Source: https://ottantunozerotto.wordpress.com/page/10/
Timestamp: 2018-03-21 10:41:17+00:00
Document Index: 86038657

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 41', 'art. 176', 'art. 41', 'art. 18', 'art. 41', 'art. 28']

OTTANTUNOZEROTTO.it – Pagina 10 – L'insostenibile leggerezza del rischio
Una delle questioni relative alle modifiche introdotte dal Decreto correttivo (D.Lgs. n. 106/2009) al D.Lgs. n. 81/2008 di cui meno si sente parlare è quella riguardante le visite mediche preassuntive…
Eppure si discute da almeno una ventina di anni tra gli addetti ai lavori della liceità o meno di queste visite a fronte del divieto sancito dall’articolo 5 dello Statuto dei lavoratori, dunque consentitemi un minimo di stupore se oggi vedo che nessuno dibatte dell’argomento quando, in passato, si sono scatenate vere proprie battaglie giudiziarie con tanto di innalzamento di barricate ideologiche. Di colpo, invece, pare che non gliene importi più a nessuno. Boh, valli a capire gli italiani…
Ma forse non è nemmeno ignavia, magari, semplicemente si tratta di un banale ripensamento da parte di coloro i quali ritenevano che le visite mediche preassuntive potessero essere uno strumento di discriminazione rivolto contro il lavoratore, una sorta di selezione eugenetica del mercato del lavoro.
Ciò che mi meraviglia ancor di più è il fatto che nessuno discuta dell’aspetto più rilevante della questione, ovvero che si sia passati dal divieto, all’obbligo di esecuzione di tali visite.
Forse proprio perché se ne è parlato così tanto in passato, i più sono stati colti di sorpresa, al punto da non averci fatto caso, ritenendo istintivamente che il legislatore si fosse limitato a rendere possibile ciò che prima era vietato.
Ma l’aspetto rilevante è proprio questo: le visite mediche preassuntive adesso sono obbligatorie…Ovviamente in tutti i casi in cui è prevista la sorveglianza sanitaria. Sono invece vietate in tutti gli altri casi, essendo tuttora in vigore l’art. 5 dello Statuto dei lavoratori.
L’obbligatorietà di tale adempimento discende, banalmente, dalla lettura dell’art. 41, comma 2, lett. e-bis) del D.Lgs. n. 81/2008:
Dunque, come appare evidente, la visita medica preventiva in fase preassuntiva non è altro che una delle fasi della sorveglianza sanitaria, obbligatoria come tutte le altre, e finalizzata alla verifica dell’idoneità del lavoratore alla mansione cui dovrà essere assegnato.
Pertanto quando la norma impone, per esempio attraverso l’art. 176, che i lavoratori addetti al lavoro al videoterminale siano sottoposti alla sorveglianza sanitaria di cui all’art. 41, ovviamente essa non potrà che comprendere anche le visite mediche in fase preassuntiva.
Il datore di lavoro che non provveda all’esecuzione di tale visita, è punibile per la violazione dell’obbligo sancito dall’art. 18, comma 1, lett. bb), il quale dispone di vigilare affinchè il lavoratore sia adibito alla mansione solo dopo che sia stato emesso il giudizio di idoneità. Si rischia la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 4.500 Euro.
Mi pare che ce ne sia abbastanza da far discutere, anche perché viene ad essere rivoluzionato il modus operandi dei medici competenti e dei datori di lavoro che, sinora, si era basato sullo svolgimento delle visite mediche preventive, le quali dovevano comunque essere effettuate prima dell’adibizione del lavoratore alla mansione, ma in ogni caso dopo l’assunzione.
Ovviamente non mancano i dubbi interpretativi. Infatti non essendo stato abrogato l’art. 41, comma 2, lett. a), ci si interroga se il medico competente dovrà procedere all’esecuzione della visita medica preventiva, dopo aver effettuato quella preassuntiva, la qual cosa sarebbe talmente illogica perfino per il nostro legislatore, che pure ci ha abituato a simili numeri da circo. Personalmente ritengo che essendo la visita preassuntiva anche “preventiva”, come riportato nella lett. e-bis), essa assolva contemporaneamente all’obbligo di cui alla lett. a), ma quello che penso io vale poco.
Per dovere di cronaca, specifico che sono in molti a ritenere che, in realtà, quella della visita medica preassuntiva sia una facoltà e non un obbligo per il datore di lavoro. L’interpretazione letterale della norma, in verità, non lascia alcun dubbio circa la sua obbligatorietà, ma di tutto ciò che mi stupisce riguardo a questa faccenda e che mi ha spinto a scrivere il presente post, la cosa che mi sorprenderebbe di meno è se saltasse fuori che, in effetti, il legislatore avrebbe voluto solo consentire lo svolgimento di tali visite, mentre per come ha scritto la norma è riuscito a renderle obbligatorie.
(Metalegge di Cooper)
Autore Ing. Andrea RotellaScritto il 28 ottobre 2009 12 aprile 2017 Categorie sorveglianza sanitariaLeave a comment on L’obbligo delle visite mediche preassuntive
Autore Ing. Andrea RotellaScritto il 10 settembre 2009 12 aprile 2017 Categorie incidentiLeave a comment on D.Lgs. n. 81/2008 e Deuteronomio
Autore Ing. Andrea RotellaScritto il 26 agosto 2009 25 ottobre 2016 Categorie Senza categoriaLeave a comment on La nuova comunicazione del nominativo del RLS all’INAIL
DVR e D.Lgs. 106/2009: l’unica certezza è la data
Beato colui che non si aspetta nulla, perché non sarà mai deluso…
Ma è inutile negare che in molti un pensierino l’avevano fatto all’ipotesi che il tanto atteso decreto correttivo potesse riuscire ad alleviare il carico di burocrazia di cui la normativa in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro è endemicamente affetta.
Quantomeno ci si attendeva che alcuni nodi insoluti in essa presenti (es. la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato, la definizione di rischio chimico irrilevante per la salute e basso per la sicurezza) sarebbero stati infine sciolti. Così, evidentemente non è stato e, nell’attesa che chi di dovere si ricordi finalmente di fare il suo dovere, saremo comunque costretti a fare i conti con la tassatività delle disposizioni del Testo unico.
Questo è il bicchiere mezzo vuoto, ma vi è anche un mezzo pieno dal quale gli ottimisti potranno dissetarsi o, quantomeno, placare l’arsura delle loro gole. Come sempre in questi casi, basta sapersi accontentare e i più bravi, leggendo tra le righe delle nuove disposizioni, sapranno certamente riuscire a trovare la giusta sintesi tra teoria e pratica.
Diamo un’occhiata, ad esempio, alle modifiche introdotte all’art. 28 del D.Lgs.81/2008, così come modificato dal decreto correttivo.
Viene aggiunto ad esempio l’obbligo di valutare i rischi connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro. In realtà, sussistendo da sempre (o quasi) l’obbligo per il datore di lavoro di valutare “tutti” i rischi, non si può parlare di una vera e propria introduzione, ma il segnale è comunque importante, stante anche il fatto che la maggiore novità del Testo unico era stata proprio quella di allargare le tutele a tutti i lavoratori, a prescindere dalla tipologia contrattuale.
È evidente come il nuovo obbligo si riferisca, in particolare, alle forme di prestazione di lavoro “flessibili”, categorie che vedono un numero sempre più crescente di lavoratori farne parte (+2,4% nel biennio 2007-2008) e, purtroppo, quelle maggiormente coinvolte in infortuni. I dati che seguono si riferiscono alle statistiche INAIL nel quinquennio 2004-2008:
Infortuni mortali che hanno visto coinvolti lavoratori parasubordinati: +53,8%
Infortuni in complesso che hanno visto coinvolti lavoratori parasubordinati: +17,7%
Vale la pena evidenziare come tutte le altre tipologie contrattuali (apprendisti, autonomi e dipendenti), nel medesimo quinquennio hanno visto ridursi il numero di infortuni.
Dunque ben venga il richiamo del legislatore a tenere in conto anche degli aspetti contrattuali nella valutazione del rischio. Peccato però che il problema non risieda nella mancanza di volontà da parte delle aziende nel voler tutelare questi soggetti, ma principalmente nell’inadeguatezza della normativa che li tutela, ovvero nello stesso D.Lgs. 81/2008 che sostanzialmente non fa altro che estendere le misure di tutela previste per i lavoratori subordinati a tempo indeterminato a queste tipologie contrattuali, senza tener conto delle loro peculiarità (frammentazione e discontinuità delle prestazioni, in primis) e dell’impossibilità di far coincidere molte delle misure di protezione imposte con la realtà del mercato del lavoro. Peccato che il legislatore non voglia rendersi conto di questa semplice realtà e continui a ritenere, nonostante le evidenze statistiche, che lavoratori subordinati e parasubordinati debbano essere trattati in modo identico: non sono le misure di tutela a dover coincidere, ma i livelli di tutela.
Sempre a proposito di cose poco chiare per lo stesso legislatore ho salutato con estremo favore l’ulteriore proroga per l’entrata in vigore dell’obbligo di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato. Intendiamoci, non che io sia un amante delle proroghe, tutt’altro… Ma che senso ha imporre un obbligo a cui non si sa come adempiere? A partire dall’entrata in vigore del D.Lgs. 81/2008, sulle modalità di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato si è sentito dire di tutto: dalla somministrazione di test reperibili nelle pagine centrali di Novella 2000 fino all’ipotesi di sottoporre tutti i lavoratori a colloquio con uno psicologo… In assenza di qualunque indicazione, il rischio è solo quello di produrre l’ennesimo pezzo di carta fine a se stesso, l’ennesimo trionfo della burocrazia. Non che il rischio non si corra ugualmente, sia chiaro: se la Commissione consultiva permanente non elabora le indicazioni previste, l’unica certezza è che il 1° agosto 2010 l’obbligo di valutazione entrerà comunque in vigore e chi s’è visto, s’è visto. A meno di altre proroghe… La proroga è di fatto l’unità di misura dello scollamento esistente tra la teoria di chi fa le leggi e la pratica di chi le deve applicare.
E infatti di proroga ha goduto in passato anche un ulteriore adempimento riguardante il DVR: la data certa. Sull’utilità o meno di questo obbligo si è già discusso ampiamente: i suoi sostenitori lo considerano un indispensabile elemento per garantire il requisito dell’opponibilità ai terzi del DVR; i suoi detrattori, tra cui il sottoscritto, ritengono che esso rappresenti solo l’ennesimo fardello puramente formale della norma. Poiché, nonostante la possibilità di eliminare tale requisito una volta per tutte, esso è stato mantenuto, evidentemente i suoi fans hanno ragione. Mi si dirà: “Tuttavia è stata aggiunta la possibilità di soddisfare il requisito della data certa anche semplicemente con la firma di datore di lavoro, RSPP, medico competente e Rappresentante dei lavoratori, dovresti essere contento!”. Diciamo che sono curioso di vedere come verrà interpretata la cosa dagli organi di vigilanza quando si troveranno aziende nelle quali il datore di lavoro svolge anche l’incarico di RSPP, il medico competente non è necessario, i lavoratori non hanno eletto alcun RLS e non è stato assegnato alcun RLS territoriale all’azienda. E qualora fosse presente un rappresentante territoriale, voglio proprio vedere quanto tempo impiegherà per andare a firmare i DVR per le aziende di cui egli è rappresentante (visto che tra l’altro ora il DVR deve essere consultato in azienda). E nel frattempo il documento di valutazione dei rischi è come se non fosse stato redatto?
Altro che la promessa riduzione delle formalità… Come diceva Ennio Flaiano “Gli presentano il progetto per lo snellimento della burocrazia. Ringrazia vivamente. Deplora l’assenza del modulo H. Conclude che passerà il progetto, per un sollecito esame, all’ufficio competente, che sta creando.“. Non dimentichiamo che siamo in Italia, un Paese edificato su solide fondamenta di timbri e marche da bollo, alla fine i peccatori potranno trovare comodo rifugio sotto l’ala protettrice di un sicuro timbro postale.
Alle certezze sinora acquisite si va ad aggiungere l’ulteriore elemento di concretezza rappresentato dalle nuove indicazioni che il legislatore fornisce per consentirci di redigere un DVR, in quanto ora sappiamo che esso deve essere ispirato a criteri di:
Questo si chiama parlare chiaro!
Adesso verrò accusato di essere il solito ingegnere rozzo che non è in grado di comprendere la raffinata e accurata scelta dei termini, ma mi chiedo: se lo scopo è quello di redigere un documento di valutazione dei rischi completo e idoneo a svolgere la sua funzione quale strumento di pianificazione, si potranno contestare documenti completi ma prolissi? E chi giudicherà la comprensibilità, brevità e semplicità dei documenti? Una commissione presieduta da Umberto Eco? E, al contrario, si potrà essere accusati di essere stati troppo brevi nella definizione dei contenuti?
Un’altra occasione persa per dare qualche indicazione veramente utile e soprattutto per definire una volta per tutte una bozza, un canovaccio, una linea guida ufficiale dei criteri di redazione di un DVR.
Ritornando alle nostre certezze, viene per fortuna recuperato il rodato meccanismo che consente di redigere il documento di valutazione dei rischi entro 90 gg dall’inizio di una nuova attività, oppure entro 30 gg in caso di modifiche di un’attività esistente o in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione o a seguito di infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità, fermo restando, in tutti i casi, l’obbligo di effettuare immediatamente la valutazione dei rischi. Sarò pragmatico, ma per me è tutto un po’ più chiaro quando vengono usati i numeri o tecniche quantitative per definire con certezza gli obblighi.
Autore Ing. Andrea RotellaScritto il 18 agosto 2009 12 aprile 2017 Categorie valutazione dei rischiLeave a comment on DVR e D.Lgs. 106/2009: l’unica certezza è la data
Autore Ing. Andrea RotellaScritto il 17 luglio 2009 25 ottobre 2016 Categorie Senza categoriaLeave a comment on Construction Wars IV – L’impero colpisce ancora