Source: https://www.diritto.it/le-false-dichiarazioni-di-inesistenza-di-precedenti-penali-pur-in-presenza-di-condanne-patteggiate-riguardanti-il-presidente-del-consiglio-di-amministrazione-di-una-societa-ne-legittimano-l-esclusione/
Timestamp: 2017-08-19 22:40:11+00:00
Document Index: 16289050

Matched Legal Cases: ['art. 444', 'art. 75', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'sentenza ']

Le false dichiarazioni di inesistenza di precedenti penali pur in presenza di condanne patteggiate riguardanti il presidente del Consiglio di Amministrazione di una Società ne legittimano l’esclusione con la conseguente escussione della garanzia provvisor
Il patteggiamento per reati di turbata libertà degli incanti (in concorso) e di falso ideologico in atti pubblici (in concorso) del proprio presidente del Consiglio di Amministrazione, devono essere dichiarati da parte dell’impresa partecipante a pena di esclusione, di annullamento dell’aggiudicazione provvisoria e di escussione della garanzia provvisoria: la omessa indicazione da parte di una impresa concorrente in una gara di appalto per l’affidamento di lavori pubblici, nell’ambito della autocertificazione della esistenza di sentenze di patteggiamento ex art. 444 c.p.p. a carico di determinati soggetti, per reati che incidono sulla loro moralità professionale, si manifesta già come dichiarazione non veritiera, cui consegue necessariamente la esclusione dalla gara, con carattere assorbente.
La medesima sentenza, pur non essendovi obbligata, ha poi (punto 4 della motivazione) diffusamente spiegato le ragioni che, a suo avviso, comportavano la infondatezza della censura di illegittimità del rilascio alla stazione appaltante, da parte dell’Ufficio del casellario giudiziale di Padova, di certificato attestante le sentenze patteggiate a carico del presidente del consiglio di amministrazione, ribadendo che l’infondatezza di tale censura scaturiva, in primo luogo, per il carattere assorbente della legittimità della esclusione dovuta alla falsa dichiarazione
la richiesta del certificato del casellario giudiziale da parte del Consorzio di Bonifica è stata determinata indubbiamente da finalità di controllo, finalità del tutto legittima, anzi doverosa posto che le amministrazioni sono tenute ad effettuare idonei controlli sulla veridicità delle dichiarazioni sostitutive di cui agli artt. 46 e 47 del D.P.R. n. 445 del 2000.>
sul ricorso per revocazione n. 6715 del 2006, proposto dalla società DITTA RICORRENTE srl, in persona del legale rappresentante, rappresentata e difesa dal Prof. avv. Angelo Clarizia, nel cui studio è elettivamente domiciliata in Roma, via Principessa Clotilde, n.2.
– Consorzio di Bonifica Bacchiglione Brenta, in persona del legale rappresentante, rappresentato e difeso dall’avv. Andrea Manzi e dal prof. avv. Francesco Volpe, con domicilio in Roma, via Confalonieri, n. 5, presso lo studio del primo,
Relatore alla pubblica udienza del 13 aprile 2007, il Consigliere Costantino Salvatore;
Uditi l’avv. Clarizia per la società ricorrente, l’avv. Andrea Manzi per il Consorzio e l’avv. dello Stato Ferrante per il Ministero;
La DITTA RICORRENTE S.r.l., corrente in Sedico (BL), partecipò a tale gara, in esito alla quale risultò aggiudicataria provvisoria.
La stazione appaltante, quindi, allo scopo di verificare il possesso, in capo a detta Società, dei requisirti di partecipazione, tra cui quello ex art. 75, comma 1, lett. c) del DPR 21 dicembre 1999 n. 554, chiese ed ottenne dal Tribunale di Padova, Ufficio del casellario giudiziale, il certificato prot. n. 5513 del 22 luglio 2003, dal quale emerse l’esistenza a carico del sig. Giampietro D.R., presidente del CDA della società aggiudicataria, di alcune decisioni di condanna penale, tra cui la sentenza del Pretore di Belluno, resa ex art. 444 c.p.p., in data 25 novembre 1996 per il reato di turbata libertà degli incanti (in concorso) e la sentenza del Tribunale di Belluno, resa sempre ex art. 444 c.p.p., in data 23 gennaio 2001 per il reato di falso ideologico in atti pubblici (in concorso).
In relazione a tali risultanze, con nota prot. n. 6111 del 31 luglio 2003, il Consorzio comunicò alla DITTA RICORRENTE l’avvio del procedimento d’esclusione dalla gara, ai sensi degli artt. 8, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e 75, comma 1, lett. c) del DPR 21 dicembre 1999, n. 554. A tale nota la società replicò, contestandone la fondatezza.
L’omissione proprio di questo fatto fondamentale (intervenuta impugnazione del certificato del Casellario e sua dichiarazione di illegittimità) integrerebbe un palese errore di fatto circa l’esistenza delle decisioni del Tribunale di Belluno e della Cassazione, con conseguente totale divergenza tra fatti rappresentati nel fascicolo processuale e fatti rappresentati nella sentenza. Errore che appare con ancora più evidente per il fatto che la sentenza ha presupposto che l’appellante DITTA RICORRENTE abbia proposto le stesse censure di cui all’originario ricorso, senza differenze tra primo e secondo grado, senza tenere conto che nell’atto di appello, per la prima volta, si deduceva il giudicato formatosi sulla sentenza del Tribunale di Belluno per effetto della decisione della Cassazione avanti richiamata.
Nessun dubbio, poi, ad avviso della DITTA RICORRENTE, sulla natura decisiva dell’errore, essendo evidente che, proprio grazie alla mancata considerazione degli atti più volte richiamati, non sono state accolte le censure dedotte con i motivi di appello 2, 3 e 4, tutti idonei, singolarmente ed autonomamente, a condurre all’annullamento degli aitti impugnati.