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Timestamp: 2019-09-23 12:00:29+00:00
Document Index: 155948835

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'in fine', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 49']

«Inadempimento di uno Stato — Distacco di lavoratori — Libera prestazione dei servizi — Direttiva 96/71/CE — Disposizioni di ordine pubblico — Riposo settimanale — Obbligo di presentare i documenti relativi a un distacco su semplice richiesta delle autorità nazionali — Obbligo di designare un mandatario ad hoc residente in Lussemburgo che conservi tutti i documenti necessari ai fini dei controlli»
1. Libera prestazione dei servizi — Distacco di lavoratori effettuato nell’ambito di una prestazione di servizi — Direttiva 96/71 — Condizioni di lavoro e di occupazione — Disposizioni di ordine pubblico — Nozione
(Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 96/71, art. 3, n. 10)
2. Libera prestazione dei servizi — Distacco di lavoratori effettuato nell’ambito di una prestazione di servizi — Direttiva 96/71 — Condizioni di lavoro e di occupazione — Disposizioni di ordine pubblico
3. Libera prestazione dei servizi — Distacco di lavoratori effettuato nell’ambito di una prestazione di servizi — Direttiva 96/71 — Condizioni di lavoro e di occupazione — Disposizioni di ordine pubblico
4. Libera prestazione dei servizi — Distacco di lavoratori effettuato nell’ambito di una prestazione di servizi — Direttiva 96/71 — Condizioni di lavoro e di occupazione — Disposizioni di ordine pubblico — Disposizioni derivanti da contratti collettivi dichiarati di applicazione generale
5. Ricorso per inadempimento — Esame della fondatezza da parte della Corte — Situazione da prendere in considerazione — Situazione alla scadenza del termine fissato dal parere motivato
6. Libera prestazione dei servizi — Restrizioni — Distacco di lavoratori effettuato nell’ambito di una prestazione di servizi — Controlli da parte dello Stato membro ospitante
7. Libera prestazione dei servizi — Restrizioni — Distacco di lavoratori effettuato nell’ambito di una prestazione di servizi — Controlli da parte dello Stato membro ospitante
1. L’art. 3, n. 1, primo comma, della direttiva 96/71, relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi, dispone che gli Stati membri provvedono affinché, qualunque sia la legislazione applicabile al rapporto di lavoro, le imprese con sede in un altro Stato membro che distaccano lavoratori nel loro territorio nell’ambito di una prestazione di servizi transfrontaliera garantiscano ai lavoratori distaccati le condizioni di lavoro e di occupazione, relative alle materie indicate nel medesimo articolo, che sono fissate nello Stato membro in cui è fornita la prestazione di lavoro. A tal fine, la detta disposizione elenca in maniera tassativa le materie nelle quali gli Stati membri possono dare prevalenza alle norme in vigore nello Stato membro ospitante.
Tuttavia l’art. 3 di tale direttiva, al n. 10, primo trattino, riconosce agli Stati membri la possibilità, nel rispetto del Trattato CE, di imporre in modo non discriminatorio alle imprese che distaccano lavoratori sul loro territorio condizioni di lavoro e di occupazione riguardanti materie diverse da quelle contemplate al n. 1, primo comma, del medesimo articolo, laddove si tratti di disposizioni di ordine pubblico.
A tale riguardo, le disposizioni nazionali qualificate da uno Stato membro come norme imperative di applicazione necessaria sono le disposizioni la cui osservanza è stata reputata cruciale per la salvaguardia dell’organizzazione politica, sociale o economica dello Stato membro interessato, al punto da imporne il rispetto a chiunque si trovi nel territorio nazionale di quest’ultimo o a qualunque rapporto giuridico localizzato in tale territorio. Pertanto, l’eccezione attinente all’ordine pubblico costituisce una deroga al principio fondamentale della libera prestazione dei servizi, da intendersi in modo restrittivo e la cui portata non può essere determinata unilateralmente dagli Stati membri.
Nell’ambito della direttiva 96/71, l’art. 3, n. 10, primo trattino, della stessa costituisce una deroga al principio in base al quale le materie in cui lo Stato membro ospitante può imporre la propria legislazione a dette imprese sono elencate in maniera tassativa all’art. 3, n. 1, primo comma, della suddetta direttiva e, di conseguenza, deve essere interpretato restrittivamente. La suddetta norma, in particolare, non esonera gli Stati membri dal rispettare gli obblighi che incombono loro in forza del Trattato, in particolare quelli relativi alla libera prestazione dei servizi.
(v. punti 25‑31, 33)
2. Viene meno agli obblighi che gli incombono in forza dell’art. 3, n. 10, primo trattino, della direttiva 96/71, relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi, lo Stato membro che dichiari che costituiscono disposizioni imperative rientranti nell’ordine pubblico nazionale le disposizioni di una normativa nazionale intesa alla trasposizione della direttiva 96/71 che obblighino le imprese interessate, da un lato, a distaccare solo il personale vincolato all’impresa in base ad un contratto di lavoro scritto o ad un altro documento ritenuto equivalente ai sensi della direttiva 91/533, relativa all’obbligo del datore di lavoro di informare il lavoratore delle condizioni applicabili al contratto o al rapporto di lavoro, e, dall’altro, a rispettare la normativa nazionale in tema di lavoro a tempo parziale e a tempo determinato.
Infatti, tali disposizioni hanno l’effetto di imporre alle imprese che distaccano lavoratori nello Stato membro ospitante un obbligo che ad esse già incombe nello Stato membro in cui sono stabilite. D’altronde, l’obiettivo della direttiva 96/71, che consiste nel garantire il rispetto di un nucleo minimo di norme di protezione dei lavoratori, rende a fortiori superflua l’esistenza di un siffatto obbligo supplementare il quale, in considerazione delle procedure che comporta, può dissuadere le imprese con sede in un altro Stato membro dall’esercitare la loro libertà di prestazione dei servizi.
Orbene, se il diritto comunitario non osta a che gli Stati membri estendano le loro leggi o gli accordi collettivi di lavoro stipulati dalle parti sociali a chiunque svolga un lavoro subordinato, ancorché temporaneo, indipendentemente dallo Stato membro in cui è stabilito il datore di lavoro, resta il fatto che tale facoltà è subordinata alla condizione che i lavoratori interessati, che svolgono temporaneamente attività lavorativa nello Stato membro ospitante, non godano già della stessa protezione, o di una protezione sostanzialmente analoga, in virtù degli obblighi ai quali il loro datore di lavoro è già soggetto nello Stato membro in cui è stabilito.
In particolare, la libera prestazione dei servizi, in quanto principio fondamentale del Trattato, può essere limitata solo da norme giustificate da ragioni imperative d’interesse generale e applicabili a tutte le persone o imprese che esercitino un’attività nel territorio dello Stato membro ospitante, qualora tale interesse non sia tutelato dalle norme cui il prestatore è soggetto nello Stato membro in cui è stabilito.
(v. punti 41‑44, 60 e dispositivo)
3. Viene meno agli obblighi che gli incombono in forza dell’art. 3, n. 10, primo trattino, della direttiva 96/71, relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi, lo Stato membro che imponga alle imprese che effettuano un distacco di lavoratori sul suo territorio la prescrizione relativa all’adeguamento automatico dei salari diversi dai salari minimi all’evoluzione del costo della vita, qualora esso non abbia validamente dimostrato che tale disposizione nazionale rientra nelle disposizioni di ordine pubblico ai sensi della citata norma della direttiva.
La detta disposizione della direttiva 96/71 concede allo Stato membro ospitante la possibilità di imporre alle imprese che effettuano un distacco di lavoratori sul suo territorio condizioni di lavoro e di occupazione relative a materie diverse da quelle elencate all’art. 3, n. 1, primo comma, della direttiva 96/71, purché si tratti di disposizioni di ordine pubblico. Pertanto tale riserva, prevista all’art. 3, n. 10, primo trattino, della direttiva 96/71, rappresenta un’eccezione al sistema realizzato da quest’ultima, nonché una deroga al principio fondamentale della libera prestazione dei servizi sul quale tale direttiva si fonda, e deve essere interpretata restrittivamente.
Infatti, se gli Stati membri restano essenzialmente liberi di determinare, conformemente alle loro necessità nazionali, le norme di ordine pubblico, tuttavia, nel contesto comunitario e, in particolare, in quanto giustificazione di una deroga al principio fondamentale della libera prestazione dei servizi, tale nozione deve essere intesa in senso restrittivo, di guisa che la sua portata non può essere determinata unilateralmente da ciascuno Stato membro senza il controllo delle istituzioni della Comunità europea. Ne deriva che l’ordine pubblico può essere invocato solamente in caso di minaccia effettiva e sufficientemente grave ad uno degli interessi fondamentali della collettività. Infatti, le ragioni che possono essere addotte da uno Stato membro al fine di giustificare una deroga al principio della libera prestazione dei servizi devono essere corredate di un’analisi dell’opportunità e della proporzionalità della misura restrittiva adottata da tale Stato, nonché di elementi circostanziati che consentano di suffragare la sua argomentazione. Pertanto, per permettere di valutare se le misure in questione siano necessarie e proporzionate rispetto all’obiettivo di tutela dell’ordine pubblico, uno Stato membro è tenuto a produrre elementi che consentano di stabilire se e in che misura l’applicazione ai lavoratori distaccati sul proprio territorio nazionale della prescrizione relativa all’adeguamento automatico dei salari all’evoluzione del costo della vita possa contribuire alla realizzazione del suddetto obiettivo.
(v. punti 49‑52, 54‑55 e dispositivo)
4. Viene meno agli obblighi che gli incombono in forza dell’art. 3, n. 10, primo trattino, della direttiva 96/71, relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi, lo Stato membro che dichiari che le disposizioni derivanti, segnatamente, da accordi collettivi dichiarati di applicazione generale costituiscono disposizioni imperative rientranti nell’ordine pubblico nazionale.
Una simile normativa nazionale non può costituire un’eccezione attinente all’ordine pubblico ai sensi dell’art. 3, n. 10, primo trattino, della direttiva 96/71. In primo luogo, nulla giustifica il fatto che le disposizioni riguardanti gli accordi collettivi di lavoro, ossia quelle che ne disciplinano l’elaborazione e l’attuazione, possano rientrare, di per sé stesse e senza ulteriori precisazioni, nella nozione di ordine pubblico. Ciò vale parimenti, in secondo luogo, per le disposizioni propriamente dette di tali accordi collettivi, che non possono neanch’esse rientrare tutte indistintamente in tale nozione per il semplice fatto di essere contenute in questo tipo di atti. In terzo luogo, dato che l’art. 3, n. 10, secondo trattino, della direttiva 96/71 si riferisce esclusivamente alle condizioni di lavoro e di occupazione fissate da accordi collettivi di lavoro dichiarati di applicazione generale, una normativa nazionale riguardante espressamente i semplici accordi collettivi di lavoro non potrebbe costituire in fine l’autorizzazione concessa agli Stati membri ai sensi di tale articolo.
(v. punti 64‑67 e dispositivo)
5. L’esistenza di un inadempimento dev’essere valutata in funzione della situazione dello Stato membro quale si presentava alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato, e non possono essere prese in considerazione dalla Corte le modifiche intervenute successivamente.
(v. punto 72)
6. Viene meno agli obblighi che gli incombono in forza dell’art. 49 CE lo Stato membro che enunci, con una normativa interna istituente un procedimento di denuncia preventiva in caso di distacco di lavoratori, le condizioni di accesso alle indicazioni essenziali indispensabili per un controllo da parte delle competenti autorità nazionali in modo privo della chiarezza necessaria per garantire la certezza del diritto alle imprese che intendano distaccare lavoratori sul territorio di tale Stato membro.
Infatti, l’obbligo incombente a tutte le imprese di rendere accessibile alle autorità nazionali prima dell’inizio dei lavori, su semplice richiesta e nel più breve termine possibile, le indicazioni essenziali indispensabili per un controllo non è privo di ambiguità atte a dissuadere le imprese che intendano distaccare lavoratori nel territorio di detto Stato membro dall’esercitare la loro libertà di prestazione dei servizi. Considerando che, da un lato, la portata dei diritti e degli obblighi di tali imprese non emerge chiaramente dalla detta disposizione e, dall’altro, le imprese che non hanno osservato gli obblighi previsti da quest’ultima incorrono in sanzioni di una certa gravità, una simile normativa nazionale è, a causa della sua mancanza di chiarezza e delle ambiguità che comporta, incompatibile con l’art. 49 CE.
(v. punti 80‑82 e dispositivo)
7. Viene meno agli obblighi che gli incombono in forza dell’art. 49 CE lo Stato membro che obblighi le imprese con sede legale all’estero che distacchino lavoratori nel suo territorio nazionale a depositare presso un mandatario ad hoc ivi residente i documenti necessari per il controllo degli obblighi ad esse incombenti in applicazione della normativa nazionale, prima dell’inizio del distacco, e a lasciarveli per un periodo di tempo indeterminato successivo alla fine della prestazione.
Siffatte condizioni, costituendo una restrizione alla libera prestazione dei servizi, non possono essere giustificate, dal momento che un controllo effettivo del rispetto della normativa del lavoro può essere ottenuto con provvedimenti meno restrittivi.
(v. punti 90‑95 e dispositivo)