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Timestamp: 2020-04-03 03:43:18+00:00
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Matched Legal Cases: ['art.51', 'art.52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 51', 'sentenza ', 'sentenza ']

Competenze professionali ingegneri architetti: circolare CNI sentenze TAR
Il Consiglio nazionale degli ingegneri commenta e approfondisce tre sentenze che contribuiscono a chiarire il riparto di competenze professionali tra Ingegneri e Architetti
Autore Mauro Melis Pubblicato 2 Ottobre 2019 Ultimo aggiornamento 28 Settembre 2019 Commenti 0
Nella decisione del TAR Campania, I Sezione, 30 luglio 2019 n.4169 veniva in rilievo l’appalto per l’affidamento dei lavori di realizzazione “di un nuovo reparto speciale Unità Accoglienza Permanente SUAP – Plesso ospedaliero di Gragnano (NA)”, ASL Napoli 3 Sud, laddove l’impresa prima classificata aveva presentato una proposta tecnica integrativa e migliorativa del sistema impiantistico del gas medicale e dell’illuminazione, sottoscritta da un Architetto e non da un Ingegnere.
In base all’art.51 RD n.2537 cit., spettano alla professione di Ingegnere “le progettazioni per le costruzioni e per le industrie, per i lavori relativi alle vie ed ai mezzi di trasporto, di deflusso e di comunicazione, per le costruzioni di ogni specie, per le macchine e gli impianti industriali, nonché in generale applicative della fisica, con i rilievi geometrici e le operazioni di estimo”.
Ai sensi dell’art.52 del RD n.2537 cit., “formano oggetto tanto della professione di ingegnere quanto di quella di architetto le opere di edilizia civile, nonché i rilievi geometrici e le operazioni di estimo ad esse relative, ad eccezione delle opere di edilizia civile che presentano rilevante carattere artistico e il restauro e il ripristino degli edifici contemplati dalla legislazione sui beni culturali, che sono di spettanza della professione di architetto”.
Si ha quindi l’affermazione di un principio e criterio-guida di sicura utilità per tutte le Amministrazioni, le stazioni appaltanti e le imprese, al fine di stabilire quale sia la componente professionale necessaria per quel dato intervento.
Assai interessante, in prospettiva futura, è l’utilizzo – all’interno del percorso argomentativo della sentenza – del criterio dell’autonomia della prestazione rispetto alle opere civili, la cui integrazione nella fattispecie (da verificare in concreto) comporta necessariamente e direttamente la piena competenza professionale della figura dell’Ingegnere e la esclusione della possibilità di intervento dell’Architetto.
La sentenza del TAR Piemonte, Torino, II Sezione, 15 maggio 2015 n.846 e la successiva Consiglio di Stato, V Sezione, 17 luglio 2019 n.5012 (che costituisce il giudizio di appello della precedente decisione) affrontano invece la distinta ma collegata questione dei concorsi pubblici e dei titoli di studio richiesti per la partecipazione alla selezione (in allegato).
Secondo il consolidato indirizzo della giurisprudenza, gli articoli 51 e 52 del RD n.2537/1925 (ancora in vigore) “costituiscono il punto di riferimento normativo per stabilire il discrimine tra le competenze degli Architetti e quelli degli Ingegneri”.
La citata normativa professionale va interpretata nel senso che “appartiene alla esclusiva competenza degli ingegneri non solo la progettazione delle opere necessarie alla estrazione e lavorazione di materiali destinati alle costruzioni e la progettazione delle costruzioni industriali, ma anche la progettazione delle opere igienico-sanitarie e delle opere di urbanizzazione primaria, per tali dovendosi intendere le opere afferenti la viabilità, gli acquedotti, e depuratori, le condotte fognarie e gli impianti di illuminazione, salvo solo il caso che tali opere non siano di pertinenza di singoli edifici civili. Tra le opere igienico-sanitarie la cui progettazione appartiene alla esclusiva competenza degli ingegneri, vanno incluse, tra le altre, anche gli impianti cimiteriali (C.d.S. n. 2938/2000 cit.)”.
Per il Consiglio di Stato, “la competenza concorrente di ingegneri e architetti si ha soltanto nell’ambito delle opere di edilizia civile e per gli impianti tecnologici strettamente connessi a edifici e fabbricati; restano pertanto di competenza esclusiva degli ingegneri, ai sensi dell’art. 51 del R.D. n. 2357 del 1925, gli interventi edilizi ed urbanistici che consistano in ‘progettazione di costruzioni stradali, opere igienico-sanitarie, impianti elettrici, opere idrauliche’, quando non siano connessi a determinati edifici o fabbricati, cioè attengano alle opere di urbanizzazione primaria”.
Il Consiglio di Stato – nella sentenza n.5012/2019 – dopo un excursus della sentenza di primo grado, conferma quindi pienamente e su tutta la linea le argomentazioni logico-giuridiche svolte dal primo giudice.
Come si vede, trattasi di pronunce assai articolate e dense di passaggi rilevanti e significativi per chiarire il tema delle competenze professionali, nonchè quello del titolo di studio occorrente per la partecipazione ai pubblici concorsi.
Particolarmente importante, a questi fini, appare sia l’affermazione secondo cui “è ancora attuale la ripartizione delle competenze tra architetti e ingegneri risultante dagli artt. 51 e 52 del R.D. 23 ottobre 1925 n.2537 (Regolamento per le professioni d’ingegnere e di architetto) …in quanto le previsioni regolamentari…sono compatibili col nuovo assetto degli studi, perciò tuttora applicabili”, sia quella correlata, per cui “la progettazione delle opere viarie, idrauliche ed igieniche, che non siano strettamente connesse con i singoli fabbricati, è di pertinenza degli Ingegneri, in base all’interpretazione letterale, sistematica e teleologica degli artt. 51, 52 e 54 del R.D. (cfr. Cons. Stato, IV, 22 maggio 2000, n. 2938; id., V, 6 aprile 1998, n. 416; id., IV, 19 febbraio 1990, n. 92)”.
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