Source: http://www.fotografareindigitale.com/2012/05/street-photography-in-italia-e-finita/
Timestamp: 2016-06-30 19:30:21+00:00
Document Index: 108556613

Matched Legal Cases: ['art.13', 'art.21', 'art.33', 'art.9', 'art.14', 'art.15', 'art.18', 'art.21', 'art.97', 'sentenza ', 'art.10']

Street Photography in Italia: è finita? - Fotografare in Digitale
By Beppe - Mag 18, 2012 2 1230 La street photography, o fotografia di strada, è qualcosa che un po’ tutti abbiamo praticato, vuoi per passione o semplicemente per caso. Se però questa forma di arte fotografica è in moltissimi paesi considerata, appunto, arte, non si può dire lo stesso per il nostro di paese dove lo street photographer rischia non poco nel ritrarre scene di tutti i giorni e pubblicarle, anche senza scopo di lucro, da qualche parte.
Proprio per mettere ordine nel guazzabuglio di leggi italiane e cercare di chiarire la situazione a noi poveri fotografi, il fotografo Vincenzo Cottinelli ha pubblicato un interessantissimo articolo che riporto qui di seguito.
La ripresa fotografica, cinematografica o televisiva in luoghi pubblici o aperti al pubblico, non importa se svolta a titolo professionale o amatoriale, è attività libera, appartiene ai diritti inviolabili di libertà dei cittadini (art.13 Cost.: divieto di qualsiasi restrizione della libertà; art.21 Cost: diritto di manifestare liberamente il pensiero e diffonderlo con ogni mezzo; art.33 Cost. “L’arte e la scienza sono libere” e anzi meritevoli di sostegno: art.9 Cost.“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura”). Fra i diritti fondamentali di questo rango costituzionale non si ritrova la c.d. privacy: l’art.14 Cost. tutela lo spazio privato con la inviolabilità del domicilio da ispezioni e perquisizioni; l’art.15 Cost. tutela la libertà e segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione. In nessuna norma costituzionale si rinviene la tutela del volto (o del corpo) dall’essere visto, guardato, osservato, ripreso, disegnato, fissato su supporto sensibile, quando, beninteso, si trovi in luogo pubblico; quando si trovi in luogo privato è protetto dall’inviolabilità del luogo.
La strada, la piazza, il bar, il campo sportivo, i parchi: è questo lo spazio dove i cittadini possono vivere senza timori e senza segreti (art.18 Cost.)a viso aperto, si dovrebbe dire, l’effettività dei loro diritti inviolabili (di associazione, circolazione, riunione, manifestazione e diffusione del pensiero, professione e propaganda religiosa, creazione artistica, ecc.).
b) Uso del ritratto fotografico nella L.633: regola del consenso, analisi delle eccezioni. Nel Capo VI, Sez.II, Diritti relativi al ritratto, La legge n.633 regola l’esposizione, la riproduzione, la vendita di un ritratto, ponendo in generale l’obbligo del consenso da parte del fotografato a tale utilizzo (non alla ripresa, che si suppone già avvenuta) ma concedendo subito dopo diverse deroghe motivate. La legge non dà la definizione di ritratto fotografico, perciò si deve intendere compresa nella disciplina qualsiasi immagine in cui la persona sia riconoscibile, anche se a figura intera o inclusa in una folla.
ii) per le deroghe di cui al punto 4 invece, la pubblicazione deve essere collegata a (deve parlare di) un fatto, avvenimento, cerimonia diinteresse pubblico (un collezionista dona al Comune un’opera d’arte e invita alla cerimonia, in casa propria, le autorità cittadine, parenti, collezionisti, amici, appassionati; le fotografie dell’evento coinvolgono diversi soggetti: è legittima la pubblicazione anche se il luogo è privato e i ritrattati semplici sconosciuti).
Nota: il denominatore comune delle ipotesi fin qui esaminate è evidentemente l’interesse della generalità dei cittadini all’informazione su personaggi pubblici o su fatti di interesse pubblico; ciò, si badi bene, già prima che nella nostra Costituzione si ribadissero quei valori in modo ancor più netto e completo come diritto-dovere di cronaca per i giornalisti, che prevale sull’interesse alla riservatezza del singolo privato. Oggi (art.21 Cost.) il giornalismo è libero perché non deve preventivamente chiedere consenso, cioè autorizzazione, a raccogliere, pubblicare o diffondere notizie di interesse pubblico.
iv) ma che dire della fotografia di persone in luoghi pubblici quando (apparentemente) non accadono ne fatti, né avvenimenti, né cerimonie (casi emblematici: la nostra mendicante di cui alla sentenza, o gli homeless sui marciapiedi, o la folla a passeggio per lo shopping, o il passante solitario in una piazza deserta)? Se non si ritiene di ricondurre questi casi alla deroga di cui al punto 5, usando un’interpretazione estensiva del concetto di “fatto” (la presenza della mendicante intenta all’accattonaggio è un “fatto” che si svolge in pubblico), si potrà ricorrere a quella, più severa, del punto 3, cioè la “giustificazione culturale”. Premesso che comunque anche in questi casi non saranno leciti ostacoli preventivi alla ripresa fotografica, si tratterà dunque di valutare, in fase di esibizione o pubblicazione, se l’immagine documenta un fatto culturalmente rilevante(negli esempi: “povertà urbana dilagante, consumismo, desertificazione del centro cittadino”) che merita di essere comunicato (giustifica la comunicazione) al pubblico.
v) non pone problemi l’ultima frase dell’art.97, l’ovvia “eccezione alla deroga”: anche se non occorre il consenso, o se il consenso è stato dato, non si pubblica un’immagine se la pubblicazione può offendere la dignità del fotografato. E’ il caso di cui alla sentenza 30 gennaio 2012. la foto della mendicante in luogo pubblico, legittimamente ripresa dal fotografo, legittimamente pubblicabile in un contesto culturale rispettoso, scorrettamente pubblicata, dice la Cassazione, perché introdotta in un articolo pesantemente razzista, denigratorio, insultante. La fotografia di una bella ragazza sensuale, pubblicata a corredo di un pezzo sulla prostituzione, subirebbe la stessa bocciatura. Ma anche nel caso di semplice pregiudizio non diffamatorio, l’art.10 del Codice Civile prevede un ricorso al giudice per far cessare l’abuso e per l’eventuale risarcimento dei danni (tifoso entusiasta in tribuna: legittimamente ripreso e pubblicato qualche volta, non può diventare il logo fisso di una rubrica calcistica quotidiana o settimanale, o, peggio, uno spot commerciale). In tutti questi casi, comunque, se la diffamazione o il danno al decoro derivano dal contesto editoriale, non vi è responsabilità del fotografo che ha realizzato e consegnato la fotografia all’editore/direttore, spettando a questi il potere-dovere di contestualizzare in modo corretto o di non pubblicarla; salvo naturalmente che il fotografo abbia scientemente fornito notizie false a corredo dell’immagine
TAGSstreet photography Previous articleIl Flash: High Sync e Fill-InNext articleIl Flash: le diverse modalità di Flash Beppehttp://www.fotografareindigitale.comFondatore di Fotografare in Digitale, ho sempre amato il mondo della fotografia e la possibilità di catturare un momento, un attimo, una sensazione tramite un semplice scatto. Nato come fotografo per caso quando misi le mani sulla mia prima Nikon D1, ho ampliato le mie conoscenze ed esperienze fotografiche, decidendo quindi di condividerle con chiunque fosse interessato alla fotografia. Sono un fotografo amatoriale di buon livello e continuo imperterrito a girare per le città con la fedele Nikon (ora una D800) appesa al collo.	RELATED ARTICLESMORE FROM AUTHOR
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Mag 18, 2012 at 18:04
l’Italia non è mai stata attenta a qualunque cosa non sia “antico”. non mi meraviglia che un fotografo rischi di finire dentro per una foto o che sia costretto a pagar fior di soldi per aver commesso un “illecito”. D’altronde, noi siamo famosi per denunciare qualunque cosa.
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