Source: https://consultingforinnovation.it/2019/02
Timestamp: 2020-06-03 15:37:33+00:00
Document Index: 4239838

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art.14', 'art.1', 'art.644', 'art. 644', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 2', 'art13']

Febbraio 2019 - Consulting for Innovation S.r.l.
Anomalie tributarie: come comportarsi!
Posted on 28 Febbraio, 2019 | by Consulting for Innovation
Tutti i cittadini/contribuenti (persona fisica o giuridica) sono tenuti a versare delle somme a titolo di imposte, tasse o sanzioni amministrative.
Se non si ottempera al pagamento di quanto precedentemente evidenziato, l’Ente impositore (es. Agenzia delle Entrate, Comuni, INPS, INAIL, Prefettura ecc…) provvede a notificare un avviso di accertamento/avviso di addebito etc. delle somme dovute dal contribuente. Gli enti impositori alla fine di ogni anno formano un elenco nominativo dei debitori con l’indicazione anagrafica di ciascuno, la natura del debito, l’importo, le date delle comunicazioni/notificazioni effettuate al contribuente.
Trasmettono l’elenco:
All’Agenzia delle Entrate – Riscossione (già Equitalia) per le regioni a statuto ordinario;
Agli uffici per la Riscossione convenzionati per le regioni a statuto speciale (es. Serit/Riscossione Sicilia per la Sicilia);
L’ente impositore quindi, trasmette a sua volta il ruolo con il visto definitivo all’Agenzia delle Entrate – Riscossione che provvede a confezionare la cartella ed a notificarla al contribuente. Può anche capitare che l’atto che ci viene notificato in realtà contenga degli errori di notifica e/o di contenuto, che ci consentono di renderlo impugnabile.
I termini per impugnare variano in base ai tributi richiesti:
60 gg per tributi da impugnare davanti alla Commissione Tributaria Provinciale.
40 gg per contributi previdenziali ed assistenziali da impugnare davanti al Giudice del Lavoro.
30 gg per sanzioni amministrative (multe/contravvenzioni) da impugnare davanti al Giudice di Pace.
Impugnazione fuori termine
Oltre detti termini le cartelle potranno essere impugnate solo nel caso in cui emergono vizi relativi al procedimento notificatorio, oppure in caso di intervenuta decadenza/prescrizione mediante verifica della situazione debitoria, attraverso l’acquisizione degli estratti di ruolo.
Per il rilevamento di eventuali anomalie CONSULTING FOR INNOVATION, attraverso la sua rete di commerciali mette a disposizione una consulenza sartoriale di studio e di prima analisi gratuita, si propone di essere un partner per le imprese e i cittadini, operando con professionalità e affidabilità al fine di accompagnare il cliente in un percorso con l’obiettivo di vederne riconosciuti i diritti.
| Tagged agenzia delle entrate, anomalie tributarie, equitalia, inps
Quando la preoccupazione per i debiti supera ogni limite, cosa fai?
Posted on 20 Febbraio, 2019 | by Consulting for Innovation
L’iter, facile e veloce, di erogazione dei finanziamenti da parte di banche e finanziarie a imprese e famiglie, dopo gli anni 80, ha contribuito a consolidare una cultura fondata sul debito, che spingeva le aziende e le famiglie ad utilizzare con estrema semplicità questi strumenti per la realizzazione di attività o progetti. Oggi ci troviamo con una percentuale altissima di soggetti, sia piccole imprese che professionisti o famiglie, che hanno difficoltà a far fronte ai debiti e agli impegni assunti. Non trattandosi di soggetti fallibili, ci si trova di fronte a situazioni di immobilismo. Da una parte gli istituti finanziari che hanno una montagna di crediti inesigibili e dall’altra i debitori che non hanno più una via d’uscita per onorare i propri debiti. Questo grave fenomeno ha spinto lo Stato a realizzare un’apposita legge (LEGGE 3/2012 denominata Legge da Sovraindebitamento) che attraverso appositi strumenti intervenisse per affrontare e risolvere questo problema.
La Legge 3 /2012 rappresenta una speranza per le piccole imprese e i privati che non riescono più a fa fronte ai loro debiti. La legge consente di accedere ad una procedura che facilita il risanamento dei debiti, attraverso un piano di rientro che permetterà al debitore di ridurre il debito secondo quanto, rispetto alle sue disponibilità, è in grado di pagare, mentre il resto del debito viene cancellato. La persona prima sovra indebitata potrà riprendere una nuova attività commerciale e potersi reinserire nella società.
Possono beneficiare della procedura di esdebitazione ai sensi della Legge 3 del 2012
le PERSONE SOVRAINDEBITATE: cioè a coloro che si trovano in una situazione economica critica dovuta allo squilibrio tra i pagamenti da effettuare e le entrate mensili. A chi è impossibilitato a far fronte ai propri impegni pregressi, pur avendo un reddito, anche se minimo, o un patrimonio immobiliare. A coloro che sono già stati segnalati in banche dati (Crif, C.R., Experian, etc…) o che stanno subendo azioni esecutive come il pignoramento della abitazione, dello stipendio, della pensione, ecc…
Gli IMPRENDITORI INDEBITATI (singoli o associati), purché non soggetti al fallimento (piccole imprese commerciali, “sotto soglia” rispetto ai paramenti dell’art.1 della legge fallimentare e, indipendentemente dalle dimensioni, imprenditori commerciali cessati da oltre un anno, imprenditori agricoli, gli enti no profit, le start up innovative, ecc.)
Imprese soggette al fallimento (debiti > € 500.000,00 e negli ultimi 3 esercizi: attivo patrimoniale > € 300.000,00 e ricavi lordi > € 200.000,00);
Chi ha fatto ricorso, nei precedenti cinque anni, ai procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento;
Chi ha subito, per cause imputabili al debitore, uno dei provvedimenti di cui agli art.14 e 14-bis (ovvero l’impugnazione e la risoluzione dell’accordo e la revoca e la cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore);
Chi non presenta una documentazione completa tale da non consentire una ricostruzione compiuta della propria situazione economica e patrimoniale.
La Consulting for innovation, tramite il suo team di specialisti, valuta la posizione del cliente attraverso una prima analisi gratuita, e successivamente lo accompagna in tutte le fasi della procedura.
| Tagged esdebitazione, legge3, legge3/2012, sovraindebitamento
Come reagisci quando si presenta un problema con la banca?
Posted on 19 Febbraio, 2019 | by Consulting for Innovation
Tutti, aziende o privati intratteniamo rapporti con le banche.
Fino a quando tutto va più o meno bene, la situazione resta in equilibrio, ma quando iniziano le prime difficoltà non sappiamo come comportarci.
Andiamo, quindi, a vedere da vicino cosa e quali sono le anomalie bancarie.
Le principali anomalie bancarie più diffuse riscontrabili sono:
Usura Soggettiva (art.1 L.108/96) e Oggettiva (art.644 c.p.,co.3);
Anatocismo (interessi su interessi);
CMS (Commissioni Massimo Scoperto);
Verifica delle fidejussioni;
Revoca affidamenti senza preavviso;
Segnalazioni illegittime alle banche
Le regole che dovrebbero rendere virtuoso un rapporto tra banca e cliente attengono tutte, in sintesi, a profili di trasparenza e di corretta informazione al cliente. L’attività bancaria per l’importanza che riveste nel tessuto economico del Paese non è lasciata alla libera iniziativa dei singoli ma è regolamentata.
un Testo Unico Bancario (TUB) che regolamenta i rapporti tra banca e clienti
un Testo Unico della Finanza (TUF) che regolamenta i rapporti tra investitori finanziari e clienti.
Alcuni contratti bancari sono poi regolati dal Codice Civile (ad esempio, il contratto di conto corrente) e molte regole che incidono sul rapporto tra clienti e investitori finanziari sono di derivazione comunitaria, ovvero emanate dalla Comunità Europea. Le banche a loro volta nell’espletamento della loro attività sono sottoposte all’attività di vigilanza operata da Banca d’Italia.
In Italia esiste inoltre una normativa speciale che non è presente in tutti i Paesi, che limita i tassi che possono essere praticati nell’ipotesi di prestito di denaro. La L. 108/96 non è stata varata in modo particolare per le banche ma si applica anche alle banche. Questa legge ha una appendice anche nel Codice Penale visto che l’art. 644 sanziona il reato di usura.
Riepilogando, in sintesi, il perimetro della relazione banca/ cliente è dato dalle seguenti fonti:
Norme del TUB
Norme del TUF
Norme di Derivazione Comunitaria
Decreto Ministero del Tesoro
Circolari emanate da Banca d’Italia
I principali contratti bancari sono:
Contratto di apertura di credito in conto corrente
Contratto di anticipo fatture in conto corrente
Contratto di finanziamento chirografario
Contratti regolati da normative speciali sono poi quelli di leasing
I principali contratti finanziari sono:
Contratti Derivati, tra questi gli IRS (derivati cosiddetti di copertura o OTC);
Vendita Azioni quotate/non quotate
Vendita prodotti finanziari ibridi
Quando tra banca e cliente si interrompe il rapporto di fiducia si possono prevedere vari accadimenti che tuttavia seguono quasi sempre schemi prevedibili:
La banca invita il cliente a fare dei pagamenti per rientrare nei limiti del fido o pagare rate di finanziamento arretrate
La banca invita il cliente a ripianare le posizioni precedenti con un nuovo contratto (ad esempio, un mutuo che estingue posizioni precedenti relative a apertura di credito in conto corrente)
La banca invita in cliente a chiudere tutti i rapporti programmando un piano di rientro
La banca interrompe il rapporto con il cliente con o senza preavviso
Il cliente si rende conto o ha il dubbio che la banca non rispetta le pattuizioni contrattuali
La banca non finanzia un nuovo progetto (rating e problemi connessi)
Cessazione attività da parte del cliente
Cambia il direttore/gestore
Il cliente in generale non vuole più lavorare con una banca.
Per il rilevamento di eventuali anomalie Consulting for innovation, attraverso la sua rete di commerciali mette a disposizione una consulenza sartoriale di studio e di prima analisi gratuita, che consente alla clientela di stabilire se sia stata violata la normativa esistente da parte degli istituti di credito, individuando tutte le irregolarità legislative ed economiche. In seconda battuta, si propone di accompagnare il cliente attraverso tutte le fasi processuali ed extra – processuali con l’obbiettivo di vederne riconosciuti i diritti.
| Tagged ANATOCISMO, anomalie bancarie, FIDEJUSSIONI, ILLECITI, USURA
La rivoluzione 5G è iniziata: come privati e aziende potranno sfruttare le sue potenzialità.
Posted on 18 Febbraio, 2019 | by Consulting for Innovation
Se ne parla ormai da tempo, il 5G è fortemente atteso. La possibilità di un mondo iperconnesso sta diventando reale. Ciò che importa adesso, però, è riuscire a cogliere le enormi potenzialità che il 5G può offrire, contribuendo all’accelerazione dei processi industriali e di business. Il 5G giocherà un ruolo fondamentale anche e soprattutto per le aziende che vogliono migliorare le proprie competenze, consentendo ai dipendenti di lavorare in modo più veloce, funzionale e produttivo, sia che si trovino in ufficio, a casa o da un cliente, stravolgendo la nozione canonica di lavoro, cambiamento ormai in atto da tempo. I settori di applicazione sono davvero molti come l’automazione industriale, smart city, comunicazione, media e molti altri. Una capacità di banda così ampia sarà una grande opportunità per le PMI con soluzioni di automazione in tempo reale e a controllo remoto, servizi video in alta risoluzione, piattaforme di monitoraggio di produzione e tracking, gestione dei veicoli connessi (come le auto autonome e tutto l’ambiente urbano che sboccerà loro intorno), controllo della sicurezza negli ambienti di lavoro, sorveglianza, robotica avanzata, interventi in realtà aumentata e molto altro.
Tra le imprese è ormai fondata la consapevolezza dell’importanza di un iperconnessione, l’unica preoccupazione è quella di non essere adeguatamente preparati ad affrontarla. Come ogni cambiamento è necessario un processo di formazione, che consenta ai fruitori di sfruttare al massimo le potenzialità delle innovazioni tecnologiche proposte. La Consulting for innovation ritiene da sempre la formazione un aspetto centrale all’interno di un’azienda, passaggio fondamentale, senza il quale non si può trarre vantaggio dal cambiamento e sfruttare al meglio le innovazioni.
Fonte https://www.pmi.it/tecnologia/infrastrutture-it/293604/5g-in-italia-novita-e-applicazioni.html
| Tagged 5G, innovazione, IPERCONNESSIONE, pmi
Gli “Indicatori della crisi”: l’art. 13 del nuovo Codice sulla crisi d’impresa e l’insolvenza
Posted on 13 Febbraio, 2019 | by Consulting for Innovation
Massimo Talone ODCEC di Milano
Già in miei diversi interventi, da ultimo quello postato l’8 dicembre 2018, avevo affrontato “l’annoso problema” degli “indicatori della crisi” previsti dall’art. 13 del nuovo Codice sulla crisi d’impresa e l’insolvenza di prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (le ultime indiscrezioni parlano della prima settimana di marzo per una banale carenza di spazio tipografico). Ingarbugliato problema esegetico, la definizione di questi “indicatori” e degli “indici segnaletici” che ne dovrebbero costituire lo strumento quantitativo di misurazione, stanno producendo, tra gli addetti ai lavori e cultori della materia, le più stravaganti e fantasiose proposte operative: da “alberi decisionali” (privi però di ogni stima su base probabilistica e quindi strutturati su base meramente euristica) alla più svariata pletora di indici di bilancio la cui significatività, in termini discriminanti dell’evento insolvenza, è paragonabile alle viscere d’agnello utilizzate nell’antica Roma per anticipare infausti presagi. Mi trovo quindi costretto, ahimè, ha ritornare in argomento per fare chiarezza su un punto di fondamentale importanza nei processi di diagnosi e monitoraggio del rischio d’insolvenza (attività di controllo a cura degli organi amministrativi) e nella correlata procedure d’allerta interna (attività di monitoraggio a cura degli organi di controllo). Bisogna certamente convenire che il tenore dell’articolo 13 del decreto appare oggettivamente infelice nella sua costruzione letterale e fonte di un’interpretazione forviante, soprattutto da parte di un pubblico di non esperti. Il richiamo infatti, nell’ambito della procedura di allerta interna, ad “appositi indici che diano evidenza della sostenibilità del debito per almeno sei mesi e della continuità aziendale per l’esercizio in corso …” contraddice in termini la loro finalità che, per espressa indicazione della legge delega (art. 4 primo comma legge n. 155/2017) è quella di“incentivare l’emersione anticipata della crisi” attraverso il tempestivo riscontro di “un significativo aumento della probabilità di futura insolvenza”. In realtà, l’interpretazione sostanziale della norma è quella di adottare appositi indici segnaletici (contabili, extra contabili ed andamentali) che diano evidenza della scarsa sostenibilità dei debiti per “almeno i sei mesi successivi” (nel senso che, per periodi temporali inferiori ai sei mesi consecutivi, le situazioni di illiquidità sono considerate fisiologiche e transitorie) e delle incerte prospettive di continuità aziendale (nel senso che al momento della valutazione deve persistere una ragionevole attesa di continuità aziendale se pur con bassa probabilità). In realtà, aldilà del tenore della norma, la questione esegetica e di facile e banale soluzione. È lo stesso legislatore, infatti, che, nell’esplicitare all’art. 2 i principi generali della legge delega, definisce con chiarezza ed in modo inconfutabile quale debba essere l’unico indicatore significativo della crisi d’impresa: la probabilità di futura insolvenza. La procedura di allerta deve quindi inevitabilmente attivarsi (si ripete, prima per iniziativa degli amministratori e poi eventualmente degli organi di controllo) solo quando la probabilità d’insolvenza (calcolata, come si dirà in seguito, su base forward- looking) subisce un significativo aumento tale da superare la “soglia l’allerta” definita a priori con apposito regolamento interno o stabilita nel piano aziendale (è la risk tollerance nel Risk Appetite Framework che deve costituire parte integrante del piano aziendale). È quindi la PD (Probability of Default) ovvero la probabilità di futura insolvenza e non altre misure che deve esprimere in modo sintetico ed univoco il rischio d’insolvenza. Il problema allora è stabilire in termini operativi: a) Quali e quante informazioni utilizzare dal punto di vist c) Conseguentemente, quale evento futuro considerare e come definirlo puntualmente ovvero insolvenza giudiziaria, insolvenza bancaria, interruzione di continuità aziendale, partendo dal presupposto che si tratta di eventi diversi con scadenze temporali diverse. d) Quale metrica temporale considerare: mono-periodale o multi-periodale e quale intervallo temporale utilizzare: semestre, anno, triennio, quinquennio. Problemi di risk management non banali ma neanche insormontabili (ovviamente, per chi ne conosca la logica). Risolto in questi termini il problema, la definizione dei “famigerati” indici a cui pure il legislatore fa riferimento “suggerendone” tre considerati particolarmente significativi (oneri finanziari/ flussi di cassa, capitale di rischio/posizione finanziaria netta e giorni di ritardato pagamento), costituisce null’altro che un “di cuius” del più generale problema della stima della probabilità di futura d’insolvenza calcolata quindi su base forward-looking (significa che le informazioni e quindi i correlati indici significativi devono essere calcolati su base prospettica e non solo storica come accade nei sistemi di rating interni delle banche). Ma il legislatore non si limita a definire la misura della “funzione obiettivo” dei sistemi di monitoraggio del rischio d’insolvenza e della correlata procedura d’allerta. Esso pone al valutatore (amministratore, sindaco o revisore che sia) un “vincolo” di breve periodo costituito dalla verifica forward-looking, oltre un orizzonte temporale futuro di sei mesi (considerato limite di possibile temporanea illiquidità) del ripristino della piena sostenibilità finanziaria. Quest’ultima intesa quale capacità dei flussi di cassa operativi attesi di coprire, nell’intervallo temporale considerato, gli impegni finanziari inderogabili, per definizione, derivanti dal servizio del debito finanziario ed erariale. Se quindi il mantenimento al disotto della soglia di tolleranza della probabilità d’insolvenza è sicuramente indicatore di continuità aziendale, la periodica verifica della sostenibilità finanziaria nel breve periodo (misurabile ad esempio attraverso il DSCR – Debt Service Coverage Ratio) è indicatore di capacità di rimborso del debito finanziario ed erariale. Come si traducono tutte queste prescrizioni normative in termini di concreti protocolli operativi (presumibilmente, formalizzati in un regolamento interno)? a) In primis, le aziende dovranno introdurre idonee procedure di pianificazione, controllo e monitoraggio del rischio d’insolvenza. Il documento sociale che formalmente ne esprime il contenuto è il piano aziendale che quindi diventa documento indispensabile per la tempestiva e precoce rilevazione dello stato di crisi ed esimente di responsabilità per amministratori, sindaci e revisori. Il piano aziendale dovrà anche contenere il sistema degli obiettivi di rischi accettabili (RAF) compreso, la soglia di rischio d’insolvenza tollerabile. b) A cura degli organi di controllo, periodicamente, dovrà essere effettuata il monitoraggio, su base backward-looking e reattiva, delle anomalie rilevanti (trigger event) attraverso la procedura dell’adeguata verifica (vedi Quaderno SAF n. 71) nell’ambito delle procedure di allerta interna (Early Warning System). c) A cura degli amministratori dovrà essere effettuata periodicamente, almeno su base semestrale, il programma di valutazione del rischio d’insolvenza (diagnosi del rischio a breve e outlook a 3 anni) su base proattiva e forward-looking. d) Il caso di significativo aumento della probabilità d’insolvenza oltre la soglia di tolleranza (risk tolerance indicata nel piano aziendale) ovvero anche qualora si dovesse verificare una situazione di non sostenibilità finanziaria oltre i sei mesi, dovrebbe essere attivata la procedura d’allerta ed attivate le idonee misure correttive (action plan). e) In caso di perdurare delle situazioni di squilibrio finanziario e/o illiquidità, gli amministratori dovranno attivare senza indugio, su input degli organi di controllo (revisori e sindaci), la procedura di recovery planning (piano di risanamento) e implementare le relative azioni di risanamento (recovery action). Da ultimo, un richiamo implicito a predisporre preventivamente un piano di risanamento(della serie, preparalo e tienilo nel cassetto) e relative misure correttive da attivare in caso di allerta e ricorso alle procedure di composizione assistita della crisi. Il piano dovrebbe essere predisposto sulla base di uno stress test ovvero di una simulazione economicofinanziaria definita sulla base di uno scenario di worst case (personalmente, consiglio di valutare uno scenario costruito su base endogena utilizzando, quale ipotesi base, un valore dei ricavi di vendita pari al break-even point di tesoreria). L’articolo 17 del Codice infatti stabilisce un termine estremamente limitato per trovare una soluzione concordata con i creditori. Tre mesi prorogabili di ulteriori tre mesi solo in caso di positivo riscontro delle trattative con le controparti. Oltre tale termine, la partita passa al pubblico ministero che, verificata la sussistenza degli elementi concordati indicatori dello stato d’insolvenza, avvia l’istanza di liquidazione giudiziaria (tradotto, il fallimento).
Consulting for innovation attraverso la sua ampia e ramificata rete di professionisti, fornisce supporto alle imprese in crisi nel possibile percorso di riattivazione della capacità dell’impresa di produrre adeguati flussi reddituali e finanziari, analizza la situazione dei clienti e, successivamente, verifica l’eventuale applicazione dei principali strumenti per risolvere le situazioni di crisi d’impresa.
Fonte https://www.linkedin.com/pulse/gli-indicatori-della-crisi-come-va-correttamente-sul-piano-talone/
| Tagged alert, art13, crisi, CRISI D’IMPRESA
L’abbuffata di NPL finisce nel caos, i fondi iniziano a cedere i crediti
Posted on 12 Febbraio, 2019 | by Consulting for Innovation
Quando le vite umane si confondono con la merce capita che nessuno si accorga di avere acquistato la storia di una famiglia. Così, mentre chi ha un problema con un debito non pagato spesso non dorme la notte, capita che chi quel debito lo ha acquistato non sappia di averlo e non si rende nemmeno conto di quanta sofferenza crei la mercificazione delle vite umane, che il mercato dei così detti NPL ha creato. Non sarebbe stato meglio per tutti, consentire agli stessi debitori di acquistare con diritto di prelazione i propri debiti, agli stessi prezzi stracciati ai quali circolano tra operatori finanziari gli NPL? Almeno per le prime case le regole della finanza avrebbero dovuto cedere il passo a quelle del buon senso e dell’umana ragione. Umana ragione di cui però allo stato non si rinviene traccia nell’attuale modo di gestire il problema degli NPL.
Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2019-02-10/npl-rischio-bolla-il-mercato-crediti-deteriorati-132035_PRV.shtml?uuid=AF4lfMK
Scritto da: Morya Longo
su: il SOLE 24 ORE
Bastano pochi numeri, elaborati dal Sole 24 Ore, per farsi venire qualche dubbio: i primi sette servicer non bancari che operano in Italia (si chiamano così le società che materialmente lavorano sul recupero dei crediti deteriorati per conto degli investitori che li hanno comprati dalle banche) da fine 2016 a fine 2018 hanno visto crescere il carico di lavoro del 73%, ma hanno aumentato l’organico solo del 21%. Hanno cioè quasi raddoppiato gli Npl da gestire (da 139 miliardi a fine 2016 a 241 a fine 2018), ma hanno solo lievemente incrementato il personale incaricato di farlo. Questo spinge i servicer da un lato a rendere più automatiche, veloci e dozzinali le procedure legali (precetti e azioni legali a tambur battente), dall’altro – in alcuni casi – costringe i fondi che hanno comprato gli Npl a rivendere pezzi dei loro portafogli ad altri investitori anche solo per “aggiustare” le performance finanziarie. Insomma: a fare trading di Npl.
«The place to be». Nel luglio 2017 uno studio di Pwc definiva così l’Italia: «Il posto dove trovarsi». In effetti le banche stavano svendendo quantità enormi di crediti deteriorati e, nella fretta, erano costrette a farlo a prezzi stracciati. Così su questo mercato si sono fiondati investitori da tutto il mondo: nomi internazionali come Fortress, Pimco, Crc, Bayview, Anacap, Cerberus, Bain Capital Credit, Hoist Finance o Varde partners, ma anche le divisioni specializzate di banche d’affari, fino a investitori italiani come Algebris o la storica Banca Ifis. «La sensazione – osserva un addetto ai lavori di lungo corso che preferisce l’anonimato – è che abbia prevalso in molti di questi soggetti una logica puramente finanziaria e speculativa: si sono accaparrati più Npl possibile, senza preoccuparsi davvero di come gestirli».
Una volta comprati i pacchetti di crediti deteriorati, questi investitori li hanno dati ai servicer (talvolta di loro proprietà, comprati anche insieme agli Npl dalle banche, talvolta su mandato) per l’attività vera e propria di recupero crediti. Il problema è che i servicer si sono trovati all’improvviso masse enormi da gestire. E incrementare il personale non è facile. Cerved, secondo maggiore in Italia, a fine 2016 gestiva 15,5 miliardi di Npl con 813 persone. Oggi gestisce 41 miliardi di Npl (quasi il triplo), ma il personale è aumentato solo a 1.230. Do Bank, numero uno in Italia nel settore ormai unito a Italfondiario, ha mantenuto le masse stabili (intorno agli 80 miliardi), ma ha ridotto il personale da 3.800 del 2016 a 3mila unità oggi. Credito Fondiario (che svolge anche il ruolo di master servicer) ha aumentato gli Npl da 6,7 a oltre 50 miliardi, con il personale passato da 110 a 250. Ovvio che queste società, e tutte quelle del settore, puntano sull’efficienza e sulla tecnologia. Ma qualche problema di “sottocapacità” – soprattutto nei soggetti più piccoli e in quelli più giovani – rischia di esistere.
«Non tutti i servicer hanno le spalle abbastanza larghe per investire in personale e tecnologia per gestire portafogli aumentati così velocemente», conferma Andrea Mignanelli, amministratore delegato di Cerved Credit management. «Il personale necessario dipende dal tipo di crediti – precisa Guido Lombardo, Chief Investment Officer di Credito Fondiario -. Alcune società hanno fatto crescere la struttura con attenzione e con gli strumenti informatici adeguati, mentre credo che altre abbiano fatto il passo più lungo della gamba». «Il problema principale è tecnologico – aggiunge Antonella Pagano, Business Development Director Intrum Italy -. Per gestire Npl serve un’infrastruttura hi tech adeguata per caricare i documenti». Il punto è proprio questo: tutti cercano sinergie ed efficienze, ma non tutti ci riescono. Alcuni servicer affidano ad ogni singolo gestore anche centinaia di debitori morosi, rendendo quasi impossibile dedicare attenzione a tutti.
Secondo i dati di Banca Ifis, il prezzo medio dei portafogli di crediti misti (ipotecari e chirografari) è cresciuto in Italia dal 19% del valore lordo nel 2017 al 28% nel 2018. «Soprattutto nel 2016 e 2017 abbiamo visto processi competitivi di vendita di Npl concludersi a prezzi assolutamente fuori mercato, a nostro parere – racconta Claudio Manetti, amministratore delegato di Fire -. Questo ha, per così dire, “dopato” questo tipo di transazioni». Tanti fondi hanno avuto la “smania” di comprare Npl per aumentare le masse, per crescere velocemente. Perché l’Italia era il «posto dove stare». Ma presto o tardi i nodi della grande abbuffata di Npl rischiano di venire al pettine: «I fondi sono venuti in Italia con aspettative di grandi guadagni, ma credo che non per tutti sarà così», chiosa un top manager del settore. Come, del resto, è avvenuto in passato.
Bene inteso: che ci sia un mercato secondario di Npl è normale. Chi acquista portafogli misti di Npl spesso preferisce vendere alcune specifiche porzioni a chi è più specializzato in nicchie di mercato. Ma a volte la sensazione – diffusa tra gli addetti ai lavori – è che lo spirito sia un altro. Insomma: che ci sia semplicemente la voglia di “aggiustare” le performance o di fare facili utili con il “trading” di Npl.
| Tagged credito, deteriorati, npl