Source: https://blogecommerce.it/articolo/
Timestamp: 2020-03-29 15:56:56+00:00
Document Index: 100201153

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'art. 6', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 19']

Aspetti giuridici del commercio elettronico – Blog Ecommerce
La direttiva sul commercio elettronico è intesa a rafforzare la certezza del diritto nel commercio elettronico per migliorare la fiducia degli utenti Internet. A tal fine essa stabilisce un quadro giuridico stabile, assoggettando i servizi della società dell’informazione ai principi del mercato interno (libera circolazione e libertà di stabilimento) e stabilendo alcune misure armonizzate.
Direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2000, relativa a taluni aspetti giuridici del commercio elettronico nel mercato interno (“direttiva sul commercio elettronico”).
La direttiva si basa sugli orientamenti contenuti nella comunicazione della Commissione [COM(97) 157 def.] sul commercio elettronico avente come obiettivo l’istituzione di un quadro giuridico coerente a livello europeo per il commercio elettronico. L’approccio seguito mira ad evitare un numero eccessivo di norme, basandosi sulle libertà del mercato interno, tenendo conto delle realtà commerciali e garantendo una tutela efficace degli obiettivi di interesse generale. La direttiva si basa inoltre sulla volontà di eliminare le disparità esistenti nella giurisprudenza degli Stati membri in modo da instaurare una certezza idonea a favorire la fiducia dei consumatori e delle imprese.
Essa riguarda in particolare i seguenti settori e attività on-line: giornali, banche dati, servizi finanziari, servizi professionali (di avvocati, medici, contabili, agenti immobiliari), servizi ricreativi (ad esempio, video a richiesta), commercializzazione e pubblicità dirette e servizi d’accesso a Internet.
La direttiva si applica unicamente ai fornitori di servizi * che abbiano sede nell’Unione europea. Tuttavia, per non ostacolare il commercio elettronico mondiale, la direttiva presta particolare attenzione ad evitare incompatibilità con l’evoluzione giuridica in atto in altre parti del mondo.
L’articolo 3 prevede che i prestatori di servizi della società dell’informazione (ad esempio, operatori dei siti Internet) rispettino le disposizioni nazionali vigenti nello Stato membro ove sono stabiliti (regola del paese d’origine o “clausola del mercato interno”). La direttiva definisce il luogo di stabilimento del prestatore come il luogo in cui un operatore esercita effettivamente e a tempo indeterminato un’attività economica mediante un’installazione stabile. Tale norma del paese d’origine costituisce l’elemento fondamentale della direttiva poiché crea la chiarezza e la certezza del diritto necessarie per permettere ai prestatori di servizio di proporre i propri servizi in tutta l’Unione.
La direttiva vieta agli Stati membri di imporre ai servizi della società dell’informazione regimi di autorizzazione speciali che non si applicherebbero a servizi analoghi forniti con altri mezzi. Ad esempio, sarebbe contrario alla direttiva assoggettare l’apertura di un sito web ad un procedimento di autorizzazione. Un sito potrà essere però subordinato ad autorizzazione se l’attività contemplata è un’attività regolamentata (ad esempio, servizi bancari e finanziari on-line)
Gli Stati membri devono prevedere nella loro legislazione che i prestatori di servizi della società dell’informazione rendano facilmente accessibili in modo diretto e permanente ai loro destinatari * e alle autorità competenti le informazioni di base sulle loro attività: nome, indirizzo, indirizzo di posta elettronica, numero di immatricolazione al registro del commercio, titolo professionale e iscrizione ad associazioni professionali, numero della partita IVA.
Le comunicazioni commerciali * devono essere chiaramente identificabili e inequivocabili (art. 6) in modo da rafforzare la fiducia del consumatore e garantire pratiche commerciali leali. Inoltre, le comunicazioni commerciali attraverso messaggi elettronici devono essere chiaramente identificate fin dal momento in cui il destinatario le riceve. Inoltre, gli Stati devono adottare i provvedimenti necessari per far sì che i prestatori che inviano per posta elettronica comunicazioni commerciali non sollecitate consultino regolarmente e rispettino i registri negativi (“opt out”) * in cui possono iscriversi le persone fisiche che non desiderano ricevere tali comunicazioni commerciali. Tuttavia, la direttiva non vieta agli Stati membri di scegliere il sistema cosiddetto dell'”opt in * ” .
La direttiva obbliga gli Stati membri a eliminare qualsiasi divieto o restrizione concernente l’utilizzazione dei contratti elettronici. Inoltre, essa garantisce la certezza del diritto imponendo alcuni obblighi d’informazione per la conclusione dei contratti elettronici. Tali disposizioni completano la direttiva del 1999 relativa alle firme elettroniche ().
La questione della responsabilità degli intermediari, in particolare dei fornitori di “hosting”, è fra le più delicate. Infatti, si tratta di stabilire in che misura tali intermediari tecnici possono esser ritenuti responsabili dei contenuti illeciti e dannosi pubblicati sulla loro rete o sul loro server.
Per eliminare le incertezze giuridiche esistenti, la direttiva esonera da qualsiasi responsabilità gli intermediari che hanno un ruolo passivo, nella misura in cui provvedono semplicemente al “trasporto” di informazioni provenienti da terzi. Inoltre, essa limita la responsabilità dei prestatori di servizi per altre attività intermediarie come l’archiviazione delle informazioni. In altri termini, i fornitori d’infrastruttura e i fornitori d’accesso non potranno essere ritenuti responsabili delle informazioni trasmesse, purché non diano origine alla trasmissione e non selezionino il destinatario della trasmissione o le informazioni trasmesse.
Tuttavia, la direttiva precisa che gli Stati membri possono stabilire che gli operatori del sito Web siano tenuti ad informare non appena possibile le autorità pubbliche competenti di presunte attività illecite esercitate da utenti Internet. Allo stesso modo, gli Stati membri possono prevedere l’obbligo per i fornitori di “hosting” di comunicare alle autorità competenti le informazioni che permettono di identificare i proprietari delle pagine ospitate.
Gli Stati membri e la Commissione incoraggiano l’elaborazione, da parte di associazioni o organizzazioni professionali, di codici di condotta a livello comunitario volti a contribuire all’efficace applicazione della direttiva. Tuttavia, la Commissione garantirà la conformità di questi codici ai principi del diritto comunitario e la loro trasparenza a livello comunitario. Le associazioni dei consumatori devono essere coinvolte nel processo di elaborazione e di applicazione dei codici di condotta (art. 16).
Gli Stati membri provvedono affinché la loro legislazione consenta, in caso di dissenso tra prestatore e destinatario di un servizio della società dell’informazione, l’uso efficace, anche per vie elettroniche adeguate, di strumenti di composizione extragiudiziale delle controversie. Gli Stati membri provvedono affinché gli organi di composizione extragiudiziale delle controversie applichino, nel rispetto del diritto comunitario, principi di indipendenza, di trasparenza, del contraddittorio, di efficacia del procedimento, di legalità della decisione, di libertà per le parti e di rappresentanza (art. 17).
Gli Stati membri provvedono a che le attività dei servizi della società dell’informazione possano essere oggetto di ricorsi giurisdizionali efficaci che consentano di prendere provvedimenti atti a porre fine alle violazioni e a impedire ulteriori danni agli interessi in causa (art. 18).
Gli Stati membri provvedono a che le loro autorità competenti dispongano di adeguati poteri di controllo e di indagine ai fini dell’efficace applicazione della direttiva. Essi provvedono anche a che le rispettive autorità collaborino con le autorità nazionali degli altri Stati membri. A tal fine essi designano un punto di contatto, di cui comunicano gli estremi agli altri Stati membri e alla Commissione (art. 19).
alcune attività sono escluse dal campo d’applicazione (allegato 1), come le attività notarili o di rappresentanza in giudizio;
l’articolo 3 (clausola del “paese d’origine”) non si applica ad alcuni settori particolari (ad esempio per i diritti d’autore o le obbligazioni contrattuali riguardanti i contratti conclusi dai consumatori);
fonte:http://europa.eu/legislation_summaries/information_society/other_policies/l24204_it.htm
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