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Timestamp: 2019-12-08 03:42:19+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 177', 'art. 179', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 171', 'sentenza ', 'sentenza ']

Regime patrimoniale della famiglia Archivi - www.officinanotarile.it
Capita spesso che vi sia la richiesta di ricevere un atto di compravendita immobiliare ove la parte acquirente, coniugata nel regime patrimoniale di comunione legale dei beni, intenda acquistare un bene immobile escludendolo dalla comunione utilizzando denaro personale. In questo articolo capiremo quando tale richiesta possa essere accolta.
Cosa dispone la legge?
La regola generale è che, qualora il coniuge, coniugato in comunione legale dei beni, spenda il suo denaro per acquistare un bene immobile, questo cada in comunione ai sensi dell’art. 177, comma 1, lett. a, del codice civile.
La legge consente di escludere l’acquisto immobiliare dalla comunione legale dei beni solo quando l’immobile viene acquistato con il prezzo derivante dalle vendita di un bene personale ai sensi dell’art. 179 del codice civile.
Posso dichiarare al notaio che il denaro è personale per escludere l’acquisto dalla comunione legale dei beni?
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza del 12 marzo 2019, n. 7027, sez. II civile, ha stabilito che la mera dichiarazione contenuta nell’atto di vendita relativa all’acquisto di beni immobili da parte di un coniuge dopo il matrimonio, ma con denaro personale, non è sufficiente ai fini di escluderne l’inclusione nella comunione legale, nemmeno nel caso in cui il coniuge non acquirente confermi la natura personale del denaro.
Affinché la dichiarazione al notaio sia efficace è necessario dimostrare effettivamente che il denaro deriva dalla vendita di un bene personale ovvero che il denaro sia ab origine personale (ad esempio per averlo ereditato).
È necessaria la presenza del coniuge non acquirente?
La risposta è positiva. Affinché il bene immobile acquistato venga escluso dalla comunione legale dei beni è necessario, altresì, che il coniuge non acquirente sia parte dell’atto al fine di confermare quanto dichiarato dal coniuge acquirente.
Il denaro deriva da redditi da lavoro: è possibile l’esclusione dalla comunione dei beni?
La risposta è negativa e ciò vale anche nel caso in cui l’altro coniuge sia d’accordo ad escludere il bene dalla comunione dei beni. In questo caso, per acquisire un bene in proprietà esclusiva è necessario previamente stipulare una convenzione matrimoniale ove i coniugi mutino il regime patrimoniale dalla comunione dei beni alla separazione dei beni.
L’esclusione dalla comunione legale dei beni utilizzando denaro personale è possibile solo nei seguenti casi:
– il denaro deriva dalla vendita di altri beni personali e di ciò va data contezza e prova al notaio rogante;
– il denaro è ab origine personale, come nel caso in cui sia possibile dimostrare che esso derivi da una donazione o da un’eredità. In tal caso, è opportuno dimostrare che il denaro derivi da un conto bancario appositamente costituito per conservarlo distintamente rispetto al denaro ricavato da redditi di lavoro.
Qualora queste condizioni siano state rispettate è necessario, altresì:
– la dichiarazione del coniuge acquirente che dichiari di voler escludere l’acquisto dalla comunione legale dei beni;
– la dichiarazione del coniuge non acquirente che confermi quanto dichiarato dal coniuge acquirente.
La Legge Cirinnà definisce il contratto di convivenza come un accordo che deve risultare da un apposito contratto scritto con il quale una coppia (non legata dal vincolo del matrimonio) definisce le regole della propria convivenza attraverso la regolamentazione del suo assetto patrimoniale ed alcuni limitati aspetti inerenti i rapporti personali. L’accordo può essere impiegato anche per regolamentare le conseguenze patrimoniali della cessazione della convivenza.
Che cosa si può disciplinare con il contratto di convivenza?
Che documenti servono per redigere un contratto di convivenza?
Al professionista, Avvocato o Notaio, che coadiuverà i conviventi nella redazione del contratto di convivenza bisogna consegnare la seguente documentazione:
Il regime patrimoniale scelto nel contratto di convivenza può essere modificato in qualunque momento purché in forma scritta autenticata, a pena di nullità, da un Avvocato o da un Notaio.
E’ possibile “uscire” dal contratto di convivenza?
Quando vengono decisi i trasferimenti immobiliari nell’ambito di una separazione?
Gli accordi, in caso di separazione giudiziale o divorzio, sono contenuti nel decreto che omologa la separazione consensuale, o, nella sentenza giudiziale di separazione o di divorzio. In caso di separazione consensuale possono essere contenuti in un atto notarile o nel verbale di separazione, omologato con decreto del giudice.
È possibile in sede di separazione decidere anche le condizioni del divorzio?
No, non è possibile in sede di separazione accordarsi sulle condizioni del divorzio e ciò vale anche se in sede di separazione vi sia stato un trasferimento immobiliare. L’accordo è ritenuto illecito dalla giurisprudenza.
Se viene trasferito un immobile in sede di separazione, si può rinunciare al mantenimento?
No, il diritto al mantenimento in sede di separazione è un diritto indisponibile in quanto non è possibile rinunciarvi. I coniugi, infatti, sono ancora tali in sede di separazione ed è ancora vigente fra loro l’obbligo di contribuzione reciproca.
Il diritto al mantenimento può essere rinunciato in sede di divorzio?
Si, la facoltà delle parti di corrispondere l’assegno di mantenimento una tantum è normativamente prevista (articoli 6 e 9 della Legge 898/1970 c.d. “Legge sul Divorzio”). Può, anche, essere pattuita la deroga alla c.d. clausola rebus sic stantibus, e se ciò viene fatto e ritenuto equo dal Tribunale, è preclusivo di qualsiasi ulteriore pretesa economica da parte di entrambi i coniugi, anche in caso di modificazione della situazione patrimoniale dei coniugi stessi.
La legge 10 novembre 2014, n. 162 ha istituto la negoziazione assistita, ossia un procedimento non contenzioso in cui, due coniugi, assistiti ciascuno da un avvocato, convengono un accordo che, vagliato dal Pubblico Ministero ha gli stessi effetti del provvedimento giudiziale (sentenza di separazione o divorzio e decreto di omologa della separazione consensuale). La procedura di negoziazione assistita può essere iniziata anche in presenza di figli minori o di figli maggiorenni incapaci o non autosufficienti.
Che tipo di trasferimenti immobiliari possono essere attuati nella negoziazione assistita?
Possono essere definiti trasferimenti immobiliari in occasione di separazione e divorzio tutti gli atti mediante i quali la proprietà o un altro diritto reale su cosa altrui viene trasferito (o costituito) da un coniuge a favore dell’altro o a favore dei figli, allo scopo di regolamentare i rapporti patrimoniali in occasione di una crisi matrimoniale.
È necessario l’intervento del Notaio nel caso di negoziazione assistita?
Si, non è trascrivibile nei Registri Immobiliari l’accordo di negoziazione assistita autenticato dall’avvocato che preveda, come patto per la separazione coniugale il trasferimento di diritti reali immobiliari da un coniuge all’altro [1].
È possibile modificare gli accordi di separazione o divorzio senza rivolgersi a un Avvocato?
Si, la più recente giurisprudenza riconosce piena validità ai patti successivi all’accordo di separazione consensuale omologato o alla sentenza di divorzio, anche senza successivo decreto di omologa da parte del Tribunale. In particolare, se sussiste l’accordo delle parti, è possibile un accordo modificativo anche per quanto concerne la prole, anche minore sempre a patto che non interferiscano con l’accordo omologato, ma ne specifichino il contenuto.
Vi sono particolari agevolazioni in caso di trasferimento tra coniugi di abitazione nell’ambio della separazione o del divorzio?
Si, i trasferimenti attuati, tra coniugi, in questa sede, trovano la propria causa nella separazione o nel divorzio, in quanto atti diretti a regolare i rapporti patrimoniali tra i coniugi, pertanto, anche un atto di trasferimento immobiliare rientra nell’agevolazione di cui all’art. 10, L. 6 marzo 1987, n. 74 esteso alle separazioni come previsto dalla Circolare 18/E del 29 maggio 2013 dell’Agenzia delle Entrate. L’atto sarà quindi esente da imposta di registro, imposta ipotecaria, imposta catastale e Tassa d’Archivio, essendo dovuti i soli onorari notarili e gli oneri previdenziali, oltre alle spese di istruttoria della pratica attinenti alle verifiche ipocatastali.
È possibile trasferire un immobile in sede di separazione in favore di un figlio?
Certo, sia in sede di separazione che in sede di divorzio, è possibile prevedere che un immobile venga trasferito ai figli. In particolare, se i figlio sono maggiorenni potranno intervenire all’atto accettando l’acquisto del bene, mentre, se sono minorenni, sarà necessario rivolgersi al Giudice Tutelare, per la nomina di un curatore speciale che, valutata la convenienza per il minore dell’acquisto del bene, accetti in suo nome e per suo conto la cessione. In nessun caso il figlio può accettare il bene, trasferitogli in sede di separazione o divorzio, a saldo degli obblighi di mantenimento previsti in capo ai genitori ai sensi di legge.
Anche i figli possono godere di tali agevolazioni in sede di trasferimento?
Si, se i trasferimenti in favore della prole sono effettuati nell’ambito del procedimento di separazione o divorzio, e sono funzionali alla risoluzione della crisi coniugale, anch’essi godranno del particolare regime agevolativo come precisato dalla Circolare 27/E del 21 giugno 2012 dell’Agenzia delle Entrate. Tuttavia qualora il cedente, eventualmente anche a titolo oneroso, ovvero con pagamento al momento dell’atto, non sia uno dei coniugi ma un terzo soggetto rispetto alla coppia, l’agevolazione non compete.
È possibile separarsi senza adire al Tribunale e trasferire un bene usufruendo delle agevolazioni?
Si, assenza di figli minori, o, di figli maggiorenni incapaci, è possibile con l’accordo di entrambi i coniugi rivolgersi all’Ufficiale di Stato Civile del proprio comune di residenza, che riceverà le dichiarazioni di ciascuna delle parti, secondo le condizioni tra loro concordate, quindi compilato e sottoscritto immediatamente l’accordo, esso produrrà i medesimi effetti di un provvedimento giudiziale di omologa o della sentenza di separazione.
È possibile un accertamento dell’Agenzia delle Entrate sul valore della cessione?
No. L’agevolazione prevista dall’art. 10, L. 6 marzo 1987, n. 74, per i trasferimenti in sede di separazione e divorzio, prevale sull’agevolazione c.d.“Prima casa”, in quanto il regime agevolativo è più vantaggioso.L’Agenzia delle Entrate, peraltro, non può accertare il valore ai fini delle imposte indirette, e non è prevista decadenza, quindi è possibile cedere l’immobile anche entro i 5 anni dal trasferimento medesimo.
[1] Corte d’Appello di Trieste, ordinanza del 30 maggio 2017 n. 57 pubblicata sul Sole24Ore del 9 giugno 2017
Il fondo patrimoniale è costituito dal complesso di beni che vengono destinati a far fronte ai bisogni della famiglia. Tali beni costituiscono un patrimonio separato e possono essere aggrediti dai creditori solo per debiti contratti per i bisogni della famiglia o per debiti contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia ma sconosciuti come tali al creditore.
Chi può costituire il fondo patrimoniale?
Il fondo patrimoniale può essere costituito da un solo coniuge, da entrambi i coniugi o da un terzo. La legge sulle Unioni Civili (L. 20 maggio 2016, n. 76) ha esteso la possibilità di adottare il fondo patrimoniale anche alle coppie dello stesso sesso unite civilmente. Tale possibilità non è stata estesa ai conviventi i quali possono solo adottare il regime patrimoniale della comunione dei beni.
Nel fondo patrimoniale possono essere destinati solo beni determinati: immobili, beni mobili iscritti in pubblici registri e titoli di credito[1]. Si ritiene possibile destinare nel fondo patrimoniale anche le quote di società a responsabilità limitata.
La destinazione dei beni nel fondo patrimoniale determina un trasferimento di proprietà?
La proprietà dei beni destinati al fondo patrimoniale spetta ai coniugi ed alle coppie unite civilmente. L’atto di destinazione può, però, prevedere che il conferente si riservi la proprietà del bene: in questo caso avviene una sola apposizione di un vincolo sul bene senza alcun trasferimento di proprietà.
Chi amministra i beni destinati nel fondo patrimoniale?
La legge rimanda alle norme previste per l’amministrazione della comunione legale dei beni, ragion per cui entrambi i coniugi (o le persone dello stesso sesso unite civilmente) hanno l’amministrazione del fondo, indipendentemente dalla titolarità dei beni. In particolare, gli atti di ordinaria amministrazione possono essere compiuti disgiuntamente da ciascun coniuge, mentre gli atti di straordinaria amministrazione (compresi i contratti con i quali si concedono o si acquistano diritti personali di godimento) devono essere compiuti da entrambi i coniugi.
Nel silenzio dell’atto costitutivo, in presenza di figli minori non è possibile alienare, ipotecare o dare in pegno beni destinati in fondo patrimoniale senza l’autorizzazione del Giudice. Tale disposizione è derogabile con apposita clausola da inserire nell’atto costitutivo del fondo patrimoniale.
È possibile sciogliere volontariamente un fondo patrimoniale?
La legge prevede che il fondo patrimoniale cessi a seguito dell’annullamento o dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio. Nel caso di figli minori, la legge prevede delle proroghe (si rinvia all’art. 171 c.c.).
Appare discussa l’ipotesi di cessazione convenzionale del fondo: in riferimento a tale specifica ipotesi, Dottrina e Giurisprudenza hanno sostenuto ogni tesi possibile, tanto è vero che il Consiglio Nazionale del Notariato non ha preso una posizione, rimettendo al singolo notaio la scelta di aderire ad una tesi o all’altra (quesito n. 5953/C del 2006). In argomento è significativa la sentenza del Tribunale di Milano del 6 marzo 2013 la cui massima recita: “In materia di fondo patrimoniale, l’articolo 171 Cc riguarda esclusivamente le ipotesi di cessazione legale del fondo essendo, conseguentemente, ammissibile la cessazione volontaria del fondo patrimoniale per mutuo consenso dei coniugi nelle stesse forme di cui all’articolo 163 Cc pur in presenza di figli minorenni…omissis…)”[2].
È possibile l’esecuzione dei beni in fondo patrimoniale?
I beni destinati al fondo patrimoniale hanno una parziale tutela rispetto ai creditori dei coniugi (o delle persone unite civilmente). In particolare, la legge disciplina tre differenti tipologie di debiti:
i debiti contratti per i bisogni della famiglia, per i quali l’esecuzione dei creditori è consentita;
i debiti contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia ma sconosciuti come tali al creditore, per i quali l’esecuzione è consentita;
i debiti contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia e conosciuti come tali al creditore, per i quali l’esecuzione non è consentita.
Il fondo patrimoniale ha natura di convenzione matrimoniale e, conseguentemente, si costituisce con atto notarile alla presenza di due testimoni. Il fondo patrimoniale va pubblicizzato presso l’Ufficiale dello Stato Civile e, nel caso di beni immobili, anche presso i registri immobiliari.
Quanto costa costituire un fondo patrimoniale?
I costi di un fondo patrimoniale variano a seconda che la costituzione dia luogo o meno al trasferimento della proprietà dei beni oggetto del fondo.
L’ipotesi più semplice, ossia la costituzione del fondo patrimoniale con la sola apposizione del vincolo e, quindi, senza trasferimento della proprietà, ha i seguenti costi fiscali[3]:
imposta di bollo: euro 155 (se il fondo ha ad oggetto beni immobili)[4];
imposta di registro: euro 200;
imposta ipotecaria: euro 200 (per ciascun ufficio dei registri immobiliari);
tassa ipotecaria: euro 35 (per ciascun ufficio dei registri immobiliari);
tassa archivio: euro 9,10.
L’ipotesi più complessa, ossia la costituzione del fondo patrimoniale che dà luogo al trasferimento della proprietà, ha i seguenti costi fiscali:
imposta di bollo: euro 230 (se il fondo ha ad oggetto beni immobili);
imposta di registro: esente;
imposta di donazione: dovuta in misura proporzionale, fatta salva la franchigia di euro 1.000.000 prevista per le donazioni tra coniugi;
imposta ipotecaria: 2% sul valore catastale dell’immobile conferito
imposta catastale: 1% sul valore catastale dell’immobile conferito
tasse ipotecarie: euro 90 (per ciascun ufficio dei registri immobiliari);
tassa archivio: da euro 27,5 ad euro 139,4 (l’importo varia sulla base del valore del fondo).
Gli onorari notarili sono determinati dalla complessità della pratica e dal suo valore e vengono decisi dal professionista incaricato alla stipula dell’atto.
[1] Tra i titoli di credito non sono compresi gli assegni e le cambiali i quali non sono suscettibili di produrre reddito.
[2] Da ultimo la Cassazione, con sentenza 8 agosto 2014, n. 17811, ha distinto due ipotesi a seconda che la coppia abbia o meno dei figli minori: “L’ipotesi della alienazione dei beni del fondo patrimoniale va tenuta distinta rispetto alla cessazione dello stesso che ne determina l’estinzione. In mancanza di figli, lo scioglimento del fondo patrimoniale può intervenire anche sulla base del solo consenso dei coniugi. In presenza di figli minori, va ravvisata in capo a questi ultimi una posizione giuridicamente tutelata in ordine agli atti di disposizione del fondo. Anche al nascituro (concepito) deve essere riconosciuta l’attitudine ad essere titolare di diritti, e pertanto la sua legittimazione sostanziale in relazione ad atti di disposizione del fondo”.
[3] Le imposte ipotecarie, catastali e la tassa ipotecaria sono dovute solo nel caso la costituzione del fondo patrimoniale abbia ad oggetto beni immobili.
[4] Nel caso il fondo abbia ad oggetto altri beni, l’imposta di bollo ammonta ad euro 45,00.