Source: https://avvocatomercuri.com/convivenze-di-fatto/
Timestamp: 2020-08-10 21:05:42+00:00
Document Index: 153174693

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 88', 'art. 88', 'sentenza ', 'art. 438', 'art. 433', 'art. 30']

Convivenze di fatto - Avvocato Walter Mercuri
Avvocato Walter MercuriArticoliDIRITTO DI FAMIGLIAConvivenze di fatto
Con la legge 76/2016 sono state regolamentate le convivenze di fatto, che possono essere costituite sia dalle coppie eterosessuali sia dalle coppie omosessuali.
Si intendono conviventi di fatto due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.
Per l’accertamento della stabile convivenza si fa riferimento alla dichiarazione anagrafica di cui all’art. 4 e alla lettera b) del comma 1 dell’art. 13 del regolamento di cui al D.P.R. 30/05/1989 n. 223.
Quindi elemento costitutivo della convivenza di fatto è la stabile convivenza sotto lo stesso tetto, mentre per l’accertamento di questo requisito è la verifica anagrafica.
A tal proposito occorre segnalare due opposte tesi. Secondo la prima tesi i conviventi che vogliono godere delle garanzie previste dalla legge 76/2016 per le convivenze di fatto, devono ufficializzare la loro convivenza attraverso una dichiarazione anagrafica, pertanto quest’ultima ha natura costitutiva unitamente alla successiva registrazione nei registri anagrafici. Secondo altra tesi la nozione legale di “convivenza di fatto” (art. 1 comma 36) non prevede, quale elemento costitutivo, la dichiarazione anagrafica anche perché un elemento “formale” contrasterebbe con la natura stessa di questa forma familiare che è «di fatto». I diritti ex lege prescindono, dunque, dall’elemento anagrafico.
DIRITTI DEL CONVIVENTE DI FATTO
In caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita,di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali, secondo le regole di organizzazione delle strutture ospedaliere o di assistenza , pubblica, private o convenzionate, previste per i coniugi e i familiari.
DIRETTIVE ANTICIPATE DI TRATTAMENTO TERAPEUTICO E DIRETTIVE POST-MORTEM
Ciascun convivente di fatto può designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati: a) in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute; b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie.
In tali casi la designazione è effettuata in forma scritta e autografa oppure, in caso di impossibilità di redigerla, alla presenza di un testimone.
CASA DI COMUNE RESIDENZA
Nel caso di morte del convivente di fatto proprietario della casa di comune residenza:
in assenza di figli il convivente di fatto superstite ha diritto di abitazione ex lege nella casa per un periodo pari a due anni, se la convivenza ha avuto una durata inferiore a due anni, o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni.
In presenza di figli del convivente superstite se i figli sono minori o disabili, il convivente superstite ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni.
Il diritto di abitazione cessa se il convivente superstite:
cessa di abitare stabilmente nella casa di comune residenza;
contrae matrimonio;
se stipula una unione civile;
se intraprende una nuova convivenza di fatto.
Nel caso di morte de conduttore o di suo recesso dal contratto di locazione della casa di comune residenza, il convivente di fatto di fatto ha facoltà di succedergli nel contratto.
TUTORE, CURATORE, AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO
In caso di morte del convivente di fatto, derivante da fatto illecito di un terzo, nel’individuazione del danno risarcibile al convivente superstite si applicano i medesimi criteri individuati per il risarcimento del danno al coniuge superstite.
Anche se la legge tace sul punto, in caso di lesioni personali derivanti da fatto illecito di un terzo, nell’individuazione del danno risarcibile alla vittima secondaria si applicano, per giurisprudenza consolidata, i medesimi criteri individuati per il risarcimento del danno al coniuge.
La convivenza in quanto tale è irrilevante dal punto di vista successorio (a differenza di quanto previsto in tema di unioni civili). Pertanto nessun diritto spetta ex lege al convivente in caso di morte del compagno, salvo il diritto di abitazione della casa di residenza comune per il periodo sopra indicato. Neppure il legislatore ha pensato di agevolare, sotto il profilo fiscale, eventuali donazioni o lasciti testamentari tra i conviventi (che, essendo tra loro estranei, sconterebbero la massima aliquota).
Il contratto non ha efficacia costitutiva della convivenza ed è una facoltà delle parti.
Il contratto di convivenza, le sue modifiche e la sua risoluzione sono redatti in forma scritta a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato che ne attestano la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico.
OPPONIBILITA’ A TERZI
Ai fini dell’opponibilità a terzi, il professionista che ha ricevuto l’atto in forma pubblica o che ne ha autenticato la sottoscrizione deve provvedere entro i successivi dieci giorni a trasmettere copia al comune di residenza dei convenuti per l’iscrizione all’anagrafe ai sensi degli artt. 5 e 7 del regolamento di cui al D.P.R. n. 223/1989.
Il contratto deve contenere l’indicazione dell’indirizzo indicato da ciascuna parte al quale sono effettuate le comunicazioni inerenti al contratto medesimo.
il regime patrimoniale della comunione dei beni, di cui alla sezione III del capo VI del titolo VI del primo libro del codice civile.
A tal proposito occorre precisare che mentre i componenti delle unioni civili, sono equiparati, sotto il profilo del regime patrimoniale, in tutto e per tutto ai coniugi uniti in matrimonio, pertanto solo in mancanza della scelta di un diverso regime patrimoniale si applica ex lege la comunione dei beni.
Diversa soluzione è prevista per i conviventi di fatto registrati in anagrafe e per i conviventi di fatto non registrati. Infatti nel corso della convivenza il regime degli acquisti è regolato dal principio in base al quale l’acquisto è effettuato dal solo soggetto che lo effettua, conseguentemente per far si che anche l’altro soggetto benefici dell’acquisto ossia che ne diventi comproprietario è necessario che sia istaurata una convivenza di fatto registrata e che le parti abbiano stipulato un contratto di convivenza in cui sia inserita la scelta del regime della comunione dei beni. Così determinando che qualsiasi acquisto effettuato durante la convivenza da uno dei conviventi diviene di proprietà indivisa al 50 % tra i conviventi.
Il regime patrimoniale scelto nel contratto di convivenza può essere modificato in qualunque momento nel corso della convivenza, con le modalità sopra indicate.
La legge Cirinnà non chiarisce se è possibile ampliare il contenuto del contratto elencato al comma 53 con previsioni, per così dire, “atipiche” (come ad esempio quelle relative alla suddivisione delle spese per il mantenimento dei figli) ovvero se simili pattuizioni, certamente legittime, rimangano accordi liberamente sottoscrivibili dai conviventi, al di fuori, cioè, delle regole dei contratti in esame.
Sono certamente escluse pattuizioni volte a disciplinare i rapporti personali tra conviventi (per cui non si potrà, ad esempio, prevedere nel contratto di convivenza un obbligo di coabitazione ovvero un obbligo di fedeltà) e la loro successione (alla luce del divieto dei patti successori).
VALIDITA’ ED EFFICACIA DEL CONTATTO DI CONVIVENZA
Il contratto di convivenza non può essere sottoposto a termine o condizione. Nel caso in cui le parti inseriscano termini o condizioni, questi si hanno per non opposti.
Il contratto di convivenza è affetto da nullità insanabile, che può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse, se concluso:
in presenza di un vicolo matrimoniale, di un’unione civile o di un altro contatto di convivenza;
in violazione del comma 36 della legge 76/2016, ossia contratto da persone vincolate da rapporti di parentele, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile, ovvero se contratto da più di due persone;
da persone minori di età;
in caso di condanna per il delitto di cui all’art. 88 del c.c. secondo cui “non possono contrarre matrimonio tra loro persone delle quale l’una è stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altra”.
Gli effetti del contratto di convivenza restano sospesi in pendenza del procedimento di interdizione giudiziale o nel casi di rinvio a giudizio o di misura cautelare disposti per il delitto di cui all’art. 88 c.c., fino a quando non sia pronunciata sentenza di proscioglimento.
matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convinte ed altra persona;
FORMA RISOLUZIONE PER RECESSO O PER ACCORDO
La risoluzione del contratto di convivenza per accordo delle parti o per recesso unilaterale deve essere redatta nelle forme previste per la stipula del contratto di convivenza.
Qualora il contratto di convivenza preveda l’adozione del regime patrimoniale della comunione dei beni, la sua risoluzione determina lo scioglimento della comunione dei beni e si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste per lo scioglimento della comunione legale tra coniugi. Resta in ogni caso ferma la competenza del notaio per gli atti di trasferimento di diritti reali immobiliari comunque discendenti dal contratto di convivenza.
RISOLUZIONE PER RECESSO UNILATERALE
Nel caso di recesso unilaterale da un contratto di convivenza il professionista che riceve o che autentica l’atto è tenuto, oltre che agli adempimenti di cui al comma 52, a notificare copia all’altro contraente all’indirizzo risultante dal contratto. Nel caso in cui la casa familiare sia nella disponibilità esclusiva del recedente, la dichiarazione di recesso, a pena di nullità, deve contenere il termine, non inferiore a novanta giorni, concesso al convivente per lasciare l’abitazione.
RISOLUZIONE PER MATRIMONIO O UNIONE
Il contraente che ha contratto matrimonio o unione civile deve notificare all’altro contraente, nonché al professionista che ha ricevuto o autenticato il contratto di convivenza, l’estratto del matrimonio o di unione civile.
RISOLUZIONE PER DECESSO DEL CONVIVENTE
Nel caso di morte del convivente, il contraente superstite o gli eredi del contraente deceduto devono notificare al professionista che ha ricevuto o autenticato il contratto di convivenza l’estratto dell’atto di morte affinché provveda ad annotare a margine del contratto di convivenza l’avvenuta risoluzione del contratto e a notificarlo all’anagrafe del comune di residenza.
In caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro gli alimenti qualora:
versi in stato di bisogno
e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento
durata e misura degli alimenti
gli alimenti sono assegnati per un periodo proporzionale alla durata della convivenza e nella misura determinata ai sensi dell’art. 438 c.c., secondo comma, c.c.
ai fini dell’ordine degli alimenti ai sensi dell’art. 433 c.c., l’obbligo alimentare del convivente di cui al presente comma è adempiuto con precedenza sui fratelli e sorelle.
Salvo la possibilità di ottenere un assegno alimentare, ove ne sussistano i anzidetti presupposti, non è stata prevista alcuna tutela per l’ipotesi di “rottura” del rapporto di convivenza. Al silenzio della legge si può comunque ovviarsi attraverso apposite previsioni contrattuali, già elaborate dalla prassi (come ad esempio l’attribuzione al convivente non titolare dell’immobile di una quota di comproprietà ovvero un diritto reale di godimento).
FIGLI DEI CONVIVENTI
Le differenze di trattamento della convivenza rispetto al matrimonio e all’unione attengono al rapporto tra i conviventi, non il rapporto con i figli, in forza alla legge 219/2012 la posizione giuridica dei figli nati nel matrimonio e fuori da esso è del tutto equivalente.
Al fine di disciplinare il conflitto di norme applicabili ad una convivenza tra soggetti aventi nazionalità diversa, la legge prevede (mediante l’inserimento di un art. 30-bis nella legge 218/1995) che in simili ipotesi si debba applicare – salve le norme nazionali, europee ed internazionali che regolano il caso di cittadinanza plurima – la legge del luogo in cui la convivenza è prevalentemente localizzata.