finanza pubblica e degli obiettivi del patto di stabilità
― entro il 12 ottobre 2014, svolgimento delle elezioni
del Consiglio Metropolitano, indette dal Sindaco del
comune capoluogo, per procedere all’insediamento
del Consiglio Metropolitano e della Conferenza
― entro il 31 dicembre 2014, approvazione dello Statuto
da parte della Conferenza Metropolitana;
― in data 1° gennaio 2015, avvio delle Città
Metropolitane in sostituzione delle Province omonime,
in tutti i rapporti attivi e passivi e nell’esercizio delle
Termine per l’elezione
Mentre per Reggio Calabria (dove il processo costitutivo
del nuovo ente dovrebbe completarsi entro giugno
20166), Venezia7 e le quattro Città Metropolitane nelle
Isole sono previsti iter diversi, tutte le altre hanno eletto
il Consiglio Metropolitano nei termini di legge8. Inoltre,
la maggioranza delle Città Metropolitane (Bari, Bologna,
Firenze, Genova, Milano e Roma) ha approvato lo Statuto
metropolitano entro la fine del 2014, mentre Torino e
Napoli hanno proceduto all’approvazione dei rispettivi
Statuti nel primo semestre del 2015.
Statuto da parte della
subentrano alle
Figura 2. Le tempistiche di attuazione previste dalla Legge n. 56/2014 per l’istituzione delle Città Metropolitane in Italia.
Infatti, l’art. 18 della Legge n. 56/2014 stabilisce che la Città Metropolitana di
Fonte: elaborazione The European Reggio
- Ambrosetti,
2015 “alla scadenza naturale degli organi della Provincia
6 Infatti, l’art. 18 della Legge n. 56/2014 stabilisce che la Città Metropolitana di
Reggio Calabria sarà costituita “alla scadenza naturale degli organi della Provincia
ovvero comunque entro trenta giorni dalla decadenza o scioglimento anticipato dei
medesimi organi e, comunque, non entra in funzione prima del rinnovo degli organi
del comune di Reggio Calabria”. Tale disciplina specifica trova giustificazione nel
fatto che al momento della predisposizione e dell’entrata in vigore della Legge Delrio
il Comune di Reggio Calabria era commissariato.
7 Il Comune di Venezia è stato commissariato da giugno 2014 a giugno 2015 fino
all’elezione del nuovo Sindaco metropolitano di Venezia, insediatosi il 2 luglio 2015.
8 Nel dettaglio, le elezioni del Consiglio Metropolitano si sono svolte il 28 settembre
2014 per Bologna, Genova, Firenze e Milano, il 5 ottobre 2014 per Roma Capitale e il
12 ottobre 2014 per Torino, Napoli e Bari.
Gli organi e le funzioni
delle Città Metropolitane in Italia
coinvolgimento del Governo qualora sia espresso dalla
Regione un parere contrario, in tutto o in parte, sulle
proposte formulate dai Comuni.
Gli organi di governo delle Città Metropolitane sono tre10:
Il territorio della Città Metropolitana, ai sensi del comma
6 della Legge n. 56/2014, “coincide con quello della
provincia omonima”. E’ previsto un procedimento per il
passaggio di singoli Comuni da una Provincia limitrofa
alla neocostituita Città Metropolitana9 e si definisce il
1. il Sindaco Metropolitano;
9 A tale scopo si rinvia alla procedura di cui all’articolo 133,
delt È
del Comune Capoluogo salvo il caso in cui lo statuto
10 Ex comma 7 della Legge n. 56/2014.
la Costituzione Italiana, per la modifica delle circoscrizioni provinciali
limitrofe l'elezione
ne preveda
l’adesione alla Città Metropolitana.
Rappresenta l'ente, convoca e presiede il Consiglio Metropolitano e la
Sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici e all'esecuzione degli
atti ed esercita le altre funzioni attribuite dallo statuto
È composto dal Sindaco Metropolitano e da un minimo di 14 ad un
massimo di 24 Consiglieri in base alla popolazione della Città
Ha funzioni di indirizzo e controllo: propone alla Conferenza lo statuto e le
sue modifiche, approva regolamenti, piani e programmi; adotta (su
proposta del Sindaco) gli schemi di bilancio da sottoporre al parere della
Conferenza Metropolitana e li approva in via definitiva
È composta dal Sindaco Metropolitano ed i Sindaci dei Comuni della Città
Ha poteri propositivi e consultivi ed ha la facoltà di adottare o respingere lo
statuto (e le sue modifiche) oltre che il potereconsultivo in sede di
Figura 3. Gli organi delle Città Metropolitane e le relative funzioni previsti dalla Legge n. 56/2014.
Fonte: Legge n. 56/2014
Il Sindaco della Città Metropolitana è di diritto il
Sindaco del Comune capoluogo di Provincia. Lo statuto
metropolitano può tuttavia prevederne l’elezione diretta.
Il Sindaco rappresenta l’ente e presiede sia il Consiglio
Metropolitano che la Conferenza Metropolitana; può
nominare un Vice-Sindaco attribuendo a lui e ad altri
Consiglieri specifiche funzioni.
Il Sindaco ha inoltre il potere di proporre lo schema di
bilancio, che viene approvato dal Consiglio, previo parere
della Conferenza Metropolitana, con la maggioranza che
rappresenta almeno un terzo dei Comuni compresi nella
Città Metropolitana e la maggioranza della popolazione.
L’incarico di Sindaco Metropolitano, così come quello di
Consigliere Metropolitano e di componente della Conferenza
Metropolitana, vengono esercitati a titolo gratuito.
Il Consiglio Metropolitano è l’organo che:
― ha potere di indirizzo e di controllo;
― propone alla Conferenza lo statuto e le sue modifiche;
― approva i regolamenti, i piani, i programmi ed il
In generale, tale organo esercita le funzioni attribuite dallo
statuto e, in quest’ottica, quest’ultimo può valorizzare
il suo potere regolamentare, che trova fondamento
giuridico nell’articolo 117 della Costituzione11.
11 L’art. 117 della Costituzione, nell’ottica di favorire il principio di sussidiarietà e
la decentralizzazione delle funzioni, sancisce anche che: “I Comuni, le Province e le
Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’orga
9 A tale scopo si rinvia alla procedura di cui all’articolo 133, primo comma, della Costituzione Italiana, per la modifica delle circoscrizioni provinciali limitrofe e per l’adesione alla
11 L’art. 117 della Costituzione, nell’ottica di favorire il principio di sussidiarietà e la decentralizzazione delle funzioni, sancisce anche che: “I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite”. Se le stesse Città Metropolitane possono quindi
regolamentare, all’interno dei propri organi, le funzioni e i poteri attribuiti a questi ultimi, nel rispetto della Costituzione, la scelta delle funzioni del Consiglio Metropolitano dipende in
buona misura dallo statuto.
Il Consiglio Metropolitano viene eletto dai Sindaci e
dai Consiglieri Comunali dei Comuni della Città
Metropolitana ed è formato dal Sindaco Metropolitano
e da un numero di Consiglieri che varia in relazione alla
popolazione della Città Metropolitana (fino ad un massimo
di 24 membri se la popolazione è superiore a 3 milioni
di abitanti). I Consiglieri Metropolitani sono scelti tra i
Sindaci e i Consiglieri Comunali in carica. L’organo dura in
carica per 5 anni e, come nel caso del Sindaco, se ne può
prevedere l’elezione diretta per disposizione statutaria.
La Conferenza Metropolitana è composta dal Sindaco
Metropolitano (che la convoca e la presiede) e dai Sindaci dei
Comuni appartenenti alla Città Metropolitana. La Conferenza
detiene poteri propositivi e consultivi, secondo quanto
sancito dallo statuto, può adottare o respingere lo statuto12
(e le relative modifiche), oltre ad avere potere consultivo in
sede di approvazione del bilancio13.
Nel rispetto dei poteri e delle funzioni attribuite ai tre distinti
organi del governo metropolitano, lo statuto stabilisce
le norme fondamentali dell’organizzazione dell’ente – ivi
comprese le attribuzioni degli organi nonché l’articolazione
delle loro competenze – e disciplina i rapporti tra i Comuni
e la Città Metropolitana per l’organizzazione e l’esercizio
delle funzioni metropolitane e comunali.
Inoltre, lo statuto14:
― regola le modalità e gli strumenti di coordinamento
dell’azione complessiva di governo del territorio
― disciplina i rapporti tra i Comuni (e le loro
Unioni facenti parte della Città Metropolitana) e
la Città Metropolitana in ordine alle modalità
di organizzazione e di esercizio delle funzioni
metropolitane e comunali, prevedendo anche
forme di organizzazione in comune, eventualmente
differenziate per aree territoriali;
― può prevedere, anche su proposta della Regione
e comunque d’intesa con la medesima, la
costituzione di zone omogenee, per specifiche
funzioni e tenendo conto delle specificità territoriali,
con organismi di coordinamento collegati agli organi
della città metropolitana, senza nuovi o maggiori
― regola le modalità in base alle quali i comuni non
compresi nel territorio metropolitano possono istituire
accordi con la Città Metropolitana.
Quest’ultimo punto appare di particolare rilievo nella
gestione dei rapporti tra le 14 Città Metropolitane italiane
ed il resto del territorio nazionale.
12 Nella Conferenza Metropolitana, l’adozione o il respingimento dello statuto e delle
modifiche proposte dal Consiglio Metropolitano avvengono solo se i voti rappresentano almeno un terzo dei Comuni compresi nella Città Metropolitana e la maggioranza
della popolazione complessivamente residente.
13 Si vedano i commi 8 e 9 della Legge n. 56/2014.
14 Ex comma 11 della Legge n. 56/2014.
alle Città Metropolitane italiane e
il loro ruolo nello sviluppo economico
e nella pianificazione di area vasta
Il comma 44 della Legge n. 56/2014 individua anche le
funzioni fondamentali delle Città Metropolitane, a cui
spettano le competenze tipiche delle precedenti Province
e quelle attribuite alla Città Metropolitana nell’ambito
del processo di riordino delle funzioni territoriali. Nello
specifico, le funzioni fondamentali delle Città Metropolitane
a) Adozione e aggiornamento annuale di un piano
strategico triennale del territorio metropolitano,
che costituisce atto di indirizzo per l’ente e per
l’esercizio delle funzioni dei Comuni e delle unioni
di Comuni compresi nel territorio metropolitano,
anche in relazione all’esercizio di funzioni delegate
o assegnate dalle Regioni, nel rispetto delle leggi
delle Regioni nelle materie di loro competenza.
b) Pianificazione territoriale generale, ivi comprese
le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle
infrastrutture appartenenti alla competenza della
comunità metropolitana, anche fissando vincoli e
obiettivi all’attività e all’esercizio delle funzioni dei
comuni compresi nel territorio metropolitano.
c) Strutturazione di sistemi coordinati di gestione
servizi pubblici di interesse generale di ambito
metropolitano. D’intesa con i Comuni interessati
la Città Metropolitana può esercitare le funzioni di
predisposizione dei documenti di gara, di stazione
appaltante, di monitoraggio dei contratti di servizio e
di organizzazione di concorsi e procedure selettive.
d) Mobilità e viabilità, anche assicurando la
compatibilità e la coerenza della pianificazione
urbanistica comunale nell’ambito metropolitano.
e) Promozione e coordinamento dello sviluppo
economico e sociale, anche assicurando sostegno
e supporto alle attività economiche e di ricerca
innovative e coerenti con la vocazione della Città
Metropolitana come delineata nel piano strategico
Promozione e coordinamento dei sistemi di
informatizzazione e di digitalizzazione in ambito
governo dell’area vasta, con la principale novità rappresentata dall’attribuzione di competenze in materia di promozione e coordinamento dello sviluppo economico-sociale.
Ferme restando le funzioni spettanti allo Stato e alle
Regioni nelle materie di cui all’articolo 117 della
Costituzione, a queste attribuzioni si possono aggiungere
ulteriori funzioni stabilite dagli Statuti delle singole Città
Metropolitane o attribuite da Stato e Regioni secondo il
Gestione Sportello Unico per le att. produttive
Raccolta dati, assistenza tecnico-ammin. a enti locali
Collaborazione tra Città metropolitana e altri Comuni
Politiche per le pari opportunità/integrazione
Promozione collaborazione
con sistema universitario e la Ricerca
Programmazione rete scolastica e formazione
Promozione trasparenza e legalità
Gestione servizi pubblici (serv. idrico, rifiuti, ecc.)
Promozione sviluppo economico
Regolamentazione edilizia locale
In generale, le Città Metropolitane divengono quindi titolari
delle funzioni fondamentali (già provinciali) ascrivibili al
Dall’analisi degli Statuti delle 8 Città Metropolitane
che li hanno già approvati emerge una sostanziale
corrispondenza con il dettato della “Legge Delrio”, in
termini sia di funzioni fondamentali di area vasta, che di
competenze ereditate dalle Province.
Figura 4. Le principali funzioni delle Città Metropolitane italiane come esplicitate dagli Statuti.
Le funzioni attribuite alle 14 Métropole francesi
In Francia, la Legge n. 58 del 27 gennaio 2014 sulla modernizzazione dell’azione pubblica in materia di gestione
territoriale ha istituito 10 Città Metropolitane dal 1° gennaio 2015 (Rennes, Bordeaux, Toulouse, Nantes, Brest,
Lille, Rouen, Grenoble, Strasbourg e Montpellier) che si aggiungono alla Città Metropolitana di Nizza (già
costituita). A queste metropoli vengono affiancate tre ulteriori Città Metropolitane a statuto speciale: la Métropole
de Lyon (dal 1° gennaio 2015), e le Città Metropolitane di Grand Paris ed Aix-Marseille-Provence (dal 1° gennaio
Ai sensi dell’articolo L5217-1 del Codice Generale degli Enti Locali, una Città Metropolitana è definita come
un ente pubblico per la cooperazione intercomunale (établissement public de coopération intercommunale EPCI), che comprende diversi comuni “in un unico aggregato e senza enclave” associati all’interno di “uno
spazio di solidarietà per sviluppare e condurre insieme progettualità di sviluppo e di crescita economica,
ecologica, formativa, culturale e sociale del territorio, al fine di migliorarne la competitività e la coesione”.
La Città Metropolitana ha anche il compito di migliorare i servizi economici del territorio e le reti di trasporto,
sviluppare le risorse universitarie, della ricerca e dell’innovazione, assicurare la promozione internazionale del
Secondo le previsioni della normativa francese, le Città Metropolitane possono esercitare, all’interno del perimetro
metropolitano, una serie di funzioni-chiave15, non solo strategiche ma anche operative, in materia di:
Sviluppo economico, sociale e culturale (creazione, sviluppo e gestione di zone per le attività industriali,
commerciali, terziarie, artigianali, turistiche, portuali o aeroportuali; misure di sviluppo economico; costruzione,
sviluppo, manutenzione e gestione di servizi culturali, sociali, educativi e sportivi di interesse metropolitano).
Pianificazione dell’area metropolitana (pianificazione territoriale e settoriale; organizzazione del trasporto
pubblico; creazione, sviluppo e manutenzione del sistema stradale; segnaletica; mobilità; parchi e aree di sosta
e piani di trasporto urbano).
Edilizia urbana (pianificazione dell’edilizia locale; politiche per la casa; aiuti finanziari e misure a sostegno
del social housing; politiche abitative per le fasce sociali svantaggiate; costruzione e riqualificazione dell’edilizia
Politiche urbane (sviluppo di diagnosi del territorio e definizione della contrattazione metropolitana; gestione e
coordinamento della contrattazione sullo sviluppo urbano, sullo sviluppo locale, sull’integrazione economica e
sociale e sulle misure di prevenzione della criminalità).
Gestione dei servizi di interesse collettivo (servizi idrici; gestione dei rifiuti; ecc.).
Protezione e valorizzazione dell’ambiente e qualità della vita (gestione dei rifiuti; lotta all’inquinamento
atmosferico e acustico; contributo alla transizione energetica; sostegno alle misure di controllo dei consumi
energetici; ecc.).
Le funzioni attribuite sono specificate per ciascuna Città Metropolitana e comprendono ambiti precedentemente
attribuiti ad altri enti, Comuni e Dipartimenti.
Le funzioni attribuite alle Metropolregionen tedesche
In Germania sono presenti 11 regioni metropolitane di rilevanza europea (Metropolregionen)16, strutturate in forme
associative di varia tipologia e il cui perimetro è definito su risoluzione della Conferenza dei Ministri della Pianificazione
Territoriale, in base alla volontaria adesione dei Comuni (o dei privati) alle istituzioni metropolitane, o a quanto previsto
dagli accordi tra Länder. In tali enti prevalgono funzioni di tipo strategico in materia di pianificazione territoriale,
sviluppo economico, cultura, marketing, turismo e trasporti. Le regioni metropolitane tedesche contribuiscono a
presidiare tre principali macro-ambiti funzionali17, secondo una logica “bottom-up”:
La funzione decisionale e di controllo amministrativo dell’area mentropolitana, in base al numero e
all’importanza dei centri decisionali che ne fanno parte (settore pubblico, sistema produttivo e le rappresentazioni
del mondo finanziario coinvolte).
Il sostegno all’innovazione e alla competitività, attraverso il coordinamento delle attività di ricerca tecnicoscientifiche, creazione di cluster e forme di collaborazione tra imprese, università e centri di ricerca.
Le funzioni di gateway dell’area, secondo un’integrazione dell’area metropolitana che possa favorire la
pianificazione della rete logistico-infrastrutturale e la rappresentanza internazionale del territorio.
15 In aggiunta, lo Stato, le Regioni e Dipartimenti francesi possono delegare, di comune accordo, alcuni dei loro poteri alle Città Metropolitane.
16 Si tratta di: Berlin-Brandenburg, Bremen-Oldenburg, Frankfurt/Rhein-Main, Hamburg, Hannover-Braunschweig-Göttingen-Wolfsburg, Mitteldeutschland, München, Nürnberg,
Rhein-Neckar, Rhein-Ruhr e Stuttgart. Si veda anche: Initiativkreis Europäische Metropolregionen in Deutschland (IKM).
17 Le attribuzioni alle singole regioni metropolitane tedesche variano sensibilmente a seconda del territorio. Ad esempio, la Metropolregion di Rhein-Neckar presidia le funzioni
legate a pianificazione territoriale, sviluppo economico, turismo, mobilità ed energia; quella del Mitteldeutschland si occupa di cultura, turismo, trasporti e politiche per la famiglia.
Le Città Metropolitane, quali enti di secondo livello, devono
poter svolgere i compiti loro attribuiti dal Legislatore
nazionale, raccordandosi con le funzioni dei diversi attori
che, a vario titolo, sono coinvolti nel processo di governo
Le Città Metropolitane, in qualità di nuovo organo per
la pianificazione e promozione economica e sociale del
territorio, dovranno quindi coordinarsi con l’azione dei
diversi stakeholder, pubblici e privati:
a livello istituzionale, i Comuni che compongono la
Città Metropolitana, in raccordo con i territori limitrofi,
le Regioni di riferimento (con cui condividono funzioni
e competenze in base alla suddivisione prevista
dallo statuto di ogni Città Metropolitana), il Governo
e i Ministeri competenti a seconda delle specifiche
gli attori economici e sociali dell’area metropolitana e
le organizzazioni presenti nell’area (dalle Università
ai centri di ricerca passando per le reti di imprese,
le Camere di Commercio e la società civile), anche
attraverso tavoli di confronto, progetti partecipati e
iniziative di co-sviluppo18.
In questo contesto, le Città Metropolitane sono dunque
chiamate ad una serie di azioni concrete per lo svolgimento
delle proprie funzioni e della propria missione a sostegno
18 In questo processo, il Piano Strategico triennale rappresenta uno strumento fondamentale
dell’azione istituzionale
18 In questo processo, il Piano Strategico triennale rappresenta uno strumento fondamentale di
e delle modalità
dimodalità
tra settore
tra settore pubblico, società civile e settore privato.
pubblico, società civile e settore privato.
Alla luce delle indicazioni emerse dalle attività dell’Advisory
Board del progetto Start City e dal confronto con gli
stakeholder di riferimento nelle 14 Città Metropolitane
italiane, e in coerenza con quanto disposto dalla Legge
n. 56/2014, abbiamo identificato ed elaborato la seguente
Missione per le Città Metropolitane italiane:
Essere un motore di sviluppo economico-sociale
per il territorio e per il Paese, capace di:
Interpretare i nuovi bisogni dell’economia e della
Governare flussi e reti e lanciare progettualità ad
alto impatto.
Promuovere e consolidare il posizionamento dei territori
metropolitani italiani nella rete delle città globali.
Liberare “tempo utile” per i cittadini.
19 Si veda il Programma Operativo Nazionale “Città Metropolitane 2014-2020 adottato dalla Commissione Europea con la Decisione C(2015) 4998 del 14 luglio 2015,
che può contare su una dotazione finanziaria di oltre 892 milioni di Euro di cui 588
milioni di Euro di risorse comunitarie (446 a valere sul Fondo di Sviluppo Regionale FESR e 142 sul Fondo Sociale Europeo - FSE), cui si aggiungono 304 milioni di Euro
di cofinanziamento nazionale.
1. Robuste competenze
2. Deleghe dal livello comunale e regionale
P RE - REQUISITI
per le funzioni di programmazione
e pianificazione di area vasta
3. Strumento di governo flessibile
Essere un motore di sviluppo
per il territorio e per il Paese
1. Interpretare i nuovi bisogni dell’economia
2. Governare flussi e reti e lanciare progettualità
ad ampio impatto
3. Inserire le aree più produttive nella grande rete
4. Liberare tempo utile per i cittadini
Anche in considerazione di questi incentivi, il Legislatore
italiano ha assegnato alle Città Metropolitane – quali enti di
area vasta – compiti specifici per lo sviluppo economico e
competitivo del territorio.
3. Capacità di essere uno strumento di governo
flessibile in grado di coordinarsi con i singoli
Comuni dell’area metropolitana, i territori confinanti
e le altre istituzioni di livello sovra-ordinato (Regioni
e Stato centrale).
In tale ottica, la Commissione Europea19, nell’ambito della
Politica di Coesione 2014-2020, supporta e promuove
strategie integrate per intensificare lo sviluppo urbano
sostenibile, al fine di rafforzare la capacità di resilienza
delle città e garantire adeguate sinergie tra gli investimenti
effettuati attraverso i Fondi Strutturali europei.
2. Attribuzione delle deleghe dal livello comunale
e regionale per le funzioni di programmazione e
pianificazione di area vasta.
E PROGRAMMAZ. STRATEGICA
Negli ultimi vent’anni, con l’affermarsi di dinamiche
competitive tra sistemi territoriali omologhi e l’emergere
di grandi agglomerazioni urbane, si è resa necessaria la
creazione di istituzioni preposte alla gestione integrata dei
servizi e alla pianificazione del territorio in termini di area
vasta, nonché di enti in grado di assicurare uno sviluppo
economico-sociale del territorio sostenibile e diffuso.
1. Robuste competenze, a livello amministrativo
e gestionale (ad es., sviluppo economico ed
attrazione di risorse), necessarie per gestire la
transizione verso un organo di governo di area
vasta, più complesso rispetto alla precedente
esperienza delle Province.
Il Legislatore italiano ha investito le Città Metropolitane di
una nuova missione, coerente con le principali esperienze
a livello europeo ed internazionale.
Per poter realizzare questa Missione e soddisfare gli
obiettivi strategici ad essa collegati, occorre garantire
alle Città Metropolitane italiane alcuni pre-requisiti
fondamentali, e in particolare:
Quale ruolo per
le Città Metropolitane italiane
La missione delle Città Metropolitane
Figura 5. Schema di sintesi su pre-requisiti, Missione, obiettivi
strategici e benefici attesi dalle Città Metropolitane italiane.
I benefici attesi associati alla
operatività delle Città Metropolitane
I processi a cui sono chiamate le aree metropolitane,
tanto in fase di costituzione quanto nello svolgimento
dei loro compiti, richiedono capacità implementativa
e una continuità di azione di medio-lungo periodo, per
poter portare ad alcuni benefici per il territorio e per i
Le Città Metropolitane dovranno essere in grado di ridurre
le duplicazioni e sovrapposizioni delle competenze
lungo l’intera “filiera amministrativa” degli enti locali:
la semplificazione dei processi dovrà riguardare le
competenze e le funzioni che interessano le Regioni, i
Comuni della Città Metropolitana e la Città Metropolitana
In alcune Città Metropolitane italiane è già allo studio la
definizione di strumenti volti a semplificare il rapporto
tra P.A. e territorio (aziende, cittadini, ecc.), come ad
esempio l’adozione di uno Sportello Unico per le Attività
Produttive (SUAP) su scala metropolitana, con standard
uniformi per tutti i Comuni dell’area, e di una Stazione
Unica Appaltante (SUA) per gli affidamenti degli appalti di
lavori, servizi e forniture nel territorio. L’obiettivo dovrebbe
essere la dimostrazione che un dialogo continuo e diretto
con l’ente metropolitano facilita il lavoro delle aziende
(multinazionali e PMI), anche in termini di investimenti sul
territorio e di procedure necessarie per risolvere i problemi
quotidiani connessi al “fare impresa” (progressiva riduzione
di procedure e adempimenti, degli oneri amministrativi e
dei costi anche in termini di tempo).
Le Città Metropolitane rappresentano infatti una
trasformazione istituzionale che dà sostanza al principio
della semplificazione e può, allo stesso tempo, consentire
di realizzare una gestione delle funzioni locali in modo
sinergico e sulla base di una rappresentanza capace di
esaltare l’interesse della comunità rispetto alle decisioni
Il processo di semplificazione delle funzioni e degli
strumenti di interfaccia con il territorio potrà contribuire
all’incremento di efficienza da parte della Pubblica
La nuova Città Metropolitana dovrà essere in grado
di eliminare le procedure ridondanti, facilitare la
creazione di economie di scala sui servizi di ampiezza
prestazioni fondamentali per la cittadinanza (ad esempio,
trasporto pubblico locale, infrastrutture per la mobilità,
banda larga, servizi idrici, gestione del ciclo dei rifiuti,
ecc.), e coordinare le risorse, al fine di garantire una
maggiore efficienza ed efficacia della spesa.
L’unificazione del sistema dei trasporti
nell’area metropolitana di
Rotterdam - The Hague nei Paesi Bassi
Un esempio di efficientamento delle strutture di
governance e di erogazione dei servizi pubblici
fondamentali di dimensione metropolitana si ritrova
nell’esperienza dell’area metropolitana Rotterdam The Hague (oltre 3,6 milioni di abitanti). Dal 1° gennaio
2015 l’area metropolitana ha lanciato un’autorità
di trasporto pubblico unica, risultante dalla
fusione di due diverse autorità locali, la Stadsregio
Rotterdam e la Stadsgewest Haaglanden, abolite al
fine di razionalizzare la spesa pubblica, attraverso
economie di scala e di scopo, e rendere più efficiente
l’erogazione del servizio ai cittadini. Secondo alcune
recenti stime20, per effetto dell’istituzione della regione
metropolitana, il contributo richiesto ad ogni cittadino
per la nuova autorità arriverà a raggiungere un
massimo strutturale di 2,95 Euro/anno: anche se non
esiste una rispondenza diretta tra la quantificazione
preventiva ed il costo oggi pagato dai cittadini delle
due città, in precedenza il contributo versato alle
Autorità municipali ancora in funzione ammontava a
4,65 Euro/anno per la Stadsregio Rotterdam e 5,40
Euro/anno per la Stadsgwest Haaglanden.
Fonte: Metropoolregio Rotterdam Den Haag (http://mrdh.nl/)
Una razionalizzazione dei servizi offerti da parte
delle nuove Città Metropolitane richiede anche
un’armonizzazione delle procedure, tanto di controllo
quanto di erogazione, che siano coerenti su tutto il
territorio metropolitano. A tal fine, si rende necessario
procedere alla creazione di standard uniformi per
le pratiche amministrative e per la tipologia/qualità dei
servizi offerti, così come nelle modalità con cui questi
ultimi vengono estesi al territorio (accesso ai servizi alla
persona, alle politiche sociali, nonché fiscali e tariffarie,
oltre alle attività produttive, al governo del territorio e alla
tutela dell’ambiente), che spesso risulta molto eterogeneo
20 Fonte: Metropolitan Authority for the Rotterdam and the Hague Region.
in termini di morfologia, densità abitativa e numero di
Comuni ricompresi nell’area metropolitana. In aggiunta,
l’adozione di standard uniformi, alla luce dei risultati
ottenuti nelle aree metropolitane, potrebbe essere estesa
anche ai territori non metropolitani circostanti, valorizzando
tale esperienza nei poli urbani di maggiore dimensione in
termini di soluzioni, organizzazione e procedure specifiche.
Lo status di Città Metropolitana permette ai nuovi enti
territoriali di agire da volano ed acceleratore dello sviluppo
economico-sociale, soprattutto grazie alla possibilità di
definire una programmazione strategica coordinata
del territorio che rispetti i principi di razionalizzazione,
sempliicazione, efficienza ed armonizzazione dei
A tale scopo, gli strumenti per promuovere il dialogo
tra i diversi stakeholder del territorio e contemperare
gli interessi delle diverse parti sono molteplici, a partire
dalla creazione di una cabina di regia attraverso cui si
possano discutere e definire in chiave partecipativa gli
ambiti centrali per lo sviluppo dell’area metropolitana,
dalla definizione di piani industriali locali, sulla base delle
competenze produttive distintive insediate nel territorio,
fino alle linee guida per la programmazione di area vasta
e della trasformazione del territorio.
Il ruolo del piano strategico triennale delle Città Metropolitane
La Legge n. 56/2014 investe le Città Metropolitane di funzioni per il coordinamento e la pianificazione territoriale. Il
piano strategico triennale, “che costituisce atto di indirizzo per l’ente e per l’esercizio delle funzioni dei comuni e delle
unioni dei comuni, anche in relazione all’esercizio delle funzioni delegate o assegnate dalle Regioni” (comma 44, lett.
a), non investe le Città Metropolitane esclusivamente di una funzione di coordinamento e pianificazione, in quanto
prevede alcuni ambiti strategici quali:
la “strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, organizzazione dei servizi pubblici di
interesse generale di ambito metropolitano” (comma 44, lett. c);
la “mobilità e viabilità, anche assicurando la compatibilità e la coerenza della pianificazione urbanistica
comunale nell’ambito metropolitano” (comma 44, lett. d); e inoltre
la “pianificazione territoriale generale, ivi comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle
infrastrutture appartenenti alla competenza della comunità metropolitana” (comma 44 lett. b).
La Città Metropolitana viene quindi dotata di poteri di decisione che intervengono sui contenuti dell’autonomia locale
non più solo orientandoli, bensì imponendosi su di essi.
Il piano strategico triennale è atto di indirizzo per l’esercizio delle funzioni comunali e, in ragione dei suoi contenuti, i
Comuni dell’area dovranno orientare le proprie politiche complessive per renderle coerenti con quest’ultimo.
Il piano si configura quindi come uno strumento di innovazione nelle modalità di governance del territorio, in
particolare per allineare le strategie di sviluppo economico nell’area metropolitana. Questa innovazione, derivante
dalla necessità di coordinare l’azione di una guida politica, che stabilisca gli incentivi e la direzione strategica del
territorio, con il contributo che il sistema produttivo può apportare allo sviluppo, sembra oggi poter garantire una
migliore gestione delle risorse ed un utilizzo più efficace degli strumenti di governo.
Le Città Metropolitane sono il primo passo per innescare
un più ampio rinnovamento istituzionale del Paese.
L’istituzione dei nuovi enti poggia sulla centralità dei
Comuni e di chi li amministra, con l’obiettivo di avere
enti più snelli, di coordinamento e supporto ai Comuni
dell’area metropolitana, con una decisa semplificazione
istituzionale: ad esempio, gli stessi amministratori
dei Comuni siedono negli organi di governo della
Città Metropolitana, così come lo stesso Sindaco del
capoluogo è Sindaco Metropolitano.
L’innovazione istituzionale e amministrativa connessa
al nuovo ente risponde alla necessità di restituire
competitività al settore pubblico e fare in modo che
esso rappresenti una risorsa d’indirizzo e pianificazione
piuttosto che un freno delle iniziative imprenditoriali
nel territorio. Innovare nel settore pubblico significa
procedere alla creazione di nuove modalità e strumenti
di collaborazione con gli stakeholder, di nuove forme
organizzative per l’erogazione dei servizi locali secondo
logiche di aggregazione e differenziazione, nel rispetto
dei principi di efficienza e armonizzazione.
I temi aperti ad oggi
Il processo di implementazione operativa delle Città
Metropolitane in Italia – in corso secondo le tempistiche
individuate dalle disposizioni normative al momento
della stesura del presente documento – presenta diversi
punti critici che richiedono risposte immediate e a diversi
In particolare, gli aspetti d’attenzione da affrontare
per poter assicurare il pieno successo ai nuovi enti di
area vasta, interessano cinque diverse dimensioni, di
livello strategico e operativo, confermate anche dal
ciclo di approfondimenti condotti con gli stakeholder di
riferimento delle singole Città Metropolitane:
1. Missione;
3. Funzioni;
4. Organizzazione;
5. Risorse.
Figura 6. Classificazione dei principali temi aperti associati al
processo di implementazione delle Città Metropolitane in Italia.
La Legge n. 56/2014 ha istituito le Città Metropolitane
per promuovere lo sviluppo economico e sociale del
territorio. Tuttavia, il Legislatore non ha esplicitato il ruolo
che questi enti dovrebbero assumere nella gestione del
territorio integrandosi nell’attuale assetto amministrativo
sovra-ordinato (Regioni e Stato).
Oggi le Città Metropolitane si collocano ad un livello
intermedio tra le Regioni e i Comuni ma, a differenza
di quanto avvenuto per tali enti, non è stata prevista
adeguata chiarezza a livello normativo sulle competenze
e funzioni esclusive ad esse attribuite, con il rischio di
generare una sovrapposizione rispetto ai compiti che, in
precedenza, spettavano alle Province o competono alle
Regioni. Inoltre, all’assegnazione di alcune competenze
aggiuntive alle Città Metropolitane non è corrisposta
l’attribuzione di risorse aggiuntive necessarie per
garantire lo svolgimento di tali funzioni.
La Città Metropolitana è un ente che si connota in modo
differente rispetto alle Province, e deve essere quindi
dotata di un ruolo chiaramente esplicitato (“ragion
d’essere”). Qualora ciò non avvenisse, si verificherebbe
una duplicazione di alcune funzioni del territorio tra le Città
Metropolitane e gli altri organi (sotto- e sovra-ordinati),
senza trovare una propria collocazione nel panorama
istituzionale. In generale, la definizione dei ruoli che si
accompagna all’istituzione delle Città Metropolitane può
anche consentire di stabilire un rapporto più diretto con il
sistema locale (laddove le Regioni non sono riuscite in tale
intento), con lo Stato centrale e a livello internazionale.
Si pone, in ultima battuta, un ulteriore potenziale ostacolo
nel perimetro amministrativo dei nuovi enti. Secondo le
disposizioni di legge, i confini delle Città Metropolitane
coincidono con quelli delle omonime Province: la scelta
“conservativa” operata dal Legislatore non permette di
valorizzare pienamente il potenziale della fitta rete di
relazioni – economiche, commerciali, logistiche e sociali
– esistenti sul territorio con i territori limitrofi, in quanto
queste superano le barriere amministrative per estendersi
fino a livello extra-provinciale e, in alcuni casi, extraregionale (la prevalenza delle logiche relazionali rispetto
a quelle amministrative è anche il principio che ha ispirato
la creazione delle 11 Metropolregionen in Germania).
Questo vale, in particolare, per alcune città che presentano
un assetto molto eterogeneo del territorio per effetto
dell’elevato numero di Comuni e della estensione dell’area
metropolitana. Per contro, in altri casi, territori limitrofi che
sono strettamente integrati tra loro a livello economicosociale per effetto del processo di conurbazione in corso,
sono stati esclusi dal perimetro metropolitano.
È quindi importante che i nuovi enti di area vasta possano
governare territori il più possibile omogenei ai fini di
dar vita ad economie di scala e massa critica utili per
competere e attivare strategie di sviluppo.
Affinché le Città Metropolitane possano svolgere
pienamente un ruolo di traino e di aggregatore per il
futuro del Paese, occorre che esse esercitino una
leadership forte per traguardare il consolidamento
dei nuovi enti ed imprimere la visione per il futuro. È
quindi fondamentale trarre i maggiori benefici derivanti
dall’istituzione dell’ente metropolitano, che consente
di semplificare, accelerare e rafforzare il processo
decisionale e di gestione del territorio (si veda più
avanti). Lo status di enti di secondo livello, infatti,
rischia di porre le Città Metropolitane in una situazione
deficitaria rispetto alle Regioni di appartenenza, in
assenza delle necessarie condizioni per esercitare le
funzioni di area vasta (poteri di inquadramento e di
vincolo sulla pianificazione comunale, funzioni trasferite
dai Comuni, meccanismi di auto-finanziamento, ecc.).
Un tema dibattuto riguarda l’elezione del Sindaco
Metropolitano. La Legge n. 56/2014 prevede che il
Sindaco Metropolitano sia di diritto il Sindaco del Comune
capoluogo (comma 19) mentre, al verificarsi di una
duplice condizione21 è prevista la possibilità di procedere
ad elezione diretta a suffragio universale. A questo
proposito sono state sollevate diverse considerazioni22:
da un lato, chi sostiene l’elezione diretta sottolinea i
vantaggi derivanti da un carica “politica” con una chiara
accountability, aspetto imprescindibile del processo
di delega democratica23; dall’altro, l’elezione indiretta
prevista dalla legge assicura l’investitura di personalità
con un “peso politico” rilevante, in funzione della carica
21 Il comma 22 della Legge n. 56/2014 consente agli statuti di prevedere l’elezione diretta del Sindaco Metropolitano su base facoltativa e inoltre subordinando
tale facoltà ad una duplice condizione e ad un percorso normativo ed amministrativo
piuttosto complesso. L’elezione a suffragio universale del Sindaco e del Consiglio
metropolitani è prevista a condizione che tale modalità di elezione sia prevista nello
Statuto, e che le Città Metropolitane abbiano concluso la procedura relativa all’articolazione del territorio del Comune capoluogo in più Comuni. Inoltre, le condizioni per
l’elezione diretta dei due organi sono diversi per le Città Metropolitane con popolazione superiore a 3 milioni di abitanti (comma 23). L’opzione della elezione a suffragio
universale e diretta del Sindaco Metropolitano è prevista in alcuni statuti (ad esempio,
Milano, Roma e Napoli).
22 Negli ultimi mesi sono stati presentati ricorsi in merito all’elezione indiretta del
Sindaco Metropolitano dalle Regioni del Veneto e della Campania. Tali ricorsi sono
stati giudicati infondati dalla sentenza n. 50/2015 della Corte Costituzionale, sebbene
permangano pareri discordanti e critiche sulla decisione, considerata “sbrigativa e
non esauriente” data la rilevanza del tema.
23 Ulteriore potenziale criticità è rappresentata dalla mancanza di reali poteri e
funzioni in capo alla Conferenza Metropolitana, di fatto l’unico organo metropolitano composto da figure elette direttamente dai cittadini e rappresentativa dell’intera
comunità di elettori del territorio di riferimento. La Conferenza Metropolitana dispone
infatti di poteri limitati (“propositivi e consultivi”, peraltro rimessi integralmente alla
disciplina degli statuti) e non esercita alcuna funzione tipica di una camera elettiva.
che il Sindaco del Comune capoluogo riveste nei
confronti del territorio circostante.
In aggiunta, in alcuni territori, le Città Metropolitane si
trovano a fronteggiare resistenze da parte degli enti
sovra-ordinati (Regioni) e sotto-ordinati (Comuni) nel
trasferimento di specifiche funzioni. Da entrambe
le parti il timore di dover rinunciare all’autonomia e
alla facoltà di controllare direttamente specifiche voci
di spesa ha creato – soprattutto nelle prime fasi della
riforma – attriti e “campanilismi” che non facilitano
il processo di implementazione dei nuovi enti: gli
stessi Comuni di minori dimensioni rientranti nell’area
metropolitana spesso hanno visto con diffidenza il
possibile accentramento nel Comune capoluogo dei
poteri dell’intera area metropolitana.
Il riordino delle funzioni tra Città Metropolitane e Regioni
è stato uno dei temi maggiormente discussi nella fase di
costituzione delle Città Metropolitane.
Le Città Metropolitane devono confrontarsi, da un lato,
con il ritardo nel processo di attribuzioni delle competenze
(in alcuni casi non ancora perfezionati) e, dall’altro, con
la suddivisione delle competenze secondo la logica di
organicità e sussidiarietà.
È centrale attribuire compiti chiari e obiettivi precisi24,
con una netta differenziazione tra le precedenti Province
e le nuove Città Metropolitane per le più ampie funzioni
fondamentali attribuite a queste ultime.
Dato che la frammentazione di analoghe competenze
tra più enti locali (soprattutto sui temi urbanistici e sulla
gestione dei servizi del territorio) costituisce un ostacolo
allo sviluppo economico e sociale dell’intera area, le Città
Metropolitane possono svolgere il ruolo di “cerniera”
per le funzioni di pianificazione territoriale condivisa e
la facilitazione di compiti precedentemente attribuite a
Tuttavia, oggi le incertezze sul coordinamento dell’azione
degli enti locali e il rischio di sovrapporre l’operato degli
stessi sembrano permanere. In generale, oltre alla
potenziale sovrapposizione delle competenze tra Città
Metropolitane e gli altri enti preposti al coordinamento
del territorio e ad una disomogenea attribuzione delle
funzioni a seconda degli accordi statutari con la Regione
di appartenenza, con il rischio – anche come emerso
dalle interviste realizzate sul territorio25 – di una non
ottimale assegnazione alle Città Metropolitane di funzioni
24 Ad esempio, è stato osservato come la Legge n. 56/2014 non abbia esplicitato
le deleghe per le Città Metropolitane con riferimento allo sviluppo economico-sociale:
ciò avrebbe potuto consentire una maggiore omogeneità nelle attribuzioni previste a
livello statutario, oltre a ridurre le complicazioni e difficoltà di natura interpretativa per
25 Le interviste hanno coinvolto i principali stakeholder delle 14 Città Metropolitane
e comprendono esponenti della business community, delle istituzioni e della società
civile. Si veda il Fascicolo 5 per maggiori dettagli.
La ripartizione delle funzioni a livello sovra-comunale nell’esperienza francese
In Francia il Governo ha introdotto e disciplinato tre tipologie di autorità sovracomunali (communautés des communes,
communautés d’agglomeration e communautés urbaines) che, dotate di ampie competenze settoriali conferite,
operano attraverso lo strumento delle ètablissements publics de cooperation inter-communale (EPCI) per favorire
politiche di orientamento strategico di cooperazione intercomunale.
Gli EPCI costituiscono un livello di organizzazione territoriale che detiene competenze in vaste aree urbane e si
differenzia dal livello amministrativo comunale da cui ha ricevuto in delega l’esercizio di determinate funzioni. In
questo quadro, le Città Metropolitane recentemente costituite prendono spunto dalle preesistenti EPCI, integrandone
funzioni e competenze di coordinamento e autonomia finanziaria al fine di garantire una gestione integrata del
tessuto economico ed amministrativo del Paese. La Francia è infatti composta da oltre 36.700 Comuni, pari a
circa il 41% di tutte le municipalità dell’Unione Europea.
Con riferimento alle neocostituite Città Metropolitane, un esempio di “approccio olistico” verso le funzioni ed i servizi
di competenza metropolitana è offerto dal caso della Métropole de Lyon26, dove rientrano nelle competenze della
Sviluppo economico: innovazione e attività economiche, attrattività e turismo, relazioni internazionali, gestione
del territorio per progetti urbani, integrazione e occupazione.
Ambiente di vita: edilizia residenziale, urbanistica, trasporti, natura, energia, ambiente ed ecologia.
Istruzione, cultura e tempo libero: cultura, sistema scolastico, sport, dialogo pubblico, vita nella comunità,
Vita quotidiana: sistema idrico, rete stradale, pulizia degli spazi pubblici e gestione dei rifiuti.
Solidarietà: anziani, disabili, infanzia e famiglia, sanità e sviluppo sociale e politiche residenziali.
Fonte: Métropole de Lyon (www.grandlyon.com/)
26 Secondo le previsioni della Legge MAPAM del 2014, la Grand Lyon – istituita il 1° gennaio 2015 – è, insieme alle metropoli di Parigi e Marsiglia - Aix en Provence (di prossima
istituzione), una delle città metropolitane a statuto speciale. Coincidente con l’ex Communauté urbaine de Lyon, è il risultato di fusione delle competenze esistenti di Grand Lyon e
del Conseil Général du Rhône (59 Comuni rispetto ai restanti 228 del Département du Rhône).
Uno dei punti dibattuti fin dall’entrata in vigore della Legge
n. 56/2014 ha riguardato la composizione, la nomina e
gli incentivi di partecipazione dei membri degli organi
metropolitani. Un tema di rilievo per ogni organizzazione,
pubblica e privata, riguarda le caratteristiche qualiquantitative dell’organico rispetto alle funzioni da
presidiare, le risorse disponibili da allocare per garantire
un corretto funzionamento e, infine, la motivazione e le
competenze del personale (in primis dirigenziale).
Se le Città Metropolitane puntano ad alti obiettivi ed
ambiscono ad essere un ente innovativo e strategico
per il Sistema Paese, non possono poggiare su risorse
modeste e male organizzate.
Da un lato, la gratuità dell’incarico per il Sindaco e i
Consiglieri metropolitani, e membri della Conferenza
Metropolitana27 potrebbe rappresentare una criticità
in termini di capacità di incentivare e motivare i
vertici dell’ente; dall’altro, vi sono dubbi in merito alla
corrispondenza tra personale disponibile per l’organico
e funzioni assegnate alle Città Metropolitane.
In tale ottica va analizzato il comma 421 della Legge
di Stabilità 2015, che ha ridotto ex lege la dotazione
organica delle Città Metropolitane e delle Province delle
Regioni a statuto ordinario. Sebbene le percentuali di
riduzione28 della dotazione del personale siano state
tarate in ragione della consistenza delle funzioni
fondamentali rispettivamente attribuite agli enti di area
vasta e nel rispetto dei processi di riordino delle funzioni
delle Province29, questa riduzione dell’organico è stata
giudicata eccessiva in numerose Città Metropolitane
oggetto degli incontri di approfondimento.
Un ulteriore elemento di attenzione è rappresentato
dalla qualità delle risorse umane nel passaggio
dalla Provincia alla Città Metropolitana. Per la
gestione del nuovo ente istituzionale occorrono infatti
professionalità adatte e preparate tanto ai vertici
quanto nella organizzazione interna.
La Pubblica Amministrazione – per carenza di risorse
finanziarie, percorsi di carriera personali e difficoltà
di avere un ricambio interno nell’organizzazione30
– manca spesso di adeguata professionalità ed
esperienza per saper cogliere le sfide delle Città
Metropolitane. È auspicabile quindi agire sulla
formazione del personale pubblico e sull’apporto di
competenze tecniche e gestionali (ad esempio, per
la redazione del Piano Strategico), attraverso piani
di riorganizzazione del personale, assunzioni mirate,
percorsi di affiancamento esterno e job rotation.
27 Alla luce del comma 24 della Legge n.56/2014, “l’incarico di Sindaco Metropolitano, di Consigliere Metropolitano e di componente della Conferenza Metropolitana, è
esercitato a titolo gratuito. Restano a carico della Città Metropolitana gli oneri connessi con le attività in materia di status degli amministratori, relativi ai permessi retribuiti,
agli oneri previdenziali, assistenziali ed assicurativi”.
28 Pari ad una diminuzione compresa tra il 30% e il 50% della spesa per personale di
ruolo rispetto ai livelli registrati alla data di entrata in vigore della Legge n. 56/2014.
29 Secondo le previsioni della Legge n. 56/2014.
30 In media nel 2014 gli amministratori con meno di 35 anni sono stati appena il 22%
del totale degli amministratori comunali nelle 14 Città Metropolitane italiane. Fonte:
elaborazione ANCI-Cittalia su dati del Ministero degli Interni, 2015.
Già i tagli previsti dalla Legge di Stabilità per il 2015
hanno aperto un dibattito caratterizzato da una crescente
preoccupazione in tema di risorse finanziarie. Un
rischio concreto è che i nuovi enti metropolitani non
riescano a garantire con le sole proprie entrate lo
svolgimento delle funzioni fondamentali loro attribuite.
La nuova Legge di Stabilità per il 2016, approvata il
28 dicembre 201531, non ha disposto ulteriori tagli per
le Città Metropolitane e ha parzialmente “sterilizzato”
i tagli previsti dalla precedente Legge di Stabilità del
2015. In particolare, si prevedono:
lo stanziamento, a partire dal 2016, di un contributo
di 250 milioni di Euro annui a favore delle Città
Metropolitane delle Regioni a statuto ordinario
finalizzato ad interventi di viabilità ed edilizia
scolastica32, i cui criteri saranno definiti in sede di
Conferenza Stato-città e autonomie locali;
la facoltà di predisporre il bilancio di previsione per
la sola annualità 2016 (anziché almeno triennale
come previsto dall’armonizzazione contabile) e di
applicare al bilancio di previsione l’avanzo libero
e destinato per il mantenimento degli equilibri
per garantire l’equilibrio finanziario di parte
corrente dei bilanci 2016, la possibilità di utilizzare
l’avanzo di amministrazione vincolato dell’anno
precedente derivante dai trasferimenti correnti e in
conto capitale già attribuiti dalle Regioni, qualora
queste ultime operino lo svincolo di tali somme
nel rispetto delle modalità condivise in sede di
Conferenza unificata33;
la proroga al 2016 della possibilità (già concessa
nel 2015 dalla Legge di Stabilità n. 190/2014)
alle Città Metropolitane di rinegoziare le rate di
ammortamento dei mutui in scadenza che non
siano stati trasferiti al Ministero dell’Economia
e delle Finanze, anche in caso di esercizio
31 Legge n. 208/2015 del 28 dicembre 2015, “Disposizioni per la formazione del
bilancio annuale e pluriennale dello Stato”.
32 Il comma 754 della Legge di Stabilità per il 2016 prevede un contributo annuo
per tali interventi anche a favore delle Province delle Regioni a statuto ordinario (254
milioni di Euro nel 2016, 220 milioni di Euro all’anno nel periodo 2017-2020 e 150
milioni di Euro all’anno a decorrere dal 2021).
33 Le quote così svincolate sono applicate al bilancio di previsione per l’anno
2016 delle Città Metropolitane dopo l’approvazione del rendiconto dell’esercizio
2015. Per la stesse finalità, è consentito il rifinanziamento, a valere sui bilanci
delle Regioni, delle somme in questione anche sulle annualità successive all’anno
Si conferma in ogni caso uno squilibrio tra risorse
(finanziarie e umane) e le funzioni da adempiere. Il tema,
nel più ampio dibattito del federalismo fiscale e della
necessità di garantire ai vari livelli di governo risorse
adeguate alle funzioni loro assegnate, risulta ancor più
centrale alla luce della “missione” attribuita alle Città
Il nuovo ente dovrebbe garantire lo sviluppo economico
e sociale del territorio ma senza poter contare su fonti
di finanziamento autonomo, fatta eccezione per le
addizionali sui diritti di imbarco portuali ed aeroportuali
già incluse nel D.Lgs n. 68/2011 (articolo 24, comma 4),
la cui previsione è finora rimasta inattuata.
Anche secondo numerosi stakeholder intervistati nelle
14 Città Metropolitane, si dovrebbe promuovere un
ripensamento dell’attribuzione delle risorse in funzione
delle competenze allocate e della possibilità di prevedere
entrate fiscali autonome aggiuntive.
A questo proposito, una recente proposta dell’ANCI34
di modifica al Disegno di Legge di Stabilità 2016 aveva
previsto di assegnare il gettito derivante dalle imposte
sul traffico passeggeri dei porti e aeroporti (pari ad un 1
Euro per passeggero e aumentabile fino ad un massimo
di 2 Euro) alle Città Metropolitane35, garantendo così
una fonte finanziaria addizionale e autonoma, seppur di
relativa entità, al nuovo ente.
Le entrate dei governi metropolitani
in alcune esperienze europee
All’estero, una quota significativa delle entrate dei
budget delle autorità metropolitane è formata da
trasferimenti diretti e imposte proprie.
Ad esempio, in Francia, le 3 nuove Città
Metropolitane36 – Métropole de Lyon (operativa dal
1° gennaio 2015), Grand Paris e Marsiglia - Aix
en Provence (entrambe operative dal 1° gennaio
2016) – sono enti pubblici a fiscalità propria e a
statuto speciale, le cui competenze sono vaste e
specificate dalla legge per ciascuna di esse. Le
Città Metropolitane sono titolari di entrate fiscali
proprie, rappresentate da quote delle imposte
fondiarie e immobiliari comunali, pagate da famiglie
e imprese, sulle quali hanno competenza quanto a
tassi e quote.
A Lione, ad esempio, le imposte proprie pesano per
circa il 32% delle entrate (i trasferimenti sono pari al
25% del totale), contro il 14% a Barcellona e il 7% a
Londra37.
Maggiore autonomia significa anche regole ad hoc
di finanza pubblica. La compartecipazione ai tributi
comunali e regionali sulla base del passaggio, meglio
definito, dei compiti tra i vari livelli di livello di governo
potrebbe essere una soluzione, così come la proposta
di una tassa portuale ed aeroportuale rafforzata.
34 Per approfondimenti si vedano gli emendamenti proposti dall’ANCI alla Commissione Bilancio del Senato sul Disegno di Legge 2111 “Disposizioni per la formazione
del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” (Disegno di Legge di Stabilità 2016).
35 È stato proposto che l’addizionale sui diritti di imbarco portuali e aeroportuali venga destinato – rispettivamente dall’Autorità Portuale e dai gestori di servizi aeroportuali – direttamente alle Città Metropolitane nel caso in cui l’infrastruttura abbia sede
nel territorio metropolitano. Qualora invece le infrastrutture abbiano sede in altre aree
non-metropolitane della stessa Regione, un’ipotesi potrebbe essere il versamento dei
proventi al bilancio dello Stato per una successiva riassegnazione, secondo quote
da stabilire con apposita intesa, alle Città Metropolitane e ai Comuni del territorio
ospitante i porti e aeroporti. Fonte: ANCI, 2015.
36 La Legge “Modernisation de l’Action Publique territoriale et d’Affirmation des
Métropoles” (MAPAM) del 27 gennaio 2014 ha riconosciuto Parigi, Lione e Marsiglia
- Aix en Provence come Città Metropolitane dotate di uno statuto speciale. Al 1° gennaio 2015 sono state istituite altre 10 metropoli in Francia: Rennes, Bordeaux, Tolosa,
Nantes, Brest, Lille, Rouen, Grenoble, Strasburgo e Montpellier.
37 I dati si riferiscono ad anni differenti. Fonte: stima ANCI-Cittalia su dati AMB e D.
Kübler,”Governing the metropolis: towards kinder, gentler democracies” in “European
Political Science 11/3”, 2012.
SINTESI RIORDINO PROVINCE_def
DDL Delrio - Unione Reno Galliera
L`area metropolitana di Roma Capitale (Provincia di Roma)
6° lezione - Scuola di Economia e Management
Crapanzano x Propeller Club 30 3 15
Power Point - Orticalab.it
Appunto sulla città metropolitana