Source: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Sindispr&leg=17&id=1013416
Timestamp: 2017-06-24 08:41:10+00:00
Document Index: 100918322

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 29', 'art. 208', 'art. 242', 'art. 244', 'art. 242']

senato.it - Legislatura 17 Risposta ad interrogazione scritta n° 4-03316
Legislatura 17 Risposta ad interrogazione scritta n° 4-03316
Risposta all'interrogazione n. 4-03316
Fascicolo n.163
Risposta. - Occorre, in via preliminare, fare presente che la competenza nei procedimenti autorizzatori per la realizzazione e l'esercizio di impianti di gestione dei rifiuti è attribuita ex lege alle autorità locali regionali, provinciali o comunali, mentre le attività di controllo, prevenzione e contrasto degli illeciti ambientali, compresa l'irrogazione delle sanzioni, sono poste a carico di altri soggetti, come stabilito dagli articoli 197 e 262 del decreto legislativo n. 152 del 2016. In particolare, spetta alla Provincia, con il supporto dell'ARPA territorialmente competente, il controllo periodico di tutte le attività di gestione dei rifiuti, ivi compreso l'accertamento delle violazioni di cui alla parte IV del medesimo decreto legislativo.
Tanto premesso, per quanto riguarda il caso di specie, la Regione Puglia ha fatto presente di aver delegato alle Province (con legge regionale n. 17 del 2007) la competenza territoriale delle funzioni per il rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione e la gestione degli impianti di smaltimento o di recupero dei rifiuti, nel rispetto dei tempi e delle modalità definite dalla normativa comunitaria e nazionale vigente. La Regione ha rappresentato, inoltre, che tutti gli iter istruttori riguardanti le modifiche autorizzative dell'impianto sono stati regolarmente portati avanti dall'amministrazione provinciale competente, la quale, proprio di recente, ha provveduto ad aggiornare l'autorizzazione integrata ambientale (di cui alla determina dirigenziale n. 83 del 19 gennaio 2011) della REI srl con provvedimento n. 93 del 19 ottobre 2016.
A tal proposito, la Regione precisa che il procedimento di aggiornamento dell'AIA per modifica sostanziale dell'impianto si è svolto mediante conferenza dei servizi e con misure di pubblicità e che sono stati acquisiti i pareri favorevoli del Comune di Nardò e di Galatone condizionati al rispetto di determinate prescrizioni nonché i pareri favorevoli di ARPA Puglia e della ASL competente.
Per quanto concerne, invece, il conferimento di rifiuti “ecoballe” dal sito impiantistico di Cavallino alla discarica per rifiuti inerti REI, la Provincia di Lecce ha evidenziato che sono state effettuate attività di controllo dalla Polizia provinciale, da cui è scaturito l'invio nella discarica REI di 750 tonnellate del rifiuto su un totale di 4.800 tonnellate complessivamente smaltite. La parte preponderante del rifiuto era stata smaltita nella discarica per rifiuti non pericolosi gestita dalla Formica Ambiente srl di Brindisi. Le ecoballe smaltite nella discarica della REI sono solo quelle che, in seguito alla caratterizzazione analitica del rifiuto, operata da un laboratorio di analisi accreditato per conto dell'appaltatore dei lavori di rimozione, rispondono ai criteri di accettazione per le discariche di inerti stabiliti dal decreto ministeriale 27 settembre 2010. Peraltro, nel corso dei lavori appaltati è intervenuta la sentenza del Consiglio di Stato n. 5242 del 23 ottobre 2014 che ha portato la Formica Ambiente srl e la REI srl a sospendere l'accettazione delle ecoballe, nei rispettivi impianti di discarica, in attesa di chiarimenti da parte delle autorità competenti.
Si evidenzia, inoltre, che la discarica REI, poiché esercita in regime di autorizzazione integrata ambientale, è ordinariamente sottoposta all'attività di controllo da parte di ARPA Puglia ai sensi dell'art. 29-decies del decreto legislativo n. 152 del 2006. All'esito dei controlli l'Agenzia provvede alla trasmissione del “rapporto conclusivo delle attività di ispezione ambientale”.
Con riferimento invece all'impianto ubicato in agro di Galatone, sulla provinciale Galatina-Galatone, gestito dalla Cave Marra Ecologia srl e destinato ad operazioni di messa in riserva e deposito preliminare di rifiuti non pericolosi e pericolosi, la provincia di Lecce ha precisato che: il progetto dell'impianto è stato sottoposto dalla Regione Puglia a procedura di verifica di assoggettabilità a VIA, conclusasi con determina dirigenziale n. 6 del 9 gennaio 2008 che ha determinato l'esclusione con prescrizioni dalla VIA; la Provincia di Lecce, successivamente, ai sensi dell'art. 208 del decreto legislativo n. 152 del 2006, con determina dirigenziale n. 544 del 9 marzo 2010, ha rilasciato l'autorizzazione per la realizzazione dell'impianto.
Il “fosso” citato era ed è esterno all'impianto autorizzato dalla Provincia. Per tale scavo, peraltro, il Servizio attività estrattive, struttura di Lecce, della Regione Puglia, dopo aver rilevato, anche a seguito di sopralluogo congiunto con il NOE dei Carabinieri di Lecce, che si trattava di lavori di coltivazione mineraria non autorizzati, ha imposto il ripristino dello stato dei luoghi. Illecite attività di gestione rifiuti operate dalla Cave Marra srl nella cava abusiva esterna e retrostante all'impianto sono state oggetto di accertamenti, in date successive, da parte della Polizia provinciale e del NOE con conseguenti comunicazioni all'autorità giudiziaria e sequestro dell'area. Il citato Servizio, per quanto di competenza, ha peraltro provveduto, con nota del 18 ottobre 2012, a sospendere l'autorizzazione rilasciata diffidando la ditta, compatibilmente con il sequestro della cava operato dall'autorità giudiziaria, a rimuovere i rifiuti ivi depositati e ad attivare le procedure ex art. 242 del decreto legislativo n. 152 del 2006. Tale procedimento di sospensione, in seguito ai riscontri della Cave Marta è stato chiuso, con ripristino dell'efficacia dell'autorizzazione rilasciata con determina dirigenziale n. 544/10, con comunicazione della Provincia del 31 ottobre 2012.
Il Comune di Galatone, con nota del 29 agosto 2013, ha chiuso il procedimento di annullamento degli atti rilasciati in “assenza della variante urbanistica”, avviato con nota del 15 aprile 2013, concludendo, all'esito dell'attività istruttoria, che non sussistono le condizioni per procedere all'annullamento, in autotutela, dei titoli edilizi rilasciati ai sensi e per gli effetti dell'autorizzazione unica provinciale, né di quelli rilasciati nella fase procedimentale fino all'emissione dell'autorizzazione stessa.
La compatibilità dell'intervento proposto, consistente sostanzialmente nella riconversione ed adeguamento di un sito già destinato dall'azienda ad altri usi, è stata valutata dapprima dal Consiglio comunale di Galatone, organo legittimato ad esprimersi sulla pianificazione del territorio, che con delibera n. 19 del 9 novembre 2007 si è espresso favorevolmente alla localizzazione dell'impianto e, successivamente, dal Settore ecologia della Regione Puglia che, nella procedura di verifica di assoggettabilità a VIA, conclusasi con la citata determinazione dirigenziale n. 6 del 9 gennaio 2008, ha escluso la sussistenza di vincoli nell'area ritenendola distante da zone di particolare sensibilità ambientale e, in particolare, da segnalazioni architettoniche o archeologiche.
I fabbricati illecitamente realizzati dall'azienda, prima del rilascio dell'autorizzazione unica, sono stati sanati dal Comune di Galatone con il permesso edilizio n. 90 del 9 giugno 2009.
Con riferimento, infine, alle attività di monitoraggio della falda in prossimità dei luoghi segnalati, la Regione Puglia ha fatto presente quanto segue.
Con nota del 15 ottobre 2014, ARPA Puglia ha evidenziato un andamento crescente delle concentrazioni di nichel nei pozzi di monitoraggio asserviti all'impianto di discarica in località Castellino di Nardò. Due dei 3 pozzi di monitoraggio hanno mostrato il superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione nelle acque sotterrane così come definite in tabella 2 dell'allegato 5 alla parte IV del decreto legislativo n.152 del 2006. La Provincia di Lecce, in ossequio a quanto previsto dall'art. 244 del decreto, ha posto in essere, oltre alle attività di indagine per accertare origine e permanenza della contaminazione riscontrata, una serie di incontri tecnici a cui ha partecipato anche la Regione. Gli esiti dell'attività investigativa provinciale (supportata dal contributo tecnico di ARPA Lecce) hanno suggerito la necessità di emettere, con provvedimento dirigenziale della Provincia di Lecce del 10 novembre 2015, ordinanza a provvedere nei confronti del gestore del sito e della società proprietaria dei suoli.
Nell'ultimo degli incontri tecnici convocati dalla Provincia di Lecce (tenutosi il 18 ottobre 2016) è emersa una flessione delle concentrazioni di nichel ed incrementi nelle concentrazioni di arsenico e ferro. In quella stessa sede, il gestore del sito ha manifestato la volontà di produrre un piano di caratterizzazione ai sensi dell'art. 242 del decreto legislativo n. 152 del 2006, estendendo il campionamento delle acque sotterranee a monte e a valle rispetto all'impianto di discarica.
Alla luce delle informazioni esposte, per quanto di competenza, il Ministero continuerà, comunque, a tenersi informato ed a svolgere un'attività di sollecito nei confronti dei soggetti territorialmente competenti, anche al fine di valutare eventuali coinvolgimenti di altri soggetti istituzionali.