Source: https://www.diritto.it/l-impresa-genitoriale/
Timestamp: 2020-01-25 17:21:24+00:00
Document Index: 126019066

Matched Legal Cases: ['art. 2082', 'art. 31', 'art. 27', 'art. 30', 'art. 147', 'art. 315', 'art. 2083', 'art. 29', 'art. 2', 'art. 2085', 'art. 144', 'art. 3', 'art. 2086', 'art. 14', 'art. 29', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2087', 'art. 2087', 'art. 6', 'art. 315', 'art. 570', 'art. 7', 'art. 2088', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 18', 'art. 7', 'art. 2048', 'art. 29', 'art. 2089', 'art. 330', 'art. 27', 'art. 29']

L’impresa genitoriale
Abstract: L’Autrice legge la figura e i compiti dei genitori attraverso lo schema giuridico civilistico dell’impresa.
“È imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”: la definizione data dall’art. 2082 del codice civile, con i dovuti aggiustamenti, si addice al più difficile mestiere della vita, la genitorialità.
L’esercizio è riferito alla potestà genitoriale; la professionalità è intesa in tutte le accezioni dell’origine etimologica, come “insegnare, impegnarsi, dire apertamente”. La genitorialità è un’attività perché comporta una successione di atti quotidiani, “adempimento di compiti” (come recita l’art. 31 della Costituzione). Così come è “economia” nel senso etimologico di “regole della casa, arte di reggere e bene amministrare le cose della famiglia” e perché realizza economie. L’organizzazione da parte dei genitori è essenziale per “assicurare nei limiti delle loro possibilità e delle loro disponibilità finanziarie, le condizioni di vita necessarie allo sviluppo del fanciullo” (art. 27 par. 2 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, denominata Convenzione di New York). “Produrre” significa “mettere avanti, porre innanzi, far avanzare, condurre fuori”, tutto ciò che è connaturale alla genitorialità. Lo scambio implica una relazione e la genitorialità nasce da una relazione, è una relazione che genera relazioni. I beni sono beni immateriali, i cosiddetti beni relazionali, ma anche beni materiali che si concretizzano negli obblighi di mantenere, istruire e educare i figli (art. 30 Costituzione e art. 147 cod. civ.) a cui l’art. 315 bis cod. civ. (inserito dalla L. 219/2012) ha aggiunto l’assistenza morale. Gli obblighi principali dei genitori verso i figli, quindi, sono quattro, quasi come corollario dei quattro obblighi reciproci che derivano ai coniugi dal matrimonio. La genitorialità è un servizio come inscritto nel significato di “famiglia”, ma ci si rende conto del valore di questo servizio quando le crescenti crisi familiari causano elevati costi economici e sociali, quando diventano un “male relazionale” (il sociologo Pierpaolo Donati).
L’art. 2083 cod. civ. “Piccoli imprenditori” nella parte in cui recita “prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia” si può riferire ai genitori perché la genitorialità si realizza nella coppia genitoriale e verso i figli, per e con i figli, è una carriera educativa. Intendendo famiglia in senso lato, quale “società naturale” (art. 29 Costituzione) ad essa contribuiscono anche altri parenti ed in particolare i nonni, come confermato dall’art. 2 lettera p) della L. 219/2012.
L’art. 2085 cod. civ. “Indirizzo della produzione” (che richiama l’indirizzo di vita familiare di cui all’art. 144 cod. civ.) può essere letto nel senso che “in tutte le decisioni riguardanti i fanciulli”, “l’interesse superiore del fanciullo deve costituire oggetto di primaria considerazione” (art. 3 par. 1 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia) e solo la sua inosservanza può giustificare eventuali interventi dall’esterno.
L’art. 2086 cod. civ. “Direzione e gerarchia nella impresa” suggerisce che i genitori devono dirigere e suscitare il rispetto verso la loro figura. Si noti l’uso della preposizione “nella” e non “della” perché non si ha la direzione delle persone ma in seno alla situazione, alla relazione. Nella Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia si stabilisce che i genitori hanno il diritto e il dovere di guidare il fanciullo (art. 14 par. 2) e che si deve inculcare al fanciullo il rispetto dei genitori (art. 29 lettera c) sino a giungere al rispetto delle civiltà diverse dalla propria; quindi il rispetto verso i genitori non è solo un dovere ma un gradino di costruzione delle relazioni umane e del senso civico. Avere la direzione e gerarchia significa avere un proprio ruolo e che questo ruolo sia degno di riconoscimento non solo giuridico, ma soprattutto psicologico e sociale. La direzione (da “reggere”) comporta la proposizione di regole (da “reggere, sostenere”). La “scomparsa dell’adulto” che segna la nostra epoca si traduce anche in una ridefinizione dei ruoli familiari: non sono più i figli a dover imparare dai genitori e a ricevere da loro norme e insegnamenti, ma al contrario sono i genitori che si conformano ai criteri e ai comportamenti dei figli, cercando in questo modo di ottenere la loro approvazione (Giovanni Cucci, studioso di scienze umane). Oggi si assiste a un rovesciamento inedito, in cui sono i genitori a chiedere ai figli di essere riconosciuti. Il figlio, invece, può comprendere il valore del limite se vede nel genitore non un tiranno che lo schiaccia, né il compagnone che si mette alla sua pari dicendogli sempre di sì, ma qualcuno che lo introduce con affetto alla realtà nella sua dimensione di mediocrità e di fragilità. L’adulto può fare questo perché per primo l’ha accolto in se stesso. Ciò gli consente di non mettersi sullo stesso piano di colui che è chiamato a educare e di non cedere a ricatti affettivi (lo psicoanalista Massimo Recalcati). Tra genitore e figlio deve esistere una “relazione dissimmetrica”, in altre parole relazione basata su reciprocità e rispetto ma tra persone di età ed esperienze differenti, tra persona adulta (cresciuta) e persona in crescita. “Gerarchia” deriva da “sacro”, parola che evoca la sacralità della personalità del fanciullo (art. 1 della Carta dei diritti del fanciullo al gioco e al lavoro del 1967), il vero senso del sacrificio (“fare cosa sacra, rendere sacro”) e l’inviolabilità dei diritti fondamentali (art. 2 Costituzione): principi a cui dovrebbero ispirarsi i genitori.
La rubrica dell’art. 2087 cod. civ. “Tutela delle condizioni di lavoro” richiama la necessità che i genitori vigilino su tutto ciò che circonda il bambino per farlo “crescere in un ambiente familiare” (dal Preambolo della Convenzione di New York). Perché ciò avvenga devono principalmente controllare l’uso del computer ma anche e soprattutto la vita di coppia che non sia conflittuale o incoerente. Perché “la salute è creata e vissuta dalle persone all’interno degli ambienti organizzativi della vita quotidiana: dove si studia, si lavora, si gioca e si ama” (dalla Carta di Ottawa per la promozione della salute del 1986). “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”: anche il testo dell’art. 2087 cod. civ. si può adattare alla figura genitoriale. La parola “misure” ha la stessa origine di “mensa”, quindi gli interventi dei genitori devono essere misure nel senso che devono essere condivise da entrambi i genitori e nel dialogo anche con i figli in modo da appagare le loro esigenze e non i semplici bisogni. I genitori devono tener conto della particolarità di ogni situazione e di ogni figlio, della loro esperienza e della tecnica offerta anche dalle scienze umane. Devono avere sempre a cuore l’integrità fisica e la personalità morale dei figli, prefigurate nell’art. 6 della Dichiarazione dei diritti del bambino del 1959 con la locuzione “sicurezza materiale e morale”. Nella realtà molti genitori si preoccupano più dell’aspetto fisico che di quello morale; anche per questo è stato aggiunto l’obbligo di assistenza morale nell’art. 315 bis cod. civ. (inserito dalla L. 219/2012), per completare il quadro civilistico degli obblighi di assistenza familiare la cui violazione configurano la fattispecie disciplinata nell’art. 570 cod. pen.. La “personalità morale” evoca lo “sviluppo morale” di cui si parla nella Convenzione di New York (artt. 17, 27 e 32) in cui è posto tra lo sviluppo spirituale e lo sviluppo sociale proprio perché rappresenta lo sviluppo di quel cuscinetto tra il sé e gli altri. La “personalità morale” richiama in particolare lo sviluppo del “giudizio morale” di cui già parlava Jean Piaget. È quanto espresso chiaramente nell’art. 7 della Dichiarazione dei diritti del bambino in cui si prevede che si consenta al bambino di sviluppare il suo giudizio personale, il suo senso di responsabilità morale e sociale e di divenire un membro utile alla società. Bisogna puntare l’attenzione sulla responsabilità. L’art. 2088 cod. civ, seppure abrogato, è rubricato “Responsabilità dell’imprenditore”, responsabilità che caratterizza pure la genitorialità. Uno dei principi e criteri direttivi dettati dall’art. 2 della L. 219/2012 è la delineazione di nozione di responsabilità genitoriale quale aspetto dell’esercizio della potestà genitoriale. Già nel 1959 la Dichiarazione dei diritti del bambino all’art. 6 parla di “responsabilità dei genitori”, richiamata dall’art. 18 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia; la Dichiarazione dei diritti del bambino puntualizza la responsabilità educativa dei genitori nell’art. 7. Per responsabilità s’intende quella giuridica (in primis la responsabilità civile ex art. 2048 cod. civ.) e quella sociale, quella endofamiliare e quella esofamiliare. Soprattutto i genitori devono educare figli responsabili; in questo si rivela la comunicazione efficace di genitori efficaci, come sosteneva lo psicologo americano Thomas Gordon (così nel mondo imprenditoriale si parla di “comunicazione d’impresa” ed “efficacia della gestione d’impresa”). “Dobbiamo insegnare tutto questo ai nostri figli. Dobbiamo insegnare a sperare, cioè ad assumersi la responsabilità del futuro. A sperimentare la possibilità di costruirlo. Che significa, anzitutto, la libertà di realizzare se stessi” (Adriano Fabris, docente di filosofia). La “responsabilità del futuro” è la principale delle “responsabilità della vita” a cui bisogna preparare il fanciullo, secondo la lettera d) dell’art. 29 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. La responsabilità, che significa “dare risposte”, implica anche la responsività genitoriale e la resilienza genitoriale. La responsività genitoriale è la capacità di risposta adeguata ai bisogni affettivi del figlio e di monitoraggio degli stati affettivi del figlio; la resilienza genitoriale è la capacità di riemergere fortificati da difficoltà e traumi. Dalla responsività e dalla resilienza genitoriali dipendono la responsività e la resilienza familiari e dei singoli figli. La resilienza permette al bambino di ricostruirsi (così nella Charte du Bureau International Catholique de l’Enfance del 2007).
L’art. 2089 cod. civ., anche abrogato, è rubricato “Inosservanza degli obblighi dell’imprenditore” e richiama le conseguenze dell’inosservanza degli obblighi genitoriali che non sono solo le conseguenze civilistiche (per esempio la decadenza dalla potestà sui figli, art. 330 cod. civ.) e penalistiche ma il feed-back dei figli, che possono rivelarsi i “peggiori giudici inappellabili”.
Anche la locuzione “collaboratori dell’imprenditore” si può convertire in “collaboratori dei genitori”. I genitori danno la vita e le competenze necessarie per la vita, le competenze affettive, emozionali, relazionali e sociali; hanno bisogno, pertanto di collaboratori, dalle istituzioni agli altri educatori. Dal cosiddetto sostegno alla genitorialità, come pure previsto nell’art. 27 par. 3 della Convenzione di New York (“misure opportune per assistere i genitori del fanciullo”) alle forme di genitorialità diffusa di ciascun adulto. Così può essere intesa la formula “cogenitorialità” e non quella dei genitori separati o divorziati a cui rimane intatta la genitorialità senza dover far appello alla “bigenitorialità”. “Se la vita è anche compito da realizzare, è evidente che tutti siamo chiamati a collaborare a questo impegno, in primo luogo gli adulti che hanno la maggiore responsabilità del contesto sociale. Ed è proprio nell’ambito quotidiano, dove s’incontrano tutte le dimensioni personali, che abbiamo bisogno di uomini e donne pronti a difendere la vita, in modo esteso e senza pregiudizi: dalla vita nascente alla vita esclusa” (Gian Antonio Dei Tos, esperto di bioetica).
Altri elementi imprenditoriali che si possono riferire ai genitori sono il rischio e le risorse. Rischio inteso sia come incertezza dei risultati sia come genitorialità a rischio, genitorialità difficile.
La genitorialità stessa è una risorsa che gestisce le “importanti risorse” dei figli (espressione usata nella Charte du Bureau International Catholique de l’Enfance), i “talenti” dei figli (vocabolo che compare solo nell’art. 29 Convenzione di New York).
“Da un punto di vista educativo, il compito degli adulti diventa particolarmente importante. Sono loro – e non intendo solo i genitori, ma anche la scuola e i responsabili istituzionali – che devono aiutare i bambini a salire i gradini della piramide, favorendoli e incoraggiandoli verso l’ascesa, ma anche fornendo loro le risorse materiali e ambientali necessarie” (Ada Fonzi, esperta di psicologia dello sviluppo). È dovere di tutti che i figli mettano a frutto i loro talenti, che compiano la loro ascesa: questa è la loro vita, la vita che è in loro. L’impresa genitoriale è la vera impresa della vita per la vita!