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Timestamp: 2020-05-30 14:42:25+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 71', 'art. 105', 'sentenza ', 'art. 2087', 'sentenza ', 'art. 122']

Lavoro in quota: come si calcola l'altezza a cui opera il lavoratore?. :: CANTIERE PRO :: Sicurezza in cantiere
Lavoro in quota: come si calcola l’altezza a cui opera il lavoratore?.
20 Luglio 2017 :: di Redazione Tecnica
Il ricorso di due Legali Rappresentanti rispetto alla condanna seguito di infortunio di un proprio lavoratore per una caduta in quota, consente di chiarire un luogo comune che può essere molto pericoloso in fase di valutazione dei rischi e relative misure di mitigazione. Come si procede al calcolo dell’altezza del lavoro rispetto al piano di calpestio? I piedi del lavoratore sono da considerarsi punto fermo per stabilire se l’operatività possa rientrare (o meno) come lavoro in quota? Analizziamo la Sentenza n. 32638/2017 Cassazione Penale Sez. IV.
Durante lavorazioni occorrenti per la predisposizione di due fori su facciata a corredo di impianto di climatizzazione interno all’unità immobiliare, un operaio riportava un trauma cranico a seguito della caduta dalla scala telescopica su cui stava lavorando.
In applicazione dell’art. 71 comma 1 del D.Lgs. 81/2008 venivano condannati i due Legali Rappresentanti della Ditta dell’operaio infortunato, in concorso per “colpa consistita in imprudenza, negligenza, imperizia, nonché inosservanza delle norme poste a tutela degli infortuni sul lavoro” (cit.) per non aver messo a disposizione al lavoratore idonea attrezzatura di lavoro.
Tra le motivazioni del ricorso proposto in Cassazione dai condannati, si pone di particolare interesse il secondo di questi, dove gli stessi asseriscono che il lavoratore stava operando con i propri piedi al di sotto dei 2,00 mt. di altezza e che quindi le operazioni svolte dallo stesso prima dell’infortunio non si dovrebbero inquadrare come lavori in quota, proponendo un’interpretazione diversa rispetto al D.Lgs. 81/2008 art. 105 e ss.
La Cassazione nel rigettare le motivazioni presentate dai Datori di Lavoro condannati, evidenzia come la valutazione della Corte d’Appello (in linea con la sentenza di Primo Grado) sia da ritenersi corretta nella considerazione che:
i presidi di sicurezza in dotazione al lavoratore erano inadatti al tipo di lavorazione da eseguirsi non su un piano stabile (ma tramite scala); La stessa era (è) da ritenersi come lavoro in quota presentando quindi profili di rischio specifici; La valutazione in merito all’altezza dal piano di calpestio ed al superamento dei mt. 2,00 da quest’ultimo non implica la “rinuncia” ad adeguate valutazioni di rischio specifico per la lavorazione e applicazione e dotazione di idonee misure o apprestamenti a salvaguardia del lavoratore, “essendo sufficiente che l’evento dannoso si sia verificato a causa della violazione dell’art. 2087 cod. civ., che fa carico all’imprenditore di adottare, nell’esercizio dell’impresa, tutte le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori (cit.).
Relativamente al punto 3, oggetto di questo approfondimento, la Cassazione sottolinea come la sentenza della Corte d’Appello abbia correttamente richiamato la precedente giurisprudenza in materia; il superamento dei mt. 2,00 dal piano di calpestio e relative misure di prevenzione indicate anche nell’art. 122 del D.Lgs. 81/2008, “va calcolata in riferimento all’altezza alla quale il lavoro viene eseguito rispetto al terreno sottostante e non al piano di calpestio del lavoratore” (cfr. sez. 4 n. 43987 del 28/02/2013, Rv. 257693).
Articolo 122 – Ponteggi ed opere provvisionali
1. Nei lavori in quota, devono essere adottate, seguendo lo sviluppo dei lavori stessi, adeguate impalcature o ponteggi o idonee opere provvisionali o comunque precauzioni atte ad eliminare i pericoli di caduta di persone e di cose conformemente ai punti 2, 3.1, 3.2 e 3.3 dell’ALLEGATO XVIII.
Non sono quindi i piedi del lavoratore che pongono il riferimento su cui calcolare l’altezza della lavorazione dal piano di calpestio, ma il punto in cui la lavorazione stessa viene eseguita.
Nel caso in analisi quindi la Cassazione ribadisce in linea con la precedente giurisprudenza, che è il differenziale tra il punto di intervento e il piano di calpestio a generare l’eventuale superamento dei mt. 2,00 facendo rientrare l’opera come lavori in quota e non la misurazione tra piano di calpestio e quota di posizionamento dei piedi del lavoratore, come intendevano sostenere i ricorrenti in questa particolare situazione.
Argomenti trattati: CASSAZIONE, DATORE DI LAVORO, INFORTUNIO, LAVORI IN QUOTA, LAVORO, LAVORO IN QUOTA, SENTENZA
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