Source: https://www.processoaemilia.com/29-marzo-2017
Timestamp: 2020-04-09 17:42:32+00:00
Document Index: 144246324

Matched Legal Cases: ['sentenza\n', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 7', 'art 530']

Catia Silva - 29 marzo 2017 - La sentenza
Testimonianza di Annamaria Piccolo
Requisitoria del PM Enrico Cieri
Intervento della parte civile, avvocato Gianluca Vinci
Intervento in difesa di Frijio Salvatore, avvocato Cataliotti
Intervento in difesa di Diletto Alfonso, avvocato Sivelli
Intervento in difesa di Salvatore Grande Aracri, avvocato Migale
Intervento in difesa di Rondinelli Carmine e Girolamo, avvocato Colotto
Intervento di Salvatore Grande Aracri, avvocato Malavasi
​Ore 10.50 in aula.
Oggi si tiene la seconda udienza per minacce di stampo mafioso nei confronti di Catia Silva, ex consigliere dell’opposizione di Brescello.
Imputati: GRANDE ARACRI Salvatore (figlio di Francesco Grande Aracri e nipote di Nicolino Grande Aracri), DILETTO Alfonso già condannato nel rito abbreviato di Aemilia, RONDINELLI Carmine, RONDINELLI Girolamo, FRIJIO Salvatore.
I fatti che si contestano, come si legge dall’istruttoria, “sono commessi con l'aggravante ex art. 7 d.l. 152/91 per avere utilizzato metodo mafioso e per avere posto in essere i fatti al fine di agevolare l'associazione di stampo mafioso denominata 'ndrangheta operante nel territorio reggiano di cui Diletto Alfonso è elemento apicale”.
Ore 11.55: entra la Corte
Presenti: Grande Aracri Salvatore (avv Ranieri/Malvasi) e Rondinelli Girolamo (avv. Colotto)
Assenti: Rondinelli Carmine (avv. Colotto) e Salvatore Frijo
Diletto Alfonso difeso dall’avv. Sivelli.
E’ previsto l’esame degli imputati.
Diletto Alfonso vuole rendere solo dichiarazioni spontanee e rinuncia all'esame.
Grande Aracri Salvatore rinuncia all’esame.
Rinunciano all’esame anche i Rondinelli.
Non c’è richiesta per l’esame di Frijio.
E’ presente la teste Annamaria Piccolo, non è presente Benaglia Francesco perché indisposto.
Viene ora sentita la teste per la difesa Annamaria Piccolo
Giudice: ha l’obbligo di dire la verità altrimenti ci sono conseguenze penali.
La teste legge il testo di assunzione di impegno a dire tutta la verità.
Avv. Sivelli: è parente di Diletto Alfonso?
Piccolo: Sono parente
Avv: conosce la signora Silva?
Piccolo: Sì
Giudice: parente in che termine?
Piccolo: cugina
Giudice: può avvalersi di non deporre in quanto parente, altrimenti se rinuncia deve dire la verità....
Piccolo: Io so una cosa e voglio…
Giudice: se intende rispondere vale l’avvertimento che le ho detto. Intende deporre?
Avv: per quale ragione conosce Silva?
Piccolo: La conosco in quanto sono andata a vivere nel 94 a Brescello e andavo nel suo studio a fare qualche fotografia, non la conosco in quanto amica, buongiorno, buonasera, facevo le cose di fotografie, lei è venuta a fare le foto a cresime, comunione dove ero presente, tutto qua. Non abbiamo mai avuto rapporti, vedersi in paese.
Avv: parliamo delle elezioni amministrative del 2009, si candidò?
Piccolo: Sì, lavoravo all’Immergas con Dall’Aglio. Maurizio mi disse collabora con me, candidati, conosci qualcuno?
Piccolo: Io non conosco nessuno, non sono cresciuta in Italia (in Germania, nata a Crotone). Ho coinvolto mia cugina, Diletto Jessica, tra l’altro lei non era molto… dai dobbiamo solo fare uno stand e fare un po’ di propaganda.
AVV: Jessica è figlia di...?
Piccolo: di Diletto Alfonso
AVV: incontro Catia Silva?
Piccolo: L’ho incontrata perché sono passata in bici davanti al bar, sono inciampata e sono caduta. Lei mi ha aiutata a rialzarmi. Abbiamo parlato delle elezioni, bla bla bla, le ho detto che cosa stavo facendo con Dall’Aglio, ero in imbarazzo perché sono un po’ timida, e lei in quel momento mi ha chiesto il numero di Diletto Alfonso. E gliel’ho dato. Parlavamo delle elezioni che io e Jessica volevamo aiutare Maurizio. Era prima delle elezioni. Era primavera del 2009.
AVV: ha qualche documento che attesta che si era candidata?
Piccolo: Sì nella borsa. Riferii a Diletto Alfonso della richiesta della Silva. Ero andata a prendere la bici a casa di Jessica. Gli dissi la fotografa Catia mi ha aiutata a rialzarmi e gli ho dato il numero perchè me l’ha chiesto “cosa vuole?”…
AVV: ci fu la telefonata?
Piccolo: Sono andata a casa di Alfonso e gliel’ho chiesto e lui disse che l’aveva chiamata. Cosa vuole da te e lui disse “ma no, niente”. Non mi ha detto nulla.
AVV: è stata chiamata dai CC di Brescello?
Piccolo: Dopo tanti anni sono stata chiamata dal maresciallo sono andata in caserma e lui mi ha chiesto "è vera questa cosa"? "La Catia mi ha chiesto il numero di Alfonso, ti giuro che è vero è la verità, ma altre cose non so. Lei mi ha chiesto il numero di lui". L’ho riferito al maresciallo Airini.
Termina la deposizione.
Sivelli intende a rinunciare all’altro teste (Benaglia) a controprova.
La parte civile vuole invece sentire Benaglia, ma non c’è il consenso della difesa.
Avv Vinci: era stato detto su un incontro successivo alla fuoriuscita di Diletto dalla lista, un incontro a casa di Benaglia, vogliamo fare chiarezza.
Rinunciano i testi di Migale Ranieri che erano venuti l’altra volta, "ma ora non hanno più i soldi per l’aereo".
Dichiarazioni di Diletto Alfonso:
Affermo tutto quello che ha detto mia cugina. In quanto a Silva che ha chiesto il numero di telefono è tutto vero. Ci sono le telefonate se la Corte le va a prendere è tutto registrato. Non ho mai detto a Silva Catia che volevo partecipare alle votazioni di Brescello e la Silva si è inventata tutto su questa fantomatica minaccia che non c’è mai stata da nessuna parte. Tutto qui. Ringrazio.
PM: ha fatto riferimento alle telefonate depositate?
Giudice: non ci sono agli atti conversazioni telefoniche
Diletto: il mio telefono è stato intercettato dalla DDA di Bologna come sa bene il PM. Può prendere le telefonate e sapere se mi ha chiamato sì o no. E’ dato tutto dal mio rifiuto a dare appoggio politico alla Silva, questa cosa qui. Silva insisteva per dare una mano politicamente, siccome ho rifiutato è nata questa storia qua. Il telefono era sotto controllo dalla DDA di Bologna è tutto…. Il motivo che io dopo o chiunque dovevo minacciare non si sa. La Catia era con i calabresi affiatata. Tutto lì.
PM: sono costretto a riferire questa cosa, sono state depositate in Aemilia alcune telefonate, alcune delle quali riguardano Diletto e altre persone con riferimento ai fatti di questo processo. Prodotte dal PM di Aemilia. Telefonate del 2011 tra Diletto e tale Paolini che fanno riferimento alle elezioni di Brescello e a pressioni sul deputato Alessandri di Lega Nord e Silva Catia.
Giudice: le altre parti?
AVV civile: la parte civile si associa e deposita tre documenti, una raccomandata spedita alla stazione di Brescello e Guastalla dove Catia chiede un incontro, una dichiarazione di Francesco Grande Aracri ai giornali dove lui afferma che il comandante dei CC e il sacerdote sono i miei genitori e una sentenza del GIP di RE dove Silva era una persona offesa e c’è l’assoluzione dell’imputato: “i fatti sono gravi ma c’è assenza di attività dei CC di Brescello e devo assolvere”. L’imputato è Savio Luca. Per minacce nei confronti di Silva Catia.
«Così è stata bruciata la mia dignità» - Gazzetta di Reggio 21 novembre 2013
L’avvocato di parte civile mostra i documenti agli avvocati della difesa.
L’avvocato di parte civile porta i documenti al giudice.
Avv: Queste produzioni appaiono irrilevanti
Giudice: non c’è opposizione per l’acquisizione della parte documentale. In relazione all’istanza del PM rileva che si tratta di una istanza di integrazione ad esito dell’istruttoria formulata ai sensi dell’articolo 507 e che comporterebbe la necessità di una trascrizione delle conversazioni alle quali ha fatto riferimento il PM. Il tribunale ritiene che non sussistano i presupposti.
Concludo sui capi di imputazione, credo sia opportuno espungere dalla discussione la vicenda relativa a Garotti Valeria, vicenda accomunata a quelle che riguardano Catia Silva in modo come dire assolutamente sommario, perché la teste, la vittima, Garotti, ha riferito in modo preciso sia della ragione di queste insolenze, molestie, minacce da lei patite, ragioni che esulano del tutto da qualunque riferimento alle vicende che riguardano Silva.
Sono state originate dalla di lei frequentazione della di lei Garotti. Garotti ha confermato le vicende ma le ha ricondotte a un rapporto privatistico fra lei e Rondinelli e ha ribadito la volontà di rimettere la querela anche perché i fatti erano risalenti nel tempo. Ritengo che il fatto al di là della insistente molestia patita dalla donna, possa essere interamente derubricato alla fattispecie ordinante e quindi chiedo che il tribunale pronunci una sentenza di non luogo a procedere per intervenuta dimissione della querela. Nonostante l’apparente gravità delle minacce, atteso che la percezione che ha avuto la persona offesa è stata ricondotta all’interno di un rapporto di insolenze. Diverse sono le altre vicende che hanno interessato la nostra attenzione quando era già in altra sede per le stesse imputazioni, imputazioni monche dell’aggravante dell’art. 7 è oggetto del giudizio odierno.
Le minacce patite da Silva sono minacce che trovano al di là di qualche contraddizione ovviamente per il tempo trascorso, ci sono divergenze.
Il provvedimento fu bloccato nel 2015, quando fece irruzione l’operazione Aemilia e questi fatti assunsero una dimensione diversa da quella destinazione a cui erano avviate. L’oggetto del processo è l’aggravante della cosca mafiosa che a RE ha trovato anche in giudicato, ci sono sentenze di primo grado che ha trovato conferma di sentenze irrevocabili in primo luogo quella di Francesco Grande Aracri, personaggio evocato anche in questo procedimento, quando viene evocata l’imminente scarcerazione ricollegata (su questo ha riferito il maggiore Boccia) che avrebbe consentito il regolamento definitivo dei conti con Catia Silva.
Costituisce oggetto del capo di imputazione nr. 3 e ne ha riferito anche Catia Silva nella sua deposizione. Quindi questo l’oggetto del processo e credo sia questa la discussione sulla quale dovremmo impegnarci, per il resto i fatti trovano sostanziale conferma nei testi. Senza quell’aggravante per la risalenza nel tempo sarebbero consegnati a un inevitabile oblio giudiziario. Per ciò che riguarda il capo 1, la minaccia di Salvatore Grande Aracri nulla consente di ritenere il fatto insussistente, le dichiarazioni di Catia Silva e del di lei marito sulle quali bisognerà riflettere un attimo. Nulla consente di ritenere il fatto insussistente perché sia Catia Silva sia Mori lo hanno riferito con evidente precisione. In realtà come ha constatato il Tribunale nelle dichiarazioni di Mori, il fatto assume una cosa diversa. Ha reso dichiarazioni che lasciano perplessi a iniziare da quel verbale reso davanti ad Airini, del quale Mori ha disconosciuto la firma e l’esistenza di quell’atto. Tutto questo, ripeto attiene alla valutazione di quella testimonianza e alla rilevanza penale di quella testimonianza per ciò che riguarda il fatto specifico della condotta di Salvatore Grande Aracri le dichiarazioni ci consegnano una fotografia di quella vicenda nella quale Salvatore Grande Aracri affiancato da altre persone si avvicina alla donna e le proferisce quelle espressioni minacciose riportate nel capo di imputazione. Su questo fatto non c’è nessuna contestazione. Il riferimento alla figlia della vittima viene riferito da entrambi i testi.
E’ più sfumato il ricordo per le ulteriori vicende del capo 3, minacce subite in tempi diversi da Rondinelli Carmine, Girolamo e Frijio Salvatore. Di queste minacce Silva conserva un ricordo preciso per i Rondinelli, ne riferisce con sufficiente precisione, ne riferisce anche questo ricordo circostanziale della imminente scarcerazione di Grande Aracri e il gesto significativo del taglio della gola. E’ invece più sfumato con riferimento alla persona di Frijio. Indicato come quello che affiancava gli altri due, sembra anche nella vicenda del capo 1, sicuramente nelle altre vicende, ma la partecipazione di Frijio a dire della stessa Silva non si è mai esplicitata al di la di uno scambio minaccioso di sguardi. La condotta di Frijio dovrebbe essere considerata come di oggettivo sostegno alle minacce che altri avrebbero proferito ai danni della Silva. Credo che sia un comportamento equivoco, la presenza oggettivamente interpretabile come sostegno dubbio alle azioni degli altri imputati, ma anche interpretabile come una presenza oggettiva causale desumibile dai rapporti di parentela. Richiedo quindi la richiesta di assoluzione a carico di questo imputato.
Per quello che riguarda le altre imputazioni mi soffermo a quella indirizzata a Diletto Alfonso, perché presente a caratteri, che lo distinguono dalle altre vicende e si sustanzia nell’intervento di questo signore nei confronti di Catia Silva. E’ un intervento duplice perchè riguarda la condotta di Salvatore Grande Aracri che fa capire la minaccia che anche Diletto Alfonso aveva percepito a sentire i due testi. Diletto Alfonso non era presente con i tre che si approssimano a Silva e a Mori e a questa persona con gli occhiali a specchio. Diletto giunge da direzione diversa ma intuisce la minaccia che Grande Aracri stava svolgendo nei confronti di Silva e con dialetto lo invita a desistere e lui si sofferma a parlare con Silva. Oggetto di questa conversazione è il capo nr. 2. Perché Diletto interviene in questa vicenda? 3 giovani uomini si avvicinano a questa donna, probabilmente la minacciano, nella prospettiva di Diletto, si raffigura che era in atto un comportamento minaccioso, li invita ad allontanarsi e parla con questa donna e con voce suadente la invita a ritrattare le interviste giornalistiche che sono quelle che il tribunale dispone nel 2009. Non sono interviste giornalistiche a Catia Silva, benchè tutto il paese di Brescello pensava che dietro a quelle interviste ci fosse la Silva, ma Diletto si rivolge a lei per ritrattare il senso di quelle interviste. Lo snodo del procedimento sta in questo intervento di Diletto. Perché questo intervento è immediatamente riferito a quello che è la vicenda che fa da cornice alla condotta di tutti gli imputati e cioè quegli articoli, della veemente campagna politica che la Silva stava facendo sulla ingerenza dei calabresi e/o dell’ndrangheta calabrese nella società dell’Emilia Romagna e del reggiano. Questo è il problema che angosciava Diletto, questo è il problema che deve avere indotto Salvatore Grande Aracri, i Rondinelli ad agire nei confronti della donna. Questo intervento di Diletto apparentemente inspiegabile se non fosse inevitabilmente stata attivata proprio da questa iniziativa politica di Silva nei confronti della invadenza della ‘ndrangheta e/o dei calabresi. Ne parlerò successivamente. Questo intervento di Diletto riporta quelle dichiarazione del maggiore Boccia, estremamente precise, sui rapporti famigliari che intercorrono fra tutti gli imputati e quel Nicolino Grande Aracri mano di gomma indicato dalle sentenze irrevocabili come il boss di questa ‘ndrina, questa locale costituita nel reggiano in stretti rapporti con la ‘ndrina di Cutro, rapporti ormai attestati in modo preciso e definitivo da alcune sentenze di condanne che lo disegnano come il boss, anche nelle vicende del procedimento Aemilia. La prima esplicitazione dell’art. 7 per via di questi rapporti famigliari, che consentono a mia giudizio di distinguere da una questione calabrese da una di ‘ndrangheta. Se costoro avessero agito solo per difendere l’interesse della comunità calabrese aggredita dalle iniziative della Lega Nord non si comprende perchè queste minacce provengano esclusivamente da questi imputati che sono tutti calabresi ma anche legati da strettissimi rapporti famigliari a Nicolino Grande Aracri dunque a quell’associazione mafiosa della ‘ndrangheta.
Vi è un accumunarsi di interessi inestricabili fra la tutela di questa comunità calabrese e più in particolare di una comunità particolare, quella della locale di ‘ndrangheta della quale Diletto Alfonso era soggetto apicale. Se questo rapporto stretto, la loro origine territoriale, questo rapporto giustifica l’intervento di Diletto, di Grande Aracri Salvatore e dei Rondinelli e si spiega in modo preciso con quell’intervento di Diletto, volto a ottenere da Silva una ritrattazione o meglio dire un intervento successivo a quelle interviste che possa ripristinare quella pace antecedente alla campagna di stampa del 2009.
E cioè Diletto interviene in modo suadente, le chiede che cosa avesse potuto fare e al rifiuto della donna "lui mi ha detto che sarei stata responsabile di come le cose sarebbero andate a finire".
Affiancare le piccole cose alle grandi cose è uno di quei discorsi da letteratura mafiosa, di chi suggerisce in modo suadente alla vittima un comportamento senza tuttavia esporsi in modo personale perché questa esposizione è rimessa ai picciotti dell’occasione: allo stesso Salvatore Grande Aracri, agli stessi Rondinelli. I quali sapevano svolgere il loro mestiere con queste violenze, minacce che si susseguono dal dicembre del 2009 fino al maggio 2010 quando la vicenda di questa insistita minaccia esplode perché la donna è finalmente ascoltata prima dalla Digos poi dal nucleo investigativo dei CC.
Abbiamo sentito Airini che cercava di ricomporre il dissidio non avendo forse compreso le componenti. Se ne occupa il maggiore Boccia che concluderà a suo giudizio che è un dissidio riconducibile a una questione tra leghisti e calabresi e tuttavia anche le dichiarazioni di Boccia oggi appaiono datate, invece questa vicenda è anticipatrice di quelle questioni che sono esplose soltanto nel gennaio 2015.
Dico questo non per addurre elementi ulteriori a sostegno della sussistenza dell’aggravante ma per ricondurre l’atteggiamento di Boccia a un tentativo di ridimensionare le cose. C’è stata una rivalutazione di fatti che probabilmente all’epoca erano apprezzabili in modo molto diverso da oggi.
Credo che queste ricapitolazioni servono a ritenere la sussistenza dei reati contestati a tutti gli imputati con l’esclusione di Frijio.
Queste condotte di minacce hanno trovato conferma nelle dichiarazioni dei testimoni credo che le controprove che sono state esposte cioè dei rapporti equivoci, che probabilmente la telefonata è stata veicolata per questa consegna dell’utenza telefonica che la signora Piccolo ha dichiarato di aver percepito. Questi rapporti personali fra Silva e Diletto, nei quali Silva è stata equivoca, li ha negati, ma è una negazione che non tiene conto della telefonata riferita da Airini, ma si dovrebbe dire che anche in questo ha mentito, credo che siano rapporti che trovano il tempo che trovano, nel senso che sono opacità nelle dichiarazione che a mio giudizio non incrinano il valore della testimonianza delle dichiarazioni che ha reso, dichiarazioni avvalorate anche da Mori e soprattutto da Adolfo Gregori che le ha confermate, avendo assistito a una occasione particolare, avendo sentito che la donna era stata oggetto di ripetute minacce nel corso del tempo.
Per ciò che riguarda Diletto, quelle dichiarazioni, il modo di quell’intervento non possa non essere inteso in un tentativo di intromissione inducendo a un intervento nei confronti della stampa che avrebbe dovuto contrastare il senso degli articoli giornalistici. Un intervento che si è estrinsecato in quell’occasione, che non ha avuto ripetizioni, perché il rifiuto di Silva è stato fermo. Ciò che hanno recepito Mori e Silva è una percezione indubbia di coartazione morale e di velata minaccia che entrambi i coniugi hanno percepito e hanno tenuto molto evidente nonostante i modi garbati che anche Mori ha ascritto in Diletto.
Chiedo che gli imputati siano condannati per i reati a loro contestati. Non mi pare che ci siano elementi per le attenuanti generiche. Sono passati anni, ma nonostante quello che è successo quelle minacce continuano a bruciare, valenza che non è stata sminuita dal contegno degli imputati. Chiedo la pena sia per Salvatore Grande Aracri e Diletto a 4 mesi di reclusione, e per i Rondinelli 7 mesi in ragione della continuazione della condotta.
L'intera vicenda va inquadrata non tanto con Aemilia ma con lo scioglimento di Brescello, tanto che la ‘ndrina voleva tenere coperta l’infiltrazione nel comune. Infiltrazione che come ha detto bene il PM parte da lontano e solo con il tempo si vedono gli effetti, ma chi sta sul territorio li vedeva già gli effetti.
Questa iniziativa veniva vista male da persone come Diletto, che oggi dopo le indagini fatte in altro procedimento, emerge che è uno dei capi di questa cosca, come anche Salvatore Grande Aracri viene citato più volte nel processo Aemilia anche se non ne fa parte, i cui rapporti di parentela stretta ne connotano un rapporto stretto con la famiglia.
In merito alle varie dichiarazioni rilasciate da Silva e Mori si vuole fare notare che vengono riconfermate nel dettaglio le accuse e i fatti. E’ passato molto tempo, si è potuto apprezzare la genuinità di queste persone che dopo anni vengono richiamati su eventi tragici e che hanno riportato con il maggior grado di precisione possibile. Tutto quello che non era fondamentale a distanza di anni veniva valutato diversamente perché ininfluente alla minaccia subita. Una testimonianza fondamentale è quella di Mori dove Diletto si avvicina e ripete a ripetizione, arrivando a seguirli continuando ripetutamente a dichiarare questo fino a quando salivano in macchina ed erano costretti ad allontanarsi.
Per ottenere lo stesso obiettivo usa minacce velate a ripetizione tanto ad accompagnare alla macchina. In merito alle dichiarazioni rilasciate sul contenuto del verbale che Mori avrebbe firmato presso la stazione di Brescello il contenuto è uguale alle dichiarazioni, ininfluente alla causa, ma quanto riferito che Mori non ha firmato il verbale e confermato anche da Airini che ha confermato di non aver mai fatto questo verbale. Airini ha negato di aver mai preso queste dichiarazioni. Solo dopo aver visto il verbale, ha dichiarato "se c’è questa firma le avrò ricevute". Per quello che riguarda la successiva denuncia si dimostra come Silva a contrario di quanto dichiari Diletto con le sue dichiarazioni ha cercato più volte un contatto con i CC di Brescello tanto da mandare una raccomandata dichiarando che voleva essere sentita. Non si può parlare di una persona affiatata con i calabresi come abbiamo sentito dire oggi da Diletto. Colpisce negativamente il fatto che si sia rinunciato all’interrogatorio da parte di tutti gli imputati in quanto potevano dare la loro versione. Per questo motivo visto anche che le minacce nel tempo, le varie pressioni si sono susseguite ai tempi nostri, la questione è assolutamente attuale, la difesa di parte civile rassegna le conclusioni in forma scritta e ricapitoliamo, chiedendo per gli imputati la condanna a risarcimenti di euro 50mila. Che deposito.
INTERVENTO IN DIFESA DI FRIJIO SALVATORE - AVVOCATO CATALIOTTI
Sarò breve ma non posso non commentare la vicenda. Una risposta alla parte offesa che ha modulato la propria accusa col mirato scopo di rendere sostenibile l’ipotesi laddove nei riscontri che avrebbe dovuto fornire ha dimostrato il contrario. L’architettura dell’imputazione è significata di come sia stato modulato in divenire. L’imputazione tratteggia fatti sorprendentemente visti i fatti intercorsi dai singoli episodi. Erano passati mesi eppure su tutti i capi di imputazione vi è una significativa localizzazione spazio-temporale vengono descritti. Quando si parla di ciò che avrebbero fatto, il fatto le parole, i fatti, il luogo sono sempre gli stessi. Laddove compare nell’istruttoria la Silva ha usato la parola flash. Riporta frasi al plurale senza ascrivere questa volta a chi le avrebbe proferite la paternità delle stesse. E allora cosa succede che intorno all’episodio quello di ottobre se voi guardate il capo di imputazione il mio cliente non è menzionato. L’episodio di Frijio non viene descritto come presente. La parte offesa non ha mai ascritto un ruolo a Frijio invece in quest’aula quando viene sentita assume un ruolo. Nel fascicolo di indagine e di dibattimento non viene riportata una frase di Frijio. Prima a pagina 21, liberamente interrogata dalla procuratore generale, "chi ha proferito la frase: Grande Aracri".
E' sempre uno che parla, lo dice Silva Catia, parlando del Frijio. Lo stesso PM chiedeva notizia su questa figura che aleggiava inspiegabilmente.
"Mi è capitato guardandolo negli occhi"… che ruolo ha avuto, si sono scambiati degli sguardi sicuramente non di amore. In quest’aula viene ad affermare l’esatto contrario. La Silva nella sede di controesame da modo di dimostrare tutta la sua non credibilità. Fatto sì è che a fronte dell’avv. Migale “ma chi lo diceva ti incaprettiamo” se io quella domenica mi devo ricordare se fosse stato Frijio, non lo ricordo. Ma non riesce a distinguere? Onestamente no. La parte offesa non riusciva a distinguere. Un ricordo sopravvenuto? Secondo me la strategia, che contrassegna tutto l’agire processuale della parte offesa, improvvisamente anche Frijio diventa autore delle minacce, con la giustizia non si scherza, non può essere consentito a una persona di dire il contrario di quello che ha sostenuto ieri. Dico che è paradossale che si trovi un riscontro nella parte offese del di lei marito che ha disconosciuto un atto. Si sostiene che il verbale sia falso, non la deposizione, si ritiene credibile una parte offesa… il riscontro del proiettile, l’auto distrutta anni prima, non si trovano riscontri. Naufraga al punto tale dal ribaltare la verità storica dei fatti. Il movente è tutto politico, la volontà è quella di farsi bella di fronte all’opinione pubblica, bella di una denuncia che però è nel caso di specie non già per il clima politico, il commissariamento, ma relativamente a questi fatti, è questi che Silva Catia ha fatto il cavallo politico del partito della Lega. Queste mie opposizioni indiscutibilmente critiche e fortemente critiche … il rapporto con Diletto, nega fermamente di aver avuto rapporti se non dopo le elezioni, apprendiamo attraverso una istruttoria che ha disvelato come Silva Catia abbia telefonato col suo cellulare a Diletto in epoca precedente, nel momento caldo della formazione delle liste della campagna elettorale di Brescello. Avrei potuto associarlo, non credo che fosse giusto farlo perché in sincerità non credo a una parola di quelle di Silva Catia, il mio ruolo mi imponeva di renderlo manifesto in questa aula. Credo si possa andare oltre e invocare l’art 530 perché il fatto non sussiste. Grazie.
INTERVENTO IN DIFESA DI DILETTO ALFONSO - AVVOCATO SIVELLI
Ho difeso Diletto in altri processi con risultati negativi. Non mi è mai capitato di chiamare nella lista di Diletto un maggiore e un maresciallo dei CC. Mi rendo conto di quanto successo in Aemilia, si parte da una presunzione di colpevolezza.
Se il tribunale si spoglierà dal pregiudizio che è inevitabile che ci sia, se esaminiamo le prove, se andiamo a valutare quei criteri… non esiste in questa legislazione che tocca tutti i reati del 416 bis una valutazione dell’attendibilità del denunciante diversa dall’attendibilità di persone incensurate. Diventa difficile credere alle dichiarazione di Silva. Ci ricordiamo quello che ha detto Mori in merito al verbale. Lei ha mai visto la parte civile e il PM che si oppongono alle acquisizioni di questi documenti? Questo dovrebbe far riflettere, in un processo normale, viene un teste a dire che non ha mai reso le dichiarazioni che non è mai andato da Airini, una volta si arrestavano in aula per dichiarare il falso. Cosa comporta, ad impedire alla difesa di andare a contestare le dichiarazioni di Mori. Lei conosce il signor Caschetto, lui risponde che non è mai stato sentito. Il problema di capire perché si sarebbe inventata la Silva. E’ evidente che la signora da quei sei voti che prese puntava a un altro voto e ne ha fatto una ragione della propria visibilità politica. Di quelle vicende che risalgono al 2009 ne fa il cavallo di battaglia e porta avanti con un ruolo di visibilità. Abbiamo anche un movente all’attendibilità delle dichiarazioni. Il fatto che la parte civile non abbia speso una parola sulla telefonata, la telefonata c’è stata, il mar Airini aveva il tabulato, non so perché non sia stato acquisito, il numero corrisponde al numero di Silva che telefona prima delle elezioni a Diletto. Airini non poteva essere in grado di dire se era stata una o più telefonate. Quello che risulta è che c’è stata una telefonata e che sia stata Silva. C’è stata la dichiarazione della Piccolo, lo stesso Airini ricorda che chiamò la Piccolo per chiedere conferma di questa circostanza. La telefonata si potrebbe dire che non c’entra niente. Viene prima delle elezioni. Cosa c’entra, il fatto che Catia neghi la telefonata?
Perché escludere il fatto che sia vero? Perché Silva non ha detto sì è vero lo conosco? Perché nega la circostanza, perché lei valuta e descrive i fatti guardandole tutte dalla visione politica. Ammettere la telefonata voleva dire di aver contattato un calabrese al fine di acquisire un appoggio politico alle elezioni successive. Dall’Aglio si frapponeva a Benaglia, la signora era con Benaglia, la figlia di Diletto con Dall’Aglio. Negare la telefonata fa perdere assolutamente di attendibilità. La telefonata è collegata a quanto succede. Mi stupisce quello che dice il PM, che il maresciallo Airini e Boccia non che hanno detto il falso, o sono stati omissivi, ma che hanno sottovalutato quanto stava accadendo e tutto sommato si può spiegare perché non hanno preso le denunce. La prima denuncia che è una dichiarazione spontanea è di mesi successivi. E niente di male fin qui. Silva dice che andò subito dal maresciallo di Airini "il quale mi disse che non voleva prendere la denuncia", andò a Boretto e a Gualtieri… ci sono almeno 3 marescialli dei carabinieri e se ci aggiungiamo la lettera dove Silva scrive al maresciallo Airini, a Guastalla e a RE, durante questa campagna elettorale, l’espulsione di alcuni personaggi di dubbia fama, "ci sentiamo minacciate con telefonate che ci invitano a disdire la nostra lista". Anche qui nessuno la prende in considerazione. Tutta l’arma dei CC ce l’ha con Catia Silva? Siamo in un periodo che ci sono già i primi inizi dell’indagine Aemilia. Diletto era sotto controllo. Diletto? Basta guardare il certificato penale. E allora Airini alla domanda della difesa "è mai venuta Silva a denunciare, sì me ne ha parlato ma non voleva formalizzare". A plurime domande non è mai venuta a denunciare questi fatti, altri sì. A un certo punto era imputato Airini quando è venuto qua!… Airini dice altri episodi sì, questo mai. Silva ne parla a distanza di mesi. Il processo finisce lì. Tu denunci il fatto mesi dopo e dici che l’ha denunciato ad Airini. E’ come dire che Airini… Boccia… non mi risulta che Boccia sia stato degradato o trasferito… Bisognerebbe ammettere che Airini sollecitato dalla procura sui fatti avvenuti non convoca Mori Antonio. E’ assurdo. Non sarebbe mai passata la tesi che i CC non hanno preso la denuncia. Il maresciallo Airini si è inventato tutto? Mori quando racconta quell’episodio dice una cosa diversa, non si capisce se era a sedere…. Se questo è il quadro probatorio ne rileva l’attendibilità che sia vero o no il fatto non è rilevante. Abbiamo visto l’attendibilità del marito. Ammettiamo che sia vero l’episodio come ha detto Silva. Che Salvatore Grande Aracri si avvicina e pronuncia quelle frasi che Diletto abbiamo detto ai 3 di lasciarla stare. Ammettiamo che Diletto abbia detto a Silva se non retifichi sarai ritenuta responsabile di quanto accadrà. Abbiamo i calabresi incazzati, abbiamo Salvatore Grande Aracri che pronuncia quella frase, abbiamo il capo dei capi Diletto che si avvicina. Giuridicamente una ipotesi di tentata violenza privata… Che tipo di minaccia è, una minaccia che dipende dalla persona che la pronuncia. Non fa riferimento, non dice "io domani ti sparo in bocca". Se avesse detto quello… se anche fosse vero siamo al di fuori della fattispecie.
Per queste ragioni chiedo il proscioglimento perché il fatto non sussiste.
INTERVENTO IN DIFESA DI SALVATORE GRANDE ARACRI - AVVOCATO MIGALE
Sono 15 anni che faccio questo mestiere e non mi era mai capitato di vedere un processo dove se uno legge le carte questa è una persona coraggiosa. Invece non è così. Dove una persona dice che è ancora minacciata ma non vi è prova. Dove soprattutto il PM si oppone all’acquisizione. La difesa ha chiesto l’acquisizione delle informative fatte dal tenente colonnello Boccia. Lì ci sono le dichiarazioni delle persone offese. Ci sono anche le conclusioni di chi ha fatto le indagini. Fa pensare a qualcosa. Perchè la parte civile si oppone all’acquisizione di informative che dovrebbero rappresentare la prova della responsabilità degli imputati. C’è un motivo perché chi ha fatto l’indagine da la spiegazione. Il tenente colonnello ha cercato di modulare un pochino le conclusioni.
La persona offesa ci dice, siamo lì sono con mio marito, arrivano tre persone dove uno dei tre, Salvatore GA mi minaccia. La minaccia come avviene: gridando. Siamo di domenica in una piazza,le persone sono tutte chiesa. Subito dopo arriva Diletto, com’era il tono, un tono deciso, “no non doveva gridare altrimenti avrebbe attratto le persone che erano lì”. Lei aveva detto che erano 5, si ma gli altri due sono rimasti in disparte. Lei ha detto che avanzavano. Lei ci dice che i carabinieri hanno omesso di scrivere o hanno scritto male. Non ci sa spiegare di Frijio. Il PM ne chiede l’assoluzione. Non è credibile la persona offesa non c’è altro motivo se la persona offesa… non è credibile chiedere la condanna di GA Salvatore e l’assoluzione di Frijio. La presenza di Frijio la dice solo quando si siede qui a testimoniare. Non è credibile. Questo fatto non è mai avvenuto. Chi dovrebbe confermare questo fatto? Il marito la smentisce nei contorni. Dice eravamo io mia moglie e una terza persona. E’ arrivato GA Salvatore e altri due, poi Diletto, stavamo conversando. Si parlava di un bar che era stato chiuso. Hanno minacciato sua mogli e e lei ha fatto qualcosa, no assolutamente no. Viene minacciata mia moglie e io non faccio assolutamente niente! E quando parla del terzo soggetto, forse era un turista. Da quando è stata sentita ha detto che ha telefonato, non è andata in caserma. Anche il maggiore Boccia era contro la signora? Dice che ha fatto il giro delle sette chiese. Brescello, Boretto, Gualtieri, Guastalla, dopo 7 mesi è riuscita a fare una caserma. Viene chiesto a Boccia ma lai ha trovato un qualche riscontro, non ci sono i testimoni se non il marito. Le viene detto del foglio con la bara, l’ho buttata su consiglio di Airini. L’ha visto un mio militante, lo avete visto? Si è ben guardato dal portarlo, c’è un motivo se non l’ha portato. Ci dice di un proiettile, lo avete visto.
Ci dice di una bandiera bruciata, avete visto una foto? un intervento di un pompiere?
Brescello, bruciate bandiere della Lega: nel mirino la candidata Catia Silva
Dopo 7 mesi si reca dal comando provinciale che fanno delle indagini, Boccia, cosa rispondono. Nulla. E’ stato accertato qualcosa? Qualcosa sì qualcosa no. E’ stato accertato il danneggiamento avvenuto 5 anni prima. Le cose denunciate sono reati seri. Erano anche persone pericolose, il nome che faceva la persona offesa. E concludo in quel modo, evidentemente neppure Boccia ci ha creduto. La persona offesa va a denunciare le mancanze di Airini, il maggiore Boccia dice i testimoni sentiti hanno smentito la stessa sul comandante Airini. Smentito in tutto. Ci dice di una minaccia che avrebbe subito da Rondinelli Carmine. La signora ha un figlio che è un carabiniere, posso chiedere un consiglio a mio figlio? Perché questi non mi prendono la denuncia. Ci dice che il giorno che era con il maggiore Gregori, ci dice, lei dal 2009 ad oggi c’è stato un anno in cui non è stata minacciata. No assolutamente. Ci dice che lei avrebbe denunciato prima delle elezioni. Le viene dato un foglio con la bara e lo cestina, l’unica prova che aveva la cestina. La persona offesa il processo l’ha vinto, l’attenzione mediatica l’ha avuta. Al di là della condanna o meno degli imputati ha vinto, perché cercava solo l’attenzione mediatica. Chi ha fatto, quando le viene detto della bara, lei è rimasta scossa dal fatto? Si immagini lei, se capita lei. Io vado dai CC e denuncio il fatto e faccio vedere il foglio. Lei ha telefonato. Chi prende la telefonata la invita ad andare in caserma. Su invito di Airini ho buttato il foglio perché pensavo fosse uno scherzo e lo penso ancora, dice allora. Prima che il PM si svegliasse la mattina e venisse a contestare l’articolo 7 era un processo che stava morendo, questa è stata l’attenzione della procura. Ecco perché Boccia ci dice che era competenza della procura ordinaria. E’ stato sentito anche Airini. C’è stata una telfonata fra Diletto e la persona offesa. LA persona offesa nega. Abbiamo sentito una testimone, che dice che c’è stata. Non abbiamo il contenuto, ma basta questo per valutare l’attendibilità della persona offesa. Quando viene chiesto ad Airini, da lei è mai venuta la Silva a denunciare questi fatti, lui dice non è mai venuta, queste cose le ho sapute da Boccia. Da me non è mai venuta, chi dice la verità. Il maresciallo Airini o la persona offesa. E’ stato aperto un procedimento nei confronti di Airini e poi archiviato perché i testimoni di Catia lo hanno smentito. I testimoni indicati dalla stessa. Cosa ci resta. Non c’è la minima prova di quanto avvenuto. La signora si sveglia dopo 7 mesi alla luce del risultato delle elezioni. Chiedo l’assoluzione di Salvatore Grande Aracri.
INTERVENTO IN DIFESA DI RONDINELLI CARMINE E GIROLAMO - AVVOCATO COLOTTO
Il contesto politico è stato abilmente tracciato da Cataliotti, cosa mi viene da aggiungere, non possiamo buttare nel fiume tutto quello che può essere stato il ruolo di Catia Silva nelle vicende che hanno caratterizzato questi ultimi anni di indagine fino ad arrivare al processo Aemilia, capisco lo sforzo del PM dopo un lavoro decisamente apprezzabile che mi pare sia stato sottolineato da Cataliotti, raramente si vede come le difese e la pubblica accusa possono collaborare.
Il PM malgrado abbia sviluppato una notevole abilità nell’arte del controesame senza andare a recuperare aspetti esterni.
Silva Catia è stata in grado di contraddirsi plurime volte a distanza di minuti. E’ chiaro che questa difesa si sarebbe attesa qualcosa di più interessante, c’è un discostamento rispetto alle posizioni difensive che trattano di capi di imputazione differenziati. Si mettono insieme fatti circostanziati Brescello 2009 ad altri asfaltellati. Capisco lo sforzo del PM a tenere insieme.
Capisco meno se parliamo di oggettiva equivocità della prova a carico, non possiamo parlare solo a carico del Frijio. E’ stato un grimaldello per introdurre il tema della credibilità della persona offesa. Se c’è una oggettiva equivocità della prova a carico non possiamo dare per buona l’aggettivazione del PM che ci parla di opacità della testimonianza. Questa non è opacità non possiamo tenere in piedi un costrutto accusativo che fa acqua da tutte le parti. Silva Catia dopo aver narrato della vicenda di cui all’ottobre 2009, la vicenda del bar le viene domandato se avesse da riferire di altre minacce da parte degli imputati e lei a duplice domanda risponde per due volte no. Lei da Diletto e Salvatore Grande Aracri ha ricevuto altre minacce? No. Successivamente assistiamo a una modifica della descrizione dove da una parte abbiamo i co-imputati e quindi parlo del capo 3 che sarebbero una sorta di compartecipi di presenze rispetto a un soggetto che sarebbe Rondinelli Carmine che farebbe il gesto di tagliare la gola e solo per questa particolare situazione verrebbero accomunati da Silva nell’intento minatorio. Per quanto riguarda la condotta contestata dal PM rispetto al fatto che gli imputati avrebbero parlato, il papà uscirà presto dal carcere, in realtà a contestazione dell’avv Colotto lei spiegherà che si tratta, prima dice sì, di un accadimento avvenuto in un tempo non meglio precisato ad opera di un soggetto non identificato. Io credo che è vero che questo è un processo difficile perché ha una chiave di interpretazione politica e perché il grimaldello utilizzato è l’aggravante dell’articolo 7 noi dovremmo andare ad analizzare nel dettaglio cosa sia emerso in concreto. Al capo 1 pur vedendo la presenza dei due imputati è ascritto esclusivamente a Grande Aracri, dove a prescindere dalle valutazioni della Corte, in evidenza non poteva caratterizzare la condotta di tutti gli imputati. Proprio in riferimento alla posizione di Rondinelli Girolamo, Mori ebbe a descrivere caratteristiche della personalità di questo soggetto, dicendo che dopo la minaccia lui intervenne dicendo di stare zitto. Non riesco a capire perché il PM chieda l’assoluzione nei confronti di Frijio e insista nella condanna di Rondinelli Girolamo, che non ha nessun ruolo, e in maniera confusa lei dice qualcuno di loro può aver riferito queste frasi, non riesco a capire questo trattamento differenziato. I presupposti per figurare l’aggravante dell’articolo 7 non vi sono assolutamente. Gli imputati che assisto non hanno avuto alcun ruolo nel procedimento Aemilia e quindi francamente una logica presuntiva di questo genere è del tutto inammissibile e inaccettabile. Chiedo quindi l’assoluzione.
INTERVENTO IN DIFESA DI SALVATORE GRANDE ARACRI - AVVOCATO MALAVASI
Non sono d’accordo con quello che ha detto il PM. L’affermazione detta dal collega Cataliotti è quella che racchiude tutto il processo. Ogni fatto viene gestito dalla parte civile in modo da arrivare a questa conclusione. La Silva modula il suo intervento in itinere. In effetti anche il PM quando ci dice non sono mentitori in toto vuol dire che qualcosa di bugia esiste. Ma più che di bugia anche l’intervento di parte civile. Mori è fondamentale. Mantiene la stessa versione, manca la coerenza. Salvatore o Francesco viene più volte citato nel processo Aemilia, non è vero. Chi ha letto i verbali, chi gli articoli. Il contatto telefonico, sono tutti elementi in antitesi. Non dimentichiamoci che è portatrice di una propria pretesa, gli imputati sono portatori… Salvatore GA è incensurato, sono portatori di voler essere assolti. La parte civile fa una richiesta penale, ha un suo interesse, non dimentichiamolo. Abbiamo sentito anche Sivelli che ci ha dato una alternativa valida rispetto alla versione della parte civile. Siamo di fronte a una versione che trova la sua perfetta antitesi. Non si può in nessun modo che questo è il processo della coerenza. La pallottola, i carabinieri che si chiudono nella caserma a giocare a risiko, la bara ecco perché chiedo l’assoluzione di Francesco… di Salvatore Grande Aracri.
Giudice: ci sono repliche? Nessuna replica del PM.
Parte civile: solo alcuni punti, per quello che riguarda la telefonata che c’è stata a distanza di 9 anni si può anche dimenticare ma non c’è la prova che vi è stata, non se ne sa la durata, c’è una chiamata partita, si sta parlando del nulla. Per quello che riguarda Mori che ha detto del verbale che non è stato sottoscritto, è stato detto "una volta esisteva l’arresto in udienza", ma anche Airini ha negato di aver fatto il verbale. Dovremmo aver arrestato anche Airini? Perché nessuno si è ricordato di averla fatta o ricevuta. Vi sono state le difese che hanno rinunciato al teste Benaglia che avrebbe dovuto riferire dei contatti dopo la rottura dell’alleanza con Dall’Aglio e Diletto. Per quello che riguarda i fatti, sono tutti fatti successivi, l’incendio della bandiera che è stato denunciato nel 2013, la bara Catia Silva ha spiegato che gli era stato detto di buttare via il foglietto, non vi è stata nessuna contestazione col maggiore Boccia, è palese l’ostilità forte nei confronti del maresciallo Airini per il proprio comportamento. Si insiste su quanto detto.
Avv.: la persona ha già vinto, è successo questo è finita sui giornali… ha già vinto.
Avv. Malvasi: perché parta la telefonata occorre avere il numero
Da Viterbo chiedono almeno un’ora per la lettura del dispositivo.
Giudice: un paio di ore sicuramente.
Ore 15.30, la corte si ritira
ORE 18.30: la Corte legge la sentenza.
Dichiara gli imputati colpevoli ai reati ascritti escluso quanto al capo 3 e al capo 5, l’aggravante visto l’articolo 7 ritenuta la continuazione quanto ai reati ascritti a Rondinelli Carmine, condanna Grande Aracri, Diletto e Rondinelli Carmine alla pena di mesi 6 ciascuno, condanna Rondinelli Girolamo e Frijo Salvatore alla pena di mesi 4 e 15 giorni di reclusione, condanna tutti gli imputati al pagamento delle spese processuali. Condanna al risarcimento danni alla costituita parte civile, nonché alla refusione della costituita parte civile alle spese di costituzione che liquida in euro 2.800.
Assolve Rondinelli Carmine, Rondinelli Girolamo e Frijio Salvatore dal reato di ingiuria a loro ascritto al capo 3.
Sono 60 giorni per la motivazione.