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Timestamp: 2019-10-20 19:03:28+00:00
Document Index: 88493567

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 32', 'art. 23', 'art. 82', 'art. 24', 'art. 82']

Laureandi in carrozzine contro le barriere architettoniche
Laureandi in architettura guidati in una sorta di “prova su strada”, a bordo di sedie a rotelle, per capire gli errori di progettazione delle città e permettere a chi disegnerà il mondo del futuro di poterlo progettare realmente senza barriere. Un viaggio attraverso i percorsi quotidiani che ogni giorno deve fare chi con la disabilità convive. Una ventina di studenti del quarto e quinto anno di architettura ha partecipato al progetto organizzato dalla consulta handicap della Liguria con Universita’ e Comune. Il presidente della Consulta regionale Handicap Claudio Puppo ha detto che “alcuni ragazzi erano sulle carrozzine, altri all’ interno di Palazzo Ducale per capire attraverso sistemi di induzione sonora cosa vuol dire udire poco. Alcuni con delle bende hanno cercato di capire il mondo visto dalle persone non vedenti. Senza dimenticare il daltonismo che tante volte è dimenticato”.
Fonte: ANSA- GENOVA, 19 APR
26 Aprile 2017 16 Maggio 2019 Barriere architettoniche, Dispositivi barriere architettoniche, carrozzine, test su carrozzina 0
Abbattimento delle barriere architettoniche: contributi e detrazioni fiscali
Una corretta progettazione mira anche a ridurre gli ostacoli alla fruibilità degli edifici e degli spazi pubblici da parte di utenti con diverse disabilità, come ad esempio di deambulazione. L’articolo fornisce delle linee guida e un approfondimento sui contributi a fondo perduto, le detrazioni fiscali, chiarendo chi può e come richiedere le agevolazioni agli uffici pubblici competenti.
I contributi a fondo perduto per l’abbattimento delle barriere architettoniche
Allo scopo di promuovere l’abbattimento delle barriere architettoniche, la maggior parte delle regioni ha stanziato risorse economiche mediante proprie leggi nel cui campo di applicazione rientrano – oltre agli edifici di uso residenziale abitativo (realizzati da soggetti pubblici e privati) agli spazi urbani ed alle infrastrutture di trasporto pubblico – anche gli edifici e i locali destinati ad attività produttive nonché commerciali di qualunque tipo (industriale, agricolo, artigianale, commerciale e terziario).
Quando, chi e come può presentare la domanda di contributi per l’eliminazione delle barriere architettoniche.
Entro il 1° marzo di ogni anno, il disabile (o chi ne esercita la tutela, o la potestà) può presentare la domanda di contributi per la realizzazione di opere volte a rimuovere gli ostacoli alla sua mobilità nell’immobile in cui dichiara di risiedere abitualmente.
La domanda deve essere redatta in carta da bollo e presentata al sindaco del Comune in cui è sito l’immobile. Nel caso dell’esistenza di una pluralità di disabili, potenzialmente fruitori del medesimo intervento di adeguamento, la domanda può essere formulata da uno, o più di essi; per ogni opera è comunque concesso un solo contributo.
A presentare la domanda può essere il disabile, il suo curatore, il beneficiario del contributo e chi dimostri di aver sostenuto effettivamente la spesa. Diversamente, non possono presentare la domanda altri soggetti, neanche quelli (ad esempio il proprietario dell’immobile o l’amministratore del condominio) che, affrontando la spesa, possono essere titolari del diritto ai contributi: se l’opera viene compiuta a spese di soggetti diversi dal disabile la domanda deve essere da questi sottoscritta per conferma del contenuto e per adesione. Nella domanda, infatti, deve essere indicato il soggetto avente diritto al contributo, in tal caso il condominio, ossia la figura che ha effettivamente sostenuto le spese per la realizzazione dell’opera.
Quale documentazione deve essere allegata alla domanda?
L’istanza deve contenere la descrizione, anche sommaria, delle opere per l’abbattimento delle barriere architettoniche come ad esempio la realizzazione di rampe, ascensori, o ausili speciali, e dei relativi preventivi di spesa, non necessariamente analitici; tuttavia per opere di una certa entità è consigliabile ricorre ad un progettista iscritto al rispettivo Ordine, o Albo professionale.
Alla domanda devono essere allegati il certificato medico e un’autocertificazione.
Il certificato medico: il certificato medico, in carta semplice, può essere redatto e sottoscritto da qualsiasi medico e deve attestare il tipo di handicap del richiedente, precisando da quali patologie dipende e quali obiettive difficoltà alla mobilità ne discendano, con specificazione, ove occorre, che l’handicap consiste in una menomazione o limitazione funzionale permanente. Qualora il disabile sia riconosciuto invalido totale, con difficoltà di deambulazione, dall’ente competente locale (ove voglia avvalersi della precedenza prevista nell’assegnazione dei contributi) deve allegare anche la relativa certificazione dell’ASL, o di altre commissioni pubbliche riconosciute (es. per invalidità di guerra, servizio, lavoro ecc.).
L’autocertificazione: nell’autocertificazione devono essere specificati: l’ubicazione dell’immobile di residenza, oggetto dell’intervento di adeguamento, e sinteticamente gli ostacoli alla mobilità correlati all’esistenza di barriere, o all’assenza di segnalazioni. Inoltre, il richiedente deve dichiarare che gli interventi oggetto di domanda di contributo non sono già stati realizzati, o non sono in corso di esecuzione e precisare che le medesime opere non siano già state previamente finanziate con altri contributi della stessa natura.
La domanda di contributi non viene ammessa – dopo essere stata consegnata – nel caso in cui l’avente diritto cambi dimora, o dopo aver effettuato i lavori ma senza attendere la conclusione del procedimento amministrativo. Precisiamo che la domanda di contributi può comunque essere presentata per interventi da realizzare in immobili, o anche in singole unità immobiliari, dove la persona disabile intende risiedere anche se in un momento successivo all’istanza.
In tal caso, l’erogazione del contributo è vincolata all’accertamento da parte del Comune della destinazione reale di residenza del disabile.
Il disabile può anche fruire della detrazione Irpef accordata ai lavori di ristrutturazione edilizia nelle quali rientrano le spese sostenute per l’eliminazione delle barriere architettoniche, riguardanti, ad esempio, ascensori, montacarichi, elevatori esterni all’abitazione e le spese effettuate per la realizzazione di strumenti che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo tecnologico, favoriscono la mobilità interna ed esterna (articolo 3, comma 3, L. 104/1992).
Per gli interventi di ristrutturazione edilizia sugli immobili è possibile fruire di una detrazione Irpef – ripartita annualmente in 10 quote – di un valore pari alle seguenti percentuali:
50%, da calcolare su un importo massimo di 96.000 euro, se la spesa è sostenuta nel periodo compreso tra il 26 giugno 2012 e il 31 dicembre 2016;
36%, da calcolare su un importo massimo di 48.000 euro, per le spese effettuate dal 1° gennaio 2017.
quelli effettuati per l’eliminazione delle barriere architettoniche (per esempio, ascensori e montacarichi)
Tra gli interventi che danno diritto alla detrazione rientrano:
la realizzazione di un elevatore esterno all’abitazione
Per le prestazioni di servizi, relative all’appalto dei menzionati lavori di adeguamento, è inoltre applicabile l’aliquota IVA agevolata del 4%.
Ricordiamo che l’obbligo di indicare in fattura il costo della manodopera è stato soppresso dal D.L. n. 70 del 13 maggio 2011.
La detrazione spetta anche nel caso d’interventi di restauro, di risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione, o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che provvedano entro 18 mesi dalla data di termine dei lavori alla successiva alienazione, o assegnazione dell’immobile.
Spetta la detrazione fiscale anche per le spese sostenute per interventi di manutenzione straordinaria effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali, di qualsiasi categoria catastale, anche rurali e sulle loro pertinenze; quelli indicati alle lettere a), b), c) e d) dell’articolo 3 del D.P.R. n. 380/2001 (definizione di: manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia) effettuati su tutte le parti comuni degli edifici residenziali; quelli necessari alla ricostruzione, o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, anche se questi lavori non rientrano nelle categorie indicate nei precedenti punti e a condizione che ne sia stato dichiarato lo stato di emergenza; quelli relativi alla realizzazione di autorimesse, o posti auto pertinenziali, anche di proprietà comune; quelli finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche, aventi ad oggetto ascensori e montacarichi; quelli per la realizzazione di ogni strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica ed ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, sia idoneo a favorire la mobilità -interna ed esterna all’abitazione- per le persone portatrici di handicap gravi, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della L. n. 104/1992.
Oltre alle spese necessarie per l’esecuzione dei lavori, ai fini della detrazione è possibile considerare:
le spese per prestazioni professionali richieste dal tipo di intervento;
le spese per la messa in regola degli edifici ai sensi del D.M. 37/2008 – ex L. 46/90 (impianti elettrici) e delle norme Unicig per gli impianti a metano (L. 1083/71);
l’IVA, l’imposta di bollo e i diritti pagati per le concessioni, le autorizzazioni e le denunzie di inizio lavori;
gli altri eventuali costi strettamente collegati alla realizzazione degli interventi nonché agli adempimenti stabiliti dal regolamento di attuazione degli interventi agevolati (D.M. delle Finanze n. 41 del 18 febbraio 1998);
gli interventi di manutenzione ordinaria sono ammessi all’agevolazione solo quando riguardano le parti comuni. La detrazione spetta ad ogni condomino in base alla sua quota millesimale.
Le detrazioni per tutte le spese sopra elencate valgono se le procedure autorizzative sono state attivate a decorre dal 4 agosto 2013, su edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2, identificate con l’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3274 del 20 marzo 2003). Infine, chiariamo che la detrazione per l’eliminazione delle barriere architettoniche non può essere fruita contemporaneamente alla detrazione del 19% a titolo di spese sanitarie, riguardanti i mezzi necessari al sollevamento del disabile, ma spetta soltanto sulla eventuale parte di spesa eccedente la quota già agevolata con la detrazione per lavori di ristrutturazione.
Per approfondimenti, riguardo ulteriori indicazioni utili per usufruire della detrazione (per esempio, l’obbligo di pagare le spese con bonifico, di ripartire la detrazione in dieci anni) rimandiamo alla guida dell’Agenzia delle Entrate “Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali” consultabile sul sito internet nella sezione “l’Agenzia informa”.
Giovanna Barbaro 25 Aprile 2017 10 Maggio 2019 Barriere architettoniche abbattimento, abbattimento delle barriere architettoniche, barriere architettoniche, contributi, detrazioni fiscali, eliminazione, Giovanna Barabro, irpef, legislazione 0
Focus barriere architettoniche: normativa per l’abbattimento e superamento
La progettazione sostenibile mira a ridurre non solo gli impatti ambientali – in termini di consumo di risorse non rinnovabili e di emissioni inquinanti – ma anche a rendere fruibili gli edifici e gli spazi pubblici da parte di disabili. L’articolo approfondisce l’evoluzione normativa nazionale ed i criteri progettuali per l’eliminazione o il superamento delle barriere architettoniche.
PROGETTARE PER TUTTI: IL TEMA DELL’ACCESSIBILITÀ IN ARCHITETTURA
Eliminazione delle barriere architettoniche: il quadro normativo
Esistono svariate disposizioni normative riguardo alla complessa disciplina dell’accessibilità di spazi e infrastrutture da parte di utenti con capacità deambulatorie limitate, o nulle. Riassumiamo, di seguito – per comodità in ordine cronologico – i punti salienti della normativa introdotta dalla fine degli anni ’70 fino ad oggi, ai fini di una corretta progettazione:
D.P.R n.384 del 27 aprile 1978
“Regolamento di attuazione dell’art. 27 della legge 30 marzo 1971, n. 118, a favore dei mutilati e invalidi civili, in materia di barriere architettoniche e trasporti pubblici.” Gli edifici di proprietà pubblica (come università, scuole, ospedali, stazioni ferroviarie, aeroporti) erano soggetti a tale provvedimento fino alla sua abrogazione totale, avvenuta con l’art. 32 del D.P.R. 24 luglio 1996, n. 503.
Legge n. 41 del 1986
“Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato conosciuta anche come la “Legge finanziaria 1986”, rimanda al rispetto delle disposizioni previste nel D.P.R. 27 aprile 1978, n. 384 per il conseguimento dell’autorizzazione da parte di progetti di costruzione, o ristrutturazione, di opere pubbliche. Inoltre, vieta l’erogazione da parte dello Stato, o di altri enti pubblici, di contributi, o agevolazioni, per la realizzazione di progetti in contrasto con le prescrizioni in materia di abbattimento delle barriere architettoniche. Entro un anno dalla entrata in vigore della presente legge le Amministrazioni pubbliche erano tenute a dotarsi di Piani di eliminazione delle barriere architettoniche in tutti gli edifici pubblici già esistenti non conformi alle prescrizioni del D.P.R. 384/1978.
Legge n. 13 del 1989
“Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati”.
All’articolo 1, comma 3 si prescrive la progettazione, la quale deve comunque prevedere:
accorgimenti tecnici idonei all’installazione di meccanismi per l’accesso ai piani superiori, ivi compresi i servoscala;
almeno un accesso in piano, rampe prive di gradini, o idonei mezzi di sollevamento;
l’installazione, nel caso di immobili con più di tre livelli fuori terra, di un ascensore per ogni scala principale raggiungibile mediante rampe prive di gradini.
Al comma 4 del menzionato articolo è fatto obbligo di allegare al progetto la dichiarazione di conformità degli elaborati alle disposizioni adottate, ai sensi della presente legge, firmata da un professionista abilitato.
All’articolo 2, comma 2, nel caso in cui il condominio rifiuti di assumere, o non assuma, entro tre mesi dalla richiesta fatta per iscritto da parte del disabile, (o di un suo tutore ai sensi del titolo IX del libro primo del codice civile) le deliberazioni dell’assemblea condominiale, di cui al comma 1 del presente articolo (con le maggioranze previste dall’articolo 1136, comma 2 e 3 del codice civile) possono installare, a proprie spese, servoscala nonché strutture mobili reversibili e possono anche modificare l’ampiezza delle porte d’accesso, per agevolare l’accessibilità agli edifici, agli ascensori e alle rampe dei garages.
D.M. n. 236 del 14 giugno del 1989
“Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche”. Gli edifici a cui si riferisce il D.M. sono sia di proprietà privata che pubblica, possono avere destinazione d’uso sia residenziale che pubblico, come ad esempio: teatri, uffici, cinematografi, centri commerciali, negozi, sale riunioni, alberghi, ristoranti e locali notturni. L’articolo 4 “Criteri di progettazione per l’accessibilità” è particolarmente importante per i progettisti poiché stabilisce i requisiti dei vari componenti edilizi (come porte e balconi) di arredi fissi, di spazi interni (come servizi e cucine) e di spazi esterni alle residenze (come autorimesse, ascensori percorsi in generale).
Ricordiamo che grazie al presente D.M. finalmente, per la prima volta nel restauro architettonico di beni sottoposti a disposizioni di tutela per il loro valore paesaggistico o per l’esistenza di un vincolo storico ed artistico vengono disciplinati gli interventi per il superamento o abbattimento delle barriere architettoniche.
Legge n.104 del 1992
Conosciuta come “Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” è in vigore dal 8 febbraio del 1992.
Le sue finalità sono: garantire il pieno rispetto della dignità umana, i diritti di libertà e di autonomia della persona handicappata, promuovendone la piena integrazione nella società; prevenire e rimuovere le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo umano, il raggiungimento della massima autonomia possibile e la partecipazione della persona handicappata alla vita della collettività. La presente legge (articolo 3, comma 4) si applica anche agli stranieri e agli apolidi, residenti, domiciliati o aventi stabile dimora nel territorio nazionale. Le relative prestazioni sono corrisposte nei limiti ed alle condizioni previste dalla vigente legislazione, o da accordi internazionali. Infine, negli ultimi articoli, la legge regola dettagliatamente il tema del superamento delle barriere architettoniche: l’articolo 23 riguarda la “Rimozione di ostacoli per l’esercizio di attività sportive, turistiche e ricreative”, mentre l’articolo 24 tratta della “Eliminazione o superamento delle barriere architettoniche.”
D.P.R. n. 503 del 24.07.1996
“Regolamento recante norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici.” All’articolo 1, comma 2, introduce la definizione di barriera architettonica – come oggi la conosciamo – come segue:
gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed, in particolare, di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta, o impedita in forma permanente, o temporanea;
gli ostacoli che limitano, o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di spazi, attrezzature, o componenti;
la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e, in particolare, per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.
Il presente decreto ha accorpato i due filoni menzionati nel D.M. 236/89 e integrati con norme tecniche di ausilio alla progettazione dell’accessibilità di edifici esistenti e di spazi esterni, come: parcheggi, arredo urbano, scale, rampe, attraversamenti pedonali, marciapiedi e addirittura la segnaletica come i semafori.
Con specifico riferimento agli edifici scolastici, le caratteristiche e i requisiti necessari per l’eliminazione delle barriere architettoniche devono interessare non solamente le strutture interne ed esterne, ma anche il disegno degli arredi, i sussidi e le attrezzature necessarie per assicurare lo svolgimento delle attività didattiche in funzione del tipo e grado d’invalidità. Gli edifici distribuiti su più di un livello e non dotati di ascensori, devono necessariamente disporre di aule al pianterreno raggiungibili mediante un percorso continuo orizzontale, o raccordato con rampe (con inclinazioni ai sensi dell’art. 23 del presente D.P.R.). Specifiche disposizioni sono, altresì, previste per la definizione di spazi riservati e la fruizione dei servizi di pubblica utilità come ad esempio i mezzi di trasporto pubblico, argomento che non tratteremo in questa sede.
Il D.P.R. 380 del 2001
meglio conosciuto come il “Testo Unico in materia di edilizia”, ha unificato in un solo corpo legislativo tutte le disposizioni mirate al superamento e all’eliminazione delle barriere architettoniche. Nella Parte II “Normativa tecnica per l’edilizia”, Capo III, vi sono due sezioni: la prima è dedicata agli interventi nel settore “privato” e la seconda a quelli del settore “pubblico”. La prima sezione, agli artt. 77- 81, riporta le disposizioni della L. 13/1989, salvo alcuni successivi coordinamenti ed aggiornamenti, mentre all’art. 82 – costituente di per sè la seconda sezione – riporta l’art. 24 della legge quadro n. 104/1992, con i dovuti adattamenti normativi. Infine, il T.U. stabilisce i criteri per la definizione di opere – sia negli edifici pubblici che privati aperti al pubblico – difformi rispetto alle disposizioni vigenti in materia di accessibilità e di eliminazione delle barriere architettoniche, ovvero tutte quelle che impediscano la fruibilità a persone disabili (dichiarazione di inagibilità ai sensi dell’art. 82, comma 6, del presente D.P.R.).
A seguito dell’entrata in vigore della presente disposizione tutti i Comuni devono adeguare, pertanto, i propri regolamenti edilizi.
“Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale”
“Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale” è un documento redatto dal Ministero per i beni e le attività culturali, pubblicato nella G.U.n. 114 del 16 maggio 2008 rivolto specificatamente ai liberi professionisti ed ai funzionari delle pubbliche amministrazioni che, in qualità di responsabili del procedimento, progettisti, direttori dei lavori, collaudatori, soggetti finanziatori, si trovano ad affrontare il tema dell’accessibilità dei luoghi di interesse culturale come: parchi e giardini storici, aree e parchi archeologici, spazi urbani, edifici e complessi monumentali, luoghi di culto, spazi espositivi, musei, archivi e biblioteche. Al paragrafo 2.3 troviamo i “Criteri per la progettazione e la gestione”, il quale include: l’orientamento, il superamento delle distanze, il superamento dei dislivelli, la fruizione delle unità ambientali e delle attrezzature, il raccordo con la normativa di sicurezza e antincendio, l’allestimento di spazi espositivi, ed infine il monitoraggio e la manutenzione. Infine, a corredo delle indicazioni tecniche segnaliamo alcuni interessanti casi studio.
Una corretta progettazione delle opere per l’abbattimento, o almeno per il superamento, delle barriere architettoniche ha elevate probabilità di essere approvato e finanziato con contributi pubblici a fondo perduto quando rispetta anche le più restrittive delibere comunali in materia di accessibilità da parte di disabili motori.
Nel prossimo futuro, politici e progettisti non potranno prescindere da ragionamenti sull’accessibilità equa dei luoghi pubblici da parte dei portatori di handicap, poiché i recenti dati pubblicati dall’ISTAT evidenziano una tendenza in aumento dei disabili motori legata inevitabilmente all’invecchiamento della nostra popolazione con un tasso prossimo al 7% (per cui nel 2050 su ogni 3 persone una sarà anziana e molto probabilmente con importanti difficoltà di deambulazione). Auspichiamo dunque che le nostre città diventino più vivibili.
Giovanna Barbaro,
Giovanna Barbaro 24 Aprile 2017 10 Maggio 2019 Barriere architettoniche barriere architettoniche, normativa, superamento barriere architettoniche 0