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Timestamp: 2020-05-27 07:15:06+00:00
Document Index: 167578038

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 2033', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 372', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 21', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 36', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 9']

Sentenza Cassazione Civile n. 25558 del 13/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25558 del 13/12/2016
Cassazione civile, sez. lav., 13/12/2016, (ud. 06/10/2016, dep.13/12/2016), n. 25558
sul ricorso 15630-2012 proposto da:
C.L. C.E. (OMISSIS), già titolare e legale rappresentante
della ditta individuale HOTEL PALIO di C.L., elettivamente
unitamente agli avvocati DIEGO DIRUTIGLIANO, ERNESTINA POLLAROLO,
GIANFRANCO TOPPINO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 1508/2011 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 19/12/2011 R.G.N. 370/2011;
La Corte d’appello di Torino, in riforma della sentenza del Tribunale di Asti, ha rigettato la domanda proposta da C.L. titolare della ditta individuale Hotel Palio di C.L. volta ad ottenere la condanna dell’Inps a restituire il 90% delle somme versate a titolo di contributi previdenziali relativi al periodo novembre 1994 dicembre 1997 oltre accessori.
La ricorrente aveva esposto che era impresa colpita dall’alluvione del Piemonte del 1994; che aveva, ciò nonostante, regolarmente versato i premi assicurativi dovuti all’Istituto; che con L. n. 350 del 2003 erano stati estesi ai soggetti colpiti dall’alluvione i benefici previsti dalla L. n. 289 del 2002 a favore delle vittime del terremoto verificatosi nelle province di Catania, Ragusa e Siracusa per cui anche gli alluvionati del Piemonte avrebbero potuto definire la loro posizione contributiva versando soltanto il 10% dell’intero ammontare dei contributi o premi dovuti. La ricorrente pertanto aveva chiesto in data 31 dicembre 2008 all’istituto previdenziale di ottenere il rimborso del 90% dei contributi già versati e quindi la condanna dell’Istituto a corrispondere le somme versate in eccesso.
Secondo la Corte l’istanza di restituzione era stata proposta quando era ampiamente scaduto il termine fissato improrogabilmente al 31 luglio 2007 in base alla proroga di cui al D.L. n. 300 del 2006, art. 3 quater, convertito in L. n. 17 del 2007.
Avverso la sentenza ricorre in cassazione C.L. che deposita altresì memoria ex art. 378 c.p.c., nonchè documentazione. Resiste l’Inps.
La ricorrente denuncia violazione della L. n. 17 del 2007, art. 3 quater, comma 1, in combinato con la L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90, e con la L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17; violazione dell’art. 2033 c.c..
Censura la sentenza per aver affermato intervenuta la decadenza poichè la ricorrente non aveva presentato la domanda di ripetizione entro il termine del 31 luglio 2007.
Lamenta che erroneamente la Corte aveva affermato che il diritto ad ottenere il beneficio del pagamento del 10% dei contributi sia per chi nulla avesse versato, sia per chi avesse già versato di più, sarebbe stato soggetto a un onere di domanda o di richiesta di cui però non vi era traccia del testo delle norme.
Deduce infatti che la L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, non conteneva la previsione di alcuna richiesta o di domanda da parte del contribuente: chi non aveva ancora pagato i debiti tributari o previdenziali per accedere al beneficio doveva solo procedere al versamento del 10% definendo così automaticamente la questione senza necessità di presentare istanze o richieste.
Per quanto atteneva il D.L. n. 300 del 2006, art. 3 quater, convertito in L. n. 17 del 2007, nel quale era previsto che” il termine di presentazione delle domande è differito “secondo la ricorrente non era altro che il termine entro il quale era possibile dare corso al versamento degli importi pari all’intero ammontare del dovuto diminuito al 10%. Secondo la ricorrente qualora si volesse ritenere necessaria una domanda, questa non poteva che riguardare i soggetti che non avevano ancora versato nulla.
Ferma l’inammissibilità della produzione documentale allegata all’anzidetta memoria, gli unici documenti producibili in sede di legittimità essendo quelli riguardanti la nullità della sentenza e l’ammissibilità del ricorso o del controricorso (art. 372 c.p.c.), va premesso che la disposizione citata ha previsto che “i soggetti colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990, che ha interessato le province di Catania, Ragusa e Siracusa, individuati ai sensi dell’art. 3 dell’ordinanza del Ministro per il coordinamento della protezione civile 21 dicembre 1990, (…) che hanno versato imposte per il triennio 1990-1992 per un importo superiore al 10 per cento previsto dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 9, comma 17 e successive modificazioni, hanno diritto, con esclusione di quelli che svolgono attività d’impresa, per i quali l’applicazione dell’agevolazione è sospesa nelle more della verifica della compatibilità del beneficio con l’ordinamento dell’Unione europea, al rimborso di quanto indebitamente versato, a condizione che abbiano presentato l’istanza di rimborso ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 21, comma 2 e successive modificazioni”, e ha aggiunto, per quanto qui interessa, che “il termine di due anni per la presentazione della suddetta istanza è calcolato a decorrere dalla data di entrata in vigore della L. 28 febbraio 2008, n. 31, di conversione del D.L. 31 dicembre 2007, n. 248”.
Ora, benchè in alcuni obiter dicta di questa Corte si sia affermato, argomentando dall’assimilazione introdotta in forma generale dalla L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90, che la disposizione in esame rileverebbe anche per le domande di rimborso presentate dai soggetti colpiti dall’alluvione piemontese del 1994 (cfr. in tal senso specialmente Cass. nn. 6685 e 6686 del 2015), ritiene il Collegio che tanto non possa sostenersi in considerazione del fatto che il D.L. n. 300 del 2006, art. 3 – quater, ha distinto inequivocabilmente i termini di presentazione delle domande di regolarizzazione per i soggetti colpiti dall’alluvione piemontese e per i soggetti colpiti dal sisma siciliano, prevedendo per i primi, al comma 1, che “il termine di presentazione delle domande di cui alla L. 24 dicembre 2003, n. 350, art. 4, comma 90, è differito al 31 luglio 2007”, e disponendo per i secondi, al comma 2, che “i termini di cui alla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 9, comma 17, sono differiti al 31 dicembre 2007”. E poichè è precisamente (e soltanto) la disposizione di cui al secondo comma ad essere stata interessata dalla modifica apportata dal D.L. n. 248 del 2007, art. 36 – bis, (il quale, sotto la rubrica “Proroga di termini per la definizione di somme dovute da soggetti residenti nelle province di Catania, Ragusa e Siracusa”, ha disposto, per quanto qui interessa, che “il D.L. 28 dicembre 2006, n. 300, art. 3-quater, comma 2, convertito, con modificazioni, dalla L. 26 febbraio 2007, n. 17, le parole: 31 dicembre 2007” fossero sostituite “dalle seguenti: 31 marzo 2008”), ritiene il Collegio che la previsione di cui alla L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, nel riaprire i termini per la presentazione delle domande di rimborso da parte dei soggetti colpiti dal sisma della Sicilia calcolandoli “a decorrere dalla data di entrata in vigore della L. 28 febbraio 2008, n. 31, di conversione del D.L. 31 dicembre 2007, n. 248”, abbia presupposto e, quel che più conta, mantenuto inalterata la distinzione tra le due categorie dei destinatari del beneficio della regolarizzazione automatica per ciò che concerne il termine di presentazione delle domande, con consequenziale inapplicabilità ai beneficiari della regolarizzazione L. n. 350 del 2003, ex art. 4, comma 90, della proroga introdotta per i beneficiari della regolarizzazione L. n. 289 del 2002, ex art. 9, comma 17.