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Timestamp: 2018-10-19 00:19:00+00:00
Document Index: 113178338

Matched Legal Cases: ['art. 120', 'art. 120', 'art. 47', 'art. 1', 'art. 120', 'art. 47', 'art. 1', 'art. 120', 'art. 120', 'art. 120', 'art. 120', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 120', 'art. 120', 'art. 95', 'art 29', 'art 120', 'art 2', 'art 204', 'art 29', 'sentenza ', 'art 29', 'art. 120', 'art. 24', 'art. 120', 'art. 1', 'sentenza ']

Alla Corte di Giustizia l’onere di immediata impugnazione previsto dall’art. 120, co. 2 bis, C.p.a. di Massimiliano Viola
Alla Corte di Giustizia l’onere di immediata impugnazione previsto dall’art. 120, co. 2 bis, C.p.a.
Tar Piemonte, sez. I, ord. 17 gennaio 2018, n. 88
29 Gen 2018 di Massimiliano Viola
Devono essere rimesse alla Corte di giustizia dell’Unione Europea le questioni pregiudiziali: se la disciplina europea in materia di diritto di difesa, di giusto processo e di effettività sostanziale della tutela, segnatamente, gli articoli artt. 6 e 13 della CEDU, l’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e l’art. 1 Dir. 89/665/CEE, 1 e 2 della Direttiva, ostino ad una normativa nazionale, quale l’art. 120, comma 2 bis, c.p.a, che, impone all’operatore che partecipa ad una procedura di gara di impugnare l’ammissione/mancata esclusione di un altro soggetto, entro il termine di 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento con cui viene disposta l’ammissione/esclusione dei partecipanti; se la disciplina europea in materia di diritto di difesa, di giusto processo e di effettività sostanziale della tutela, segnatamente, gli articoli artt. 6 e 13 della CEDU, l’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e l’art. 1 Dir. 89/665/CEE, 1 e 2 della Direttiva, osti ad una normativa nazionale quale l’art. 120, comma 2 bis, c.p.a, che preclude all’operatore economico di far valere, a conclusione del procedimento, anche con ricorso incidentale, l’illegittimità degli atti di ammissione degli altri operatori, in particolare dell’aggiudicatario o del ricorrente principale, senza aver precedentemente impugnato l’atto di ammissione nel termine suindicato.
Al fine di porre termine al dibattito interpretativo che, oramai da tempo, si è acceso in giurisprudenza sulla corretta esegesi e sulla effettiva portata del nuovo rito superaccelerato previsto dall’art. 120, comma 2 bis, C.p.a., il Tar Piemonte ha (finalmente) deciso di rimettere la questione alla Corte di Giustizia.
Sicuramente, all’inizio non si credeva che potessero celarsi così densi problemi dietro l’interpretazione di una disposizione apparentemente chiara che, anzi, aveva suscitato un generale sentimento di entusiasmo, tra gli esperti del settore, per aver contribuito a determinare l’immediata definizione del coacervo dei partecipanti.
La ratio sottesa al suddetto rito, infatti, è di anticipare la contestazione delle ammissioni e delle esclusioni a un momento immediatamente successivo alla loro determinazione, senza possibilità di procrastinare l’impugnazione al momento dell’aggiudicazione.
Ma non sempre la ragione di un istituto riesce ad esser resa e raggiunta, in modo chiaro e lineare, dalle parole: d’altronde, è noto che il passaggio dal pensiero alla parola (scritta o proferita) non è così automatico come può sembrare. E a questa regola non sfugge certamente il Legislatore, soprattutto quando si scontra con la vasta platea dei giuristi, coloro che per loro stessa vocazione non possono esimersi dall’attività d’interpretazione e che, così facendo, finiscono spesso con il mostrare tutte le conseguenze di questa (oggettiva) difficoltà.
È stato proprio questo il caso dell’art. 120, comma 2 bis, C.p.a. e del rito superaccelerato da esso previsto, che – ben lungi dall’essere oggetto di una interpretazione piana – ha condotto parte della giurisprudenza a ravvisarvi alcuni profili di notevole criticità.
A giudizio del Tar Piemonte, il primo profilo è legato alla (possibile) circostanza che venga censurata l’ammissione o la mancata esclusione di un soggetto partecipante che, tuttavia, conclusa la gara, può non risultare aggiudicatario, così come potrebbe anche darsi il caso che, a conclusione del procedimento, il ricorrente si ponga in una posizione tale da non aver alcun interesse concreto a contestare l’aggiudicazione. In siffatte ipotesi, dunque, la norma imporrebbe un onere di impugnazione “inutile” al fine ultimo perseguito dal partecipante, i.e. l’aggiudicazione definitiva della gara.
Quasi paradossale, appare invece il secondo profilo di criticità (che già avevamo avuto modo di evidenziare nel commento a Tar Lazio, sez. III quater, 22 agosto 2017 n. 9379; in particolare, cfr. nota 3, Guida alla lettura), legato all’ipotesi in cui nessun soggetto partecipante faccia tempestivamente valere la mancata esclusione del concorrente che poi risulti aggiudicatario. In tal caso, infatti, sarebbe preclusa (per scadenza del termine di 30 giorni previsto dalla norma) ogni possibilità di contestazione successiva dell’ammissione dell’aggiudicatario, con l’assurda conseguenza che potrebbe conseguire l’aggiudicazione una società priva, in realtà, dei necessari requisiti di partecipazione.
Nonostante una parte della giurisprudenza amministrativa abbia sviluppato un orientamento secondo cui la nuova disciplina del rito superaccelerato sarebbe conforme ai principi costituzionali, altra parte ha incidentalmente evidenziato un possibile contrasto tanto con la Costituzione quanto con il diritto dell’Unione europea (ex plurimus, Tar Campania, sez. IV, 20 dicembre 2016, n. 5852; Tar Puglia, sez. III, 8 novembre 2016, n. 1262).
Con l’ordinanza in oggetto, il Tar ha inteso porsi sulla scia di quest’ultima linea interpretativa, mostrando come il comma 2 bis dell’art. 120 C.p.a. si ponga (potenzialmente) in contrasto con i principi europei in materia di diritto di difesa e di presupposti dell’azione, nonché del principio di effettività sostanziale della tutela.
Secondo il Tribunale amministrativo, è soprattutto quest’ultimo principio (espressamente sancito dall’art. 1, par. 3, Direttiva 89/665/CEE, così come modificato dall’art. 1 Direttiva 2007/66/CE), in connessione alla nozione di interesse, a presupporre che l’azione sia volta a dare soddisfazione a un interesse attuale e concreto del ricorrente, il quale agisce a tutela di una lesione al bene della vita costituito dall’aggiudicazione della gara cui ha partecipato.
In sintesi, il principio di effettività postulerebbe che l’operatore economico abbia e conservi un interesse (non meramente potenziale) all’aggiudicazione. È per tale ragione, conclude il Giudice, che la tutela giurisdizionale deve esserci solo ove vi sia effettiva lesione di una situazione giuridica soggettiva (sia essa un diritto o un interesse legittimo) e solo ove sussista il suddetto interesse.
Da simili premesse, ne consegue che nessuna norma potrebbe mai “imporre” al privato di agire in giudizio prima del verificarsi della lesione concreta e attuale (ovvero reale ed effettiva) del suo diritto o interesse legittimo, senza violare il principio di effettività sostanziale della tutela.
Proprio questo è ciò che accadrebbe nell’ambito dell’art. 120, comma 2 bis, C.p.a., il quale implicherebbe una tutela “di tipo oggettivo” in cui l’azione verrebbe scissa tanto dalla configurazione di un interesse attuale del ricorrente, quanto da una sua lesione concreta. La disciplina, in questo modo, imporrebbe all’operatore economico di impugnare preventivamente il provvedimento di ammissione (ed esclusione), indipendentemente da qualsivoglia garanzia circa l’effettiva utilità che può discendere da un eventuale accoglimento del ricorso.
L’introduzione di un simile giudizio (“di diritto oggettivo”) si porrebbe in aperto contrasto con i principi comunitari in materia, i quali “forgiano il diritto di azione come diritto del solo soggetto titolare di un interesse attuale e concreto […] che nelle gare di appalto consiste unicamente nel conseguimento dell’aggiudicazione o […] nella chance derivante dalla rinnovazione della gara”.
Dunque, così facendo si renderebbe recessivo il principio della immediatezza della lesione rispetto a quello della attualità della reazione giurisdizionale.
L’unica soluzione al problema, come parte della giurisprudenza ha avuto modo di precisare, potrebbe esser ravvisata nel fatto che presupposto della norma (e, al contempo, principale innovazione) è proprio, a differenza del sistema precedente, la diretta lesività del provvedimento che dispone le esclusioni e le ammissioni (cfr. Tar Molise, sez. I, 4 ottobre 2017, n. 332). Secondo questa tesi, con l’introduzione del rito speciale in questione il Legislatore avrebbe inteso derogare alla disciplina generale sull’interesse all’impugnazione degli atti di gara qualificando (implicitamente) il provvedimento come atto immediatamente lesivo e, per questo, suscettibile di autonoma contestazione. La “celerità” del rito superaccelerato sarebbe data, quindi, non tanto dall’onere d’impugnazione del provvedimento nel termine previsto dalla norma, quanto dalla sua diretta lesività (nonché dalla snellezza del relativo giudizio, così come disciplinato dall’art. 120, comma 6 bis , C.p.a.). In questo starebbe il proprium del nuovo istituto ed è questo l’aspetto che ne renderebbe legittima la disciplina.
Tuttavia, a giudizio del Tar, ad aumentare i dubbi sulla bontà del nuovo meccanismo vi sarebbe anche il contrasto con il fondamentale principio di proporzionalità laddove, da un lato, si genererebbe una proliferazione dei ricorsi nella fase di qualificazione dei soggetti partecipanti con conseguente paralisi dei procedimenti di gara, dall’altro si priverebbe l’aggiudicatario dello strumento processuale del ricorso incidentale avverso chi contesti l’aggiudicazione pur senza possedere i requisiti d’ammissione (senza dimenticare, al contempo, che il meccanismo preclusivo previsto dalla norma renderebbe, di fatto, inattaccabili quelle aggiudicazioni disposte in favore di soggetti in realtà non idonei perché privi dei prescritti requisiti).
Sono queste le ragioni che hanno indotto il Tribunale a rimettere, alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, la questione pregiudiziale circa la compatibilità fra il nuovo rito superaccelerato e i principi in materia di difesa, giusto processo ed effettività sostanziale della tutela. In attesa della pronuncia da parte del Giudice europeo, ci si domanda se la giurisprudenza amministrativa saprà sciogliere il “bandolo della matassa” uniformandosi, così, su un medesimo orientamento interpretativo che sappia contemperare le esigenze sottese all’istituto con i suddetti principi fondamentali.
Una cosa è certa: ferma la (auspicata) bontà dell’istituto, prima dell’approvazione finale di un testo di legge occorrerebbe soffermarsi più tempo a considerarne tutte le possibili conseguenze, onde evitare certi incredibili – e talvolta imbarazzanti - esiti.
N. 00088/2018 REG.PROV.COLL.
N. 00609/2017 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 609 del 2017, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
Cooperativa Animazione Valdocco S.C.S. Impresa Sociale Onlus, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avvocati Alessandro Sciolla, Sergio Viale, Chiara Forneris, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Alessandro Sciolla in Torino, corso Montevecchio N. 68;
Consorzio Intercomunale Servizi Sociali di Pinerolo, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Vittorio Del Monte, con domicilio eletto presso il suo studio in Torino, corso Vittorio Emanuele II 123;
Azienda Sanitaria Locale To3 di Collegno e Pinerolo non costituita in giudizio;
Ati Cilte S.C.S. - Coesa S.C.S.A R.L - La Dua Valadda S.C.S., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avvocati Luigi Gili, Alessia Quilico, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Luigi Gili in Torino, via Vela 29;
Coesa Pinerolo Società Cooperativa Sociale A R.L., La Dua Valadda Società Cooperativa Sociale, Consorzio di Cooperative Sociali il Deltaplano Società Coop. Sociale, La Fonte Società Cooperativa Sociale Onlus non costituiti in giudizio;
della nota prot. 3873 del 19/05/2017 con cui il C.I.S.S. di Pinerolo ha comunicato l'avvenuta aggiudicazione al R.T.I. C.I.L.T.E./COESA/LA DUA VALADDA del servizio di assistenza domiciliare, CIG 69769877CE; della Determinazione del Direttore del C.I.S.S. Pinerolo n. 203 del 19/05/2017; della nota C.I.S.S. prot. n. 4009 del 24/05/2017; del verbale n. 2 delle operazioni di gara nella parte in cui il Seggio di gara non ha escluso dalla procedura l'R.T.I. C.I.L.T.E./COESA/LA DUA VALADDA; della nota C.I.S.S. prot. 2555 del 04/04/2017; del verbale n. 3 delle operazioni di gara; della nota C.I.S.S. prot. 2930 del 13/04/2017; della Determinazione n. 125 del 12/04/2017 di nomina della Commissione di gara; dei verbali nn. 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10 delle operazioni di gara; della Determinazione n. 178 del 09/05/2017; delle tabelle A, B, C, D ed E allegate al verbale di gara n. 8; dei verbali nn. 9 e 10; di tutti i verbali di gara; del provvedimento, ove adottato, di rigetto dell'istanza di annullamento in autotutela dell'aggiudicazione presentata dalla ricorrente in data 15/06/2017; di ogni altro atto presupposto, antecedente e conseguente, quali in particolare il Bando, il Disciplinare di gara, il Capitolato Speciale d'Appalto e tutti i documenti allegati, nonché i chiarimenti resi dalla Stazione Appaltante e tutta la documentazione di gara, ove interpretata in senso difforme da quanto in questa sede argomentato; nonché per la declaratoria dell'inefficacia del contratto di appalto ove medio tempore stipulato dal C.I.S.S. di Pinerolo e/o dall'A.S.L. TO3 con l'R.T.I. C.I.L.T.E./COESA/LA DUA VALADDA, e per la condanna del C.I.S.S. di Pinerolo a: - escludere dalla gara e/o dichiarare la decadenza dall'aggiudicazione del R.T.I. C.I.L.T.E./COESA/LA DUA VALADDA, aggiudicando il servizio alla ricorrente e stipulare il contratto d'appalto con quest'ultima; - modificare il punteggio attribuito all'offerta tecnica del R.T.I. C.I.L.T.E./COESA/LA DUA VALADDA e della ricorrente, con collocazione al 1° posto della graduatoria della Coop. ANIMAZIONE VALDOCCO S.C.S., con aggiudicazione del servizio in favore di quest'ultima; o, in via subordinata, per la condanna del C.I.S.S. di Pinerolo a disporre la rinnovazione del giudizio dell'offerta tecnica del R.T.I. C.I.L.T.E./COESA/LA DUA VALADDA con riferimento al punteggio attribuito dal Commissario 3 al sub-criterio A.3)2 o con riferimento all'esame totale delle offerte tecniche; - in via subordinata, alla rinnovazione del procedimento di verifica dell'anomalia dell'offerta del R.T.I. C.I.L.T.E./COESA/LA DUA VALADDA; - in via di ulteriore subordine, alla riedizione della gara in ragione dell'illegittima composizione della Commissione di gara; - in via di estremo subordine, per la condanna al risarcimento dei danni nella misura equivalente che sarà indicata in corso di causa;
con motivi aggiunti del 372017:
del verbale n. 11 della seduta della Commissione di gara in data 19/06/2017; delle minute utilizzate dai Commissari di gara per la valutazione delle offerte tecniche, acquisite agli atti di gara nella seduta del 19/06/2017; delle tabelle A, B, C e D come rettificate e modificate nella seduta del 19/06/2017; del verbale n. 12 della seduta della Commissione di gara in data 23/06/2017;
- della nota prot. n. 4885 del 22/06/2017 con cui è stata convocata la seduta pubblica per la lettura della rettifica del verbale n. 8 e seguenti; della Determinazione n. 276 del 28/06/20107 con cui il Responsabile dell'Area Servizio Sociale Professionale (i) ha approvato i verbali nn. 11 e 12, (ii) ha approvato la graduatoria definitiva collocando al 1° posto l'R.T.I. controinteressato, (iii) ha confermato l'aggiudicazione del servizio in favore del R.T.I. controinteressato, (iv) ha confermato le valutazioni relative alla congruità dell'offerta dell'aggiudicatario; della nota prot. n. 5126 del 29/06/2017 con cui il C.I.S.S. ha comunicato la conferma dell'aggiudicazione in favore del R.T.I. controinteressato;
nonché per la declaratoria dell'inefficacia del contratto di appalto ove medio tempore stipulato dal C.I.S.S. di Pinerolo e/o dall'A.S.L. TO3 con l'R.T.I. C.I.L.T.E./COESA/LA DUA VALADDA,
nonché per la declaratoria (i) dell'illegittimità dell'aggiudicazione a favore del R.T.I. C.I.L.T.E./COESA/LA DUA VALADDA e della sua necessaria esclusione in ragione della presentazione di una cauzione provvisoria avente un importo inferiore a quello richiesto e per la mancata dimostrazione del possesso dei requisiti di partecipazione, con conseguente aggiudicazione in favore della ricorrente; (ii) dell'illegittimità dell'aggiudicazione a favore del R.T.I. C.I.L.T.E./COESA/LA DUA VALADDA in ragione dell'errata quantificazione del punteggio attribuito all'offerta tecnica, nonché dell'illegittimità del procedimento di rettifica dei punteggi attribuiti ai sub-criteri A.3.1 e A.3.2 dell'offerta del R.T.I. controinteressato, con conseguente rideterminazione dei punteggi finali e collocazione della ricorrente al 1° posto della graduatoria; (iii) in via subordinata, dell'illegittimità dell'aggiudicazione in ragione della mancata richiesta di giustificazioni al R.T.I. controinteressato per lo svolgimento del procedimento di verifica dell'anomalia dell'offerta; (iv) in via di ulteriore subordine, dell'illegittimità dell'intera procedura di gara a causa dell'illegittima composizione della Commissione di Gara;
e per la conseguente condanna del C.I.S.S. di Pinerolo a: - escludere dalla gara e/o dichiarare la decadenza dall'aggiudicazione del R.T.I. C.I.L.T.E./COESA/LA DUA VALADDA in ragione della presentazione di una cauzione provvisoria avente un importo inferiore a quello richiesto e per mancanza dei requisiti di partecipazione, aggiudicando il servizio alla ricorrente e stipulare il contratto d'appalto con quest'ultima; modificare il punteggio attribuito all'offerta tecnica del R.T.I. C.I.L.T.E./COESA/LA DUA VALADDA e della ricorrente, con assegnazione di n. 60 punti all'offerta tecnica della ricorrente e conseguente collocazione al 1° posto della graduatoria della Coop. ANIMAZIONE VALDOCCO S.C.S., con aggiudicazione del servizio in favore di quest'ultima; o, in via subordinata, per la condanna del C.I.S.S. di Pinerolo a disporre la rinnovazione del giudizio dell'offerta tecnica del R.T.I. C.I.L.T.E./COESA/LA DUA VALADDA con riferimento al punteggio attribuito dal Commissario 3 al sub-criterio A.3)2 o con riferimento all'esame totale delle offerte tecniche; in via subordinata, alla rinnovazione del procedimento di verifica dell'anomalia dell'offerta del R.T.I. C.I.L.T.E./COESA/LA DUA VALADDA; in via di ulteriore subordine, alla riedizione della gara in ragione dell'illegittima composizione della Commissione di gara; in via di estremo subordine, per la condanna al risarcimento dei danni nella misura equivalente che sarà indicata in corso di causa.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 27 settembre 2017 la dott.ssa Silvana Bini e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
A) L’oggetto della controversia e i fatti processuali rilevanti.
Con il ricorso proposto avanti al Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte, la Cooperativa Valdocco ha impugnato gli atti della gara indetta per l’aggiudicazione del servizio di assistenza domiciliare per l’ambito territoriale del Consorzio intercomunale servizi sociali di Pinerolo e per parte del distretto sanitario del pinerolese coincidente con il territorio consortile, per il periodo 01/06/2017 - 31/05/2020 (cig 69769877 CE), secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, ai sensi dell’art. 95 del d.lgs. n. 50/2016.
La gara è stata aggiudicata al Raggruppamento Temporaneo di Imprese (R.T.I.) C.I.L.T.E./COESA/LA DUA VALADDA (da ora anche solo R.T.I.), con la Determinazione del Direttore del Consorzio Intercomunale Servizi Sociali di Pinerolo (C.I.S.S.) n. 203 del 19/05/2017.
La Cooperativa Valdocco, seconda classificata, ha proposto censure avverso gli atti di gara, lamentando altresì la mancata esclusione dell’aggiudicataria, per l’assenza in capo alle ditte mandanti dei requisiti di partecipazione.
Il ricorso è stato proposto a conclusione del procedimento di gara, una volta intervenuta l’aggiudicazione, seppure la stazione appaltante avesse regolarmente comunicato alle ditte partecipanti l’atto di ammissione dei concorrenti, come previsto dall’art 29 d. lgs. 50/2016.
Ai sensi dell’art 120 art 2 bis codice del processo amministrativo (c.p.a.), introdotto dall’art 204 d. lgs. 50/2016, ogni contestazione relativa alla ammissione e/o all’esclusione deve essere proposta nel termine perentorio di 30 giorni decorrente dalla comunicazione dell’atto di cui all’art 29 d. lgs. 50/2016.
La stazione appaltante e la controinteressata hanno quindi eccepito la irricevibilità del ricorso, in quanto proposto avverso l’aggiudicazione definitiva, mentre, vertendo su questioni di ammissibilità avrebbe dovuto essere proposto entro il termine di 30 giorni dalla comunicazione dell’atto di ammissione alla gara dei concorrenti.
Con sentenza non definitiva n. 1129 del 13 novembre 2017, il Collegio ha rilevato che l’applicazione della suindicata normativa dovrebbe condurre alla declaratoria di irricevibilità per tardività del ricorso, impedendo quindi l’esame nel merito delle censure che denunciano l’assenza dei requisiti di partecipazione in capo al R.T.I. risultato aggiudicatario della gara; pertanto il Collegio ha sospeso il giudizio, ritenendo rilevante e decisiva la questione oggetto della domanda di rinvio pregiudiziale.
“Il provvedimento che determina le esclusioni dalla procedura di affidamento e le ammissioni ad essa all'esito della valutazione dei requisiti soggettivi, economico-finanziari e tecnico-professionali va impugnato nel termine di trenta giorni, decorrente dalla sua pubblicazione sul profilo del committente della stazione appaltante, ai sensi dell'articolo 29, comma 1, del codice dei contratti pubblici adottato in attuazione della legge 28 gennaio 2016, n. 11. L'omessa impugnazione preclude la facoltà di far valere l’illegittimità derivata dei successivi atti delle procedure di affidamento, anche con ricorso incidentale. E' altresì inammissibile l'impugnazione della proposta di aggiudicazione, ove disposta, e degli altri atti endoprocedimentali privi di immediata lesività”.
A sua volta l’art 29 d. lgs. 50/2016 stabilisce che “Al fine di consentire l'eventuale proposizione del ricorso ai sensi dell' articolo 120, comma 2-bis, del codice del processo amministrativo, sono altresì pubblicati, nei successivi due giorni dalla data di adozione dei relativi atti, il provvedimento che determina le esclusioni dalla procedura di affidamento e le ammissioni all'esito della verifica della documentazione attestante l'assenza dei motivi di esclusione di cui all'articolo 80, nonché' la sussistenza dei requisiti economico-finanziari e tecnico-professionali. Entro il medesimo termine di due giorni è dato avviso ai candidati e ai concorrenti, con le modalità di cui all'articolo 5-bis del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, recante il Codice dell'amministrazione digitale o strumento analogo negli altri Stati membri, di detto provvedimento, indicando l'ufficio o il collegamento informatico ad accesso riservato dove sono disponibili i relativi atti. Il termine per l'impugnativa di cui al citato articolo 120, comma 2-bis, decorre dal momento in cui gli atti di cui al secondo periodo sono resi in concreto disponibili, corredati di motivazione.”
La previsione di questo rito, c.d. super accelerato, per l'impugnativa dei provvedimenti di esclusione o di ammissione, risponde alla necessità di consentire la definizione del giudizio prima che si giunga al provvedimento di aggiudicazione; ovverosia, in sostanza, a definire la platea dei soggetti ammessi alla gara in un momento antecedente all'esame delle offerte e alla conseguente aggiudicazione.
Al riguardo, non appare inutile ricordare che anche la Corte costituzionale, in relazione all’introduzione di forme celeri per la definizione delle controversie amministrative ovvero di abbreviazione dei termini – avvenuta a partire dalla fine degli anni 90 del secolo scorso, proprio per il settore delle pubbliche commesse, in esame - ha costantemente affermato che le stesse non possano considerarsi costituzionalmente illegittime nella misura in cui venga assicurato il rispetto di alcuni valori processuali fondamentali, quali, in primo luogo, l’integrità del contraddittorio nonché la completezza e sufficienza del quadro probatorio (C. Cost., 26.6.2007, n. 237; cfr. anche 20 luglio 2016, n. 191 e la capostipite n. 427 del 1999).
E se, nel caso di specie, l’anticipazione della tutela ad una fase antecedente l’aggiudicazione della gara, rende sicuramente più oneroso l’esercizio del diritto di difesa, a fini di riequilibrio – come ritenuto dal Consiglio di Stato nel cit. parere n. 855/2016, reso sullo schema originario del nuovo codice dei contratti - dovrebbe essere sufficiente un intervento del legislatore ordinario volto a ridurre il contributo unificato per il contenzioso a valle e, in ogni caso, a garantire la tempestiva conoscenza degli atti e della relativa motivazione (cfr., anche, al riguardo, il parere n. 782 del 30 marzo 2017, reso sul correttivo al codice). (TAR Lazio, sez. II n. 8577/2017)
Non sono tuttavia mancate decisioni che seppur incidentalmente hanno rilevato il possibile contrasto dell’art. 120 c. 2bis c.p.a. con la Carta Costituzionale e con le fonti del diritto europeo, affermando che “il legislatore ha introdotto una sorta di presunzione legale di lesione, non direttamente correlata alla lesione effettiva e concreta di un bene della vita secondo la dimensione sostanzialistica dell’interesse legittimo. (…) il nuovo rito superaccelerato sembra porsi in contrasto con le garanzie costituzionali di azione in giudizio e tutela contro gli atti della P.A. ex art. 24 e 113 Cost. e questo a causa dell’onere di immediata impugnativa di provvedimenti a fronte dell’assenza di un interesse concreto ed attuale al ricorso” (T.A.R. Campania, Sez. IV, 20/12/2016, n. 5852). E ancora “la novella legislativa dell’art. 120 c. 2bis c.p.a. confligge con il quadro giurisprudenziale storicamente consolidatosi atteso che veicola nell’ordinamento l’onere di immediata impugnazione dell’ammissione di tutti gli operatori economici - quale condizione di ammissibilità della futura impugnazione del provvedimento di aggiudicazione - anche in carenza di un’effettiva lesione od utilità concreta” (T.A.R. Puglia, Sez. III, 08/11/2016, n. 1262).
2. Gli Stati membri garantiscono che non vi sia alcuna discriminazione tra le imprese suscettibili di far valere un pregiudizio nell'ambito di una procedura di aggiudicazione di un appalto, a motivo della distinzione effettuata dalla presente direttiva tra le norme nazionali che recepiscono il diritto comunitario e le altre norme nazionali.
3. Gli Stati membri provvedono a rendere accessibili le procedure di ricorso, secondo modalità che gli Stati membri possono determinare, a chiunque abbia o abbia avuto interesse a ottenere l'aggiudicazione di un determinato appalto e sia stato o rischi di essere leso a causa di una presunta violazione.”
La disposizione (e specificatamente l'art. 1, comma 3,) riconnette espressamente e chiaramente il principio di effettività della tutela delle posizioni soggettive di derivazione europea in materia di appalti alla nozione di interesse, là dove impone agli Stati membri di apprestare un sistema di giustizia che garantisca un utile accesso a "chiunque abbia o abbia avuto interesse a ottenere l'aggiudicazione di un determinato appalto e sia stato o rischi di essere leso a causa di una presunta violazione".
Inoltre, per quanto possa estendersi la nozione di interesse processualmente rilevante fino a comprendervi l'accezione anche di un interesse strumentale alla rinnovazione della procedura, non possono certo ravvisarsi gli estremi della condizione dell'azione in una situazione in cui dall'accoglimento del ricorso non derivi neanche il limitato effetto dell'indizione di una nuova procedura.
La corretta attuazione dei principi sopra richiamati suggerirebbe l'approdo (o per meglio dire il ritorno) ad una soluzione che consenta di attendere la definizione della procedura e la piena discovery, prima di proporre ricorso per motivi relativi alla ammissione dell’aggiudicatario.
Da un lato essa genera il rischio di una proliferazione dei ricorsi nella fase di “qualificazione”, cioè di ammissione delle imprese, e di una conseguente paralisi dei procedimenti di gara, soprattutto di quelli relativi ad appalti di rilevante importo, rispetto ai quali il gravoso onere economico dell'iniziativa giudiziaria non rappresenta una remora, con buona pace delle esigenze di celerità procedimentale e di deflazione del contenzioso che si immaginano garantite dalla riforma.
- sentenza non definitiva del Tribunale amministrativo del Piemonte, sezione I, n. 1192 pubblicata in data 13 novembre 2017;
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 27 settembre 2017 con l'intervento dei magistrati: