Source: https://www.agi.it/fact-checking/carcere_grandi_evasori-6387274/news/2019-10-19/
Timestamp: 2020-03-28 15:53:46+00:00
Document Index: 4296612

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art.5', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ']

06:54, 19 ottobre 2019
Di Maio è tornato a invocare pene più dure. Rosato di Italia Viva replica che ci sono già. Chi ha ragione?
Il ministro degli Esteri, e capo politico del M5s, Luigi Di Maio il 17 ottobre ha scritto sul Blog delle stelle: "Quello che mi interessa è che ci sia un accordo di Governo affinché ci sia il carcere per i grandi evasori. Non più multe per chi evade un miliardo e paga una multa di 100 mila euro, ma il carcere per i grandi evasori".
Alle sue parole ha replicato Ettore Rosato, di Italia Viva, secondo cui "i grandi evasori vanno già in carcere per le leggi che ci sono". Qual è dunque la situazione? Che sanzioni prevede la legge italiana già oggi, multe o carcere?
Che cosa rischia chi evade
La disciplina in materia è stabilita dalla “Legge sui reati tributari” del 2000 (d.lgs. 74/2000).
In primo luogo è punita (art. 2) la “dichiarazione fraudolenta”, cioè chi, per evadere le tasse, indica nelle dichiarazioni fiscali di aver sostenuto delle spese o dei costi inesistenti ("elementi passivi fittizi") e lo dimostra con fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.
La pena è la reclusione in carcere da un anno e mezzo a sei anni, ma se l’ammontare degli elementi passivi fittizi è inferiore a 154.937,07 euro la reclusione diminuisce a da sei mesi a due anni.
È poi punita con la reclusione in carcere da un anno e mezzo a sei anni (art. 3) la condotta di chi, sempre al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, simula operazioni o usa documenti falsi per ostacolare gli accertamenti della Guardia di finanza. Anche in questo caso è prevista una soglia di valore economico: la singola imposta evasa deve essere superiore a 30 mila euro, o il passivo “inventato” o l’attivo “nascosto” devono essere complessivamente più del 5 per cento rispetto al totale (o comunque superiori a un milione e mezzo di euro).
Questa soglia è quella che determina l’esistenza del reato, perseguito penalmente: se il contribuente ha evaso meno di 30 mila euro di Iva, non rischia il carcere. Al contrario se ha evaso di più, e se i raggiri che ha messo in atto per depistare i controlli della Guardia di finanza sono particolarmente gravi, può essere condannato anche fino a sei anni di carcere.
Se poi il contribuente non fa carte false - letteralmente: fatture o documenti relativi a operazioni inesistenti o altre condotte fraudolente - ma comunque indica in una delle dichiarazioni annuali relative all’Irpef o all’Iva "elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi inesistenti", la punizione (art. 4) è il carcere da uno a tre anni.
Di nuovo, si va in carcere solo se l’evasione supera determinate soglie: in questo caso se la singola imposta evasa è superiore a 150 mila euro o se il passivo “inventato” o l’attivo “nascosto” sono complessivamente più del 10 per cento rispetto al totale (o comunque superiori a tre milioni di euro).
È punito con il carcere da un anno e mezzo a quattro anni (art.5) chi non presenta la dichiarazione Irpef o Iva, e ne avrebbe l’obbligo, e la singola imposta evasa è superiore a 50 mila euro.
Altri reati fiscali puniti col carcere
Sono poi puniti con la reclusione in carcere una serie di altri reati fiscali. Vediamo qualche esempio.
Si rischia da un anno e mezzo a sei anni di galera (art. 8) nel caso si emettano fatture o altri documenti relativi a operazioni inesistenti per consentire a un terzo di evadere le tasse. Stessa pena (art. 10) per chi occulta o distrugge documenti contabili per evadere (o per far evadere ad altri) le tasse.
È poi punito (art. 10 ter) con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa «entro il termine per il versamento dell'acconto relativo al periodo d'imposta successivo», l’Iva dovuta in base alla dichiarazione annuale, per un ammontare superiore a 250 mila euro per ciascun periodo d’imposta.
Viene poi punita (art. 11) con la reclusione in carcere da sei mesi a quattro anni la condotta di chi, per non pagare tasse o sanzioni, simula la vendita di propri beni per rendere inefficace la procedura di riscossione coattiva (pignoramenti e simili). Se le imposte o le sanzioni dovute ammontano a più di 200 mila euro, la sanzione aumenta a da uno a sei anni di carcere.
Al carcere si aggiungono (art. 12), per chiunque venga condannato per uno di questi reati, una serie di pene accessorie, tra cui l’interdizione dagli uffici direttivi delle imprese per un periodo tra i sei mesi e i tre anni e l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per un periodo tra uno e tre anni.
Quanti condannati?
Insomma, il carcere per gli evasori - e in particolare, anche se non solo, per chi evade più di determinate soglie - esiste già in Italia.
Il numero dei condannati per questi reati tributari, secondo quanto risulta dal database dell’Istat, è piuttosto ridotto: tra il 2007 e il 2016 (ultimo anno per cui ci sono dati aggiornati) le condanne definitive sono state poco più di tremila, in media trecento all’anno.
Il numero annuale è poi andato calando ultimamente: dalle 504 condanne del 2011 siamo scesi anno dopo anno a 439, 329, 197, 111 e infine nel 2016 “solo” 45.
Sempre in base a quanto riporta l’Istat*, tra il 2011 e il 2016 sono stati aperti più di 200 mila procedimenti per reati tributari, circa 33.500 all’anno. Facendo una media, si può dire che c’è un rapporto di una condanna definitiva ogni cento procedimenti.
Considerato che per i reati nel complesso si aprono* circa 950 mila nuovi procedimenti ogni anno e che le condanne definitive sono, nella media 2006-2017, circa 19 mila all’anno, il rapporto per i reati nel complesso è di 1 a 50.
Tirando le somme, possiamo quindi dire che i reati tributari arrivino a condanna definitiva nella metà dei casi rispetto ai reati nel loro complesso.
*Percorso: Giustizia e sicurezza > Giustizia penale > Procedimenti e reati al momento della decisione del PM - adulti > Procedimenti e reati, tipo di comune
Quanti tra i condannati sono in carcere?
Abbiamo cercato di capire, nei dati Istat e nei dati del Ministero della Giustizia sui detenuti presenti in carcere, quanti tra questi condannati in via definitiva siano poi effettivamente finiti in prigione, ma purtroppo i dati non sono aggregati secondo il criterio dei “reati tributari”.
Abbiamo allora contattato il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria per avere i dati precisi e dall’ufficio stampa ci hanno comunicato questi dati: i detenuti per i reati previsti dal d.lgs. 74/2000 sono, al 30 settembre 2019, in totale 281. Di questi 217 sono in carcere in quanto condannati, 64 in quanto imputati (a cui, in attesa di sentenza definitiva, è stata data la misura cautelare della custodia in carcere).
Rispetto al totale dei detenuti presenti in carcere al 30 settembre 2019, 60.881, rappresentano quindi lo 0,5 per cento scarso.
I reati tributari con il maggior numero di condannati e imputati sono l’emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 8), che è stata contestata a 125 tra condannati e imputati presenti in carcere, l’occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10), contestato a 97 tra condannati e imputati, e la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2), contestata a 82 tra condannati e imputati.
Alla stessa persona possono essere ovviamente contestati più reati, quindi la somma dei reati contestati è superiore al numero di persone presenti in carcere per quegli stessi reati.
Il carcere per gli evasori fiscali in Italia è già previsto dalle leggi esistenti. Sono diverse le condotte che vengono sanzionate, con pene che possono arrivare anche a sei anni di galera. Spesso, ma non sempre, sono poi previste delle soglie di valore: in questi casi, finisce in carcere solo chi ha evaso molti soldi.
A fronte di questa normativa, le condanne definitive per reati tributari sono state nel decennio 2007-2016 (dati più aggiornati) circa 300 all’anno, con un trend in calando dopo il 2011. Per ogni 100 procedimenti che vengono aperti per reati tributari, solo uno arriva a sentenza definitiva.
Al 30 settembre i detenuti presenti in carcere per reati tributari sono 281, di cui 217 condannati e 64 imputati ancora in attesa di sentenza definitiva.