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Timestamp: 2020-08-07 19:18:29+00:00
Document Index: 5947221

Matched Legal Cases: ['art. 380', 'art. 2', 'art. 380', 'art. 384', 'sentenza ', 'art. 6']

Sentenza Cassazione Civile n. 8799 del 15/04/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8799 del 15/04/2011
Cassazione civile sez. I, 15/04/2011, (ud. 23/11/2010, dep. 15/04/2011), n.8799
S.F., elettivamente domiciliato in Roma, via Giulia
di Colloredo 46/48, presso l’avv. De Paola Gabriele, che lo
tempore, e MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del
Ministro pro tempore, entrambi domiciliati in Roma, via dei
avverso il decreto della Corte d’appello di Venezia del 25 marzo
2008, nella causa iscritta al n. 1196/06 RR;
23 novembre 2010 dal relatore, cons. Dott. Stefano Schiro’;
procuratore generale, dott. ABBRITTI Pietro, che nulla ha osservato.
LA CORTE, A) rilevato che e’ stata depositata in cancelleria, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., la seguente relazione comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai difensori delle parti:
1. S.F. ha proposto ricorso per cassazione, sulla base di due motivi, nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze e della Presidenza del Consiglio dei Ministri avverso il decreto in data 25 marzo 2008, con il quale la Corte di appello di Venezia ha condannato la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento in favore del medesimo della somma di Euro 1.900,00, pari ad un importo di Euro 500,00 per ogni anno di ritardo, a titolo di equa riparazione L. n. 89 del 2001, ex art. 2 a causa del superamento, nella misura di tre anni e dieci mesi, del termine ragionevole di durata di un giudizio dal ricorrente proposto davanti alla Corte dei Conti con ricorso depositato il 29 gennaio 2000 e non ancora definito alla data del 3 novembre 2006, di’ deposito del ricorso per equa riparazione; la Corte di merito ha quantificato nella misura suddetta l’equo indennizzo, in considerazione della posta in gioco, “valutata anche con riferimento al fatto che si e’ trattata di domanda svolta congiuntamente da una pluralita’ di soggetti”, con conseguente partecipazione emotiva affievolita;
1.1. la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Economia e delle Finanze hanno resistito con controricorso;
3. con i due motivi di ricorso, che possono essere esaminati congiuntamente in quanto strettamente connessi, il ricorrente, denunciando violazione di legge e vizio di motivazione, si duole che la Corte di merito abbia liquidato, l’equo indennizzo in misura irragionevolmente ridotta e comunque insufficiente, rispetto ai parametri fissati dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e della Corte di cassazione;
B) osservato che il ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. e che, a seguito della discussione sul ricorso tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso le argomentazioni esposte nella relazione; ritenuto pertanto, in base alle considerazioni che precedono, che deve essere dichiarato inammissibile il ricorso proposto nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, con compensazione delle spese processuali, avendo detto Ministero erroneamente affermato la propria legittimazione passiva ed eccepito il difetto di quella della Presidenza del Consiglio dei Ministri; che deve essere invece accolto il ricorso nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri con conseguente annullamento del decreto impugnato;
che, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa puo’ essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2; che in particolare, determinato in tre anni e dieci mesi il periodo di durata non ragionevole del giudizio presupposto, secondo l’accertamento del giudice del merito, non specificamente censurato dal ricorrente, il parametro per indennizzare la parte del danno non patrimoniale subito in detto giudizio va individuato nell’importo non inferiore ad Euro 750,00 per anno di ritardo, alla stregua degli argomenti svolti nella sentenza di questa Corte n. 16086 del 2009;
secondo tale pronuncia, in tema di equa riparazione per violazione del diritto alla ragionevole durata del processo e in base alla giurisprudenza della Corte dei diritti dell’uomo (sentenze 29 marzo 2006, sui ricorsi n. 63261 del 2000 e nn. 64890 e 64705 del 2001), gli importi concessi dal giudice nazionale a titolo di risarcimento danni possono essere anche inferiori a quelli da essa liquidati, a condizione che le decisioni pertinenti siano coerenti con la tradizione giuridica e con il tenore di vita del paese interessato, e purche’ detti importi non risultino irragionevoli, reputandosi, peraltro, non irragionevole una soglia pari al 45 per cento del risarcimento che la Corte avrebbe attribuito, con la conseguenza che, stante l’esigenza di offrire un’interpretazione della L. 24 marzo 2001, n. 89 idonea a garantire che la diversita’ di calcolo non incida negativamente sulla complessiva attitudine ad assicurare l’obiettivo di un serio ristoro per la lesione del diritto alla ragionevole durata del processo, evitando il possibile profilarsi di un contrasto della medesima con l’art. 6 della CEDU (come interpretata dalla Corte di Strasburgo), la quantificazione del danno non patrimoniale deve essere, di regola, non inferiore a Euro 750,00 per ogni anno di ritardo eccedente il termine di ragionevole durata;
2010/819); nel caso di specie si deve, di conseguenza, riconoscere al ricorrente, in relazione ad una durata non ragionevole di tre anni e dieci mesi, l’indennizzo di Euro 3.084,00, oltre agli interessi legali dalla domanda al saldo, al cui pagamento deve essere condannata la Presidenza soccombente;
ritenuto che le spese, del giudizio di merito e quelle del giudizio di cassazione seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo, in base alle tariffe professionali previste dall’ordinamento italiano con riferimento al giudizio di natura contenziosa (Cass. 2008/23397; 2008/25352), con distrazione delle spese del giudizio di merito in favore dei difensori del ricorrente, avvocati Francesco e Gabriele De Paola, dichiaratisi antistatari.
LA CORTE dichiara inammissibile il ricorso nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze e compensa le spese del relativo giudizio. Accoglie il ricorso nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Cassa il decreto impugnato e, decidendo nel merito, condanna detta Presidenza al pagamento in favore del ricorrente della somma di Euro 3.084,00, oltre agli interessi legali a decorrere dalla domanda. Condanna inoltre la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento in favore del ricorrente delle spese del giudizio di merito, che si liquidano in Euro 873,00, di cui Euro 378,00 per competenze ed Euro 50,00 per esborsi, oltre a spese generali e accessori di legge, nonche’ di quelle del giudizio di cassazione, che si liquidano in Euro 525,00 di cui Euro 425,00 per onorari, oltre a spese generali e accessori di legge, con distrazione, per le spese del giudizio di merito, in favore dei difensori del ricorrente, avv.ti Francesco e Gabriele De Paola, dichiaratisi antistatari.