Source: http://www.sofri.org/storia.html
Timestamp: 2018-04-25 10:45:16+00:00
Document Index: 74493137

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Il caso Sofri: storia
Il 17 maggio 1972 il commissario di polizia Luigi Calabresi viene assassinato con due colpi di pistola mentre esce dalla sua abitazione di Milano. Nelle testimonianze di allora alcuni elementi concordano. Si parla di un aggressore sulla trentina, alto e biondo, fuggito su un'auto guidata da una donna. Calabresi è personaggio assai noto. Il 15 dicembre di tre anni prima, dal suo ufficio al quarto piano della questura, è precipitato l'anarchico Pino Pinelli, fermato per la strage di piazza Fontana. La versione offerta dalla questura, poi dimostratasi falsa, è che Pinelli si sia suicidato perché inchiodato alle "prove della sua colpevolezza". Il movimento Lotta Continua e il suo giornale conducono una dura campagna di opinione contro la questura di Milano e il commissario Calabresi. Quest'ultimo, nell'autunno del 1971, verrà inquisito con l'accusa di omicidio. Il procedimento sarà archiviato lo stesso anno dal giudice D'Ambrosio, che accrediterà l'ipotesi del "malore attivo".
Le indagini sull'omicidio Calabresi compiute nei mesi seguenti non giungono ad alcun esito, dopo essersi vanamente indirizzate verso obiettivi della sinistra extraparlamentare (ma anche dell'estrema destra).
Il 28 luglio 1988 Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani vengono arrestati all'alba nelle loro case per l'assassinio di Luigi Calabresi. Due giorni prima, ufficialmente, è stato arrestato Leonardo Marino, ex militante di LC, ex operaio, ora venditore ambulante. si dimostrerà in seguito che i contatti di Marino con i carabinieri duravano da molto tempo prima dell'arresto. Per tutti e quattro l'accusa è di omicidio volontario premeditato. Sofri e Pietrostefani vengono indicati come i mandanti, Bompressi come l'esecutore materiale, Marino quale "autista" dell'agguato. Altri ex dirigenti di LC ricevono comunicazioni giudiziarie per concorso in omicidio.
Il 6 settembre 1988 il tribunale della libertà dispone gli arresti domiciliari per Sofri, Bompressi e Pietrostefani, che saranno rimessi in libertà un mese e mezzo più tardi. Marino rimarrà agli arresti domiciliari, con permesso di recarsi al lavoro, per circa sei anni, che gli varranno come pena scontata.
Il 28 giugno 1989 Sofri, Bompressi, Pietrostefani e Marino sono rinviati a giudizio assieme ad altri 13 ex militanti di Lotta Continua, accusati da Marino di aver partecipato con lui a diverse rapine. Per altre 22 persone, tra cui i maggiori dirigenti di LC, si dichiara il non luogo a procedere.
Il processo di primo grado inizia il 27 novembre 1989 a Milano. E' in questo processo che emerge la maggior quantità di contraddizioni e bugie nel racconto di Marino, in modi addirittura plateali. Dopo che Sofri aveva annunciato che non sarebbe ricorso in appello in caso di condanna, il 2 maggio 1990 il processo si conclude con la condanna di Sofri, Bompressi e Pietrostefani a 22 anni di reclusione. Marino è condannato a 11 anni, in base agli sconti di pena previsti dalla legge sui pentiti. Durante il processo si era appreso che il presidente del tribunale era già stato trasferito alla procura di Milano, cioè all'ufficio che gestisce l'accusa.
Il 15 maggio 1991 inizia il processo d'appello. Malgrado non abbia fatto ricorso, Sofri vi è giudicato in quanto si ritiene che la sua posizione sia legata a quella degli altri imputati. Il dibattimento è assai più sbrigativo e l'unico nodo nuovo affrontato sono le perizie balistiche, che contraddicono la versione dell'omicidio riferita da Marino. Il 12 luglio 1991 la sentenza conferma tutte le condanne del primo grado. Le motivazioni dimostreranno una docilissima fedeltà a quelle del processo precedente.
Il 18 giugno 1992 Adriano Sofri inizia uno sciopero della fame per protestare contro la decisione di spostare la discussione del ricorso al processo Calabresi dalla prima sezione penale della Corte di Cassazione alla sesta. Un mese dopo il presidente della Corte di Cassazione dispone che il processo venga affidato alle Sezioni Unite. Adriano Sofri sospende lo sciopero della fame.
Il 23 ottobre 1992 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione annullano la sentenza d'appello. Nelle motivazioni si spiega che la chiamata di correo di Marino non è confortata da sufficienti riscontri. Intanto, nei processi celebrati a Torino per le rapine confessate da Marino, questi non viene ritenuto credibile, e gli imputati sono assolti.
Il nuovo processo d'appello si celebra ancora a Milano. Il dibattimento è condotto in maniera più accurata e la sentenza viene pronunciata il 21 dicembre 1993. Tutti gli imputati vengono assolti, compreso Marino che non viene creduto nemmeno su se stesso.
Le motivazioni della sentenza vengono depositate a maggio del 1994. Il testo, scritto dal giudice a latere del processo d'appello, si diffonde interamente in valutazioni sulla assoluta credibilità di Marino, rendendo ingiustificabile la sentenza di assoluzione. Da più parti viene definita una "sentenza suicida", costruita apposta per essere annullata dalla Cassazione, e che disattende il giudizio della giuria.
Il 27 ottobre 1994 la Corte di Cassazione, chiamata a decidere per la seconda volta, annulla la sentenza di assoluzione, proprio richiamandosi alle incongruenze delle motivazioni.
Il terzo processo d'appello dura appena un mese. Non compare nessun elemento nuovo e niente modifica lo stato di cose condannato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Ciò nonostante, ormai dimenticato dai mezzi di informazione e dall'opinione pubblica, il processo si conclude l'11 novembre 1995 con la riconferma delle condanne a 22 anni di carcere. Per Marino, in nome della legge sui pentiti, il reato è considerato estinto senza che abbia scontato più di tre mesi di carcere.
Il 22 gennaio 1997 la Quinta Sezione della Corte di Cassazione conferma la sentenza di condanna a 22 anni di carcere per Sofri, Bompressi e Pietrostefani e la prescrizione del reato per Marino.
Il 24 gennaio 1997 Adriano Sofri viene arrestato e rinchiuso nel carcere di Pisa. Sempre a Pisa, qualche ora prima, si costituisce Ovidio Bompressi. Giorgio Pietrostefani fa sapere da Parigi, dove vive, che entro pochi giorni tornerà in Italia per costituirsi.
Il 29 gennaio 1997 Giorgio Pietrostefani fa ritorno in Italia per costituirsi e viene portato nel carcere di Pisa.