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Timestamp: 2019-06-19 00:03:42+00:00
Document Index: 19481431

Matched Legal Cases: ['art. 705', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 3']

Art. 13 codice penale: Estradizione | La Legge per tutti
Art. 13 codice penale: Estradizione
L’estradizione è regolata dalla legge penale italiana [c.p.p. 697 ss.], dalle convenzioni e dagli usi internazionali (1).
L’estradizione non è ammessa, se il fatto che forma oggetto della domanda di estradizione, non è preveduto come reato dalla legge italiana e dalla legge straniera (2).
Non è ammessa l’estradizione del cittadino, salvo che sia espressamente consentita nelle convenzioni internazionali (3).
Estradizione: consiste nella consegna da parte di uno Stato di un individuo, che si trovi sul suo territorio, ad altro Stato perché venga da questo sottoposto a giudizio penale o, se già condannato, alle sanzioni penali. Essa può essere attiva o passiva a seconda che, rispettivamente, sia richiesta o conceduta dallo Stato in cui si trova l’individuo da estradare.
Usi internazionali: sono fonti di primo grado nella gerarchia delle norme dell’ordinamento giuridico internazionale. In particolare, si tratta di fonti non scritte (consuetudini) volte a regolare i rapporti fra gli Stati e costituite da un elemento oggettivo (diuturnitas), quale il ripetersi per un periodo indeterminato di un comportamento costante ed uniforme, e da un elemento soggettivo (opinio iuris ac necessitatis), consistente nella convinzione che quel comportamento sia giuridicamente dovuto.
(1) Cfr. anche artt. 10 e 26 Cost. nonché l’articolo unico l. cost. 21-6-1967, n. 1, relativamente ai reati di genocidio.
(2) L’estradizione è regolata da alcuni principi fondamentali formatisi attraverso la prassi internazionale e spesso recepiti anche dal diritto interno. Primo fra tutti è il principio della doppia incriminazione. Altro principio regolatore dell’istituto in esame è quello di specialità: espressamente riconosciuto negli artt. 699 e 721 c.p.p., sia per l’estradizione passiva che per quella attiva, esso esclude che si possa — senza il consenso dello Stato estradante — procedere contro l’estradato per fatti anteriori diversi da quello per il quale l’estradizione è stata specificamente concessa o applicare misure diverse da quelle cui il provvedimento stesso inerisce. Il principio di sussidiarietà, riconosciuto nell’art. 705 c.p.p., si fonda, invece, sulla priorità della giurisdizione dello Stato di rifugio in quanto gli consente di rifiutare l’estradizione quando sia possibile iniziare o sia pendente un procedimento penale ovvero sia stata pronunciata sentenza irrevocabile.
(3) L’estradizione è sottoposta ad alcuni limiti in relazione al soggetto che deve essere estradato, al tipo di reato per cui l’estradizione è richiesta, ed infine, al tipo di pena che può essere applicata nello Stato richiedente o ricevente.
L’istituto dell’estradizione risponde essenzialmente all’esigenza di garantire una collaborazione tra gli Stati nella lotta contro la criminalità.
In tema di estradizione per l'estero, deve essere negata la consegna a fini processuali di un soggetto imputato di reato di tortura nello Stato richiedente, quando in relazione ai fatti oggetto della richiesta, per come qualificabili nell'ordinamento italiano, è decorso il termine di prescrizione, posto che il sistema giuridico nazionale non prevede il reato specifico di tortura, in quanto tale imprescrittibile, non essendo mai state adattate ed implementate le disposizioni contenute negli art. 7 e 8 della convenzione Onu contro la tortura del 10 dicembre 1984, pure ratificata dal nostro Paese con la l. n. 498 del 1988. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto corretta la decisione impugnata che aveva reputato non sussistenti le condizioni per accogliere la domanda di estradizione avanzata dalla Repubblica Argentina, con riferimento a fatti che, qualificabili secondo la legge italiana unicamente in termini di lesioni personali e sequestro di persona aggravati, dovevano ritenersi ormai coperti da prescrizione). (Rigetta, App. Bologna, 29/10/2013 )
Cassazione penale sez. VI 17 luglio 2014 n. 46634
Nei rapporti di estradizione regolati dalla convenzione europea di estradizione ovvero da convenzioni bilaterali che ne mutuino gli stessi principi generali, l'avvenuta prescrizione del reato secondo la legge dello Stato richiesto, quale causa ostativa all'accoglimento della richiesta di estradizione, deve essere valutata applicando la legge vigente alla data di commissione del fatto, per effetto del principio "tempus regit actum", riferibile alla procedura estradizionale anche perché la stessa si inscrive in un contesto decisorio di esclusiva rilevanza processuale, avulsa da analisi del merito sostanziale dei fatti ascritti all'estradando. (In applicazione del principio, la S.C., pronunciandosi con riferimento alla convenzione italo - polacca stipulata a Varsavia il 28 aprile 1989 e ratificata dalla l. 7 giugno 1993 n. 193, ha affermato che, per i fatti commessi anteriormente all'entrata in vigore della l. n. 251 del 2005, opera la precedente disciplina della prescrizione anche se meno favorevole). (Annulla con rinvio, App. Firenze, 29/03/2012 )
Ai fini della concedibilità dell'estradizione per l'estero, per soddisfare il requisito della doppia incriminabilità, di cui all'art. 13, secondo comma, cod. pen., non è necessario che lo schema astratto della norma incriminatrice dell'ordinamento straniero trovi il suo esatto corrispondente in una norma del nostro ordinamento, ma è sufficiente che lo stesso fatto sia previsto come reato da entrambi gli ordinamenti, a nulla rilevando l'eventuale diversità del titolo e la difformità del trattamento sanzionatorio. (Nella specie la Corte di merito aveva ritenuto irrilevante la circostanza che talune condotte oggetto dei reati ipotizzati dallo Stato estero non integrassero uno specifico reato per l'ordinamento italiano ma solo segmenti della truffa perpetrata ai danni della J.P. Morgan Bank). Rigetta, App. Roma, 27/09/2012
Cassazione penale sez. VI 28 marzo 2013 n. 15927
In tema di estradizione per l'estero, il requisito di doppia incriminabilità, e quindi di doppia procedibilità, previsto sia dal c.p. che dalla convenzione di estradizione tra l'Italia e il Marocco, comporta che la legge italiana applicabile ai fini del computo dei termini di prescrizione è quella vigente al momento della commissione del reato oggetto della domanda di estradizione. Rigetta, App. Milano, 12 gennaio 2011
Cassazione penale sez. VI 05 aprile 2011 n. 22507
Ai fini dell'estradizione da o verso gli Stati Uniti d'America, l'art. II par. 2 del trattato bilaterale del 13 ottobre 1983, ratificato con l. 26 maggio 1984 n. 225, consente l'estradizione per i reati associativi previsti dalle rispettive legislazioni nazionali (associazione per delinquere nell'ordinamento italiano e conspiracy in quello statunitense) indipendentemente dal requisito della previsione bilaterale del fatto, purché tale ultima condizione sia soddisfatta per i reati che costituiscono il fine dell'associazione criminosa
Cassazione penale sez. VI 04 febbraio 2011 n. 5760
Ai fini della con cedibilità dell'estradizione per l'estero, non assume rilievo l'eventuale difformità del trattamento sanzionatorio previsto nello Stato richiedente, potendo l'aspetto sanzionatorio rientrare tra le condizioni ostative all'estradizione solo nell'ipotesi in cui il trattamento sia del tutto irragionevole e manifestamente in contrasto con il principio di proporzionalità della pena. (Fattispecie relativa ad una domanda di estradizione avanzata dalle autorità romene, in cui la S.C. ha escluso che la pena inflitta dal giudice estero, benchè superiore a quella astrattamente prevista dal nostro ordinamento, possa essere considerata contraria al principio di proporzionalità).
Cassazione penale sez. VI 02 febbraio 2011 n. 7183
Nell'estradizione per l'estero, ai fini della consegna dell'estradando, è necessario che il fatto a questi contestato costituisca reato sia per la legge penale dello Stato richiedente che per quella dello Stato italiano, risultando, invece, irrilevante l'eventuale diversità delle sanzioni per esso stabilite in ciascun ordinamento.
Cassazione penale sez. VI 02 febbraio 2011 n. 4446
In tema di estradizione per l'estero, ai fini del principio della doppia incriminazione non rilevano le eventuali condizioni di procedibilità, né le eventuali cause di estinzione del reato maturate secondo la legislazione dello Stato richiesto, rilevando unicamente la conformità del fatto ad una fattispecie astratta che sia prevista come reato da entrambi gli ordinamenti. Ne consegue che la clausola contenuta nell'art. VIII del trattato di estradizione Italia- U.S.A. del 13 ottobre 1983 (ratificato con l. n. 225 del 1984), che esclude ogni rilevanza all'eventuale prescrizione del reato secondo la legge dello Stato richiesto, mantiene piena validità ed efficacia anche in relazione al principio di doppia incriminazione espresso nell'Accordo di estradizione fra gli Stati Uniti d'America e l'Unione europea del 25 giugno 2003 (ratificato con l. 16 marzo 2009 n. 25). Rigetta, App. Roma, 20/04/2010
Cassazione penale sez. VI 09 novembre 2010 n. 40169
In tema di estradizione, per soddisfare il requisito richiesto dal comma 2 dell'art. 13 c.p., è necessario che il fatto costituisca reato sia per la legge dello Stato richiedente sia per quella dello Stato italiano, essendo del tutto indifferente la diversa qualificazione giuridica che il medesimo fatto può ricevere nei due ordinamenti (da queste premesse, in una fattispecie in cui l'estradizione era richiesta per il reato di tentato omicidio, la Corte ha ritenuto satisfattivo che tale reato fosse previsto come reato anche dall'ordinamento giuridico italiano; mentre non poteva essere posta in discussione in sede di procedura di estradizione la valutazione in concreto del fatto e, quindi, in ipotesi, la circostanza che questo potesse essere qualificabile, secondo il nostro ordinamento, come lesioni volontarie).
Cassazione penale sez. VI 17 giugno 2009 n. 31764
Ai fini della concedibilità dell'estradizione per l'estero, per soddisfare il requisito della doppia incriminabilità di cui all'art. 13 comma 2 c.p., non è necessario che lo schema astratto della norma incriminatrice dell'ordinamento straniero trovi il suo esatto corrispondente in una norma del nostro ordinamento, ma è sufficiente che lo stesso fatto sia previsto come reato da entrambi gli ordinamenti, a nulla rilevando l'eventuale diversità, oltre che del trattamento sanzionatorio, anche del titolo e di tutti gli elementi richiesti per la configurazione del reato. (Fattispecie relativa ad una domanda di estradizione esecutiva avanzata dalla Romania sulla base della convenzione europea del 1957, nei confronti di persona condannata per il reato di possesso di sostanze pericolose a fini di commercio, il cui "modus operandi" è stato ricompreso nella normativa di cui all'art. 3 d.P.R. n. 904 del 1982, riguardante l'immissione sul mercato o l'utilizzazione di preparati tossici di cui all'elenco ivi allegato). Rigetta, App. Venezia, 8 luglio 2008
Cassazione penale sez. VI 13 gennaio 2009 n. 4965
In tema d'estradizione per l'estero, non soddisfa il requisito della doppia incriminazione la domanda d'estradizione connessa alla condanna per un fatto d'acquisto e possesso di sostanza stupefacente per uso personale, dato che nell'ordinamento italiano il fatto non ha rilievo penale ma soltanto d'illecito amministrativo. (Nel caso di specie, la Corte ha dichiarato l'insussistenza delle condizioni per l'estradizione richiesta dalle Autorità della Repubblica rumena, il cui ordinamento penale punisce il fatto d'acquisto e detenzione di sostanze stupefacenti per consumo proprio). Dich.non suss.condiz.estrad., App.Trento s.d.Bolzano,17 Gennaio 2007
Cassazione penale sez. VI 09 ottobre 2008 n. 42314