Source: https://www.boccadutri.com/it/riabilitazione-penale/
Timestamp: 2020-02-17 12:57:07+00:00
Document Index: 59088879

Matched Legal Cases: ['art. 179', 'art. 180', 'art. 181', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Riabilitazione penale | Boccadutri Studio Legale Internazionale
La legge sulla riabilitazione penale
I soggetti beneficiari della riabilitazione
L’espulsione dello straniero non ne blocca la riabilitazione
La riabilitazione penale è un processo che porta all’estinzione degli effetti delle condanne penali e delle pene accessorie. Restituisce all’individuo che la ottiene le capacità giuridiche perse al momento della condanna.
Le condanne penali non si cancellano ma gli effetti preclusivi e le pene accessorie di una condanna possono cessare in caso di riabilitazione.
Per uno straniero ottenere la riabilitazione può voler dire acquisire il permesso di soggiorno o la cittadinanza.
La funzione della riabilitazione è quella di facilitare il reinserimento nella società di chi ha commesso reati, per arrivare ad ottenerla, infatti, occorre dimostrare un ravvedimento.
Tutte le norme relative alla riabilitazione vengono applicate anche nel caso di sentenze di condanna ricevute all’estero, secondo quanto stabilito dall’articolo 12 del codice penale, sul riconoscimento di un delitto.
La riabilitazione penale è regolamentata dagli articoli 178, 179, 180 e 181 del codice penale.
L’articolo 178 in particolare recita: “La riabilitazione estingue le pene accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna, salvo che la legge disponga altrimenti”.
L’art. 179 detta le condizioni per ottenerla, l’art. 180 detta le condizioni per revocarla, l’art. 181 specifica le condizioni della riabilitazione in caso di condanne subite all’estero.
Non tutti coloro che hanno ricevuto una condanna penale possono essere riabilitati.
Innanzitutto occorre che il richiedente abbia dimostrato un reale ravvedimento.
È necessario che siano trascorsi almeno tre anni dal momento in cui la pena possa dirsi estinta, ossia da quando si è finita di scontare.
Il termine sale a otto anni in caso di recidiva, e a dieci se ci si trova davanti ad una situazione di delinquenza abituale (il soggetto risulta essere dedito abitualmente al delitto), professionale (il soggetto utilizza i proventi dei reati per vivere) o per tendenza (il soggetto è propenso a commettere reati).
Il termine dei tre, otto o dieci anni può anche decorrere da quando è avvenuto il pagamento di una multa, se la condanna ha comportato il pagamento della stessa, o dal giorno in cui, avendo avuto sospesa la pena, la sentenza è passata in giudicato.
Nell’arco del periodo in esame il soggetto deve aver avuto una condotta irreprensibile, senza denunce o pendenze, deve aver risarcito eventuali danni a parti lese, deve aver onorato tutti gli obblighi civili causati dal reato, deve aver pagato tutte le spese processuali.
Un’eccezione agli obblighi di pagamento può essere fatta solo nel caso in cui il soggetto coinvolto riesca a dimostrare l’impossibilità ad adempiervi.
Ottenere la riabilitazione non ha effetti retroattivi, il reato resta, così come il rischio di incorrere in una recidiva.
Il giudice, in un eventuale procedimento penale successivo, dovrà tener conto anche dei reati riabilitati.
La sentenza di riabilitazione penale deve essere revocata nel caso in cui la persona riabilitata commette, entro sette anni, un reato che comporti una reclusione minima di due anni, o un reato più grave.
La riabilitazione penale non può essere concessa qualora il reo sia stato sottoposto a misura di sicurezza, a meno che si tratti di espulsione dello straniero dallo Stato.
Con la sentenza n. 29490 del 2011 la Corte di Cassazione ha specificato che “La riabilitazione presuppone che il soggetto abbia dato prova di effettivo e completo ravvedimento, dimostrando di avere tenuto un comportamento privo di qualsivoglia atteggiamento trasgressivo ed aver intrapreso uno stile di vita rispettoso dei principi fondamentali della convivenza civile, tenuto in epoca successiva alla commissione del reato per il quale è stata chiesta la riabilitazione”.
Nel caso specifico la Corte ha respinto il ricorso del procuratore generale relativo al caso di uno straniero, cui era stata contestato il persistere della buona condotta in quanto condannato per violazione dell’ordine di espulsione dall’Italia.
Per la Corte di Cassazione la condotta dello straniero era comunque risultata compatibile con la riabilitazione, poiché non aveva altri carichi pendenti ed aveva svolto una regolare attività lavorativa dopo la condanna.
Gli avvocati dello Studio Legale Internazionale Boccadutri, esperti di Diritto Penale, sono a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento sull’argomento.
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