Source: http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=de&zoom=&type=show_document&highlight_docid=aza%3A%2F%2F24-02-2014-1C_794-2013
Timestamp: 2016-10-23 03:15:37+00:00
Document Index: 180146973

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 82', 'art. 89', 'DTF ', 'art. 113', 'art. 97', 'art. 95', 'DTF ', 'DTF ', 'DTF ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'DTF ', 'art. 4', 'art. 42', 'art. 66']

1C_794/2013 � � Sentenza del 24 febbraio 2014
Dopo avere preso atto del preavviso negativo della Commissione del nucleo e dell'Ufficio tecnico comunale, con decisione dell'11 novembre 2011 il Municipio ha negato l'autorizzazione richiesta per gli impianti, ordinando nel contempo la loro rimozione. La risoluzione municipale � stata confermata il 3 aprile 2012 dal Consiglio di Stato, adito su ricorso dagli istanti.
I proprietari impugnano questa sentenza con un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale. Chiedono, in via principale, che le decisioni delle precedenti autorit� siano annullate e che sia rilasciata l'autorizzazione richiesta. In via subordinata, postulano il rinvio degli atti alla Corte cantonale perch� esegua ulteriori accertamenti e statuisca nuovamente sulla causa. I ricorrenti fanno valere l'accertamento manifestamente inesatto dei fatti, nonch� la violazione del divieto dell'arbitrio e del principio dell'uguaglianza giuridica.
Con decreto presidenziale del 16 dicembre 2013 � stato conferito effetto sospensivo al ricorso.
Presentato tempestivamente contro una decisione finale dell'ultima istanza cantonale, che ha confermato sia il diniego dell'autorizzazione richiesta per l'impianto pubblicitario sia l'ordine di rimuoverlo, il ricorso in materia di diritto pubblico � ammissibile sotto il profilo degli art. 82 lett. a, 86 cpv. 1 lett. d, 90 e 100 cpv. 1 LTF. La legittimazione ricorsuale dei ricorrenti giusta l'art. 89 cpv. 1 LTF � pacifica. Essendo aperta la via del rimedio ordinario, con il quale pu� essere censurata anche la violazione dei diritti costituzionali (DTF 133 I 201 consid. 1), il ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113 segg. LTF) non � proponibile.
2.1.�I ricorrenti rimproverano alla Corte cantonale di avere accertato in modo arbitrario i fatti, omettendo di considerare l'effettiva motivazione data dal Municipio al rifiuto di autorizzare le insegne luminose. Rilevano che l'Esecutivo comunale al riguardo ha addotto l'esistenza di una prassi secondo la quale � di principio vietata la posa di insegne pubblicitarie retroilluminate nel nucleo del Comune. I ricorrenti sostengono che i giudici cantonali non avrebbero considerato come tale prassi non sarebbe stata applicata in modo coerente, costante ed uniforme dal Municipio in casi simili. Criticano inoltre il mancato svolgimento di un sopralluogo, che avrebbe consentito di accertare l'effettiva presenza di insegne analoghe sul territorio comunale.
2.2.�Secondo l'art. 97 LTF, i ricorrenti possono censurare l'accertamento dei fatti soltanto se � stato svolto in modo manifestamente inesatto o in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF e l'eliminazione del vizio pu� essere determinante per l'esito del procedimento. Per essere manifestamente inesatto e quindi arbitrario, il criticato accertamento deve risultare chiaramente insostenibile, in evidente contrasto con la fattispecie, fondato su una svista manifesta o contraddire in modo urtante il sentimento di giustizia e di equit� (DTF 134 II 124 consid. 4.1; 129 I 173 consid. 3.1, 8 consid. 2.1 e rinvii). Poich� l'eliminazione del vizio deve potere essere determinante per l'esito del procedimento, occorre rendere verosimile che il difetto sarebbe suscettibile di avere un'influenza sul risultato della procedura, vale a dire che la decisione sarebbe stata diversa se i fatti fossero stati accertati conformemente al diritto (DTF 134 V 53 consid. 3.4).
2.3.�Ora, che il Municipio persegua una prassi restrittiva, volta ad evitare nel comparto del nucleo tradizionale le insegne a cassone luminose, � stato esplicitamente rilevato dalla Corte cantonale, che ha richiamato le risposte dell'Esecutivo comunale dinanzi alle istanze cantonali. La circostanza � ribadita dal Municipio nella sua risposta in questa sede, in cui � pure richiamata una norma frattanto adottata nell'ambito di una revisione non ancora entrata in vigore del piano regolatore, che mira a rafforzare nella zona del nucleo il quadro legale attualmente vigente in materia di insegne. Il Tribunale cantonale amministrativo non � quindi incorso in accertamenti arbitrari relativamente alla volont� del Municipio di inasprire le esigenze per le insegne nel comprensorio del centro storico. N� ha di per s� escluso l'esistenza in precedenza di possibili isolate violazioni del diritto, ma ha ritenuto che tale circostanza non era decisiva. La Corte cantonale ha infatti rilevato che nessuno degli impianti risultanti dalle fotografie prodotte dai ricorrenti presentava un'ubicazione e delle caratteristiche analoghe a quelle in oggetto e che eventuali singole precedenti violazioni del diritto non avrebbero comunque conferito ai ricorrenti un diritto ad una parit� di trattamento nell'illegalit�. Limitandosi ad addurre che il Municipio non avrebbe sempre applicato in maniera coerente, costante ed uniforme la propria prassi, i ricorrenti non fanno valere, nemmeno in questa sede, che sarebbero date le condizioni poste dalla giurisprudenza per ammettere eccezionalmente una parit� di trattamento nell'illegalit� (cfr. al riguardo DTF 139 II 49 consid. 7.1; 136 I 65 consid. 5.6; 134 V 34 consid. 9 pag. 44). Ulteriori accertamenti sulle caratteristiche di altri impianti pubblicitari non sono quindi decisivi, poich� non muterebbero l'esito della causa. In tali circostanze, ritenendo superfluo un sopralluogo e rinunciando di conseguenza ad esperirlo, la Corte cantonale non ha nemmeno violato il diritto di essere sentiti dei ricorrenti.
3.1.�I ricorrenti lamentano l'assenza di una base legale sufficiente per negare l'autorizzazione richiesta. Sostengono che la prassi del Municipio di vietare le insegne pubblicitarie retroilluminate nel comparto del nucleo non poggerebbe su una legge in senso formale richiesta dall'art. 4 cpv. 4 LImp. Questa disposizione prevede infatti che i Comuni mediante regolamenti speciali o norme di attuazione del piano regolatore comunale possono definire limitazioni e restrizioni, criteri di sobriet� e di uniformit� se del caso distinti per zona.
3.2.�Il gravame si fonda esclusivamente su questa disposizione. Tuttavia, la Corte cantonale ha precisato che, al di l� della facolt� concessa ai Comuni dall'art. 4 cpv. 4 LImp, il cpv. 1 della norma costituiva una base legale sufficiente per negare l'autorizzazione di impianti pubblicitari suscettibili di recare pregiudizio all'ambiente e al paesaggio circostante. In concreto, il diniego dell'autorizzazione per l'insegna luminosa litigiosa � quindi basato sull'art. 4 cpv. 1 LImp e non sull'art. 4 cpv. 4 LImp. Per di pi�, la Corte cantonale ha ritenuto il rifiuto giustificato anche in applicazione dell'art. 4.1 dell'ordinanza municipale concernente il disciplinamento dell'occupazione di area pubblica da parte di esercizi pubblici e negozi in genere, che ammette sulle insegne soltanto una�
"sobria pubblicit�"�relativa all'attivit� commerciale. La sentenza impugnata � quindi motivata puntualmente su due norme specifiche, non prese in considerazione dai ricorrenti nel loro gravame. Essi avrebbero dovuto, pena l'inammissibilit�, confrontarsi con tali motivazioni indipendenti e dimostrare che ognuna di esse violerebbe il diritto (cfr. DTF 138 I 97 consid. 4.1.4; 133 IV 119 consid. 6). Limitandosi ad addurre genericamente l'assenza di una base legale sufficiente rifacendosi all'art. 4 cpv. 4 LImp, disposizione che non entra qui in considerazione, i ricorrenti non spiegano conformemente agli art. 42 cpv. 2 e 106 cpv. 2 LTF per quali ragioni le argomentazioni dei giudici cantonali sarebbero arbitrarie o violerebbero altrimenti il diritto. Il gravame � carente di motivazione ed � quindi inammissibile.
Ne segue che il ricorso sussidiario in materia costituzionale deve essere dichiarato in ammissibile, mentre quello in materia di diritto pubblico deve essere respinto nella misura della sua ammissibilit�. Le spese giudiziarie seguono la soccombenza e sono pertanto poste a carico dei ricorrenti (art. 66 cpv. 1 LTF).