Source: http://www.dossier.net/guida/forum/quesiti/088a.htm
Timestamp: 2018-06-19 04:52:53+00:00
Document Index: 15600791

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 13', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 59', 'sentenza ', 'art. 6']

Forum Ici - Risposte quesiti imposta comunale immobili - Pagina 088a
Ritardo ingiustificato dei rimborsi
Quesito inviato da Enzo in data 18 febbraio 2003
Dal maggio 2000 dovrei avere dei rimborsi per gli anni 1997, '98, '99 L'impiegata dell' Úfficio tributi mi ha consigliato (estate 2000) di non pagare, a partire dallo anno 2000, le quote spettanti "perchè faremo il conguaglio e in più dovrà riavere le somme versate maggiorate degli interessi". Dato che secondo i miei calcoli dovrei incominciare a pagare di nuovo a partire dall'anno 2003 e poichè i rimborsi ancora non si vedono, gradirei sapere come devo comportarmi. Pagare la mia quota, oppure aspettare che arrivi questo conguaglio? Io non me la sento di lamentarmi di nuovo presso l'Ufficio tributi, anche perchè non ho cicevuto risposta ad una mia raccomadata con ricevuta di ritorno (inviata il 07 marzo 2002), indirizzata personalmente al Direttore generale dell' Ufficio tributi.
Risposta inviata da Fausto (redazione Dossier.Net) in data 20 febbraio 2003
Nel caso prospettato, il silenzio del Comune impositore costituisce innanzitutto una mancanza di rispetto nei confronti del cittadino-contribuente e denota un sistema fiscale locale orientato verso un rapporto di tipo autoritario o di comando piuttosto che verso un rapporto di dialogo o di servizio.
Ciò premesso, poiché si è formato il cosiddetto "silenzio-rifiuto" della richiesta di rimborso, lei può presentare ricorso dinanzi alla Commissione tributaria provinciale competente, ai sensi del comma 2 dell'art. 21 del D.Lgs. 546/92. Infatti, tra gli atti impugnabili è esplicitamente prevista la proposizione del ricorso per il "rifiuto tacito" della restituzione di somme indebitamente versate (art. 19, comma 1, lettera g, del D.Lgs. 546/92). Al riguardo, il ministero delle Finanze ha avuto modo di precisare, tra l'altro, che "la formulazione tecnica della norma mira a conferire al silenzio dell'amministrazione per novanta giorni dalla domanda di restituzione il valore di provvedimento negativo autonomamente impugnabile, venendo così ad attribuire a questa inerzia un significato tipico" (circolare 98/E del 23 aprile 1996; in senso conforme, circolare 26/13/104 del 28 giugno 1986 e risoluzione 20 giugno 1987 protocollo 201119; Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 12498 dell'11 dicembre 1998; Commissione tributaria centrale, sezione VI, decisione 313 del 16 gennaio 1991).
Si avverte inoltre che, in caso di proposizione del ricorso, occorre tenere presente il principio generale secondo il quale la parte soccombente può essere condannata a rimborsare le spese del giudizio (art. 15 del D.Lgs. 546/92).
In riferimento alla domanda se pagare la quota di spettanza del tributo oppure attendere il conguaglio, contrariamente al consiglio della poco esperta impiegata dell'Ufficio tributi, le suggerisco di versare la sua quota di imposta per evitare di dover pagare il tributo mediante ruolo, con conseguente aggravio per diritti di riscossione e interessi. Infatti, come ribadito in più occasioni dal ministero delle Finanze, in caso di indebiti versamenti effettuati per annualità precedenti, il contribuente non può procedere autonomamente alla compensazione con le somme da versare per l'anno di imposta in corso (circolare n. 118/E del 7 giugno 2000). Tuttavia, entro il termine di 60 giorni dalla data di notificazione del provvedimento di rimborso, il contribuente può comunicare (per iscritto) al Comune di voler compensare la somma liquidatagli con gli importi dovuti a titolo di imposta (art. 13, comma 2, del D.Lgs. 504/92). Non le resta, quindi, che sollecitare l'Ufficio tributi ad emettere il provvedimento di rimborso delle somme indebitamente versate, richiedendo nel contempo che le vengano comunicati ai sensi della legge n. 241 del 7 agosto 1990:
- il responsabile del procedimento riguardante il rimborso (art. 5, 1° e 2° comma; art. 6, 1° comma; art. 8, 2° comma, lettera c, legge n. 241/90);
- il termine entro il quale si concluderà il procedimento (art. 2, 2° comma, legge n. 241/90);
- la fase attuale del procedimento.
In proposito si fa rilevare che l'Ufficio tributi è tenuto, entro 30 giorni, a spiegare i motivi per i quali non ha potuto rispettare il termine prescritto per l'emissione del provvedimento di rimborso e ad indicare i tempi di conclusione del procedimento.
Ravvedimento per mancato pagamento dell' Ici
Quesito inviato da Tatiana in data 23 febbraio 2003.
Ho acquisito un appartamento in comproprietà con mio marito i primi giorni di dicembre 2002 nel comune di Roma. Mi confermate che avrei dovuto pagare l'ICI per il mese di dicembre anche se il vecchio proprietario ha pagato per intero la sua quota dell'ICI. Nel caso devessi pagare comunque, che sovrattassa devo applicare al calcolo dell'ICI per il mese in questione ?
Per la relativa dichiarazione vi risulta che il comune di Roma ha un regolamento che modifica il termine entro il quale va fatta, oppure vale il termine della dichiarazione dei redditi 2003?
Risposta inviata da Alex (redazione dossier.net) in data 25 febbraio 2003.
Per il mancato pagamento dell'imposta relativo al mese di dicembre 2002, lei e suo marito possono fruire del cosiddetto "ravvedimento operoso", pagando una sanzione ridotta al 6% dell'imposta dovuta più gli interessi nella misura del 3% annuo, calcolati in giorni dal 21 dicembre 2002 e fino al giorno (compreso) dell'effettivo versamento. L'importo da versare sarà quindi pari alla somma di: tributo dovuto e non versato, sanzione amministrativa e interessi moratori.
Per l'acquisto dell'appartamento è necessario presentare una COMUNICAZIONE DI VARIAZIONE entro 90 giorni dalla stipula del rogito notarile, compilando i modelli predisposti dal Comune e in distribuzione gratuita presso tutte le Circoscrizioni.
Concessione in uso gratuito del 50% dell'abitazione
Quesito inviato da Lorena in data 27 febbraio 2003.
Insieme a mio fratello sono proprietaria (al 50%) della abitazione ereditata da mia madre. Mio fratello è residente nella casa e per lui è prima abitazione, mentre io ho residenza in altra abitazione (posseduta in comunione dei beni con mio marito).
Il quesito che vi pongo è: esiste possibilità di concedere la mia parte di abitazione in uso gratuito a mio fratello? ed in questo caso, quali sono le agevolazioni disponibili nel calcolo dell'ICI ?
Il comune di residenza è Orbassano (TO)
Risposta inviata da Fausto (redazione dossier.net) in data 01 marzo 2003.
Ai sensi dell'art. 59, comma 1, lettera e), del D.Lgs. n. 446 del 15 dicembre 1997, i comuni possono "considerare abitazioni principali, con conseguente appplicazione dell'aliquota ridotta od anche della detrazione per queste previste, quelle concesse in uso gratuito a parenti in linea retta o collaterale, stabilendo il grado di parentela".
Si tratta quindi di sapere se il Comune di Orbassano ha adottato nel proprio regolamento Ici tale previsione e quale grado di parentela ha stabilito.
Si ricorda che la parentela tra fratello e sorella è di secondo grado in linea collaterale.
Il comune non può attribuire rendite ai fabbricati
Il Comune in seguito all' invio di un questionario, pretende di dover attribuire una rendita presunta a due abitazioni classificate A/6 che hanno perso i requisiti, e in base alle rendite attribuite, chiedere gli arretrati dal 1998. Può farlo?
Il comune impositore non può attribuire rendite presunte a fabbricati che hanno perso i requisiti di ruralità, né può emettere avvisi di accertamento se non c'è una rendita definitiva adottata dall'Ufficio del territorio e ritualmente notificata al soggetto interessato: l'atto impositivo sarebbe illegittimo (Commissione tributaria provinciale di Ragusa, sezione IV, sentenza n. 253 del 31 dicembre 2002).
L'omessa dichiarazione non è errore formale
Ho notificato ad un contribuente una liquidazione per versamento inferiore al dovuto per l'anno 1999.
Al colloquio, il suddetto mi ha spiegato che nel 1999 ha venduto 2 immobili e ne ha acquistati altri 2, adeguando il versamento ma senza fare le variazioni.
Ho quindi creato le denunce mancanti e ricalcolato.
Il versamento è corretto, ma ho emesso un PROVVEDIMENTO DI AUTOTUTELA IN RETTIFICA per far pagare la sanzione minima per omessa denuncia.
Il contribuente mi contesta dicendo che visto che il versamento è corretto, il suo è un errore formale.
Io non sono d'accordo perchè l'omessa denuncia non rientra negli errori formali.
Ai sensi della disposizione prevista dal comma 5-bis dell'art. 6 del D.Lgs. n. 32/2001, l'ente impositore non può più sanzionare "le violazioni che non arrecano pregiudizio all'esercizio delle azioni di controllo e non incidono sulla determinazione della base imponibile, dell'imposta e sul versamento del tributo".
E' di intuitiva evidenza che alla luce della predetta disposizione, l'omessa dichiarazione non può assolutamente considerarsi violazione formale e, quindi, è soggetta a sanzione.