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Timestamp: 2020-07-11 07:46:29+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 553', 'art. 44', 'sentenza ', 'art. 617', 'art. 546', 'sentenza ', 'art. 51', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 51', 'sentenza ', 'art. 617', 'art. 553', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 553', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 553', 'art. 44', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 553', 'art. 44', 'art. 360', 'art. 24', 'art. 183', 'sentenza ']

Il fallimento del debitore esecutato nell'espropriazione presso terzi
Il fallimento del debitore esecutato nell’espropriazione presso terzi di crediti
Il fallimento del debitore esecutato, nell’espropriazione presso terzi di crediti, non comporta né la caducazione dell’ordinanza di assegnazione né la cessazione ipso iure della materia del contendere nel giudizio di opposizione
Corte Suprema di Cassazione, Sezione III Civile, Sentenza n. 10820 del 05/06/2020
Con sentenza del 5 giugno 2020, la Corte Suprema di Cassazione, Sezione III Civile, in merito di recupero crediti ha stabilito che nell’espropriazione presso terzi di crediti, il fallimento del debitore esecutato, dichiarato dopo la pronuncia dell’ordinanza di assegnazione di cui all’art. 553 c.p.c., e nelle more del giudizio di opposizione agli atti esecutivi contro di essa proposto dal terzo pignorato, non comporta né la caducazione dell’ordinanza di assegnazione, né la cessazione ipso iure della materia del contendere nel giudizio di opposizione; non spetta al giudice dell’opposizione stabilire se gli eventuali pagamenti compiuti dal terzo pignorato in esecuzione dell’ordinanza di assegnazione siano o meno efficaci, ai sensi dell’art. 44 L.F., in considerazione del momento in cui vennero effettuati.
C., S., Fallimento (OMISSIS) S.r.l., P. e V. – intimati
avverso la sentenza n. __ del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, depositata il __;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. __, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso;
La società G. S.r.l., essendo munita di titolo esecutivo giudiziale, iniziò l’esecuzione nei confronti della propria debitrice (OMISSIS) S.r.l., pignorando i crediti vantati da quest’ultima nei confronti di due amministrazioni comunali: C. e S..
Di conseguenza, con ordinanza del __, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dinanzi al quale pendeva la procedura esecutiva, pronunciò ordinanza di assegnazione a favore di G. S.r.l.:
a) del credito vantato dalla (OMISSIS) nei confronti di S., per l’importo di Euro __;
b) del credito vantato dalla (OMISSIS) nei confronti di C., per l’importo di Euro __.
C. propose opposizione ex art. 617 c.p.c. avverso l’ordinanza di assegnazione suddetta.
A fondamento della propria opposizione C. dedusse che il giudice dell’esecuzione aveva assegnato al creditore procedente un credito eccedente la misura stabilita dall’art. 546 c.p.c., comma 1; e in ogni caso che parte del credito assegnato alla società procedente era ancora inesigibile.
C., terzo pignorato, introdusse la fase di merito con atto notificato il __.
Poco dopo, il __, il Tribunale di Roma dichiarò fallita la società (OMISSIS), che come s’è visto era il debitore esecutato.
Di conseguenza, all’udienza del __ il giudice della fase di merito dell’opposizione agli atti dichiarò interrotto il giudizio.
Il giudizio venne riassunto da C.; nel giudizio riassunto si costituì la curatela del fallimento (OMISSIS) S.r.l., chiedendo dichiararsi l’improcedibilità dell’azione esecutiva promossa da G. S.r.l., e la condanna di quest’ultima a restituire alla curatela le somme “riscosse in virtù dell’ordinanza di assegnazione dopo la dichiarazione di fallimento” (così il ricorso, p. __).
Con sentenza 6 marzo 2017 n. 823 il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dichiarò cessata la materia del contendere del giudizio di opposizione.
– nell’esecuzione mobiliare presso terzi la procedura non può considerarsi definita fino a quando non sia avvenuta la distribuzione delle somme ai creditori;
– pertanto, se il debitore esecutato fallisce prima di tale momento, “l’intervento del curatore che chieda l’interruzione della procedura di espropriazione individuale comporta l’improcedibilità della stessa ai sensi della L.F., art. 51” (il Tribunale ha richiamato, su questo punto, la sentenza di questa Corte n. 6968 del 1999);
– la procedura di pignoramento presso terzi introdotta da G., di conseguenza, doveva ritenersi improcedibile, e caducati dovevano ritenersi tutti gli atti di essa, ivi compresa l’ordinanza di assegnazione;
– essendo improcedibile il giudizio di esecuzione, e caducata l’ordinanza di assegnazione, non vi era più motivo di decidere nel merito il giudizio di opposizione agli atti esecutivi.
La suddetta sentenza è stata impugnata per cassazione dalla Gas Plus Italiana con ricorso fondato su due motivi.
La causa, già fissata nell’adunanza camerale del __, con ordinanza interlocutoria __ n. __ è stata rimessa alla pubblica udienza, sul presupposto della sua particolare rilevanza nomofilattica.
Col primo motivo la ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione degli artt. 553, 617 e 618 c.p.c.; nonché della L.F., art. 51.
a) la procedura di espropriazione presso terzi termina con la pronuncia dell’ordinanza di assegnazione, a nulla rilevando la pendenza di un giudizio di opposizione agli atti esecutivi (il quale costituisce un ordinario giudizio di cognizione, e non ha l’effetto di protrarre la pendenza della procedura esecutiva);
b) poiché la procedura esecutiva di pignoramento presso terzi si conclude con la pronuncia dell’ordinanza di assegnazione, non può valere a farla rivivere la circostanza che, dopo la pronuncia della suddetta ordinanza, il debitore esecutato sia dichiarato fallito, e ciò quand’anche si volesse aderire all’opinione che ritiene inefficaci i pagamenti eseguiti dal terzo pignorato dopo il fallimento;
c) in ogni caso, il fallimento del debitore esecutato, dichiarato dopo la pronuncia dell’ordinanza di assegnazione, non poteva comportare la caducazione dell’ordinanza di assegnazione, ma solo – a tutto concedere – l’inefficacia dei pagamenti successivi al fallimento;
d) infine, la sentenza impugnata era erronea nella parte in cui aveva ritenuto caducata l’ordinanza di assegnazione anche nella parte in cui aveva disposto l’assegnazione a G. del credito vantato dalla (OMISSIS) nei confronti di C., il quale era rimasto estraneo al giudizio di opposizione agli atti esecutivi.
L’illustrazione del motivo si conclude con l’affermazione che il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere non avrebbe dovuto dichiarare cessata la materia del contendere, ma avrebbe dovuto da un lato rilevare l’avvenuta chiusura della procedura esecutiva presso terzi; e dall’altro decidere nel merito l’opposizione agli atti, a prescindere da qualsiasi valutazione circa l’inefficacia di eventuali pagamenti eseguiti da C. (terzo pignorato) dopo il fallimento della (OMISSIS) (debitore esecutato), dal momento che tale questione non formava oggetto del thema decidendum.
a) che nella procedura di espropriazione presso terzi il fallimento del debitore esecutato, dichiarato dopo la pronuncia dell’ordinanza di assegnazione, renda improcedibile la procedura esecutiva;
b) che nella procedura di espropriazione presso terzi il fallimento del debitore esecutato, dichiarato dopo la pronuncia dell’ordinanza di assegnazione, comporti l’inefficacia sopravvenuta di questa.
L’improcedibilità è l’impossibilità giuridica che un procedimento giudiziario prosegua. Improcedibile può dunque essere dichiarato soltanto un procedimento pendente: ma la procedura esecutiva di espropriazione di crediti si esaurisce con la pronuncia dell’ordinanza di assegnazione. Da quel momento, cessando di essere pendente, nemmeno potrà essere dichiarata Improcedibile.
Corollario di quanto precede è che l’eventuale proposizione di una opposizione agli atti esecutivi, ex art. 617 c.p.c., avverso l’ordinanza di assegnazione del credito pignorato, di cui all’art. 553 c.p.c., non vale a prorogare o riattivare una espropriazione già esaurita, ma ha il solo effetto di introdurre un ordinario giudizio di cognizione (Sez. 3, Sentenza n. 17520 del 23/08/2011, Rv. 619217 – 01). Soltanto nel caso in cui l’opposizione dovesse essere accolta, in tutto od in parte (ovviamente per motivi attinenti al corretto pregresso svolgimento della procedura esecutiva), potrebbe porsi un problema di reviviscenza della procedura esecutiva.
Il suddetto fallimento, infatti, non rende ipso iure improcedibile né la procedura esecutiva, né il giudizio di opposizione agli atti esecutivi proposto dal terzo pignorato contro l’ordinanza di assegnazione.
In tal caso, infatti, l’opposizione avrebbe ad oggetto l’accertamento dell’esistenza d’una ragione di credito del fallimento, e non di un debito del fallimento; con la conseguenza che il relativo giudizio sfugge al divieto di azioni esecutive individuali di cui alla L.F., art. 51, né, d’altro canto, l’interesse del creditore all’accertamento dell’obbligo del terzo viene meno per effetto del fallimento del debitore (così già Sez. 3 -, Ordinanza n. 9624 del 19/04/2018, Rv. 648425 – 01, in motivazione).
Sopravvenuto il fallimento del debitore nelle more del giudizio di opposizione, la curatela intervenne in causa, eccependo l’improcedibilità dell’esecuzione, ai sensi della L.F., art. 51, e sostenendo che tale norma sarebbe applicabile al giudizio di opposizione agli atti esecutivi in quanto l’esecuzione non si conclude con l’assegnazione, che viene disposta pro solvendo ai sensi dell’art. 553 c.p.c., ma con l’effettivo pagamento delle somme.
a) sino a quando non sia avvenuta la distribuzione delle somme ai creditori, la procedura esecutiva non può considerarsi definita ai fini in esame, non essendo sufficiente il mero provvedimento di assegnazione che, pur determinando il trasferimento del credito pignorato dal debitore esecutato al suo creditore, non importa l’immediata liberazione del debitore;
b) la L.F., art. 44, comma 1, prevede che tutti i pagamenti eseguiti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento sono inefficaci rispetto ai creditori, e tale regola non può venir meno per il fatto che il pagamento avvenga in esecuzione d’una ordinanza di assegnazione;
c) la pendenza del giudizio di opposizione, sia pure agli atti esecutivi, non consente di considerare esaurito il procedimento di esecuzione, ripercuotendosi la decisione proprio su tale procedimento attraverso la verifica della regolarità dei singoli atti, oggetto dell’opposizione.
1.6.2. Al secondo degli argomenti spesi dalla Cass. 6968/99 a sostegno della tesi qui confutata (e cioè la sanzione di inefficacia prevista dalla L.F., art. 44) è agevole replicare che esso non è pertinente rispetto alla soluzione del problema qui in esame.
Altro, infatti, è stabilire se il fallimento del debitore esecutato comporti ope legis la caducazione dell’ordinanza di assegnazione; ben altro è stabilire se il pagamento effettuato in esecuzione di quella ordinanza sia efficace o meno, ai sensi della L.F., art. 44. Il pagamento eseguito in ottemperanza all’ordinanza di assegnazione prima del fallimento verrebbe comunque travolto dall’accoglimento dell’opposizione; così come, all’opposto, anche se l’ordinanza d’assegnazione fosse eseguita dopo il fallimento, il creditore potrebbe conservare interesse a coltivare il giudizio di opposizione agli atti esecutivi, al fine di conservare un titolo da far valere nei confronti del fallito, se tornasse in bonis.
1.6.3. Al terzo degli argomenti spesi dalla Cass. 6968/99 a sostegno della tesi qui confutata (l’esecuzione pende fino a quando pende l’opposizione), infine, è agevole replicare che, quale che fosse la condivisibilità di tale argomento all’epoca in cui venne speso (nel caso deciso da Cass. 6968/99 l’ordinanza di assegnazione venne adottata il 10.1.1996), essa oggi, non solo contrasta col consolidato orientamento di questa Corte già in precedenza richiamato, ma comunque non è più coerente con la netta dicotomia introdotta dal legislatore tra il giudizio di esecuzione e quello di opposizione.
1.7. In conclusione, ha errato il giudice di merito nel dichiarare improcedibile una procedura esecutiva che, per quanto detto, doveva ritenersi già conclusa, senza esaminare nel merito il contenuto dell’opposizione agli atti esecutivi.
1.8. Il secondo errore commesso dal Tribunale è consistito nel dichiarare caducata l’ordinanza di assegnazione del __.
L’ordinanza di assegnazione, infatti, in primo luogo non perse la propria efficacia per effetto dell’improcedibilità dell’esecuzione giacché, per quanto detto, non poteva dichiararsi improcedibile una esecuzione già conclusa.
Né la caducazione degli effetti dell’ordinanza di assegnazione poteva farsi discendere ipso iure dalla sopravvenuta dichiarazione di fallimento del debitore esecutato.
Come già detto, infatti, l’ordinanza di cui all’art. 553 c.p.c. ha lo scopo di produrre una cessione coattiva del credito e dunque di mutarne il soggetto attivo. Si tratta d’un atto che se adottato, come nel caso di specie, prima del fallimento, non risente degli effetti di quest’ultimo, perché non costituisce un pagamento.
Soltanto se e quando il terzo pignorato, dopo la dichiarazione di fallimento del debitore esecutato, dovesse adempiere la propria obbligazione nelle mani del creditore assegnatario, potrà eventualmente sorgere il problema di stabilire se tale pagamento sia efficace, ai sensi della L.F., art. 44: problema che, tuttavia, non ha formato oggetto della sentenza impugnata, né del ricorso per cassazione; e per risolvere il quale non vi è necessità di ipotizzare, insostenibilmente, che sopravvenuta la dichiarazione di fallimento del terzo debitore, perda efficacia l’ordinanza di assegnazione.
1.9. La sentenza impugnata va dunque cassata su questo punto con rinvio al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in persona di diverso giudicante, il quale, infine provvedendo anche sulle spese del presente giudizio di legittimità, riesaminerà l’opposizione agli atti proposta dal Comune di Calvi Risorta applicando il seguente principio di diritto: nell’espropriazione presso terzi di crediti il fallimento del debitore esecutato, dichiarato dopo la pronuncia dell’ordinanza di assegnazione di cui all’art. 553 c.p.c., e nelle more del giudizio di opposizione agli atti esecutivi contro di essa proposto dal terzo pignorato, non comporta né la caducazione dell’ordinanza di assegnazione, né la cessazione ipso iure della materia del contendere nel giudizio di opposizione; non spetta al giudice dell’opposizione stabilire se gli eventuali pagamenti compiuti dal terzo pignorato in esecuzione dell’ordinanza di assegnazione siano o meno efficaci, ai sensi della L.F., art. 44, in considerazione del momento in cui vennero effettuati.
Col secondo motivo la società ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione dell’art. 24 Cost., artt. 101, 183 e 190 c.p.c. Lamenta la nullità del procedimento, per non esserle stati concessi i termini di cui all’art. 183 c.p.c., formalmente richiesti.
la Corte di cassazione accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Santa Maria Capua Vetere, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Cass. civ. Sez. III 05_06_2020 n. 10820