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Timestamp: 2018-12-11 15:21:09+00:00
Document Index: 155864062

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 27', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 55', 'art. 69', 'art. 19', 'art. 31', 'art. 13']

Fisco: le novità del 13 ottobre 2008: reverse charge: aliquota IVA applicabile e rapporti consortili; imposta di registro: denunzia di eventi successivi alla registrazione | Commercialista Telematico
Fisco: le novità del 13 ottobre 2008: reverse charge: aliquota IVA applicabile e rapporti consortili; imposta di registro: denunzia di eventi successivi alla registrazione
1) Fisco: imposta di registro: denunzia di eventi successivi alla registrazione
2) Antiriciclaggio: Effetti dell’inclusione nella white list dei Paesi equivalenti
3) Reverse charge: Aliquota IVA applicabile e rapporti consortili
1) Imposta di registro: Denunzia di eventi successivi alla registrazione
Il consiglio Nazionale del Notariato, con un proprio documento di Studio (102/2008) ha ricostruito e fornito le proprie seguenti interpretazioni in merito alla disciplina concernente l’applicazione o meno dell’imposta di registro sulla denunzia degli eventi successivi alla registrazione degli atti sottoposti a condizione sospensiva.
IL consiglio Nazionale del Notariato ha prima ricordato che l’art. 19 del Testo Unico ai fini dell’imposta di registro prevede l’ipotesi in cui eventi successivi alla registrazione dell’atto vengano a modificarne gli effetti giuridici rispetto a quelli individuabili nel primo momento.
Il primo caso si collega direttamente al metodo di applicazione dell’imposta, nel caso di atti sottoposti a condizione sospensiva:
L’art. 27 prevede in tal caso il pagamento dell’imposta in misura fissa, all’atto della registrazione, e la liquidazione dell’imposta proporzionale – calcolata secondo le norme vigenti all’atto della registrazione e al netto dell’imposta fissa già corrisposta – quando la condizione si verifica, o comunque si producono effetti giuridici anteriormente al verificarsi della condizione.
E’, invece, meno agevole ricostruire la casistica che può giustificare l’applicazione della previsione di carattere indeterminato.
L’art. 19 presuppone il modificarsi delle condizioni di registrazione dell’atto, per effetto di un evento sopravvenuto che comporti una “ulteriore liquidazione d’imposta”.
A differenza dell’ipotesi della condizione sospensiva, la sopravvenienza di un evento idoneo a modificare gli effetti giuridici, parametro della prima tassazione, rende obbligatoria una ulteriore liquidazione dell’imposta.
Per i contratti a prezzo indeterminato, la base imponibile “provvisoria” è costituita dal prezzo dichiarato dalla parte, salvo conguaglio o rimborso al momento della determinazione definitiva del corrispettivo da denunciare: Si ha qui un’eccezione alla regola del rimborso “opzionale”, per cui il corrispettivo definitivo va dichiarato, anche se minore di quello originariamente assunto a base della tassazione.
Per i contratti a tempo indeterminato, l’imposta è applicata inizialmente sulla base della durata dichiarata, salvo obbligo di nuova denunzia per l’eventuale maggiore durata; e così per i contratti con patto di proroga tacita, o per quelli con facoltà di recesso differita ad un termine iniziale già previsto.
Di sovente le agevolazioni collegate all’applicazione del tributo di registro dipendono da condizioni che possono incidere risolutivamente sulla loro fruizione da parte del contribuente, e, anche se in astratto l’evento agisce, in tal caso, da fattore che comporta “ulteriore liquidazione d’imposta”, può dubitarsi che al verificarsi dell’evento si accompagni un obbligo di denunzia.
Riguardo la disciplina previgente delle agevolazioni “prima casa”, con circolare 69/E/2002 l’Agenzia delle Entrate ha sostenuto la necessità della denunzia, quando un fatto sopravvenuto rende non praticabile la destinazione abitativa dell’immobile acquistato in via agevolata (ed ovviamente senza applicazione di sanzione alcuna); mentre l’assunto è stato esplicitamente disatteso (anche se senza provvedere ad un’analitica confutazione) nella sentenza 12988/2003 della sezione tributaria della Corte di Cassazione, secondo la quale “Può solo soggiungersi che, in tema di fatti sopravvenuti comportanti decadenza dalle agevolazioni, non trovano applicazione l’art. 18 del d.P.R. n. 634 del 1972 e l’art. 19 del d.P.R. n. 131 del 1986, che si riferiscono ad ipotesi diverse, stabilendo l’obbligo, per i contraenti o per i loro aventi causa, di denunciare all’ufficio (entro venti giorni) il verificarsi di eventi che danno luogo ad ulteriore liquidazione d’imposta (come nel caso di avveramento della condizione sospensiva e simili evenienze) e non già a perdita di benefici: non può, quindi accedersi alla tesi (talvolta sostenuta dall’Amministrazione finanziaria, anche dopo la citata sentenza delle sezioni unite: v. circolare 69/E del 14 agosto 2002 dell’Agenzia delle entrate) per la quale vi sarebbe l’obbligo di denunciare i fatti di sopravvenuta decadenza dai benefici, con correlativa decadenza dell’azione della finanza nel termine di tre anni dalla (tempestiva) presentazione della denuncia, ovvero di cinque anni dalla data in cui la denuncia si sarebbe dovuta presentare (ove non presentata o presentata tardivamente)”.
Dalla casistica sulle agevolazioni, si può desumere che spesso la conservazione del trattamento agevolato può essere impedita dalla stipulazione di un atto giuridico che deve essere sottoposto a registrazione in termine fisso (si pensi alla rivendita del bene, da parte dell’acquirente “agevolato”, che violi il periodo di durata minima del possesso fissato dalla norma); in tal caso, l’ufficio viene a conoscenza della causa decadenziale attraverso il nuovo atto, che di regola menzionerà gli estremi del precedente atto di acquisto, per cui l’obbligo di denunzia può ritenersi in effetti assorbito dalla struttura stessa dell’evento che condiziona la permanenza del trattamento di favore.
In altri casi, può esservi un evento del tutto esterno, una situazione di fatto, non conoscibile dagli uffici, che condiziona il trattamento agevolativi.
La funzione dell’obbligo di denunzia è quella di permettere, dopo una prima liquidazione, al momento della registrazione, dell’imposta dovuta in base all’atto, una seconda, più adeguata tassazione, resa necessaria o dall’avveramento di condizioni sospensive già contemplate dall’atto originario, o dal verificarsi di fatti che modificano (soprattutto in aumento) la liquidazione dell’imposta, siano essi – o meno – già contemplati, quali possibili elementi integrativi, dall’atto stesso.
Si verificano pertanto una prima liquidazione – che, nel caso tipizzato della condizione sospensiva, ha ad oggetto la misura fissa – ed una seconda liquidazione ragguagliata alla normativa applicabile al momento della registrazione, complementare alla prima, tanto che il pagamento avviene al netto di quanto già prelevato in occasione della prima tassazione
La seconda liquidazione integra la prima, così che l’imposta dovuta in base all’atto risulta, in definitiva, quella derivante dalla somma delle imposte liquidate nei due momenti.
Denunzia: Soggetti obbligati, effetti e ufficio competente.
La denunzia ha lo scopo di realizzare l’interesse dell’erario a tenere sotto controllo fattispecie nelle quali, esternamente all’atto presentato alla registrazione o registrato in via telematica, si verificano eventi modificativi del criterio di applicazione dell’imposta; nelle fattispecie indeterminate, non prevedibili sin dalla redazione dell’atto, la funzione informativa è essenziale, perché altrimenti esse resterebbero ignote all’ufficio.
L’imposta liquidata in seguito alla denunzia è complementare, nel senso proprio dell’espressione, giacché imposta che si aggiunge a quella liquidata al momento della registrazione.
Il pagamento deve avvenire (art. 55 t.u.) “entro sessanta giorni da quello in cui è avvenuta la notifica della relativa liquidazione”.
L’eventuale ricorso avverso l’avviso di liquidazione non sospende però la riscossione.
Il pubblico ufficiale che ha redatto l’atto cui la denuncia si riferisce non è coinvolto dalle nuove vicende.
L’obbligo di denunzia è posto a carico delle parti contraenti, o dei loro aventi causa, e di coloro nel cui interesse è stata richiesta la registrazione dell’atto; solo in capo a costoro sono irrogabili le sanzioni per omissione della denunzia (ai sensi dell’art. 69 t.u.).
Anche l’obbligo di pagamento è riferito alle parti che hanno sottoscritto o avrebbero dovuto sottoscrivere la denunzia, nonché in via solidale a quelle comunque interessate al verificarsi della condizione sospensiva.
Termine per presentare la denuncia
Il termine per presentare la denuncia è stabilito, al pari del termine previsto per la registrazione in termine fisso, in venti giorni (che sono riferiti rispettivamente all’avveramento della condizione, all’esecuzione dell’atto, al verificarsi dell’evento).
Peraltro, l’esatta individuazione non è così semplice, perché, a parte il caso in cui l’atto sia eseguito, nel quale è difficile immaginare l’inconsapevolezza delle parti, ben può accadere che una condizione si avveri, o un evento sopravvenga, senza che le parti chiamate alla denunzia lo sappiano.
In conformità ai principi della giurisprudenza, la decorrenza dovrebbe comunque ritenersi ancorata alla data di effettiva conoscenza del fatto.
Viene prevista la competenza dell’ufficio che ha registrato l’atto cui le vicende successive si riferiscono.
La data di presentazione della denuncia costituisce il momento iniziale di decorrenza del termine decadenziale triennale per la richiesta dell’imposta dovuta, se si tratti di imposta complementare.
Nella pratica applicazione della regola che si riferisce ad eventi sopravvenuti alla registrazione, può accadere che le parti abbiano l’esigenza di dare vita ad un atto, in cui siano precisati gli effetti dell’evento sopravvenuto o si dia atto dell’avveramento della condizione o, in alternativa, pur rimanendo pendente la condizione, si decida di dare comunque esecuzione a quanto pattuito.
In tal caso, la formazione di un nuovo atto giuridico, che al ricorrere delle condizioni può essere soggetto a registrazione in termine fisso, si sovrappone alla procedura di denunzia regolata dall’art. 19, ponendo dei problemi di compatibilità.
Denunzia e adempimenti telematici
L’obbligo della presentazione in via telematica della denuncia pare viene attualmente escluso, giacché la normativa sull’adempimento unico si rende obbligatoriamente applicabile solo ad atti formati da notai, e non ad atti diversi. E’ parso, quindi, che l’ufficio non possa rifiutare la presentazione della denuncia in formato cartaceo, che appare coerente con la normativa generale, la quale riconduce l’obbligo alle parti, e non al pubblico ufficiale autore dell’atto, nonché con la pacifica natura complementare dell’imposta che si rende dovuta. (Consiglio Nazionale del Notariato Studio n. 102-2008/T, curato da Massimo Basilavecchia)
Con il D.M. del 12/8/2008, sono stati individuati gli “Stati extracomunitari e i territori stranieri il cui sistema normativo relativo alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo è equivalente a quello sussistente a livello comunitario”.
Con l’inclusione nell’elenco degli Stati e territori ritenuti equivalenti a livello normativo sono derivati i due seguenti effetti:
“- Gli enti creditizi e finanziari situati in Paesi terzi equivalenti saranno assoggettati agli obblighi semplificati di identificazione di cui al D.Lgs. n 231/2007;
– le persone e gli enti italiani soggetti agli obblighi antiriciclaggio potranno avvalersi di intermediari situati nei Paesi terzi equivalenti per l’esecuzione delle misure di adeguata verifica della clientela di cui allo stesso decreto legislativo”.
(Nota Ministero economia e finanze 08/10/2008, in Notiziario Ipsoa Editore del 10/10/2008)
Il meccanismo dell’inversione contabile non opera nel rapporto tra la società consortile e le società consorziate nell’operazione di “ribaltamento” dei costi relativi a cessioni di beni e prestazioni di servizi, attinenti a lavori edili di ristrutturazione appaltati dalla società consortile.
È questo il principale chiarimento che l’Agenzia delle Entrate ha dato con la risoluzione 380/E/2008, in risposta all’interpello posto a seguito della realizzazione di lavori di manutenzione straordinaria, consolidamento statico e adeguamento tecnologico di un immobile.
Questi di seguito sono gli altri chiarimenti forniti dalla stessa Agenzia.
Fase del ribaltamento dei costi – Aliquota IVA applicabile
La Società Consortile in tale ipotesi, opera alla stregua di un subappaltatore, ragion per cui applicherà la stessa aliquota IVA prevista in relazione all’appalto principale.
Fatture emesse alla Società Consortile – Aliquota IVA applicabile
Per quanto concerne il caso riguardante l’aliquota IVA applicabile alle fatture emesse dai terzi e dalle Società Consorziate nei confronti della Società Consortile, a parere delle Entrate, questa va individuata nell’aliquota propria dei beni o dei servizi acquistati tenuto conto, ove applicabili, dei n. 127-terdecies) e 127-quaterdecies) della Tabella A, parte III, del DPR n. 633/1972, che prevedono l’applicazione dell’aliquota del 10% rispettivamente per le cessioni di beni (escluse le materie prime e i semilavorati) e per le prestazioni di servizi relativi alla realizzazione di interventi di restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia e ristrutturazione urbanistica (art. 31 lettere c), d) ed e) della legge 5 agosto 1978, n. 457).
Prestazioni rese alla Società Consortile – Reverse-charge.
Infine, è stato chiesto se alle prestazioni rese dai terzi fornitori o dalle Società Consorziate sia applicabile il regime dell’inversione contabile.
A tal proposito, la circolare n. 37/2006 ha chiarito che i soggetti tenuti all’applicazione del meccanismo del reverse-charge devono essere individuati in relazione alle prestazioni dipendenti da subappalti.
Tali prestazioni, rese nell’ambito del settore edile, sono riconducibili alle attività di costruzione elencate nella sezione F (“Costruzioni”) della tabella di classificazione delle attività economiche ATECOFIN (sostituita ora dalla tabella ATECO 2007).
La circolare n. 11/2007 (punto n. 5.2) ha ulteriormente precisato che il sistema dell’inversione contabile nell’edilizia è applicabile solo a condizione che sia il soggetto appaltatore che il soggetto subappaltatore operino nel quadro di un’attività riconducibile alla sezione F della tabella ATECOFIN 2004.
Pertanto, per aversi applicazione del meccanismo del reverse-charge, occorre che vi sia un rapporto di subappalto, ossia la presenza di almeno tre soggetti: committente, appaltatore e subappaltatore e che gli ultimi due operino nel quadro di un’attività riconducibile alla sezione F della tabella ATECO 2007.
In conclusione, i terzi che eseguono in favore della Società Consortile le prestazioni riferibili all’esecuzione complessiva dell’opera, in virtù dell’esistenza del rapporto consortile si configurino alla stregua dei soggetti subappaltatori.
Pertanto, detti terzi, ove ricorra la condizione riferita all’attività svolta (sia l’appaltatore che il subappaltatore devono svolgere un’attività riconducibile alla sezione F della tabella ATECO 2007), dovranno applicare ai servizi resi il regime del reverse-charge.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 10/10/2008, n. 380/E)
Amministrazioni dello Stato: Comunicazione dei dati fiscali e previdenziali: modalità e termini
Da parte della Presidenza delle Repubblica, Corte Costituzionale, Camera dei Deputati e Senato, andranno effettuate entro il 31 ottobre 2008 le comunicazioni dei dati fiscali e previdenziali dei percipienti somme e valori soggetti a ritenuta d’acconto corrisposti nel 2007.
SI tratta dei provvedimenti resi disponibili il 09/10/2008 su www.agenziaentrate.it
(Provvedimenti Agenzia delle Entrate del 09/10/2008)
– Indagini bancarie: Le movimentazioni sul c/c dell’amministratore unico si presumono inerenti alla società
Gli accertamenti bancari possono essere validamente svolti anche nei confronti di soggetti diversi da quelli specificamente verificati.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 15/09/2008, n. 23652, in Notiziario Ipsoa Editore del 10/10/2008)
– Accertamento: Le risultanze dello studio di settore devono essere “fondate”
È illegittimo l’accertamento basato sulla semplice risultanza dello studio di settore, senza, cioè, l’apporto di altri elementi che la rendano “fondata”.
(Commissione tributaria provinciale Reggio Emilia, Sentenza, Sez. I, 03/10/2008, n. 158/1/08, in Notiziario Ipsoa Editore del 10/10/2008)
– Notifica: Atto nullo se manca la firma del messo
È inesistente l’atto di notifica privo della sottoscrizione del messo notificatore.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 02/10/2008, n. 24442, in Notiziario Ipsoa Editore del 10/10/2008)
– Qualificazione fiscale dei compensi erogati ai “nonni vigili”
I compensi dei “nonni vigili” costituiscono redditi assimilabili a quelli da lavoro dipendente e sono sottoposti al trattamento fiscale agevolato previsto per i lavoratori socialmente utili, che hanno raggiunto l’età per la pensione di vecchiaia.
Sulle somme percepite non vengono riconosciute le detrazioni di cui all’art. 13 del Tuir.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 10/10/2008, n. 378/E)
– Fondo rustico: La servitù di passaggio genera plusvalenza ?
L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sul trattamento fiscale dei corrispettivi percepiti dal proprietario per lo sfruttamento del terreno.
In particolare, secondo la risoluzione n. 379/E del 10/10/2008, l’indennità percepita dal proprietario di un fondo rustico (acquistato da meno di cinque anni, per una servitù di passaggio costituita volontariamente) origina la plusvalenza su cui si applica l’Irpef.
Poiché la costituzione volontaria di servitù può essere assimilata alle cessioni a titolo oneroso.
L’agenzia delle Entrate ha poi chiarito le modalità di determinazione della plusvalenza (che deriva dalla differenza tra il corrispettivo della servitù così come stabilito dall’atto, e il prezzo di acquisto originario della stessa, a sua volta stabilito “tra il valore complessivo attuale del terreno agricolo e il corrispettivo percepito per la costituzione della servitù“.
Inoltre, nel caso specifico, si deve tenere conto che l’indennità è percepita in rate annuali di pari importo e quindi che, in base al principio di cassa, la plusvalenza dovrà essere calcolata “in aumento del reddito complessivo relativo al periodo d’imposta in cui è stata percepita la singola rata convenuta nella percentuale riferibile a tale singola annualità“.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 10/10/2008, n. 379/E)