Source: https://canestrinilex.com/risorse/bullo-risarcito-per-reazione-della-vittima-cass-2254119/
Timestamp: 2019-10-17 08:05:18+00:00
Document Index: 23686828

Matched Legal Cases: ['art. 2056', 'art. 2048', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2048']

Bullo risarcito per reazione della vittima? (Cass. 22541/19)
10 Settembre 2019, Cassazione civile
Vittima che cova vendetta non è scriminato in caso di reazione violenta differita: ma la risposta dell'ordinamento non può ignorare le situazioni di privazione e di svantaggio che ne costituivano il sostrato alla reazione, non solo perché l’ignoranza e la sottovalutazione possono (persino) attivare un circolo negativo di vittimizzazione ulteriore, ma anche perché il bullismo non dà vita ad un conflitto meramente individuale, e richiede un coacervo di interventi coordinati che, oltre a contenere il fenomeno, fungano da diaframma invalicabile che si interponga tra l’autore degli atti di bullismo e le persone offese, anche onde rendere del tutto ingiustificabile la reazione di queste ultime.
I giudice, quando il danno è eziologicamente ascrivile alla condotta colpevole dell’agente, può servirsi della valutazione equitativa ex art. 2056 c.c.nella fase di determinazione del danno-conseguenza risarcibile, sul piano della determinazione dell’ammontare del quantum risarcitorio dovuto, e determinare, quindi, la compensazione economica ritenuta socialmente adeguata del pregiudizio, cioè quella che, a fronte di un danno certo - la valutazione equitativa non può surrogarsi alla prova della ricorrenza del danno - ne determini l’ammontare tenuto conto della compensazione che la coscienza sociale in un determinato momento storico ritenga equa, tenuto conto di tutte le specificità del caso concreto ed in particolare dei vari fattori incidenti sul verificarsi della lesione e sulla sua gravità.
La prova liberatoria richiesta ai genitori dall’art. 2048 c.c., di non aver potuto impedire il fatto illecito commesso dal figlio minore coincide, normalmente, con la dimostrazione, oltre che di aver impartito al minore un’educazione consona alle proprie condizioni sociali e familiari, anche di aver esercitato sul minore una vigilanza adeguata all’età e finalizzata a correggere comportamenti non corretti e, quindi, meritevoli di un’ulteriore o diversa opera educativa.
E' del tutto irrilevante ché il fatto illecito si sia svolto lontano da casa, giacché l’obbligo di vigilanza per i genitori del minore capace non si pone come autonomo rispetto all’obbligo di educazione, ma va correlato a quest’ultimo, nel senso che i genitori devono vigilare che l’educazione impartita sia consona ed idonea al carattere ed alle attitudini del minore e che quest’ultimo ne abbia "tratto profitto", ponendola in atto, in modo da avviarsi a vivere autonomamente, ma correttamente
sez. III Civile, ordinanza 20 giugno – 10 settembre 2019, n. 22541
Presidente Travaglino – Relatore Gorgoni
R.F. , R.C.D.M. e F.M.G. ricorrono per la cassazione della sentenza n. 1246/2017 della Corte d’Appello di Catanzaro, depositata il 3 luglio 2017, formulando due motivi.
Resiste con controricorso C.G. .
Successivamente, con atto di citazione notificato il 30 settembre 2009, C.G. conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Catanzaro, R.F. nonché R.C.D.M. e F.M.G. , rispettivamente, padre e madre del danneggiante, per ottenerne la condanna in solido al risarcimento dei danni subiti quantificati in Euro 18.000,00 o nella diversa somma giudizialmente accertata.
Il Tribunale di Catanzaro, con sentenza n. 2159/2013, dichiarava il difetto di legittimazione passiva dei genitori di R.F. , accertava il concorso di colpa del danneggiato nel verificarsi dell’evento dannoso e, per l’effetto, condannava R.F. a corrispondere a C.G. la somma di Euro 1.765,50, al netto di interessi e rivalutazione, ed alla rifusione della metà delle spese di lite oltre al pagamento in solido con C.G. delle spese di CTU.
La sentenza veniva impugnata, in via principale, da C.G. per avere erroneamente escluso la legittimazione passiva dei genitori di R.F. , per avere accertato il pari concorso di colpa nella causazione dell’evento, per aver posto in solido anche a suo carico le spese di CTU.
Con appello incidentale, R.F. , R.C.D.M. e F.M.G. contestavano il concorso di colpa di R.F. , adducendo che fosse stato vittima di bullismo, e chiedevano che fosse accertato il suo esonero da responsabilità.
La Corte d’Appello, con la sentenza oggetto dell’odierna impugnazione, accoglieva l’appello principale e riformava la decisione di prime cure, condannando R.F. ed i suoi genitori in solido al risarcimento di Euro 14.286,43 a favore di C.G. , al pagamento integrale delle spese di lite di entrambi i gradi di giudizio ed al pagamento della CTU; in particolare, riteneva che i genitori di R.F. fossero responsabili in solido con il figlio dei danni da questi cagionati ai sensi dell’art. 2048 c.c., che la reazione di R.F. fosse causa autonoma del danno e non la consecuzione al fatto della provocazione, che, essendo il comportamento offensivo e persecutorio della vittima collocato in una fase temporale diversa da quella della reazione di R.F. , quest’ultimo non avesse agito per legittima difesa, ma per aggredire fisicamente il proprio rivale.
A tal fine, non essendo necessario che il genitore provi la costante ininterrotta presenza fisica accanto al figlio, pena la coincidenza dell’obbligo di vigilanza con quello di sorveglianza, ma che per l’educazione impartita, per l’età del figlio e per l’ambiente in cui egli viene lasciato libero di muoversi, risultino correttamente impostati i rapporti del minore con l’ambiente extrafamiliare, facendo ragionevolmente presumere che tali rapporti non possano costituire fonte di pericoli per sé e per i terzi, è del tutto irrilevante ché il fatto illecito si sia svolto lontano da casa, giacché l’obbligo di vigilanza per i genitori del minore capace non si pone come autonomo rispetto all’obbligo di educazione, ma va correlato a quest’ultimo, nel senso che i genitori devono vigilare che l’educazione impartita sia consona ed idonea al carattere ed alle attitudini del minore e che quest’ultimo ne abbia "tratto profitto", ponendola in atto, in modo da avviarsi a vivere autonomamente, ma correttamente (Cass. 22/04/2009, n. 9556).
In assenza di prove circa come le istituzioni, la scuola, in particolare, fossero intervenute per arginare il fenomeno del bullismo e per sostenere l’odierno ricorrente, quindi mancando anche la prova della ricorrenza di espressioni di condanna pubblica e sociale del comportamento adottato dai cosiddetti bulli, non era legittimo attendersi da parte di R.F. , adolescente, una reazione razionale, controllata e non emotiva.
E senza mortificare le regole causali, nè utilizzarle come giudizi di valore, alla luce del risultato che si intendeva conseguire in termini di responsabilità, tarando le prime sul secondo, il giudice avrebbe dovuto tener conto della loro permeabilità da parte di istanze di giustizia sostanziale, onde pervenire "alla più corretta delle soluzioni possibili" (Cass. 21/7/2011, n. 15991), anche abbandonando il piano naturalistico proprio della causalità materiale per accedere ad un piano di valutazione della dimensione complessiva della convergenza e dell’interazione di tutti i fattori concausali all’interno della più ampia fattispecie di responsabilità civile.
L'esigenza di eliminare un problema di vasta gravità quale quello del c.d. bullismo non consente di far venire meno le esigenze e i requisiti fondamentali del provvedimento amministrativo.