Source: https://www.diritto.it/il-giudice-tributario-deve-valutare-le-dichiarazioni-di-terzi/
Timestamp: 2018-04-22 19:52:37+00:00
Document Index: 44107596

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 7', 'art. 2697', 'art. 111']

Qui la sentenza: Corte di Cassazione - sez. V civile - sentenza num. 18065 del 14-9-2016
Come noto, l’art. 32 del D.P.R. n. 600/1973, rubricato “Poteri degli uffici”, consente all’Agenzia delle Entrate di potersi avvalere di una serie di procedure, inviti e richieste nei confronti del contribuente, tra cui anche la possibilità di procedere ad indagini finanziarie e di presumere, laddove il contribuente non fornisca la prova contraria, che i versamenti effettuati costituiscono ricavi in nero.
Per quanto attiene al fatto che l’art. 32 del D.P.R. n. 600/1973 faccia riferimento alle “scritture contabili”, i giudici di legittimità hanno precisato che ciò non significa che l’utilizzo dei dati di conto corrente è limitato ai soli imprenditori o ai lavoratori autonomi, escludendo le persone fisiche che non tengono scritture contabili: al contrario, ciò significa solo che i “prelevamenti” non possono essere utilizzati come presunzione di reddito per le persone fisiche, essendo la spesa non indicativa, per tali ultimi soggetti, di un reddito corrispondente diversamente che per gli imprenditori; a differenza che dei “versamenti” che invece sono indicativi di reddito per entrambi.
Viceversa, la Suprema Corte ha accolto la censura relativa alla violazione e falsa applicazione dell’art. 7 del D.Lgs. n. 546/92 e dell’art. 2697, enunciando il seguente principio: <<Il potere di introdurre dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale, con il valore proprio degli elementi indiziari, i quali, mentre possono concorrere a formare il convincimento del giudice, non sono idonei a costituire, da soli, il fondamento della decisione, va riconosciuto non soltanto all’Amministrazione finanziaria, ma anche al contribuente, con il medesimo valore probatorio, dandosi così concreta attuazione ai principi del giusto processo come riformulati nel nuovo testo dell’art. 111 Cost. per garantire il principio della parità delle armi processuali nonché l’effettività del diritto di difesa (Cass. n. 5018 del 2015; Cass. 14 maggio 2010, n. 11785; conformi Cass. 20028/11 e 8987/13).