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Timestamp: 2020-04-09 08:19:57+00:00
Document Index: 163276800

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 23', 'art. 47', 'art. 11', 'art. 42', 'art. 1', 'art. 42', 'sentenza ', 'art. 42', 'art. 6']

CONSIGLIO DI STATO, Sez. 4^ – 29 marzo 2019, n. 2085 – AmbienteDiritto.it
Giurisprudenza: Giurisprudenza Sentenze per esteso massime | Categoria: Diritto dell'energia Numero: 2085 | Data di udienza: 15 Novembre 2018
Data di udienza: 15 Novembre 2018
(Riforma TAR Lazio, n.. 5848/2018) – Pres. Troiano, Est. Martini – E. s.r.l. (avv.ti Marini e Sticchi Damiani) c. Gestore dei Servizi Energetici – G.S.E. S.p.A. (avv.ti Cancrini e Vagnucci)
Gestore dei Servizi Energetici – G.S.E. S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Arturo Cancrini e Francesco Vagnucci, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio del primo, in Roma, piazza San Bernardo n. 101;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Gestore dei Servizi Energetici – G.S.E. S.p.A.;
La novella normativa avrebbe poi chiarito che il potere esercitato ha natura sanzionatoria, anche tenendo conto che, secondo la giurisprudenza della Corte di Strasburgo, misure che facciano seguito alla violazione di un precetto possono ritenersi pene in senso proprio ai fini CEDU, pur laddove non abbiano – secondo gli ordinamenti nazionali – una finalità esclusivamente punitivo-deterrente (cfr. Corte EDU, Ezeh C. Regno Unito, 9.10.2003; Corte Edu, Blokhing C. Russia, 14.11.2013; C.Edu, Menarini C. Italia, 27.9.2011; Corte Edu, Malige C. Francia, 23.9.1998; Corte Edu, Hamer C. Belgio, 27.11.2007).
– l’attività del GSE non ha mai riguardato la legittimità della PAS ex adverso vantata, ma solo il differente profilo dell’accertamento della sussistenza di elementi preclusivi alla concessione delle misure economiche;
– la nota del Comune di Potenza esibita in giudizio sarebbe inconferente poiché un aerogeneratore di potenza pari a 195 kW, quale quello installato, è un impianto diverso da un aerogeneratore di potenza pari a 200 kW, quale quello autorizzato con il titolo originario. Il documento esibito non ha valenza certificativa e costituisce soltanto una valutazione giuridico-amministrativa di “congruenza” che non può vincolare il GSE nell’esercizio dei diversi apprezzamenti ad esso istituzionalmente riservati, anche perché riferita ad un elemento (la potenza dell’impianto) che tanto il GSE quanto il Comune non possono che mutuare “passivamente” da soggetti terzi (i.e., i produttori);
– a differenza della DIA, la PAS ex art. 6 del d.lgs. n. 28/2011 non avrebbe natura di atto privato avente mera valenza comunicativa nei confronti dell’amministrazione, ma integra a tutti gli effetti un atto avente rilievo pubblicistico, il quale conclude il previo procedimento autorizzativo ex art. 6 del d.lgs. n. 28/2011 avviato su impulso del richiedente;
– dal combinato disposto degli artt. 5 e 6 del d.lgs. n. 28/2011 si ricaverebbe che qualsiasi variazione non sostanziale rispetto all’impianto autorizzato dall’amministrazione competente tramite PAS deve inderogabilmente essere comunicata ed assentita dall’amministrazione competente;
– il titolo abilitativo autorizza il richiedente a realizzare lo specifico progetto di impianto che l’amministrazione, all’esito della verifica degli opportuni e dettagliati documenti progettuali prodotti dal richiedente, ha assentito;
– tutta la documentazione tecnico-progettuale ed il preventivo di connessione allegati, afferiscono univocamente alla realizzazione di un aerogeneratore di potenza pari a 200 kW;
– anche il preventivo di connessione rilasciato da Enel ed allegato alla PAS risulta calcolato facendo preciso riferimento ad un impianto di potenza nominale pari a 200 kW;
– la disciplina della procedura di ammissione agli incentivi non impediva affatto alla Energy Power di dar conto, anche nelle more del procedimento e fino all’entrata in esercizio degli impianti, di eventuali varianti non sostanziali intervenute medio tempore;
– infatti, a mente del punto 2.2.9. delle Procedure Applicative, il Soggetto Responsabile che realizzi un impianto di potenza inferiore a quella iscritta ed ammessa al Registro è tenuto a darne comunicazione al GSE prima dell’entrata in esercizio, purché da tale riduzione di potenza non derivi una variante sostanziale tale da richiedere la modifica del titolo autorizzativo originario. In tale caso si intende rinunciatario della quota parte di potenza non installata. Si precisa che, per queste casistiche, la tariffa riconosciuta all’intervento è quella spettante alla potenza dichiarata nella richiesta di iscrizione al Registro;
– il Soggetto Responsabile è univocamente tenuto ad indicare la potenza effettivamente autorizzata (ossia quella attestata dalla PAS) e non certo l’eventuale dato di potenza astrattamente “voluto”;
– sarebbe radicalmente inammissibile l’invocato rinvio pregiudiziale alla C.G.U.E. in quanto doglianza formulata per la prima volta solo in grado di appello;
– in ogni caso, quanto alla violazione del canone di proporzionalità ricorda che l’art. 23, comma 3, del d.lgs. n. 28/2011 dispone espressamente che «non hanno titolo a percepire gli incentivi per la produzione di energia da fonti rinnovabili, da qualsiasi fonte normativa previsti, i soggetti per i quali le autorità e gli enti competenti abbiano accertato che, in relazione alla richiesta di qualifica degli impianti o di erogazione degli incentivi, hanno fornito dati o documenti non veritieri, ovvero hanno reso dichiarazioni false e mendaci»;
– le dichiarazioni del Soggetto Responsabile in ordine alle caratteristiche dell’impianto incentivabile assumono rilievo cruciale nel sistema di incentivazione delineato dal d.m. 6.7.2012, poiché è sulla base dei dati ivi contenuti – che si devono supporre veritieri, stante il rango di dichiarazione sostitutiva di atto notorio ex art. 47, d.P.R. 445/2000 – che promanano tutte le successive fasi dell’iter di accesso agli incentivi;
– sul principio di autoresponsabilità invoca anche quanto osservato da questo Consiglio (Sez. IV, 7 luglio 2016, n. 3014);
– la dichiarazione non veritiera in ordine a un dato astrattamente rilevante ai fini della definizione della graduatoria, non può che comportare la sanzione decadenziale, ai sensi del punto 2.2.8. delle Procedure, degli artt. 23, co. 3, e 42, co. 3, del d.lgs. n. 28/2011 e, in ultimo, dell’art. 11, co. 1. del d.m. 12.2.2014;
– il GSE ha ritenuto che le osservazioni rese nel corso del procedimento fossero inidonee a superare i profili di criticità puntualmente evidenziati nel preavviso di rigetto;
– quanto poi all’applicazione dell’art. 42, comma 3, del d.lgs. n. 28/2011, come novellato dall’art. 1, co. 960, della l. n. 205/2017, evidenzia che gli impianti della ricorrente erano iscritti al Registro, e quindi erano eleggibili per le tariffe, e il GSE ha emesso un provvedimento di decadenza (dal Registro Informatico) quando gli impianti già erano entrati in esercizio;
– la novella normativa richiamata non può valere quale canone interpretativo rispetto alla fattispecie controversa, stante l’assoluta eterogeneità dell’ipotesi disciplinata dalla norma;
– la deroga invocata è stata introdotta dal Legislatore al fine di salvaguardare gli impianti che già al momento dell’accertamento della violazione percepiscono gli incentivi, in modo da contemperare l’interesse del GSE al recupero di fondi pubblici indebitamente erogati con l’obiettivo consolidamento della posizione del Soggetto Responsabile che si trovi ad avere già fruito – prima che il GSE avesse completato la verifica ex art. 42 del D.Lgs. n. 28/20011 – degli incentivi;
– la fattispecie ricade nell’ambito applicativo del primo periodo della disposizione in commento;
– quanto alla questione di legittimità costituzionale, richiama le osservazioni svolte dal TAR che ha ravvisato il difetto di rilevanza, in assenza di specifica impugnazione del provvedimento decadenziale per i profili con esse dedotti:
– il potere esercitato in parte qua non ha certamente natura penale;
– non sarebbe stato specificamente né puntualmente impugnato il capo di sentenza con cui il TAR ha motivatamente respinto la questione;
– non avendo il GSE irrogato la misura interdittiva ex art. 42 del d.lgs. n. 28/2011, consistente nell’esclusione decennale dal regime degli incentivi, la società ricorrente conserva la facoltà di partecipare alle future procedure concorsuali del GSE ed accedere, se del caso, alla tariffa energetica incentivante.
Sotto il primo profilo, giova richiamare, nella parte di interesse, quando disposto dall’art. 6 del d.lgs. n. 28/2011, relativamente agli impianti alimentati da fonti rinnovabili soggetti a procedura abilitativa semplificata secondo cui «Il proprietario dell’immobile o chi abbia la disponibilità sugli immobili interessati dall’impianto e dalle opere connesse presenta al Comune […] almeno trenta giorni prima dell’effettivo inizio dei lavori, una dichiarazione accompagnata da una dettagliata relazione a firma di un progettista abilitato e dagli opportuni elaborati progettuali, che attesti la compatibilità del progetto con gli strumenti urbanistici approvati e i regolamenti edilizi vigenti e la non contrarietà agli strumenti urbanistici adottati, nonché il rispetto delle norme di sicurezza e di quelle igienico-sanitarie […]» (comma 2). Inoltre, «ove entro il termine indicato al comma 2 sia riscontrata l’assenza di una o più delle condizioni stabilite al medesimo comma, notifica all’interessato l’ordine motivato di non effettuare il previsto intervento e, in caso di falsa attestazione del professionista abilitato, informa l’autorità giudiziaria e il consiglio dell’ordine di appartenenza; è comunque salva la facoltà di ripresentare la dichiarazione, con le modifiche o le integrazioni necessarie per renderla conforme alla normativa urbanistica ed edilizia. Se il Comune non procede ai sensi del periodo precedente, decorso il termine di trenta giorni dalla data di ricezione della dichiarazione di cui comma 2, l’attività di costruzione deve ritenersi assentita».
Al riguardo, la Sezione ha precisato (cfr. Cons. St., Sez. IV, 12 novembre 2015 n. 5161; id., 29 febbraio 2016 n. 839; id., 19 maggio 2016 n. 2077) che la dichiarazione di inizio attività ivi disciplinata è un atto soggettivamene ed oggettivamente privato, alla cui presentazione può seguire da parte della p.a. un silenzio di tipo significativo il quale, una volta decorso il relativo termine, le preclude l’esercizio di poteri inibitori.
Anche in tale ipotesi (come più in generale per l’analogo istituto disciplinato dal d.P.R. n. 380 del 2001), «la denuncia d’inizio attività non è un provvedimento amministrativo a formazione tacita e non dà luogo in ogni caso ad un titolo costitutivo, ma costituisce un atto privato volto a comunicare l’intenzione di intraprendere un’attività direttamente ammessa dalla legge […]» (Cons. St., Sez. IV. 4 settembre 2012, n. 4669).
Il secondo, invece, stabilisce che, nel caso in cui le violazioni riscontrate nell’ambito dei controlli di cui ai commi 1 e 2 siano rilevanti ai fini dell’erogazione degli incentivi, le amministrazioni e gli enti pubblici, deputati ai controlli relativi al rispetto delle autorizzazioni rilasciate per la costruzione e l’esercizio degli impianti da fonti rinnovabili, fermo restando il potere sanzionatorio loro spettante, trasmettono tempestivamente al GSE l’esito degli accertamenti effettuati.
A tale riguardo, va poi sottolineato che, le stesse Procedure applicative vigenti in materia – quali riportate nelle proprie difese dal GSE – in un caso speculare a quello qui in esame, prevedono l’eventualità che il Soggetto Responsabile, realizzi “un impianto di potenza inferiore a quella iscritta e ammessa al Registro”, previa idonea comunicazione, e che tale riduzione della potenza è ammessa ove la stessa non comporti “una variante sostanziale tale da richiedere la modifica del titolo autorizzativo originario”.
La pronuncia che si è in precedenza riportata costituisce un punto di approdo della giurisprudenza della Sezione in ordine al rapporto che intercorre tra le attribuzioni del GSE in materia di controlli e sanzioni e quelle spettanti alle amministrazioni deputate ai controlli relativi al rispetto delle autorizzazioni rilasciate per la costruzione e l’esercizio degli impianti da fonti rinnovabili.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull’appello, di cui in premessa, lo accoglie in parte, nei sensi di cui in motivazione.