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Timestamp: 2020-06-03 04:25:02+00:00
Document Index: 61643300

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 9', 'art. 117', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 117', 'art. 1', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 1', 'art. 15']

Sentenza nº 197 da Corte Costituzionale, 14 Luglio 2017 - Giurisprudenza - VLEX 686012525
nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 9, comma 29, della legge della Regione Lazio 31 dicembre 2015, n. 17 (Legge di stabilità regionale 2016), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 29 febbraio-2 marzo 2016, depositato in cancelleria il 7 marzo 2016 ed iscritto al n. 11 del registro ricorsi 2016.
udito nella udienza pubblica del 4 luglio 2017 il Giudice relatore Silvana Sciarra;
uditi l’avvocato dello Stato Vincenzo Rago per il Presidente del Consiglio dei ministri e l’avvocato Massimo Luciani per la Regione Lazio.
– Con ricorso, notificato il 29 febbraio-2 marzo 2016, depositato il successivo 7 marzo, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale dell’art. 9, comma 29, della legge della Regione Lazio 31 dicembre 2015, n. 17 (Legge di stabilità regionale 2016), in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettera l), e terzo comma, della Costituzione.
1.1.– Il ricorrente premette che la disposizione impugnata stabilisce che «[g]li oneri relativi al trattamento accessorio posti a carico della Regione per il personale temporaneamente assegnato ad altre pubbliche amministrazioni sulla base di protocolli o accordi per lo svolgimento di funzioni di interesse regionale, sono compensati con gli incrementi delle risorse del fondo per le politiche di sviluppo delle risorse umane e per la produttività, o con specifiche indennità, ai sensi dell'art. 15 comma 1 lettera k) del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) del 1° aprile 1999, certificati nel rispetto della normativa nazionale vigente in materia di contenimento dei costi della contrattazione collettiva, da utilizzarsi secondo la disciplina dell'articolo 17 del C.C.N.L. del 1° aprile 1999».
Tale previsione – secondo la difesa statale – si porrebbe anzitutto in contrasto con l’art. 15, comma 1, lettera k), del CCNL del 1° aprile 1999, in quanto individuerebbe una destinazione delle risorse del citato fondo diversa da quella ivi prevista, in violazione della competenza legislativa statale esclusiva in materia di «ordinamento civile». Il ricorrente ricorda che è stato ripetutamente riconosciuto dalla giurisprudenza costituzionale che «il trattamento economico dei dipendenti pubblici, il cui rapporto di impiego sia stato privatizzato e disciplinato dalla contrattazione collettiva secondo quanto previsto dal decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), rientra nella competenza legislativa esclusiva statale in materia di ordinamento civile» (sono citate le sentenze n. 286 e n. 36 del 2013).
La medesima norma è, inoltre, impugnata dalla difesa statale in quanto, incidendo sulla quantificazione del trattamento accessorio del personale regionale, violerebbe l’art. 117, terzo comma, Cost., «nell’ottica del coordinamento della finanza pubblica», ponendosi in contrasto con l’art. 1, comma 236, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)», secondo cui l’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, di ciascuna delle amministrazioni pubbliche non può superare il corrispondente importo determinato per l’anno 2015 ed è automaticamente ridotto in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio.
– Nel giudizio si è costituita la Regione Lazio, in persona del Presidente pro-tempore della Giunta regionale, e ha chiesto che la Corte dichiari inammissibile e, in subordine, infondato il ricorso in esame.
2.1.– In primo luogo, la Regione deduce l’inammissibilità del ricorso per genericità ed insufficienza della motivazione.
Quanto alla censura di violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., il ricorrente non avrebbe chiarito quale sarebbe la particolare utilizzazione del fondo incompatibile con le previsioni della contrattazione collettiva.
Quanto alla censura di violazione del terzo comma dell’art. 117 Cost., la Regione eccepisce la mancata dimostrazione sia della pretesa violazione, da parte della norma regionale, dell’art. 1, comma 236, della legge n. 208 del 2016 «nell’ottica del coordinamento della finanza pubblica», sia della circostanza che la disposizione di legge statale citata sia effettivamente espressione di un «inderogabile “principio generale” della materia “coordinamento della finanza pubblica”».
Il ricorso sarebbe, inoltre, contraddittorio, considerato che il ricorrente, da un lato, lamenta una decurtazione del fondo per il trattamento accessorio, le cui risorse sarebbero distratte per altre finalità; dall’altro, lamenta una maggiorazione del medesimo fondo tale da violare il limite fissato dalla citata disposizione della legge n. 208 del 2015.
Nel merito, il ricorso sarebbe privo di fondamento.
La Regione anzitutto contesta che la disposizione impugnata contrasti con l’art. 15 del CCNL del 1° aprile 1999, rilevando come essa, viceversa, ne rispetti le finalità istituzionali. Il citato fondo sarebbe destinato proprio all’incentivazione della produttività, cui mirano i trattamenti accessori. Il fatto che questi ultimi siano corrisposti a personale attivo presso la Regione o a personale regionale temporaneamente assegnato ad altre amministrazioni non avrebbe alcuna rilevanza, tanto più che tali amministrazioni...