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Timestamp: 2020-08-08 18:10:35+00:00
Document Index: 172388314

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 13', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 2702', 'art. 7', 'art. 2596', 'art. 2596', 'art. 1723', 'art. 1723', 'art. 1725', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 1723', 'art. 1725', 'art. 1725', 'art. 4', 'art. 5']

Tribunale di Milano, Sezione Specializzata in materia di Proprietà Industriale ed Intellettuale, Sentenza n. 11823 del 20 ottobre 2010 - Dirittodautore.it
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dott.ssa Marina Tavassi – pres.
dott. Cesare de Sapia – giud.
dott. Claudio Marangoni – giud. rel.
Appare preliminarmente utile sintetizzare le domande svolte dalle parti attrici Music Shape s.r.l. e Alfredo Cerruti nei confronti delle convenute, incentrate in via principale sulla richiesta di condanna delle controparti all’adempimento del contratto stipulato in data 13.2.2003 – e, in quanto in esso richiamato, del contratto di mandato del 1.8.2003 – e al risarcimento dei danni conseguenti alle condotte inadempienti delle stesse o – in via subordinata – all’accertamento della risoluzione del medesimo accordo e di quello precedente del 1.8.2001 ed alla condanna al risarcimento del danno derivato dalla sua anticipata ed illegittima risoluzione per effetto della revoca del mandato posta in essere dalle controparti in data 13.2.2006.
Le parti convenute Gente Edizioni Musicali s.r.l. e Laura Pausini hanno svolto ampie ed articolate contestazioni e – in estrema e necessitata sintesi – hanno richiesto il rigetto delle domande svolte dalle attrici affermando il puntuale adempimento delle obbligazioni incombenti su esse convenute nonché la legittimità della revoca del mandato da esse trasmessa in data 13.2.2006, sollevando altresì eccezioni in ordine alla stessa validità del contratto 1.8.2001 per difetto di sinallagma ed in relazione a precedenti accordi aventi medesimo oggetto ed intercorsi con altri soggetti.
Hanno altresì dedotto – in via indipendente dalle domande avversarie – l’insussistenza di valide pretese in capo alle attrici in relazione ai contratti di management artistico e di produzione artistica ed esecutiva entrambi del 22.1.2002 “nell’eventualità che la Scrittura del 13 febbraio 2003 non fosse stata stipulata”.
In via preliminare va affermata sul piano processuale l’inesistenza di eventuali necessità di coordinamento tra la presente controversia della causa oggi pendente dinanzi alla locale Corte d’appello intrapresa da Music Shape s.r.l. nei confronti di Danijel Vuletic e Impatto s.n.c. – che pare peraltro richiamata dalle parti qui convenute solo al fine di rafforzare la tesi del perseguimento in via esclusiva da parte delle attrici di interessi propri, piuttosto che dei loro mandanti, nel corso del lungo rapporto con le odierne convenute – non risultando sussistente alcuna ipotesi di connessione giuridicamente rilevante rispetto alle domande svolte in questa sede dalle parti.
Invero, appare insufficiente a tal fine la mera circostanza che le domande svolte da Music Shape s.r.l. nei confronti di altri soggetti risulterebbero fondate sulla scrittura privata 13.2.2003 che appare oggetto – ma in ben altra prospettiva – della presente controversia.
Con la scrittura del 13.2.2003 (dcc. 21 fasc. att.) in effetti le parti in causa addivenivano, in buona sostanza, alla definizione dei rapporti contrattuali tra essi all’epoca vigenti, vale a dire il contratto di management ed il contratto di produzione artistica ed esecutiva stipulati entrambi in data 22.1.2002 (docc. 19 e 20 fasc. att.) tra Music Shape s.r.l. da una parte e Gente Edizioni Musicali s.r.l. dall’altra e sottoscritti – per le obbligazioni personalmente assunte – anche da Alfredo Cerruti e da Laura Pausini, provvedendo in tale contesto alla risoluzione consensuale ed anticipata di detti accordi.
Nell’art. 8 dell’accordo 13.2.2003, peraltro, le parti confermavano la validità e l’efficacia dell’ulteriore contratto intercorso tra le parti in data 1.8.2001 (doc. 15 att.), mediante il quale Gente Edizioni Musicali s.r.l. (e Laura Pausini) avevano conferito a Music Shape s.r.l. il “mandato esclusivo per l’Italia e per tutti i Paesi del mondo, a negoziare e definire, nel nostro nome, conto ed interesse, il prossimo futuro contratto discografico che sarà stipulato… sia con la CGD East West s.p.a. di Milano…, sia con altre aziende fonografiche, comunque inerente prestazioni dell’Artista…” (art. 2 contratto 1.8.2001). In tale accordo – esplicitamente attestante che il mandato esclusivo e generale affidato a Music Shape s.r.l. si intendeva “conferito anche nel Vostro interesse di mandataria” (art. 10.1 contratto 1.8.2001) – le	parti si davano altresì “reciprocamente atto del fatto che l’Accordo è essenzialmente fondato sul rapporto di fiducia personale (intuitus personae) esistente tra la nostra società, l’Artista ed il Vostro socio signor Alfredo Cerruti…” (art. 13 contratto 1.8.2001) La comunicazione di revoca di detto mandato del 13.2.2006 (doc. 34 fasc. att.), in questa sede contestata dalle parti attrici, era stata fondata dalle odierne convenute sulla considerazione “sia del deterioramento del legame fiduciario, oltre che affettivo, che per molti anni aveva reciprocamente caratterizzato i rapporti tra Pausini e Cerruti, sja delle contestazioni avanzate da entrambe le parti circa l’esecuzione dei rapporti contrattuali stessi…”.
Le parti attrici hanno contestato la pretestuosità dei motivi addotti dalle convenute a sostegno della revoca di tale mandato, la cui conferma nel contesto dell’accordo transattivo che poneva fine agli altri rapporti tra le parti avrebbe avuto quale finalità condivisa quella di garantire comunque alle stesse attrici – in quanto titolari di un mandato in via esclusiva cui corrispondeva un obbligo di non concorrenza assunto da Gente Edizioni Musicali s.r.l. – i guadagni derivanti dall’esecuzione del mandato stesso, quale sostanziale corrispettivo della risoluzione dei restanti rapporti contrattuali cui Music Shape s.r.l. e Alfredo Cerruti avevano acconsentito e della conseguente perdita delle ben maggiori opportunità di remunerazione ad essi collegate.
In particolare – secondo le parti attrici – non sarebbero state circostanze idonee a fondare il preteso venir meno del rapporto fiduciario la conclusione del rapporto sentimentale tra il Cerruti e la Pausini o la vicenda attinente all’album “From the Inside” – peraltro del tutto ridimensionata all’esito delle prove testimoniali assunte in corso di causa – in quanto vicende anteriori all’accordo del 2003, né fatti successivi a detto accordo transattivo avrebbero potuto giustificare una risoluzione unilaterale dello stesso.
Al contrario, sempre secondo le attrici, Gente Edizioni Musicali s.r.l. e Laura Pausini avevano indebitamente iniziato autonome trattative con Sony BMG e nell’aprile 2006 avevano formalmente diffidato Warner ed altre case discografiche a negoziare con persone non da esse espressamente incaricate, in contrasto con l’obbligazione negativa di cui all’art. 7 del contratto di mandato 1.8.2001.
Inoltre, a parere delle attrici, lo stesso contratto 1.8.2001 avrebbe previsto sul piano del rapporto fiduciario tra le parti una sola ipotesi di risoluzione anticipata del rapporto da parte delle mandanti, circoscritta a casi in cui il Cerruti non avrebbe potuto per eventi imprevisti adempiere personalmente agli impegni assunti (artt. 14.2 e 14.3 contratto 1.8.2001).
Così brevemente riassunte le tesi delle parti attrici riguardo alla questione principale da esse posta al centro della controversia, ritiene invece il Collegio che la revoca del mandato trasmessa dalle convenute in data 13.2.2006 non possa ritenersi illegittima.
Vanno preliminarmente disattesi i rilievi svolti dalle parti convenute circa presunti vizi che comprometterebbero in tutto o in parte la validità e l’efficacia sia della scrittura privata del 13.2.2003 che del mandato dell’1.8.2001.
Quanto alla scrittura privata del 13.2.2003, le parti convenute hanno di fatto contestato che l’accordo raggiunto all’epoca tra le parti contenesse – in deroga alla comune volontà di provvedere alla risoluzione di tutti i rapporti tra le parti – la specifica pattuizione contenuta nell’art. 8 di tale scrittura che confermava invece la perdurante vigenza tra le parti del mandato del 1.8.2001 o, in ogni caso, il contrasto di tale previsione con lo spirito ed il contenuto dei restanti accordi.
Al di là delle notazioni e dei rilievi formulati in tal senso dalle convenute – di obbiettiva scarsa rilevanza ed attendibilità, in quanto riferiti a comportamenti che di fatto non hanno trovato alcuna formalizzazione in atti – il Collegio non può che attenersi alla chiara formulazione del contestato art. 8 della scrittura in esame, scrittura che risultava peraltro espressamente rivolta nei suoi dichiarati intenti a determinare la consensuale risoluzione dei due specifici rapporti contrattuali ivi espressamente menzionati (il contratto di management ed il contratto di produzione artistica ed esecutiva: v. in particolare le premesse, oltre alla parte più propriamente dispositiva dell’accordo)
Non vi sono elementi atti a dimostrare che la clausola di cui all’art. 8 di tale contratto – peraltro mai contestata fino all’instaurazione della presente causa – non sia stata anch’essa oggetto di specifici accordi tra le parti, né sul piano formale l’efficacia probatoria di tale documento derivante dall’art. 2702 c.c. può ritenersi in qualche modo compromessa.
Quanto al contratto di mandato del 1.8.2001, le convenute ne hanno contestato la validità sia ritenendo che le prestazioni ivi regolate fossero già ricomprese nell’accordo di management del 22.1.2002, sia rilevando l’abnorme durata del patto di non concorrenza ivi previsto a carico delle convenute (art. 7 contratto 1.8.2001) in relazione al disposto dell’art. 2596 c.c., in ogni caso da ricondursi ad una	durata non eccedente il quinquennio (e quindi da ritenersi scaduto già anteriormente alla revoca del mandato del 13.2.2006).
Se tale ultima eccezione deve essere respinta in relazione al fatto che il limite di durata previsto tassativamente dall’art. 2596 c.c. si applica solo nei casi in cui il patto di non concorrenza costituisca pattuizione autonoma e distinta rispetto ad un rapporto esistente tra le parti (v. Cass. 1327/73; Cass. 3654/72; Cass. 1238/00), la questione della dedotta interferenza tra prestazioni previste in più rapporti contrattuali non può trovare effettivo rilievo in questa sede, tenuto conto della complessità degli assetti contrattuali intercorsi tra le parti e della molteplicità delle prestazioni implicate a fronte di testi contrattuali in effetti attinenti ad obbligazioni di diversa natura ancorché convergenti in un quadro di assistenza manageriale, produttiva ed artistica nel suo complesso rivolto allo sviluppo della carriera artistica ed alla promozione della convenuta Pausini.
Va peraltro rilevato che la risoluzione dei contratti di management e di produzione artistica ed esecutiva del 2002 disposta dalle parti con la scrittura privata 13.2.2003 e la regolamentazione definitiva di tutti i rapporti economici ad essi connessi ivi regolata consente oggi di valutare autonomamente la natura del contratto di mandato del 1.8.2001, al quale — nel contesto risultante dall’accordo del 13.2.2003 – non poteva (più) essere riconosciuta l’applicabilità del secondo comma dell’art. 1723 c.c.
In effetti il mandato in questione, del tutto svincolato dal precedente quadro contrattuale esistente tra le parti, non conteneva in sé i presupposti propri del mandato in rem propriam, posto che l’interesse del mandatario risultava ormai esclusivamente delimitato alla gestione dell’affare ed al solo fine di conseguire il compenso stabilito e che ogni connessione con altri rapporti obbligatori tra le parti – in cui sostanzialmente il mandatario sia a sua volta creditore del mandante o dai quali derivi un interesse del mandatario diverso da quello strettamente rivolto all’esecuzione del mandato ed alla percezione del relativo compenso, ove previsto (v. Cass. 1931/87; Cass. 15436/91; Cass. 15554/04) – risultava eliminata per effetto della risoluzione consensuale degli stessi.
Né può ritenersi che gli elementi indicati dalle attrici a sostegno della permanenza di un interesse proprio del mandatario al negozio, giuridicamente rilevante ai finì dell’ipotesi di cui al secondo comma dell’art. 1723 c.c., siano in tal senso effettivamente apprezzabili.
Invero il fatto che il mantenimento della vigenza del mandato del 1.8.2001 fosse – secondo le parti attrici – un sostanziale corrispettivo dell’accettazione da parte di Music Shape s.r.l. e del Cerruti della risoluzione degli altri contratti del 2002 – circostanza in sé del tutto dubbia, sia perché il corrispettivo connesso all’esecuzione del mandato non era stato modificato, sia perché le parti avevano specificamente regolato nell’accordo gli specifici profili economici connessi ai contratti risolti — risulterebbe comunque una determinazione interna alle parti, priva di specifica formalizzazione nell’accordo, e dunque da relegarsi nell’ambito dei meri motivi che avrebbero determinato le parti stesse al raggiungimento dell’assetto contrattuale definito nell’accordo del 13. 2. 2003.
Se, dunque, il mandato in questione appare più propriamente riconducibile alla categoria del mandato oneroso, deve comunque valutarsi ex art. 1725 cc. l’effettiva sussistenza della giusta causa posta a sostegno della revoca cui le convenute hanno dato corso con la comunicazione del 13.2.2006.
A tale proposito ritiene il Collegio che debba essere posta la dovuta attenzione sulla particolare enfatizzazione che le parti avevano concordemente attribuito all’elemento dell’ intuitus personae nell’atto di conferimento del mandato del 1.8.2001, concernente il rapporto tra la società mandante e l’artista da una parte nei confronti della persona del Cerruti (v. art. 13 del contratto)
Lungi dal poter considerare – come sostenuto dalle parti attrici – la previsione dell’art. 13 del contratto come delimitante le sole ipotesi di risoluzione del contratto, in quanto legate a casi in cui sostanzialmente il Cerruti non avesse avuto la possibilità di esercitare personalmente le attività connesse all’esecuzione del mandato, deve invece ritenersi che la persistenza del rapporto fiduciario fosse elemento incidente sulla stessa possibilità di continuazione del rapporto tra le parti in ragione delle obbiettive alterazioni del rapporto tra le parti che il comportamento del mandatario avrebbe potuto determinare in relazione al perseguimento effettivo degli interessi delle parti mandanti.
Appare opportuno precisare, in via generale, che se l’art. 1723, comma 1 c.c., stabilisce che il mandante può in qualsiasi momento revocare il mandato con suo atto unilaterale – posto che il mandante è il dominus del contratto di mandato, il quale è diretto a realizzare un assetto di interessi destinato ad incidere economicamente soltanto sul mandante, mentre al mandatario è assegnata un’attività di cooperazione espletata per conto del	mandante – nel mandato oneroso l’interesse economico del mandatario legato alla continuazione del rapporto (costituito soltanto dall’interesse al compenso) risulta tutelato dall’art. 1725 c.c., che pone a carico del mandante una specifica obbligazione di “risarcimento” di danni in favore del mandatario.
La dottrina e la giurisprudenza hanno tuttavia precisato che se la revoca del mandato costituisce l’esercizio di un diritto (potestativo) del mandante, esercitabile da parte dello stesso in qualsiasi momento della vita del rapporto, deve altresì ritenersi che non già di un obbligo di risarcimento del danno dovrebbe ritenersi onerato il mandante in caso di revoca del mandato oneroso conferito per un tempo determinato o per un determinato affare posto che il risarcimento del danno in senso tecnico si ricollega ad un atto illecito – ma piuttosto, non potendosi ipotizzare in tal caso nessuna violazione di obblighi da parte del mandante, debba intendersi dovuto un indennizzo da atto lecito, commisurato alle perdite per concreto mancato guadagno sofferto dal mandatario a seguito della revoca del mandato stesso.
L’obbligo del mandante di tenere, in tale ipotesi, indenne il mandatario dalle perdite per lucro cessante viene tuttavia meno quando ricorra una giusta causa di revoca del mandato (art. 1725 c.c.), che – in relazione a quanto innanzi affermato – non vale a rendere legittima la revoca stessa, costituendo essa comunque l’esercizio di un diritto potestativo del mandante, ma semplicemente ad esonerare il mandante dall’obbligo dell’indennizzo ed a consentire pertanto l’eventuale sacrificio dell’interesse del mandatario al compenso (v. in tal senso ampiamente, in motivazione, Cass. 11283/92).
Per ciò che attiene più propriamente ai fatti di causa, deve in questa sede valutarsi l’effettiva sussistenza della giusta causa della revoca del mandato del 1.8.2001, con specifico riferimento a motivi di natura soggettiva, costituiti da fatti ed avvenimenti inerenti al comportamento del mandatario, che, anche se non integranti inadempimenti in senso tecnico e proprio, siano stati idonei ad alterare i normali rapporti tra le parti ed a ledere gli interessi del mandante.
Ritiene il Collegio che l’esame degli atti di causa confermi l’esistenza di elementi obbiettivi a sostegno del venir meno del rapporto fiduciario che costituiva espressamente il fondamento del mandato del 1.8.2001.
Al di là della conclusione del rapporto personale tra il Cerruti e la Pausini – collocabile apparentemente alla fine del 2002 – e delle vicende attinenti alla preparazione del fonogramma From the Inside – precedenti alla transazione del 13.2.2003 – deve, invero, darsi atto che sin dall’ottobre 2003 possono individuarsi indizi concreti di una compromissione anche del rapporto professionale tra le parti, già giunto ad un scambio di comunicazioni formali dalle quali traspare con tutta evidenza un clima di tensione rispetto all’esecuzione dell’accordo del 13.2.2003 (v. docc. da 13 a 21 fasc. conv.) cui risulterebbero successivamente associate anche specifiche contestazioni (doc. 22 fasc. conv.).
A ciò deve aggiungersi – quale obbiettivo elemento di contrasto tra le parti, al di là della fondatezza o meno degli argomenti ivi dedotti — l’instaurazione nel febbraio 2005 della causa promossa da Music Shape s.r.l. nei confronti di Danijel Vuletic e di Impatto s.n.c., attualmente pendente dinanzi alla Corte d’appello di Milano, nell’ambito della quale tra l’altro risultavano anche prospettati interventi e pressioni in danno di Music Shape sr.l. attribuiti alla Pausini (v. memoria istruttoria Music Shape s.r.l. nella causa 15524/05, in particolare i capitoli di prova nn. 46 e 47, in doc. 3 fasc. conv.).
Da ultimo deve essere rilevato che la dedotta compromissione del rapporto fiduciario tra le parti – specificamente riconducibile all’oggetto del mandato 1.8.2001 – appare chiaramente desumibile dal comportamento posto in essere dalle parti attrici in relazione alle stesse regole contrattuali che avrebbero dovuto governare l’esercizio del mandato stesso.
Deve essere invero rilevato che il mandato 1.8.2001 subordinava espressamente la validità ed efficacia di tutti gli impegni assunti in esecuzione del mandato stesso da parte di Music Shape s.r.l. (e di Alfredo Cerruti) alla preventiva autorizzazione delle mandanti (art. 4 contratto 1.8.2001) ed imponeva altresì in via generale che tutte le attività svolte dalla mandataria avrebbero dovuto essere svolte “in costante collaborazione con la nostra Società e/o con l’Artista, tenendo in precipuo conto gli interessi aziendali della nostra Società e gli interessi personali e professionali dell’Artista” (art. 5 contratto 1.8.2001)
La documentazione offerta dalle parti convenute pare dimostrare che lo svolgimento del mandato nel periodo successivo alla transazione 13.2.2003 non sia stato di fatto compatibile con le pattuizioni contrattuali innanzi menzionate.
Da tale documentazione si ricava che l’iniziativa delle parti attrici di instaurare trattative con Warner Music Italy per la conclusione di un nuovo contratto quando quello vigente era ancora in corso – e che esigeva ancora la pubblicazione di ulteriori due albums, se non quattro per effetto dei meccanismi contrattuali legati al raggiungimento dei minimi garantiti al produttore discografico – era stata evidentemente adottata senza alcuna previa intesa con le parti mandanti e senza alcuna preventiva valutazione, dunque, degli interessi delle stesse, così come avrebbe richiesto un comportamento conforme al dettato contrattuale.
Ciò ha comportato la necessità di un diretto intervento delle mandanti per interrompere l’iniziativa e, nel contempo, per rassicurare la controparte contrattuale dell’adempimento delle obbligazioni ancora relative al contratto allora in essere e destinate a determinare la prosecuzione del rapporto ancora per alcuni anni (v. docc. da 22 a 29 fasc. att.).
Se tale era dunque l’effettivo quadro di collaborazione tra le parti per lo svolgimento del mandato a suo tempo conferito in un contesto di rapporti personali e contrattuali del tutto mutato e se le possibilità di leale e fattiva collaborazione tra le parti risultavano ormai obbiettivamente del tutto compromesse, deve concludersi per la legittimità della revoca del mandato del 1.8.2001 in presenza di giusta causa.
Devono dunque essere respinte le domande svolte dalle parti attrici e – risultando di fatto del tutto assorbente la ritenuta legittimità della revoca del mandato eseguita in data 13.2.2006 – anche le ulteriori e subordinate domande svolte dalle parti convenute.
Alla soccombenza segue la condanna delle parti attrici al rimborso delle spese del giudizio in favore delle convenute, nella misura indicata in dispositivo.
1) respinge le domande avanzate da MUSIC SHAPE s.r.l. e da Alfredo CERRUTI nei confronti di GENTE EDIZIONI MUSICALI s.r.l. e di Laura PAUSINI con atto di citazione del 6.10.2006 nonché tutte le ulteriori domande svolte dalle parti;
2) condanna le parti attrici in solido tra loro al rimborso delle spese del giudizio in favore delle convenute, liquidate nella misura di € 35.000,00 (di cui € 2.000,00 per spese, € 8.000,00 per diritti ed € 25.000,00 per onorari) oltre oneri di legge e rimborso spese forfettario.
Così deciso in Milano, nella camera di consiglio del 15 luglio 2010.
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