Source: https://renatodisa.com/2015/07/08/corte-di-cassazione-sezione-iii-sentenza-17-giugno-2015-n-25320-le-dichiarazioni-rese-dalla-persona-offesa-non-sono-sottoposte-ai-limiti-imposti-dallart-192-comma-3-c-p-p-le-quali-seppur/
Timestamp: 2018-11-16 09:26:52+00:00
Document Index: 25999994

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 192', 'sentenza ', 'art. 192', 'sentenza ', 'art. 192', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 17 giugno 2015, n. 25320. Le dichiarazioni rese dalla persona offesa non sono sottoposte ai limiti imposti dall'art. 192, comma 3, c.p.p., le quali, seppur da valutare rigorosamente, possono essere poste a fondamento della responsabilità dell'imputato una volta verificata la credibilità della stessa vittima e l'attendibilità del suo racconto. Dinanzi, poi, a un minore vittima di violenze sessuali, la credibilità della sua testimonianza va valutata in senso onnicomprensivo, tenendo conto dell'attitudine intellettiva e affettiva a testimoniare, della capacità a recepire le informazioni, ricordarle e raccontarle, delle condizioni emozionali che modulano i rapporti col mondo esterno, della qualità e natura delle dinamiche familiari e dei processi di rielaborazione delle vicende vissute - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 17 giugno 2015, n. 25320. Le dichiarazioni rese dalla persona offesa non sono sottoposte ai limiti imposti dall’art. 192, comma 3, c.p.p., le quali, seppur da valutare rigorosamente, possono essere poste a fondamento della responsabilità dell’imputato una volta verificata la credibilità della stessa vittima e l’attendibilità del suo racconto. Dinanzi, poi, a un minore vittima di violenze sessuali, la credibilità della sua testimonianza va valutata in senso onnicomprensivo, tenendo conto dell’attitudine intellettiva e affettiva a testimoniare, della capacità a recepire le informazioni, ricordarle e raccontarle, delle condizioni emozionali che modulano i rapporti col mondo esterno, della qualità e natura delle dinamiche familiari e dei processi di rielaborazione delle vicende vissute
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I predetti profili di criticita’ logico-argomentativa dell’apparato motivazionale appaiono ancor piu’ significativi ove si consideri che la stessa Corte d’Appello (v. sentenza pag. 16) concorda sulla condizione di “normalita’ psicofisica” del ragazzo al momento del suo ingresso nella scuola e sulla infondatezza dell’affermazione circa una condizione psichica compromessa gia’ dalla fine delle elementari, affermazione – sempre a dire della Corte d’Appello – smentita categoricamente delle psicologhe della scuola: rilevano infatti i giudici di appello che l’unico episodio a cui ha fatto riferimento la psicologa (OMISSIS) nel corso della sua deposizione, verificatosi alla fine delle elementari, e’ “sicuramente inidoneo a giustificare la formulazione di una valutazione finale espressa nei termini sopra riportati”; se a cio’ si aggiunge il fatto che – come pure riporta la sentenza d’Appello a pag. 3 – gia’ il primo giudice aveva dato atto di un netto mutamento dell’umore de ragazzo rilevato dai genitori, deve concludersi per a necessita di una piu’ approfondita riflessione sulla assenza o meno di collegamento tra il mutamento di umore del ragazzo e il contatto col docente, avvenuto a partire daini settembre, anche perche’ le stesse psicologhe della scuola – smentendo la teste (OMISSIS) – avevano riferito di essere state da questa informate per la prima volta verso la fine del mese di ottobre e non il terzo o quarto giorno di scuola come invece affermato dalla (OMISSIS) (v. pag. 16). Infine, la Corte territoriale avrebbe dovuto valutare criticamente le risultanze dei referti ospedalieri espressi in termini di “forte compatibilita’” con una situazione di abuso.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-07-08T16:36:40+00:008 luglio 2015|Cassazione penale 2015, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti