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Timestamp: 2020-03-28 23:44:10+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 21817 del 07/09/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21817 del 07/09/2018
Cassazione civile sez. trib., 07/09/2018, (ud. 04/06/2018, dep. 07/09/2018), n.21817
sul ricorso 28916-2011 proposto da:
avverso la sentenza n. 3/7011 della COMM.TRIB.BREG. di L’AQUILA,
La società (OMISSIS) S.p.A. impugnava l’avviso di accertamento n. (OMISSIS), notificato il 23.8.2007, con cui l’Agenzia delle entrate, sulla base delle risultanze del p.v.c. della G.d.F del 2.8.2007, rettificava la dichiarazione presentata ai fini IVA per l’anno di imposta 2003, accertando una maggiore imposta di Euro 9.093.698,00 (ivi incluso il credito non spettante di Euro 1.106.420,00) ed irrogando sanzioni per euro 13.364.075,25, oltre interessi, per fatture soggettivamente inesistenti. La CTP di Teramo, con sentenza n. 194/2008, respingeva il ricorso. La società appellava la decisione e la CTR dell’Abruzzo, con la sentenza in epigrafe indicata, accoglieva l’appello dichiarando nullo l’avviso di accertamento per violazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, u.c..
Il termine semestrale di impugnazione, previsto dal novellato art. 327 c.p.c., ai applica ai soli giudizi instaurati successivamente all’entrata in vigore della L. n. 69 del 2009, dovendosi a tal fine fare riferimento alla data di introduzione del giudizio di merito di primo grado, che nella specie deve ricondursi a prima dell’applicabilità della legge, atteso che la sentenza n. 194/2/2008 della CTP risulta essere stata depositata in data 15.12.2008. Ne consegue la tempestività del ricorso.
4.1.In tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, la L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 12, comma 7, deve essere interpretato nel senso che l’inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento, termine decorrente dal rilascio al contribuente, nei cui confronti sia stato effettuato un accesso, un’ispezione o una verifica nei locali destinati all’esercizio dell’attività, della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni, determina di per sè, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, l’illegittimità dell’atto impositivo emesso “ante tempus”, poichè detto termine è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, il quale costituisce primaria espressione dei principi, di derivazione costituzionale, di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente ed è diretto al migliore e più efficace esercizio della potestà impositiva. Il vizio invalidante non consiste nella mera omessa enunciazione nell’atto dei motivi di urgenza che ne hanno determinato l’emissione anticipata, bensì nella effettiva assenza di detto requisito (esonerativo dall’osservanza del termine), la cui ricorrenza, nella concreta fattispecie e all’epoca di tale emissione, deve essere provata dall’Ufficio (Cass. S.U. n. 18184 del 2013). Ne consegue che la notifica dell’avviso di accertamento prima dello spirare del termine previsto dall’art. 12, comma 7, cit. ne determina l’illegittimità salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, riferite al contribuente ed al rapporto tributario controverso, il cui onere probatorio grava sull’ammnistrazione finanziaria (Cass. n. 2587 del 2014). Il vizio invalidante non consiste nella mera omessa enunciazione nell’atto dei motivi di urgenza che ne hanno determinato l’emissione anticipata, bensì nell’effettiva assenza di detto requisito (esonerativo dell’osservanza del termine), la cui ricorrenza, nella concreta fattispecie e all’epoca di tale avviso di accertamento, deve essere provata dall’Ufficio.
4.2. La CTR, con riferimento ai motivi espressi, non ha motivato in modo giuridicamente corretto.
La sentenza impugnata, dopo avere ricordato che in giudizio l’amministrazione aveva dedotto che le ragioni per le quali era stata anticipata la notificazione dell’atto impositivo impugnato consistevano nel fatto che la società aveva richiesto ed ottenuto un rimborso IVA per la somma di Lire 1.159.667.000, e che era stato verificato che la stessa aveva emesso fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, ha negato che tali circostanze potessero costituire valide ragioni giustificative dell’urgenza, affermando che l’Agenzia delle entrate non avrebbe fornito “analiticamente le ragioni del perchè, in pendenza dei sessanta giorni, le garanzie del credito sarebbero potute venire meno”.
4.3. In realtà, contrariamente a quanto sembra ritenere il giudice a quo, il pericolo derivante dal richiesto rimborso e dal fatto che la società, nell’ambito della rivendita di prodotti di telefonia mobile, abbia emesso fatture per operazioni inesistenti, è, in astratto, una indubitabile e valida ragione di urgenza atta a giustificare l’anticipazione della notifica dell’atto impositivo in deroga al termine imposto dalla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, tanto più nel quadro della situazione, evidente dal verbale di verifica, della supposta partecipazione della società contribuente ad una organizzata frode ai danni dell’Erario (frode carosello) accuratamente descritta nella narrativa della stessa sentenza impugnata: il giudice di appello avrebbe dovuto, piuttosto, verificare se tale ragione di urgenza potesse, come si esprimono le Sezioni Unite, essere specificamente riferita al contribuente e al rapporto tributario in questione.