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Timestamp: 2018-10-21 11:25:29+00:00
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Come ottenere un aumento del mantenimento
> Donna e famiglia Pubblicato il 26 febbraio 2017
Separazione e divorzio: come e quando la moglie può richiedere e ottenere un aumento dell’assegno di mantenimento o divorzio.
Non capita raramente che la dichiarazione dei redditi di una persona non rispecchi la sua reale situazione economica: così, ben potrebbe avvenire che, nell’ambito di un giudizio di separazione o divorzio, nel determinare l’assegno di mantenimento dovuto all’ex coniuge, il giudice decida di non basarsi solo sui redditi dichiarati al fisco, ma prenda in considerazione anche altri elementi come, ad esempio, il tenore di vita concretamente goduto. In questo modo è possibile ottenere un aumento del mantenimento rispetto a quanto altrimenti spetterebbe solo dal confronto con il modello di dichiarazione dei redditi presentata all’Agenzia delle Entrate.
Ad esempio, con una recentissima sentenza [1], la Cassazione ha ritenuto che la titolarità di due auto di lusso e di una motocicletta fosse sufficiente a far scattare l’obbligo di procedere a indagini tributarie a carico dell’ex marito ai fini della quantificazione dell’assegno di divorzio.
Prendiamo un tipico caso giudiziario di una donna con un reddito di lavoro modesto e il marito, invece, dotato di maggiori disponibilità economiche. Nel giudizio di divorzio, lui deposita la propria dichiarazione dei redditi per dimostrare quanto guadagna; ma da tali documenti figura una situazione non così rosea come potrebbe invece intuirsi dalle auto a lui intestate e dalle spese che compie. Così l’ex moglie fa rilevare tale circostanza al giudice, presentando prove della «evidente progressione delle risorse economiche e dei valori patrimoniali» dell’ex marito. In una situazione del genere, sulla base di tali indizi, il giudice può avviare ulteriori indagini tributarie per verificare il tenore di vita dell’uomo e, quindi, condannarlo a un importo, a titolo di mantenimento, superiore a quanto i dati fiscali potrebbero giustificare.
L’acquisto di beni mobili superflui e di valore certamente indicativo di capacità economica aumentata (due vetture di lusso e una motocicletta) sono elementi – a detta della Cassazione – di un certo rilievo, soprattutto considerata la limitata produzione delle dichiarazioni dei redditi da parte dell’ex coniuge. Il che giustifica un aumento dell’assegno di mantenimento.
1 Le indagini tributarie del giudice sul tenore di vita dell’ex marito
2 Come dimostrare che l’ex marito guadagna di più
3 Se la causa di separazione è già finita
Le indagini tributarie del giudice sul tenore di vita dell’ex marito
Nel processo civile vige la regola del cosiddetto «onere della prova»: chi intende chiedere tutela di un proprio diritto deve anche dimostrarne l’esistenza, ossia fornire al giudice le relative prove. Non spetta al magistrato svolgere attività di indagini, di propria iniziativa, per verificare la sussistenza o meno del diritto lamentato dalla parte processuale. Insomma il giudice non si può sostituire al cittadino nell’attività di ricerca delle prove. Ma, tale principio conosce alcune eccezioni (la principale è nel giudizio del lavoro tra dipendente e azienda). In particolare, nell’ambito delle cause tra marito e moglie per la determinazione dell’assegno di mantenimento, il tribunale può disporre d’ufficio – ossia senza sollecitazione delle parti – o su istanza di uno dei due ex coniugi, le indagini patrimoniali delegandole alla polizia tributaria. L’esercizio di tale potere non può certo ovviare alla carenza di prove della parte in causa: quest’ultima è comunque tenuta a fornire indizi circa le proprie ragioni, indizi che spinga il giudice ad assumere l’iniziativa di “vederci più chiaro”, delegando la finanza alle relative indagini. Se non viene ottemperato tale onere di prova è impossibile ottenere un aumento dell’assegno di mantenimento.
Come dimostrare che l’ex marito guadagna di più
Gli strumenti che ha l’ex moglie per dimostrare che l’ex marito guadagna di più rispetto a quanto risulta dalla sua dichiarazione dei redditi sono vari e li vedremo qui di seguito. Ma attenzione: come abbiamo appena anticipato, la donna non ha l’obbligo di fornire la precisa quantificazione del reddito del marito, ma quantomeno di dimostrare elementi da cui si posa presumere un tenore di vita superiore. Una volta forniti tali indizi, il giudice può – ma solo allora – avviare indagini più accurate attraverso la polizia tributaria.
Quindi, in caso di patrimoni nascosti anche al fisco, è comunque possibile chiedere al giudice di procedere ad apposite indagini tributarie previa attività istruttoria di parte. Per attestare l’elevato tenore di vita del marito la donna può ricorrere alle prove testimoniali, ma anche depositare ricevute, scontrini, fotografie, materiale vario attestante il possesso e la disponibilità di particolari beni (capi di abbigliamento e accessori “firmati”; interventi o sedute estetici; abbonamenti a teatro; ristoranti e alberghi di lusso; copia di biglietti aerei).
In alternativa si potrebbe delegare una agenzia investigativa che compia tali indagini. Dall’esito delle indagini sarà possibile eventualmente dimostrare che l’ex marito guadagna di più e, così, ottenere un aumento dell’assegno di mantenimento.
A questo punto il giudice può:
ritenere tali indizi insufficienti a far presumere una ricchezza superiore rispetto a quella dichiarata e, quindi, chiudere qui la partita;
ritenere tali indizi sufficienti e maggiorare l’assegno di mantenimento sulla base di quanto gli appare giusto;
ritenere tali indizi sufficienti ma non esaustivi e, quindi, disporre ulteriori indagini sui redditi e patrimoni dei coniugi e sul loro effettivo tenore di vita. L’esercizio di tale potere rientra nella discrezionalità del giudice di merito, che non è tenuto ad avvalersene se ritiene provata altrimenti la situazione economica delle parti.
Il tribunale può disporre indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita dei coniugi/genitori, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria anche nell’interesse dei figli.
Se la causa di separazione è già finita
Potrebbe accadere che l’ex moglie si accorga dei redditi superiori del marito solo dopo la fine della causa di separazione, a sentenza già emessa e con l’assegno di mantenimento già quantificato. In tal caso, è possibile ottenere un aumento dell’assegno di mantenimento solo a condizione che si tratti di fatti sopravvenuti, ossia non esistenti al momento della precedente causa (leggi La modifica dell’assegno di mantenimento). In pratica, l’aumento di ricchezza deve essere sopraggiunto dopo la sentenza di separazione o divorzio. Viceversa se tale situazione era già sussistente al momento della precedente decisione del giudice non è possibile rimettere in discussione la sentenza.
[1] Cass. sent. n. 4292/17 del 20.02.2017.
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 3 – 20 febbraio 2017, n. 4292
Presidente/Relatore Ragonesi
Questa Corte, quanto al primo e al secondo motivo di ricorso (che appare necessario trattare prioritariamente in applicazione del principio della ragione più liquida della decisione), si è già pronunciata in materia affermando che: “In tema di divorzio, il giudice del merito, ove ritenga “aliunde” raggiunta la prova dell’insussistenza dei presupposti che condizionano il riconoscimento dell’assegno di divorzio, può direttamente procedere al rigetto della relativa istanza, anche senza aver prima disposto accertamenti d’ufficio attraverso la polizia tributaria, atteso che l’esercizio del potere officioso di disporre, per il detto tramite, indagini sui redditi e sui patrimoni dei coniugi e sul loro effettivo tenore di vita rientra nella sua discrezionalità, non trattandosi di un adempimento imposto dall’istanza di parte, purché esso sia correlabile anche per implicito ad una valutazione di superfluità dell’iniziativa e di sufficienza dei dati istruttori acquisiti” (Cass. n. 14336/2013, Acierno, Rv. 626778).
Ed ancora che: “In tema di determinazione dell’assegno di mantenimento in sede di scioglimento degli effetti civili del matrimonio, l’esercizio del potere del giudice che, ai sensi dell’art. 5, comma 9, della legge n. 898 del 1970, può disporre – d’ufficio o su istanza di parte – indagini patrimoniali avvalendosi della polizia tributaria, costituisce una deroga alle regole generali sull’onere della prova; l’esercizio di tale potere discrezionale non può sopperire alla carenza probatoria della parte onerata, ma vale ad assumere, attraverso uno strumento a questa non consentito, informazioni integrative del “bagaglio istruttorio” già fornito, incompleto o non completabile attraverso gli ordinari mezzi di prova; tale potere non può essere attivato a fini meramente esplorativi, sicché la relativa istanza e la contestazione di parte dei fatti incidenti sulla posizione reddituale del coniuge tenuto al predetto mantenimento devono basarsi su fatti specifici e circostanziati (Cass. n. 2098/2011, Cultrera, Rv. 626778).
Nella specie, la decisione relativa è stata assunta dalla Corte di Appello in senso non conforme a tale orientamento.
In particolare occorre considerare come nella sua estrema sintesi la motivazione della Corte di Appello non renda evidente, né motivi in alcun modo in ordine alla richiesta di accertamento sui redditi proposta dalla C. . In tal senso appare significativo il bagaglio istruttorio, certamente rilevante, fornito dalla stessa in ordine all’evidente progressione delle risorse economiche e dei valori patrimoniali riferibili al P. nel corso del giudizio.
La C. ha materialmente allegato elementi obiettivi in tal senso, ovvero l’eredità immobiliare conseguente ad decesso del padre del P. , così come l’acquisto di beni mobiliari superflui e di valore certamente indicativo dí capacità economica aumentata (due vetture di lusso ed una motocicletta), bagaglio istruttorio incompleto e certamente non completabile con gli ordinari mezzi di prova dalla C. , soprattutto considerata la limitata produzione delle dichiarazioni dei redditi da parte dell’ex coniuge (di fatto ammessa dallo stesso P. nel suo controricorso, produzione intervenuta solo in sede di comparsa conclusionale per le dichiarazioni dei redditi anno 2012 in relazione a sentenza depositata in data 14.1.2014), circostanza che appunto portava ad introdurre l’istanza di indagini tributarie sui redditi.
È in tale contesto che dunque avrebbe dovuto intervenire il potere di integrazione officioso del Tribunale e il mancato accoglimento della istanza di parte in tal senso non ha trovato adeguata valutazione nella motivazione della sentenza della Corte di Appello, né emerge per implicito una valutazione di superfluità della iniziativa avendo la Corte contrapposto ad una serie di dati di fatto le valutazioni e giustificazioni sul punto fornite dalla parte, che chiaramente hanno una portata limitata e non risolutiva (affermazioni relative al non essere riuscito a portare a reddito con locazioni i beni immobili ereditati, che pur tuttavia sono entrati a far parte del patrimonio del P. in epoca successiva all’avvio del giudizio e determinazione dell’assegno di mantenimento).
Così come non appare elemento sufficiente a ritenere implicitamente superata l’esigenza di un accertamento sui redditi la “verosimiglianza” della congiuntura economica rispetto all’affermazione del P. in ordine al reddito ottenuto dagli immobili ricevuti in eredità, non essendo stato tale elemento di valutazione, meramente probabilistico ed eventuale, posto in correlazione con la istanza della C. di indagini sui redditi.
L’accoglimento dei motivi di ricorso determina l’assorbimento dei residui motivi di articolati, collegati in situazione di consequenzialità ai motivi oggetto di valutazione principale.
Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di Appello di Firenze in diversa composizione anche per la liquidazione delle spese della fase di legittimità.