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Timestamp: 2017-12-11 20:14:45+00:00
Document Index: 36121927

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 316', 'art. 316', 'art. 640', 'art. 640', 'art. 640', 'art 318', 'art. 322', 'art. 320', 'art. 317', 'art. 322', 'art. 453', 'art. 454', 'art. 460', 'art. 461', 'art. 455', 'art. 457', 'art. 464', 'art. 459', 'art. 173', 'art. 2624', 'art. 2625', 'art. 2638', 'art. 600', 'art. 601', 'art. 602', 'art. 600', 'art. 600', 'art. 600', 'art. 600', 'art. 187', 'art. 184', 'art. 185', 'art. 187', 'art. 416', 'art. 416', 'art. 291', 'art. 74', 'art. 12', 'art. 377', 'art. 378', 'art. 25', 'art. 589', 'art. 590', 'art 25', 'art.648', 'art. 648', 'art. 648', 'art. 640', 'art. 640', 'art. 316', 'art. 316', 'art. 316', 'art. 640', 'art. 640', 'art. 317', 'art. 357', 'art. 358', 'art. 321', 'art. 322', 'art. 319', 'art. 24', 'art. 322', 'art. 173', 'art. 110', 'art. 2391', 'art. 184', 'art. 1', 'art. 185', 'art. 187', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6']

Introduzione al D.lgs 231/ PDF
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1 1. IL DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001 N LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI Il D. Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, che reca la Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica (di seguito anche il Decreto o il D. Lgs. 231/2001 ), entrato in vigore il 4 luglio 2001 in attuazione dell art. 11 della Legge Delega 29 settembre 2000 n. 300, ha introdotto nell ordinamento giuridico italiano, conformemente a quanto previsto in ambito comunitario, la responsabilità amministrativa degli enti, ove per enti devono intendersi le società commerciali, di capitali e di persone, e le associazioni, anche prive di personalità giuridica. Tale nuova forma di responsabilità, sebbene sia definita amministrativa dal legislatore, presenta i caratteri propri della responsabilità penale, essendone rimesso l accertamento al giudice penale competente dei reati dai quali essa è fatta derivare, ed essendo estese all ente le medesime cautele e garanzie del processo penale. La responsabilità amministrativa dell ente deriva dal compimento di reati, espressamente indicati nel D. Lgs. 231/2001, commessi, nell interesse o a vantaggio dell ente, da persone fisiche che rivestano funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione dell ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, o che ne esercitino, anche di fatto, la gestione e il controllo (c.d. soggetti apicali ), ovvero che siano sottoposte alla direzione o vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati (c.d. sottoposti ). Oltre all esistenza dei requisiti sin qui descritti, il Decreto richiede anche l accertamento della colpevolezza dell ente, al fine di poterne affermare la responsabilità. Tale requisito è riconducibile ad una colpa da organizzazione, da intendersi quale mancata adozione, da parte dell ente, di misure preventive idonee a prevenire la commissione dei reati di cui al successivo paragrafo, da parte dei soggetti espressamente individuati dal Decreto. Laddove l ente sia in grado di dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un organizzazione idonea ad evitare la commissione di tali reati, attraverso l adozione del Modello di Organizzazione e Controllo previsto dal Decreto, questi non risponderà a titolo di responsabilità amministrativa I REATI PREVISTI DAL DECRETO I reati, dal cui compimento è fatta derivare la responsabilità amministrativa dell ente, sono quelli espressamente e tassativamente richiamati dal D. Lgs. 231/2001 e successive modifiche ed integrazioni. Si elencano di seguito i reati che, allo stato, sono inclusi nel perimetro di applicazione del Decreto, precisando tuttavia che si tratta di un elenco destinato presumibilmente ad ampliarsi nel prossimo futuro: 1. Reati contro la Pubblica Amministrazione (Artt. 24 e 25 del D. Lgs. 231/2001): Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 316 ter c.p.); Malversazione a danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 316 bis c.p.); Truffa in danno dello Stato o di un ente pubblico (art. 640, comma 2, n. 1, c.p.); Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.); Frode informatica a danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640 ter c.p.); Corruzione per un atto d ufficio (art 318 c.p.) Corruzione per un atto contrario ai doveri d ufficio (319 c.p.) Pag 1 di pagg 11
2 Corruzione in atti giudiziari ( 319 Ter c.p.) Istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.); Corruzione di persone incaricate di pubblico servizio (art. 320 c.p.) Concussione (art. 317 c.p.) Peculato, concussione, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità Europee e di funzionari delle Comunità Europee e di Stati esteri. (art. 322 bis c.p.) 2. Reati in materia di falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo, introdotti dalla Legge 409/2001 (Art. 25 bis D. Lgs. 231/2001 ): Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate (art. 453 c.p.); Alterazione di monete (art. 454 c.p.); Contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di carta filigranata (art. 460 c.p.); Fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo, o di carta filigranata (art. 461 c.p.); Spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate (art. 455 c.p.); Spendita di monete falsificate ricevute in buona fede (art. 457 c.p.); Uso di valori bollati contraffatti o alterati (art. 464, commi 1 e 2, c.p.); Falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati (art. 459 c.p.). 3. Reati societari, introdotti dal D. Lgs. 61/2002 e parzialmente modificati dalla Legge 262/2005 (Art. 25 ter D. Lgs. 231/2001 ): False comunicazioni sociali (art c.c.); False comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori (art c.c.); Falso in prospetto (ora art. 173 bis del D. Lgs. 58/1998) Falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione (art. 2624, commi 1 e 2, c.c.); Impedito controllo (art. 2625, comma 2, c.c.); Formazione fittizia del capitale (art c.c.); Indebita restituzione dei conferimenti (art c.c.); Pag 2 di pagg 11
3 Illegale ripartizione degli utili e delle riserve (art c.c.); Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante (art c.c.); Operazioni in pregiudizio dei creditori (art c.c.); Omessa comunicazione del conflitto di interessi (art bis c.c.); Indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori (art c.c.); Illecita influenza sull assemblea (art c.c.); Aggiotaggio (art c.c.); Ostacolo all esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza (art. 2638, commi 1 e 2, c.c.). 4. Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili e Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico, introdotti e modificati rispettivamente dalla Legge 7/2006 e dalla Legge 7/2003 (Art. 25 quater, 25 quater.1 del D. Lgs. 231/2001 ) 5. Delitti contro la personalità individuale, introdotti dalla Legge 228/2003 e parzialmente modificati con la Legge 38/2006 (Art. 25 quinquies D. Lgs. 231/2001 ): Riduzione in schiavitù (art. 600 c.p.); Tratta e commercio di schiavi (art. 601 c.p.); Alienazione e acquisto di schiavi (art. 602 c.p.); Prostituzione minorile (art. 600 bis, commi 1 e 2, c.p.); Pornografia minorile (art. 600 ter c.p.); Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile (art. 600 quinquies c.p.); Detenzione di materiale pornografico (art. 600 quater c.p.) 6. Abusi di mercato, introdotti dalla Legge 62/2005 (Art. 25 sexies del D. Lgs. 231/2001, art. 187 quinquies del D. Lgs. 58/1998 ): Abuso di informazioni privilegiate (art. 184 D. Lgs. 58/1998); Manipolazione del mercato (art. 185 D. Lgs. 58/1998). Illeciti amministrativi in materia di market abuse (art. 187 bis e 187 ter D. Lgs. 58/1998) 7. Legge 16 marzo 2006 n. 146 Art. 10: Reati Transnazionali, definiti come quei reati commessi: i) da un gruppo criminale organizzato, ii) in più di uno Stato;iii) in uno Stato, nonostante una parte sostanziale delle preparazione, pianificazione, direzione o controllo avvenga in un altro Stato;iv) in uno Stato, Pag 3 di pagg 11
4 nonostante in essi sia implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in diversi Stati; v) in uno Stato nonostante abbia effetti sostanziali in un altro. Fattispecie tipiche di Reati Transnazionali sono: Associazione per delinquere (art. 416 c.p.); Associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.); Associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi esteri (art. 291-bis del D.P.R. 43/1973); Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74 del D.P.R. 309/1990); Disposizioni contro le immigrazioni clandestine (art. 12, commi 3, 3-bis, 3-ter e 5 del D. Lgs. 286/1998); Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all Autorità Giudiziaria (art. 377-bis c.p.); Favoreggiamento personale (art. 378 c.p.) 8. Legge 3 agosto 2007 n. 123 Art. 9 (art. 25 septies) Misure in tema di tutela e della salute e della sicurezza sul lavoro Omicidio colposo (art. 589 c.p.); Lesioni personali colpose (art. 590 c.p.) 9. Legge 21 novembre 2007 n. 231 Art. 63 comma 3 (art 25 octies): Ricettazione (art.648 c.p.); Riciclaggio (art. 648 bis c.p.); Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648 ter). 10. Reati ambientali (*) introdotti in agosto REATI IN DANNO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Truffa aggravata in danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640, comma 2 n. 1, c.p.) Il reato si configura qualora, utilizzando artifici o raggiri e in tal modo inducendo taluno in errore, si consegua un ingiusto profitto, in danno dello Stato, di altro ente pubblico o dell Unione Europea. Tale reato può realizzarsi quando, ad esempio, nella predisposizione di documenti o dati per la partecipazione a procedure di gara, si forniscano alla Pubblica Amministrazione informazioni non veritiere (ad esempio supportate da documentazione artefatta), al fine di ottenerne l aggiudicazione o condizionarne l esito. Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.) Il reato si configura qualora la condotta di truffa sopra descritta abbia ad oggetto finanziamenti pubblici, comunque denominati, erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dall Unione Europea. Tale fattispecie può realizzarsi nel caso in cui si pongano in essere artifici o raggiri, ad esempio comunicando dati non veri o predisponendo una documentazione falsa, per ottenere finanziamenti pubblici. Pag 4 di pagg 11
5 Malversazione a danno dello Stato (art. 316bis c.p.) Il reato punisce il fatto di chi, avendo ottenuto dallo Stato, da altro ente pubblico o dalla Unione Europea, finanziamenti, comunque denominati, destinati a favorire la realizzazione di opere o attività di pubblico interesse, non li destina agli scopi previsti. Poiché il fatto punito consiste nella mancata destinazione del finanziamento erogato allo scopo previsto, il reato può configurarsi anche con riferimento a finanziamenti ottenuti in passato e che non vengano ora destinati alle finalità per cui erano stati erogati. Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316ter c.p.) Il reato si configura nei casi in cui - mediante l utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o mediante l omissione di informazioni dovute - si ottengano, senza averne diritto, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dall Unione Europea. In questo caso, contrariamente a quanto visto in merito al punto precedente (art. 316bis), non assume alcun rilievo la destinazione dei finanziamenti pubblici erogati, poiché il reato si consuma al momento del loro indebito - ottenimento. Va infine evidenziato che tale reato, avendo natura residuale, si configura solo qualora la condotta non integri gli estremi del più grave reato di truffa aggravata ai danni dello Stato (art. 640 bis c.p.). Frode informatica in danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640ter, comma 1, c.p.) Tale ipotesi di reato si configura nel caso in cui, alterando il funzionamento di un sistema informatico o telematico o manipolando i dati in esso contenuti, si ottenga un ingiusto profitto arrecando danno allo Stato o ad altro ente pubblico. In concreto, il reato in esame potrebbe configurarsi qualora, una volta ottenuto un finanziamento, venisse violato il sistema informatico della Pubblica Amministrazione al fine di inserire un importo superiore a quello legittimamente ottenuto. Concussione (art. 317 c.p.) Il reato si configura nel caso in cui un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio, abusando della sua qualità o del suo potere, costringa o induca taluno a dare o promettere indebitamente, a sé o ad altri, denaro o altra utilità. Agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. Agli stessi effetti è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi. (art. 357 cod. pen.). Agli effetti della legge penale, sono incaricati di un pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio. Per pubblico servizio deve intendersi un attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di questa ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale (art. 358 cod. pen.). Corruzione (artt c.p.) Il reato si configura nel caso in cui un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio si faccia dare o promettere, per sé o per altri, denaro o altra utilità per compiere, omettere o ritardare atti del suo ufficio ovvero per compiere atti contrari ai suoi doveri di ufficio. Il reato si configura altresì nel caso in cui l indebita offerta o promessa sia formulata con riferimento ad atti conformi o contrari ai doveri d ufficio già compiuti dal pubblico agente. Il reato sussiste dunque sia nel caso in cui il pubblico ufficiale, dietro corrispettivo, compia un atto dovuto (ad esempio: velocizzare una pratica la cui evasione è di propria competenza), sia nel caso in cui compia un atto contrario ai suoi doveri (ad esempio: garantire l illegittima aggiudicazione di una gara). Tale ipotesi di reato si differenzia dalla concussione, in quanto tra corrotto e corruttore esiste un accordo finalizzato a raggiungere un vantaggio reciproco, mentre nella concussione il privato subisce la condotta del pubblico ufficiale o dell incaricato del pubblico servizio. Pag 5 di pagg 11
6 A norma dell art. 321 c.p., le pene previste per i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio si applicano anche ai privati che danno o promettono a quest ultimi denaro o altra utilità. Istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.) La pena prevista per tale reato si applica a chiunque offra o prometta denaro ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, per indurlo a compiere un atto contrario o conforme ai doveri d ufficio, qualora la promessa o l offerta non vengano accettate. Parimenti, si sanziona la condotta del pubblico agente che solleciti una promessa o un offerta da parte di un privato Corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter) Il reato si configura nel caso in cui taluno offra o prometta ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio denaro o altra utilità al fine di favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo. Potrà dunque essere chiamata a rispondere del reato la società che, essendo parte in un procedimento giudiziario, corrompa un pubblico ufficiale (non solo un magistrato, ma anche un cancelliere od altro funzionario) al fine di ottenerne la positiva definizione. A completamento dell esame dei reati previsti dall art. 24 del decreto (concussione, corruzione, istigazione alla corruzione e corruzione in atti giudiziari), si evidenzia che, a norma dell art. 322 bis c.p., i suddetti reati sussistono anche nell ipotesi in cui essi riguardino pubblici ufficiali stranieri, ossia coloro che svolgano funzioni analoghe a quelle dei pubblici ufficiali italiani nell ambito di organismi comunitari, di altri Stati membri dell Unione Europea, di Stati esteri o organizzazioni pubbliche internazionali REATI SOCIETARI False comunicazioni sociali e false comunicazioni sociali in danno dei soci e creditori(artt e 2622 c.c.) Si tratta di due modalità di reato la cui condotta tipica coincide quasi totalmente e che si differenziano per il verificarsi o meno di un danno patrimoniale per i soci o i creditori. La prima (art c.c.) è una fattispecie di pericolo ed è costruita come una contravvenzione dolosa; la seconda (art c.c.) è costruita come un reato di danno. Le due fattispecie si realizzano con l esposizione nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, dirette ai soci o al pubblico, di fatti materiali che, ancorché oggetto di valutazioni, non siano veritieri e possano indurre in errore i destinatari della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene, con l intenzione di ingannare i soci, i creditori o il pubblico; ovvero l omissione, con la stessa intenzione, di informazioni sulla situazione medesima la cui comunicazione è imposta dalla legge. Si precisa che: - la condotta deve essere rivolta a conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto; - le informazioni false o omesse devono essere rilevanti e tali da alterare sensibilmente la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene; - la punibilità è comunque esclusa se le falsità o le omissioni determinano una variazione del risultato economico d esercizio al lordo delle imposte non superiore al 5% o una variazione del patrimonio netto non superiore all 1%; in ogni caso il fatto non è punibile se conseguenza di valutazioni estimative che, singolarmente considerate differiscono in misura non superiore al 10% di quella corretta; - la responsabilità si estende anche all ipotesi in cui le informazioni riguardino beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi. Soggetti attivi del reato sono gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione delle scritture contabili sociali, i sindaci e i liquidatori (reato proprio). Falso in prospetto (art. 173-bis D. Lgs. 58/1998) Commette il reato chi, nei prospetti richiesti ai fini della sollecitazione all investimento o dell ammissione alla quotazione nei mercati regolamentati, ovvero nei documenti da pubblicare in occasione delle offerte pubbliche Pag 6 di pagg 11
7 d acquisto o di scambio, espone false informazioni od occulta dati o notizie in modo idoneo da indurre in errore i destinatari del prospetto. Si precisa che: - deve sussistere la consapevolezza della falsità e l intenzione di ingannare i destinatari del prospetto (dolo generico); - la condotta deve essere idonea ad indurre in inganno i destinatari del prospetto; - la condotta deve essere rivolta a conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto (dolo specifico). Il reato è costruito come un reato comune, che può essere commesso da chiunque ponga in essere la condotta incriminata. Falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni della Società di Revisione (art c.c.) Il reato consiste in false attestazioni od occultamento di informazioni, da parte dei responsabili della revisione, concernenti la situazione economica patrimoniale o finanziaria della società al fine di conseguire per sé o per gli altri un ingiusto profitto. La sanzione è più grave se la condotta ha cagionato un danno patrimoniale ai destinatari delle comunicazioni. Soggetti attivi sono i responsabili della Società di Revisione (reato proprio), ma i componenti degli organi di amministrazione di SIA S.p.A. ed i suoi dipendenti possono essere coinvolti a titolo di concorso nel reato. E, infatti, ipotizzabile il concorso eventuale, ai sensi dell art. 110 c.p., degli amministratori, dei sindaci, o di altri soggetti della società revisionata, che abbiano determinato o istigato la condotta illecita del responsabile della società di revisione. Impedito controllo (art c.c.) Il reato consiste nell ostacolare o impedire lo svolgimento delle attività di controllo e/o di revisione - legalmente attribuite ai soci, ad organi sociali o a Società di Revisione - attraverso l occultamento di documenti od altri idonei artifici. Il reato, imputabile esclusivamente agli amministratori, è punito più gravemente se la condotta ha causato un danno. Indebita restituzione dei conferimenti (art c.c.) Il reato si realizza quando gli Amministratori, fuori dai casi di legittima riduzione del capitale sociale, restituiscono anche simulatamene, i conferimenti ai soci o li liberano dall obbligo di eseguirli. Il reato è imputabile esclusivamente agli amministratori. Illegale ripartizione degli utili e delle riserve (art c.c.) Il reato consiste nella distribuzione da parte degli Amministratori di utili o acconti su utili non effettivamente conseguiti o destinati per legge a riserva, o di riserve che non possono per legge essere distribuite. Si precisa che il reato si estingue se la restituzione degli utili o la ricostituzione delle riserve avviene prima del termine previsto per l approvazione del bilancio. Soggetti attivi del reato sono solo gli amministratori. Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali (art c.c.) Il reato si realizza quando gli Amministratori, al di fuori dei casi previsti dalla legge, cagionano una lesione all integrità del capitale sociale o delle riserve non distribuibili per legge attraverso l acquisizione o la sottoscrizione di azioni della società, o della controllante. Soggetti attivi del reato sono anche in questo caso solo gli amministratori. Si precisa che il reato si estingue se il capitale sociale o le riserve sono ricostituiti prima del termine previsto per l approvazione del bilancio relativo all esercizio in relazione al quale è stata posta in essere la condotta. Operazioni in pregiudizio dei creditori (art c.c.) Il reato si realizza attraverso riduzioni di capitale sociale, fusioni con altre società o scissioni attuate in violazione delle disposizioni di legge e che cagionino danno ai creditori (reato di evento). Si fa presente che il risarcimento del danno ai creditori prima del giudizio estingue il reato. Soggetti attivi del reato sono, anche in questo caso, gli amministratori. Pag 7 di pagg 11
8 Omessa comunicazione del conflitto di interessi (art bis c.c.) Il reato si realizza attraverso la violazione degli obblighi di informativa previsti dall art. 2391, 1 comma c.c. (conflitto di interessi) quando dalla violazione siano derivati danni alla società o a terzi. Formazione fittizia del capitale (art c.c.) Il reato si configura attraverso l aumento fittizio, anche solo parziale, del capitale sociale realizzato, da Amministratori o da Soci, mediante attribuzione di azioni in misura complessivamente superiore all ammontare del capitale sociale, sottoscrizione reciproca di azioni, sopravalutazione rilevante dei conferimenti di beni in natura o di crediti. Soggetti attivi del reato sono dunque gli amministratori e i soci. Indebita ripartizione dei beni sociali dei liquidatori (art c.c.) Il reato si configura nell ipotesi in cui i liquidatori cagionino un danno ai creditori ripartendo i beni sociali tra i soci prima del pagamento dei creditori sociali o dell accantonamento delle somme per soddisfarli. Soggetti attivi del reato sono dunque solo i liquidatori. Illecita influenza sull assemblea (art c.c.) Il reato si attua quando con atti simulati o con frode si determina la maggioranza in assemblea, allo scopo di conseguire, per sé o per altri, un ingiusto profitto. Il reato può essere commesso da chiunque ( reato comune ), quindi anche da soggetti esterni alla società. Aggiotaggio (art c.c.) La realizzazione del reato avviene attraverso la diffusione di notizie false o attraverso operazioni o artifici che provochino una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari non quotati e/o idonei ad accrescere la fiducia del pubblico o di istituti finanziari nella stabilità patrimoniale. Anche questo è un reato comune che può essere commesso da chiunque. Ostacolo all esercizio delle autorità pubbliche di vigilanza (art c.c.) Il reato può realizzarsi attraverso due distinte modalità entrambe finalizzate ad ostacolare l attività di vigilanza delle autorità pubbliche preposte: 1) attraverso comunicazioni alle autorità di vigilanza di fatti, sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria, non corrispondenti al vero, ovvero con l occultamento, in tutto o in parte, di fatti che avrebbero dovuto essere comunicati; 2) attraverso il semplice ostacolo all esercizio delle funzioni di vigilanza, attuato consapevolmente, in qualsiasi modo. In entrambe le modalità descritte i soggetti attivi nella realizzazione del reato sono gli amministratori, i direttori generali, i sindaci e i liquidatori REATI DI ABUSO DI MERCATO a) Abuso di informazione privilegiata ( art. 184 del D. Lgs 58/1998) Il reato si realizza quando colui che è in possesso di informazioni privilegiate, in ragione della sua qualità di membro di organi di amministrazione, direzione o controllo dell emittente, della partecipazione al capitale dell emittente, ovvero dell esercizio dell attività lavorativa di una professione o di una funzione, anche pubblica, o di un ufficio: a) acquista, vende o compie altre operazioni, direttamente o indirettamente, per conto proprio o per conto di terzi, su strumenti finanziari utilizzando le informazioni medesime; b) comunica tali informazioni agli altri, al di fuori del normale esercizio del lavoro, della professione o dell ufficio; c) raccomanda o induce altri, sulla base di esse, al compimento di taluna delle operazioni indicate nella lettera a) Pag 8 di pagg 11
9 Informazione privilegiata è un informazione non pubblica, di carattere preciso, concernente SIA Spa e/o società sue controllate e che, se resa pubblica, è in grado di incidere in modo sensibile sul prezzo degli strumenti finanziari emessi da SIA Spa. Gli strumenti finanziari sono i seguenti: Strumenti finanziari quotati emessi da SIA o da sue controllate; Strumenti finanziari che attribuiscono il diritto di sottoscrivere, acquistare o vendere le azioni; Strumenti finanziari di debito convertibili nelle azioni o scambiabili con esse; Strumenti finanziari derivati sulle azioni indicati dall art. 1, comma 3 del Testo Unico; Strumenti finanziari, equivalenti alle azioni, rappresentanti tali azioni; Azioni quotate emesse dalle società controllate da SIA e gli strumenti finanziari di cui ai punti precedenti ad esse collegati; Azioni non quotate emesse da società controllate da SIA quando il valore contabile della partecipazione nella società controllata rappresenta più del 50% dell attivo patrimoniale della Società, come risultante dall ultimo bilancio approvato, e gli strumenti finanziari di cui ai punti precedenti ad esse collegati. b) Manipolazione del mercato ( art. 185 del D. Lgs. 58/1998) La realizzazione del reato avviene attraverso la diffusione di notizie false o la realizzazione di operazioni simulate o di altri artifici concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari. Illeciti Amministrativi ( art. 187-bis e 187 ter D. Lgs. 58/1998) Nelle stesse ipotesi di cui sopra [a) e b) ], salve le sanzioni penali quando il fatto costituisce reato, è punito con la sanzione amministrativa da euro centomila a euro quindici milioni, 1.3. LE SANZIONI COMMINATE DAL DECRETO Il sistema sanzionatorio descritto dal D. Lgs. 231/2001, a fronte del compimento dei reati sopra elencati, si articola nelle seguenti sanzioni amministrative : a) pecuniarie; b) interdittive; c) confisca; d) pubblicazione della sentenza. a) Le sanzioni pecuniarie, che sono sempre applicate in caso di responsabilità dell ente sono determinate dal giudice attraverso un sistema basato su quote. L importo della singola quota va da un minimo di euro 258 ad un massimo di euro e viene fissato sulla base delle situazione economica/finanziaria dell ente, allo scopo di assicurare l effettività della sanzione. Il giudice determina il numero delle quote (in un numero non inferiore a 100 e non superiore a 1000) tenendo conto: 1) della gravità del fatto; 2) del grado della responsabilità dell ente; 3) dell attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti. Pag 9 di pagg 11
10 Le sanzioni possono essere ridotte qualora: l autore del reato abbia commesso il fatto nel prevalente interesse proprio o di terzi e l ente non ne abbia ricavato un vantaggio, ovvero ne abbia ricavato un vantaggio minimo, oppure quando il danno cagionato è di particolare tenuità; prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, l ente abbia risarcito integralmente il danno oppure, abbia eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato, ovvero si sia adoperato in tal senso, ovvero sia stato adottato un modello idoneo a prevenire la commissione di ulteriori reati. Nel caso dei reati di abusi di mercato se il prodotto o il profitto dell ente è di rilevante entità la sanzione è aumentata sino a 10 volte tale prodotto o profitto. b) Le sanzioni interdittive, che nei reati di maggior rilievo si applicano in aggiunta alle sanzioni pecuniarie, sono: l interdizione, temporanea o definitiva, dall esercizio dell attività; la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell illecito; il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; l esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l eventuale revoca di quelli già concessi; il divieto, temporaneo o definitivo, di pubblicizzare beni o servizi. Le sanzioni interdittive si applicano solo nei casi espressamente previsti e purché ricorra almeno una delle seguenti condizioni: l ente abbia tratto dal reato un profitto rilevante e il reato sia stato commesso da un soggetto apicale, oppure da un soggetto subordinato, se viene provato che la commissione del reato sia stata agevolata da gravi carenze organizzative; in caso di reiterazione degli illeciti. Le sanzioni interdittive hanno una durata da 3 mesi a 2 anni, ma possono, in casi eccezionali, essere applicate in via definitiva. Le sanzioni interdittive possono essere applicate anche in via cautelare, su richiesta del Pubblico Ministero, qualora sussistano gravi indizi della responsabilità dell ente e vi siano fondati e specifici elementi tali da far ritenere il concreto pericolo che vengano commessi illeciti della stessa indole di quello per cui si procede. Le sanzioni interdittive, tuttavia, non si applicano (o sono revocate, se già cautelarmene applicate) qualora l ente, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado: abbia risarcito o riparato il danno ed eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato o si sia efficacemente adoperato in tal senso; abbia eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato, adottando modelli organizzativi idonei a prevenire la commissione di nuovi reati; abbia messo a disposizione il profitto ai fini della confisca. c) In merito alla confisca è previsto che il prezzo o il profitto del reato sia sempre confiscato e che, qualora non sia possibile eseguire la confisca direttamente sul prezzo o sul profitto del reato, la confisca può avere ad oggetto somme di danaro, beni o altre utilità di valore equivalente al prezzo o al profitto del reato. Pag 10 di pagg 11
11 d) La pubblicazione della sentenza di condanna consiste nella pubblicazione della condanna una sola volta, per estratto o per intero a spese dell ente, in uno o più giornali indicati dal Giudice nella sentenza, nonché mediante affissione nel comune ove l ente ha la sede principale CONDIZIONE ESIMENTE DELLA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA Introdotta la responsabilità amministrativa dell ente, l art. 6 del D. Lgs. 231/2001 stabilisce che lo stesso non risponde a titolo di responsabilità amministrativa qualora dimostri che: l organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, Modelli di Organizzazione e Controllo idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei Modelli e di curarne il relativo aggiornamento, è stato affidato ad un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo; le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i Modelli di organizzazione, gestione e controllo; non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo. L adozione del Modello di Organizzazione e Controllo (ovvero di seguito il Modello ) consente, dunque, all ente di potersi sottrarre all imputazione di responsabilità amministrativa. La mera adozione di tale documento, da parte dell organo dirigente dell ente da individuarsi nel Consiglio di Amministrazione, non pare, tuttavia, sufficiente ad escludere tout court detta responsabilità, essendo necessario che il modello sia, al contempo, efficace ed effettivo. Con riferimento all efficacia del modello, il Decreto richiede che esso: individui le attività nel cui ambito possono essere commessi i reati; preveda specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire; individui modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati; preveda obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza del modello. Con riferimento all effettività del modello, il Decreto richiede: la verifica periodica, e, nel caso in cui siano scoperte significative violazioni delle prescrizioni imposte dal modello, o intervengano mutamenti nell organizzazione o nell attività dell ente, ovvero modifiche legislative, la modifica dello stesso; l adozione di un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle prescrizioni imposte dal modello. Pag 11 di pagg 11
VALUTAZIONE DEL RISCHIO AI SENSI D.Lgs. 231 del 2001 INDICE 1 SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE...3 1.1 PREMESSA... 3 1.2 SCOPO... 3 1.3 CAMPO DI APPLICAZIONE... 3 2 METODOLOGIA DI ANALISI DEL RISCHIO DI REATO...4
MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO Ai sensi del Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 PARTE SPECIALE Le singole fattispecie di reato e le regole di comportamento Funzione della Parte Speciale
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Modello Organizzativo per la gestione ed il controllo ex Decreto Legislativo dell 8 giugno 2001 n. 231 Rivisto con aggiornamento ed inserimento dei nuovi reati presupposto: a. D.Lgs. 121/2011che ha introdotto