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Timestamp: 2019-04-19 16:54:09+00:00
Document Index: 146430901

Matched Legal Cases: ['art. 31', 'sentenza ', 'art. 31', 'sentenza ', 'art. 31', 'sentenza ', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 31', 'sentenza ', 'art. 616']

Rimozione dell’amianto – Reato di cui agli artt. 31 e 50, lett. a), d. lgs. n. 277/91 – Effettiva inspirazione di fibre d’amianto – Non necessita
“L’art. 31, comma 1, lett. b), d. lgs. n. 277/91 fa esplicito riferimento alla concentrazione delle fibre di amianto nell’aria e non certamente a quelle effettivamente inspirate dal lavoratore.
Tale interpretazione, peraltro, si palesa conforme alla natura di reato di pericolo della violazione di cui si tratta.”
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE - III SEZIONE PENALE
Consigliere Dott. Raffaele Raimondi
Consigliere Dott. Vincenzo Tardino
Consigliere Dott. Amedeo Franco
Sul ricorso proposto da C. E., n. a ...omissis... il ...omissis..., res. in ...omissis... via ...omissis... n. ...omissis..., avverso la sentenza in data 18.12.2002 del Tribunale di Pistoia, con la quale venne condannato alla pena di 8.000,00 di ammenda, quale colpevole del reato di cui agli art. 31 e 50 lett. a) del D. L.vo n. 277/91.
Con la sentenza impugnata il Tribunale di Pistoia ha affermato la colpevolezza del Corigliano in ordine al reato ascrittogli perché, quale titolare della ditta D. S.r.l., incaricata della esecuzione di lavori di bonifica da amianto del materiale ferroviario in un cantiere presso la stazione FF.SS. di Pistoia, non adottava le misure necessarie perché venisse limitata al valore più basso possibile l'esposizione dei lavoratori addetti alle operazioni di scoibentazione dei rotabili ferroviari alle fibre di amianto aerodisperse, né ottemperava alle prescrizioni imposte a tal fine dagli organi preposti.
Il giudice di merito ha accertato, in punto di fatto, che nel corso di controlli effettuati dalla USL nel cantiere, in cui venivano eseguiti lavori di rimozione dell'amianto dalle vetture ferroviarie, erano stati riscontrati, in varie occasioni valori nella concentrazione delle fibre di amianto presenti nell'aria superiori di oltre cinque volte il limite di 0,2 fibre per centimetro cubo, previsto dall'art. 31, primo comma lett. b), del D. L.vo n. 277/91; che tale superamento era stato determinato dalla insufficiente imbibizione dell'amianto da asportare, quale presumibile conseguenza di problemi verificatisi nella alimentazione dell'acqua all'impianto di bonifica. Nella pronuncia è stata, altresì, affermata la irrilevanza del fatto che i lavoratori fossero muniti di mezzi individuali di protezione, al fine di escludere la sussistenza della violazione ascritta al C..
Avverso la sentenza ha proposto ricorso l'imputato, che la denuncia con tre motivi di gravame.
Con il primo mezzo di annullamento il ricorrente denuncia la violazione ed errata applicazione del D. L.vo n. 277/91. Si osserva che l'art. 31 del citato decreto legislativo, nel determinare i valori limite della polvere di amianto nell'aria, con il termine "esposizione" fa riferimento alla circostanza che il lavoratore inspiri effettivamente aria contaminata e non al valore obiettivo di concentrazione delle fibre di amianto nell'aria. Si deduce, quindi, che i lavoratori addetti alle operazioni di scoibentazione delle carrozze ferroviarie erano muniti di maschere con fattori di protezione elevatissimi, e, pertanto, non si è mai verificata l'esposizione dei lavoratori a valori maggiori rispetto a quelli previsti dalla legge. Con il secondo mezzo di annullamento il ricorrente deduce l'assenza di una condotta colposa da parte dell'imputato. Si osserva in proposito che dalla istruttoria espletata è emerso che il piano di lavoro era corretto, il cantiere era in ordine, è stato svolto l'autocontrollo ed altro, di talché sono state adottate tutte le misure necessarie per limitare al valore più basso possibile l'esposizione dei lavoratori al pericolo derivante dalle fibre di amianto aerodisperse. Con l'ultimo mezzo di annullamento il ricorrente deduce la scarsa attendibilità dei rilievi tecnici effettuati dalla U.S.L. per la inidoneità degli strumenti adoperati e dei metodi di prelievo, nonché la carenza di prove in ordine alla qualifica di datore di lavoro attribuita allo imputato sulla base di una visura camerale di data non recente.
Osserva la Corte in ordine al primo mezzo di annullamento che l'art. 31, primo comma lett. b), del D. L.vo n. 277/91 fa esplicito riferimento alla concentrazione delle fibre di amianto nell'aria e non certamente a quelle effettivamente inspirate dal lavoratore.
Tale interpretazione, peraltro, si palesa conforme alla natura di reato di pericolo della violazione di cui si tratta.
Va inoltre osservato che non costituisce esimente del reato ascritto al Corigliano la circostanza che l'imputato avesse munito gli operai addetti alle operazioni di scoibentazione dell'amianto dai vagoni ferroviari di strumenti di protezione individuale, in quanto la contestazione fa espresso riferimento alla mancata adozione da parte dell'imputato delle misure necessarie per rimuovere le cause del superamento dei valori limite, così come prescritto dall'art. 31, quarto comma lett. b), del D. L.vo n. 277/91, di talché il giudice di merito ha esattamente ravvisato la violazione della citata disposizione di legge, quale conseguenza dell'accertamento che nel corso dei successivi controlli, effettuati in tempi diversi dalla USL, permaneva il superamento dei limiti di tollerabilità indicati dal terzo comma dello stesso articolo.
Ed, infatti, questa Corte ha già affermato sul punto, sia pure con riferimento a fattispecie parzialmente diversa, che "L'obbligo del datore di lavoro di prevenzione contro gli agenti chimici scatta pur quando le concentrazioni atmosferiche non superino predeterminati parametri quantitativi, ma risultino comunque tecnologicamente passibili di ulteriori abbattimenti." (sez. IV, 200003567, H. A, riv. 216209)
Le ulteriori censure del ricorrente sono esclusivamente di merito in ordine all'accertamento della colpevolezza dell'imputato e, pertanto, inammissibili.
Peraltro, la sentenza impugnata ha puntualmente rilevato in ordine alla attendibilità delle analisi effettuate dalla USL che in proposito non vi è stata alcuna contestazione da parte della difesa dell'imputato.
Quest'ultimo neppure risulta avere mai contestato la propria qualità di datore di lavoro, peraltro accertata dal giudice di merito tramite la documentazione acquisita e le deposizioni testimoniali, la cui attendibilità non può essere oggetto di contestazione in sede di legittimità.
Ai sensi dell'art. 616 c.p.p. al rigetto dell'impugnazione segue a carico del ricorrente l'onere del pagamento delle spese processuali.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente C. E. al pagamento delle spese del procedimento.
Così deciso in Roma nella pubblica udienza del 19.3.2004
DEPOSITATA IN CANCELLERIA IN DATA 8 APR. 2004