Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/01/19/condannati-per-corruzione-e-violazione-della-normativa-sulle-adozioni-la-coppia-ed-il-ginecologo-che-si-accordano-per-alterare-lo-stato-di-nascita-del-neonato-nato-da-altri-genitori-in-modo-che-risult/
Timestamp: 2020-01-17 14:32:44+00:00
Document Index: 58254203

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Condannati per corruzione e violazione della normativa sulle adozioni la coppia ed il ginecologo che si accordano per alterare lo stato di nascita del neonato nato da altri genitori in modo che risulti loro figlio naturale – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Si segnala ai lettori del blog l’interessante sentenza n. 2173/2019 – depositata il 17.01.2019 resa dalla VI Sezione penale della Corte di Cassazione.
Nel processo di merito veniva sottoposta a giudizio la vicenda di una coppia che si accordava, dietro corrispettivo di una somma di denaro, con un ginecologo il quale prometteva di affidare loro un nascituro e alterarne lo stato di nascita per farlo risultare loro figlio naturale, con la complicità dei genitori naturali del neonato.
Mentre, da un lato, il giorno del parto il sanitario provvedeva all’affidamento del neonato alla coppia ricevendo la somma concordata, dall’altro, l’alterazione di stato non veniva perfezionata per ragioni burocratiche, essendo stato trasmesso l’atto di nascita da parte della direzione amministrativa della clinica all’Ufficio di Stato Civile comunale prima che il medico provvedesse all’alterazione dei dati.
Pertanto il professionista e la coppia venivano tratti a giudizio per il reato di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio e per violazione delle norme sull’affidamento in adozione dei minori (art. 71, commi 1,4 e 5 l. n. 184/1983). Parallelamente la madre naturale veniva imputata del concorso nella violazione della normativa sulle adozioni, pur senza partecipazione all’accordo economico di corruzione, oltre che per il delitto di simulazione di reato, per aver denunciato, successivamente, l’illecita operazione di consegna del bambino ma attribuendo falsamente la gravidanza ad una violenza sessuale.
Gli imputati venivano giudicati colpevoli dal GIP all’esito di giudizio abbreviato e la sentenza veniva confermata in gardo di appello.
Contro la sentenza della Corte distrettuali i giudicabili proponevano ricorso in Cassazione lamentando, tra l’altro, l’errata valutazione dell’operazione economica come corruzione piuttosto che truffa operata dal sanitario a danno della coppia e della madre naturale, oltre che violazione di legge in ordine all’integrazione della fattispecie di cui all’art. 71, leggee n. 184/1983.
La Cassazione ha rigettato l’interposto ricorso per le ragioni indicate nella parte motiva della sentenza di seguito riportate per quanto di interesse per la presente nota:
“… la truffa non è configurabile, trattandosi dell’inadempimento di un accordo illecito nella causa, suscettibile di essere inquadrato nello schema della corruzione, stante la qualifica di esercente di pubblico servizio del medico ginecologo, e la sufficienza della promessa di compiere l’atto contrario per consumare il delitto di corruzione – il falso stato di nascita – e tenuto conto che un atto contrario è stato effettivamente posto in essere con la consegna del neonato ad una coppia diversa dai genitori naturali.
(…) Quindi si propone una lettura delle fonti di prova alternativa – basata su una presunta condotta fraudolenta del pubblico ufficiale che avrebbe mentito sulla serietà della sua offerta di alterare lo stato di nascita del bambino – che oltre ad essere inammissibile perché involge apprezzamenti di fatto non consentiti in sede di legittimità, non rileva perché non escluderebbe comunque la sussistenza del reato di corruzione con riguardo agli abusi contestati al medico ginecologo.
L’ipotesi di truffa deve escludersi perché il truffato è persona offesa di un inganno posto in essere dal pubblico ufficiale che non lede né mette in pericolo il bene della corretta amministrazione pubblica, qui vi è invece il concorso di entrambe le parti dell’accordo, anche nella parte privata che accetta di versare del denaro al pubblico ufficiale in cambio del compimento di un atto contrario al suo ufficio e che non può di certo dolersi del mancato compimento dell’atto correlato all’esercizio del servizio o della funzione pubblica oggetto della mercificazione, per aver comunque accettato di porre in essere, ed averla poi effettivamente eseguita, una condotta di corruttela, pur se con l’intesa della commissione di un reato ancora più grave, quello dell’alterazione dello stato civile del nascituro.
(…) l’art. 71 co.1 L.184/1983 punisce con la reclusione da uno a tre anni chiunque, in violazione delle norme di legge in materia di adozione, affida a terzi con carattere definitivo un minore, ovvero lo avvia all’estero perché sia definitivamente affidato, senza ulteriori condizioni ai fini dell’integrazione del reato.
Il comma quinto del medesimo articolo di legge, punisce, invece, anche coloro che, consegnando o promettendo denaro o altra utilità a terzi, accolgono minori in illecito affidamento con carattere di definitività.
Quindi solo per chi riceve il minore in illecito affidamento, con il carattere della definitività e quindi della tendenziale stabilità, la norma richiede che ai fini della integrazione del reato che vi sia stato il pagamento di un corrispettivo economico del delitto previsto per colui che ceda il minore o comunque si ingerisca nella sua consegna, essendo previsto anche un aggravamento della pena nel caso in cui il fatto sia commesso dal genitore”.
Cassazione penale, sez. VI, 19/06/2018 , n. 40908
Cassazione penale, sez. II, 24/04/2018 , n. 25976
Cassazione penale, sez. VI , 27/09/2017 , n. 48603
Cassazione penale, sez. VI , 15/09/2017 , n. 46492
Cassazione penale, sez. VI , 05/04/2016 , n. 19002
Cassazione penale, sez. II , 27/10/2015 , n. 46096
Cassazione penale, sez. IV , 27/04/2015 , n. 22042
Cassazione penale, sez.VI, 20/01/2015 , n. 10130
Cassazione penale, sez. VI, 22/09/2011 , n. 36253
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