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Timestamp: 2020-07-11 20:28:36+00:00
Document Index: 99305721

Matched Legal Cases: ['§ 6', '§ 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 10']

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L’anticipo a ieri, 28 febbraio 2017, dell’invio della dichiarazione Iva relativa al 2016 comporta anche l’anticipo al 28 maggio 2017 della stampa o della conservazione sostitutiva dei registri Iva del 2016, oltre che dell’archiviazione elettronica delle fatture elettroniche emesse nel 2016. La proroga di 15 giorni dei modelli Redditi SC 2017, per alcuni soggetti Ires (prevista dal Milleproroghe 2017), invece, posticiperà dal 30 dicembre 2017 al 15 gennaio 2018 la stampa o la conservazione sostitutiva del libro giornale, dei mastrini (stampa consigliata per le risoluzioni 9/058/1977 e 6-503/1993), del libro degli inventari, del registro dei beni ammortizzabili - se tenuto elettronicamente - e delle scritture ausiliarie di magazzino. Per gli altri soggetti, invece, questi registri del 2016, relativi alle imposte sui redditi, continueranno a essere stampati o archiviati entro il 30 dicembre 2017.
Libro giornale, magazzino e registri Iva
La tenuta della contabilità meccanografica, per redditi e Iva, è costituita dalla “memorizzazione” delle singole operazioni (input) e dalla loro stampa sui registri contabili cartacei ovvero della loro archiviazione elettronica su supporti informatici con le modalità del decreto 17 giugno 2014 (cosiddetta conservazione sostitutiva).
Ai fini delle imposte dirette (non per i minimi, i forfettari o le imprese minori), le registrazioni nella contabilità generale e delle scritture ausiliarie di magazzino devono essere eseguite non oltre 60 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione (articolo 22, Dpr 600/73). Ai fini Iva (non per i minimi e i forfettari), invece, la contabilizzazione nel programma deve essere effettuata entro il termine previsto per la liquidazione periodica mensile o trimestrale.
La contabilità così tenuta è regolare, a condizione che la mancata trascrizione su supporti cartacei o la mancata archiviazione elettronica sostitutiva, riguardi esclusivamente l’esercizio per il quale i termini di presentazione delle relative dichiarazioni annuali non siano scaduti da oltre tre mesi (articolo 7, comma 4-ter, Dl 357/94). Quindi, la stampa o la conservazione sostitutiva (anche nei casi di stampa dei dati Iva sul libro giornale, in base all’articolo 12, Dpr 435/2001) devono essere effettuate entro tre mesi dai termini di presentazione delle “relative” dichiarazioni annuali. Pertanto, fino ai registri relativi al 2015 (invio di Unico e Iva entro il 30 settembre), la stampa o la conservazione sostitutiva scadeva, per tutti, il 30 dicembre (non il 31 dicembre, per l’articolo 2963, comma 4, Codice Civile).
Inventari e beni ammortizzabili
Il libro degli inventari va redatto entro tre mesi dal termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi ai fini delle imposte dirette (articolo 16, Dpr 600/73). Tralasciando i casi di tenuta facoltativa (articoli 12, 13 e 14, Dpr 435/2001), il registro dei beni ammortizzabili su carta va “aggiornato” (anche nel libro degli inventari per chi è in ordinaria o nel registro Iva acquisti per chi è in semplificata) entro il termine stabilito per l’invio della dichiarazione dei redditi (articolo 16, Dpr 600/73). Se è tenuto con sistemi meccanografici, invece, entro questa data va effettuato il suo aggiornamento nel software, mentre la sua stampa (o conservazione sostitutiva) va effettuata entro tre mesi dal termine di invio della relativa dichiarazione dei redditi.
Tutte le fatture elettroniche devono essere conservate in modalità elettronica e il processo di conservazione deve essere effettuato entro tre mesi dalla scadenza dell’invio del modello Iva annuale (articolo 7, comma 4-ter, Dl 357/1994).
Anticipo della dichiarazione annuale Iva
La dichiarazione annuale Iva 2017, relativa al 2016, doveva essere spedita entro ieri, 28 febbraio, cioè in anticipo rispetto alla consueta scadenza del 30 settembre. Dal prossimo anno, invece, il modello Iva dovrà essere presentato tra il 1º febbraio e il 30 aprile. I registri Iva e le fatture elettroniche del 2016, quindi, potranno essere archiviati elettronicamente (o stampati, solo per i registri) entro il 28 maggio 2017, mentre per quelli del 2017, la scadenza sarà il 30 luglio 2018.
Proroga di Redditi SC 2017 e Irap 2017
Secondo quanto stabilito dal decreto Milleproroghe 2017 per i soggetti, diversi dalle micro imprese dell’articolo 2435-ter del Codice civile, che redigono il bilancio in conformità alle disposizioni del Codice civile, l’invio dei modelli Redditi SC 2017 e Irap 2017 è prorogato di 15 giorni rispetto ai consueti nove mesi successivi alla chiusura dell’esercizio, per agevolare la prima applicazione delle nuove regole di bilancio, introdotte dal decreto legislativo 139/2015. Conseguentemente, la stampa (o la conservazione sostitutiva) del libro giornale, dei mastrini, del libro degli inventari, del registro dei beni ammortizzabili e delle scritture ausiliarie di magazzino, relativi al 2016, dovrà essere effettuata entro il 15 gennaio 2018.
Fonte: Fonte: Ilsole24ore (Luca De Stefani)
LE SCADENZE DI FINE FEBBRAIO
Il termine di rilascio alle persone fisiche delle certificazioni riguardanti i redditi loro corrisposti nel 2016, Certificazione Unica (CU) e certificazione degli utili e proventi equiparati (CUPE), che negli anni passati scadeva alla fine di febbraio, dal 2017 è stato spostato di un mese e l'adempi-mento va effettuato entro il 31 marzo.
Scade il termine per la presentazione del-la dichiarazione annuale Iva. I crediti ri-sultanti possono sempre essere portati in detrazione dall'imposta dovuta l'anno successivo. La compensazione con altre imposte, è ammessa per i crediti superiori a 5.000 euro, solo dopo il giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione e solo attraverso i canali telematici (Entratel o Fisconline e se i crediti superano 15.000 euro, occorre anche il visto di conformità.
Vanno sottoposte a controllo le auto immatricolate nel 2013 con data della carta di circolazione compresa tra il primo e il 28 febbraio. Da sottoporre a revisione anche le auto già revisionate, sempre in febbraio, nel 2015. Stesse regole per le moto immatricolate e i ciclomotori.
Va presentata la denuncia per i contratti stipulati non in forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata e per quelli rinnovati nel corso dello scorso anno e va versata la relativa imposta, nella misura dello 0,5% con il minimo di 67 euro (codice 108T - fondi rustici).
Denuncia retribuzioni
Occorre trasmettere all'lnps via Internet la denuncia riguardante i pagamenti effet-tuati nel mese precedente a dipendenti e collaboratori parasubordinati, (ammini-stratori di società, collaboratori coordinati, contratti a progetto, associati in partecipazione, ecc.).
Dichiarazione Inail
Presentazione all'lnail della denuncia delle retribuzioni e del premio dovuto, esclu-sivamente per via telematica. Tasse automobilistiche Pagamento del bollo auto e per ciclomotori, e autoveicoli di potenza fiscale oltre a 35 KW (con scadenza del bollo a gennaio 2017), per chi risiede in regioni che non hanno stabilito termini diversi. Per la Lombardia non è dovuta la tassa sui ciclomotori. Chi è in possesso di auto con potenza superiore a 185 Kw deve pagare il superbollo, pari a 20 euro per ogni kilowatt eccedente, ridotto al 60%,30%,15%, rispettivamente dopo 5, 10 e 15 anni dalla data di costruzione (non più dovuto dopo 20 anni).
3 venerdì Marzo
Possono essere sanati i versamenti sca-duti il 16 febbraio, con la sanzione ridotta allo 0,1% per ogni giorno di ritardo, oltre agli interessi dell'0,1% annuo. Dal 4 marzo e fino al 16 marzo la sanzione è dell’5%, oltre sale al 3%.
Se non si è esercitata l'opzione per la cedolare secca, deve essere versata l'imposta annuale di Registro del 2% sui contratti di affitto di durata superiore a 30 giorni, sottoscritti all'inizio del mese di febbraio, se nuovi e redatti in forma scritta, con inizio dalla stessa data se verbali e per quelli rinnovati.
DICHIARAZIONE IVA AL 28.02: SALTA LA SANZIONE AD 1/9
È ormai noto che la dichiarazione IVA avrà come termine di invio telematico il giorno 28 febbraio. L’anticipo di detta data, che fino all’anno d’imposta 2015 poteva addirittura essere prorogata con le scadenze di Unico (30 settembre di ogni anno successivo) è dovuto ad una particolare esigenza comunitaria che prevede l’obbligo di comunicazione dei dati di sintesi IVA da parte di ciascuno stato comunitario. Chi spera quindi in un una proroga dell’adempimento a causa delle molteplici scadenze alle quali bisogna prepararsi in questo anno 2017, potrebbe quindi rimanere deluso.
Gli omessi o carenti versamenti del 2016 - L’anticipo dell’invio telematico della dichiarazione IVA al 28.02 crea automaticamente un problema di non poco conto: ovvero il venir meno della possibilità di regolarizzare gli omessi o carenti versamenti entro il 90° giorno dalla presentazione della dichiarazione IVA con il beneficio della riduzione della sanzione ad 1/9 del minimo.
Il problema che sorge – Perché ci si pone questo problema? Per un unico motivo che penalizza sicuramente i contribuenti che non hanno provveduto ad ottemperare nei termini originariamente previsti, agli obblighi di versamento.
Immaginiamo infatti un contribuente che non abbia versato l’IVA di dicembre 2016 in scadenza il giorno 16 gennaio 2017 (ciò per un qualunque motivo: dimenticanza o carenza di fondi).
Egli potrà (o avrebbe potuto) ravvedersi spontaneamente come segue:
Beneficiando del c.d. ravvedimento sprint versando le somme omesse entro il 14° giorno dalla omissione (cioè entro il 30 gennaio 2017), con minima sanzione oltre al calcolo dei dovuti interessi;
Beneficiando della riduzione delle sanzioni ad 1/10 del minimo previsto (oltre al calcolo degli interessi) entro 30 giorni dalla scadenza originaria prevista (cioè entro il 15 febbraio 2017, 30 giorni dal 16 gennaio 2017);
Beneficiare della riduzione delle sanzioni ad 1/9 del minimo previsto (sempre con il dovuto calcolo degli interessi) nel caso di ravvedimento entro il 90° giorno dalla scadenza originaria di versamento (cioè entro il 16 aprile 2017);
Beneficiare della riduzione delle sanzioni ad 1/8 del minimo previsto (oltre a consueti interessi) nel caso in cui il ravvedimento avvenisse entro il termine di presentazione della dichiarazione per l’anno d’imposta in cui si è commessa la violazione (cioè, appunto, entro il 28 febbraio 2017).
I Dubbi – Il fatto che il contribuente che non ha versato l’IVA di dicembre 2016 perde la possibilità di utilizzare il ravvedimento operoso entro il 90° giorno dalla violazione con una sanzione inferiore rispetto a quella possibile in caso di ravvedimento entro il termine della presentazione della dichiarazione, ciò perché il 90° giorno scade ben oltre (16 aprile 2017) il termine di presentazione della dichiarazione medesima (28 febbraio 2017).
Ragion per cui, se volessimo esemplificare, tutti i mancati o carenti versamenti effettuati dal giorno 16 dicembre 2016 e relativi all’anno d’imposta 2016 stesso (acconto IVA compreso, che scadeva il 27.12.2016), perdono la sanzione più favorevole di 1/9 e acquisiscono, quella meno favorevole, ma purtroppo obbligatoria di 1/8.
Per l’anno d’imposta 2017 invece il problema non dovrebbe più proporsi perché la scadenza della dichiarazione IVA sarà fissata entro il 30 aprile e quindi dovrebbe, per i mancati versamenti che ne potrebbero beneficiare, essere applicabile la sanzione ad 1/9.
Fonte: www.fiscal-focus.it
Opzione per la liquidazione dell’Iva di gruppo. Per il 2017 ok anche la comunicazione col modello Iva 26
Per il 2017 è ancora possibile comunicare l’opzione per la liquidazione dell’Iva di gruppo inviando l’apposito modello già utilizzato in passato (modello Iva 26), in alternativa all’indicazione nella dichiarazione annuale Iva 2017.
Dal 2018, invece, gli enti o le società commerciali potranno esercitare l’opzione esclusivamente nella dichiarazione annuale Iva, come previsto dall’articolo 73 del Dpr n. 633/1972, modificato dalla legge di Bilancio 2017. Il modello Iva 26 resterà utilizzabile per comunicare (ai sensi dell’articolo 3, comma 4, del decreto ministeriale del 13 dicembre 1979) le variazioni intervenute nel corso dell’anno relative ai dati indicati in sede di adesione al regime.
Le novità della legge di Bilancio per l’opzione Iva di gruppo – In un’ottica di semplificazione degli adempimenti, la legge di Bilancio 2017 ha previsto che l’ente o società commerciale controllante comunichi all’Agenzia delle Entrate la scelta per la liquidazione dell’Iva di gruppo non più con un modello a parte (il modello Iva 26), ma direttamente nella dichiarazione annuale Iva presentata nell'anno solare a decorrere dal quale intende esercitare l'opzione.
A seguito di questa novità, nel modello Iva 2017, approvato lo scorso 16 gennaio, è stato inserito l’apposito quadro VG. Doppio binario per il 2017 – Già dal 1° gennaio di quest’anno, quindi, la scelta va comunicata mediante la dichiarazione Iva, da presentare entro il 28 febbraio.
Esclusivamente per questo primo anno di applicazione delle nuove regole, però, tenuto conto che alcuni gruppi potrebbero aver già effettuato la scelta con le precedenti modalità, saranno considerate valide anche le comunicazioni dell’opzione per il 2017 effettuate con il modello Iva 26. Dal 2018 la comunicazione tramite la dichiarazione annuale Iva diventerà l’unica modalità per effettuare l’opzione.
Per il primo semestre 2017 invio entro il 18 settembre
Comunicazione semestrale delle fatture emesse e registrate e trasmissione trimestrale per le liquidazioni periodiche Iva. Queste le probabili modifiche che il legislatore farà nei prossimi giorni come anticipato ieri a Telefisco dal viceministro all’Economia Luigi Casero. Si tratta quindi di rivedere il termine stabilito dall’articolo 4 del Dl 193/2016 che prevede invece l’invio trimestrale sia dei dati delle operazioni rilevanti ai fini Iva, sia delle liquidazioni periodiche entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo a ciascun trimestre.
I nuovi termini dovrebbero essere 18 settembre (in quanto il 16 settembre cade di sabato e il termine slitta al lunedì successivo) per il primo semestre e 28 febbraio dell’anno successivo per le operazioni del secondo semestre. Rimarranno invece le scadenze attuali e cioè entro il secondo mese successivo a ciascun trimestre per la trasmissione dei dati delle liquidazioni periodiche con lo slittamento al 16 settembre per il secondo trimestre. È auspicabile che per questo adempimento fosse mantenuto il termine del 25 luglio relativamente al primo trimestre 2017 per facilitare imprese e professionisti impegnati nell’adeguamento dei programmi informatici. Si ricorda che l’obbligo della trasmissione dei dati relativi alle liquidazioni periodiche non sussiste per chi è esonerato dall’obbligo della dichiarazione Iva come i soggetti che svolgono esclusivamente operazioni esenti e che non abbiano annotato fatture in reverse charge.
È auspicabile che la diversa cadenza delle trasmissioni dei dati delle fatture di vendita e acquisto, e anche dei corrispettivi, venga modificata anche relativamente all’invio di tali dati su opzione del contribuente.
Siccome la trasmissione dei dati delle operazioni Iva in via telematica alle Entrate è regolata da due provvedimenti (Dl 193/2016 per quella obbligatoria e Dlgs 127/2015 per la procedura su opzione del contribuente), è necessario che le scadenze vengano unificate. In questo ultimo caso l’opzione deve essere esercitata in via telematica entro il 31 marzo ed è vincolante per cinque anni compreso il 2017. Essa comporta anche l’invio telematico dei corrispettivi per gli esercenti la vendita al minuto, ma per chi non fa queste attività gli obblighi sono identici a quelli previsti obbligatoriamente. Come evidenziato nei giorni scorsi sul Sole 24 Ore anche le specifiche tecniche per la trasmissione telematica delle fatture e registrazioni sono analoghe. Tuttavia, qualora la trasmissione sia effettuata su opzione, scattano due agevolazioni e cioè l’accelerazione dei rimborsi Iva entro tre mesi anche in assenza dei requisiti di cui all’articolo 30 del Dpr 633/72. Inoltre il termine di decadenza dalla attività di accertamento si riduce di due anni. Questo bonus è però legato alla tracciabilità delle operazioni e in questo senso sarebbe auspicabile consentire l’uso del contante per le operazioni minute almeno entro una certa soglia.
Ovvio che anche per le comunicazioni effettuate a seguito di opzione vengono meno gli altri adempimenti soppressi dal Dl 193 (spesometro, black list, intra acquisti), mentre l’obbligo della trasmissione dei dati delle liquidazioni periodiche permane anche chi invia i dati su opzione.
Dati Iva, solo due invii per le fatture
Doppia mossa dell’Economia e dell’amministrazione finanziaria per cercare di far sospendere il primo storico sciopero dei commercialisti indetto dalle associazioni sindacali di categoria per otto giorni dal 26 febbraio all’8 marzo prossimo .
Da una parte il Mef sarebbe pronto a rivedere i tempi delle comunicazioni Iva introdotte con il decreto fiscale collegato alla manovra con un obiettivo dichiarato di contrastare l’evasione ma allo stesso con l’obbligo di drenare maggiori risorse per far quadrare i saldi di finanza pubblica. Il Governo starebbe mettendo a punto un emendamento al decreto Milleproroghe con cui rivedere la trimestralità dell’invio delle fatture: l’ipotesi sarebbe quella di trasformare i tre invii previsti per questo primo di anno di applicazione (il primo semestrale e gli atri due trimestrali) in soli due invii semestrali dei dati. Resterebbero comunque invariati i termini trimestrali per l’invio dei dati sulle liquidazioni Iva, cui la manovra di bilancio chiede di recuperare non meno di 2 miliardi nel 2017.
Al Mef si starebbe valutando anche l’ipotesi di trasformare l’invio delle fatture 2018 da semestrale ad annuale così come hanno chiesto oggi al viceministro Luigi Casero le sigle sindacali dei commercialisti.
L’altra mossa per convincere i consulenti d’azienda a non chiudere gli studi per una settimana è arrivata dall’agenzia delle Entrate. I commercialisti e tutti gli intermediari per generare, inviare e conservare le fatture elettroniche e i corrispettivi potranno utilizzare l’applicativo gratuito dell’agenzia delle Entrate.
È di ieri il comunicato delle Entrate che amplia ai soggetti incaricati della trasmissione telematica delle dichiarazioni l’accesso al sistema elaborato dall’agenzia delle Entrate e operativo, per le persone fisiche, dal 14 dicembre scorso. L’opzione per aderire alla trasmissione telematica si può esercitare entro il 31 marzo 2017 e riconosce, come benefit, una priorità sui rimborsi e la riduzione di due anni dei termini di accertamento.
Per ora il servizio messo a disposizione dei contribuenti, riguarda l’adesione volontaria ex Dlgs 127/2015, ma dall’Agenzia fanno sapere che lo stesso applicativo andrà utilizzato per l’invio obbligatorio delle comunicazioni Iva (Dl 193/2016 articolo 4), ma «perché ciò sia possibile - spiegano - serve un provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate che potrebbe arrivare entro una decina di giorni».
«Quest’apertura - commenta il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti Gerardo Longobardi - va nella direzione della semplificazione da noi più volte auspicata. Un segnale positivo anche la notizia di un invio semestrale. e non più trimestrale, delle comunicazioni Iva. Credo - conclude Longobardi - che il governo abbia colto il profondo disagio manifestato dal Consiglio nazionale dei commercialisti e dalla base della categoria».
La release è stata diffusa ieri dalla Direzione centrale tecnologia e innovazione delle Entrate. E consente più opzioni, è infatti possibile creare la fattura elettronica senza dover obbligatoriamente fare l’invio all’interscambio. Il sistema, che ha già le aliquote Iva preimpostate, consente la creazione di una rubrica con i dati dei clienti ed è accessibile tramite smartphone e utilizza il sistema l’Xml.
Sul fronte Milleproroghe, poi, trova confermata l’intenzione del Governo di bloccare l’avvio sperimentale della lotteria degli scontrini fiscali e delle ricevute fissato al 1° marzo dalla legge di Bilancio per gli acquisti effettuati da persone fisiche con moneta elettronica (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).
Fonte: www.ilsole24ore.com (Federica Micardi - Marco Mobili)
In dichiarazione IVA 2017 opzioni e revoche dei regimi per soggetti minori
Il modello di dichiarazione IVA 2017 recepisce nel quadro VO relativo alle opzioni e alle revoche quanto statuito dalla circ. Agenzia delle Entrate 4 aprile 2016 n. 10 in merito alla revocabilità delle opzioni esercitate nei periodi precedenti, strumentali all’applicazione del regime forfetario di cui alla L. 190/2014, a decorrere dal 1° gennaio 2016.
Si ricorda, infatti, che la L. 208/2015 aveva modificato, con effetto dal 2016, i requisiti per l’accesso a tale regime, nonché le modalità di tassazione del reddito per i soggetti che iniziavano l’attività. In forza di tali modifiche, l’Agenzia delle Entrate (circ. 8 aprile 2016 n. 12, § 6.1, e 4 aprile 2016 n. 10, § 3.1.1) aveva confermato la possibilità di revocare anticipatamente l’opzione a suo tempo effettuata in applicazione dell’art. 1 del DPR 442/97, norma che consente la variazione dell’opzione e della revoca di un regime nel caso di modifica del relativo sistema in conseguenza di nuove disposizioni normative. Di regola, infatti, l’opzione per il regime ordinario da parte di “forfetari” e “minimi” vincola per un triennio.
In particolare, previa revoca, dal 2016 poteva essere applicato il regime forfetario da parte di chi, nel 2015:
- avesse esercitato l’opzione per il regime ordinario, pur avendo i requisiti per applicare il regime forfetario;
- avesse esercitato l’opzione per il regime di vantaggio di cui al DL 98/2011 (come previsto dalla ris. Agenzia delle Entrate 23 luglio 2015 n. 67), pur avendo i requisiti per applicare il regime forfetario;
- avesse optato per il regime ordinario, pur avendo i requisiti per applicare il regime di vantaggio (DL 98/2011).
A tal fine sono stati modificati i righi VO33 (dedicato al regime forfetario) e VO34 (dedicato al regime di vantaggio) del modello IVA 2017.
Nel rigo VO33 la casella 1 deve essere barrata dai contribuenti che, essendo in possesso dei requisiti per l’applicazione del regime forfetario, hanno optato, nell’anno 2016, per la determinazione dell’IVA e del reddito nei modi ordinari. Invece, la casella 2 deve essere barrata dai soggetti che hanno applicato nel 2016 il regime forfetario, previa revoca dell’opzione per il regime ordinario esercitata per il 2015.
Trattandosi di soggetto che nel 2016 ha applicato il regime agevolato con esonero dalla presentazione della dichiarazione IVA, il quadro VO dovrà essere allegato alla dichiarazione dei redditi da presentare nel 2017.
Il rigo VO34, invece, consta di tre caselle occorrenti:
- la prima, per comunicare l’opzione per il regime ordinario dal 2016, da parte di coloro che hanno applicato in precedenza il regime di vantaggio;
- la seconda, per comunicare l’applicazione per il 2016 del regime forfetario, previa revoca anticipata dell’opzione per l’ordinario esercitata nel 2015 dai soggetti che avevano i requisiti per applicare il regime di vantaggio;
- la terza, per comunicare l’applicazione per il 2016 del regime forfetario, previa revoca anticipata dell’opzione per il regime di vantaggio effettuata nel corso del 2015 in applicazione della ris. Agenzia delle Entrate 23 luglio 2015 n. 67.
I chiarimenti non dovrebbero essere estensibili a periodi diversi
I chiarimenti forniti con le circolari sopra citate, essendo strettamente collegate alle modifiche introdotte con la L. 208/2015, devono ritenersi circoscritti alle fattispecie indicate, relative ad un’opzione effettuata oppure operativa nel 2015 e revocata a decorrere dal 1° gennaio 2016, e non dovrebbero essere estensibili a periodi diversi. Pertanto, ai fini dell’accesso al regime forfetario, i soggetti che hanno esercitato l’opzione per il regime ordinario nel 2016 non potrebbero revocare anticipatamente tale scelta in quanto nessuna modifica a carattere sistematico ha subito il sistema dei regimi agevolati dal 2017.
D’altra parte, va considerato che l’opzione per il regime ordinario determina l’applicazione naturale per questa categoria di soggetti della contabilità semplificata, la quale ha subito, dal 2017, per effetto della L. 232/2016, importanti modifiche circa le modalità di determinazione del reddito d’impresa e di tenuta della contabilità. Andrebbe, quindi, chiarito in modo ufficiale se, stante l’ampio dettato dell’art. 1 del DPR 442/97, tale intervento sul regime di contabilità semplificata consenta di revocare le opzioni precedentemente esercitate al pari di quanto avvenuto nel transito dai periodi 2015-2016.
Stabile organizzazione e Iva, ecco il primo interpello sui nuovi investimenti. Arriva la risposta delle Entrate ai quesiti di una multinazionale
Pubblicata sul sito dell’Agenzia la prima risposta all’interpello sui nuovi investimenti, introdotto nel nostro ordinamento dal D.lgs. n. 147/2015 sull’internazionalizzazione delle imprese. Il quesito, sottoposto da una grande multinazionale, riguarda gli aspetti fiscali di un piano di investimento che supera la soglia di 30 milioni di euro prevista dall’art. 2 del Decreto legislativo e che, se realizzato, comporterebbe l’ampliamento della produzione della società italiana appartenente al gruppo, ricadute occupazionali (assunzione a tempo indeterminato di circa cento dipendenti) e maggior gettito Irpef, Ires e Irap. I chiarimenti forniti dall’Agenzia sono contenuti nella risoluzione n. 4/E di oggi, disponibile nella sezione nella sezione “Normativa e Prassi” del sito delle Entrate.
I soggetti coinvolti nel piano di investimento
Nell’interpello, il gruppo multinazionale XY presenta alle Entrate il progetto di un nuovo investimento che prevede la produzione di alcuni prodotti presso lo stabilimento della società italiana del gruppo (Alfa) e la creazione di un hub logistico per la distribuzione dei prodotti realizzati nei vari stabilimenti del gruppo. Le società del gruppo coinvolte nel nuovo investimento sono:
- la società Alfa, con sede legale in Italia;
- la società consociata Beta, con sede legale in uno Stato estero (Stato B);
- la società controllante Gamma, con sede in un altro Stato estero (Stato C).
Quando sussiste la stabile organizzazione
Nell’interpello l’Agenzia chiarisce che l’ipotesi di una stabile organizzazione non si realizza a condizione che Beta non svolga nel centro logistico attività di “deposito, di esposizione o di consegna di merci” di altre imprese, ad esempio Alfa. Per non integrare l’ipotesi di stabile organizzazione “materiale” è inoltre necessario che nella sede dell’hub non vengano svolta attività diverse da quelle di “deposito, di esposizione o di consegna di merci”, come ad esempio attività commerciale di raccolta degli ordini o di vendita dei prodotti di Beta.
L’Iva sulle operazioni connesse al piano d’investimento – Nell’interpello, l’Agenzia fornisce anche chiarimenti sul trattamento fiscale da applicare in materia di Iva a una serie di operazioni di acquisto finalizzate alla successiva rivendita poste in essere dalla società consociata Beta. Tra i casi esaminati nella risoluzione, gli acquisti intracomunitari e le importazioni di prodotti finiti con introduzione in un deposito fiscale utilizzato ai fini Iva. L’Agenzia specifica che le risposte fornite con l’interpello hanno valore nei confronti di Alfa, Beta e Gamma, finché le circostanze di fatto e di diritto descritte nella richiesta di parere restano invariate.
Il Fisco “consulente” scioglie i dubbi delle grandi imprese
L’articolo 2 del D.lgs. n. 147/2015, noto come “decreto internazionalizzazione”, ha introdotto l’interpello sui nuovi investimenti, mediante il quale le imprese che intendono effettuare investimenti in Italia, di ammontare non inferiore a trenta milioni di euro e che abbiano significative ricadute occupazionali, possono presentare all’Agenzia delle Entrate un piano di investimento per conoscerne il trattamento fiscale. L’Agenzia, dopo aver esaminato l’istanza, emana una risoluzione rendendo pubbliche le posizioni interpretative rese in risposta agli interpelli di interesse generale.
Il 730/2017 fa il pieno di novità in tema di agevolazioni legate al settore immobiliare. Entrano da quest’anno nel quadro E la detrazione d’imposta al 19% per i contratti di leasing per l’acquisto della prima casa, la detrazione del 50% per l’acquisto di mobili da parte di giovani coppie e per l’Iva sull’acquisto della abitazioni classe energetica A e B. Inoltre, è stata confermata anche per il 2016 la possibilità di indicare, nel quadro B (righi da B11 a B13) gli estremi di registrazione del contratto in alternativa al codice identificativo.
«Ecosconti» e giovani coppie
Nella sezione III C del quadro E sono stati inseriti due appositi righi per accogliere le due nuove detrazioni valevoli solo per il 2016 in quanto non rifinanziate per il periodo d’imposta 2017. Il rigo E58 è dedicato alle spese per arredo degli immobili “prima casa” delle “giovani coppie”. Le istruzioni al riguardo ricordano che la detrazione non è cumulabile con quella di cui al rigo E57 riguardante l’arredo degli immobili ristrutturati. La detrazione spetta su di un ammontare massimo di spesa di 16mila euro (limite riferito alla coppia) da ripartire in 10 rate annuali al verificarsi di determinate condizioni. Il rigo prevede tre colonne delle quali: la prima deve essere barrata nel caso in cui il requisito anagrafico (meno di 35 anni di età) è posseduto dal coniuge o dal convivente more uxorio; la seconda dovrà contenere il numero delle rate (1 per il 2016) e nella terza andrà indicata la spesa sostenuta nel 2016 entro il limite massimo indicato.
Nel successivo rigo E59 va invece indicato l’importo dell’Iva corrisposta per l’acquisto effettuato nel 2016 di unità immobiliari a destinazione residenziale, di classe energetica A o B, e dell’eventuale pertinenza al ricorrere di alcune condizioni. Anche in questo caso la detrazione va ripartita in 10 rate annuali e spetta nella misura del 50% dell’Iva pagata nel 2016. Le istruzioni opportunamente ricordano che l’importo dell’Iva indicato nel rigo in questione va sottratto da quello su cui si voglia beneficiare della detrazione in caso di acquisto di immobili ristrutturati o box auto e che andrebbe indicato nei righi da E41 a E43; ciò in quanto le due agevolazioni sono alternative. Due i dati da riportare nel rigo: in colonna 1 il numero di rata (1 per il 2016) e in colonna 2 l’importo dell’Iva (il 100%) pagata all’impresa da cui è stato acquistato l’immobile.
Nel Rigo E14 della sezione I del quadro E trova, invece, spazio la detrazione del 19% dei canoni (e i relativi oneri accessori) derivanti da contratti di locazione finanziaria su unità immobiliari, anche da costruire, da adibire ad abitazione principale entro un anno dalla consegna. L’agevolazione spetta al verificarsi dei presupposti previsti dalla norma e alle medesime condizioni previste per la detrazione degli interessi per mutui ipotecari per l’acquisto di abitazione principale. Oltre alla data di stipula del contratto e al numero della rata, il rigo richiede l’indicazione dell’importo dei canoni di leasing e prezzo di riscatto pagato nel 2016.
Nella sezione II del quadro B è necessario identificare il contratto di locazione per cui è stato dichiarato il reddito. Solo per i contratti soggetti a cedolare o a canone convenzionato vanno, infatti, indicati nei righi da B11 a B13 gli estremi di registrazione o in alternativa il numero identificativo del contratto. Lo scorso anno la risoluzione 31/E/2016, considerate le difficoltà operative in capo ad alcuni operatori, aveva consentito di indicare gli estremi di registrazione del contratto. Le istruzioni al riguardo sembrano confermare anche per il 2016 tale possibilità: è infatti espressamente previsto che il numero identificativo del contratto possa essere indicato «in alternativa» agli estremi di registrazione dello stesso.
Visto di conformità con soglie differenti per il credito IVA
L’art. 7-quater comma 32 del DL 193/2016, modificando l’art. 38-bis commi 3 e 4 del DPR 633/72, ha innalzato a 30.000 euro (rispetto al precedente ammontare di 15.000 euro) il limite al di sotto del quale le istanze di rimborso del credito IVA annuale e trimestrale possono essere presentate senza specifiche formalità (oltre all’esposizione sulla dichiarazione o sul modello TR) da parte del soggetto richiedente.
Al di sopra della soglia di 30.000 euro prevista dal novellato art. 38-bis commi 3 e 4 del DPR 633/72, ai fini dell’esecuzione dei rimborsi IVA, rimangono necessarie, per la generalità dei soggetti passivi:
- l’apposizione del visto di conformità (o della sottoscrizione alternativa da parte dell’organo di revisione contabile) nella dichiarazione annuale o nel modello TR;
- la dichiarazione sostitutiva di atto notorio in merito al possesso di specifici requisiti di idoneità economico-patrimoniale (rigo VX4 campo 10 della dichiarazione annuale, secondo la bozza 2017; rigo TD8 campo 4 del modello TR).
Per i soggetti in stato di “osservazione fiscale” (es. soggetti che hanno ricevuto la notifica di accertamenti negli ultimi due anni, al di sotto di specifiche soglie; soggetti che esercitano l’attività da meno di due anni), in luogo del visto di conformità e della dichiarazione sostitutiva, è invece richiesto di prestare garanzia patrimoniale in favore dell’Amministrazione finanziaria, alle condizioni di cui all’art. 38-bis comma 5 del DPR 633/72.
Salvo diverse indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, la nuova soglia di 30.000 euro dovrebbe applicarsi già per le istanze di rimborso del credito emergente dalla dichiarazione IVA annuale relativa al 2016 (da presentarsi entro il 28 febbraio 2017), oltre che per le istanze presentate anteriormente, salvo che la procedura di erogazione del rimborso si sia già conclusa.
Con riferimento all’eccedenza di IVA detraibile emergente dalla dichiarazione annuale 2017, dovrà essere disgiunta la frazione di credito IVA da utilizzare in compensazione rispetto alla frazione che verrà richiesta a rimborso.
Ciò in ragione del fatto che, secondo la circ. Agenzia delle Entrate 30 dicembre 2014 n. 32, la soglia per il visto di conformità “deve essere calcolata separatamente per le compensazioni e per i rimborsi” (fermo restando che, per i rimborsi, oltre al visto deve essere resa la dichiarazione sostitutiva d’atto notorio).
La coerenza tra la disciplina dei rimborsi IVA e quella delle compensazioni dei crediti fiscali, invocata nella stessa circolare n. 32/2014 (a commento delle novità del DLgs. 175/2014), sembra però essere venuta meno con le modifiche di cui al DL 193/2016.
Pare venir meno la coerenza tra le due discipline
Ai fini dell’utilizzo in compensazione orizzontale, mediante F24, infatti, resta dovuto il visto di conformità per i crediti il cui importo sia superiore a 15.000 euro annui ai sensi dell’art. 10 punto 7 del DL 78/2009. Per i rimborsi vale, invece, il nuovo ammontare di 30.000 euro, al di sopra del quale è richiesto il visto di conformità (se non la garanzia).
Inoltre va rilevato che, ai fini del visto di conformità:
- per i crediti utilizzati in compensazione, il limite di 15.000 euro si applica conteggiando le sole eccedenze di credito emergenti dalla dichiarazione IVA annuale (mentre quelle derivanti dalle istanze trimestrali non sono soggette al visto) e riguarda il solo importo del credito effettivamente utilizzato in compensazione (e non quello indicato in dichiarazione);
- per i rimborsi, il limite di 30.000 euro si intende riferito alla somma delle richieste (sia derivanti dai modelli TR presentati, sia dalla dichiarazione annuale) effettuate per l’intero periodo d’imposta, secondo quanto indicato nella circolare n. 32/2014.
Di fatto, per il periodo d’imposta 2016, in sede di dichiarazione annuale, per tutti i soggetti passivi vi sarà la disponibilità di almeno 15.000 euro di credito IVA da richiedere a rimborso senza visto di conformità (o garanzia), a seconda di quanto già utilizzato nel corso del 2016 con i modelli TR presentati (il cui importo sarà necessariamente inferiore a 15.000 euro, essendo intervenute le modifiche del DL 193/2016 successivamente al termine per il terzo rimborso infrannuale).
Sulla base di quanto descritto, ponendo il caso in cui l’importo del credito IVA annuale pari a 36.000 euro sia utilizzato in compensazione e richiesto a rimborso nella misura, rispettivamente, di 14.000 euro (per la compensazione) e di 22.000 euro (per la richiesta di rimborso), non risulterebbe dunque necessario apporre il visto di conformità sulla dichiarazione:
- né ai fini del rimborso annuale, sebbene la somma dei due crediti superi complessivamente la soglia di 30.000 euro;
- né ai fini dell’utilizzo in compensazione orizzontale del credito annuale, poiché non supera la soglia di 15.000 euro.