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Timestamp: 2019-10-20 19:47:41+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 8', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 21', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 15', 'art. 8', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 22', 'art. 20', 'art. 405', 'art. 15', 'art. 405', 'sentenza ']

Cassazione Penale, Sez. 3, 17 settembre 2007, n. 34900 - Lavoratori minorenni privi di visita medica e Improcedibilità penale
L.N.;
L.N. venne rinviata a giudizio per rispondere del reato di cui alla L. 17 ottobre 1967, n. 977, art. 8, comma 1, per avere occupato lavoratori minorenni senza fare loro effettuare la visita medica preventiva o (per alcuni) facendogliela effettuare in ritardo.
Il giudice del Tribunale di Asti, con la sentenza in epigrafe, dichiarò non doversi procedere per mancanza della condizione di procedibilità prevista dal D.Lgs. n. 124 del 2004, art. 15, e D.Lgs. n. 758 del 1994, art. 21, in quanto non era mai stata notificata all'imputata la prevista prescrizione e non era stata seguita la procedura di cui al D.Lgs. n. 758 del 1994, art. 20 e art. 21.
Ora, il D.Lgs. 23 aprile 2004, n. 124, art. 15, (recante Razionalizzazione delle funzioni ispettive in materia di previdenza sociale e di lavoro), a norma della L. 14 febbraio 2003, n. 30, art. 8, dispone, con riferimento alle leggi in materia di lavoro e legislazione sociale la cui applicazione è affidata alla vigilanza della direzione provinciale del lavoro, che qualora il personale ispettivo rilevi violazioni di carattere penale, punite con la pena alternativa dell'arresto o dell'ammenda ovvero con la sola ammenda, deve impartire al contravventore una apposita prescrizione obbligatoria ai sensi del D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758, art. 20 e art. 21, e per gli effetti del citato Decreto, artt. 23, 24 e 25, comma 1.
L'art. 22, prescrive che se il Pubblico Ministero riceve la notizia del reato da altri organi o soggetti, deve darne subito notizia all'organo di vigilanza perchè emetta la prescrizione in questione.
Risulta quindi che, a seguito della modifica legislativa, è ormai superata la giurisprudenza di questa Corte che aveva ritenuto non applicabile la procedura di estinzione delle contravvenzioni di cui al D.Lgs. n. 758 del 1994, art. 20 e segg., nelle ipotesi di reati istantanei già perfezionatisi (sez. 3^, 4 novembre 2005, n. 47228, Greco, m. 233190) o nelle ipotesi in cui l'organo di vigilanza non abbia impartito al contravventore alcuna prescrizione, per la già avvenuta spontanea regolarizzazione ( sez. 3^, 1 febbraio 2005, n. 9474, Pesciaroli, m. 231217). La finalità dell'istituto, infatti, non può più essere individuata solo nello scopo di interrompere l'illegalità e di ricreare le condizioni di sicurezza previste dalla normativa a tutela dei lavoratori (cfr. sez. 3^, 4 novembre 2005, n. 47228, Greco, cit.), ma altresì in quello di permettere in via generale l'estinzione amministrativa del reato, anche quando non vi sono regolarizzazioni da effettuare perchè il reato è istantaneo o perchè la regolarizzazione è già spontaneamente avvenuta.
Deve invero ribadirsi che se è vero che il reato contravvenzionale sussiste nella sua perfezione ontologica anche prima che si apra e si chiuda il procedimento amministrativo in questione, che condiziona la prosecuzione e l'esito del procedimento penale, e se è vero che la condotta di inottemperanza all'obbligo di regolarizzazione e di pagamento della sanzione indicato dall'organo di vigilanza, purchè ascrivibile al soggetto agente quanto meno a titolo di colpa, integra una condizione di punibilità "intrinseca", cioè incidente sull'interesse tutelato dalla fattispecie (sez. 3^, 22 gennaio 2004, n. 14777, Ranieri, m. 228467), è anche vero che l'effettivo ed esatto verificarsi, in tutti i suoi passaggi, della procedura amministrativa prevista dalle disposizioni in esame, configura una condizione di procedibilità dell'azione penale. Ed invero, l'obbligo di sospendere il procedimento (salva la possibilità di archiviazione) sino alla comunicazione dell'inadempimento della prescrizione o del mancato pagamento della sanzione amministrativa integra una condizione di procedibilità dell'azione penale, proprio perchè il Pubblico Ministero (salve le acquisizioni probatorie cautelari urgenti) non può richiedere il rinvio a giudizio, o il decreto penale di condanna, o il giudizio direttissimo o comunque formulare l'imputazione ai sensi dell'art. 405 c.p.p., sino a che non gli sia pervenuta la comunicazione suddetta (sez. 3^, 22 gennaio 2004, n. 14777, Ranieri, punto 6.1. della motivazione; cfr. anche sez. 3^, 1 ottobre 1998, n. 13340, Curaba, m. 212484).
In primo luogo, infatti, questo Collegio non ritiene di poter condividere la soluzione della citata sent. 20 gennaio 2006, n. 6331, Panetta. E ciò sia perchè tale decisione si fonda esclusivamente sulla disciplina dettata dal D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758, senza prendere in considerazione le modifiche apportate dal D.Lgs. 23 aprile 2004, n. 124, art. 15, le quali invece sono applicabili nella specie e sono state quindi esattamente tenute presenti dal giudice del merito; sia perchè tale soluzione è effettivamente priva di un aggancio normativo, che infatti non viene indicato; sia infine perchè pretese esigenze di ordine pratico e di economia processuale non sono idonee a sanare inadempimenti ed irregolarità o situazioni che impedivano lo stesso esercizio dell'azione penale. Come dianzi evidenziato, il mancato svolgimento, in tutti i suoi passaggi, della procedura amministrativa prevista dalle disposizioni esaminate impedisce al Pubblico Ministero di richiedere il rinvio a giudizio, o il decreto penale di condanna, o il giudizio direttissimo o comunque formulare l'imputazione ai sensi dell'art. 405 c.p.p., ossia, in altri termini, di esercitare l'azione penale. Non si vede quindi in base a quale principio o norma legislativa il giudice potrebbe, di sua iniziativa, concedere un termine per il pagamento ed in tal modo rendere valida e procedibile una azione penale che non avrebbe potuto essere esercitata. D'altra parte, nemmeno si vede perchè questa soluzione dovrebbe trovare applicazione solo nel caso in cui la pubblica amministrazione abbia omesso di intimare il pagamento della sanzione amministrativa e non anche quando abbia omesso di effettuare le prescrizioni per la regolarizzazione. E' però evidente che non potrebbe essere il giudice a dare le prescrizioni di merito, trattandosi di attività riservata all'apprezzamento discrezionale della pubblica amministrazione, il che appunto conferma la mancanza di fondamento normativo della tesi in esame.
Pertanto, anche se si volesse condividere la soluzione adottata dalla detta decisione, in nessun caso potrebbe censurarsi la sentenza impugnata solo perchè nella specie il giudice non ha invece ritenuto di concedere il detto termine per il pagamento dichiarando - del tutto correttamente - improcedibile l'azione penale.