Source: https://renatodisa.com/comodato-e-il-carattere-essenziale-di-gratuita/
Timestamp: 2020-02-26 05:51:18+00:00
Document Index: 131122889

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Comodato e il carattere essenziale di gratuità - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2019 Comodato e il carattere essenziale di gratuità
Si ribadisce che la Delib. giuntale 13 dicembre 2007, n. 91 conferiva l’incarico di agire esclusivamente per il rilascio del bene, di talche’ la proposizione della domanda anche per il pagamento della penale e per il risarcimento del danno sarebbe oltre il mandato, considerato come “la volonta’ negoziale della pubblica amministrazione non possa mai desumersi da comportamenti concludenti, dovendo, ogni volta, essere espressa in forma scritta a pena di nullita'”. L’evenienza descritta, dunque, si risolverebbe in un difetto di autorizzazione, destinato a tradursi in un difetto di capacita’ processuale (e’ citata, a sostegno, Cass. Sez. 1, sent. 1 settembre 1997, n. 8297, Rv. 507392-01).
Si rileva, al riguardo, che nel comodato modale il cd. “modus” non costituisce “il contrappeso del godimento della cosa concessa in uso, ma si mantiene nei limiti strutturali e funzionali della fattispecie contrattuale”, sicche’, ove esso integri “una vera e propria controprestazione, si dovra’ ritenere che esso infici l’originaria gratuita’ del comodato”, evenienza da escludere – in applicazione di un principio “quantitativo” – solo quando quella posta a carico del comodatario sia “una prestazione economica di lieve entita'”.
Essa, per contro, piuttosto che dare rilievo al “nomen iuris” – e, cosi’, al dato letterale – avrebbe dovuto porsi alla ricerca “della comune intenzione delle parti” (articoli 1362 e 1363 cod. civ.), valorizzando il fatto che esso prevedeva “obblighi consistenti ed onerosi unicamente a carico del comodatario, che avrebbe dovuto eseguire opere per almeno vecchie Lire 150.000.000 che sarebbero rimaste poi’ acquisite in favore della Comunita’ senza alcun obbligo a suo carico”. Orbene, nel disattendere tale metodo, sarebbe stato violato innanzitutto l’articolo 1366, non essendo stata la qualificazione del contratto improntata a buona fede, nonche’ l’articolo 1371 cod. civ., secondo cui “il contratto deve essere inteso in senso meno gravoso per l’obbligato se a titolo gratuito”, ovvero, se oneroso, “nel senso che realizzi l’equo contemperamento degli interessi delle parti”. Inoltre, la previsione secondo cui, in caso di inadempimento della parta comodataria ai propri obblighi, costituiva “facolta’ della (OMISSIS) di recedere dal contratto pretendendo l’immediata restituzione dell’immobile oltre al risarcimento del danno” confermerebbe “come il comodato non fosse stato concesso solo per le esigenze di (OMISSIS), ma anche a vantaggio della Comunita'”.
Si deduce, in primo luogo, che – a prescindere dalla qualificazione del contratto come comodato, ovvero come locazione – “nessuna penale sarebbe spettata alla Comunita'”.
Per contro, nel caso qui in esame, l’autorizzazione ad agire per il rilascio del bene, a cui sia seguita la proposizione pure della domanda consequenziale di risarcimento danni (quelli previsti dalla penale pattuita, piu’ altri da essa non coperti), implica semplice estensione e non un mutamento – del “thema decidendum”, lasciando fermi gli originari contraddittori. D’altra parte, che la delibera autorizzativa possa presentare una certa “elasticita'” e’ quanto ha ritenuto questa Corte, la quale – con riferimento alla procura ex articolo 365 cod. proc. civ. – ha affermato che “nel codice di rito la “specificita'” e’ in particolare contemplata solo per la procura a ricorrere per cassazione, non per eventuali prodromiche delibere autorizzative al rilascio di essa”, motivando tale conclusione sul rilievo che, “perfino in materia del conferimento del potere della rappresentanza sostanziale in relazione ai rapporti per i quali si conferisce il potere di rappresentanza processuale, nonostante il rigore ermeneutico in proposito, da anni ormai questa Corte di legittimita’ afferma che non e’ necessaria la specificazione aprioristica dei singoli rapporti in relazione ai quali e’ attribuita la rappresentanza sostanziale (e per i quali e’ percio’ possibile l’attribuzione di rappresentanza processuale), potendosi pervenire alla individuazione dei poteri sostanziali delegati anche per via indiretta e/o in relazione alla natura controversa dei rapporti “de quibus”” (cosi’, in motivazione, Cass. Sez. 5, sent. 3 dicembre 2008, n. 28662).
6.2.1. In proposito, occorre muovere dalla constatazione che e’ risalente – nonche’ costante – nel tempo il principio enunciato da questa Corte e secondo cui il “carattere di essenziale gratuita del comodato non viene meno se vi inerisce un “modus” posto a carico del comodatario”, fermo restando che “questo, pero’, non puo’ essere tale da snaturare il contenuto del rapporto, privandolo del requisito essenziale della gratuita'” (cfr. Cass. Sez. 3, sent. 13 febbraio 1968, n. 488, Rv. 331535-01; in senso conforme Cass. Sez. 3, sent. 15 ottobre 1973, n. 2591, Rv. 366061-01), requisito destinato a venire meno, tuttavia, quando il vantaggio conseguito dal comodatario “si pone come corrispettivo del godimento della cosa con natura di controprestazione” (Cass. Sez. 2, sent. 25 settembre 1990, n. 9718, Rv. 469347-01; in senso conforme Cass. Sez. 3, sent. 4 giugno 1997, n. 4976, Rv. 504930- 01, nonche’, piu’ di recente, Cass. Sez. 3, sent. 15 gennaio 2003, n. 548, Rv. 559734- 01; Cass. Sez. 3, sent. 28 giugno 2005, n. 13920, Rv. 582709-01; Cass. 3 Sez., sent. 11 febbraio 2010, n. 3087, Rv. 611464-01). In questa stessa prospettiva, pertanto, si e’ anche affermato che la “figura atipica del precario immobiliare oneroso e’ caratterizzata dalla concessione in godimento di un bene immobile che, pur remunerata (normalmente in maniera parziale), sia provvisoria, revocabile e finalizzata alla custodia del bene”, sicche’ essa “si distingue sia dal comodato, ancorche’ precario, per la presenza di un corrispettivo, sia dalla locazione per la possibilita’ riconosciuta al concedente di far cessare in qualsiasi momento il godimento” (Cass. Sez. 3, sent. 18 ottobre 1986, n. 6146, Rv. 448433-01).
Orbene, quantunque sia possibile – nei contratti recanti un “modus” – azionare la risoluzione per inadempimento, se contrattualmente prevista (articolo 793 c.c., comma 3), questa Corte ha, nondimeno, precisato che “la risoluzione per inadempimento dell’onere non puo’ avvenire “ipso iure”, senza valutazione di gravita’ dell’inadempimento, in forza di clausola risolutiva espressa, istituto che, essendo proprio dei contratti sinallagmatici, non puo’ estendersi al negozio a titolo gratuito, cui pure acceda un “modus”” (Cass. Sez. 2, sent. 20 giugno 2014, n. 14120, Rv. 631172-01). Simmetricamente, quindi, anche la facolta’ prevista nel caso di specie – di recedere “ipso iure” dal contratto (e di agire per il risarcimento del danno), riconosciuta alla parte concedente la disponibilita’ della “res” qualora l’altra non avesse provveduto all’esecuzione delle opere contrattualmente individuate, vale a connotare in termini di vera e propria “sinallagmaticita'” i reciproci impegni negoziali, confermando che quella assunta da (OMISSIS) era un’autentica controprestazione.