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Timestamp: 2018-11-15 06:24:11+00:00
Document Index: 20884770

Matched Legal Cases: ['art. 1283', 'art. 1283', 'art. 2034', 'art. 190', 'art. 2033', 'art. 2034', 'sentenza ', 'art. 1283', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 1283', 'art. 136', 'art. 1283', 'art. 1283', 'art. 15', 'sentenza ']

CONTRATTIBANCARI
Obbligazioni - Contratti bancari – Capitalizzazione trimestrale degli interessi – Illegittimità – Conseguenze
Poiché la salvezza degli usi contrari disposta dall’art. 1283 cod. civ. in tema di anatocismo va riferita agli usi normativi e non a quelli convenzionali, è illegittimo e rilevabile anche d’ufficio l’uso bancario e negoziale consistente nella diversa periodicità, a svantaggio dell’utente, nell’applicazione di tassi di interesse passivo.
n. 67/2004
II Tribunale in composizione monocratica, in persona della Dott.ssa | Filippetta Signorello, ha pronunciato la seguente
nella causa civile iscritta al n° 193 del ruolo generale - Affari Contenziosi Civili - dell'anno 2000, avente per oggetto: azione ex art. 1283 cc., promossa con atto di citazione ritualmente notificato
L. corrente in Partanna, in persona del Presidente pro tempore Sig. G.A., rappresentato e difeso dall’avv. Gianni Caracci, giusta mandato ad litem steso a margine dell'atto di citazione, ed elettivamente domiciliato presso il suo studio,
B. S.P.A., con sede legale in Milano, e B. filiale di Partanna, in persona dei procuratori Sigg. L. S. e F. P.L., rappresentati e difesi, giusta procura ad litem stesa in calce alla comparsa di costituzione e risposta, dagli
Avv.ti Anna Fiorella Colbertaldo e Giuseppe Colbertaldo, ed elettivamente domiciliati presso la filiale di Partanna, incorporata con atto del 24.04.2001 rogato dal Notaio Piergaetano Marchetti di Milano dalla B.con sede in Milano, in persona dell'Avv. Giancarlo Majo, suo procuratore per mandato n. 44243, rappresentata e difesa dagli Avv. Anna Fiorela Colbertaldo e Giuseppe Colbertaldo per mandato in calce alla comparsa di costituzione del 7 gennaio 2002, ed elettivamente domiciliata presso la filiale di Partanna,
-Convenute
All'Udienza di discussione del 2 dicembre 2003 la causa è stata posta in decisione sulle seguenti conclusioni:
per l'attore, il procuratore concludeva per l'accoglimento delle domande, riportandosi alle conclusioni e a quanto dedotto nell'atto di citazione e nei verbali di causa chiedendo la condanna della convenuta al pagamento della somma relativa alla capitalizzazione trimestrale degli interessi, come accertati dal CTU; con vittoria di spese competenze ed onorar! del giudizio; per la convenuta si chiedeva il rigetto delle domande di controparte insistendo in quanto dedotto nella comparsa di risposta e contestando la CTU;
Con atto di citazione regolarmente notificato, "L. citava in
giudizio la B. affinchè il Tribunale adito condannasse la convenuta al pagamento in favore
dell'attrice delle somme che fossero risultate dovute a titolo di rimborso di quanto addebitato a titolo di interessi anatocistici sul conto corrente indicato, oltre a quanto dovuto a titolo di rimborso per tassi di interesse passivi applicati in contrasto con la vigente normativa. Vinte le spese del giudizio.
All'uopo sosteneva di aver intrattenuto con l'Istituto bancario convenuto, filiale di Partanna, il rapporto di conto corrente n…….
Nel corso del prefato rapporto l'Istituto convenuto avrebbe violato la disciplina vigente, applicando interessi superiori ai parametri legali; avrebbe provveduto inoltre alla capitalizzazione trimestrale degli interessi.
Concludeva pertanto riportandosi a quanto suindicato.
Con fascicolo e comparsa di risposta depositati in cancelleria in data
23.02.2000 si costituiva la convenuta banca eccependo preliminarmente la prescrizione quinquennale dell'eventuale credito vantato dall'attrice o, in subordine quella decennale; nel merito rilevava di aver applicato sin dall'entrata in vigore della Legge 108/96 tassi d'interesse inferiori alla soglia usura e di aver provveduto alla capitalizzazione degli interessi con la stessa periodicità sia per gli interessi attivi che per quelli passivi.
Concludeva quindi per il rigetto delle domande attorce o per la dichiarazione di avvenuta prescrizione delle stesse.
All'udienza del 02.10.2001 il Giudice dichiarava l'interruzione del procedimento in quanto l'istituto convenuto era stato incorporato dalla B..
Con ricorso depositato in cancelleria in data 15.10.2001 l'attrice chiedeva di riassumere la causa e di fissarsi l'udienza per la prosecuzione del giudizio.
Il Giudice provvedeva fissando l'udienza del 05.02.2002. Con comparsa depositata in cancelleria il 7 gennaio 2002 si costituiva la B. ad ogni effetto in sostituzione della sua dante causa B., della quale faceva proprie tutte le domande, eccezioni e difese e precisava che nel caso in cui l'azione intrapresa da parte attrice si fosse configurata come ripetizione di indebito, la convenuta eccepiva l'irripetibilità ex art. 2034 c.c. delle somme reclamate. Concludeva riportandosi a quanto già chiesto dalla sua dante causa. Il procedimento veniva istruito con produzione documentale e CTU tecnica tesa a provvedere alla determinazione del saldo debitorio applicando la capitalizzazione annuale ed a verifìcare che i tassi di interessi applicati non superassero quelli soglia ( in riferimento a dieci anni di rapporto anteriori alla messa in mora); quindi, sulle conclusioni delle parti e dopo la discussione, all'udienza del 2.12.2003 la causa veniva posta in decisione concedendo alle parti i termini di cui all'art. 190 c.p.c. per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica.
Nel presente procedimento parte attrice chiede che le vengano restituite quelle somme che dovessero risultare indebitamente percette dalla convenuta a titolo di interessi o perché i tassi applicati superano quelli soglia stabiliti dalla normativa in vigore al tempo o per la capitalizzazione trimestrale degli stessi. A tale richiesta il convenuto istituto di credito eccepisce preliminarmente la prescrizione quinquennale sostenendo che la domanda di rimborso di interessi a favore del correntista soggiace agli stessi limiti cui soggiace il diritto della banca a chiedere interessi; in subordine chiede che venga dichiarata la prescrizione decennale. Precisato che, in tema di contratti bancari regolati in conto corrente, la mancata impugnazione dell'estratto conto nei termini previsti comporta l'approvazione tacita delle operazioni materiali e della loro conformità agli accrediti ed addebiti, ma non pregiudica le contestazioni sulla validità ed efficacia dei rapporti obbligatori da cui tali operazioni derivano, non si può ritenere precluso il reclamo proposto dal correntista, che faccia valere la nullità della clausola relativa alla trimestralizzazione degli interessi. Detto questo ed esaminando la domanda proposta da parte attrice è chiaro che la stessa rientra nella fattispecie disciplinata dall'art. 2033 c.c. e soggiace pertanto al termine prescrizionale decennale e non al più breve termine invocato da parte convenuta. A Inoltre è evidente che alla suddetta fattispecie non può essere applicato l'art. 2034 c.c. in quanto le somme versate dall'attrice non sono ricollegabili ad alcun dovere morale o sociale, essendo evidente che siano state prestate ritenendole dovute in virtù di una clausola contrattuale di cui, con il presente giudizio se ne invoca l'illegittimità. Da quanto premesso discende che potranno essere oggetto di eventuale rimborso esclusivamente le somme che dovessero risultare indebitamente percepite dall'istituto di credito nei dieci anni precedenti alla prima contestazione mossa da parte attrice e, pertanto, considerato che dalla produzione allegata al fascicolo di parte emerge che questa ha provveduto, per la prima volta, a contestare l'addebito ed a richiedere il rimborso di tali somme con diffida dell’aprile 2000, ricevuta dall'istituto il 17.04.2000, la verifica riguarderà il periodo successivo al 17.04.1990. Passando all'esame del merito delle domande formulate dall'attrice deve precisarsi che a norma della legge del 07/03/1996 n. 108 recante "disposizioni in materia di usura" il Ministero del Tesoro, oggi Ministero dell'Economia e delle Finanze, ha periodicamente previsto i cosiddetti tassi soglia, oltre cui gli interessi passivi erano da ritenersi usurai. Rilevato inoltre che non si è proceduto ad istruire il procedimento, relativamente agli anni anteriori la pubblicazione della prefata legge, in modo tale da verifìcare l'usurarietà o meno dei tassi applicati (provando cioè l'esorbitanza degli interessi convenuti, lo stato di bisogno del mutuatario ed il consapevole approfìttamento di tale stato da parte del mutuante), la questione verrà esaminata esclusivamente per gli anni successivi. Sul punto è emerso chiaramente, dalla CTU espletata, che l'istituto di credito convenuto non ha mai applicato, sul conto corrente n. 74253480151, interessi superiori alla soglia indicata dal Ministero; pertanto, la domanda formulata dall'attrice non merita accoglimento. Sull'ulteriore richiesta riguardante la verifica della capitalizzazione trimestrale degli interessi e della sua eventuale illegittimità è stato chiarito che la banca ha applicato proprio il suddetto criterio e, esaminando il contenuto del contratto stipulato tra le parti emerge che tale clausola era in esso prevista a fronte dell'ulteriore clausola che prevedeva la capitalizzazione annuale degli interessi attivi. La questione formulata nel presente giudizio è stata peraltro, oggetto di numerose pronunce sia di merito che di legittimità, scaturite tutte dalle divergenti posizioni dottrinali sul punto e, soprattutto dall'intervento del legislatore in materia nonché dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'incostituzionalità del comma III dell'articolo 25 del decreto legislativo 342/99. Sarà quindi opportuno delineare brevemente l'orientamento della S.C. nonché quello maggioritario seguito dalla giurisprudenza di merito. La Corte, dopo aver rilevato che la mancata contestazione degli estratti conto, se aveva reso incontestabile la verità storica dei dati in essi riportati, lasciando impregiudicata ogni questione concernente la loro rilevanza giuridica e la validità dei titoli posti a fondamento delle singole annotazioni, ha deciso che la salvezza degli usi contrari, disposta dall’art. 1283 c.c., in tema di anatocismo, va riferita agli usi normativi e non a quelli che, come gli usi bancari, hanno natura convenzionale. Da ciò e, dopo che il citato art. 25, terzo comma, del decreto legislativo 342/99 è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza n. 425 del 17.10.2000, la Corte di Cassazione, confermando un suo precedente orientamento (fissato con due diverse sentenze quasi coeve (Cass. 16.03.1999 n. 2374; Cass. 30.03.1999 n. 3096), con le quali aveva dichiarato la nullità delle clausole sulla capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, perché basati su un uso negoziale, anziché su una norma consuetudinaria, come fino a quel momento era stato ritenuto, ha voluto precisare, con sentenza n. 4490 del 28/03/2002, che il legislatore, con il D. Lgs. N. 342/99, era intervenuto stabilendo:
• Da un lato, che le nuove modalità e criteri per la capitalizzazione degli interessi sarebbero stati fissati con delibera del Comitato Interministeriale del Credito e del Risparmio, assicurando in ogni caso la stessa periodicità nel conteggio degli interessi creditori e debitori ( art. 25 comma 2, D. Lgs. 342/99),
• Dall'altro, che le clausole stipulate prima dell'entrata in vigore della nuova disciplina sarebbero state valide ed
efficaci fino a tale data (art. 25, comma 3, D, Lgs.
342/99).
Quest'ultima disposizione è stata però dichiarata illegittima dal Giudice delle leggi, il quale ha ritenuto che la norma fosse viziata da eccesso di delega (sent.425/2000).
Orbene, la S.C. ha ritenuto che non vi fosse alcun motivo di discostarsi dall'orientamento precedentemente seguito con le citate
sentenze, in quanto, come aveva già osservato, la capitalizzazione
i trimestrale degli interessi passivi è fondata su un mero uso
"negoziale", come tale inidoneo a fondare la legittimità di una disciplina diversa di quella dettata dall'art. 1283 c.c..
Rilevato pertanto che la norma dichiarata costituzionalmente illegittima, quale che sia la natura del vizio accertato, cessa di avere efficacia (e non può quindi essere applicata) dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione (art. 136, comma i, Cost.), il venir meno di tale disposizione, eliminando l'eccezionale salvezza della validità e degli effetti delle clausole già stipulate, lascia queste ultime, secondo i principi che regolano la successione delle leggi nel tempo, sotto il vigore delle norme anteriormente in vigore, alla stregua delle quali, esse non possono che essere dichiarate nulle, perché stipulate in violazione dell'art. 1283 c.c.
Numerose sono infine le sentenze di merito che, accogliendo il Principio su indicato hanno stabilito appunto che la clausola che la clausola che prevede la capitalizzazione trimestrale degli interessi, in quanto fondata su un mero uso negoziale, è nulla, sancendo inoltre la rilevabilità d'ufficio di tale nullità ( Trib. Torino 16/12/2002). Altro giudice di merito ha statuito che sono inefficaci le clausole dei contratti bancari che riproducono prescrizioni abusive in ordine ai termini di recesso dal contratto di conto corrente...al calcolo degli interessi ( anatocismo e indicizzazione) (App. Roma 24/09/2002). L'elenco delle pronunce potrebbe continuare ma non si ritiene necessario procedere rilevando, di contro, che l'orientamento difforme è piuttosto minoritario. Infine, si precisa naturalmente che il seguire un orientamento piuttosto che un altro non consegue affatto alla numerosità della precedenti pronunce bensì all’interpretazione della norma da applicare che, può trovare riscontro nell'uno o nell'altro filone. Indi, anche alla luce di quanto già esposto si ritiene fondata la domanda proposta da parte attrice in merito al rimborso di quanto versato a titolo di capitalizzazione trimestrale degli interessi. Dai calcoli effettuati dal nominato CTU è così risultato che il saldo del conto corrente bancario n. 74253480151 alla data del 31/12/2000 sarebbe dovuto essere, applicando la capitalizzazione annuale piuttosto che quella trimestrale, a credito di lire 10.457.826 (€ 5.401,02), mentre, dalla documentazione fornita dall'istituto bancario risultava a debito di lire 409.248. Si conclude pertanto per l'accoglimento della domanda di parte attrice e per la consequenziale condanna della convenuta al rimborso della somma di € 5.40102, oltre interessi, dalla data della domanda giudiziale sino all'effettivo soddisfo. Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo.
Il Tribunale di Partanna, nella persona della Dott.ssa Filippetta Signorello, nella causa n. 193/2000 R.G., promossa da "L., corrente in Partanna, in persona del Presidente pro tempore, contro B. incorporata, giusta rogito del 24.04.2001, dalla B., in persona del procuratore per mandato n. 44243, avente ad oggetto: azione ex art. 1283 c.c., definitivamente pronunciando, respinta ogni contraria istanza, eccezione e deduzione, così decide:
- Rigetta la domanda formulata da parte attrice ed inerente il rimborso delle somme indebitamente percepite dall'istituto di credito relativamente all'applicazione dei tassi di interesse, risultati al di sotto della cosiddetta soglia limite;
Accoglie la domanda di rimborso per la capitalizzazione trimestrale degli interessi e per l'effetto:
- Condanna la convenuta a rimborsare a parte attrice la somma di € 5.401,02, oltre interessi dalla domanda giudiziale sino all'effettivo soddisfo;
- Condanna altresì parte convenuta a rifondere a "L. le spese di lite sostenute liquidate
complessivamente in € 4.480,00 e precisamente € 1.300,00 per diritti, € 1.180,00 per spese (comprese le spese per la CTU) ed € 2.000,00 per onorari; oltre spese generali ex art. 15 L.F. ed oneri di legge;
- Dichiara la sentenza provvisoriamente esecutiva ex lege.
Così deciso in Partanna il 1 GIÙ 2004_____