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Timestamp: 2019-02-16 20:33:29+00:00
Document Index: 156009524

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 17', 'art. 100', 'art. 100', 'art. 100', 'art. 90', 'art. 100', 'art. 230', 'art. 21', 'art. 89', 'art. 96', 'art. 21', 'art. 36', 'art. 22', 'art. 37', 'art. 2087']

Il ruolo del coordinatore per la sicurezza nelle attività lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare
La Federcoordinatori ha chiesto un chiarimento sull'art. 2 del decreto interministeriale del 04/03/2013 (criteri generali di sicurezza relativi alle procedure di revisione, integrazione e apposizione della segnaletica stradale destinata alle attività lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare). L'articolo prevede che l'adozione e l'applicazione dei criteri minimi di sicurezza descritti nell'allegato I, siano in capo ai gestori delle infrastrutture, alle imprese appaltatrici, esecutrici e affidatarie che devono darne evidenza nei documenti di sicurezza di cui agli art. 17, 26, 96 e 100 del Testo unico di Sicurezza. Osserva Federcoordinatori che gli articoli 17, 26 e 96 sono riferiti ad obblighi riconducibili al Committente ovvero al Datore di lavoro per la redazione di documenti di sicurezza [...], mentre l'art. 100 del Testo Unico fa riferimento al Piano dì Sicurezza e Coordinamento, redatto dal Coordinatore per la Sicurezza. In nessuna parte del decreto si fa riferimento alla figura del Coordinatore per la Sicurezza se non nell'art. 100. "Come dunque può rientrare la figura del Coordinatore in questo decreto? Quali i suoi compiti previsti?" chiede l'Associazione, che avanza un'ipotesi: "è possibile che invece che all'art. 100 si volesse far riferimento all'art. 90 relativo agli obblighi in capo al Committente o Responsabile dei lavori, tra cui vi è quello relativo la nomina del Coordinatore che redige il PSC?"
Secondo la Commissione, con il decreto interministeriale del 04/03/2013 viene "ampliato" il raggio di azione dei regolamenti previ genti, definendo i criteri minimi per la posa, il mantenimento e la rimozione della segnaletica di delimitazione e di segnalazione delle attività lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare. L'allegato XV, punto 2.2.1. lett. b), del d.lgs. n. 81/2008 stabilisce che il Piano di Sicurezza e Coordinamento, di competenza del Coordinatore per la Sicurezza, deve contenere "l'analisi degli elementi essenziali di cui all'allegato XV.2, in relazione: [...] all'eventuale presenza di fattori esterni che comportano rischi per il cantiere, con particolare attenzione ai lavori stradali ed autostradali al fine di garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori impiegati nei confronti dei rischi derivanti dal traffico circostante". Pertanto, secondo la Direzione Generale "il riferimento all'art. 100 del d.lgs. n. 81/2008 non appare inappropriato con le finalità del decreto in oggetto, anche se tra le figure elencate per l'applicazione dei criteri minimi non è espressamente menzionato il Coordinatore per la sicurezza".
Cantieri: come redige il POS un'impresa familiare
La Commissione Interpelli, con l'interpello n. 3/2015, ricorda che alle imprese familiari (di cui all'art. 230 bis del Codice Civile) si applica l'art. 21 del D.Lgs. n. 81/2008. Se le attività familiari operano all'interno di un cantiere temporaneo e mobile (art. 89, comma 1. lett. a), del d.lgs. 81/2008) esse devono redigere il Piano Operativo di Sicurezza, come previsto dall'art. 96 del TUS (Obblighi dei datori di lavoro, dei dirigenti e dei preposti).
Ma la Commissione precisa: Il Piano deve riportare tutti i punti dell'allegato XV ad eccezione dei punti i cui obblighi non trovano applicazione nel caso delle imprese familiari, e "A titolo meramente esemplificativo e non esaustivo" la Commissione afferma che " nei POS delle imprese familiari non potrà essere indicata la figura del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, i nominativi degli addetti al primo soccorso, ecc."
Mancata formazione dei neoassunti, ecco chi ne risponde
Vi presentiamo un interessante quesito giunto alla redazione della banca dati Sicuromnia di EPC Editore che riguarda la responsabilità del datore di lavoro in caso di infortunio di cantiere occorso per mancata formazione di un carpentiere neo assunto.
L'art. 21 del D. Lgs. 626/1994 (oggi trasfuso nell'art. 36 del D. Lgs. 81/2008), prevede che il datore di lavoro provveda affinché ciascun lavoratore riceva un'adeguata informazione sui rischi per la sicurezza e la salute connessi all'attività dell'impresa in generale e sulle misure e attività di protezione e prevenzione adottate in azienda. Inoltre, ai sensi dell'art. 22 del D.Lgs. 626/1994 (oggi trasfuso nell'art. 37 del D. Lgs. 81/2008), deve garantire che il lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di sicurezza, con particolare riferimento al proprio posto di lavoro ed alle proprie mansioni. Tale formazione deve avvenire in occasione dell'assunzione e del trasferimento o cambiamento di mansioni.
Da ciò si ricava che, in materia di infortuni sul lavoro, il D.Lgs. 81/2008, se da un lato prevede anche un obbligo di diligenza del lavoratore, configurando addirittura una previsione sanzionatoria a suo carico, non esime il datore di lavoro, e le altre figure ivi istituzionalizzate, se previste, alla responsabilità ed al controllo della fase lavorativa specifica, dal debito di sicurezza nei confronti dei subordinati. Questo consiste, oltre che in un dovere generico di formazione e di informazione, anche in forme di controllo idonee a prevenire i rischi della lavorazione che tali soggetti, in quanto più esperti e tecnicamente competenti e capaci, debbono adoperare al fine di prevenire i rischi, ponendo in essere la necessaria diligenza, perizia e prudenza, anche in considerazione della disposizione generale di cui all'art. 2087 c.c., norma "di chiusura" del sistema, da ritenersi operante nella parte in cui non è espressamente derogata da specifiche norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro. Ciò trova conferma anche nella giurisprudenza di legittimità (Cass. pen., Sez. IV, 29 ottobre 2003, n. 49492; Cass. civ., Sez. lav., 18 maggio 2007, n. 11622; idem, di recente, Cass. Pen., sez. IV, 25 giugno 2014, n. 46820).
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In arrivo la semplificazione dell'attività ispettiva
Con il Consiglio dei Ministri dell'11 giugno 2015 è stato approvato in esame preliminare il decreto per la razionalizzazione e la semplificazione dell'attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale in attuazione della Legge 10 dicembre 2014, n. 183 (Jobs Act).
- la stipula di appositi protocolli, anche con i servizi ispettivi delle aziende sanitarie locali e delle agenzie regionali per la protezione ambientale onde assicurare l'uniformità di comportamento ed una maggiore efficacia degli accertamenti ispettivi, evitando la sovrapposizione degli interventi;
- l'obbligo per ogni altro organo di vigilanza che svolge accertamenti in materia di lavoro e legislazione sociale di raccordarsi con l'Ispettorato.