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Timestamp: 2020-06-06 04:09:56+00:00
Document Index: 176991699

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 360', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 360', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 75', 'art. 4']

Sentenza Cassazione Civile n. 25737 del 30/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25737 del 30/10/2017
Cassazione civile, sez. II, 30/10/2017, (ud. 07/07/2017, dep.30/10/2017), n. 25737
sul ricorso 18757/2016 proposto da:
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, ((OMISSIS)),in persona del Ministro pro
I.A.A., C.P.,
V.D.A., V.A., elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA CHIANA 48, presso lo studio dell’avvocato SILVIO BOZZI,
rappresentati e difesi dall’avvocato FABRIZIO GIORDANO;
27/01/2016, Cron. n. 753/2016, R.G.V.G. n. 51137/2015;
La Corte d’Appello di Roma, con decreto del 27 gennaio 2016, ha accolto l’opposizione proposta dagli attuali controricorrenti.
Avendo da un lato riconosciuto che J. e C. si erano entrambi costituiti nel giudizio “presupposto” così che il risarcimento del danno va riconosciuto in favore di ciascuno e dall’altro lato che V.A. e D.A. avevano agito quali eredi per l’equa riparazione in relazione al danno patito dalla propria dante causa così che spetta a ciascuno l’indennizzo limitatamente al periodo in cui fu parte del processo la dante causa, la Corte d’Appello ha condannato il Ministero della Giustizia a pagare in favore di J. e C., per ciascuno, la somma di Euro 14.500 e in favore di V.A. e D.A., per ciascuno, la somma di Euro 2.500.
Contro tale decreto il Ministero propone ricorso, articolato in tre motivi.
Resistono con controricorso J.A.A., C.P., V.A. e D.A..
1. Col primo motivo di ricorso il Ministero della Giustizia lamenta la violazione o falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere la Corte d’appello ritenuto applicabile al termine di decadenza di cui all’art. 4 della citata legge la sospensione dei termini nel periodo feriale. Richiamata la pronuncia delle sezioni unite di questa Corte n. 16783/2012 che ha escluso il decorso del termine di prescrizione del diritto all’equa riparazione in quanto impedito dal termine di decadenza di cui all’art. 4, il ricorrente Ministero afferma che da tale premessa discende, sul piano logico-sistematico, l’inapplicabilità di un istituto come la sospensione dei termini nel periodo feriale, che è proprio dei termini processuali.
Il secondo motivo denuncia, anch’esso, la violazione o falsa applicazione del medesimo articolo 4, ma in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4: si sostiene che il carattere “monitorio” del procedimento, che non introduce un giudizio contenzioso, ma solo una fase sommaria, previsto della L. n. 89, nuovo art. 3, non si concilierebbe, per le sue caratteristiche di speditezza e urgenza, con la sospensione feriale dei termini processuali.
Entrambi i motivi, da esaminare congiuntamente, sono manifestamente infondati. Essi si contrappongono, senza alcun valido argomento, all’indirizzo ormai consolidato di questa Corte in base al quale – in quanto fra i termini sospesi nel periodo feriale vanno ricompresi non solo i termini inerenti alle fasi successive all’introduzione del processo, ma anche il termine entro il quale il processo stesso deve essere instaurato quando l’azione in giudizio rappresenta l’unico rimedio per far valere il diritto – la sospensione si applica anche al termine previsto della L. n. 89, art. 4, per la proposizione della domanda (in tal senso, da ultimo, Cass. 4147/2017).
2. Con il terzo motivo viene fatta valere la violazione e falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, artt. 4 e 2, nonchè dell’art. 75 c.p.c.: si lamenta la tardività della richiesta indennitaria svolta da V.A.D. e A., quali eredi di P.C., in quanto l’evento morte intervenuto in corso di causa determina una anticipazione del dies a quo della domanda.
Pure questo motivo è infondato. La L. n. 89, art. 4, “configura la sola definitività della decisione come dies a quo ai fini della decorrenza del termine di decadenza per la proponibilità della domanda, mentre il diritto dell’erede di agire in tale qualità, dopo la morte del dante causa, si prospetta come mera possibilità di esercitare quel diritto, senza, quindi, che si possa ricollegare alla morte della parte alcun effetto giuridico incidente sul termine di proponibilità della domanda” (così Cass. 20564/2010).