Source: http://happyslide.net/doc/61685/sicurezza-antincendio-nei-luoghi-di-lavoro
Timestamp: 2019-01-19 13:46:28+00:00
Document Index: 113328807

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 38', 'art. 1', 'art. 62', 'art. 69', 'art. 88', 'art. 167', 'art. 172', 'art. 180', 'art. 221', 'art. 266', 'art. 286', 'art. 287', 'art. 298', 'art. 304', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 17', 'art. 28', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 46', 'art. 62', 'art. 15', 'art. 3', 'art. 347', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 301', 'art. 13', 'art. 6', 'art. 19', 'art.\n2', 'art. 40', 'art.\n13', 'art. 17', 'art. 46', 'art. 64', 'art. 63', 'art 68', 'art. 20', 'art. 16', 'art. 347', 'art. 4', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 19', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4']

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Dott. Ing. Mauro Malizia
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Ing. Mauro Malizia – La sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro v2.2
 Principali riferimenti normativi.
 Prevenzione incendi e testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81).
 Cenni sul codice di prevenzione incendi (D.M. 3 agosto 2015).
 Valutazione del rischio di incendio nei luoghi di lavoro
(D.M. 10 marzo 1998).
 Disciplina sanzionatoria (D.Lgs 19 dicembre 1994, n. 758).
Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - via del Commercio, 48 - www.vigilfuoco.it/sitiVVF/ascolipiceno
Per i luoghi di lavoro definiti come "stabilimenti",
“impianti”, "industrie", “officine”, “laboratori”,
ecc. non sono previste norme “verticali”.
In mancanza di norme specifiche si fa riferimento ai criteri generali di prevenzione incendi (Art. 15 co. 3 del D.Lgs n. 139/2006).
- Possono essere adottate norme o parti di norme previste per
specifiche attività dotate di norme verticali, in analogia.
- Può essere applicato il D.M. 10/3/1998 “Criteri generali di sicurezza antincendio e gestione emergenza nei luoghi di lavoro”,
per le attività nel campo di applicazione, o in analogia.
Ovviamente vige l’obbligo del rispetto del D.Lgs n. 81/2008.
Art. 15 D.Lgs n. 139/2006 - Norme tecniche e procedurali di prevenzione incendi
Le norme tecniche di prevenzione incendi adottate con
D.M. Interno, di concerto con i Ministri interessati sentito
il C.C.T.S.-P.I., sono fondate su presupposti tecnico-scientifici e specificano misure, provvedimenti e accorgimenti per:
− Ridurre le probabilità dell'insorgere di incendi attraverso dispositivi, sistemi, impianti, procedure …;
− Limitare le conseguenze dell'incendio attraverso sistemi, caratteristiche costruttive, sistemi per le vie di esodo di emergenza, dispositivi, impianti, distanziamenti, compartimentazioni e simili.
Co. 3: Fino all'adozione delle citate norme, alle attività, costruzioni, …
soggetti alla prevenzione incendi si applicano i criteri tecnici che si desumono dalle finalità e dai principi di base della materia.
− D.Lgs 9/4/2008, n. 81 "Testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro", e s.m.i.
− DM 10/3/1998 "Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell'emergenza nei luoghi di lavoro".
− D.M. 3 agosto 2015 (Codice di prevenzione incendi): Norme
tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell'art. 15 del D.Lgs
8/3/2006, n. 139.
− D.Lgs 19/12/1994, n. 758 "Modificazioni alla disciplina sanzionatoria in materia di lavoro”.
CENNI SUL D.LGS 9 APRILE 2008, N. 81
Il “Testo unico” regolamenta in Italia “la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro”.
Riassetta e riforma le norme in materia, mediante coordinamento in un unico testo normativo, proseguendo l’opera già iniziata col D.lgs n. 626/94.
Ha subito vari aggiornamenti (D.Lgs n. 106/2009 e successivi).
Ho come obiettivo la valutazione, riduzione e controllo dei rischi
nei luoghi di lavoro mediante un’azione combinata di vari soggetti per ognuno dei quali sono previsti obblighi e sanzioni.
Lavoratore: persona che svolge attività lavorativa nell’ambito dell‘organizzazione di un datore di lavoro, con o senza retribuzione, anche al
solo fine di apprendere un mestiere, arte o professione.
Datore di lavoro: titolare del rapporto di lavoro o che ha la responsabilità in quanto esercita poteri decisionali e di spesa.
Dirigente: attua le direttive del datore di lavoro organizzando l’attività
lavorativa e vigilando (in ragione di competenze e poteri gerarchici e
funzionali adeguati alla natura dell’incarico);
Preposto: sovrintende all’attività lavorativa e garantisce l’attuazione
delle direttive ricevute controllandone la corretta esecuzione dei lavoratori (in ragione di competenze e nei limiti di poteri dell’incarico);
Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP): designato dal datore di lavoro per coordinare il SPP (in possesso di capacità e requisiti di cui all’art. 32);
Addetto al servizio di prevenzione e protezione (ASPP): fa parte del
SPP (in possesso di capacità e requisiti di cui all’art. 32);
Medico competente: nominato dal datore di lavoro con cui collabora
ai fini della valutazione dei rischi. Effettua sorveglianza sanitaria e altro (in possesso di titoli e requisiti di cui all’art. 38);
Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS): eletto o designato per rappresentare i lavoratori;
Azienda: complesso della struttura organizzata dal datore di lavoro;
Servizio di prevenzione e protezione dai rischi (SPP): insieme di persone, sistemi e mezzi esterni o interni all’azienda finalizzati all’attività
di prevenzione e protezione dai rischi;
Prevenzione: insieme di disposizioni/misure per evitare/diminuire i rischi;
Valutazione dei rischi: valutazione documentata di tutti i rischi, per
individuare misure di prevenzione e protezione e a elaborare il programma di misure per il miglioramento nel tempo;
Pericolo: proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore
avente il potenziale di causare danni;
Rischio: probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno
nelle condizioni d’impiego o esposizione a un dato fattore/agente;
Unità produttiva: stabilimento/struttura finalizzati a produzione/erogazione di beni/servizi, con autonomia finanziaria e tecnico funzionale;
Formazione: processo educativo per fare acquisire, ai lavoratori e altri, competenze per lo svolgimento in sicurezza dei compiti e l’identificazione, riduzione e gestione dei rischi;
Informazione: complesso delle attività dirette a fornire conoscenze
utili all’identificazione, riduzione e gestione dei rischi;
Addestramento: diretto a fare apprendere ai lavoratori l’uso corretto
di attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di
protezione individuale, e le procedure di lavoro.
STRUTTURA DEL D.LGS N. 81/2008
Composto da 306 articoli (alcuni abrogati, altri aggiunti
con bis, ter, ecc.), 13+1 Titoli e 51 Allegati.
Principi comuni (art. 1 ÷ 61) + 3 Allegati (I ÷ III) disciplina tutti i settori di attività del campo di applicazione.
Luoghi di lavoro (art. 62 ÷ 68) + 1 Allegato (IV)
Titolo III Uso delle attrezzature di lavoro e dispositivi di protezione individuale (art. 69 ÷ 87) e 5 Allegati (V ÷ IX) - (attrezzature di lavoro,
D.P.I., impianti e apparecchiature elettriche)
Titolo IV Cantieri temporanei o mobili (art. 88 ÷ 160) + 14 Allegati (X ÷ XXIII)
Titolo V Segnaletica di salute e sicurezza sul lavoro (artt. 161 ÷ 166) + 9
Allegati (XXIV ÷ XXXII)
Movimentazione manuale dei carichi (art. 167 ÷ 171) + 1 Allegato
Titolo VII Attrezzature munite di videoterminali (art. 172 ÷ 179) + 1 Allegato
Titolo VIII Agenti fisici (art. 180 ÷ 220) + 3 Allegati (XXXV ÷ XXXVII) (rumore,
vibrazioni, campi elettromagnetici, radiazioni ottiche artificiali)
Sostanze pericolose (art. 221 ÷ 265) + 6 Allegati (XXXVIII ÷ XLIII)
(agenti chimici, cancerogeni e mutageni, amianto)
Agenti biologici (art. 266 ÷ 286) + 5 Allegati (XLIV ÷ XLVIII)
Titolo X-Bis Protezione dalle ferite da taglio e da punta nel settore ospedaliero e sanitario (art. 286 bis ÷ 286 septies)
Atmosfere esplosive (art. 287 ÷ 297) + 3 Allegati (XLIX ÷ LI)
Titolo XII Disposizioni in materia penale e di procedura penale (art. 298 ÷
303) Contengono disposizioni penali e sanzioni anche la parti finali
(in genere Capi) dei Titoli da I ÷ XI
Titolo XIII Norme transitorie e finali (art. 304 ÷ 306)
ART. 46 DEL D.LGS N. 81/2008 - PREVENZIONE INCENDI
Prevenzione incendi: funzione di preminente interesse pubblico, di esclusiva competenza statuale, diretta a conseguire, secondo criteri uniformi sul territorio nazionale, obiettivi di sicurezza vita umana,
incolumità persone e tutela di beni e ambiente.(1)
Nei luoghi di lavoro devono essere adottate idonee misure
per prevenire gli incendi e tutelare l'incolumità dei lavoratori.
Ogni disposizione di prevenzione incendi del D.lgs 81/08 deve
essere riferita al C.N.VV.F. Restano ferme le competenze di
cui all'art. 13 (Vigilanza).
Definizione simile riportata all’art. 13 co. 1 del D.Lgs 8 marzo 2006, n. 139.
I Ministri dell'interno e del lavoro devono adottare decreti(2)
nei quali sono definiti i criteri per individuare:
- misure per evitare un incendio e limitarne le conseguenze;
- misure precauzionali di esercizio;
- metodi di controllo, manutenzione impianti e attrezzature antincendio;
- criteri per la gestione delle emergenze;
- caratteristiche del servizio di prevenzione e protezione antincendio, compresi i requisiti degli addetti e la formazione.
Fino all'adozione di tali decreti si applica il DM 10 marzo 1998.
Il c.d. “nuovo decreto 10 marzo”, pur essendo in bozza da lungo tempo, non è stato ancora emanato.
ART. 13 DEL D.LGS N. 81/2008 - VIGILANZA
La vigilanza sull'applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è svolta
dalla azienda sanitaria locale e, per quanto di specifica competenza, dal Corpo nazionale dei vigili del
fuoco (3) …
Art. 19 co. 1 del D.Lgs n. 139/2006 (Vigilanza) - Il Corpo nazionale esercita, con poteri di polizia amministrativa e
giudiziaria, la vigilanza sull'applicazione della normativa di prevenzione incendi in relazione a attività, costruzioni,
impianti, … a essa assoggettati. La vigilanza si realizza attraverso visite tecniche, verifiche e controlli disposti d’iniziativa, anche con metodo a campione o in base a programmi settoriali per categorie di attività o prodotti, o nelle
ipotesi di situazioni di potenziale pericolo segnalate o comunque rilevate. Nell'esercizio dell'attività di vigilanza, il
Corpo nazionale può avvalersi di amministrazioni, enti, istituti, laboratori e organismi aventi specifica competenza.
La valutazione di tutti i rischi (art. 17.1.a) con elaborazione del DVR (art. 28) è effettuata dal datore
di lavoro (non delegabile). Il DVR deve contenere:
− Relazione sulla valutazione di tutti i rischi;
− Indicazione misure di prevenzione, protezione e DPI adottati;
− Misure per il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;
− Individuazione delle procedure per l'attuazione delle misure;
− Indicazione del RSPP, RLS, medico competente;
− Individuazione mansioni che espongono i lavoratori a rischi
specifici che richiedono adeguata formazione e addestramento.
Movimentazione manuali carichi
Agenti chimici, biologici
CENNI SUL CODICE DI PREVENZIONE INCENDI
D.M. 3 agosto 2015: (4) “Norme tecniche di prevenzione incendi,
ai sensi dell'art. 15 del D.Lgs 8 marzo 2006, n. 139”.
Il Codice si applica in genere a: “attività soggette” non normate, di cat. B/C del DPR n.
Può essere utilizzato come riferimento per attività non soggette a controllo VVF.
Si applica ad attività nuove ed esistenti, senza distinzione.
Novità rispetto alle attuali regole tecniche, per le quali sono di norma
previste prescrizioni meno gravose per attività esistenti.
In vigore dal 18 novembre 2015, 90° giorno successivo alla data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale.
OBIETTIVI INIZIALI DEL PROGETTO DI SEMPLIFICAZIONE
 Disporre di un testo unico in luogo di innumere-
voli regole tecniche;(5)
 Semplificare;
 Adottare regole meno prescrittive, più prestazionali e flessibili;
 Fare in modo che le norme VVF si occupino solo di “antincendio”;
 Prevedere la possibilità di scegliere fra diverse soluzioni;
 Favorire l’utilizzo dei metodi dell’ingegneria antincendio.
Tale obiettivo potrà ritenersi attuato nel momento in cui saranno inserite le varie RTV (Regole tecniche verticali).
Il provvedimento è costituito, oltre al preambolo, da:
 Parte dispositiva costituita da 5 articoli.
Art. 1: Approvazione e modalità applicative delle
norme tecniche di prevenzione incendi;
Art. 2: Campo di applicazione;
Art. 3: Impiego dei prodotti per uso antincendio;
Art. 4: Monitoraggio;
Art. 5: Disposizioni finali;
 Un allegato (Codice di prevenzione incendi) diviso in 4 Sezioni.
È il "Codice di prevenzione incendi", suddiviso in 4 Sezioni:
G Generalità (termini, definizioni; progettazione antincendio; determinazione profili di rischio);
“RTO”
S Strategia antincendio (misure antincendio, da reazione al fuoco a sicurezza impianti tecnologici);
V Regole tecniche verticali (Aree a rischio specifico,
atmosfere esplosive; vani ascensori);
“RTV”
M Metodi (ingegneria sicurezza antincendio, scenari
progettazione prestazionale, salvaguardia vita).
“FSE”
Sezione V - Regole tecniche verticali
Sezione S - Strategia antincendio
Sezione M - Metodi
G.2 Progettazione per la sicurezza antincendio V.2 Aree a rischio atmosfere esplosive
G.3 Determinazione dei profili di rischio delle V.3 Vani degli ascensori
M.1 Metodologia per l'ingegneria della
M.2 Scenari di incendio per la progettaS.4 Esodo
zione prestazionale
M.3 Salvaguardia della vita con la proS.6 Controllo dell'incendio
gettazione prestazionale
S.10 Sicurezza impianti tecnologici e di servizio
IL CODICE È ALTERNATIVO
 Disposizioni di p.i. di cui all’art. 15 co. 3, del D.Lgs n. 139/2006 e
quindi anche ai criteri generali di p.i. di cui al DM 10 marzo 1998.
 Alle seguenti regole tecniche:
- DM 30 novembre 1983 “Termini, definizioni e simboli grafici”;
- DM 31 marzo 2003 “Reazione al fuoco condotte distribuzione”;
- DM 3 novembre 2004 “Dispositivi per l'apertura delle porte”;
- DM 15 marzo 2005 “Reazione al fuoco”;
- DM 15 settembre 2005 “Impianti di sollevamento”;
- DM 16 febbraio 2007 “Classificazione di resistenza al fuoco”;
- DM 9 marzo 2007 “Prestazioni di resistenza al fuoco”;
- DM 20 dicembre 2012 “Impianti di protezione attiva”.
IL CODICE SI APPLICA:
Attività soggette a controllo VVF - DPR n. 151/2011:
Att. 9, 14, 27÷40, 42÷47, 50÷54, 56÷57, 63÷64, 70, 75 (no
autorimesse), 76: Officine…; Impianti …; Stabilimenti …; Laboratori
…; Depositi …; Falegnamerie; Attività industriali e artigianali ….
IL CODICE NON SI APPLICA:
Att. 1÷8, 10÷13, 15÷26, 41, 48÷49, 55, 58÷62: impianti, reti
di trasporto con sost. infiammabili, esplodenti, comburenti, radioattive, Distributori carburante, centrali termoelettriche, macchine elettriche, gruppi elettrogeni, demolizione veicoli, …
Att. 65÷69, 71÷75, 77÷80: locali di spettacolo, impianti sportivi, alberghi,
scuole, ospedali, attività commerciali, uffici, edifici tutelati, edifici promiscui, centrali
termiche, autorimesse, edifici civili, stazioni, metropolitane, interporti, gallerie, …
PROGETTAZIONE PER LA SICUREZZA ANTINCENDIO
 In condizioni ordinarie, l'incendio di un'attività si avvia da un
solo punto di innesco.
Escluso incendio doloso o eventi estremi (es. catastrofi,
azioni terroristiche, ...)
 Il rischio di incendio non può essere ridotto a zero.
Le misure antincendio sono selezionate per minimizzare il rischio di incendio, in termini di probabilità e di conseguenze,
entro limiti considerati accettabili.
Il Codice utilizza la metodologia dell’individuazione di livelli prestazionali (I, II, II, IV, …), introdotta per la prima volta in Italia nel
campo della resistenza al fuoco con il DM 9/3/2007, estendendola
a tutte le altre “misure antincendio”(6) (Reazione al fuoco, compartimen-
tazione, esodo, gestione della sicurezza, controllo dell'incendio, …).
Strumenti di prevenzione, protezione e gestionali per la riduzione del rischio di incendio.
1) Valutazione del rischio (stabilire i profili di rischio Rvita, Rbeni, Ramb)
2) Attribuzione livelli di prestazione (I, II, III, IV, …)
3) Per ogni misura antincendio sono specificati i criteri di attribuzione dei livelli di prestazione.
4) Scelta soluzioni progettuali (Per ogni livello di prestazione
sono specificate soluzioni conformi(7) e soluzioni alternative.
Ad es., reazione al fuoco per materiali installati nelle vie d'esodo per il livello di prestazione III: Devono essere
impiegati i materiali del gruppo GM2 (es: classe 1 IM, B-s2, d0 ...).
ESEMPIO METODOLOGIA SUL “CONTROLLO DELL’INCENDIO”
Liv.pres
Nessun requiNon ammesso nelle attivita soggette
Attività dove siano verificate varie condizioni (vedi)
(non affollate, carico d’incendio moderato, compartimenti non troppo ampi, sostanze non pericolose, …)
base + maAttività non ricomprese negli altri criteri di attribunuale
base + maValutazione del rischio (elevato affollamento, attività
nuale + autocon geometria complessa o piani interrati, elevato camatica su
rico di incendio, sostanze pericolose, lavorazioni pericoporzioni di atlose, ...).
base + manuale + auto- Su specifica richiesta del committente, … richiesti … per
matica su
costruzioni di particolare importanza, previsti da RTO.
Sistemi automatici su porzioni di
Sistemi automatici su tutta l’attività
Il Codice in taluni casi può prevedere alcuni “vantaggi”, es.:
Resistenza al fuoco: per il livello I si può prescindere dalle verifiche (costruzioni isolate e occupate da personale addetto per
brevi periodi). È sufficiente evitare conseguenze all’esterno per
collasso strutturale, con distanze di separazione.
Esodo: può prevedere un numero di vie d’esodo molto inferiore
rispetto a quanto richiesto con le attuali regole tecniche.
Controllo dell'incendio: per il livello II è sufficiente (attività non
affollate, carico d’incendio moderato, compartimenti ≤ 4000 m2, sostanze non pericolose, …) la protezione solo con estintori, evitando
la rete idranti/naspi, di norma richiesta per attività soggette.
Sono indicatori semplificati per valutare il rischio di incendio.
Utilizzati per attribuire livelli di prestazione.
- Rvita = f(δocc, δα),
per compartimento
- Rbeni = f(ed. vincolato, strategico),
per intera attività
- Ramb = valutazione (se occorre),
La necessità di individuare 3 profili di rischio deriva dai compiti
attribuiti ai VVF dal D.lgs n. 139/2006 (art. 13 co. 1(8)) in materia
“La prevenzione incendi è la funzione di preminente interesse pubblico diretta a conseguire, secondo criteri applicativi uniformi sul territorio nazionale, gli obiettivi di sicurezza della vita umana, di incolumità delle persone
e di tutela dei beni e dell'ambiente …”.
È attribuito per compartimento in relazione ai seguenti fattori:
 δocc: caratteristiche prevalenti degli occupanti che si trovano
nel compartimento antincendio;
 δα: velocità caratteristica prevalente di crescita dell'incendio
riferita al tempo tα in secondi impiegato dalla potenza termica
per raggiungere il valore di 1000 kW.
Per “prevalenti” si intendono le caratteristiche più rappresentative del rischio compartimento in qualsiasi condizione d'esercizio.
δocc : CARATTERISTICHE OCCUPANTI
A) Familiarità
(Scuole, attività produttive, …)
A-B) SVEGLI
B) Non familiarità (Centri commerciali, cinema, …)
C) ADDORMENTATI
(Alberghi …)
D) DEGENTI
(Ospedali …)
E) IN TRANSITO
(Stazioni …)
δα : CARATTERISTICHE DELL'INCENDIO
1) Lenta (tα=600 s)
(Materiali poco combustibili distribuiti in modo discontinuo …)
2) Media (tα=300 s)
(Scatole di cartone impilate, libri
su scaffale, mobilio in legno …)
3) Rapida (tα=150 s)
(Materiali plastici impilati …)
4) Ultra-rapida (tα=75 s)
(Liquidi infiammabili, materiali
plastici cellulari o espansi …)
tα: Velocità caratteristica prevalente di crescita dell'incendio, è il tempo per
raggiungere il tasso di rilascio termico = 1 MW.
DETERMINAZIONE DI Rvita (combinazione di δocc e δα)
Caratteristiche degli occupanti δocc
Gli occupanti sono in stato di veglia ed
hanno familiarità con l'edificio
Gli occupanti sono in stato di veglia e non
Velocità dell'incendio δα
N.A. [1]
in attività individuale di lunga durata
in attività gestita di lunga durata
Ciii3
Ciii - in attività gestita di breve durata
Occupanti in transito
[1] Per raggiungere un valore ammesso, δα può essere ridotto di un livello se l'attività è servita da misure di controllo dell'incendio di livello di prestazione V.
[2] Quando nel testo si usa uno dei valori C1, C2, C3 la relativa indicazione è valida rispettivamente per Ci1,
Ci2, Ci3 o Cii1, Cii2, Cii3 o Ciii1, Ciii2, Ciii3
Profili di rischio Rvita – alcuni esempi
CONSIDERAZIONI SUL CAMPO DI APPLICAZIONE
L’attuale campo di applicazione del codice è ancora piuttosto limitato
(attività non normate di cat. B/C del DPR n. 151/2011).
Non risultano presenti attività in cat. A del DPR n. 151/2011.
Le 33+1 attività comprese nel campo di applicazione del codice sono
in genere luoghi di lavoro (officine, impianti, stabilimenti, laboratori,
depositi, ecc.), in genere non caratterizzati da presenza di pubblico
con gli occupanti in stato di veglia e familiarità con l'edificio.
Si può presumere che la quasi totalità delle attività principali siano
comprese nell’ambito dei profili di rischio Rvita = A1 – A4.
In via marginale potranno essere presenti altre aree a servizio dell’attività principale come “alloggi del custode” (Ci2), “spacci aziendali”
(B2), “Sale riunioni” o “uffici” aperti al pubblico (B2), ecc.
IL DM 10 MARZO 1998
Emanato in attuazione dell'art. 13
del D.Lgs n. 626/1994.(9)
Contiene criteri per la valutazione dello specifico rischio d’incendio(10) per l'adozione delle misure di:
- prevenzione al fine di ridurre l’insorgenza di un incendio;
- protezione antincendio al fine di limitarne le conseguenze.
Strumento per i datori di lavoro adattabile a varie attività per
verificare, organizzare e gestire la sicurezza antincendio.
L’attuale riferimento è l’art. 46 co. 3 del d.lgs. n. 81/2008. In genere tutti i riferimenti al D.Lgs n. 626/94 devono
intendersi riferiti all’analogo argomento trattato nel D.lgs. n. 81/2008.
L’attuale riferimento è l’art. 62 - Titolo II del D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i.
STRUTTURA DEL DM 10 MARZO 1998
Composto da 9 articoli e 10 Allegati.
− Allegato I (linee guida): linee guida per la valutazione dei rischi di incendio nei luoghi di lavoro.
− Allegato II (prevenzione): ridurre la probabilità di un incendio.
− Allegato III(11) (vie di uscita): realizzare vie e uscite di emergenza
previste dal D.lgs n. 81/2008 per garantire l'esodo in sicurezza.
− Allegato IV(12) (rivelazione e allarme): realizzare misure per una rapida segnalazione dell'incendio per garantire l'attivazione di sistemi di allarme e procedure d’intervento.
Non si applica alle attività soggette a controllo VVF.
12 Non si applica alle attività soggette a controllo VVF.
− Allegato V(13) (protezione): assicurare l'estinzione di un incendio.
− Allegato VI (manutenzione): garantire l'efficienza dei sistemi di
− Allegato VII (informazione e formazione): fornire ai lavoratori adeguata informazione e formazione sui rischi d’incendio.
− Allegato VIII (gestione dell'emergenza): adottare necessarie misure organizzative e gestionali da attuare in caso di incendio riportandole nel piano di emergenza.
− Allegato IX (corsi di formazione per addetti antincendio): designare i lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze.
L’Allegato I (linee guida) del DM 10/3/1998, pur
non escludendo altre metodologie, stabilisce criteri generali per la valutazione del rischio incendio.
La valutazione dei rischi e le misure di prevenzione
e protezione sono parte del DVR.
Il livello di rischio del luogo di lavoro o parti di esso è classificato in:
Livello di rischio medio.
MISURE ALL'ESITO DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI D’INCENDIO
All'esito della valutazione dei rischi d’incendio, il datore di lavoro
adotta le misure, descritte negli allegati al decreto:
− Preventive;
− Protettive;
− Precauzionali di esercizio;
− Gestione dell'emergenza;
− Addetti al servizio antincendio.
DM 10/3/1998 E ATTIVITÀ SOGGETTE A CONTROLLO VVF
Non si applicano a attività soggette a controllo VVF le disposizioni:
− Vie di esodo
− Sistemi di segnalazione e allarme (allegato IV)
− Estinzione
(allegato V)
Per tali attività le misure devono conformarsi alle norme specifiche, ove esistenti, o ai criteri generali di prevenzione incendi.
Possono costituire comunque utile riferimento anche nell'ambito delle attività soggette a controllo VVF, se l'attività non è disciplinata da specifica disposizione di prevenzione incendi.
Ciò è anche stato chiarito con Circolare 8/7/1998, n. 16 MI.SA.
È orientata alla salvaguardia dell’incolumità
delle persone ed alla tutela dei beni e dell’ambiente.
Le azioni Preventive e
Protettive non devono
essere considerate alternative ma complementari tra loro.
Il Rischio (R) di un evento incidentale
(es. incendio) è il prodotto di 2 fattori:
 Frequenza (F): probabilità che l'evento si verifichi in un determinato
 Magnitudo (M): entità dei danni
conseguenti al verificarsi dell'evento.
R=FxM
LINEE GUIDA PER VALUTAZIONE RISCHI D’INCENDIO (All. I)(14)
Consentire di adottare provvedimenti per salvaguardare la sicurezza delle persone. Comprendono:
Informazione dei lavoratori e altri occupanti;
Misure tecnico-organizzative di attuazione.
I rischi devono essere diminuiti nella misura del possibile e tenuti sotto controllo i rischi residui, tenendo conto delle misure
generali di tutela (rif. art. 15 D.Lgs n. 81/2008).
L'applicazione dei criteri riportati non preclude l'utilizzo di altre metodologie di consolidata validità.
Fattori da tener conto nella valutazione del rischio d’incendio:
− Tipo di attività;
− Materiali immagazzinati e manipolati;
− Attrezzature, arredi, materiali di rivestimento;
− Caratteristiche costruttive;
− Dimensioni e articolazione del luogo di lavoro;
− Numero di persone presenti (dipendenti e altri) e della loro
prontezza ad allontanarsi in caso di emergenza.
− Individuazione dei pericoli d’incendio.
− Individuazione dei lavoratori e altre persone esposte a rischi.
− Eliminazione o riduzione dei pericoli di incendio.
− Valutazione del rischio residuo di incendio.
− Verifica dell’adeguatezza delle misure di sicurezza esistenti o
individuazione di quelle necessarie a ridurre i rischi residui.
IDENTIFICAZIONE DEI PERICOLI D’INCENDIO
Materiali combustibili e/o infiammabili
Se in quantità limitata, correttamente manipolati e depositati, possono non essere oggetto di valutazione.
Alcuni materiali facilmente combustibili possono costituire pericolo (es. vernici e solventi infiammabili,
gas, infiammabili in genere, carta e imballaggi, plastica, ecc.).
Di immediata identificazione o conseguenza di difetti meccanici/elettrici (fiamme o scintille in lavorazioni come taglio, affilatura, saldatura, fiamme libere; sorgenti di calore per attriti; macchine, apparecchiature, attrezzature elettriche non installate a
regola d’arte).
IDENTIFICAZIONE DEI LAVORATORI E ALTRE PERSONE ESPOSTE
Considerare persone esposte a rischi particolari a
causa della specifica funzione o tipo di attività, es.:
− Aree di riposo.
− Affollamento per pubblico occasionale.
− Persone con mobilità, udito o vista limitata.
− Persone che non hanno familiarità con luoghi e vie d’esodo.
− Lavoratori in aree a rischio specifico.
− Persone che possono essere incapaci di reagire prontamente
o ignare del pericolo, poiché lavorano in aree isolate.
Ogni pericolo si deve valutare se può essere:
− eliminato;
− ridotto;
− sostituito con alternative più sicure;
− separato o protetto dalle altre parti del luogo di lavoro.
Stabilire se realizzare immediatamente o programmare nel tempo.
La linea guida fornisce indicazioni su:
− Criteri per ridurre i pericoli causati da materiali e sostanze infiammabili e/o combustibili;
− Misure per ridurre i pericoli causati da sorgenti di calore.
CLASSIFICAZIONE DEL LIVELLO DI RISCHIO DI INCENDIO(15)
Con la valutazione dei rischi è possibile classificare il livello di rischio d’incendio dell'intero luogo di lavoro o parte di esso:
- Luoghi di lavoro a rischio di incendio basso,
- Luoghi di lavoro a rischio di incendio medio,
- Luoghi di lavoro a rischio di incendio elevato.
Nella valutazione del rischio per attività soggette a controllo VVF non è in genere applicabile la suddivisione fra i gradi di rischio (elevato, medio e basso) indicata ai p.ti 9.2, 9.3 e 9.4 dell'all. IX del DM
10/3/1998, riferendosi l’allegato ai contenuti minimi dei corsi di formazione e in quanto l'effettivo
grado di rischio di un'attività scaturisce dall'analisi del rischio effettuata dal datore di lavoro in relazione
alla natura dell'attività. La classificazione può comunque fornire un utile indicazione per una prima
valutazione del rischio d’incendio. (Nota prot. n. P120/4146 sott. 2/c del 5/2/2001).
- Sono presenti sostanze a basso tasso di infiammabilità e le condizioni locali e di esercizio offrono scarse possibilità di sviluppo di principi di
- In caso di incendio la probabilità di propagazione è limitata.
Rientrano le attività non classificabili a medio e elevato rischio.
Sono presenti sostanze infiammabili e/o condizioni
locali e/o di esercizio che possono favorire lo sviluppo di incendi.
In caso di incendio la probabilità di propagazione è limitata.
Esempi a titolo esemplificativo e non esaustivo (allegato IX):
- Attività soggette a controllo VVF: luoghi di lavoro compresi nell'allegato I al DPR n. 151/2011, escluse le attività a rischio elevato;
- Cantieri temporanei e mobili con uso di infiammabili e fiamme libere, esclusi quelli interamente all'aperto.
Presenti sostanze altamente infiammabili e/o condiRischio
zioni locali e/o esercizio con notevoli probabilità di sviElevato
luppo incendi e propagazione fiamme.
O anche quando non è possibile classificarli a rischio basso o medio.
Comprendono aree con utilizzo, deposito o manipolazione di:
- sostanze altamente infiammabili (es. impianti di verniciatura), o
fiamme libere, o produzione di notevole calore;
- sostanze chimiche che possono produrre reazioni esotermiche, gas
o vapori infiammabili, o reagire con altre sostanze combustibili;
- sostanze esplosive o altamente infiammabili;
- materiali combustibili in notevole quantità;
Criteri di classificazione di aree rischio elevato
- Un’area a rischio elevato non separata con elementi REI, può
elevare il livello di rischio dell'intero luogo di lavoro.
- Un “rischio elevato” può essere ridotto con accorgimenti gestionali e protezione vie d’esodo o con misure di protezione attiva di tipo automatico.
- Sono a rischio elevato i locali ove è difficoltosa l'evacuazione
per affollamento, luoghi o limitazioni motorie delle persone.
I luoghi di lavoro ove lavorazione e materiali comportano pericoli di
esplosione o specifici rischi d’incendi possono essere individuati tra
quelli a rischio d’incendio elevato secondo i criteri del DM 10/3/1998
(Nota prot. n. P118/4179 sott. 5 del 24/2/2000).
Stabilimenti a rischio di incidente rilevante (Direttiva Seveso III);
Depositi al chiuso di materiali combustibili con sup. > 20.000 m2;
Attività commerciali e espositive con sup. aperta al pubblico > 10.000 m2;
Aeroporti, ferrovie con sup. al chiuso al pubblico > 5000 m2 e metropolitane;
Alberghi > 200 posti letto;
Scuole > 1000 persone presenti;
Uffici > 1000 dipendenti;
Cantieri temporanei o mobili in sotterraneo … di lunghezza > 50 m;
ADEGUATEZZA DELLE MISURE DI SICUREZZA
Nelle attività soggette a controllo VVF in regola con la vigente
normativa le misure sono ritenute adeguate.
Per le altre si possono seguire i criteri di prevenzione e protezione riportati nell’allegato I.
Qualora non sia possibile il pieno rispetto delle misure previste
nell’allegato, si dovrà provvedere a misure di sicurezza compensative.
MISURE DI SICUREZZA COMPENSATIVE
Vie di esodo:
riduzione percorso di esodo;
protezione vie di esodo;
realizzazione ulteriori percorsi d’esodo e uscite;
installazione di ulteriore segnaletica;
potenziamento dell'illuminazione di emergenza;
misure specifiche per persone disabili;
incremento degli “addetti antincendi”;
limitazione dell'affollamento.
Mezzi ed impianti di spegnimento:
− ulteriori approntamenti;
− installazione di impianti di spegnimento automatico.
Rivelazione e allarme antincendio:
sistemi di allarme più efficienti (es. sostituendo manuali con automatici);
riduzione distanza tra segnalatori manuali d’incendio;
impianto automatico di rivelazione incendio;
miglioramento tipo di allertamento (es. segnali ottici in aggiunta a sonori, con diffusione messaggi con altoparlante, …);
− in piccoli luoghi di lavoro, risistemazione attività in modo che principio d’incendio sia individuato immediatamente dai presenti.
− programma di controllo e di regolare manutenzione;
− disposizioni per assicurare l’informazione sulla sicurezza
antincendio a esterni (appaltatori, pulizia, manutentori;
− specifici corsi di aggiornamento a personale che usa materiali facilmente combustibili, infiammabili in aree a elevato rischio d’incendio;
− addestramento antincendio per tutti i lavoratori.
MISURE DI PREVENZIONE (All. II)
Misure di tipo tecnico
Impianti elettrici a regola d'arte;
Messa a terra impianti, strutture metalliche;
Impianti di protezione scariche atmosferiche;
Misure di tipo organizzativo-gestionale
- Rispetto di ordine e pulizia;
- Regolamento interno sulle misure da osservare;
REALIZZAZIONE DI IMPIANTI ELETTRICI A REGOLA D'ARTE
Misura di prevenzione molto importante.
Realizzazione di impianti elettrici a regola d'arte (D.M. sviluppo economico
22 gennaio 2008, n. 37, norme CEI).
Consegue lo scopo di ridurre le probabilità d'incendio, evitando
che l’impianto elettrico costituisca causa d’innesco.
La messa a terra di impianti, serbatoi, masse metalliche in genere serve a evitare la formazione di cariche
elettrostatiche che si producono per motivi di vario
tipo (strofinio, correnti vaganti ecc.).
CONTRO LE SCARICHE ATMOSFERICHE
Creano una via preferenziale per la scarica del fulmine a terra evitando che
possa colpire edifici o strutture che si
vogliono proteggere.
La ventilazione naturale o artificiale
di un ambiente dove possono accumularsi vapori, gas o polveri infiammabili previene che si formino concentrazioni pericolose.
Sono richiesti in alcuni impianti o
depositi pericolosi come specifica misura di prevenzione.
(es. depositi di gas infiammabili,
impianti di distribuzione carburanti gassosi o liquidi, ecc.).
PER PREVENIRE GLI INCENDI
Analisi delle cause di incendio più comuni
Controlli degli ambienti di lavoro e delle attrezzature
CAUSE E PERICOLI DI INCENDIO PIÙ COMUNI
Deposito e utilizzo di materiali infiammabili e combustibili
Utilizzo di fonti di calore
Impianti ed attrezzature elettriche
Presenza di fumatori
Lavori di manutenzione e ristrutturazione
Rifiuti e scarti combustibili
Aree non frequentate
DEPOSITO/UTILIZZO MATERIALI INFIAMMABILI E COMBUSTIBILI
Ove possibile, i materiali infiammabili o
facilmente combustibili devono essere limitato a quelli strettamente necessari e
tenuti lontano dalle vie di esodo.
I materiali infiammabili devono essere
depositati in appositi locali REI.
Ove possibile, sostituire le sostanze infiammabili con altre meno
I materiali di pulizia combustibili devono essere tenuti in appositi ripostigli.
Speciali accorgimenti se si utilizzano sostanze infiammabili per riscaldare.
I luoghi di saldatura o taglio alla fiamma devono essere tenuti liberi da materiali combustibili tenendo sotto controllo eventuali scintille.
I condotti di aspirazione di cucine, forni, seghe, molatrici, devono
essere tenuti puliti per evitare l'accumulo di grassi o polveri.
I bruciatori devono essere utilizzati e mantenuti in efficienza.
La valvola d’intercettazione d’emergenza del
combustibile oggetto di manutenzione e controlli.
IMPIANTI E ATTREZZATURE ELETTRICHE
Il personale deve essere istruito sull’uso delle attrezzature elettriche in modo da riconoscere difetti.
Le prese multiple non devono essere sovraccaricate per evitare surriscaldamenti.
In caso di alimentazione provvisoria il cavo elettrico
deve avere lunghezza strettamente necessaria.
Le riparazioni elettriche devono essere effettuate da
APPARECCHI INDIVIDUALI O PORTATILI DI RISCALDAMENTO
sopra o vicino a apparecchi riscaldamento.
Apparecchi in ambienti non idonei.
Mancato rispetto di istruzioni di sicurezza
in utilizzo e sostituzione di bombole di GPL.
Mancanza di adeguata ventilazione (norme UNI-CIG).
Identificare le aree dove il fumo delle sigarette può costituire pericolo d’incendio e disporne il divieto.
Nelle aree ove è consentito fumare, mettere a disposizione portacenere da svuotare regolarmente in recipienti idonei.
Il contenuto dei portacenere non deve
essere accumulato con altri rifiuti.
Accumulo di materiali combustibili;
Ostruzione delle vie di esodo;
Bloccaggio in apertura delle porte REI;
Realizzazione aperture su pareti REI.
Fare controlli a inizio e fine giornata (esodo, misure antincendio,
attrezzature, infiammabili e combustibili, rivelazione e allarme).
Attenzione a lavori a caldo (saldatura o uso di fiamme libere):
verificare che ogni combustibile sia stato rimosso o protetto.
Informare su estintori e sistema di allarme antincendio.
Adottare precauzioni in lavori su impianti elettrici e gas.
I rifiuti non devono essere depositati
lungo le vie d’esodo (corridoi, scale,
disimpegni).
Evitare l'accumulo di scarti di lavorazione rimuovendoli giornalmente e
depositandoli in area idonea preferibilmente fuori dell'edificio.
Le aree normalmente non frequentate da personale (scantinati, depositi) devono essere tenute libere da
materiali combustibili.
MISURE CONTRO GLI INCENDI DOLOSI
Adottare precauzioni per proteggere
le aree contro l'accesso di persone
non autorizzate, che possono costituire causa di incendi dolosi.
MANTENIMENTO DELLE MISURE ANTINCENDIO
Gli “addetti antincendio” effettuano regolari controlli
per accertare l'efficienza delle misure di sicurezza.
− tutte le porte REI siano chiuse, se previsto;
− apparecchiature elettriche (che non devono restare in servizio), siano messe fuori tensione;
− fiamme libere siano spente o in condizioni di sicurezza;
− rifiuti e scarti combustibili siano stati rimossi;
− materiali infiammabili siano stati depositati in luoghi sicuri.
I lavoratori devono segnalare agli addetti antincendio ogni
situazione di potenziale pericolo di cui vengano a conoscenza.
MISURE RELATIVE ALLE VIE DI USCITA (All. III)
DM 30/11/1983: Affollamento: Numero massimo di persone assunto
per unità di superficie lorda di pavimento (persone/m2).
Esempi di valori previsti da alcune regole tecniche:
Uffici: - Aree destinate alle attività lavorative: 0,1 pers/m2
- Aree ove è previsto l’accesso del pubblico: 0,4 pers/m2.
Locali pubblico spettacolo: Sale da ballo discoteche: 1,2 pers/m2.
Alberghi: Aree comuni a servizio del pubblico: 0,4 pers/m2;
Percorso caratterizzato da una adeguata protezione contro l’incendio che può svilupparsi nella restante parte dell'edificio.
Può essere costituito da:
- Corridoio protetto
Corridoio protetto
Non esiste una definizione ufficiale,
ma in analogia alla definizione di scala
30/11/1983, si potrebbe definire
"Corridoio" in vano costituente compartimento antincendio con eventuali
accessi protetti con porte di resistenza
al fuoco REI predeterminata dotate di
congegno di autochiusura.
DM 30/11/1983: Scala in vano costituente compartimento antincendio
avente accesso diretto da ogni piano,
con porte di resistenza al fuoco REI predeterminata dotate di congegno di autochiusura.
DM 10/3/1998: È necessario assicurarsi che l'utilizzo della scala
esterna, al momento dell'incendio, non sia impedito dalle
fiamme, fumo e calore che fuoriescono da porte, finestre, o altre
aperture esistenti sulla parete esterna su cui è ubicata la scala.
(nel DM 10/3/98 appare una descrizione generica di "scala
esterna")
DM 30/11/1983: Scala di sicurezza esterna - Scala totalmente
esterna, rispetto al fabbricato servito, munita di parapetto regolamentare e di altre caratteristiche stabilite dalla norma.
(anche nel DM 30/11/83 non sono forniti particolari dettagli
sulle "scale di sicurezza esterne").
Scale di sicurezza esterne(16)
Scala totalmente esterna rispetto al fabbricato, munita di parapetto regolamentare e realizzata secondo i criteri sotto riportati:
- Materiali di classe 0 di reazione al fuoco(17).
- La parete esterna dell'edificio, compresi eventuali infissi,
deve possedere, per una larghezza pari alla proiezione
della scala incrementata di 2,5 m per ogni lato, requisiti
almeno REI/EI 60. In alternativa deve distaccarsi di 2,5 m
dalle pareti dell'edificio e collegarsi alle porte di piano tramite passerelle protette con setti laterali, a tutta altezza,
aventi requisiti REI come sopra.
(Si può far riferimento a questa definizione "in analogia")
Presente in varie regole tecniche: DM 19/8/1996 “locali di pubblico spettacolo". DM 18/9/2002 “strutture sanitarie”. DM 27/7/2010 “attività commerciali”.
Ovvero incombustibili, dizione che compare nel D.M. 27 luglio 2010 regola tecnica “attività commerciali”.
DM 10/3/1998: Luogo dove le persone possono ritenersi al sicuro dagli effetti di un incendio.
D.Lgs n. 81/2008: Luogo nel quale le persone sono da considerarsi al sicuro dagli effetti determinati dall'incendio o altre situazioni di emergenza.
Si tratta di definizioni diverse, meno rigide rispetto a quella riportata nel DM 30/11/1983.
DM 30/11/1983: Luogo sicuro:
 Spazio scoperto ovvero
 Compartimento antincendio separato da altri compartimenti
- spazio scoperto
- filtri a prova di fumo
avente caratteristiche idonee a ricevere e contenere un predeterminato numero di persone (luogo sicuro statico), ovvero a
consentirne il movimento ordinato (luogo sicuro dinamico).
LUOGO SICURO - APPROFONDIMENTI
Nelle norme specifiche ove si fa esplicito riferimento al "luogo sicuro",
occorre attenersi alla definizione riportata nel DM 30/11/1983.
Nelle attività non normate, qualora si ritenga di applicare il DM
10/3/1998 per analogia anche alle attività soggette a controllo VV.F.,
un luogo sicuro può essere considerato un compartimento antincendio adiacente rispetto ad un altro, dotato di vie d'uscita (vd. nota).
Luogo sicuro “DM 30/11/1983”
Luogo sicuro “DM 10/3/1998”
Sintesi nota prot. n. P961/4101 sott. 106/36 del 29 maggio 1996
Un sistema di vie d’uscita è definito dal DM 30/11/1983 quale percorso
senza ostacoli al deflusso che consente di raggiungere un luogo sicuro.
Per il termine "luogo sicuro" mentre il DM 30/11/1983 ne definisce le sue
caratteristiche, il D.Lgs n. 81/08 ne stabilisce il requisito essenziale.
L'obiettivo è garantire che le persone possano utilizzare in sicurezza un percorso senza ostacoli e raggiungere un luogo ove considerarsi al sicuro.
Una delle misure più importati è limitare la lunghezza d’esodo nell'area direttamente esposta al rischio incendio, che, nel caso non sia stabilita dalla
normativa vigente, si identifica nel percorso per raggiungere:
- l'uscita che immette direttamente su luogo sicuro o scala di sicurezza esterna;
- o l'uscita che immette in un compartimento antincendio adiacente all'area da evacuare e dotato di proprie uscite verso luogo sicuro (p.e. scala
protetta, percorso protetto o altro compartimento dotato di idonee vie di
circolazione interne che adducano ad uscite su luogo sicuro).
USCITA DI PIANO
Uscita che consente alle persone di non essere ulteriormente
esposte al rischio diretto di un incendio così configurata:
− uscita che immette direttamente in un luogo
− uscita che immette in un percorso protetto
attraverso il quale può essere raggiunta l'uscita che immette in un luogo sicuro;
− uscita che immette su di una scala esterna.
VIA DI USCITA (da utilizzare in caso di emergenza):
DM 10/3/1998: Percorso senza ostacoli al deflusso che consente
agli occupanti un edificio o locale di raggiungere un luogo sicuro.
DM 30/11/1983: Sistema di vie di uscita - Percorso senza ostacoli
al deflusso che consente alle persone che occupano un edificio o
un locale di raggiungere un luogo sicuro. La lunghezza massima
del sistema di vie di uscita è stabilita dalle norme.
CRITERI GENERALI DI SICUREZZA PER LE VIE DI USCITA
- Ogni luogo di lavoro deve disporre di vie di
uscite alternative, ad eccezione dei piccoli
locali, o a rischio di incendio medio o basso.
- Ciascuna via di uscita deve essere indipendente dalle altre e distribuite in modo che
le persone possano allontanarsi ordinatamente.
- Le vie di uscita devono condurre sempre in un luogo sicuro.
LUNGHEZZE MASSIME PER RAGGIUNGERE LE USCITE DI PIANO
Più di una via d'uscita:(18)
15 ÷ 30 m per aree a rischio elevato
30 ÷ 45 m per aree a rischio medio
45 ÷ 60 m per aree a rischio basso
Vie di uscita in un'unica direzione:
Se non è possibile evitare vie d’uscita unidirezionali, la distanza fino a
un’uscita di piano o dove inizia la disponibilità di 2 o più vie d’uscita:
6 ÷ 15 m per aree a rischio elevato
9 ÷ 30 m per aree a rischio medio
12 ÷ 45 m per aree a rischio basso
Quando una via di uscita comprende una porzione di percorso unidirezionale, la lunghezza totale dei percorso non
potrà in ogni caso superare tali lunghezze massime.
Tavole allegate al DM 19/8/96
(distribuzione delle uscite con
criteri di uniformità e simmetria)
I criteri di luogo sicuro e lunghezza dei percorsi sono stati recepiti dal
D.M. 3 agosto 2015 (c.d. “codice di prevenzione incendi).
Luogo sicuro temporaneo: luogo nel quale non esiste pericolo imminente per gli occupanti in caso di incendio (Es. Un compartimento
adiacente a quelli da cui avviene l'esodo).
Lunghezza d'esodo: distanza da percorrere lungo una via d'esodo fino
a un luogo sicuro temporaneo o a un luogo sicuro.
VIE DI USCITA – ALCUNE CARATTERISTICHE
- Devono avere larghezza in relazione al numero di occupanti.
- Sono misurate nel punto più stretto del percorso.
- Vie di uscita e uscite devono essere tenute sempre sgombre.
- Ogni porta sul percorso deve poter essere aperta con estrema
facilità da chiunque.
- Le scale (di norma protette con strutture REI con autochiusura)
possono non essere protette nei luoghi a rischio medio o basso
con distanza per raggiungere l'uscita su luogo sicuro:
D ≤ 45 m (30 m in caso di una sola uscita) - rischio medio
D ≤ 60 m (45 m in caso di una sola uscita) - rischio basso
SCELTA DELLA LUNGHEZZA DEI PERCORSI DI ESODO
Nella scelta della lunghezza dei percorsi occorre attestarsi verso
i livelli più bassi nei casi in cui il luogo di lavoro sia:
- utilizzato da persone che necessitano di particolare assistenza;
Se il luogo di lavoro è utilizzato principalmente da lavoratori e
non vi sono depositati e/o manipolati materiali infiammabili possono essere adottate le distanze maggiori.
NUMERO E LARGHEZZA DELLE USCITE DI PIANO
- Affollamento ≤ 50 persone;
- Non sussistono pericoli di esplosione o specifici rischi di incendio;
- La lunghezza del percorso di uscita per raggiungere l'uscita di
piano non deve superare i valori stabiliti per vie di uscita unidirezionali:
≤ 15 m per aree a rischio elevato
≤ 30 m per aree a rischio medio
≤ 45 m per aree a rischio basso
Due o più uscite
Il numero dipende dall'affollamento e dalla
lunghezza dei percorsi di fuga.
In genere una uscita ogni 50 persone.
La larghezza si calcola, per i luoghi a rischio di
incendio medio o basso:
Numero delle persone presenti al piano (affollamento);
0,60 : Modulo unitario di passaggio;
50 : Numero di persone che possono defluire attraverso un modulo;
A/50 arrotondato al valore intero superiore.
La larghezza minima di una uscita è 0,80 m, conteggiata un modulo.
D.LGS 9/4/2008, N. 81 - ALLEGATO IV - ART. 1.6 PORTE E PORTONI
Locali con pericolo d’esplosione o specifici rischi d’incendio > 5 lavoratori
< 25 lavoratori
26 ÷ 50 lavoratori 1 porta da 1,20 mt apertura nel verso dell'esodo
51 ÷ 100 lavoratori 1 porta da 0,80 mt apertura entrambe nel
1 porta da 1,20 mt verso dell'esodo
> 100 lavoratori in aggiunta alle porte previste, una porta che si apra
nel verso dell'esodo da 1,20 mt ogni 50 lavoratori o fraz. compresa
tra 10 e 50 da calcolarsi limitatamente all’eccedenza rispetto a 100.
In tal caso il numero complessivo delle porte può anche essere minore, purché la loro larghezza complessiva non risulti inferiore.
Tolleranze sulla larghezza delle porte
La tolleranza ammessa è:
 5% in meno per le porte per le quali è prevista una larghezza
minima di 1,20 m (in fase di misura ammesso fino a 1,14 m);
 2% in meno per le porte per le quali è prevista una larghezza
minima di 0,80 m (in fase di misura ammesso fino a 0,78 m).
Errore ricorrente in fase di esame progetto:
La tolleranza non deve essere confusa con la
precisione dello strumento impiegato per la
misura. La tolleranza non può essere già impiegata in fase progettuale.
Problema della tolleranza sulle altezze
L’altezza delle uscite di emergenza non deve essere ≥ 2,00 m.
Non è consentita alcuna tolleranza su altezze uscite d’emergenza.
Si cita un quesito che può consentire, in alcuni casi, di risolvere il
problema (nota n. P849/4122 sott. 54 - agosto 1999):
Il DM 30/11/1983 ammette che sull'altezza dell'uscita (mt. 2,00)
possa applicarsi una tolleranza del 5%, mentre il D.Lgs 626/94, che ha
recepito la direttiva 89/654/CE sui luoghi di lavoro, non consente altezze inferiori a mt. 2,00.
Poiché la suddetta direttiva è divenuta cogente dal 10/1/1993, si ritiene che la tolleranza del 5% possa applicarsi, dell'altezza minima di
mt. 2,00, ad uscite di emergenza preesistenti al 11/1/1993.
In genere occorrono 2 o più scale.
Possono essere serviti da una sola scala:
- edifici con altezza antincendio(19) ≤ 24 m
- luoghi di lavoro con rischio medio o basso.
dove ogni singolo piano può essere servito da
una sola uscita, secondo i principi generali di
disposizione delle vie di uscita.
DM 30/11/1983 - Altezza ai fini antincendi degli edifici civili: Altezza massima misurata dal livello inferiore
dell'apertura più alta dell'ultimo piano abitabile e/o agibile, escluse quelle dei vani tecnici, al livello del piano
esterno più basso.
- se servono un solo piano, la larghezza non deve essere inferiore alle uscite del piano servito.
- se servono più di un piano, la larghezza della singola scala non
deve essere inferiore a quelle delle uscite di piano, mentre la
larghezza complessiva è calcolata in relazione all'affollamento
di 2 piani contigui maggiormente affollati.
per edifici con luoghi di lavoro a rischio medio o basso, la larghezza complessiva delle scale è calcolata:
L (metri) =
∙ 0,60
A* = affollamento massimo in 2 piani contigui, a partire dal 1° f.t.
MISURE DI SICUREZZA ALTERNATIVE
In caso di impedimenti architettonici o urbanistici
che non permettono di attuare quanto previsto, si
può adottare uno o più accorgimenti alternativi:
- riduzione del percorso totale delle vie di uscita;
- far lavorare le persone più vicino possibile alle uscite;
- realizzazione di ulteriori uscite di piano;
- realizzazione di percorsi protetti addizionali o estensione dei
percorsi protetti esistenti;
- installazione di un sistema automatico di rilevazione e allarme
MISURE PER LIMITARE LA PROPAGAZIONE DELL'INCENDIO
NELLE VIE DI USCITA
- Accorgimenti per la presenza di aperture su pareti e/o solai.
- Accorgimenti per i rivestimenti di pareti e/o solai
- Segnaletica a pavimento
- Accorgimenti per le scale a servizio di piani interrati
- Accorgimenti per le scale esterne
PORTE INSTALLATE LUNGO LE VIE DI USCITA
Le porte lungo le vie di uscita e sulle uscite di piano devono
aprirsi nel verso dell'esodo.
L'apertura nel verso dell'esodo non è richiesta se può determinare pericoli per passaggio di mezzi o altre cause, con l'adozione di accorgimenti di sicurezza equivalente.(20)
In ogni caso l'apertura nel verso dell'esodo è obbligatoria se:
- l'area servita ha un affollamento > 50 persone;
- la porta è situata al piede o vicino al piede di una scala;
- la porta serve un'area ad elevato rischio di incendio.
In merito a quanto previsto dal D.Lgs. n. 626/94 (e successivamente dal p.to 1.5.6 dell’all. IV del D.Lgs n.
81/2008) “L’apertura delle porte delle uscite di emergenza nel verso dell’esodo non è richiesta quando possa
determinare pericolo per il passaggio di mezzi o per altre cause fatta salva l’adozione di altri accorgimenti adeguati specificatamente autorizzati dal Comando VVF …”, il DM 10/3/1998 al p.to 3.9 dell’all. III, ha fornito
precisazioni sull’argomento che di fatto hanno sostanzialmente limitato la necessità dell’autorizzazione del
Comando VV.F. (Nota prot. n. 503/4122 Sott. 54/9 del 11 aprile 2001).
Le porte REI devono essere munite di dispositivo
di autochiusura.
Le porte di locali depositi possono essere non dotate di autochiusura, se tenute chiuse a chiave.
Le porte possono essere tenute in posizione
aperta(21) con dispositivi elettromagnetici che ne
consentano il rilascio a seguito di:
- attivazione di rivelatori di fumo posti in vicinanza delle porte;
- attivazione di un sistema di allarme incendio;
- mancanza di alimentazione elettrica del sistema allarme incendio;
- comando manuale.
Poiché il punto 1.7 del D.M. 30/11/1983 non esclude espressamente la possibilità che il congegno di autochiusura delle porte sia asservito ad idonei dispositivi elettromagnetici di sgancio, e che tale soluzione è ammessa
dal DM 10/3/1998 (p.to 3.9), si ritiene che la realizzazione di filtri a prova di fumo con entrambe le porte
tenute in posizione aperta può essere approvata, con le necessarie cautele e limitazioni sulla base di valide
motivazioni, analisi e valutazioni (Nota prot. n. P904/4122 Sott. 55 del 30/08/2001).
SISTEMI DI APERTURA DELLE PORTE
A inizio giornata assicurarsi che le porte di uscite di piano e lungo le
vie di esodo non siano chiuse a chiave o, in caso di accorgimenti antintrusione,(22) si possano aprire facilmente dall'interno senza chiavi.
Tutte le porte delle uscite che devono essere tenute chiuse durante
l'orario di lavoro, e per le quali è obbligatoria l'apertura nel verso
dell'esodo, devono aprirsi a semplice spinta dall'interno.
Se sono adottati accorgimenti antintrusione, si possono prevedere
idonei sistemi di apertura alternativi. Tutti i lavoratori devono essere
a conoscenza del particolare sistema di apertura e capaci di utilizzarlo.
Un sistema di controllo delle uscite di emergenza anti-intrusione con l’adozione di dispositivi elettromagnetici
comandati a distanza da una unità logica di controllo, con apertura delle porte “ritardata” di alcuni secondi, è
ritenuto in linea con i requisiti essenziali di sicurezza atti a garantire l’esodo, con le seguenti precisazioni: - la
vetrofania indicante l’apertura sia di tipo visibile anche in mancanza di energia di rete; - l’unità logica di controllo
sia permanentemente presidiata; - il funzionamento del sistema di controllo delle uscite di emergenza e le relative
procedure, siano oggetto del P.E. e di specifica informazione e formazione; - il sistema e i suoi componenti siano
oggetto di manutenzione e controlli periodici di conformità delle norme di buona tecnica, o in assenza, secondo
le istruzioni fornite dal fabbricante e/o dall’installatore (Nota prot. P1185/4147 sott. 4 del 25/10/1999).
PORTE SCORREVOLI E PORTE GIREVOLI
Una porta scorrevole(23) può essere utilizzata come
uscita di piano se a azionamento automatico e può
essere aperta nel verso dell'esodo a spinta con dispositivo opportunamente segnalato e restare in posizione di apertura in mancanza di alimentazione.
Una porta girevole su asse verticale non può essere utilizzata in
corrispondenza di una uscita di piano.
Le porte scorrevoli orizzontalmente, munite di dispositivi automatici di apertura a sicurezza "ridondante", pur
se muniti di certificati di prova, sono da ritenersi esclusivamente validi laddove le vigenti normative non impongano espressamente l'obbligo di apertura nel verso dell'esodo delle porte. In tali casi la conformità a apposite
specificazioni tecniche, come per le porte automatiche "a sicura apertura ridondante", può consentire che il sistema di chiusura garantisca condizioni di sicurezza equivalente, in conformità al p.to 3.9, co. 2, dell'all. III al DM
10/3/1998. Qualora le normative vigenti prevedano esplicitamente l'apertura delle porte a spinta nel verso
dell'esodo, o ciò sia richiesto dai VV.F. nell'ambito dei criteri generali di p.i., l'impiego delle porte scorrevoli orizzontalmente, pur munite di dispositivi automatici di apertura a sicurezza "ridondante", non può essere consentito
qualora le stesse non siano apribili anche "a spinta" (Lett. Circ. prot. n. P720/4122 sott. 54/9 del 29/5/2008).
SEGNALETICA E ILLUMINAZIONE DELLE VIE DI USCITA
Vie di uscita e uscite di piano devono essere chiaramente indicate con segnaletica conforme alla vigente
Tutte le vie di uscita, inclusi i percorsi
esterni, devono essere adeguatamente illuminati per consentire la loro percorribilità
in sicurezza fino all'uscita su luogo sicuro.
Nelle aree prive di illuminazione naturale o utilizzate in assenza
di illuminazione naturale, deve essere previsto un sistema di illuminazione di sicurezza con inserimento automatico in caso di
interruzione dell'alimentazione di rete.
MISURE PER LA RIVELAZIONE E L'ALLARME (All. IV)
L'obiettivo è di assicurare che le persone presenti siano avvisate di un
principio di incendio prima che esso
minacci la loro incolumità.
L'allarme deve dare avvio alla procedura per l'evacuazione del luogo di lavoro nonché l'attivazione delle procedure d'intervento.
PICCOLI LUOGHI DI LAVORO
− Nei piccoli luoghi di lavoro a rischio di incendio basso o medio, il
sistema può essere semplice (es. a voce se tutto il personale lavora
nello stesso ambiente).
− In altri casi si possono impiegare strumenti sonori
(raggiungibili ≤ 30 m) a azionamento manuale, udibili
in tutto il luogo di lavoro.
− Qualora tale sistema non sia adeguato, occorre installare
un sistema di allarme elettrico a comando manuale.
I pulsanti di allarme devono essere chiaramente indicati
posizionati negli stessi punti su tutti i piani e vicini alle
uscite di piano.
Percorso per attivare un dispositivo di allarme manuale ≤ 30 m.
LUOGHI DI LAVORO DI GRANDI DIMENSIONI O COMPLESSI
Il sistema di allarme deve essere di tipo elettrico.
Il segnale di allarme deve essere
udibile chiaramente in tutto il
luogo di lavoro e ove necessario.
Dove il rumore può essere elevato
o il solo allarme acustico non è
sufficiente, devono essere installati in aggiunta agli allarmi acustici
anche segnalazioni ottiche.
I segnali ottici non possono essere utilizzati come unico mezzo
PROCEDURE DI ALLARME
Normalmente sono a unica fase: al suono
dell'allarme prende il via l'evacuazione totale.
In alcuni luoghi più complessi è appropriato
un sistema d’allarme per consentire l'evacuazione in 2 o più fasi successive.
Occorre prevedere opportuni accorgimenti in
luoghi con notevole presenza di pubblico.
ATTREZZATURE E IMPIANTI DI ESTINZIONE INCENDI (All. V)
Il datore di lavoro deve effettuare:
− Classificazione degli incendi;
− Classificazione degli estintori;
− Classificazione degli impianti fissi di spegnimento (se le circostanze lo richiedono);
− Scelta dell'ubicazione delle attrezzature di spegnimento;
− Scelta dei mezzi di estinzione incendio.
Gli incendi sono classificati in 5 classi, secondo le caratteristiche
dei materiali combustibili, in accordo con la norma UNI EN 2.
Classe A Incendi di materiali solidi.
Classe B Incendi di liquidi
Classe C Incendi di gas
Classe D Incendi di metalli
Classe F(24) Incendi di mezzi di cottura (oli e grassi vegetali o
animali) in apparecchi di cottura.
Introdotta con l'aggiornamento della norma UNI EN 2:2005.
Sono i mezzi di primo intervento più impiegati per i
Non sono efficaci se l'incendio è in fase più avanzata.
La scelta è determinata in funzione della classe di incendio e del livello di rischio del luogo di lavoro.
Numero e capacità estinguente
Numero e capacità estinguente degli estintori portatili devono rispettare i valori in tabella (incendi di classe A e B) e i seguenti criteri:
- numero dei piani (almeno un estintore a piano)
- superficie in pianta
- classe d'incendio
- distanza da percorrere (≤ 30 m)
13 A - 89 B
21 A - 113 B
34 A - 144 B
55 A - 233 B
In presenza di particolari rischi di incendio, oltre agli
estintori portatili occorre prevedere impianti di spegnimento fissi, manuali o automatici (rete di idranti o
naspi, sprinkler o altri impianti automatici).
La presenza di impianti automatici ha rilevanza nella
valutazione del rischio in quanto riduce la probabilità
di un rapido sviluppo dell'incendio.
UBICAZIONE DELLE ATTREZZATURE DI SPEGNIMENTO
ESTINTORI PORTATILI:
Preferibilmente lungo le vie di uscita, in prossimità
delle uscite e fissati a muro.
IDRANTI E NASPI:
In punti visibili e accessibili lungo le vie d'uscita, con
esclusione delle scale.
La distribuzione deve consentire di raggiungere ogni
punto della superficie protetta almeno con il getto di una lancia.
Deve essere prevista apposita segnaletica.
CONTROLLI E MANUTENZIONE (All. VI)
Devono essere oggetto di sorveglianza, controlli periodici e manutenzione in efficienza le misure di protezione antincendio relative a:
− Utilizzo delle vie di uscita.
− Estinzione degli incendi.
− Rivelazione e allarme.
 Sorveglianza: controllo visivo, effettuato da personale interno, per
verificare che attrezzature e impianti antincendio siano nelle normali condizioni, senza danni materiali accertabili con esame visivo.
 Controllo periodico: almeno semestrale, per verificare la completa
e corretta funzionalità di attrezzature e impianti.
 Manutenzione: operazione o intervento finalizzato a mantenere in
efficienza e buono stato attrezzature e impianti.
- ordinaria: si attua in loco con strumenti e attrezzi di uso corrente. Si limita a riparazioni di lieve entità, con materiali di consumo di uso corrente o la sostituzioni di parti di modesto valore.
- straordinaria: richiede attrezzature o strumentazioni particolari
o comporta sostituzioni o revisioni di intere parti.
Passaggi, corridoi, scale devono essere sorvegliate periodicamente per assicurare il sicuro utilizzo in caso di esodo.
Le porte sulle vie d’uscita devono essere regolarmente controllate per assicurare facile apertura.
Le porte REI devono essere regolarmente controllate per assicurarsi che non sussistano danneggiamenti e che chiudano regolarmente, ponendo particolare attenzione ai dispositivi di autochiusura.
La segnaletica direzionale e delle uscite deve essere oggetto di
sorveglianza per assicurare la visibilità in caso di emergenza.
ATTREZZATURE E IMPIANTI DI PROTEZIONE ANTINCENDIO
Il datore di lavoro è responsabile del mantenimento delle condizioni di efficienza
delle attrezzature e impianti di protezione
Il datore di lavoro deve attuare sorveglianza, controllo e manutenzione delle attrezzature e impianti di protezione antincendio,
allo scopo di rilevare e rimuovere ogni causa che possa pregiudicare il corretto funzionamento e uso.
L'attività di controllo e manutenzione
deve essere eseguita da personale competente e qualificato.
INFORMAZIONE E FORMAZIONE (All. VII)
Obbligo del datore di lavoro è fornire ai lavoratori adeguata informazione e formazione (Art.
36 e 37 del D.lgs n. 81/08) sui sulla prevenzione
incendi e le azioni da attuare in caso d’incendio.
L'informazione è fornita all'atto dell'assunzione ed è aggiornata in
caso di variazioni della valutazione dei rischi.
L'informazione è fornita in modo che si possa apprendere facilmente.
Fornire adeguate informazioni a manutentori e appaltatori.
Sono possibili informazione e istruzioni antincendio con avvisi scritti e planimetrie indicanti vie di uscita che riportino
le azioni essenziali da attuare in caso di allarme o incendio.
Ogni lavoratore deve ricevere un’adeguata informazione su:
− Rischi legati all'attività e alle specifiche mansioni svolte;
− Misure di prevenzione e protezione incendi: osservanza misure di
prevenzione e corretto comportamento; divieto di utilizzo ascensori;
tenere chiuse porte REI; apertura porte di uscita;
− Ubicazione delle vie di uscita;
− Procedure da adottare in caso di incendio: azioni da attuare in caso
d’incendio; come azionare un allarme; azione da attuare quando si
sente un allarme; procedure di evacuazione fino al punto di raccolta;
− Nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di prevenzione incendi, lotta antincendi e gestione delle emergenze e
− Nominativo del responsabile e degli addetti del S.P.P.
− Lavori pericolosi:
Tutti i lavoratori esposti a particolari rischi di incendio correlati al posto di lavoro (es. addetti all'utilizzo di sostanze infiammabili o di attrezzature a fiamma libera), devono ricevere una
specifica formazione antincendio.
− Addetti antincendio:
Tutti i lavoratori che svolgono incarichi relativi alla prevenzione incendi, lotta antincendio o gestione delle emergenze,
devono ricevere una specifica formazione antincendio i cui
contenuti minimi sono riportati in allegato IX.
Effettuata almeno una volta l'anno.
Obbligatorie in luoghi di lavoro soggetti alla redazione del piano
di emergenza (es. “attività soggette” a controllo VVF).
Nei grandi luoghi di lavoro non è necessaria un'evacuazione simultanea totale, basta individuare il percorso fino a luogo sicuro.
Nei piccoli luoghi di lavoro si può limitare a:
- identificare porte REI; dispositivi allarme; mezzi spegnimento.
L'allarme per esercitazione non deve essere segnalato ai VVF.
Se opportuno deve partecipare anche il pubblico.
Non effettuare in presenza di affollamento, anziani o infermi.
PROCEDURE DA ATTUARE IN CASO DI INCENDIO (All. VIII)
Per i luoghi di lavoro > 10 dipendenti, o ricompresi tra le attività soggette a controllo VVF deve essere redatto il piano di
emergenza, che deve contenere:
− azioni da attuare in caso di incendio;
− procedure per l'evacuazione;
− disposizioni per chiedere l'intervento dei vigili del fuoco;
− misure per assistere le persone disabili.
Deve identificare persone incaricate dell'attuazione delle procedure.
CONTENUTI DEL PIANO DI EMERGENZA
− caratteristiche dei luoghi e vie d’esodo;
− sistema di rivelazione e allarme incendio;
− numero delle persone presenti e loro ubicazione;
− lavoratori esposti a rischi particolari;
− numero di addetti all'attuazione e al controllo del piano nonché all'assistenza per l'evacuazione (“addetti antincendio”);
− livello di informazione e formazione fornito ai lavoratori.
Il P.E. deve essere basato su chiare istruzioni scritte e include:
- doveri del personale che svolge specifiche mansioni (es.: telefonisti, custodi, capi reparto, manutentori, personale di sorveglianza);
- doveri del personale cui sono affidate particolari responsabilità in caso di incendio;
- provvedimenti per assicurare che tutto il personale sia informato sulle procedure da attuare;
- misure da attuare per i lavoratori esposti a rischi particolari;
- misure per le aree ad elevato rischio di incendio;
- procedure per la chiamata dei vigili del fuoco, per informarli
all’arrivo e fornire la necessaria assistenza.
Per piccoli luoghi di lavoro può limitarsi a avvisi scritti
con norme comportamentali.
Per grandi luoghi di lavoro deve includere una planimetria con:
- caratteristiche distributive del luogo, con riferimento alla destinazione delle aree, vie di esodo e compartimentazioni;
- tipo, numero e ubicazione dei mezzi di estinzione;
- ubicazione degli allarmi e della centrale di controllo;
- ubicazione dell'interruttore generale dell'alimentazione elettrica, delle valvole di intercettazione idrica, gas e altri fluidi
ASSISTENZA ALLE PERSONE DISABILI IN CASO DI INCENDIO
Il datore di lavoro deve individuare le necessità dei lavoratori e altre persone disabili che possono accedere.
Il P.E. deve tener conto delle invalidità, anziani, donne
in gravidanza, persone con arti fratturati, bambini.
I lavoratori con visibilità limitata devono poter percorrere vie d’uscita.
Non utilizzare ascensori per l'esodo, salvo se realizzati per tale scopo.
In emergenza e evacuazione lavoratori fisicamente idonei incaricati e
addestrati devono trasportare/guidare/assistere persone:
- disabili con sedie a rotelle e con mobilità ridotta;
- con visibilità menomata o limitata;
- con udito menomato o limitato (per allerta segnale di allarme).
Circolare M.I. n. 4 del 1° marzo 2002
Linee guida per la valutazione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro ove siano presenti persone disabili(25)
- Valutazione del rischio tenendo conto della presenza di persone disabili(26), conseguendo adeguati standard senza discriminazione.
- Garantire alle persone disabili un livello di sicurezza uguale agli altri, con l’adozione di misure edilizie, impiantistiche e gestionali.
- Prevedere ove possibile (es. se sono già presenti lavoratori disabili),
il coinvolgimento nelle diverse fasi.
- Progettare la sicurezza per i lavoratori con disabilità in un piano
organico, e non attraverso piani speciali o separati dagli altri.
Elaborate dal Dipartimento VVF in collaborazione con la Consulta Naz. Persone Disabili e loro Famiglie.
Persone con limitazioni temporanee o permanenti alle capacità fisiche, mentali, sensoriali e motorie.
STRUMENTI APPLICATIVI DELLA CIRCOLARE N. 4/2002
Fornisce indicazioni e tecniche di intervento per il soccorso a persone disabili
Lettera Circolare M.I. n. P880/4122 del 18/8/2006
La sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro dove siano presenti persone disabili:
strumento di verifica e controllo - Check-list(27)
 Strumento di verifica e controllo per individuare elementi si-
gnificativi per la sicurezza per le persone con disabilità.
 La check-list considera la sequenza di azioni svolte da ogni
persona in situazione di emergenza, dalla percezione dell’allarme fino al raggiungimento del luogo sicuro.
 Per ogni azione vi sono domande di verifica delle caratteristi-
che quantitative e/o qualitative degli elementi edilizi e impiantistici con possibili soluzioni in caso di verifica negativa.
Predisposto in applicazione di quanto previsto dalla circolare n. 4 del 1 marzo 2002.
FORMAZIONE DEGLI ADDETTI ANTINCENDIO (All. IX - X)
Gli artt. 6 e 7 del DM 10/3/1998 attuano il
D.lgs n. 81/2008 relativamente alla designazione e formazione dei c.d. “Addetti
Nell'allegato IX sono riportati i contenuti minimi e la durata dei
corsi di formazione, in relazione al livello di rischio d’incendio.
Nell'allegato X sono elencati i luoghi di lavoro per i quali gli addetti antincendio conseguono (come specifico requisito aggiuntivo) l'attestato di idoneità tecnica di cui
all'art. 3, co. 3, della legge n. 609/1996.
DISCIPLINA SANZIONATORIA DEL D.LGS. n. 758/1994
Il Capo II (articoli 19 e seguenti) del D.Lgs. n. 758/1994
prevede una causa speciale di estinzione dei reati di
tipo contravvenzionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro puniti con la pena alternativa dell'arresto o ammenda, in base alle norme indicate nell'allegato I(28).
L'estinzione è collegata al verificarsi di 2 successivi eventi:
- Adempimento della prescrizione impartita.
- Pagamento di una somma pari a 1/4 del massimo.
Solo i reati compresi nelle norme di cui all'allegato I del D.Lgs n. 758/94 sono soggetti alla disciplina sanzionatoria
prevista dal decreto. Gli altri reati saranno comunicati al PM in base al disposto dell'art. 347 c.p.p. (es. art. 20
del D.lgs. 139/06: omessa richiesta del rilascio o rinnovo del CPI; art. 20 co. 2 del D.lgs. 139/06: Attestazione di
fatti non rispondenti al vero nelle certificazioni e dichiarazioni ai fini del rilascio o rinnovo del CPI, ecc.).
di cui agli art. 20 e seguenti del D.Lgs. n. 758/1994
L’art. 301 del D.Lgs 9/4/2008, n. 81 stabilisce che alle contravvenzioni in materia di igiene, salute e sicurezza sul lavoro previste dal
D.Lgs n. 81/2008 nonché da altre disposizioni aventi forza di legge,
per le quali sia prevista la pena alternativa dell'arresto o dell'ammenda ovvero la pena della sola ammenda, si applicano le disposizioni in materia di prescrizione ed estinzione del reato di cui agli
articoli 20, e seguenti, del D.Lgs. n. 758/1994.
− L’organo di vigilanza (I VVF per la prevenzione incendi) accertata una violazione impartisce apposita prescrizione fissando
un termine per l’adempimento.
Nelle more della regolarizzazione possono essere imposte specifiche misure per far cessare immediatamente il pericolo.
Il termine può essere prorogato, a richiesta e in casi complessi, sino 6
mesi, con provvedimento motivato comunicato al PM.
Se per specifiche circostanze giustificative non imputabili al contravventore, questo non ha potuto provvedere a regolarizzare nei 6 mesi, il termine è prorogabile una sola volta per altri 6 mesi.
− L’organo di vigilanza invia al PM la comunicazione di reato.
− Il PM iscrive la notizia di reato nel registro ma il procedimento
è sospeso sino alla verifica dell’organo di vigilanza.
La sospensione non pregiudica il potere del PM di richiedere l’archiviazione, disporre o compiere atti investigativi urgenti, chiedere il sequestro
probatorio, così come non impedisce il ricorso all’incidente probatorio.
− L’organo di vigilanza verifica entro 60 giorni dalla scadenza del
termine di adempimento. Si può verificare:
Puntuale adempimento: il contravventore è ammesso a pagare
una somma pari a ¼ del massimo dell’ammenda. L’organo di vigilanza comunica al PM adempimento e pagamento con estinzione
della contravvenzione; il PM chiede al GIP l’archiviazione;
Mancato adempimento: l’organo di vigilanza dà comunicazione al
PM e al contravventore entro 90 giorni dal termine fissato, e il procedimento penale riprenderà il suo corso.
FASI PROCEDIMENTALI PREVISTE DAL D.LGS N. 758/94
- Mod. 1/PG - verbale accertamento di reato
- Mod. 4/PG - accoglimento/diniego proroga
- Mod. 5/PG - verbale verifica prescrizioni
- Mod. 7/PG - comunicazione avvenuto
adempimento e pagamento ammenda
COMPETENZE E ADEMPIMENTI DEI VIGILI DEL FUOCO
Il personale VV.F. in base all’art. 13 del D.Lgs n. 81/2008 è organo
di vigilanza sull'applicazione della legislazione di sicurezza nei luoghi di lavoro per le specifiche competenze (sicurezza antincendio).
Ai sensi della legge n. 1570/41, legge n. 469/61, da ultimo accorpate con l'art. 6, co. 2 del D.Lgs. n. 139/2006, nell'esercizio delle
proprie funzioni è ufficiale e agente di polizia giudiziaria.(29)
L’attività di vigilanza nei luoghi di lavoro è espletata ai sensi
del’art. 19 del D.Lgs. n. 139/2006.
Limitatamente all'esercizio delle funzioni previste, il personale del ruolo di vigile del fuoco riveste la qualifica di
agente di PG, mentre il personale del ruolo dei CS, CR, ispettori e SDA riveste la qualifica di ufficiale di PG (art.
2 del D.lgs n. 217/2005). I funzionari direttivi e i primi dirigenti, con esclusione di quelli con l'incarico di comandante provinciale dei vigili del fuoco, rivestono la qualifica di ufficiale di PG (art. 40 del D.lgs n. 217/2005).
D.LGS. 8/3/2006 N. 139, ART. 19 (VIGILANZA)
I VVF esercitano la vigilanza sull'applicazione della normativa di
prevenzione incendi in relazione alle attività, costruzioni, impianti, apparecchiature e prodotti ad essa assoggettati.
Si realizza attraverso visite tecniche, verifiche e controlli d’iniziativa, o in situazioni di potenziale pericolo segnalate o comunque rilevate.
Qualora sono rilevate condizioni di rischio, inosservanza della
normativa di p.i. o inadempimento di prescrizioni e obblighi, i
VVF adottano i provvedimenti di urgenza per la messa in sicurezza dando comunicazione agli interessati, al sindaco, al prefetto ai fini dei provvedimenti di rispettiva competenza.
CONTRAVVENZIONI PIÙ RICORRENTI RISCONTRATE NELL’AMBITO DELL’ATTIVITÀ DI VIGILANZA
Sono elencate di seguito le contravvenzioni più ricorrenti
(riscontrate presso il Comando Provinciale dei Vigili del
Fuoco di Ascoli Piceno) alla normativa di cui al D.Lgs n.
81/2008 nell’ambito dell’attività di vigilanza (prevista dall'art.
13 del D.Lgs n. 81/2008) sull'applicazione della legislazione in
materia di sicurezza nei luoghi di lavoro per quanto di specifica
− Violazione Art. 29, co. 1: Omessa valutazione dei rischi e omessa
elaborazione del documento di cui all’art. 17, co. 1, lett. a)
(punito dall’Art. 55 co. 1 lettera a con l’arresto da 3 a 6 mesi o con l’ammenda da 2.740 a 7.014 €).
− Violazione Art. 37, co. 9: Mancato adempimento agli obblighi
di formazione e aggiornamento periodico in relazione
all’omessa formazione dei lavoratori incaricati dell’attività di
luoghi di lavoro …
(punito dall’Art. 55 co. 5 lett. c con l’arresto da 2 a 4 mesi o con l’ammenda da 1.315 a 5.699 €).
− Violazione art. 46, co. 2: Omessa adozione di idonee misure
per prevenire gli incendi e per tutelare l’incolumità dei lavoratori relativamente a:
- Mancata attuazione delle prescrizioni dettate dal Comando
VVF (con progetto approvato o a seguito di sopralluogo).
- Mancato rispetto disposizioni contenute sulla regola tecnica …
− Violazione art. 64, co. 1 lett. a: Il luogo di lavoro non è conforme ai requisiti di cui all’art. 63, co. 1 per la mancanza di requisiti indicati nell’Allegato IV:
Vie e uscite di emergenza non sgombre… o con altezza inferiore a
m 2,0 e/o larghezza minima non conforme… uscite di emergenza
non dotate di porte apribili nel verso dell'esodo… porte delle uscite
di emergenza chiuse a chiave… vie e uscite di emergenza non dotate
di illuminazione di sicurezza… mancata predisposizione di mezzi ed
impianti di estinzione idonei… o non mantenuti in efficienza e controllati… ecc.
(punito dall’Art. 68 co. 1 lett. b(30) con l’arresto da 2 a 4 mesi o con l’ammenda da 1.096 a 5.261 €).
Ai sensi dell'art 68 co. 2 la violazione di più precetti riconducibili alla categoria omogenea di requisiti di sicurezza
relativi ai luoghi di lavoro di cui all'allegato IV, p.ti da 1.1 a 1.14, 2.1, 2.2, 3, 4, da 6.1 a 6.6, è considerata un’unica
violazione. L'organo di vigilanza deve precisare in ogni caso, in sede di contestazione, i diversi precetti violati.
“Le sanzioni penali previste per l’omessa richiesta del rilascio o
rinnovo del CPI di cui all’art. 20(31) del D.lgs. 139/06, trovano ora
applicazione a tutte le attività individuate nell’allegato I in caso
di mancata presentazione di SCIA.” (32)
Secondo tale interpretazione la mancata presentazione della SCIA
è equiparata all’omessa richiesta di rilascio o rinnovo del C.P.I.
Inoltre, le sanzioni penali si applicherebbero a tutte le “attività
soggette” del DPR n. 151/2011 (cat. A/B/C).
Art. 20 co. 1 del D.Lgs 139/06 (Sanzioni penali e sospensione dell'attività): Chiunque, in qualità di titolare di attività
soggette al rilascio del CPI, ometta di richiedere il rilascio o rinnovo del certificato è punito con l'arresto sino ad un
anno o con l'ammenda da € 258 a € 2.582, quando si tratta di attività … “pericolose”, da individuare con il DPR previsto
dall'art. 16, co. 1 (il D.P.R. n. 151/2011).
32 Interpretazione fornita con Lett.circ. n. 13061 del 6 ottobre 2011.
Relativamente alla mancata presentazione della SCIA (per i “luoghi di lavoro”) di cui all’Art. 20 co. 1 del D.Lgs 139/06, punita con
l'arresto sino ad un anno o con l'ammenda da € 258 a € 2.582,
non si applica la procedura del D.Lgs. n. 758/1994 per i reati in
materia di salute e sicurezza nei luoghi sul lavoro, poiché non è
una norma indicata nell'allegato I(33) al citato decreto.
33 Solo i reati compresi nelle norme di cui all'allegato I del D.Lgs n. 758/94 sono soggetti alla disciplina sanzionatoria
prevista dal decreto. Gli altri reati saranno comunicati al PM in base al disposto dell'art. 347 c.p.p.
IPOTESI DI REATO PER OMESSA PRESENTAZIONE DELLA SCIA O
DELL’ATTESTAZIONE DI RINNOVO - CONTROVERSIE
Secondo alcune interpretazioni e sentenze emesse a livello locale,
l’omessa presentazione della SCIA e l’omessa attestazione di rinnovo
(art. 4 e 5 del DPR 151/2011), non assumerebbero rilevanza penale.
La SCIA non rappresenta un atto amministrativo rilasciato, a richiesta
dell’interessato, a seguito di controlli e verifiche della P.A.
La SCIA non deve essere richiesta, e quindi, né rilasciata né rinnovata.
Per questi motivi l’art. 20 del D.lgs n. 139/2011 che punisce chiunque
“ometta di richiedere il rilascio o il rinnovo del certificato”, non può essere riferito per analogia anche all’omessa presentazione della SCIA.(34)
Si riporta, a titolo di informazione, quanto appreso in merito a sentenze emesse a livello locale.
ATTESTAZIONE DI FATTI NON RISPONDENTI AL VERO IN CERTIFICAZIONI E DICHIARAZIONI AI FINI DELLA SCIA O RINNOVO
Le pene previste in tal caso dall’art. 20 co. 2(35) del d.lgs. 139/06,
sono rappresentate dalla reclusione e multa.
Si tratta pertanto di un delitto, reato più grave di quelli contravvenzionali (puniti con arresto o ammenda) che contraddistinguono in genere le inadempienze in materia di salute e sicurezza
Art. 20 co. 2 del D.Lgs 139/06 - Sanzioni penali e sospensione dell'attività: Chiunque, nelle certificazioni e dichiarazioni rese ai fini del rilascio o rinnovo del CPI, attesti fatti non rispondenti al vero è punito con la reclusione da
3 mesi a 3 anni e con la multa da 103 € a 516 €. La stessa pena si applica a chi falsifica o altera le certificazioni
e dichiarazioni medesime.
Il reato è qualsiasi fatto illecito per cui è prevista una sanzione penale (ergastolo, reclusione, multa, arresto, ammenda), suddivisi:
- Delitti: reati più gravi per i quali sono stabilite le pene dell’ergastolo, reclusione e multa.
- Contravvenzioni: reati meno gravi per i quali sono stabilite le
pene dell’arresto e ammenda.
L’art. 20 co. 3(36) del D.lgs. n. 139/06, prevede che il Prefetto
possa disporre la sospensione dell'attività nelle ipotesi di
omessa richiesta di rilascio o rinnovo del CPI.
Art. 20 co. 3 del D.Lgs 139/06 - Sanzioni penali e sospensione dell'attività: Ferme restando le sanzioni penali
previste dalle disposizioni vigenti, il prefetto può disporre la sospensione dell'attività nelle ipotesi in cui i soggetti
responsabili omettano di richiedere:
- il rilascio o il rinnovo del certificato di prevenzione incendi;
- i servizi di vigilanza nei locali di pubblico spettacolo …
La sospensione è disposta fino all'adempimento dell'obbligo.
INADEMPIMENTO DI PRESCRIZIONI
L’art. 19 co. 3(37) del D.lgs. n. 139/06, prevede, in caso di inadempienze, l’obbligo di comunicazione a Sindaco e Prefetto da parte
dei Comandi provinciali sull’esito dei controlli.
In talune specifiche circostanze il Prefetto può essere chiamato
all’adozione di un provvedimento di sospensione dell’attività.
Il potere di sospensione del Prefetto non è vincolato ma ampiamente discrezionale, al fine di consentire, di volta in volta, l’adeguata valutazione di tutti gli interessi pubblici coinvolti.
Art. 19 co. 3 del D.Lgs 139/06 – Vigilanza: Qualora nell'esercizio dell'attività di vigilanza siano rilevate condizioni
di rischio, l'inosservanza della normativa di prevenzione incendi o inadempimento di prescrizioni e obblighi a
carico dei responsabili dell’attività, il Corpo nazionale adotta i provvedimenti di urgenza per la messa in sicurezza
e dà comunicazione degli accertamenti ai soggetti interessati, al sindaco, prefetto e altre autorità competenti, ai
fini degli atti e delle determinazioni da assumere nei rispettivi ambiti di competenza.
CONTROLLI DI PREVENZIONE INCENDI - SCIA
(Rif. art. 4 DPR 151/2011 - art. 4 DM 7/8/2012)
Per le “attività soggette” a controllo VVF, a lavori ultimati deve essere presentata, prima
dell'esercizio dell'attività, la SCIA (segnalazione certificata di inizio attività),
Il Comando verifica la completezza formale
(dell'istanza, documentazione e allegati) e rilascia ricevuta (in caso di esito positivo), che
è titolo abilitativo all’esercizio dell’attività ai fini antincendio.
Il COM.AP rilascia la ricevuta, in caso di completezza formale, contestualmente alla presentazione della SCIA.
SCIA – SOPRALLUOGO CON ESITO NEGATIVO
Per tutte le "attività soggette" (cat. A/B/C),
a seguito di visita tecnica, in caso di accertata
carenza di requisiti per l'esercizio dell’attività, il Comando può agire in 2 modi:
− Adotta motivati provvedimenti di divieto
di prosecuzione dell'attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi;
− Ove possibile, fissa un termine fino a 45 giorni per conformare
l’attività alla normativa antincendio e ai criteri tecnici di prevenzione incendi.(38)
Procedura statisticamente più utilizzata presso il COM.AP.
SCIA - ESITO NEGATIVO
Il COM.AP a seguito di visita tecnica di controllo, comunica la mancanza di requisiti di sicurezza antincendio
per i quali sono impartite prescrizioni.
Il responsabile dell’attività è invitato all’adempimento delle prescrizioni entro il termine di 45 giorni decorsi i quali è effettuata
una nuova visita tecnica per accertare il rispetto delle prescrizioni
Per consentire la prosecuzione dell’attività nelle more dell’adeguamento, si prescrive di adottare eventuali specifiche misure
(es. immediata rimozione di eventuali pericoli, restrizioni operative, eventuali ulteriori obblighi gestionali).
Decorsi i 45 giorni è effettuata una nuova visita tecnica
di controllo, comunicando, in caso di esito negativo, che
è stata accertata la carenza dei requisiti per l'esercizio
dell’attività previsti, che vengono elencati.
In relazione alle difformità riscontrate, ai sensi dell’art. 4 del DPR
n. 151/2011 il responsabile dell’attività è diffidato a non dare
prosecuzione all’attività, richiamando la procedura prevista dal
D.lgs. n. 758/1994 (in caso di luogo di lavoro).
La nota, ai sensi degli artt. 16 co. 5 e 19 co. 3 del D.Lgs n.
139/2006 è inviata alla Prefettura e al Comune di installazione ai
fini dell’adozione dei rispettivi provvedimenti di competenza.
Per approfondimenti …
Consultare il sito web del
comando di Ascoli Piceno