Source: https://www.agricolae.eu/quote-latte-corte-giustizia-ue-italia-inadempiente-martina-si-paga-malgoverno-passato/
Timestamp: 2018-09-23 19:14:13+00:00
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QUOTE LATTE, PER CORTE GIUSTIZIA UE ITALIA INADEMPIENTE. MARTINA: SI PAGA MALGOVERNO PASSATO. SALVINI: RIBALTEREMO UE. ECCO LA SENTENZA. E I COMMENTI - Agricolae
QUOTE LATTE, PER CORTE GIUSTIZIA UE ITALIA INADEMPIENTE. MARTINA: SI PAGA MALGOVERNO PASSATO. SALVINI: RIBALTEREMO UE. ECCO LA SENTENZA. E I COMMENTI
Posted by Redazione × Pubblicato il 24/01/2018 at 13:26
“È una vicenda antica e annosa. È una pesante eredità che arriva dal passato che ha forti responsabilità nelle scelte fatte dai governi del passato in particolare dal centrodestra e dalla Lega che hanno prodotto un danno significativo per tutti i cittadini e gli allevatori onesti. Per responsabilità del malgoverno leghista degli anni passati gli italiani pagano ancora purtroppo un conto salatissimo”, così il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina ha commentato la sentenza della Corte di Giustizia Ue che ha giudicato l'Italia inadempiente sulla questione delle Quote latte: secondo i giudici non ha fatto in modo che il prelievo supplementare fosse a carico degli effettivi responsabili della sovrapproduzione tra il 1995 e il 2009. Ovvero non aver recuperato circa 1,3 miliardi di euro. Il diritto dell'Unione, recita un comunicato della Corte, imponeva all'Italia, da un lato, di versare il prelievo sulla sovrapproduzione a livello nazionale al Feoga e, dall'altro, di recuperare le somme corrispondenti presso i produttori in concreto responsabili della sovrapproduzione. In questa sede, rimproverato l'inadempimento di questo secondo obbligo.
Posted by Redazione × Pubblicato il 24/01/2018 at 13:48
"L'Europa che punisce i nostri agricoltori, pescatori, risparmiatori e commercianti e in cambio ci riempie di immigrati è un'Europa che ribalteremo da cima a fondo. Con la Lega al governo, come fu in passato con Luca Zaia ministro, l'agricoltura e la pesca italiana svendute dalla sinistra, saranno difese. A essere multati non saranno gli allevatori ma gli aguzzini di Bruxelles". Così il segretario della Lega e candidato premier Matteo Salvini
QUOTE LATTE, COVA, PD: RISPOSTE IN PROSSIMA LEGISLATURA, MA NON CON LEGA E FI
“Questi anni potevano rappresentare l’occasione buona per giungere a una soluzione politica nel rispetto della legge e anche degli allevatori che hanno seguito il regime delle quote latte e pagato le proprie multe. Invece, le scelte fatte dai singoli allevatori interessati sono andate in una diversa direzione e ora ci troviamo in questa situazione”, così Paolo Cova, parlamentare del Pd, dopo aver appreso la notizia che la Corte di giustizia dell'Unione europea ha giudicato l’Italia inadempiente sull’annosa questione delle quote latte. “Mi auguro che nella prossima legislatura si riescano a dare risposte, con la collaborazione degli interessati, alla sentenza della Corte, anche per scongiurare il rischio di far chiudere le aziende – continua Cova, che si è sempre occupato del tema in questi 5 anni alla Camera –. Certamente non potrà essere un governo di centrodestra a trovare una soluzione perché proprio la Lega e Forza Italia ci hanno portati a questo punto. E dopo aver dimostrato di voler difendere gli allevatori inadempienti a parole, ora li hanno lasciati soli con un problema enorme”.
Posted by Redazione × Pubblicato il 24/01/2018 at 13:13
“La sentenza della Corte di giustizia europea inchioda alle sue responsabilità la Lega Nord. Le scelte compiute dai governi di centrodestra hanno penalizzato gli allevatori che avevano operato onestamente ed hanno di fatto obbligato tutti i cittadini italiani a farsi carico di quelle scelte politiche sbagliate. Lo Stato italiano, infatti, ha già dovuto versare 4,5 miliardi di euro per la cattiva gestione della vicenda quote latte. La decisione di oggi mette in evidenza a tutto tondo come il nostro Paese non può e non deve correre il rischio di tornare ai governi degli apprendisti stregoni incapaci. Ma ha il bisogno di vedere consolidato il percorso di risanamento dei bilanci, della crescita economica e dell’aumento dell’occupazione degli esecutivi guidati da Renzi e Gentiloni”. Così la deputata del Partito democratico Alessia Rotta.
“Con il suo ricorso – si legge nella sentenza - , la Commissione europea chiede alla Corte di dichiarare che la Repubblica italiana, avendo omesso di garantire che il prelievo supplementare dovuto per la produzione realizzata in Italia in eccesso rispetto al livello della quota nazionale, a partire dalla prima campagna di effettiva imposizione del prelievo supplementare in Italia (1995/1996) e sino all’ultima campagna nella quale in Italia è stata accertata una produzione in eccesso (2008/2009),
Si deve rammentare che, conformemente all’articolo 2, paragrafo 1, del regolamento n. 3950/92, il prelievo supplementare stabilito dall’articolo 1 di tale regolamento è ripartito tra i produttori che hanno contribuito al superamento dei quantitativi di riferimento. Una siffatta ripartizione del prelievo supplementare è altresì prevista dall’articolo 4 del regolamento n. 1788/2003 nonché dagli articoli 79, 80 e 83 del regolamento n. 1234/2007.
Conformemente all’articolo 7 del regolamento n. 536/93, all’articolo 11, paragrafi 1 e 2, del regolamento n. 1392/2001 nonché agli articoli 15 e 17 del regolamento n. 595/2004, gli Stati membri sono tenuti ad adottare tutte le misure necessarie per garantire che tale prelievo, ivi inclusi gli interessi dovuti in caso di mancato rispetto del termine di pagamento, sia correttamente effettuato e si ripercuota sui produttori che hanno contribuito al superamento.
In tale contesto, secondo una giurisprudenza consolidata, spetta agli Stati membri, in forza dell’obbligo di diligenza generale di cui all’articolo 4, paragrafo 3, TUE, quale precisato dai regolamenti dell’Unione in materia, adottare prontamente i provvedimenti destinati a rimediare alle irregolarità. Infatti, dopo un certo periodo di tempo, la ripartizione e il recupero del prelievo supplementare rischiano di essere complicati o di divenire impossibili a causa di talune circostanze quali, in particolare, la cessazione delle attività o lo smarrimento di documenti contabili (v., in tal senso, sentenze dell’11 ottobre 1990, Italia/Commissione, C‑34/89, EU:C:1990:353, punto 12, e del 21 gennaio 1999, Germania/Commissione, C‑54/95, EU:C:1999:11, punto 177).
Inoltre, in forza di una costante giurisprudenza della Corte relativa all’onere della prova nell’ambito di un procedimento per inadempimento ai sensi dell’articolo 258 TFUE, spetta alla Commissione dimostrare la sussistenza dell’asserito inadempimento. È la Commissione che deve fornire alla Corte gli elementi necessari affinché quest’ultima accerti l’esistenza di tale inadempimento (v., in tal senso, sentenza del 28 gennaio 2016, Commissione/Portogallo, C‑398/14, EU:C:2016:61, punto 47 e giurisprudenza ivi citata).
Quando la Commissione ha fornito elementi sufficienti che dimostrano che determinati fatti si sono verificati sul territorio dello Stato membro convenuto, spetta a quest’ultimo contestare in maniera sostanziale e dettagliata gli elementi in tal senso presentati e le conseguenze che ne derivano (v., in tal senso, sentenza del 28 gennaio 2016, Commissione/Portogallo, C‑398/14, EU:C:2016:61, punto 48 e giurisprudenza ivi citata).
Nel caso di specie, la Commissione ha esposto nelle sue memorie, in modo circostanziato e dettagliato, gli elementi di fatto che, secondo tale istituzione, hanno dato luogo alle negligenze e alle lacune oggetto degli addebiti che essa contesta alla Repubblica italiana. Inoltre, e senza essere contraddetta al riguardo da tale Stato membro, la Commissione ha osservato che tali elementi materiali traggono ampiamente origine dalla documentazione fornita dalle autorità italiane nell’ambito dei loro scambi e sono, in sostanza, confermati dai pareri della Corte dei conti italiana nonché da commissioni d’inchiesta governative e parlamentari di tale Stato membro.
Alla luce della circostanza che le somme dovute a titolo del prelievo supplementare, quali quelle indicate al punto 29 della presente sentenza, si sono accumulate nel corso di un periodo così lungo, senza che le autorità competenti siano mai giunte a ridurle in modo duraturo, emerge che tali autorità non hanno adottato le misure necessarie per rispettare gli obblighi loro imposti dalle disposizioni del diritto dell’Unione che figurano nelle conclusioni del ricorso.
Ciò premesso, si deve considerare che la Commissione ha fornito elementi tali da far emergere la realtà dei fatti sui cui essa si basa nel suo ricorso al fine di dimostrare che la Repubblica italiana ha violato gli obblighi derivanti da tali disposizioni. Di conseguenza, conformemente alla giurisprudenza rammentata al punto 44 della presente sentenza, occorre esaminare i motivi difensivi dedotti.
La Repubblica italiana, pur riconoscendo che esiste un obbligo, in forza del diritto dell’Unione, di effettuare l’imputazione e, se del caso, il recupero del prelievo supplementare, sostiene, innanzitutto, che tale obbligo è un obbligo «di mezzi» e non «di risultato» e che la Commissione non ha fornito la prova dell’inosservanza di quest’ultimo da parte delle autorità italiane.
A sostegno di tale argomento la Repubblica italiana richiama il punto 36 della sentenza del 13 novembre 2001, Francia/Commissione (C‑277/98, EU:C:2001:603), in cui la Corte avrebbe statuito che l’articolo 19 del regolamento (CEE) n. 1546/88 della Commissione, del 3 giugno 1988, che fissa le modalità di applicazione del prelievo supplementare di cui all’articolo 5 quater del regolamento (CEE) n. 804/68 (GU 1988, L 139, pag. 12), ai sensi del quale gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire la riscossione del prelievo supplementare, ha stabilito un obbligo di mezzi e non un obbligo di risultato.
Essa ritiene, pertanto, che il solo fatto che una parte delle somme relative al prelievo supplementare sul latte non sia stata recuperata non è sufficiente per concludere che sussista l’inadempimento contestato.
A tal riguardo, sembra che l’argomentazione sviluppata dalla Repubblica italiana derivi da un’errata lettura della conclusioni della Commissione. Infatti, con le sue conclusioni, la Commissione chiede alla Corte di dichiarare che la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti per non aver adottato, così come rilevato al punto 27 della presente sentenza, le misure necessarie al fine di garantire che il prelievo supplementare sul latte sia addebitato ai produttori interessati e, se del caso, recuperato dalle autorità competenti. L’oggetto di tale inadempimento non verte quindi sul fatto che tale Stato membro non avrebbe recuperato la totalità delle somme dovute a titolo di tale prelievo.
La Repubblica italiana non può, pertanto, sottrarsi all’inadempimento ad essa contestato sostenendo di aver adottato misure che le hanno consentito di recuperare una parte delle somme dovute a titolo del prelievo supplementare sul latte.
Sebbene la Repubblica italiana dedichi un’ampia parte delle sue memorie alla descrizione dettagliata del quadro giuridico nazionale relativo alla ripartizione e al recupero del prelievo supplementare e delle sue modifiche, essa non fornisce, tuttavia, elementi precisi idonei a mettere in discussione le disfunzioni suffragate dalla Commissione o atti a dimostrare che essa abbia, conformemente all’obbligo di diligenza ad essa incombente, attuato in tempo utile un sistema effettivo in grado di consentirle di recuperare gli importi di cui trattasi secondo i regolamenti citati dalla Commissione.
In tali circostanze, l’argomento relativo a un asserito «obbligo di mezzi» deve essere respinto in quanto inconferente. Infatti, secondo le constatazioni indicate ai punti da 45 a 47 della presente sentenza, la Repubblica italiana non ha adottato le misure necessarie al fine di garantire prontamente l’imputazione del prelievo ai produttori di latte interessati e il suo efficace recupero.
La Repubblica italiana afferma poi che i numerosi mutamenti della normativa dell’Unione relativa al prelievo supplementare sul latte hanno sostanzialmente contribuito alle difficoltà legislative e amministrative incontrate sul piano nazionale.
A tal riguardo, occorre rammentare che, anche supponendo che l’applicazione della normativa dell’Unione relativa al prelievo sul latte abbia fatto sorgere difficoltà significative sul piano nazionale, ciò nondimeno, come la Corte ha ripetutamente giudicato, uno Stato membro non può eccepire disposizioni, prassi o situazioni del suo ordinamento giuridico interno per giustificare l’inosservanza degli obblighi risultanti dal diritto dell’Unione (v., segnatamente, sentenza del 2 marzo 2017, Commissione/Grecia, C‑160/16, non pubblicata, EU:C:2017:161, punto 13 e giurisprudenza ivi citata).
Inoltre, se la Repubblica italiana riteneva che la normativa dell’Unione relativa al prelievo supplementare sul latte ostacolasse, per sua stessa natura, l’imputazione e, se del caso, il recupero di tale prelievo, prontamente ed efficacemente, tale Stato membro avrebbe potuto proporre ricorsi dinanzi alla Corte per un controllo di legittimità delle misure dell’Unione di cui trattasi. Orbene, nel corso dell’intero periodo controverso, che copre più di dodici anni, nessun ricorso in tal senso è stato proposto dalla Repubblica italiana. Del resto, la circostanza che il regime del prelievo supplementare sul latte abbia fatto sorgere difficoltà di ordine giuridico e politico a livello dell’Unione, e che tale regime sia stato infine sostituito, non giustifica affatto la mancata adozione da parte degli Stati membri di tutte le misure necessarie per garantirne l’effettività a livello nazionale.
Inoltre, per quanto attiene più precisamente alla decisione 2003/530, dalla quale la Repubblica italiana deduce che il Consiglio dell’Unione europea non avrebbe potuto adottare tale decisione se essa si fosse trovata in una situazione d’inadempimento, è sufficiente rilevare che il Consiglio, con la decisione in parola, si è limitato ad approvare le misure di aiuti volti a facilitare il pagamento del prelievo supplementare da parte dei produttori di latte interessati, senza formulare valutazioni sulla situazione esistente alla data dell’adozione di quest’ultima in Italia. Inoltre, con la decisione 2003/530 il Consiglio ha implicitamente confermato l’obbligo che incombeva a tale Stato membro di garantire il pagamento del prelievo supplementare da parte dei produttori di latte e ha rilevato che, come emerge dal punto 7 di tale decisione, «il governo italiano [si era impegnato a imporre] una rigorosa applicazione del prelievo supplementare sulla base di una nuova legge».
In tali circostanze, l’argomento della Repubblica italiana riguardante il rispetto degli obblighi ad essa incombenti in materia d’imputazione e di recupero eventuale del prelievo supplementare sul latte non è tale da inficiare le conclusioni della Commissione.
Occorre altresì esaminare gli argomenti della Repubblica italiana secondo cui il presente ricorso per inadempimento proposto ai sensi dell’articolo 258 TFUE viola i principi del ne bis in idem, di proporzionalità e di specialità. Essa afferma che, nei limiti in cui ha già versato al FEAOG le somme relative al prelievo corrispondente al superamento del suo quantitativo di riferimento nazionale, conformemente agli articoli 3 e 4 del regolamento n. 1788/2003 e, in seguito, agli articoli 78 e 79 del regolamento n. 1234/2007, tale ricorso implicherebbe che essa possa essere nuovamente «sanzionata» per l’inadempimento dei medesimi obblighi relativi all’imputazione e, se del caso, al recupero del prelievo supplementare.
A tal riguardo, occorre rammentare che, come emerge altresì dal considerando 5 del regolamento n. 1788/2003 e dal considerando 38 del regolamento n. 1234/2007, le disposizioni citate al precedente punto impongono alla Repubblica italiana diversi obblighi che, da un lato, riguardano il versamento del prelievo supplementare al FEAOG incombente a tale Stato membro, in forza dell’articolo 3 del regolamento n. 1788/2003 e dell’articolo 78, paragrafo 2, del regolamento n. 1234/2007. Dall’altro, lo Stato membro in parola è tenuto a ripartire il prelievo supplementare tra i produttori di latte che hanno contribuito al superamento delle quote nazionali e di recuperarlo conformemente all’articolo 4 del regolamento n. 1788/2003 e all’articolo 79 del regolamento n. 1234/2007. Pertanto, il fatto che la Repubblica italiana abbia eventualmente adempiuto il primo di tali obblighi non esclude che essa possa essere venuta meno al secondo di tali obblighi, il quale costituisce il solo oggetto del presente ricorso per inadempimento.
Una simile valutazione s’impone a fortiori ove si consideri che l’argomento della Repubblica italiana equivale, in definitiva, a travisare la finalità del prelievo supplementare consistente nell’obbligare i produttori di latte a rispettare i quantitativi di riferimento ad essi attribuiti (sentenza del 25 marzo 2004, Cooperativa Lattepiù e a., C‑231/00, C‑303/00 e C‑451/00, EU:C:2004:178, punto 75).
Ne consegue che l’argomento della Repubblica italiana relativo a una violazione dei principi del ne bis in idem, di proporzionalità e di specialità deve essere respinto.
Tenuto conto dell’insieme delle considerazioni sin qui svolte si deve dichiarare che la Repubblica italiana, avendo omesso di garantire che il prelievo supplementare dovuto per la produzione realizzata in Italia in eccesso rispetto al livello della quota nazionale, a partire dalla prima campagna di effettiva imposizione del prelievo supplementare in Italia (1995/1996) e sino all’ultima campagna nella quale in Italia è stata accertata una produzione in eccesso (2008/2009),
Ai sensi dell’articolo 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura della Corte, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. La Repubblica italiana, rimasta soccombente, deve essere condannata alle spese, conformemente alla domanda della Commissione.