Source: https://labmadeinitaly.it/2020/07/30/consiglio-di-stato-sez-vi-27-marzo-2019-n-2036/
Timestamp: 2020-08-12 14:25:36+00:00
Document Index: 139869153

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 120', 'art. 34', 'art. 34', 'sentenza ', 'art. 44', 'art. 3']

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI, 27 marzo 2019, n. 2036 - Laboratorio made in Italy - Dipartimento di Scienze Giuridiche
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI, 27 marzo 2019, n. 2036
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Vicolatività dei chiarimenti ministeriali sui criteri ambientali minimi
Non sono vincolanti i chiarimenti di interpretazione autentica con cui il Ministero dell’ambiente interviene sui criteri ambientali minimi (CAM) modificando la disciplina del decreto ministeriale che impone per le sostanze pericolose l’esibizione di certificati e dei rapporti di prova. La sostituzione del rapporto di prova con una mera auto-dichiarazione che certifichi l’assenza di sostanze pericolose fin dall’origine del processo produttivo, piuttosto che configurare un chiarimento, costituisce una radicale modifica dell’originaria disposizione che richiede per gli arredi oggetto di fornitura la presentazione di rapporti di prova in ordine alle sostanze indicate.
sul ricorso numero di registro generale 223 del 2019, proposto dalla Università degli studi Milano, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliata ex lege in Roma, Via dei Portoghesi, n. 12;
Quadrifoglio Sistemi D’Arredo s.p.a., rappresentata e difesa dagli avvocati Davide Furlan e Fiorenza Scagliotti, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Davide Furlan in Padova, Galleria Santa Lucia, n. 1; Laezza s.p.a., non costituita in giudizio;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta) n. 2691/2018, resa tra le parti, in tema di procedura di appalto per fornitura e posa in opera di arredi;
Visto l’atto di costituzione in giudizio della Quadrifoglio Sistemi D’Arredo s.p.a.;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 14 marzo 2019 il Cons. Italo Volpe e uditi per le parti gli avvocati Anna Collabolletta dell’Avvocatura generale dello Stato e Davide Furlan;
1. Col ricorso in epigrafe l’Università degli studi di Milano (di seguito “Università”) ha impugnato la sentenza del Tar Lombardia, Milano, n. 2691/2018, pubblicata il 29.11.2018, che – con l’onere delle spese – ha accolto l’originario ricorso della Quadrifoglio Sistemi d’Arredo s.p.a. (di seguito “QSA”) volto all’annullamento della determinazione dell’Università di non disporre la decadenza della Laezza s.p.a. (di seguito “Laezza”) dall’aggiudicazione di una gara (comunicata alla QSA con atto n. 0035462/18 del 9.5.2018) e alla condanna dell’Università al risarcimento del danno in forma specifica (con conseguente subentro nel contratto di appalto) oppure in subordine, ove non possibile il subentro, per equivalente monetario da quantificare in corso di giudizio.
– la gara valeva a fornire e porre in opera arredi mobili per studi e uffici, sale riunioni, laboratori informatici ed aree comuni presso gli edifici milanesi dell’Università;
– la gara si chiudeva con aggiudicataria la Laezza, con punti 90,383, e seconda la QSA, con punti 60,387 (di cui 35,7, per la qualità, e 24,687, per il prezzo);
– infondate le eccezioni della Laezza:
— n. 1 (di tardività dell’originario ricorso), in quanto l’avvenuta notificazione del ricorso il lunedì 14.5.2018 era corretta giacché il trentesimo giorno utile allo scopo (12.5.2018) cadeva di sabato (ed il primo giorno successivo non festivo era appunto il detto lunedì);
— nn. 2 e 3 (complessivamente volte a contestare l’inammissibilità del ricorso per presunta violazione dell’art. 120, co. 2-bis, c.p.a., per non avere QSA impugnato l’ammissione della Laezza alla gara nel termine previsto dalla norma), in quanto nella specie si verteva della presunta inidoneità della sua offerta tecnica (dunque di presupposti diversi da quelli soggettivi), onde la norma evocata non trovava applicazione;
— n. 4 (secondo cui i criteri ambientali minimi, di seguito “CAM”, dei quali all’art. 34 del codice dei contratti pubblici, non erano previsti dalla legge di gara a pena di esclusione dell’offerta ma solo come elementi per l’attribuzione del punteggio di qualità), in quanto era sufficientemente non controverso che i CAM si dovessero rispettare;
– fondato il merito del ricorso, in quanto – nella specie – l’offerta della Laezza risultava, in sintesi, difforme dai CAM di cui al punto 3.2.1. dell’allegato 1 al d.m. 11.1.2017, relativo al predetto art. 34 del citato codice;
2. L’appello dell’Università è teso a far valere la censurabilità della sentenza di primo grado per error in iudicando, lì dove essa ha ritenuto che l’ampia produzione documentale della Laezza fosse sì sufficiente ma non in relazione al predetto punto 3.2.1. dell’allegato 1 al d.m. 11.1.2017.
Sufficienza che invece, secondo l’Università, andava estesa anche a questo specifico aspetto in quanto lo stesso Ministero di riferimento (quello dell’ambiente), mediante appositi chiarimenti dell’11.1.2018, nello specificare le modalità di verifica per quanto riguarda i punti 1, 2 e 5 (del punto 3.2.1.), per i prodotti (arredi) che non contengono in partenza sostanze ‘critiche’, ha chiarito che “in tali ipotesi è sufficiente a soddisfare il requisito una dichiarazione avente forma legale che perciò esime il produttore dal presentare prove di laboratorio”.
2.1. L’Università reputa inoltre erronea ed iniqua anche la statuizione risarcitoria giacché essa “ha tuttavia determinato il lucro cessante come mera differenza del prezzo offerto in sede di gara e i costi da sostenere, senza considerare che, trattandosi di risarcimento del danno per equivalente, il danno risarcibile doveva essere commisurato all’utile netto, detraendo un importo percentuale a titolo spese generali di organizzazione aziendale, un ulteriore importo percentuale a titolo di rischio d’impresa e l’ammontare delle imposte. Va altresì ricordato che “il mancato utile spetta nella misura integrale, in caso di annullamento dell’aggiudicazione impugnata e di certezza dell’aggiudicazione in favore del ricorrente, solo se questo dimostri di non aver utilizzato o potuto altrimenti utilizzare maestranze e mezzi, in quanto tenuti a disposizione in vista della commessa” (Consiglio di Stato, sez. V, 22/11/2017, n. 5444).”.
3. Costituitasi, la QSA ha ribattuto all’avversaria obiettando e sostenendo, in sintesi, che:
– l’appello “è privo sia della sottoscrizione digitale sia della asseverazione di conformità dell’atto medesimo a un originale digitale (…). Salvo che il Consiglio di Stato intenda rivedere l’orientamento espresso nelle sentenze n. 1541 e n. 4286 del 2017 e dichiarare l’inesistenza o la nullità dell’atto, in continuità con tali pronunce dovrà allora essere assegnato un termine per la regolarizzazione ex art. 44, comma 2, c.p.a., da osservare a pena di irricevibilità del ricorso o di improcedibilità del giudizio.”;
– erano infondate due affermazioni centrali della difesa dell’Università (secondo le quali la stazione appaltante avrebbe ritenuto adeguata la documentazione di Laezza alla luce dei chiarimenti ministeriali e che la dichiarazione di Laezza – circa l’originaria assenza di sostanze pericolose nei suoi prodotti – sarebbe stata giudicata satisfattiva dalla commissione giudicatrice nel rispetto dei requisiti di cui al punto 3.2.1 e ciò sulla base dei medesimi chiarimenti ministeriali) perché:
— “di essi non vi è traccia nei documenti che costituiscono la legge di gara (…), né nelle informazioni complementari (…), né nella richiesta rivolta a Laezza di produrre “Copia di tutte le certificazioni inerenti le caratteristiche ambientali” (…), né nella risposta all’istanza con cui Quadrifoglio chiedeva la decadenza di Laezza dall’aggiudicazione (…)”;
— anche solo per il rilievo che la pretesa ‘interpretazione autentica’ (quod non) ministeriale mai avrebbe potuto vincolare il Giudice;
— e comunque, ove pure i ‘chiarimenti’ in discorso fossero stati vincolanti, l’argomentazione era stata contraddetta da enunciazioni rese dalla stessa Laezza in corso di gara;
4. QSA ha poi riepilogato i propri argomenti con memoria del 25.2.2019.
6. Quanto all’eccezione di rito sollevata dalla QSA (sub 3., primo trattino, supra) può osservarsi che parte appellante ha spontaneamente provveduto alla regolarizzazione dell’appello (deposito del ricorso in epigrafe nativo digitale munito della firma digitale dell’Avvocato dello Stato sottoscrittore, corredato successivamente anche della prova della sua notificazione) e che l’eccezione medesima non è stata ulteriormente coltivata nel corso del giudizio.
7. È poi infondato il primo motivo di appello, secondo il quale i chiarimenti forniti dal Ministero dell’ambiente dovevano considerarsi quale interpretazione autentica del d.m. 11.1.2017.
Perché si possa dirsi di essere in presenza di una ‘interpretazione autentica’, come tale vincolante ed applicabile retroattivamente, occorre – quanto meno – che essa provenga dalla stessa autorità (o da autorità di rango superiore, nel caso in cui l’interpretazione sia addirittura legislativa) che ha emanato la disposizione interpretata, che sia di pari rango la fonte di produzione della disposizione interpretata e di quella di interpretazione, che il contenuto dell’interpretazione non dia luogo, a propria volta, ad una disposizione innovativa.
La norma dell’art. 3.2.1, dopo avere elencato (da 1 a 6) i materiali pericolosi per la salute umana che non devono essere presenti nei prodotti, specifica che l’offerente doveva presentare una dichiarazione sul rispetto dei punti precedenti, con inclusa una relazione apposita. Inoltre per talune materie pericolose dovevano essere presentati rapporti di prova rilasciati da organismi di valutazione della conformità.