Source: http://www.studiofalcone.net/morosi-in-condominio-niente-antenna-della-televisione/
Timestamp: 2018-07-16 08:43:49+00:00
Document Index: 3625877

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 700', 'art. 63', 'art. 63', 'art. 32', 'art. 700']

Morosi in condominio: niente antenna della televisione – Avvocato Luca Falcone
Morosi in condominio: niente antenna della televisione
Pubblicato il 13 febbraio 2018 da Luca Falcone
Si può sospendere l’uso dell’antenna condominiale a chi non paga gli oneri di condominio: la sorprendente decisione del Tribunale di Bologna.
Quanti metodi ci sono per far pagare ai morosi le quote di condominio? Dopo l’emissione del decreto ingiuntivo – che è provvisoriamente esecutivo sin dalla sua emissione e che quindi impone l’immediato adempimento – c’è la possibilità del pignoramento dei conti, dello stipendio, della pensione e persino della casa, benché inserita nel fondo patrimoniale. Ma se sull’appartamento c’è già l’ipoteca della banca e il debitore non ha altri beni, non resta all’amministratore che sospendere il moroso dall’utilizzo dei beni comuni dell’edificio. Stabilisce infatti il codice che, se la morosità dura da almeno 6 mesi, ed eventualmente le azioni giudiziarie in corso finalizzate al recupero dei crediti non sortiscono buoni effetti, l’amministratore può sospendere al condomino inadempiente i servizi condominiali suscettibili di godimento separato. Ma quali sono questi beni? L’ascensore, il parcheggio e finanche la tv! Sì hai capito bene: niente televisione ai morosi in condominio. La conferma viene da una recente sentenza del Tribunale di Bologna [1]: una soluzione originale per poter costringere a pagare chi proprio non ne vuol sapere di regolarizzarsi e che, perciò, manda in crisi le casse del condominio. Ma vediamo meglio come funziona e cosa è stato chiarito in questa occasione.
Se hai letto la nostra guida Condomino moroso: che fare, saprai certamente che, in caso di perdurante morosità, l’amministratore può impedire ai morosi di usufruire dei beni e servizi condominiali che siano suscettibili di utilizzo separato (sempre che sia tecnicamente possibile). Secondo alcuni giudici [2] non si può escludere il condomino dall’utilizzo dell’acqua e del riscaldamento centralizzato in quanto considerati di primaria importanza per la sopravvivenza. Non si può compromettere la salute – che è un bene primario dell’uomo, tutelata anche dalla Costituzione – in ragione di interessi meramente patrimoniali del condominio. Ma non tutti i giudici sono d’accordo con questa interpretazione pro morosi [3]. Qualche amministratore, per superare il problema, ha pensato bene – prima di chiudere i “tubi” – di farsi autorizzare dal giudice chiedendo un’ordinanza in via d’urgenza.
Al di là di ciò, quali sarebbero gli altri servizi «suscettibili di godimento separato»?
La televisione è indispensabile per il diritto all’informazione. Ma si può vivere anche senza!
Si parla spesso di campi da tennis e piscina condominiale, ma sono pochissimi gli edifici che ne sono muniti. Se dovessimo limitarci a questa interpretazione la norma non avrebbe alcuna utilità. Così sono state fornite soluzioni più originali e certo incisive. Una di queste è installare, all’ingresso del cortile condominiale, una sbarra elettrica e fornire le chiavi solo a chi è in regola coi pagamenti. Il provvedimento potrebbe essere però impugnato da chi presenta disabilità e necessita di arrivare con l’auto davanti al portone, sia pure per portare le buste della spesa. Diversamente, si impedirebbe di utilizzare il proprio appartamento, potere che di certo l’amministratore non ha.
Altri hanno pensato bene di dotare l’ascensore condominiale di un apposito apparecchio che consente l’utilizzo solo a chi è munito di tessere rilasciate dall’amministratore. In questo modo i morosi sarebbero costretti a fare le scale a piedi. Anche in questo caso, se il moroso è un vecchietto l’espediente potrebbe essere facilmente contestabile.
Infine si è pensato alla televisione. Molti edifici hanno una antenna condominiale. Ebbene, l’amministratore potrebbe interrompere la derivazione dall’antenna centralizzata all’apparecchio in casa del moroso.
L’espediente è certamente originale. La televisione, pur essendo considerata indispensabile per il diritto all’informazione (qualche giudice parla addirittura di diritto all’antenna come espressione della libertà di pensiero e di opinione), non è certo un bene necessario alla sopravvivenza.
Anche questo sistema però presenta delle pecche. Difatti, sebbene l’amministratore può escludere il moroso dall’utilizzo dell’antenna condominiale, non può certo impedirgli di montarne una propria, anche se sul lastrico solare (la terrazza di copertura). Questo perché le parti comuni dell’edificio sono utilizzabili da tutti i condomini – morosi e non – e non c’è possibilità di porre limitazione in questo diritto. Esso fa parte del diritto di proprietà, posto che, con l’acquisto dell’appartamento, si acquistano anche, pro quota, le parti in comunione. L’unico vincolo posto dal codice è di non fare, di queste, un uso non conforme alla destinazione e non impedire agli altri condomini di goderne allo stesso modo (si pensi a chi occupa tutto lo spazio del lastrico solare con un gazebo).
[1] Trib. Bologna, ord. del 15.09.2017.
[2] Trib. Brescia ord. del 29.9.2014; Trib. Milano ord. del 24.10.2013.
[3] A favore, Trib. Roma ord. del 27.6.2014; Trib. Alessandria ord. del 17.7.2015; Trib. Brescia ord. del 17.2.2014 e 21.5.2014.
Tribunale Bologna sez. III Data: 15/09/2017
Nel procedimento cautelare iscritto al n. R.G.
9076/2017
CONDOMINIO VIA *** 7-9-11-13, con il patrocinio dell’avv.
Marialisa, elettivamente domiciliato in via D’Azeglio 19, Bologna,
presso il difensore avv. Taglienti Marialisa (ricorrente)
con la chiamata in causa di R
Il Giudice dott. Anna Maria Drudi, a scioglimento della riserva
assunta all’udienza del 12/09/2017, ha pronunciato la
seguente ORDINANZA
Fatto Premesso in fatto che:
– con ricorso 5.6.2017 il CONDOMINIO VIA *** 7-9-11-13 BOLOGNA proponeva ricorso ex art. 700 c.p.c. nei confronti della condomina S chiedendo l’autorizzazione alla sospensione dei servizi centralizzati di riscaldamento e acqua, oltre al distacco dall’antenna televisiva condominiale, quali consentiti dal 3° comma dell’art. 63 Disp. Att. c.c. in caso di morosità nel pagamento delle quote condominiali;
– esponeva di avere già richiesto ed ottenuto nel 2015 Decreto Ingiuntivo nei confronti della S e di avere attivato la conseguente procedura esecutiva immobiliare R.G. 74/2016 nella quale era, peraltro, intervenuto un creditore bancario ipotecario per un credito astrattamente assorbente il valore dell’immobile;
– che, tuttavia, il debito della S era ulteriormente aumentato, anche in ragione dell’occupazione, a titolo di locazione, dell’appartamento con cospicui consumi di centrale termica, acqua fredda e calda, gas (come identificati nelle tabelle di ripartizione spese sia preventive che consuntive); consumi di cui dovrebbe farsi carico la restante compagine condominiale per un importo pari ad E 1.800,00 circa annuo;
– alla fissata udienza in data 5.7.2017, nessuno essendosi costituito per la resistente, questo Giudice disponeva l’integrazione del contraddittorio nei confronti del conduttore dell’appartamento, indicato in R , quale destinatario effettivo delle conseguenze del provvedimento richiesto;
– la procedura subiva poi un ulteriore rinvio dell’udienza 8.8.2017 per completamento della prova della notifica;
– all’udienza 12.9.2017 neppure il R si costituiva.
Documentalmente pacifica la durata ultrasemestrale della morosità riferibile alla condomina S ed altrettanto incontestabile la possibilità di godimento separato dei servizi comuni di riscaldamento e acqua, sussistono senz’altro astrattamente i presupposti applicativi dell’art. 63, 3° comma, Disp. Att. c.c., in forza del quale, per l’appunto, “in caso di mora nel pagamento dei contributi che si sia protratta per un semestre, l’amministratore può sospendere il condomino moroso dalla fruizione dei servizi comuni suscettibili di godimento separato”.
Senonché da tempo dottrina e giurisprudenza – con risultati, peraltro, divergenti – si sono interrogati sulla necessità o meno di distinguere – a fronte dell’interesse meramente economico del Condominio – fra servizi “essenziali” e non essenziali in funzione della preminente tutela del diritto alla salute, costituzionalmente tutelato (art. 32 Cost.).
Proprio con riferimento al servizio di riscaldamento ed acqua si sono così confrontati gli orientamenti negativi alla sospensiva in parola per i diritti primari costituzionalizzati (Trib. Brescia 29.9.2014; Trib. Milano 24.10.2013) e quelli positivi (Trib. Roma 27.6.2014; Trib. Alessandria 17.7.2015; Trib. Brescia 17.2.2014 e 21.5.2014), tutti valorizzanti l’aspetto assimilativo della fattispecie al rapporto diretto fra ente erogatore ed utente.
Questo Giudice ritiene di aderire al primo orientamento, non senza sottolineare che dei servizi “essenziali” ha tenuto conto anche la legislazione statale, che, per quanto riguarda il servizio acqua, con il D.P.C.M. 29.8.2016 (Disposizioni in materia di contenimento della morosità nel servizio idrico integrato) ha comunque stabilito che ai soggetti indigenti, seppur morosi, va comunque garantita una fornitura di 50 litri al giorno pro capite.
Ovviamente non è servizio essenziale l’utilizzo dell’antenna televisiva centralizzata, salvo ad osservare che parte ricorrente non ha allegato alcuno specifico costo ordinario in ordine alla stessa.
Quanto in premessa è senz’altro dirimente, apparendo comunque opportuno considerare, sotto altro profilo, che – quanto meno per i servizi comuni principali sopra indicati – l’istituto qui in discussione va in ogni caso riguardato come extrema ratio e che tale situazione non sembra ravvisabile allorché – come nella specie – il Condominio abbia attivato, con il pignoramento, una procedura esecutiva immobiliare nei confronti del condomino moroso, con due conseguenti effetti:
a) la possibilità di chiedere al G.E. la sostituzione immediata del custode del bene pignorato in vece del debitore esecutato, con conseguente acquisizione dei frutti derivanti dalla locazione dello stesso oltre che il pagamento delle spese condominiali relative;
b) l’attivazione del nuovo custode in ordine alla liberazione dell’immobile, fra l’altro, in caso di inadempienza ai predetti obblighi.
Il ricorso va, conclusivamente, rigettato.
Nulla per le spese, attesa la mancata costituzione dei resistenti. Diritto
Visto l’art. 700 c.p.c.
– RIGETTA il ricorso. Nulla per le spese di lite. Bologna, 15 settembre 2017. Depositata in cancelleria il 15/09/2017.
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