Source: https://www.studiocerbone.com/cassazione-sentenza-n-27934-del-11-luglio-2012-infortunio-sul-lavoro-obbligo-della-valutazione-dei-rischi/
Timestamp: 2018-06-22 16:33:25+00:00
Document Index: 69222034

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 606', 'art. 606', 'art. 581', 'art. 581', 'Cass. Sez. ']

Cassazione sentenza n. 27934 del 11 luglio 2012 - Infortunio sul lavoro obbligo della valutazione dei rischi - Studio Cerbone
Cassazione sentenza n. 27934 del 11 luglio 2012 – Infortunio sul lavoro obbligo della valutazione dei rischi
Sei qui: Home » Cassazione sentenza n. 27934 del 11 luglio 2012 – Infortunio sul lavoro obbligo della valutazione dei rischi
Corte di Cassazione sentenza n. 27934 del 11 luglio 2012
SICUREZZA SUL LAVORO – INFORTUNIO – DIRIGENTI E PREPOSTO – POSIZIONE DI GARANZIA – OBBLIGO DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI
Sussiste la responsabilità del direttore dello stabilimento, per l’inosservanza della normativa sulla sicurezza del lavoro, per l’infortunio subito dal lavoratore nell’ambito del ciclo di produzione (Cass. pen., Sez. IV, 01/10/2008, n. 42136). Egli, in qualità di dirigente assume la veste di garante dell’osservanza della disciplina antinfortunistica, nella sfera di responsabilità gestionale a lui attribuita anche in assenza di delega.
In realtà, le deduzioni del ricorrente non risultano in sintonia con il senso dell’indirizzo interpretativo di questa Corte secondo cui (Cass. Sez. 6, n. 38698 del 26/09/2006, imp. Moschetti ed altri, Rv. 234989) la Corte di Cassazione deve circoscrivere il suo sindacato di legittimità, sul discorso giustificativo della decisione impugnata, alla verifica dell’assenza, in quest’ultima, di argomenti viziati da evidenti errori di applicazione delle regole della logica, o fondati su dati contrastanti con il senso della realtà degli appartenenti alla collettività, o connotati da vistose e insormontabili incongruenze tra loro, oppure inconciliabili, infine, con “atti del processo”, specificamente indicati dal ricorrente e che siano dotati autonomamente di forza esplicativa o dimostrativa tale che la loro rappresentazione disarticoli l’intero ragionamento svolto, determinando al suo interno radicali incompatibilità cosi da vanificare o da rendere manifestamente incongrua la motivazione. Ciò posto, se la denuncia del ricorrente va letta alla stregua dei contenuti concettuali dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), come modificato dalla L. n. 46 del 2006, occorre allora tener conto che: 1) la legge citata non ha normativamente riconosciuto il travisamento del fatto, anzi lo ha escluso, dovendosi semmai parlare di “travisamento della prova”. Esso, nel rinnovato indirizzo interpretativo di questa Corte, ha un duplice contenuto, con riguardo a motivazione del Giudice di merito difettosa per commissione oppure per omissione, a seconda che si sia incorsi nell’utilizzazione di un’informazione inesistente, ovvero in una omissione decisiva della valutazione di una prova (Sez. 2, n. 13994 del 23/03/2006, Rv. 233460, P.M. in proc. Napoli). In sostanza, la riforma della L. n. 46 del 2006, ha introdotto un onere rafforzato di specificità per il ricorrente in punto di denuncia del vizio di motivazione. Infatti, il nuovo testo dell’art. 606, comma 1, lett. e) – nel far riferimento ad atti del processo che devono essere dal ricorrente “specificamente indicati” – detta una previsione aggiuntiva ed ulteriore rispetto a quella contenuta nell’art. 581 lett. c) (secondo cui i motivi di impugnazione devono contenere “l’indicazione specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta”). Con la conseguenza che sussiste a carico del ricorrente – accanto all’onere di formulare motivi di impugnazione specifici e conformi alla previsione dell’art. 581 cit. – anche un peculiare onere di inequivoca “individuazione” e di specifica “rappresentazione” degli atti processuali ritenuti rilevanti in relazione alla doglianza dedotta, onere da assolvere nelle forme di volta in volta più adeguate alla natura degli atti stessi, e cioè integrale esposizione e riproduzione nel testo del ricorso, allegazione in copia, precisa identificazione della collocazione dell’atto nel fascicolo del giudice et similia (cfr. Cass. Sez. 1, n. 20370 del 20/04/2006, Rv. 233778, imp. Simonetti ed altri).
In particolare, risulta insignificante che il sistema a pistone successivamente impiantato sia o meno volto a ridurre il rischio di schiacciamento degli arti dell’operatore piuttosto che quelli connessi alla movimentazione di carichi. Da un canto va registrata – come già fatto dalla Corte territoriale – la natura puramente assertiva e congetturale di tale affermazione difensiva; dall’altro va rilevato come la violazione dell’obbligo di valutazione del rischio non sia identificabile alla luce delle misure assunte successivamente al fatto, essendo – quella della previa valutazione del rischio – adempimento preliminare all’adozione delle misure necessarie e non altrimenti surrogabile. Per altro aspetto, correttamente il giudice di merito non ha attribuito valore dirimente al fatto che l’organo di vigilanza non impartì prescrizioni volte ad eliminare o ridurre il rischio di schiacciamento: l’individuazione della misura prevenzionistica da adottare può essere confermata o coadiuvata dalla determinazione dell’organo ispettivo (o di altra autorità pubblica competente), ma non può esaurirsi nel recepimento di questa. Lo esclude sia il fatto che la normativa antinfortunistica pone direttamente a carico dell’imprenditore l’obbligo di attuare le misure previste e di accertarsi della loro esistenza, sia la possibilità che ricorrano carenze delle attività ispettive, osservazioni superficiali, pareri sommariamente espressi (Sez. 4, n. 32128 del 06/05/2011, Monti ed altro, Rv. 251456).