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Timestamp: 2019-02-19 01:01:21+00:00
Document Index: 117521034

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 161', 'art. 162']

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Videosorveglianza: tutte le regole da rispettare
La videosorveglianza è ormai considerata uno strumento indispensabile per la sicurezza delle imprese e delle aziende orafe in particolare, tanto che molte Questure, al momento del rilascio o della voltura della licenza di P.S., esigono l’installazione di un impianto di videosorveglianza. Meglio ancora se l’impianto è collegato alle Forze dell’Ordine; tra l’altro, nell’ultimo anno si sta diffondendo un nuovo sistema le cui rigorose ed avanzate specifiche tecniche sono state fissate in un protocollo d’intesa stipulato nel 2009 tra il Ministero dell’Interno, Confcommercio e Confesercenti. Al protocollo nazionale sono poi seguite intese a livello provinciale tra le Prefetture, le Forze dell’Ordine e le Organizzazioni imprenditoriali per la messa in funzione del sistema nelle centrali operative delle Forze dell’Ordine e la sua diffusione tra le imprese. Il sistema è stato lungamente testato da Polizia e Carabinieri in collaborazione con le aziende che realizzano tali impianti, ed è entrato in operatività nell’ultimo anno in numerose province italiane. Quindi la videosorveglianza, sia a circuito chiuso che collegata in esterno con le Forze dell’Ordine o gli istituti di vigilanza, è destinata ad una capillare diffusione ed è già operante in gran parte delle aziende, non solo del settore orafo.
Ma quali sono le procedure e gli obblighi che l’azienda deve seguire per non incorrere in sanzioni?
Ecco un quadro ragionato degli adempimenti da effettuare prima di installare un impianto di videosorveglianza, e delle norme da seguire durante il suo utilizzo.
L’attività di videosorveglianza, sul piano normativo, va considerata sotto un duplice profilo :
– La tutela dei diritti dei lavoratori, trattandosi di una potenziale fonte di controllo a distanza dell’attività dei dipendenti dell’azienda; la questione è regolata dall’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori (art. 4 L. 300/70).
– La tutela della privacy, in quanto la videosorveglianza implica la raccolta ed il trattamento di dati personali; la materia è normata in linea generale dal Codice della Privacy (D. Lgs. 196/2003) e nello specifico dal “Provvedimento in materia di videosorveglianza” 8 aprile 2010 del Garante della Privacy.
1. La tutela dei diritti dei lavoratori
Ovviamente, le seguenti disposizioni si applicano solo nelle aziende dove vi è almeno un dipendente.
Cosa dice al riguardo lo Statuto dei Lavoratori?
Vediamo il comma 2 dell’art. 4, intitolato appunto “Impianti audiovisivi” : “Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l’uso di tali impianti.”
Ora, siccome nelle piccole imprese le rappresentanze sindacali aziendali sono generalmente assenti, il datore di lavoro dovrà chiedere l’autorizzazione alla Direzione Territoriale del Lavoro (DTL), subentrata all’Ispettorato del lavoro citato nella norma. Per venire incontro alle esigenze delle piccole imprese ed in considerazione del crescente numero di aziende, specie le piccole, che intendono installare impianti di videosorveglianza, il Ministero del Lavoro ha proceduto, con la circolare del 16/04/2012, a semplificare le procedure di autorizzazione previste dallo Statuto. Il Ministero parte dal riconoscimento della necessità per alcune attività, tra cui le imprese orafe, di dotarsi di sistemi di videosorveglianza per garantire la sicurezza aziendale e l’incolumità dei suoi dipendenti dalle aggressioni : tali attività sono “divenute attività a forte rischio di rapina a causa delle consistenti giacenze di denaro (…) l’utilizzo di impianti audiovisivi rappresenta, sempre e comunque, sia un fattore deterrente che uno strumento per assicurare le fonti di prova nei giudizi relativi”.
In questi casi le domande per l’installazione di impianti di videosorveglianza si presumono ammissibili, essendovi esigenze oggettive di sicurezza che riguardano anche i lavoratori, e pertanto non è più necessario l’accertamento tecnico preventivo dello stato dei luoghi, che è normalmente previsto ai fini del rilascio dell’autorizzazione.
Quindi, non essendo più necessario il sopralluogo nei casi in cui le esigenze di sicurezza sono evidenti, come per le aziende orafe, l’iter procedurale è il seguente :
– Presentazione della domanda di autorizzazione alla DTL accompagnata dalla documentazione relativa alle specifiche dell’impianto (caratteristiche tecniche, planimetrie locali, numero e posizionamento delle telecamere, ecc. );
– Esame di tale documentazione da parte della DTL, senza sopralluogo tecnico, e successivo rilascio dell’autorizzazione.
La circolare ministeriale elenca infine le prescrizioni obbligatorie da inserire nel provvedimento autorizzativo, e che riportiamo poiché costituiscono per le imprese una sorta di vademecum su come gestire secondo legge l’impianto di videosorveglianza:
rispetto della disciplina sulla Privacy (ne parliamo nel prossimo paragrafo);
informativa scritta al personale dipendente prima della messa in funzione dell’impianto sul posizionamento delle telecamere, sulle modalità di funzionamento e sul momento della messa in funzione; informativa ai clienti con appositi cartelli;
l’impianto dovrà registrare solo le immagini indispensabili per la sicurezza e le telecamere saranno orientate verso le aree maggiormente esposte ai rischi di furto e danneggiamento (limitando l’angolo delle riprese ed evitando, quando non indispensabili, immagini dettagliate); l’eventuale ripresa di dipendenti dovrà avvenire esclusivamente in via incidentale e con criteri di occasionalità;
l’impianto non potrà essere modificato o aggiunte ulteriori telecamere se non in conformità all’art. 4 dello Statuto dei lavoratori; ogni modifica dovrà essere preventivamente comunicata alla DTL;
le immagini non potranno in nessun caso essere utilizzate per accertamenti sull’obbligo di diligenza da parte dei lavoratori né per l’adozione di provvedimenti disciplinari;
in occasione di ogni accesso alle immagini l’azienda dovrà darne tempestiva informazione ai lavoratori;
i lavoratori potranno verificare periodicamente il corretto utilizzo dell’impianto.
Riguardo all’annosa questione del controllo del comportamento dei dipendenti, qualora si abbiano fondati sospetti sulla fedeltà dei medesimi, segnaliamo la sentenza della Cassazione n. 20722/2010 la quale ha confermato il licenziamento di una cassiera ripresa dalle telecamere (di cui però non era a conoscenz ) mentre rubava denaro dalla cassa. La Suprema Corte ha ritenuto legittimo il controllo a difesa del patrimonio aziendale attivato in caso di fondato sospetto di infedeltà.
2. La tutela della Privacy
Le regole attualmente in vigore sulla tutela della Privacy nell’uso dei sistemi di videosorveglianza sono contenute nel Provvedimento dell’Autorità Garante della Privacy dell’8 aprile 2010.
Chiariamo subito che non occorre richiedere al Garante della Privacy alcuna autorizzazione preventiva né inviare alcuna comunicazione, né occorrono autorizzazioni amministrative o di Polizia, né il consenso dei soggetti ripresi.
Sono previste esclusivamente una serie di regole da rispettare, che elenchiamo di seguito :
– Informativa al pubblico : i cittadini che transitano nelle aree sorvegliate devono essere informati con appositi cartelli della presenza delle telecamere. I cartelli devono essere collocati prima del raggio di azione della telecamera. Essi devono essere visibili in ogni condizione di illuminazione ambientale ed anche in orario notturno (se il sistema è attivo). Se i sistemi di videosorveglianza sono collegati alle forze di polizia tale circostanza deve essere evidenziata al pubblico, anche per mezzo dei cartelli di cui sopra. La violazione delle disposizioni riguardanti l’informativa è punita con la sanzione amministrativa da seimila a trentaseimila euro (art. 161 D.Lgs. 196/03).
– Riprese di aree esterne : le riprese di spazi esterni alle aziende dovranno essere limitate all’angolo visuale dell’area effettivamente da proteggere, evitando per quanto possibile la ripresa di luoghi circostanti e di particolari non rilevanti.
– Conservazione: le immagini registrate possono essere conservate per periodo limitato e fino ad un massimo di 24 ore, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione in relazione a indagini. Per attività particolarmente rischiose (come le attività connesse agli oggetti preziosi) è ammesso un tempo più ampio, che non può superare comunque la settimana. Eventuali esigenze di allungamento dovranno essere sottoposte a verifica preliminare del Garante. Il mancato rispetto dei termini di conservazione e dell’ obbligo di cancellazione, comporta l’applicazione della sanzione amministrativa aggiuntiva da trentamila a centottantamila euro (art. 162, comma 2-ter, D.Lgs. 196/03).
– Sistemi integrati: in linea generale il Garante identifica due tipi di sistemi integrati :
1. i sistemi nei quali più soggetti collegati (imprese, Forze dell’Ordine, istituti di vigilanza), ognuno dei quali è autonomamente responsabile dei dati trattati, condividono le stesse immagini. In questo caso ciascun titolare può trattare le immagini strettamente funzionali al perseguimento delle finalità proprie della videosorveglianza;
2. sistemi che consentono la videosorveglianza “in remoto” da parte di un unico centro gestito da un terzo; tale soggetto terzo va designato responsabile da parte di ogni singolo titolare e deve assumere un ruolo di coordinamento e gestione dell’attività di videosorveglianza, senza consentire che le immagini raccolte per conto di ciascun titolare possano essere raffrontate o mostrate ad altri soggetti.
Per entrambi i sistemi, sono obbligatorie specifiche misure di sicurezza per evitare accessi abusivi alle immagini, quali la registrazione degli accessi degli incaricati e delle operazioni compiute sulle immagini registrate con conservazione dei dati relativi agli accessi non inferiore a sei mesi.
– Misure generali di sicurezza : Di regola, i dati raccolti mediante la videosorveglianza devono essere adeguatamente protetti per ridurre al minimo i rischi di distruzione prima del tempo stabilito, perdita accidentale, accessi non autorizzati o trattamenti non consentiti.
E’ auspicabile che, specie nelle aziende di minori dimensioni, alle immagini acceda unicamente il titolare; se invece anche altri soggetti (soci o collaboratori) vengono ammessi al trattamento dei dati, essi dovranno essere autorizzati per iscritto, specificando se essi siano abilitati solo a visionare le immagini o anche a prendere possesso dei supporti e trattarli in qualche modo. Inoltre, dovranno essere assunte misure per evitare che i soggetti abilitati possano alterare le immagini registrate.
Dovranno essere adottati accorgimenti per garantire la cancellazione anche automatica delle registrazioni nei termini di conservazione ammessi (24 ore dalla rilevazione per la generalità delle imprese e massimo 1 settimana per quelle più a rischio, tra cui gli orafi). Si dovrà anche vigilare affinché il personale addetto alla manutenzione non acceda abusivamente alle immagini, se ciò non sia indispensabile per eventuali verifiche tecniche, sempre in presenza dei soggetti abilitati alla visione delle immagini.
3 thoughts on “Videosorveglianza: tutte le regole da rispettare”
Gian piero on 2 Ottobre 2014 at 17:42 said:
volevo un’informaZIONE , se la ditta non ha dipendenti bisogna comunque chiedere l’autorozzazione al dpl
Marco Cantarella on 3 Ottobre 2014 at 8:55 said:
No, in quanto l’autorizzazione della Dpl è funzionale alla tutela dei lavoratori
MAURIZIO on 25 Marzo 2015 at 20:56 said:
Un impianto di videosorveglianza a circuito chiuso in un negozio serve l’autorizzazion della dpl di competenza, significando che il medesimo è sprovvisto di decoder in quanto non registra. Ha solo due monitor che riprendono l’area negozio ribadendo senza registrazioni.
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