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Timestamp: 2018-01-21 08:18:14+00:00
Document Index: 59178186

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 624', 'art. 2']

Un uomo pretende di visionare il cellulare della fidanzata: furto con strappo se l’azione violenta è rivolta al telefono. – Noi Radiomobile™
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Un uomo pretende di visionare il cellulare della fidanzata: furto con strappo se l’azione violenta è rivolta al telefono.
(Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 10 giugno 2016, n. 24297)
Inoltre, la giurisprudenza di questa Suprema Corte ritiene che non possano giustificare l’annullamento minime incongruenze argomentative o l’omessa esposizione di elementi di valutazione che, ad avviso della parte, avrebbero potuto dar luogo ad una diversa decisione, sempreché tali elementi non siano muniti di un chiaro e inequivocabile carattere di decisività e non risultino, di per sé, obiettivamente e intrinsecamente idonei a determinare una diversa decisione.
In argomento, si è spiegato che non costituisce vizio della motivazione qualsiasi omissione concernente l’analisi di determinati elementi probatori, in quanto la rilevanza dei singoli dati non può essere accertata estrapolandoli dal contesto in cui essi sono inseriti, ma devono essere posti a confronto con il complesso probatorio, dal momento che soltanto una valutazione globale e una visione di insieme permettono di verificare se essi rivestano realmente consistenza decisiva oppure se risultino inidonei a scuotere la compattezza logica dell’impianto argomentativo, dovendo intendersi, in quest’ultimo caso, implicitamente confutati. (Sez. 5 n. 3751 del 15/2/2000, Rv. 215722; Sez. 5 n. 3980 del 23/9/2003, Rv.226230; Sez. 5 n. 7572 del 22/4/1999, Rv. 213643).
Le posizioni della giurisprudenza di legittimità rivelano, dunque, che non è considerata automatica causa di annullamento la motivazione incompleta né quella implicita quando l’apparato logico relativo agli elementi probatori ritenuti rilevanti costituisca diretta ed inequivoca confutazione degli elementi non menzionati, a meno che questi presentino determinante efficienza e concludenza probatoria, tanto da giustificare, di per sé, una differente ricostruzione del fatto e da ribaltare gli esiti della valutazione delle prove. In applicazione di tali principi, può osservarsi che la sentenza di secondo grado recepisce in modo critico e valutativo la sentenza di primo grado, correttamente limitandosi a ripercorrere e ad approfondire alcuni aspetti del complesso probatorio oggetto di valutazione critica da parte della difesa, omettendo, in modo del tutto legittimo in applicazione dei principi sopra enunciati, di esaminare quelle doglianze degli atti di appello che avevano già trovato risposta esaustiva nella sentenza del primo giudice.
1.1 La questione relativa alla mancata qualificazione giuridica del fatto come violazione dell’art. 624 bis cod. pen. è stata esaminata e correttamente ritenuta infondata, facendosi riferimento ai criteri seguiti da questa Corte di legittimità e condivisi dal Collegio in base ai quali distinguere il delitto di rapina di rapina impropria in quello di furto con strappo.
In tal senso si è affermato che integra il reato di furto con strappo la condotta di violenza immediatamente rivolta verso la cosa e solo in via del tutto indiretta verso la persona che la detiene, mentre ricorre il delitto di rapina, quando la res sia particolarmente aderente al corpo del possessore e la violenza si estenda necessariamente alla persona, dovendo il soggetto attivo vincerne la resistenza e non solo superare la forza di coesione inerente alla normale relazione fisica fra il possessore e la cosa sottratta (sez. 2 n. 41464 del 11/11/2010, Rv. 248751).
Ed ancora recentemente le sezioni unite di questa Corte (sez. U. n. 10 del 19/4/2012, Reina), nel ritenere ammissibile il tentativo di rapina impropria, hanno effettuato una completa ricognizione delle due fattispecie, rapina e furto, delineando il quid pluris che caratterizza la prima rispetto al secondo: la rapina costituisce un tipico esempio di reato plurioffensivo volto alla tutela dei beni giuridici dell’inviolabilità del patrimonio e della sicurezza e libertà della persona; costituisce altresì un reato complesso, in quanto la condotta costitutiva dello stesso coincide con l’azione di sottrazione – impossessamento tipica del delitto di furto e reca in più l’elemento della violenza alla persona o della minaccia.
E nel caso di specie la Corte territoriale, con argomentazioni logiche e prive di contraddizioni, ha ravvisato la sussistenza di entrambi i richiamati elementi integranti il delitto di rapina, rilevando che il comportamento violento posto in essere dal ricorrente nei confronti della persona offesa ha consentito al primo di appropriarsi del telefono in questione.
2.1 Orbene, a parere del Collegio, proprio tale riconosciuta finalità integra pienamente il requisito dell’ingiustizia del profitto che l’agente voleva ricavare dall’impossessamento del telefono cellulare della sua fidanzata. L’instaurazione di una relazione sentimentale fra due persone appartiene alla sfera della libertà e rientra nel diritto inviolabile all’autodeterminazione fondato sull’art. 2 della Costituzione, dal momento che non può darsi una piena ed effettiva garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo (e della donna) senza che sia rispettata la sua libertà di autodeterminazione.
La libertà di autodeterminazione nella sfera sessuale comporta la libertà di intraprendere relazioni sentimentali e di porvi termine. Nel caso di specie la pretesa dell’agente di “perquisire” il telefono della ex fidanzata alla ricerca di messaggi – dal suo punto di vista – compromettenti, rappresenta il profitto conseguito e assume i caratteri dell’ingiustizia manifesta proprio perché, violando il diritto alla riservatezza, tende a comprimere la libertà di autodeterminazione della donna e si pone in prosecuzione ideale con il reato di lesioni, avente ad oggetto le lesioni arrecate dall’imputato alla sua fidanzata nel mentre era in preda di una crisi di gelosia.
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