Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-26741-del-22-12-2016
Timestamp: 2020-08-11 16:35:37+00:00
Document Index: 154612579

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 15', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 9', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 26741 del 22/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26741 del 22/12/2016
Cassazione civile, sez. trib., 22/12/2016, (ud. 05/12/2016, dep.22/12/2016), n. 26741
sul ricorso 26582-2011 proposto da:
avverso la sentenza n. 155/2010 della COMM. TRIB. REG. di ANCONA,
L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione su un motivo avverso la sentenza la Commissione Tributaria Regionale delle Marche, meglio indicata in epigrafe, con la quale, rigettando l’appello dell’Ufficio, è stata confermata l’illegittimità del diniego alla domanda di chiusura liti della L n. 289 del 2002, ex art. 9, relativa agli anni di imposta 2000, 2001 e 2002 avanzata dalla società A.T. SRL (già Autosalone Carburi Tino SRL).
2.2. La definizione automatica degli anni pregressi, prevista dalla L. n. 289 del 2002, art. 9, presupponendo l’assenza di qualsivoglia attività accertativa da parte dell’Amministrazione, è preclusa, ai sensi del comma 14, lett. a), qualora “alla data di entrata in vigore della presente legge, sia stato notificato processo verbale di constatazione con esito positivo”.
Tale preclusione trova il suo contraltare nella diversa possibilità di definizione prevista dalla L n. 289 del 2002, art. 15 che, al comma 1, recita “i processi verbali di constatazione relativamente ai quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, non è stato notificato avviso di accertamento ovvero ricevuto invito al contraddittorio, possono essere definiti secondo le modalità previste dal presente articolo, senza applicazione di interessi, indennità di mora e sanzioni salvo quanto previsto dal comma 4, lettera b – bis)”.
2.3. Ciò premesso in diritto, si deve rilevare che dal ricorso – ove nel motivo è esplicitato che il pvc riguardava l’IVA e ne sono trascritti i passi salienti (fol. 5/9) afferenti gli esiti della verifica su operazioni infracomunitarie e sull’applicazione del regime del margine- che il debito tributario in esame era relativo esclusivamente all’IVA e che la parte aveva chiesto di definirlo ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 9. Tale circostanza risulta tranciante.
2.4. Invero, come affermato da Cass. 23 settembre 2011, n. 19546. (conforme Cass. 23 maggio 2012, n. 8110), la sentenza della Corte di Giustizia CE 17 luglio 2008, in causa C- 132/06 ha affermato che la Repubblica Italiana è venuta meno agli obblighi di cui agli artt. 2 e 22 della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388 CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative all’I.V.A., per avere previsto, con la L. 27 dicembre 2002, n. 289, artt. 7 ed 8 una rinuncia generale e indiscriminata all’accertamento delle operazioni imponibili effettuate nel corso di una serie di periodi di imposta. Tale statuizione ha una portata generale, estesa a qualsiasi misura nazionale, sia essa di carattere legislativo o amministrativo, con la quale lo Stato membro rinunci in modo generale o indiscriminato al pagamento di quanto dovuto per Iva (v. Cass. n. 20068 del 2009), e quindi tale incompatibilità riguarda anche la definizione prevista dalla L. n. 289 del 2002, art. 9, il quale pertanto deve essere disapplicato per contrasto con la 6^ direttiva n. 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, alla stregua dell’interpretazione adeguatrice imposta dalla citata sentenza della Corte di Giustizia se utilizzato per l’IVA (cfr. Cass. n. 20435/2014).
2.5. La decisione impugnata, che ha ritenuto condonabile ai sensi dell’art. 9 della legge cit. il debito tributario relativo ad IVA, è quindi errata per incompatibilità con il sistema comune dell’IVA, incompatibilità che va rilevata d’ufficio.
La Corte di cassazione,accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’originario ricorso;condanna l’intimato alla refusione delle spese del giudizio di legittimità, che liquida nel compenso di Euro 5.250,00, oltre spese prenotate a debito, e compensa le spese di giudizio per le fasi di merito.