Source: https://www.roars.it/online/asn-2012-era-illegittima-la-commissione-di-storia-medievale/
Timestamp: 2020-05-28 06:52:04+00:00
Document Index: 52751977

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ASN 2012: era illegittima la commissione di Storia Medievale | ROARS
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Segnaliamo ai lettori una recente sentenza con la quale il Consiglio di Stato, confermando una precedente sentenza del TAR Lazio-Roma ha respinto il ricorso del MIUR circa l’illegittimità di una commissione per l’abilitazione scientifica nazionale. Riportiamo anche il testo della sentenza del TAR.
E’ ormai evidente il crescente interventismo della giustizia amministrativa (e non solo di questa) nelle faccende accademiche; va ribadito con forza che ciò non dipende dalla volontà dei giudici di sostituirsi agli accademici. Sono procedure in molti casi mal disegnate, unitamente ai comportamenti spesso non commendevoli dei colleghi, che determinano questa inedita situazione di “supplenza”. Per questa ragione, sarebbe bene che le comunità scientifiche avviassero una seria riflessione al loro interno.
Consiglio di Stato Bartoli + altri c. Miur
Ecco il testo della sentenza del TAR.
illegittimità commissione
franco 21 Luglio 2019 at 11:40
W L’interdiscipinarietà, quindi, io sono un docente (suppongo relativamente illustre) di Storia medievale, ma se, a fine carriera, comincio ad occuparmi invece di Storia moderna, allora vengo tagliato fuori da tutto? Sarà pure una decisione giuridicamente corretta, ma le norme sono insensate, possibile che non si possano prendere in considerazione anche settori affini? Eppoi, anche se a 65 anni non pubblicassi più niente, la mia competenza nel campo non dovrebbe essere messa in discussione. Bisognerebbe fare ricorso a qualche Tribunale Internazionale per i Dirittti della Ricerca!
2) Chi le paga, le spese, i membri anvur che hanno avallato la decisione sbagliata? Con lo stipendio che ricevono, potrebbero anche permetterselo…
nemobis 21 Luglio 2019 at 12:50
Congratulazioni, ma c’è qualcosa di surreale nel Consiglio di stato che si trasforma in spulciatore di bibliografie e arbitro della bibliometria. Un motivo in più per espellere tutte queste pratiche sciamaniche dalla normativa.
Maksìm 21 Luglio 2019 at 13:38
È la giusta punizione di un ceto docente che ha accettato le ridicole umiliazioni degli acronimi (VQR, ASN, SUA, ….) e la famosa valutazione quantitativa della qualità. Ormai siamo nelle mani degli amministrativi (nei dipartimenti) e degli amministrativisti, avvocati e giudici!
mariam 21 Luglio 2019 at 16:59
Il ceto docente è variegato: c’è chi ha mantenuto identità e dignità, c’è chi si è venduto per acquistare il potere di favorire o spezzare le carriere.
Marinella Lorinczi 21 Luglio 2019 at 13:49
Franco: “W L’interdiscipinarietà ecc.”. I giudici commisurano le proprie decisioni sulle norme in vigore, devono farlo, e le norme chi le avrà stabilite e definite? L’Anvur, vero? E se ai 65 anni uno/a smette di pubblicare, per scelta sua o per ragioni di salute (incrociamo le dita, è molto scientifico farlo, soprattutto in questi tempi di “pratiche sciamaniche”), non deve aspirare a diventare commissario/a a tutti i costi, perché le competenze possono diventare obsolete. E non è l’unica volta che un/a commissario/a all’ultimo momento raffazzona un volume ‘monografico’ reciclando articoli vecchi o vecchissimi, mettendo i famosi connettivi tra un capitolo (articolo) e l’altro per farli diventare monografia. Ricordo un linguista che diceva di un altro: il vero studioso pubblica articoli e non libri (monografie), dopodiché in altre occasioni avrà dovuto dire il contrario. Questo (il reciclaggio) lo può constatare anche un giudice, ma sono prima di tutto i ricorrenti a farlo. E guarda caso si tratta di un settore non bibliometrico (a Nemobis) e sono i canditati respinti a essere i veri e primi spulciatori. I comportamenti “non commendevoli” stavano e stanno sia a monte (decisioni, norme) che a valle (applicazioni, concorsi locali), per questo sarebbe stato bene annullare tutto e riformarlo in termini semplici e trasparenti, perché oramai si è creata una palude piena di ogni sorta di cose “non commendevoli”. http://www.veronasera.it/cronaca/applicazione-spazzapp-smartphone-immondizia-strade-igiene-urbana-verona.html
mariam 21 Luglio 2019 at 16:57
La verità è che hanno fatto bene a far ricorso. Nel ricorso i ricorrenti avranno fatto riferimento a ciò che avevano notato perché si potesse effettuare la pratica, gli avvocati avranno pensato ad altro. E’ sempre commendevole chi interviene per evitare e punire le storture. Si fosse fatto più spesso ciò che abbiamo visto dall’inizio dell’ASN sarebbe ormai un ricordo.
Il problema non è non poter far parte delle commissioni per un ordinario di carriera, il problema è quello degli ordinari o associati sul campo, la cui carriera è stata spezzata da colpevole superficialità di chi non ha letto gli articoli e le monografie (o le ha lette per campione, carotaggio verrebbe da dire), del tutto inidoneo a pronunciare un giudizio, invidie, lotte fra ‘scuole’, e forse altro che neanche immaginiamo.
L’ASN andrebbe abolita subito, anche se ormai ha fatto molto danno, più di quello che si potrebbe immaginare da persone che, in fondo, dovrebbero tenere alla loro reputazione di studiosi.
Maksìm 21 Luglio 2019 at 17:24
Pero’ stiamo attenti : una volta abbandonata la regola per cui l’ordinario, in quanto tale, è legittimato a far parte delle commissioni di concorso del ssd in cui è, in un dato momento, incardinato (regola di agevole accertamento) e adottata quella della necessità di una valutazione preventiva degli aspiranti commissari, è inevitabile l’ampliamento del margine di intervento dei giudici amministrativi, che si sentono legittimati a entrare sempre più nel merito. Non conosco la vicenda, ma trovo inquietante che si arrivi a discettare della riconducibilità al SSD delle pubblicazioni di un ordinario. La burocratica (sovente approssimativa) declaratoria di inesistenti settori scientifici rischia di diventare una gabbia per la ricerca e, soprattutto, un’inesauribile miniera per aspiranti ricorrenti. Basti pensare alla vicenda dell’ASN di diritto privato e alla sempre opinabile – ammesso e non concesso che esista – linea di demarcazione fra diritto privato e diritto commerciale. Ma un discorso analogo penso che valga per tutte le discipline
paola sonia gennaro 21 Luglio 2019 at 18:52
Sembra che sia messo in discussione proprio il modo di calcolare le mediane: dovrebbero entrare nel calcolo “solo” le pubblicazioni coerenti con il Settore concorsuale (non quelle dei professori afferenti al settore), esattamente come per i candidati.
Sarà per questo che poi sono arrivate le “soglie”?
Brunello Mantelli 21 Luglio 2019 at 21:20
Ma insomma! Come può permettersi un tribunale di entrare nel merito delle pubblicazioni di uno studioso? Noi mica ci arroghiamo il diritto di entrare nel merito delle fattispecie di reato che un tribunale attribuisce ad un reo? Il giudizio amministrativo ha da essere sulle FORME, non sui CONTENUTI. Ai contenuti ci pensiamo noi.
Alberto Baccini 21 Luglio 2019 at 21:29
Il giudice non entra nel merito delle pubblicazioni. Valuta se le mediane sono superate. I ministri meritocratici del MIUR, i tecnocrati (fai da te) di ANVUR, ed il silenzio comnplice dell’accademia hanno consegnato l’accademia italiana nelle mani dei giudici amministrativi. “In effetti, non può ritenersi superata alcuna delle tre mediane di settore (per la determinazione delle quali vedi la tabella ANVUR di cui al doc. 3 ric.), da parte del Presidente prof. Meloni, atteso che, sulla base del curriculum dallo stesso fornito al MIUR (doc. 5 ric.), con riferimento al decennio rilevante (2002-2012) è pacifico che il docente non abbia superato la mediana relativa agli articoli e ai contributi in volume (che è pari a 19, cfr. doc. 3 ric.), avendo al suo attivo n. 11 contributi in volume (vedi doc. 5, pag. 1 e 2).”
Marinella Lorinczi 22 Luglio 2019 at 18:39
Questo caso è a me noto da subito, essendo territorialmente vicino. Lo studio sull’emigrazione sarda ai primi del 900 , di cui si meravigliavano tutti come titolo valido, sarà senz’altro eccellente, ma anche un giudice può capire che il riferimento temporale è lontanuccio dal Medioevo, persino se lo si vuole dilatare in avanti come si fa alle volte per la storia dellEuropa orientale. Del resto un caso del genere, che non sarà l’unico, spiega le esagerazioni eccessive di Catania, e forse anche di altri di cui non si parla.
franco 21 Luglio 2019 at 22:44
Io dico solo che un valido studioso di storia può sicuramente passare dalla storia medievale alla storia moderna restando un valido studioso, così come un matematico può passare dalla geometria all’algebra o un fisico passare dalla relatività alla meccanica quantistica. Siamo giunti al punto che oggi un giudice metterebbe in galera Einstein perchè nello stesso anno ha fondato la relatività ristretta, posto le basi per gli sviluppi della meccanica quantistica e scritto un articolo fondamentale sul moto browniano (che di primo acchito non c’entra niente con gli altri due).
Ripeto, alla faccia dei peana osannanti l’interdisciplinarietà.
Poi non so quanto sia bravo Meloni, o se i candidati meritavano o meno l’abilitazione. Che i giudici applichino le leggi, non ci piove, ripeto che giuridicamente la sentenza sarà anche giusta, ma è insensato punire uno storico perchè dalla storia medievale passa alla storia moderna. Marinella, Meloni non ha smesso di scrivere, si è solo occupato di altre cose che, così per caso, ricadevano in altro settore. Poi, non lo so, magari Meloni è scientificamente un incapace e i sui libri scientificamente non valgono nulla, non sono esperto del campo, potebbe anche essere, ma cosa c’entra? Allora bastava che, nel volume in cui ha raccolto gli articoli già pubblicati, li riscrivesse riformulandoli… et voila, la mediana la superava? Tutto questo è insensato.
Marinella Lorinczi 22 Luglio 2019 at 14:01
Ma ancora non si comprende che le norme,,le soglie, le caratteristiche delle pubblicazioni ecc. non le hanno stabilite i magistrati? Se deve essere solo Storia medievale, così deve essere, giusto o sbagliato che sia. E se uno studioso non vuole ossevare il principio, è libero di farlo, ma non pretenda anche di essere commissario, oppure contesti il principio nelle dovute sedi.
Alberto Baccini 22 Luglio 2019 at 14:08
Questo è perfettamente il punto. Quando le questioni “scientifiche” sono state trasformate in paletti amministrativi, quando si è consegnata la “scienza” in mano ad una autorità amministrativa (ANVUR) in nome del “merito” e della oggettività dei numeri, in quel momento si è consegnata nelle mani dei giudici l’ultima parola sulla “scienza”.
paola sonia gennaro 22 Luglio 2019 at 14:23
La magistratura amministrativa ha il compito di verificare che nei procedimenti della funzione pubblica siano rispettate le leggi, i provvedimenti attuativi e perfino i regolamenti di Ateneo. Chi dovrebbe farlo sennò?
Brunello Mantelli 21 Luglio 2019 at 23:05
Invece entra sì nel merito, posto che ritiene alcune delle monografie non congrue. Esattamente come il Tribunale di Catania, che si è arrogato il diritto di decidere se Storia Urbana sia o no inerente al SSD M-STO/04. Criticare l’ANVUR si può (forse si deve), fare da corifei al protagonismo dei magistrati NO!
Alberto Baccini 22 Luglio 2019 at 08:56
A suo tempo Daniele Checchi scambiò la fosca previsione di Sabino Cassese (avendo introdotto criteri e parametri dentro i processi amministrativi di valutazione, saranno i giudici a decidere in ultima istanza) per un auspicio. Adesso Brunello Mantelli scambia il mio commento che prende atto di quanto accade, con un “fare da corifei” per l’intervento dei magistrati. E difende la commissione del vergognoso caso Scirè.
eriberto 22 Luglio 2019 at 10:52
Sarebbe poi interessante vedere la reazione di una commissione di storia medievale di fronte a un candidato che presenti una monografia sull’emigrazione sarda nell’800 (“non pertinente! non pertinente!!”).
Se iniziano ad andare a spulciare i curricula dei commissari dell’ASN 2012 nei settori non bibliometrici ci sarà da ridere: io mi concentrerei ad es. sulle curatele spacciate per monografie.
franco 22 Luglio 2019 at 12:20
Brunello Mantelli, cosa c’entra? E’ palese che architettura e storia sono settori diversi, ma anche a Catania i giudici fanno riferimento ad un parere esperto. Qui i giudici si arrogano il diritto di decidere se una monografia rientra o meno in un settore disciplinare. Non è nelle loro competenze. Anche se io costruisco un muro nella proprietà del mio vicino, il giudice chiede una perizia, anche se basterebbe controllare la mappa del catasto. Qui invece sanno distinguere Storia medievale da storia moderna così, senza nemmeno addurre un motivo giustificatorio? Tra l’altro, il confine fra medioevo ed età moderna ha comunque numerosi aspetti puramente convenzionali. Ma allora che ci mettano i giudici, nelle commissioni di concorso. Se va avanti così, nessuno vorrà più fare il commissario, e ci sono già casi in cui i commissari non si trovano. Siamo passati da un opposto (il giudizio della commissione è insidacabile) all’opposto contrario.
Marinella Lorinczi 22 Luglio 2019 at 14:04
Ma lei ha letto gli atti, le dichirazioni degli esperti convocati (storici del settore, ordinari) , e degli imputati? Meglio di un romanzo (ovviamente storico, per rimanere nel settore, senza intervento o richiamo all’ordine dei magistrati).
franco 22 Luglio 2019 at 15:27
Marinella Lorinczi, non li vedo menzionati in questo documento, hai un link? Certo, se i giudici hanno chiesto pareri di esperti, ritiro quello che ho detto. Ciò non toglie che il problema a monte è l’Anvur e le norme sono irragionevoli, a prescindere da questo caso specifico.
Alberto Baccini 22 Luglio 2019 at 18:05
Il parere è stato chiesto direttamente alla fonte: “In data 21.9.2017 l’Amministrazione ha dato esecuzione all’incombente istruttorio, provvedendo al deposito di articolata relazione dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca), l’organismo che, sulla base delle regole fissate dal menzionato Allegato B al D.M. n. 76 del 2012, ha adottato la delibera n. 50 del 2012, provvedendo a fornire una più precisa puntualizzazione delle opere ammissibili ed a valorizzare le mediane per ciascun settore concorsuale.”
Marinella Lorinczi 22 Luglio 2019 at 18:45
Franco: mi riferivo ovviamente a Catania. Non so come ci sono arrivata, sicuramente partendo dalla comunicazione della notizia qui in Roars, andando di link in link. Ovviamente non ricordo i dettagli, ma sì il divertimento , si fa pe dire, nel leggere
paola sonia gennaro 22 Luglio 2019 at 00:57
Tutto bene, ma, mentre i ricorrenti vincitori aspetteranno una nuova commissione che dovrebbe esaminarli “ora per allora”, cioè sette anni di vita rubati, il “colpevole”, Miur o Anvur e lo stesso commissario, come saranno puniti? Senza contare che gli abilitati da quella commissione saranno sempre nel limbo di quelli che sono passati per merito proprio o “grazie a”. Non sono anche loro danneggiati?
Pečorin 22 Luglio 2019 at 08:24
Il prossimo passaggio sarà escludere i commissari, le cui pubblicazioni siano giudicate (dal CdSt.) non di qualità elevata.
Brunello Mantelli 22 Luglio 2019 at 20:28
A Catania l’unica cosa di veramente vergognosa è stata la sentenza di condanna di tre studiosi di valore. La storia urbana da decenni è insegnata all’università e rientra perfettamente nel SSD M-STO/04. C’è pure una rivista che si chiama “Storia Urbana”. Per inciso poi la presunta architetta “digiuna di storia” è stata abilitata proprio per il SC 11/A3 = Storia Contemporanea a professore di seconda fascia. Obiettivo mancato invece dal “grande storico” ricorrente.
Giuseppe De Nicolao 22 Luglio 2019 at 21:45
Sembra veramente difficile schierarsi senza esitazione a difesa dell’operato della commissione di Catania dopo che in tutte le sedi di giudizio, compresa quella penale, la commissione ha avuto la peggio. A maggior ragione se si leggono delle motivazioni della sentenza:
https://www.roars.it/online/una-dolosa-violazione-della-normativa-le-motivazioni-della-sentenza-di-condanna-del-tribunale-penale-di-catania/
Mi lascia anche perplesso che una società scientifica, la SISSCO, sia accorsa in soccorso della commissione. Anche se magari è solo una coincidenza, tutto ciò è accaduto a Catania, adesso nell’occhio del ciclone per un’altra inchiesta di cui sono trapelate intercettazioni rivoltanti.
Alberto Baccini 22 Luglio 2019 at 21:52
Degno di nota invece l’attacco al ‘grande storico’ che non ha conseguito l’abilitazione. Del tutto in linea con le rivoltanti intercettazioni catanesi.
Antonio Banfi 22 Luglio 2019 at 22:06
Della pertinenza delle pubblicazioni di Meloni hanno parlato a suo tempo i quotidiani. Devo dire che mi pare ci sia molto poco da discutere su monografie che nel titolo recano riferimenti a 1700 e 1800. Non sono di storia medioevale, punto.
Alberto Baccini 22 Luglio 2019 at 22:10
Forse il documento prodotto da ANVUR l’ha scritto Andrea Graziosi. Sarei curioso di leggerlo.
franco 22 Luglio 2019 at 23:53
Antonio Banfi, nella mia ignoranza, penso che le metodologie storiche siano abbastanza simili, così come tutte le metodologie matematiche (fra loro) e tutte le metodologie fisiche (magari distinguendo fra fisica teorica e fisica sperimentale). per cui sono sicuro che un buon geometra potrebbe benissimo essere un buon algebrista, e un teorico della relatività un ottimo studioso di meccanica quantistica (e di esempi ce ne sono!). A maggior ragione, mi pare che uno storico possa essere contemporaneamente un ottimo storico medievale e un ottimo storico dell’età moderna (ripeto, non che ci sia questa grandissima differenza). Per cui chi si occupa contemporaneamente di due cose diverse dovrebbe valere metà degli altri (o lavorare il doppio?) Ripeto, non me la prendo con la decisione dei giudici, ma il sistema è insensato. E a parole si proclama di voler incentivare l’interdisciplinarietà, nei fatti si tarpano le ali a chi interdisciplinare lo è davvero.
Mentre invece, ad un matematico, ad esempio, basta pubblicare un articolo in cui si parla di biologia, per ricevere immediatamente il decuplo di citazioni rispetto ai colleghi. Non perchè è più bravo, e non necessariamente perchè sia più interdiscciplinare (in alcuni casi, lo è davvero), ma solo perchè i biologi sono di più (e anche citano di più). Tutte storture puntualmente rilevate e analizzate da roars, tra l’altro.
Questa non è la vicenda di Catania, non spariamo su uno storico perchè ha fatto semplicemente lo storico… Ripeto, non lo conosco, magari è bravissimo, magari è indegno, o più probabilmente un ottimo studioso come tanti, ma lui cosa c’entra?
Marinella Lorinczi 23 Luglio 2019 at 11:19
Mantelli: E’ più che giusto che chiunque abbia un avvocato difensore. Tra parentesi, quando la non affatto presunta architetta, ma sicuramente priva di dottorato, ha conseguito l’abilitazione in Storia contemporanea? le cronologie hanno una certa rilevanza. Ma qui la bravura dei singoli non c’entra, e a quanto pare è difficile farlo capire. Non si può che rileggere le motivazioni dell’ultima sentenza di Catania, riproposta anche qui. Erano gli storici del settore, convocati come esperti dai magistrati, che esprimevano i loro pareri sul profilo del settore disciplinare e non i giudici, che invece hanno riflettuto sul contesto della vicenda, in maniera per me affascinante. Franco: certo, l’interdisciplinarità va a farsi benedire, ma non è colpa né sua né mia ma di chi l’ha bandita (esiliata) col metro o colla bilancia in mano, insomma coi numeretti (chiedo scusa ai matematici); e nessuno spara sulla bravura dello storico in questione, ci si meraviglia che non si fosse reso conto, ai fini pratici concorsuali, che ‘900 non è ‘400 (stiracchiando), anche metodologicamente parlando (per il medioevo sardo si devono studiare documenti nel catalano dell’epoca, per il ‘900 no, ad es.).
Brunello Mantelli 22 Luglio 2019 at 23:43
Noto che si glissa sul punto: Storia Urbana è in tutto il mondo un settore di Storia Contemporanea. Qui invece Roars sorvola. Quanto al “grande storioco”, era ovvio pendant polemico verso l’architetta “presunta ignara di storia”. Considerazione, questa sì, “rivoltante”. Quanto all’attacco personale ad Andrea Graziosi, vi (s)qualifica ulteriormente. E forse definitivamente.
Alberto Baccini 22 Luglio 2019 at 23:58
Cioè chiedersi se Andrea Graziosi è l’autore del documento prodotto da ANVUR per il TAR sarebbe un attacco personale (mentre lui era nel consiglio direttivo)? Spero proprio sia un effetto della calura estiva.
Giuseppe De Nicolao 23 Luglio 2019 at 01:17
Brunello Mantelli: «Quanto al “grande storioco”, era ovvio pendant polemico verso l’architetta “presunta ignara di storia”.»
Il virgolettato “presunta ignara di storia” lascia pensare che in questa o altra discussione qualcuno abbia usato questa espressione. In realtà, una ricerca estesa tutti i commenti del blog, non mi ha dato alcun risultato. È lecito allora domandarsi chi e dove abbia usato questa espressione messa tra virgolette. In ogni caso, che in una discussione pubblica ci si riferisca ironicamente a Scirè (che ha prevalso in tutte le sedi di giudizio) come il “grande storico” lascia davvero senza fiato.
Antonio Banfi 24 Luglio 2019 at 09:46
Ah sì? Graziosi è il Santo Padre sotto mentite spoglie? Ma vergognati Mantelli.
Brunello Mantelli 23 Luglio 2019 at 08:38
Difficile discutere con chi appaia, purtroppo, in malafede (ma ovviamente la mia è un’impressione sicuramente errata). Sarò ovviamente lieto di riprendere il discorso qualora si intervenga nel merito dei problemi che ho, magari malamente, cercato di porre.
Francesco Sylos Labini 23 Luglio 2019 at 10:26
Casomai: “Difficile discutere con chi appare”. Eh sì qui siamo tutti in malafede grazie per averlo notato.
Brunello Mantelli 23 Luglio 2019 at 17:50
Casomai: “difficile discutere con chi appaia” = a me pare, ma non è detto che io abbia ragione. Forma obliqua. L’italiano ha le sue regole: “appare” = son certo che sia; “appaia” = mi viene il dubbio che sia, ma proprio perché è un dubbio uso il congiuntivo (coniugazione della possibilità, non della certezza).
Quanto al fatto che Voi siate in malafede, tu lo hai scritto, io mi son limitato ad avanzare un’ipotesi.
Ceterum censeo, che nessuno finora è entrato nel merito delle questioni che ho cercato di porre. Ciò dà da pensare.
Alberto Baccini 23 Luglio 2019 at 19:01
Antonio Banfi 24 Luglio 2019 at 09:47
Molto malamente. Direi che potrebbero quasi apparire in malafede. Pensa un po’.
Brunello Mantelli 23 Luglio 2019 at 18:07
Qui rispondo alla collega Marinella Lörinczi, autrice di una risposta garbata assai, di cui la ringrazio: quando l’architetta presunta ignara di storia (dizione più corretta) abbia conseguito l’abilitazione nel SC 11/A3 (= SSD M-STO/04) lo puoi facilmente vedere sul sito dell’ASN. SC 11/A3, abilitati II fascia.
Resta che il pilastro della sentenza catanese (di primo grado!) era la presunta incongruenza delle competenze della vincitrice con quelle richieste dal SSD M-STO/04, ora voglio vedere come se la caverà la corte competente in sede di appello a fronte del fatto che la presunta “incompetente” e sia stata abilitata a professore di II fascia, e ora sia ricercatrice a TD di tipo B, quindi in procinto, passati i tre anni canonici, di insediarsi quale professore associato per il SSD M-Sto/04. Confido che dei giudici non sussistano solo a Berlino ma anche là dove il sì suona.
Per inciso, anche nel caso, controverso, di Storia Medioevale ASN 2012 il Consiglio di Stato ha sì accolto il ricorso per quanto riguarda il presidente, ma ha cassato per 2/3 le valutazioni non poco “larghe” di incompetenza fornite in prima istanza dal TAR, secondo il quale ben 3 dei 5 commissari erano sotto le mediane necessarie per ricoprire tale ruolo. Il CdS ha infatti eccepito solo sul presidente, mentre ha accertato che per gli altri due commissari finiti nel mirino del TAR le mediane erano state superate a iosa. Quindi non sempre le sentenze, in ogni caso da rispettare, sono necessariamente l’oracolo di Delfi.
Ciò comporta, altresì, che le controdeduzioni opposte dal MIUR/ANVUR alla prima sentenza del TAR non erano così campate per aria, essendo che sono state accolte per 2/3 dal CdS. Curioso nessuno lo abbia messo in rilievo! Ciò a prescindere di chi sia stato l’estensore materiale di tali controdeduzioni, se Paolino Paperino, Ariele spirito dell’aria od il truce Calibano.
Marinella Lorinczi 24 Luglio 2019 at 00:46
Ringrazio per i due puntini sul mio cognome, cosa rara; ma per essere perfetti ci vogliono due accenti acuti. Non voglio perdere tempo cercando la data dell’abilitazione in questione. Tuttavia, anche se non sono giurista penso che una abilitazione , seppur abilitazione, non possa influire retrospettivamente, modificando le circostanze e i dati noti ai giudici in relazione a quel concorso, del 2011. A seguito di quale concorso la persona in questione è diventata ed ē ora ricercatore? Di uno successivo a quello contestato? Ma non spetta a me mettere in fila le date e i fatti legati alle date successive al 2011. Quanto alla declaratoria allargata ad libitum in sede concorsuale, ci includerei anche lo studio della letteratura contemporanea, perché no. Quanta letteratura , prosa e poesia, è stata dedicata alla prima guerra mondiale, ad esempio?
Saverio Regasto 24 Luglio 2019 at 15:38
Mi pare che la discussione in una prima fase assai garbata, stia ora decisamente degenerando…
Mi permetto molto sommessamente di fare alcune considerazioni: la prima riguarda il concorso di Catania di storia che ha visto vincitrice un’architetta priva del titolo di dottore di ricerca… Questo è quanto; se la Commissione si fosse limitata a prendere atto del non possesso del titolo, non si sarebbe dovuta arrampicare sugli specchi della produzione scientifica per provare, malamente, visti gli esiti giudiziari (amministrativi e penali) a far vincere la candidata in questione, sacrificando il Dott. Scirè che oggi, giustamente, attraverso l’Associazione Trasparenza e Merito denuncia le malefatte dell’Università di Catania e di molti altri Atenei.
La seconda considerazione riguarda la decisione relativa a Storia Medievale che importa la nomina di una nuova commissione per valutare i ricorrenti. Nessuno solleva il problema “politico-accademico” della “legittimità” dei verbali con cui sono stati abilitati gli altri candidati (successivamente chiamati nelle varie sedi). Se alcuni colleghi continueranno a essere “autoreferenziali” (o, peggio, a comportarsi come il Marchese del Grillo che, appunto diceva “io so io e voi non siete un c…”) la prossima volta il giudice non solo ordinerà di rivalutare i candidati bocciati, ma annullerà l’intero procedimento annullando tutti i provvedimenti successivi! O si avvia una seria e serena riflessione sui criteri con cui cooptare i giovani bravi e brillanti, oppure verremo molto presto spazzati via…
mariam 29 Luglio 2019 at 14:33
Ottimo. Aboliscano l’ASN: l’avrebbero dovuto fare da subito, dalla tornata 2012. Le tante incongruenze, superficialità, interventi ‘esterni’ sulle commissioni, sono state denunciate subito.
Ben venga chi ha il coraggio (e i soldi) per far ricorso ed andare sino in fondo.
Pensate ai giovani, benissimo, ma anche a chi lavora da tanto ed attende il riconoscimento delle proprie fatiche. Premiare chi ha dato il suo apporto tanto nella didattica quanto nella ricerca, al di là di mediane, soglie, e criteri vaghi quali rigore, originalità, o qualità da piccione viaggiatore (ha partecipato a molti convegni), significa dare respiro e maturità alla ricerca ed esempi ai giovani. C’è stato un tempo in cui non ci si preoccupava così tanto dei giovani, gli studi dovevano essere seri, non c’erano borse di studio, e qualcuno aveva doppi lavori (uno non riconosciuto e non pagato da ricercatore, l’altro a tempo pieno e pagato poco) ….
franco 28 Luglio 2019 at 12:48
Così, per curiosità, ma la nuova commissione come dovrà essere composta? Da docenti che *allora* soddisfacevano i criteri di *allora*? Da docenti che *adesso* soddisfano i criteri di *adesso*? di *allora*? E l’eventuale abilitazione sarà retroattiva (cioè scadrà fra pochi mesi?)