Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/04/05/bancarotta-fraudolenta-il-giudice-non-puo-presumere-la-distrazione-del-patrimonio-sociale-dalle-irregolarita-nella-tenuta-delle-scritture-contabili-omettendo-di-valutare-le-prove-offerte-a-discarico/
Timestamp: 2019-09-22 20:29:28+00:00
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Bancarotta fraudolenta: il giudice non può presumere la distrazione del patrimonio sociale dalle irregolarità nella tenuta delle scritture contabili omettendo di valutare le prove offerte a discarico – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Bancarotta fraudolenta: il giudice non può presumere la distrazione del patrimonio sociale dalle irregolarità nella tenuta delle scritture contabili omettendo di valutare le prove offerte a discarico.
Si segnala ai lettori del blog la sentenza di legittimità n.14636/2019 (depositata il 03.04.2019) in materia di bancarotta fraudolenta, con la quale la Suprema Corte ha definito l’estensione dell’obbligo di motivazione gravante sul giudice di merito in ordine prova della distrazione del patrimonio della società fallita, nel caso di specie presunta da irregolarità rilevate nelle scritture contabili.
Nel merito della vicenda processuale, la Corte di appello di Roma, confermando la sentenza del locale Tribunale, riteneva i due imputati responsabili del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, quale socio accomandatario, l’uno, e quale amministratore di fatto, l’altro, di una s.a.s., dichiarata nel 2006.
La penale responsabilità degli imputati veniva affermata per aver distratto i beni strumentali della società, per non aver tenuto il libro giornale, il libro degli inventari e il libro mastro e per non aver aggiornato il registro dei beni ammortizzabili omettendo di annotarvi i beni strumentali.
Contro la sentenza di secondo grado ricorrevano per cassazione gli imputati denunciando, tra l’altro, violazione di legge e vizio di motivazione in punto di valutazione del materiale probatorio come operata dalla Corte territoriale, nonché vizio di legittimità sulla ritenuta sussistenza dell’elemento soggettivo del delitto in contestazione.
La Suprema Corte ha accolto il ricorso per le ragioni in diritto di seguito sommariamente riportate estratte dal tessuto motivazionale della sentenza in commento:
“… è vero altresì che la motivazione della sentenza impugnata si riduceva sostanzialmente nel ribadire che i beni strumentali non erano stati ritrovati dalla curatela; asserzione, questa, che all’evidenza non si confrontava con rilievi difensivi che attenevano per un verso al differente profilo dell’effettiva acquisizione dei beni da parte della fallita, e per altro alla possibilità che la mancanza di determinati beni dipendesse non da alienazioni non contabilizzate, ma da riapprensioni ad opera delle società fornitrici. Per questo aspetto, la motivazione della sentenza impugnata è dunque viziata da omessa motivazione su questioni decisive ai fini dell’affermazione di responsabilità per il reato in esame.
(…) La motivazione della sentenza impugnata era invero incentrata in proposito sulla considerazione per la quale le irregolarità contabili erano finalizzate ad occultare l’effettiva destinazione dei beni strumentali non rinvenuti, tenuto conto della concomitanza delle stesse con la contestata distrazione di tali beni. A questo punto, però, il rilevato difetto motivazionale sulla prova di detta distrazione si riverbera inevitabilmente sull’argomentazione della Corte territoriale in ordine alla finalizzazione delle irregolarità al pregiudizio per i creditori nell’occultamento di parte del patrimonio della fallita. Anche per questo aspetto, dunque, la motivazione della sentenza impugnata si rivela carente”.
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