Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2019&numero=36
Timestamp: 2020-08-13 20:33:26+00:00
Document Index: 129713495

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 48', 'art. 11', 'art. 48', 'art. 48', 'art. 11', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 11']

Sentenza 36/2019 (ECLI:IT:COST:2019:36)
Udienza Pubblica del 22/01/2019; Decisione del 23/01/2019
Deposito del 06/03/2019; Pubblicazione in G. U. 13/03/2019 n. 11
Norme impugnate: Art. 11, c. 1°, lett. a), del decreto legislativo 31/12/2012, n. 235.
Massime: 41661 41662 41663 41664 41665 41666
Atti decisi: ord. 163/2017
Massima n. 41661 Massima successiva
Prospettazione della questione incidentale - Asserita richiesta di pronuncia additiva non costituzionalmente obbligata - Univocità dell'eventuale addizione normativa - Ammissibilità della questione - Rigetto di eccezione preliminare.
Non è accolta l'eccezione di inammissibilità - per asserita sollecitazione di un intervento additivo non a "rime obbligate" - formulata nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 11, comma 1, lett. a), del d.lgs. n. 235 del 2012. In caso di accoglimento, la norma da aggiungere per rimediare al vizio di costituzionalità non sarebbe introdotta ex novo dalla Corte, ma una sola, quella già contenuta nella successiva lett. b).
Massima n. 41662 Massima successiva Massima precedente
Prospettazione della questione incidentale - Erronea indicazione del comma del parametro costituzionale evocato - Assenza di dubbi in ordine alla sua individuazione - Ammissibilità della questione - Rigetto di eccezione preliminare.
Non è accolta l'eccezione di inammissibilità - per erronea invocazione del parametro costituzionale violato (quarto, anziché secondo, comma dell'art. 48 Cost.) - formulata nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 11, comma 1, lett. a), del d.lgs. n. 235 del 2012. Il rimettente invoca in più punti (compreso il dispositivo) l'art. 48 Cost. nella sua interezza e illustra la lesione del diritto di voto in modo tale da rendere chiaro che le norme evocate come parametro sono quelle contenute nel primo e nel secondo comma. Il riferimento operato all'art. 48, quarto comma, Cost. deve dunque considerarsi un mero spunto argomentativo.
Massima n. 41663 Massima successiva Massima precedente
Thema decidendum - Ulteriori questioni proposte dalla parte costituita nel giudizio incidentale - Diversità rispetto a quelle sollevate dal giudice a quo - Inammissibilità.
Nel giudizio incidentale di legittimità costituzionale avente ad oggetto l'art. 11, comma 1, lett. a), del d.lgs. n. 235 del 2012, sono inammissibili - in quanto tese ad estendere il thema decidendum fissato nell'ordinanza di rimessione - le ulteriori questioni di costituzionalità prospettate dalla parte costituita nelle sue difese. (Precedenti citati: sentenze n. 248 del 2018, n. 239 del 2018, n. 200 del 2018, n. 194 del 2018, n. 161 del 2018, n. 33 del 2018, n. 14 del 2018, n. 12 del 2018 e n. 4 del 2018; ordinanza n. 96 del 2018).
Massima n. 41664 Massima successiva Massima precedente
Elezioni - Norme del d.lgs. n. 235 del 2012 (c.d. "legge Severino") - Cariche elettive presso gli enti locali - Sospensione di diritto in caso di condanna non definitiva per determinati reati - Applicabilità anche se la condanna sia precedente all'elezione o alla nomina - Denunciata disparità di trattamento, violazione del principio di ragionevolezza e del diritto di elettorato passivo - Insussistenza - Ragionevole bilanciamento tra gli interessi in gioco - Non fondatezza della questione.
È dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata dal Tribunale di Lecce in riferimento agli artt. 1, secondo comma, 2, 3, 48 e 51, primo comma, Cost., dell'art. 11, comma 1, lett. a), del d.lgs. n. 235 del 2012, il quale prevede l'automatica sospensione dalla carica degli eletti alla carica di amministratore locale che, a prescindere dal momento della condanna, sono stati condannati in via non definitiva per determinati reati gravi o comunque offensivi della pubblica amministrazione. La norma censurata costituisce una misura cautelare non irragionevole, diretta a evitare che coloro che sono stati condannati anche in via non definitiva per determinati reati gravi o comunque offensivi della pubblica amministrazione rivestano cariche amministrative, mettendo così in pericolo il buon andamento dell'amministrazione stessa e la sua onorabilità. Inoltre, limitando, con i successivi commi, la durata della sospensione a 18 mesi - decorsi i quali senza che la sentenza sia stata confermata in appello (nel quale caso decorre un ulteriore periodo di sospensione di dodici mesi) o sia divenuta definitiva (con conseguente decadenza dell'eletto), l'eletto entrerà comunque in carica - ha ulteriormente bilanciato le esigenze di tutela della pubblica amministrazione, da un lato, e dell'eletto condannato, dall'altro, temperando in maniera non irragionevole gli effetti automatici della sentenza di condanna non definitiva in ragione del trascorrere del tempo e della progressiva stabilizzazione della stessa pronuncia e anche in questi casi il bilanciamento operato dal legislatore fra il menzionato interesse pubblico e gli altri interessi, pubblici e privati, in gioco, non appare irragionevole. È poi esclusa una disparità di trattamento rispetto alle ipotesi della successiva lett. b), che prevede, in caso di condanna ad una pena non inferiore a due anni di reclusione per un delitto non colposo, la sospensione dalla carica solo qualora la condanna intervenga dopo l'elezione o la nomina e sia confermata in appello. Al di fuori dei reati più gravi e dei delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, il legislatore ha ritenuto, non irragionevolmente, che l'esigenza di tutela oggettiva dell'ente territoriale venga meno o si indebolisca, ragion per cui ha considerato prevalenti gli interessi sottesi agli artt. 48 e 51 Cost., in caso di condanna precedente l'elezione. Né la sospensione in esame falsa la libera concorrenza elettorale dal lato passivo, pregiudicando la libera scelta del cittadino elettore dal lato attivo, perché il condizionamento delle elezioni (derivante dal fatto che il candidato già condannato è destinato provvisoriamente alla sospensione in caso di elezione) è l'inevitabile conseguenza di fatto della scelta del legislatore, espressiva del punto di equilibrio da esso individuato. (Precedenti citati: sentenze n. 276 del 2016, n. 236 del 2015, n. 141 del 1996 e n. 407 del 1992).
Il legislatore, nel disciplinare i requisiti per l'accesso e il mantenimento delle cariche che comportano l'esercizio di funzioni pubbliche, ben può ricercare un bilanciamento tra il diritto di elettorato passivo, da un lato, e la tutela oggettiva del buon andamento e della legalità nella pubblica amministrazione, dall'altro (esigenza che non è sufficiente a far venire meno la presenza di un consapevole "atto di fiducia" dell'elettorato che elegge il candidato già condannato in via non definitiva). (Precedenti citati: sentenze n. 214 del 2017, n. 276 del 2016, n. 236 del 2015, n. 118 del 2013, n. 257 del 2010, n. 352 del 2008, n. 25 del 2002, n. 132 del 2001, n. 141 del 1996, n. 295 del 1994, n. 118 del 1994, n. 288 del 1993, n. 218 del 1993).
Costituzione art. 1 co. 2
Massima n. 41665 Massima successiva Massima precedente
Prospettazione della questione incidentale - Individuazione di soluzione Aggiuntiva come possibile rimedio al vizio della norma censurata - Implicito petitum subordinato - sua configurazione quale questione proposta per il caso in cui quella principale sia respinta.
Nel giudizio incidentale di legittimità costituzionale avente ad oggetto l'art. 11, comma 1, lett. a), del d.lgs. n. 235 del 2012, la prospettazione di una soluzione aggiuntiva come possibile rimedio al vizio della norma censurata dà luogo a una seconda, distinta questione di legittimità costituzionale, che va considerata come proposta in via subordinata. Benché infatti il rimettente non la qualifichi espressamente come tale, il tenore complessivo della motivazione e l'inciso "al più", accostato alla soluzione in essa prospettata, inducono a ritenere che la stessa sia sottoposta alla Corte per il caso in cui la questione principale sia respinta. (Precedente citato: sentenza n. 175 del 2018).
Massima n. 41666 Massima precedente
Elezioni - Norme del d.lgs. n. 235 del 2012 (c.d. "legge Severino") - Cariche elettive presso gli enti locali - Sospensione di diritto in caso di condanna non definitiva per determinati reati - Petitum subordinato volto a delimitare la sospensione al solo periodo compreso tra la candidatura e l'elezione - Incoerenza rispetto agli argomenti svolti nell'ordinanza di rimessione - Inammissibilità della questione.
È dichiarata inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 11, comma 1, lett. a), del d.lgs. n. 235 del 2012, sollevata in via subordinata dal Tribunale di Lecce per mitigare - mediante la limitazione della sospensione dalle cariche elettive alle sole condanne non definitive intervenute successivamente alla candidatura - l'asserita irragionevolezza della disposizione censurata. Il petitum formulato in via subordinata è incoerente rispetto agli argomenti svolti nell'ordinanza di rimessione, poiché il giudice a quo non fornisce argomentazioni ulteriori rispetto a quelle già spese, e confutate, per sostenere l'illegittimità della norma censurata nella parte in cui estende l'applicazione della sospensione anche alle condanne intervenute prima della candidatura. (Precedente citato: ordinanza n. 243 del 2017).