Source: https://studiomazzolari.wordpress.com/tag/sanzioni/
Timestamp: 2017-10-19 18:30:52+00:00
Document Index: 30504952

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 15', 'art. 2050', 'art. 164', 'art. 161', 'art. 161', 'art.164', 'art. 161', 'art. 164', 'art. 164', 'art. 164']

Sanzioni | SMBlog
Posted on 3 marzo 2017 by SMBlog
Nuove disposizioni normative sulle attività di call center: sono riportate di seguito una serie di risposte alle richieste di chiarimenti che sono state poste o che potrebbero essere poste più frequentemente (FAQ), basate sulle interpretazioni attualmente condivise con gli altri soggetti istituzionali richiamati dalla norma.
In chiusura del post sono riportati i Modelli da utilizzare per la comunicazione al Mise.
Di seguito i due modelli (il cui contenuto è aggiornato rispetto a quello già reso disponibile in passato in uno al menzionato provvedimento del 10 ottobre 2013, n. 444) volti ad agevolare l’assolvimento degli obblighi comunicativi diretti all’Autorità, utilizzabili dagli operatori economici cui facciano capo le localizzazioni in Paesi terzi dell’attività di call center (inbound e outbound):
un primo modello potrà essere utilizzato, ai sensi dell’art. 24-bis, comma 2, lett. c), da parte degli operatori economici che intendono localizzare l’attività di call center in Paesi terzi in tempi successivi all’entrata in vigore della nuova disciplina.
Inviato su Privacy	/ Tag attività di call center, Call center, facsimili, FAQ, inbound, legge n. 232 del 2016, MArketing, Ministero dello sviluppo economico, Mise, modelli, obblighi di comunicazione, outbound, Privacy, Regolamento privacy europeo, Sanzioni, Società di telefonia, Studio Mazzolari, Template, trattamento dati personali	/ Lascia un commento
Posted on 20 dicembre 2016 by SMBlog
È una delle novità introdotte dal nuovo Regolamento Ue: si rischiano pesanti multe per i doppi ruoli e i conflitti d’interessi. E una società bavarese è già inciampata sulle nuove norme.
di Nicola Bernardi, Presidente di Federprivacy
Perché allora la società è stata sanzionata?
Il motivo per cui è scattata la sanzione non interessa solo le aziende tedesche ma tutte quelle dell’intera UE che ricadono nell’obbligo di dotarsi del cosiddetto privacy officer: se è vero che la contestazione sollevata dall’Autorità bavarese si basa sul Federal Data Protection Act, d’altra parte essa poggia sul principio dettato dall’articolo 38 del nuovo Regolamento Europeo, che dal 25 maggio 2018 sarà direttamente applicabile in tutti gli Stati membri, e che riguardo la posizione del data protection officer richiede che il titolare del trattamento “si assicura che tali compiti e funzioni non diano adito a un conflitto d’interessi”.
Inviato su Privacy	/ Tag conflitto d'interessi, Data Protection Officer, GDRP, Linee Guida WP 243, Privacy, Regolamento UE 2016/679, Sanzioni	/ Lascia un commento
Posted on 26 novembre 2015 by SMBlog
No all’accesso indiscriminato al dossier sanitario elettronico. I dati devono essere accessibili solo ai professionisti sanitari che assistono in quel momento il paziente e solo per il tempo necessario alla cura.
I principi, già affermati in casi analoghi, sono stati ribaditi dal Garante privacy con un provvedimento [doc. web n. 4449114] in cui ha dettato all’Azienda Usl 11 di Empoli una serie di misure per sanare gravi violazioni riscontrate nella gestione degli oltre 350 mila dossier sanitari, relativi a persone che si sono rivolte alla struttura.
Il dossier è uno strumento costituito da un organismo sanitario (ospedale, clinica privata) contenente informazioni sullo stato di salute di un assistito di quella struttura relative ad eventi clinici presenti e passati (es. referti, documentazione sui ricoveri, accessi al pronto soccorso).
Le irregolarità, emerse nel corso di accertamenti ispettivi, riguardavano, in particolare:
l’informativa (carente e priva degli elementi essenziali per consentire una scelta consapevole sulla costituzione o meno del dossier) e
la costituzione del dossier senza il consenso del paziente, acquisito solo a partire dal 2015, cinque anni dopo l’introduzione del documento elettronico nell’Azienda.
Va ricordato infatti, che il paziente deve poter scegliere in modo libero e consapevole se far costituire o meno il dossier.
Gli accessi indiscriminati al sistema informatico, inoltre, a differenza di quanto stabilito nelle Linee guida del 2015, permettevano ad ogni medico della struttura di consultare i referti sia dei propri pazienti sia di qualsiasi altra persona che avesse effettuato un esame clinico presso l’Azienda.
L’Azienda – come prescritto dall’Autorità – entro il 31 marzo 2016 dovrà quindi adottare opportuni accorgimenti, anche tecnici, affinché i documenti sanitari di un individuo, contenuti nel dossier sanitario, siano disponibili solo al professionista che lo ha in cura in quel momento e non siano più condivisi con gli operatori degli altri reparti.
Il medico potrà consultare anche altri dossier, motivando la richiesta sulla base di una casistica predeterminata dall’Azienda (ad. es. trapianti, richiesta di consulenza, guardia medica).
Il personale amministrativo, invece, potrà accedere solo ai dossier e ai dati indispensabili all’assolvimento delle sue funzioni.
L’Azienda, infine, dovrà modificare l’informativa, integrandola con tutti gli elementi previsti dalla normativa, necessari per mettere in condizione il paziente di fare scelte consapevoli:
sulla costituzione del dossier,
sui documenti sanitari da far inserire o escludere e
sui diritti che può esercitare.
L’Autorità si è riservata di valutare, con separato provvedimento, gli estremi per contestare all’Azienda l’applicazione delle sanzioni amministrative previste dal Codice privacy.
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Vademecum delle sanzioni. Quanto costa non rispettare la Privacy?
Posted on 3 agosto 2015 by SMBlog
Fonte: Pharmasoft fea
Le sanzioni per chi tratta “male e superficialmente “ i dati personali.
Vedremo di chiarire gli aspetti sanzionatori ponendoci alcuni quesiti e fornendo una semplice tavola riassuntiva delle sanzioni previste.
Chi tratta dati personali può incorrere in sanzioni in caso di condotte illegittime?
La risposta alla prima domanda è sì: chi tratta dati personali violando le regole del “Codice” ovviamente viene sanzionato e le sanzioni possono essere sia di tipo “AMMINISTRATIVO” che “PENALE”.
La norma attuale prevede un sistema sanzionatorio particolarmente importante proprio per quelle violazioni che apparentemente sembrano irrilevanti.
Quante volte si è sentito dire “ma quello è un dato pubblico…”, “ma io non tratto dati sensibili e quindi non devo fare la privacy…”, “la mia privacy è sicura…”
Affermazioni di questo tipo purtroppo ancora molto frequenti, denotano una generalizzata scarsa consapevolezza dell’impostazione e dell’impianto privacy, nonostante i quasi 20 anni di legge e la prossima approvazione del EU Regulation Data Protection.
Le violazioni amministrative possono essere rilevate:
sia dall’Ufficio del Garante (Dipartimento delle attività ispettive e sanzioni),
sia da ogni ufficiale o agente di polizia giudiziaria che le abbia rilevate in caso di controlli, accertamenti o ispezioni.
Inoltre, in quasi tutte le violazioni del Codice, è prevista la possibilità che si paghi entro 60 giorni dalla notifica della contestazione, una somma pari al doppio del minimo previsto o di un terzo del massimo e comunque è sicuramente ben segnalato nel verbale di contestazione.
In alcuni casi non è possibile procedere al pagamento in misura ridotta e si deve attendere la conclusione del procedimento, i casi si riferiscono a:
mancata adozione delle misure minime di sicurezza (compresa la mancata dimostrazione dell’adozione delle stesse)
più violazioni in relazione a grandi banche dati
Oltre le sanzioni previste c’è sempre la scure del risarcimento del danno di cui all’art. 15 DLgs. 196/03, ovvero risarcimento dei danni civili patrimoniali e non patrimoniali sempre per effetto del trattamento illecito dei dati personali, anche in relazione al richiamo all’art. 2050 del codice civile.
Va infine ricordato che con il D.L. 30 dicembre 2008 n.207 (legge di stabilità), è stato introdotto l’art. 164 bis portando di fatto ad un inasprimento delle sanzioni previste dal titolo III capo I del codice Privacy e quindi delle sanzioni amministrative.
Pertanto, volendo fare un esempio concreto del calcolo effettuato, prendiamo a riferimento la prima ipotesi, ossia l’omessa o inidonea informativa all’interessato ex art. 161 DLgs. 196/03.
Il minimo indicato all’art. 161, è di 6.000 €, che ricalcolato ex art.164bis comma 1 (“in ragione delle minore gravità avendo anche riguardo alla natura economica o sociale dell’attività svolta”), si trasforma in 2.400 € (2/5 di 6.000 = 2.400).
Mentre il massimo ossia 2.400.000 €, è il frutto del seguente calcolo:
300.000 € anziché i 36.000 € di cui all’art. 161 (art. 164bis, comma 2, per “violazione di una o di più disposizioni del presente capo”)
300.000 € x 2 = 600.000 € (art. 164bis, comma 3, per i casi di “maggiore gravità e, in particolare, di maggiore rilevanza del pregiudizio per uno o più interessati, ovvero quando la violazione coinvolge numerosi interessati”)
600.000 € x 4 = 2.400.000 € (ex art. 164bis comma 4, “quando possono risultare inefficaci in ragione delle condizioni economiche del contravventore”).
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Posted on 23 luglio 2013 by SMBlog
Consenso unico valido per diverse attività.
Basta un unico consenso per tutte le attività di marketing (come l’invio di materiale pubblicitario o lo svolgimento di ricerche di mercato);
il consenso prestato per l’invio di comunicazioni commerciali tramite modalità automatizzate (come e-mail o sms) copre anche quelle effettuate tramite posta cartacea o con telefonate tramite operatore.
Le aziende che intendono raccogliere i dati personali degli utenti per comunicarli o cederli ad altri soggetti a fini promozionali, possono acquisire un unico consenso valido per tutti i soggetti terzi indicati nell’apposita informativa fornita all’interessato.
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