Source: http://www.aetnanet.org/scuola-news-21987.html
Timestamp: 2019-07-20 21:52:11+00:00
Document Index: 32087317

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 8', 'art. 9', 'sentenza ', 'art.15', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 9', 'sentenza ']

AetnaNet - – La Letterina n. 246 - giovedì 01 luglio 2010 – dell'ASASI L' Associazione delle Scuole Autonome della Sicilia
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FRANCESCO DE SANCTIS RILASCIA UN’INTERVISTA ALL’ASASI!
Apprendiamo in quest’istante che Francesco De Sanctis, nel 1874, aveva rilasciato un’intervista alla “Letterina” che oggi è stata ritrovata dal Direttore Pippo Luca tra le sue scartoffie.
Manovra finanziaria: accanimento sadico contro la scuola
Lo scorso 31 maggio è stato pubblicato in gazzetta ufficiale il Decreto legge n. 78relativo alla manovra finanziaria 2010 che contiene misure riduttive della spesa pubblica per un importo complessivo di 25 miliardi di euro. Il provvedimento incide pesantemente sul servizio scolastico e sul personale della scuola. Le misure più critiche per la scuola riguardano tre diversi fronti di spesa: La retribuzione del personale scolastico, il finanziamento degli enti locali e il finanziamento delle scuole da parte del Ministero.
RETRIBUZIONE DEL PERSONALE SCOLASTICO. L'articolo 9 del Decreto stabilisce il blocco degli stipendi di tutto il personale della scuola - docenti, personale ATA e dirigenti - fino a tutto il 2013. Non solo sono congelati i contratti ma anche gli scatti di anzianità previsti dal contratto in vigore. I mancati aumenti sono quantificabili in una somma netta mensile che va dai 150 ai 300 euro, pari ad una percentuale che oscilla dall'11 al 15% dello stipendio. Una botta micidiale. Impressionante l'analisi che fa Tuttoscuola sul confronto tra i sacrifici richiesti al personale scolastico rispetto a quelli richiesti agli alti dirigenti, ai sottosegretari e ai ministri. Al dirigente ministeriale, con stipendio superiore ai 90.000 euro, sarà richiesto un sacrificio del 2,5 %, molto di più di quello imposto all'insegnante o al bidello. Siamo d'accordo con Draghi quando dice che gli evasori provocano la macelleria sociale di cui si parla, ma anche queste misure economiche non sono da meno.
TAGLIO AGLI ENTI LOCALI. L'intero articolato del decreto contiene disposizioni che riguardano in modo più o meno diretto i comuni, le province e le regioni. In particolare l'art. 14 stabilisce una riduzione per il 2011 di 1 miliardo e 500 milioni e dal 2012 di 2 miliardi e 500 milioni (fonte: scheda di lettura del DL 78/2010 dell'ANCI). Ci saranno pesanti ripercussioni sulla manutenzione degli edifici, sui servizi ai disabili, sul trasporto scolastico, sul diritto allo studio, sulla refezione, ecc.
TAGLIO AL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE. Il cosiddetto “taglio lineare” del 10% degli stanziamenti di bilancio è riassunto nell'Allegato 1 al decreto 78. Il Miur contribuisce con una riduzione annua di 104 milioni di euro, di cui 24 milioni a carico dell'istruzione scolastica. A questo proposito è interessante esaminare la relazione tecnica che accompagna il decreto inviato al senato. All'art. 8, comma 14, troviamo la norma di ridestinazione del 30% delle economie conseguite nel settore istruzione: “Fermo quanto previsto dall'art. 9, le risorse di cui all’articolo 64, comma 9, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono comunque destinate, con le stesse modalità di cui al comma 9, secondo periodo, del citato articolo 64, al settore scolastico”. Il significato di questo comma è comprensibile solo leggendo la relazione tecnica dove si esplicita il fatto che il reinvestimento del 30% dei risparmi ottenuti sul servizio scolastico, non va più a “valorizzare lo sviluppo professionale della carriera del personale della scuola” ma servirà per ripianare i debiti pregressi delle scuole, per il finanziamento delle supplenze brevi e per le spese relative ai contratti ex LSU. Addio merito per i docenti e, aggiungiamo noi, addio ai crediti delle scuole: quelli che si ripianano non sono i crediti delle scuole ma i loro debiti; cioè le loro effettive sofferenze di cassa.
Ricordiamoci che quello che abbiamo analizzato è un decreto legge e che quindi dovrà essere convertito in legge entro sessanta giorni dalla pubblicazione in gazzetta; cioè entro il 30 luglio 2010. In questi due mesi si giocherà una partita durissima che potrebbe condizionare le deliberazioni del Parlamento. Noi invitiamo il Ministro Gelmini e il Ministro Brunetta a far si che siano corrette almeno quelle norme che penalizzano in modo iniquo le scuole e il personale che vi lavora, anche rispetto al resto della pubblica amministrazione.
Dal sito www.scuolelazio.it
RIFLESSIONI SUGLI ESAMI
L’ESAME DI STATO COME SEGNO DEI TEMPI
Non c’è niente da fare! Non è materialmente possibile durante le prove scritte, spiegare ai membri interni, in Sicilia, che loro sono pagati per vigilare e non per suggerire. È un atteggiamento costruito in 2.000 anni di occupazione straniera: i compiti vengono da Roma e noi dobbiamo allearci per resistere all’occupante che vorrebbe bocciare i nostri figli. Vai a spiegare, ai membri interni che da 150 anni non siamo più occupati da un esercito straniero. Non c’è niente da fare.
Del resto i temi proposti non incoraggiavano molto all’impegno. Sette facciate piene, carattere minuto, che ci volevano solo sei ore per leggere tutto attentamente. Al Ministero confondono la quantità con la qualità. Pensano che più scrivano e più la gente crede che siano colti. Forse sono convinti che dare molte tracce da scegliere, aumenti la probabilità di far trovare ai candidati il tema giusto nella cartucciera.
Naturalmente gli ispettori che preparano le tracce conoscono benissimo la realtà della scuola: infatti, il tema delle Foibe ha centrato gli interessi degli studenti ed è stato scelto in massa.
Credo che occorra smontare quest’idea di quantità che ha portato anche all’inserimento della terza prova scritta: un inutile sadismo nei confronti dei commissari. Più serio sarebbe eliminare la terza prova e affidare anche la correzione della seconda prova a un commissario esterno. Non parliamo poi di queste griglie di valutazione che servono solo a spendere soldi inutili in fotocopie.
Ma è proprio impossibile pensare che un commissario sia in grado di leggere un tema e poi di proporre con imparzialità e competenza un voto da uno a quindici?
Non parliamo poi dell’idea di condizionare l’ammissione all’esame al possesso di sufficienze piene in tutte le discipline! I consigli di classe costretti a truccare i voti e a lavorare di fantasia per evitare di bocciare in quinta il 90% degli allievi. Gli studenti incapaci di comprendere i tabelloni appesi coi risultati.
Un deferente pensiero vada a tutti quegli assistenti amministrativi costretti a mandare lettere a casa dei bocciati per avvisarli in anticipo che non ce l’hanno fatta. In tal modo, si sono evitate stragi, che certamente si sarebbero avute se l’esito si fosse appreso dai tabelloni appesi coi risultati.
Il calcolo del credito scolastico è poi di una complessità tale, che pochi in Italia ci capiscono qualcosa. Per complicarlo ulteriormente, ogni anno si cambiano le regole e credo che oggi non vi siano due persone al mondo che la pensano in modo uguale su come attribuire il punto di discrezionalità nella banda di oscillazione. Intanto dobbiamo studiarci pure come si attribuiscono il bonus e la lode. Poveri ragazzi, chissà quanti sono vittime di errori di calcolo.
Lasciamo perdere la situazione delle scuole paritarie non cattoliche, dove tutti, interni, esterni, analfabeti, partono col credito di 15/25 ottenuto con la moltiplicazione di 5 x 3 degli esami preliminari.
E su questo sistema si dovrebbe basare la competitività dell’economia italiana?
Intanto mi fanno sapere che il MIUR non ha mandato né i soldi per i corsi di recupero estivi, né quelli per pagare i commissari d’esame.
Nonostante tutto devo testimoniare che in Sicilia gli esami conservano una loro dignità perché esiste una maggioranza di docenti con alto senso etico e dello Stato, grande professionalità ed eccellente onestà intellettuale.
Roberto Tripodi, robertotripodi@virgilio.it, 3473904596 - Presidente regionale ASASI
ESAMI DI STATO: PRIMO CICLO - CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE E VOTAZIONI
Volgono al termine gli esami di stato conclusivi del primo ciclo d’istruzione, quelli che un tempo erano detti “esami di licenza media”.
Secondo le disposizioni ministeriali (C.M n. 49 del 20 maggio 2010) al termine degli esami è consegnato allo studente un documento di certificazione delle competenze che scaturisce dall’esame complessivo delle attività didattiche svolte nel corso del triennio e certificate anche mediante una votazione numerica.
Descrivere le competenze e certificarle col voto appare un’evidente incoerenza, in quanto le competenze vanno descritte con puntualità e circostanziate nella differenziazione dei percorsi svolti e dei traguardi conseguiti.
Si è dovuto ricorrere ad un “compromesso” che rispetti la norma, e sia anche indicativo dell’intero percorso formativo.
Nella scheda allegata n. 1, modello ideato in autonomia, non essendoci indicazioni prescrittive o modelli prestampati, si è adoperata la soluzione di utilizzare accanto alle competenze sintetizzate per tutti gli alunni, una graduazione di livelli per ciascun alunno.
Nel secondo modello si adopera, invece, la descrizione analitica e differenziata delle competenze sviluppate da ciascun alunno nelle diverse discipline.
È indicativo inoltre accanto alla votazione finale la registrazione del voto finale della media triennale scaturita dalla media dei voti del triennio.
Quest’anno in alcune scuole la media dei voti del triennio è stata conteggiata utilizzando le votazioni del secondo e terzo anno, dato che in prima media gli alunni hanno avuto i giudizi e quindi il “sufficiente, buono distinto” difficilmente può essere articolato e tradotto in voto e diversificato per disciplina.
La media dei voti, sintesi numerica del giudizio d’idoneità e di ammissione agli esami è diventato parametro di riferimento da comparare con la media dei voti riportati durante le prove scritte, la prova Invalsi, ed colloquio interdisciplinare dell’esame finale.
Con questo sistema anche numerico si valorizza il percorso di studio dello studente nell’arco del triennio e non soltanto, come avveniva prima quando era privilegiato soltanto l’ultimo anno e la prova finale dell’esame.
Nella registrazione della media dei voti si è riscontrato quest’anno un’evidente flessione di abbassamento dei voti dovuta in parte al conteggio della media di ammissione del triennio ed anche ai risultati della prova Invalsi, i cui calcoli molto dettagliati hanno fatto registrare una votazione più bassa della votazione generale.
Nella scheda è stato dato spazio alla descrizione del tempo scuola ed alle attività aggiuntive, facoltative, opzionali svolte dal singolo studente in aggiunta al percorso formativo curricolare.
A completamento del documento finale firmato dal Preside della scuola, si aggiunge anche il consiglio per la prosecuzione degli studi.
Al Presidente della commissione degli esami resta il compito di completare il documento con la certificazione del voto finale, media delle prove di esame e del percorso triennale.
Questa nuova esperienza di esame e questo cammino di certificazione apre le porte ad una nuova cultura della valutazione che ancora stenta ad entrare nel sistema scolastico, sia come strumenti, sia come cultura di certificazione.
L’annunciata estensione della prova Invalsi anche per gli esami di stato conclusivi (maturità) costituisce una direzione da marcia da seguire ed una metodologia didattica da adottare in maniera sistematica e puntuale nel corso dell’anno e non solo in alcuni periodi speciali, quali le prove di simulazione o le prove Invalsi annuali.
Istituto Scolastico ………….….
a conclusione della Scuola Secondaria di primo grado
studente ______________________________
L’alunn…____________________ nat…. a ____________________ il _____________
ha dimostrato di possedere le seguenti competenze ai livelli a fianco riportati:
B =Base (minore o uguale a 6) - I = Intermedio (7 o 8) - A = Avanzato (9 o 10)
Padroneggia strumenti espressivi ed argomentativi per gestire l’interazione verbale in vari contesti. Comprende ed interpreta testi scritti di vario tipo. Produce testi di vario tipo in relazione ai differenti scopi comunicativi. Riconosce ed analizza funzioni logiche della frase semplice e complessa.
STORIA - GEOGRAFIA - EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA
Comprende i cambiamenti e le diversità dei tempi storici attraverso il confronto fra epoche e aree geografiche diverse.
Riconosce i diritti garantiti dalla Costituzione.
Ha sviluppato il senso civico nel rispetto delle regole del vivere sociale.
Ha sviluppato le conoscenze geografiche. Si orienta e sa analizzare
le problematiche antropiche, economiche e politiche del territorio.
Sa usare i procedimenti di calcolo. Applica regole, formule e procedimenti. Risolve i problemi. Sa usare il linguaggio specifico.
Conosce ed osserva fatti e fenomeni del mondo scientifico.
Sa usare il linguaggio specifico in relazione agli argomenti trattati.
Comprende messaggi chiari in lingua straniera su argomenti familiari che si affrontano a scuola. Legge e individua informazioni concrete in testi di uso quotidiano e le utilizza nella comunicazione. Produce e rielabora in maniera autonoma messaggi in lingua straniera. Racconta per iscritto avvenimenti ed esperienze, esponendo opinioni e spiegandone le ragioni con frasi semplici.
Utilizza correttamente le norme e le convenzioni del disegno. Conosce le principali tecnologie e modalità di sfruttamento delle fonti energetiche.
Interpreta in modo personale e creativo le immagini utilizzando strumenti e tecniche in modo adeguato e operando scelte autonome.
Descrive e commenta adeguatamente l’opera d’arte collegandola nel giusto contesto storico-geografico, operando collegamenti e confronti.
Individua le tipologie dei beni artistico - culturali presenti nel territorio.
Sa usare i diversi sistemi di notazione, attraverso la conoscenza di nuove figure musicali. Sa eseguire brani con accompagnamento ritmico.
Riesce a collegare il linguaggio musicale ad altri linguaggi ed a creare materiali sonori facendo uso di modelli musicali e ritmici.
Possiede capacità e abilità motorie e sportive Rispetta le regole e utilizza i fondamentali tecnici dei giochi sportivi praticati.
Conosce i principi tecnici e le problematiche inerenti gli sport praticati.
MEDIA complessiva del TRIENNIO
L’alunn… ha fruito del servizio scolastico a “tempo prolungato” (36 ore) ed ha partecipato con profitto alle seguenti attività formative ed ai progetti:
CONSIGLIO PER IL PROSEGUIMENTO DEGLI STUDI
Le sue attitudini e abilità potranno essere meglio potenziate, proseguendo gli studi.
ad indirizzo …………………………………………………….
Catania………. Il Dirigente Scolastico
Giuseppe Adernò, gi.ad@tiscali.it, 3495608663
Presidente provinciale ASASI Catania
Preside dell’I.C. “G. Parini”, Via Quasimodo, 3
95126 Catania 095497892 - Fax 0954032652
DIRIGENTI SCOLASTICI “CAPITANI” IN PENSIONE
Mentre si avvicina l’estate la metafora delle scuole in alto mare corrisponde alla stagione e alla realtà di tante istituzioni scolastiche nelle quali cambia il “capitano”.
Questo titolo, attribuito al Dirigente che ha retto la scuola per diversi anni, è indicativo di una qualità di guida e la positività dei traguardi conseguiti ne sono una reale conferma.
Ampliamento di strutture, incremento di alunni e di organico, sviluppo di progetti, accrescimento di risorse, traguardi di eccellenza in diversi settori, affermata qualità dell’immagine dell’Istituto sono delle realtà obiettive, ben visibili e documentabili, segno e testimonianza del lavoro svolto con passione e con dedizione professionale.
“Si va in pensione da un ufficio, non da un amore” è l’espressione augurale che rivolgiamo a coloro che lasciano il servizio attivo nella scuole, e alcuni anche per scelta personale e non per raggiunti limiti di età o di servizio.
Partecipando alle diverse feste di “commiato”, momento di doveroso ringraziamento per il bene operato che la comunità scolastica rivolge al dirigente che va in pensione, si percepisce lo spessore ed il clima che negli anni è stato gradualmente costruito, anche con diversità di stili e di relazioni.
La definizione del preside “un professionista della scuola che apre porte e finestre” e che ha dimostrato di far crescere la scuola attraverso il dialogo e l’interazione con le istituzioni e le realtà associative del territorio, costituisce una lezione ed una testimonianza da imitare.
La gratificante soddisfazione dell’indirizzo musicale avviato che comincia a dare i primi frutti nell’indirizzare i ragazzi verso gli studi del Conservatorio, i meritati traguardi di eccellenza conseguiti dagli alunni “bravi” che sono adeguatamente stimolati e gratificati per far sempre meglio, sono alcuni dei frutti che si raccolgono e che il dirigente che prenderà il loro posto avrà il compito di continuare e sviluppare sempre meglio.
La continuità nella dirigenza di una scuola è certamente un valore ed una risorsa, il cambiamento dovrebbe costituire anche un’opportunità di rinnovamento e di stimoli nuovi, così da migliorare e potenziare.
Diversi Colleghi quest’anno lasciano la scuola ed alcuni preferiscono lo stile del silenzio e della riservatezza, senza tanti clamori. A loro giunga il meritato il “grazie” delle comunità scolastiche, alle quali hanno “donato” amorevole e saggio servizio di guida e di direzione, con ammirevole impegno professionale, ora riconosciuti anche con il tradizionale regalo dell’orologio, quasi a documentare il tempo che passa, ma che intreccia ricordi e momenti significativi che non si cancellano.
A tutti coloro che, nel nostro Paese, lasciano il servizio attivo, auguriamo di cuore il meritato riposo nella gioia della famiglia, sempre in buona salute ed in armonia con lo spirito dell’educatore saggio che non cessa mai di amare i giovani, ai quali ha consacrato la vita professionale.
La Redazione della “Letterina” si unisce al saluto e ai ringraziamenti formulati dal Direttore dell’Ufficio scolastico Regionale dott. Di Stefano, alla dott.ssa Patrizia Monterosso.
ho appreso con stupore che Lei lascerà l’incarico fino a oggi tenuto con efficienza e serietà.
Se la mia posizione di rappresentante dell’Amministrazione scolastica statale in Sicilia m’impone di prendere atto di tale fatto, m’impone anche di esprimerLe la mia gratitudine per l’impegno con cui, per molti anni, ha operato a favore della Scuola, assicurando l’appoggio e il supporto dell’Amministrazione Regionale. Se, da un lato, ha garantito il completo impiego dei fondi europei, dall’altro ha promosso, con il fattivo contributo delle scuole stesse, l’adattamento delle misure europee alle effettive esigenze del territorio.
Nei lavori della conferenza Stato-Regione ha sempre, con efficacia, difeso la nostra Scuola e ne ha assicurato la presenza sul territorio anche in tempi difficili, come gli attuali, difendendo l’autonomia e l’esistenza di scuole ubicate in zone “particolari”, anche contro il mio parere tecnico.
Il Suo impegno si è ispirato a Valori condivisi, almeno a parole, da tutti e, nei fatti, ha dimostrato di essere un Dirigente che risponde, pur nell’ambito delle direttive legittime della politica, solo alla Legge e alla propria coscienza. La separazione tra politica e amministrazione è stata da Lei sempre tenuta presente e si è battuta affinché il sistema pubblico dell’istruzione privilegiasse le forze migliori, aiutando le scuole paritarie serie e combattendo le altre senza farsi intimidire da minacce spoglie come quel certo episodio della “bambola decapitata”.
Anche nella formazione professionale ha operato per far si che le molte valide professionalità, presenti in essa, potessero, finalmente, esprimersi al meglio, superando quei fenomeni deteriori che, annualmente, la Corte dei Conti evidenzia.
Tutto questo ha avuto un peso in termini personali e di lavoro ma fa sì che questa interruzione di un lungo percorso professionale sia accompagnata dalla stima e dalla considerazione delle persone oneste che, troppo spesso, tendono a manifestare il loro apprezzamento in silenzio.
Nella certezza che si tratti di una breve pausa del Suo percorso professionale, Le confermo la mia stima e gratitudine.
L’AVVOCATO SEBASTIANO LICCIARDELLO PRESENTA RICORSO AL CGA
A difesa dei presidi vincitori del concorso annullato, dobbiamo segnalare un Ricorso per revocazione presentato dall’Avv. Licciardello al CGA il 23 giugno 2010. Raramente abbiamo visto un ricorso così argomentato, logico, giuridicamente motivato.
È un ricorso che smonta pezzo per pezzo la sentenza del CGA rendendo palese l’abbaglio dei sensi che ha indotto il giudicante a ritenere sussistente un fatto (composizione commissione) che obiettivamente non esiste. Naturalmente per abbaglio dei sensi l’avvocato intende un importante concetto giuridico e non si rifà certo ai gossip che sommessamente si rincorrono nelle riunioni di presidi.
L’avvocato, che sta sostenendo una battaglia che l’Avvocatura, con ben altri mezzi, avrebbe dovuto affrontare, cita l’adunanza plenaria del Consiglio di Stato (17 maggio 2010) che consente di rimettere in discussione il decisum del giudice col rimedio straordinario della revocazione. In sostanza il giudice del CGA avrebbe avuto una pura e semplice errata o omessa percezione del contenuto meramente materiale degli atti del giudizio. Il ricorso, nelle 21 pagine presentate, documenta notevoli inesattezze della sentenza, la principale delle quali consisterebbe nel ritenere da parte del CGA, che l’unico presidente si spostasse ora dall’una ed ora dall’altra commissione e, in tal modo, la composizione dei collegi sotto nessun profilo poteva ritenersi legittima.
Ora noi non siamo certo degli esperti, pur avendo molti anni di esperienza di cose di scuola e avendo letto sentenze di tutti i tipi, ma pensiamo con modestia che, se il presidente lasciava una sottocommissione di due componenti per raggiungere l’altra sottocommissione pure di due componenti, in quel caso la seconda sottocommissione era composta da tre persone e pertanto, secondo gli stessi criteri riduttivi voluti dal CGA in contrasto col Consiglio di Stato, i compiti corretti dalla sottocommissione di tre membri erano corretti legittimamente, e quindi, perché annullarli?
Speriamo che finalmente cessi il sonno della Ragione, chi di dovere dia ragione a Licciardello e quest’incubo finisca.
Sappiamo che alcuni deputati del centrosinistra hanno presentato una legge per sanare la situazione. Ma non sarebbe stato meglio che avessero evitato di ostacolare prima una legge analoga presentata dal centrodestra? Cosa vogliono fare, salvare i presidi vincitori del concorso e pure i ricorrenti bocciati, tanto per accontentare la CGIL? L’opportunismo non ha mai pagato e l’ipocrisia logora il rapporto coi cittadini.
Redazione, asasisicilia@alice.it
INTERVISTA A BERLINGUER
“Cosa è successo in questi dieci anni?”
“Ecco. È successo che l’autonomia si è espressa al 5% delle sue potenzialità. E questo fa lacrimare”.
“La scuola per tutti non può essere gestita centralmente. La scuola per un’elite sì”. La scuola di tipo gentiliano non deve tener conto dei soggetti che apprendono.
Un’autentica scuola autonoma, nei suoi assetti organizzativi e, soprattutto, nelle sue scelte metodologiche e curriculari, è la scelta che può dare i migliori risultati …”.
“È lo Stato stesso che ha soffocato l’autonomia. Lo Stato non ha voluto l’autonomia. Lo Stato ha continuato a pensare alla scuola come a un organismo centralizzato. La struttura ministeriale non ha ragione di esistere, eppure è ancora lì. Io oggi sono convinto, più di ieri, che l’amministrazione scolastica debba passare alle regioni; non il corpo docente, non i contenuti curriculari, non la valutazione. Il Ministero va ridotto al 25% delle sue dimensioni attuali. I tempi sono ormai maturi. Purtroppo questo non sta avvenendo. Evidentemente lo smantellamento dell’apparato ministeriale toglie potere a molti …
Quando io istituii gli uffici scolastici regionali, lo feci pensando che sarebbero passati di lì a poco alle regioni tutti gli aspetti amministrativi. E invece sono rimasti saldamente ancorati allo Stato. E quindi ci sono due poteri, la regione e l’ufficio scolastico, sovrapposti, che non comunicano. Ma la cosa più grave, che appunto soffoca l’autonomia delle scuole, è l’insieme dei vincoli di bilancio e di organico che praticamente bloccano ogni possibilità d’iniziativa delle scuole. C’è un’enorme rigidità nel processo di attribuzione dei posti e delle cattedre”.
Paolo Mazzoli,
(intervista del dicembre 2009, ma dai contenuti attuali)
70 MILONI DALL’EUROPA PER L’EDIZIA SCOLASTICA IN SICILIA
Una boccata d’ossigeno per le scuole siciliane disastrate e in preda a crisi finanziaria arriva dall’Europa.
È stato pubblicato un avviso rivolto alle scuole e agli Enti Locali proprietari delle strutture scolastiche nelle Regioni dell’obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), rivolto alle istituzioni scolastiche statali di Primo e Secondo Ciclo delle regioni “Convergenza” (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) e agli Enti Locali (Comuni e Province) proprietari degli edifici.
I soggetti attuatori destinatari dei finanziamenti a valere sull'Asse II PON “Qualità degli ambienti
Scolastici” l'Obiettivo Operativo C sono, pertanto, le istituzioni scolastiche, che opereranno in base ad accordi con gli enti locali proprietari degli immobili così come previsto dall'art.15 della legge n.241/90 e successive modifiche e integrazioni.
L’intervento costituisce un investimento aggiuntivo rispetto a quelli già previsti a livello nazionale
riguardo la sicurezza degli edifici, l’efficienza energetica e l’edilizia scolastica in generale. L’ammontare complessivo disponibile per le quattro Regioni dell’Obiettivo Convergenza a valere sull’Asse II “Qualità degli ambienti scolastici” del PON “Ambienti per l’apprendimento” Obiettivo C è pari a € 220.000.000 di cui in Sicilia il 32,00% pari a 70.400.000 di euro.
Esso si integra, inoltre, con gli interventi analoghi promossi dalle Regioni con risorse dei Piani Operativi Regionali (POR).
Il Programma é finanziato dal FESR “Ambienti per l’apprendimento”, i cui interventi sono funzionali agli interventi del PON FSE, costituisce uno strumento essenziale per completare il piano degli investimenti infrastrutturali avviato con la precedente programmazione, riguardo alle tecnologie didattiche, ai laboratori collegati alle competenze di base (lingue, matematica, scienze, laboratori settoriali, musica ecc.) nonché alla qualificazione degli edifici scolastici. si invitano le istituzioni scolastiche di Primo e Secondo Ciclo, insistenti su edifici pubblici siti nelle regioni Obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) a presentare, congiuntamente agli Enti Locali proprietari degli edifici stessi, la propria candidatura per la realizzazione di piani di intervento a valere alternativamente su uno dei seguenti Programmi Operativi:
· PON FESR “Ambienti per l’Apprendimento”, Asse II “Qualità degli ambienti scolastici”, Obiettivo C “incrementare la qualità delle infrastrutture scolastiche, l’ecosostenibilità e la sicurezza degli edifici scolastici; potenziare le strutture per garantire la partecipazione delle persone diversamente abili e quelle finalizzate alla qualità della vita degli studenti”:
Sono già disponibili le Linee Guida per l’attuazione degli interventi di Asse II Obiettivo C -PON FESR “Ambienti per l’apprendimento” allegate all’avviso e di esso parte integrante.
Per Ordine di scuola l’Importo massimo finanziabile è: Scuole di Primo Ciclo € 350.000,00; Scuole del Secondo Ciclo € 750.000,00. in caso di bassa consistenza numerica delle richieste provenienti dalle scuole di una Regione, le risorse rese disponibili potranno essere impiegate nelle altre Regioni e laddove vi siano particolari necessità territoriali
L’Istituto scolastico acquisisce in via preliminare la Delibera del Consiglio di Circolo o di Istituto ai fini della partecipazione al presente avviso.
L’inserimento dati avviene attraverso la piattaforma che gestisce il sistema informativo “Gestione degli Interventi”, dedicato alla presentazione delle candidature e accessibile dalla seguente URL
http://oc4jese2.pubblica.istruzione.it/fse/login.do.
Sia per il PON “Ambienti per l’apprendimento” che per il POIN “Energie rinnovabili e risparmio
energetico”, l’Istituto scolastico dovrà provvedere a inoltrare telematicamente la proposta di
candidatura entro il 31/10/2010.
Il plico contenente la documentazione completa dovrà essere trasmessa all’Ufficio Scolastico Regionale di competenza. Pena l’inammissibilità della candidatura, il plico dovrà pervenire all’Ufficio Scolastico Regionale di competenza entro il giorno 15/11/2010 A tal fine, farà fede unicamente il timbro apposto dall’Ufficio di Protocollo dell’Ufficio Scolastico Regionale di competenza.
Salvatore Ravidà, salvatore.ravida@tiscali.it
SVOLTA EPOCALE PER LA DIRIGENZA PUBBLICA
La dirigenza pubblica tutta si è ritrovata unita il 23 giugno a Roma, nella manifestazione organizzata dalla più grande confederazione la CONFEDIR-MIT P.A. di Stefano Biasioli, insieme a F.P. CIDA e alle associazioni dei dirigenti degli Enti Locali, dei prefetti, dei diplomatici e dei professori universitari, per manifestare il proprio disagio ed il proprio dissenso verso il Dl 78/2010, ossia verso l’ennesima manovra economica primaverile, in parte voluta dall’Europa ed in parte legata ai problemi strutturali del nostro Paese.
È finalmente la prima volta che i dirigenti scolastici escono dalla ridotta in cui erano stati confinati dalle scelte miopi del sindacato Anp di Rembado, che ora finalmente ha fatto retromarcia e dopo il clamoroso fallimento della trattativa contrattuale e la sconfitta cogente sulla mancata perequazione si affida a un processo di fusione con le altre rappresentanza più forti e storicamente più influenti del Pubblico Impiego. Stare assieme a prefetti, diplomatici, docenti universitari, medici e capi unità operativi di regioni comuni e province non può che far loro bene e fargli aprire nuovi orizzonti e prospettive.
Nella sua relazione al convegno-manifestazione di Roma il presidente della Confedir-Mit P.A., Stefano Biasioli, medico proveniente dalla potente CIMO, ha detto:
“Non è casuale questa manifestazione. Non lo è perché è il frutto di una coincidenza di pensiero e di azione di CONFEDIR-MIT PA e di CIDA-FP, coincidenza che ha prodotto unicità di azioni e di comportamenti, da oltre 18 mesi. Giorgio Rembado vi ha già detto che abbiamo un grosso obiettivo comune: la creazione di un nuovo soggetto confederale autonomo della dirigenza pubblica, in rappresentanza di dirigenti, quadri, alte professionalità della PA”.
Ancora Biasioli: “Le vicende di questi ultimi mesi, Dl 78 incluso, dimostrano che le eccessive articolazioni della rappresentanza, non sono un arricchimento oggi, ma una debolezza pericolosa, in un momento in cui crisi economica e federalismo incompleto rendono difficile il rapporto con le istituzioni nazionali e locali. Se oggi siamo qui è perché CIDA e CONFEDIR sono riuscite a coagulare un malessere diffuso, anche quello delle altre sigle presenti a questo tavolo: Sinpref (Carriera prefettizia) - Sndmae (Diplomatici) - Uspur (Professori universitari di ruolo)”.
Dal comunicato congiunto emanato da tutte le prestigiose sigle della dirigenza presenti emerge che:
non si contesta la necessità di una manovra economica da 25 miliardi, se ne contesta la qualità e l’improvvisazione; si contesta in particolare il modo: non c’è stato alcun incontro preliminare con le parti sociali autonome, soprattutto con l’espressione rappresentativa di quella dirigenza pubblica che è massacrata dal decreto legge.
Si contesta la tipologia della manovra: ancora una volta si tratta di tagli orizzontali, non selettivi, privi di una visione complessiva; mancano interventi strutturali che incidano sulle cause profonde del dissesto della nostra spesa pubblica;mancano serie misure per lo sviluppo, con ovvi (per noi ma non per Tremonti) effetti recessivi.
L’organizzazione dello Stato e parastato costa troppo: lo sappiamo da decenni. Ma ora, senza chiedersi dove sono le sacche di spesa improduttiva, si taglia con l’accetta: si tagliano strutture virtuose e strutture onerose, senza selezione.
La manovra è male orientata perché dovrebbe agire sia sul fronte delle entrate che su quello delle uscite, ed invece non colpisce i ceti responsabili dell’evasione fiscale (in attesa dell’ennesimo condono al 5%) ma colpisce il popolo dei lavoratori dipendenti, quello che non può evadere perché paga le tasse prima ancora che i denari arrivino in busta paga.
Tra i lavoratori dipendenti, i dirigenti e professionisti pubblici pagano di più e più volte.
pagano per:
- il congelamento del triennio contrattuale 2010-2012, con messa in discussione del 2013;
- il fallimento del modello contrattuale dell’aprile 2009, per esclusiva colpa del governo;
- il taglio unilaterale delle retribuzioni lorde over 90.000 euro ed over 150.000 euro;
- il blocco, per 4 anni, delle retribuzioni e degli effetti economici delle progressioni di carriera, anche se legate al merito;
- il taglio dello 0.8% (risorse aggiuntive regionali) legato ai ccnl 2008-2009, liberamente sottoscritto dalle parti pochi mesi fa;
- la trasformazione della liquidazione (ifs) in tfr, con riduzione della resa e con scaglionamento della buonuscita in 2-3 anni;
- l’assenza di coerenza tra le norme del decreto brunetta (150/09) e questo decreto legge, in tema di pensionamento. con il brunetta, rottamazione dei dirigenti a 58-62 anni (40 anni di contributi) cioè nel pieno della maturità professionale; con questo decreto legge, donne in pensione a 65 anni ma mancato ripristino delle regole di pensionamento (per i dirigenti maschi) a 65-67 anni e mancata uniformità del pensionamento per tutta la dirigenza della P.A.
Insomma è finita l’epoca del finto collateralismo alla Rembado, che puntava sull’approccio personale alla classe politica di governo e sul lobbying parlamentare all’americana per risolvere (invano) i problemi dei presidi: con Tremonti questi approcci non funzionano e si ritorna a una sana politica sindacale di alleanze e di solidarietà intercategoriale.
L’ANQUAP PROCLAMA LO STATO DI AGITAZIONE DEI DSGA DELLE SCUOLE
Proclamazione stato d’agitazione del personale amministrativo delle Istituzioni scolastiche ed educative e ipotesi di un’azione nazionale di sciopero.
L’Organizzazione Sindacale scrivente PROCLAMA lo stato d’agitazione del personale amministrativo delle istituzioni scolastiche ed educative (comparto scuola) e IPOTIZZA un’azione nazionale di sciopero.
Pertanto, si chiede l’avvio della preventiva procedura di raffreddamento e di conciliazione, come previsto dall’art. 1 c. 4 della Legge 83/00, di modifica dell’art. 2 c. 2 della Legge 146/90 in materia di diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali.
Lo stato di agitazione viene proclamato per contestare i contenuti iniqui e penalizzanti per il personale della Scuola del Decreto Legge 31 maggio 2010 n. 78 recante “ misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”.
In particolare si contesta l’art. 9 con espresso riferimento ai seguenti commi:
- il 1° comma che impedisce gli aumenti del trattamento economico fondamentale dei singoli dipendenti per gli anni 2011, 2012 e 2013;
- il 17° comma che impedisce la possibilità di procedure contrattuali e negoziali relative al triennio 2010/2012;
- il 21° comma che contempla il blocco degli effetti economici riferiti alle progressioni di carriera comunque denominate ed ai passaggi tra le aree;
- il 23° comma che sancisce la non utilità degli anni 2010, 2011 e 2012 ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e relativi incrementi economici previsti dalle norme contrattuali vigenti;
- il 37° comma che ha carattere programmatico e, quindi, non possiede i requisiti dell’urgenza richiesti per l’emanazione di un Decreto Legge
Lo stato di agitazione viene altresì proclamato per avanzare le seguenti richieste e proposte nella consapevolezza che misure urgenti di stabilizzazione finanziaria siano effettivamente necessarie:
- salvaguardare le procedure contrattuali e negoziali relative al triennio 2010/2012 secondo il nuovo modello di relazioni sindacali previsto dagli accordi di gennaio ed aprile 2009 e dal D. Lgs. 150/09. Per evitare aggravi di spesa per il triennio in questione si potrebbe stabilire l’attribuzione degli aumenti contrattuali solo dall’ultimo giorno del 2012. Inoltre, la stipula dei CC.CC.NN.LL. - dopo aver stabilito nuovi comparti ed aree - sarebbe utile al fine di rendere coerenti le norme contrattuali con le disposizioni del già citato D. Lgs. 150/09;
- eliminare lo scaglionamento delle buonuscite di importo più elevato con ingiustificato danno nei confronti di personale dipendente che ha maturato il diritto ad una retribuzione differita concorrendo con propria contribuzione a determinarne il quantum;
- sostituire il blocco del passaggio delle posizioni stipendiali e relativi incrementi economici previsti dalle norme contrattuali vigenti - che determinano un risparmio pari a 320 mln di euro all’anno - con una corrispondente riduzione dei fondi contrattuali destinati al miglioramento dell’offerta formativa (MOF). Considerato che l’ammontare dei fondi contrattuali in materia è pari ad un miliardo e trecento milioni, la riduzione annua dovrebbe corrispondere al 25% di tale somma.
In caso di esito negativo della presente procedura di raffreddamento e conciliazione, l’organizzazione sindacale scrivente si riserva di proclamare un’azione di sciopero di rilievo nazionale.
Dal sito http://www.anquap.it/
* Mi scrive la Prof.ssa Giusi Ferlito:
le scrivo per manifestare il mio disappunto in merito all'articolo del preside Adernò pubblicato sulla letterina Asasi del 24 giugno dal titolo, a mio giudizio, poco rispettoso “La vecchietta dove la metto? In pensione a 65 anni”.
Non posso accettare che si parli di donne che a 65 anni sono colpite da “acciacchi fisici e dolori reumatici” “stanche per la conduzione della vita familiare” e “prive di entusiasmo” e cosa ancora più grave “incapaci di guidare gli studenti nel mondo telematico”. Le sessantenni di oggi sono ben lontane da questa descrizione e quindi mi sento di rispondere all'articolo in oggetto con una frase presa a prestito da Rita Levi Montalcini “Il cervello non ha le rughe”.
prof.ssa Giusi Ferlito
Nel ringraziarLa dell'attenzione che presta alla nostra “Letterina”, Le confesso che anch’io ho avuto qualche perplessità nel pubblicare l’articolo dell’amico Pippo Adernò, tanto che, nel sommario, ho scritto: “Per chi crede, come noi, nella valutazione e nel merito e chi, per vissuta esperienza, ha incontrato numerosi docenti giovani ma incapaci e docenti vecchi ma eccellenti, si pone qualche dubbio su questo articolo”.
Nel mondo scolastico, infatti, non è possibile generalizzare poiché, a prescindere dall’età, abbiamo tanti docenti che, per fortuna, superano di gran lunga il numero di colleghi mediocri e di qualcuno che farebbe bene a lasciare la scuola.
Le posso, comunque, garantire che il collega Adernò, voleva solamente affermare che la professione docente è logorante e che, perciò,le recenti disposizioni circa i limiti dell’età pensionabile per i dipendenti dello Stato, ha creato non pochi malcontenti nel mondo della scuola, dove la figura femminile è prevalente.
Per sottolineare questo concetto, probabilmente, ha esagerato nell’analisi, ma, chi lo conosce sa che non è capace di denigrare nessuno né, tanto meno, le docenti anziane alle quali, comunque, tutti dovremmo essere grati per la dedizione e l’impegno profuso nonostante l’età avanzata.
Apprendiamo in quest’istante che Francesco De Sanctis, nel 1874, aveva rilasciato un’intervista alla “Letterina”.
L’intervista è stata ritrovata dal Direttore Pippo Luca tra le sue scartoffie e, sebbene sia ormai datata, come quella di Paolo Mazzoli a Berlinguer, riteniamo opportuno pubblicarla.
ASASi: Ministro De Sanctis, come si garantisce la qualità di una scuola?
De Sanctis: Per me la garanzia di una buona scuola è: un buon Direttore. Senza buoni direttori, autorevoli, preparati, competenti, capaci di eliminare i conflitti, di valorizzare il personale, di dar fiducia alle famiglie, di valutare con serietà e imparzialità i docenti, la scuola non può avere futuro.
ASASi: Cosa pensa della volontà del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia di licenziare 426 presidi a distanza di quattro anni dal superamento del concorso?
De Sanctis: La verità è che ve la siete andata a cercare: avete rinnegato Garibaldi e il Risorgimento per avere in cambio uno statuto autonomo che si è dimostrato un autentico disastro. C’è qualcosa che non mi convince in questa sentenza del CGA. Per esempio è stato accertato che almeno trecento compiti scritti siano stati corretti da tre commissari: perché si sono annullati anche questi? Perché il CGA vuole determinare anche la data della ripetizione delle prove, appropriandosi indebitamente dei poteri della Commissione d’esame e del Ministero? Ai nostri tempi avremmo sporto denuncia per abuso d’ufficio!
ASASi: Quale soluzione individua per tale incredibile situazione?
De Sanctis: Non capisco perché a sostenere questa battaglia siano rimasti i 426 presidi, l’ASASi e la Dirpresidi. Dove sono l’Ufficio Scolastico, l’Avvocatura e la Commissione d’esame che hanno combinato il pasticcio? Che c’entrano i presidi che hanno scritto i loro compiti senza trucchi? Credo sia venuto il momento perché chi ha le responsabilità se le prenda e dia soluzione a questa vicenda.
ASASi: se oggi le chiedessero di fare il ministro, cosa risponderebbe?
De Sanctis:Che c’entro io? Io sono un letterato, un filosofo, un intellettuale dalla grande storia e di grande fama!
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Postato il Mercoledì, 30 giugno 2010 ore 22:40:33 CEST di Salvatore Indelicato