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Timestamp: 2017-10-19 05:44:03+00:00
Document Index: 109635456

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 17', 'art. 84', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 3']

La mediazione - originariamente introdotta dal decreto legislativo 28/2010, dichiarato incostituzionale per eccesso di delega, è stata reintrodotta dalla legge 9 agosto 2013, n. 98 che ha convertito con modifiche il D.L. 69/2013, con il quale sono stati "corretti" i profili d'incostituzionalità della normativa originaria - è in vigore dal 20 settembre 2013.
E' quella "attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, anche con formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa" (art. 1 lett. a), D.Lgs. 28/2010).
- Materie in cui la mediazione è obbligatoria
Le materie in cui la mediazione risulta obbligatoria sono quelle in tema di "condominio, diritti reali, divisioni, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazioni, comodato, affitto di aziende, risarcimento di danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari" (art. 5, co. 1 e co. 1-bis, D.Lgs. 28/2010).
La mediazione non è più condizione di procedibilità della domanda giudiziale e, pertanto, non risulta obbligatoria: a) nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l'opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione; b) nei procedimenti per convalida di licenza o sfratto, fino al mutamento del rito di cui all'articolo 667 del codice di procedura civile; c) nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, di cui all'articolo 696-bis del codice di procedura civile; d) nei procedimenti possessori, fino alla pronuncia dei provvedimenti di cui all'articolo 703, terzo comma, del codice di procedura civile; e) nei procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all'esecuzione forzata; f) nei procedimenti in camera di consiglio; g) nell'azione civile esercitata nel processo penale (art. 5, co. 4, D.Lgs. 28/2010).
L'obbligo della mediazione rimarrà in vigore per quattro anni, al termine dei quali il Ministero della Giustizia dovrà esaminarne i risultati e le problematiche emerse.
- Aspetti procedurali della mediazione
Gli organismi di mediazione debbono essere iscritti in un apposito registro del Ministero della Giustizia e sono ordinati secondo il numero di iscrizione. L'organismo di mediazione può essere operativo in più luoghi contemporaneamente ma le domande di mediazione vanno presentate alla sede legale dell'organismo, mentre gli incontri di mediazione possono svolgersi anche presso le sedi operative.
Il mediatore deve possedere i seguenti requisiti: un titolo di studio non inferiore al diploma di laurea universitaria triennale, o in alternativa, essere iscritto ad un collegio o ordine professionale; non essere incorso in interdizione perpetua o temporanea dai pubblici uffici; non aver riportato sanzioni disciplinari diverse dall'avvertimento; non essere stato sottoposto a misure di sicurezza o di prevenzione; non aver riportato condanne definitive per delitti non colposi o pena detentiva non sospesa.
Una volta intrapreso il procedimento di mediazione, a seguito di apposita istanza (che deve contenere i dati dell'organismo di mediazione, le parti, l'oggetto e le ragioni della pretesa), viene fissato un incontro preliminare tra le parti nel corso del quale il mediatore designato informa le stesse sulla funzione e le modalità di svolgimento della procedura. In questo primo incontro il mediatore ha vieppiù il compito di verificare l'effettiva possibilità di un accordo e, qualora emerga l'impossibilità dello stesso, questa diverrà condizione sufficiente per la procedibilità dell'azione giudiziaria. In questo caso nessun compenso è dovuto all'organismo di mediazione (art. 17 n. 5-ter D.Lgs. 28/2010).
Questa sorta di gratuità, introdotta dall'art. 84, co. 1, lett. p), n. 2), D.L. 21 giugno 2013, n. 69, risulta oltre modo capziosa: se da un lato, infatti, il legislatore vessa gli utenti della giustizia con continui aumenti dei costi (contributo unificato, marche da bollo, ecc.), dall'altro scarica sugli organismi di mediazione i costi relativi alla procedura di conciliazione - nella stragrande maggioranza dei casi obbligatoria - nell'ipotesi in cui risulti impossibile raggiungere un accordo.
"La convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati è un accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia tramite l'assistenza di avvocati …" (art. 2 D.L. 132/2014).
- Negoziazione volontaria e negoziazione facoltativa
La negoziazione assistita può essere volontaria, siccome scelta liberamente dalle parti - ma non può avere ad oggetto diritti indisponibili né vertere in materia di lavoro - ovvero obbligatoria (ex lege), quando il procedimento di negoziazione è condizione di procedibilità della domanda (rilevabile d'ufficio o eccepita dal convenuto non oltre la prima udienza).
Il legislatore ha poi previsto specifiche disposizioni sulla negoziazione assistita facoltativa in materia di famiglia (Si veda: Separazione e divorzio. Gli istituti introdotti dal DL 132/2014: la negoziazione assistita dagli avvocati e l'accordo dinnanzi all'ufficiale dello stato civile).
L'obbligatorietà vige in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti, per chi intenda proporre in giudizio una domanda di pagamento a qualsiasi titolo (ad eccezione, come detto sopra, dei crediti in materia di lavoro) di somme non eccedenti cinquantamila euro (art. 3 co. I D.L. 132/2014) ed ora, con la legge di stabilità 2015, anche in materia di contratti di trasporto o di sub-trasporto (co. 249 L. 190/2014).
- aspetti procedurali della negoziazione assistita
La controparte, nei trenta giorni dalla ricezione, può rifiutare l'invito, non aderire o aderire allo stesso. Se l'invito è rifiutato o non accettato nel termine sopra detto, la domanda giudiziale deve essere proposta nel medesimo termine (30 giorni) decorrente dal rifiuto, dalla mancata accettazione o dalla dichiarazione di mancato accordo certificata dagli avvocati.
La comunicazione dell'invito, al pari della sottoscrizione della convenzione, sospendono il decorso del termine di prescrizione.
La convenzione di negoziazione assistita, oltre all'oggetto della controversia, deve indicare il termine concordato dalle parti per l'espletamento della procedura, che non deve essere inferiore a un mese né superiore a tre mesi, prorogabile per ulteriori trenta giorni su accordo tra le parti.
Gli avvocati e le parti hanno l'obbligo di comportarsi con lealtà e di tenere riservate le informazioni ricevute. Le dichiarazioni rese e le informazioni acquisite nel corso del procedimento non possono essere utilizzate nel giudizio avente in tutto o in parte il medesimo oggetto. I difensori delle parti e coloro che partecipano al procedimento non possono essere tenuti a deporre sul contenuto delle dichiarazioni rese e delle informazioni acquisite (art. 9 D.L. 132/2014).
I difensori sono altresì tenuti a trasmetterne copia al Consiglio dell'ordine del luogo ove l'accordo è stato raggiunto o, in alternativa, al Consiglio dell'ordine presso cui è iscritto uno degli avvocati.
Il compenso per l'opera professionale svolta dai rispettivi avvocati rimane a carico delle parti. Nel solo caso di negoziazione assistita obbligatoria, all'avvocato non è dovuto il compenso dalla parte che si trova nelle condizioni per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato (art. 3 co. VI Dl 132/2014), prescrizione quest'ultima alquanto stravagante, considerato che, molto probabilmente, l'avvocato non accetterà un incarico non remunerato.
Tel. 0981.1987035 – Fax 0981.1987038
(22/02/2017 - Avv.Paolo Accoti)