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Timestamp: 2019-07-20 12:53:37+00:00
Document Index: 151584779

Matched Legal Cases: ['art. 2901', 'art. 189', 'art. 193', 'art. 2901', 'art. 193', 'art. 192', 'sentenza ', 'art. 193', 'art. 2901', 'art. 2901', 'sentenza ']

Art. 193 codice penale: Atti a titolo oneroso compiuti dal colpevole dopo il reato | La Legge per tutti
Art. 193 codice penale: Atti a titolo oneroso compiuti dal colpevole dopo il reato
Gli atti a titolo oneroso, eccedenti la semplice amministrazione (1) ovvero la gestione dell’ordinario commercio (2), i quali siano compiuti dal colpevole dopo il reato, si presumono (3) fatti in frode rispetto ai crediti indicati nell’articolo 189 (4).
Nondimeno, per la revoca dell’atto, è necessaria la prova della mala fede dell’altro contraente [c.c. 2901] (5).
Malafede: è la consapevolezza di ledere i diritti altrui o di non aver usato la normale diligenza nell’accertamento dell’esistenza di diritti altrui.
Atti a titolo oneroso: sono quegli atti in cui alla prestazione di un soggetto corrisponde la controprestazione di un altro soggetto (corrispettivo). Tipico atto a titolo oneroso è la compravendita.
Frode: questo concetto può essere inteso in tre diverse accezioni, rilevanti sia in diritto civile che in diritto penale: come comportamento diretto ad abusare dell’altrui fiducia, contrariamente al principio di buona fede; come comportamento volto ad eludere norme giuridiche; come comportamento finalizzato a produrre un danno altrui.
(1) Per gli atti a titolo oneroso ma non eccedenti la semplice amministrazione o la gestione dell’ordinario commercio si farà ricorso all’azione revocatoria ordinaria (art. 2901 c.c.).
(2) La dottrina intende per atti eccedenti la semplice amministrazione quelli diversi dalla mera conservazione del patrimonio e dal consumo del reddito, e per atti eccedenti l’ordinario commercio quelli che esulano dalla gestione ordinaria dell’azienda.
(3) La presunzione è relativa (iuris tantum).
(4) V. art. 189 nota (1).
(5) L’art. 193 c.p. (così come l’art. 2901 c.c. per la revocatoria ordinaria) esige la prova della malafede del terzo contraente, ossia della consapevolezza, da parte di quest’ultimo, di ledere i diritti altrui, senza, peraltro, richiedere lo specifico proposito del reo di concorrere a cagionare pregiudizio al creditore, bastando la possibilità di conoscenza del medesimo ovvero l’ignoranza determinata da colpa grave, valutata secondo il criterio dell’id quod plerumque accidit.
Atti a titolo oneroso
In tema di misure cautelari reali, possono essere oggetto di sequestro conservativo, oltre che i beni di proprietà dell'imputato o del responsabile civile, anche i beni di proprietà di terzi, a condizione che emergano elementi da cui risulti la mala fede dei terzi acquirenti o la simulazione del contratto d'acquisto. (In motivazione la Corte ha ulteriormente precisato che la presunzione di frode di cui all'art. 193 cod. pen., che legittima l'esperibilità dell'azione revocatoria dell'atto d'acquisto, non è assoluta ma "iuris tantum"). Annulla con rinvio, Trib. lib. Torino, 24 Luglio 2008
Cassazione penale sez. II 19 dicembre 2008 n. 3810
Ai fini dell'esperimento dell'azione revocatoria, prevista negli art. 192, 193, e 194 c.p., il presupposto dell'anteriorità del credito rispetto all'atto oggetto di revocatoria va determinato con riferimento alla data di comunicazione del reato, e non al suo accertamento con sentenza passata in giudicato (anche la prescrizione del diritto al risarcimento decorre dalla stessa data), e ciò vale anche in tema di pagamento del tributo, il cui diritto sorge nel momento in cui si realizza il presupposto del tributo.
Cassazione civile sez. I 09 marzo 1979 n. 1468
Il requisito della "scientia fraudis" da parte del terzo contraente, al fine della revocatoria degli atti compiuti dal colpevole di un reato in pregiudizio delle ragioni del suo creditore, a norma dell'art. 193 c.p., così come al fine della revocatoria ordinaria prevista dall'art. 2901 c.c., non richiede lo specifico proposito di concorrere a determinare quel pregiudizio, ma si realizza anche con la reale possibilità di conoscenza del medesimo, ovvero con l'ignoranza determinata da colpa grave, alla stregua delle circostanze oggettive e del criterio dell'"id quod plerumque accidit".
In tema di evasione tributaria costituente reato, e di esperimento da parte dell'amministrazione finanziaria di azione revocatoria degli atti compiuti dal colpevole, ai sensi degli art. 2901 c.c., 192 e 193 c.p., il requisito dell'anteriorità del creditore fiscale, rispetto a detti atti, va riscontrato con riferimento alla data di commissione del reato, la quale segna il realizzarsi dei presupposti del credito medesimo, e non, pertanto, con riferimento al successivo accertamento del reato con sentenza passata in giudicato.