Source: https://www.docsity.com/it/tesi-attivita-del-cc-pp-nel-contrasto-all-immigrazione-clandestina/244934/
Timestamp: 2018-07-19 08:10:42+00:00
Document Index: 70556130

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 19', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 2', 'art.\n16', 'art. 4', 'art. 3', 'art.8', 'art. 8', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 25', 'art. 5', 'art. 9', 'art.\n29', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 10']

Tesi - attivita del CC.PP. nel contrasto all'immigrazione clandestina - Docsity
Tesi di laurea Diritto Processuale Penale
carfag 28 gennaio 2013
Tesi - attivita del CC.PP. nel contrasto all'immigrazione clandestina, Tesi di laurea di Diritto Processuale Penale. Università telematica Guglielmo Marconi
L'immigrazione clandestina nell'ordinamento internazionale, europeo e nazionale. Diritto processuale penale.
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FACOLTA’ DI GIURISPRUDENZA CORSO DI LAUREA MAGISTRALE A CICLO UNICO IN GIURISPRUDENZA
L’ATTIVITA’ DEL CORPO DELLE CAPITANERIE DI PORTO – GUARDIA COSTIERA NEL CONTRASTO
ALL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA
Chiar.mo Relatore Candidato Prof. Tonino DI BONA Donato CARFAGNO N° Matr. SG 03135/LMG
Una musica che avanza a suon di marcia d’orgoglio e patriota, ispirando Iddio e San Marco,
Due son le strofe ripetù cantando,
Tre son i fischi a suon d’Onori
che la portan in ciel coi nostri cuori, che dai petti salgon in gola, per salire ancora più su sulla sagola
sino a confondersi sull’orizzonte attorno a
Quattro Marinai e l’asta con il volta ad
Otto che specchia il Savoia, con su al centro
Quattro le Repubbliche Marinare, Nostra storia di onde, albi e tramonti, di pace e di guerra, accolte nel
Tri..Colore
Nobile di gloria secolare, avanti gli occhi e alle
Due Stellette, coscienti e fiere, riflettenti l’Onor di
Uno schieramento… Attenti e scoperti al suo salire, sino al Rientra! Orgoglio d’esser Marinaio Italiano
Allievo 2a classe N.MRS Np Donato Carfagno
Scuole Sottufficiali Marina Militare di La Maddalena, 17 aprile 2004 – Cerimonia dell’Alza Bandiera
IL FENOMENO SOCIOLOGICO DELL’IMMIGRAZIONE
1.1 Introduzione al fenomeno migratorio 1
1.2 L’immigrazione in Italia 8
1.2.1 L’immigrazione in Italia Via Mare 18
1.3 La tratta di esseri umani e l’immigrazione clandestina 21
1.4 La convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale 40
LA POLITICA DELL’UNIONE EUROPEA IN MATERIA DI
2.1 L’accordo di Schengen, la comunitarizzazione ed il Codice
delle Frontiere 46
2.1.2 Il Sistema di Informazione Schengen ed il SI.RE.NE. 58
2.1.3 Il Consiglio di Tampere 61
2.1.4 L’istituzione dell’Agenzia Europea per la gestione delle frontiere esterne (FRONTEX) 63
2.2 Il sistema dei Visti Schengen, il VIS ed EURODAC 65
2.3 Il Patto Europeo sull’immigrazione e l’asilo e la Direttiva 2008/115/CE del 16 dicembre 2008 sull’allontanamento ed il rimpatrio degli stranieri irregolari. 78
L’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA VIA MARE E DIRITTO
DEL MARE: PANORAMICA DEL DIRITTO INTERNAZIONALE
MARITTIMO E DEL DIRITTO DELLA NAVIGAZIONE
3.1 Il diritto internazionale marittimo – Nozioni 82
3.2 Il Diritto della Navigazione e le sue fonti 91
3.3 L’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) e l’amministrazione Marittima italiana 93
3.3.1 International Maritime Organization (IMO) 93
3.3.2 L’amministrazione Marittima italiana 94
3.3.3 Il Corpo delle Capitanerie di Porto - Guardia Costiera 97
3.4 Potere di Polizia delle Navi da guerra, Polizia dell’Alto mare e Polizia Marittima 101
3.4.1 Diritto di Visita 109
3.4.2 Inchiesta di Bandiera 110
3.4.3 Diritto di inseguimento 111
3.5 La polizia dell’immigrazione in alto mare 113
3.6 La ricerca e soccorso in mare nella disciplina internazionale 116
IL CONTRASTO DELL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA VIA
MARE – PROFILI OPERATIVI
4.1 L’evoluzione della normativa nazionale sull’immigrazione clandestina 120
4.2 Gli strumenti di contrasto dell’immigrazione clandestina nella normativa nazionale 125
4.3 Organizzazione operativa e coordinamento delle forze impiegate in mare nel contrasto dell’immigrazione clandestina 148
PROFILI GIURIDICI DEL SOCCORSO E REATI CONNESSI
5.1 Obbligo del soccorso ed i reati di omissione di soccorso, assistenza e salvataggio 166
5.2 Il reato di naufragio e la scomparizione in mare 174
5.3 L’attività di informazione e di assicurazione 177
5.4 Un caso pratico: La vicenda della nave Cap Anamur 187
CONCLUSIONI 192
FONTI GIURISPRUDENZIALI 197
SITOGRAFIA 200
PARTECIPAZIONE A CONVEGNI 201
L’elaborazione della presente Tesi di Laurea Magistrale in Giurisprudenza, è
stato un momento di studio ed approfondimento, a livello dottrinario e
giurisprudenziale, di uno dei molteplici servizi istituzionali affidati al Corpo delle
Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, quale “L’attività del Corpo delle
Capitanerie di Porto – Guardia Costiera nel contrasto all’immigrazione
clandestina”, attività che negli ultimi anni ne ha visto l’impiego sempre in prima
linea, contribuendo a rafforzare l’immagine e l’efficienza del Corpo stesso,
dimostrando elevata professionalità, versatilità, capacità operativa e dedizione al
sacrificio dei propri uomini e donne.
Il contenuto di tale elaborato, costituisce, esclusivamente, il mio pensiero
imparziale, nel rispetto della libertà di espressione personale del singolo
cittadino, e non quello dell’Istituzione Militare di appartenenza.
Questo lavoro deve essere inteso, non solo come approfondimento degli aspetti
connessi al Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera relativamente
alle attività istituzionali, ma deve essere compreso come un mio ringraziamento
strettamente personale sentito nei confronti della Marina Militare, come Forza
Armata di appartenenza, nella persona del Capo di Stato Maggiore Marina,
Ammiraglio di Squadra Paolo LA ROSA, e più in particolare, nei confronti del
Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, nella persona del
Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, Ammiraglio
Ispettore Capo (CP) Raimondo POLLASTRINI, per la formazione e
preparazione acquisita, ad opera degli istruttori e docenti militari e civili delle
Scuole Sottufficiali della Marina Militare di Taranto e di La Maddalena, nonché
di Nave Palinuro; altresì, ringrazio delle esperienze e conoscenze acquisite negli
anni di servizio e di impiego operativo sia nei servizi a terra che a bordo delle
unità navali del Corpo, presso l’Ufficio Circondariale Marittimo di Cetraro e
presso l’Ufficio Circondariale Marittimo di Agropoli.
E’ stato mio intendimento, voler fornire all’elaborato finale del ciclo di studi
universitario, un taglio pratico ed operativo, analizzando nello specifico le
difficoltà e le relative risoluzioni, riscontrabili nell’attività di Polizia Giudiziaria
poste in essere in ambienti marittimi, nel contrasto dell’immigrazione clandestina
via mare, che spesso si scontra, con esigenze umanitarie e con specifici obblighi
di soccorso. Tale indirizzo, durante la stesura di questo lavoro, ha portato a non
poche difficoltà di sintesi, al fine di rispondere alle esigenze di approfondimento
degli istituti giuridici processual-penalistici, analizzati nell’ottica tecnico-
scientifica dottrinale e giurisprudenziale, che solo grazie alla guida del relatore,
sono state superate.
Per l’elaborazione della presente tesi di laurea, è stata indispensabile la
collaborazione del proprio relatore, Chir.mo Dott. Prof. Tonino DI BONA –
Professore Ordinario presso l’Università degli Studi “Guglielmo Marconi” e
Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Frosinone, di
personalità istituzionali di spicco, Eccellenza Sig. Prefetto di Napoli Dott.
Alessandro PANSA – ex Direttore della “Direzione centrale dell'immigrazione e
della polizia delle frontiere”, Capitano di Fregata (CP) Paolo SANTINI – in
servizio presso il Reparto III del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie
di Porto – Guardia Costiera, Capitano di Corvetta (CP) Ernesto CATALDI – in
servizio presso la Capitaneria di Porto di Siracusa, Tenente di Vascello Luca
SALAMONE – docente di Diritto Amministrativo Marittimo presso l’Accademia
Navale della Marina Militare di Livorno, Tenente di Vascello Giuseppe
TURIANO – Titolare dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Cetraro, Capo di 1a
classe Np PUGLIESE Giovanni – Titolare dell’Ufficio Locale Marittimo di
Paola, Capo di 1a classe Np TARANTINO Gianfranco – Titolare della
Delegazione di Spiaggia di Belvedere Marittimo, Capo di 2a classe Np
FALZONE Luca – in servizio presso il Reparto III Centrale Operativa del
Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, Capo di 2a classe Np
BURGIO Vincenzo – in servizio presso l’Ufficio Circondariale Marittimo di
Termini Imerese (PA), Sergente Np CUCCARESE Domenico – in servizio a
bordo della Motovedetta CP 851 presso l’Ufficio Circondariale Marittimo di
Cetraro, Sergente Np/Pn PELLICORO Alessandro – in servizio presso l’Ufficio
Circondariale Marittimo di Cetraro, Sottocapo di 3a classe Np/Pn PRINCIPE
Lorenzo – Nostromo del Porto presso l’Ufficio Circondariale Marittimo di
Cetraro, Sottocapo di 3a classe Np/Ms CAMPIDOGLIO Daniele – in servizio a
presso l’Ufficio Circondariale Marittimo di Lampedusa, Vice Brigadiere Arma
dei Carabinieri TIMMONERI Gianpiero – in servizio presso la Stazione
Carabinieri di Villa Literno (CE), Finanziere Guardia di Finanza DE
AGOSTINIS Nicola – in servizio presso Compagnia Savona Sezione Pronto
Impiego “Baschi Verdi”, Agente Polizia di Stato Raffaele DI CAPRIO – in
servizio presso il Posto Controllo Passaporti Valico Stradale di Ponte Tresa (VA)
settore Polizia di Frontiera.
Inoltre, rivolgo un cordiale ringraziamento alla mia famiglia, alla mia fidanzata
Margherita, agli amici ed a tutti i colleghi, con particolare riferimento al
personale militare e civile dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Cetraro e
dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Agropoli, altresì, più in generale a tutti
coloro che mi hanno sostenuti negli anni di elevati sacrifici, al fine di giungere
alla tanto desiderata meta della laurea.
Ringrazio ancora, tutti gli insegnanti e docenti che hanno contribuito alla mia
formazione culturale, dalla scuola materna all’università, ed in particolare al
Prof. Francesco Attilio DI MURO – insegnante di Diritto, Prof.ssa Adriana
MAFFEI – insegnante di Economia Aziendale, Prof.ssa Italia D’ELIA –
insegnante di Italiano, Letteratura e Storia, Prof. Franco FERRIGNO - insegnante
Altresì, ringrazio tutti i comandanti, per la disponibilità dimostrata, ed in
particolare, Capitano di Corvetta (CP) Luca CARDARELLO, Tenente di
Vascello (CP) Maurizio VITALE, Tenente di Vascello (CP) Sergio
MINGRONE, Capo di 1a classe NP BALBI Giuseppe, Capo di 1a classe NP
BOSCHETTI Marco e Capo di 1a classe NP GERARDI Simone.
Infine, in questo momento di letizia, non posso non rivolgere un affettuoso
pensiero a tutti coloro che ho amato in vita, parenti ed amici, che non possono
partecipare fisicamente a questo mio traguardo, ma che con il loro fervido
ricordo, sono sempre presenti nel mio cuore, in particolare al caro collega Capo
di 2a classe Np BARLETTA Vincenzo.
La presente tesi si prefigge lo scopo di analizzare le nozioni di base della
condizione giuridica dello straniero nella legislazione italiana vigente, esaminare
le politiche sull’immigrazione nel contesto sovranazionale ed in particolare
quello europeo, nonché, analizzare i profili giuridici del contesto marittimo
nazionale ed internazionale concernente l’immigrazione via mare, senza
tralasciare però, i profili operativi dell’intervento coordinato delle Forze operanti
in mare nell’attuazione del duplice servizio istituzionale, della polizia - in senso
lato - e del soccorso, espletati nell’attività di contrasto dell’immigrazione
Nel capitolo primo, è stata analizzata la condizione giuridica dello straniero, oltre
che secondo i dettati costituzionali, anche nella disciplina vigente, nella quale il
Dlgs 286/98 “Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina
dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, rappresenta
l’elemento focalizzante centrale. Contestualmente sono state esaminate le norme
che regolano l’ingresso dello straniero nel territorio dello Stato italiano, passando
alla disamina delle due ipotesi di reato di favoreggiamento dell’immigrazione
clandestina e della tratta di esseri umani, adoperando la distinzione del
“Traffiking of human beings” dallo “smuggling of migrants, sia nella
legislazione interna che in quella internazionale, considerando, altresì, la
ed i due Protocolli sul traffico di migranti e sulla tratta degli esseri umani, aperti
alla firma a Palermo il 12 dicembre 2000.
Nel capitolo secondo, si è proceduto ad una breve disamina della politica europea
sull’immigrazione, esaminando l’accordo e relativa convenzione di Schengen
nella comunitarizzazione dell’acquis, il codice delle frontiere, la disciplina della
cittadinanza dell’Unione europea e la libera circolazione delle persone. Si sono
affrontati gli istituti giuridici del controllo delle frontiere e degli organismi e/o
sistemi istituiti in ambito comunitario.
In particolare, si è proceduto alla disamina della disciplina dell’osservazione ed
inseguimento oltre frontiera, del Patto Europeo sull’immigrazione e l’asilo, della
Direttiva 2008/115/CE del 16 dicembre 2008 sull’allontanamento ed il rimpatrio
degli stranieri irregolari, nonché dell’istituzione del SIS (Sistema Informativo
Schengen), del SI.RE.NE. (Supplementary Information Request at National
Entry), del FRONTEX (Agenzia Europea per la gestione delle frontiere esterne),
del Sistema dei Visti Schengen, del VIS (Sistema Informativo Visti), di
EURODAC e del sistema AFIS, senza tralasciare l’analisi dei controlli di polizia
alle frontiere e dell’identificazione.
Il capitolo terzo, è improntato al contesto marittimo, con la disamina della
normativa nazionale ed internazionale marittima, nonché delle principali
convenzioni internazionali, ed in particolare della Convenzione delle Nazioni
Unite sul diritto del Mare – Montego Bay (UNCLOS) del 1982” aperta alla firma
il 10.12.1982. Sono stati analizzati i profili giuridici degli spazi marittimi, i tipici
poteri di polizia dell’alto mare, quali il diritto di visita, l’inchiesta di bandiera, il
diritto di inseguimento e la loro legittimazione. Pertanto si è proceduto alla
disamina giurisprudenziale dell’equiparazione giuridica della nave in servizio di
Polizia alla nave da guerra, e ad una breve descrizione dell’amministrazione
marittima nazionale, in particolare del Corpo delle Capitanerie di Porto –
Guardia Costiera, ed internazionale, dell’I.M.O. (International Maritime
Organization). Infine, è stato esaminato il diritto della navigazione, l’esercizio
della polizia marittima, con particolare riferimento alla polizia dell’immigrazione
in mare, contrapposta al regime giuridico del soccorso (SAR – Search and
Con il capitolo quarto, è stata dedicata la giusta attenzione all’evoluzione della
disciplina sull’immigrazione in Italia, approfondendo i reati in materia previsti
della disciplina vigente, nonché gli strumenti di contrasto dell’immigrazione
clandestina. In particolare, sono state affrontate le misure investigative ed
esecutive dell’arresto in flagranza di reato, con i relativi profili processuali.
Inoltre, è stata esaminata l’organizzazione operativa ed il coordinamento delle
Forze operanti in mare, con le disposizioni Tecniche-Operative rivolte
all’esecuzione dell’attività di Polizia Giudiziaria, anche in sinergia e
cooperazione con la Forza Armata della Marina Militare, del Corpo delle
Capitanerie di Porto – Guardia Costiera ed altre Forze di Polizia in servizio
marittimo, alla luce dell’Accordo tecnico-operativo per gli interventi connessi
con il fenomeno dell’immigrazione clandestina via mare siglato a seguito del
Decreto Interministeriale del 14 luglio 2003.
Il capitolo quinto è dedicato all’analisi dei reati commessi, di frequente,
contestualmente a quello del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina,
quali il naufragio, l’omissione di soccorso, assistenza e salvataggio e la
scomparizione in mare. Altresì, è stata trattata l’attività di informazione in capo
alla polizia giudiziaria ai sensi degli artt. 55, 330 e 347 c.p.p., l’attività di
assicurazione del corpo del reato e delle cose ad esso pertinenti, ed infine,
l’esame processuale di un caso pratico, sulla vicenda della Motonave Cap
1.1 - INTRODUZIONE AL FENOMENO MIGRATORIO
In Italia, la condizione giuridica dello straniero è prescritta da norme di diritto
interno e di diritto internazionale affermanti, principalmente, i diritti
fondamentali della persona umana.
A livello internazionale la condizione di straniero si concretizza in accordi tra gli
Stati e nel riconoscimento della salvaguardia dei diritti fondamentali della
persona di cui alla “Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo”, approvata
dall’assemblea generale delle Nazioni Unite del 10.12.1948.
In ambito comunitario la condizione giuridica di straniero si rinviene nelle
disposizioni di garanzie contenute nella “Convenzione Europea per la
salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”, sottoscritta a
Roma il 04.11.1950, nella “Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione
Europea” sottoscritta a Nizza il 07.12.2000 e nel “Trattato della Costituzione
per l’Europa”, in corso di ratifica.
La Costituzione italiana, agli articoli 2 e 3 tutela lo straniero nella generica
garanzia dei diritti inviolabili dell’individuo, determinando pari dignità sociale
senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, o altra condizione.
All’art. 10, regola la condizione giuridica dello straniero, con riserva di legge, in
conformità delle norme e dei trattati internazionali, attraverso la previsione del
diritto di asilo, per lo straniero che nel suo paese di origine sia privato
dell’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione e
dell’impossibilità dell’estradizione per reati politici.
La Costituzione limita l'ambito oggettivo della disparità di trattamento tra lo
straniero ed il cittadino italiano, imponendo l'uguaglianza tra tutti, in riferimento
ai diritti essenziali, a prescindere dalla situazione di regolarità o meno dello
Lo straniero, ai sensi dell’art. 1 del Decreto Legislativo 25 luglio 1998 n. 286
“Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e
norme sulla condizione dello straniero”, è il cittadino di uno Stato non
appartenente all'Unione europea o l’apolide. L’apolide1 è colui che non è
riconosciuto cittadino da nessuno Stato, per origine2 o per derivazione.3
L’art. 2 del citato Testo Unico, attribuisce i diritti fondamentali previsti dalle
norme interne, dalle convenzioni internazionali e dai principi di diritto
internazionale generalmente riconosciuti. È ormai opinione consolidata che
vadano riconosciuti in modo incondizionato i diritti inviolabili dell'uomo, di cui
all’art. 2 della Costituzione; l'inviolabilità della libertà personale, di cui all’art. 13
della Costituzione; l'inviolabilità del domicilio, di cui all’art. 15 della
Costituzione; la libertà di religione e di culto, di cui all’art. 19 della Costituzione;
la difesa, di cui all’art. 24 della Costituzione. Altresì, afferma il principio di
estraneità, secondo il quale è legittimo determinare per lo straniero un
trattamento differenziato rispetto a quello riservato per legge al cittadino italiano.
La disparità di trattamento è contenuta in precise limitazioni oggettive e
soggettive, riferendosi solo al riconoscimento o meno di alcuni diritti,
arrestandosi però, al limite dei diritti fondamentali, riguardando solo gli
immigrati clandestini o immigrati in situazione di irregolarità.
Infatti, nel definire i diritti spettanti allo straniero, si traccia una distinzione tra
quelli riconosciuti a tutti, anche se clandestini o irregolari, comunque presenti
1 cfr V. Musacchio, “Manuale pratico di diritto dell’immigrazione”, Padova, Cedam, 2003, pag. 2 2 col termine apolide per origine, si intende colui il quale non ha mai goduto dei diritti e non è mai stato
sottoposto ai doveri di nessuno Stato. 3 con il termine apolide per derivazione, si intende colui il quale era cittadino di uno Stato, ma ne ha
perso la cittadinanza, per ragioni etniche, di sicurezza dello Stato, per simulazione di matrimonio o per rinuncia volontaria, senza acquisirne una nuova.
alla frontiera o sul territorio nazionale, e quelli riconosciuti ai soli stranieri
regolarmente soggiornanti, per cui l’eventuale discriminazione, è originata dalla
condizione regolare o clandestina/irregolare in cui si trova lo straniero. Tale
distinzione è giustificata dell’osservanza del principio di uguaglianza che,
prospettandosi nella ragionevolezza, richiede al legislatore di trattare in modo
uguale ciò che è oggettivamente uguale ed in modo diverso ciò che è
oggettivamente diverso, secondo le sue peculiarità e le sue differenze, come
pronunciato dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 144/1970, che ha
affermato, la ragionevolezza della disparità di trattamento quando questa sia
giustificata dalle differenze di fatto tra cittadini italiani e stranieri. Pertanto,
attraverso questa distinzione, il legislatore ha voluto assicurare una tutela minima
La norma di cui al predetto art. 2 del Testo Unico, garantisce e riconosce allo
straniero, regolarmente soggiornante sul territorio dello Stato, i diritti in materia
civile attribuiti al cittadino italiano, e la garanzia di parità di trattamento e piena
uguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani, nonché il riconoscimento della
partecipazione alla vita pubblica locale. Allo stesso è garantita parità di
trattamento con il cittadino, relativamente alla tutela giurisdizionale dei diritti e
degli interessi legittimi, nei rapporti con la pubblica amministrazione e
nell'accesso ai pubblici servizi, sempre nei limiti e nei modi previsti dalla legge,
nonché, ogni straniero ha diritto di prendere contatto con le autorità del Paese di
cui è cittadino e di essere in ciò agevolato da ogni pubblico ufficiale interessato
al procedimento. Pacificamente, lo straniero presente nel territorio italiano è
comunque tenuto all'osservanza degli obblighi previsti dall’ordinamento
giuridico italiano vigente.
Il riconoscimento agli stranieri, comunque presenti nel territorio italiano siano
essi regolari o non, delle libertà fondamentali e strumentali, non può ritenersi
limitato dalla rigida applicazione della condizione di reciprocità stabilita dall’art.
16 delle disposizioni preliminari del codice civile, secondo cui “lo straniero è
ammesso a godere dei diritti civili attribuiti al cittadino a condizione di
reciprocità”, atteso che, questa condizione certamente non operi per quei diritti e
per quelle libertà fondamentali riconosciute a tutti i soggetti in quanto persone.
La giurisprudenza della Corte Costituzionale4 più volte ha ribadito che i diritti
inviolabili sono riconosciuti paritariamente allo straniero, perché l’essere umano
in quanto tale, è il destinatario di tali garanzie e lo stesso vale per il principio di
uguaglianza tra stranieri5 a cui devono essere riconosciuti i diritti inviolabili e
fondamentali dell’uomo, per il principio dell’assistenza sanitaria obbligatoria agli
stranieri6, nonché in materia di maternità.7
Per quanto riguarda la nozione di cittadino, essa va ricercata nelle leggi sulla
cittadinanza, Legge 05.02.1992 n. 91 e DPR 12.10.1993 n. 572, che prevedono
l’acquisizione della cittadinanza. E’ cittadino per nascita il figlio di padre o di
madre cittadini, chi è nato nel territorio della Repubblica se ambo i genitori sono
ignoti o apolidi, o se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori, secondo la
legge dello Stato di questi, il figlio d'ignoti trovato in Italia, se non si prova il
possesso di un'altra cittadinanza ed il figlio adottivo, anche straniero, di cittadino
o cittadina italiani.
Va ricordato a tale punto, che per quanto attiene l’applicazione della legge
penale, in virtù dell’art. 4 comma 1 del codice penale, sono considerati cittadini
italiani gli appartenenti per origine o per elezione ai luoghi soggetti alla sovranità
dello Stato e gli apolidi residenti in Italia, contestualmente ai sensi dell’art. 3 del
codice penale, la legge penale obbliga tutti coloro che cittadini o stranieri, si
trovano nel territorio dello Stato.
La cittadinanza straniera (extracomunitaria) è una definizione che non
contraddistingue una condizione giuridica autonoma e propria, ma si inserisce in
contrapposizione alla cittadinanza Europea (comunitaria), introdotta dal trattato
4 cfr. Sentenza Corte Costituzionale, n. 104/1969 – 120/1967 – 199/86 5 cfr. Sentenza Corte Costituzionale, n. 54/1979 6 cfr. Sentenza Corte Costituzionale, n. 252/2001 7 cfr. Sentenza Corte Costituzionale, n. 376/2000
CEE, come modificato dall’accordo di Maastricht del 1992. L’art.8 stabilisce
infatti che “è istituita una cittadinanza dell’Unione. E’ cittadino dell’Unione
chiunque abbia cittadinanza in uno Stato membro”, determinando lo status di
cittadino comunitario. Sempre l’art. 8 del Trattato CEE stabilisce che “i cittadini
dell’Unione godono dei diritti e sono soggetti ai doveri previsti dal presente
trattato”, e “ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di circolare e di soggiornare
liberamente nel territorio degli Stati membri (...)”.
Definita la condizione giuridica dello straniero a livello internazionale, europeo e
nazionale, è doveroso accennare al fenomeno migratorio.
Lo straniero, generalmente, diviene immigrato nel momento in cui intende
stabilirsi sul territorio dello Stato integrandosi con la popolazione ivi residente.
L'immigrazione8 è un fenomeno sociale mondiale, problematico e controverso in
considerazione delle cause e delle conseguenze ad esso associato; esso è definito
come “...l’ammissione dello straniero in uno Stato, essenzialmente, per motivi di
lavoro.” 9
L’immigrazione è clandestina, quando l’ingresso dello straniero in uno Stato è
compiuto in violazione della legislazione ivi vigente, in assenza di requisiti di
ingresso ovvero di cittadinanza e/o di residenza permanente. “…L’avanzamento
dei processi migratori non trae origine dai soli ingressi regolari, ma si alimenta
anche di flussi non autorizzati cui i governi dei paesi di accoglienza cercano di
porre rimedio attraverso l’adozione di varie strategie”. 10
All’immigrazione clandestina, spesso viene associato il problema della tratta
internazionale degli esseri umani, caratterizzata dalle riscontrate e gravissime
8 Il fenomeno migratorio che interessa gli stati sviluppati dell’Unione Europea, ha luogo perché gli
abitanti di alcune zone sottosviluppate ed in evidenti difficoltà economiche, politiche e/o sociali, dovute fra l'altro all'alto tasso di crescita demografica, alla mancanza di risorse idriche, alle guerre e alle ostilità di natura etniche/religiose dalle quali scaturiscono spesso forme di persecuzione, vedono in essi una “Terra di Salvezza”, sicuramente in grado di garantire un tenore di vita non ottenibile nei paesi d’origine.
9 così V. Musacchio, “Manuale pratico di diritto dell’immigrazione”, Padova, Cedam, 2003, pag. 2 10 così A. Colombo e G. Sciortino, “Stranieri in Italia – assimilati ed esclusi”, Bologna, Il Mulino,
2002, pag. 53
condotte illecite, come quelle dello sfruttamento della prostituzione, sfruttamento
dei lavoratori clandestini, traffico di organi umani e di bambini.11
L’attività delittuosa facente capo al traffico internazionale di persone, deve essere
distinta in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed in tratta di persone,
definite rispettivamente smuggling of migrants e trafficking in human beings.
Con smuggling si intende l’assistenza fornita al fine di facilitare l’ingresso nel
territorio di uno Stato in maniera clandestina, mentre con trafficking si intende lo
sfruttamento della vittima a prescindere dalla località in cui viene sfruttata o dal
modo con cui è avvenuto l’ingresso (legale o clandestino) e tale da essere
ritenuto un vero e proprio possesso dell’essere umano.12
Tale fenomeno rappresenta un grave problema per tutti i Paesi dell’Unione
Europea ed in particolare per l’Italia, che per la sua singolare collocazione
geografica all’interno del Mar Mediterraneo, rappresenta sia un paese
d’immigrazione che di transito verso gli altri paesi dell’Unione Europea,
costituendone un vero e proprio corridoio per l’ingresso illegale in Europa.
Va argomentato anche sugli enormi cambiamenti delle società dei paesi ospitanti
gli stranieri e contestualmente dei paesi di origine, poiché l’immigrazione
modifica gli equilibri interni sia culturali che socioeconomici; infatti
l’immigrazione clandestina è parte integrante della globalizzazione ed “…I
movimenti demografici sono il motore della storia”,13 che non cesseranno finché
continuerà una domanda ed un’offerta crescente di migranti irregolari.
“…Nonostante la generale crisi economica ed occupazionale, dunque, paesi
come l’Italia, la Spagna, la Grecia ed il Portogallo, ossia Stati tradizionalmente
di emigrazione, sono divenuti oggigiorno la meta preferita di popolazioni
provenienti da ogni parte del mondo”,14 con evidenti conseguenze di tipo
economico, politico, demografico e sociale inerente l’immigrazione.
11 cfr A. Pansa, Relazione “L’esperienza italiana nel contesto internazionale”, Roma, 2004, pag. 6 12 cfr A. Pansa, Relazione “La disciplina dei flussi migratori, fra il contrasto dell’immigrazione illegale
e della tratta di esseri umani e le opportunità di integrazione”, pag. 4 13 così S. Huntingten,“Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale” Milano,Garzanti, 2000, p. 57 14 così L. Melica, “Lo straniero extracomunitario”,Torino, G. Giappichelli, 1996, pag. 10
Per molti anni l’Italia è stato un Paese di emigrazione più che di immigrazione, in
cui il numero di cittadini italiani che hanno lasciato il proprio paese alla ricerca
di lavoro in altri Paesi, è andato crescendo fino agli anni Sessanta. A partire dagli
anni Settanta, però si è registrato un aumento esponenziale di stranieri immigrati
nel territorio italiano, tale da considerare oramai l’Italia un paese di
Per quanto attiene, invece, al fenomeno dell’emigrazione, analizzando la carta
costituzionale si scorge il suo riconoscimento all’art. 35 comma 4. Tale
previsione costituzionale, prescrive una forma di tutela dell'emigrazione stessa,
che potrebbe applicarsi anche all'immigrazione, sia nel caso di emigrazione di
cittadini italiani all'estero, sia nel caso di emigrazione di cittadini stranieri in
Italia; infatti la Costituzione "riconosce la libertà di emigrazione",15 senza
precisare però, che tale libertà è riconosciuta soltanto ai cittadini italiani, per cui
si può dedurre che essa è tutelata anche nei riguardi degli stranieri.
In passato la dottrina prevalente, affermava che le disposizioni di cui all'art. 35
comma 4 della Costituzione si riferivano al fenomeno dell'emigrazione di
cittadini italiani all'estero e non viceversa. Successivamente, la dottrina più
recente ha cercato di rinvenire in tale disposizione un fondamento costituzionale
del diritto all’immigrazione, riconducendolo “al principio di riconoscimento e
garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo”, per il quale il territorio dello Stato
rappresenta luogo di svolgimento dell’attività lavorativa del cittadino e dello
straniero. Da qui si è ritenuto il riconoscimento costituzionale del diritto del
lavoratore straniero di emigrare dal proprio Paese per stabilirsi in Italia, ma a
condizioni previste dalla Costituzione “salvo gli obblighi stabiliti dalla legge
nell’interesse generale”.
Ammettendo la possibilità di ritenere l’applicazione agli stranieri della tutela di
cui all’art. 35 comma 4 della Costituzione, la Carta costituzionale nel suo
insieme complessivo, non ritiene tale eventuale diritto assoluto e non limitabile,
15 cfr L. Degl’Innocenti, “Stranieri irregolari e diritto penale”, Milano, Giuffrè, 2008, pag. 69
sia in forza del limite indicato come “interesse generale”, sia in generale, in base
ai principi di interessi pubblici quali, ad esempio, la sicurezza e la sanità
pubblica, l'ordine pubblico, i vincoli di carattere internazionale e la politica
nazionale in tema di immigrazione.
Tale controversa tematica, ha portato il legislatore italiano a determinare
annualmente le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello Stato
per lavoro subordinato e per lavoro autonomo ai sensi dell’art. 3 comma 4 del
Testo Unico Dlgs 286/98, individuando il punto di bilanciamento tra le
contrapposte esigenze delle tutele appena esposte.
1.2 – L’IMMIGRAZIONE IN ITALIA
Gli stranieri possono entrare sul territorio dello Stato Italiano, generalmente per
turismo, studio, ricongiungimento familiare e lavoro16.
L’ingresso degli stranieri provenienti dai paesi dell’Unione Europea, è regolato
dagli accordi di Schengen, mentre gli stranieri provenienti da paesi terzi
all’Unione Europea, devono possedere un visto applicato sul passaporto o su
altro documento idoneo di viaggio, rilasciato dalle ambasciate o dai consolati
italiani nello stato di origine, che autorizzi l’ingresso.
Affinché allo straniero vengano riconosciuti tutti i diritti in esatta parità di
trattamento rispetto ai cittadini italiani è necessario che lo stesso non si trovi in
una condizione di illegalità sul territorio dello Stato. Lo stato di illegalità, oltre ai
casi di ingresso clandestino, sussiste anche per lo straniero che non abbia mai
16 Lo straniero che entra in Italia per visite, affari, turismo e studio per periodi non superiori ai tre mesi,
non deve chiedere il predetto permesso di soggiorno, e l’obbligo di rendere la dichiarazione di presenza è soddisfatto con l’apposizione del timbro uniforme Schengen, al momento del controllo di frontiera, sul documento di viaggio. Lo straniero, che intende entrare nel territorio dello Stato italiano per ragioni lavorative, deve possedere un visto per motivi di lavoro, concesso a seguito del rilascio del nulla osta al lavoro da parte dello Sportello unico competente per lavoro subordinato, lavoro autonomo o per lavoro stagionale.
conseguito il permesso di soggiorno, ovvero per lo straniero che ne era in
possesso e poi è scaduto, che non lo abbia rinnovato o al quale sia stato revocato.
In questi casi parliamo di immigrato irregolare, “overstayers”, cioè di straniero
precedentemente entrato nel Paese in modo regolare e che è rimasto dopo la
scadenza del visto o dell'autorizzazione al soggiorno, rendendosi così
irregolare.17
Oltre all’ingresso clandestino via mare ed al fenomeno degli overstayers, il
popolo degli immigrati clandestini è formato da coloro che cercano di
attraversare le frontiere in modo fraudolento con documenti spesso falsificati.18
L'ingresso in Italia dello straniero (extracomunitario) è disciplinato dall'art. 4 del
Testo Unico Dlgs 286/98, dall'art. K.1.3.a del Trattato sull'Unione Europea, dagli
artt. 5 e 6 della Convenzione di attuazione dell'Accordo di Schengen e dal
regolamento CE 15 marzo 2006 n. 562, istitutivo di un Codice comunitario
relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (cd.
codice frontiere Schengen).
E’ pacifico che l’ingresso dello straniero alla frontiera non è libero, ma
condizionato. Le condizioni di ingresso sono imposte dalla legge, che affida il
tale attività di controllo all'Autorità di frontiera, che in difetto delle condizioni
prescritte dà luogo ai provvedimenti di respingimento e di impedimento
Le condizioni di ingresso in generale, attengono alla documentazione ed ai mezzi
di sostentamento, nonché alla persona in quanto tale. Per l’ingresso in Italia dello
straniero strictu sensu, la normativa vigente pone molteplici condizioni: il
documento di viaggio valido, art. 4 comma 1 Dlgs 286/98 e art. 5, par. 1, lett. a)
del regolamento CE 15 marzo 2006 N. 562 (codice frontiere Schengen); il visto
d’ingresso, se richiesto, art. 4 comma 1 Dlgs 286/98 e art. 5, par. 1, lett. b) del
codice frontiere Schengen; la documentazione idonea a confermare lo scopo e le
condizioni del soggiorno, art. 4 comma 3 Dlgs 286/98 e art. 5, par. 1, lett. c) del 17 cfr. A. Pansa, Relazione “L’esperienza italiana nel contesto internazionale”, Roma, 2004, pag. 5 18 cfr. A. Pansa, Relazione “Chi bussa alla porta”, per Limes 20, pag. 3
codice frontiere Schengen; il possesso di adeguati mezzi di sussistenza, art. 4
comma 3 Dlgs 286/98 e art. 5, par. 1, lett. c) del codice frontiere Schengen;
l’inesistenza di cause ostative sotto il profilo dell’ordine pubblico e della
sicurezza dello Stato, art. 4 comma 3 Dlgs 286/98 e art. 5, par. 1, lett. e) codice
frontiere Schengen; di una segnalazione Schengen, art. 4 comma 6 Dlgs 286/98 e
art. 5, par. 1, lett. d) del codice frontiere Schengen; e di una precedente
espulsione, art. 4 comma 6 Dlgs 286/98 e art. 5, par. 1, lett. e) del codice
frontiere Schengen.
Lo straniero deve esibire un documento di viaggio valido, ovvero il passaporto o
documento equipollente, con durata superiore, di norma, di almeno tre mesi a
quella del visto - se richiesto - ex art. 13 par. 2, della Convenzione di
applicazione dell’Accordo di Schengen del 19 giugno 1990, prevedendo che la
durata di validità del documento di viaggio deve essere superiore a quella del
visto, tenuto conto del periodo di utilizzo di quest'ultimo, in modo da permettere
allo straniero di ritornare nel proprio paese di origine o di entrare in un paese
Non è ammesso l’ingresso dello straniero già destinatario di un provvedimento di
espulsione in Italia, salva l'autorizzazione all'ingresso del Ministero dell'Interno o
salvo che non sia trascorso il periodo di divieto di ingresso connesso al
provvedimento di espulsione, lo straniero che deve essere espulso o segnalato ai
fini del respingimento o della non ammissione per gravi motivi di ordine
pubblico, di sicurezza nazionale e di tutela delle relazioni internazionali, ed
infine lo straniero che non sia in possesso dei mezzi di sostentamento.
Le condizioni che legittimano la permanenza nel territorio dello Stato sono
rappresentate dal possesso di un permesso di soggiorno,19 ed al tal fine per
ottenerlo, lo straniero non deve rappresentare una minaccia per l'ordine pubblico
o per la sicurezza dello Stato e non deve versare in una delle situazioni di
19 Il permesso di soggiorno è l'atto amministrativo attraverso il quale lo straniero regolarmente entrato
nel territorio dello Stato, secondo le prescrizioni dell'art. 4, viene autorizzato a stabilirsi in Italia per un periodo limitato.
inammissibilità previste dall'art. 25 dell'accordo di Schengen e da altre
Ai sensi dell'art. 5 del Testo Unico Dlgs 286/98 lo straniero regolarmente entrato
in Italia, deve chiedere al questore della provincia nella quale si trova,20 entro il
termine perentorio di otto giorni lavorativi, il permesso di soggiorno, tranne nei
casi di stranieri che siano già in possesso di permesso di soggiorno o titolo
equipollente rilasciato dalla competente autorità di uno Stato appartenente
all'Unione Europea, nei limiti ed alle condizioni previste da specifici accordi.
L'art. 9 del Testo Unico, prevede per lo straniero, e per i familiari di cui all’art.
29 comma 1, la facoltà di richiedere il permesso di soggiorno CE per
soggiornanti di lungo periodo, documento che autorizza a soggiornare a tempo
indeterminato, ponendosi a metà via tra il permesso di soggiorno ed il
riconoscimento della cittadinanza.
Altra forma di acquisizione del permesso di soggiorno è quella prevista per le
vittime della tratta di esseri umani, rilasciato dal Questore su proposta, dei servizi
degli Enti locali, degli Enti sociali o su proposta del procuratore della Repubblica
nel caso in cui sia iniziato un procedimento penale in relazione a fatti di violenza
o di grave sfruttamento. 21
Altresì, secondo la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989, ai
minori stranieri, anche se entrati clandestinamente in Italia, devono essere
grarantiti tutti i diritti previsti da tale convenzione, e tutte le decisioni devono
20 Il questore della provincia presso cui lo straniero rende la propria dichiarazione di soggiorno ai sensi
dell'art. 5 comma 2, ne rilascia il permesso di soggiorno per le attività previste dal visto di ingresso o dalle disposizioni vigenti.
21 Il permesso di soggiorno ha una validità di sei mesi rinnovabile per un anno o per un periodo maggiore, richiesto per motivi di giustizia e autorizza l'accesso al servizio sanitario, l'iscrizione alle liste di collocamento, lo svolgimento di lavoro subordinato o di studio. I requisiti per essere considerato vittima della tratta sono: 1) il richiedente è sottoposto ad una situazione di violenza; 2) il richiedente corre un pericolo grave ed attuale per i tentativi di sottrarsi ai condizionamenti di un'organizzazione criminale; 3) il richiedente corre lo stesso pericolo per le dichiarazioni rese dalla vittima nel corso delle indagini preliminari o del procedimento penale.
essere adottate tenendo prioritariamente conto del “superiore interesse del
minore”.22
La condotta posta in essere dallo straniero che si trattiene in Italia oltre i tre mesi,
ovvero non ottempera alla prescritta procedura d’ingresso, determina
l’espulsione, salvo nei casi di forza maggiore.
Gli stranieri clandestini, entrati in Italia senza regolare visto di ingresso, ovvero
irregolari, o che non hanno un permesso di soggiorno, quindi che hanno perduto i
requisiti necessari per la permanenza sul territorio nazionale, viceversa vengono
espulsi o accompagnati alla frontiera sempre che non ricorra una delle seguenti
• occorre prestare loro soccorso;
• occorre compiere accertamenti sulla loro identità o nazionalità;
• occorre preparare i documenti per il viaggio;
• non è disponibile un mezzo di trasporto idoneo;
• devono essere trattenuti, previo provvedimento del questore convalidato dal
magistrato, presso appositi centri di permanenza temporanea e assistenza per
il tempo strettamente necessario per la loro identificazione ed espulsione.
Il decreto legislativo 286/98 è improntato a garantire, attraverso diversi
strumenti, il potenziamento e il coordinamento dei controlli alle frontiere esterne,
come richiesto a tutti i Paesi parte, dagli accordi stipulati in ambito comunitario,
con particolare riferimento alle disposizioni contenute nella Convenzione di
22 A riguardo, nel nostro Paese è stato costituito un organo presso il Ministero della Solidarietà Sociale, il
“Comitato per i minori stranieri”, con compiti di vigilanza sulle modalità di soggiorno dei minori stranieri temporaneamente ammessi sul territorio dello Stato e di coordinamento delle attività delle amministrazioni interessate.
Ai sensi dell’art. 10 comma 1 del Dlgs 286/98, la polizia di frontiera respinge23
gli stranieri che si presentano ai valichi di frontiera senza avere i requisiti
richiesti dalla normativa vigente per l'ingresso in Italia. Il comma 2 del medesimo
articolo, disciplina il respingimento c.d. differito, disposto dal questore nei
confronti degli stranieri entrati sul territorio nazionale, sottraendosi ai controlli di
frontiera, fermati all’ingresso o subito dopo. Una rilevante novità è introdotta
dallo stesso comma 2 alla lettera b), ove si prevede che, se lo straniero privo dei
requisiti per l’ingresso viene ciononostante ammesso temporaneamente in
territorio italiano per necessità di pubblico soccorso, ed il suo successivo
allontanamento dal territorio avvenga nella forma del respingimento alla
frontiera, anziché con un provvedimento di espulsione. Tale disposizione è
chiaramente rivolta a dotare le autorità preposte al controllo degli ingressi e del
soggiorno di uno strumento più flessibile rispetto all’espulsione, da applicare
soprattutto nei casi in cui, per le modalità con cui avviene l’ingresso o per ragioni
di cura o soccorso umanitario, non è possibile respingere immediatamente lo
straniero alla frontiera.
Allo straniero comunque presente alla frontiera, sono riconosciuti i diritti
fondamentali della persona umana previsti dalle norme di diritto interno, dalle
convenzioni internazionali e dai principi di diritto internazionale generalmente
riconosciuti, ex art. 2 comma 1 del Dlgs. 286/98, e che le disposizioni in tema di
respingimento non si applicano ai rifugiati e ai richiedenti asilo, ovvero nel caso
di adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari ai sensi
dell’art. 10 comma 4 del Dlgs 286/98. Le possibilità di respingimento dei
rifugiati e richiedenti asilo sono disciplinate infatti da norme particolari.
Altresì, il Decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286, ha previsto specifici limiti
alla facoltà di adottare determinati provvedimenti di respingimento, individuando
divieti di portata a carattere generale, nonché singole e precise categorie protette
23 cfr V. Musacchio, “Manuale pratico di diritto dell’immigrazione”, Padova, Cedam, 2003, pag. 79
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