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Timestamp: 2020-08-12 04:14:27+00:00
Document Index: 26781929

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 60', 'art. 145', 'art. 145', 'art. 140', 'art. 60', 'art. 140', 'art. 60', 'sentenza ', 'art. 60', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 60', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 2184 del 25/01/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2184 del 25/01/2019
Cassazione civile sez. trib., 25/01/2019, (ud. 27/11/2018, dep. 25/01/2019), n.2184
Sul ricorso iscritto al n. 4649 del ruolo generale dell’anno 2013
pro tempore, rappresentata e difesa dagli Avv.ti Maddalena Merafina
e Saverio Belviso, per procura speciale in calce al ricorso,
elettivamente domiciliati in Roma, via Ofanto, n. 18, presso lo
studio dell’Avv. Antonia Antezza;
regionale della Puglia, n. 51/11/2012, depositata il giorno 22
la sentenza impugnata ha esposto, in punto di fatto, che: l’Agenzia delle entrate aveva emesso nei confronti della società contribuente, relativamente all’anno di imposta 2004, un avviso di accertamento con il quale, a seguito di verifica compiuta presso la società, constatata la mancata esibizione delle scritture contabili, era stato determinato un maggiore reddito imponibile ai fini Ires, Irap, Irpef e contestata l’indetraibilità dell’Iva; in data 22 febbraio 2010 la contribuente aveva presentato istanza di accertamento con adesione, conclusasi con esito negativo; avverso il suddetto atto impositivo aveva proposto ricorso la società contribuente; la Commissione tributaria provinciale di Bari, accertato che il ricorso non era stato proposto dal legale rappresentante della società, aveva emesso ordinanza al fine della sanatoria del difetto di rappresentanza e, constatato l’adempimento della società, aveva comunque dichiarato l’inammissibilità del ricorso in quanto tardivo, con conseguente rigetto; avverso la suddetta pronuncia aveva proposto appello la contribuente;
la Commissione tributaria regionale della Puglia ha rigettato l’appello, in particolare ha ritenuto che: il ricorso originario era inammissibile, in quanto, essendosi perfezionata la notifica dell’avviso di accertamento nei confronti della società in data in data 18 dicembre 2009 e nei confronti del legale rappresentante in pari data, da quella data era inutilmente decorso il termine per l’impugnazione dell’atto impositivo, risultando irrilevante la successiva sanatoria del ricorso; inoltre, non poteva applicarsi alcuna sospensione del termine a seguito della presentazione dell’istanza di accertamento con adesione, posto che questa era stata depositata oltre il termine per l’impugnazione; la pronuncia di inammissibilità del ricorso rendeva superfluo l’esame degli ulteriori motivi di appello;
avverso la suddetta pronuncia ha proposto ricorso dinanzi a questa Corte la contribuente affidato a tre motivi di censura, cui ha resistito l’Agenzia delle entrate depositando controricorso;
il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. De Matteis Stanislao ha depositato conclusioni scritte con le quali ha chiesto il rigetto del primo motivo di ricorso, assorbiti i restanti;
Con il primo motivo di ricorso si censura la sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per avere ritenuto inammissibile il ricorso proposto dinanzi al giudice di primo grado;
in particolare, parte ricorrente censura la sentenza per avere ritenuta valida la notifica dell’avviso di accertamento nei confronti della società e non avere ritenuto, per quanto riguardava la notifica nei confronti del legale rappresentante, che, non risiedendo lo stesso nel Comune in cui la società aveva domicilio fiscale, doveva trovare applicazione la previsione di cui al D.P.R. n. 660 del 1973, art. 60, comma 1, lett. e), con conseguente perfezionamento nell’ottavo giorno successivo a quello dell’affissione dell’avviso di deposito nell’albo del Comune;
più in particolare, parte ricorrente evidenzia che, facendo applicazione dei principi sopra esposti, nella fattispecie, considerando che il giorno dell’affissione era il 17 dicembre 2009 e che, quindi, il perfezionamento della notifica doveva essere maturato il successivo 25 dicembre 2009, il deposito della istanza di accertamento con adesione, avvenuto il 22 febbraio 2010, doveva essere ritenuto compiuto entro il termine di sessanta giorni per l’impugnazione;
va preliminarmente disattesa l’eccezione della controricorrente di inammissibilità del motivo di censura, fondata sulla considerazione che parte ricorrente richiederebbe, con lo stesso, una valutazione delle risultanze di causa compiuta dal giudice del gravame, allegando una erronea ricognizione della fattispecie, riconducibile, eventualmente, ad un vizio di motivazione, non di legge, della sentenza;
in realtà, con il motivo in esame parte ricorrente correttamente prospetta un vizio di violazione di legge, in quanto lamenta che il giudice del gravame non ha correttamente ritenuto che il ricorso doveva essere dichiarato inammissibile in quanto proposto tardivamente;
sicchè, il motivo di censura in esame prospetta correttamente un vizio di violazione di legge, in quanto ha riguardo, in diritto, alla questione della tempestività del ricorso ove sia stata proposta istanza di accertamento per adesione;
ciò precisato, si osserva che, con riferimento alla notifica del ricorso effettuata nei confronti della società, questa Corte ha più volte precisato che gli atti tributari devono essere notificati al contribuente persona giuridica presso la sede della stessa, entro l’ambito del domicilio fiscale, secondo la disciplina dell’art. 145 c.p.c., comma 1; qualora tale modalità risulti impossibile, si applica il successivo art. 145 c.p.c., comma 3, e la notifica dovrà essere eseguita ai sensi degli artt. 138,139e 141 c.p.c., alla persona fisica che rappresenta l’ente; in caso d’impossibilità di procedere anche secondo questa modalità, la notifica dovrà essere eseguita secondo le forme dell’art. 140 c.p.c., ma se l’abitazione, l’ufficio o l’azienda del contribuente non si trovino nel comune del domicilio fiscale, la notifica dovrà effettuarsi ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 1, lett. e), e si perfezionerà nell’ottavo giorno successivo a quello dell’affissione del prescritto avviso di deposito nell’albo del Comune (Cass. civ. Sez. 5, 4 aprile 2018, n. 8300; conf. Cass. civ., 2016 n. 11936; Cass. civ., 3 maggio 2012, n. 6693);
pertanto, in caso di impossibilità di notifica presso la sede dell’ente, si rende necessario procedere alla notifica nei confronti del legale rappresentante, operando nei suoi confronti l’applicabilità delle forme di cui all’art. 140 c.p.c.;
tuttavia, tale profilo non assume rilevanza nella presente fattispecie, posto che risulta dallo stesso ricorso che l’avviso di accertamento è stato notificato anche nei confronti del legale rappresentante;
si osserva, a tal proposito, che non rilevante è l’argomento difensivo di parte ricorrente secondo cui, non trovandosi l’abitazione, l’ufficio o l’azienda del contribuente (cioè del legale rappresentante) nel comune del domicilio fiscale della contribuente, la notifica, da effettuarsi ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 1, lett. e), deve essere considerata perfezionata nell’ottavo giorno successivo a quello dell’affissione del prescritto avviso di deposito nell’albo del Comune;
invero, è fatto non contestato, peraltro accertato dalla sentenza censurata, che il legale rappresentante ha provveduto al ritiro del piego raccomandato in data 18 dicembre 2009;
tale circostanza assume valenza decisiva ai fini della valutazione della tempestività del ricorso, non potendosi ritenere corretta la tesi di parte ricorrente che, nella fattispecie, dovendosi applicare dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 1, lett. e), si dovrebbe tenere conto dei successivi otto giorni a quello dell’affissione per individuare il momento perfezionativo della notifica;
sul punto questa Corte ha espresso il consolidato orientamento secondo cui “la limitazione territoriale indicata dalla norma non può essere fraintesa come garanzia del contribuente, ma a tutela dell’operatività dell’ufficio, che – ove il legale rappresentante sia altrove domiciliato – non ha l’onere di ricercarlo ulteriormente rispetto al domicilio fiscale della società (ciò che vanificherebbe la “ratio” della previsione di tale domicilio), con la conseguenza che essa resta in tal caso facultata (ma non obbligata) a porre in essere notifiche con forme meno garantite. Essendo dunque la disciplina in parola posta a garanzia dell’amministrazione finanziaria, quando venga seguita una procedura più garantista nei confronti del contribuente, quale è la notificazione al legale rappresentante della società, indicato negli atti, presso la sua residenza sita in un comune diverso dal domicilio fiscale dell’ente, cui comunque l’amministrazione abbia inteso indirizzare l’atto rinunciando alla limitazione territoriale delle ricerche, non ne consegue l’illegittimità del procedimento notificatorio”;
da questa linea interpretativa, fondata sulla considerazione che, anche in caso di domicilio del legale rappresentate al di fuori del domicilio fiscale della persona giuridica, può essere validamente compiuta notifica, deve farsi conseguire che il termine di otto giorni per il perfezionamento è da valutarsi come controbilanciamento in favore della medesima persona giuridica rispetto alla funzione di tutela dell’operatività dell’amministrazione finanziaria, sicchè posto in questi termini, l’interesse tutelato dalla previsione in esame nel garantire comunque un termine di otto giorni dall’affissione al fine di ritenere perfezionata la notifica recede nel momento in cui il rappresentante legale ha provveduto al ritiro del plico presso l’ufficio postale;
invero, l’atto di ritiro del piego rende certo il momento perfezionativo della notifica, sicchè, in questo caso, non deve attendersi il decorso del termine di otto giorni dall’affissione se il ritiro è avvenuto in data anteriore al decorrere del suddetto termine;
la suddetta considerazione assume particolare rilevanza nel caso di specie ove si consideri che è fatto accertato che il legale rappresentante della contribuente ha ritirato il plico in data 18 dicembre 2009, sicchè dovendosi fare decorrere il termine per la proposizione del ricorso da questa data, lo stesso doveva essere proposto entro il 16 febbraio 2010;
viene, quindi, in considerazione la questione della presentazione della istanza di accertamento con adesione avvenuta, secondo riportato in sentenza, in data 22 febbraio 2010 e della possibilità, per la contribuente, di avvalersi della sospensione del termine di impugnazione;
va precisato che il D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218, art. 6, comma 2, prevede che “Il contribuente nei cui confronti sia stato notificato avviso di accertamento o di rettifica, non preceduto dall’invito di cui all’art. 5, può formulare anteriormente all’impugnazione dell’atto innanzi la commissione tributaria provinciale, istanza in carta libera di accertamento con adesione, indicando il proprio recapito, anche telefonico”;
il successivo comma terzo prevede che “il termine per l’impugnazione indicata al comma 2 e quello per il pagamento dell’imposta sul valore aggiunto accertata, indicato nel D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 60, comma 1, sono sospesi per un periodo di novanta giorni dalla data di presentazione dell’istanza del contribuente”;
la norma sopra indicata prevede quindi che l’effetto sospensivo del termine di impugnazione dell’avviso di accertamento opera a condizione che l’istanza di accertamento per adesione sia depositata prima della scadenza del termine per l’impugnazione, non potendosi ragione di sospensione del termine se questo sia oramai decorso;
pertanto, con riferimento alla presente controversia, poichè il termine per la notifica del ricorso scadeva il giorno 16 febbraio 2010, il deposito dell’istanza di accertamento per adesione, avvenuta il giorno 22 febbraio 2010, non ha prodotto l’effetto sospensivo del termine di impugnazione, essendo oramai decorso il suddetto termine ed essendo, quindi, divenuto definitivo l’avviso di accertamento non tempestivamente impugnato;
ne consegue che la pronuncia della Commissione tributaria regionale è in linea con i principi sopra indicati, avendo correttamente ritenuta l’inammissibilità del ricorso per tardività;
le considerazioni espresse con riferimento al presente motivo di censura hanno valore assorbente degli altri motivi di ricorso proposti che attengono, il secondo, alla carenza di legittimazione del rappresentante legale che aveva proposto il ricorso, e, il terzo, al momento perfezionativo della notifica dell’avviso di accertamento;
in conclusione, va dichiarato infondato il primo motivo di ricorso, con assorbimento dei restanti motivi, con conseguente rigetto del ricorso e condanna della ricorrente al pagamento delle spese di lite in favore della controricorrente;
Occorre, infine, dare atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente del raddoppio del contributo unificato ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater.
rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento in favore della controricorrente delle spese di lite del presente giudizio che si liquidano in complessive Euro 10.000,00, oltre spese prenotate a debito.
Dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente del raddoppio del contributo unificato ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater.