Source: https://www.previaticountry.com/cassazione-anche-un-porto-di-coltello-puo-essere-perdonato/
Timestamp: 2020-04-08 01:17:49+00:00
Document Index: 58204331

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 131', 'art. 131', 'art. 133', 'sentenza ', 'art. 131', 'art. 1']

Cassazione: anche un porto di coltello può essere perdonato - Previati Country Life
E’ appena uscita una interessante sentenza della Cassazione in materia di porto di coltello (Cass., sez. I Penale, sentenza n. 51393 del 13 novembre 2018).
Il giudice escludeva il giustificato motivo, rimarcando la scarsa credibilità delle giustificazioni addotte dal *** in udienza e, comunque, la natura contravvenzionale del reato. Riteneva non ricorrere il caso di particolare tenuità, data la natura pericolosamente offensiva del coltello, mentre riconosceva l’attenuante del fatto di lieve entità, e – valutate tutte le circostanze del caso – le attenuanti generiche.
Nella prospettazione difensiva, il giudice avrebbe male interpretato la giustificazione resa dal *** in merito alla detenzione del coltello – cioè la sua necessità per rimuovere dalle gomme dei veicoli dal medesimo commerciati i sassolini e la ghiaia che si incastrano nei solchi del copertone – affermando nell’impugnata sentenza che “è ben poco credibile che per un lavoro di officina si usi un coltello di quelle dimensioni”, in tal modo equivocando il senso della dichiarazione del ***, senza peraltro fornire alcuna ragione a sostegno della ritenuta poca credibilità.
Il ricorrente si duole della mancata applicazione del disposto dell’art. 131 bis cod. pen., mentre nella fattispecie ricorrevano tutti i presupposti di legge, sia oggettivi (contenute dimensioni del coltello, peraltro detenuto nella tasca dei pantaloni) che soggettivi, essendo il *** incensurato.
Infatti, la motivazione sul punto valorizza soltanto la “natura pericolosamente offensiva dello strumento”, mentre è insegnamento giurisprudenziale che ai fini della configurabilità della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131 bis cod. pen., il giudizio sulla tenuità richiede una valutazione complessa e congiunta di tutte le peculiarità della fattispecie concreta, che tenga conto, ai sensi dell’art. 133, primo comma, cod. pen., delle modalità della condotta, del grado di colpevolezza da esse desumibile e dell’entità del danno o del pericolo (Sez. U, sentenza n. 13681 del 25/02/2016 Rv. 266590). Tale affermazione si pone – inoltre – in evidente contrasto con il riconoscimento sia delle circostanze attenuanti generiche sia dell’attenuante del fatto di lieve entità. E neppure è stato considerato a tal fine il dato dell’incensuratezza del ***.
L’art. 131-bis del C.P., inserito dall’art. 1, comma 2, D.Lgs. 16 marzo 2015, n. 28 ha introdotto nel nostro ordinamento la esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto stabilendo:
La Cassazione ha fatto buon uso di questa norma ed ha “salvato il salvabile” di una posizione in cui essa non poteva più valutare il merito, ma solo questioni di diritto.
E nel merito il giudice monocratico (parola inutile per dire che giudicava il Tribunale, ma composto da una persona sola; scemenza italiana in cui ci si è inventato che il tribunale – organo, come dice il nome, composto da tre persone – può essere composto da una sola persona; una specie di mistero della trinità giudiziario!) non ha fatto buon uso della logica giuridica. Egli ha scritto che l’imputato non era credibile quando diceva di aver portato il coltello per fare dei lavori sulle gomme della sua macchina; quindi ha giudicato secondo un suo pensiero non si sa bene basato su che cosa: il giudice ha mai lavorato in una officina meccanica, ha mai fatto il gommista? Chi se ne frega di che cosa egli crede! Un giudice deve giudicare sui fatti provati, non sulle opinioni sue o di altri. E nel dubbio sui fatti ha il dovere di assolvere, non di condannare in base alla sua opinione su ciò che è probabile o improbabile! Le condanne non si affibbiano con valutazioni a braccio, ma con le certezze.
Nel caso in esame l’imputato aveva fornito un “giustificato motivo” che non era al di fuori di ogni logica, e direi che il giudice avrebbe dovuto valutare se un soggetto che si inventa una scusa va a cercare una cosa così particolare invece di dire una cosa più banale e più comprensibile per le menti semplici.