Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-22874-del-29-09-2017
Timestamp: 2020-08-10 16:38:12+00:00
Document Index: 10950900

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 22874 del 29/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22874 del 29/09/2017
Cassazione civile, sez. trib., 29/09/2017, (ud. 25/05/2017, dep.29/09/2017), n. 22874
sul ricorso 10034-2013 proposto:
NUOVA FORMIA SPA, elettivamente domiciliata in ROMA VIA GIOVAN
BATTISTA VICO 1, presso lo studio dell’avvocato SILVANA MELIAMBRO,
COMUNE DI FORMIA UFFICIO TRIBUTI ICI, elettivamente domiciliato in
ROMA VIA VITTORIO VENETO 7, presso lo studio dell’avvocato MIGNACCA
GIANLUCA, rappresentato e difeso dall’avvocato DOMENICO DI RUSSO;
LATINA, depositata il 20/02/2012;
25/05/2017 dal Consigliere Dott. FASANO ANNA – MARIA.
La società Nuova Formia S.p.A. propone ricorso, svolgendo due motivi, per la cassazione della sentenza n. 65/39/12 della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, che aveva respinto l’appello proposto dalla società contribuente avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Latina, con cui era stata dichiarata la legittimità dell’avviso di accertamento ICI, anno di imposta 2005 (provvedimento n. 1407 del 3.10.2008), emesso dal Comune di Formia sulla base di una diversa rendita catastale. La contribuente deduceva che la rendita castale attribuita era stata contestata in ordine alla sua entità e che il gravame proposto innanzi al giudice tributario era stato oggetto di sentenza passata in giudicato. Ha resistito con controricorso il Comune di Formia.
1. Con il primo motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, in quanto la CTR avrebbe erroneamente confermato la decisione dei giudici di primo grado, senza considerare che l’oggetto del contendere non attiene alle modalità della notifica dell’attribuzione della rendita catastale e quindi alla validità della notifica, ma all’entità della rendita catastale come attribuita. Parte ricorrente specifica che la rendita catastale attribuita è stata contestata specificamente dalla società Nuova Formia S.p.A. nella sua entità ed il gravame sottoposto al giudice tributario è stato accertato con sentenza n. 239/3/05 passata in giudicato.
2. Con il secondo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata, denunciando omessa e/o insufficiente motivazione su un fatto decisivo per il giudizio, atteso che la società contribuente, per l’anno di imposta in contestazione, contrariamente a quanto riportato nella sentenza oggetto di appello, avrebbe corrisposto l’ICI in base alla rendita catastale determinata dall’Agenzia del Territorio e non certamente sul valore dei costi di bilancio aggiornati e rivalutati con i coefficienti di legge (D.Lgs. n. 504 del 1992). Argomenta, altresì, che il Comune di Formia, per giustificare l’avviso di accertamento ICI, ha continuato a sostenere che, la rendita catastale attribuita agli immobili di proprietà della società ricorrente ammonta ad Euro 127.502,88, ma così facendo, in effetti, sorvola sul fatto che la rendita originariamente stabilita dall’UTE di Latina è stata contestata dalla Nuova Formia S.p.A. e che la stessa successivamente è stata definitivamente indicata in Euro 45.625,40 e in tale misura iscritta in catasto dall’Agenzia del territorio e su tale rendita è stata calcolata e versata l’ICI dovuta.
3. I motivi di ricorso, da esaminarsi congiuntamente per connessione logica, sono inammissibili, in ragione delle seguenti considerazioni:
a) Le doglianze sono inammissibili in quanto il ricorrente non censura la “ratio decidendi” della sentenza impugnata, la quale ha dichiarato l’inammissibilità dell’appello il D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 53, laddove in ricorso si contesta in maniera generica, ed anche residuale, tale declaratoria, essendo le doglianze concentrate sulla esistenza di un giudicato esterno in merito all’accertamento della rendita catastale.
b) Con riferimento al dedotto giudicato esterno, che si assume riferito all’accertamento di una diversa rendita catastale riguardante l’immobili in contestazione, oggetto di accertamento definitivo, va precisato che:
“Nel giudizio di legittimità, il principio della rilevabilità del giudicato esterno deve essere coordinato con l’onere di autosufficienza del ricorso, per cui la parte ricorrente che deduca il suddetto giudicato deve, a pena di inammissibilità del ricorso, riprodurre in quest’ultimo il testo della sentenza che si assume essere passata in giudicato, non essendo a tale fine sufficiente il riassunto sintetico della stessa (Cass. n. 2617 del 2015)”. Onere processuale a cui parte ricorrente non ha ottemperato.
4. Sulla base dei rilievi espressi, consegue il rigetto del ricorso. La parte soccombente è tenuta alla rifusione delle spese di lite, liquidate come da dispositivo.
Rigetta il ricorso. Condanna la parte soccombente al rimborso delle spese di lite che liquida a favore della parte controricorrente in Euro 4.000,00 per compensi, oltre spese forfetarie nella misura del 15% ed accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del citato art. 13, comma 1 – bis.