Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/sezioni/Lavoro/ultime_pubblicate/4
Timestamp: 2020-07-10 13:33:10+00:00
Document Index: 143895299

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 6', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 63', 'art. 97', 'art. 30', 'art. 63', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 2077', 'art. 111', 'art.13', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 2112']

Revoca del licenziamento in regime Fornero e Jobs Act.
Revoca del licenziamento in regime Fornero e Jobs Act – Impugnazione del lavoratore – Presupposto necessario – Dies a quo.
La particolarità della revoca del licenziamento riconosciuta dall’art. 18 comma 10 L. 300/1970, rispetto al regime generale degli atti giuridici unilaterali recettizi, è nel riconoscere al datore il diritto potestativo di ripristinare il rapporto di lavoro, senza soluzione di continuità e retroattivamente, essendo indifferente la volontà del lavoratore di ristabilire il rapporto. La norma esclude inoltre l’applicazione delle sanzioni per il licenziamento illegittimo e riconosce il diritto del lavoratore di percepire la retribuzione per il periodo dal licenziamento alla revoca, anche in assenza della prestazione lavorativa.
Nella prospettiva individuata dalla norma, l’interesse giuridico a revocare il licenziamento ed a ripristinare il rapporto di lavoro sorge solo con l’impugnazione del recesso da parte del lavoratore. La previsione del nuovo regime decadenziale disciplinato dall’art. 6 L. 604/1966, porta a individuare una fattispecie “secondaria”, articolata sull’impugnazione e sulla successiva revoca, caratterizzata dall’idoneità del licenziamento a produrre gli stessi effetti di un licenziamento valido ed efficace.
Trasponendo questi principi sul piano della fattispecie sostanziale, deve ritenersi che gli effetti ripristinatori della revoca, stabiliti dal comma 10 dell’art. 18 L. 300/1970, presuppongano una preventiva impugnazione del licenziamento, che costituisce il presupposto necessario perché il potere di revoca esplichi i suoi effetti di ricostituzione del rapporto ex tunc.
Nel periodo antecedente all’impugnazione l’eventuale esercizio del potere di revoca da parte del datore di lavoro non esplica gli effetti ripristinatori del rapporto in assenza del consenso del lavoratore. Valgono, per il periodo corrente fino all’impugnazione del licenziamento, i principi già elaborati dalla giurisprudenza di legittimità prima dell’entrata in vigore del comma 10 dell’art. 18. Infatti, la revoca di un atto ricettizio come il licenziamento è stata considerata come nuova proposta contrattuale di ricostituzione del rapporto, che richiede, per la sua efficacia, l’accettazione del lavoratore (cfr., ex multis, Cass. 13090/2011; per le conseguenze risarcitorie, cfr. Cass. 12102/2004; Cass. 23485/2016).
Prima dell’impugnazione del licenziamento il ripristino del rapporto di lavoro presupporrà pur sempre una manifestazione di volontà anche da parte del lavoratore per consentire gli effetti ripristinatori del rapporto.
Dopo l’impugnazione del licenziamento, la norma in esame (la cui speciale disciplina costituisce una deroga al regime ordinario degli atti unilaterali ricettizi, limitata ai soli casi di applicabilità dell’art. 18, in ragione delle più gravi conseguenze sanzionatorie previste da questa norma rispetto all’art. 8 L. 604/1966) configura un potere di revoca che prescinde dalla manifestazione di volontà adesiva del lavoratore ed il potere di revoca si configura come diritto potestativo, che incide sulla sfera giuridica del destinatario, attraverso il ripristino ex tunc del rapporto di lavoro.
Questa soluzione trova conforto nell’art. 5 D. Lgs. 23/2015, che ha disciplinato l’istituto della revoca espressamente per tutti i regimi sanzionatori, compresi quelli riferibili alle imprese sotto la soglia dimensionale (ossia anche per imprese fino a 15 dipendenti). (Francesco Fontana) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 02 January 2019.
Mobilità nella P.A.: giurisdizione del giudice ordinario.
Pubblico impiego – Mobilità – Trasferimento tra P.A. – Giurisdizione – Giudice ordinario.
L’art. 63, comma 4, del dlgs n. 165 del 2001 si interpreta, alla stregua dei principi enucleati dalla giurisprudenza costituzionale in relazione all’art. 97 Cost., nel senso che per "procedure concorsuali di assunzione", ascritte al diritto pubblico con la conseguente attribuzione delle relative controversie alla giurisdizione del giudice amministrativo, si intendono quelle preordinate alla costituzione ex novo dei rapporti di lavoro. Il termine "assunzione" deve essere estensivamente inteso, rimanendovi comprese anche le procedure di cui sono destinatari soggetti già dipendenti di pubbliche amministrazioni quante volte siano dirette a realizzare un effetto di novazione del precedente rapporto di lavoro con l’attribuzione di un inquadramento superiore e qualitativamente diverso dal precedente. Con riferimento al tema di mobilità per passaggio diretto tra pubbliche amministrazioni, disciplinata attualmente dal D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 30, integrando siffatta procedura una mera modificazione soggettiva del rapporto di lavoro con il consenso di tutte le parti e, quindi, una cessione del contratto, la giurisdizione sulla controversia ad essa relativa spetta al giudice ordinario, non venendo in rilievo la costituzione di un nuovo rapporto lavorativo a seguito di procedura selettiva concorsuale e, dunque, la residuale area di giurisdizione del giudice amministrativo di cui al D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 63, comma 4. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 17 December 2018, n. 32624.
Ammissibile la modifica in pejus della contrattazione sindacale se non lede l’adeguatezza della retribuzione.
Lavoro – Subordinato – Disdetta di accordo sindacale da parte del datore di lavoro – Eliminazione di indennità in busta paga – In assenza di lesione dell’adeguatezza della retribuzione – Legittimità – Affermazione.
La disdetta unilaterale del datore di lavoro di un accordo aziendale a tempo indeterminato è legittima ove non ne derivi la lesione della retribuzione adeguata ex art. 36 Costituzione; pertanto, nell’ipotesi in cui il lavoratore si dolga dell’abolizione di una voce retributiva per effetto della disdetta dell’accordo contrattuale che la prevedeva, e pretenda il suo ripristino, invocando la lesione dell’art. 36 Cost., non può limitarsi a dedurre la natura retributiva dell’emolumento soppresso, ma deve allegare la lesione del “minimo costituzionale” e fornire al giudice gli elementi comparativi della situazione retributiva prima e dopo la modifica, al fine di consentire il giudizio sul rispetto del principio costituzionale.
Anche nell’ipotesi di successione tra contratti collettivi, le modificazioni in senso peggiorativo per il lavoratore sono ammissibili con il solo limite dei diritti quesiti dovendosi escludere che il lavoratore possa pretendere di mantenere come definitivamente acquisito al suo patrimonio un diritto derivante da una norma collettiva non più esistente, in quanto le disposizioni dei contratti collettivi non si incorporano nel contenuto dei contratti individuali, ma operano dall’esterno come fonte eteronoma di regolamento, concorrente con la fonte individuale, sicché le precedenti disposizioni non sono suscettibili di essere conservate secondo il criterio del trattamento più favorevole (art. 2077 c.c.), che riguarda il rapporto fra contratto collettivo ed individuale.
[Nel caso in esame, il Giudice rigettava la domanda del lavoratore di vedersi riconosciuta la precedente indennità sostitutiva della mensa, venuta meno a seguito della disdetta dall’accordo sindacale che la prevedeva., in quanto il ricorrente non dimostrava che tale mancanza avesse inciso sul principio costituzionale di adeguatezza della retribuzione.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 10 December 2018.
L’assoggettamento al solo contributo integrativo alla Cassa Forense non comporta l’obbligo di iscrizione alla gestione separata INPS.
Previdenza obbligatoria – Professionista iscritto ad albo professionale – Iscritto alla cassa autonoma di previdenza – Soggetto al solo contributo integrativo – Obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS – Esclusione.
I liberi professionisti iscritti ad albi sono assoggettati a tutela previdenziale a mezzo di forme autonome di previdenza obbligatoria, e solo nel caso in cui non sia possibile costituire tali forme autonome di previdenza i soggetti interessati devono ritenersi obbligati all’iscrizione alla gestione separata.
L’obbligo di iscrizione alla gestione separata opera solo nei casi in cui non sia possibile l’iscrizione alla Cassa autonoma, e non quando non sia prevista contribuzione, posto che deve ritenersi non operare nel nostro ordinamento un principio per cui ogni reddito deve essere assoggettato a contribuzione, ma piuttosto un altro, per il quale tutti devono avere una tutela previdenziale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 06 December 2018.
Definizione della lite tributaria e refluenza sulla posizione contributiva.
Definizione della lite tributaria - Refluenza sulla posizione contributiva - Mancata coltivazione del giudizio - Effetti.
La definizione della lite tributaria pendente non può avere alcuna refluenza sulla posizione contributiva, la quale rimane ancorata al reddito imponibile accertato nell’avviso di accertamento, qualora il contribuente abbia rinunciato a coltivare il giudizio che avrebbe potuto condurre al suo annullamento totale o parziale. (Giorgio Seminara) (riproduzione riservata) Appello Catania, 22 November 2018.
Prededuzione per l'indennità supplementare prevista dei dirigenti aziendali a prescindere dalla sua natura retributiva o indennitaria.
Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Dirigenti di impresa - Rapporto di lavoro - Cessazione successivamente al provvedimento di ammissione alla procedura - Indennità supplementare prevista dall’Accordo allegato al relativo CCNL - Credito in prededuzione - Sussiste - Fondamento.
L'indennità supplementare prevista dall"Accordo sulla risoluzione del rapporto di lavoro nei casi di crisi aziendale" allegato al CCNL dei dirigenti aziendali, costituisce – a prescindere dalla sua natura retributiva o indennitaria – un credito da ammettere al passivo in prededuzione ex art. 111 l.fall., per i dirigenti di imprese sottoposte ad amministrazione straordinaria che siano cessati dal rapporto di lavoro solo successivamente al provvedimento di ammissione alla procedura, essendo la sua prosecuzione indubitabilmente funzionale alle esigenze di continuazione dell'attività di impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 November 2018, n. 29735.
Per ottenere i benefici previdenziali ex L.257/92 il lavoratore deve provare l’esposizione ultradecennale all’amianto.
Previdenza obbligatoria – Attività lavorativa ultradecennale in esposizione all’amianto – Benefici previdenziali ex L.257/92 – Sussistono.
La dimostrazione della durata ultradecennale di attività lavorativa in un ambiente lavorativo con una forte presenza ed esposizione all’amianto comprova la sussistenza dei presupposti di legge per il riconoscimento al lavoratore dei benefici previdenziali ex art.13, comma 8, L.257/92. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 15 November 2018.
Nessun obbligo di iscrizione per il mero procacciatore di clienti non vincolato alla compagnia assicurativa.
Previdenza obbligatoria – Attività di “produttore diretto” per compagnia assicurativa – Assenza di subordinazione – Obbligo di iscrizione alla Gestione Commercianti – Non sussiste.
L’attività svolta come “produttore diretto” ovvero occasionale di compagnia assicurativa, operante unicamente come segnalatore di nominativi di persone interessate a sottoscrivere contratti di assicurazione, senza alcun vincolo di subordinazione con l’impresa, non fa sorgere l’obbligo di iscrizione alla Gestione Commercianti INPS. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 12 November 2018.
Revirement della Suprema Corte sul concetto della 'prevalenza' del lavoro aziendale, quale requisito per l’iscrizione del socio di Srl alla Gestione Commercianti presso Inps.
Iscrizione del socio di Srl alla Gestione Commercianti presso l’Inps – Interpretazione del requisito della “prevalenza” del lavoro aziendale di cui all’art. 1 comma 203 lett. c) L. n. 662/1996.
1. I requisiti congiunti di abitualità e prevalenza dell’attività del socio di società a responsabilità limitata (l’onere della prova dei quali è a carico dell’INPS) sono da riferire all’attività lavorativa espletata dal soggetto considerato in seno all’impresa che costituisce l’oggetto della società, ovviamente al netto dell’attività eventualmente esercitata in quanto amministratore, per la quale semmai ricorre l’obbligo dell’iscrizione alla gestione di cui alla legge n. 335/1995.
2. Va assicurato alla gestione commercianti il socio di società a responsabilità limitata che si dedica abitualmente e prevalentemente al lavoro in azienda, indipendentemente dal fatto che il suo apporto sia prevalente rispetto agli altri fattori produttivi (naturali, materiali e personali) dell’impresa, come invece ritenuto da Cass. nn. 3835 e 17370 del 2016: una tale accezione del requisito della “prevalenza”, infatti, meglio si attaglia alla lettera della disposizione, volta a valorizzare l’elemento del lavoro personale, e meglio aderisce alla ratio dell’estensione dell’obbligo assicurativo introdotto dal legislatore per i soci di società a responsabilità limitata, dal momento che include nell’area di applicazione dell’assicurazione commercianti tutti i casi in cui l’attività del socio, ancorché abituale e prevalente rispetto al resto delle sue proprie attività, non possa essere ritenuta preponderante rispetto agli altri fattori produttivi dell’impresa (fattispecie relativa al lavoro aziendale svolto da un soggetto che rivestiva sia la qualifica di socio sia il ruolo di amministratore unico di società a responsabilità limitata di medie dimensioni). (Alessandra Di Lecce) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 31 October 2018, n. 27968.
Lo svolgimento di attività presso il datore di lavoro e secondo le sue direttive prova il rapporto di lavoro subordinato.
Costituiscono indicazioni idonee a suffragare l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato lo svolgimento di un’attività lavorativa presso la sede del datore di lavoro nonché la circostanza che le direttive afferenti lo svolgimento dell’attività vengano impartite direttamente dal datore di lavoro. [Nella fattispecie, i testimoni confermavano lo svolgimento di attività di segreteria presso l’ufficio della società resistente, dove la ricorrente aveva una postazione con scrivania e computer, e che la stessa riceveva le direttive che venivano impartite dal titolare della società.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 22 October 2018.
Il verbale dell’Ispettorato non basta per provare le violazioni del datore di lavoro.
Al fine di provare le violazioni non è sufficiente la semplice produzione del verbale ispettivo poiché le dichiarazioni raccolte dal pubblico ufficiale, per potere assumere la dignità di piena prova, devono essere confermate in sede di giudizio dai soggetti che le hanno rese, assumendo – in mancanza della predetta conferma – il valore di semplici elementi di valutazione liberamente apprezzabili dal giudice. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 22 October 2018.
Fallimento: l'intervento del Fondo di Garanzia per la corresponsione del t.f.r. non è subordinato alla escussione degli obbligati solidali.
Insolvenza del datore di lavoro dichiarato fallito - Intervento del fondo di garanzia presso l’INPS - Presupposti - Previa escussione degli eventuali obbligati solidali - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
L'intervento del Fondo di Garanzia istituito presso l'INPS per la corresponsione del t.f.r., nei casi di insolvenza del datore di lavoro fallito, non è subordinato alla previa escussione degli eventuali obbligati solidali che siano tenuti, anche solo "pro quota", per il medesimo debito, prevedendo la l. n. 297 del 1982 l'accesso diretto alla prestazione previdenziale, salvo una breve dilazione temporale (quindici giorni) dal deposito dello stato passivo ovvero dalla sentenza che decide l'opposizione ad esso, e nessun ulteriore requisito (beneficio d'ordine, beneficio di escussione) che suffraghi la natura sussidiaria della copertura dovuta dal Fondo. (Nella specie, è stato escluso che la domanda all'INPS di corresponsione del t.f.r. fosse condizionata dal previo esperimento da parte del lavoratore, insinuatosi al passivo del fallimento del datore di lavoro per l'intero credito, delle azioni esecutive nei confronti della società affittuaria d'azienda alla quale era stato trasferito durante il rapporto e che lo aveva retrocesso alla curatela, rimanendo coobbligata "pro quota" ai sensi dell'art. 2112 c.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 17 October 2018, n. 26021.
Fallimento del datore di lavoro e ammissione al passivo del credito per contributi previdenziali a carico del lavoratore.
Fallimento – Accertamento del passivo – Omesso pagamento dei contributi previdenziali anche per la quota a carico del lavoratore.
Poiché nell’ordinamento previdenziale ha carattere generale il principio secondo il quale il datore di lavoro è tenuto al pagamento dei contributi previdenziali anche per la quota a carico del lavoratore (regola che va applicata anche in caso di differenze retributive accertate a seguito di giudizio), il relativo credito deve essere ammesso al passivo del fallimento del datore di lavoro, salva la facoltà di quest’ultimo di dimostrare che il ritardo nel pagamento delle contribuzioni non è a lui imputabile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 15 October 2018.
È annullabile la sanzione disciplinare comminata senza convocare il lavoratore che ne abbia fatto espressa richiesta.
Lavoro – Subordinato – Sanzione disciplinare – Richiesta di audizione comunicata dal lavoratore – Applicazione della sanzione in mancanza di audizione – Annullabilità – Sussiste.
Il datore di lavoro, il quale intenda adottare una sanzione disciplinare, non può omettere l’audizione del lavoratore incolpato ove quest’ultimo ne abbia fatto richiesta espressa contestualmente alla comunicazione di giustificazioni scritte.
[Nella fattispecie, il datore di lavoro convocava per l’audizione l’organizzazione sindacale del lavoratore, senza inoltrare alcuna comunicazione di convocazione al lavoratore stesso.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 08 October 2018.
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