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Timestamp: 2018-07-16 04:44:45+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 62', 'art. 15', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 7']

Novità fiscali del 4 giugno 2008; studi di settore: incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi; principali novità degli studi di settore relativi ad attività professionali; bilanci standard per le ONLUS; trattamento Iva delle prestazioni di servizi rese in Italia da una società non residente | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 4 giugno 2008; studi di settore: incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi; principali novità degli studi di settore relativi ad attività professionali; bilanci standard per le ONLUS; trattamento Iva delle prestazioni di servizi rese in Italia da una società non residente
1) Studi di settore: Incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi
2) Studi di settore: Principali novità degli studi relativi ad attività professionali
3) Giurisdizione tributaria: Attribuzione delle controversie relative alle sanzioni non fiscali irrogate da uffici finanziari
4) Bilanci Standard per le ONLUS
5) Tassazione della plusvalenza derivante dalla cessione infraquinquennale di immobile destinato ad abitazione principale
6) Erogazioni liberali in favore dei comitati elettorali
7) Istituiti codici tributo per il versamento delle ritenute IRPEF
8) Trattamento Iva delle prestazioni di servizi rese in Italia da una società non residente
Il nuovo indicatore appena introdotto mira a contrastare il fenomeno riguardante l’indicazione, in misura eccessiva, di alcune voci di “costo”.
Con Decreti del 6/3/2008 sono stati approvati 68 studi di settore (il cui elenco è stato riportato, dall’Agenzia delle Entrate, nell’allegato 1 della citata circolare), in vigore dal periodo d’imposta 2007:
I 68 studi approvati con decreti del 6/3/2008 non si applicano nei confronti dei contribuenti che dichiarano compensi, ovvero ricavi, di ammontare superiore a euro 5.164.569.
Altresì, avverte la circolare, sono stati resi espliciti i passaggi che ripercorrono la metodologia applicativa degli studi di settore che, in sintesi, riguardano:
L’Agenzia delle Entrate ha riconosciuto che gli studi di settore rappresentano una presunzione semplice e che le risultanze di Gerico non consentono di effettuare un accertamento automatico nei confronti del contribuente.
Quindi, l’onere probatorio è a carico dell’Ufficio, infatti, la norma richiede, per legittimare l’accertamento, la presenza di gravi incongruenze tra i ricavi dichiarati e quelli “fondatamente attribuibili” al contribuente in base agli studi di settore.
Secondo l’Agenzia, l’espressione “fondatamente desumibile” fa si che Gerico non possa legittimare in modo automatico l’accertamento.
La norma dell’art. 62 sexies, c. 3, D.L. 331/1993 convertito con L. 427/1993 (si veda la circolare n. 5/E/2008), ha l’intento di attribuire alle stime derivanti dai risultati degli studi di settore, la qualità di presunzione semplice, dotata di gravità, precisione e concordanza, solamente qualora le stime siano “fondatamente” idonee allo scopo di individuare i ricavi presunti dal contribuente.
La fondatezza della stima determinata da Gerico non può, però, che emergere nell’ambito del contraddittorio con il contribuente, nel quale deve essere valorizzata la situazione personale dello stesso.
Pertanto, nel caso in cui il contraddittorio non dia esito positivo, la circolare afferma che, nell’eventuale atto di accertamento successivo, l’Ufficio non può automaticamente fare riferimento alle sole risultanze di Gerico, ma deve dare conto delle valutazioni che, a seguito del contraddittorio, hanno condotto l’Ufficio stesso a ritenere fondatamente attribuibili al contribuente i risultati degli studi.
Secondo l’Agenzia, l’onere di fornire ulteriori elementi probatori non risulta predefinito, “nel senso che esso dipende dall’apporto di elementi particolari da parte del contribuente in sede di contraddittorio”.
Cosicché se l’Ufficio poi dovesse emettere un atto di accertamento basato sulle risultanze degli studi, dovrà, nello stesso, evidenziare le valutazioni che sono state fatte per ritenere fondatamente attribuibili al contribuente i maggiori ricavi derivanti da Gerico.
Al riguardo, è stato evidenziato che non si è ancora in presenza dell’ammissione, da parte dell’Agenzia, che la norma richiede, da parte dell’Ufficio, la prova delle gravi incongruenze tra i ricavi dichiarati e quelli derivanti da Gerico, ma poco ci manca.
Comunque, le affermazioni dell’Agenzia sono particolarmente importanti perché affermano, al contrario di quanto sostenuto in precedenza, che i risultati degli studi non legittimano automaticamente l’accertamento e che l’Ufficio deve svolgere una serie di valutazioni ulteriori, le quali vanno evidenziate nella motivazione dell’atto impositivo.
Peraltro, in atto quasi tutti gli atti di accertamento emanati dall’Amministrazione finanziaria fanno un automatico riferimento soltanto ai risultati di Gerico.
Con la conseguenza che tutti gli atti di rettifica emessi, che non contengono (almeno) le valutazioni evidenziate dalle recenti circolari, dovranno essere annullati dai giudici tributari, sia per carenza motivazionale che, soprattutto, per difetto di prova.
Ricavi da congruità + maggiori ricavi da normalità economica
Secondo l’Agenzia delle Entrate, gli indicatori di normalità introdotti nei nuovi studi di settore, approvati a decorrere dal periodo d’imposta 2007, presentano un maggior grado di affidabilità ai fini dell’utilizzo in sede di accertamento, rispetto a quelli approvati con il D.M. del 20/3/2007.
Per questi ultimi, l’art. 15, comma 3-bis, del D.L. n. 81/2007, nel sancire la “natura sperimentale”, ha stabilito che “i maggiori ricavi, compensi o corrispettivi da essi desumibili costituiscono presunzioni semplici”, aggiungendo inoltre che, in caso di accertamento, “spetta all’ufficio accertatore motivare e fornire elementi di prova per gli scostamenti riscontrati” (circolare n. 5/E del 23 gennaio 2008).
Riguardo alla stima derivante dai nuovi indicatori, l’ufficio non viene legittimato, comunque, all’emissione di atti di accertamento “automatici” basati sulla stessa stima.
Infatti, l’utilizzo automatico degli studi non viene mai consentito in sede di accertamento “dato che il suo contenuto dipende dall’esito, imprevedibile a priori, del contraddittorio”e tale assunto vale, naturalmente, anche con riguardo ai nuovi studi.
(Agenzia delle Entrate, circolare del 29/05/2008, n. 44)
– UK06U – Servizi forniti da revisori contabili, periti, consulenti ed altri soggetti che svolgono attività in materia di amministrazione, contabilità e tributi;
Gli incarichi che vanno indicati nel modello dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore sono quelli svolti nel periodo di imposta o in anni precedenti, anche se non ultimati nel corso dell’anno, per i quali sono stati percepiti compensi, anche parziali, nell’anno.
E’ illegittimo, in relazione agli artt. 3, 24, 102, comma secondo, e VI disposizione transitoria Cost., l’art. 2, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 nella parte in cui attribuisce alla giurisdizione tributaria le controversie relative alle sanzioni “comunque” irrogate da uffici finanziari, anche laddove esse conseguano alla violazione di disposizioni non aventi natura tributaria poiché l’attribuzione a tale organo di tali giudizi comporta la violazione del divieto costituzionale di istituire giudici speciali.
La sentenza della Consulta si è occupata di: Giurisdizioni speciali – Giurisdizione tributaria – Attribuzione ad essa delle controversie relative alle sanzioni comunque irrogate da uffici finanziari, anche se conseguenti alla violazione di disposizioni non aventi natura tributaria – Creazione di un nuovo giudice speciale in violazione del divieto posto dalla Costituzione – Illegittimità costituzionale in parte qua – Assorbimento di questioni sollevate in riferimento ad altri parametri.
(Corte Costituzionale, sentenza del 14/05/2008, n. 130)
Il Consiglio dell’Agenzia per le Onlus, in considerazione delle funzioni di indirizzo e promozione del Terzo Settore attribuite all’Agenzia dal D.P.C.M 21 marzo 2001, n. 329, ha approvato con deliberazione del 5 luglio 2007 un progetto per la realizzazione di linee guida e schemi per la redazione del bilancio d’esercizio degli enti non profit.
Tale iniziativa si è posta l’obiettivo di rispondere all’esigenza degli enti del Terzo Settore di dotarsi di sistemi di rendicontazione ad hoc che tengano conto, da una parte, della necessità di perseguire l’economicità della gestione, oltreché l’efficacia e l’efficienza della stessa e, dall’altra parte, delle caratteristiche che differenziano tali enti dalle società commerciali (le motivazioni ideali che perseguono, la non rilevanza del fine lucrativo, l’assenza di interessi proprietari che ne indirizzano la gestione, la non distribuzione dei proventi).
La redazione di modelli di bilancio specifici per il non profit risponde, inoltre, all’esigenza dei terzi interessati ad avere informazioni circa l’attività delle particolari gestioni non lucrative.
Riguardo, invece, la cessione dei due appartamenti e della mansarda, costruiti previo permesso di sopraelevazione, l’eventuale plusvalenza concorre alla base imponibile Irpef.
Peraltro, il contribuente può scegliere la modalità agevolata di tassazione prevista dal comma 496 della L. n. 266 del 2005 (Finanziaria 2006), così come modificato dal D.L. 3 ottobre 2006, n. 262.
La predetta norma prevede che in caso di cessioni a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni, all’atto della cessione e su richiesta della parte venditrice resa al notaio, sulle plusvalenze realizzate, si applica un’imposta, sostitutiva dell’imposta sul reddito, del 20%.
Ciò vale ove l’attività di compravendita e costruzione di immobili non assuma caratteri di sistematicità e ripetitività tali da configurare l’esercizio di un’impresa.
Infatti, in tali casi i proventi conseguiti vengono attratti al reddito d’impresa, con i conseguenti effetti anche ai fini dell’Iva.
In sintesi, quindi, la plusvalenza realizzata mediante la cessione infraquinquennale di uno o entrambi gli appartamenti derivanti dal frazionamento di un immobile originariamente acquistato, usufruendo delle agevolazioni fiscali prima casa, in modo unitario, non è assoggettata a tassazione; concorre invece alla base imponibile IRPEF la plusvalenza derivante dalla vendita dei nuovi immobili (due appartamenti ed una mansarda) costruiti al piano superiore previo permesso di sopraelevazione: in tal caso il contribuente può optare per l’applicazione dell’imposta sostitutiva del 20%.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 219/E del 30/05/2008)
Erogazioni liberali in favore dei comitati elettorali: Niente detrazione del 19%
La detrazione d’imposta, prevista dall’art. 15, comma 1-bis), del TUIR, non può essere riconosciuta per le erogazioni liberali in denaro effettuate a favore di Comitati Elettorali, Liste o Mandatari e, più in generale, dei soggetti non riconducibili ai partiti o ai movimenti politici, individuati secondo il criterio di cui alla risoluzione n. 15/E del 2005.
I soggetti politici cui ricollegare la suddetta detrazione sono, infatti, i partiti o movimenti politici che siano presenti, con almeno un parlamentare, presso la Camera dei Deputati o il Senato della Repubblica.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 220/E del 30/05/2008)
7) Istituiti i codici tributo per il versamento delle ritenute IRPEF da parte dei sostituti d’imposta mediante il modello F24 “enti pubblici” (F24 EP) – Regione autonoma Valle d’Aosta
Al via dal 12/6/2008 i neo codici tributo 192E e 130E, per garantire la corretta imputazione alla Regione Valle d’Aosta delle quote di gettito provenienti dal versamento, effettuato tramite il modello “F24 enti pubblici”, delle ritenute Irpef da parte dei sostituti d’imposta.
Per procedere alla corretta imputazione delle quote di gettito spettanti alla regione Valle d’Aosta, sono stati istituiti i seguenti codici tributo:
– 192E (Ritenute operate su trattamenti pensionistici e redditi da lavoro dipendente ed assimilati, maturate in Valle d’Aosta e versate fuori dalla regione stessa);
– 130E (Ritenute operate su trattamenti pensionistici e redditi da lavoro dipendente ed assimilati, versate nella regione Valle d’Aosta e maturate fuori dalla regione stessa).
Infine, per le ritenute maturate e versate nella regione Valle d’Aosta, si utilizzano gli ordinari codici tributo istituiti con la Risoluzione n. 367/E del 12/12/2007.
Pertanto, i nuovi codici tributo saranno operativamente efficaci a decorrere dal 12/6/2008.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 221/E del 03/06/2008)
Con nuova risoluzione, l’Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori chiarimenti in merito al trattamento Iva delle prestazioni di servizi rese in Italia da una società non residente, sul tema già chiarito dalla risoluzione n. 178/E del 29/4/2008.
Sul requisito della territorialità, è stato confermato che sono soggette all’I.V.A. in Italia soltanto le attività riconducibili per contenuti e finalità a quelle tipiche dell’assistenza tecnica e legale, indipendentemente dalla natura giuridica del soggetto che le svolge.
Nel caso di specie (risoluzione n. 178/2008), erano coinvolte una società produttrice di prodotti farmaceutici e un’impresa tedesca che doveva fornirle servizi di consulenza.
La committente, aveva chiesto se i servizi, consistenti in consigli, pareri, giudizi, precisazioni e chiarimenti, si configuravano come servizi di consulenza tecnico-legale o piuttosto come prestazioni di tipo generico.
La società italiana interpellante propendeva per la natura “generica” dei servizi, ritenendo che questi, sebbene avessero un contenuto intellettuale, richiedevano una complessa organizzazione di mezzi tecnici, tale da concretizzarsi come attività d’impresa.
L’Agenzia delle Entrate, nel fornire ulteriori precisazioni sul parere precedentemente fornito, ha rimarcato che di fronte a un contratto complesso (come quello allegato all’istanza di interpello) coesistendo diverse prestazioni eterogenee, occorre distinguere tra le prestazioni con evidente carattere di consulenza, rilevanti ai fini Iva in Italia, e quelle che richiedono maggiore approfondimento perché si possa individuare chiaramente il requisito di territorialità e che, di conseguenza, implicano “un giudizio di fatto non ascrivibile alle competenze esercitabili dall’Agenzia in sede di interpello, quale istituto volto alla delimitazione della portata e dell’ambito operativo delle norme tributarie”.
Assodato il presupposto che, qualora anche queste ultime prestazioni, di collocazione meno immediata, si possano inquadrare nell’alveo delle consulenze tipiche, esse dovranno considerarsi territorialmente rilevanti ai fini Iva in Italia.
Ciò vale anche per le “prestazioni pubblicitarie” e per i “servizi di fornitura dati e simili”, come previsto dall’art. 7 del D.P.R. n. 633/72.
Pertanto, le prestazioni (elencate nella risoluzione n. 178/2008) devono essere considerate singolarmente e non globalmente, come invece sostenuto.
In tale chiave di lettura va dunque intesa l’espressione “…servizi richiamati nell’istanza diversi da quelli univocamente rilevanti come consulenza (consulenza e assistenza tecnica e legale)…”, come recita l’ultimo periodo del parere.
Ne consegue che la valutazione per discernere i servizi di consulenza dalle prestazioni generiche va effettuata caso per caso e non considerando le prestazioni nel loro complesso
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 222/E del 03/06/2008)