Source: https://www.verdi.bz.it/it/2019/08/page/2/
Timestamp: 2020-08-09 05:00:37+00:00
Document Index: 115396214

Matched Legal Cases: ['art. 95', 'art. 81', 'art. 95', 'art. 69', 'art. 256', 'art. 217', 'art. 69', 'art. 69', 'sentenza ']

Agosto 2019 - Pagina 2 di 2 - Grüne - Verdi - Vërc
Rumore ferroviario: i carri che passano dal Brennero sono adeguati?
Il Parlamento della Germania ha promulgato il 20 luglio 2017 una legge per la protezione da rumore provocato da ferrovie (citazione completa: Schienenlärmschutzgesetz vom 20. Juli 2017 – BGBl. I S. 2804). Detta legge è entrata in vigore il 29 luglio 2017.
L’articolo 3 della legge prevede che dal giorno 13 dicembre 2020 sulla rete ferroviaria nel territorio tedesco non possono circolare carri ferroviari merci che non dispongono di una certificazione di corrispondenza al Regolamento (UE) Nr. 1304/2014 della Commissione del 26 novembre 2014 riguardo le specifiche tecniche per l’interoperabilità del settore “mezzi di trasporto-rumore”, e in base alla modifica della decisione 2008/232/EG e della sospensione della delibera 2011/229/EU (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 356 del 12.12.2014, pag. 421) o della delibera 2011/229/EU della Commissione del 4 aprile 2011 riguardo le specifiche tecniche per l’interoperabilità del settore “mezzi di trasporto-rumore” del sistema ferroviario convenzionale trans europeo (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 99 del 13 aprile 2011, pag. 1).
La posizione geografica della Germania rende necessario un adeguamento dei carri ferroviari merci che transitano al valico del Brennero in quanto la quasi totalità delle destinazioni si trova in Germania o deve transitare attraverso la Germania per raggiungerla.
Quanti carri ferroviari merci sono transitati nel 2018 al valico del Brennero?
Quanti di questi carri dispongono della certificazione prevista dalla legge citata nella premessa?
Per i carri non corrispondenti alla prescrizione prevista dalla legge citata in premessa sono programmati degli interventi d’adeguamento?
Se tali interventi sono programmati, si richiede una descrizione del tipo di interventi e i tempi dell’adeguamento
Se non sono programmati, come si intende affrontare il problema della entrata in vigore della legge tedesca nel dicembre 2020?
Bolzano, 13 agosto 2019
Cui potete scaricare la risposta della giunta.
Sull’attuale situazione in Italia
Dopo un anno e mezzo di continua campagna elettorale, l’esperimento del governo LEGA-M5S è terminato. Puntualmente alla vigilia della predisposizione del bilancio statale e dell’imminente aumento dell’IVA, i populisti lasciano la nave che affonda, che essi stessi avevano varato con promesse che non avrebbero mai potuto mantenere.
Noi e i nostri figli e figlie continueremo a pagare il conto di questo interregno penta-leghista sotto forma di debito pubblico più elevato, aumento delle tasse, recessione e dolorosi tagli sociali.
I Verdi Grüne Vërc sono molto preoccupati che la crisi possa sfociare in un rafforzamento della Lega, e con esso del catastrofico nazionalismo e populismo, che speravamo di esserci lasciati da tempo alle spalle.
Spetta ora alle forze democratiche di questo paese opporsi fermamente a tali politiche di esclusione, pregiudizio, odio e violenza crescente.
Energia elettrica gratuita: la montagna (di promesse) partorirà un topolino?
“Energia gratis”: una promessa fatta alla vigilia delle ultime elezioni provinciali che non è ancora stata mantenuta. Dall’impegno di fornire alle famiglie del Sudtirolo energia gratuita come previsto dallo Statuto di autonomia, si è passati ora all’idea di un “bonus elettrico” di appena 54 Euro all’anno da “scontare in bolletta: 15 centesimi al giorno!
Come Gruppo Verde in questa interrogazione ricostruiamo tutta la vicenda, chiediamo spiegazioni e torniamo a riproporre l’idea che meglio sarebbe ritirare dai grandi concessionari l’energia elettrica che dovrebbero fornire, sostituita invece fino ad oggi da un contributo finanziario molto al di sotto del prezzo di mercato, che è invece quello che pagano le famiglie. Nell’idea della Giunta, sarebbe questo contributo finanziario sostitutivo a essere redistribuito a 220.000 utenze, col risultato che a ciascuna toccherebbero 15 centesimi al giorno.
Il Gruppo Verde torna a proporre un’altra soluzione: se ai produttori si chiedesse, invece di un forfait in denaro molto inferiore al prezzo di mercato della corrispondente energia, di fornire direttamente l’energia elettrica dovuta ai sensi dello Statuto, e questa fosse “girata” gratuitamente alle famiglie, che risparmierebbero in Kwh da pagare altrimenti a prezzi di mercato, il beneficio per la popolazione non sarebbe più alto?
I CONTI DI ALPERIA
Il 1° agosto 2019 Alperia ha approvato il bilancio consolidato intermedio al 30 giugno 2019. Il vertice della società ha comunicato i risultati di un periodo positivo: ricavi complessivi a 746,3 milioni di euro (+97,7 milioni sul 2018), EBITDA a 105,1 milioni contro 93,4 milioni del 2018, utile netto sei mesi del 2019 pari a 24,9 milioni in confronto ai 17,8 milioni del 2018; indebitamento finanziario in calo a 422,8 milioni (435,9 milioni nel 2018).
Si tratta di cifre di grande rilievo, in base alle quali ci si potrebbe aspettare che venga finalmente mantenuta la promessa di fornire (almeno in parte) energia gratuita alle famiglie della provincia. Invece ancora non si vede una soluzione all’orizzonte.
Alperia infatti sembra poco interessata a cedere energia gratis alle famiglie, e più interessata invece a investire i propri utili nel consolidare l’azienda ed espanderla fuori dai confini del Sudtirolo. È di pochi giorni fa l’acquisizione del 71,8% del Gruppo Green Power, specializzato nell’istallazione di sistemi di efficienza energetica ed energie alternative e diffuso in sette regioni del Nord e Centro Italia, per un controvalore fissato a oggi a 7,92 milioni di euro, ma che potrebbe oscillare in più o in meno fino a un massimo complessivo di 2,156 milioni. Questa acquisizione segue quella del 2018 del Gruppo Bartucci in Veneto e quella del gennaio 2019 della società di vendita Sum (Servizi Unindustria Multiutilities), sempre in Veneto.
Mentre Alperia si espande fuori provincia, le famiglie altoatesine si domandano quando arriverà anche nelle loro case almeno un piccolo beneficio, in forma della famosa “energia gratuita”, derivante dallo sfruttamento della risorsa idroelettrica che è un bene pubblico collettivo.
L’ETERNA STORIA DELL’“ENERGIA GRATUITA”:
L’articolo 13 dello statuto di autonomia prevede che “nelle concessioni di grande derivazione a scopo idroelettrico, i concessionari hanno l’obbligo di fornire annualmente e gratuitamente alle Province autonome di Trento e di Bolzano, per servizi pubblici e categorie di utenti da determinare con legge provinciale, 220 kWh per ogni kW di potenza nominale media di concessione”.
La legge provinciale n. 12 del 7 agosto 2017, all’articolo 6, prevede che tale energia gratuita “può essere destinata in tutto o in parte a utenze elettriche di qualsiasi categoria con decorrenza dal 1° gennaio 2018. Ciò avviene secondo criteri e modalità da stabilirsi con apposito piano approvato dalla Giunta provinciale”.
Con delibera n 1386 del 18 dicembre 2018 la giunta provinciale ha approvato il “bonus elettrico Alto Adige”, trasformando il concetto di “energia gratuita” in un rimborso in bolletta per tutti a prescindere dal reddito e dal patrimonio, cosa che ricorda i vari bonus istituiti da diversi governi nazionali. Di questo bonus, piuttosto scarso in verità, 54 euro all’anno, potranno usufruire tutti i cittadini residenti e titolari di un’utenza domestica nell’abitazione principale tramite una riduzione della bolletta. Si tratta di circa 220.000 utenze. Ma per attuare il progetto la giunta provinciale dovrebbe promulgare un piano che è di là da venire. A finanziare questo progetto sarebbero i circa 12 milioni l’anno che rappresentano il valore dell’energia gratuita che i grandi concessionari devono fornire alla Provincia ogni anno.
L’ultima traccia di questa operazione “bonus elettrico” si è avuta da un comunicato della Giunta del 10 aprile 2019 in cui si dava notizia di un incontro a Milano tra funzionari provinciali e Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) in cui il progetto di bonus in bolletta si è dimostrato di complicata attuazione, poiché ci vuole un accordo con le società che distribuiscono l’elettricità alle utenze altoatesine. In Alto Adige abbiamo 46 distributori, mentre i trader in Italia sono 550, ci si può quindi immaginare che cosa significa stipulare un accordo con tutti sul bonus in bolletta. I funzionari provinciali sono usciti dall’incontro parlando di “questione complessa”.
Dispiacerebbe dover constatare che la legge sulla famosa “energia gratuita” si è risolta finora in un annuncio a fini elettorali, visto che la legge è dell’agosto 2017, cioè un anno prima delle elezioni provinciali.
UN’ELEMOSINA DI 15 CENTESIMI AL GIORNO? MEGLIO FORNIRE ENERGIA GRATUITA!
Anche il fatto che si sia passati dalla fornitura di “energia gratuita” all’idea del “bonus elettrico” in denaro (54 Euro/anno) ci vede perplessi. Infatti, è noto che i 12 milioni all’anno che la Provincia riceve dai concessionari IN SOSTITUZIONE del quantitativo di energia che dovrebbero fornire (e che si tengono) non rappresenta il valore di questa energia sul mercato, ma un pagamento forfettario che già ha attirato l’attenzione della Corte dei Conti perché di molto inferiore al prezzo dell’energia sul mercato.
In altre parole, se al posto dei 12 milioni la Provincia ritirasse l’energia in quanto materia prima e la fornisse a famiglie, imprese e istituzioni pubbliche (scuole, ospedali…), facendo risparmiare loro il pagamento A PREZZI DI MERCATO del corrispettivo di energia che invece i produttori liquidano alla Provincia in denaro a prezzi molto inferiori al mercato, certamente il beneficio per la popolazione in termini di risparmio sulla spesa elettrica sarebbe di molto superiore al promesso “bonus elettrico” in denaro: 54 Euro all’anno significa la miseria di 15 centesimi al giorno!
Per questo il Gruppo Verde ha sempre proposto il ritiro diretto dell’energia e la sua redistribuzione a soggetti pubblici e privati.
Come si è realizzato nell’anno 2018 l’obbligo in capo ai concessionari di cui all’articolo 13 dello Statuto di autonomia? C’è stata fornitura di energia alla Provincia (e nel caso, quanta e come è stata utilizzata) oppure come in passato la fornitura è stata sostituita da pagamento in denaro (e nel caso, quanto)?
Riprendendo la domanda precedente, che cosa si prevede per il 2019?
A che punto è il progetto della fornitura di “energia elettrica gratuita”, ridenominato “Bonus elettrico”, alle utenze del Sudtirolo?
Quali punti sono stati già chiariti (e con chi) e quali restano da definire (e con chi)?
A partire da quale data la Giunta ritiene che possa essere attivato il progetto del “bonus elettrico Alto Adige”?
Questo progetto riguarda solo il cosiddetto “bonus elettrico” di soli 54 Euro all’anno per utenza, oppure contempla in parte anche la fornitura di energia vera e propria, e se sì, a quali utenze?
Il progetto riguarda solo le famiglie o anche le utenze pubbliche come scuole, ospedali ecc…? Se sì, come?
Che ruolo giocheranno i circa 12 milioni all’anno che rappresenta il valore corrispettivo dell’energia gratuita che i grandi concessionari devono fornire alla Provincia ogni anno? Se le utenze saranno 220 mila, è chiaro che verranno assorbiti tutti nel bonus di 54 Euro (54 x 220.000 = 11.880.000)? Con questo i concessionari avranno adempiuto ai loro obblighi?
A quanto ha corrisposto nell’anno 2018, in Kwh, il quantitativo di energia che i concessionari dovevano fornire alla Provincia ai sensi dello Statuto di autonomia? E a quanto si prevede corrisponda nel 2019?
Calcolando il prezzo di mercato per un utente finale tipo famiglia del quantitativo in Kwh dell’energia elettrica che i concessionari nell’anno 2018 dovevano trasferire gratuitamente alla Provincia (vedi risposta a domanda precedente), qual è la somma complessiva in Euro che ne risulta?
Se la somma che risulta dal calcolo richiesto alla domanda precedente è superiore ai 12 milioni che la Provincia riceve dai concessionari al posto dell’energia – quindi: se ritirando energia e fornendola alle famiglie, le famiglie avrebbero un risparmio in bolletta superiore ai soli 54 Euro l’anno che risultano utilizzando i 12 milioni che la Provincia riceve al posto dell’energia – non sarebbe meglio che la Provincia ritirasse direttamente la materia prima energia elettrica e la fornisse gratuitamente alle famiglie, e magari anche alle istituzioni pubbliche e alle imprese?
Bolzano, 09.08.2019
Variante di Bronzolo: “arrivederci a mai”?
Da tanti anni la popolazione di Bronzolo chiede una circonvallazione in galleria che tolga il traffico dal paese. L’opera è diventata più necessaria ancora dopo la realizzazione dei tunnel di circonvallazione tra Bolzano e Laives e soprattutto verso sud a Ora, la cui conseguenza è un notevole aumento del traffico, anche pesante, sulla statale preferita da molti all’autostrada perché veloce e gratuita.
Ciò dimostra che è vero il principio per cui nuova strada chiama nuovo traffico: la soluzione migliore sarebbe stata quella di misure di limitazione del traffico, per esempio il divieto del traffico pesante sulla statale. Le varie giunte provinciali però hanno progettato per la Bassa Atesina un sistema di varianti e circonvallazioni per “fluidificare” il traffico e portarlo fuori dai paesi, realizzando in sostanza una sorta di superstrada da Bolzano verso sud. La popolazione di Bronzolo, dunque, ha visto costruire le varie circonvallazioni a nord e soprattutto a sud del paese, ma per Bronzolo l’opera non è stata realizzata e il traffico passa ancora dal vecchio tracciato, continua a dividere il paese, inquinare e assordare.
Attualmente infatti nel territorio del comune di Bronzolo, nell’area attraversata dalla statale, soprattutto di notte vengono regolarmente superati i limiti massimi accettabili per il rumore e ciò sta in contraddizione con l’impegno della Provincia a tutelare la salute come dichiarato nel piano di azione per il risanamento acustico (delibera n. 1395 del 18 dicembre 2018).
Un anno fa furono raccolte quasi 500 firme per chiedere la variante in galleria anche per Bronzolo, chiedendo dunque alla Provincia di completare il suo stesso progetto e mantenere le promesse.
Per questo motivo, a giugno la popolazione di Bronzolo e la stessa amministrazione comunale si sono stupiti e poi sono stati delusi dallo scoprire che l’urgenza dell’opera è stata declassificata con la conseguenza che i tempi di realizzazione sono spostati a dopo il 2024, senza nemmeno avere certezze su che cosa si intende con la dizione: “appalto presumibile a partire dal 2024”.
È quanto la giunta provinciale ha deciso l’11 giugno 2019 con la delibera n. 472, che contiene l’ordine di priorità delle opere stradali e il loro finanziamento nel quadriennio 2019-2013. La “Variante Bronzolo-Laives” è l’opera n. 120 e classificata come “D2” nell’ordine delle priorità, che significa nel gruppo delle ultime da realizzare, senza tempi precisi e oltre il quadriennio di programmazione degli interventi. Per Bronzolo è come un “arrivederci a mai”.
In questo caso si può parlare tra l’altro di “de-classificazione”, poiché poco più di un anno prima, nella delibera precedente n. 170 del 27 febbraio 2018, la stessa giunta provinciale aveva invece portato l’opera a “priorità A2”, cioè in cima alla lista, tra quelle opere il cui appalto doveva partire nell’anno 2019.
Non solo: nello stesso “DEF” (documento di economia e finanza) della Provincia, approvato con delibera 522 del 25 giugno 2019, (quindi solo 14 giorni dopo la delibera 472 di “de-classificazione”!) alle pagine 284 e 285 l’opera veniva ancora menzionata tra i progetti rilevanti del periodo 2019-2023 ma dal testo non è così chiaro se si intende la sua realizzazione, oppure la semplice progettazione. Sembra che DEF e delibera siano state scritte a distanza di 14 giorni l’una dall’altro da due mani, da due assessori, da due giunte diverse! Qui le cose vanno chiarite.
Un’altra cosa da chiarire sono gli espropri dei terreni necessari all’opera. Ci risulta che il decreto di esproprio sia dell’ottobre 2018 e che il 70% degli espropri sia già stato pagato. La cosa non è di poco conto, poiché ci risulta anche che una volta pagato il 70% degli espropri, la normativa vigente prevede che il cantiere debba essere aperto entro massimo 36 mesi.
Che significato ha la citazione della circonvallazione di Bronzolo alle pagine 284 e 285 del DEF: si intende che l’opera deve essere realizzata nel periodo 2019-2023, oppure che cosa?
Comunque sia: la classificazione dell’opera come “D2” fatta nella delibera 472/2019 è la decisione che fa testo? Se sì, quali sono le ragioni per cui un’opera classificata “A2” nel 2018 viene declassificata a “D2” nel 2019? Si richiede una esauriente spiegazione di tutti i motivi di questa riduzione drastica del grado di urgenza e dell’arretramento nel crono programma di lavori.
È vero che il decreto di esproprio dei terreni è stato emanato nell’ottobre 2018?
È vero che almeno il 70% degli espropri è stato già pagato? E in quali date esattamente è avvenuto ciò?
È vero che la normativa vigente prevede che se sono stati liquidati il 70% degli espropri, la realizzazione dell’opera deve cominciare entro 36 mesi?
Se sono vere le affermazioni fatte nelle tre domande precedenti, la Provincia non dovrebbe avviare il cantiere nel 2021 o nel 2022? Prevedere l’appalto a dopo il 2024 non viola la normativa?
Intende la giunta provinciale rivedere la classificazione D2 assegnata all’opera e prevedere tempi più rapidi per appalto e lavori?
È al corrente la Provincia che attualmente a Bronzolo, nell’area attraversata dalla statale, di notte vengono regolarmente superati i limiti massimi accettabili per il rumore?
Gli uffici provinciali competenti hanno eseguito rilievi sul rumore causato dalla statale 12 nel comune di Bronzolo? Quando sono stati fatti i rilievi più recenti e con quali risultati? Se non sono stati eseguiti in zona rilievi sul rumore negli ultimi due anni, intende la Giunta dare mandato agli uffici competenti di eseguirli, per poi comunicare i risultati al comune e alla popolazione?
Poiché la Provincia nel piano di azione per il risanamento acustico (delibera n. 1395 del 18 dicembre 2018) ha preso il solenne impegno di tutelare la salute della popolazione, intende la giunta provinciale decidere misure che liberino in tempi brevi il paese dal traffico di transito e dal rumore da esso causato (come il divieto ai camion in transito di utilizzare la statale, o divieti almeno notturni o per fasce orarie, o altro)? Se sì, quali misure e in quali tempi? Se no, perché?
Bolzano, 8 agosto 2019
Buon clima Interrogazioni Lavoro consiliare
La Provincia ha finanziato o finanzia “trasferimenti low cost” verso aeroporti di altre province?
Nella pagina di Wikipedia dedicata all’aeroporto di Bolzano è scritto che la Provincia di Bolzano “è peraltro socia dei vicini “Aeroporti del Garda” (Verona e Brescia) con quote pari al 6,664% del capitale e finanzia trasferimenti low cost tra gli aeroporti del Garda e l’Alto Adige”. Poiché noi Verdi abbiamo sempre sostenuto che, invece di potenziare il fallimentare aeroporto di Bolzano sarebbe stato meglio promuovere, per chi non può fare a meno di volare, collegamenti comodi con i grandi aeroporti vicini, la notizia ci sembra da verificare e approfondire.
La Provincia ha finanziato o finanzia “trasferimenti low cost” da Bolzano a altri aeroporti? Se quanto riportato da Wikipedia non è vero, intende la Provincia intervenire per correggere l’informazione errata?
Se invece è vero, si chiede la lista degli aeroporti collegati con questi trasferimenti co-finanziati dalla Provincia, il periodo di tempo in cui questi finanziamenti sono avvenuti, le imprese di trasporto o le agenzie viaggi che hanno organizzato i trasferimenti, il numero di passeggeri che hanno usufruito di questo servizio e la spesa sostenuta dalla Provincia a questo scopo (indicando se possibile quanto hanno ricevuto ciascun operatore che ha organizzato i trasferimenti).
Quali di questi co-finanziamenti per trasferimenti verso altri aeroporti è ancora in vigore nel momento attuale? Si chiede la lista degli aeroporti collegati, la frequenza delle corse finanziate, il nome delle imprese che organizzano i viaggi.
La Provincia intende continuare a co-finanziare questi trasferimenti o vi è una data di scadenza, e se sì quale?
Bolzano, 7 agosto 2019
Partecipazione della Provincia in “Aeroporto Catullo di Verona Villafranca SpA”
Nella pagina internet della Provincia di Bolzano, nella sezione dedicata alle partecipazioni societarie, risulta ancora la quota del 3,58% alla società “Aeroporto V. Catullo di Verona Villafranca SpA” decisa con la LP n. 2 del 1991. Nel momento in cui si è riacceso il dibattito sull’impegno o meno della Provincia sul trasporto aereo, vale la pena di fare il punto anche su questa partecipazione. Anche perché risulta che la società che gestisce l’aeroporto di Verona nel 2018 abbia avuto un deficit significativo (con una perdita, se non andiamo errati, di circa 6 milioni?).
La partecipazione della PAB alla società “Aeroporto V. Catullo di Verona Villafranca SpA” era tra quelle per cui era prevista la dismissione? Se sì, come mai non è stata già dismessa?
Entro quando la Provincia intende dismettere la partecipazione alla società “Aeroporto V. Catullo di Verona Villafranca SpA”?
È vero che la società “Aeroporto V. Catullo di Verona Villafranca SpA” ha chiuso il bilancio del 2018 con un deficit? Se sì, di quanto esattamente?
Dai deficit registrati nel corso degli anni dalla società, e in particolare dal deficit con cui ha chiuso il 2018, sono derivare conseguenze finanziarie per la Provincia di Bolzano? Se sì, quali?
Risulta che negli anni passati la partecipazione della PAB fosse superiore. Quali variazioni ha avuto nel corso del tempo la partecipazione della PAB sul totale della società “Aeroporto V. Catullo di Verona Villafranca SpA” e a che cosa è dovuta la sua riduzione (cessione di una parte delle quote, non partecipazione a ricapitalizzazioni o altro)?
A quale valore in euro questa partecipazione è iscritta nel bilancio della PAB e in quale capitolo? E quali variazioni ha subito questo valore nel corso del tempo? Se c’è stata una perdita di valore, a cosa è stata dovuta?
Se invece di dismetterla, la PAB intende mantenere questa partecipazione nella società “Aeroporto V. Catullo di Verona Villafranca SpA”, a quale scopo lo fa?
In passato la Provincia di Trento aveva avviato colloqui con l’aeroporto di Verona per realizzare un collegamento diretto via treno, con il prolungamento di un binario derivato dalla ferrovia esistente fino dentro l’aeroporto, la possibilità di effettuare il check-in bagagli già alla stazione di partenza ecc… La PAB ha notizie in merito, o ha in qualche modo partecipato ai lavori su questo progetto, che potrebbe essere anche per l’Alto Adige una alternativa, per chi proprio non può fare a meno di volare, al fallimentare aeroporto di Bolzano?
Cessione ABD: con un solo partecipante, che gara é?
Come noto, al bando di gara per la dismissione dell’intero pacchetto azionario detenuto dalla Provincia nella società ABD airport Spa si è presentato un solo acquirente, la società ABD Holding Srl, che ha offerto la cifra messa a base d’asta, cioè 3,8 milioni di euro. Si è dunque trattato di una gara con offerta unica, in sostanza senza concorrenza. In questi casi la normativa prevede la possibilità (quando non l’obbligo) per la Pubblica Amministrazione di indire di nuovo la gara in modo da avere una pluralità di offerte e grazie alla concorrenza ottenere un risultato migliore per l’interesse pubblico.
Per spiegare questa tesi facciamo un breve escursus giuridico.
L’attuale Codice dei contratti pubblici (d.lgs. n. 50/2016) non reca alcuna previsione espressa. Il Codice – sul punto – prevede in senso ampio la possibilità per le stazioni appaltanti di “… non procedere all’aggiudicazione se nessuna offerta risulti conveniente o idonea in relazione all’oggetto del contratto. Tale facoltà deve essere indicata espressamente nel bando di gara o nella lettera di invito” (art. 95, comma 12 che riprende la precedente disposizione dell’art. 81, comma 3 del vecchio Codice n. 163/2006).
Inoltre, il medesimo art. 95, comma 1, stabilisce che i criteri di aggiudicazione “… garantiscono la possibilità di una concorrenza effettiva”.
Il quadro normativa si completa se consideriamo che ancora che oggi vige l’art. 69 del R.D. n. 827/1924; tale disposizione, infatti, non risulta formalmente abrogata (cfr. in particolare, l’art. 256 del d.lgs. n. 163/2006; e l’art. 217 del d.lgs. n. 50/2016).
Pertanto, sulla base dell’art. 69, la gara “… è dichiarata deserta ove non ne siano presentate almeno due (di offerte, ndr), salvo il caso in cui l’amministrazione abbia stabilito, avvertendolo nell’avviso d’asta, che, tenendosi l’asta coi sistemi delle offerte segrete, si procede all’aggiudicazione anche se venga presentata una sola offerta”.
Tale norma costituisce espressione di un principio generale a presidio dell’evidenza pubblica per consentire alle stazioni appaltanti la selezione del migliore contraente attraverso un effettivo confronto concorrenziale tra più offerenti, possibile soltanto in presenza di una pluralità di partecipanti alla gara.
In sostanza, richiamando le disposizioni del vigente Codice e leggendole in combinato disposto con l’art. 69 del R.D. n. 827, appare ammissibile per il committente – ma solo a condizione che preveda espressamente nel bando la relativa opzione – riservarsi la facoltà di procedere ugualmente all’aggiudicazione nel caso in cui sia stata presentata una sola offerta valida.
Al contrario, laddove il bando nulla stabilisce, la Stazione appaltante non potrà affidare l’appalto al soggetto offerente nel caso in cui sia stata presentata una sola offerta, avendo partecipato alla gara un solo concorrente: in questo caso non è possibile procedere all’aggiudicazione, a meno che – come già spiegato – tale facoltà non sia stata preventivamente e diversamente stabilita nella disciplina di gara (cfr. Cons. Stato, sez. VI, sentenza 6/5/2008 n. 2016).
In ogni caso, la scelta finale dovrà essere improntata al rispetto dei principi che governano l’azione amministrativa, tra cui l’economicità (la gara rappresenta un costo), la proporzionalità ed adeguatezza in rapporto alle caratteristiche del caso concreto, nonché la ragionevolezza (cfr. anche, Parere Anac n. 184 del 20 ottobre 2015) e la protezione dell’affidamento dei terzi, da tradurre in seno al provvedimento mediante congrua motivazione che abbia come fine ultimo la protezione dell’interesse pubblico.
Nel bando di gara in oggetto, era prevista una clausola esplicita in cui la Provincia si riservava la è possibilità di assegnare la gara stessa anche in presenza di un solo offerente (ad es. con una clausola di rito del tipo: “la stazione appaltante si riserva la più ampia facoltà di procedere all’aggiudicazione nel caso di una sola offerta”)?
Se questa clausola c’era, in quale punto esattamente e con quale dizione?
Se questa clausola non era compresa nel bando in oggetto, per quali motivi la gara è stata ugualmente assegnata, pur in presenza di una sola offerta e dunque in pratica senza concorrenza?
La scelta di assegnare comunque la gara anche in presenza di un solo efferente è stata motivata in qualche modo? Se sì, come è stata motivata e in quale atto risulta tale motivazione?
Se l’assegnazione nonostante un solo offerente non è stata in alcun modo motivata, e mancava nel bando la clausola sulla facoltà di assegnare anche in presenza di un solo offerente, che cosa rende la procedura giuridicamente garantita da possibili obiezioni di illegittimità?
In aggiunta: Se l’assegnazione nonostante un solo offerente non è stata in alcun modo motivata, e mancava nel bando la clausola sulla facoltà di assegnare anche in presenza di un solo offerente, che cosa rende la procedura giuridicamente garantita da possibili obiezioni sul fatto che la mancata concorrenza abbia impedito di valorizzare al meglio il patrimonio messo all’asta con un conseguente danno erariale per la Provincia?
Bolzano, 1 agosto 2019
Buon clima Interrogazioni Lavoro consiliare Natura e ambiente
Aree ex Solland a Sinigo: come avverrà la bonifica?
Nel bando di gara sul fallimento della ex Solland Silicon Srl di Sinigo è scritto che chi acquista l’area e gli immobili si obbliga a risanarla in modo che “almeno il 70%” di essa “sia restituito al pieno utilizzo produttivo”, mentre “il restante 30% sarà destinato al deposito e alla messa in sicurezza del terreno inquinato del sito”. La vicenda viene attentamente seguita dall’intera comunità di Sinigo giustamente preoccupata che l’area non si trasformi in una discarica, ma invece venga al meglio risanata e riutilizzata per offrire buoni nuovi posti di lavoro e un’ottima qualità ambientale. In particolare, non piace alla popolazione quel 30% di area destinata alla “messa in sicurezza” di materiale inquinato e preoccupa che un’area dove già è stato depositato un simile materiale possa poi essere utilizzata per ospitare depositi o discariche o impianti di trattamento di sostanze pericolose o inquinanti da trattare o da smaltire. Anche sul resto dell’area non sarebbe certo positivo che si insediassero attività simile, avendo la popolazione già convissuto per troppo tempo con lavorazioni e impianti sottoposti alla “Direttiva Seveso” inerente i rischi derivanti dal trattamento di sostanze pericolose.
Perché i materiali inquinati destinati al 30% dell’area non vengono trasferiti altrove, per essere opportunamente trattati, in modo da risanare non il 70%, ma il 100% dell’area?
Quanto misurano in metri quadri quel 70% e quel 30% dell’area della ex Solland?
L’espressione “almeno il 70%” significa che potrebbe essere più ampia l’area restituita al pieno uso produttivo, e più ridotta l’area destinata a deposito di materiale inquinato? Ci sono stime su queste possibili variazioni che consentirebbero un migliore recupero dell’aera?
Quali materiali verranno “messi in sicurezza” nel 30% dell’area ad essi destinato?
Ci sarà un pre-trattamento di questo materiale? Se sì, quale? In particolare, al momento del deposito il materiale sarà reso inerte, oppure continuerà nel tempo a subire processi di trasformazione?
Al momento del deposito, quale sarà la composizione del materiale?
Cosa significa concretamente “deposito e messa in sicurezza”? Come avverrà tutto ciò, quali sono le garanzie per la salute e l’ambiente (compresa la falda che in quella zona è piuttosto alta essendo una zona di bonifica)?
A fine lavori, come apparirà quel 30% di area? Sarà ri-naturalizzata, oppure il deposito sotterraneo comporterà impianti di monitoraggio, o drenaggio, o altri tipi di impianto caratteristici di discariche che sono state chiuse, ma di cui si deve sorvegliare l’evoluzione?
A fine lavori, è previsto che sul 30% dell’area usata come deposito si svolgano attività di qualche tipo, oppure che possa ospitare edifici o strutture utili, e se sì, quali? Oppure resterà un’area inutilizzabile per altri usi, se non quello di conservare in modo sicuro il materiale inquinato?
Il materiale inquinato dovrà restare in eterno là dove viene deposto, o c’è la possibilità in un secondo momento di trasferirlo altrove per essere definitivamente smaltito, restituendo l’area a migliori utilizzi? Se sì, quanto tempo deve passare prima della “riesumazione”?
Intende la Provincia coinvolgere e informare la popolazione di Sinigo del procedere dei lavori, in modo da fugare dubbi e preoccupazioni che legittimamente le persone possono avere?
La Provincia ha poteri di controllo su quanto accadrà nell’area durante il processo di bonifica, previsto per un periodo di ben 7 anni? Se sì, quali poteri ha, in che modo e con quale ufficio lo eserciterà la Provincia?