Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-438-codice-civile-misura-degli-alimenti
Timestamp: 2020-08-08 00:21:30+00:00
Document Index: 116312452

Matched Legal Cases: ['art. 438', 'art. 2900', 'art. 447', 'art. 2948', 'art. 2', 'art. 2900', 'art. 447', 'art. 2948', 'art. 2']

Art. 438 codice civile: Misura degli alimenti | La Legge per tutti
Gli alimenti possono essere chiesti solo da chi versa in istato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento (1).
Essi devono essere assegnati in proporzione del bisogno di chi li domanda e delle condizioni economiche di chi deve somministrarli (2). Non devono tuttavia superare quanto sia necessario per la vita dell’alimentando, avuto però riguardo alla sua posizione sociale (3).
(1) Il diritto agli alimenti presuppone lo stato di bisogno dell’alimentando e la possibilità economica dell’obbligato. Lo stato di bisogno può dipendere anche da colpa dell’alimentando.
(2) La capacità economica dell’obbligato viene valutata in base ai mezzi di cui questi gode per provvedere alla sua famiglia, al reddito, ed al suo patrimonio.
(3) L’onere di provare lo stato di bisogno e la correlativa incapacità di farvi fronte spetta a colui il quale richiede gli alimenti. Per stabilire l’entità dell’assegno alimentare occorre tener conto delle esigenze non solo materiali, ma anche sociali e culturali dell’alimentando, ed anche di altri fattori tra cui la svalutazione monetaria.
La norma tende a stabilire dei criteri più o meno univoci per consentire al giudice un'adeguata quantificazione dell’assegno alimentare.
Lo stato di bisogno, quale presupposto del diritto agli alimenti previsto dall'art. 438 cod. civ., esprime l'impossibilità per il soggetto di provvedere al soddisfacimento dei suoi bisogni primari, quali il vitto, l'abitazione, il vestiario, le cure mediche, e deve essere valutato in relazione alle effettive condizioni dell'alimentando, tenendo conto di tutte le risorse economiche di cui il medesimo disponga, compresi i redditi ricavabili dal godimento di beni immobili in proprietà o in usufrutto, e della loro idoneità a soddisfare le sue necessità primarie. Rigetta, App. Roma, 28/03/2006
Cassazione civile sez. II 08 novembre 2013 n. 25248
Il credito alimentare di natura personale non può essere oggetto di azione surrogatoria da parte dei creditori dell'avente diritto (come emerge dal combinato disposto degli artt. 438 comma 1, e dall'art. 2900 c.c.), il quale non può disporre del proprio credito, che, difatti, non può essere ceduto, né fatto oggetto di compensazione, ex art. 447 c.c.; del resto, il credito alimentare neppure si estingue per prescrizione, atteso che l'art. 2948 n. 2 c.c. prevede la prescrizione quinquennale solo per le annualità scadute. Proprio in coerenza con la generale preclusione dell'azione surrogatoria, l'art. 2 comma 6, d.lg. n. 109 del 1998 esclude che gli enti erogatori possano sostituirsi al richiedente la prestazione sociale agevolata, azionando il credito alimentare verso i componenti del suo nucleo familiare. Ne deriva, in primo luogo, che la preventiva attivazione del credito alimentare da parte dell'interessato non può integrare un criterio di accesso ai servizi, perché ciò contrasterebbe con la immutata natura personale del credito alimentare.
T.A.R. Milano (Lombardia) sez. III 10 settembre 2013 n. 2121
Il credito alimentare, di natura personale, non può essere oggetto di azione surrogatoria da parte dei creditori dell'avente diritto (come emerge dal disposto degli artt. 438 comma 1, e dell'art. 2900 c.c.), il quale non può disporre del proprio credito che, difatti, non può essere ceduto, né fatto oggetto di compensazione, ex art. 447 c.c.; del resto, il credito alimentare neppure si estingue per prescrizione, atteso che l'art. 2948 n. 2 c.c. prevede la prescrizione quinquennale solo per le annualità scadute. Proprio in coerenza con la generale preclusione dell'azione surrogatoria, l'art. 2 comma 6, d.lg. n. 109 del 1998 esclude che gli enti erogatori possano sostituirsi al richiedente la prestazione sociale agevolata, azionando il credito alimentare verso i componenti del suo nucleo familiare. Ne deriva che la preventiva attivazione del credito alimentare da parte dell'interessato non può integrare un credito di accesso ai servizi, perché ciò contrasterebbe con la immutata natura personale del credito alimentare.
T.A.R. Milano (Lombardia) sez. III 08 ottobre 2013 n. 2242
Tribunale Roma 23 marzo 2012