Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-15065-del-19-06-2017
Timestamp: 2020-01-21 20:14:24+00:00
Document Index: 90638218

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 8', 'art. 360', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 28', 'art. 21', 'art. 8', 'art. 21', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 15065 del 19/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15065 del 19/06/2017
Cassazione civile, sez. lav., 19/06/2017, (ud. 22/02/2017, dep.19/06/2017), n. 15065
sul ricorso 25284-2011 proposto da:
VINCENZO STUMPO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 5963/2010 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 03/11/2010 R.G.N. 1335/2007.
che si controverte della sussistenza o meno dell’obbligo dell’Inps alla corresponsione del TFR in favore di C.G., lavoratore licenziato al termine del periodo di integrazione salariale;
che la Corte d’appello di Napoli, accogliendo l’impugnazione di C.G. avverso la pronunzia di improponibilità della domanda, ha ritenuto che questa non doveva essere preceduta dall’istanza amministrativa, contrariamente a quanto affermato dal primo giudice, ed ha condannato l’Inps alla corresponsione del suddetto trattamento in relazione al periodo (OMISSIS);
che per la cassazione della sentenza ricorre l’Inps con un motivo, illustrato da memoria ex art. 378 c.p.c., mentre rimane solo intimato C.G.;
che con un solo motivo, proposto per violazione e falsa applicazione del D.L. 21 marzo 1988, n. 86, art. 8, commi 2 e 8, nel testo risultante dalla Legge di Conversione 20 maggio 1988, n. 160, nonchè per vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5, l’Inps sostiene che il soggetto tenuto, “ratione temporis”, al pagamento del TFR, maturato da C.G. in relazione al periodo di fruizione del trattamento di cassa integrazione salariale straordinaria dal (OMISSIS), era nella fattispecie il Fondo per la manodopera costituito presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale ai sensi del D.L. n. 86 del 1988, art. 8, convertito con modifiche dalla L. n. 160 del 1988;
che il ricorso è fondato in quanto va ribadito che non sussiste, “ratione temporis”, la legittimazione passiva dell’INPS, come già ritenuto da questa Corte con sentenza della sezione lavoro n. 4922 del 10 marzo 2004 (in senso conf. Cass. sez. lav. n. 8238/2010), in cui si è affermato che in materia di integrazione salariale e pagamento delle quote di tfr maturate nel periodo di cassa integrazione, per le fattispecie che continuano ad essere regolate dalla L. n. 675 del 1977, art. 21, commi 5 e 6, direttamente obbligato a corrispondere le quote di trattamento di anzianità (o di fine rapporto) dovute ai lavoratori collocati in c.i.g.s. per il periodo di integrazione salariale non è l’Inps, ma è il “fondo per la mobilità della manodopera” istituito presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale dalla citata L. n. 675 del 1977, art. 28, atteso che le citate disposizioni di cui all’art. 21, sono state abrogate dal D.L. n. 86 del 1988, art. 8, convertito nella L. n. 160 del 1988, soltanto con riguardo alle domande di integrazione salariale presentate successivamente alla data di entrata in vigore del citato decreto legge e per i relativi periodi successivi alla predetta data;
che a tal fine ciò che rileva è la data della domanda di cig, anteriore o successiva al 23 marzo 1988, giorno di entrata in vigore del citato D.L. n. 86, restando irrilevanti il periodo di riferimento e la eventuale proroga del beneficio, che non equivale a nuova concessione;
che nella specie l’ammissione alla CIGS fu concessa per il periodo (OMISSIS), allorquando “ratione temporis” era in vigore la L. n. 675 del 1977, art. 21, che prevedeva come soggetto obbligato il Fondo per la mobilità della manodopera;
che il ricorso va, quindi, accolto con conseguente cassazione dell’impugnata sentenza senza rinvio e, non apparendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito col rigetto della domanda svolta da C.G. nei confronti dell’Inps;
che il diverso esito dei giudizi di merito giustifica la compensazione tra le parti delle relative spese, mentre quelle del presente giudizio di legittimità, così come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza di C.G..
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda nei confronti dell’Inps. Compensa tra le parti le spese dei giudizi di merito e condanna C.G. al pagamento delle spese del presente giudizio nella misura di Euro 1700,00, di cui Euro 1500,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.