Source: https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-primo/titolo-iii/capo-i/art52.html
Timestamp: 2019-02-19 20:40:50+00:00
Document Index: 79158153

Matched Legal Cases: ['art. 52', 'art. 1', 'art. 614', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 52', 'sentenza ', 'art. 52', 'sentenza ', 'art. 52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 590', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.52', 'art. 52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 55', 'art. 55', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 530', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 530', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 59', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 52', 'sentenza ', 'art. 1227', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 52 codice penale - Difesa legittima - Brocardi.it
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Dispositivo dell'art. 52 Codice penale
Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere (1) un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale (2) di un'offesa ingiusta (3), sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa (4) (5) [55].
(1) In merito al problema della "fuga" in rapporto con la legittima difesa, ovvero se si possa applicare tale causa di giustificazione al soggetto che poteva evitare l'offesa fuggendo, la dottrina prevalente risponde positivamente quando, in base al criterio del bilanciamento degli interessi, la fuga esporrebbe i beni personali (es.: pericolo di infarto per il cardiopatico) o di terzi (es.: rischio di investire i passanti con una fuga in macchina) a lesioni uguali o superiori alla lesione che provocherebbe all'aggressore difendendosi.
Si ricordi poi che la difesa può riguardare anche quella di un diritto altrui, addirittura di uno sconosciuto (cd difesa altruistica).
(2) Posto che il pericolo deve essere attuale, la dottrina prevalente ha poi individuato un ulteriore possibile requisito, specificando che la legittima difesa è ammissibile anche nel caso di pericolo volontariamente causato, contrariamente a quanto ritiene la giurisprudenza.
S ricordi poi che la legittima difesa trova applicazione, qui senza contrasti, nel caso in cui da un proprio comportamento nasca un pericolo più grave di quello preventivato (si pensi al soggetto che, partecipando ad una rissa (v. 588) senza armi o strumenti contundenti, si veda poi minacciato da un coltello e sia costretto per difendersi a farne uso a sua volta).
(3) A riguardo dell'espressione "offesa ingiusta", la giurisprudenza ha parlato di "torto" e di "evento dannoso", prescindendo da considerazioni strettamente giuridiche, come del resto parte della dottrina, la quale ritiene che debba considerarsi l'offesa non come "contra ius", bensì contraria alle valutazioni sociali di giustizia che sono alla base dell' ordinamento giuridico.
(4) In merito alla valutazione della proprozionalità tra difesa e offesa, si ritiene, prevalentemente, che debbano essere considerati sia il rapporto tra mezzi difensivi e mezzi offensivi, sia la relazione male minacciato-male inflitto, in aderenza al principio del bilanciamento degli interessi. Quindi, la proporzionalità sarà presente in quei casi in cui il male provocato dall'aggredito risulta essere inferiore, uguale o superiore, in modo tollerabile, a quello subito e dovrà essere valutata attraverso un giudizio ex ante.
Si ricordi poi che è configurabile una legittima difesa putativa (v. 59 4), ovvero quella esercitata a fronte di una la situazione di pericolo che non esiste obiettivamente, ma è supposta erroneamente dall'agente a causa di un erroneo apprezzamento dei fatti. Affinchè possa trovare applicazione tale tipologia di legittima difesa è però necessario che l'erroneo convincimento abbia un fondamento obbiettivo. Per chiarire, non è punibile il proprietario di una gioielleria che, ritenendo reale un tentativo di rapina a mano armata simulato, reagisca uccidendo l'apparente aggressore.
(5) Tale comma è stato inserito dalla le. 13 febbraio 2006, n.59 (art. 1), relativamente ai casi di violazione di domicilio cui all'art. 614 del c.p., comma 1 e 2, cui vengono assimilate le violazione di quei luoghi in cui viene esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale. Il legislatore, in questi casi, ha previsto una presunzione assoluta di proporzione fra difesa e offesa,che opera in presenza di alcuni requisiti: il soggetto che ha posto in essere la legittima difesa aveva il diritto di trovarsi in quel luogo, l'incolumità della persona fosse in pericolo, la legittima difesa è stata attuata attraverso un'arma o un altro strumento di coercizione legittimamente detenuto. Qualora tutte queste condizioni siano presenti la presunzione opera automaticamente, se invece manca anche una queste la presunzione non ha luogo, ma sarà comunque possibile accertare la proporzione fra mezzi di difesa e di offesa.
Alla base della legittima difesa come causa di giustificazione vi è il principio del c.d. bilanciamento degli interessi, che fa prevalere l'esigenza di tutelare l'interesse di chi venga ingiustamente aggredito, rispetto all'interesse dell'aggressore.
“ Commodus discessus ”
Ritirata comoda
Spiegazione dell'art. 52 Codice penale
Le norme sulle cause di giustificazione descrivono situazioni eccezionali in cui un fatto che normalmente costituirebbe reato non viene punito, in quanto l'ordinamento permette o esige quel comportamento.
Tale meccanismo di esclusione della risposta punitiva statale deriva dalla considerazione per cui esiste un interesse prevalente alla base della non punibilità del soggetto, come avviene nelle scriminanti dell'esercizio del diritto, della legittima difesa, dell'uso legittimo delle armi e dello stato di necessità, in cui si opera un bilanciamento degli interessi contrapposti, oppure un interesse mancante, come nella scriminante del consenso dell'avente diritto, dove viene meno l'interesse punitivo dello Stato per effetto della rinuncia del titolare alla conservazione del proprio bene.
A fondamento della scriminante in oggetto sta il fatto che l'ordinamento reputa prevalente l'interesse dell'aggredito rispetto all'aggressore che ponga in essere una situazione di pericolo ingiusta.
L'offesa ingiusta va intesa come ogni aggressione ingiustificata contro un diritto proprio o altrui, la quale non deve coincidere per forza con i concetti di dolo o colpa, potendo essa provenire anche da una persona non imputabile (persona affetta da vizio totale di mente).
L'oggetto dell'aggressione può essere qualunque diritto, sia personale che patrimoniale, che altrui, come nel caso del soccorso difensivo.
Il pericolo deve essere attuale, nel senso che deve essere imminente e persistente e quindi la scriminante non opera quando l'aggressione sia già cessata.
La necessità di difendersi sussiste quando il pericolo non possa essere altrimenti evitato, ad esempio sostituendo la difesa con una reazione meno dannosa, oppure in caso di commodus discessus, quando cioè l'aggredito abbia concretamente la possibilità di fuggire semplicemente dalla situazione pericolosa.
Ai fine della proporzionalità della reazione difensiva, va valutato il complesso della situazione aggressiva e di quella difensiva, tenendo in considerazione i mezzi utilizzati da entrambe le parti, i beni giuridici contrapposti, il livello di ingiustizia perpetrato, l'effettiva inevitabilità della reazione, l'incolpevolezza dell'aggredito (che non deve aver provocato la minaccia), il tempo ed il luogo dell'azione e non da ultimo il valore esistenziale che il bene minacciato assume per l'aggredito.
Per quanto concerne la legittima difesa domiciliare, ai fine dell'operatività della scriminante la norma sancisce la sussistenza della proporzionalità di cui sopra qualora la persona legittimamente presente nel domicilio privato utilizzi un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione.
Un vivace dibattito sia giurisprudenziale che dottrinale ha comunque escluso la sussistenza automatica del requisito della proporzionalità, ed il giudice dovrà affidarsi ai parametri sopra delineati al fine di valutare se l'aggredito abbia reagito in maniera legittima o meno. Sarà dunque la pubblica accusa a dover dimostrare l'inesistenza della proporzionalità e non l'aggredito.
Massime relative all'art. 52 Codice penale
Cass. pen. n. 44011/2017
La causa di giustificazione prevista dall'art. 52, comma secondo, cod. pen., modificato dall'art. 1 legge 13 febbraio 2006 n. 59 non opera nell'ipotesi di trattenimento del soggetto passivo del reato all'interno di un esercizio commerciale, non rilevando siffatta condotta ai fini dell'integrazione della violazione di domicilio ove non vi sia stata espressa manifestazione della volontà contraria da parte del titolare dello "ius excludendi alios". (Fattispecie nella quale l'imputato si era introdotto all'interno di un bar, in assenza di volontà contraria del titolare dello "ius excludendi").
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 44011 del 25 settembre 2017)
Cass. pen. n. 31598/2017
Non sussiste il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni se l'agente usa violenza sulle cose per difendere il diritto di possesso in presenza di un atto di spoglio, a condizione che tale reazione venga posta in essere nell'immediatezza dell'azione lesiva del diritto e per difendersi da un pericolo grave e imminente alla propria o altrui persona (Fattispecie nella quale la Corte ha escluso la configurabilità Non sussiste il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni se l'agente usa violenza sulle cose per difendere il diritto di possesso in presenza di un atto di spoglio, a condizione che tale reazione venga posta in essere nell'immediatezza dell'azione lesiva del diritto e per difendersi da un pericolo grave e imminente alla propria o altrui persona (Fattispecie nella quale la Corte ha escluso la configurabilità del reato, essendo accertato che la condotta contestata all'imputata – la quale aveva approfittato della momentanea assenza della coinquilina per chiudere dall'interno la porta dell'abitazione - era stata commessa al fine di conseguire l'auto-reintegrazione nel possesso dell'appartamento a seguito di uno spoglio arbitrario e che tale reazione era stata attuata quando ancora era in corso lo spoglio). del reato, essendo accertato che la condotta contestata all'imputata – la quale aveva approfittato della momentanea assenza della coinquilina per chiudere dall'interno la porta dell'abitazione - era stata commessa al fine di conseguire l'auto-reintegrazione nel possesso dell'appartamento a seguito di uno spoglio arbitrario e che tale reazione era stata attuata quando ancora era in corso lo spoglio).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 31598 del 27 giugno 2017)
Cass. pen. n. 49615/2016
La causa di giustificazione della legittima difesa (art. 52 cod. pen.) è applicabile anche nell'ipotesi di detenzione abusiva di armi, sussistendone i presupposti di operatività e cioè previo accertamento che, al momento in cui fu conseguita la disponibilità dell'arma, fosse sussistente ed attuale un pericolo grave ed imminente e che pertanto, attese le circostanze ed il contesto, la detenzione dell'arma potesse ritenersi giustificata. (Fattispecie di omicidio commesso per eccesso colposo nell'esercizio della legittima difesa, nella quale la S.C. ha ritenuto illegittimo il riconoscimento della scriminante per il delitto di cui agli artt. 10, 12, 14 legge n. 497 del 1974, non avendo il giudice di merito verificato se l'imputato avesse conseguito la detenzione dell'arma nella immediatezza della sua utilizzazione o già da epoca precedente e, nel secondo caso, se tale detenzione fosse ricollegabile ad una situazione di pericolo coeva al conseguimento della disponibilità dell'arma e protrattasi per tutto il periodo di detenzione della stessa, ovvero fosse sostanzialmente riconducibile all'inserimento dell'imputato in un contesto di tipo delinquenziale).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 49615 del 23 novembre 2016)
Cass. pen. n. 3148/2014
Il riconoscimento o l'esclusione della legittima difesa, reale o putativa, e dell'eccesso colposo nella stessa costituiscono un giudizio di fatto, insindacabile in sede di legittimità quando gli elementi di prova siano stati puntualmente accertati e logicamente valutati dal giudice di merito.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3148 del 23 gennaio 2014)
Cass. pen. n. 691/2014
La causa di giustificazione prevista dall'art. 52, comma secondo, cod. pen., così come modificato dall'art. 1 della legge 13 febbraio 2006, n. 59, non consente un'indiscriminata reazione nei confronti del soggetto che si introduca fraudolentemente nella dimora altrui ma presuppone un pericolo attuale per l'incolumità fisica dell'aggredito o di altri. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la configurabilità della scriminante per essersi l'aggressore introdotto non nell'abitazione ma in altro fabbricato in costruzione ad essa attiguo, sempre di proprietà dell'aggredito, dal quale, tuttavia, non sarebbe stato possibile raggiungere con immediatezza la casa di quest'ultimo).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 691 del 10 gennaio 2014)
Cass. pen. n. 19375/2013
In tema di legittima difesa, la presunzione di proporzionalità a favore della reazione di difesa in luoghi di domicilio o ad esso equiparabili, prevista dal comma secondo dell'art. 52 cod. pen, come modificato dalla L. n. 59 del 2006, non opera con riguardo a condotte compiute nell'abitacolo di una autovettura, trattandosi di spazio privo dei requisiti minimi necessari per potervi soggiornare per un apprezzabile periodo di tempo e nel quale non si compiono atti caratteristici della vita domestica. (Fattispecie nella quale l'imputato, che dall'autovettura aveva colpito mortalmente alcuni aggressori con un'arma da fuoco, è stato ritenuto responsabile del reato di omicidio colposo plurimo per aver ecceduto i limiti della legittima difesa).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 19375 del 6 maggio 2013)
Cass. pen. n. 13370/2013
L'accertamento relativo alla scriminante della legittima difesa reale o putativa e dell'eccesso colposo deve essere effettuato con un giudizio "ex ante" calato all'interno delle specifiche e peculiari circostanze concrete che connotano la fattispecie da esaminare, secondo una valutazione di carattere relativo e non assoluto ed astratto, rimessa al prudente apprezzamento del giudice di merito, cui spetta esaminare, oltre che le modalità del singolo episodio in se considerato, anche tutti gli elementi fattuali antecedenti all'azione che possano aver avuto concreta incidenza sull'insorgenza dell'erroneo convincimento di dover difendere sé o altri da un'ingiusta aggressione, senza tuttavia che possano considerarsi sufficienti gli stati d'animo e i timori personali.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 13370 del 21 marzo 2013)
Cass. pen. n. 2654/2012
La determinazione volontaria dello stato di pericolo esclude la configurabilità della legittima difesa non per la mancanza del requisito dell'ingiustizia dell'offesa, ma per difetto del requisito della necessità della difesa.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2654 del 23 gennaio 2012)
Cass. pen. n. 25608/2011
In tema di legittima difesa (art. 52 c.p.), è regola di esperienza che colui che è reiteratamente aggredito reagisce come può, secondo la concitazione del momento, e non è tenuto a calibrare l'intensità della reazione, finalizzata ad indurre la cessazione della avversa condotta lesiva, salva l'ipotesi di eventuale manifesta sproporzione della reazione.(In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato la decisione con cui il giudice di merito ha escluso la sussistenza dell'esimente di cui all'art. 52 c.p. nei confronti dell'imputato - pur dando atto che, quest'ultimo, in qualità di medico si era recato in casa della parte offesa, a sua volta condannata per lesioni in danno dell'attuale ricorrente, ed era stata da quest'ultima aggredita per ben due volte - omettendo di riconoscere alla reazione del medico, aggredito nell'esercizio di funzioni di pubblico ufficiale, natura di azione difensiva).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 25608 del 27 giugno 2011)
Cass. pen. n. 11610/2011
La presunzione di proporzionalità della reazione difensiva armata in caso di violazione di domicilio, prevista dal secondo comma dell'art. 52 c.p., opera anche nell'ipotesi di legittima difesa putativa incolpevole.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 11610 del 23 marzo 2011)
Cass. pen. n. 5761/2011
La causa di giustificazione della legittima difesa (art. 52 c.p.) è applicabile anche nell'ipotesi di detenzione abusiva di armi., sussistendone i presupposti di operatività e cioè previo accertamento della effettiva sussistenza e dell'attualità del pericolo e ulteriormente verificando se, avuto riguardo alle circostanze ed al contesto, la detenzione dell'arma, ancorché abusiva, appaia giustificata.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5761 del 15 febbraio 2011)
Cass. pen. n. 6591/2010
L'attualità del pericolo richiesta per la configurabilità della scriminante della legittima difesa implica un effettivo, preciso contegno del soggetto antagonista, prodromico di una determinata offesa ingiusta, la quale si prospetti come concreta e imminente, così da rendere necessaria l'immediata reazione difensiva, sicchè resta estranea all'area di applicazione della scriminante ogni ipotesi di difesa preventiva o anticipata.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6591 del 18 febbraio 2010)
Cass. pen. n. 4890/2009
In tema di legittima difesa, non sussiste il requisito della necessità della reazione armata tutte le volte in cui l'aggredito possa, senza alcuna difficoltà, rifugiarsi nella propria abitazione (dalla quale invocare soccorso) o comunque allontanarsi dal luogo della aggressione armata.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4890 del 4 febbraio 2009)
Cass. pen. n. 31633/2008
In caso di lesioni volontarie reciproche, non ricorre la legittima difesa qualora i due contendenti si siano lanciati contemporaneamente alla reciproca aggressione.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 31633 del 29 luglio 2008)
Cass. pen. n. 16677/2007
In tema di legittima difesa, le modifiche apportate dalla legge 13 febbraio 2006, n. 59 all'art. 52 c.p., hanno riguardato solo il concetto di proporzionalità, fermi restando i presupposti dell'attualità dell'offesa e della inevitabilità dell'uso delle armi come mezzo di difesa della propria o dell'altrui incolumità; di conseguenza, la reazione a difesa dei beni è legittima solo quando non vi sia desistenza ed anzi sussista un pericolo attuale per l'incolumità fisica dell'aggredito o di altri.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 16677 del 2 maggio 2007)
Cass. pen. n. 12489/2007
In tema di legittima difesa, la legge 13 febbraio 2006, n. 59 ha stabilito la presunzione della sussistenza del requisito della proporzione tra offesa e difesa, quando sia configurabile la violazione di domicilio dell'aggressore, ossia l'effettiva introduzione del soggetto nel domicilio altrui (nella specie, brandendo come arma una bottiglia di vetro rotta), contro la volontà dei soggetti legittimati ad escluderne la presenza.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 12489 del 26 marzo 2007)
Cass. pen. n. 12466/2007
La causa di giustificazione prevista dall'art. 52, comma secondo, c.p., così come mod. dall'art. 1 L. 13 febbraio 2006 n. 59, non consente un'indiscriminata reazione nei confronti del soggetto che si introduca fraudolentemente nella propria dimora, ma presuppone un attacco, nell'ambiente domestico, alla propria o altrui incolumità, o quanto meno un pericolo di aggressione. (Nella fattispecie è stata esclusa la legittima difesa in relazione all'omicidio di una persona che si era introdotta con inganno nel condominio dell'imputata per ottenere il pagamento di un debito).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 12466 del 26 marzo 2007)
Cass. pen. n. 25339/2006
In tema di legittima difesa a seguito delle modifiche apportate dalla legge 13 febbraio 2006 n. 59 all'art. 52 c.p., si è stabilita per legge la proporzionalità nel caso di violazione del domicilio da parte dell'aggressore a cui si contrappone, per salvaguardare la propria incolumità o propri beni, l'uso di arma legittimamente detenuta.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 25339 del 21 luglio 2006)
Cass. pen. n. 15025/2006
La determinazione volontaria dello stato di pericolo esclude la configurabilità della legittima difesa non per la mancanza del requisito dell'ingiustizia dell'offesa, ma per difetto del requisito della necessità della difesa, sicché l'esimente non è applicabile a chi agisce nella ragionevole previsione di determinare una reazione aggressiva, accettando volontariamente la situazione di pericolo da lui determinata.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 15025 del 2 maggio 2006)
Cass. pen. n. 4337/2006
Ai fini della legittima difesa putativa, l'errore scusabile che può giustificare la scriminante putativa deve trovare adeguata giustificazione in qualche fatto che, seppure malamente rappresentato o compreso, abbia la possibilità di determinare nell'agente la giustificata persuasione di trovarsi esposto al pericolo attuale di un'offesa ingiusta sulla base di dati di fatto concreti, e cioè di una situazione obiettiva atta a far sorgere nel soggetto la convinzione di trovarsi in presenza di un pericolo presente ed incombente, non futuro o già esaurito, di un'offesa ingiusta.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4337 del 2 febbraio 2006)
Cass. pen. n. 45407/2004
In tema di legittima difesa, affinché sussista la proporzione fra offesa e difesa occorre effettuare un confronto valutativo, effettuato con giudizio ex ante sia fra i mezzi usati e quelli a disposizione dell'aggredito che fra i beni giuridici in conflitto. Ne consegue che il requisito della proporzione viene comunque meno nel caso di conflitto fra beni eterogenei, allorché la consistenza dell'interesse leso (la vita o l'incolumità della persona) sia enormemente più rilevante, sul piano della gerarchia dei valori costituzionali, di quello difeso (il patrimonio), ed il danno inflitto (morte o lesione personale) abbia un'intensità di gran lunga superiore a quella del danno minacciato (sottrazione della cosa).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 45407 del 23 novembre 2004)
Cass. pen. n. 16908/2004
I presupposti essenziali della legittima difesa — scriminante ammessa nei confronti di tutti i diritti, personali e patrimoniali — sono costituiti da un'aggressione ingiusta e da una reazione legittima; mentre la prima deve concretarsi in un pericolo attuale di un'offesa che, se non neutralizzata tempestivamente, sfocia nella lesione del diritto, la seconda deve inerire alla necessità di difendersi, alla inevitabilità del pericolo ed alla proporzione tra difesa ed offesa. (Nella fattispecie, relativa ad un'aggressione con pugni e schiaffi subita dall'imputato, ed alla sua reazione che aveva provocato lesioni all'aggressore — per le quali il ricorrente era stato condannato ai sensi dell'art. 590 c.p. — la Corte, accogliendo il ricorso, ha ritenuto proporzionata all'offesa la reazione difensiva consistita nel lancio di un oggetto che solo accidentalmente colpiva l'aggressore ad un occhio).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 16908 del 9 aprile 2004)
Cass. pen. n. 9606/2004
La configurabilità della legittima difesa, a differenza di quanto avviene con riguardo allo stato di necessità, non è di per sé esclusa dalla volontaria accettazione di una situazione di pericolo ma solo dalla già prevista necessità di dover fronteggiare quel pericolo mediante la commissione di un reato, come si verifica nel caso dell'accettazione di una vera e propria «sfida» — comportando questa, per sua natura, un inevitabile pericolo per la propria incolumità personale, fronteggiabile solo con la lesione dell'incolumità altrui —, mentre non si verifica quando ci si limiti semplicemente ad esporsi a possibili (ma non assolutamente certe) iniziative aggressive altrui, senza essere a propria volta animati da alcun intento aggressivo.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9606 del 2 marzo 2004)
Cass. pen. n. 4456/2000
L'accertamento relativo alla scriminante della legittima difesa reale o putativa e dell'eccesso colposo deve essere effettuato con un giudizio ex ante calato all'interno delle specifiche e peculiari circostanze concrete che connotano la fattispecie sottoposta all'esame del giudice: si tratta di una valutazione di carattere relativo, e non assoluto e astratto, rimessa al prudente apprezzamento del giudice di merito, dovendo egli esaminare, di volta in volta, e in concreto, se la particolare situazione sia obiettivamente tale da far sorgere nel soggetto l'erroneo convincimento di trovarsi nelle condizioni di fatto che, se fossero realmente esistenti, escluderebbero l'antigiuridicità della condotta prevista dalla legge come reato. In tale prospettiva, la valutazione deve essere necessariamente estesa a tutte le circostanze che possano avere avuto effettiva influenza sull'erronea supposizione, dovendo tenersi conto, oltre che delle modalità del singolo episodio in sé considerato, anche di tutti gli elementi fattuali che — pur essendo antecedenti all'azione — possano spiegare la condotta tenuta dai protagonisti della vicenda e avere avuto concreta incidenza sull'insorgenza dell'erroneo convincimento di dover difendere sé o altri da un'ingiusta aggressione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4456 del 12 aprile 2000)
Cass. pen. n. 3200/2000
L'esimente della legittima difesa non è applicabile allorché il soggetto non agisce nella convinzione, sia pure erronea, di dover reagire a solo scopo difensivo, ma per risentimento o ritorsione contro chi ritenga essere portatore di una qualsiasi offesa. (Fattispecie in tema di omicidio volontario, in relazione alla quale la S.C. ha escluso che potesse configurarsi l'esimente, sia pure nella forma della legittima difesa putativa, nel fatto di chi aveva indirizzato, a distanza di quindici metri, due colpi di fucile letali all'indirizzo di soggetto che, già autore, un anno prima, di incendio in danno di una baracca sita nel suo fondo, in questo si era di nuovo introdotto, disarmato, per recuperare un'autovettura ivi parcheggiata da giorni).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3200 del 15 marzo 2000)
Cass. pen. n. 2692/2000
Agli effetti di quanto previsto dall'art.52 c.p., che configura la esimente della legittima difesa, occorre che l'altrui offesa ingiusta sia volta a ledere od ad esporre a pericolo un diritto, restando invece escluse dalla sfera applicativa della norma semplici situazioni di fatto dalle quali ogni cittadino può trarre o trae determinati vantaggi o utilità soggettive nell'estrinsecazione della sua attività economico-sociale. (Fattispecie nella quale la S.C. ha affermato che l'uso di un parcheggio in un'area di proprietà pubblica, derivante dall'occupazione del sito con la presenza di persona interessata, non assurge a diritto vero e proprio, neppure sotto il profilo della esistenza di una consuetudine normativa, sicché la privazione di quel vantaggio per effetto dell'altrui comportamento, non legittima alcuna reazione riconducibile all'esimente prevista dall'art. 52 c.p., a meno che il detto comportamento non fosse preordinato a ledere un vero e proprio diritto).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2692 del 3 marzo 2000)
Cass. pen. n. 365/2000
La configurabilità dell'esimente della legittima difesa deve escludersi nell'ipotesi in cui lo scontro tra due soggetti possa essere inserito in un quadro complessivo di sfida giacché, in tal caso, ciascuno dei partecipanti risulta animato da volontà aggressiva nei confronti dell'altro e quindi, indipendentemente dal fatto che le intenzioni siano dichiarate o siano implicite al comportamento tenuto dai contendenti, nessuno di loro può invocare la necessità di difesa in una situazione di pericolo che ha contribuito a determinare e che non può avere il carattere della inevitabilità.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 365 del 14 gennaio 2000)
Cass. pen. n. 9695/1999
La legittima difesa presuppone un'aggressione ingiusta ed una reazione legittima; la prima deve concretarsi nel pericolo attuale di un'offesa che, se non neutralizzata tempestivamente, sfocerebbe nella lesione del diritto, la seconda comporta l'inevitabilità del pericolo, la necessità della difesa e la proporzione tra questa e l'offesa. Ne consegue che non è giustificabile una reazione quando l'azione lesiva sia ormai esaurita; né può ritenersi legittimo l'uso di mezzi che non siano gli unici nella circostanza disponibili, perché non sostituibili con altri ugualmente idonei ad assicurare la tutela del diritto aggredito e meno lesivi per l'aggressore. Ed invero il requisito della proporzione viene meno, nel conflitto fra beni eterogenei, quando la consistenza dell'interesse leso è enormemente più rilevante, sul piano della gerarchia dei valori costituzionalmente e penalmente protetti, di quella dell'interesse difeso ed il male inflitto all'aggredito abbia una intensità di gran lunga superiore a quella del male minacciato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9695 del 29 luglio 1999)
Cass. pen. n. 740/1998
Il presupposto su cui si fondano sia l'esimente della legittima difesa che l'eccesso colposo è costituito dall'esigenza di rimuovere il pericolo di un'aggressione mediante una reazione sproporzionata e adeguata, cosicché l'eccesso colposo si distingue per un'erronea valutazione del pericolo e dell'adeguatezza dei mezzi usati: ne deriva che, una volta esclusi gli elementi costitutivi della scriminante — per l'inesistenza di una offesa dalla quale difendersi — non vi è alcun obbligo per il giudice di una specifica motivazione in ordine ad un eccesso colposo in tale scriminante, pur se espressamente prospettato dalla parte interessata.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 740 del 21 gennaio 1998)
Cass. pen. n. 8999/1997
I presupposti essenziali della legittima difesa — scriminante ammessa nei confronti di tutti i diritti, personali e patrimoniali — sono costituiti da un'aggressione ingiusta e da una reazione legittima; mentre la prima deve concretarsi in un pericolo attuale di un'offesa che, se non neutralizzata tempestivamente, sfocia nella lesione del diritto, la seconda deve inerire alla necessità di difendersi, alla inevitabilità del pericolo ed alla proporzione tra difesa ed offesa. L'eccesso colposo sottintende, a sua volta, i presupposti della scriminante col superamento dei limiti a quest'ultima collegati; per stabilire se nel commettere il fatto si siano ecceduti colposamente i limiti della difesa legittima, bisogna prima identificare i requisiti comuni alle due figure giuridiche, poi il requisito che le differenzia: accertata la inadeguatezza della reazione difensiva, per l'eccesso nell'uso dei mezzi a disposizione dell'aggredito in un preciso contesto spazio-temporale e personale, occorre procedere ad un'ulteriore differenziazione tra eccesso dovuto ad errore di valutazione ed eccesso consapevole e volontario, dato che solo il primo rientra nello schema dell'eccesso colposo delineato dall'art. 55 c.p., mentre il secondo consiste in una scelta reattiva volontaria, la quale certamente comporta il superamento doloso degli schemi della scriminante.
In ogni ipotesi di sproporzione della difesa rispetto all'offesa, va esaminato se la sproporzione sia dovuta ad uno scusabile errore del soggetto, o a dolo, ovvero a colpa; perché mentre nella prima ipotesi è pur sempre configurabile l'esimente della legittima difesa, e nella seconda ipotesi è configurabile il comune reato doloso, solo nella terza ipotesi sono applicabili, in forza del disposto di cui all'art. 55 c.p., le norme relative ai reati colposi. (Fattispecie nella quale carabinieri e polizia, in difetto del necessario coordinamento nella conduzione delle indagini contestualmente effettuate, avevano agito a reciproca insaputa gli uni dell'altra e nel corso di un tragico conflitto a fuoco tra le suddette forze era stato ferito mortalmente un brigadiere).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8999 del 3 ottobre 1997)
Cass. pen. n. 6979/1997
Ai fini della configurabilità dell'esimente della legittima difesa — ammessa nei confronti di tutti i diritti, personali e patrimoniali — l'apprezzamento della proporzione tra offesa e difesa, che postula un rapporto di corrispondenza valutativa fra due termini, formulato con giudizio ex ante in riferimento sia ai mezzi usati, ed a quelli a disposizione dell'aggredito, che ai beni giuridici in conflitto, non può che essere qualitativo e relativistico: ne consegue che, nel raffronto tra il bene di un aggressore e il bene di un aggredito — pur ammettendosi che questi, nel difendersi, non sia in grado, nella situazione concreta, di dosare esattamente il reale pericolo e gli effetti della reazione, deve ritenersi che il requisito della proporzione venga meno, nel caso di beni eterogenei in conflitto, quando la consistenza dell'interesse leso, quale la vita e l'incolumità della persona, sia enormemente più rilevante, sul piano della gerarchia dei valori costituzionali e di quelli penalmente protetti, dell'interesse patrimoniale difeso, ed il male inflitto all'aggredito abbia una intensità di gran lunga superiore a quella del male minacciato. (Fattispecie nella quale la Suprema Corte ha ritenuto corretta la mancata concessione dell'esimente della legittima difesa ad un imputato il quale era stato condannato per aver sparato un colpo di fucile all'indirizzo di un individuo, che si stava impossessando della sua autovettura, attingendolo mortalmente alle spalle: la Corte di cassazione ha altresì osservato in sentenza che lo strumento adoperato per la reazione difensiva avrebbe ben potuto essere usato con modalità diverse, ad esempio sparando un colpo in aria o sull'asfalto a scopo intimidatorio, oppure alle gomme dell'autoveicolo per bloccarne la marcia).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6979 del 14 luglio 1997)
Cass. pen. n. 2554/1996
In tema di legittima difesa, le espressioni «necessità di difendere» e «sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa», contenute nell'art. 52 c.p., vanno intese nel senso che la reazione deve essere, nella circostanza, l'unica possibile, perché non sostituibile con altra meno dannosa, ugualmente idonea ad assumere la tutela del diritto (proprio o altrui) aggredito.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2554 del 7 marzo 1996)
Cass. pen. n. 538/1995
Il presupposto su cui si fondano sia l'esimente della legittima difesa che l'eccesso colposo, è costituito dall'esigenza di rimuovere il pericolo di un'aggressione, attraverso una reazione proporzionata ed adeguata; cosicché il secondo si distingue per un'erronea valutazione del pericolo e dell'adeguatezza dei mezzi usati.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 538 del 20 gennaio 1995)
Cass. pen. n. 6811/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6811 del 13 giugno 1994)
Cass. pen. n. 9256/1993
In tema di legittima difesa, la reazione è necessaria quando è inevitabile vale a dire non sostituibile da un'altra meno dannosa, ugualmente idonea ad assicurare la tutela dell'aggredito. Ne consegue che l'allontanamento di costui, se non fa correre alcun pericolo anche a terzi, deve essere la soluzione obbligata, in quanto la reazione è pur sempre un atto violento al quale si deve ricorrere come extrema, davvero inevitabile, ratio per salvare un proprio bene, e non per sacrificare l'onore.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 9256 del 12 ottobre 1993)
Cass. pen. n. 2561/1993
Il presupposto su cui si fonda sia l'esimente della legittima difesa che l'eccesso colposo è costituito dall'esigenza di rimuovere il pericolo di un'aggressione attraverso una reazione proporzionata ed adeguata, così il secondo si distingue solo per un'erronea valutazione del pericolo e dell'adeguatezza dei mezzi usati. Pertanto, la scelta di mezzi di reazione o la prosecuzione di una condotta reattiva che, per consapevole determinazione, superi i limiti imposti o comunque non sia più necessaria, esclude qualsiasi collegamento tra l'iniziale situazione, che eliminava l'antigiuridicità della condotta, e l'evento, perseguito per autonoma decisione. (Nella specie, la ritenuta insussistenza di legittima difesa, nemmeno sotto l'aspetto dell'eccesso colposo trovava il suo fondamento nell'insorgere di una volontà omicida autonoma rispetto all'iniziale necessità di difesa per avere l'imputato sparato il colpo letale al capo, dopo che la persona offesa era stata attinta da un primo proiettile e resa inoffensiva).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2561 del 17 marzo 1993)
Al reato di rissa, ed a quelli commessi nel corso di essa, non è applicabile la legittima difesa perché i corrisanti sono animati dall'intento reciproco di offendersi ed accettano la situazione di pericolo nella quale volontariamente si sono posti, sicché la loro difesa non può dirsi necessitata. Solo eccezionalmente, in simili ipotesi, l'esimente di che trattasi può essere riconosciuta ed è quando, esistendo tutti gli altri requisiti voluti dalla legge, vi sia stata una reazione assolutamente imprevedibile e sproporzionata, ossia una offesa che, per essere diversa e più grave di quella accettata, si presenti del tutto nuova, autonoma e in tal senso ingiusta.
Cass. pen. n. 9708/1992
In tema di legittima difesa, il disposto dell'art. 530, comma terzo, c.p.p. impone la pronuncia di sentenza assolutoria anche nel caso in cui vi sia una semiplena probatio in ordine alla sussistenza dell'esimente. (Fattispecie relativa ad un omicidio volontario che si assumeva commesso per legittima difesa).
In tema di legittima difesa, mentre l'eventuale discessus deve essere commodus, ossia deve essere attuato in modo da non trasformarsi in disonorevole abbandono del campo bensì da preservare un minimo di decoro in chi lo attua, l'apprestarsi a respingere un'offesa che si ritiene incombente, ancorché non ancora attuale, significa predisporsi alla tutela del proprio diritto alla incolumità personale e, quindi, ad approntare una legittima difesa eventualmente adeguandola alla ipotetica offesa. Inoltre non può richiedersi un commodus discessus preventivo, da attuare, cioè, prima che il pericolo assuma una qualche consistenza; invero un'aggressione ancora ipotetica, che si ha il semplice timore di dover subire, non realizza, prima dell'imminenza del suo sorgere, un'alternativa nella quale possa identificarsi un «altrimenti evitabile» modo di ovviare ad un pericolo che, appunto, ancora non sussiste e che potrebbe anche non manifestarsi.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9708 del 8 ottobre 1992)
Cass. pen. n. 8509/1992
L'esimente della legittima difesa non può essere negata in base al rilievo che il soggetto non si sia avvalso della possibilità di evitare, mediante l'allontanamento, un'aggressione ancora solo ipotetica, che aveva il semplice timore di subire, prima cioè che si cominciasse a concretare l'imminenza del pericolo.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8509 del 29 luglio 1992)
Cass. pen. n. 6931/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6931 del 11 giugno 1992)
Cass. pen. n. 5429/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5429 del 9 maggio 1992)
Cass. pen. n. 5424/1992
L'esimente della legittima difesa è configurabile allorché, oltre all'offesa ingiusta, sussista l'attualità del pericolo, inteso come l'esistenza di una situazione di aggressione in corso e la cui cessazione dipende necessariamente dalla reazione difensiva, come atto diretto a rimuovere la causa di imminente pericolo. Ne consegue che la situazione di pericolo non deve essere stata volontariamente determinata, poiché tale requisito, per quanto non espressamente richiesto dall'art. 52 c.p., è insito in quello di attualità e ingiustizia dell'offesa da cui si è costretti a difendersi. Quindi, anche in presenza di offesa ingiusta, l'azione di chi reagisce a una situazione di pericolo da lui stesso determinata e liberamente voluta, non può essere giustificata ai sensi dell'art. 52 citato in quanto tale situazione è stata prevista e liberamente accettata.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5424 del 9 maggio 1992)
Cass. pen. n. 5414/1992
Ai fini della configurabilità della legittima difesa putativa è necessario che la pretesa opinione soggettiva dell'esistenza del pericolo, da parte dell'agente, trovi una logica giustificazione nell'esistenza di una situazione di fatto che possa determinare la necessità di un'azione difensiva, non essendo sufficienti né lo stato d'animo dell'agente né il semplice timore di costui che altri commetta un fatto lesivo del suo diritto o sia una persona pericolosa.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5414 del 9 maggio 1992)
Cass. pen. n. 1175/1992
Non è invocabile l'esimente della legittima difesa, reale o putativa, neppure sotto l'aspetto dell'eccesso colposo, qualora la sproporzione della reazione rispetto all'offesa incombente non derivi da colpa, cioè da valutazione erronea della situazione effettiva, ma sia consapevole e volontaria. Ne consegue, pertanto, che quando l'agente non agisca con la volontà di difendersi, nella convinzione sia pure erronea di dover agire per scopo difensivo, ma con chiara volontà di portare ad ulteriore effetto la sua reazione, non più giustificata dall'attualità del pericolo, deve rispondere a titolo di dolo del delitto commesso.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1175 del 7 febbraio 1992)
Cass. pen. n. 4474/1991
Le circostanze di fatto le quali giustifichino la ragionevole persuasione di una situazione di pericolo e sorreggano l'erroneo convincimento di versare nella necessità di difesa, anche se considerate non del tutto certe, portano ugualmente a ritenere sussistente la legittima difesa putativa poiché, ai sensi dell'art. 530 nuovo c.p.p., il dubbio sull'esistenza di una causa di giustificazione giova all'imputato.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 4474 del 22 aprile 1991)
Cass. pen. n. 3494/1991
In tema di legittima difesa uno dei requisiti indispensabili è l'attualità del pericolo da cui deriva la necessità della difesa. L'esimente è esclusa di fronte ad un pericolo futuro o immaginario, essendo rilevante soltanto il pericolo attuale, consistente in una concreta minaccia già in corso di attuazione nel momento della reazione ovvero in una minaccia od offesa imminenti. Ne consegue che per la sussistenza della legittima difesa non è sufficiente il fatto che il soggetto, contro il quale si reagisce, abbia un'arma addosso al momento del fatto, ma è necessaria la prova che egli, facendo uso o minacciando di farne uso o comportandosi in modo da far credere di voler far uso immediato di tale arma, venga a creare per il soggetto reagente una situazione di pericolo incombente, con conseguente necessità di difesa, o faccia sorgere in quest'ultimo la ragionevole opinione di trovarsi in siffatta situazione di necessità di difesa.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3494 del 27 marzo 1991)
Cass. pen. n. 3257/1991
La legittima difesa putativa postula i medesimi presupposti di quella reale, con la sola differenza che nella prima la situazione di pericolo non sussiste obiettivamente, ma è supposta dall'agente a causa di un erroneo apprezzamento dei fatti. Tale errore, che ha efficacia esimente, se è scusabile e comporta la responsabilità di cui all'art. 59, ultimo comma, c.p. quando sia determinato da colpa, deve in entrambe le ipotesi trovare adeguata giustificazione in qualche fatto che, sebbene malamente rappresentato o compreso, abbia la possibilità di determinare nell'agente la giustificata persuasione di trovarsi esposto al pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sicché la legittima difesa putativa non può valutarsi al lume di un criterio esclusivamente soggettivo e desumersi, quindi, dal solo stato d'animo dell'agente, dal solo timore o dal solo errore, dovendo invece essere considerata anche la situazione obiettiva che abbia determinato l'errore. Essa, pertanto, può configurarsi se ed in quanto l'erronea opinione della necessità di difendersi sia fondata su dati di fatto concreti, di per sé inidonei a creare un pericolo attuale, ma tali da giustificare, nell'animo dell'agente, la ragionevole persuasione di trovarsi in una situazione di pericolo; persuasione che peraltro deve trovare adeguata correlazione nel complesso delle circostanze oggettive in cui l'azione della difesa venga ad estrinsecarsi.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3257 del 22 marzo 1991)
Cass. pen. n. 3204/1991
In tema di legittima difesa, la reazione deve essere necessaria, nel senso che deve sussistere la impossibilità di scegliere tra più soluzioni e agire diversamente.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 3204 del 22 marzo 1991)
Cass. pen. n. 2654/1991
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2654 del 26 febbraio 1991)
Cass. pen. n. 7850/1990
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 7850 del 31 maggio 1990)
Cass. pen. n. 2768/1990
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2768 del 2 marzo 1990)
Cass. pen. n. 672/1990
In tema di legittima difesa, sebbene la norma di cui all'art. 52, c.p. non richieda esplicitamente che l'agente non debba essersi posto volontariamente nella situazione di pericolo, solo una situazione di pericolo non volontariamente causato e non evitabile può ritenersi collegata al voluto requisito di un pericolo attuale di un'offesa ingiusta; non può, infatti, non essere prevedibile, per chi dia luogo ad una azione violenta o minacciosa, una reazione adeguata da parte dell'aggredito.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 672 del 18 gennaio 1990)
Cass. pen. n. 17571/1989
Nell'ipotesi in cui l'aggressore resti danneggiato dalla reazione di chi, agendo in stato di legittima difesa, incorre in eccesso colposo, il fatto dell'aggressore, avendo provocato la reazione difensiva della vittima, deve considerarsi come causa del danno a lui cagionato dall'aggredito, per cui trova applicazione l'art. 1227, primo comma, c.c., che stabilisce una ragionevole diminuzione del risarcimento nel caso di concorso del fatto colposo del danneggiato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 17571 del 19 dicembre 1989)
Cass. pen. n. 16015/1989
In tema di legittima difesa, mentre la legittima difesa reale presuppone una situazione di pericolo attuale, effettivamente sussistente, per la legittima difesa putativa invece è richiesta una situazione di pericolo anche se solo apparente: deve però trattarsi di un pericolo che non sia solo immaginato, nel senso cioè che l'erronea opinione di difendersi non deve basarsi su di un criterio meramente soggettivo, riferito al solo stato d'animo dell'agente, bensì su dati concreti, che, sebbene inidonei a creare un pericolo attuale, siano tuttavia tali da giustificare nell'animo dell'agente la ragionevole persuasione di trovarsi in una situazione di pericolo imminente; spetta poi all'agente l'onere quantomeno di allegare la sussistenza degli elementi di fatto, che possono aver ingenerato in lui l'erronea opinione della necessità di difendersi.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 16015 del 17 novembre 1989)
Cass. pen. n. 7834/1988
Le ipotesi legislative della legittima difesa e quella dell'eccesso colposo, presuppongono, identità di situazione e si differenziano unicamente in ordine all'elemento dell'adeguatezza della reazione. Se, pertanto, l'eccesso è volontario la responsabilità dolosa resta integralmente, se l'eccesso è involontario occorre esaminare se esso è assolutamente irrilevante in quanto non colpevole, consentendo, quindi la configurabilità della scriminante e l'esclusione della punibilità, ovvero dovuto a colpa, con conseguente responsabilità a tale titolo, che determina un errore di valutazione della situazione concreta e quindi il superamento dei limiti imposti dalla necessità di esercitare il comportamento autorizzato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7834 del 6 luglio 1988)
Cass. pen. n. 730/1988
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 730 del 20 gennaio 1988)
Cass. pen. n. 5220/1987
I requisiti richiesti dalla legge per l'applicazione della legittima difesa, reale o putativa, debbono risultare rigorosamente provati dalle acquisizioni probatorie, in quanto le cause di giustificazione, configurandosi come elementi negativi di un reato perfetto in tutti i suoi estremi, possono operare soltanto se siano effettivamente sussistenti, con conseguente inapplicabilità della formula di assoluzione per insufficienza di prove con riferimento a dette cause. Tuttavia da questo principio non discende un vero e proprio onere probatorio a carico dell'imputato, che ha soltanto, nel suo stesso interesse, un onere di allegazione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5220 del 28 aprile 1987)
Cass. pen. n. 8090/1986
Per l'imputato che invochi l'applicazione di una causa di giustificazione sussiste l'onere non già di provare, ma di indicare gli elementi sui quali fonda la sua richiesta.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8090 del 11 agosto 1986)
Cass. pen. n. 10128/1981
Le cause di giustificazione di un fatto delittuoso perfetto in tutti i suoi elementi costitutivi, obiettivi e subiettivi, in tanto possono essere riconosciute in quanto la sussistenza dei loro estremi risulti rigorosamente accertata. Ed anche se non si vuol ritenere che incomba all'imputato l'onere processuale di fornire tale prova essendo sufficiente l'allegazione della situazione soggettiva in cui si trovò ad agire, è di tutta evidenza che il giudice deve pervenire ad una affermazione di certezza sulle caratteristiche esimenti della situazione prospettata, attraverso il completo esame delle risultanze processuali ed il corretto processo logico di valutazione onde il giudizio sulla causa discriminante non si risolva in dubbiose convinzioni soggettive.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10128 del 11 novembre 1981)
Cass. pen. n. 7151/1981
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7151 del 18 luglio 1981)
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L' evoluzione della legittima difesa
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Il libro tratta sia dell'istituto della legittima difesa nella sua configurazione originaria che a seguito della modifica ordinamentale del 2006, con una particolare attenzione rivolta ai lavori delle Commissioni di Studio Ministeriali che si sono occupate dell'argomento, segnatamente quella presieduta da Carlo Nordico.
Una parte dell'opera è dedicata alle tecniche di indagine e di intervento difensivo nei casi di legittima difesa.
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