Source: http://bruschi.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/12/25/farmaci-obiezione-di-coscienza/
Timestamp: 2017-11-19 00:56:42+00:00
Document Index: 8269154

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'e contrario', 'art. 38', 'art. 5', 'art.38', '§1', 'art. 5']

Verba Woland: la farmacista e l'obiezione di coscienza - La Città Invisibile - Blog - L’Espresso
Verba Woland: la farmacista e l'obiezione di coscienza
Un recente fatto di cronaca, a mio parere piuttosto inquietante, mi ha particolarmente colpito: una farmacista di Monfalcone (madre di cinque figli) aveva rifiutato di fornire ad una donna la cosiddetta pillola del giorno dopo, benché ella presentasse una regolare prescrizione medica rilasciata con l'espressa indicazione di assumere il farmaco nella stessa giornata. Dopo tre anni di procedimento penale il Tribunale di Gorizia ha assolto l'operatrice sanitaria. Non conosciamo il dispositivo della sentenza (sarà noto entro 90 giorni) ma sembra che la non punibilità sia dovuta alla tenuità del danno. La farmacista, infatti, aveva suggerito alla cliente di recarsi in un'altra farmacia dove sapeva non avrebbero rifiutato la prescrizione.
Naturalmente l'episodio ha scatenato una grande polemica.
L'associazione Scienza & Vita esulta per l’assoluzione che “riconosce di fatto il diritto alla obiezione di coscienza e conferma la tutela costituzionale della libertà di pensiero”.
Federconsumatori (l'associazione che ha come obiettivi l'informazione e la tutela dei consumatori ed utenti) osserva che «la pillola del giorno dopo e dei cinque giorni dopo non sono farmaci abortivi ma contraccettivi di emergenza che ritardano o inibiscono l’ovulazione»
Federfarma, per bocca della sua presidente Annarosa Racca, ha reagito pittosto duramente: «il farmacista è deputato alla dispensazione del farmaco e per legge deve erogarlo, perché la farmacia è il primo presidio del Ssn sul territorio. L’obiezione di coscienza non è contemplata ed è giusto che sia così».
La questione è complesa, come a lsolito, e l'Italia si rivela ancora una volta il paese di
Federfarma (la Federazione nazionale che rappresenta le farmacie private convenzionate con il Ssn) non ha dubbi. «Il farmacista è deputato alla dispensazione del farmaco e per legge deve erogarlo, perché la farmacia è il primo presidio del Ssn sul territorio. L’obiezione di coscienza non è contemplata ed è giusto che sia così», dice la Presidente Annarosa Racca.
La questione dell'obiezione di coscienza è assai complessa ma come al solito l'Italia si rivela ancora una volta un paese bizantino.
A me in ogni caso sembra che il rifiuto della farmacista non sia giustificato.
Il motivo è semplice: c'è una vasta letteratura che sostiene che la pillola in questione non sia un farmaco abortivo. C'è un medico del Servizio Sanitario Nazionale che prescrive il farmaco. Non mi sembra accettabile riconoscere alla farmacista non la libertà di pensiero (quella la riconosciamo a tutti) ma l'autorità e la competenza di decidere che la letteratura scientifica sbaglia e che anche il medico sbaglia in quanto secondo lei (sic!) quel farmaco è abortivo.
Se accettiamo la generica libertà di pensiero si potrebbe arrivare al caos. Un farmacista potrebbe obiettare che i fans possono provocare un'emorragia gastrica, i vaccini uno shock anafilattico, gli antibiotici danni al fegato e così via.
È del tutto evidente che il giudizio scientifico e la responsabilità debbano essere prerogativa del solo medico.
D'altronde se uno scienziato (per esempio un biologo) pretendesse di assumere un antibiotico senza ricetta, in dissenso col suo medico, si vedrebbe, quali che fossero le sue ragioni scientifiche, negare il farmaco in farmacia.
Diremmo che si è violata la sua libertà di pensiero?
Insomma credo proprio che per quanto concerne l'assunzione dei farmaci la responsabilità debba essere unicamente del medico e del paziente.
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Le licenze delle farmacie non hanno opinioni: Sarebbe il caso di consentire l'obiezione di coscienza ma revocare la licenza alle farmacie prive di addetti che possano garantire il servizio.
In alternativa andrebbe bene anche liberalizzare il settore e consentire la competizione delle varie correnti confessionali.
PS: Buon natale agnostico!
in un paese ingessato da mille licenze ben venga qualche liberalizzazione. La vicenda in questione è utile per discutere un argomento più complesso. Nella farmacia della obiettrice di coscienza pare, infatti, ci fossero colleghi non obiettori. Buon Natale agnostico e no.
Per gli antiovulatori i clienti non necessitano di ricetta medica (se maggiorenni) e non devono neanche saperne più del farmacista.
Temo che interessarsi a cosa possano pensare i farmacisti non metta in evidenza che sia il particolare regime "non liberalizzato" ad ingigantire il peso di certe convinzioni sugli interessi della collettività:
Quelle licenze non esistono per esercitare il "libero pensiero" e dunque non giova mescolare gli ambiti ma se si volesse farlo allora l'obiezione di coscienza potrebbe essere tollerabile nei limiti in cui non pregiudichi il servizio.
PS: Credevo che far coesistere il libero arbitro con un servizio di pubblica utilità -nei limiti del possibile- fosse abbastanza complesso per il tema.
... a quando la famigerata "obiezione di coscienza" per i fattorini che consegnano le pillole del giorno dopo in farmacia, e per gli operai che lavorano nelle fabbriche di armi, e per gli attacchini che incollano manifesti elettorali di politici della parte avversa e di pubblicitari vegani che fanno i manifesti per carni in scatola, e di ebrei che puliscono le discoteche dove il sabato la gente andrà a ballare e di controllori del treno che controllano i biglietti a terroristi che vanno a schiacciare la gente con i camion?
Questa storia dell'obiezione sta diventando una pagliacciata, anche se un fondo di verità c'è: perché io dovrei fare qualcosa di cui sono radicalmente contrario?
La soluzione per la farmacista c'è, però: si dimette dalla farmacia e va a lavorare alle poste, così ha risolto il suo problema di coscienza.
Speriamo poi, però, che non si rifiuti di dare la pensione a quelli che sono atei.
Buon Natale agnostico a tutti.
Caro Alfonso come scritto altrove "l'uomo non vive secondo ragione". Buone feste.
Sono contrario all’idea che l’obiezione di coscienza venga accettata e non sia punibile. Troppo comodo così. Non è un’obiezione di coscienza, è solo una comoda scelta. Una vera obiezione di coscienza è quella di chi rifiuta di obbedire ad una legge e, per la sua disobbedienza, ha la certezza che subirà le conseguenze giudiziarie ed economiche del gesto. Solo così è un’obiezione nobile e non, come spesso accade, una comoda scelta o, in talinuni casi, un opportunismo di carriera.
quando addirittura non c'è malafede ancor peggiore e non faccio esempi. Come per lo sciopero, non v'è dubbio che alcuni istituti debbano essere regolati mediante pesi e contrappesi. Io danneggio il padrone non lavorando, il padrone non mi paga. I due interessi in conflitto dovrebbero sfociare in una mediazione. Quando non è così, lei ha perfettamente ragione caro Diego, la bilancia pende da una parte e di solito è il cittadino a farne le spese.
Un articolo pro-obiezione (oltre ad occuparsi delle proprietà farmacologiche offlabel) si interessa anche agli aspetti giuridici individuando -in via interpretativa- i casi in cui possa essere compatibile con la normativa.
«Torniamo alla possibilità per il farmacista di negare per ragioni etiche e morali, in seguito a richiesta verbale, la consegna di EllaOne, ormai diventato un SOP. Seguiamo un semplice ragionamento. Spesso l’obiezione di coscienza viene considerata inapplicabile per l’obbligo vincolante inserito nell’art. 38 del Regio Decreto n. 1706 del 1938: è infatti previsto che il farmacista non può rifiutarsi di vendere le specialità di cui è provvisto e di spedire una ricetta firmata da un medico; per medicinali non presenti in farmacia, vi è l’obbligo di procurarli nel più breve tempo possibile. In realtà già alcune sentenze hanno considerato questa norma subordinata ad un’altra più importante, quella che sanziona l’interruzione di pubblico servizio: solo comprovando questa colpa, il professionista può essere rinviato a giudizio. EllaOne è stato classificato come SOP (senza obbligo di ricetta) e rientra quindi in una categoria venduta anche negli esercizi commerciali di cui all’art. 5 del D.L. 223/06 (convertito nella legge 248/06). Si deve sottolineare che per questi ultimi non vale l’articolo sopra citato, in quanto nella sua impostazione vi sono precisi riferimenti alle procedure di presa in carico di una ricetta medica (parafarmacie e corner dei supermercati non possono spedire ricette). Da ciò si deduce che i farmaci SOP e OTC non fanno parte di quelli annoverati nell’art.38 e quindi anche EllaOne rimane esclusa. » — http://www.ucfivenezia.it/2015/05/ellaone-nuove-problematiche-in-farmacia/
Giacché è solo la proliferazione incontrollata dell'obiezione di coscienza ad essere idonea a minare la politica sanitaria vigente sarebbe dovere dei responsabili titolari delle autorizzazioni garantire che durante gli orari di apertura il servizio non sia mai servito solo da obiettori.
In caso di lacune andrebbe valutato quali integrazioni appartare alla normativa.
[commi §1-2 art. 5 del D.L. 223/06] 1. Gli esercizi commerciali di cui all'articolo 4, comma 1, lettere d), e) e f), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, possono effettuare attività di vendita al pubblico dei farmaci da banco o di automedicazione, di cui all'articolo 9-bis del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, e di tutti i farmaci o prodotti non soggetti a prescrizione medica, secondo le modalità previste dal presente articolo. È abrogata ogni norma incompatibile.
29 dicembre 2016 alle 08:16
Caro professore l'obiezione di coscienza non presenta alcuna complessità , almeno sul piano logico dove diviene un'insanabile vulnus qualora ammessa rispetto alla norma giuridica le cui caratteristiche fondanti sono la coattività e la generalità , ovvero la sua ricusazione a priori.
Ma qua le sopraffazioni di coscienza sono due.
Una é della farmacista che si richiama al tradizionale privilegio cristiano/religioso di estraneità e superiorità alle leggi, incluse quelle della fisica, salvo poi a stare ben acquattati in un mondo che vive e prospera grazie a quelle leggi e in disprezzo delle loro, l'altra attiene ad un ordine giudiziario totalmente fuori controllo che non pone limiti alla "creatività" delle sentenze , un mondo per il quale in questi anni di fraudolenta contrapposizione politica tra eguali alcuni si sono imposti un rispetto acritico che ha nuociuto al paese quanto il silenzio sulla Mafia nella "Prima Repubblica".
La signora che avrà speso i suoi bei soldini per redigere la denuncia ha sbagliato nel rivolgersi alla cosiddetta autorità giudiziaria per rivendicare il diritto alla dignità (l'altro, quello materiale alla medicina prescritta lo ha comunque espletato) che molti magistrati non possono tutelare, in quanto ignari del concetto.
Caro sergionero la ringrazio per questo commento davvero esaustivo. Buon anno.
Ogni volta che in questo paese si ha a che fare con quello che alberga tra le cosce di noi donne, il buon senso va in vacanza.
E' da quando avevo quattordici anni che battaglio per la mia libertà sessuale e riproduttiva, è da allora che sempre qualcuno ha voluto regolamentare e vigilare sull'apertura delle mie ginocchia: chiesa, famiglia, Stato.
Ormai sono vicina ai sessanta, e sarei anche stufa, eppure l'attenzione non può essere abbassata, se non per me che ormai ho i problemi riproduttivi alle spalle, per chi ci segue, e che forse non ha ancora ben chiaro quanto fragili siano i diritti che abbiamo acquisito.
dispiace ancor di più, nella vicenda, che l'obiettore sia una donna.
La legge sulla obiezione di coscienza è il classico caso "all'italiana" che ci delinea agli occhi di osservatori esterni in ottica negativa.
La tal legge si rese necessaria per il personali pre-legge sull'aborto e ora,nel 2017,ne abbia ancora bisogno.
Un'ottica,più che sovranista...inquietante...