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Timestamp: 2020-08-09 14:51:25+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 17576 del 14/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17576 del 14/07/2017
Cassazione civile, sez. VI, 14/07/2017, (ud. 05/04/2017, dep.14/07/2017), n. 17576
sul ricorso 25301/2015 proposto da:
MECOMER SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LIMA, 28, presso lo studio
dell’avvocato MARCO ALBANESE, rappresentata e difesa dall’avvocato
ANNAMARIA MUGNOLO;
Dresso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e
avverso la sentenza n. 2659/36/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
Con sentenza n. 2659/36/2015, depositata il 16 giugno 2015, non notificata, la CTR della Lombardia accolse l’appello proposto nei confronti della F.A. S.r.l. dall’Agenzia delle Entrate, Direzione provinciale (OMISSIS) di Milano, per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Milano, che aveva invece accolto il ricorso della contribuente avverso avviso di accertamento, con il quale l’Ufficio aveva contestato l’indebita detrazione di IVA per Euro 12280,00, in quanto relativa ad operazioni inesistenti, con applicazione di interessi e sanzioni.
Avverso la pronuncia della CTR la Mecomer S.r.l., nella qualità di incorporante la F.A. S.r.l., ha proposto ricorso per cassazione, affidato a sette motivi.
Può essere prioritariamente esaminato, congiuntamente, peraltro, al settimo motivo, con il quale risulta strettamente connesso, il quinto motivo di ricorso, in applicazione del criterio della “ragione più liquida”, desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost. (cfr. Cass. sez. unite 8 maggio 2014, n. 9936 e successiva giurisprudenza conforme), in quanto suscettibile di definire il giudizio, pur in presenza di questioni pregiudiziali dedotte nei motivi precedenti.
Con il quinto motivo la contribuente denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui la decisione impugnata ha ritenuto non essere obbligatorio il contraddittorio preventivo con la società ricorrente.
Con il settimo la ricorrente lamenta violazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 19, 51 e 54, dell’art. 17 6^ Direttiva CEE, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per avere omesso l’esame di fatto decisivo per il giudizio, relativo alla reale effettuazione delle prestazioni in oggetto.
Lamenta la ricorrente che, nella fattispecie in esame, l’Ufficio, dopo aver richiesto dalla contribuente per mezzo dell’invio di questionario, per il periodo d’imposta 2002, la documentazione (fatture emesse e ricevute) relativa alla fornitrice Panta Service S.r.l., notificava il 3 dicembre 2012, pochi giorni dopo la ricezione in data 23 novembre 2002 della documentazione richiesta, l’avviso di accertamento impugnato, senza dar modo alla contribuente d’interloquire in sede di contraddittorio endoprocedimentale, nel quale avrebbe potuto illustrare compiutamente la sussistenza delle condizioni giustificative della detrazione ai fini IVA denegata dall’Ufficio.
In proposito la decisione impugnata ha ritenuto all’uopo sufficiente l’espletamento della fase di reclamo – mediazione.
Trova applicazione, infatti, nella fattispecie in esame, avente ad oggetto avviso di accertamento ai fini IVA, tributo armonizzato, il principio di diritto affermato dalle sezioni Unite di questa Corte (Cass. 9 dicembre 2015, n. 24823, cui si è uniformata la successiva giurisprudenza: cfr., tra le altre, Cass. sez. 6-5, ord. 28 luglio 2016, n. 15744), secondo cui, per quanto qui rileva, in tema di “tributi armonizzati”, avendo luogo la diretta applicazione del diritto dell’Unione europea, “la violazione dell’obbligo del contraddittorio endoprocedimentale comporta in ogni caso, anche in campo tributario, l’invalidità dell’atto, purchè il contribuente assolva l’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere, qualora il contraddittorio fosse stato tempestivamente attivato e che l’opposizione di dette ragioni si riveli non puramente pretestuosa”.
La ricorrente ha dato prova di aver enunciato, tra la molteplicità dei motivi addotti, appena posta in condizione di farlo, dopo la notifica dell’avviso di accertamento impugnato, che la contestazione afferente il merito della pretesa impositiva doveva intendersi smentita da atti d’indagine della stessa Guardia di Finanza non allegati dall’Amministrazione, segnatamente dal processo verbale del 29 gennaio 2004 in cui, nell’ambito della verifica condotta a carico della fornitrice Panta Service S.r.l., la Guardia di Finanza di Lodi rilevava che “le prestazioni oggetto delle fatture emesse nei confronti della F.A. S.r.l. e della Mecomer S.r.l. sono state considerate effettivamente eseguite”; ciò integrando fatto storico decisivo, che, ove debitamente valutato da parte del giudice di merito, avrebbe determinato un diverso esito del giudizio.
Il ricorso va pertanto accolto in relazione a detti motivi, assorbiti gli altri.
La sentenza impugnata va dunque cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio per nuovo esame alla CTR della Lombardia, che, uniformandosi al principio di diritto enunciato in relazione all’accoglimento del quinto motivo, provvederà all’ulteriore accertamento di fatto in punto di effettiva esecuzione delle prestazioni in contestazione.
Accoglie il ricorso in relazione al quinto e settimo motivo, assorbiti gli altri.
Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Lombardia in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.