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Timestamp: 2016-10-26 19:23:22+00:00
Document Index: 117267845

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 6', 'art. 109', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 201', 'art. 70', 'art. 108', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 36', 'art. 2', 'art. 13']

Circolare Agenzia Entrate n. 3 del 18.01.2006 n. 3
Deducibilità dei costi sostenuti per
l'acquisto di beni e servizi destinati a medici, veterinari, farmacisti.
Articolo 2, commi 8 e 9 della legge 27 dicembre 2002, n. 289
L'art. 2, comma 8, della legge n. 289
del 2002, commentato nella circolare n. 42/E
del 26 settembre 2005, con riferimento a tutte le categorie di reddito di cui
all'art. 6, comma 1, del TUIR,
afferma l'indeducibilità di costi e spese riconducibili a fatti, atti o
attività qualificabili come reato.
Il comma 9 del medesimo articolo 2, prevede testualmente che
"sono indeducibili ai sensi dell'articolo 75 (ora art. 109) del citato testo unico di
cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, e successive
modificazioni, i costi sostenuti per l'acquisto di beni e servizi destinati,
anche indirettamente, a medici, veterinari o farmacisti, allo scopo di
agevolare, in qualsiasi modo la diffusione di specialità medicinali o di ogni
altro prodotto ad uso farmaceutico."
Occorre ricordare che l'articolo 170 del testo unico
delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265,
sanziona penalmente il medico o veterinario che "ricevano per sé o per
altri, denaro o altra utilità allo scopo di agevolare, con prescrizioni mediche
o in altro modo, la diffusione di specialità medicinali o di prodotti ad uso
farmaceutico" (c.d. reato di comparaggio). I successivi articoli 171 e 172
del citato testo unico, disciplinano la punibilità del medesimo reato a carico
del farmacista e dei produttori e commercianti di specialità medicinali.
Un'analoga disposizione, inoltre, è contenuta nell'art. 11 del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 541, recante attuazione della direttiva
92/28/CEE concernente la pubblicità dei medicinali per uso umano.
Tale disposizione prevede che, "nel quadro
dell'attività di informazione e presentazione dei medicinali - svolta dagli
informatori scientifici - è vietato concedere, offrire o promettere premi,
vantaggi pecuniari o in natura, salvo che siano di valore trascurabile e siano
comunque collegabili all'attività espletata dal medico e dal farmacista. I
medici e i farmacisti non possono sollecitare o accettare alcun incentivo
vietato ...". In caso di violazione di tale disposizione si rendono
applicabili le sanzioni penali previste dagli articoli 170, 171 e 172 del citato
testo unico delle leggi sanitarie.
Nel citato decreto legislativo n. 541 del 1992 sono
contenute altre norme che regolano la pubblicità di medicinali presso gli
operatori sanitari da parte delle imprese farmaceutiche, in particolare con
riguardo alla organizzazione di convegni e congressi (art. 12) ed alla
distribuzione di campioni gratuiti (art. 13).
Il citato art. 12, al comma 5, prevede che eventuali
oneri per spese di viaggio o per ospitalità, sostenute in occasione
dell'organizzazione di convegni e congressi devono essere limitati agli
operatori del settore qualificati e non possono essere estesi ad accompagnatori,
né possono riguardare medici generici. La norma fissa, inoltre, limiti alla
durata ed alle modalità dell'ospitalità, che non può eccedere il periodo di
tempo compreso tra le dodici ore precedenti l'inizio del congresso e le dodici
ore successive alla conclusione del medesimo, né può presentare
caratteristiche tali da prevalere sulle finalità tecnico-scientifiche della
L'art. 13 stabilisce le caratteristiche dei campioni
gratuiti dei farmaci, le modalità di distribuzione e le quantità massime che
possono essere consegnate ai medici. In particolare, i campioni gratuiti possono
essere consegnati solo ai medici autorizzati a prescriverli e dietro richiesta
scritta, recante data, firma e timbro del destinatario; inoltre, nei primi
diciotto mesi di commercializzazione del medicinale, non possono essere
consegnati più di due campioni per visita con un limite massimo di dieci
campioni annui per ogni forma farmaceutica o dosaggio, mentre, per i medicinali
in commercio da più di diciotto mesi, non possono essere consegnati più di
cinque campioni per visita con un massimo di venticinque campioni annui.
La violazione degli obblighi previsti da tali
disposizioni comporta l'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di
cui all'art. 201 del testo unico delle leggi sanitarie, come modificato
dall'art. 70 del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507.
Alla luce della normativa speciale appena esaminata, la presente circolare
fornisce chiarimenti in merito all'ambito di applicazione delle disposizioni del
comma 2 della legge n. 289 del 2002 in esame, coordinando, in particolare, il
regime di indeducibilità contenuto nella disposizione del comma 9, con
specifico riguardo al settore farmaceutico, con il regime generale di
indeducibilità dei costi e spese riconducibili ad illeciti penalmente
rilevanti, di cui al comma 8.
Al riguardo, si ritiene che l'indeducibilità fissata
dalla norma operi non solo in relazione ai costi riferibili a fattispecie che
integrano il reato di comparaggio sanzionato dal testo unico delle leggi
sanitarie, ma anche in relazione ai costi riferibili ad altri comportamenti che,
pur non configurando ipotesi di reato, contrastano con la normativa speciale in
materia di pubblicità dei prodotti farmaceutici presso gli operatori sanitari,
di cui agli articoli 12 e 13 del decreto legislativo n. 541 del 1992.
Più precisamente, l'indeducibilità riguarda quelle
fattispecie in cui i produttori e commercianti di farmaci e specialità
medicinali offrano, direttamente o indirettamente, beni e servizi gratuiti agli
operatori sanitari, oltre i limiti che il citato decreto legislativo n. 541
stabilisce con riferimento a:
a) premi e vantaggi pecuniari o in natura,
b) spese relative all'organizzazione di
convegni e congressi dell'articolo 12;
c) distribuzione di campioni gratuiti di
farmaci dell'articolo 13.
Le disposizioni in esame, in particolare, con la
finalità evidente di disincentivare comportamenti che determinano una crescita
patologica della spesa sanitaria, riflettendosi sui prezzi dei farmaci e sulle
quantità prescritte, affermano l'indeducibilità delle spese sostenute per
l'acquisto di quei beni e servizi destinati ai medici, veterinari e farmacisti,
che configurano comportamenti illeciti vietati dalla norma penale oppure dalla
disciplina speciale del settore.
In altre parole, l'indeducibilità riguarda tutti quei
costi, normalmente riconducibili alla categoria delle spese di rappresentanza,
relativi all'offerta a titolo gratuito di beni e servizi agli operatori sanitari
che superino il modico valore e, quindi, non "siano di valore
trascurabile". Si ricorda che caratteristica fondamentale delle spese di
rappresentanza, come quelle di cui trattasi, è proprio la loro gratuità, ossia
la mancanza di corrispettivo o di un obbligo di dare o facere a carico dei
soggetti che beneficiano dei beni o servizi cui le spese si riferiscono.
Per lo specifico settore, quindi, i costi in esame
sostenuti da produttori e distributori di prodotti farmaceutici, in deroga alle
disposizioni dell'art. 108 del
TUIR, sono interamente indeducibili se superano il modico valore, perché
carenti, in virtù di una presunzione legale, del requisito di inerenza.
Di conseguenza, ai sensi delle norme in esame non sono
deducibili, in particolare, i costi sostenuti per l'acquisto di beni e servizi
di valore elevato, quali, ad esempio, le spese relative all'acquisto di beni
durevoli, anche se strumentali all'attività medica (computer, telefoni
cellulari, borse professionali, ecc.) e quelle relative all'acquisto di servizi
per soggiorni ed ospitalità (spese per viaggi, alberghi e ristorazione), che
non rientrano nell'organizzazione di convegni e congressi ai sensi dell'art. 12
del citato d.lgs. n. 541 del 1992.
A tale ultimo riguardo, si sottolinea che sono
indeducibili anche i costi per soggiorni ed ospitalità sostenuti in violazione
delle disposizioni dell'art. 12 del d.lgs. n. 541 del 1992 che disciplinano
l'organizzazione di convegni e congressi scientifici, con particolare
riferimento ai limiti - sopra richiamati - fissati al comma 5 in relazione alla
durata del soggiorno ed ai soggetti in favore dei quali è ammesso il
sostenimento di detti costi.
In applicazione dell'art. 36, comma 13, della legge 27
dicembre 1997, n. 449, come modificato dall'art. 2, comma 5, legge 28 dicembre
2001, n. 448, si ricorda che
le spese sostenute per organizzare i convegni e congressi sono deducibili nei
limiti del 20 per cento del relativo importo (ad esempio, le spese per l'affitto
dei locali e di eventuali attrezzature, per il soggiorno dei relatori e dei
partecipanti, ecc.).
Sono, invece, deducibili, a titolo esemplificativo, le
spese di modico valore per l'acquisto di materiale di consumo (ad esempio,
ricettari, cancelleria) e di riviste a carattere scientifico destinati a medici,
veterinari e farmacisti.
L'indeducibilità, infine, riguarda anche le spese
relative alla distribuzione di campioni gratuiti di farmaci, effettuata in
violazione delle anzidette modalità e condizioni, nonchè dei precisi limiti
quantitativi stabiliti dall'art. 13 del d.lgs. n. 541 del 1992.