Source: http://www.legalmenteinformati.it/violazione-degli-obblighi-di-assistenza-familiare/
Timestamp: 2019-04-25 16:24:04+00:00
Document Index: 44285333

Matched Legal Cases: ['art. 570', 'art. 570', 'art. 570', 'art. 570', 'art. 570', 'art. 570', 'art. 570', 'art. 570', 'art. 81', 'art. 570', 'art. 570', 'art. 570', 'art. 570', 'art. 570']

6 Novembre 2014 2Comments
L a violazione degli obblighi di assistenza familiare è una fattispecie di reato prevista dall’art. 570 c.p. che tipizza e punisce:
chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori o alla qualità di coniuge (violazione degli obblighi di assistenza familiare di cui all’art. 570 c.p. 1^ comma);
chiunque malversa o dilapida i beni del figlio minore o del coniuge (violazione degli obblighi di assistenza familiare di cui all’art. 570 c.p. 2^ comma n.1);
chiunque fa mancare i messi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge (violazione degli obblighi di assistenza familiare di cui all’art. 570 c.p. 2^ comma n.2).
L’art. 570 c.p. prevede una pluralità o un unico reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare
Dunque, il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare viene tipizzato dall’art. 570 c.p. attraverso la descrizione di tre distinte condotte.
E’ possibile affermare che le tre condotte di violazione degli obblighi di assistenza familiare descritte dall’art. 570 c.p. costituiscano tre autonome fattispecie di reato?
La prevalente dottrina ha questo interrogativo ha risposto positivamente, ritenendosi che il 1^ e il 2^ comma dell’art. 570 c.p. configurino tre distinte ipotesi di reato, le quali possono pertanto concorrere tra loro, con la conseguenza che l’agente risponderà di più reati con applicazione dell’art. 81 c.p..
Di diverso avviso è la maggioritaria giurisprudenza di legittimità e di merito, secondo la quale le condotte di violazione degli obblighi di assistenza familiare descritte dall’art. 570 c.p., pur nella varietà dei fatti incriminati, danno vita ad un unico titolo di reato, avente come contenuto fondamentale tipico la violazione degli obblighi di assistenza familiare cosciente e volontaria, con la conseguenza che l’agente, rispondendo di un solo reato, sarà punibile con la sanzione stabilita per la forma più grave.
Chi può commettere il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare
Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare è una reato proprio, vale a dire che può essere commesso solo da chi possiede determinati requisiti. Sicchè, poichè il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare ha per oggetto i rapporti intercorrenti tra i singoli componenti della famiglia, ne consegue che soggetto attivo del reato può essere soltanto quella persona su cui incombono i vari obblighi di assistenza familiare scaturenti dal vincolo matrimoniale o dal rapporto di parentela.
Condotta di violazione degli obblighi di assistenza familiare di cui al 1^ comma dell’art. 570 c.p.
Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare nella forma descritta al 1^ comma dell’art. 570 c.p. viene, convenzionalmente, definito quale violazione dell’obbligo di assistenza morale. La ragione è comprensibile considerando che si tratta di condotte che, per essere penalmente rilevanti, devono essere tese e risolversi nella sottrazione agli obblighi di assistenza inerenti la potestà dei genitori ovvero la qualità di coniuge.
Abbandono del domicilio domestico.
Si tratta dell’allontanamento dalla casa familiare con il proposito di non farvi ritorno per un lasso di tempo rilevante, e che non possa ritenersi in alcun modo giustificato.
Ma il mero allontanamento dal domicilio domestico non integra il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare se non si è tradotto inottemperanza ai doveri derivanti dall’esercizio della potestà genitoriale verso i figli ovvero ai doveri di assistenza e solidarietà verso il coniuge.
Se, dunque, il marito si allontana dalla casa familiare per ragioni attinenti alla sopravvenuta intollerabilità della convivenza con il coniuge, ma adempie ai propri diversi di assistenza morale e materiale verso la moglie ed i figli, è evidente che, in tal modo, non si rende responsabile del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare.
Di converso, in assenza di fatti che giustificano l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, la condotta del marito il quale si allontana immotivatamente e improvvisamente dalla casa familiare per intrattenere, senza intralci di sorta, una diversa relazione coniugale, integra gli estremi del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare.
Condotta contraria all’ordine o alla morale familiare.
Si tratta di quelle condotte che sono tali da alterare e turbare la pace, la tranquillità e recare pregiudizio alla dignità della famiglia.
Anche in questo caso, affinchè possa ritenersi integrato il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, è necessario che la condotta contraria all’ordine o alla morale della famiglia si traduca nell’inottemperanza ai doversi di assistenza morale.
Può, quindi, ritenersi contraria all’ordine e alla morale familiare, la condotta di totale disinteresse e costante indifferenza verso i figli, la quale, nel contempo, assume rilievo ai fini dell’integrazione della fattispecie di violazione degli obblighi di assistenza familiare, in quanto abbia avuto ripercussioni negative sulla prole.
Al contrario non assume rilievo penalistico la semplice violazione del dovere di fedeltà coniugale, ovvero l’uso di accorgimenti atti ad evitare il concepimento di figli.
Rifiuto, persistente e prolungato, del coniuge di intrattenere con l’altro coniuge normali rapporti affettivi e sessuali e violazione degli obblighi di assistenza familiare.
E’ innegabile, da un lato, che si tratta di condotta tale da recare grave pregiudizio alla dignità e personalità del partner che può trovarsi a vivere una condizione di frustrazione e grave disagio spesso causa di danni sul piano dell’equilibrio psico-fisico. La giurisprudenza in alcune occasioni ha ravvisato, in questa condotta, il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. D’altro lato, seppure, si configura una violazione del dovere di assistenza morale e materiale tra coniugi, giova, comunque, precisare che tale condotta può assumere rilevanza penale se ed in quanto non sia sostenuta da ragioni che giustificano il rifiuto ad intrattenere rapporti sessuali, quale la sopravvenuta intollerabilità della convivenza.
Condotta di violazione degli obblighi di assistenza familiare di cui al 2^ comma dell’art. 570 c.p.
Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare nella forma descritta al 2^ comma dell’art. 570 c.p. viene, convenzionalmente, definito quale violazione dell’obbligo di assistenza materiale ed economica. Anche in questo caso, la ragione è evidente: si tratta di condotte che, per essere penalmente rilevanti, devono risolversi in un pregiudizio al patrimonio del coniuge o dei figli, ovvero alla loro capacità di sostentamento e di far fronte ai bisogni essenziali esistenziali.
Malversazione o dilapidazione dei beni del figlio minore o del coniuge.
La malversazione si sostanzia nell’appropriazione ovvero nella distrazione dei beni propri del figlio o del coniuge al fine di trarne profitto. La dilapidazione si traduce nella dissipazione del patrimonio dei suddetti soggetti. In entrambi i casi, la condotta si traduce in un evidente violazione degli obblighi di assistenza familiare, resa evidente dal disvalore intrinseco della condotta.
Omessa prestazione dei mezzi di sussistenza.
In questo caso, l’area dei soggetti attivi del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, tende in certo senso, ad allargarsi.
Possono rendersi responsabili del reato di violazione degli obblighi familiari, sotto forma di omessa prestazione dei mezzi di sussistenza, sia il coniuge-genitore verso l’altro coniuge ovvero i figli minori, sia i figli maggiorenni verso i genitori, nonchè i nipoti maggiorenni verso i nonni.
Nozione di mezzi di sussistenza ai fini del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare
E’ pacifico nella giurisprudenza che i mezzi di sussistenza rilevanti ai fini del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare debbano ravvisarsi non solo nei mezzi di sopravvivenza vitale (quale il vitto e l’alloggio), ma anche in quegli strumenti che consentano un sia pure contenuto soddisfacimento di altre complementari esigenze di vita quotidiana (quali ad esempio, l’abbigliamento, i libri di istruzione per i figli minori, mezzi di trasporto, mezzi di comunicazione).
Non è però sufficiente ad integrare il reato di violazione degli obblighi familiari la condotta di chi fa mancare i predetti mezzi di sussistenza, essendo necessario, a tal fine che ricorrano altri elementi costitutivi della fattispecie.
Stato di bisogno degli aventi diritto ai mezzi di sussistenza e violazione degli obblighi familiari
Affinchè sia integrato il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare è infatti necessario che la condotta omissiva di mancata corresponsione dei mezzi di sussistenza abbia messo i familiari in uno stato stato di bisogno, cioè in condizione tale da non avere a disposizione quelle risorse che gli consentano di provvedere ai bisogni vitali e a quelli ad essi complementari.
Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, quindi, viene meno se i parenti delle vittime provvedono con mezzi propri ai loro bisogni?
La giurisprudenza ha negato che gli aiuti dei parenti della persona offesa possano escludere il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. In tal senso, Cass. Pen. 28 ottobre 2009 ha statuito che “Lo stato di bisogno va apprezzato nei rapporti tra la persona che deve essere assistita e il soggetto obbligato, onde il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare non è escluso dal fatto che altri, coobligato o obbligato in via subordinata o addirittura non obbligato affatto, si sostituisca all’inerzia del soggetto obbligato nella somministrazione dei mezzi di sussistenza“.
A nulla vale quindi, nella difesa penale dell’imputato per reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, assumere che a provvedere al sostentamento dei figli minori fosse la madre ovvero i nonni con esso convivente.
Difatti lo minore età dell’avente diritto ai mezzi di sussistenza rappresenta in re ipsa una condizione soggettiva dello stato di bisogno cui non ha posto rimedio con la propria condotta omissiva il genitore inadempiente.
Il genitore ha l’obbligo di provvedere ai bisogni dei figli minori o che non sono ancora inseriti nel mondo lavorativo e l’inottemperanza al suddetto obbligo integra la fattispecie di reato della violazione degli obblighi di assistenza familiare.
“In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, l’obbligo di fornire i mezzi di sussistenza al figlio minore ricorre anche quando le esigenze di vita di questi ultimi vengano soddisfatte dall’altro genitore con i proventi del proprio lavoro o con l’intervento di altri congiunti, atteso che tale sostituzione non elimina lo stato di bisogno in cui versano i soggetti passivi, del quale, viceversa, costituisce la prova” (Cass. Pen. 18.11.2004)
Incapacità economica dell’obbligato e violazione degli obblighi di assistenza familiare
Altro aspetto rilevante per la fattispecie della violazione degli obblighi di assistenza familiare è quello inerente l’eventuale incapacità economica dell’obbligato a corrispondere agli aventi diritto i mezzi di sussistenza.
La giurisprudenza, sul punto, ritiene che l’incapacità economica dell’obbligato per assumere rilievo ai fini dell’esclusione del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare deve:
risolversi, non in una temporanea difficoltà economica, ma in una condizione di difficoltà economica perdurante nel tempo che si è tradotta in una vera e propria condizione di indisponibilità in capo all’obbligato di introiti sufficienti a soddisfare le esigenze di vita degli aventi diritto;
essere dovuta a circostanze non imputabili all’obbligato. In altri termini l’incapacità economica in tanto può escludere il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare in quanto sia seria e non dovuta a colpa dell’imputato.
Quindi, ricorrendo le predette condizioni, l’incapacità economica dell’obbligato viene a porsi quale scriminante del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. Interessante, al riguardo, la seguente massima di Cass. Pen. 29.08.2009 n.33492, secondo la quale “L’obbligato può effettivamente venirsi a trovare in difficoltà economiche ma non può di sua iniziativa sottrarsi al puntuale adempimento dell’obbligo su di lui gravante, e versare somme di importo inferiore a quello stabilito nel provvedimento di separazione, senza sollecitare un provvedimento del giudice civile per la riduzIone dell’assegno dovuto. Tuttavia, tale argomento, valido in sede civile, non è idoneo ad escludere, secondo il principio ad impossibilia nemo tenutur, l’operatività a favore dell’imputato della causa di giustificazione rappresentata dall’oggettività incapacità economica, a lui non addebitabile, di provvedere all’adempimento integrale dei suoi obblighi“.
Decadenza dalla potestà genitoriale e reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare
Un ultimo aspetto che merita menzione riguarda la possibilità di escludere il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare quando l’obbligato sia stato dichiarato decaduto dalla potesta genitoriale.
La risposta a questo interrogativo è invero abbastanza semplice se si considera che il provvedimento di decadenza dalla potestà genitoriale fa venir meno i poteri del genitore decaduto verso i figli, ma non anche i doveri che non siano incompatibili con le ragioni che hanno determinato il provvedimento.
Poichè, pertanto, permangono in capo al genitore decaduto oltre i doveri di natura economica anche quelli di natura morale, ne consegue che il provvedimento di decadenza dalla potestà genitoriale non fa venir meno la permanenza del reato e quindi la responsabilità per la violazione degli obblighi di assistenza familiare dell’imputato. (Cass. Pen.21.03.2000 n.4887)
Il dolo nel reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare
Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare è a dolo generico. Non è, quindi, necessaria l’intenzione di far mancare i mezzi di sussistenza alla persona bisognosa. Cionondimeno, è necessario che l’imputato, al momento del fatto, avesse consapevolezza di rendersi inadempiente agli obblighi su lui incombenti, e quindi di far mancare i mezzi di sussistenza ai propri familiari.
Non vale, inoltre, ad escludere la responsabilità per reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, sotto il profilo soggettivo, il fatto che la persona obbligata al mantenimento abbia costituito un nuovo nucleo familiare, ed assunto, di conseguenza, l’obbligo di mantenimento anche di quest’ultimo, in quanto tale obbligo si aggiunge e non si sostituisce al primo (Cass. Pen. 1.10.2003 n.38461).