Source: https://www.lavorodirittieuropa.it/dottrina/diritto-comunitario-e-diritto-del-lavoro/164-giurisprudenza-della-cgue-per-l-anno-2017-in-materia-di-diritto-del-lavoro
Timestamp: 2018-12-17 11:09:01+00:00
Document Index: 94208454

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Sentenza della Corte (Decima Sezione) del 2 marzo 2017, C-245/15, SC Casa Noastră SA contro Ministerul Transporturilor - Inspectoratul de Stat pentru Controlul în Transportul Rutier ISCTR.
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Judecătoria Balş – Judeţul Olt (Tribunale di primo grado di Bals, Dipartimento di Olt, Romania).
Rinvio pregiudiziale – Trasporti su strada – Disposizioni sociali – Deroghe – Regolamento (CE) n. 561/2006 – Articolo 3, lettera a) – Regolamento (CE) n. 1073/2009 – Articolo 2, punto 3 – Servizi regolari che assicurano il trasporto di passeggeri – Nozione – Trasporti gratuiti organizzati da un operatore economico per i propri dipendenti, verso e dal luogo di lavoro, con veicoli di sua proprietà e guidati da un suo dipendente.
L’articolo 3, lettera a), del regolamento (CE) n. 561/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, relativo all’armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada e che modifica i regolamenti del Consiglio (CEE) n. 3821/85 e (CE) n. 2135/98 e abroga il regolamento (CEE) n. 3820/85 del Consiglio, nonché l’articolo 2, punto 3, del regolamento (CE) n. 1073/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, che fissa norme comuni per l’accesso al mercato internazionale dei servizi di trasporto effettuati con autobus e che modifica il regolamento (CE) n. 561/2006, devono essere interpretati nel senso che il servizio di trasporto domicilio-lavoro di lavoratori, organizzato dal datore di lavoro di questi ultimi e il cui percorso non supera i 50 chilometri, rientra nell’ambito di applicazione della deroga prevista all’articolo 3, lettera a), del regolamento n. 561/2006, secondo la quale tale regolamento non si applica a siffatto servizio di trasporto.
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Sicurezza Sociale – Lavoratori migranti
Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 27 aprile 2017, C-620/15, A-Rosa Flussschiff GmbH contro Union de recouvrement des cotisations de sécurité sociale et d’allocations familiales d’Alsace (Urssaf) e Sozialversicherungsanstalt des Kantons Graubünden
Rinvio pregiudiziale – Lavoratori migranti – Sicurezza sociale – Normativa da applicare – Regolamento (CEE) n. 1408/71 – Articolo 14, paragrafo 2, lettera a) – Regolamento (CEE) n. 574/72 – Articolo 12 bis, punto 1 bis – Accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera – Personale navigante – Lavoratori distaccati in un altro Stato membro – Succursale svizzera – Certificato E 101 – Forza probatoria
L’articolo 12 bis, punto 1 bis, del regolamento (CEE) n. 574/72 del Consiglio, del 21 marzo 1972, che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno della Comunità, nella versione modificata e aggiornata dal regolamento (CE) n. 118/97 del Consiglio, del 2 dicembre 1996, come modificato dal regolamento (CE) n. 647/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 aprile 2005, dev’essere interpretato nel senso che un certificato E 101, rilasciato dall’istituzione designata dall’autorità competente di uno Stato membro, ai sensi dell’articolo 14, paragrafo 2, lettera a), del regolamento n. 1408/71, nella versione modificata e aggiornata dal regolamento n. 118/97, come modificato dal regolamento (CE) n. 647/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 aprile 2005, vincola tanto le istituzioni di sicurezza sociale dello Stato membro in cui l’attività lavorativa viene svolta quanto i giudici del medesimo Stato membro, anche qualora questi ultimi rilevino che le condizioni di svolgimento dell’attività del lavoratore interessato esulino palesemente dalla sfera di applicazione ratione materiae di tale disposizione del regolamento n. 1408/71.
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Conclusioni dell’Avvocato generale Henrik Saugmandsgaard Øe presentate il 12 gennaio 2017:
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Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 2 marzo 2017, C-496/15, Alphonse Eschenbrenner contro Bundesagentur für Arbeit.
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da Landessozialgericht Rheinland-Pfalz, Mainz (Tribunale Superiore per il contenzioso in materia sociale, Land Renania-Palatinato, Magonza, Germania)
Rinvio pregiudiziale – Libera circolazione dei lavoratori – Articolo 45 TFUE – Regolamento (UE) n. 492/2011 – Articolo 7 – Parità di trattamento – Lavoratore frontaliero soggetto all’imposta sul reddito nello Stato membro di residenza – Indennità versata dallo Stato membro di impiego in caso di insolvenza del datore di lavoro – Modalità di calcolo dell’indennità di insolvenza – Considerazione fittizia dell’imposta sul reddito dello Stato membro d’impiego – Indennità di insolvenza inferiore alla retribuzione netta anteriore – Convenzione bilaterale preventiva della doppia imposizione.
L’articolo 45 TFUE e l’articolo 7 del regolamento (UE) n. 492/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, relativo alla libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione, devono essere interpretati nel senso che non ostano a che, in circostanze come quelle in discussione nel procedimento principale, l’importo dell’indennità di insolvenza, accordata da uno Stato membro a un lavoratore frontaliero che non è soggetto all’imposta sul reddito in tale Stato né è tenuto a versare l’imposta a titolo della suddetta indennità, sia determinato detraendo dalla retribuzione posta a base del calcolo della menzionata indennità l’imposta sul reddito, quale applicabile nello Stato in parola, con la conseguenza che siffatto lavoratore frontaliero non riceva, diversamente dalle persone che risiedono e lavorano in tale medesimo Stato, un’indennità corrispondente alla sua retribuzione netta anteriore. La circostanza che detto lavoratore non disponga, nei confronti del suo datore di lavoro, di un credito corrispondente alla parte della sua retribuzione lorda anteriore che non ha percepito a causa della detrazione di cui trattasi, è priva di rilievo a tale riguardo.
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Conclusioni dell’Avvocato generale Melchior Wathelet presentate il 7 settembre 2016:
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Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 9 marzo 2017, C-406/15, Petya Milkova contro Izpalnitelen direktor na Agentsiata za privatizatsia i sledprivatizatsionen kontrol.
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Varhoven administrativen sad (Corte Suprema amministrativa, Bulgaria).
Rinvio pregiudiziale – Politica sociale – Parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro – Convenzione delle Nazioni Unite relativa ai diritti delle persone con disabilità – Articoli 5 e 27 – Direttiva 2000/78/CE – Articolo 7 – Tutela rafforzata in caso di licenziamento di lavoratori subordinati con disabilità – Mancanza di una simile tutela per pubblici impiegati con disabilità – Principio generale di parità di trattamento.
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Conclusioni dell’Avvocato generale Henrik Saugmandsgaard Øe presentate il 27 ottobre 2016:
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Sentenza della Corte (Grande Sezione) del 14 marzo 2017, C-157/15, Samira Achbita e Centrum voor gelijkheid van kansen en voor racismebestrijding contro G4S Secure Solutions NV
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Hof van Cassatie (Corte di cassazione, Belgio)
Rinvio pregiudiziale – Politica sociale – Direttiva 2000/78/CE – Parità di trattamento – Discriminazione basata sulla religione o sulle convinzioni personali – Regolamento interno di un’impresa che vieta ai dipendenti di indossare sul luogo di lavoro segni visibili di natura politica, filosofica o religiosa – Discriminazione diretta – Insussistenza – Discriminazione indiretta – Divieto posto ad una dipendente di indossare il velo islamico.
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Sentenza della Corte (Grande Sezione) del 14 marzo 2017, C-188/15, Asma Bougnaoui e Association de défense des droits de l’homme (ADDH) contro Micropole SA.
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Cour de Cassation (Francia)
Rinvio pregiudiziale – Politica sociale – Direttiva 2000/78/CE – Parità di trattamento – Discriminazione basata sulla religione o sulle convinzioni personali – Requisito essenziale e determinante per lo svolgimento dell’attività lavorativa – Nozione – Desiderio di un cliente che le prestazioni non vengano assicurate da una dipendente che indossa un velo islamico.
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Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 6 aprile 2017, C-668/15, Jyske Finans A/S contro Danimarca
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Vestre Landsret (Corte regionale dell’Ovest, Danimarca)
Rinvio pregiudiziale – Parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica – Direttiva 2000/43/CE – Articolo 2, paragrafo 2, lettere a) e b) – Istituto di credito che richiede un documento di identità supplementare, consistente in una copia del passaporto o del permesso di soggiorno, alle persone che richiedono un prestito per l’acquisto di un autoveicolo e che si sono identificate mediante la loro patente di guida, nella quale è indicato un luogo di nascita situato in un paese che non è membro dell’Unione europea o dell’Associazione europea di libero scambio – Legittimità della richiesta ai sensi dell’art. 2 cit.
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Conclusioni dell’Avvocato generale Nils Wahl presentate il 1 dicembre 2016:
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Sentenza della Corte (Prima Sezione), 13 luglio 2017, C‑354/16, Ute Kleinsteuber contro Mars GmbH
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte dall’Arbeitsgericht Verden (Tribunale del lavoro di Verden, Germania)
Rinvio pregiudiziale – Politica sociale – Direttiva 2000/78/CE – Articoli 1, 2 e 6 – Parità di trattamento – Divieto di discriminazione basata sul sesso – Pensione aziendale – Direttiva 97/81/CE – Accordo quadro sul lavoro a tempo parziale – Clausola 4, punti 1 e 2 – Modalità di calcolo dei diritti a pensione acquisiti – Normativa di uno Stato membro – Trattamento differente dei lavoratori a tempo parziale.
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Sentenza della Corte (Settima Sezione) del 21 giugno 2017, C-449/16, Kerly Del Rosario Martinez Silva contro INPS e Comune di Genova
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Corte d’Appello di Genova.
Rinvio pregiudiziale – Previdenza sociale – Regolamento (CE) n. 883/2004 – Articolo 3 – Prestazioni familiari – Direttiva 2011/98/UE – Articolo 12 – Diritto alla parità di trattamento – Cittadini di paesi terzi titolari di un permesso unico – Diritto al percepimento dell’assegno a favore dei nuclei familiari con almeno tre figli minori istituito dalla legge n. 448 del 1998 – Sussistenza.
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Sentenza della Corte (Prima Sezione), 19 luglio 2017, C‑143/16, Abercrombie & Fitch Italia Srl contro Antonino Bordonaro
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte dalla Corte suprema di cassazione (Italia)
Rinvio pregiudiziale – Politica sociale – Direttiva 2000/78/CE – Parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro – Articolo 2, paragrafo 1 – Articolo 2, paragrafo 2, lettera a) – Articolo 6, paragrafo 1 – Discriminazione fondata sull’età – Contratto di lavoro intermittente che può essere concluso con soggetti con meno di 25 anni di età – Cessazione automatica del contratto di lavoro quando il lavoratore compie 25 anni.
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Conclusioni dell'Avvocato generale Michal Bobek presentate il 23 marzo 2017:
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Sentenza della Corte (Prima Sezione), 5 luglio 2017, C‑190/16, Werner Fries contro Lufthansa CityLine GmbH
Rinvio pregiudiziale – Trasporti aerei – Regolamento (UE) n. 1178/2011 – Allegato I, punto FCL.065, lettera b) – Divieto per i titolari di una licenza di pilota che abbiano raggiunto i 65 anni di età anni di operare come piloti di un aeromobile in attività nel trasporto aereo commerciale – Validità – Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Articolo 15 – Libertà professionale – Articolo 21 – Parità di trattamento – Discriminazione fondata sull’età – Trasporto aereo commerciale – Nozione
1) L’analisi della prima e della seconda questione non ha evidenziato alcun elemento idoneo ad inficiare la validità del punto FCL.065, lettera b), dell’allegato I del regolamento (UE) n. 1178/2011 della Commissione, del 3 novembre 2011, che stabilisce i requisiti tecnici e le procedure amministrative relativamente agli equipaggi dell’aviazione civile ai sensi del regolamento (CE) n. 216/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, alla luce dell’articolo 15, paragrafo 1, o dell’articolo 21, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
2) Il punto FCL.065, lettera b), dell’allegato I del regolamento n. 1178/2011 deve essere interpretato nel senso che esso non vieta al titolare di una licenza di pilota che abbia raggiunto i 65 anni di età né di operare come pilota in voli senza carico o in voli di trasferimento, effettuati nell’ambito dell’attività commerciale di un vettore, senza trasporto di passeggeri, merci o posta, né di operare come istruttore e/o esaminatore a bordo di un aeromobile, senza far parte dell’equipaggio di condotta di volo.
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Sentenza della Corte (Prima Sezione), 18 ottobre 2017, C-409/16, Ypourgos Esoterikon, Ypourgos Ethnikis paideias kai Thriskevmaton contro Maria-Eleni Kalliri
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Symvoulio tis Epikrateias (Consiglio di Stato, Grecia)
Rinvio pregiudiziale – Politica sociale – Direttiva 76/207/CEE – Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e impiego – Discriminazione basata sul sesso – Concorso per l’arruolamento alle scuole di polizia di uno Stato membro – Normativa di questo Stato membro che impone a tutti i candidati per l’ammissione a detto concorso un requisito di statura minima
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Sentenza della Corte (Quinta Sezione), 9 novembre 2017, C-98/15, María Begoña Espadas Recio contro Servicio Público de Empleo Estatal (SPEE)
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Juzgado de lo Social de Barcelona (Tribunale del lavoro n. 33 di Barcellona, Spagna)
Rinvio pregiudiziale – Direttiva 97/81/CE – Accordo quadro UNICE, CEEP e CES sul lavoro a tempo parziale – Clausola 4 – Lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile – Parità di trattamento in materia di previdenza sociale – Direttiva 79/7/CEE – Articolo 4 – Lavoratore a tempo parziale di tipo verticale – Prestazioni di disoccupazione – Normativa nazionale che esclude i periodi di contribuzione dei giorni non lavorati ai fini della determinazione della durata della prestazione
1) La clausola 4, punto 1, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale, concluso il 6 giugno 1997, contenuta nell’allegato della direttiva 97/81/CE del Consiglio, del 15 dicembre 1997, relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall’UNICE, dal CEEP e dalla CES, non è applicabile a una prestazione contributiva di disoccupazione come quella oggetto del procedimento principale.
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=196500&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=355922
Conclusioni dell’Avvocato generale Eleanor Sharpston presentate il 16 marzo 2017:
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Sentenza della Corte (Grande Sezione), 18 luglio 2017, C‑566/15, Konrad Erzberger contro TUI AG, con l’intervento di: Vereinigung Cockpit eV, Betriebsrat der TUI AG/TUI Group Services GmbH, Frank Jakobi, Andreas Barczewski, Peter Bremme, Dierk Hirschel, Michael Pönipp, Wilfried H. Rau, Carola Schwirn, Anette Stempel, Ortwin Strubelt, Marcell Witt, Wolfgang Flintermann, Stefan Weinhofer, ver.di – Vereinte Dienstleistungsgewerkschaft
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte dal Kammergericht (Tribunale superiore del Land di Berlino, Germania)
Rinvio pregiudiziale – Libera circolazione dei lavoratori – Divieto di discriminazione – Elezioni dei rappresentanti dei lavoratori nel consiglio di sorveglianza di una società – Normativa nazionale che limita il diritto di voto attivo e passivo ai soli lavoratori degli stabilimenti situati nel territorio nazionale.
L’articolo 45 TFUE dev’essere interpretato nel senso che esso non osta alla normativa di uno Stato membro, come quella di cui al procedimento principale, in virtù della quale i lavoratori occupati presso gli stabilimenti di un gruppo situati nel territorio di detto Stato membro sono privi del diritto di voto attivo e passivo alle elezioni dei rappresentanti dei lavoratori al consiglio di sorveglianza della società capogruppo, stabilita nel citato Stato membro, nonché, se del caso, del diritto di esercitare o di continuare ad esercitare le funzioni di rappresentante in seno a detto consiglio, allorché tali lavoratori lasciano il proprio posto di lavoro in uno dei citati stabilimenti per essere occupati presso una società partecipata appartenente al medesimo gruppo e stabilita in un altro Stato membro.
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Conclusioni dell'Avvocato generale Henrik Saugmandsgaard Oe presentate il 4 maggio 2017:
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Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 31 maggio 2017, Causa C-420/15, U
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal tribunal de première instance francophone de Bruxelles (tribunale di primo grado francofono di Bruxelles, Belgio)
Rinvio pregiudiziale – Articolo 45 TFUE – Libera circolazione dei lavoratori – Obbligo di immatricolazione di un veicolo appartenente a una persona residente in Belgio e destinato a essere utilizzato in Italia
L’articolo 45 TFUE dev’essere interpretato nel senso che osta a una normativa di uno Stato membro, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, in forza della quale un lavoratore residente è tenuto a immatricolare in tale Stato membro un autoveicolo di cui è il proprietario, ma che è già immatricolato in un altro Stato membro ed è destinato essenzialmente a essere utilizzato nel territorio di quest’ultimo Stato.
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Previdenza sociale – Regolamento n. 1408/71
Sentenza della Corte (Prima Sezione) 1° febbraio 2017, C-430/15, Secretary of State for Work and Pensions contro Tolley
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Supreme Court of the United Kingdom (Corte suprema del Regno Unito)
Rinvio pregiudiziale – Previdenza sociale – Regolamento (CEE) n. 1408/71 – Componente ‟mancanza di autonomia” dell’assegno di sussistenza per persone con disabilità (disability living allowance) – Persona assicurata contro il rischio di vecchiaia che ha cessato definitivamente qualsiasi attività professionale – Nozioni di ‟prestazione di malattia” e di ‟prestazione d’invalidità” – Esportabilità
1) Una prestazione quale la componente «mancanza di autonomia» dell’assegno di sussistenza per persone con disabilità (disability living allowance) costituisce una prestazione di malattia ai sensi del regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno della Comunità, nella versione modificata e aggiornata dal regolamento (CE) n. 118/97 del Consiglio, del 2 dicembre 1996, come modificato dal regolamento (CE) n. 307/1999 del Consiglio dell’8 febbraio 1999.
2) L’articolo 13, paragrafo 2, lettera f), del regolamento n. 1408/71, nella versione modificata e aggiornata dal regolamento n. 118/97, come modificato dal regolamento n. 307/1999, dev’essere interpretato nel senso che il fatto che una persona abbia acquisito diritti a una pensione di vecchiaia sulla base dei contributi versati nel corso di un determinato periodo al regime previdenziale di uno Stato membro non osta a che la legislazione di tale Stato membro possa successivamente cessare di essere applicabile a tale persona. Spetta al giudice nazionale determinare, in considerazione delle circostanze della controversia di cui è investito e delle disposizioni del diritto nazionale applicabile, in quale momento tale legislazione ha cessato di essere applicabile a detta persona.
3) L’articolo 22, paragrafo 1, lettera b), del regolamento n. 1408/71, nella versione modificata e aggiornata dal regolamento n. 118/97, come modificato dal regolamento n. 307/1999, dev’essere interpretato nel senso che osta a che la legislazione dello Stato competente subordini il beneficio di un assegno come quello di cui al procedimento principale a un requisito di residenza e di soggiorno nel territorio di tale Stato membro.
4) L’articolo 22, paragrafo 1, lettera b), e l’articolo 22, paragrafo 2, del regolamento n. 1408/71, nella versione modificata e aggiornata dal regolamento n. 118/97, come modificato dal regolamento n. 307/1999, devonessere interpretati nel senso che una persona che si trova in una situazione come quella di cui al procedimento principale conserva il diritto a percepire le prestazioni contemplate da tale prima disposizione dopo aver trasferito la propria residenza in uno Stato membro diverso dallo Stato competente, a condizione che abbia ottenuto un’autorizzazione a tal fine.
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Conclusioni dell’Avvocato generale Henrik Saugmandsgaard Øe presentate il 5 ottobre 2016:
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Sentenza della Corte (Terza Sezione), 13 luglio 2017, C‑89/16, Radosław Szoja contro Sociálna poisťovňa, con l’intervento di WEBUNG, s.r.o.
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte dal Najvyšší súd Slovenskej republiky (Corte suprema della Repubblica slovacca)
Rinvio pregiudiziale – Applicazione dei regimi previdenziali – Lavoratori migranti – Persona che esercita un’attività subordinata e un’attività autonoma in due diversi Stati membri – Determinazione della legislazione applicabile – Regolamento (CE) n. 883/2004 – Articolo 13, paragrafo 3 – Regolamento (CE) n. 987/2009 – Articolo 14, paragrafo 5 ter – Articolo 16 – Effetti delle decisioni della commissione amministrativa per il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale – Irricevibilità.
L’articolo 13, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, come modificato dal regolamento (UE) n. 465/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2012, deve essere interpretato nel senso che, ai fini della determinazione della legislazione nazionale applicabile ai sensi di tale disposizione a una persona, come il ricorrente nel procedimento principale, che esercita abitualmente un’attività subordinata e un’attività lavorativa autonoma in vari Stati membri, si deve tenere conto dei requisiti posti dall’articolo 14, paragrafo 5 ter, e dall’articolo 16 del regolamento (CE) n. 987/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento n. 883/2004, come modificato dal regolamento n. 465/2012.
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=%2522rinvio%2Bpregiudiziale%2522&docid=192692&pageIndex=0&doclang=IT&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=1164059#ctx1
Sentenza della Corte (Decima Sezione) del 6 aprile 2017, C-336/15, Unionen contro Almega Tjänsteförbunden, ISS Facility Services AB
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Arbetsdomstolen (Tribunale del lavoro, Svezia).
Rinvio pregiudiziale ‐ Politica sociale – Direttiva 2001/23/CE – Articolo 3 – Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di imprese – Contratti collettivi applicabili al cessionario e al cedente – Termini di preavviso supplementare concesso ai lavoratori licenziati – Rilevanza dell’anzianità acquisita presso il cedente - Sussistenza.
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Conclusioni dell’Avvocato generale E. Tanchev presentate il 1 febbraio 2017:
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Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 27 aprile 2017, C-680/15 e C-681/15, Asklepios Kliniken Langen-Seligenstadt GmbH e Asklepios Dienstleistungsgesellschaft mbH contro Ivan Felja e Vittoria Graf
Domande di pronuncia pregiudiziale proposte dal Bundesarbeitsgericht (Corte federale del lavoro, Germania)
Rinvio pregiudiziale – Trasferimento d’impresa – Mantenimento dei diritti dei lavoratori – Direttiva 2001/23/CE – Articolo 3 – Contratto di lavoro – Normativa di uno Stato membro che autorizza la stipulazione di clausole che rinviano a contratti collettivi di lavoro successivi alla data del trasferimento – Opponibilità al cessionario
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=%2522rinvio%2Bpregiudiziale%2522&docid=190164&pageIndex=0&doclang=it&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=325408#ctx1
Conclusioni dell’Avvocato generale Yves Bot presentate il 19 gennaio 2017:
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=%2522rinvio%2Bpregiudiziale%2522&docid=186977&pageIndex=0&doclang=it&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=325408#ctx1
Sentenza della Corte (Ottava Sezione), 20 luglio 2017, C‑416/16, Luís Manuel Piscarreta Ricardo contro Portimão Urbis EM SA, in liquidazione, Município de Portimão, Emarp – Empresa Municipal de Águas e Resíduos de Portimão EM SA
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte dal Tribunal Judicial da Comarca de Faro (Tribunale distrettuale di Faro, Portogallo)
Rinvio pregiudiziale – Direttiva 2001/23 – Articolo 1, paragrafo 1, lettera b) – Articolo 2, paragrafo 1, lettera d) – Trasferimenti di imprese – Mantenimento dei diritti dei lavoratori – Ambito di applicazione – Nozioni di “lavoratore” e di “trasferimento di stabilimento”.
1) L’articolo 1, paragrafo 1, della direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti, dev’essere interpretato nel senso che una situazione nella quale un’impresa comunale, il cui unico azionista è un comune, è sciolta mediante delibera dell’organo esecutivo di tale comune, e le cui attività sono trasferite in parte a detto comune, per essere esercitate direttamente da quest’ultimo, e in parte a un’altra impresa comunale ricostituita a tal fine, di cui questo stesso comune è parimenti unico azionista, rientra nel campo di applicazione della suddetta direttiva, a condizione che l’identità dell’impresa di cui trattasi sia conservata dopo il trasferimento, circostanza che spetta al giudice del rinvio accertare.
2) Una persona, quale il ricorrente nel procedimento principale, che, per via della sospensione del suo contratto di lavoro, non si trova nell’esercizio effettivo delle sue funzioni, rientra nella nozione di «lavoratore», ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera d), della direttiva 2001/23, allorché risulta essere tutelata come lavoratore dalla legislazione nazionale in questione, circostanza che spetta tuttavia al giudice del rinvio verificare. Fatta salva tale verifica, in circostanze come quelle di cui al procedimento principale, i diritti e gli obblighi derivanti dal suo contratto di lavoro devono essere considerati trasferiti al cessionario, conformemente all’articolo 3, paragrafo 1, di tale direttiva.
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=%2522rinvio%2Bpregiudiziale%2522&docid=193033&pageIndex=0&doclang=IT&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=777339#ctx1
Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 22 giugno 2017, C-126/16, Federatie Nederlandse Vakvereniging, Karin van den Burg-Vergeer, Lyoba Tanja Alida Kukupessy, Danielle Paase-Teeuwen, Astrid Johanna Geertruda Petronelle Schenk contro Smallsteps BV.
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da Rechtbank Midden-Nederland (Tribunale dei Paesi Bassi Centrali)
Rinvio pregiudiziale – Direttiva 2001/23/CE – Articoli da 3 a 5 – Trasferimenti d’impresa – Mantenimento dei diritti dei lavoratori – Eccezioni – Procedura d’insolvenza – “pre-pack” – Sopravvivenza di un’impresa – Nozione.
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Conclusioni dell’Avvocato generale Paolo Mengozzi presentate il 29 marzo 2017:
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Sentenza della Corte (Decima Sezione), 19 ottobre 2017, C-200/16, Securitas - Serviços e Tecnologia de Segurança SA contro ICTS Portugal – Consultadoria de Aviação Comercial SA, Arthur George Resendes e altri
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Supremo Tribunal de Justiça (Corte suprema, Portogallo)
Rinvio pregiudiziale – Direttiva 2001/23/CE – Articolo 1, paragrafo 1 – Trasferimenti di impresa o di stabilimento – Mantenimento dei diritti dei lavoratori – Obbligo di riassunzione dei lavoratori da parte del cessionario – Prestazione di servizi di custodia e di sicurezza svolta da un’impresa – Procedura di gara – Aggiudicazione dell’appalto a un’altra impresa – Mancata riassunzione del personale – Disposizione nazionale che esclude dalla nozione di “trasferimento di impresa o di stabilimento” la perdita di un cliente da parte di un operatore in seguito all’aggiudicazione di un appalto di servizi a un altro operatore.
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=rinvio%2Bpregiudiziale&docid=195740&pageIndex=0&doclang=it&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=62687#ctx1
Direttiva 2010/18/UE - Congedo parentale
Sentenza della Corte (Seconda Sezione), 7 settembre 2017, C-174/16, H. contro Land Berlin.
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Verwaltungsgericht Berlin (Tribunale amministrativo di Berlino, Germania)
Rinvio pregiudiziale – Politica sociale – Direttiva 2010/18/UE – Accordo-quadro riveduto sul congedo parentale – Clausola 5, punti 1 e 2 – Ritorno dal congedo parentale – Diritto di ritornare allo stesso posto di lavoro o ad un lavoro equivalente o analogo – Mantenimento dei diritti acquisiti o in via di acquisizione – Pubblico dipendente di un Land promosso quale dipendente in prova ad un posto con funzioni direttive – Normativa di tale Land che prevede ipso iure la fine del periodo di prova senza possibilità di proroga al termine di un periodo di due anni, anche in caso di assenza correlata ad un congedo parentale – Incompatibilità – Conseguenze.
1) La clausola 5, punti 1 e 2, dell’accordo quadro riveduto sul congedo parentale allegato alla direttiva 2010/18/UE del Consiglio, dell’8 marzo 2010, che attua l’accordo quadro riveduto in materia di congedo parentale concluso da BUSINESSEUROPE, UEAPME, CEEP e CES e abroga la direttiva 96/34/CE, dev’essere interpretata nel senso che essa osta ad una normativa nazionale, come quella oggetto del procedimento principale, che subordini la promozione definitiva ad un posto di direzione nell’ambito di un rapporto di pubblico impiego alla condizione che il candidato selezionato effettui con successo un periodo di prova preliminare di due anni su tale posto e per effetto della quale, in una situazione in cui il candidato medesimo sia stato, per tutto o parte del periodo di prova, in congedo parentale, ivi trovandosi ancora, il periodo di prova di cui trattasi si concluda ex lege al termine di tale periodo di due anni, senza possibilità di proroga, ove l’interessato sia conseguentemente reintegrato, al momento del rientro dal congedo parentale, nelle funzioni di grado inferiore, sia dal punto di vista statutario che retributivo, occupate anteriormente alla sua ammissione al periodo di prova stesso. Il contrasto con tale clausola non può essere giustificato dall’obiettivo perseguito dal medesimo periodo di prova, consistente nel permettere la verifica dell’idoneità a ricoprire il posto di direzione.
2) Spetta al giudice del rinvio, se necessario disapplicando la normativa nazionale oggetto del procedimento principale, verificare, come imposto dalla clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro riveduto sul congedo parentale allegato alla direttiva 2010/18, se, in circostanze come quelle in esame nel procedimento principale, per il Land interessato, in qualità di datore di lavoro, fosse oggettivamente impossibile consentire all’interessata di ritornare allo stesso posto di lavoro al termine del congedo parentale e, in caso affermativo, garantire che a quest’ultima sia attribuito un posto di lavoro equivalente o analogo corrispondente al suo contratto o al suo rapporto di lavoro, senza che tale assegnazione di posto possa essere subordinata alla previa effettuazione di una nuova procedura di selezione. Spetta parimenti al giudice medesimo garantire che, al termine del congedo parentale, l’interessata possa proseguire, per lo stesso posto nel quale sia ritornata o che le sia stato assegnato ex novo, un periodo di prova a condizioni conformi ai requisiti dettati dalla clausola 5, punto 2, dell’accordo quadro riveduto
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=194106&pageIndex=0&doclang=it&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=936035
Conclusioni dell’Avvocato Generale Paolo Mengozzi presentate il 26 aprile 2017:
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Direttiva 1990/70/CE - Contratti a tempo determinato
Sentenza della Corte (Decima Sezione), 20 dicembre 2017, C-158/16, Margarita Isabel Vega González contro Consejería de Hacienda y Sector Público del Gobierno del Principado de Asturias
Domanda di pronuncia pregiudiziale dallo Juzgado de lo Contencioso-Administrativo n. 1 de Oviedo (Tribunale amministrativo n. 1 di Oviedo, Spagna)
Rinvio pregiudiziale – Politica sociale – Direttiva 1999/70/CE – Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato – Clausola 4 – Principio di non discriminazione – Nozione di “condizioni di impiego” – Collocamento nella posizione amministrativa di aspettativa per incarichi particolari – Normativa nazionale che prevede la concessione di un’aspettativa per incarichi particolari in caso di elezione a cariche pubbliche ai soli funzionari di ruolo, ad esclusione dei funzionari ad interim.
1) La clausola 4, punto 1, dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che la nozione di «condizioni di impiego», di cui a tale disposizione, ricomprende il diritto, per un lavoratore che sia stato eletto a una funzione parlamentare, di beneficiare di un’aspettativa speciale, prevista dalla normativa nazionale, in forza della quale il rapporto di lavoro è sospeso, in modo tale per cui la conservazione del posto di tale lavoratore e il suo diritto all’avanzamento di carriera sono garantiti fino allo scadere del suo mandato parlamentare.
2) La clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato che figura in allegato alla direttiva 1999/70 deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, la quale escluda in modo assoluto la concessione a un lavoratore a tempo determinato, al fine di esercitare un mandato politico, di un’aspettativa in forza della quale il rapporto di lavoro è sospeso fino alla reintegrazione di tale lavoratore allo scadere di detto mandato, mentre tale diritto è riconosciuto ai lavoratori a tempo indeterminato.
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=rinvio%2Bpregiudiziale&docid=198074&pageIndex=0&doclang=it&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=346362#ctx1
Conclusioni dell’Avvocato Generale Eleanor Sharpston presentate il 7 settembre 2017:
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=rinvio%2Bpregiudiziale&docid=194117&pageIndex=0&doclang=it&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=346362#ctx1
Sentenza della Corte (Decima Sezione), 21 settembre 2017, C-149/16, Halina Socha e altri contro Szpital Specjalistyczny im. A. Falkiewicza we Wrocławiu
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Sąd Rejonowy dla Wrocławia-Śródmieścia we Wrocławiu (Tribunale circondariale di Breslavia-centro a Breslavia, Polonia)
Rinvio pregiudiziale – Politica sociale – Licenziamenti collettivi – Direttiva 98/59/CE – Articolo 1, paragrafo 1 – Nozione di “licenziamento” – Assimilazione ai licenziamenti delle “cessazioni del contratto di lavoro verificatesi per iniziativa del datore di lavoro” – Modifica unilaterale, da parte del datore di lavoro, delle condizioni di lavoro e salariali.
L’articolo 1, paragrafo 1, e l’articolo 2 della direttiva 98/59/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi, devono essere interpretati nel senso che un datore di lavoro è tenuto a procedere alle consultazioni di cui all’articolo 2 qualora preveda di effettuare, a sfavore dei lavoratori, una modifica unilaterale delle condizioni salariali che, in caso di rifiuto da parte di questi ultimi, comporta la cessazione del rapporto di lavoro, nei limiti in cui siano soddisfatte le condizioni previste dall’articolo 1, paragrafo 1, di tale direttiva, circostanza che spetta al giudice del rinvio accertare
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=194783&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=936035
Conclusioni dell’Avvocato Generale Yves Bot presentate il 17 maggio 2017:
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=190750&pageIndex=0&doclang=it&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=936035
Sentenza della Corte (Quarta Sezione), 26 luglio 2017, C‑175/16, Hannele Hälvä, Sari Naukkarinen, Pirjo Paajanen, Satu Piik contro SOS-Lapsikylä ry
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte dal Korkein oikeus (Corte suprema, Finlandia)
Rinvio pregiudiziale – Direttiva 2003/88/CE – Articolo 17 – Tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori – Organizzazione dell’orario di lavoro – Indennità complementari – Associazione di tutela dell’infanzia – “Genitori del villaggio dei bambini” – Assenza temporanea dei “genitori” titolari – Lavoratrici impiegate in veste di “genitori” sostituti – Nozione
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=%2522rinvio%2Bpregiudiziale%2522&docid=193217&pageIndex=0&doclang=IT&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=777339#ctx1
Conclusioni dell'Avvocato Generale Melchior Wathelet presentate il 6 aprile 2017:
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Sentenza della Corte (Quinta Sezione), 19 ottobre 2017, C-531/15, Elda Otero Ramos contro Servicio Galego de Saúde, Instituto Nacional de la Seguridad Social
Rinvio pregiudiziale – Direttiva 92/85/CEE – Articolo 4, paragrafo 1 – Protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori – Lavoratrice in periodo di allattamento – Valutazione dei rischi associati al posto di lavoro – Contestazione da parte della lavoratrice interessata – Direttiva 2006/54/CE – Articolo 19 – Parità di trattamento – Discriminazione basata sul sesso – Onere della prova.
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Conclusioni dell'Avvocato generale Eleanor Sharpston, presentate il 7 aprile 2017:
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Sentenza della Corte (Quinta Sezione), 29 novembre 2017, C-214/16, C. King contro The Sash Window Workshop Ltd e Richard Dollar
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da Court of Appeal (England & Wales) (Civil Division) [Corte d’appello (Inghilterra e Galles) (Sezione Civile), Regno Unito]
Rinvio pregiudiziale – Tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori – Direttiva 2003/88/CE – Organizzazione dell’orario di lavoro – Articolo 7 – Indennità per ferie annuali non godute versata alla cessazione del rapporto di lavoro – Disciplina nazionale che impone a un lavoratore di prendere le ferie annuali senza che sia determinata la retribuzione per tali ferie
1) L’articolo 7 della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, e il diritto a un ricorso effettivo, sancito all’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, devono essere interpretati nel senso che, nel caso di una controversia tra un lavoratore e un datore di lavoro in merito alla questione se il lavoratore abbia diritto alle ferie annuali retribuite ai sensi ai sensi del primo di tali articoli, ostano a che il lavoratore debba anzitutto beneficiare delle ferie prima di poter stabilire se ha diritto a essere retribuito per tali ferie.
2) L’articolo 7 della direttiva 2003/88 deve essere interpretato nel senso che osta a disposizioni o a prassi nazionali secondo le quali un lavoratore non può riportare e, se del caso, cumulare, fino al momento in cui il suo rapporto di lavoro termina, i diritti alle ferie annuali retribuite non godute nell’arco di più periodi di riferimento consecutivi, a causa del rifiuto del datore di lavoro di retribuire tali ferie.
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=197263&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=355702
Conclusioni dell’Avvocato generale Evgeni Tanchev presentate l’8 giugno 2017:
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=191322&pageIndex=0&doclang=it&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=355702
Sentenza della Corte (Seconda Sezione), 9 novembre 2017, C-306/16, António Fernando Maio Marques da Rosa contro Varzim Sol – Turismo, Jogo e Animação, SA
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunal da Relação do Porto (Corte d’appello di Porto, Portogallo)
Rinvio pregiudiziale – Tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori – Direttiva 2003/88/CE – Articolo 5 – Riposo settimanale – Normativa nazionale che prevede un giorno almeno di riposo per ogni periodo di sette giorni – Periodi di più di sei giorni di lavoro consecutivi
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Conclusioni dell’Avvocato generale Henrik Saugmandsgaard Øe presentate il 21 giugno 2017:
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=192053&pageIndex=0&doclang=it&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=355851