Source: http://www.diritto-penale.it/non-decade-automaticamente-la-potesta-genitoriale-per-condanna-ad-alterazione-di-stato.htm
Timestamp: 2019-04-26 02:15:02+00:00
Document Index: 169382543

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 567', 'art. 567', 'sentenza ', 'art. 569', 'art. 567', 'art. 569', 'art. 147', 'art. 30', 'art. 3', 'sentenza ']

Non decade automaticamente la potestà genitoriale per condanna ad alterazione di stato
Dal 12/06/09 7240744
La Corte Costituzionale afferma il principio per cui non decade automaticamente la potestà genitoriale per condanna ad alterazione di stato. (sentenza n. 31 del 23 febbraio 2012)
Il caso da cui ha tratto origine la questione di leggitimità della norma nasce da un processo a carico di un soggetto imputato del reato ex art. 567 c.p., co. 2, c.p. per aver alterato lo stato civile della figlia neonata nella formazione dell’atto di nascita, mediante false attestazioni consistite nel dichiararla come figlia naturale, sapendola legittima in quanto concepita in costanza di matrimonio.
Il reato di alterazione di stato è previsto all'art. 567 c.p. Lo stesso afferma che "chiunque, mediante la sostituzione di un neonato, ne altera lo stato civile e' punito con la reclusione da tre a dieci anni. Si applica la reclusione da cinque a quindici anni a chiunque, nella formazione di un atto di nascita, altera lo stato civile di un neonato, mediante false certificazioni, false attestazioni o altre falsita'."
La falsità che interga il reato può concernere sia le dichiarazioni fatte ai medici o alle ostetriche nell'esercizio del particolare potere certificante loro riconosciuto, sia le dichiarazioni rese all'ufficiale dello stato civile dal padre, dalla madre o dalla persona che ha assistito al parto, sia infine, lo stesso atto di nascita che venga in qualche modo contraffatto o alterato.
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 31 del 23 febbraio 2012, ha dichiarato "l’illegittimità dell’art. 569 c.p. nella parte in cui stabilisce che, in caso di condanna pronunciata contro il genitore per il delitto di alterazione di stato, previsto dall’art. 567, co. 2, c.p., consegue di diritto la perdita della potestà genitoriale, precludendosi al giudice ogni possibilità di valutazione dell’interesse del minore nel caso concreto".
Ai sensi dell’art. 569 c.p., infatti, «La condanna pronunciata contro il genitore per alcuno dei delitti preveduti da questo capo importa la perdita della potestà dei genitori». L’applicazione della pena accessoria consegue dunque automaticamente alla condanna pronunciata nei confronti del genitore, senza che il giudice possa, nel singolo caso concreto, procedere alla valutazione e al bilanciamento dei delicati interessi implicati nel processo.
La Consulta rileva come nella fattispecie de qua vengano in rilievo non soltanto l’interesse dello Stato all’esercizio della potestà punitiva nonché l’interesse dell’imputato alla celebrazione di un giusto processo, condotto nel rispetto dei diritti sostanziali e processuali delle parti stesse, ma anche l’interesse del figlio minore a vivere e a crescere nell’ambito della propria famiglia.
Questo interesse, seppur complesso, ha già trovato riconoscimento e tutela sia nell’ordinamento internazionale sia in quello interno.
Nell’ambito dell’ordinamento internazionale (Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli, Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea) è principio acquisito che in ogni atto comunque riguardante un minore deve tenersi presente il suo interesse, considerato preminente.
Nell’ordinamento interno l’interesse del minore si è affermato come preminente nel lungo percorso di riforme: a partire dalla Riforma del diritto di famiglia (L. 151/1975), alla disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori (L. 184/1983) fino ad arrivare alle disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli (L. 54/2006).
La Corte individua nel combinato disposto dell’art. 147 c.c. e dell’art. 30 Cost. il nucleo essenziale della potestà genitoriale, che si collega all’obbligo dei genitori di assicurare ai figli un completo percorso educativo, garantendo loro il benessere, la salute e la crescita anche spirituale, secondo le possibilità socio-economiche dei genitori stessi.
E’ evidente, dunque, che la potestà genitoriale, se correttamente esercitata, risponde all’interesse morale e materiale del minore. Lo stesso si vede direttamente coinvolto da questo principio che sancisce, in via automatca, la perdita di questa potestà.
Questa incidenza nella sfera del minore, mediante un meccanismo di automatizzazione, non è conforme al principio di ragionevolezza, e contrasta quindi con il dettato dell’art. 3 Cost. Si preclude al giudice ogni possibilità di valutazione e di bilanciamento, nel caso concreto, tra l’interesse stesso e la necessità di applicare comunque la pena accessoria in ragione delle caratteristiche del fatto di reato.
Non si può, inoltre, giustificare tale automatismo facendo riferimento al concetto di presunzione assoluta di pregiudizio per gli interessi morali e materiali del minore, quale risulta da altri reati in danno ai minori.
L'automatismo farebbe ravvisare sempre l’inidoneità del genitore all’esercizio della potestà genitoriale.
La Consulta, conclude con il principio per cui il giudice, ricorrendo tale reato dovrà valutare caso per caso, dopo attenta analisi ed in funzione della tutela del preminente interesse del minore, la ricorrenza in concreto della inidoneità all’esercizio di detta potestà.
Corte Costituzionale sentenza n. 31 del 23 febbraio 2012.