Source: http://naturagiuridica.com/gestione-dei-rifiuti.php?p=21
Timestamp: 2018-05-22 23:06:29+00:00
Document Index: 109929690

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 212', 'art. 256', 'art. 6', 'art. 192', 'art. 8', 'art.8']

Emergenza rifiuti in Calabria, trasporto di rifiuti e iscrizione all’albo
Il trasporto dei rifiuti pericolosi richiede l’iscrizione all’Albo nazionale di cui all’art. 30 del D.Lgs n. 22/97 (ora art. 212 del TUA) e la pacifica insussistenza di tale requisito integra, essendo il fatto stato commesso nella Regione Calabria, alla quale è stata estesa la disciplina emergenziale introdotta per la Regione Campania, non già il reato di cui all’art. 256, comma 1, D.Lgs n. 152/06, ma quello più grave di cui all’art. 6 lettera d) della legge n. 210/2008, contestato agli imputati. Ai fini della configurabilità dell’ignoranza inevitabile, e quindi scusabile, della legge penale, la scriminante della buona fede può trovare applicazione solo nell’ipotesi in cui l’agente abbia fatto tutto il possibile per adeguarsi al dettato della norma e questa sia stata violata per cause indipendenti dalla volontà dell’agente medesimo.
Discariche – Piano di adeguamento – Motivazione per relationem
Non può dirsi che non vi sia motivazione, quando questa è individuata “per relationem” all’istruttoria posta in essere da un organismo tecnico (la Conferenza tecnica) che ha dato attente e precise considerazioni in ordine allo stato della discarica, mentre il fatto che le osservazioni non siano state apprezzate dalla stessa Conferenza non determina affatto una mancanza di istruttoria o di motivazione. Non è fondata la questione della sopravvenuta competenza statale in materia ambientale, a causa della sopravvenienza del decreto legislativo n. 152 del 2006, in quanto le regioni a statuto speciale, salva la uniformità del trattamenti sull’intero territorio nazionale, possono adottare procedimenti anche più rigorosi nella materia ambientale, mentre non può non rilevarsi che la procedura, iniziata con la procedura regionale, non poteva che essere proseguita con la stessa.
Traffico di rifiuti – Condotte che integrano il reato
La legge non richiede che il traffico di rifiuti sia posto in essere mediante una struttura operante in modo esclusivamente illecito, ben potendo le attività criminose essere collocate i un contesto che comprende anche operazioni commerciali riguardanti i rifiuti che vengono svolte in modo illecito. In altri termini, il delitto può essere integrato sia da una struttura operante in assenza di qualsiasi autorizzazione e con modalità del tutto contrarie alla legge sia da una struttura che includa stabilmente condotte illecite all’interno di un’attività svolta in presenza di autorizzazioni e, in parte, condotta senza altre violazioni. Ciò che rileva, infatti, è l’esistenza di “traffico” di rifiuti intenzionalmente sottratto ai canali leciti e l’inserimento all’interno di un percorso imprenditoriale ufficiale può divenire addirittura una scelta mirante a mascherare l’illecito all’interno di un contesto imprenditoriale manifesto e autorizzato.
Abbandono e deposito di rifiuti sui fondi. Il coefficiente della colpa del proprietario dell'area
L’art. 192 del TUA, dopo aver posto il divieto di abbandono e deposito di rifiuti sui fondi, stabilisce che della condotta vietata risponde – in solido con l’autore materiale, anche – il proprietario dell’area, o il titolare di diritto reale o personale di godimento, al quale l’azione sia addebitabile a titolo di dolo o colpa. Il coefficiente della colpa, sotto il profilo della violazione dei doveri di efficace protezione e custodia del bene, è individuato anche nell’ipotesi in cui il proprietario abbia omesso di adottare gli accorgimenti necessari affinché nessuno potesse introdursi nel fondo ed esercitarvi l’attività vietata dalla norma.
Emergenza rifiuti in Campania e violazione dell'art. 8 Convenzione salvaguardia diritti uomo e libertà fondamentali
L'elemento cruciale che determina se, al verificarsi di un danno ambientale, vi è stata violazione di uno dei diritti tutelati dal par.1 dell'art.8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, è l'esistenza di un effetto negativo sulla vita privata di una persona o una famiglia. La Corte ha rilevato che, sulla base dei documenti allegati, il danno ambientale causato dalla « crisi dei rifitui » in Campania era suscettibile di influenzare direttamente il benessere dei ricorrenti. Il ricorso alla Corte europea è sussidiario, e occorre il preventivo esaurimento dei ricorsi interni: la ratio è quella di permettere agli Stati di prevenire, o rimediare alla presunte violazione dei diritti dell’uomo prima che la Corte possa agire nei loro confronti.
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