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Timestamp: 2020-05-26 08:01:47+00:00
Document Index: 5185277

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Sentenza Cassazione Civile n. 6903 del 25/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6903 del 25/03/2011
Cassazione civile sez. trib., 25/03/2011, (ud. 15/12/2010, dep. 25/03/2011), n.6903
C.R., elettivamente domiciliato in ROMA VIA CIPRO 77
presso lo studio dell’avvocato RUSSILLO GERARDO, che lo rappresenta e
avverso la sentenza n. 14/2006 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,
depositata il 31/01/2006;
15/12/2010 dal Consigliere Dott. SALVATORE BOGNANNI;
ZENO Immacolata, che ha concluso in via principale l’inammissibilità
dell’appello, in subordine l’accoglimento del 1 motivo, assorbito il
L’Agenzia delle entrate impugna, con due motivi, la sentenza della CTR del Lazio, indicata in epigrafe, che accoglieva il gravame di C.R. avverso la sentenza n. 666/29/2003 della CTP di Roma, con cui era stato riconosciuto legittimo il silenzio-rifiuto formatosi sulla domanda di rimborso dell’imposta Irpef trattenuta sull’indennità di trasferimento del medesimo, sottufficiale della Guardia di finanza.
Il contribuente resiste con controricorso, rilevando l’infondatezza dell’impugnazione avversaria, per risultare corrette le valutazioni compiute dalla CTR, e deposita memoria.
1) Col primo motivo l’Agenzia, deducendo “violazione DI legge per erronea e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 40, nonchè omessa, insufficienza e/o contraddittoria motivazione”, si duole che il giudice “a quo” non considerava che il ricorso in appello era tardivo, e perciò inammissibile, dal momento che era stato proposto ben oltre il termine lungo di un anno dalla pubblicazione della sentenza.
Il motivo è fondato, atteso che la CTR riteneva tempestivo il gravame, senza specificare le ragioni del suo assunto, non considerando invece che la decisione di primo grado era stata pubblicata il 29.1.2004, come riconosciuto dallo stesso giudice, mentre l’appello era stato proposto con atto depositato il 15.7.2005, e quindi oltre il prescritto termine scaduto il 16.3.2005, con la conseguenza che, trattandosi di termine perentorio, l’eccezione, peraltro proposta, doveva essere rilevata persine- anche d’ufficio, con la conseguente pronuncia di inammissibilità dell’impugnazione.
Appare opportuno premettere come questa Corte ha più volte statuito che l’art. 328 cod. proc. civ., ultimo comma la cui norma è analoga a quella contenuta nel D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 40 e che prevede la proroga del termine annuale di cui all’art. 327 dello stesso codice per impugnare la sentenza qualora dopo sei mesi dalla sua pubblicazione sopravvenga alcuno degli eventi previsti dall’art. 299 c.p.c., si riferisce solo alla morte (od alla perdita della capacità) della parte (o del suo legale rappresentante) e non anche a quella del procuratore, che e disciplinata dall’art. 301 cod. proc. civ., senza che sia dato ravvisare alcuna ragione, riconducibile alla necessità di consentire l’agevole esercizio del diritto di difesa (obiettivamente suscettibile di pregiudizio nel caso di termine breve di cui all’art. 325 cod. proc. civ., per quanto evincibile dalla sentenza della Corte costituzionale n. 41 del 1986), che giustifichi in via interpretativa un’estensione del disposto del citato ultimo comma dell’art. 328 anche alla suddetta ipotesi del decesso del procuratore (Cfr. anche Cass. Sentenze n. 7660 del 28/03/2007, n. 18153 del 2005). Ciò premesso, non sarebbe nemmeno invocabile alcuna sospensione del termine L. n. 289 del 2002, ex art. 16, posto che esso concerne solamente le controversie inerenti ad ipotesi di condono, che non possono comprendere la fattispecie in esame, avente ad oggetto rimborso di somma. D’altronde è noto che in tema di impugnazioni civili, la inammissibilità dell’appello per decorso del termine non è soggetta a sanatoria per acquiescenza dell’appellato e, ove non dichiarata dal giudice del gravame, deve essere dichiarata d’ufficio dalla Corte di cassazione tanto nel caso di violazione del termine annuale di cui all’art. 327 cod. proc. civ., quanto nell’ipotesi di inosservanza dei termini stabiliti dall’art. 325 del codice di rito. Infatui l’inammissibilità dell’impugnazione in tal caso è correlata alla tutela d’interessi di carattere generale e, come tale, è insanabile, oltre che rilevabile d’ufficio (Cfr. anche Cass. Sentenza n. 14591 del 22/06/2007; Sez. Un. n. 6983 del 05/04/2005).
Dunque in rapporto alle non corrette valutazioni di carattere pregiudiziale della CTR, il secondo motivo deve ritenersi assorbito e il ricorso va accolto, con conseguente cassazione della decisione impugnata, senza rinvio per intervenuto giudicato.
Quanto alle spese del precedente giudizio e di quello presente, esse seguono la soccombenza, e vengono liquidate come in dispositivo.
LA CORTE Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata, senza rinvio e condanna il controricorrente al rimborso delle spese del precedente giudizio e del presente, liquidando, per onorari, le prime in complessivi Euro 800,00 (ottocento/00), e le seconde in Euro 1.000,00 (mille/00), oltre a quelle generali ed agli accessori di legge.