Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-527-codice-civile-sottrazione-di-beni-ereditari
Timestamp: 2018-10-16 21:59:26+00:00
Document Index: 59878360

Matched Legal Cases: ['art. 476', 'art. 527', 'art. 527', 'art. 105', 'art. 747', 'art. 739', 'art. 527']

Art. 527 codice civile: Sottrazione di beni ereditari
I chiamati all’eredità, che hanno sottratto o nascosto beni spettanti all’eredità stessa, decadono dalla facoltà di rinunziarvi e si considerano eredi puri e semplici, nonostante la loro rinunzia (1) (2).
Dell’eredita’ giacente
(1) È questa un’ipotesi cui la legge ricollega l’acquisto automatico dell’eredità, non un’accettazione tacita della stessa, in quanto l’atteggiamento del chiamato fa presumere una volontà contraria all’accettazione mentre l’accettazione tacita presuppone la volontà del chiamato di acquistare l’eredità.
(2) La conseguenza del comportamento in esame è che il chiamato perde la possibilità di rinunziare, come pure quella di accettare con beneficio d’inventario; egli diventerà erede puro e semplice, ossia sarà tenuto a rispondere degli eventuali debiti anche oltre i limiti del valore dei beni ereditari.
La disposizione è stata dettata per salvaguardare i diritti dei creditori, che potrebbero essere danneggiati dalla sottrazione dei beni ereditari destinati al pagamento dei loro crediti.
In tema di successioni "mortis causa", l'accettazione tacita di eredità prevista dall'art. 476 cod. civ. presuppone la volontà, effettiva o presupposta, del chiamato, a differenza dell'ipotesi di cui all'art. 527 cod. civ., che ne prescinde completamente e considera erede puro e semplice colui che sottrae o nasconde i beni ereditari, assolvendo ad una esigenza di garanzia dei creditori del "de cuius", ai quali non può essere opposto un esonero di responsabilità attraverso il beneficio d'inventario o la rinunzia. Rigetta, Corte di Appello Bologna, 09/06/2008
Cassazione civile sez. II 09 ottobre 2014 n. 21348
n tema di rinunzia all’eredità, l’art. 527 c.c. prevede che in caso di sottrazione o occultamento di beni ereditari da parte dei chiamati all’eredità questi ultimi non possano più rinunciare né quantomeno accettare con beneficio d’inventario, dovendo essere considerati, in caso di rinuncia, eredi puri e semplici. Tale disposizione intende tutelare i creditori del "de cuius" da quanti, chiamati all’eredità, fanno sparire tutti o parte dei beni ereditari per poi rinunziare all’eredità, sia da quanti, fatti sparire tutti o parte dei beni ereditari, accettano con beneficio d’inventario dopo aver ridotto la garanzia patrimoniale dei creditori che potranno rivalersi soltanto su un relictum più esiguo. Affinché possa applicarsi tale disposizione è necessario che in giudizio venga data prova della condotta integrante la sottrazione/occultamento e della presenza dell’elemento soggettivo –animus di appropriazione- integrante l’univoca volontà del chiamato di sottrarre alcuni beni ereditari alla garanzia patrimoniale del "de cuius".
Tribunale Verona sez. I 03 novembre 2008
Il giudice competente a provvedere sull'eredità giacente, ai sensi dell'art. 105 del d.lg. n. 51 del 1998, è il tribunale in composizione monocratica, i provvedimenti del quale sono reclamabili in Corte d'appello in applicazione della norma, di carattere generale, stabilità dall'art. 747 comma 3 c.p.c.; ne consegue che, ove il tribunale disponga la cessazione della curatela a seguito della decadenza di un erede - genitore di figli minorenni - dalla rinunzia all'eredità, il relativo provvedimento, ancorché adottato dal tribunale "quale giudice tutelare" e non quale giudice funzionalmente competente per l'eredità giacente, è soggetto al reclamo sopraindicato e non a quello (ai sensi dell'art. 739 c.p.c.) al tribunale in composizione collegiale, con conseguente inammissibilità del ricorso per cassazione avverso il provvedimento con il quale il tribunale, così adito, si dichiari incompetente
Cassazione civile sez. II 10 marzo 2006 n. 5274
L'art. 527 c.c. secondo cui i chiamati all'eredità che hanno sottratto o nascosto i beni a questa spettanti, decadono dalla facoltà di rinunziarvi e si considerano eredi puri e semplici, nonostante la loro rinunzia, è applicabile non soltanto nei confronti del chiamato, il quale abbia commesso gli atti di sottrazione o di nascondimento prima della rinunzia all'eredità, ma anche nei confronti del chiamato il quale abbia posto in essere tali atti in un momento successivo, purché il diritto di accettare l'eredità non sia prescritto e questa non sia stata accettata da altri chiamati.
Cassazione civile sez. II 06 dicembre 1984 n. 6412