Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2011/10/novita-fiscali-del-14-ottobre-2011.html
Timestamp: 2018-06-22 22:33:57+00:00
Document Index: 100121346

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 26', 'art. 6', 'art. 23', 'art. 14', 'art. 2947', 'art. 2947', 'art. 1681', 'art. 2951', 'art. 2952', 'art. 42', 'art. 2946']

Novità fiscali del 14 ottobre 2011, i chiarimenti sull'IVA ed il possibile ritorno dell'ICI | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 14 ottobre 2011, i chiarimenti sull'IVA ed il possibile ritorno dell'ICI
1) Aumento aliquota Iva ordinaria: Istruzioni dalle Entrate anche per le agenzie di viaggi e per i soggetti nel regime del margine “globale”
2) Azioni surrogatorie nelle prestazioni pensionistiche
3) Consulenza Inps: Centralino unico nazionale ed integrazione col CCM
4) Bankitalia: Togliere l’esenzione Ici dalla prima casa
5) Audizione in Senato di Assonime sulla riforma fiscale
La manovra di ferragosto (D.L. n. 138/2011, convertito in Legge n. 148/2011) ha aumento, a decorrere dal 17 settembre 2011, l’Iva ordinaria dal 20% al 21%.
Per le agenzie di viaggi la parte imponibile da assoggettare al 20% e quella da assoggettare al 21% devono essere determinate sulla base del rapporto percentuale tra i corrispettivi dei viaggi pagati interamente entro il 16 settembre (o con inizio del viaggio intervenuto entro tale data) e quelli pagati successivamente.
La precisazione è contenuta nella circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 45/E del 12 ottobre 2011
Il documento di prassi ha preso in considerazione anche i soggetti che determinano l’imposta in base al regime del margine con il metodo globale, previsto per la rivendita di determinati beni usati (dall’art. 36, comma 6, del D.L. n. 41 del 1995, convertito dalla legge n. 85 del 1995, ad esempio, per le cessioni di veicoli usati).
Diversamente da quanto previsto per metodo analitico – in base al quale il margine, costituito dalla differenza tra il prezzo di vendita e i costi di acquisto del bene deve essere determinata in riferimento ad ogni singola operazione – il metodo globale comporta che la base imponibile sia determinata in relazione all’ammontare complessivo degli acquisti e delle cessioni effettuate nel periodo mensile o trimestrale di riferimento.
La quota di margine da assoggettare al 20% e quella da assoggettare al 21% andranno, quindi, determinate proporzionalmente sulla base percentuale delle operazioni effettuate entro il 16 settembre e di quelle effettuate successivamente.
Nel caso di bollettazioni su consumi presuntivi con applicazione di aliquote diverse (bollette emesse entro il 16 settembre con aliquota del 20 per cento e bollette emesse successivamente con aliquota del 21 per cento), qualora i misuratori dei consumi non siano in grado di individuare quelli fatturati al 20 e quelli fatturati al 21 per cento, l’Agenzia ritiene che la corretta aliquota IVA da applicare agli accrediti debba essere determinata tenendo conto del periodo al quale il conguaglio si riferisce.
In particolare, qualora nel periodo interessato dal conguaglio sia stata applicata, per la maggior parte di tempo, l’aliquota del 20% (ad esempio nel caso in cui il conguaglio si riferisca periodo luglio-agosto-settembre 2011), la nota di accredito dovrà essere emessa restituendo l’aliquota del 20%.
Al contrario si dovrà applicare l’aliquota del 21% nel caso in cui nel periodo di riferimento del conguaglio sia stata applicata per la maggior parte del periodo stesso l’aliquota del 21% (ad esempio, nel caso in cui il conguaglio si riferisca al periodo settembre-ottobre-novembre).
Per venire incontro alle esigenze degli operatori economici con particolari complessità tecniche o gestionali, l’Agenzia concede più tempo per regolarizzare le fatture eventualmente emesse e i corrispettivi annotati in modo non corretto effettuando la variazione in aumento.
Entro i termini indicati dovranno quindi essere regolarizzate, ai sensi dell’art. 26 del D.P.R. 633/72, le fatture erroneamente emesse con la minor aliquota del 20% nei confronti di soggetti d’imposta.
Aliquota al 20% per fatture anticipate e acconti
La circolare chiarisce che nel caso in cui sia stata emessa fattura o sia stato pagato in tutto o in parte il corrispettivo prima che si realizzassero i presupposti per l’imposizione, l’operazione si considera effettuata alla data di emissione della fattura o del pagamento.
In questo caso l’aumento dell’Iva non si applica agli acconti pagati entro il 16 settembre, che hanno scontato l’aliquota del 20%, mentre per le fatture a saldo emesse successivamente ed eventuali altri acconti è necessario applicare la nuova aliquota del 21%.
Allo stesso modo, se entro il 16 settembre è stata emessa una fattura anticipata, questa sconta l’aliquota del 20% anche se il bene è stato consegnato o il servizio è stato fornito successivamente a tale data.
Commercio al minuto, vale solo il metodo matematico
Con l’introduzione della nuova aliquota il metodo matematico per la determinazione dell’imposta da versare diventa l’unico applicabile per i commercianti al minuto.
In pratica l’imponibile si determina dividendo l’importo complessivo dei corrispettivi per alcuni valori (121 per le operazioni che scontano l’Iva del 21%).
Infine, secondo quanto precisato dalle Entrate, la regola sull’esigibilità differita, contenuta nell’art. 6, comma 5, del D.P.R. 633/72, comporta che, in caso di modifiche dell’aliquota IVA, la misura dell’imposta si determina sulla base della sola effettuazione dell’operazione (che coincide con l’emissione della fattura, se la stessa precede la consegna del bene).
In particolare, la neo circolare ha chiarito che non occorre che la fattura differita sia stata registrata prima del 17 settembre 2011, poiché sulla base di un’interpretazione logico-sistematica, la norma va letta nel senso di ritenere sufficiente, anche in relazione alle operazioni con Iva ad esigibilità differita, la emissione della fattura entro il 16 settembre per consentire l’applicazione dell’aliquota del 20% anziché di quella del 21%.
L’adempimento della registrazione delle fatture, richiesto espressamente dalla norma, può essere effettuato entro i normali termini indicati dall’art. 23 del D.P.R. 633/72. commercialista telematico.com
L’Inps, con la circolare 134 del 12 ottobre 2011, ha fornito ulteriori indicazioni in merito al processo produttivo delle azioni surrogatorie da attivare, ai sensi dell’art. 14 della Legge n. 222 del 12 giugno 1984, nei confronti dei responsabili e delle loro eventuali compagnie assicuratrici, per il recupero delle prestazioni erogate agli assicurati a titolo di assegno ordinario di invalidità e di pensione ordinaria di inabilità.
La circolare ha ricostruito il quadro normativo che regola la materia.
La legge n. 183/2010 ha, infatti, previsto il recupero anche delle prestazioni assistenziali spettanti agli invalidi civili, corrisposte in conseguenza di fatto illecito di terzi, completando il quadro normativo relativo alle azioni surrogatorie e di rivalsa, modificando inoltre i termini di prescrizione per l’assicurato che rechi pregiudizio al diritto di surroga.
Le rilevazioni hanno evidenziato, complessivamente, 2.998 assegni di invalidità e pensioni di inabilità segnalati dalle UOC/UOS medico legali con possibile responsabilità di terzi.
L’analisi dei dati sui flussi procedurali amministrativi, relativi alle prestazioni pensionistiche accolte per inabilità e invalidità accertate, ha consentito di:
– Rilevare una discrasia tra il numero delle segnalazioni effettuate in sede di visita medico-legale a seguito di accoglimento di domanda di invalidità o di inabilità e il numero ridotto di verifiche effettuate al fine di consentire l’avvio delle azioni surrogatorie;
– evidenziare la difficoltà di ricostruire, specialmente a distanza di tempo, un quadro chiaro delle circostanze di fatto alla base delle responsabilità di terzi nella determinazione dell’evento invalidante. Infatti, allorché il riconoscimento della prestazione avviene a notevole distanza di tempo dalla data dell’evento invalidante, non è più rinvenibile la prova dell’ascrivibilità del fatto illecito al suo autore o non è più esercitabile l’azione surrogatoria, qualora non siano stati interrotti con le apposite comunicazioni i termini prescrizionali.
La tempestiva e puntuale attuazione ed integrazione dei compiti relativi all’attività in argomento, affidati alle UOC/UOS medico legali, alle linee di prodotto/servizio Assicurato-Pensionato e all’Unità organizzativa Controllo Prestazioni, è in grado di produrre il recupero di ingenti somme spettanti all’Inps.
I termini prescrizionali più ricorrenti in relazione all’esercizio del diritto di surroga sono i seguenti:
– Cinque anni per gli infortuni derivanti da fatto illecito di terzi (artt. 2043 e 2947, 1° comma, cod. civ.);
– due anni per i sinistri causati dalla circolazione di veicoli di ogni specie (art. 2947, 2° comma, cod. civ.);
– il più lungo termine di prescrizione previsto per il reato, quando l’evento lesivo è considerato dalla legge come reato, salvo quanto previsto dal 3° comma, 1° capoverso, dell’art. 2947 cod. civ..
– un anno per i sinistri che colpiscono la persona trasportata, nel caso di trasporto pubblico (artt. 1679 e 1680 cod. civ.) o privato (art. 1681 cod. civ.), a titolo oneroso ovvero a titolo gratuito, salva l’estensione prevista dal comma 2 dell’art. 2951 cod. civ.;
– due anni per i sinistri occorsi a persone trasportate a titolo di cortesia o di amicizia, da esercitarsi nei confronti del vettore (artt. 2043 e 2947, comma 2, cod. civ.).
Nella ipotesi di pregiudizio al diritto di surroga da parte dell’assicurato:
– un anno per la ipotesi in cui l’Istituto abbia omesso di manifestare la propria volontà di surrogarsi all’assicurato-danneggiato (art. 2952 cod.civ.);
– dieci anni nel caso in cui l’assicurato abbia reso la dichiarazione ex art. 42 Legge n. 183/2010 e, ciononostante, abbia compromesso l’azione surrogatoria dell’Istituto (art. 2946 cod. civ.).
L’Inps, con la circolare 135 del 12 ottobre 2011 ha reso noto che a decorrere dal mese di novembre sarà attivato sperimentalmente e gradualmente sul territorio il modello organizzativo in cui tutte le telefonate indirizzate dai cittadini utenti ai numeri telefonici delle Direzioni provinciali, delle Agenzie complesse e territoriali, saranno canalizzate e gestite dal Contact center multicanale.
Allo scopo di fornire risposte il più possibile esaustive, il CCM è stato articolato in sezioni specialistiche.
Il cittadino verrà guidato da un risponditore automatico verso la sezione competente ovvero, attraverso il Portale vocale e per le problematiche particolarmente semplici, riceverà automaticamente l’informazione od il servizio richiesto.
Il menù ad albero del centralino unico nazionale prevede, comunque, la possibilità di parlare con un operatore, al quale è demandato il compito di individuare, in base alla problematica rappresentata dall’utente, la sezione specifica, indirizzandovi ed accodandovi la chiamata.
Una volta pervenuta alla specifica sezione del CCM, la richiesta del cittadino verrà presa in carico e definita, attraverso l’attuale specifico applicativo gestionale denominato CRM, da parte del primo operatore disponibile. Per le richieste di consulenza di maggiore complessità, l’operatore del CCM, laddove non sia in grado di dare una risposta tempestiva ed esauriente, potrà adottare a seconda dei casi una delle seguenti soluzioni: Acquisire una scheda ‘Linea INPS’ ed indirizzarla alla specifica area di consulenza regionale, fissare un appuntamento con un funzionario di Agenzia. commercialista telematico.com
L’esecuzione della sequenza operativa sopra descritta richiede una coerente conformazione organizzativa del servizio di informazione e di consulenza presso le strutture territoriali, che verrà articolato su due livelli:
– Livello regionale, attraverso il Centro regionale di informazione e consulenza ed il Gruppo di assistenza informatica interna ed esterna,
– livello provinciale, attraverso i Punti integrati di consulenza delle Agenzie interne e complesse e le “sportellerie” delle Agenzie territoriali.
In Italia é opportuno reintrodurre l’Ici sull’abitazione principale.
Nel contesto internazionale, l’esenzione dell’Ici per le abitazione principali costituisce un’anomalia del nostro ordinamento tributario ed espone al rischio di trasferire una parte rilevante dell’onere dell’imposta su esercizi commerciali e studi professionali o sui proprietari di seconde case.
Lo ha riferito Bankitalia ieri in audizione al Senato, affermando, inoltre, che la pressione fiscale in Italia è elevata sia nel confronto storico sia in quello internazionale. Nel prossimo triennio è destinata a crescere ulteriormente per effetto delle misure di aumento delle entrate incluse nei provvedimenti di consolidamento dei conti pubblici approvati nel corso dell’estate.
Secondo Bankitalia, il peso della tassazione in Italia è elevato, soprattutto sul lavoro. Nel 2010 la pressione è stata superiore in Italia di quasi 3 punti rispetto alla media degli altri paesi dell’area euro e di 5,5 punti a quella del Regno Unito.
Passando all’analisi in prospettiva, Bankitalia ritiene necessaria una riflessione sull’opportunità di reintrodurre l’abitazione principale tra gli immobili soggetti a
imposta, in particolare l’Ici.
Vengono auspicati nel futuro interventi sulle basi imponibili dell’Ici al fine di avvicinare i valori fiscali a quelli di mercato, con misure che accelerino l’aggiornamento dei valori catastali.
Peraltro, rileva ancora Bankitalia, tale operazione avrebbe riflessi anche sull’Irpef, registro, ipocatastali, successioni e donazioni, e sarebbe giustificata anche dall’esigenza di eliminare le sperequazioni in atto esistenti tra le differenti zone geografiche e le diverse classi di immobili.
Inoltre, si dovrebbe valutare un ulteriore aumento del coefficiente di rivalutazione della rendita catastale e la revisione dei moltiplicatori applicati a ciascuna categoria di immobili.
Infine, allineandosi a quanto già sostenuto dalla Corte dei conti, viene affermato che occorre eliminare il taglio lineare delle agevolazioni fiscali e puntare invece ai tagli selettivi, salvando in particolare, tra l’altro, le detrazioni Irpef per i redditi da lavoro e da pensione o per i familiari a carico.
In atto, la clausola di salvaguardia, a seguito di quanto stabilito dall’ultima manovra, prevede, invece, il taglio (pari al 5% per il 2012 e al 20% dal 2013) delle esenzioni, delle esclusioni e dei regimi di favore fiscale, se entro il 30 settembre del 2012 il governo non eserciterà la delega per la riforma fiscale e assistenziale.
Crescita delle tasse locali
Tuttavia, si afferma che le tasse locali pagate nell’ultimo decennio sono risultate in crescita rispetto agli anni novanta.
“Oltre un quinto delle entrate tributarie è di competenza delle amministrazioni locali. La loro quota di entrate è stata pari a oltre il 22 per cento tra il 2000 e il
Bankitalia, per ultimo, ritiene che in prospettiva, il paniere e il peso delle entrate decentrate sono destinati ad ulteriore incremento con l’attuazione del federalismo fiscale.
Il Presidente di Assonime Luigi Abete è intervenuto ieri in audizione presso la 6ª Commissione Finanze e Tesoro del Senato, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma fiscale.
Il Presidente ha sottolineato preliminarmente che qualunque seria riforma fiscale presuppone che sia possibile ridurre significativamente il peso della spesa pubblica sul Pil. E’ questa la condizione per poter ridurre la pressione fiscale – destinata a salire nel 2013-14, per effetto delle recenti misure, quasi al 45% del Pil, un massimo storico.
La proposta di riforma fiscale dell’Assonime – in tale contesto di riduzione della spesa pubblica e della pressione fiscale – prevede un riequilibrio dei carichi tributari, da attuare nell’arco di un quinquennio, nel modo seguente:
– l’aumento del gettito Iva, con l’applicazione uniforme dell’aliquota ordinaria a tutti i beni e servizi, salvo pochissime eccezioni (beni di prima necessità, casa). Da questo intervento si possono raccogliere circa 20-25 miliardi di euro, da utilizzare per finanziare contributi diretti ai meno abbienti e la riduzione al 20% dell’aliquota Irpef sul primo scaglione;
– l’introduzione di un modesto prelievo annuale sulle attività patrimoniali delle persone fisiche – che abbiamo chiamato “contributo per la trasparenza e la crescita” – con aliquota tra l’1 e il 2 per mille, utilizzando il gettito per ridurre al 20% l’aliquota Ires.
Il Presidente Abete si è soffermato su un altro obiettivo importante: rendere stabile e prevedibile il sistema della tassazione del reddito di impresa, complicato e distorto dalla proliferazione di regimi speciali di aliquota, determinazione delle basi imponibili e tipologie di accertamento. Un sistema in cui la pretesa fiscale è divenuta incerta, allontanando gli investitori.
Ugualmente importante è il riordino della norma antielusiva, sulla base della quale l’amministrazione finanziaria contesta la deducibilità di operazioni legittimamente intraprese dalle imprese in base a valutazioni soggettive sulla loro “presunta antieconomicità”. Al riguardo, per contrastare le operazioni di pianificazione aggressiva, si potrebbero sperimentare anche in Italia le nuove tecniche di collaborazione tra imprese e amministrazione finanziaria già utilizzate in altri ordinamenti (Regno Unito, Stati Uniti, Canada) le quali circoscrivono e rendono prevedibile l’applicazione della norma antielusiva.
Abete si è soffermato infine sulla lotta all’evasione, sottolineando l’importanza di un’azione determinata e continua nel tempo, nonché l’esigenza di destinarne i proventi, intrinsecamente non prevedibili, più che alla copertura di spese già effettuate, all’abbattimento delle imposte sui contribuenti onesti, una volta che il maggior gettito si sia concretizzato.
(Assonime, nota del 13 ottobre 2011)