Source: http://www.siulp.it/i-tuoi-diritti/causa-di-servizio-ed-equo-indennizzo
Timestamp: 2017-12-12 02:20:18+00:00
Document Index: 10084977

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 12', 'art. 19', 'art. 15', 'art. 50', 'art. 56', 'art. 20', 'art. 14', 'art. 16', 'art 19', 'art. 191', 'art. 169', 'art. 184', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 92']

Per “causa di servizio” si intende comunemente il riconoscimento della dipendenza dal servizio di una infermità o di lesioni fisiche contratte a causa del servizio prestato, previsto per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche in generale, gli appartenenti alle Forze di polizia ed alle Forze armate ed altre categorie indicate nel d.P.R. 1092/1973; il riconoscimento di tale dipendenza da causa di servizio può dare diritto ad alcuni benefici, come si vedrà più avanti.
In ogni caso, perché venga riconosciuta la dipendenza da causa di servizio, è necessario che l’infermità o le lesioni derivino da fatti accaduti in servizio o per cause inerenti al servizio medesimo come, ad esempio, l’ambiente e le condizioni di lavoro.
La causa di servizio può essere riconosciuta anche se i fatti di servizio abbiano concorso con altri fattori o circostanze nel far insorgere infermità o lesioni; in tal caso i fatti di servizio medesimi devono risultare determinanti.
L’appartenente alla Polizia di Stato riconosciuto infermo per causa di servizio ha diritto alla retribuzione integrale per tutti i periodi di aspettativa presi a causa delle infermità riconosciute ed al rimborso delle spese di cura.
In aggiunta al rimborso delle spese di cura, nel caso in cui l’infermità venga ascritta ad una delle otto categorie previste nelle tabelle allegate al d.P.R. 915/1978 e successive modificazioni, il dipendente ha inoltre diritto:
– ad una maggiorazione degli scatti di anzianità pari al 2,50% della retribuzione, per le categorie dalla I alla VI (legge 539/1950);
– ad una maggiorazione degli scatti di anzianità pari al 1,25% della retribuzione, per le categorie VII e VIII (legge 539/1950);
– all’equo indennizzo;
– all’indennità «una tantum» se dalla menomazione deriva un’invalidità che non comporti l’inidoneità assoluta ai servizi d’istituto;
– al trattamento pensionistico di privilegio o pensione privilegiata dal momento in cui cessa dal servizio
I procedimenti relativi al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio ed all’attribuzione di tutti i benefici conseguenti sono attivati mediante presentazione di domanda; in alcuni casi, cui si farà cenno tra poco, detti procedimenti possono essere avviati d’ufficio.
1. La domanda di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio, ai fini della concessione dei benefici previsti dalle disposizioni vigenti, deve essere presentata dal dipendente entro sei mesi dalla data in cui si è verificato l’evento dannoso o da quella in cui ha avuto conoscenza dell’infermità o della lesione o dell’aggravamento.
2. L’ufficio periferico che la riceve deve trasmetterla, corredata della documentazione prodotta dall’interessato, alla Commissione medico-ospedaliera (di cui all’articolo 165, comma primo, del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092) territorialmente competente rispetto all’Ufficio di ultima assegnazione oppure, qualora si tratti di pensionato o deceduto, competente rispetto alla residenza del pensionato o dell’erede richiedente, entro trenta giorni dalla ricezione ed è obbligato a darne comunicazione all’interessato entro i successivi dieci giorni.
3. L’Amministrazione, viceversa, inizia d’ufficio il procedimento per il riconoscimento della causa di servizio quando risulta che un proprio dipendente abbia riportato lesioni per certa o presunta ragione di servizio o abbia contratto infermità nell’esporsi per obbligo di servizio a cause che possono causare malattie e dette infermità siano tali da poter divenire causa d’invalidità o di altra menomazione della integrità fisica, psichica o sensoriale; la stessa Amministrazione procede d’ufficio anche in caso di morte del dipendente quando il decesso è avvenuto in attività di servizio e per fatto traumatico ivi riportato.
4. Nel trasmettere la documentazione l’ufficio dovrà curare di stilare rapporti informativi sui servizi prestati, al fine di consentire una corretta valutazione circa l’esistenza o meno di un nesso tra l’attività svolta e l’infermità sofferta, allegando altresì ogni documentazione concernente l’infermità, ivi compresa l’eventuale certificazione medica, concernente l’accertamento dell’infermità, rilasciata all’interessato o ai suoi eredi da una delle Commissioni mediche operanti presso le aziende sanitarie locali non oltre un mese prima della data di presentazione della domanda stessa.
5. La C.M.O., composta da due ufficiali medici, di cui uno con funzione di Presidente e da un medico della Polizia di Stato, entro trenta giorni dalla ricezione degli atti dall’Amministrazione, dovrà effettuare la visita per il tramite di almeno un componente e dovrà comunicare la data di effettuazione della visita con un anticipo non inferiore a dieci giorni all’interessato, il quale potrà farsi assistere durante la visita da un medico di fiducia, senza che questo comporti oneri per l’Amministrazione.
6. In caso di mancata partecipazione del medico di fiducia o di assenza dell’interessato alla visita per giustificati motivi, la Commissione convoca il dipendente per una nuova visita da effettuarsi entro trenta giorni dalla prima data; il Presidente della Commissione, in caso di comprovato e permanente impedimento fisico del dipendente, può disporre l’esecuzione della visita domiciliare da parte di un componente della Commissione stessa.
7. Il verbale redatto dalla C.M.O. a seguito degli accertamenti verrà trasmesso, entro quindici giorni dalla visita conclusiva, al Servizio trattamento di pensione e di previdenza – divisione quarta del Ministero dell’interno – Dipartimento della pubblica sicurezza, corredato dalla copia conforme della domanda cui verranno acclusi i rapporti informativi e l’eventuale ulteriore documentazione.
8. In caso di assenza ingiustificata dell’interessato alla visita, la C.M.O. redigerà processo verbale, restituendo gli atti che dovranno essere inviati al citato Servizio trattamento di pensione e di previdenza, il quale emetterà un provvedimento di accertamento negativo della causa di servizio; nel ricevere detto provvedimento di accertamento l’interessato potrà reiterare la domanda di riconoscimento qualora non sia decorso il termine di decadenza previsto per la presentazione delle istanze di riconoscimento.
9. Entro trenta giorni dalla ricezione del verbale della Commissione, il ripetuto Servizio dovrà inviare al Comitato di verifica per le cause di servizio (già Comitato per le pensioni privilegiate ordinarie) oltre al verbale stesso, una relazione nella quale sono riassunti gli elementi informativi disponibili, relativi al nesso causale tra l’infermità o lesione e l’attività di servizio, nonché l’eventuale documentazione prodotta dall’interessato, al quale deve essere data comunicazione della trasmissione degli atti al Comitato entro i successivi dieci giorni, con nota nella quale viene indicata anche la possibilità di presentare richiesta di equo indennizzo entro il termine di dieci giorni dalla ricezione della comunicazione.
10. Le disposizioni sopra riportate si applicano anche ai procedimenti per la concessione a qualsiasi titolo di indennità collegate al riconoscimento di causa di servizio (art. 19, d.P.R. 461/2001) ed il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio dell’infermità o lesione costituisce accertamento definitivo anche nell’ipotesi di successiva richiesta di equo indennizzo e di trattamento pensionistico di privilegio (art. 12, d.P.R. 461/2001).
11. Il personale giudicato permanentemente non idoneo al servizio nella forma parziale resta in aspettativa fino all’adozione del provvedimento che riconosce o meno la dipendenza da causa di servizio. Il termine per la presentazione del ricorso relativo all’accertamento dell’idoneità al servizio, è di dieci giorni dalla comunicazione del verbale della C.M.O..
12. Il personale giudicato permanentemente non idoneo al servizio in modo parziale permane, ovvero è collocato in aspettativa fino alla pronuncia sul riconoscimento della dipendenza da causa di servizio della lesione o infermità che ha causato la non idoneità anche oltre i limiti massimi previsti dalla normativa in vigore; tale periodo di aspettativa non si cumula con gli altri periodi di aspettativa fruiti ad altro titolo ai fini del raggiungimento del detto limite massimo (art. 19, co. 3 d.P.R. 164/2002).
13. Il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio può essere richiesto anche quando la menomazione dell’integrità fisica si manifesta entro il termine di cinque anni dalla cessazione del rapporto di impiego elevati a dieci per le invalidità derivanti da infermità la cui causa non sia definita o comunque non dipendente da altri processi morbosi.
Qualora sia stata riconosciuta o sia in corso di riconoscimento la dipendenza da causa di servizio di una menomazione dell’integrità fisica derivante da infermità o lesioni subite a causa del servizio il personale della Polizia di Stato può presentare all’ufficio di appartenenza domanda per l’attribuzione dell’equo indennizzo entro sei mesi dalla notifica del provvedimento di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio.
La domanda di equo indennizzo può anche essere presentata contestualmente alla domanda di riconoscimento della dipendenza della infermità da causa di servizio o, nel corso del procedimento di riconoscimento, entro dieci giorni dalla comunicazione che la pratica è stata inviata con relazione al Comitato di verifica per le cause di servizio.
In questi ultimi due casi il procedimento si estende anche alla definizione della richiesta di equo indennizzo e, qualora la C.M.O. competente riconosca l’ascrivibilità della patologia ad una delle otto categorie previste, si conclude con l’adozione di un unico provvedimento, essendo il procedimento del tutto analogo.
La misura del beneficio viene computata sulla base dell’importo dello stipendio tabellare in godimento alla data di presentazione della domanda o dell’avvio del procedimento d’ufficio, applicando ad esso i coefficienti contenuti nella tabella di determinazione della misura dell’equo indennizzo e fermo restando che nulla può essere liquidato se la menomazione della integrità fisica sia stata contratta per dolo o colpa grave dell’interessato.
Va rilevato come la previsione di cui al 5° comma dell’art. 15, d.P.R. 146/1990, dove si stabilisce la detrazione delle somme corrisposte da parte di assicurazioni private da quelle spettanti a titolo di equo indennizzo, in base a consolidata giurisprudenza si applica solo alle assicurazioni stipulate dall’Amministrazione, in analogia a quanto previsto dal 2° co. art. 50 d.P.R. 686/1957, ove è prevista la deduzione dall’equo indennizzo di quanto eventualmente percepito dall’impiegato in virtù di assicurazione a carico dello Stato o di altra pubblica amministrazione e non, dunque, da polizze eventualmente stipulate dall’interessato o a suo beneficio, rientrando queste in una sfera di diritti privatistici regolati da norma di legge su cui non può incidere la norma citata (recepimento del C.C.N.L., avente carattere regolamentare).
L’art. 56 del d.P.R. 686/1957 prevedeva che entro cinque anni dalla data della comunicazione del decreto di riconoscimento dell’equo indennizzo l’Amministrazione, nel caso di aggravamento della menomazione della integrità fisica per la quale era stato liquidato detto beneficio, poteva provvedere, su richiesta dell’impiegato e per una sola volta, alla revisione dell’indennizzo già concesso.
Pur essendo stata esplicitamente abrogata detta disposizione dall’art. 20, d.P.R. 461/2001, il relativo dispositivo è stato tuttavia confermato dall’art. 14 dello stesso d.P.R. 461/2001.
Il personale delle forze di polizia indicate nell’art. 16 della L. 10 aprile 1981, n. 121, che abbia riportato una invalidità, che non comporti l’inidoneità assoluta ai servizi di istituto, derivante da ferite, lesioni o altre infermità riportate in conseguenza di eventi connessi all’espletamento dei compiti d’istituto, è utilizzato, d’ufficio o a domanda, in servizi d’istituto compatibili con la ridotta capacità lavorativa e in compiti di livello possibilmente equivalenti a quelli previsti per la qualifica ricoperta (cd. “riforma parziale”).
Oltre a ciò l’interessato che abbia ottenuto il riconoscimento dell’invalidità ha diritto alla corresponsione, su domanda da presentare entro sei mesi dal riconoscimento stesso, di una indennità speciale «una tantum», proporzionata al grado di invalidità accertato, non cumulabile con altre specifiche provvidenze corrisposte o da corrispondersi allo stesso titolo, il cui importo è pari a quello dell’equo indennizzo previsto dalle vigenti disposizioni maggiorato del venti per cento, da attribuirsi mediante procedimento analogo a quelli indicati in precedenza.
Istituito dal regio decreto-legge 15 luglio 1926 a beneficio dei “militari che prestano servizio di volo nella regia aeronautica”, aggiornato più volte nelle misure ed ampliato nell’applicazione sino alla L. 280/1981, che ne ha espressamente previsto l’applicazione “agli allievi delle scuole e degli istituti di istruzione dei corpi di polizia”, il beneficio consegue alla perdita dell’integrità fisica riportata in conseguenza di incidente di volo, intendendosi per volo ogni evento che abbia una diretta ed immediata connessione con l’aeronavigazione, per essersi verificato dal momento in cui l’aeromobile inizia il moto finalizzato al decollo fino al momento in cui il volo ha termine con il completamento dell’atterraggio.
A norma dell’art 19 d.P.R. 416/2001 la procedura per il riconoscimento del beneficio, che è cumulabile con gli altri previsti e le cui misure, espresse in lire, variano tra L. 1.500.000 e L. 15.000.000, è analoga a quelle precedentemente illustrate.
L’appartenente alla Polizia di Stato, collocato in quiescenza per qualsiasi causa, che ha contratto infermità o lesioni riconosciute dipendenti da fatti di servizio, anche se non lo rendano inidoneo al servizio, ha diritto al trattamento pensionistico di privilegio, che viene attribuito per un periodo di tempo non inferiore a due anni e non superiore ai quattro, denominato assegno privilegiato, che è rinnovabile qualora dai successivi accertamenti sanitari risulti che l’infermità per cui è stato attribuito non sia suscettibile di miglioramento; in tal caso viene attribuito il trattamento vitalizio denominato pensione privilegiata ordinaria, che può comunque essere attribuito già a partire dall’accoglimento della prima istanza quando la non suscettibilità di miglioramento risulti fin dal primo accertamento.
Se il collocamento in quiescenza è stato determinato proprio dall’infermità (cd. riforma) il beneficio viene assegnato d’ufficio; in tutti gli altri casi è necessario che l’interessato presenti domanda; il procedimento è comunque analogo a quello sopra descritto.
La domanda deve essere presentata entro due anni dalla data del collocamento a riposo per avere diritto al beneficio fin dal giorno del collocamento a riposo stesso.
Qualora trascorrano più di due anni dal collocamento in quiescenza, intercorrendo la prescrizione dei pagamenti di cui all’art. 191 della L. 1092/1973, si avrà diritto al beneficio a partire dal primo giorno del mese successivo a quello in cui la domanda è stata presentata. Il pensionato può chiedere, per il conseguimento della pensione privilegiata, il riconoscimento di patologie ricollegabili a fatti di servizio, ma non oltre i cinque anni dalla data del congedo (art. 169 d.P.R. 1092/1973); tale termine è elevato a dieci anni qualora l’invalidità sia derivata da parkinsonismo.
Il trattamento pensionistico ordinario di privilegio è pari a quello ordinario (se maturato) aumentato di un decimo ovvero, se più favorevole, alla base pensionabile in caso di ascrivibilità alla prima categoria, oppure al 90, 80, 70, 60, 50, 40 o 30 per cento della base pensionabile medesima in caso di ascrivibilità, rispettivamente, alla seconda, terza, quarta, quinta, sesta, settima o ottava categoria; le pensioni di settima e ottava categoria sono aumentate rispettivamente dello 0,20 per cento e dello 0,70 per cento della base pensionabile per ogni anno di servizio utile nei riguardi di chi, senza aver maturato l’anzianità necessaria per il conseguimento della pensione normale, abbia compiuto almeno cinque anni di servizio effettivo; in ogni caso la pensione così aumentata non può eccedere la misura del 44% della base pensionabile.
1ª – 100%
2ª – 90%
3ª – 80%
4ª – 70%
5ª – 60%
6ª – 50%
7ª – 40%
8ª – 30%
In tutti i casi in cui il dipendente della Polizia di Stato muore in attività di servizio o collocato in quiescenza per infermità riconosciuta dipendente da fatti di servizio o interdipendente con menomazioni già ritenute tali, spetta il trattamento pensionistico privilegiato di riversibilità ai suoi eredi o “aventi causa” in questo ordine: coniuge, figli minori di anni 18 o studenti (sino al compimento del 21° anno d’età per gli iscritti alla scuola media superiore e del 26° anno per gli studenti universitari), orfani inabili indipendentemente dall’età che risultino a carico del lavoratore, genitori di età superiore ai 65 anni di età, che non siano titolari di pensione e risultino a carico del dipendente deceduto, fratelli celibi e sorelle nubili inabili non titolari di pensione e risultanti a carico del dipendente deceduto.
Nell’ipotesi di dipendente deceduto in attività di servizio e per causa di esso al coniuge e agli orfani minori è attribuito per la durata di un triennio dalla data del decesso un trattamento speciale di importo pari a quello della pensione di prima categoria e successivamente la pensione privilegiata di riversibilità.
Agli aventi causa del dipendente deceduto in pensione, per infermità dipendente da fatti di servizio spetta invece il trattamento privilegiato di riversibilità nella misura relativa al trattamento privilegiato di prima categoria che sarebbe spettato al dante causa.
Il beneficio, in applicazione dell’art. 184 del d.P.R. 1092/1973, viene dunque erogato d’ufficio nei casi in cui la morte del dipendente sia avvenuta per causa violenta in attività di servizio e nell’adempimento degli obblighi a questo connessi ed a domanda da presentarsi entro cinque anni dalla data del decesso o della cessazione dal servizio in tutti gli altri casi, fermo restando che anche in questo caso il beneficio decorrerà immediatamente nel caso in cui la domanda venga presentata entro due anni dal decesso o a partire dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda.
La pensione spettante alla vedova e agli orfani degli appartenenti alle Forze di polizia deceduti in attività di servizio per diretto effetto di ferite o lesioni riportate in conseguenza di azioni terroristiche o criminose o in servizio di ordine pubblico, è stabilita in misura pari al trattamento complessivo di attività composto da tutti gli emolumenti pensionabili e dall’intero importo dell’indennità di istituto (oggi indennità pensionabile) che dal congiunto era percepito al momento del decesso.
Il trattamento speciale di pensione viene attribuito d’ufficio a partire dalla data del decesso ed è soggetto ad adeguamento in relazione ai miglioramenti economici attribuiti al personale in attività di servizio in posizione corrispondente a quella del dipendente deceduto.
Ulteriori provvidenze per vittime del dovere
Ai superstiti delle vittime di azioni terroristiche e della criminalità organizzata sono concessi tra l’altro, oltre alle speciali elargizioni previste dalla L. 302/1990, un assegno vitalizio, non reversibile, di lire 500 mila mensili, soggetto alla perequazione automatica e, per quanti abbiano diritto al trattamento speciale di pensione di riversibilità, di due annualità di tale trattamento, oltre all’esenzione dal pagamento dell’Irpef sul trattamento speciale di reversibilità o sulle pensioni privilegiate dirette di prima categoria con assegno di superinvalidità.
) Le cicatrici della faccia che costituiscono notevole deformità. Le cicatrici di qualsiasi altra parte del corpo estese e dolorose o aderenti o retratte che siano facili ad ulcerarsi o comportino apprezzabili disturbi funzionali, ammenoché per la loro gravità non siano da equipararsi ad infermità di cui alle categorie precedenti.
Questa tabella è stata così sostituita dalla corrispondente tabella A allegata al D.P.R. 30 dicembre 1981, n. 834
2) La perdita totale di uno degli indici accompagnata o non dalla perdita di una delle ultime tre dita dell’altra mano.
3) La perdita delle ultime due falangi di uno degli indici e di quelle di altre due dita fra le mani, che non siano quelle dei pollici e dell’altro indice.
8) La perdita totale dei due alluci, accompagnata o non da quella della falange ungueale di due dita o di uno solo dello stesso o dell’altro piede.
16) Riduzione dell’udito unilaterale con voce di conversazione da ad concham a metri uno.
17) Le alterazioni organiche ed irreparabili di ambo gli occhi che riducano l’acutezza visiva binoculare tra 4/10 e 7/10 della normale.
18) L’epifora.
Questa tabella è stata così sostituita dalla corrispondente tabella allegata al D.P.R. 30 dicembre 1981, n. 834.
a) Il criterio dell’equivalenza previsto dal quarto comma dell’articolo 11 del presente testo unico, applicabile per le tabelle A e B, non va esteso alle infermità elencate nella tabella E, avendo detta elencazione «carattere tassativo», salvo nei casi previsti dalla lettera B, numero 2), e dalla lettera F, numero 8). In tali lettere B, numero 2), ed F, numero 8), vanno compresi i tumori maligni a rapida evoluzione e le malattie renali gravi in trattamento emodialitico protratto a seconda che, assieme all’assoluta e permanente incapacità a qualsiasi attività fisica, esista o meno la necessità della continua o quasi continua degenza a letto.
La parole «grave» e «notevole», usate per caratterizzare il grado di talune infermità, debbono intendersi in relazione al grado di invalidità corrispondente alla categoria cui l’infermità e ascritta. Con l’espressione «assoluta», «totale, completa», applicata alla perdita di organi o funzioni, si intende denotare la perdita intera senza tenere calcolo di quei residui di organi o funzioni che non presentino alcuna utilità agli effetti della capacità a proficuo lavoro.
b) Le mutilazioni sono classificate nella tabella A nella presunzione che siano sufficienti la funzionalità ed il trofismo delle parti residue dell’arto offeso, di tutto l’arto coritrolaterale, e per gli arti inferiori, anche della colonna vertebrale. Si intende che la classificazione sarà più elevata proporzionalmente alla entità della deficienza funzionale derivante da cicatrici, postumi di fratture, lesioni nervose delle parti sopradette. Per perdita totale di uri dito qualsiasi delle mani e dei piedi si deve intendere la perdita di tutte le falangi che lo compongono.
c) L’acutezza visiva dovrà essere sempre determinata a distanza, ossia allo stato di riposo dell’accomodazione, correggendo gli eventuali vizi di refrazione preesistenti e tenendo conto, per quanto riguarda la riduzione dell’acutezza visiva dopo la correzione, dell’aggravamento che possa ragionevolmente attribuirsi alla lesione riportata.
La necessità di procedere, in tutti i casi di lesione oculare, alla determinazione dell’acutezza visiva, rende opportuni alcuni chiarimenti, che riusciranno indispensabili a quei periti che non si siano dedicati in modo speciale all’oftalmologia.
Le frazioni del virus (acutezza visiva) indicate nei vari numeri delle categorie delle infermità, si riferiscono ai risultati che si ottengono usando le tavole ottometriche decimali internazionali.
Con le tavole di questo tipo, determinandosi, come è norma, l’acutezza visiva (V) alla distanza costante di 5 metri tra l’ottotipo e l’individuo in esame, si hanno le seguenti gradazioni:
Con lo stesso ottotipo si potrà saggiare il rilievo di frazione 1/100 avvicinando l’occhio a 50 cm da esso.
Al di sotto di 1/100, frazione che esprime un visus col quale è possibile soltanto distinguere a 50 cm le lettere o i segni che un occhio normale vede a 50 metri, l’acutezza visiva non si può determinare se non con il conteggio delle dita a piccola distanza dall’occhio (V = dita a 50, 40, 30, 20, 10 cm); ad un grado inferiore il visus è ridotto alla pura e semplice percezione dei movimenti della mano.
Per cecità assoluta si deve intendere l’abolizione totale del senso della forma (visus); conseguentemente si considerano come casi di cecità assoluta, in pratica, anche quelli in cui, abolito il senso suddetto, sussista la sola percezione dei movimenti della mano, oppure rimanga in tutto o in parte la sola sensibilità luminosa.
Nella afachia bilaterale e nella afachia unilaterale, quando l’altro occhio è cieco, deve essere considerato il visus corretto, mentre nella afachia unilaterale, con l’altro occhio normale, la correzione non è tollerata e, pertanto, deve essere considerato il visus non corretto.
d) Nelle vertigini labirintiche il giudizio sarà pronunciato dopo eseguiti i necessari accertamenti di fenomeni, spontariei e da stimolazione, atti a stabilire la realtà, il grado di gravità e di permanenza dei disturbi dello equilibrio statico e dinamico.
e) Le affezioni polmonari ed extrapolmonari di natura tubercolare sono specificatamente considerate nelle categorie 1ª, 2ª, 5ª, 7ª e 8ª della tabella A, in relazione alla loro entità, estensione, stato evolutivo ed alle condizioni locali e generali del soggetto.
In base ai criteri valutativi predetti, esse potranno essere classificate anche nelle rimanenti categorie (3ª, 4 e 6ª) per equivalenza.
f) Quando il militare ed il civile, già affetto da perdita anatomica o funzionale di uno degli organi pari, per causa estranea alla guerra, perda in tutto o in parte l’organo superstite per cause della guerra, la pensione o l’assegno si liquida in base alla categoria corrispondente all’invalidità complessiva risultante dalle lesioni dei due organi. Lo stesso trattamento compete all’invalido che, dopo aver liquidato la pensione di guerra per perdita anatomica o funzionale di uno degli organi, venga a perdere, per causa estranea alla guerra, in tutto o in parte, l’organo superstite.
Col termine «organo» deve intendersi una pluralità di elementi anatomici anche se strutturalmente diversi, tali da configurare un complesso unitario, e ciò perché tali elementi concorrono all’espletamento di una determinata funzione (ad esempio l’apparato visivo ed uditivo di un lato; un arto).
Col termine «organi pari» va inteso un insieme di due dei suddetti complessi unitari, abbinabili non soltanto sulla base di criteri di ordine topografico, ma soprattutto dal punto di vista anatomo-funzionale e fisio-patologico (ad esempio: l’apparato visivo od uditivo di un lato rispetto al controlaterale).
Con la dizione «perdita parziale» dell’organo superstite («… venga a perdere… in parte l’organo superstite») si deve intendere una compromissione permanente, anatomica o funzionale dell’organo medesimo.
Va altresì considerato alla stregua di «organi pari» quell’apparato che venga ad assumere funzione vicariante in caso di perdita assoluta e permanente di altra funzione organica (esempio: la funzione uditiva, tattile, ecc., in caso di cecità assoluta e permanente).
g) Quando nella tabella A non sia già specificatamente prevista – per i monconi degli arti superiori o inferiori – una migliore classificazione in caso di impossibilità di applicazione della protesi, si deve attribuire una categoria immediatamente superiore a quella spettante nel caso di possibile protesizzazione.
Se il moncone dell’arto amputato risulti ulcerato in modo irreversibile e permanente deve considerarsi improtesizzabile ai fini dell’applicazione della classifica più favorevole sopra prevista.
h) Per le broncopatie croniche, l’assegnazione a categoria superiore alla 7ª prevista dalla tabella A, deve essere fatta in base all’entità dell’enfisema e alla riduzione della capacità respiratoria (media – marcata – grave), determinata con esame spirometrico o gas analisi.
i) Nel caso di invalidi neuropsichici ascritti alla tabella E, lettera A), n. 4), gli eventuali provvedimenti di terapia obbligatoria ambulatoriale disposti dopo l’entrata in vigore della legge 13 maggio 1978, n. 180, non determinano mutamenti di classifica.
l) Ai fini dell’attribuzione del trattamento pensionistico di cui alla presente legge, vanno valutate anche le infermità la cui insorgenza risulti determinata da cure seguite per l’invalidità di guerra.
m) Si presumono sempre interdipendenti con l’invalidità che ha dato diritto a pensione le infermità sorte successivamente nello stesso organo o apparato ovvero in organi o apparati cofunzionali; il danno anatomo-funzionale deve essere valutato nel suo complesso.
Questo è il testo risultante dalle modifiche ed integrazioni apportate, alle «Avvertenze alla tabella A e B», di cui alla legge 18 marzo 1968, n. 313, dall’art. 2, L. 6 ottobre 1986, n. 656, e dall’art. 2, L. 8 agosto 1991, n. 261.
Massime contenenti generiche enunciazioni di principio
Fattispecie riconosciute dipendenti da causa di servizio
Fattispecie non riconosciute dipendenti da causa di servizio
Fattispecie di infortuni “in itinere”
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 74533 del 08-02-1990, De Santi c. Ministero della difesa (p.d. 404649).
Per la dipendenza, causale o concausale, da un “fatto di servizio” occorre che l’evento lesivo sia riferibile all’adempimento di un obbligo (di servizio) di cui – in quanto teso al soddisfacimento della prestazione – l’Amministrazione militare, quale soggetto attivo, può pretendere l’adempimento stesso perché rispondente ad un suo precipuo interesse; di conseguenza, rientrano in detta categoria non solo gli specifici adempimenti sia di obblighi derivanti da norme sia di compiti demandati dai superiori gerarchici ai militari bensì, anche, tutte quelle azioni poste in essere nel perdurare del rapporto di servizio purché correlate ad un interesse dell’Amministrazione.
Corte dei Conti – Sez. Giur. Reg. Lazio, sent. n. 41 del 20-03-1995, Rossi c. Ministero della difesa (p.d. 406420).
Ai fini dell’accertamento della dipendenza da causa di servizio delle infermità riscontrate in sede di visita pensionistica acquistano valore sostanziale la loro eziologia, l’epoca di comparsa della sintomatologia e la successione cronologia delle manifestazioni morbose, onde individuare l’esistenza di un nesso cronopatogenetico che ne giustifichi la ricollegabilità agli eventi di servizio, mentre, nella carenza di certezze medico-legali, occorre prendere in considerazione ogni elemento che si palesi utile alla necessaria definizione del giudizio, con particolare riguardo al servizio considerato nella sua durata e nelle sue caratteristiche ambientali, anche sotto il profilo della riduzione delle resistenze organiche del soggetto.
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 66805 del 09-03-1985, Ugolino c. Ministero della difesa (p.d. 403259).
Causa di servizio è il fatto efficiente ed adeguato, imputabile al servizio, produttivo dell’evento lesivo, ossia la condizione indispensabile senza la quale l’invalidità non si sarebbe determinata; di conseguenza, in nessun caso il diritto al trattamento privilegiato sussiste se – nelle circostanze dell’evento che espose il militare a subire il danno nella persona – esuli qualunque esigenza concreta e reale di servizio.
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 75150 del 14-03-1990, Nigro c. Ministero della difesa (p.d. 404791).
È da ammettere la dipendenza da causa di servizio di una infermità (nella specie, postumi di contusione cranica e di commozione cerebrale ed esiti di tracheotomia) conseguenti ad un incidente stradale capitato mentre il militare, in adempimento di un obbligo di servizio, al termine di un turno di guardia ad una installazione N.A.T.O., era stato autorizzato a recarsi presso un bar nelle vicinanze per rifocillarsi ed acquistare generi di conforto per il restante personale di guardia.
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 74070 del 23-11-1989, Lenti c. Ministero della difesa (p.d. 404692).
Il diritto a conseguire trattamento privilegiato ordinario non è ricollegato, dall’art. 64 del D.P.R. n. 1092 del 1973, solo all’insorgenza ovvero alla constatazione di un’infermità durante il servizio in quanto tassativamente si richiede che “fatti” determinati, costituenti adempimento di obblighi di servizio, siano stati la causa unica e diretta ovvero una concausa efficiente e determinante.
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 75351 del 19-06-1990, Piraino c. Ministero della difesa (p.d. 404876).
Il diritto a pensione privilegiata ordinaria non è legato al mero manifestarsi di una malattia invalidante durante la prestazione militare dovendo, invece, risultare provata la sussistenza anche di un concreto nesso eziologico tra episodio e/o circostanze cui il soggetto sia stato esposto – per poter assolvere gli obblighi di servizio – ed il conclamarsi dell’infermità.
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 73721 del 23-11-1989, De Luca c. Ministero della difesa (p.d. 404633).
Ai fini della concessione di trattamento privilegiato pensionistico, l’espresso richiamo legislativo ai “fatti derivanti dall’adempimento di obblighi di servizio” esclude che possa imputarsi ad esso, in via presuntiva e/o astratta, una determinata infermità ovvero lesione atteso che occorre provare che la prestazione abbia, in concreto, comportato l’esposizione del soggetto ad eventi o fattori morbigeni eziopatogeneticamente rilevanti nel particolare processo morboso.
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 75696 del 22-09-1990, Pettinari c. Ministero della difesa (p.d. 404943).
Il riconoscimento del diritto a trattamento privilegiato ordinario non si ricollega al mero insorgere di una infermità o di una lesione durante il servizio militare (criterio cronologico) ma richiede espressamente che uno specifico fatto di servizio – costituente adempimento di un obbligo di servizio – sia stato, con stretto nesso di causalità, la causa ovvero la concausa della infermità stessa (criterio eziologico).
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 71636 del 09-01-1988, De Piccoli c. Ministero delle finanze (p.d. 404115).
Ai fini della concessione del trattamento privilegiato ordinario, diretto o indiretto, non opera la presunzione da causa ovvero da concausa di servizio, salvo prova contraria (presunzione prevista, invece, per le malattie contratte durante la prestazione di guerra o lo stato di prigionia, come dagli artt. 3 e 4 della legge 13 marzo 1968 n. 313 e successive modificazioni); di conseguenza occorre dimostrare, di volta in volta, la sussistenza del nesso causale o concausale tra il fatto di servizio e la invalidità o l’evento letale, ed il relativo onere della prova incombe sul soggetto il quale intende far valere in giudizio la propria pretesa pensionistica.
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 70601 del 08-06-1987, Ministero delle finanze c. Zanelli (p.d. 403839).
Fatti di servizio
I divieti posti dall’autorità militare di far comunque uso di automezzi privati nell’esecuzione di servizi, anche isolati, sono previsti in funzione del compimento delle prestazioni di istituto; pertanto, in considerazione delle specifiche finalità cui detti divieti rispondono, dalla loro inosservanza non può derivare l’interruzione del nesso di causalità tra il servizio stesso e le eventuali lesioni o morte.
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 75796 del 14-09-1990, Magnani c. Ministero della difesa (p.d. 405011).
Qualora nel determinismo di un evento letale abbia influito la grave colpa del soggetto è da escludere qualsiasi nesso di causalità tra fatti di servizio e lesione.
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 70601 del 08-06-1987, Ministero delle finanze c. Zanelli (p.d. 403838).
Ancorché agli effetti della colpa grave degli addetti alla guida di autoveicoli non sia sufficiente riscontrare la violazione di una o più norme, anche tassative, del codice stradale, è gravemente colposo il comportamento del soggetto il quale, nella dinamica complessiva dell’incidente – quale desumibile anche dalla situazione ambientale, dallo stato della vettura e dalle condizioni della strada – si sia discostato notevolmente dalla condotta di guida che la generalità dei conducenti avrebbe mediamente tenuto in analoghe circostanze di tempo e di luogo.
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 84738 del 27-01-1995, Palomba c. Ministero della difesa (p.d. 406514).
Causa di servizio è il fatto, efficiente ed adeguato, imputabile al servizio, produttivo dell’evento lesivo ossia la condizione indispensabile senza la quale l’invalidità non si sarebbe determinata (nella specie, la Sezione conclude con ampia motivazione che l’evento fu conseguenza, esclusiva oltre che immediata e diretta, di un fatto sopravvenuto – lancio reciproco di sassolini raccolti tra il ghiaietto – rispetto al servizio, al quale questo era rimasto completamente estraneo, in quanto costituì solamente l’occasione, non necessaria ed unica, dell’evento in maniera del tutto indiretta e marginale epperciò tale da escludere ogni sua incidenza, sia pure sotto il profilo concausale).
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 66897 del 15-03-1985, Lo Schiavo c. Ministero della difesa (p.d. 403148).
Ai fini dell’accertamento dell’esistenza o meno delle condizioni richieste dalla legge per la concessione della pensione privilegiata ordinaria, il nesso di causalità tra il servizio e l’infortunio riportato in occasione dello stesso resta escluso soltanto dalla colpa grave del dipendente la cui prova, fondata su concreta ed obiettiva risultanza, va fornita dall’Amministrazione: pertanto, allorché tale prova sia fondata solo su elementi induttivi o mere supposizioni non si interrompe il nesso di causalità per cui va dichiarata la dipendenza da causa di servizio.
Corte dei Conti – Sez. Giur. Reg. Sard., sent. n. 608 del 11-10-1991, Corda c. Ministero della difesa (p.d. 405112).
È da riconoscere dipendente da causa di servizio il decesso del militare di leva dovuto ad incidente stradale occorsogli mentre, in esecuzione di ordine superiore, si recava alla guida di un automezzo militare al prelevamento di viveri, rimanendo coinvolto in un sinistro determinato dalla guida imprudente di altro automobilista.
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 75155 del 12-04-1990, Griso c. Ministero della difesa (p.d. 404793).
Dipende da causa di servizio la lesione (nella specie, artrosinovite traumatica al ginocchio) riportata dal militare mentre, nel recarsi all’ufficio presso cui prestava servizio, scivolava sul terreno ghiacciato.
Corte dei Conti – Sez. III Pens. Civ., sent. n. 53757 del 20-04-1983, Alfieri c. I.N.P.S (p.d. 402806).
Lo svolgimento di un’attività lavorativa, nell’ultimo periodo del rapporto d’impiego, dalla quale si evidenziano elementi che possono ritenersi rilevanti ai fini dell’aggravamento di una già grave affezione nervosa, può ritenersi fattore concausale nell’evoluzione della malattia medesima, fino all’esito letale. (Nella specie, il dipendente era passato da un servizio di una certa responsabilità ad un lavoro automatico di classificazione e suddivisione di schede che non poteva non comportare un aggravamento della sintomatologia psichica).
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 63700 del 03-06-1983, La Sorsa c. Ministero della difesa (p.d. 402944).
Dipende da causa di servizio l’incidente occorso durante la libera uscita del militare qualora il comportamento di costui non sia stato improntato a colpa grave ovvero a grave imprudenza. (Nella specie, il militare, nel ritornare in caserma al termine della libera uscita, percorrendo una strada poco illuminata dell’abitato, sprovvista di marciapiede, si spostava istintivamente verso il centro della strada per evitare una pozzanghera venendo, così, investito da una macchina che sopraggiungeva da tergo).
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 56433 del 04-07-1980, De Palma c. Ministero della difesa (p.d. 402482).
Il trovarsi ricoverato in un ospedale militare per curare gli esiti di un fatto traumatico costituisce attività di servizio in quanto si è a disposizione dell’autorità militare; di conseguenza dipende da fatto di servizio un nuovo evento traumatico riportato in detta circostanza tanto più se non attribuibile ad imprudenza del malato. (Nella specie, l’Amministrazione sanitaria aveva l’obbligo di controllare che l’attività di rieducazione funzionale di un arto, mediante deambulazione con stampelle, avvenisse sempre in condizioni di piena sicurezzae non sul pavimento bagnato).
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 57242 del 14-05-1980, Zanin c. Ministero della difesa (p.d. 402493).
Ancorché praticata fuori dell’orario di servizio è, comunque, da assimilare al servizio stesso l’attività ricreativa svolta – come nella specie – in gruppo, con prevalente esercizio ginnico-sportivo, in idonei locali (campo sportivo annesso alla caserma) e previa autorizzazione; di conseguenza non si può escludere la dipendenza da causa di servizio di un trauma riportato in dette circostanze.
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 56829 del 14-03-1980, Galli c. Ministero delle finanze (p.d. 402452).
I disagi fisici, psichici e climatici connessi al servizio d’istituto ben possono svolgere un’azione negativa nei confronti dell’apparato cardiovascolare e contribuire, in misura determinante, all’evoluzione più grave e più rapida del processo ateromasico delle arterie; di conseguenza è da riconoscere la dipendenza da causa di servizio, quantomeno a titolo concausale, di una emiparesi postuma a trombosi tanto più se, come nella specie, la prestazione militare fu assai lunga ed obiettivamente gravosa (mansioni di vigilanza notturna e diurna, nella Guardia di Finanza, in reparti disagiati, in condizioni climatiche sfavorevoli, con notevole esposizione a fattori perfrigeranti e con intuibili sforzi fisici nonché privazioni di ogni genere).
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 57236 del 21-06-1980, Ministero della difesa (p.d. 402477).
Pur trattandosi di neoplasia maligna, la cui eziopatogenesi è ancora oscura, non può escludersi la dipendenza dal servizio – quantomeno a titolo concasuale – dell’affezione “artrocitoma tempiale” soprattutto se, come nella specie, la prestazione fu lunga, gravosa e caratterizzata da elementi fisico-psichici stressanti (esercitazioni in località distanti dalla sede di servizio, esposizione ad inclemenze atmosferiche per lunghi periodi, servizi notturni per la ricerca di latitanti in zone di per sé disagiate, ecc.) e considerato che il militare accusò l’inizio dei disturbi durante il servizio, senza, peraltro, che la malattia fosse tempestivamente accertata e curata con idonei presidi terapeutici.
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 70608 del 27-04-1987, Vicino c. Ministero della difesa (p.d. 404569).
All’espressione “fatti di servizio”, enunciata dall’art. 64 del D.P.R. n. 1092 del 1973, non può essere attribuito altro significato che quello palese proprio delle parole nonché della intenzione, con esse manifestato dal legislatore, di attribuire rilevanza, in materia, ai soli fatti “derivanti dall’adempimento degli obblighi di servizio”, cioè conseguenti all’esecuzione degli obblighi stessi; è da escludere, pertanto, che la libera uscita possa configurare un fatto di servizio non essendo esplicazione od adempimento di un “obbligo di servizio”.
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 67162 del 30-09-1985, Parisini c. Ministero della difesa (p.d. 404568).
È da escludere qualsiasi nesso di causalità tra un incidente, ancorché accaduto nei locali della caserma, ed il servizio se il militare era in libera uscita – eppertanto al di fuori dell’adempimento degli obblighi di servizio – e conversava con alcuni commilitoni.
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 70390 del 27-03-1987, Catania c. Ministero della difesa (p.d. 403797).
Non sussiste un diretto nesso causale tra il servizio ed un fatto traumatico qualora l’incidente sia stato riportato dal militare mentre, al di fuori dell’orario di servizio, giocava al calcio con alcuni commilitoni nella palestra della caserma.
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 78258 del 16-03-1992, Piscicelli c. Ministero della difesa (p.d. 405514).
Non è configurabile l’ipotesi dell’infortunio “in itinere” in mancanza di connessione, richiesta dalla legge, con fatti derivanti dall’adempimento di obblighi di servizio. (Nella specie, l’infortunio fu determinato da imprudenza del soggetto).
Corte dei Conti – Sez. IV, sent. n. 81370 del 19-04-1993, Capitani c. Ministero della difesa (p.d. 405806).
Sussistono elementi sufficienti per ritenere integrati gli estremi dell’infortunio “in itinere”, con conseguente dipendenza da causa di servizio dell’infermità derivatane, qualora il militare sia incorso, senza sua colpa, in un sinistro stradale mentre stava raggiungendo il luogo di destinazione, autorizzato dal comando di appartenenza, per fruire del permesso concessogli.
Corte dei Conti – Sez. III Pens. Civ., sent. n. 57284 del 04-02-1985, Schettina c. Ministero di grazia e giustizia (p.d. 403197).
L’infortunio “in itinere” che dà diritto, a favore del congiunto di un pubblico dipendente, alla pensione privilegiata, a norma dell’art. 92 del T.U. 29 dicembre 1973 n. 1092, è quello occorso al dipendente stesso fuori dei locali di servizio, durante un percorso e per necessità imposte da esigenze di servizio; pertanto, non dipende da causa di servizio – con conseguente denegato riconoscimento della pensione di privilegio in favore del congiunto – il decesso di una guardia AA.CC., avvenuto a seguito di incidente stradale occorso mentre questa trasportava masserizie per essere stata trasferita in altra sede per esigenze di servizio, in quanto tale infortunio avveniva mentre la stessa era libera da obblighi di servizio, su di un percorso estraneo sia alla vecchia che alla nuova sede, senza alcuna autorizzazione al riguardo, su di un’auto privata e per motivi estranei a qualsiasi esigenza di ufficio.
Corte dei Conti – Sez. IV Pens. Mil., sent. n. 71363 del 30-11-1987, Cianciolo c. Ministero della difesa (p.d. 403992).
L’incidente dovuto all’uso di un comune mezzo di trasporto, configura “infortunio in itinere” solo se non sussista colpa o imprudenza grave da parte dell’infortunato in ordine alla produzione dell’evento: pertanto non può ritenersi giustificato, allorquando avrebbe potuto essere agevolmente fatto uso di un mezzo pubblico. (Nella specie, fra la località dalla quale il militare avrebbe dovuto fare ritorno in caserma, e quella cui era diretto, esistevano in vari orari dell’intera giornata frequenti mezzi “pubblici”).