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Timestamp: 2020-06-04 20:18:24+00:00
Document Index: 184301755

Matched Legal Cases: ['art. 115', 'art. 1', 'art. 115', 'art. 14', 'art. 4', 'art. 14', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 35', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 113', 'art. 114', 'art. 115', 'art. 1', 'art. 32', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 32']

25 agosto 2001 Sentenza n. 7022 del Tribunale Amministrativo Regionale Lazio, sezione II - Aeranti
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25 agosto 2001 Sentenza n. 7022 del Tribunale Amministrativo Regionale Lazio, sezione II
25 AGOSTO 2001 SENTENZA N. 7022 DEL TAR LAZIO, SEZIONE II
sul ricorso nn. 5153 del 2000, proposto da WIND TELECOMUNICAZIONI S.p.a., in persona del legale rappresentante, rappresentato e difeso dall’avv. Fabio Macaluso e Maurizio Brizzolari, presso il cui studio è per il presente giudizio elettivamente domiciliato, in Roma, via Archimede n. 97
il Comune di Viterbo, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’avv. Filippo Lubrano, presso il cui studio è per il presente giudizio elettivamente domiciliato, in Roma, alla via Flaminia n. 79;
– della deliberazione del Consiglio Comunale di Viterbo n. 10 del 25 gennaio 2000, avente ad oggetto “disciplina dell’installazione e della modificazione e dell’esercizio di impianti trasmittenti a radiofrequenza o microonde in attuazione del combinato disposto degli artt. 4 e 5 del D.M. 10 settembre 1998 n. 381 e dell’art. 115 della l.r. 14/99”;
Relatore alla pubblica udienza del 27 giugno 2001 il dr. Roberto POLITI;
Uditi altresì l’avv. Brizzolari per la parte ricorrente e l’avv. Lubrano per l’Amministrazione resistente.
Espone parte ricorrente – concessionaria per l’installazione e l’esercizio di impianti di telecomunicazioni per l’espletamento del servizio pubblico radiomobile di comunicazione con il sistema GSM – di aver presentato, presso la competente Amministrazione comunale di Viterbo, richiesta di rilascio di concessione edilizia per l’installazione di cinque stazioni radio per telefonia cellulare.
La resistente Amministrazione comunale – in luogo di pronunziarsi sulle anzidette richieste – adottava l’avversato atto regolamentare di cui alla deliberazione consiliare n. 10 del 2000, del quale parte ricorrente assume l’illegittimità in relazione ai profili di censura di seguito sintetizzati:
1) Incompetenza assoluta in riferimento al D.M. 381/98, alle leggi della Regione Lazio nn. 4/97 e 14/99, al D.P.R. 616/77, alla l. 833/78, alla l. 59/97, al D.Lgs. 112/98 ed all’art. 1, XV comma, della l. 249/97.
Sostiene parte ricorrente, quanto al presente profilo di censura, l’assoluta incompetenza dell’Autorità comunale ai fini della regolamentazione della materia, che rientrerebbe nelle esclusive attribuzioni statali.
Né, in contrario avviso, può essere utilmente evocata la disposizione di cui all’art. 115 della l.r. 14/99, la quale attribuisce ai Comuni meri compiti di vigilanza sui limiti ed i parametri previsti dalla normativa vigente in materia di inquinamento elettromagnetico.
2) Violazione della l. 7 agosto 1990 n. 241 (in particolare: artt. 7, 8, 9, e 10). Violazione del principio del contraddittorio. Violazione dell’art. 14 in riferimento all’art. 4, II comma, della l. 249 del 1997.
Sarebbe inoltre stata violata la disposizione di cui all’art. 14 della citata l. 241/90, nella parte in cui non è stata attivata una conferenza di servizi laddove – come appunto nel caso di specie – risultino coinvolti nel procedimento amministrativo una pluralità di interessi (come del resto espressamente previsto, in materia di impianti di telecomunicazioni, dall’art. 4, III comma, della legge 249 del 1997).
3) Violazione e falsa applicazione del D.I. 381/98 e della l. 249/97. Eccesso di potere per difetto dei presupposti.
La decisione di stabilire una distanza minima di 50 metri degli impianti con potenza superiore a 5 W da qualsiasi edificio (prescrizione che si traduce, in pratica, nel divieto di installazione all’interno del centro abitato) confliggerebbe con il principio stesso di funzionamento della telefonia cellulare.
Né l’applicabile normativa avrebbe introdotto limitazioni della specie relativamente alla collocazione di sistemi fissi per radiotelefonia cellulare (risultando sufficiente il rispetto delle cautele stabilite dal D.I. 381 del 1998).
4) Eccesso di potere per travisamento dei fatti, difetto di istruttoria, illogicità, sviamento.
Le misure di cautela – ulteriori rispetto al quadro della disciplina statale – introdotte dalla resistente Amministrazione comunale per asserite ragioni di tutela sanitaria non sarebbero state precedute dalla necessaria acquisizione del parere da parte delle Autorità preposte ed aventi specifica competenza in materia (A.R.P.A. Lazio; I.S.S.; A.S.L.; I.S.P.E.S.L.).
5) Violazione e falsa applicazione della l.r. 54/98, della l.r. 56/89 e dell’art. 1 della l. 241/90. Aggravamento del procedimento.
Il richiamo alla l.r. 56/89 – quanto all’acquisizione del nulla osta della A.S.L. territorialmente competente alla valutazione dei campi elettromagnetici, previo parere dell’I.S.P.E.S.L. – si dimostrerebbe invero inconferente, atteso che la predetta disciplina non trova applicazione relativamente alla telefonia cellulare.
L’illegittimità dell’iter procedimentale come sopra delineato sarebbe, del resto, confermata dalla successiva legge regionale n. 45 del 6 ottobre 1998.
6) Eccesso di potere per illogicità, irragionevolezza e assurdità manifeste. Mancata valutazione dell’interesse pubblico, del diritto di impresa e del principio di imparzialità dell’attività della P.A.
Per l’installazione degli impianti, i concessionari sarebbero pertanto obbligati a porre in essere una serie di adempimenti e prescrizioni di difficile realizzazione, che pregiudicherebbero la natura e caratteristica della gestione con criteri imprenditoriali in un regime di libera concorrenza.
Conclude la parte ricorrente insistendo per l’accoglimento del proposto gravame, con conseguente annullamento degli atti oggetto di censura.
Sollecita ulteriormente la parte ricorrente – ai sensi dell’art. 35 del D.Lgs. 31 marzo 1998 n. 80 – il riconoscimento del pregiudizio asseritamente sofferto a seguito dell’esecuzione degli atti impugnati, con riveniente accertamento del danno e condanna dell’Amministrazione intimata alla liquidazione della somma a tale titolo spettante.
La resistente Amministrazione comunale di Viterbo, costituitasi in giudizio, ha eccepito l’infondatezza delle esposte doglianze, invocando la reiezione delle impugnative.
– alla disciplina del monitoraggio della qualità dell’aria: metodi di analisi, criteri di installazione e funzionamento delle stazioni di rilevamento; criteri per la raccolta dei dati (lett. a);
– alla fissazione di valori limite e guida della qualità dell’aria (lett. b);
– alla fissazione e aggiornamento delle linee guida per il contenimento delle emissioni, dei valori minimi e massimi di emissione, metodi di campionamento, criteri per l’utilizzazione delle migliori tecnologie disponibili e criteri di adeguamento degli impianti esistenti (lett. e);
– alla determinazione dei criteri per l’elaborazione dei piani regionali di risanamento e tutela della qualità dell’aria (lett. h);
– alla definizione di criteri generali per la redazione degli inventari delle fonti di emissione (lett. i).
– l’Autorità “vigila sui tetti di radiofrequenze compatibili con la salute umana e verifica che tali tetti, anche per effetto congiunto di più emissioni elettromagnetiche, non vengano superati, anche avvalendosi degli organi periferici del Ministero delle comunicazioni” (il rispetto di tali indici rappresentando condizione obbligatoria per le licenze o le concessioni all’installazione di apparati con emissioni elettromagnetiche);
– e che “il Ministero dell’ambiente, d’intesa con il Ministero della sanità e con il Ministero delle comunicazioni, sentiti l’Istituto superiore di sanità e l’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente (ANPA), fissa entro sessanta giorni i tetti di cui al presente numero, tenendo conto anche delle norme comunitarie”.
– i valori limite di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici connessi al funzionamento ed all’esercizio dei sistemi fissi delle telecomunicazioni e radiotelevisivi operanti nell’intervallo di frequenza compresa fra 100 kHz e 300 GHz (art. 1);
– i limiti di esposizione (art. 3, con rinvio alla Tabella 1);
– le misure di cautela e gli obiettivi di qualità (art. 4);
– le azioni di risanamento (art. 5);
– in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore non devono essere superati i seguenti valori, indipendentemente dalla frequenza, mediati su un’area equivalente alla sezione verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo di sei minuti: 6 V/m per il campo elettrico, 0,016 A/m per il campo magnetico intesi come valori efficaci e, per frequenze comprese tra 3 Mhz e 300 GHz, 0,10 W/m2 per la densità di potenza dell’onda piana equivalente;
– “nell’ambito delle proprie competenze, fatte salve le attribuzioni dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, le Regioni e le Province autonome disciplinano l’installazione e la modifica degli impianti di radiocomunicazione al fine di garantire il rispetto dei limiti di cui al precedente articolo 3 e dei valori di cui al precedente comma, il raggiungimento di eventuali obiettivi di qualità, nonché le attività di controllo e vigilanza in accordo con la normativa vigente, anche in collaborazione con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per quanto attiene all’identificazione degli impianti e delle frequenze loro assegnate”.
– innanzi tutto, alla Regione sono riservati (art. 113) le funzioni ed i compiti amministrativi concernenti:
– a) il rilascio del parere sullo schema di piano nazionale di assegnazione delle radiofrequenze per la radiodiffusione, ai sensi della l. 6 agosto 1990, n. 223
– b) l’adozione di metodi e di procedure per l’esecuzione delle azioni di risanamento dall’inquinamento elettromagnetico;
– c) la valutazione dei progetti di risanamento, nonché la vigilanza sull’osservanza dei limiti e dei parametri previsti dalla normativa vigente in materia di tutela dall’inquinamento elettromagnetico e sull’esecuzione delle azioni di risanamento in relazione agli impianti di radiocomunicazione destinati all’emittenza radiotelevisiva;
– alle Province è invece attribuita (ex art. 114) la valutazione dei progetti di risanamento nonché la vigilanza sull’osservanza dei limiti e dei parametri previsti dalla normativa vigente in materia di tutela dall’inquinamento elettromagnetico e sull’esecuzione delle azioni di risanamento in relazione a talune tipologie di impianti (impianti di radio comunicazione destinati alle telecomunicazioni satellitari ed alla radar-localizzazione ad uso civile; impianti di tratta di ponti-radio e ripetitori di ponti-radio; elettrodotti aventi tensione inferiore a 150 KV);
– mentre ai Comuni residuano (art. 115) “le funzioni ed i compiti amministrativi non espressamente riservati alla Regione e non conferiti agli altri enti locali”; ad essi risultando, in particolare, rimesso l’esercizio delle funzioni e dei compiti “attribuiti dalla presente legge concernenti la valutazione dei progetti di risanamento nonché la vigilanza sull’osservanza dei limiti e dei parametri previsti dalla normativa vigente in materia di tutela dall’inquinamento elettromagnetico e sull’esecuzione delle azioni di risanamento in relazione agli impianti di telefonia mobile”.
Nell’osservare come, fra le finalità dell’anzidetta normativa, l’art. 1, I comma, lett. a) ricomprenda l’esigenza di assicurare la tutela della salute dei lavoratori, delle lavoratrici e della popolazione dagli effetti dell’esposizione a determinati livelli di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici ai sensi e nel rispetto dell’art. 32 della Costituzione, va rilevato che il successivo art. 4, I comma, lett. a), ha innanzi tutto attribuito allo Stato l’esercizio delle funzioni relative “alla determinazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità … in considerazione del preminente interesse nazionale alla definizione di criteri unitari e di normative omogenee in relazione alle finalità di cui all’art. 1”.
– rientra nella competenza delle Regioni, “nel rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, nonché dei criteri e delle modalità fissati dallo Stato … l’esercizio delle funzioni relative all’individuazione dei siti di trasmissione e degli impianti per telefonia mobile, ai sensi della legge 31 luglio 1997 n. 249 e nel rispetto del decreto di cui all’articolo 4, comma 2, lettera a), e dei principi stabiliti dal regolamento di cui all’articolo 5” (I comma, lett. a);
– le Regioni, “nelle materie di cui al comma 1, definiscono le competenze che spettano alle province ed ai comuni, nel rispetto di quanto previsto dalla legge 31 luglio 1997 n. 249” (comma IV);
– “i Comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione delle popolazioni ai campi elettromagnetici” (comma VI).
– in primo luogo, nell’esclusiva attribuzione allo Stato della funzione di fissazione dei criteri e dei limiti rilevanti al fine della protezione della popolazione dalle potenzialità nocive insite nell’esposizione a campi elettromagnetici (funzione che, significativamente, la legge quadro ricongiunge ad un’esigenza di attuazione dell’art. 32 della Costituzione);
– e, secondariamente, nel conferimento alle Regioni ed ai Comuni di compiti aventi rilievo attuativo, esecutivo, di controllo e di vigilanza; dal novero dei quali la pertinente disciplina appare aver sempre ribadito la non sussumibilità di attribuzione aventi autonoma valenza decisionale e, conseguentemente, attitudine potenzialmente derogatoria rispetto alla normativa fissata a livello statale.
3. L’avversato atto, alla stregua di quanto precedentemente osservato, non sfugge a giudizio di illegittimità in relazione alle seguenti considerazioni.
Analoga posizione interpretativa risulta essere stata assunta non soltanto dal T.A.R. Marche in sede cautelare (cfr. ord.za n. 205 del 19 aprile 2001), ma anche dal T.A.R. Toscana (sent. n. 412 dell’8 marzo 2001), laddove viene rilevato che “in materia di rilascio di concessioni edilizie per l’installazione di impianti di telefonia mobile, l’attività del Comune deve … limitarsi alla verifica dei profili urbanistici e all’accertamento del rispetto delle soglie di emissioni prescritte dal D.M. n. 381/98”.
– non solo manifestata all’infuori di (e, secondo quanto in precedenza sottolineato, in contrasto con) il vigente quadro normativo di settore;
– ma, vieppiù, esercitata senza alcun riferimento a valutazioni e/o considerazioni che integrino il fondamento delle misure che l’Amministrazione procedente abbia assunto di adottare a fini di salvaguardia della pubblica salute.
– nella presenza di un pregiudizio suscettibile di ristoro;
– nella derivazione causale del danno da un atto, ovvero da una condotta riferibile alla Pubblica Amministrazione;
– nonché nella ascrivibilità, sotto il profilo eziolologico, del danno stesso ad un comportamento almeno colposo osservato dalla Pubblica Autorità;
– accoglie il predetto gravame, limitatamente alla dedotta domanda impugnatoria e per l’effetto, annulla l’atto con esso avversato;
– dichiara inammissibile la domanda di risarcimento del danno dalla parte ricorrente avanzata.