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Timestamp: 2018-12-10 06:34:08+00:00
Document Index: 51028536

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 13', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 10', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 7', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 30', 'art. 47', 'art. 49', 'art. 47', 'art. 49', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 10', 'art. 7', 'art. 21', 'art. 30', 'art. 47', 'art. 49', 'art. 35', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 5', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 3']

Schema di Decreto Legislativo che modifica la disciplina IVA italiana per fare fronte agli adempimenti comunitari | Commercialista Telematico
Schema di Decreto Legislativo che modifica la disciplina IVA italiana per fare fronte agli adempimenti comunitari
sullo stesso argomento puoi anche consultare: TABELLE DI IDENTIFICAZIONE OPERAZIONE
Lo schema di Decreto Legislativo che modifica la disciplina Iva (D.P.R. n. 633/1972) e la normativa intracomunitaria (D.L. n. 331/1993) entra in vigore il 01 gennaio 2010.
Lo prevede l’art. 5 di tale misura dovuta a finalità di armonizzare il sistema fiscale italiano con quello dell’Unione Europea.
Il servizio studi del Parlamento ha predisposto una esauriente guida (dicembre 2009) su tutte le relative novità contenute in tale D.Lgs.
Si tratta dello Schema di decreto legislativo recante: “Attuazione delle direttive 2008/8/CE che modifica la direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda il luogo delle prestazioni di servizi, 2008/9/CE che stabilisce norme dettagliate per il rimborso dell’imposta sul valore aggiunto, previsto dalla direttiva 2006/112/CE, ai soggetti passivi non stabiliti nello Stato membro di rimborso, ma in un altro Stato membro, e 2008/117/CE recante modifica della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto per combattere la frode fiscale connessa alle operazioni intracomunitarie” .
Si riportano di seguito i passaggi più rilevanti dei commenti forniti dal citato centro studi al Decreto Legislativo citato.
Modifica all’art. 6 del D.P.R. IVA
La lettera a) del comma 1 dell’art. 1 del provvedimento modifica il comma 3 dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/1972 con l’aggiunta di un periodo.
Tale modifica discende dal recepimento delle nuove disposizioni comunitarie introdotte con la direttiva 2008/117/CE, in materia di contrasto alle frodi connesse alle operazioni intracomunitarie (art. 1, numero 1, della direttiva 2008/117/CE che modifica l’articolo 64, paragrafo 2, della direttiva 2006/112/CE).
Il periodo aggiunto al comma 3 dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/1972 precisa che si considerano effettuate al termine di ciascun anno solare le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato in modo continuativo nell’arco di un periodo superiore ad un anno e che non comportino versamenti di acconti o pagamenti anche parziali nel medesimo periodo.
La disposizione si applica, sul piano soggettivo, ai servizi resi da soggetti passivi stabiliti in un altro Stato membro della Comunità nei confronti di un committente soggetto passivo stabilito nel territorio dello Stato.
Connessa a tale modifica è l’aggiunta che viene effettuata (dalla lettera g) del comma 1 in esame) all’art. 13, comma 2, lett. c), del D.P.R. n. 633/1972, che richiama appunto il terzo periodo del terzo comma dell’art. 6 al fine di prevedere in tale ipotesi l’applicazione dell’IVA su una base imponibile costituita dall’ammontare delle spese sostenute dal soggetto passivo nella realizzazione dei servizi suddetti.
Territorialità dei servizi (modifiche all’art. 7 del D.P.R. IVA)
Le lettere b) e c) del comma 1 dell’art. 1 del D.Lgs. contengono la maggior parte delle disposizioni di recepimento della direttiva 2008/8/CE in materia di territorialità delle prestazioni di servizi.
Le modifiche apportate dalle lettere b) e c) per il recepimento della direttiva 2008/8/CE in materia di territorialità delle prestazioni di servizi riguardano anzitutto la sostituzione dell’art. 7 del D.P.R. n. 633/1972 recante disposizioni in materia di Territorialità dell’imposta con gli artt. da 7 a 7septies del medesimo D.P.R. IVA.
Tale intervento, oltre a recepire il contenuto della direttiva 2008/8/CE, consente anche di rendere più organica l’intera disciplina; ciò in quanto, a fronte dell’individuazione di una regola generale per la determinazione della territorialità dell’imposta nelle prestazioni di servizi, la normativa prevede, di fatto, numerose deroghe e discipline specifiche per tipologie di prestazioni effettuate.
Nel dettaglio, si individuano l’ambito territoriale e la definizione di soggetto passivo (nuovo art. 7), la territorialità per le cessioni di beni (art. 7-bis), la territorialità per le prestazioni di servizi (art. 7-ter), la territorialità per particolari tipologie di prestazioni di servizi (art. 7-quater), la territorialità per le prestazioni di servizi culturali, artistici, sportivi, scientifici, educativi, ricreativi e simili (art. 7-quinquies), la territorialità di alcune prestazioni di servizi resi a persone che non sono soggetti passivi (art. 7-sexies) e la territorialità delle prestazioni di servizi rese a persone che non sono soggetti passivi e che sono stabiliti fuori dalla Comunità (art. 7-septies).
La formulazione del nuovo art. 7 ripropone, in primo luogo, la medesima definizione di territorio dello Stato contenuta nel testo vigente e aggiorna la definizione di territorio della Comunità includendo, tra i paesi esclusi a tal fine, anche le isole Anglo-Normanne (comma 1, lettere a), b) e c) del nuovo art. 7).
Le lettere da d) a g) della nuova formulazione introducono ulteriori definizioni previste nella direttiva 2008/8/CE ed in particolare:
– il soggetto passivo stabilito nel territorio dello Stato è il soggetto passivo ivi domiciliato o residente che non ha stabilito il domicilio all’estero nonché le stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti domiciliati o residenti all’estero (lettera d));
– la parte di un trasporto di passeggeri effettuata all’interno della Comunità è la parte del trasporto che non prevede uno scalo esterno al territorio comunitario tra il luogo di partenza (primo punto di imbarco ei passeggeri) e il luogo di arrivo (ultimo punto di sbarco) (lettera e));
– il trasporto intracomunitario di beni è il trasporto di beni in cui il luogo di partenza (luogo dove inizia effettivamente il trasporto) e il luogo di arrivo (dove si conclude il trasporto) è situato in paesi membri (lettera f));
– la locazione, anche finanziaria, noleggio e simili, a breve termine di mezzi di trasporto è il possesso o l’uso ininterrotto del mezzo per un periodo non superiore a 30 giorni, elevati a 90 per i natanti.
Il nuovo art. 7-bis disciplina la territorialità per le cessioni di beni riproponendo, con lieve riformulazione, quanto attualmente contenuto nel secondo comma dell’art. 7 del D.P.R. n. 633/1972.
Il nuovo art. 7-ter introduce, con riguardo ai nuovi criteri indicati nella direttiva 2008/8/CE, il criterio generale per la determinazione del presupposto territoriale delle prestazioni di servizi.
A tal fine, è necessario conoscere se il soggetto committente sia qualificato o meno come soggetto passivo.
In particolare, ai sensi del comma 2, nelle prestazioni di servizi, sono considerati soggetti passivi:
– tutti i soggetti che esercitano attività d’impresa, arti o professioni. Tuttavia, le persone fisiche sono considerate soggetti passivi solo se agiscono nell’esercizio di tali attività;
– gli enti, le associazioni e le altre organizzazioni di cui all’articolo 4, quarto comma, anche se agiscono al di fuori dell’esercizio di attività commerciali o agricole;
– tutti gli enti, le associazioni e le altre organizzazioni che non sono soggetti passivi ma che si sono identificati in Italia ai fini IVA. Ai sensi del comma 1 le prestazioni di servizi si considerano effettuate in Italia: a) quando sono rese a soggetti passivi stabiliti in Italia; b) quando sono rese a committenti non soggetti passivi da soggetti passivi stabiliti in Italia.
I nuovi artt. 7-quater e 7-quinquies introducono alcuni criteri specifici relativi a particolari prestazioni di servizi, in deroga a quanto indicato nell’art. 7-ter.
In particolare, ai sensi dell’art. 7-quater si considerano effettuate nello Stato le prestazioni:
– di servizi accessorie ad immobili situati in Italia;
– di trasporto passeggeri, in proporzione alla distanza percorsa in Italia;
– di servizi di ristorazione e catering rese su nave, aereo o treno partiti dall’Italia per la parte di trasporto passeggeri interno alla Comunità;
– di servizi di locazione e simili di mezzi di trasporto per brevi periodi. Il presupposto opera se i mezzi sono messi a disposizioni in Italia e utilizzati nella Comunità ovvero se messi a disposizione fuori dalla Comunità e utilizzati in Italia.
L’art. 7-quinquies considera effettuate in Italia le seguenti prestazioni:
– di servizi culturali, artistici, sportivi, scientifici, educativi, ricreativi e simili, nonché le attività connesse ed accessorie, qualora le medesime attività siano materialmente svolte in Italia.
– di servizi per l’accesso alle manifestazioni culturali, artistiche, sportive, scientifiche, educative, ricreative e simili nonché alle attività accessorie qualora tali attività siano svolte materialmente in Italia.
A decorrere dal 2011, tale criterio continua ad operare per le prestazioni rese a committenti non soggetti passivi mentre se le medesime prestazioni sono fornite a soggetti passivi la territorialità in Italia opera se nel territorio dello Stato si svolgono le manifestazioni stesse.
Il nuovo art. 7-sexies contiene una disciplina specifica per talune prestazioni di servizio (intermediazioni, trasporto beni, lavorazioni e servizi accessori relativi a beni mobili materiali, attività accessorie ai trasporti, locazione di mezzi di trasporto, servizi resi tramite mezzi elettronici e servizi di telecomunicazione e teleradiodiffusione) rese a committenti non qualificati come soggetti passivi.
I criteri di determinazione della territorialità per le prestazioni indicate nell’art. 7-sexies sono modificati, con decorrenza 2013, dall’art. 3 dello schema di decreto.
Il nuovo art. 7-septies, infine, disciplina ulteriori deroghe che interessano alcune prestazioni di servizi rese a persone stabilite fuori dalla Comunità e non qualificate come soggetti passivi.
Nuovi articoli del D.P.R. IVA (n. 633/72)
Individua l’ambito territoriale e la definizione di soggetto passivo
Disciplina la territorialità per le cessioni di beni
Introduce il criterio generale della territorialità delle prestazioni dei servizi
Artt. 7-quater e 7-quinquies
Introducono alcuni criteri specifici relativi a particolari prestazioni di servizi, in deroga a quanto indicato nell’art. 7-ter (cioè in deroga al criterio generale).
Contiene una disciplina specifica per talune prestazioni di servizio (intermediazioni, trasporto beni, lavorazioni e servizi accessori relativi a beni mobili materiali, attività accessorie ai trasporti, locazione di mezzi di trasporto, servizi resi tramite mezzi elettronici e servizi di telecomunicazione e teleradiodiffusione) rese a committenti non qualificati come soggetti passivi
Disciplina ulteriori deroghe che interessano alcune prestazioni di servizi rese a persone stabilite fuori dalla Comunità e non qualificate come soggetti passivi
Modifiche agli artt. 8, 8-bis, 9, 17 del D.P.R. IVA
Dopo che le lettere d), e) ed f) del comma 1 effettuano alcune correzioni di coordinamento rispettivamente all’art. 8, comma 1, all’art. 8-bis, comma 2 e all’art. 9, comma 1 e 2 del D.P.R. n. 633/1972, la lettera h) interviene in materia di soggetti passivi d’imposta all’art. 17 dello stesso D.P.R. IVA modificandone i commi 2, 3 e 4.
La modifica del comma 2 in particolare innova profondamente la disciplina vigente prevedendo che, in caso di un’operazione rilevante ai fini IVA effettuata in Italia da un soggetto passivo non stabilito nel territorio dello Stato nei confronti di un soggetto passivo ivi stabilito, gli obblighi relativi all’applicazione dell’imposta devono essere adempiuti dal cessionario o dal committente.
Competerà a tale soggetto, pertanto, l’autofatturazione delle operazioni secondo il c.d. meccanismo del reverse charge nonché adempiere agli obblighi conseguenti.
Si ricorda al riguardo che il reverse charge è un meccanismo di inversione contabile ai fini IVA, ai sensi del quale l’obbligo di versamento dell’imposta è trasferito all’acquirente, se soggetto passivo IVA, in luogo del cedente o prestatore.
Si ricorda altresì che la vigente disciplina in materia di soggettività d’imposta prevede che gli operatori non residenti possono identificarsi direttamente, o tramite la nomina di un rappresentante fiscale, per assolvere gli obblighi previsti dalla normativa IVA gli obblighi e i diritti derivanti dalla applicazione delle norme in materia di IVA.
Possono essere adempiuti o esercitati, nei modi ordinari, dagli stessi soggetti non residenti direttamente, ovvero tramite un rappresentante residente fiscale da loro nominato, in caso di operazioni effettuate nel territorio dello Stato nei confronti di soggetti passivi; la nomina del rappresentante è obbligatoria qualora il soggetto non residente e senza stabile organizzazione in Italia, e che non si sia identificato direttamente, effettui nel territorio dello Stato operazioni soggette ad IVA nei confronti di cessionari o committenti che non agiscono nell’esercizio di imprese, arti o professioni (art. 17, comma 2).
In capo all’operatore non residente che effettua operazioni nei confronti di soggetti passivi residenti sussiste tuttavia una mera facoltà e non un obbligo di identificarsi ai fini IVA: pertanto, qualora detta facoltà non sia esercitata (ossia nell’ipotesi in cui il cedente o prestatore non abbia provveduto ad identificarsi né abbia nominato un rappresentante fiscale), gli obblighi in materia IVA sono adempiuti dal cessionario o committente utilizzando il meccanismo del reverse charge (art. 17, comma 3).
Il nuovo comma 3 dell’art. 17 stabilisce che, nell’ipotesi in cui gli obblighi in materia IVA sono previsti a carico – ovvero a favore – di soggetti non residenti e senza stabile organizzazione nel territorio dello Stato, questi sono adempiuti dagli stessi soggetti direttamente, se identificati, ovvero tramite un loro rappresentante residente in Italia (la cui nomina va comunicata all’altro contraente prima dell’effettuazione dell’operazione).
Nel caso di obblighi derivanti solo da operazioni non imponibili di trasporto ed accessorie, gli adempimenti si limitano agli obblighi di fatturazione.
In sostanza ciò comporta che, nelle residuali ipotesi in cui il soggetto passivo non residente sia tenuto all’applicazione dell’IVA (caso di operazioni effettuate nei confronti di privati ovvero di soggetti non residenti), restano valide le modalità attualmente vigenti per l’adempimento degli obblighi, ossia l’identificazione diretta da parte del soggetto o la nomina di un rappresentante fiscale.
Il quarto comma dell’art. 17 precisa infine la non applicabilità delle disposizioni dei commi precedenti per le operazioni effettuate da o nei confronti di soggetti non residenti, quando siano rese o ricevute per il tramite di stabili organizzazioni nel territorio dello Stato.
Modifica all’art. 19 del D.P.R. IVA (detrazioni dell’imposta)
La lettera i) interviene in materia di detrazioni all’art. 19 dello stesso D.P.R. aggiungendo, al comma terzo, la lettera a-bis).
Essa prevede che la indetraibilità relativa all’acquisto o all’importazione di beni e servizi afferenti operazioni esenti o comunque non soggette all’imposta non si applichi se le operazioni ivi indicate sono quelle di cui ai nn. da 1) a 4) del primo comma dell’art. 10, effettuate nei confronti di soggetti stabiliti fuori della Comunità o relative a beni destinati ad essere esportati fuori della Comunità stessa.
Alla modifica in esame si riconnette quella effettuata dalla precedente lettera f), diretta ad abrogare il n. 12) del primo comma dell’art. 9 in base al quale le stesse operazioni di cui ai numeri da 1) a 4) dell’art. 10 costituiscono servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali.
La modifica è diretta a rendere la disciplina nazionale più aderente alla disposizione comunitaria contenuta nell’articolo 169, lettera a), della direttiva 2006/112/CE (diritto alla detrazione dell’IVA assolta per la realizzazione di operazioni finanziarie esenti rese a soggetti stabiliti fuori della Comunità ovvero relative a beni destinati ad essere esportati fuori della Comunità stessa).
Modifica all’art. 20 del D.P.R. IVA (volume di affari)
La lettera l) interviene, in materia di volume d’affari, all’art. 20 del D.P.R. n. 633/1972 modificando il comma 1.
Per effetto di tale modifica si prevede che non concorrono a formare il volume d’affari anche le prestazioni di servizi esenti da IVA ai sensi dell’art. 7-ter rese a soggetti stabiliti in un altro Stato membro della Comunità.
Modifica all’art. 21 del D.P.R. IVA (fatturazione delle operazioni)
La lettera m) modifica l’art. 21 del D.P.R. n. 633/1972 in materia di fatturazione delle operazioni.
Per effetto di tali modifiche viene anzitutto aggiunta, tra le indicazioni da riportare nella fattura, il numero di identificazione IVA attribuito dallo Stato membro di stabilimento del cessionario o committente, per le operazioni effettuate nei confronti di soggetti stabiliti nel territorio di un altro Stato (lettera f-bis aggiunta al comma 2 dell’art. 21).
Inoltre viene modificato il comma 6 al fine di prevedere che il soggetto prestatore di servizi a committenti soggetti passivi stabiliti nel territorio di un altro Stato membro della Comunità è tenuto ad emettere una fattura con l’indicazione che trattasi di operazione non soggetta e della relativa norma.
Modifiche enti non commerciali
Dopo che le lettere n), o), p) ed q) del comma 1 effettuano modifiche di coordinamento rispettivamente agli artt. 23, 24, 25 e 30 del D.P.R. n. 633/1972, la lettera r) inserisce nello stesso D.P.R. l’art. 30-bis concernente la registrazione, la dichiarazione e il versamento dell’imposta relativa agli acquisti effettuati dagli enti non commerciali.
In virtù di tale aggiunta, per gli acquisti di beni e servizi presso soggetti passivi non residenti da parte di enti nello svolgimento di attività non commerciali sono previsti gli oneri di annotazione della relativa fattura nell’apposito registro istituito a norma dell’art. 47, comma 3, del D.L. n. 331/1993, nonché di dichiarazione e versamento dell’imposta sulla base della disciplina di cui all’art. 49 del medesimo decreto.
Si ricorda che il citato art. 47, al comma 3 prescrive l’annotazione, previa progressiva numerazione, delle fatture relative agli acquisti intracomunitari in apposito registro, entro il mese successivo a quello in cui ne sono venuti in possesso.
L’art. 49 prevede invece l’obbligo di presentazione, in duplice esemplare, ed entro ciascun mese, di una dichiarazione relativa agli acquisti registrati nel mese precedente, redatta in conformità al modello approvato con decreto del Ministro delle finanze, da cui devono risultare l’ammontare degli acquisti, quello dell’imposta dovuta e gli estremi del relativo attestato di versamento.
Modifiche all’articolo del DPR IVA
Contenuto e novità
Comma 2, art. 17
La nuova disciplina prevede che, in caso di un’operazione rilevante ai fini IVA effettuata in Italia da un soggetto passivo non stabilito nel territorio dello Stato nei confronti di un soggetto passivo ivi stabilito, gli obblighi relativi all’applicazione dell’imposta devono essere adempiuti dal cessionario o dal committente.
Comma 3, art. 17
Nelle residue ipotesi in cui il soggetto passivo non residente sia tenuto all’applicazione dell’IVA (caso di operazioni effettuate nei confronti di privati ovvero di soggetti non residenti), restano valide le modalità attualmente vigenti per l’adempimento degli obblighi, ossia l’identificazione diretta da parte del soggetto o la nomina di un rappresentante fiscale
Art. 19 (detrazione Iva)
La indetraibilità relativa all’acquisto o all’importazione di beni e servizi afferenti operazioni esenti o comunque non soggette all’imposta non si applica se le operazioni ivi indicate sono quelle di cui ai nn. da 1) a 4) del primo comma dell’art. 10, effettuate nei confronti di soggetti stabiliti fuori della Comunità o relative a beni destinati ad essere esportati fuori della Comunità stessa.
Art. 20 (volume di affari)
Non concorrono a formare il volume d’affari anche le prestazioni di servizi esenti da IVA ai sensi dell’art. 7-ter rese a soggetti stabiliti in un altro Stato membro della Comunità
Art. 21 (fatturazione)
Tra le indicazioni da riportare nella fattura, il numero di identificazione IVA attribuito dallo Stato membro di stabilimento del cessionario o committente, per le operazioni effettuate nei confronti di soggetti stabiliti nel territorio di un altro Stato (lettera f-bis aggiunta al comma 2 dell’art. 21).
Il soggetto prestatore di servizi a committenti soggetti passivi stabiliti nel territorio di un altro Stato membro della Comunità deve emettere una fattura con l’indicazione che trattasi di operazione non soggetta e della relativa norma
Nuovo art. 30-bis (enti non commerciali)
Riguarda la registrazione, la dichiarazione e il versamento dell’imposta relativa agli acquisti effettuati dagli enti non commerciali.
Per gli acquisti di beni e servizi presso soggetti passivi non residenti da parte di enti nello svolgimento di attività non commerciali (cioè, istituzionali) sono previsti gli oneri di annotazione della relativa fattura nell’apposito registro istituito a norma dell’art. 47, comma 3, del D.L. n. 331/1993, nonché di dichiarazione e versamento dell’imposta sulla base della disciplina di cui all’art. 49 del medesimo decreto.
In pratica, anche per gli acquisti effettuati nell’ambito della propria attività istituzionale, l’ente non commerciale registra la fattura nel registro delle fatture emesse sia nel registro delle fatture di acquisto e, quindi, si presenta il modello intra.
Dopo che le lettera s) reca una modifica di coordinamento all’art. 35-ter del D.P.R. n. 633/ del 1972, la lettera t) inserisce nello stesso D.P.R. i nuovi artt. 38-bis1 e 38-bis2 in materia dei rimborsi dell’IVA assolta negli Stati membri della Comunità da soggetti non residenti negli stessi.
Tale intervento – analogamente a quello di cui alla successiva lettera u) diretto a modificare l’art. 38-ter del D.P.R. n. 633/1972 – viene effettuato al fine di recepire nel nostro ordinamento la direttiva 2008/9/CE del Consiglio che stabilisce norme dettagliate per il rimborso dell’IVA ai soggetti passivi non stabiliti nello Stato membro di rimborso, ma in un altro Stato membro.
In sostanza, con l’inserimento nel D.P.R. n. 633/1972 dell’art. 38-bis1 si mira a disciplinare la materia dei rimborsi a soggetti passivi stabiliti in Italia dell’IVA assolta in altri Stati membri; con l’inserimento invece dell’art. 38bis2 in materia di rimborsi dovuti a favore di soggetti passivi stabiliti in altri Stati membri della Comunità e la contemporanea sostituzione dell’art. 38-ter concernente (nel testo proposto) solo i rimborsi a favore di soggetti stabiliti fuori della Comunità viene invece modificata la vigente disciplina recata dall’art. 38-ter relativa ai rimborsi dell’IVA assolta in Italia da soggetti non residenti.
Più in dettaglio l’art. 38-bis1 fissa le principali modalità attraverso le quali i soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato devono procedere per ottenere il rimborso dell’imposta assolta in altri Stati membri della Comunità.
Costoro possono chiederne il rimborso presentando un’istanza all’Agenzia delle entrate tramite apposito portale elettronico, che provvede ad inoltrare la richiesta allo Stato membro.
In una serie di ipotesi tuttavia (ossia quando il richiedente non ha svolto un’attività d’impresa, arte o professione; ha effettuato unicamente operazioni esenti o non soggette che non danno diritto alla detrazione; si è avvalso del regime dei contribuenti minimi; si è avvalso del regime speciale per i produttori agricoli) la richiesta di rimborso non viene inoltrata dall’Agenzia allo Stato membro: in tal caso è comunque ammesso ricorso avverso il provvedimento di rifiuto dell’inoltro secondo le disposizioni relative al contenzioso tributario.
La disposizione rimanda infine ad un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate per l”individuazione delle relative norme applicative.
L’art. 38-bis2 individua invece le procedure per la esecuzione dei rimborsi a soggetti passivi stabiliti in un altro Stato membro della Comunità che hanno effettuato acquisti di beni e servizi per i quali l’imposta è detraibile a norma degli artt. 19 e seguenti del d.P.R. n. 633 del 1972.
Più in dettaglio, tali rimborsi spettano a tutti i soggetti domiciliati e residenti in altri Stati membri della Comunità, con esclusione dei soggetti (comma 1):
a) che dispongono nel territorio dello Stato di una stabile organizzazione
b) che vi hanno effettuato operazioni diverse dalle seguenti:
– operazioni per le quali il debitore dell’imposta è il cessionario o committente, cioè soggette al meccanismo dell’inversione contabile (c.d. reverse charge);
– operazioni non imponibili di trasporto o accessorie ai trasporti.
La richiesta di rimborso, da inoltrarsi per via elettronica tramite lo Stato membro dove è stabilito il richiedente (comma 4), deve essere presentata nel rispetto di determinati limiti di importo e di tempo. In particolare:
– la domanda deve riguardare un periodo temporale non superiore ad un anno
solare e non inferiore a tre mesi, salvo che, in quest’ultimo caso, il periodo interessato costituisca la parte residua di un anno solare (comma 2).
– é previsto un limite minimo di 50 euro per le richieste di rimborso relative a periodi annuali, limite innalzato a 400 euro relativamente alle richieste concernenti periodi infrannuali.
Il rimborso spetta soltanto ai soggetti che nello Stato membro in cui sono stabiliti effettuano, seppur parzialmente, operazioni che danno diritto alla detrazione; in caso di effettuazione sia di operazioni che conferiscono il diritto alla detrazione sia di operazioni che non danno tale diritto, il rimborso spetta in base alla percentuale di detrazione dell’imposta applicata nello Stato membro di stabilimento del richiedente (comma 3).
Rimborsi e pagamento dei relativi interessi sono disposti dall’Agenzia delle Entrate con fondi a disposizione su apposita contabilità speciale (comma 5).
La decisione relativa al rimborso è notifica al richiedente, entro quattro mesi dalla ricezione della domanda.
È altresì previsto (comma 6) che gli uffici richiedano informazioni aggiuntive rispetto a quelle già pervenute al soggetto richiedente o allo Stato membro ove è stabilito, ovvero ad un soggetto terzo; in tal caso la notificazione della decisione deve essere effettuata entro due mesi dal giorno in cui le informazioni pervengono all’ufficio o, nell’ipotesi di mancata risposta, dalla scadenza del periodo di un mese dal giorno in cui la richiesta di informazioni è pervenuta al destinatario. In ogni caso, nell’ipotesi in cui siano richieste informazioni aggiuntive ed i suddetti termini scadano prima di sei mesi dalla data di ricezione della richiesta, la decisione relativa al rimborso va notificata entro quest’ultimo termine di sei mesi.
Analoga procedura va osservata anche qualora l’ufficio richieda ulteriori informazioni aggiuntive, fermo restando che in quest’ultimo caso il termine massimo per la notifica della decisione è fissato in otto mesi dalla data di ricezione della richiesta di rimborso (comma 7).
Il rimborso viene erogato nel territorio dello Stato ovvero, previa domanda del richiedente, in un altro Stato membro (previa deduzione delle spese di trasferimento), entro il termine di dieci giorni lavorativi dalla data di scadenza prevista per la comunicazione della decisione di approvazione della richiesta di rimborso (commi 8 e 10).
A partire dall’undicesimo giorno successivo a tale scadenza sulle somme dovute si applicano gli interessi, nella stessa misura prevista per i rimborsi interni. Gli interessi non sono dovuti, tuttavia, allorché non vengano fornite dal richiedente le informazioni aggiuntive o le ulteriori informazioni aggiuntive richieste dall’ufficio né qualora non siano pervenuti a quest’ultimo tutti i documenti da allegare alla richiesta di rimborso (comma 9).
Nell’ipotesi di indebita richiesta di rimborso, le somme in questione vanno restituite entro 60 giorni dalla notifica di apposito provvedimento da parte dell’ufficio, fermo restando l’applicazione della sanzione pecuniaria dal 100% al 200% della somma indebitamente rimborsata (comma 11).
Qualora le somme indebitamente erogate e le relative sanzioni non vengano versate, ogni ulteriore rimborso nei confronti del soggetto interessato viene sospeso sino a concorrenza della somma dovuta (comma 12).
È infine previsto che, in caso di diniego, il richiedente possa presentare ricorso avverso il provvedimento motivato emesso dall’ufficio secondo le disposizioni relative al contenzioso tributario, rimandando ad un successivo provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate per la definizione di ulteriori aspetti procedurali (commi 13 e 14).
Le disposizioni recate dagli articoli 38-bis1 e 38-bis2 si applicano alle richieste di rimborso presentate a partire dal 1° gennaio 2010 (art. 5, comma 1, del neo D.Lgs.).
Come anticipato, la lettera u) modifica l’art. 38-ter del d.P.R. n. 633 del 1972 – diretto a disciplinare l’esecuzione dei rimborsi ai soggetti esercenti un’attività d’impresa, arte o professione domiciliati e residenti in Stati non appartenenti alla Comunità – al fine di rendere coerente il contenuto dell’articolo con quanto previsto dall’articolo 38-bis2 riguardante invece i rimborsi ai soggetti passivi comunitari.
La nuova formulazione dell’art. 38-ter è diretta ad evitare trattamenti di favore per i soggetti stabiliti in paesi terzi non consentiti dall’art. 3, paragrafo 2, della direttiva 86/560/CE del Consiglio, del 17 novembre 198