Source: https://www.avvocatodirittofamigliaroma.it/divorzio/divorzio-congiunto.html
Timestamp: 2020-08-15 11:19:03+00:00
Document Index: 95107936

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 12', 'sentenza ']

Avvocato per Divorzio congiunto a Roma zona Prati
Divorzio congiunto a Roma
Mi chiamo Sabrina D'Ascenzo, sono un avvocato del Foro di Roma e mi occupo di tutela legale per la famiglia, in particolare di tutto ciò che riguarda i divorzi. Assisto le persone nelle cause di divorzio congiunto o in sede di negoziazione assistita, con o senza figli. Offro consulenza e assistenza legale in materia di diritti e doveri dei figli minorenni e maggiorenni.
Avvocato per Divorzio congiunto a Roma zona Prati: consulenza legale con l'avvocato Sabrina D'Ascenzo
Il divorzio su domanda congiunta, noto, impropriamente, anche come divorzio consensuale, prevede il comune accordo fra i coniugi che vogliono procedere con lo scioglimento del matrimonio.
La sentenza di divorzio recepirà le condizioni stabilite congiuntamente dai coniugi, circa il diritto di visita dei figli, l’assegnazione della casa coniugale, le spese di mantenimento dei figli….
Il divorzio consensuale permette, inoltre, la possibilità di scegliere un unico legale che tuteli gli interessi dell'ex coppia, vantaggio non previsto invece dal procedimento giudiziale ordinario di divorzio.
In passato si è a lungo dibattuto sull'eventuale assenza di un legale per procedere con la domanda di divorzio congiunto, con la conseguenza che alcuni Tribunali giunsero ad accogliere la richiesta presentata in via diretta dai soli coniugi, senza la presenza di una difesa tecnica.
La Corte di Cassazione ha, invece, affermato, con la sentenza 6365/2011, la necessità di avvalersi di un avvocato matrimonialista anche per il divorzio congiunto, da tenere distinto dal divorzio consensuale.
Il divorzio consensuale, infatti, non è previsto dal nostro ordinamento giuridico e si fonda sulla mera volontà delle parti di sciogliere il vincolo a prescindere dalle ragioni della crisi. Il divorzio su domanda congiunta, invece, presuppone un accordo ma anche la sussistenza una della delle cause tassativamente previste dalla legge (art. 1 l. div) perché si possa procedere con il divorzio.
Solo il Tribunale ha il compito di verificare che i presupposti di legge siano presenti e che venga garantito l'interesse dei figli della coppia e a ciò provvede con sentenza, all’esito di un procedimento che postula, dunque, la difesa tecnica.
Procedura del divorzio congiunto
Uno dei vantaggi del divorzio su domanda congiunta è nella velocità con cui viene avviata e conclusa la pratica. L'iter processuale inizia con il deposito della domanda dei coniugi presso la sede competente, il Tribunale del luogo in cui risiede o ha il domicilio uno dei coniugi.
Del ricorso il cancelliere darà comunicazione all'ufficiale dello stato civile della località in cui è stato trascritto il matrimonio.
La domanda deve riportare l’esposizione dei fatti e gli elementi di diritto su cui si fonda la richiesta di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, specificare la presenza di figli nati dall'unione della coppia ed unitamente a questo aspetto indicare anche le condizioni inerenti alla prole a ai rapporti economici.
Il ricorso dovrà avere in allegato le dichiarazioni di reddito dei coniugi, oltre a documenti quali l'atto di matrimonio, il certificato che attesta lo stato di famiglia ed il certificato di residenza di entrambe le parti.
Andranno allegati anche la copia autentica della sentenza di separazione o del verbale di separazione e decreto di omologazione ovvero l’accordo di separazione raggiunto ex art. 6 o ex art. 12 d.l. 132/2014.
il Tribunale, sentiti i coniugi, verificata l’esistenza dei presupposti di legge e la rispondenza le condizioni di divorzio all’interesse dei figli pronuncia il divorzio con sentenza. In caso contrario, ove l’accordo sia incompleto o non conforme all’interesse della prole il Tribunale seguirà il procedimento ordinario.
Gli effetti del divorzio, congiunto e non, operano solo in ambito civile. In caso di matrimonio concordatario, si parla, infatti, di cessazione degli effetti civili del matrimonio, rimanendo inalterato il sacramento, mentre in caso di matrimonio civile si avrà lo scioglimento del vincolo coniugale.
Con il divorzio vengono meno tutti i doveri coniugali previsti dal codice civile e la moglie perderà il cognome del marito, salvo diverso accordo.
Lo potrà mantenere solo presentando apposita richiesta al Giudice e ne dimostri l'interesse personale o dei figli.
Quanto agli effetti patrimoniali, questi riguardano l’assegno post-matrimoniale, la tutela previdenziale, l’assegno successorio a carico dell’eredità dell’ex coniuge defunto e l’abitazione della casa familiare.
Ci sono, inoltre, effetti, rispetto ai figli, sorgendo la necessità, come in ogni crisi di coppia, coniugata e non, di procedere con l’affidamento dei figli minori; la cura dei figli con handicap e la determinazione delle modalità per assicurare il mantenimento dei figli.
In caso di divorzio congiunto, i coniugi stabiliranno consensualmente le condizioni relative all’assegno di divorzio, all’assegnazione della casa familiare, che avverrà tenendo conto prioritariamente dell’interesse dei figli, all’affidamento dei figli e al mantenimento di questi.
Con il divorzio cessano anche i diritti successori tra i coniugi. La pensione di reversibilità dell'ex marito o moglie defunta verrà corrisposta al coniuge in vita nel caso in cui la sentenza di divorzio riconosca il diritto del coniuge debole ad ottenere l'assegno di mantenimento, purché non in unica soluzione.
Questo aspetto decade qualora il coniuge sopravvissuto si risposi.
All’ex coniuge sopravvissuto spetterà anche il TFR, a condizione che percepisca periodicamente l’assegno divorzile, e purché non abbia contratto nuove nozze, e un assegno alimentare a carico dell’eredità, a condizione che si trovi in stato di bisogno all’apertura della successione (tenuto conto anche della eventuale pensione di reversibilità attribuitagli), che gli sia stato riconosciuto il diritto all’assegno post-matrimoniale non in unica soluzione e non abbia contratto un nuovo matrimonio.