Source: http://www.pianetasicurezza.org/Approfondimenti/index043.html
Timestamp: 2020-08-08 17:42:14+00:00
Document Index: 7977397

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Nel commentare una recente sentenza della cassazione penale intendiamo riproporre una riflessione sul tema della qualità dei Piani di Sicurezza, della relazione fra questi e le procedure realmente applicate in cantiere, del ruolo e della responsabilità del CSE.
La sentenza inoltre affronta uno dei temi, su cui si registra una vivace dialettica, fra addetti ai lavori, con declinazioni che portano ad una larga omissione della norma.
Gli scavi – la protezione delle pareti di scavi a sezione obbligata – la protezione delle pareti degli scavi in genere.
Il tema, oggetto di tanti aneddoti e di luoghi comuni, sulla consistenza e la tenuta dei terreni, delle pareti degli scavi.
Chi frequenta il cantiere conosce, come si gestisce il lavoro, li lungo lo scavo, ti riceve il buon mastro, “dott. Vede il terreno è ottimo, buono compatto” – “non si è mosso” – se dobbiamo mettere la protezione non possiamo più lavorare “ – un “film” che si ripete ogni dove, cantiere dopo cantiere.
Più grave è quando affermazione del genere, vengono fatte da tecnici e professionisti che dovrebbero avere molta più cautela.
Torniamo alla sentenza – sentenza che vi invitiamo a leggere per esteso.
Crollo delle pareti di uno scavo a sezione obbligata, in un appalto pubblico, in corte di appello il CSE viene assolto, la cassazione annulla la sentenza e rinvia a nuovo processo, mentre conferma l’assoluzione del Responsabile del procedimento.
Ai fini della riflessione che abbiamo sviluppato in diverse occasioni, ci interessa evidenziare il ragionamento che è stato fatto dalla Cassazione in merito ai seguenti punti:
1) tempi e modalità di applicazione delle opere di contenimento negli scavi a sezione obbligata
2) rilevanza del contenuto di PSC e POS, a valle di eventi drammatici
3)dicotomia fra PSC, POS e procedure adottate durante il lavoro, cioè la mancata adozione delle opere di contenimento
4)Ruolo del CSE
Molti anzi tanti, troppi ritengono che nel PSC e nel POS si possa scrivere di tutto, senza valutarne le implicazioni.
Quanti POS abbiamo trovato in cui si riporta il testo della legge e che per gli scavi si indicano le opere di contenimento e la protezione del perimetro, con parapetti atti ad impedire la caduta all’interno.
Mentre in cantiere, nei lavori, non si trova l’ombra di un’opera di contenimento, un parapetto – ti senti dire, “lo sa nel POS si scrive di tutto”, poi in cantiere ci siamo noi e i lavori si devono fare”.
La sentenza mette punti fermi al problema e giustamente ribadisce le responsabilità del CSE – CSE che dovrebbe controllare che siano applicate le norme previste dal PSC e dal POS, anche con provvedimenti di sospensione dei lavori.
Leggendo il seguente stralcio della sentenza si comprende meglio il ragionamento
“3.2. Ciò premesso va ricordato che il primo comma dell'art. 13 del d.P.R. 164 del 1956 (vigente all'epoca dei fatti), stabilisce che "Nello scavo di pozzi e di trincee profondi più di m 1,50, quando la consistenza del terreno non dia sufficiente garanzia di stabilità, anche in relazione alla pendenza delle pareti, si deve provvedere, man mano che procede lo scavo, all'applicazione delle necessarie armature di sostegno".
Peraltro l'assenza di armature aveva pacificamente interessato anche le parti di scavo ove già era stata effettuata la posa delle tubazioni, dal che si evince che l'omissione del presidio era frutto di una precisa scelta aziendale operata dalla stessa vittima in qualità di datore di lavoro appaltatore. ………”
“3.4. Passando all'analisi delle singole posizioni degli imputati, ritiene questa Corte che siano fondati i ricorsi proposti nei confronti di M. P..
Né costituisce idonea giustificazione la allegazione difensiva circa la deviazione di un tratto dello scavo in zona ove il terreno era meno compatto. Infatti era onere del coordinatore controllare l'iter dei lavori; inoltre la necessità della presenza di presidi alle pareti era già segnalata nei piani di sicurezza e quindi prescindeva da un'eventuale deviazione dello scavo.”
Nella sentenza vi sono alcuni punti fermi:
1) le opere di contenimento si devono adottare quando lo scavo, abbia appena superato, cioè arrivati alla quota di m 1,50.
2) Le opere di contenimento si devono adottare anche se negli scavi si devono eseguire brevi lavorazioni, cioè anche se gli addetti devono scendere nello scavo epr pochi minuti.
3) Il CSE deve far applicare le disposizioni presenti nel PSC e nel POS – non si può ritenere che quel che è scritto sui documenti sia solo “carta”, perche a valle di un evento assume una rilevanza significativa.
4) Fra i documenti di sicurezza e le modalità operative non vi può e non vi deve essere contraddizione.
Noi vi invitiamo a leggere con attenzione la sentenza e trarne motivo di riflessione, consapevoli che ricoprire l’incarico di CSE, comporta di camminare su un “campo minato”, da cui spesso è difficile uscirne.
1. Con sentenza del 9\3\2012 la Corte di Appello di Bari confermava la pronuncia di primo grado con la quale Dell'O. P. e M. P. erano stati assolti, perché il fatto non sussiste, dal delitto di omicidio colposo in danno di F. S. (acc. in Andria il 26\4\2002)
2. Avverso la sentenza hanno proposto ricorso per cassazione il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Bari ed il difensore delle parti civile, lamentando
I lavori, alla data dell'incidente, erano in corso da circa quindici giorni; essi avevano una larghezza di circa mt. 1,30 e nella mattinata del 26 aprile erano stati scavati