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Timestamp: 2018-09-19 13:30:02+00:00
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lodo mondadori: hanno pagato tutti meno lui – casa lunardelli
lodo mondadori: hanno pagato tutti meno lui
11 luglio 2011 11 luglio 2011 by Paolo
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Il Lodo Mondadori è un episodio della cosiddetta Guerra di Segrate, un acerrimo scontro giudiziario-finanziario tra due imprenditori italiani, Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti, per il possesso della Arnoldo Mondadori Editore, nota casa editrice italiana. Per estensione, l’espressione “lodo Mondadori” viene utilizzata anche per indicare tutta la successiva vicenda giudiziaria riguardante il pagamento di tangenti per ottenere un lodo favorevole alla parte di Berlusconi; il processo che è scaturito dalla vicenda, infatti, ha visto tra gli imputati lo stesso Berlusconi e i suoi più stretti collaboratori, tra cui Cesare Previti.
2 Il lodo per il possesso della Mondadori
2.1 L’arbitrato
2.2 In tribunale
2.3 L’intervento politico
3 Il processo per corruzione
3.1 L’accusa
3.3 Sentenze per le tangenti
3.4 Causa Civile, Tribunale di Milano (2009)
[modifica]Antefatti
A metà degli anni ottanta Silvio Berlusconi acquisisce quote sempre più consistenti della Mondadori, rimanendo tuttavia un socio di minoranza. Nel 1987 muore Mario Formenton (marito di Cristina Mondadori), presidente della Mondadori e gestore della stessa per conto della famiglia Mondadori dopo la morte di Arnoldo Mondadori (1971), si apre così un periodo di contrasti per la successione nella gestione della azienda di famiglia. Nel 1988 Silvio Berlusconi acquista le azioni di Leonardo Mondadori e dichiara che da quel momento in poi prenderà un ruolo di primo piano nella gestione della società editoriale. Con l’acquisto delle azioni di Leonardo Mondadori ora la Arnoldo Mondadori Editore è in mano a tre soggetti, la Fininvest di Silvio Berlusconi, la CIR di Carlo De Benedetti e la famiglia Formenton. Carlo De Benedetti, che era stato socio e amico di Mario Formenton, nel frattempo aveva convinto la famiglia Formenton, non interessata alla gestione della Mondadori, a stipulare un contratto per la vendita delle azioni dell’azienda in loro possesso che prevedeva il passaggio di tali quote alla CIR entro il 30 gennaio 1991.
Nel novembre 1989 la famiglia Formenton cambia radicalmente idea e si schiera dalla parte di Berlusconi, consentendo al magnate della Fininvest di insediarsi come nuovo presidentedella compagnia il 25 gennaio 1990; De Benedetti protesta, forte dell’accordo scritto stabilito pochi mesi prima con i Formenton, ma i vari schieramenti non trovano un accordo soddisfacente per tutti e decidono quindi unanimemente e di comune accordo di ricorrere ad un lodo arbitrale per stabilire se il contratto Formenton – De Benedetti dovesse avere corso o se i Formenton potessero vendere le proprie quote alla Fininvest.
[modifica]Il lodo per il possesso della Mondadori
[modifica]L’arbitrato
[modifica]In tribunale
Berlusconi e i Formenton tuttavia non gettano la spugna, e impugnano il lodo arbitrale davanti alla Corte di Appello di Roma, la quale stabilisce che ad occuparsi del caso sarà la I sezione civile. La I sezione civile è presieduta da Arnaldo Valente, il giudice Giovanni Paolini e il giudice relatore Vittorio Metta. La sentenza viene depositata e resa pubblica il 24 gennaio1991, dopo 10 giorni di camera di consiglio.
[modifica]L’intervento politico
Nonostante il successo giudiziario, le cose si complicano per Berlusconi quando i direttori e i dipendenti di alcuni giornali si ribellano al suo nuovo proprietario; nella vicenda interviene il presidente del consiglio dell’epoca, Giulio Andreotti, che convoca le parti e le invita a trovare un accordo di transazione. Come mediatore tra le parti, Carlo Caracciolo, con il placet di Andreotti, chiama l’imprenditore ed editore Giuseppe Ciarrapico[2][3][4]. Ciarrapico riesce quindi a raggiungere un accordo secondo il quale la Repubblica, L’Espresso e alcuni quotidiani e periodici locali tornano alla CIR, mentre Panorama, Epoca e tutto il resto della Mondadori restano alla Fininvest, che riceve 365 miliardi di lire come conguaglio per la cessione delle testate all’azienda di Carlo De Benedetti.[5]
[modifica]Il processo per corruzione
[modifica]L’accusa
Nel 1995 in seguito ad alcune dichiarazioni di Stefania Ariosto, la magistratura cominciò ad indagare sulla genuinità della sentenza. Stefania Ariosto dichiarò che sia il giudice Arnaldo Valente che il giudice Vittorio Metta erano amici intimi di Cesare Previti, avvocato Fininvest, e frequentavano la sua casa, inoltre la Ariosto testimoniò di aver sentito Previti parlare di tangenti a giudici romani. Il pool di giudici milanesi si mise in moto e riuscì a rintracciare dei sospetti movimenti di denaro che andavano dalla Fininvest ai conti esteri degli avvocatiFininvest e da questi al giudice Metta.
[modifica]La difesa
Previti parla di quei tre miliardi di lire definendoli come semplici servizi e prestazioni professionali che in qualità di avvocato di Finivest egli avrebbe svolto. Il giudice si difende asserendo di aver ricevuto una importante somma di denaro in eredità[7].
[modifica]Sentenze per le tangenti
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Nel corso degli anni alla vicenda Mondadori si è affiancata nel processo quella riguardante IMI-SIR. Per quanto riguarda il pagamento di tangenti, si sono espletati i tre gradi di giudizio:
Udienza Preliminare, 19 giugno 2000
Silvio Berlusconi, Previti, Pacifico, Metta e Acampora vengono prosciolti dall’accusa di corruzione dal Gup Rosario Lupo. La procura impugna il proscioglimento.
Appello, 25 giugno 2001
La quinta sezione della Corte d’Appello emette la sentenza sul ricorso per il Lodo Mondadori. Per Previti, Pacifico, Acampora e Metta si rovescia il proscioglimento e sono rinviati a giudizio.
Per Berlusconi si ipotizza il reato di corruzione semplice. Ma grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche e al fatto che i fatti risalgono al 1991, il reato è stato dichiarato prescritto.
Contro i ricorsi alla sentenza del giugno 2001, la corte respinge. Inoltre la corte respinge anche il ricorso dei legali di Berlusconi con il quale chiedevano la piena assoluzione e non il semplice proscioglimento per prescrizione.
Il processo Imi/Sir riunito al processo Lodo Mondadori.
I grado, 29 aprile 2003
Cesare Previti – 11 anni
Giovanni Acampora – 5 anni e 6 mesi.
Silvio Berlusconi – Non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato dopo le attenuanti generiche[8].
Appello, 23 maggio 2005
Tutti assolti per la parte relativa al lodo Mondadori “perché il fatto non sussiste”. Condannati per la vicenda Imi/Sir.
Annullata la sentenza d’appello del 2005. Si ordina il rifacimento del processo. Confermata la sentenza d’appello per la vicenda Imi/Sir.
Appello, 23 febbraio 2007
la Repubblica, Lodo Mondadori.
[modifica]Causa Civile, Tribunale di Milano (2009)
Non riguarda direttamente la corruzione e le tangenti, bensì il danno economico derivante dal fatto che il lodo è stato da esse viziato: è dunque logica conseguenza della condanna in cassazione del 2007. Il 3 ottobre 2009 viene emessa la sentenza di primo grado: la Fininvest di Berlusconi deve risarcire 749,9 milioni di euro alla CIR di De Benedetti per danno patrimoniale da «perdita di possibilità»[9]. Il giudice Raimondo Mesiano, autore della sentenza, scrive che «[…] deve rilevarsi che se è vero che la Corte d’Appello di Roma emise una sentenza, a parere di questo ufficio, indubbiamente ingiusta come frutto della corruzione di Metta, nessuno può dire in assoluto quale sarebbe stata la decisione che un collegio nella sua totalità incorrotto avrebbe emesso […]» e ancora «[…] Proprio per questo, appare più aderente alla realtà del caso in esame determinare concettualmente il danno subito da Cir come danno da ‘perdita di chance’: vale a dire, posto che nessuno sa come avrebbe deciso una Corte incorrotta, certamente è vero che la corruzione del giudice Metta privò la CIR della chance di ottenere da quella corte una decisione favorevole […]» [10]. Il 15 ottobre il giudice Mesiano è oggetto di un servizio trasmesso dal programma di attualità Mattino 5, in onda sulla reteMediaset Canale 5, che scatena molte polemiche [11][12][13].
Il 9 luglio 2011 la Corte d’Appello di Milano emette la sentenza relativa al processo d’appello. I giudici confermano la condanna, espressa in primo grado, al risarcimento da parte diFininvest dei danni economici per mancata possibilità subiti dalla Cir di Carlo De Benedetti in seguito alla iniqua sentenza della Corte d’Appello di Roma e al seguente lodo arbitrale. La cifra stabilita per il risarcimento ammonta a 540 milioni di euro da pagare in data della sentenza di primo grado, più gli interessi scaturiti da tale data per un ammontare di 560 milioni dieuro. Rispetto alla sentenza di primo grado, la Corte d’Appello ha abbassato l’ammontare del risarcimento di 190 milioni di euro.[17][18]
^ Processo unificato Lodo Mondadori – Imi-Sir. URL consultato il 29-07-2009.
^ http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Lodo-Mondadori-parla-Ciarrapico-Ecco-come-si-svolse-la-mediazione-tra-De-Benedetti-e-Berlusconi_3842297429.html
^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/12/20/ciarrapico-si-corregge-sul-lodo-mondadori.html
^ http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/ciarrapico-sole-24-ore-caracciolo-benefattore-252380/
^ Lodo-Mondadori, confermate le condanne. 13-07-2007. URL consultato il 29-07-2009.
^ a b Le disponibilità finanziarie del giudice Vittorio Metta (PDF). 29-04-2003. URL consultato il 27-03-2011.
^ FONTE CORRIERE DELLA SERA
^ Scheda di repubblica.it sull’andamento del processo fino al 2009.
^ E Canale 5 “pedina” il giudice Mesiano, La Repubblica, 16 ottobre 2009
^ A Canale 5 scoppia il caso Mesiano. L’Anm contro Mediaset: “Vergogna”, la Stampa, 16 ottobre 2009
^ Mondadori, confermati i danni alla CIR. Da perizia d’appello arriva uno “sconto”.
^ Lodo Mondadori, la perizia dell’appello. “Danno confermato, ma inferiore del 30%”
^ Sentenza Lodo Mondadori, Fininvest pagherà 560 milioni, da La Stampa, 9 luglio 2011
^ Il documento integrale depositato dai magistrati della Corte d’Appello
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