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Timestamp: 2018-03-20 19:23:26+00:00
Document Index: 24785336

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 350', 'art. 503', 'art. 350', 'art. 350', 'art. 350', 'art. 350', 'art. 350', 'art. 192', 'art. 357', 'art. 350', 'art. 350', 'art. 63', 'art. 503', 'art. 350', 'art. 103', 'art. 352', 'art. 350', 'art. 350']

Codice proc. penale Art. 350 cod. proc. penale: Sommarie informazioni dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini
1. Gli ufficiali di polizia giudiziaria assumono, con le modalità previste dall’articolo 64, sommarie informazioni utili per le investigazioni dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini che non si trovi in stato di arresto o di fermo a norma dell’articolo 384, e nei casi di cui all’articolo 384-bis.
7. La polizia giudiziaria può altresì ricevere dichiarazioni spontanee dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, ma di esse non è consentita la utilizzazione nel dibattimento, salvo quanto previsto dall’articolo 503 comma 3
La Corte costituzionale, con sentenza 23 maggio – 12 giugno 1991, n. 259 (in G.U. 1a s.s. 19/06/1991, n. 24), ha dichiarato l’ illegittimità costituzionale dell’ art. 350, settimo comma, limitatamente all’ inciso “salvo quanto previsto dall’ art. 503 comma 3”.
Le dichiarazioni spontanee rese alla polizia giudiziaria dalla persona soggetta alle indagini possono essere utilizzate nel giudizio abbreviato, posto che l'art. 350, comma settimo, cod. proc. pen., ne preclude l'utilizzazione nella sola sede dibattimentale.
Ufficio Indagini preliminari S.Maria Capua V. 24 luglio 2014 n. 548
Alle dichiarazioni rese spontaneamente dall'indagato nell'immediatezza del fatto si deve applicare la disciplina dell'art. 350, comma 7, c.p.p., che permette alla polizia giudiziaria di ricevere suddette dichiarazioni, che potranno essere utilizzate nella fase delle indagini preliminari. Non vi sarà l'obbligo di invitare il dichiarante a nominare un difensore, non essendo equiparabili le dichiarazioni spontanee all'interrogatorio.
Cassazione penale sez. III 26 febbraio 2014 n. 30903
Le dichiarazioni spontanee, rilasciate nell'immediatezza del fatto alla polizia giudiziaria in assenza del difensore, sono pienamente utilizzabili per l'emissione nei confronti del dichiarante della misura di prevenzione del divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive, trovando applicazione la disciplina di cui all'art. 350, comma 7, c.p.p. (Rigetta, G.i.p. Trib. Busto Arsizio, 09/01/2013)
Cassazione penale sez. III 02 ottobre 2013 n. 12351
L'art. 350 comma 7 c.p.p., nel prevedere che non siano utilizzabili "nel dibattimento" le dichiarazioni spontanee rese alla polizia giudiziaria dalla persona sottoposta a indagini, lascia chiaramente intendere che esse sono invece pienamente utilizzabili nei procedimenti condotti con riti alternativi non dibattimentali e, in particolare, nel giudizio abbreviato, indipendentemente dalla circostanza che siano state rese o meno nel luogo e nell'immediatezza del fatto.
Cassazione penale sez. I 04 luglio 2013 n. 35027
Le dichiarazioni rese nella querela e nelle sommarie informazioni testimoniali dall’indagato (art. 350 c.p.p.) in un procedimento archiviato sono valutate nel procedimento penale connesso o collegato ai sensi dell’art. 192, comma 3 e 4, c.p.p. e cioè necessitano di riscontri esterni.
Tribunale Lucera 28 novembre 2012
La mancata verbalizzazione da parte delle polizia giudiziaria di dichiarazioni da essa ricevute, in contrasto con quanto prescritto dall'art. 357 c.p.p., non le rende nulle o inutilizzabili in quanto nessuna sanzione in tal senso è prevista da detta norma, sicché salvi i limiti di cui all'art. 350, commi 6 e 7, c.p.p., l'agente o l'ufficiale di polizia giudiziaria può fare relazione del loro contenuto all'autorità giudiziaria e rendere testimonianza de relato.
Cassazione penale sez. II 18 ottobre 2012 n. 150
Nel rito abbreviato, le dichiarazioni spontanee rese dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini alla polizia giudiziaria (art. 350 comma 7 c.p.p.) sono utilizzabili a differenza che nel dibattimento ove trova applicazione la disciplina dell'art. 63 c.p.p. e non possono essere utilizzate per le contestazioni ex art. 503, comma 3 c.p.p.
Corte appello L'Aquila 23 giugno 2011 n. 2236
Le dichiarazioni autoindizianti rese spontaneamente dall’indagato (art. 350, comma 7, c.p.p), mentre non sono utilizzabili nel dibattimento se non ai fini delle contestazioni, possono essere utilizzate pienamente, a fini di prova, nel giudizio abbreviato, considerata la peculiare natura di tale rito, fondato su un giudizio allo stato degli atti. Del resto, nel giudizio abbreviato non rilevano le ipotesi di cosiddetta inutilizzabilità "relativa" della prova stabilite dalla legge in via esclusiva con riferimento alla fase dibattimentale e, in tale categoria, vanno ricomprese le dichiarazioni di che trattasi, mentre nella categoria della cosiddetta inutilizzabilità "assoluta" o "patologica" possono farsi rientrare solo gli atti probatori assunti "contra legem", la cui utilizzazione è vietata in modo assoluto non solo nel dibattimento, ma in ogni altra fase del procedimento.
Cassazione penale sez. VI 10 febbraio 2010 n. 24429
La perquisizione prevista dall'art. 103 d.P.R. n. 309 del 1990 si differenzia da quella prevista dall'art. 352 c.p.p. perché, diversamente da quest'ultima, non presuppone necessariamente una preesistente notizia di reato né comporta l'automatica attribuzione della qualità di indagato alla persona nei cui confronti è eseguita (con la conseguente applicabilità delle disposizioni di cui all'art. 350 c.p.p.) e non è, quindi, funzionale alla ricerca e all'acquisizione della prova di un reato di cui consti già l'esistenza, ma può rientrare anche in un'attività di carattere preventivo con la conseguenza che, seppure sia stata eseguita illegittimamente, ciò non rende illegittimo l'eventuale sequestro della sostanza stupefacente e delle altre cose pertinenti al reato, rinvenute all'esito della perquisizione stessa.
Le dichiarazioni spontanee rese alla polizia giudiziaria dalla persona soggetta alle indagini possono essere utilizzate nel giudizio abbreviato, posto che l'art. 350, comma 7, c.p.p., ne preclude l'utilizzazione nella sola sede dibattimentale. Dichiara inammissibile, App. Bologna, 09 febbraio 2009
Cassazione penale sez. V 19 gennaio 2010 n. 18064