Source: https://www.personaedanno.it/articolo/sul-nesso-di-causalit-tra-somministrazione-di-vaccini-e-contrazione-dell-autismo-nota-a-cass-civ-23-10-2017-n-24959
Timestamp: 2018-04-25 06:41:09+00:00
Document Index: 60973217

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 375', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13']

Sul nesso di causalità tra somministrazione di vaccini e contrazione dell’autismo: nota a Cass. civ., 23/10/2017, n. 24959.
Responsabilità civile - Responsabilità civile - Claudia Carioti - 27/10/2017
Con ordinanza in data 23 ottobre 2017, n. 24959 la Suprema Corte si è occupata, seppur con motivazione in forma semplificata, dell’accertamento del nesso causale tra la somministrazione di vaccini e l’insorgere di un’infermità, dalla quale sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica (ed in particolare, della sindrome autistica).
Il caso trae origine dalla domanda di indennizzo ex artt. 1 e 2 della L. n. 210 del 1992, relativa all’indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati, proposta dai genitori, esercenti la responsabilità genitoriale su un minore, che avevano, in particolare, lamentato che il minore avesse "contratto sindrome autistica, asseritamente a causa della somministrazione dei vaccini (antipoliomielite di tipo Sabin, DTP – antidifterica, antitetanica e antipertossica- e MPR – morbillo parotite e rosolia) e lui praticati dal 1998 al 2003".
Il Tribunale di Pesaro aveva accolto la domanda delle parti ricorrenti; avverso la citata sentenza aveva proposto ricorso in appello il Ministero della Salute, in persona del Ministro p.t., e la Corte di Appello di Ancona, recepite le conclusioni della C.T.U., nella quale si era esclusa la sussistenza del nesso di causalità tra la malattia e le vaccinazioni, aveva riformato integralmente la sentenza di primo grado; per la cassazione della sentenza della Corte d’Appello, avevano proposto ricorso i legali rappresentanti del minore, affidato ad un solo motivo, lamentando l'omessa e contraddittoria motivazione della Corte territoriale in quanto non si era tenuto conto delle critiche mosse alla C.T.U., espletata in appello, in riferimento al profilo diagnostico ed alla validità sul piano scientifico delle conclusioni.
La Suprema Corte, nel confermare i precedenti orientamenti in materia, [1] ha dichiarato il ricorso inammissibile: ha, in particolare, affermato che "la prova a carico dell'interessato ha ad oggetto l'effettuazione della somministrazione vaccinale e il verificarsi dei danni alla salute e il nesso causale tra la prima e i secondi, da valutarsi secondo un criterio di ragionevole probabilità scientifica, mentre nel caso il nesso causale costituisce solo un'ipotesi possibile". Con la conseguenza che non risulta decisivo quanto dedotto dai ricorrenti sulla mancata individuazione, da parte del consulente tecnico d’ufficio, di una possibile eziologica alternativa, considerato che l’eziologia della malattia conseguita dal minore risulta in "gran parte sconosciuta".
La circostanza che l’eziologia della sindrome autistica sia ancora sconosciuta, giuridicamente non risulta adeguata a superare sotto il profilo probatorio, gravante sui ricorrenti, l’assenza di un nesso di causalità tra la somministrazione di vaccini e l’infermità, con menomazione permanente della integrità psico-fisica, riportata dal minore, con la sola argomentazione dell’insorgenza della patologia successivamente alla vaccinazione.
[1] Cass. civ., Sez. lavoro, 17/01/2005 n. 753; Cass. civ., Sez. lavoro, 19/01/2011 n. 1135; Cass. civ., Sez VI-Lavoro, 29/12/2016 n. 27449, ord.
CORTE DI CASSAZIONE, Sez. VI - Lavoro, Ord., (ud. 21/09/2017) 23/10/2017, n. 24959; Pres. CURZIO, Est. GHINOY; G.D., B.C., in qualità di esercenti la responsabilità genitoriale sul figlio minore G.P. c. Ministero della Salute, in persona del Ministro p.t. Conferma App. Ancona, 30/01/2015.
SANITÁ E SANITARI – INDENNIZZO – VACCINAZIONI OBBLIGATORIE.
la Corte d'appello di Ancona, in riforma della sentenza del Tribunale di Pesaro, rigettava la domanda proposta da G.D. e B.C., genitori esercenti la potestà sul minore G.P., al fine di ottenere l'indennizzo previsto dalla L. n. 210 del 1992, artt. 1 e 2, a motivo dell'avere il proprio figlio contratto sindrome autistica, asseritamente a causa della somministrazione dei vaccini (antipoliomielite di tipo Sabin, DTP - antidifterica, antitetanica e antipertossica - e MPR - morbillo parotite e rosolia) a lui praticati tra il 1998 e il 2003. La Corte recepiva le conclusioni del nominato c.t.u., che aveva escluso la sussistenza del nesso di causalità tra la malattia e le vaccinazioni.
Per la cassazione della sentenza G.D. e B.C. propongono ricorso, a fondamento del quale deducono come unico motivo l'omessa e contraddittoria motivazione su un punto decisivo per il giudizio e lamentano che la Corte territoriale abbia ignorato le critiche tecniche mosse alla c.t.u., in relazione alla diagnosi formulata ed alla validità sul piano scientifico delle conclusioni.
La Corte territoriale ha recepito l'analisi e le conclusioni del c.t.u. nominato in grado d'appello, che aveva operato una valutazione complessiva degli elementi acquisiti al giudizio in relazione alla storia clinica del periziato e sulla base dei criteri temporali e della continuità fenomenica, nonchè in considerazione dello stato delle acquisizioni della scienza medica ed epidemiologica, superando anche nella sostanza le osservazioni critiche alla c.t.u.. E' quindi pervenuta al convincimento che sussista la mera possibilità di una correlazione eziologica tra le vaccinazioni e la malattia, e non un rilevante grado di probabilità scientifica.
Deve qui ribadirsi che il vizio, denunciabile in sede di legittimità, della sentenza che abbia prestato adesione alle conclusioni del consulente tecnico d'ufficio, è ravvisabile in caso di palese devianza dalle nozioni correnti della scienza medica, la cui fonte va indicata, o nell'omissione degli accertamenti strumentali dai quali, secondo le predette nozioni, non può prescindersi per la formulazione di una corretta diagnosi, mentre al di fuori di tale ambito la censura costituisce mero dissenso diagnostico che si traduce in un'inammissibile critica del convincimento del giudice (v. ex plurimis da ultimo Cass. ord. n. 1652 del 2012, Cass. ord. 23/12/2014 n. 27378, Cass. 16/02/2017 n. 4124).
Nel caso, alle puntuali argomentazioni del c.t.u. di secondo grado, che si sono avvalse anche della letteratura scientifica, i ricorrenti contrappongono altre argomentazioni, desunte da diversa ed ulteriore letteratura scientifica che, pur manifestando l'acceso dibattito che da tempo si registra sulla questione, non rivela acquisizioni ed elementi decisivi al fine di confutare la soluzione da quello adottata.
La Corte territoriale si è quindi attenuta ai principi dettati da questa Corte anche con riguardo alla materia che ci occupa, secondo i quali (v. Cass. 17/01/2005 n. 753, Cass. 19/01/2011 n. 1135, Cass. 29/12/2016 n. 27449, ord.) la prova a carico dell'interessato ha ad oggetto l'effettuazione della somministrazione vaccinale e il verificarsi dei danni alla salute e il nesso causale tra la prima e i secondi, da valutarsi secondo un criterio di ragionevole probabilità scientifica, mentre nel caso il nesso causale costituisce solo un'ipotesi possibile.
Nè risulta decisiva la critica avente ad oggetto la mancata individuazione da parte del c.t.u. di una possibile eziologia alternativa, considerato che la Corte riferisce il passaggio della consulenza ove si ammette che l'eziologia ditale della malattia, così come della stragrande maggioranza dei disturbi mentali, risulta tuttora in gran parte sconosciuta. Quanto poi al rapporto della Casa farmaceutica GSK datato 16.12.2001, esso riguarda il vaccino esavalente Infanrix Hexa, che neppure risulta se sia stato somministrato a G.P..
Sicchè, il ricorso sollecita in sostanza una rilettura dei dati di causa più coerente con le prospettazioni della parte, e quindi una diversa valutazione di merito, inammissibile in questa sede.
Il Collegio, condividendo la proposta del relatore, all'esito della quale le parti non hanno formulato memorie, ritiene quindi che il ricorso risulti inammissibile ex art. 375 c.p.c., comma 1, n. 1, e debba in tal senso essere deciso con ordinanza in camera di consiglio.
Sussistono i presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.
Ai sensi del D.Lgs. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
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