Source: http://www.cbamministrazioni.it/legge-25-giugno-1865,-n.-2359/
Timestamp: 2018-07-17 00:22:27+00:00
Document Index: 36435325

Matched Legal Cases: ['art. 77', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 17', 'art. 21', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 25', 'art. 52', 'art. 51', 'art. 24', 'art. 40', 'art. 39', 'art. 40', 'art. 37', 'art. 30', 'art. 54', 'art. 30', 'art. 48', 'art. 51', 'art. 5', 'art. 23', 'art. 32', 'art. 49', 'art. 17', 'art. 23', 'art. 60', 'art. 60', 'art. 71', 'art. 51', 'art. 71', 'art. 11', 'art. 39', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 53']

Legge 25 giugno 1865, n. 2359 | CB Amministrazioni
TITOLO I - Disposizioni generali:
Capo I - Degli atti che debbono precedere la dichiarazione di pubblica utilità . . . 1 - 8
Capo II - Della dichiarazione di pubblica utilità 9 - 15
Capo III - Della designazione dei beni da espropriarsi. . . . . . . . . . . . . . 16 - 23
Capo IV - Dell’indennità e del modo di determinarla. . . . . . . . . . . . . . 24 - 46
Capo V - Dell’espropriazione . . . . . . . . . . 47 - 56
Capo VI - Disposizioni circa i beni soggetti ad espropriazione di spettanza dei minori, interdetti, assenti, corpi morali ed morali ed altrettali persone . . . . . 57 - 59
Capo VII - Del diritto degli espropriati di ottenere la retrocessione dei loro fondi non stati occupati nell’esecuzione delle opere di pubblica utilità . . . . . . . . . . . . . . . . 60 - 63
TITOLO II - Disposizioni particolari:
Capo I - Delle occupazioni temporanee dei fondi per l’estrazione di pietre, ghiaia e per altri usi necessari all’esecuzione delle opere pubbliche . . . . . . . . . 64 - 70
Capo II - Delle occupazioni nei casi di forza maggiore e di urgenza . . . . . . . . . 71 - 73
Capo III - Delle espropriazioni per opere militari 74 - 76
Capo IV - Delle espropriazioni con obbligo di contributo . . . . . . . . . . . . . . 77 - 82
Capo V - Dell’espropriazione dei monumenti storici o di antichità nazionale. . . . 83 - 85
Capo VI - Dei piani regolatori edilizi . . . . . 86 - 92
Capo VII - Dei piani di ampliamento . . . . . . . 93 - 94
TITOLO III - Disposizioni finali e transitorie . . . 95 - 101
Degli atti che debbono precedere la dichiarazione di pubblica utilità
Possono essere dichiarate di pubblica utilità non solo le opere che si debbono eseguire per conto dello Stato, delle Province o dei Comuni, nell’interesse pubblico, ma anche quelle che allo stesso scopo intraprendono corpi morali, società private o particolari individui.
Qualunque domanda che venga fatta da Province, da Comuni, da corpi morali, o da privati, per ottenere la dichiarazione di pubblica utilità, deve essere accompagnata da una relazione sommaria, la quale indichi la natura e lo scopo delle opere da eseguirsi, la spesa presunta, i mezzi di esecuzione e il termine entro il quale saranno finite.
Deve inoltre tale domanda essere corredata di un piano di massima che contenga la descrizione dell’insieme delle opere e dei terreni che esse devono occupare.
La domanda per ottenere che un’opera sia dichiarata di pubblica utilità, deve preventivamente pubblicarsi in ciascun Comune in cui l’opera stessa vuol essere eseguita, ed inserirsi per estratto nel Giornale officiale per le pubblicazioni amministrative della Provincia.
Per 15 giorni almeno, da computarsi dalla data delle suddette pubblicazioni ed inserzioni, la relazione ed il piano di massima, accennati nell’articolo precedente, debbono rimanere depositati nell’Ufficio del Comune ove l’opera dovrà essere eseguita.
Qualora l’opera sia per toccare il territorio di più Comuni, potrà bastare il deposito della relazione e del piano di massima nel capo-luogo del circondario presso l’Ufficio di Prefettura o di Sotto-Prefettura.
Durante il termine stabilito dall’articolo precedente, chiunque può prendere conoscenza della relazione e del piano depositati nell’Ufficio del Comune o della Prefettura o della Sotto-Prefettura, e fare le sue osservazioni.
Il modo in cui dovranno proporsi, raccogliersi e trasmettersi le osservazioni e le risposte e gli altri particolari relativi, saranno determinati nel regolamento di amministrazione da pubblicarsi per l’esecuzione della presente legge.
Il disposto dagli artt. 4 e 5 non è applicabile quando la dichiarazione di pubblica utilità debba essere fatta per legge.
Gli ingegneri, gli architetti ed i periti incaricati della formazione del progetto di massima, potranno introdursi nelle proprietà private, e procedere alle operazioni planimetriche e ad altri lavori preparatorii dipendenti dal ricevuto incarico, purché siano muniti di un decreto del Prefetto o del Sotto-Prefetto, nella cui Provincia o circondario debbonsi fare le suddette operazioni, e ne sia dato tre giorni prima avviso ai proprietari.
I Prefetti ed i Sotto-Prefetti, prima di rilasciare tale decreto, dovranno accertarsi se gli studi furono debitamente autorizzati dall’Autorità competente nei casi in cui ciò è richiesto.
Coloro che intraprendono le suddette operazioni saranno obbligati a risarcire qualunque danno recato ai proprietari, e per assicurare il pagamento di questa indennità, potranno i Prefetti e Sotto-Prefetti prescrivere il preventivo deposito di una congrua somma.
Chi si opponesse alle operazioni degli ingegneri, architetti o periti nei casi previsti nell’articolo precedente, o che togliesse i picchetti, i paletti od altri segnali che fossero stati infissi per eseguire il tracciamento dei piani, incorrerà in una sanzione amministrativa estensibile a lire 60.000, salvo le maggiori pene stabilite dal codice penale in caso di reato maggiore.
Se la formazione dei piani fu ordinata dalla Amministrazione dello Stato, di una Provincia o di un Comune, la denuncia sarà fatta all’Autorità giudiziaria competente dal Prefetto o dal Sotto-Prefetto, o dal Sindaco; negli altri casi, da chi avrà commessa la formazione dei suddetti piani.
Della dichiarazione di pubblica utilità
per la costruzione delle strade nazionali, delle ferrovie pubbliche, dei canali navigabili, pel prosciugamento dei laghi e per altri grandi lavori di interesse generale, la cui esecuzione, giusta le discipline che governano le opere pubbliche, deve essere autorizzata con legge, debba o no lo Stato concorrere nella spesa;
quando per la esecuzione di un’opera debbasi imporre un contributo ai proprietari dei fondi confinanti o contigui alla medesima, a termini dell’art. 77 della presente legge.
Pei lavori accessori che possono occorrere in quelle opere, le quali, per effetto della legge sulle opere pubbliche 20 marzo 1865 o di altre leggi speciali, debbono eseguirsi dallo Stato direttamente o per mezzo dei suoi concessionari, l’approvazione dei relativi progetti per decreto del Ministro dei lavori pubblici, sentito l’avviso del Consiglio superiore dei lavori pubblici ed il parere del Consiglio di Stato, ha per tutti gli effetti della presente legge il valore di una dichiarazione di pubblica utilità.
Per le opere provinciali la dichiarazione di pubblica utilità è fatta dal Ministero dei lavori pubblici quando i progetti d’arte devono essere dal medesimo approvati; negli altri casi è fatta dal Prefetto.
é fatta altresì dal Prefetto per la costruzione e per la sistemazione delle strade comunali poste fuori dell’abitato, consorziali e vicinali, dei ponti, delle opere idrauliche e dei porti spettanti pure a Comuni od a consorzi, e per la costruzione o sistemazione dei cimiteri, dopo di che il progetto delle opere sia stato approvato dall’Autorità competente.
La dichiarazione di pubblica utilità per le opere comunali e provinciali fatte obbligatorie per legge dispensa dall’autorizzazione all’acquisto degli stabili da occuparsi, prescritta dall’articolo unico della legge 5 giugno 1850, n. 1037.
È fatta con decreto reale, sulla proposta del Ministro della guerra o della marina, la dichiarazione di pubblica utilità per la costruzione di fortificazioni o di fabbriche militari.
Fuori dei casi preveduti dagli artt. 9, 10, 11 e 84, la dichiarazione di pubblica utilità è fatta con decreto reale sulla proposta del Ministro pei lavori pubblici, udito il Consiglio di Stato.
Nell’atto che si dichiara un’opera di pubblica utilità saranno stabiliti i termini, entro i quali dovranno cominciarsi e compiersi le espropriazioni ed i lavori.
Trascorsi i termini, la dichiarazione di pubblica utilità diventa inefficace e non potrà procedersi alle espropriazioni se non in forza di una nuova dichiarazione ottenuta nelle forme prescritte dalla presente legge.
Della designazione dei beni da espropriarsi
Emanato l’atto che dichiara un’opera di pubblica utilità, colui che la promosse dovrà a sua cura, e preso per norma il progetto di massima, formare il piano particolareggiato di esecuzione, descrittivo di ciascuno dei terreni od edifizi di cui l’espropriazione si stima necessaria indicandone i confini, la natura, la quantità, l’allibramento, possibilmente il numero di mappa ed il nome ed il cognome dei proprietari iscritti nei registri catastali, ed in difetto nei ruoli dell’imposta fondiaria.
Per l’eseguimento delle operazioni a cui dovranno procedere gl’ingegneri, gli architetti o periti, a fine di formare il piano particolareggiato di esecuzione sovraccennato, sono applicabili le disposizioni degli artt. 7 e 8 della presente legge, senza che sia necessario un nuovo decreto del Prefetto.
17. Approvato dall’Autorità competente il piano di esecuzione, il Prefetto ne ordina il deposito, per la parte relativa a ciascun Comune in cui deve aver luogo l’espropriazione, nell’Ufficio comunale per il termine di quindici giorni continui.
L’eseguito deposito, il luogo, la durata e lo scopo di esso deve annunziarsi dai Sindaci, mediante avviso da pubblicarsi in ciascuno di detti Comuni.
18. Dalla data della pubblicazione e dell’inserzione dell’avviso dell’eseguito deposito decorre il termine di quindici giorni stabilito dall’articolo precedente, durante il quale le parti interessate possono prendere conoscenza del piano di esecuzione e possono proporre in merito di esso le loro osservazioni nel modo che verrà stabilito dal regolamento a norma dell’art. 5 della presente legge.
Qualora le osservazioni siano dirette contro il tracciato od il modo di esecuzione dell’opera, il Prefetto, udito l’avviso dell’Ingegnere capo del Genio civile e del Consiglio di prefettura, se riconosce insussistenti le opposizioni, le respinge definitivamente; se invece le ravvisa meritevoli di considerazione, decreta le modificazioni necessarie al progetto nel caso che questo sia stato da lui approvato: negli altri casi ne decreta il rinvio per la decisione all’Autorità da cui fu impartita l’approvazione.
20. Se le osservazioni riguardano soltanto una parte del tracciato o dell’opera, il Prefetto, anche prima della loro risoluzione, potrà ordinare che il piano si esegua nelle altre parti.
21. Quando in luogo di un semplice piano di massima, di cui all’art. 3, si presenti un piano particolareggiato conforme al disposto dall’art. 16, o quando nell’atto in cui fu dichiarata la pubblica utilità, si contengano le indicazioni prescritte dal medesimo art. 16, si potrà omettere la formazione del piano particolareggiato di esecuzione.
La pubblicazione del piano particolareggiato di cui sopra, avvenuta precedentemente alla dichiarazione di pubblica utilità, a termini dell’art. 4, potrà anche tener luogo della pubblicazione del piano di esecuzione, allorché essa sia avvenuta colle avvertenze, nei luoghi e nei modi stabiliti dagli artt. 17 e 18.
In questo caso la decisione sulle osservazioni sarà fatta nell’atto con cui si dichiara la pubblica utilità dell’opera.
22. Possono comprendersi nella espropriazione non solo i beni indispensabili all’esecuzione dell’opera pubblica, ma anche quelli attigui in una determinata zona, l’occupazione dei quali conferisca direttamente allo scopo principale dell’opera predetta.
Dell’indennità e del modo di determinarla
Colui che promosse la dichiarazione di pubblica utilità unitamente al piano particolareggiato d’esecuzione, deve far compilare un elenco in cui di rincontro al nome ed al cognome dei proprietari ed alla designazione sommaria dei beni da espropriazioni, sia indicato il prezzo che egli offre per la loro espropriazione.
Questo elenco sarà depositato e reso pubblico nel tempo e nel modo stabiliti dall’art. 17 della presente legge.
Nel caso dell’art. 21 l’elenco sarà pubblicato dopo la dichiarazione di pubblica utilità.
25. Affinché la somma offerta dagli esproprianti si possa considerare accettata dai proprietari, è necessario che essi ne abbiano fatta espressa dichiarazione in iscritto.
Deve questa consegnarsi al Sindaco del luogo in cui trovansi i beni soggetti ad espropriazione nel termine indicato dall’art. 18.
L’accettazione del prezzo può essere subordinata agli effetti delle osservazioni che fossero nell’atto stesso presentate.
26. Prima della scadenza del termine indicato nell’art. 18 i proprietari interessati ed il promovente l’espropriazione, o le persone da essi delegate, possono presentarsi avanti il Sindaco, il quale coll’assistenza della Giunta, ove occorra, procurerà che venga amichevolmente stabilito fra le parti l’ammontare delle indennità.
Quando si tratti di beni enfiteutici, l’indennità sarà accettata o pattuita dagli enfiteuti che trovansi in possesso del fondo.
L’accettazione della indennità offerta dall’espropriante e gli accordi amichevoli che siansi conchiusi fra questo ed i proprietari od enfiteuti dei beni da espropriarsi, prima che sia approvato il piano di esecuzione, si considereranno dipendenti dalla condizione che il piano venendo approvato, i beni ceduti siano compresi nella espropriazione.
Scaduto il termine indicato nell’art. 25, debbono trasmettersi al Prefetto le dichiarazioni di accettazione dell’indennità offerta e gli accordi conchiusi fra gli esproprianti ed i proprietari dei beni da occuparsi.
Il decreto viene comunicato dalla cancelleria ai terzi titolari dei diritti di cui al precedente comma e pubblicato nel foglio degli annunzi legali della provincia: esso diviene esecutivo decorsi trenta giorni dal compimento dei detti adempimenti, se non viene dai terzi proposta opposizione sia per quanto riguarda l’ammontare della indennità che per le garanzie. In tal caso il pretore o il tribunale dispone il deposito delle indennità accettate o convenute nella Cassa pubblica dei depositi e prestiti per gli effetti di cui all’art. 52.
In seguito alla presentazione degli atti comprovanti l’eseguito deposito o pagamento, il prefetto autorizzerà l’occupazione immediata dei fondi, per i quali fu accettata od amichevolmente fissata l’indennità stessa, facendo di questa espressa menzione.
Il Prefetto contemporaneamente formerà l’elenco dei proprietari che non accettarono l’offerta indennità e che non conchiusero alcun amichevole accordo cogli esproprianti, indicando sommariamente i loro beni soggetti ad espropriazione, e trasmetterà tale elenco unitamente al piano di esecuzione ed agli altri documenti al presidente del Tribunale del circondario, in cui sono situati i beni da espropriarsi.
Il Tribunale nei tre giorni immediatamente successivi al ricevimento delle carte, nomina con un semplice decreto, e senza che sia necessaria la citazione delle parti, uno o tre periti con incarico ai medesimi di procedere alla stima dei beni da espropriarsi situati nel circondario ed indicati nell’elenco trasmesso dal Prefetto.
Nessuna opposizione contro il decreto di nomina dei periti potrà impedirne ed arrestarne le operazioni, salvo il diritto di oppugnarle in separato giudizio dopo la espropriazione, a norma dell’art. 51.
Sono a carico dell’espropriato unicamente quando la stima riesca inferiore alla somma che fu offerta dall’espropriante a termine dell’art. 24.
Si dividono poi per metà le spese fra l’espropriante e l’espropriato quando la differenza fra il prezzo di perizia ed il prezzo offerto non sia maggiore di un decimo.
Le perizie saranno eseguite, e le relazioni compilate giusta le norme tracciate dalle leggi generali di procedura.
Qualora dall’esecuzione dell’opera pubblica derivi un vantaggio speciale e immediato alla parte del fondo non espropriata, questo vantaggio sarà estimato e detratto dalla indennità quale sarebbe se fosse calcolata a norma dell’articolo precedente.
Se il vantaggio di cui è detto qui sopra sarà estimato a più di un quarto della indennità che, secondo l’art. 40, sarebbe dovuta al proprietario, questi potrà abbandonare all’espropriante l’intero immobile pel giusto prezzo estimato a termini dell’art. 39, sempreché il giusto prezzo della parte del fondo espropriata superi il quarto del giusto prezzo dell’intero immobile.
L’espropriante può esimersi dall’accettare questo abbandono, pagando una somma non minore dei tre quarti della indennità estimata, a norma dell’art. 40.
In ogni caso però la indennità dovuta al proprietario non potrà essere mai minore della metà di quella che gli spetterebbe ai termini dell’articolo 40.
L’aumento di valore che dall’esecuzione dell’opera di pubblica utilità sarebbe derivata alla parte del fondo compresa nella espropriazione, non può tenersi a calcolo per aumentare l’indennità dovuta al proprietario.
Non possono essere calcolate nel computo delle indennità le costruzioni, le piantagioni e le migliorie, quando, avuto riguardo al tempo in cui furono fatte e ad altre circostanze, risulti essersi eseguite nello scopo di conseguire, un’indennità maggiore, salvo il diritto al proprietario di asportare a sue spese i materiali e tutto ciò che può essere tolto senza pregiudizio dell’opera di pubblica utilità da eseguirsi.
Si considerano fatte allo scopo di conseguire una maggiore indennità, senza d’uopo di prova, le costruzioni, le piantagioni e le migliorie, che, dopo la pubblicazione dell’avviso del deposito del piano d’esecuzione, siano state intraprese sui fondi in esso segnati fra quelli da espropriare.
Se il fondo è enfiteutico, deve considerarsi come libero. L’espropriante non è tenuto ad intervenire nelle dispute che possono insorgere tra il proprietario diretto e l’enfiteuta, né a sopportare aumento di spesa pel riparto della indennità tra l’uno e l’altro.
Non deve farsi luogo ad alcuna indennità per le servitù che possono essere conservate o trasferite senza danno o senza grave incomodo del fondo dominante o serviente.
Sono in questo caso rimborsate le spese necessarie per l’esecuzione delle opere occorrenti per la conservazione o per la traslazione della servitù, salva a chi promuove l’espropriazione la facoltà di farle eseguire egli stesso.
é dovuta una indennità ai proprietari dei fondi, i quali dall’esecuzione dell’opera di pubblica utilità vengano gravati di servitù, o vengano a soffrire un danno permanente derivante dalla perdita o dalla diminuzione di un diritto.
La privazione d’un utile, al quale il proprietario non avesse diritto, non può mai essere tenuta a calcolo nel determinare l’indennità.
Sezione I - Decreto che pronuncia l’espropriazione e l’occupazione dei beni; suoi effetti rispetto al proprietario espropriato
Il pretore o di tribunale, sulla base della relazione dei periti e previa liquidazione ed attribuzione delle spese di perizia a norma dell’art. 37, autorizza il pagamento od ordina il deposito nella Cassa depositi e prestiti, a norma dell’art. 30.
Il deposito dell’indennità si considera fatto per conto dei proprietari espropriati. Essi hanno diritto di esigere che la somma depositata o da depositarsi sia impiegata in titoli del debito pubblico.
La proprietà dei beni soggetti ad espropriazione per causa di pubblica utilità passa nell’espropriante dalla data di decreto del Prefetto che pronuncia la espropriazione.
Il decreto del Prefetto che pronuncia la espropriazione deve, a cura dello espropriante, essere notificato a forma delle citazioni ai proprietari espropriati.
Trascorso questo termine senza che sia proposto richiamo dinanzi ai Tribunali contro la stima, l’indennità si avrà definitivamente stabilita nella somma risultante dalla perizia, salvi gli effetti dell’art. 54. Sezione II - Effetti dell’espropriazione riguardo ai terzi; pagamento dell’indennità
Le azioni di rivendicazione, di usufrutto, di ipoteca, di diritto dominio, e tutte le altre azioni esperibili sui fondi soggetti ad espropriazione, non possono interrompere il corso di essa, né impedirne gli effetti.
Pronunciata l’espropriazione, tutti i diritti anzidetti si possono far valere non più sul fondo espropriato, ma sull’indennità che lo rappresenta.
Il decreto del Prefetto che autorizza l’occupazione immediata dei fondi a termini dell’art. 30, e quello che ne pronuncia l’espropriazione nel caso preveduto dall’art. 48, saranno trascritti nell’Ufficio delle ipoteche, e sarà fatta l’opportuna voltura nel catasto o nei libri censuari.
Un estratto dei decreti accennati nell’articolo precedente debba essere anche inserito nel termine di cinque giorni nel giornale destinato per la pubblicazione degli avvisi giudiziari della Provincia.
Coloro che hanno ragioni da esperire sull’indennità, possono impugnarla come insufficiente nel termine di trenta giorni successivi alla suddetta inserzione, e nei modi indicati all’art. 51.
Divenuta definitiva rispetto a tutti la determinazione dell’ammontare dell’indennità, spirati i termini per la iscrizione dei diritti reali, ove alcuno non ne esista sovra il fondo espropriato, né siasi notificata opposizione al pagamento, oppure fra tutte le parti interessate siasi stabilito d’accordo il modo di distribuire la indennità, il Prefetto, udito il Consiglio di prefettura, autorizza il pagamento della somma depositata al proprietario espropriato od agli aventi diritto.
Quando per altro le indennità non eccedono la somma di 1000 lire, potranno essere pagate al proprietario, salvi i diritti dei terzi, nei modi che saranno prescritti dal regolamento di che all’art. 5 della presente legge.
Disposizioni circa i beni soggetti ad espropriazione di spettanza dei minori, interdetti, assenti, corpi morali ed altrettali persone
Se fra i fondi da espropriarsi, indicati nel piano di esecuzione, trovansi beni appartenenti a minori, interdetti, assenti, a corpi morali o ad altre persone alle quali non sia acconsentita la facoltà libera di alienare immobili, per la legalità dell’alienazione forzata di tali beni non è necessaria alcuna particolare autorizzazione, salvo quanto è disposto dagli articoli seguenti circa la fissazione dell’indennità e l’investimento della somma a tal titolo dovuta.
I tutori e gli altri amministratori delle persone indicate nell’articolo precedente possono, nell’interesse delle medesime, accettare l’indennità offerta dagli esproprianti, e fissarla per privato accordo e fare la richiesta prevista dall’art. 23, purché tali dichiarazioni, richieste e privati contratti siano poi approvati dal Tribunale del circondario ove sono situati i beni, udito il Pubblico Ministero.
Trattandosi di beni spettanti ai Comuni, alle Province od allo Stato, l’accettazione, la richiesta ed i privati accordi saranno approvati in via amministrativa nel modo stabilito per le transazioni.
Non è necessaria veruna approvazione per l’accettazione dell’indennità, qualora questa sia stata determinata dai periti nominati dal Tribunale a termini dell’art. 32.
Non è necessaria alcuna autorizzazione per la conversione delle suddette somme in titoli del debito pubblico a termini dell’art. 49.
Del diritto degli espropriati di ottenere la retrocessione dei loro fondi non stati occupati nell’esecuzione delle opere di pubblica utilità
Dopo l’esecuzione di un’opera di pubblica utilità, se qualche fondo a tal fine acquistato non ricevette o in tutto o in parte la preveduta destinazione, gli espropriati o gli aventi ragione da essi che abbiano la proprietà dei beni da cui fu staccato quello espropriato, hanno diritto ad ottenerne la retrocessione.
Un avviso pubblicato nel modo prescritto dall’art. 17 deve indicare i beni che, non dovendo più servire all’eseguimento dell’opera pubblica, sono in condizione di essere rivenduti.
Nei tre mesi successivi a questa pubblicazione i precedenti proprietari o gli aventi ragione da essi che intendano riacquistare la proprietà dei suddetti fondi, debbono farne espressa dichiarazione da notificarsi per atto d’usciere all’espropriante: nel mese successivo poi alla fissazione del prezzo debbono effettuarne il pagamento: il tutto sotto pena di decadere dalla preferenza che la legge loro accorda.
Le disposizioni dei due precedenti articoli non sono applicabili alle frazioni dei fondi che sono state dall’espropriante acquistate sulla richiesta del proprietario in forza dell’art. 23, e che rimangono disponibili dopo l’esecuzione dei lavori.
Qualora l’intero fondo non fosse stato occupato per l’esecuzione dell’opera pubblica, sarà sempre applicabile il disposto dell’art. 60.
Fatta l’espropriazione, se l’opera non siasi eseguita e siano trascorsi i termini a tal uopo concessi o prorogati, gli espropriati potranno domandare che sia dall’Autorità giudiziaria competente pronunciata la decadenza dell’ottenuta dichiarazione di pubblica utilità, e siano loro restituiti i beni espropriati, mediante il pagamento del prezzo che sarà determinato nel modo indicato dall’art. 60 della presente legge.
Delle occupazioni temporanee dei fondi per l’estrazione di pietre, ghiaia e per altri usi necessari all’esecuzione delle opere pubbliche
Gli intraprenditori ed esecutori di un’opera dichiarata di pubblica utilità possono occupare temporaneamente i beni privati per estrarre pietre, ghiaia, sabbia, terra o zolle, per farvi deposito di materiali, per stabilire magazzini ed officine, per praticarvi passaggi provvisori, per aprire canali di diversione delle acque e per altri usi necessari all’esecuzione dell’opera stessa.
I materiali raccolti dal proprietario per suo uso, anche in terreni non chiusi da muro, non potranno essere espropriati, se non nei casi preveduti dall’art. 71.
La domanda deve essere dagl’intraprenditori od esecutori dei lavori diretta al Prefetto della Provincia in cui trovansi i beni da occuparsi, coll’ indicazione della durata che essi intendono si debba assegnare all’occupazione e dell’indennità dai medesimi offerta.
Trascorso il termine indicato nell’articolo precedente senza che sia stata fatta espressa dichiarazione d’accettazione, il Prefetto, se crede fondata la domanda, nomina egli stesso un perito per fissare l’indennità dovuta, e determina ad un tempo la durata dell’occupazione.
Nella perizia si esporrà lo stato in cui si trova il fondo da occuparsi.
L’indennità deve essere determinata, avuto riguardo alla perdita dei frutti, alla diminuzione del valore del fondo, alla durata della occupazione, e tenuto conto di tutte le altre valutabili circostanze.
Nel caso in cui la detta somma non venga accettata o si facciano opposizioni al pagamento, il Prefetto ne ordinerà il deposito nella Cassa dei depositi giudiziari ed autorizzerà l’occupazione temporanea.
Contro la stima fatta dal perito è ammesso il richiamo all’Autorità giudiziaria competente nei termini e nei modi stabiliti dall’art. 51.
Qualora l’intraprenditore od esecutore dell’opera pubblica durante l’occupazione temporanea si fosse valso del terreno occupato per usi non indicati nel decreto d’autorizzazione, ed avesse recato al fondo occupato un danno non preveduto nella determinazione dell’indennità, è sempre salvo al proprietario il diritto di ottenere il risarcimento dei maggiori danni.
Delle occupazioni nei casi di forza maggiore e di urgenza.
Nei casi di rottura di argini, di rovesciamenti di ponti per impeto delle acque, e negli altri casi di forza maggiore o di assoluta urgenza, i Prefetti ed i Sottoprefetti, previa la compilazione dello stato di consistenza dei fondi da occuparsi, possono ordinare la occupazione temporanea dei beni immobili che occorressero alla esecuzione delle opere all’uopo necessarie. Si procederà colle stesse norme nel caso di lavori di questa natura dichiarati urgenti e indifferibili dal Consiglio superiore dei lavori pubblici.
Se poi l’urgenza, di che nella prima parte di questo articolo, fosse tale da non consentire nemmeno l’indugio richiesto per fare avvertire il Prefetto ed il Sottoprefetto ed attenderne il provvedimento, il sindaco può autorizzare la occupazione temporanea dei beni indispensabili per l’esecuzione dei lavori sopraindicati, con obbligo però di partecipare immediatamente al Prefetto o Sottoprefetto da concessa autorizzazione.
Il Prefetto col decreto che autorizza l’occupazione o con decreto successivo stabilisce provvisoriamente l’indennità da corrispondersi ai proprietari dei beni occupati.
In quanto al modo ed ai termini per far l’offerta e l’accettazione e per proporre i richiami avanti il Tribunale competente, come pure per determinare l’ammontare dell’indennità, si debbono osservare le disposizioni degli artt. 24 e seguenti.
Le occupazioni temporanee prevedute dall’art. 71 non possono in nessun caso essere protratte oltre il termine di due anni, decorrenti dal giorno in cui ebbero luogo.
Delle espropriazioni per opere militari
Emanato il decreto reale di cui all’art. 11, il Ministro della guerra o della marina con suo decreto designa, per l’esecuzione di fortificazioni o di altre opere militari, le proprietà private che per tal causa debbono essere espropriate.
L’Ufficiale incaricato della direzione dei lavori forma l’elenco dei proprietari dei beni da espropriarsi, e dell’indennità offerta dall’Amministrazione militare, e trasmette tale elenco al Prefetto per la sua pubblicazione nei Comuni in cui sono situati i suddetti beni.
In caso di assoluta urgenza l’Autorità militare che ha il comando locale, previa la compilazione dello stato di consistenza, può ordinare l’occupazione immediata dei beni necessari all’esecuzione delle opere militari.
Essa ha le facoltà attribuite al Prefetto dal capo 2° del titolo secondo della presente legge, e può applicare le altre disposizioni ivi contenute circa le espropriazioni d’urgenza.
Delle espropriazioni con obbligo di contributo
Qualora in una legge che dichiara un’opera di pubblica utilità sia imposto ai proprietari di beni confinanti o contigui alla medesima l’obbligo di contribuire all’esecuzione in ragione del maggior valore che vengono ad acquistare le loro proprietà, e non siano nella stessa legge indicate la misura del contributo e le norme da seguirsi per esigerlo, debbono osservarsi le disposizioni seguenti.
Il contributo per ciascun proprietario deve essere uguale alla metà del maggior valore risultante dall’esecuzione delle opere di pubblica utilità. Questo contributo è pagabile a decimi in ciascun anno, contemporaneamente all’imposta prediale.
Nel computo del maggior valore deve dedursene quella parte che già avesse fatto compenso coll’indennità dovuta per l’espropriazione.
Il proprietario del fondo gravato di contributo può abbandonarlo all’espropriante pel giusto prezzo estimato a termini dell’art. 39.
Per sicurezza del pagamento del contributo compete all’espropriante un’ipoteca sopra il maggior valore che il fondo ha acquistato per l’esecuzione dell’opera pubblica.
Quest’ipoteca dovrà essere iscritta nei modi e nei termini stabiliti dalle leggi civili per la conservazione delle ipoteche legali.
Le disposizioni di questo capo potranno essere applicate per legge anche alle opere che s’intraprendessero per conto delle Province, dei Comuni o dei consorzi.
Dell’espropriazione dei monumenti storici o di antichità nazionale
Ogni monumento storico o di antichità nazionale che abbia la natura d’immobile, e la cui conservazione pericolasse continuando ad essere posseduto da qualche corpo morale o da un privato cittadino, può essere acquistato dallo Stato, dalle Province e dai Comuni in via di espropriazione per causa di pubblica utilità.
All’espropriazione debbono in ogni caso precedere le formalità richieste dagli artt. 4 e 5, e la speciale notificazione della proposta o domanda ai proprietari del monumento. La dichiarazione di pubblica utilità è fatta nel modo indicato dall’art. 12 sulla proposta del Ministro per la pubblica istruzione.
L’indennità a pagarsi è stabilita amichevolmente, o nel modo indicato dagli artt. 31 e seguenti della presente legge.
Dei piani regolatori edilizi
I Comuni, in cui trovasi riunita una popolazione di diecimila abitanti almeno, potranno, per causa di pubblico vantaggio determinata da attuale bisogno di provvedere alla salubrità ed alle necessarie comunicazioni, fare un piano regolatore, nel quale siano tracciate le linee da osservarsi nella ricostruzione di quella parte dell’abitato in cui sia da rimediare alla viziosa disposizione degli edifizi, per raggiungere l’intento.
I progetti dei piani regolatori debbono essere fatti pubblici a cura del Sindaco, a norma degli artt. 17 e 18, ed essere adottati dal Consiglio comunale, il quale delibera sulle opposizioni che fossero presentate.
Se il Consiglio comunale respinge le opposizioni, la Deputazione Provinciale è chiamata a dar parere sul merito del progetto e delle opposizioni.
I piani regolatori sono approvati a norma dell’art. 12, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici ed anche il Consiglio provinciale di sanità, ove occorra.
Nel decreto di approvazione sarà determinato il tempo, non maggiore d’anni 25, entro il quale si dovrà eseguire il piano.
Il decreto di approvazione del piano deve essere a cura del Sindaco pubblicato e notificato entro un mese nella forma delle citazioni a ciascun proprietario dei beni in esso piano compresi.
Diventato definitivo il piano, dal giorno della sua pubblicazione i proprietari dei terreni e degli edifizi in esso compresi, volendo far nuove costruzioni o riedificare o modificare quelle esistenti, sia per volontà loro, sia per necessità, debbono uniformarsi alle norme tracciate nel piano.
I lavori fatti in contravvenzione all’articolo precedente saranno distrutti, ed il proprietario condannato alla multa estensibile a lire 1.000.
L’area degli edifici ed i terreni sui quali è proibito di edificare, come l’area pubblica sulla quale devonsi estendere le fabbricazioni dei privati, non cessano dall’appartenere al rispettivo proprietario, finché non sia eseguito il deposito od il pagamento delle indennità determinate a seconda degli artt. 39 e 40.
L’approvazione del piano regolatore equivale ad una dichiarazione di pubblica utilità, e potrà dar luogo alle espropriazioni delle proprietà nel medesimo comprese, osservate le prescrizioni della presente legge.
Dei piani di ampliamento
I Comuni pei quali sia dimostrata la attuale necessità di estendere l’abitato, potranno adottare un piano regolatore di ampliamento in cui siano tracciate le norme da osservarsi nella edificazione di nuovi edifizi, a fine di provvedere alla salubrità dell’abitato, ed alla più sicura, comoda e decorosa sua disposizione.
Se per la esecuzione del piano di ampliamento il Comune deve procedere alla costruzione delle vie pubbliche, i proprietari saranno obbligati a cedere il terreno necessario, senz’altra formalità.
Gli atti di vendita, di quietanza ed altri, relativi all’acquisto dei beni soggetti ad espropriazione per causa di pubblica utilità, possono estendersi a forma di processo verbale, nel quale potranno comprendersi parecchie cessioni od atti.
Nelle Province del Regno, nelle quali non è dalle leggi civili stabilita la trascrizione del titolo per liberare le proprietà dai privilegi e dalle ipoteche, basta per l’esecuzione del disposto dall’art. 53 si adempiano le formalità corrispondenti che siano prescritte dalle leggi civili in dette Province vigenti.
Le attribuzioni date colla presente legge al Prefetto eccettuate quella di dichiarare la pubblica utilità e le altre per le quali si richiede il previo avviso del Consiglio di Prefettura, possono essere delegate ai Sottoprefetti del circondario in cui sono posti i beni soggetti all’espropriazione.
Le opere che all’epoca della pubblicazione della presente legge già sono ordinate da una legge speciale, o per le quali si fecero stanziamenti nei bilanci dello Stato a tutto l’esercizio 1865, o che furono riconosciute di pubblica utilità, a norma delle leggi precedenti, si considerano di pubblica utilità; la dichiarazione di pubblica utilità sarà però espressamente fatta o rinnovata senz’altra formalità nel decreto che approva i progetti per la loro esecuzione.
Per gli atti delle espropriazioni in corso, al tempo in cui avrà esecuzione la presente legge, saranno applicabili le leggi e disposizioni che nelle diverse Province del Regno erano in vigore.
Per quanto però riguarda la fissazione delle indennità nei casi preveduti dagli artt. 39, 40 e 41, ed ogni altra operazione posteriore che debba aver luogo in forza della presente legge, sarà osservato tutto ciò che è prescritto dalla medesima.
La presente legge avrà esecuzione dal 1° settembre 1865, rimanendo abrogate tutte le leggi, regolamenti, e disposizioni che ora reggono l’espropriazione per causa di pubblica utilità nelle diverse Province del Regno.