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Timestamp: 2020-04-08 04:23:46+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 10', 'art. 4', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 55']

Diritto Scolastico | Weblog di informazione giuridica
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Docenti: l’ultima parola spetterà alla Corte di Giustizia Europea
Con l’ordinanza n. 207 del 18 luglio 2013 la Corte Costituzionale è intervenuta sulla vexata questio della legittimità costituzionale dell’articolo 4, commi 1 e 11, della legge 3 maggio 1999, n. 124 (accordo quadro sul rapporto di lavoro a tempo determinato), e per quanto più specificatamente interessa migliaia di lavoratori della scuola, sulla legittimità del continuo succedersi di contratti a tempo determinato di supplenza.
Tutti i precari della scuola lamentavano con migliaia di ricorsi sia la questione relativa agli scatti di anzianità e il riconoscimento del risarcimento del danno a seguito delle mansioni svolte che possono essere senza alcun dubbio equiparate a quelle dei docenti di ruolo, sia pretendevano la conversione del contratto o del risarcimento per il susseguirsi abusivo di vari contratti. La Consulta non si occupa della prima questione, soffermandosi invece sulla possibilità di ottenere il risarcimento dei danni e sulla legittimità dell’utilizzo reiterato di contratti a tempo determinato per un periodo superiore a trentasei mesi.
Appare necessario, comunque, soffermarsi sul primo punto, in quanto il suddetto articolo recepito con Direttiva 1999/70/CE, prevede che i lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole rispetto a quelli a tempo indeterminato, a meno che non sussistano ragioni oggettive, dovendosi applicare, in linea di massima, il principio “pro rata temporis”. Tale disposizione, per la generalità dei lavoratori, è stata attuata nell’ordinamento interno con l’art. 6 del D.L.vo 6 settembre 2001 n. 368 per cui “al prestatore di lavoro con contratto a tempo determinato spetta ogni trattamento in atto nell’impresa per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato comparabili, intendendosi per tali quelli inquadrati nello stesso livello (… ) sempre che non sia obiettivamente incompatibile con la struttura del contratto a termine”. Nel caso degli insegnanti non appaiono “ragioni oggettive” che giustificano la mancata valorizzazione, sotto il profilo economico, dell’anzianità di servizio maturata dal personale non di ruolo, analogamente a quanto avviene per quello di ruolo. Questo tipo di norme prevedendo l’erogazione di aumenti stipendiali in relazione all’anzianità al solo personale di ruolo della pubblica amministrazione appaiono ingiustificatamente discriminatorie. Infatti, non sembrano sussistere degli “elementi precisi e concreti” in grado di giustificare la disparità di trattamento tra il personale di ruolo e gli insegnati precari, tenuto conto che entrambi svolgono identiche mansioni.
Vedremo se e come verrà in futuro risolta la questione.
L’ordinanza, invece, si occupa dell’utilizzo indiscriminato dei contratti a tempo determinato. Il decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 mira ad evitare che si faccia abuso del contratto di lavoro a tempo determinato, fissando nel periodo massimo di trentasei mesi il tempo nel quale un lavoratore può essere impiegato con successivi contratti a termine. Tuttavia, il reclutamento del personale scolastico, nonostante la disciplina risulti applicabile anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni, che però non prevede la conversione del contratto, ma solo il diritto al risarcimento del danno, è disciplinato da un sistema di norme che consente l’utilizzo diabolico di reiterati contratti a tempo determinato. Infatti, l’art. 10, comma 4 bis, del summenzionato decreto legislativo, di attuazione alla direttiva che qui interessa, esclude dall’applicazione del decreto “i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze del personale docente ed ATA, considerata la necessità di garantire la costante erogazione del servizio scolastico ed educativo anche in caso di assenza temporanea del personale docente ed ATA con rapporto di lavoro a tempo indeterminato ed anche determinato”.
La Consulta, procedendo ad un dettagliato esame della questione, ha ritenuto opportuno sottoporre alla Corte di Giustizia dell’Unione europea le questioni di interpretazione della clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, allegato alla direttiva del Consiglio 28 giugno 1999, n. 1999/70/CE, finalizzata alla prevenzione di abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato, in ragione della quale gli Stati membri sono tenuti ad introdurre misure attuative, tranne che non vi siano ragioni obiettive che giustifichino il rinnovo di tali contratti, ovvero introducendo norme che indichino la durata massima dei contratti di lavoro a tempo determinato successivi o il numero dei rinnovi dei suddetti contratti o rapporti L’unica ragione che può sostenere tale sistema sarebbe costituita dalla necessità di risparmio delle risorse pubbliche che, però, non potrebbe mai giustificare l’utilizzo di contratti di lavoro a tempo determinato. Nello specifico la Corte adita dovrà stabilire se la suddetta clausola “debba essere interpretata nel senso che osta all’applicazione dell’art. 4, commi 1, ultima proposizione, e 11, della legge 3 maggio 1999, n. 124- i quali dopo aver disciplinato il conferimento di supplenze annuali su posti che risultino effettivamente vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre, dispongono che si provvede mediante il conferimento di supplenze annuali, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale docente di ruolo- disposizione la quale consente che si faccia ricorso a contratti a tempo determinato senza indicare i tempi certi per l’espletamento dei concorsi e in una condizione che non prevede il diritto al risarcimento del danno”. Ed infine, dovrà stabilire se le esigenze di organizzazione del sistema scolastico italiano costituiscono ragioni obiettive, in grado di rendere compatibile con il diritto dell’Unione europea una normativa come quella italiana che per l’assunzione del personale scolastico a tempo determinato non prevede il diritto al risarcimento del danno.
Se la C.G.E. ritenesse l’art. 10, comma 4 bis del d.lgs. 368 del 2001 legittimo, lo Stato italiano potrebbe continuare ad abusare di tale contratti senza alcun concreto e sostanziale controllo, essendo di fatto impossibile per il precario verificare l’effettiva correttezza della supplenza a fronte di un complessa modalità di gestione di migliaia di docenti inseriti nelle più disparate graduatorie. Qualora, invece, così come ci auguriamo, la C.G.E. ritenesse che lo Stato ha abusato di tale potere, il contenzioso pendente dovrebbe definirsi con congrui risarcimenti a favore dei precari.
Corte Costituzionale, Ord. del 18 luglio 2013, n. 207
Dott. Antonio Araca
25 luglio 2013 admin Leave a comment
Numero chiuso 2013/2014: è graduatoria unica. Cambia anche il test e c’è il bonus maturità
Il MIUR brucia le tappe e prima dell’attesa pronuncia della Corte Costituzionale detta le nuove regole di accesso per l’ammissione ai corsi di laurea a numero programmato nazionale per l’anno accademico 2013/2014. Sarà graduatoria unica per tutti i corsi di laurea con test nazionale: Medicina, Odontoiatria, Veterinaria e Architettura.
Graduatoria unica nazionale. Dopo che il Consiglio di Stato aveva rimesso la questione alla Corte Costituzionale ed il T.A.R. Lazio aveva bocciato la scelta del MIUR di sperimentare le graduatorie aggregate anzichè l’opzione per un’unica graduatoria nazionale, il MIUR corre ai ripari e sceglie la via indicata dal Giudice amministrativo. I concorrenti che ad esempio partecipano al concorso per l’ammissione ai corsi di laurea per l’accesso a Medicina e Odontoiatria possono scegliere di spendere il loro punteggio per entrambi i corsi di laurea indicando la preferenza in via prioritaria per l’uno o l’altro C.D.L.
Nessun vincitore, quindi, potrà ritrovarsi escluso sol perchè ha dimenticato di indicare la propria sede preferita.
Il nuovo test. Non più 80 domande ma 60. Non più due ore ma solo 1 ora e mezzo di tempo.
Dopo 13 anni, sotto i colpi dei ricorsi, cambia il test. Quasi azzerata la cultura generale che da 40 domande su 80 passa a 5 su 60. 25 saranno le domande di logica, 14 di biologia, 8 di chimica e 8 di fisica e matematica. Questo per quanto riguarda il test più gettonato: quello per l’accesso a Medicina e Odontoiatria.
Su 60, quindi, 25 saranno le domande di logica. L’unica tra le 5 materie oggetto del test che NON si studia a scuola. Riteniamo seriamente in dubbio che tale scelta sia compatibile con le previsioni legislative in vigore.
Attribuzione del punteggio. Al test sarà attribuito il punteggio massimo di 90 punti. 1,5 punti per ogni risposta esatta e 0,40 in meno per ognuna errata. Zero punti in caso di risposta non data.
Ulteriori 10 punti verranno attribuiti sulla base della pregressa carriera scolastica. In totale, quindi, si potranno ottenere al massimo 100 punti.
I 10 punti verranno attribuiti a chi ha ottenuto un voto di maturità pari almeno a 80/100 “rapportato alla distribuzione in percentili dei voti ottenuti dagli studenti che hanno conseguito la maturità nella stessa scuola nell’a.a. 2011/12”. Tali percentili verranno rese note sul sito del MIUR entro il 31 maggio 2013.
L’aumento delle risposte esatte a 1.5 punti e la riduzione a 60 delle domande, ha notevolmente diminuito l’impatto del voto di diploma giacchè bastano solo 7 domande esatte per riuscire a colmare il gap.
E’ chiaro che tale punteggio sarà comunque decisivo nella stragrande maggioranza dei casi.
Il vademecum dei termini.
D.M. 24 aprile 2013, n. 334
27 aprile 2013 avvsantidelia 10 Comments
Graduatoria unica e T.F.A.: in attesa della consulta tutti ammessi se i posti sono liberi
Era stato proposto un caso-pilota presso un’università romana dove erano rimasti posti disponibili. Il ricorrente era rimasto escluso in un altro ateneo pur avendo ottenuto un punteggio idoneo a superare la c.d. soglia d’ingresso.
Il Tar del Lazio ha ritenuto che “i concorsi per l’ammissione al TFA devono considerarsi “a numero chiuso” e, pertanto, il ricorso non appare manifestamente infondato avuto riguardo alle censure di violazione degli artt. 3,34 e 97 Cost, che sono stati ritenuti inficianti le norme regolatrici dell’ammissione al numero chiuso nelle altre Facoltà dove ciò è previsto per mancata previsione di una graduatoria nazionale, che all’allegato pregiudizio grave ed irreparabile è possibile ovviare disponendo l’ammissione con riserva del ricorrente a frequentare il TFA, classe A037 presso l’Università Europea di Roma, in cui risultano posti disponibili>.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha quindi ritenuto di “ovviare disponendo l’ammissione con riserva del ricorrente a frequentare il TFA”. I principi della Sez. III sul numero chiuso universitario vengono, dunque, trasposti per il campo degli insegnanti.
Sulla base di tale princiopio, anche tutte le graduatorie del TFA sono illegittime poiché incostituzionali; non è possibile, ad esempio, che un ricorrente senese per la sola “sfortuna” di aver fatto il concorso in una sede non possa entrare, mentre altri che hanno scelto altre sedi, come quella di Roma, riescono ad entrare con un proprio punteggio.
T.A.R. Lazio, Sez. III bis, 21 marzo 2013, n. 1301
24 marzo 2013 avvsantidelia Leave a comment
Violazione del principio dell’anonimato ed effetti sulla validità del procedimento di concorso
Quali gli effetti della conclamata violazione del principio dell’anonimato in una procedura concorsuale? Annullamento dell’intero concorso o ammissione dei ricorrenti?
E’ possibile chiedere ed ottenere il risarcimento del danno in forma specifica e quindi, l’ammissione al corso di laurea cui i ricorrenti aspirano?
Secondo il T.A.R. Cagliari “preso atto della domanda avanzata in via principale dal ricorrente volta ad ottenere l’ammissione al corso di laurea mediante l’annullamento del solo diniego di ammissione e/o risarcimento del danno in forma specifica e delle correlate censure avanzate in via principale dal ricorrente ai fini dell’annullamento del diniego di ammissione, ritiene il collegio che, ai fini dell’esame di tale domanda avanzata in via principale dal ricorrente, non sia necessario procedere all’integrazione del contraddittorio” giacchè deve decretarsi l’ammissione in soprannumero”.
Il T.A.R. CAGLIARI chiarisce che “quanto all’effetto del predetto accoglimento, il Collegio rileva (condividendo sul punto le considerazioni sviluppate da T.A.R. Campania Napoli, sez. IV – 28/10/2011 n. 5051 e T.A.R Lombardia, Brescia, sez. II, n. 1352 del 16 luglio 2012) che la conseguenza di ritenere irregolare la prova concorsuale implicherebbe potenzialmente l’annullamento delle graduatorie e porterebbe alla conseguenza di travolgere la posizione di soggetti utilmente collocati in graduatoria, con grave “vulnus” del principio di affidamento e di certezza degli atti dell’amministrazione.
Al contrario più ragionevole appare l’opzione di accogliere il gravame limitatamente alla posizione del ricorrente, con la sua iscrizione in soprannumero, senza alcun effetto sulla posizione degli altri candidati utilmente collocati in graduatoria (cfr. T.A.R Lombardia, Brescia, sez. II, n. 1352 del 16 luglio 2012; Tar Campania, Napoli, sezione quarta n. 5051 del 28 ottobre 2011; T.A.R. Toscana, sez. I, n. 1105 del 27/6/2011; T.A.R. Sicilia, Palermo, sez. I, n. 457 del 28/2/2012; T.A.R. Sicilia, Catania, sez. III, n. 1528 del 28 agosto 2008; T.A.R. Lombardia, Brescia, ordinanza cautelare n. 972 del 15 dicembre 2011).
Il ricorso va dunque accolto nei termini indicati, con conseguente annullamento degli atti impugnati nella sola parte d’interesse del ricorrente e cioè limitatamente alla parte in cui il ricorrente non è collocata in posizione utile per l’ammissione al corso di laurea di cui si controverte.
Va riconosciuto altresì il diritto del ricorrente all’ammissione ed all’iscrizione, anche in soprannumero, al corso di laurea, facendosi obbligo alle Amministrazioni resistenti di procedere in via definitiva all’ammissione, anche in soprannumero, del ricorrente al corso di laurea medesimo.
Ma come è stato acclarato in questo caso la violazione dell’anonimato?
“Illegittimamente e in palese violazione dei menzionati principi di segretezza della prova di concorso e di violazione della regola dell’anonimato nei pubblici concorsi, i candidati che hanno partecipato alla prova selettiva in questione sono stati invitati dalla commissione “a deporre il proprio documento di identità in evidenza sul banco in modo che potesse essere consultato dai membri della Commissione in ogni momento”.
Tale circostanza, oltre che risultare dalle denunce prodotte in giudizio dalla parte ricorrente, risulta ammessa dalla stessa Amministrazione resistente nella relazione dell’Università degli studi di Sassari del 4 dicembre 2012 protocollo n. 36578, depositata in giudizio dall’Amministrazione resistente, nella quale si dà espressamente atto che “Ciascun candidato è stato identificato…. omissis…. ed è stato invitato, secondo quanto disposto dalle linee guida ministeriali sopra richiamate, a deporre il proprio documento di identità in evidenza sul banco in modo che potesse essere consultato dai membri della Commissione in ogni momento”.
Risultano pertanto fondate le censure in proposito mosse dalla parte ricorrente secondo cui, per tutta la durata della prova, i commissari hanno potuto vedere l’abbinamento “nome candidato-codice segreto”, in quanto il nome del candidato era ricavabile dalla carta d’identità che i commissari hanno richiesto che fosse tenuta in vista accanto ai candidati e il numero segreto era leggibile sui fogli della prova di concorso su cui i candidati dovevano lavorare.
Ciò stante, ritiene il collegio che debbano trovare applicazione, anche nel caso di specie, i principi affermati in materia nella sentenza del T.A.R. Sicilia, Catania, sez. III, n. 1528 del 28 agosto 2008, secondo cui “le norme che assicurano l’anonimato ricevono un’applicazione oggettiva e non sono influenzate dagli stati d’animo e dalle intenzioni né dei candidati né della Commissione esaminatrice in quanto per la loro applicazione non è necessario un giudizio sull’elemento soggettivo (dolo o colpa) dei partecipanti o dei membri della Commissione, bastando allo scopo l’esame sulla
circostanza per cui l’anonimato assoluto delle prove scritte sia stato o meno assicurato, sicché, il giudizio non deve essere condotto sino al punto di accertare se il riconoscimento si sia effettivamente verificato, bastando all’uopo la verificazione della semplice potenzialità del suo avverarsi, trattandosi di una situazione che potrebbe essere assimilata a quella di “pericolo oggettivo”, in quanto non è assolutamente possibile accertare se il riconoscimento sia o meno avvenuto nella sfera soggettiva intima di uno qualsiasi dei membri della Commissione con l’ulteriore precisazione che è del tutto irrilevante che la violazione, anche potenziale, dell’anonimato sia o meno avvenuto ad opera del candidato, di un membro della Commissione, dell’Amministrazione stessa o di un terzo estraneo, poiché l’applicazione oggettiva delle norme, per il soddisfacimento dell’interesse primario già tratteggiato, fa si che la violazione della segretezza renda ex se illegittima la procedura (Consiglio di Stato, Sezione V, 2 marzo 2000 n. 1071)”.
16 marzo 2013 avvsantidelia Leave a comment
T.A.R. Catania: si alla riammissione dello studente decaduto dall’immatricolazione
Per giorni era stato rimbalzato tra i vari Uffici dell’Ateneo nel tentativo di iscriversi al corso di laurea a cui era stato ammesso. Era il quinto in graduatoria con un punteggio di tutto rispetto.
Nonostante ciò, spirato il termine per curare l’iscrizione, gli era stato risposto che era ormai troppo tardi e che il suo posto era stato attribuito ad altri.
Secondo il T.A.R. Catania illegittimamente, dovendosi al contrario duramente stigmatizzarsi “il comportamento inefficiente e dilatorio degli uffici universitari preposti all’iscrizione degli studenti”. L’Ateneo è stato anche condannato alle spese di giudizio.
“Rilevata la fondatezza delle censure addotte a sostegno del ricorso introduttivo, nella considerazione che il ricorrente, dopo avere effettuato, in via cautelativa, in data 30 agosto 2012, la mera preiscrizione ad altro corso di laurea e dopo avere conseguito l’idoneità all’iscrizione all’ambito corso di laurea essendosi collocato al quinto posto (sui 15 posti messi a concorso) nella relativa graduatoria, ha posto in essere nei termini fissati nel bando tutta l’attività necessaria per conseguire l’iscrizione al corso de quo;
Rilevato peraltro il comportamento inefficiente e dilatorio degli uffici universitari preposti all’iscrizione degli studenti, uffici che si sono limitati a rilevare le incongruenze del sistema informatico senza porre in essere la elementare necessaria attività finalizzata a superare l’inconveniente burocratico che ha impedito al ricorrente di completare nei termini l’ambita iscrizione(sicché la tardività dell’istanza del ricorrente, su cui insiste tanto la difesa erariale, è da imputarsi all’Amministrazione);
Ritenuto che pertanto il ricorso va accolto e conseguentemente va disposta la immatricolazione al corso di laurea di Tecniche di Radiologia Medica per immagini e Radioterapia” del ricorrente , anche in soprannumero, ove i posti a concorso risultassero tutti coperti e che le spese del giudizio vanno posti a carico dell’Università soccombete nella misura che si determina in dispositivo“.
T.A.R. Catania, Sez. III, 22 gennaio 2013, n. 187
3 febbraio 2013 avvsantidelia Leave a comment
Punteggio minimo nelle prove di ammissione: saltano quelle del T.F.A. e dei corsi di laurea di Scienze della Formazione
E’ ormai invalsa da parte del MIUR la scelta di instituire delle soglie di accesso nei concorsi per l’ammissione a corsi di abilitazione per gli insegnati o a corsi di laurea a numero chiuso. L’ammissione a tali percorsi formativi o di laurea, quindi, è subordinata non solo alla programmazione dei posti (e quindi alla possibilità dell’Ateneo di ricevere gli studenti ed all’opportunità per il Ministero di far bandire quel determinato numero di posti), ma anche ad un punteggio minimo di ammissione.
Chi non lo ottiene è tagliato fuori nonostante la disponibilità di posti richiesti dal Ministero che, a tal fine, ha impostato la propria istruttoria sul fabbisogno nazionale e nonostante gli Atenei abbiano posti liberi a sufficienza per ospitare lo studente che lo reclama.
Secondo le Sezioni III (sui corsi di laurea di Scienze della Formazione, Architettura e Medicina e Odontoiatria per il contingente riservato agli extracomunitari) e III bis (sul T.F.A. riservato agli aspiranti insegnanti da abiltare), in maniera illegittima.
Scienze della Formazione. “Considerato che, al sommario esame proprio della fase cautelare, sussistono i presupposti di cui all’art. 55 cpa per la concessione della richiesta tutela cautelare, in riferimento alla illogicità della previsione di un punteggio minimo applicabile che non consente lo scorrimento della graduatoria in presenza di posti vacanti derivanti dal mancato riempimento integrale della stessa all’esito della prova selettiva; Considerato, quindi, che l’Amministrazione dovrà riesaminare la situazione specifica al fine di adottare espliciti provvedimenti sul punto, anche di scorrimento della graduatoria, partendo tuttavia dal primo dei non idonei”, il T.A.R. accoglie il ricorso e sospende “l’impugnato D.M. 3 agosto 2012 n. 243 ove è previsto un punteggio minimo pari a 55 punti su 80 disponibili senza considerare l’ipotesi di posti vacanti in graduatoria e dispone che l’ente resistente provveda allo di scorrimento della graduatoria, partendo dal primo dei non idonei inserito nella graduatoria finale di merito“.
T.F.A. Sulla stessa scia la decisione della Sezione III bis sull’ammissione ai Tirocini formativi attivi. “Esaminate le rilevazioni di parte ricorrente in riferimento alla attuale disponibilità di posti relativi ai corsi T.F.A. dovuta all’inferiore numero degli ammessi rispetto ai posti banditi;che tali rilevazioni consentono la adozione di misura cautelare anche se ai soli ed esclusivi effetti della partecipazione con riserva delle ricorrenti al corso medesimo”.
T.A.R. Lazio, Sez. III,24 gennaio 2013, n. 303
T.A.R. Lazio Sez. III bis, 26 gennaio 2013, n. 374