Source: http://www.consultingpro.eu/diritto-civile.html
Timestamp: 2019-05-23 01:30:38+00:00
Document Index: 24977349

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 644', 'sentenza ', 'art. 1815', 'art. 157', 'art. 157', 'art. 157', 'sentenza ', 'art. 45', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Diritto civile - PRO consulting
Riassumiamo la nuova disciplina sui divorzi e separazioni (Legge 6 maggio 2015, n. 55).
La Commissione giustizia del Senato aveva proposto l’aggiunta di un altro comma all’art. 1 del disegno di legge che prevedeva l’inserimento di un nuovo articolo 3 bis della legge n. 898/1970, tramite il quale si dava libero accesso alla domanda di divorzio anche in assenza di separazione legale. Il così detto Divorzio diretto sarebbe stato possibile soltanto per le coppie senza figli minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave o figli di età inferiore ai ventisei anni economicamente non autosufficienti, mediante un ricorso congiunto presentato esclusivamente all'autorità giudiziaria competente.
Usurarietà del tasso
Con ordinanza del 19 ottobre 2015, il Tribunale di Bari affronta uno degli argomenti attualmente più dibattuti in materia bancaria, ribadendo la necessità di computare, ai fini della verifica dell’usurarietà del tasso, anche la penale di estinzione anticipata oltre al tasso di mora. E ciò in virtù dell’art. 644 c.p. e della sentenza della Cassazione n. 350 del 9 gennaio 2013.
Ebbene l'ordinanza citata statuisce che “ai fini della verifica della usurarietà del tasso convenuto nel contratto di mutuo deve tenersi conto non solo del tasso di interessi convenuto ma anche di tutti gli altri costi previsti in contratto, sia quelli certi (come le spese di istruttoria e quelle per l’assicurazione dell’immobile o degli immobili concessi in garanzia) che quelli eventuali quali possono essere gli interessi moratori (dovuti in caso di inadempimento nel pagamento delle rate di mutuo) e la commissione per estinzione anticipata». Bisogna pertanto «cumulare gli interessi moratori con la commissione anticipata».
Tale ordinanza precisa inoltre che il calcolo va effettuato con riferimento al capitale concesso a mutuo, dovendosi avere riguardo al momento in cui le condizioni contrattuali del mutuo vengono pattuite, così come prescrive la legge, considerato anche che in ipotesi ben può accadere che l’estinzione anticipata venga richiesta a distanza di qualche giorno.
Pertanto, nel caso specifico, il Tribunale di Bari ha accolto la domanda di sospensione della procedura esecutiva attivata nei confronti del mutuatario. L’usurarietà del tasso convenuto “dato dalla sommatoria del tasso convenzionale, di quello di mora, delle spese di istruttoria e di assicurazione, nonché dell’1,50% per estinzione anticipata”, infatti, determina la gratuità del mutuo ai sensi dell’art. 1815, comma 2, c.c.. e pertanto, “alla data in cui è stato intimato il precetto l’opponente aveva pagato una somma superiore a quella dovuta per le rate scadute della sola sorte capitale sicché il credito azionato in via esecutiva è privo del requisito dell’esigibilità atteso che la Banca opposta non poteva avvalersi della clausola risolutiva espressa non essendosi verificato alcun inadempimento dell’opposta al pagamento di quanto dovuto fino a quel momento per sorte capitale”
Tassazione della sosta nei centri urbani
Argomento ultimamente interessante e comune è quello della tassazione della sosta nei centri urbani.
Come è noto è prevista da tempo l'onerosità dei parcheggi in zone del centro città o comunque in località turistiche.
La questione è interessante non tanto dal punto di vista giuridico ma piuttosto dal punto di vista pratico essendo pacifico che l'esperienza del parcheggio nelle cosidette "strisce blu" interessa ciascuno di noi quotidianamente e vede spesso una situazione di squilibrio fra la P.A. e il cittadino non sempre informato su alcun i aspetti rilevanti.
La circolare del Ministero dei Trasporti che pubblico in stralcio ha la funzione di chiarire un aspetto comunque evidenziabile da una lettura attenta del testo dell'art. 157 comma 6 del codice della strada e, a mio parere, rappresenta un richiamo alle P.A. di osservare il più possibile i principi di trasparenza ed informazione.
Pertanto, volendo sintetizzare quanto ci dice il Ministero, è questo il punto.
Se il Comune non mi segnala con apposita cartellonistica verticale che per specifiche e precise fasce orare la sosta è a pagamento, l'eventuale parcheggio protratto oltre il periodo di tempo coperto dal biglietto esposto (un vero e proprio contratto per iscritto), non mi potrà essere sanzionato ai sensi del citato articolo come se si trattase di inadempimento.
Potrà essere lamentato l'inesatto adempimento e chiesta la differenza del servizio goduta fino al momento dell'eventuale controllo degli addetti.
Attenzione quindi: in presenza della indicazione della tariffa oraria e della fascia oraria di applicabilità della sosta a pagamento, il protrarsi della sosta oltre il limite è violazione dell'art. 157 comma 6, non potendosi invocare la direttiva del Ministero dei Trasporti.
D'altra parte lo stesso art. 157 comma 6 si riferisce al caso della sosta a tempo limitato: il Ministero non fa altro che richiamare gli enti locali sull'obbligo di informare e rendere visibili i limiti temporali dei servizi a pagamento, nonchè ad invitare il cittadino a verificare l'osservanza di tali obblighi informativi.
Quindi, non cavalchiamo l'onda emotiva di interpretazioni populistiche di certi interventi pubblici che vano letti con attenzione...non è vero che in ogni caso la sosta oltre i termini mi costerebbe la differenza non pagata perchè così si dice in giro..
preoccupiamoci di verificare sempre che ci sia ogni informazione per il tramite della cartellonistica stradale..in assenza allora sarà esatto, giusto e corretto ricorrere.
E questo ce lo ricorda anche il Ministero che è ulteriormente intervenuto a precisare il proprio pensiero.
Leggi larticolo tratto da Altalex.com: http://www.altalex.com/documents/news/2014/04/01/niente-multa-per-chi-sosta-sulle-strisce-blu-oltre-l-orario-pagato
Apparecchiature autovelox
La Corte Costituzionale con la sentenza n.113 /2015 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 45, comma 6, del Codice della Strada nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature autovelox siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e taratura.
Il passo per la proposizione dei ricorsi diretti all’ottenimento dell’annullamento dei verbali prodotti dagli autovelox non sottoposti a verifiche e tarature è breve.
E’ il Comune a dovere provare l’avvenuta manutenzione sugli apparecchi e la data dell’ultima taratura.
Sulla questione è di recente intervenuto il Ministero degli Interni che, con la circolare del n. 300/A/4745/15/144/5/20/5 del 26 giugno 2015, ha chiarito la portata degli effetti della sentenza sulla Corte Costituzionale distinguendo gli apparecchi ad oggi in uso.
Precisa il Viminale che per le apparecchiature di controllo denominate Tutor, Vergilius ed Autovelox la sentenza della Corte Costituzionale non richiede particolari adeguamenti, essendo i detti strumenti sottoposti a verifica iniziale e periodica.
I dispositivi denominati Telelaser e Provida, invece, per i quali i costruttori o i decreti di approvazione non hanno previsto alcuna verifica periodica di funzionalità, nel rispetto dei principi enunciati dalla Corte Costituzionale, non potranno più essere utilizzati fintanto che non verranno sottoposti ad opportuna verifica tecnica. (vedi art. su Altalex, 2 luglio 2015).
Alla luce della sentenza della Corte Costituzionale e delle indicazioni fornite dal Viminale, è bene, leggere con attenzione i verbali e verificare il tipo di apparecchio utilizzato.
Se nulla è riportato sul verbale, si dovranno richiedere all’autorità che ha emanato la multa adeguate informazioni sul tipo di apparecchio utilizzato, sull’avvenuta manutenzione e sulla data dell’ultima taratura.
Se l’autorità competente non è in grado di fornire le informazioni richieste sulla manutenzione e sulla taratura periodica dell’apparecchio usato per la comminazione della sanzione, si potrà impugnare il verbale per ottenerne l’annullamento.
http://www.altalex.com/documents/news/2015/06/19/autovelox-non-revisionato
Nella cessione d'azienda l'acquirente è responsabile per i debiti tributari derivanti dall’operazione solo se il fisco ha tentato la preventiva escussione del venditore. L'amministrazione ha inoltre l'obbligo di notificare all'acquirente ogni atto dell'accertamento per consentirgli una difesa adeguata.
Ciò è quanto emerge da una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Milano, Sez. Staccata di Brescia (si veda Sentenza n.2142/66/15 del 30/03/2015, dep. 18/05/2015, Presidente Dott. Evangelista), la quale appunto evidenzia due importanti principi in merito alla cessione d'azienda, ossia da un lato afferma che l'acquirente risponde solidalmente con il venditore solo se prima l'amministrazione Finanziaria ha tentato infruttuosamente il recupero dei tributi dal venditore stesso e, dall'altro, sancisce l’obbligo per il Fisco di notificare ogni accertamento anche all’acquirente al fine di consentirgli una tempestiva difensiva.
Nel caso di specie, infatti, la società acquirente rileva da altra società un'azienda operante nel settore dei supermercati. Il pagamento, avvenuto in modo rateale, si concludeva nel 2009 perfezionandosi, in tale momento, anche il trasferimento dell'azienda stessa. Successivamente al 2009 Equitalia notificava alla società acquirente, in qualità di responsabile in solido con la venditrice, due cartelle di pagamento. A seguito di tale notifica l'acquirente presentava ricorso contro i predetti atti. La contribuente, vedendosi respinto il ricorso dal Giudice di primo grado, appellava la decisione avanti alla Commissione Tributaria Regionale che invece accoglieva il ricorso.
Si può quindi affermare – come sottolineano gli stessi giudici – che fino a quando non si è tentato il recupero del credito nei confronti del venditore, nulla deve essere richiesto all'acquirente “perché in quel momento non esiste responsabilità solidale”.