Source: https://www.studiobrancaleone.it/areetematiche/norme/2001_02_02_31_dlgs.asp
Timestamp: 2019-05-24 06:19:19+00:00
Document Index: 23843765

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 82', 'art. 94', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 74']

Gazzetta Ufficiale 3 marzo 2001, n. 52
Testo coordinato da ultimo con:
DECRETO 14 giugno 2017, (in G.U. 18/08/2017, n.192), che ha disposto (con l'art. 1, comma 1) la modifica dell'Allegato II e dell'Allegato III
Vista la legge 21 dicembre 1999, n. 526 recante "Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee" (legge comunitaria 1999), e in particolare, gli articoli 1 e 2 e l'allegato A;
Visto il decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 e successive modifiche;
1. II presente decreto disciplina la qualità delle acque destinate al consumo umano al fine di proteggere la salute umana dagli effetti negativi derivanti dalla contaminazione delle acque, garantendone la salubrità e la pulizia.
1. Ai fini del presente decreto, si intende per.
1) le acque trattate o non trattate, destinate ad uso potabile, per la preparazione.di cibi e bevande, o per altri usi domestici, a prescindere dalla loro origine, siano esse fomite tramite una rete di distribuzione, mediante cisterne, in bottiglie o in contenitori;
2) le acque utilizzate in un'impresa alimentare per la fabbricazione, il trattamento, la conservazione o l'immissione sul mercato di prodotti o di sostanze destinate al consumo umano, escluse quelle, individuate ai sensi dell'articolo 11, comma 1, lettera e), la cui qualità non può avere conseguenze sulla salubrità del prodotto alimentare forale;
c) "gestore": il gestore del servizio idrico integrato, così come definito dall'articolo 2, comma 1, lettera o bis) del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 e successive modifiche , nonche' chiunque fornisca acqua a terzi attraverso impianti idrici autonomi o cisterne, fisse o mobili ; (1)
d) "autorità d'ambito": la forma di cooperazione tra comuni e province si sensi dell'articolo 9, comma 2, della legge 5 gennaio 1994, n. 36, e, fino alla piena operatività del servizio idrico integrato, l'amministrazione pubblica titolare dei servizio".
(1) La lettera è stata così modificata dall'art. 1, D.lgs. 02.02.2002, n. 27, con decorrenza dal 24.03.2002.
b) fatto salvo quanto previsto dagli articoli 13 e 16 devono soddisfano i requisiti minimi di cui alle parti A e B dell'allegato I;
3.L'applicazione delle disposizioni del presente decreto non può avere l'effetto di consentire un deterioramento del livello esistente della qualità delle acque destinate al consumo umano tale da avere ripercussioni sulla tutela della salute umana, né l'aumento dell'inquinamento delle acque destinate alla produzione di acqua potabile.
a) per le acque fornite attraverso una rete di distribuzione, nel punto di consegna ovvero, ove sconsigliabile per difficolta' tecniche o pericolo di inquinamento del campione, in un punto prossimo della rete di distribuzione rappresentativo e nel punto in cui queste fuoriescono dai rubinetti utilizzati per il consumo umano; (1)
c) per le acque confezionate in bottiglie o contenitori, rese disponibili per il consumo umano, nel punto in cui sono imbottigliate o introdotte nei contenitori e nelle confezioni in fase di commercializzazione o comunque di messa a disposizione per il consumo ; (1)
d) per le acque utilizzale nelle imprese alimentari, nel punto in cui sono utilizzate nell'impresa.
2. Nell'ipotesi di cui al comma 1, lettera a), si considera che il gestore abbia adempiuto agli obblighi di cui al presente decreto quando i valori di parametro fissati nell'allegato I sono rispettati nel punto di consegna, indicato all'articolo 2, comma 1, lettera b). Per gli edifici e le strutture in cui l'acqua è fornita al pubblico, il titolare ed il responsabile della gestione dell'edificio o della struttura devono assicurare che i valori di parametro fissati nell'allegato I, rispettati nel punto di consegna, siano mantenuti nel punto in cui l'acqua fuoriesce dal rubinetto. (1)
3. Fermo restando quanto stabilito al comma 2, qualora sussista il rischio che le acque di cui al comma 1, lettera a), pur essendo nel punto di consegna rispondenti ai valori di parametro fissati nell'allegato I, non siano conformi a tali valori al rubinetto, l'azienda sanitaria locale dispone che il gestore adotti misure appropriate per eliminare il rischio che le acque non rispettino i valori di parametro dopo la fornitura. L'autorita' sanitaria competente ed il gestore, ciascuno per quanto di competenza, provvedono affinche' i consumatori interessati siano debitamente informati e consigliati sugli eventuali provvedimenti e sui comportamenti da adottare. (1)
d) sulle acque utilizzate nelle imprese alimentari;
g) sulle acque fomite mediante cisterna, fissa o mobile.
5. I laboratori di analisi di cui agli articoli 7 e 8 devono seguire procedure di controllo analitico della qualità sottoposte periodicamente al controllo del Ministero della sanità, in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità. II controllo è svolto nell'ambito degli ordinari stanziamenti di bilancio.
5 bis. Il giudizio di idoneita' dell'acqua destinata al consumo umano spetta all'azienda U.S.L. territorialmente competente. (1)
(1) Il comma è stato aggiunto dall'art. 1, D.lgs. 02.02.2002, n. 27, con decorrenza dal 24.03.2002.
1. Sono controlli interni i controlli che il gestore e' tenuto ad effettuare per la verifica della qualita' dell'acqua, destinata al consumo umano. (1)
2. I punti di prelievo e la frequenza dei controlli interni possono essere concordati con l'azienda unita' sanitaria locale. (1)
3. Per l'effettuazione dei controlli il gestore si avvale di laboratori di analisi interni, ovvero stipula apposita convenzione con altri gestori di servizi idrici. (1)
(1) Il comma è stato così sostituito dall'art. 1, D.lgs. 02.02.2002, n. 27, con decorrenza dal 24.03.2002.
1. I controlli esterni sono quelli svolti dall'azienda unità sanitaria locale territorialmente competente, per verificare che le acque destinate al consumo umano soddisfino i requisiti del presente decreto, sulla base di programmi elaborati secondo i criteri generali dettati dalle regioni in ordine all'ispezione degli impianti, alla fissazione dei punti di prelievo dei campioni da analizzare, anche con riferimento agli impianti di distribuzione domestici, e alle frequenze dei campionamenti, intesi a garantire la significativa rappresentatività della qualità delle acque distribuite durante l'anno, nel rispetto di quanto stabilito dall'allegato lI.
2. Per quanto concerne i controlli di cui all'articolo 6, comma 1, lettera a) l'azienda unità sanitaria locale tiene conto dei risultati del rilevamento dello stato di qualità dei corpi idrici [effettuato nell'ambito dei piani di tutela delle acque] di cui all'articolo 43 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, e successive modificazioni, e, in particolare per le acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile, dei risultati della classificazione e del monitoraggio effettuati secondo le modalità previste nell'allegato 2, sezione A, del citato decreto legislativo n. 152 del 1999. (1)
6. L'azienda unità sanitaria locale comunica i punti di prelievo fissati per il controllo, le frequenze dei campionamenti e gli eventuali aggiornamenti alla competente regione o provincia autonoma ed al Ministero della sanità secondo modalita' proposte dal Ministro della salute e sulle quali la Conferenza Stato-regioni esprime intesa entro il 31 dicembre 2001 e trasmette gli eventuali aggiornamenti entro trenta giorni dalle variazioni apportate. (2)
7. Per le attività di laboratorio le aziende unità sanitarie locali si avvalgono delle agenzie regionali per la protezione dell'ambiente, ai sensi dell'articolo 7 quinquies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, o di propri laboratori secondo il rispettivo ordinamento . I risultati delle analisi eseguite sono trasmessi mensilmente alle competenti regioni o province autonome ed al Ministero della sanità, secondo le modalità stabilite rispettivamente dalle regioni o province autonome e dal Ministero della sanità. (2)
(1) Le parole tra parentesi quadre contenute nel comma sono state soppresse dall'art. 1, D.lgs. 02.02.2002, n. 27, con decorrenza dal 24.03.2002.
(2) Il comma è stato così modificato dall'art. 1, D.lgs. 02.02.2002, n. 27, con decorrenza dal 24.03.2002.
Assicurazione di qualità del trattamento, delle attrezzature e dei materiali
2. Con decreto del Ministro della sanità, da emanare di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e dell'ambiente, sono adottate le prescrizioni tecniche necessarie ai fini dell'osservanza di quanto disposto dal comma 1. (1)
(1) La rubrica dell'articolo è stato così modificato dall'art. 1, D.lgs. 02.02.2002, n. 27, con decorrenza dal 24.03.2002.
Provvedimenti e limitazioni dell'uso
1. Fatto salvo quanto disposto dagli articoli 13, 14 e 16, nel caso in cui le acque destinate al consumo umano non corrispondono ai valori di parametro fissati a norma dell'allegato "I", l'azienda unita' sanitaria locale interessata, comunica al gestore l'avvenuto superamento e, effettuate le valutazioni del caso, propone al sindaco l'adozione degli eventuali provvedimenti cautelativi a tutela della salute pubblica, tenuto conto dell'entita' del superamento del valore di parametro pertinente e dei potenziali rischi per la salute umana nonche' dei rischi che potrebbero derivare da un'interruzione dell'approvvigionamento o da una limitazione di uso delle acque erogate.
2. Il gestore, sentite l'azienda unita' sanitaria locale e l'Autorita' d'ambito, individuate tempestivamente le cause della non conformita' attua i correttivi gestionali di competenza necessari all'immediato ripristino della qualita' delle acque erogate.
4. Il sindaco, l'azienda unita' sanitaria locale, l'Autorita' d'ambito ed il gestore informano i consumatori in ordine ai provvedimenti adottati, ciascuno per quanto di propria competenza. (1)
(1) L'articolo è stato così sostituito dall'art. 1, D.lgs. 02.02.2002, n. 27, con decorrenza dal 24.03.2002.
1. E' di competenza statale la determinazione di principi fondamentali concernenti: (1)
c) l'adozione di metodi analitici diversi da quelli indicati nell'allegato III, punto 1, previa verifica, da parte dell'Istituto superiore di sanità, che i risultati ottenuti siano affidabili almeno quanto quelli ottenuti con i metodi specificati; di tale riconoscimento deve esame data completa informazione alla Commissione europea;
d) l'adozione, previa predisposizione da parte dell'Istituto superiore di sanità, dei metodi analitici di riferimento da utilizzare per i parametri elencati nell'allegato I Il, punti 2 [e 3], nel rispetto dei requisiti di cui allo stesso allegato; (2)
h) l'adozione di prescrizioni tecniche concernenti il settore delle acque destinate al consumo umano confezionate in bottiglie o in contenitori , nonche' per il confezionamento di acque per equipaggiamenti di emergenza ; (3)
2. Le funzioni di cui al comma 1, lettere a), b), c), d), e), f), h), i) I), sono esercitate dal Ministero della sanità, di concerto con il Ministero dell'ambiente, per quanto concime le competenze di cui alle lettere a) e b); sentiti i Ministeri dell'ambiente e dei lavori pubblici, per quanto concerne la competenza di cui alla lettera f); di concerto con il Ministero dei trasporti e della navigazione per quanto concerne la competenza di cui alla lettera I). Le funzioni di cui al comma 1, lettera g), sono esercitate dal Ministero dei lavori pubblici, di concerto con i Ministeri della sanità e dell'ambiente, sentiti i Ministeri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e delle politiche agricole e forestali.
(1) Il presente alinea è stato così sostituito dall'art. 1, D.lgs. 02.02.2002, n. 27, con decorrenza dal 24.03.2002.
(2) Le parole tra parentesi quadre contenute nella presente lettera sono state soppresse dall'art. 1, D.lgs. 02.02.2002, n. 27, con decorrenza dal 24.03.2002.
(3) La lettera è stata così modificata dall'art. 1, D.lgs. 02.02.2002, n. 27, con decorrenza dal 24.03.2002.
Competenze delle regioni o province autonome
c) concessione delle deroghe ai valori di parametro fissati all'allegato I parte B o fissati ai sensi dell'articolo ll, comma l,lettera b),e gli ulteriori adempimenti di cui all'articolo 13;
1. La regione o provincia autonoma può stabilire deroghe ai valori di parametro fissati nell'allegato I, parte B, o fissati ai sensi dell'articolo 11, comma 1, lettera b), entro i valori massimi ammissibili stabiliti dal Ministero della sanità con decreto da adottare di concerta con il Ministero dell'ambiente, purché nessuna deroga presenti potenziale pericolo. per la salute umana e sempreché l'approvvigionamento di acque destinate ai consumo umano conformi ai valori di parametro non possa essere assicurato con nessun altro mezzo congruo.
2. Il valore massimo ammissibile di cui al comma 1 è fissato su motivata richiesta della regione o i provincia autonoma, corredata dalle seguenti informazioni:
4. II Ministero della sanità con decreto da adottare di concerto con il Ministero dell'ambiente, valutata la documentazione pervenuta, stabilisce un valore massimo ammissibile per l'ulteriore periodo di deroga che potrà essere concesso dalla regione. Tale periodo non dovrà, comunque, avere durata superiore ai tre anni.
6. Il Ministero della sanità con decreto di concerto con il Ministero dell'ambiente, valutata la documentazione pervenuta, previa acquisizione del parere favorevole della Commissione europea, stabilisce un valore massimo ammissibile per l'ulteriore periodo di deroga che non, deve essere superiore a tre anni.
Tutti i provvedimenti di deroga devono riportare quanto segue:
c) l'arca geografica, la quantità di acqua fornita ogni giorno, la popolazione interessata e gli eventuali effetti sulle industrie alimentari interessate;
I provvedimenti di deroga debbono essere trasmessi al Ministero della sanità ed al Ministero dell'ambiente entro e non oltre quindici giorni dalla loro adozione.
La deroga a quanto disposto dai commi da 1 a 8, se la regione o la provincia autonoma ritiene che l'inosservanza del valore di parametro sia trascurabile e se l'azione correttiva intrapresa a norma dell'articolo 10, comma 1, è sufficiente a risolvere il problema entro un periodo massimo di trenta giorni, fissa il valore massimo ammissibile per il parametro interessato e stabilisce il periodo necessario per ripristinare la conformità ai valori di parametro. La regione o la provincia autonoma trasmette al Ministero della sanità, entro il mese di gennaio di ciascun anno, gli eventuali provvedimenti adottati ai sensi del presente comma.
Il ricorso alla procedura di cui al comma 9 non è consentito se l'inosservanza di uno stesso valore di parametro per un determinato approvvigionamento d'acqua si è verificata per oltre trenta giorni complessivi nel corso dei dodici mesi precedenti.
11. La regione o provincia autonoma che si avvale delle deroghe di cui al presente articolo provvede affinché la popolazione interessata sia tempestivamente e adeguatamente informata delle deroghe applicate e delle condizioni che le disciplinano. Ove occorra, la regione o provincia autonoma provvede inoltre a fornire raccomandazioni a gruppi specifici di popolazione per i quali la deroga possa costituire un rischio particolare. Le informazioni e raccomandazioni fomite alla popolazione fanno parte integrante del provvedimento di deroga. Gli obblighi di cui al presente comma sono osservati anche nei casi di cui al comma 9, qualora la regione o la provincia autonoma lo ritenga opportuno.
12. La regione o la provincia autonoma tiene conto delle deroghe adottate a norma dei presente articolo ai fini della redazione dei piani di tutela delle acque di cui agli articoli 42 e seguenti del decreto legislativo n. 152 del 1999 e successive modifiche.
14. Il presente articolo non si applica alle acque fornite mediante cisterna ed a quelle confezionate in bottiglie o contenitori, rese disponibili per il consumo umano. (1)
(1) Il comma è stato così modificato dall'art. 1, D.lgs. 02.02.2002, n. 27, con decorrenza dal 24.03.2002.
Conformità ai parametri indicatori
1. In caso di non conformità ai valori di parametro o alle specifiche di cui alla parte C dell'allegato I, l'autorità d'ambito, sentito il parere dell'azienda unità sanitaria locale in merito al possibile rischio per la salute umana derivante dalla non conformità ai valori di parametro o alle specifiche predetti mette in atto i necessari adempimenti di competenza e dispone che vengano presi provvedimenti intesi a ripristinare la qualità delle acque ove ciò sia necessario per tutelare la salute umana. (1)
4. Il presente articolo non si applica alle acque confezionate in bottiglie o contenitori, rese disponibili per il consumo umano e a quelle fornite tramite cisterna . (1)
Termini per la messa in conformità
1. La qualità delle acque destinate al consumo umano deve essere resa conforme al valori di parametro dell'allegato I entro il 25 dicembre 2003, fatto salvo quanto disposto dalle note 2, 4, 10 e 11 dell'allegato I, parte B. (1)
3. Sei mesi prima della scadenza del periodo di proroga concesso ai sensi del comma 1, la regione, o provincia autonoma, interessata trasmette al Ministero della sanità un'aggiornata e circostanziata relazione sui progressi compiuti, comunicando e documentando altresì l'eventuale necessità di un ulteriore periodo di proroga in relazione alle difficoltà incontrate.
Il Ministero della sanità può chiedere alla Commissione europea la concessione di una ulteriore proroga per un periodo non superiore a tre anni.
4. La regione, o provincia autonoma, provvede affinché la popolazione interessata dall'istanza sia tempestivamente ed adeguatamente informata del suo esito. La regione, o provincia autonoma, assicura, ove necessario, che siano fomiti consigli a gruppi specifici di popolazione per i quali potrebbe sussistere un rischio particolare. La regione, o provincia autonoma, informa tempestivamente il Ministero della sanità delle iniziative adottate ai sensi del presente comma.
5. Il presente articolo non si applica alle acque fornite mediante cisterna ed a quelle confezionate in bottiglie o contenitori rese disponibili per il consumo umano. (1)
2. La relazione di cui al comma 1 contiene le informazioni relative alle forniture di acqua superiori a 1000 m 3 al giorno in media o destinate all'approvvigionamento di 5000 o più persone. La relazione, in particolare, deve rendere conto delle misure di cui agli articoli 3, comma 1, lettera b), 4; 8;10; 11;13, commi 9 e 11;14; 16 e all'allegato I, parte C, nota 10.
4. Il Ministero della sanità provvede alla redazione di una relazione da trasmettere alla Commissione europea sulle misure adottate e sui provvedimenti da prendere ai sensi dell'articolo 5, comma 3, ed in relazione al valore parametrico dei trialometani di cui all'allegato I, parte B, nota 10. (1)
Competenze delle regioni speciali e province autonome
3. Si applica la stessa sanzione prevista al comma 2 a chiunque utilizza, in imprese alimentari, mediante incorporazione o contatto per la fabbricazione, il trattamento, la conservazione, l'immissione sul mercato di prodotti o sostanze destinate al consumo umano, acqua che, pur conforme al punto di consegna alle disposizioni di cui all'articolo 4, comma 2, non lo sia al punto in crisi essa fuoriesce dal rubinetto, se l'acqua utilizzata ha conseguenze per la salubrità del prodotto alimentare finale.
4 bis. La violazione degli adempimenti di cui all'articolo 7, comma 4, e' punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5165 a euro 30987. (1)
5 bis. Fatta salva l'applicazione delle sanzioni penali per i fatti costituenti reato, la violazione delle disposizioni emanate ai sensi dell'articolo 11, comma 1, lettere f), g), h), i) ed l) sono punite con la sanzione amministrativa da euro 5165 a euro 30987. (1)
1. In relazione a quanto disposto dall'articolo 117, comma quinto, della Costituzione e fatto salvo quanto previsto dalla legge di procedura dello Stato di cui al medesimo articolo 117, nelle materie di competenze delle regioni e delle province autonome, le disposizioni di cui agli articoli precedenti del presente decreto si applicano, per le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano che non abbiano ancora provveduto al recepimento della direttiva 98/83/CE, sino alla data di entrata in vigore della normativa di attuazione di ciascuna regione e provincia autonoma. Tale normativa e' adottata da ciascuna regione e provincia nel rispetto dei principi fondamentali desumibili dal presente decreto. (1)
(1) L'articolo è stato aggiunto dall'art. 1, D.lgs. 02.02.2002, n. 27, con decorrenza dal 24.03.2002.
1. Le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236 cessano di avere efficacia al momento della effettiva vigenza delle disposizioni del presente decreto legislativo, conformemente a quanto previsto dall'articolo 15, fatte salve le proroghe concesse dalla Commissione europea ai sensi dell'articolo 16.
2. Le norme tecniche adottate ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236 restano in vigore, ove compatibili, con le disposizioni del presente decreto, fino all'adozione di diverse specifiche tecniche in materia. (1)
m g/I
Nitrato (come N O 3 )
Nitrito (come NO 2 )
Somma delle concentrazioni dei parametri specifici
Clorito (2)
Vanadio (3)
Cromo esavalente 10 μg/l Nota 12 (5)
Per le acque di cui all'articolo 5 comma 1, lettere a), b) e d), il valore deve essere soddisfatto al più tardi entro il 25 dicembre 2008. II valore di parametro per il bromato nel periodo compreso tra il 25 dicembre 2003 ed il 25 dicembre 2008 è pari a 25 m g/l.
II valore si riferisce ad un campione di acqua destinata al consumo umano ottenuto dal rubinetto tramite un metodo di campionamento adeguato e prelevato in modo da essere rappresentativo del valore medio dell'acqua ingerita settimanalmente dai consumatori. Le procedure di prelievo dei campioni e di controllo vanno applicate se del caso, secondo metodi standardizzati da stabilire ai sensi dell'articolo 11 comma 1 lettera b). L'Autorità sanitaria locale deve tener conto della presenza di livelli di picco che possono nuocere alla salute umana.
Per le acque, di cui all'articolo 5, comma 1, lettere a), b) e d), questo valore deve essere soddisfatto al più tardi entro il 25 dicembre 2013. II valore di parametro del piombo nel periodo compreso tra il 25 dicembre 2003 ed il 25 dicembre 2013 è pari a 25 m g/l.
--------- + --------- < 1
ove le parentesi quadre esprimono la.concentrazione in mg/l per il nitrato (N0 3 ) e per il nitrito (NO 2 ), e il valore di 0,10 mg/l per i nitriti sia rispettato nelle acque provenienti da impianti di trattamento.
Il valore di parametro si riferisce ad ogni singolo antiparassitario. Nel caso di aldrina, dieldrina, eptacloro ed eptacloro epossido, il valore parametrico è pari a 0,030 m g/l.
I composti specifici sono: cloroformio, bromoformio, dibromoclorometano, bromodiclorometano
Per le acque di cui all'articolo 5, comma 1, lettere a), b) e d), questo valore deve essere soddisfatto al più tardi entro il 25 dicembre 2006. Il valore di parametro clorito, nel periodo compreso tra il 25 dicembre 2003 e il 25 dicembre 2006, è pari a 800 m g /I.
Nota 12 La ricerca del parametro deve essere effettuata quando il valore del parametro Cromo supera il valore di 10 μg/l. (6)
m Scm -1 a 20°C
>=6,5 e <=9,5
*** valore consigliato 0,2 mg/L (se impiegato).
[RADIOATTIVITA'
L'acqua non deve essere aggressiva
Per le acque non frizzanti confezionate in bottiglie o contenitori, il valore minimo può essere ridotto a 4,5 unità di pH.
Per le acque confezionate in bottiglie o contenitori, l'unità di misura è"Numero/250 ml".
Non è necessario misurare questo parametro per approvvigionamenti d'acqua inferiori a 10.000 m 3 al giorno.
In caso di trattamento delle acque superficiali si applica il valore di parametro: <= a 1,0 NTU (unità nefelometriche di torbidità) nelle acque provenienti da impianti di trattamento.
Frequenza dei controlli da definire successivamente nell'allegato Il.
(Avvertenza). Fermo restando quanto disposto dall'articolo 8, comma 3, a giudizio dell'Autorita' sanitaria competente, potra' essere effettuata la ricerca concernente i seguenti parametri accessori con i rispettivi volumi di riferimento:
Tali parametri vanno ricercati con le metodiche di cui all'articolo 8, comma 3. Devono comunque essere costantemente assenti nelle acque destinate al consumo umano gli Enterovirus, i Batteriofagi anti-E.coli, gli Enterobatteri patogeni e gli Stafilococchi patogeni. (1)
(1) L'allegato è stato così modificato dall'art. 1, D.lgs. 02.02.2002, n. 27.
(2) Il parametro Clorito è stato così modificato dall'art. unico D.M. 05.09.2006
(3) Il parametro Vanadio è stato così modificato dall'art. 1 D.M. 22.12.2011 con decorrenza dal 05.01.2012.
(4) La tabella è stata soppressa dall'art. 12, D.lgs. 15.02.2016, n. 28 con decorrenza dal 22.03.2016.
(5) La riga è stata aggiunta dall'art. 1, D.M. 14.11.2016 con decorrenza dal 31.12.2018.
(6) La nota è stata aggiunta dall'art. 1, D.M. 14.11.2016 con decorrenza dal 31.12.2018.
Obiettivi generali e programmi di controllo per le acque destinate al consumo umano
1. I programmi di controllo per le acque destinate al consumo umano devono:
a) verificare che le misure previste per contenere i rischi per la salute umana, in tutta la filiera idro-potabile, siano efficaci e che le acque siano salubri e pulite nel punto in cui i valori devono essere rispettati.
Ai fini del presente allegato la filiera idro-potabile è costituita dalla sequenza di tutte le fasi e operazioni coinvolte nella captazione, adduzione, produzione, trattamento, distribuzione, stoccaggio e gestione delle acque destinate al consumo umano, in tutti gli aspetti correlati, anche per quanto riguarda l’ambiente circostante l’area di captazione, i materiali e processi;
b) mettere a disposizione informazioni sulla qualità dell’acqua fornita per il consumo umano al fine di dimostrare che gli obblighi di cui all’art. 4, nonché i valori parametrici stabiliti nell’allegato I, siano stati rispettati;
c) individuare le misure più adeguate per mitigare i rischi per la salute umana.
2. A norma dell’art. 8, le autorità competenti stabiliscono programmi di controllo che rispettano i parametri e le frequenze di cui alla parte B del presente allegato che consistono in:
a) prelievo e analisi di campioni discreti delle acque; oppure
b) misurazioni acquisite attraverso un processo di controllo continuo.
I programmi di monitoraggio prevedono l’effettuazione di controlli in tutta la filiera idro-potabile, secondo quanto specificato nell’art. 6, tenendo conto dei controlli interni di cui all’art. 7, e comprendendo:
a) verifica delle registrazioni inerenti la funzionalità e lo stato di manutenzione delle attrezzature; e/o
b) ispezioni dell’area di captazione, delle infrastrutture relative alla captazione, al trattamento, allo stoccaggio ed alla distribuzione.
3. I programmi di controllo possono basarsi sulla valutazione del rischio stabilita nella parte C, sulla base della valutazione eseguita dal gestore del servizio idrico.
4. I programmi di controllo devono essere riesaminati regolarmente e aggiornati o riconfermati almeno ogni cinque anni.
Parametri e frequenze
Il programma di controllo deve prendere in considerazione i parametri di cui all’art. 4, compresi quelli che sono importanti per la valutazione dell’impatto dei sistemi di distribuzione domestica sulla qualità dell’acqua nel punto in cui i valori devono essere rispettati, come stabilito all’art. 5, comma 1. La scelta di parametri adeguati per il controllo deve tenere conto delle condizioni locali per ciascuna filiera idropotabile e dei controlli interni che il gestore è tenuto ad effettuare per la verifica della qualità dell’acqua destinata al consumo umano, di cui all’art. 7, che dovranno essere fondati su una valutazione del rischio a cura del gestore, come stabilito nella parte C.
I parametri elencati al successivo punto 2 sono sottoposti a monitoraggio con la frequenza di campionamento stabilita al punto 3.
2. Elenco dei parametri.
Parametri - gruppo A
Occorre controllare i seguenti parametri (gruppo A) secondo la frequenza di cui alla tabella 1 del punto 3:
a) Escherichia coli ( E. coli ), batteri coliformi, conta delle colonie a 22°C, colore, torbidità, sapore, odore, pH, conduttività;
b) altri parametri ritenuti pertinenti per il programma di controllo, per il rispetto degli obblighi generali di cui all’art. 4, e, se del caso, attraverso la valutazione del rischio di cui alla parte C.
In circostanze specifiche, ai parametri del gruppo A vanno aggiunti quelli elencati di seguito:
a) ammonio e nitrito, se si utilizza la clorammina;
Parametri - gruppo B
Al fine di determinare la conformità con tutti i valori parametrici di cui all’allegato I, occorre controllare tutti gli altri parametri non previsti nel gruppo A e stabiliti a norma dell’art. 4, alla frequenza indicata nella tabella 1, terza colonna.
3. Frequenza di campionamento.
(cfr. note 1 e 2)
per ogni 1.000 m3/d e relativa frazione del volume totale
per ogni 4.500 m3/d e relativa frazione del volume totale
per ogni 10.000 m3/d e relativa frazione del volume totale
per ogni 25.000 m3/d e relativa frazione del volume totale
1. È possibile derogare ai parametri e alle frequenze di campionamento di cui alla parte B, a condizione che venga effettuata una valutazione del rischio in conformità alla presente parte.
2. La valutazione del rischio di cui al punto 1 dovrà essere eseguita dal gestore del servizio idrico anche al fine di definire i controlli interni di cui all’art. 7. La valutazione si basa sui principi generali della valutazione del rischio stabiliti secondo norme internazionali quali la norma EN 15975-2 (Sicurezza della fornitura di acqua potabile – Linee guida per la gestione del rischio e degli eventi critici) e/o le Linee guida nazionali per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano secondo il modello dei Water Safety Plans (Piani di sicurezza dell’acqua), elaborate dall’Istituto superiore di sanità.
3. La valutazione del rischio tiene conto dei risultati forniti dall’attuazione dei programmi di monitoraggio stabiliti per le acque utilizzate per l’estrazione di acqua potabile di cui all’art. 82 e allegato 1 alla parte terza, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni ed integrazioni, nonché di ogni altra informazione rilevante inerente le risorse idriche da destinare al consumo umano ai sensi del presente decreto, comprese, tra l’altro, quelle relative alle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano, di cui all’art. 94 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, e alle zone vulnerabili da nitrati di origine agricola e da prodotti fitosanitari, di cui agli articoli 92, 93 e allegato 7 alla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni ed integrazioni.
a) banca dati sulla filiera idro-potabile, sulla valutazione di rischio e sulle misure di controllo e monitoraggio, condivisa con l’autorità sanitaria locale e centrale;
b) ridefinizione delle «zone di approvvigionamento idro-potabile » sulla base della descrizione della filiera idro-potabile;
c) dati di monitoraggio per elementi chimici e sostanze non oggetto di ordinario controllo sulla base di elementi di rischio sito-specifici.
5. Sulla base dei risultati della valutazione del rischio viene ampliato l’elenco dei parametri di cui al punto 2 della parte B e/o vengono aumentate le frequenze di campionamento di cui al punto 3 della parte B, se si verifica una qualsiasi delle seguenti condizioni:
a) l’elenco dei parametri o delle frequenze di cui al presente allegato non è sufficiente a soddisfare gli obblighi imposti a norma dell’art. 6, paragrafi 1, 2, 3;
b) è necessario procedere a ulteriori controlli ai fini dell’art. 8, paragrafo 3;
c) è necessario fornire le necessarie garanzie di cui al punto 1, lettera a) , della parte A.
6. Sulla base dei risultati della valutazione del rischio, possono essere ridotti l’elenco dei parametri di cui al punto 2 della parte B e le frequenze di campionamento di cui al punto 3 della parte B, a condizione che si osservino le seguenti condizioni:
a) la frequenza di campionamento per E. coli non deve essere inferiore a quella stabilita al punto 3 della parte B, quali che siano le circostanze;
b) per tutti gli altri parametri:
i) la localizzazione e la frequenza del campionamento sono determinate in relazione all’origine del parametro, nonché alla variabilità e alla tendenza a lungo termine della sua concentrazione, tenendo conto dell’art. 5;
ii) per ridurre la frequenza minima di campionamento di un parametro, come indicato al punto 3 della parte B, i risultati ottenuti da campioni raccolti ad intervalli regolari nell’arco di un periodo di almeno tre anni a partire da punti di campionamento rappresentativi dell’intera zona di approvvigionamento devono tutti essere inferiori al 60% del valore parametrico;
iii) per rimuovere un parametro dall’elenco di quelli da sottoporre a controllo, come indicato al punto 2 della parte B, i risultati ottenuti dai campioni raccolti ad intervalli regolari nell’arco di un periodo di almeno tre anni a partire da punti di campionamento rappresentativi dell’intera zona di approvvigionamento devono tutti essere inferiori al 30% del valore parametrico;
iv) la rimozione di un particolare parametro di cui al punto 2 della parte B, dall’elenco di parametri da sottoporre a controllo deve basarsi sui risultati della valutazione del rischio, sulla base dei risultati del controllo delle fonti di acqua destinata al consumo umano e deve confermare che la salute umana sia protetta dagli effetti nocivi di eventuali contaminazioni delle acque destinate al consumo umano, come stabilito all’art. 1;
v) è possibile ridurre la frequenza di campionamento oppure rimuovere un parametro dall’elenco dei parametri da controllare come stabilito ai punti ii) e iii) , solo se la valutazione del rischio conferma che nessun elemento ragionevolmente prevedibile possa provocare un deterioramento della qualità delle acque destinate al consumo umano.
7. Le valutazioni del rischio sono sottoposte a valutazione da parte dell’Istituto superiore di sanità al fine dell’approvazione da parte del Ministero della salute.
8. Le approvazioni delle valutazioni del rischio, unitamente a una sintesi dei risultati, saranno rese disponibili al pubblico.
Metodi di campionamento e punti campionamento
1. I punti di prelievo dei campioni sono individuati in modo da garantire l’osservanza dei punti in cui i valori devono essere rispettati, di cui all’art. 5, comma 1. Nel caso di una rete di distribuzione, i campioni possono essere prelevati nella zona di approvvigionamento o presso gli impianti di trattamento per particolari parametri se si può dimostrare che il valore ottenuto per i parametri in questione non può essere modificato negativamente fino al punto di conformità. Nella misura del possibile, il numero di campioni deve essere equamente distribuito in termini di tempo e luogo.
2. Il campionamento al punto in cui i valori devono essere rispettati soddisfa i seguenti obblighi:
a) i campioni per verificare l’osservanza di obblighi relativi ad alcuni parametri chimici (in particolare rame, piombo e nichel) sono prelevati dal rubinetto del consumatore senza prima far scorrere l’acqua. Occorre prelevare un campione casuale diurno pari a un litro. In alternativa, si possono utilizzare metodi che ricorrono al tempo fisso di ristagno e riflettono più precisamente le rispettive situazioni nazionali, a condizione che, a livello di zona di approvvigionamento, ciò non rilevi un minor numero di casi di infrazione rispetto all’utilizzo del metodo casuale diurno;
b) i campioni da utilizzare per verificare l’osservanza dei parametri microbiologici nel punto in cui i valori devono essere rispettati vanno prelevati in conformità con la norma EN ISO 19458 (scopo B del campionamento).
3. Il campionamento presso la rete di distribuzione, ad eccezione che presso i rubinetti dei consumatori, deve essere conforme alla norma ISO 5667-5. Per i parametri microbiologici, i campionamenti presso la rete di distribuzione vanno effettuati e condotti in conformità con la norma EN ISO 19458 (scopo A del campionamento). (1)
(1) L'allegato è stato prima modificato dall'art. 1, D.lgs. 02.02.2002, n. 27 e poi così sostituito dall'art. 1, D.M. 14.06.2017 con decorrenza dal 02.09.2017.
1. I laboratori, o i terzi che ottengono appalti dai laboratori, applicano pratiche di gestione della qualità conformi a quanto previsto dalla norma UNI EN ISO/IEC 17025 o da altre norme equivalenti internazionalmente riconosciute devono essere accreditati in conformità alla norma UNI EN ISO/IEC 17025:2005 recante «Requisiti generali per la competenza dei laboratori di prova e di taratura» da un ente di accreditamento designato da uno Stato membro dell’Unione europea, ai sensi del Regolamento (CE) n. 765/2008. L’accreditamento e la valutazione dei laboratori di prova riguardano singole prove o gruppi di prove e deve essere conseguito entro il 31 dicembre 2019.
2. I metodi di analisi utilizzati ai fini del controllo e per dimostrare il rispetto del presente decreto sono convalidati e documentati conformemente alla norma UNI EN ISO/IEC 17025 o ad altre norme equivalenti internazionalmente accettate. In mancanza di un metodo di analisi che rispetta i criteri minimi di efficienza di cui alla parte B, il controllo è svolto applicando le migliori tecniche disponibili che non comportino costi eccessivi.
Parametri microbiologici per i quali sono specificati metodi di analisi
I metodi per i parametri microbiologici sono:
Escherichia coli ( E. coli ) e batteri coliformi (UNI EN ISO 9308-1 o UNI EN ISO 9308-2);
enterococchi (UNI EN ISO 7899-2);
Pseudomonas aeruginosa (UNI EN ISO 16266);
enumerazione dei microrganismi coltivabili - conta delle colonie a 22°C (UNI EN ISO 6222);
enumerazione dei microrganismi coltivabili - conteggio delle colonie a 36°C (UNI EN ISO 6222);
Clostridium perfringens spore comprese (UNI EN ISO 14189).
Parametri chimici e indicatori per i quali sono specificate le caratteristiche di prestazione
1. Parametri chimici e indicatori.
Per i parametri di cui alla tabella 1, le caratteristiche di prestazione specificate esigono che il metodo di analisi utilizzato debba essere quantomeno in grado di misurare concentrazioni uguali all’indicatore parametrico con un limite di quantificazione (definito nell’art. 74, comma 2, lettera uu -ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni) del 30%, o inferiore, del valore parametrico pertinente e un’incertezza di misura quale quella specificata nella tabella 1. Il risultato è espresso utilizzando almeno lo stesso numero di cifre significative per il valore parametrico di cui alle parti B e C dell’allegato I.
Fino al 31 dicembre 2019 è consentito l’uso di «esattezza», «precisione » e «limite di rilevazione», quali specificati nella tabella 2, in quanto insieme alternativo di caratteristiche di prestazione rispetto al «limite di quantificazione» e all’«incertezza di misura» specificati, rispettivamente, nel primo paragrafo e nella tabella 1.
L’incertezza di misura indicata nella tabella 1 non deve essere utilizzata come tolleranza supplementare per i valori parametrici di cui all’allegato I.
Caratteristica di prestazione minima «Incertezza di misura»
(cfr. nota 1)
% del valore parametrico (ad eccezione che per il pH)
Cfr. nota 6
Concentrazione in ioni idrogeno (espresso in unità pH)
Cfr. nota 7
Cfr. nota 8
Cfr. nota 9
Cfr. nota 10
Trialometano totale
Cfr. nota 12
Cfr. nota 13
Acrilammide, epicloroidrina e cloruro di vinile da controllare secondo le specifiche del prodotto.
Le caratteristiche di prestazione minima «esattezza», «precisione» e «limite di rilevazione» che possono essere utilizzate fino al 31 dicembre 2019
Note alle tabelle 1 e 2
L'incertezza della misura è un parametro non negativo che caratterizza la dispersione dei valori quantitativi attribuiti a un misurando sulla base delle informazioni utilizzate. Il criterio di prestazione per l'incertezza di misura (k = 2) è la percentuale del valore parametrico indicato nella tabella, o una percentuale superiore. L'incertezza della misura è stimata a livello dei valori parametrici, salvo diversa indicazione.
L'esattezza è la misura di un errore sistematico, cioè la differenza fra il valore medio di numerose misurazioni ripetute e il loro valore vero. La norma ISO 5725 riporta ulteriori specifiche.
La precisione è la misura di un errore casuale ed è generalmente espressa come la deviazione standard (nell'ambito di un singolo lotto di campioni e fra lotti) dell'intervallo di variabilità dei risultati rispetto alla media. La precisione accettabile è pari al doppio della deviazione standard relativa. Questo termine è definito in maniera più completa nella norma ISO 5725.
Il limite di rilevazione è pari a:
tre volte la deviazione standard all'interno di un lotto di un campione naturale contenente una concentrazione poco elevata del parametro; oppure
cinque volte la deviazione standard del campione bianco (all'interno di un lotto).
In caso sia impossibile soddisfare il valore dell'incertezza di misura, occorre scegliere la miglior tecnica disponibile (fino al 60 %).
Il metodo determina il tenore complessivo di cianuro in tutte le sue forme.
I valori di esattezza, precisione e incertezza di misura sono espressi in unità pH.
Metodo di riferimento: EN ISO 8467
Le caratteristiche di prestazione dei singoli pesticidi vengono fornite a titolo indicativo. Per diversi pesticidi è possibile ottenere valori di incertezza di misura di appena il 30 %, mentre per molti è possibile autorizzare valori più alti, fino all'80 %.
Le caratteristiche di prestazione si riferiscono alle singole sostanze al 25 % del valore parametrico che figura nella parte B dell'allegato I.
Le caratteristiche di prestazione si riferiscono alle singole sostanze al 50 % del valore parametrico che figura nella parte B dell'allegato I.
L'incertezza di misura va stimata a livello di 3 mg/l del carbonio organico totale (TOC). Utilizzare le linee guida CEN 1484 per la determinazione del TOC e del carbonio organico disciolto (DOC).
L'incertezza di misura va stimata a livello di 1,0 NTU (unità nefelometriche di torbidità) conformemente alla norma EN ISO 7027.»;