Source: https://www.dandi.media/2020/07/kiko-wycon-concept-store/
Timestamp: 2020-08-12 23:44:46+00:00
Document Index: 58903681

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art 2', 'art. 2', 'art 2598', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5']

Kiko contro Wycon: esiste il diritto d'autore dei concept store?
Kiko contro Wycon: esiste il diritto d’autore dei concept store?
In Diritto d'Autore, Fashion Law 21 Luglio 2020
Kiko contro Wycon: una controversia, nata nel 2013 e terminata nel 2020, che ha come oggetto l’esistenza e la tutelabilità del diritto d’autore nei progetti di arredamento di interni. Ma partiamo dall’inizio.
A cosa serve un concept store?
Il termine “concept” si usa per rappresentare un’idea, ovvero il modo in cui viene pensata e realizzata l’immagine che si vuole dare di uno negozio, la cui valenza sarà universale per tutti gli store appartenenti a quel brand.
La conformità è la parola chiave e va dalla tipologia di negozio, all’arredamento, al posizionamento di prodotti, luci e colori. Quindi, scelte organizzative e di coordinamento con lo scopo di imporre la propria filosofia aziendale, a prescindere dal luogo, dal tempo e dal cliente.
I negozi Kiko sono vere e proprie opere dell’ingegno
La Kiko, nel lontano 2005, affida allo studio Iosa Ghini Associati s.r.l. la realizzazione del concept dei suoi negozi, dando vita ad un progetto d’arredamento per interni, depositato con il modello n. 91752 dal titolo “Design di arredi di interni per negozi monomarca Kiko Make-up Milano”.
Sulla base di tale disegno sono stati aperti numerosi store (299 solo in Italia).
Il progetto, di stile minimalista, caratterizzato da simmetrie ed essenzialità, prevede:
un ingresso open space, con ai lati due grandi grafiche retroilluminate, con espositori laterali consistenti in strutture continue e inclinate;
le pareti caratterizzate da alloggi in plexiglass traforati nei quali sono inseriti i prodotti;
al centro del negozio si prevedeva la presenza di “isole” dal bordo curvilineo per contenere i prodotti o fornire piani di appoggio;
numerosi schermi TV incassati negli espositori inclinati; ed infine lo store dove utilizzare combinazioni cromatica tra il bianco, nero, rosa/viola nonché luci ad effetto discoteca.
La causa, partita in Tribunale e conclusasi in Cassazione, con un rinvio alla Corte d’Appello di Milano per il riesame di alcuni profili risarcitori, ha confermato la tutela autorale per i concept store di Kiko.
Il Tribunale (sentenza n. 11416/15) ha riconosciuto sussistente la violazione del diritto d’autore facendo rientrare il cosiddetto Concept di uno store (progetti di arredamento di interni), nella tutela dell’art 2, n. 5 della LdA.
Il Concept di uno store è un’opera dell’ingegno?
La pronuncia del caso Kiko riconosce tutela autoriale al design di un neogzio, identificandola quale forma espressiva creativa ed originale:
“il necessario (seppur minimo) atto creativo suscettibile di manifestazione nel mondo esteriore non può essere escluso soltanto perché l’opera consiste in idee e nozioni semplici […] la creatività non è costituita dall’idea in sé ma dalla forma della sua espressione”
e la sua espressione consisterebbe nel modo in cui il negozio è stato pensato e arredato.
“La tutelabilità in base all’art. 2, n. 5 L.A. è unanimemente affermata dalla dottrina e confermata dalla giurisprudenza di merito che finora ha affrontato tale questione (v. tra le più recenti Tribunale Milano, 8.2.2011), laddove – come in generale nelle opere di architettura – la progettazione costituisca un risultato non imposto dal problema tecnico funzionale che l’autore vuole risolvere. In tale contesto il carattere creativo, requisito necessario per la tutela, può essere valutato in base alla scelta, coordinamento e organizzazione degli elementi dell’opera, in rapporto al risultato complessivo conseguito”.
Giova precisare che l’utilizzazione di singoli elementi di per se stessi non sarebbero idonei a pregiudicare il carattere originale e creativo assegnato al concept.
Parte attrice non solo richiedeva il riconoscimento della tutela del diritto d’autore, ma imputava alla controparte la sussistenza di atti di concorrenza sleale parassitaria ex art 2598 c.c. per la
“diretta appropriazione del concept della catena concorrente, con una ripresa integrale degli elementi di arredo”
e altri elementi quali l’abbigliamento e accessori delle commesse.
Mentre non è stata riconosciuta tutela autoriale per
l’“imitazione di sito web e campagne promozionali, in quanto non si può affermare con sicurezza che la percezione del consumatore medio li riconduca a un esclusivo marchio”.
La Wycon è stata condannata al pagamento dei danni pari a circa 700.000 euro e obbligata alla modifica di tutti i suoi store nel termine di 60 giorni, pena la condanna al pagamento di euro 10.000,00 per ogni negozio che non dava esecuzione all’obbligo.
Diritto d’autore nei progetti di arredamento di interni
“Appare evidente come la sentenza commentata possa rappresentare per le aziende uno stimolo a proteggere con i mezzi più appropriati tutti quei “concept” o “lay-out store” risultato di ingenti investimenti volti all’identificazione e alla promozione di un’attività commerciale”.
Wjcon ha presentato ricorso alla Corte di Appello di Milano, che, con ordinanza del 26/1/2016:
“attraverso una valutazione comparativa, ha ritenuto prevalente il danno che deriverebbe all’appellante dall’esecuzione della sentenza rispetto a quello che deriverebbe all’appellata dalla mancata esecuzione della stessa e ha quindi disposto la sospensione della provvisoria esecutorietà della sentenza del Tribunale di Milano”.
La causa è arrivata in Cassazione.
La Cassazione ha affermato il seguente principio di diritto:
“in tema di diritto d’autore, un progetto o un’opera di arredamento di interni, nel quale ricorra una progettazione unitaria, con l’adozione di uno schema in sé definito e visivamente apprezzabile, che riveli una chiara “chiave stilistica”, di componenti organizzate e coordinate per rendere l’ambiente funzionale ed armonico, ovvero l’impronta personale dell’autore, è proteggibile quale opera dell’architettura, ai sensi dell’art. 5 n. 2 l.a. («i disegni e le opere dell’architettura»), non rilevando il requisito dell’inscindibile incorporazione degli elementi di arredo con l’immobile o il fatto che gli elementi singoli di arredo che lo costituiscano siano o meno semplici ovvero comuni e già utilizzati nel settore dell’arredamento di interni, purché si tratti di un risultato di combinazione originale, non imposto dalla volontà di dare soluzione ad un problema tecnico-funzionale da parte dell’autore”.
Una pronuncia questa che rappresenta un’importante estensione della tutela autoriale. Tale estensione potrebbe creare confusione se non si delinea, in maniera dettagliata, il perimetro di cosa sia un concept. Senza limitazioni precise ben presto saremo invasi da richieste di tutele per la semplice ideazione.
Giò Ponti e la tutela del diritto d’autore del suo disegno Eclissi