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Timestamp: 2017-01-18 08:59:09+00:00
Document Index: 106056662

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 2087', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 378', 'art. 366', 'art. 414', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 360']

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Cassazione Civile, Sez. 3, 28 gennaio 2013, n. 1873 - Infortunio inun cantiere e responsabilità in caso di appalto di lavoriCassazione Civile, Sez. 3, 28 gennaio 2013, n. 1873 - Infortunio in un cantiere e responsabilitàin caso di appalto di lavoriAppalto e Contratto d’operaCommittenteLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONESEZIONE TERZA CIVILEComposta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:Dott. TRIFONE Francesco - Presidente -Dott. UCCELLA Fulvio - Consigliere -Dott. DE STEFANO Franco - Consigliere -Dott. SCARANO Luigi Alessandro - rel. Consigliere -Dott. CIRILLO Francesco Maria - Consigliere -ha pronunciato la seguente:sentenzasul ricorso 4380-2010 proposto da:M. IMPIANTISTICA DI M. SERGIO E SILVANO S.N.C. (Omissis) in persona del legale rappresentanteSig. M. S., elettivamente domiciliata in ROMA presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE,rappresentata e difesa dallavvocato DORNA DIEGO con studio in 38122 TRENTO, VIA INAMA 8giusta delega in atti;- ricorrente -contro ME.MO. (Omissis), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TACITO 50, presso lo studiodellavvocato COSSU BRUNO, che lo rappresenta e difende unitamente allavvocato CARTA ATTILIOgiusta delega in atti;- controricorrente -avverso la sentenza n. 315/2009 della CORTE DAPPELLO di TRENTO, depositata il 21/12/2009, R.G.N.324/2007;udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 15/11/2012 dal Consigliere Dott. LUIGIALESSANDRO SCARANO;udito lAvvocato ATTILIO CARTA;udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. BASILE Tommaso che ha conclusoper il rigetto del ricorso.FattoMartedì 30 Aprile 2013 14:00 2.
Con sentenza del 21/12/2009 la Corte dAppello di Trento, in riforma della pronunzia Trib. Trento n.712/06, accoglieva la domanda originariamente proposta dal sig. Me.Mo. di nei confronti - perquanto ancora dinteresse in questa sede - della società M. Impiantistica s.n.c. di risarcimento deidanni sofferti in conseguenza delle lesioni riportate allesito di caduta avvenuta il (Omissis), allinternodel cantiere appartenente alla società C. Costruzioni mentre espletava la propria attività lavorativa infavore della suindicata società M. Impiantistica s.n.c., allorquando inciampava lungo la rampa di scalasprovvista di parapetti, di tavole fermapiede di sicurezza e di illuminazione.Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito la società M. Impiantistica s.n.c. propone oraricorso per cassazione, affidato ad unico motivo, illustrato da memoria.Resiste con controricorso il Me..DirittoVa preliminarmente rigettata leccezione, sollevata alludienza dal difensore del controricorrente,dinammissibilità della memoria ex art. 378 c.p.c. prodotta dal ricorrente, essendo la medesimatempestiva, in quanto pervenuta presso questa Corte il 9/11/2012, giusta attestazione dellaCancelleria di questa Corte - Ufficio Protocollo prot. n. 17135.Con unico motivo la ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione di norme di diritto.Si duole che la corte di merito abbia erroneamente fondato la sua pronunzia sul D.Lgs. n. 626 del1994, art. 7, comma 3 bis, che non era vigente al momento della decisione.Lamenta essersi erroneamente ritenuta ricorrere nel caso unipotesi di responsabilità solidale,laddove il D.Lgs. n. 626 del 1994, art. 7 allepoca vigente rafforza e specifica il disposto dellart. 2087c.c., secondo il quale il datore di lavoro, indipendentemente dal dovere di altri soggetti, deve sempreattivarsi positivamente per organizzare le attività lavorative in modo sicuro, accertandosi che idipendenti adottino misure tese a ridurre al minimo i rischi connessi allattività lavorativa specifica; enel caso di affidamento in appalto di lavori, il committente (che nel caso di specie deve intendersi ilprimo committente, anche titolare del cantiere, ossia limpresa edile C. Costruzioni spa) ha lobbligodi porre in essere tutte le misure di prevenzione di ordine generale, volte a garantire lincolumità nonsolo dei dipendenti del committente stesso, ma anche di quelli dellappaltatore, mentre, perlattuazione di quelle specificamente connesse allesecuzione delle singole opere appaltate, risultanoonerati i soli appaltatori - assuntori, come emerge dalle dichiarazioni dei testi T., Ma., F., C. e R. resealle udienze 7 aprile e 21 maggio 2003 avanti al Tribunale.Il motivo è sotto plurimi profili inammissibile.Come questa Corte ha già avuto modo di affermare, il ricorso per cassazione richiede, per ognimotivo di cui si compone, la redazione di una rubrica, con la puntuale indicazione delle ragioni percui il motivo medesimo - tra quelli espressamente previsti dallart. 360 c.p.c. - è proposto.E altresì necessaria lillustrazione del singolo motivo, con esposizione degli argomenti invocati a 3.
sostegno delle censure mosse alla sentenza impugnata e lanalitica precisazione delle considerazioniche, in relazione al motivo quale espressamente indicato nella rubrica, giustificano la cassazione dellasentenza (v. in particolare Cass., 19/8/2009, n. 18421).Risponde altresì a massima consolidata nella giurisprudenza di legittimità che i motivi posti afondamento dellinvocata cassazione della decisione impugnata debbono avere i caratteri dellaspecificità, della completezza, e della riferibilità alla medesima, con - fra laltro - lesposizione diargomentazioni intelligibili ed esaurienti ad illustrazione delle dedotte violazioni di norme o principidi diritto, essendo inammissibile il motivo ove non venga precisato in qual modo e sotto qualeprofilo (se per contrasto con la norma indicata, o con linterpretazione della stessa fornita dallagiurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina) abbia avuto luogo la violazione in cui siassume essere incorsa la pronunzia di merito.Orbene, i suindicati principi risultano invero non osservati dallodierna ricorrente.In violazione del disposto di cui allart. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, non vengono dalla medesimanemmeno indicate le norme di diritto asseritamente violate (cfr. Cass., 30/1/2012, n. 1305; Cass.,2/2/2010, n. 2338; Cass., 6/10/2010, n. 20747), inammissibilmente tardiva, risultando al riguardolindicazione contenuta nella memoria ex art. 378 c.p.c..A tale stregua il motivo risulta genericamente formulato ed articolato, nellindistinzione dellequestioni di fatto e di diritto, secondo un modello difforme da quello normativamente delineato einvero sostanziantesi in meramente generiche ed apodittiche asserzioni (cfr. Cass., 13/7/2005, n.14741), inammissibilmente rimettendosene lindividuazione allattività esegetica di questa Corte, afortiori non consentita in presenza di formulazione altresì violativa dellart. 366 c.p.c., comma 1, n. 6,laddove la ricorrente fa richiamo ad atti e documenti del giudizio di merito ( es., al ricorso 15.1.1999ex art. 414 c.p.c., alla sua comparsa di costituzione e risposta nel giudizio di primo grado, allachiamata dei terzi, alla declaratoria di incompetenza del giudice del lavoro adito e alla successivaripresa della trattazione della causa avanti lA.G.O., alla documentazione e assunzione di provetestimoniali, alla ctu medico-legale, allinterruzione del processo, poi riassunto nei confronti delFallimento C. Costruzioni s.p.a., alla sentenza del giudice di prime cure, allatto di appello, allacostituzione i grado di appello della società Milano Assicurazioni s.p.a., rimasta contumace in primogrado) senza invero debitamente - per la parte dinteresse in questa sede - riprodurli nel ricorsoovvero, laddove riportati, senza puntualmente ed esaustivamente indicare i dati necessari alreperimento in atti degli stessi (v. Cass., Sez. Un., 3/11/2011, n. 22726; Cass., 23/9/2009, n. 20535;Cass., 3/7/2009, n. 15628; Cass., 12/12/2008, n. 29279), la mancanza anche di una sola di taliindicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr. Cass., 19/9/2011, n. 19069; Cass., 23/9/2009, n.20535; Cass., 3/7/2009, n. 15628; Cass., 12/12/2008, n. 29279 e, da ultimo, Cass., 3/11/2011, n. 22726;Cass., 6/11/2012, n. 19157).A tale stregua non pone invero questa Corte nella condizione di adempiere al proprio compitoistituzionale di verificare il fondamento della doglianza (v. Cass., 18/4/2006, n. 8932; Cass., 20/1/2006,n. 1108; Cass., 8/11/2005, n. 21659; Cass., 2/8/2005, n. 16132; Cass., 25/2/2004, n. 3803; Cass.,28/10/2002, n. 15177; Cass., 12/5/1998 n. 4777), non essendo sufficienti affermazioni come nellaspecie apodittiche, non seguite da alcuna dimostrazione, inidonee a porre questa Corte in grado diorientarsi tra le argomentazioni in cui si sostanziano le censure mosse alla pronunzia impugnata (v.Cass., 21/8/1997, n. 7851). 4.
Senza sottacersi che, dopo aver lamentato che sul D.Lgs. n. 626 del 1994, art. 7, comma 3 bis, nonfosse vigente al momento della decisione, la ricorrente ha poi mosso censura di relativa violazione efalsa applicazione. Dolendosi altresì (sembra) dellerronea valutazione della prova testimoniale, senzainvero nemmeno denunziare violazione degli artt. 115, 116 c.p.c., in riferimento allart. 360 c.p.c.,comma 1, n. 5.Le spese, liquidate come in dispositivo seguono la soccombenza.P.Q.M.La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese delgiudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 2.700,00, di cui Euro 2.500,00 per onorari, oltread accessori come per legge.Così deciso in Roma, il 15 novembre 2012.Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2013 Recommended
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