Source: http://bologna.sentenze.ilcaso.it/codice_societario/2272
Timestamp: 2020-05-31 13:41:20+00:00
Document Index: 93874704

Matched Legal Cases: ['art. 2195', 'art. 2506', 'art. 2272', 'art. 2189', 'art. 2289', 'sentenza ', 'art. 2288', 'art. 2293', 'art. 72', 'art. 2272', 'art. 2272', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 2275', 'art. 111']

I. La società si scioglie:
Società semplice - Attività agricola - Liquidazione - Compimento di nuove operazioni - Attività commerciale - Fallibilità - Fattispecie.
L'esenzione dal fallimento dell'impresa societaria agricola viene meno quando quest'ultima, pure trovandosi in stato di liquidazione, assuma un nuovo rischio d'impresa esercitando un'attività tipicamente ausiliaria ai sensi dell'art. 2195, comma 1, c.c. (Nella specie la S.C. ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società semplice agricola che, dopo aver ceduto a terzi i terreni su cui esercitava l'attività produttiva, quando era stata ormai posta in liquidazione aveva intrapreso l'attività commerciale di compravendita di piante). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Novembre 2019, n. 28984. Segue...
Registro delle imprese - Scissione - Formazione di due distinte nuove società in accomandita semplice unipersonali - Riserva di ricostituzione della pluralità dei soci - Iscrizione nel registro delle imprese - Inammissibilità..
Non può essere iscritto al Registro delle Imprese il progetto di scissione di una società ex art. 2506 c.c. con costituzione di due nuove società, entrambe unipersonali con presenza del solo socio accomandatario e con riserva di ciascuno dei due soci accomandatari di ricostituire la pluralità dei soci entro sei mesi, posto che essendo prevista nel progetto di fusione la nascita di nuovi soggetti giuridici, distinti da quello originario o da altri preesistenti, è richiesta dagli artt. 2295 e 2315 c.c. la pluralità di soci, mentre la unipersonalità, disciplinata dall’art. 2272 c.c., è ammissibile solo come sopravvenienza, e quindi non in fase costitutiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 04 Gennaio 2012. Segue...
Società - Di persone fisiche - Società semplice - Scioglimento del rapporto sociale limitatamente a un socio - In genere - Successivo scioglimento della società - Liquidazione della quota - Permanenza del diritto alla liquidazione ai sensi dell'art. 2189 cod. civ. - Configurabilità - Fondamento. .
Nel caso di scioglimento del rapporto sociale limitatamente ad un socio, perfezionatosi prima del verificarsi di una causa di scioglimento della società, al socio uscente spetta la liquidazione della sua quota, ai sensi dell'art. 2289 cod. civ., e non la quota di liquidazione risultante all'esito del riparto fra tutti i soci, in quanto il presupposto per l'assorbimento del procedimento di liquidazione della quota del socio in quello di liquidazione della società è costituito dalla coincidenza sostanziale tra i due, la quale sussiste solo ove il primo attenga ad un diritto non ancora definitivamente acquisito, quando si verifichino i presupposti per l'apertura del secondo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Aprile 2011, n. 9397. Segue...
Società di persone - Fallimento del socio illimitatamente responsabile - Esclusione di diritto - Compimento degli effetti - Revoca della dichiarazione di fallimento - Efficacia retroattiva - Responsabilità del socio per i debiti sociali - Sussistenza.
Fallimento - Incapacità del fallito - Incapacità relativa - Creditore estraneo alla procedura concorsuale che agisca contro il fallito personalmente - Interesse ad agire - Sussistenza - Interesse del fallito a resistere - Efficacia ed esecutività dopo la chiusura del fallimento.
Se è vero che l'articolo 2288 c.c. - ritenuto dalla giurisprudenza applicabile a tutte le tipologie di società di persone - prevede l'esclusione di diritto del socio che sia stato dichiarato fallito, occorre tuttavia precisare che quest'ultimo risponde comunque dei debiti sociali sorti dopo la dichiarazione di fallimento che sia stata successivamente revocata. Infatti, fino a quando non si siano compiuti tutti gli effetti della situazione giuridica complessiva conseguente all'esclusione di diritto (liquidazione della quota del socio escluso o, nelle società di due soli soci, la liquidazione della società) il mancato completamento della loro normale sequenza, unitamente alla riconosciuta retroattività della sentenza di revoca del fallimento, investe l’intera vicenda ponendola nel nulla, come se non fosse mai venuta a giuridica esistenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
L'incapacità del fallito non è assoluta ma, in relazione alle finalità per le quali è prevista, relativa, tanto che il suo rilievo è rimesso all'iniziativa degli organi della massa dei creditori, nell'interesse di quali è prevista ed ai quali soltanto è così concesso eccepirla. Pertanto, il creditore che si mantenga estraneo alla procedura concorsuale ben può agire contro il fallito per ottenere un provvedimento che, pur non essendo opponibile al momento alla massa dei creditori, diviene eseguibile quando il debitore sia ritornato in bonis; ne consegue che, se il fallito non si difende a seguito della notifica del decreto ingiuntivo da parte di un creditore per un credito estraneo alla massa, il provvedimento, decorsi i termini di opposizione, diviene definitivo ed acquista esecutività dopo la chiusura del fallimento. Deve quindi ritenersi: da un lato, possibile per il creditore agire contro il suo debitore in proprio, anche quando sia fallito, potendo egli conseguire un titolo per la tutela post fallimentare delle sue ragioni di credito; dall'altro, necessario per il debitore fallito, destinatario di un'ingiunzione in proprio, opporsi in tale qualità nell'inerzia (del resto comprensibile, per l'inopponibilità alla massa di quel titolo) alla curatela. Sulla scorta di questi principi, deve concludersi nel senso che, spettando comunque al fallito una limitata capacità processuale, egli ha l'onere di proporre opposizione avverso il decreto ingiuntivo emesso nei suoi confronti, verificandosi, in mancanza, anche nei suoi confronti l'effetto della definitività del decreto monitorio stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Il decreto ingiuntivo pronunciato nei confronti di una società in nome collettivo estende i suoi effetti anche nei confronti dei soci illimitatamente responsabili e, pertanto, ciascuno di questi ha l'onere di proporvi opposizione, con la conseguenza che, in mancanza, il monitorio stesso diviene definitivo anche nei confronti del socio e questi non può opporre l'eventuale prescrizione maturata in precedenza. Per l'interruzione della prescrizione, la quale resta sospesa per tutta la durata della procedura fallimentare anche se revocata, rileva la domanda di insinuazione al passivo fallimentare e non anche il successivo eventuale provvedimento di ammissione al medesimo. Spetta al fallito una limitata capacità processuale e, pertanto, egli ha l'onere di proporre opposizione avverso il decreto ingiuntivo emesso nei suoi confronti, verificandosi, in mancanza, anche nei suoi confronti, l'effetto della definitività del monitorio stesso. (Stefania Piacentini) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 24 Marzo 2011, n. 6734. Segue...
Società semplice - Scioglimento del rapporto sociale limitatamente a un socio - Fallimento del socio di società in nome collettivo - Scioglimento del rapporto sociale - Sussistenza - Revoca della dichiarazione di fallimento individuale - Effetti - Ripristino "ex tunc" del rapporto societario - Conseguenze - Responsabilità solidale del socio per le obbligazioni sociali - Condizioni - Assenza di fatti liquidatori preclusivi - Fondamento.
La dichiarazione di fallimento del socio illimitatamente responsabile di società di persone determina la sua esclusione di diritto dalla società, ai sensi dell'art. 2288 cod. civ. - applicabile, come nella specie, ex art. 2293 cod. civ. alla società in nome collettivo - e tuttavia la revoca di tale dichiarazione di fallimento produce la reviviscenza della predetta qualità con effetti "ex tunc", quando lo scioglimento del vincolo sociale particolare, pur riferibile al momento dell'originaria dichiarazione di fallimento, non sia seguito dal completo esaurimento, ex art. 72 legge fallim., del rapporto societario pendente mediante la liquidazione della quota societaria stessa ovvero, per la società costituita da due soci, come nella specie, mediante la liquidazione della società, ex art. 2272 n. 4 cod. civ.; ne consegue che, non verificandosi alcuno dei predetti eventi, il socio risponde anche dei debiti della società sorti durante il periodo in cui egli è restato assoggettato al fallimento poi revocato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 23 Marzo 2011, n. 6734. Segue...
In base al principio sancito dall'articolo 459, codice civile, secondo il quale l'effetto dell’accettazione dell'eredità risale al momento dell'apertura della successione, si deve ritenere che il riconoscimento della qualità di erede contenuto in una scheda testamentaria rinvenuta a distanza di vari anni dalla morte del socio di società di persone sia idoneo ad attribuire validità ed efficacia, con effetto retroattivo, alla dichiarazione di voler aderire al contratto sociale effettuata dagli eredi poco tempo dopo la morte del socio nel termine di cui all'art. 2272 n. 4 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 14 Gennaio 2011. Segue...
Società - Di persone fisiche - Società in nome collettivo - Scioglimento - In genere - Società di fatto - Scioglimento per il venir meno della pluralità dei soci - Qualità di socio del superstite - Persistenza sino all'estinzione della società - Conseguenze - Assoggettabilità a fallimento.
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e consorzi - Società con soci a responsabilità illimitata - Fallimento della società e dei soci - Società di fatto - Scioglimento per il venir meno della pluralità dei soci - Qualità di socio del superstite - Persistenza sino all'estinzione della società - Conseguenze - Assoggettabilità a fallimento..
Lo scioglimento non comporta anche l'estinzione della società, che è determinata, invece, soltanto dalla effettiva liquidazione dei rapporti giuridici pendenti, che alla società facevano capo, e dalla definizione di tutte le controversie giudiziarie in corso con i terzi per ragioni di dare e avere; ne consegue che, verificatosi lo scioglimento di una società di fatto per il venir meno, a causa della morte di uno dei due soci, della pluralità (non ricostituita) degli stessi, il socio superstite conserva tale qualità (senza che rilevi in contrario la circostanza che gli sia inibito il recesso) ed è, pertanto, assoggettabile a fallimento unitamente alla società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Luglio 2004, n. 12553. Segue...
Società - Di persone fisiche - Società in nome collettivo - Scioglimento - In genere - Cause - Sopravvenuta mancanza di pluralità di soci - Rapporti con i terzi - Fattispecie relativa locazione di immobile per esercitarvi l'attività sociale - Concentrazione della titolarità della relativa posizione soggettiva nell'unico socio rimasto - Sussistenza. .
Lo scioglimento della società di persone per mancata ricostituzione della pluralità di soci entro il termine di sei mesi non determina alcuna modificazione soggettiva dei rapporti facenti capo alla società, la titolarità dei quali si concentra nell'unico socio rimasto. Pertanto, nel caso di società in nome collettivo che abbia preso in locazione un immobile per esercitarvi l'attività sociale, non viene meno, a seguito di recesso degli altri soci, la locazione stipulata, la cui titolarità si concentra nel socio rimasto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 05 Marzo 2003, n. 3269. Segue...
Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - Provvedimenti dei giudici ordinari (impugnabilità) - In genere - Società di persone - Liquidatori - Nomina - Decreto del presidente del tribunale - Atto di volontaria giurisdizione - Natura decisoria - Esclusione - Anche in caso di disaccordo tra i soci sulla sussistenza della causa di scioglimento - Conseguenze - Ricorso per cassazione a norma dell'art. 111 Cost. - Ammissibilità - Esclusione.
Società - Di persone fisiche - Società semplice - Scioglimento - Liquidazione - Liquidatori - Nomina - Società di persone - Nomina del liquidatore - Decreto del presidente del tribunale - Atto di volontaria giurisdizione - Natura decisoria - Esclusione - Anche in caso di disaccordo tra i soci sulla sussistenza della causa di scioglimento - Conseguenze - Ricorso per cassazione a norma dell'art. 111 Cost. - Ammissibilità - Esclusione. .
Il decreto con il quale il presidente del tribunale abbia provveduto alla nomina dei liquidatori di una società di persone ai sensi dell'art. 2275 cod. civ., non è suscettibile di ricorso per cassazione a norma dell'art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento di volontaria giurisdizione che non assume carattere decisorio neanche quando sussista contrasto sulla causa di scioglimento ed il presidente si sia pronunciato sul punto, in quanto il detto presidente, dopo un'indagine sommaria e condotta "incidenter tantum", può nominare i liquidatori sul presupposto che la società si sia sciolta, ma non accerta in via definitiva ne' l'intervenuto scioglimento ne' le cause che lo avrebbero prodotto, tanto che ciascun interessato, purché legittimato all'azione, può promuovere un giudizio ordinario su dette questioni e, qualora resti provata l'insussistenza della causa di scioglimento, può ottenere la rimozione del decreto e dei suoi effetti. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 Luglio 2002, n. 11104. Segue...
Nelle società di persone, lo scioglimento per insanabile dissidio sorto tra i soci presuppone che la situazione di conflitto renda impossibile il raggiungimento dei fini sociali.( Alla stregua del principio di cui alla massima, la S.C. ha confermato la decisione della corte territoriale che aveva ritenuto comprovata la impossibilità di conseguimento dell'oggetto sociale per il fatto che il dissidio tra i soci, iniziato con una ispezione che aveva posto in rilievo alcune irregolarità, era proseguito con la delibera di esclusione di uno di essi dalla compagine sociale, delibera che aveva dato luogo ad una complessa controversia, ed era stata dichiarata illegittima dalla stessa Corte, ed aveva determinato la mancata approvazione del bilancio per diversi anni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Agosto 2001, n. 11185. Segue...