Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-22180-del-22-09-2017
Timestamp: 2020-08-09 09:24:42+00:00
Document Index: 82802118

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 53', 'art. 4', 'art. 526']

Sentenza Cassazione Civile n. 22180 del 22/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22180 del 22/09/2017
Cassazione civile, sez. VI, 22/09/2017, (ud. 19/07/2017, dep.22/09/2017), n. 22180
sul ricorso 22333-2013 proposto da:
D.C., C.A., D.G., G.A.,
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA M. PRESTINARI 13, presso lo
studio dell’avvocato PAOLA RAMADORI, rappresentati e difesi
dall’avvocato KATIA MONCERI;
avverso la sentenza n. 510/2013 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,
il Tribunale di Urbino, in parziale accoglimento della domanda proposta dagli odierni intimati, assunti con reiterati contratti a tempo determinato alle dipendenze del MIUR, ha condannato il Ministero al risarcimento del danno subito dai lavoratori per l’illegittimità dei contratti a termine stipulati, liquidandolo in misura pari all’importo delle retribuzioni che le parti ricorrenti avrebbero percepito nei mesi di intervallo tra un contratto e l’altro, alle differenze stipendiali conseguenti agli scatti di anzianità, nonchè ad alcune mensilità della ultima retribuzione globale di fatto; ha invece escluso la conversione del rapporto a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato; la Corte d’appello di Ancona ha accolto in parte l’appello del Ministero, riconoscendo ai lavoratori solo le differenze stipendiali derivanti dal riconoscimento della anzianità di servizi; ha invece rigettato gli appelli incidentali aventi ad oggetto la conversione dei rapporti da tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato;
la Corte territoriale ha ritenuto che la domanda dei ricorrenti prospettata nel ricorso introduttivo anche sulla base del principio di non discriminazione, sia pure in via alternativa al mancato riconoscimento della illegittimità dei contratti a tempo determinato fosse fondata alla luce dell’art. 4 dell’Accordo Quadro attuato con Direttiva 1999/70/CE (oltre che con il D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6), il quale consente un trattamento differenziato tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato sulla base di ragioni oggettive, che non possono essere ravvisate nella mera circostanza che un impiego sia qualificato di ruolo in base all’ordinamento interno e presenti alcuni aspetti caratterizzanti il pubblico impiego; ha poi rigettato l’eccezione di prescrizione sollevata dal Ministero; per la cassazione ha proposto ricorso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sulla base di un unico motivo; la parte intimata ha resistito con controricorso;
1. il MIUR denuncia la violazione del D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 6, del D.L. 13 maggio 2011, n. 70, art. 9, comma 18, come convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 2011, n. 106, art. 1, comma 2, della L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53, della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, del D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, art. 526e della direttiva 99/70/CE.
1.1. in sintesi, il Ministero ricorrente sostiene che le supplenze stipulate per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo sulla base della normativa di settore non violano la direttiva comunitaria, che ha come finalità solo quella di coniugare le esigenze di flessibilità del lavoro e di sicurezza dei lavoratori, per cui attribuisce rilievo alle esigenze di specifici settori, che giustificano il ricorso alla tipologia contrattuale e le differenziazioni fra lavoratori a tempo determinato ed indeterminato;
4. la novità e la complessità della questione, diversamente risolta dalle Corti territoriali e solo di recente composta dall’intervento di questo Giudice di legittimità, giustificano la compensazione delle spese del giudizio di legittimità;