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Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 32', 'art. 143', 'art. 39', 'art. 32', 'art. 10']

Piano casa: “l’attacco alla legalità continua” Ora ci provano con le coste
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Pubblicato in cronaca da prc_formia il 24 Settembre 2011
Il centrodestra, con la sua ostinata subordinazione agli interessi speculativi dei suoi grandi e piccoli elettori, continua a disporre atti legislativi contrari alla normativa dello stato italiano. E’ cosi, che nel nome di non si sa quale sviluppo edilizio, il centrodestra, con l’approvazione del articolo 42 dello scellerato piano casa (della legge regionale n°10 del 13/8/2010), per avere le mani libere e mettere “le mani sulla città”, ha voluto abrogare la legge regionale n°30 del 2/7/1974 sulla tutela delle coste e delle rive dei laghi. Un abominio legislativo, normativo ed ambientale, creato da chi non ha assolutamente idea di quale possa essere il bene della comunità che è chiamato ad amministrare.
La norma contro cui la Federazione della Sinistra, Sinistra Ecologia e Libertà, Verdi, Italia dei Valori, Lista Bonino e Partito Socialista Italiano, hanno richiesto l’impugnazione di legittimità davanti alla corte costituzionale, è incostituzionale per i seguenti motivi:
il primo riguarda il contrasto tra l’art. 2 del piano casa “ambito d’applicazione” e la legge nazionale 394/91 sulle aree naturali protette che genera il conflitto di competenza in materia di tutela dell’ambiente e del paesaggio assegnato, diversamente dalla gestione, allo stato. Infatti, l’articolo 117 della Costituzione afferma: “Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:” … comma “s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.” Questo coerentemente con quanto esplicitamente affermato dall’articolo 9 della Costituzione che afferma “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” E più in generale, vista la relazione tra urbanizzazione e inquinamento, dall’art. 32 che afferma “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.” Non a caso, in piena coerenza con i suesposti principi, è vigente il DLgs 42 del 22/1/2004 che all’articolo 142 nel novero delle “Aree tutelate per legge” riporta proprio i territori costieri per una fascia di 300 metri, i territori contermini ai laghi, fiumi, torrenti, parchi e riserve nazionali; di cui l’abominevole piano casa intende fare strame per donarlo alla speculazione. Sempre il DLgs 42/2004 dispone (art. 143) le procedure per la redazione del Piano Paesaggistico Regionale che deve avvenire in modo congiunto tra Ministero Beni Culturali, Min. Ambiente e Regione, proprio per i succitati motivi e che maldestramente con un nuovo raffazzonato dettato normativo la regione intende modificare brutalmente senza seguire le procedure previsto allo scopo dall’articolo 135 del DLgs 42/2004.
Il secondo motivo, concerne l’articolo 25 del piano, che riguarda disposizioni per favorire il recupero dei nuclei edilizi abusivi. Qui, la fantasia del centrodestra regionale ha disegnato una procedura di semplificazione delle domande di sanatoria incompatibile con la legislazione nazionale. Infatti, è allo stato che spetta fissare l’ampiezza dei limiti del condono. Cosi facendo la legge si pone in aperto contrasto con tutte le leggi nazionali sul condono: artt. 32 e 35 legge 47/85, art. 39 L. 724/94 e art. 32 L. 326/2003. Questa ultima norma, stabilisce due principi: 1) gli abusi commessi in zone vincolate sono soggetti al parere favorevole delle amministrazione preposte alla tutela del vincolo; 2) le nuove costruzioni residenziali realizzate in zona vincolata non sono sanabili, è consentita solo la sanatoria per abusi minori (tipi 4-5-6 ex legge 47/85). Come illustra la breve disamina del ricorso presentato da parte delle opposizioni del consiglio regionale, tra le quali spicca, incomprensibile, l’assenza del partito democratico, l’atto di forza del centro destra è segno della disperazione nella quale versano i costruttori (grandi e piccoli), stremati dalla crisi. Solo in questi termini, ossia con l’inutilità della sua applicazione al territorio edificabile, si può spiegare quanto sia disperata la mossa del “piano casa”, che ha determinato la scelta di sacrificare le superfici economicamente appetibili, perché esclusive, perché vincolate, pur di garantirsi una probabilità minima di successo senza tema di mettersi contro lo Stato e la sua Costituzione. A quanti ignorino l’importanza della LR 30/74 e di tutta la disciplina della tutela delle coste, portiamo un confronto tra un esempio negativo ed uno positivo: il primo si riferisce alla mancata applicazione della legge sulla costa formiana che ne ha irrimediabilmente compromesso ambiente e paesaggio, in particolare quella di levante dove sono state costruite case di dubbia utilità e gusto fino a pochi metri dal mare, il secondo riguarda la costa di Sabaudia che ha consentito – in larga parte – la salvaguardia di quel territorio.
Il caso di Gianola grida come lo spazio sottratto al mare ha distrutto la duna mediterranea anche li presente ed impedito lo sviluppo di spazi di servizio vitali per un turismo di qualità, con un rilevante danno ambientale prima ed economico poi. Le problematiche di carattere normativo – come peraltro sostenuto dall’INU (istituto nazionale di urbanistica) – aggravano ancora di più quelle di carattere urbanistico pensiamo in particolar modo alle disposizioni che affidano la riqualificazione ambientale e delle periferie a progetti edilizi autocertificati da un tecnico privato, in deroga ai piani approvati. Oppure quelle che ammettono cambi di destinazione d’uso delle aree produttive, demolizioni e ricostruzioni nelle zone storiche, interventi di sostituzione edilizia ed ampliamento nei parchi e nelle aree di pregio. Misure che, secondo l’INU, non corrisponderebbero a una vera e propria riqualificazione, che avrebbe invece bisogno di piani urbanistici comunali in grado di esprimere gli indirizzi pubblici sui diversi contesti territoriali, e programmi di intervento per il recupero delle rendite generate dalle trasformazioni a vantaggio della città esistente. In parole povere, una autentica cessione di sovranità dei consigli comunali agli imprenditori distintisi per incapacità economica, come la crisi attuale ci dimostra.
Di fronte al programmato scempio del territorio, il mutuo sociale che la destra agita come conquista appare un contentino in pasto al popolino, affinché non disturbi il “baccanale luculliano” che i servi degli squali hanno apparecchiato. Le difficoltà sono evidenti: per i tagli che la Regione subirà nei trasferimenti dallo stato di cui già si contano: 2 miliardi in 2 anni nel trasporto pubblico, cancellazione del reddito minimo garantito, quaranta milioni in meno per il diritto allo studio, annullamento del prestito d’onore e per soci di cooperative truffate. Per la difficoltà da parte delle banche di poter garantire mutui di fronte alle variazioni negative di Spread e tassi Euribor che possono portare in breve tempo ad un aumento del costo reale del denaro e quindi, e come al solito, ai cittadini in capo a cui resta sempre il rimborso del capitale. Ciò ammesso e non concesso che diritto all’abitare significhi acquisto di una casa e non affitto a condizioni agevolate dell’enorme quantità di vani disabitati già disponibili sul territorio. Ma che il centro destra agisca contro Stato e Costituzione pur di favorire gli interessi dei propri sodali è un fatto assodato, nonostante dichiari la propria “ossessione” per l’articolo 3 della Costituzione che afferma “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” Infatti, ormai triste consuetudine, i governanti tentano di cambiare la legge quando è in contrasto con i propri particolari scopi.
Cosi è il caso – ad esempio della proposta in discussione al consiglio comunale del 26 p.v. che intende chiedere la modifica delbl’art. 10 della legge quadro n. 353 del 21 novembre 2000, relativo alle aree percorse dal fuoco, che sembra proprio tagliato ad arte per permettere ad una cooperativa targata UDC, formata da dirigenti, candidati e parenti di appartenenti al partito del sindaco e del vicesindaco, di costruirsi la propria casa in centro. Operazione che qualifica nel modo peggiore quest’amministrazione degna erede di quella democrazia cristiana che ha consentito lo sfregio di Formia con la sommersione sotto tonnellate di cemento dell’area archeologica e verde del centro, quindi con la costruzione della Litoranea; che ha permesso il sacco di Gianola con l’espansione edilizia abusiva ed assurdamente intensiva; e che ora mai sazio si presta ad assaltare il monte di Mola, per presentarsi alla città ed alla storia come gli artefici di disastro di proporzioni immani, con buona pace di quelle dichiarazioni rassicuranti circa il risparmio di suolo che ci sono venute dall’assessore all’urbanistica Benedetto Assaiante, che a questo punto, è lecito pensare, toccherà a quanti non votano il partito del sindaco.
Foto dello stato dello svincolo presso l’istituto alberghiero [Formia]
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