Source: http://www.carteinregola.it/index.php/demolizione-villini-cosa-stanno-facendo-e-cosa-dovrebbero-fare-comune-regione-mibact/
Timestamp: 2018-04-20 00:52:53+00:00
Document Index: 1452929

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 43', 'art. 107', 'art.149', 'art.10', 'art.136', 'art.16']

Demolizione villini: cosa stanno facendo e cosa dovrebbero fare Comune, Regione, MiBACT |
Demolizione villini: cosa stanno facendo e cosa dovrebbero fare Comune, Regione, MiBACT
murale del Trullo (foto ambm)
Pensavamo che dopo le elezioni del 4 marzo finissero le polemiche propagandistiche e le Amministrazioni si mettessero al lavoro concentrandosi sulla risoluzione dei problemi anzichè su a chi addossarne le responsabilità, a torto o a ragione. Invece evidentemente la campagna elettorale continua ad libitum, e quindi anche le mosse, le dichiarazioni e i polveroni. Le demolizioni e ricostruzioni con ampliamenti dei villini del Piano casa sono uno degli argomenti più gettonati, anche perché quasi ogni giorno spunta un caso nuovo. E resta la spada di Damocle della Legge di rigenerazione urbana, che può riproporre le stesse devastanti conseguenze in molti quartieri storici di Roma. Ma nonostante si sprechino fiumi di parole, finora di passi avanti reali se ne sono fatti ben pochi. Eppure dei margini ci sarebbero, con la modifica della legge regionale come proposto dal lucido documento dell’INU (1), visto anche l’accordo Pd-M5S in atto in Regione per garantire una maggioranza a Zingaretti, ma il tema pare rimasto fuori dall’agenda. Lasciandoci il sospetto che se, a parole, tutti si preoccupano della salvaguardia del nostro paesaggio urbano, nei fatti non importi a nessuno. Ci auguriamo che almeno l’iniziativa del Ministero dei Beni Culturali (MiBACT) sia seria (2), anche se prima di dare credito a queste tardive e altalenanti conversioni – visto il silenzio in occasione della proroga del Piano casa e dell’approvazione della Legge sulla rigenerazione – vogliamo vedere fatti. Messi nero su bianco. Dal MiBACT, dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma. E cominciamo a vedere cosa stanno facendo tutti i soggetti istituzionali .
Non c’è giorno che non appaia sui giornali un nuovo caso di villini da demolire o di superfetazioni cementizie in quartieri storici a causa del Piano Casa regionale. Senz’altro positiva tanta attenzione dei media per il patrimonio paesaggistico e culturale della Capitale. Anche se sarebbe stato assai più utile che il tema fosse portato alla ribalta delle cronache prima che fosse troppo tardi, cioè quando noi facevamo il presidio contro quel Piano casa al Consiglio regionale alla Pisana, nell’autunno 2014, chiedendo che non fosse prorogato o che almeno fossero abolite le deroghe ai Piani regolatori degli articoli del Piano casa Polverini. Allora avevano riportato le nostre voci critiche solo Il Fatto quotidiano, Agenparl, Roma Today e, dopo una nostra lettera all’allora direttore, La Repubblica, con un trafiletto (3). Niente, rispetto al battage di un paio d’anni prima, quando i giornaloni si scagliavano contro le norme edilizie del Piano casa della Polverini, l’ex assessore capitolino PD Morassut minacciava referendum contro un provvedimento che “stravolge i piani regolatori votati sovranamente dai Comuni“, l’allora assessore all’urbanistica della Provincia Michele
dal sito della Provincia di Roma
Civita – poi autore del Piano casa 2 in Regione – parlava di “deregulation del mattone” che “rischia di rendere i centri storici più brutti e insicuri facendo nascere interi quartieri senza servizi e infrastrutture“, e SEL – che ha poi convintamente votato il Piano Casa 2 del 2014 – faceva pubblicazioni che si intitolavano “Il manuale del Giovane speculatore edilizio“. E niente rispetto ad oggi, quando tutti stanno scoprendo quello che noi, cassandre inascoltate, cercavamo invano di spiegare con convegni, appelli, grafiche, slides. Anche l’INU, istituzione che avrebbe meritato ben altra considerazione, è stato bellamente ignorato. Quando, dopo aver denunciato i rischi del Piano Casa Polverini nel novembre 2011 (4), ha rilanciato l’allarme per il Piano casa Zingaretti nell’ottobre 2014 (5), e anche quando nell’aprile 2017 ha presentato in Commissione obiezioni ed emendamenti alla Legge della Rigenerazione urbana che a luglio 2017 ha preso definitivamente il posto del Piano casa. Qualche giorno fa l’INU ha pubblicato un documento sulla legge regionale che ne chiede esplicitamente e motivatamente immediate modifiche. E ha avanzato propopste precise a Regione e Comune (1).
Ma per adesso le maggiori istituzioni sembrano prese dai soliti ping pong in cui è difficile capire chi ha ragione e chi ha torto, e soprattutto chi sta facendo sul serio. Vediamo tutti i soggetti istituzionali cosa promettono, cosa stanno effettivamente facendo e cosa dovrebbero fare.
IL MIBACT Il 30 marzo 2018 dirama un comunicato Villini Novecento Roma: al via istruttoria per vincoli paesaggistici (2) in cui fa sapere che “In seguito a una riunione con l’Ufficio Legislativo e l’Ufficio Unesco del MiBACT, la Direzione Generale per l’archeologica le belle arti e il paesaggio, la Soprintendenza Speciale archeologia belle arti e paesaggio di Roma e i rappresentanti locali e nazionali dell’associazione Italia Nostra, il MIBACT (…)verrà avviata l’istruttoria per l’apposizione di una serie di vincoli paesaggistici a salvaguardia dei valori urbani e storici delle testimonianze urbanistiche post unitarie e dei primi decenni del XX secolo presenti a Roma, riguardanti in particolare i villini del Novecento nei quartieri più esposti al rischio di manomissione“.
Risponde l’Assessore all’urbanistica capitolino Montuori (6), a un post del Ministro Madia (7) che “15 settembre 2017 il Consiglio dei ministri, nel quale era presente anche il ministro Madia come da verbale rintracciabile facilmente sul sito del governo, ha deciso di non impugnare la legge sulla Rigenerazione Urbana della Regione Lazio, una legge che consegna ai privati le chiavi per aggirare le norme urbanistiche delle città e costringe i Comuni a individuare gli strumenti per difendersi da forti attacchi speculativi di cui la legge del Piano Casa era solo il primo esempio applicativo“. Assolutamente vero (8). Aggiungiamo che il Governo – allora guidato da Matteo Renzi, con gli stessi ministri di oggi Franceschini e Madia – non ha mosso un dito “per difendersi da forti attacchi speculativi di cui la legge del Piano Casa era solo il primo esempio applicativo” neanche alla proroga del Piano casa di Zingaretti, nell’ottobre 2014, da cui derivano le attuali demolizioni dei villini. Montuori critica la mossa del Governo perchè “scavalcherebbe i tentativi di individuare soluzioni condivise, come invece stavamo facendo in accordo con la Soprintendenza speciale archeologia belle arti e la Sovrintendenza capitolina“, ed effettivamente nel febbraio scorso la Giunta capitolina ha approvato una Memoria in cui si istituisce anche un “tavolo permanente di coordinamento e monitoraggio” e un “tavolo tecnico interdipartimentale” (9). Sicuramente la collaborazione tra istituzioni è una delle strade per garantire la risoluzione dei problemi, tuttavia ci sembra poco comprensibile l’allarme di Montuori per “intere zone della città” dove “potrebbe essere impossibile modificare una finestra, trasformare anche una superfetazione, adeguare un vecchio edificio a rinnovate esigenze abitative” dato che, come osserva Paolo Gelsomini (10), per quel tipo di interventi esistono già fonti normative che consentono “autorizzazioni paesaggistiche semplificate”. Ci auguriamo quindi che il Ministero porti avanti rapidamente l'”istruttoria per l’apposizione dei vincoli” – se possibile in accordo con Roma Capitale – per salvaguardare la città storica dagli interventi del Piano Casa su cui il Comune non ha alcun potere di veto, poichè il Piano Casa Zingaretti – da cui derivano le attuali demolizioni dei villini- agisce “In deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici e dei regolamenti edilizi comunali vigenti o adottati…”.
Il Comune, lo ripetiamo ancora una volta, non può quindi bloccare sindacando nel merito interventi conformi al Piano Casa regionale. Per questo lasciano il tempo che trovano le reiterate affermazioni di esponenti dem, come Civita qualche giorno fa su Il Manifesto (11) e Roberto Morassut su La Repubblica il 3 aprile (12), su presunte possibilità per il Comune di utilizzare uno strumento del Piano Regolatore – la Carta per la Qualità – per impedire l’applicazione di una legge regionale che agisce in deroga al Piano Regolatore (13) . Anche se va detto che la delibera 9/2012 “Disposizioni in ordine all’attuazione del Piano Casa della Regione Lazio“ votata durante la consiliatura Alemanno, stabiliva, tra le “limitazioni, specificazioni e/o esclusioni” dall’applicazione del Piano casa, che “Gli interventi di cui al Capo II della L.R. n. 21/2009 e ss.mm.ii. si applicano ai beni inseriti nell’elaborato “Carta per la Qualità” del PRG vigente, previo parere conforme del competente Ufficio Capitolino che deve verificare l’ effettivo permanere dell’esigenza di tutela imposta dal carattere storico, artistico, urbanistico ed architettonico del bene inserito nell’elaborato “Carta per la Qualità”; il parere deve essere rilasciato entro il termine di 50 (cinquanta) giorni dalla richiesta, decorso infruttuosamente il quale, si intende favorevolmente reso”. Quindi, in attesa dell’aggiornamento della Carta per la Qualità (14), per tutti gli edifici inseriti il “competente ufficio” – la Sovrintendenza Capitolina ? – doveva esprimere un parere di merito, entro 50 giorni dalla richiesta, altrimenti sarebbe scattato il silenzio/assenso. Ci auguriamo che, a suo tempo – il Piano casa è scaduto il 31 giugno 2017 -, il Comune abbia provveduto a esprimersi su eventuali richieste inerenti edifici nella Carta per la qualità.
E c’è una cosa che il Comune può fare subito, rispetto al patatrac del passato: un'”operazione trasparenza”, pubblicando sul sito istituzionale l’elenco degli interventi del Piano Casa (visto che anchela stessa Legge prevede il monitoraggio della sua applicazione) in istruttoria o per cui è stato già rilasciato il Pdc – i giornali hanno scritto quasi 600 in tutta la città , una ventina nel II Municipio – in modo che anche cittadini e comitati possano constatare se sono state rispettate le regole e le normative. E naturalmente può fare tutto il possibile – anche con l’attivo contributo del Comitato per la qualità urbana e edilizia (CoQUE) – per mettere almeno paletti qualititativi ai nuovi progetti edilizi.
Invece può fare moltissimo per quanto riguarda il presente e il futuro, rispetto agli interventi consentiti dalla “Legge di rigenerazione urbana regionale”, LR 7/2017 , in vigore dal 19 luglio 2018. Per onestà intellettuale, va detto che non sappiamo se il Comune di Roma abbia inviato osservazioni e richieste alla Regione Lazio quando – febbraio/giugno 2017 – la legge era al vaglio della Commissione Urbanistica e del Consiglio regionale (secondo l’ex Assessore Civita, dall’assessore Montuori non è pervenuto nulla ), nè se abbia inviato osservazioni e richieste al Governo riguardo l’impugnazione di “una legge che consegna ai privati le chiavi per aggirare le norme urbanistiche delle città e costringe i Comuni a individuare gli strumenti per difendersi da forti attacchi speculativi di cui la legge del Piano Casa era solo il primo esempio applicativo“(6). Ma il Comune può comunque ancora fare molto, perchè, a differenza del Piano casa, molti articoli prevedono che gli interventi siano preceduti da una valutazione di merito del Comune (approvazione di programmi, definizione di ambiti, approvazione di varianti), e quindi, come ben spiegato dal documento dell’INU (1), “Roma Capitale potrebbe/dovrebbe escludere dalla applicazione della LR 7/2017 dei tessuti a villini di Roma” e “ridurre le utilità private negli ampliamenti e nei cambi di destinazione d’uso”, oltre a “aggiornare la Carta per la Qualità” e prevedere un “controllo preventivo delle trasformazioni”. Ma soprattutto il Comune dovrebbe attivarsi con la Regione Lazio – forte anche dell’accordo di Zingaretti con i consiglieri regionali M5S -perchè venga modificato l’art. 6 della legge, che riguarda “interventi diretti ” la cui attuazione – osserva l’INU – è sempre consentita” ed è quindi “rimessa alla sola decisione della proprietà immobiliare“, un articolo di cui lo stesso Montuori nella Memoria di Giunta ha denunciato ” le pesanti ricadute sull’assetto urbano prodotte dalla precedente legge Piano casa, deregolatoria alla normativa urbanistica comunale” (9)
Per gli interventi del Piano Casa scaduto il 31 maggio 2017, l’Amministrazine regionale può fare ben poco, a parte – approfondiremo il tema – contribuire alle istruttorie vincolistiche. Ma, anche se concretamente serve a poco, potrebbe almeno ammettere che la Proroga di due anni e mezzo del Piano casa, e di “quel Piano casa”, è stato un colossale errore, anzichè continuare a diffondere versioni distorte dei fatti e delle responsabilità. Invece, per quanto riguarda la legge 7/2017, come proposto dall’INU (1) e scritto anche da noi, la Regione deve modificare la più presto la legge, restituendo l’ultima parola ai Comuni e sancendo “espressamente che gli interventi di rigenerazione devono comunque rispettare tutte le norme di tutela attinenti ad aspetti storici, paesaggistici e ambientali (indipendentemente dalla fonte statale, regionale o comunale dei vincoli), poiché la tutela di questi interessi generali, peraltro sancita dalla Costituzione, prevale sulla disciplina urbanistica” (9).
Inoltre la Regione dovrebbe modificare con decorrenza immediata il PTPR, Piano Territoriale Paesistico Regionale [di cui ultimamente è stata rinviata ancora una volta l’applicazione (15)], nella parte in cui stabilisce (art. 43,comma 15) che per quanto riguarda Roma non si applica al Centro Storico, con la motivazione che, in quanto sito UNESCO, sarebbe protetto attraverso il Piano di Gestione. Lo stesso Piano di Gestione (approvato con Delibera del Commissario Tronca n. 62 del 29 aprile 2016) (16) smentisce tale affermazione e richiede questa modifica oltre che maggiore protezione (cfr. punto 2.3.3. pagg 27/28). Il PTPR dovrebbe quindi equiparare tutti gli ambiti della Città Storica, in quanto zone A ai sensi del DM 1444/68, al Centro Storico (dato che nel Piano Regolatore di Roma con l’art. 107 comma 1 lettera a) delle NTA: “[con riferimento alle zone territoriali omogenee di cui al DM 1444/1968] sono classificate come zone territoriali omogenee A le componenti della Città Storica, salvo gli Ambiti di valorizzazione” ): con l’entrata in vigore immediata – e l’estensione a tutta la Città Storica – della tutela paesaggistica, non ci sarebbero state e non ci sarebbero le conseguenze più eclatanti del Piano casa, senza necessità del nuovo intervento del MiBACT.
Possono passare dalle parole ai fatti, lasciando da parte le schermaglie ormai buone solo per le telenovelas giornalistiche, e mettere sul tavolo delle trattative politiche in corso alla Regione – che sarebbe auspicabile venissero fatte alla luce del sole – la revisione delle scelte urbanistiche sbagliate della passata consiliatura, tra l’altro avversate in modo assai circostanziato dai consiglieri pentastellati. Un tavolo a cui finalmente si sieda anche l’Assessore Montuori, in rappresentanza di Roma Capitale e dei cittadini che si battono contro la distruzione di pezzi del patrimonio storico cittadino, e il Mibact. Per trovare soluzioni concrete. Subito. Accantonando per un po’ i botta e risposta sui social e parlando ai cittadini in modo istituzionale e trasparente. Dicendo quello che si sta facendo, con quali strumenti normativi, con quali tempi.
Così si comportano delle istituzioni che mettono al primo posto il bene della città e dei cittadini. Noi daremo conto puntualmente di quello che tutti i soggetti coinvolti stanno facendo e non facendo. E questa della Legge sulla Rigenerazione urbana, è una partita che può mostrare molto bene come e per chi tutti i soggetti coinvolti stiano davvero giocando.
Gruppo urbanistica Carteinregola
> vai a Piano Casa e legge di rigenerazione urbana cronologia e materiali
scarica legge rigenerazione urbana + circolare Regione Lazio con riferimenti normativi
Demolizione villini: >vai alle FAQ del 10 marzo 2018
(1) vedi INU: per difendere i tessuti urbani a villini di Roma 4 aprile 2018
(2) 30 marzo 2018 Comunicato del MIBACT: Villini Novecento Roma: al via istruttoria per vincoli paesaggistici In seguito a una riunione con l’Ufficio Legislativo e l’Ufficio Unesco del MiBACT, la Direzione Generale per l’archeologica le belle arti e il paesaggio, la Soprintendenza Speciale archeologia belle arti e paesaggio di Roma e i rappresentanti locali e nazionali dell’associazione Italia Nostra, il MIBACT comunica che verrà avviata l’istruttoria per l’apposizione di una serie di vincoli paesaggistici a salvaguardia dei valori urbani e storici delle testimonianze urbanistiche post unitarie e dei primi decenni del XX secolo presenti a Roma, riguardanti in particolare i villini del Novecento nei quartieri più esposti al rischio di manomissione.
22 Settembre 2014 RomaToday Il Piano Casa Zingaretti in Consiglio, comitati in presidio: “Le modifiche non bastano” Martedì alle 14, in concomitanza con l’avvio della discussione in Aula del provvedimento, associazioni ambientaliste e comitati si sono dati appuntamento alla Pisana Ylenia Sina http://www.romatoday.it/politica/piano-casa-regione-protesta-comitati.html
26 settembre Agenparl PIANO CASA: CARTEINREGOLA E CITTADINANZATTIVA LAZIO ONLUS SCRIVONO AL SINDACO
9 ottobre 2014 Agenparl PIANO CASA: CARTEINREGOLA SCRIVE AL SEGRETARIO PD , INFORMAZIONE PIU’ GARANTITA http://www.agenparl.com/?p=103341
22 ottobre 2014 scarica Repubblica_piano_casa_Lazio_
(4) l’INU Lazio (Istituto Nazionale di Urbanistica), il 4.11. 2011 dirama un documento durissimo approvato all’unanimità dall’assemblea dei soci I IL PIANO CASA DEL LAZIO: UNA LEGGE CONTRO IL GOVERNO DEL TERRITORIO
(5) 23 ottobre 2014 l’INU, l’Istituto Nazione di Urbanistica del Lazio scrive al Presidente Zingaretti, ripetendo le stesse dure critiche avanzate in passato al ‘Piano casa’ Ciocchetti” che per l’INU che ritiene “tuttora valide.”Nella lettera firmata dal Presidente del Lazio Domenico Cecchini, dal vice Gianfranco Buttarelli e dai membri del Consiglio direttivo regionale e nazionale Daniel Modigliani e Simone Ombuen, si auspica esplicitamente che la legge vigente “abbia termine alla prevista scadenza del 31 gennaio 2015“ e che “ove ciò non fosse possibile, e la proroga sia breve e comunque non superi il 2015“. E soprattutto si aggiunge che “per ridurre i guasti prodotti da quella legge” deve essere ” esclusa dai suoi benefici l’edilizia ancora da realizzare, ancorché dotata di permesso di costruire“, concludendo con la considerazione che è “indispensabile superare finalmente la logica dei cosiddetti ‘piani casa’ “...per riorganizzare, semplificare e innovare la normativa urbanistica ed edilizia dotando il Lazio della attesa nuova legge per l’urbanistica e il governo del territorio”
(6)(dal profilo Fb di Luca Montuori 31 3 2018 ore 17.10 )
Dal profilo Fb dell’assesore Luca Montuori
Credo sia ineludibile per chi riveste cariche istituzionali mantenere onestà intellettuale perché significa rispettare i cittadini.
Il 15 settembre 2017 il Consiglio dei ministri, nel quale era presente anche il ministro Madia come da verbale rintracciabile facilmente sul sito del governo, ha deciso di non impugnare la legge sulla Rigenerazione Urbana della Regione Lazio, una legge che consegna ai privati le chiavi per aggirare le norme urbanistiche delle città e costringe i Comuni a individuare gli strumenti per difendersi da forti attacchi speculativi di cui la legge del Piano Casa era solo il primo esempio applicativo.
Aveva l’occasione di dire qualcosa. Non l’ha fatto. E oggi di nuovo, in una lotta tutta intestina, il suo partito si scaglia contro se stesso tentando di addossare goffamente le responsabilità all’Amministrazione Capitolina.
L’azione del MIBACT, che da ciò che al momento leggo sugli organi di stampa sembra riguardi l’avvio di una istruttoria per l’apposizione di vincoli paesaggistici, scavalcherebbe i tentativi di individuare soluzioni condivise, come invece stavamo facendo in accordo con la Soprintendenza speciale archeologia belle arti e la Sovrintendenza capitolina, commisurate alle esigenze della città, e si configurerebbe come un danno clamoroso se venisse portato fino in fondo senza un adeguato confronto. Da domani in intere zone della città potrebbe essere impossibile modificare una finestra, trasformare anche una superfetazione, adeguare un vecchio edificio a rinnovate esigenze abitative.
Con queste modalità le Amministrazioni rimangono ancora una volta, sempre di più, private del diritto dovere di individuare le migliori forme di governo del territorio. Lasciate in questi anni in balia della rendita privata nell’ideologica convinzione che l’azione privata fosse comunque migliore di quella pubblica.
Sarebbe bastato agire sulle premialità, rendendo sterili gli effetti speculativi, sarebbe bastato un richiamo al rispetto delle leggi nazionali che regolano le densità urbane, le norme sulle altezze massime, sui distacchi tra gli edifici, sarebbe bastato chiarire che si deve considerare come valida la norma più restrittiva, sarebbe bastata una chiara posizione sulla nullità delle circolari esplicative regionali che ancor di più forzano le leggi verso gli interessi speculativi.
Noi abbiamo sempre chiesto una condivisione sulle soluzioni per evitare il sovrapporsi scombinato di azioni successive, norme che non cancellano mai il pregresso creando blocchi mostruosi di burocrazia.
L’inerzia istituzionale credo vada cercata altrove quindi restituisco con serenità al ministro Madia letture di una questione molto più complessa di come viene presentata in alcuni suoi post. Alcuni provvedimenti, purtroppo, hanno conseguenze concrete anche prima e dopo una campagna elettorale.
(7) (dal profilo Fb di Marianna Madia 31 3 2018 ore 11.30)
Dal profilo Fb del Ministro Marianna Madia
Insieme alla Presidente del II municipio Francesca Del Bello ho incontrato cittadini e associazioni assumendo l’impegno a fare in modo che le istituzioni competenti si adoperassero per fermare gli interventi e le demolizioni previste. Così è stato.
Il MIBACT ieri ha annunciato che “verrà avviata l’istruttoria per l’apposizione di una serie di vincoli paesaggistici a salvaguardia dei valori urbani e storici delle testimonianze urbanistiche post unitarie e dei primi decenni del XX secolo presenti a Roma, riguardanti in particolare i villini del Novecento nei quartieri più esposti al rischio di manomissione”.
Si tratta di una prima importante risposta alle preoccupazioni di tanti cittadini e delle associazioni che da tempo si battono per evitare che interventi urbanistici, di cui non si comprende l’interesse per la collettività, danneggino aree che rappresentano un pezzo importante di storia di alcuni quartieri di Roma.
Ringrazio il Ministro Franceschini e il MIBACT che, nell’inerzia del Comune, hanno voluto approfondire questa vicenda dando ascolto alle giuste preoccupazioni che venivano dal territorio.
(8) Dal sito del Governo http://www.regioni.it/newsletter/n-3230/del-15-09-2017/consiglio-dei-ministri-del-15-settembre-esamina-alcune-leggi-regionali-17071/
Consiglio dei ministri del 15 settembre esamina alcune leggi regionali(Regioni.it 3230 – 15/09/2017) Il Consiglio dei ministri del 15 settembre ha, tra l’altro, varato una serie di provvedimenti anche in attuazione o recepimento di normative europee, tra questi: (…) di non impugnare:(…)- la legge della Regione Lazio n. 7 del 18/07/2017, recante “Disposizioni per la rigenerazione urbana e per il recupero edilizio”;
(9) scarica scarica Memoria della Giunta Capitolina n.14 del 26 febbraio 2018 Vedi anche 28 marzo Legge di Rigenerazione urbana regionale: cancellate subito l’articolo 6
(10) osserva Paolo Gelsomini che in una nota l’assessore Montuori esprime il timore che in seguito all’iniziativa del MIBACT “non si possa cambiare neanche una finestra”, ma è del tutto infondato. Nell’art.149 del Codice dei Beni culturali ci sono le condizioni per le deroghe di richiesta di autorizzazione paesaggistica. Sono deroghe che attengono proprio a lavori di restauro, manutenzione, consolidamento statico, interventi vegetazionali, recinzioni ecc. che non c’entrano nulla con la demolizione di villini e ricostruzione di condomini. Anche il DPR 31/2017 (autorizzazioni paesaggistiche semplificate), parla di interventi non “pesanti” . Quindi, per gli interventi leggeri citati da Montuori si possono usare queste due ultime fonti normative, che sono cosa diversa rispetto ad un vincolo basato sull’art.10 c.4 e sull’art.136 del Codice, che può impedire anche la demolizione.
(11) vedi 28 marzo 2018 Appello contro la rigenerazione, poco urbana, del Piano Casa di Zingaretti (da Il Manifesto 28 marzo 2018 ) (Vedi il nostro post Rigenerazione o rispeculazione? A proposito della risposta di Civita all’appello sul Manifesto
(12) La Repubblica 3 aprile 2018 “La difesa dei villini del ‘900 – Usate il Piano regolatore” L‘ex assessore Morassut attacca il Campidoglio “Demolizioni in caso di grave degrado E rispettate il volume” di Paolo Boccacci scarica repubblica 3 aprile villini morassut
(13)(dalladelibera 9/2012 Disposizioni in ordine all’attuazione del Piano Casa della Regione Lazio“ votata durante la consiliatura Alemanno (Scarica 2012-9 Delibera Piano Casa Assemblea Capitolina) d
(…) (pag 3)Che tra gli elaborati che compongono il PRG vigente sul territorio di Roma Capitale è compreso l’elaborato Carta per la Qualità in cui sono individuati gli elementi che presentano particolare valore urbanistico, architettonico, archeologico e monumentale, culturale, da conservare e valorizzare;
Che l’elaborato Carta per la Qualità è attualmente in fase di revisione ed aggiornamento periodico con la finalità di verificare puntualmente i beni e gli edifici ivi inseriti, accertandone l’effettiva “qualità di carattere storico, artistico, urbanistico ed architettonico”, presso il competente Ufficio Capitolino;
Che, proprio per tali ragioni occorre evitare l’applicazione incondizionata ed indiscriminata della L.R. per quegli edifici, per i quali permane comunque l’esigenza della loro tutela, ancorché subordinata ad una valutazione tecnica circa l’attualità del loro valore artistico ed architettonico;
Che, nelle more dell’aggiornamento dell’elaborato “Carta per la Qualità”, in considerazione della grande quantità di beni ed elementi oggetto di verifica, è opportuno verificare l’effettiva “qualità di carattere storico, artistico, urbanistico ed architettonico”, degli interventi in applicazione della L.R. agli edifici compresi nell’elaborato “Carta per la Qualità”;
1. di individuare, per tutto quanto citato in premessa, le seguenti limitazioni, specificazioni e/o esclusioni:
Gli interventi di cui al Capo II della L.R. n. 21/2009 e ss.mm.ii. si applicano ai beni inseriti nell’elaborato “Carta per la Qualità” del PRG vigente, previo parere conforme del co mpetente Ufficio Capitolino che deve verificare l’ effettivo permanere dell’esigenza di tutela imposta dal carattere storico, artistico, urbanistico ed architettonico del bene inserito nell’elaborato “Carta per la Qualità”; il parere deve essere rilasciato entro il termine di 50 (cinquanta) giorni dalla richiesta, decorso infruttuosamente il quale, si intende favorevolmente reso.
(14) il Comune avrebbe potuto/dovuto provvedere da tempo ad aggiornare la carta per la Qualità per determinare un quadro più definito ai fini dei pareri sui progetti da parte della Soprintendenza statale e della Sovrintendenza comunale (art.16 comma 9 e 10 delle NTA del PRG).
(15) dal sito del Consiglio regionale del Lazio 2/02/2018 : Consiglio Lazio, ok a proroga termine approvazione Ptpr al 14 febbraio 2019 In considerazione della scadenza della legislatura, slitta di un anno il termine per l’approvazione del nuovo piano territoriale paesistico.- L’Aula del Consiglio regionale ha approvato oggi, con 34 voti favorevoli su 37 presenti (3 astenuti) la proposta di legge di iniziativa di Giunta per prorogare i termini di approvazione del piano territoriale paesistico (Ptpr). La scadenza entro la quale l’Aula dovrà deliberare il nuovo Ptpr del Lazio passa così dal 14 febbraio 2018, per cui era originariamente prevista, al 14 febbraio 2019. Il termine originario era stato previsto dalla legge regionale 24 del 1998, su cui vanno ad incidere le modifiche normative.
(16) scarica Il Piano di Gestione UNESCO_0001 PDG 1_2.3