Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2010/10/novita-fiscali-del-25-ottobre-2010-obbligo-di-comunicazione-black-list-anche-per-i-servizi-rilevante-la-data-di.html
Timestamp: 2018-05-21 18:27:12+00:00
Document Index: 16050940

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 19']

Novità fiscali del 25 ottobre 2010: obbligo di comunicazione Black list anche per i servizi, rilevante la data di registrazione nei libri contabili; rivalutazione terreni: bis possibile, con recupero di quanto già versato; istruzioni INPS sulla presentazione della dichiarazione di immediata disponibilità (DID); sanzioni graduate per il lavoro irregolare: da Collegato novità e sconti; é valido accertamento sulla base del redditometro se il prestito non sia stato dimostrato come correlato all’ingente valore dell’immobile; si configura l’omessa dichiarazione se il contribuente non indica talune unità immobiliari; bilancio e agevolazioni fiscali: mancata applicabilità alle aziende prive della documentazione sulle norme sicurezza; avviso bonario non impugnabile: è un semplice invito al chiarimento
Novità fiscali del 25 ottobre 2010<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
1) Obbligo di comunicazione Black list anche per i servizi, rilevante la data di registrazione nei libri contabili
2) Istruzioni Inps sulla presentazione della dichiarazione di immediata disponibilità (DID)
3) Formazione: rinnovata la collaborazione tra le Entrate e la Fimmg
4) Principi di revisione internazionale: ISA clarified
5) Sanzioni graduate per il lavoro irregolare: Dal Collegato novità e sconti
6) E’ valido l’accertamento sulla base del redditometro se il prestito non sia stato dimostrato come correlato all’ingente valore dell’immobile
7) Si configura l’omessa dichiarazione se il contribuente non indica talune unità immobiliari
8) Bilancio e agevolazioni fiscali: mancata applicabilità alle aziende prive della documentazione sulle norme sicurezza
9) Avviso bonario non impugnabile: è un semplice invito al chiarimento
10) Rivalutazione terreni: bis possibile, con recupero di quanto già versato
11) Assicurazioni: imposte e contributi in viaggio con l’F24-Accise
1) Obbligo di comunicazione Black list anche per i servizi
Il DM 5 agosto 2010 ha esteso l’obbligo di comunicazione alle prestazioni di servizi, realizzate a partire dal 1° settembre 2010, territorialmente non rilevanti ai fini IVA in Italia, rese nei confronti di operatori economici stabiliti in Paesi black list o ricevute dai medesimi soggetti.
Il medesimo decreto ha disposto, altresì, il differimento al 2 novembre 2010vdei termini per la presentazione degli elenchi mensili relativi ai periodi di luglio e agosto, al fine di consentire agli operatori economici di adeguarsi al nuovo obbligo tributario.
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 53/E del 21 ottobre 2010.
L’art. 1 del D.M. 30 marzo 2010 ha previsto che i soggetti obbligati alla comunicazione delle operazioni effettuate nei confronti di operatori economici stabiliti in Paesi black list o ricevute dai medesimi soggetti, sono i “soggetti passivi all’imposta sul valore aggiunto”.
In linea generale, si considera soggetto passivo, ai fini IVA, chiunque agisca nell’esercizio di impresa ovvero nell’esercizio di arti o professioni.
Una trattazione a parte viene riservata alla soggettività passiva degli enti non commerciali che si caratterizzano per il fatto di non avere quale oggetto esclusivo o principale lo svolgimento di un’attività commerciale o agricola.
In particolare, in base all’art. 4, quarto comma, del D.P.R. n. 633 del 1972, le
cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte da enti non commerciali (pubblici e privati) si considerano effettuate nell’esercizio di impresa soltanto se realizzate nell’esercizio di attività commerciali o agricole.
Pertanto, poiché la norma non prevede un esonero di carattere soggettivo per gli organismi che non hanno come oggetto principale o esclusivo un’attività commerciale, sono considerate escluse dalla comunicazione Black list le operazioni effettuate da tali organismi nell’ambito della propria sfera istituzionale.
Resta fermo, invece, l’obbligo di comunicazione dei dati relativi alle operazioni realizzate nell’ambito delle attività commerciali e agricole esercitate da detti enti, ancorché in via residuale.
In merito alla soggettività passiva degli enti non commerciali viene rilevato che, in base all’art. 7-ter, comma 2, lett. b), del D.P.R. n. 633 del 1972, tali enti si considerano soggetti passivi per le prestazioni di servizi ad essi rese anche quando gli stessi agiscono nell’esercizio della propria attività istituzionale.
Per espressa previsione normativa, detta regola rileva soltanto ai fini dell’applicazione delle disposizioni relative alla determinazione del luogo di effettuazione delle prestazioni di servizi.
Conseguentemente, le prestazioni di servizi commesse dagli enti non commerciali – ancorché, come sopra precisato, gli stessi debbano essere considerati soggetti passivi ai fini del requisito della territorialità dell’IVA – non sono soggette all’obbligo di segnalazione quando l’acquisto di dette prestazioni sia riferibile all’attività istituzionale dell’ente.
Affinché ricorra l’obbligo di comunicazione, la controparte con la quale il soggetto passivo IVA intrattiene rapporti economici deve essere un operatore economico avente sede, residenza o domicilio in uno dei Paesi black list.
Per quanto riguarda l’individuazione di tali Paesi la norma fa espresso rinvio al D.M. 4 maggio 1999 – recante la lista dei Paesi aventi un regime fiscale privilegiato ai fini della presunzione di residenza delle persone fisiche di all’art. 2, comma 2-bis, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) – e al D.M. 21 novembre 2001 – recante la lista degli Stati o territori a regime fiscale privilegiato ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 167 e 168 del TUIR in materia di imprese estere controllate e collegate.
Al riguardo, l’Agenzia ha precisato che, in virtù del rinvio effettuato ad entrambi i decreti, le liste in essi contenute devono essere applicate congiuntamente e a prescindere dalla condizione soggettiva dell’operatore economico.
In altri termini, affinché ricorra l’obbligo di comunicazione, è sufficiente che l’operatore economico abbia sede, residenza o domicilio in un Paese contemplato da una sola delle suddette liste e indipendentemente dalla natura giuridica e dall’attività svolta da tale operatore.
Pertanto, ad esempio, è tenuto all’obbligo di comunicazione il soggetto passivo IVA che effettua cessioni di beni e prestazioni di servizi nei confronti di un operatore economico persona fisica stabilito in un Paese non incluso nell’elenco di cui al D.M. 4 maggio 1999, ma previsto in quello del D.M. 21 novembre 2001.
Inoltre, ai fini del predetto obbligo di comunicazione, non rilevano i limiti soggettivi e oggettivi espressamente previsti dagli articoli 2 e 3 del D.M. 21 novembre 2001; ad esempio, è tenuto all’obbligo di comunicazione il soggetto
passivo IVA che effettua cessioni di beni e prestazioni di servizi nei confronti di un operatore economico stabilito in Kenia anche qualora non si tratti di una società insediata nelle Export Processing Zones di cui all’art. 3, n. 8), del D.M. 21 novembre 2001.
Per quanto riguarda il concetto di operatore economico – vale a dire della controparte delle operazioni effettuate ovvero ricevute dal soggetto passivo IVA – viene ritenuto che possa essere definito tale “chiunque esercita, in modo indipendente e in qualsiasi luogo, un’attività economica, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di detta attività” ai sensi dell’art. 9, comma 1, della direttiva 2006/112/CE.
Ai fini della verifica dello status di operatore economico si possono utilizzare come elementi probatori:
– l’eventuale certificazione o il numero identificativo rilasciati dalle autorità fiscali competenti degli Stati black list attestanti lo svolgimento di un’attività economica (imprenditoriale, professionale o artistica) da parte del soggetto avente sede, residenza o domicilio in detti Stati o, in alternativa,
– la dichiarazione della controparte attestante lo svolgimento da parte della stessa di un’attività imprenditoriale, professionale o artistica.
L’art. 1 del D.M. 5 agosto 2010 ha espressamente escluso dall’obbligo di comunicazione in esame le operazioni realizzate dal 1° luglio 2010 al 4 agosto 2010 con operatori economici aventi sede, residenza o domicilio nei seguenti Stati:
– Cipro;
– Corea del Sud.
Tale previsione è connessa alle modifiche degli elenchi dei Paesi c.d. black list, previsti dal D.M. 4 maggio 1999 e dal D.M. 21 novembre 2001, introdotte dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 27 luglio 2010, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale del 4 agosto 2010, n. 180.
Dette modifiche hanno, infatti, stabilito l’esclusione di Cipro, Malta e Corea del Sud dall’elenco degli Stati e territori aventi un regime fiscale privilegiato.
I destinatari dell’obbligo di comunicazione delle operazioni effettuate nei confronti di operatori stabiliti in Paesi black list e delle operazioni ricevute dagli stessi, sono i “soggetti passivi all’imposta sul valore aggiunto”.
Tale disposizione nell’individuare l’ambito soggettivo di applicazione dell’obbligo di comunicazione non distingue tra soggetti passivi IVA stabiliti o non stabiliti nel territorio dello Stato.
Sono compresi tra i soggetti passivi IVA tenuti a compilare il modello di comunicazione Black list anche i soggetti non residenti (comunitari ovvero extracomunitari) limitatamente alle operazioni territorialmente rilevanti in Italia eseguite con operatori aventi sede, residenza o domicilio in Paesi aventi un regime fiscale privilegiato.
Ai fini dell’adempimento dell’obbligo di segnalazione, il soggetto non residente identificato direttamente in Italia che realizza operazioni con operatori economici stabiliti in Paesi c.d. black list, provvede ad inviare il modello di comunicazione recante l’elenco di tali operazioni.
Qualora, in alternativa all’identificazione diretta, il soggetto non residente (comunitario ovvero extracomunitario), abbia provveduto a nominare un proprio rappresentante fiscale in Italia, quest’ultimo è tenuto a segnalare le operazioni (attive e passive) che realizza, per conto del soggetto rappresentato, con operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi aventi un regime fiscale privilegiato.
Ovviamente la stabile organizzazione in Italia di un soggetto non residente deve segnalare le operazioni che la stessa realizza con operatori economici residenti in Paesi black list.
Operazioni oggetto di comunicazione e contenuto della comunicazione
Devono essere comunicate telematicamente all’Agenzia delle Entrate:
– le cessioni di beni;
– le prestazioni di servizi rese;
– gli acquisti di beni;
– le prestazioni di servizi ricevute.
Il riferimento all’acquisto e alla cessione di beni contenuto nella normativa va inteso comprensivo anche delle operazioni di acquisto e di cessione effettuate con operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi posti al di fuori del territorio della Comunità Europea e, dunque, anche alle importazioni e alle esportazioni.
L’obbligo di segnalazione sussiste anche nel caso in cui l’esportazione dei beni sia preceduta dalla custodia degli stessi presso un “deposito IVA” ovvero nel caso in cui l’importazione dei beni sia seguita dall’introduzione degli stessi in un “deposito IVA”.
L’adempimento in esame ha ad oggetto tutte le operazioni effettuate con operatori economici localizzati in Paesi black list, siano esse soggette (imponibili, non imponibili, esenti) o non soggette ad imposta sul valore aggiunto.
Per quanto riguarda tale ultima categoria di operazioni, l’Agenzia ritiene che l’adempimento interessi le sole operazioni rispetto alle quali risulti carente il requisito territoriale di applicazione del tributo.
Pertanto, nell’ambito delle operazioni IVA effettuate con operatori economici localizzati in Paesi black list rilevano:
– le cessioni di beni, gli acquisti e le prestazioni di servizi effettuati da e verso soggetti UE;
– le prestazioni di servizi rese verso soggetti extra-UE e quelle fornite da soggetti extra-UE;
– le importazioni e le esportazioni di beni.
Per le operazioni sopra richiamate, l’articolo 4, comma 1, del D.M. 30 marzo 2010 individua gli elementi informativi da indicare nel modello di comunicazione.
In particolare, sono inclusi i seguenti elementi informativi:
a) codice fiscale e partita IVA del soggetto passivo tenuto alla comunicazione;
b) numero del codice fiscale del soggetto con il quale è intercorsa l’operazione attribuito dallo Stato in cui il medesimo è stabilito, residente o domiciliato ovvero, in mancanza, altro codice identificativo;
c) in caso di controparte persona fisica: ditta, cognome, nome, luogo e data di
nascita, domicilio fiscale nello Stato in cui la medesima è stabilita, residente o
d) in caso di controparte diversa dalle persone fisiche: denominazione o ragione sociale, sede legale o, in mancanza, sede amministrativa nello Stato in cui la medesima è stabilita, residente o domiciliata;
e) periodo di riferimento della comunicazione;
f) per ciascuna controparte: l’importo complessivo delle operazioni attive e passive effettuate, distinto tra operazioni imponibili, non imponibili, esenti e non soggette agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto, al netto delle relative note di variazione;
g) per ciascuna controparte, relativamente alle operazioni imponibili, l’importo complessivo della relativa imposta;
h) per ciascuna controparte, per le note di variazione emesse e ricevute relative ad annualità precedenti, l’importo complessivo delle operazioni e della
Limitazioni del novero delle operazioni oggetto di comunicazione
L’articolo 2 del D.M. 5 agosto 2010 esclude dall’obbligo di comunicazione “le attività con le quali si realizzano operazioni esenti ai fini dell’imposta sul valore
aggiunto, sempre che il contribuente si avvalga della dispensa dagli adempimenti di cui all’articolo 36-bis del DPR n. 633/1972. Resta fermo l’obbligo di comunicazione per le eventuali operazioni imponibili effettuate nell’ambito di dette attività”.
Ai sensi dell’articolo 3 del D.M. 30 marzo 2010, il modello di comunicazione va presentato all’Agenzia delle entrate per via telematica entro l’ultimo giorno del
mese successivo al periodo di riferimento.
L’articolo 2 del medesimo D.M. individua i criteri di determinazione del periodo di riferimento, ossia del periodo in cui comprendere le operazioni, effettuate con operatori black list, rilevanti ai fini della comunicazione. In particolare, per i soggetti che hanno realizzato, nei quattro trimestri precedenti e per ciascuna
categoria di operazioni, un ammontare totale trimestrale non superiore a 50.000 euro, il periodo di riferimento è trimestrale.
Ai fini della determinazione dell’ammontare totale delle operazioni, in base all’articolo 2, comma 5, del D.M. 30 marzo 2010, occorre fare riferimento ai quattro trimestri che compongono l’anno solare.
Al fine di stabilire la periodicità – mensile o trimestrale – della presentazione del
modello, si deve tener conto delle cessioni di beni ovvero delle prestazioni di servizi registrate nei quattro trimestri precedenti nei registri IVA (se precedente, rileva la annotazione nelle scritture contabili obbligatorie).
Il periodo è trimestrale anche per i soggetti che hanno iniziato l’attività da meno di quattro trimestri sempre che, nei trimestri già trascorsi, abbiano realizzato, per ciascuna categoria di operazioni, un ammontare totale trimestrale non superiore a 50.000 euro.
A tale riguardo, l’inizio dell’attività coincide con l’attribuzione del numero di partita IVA al soggetto passivo.
In tutti gli altri casi il periodo di riferimento è mensile. I soggetti che sono tenuti alla presentazione della comunicazione con periodicità trimestrale possono, comunque, optare per la presentazione con periodicità mensile. Tale scelta vale per l’intero anno solare.
Il comma 4 della disposizione in commento disciplina le cause di decadenza dalla periodicità trimestrale prevedendo che, se nel corso del trimestre viene
superata la soglia di euro 50.000, a partire dal mese successivo a quello in cui tale soglia è superata la comunicazione deve essere presentata con periodicità mensile.
In tal caso le comunicazioni sono presentate, appositamente contrassegnate, per i periodi mensili già trascorsi.
Momento rilevante ai fini della comunicazione
Il momento rilevante per determinare il periodo in cui comprendere le operazioni da segnalare coincide, in generale, con la data di registrazione – nei registri IVA ovvero, se precedente o alternativa, nelle scritture contabili obbligatorie – delle operazioni realizzate con soggetti aventi sede, residenza o domicilio in Paesi a fiscalità privilegiata.
Per le prestazioni di servizi rese non soggette ad IVA per carenza del requisito della territorialità – che sono incluse tra quelle oggetto di comunicazione a norma dell’art. 3 del D.M. 5 agosto 2010 e che non rientrano tra quelle per le quali è obbligatoria l’emissione della fattura – il momento rilevante, ai fini della comunicazione, è quello della registrazione nelle scritture contabili obbligatorie o, in mancanza, quello del pagamento da parte dell’operatore economico.
Anche nel caso di acquisti di beni da San Marino senza addebito dell’imposta l’operazione ciò rileva ai fini della comunicazione (autofattura o documento ricevuto dall’operatore sammarinese integrato con l’indicazione dell’imposta).
In generale, per quanto attiene alla compilazione del modello, l’operazione per la quale l’imposta è assolta con il meccanismo dell’inversione contabile, deve essere inserita tra le operazioni passive, in ragione del regime IVA previsto dalla normativa italiana.
Parimenti, non rilevano le operazioni, diverse da quelle imponibili, effettuate da soggetti che si avvalgano della dispensa dagli adempimenti di cui all’articolo 36- bis del D.P.R. n. 633 del 1972.
Rileva la data di registrazione nei registri IVA
Al fine di verificare se sussiste o meno l’obbligo di comunicazione, occorre far riferimento alla data di registrazione dell’operazione nei registri IVA (ovvero alla annotazione nelle scritture contabili obbligatorie, se precedente o alternativa alla registrazione nei registri IVA).
Infine, l’articolo 4, comma 3, del D.M. 5 agosto 2010 ha introdotto una proroga
dei termini di presentazione degli elenchi, al fine di riconoscere agli operatori interessati dall’introduzione dell’adempimento un congruo termine di adeguamento.
In particolare, il termine di presentazione relativo ai periodi mensili di luglio ed agosto 2010 – originariamente stabilito dal D.M. del 30 marzo 2010, rispettivamente, al 31 agosto e al 30 settembre 2010 – è stato prorogato al 2
Quindi, in sede di prima applicazione dell’adempimento, entro il predetto termine del 2 novembre 2010, i soggetti interessati sono tenuti alla presentazione di un elenco per il mese di luglio e di un altro elenco per il mese di agosto.
Inoltre, trattandosi del primo invio del modello di comunicazione, non deve essere compilata la sezione “Tipo Comunicazione”.
Se il lavoratore destinatario dei trattamenti di sostegno del reddito si rifiuta di firmare la DID PERDE il diritto a qualsiasi erogazione.
L’Inps, con la circolare n. 133 del 22 ottobre 2010 ha fornito istruzioni riepilogative in merito alle diverse funzionalità della dichiarazione di immediata disponibilità (DID) in relazione all’accertamento del diritto alle diverse prestazioni di sostegno al reddito nel quadro della normativa ordinaria e in deroga.
Viene sottolineato, pertanto, la necessità che il lavoratore preventivamente sottoscriva tale dichiarazione di disponibilità in assenza della quale non può percepire nessuna delle prestazioni di sostegno al reddito collegate alla DID, né l’azienda è autorizzata a porre a conguaglio somme relative alle suddette prestazioni per il lavoratore in questione.
Le Strutture territoriali dovranno pertanto porre assoluta attenzione alla compilazione e sottoscrizione da parte delle Aziende, nel modulo di domanda di accesso alla prestazione di integrazione salariale e contratti di solidarietà, del campo contenente la dichiarazione relativa all’ acquisizione ed alla custodia delle DID di ciascun lavoratore, complete in tutte le voci previste.
Le Strutture stesse dovranno altresì controllare la puntuale compilazione delle DID nei casi in cui queste vadano presentate direttamente all’INPS.
Proprio in considerazione di tale strumento di conoscenza, sono in corso iniziative di implementazione della DID con l’indicazione della qualifica professionale del lavoratore dichiarante e delle sue propensioni verso altre professionalità qualora la propria non offra sufficiente sbocchi, nonché con l’integrazione degli strumenti di contatto diretto, telefonico o informatico, per essere immediatamente raggiungibile.
A tal fine, nel caso di interventi di sostegno al reddito di integrazioni salariali e contratti di solidarietà, é stato implementato il modulo (SR105) – allegato e già disponibile nel sito internet www.inps.it – che il lavoratore deve sottoscrivere e consegnare all’azienda che ha l’obbligo di custodirlo presso di sé.
Per quanto concerne le altre tipologie di prestazioni di sostegno al reddito (disoccupazione, mobilità, una tantum co.co.pro.) la compilazione e sottoscrizione della DID da parte del singolo lavoratore é parte integrante dei moduli di domanda della prestazione disponibili sempre sul sito internet www.inps.it.
Qualora il lavoratore rifiuti di sottoscrivere la dichiarazione di immediata disponibilità ovvero, una volta sottoscritta, rifiuti un percorso di riqualificazione professionale o un lavoro congruo , così come prevede l’art. 19 comma 2 della Legge 2/2009, il lavoratore destinatario dei trattamenti di sostegno del reddito perde il diritto a qualsiasi erogazione di carattere retributivo e previdenziale, anche a carico del datore di lavoro, fatti salvi i diritti già maturati.
In particolare, la suddette circolare ha trattato dei seguenti argomenti:
– Quadro normativo: caratteristiche, finalità e soggetti interessati
– Ammortizzatori sociali in deroga: CIG
– Integrazione salariale ordinaria (industria-edilizia)
– Integrazione salariale straordinaria-Contratti di solidarietà
– Trattamenti di disoccupazione
– Mobilità ordinaria e in deroga
– Trattamenti di disoccupazione per l’edilizia
– Indennità Una tantum Co.Co.Pro.
– L.S.U
Medici di famiglia in aula con i formatori dell’Agenzia delle Entrate per una nuova edizione del corso sui principali aspetti del sistema tributario legati alla loro professione.
Al centro del ciclo di lezioni che l’amministrazione finanziaria ha organizzato per i responsabili fiscali delle strutture territoriali della Fimmg, la Federazione italiana medici di famiglia, rientrano i profili fiscali delle società di servizi, l’evoluzione recente degli studi di settore e un approfondimento sulle ultime due circolari dell’Agenzia delle Entrate sull’Irap.
Un corso di formazione incentrato sull’universo del Fisco a trecentosessanta gradi, grazie al quale i camici bianchi possono tenersi aggiornati e conoscere le più importanti novità fiscali che interessano la categoria, con un focus particolare sull’inquadramento normativo e la qualificazione dei redditi prodotti dalle società di servizi, dagli studi e dalle associazioni professionali.
L’iniziativa, messa in campo sulla base di una convenzione pluriennale tra Agenzia delle Entrate e Fimmg, si inscrive nell’ambito di un più ampio progetto di collaborazione istituzionale promosso dall’Amministrazione finanziaria nei confronti di diversi enti.
In primo piano un obiettivo-guida: garantire la formazione e l’aggiornamento costante di categorie e professionisti in campo fiscale.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 22 ottobre 2010)
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, oltre a pubblicare il 21 ottobre 2010 (si veda nell’articolo sulle novità fiscali del 22 ottobre 2010) i vari principi di revisione internazionale (bozze), ha anche pubblicato la seguente nota:
Gli ISA clarified sono il risultato di un complesso progetto di riscrittura degli ISA previgenti, avviato da IFAC nel 2004 e concluso a febbraio 2009, per effetto del quale i 36 principi di revisione ed il principio internazionale sul controllo di qualità (ISQC 1) sono stati, alternativamente, solo riorganizzati in sezioni distinte, senza subire modifiche di sostanza (redrafted), oppure riorganizzati e modificati nei contenuti (revised and redrafted).
Attualmente, pertanto, il set dei principi di revisione internazionali clarified (CISA) è composto da:
– un ISA di nuova emanazione relativo alla comunicazione delle carenze del controllo interno (ISA 265);
– 16 ISA revised and redrafted;
– 20 standard redrafted (comprenso l’ISQC 1 redrafted).
L’adozione della nuova convenzione di riscrittura ha portato ad una articolazione del contenuto dei principi
in sezioni ben distinte:
Introduzione: illustra l’oggetto, l’argomento trattato nel principio di revisione; lo scopo dello stesso e la responsabilità del revisore in merito all’oggetto trattato nel principio.
Obiettivo: definisce i risultati che il revisore deve perseguire con riferimento all’oggetto del principio.
Ciascun principio può contenere uno o più obiettivi che vanno intesi nel contesto dell’obiettivo generale di revisione che è quello di acquisire una ragionevole sicurezza che il bilancio, nel suo complesso, non contenga errori significativi e che pertanto esso è redatto in conformità alle norme che ne disciplinano la redazione.
Definizione: contiene il significato attribuito ai termini chiave utilizzati ai fini dei principi di revisione.
Regole: definisce gli strumenti appropriati per realizzare gli obiettivi da perseguire. Le regole sono esposte utilizzando l’espressione “deve”.
Linee guida ed altro materiale esplicativo: specifica il significato delle regole ed il loro ambito di applicazione e fornisce una guida per metterle in atto, contribuendo così alla loro corretta applicazione.
Quest’ultima sezione può contenere considerazioni specifiche per la revisione delle imprese di minori dimensioni e delle amministrazioni pubbliche.
Le sezioni fondamentali sono 3 (obiettivi, regole e linee guida), mentre l’introduzione così come le definizioni sono parti eventuali del principio.
Per comprendere gli obiettivi e applicare correttamente le regole, il revisore deve comprendere il testo del principio nella sua interezza, includendo cioè tutte le sezioni che lo compongono.
La struttura dei principi di revisione clarified ha il pregio di specificare in modo inequivocabile il diverso livello di autorevolezza dei contenuti, in particolare con riferimento alle regole rispetto alle application material. Queste ultime infatti non costituiscono di per sé degli obblighi ma sono utili riferimenti ai fini di una corretta applicazione delle regole.
La sezione linee guida ed altro materiale esplicativo può contenere considerazioni specifiche per le imprese di dimensioni minori.
(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, comunicato del 21 ottobre 2010)
Una delle novità più importanti prevista dal Ddl collegato lavoro, approvato in via definitiva nella seduta del 19 ottobre 2010 dalla Camera dei Deputati, è la possibilità per il datore di lavoro, che abbia regolarizzato i lavoratori in nero, ravvedendosi, di ottenere uno sconto sulle sanzioni.
Il provvedimento, infatti, modifica la misura delle sanzioni connesse all’impiego di lavoro irregolare, differenziandola a seconda che il lavoratore risulti irregolarmente impiegato all’atto dell’accesso ispettivo oppure, pur essendo stato impiegato “in nero” per un certo periodo, risulti regolarmente occupato per un periodo lavorativo successivo.
La mancata trasmissione da parte del datore di lavoro della comunicazione preventiva di instaurazione del rapporto di lavoro fa scattare la sanzione da 100 a 500 euro per ogni lavoratore coinvolto a cui si aggiunge una sanzione amministrativa che va da 1.500 a 12.000 euro per ciascun lavoratore irregolare, che può essere maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo.
Viceversa, nel caso di spontanea regolarizzazione del rapporto di lavoro, il collegato lavoro prevede l’applicazione di una sanzione amministrativa ridotta, che va da 1.000 a 8.000 euro per ciascun lavoratore irregolare, maggiorata di 30 euro per ciascuna giornata di lavoro irregolare.
Le suddette sanzioni non si applicano nel caso in cui per i lavoratori coinvolti sono stati adempiuti gli obblighi contributivi.
Il legislatore, in tal caso, riconosce la volontà del datore di lavoro di non volere celare intenzionalmente i rapporti di lavoro instaurati.
La riformulazione dell’apparato sanzionatorio effettuata dal collegato lavoro rivede, poi, anche l’applicazione delle suddette sanzioni nei confronti dei datori di lavoro domestici e di quelli che operano nel settore turistico.
Per quanto riguarda il lavoro domestico, viene specificato che i lavoratori in questione devono considerarsi a tutti gli effetti “subordinati”, cioè dipendenti. Nel settore turistico, invece, viene riconosciuta al datore di lavoro la possibilità di integrare le comunicazione, con i dati del lavoratore, entro tre giorni dall’instaurazione del rapporto di lavoro.
(Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro, nota del 22.10.2010)