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Timestamp: 2020-01-26 17:16:39+00:00
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Cassazione I civile del 14 settembre 2012, n.15449 - testo integrale Sentenza
Cassazione I civile del 14 settembre 2012, n.15449
Societario · contratto · cessione quote · in frode a terzi · interpretazione · civile · patto commissorio · garanzia
". In definitiva, l'impianto motivazionale sulla illiceita' della causa concreta perseguita con il negozio in esame risulta vulnerato dal difetto di una chiara e specifica individuazione ed esplicazione circa l'elemento decisivo costituito dal contrasto tra lo scopo obiettivamente perseguito con il negozio in esame ed il disposto di norme imperative."
2. Quanto ai due ricorsi principali, essi si basano su quattro motivi, tutti diretti a censurare le statuizioni della sentenza di appello aventi ad oggetto l'illiceita' del contratto di mutuo pignoratizio in questione.
Con il primo motivo si denuncia la violazione delle norme di diritto in materia di nullita' dei contratti per illiceita' della causa, sostenendo che la Corte avrebbe disapplicato il principio secondo cui i motivi o moventi soggettivi (nella specie del M. , dominus effettivo dell'operazione), che non siano esteriorizzati in una condizione o patto, sono elementi estranei al contratto e ininfluenti ai fini del giudizio sulla illiceita' dello stesso, salva l'ipotesi distinta di illiceita' dei motivi.
Con il secondo motivo si denuncia l'omissione, insufficienza e/o contraddittorieta' della motivazione: la Corte avrebbe tratto il suo convincimento in meritoalla illiceita' della causa presupponendo, senza considerare alcune circostanze di segno contrario, che la mutuataria non avesse alcuna valida ragione per chiedere unfinanziamento.
Con il terzo motivo si denuncia la violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto, per avere la Corte identificato nella violazione dei doveri in capo agli amministratori di societa' una ragione di nullita' del contratto per illiceita' della causa: si sostiene che non esiste nell'ordinamento una norma che preveda in via generale l'invalidita' del contratto stipulato in frode ai terzi, bensi' norme che accordano diversi rimedi specifici, correlati alle varie ipotesi di pregiudizio (azione revocatoria, azione di responsabilita' nei confronti dell'amministratore, azione di annullamento del contratto per conflitto di interessi del rappresentante), salve ipotesi di particolare disvalore, sanzionate anche penalmente (art.2642 c.c.). Con il quarto motivo, si denuncia l'omissione, insufficienza e/o contraddittorieta' della motivazione circa la esistenza di un preordinato inadempimento della Formificio Forlivese al piano di ammortamento, con conseguente trasferimento della quota della CMC alla Alfa e quindi al M. .
3. Con il ricorso incidentale, il C. censura, sotto il profilo dell'insufficienza e contraddittorieta' della motivazione, la conferma da parte della Corte della statuizione (negativa per il ricorrente) sulle spese del giudizio di primo grado, nonostante l'accoglimento del gravame da lui proposto e lacondanna delle controparti al rimborso in suo favore delle spese del giudizio di secondo grado.
4.1. Invero, il tema su cui focalizzare l'attenzione non attiene alla pacifica distinzione tra i motivi soggettivi, o intendimenti particolari che ciascuna parte si propone di realizzare, e la causa quale obiettiva funzione economico - sociale del contratto. Posto che l'indagine su tale elemento essenziale del contratto va svolta non 'in astratto' ma 'in concreto', onde verificare -secondo il disposto degli artt. 1343 e 1344 cod.civ. - la conformita' a legge dell'attivita' negoziale posta in essere dalle parti e quindi la riconoscibilita' nella specie della tutela apprestata dall'ordinamento giuridico (cfr. ex multis Sez. 1 n. 1898/2000; Sez. 3 n. 5324/03; Sez. 1 n. 3646/09), una siffatta indagine in ordine alla funzione obiettiva del negozio posto in essere non puo' prescindere dall'apprezzamento degli interessi che lo stesso e' destinato a realizzare, quali emergono dalle circostanze obiettive (pregresse, coeve e successive alla sua conclusione) secondo la valutazione, riservata al giudice del merito, del materiale probatorio acquisito.
E, ove da tale indagine risulti che le parti abbiano utilizzato un determinato modello negoziale per realizzare una funzione obiettiva che sia non solo diversa da quella per la qualetale strumento giuridico e' previsto dalla legge ma anche in contrasto con norme imperative (cio' che caratterizza l'illiceita' della causa), il giudice deve negare al negozio posto in essere dalle parti la tutela apprestata dall'ordinamento.
4.2. Tuttavia in tale prospettiva - nella quale sembra muoversi la Corte milanese- riveste rilevanza decisiva la chiara indicazione delle norme imperative la cui violazione risulti perseguita nel contratto in esame: ed e' su questo punto che la motivazione della sentenza impugnata si mostra carente, atteso che in essa e' dato solorinvenire alcuni generici riferimenti del tutto inidonei a sostenere la conclusione cui la Corte e' giunta.
Cio' vale, in primo luogo, per il riferimento alla violazione (che sarebbe realizzata dalla appropriazione da parte del M. della partecipazione in CMC) degli obblighi, gravanti sugli amministratori delle societa' di capitali, di conservazione del patrimonio sociale, violazione che e' piuttosto fonte di responsabilita' a carico degli amministratori, per la quale la legge appresta in favore dei soggetti titolari degli interessi lesi mezzi tipici di reazione. Analogamente, deve ritenersi inidoneo ad individuare una violazione di norma imperativa la elusione della norma che vieta al rappresentante di acquistare beni del rappresentato, atteso che anche per tale condotta in conflitto di interessi l'ordinamento appresta in favore del rappresentato uno specifico rimedio, costituito dall'azione di annullamento del contratto concluso dal rappresentante. Quanto, poi, alla evidenziata deviazione dalla funzione di garanzia propria del pegno, con attribuzione a tale negozio della diversa funzione di strumento di acquisizione diretta da parte del creditore della proprieta' del bene dato in garanzia, va osservato che, ove in tal modo si intendesse far riferimento alla violazione del divieto del patto commissorio previsto dall'art.2744 cod.civ., tale riferimento sarebbe nella specie inappropriato, attesa la specifica clausola del contratto che, contrariamente all'automatismo traslativo che caratterizza il patto commissorio, prevedeva il ricorso al giudice (del quale la Alfa si e' per l'appunto avvalsa) per l'assegnazione al creditore del bene dato in garanzia.
4.3. In definitiva, l'impianto motivazionale sulla illiceita' della causa concreta perseguita con il negozio in esame risulta vulnerato dal difetto di una chiara e specifica individuazione ed esplicazione circa l'elemento decisivo costituito dal contrasto tra lo scopo obiettivamente perseguito con il negozio in esame ed il disposto di norme imperative. La cassazione sul punto della sentenza impugnata si impone dunque (restando assorbito il ricorso incidentale), con il rinvio della causa alla Corte territoriale, la quale provvedera' anche a regolare le spese di questo giudizio di cassazione.
La Corte, riuniti i ricorsi, accoglie il ricorso della Alfa s.p.a. e della Beta s.r.l., dichiara assorbito il ricorso incidentale del C. ; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese di questo giudizio di cassazione, alla Corte d'appello di Milano in diversa composizione.
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