Source: http://www.comune.piraino.me.it/index.php?option=com_content&view=article&id=112:imu&catid=22:tributi&Itemid=228
Timestamp: 2019-07-20 07:46:35+00:00
Document Index: 21551879

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani.
Sono escluse le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali imponibili, non operative, e le aree comuni condominiali di cui all’articolo 1117 del codice civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva.
Il Comune, su richiesta del contribuente, fornisce l’attestazione se un'area sita nel proprio territorio è fabbricabile.
L'art. 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, disciplina le modalità di determinazione della base imponibile per l'IMU.
Per i FABBRICATI iscritti in catasto, la base imponibile è costituita dal valore ottenuto applicando all'ammontare delle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1° gennaio dell'anno di imposizione, rivalutate del 5 per cento ai sensi dell'articolo 3, comma 48, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, i seguenti moltiplicatori:
Abitazioni di tipo popolare - Unità immobiliari appartenenti a fabbricati con caratteristiche costruttive e di rifiniture di modesto livello. Dotazione limitata di impianti quantunque indispensabili.
Nel caso in cui il coltivatore diretto o IAP, iscritto nella previdenza agricola, possiede e conduce più terreni, le riduzioni vanno calcolate proporzionalmente al valore dei terreni posseduti nei vari comuni, rapportate al periodo dell'anno in cui sussistono le condizioni richieste dalla norma nonchè alla quota di possesso.
Oltretutto vanno per intero applicate sull’imponibile (calcolato in riferimento alla corrispondente porzione di proprietà del soggetto passivo che coltiva direttamente il fondo).
La TARI presuppone l'adozione di un sistema tariffario ai sensi del regolamento di cui al DPR 158/1999 (come nel caso dei precedenti prelievi TARES/TIA) oppure, in alternativa, uno specifico sistema adottato dal singolo comune volto a commisurare la tariffa alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti.
Tra gli elementi da considerare ai fini della definizione dell'ammontare del tributo c'è la SUPERFICIE, riferita ai locali od aree scoperte, in possesso o detenzione, suscettibili di produrre rifiuti urbani.
Modalità di calcolo della SUPERFICIE:
Fintanto che non verrà attivata una specifica procedura di interscambio tra i comuni e l’Agenzia delle entrate la superficie delle unità immobiliari a destinazione ordinaria iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano assoggettabile alla TARI è costituita da quella calpestabile dei locali e delle aree suscettibili di produrre rifiuti urbani e assimilati
Per le unità immobiliari diverse da quelle a destinazione ordinaria iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano la superficie assoggettabile alla TARI rimane quella calpestabile (a prescindere quindi dall'attivazione della procedura di interscambio di cui sopra).
Gli uffici tributi provvederanno, comunque, all'applicazione delle superfici dichiarate o accertate ai fini dei precedenti prelievi sui rifiuti. Relativamente all’attività di accertamento, per le unità immobiliari iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano, potranno inoltre considerare come superficie assoggettabile quella pari all’80 per cento della superficie catastale.
SUPERFICI DA NON CALCOLARE:
L’art. 13 del d.l. 201/2011 ha stabilito delle “aliquote base”per l'IMU ovvero delle aliquote ordinarie sulla base delle quali i comuni possono limitatamente disporre aumenti e diminuzioni.
Da sottolineare che il gettito IMU, come avvenuto nel 2013, verrà interamente introitato dai Comuni, fatta eccezione per i fabbricati di categoria D, per i quali è prevista la riserva allo Stato del gettito calcolato applicando l'aliquota standard dello 0,76 per cento. È lasciata comunque la possibilità ai Comuni di aumentare sino a 0,3 punti percentuali l'aliquota, riservandosene il gettito. Ciò significa che se il Comune fissa un’aliquota base, ad esempio, dello 0,90%, allo Stato andrà l'equivalente dello 0,76% rimanendo quindi al Comune lo 0,14%.
Quanto alla TASI che, al contrario, verrà introitata interamente dai Comuni, l'art. 1, comma 676, della legge di stabilità 2014 fissa un'“aliquota base” pari allo 0,1 per cento, lasciando comunque la possibilità ai Comuni di ridurre l’aliquota fino all’azzeramento oppure, ma solo per il 2014, elevarla sino allo 0,25 per cento (ad esclusione dei fabbricati rurali ad uso strumentale per i quali l'aliquota massima rimane lo 0,1 per cento).
Tuttavia, la somma delle aliquote della TASI e dell’IMU per ciascuna tipologia di immobile non potrà essere superiore all’aliquota massima consentita dalla legge statale per l’IMU al 31 dicembre 2013, fissata all'1,06 per cento e ad altre minori aliquote, in relazione alle diverse tipologie di immobile.
A seguito dell'emanazione del Decreto Legge 6 marzo 2014, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonché misure volte a garantire la funzionalità dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche), convertito con legge 2 maggio 2014 n. 68, per lo stesso anno 2014, potranno essere superati i suddetti limiti (1,06% IMU+TASI; 0,25% TASI) per un ammontare complessivamente non superiore allo 0,08 per cento a condizione che siano finanziate, relativamente alle abitazioni principali e alle unità immobiliari ad esse equiparate, detrazioni d'imposta o altre misure, tali da generare effetti sul carico di imposta TASI equivalenti o inferiori a quelli determinatisi con riferimento all'IMU relativamente alla stessa tipologia di immobili.
Pertanto, ma solo per il 2014, le aliquote TASI non potranno essere superiori allo 0,33% (0,25+0,08), eccezione fatta per i fabbricati rurali strumentali (per i quali l'aliquota massima rimane lo 0,1%).
In ogni caso, la somma delle aliquote della TASI e dell’IMU per ciascuna tipologia di immobile non potrà essere superiore all’aliquota dell'1,14% (massima aliquota consentita dalla legge statale per l’IMU al 31 dicembre 2013, fissata all'1,06, + 0,08 ai sensi del del d.l. 16/2014).
Quindi, a titolo esemplificativo, se il Comune fissa quale aliquota IMU per la tipologia di immobile "altri fabbricati, aree edificabili e terreni" (aliquota ordinaria di imposta) lo 0,95 per cento l'aliquota TASI (stante il limite massimo dell'1,14 per cento fissato dalle legge per la somma delle aliquote TASI - IMU) non potrà essere superiore allo 0,19 per cento (1,14-0,95).
Ecco un prospetto riepilogativo delle “aliquote base” e dei relativi margini in capo ai Comuni per il 2014.
Occorrerà poi considerare eventuali riduzioni o detrazioni di imposta (vedasi paragrafo "Esenzioni, riduzioni e detrazioni").
Esempio - Fabbricato di cat. A3 con rendita catastale di Euro 500.
500 * 1,05 (rivalutazione del 5%) * 160 = 84.000,00.
Imposta dovuta (aliquota IMU 0,80 %, aliquota TASI 0,25%)
IMU: Euro 84.000,00 (base imponibile) * 0,80%= Euro 672,00.
TASI: Euro 84.000,00 (base imponibile) * 0,25%= Euro 210,00.
L’importo così ottenuto andrà proporzionato alla quota ed ai mesi di possesso (vedere paragrafo "Mesi, quote di possesso e detenzioni temporanee”).
La TARI è corrisposta in base a tariffa commisurata ad anno solare coincidente con un’autonoma obbligazione tributaria, determinata ai sensi del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158 (Metodo normalizzato per definire le componenti dei costi e determinare la tariffa di riferimento).
Tale metodo presuppone la determinazione di una tariffa composta da due quote:
Le due quote di tariffa vengono determinate applicando particolari formule, distinte in base alla tipologia di utenza, alle SUPERFICI e, nel caso delle utenze domestiche, alla numero di componenti il nucleo famigliare.
Il comune, in alternativa al metodo di cui sopra e nel rispetto del principio «chi inquina paga», sancito dall’articolo 14 della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti, può commisurare la tariffa alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti. Le tariffe per ogni categoria o sottocategoria omogenea sono determinate dal comune moltiplicando il costo del servizio per unità di superficie imponibile accertata, previsto per l’anno successivo, per uno o più coefficienti di produttività quantitativa e qualitativa di rifiuti.
In ogni caso, nella determinazione della tariffa, deve essere assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio relativi al servizio, ricomprendendo anche i costi di cui all’articolo 15 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, ad esclusione dei costi relativi ai rifiuti speciali al cui smaltimento provvedono a proprie spese i relativi produttori comprovandone l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente.
In caso di pluralità di possessori o di detentori, essi sono tenuto in solido all'adempimento di un UNICA obbligazione tributaria. Pertanto, a differenza di quanto previsto per l'IMU, non sarà possibile, in caso di più detentori/possessori, che ciascuno assolva l'obbligazione in riferimento alla sola sua quota.
Ai sensi dell’art. 13, comma 2, del D.L. 201/2011 l’ABITAZIONE PRINCIPALE è l'immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente.
Se quindi, ed a titolo esemplificativo, marito e moglie possedessero nel territorio comunale due immobili e questi due immobili divenissero residenza anagrafica (e dimora abituale) dei due soggetti passivi, le agevolazioni per l’abitazione principale e le relative pertinenze (ESENZIONE oppure aliquota agevolata + DETRAZIONE) spetterebbero solo ad uno dei due (con la conseguenza che, per uno dei due immobili, occorrerà versare l’I.M.U. ad aliquota ordinaria e senza detrazione).
Non sono da considerare abitazione principale due unità immobiliari utilizzate ad abitazione principale. In tale caso, le singole unità immobiliari vanno assoggettate separatamente ad imposizione, ciascuna per la propria rendita. Pertanto, il contribuente può scegliere quale delle unità immobiliari individuare quale abitazione principale, con applicazione delle agevolazioni IMU per questa previste; le altre, invece, vanno considerate come abitazioni diverse da quella principale con l’applicazione dell’aliquota deliberata dal Comune per tali tipologie di fabbricati.
Come per il 2013, anche nel 2014 non sarà dovuta l'IMU sull'abitazione principale (ad accezione di alcuni casi).
Ai sensi dell'art. 13 del d.l. 201/2011, come novellato dalla legge di stabilità 2014, infatti, l'imposta municipale propria non si applica al possesso dei seguenti immobili:
Ad esempio, se l’immobile posseduto dal contribuente per l’intero 2014 fosse destinato ad abitazione principale per soli 6 mesi, la detrazione deve essere applicata al 50% del suo ammontare.
Ad esempio, qualora l’immobile fosse posseduto per intero nel 2014 ma da due contribuenti (uno con quota del 75%, l’altro con quota del 25%) la detrazione, per ciascuno dei due contribuenti, deve essere applicata al 50% del suo ammontare.
La detrazione è fissa in Euro 200,00 ma i . I comuni possono disporre l'elevazione di tale importo, fino a concorrenza dell'imposta dovuta e nel rispetto dell'equilibrio di bilancio.
La detrazione per abitazione principale (ma non l’aliquota agevolata) si applica anche agli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari (IACP) o dagli enti di edilizia residenziale pubblica, comunque denominati, aventi le stesse finalità degli IACP, istituiti in attuazione dell'articolo 93 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616
Esempio - Fabbricato di cat. A1 con rendita catastale di Euro 1.000 destinato ad abitazione principale.
1000 * 1,05 (rivalutazione del 5%) * 160 = 168.000,00.
Imposta dovuta (senza detrazione)=
Euro 168.000,00 (base imponibile) * 0,5 % (ipotesi di aliquota) = Euro 840,00.
Imposta dovuta (con detrazione)=
Euro 840,00 – Euro 200,00 (ipotesi di detrazione) = Euro 640,00.
L’art. 13, comma 3, del d.l. 201/2011, stabilisce che per i fabbricati di interesse storico o artistico (di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 42/2004) ed i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati (limitatamente al periodo dell’anno durante il quale sussistono dette condizioni) la base imponibile è ridotta del 50 per cento.
Nell'elenco allegato alla circolare del Ministero delle Finanze n. 9 del 1993 sono indicati i Comuni, suddivisi per provincia di appartenenza, sul cui territorio i terreni agricoli sono esenti; se accanto all'indicazione del Comune non è riportata alcuna annotazione, l'esenzione opera sull'intero territorio comunale. Se, invece, è riportata l'annotazione parzialmente delimitato, sintetizzata con l'acronimo "PD", l'esenzione opera limitatamente ad una parte del territorio comunale; in questi casi, per l'esatta individuazione delle zone agevolate, occorre rivolgersi ai competenti uffici comunali.
in ordine ai fabbricati rurali strumentali va comunque segnalato che, per la legge di stabilità 2014 (art. 1, comma 708) a decorrere dall'anno 2014, non è dovuta l'imposta municipale propria (...) relativa ai fabbricati rurali ad uso strumentale di cui al comma 8 del medesimo articolo 13 del decreto-legge n. 201 del 2011.
Infine, ai sensi dell'art. 13, comma 9-bis, del decreto-legge n. 201 del 2011 sono esenti, a decorrere dal 1° gennaio 2014, i fabbricati costruiti e destinati dall'impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati.
Sempre con regolamento, il Comune può fissare ulteriori riduzioni, tengano altresì conto della capacità contributiva della famiglia, anche attraverso l'applicazione dell'ISEE.
Ai sensi dell'art. 1, comma 3, del d.l. 16/2014, come convertito con legge 2 maggio 2014 n. 68, sono esenti dal tributo per i servizi indivisibili (TASI):
Il comune, con regolamento, può prevedere riduzioni tariffarie ed esenzioni nel caso di:
In quest'ultimo caso, tuttavia, il costo conseguente di tali riduzioni ed esenzioni dovrà trovare copertura nel bilancio comunale ovverosia attraverso il ricorso a risorse derivanti dalla fiscalità generale del comune stesso.
Infine, il tributo non è dovuto in relazione alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero.
I contribuenti sono tenuti ad effettuare il versamento dell'imposta per l'anno in corso in due rate, scadenti la prima il 16 giugno 2014 e la seconda il 16 dicembre 2014. E' comunque consentito il pagamento in un unica soluzione entro il 16 giugno 2014.
- per la quota spettante al Comune, i contribuenti devono contattare direttamente il Comune beneficiario per ottenere le relative istruzioni e il codice IBAN del conto sul quale accreditare l’importo dovuto;
Per maggiori chiarimenti sulle modalità di versamento si vedano:
Come per l'IMU, in sede di conversione del decreto legge 16/2014, è stato disposto che i contribuenti sono tenuti ad effettuare il versamento della TASI per l'anno in corso in due rate, scadenti la prima il 16 giugno 2014 e la seconda il 16 dicembre 2014. E' comunque consentito il pagamento in un unica soluzione entro il 16 giugno 2014.
Nel caso di mancata adozione delle aliquote entro il predetto termine del 23 maggio 2014, il versamento della prima rata della TASI è effettuato entro il 16 ottobre 2014 sulla base delle deliberazioni concernenti le aliquote e le detrazioni, nonché dei regolamenti della TASI pubblicati sul portale del federalismo fiscale alla data del 18 settembre 2014;
Nel caso in cui il Comune non provvedesse ad inviare le deliberazioni entro il termine del 10 settembre 2014, il versamento della TASI è effettuato in un'unica soluzione entro il 16 dicembre 2014 applicando l'aliquota di base dell'1 per mille, nel rispetto comunque del limite massimo di cui al primo periodo del comma 677, in base al quale la somma delle aliquote della TASI e dell'IMU previste per ciascuna tipologia di immobile non può essere superiore all'aliquota massima consentita dalla legge statale per l'IMU al 31 dicembre 2013 fissata al 10,6 per mille e ad altre minori aliquote, in relazione alle diverse tipologie di immobile.
Il versamento della TARI o della tariffa di natura corrispettiva, e' effettuato secondo le disposizioni di cui all'articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997 ovvero tramite le altre modalità di pagamento offerte dai servizi elettronici di incasso e di pagamento interbancari e postali.
Il comune stabilisce le scadenze di pagamento della TARI, prevedendo di norma almeno due rate a scadenza semestrale e in modo anche differenziato con riferimento alla TASI.
CODICE TARI PER IL VERSAMENTO DELL’IMPOSTA CON F24
Ai fini della dichiarazione relativa alla TARI, restano ferme le superfici dichiarate o accertate ai fini dei precedenti prelievi (TARSU, TIA, TARES).
Il Ravvedimento Operoso è uno strumento introdotto dall’art. 13 del D.lgs. n. 472 del 1997 (Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell’articolo 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n.662) che consente a tutti i contribuenti, in caso di omesso o insufficiente versamento di tributi entro le scadenze stabilite, di regolarizzare la propria posizione versando spontaneamente quanto dovuto.
A condizione che tale regolarizzazione avvenga entro un anno dalla scadenza, il contribuente può beneficiare di un riduzione delle sanzioni amministrative elevate in caso accertamento formale da parte del Comune.
In caso di regolarizzazione entro i 14 giorni dall’omesso versamento la sanzione ordinaria del 30 per cento si riduce allo 0,2 per cento per ogni giorno di ritardo.
8 giorni di ritardo: sanzione pari all’1,6% (cioè 0,2% X 8). Ipotizzando un ritardato pagamento di 100 euro, si dovrà versare una sanzione di 1,60 euro.
Nel caso di regolarizzazione tra i 15 ed i 30 giorni dall’omesso versamento ci si può ravvedere applicando una sanzione pari al 3% mentre se il ritardo dovesse superare i 30 giorni è prevista una sanzione del 3,75%.
Non è possibile la regolarizzazione della propria posizione nel caso in cui il ritardo dovesse superare l’anno.
Dai 15 ai 30 giorni di ritardo: sanzione pari al 3%. Ipotizzando un ritardato pagamento di 100 euro, si dovrà versare una sanzione di 3,00 euro.
Dai 31 giorni ai 364 giorni di ritardo: sanzione pari al 3,75%. Ipotizzando un ritardato pagamento di 100 euro, si dovrà versare una sanzione di 3,75 euro.
Tasso di interesse legale da applicare per il calcolo degli interessi da ravvedimento operoso.
Oltre alla sanzione il contribuente è tenuto a versare, per ogni giorno di ritardo, gli interessi calcolati sul tasso di interesse legale annuo che, per l’anno 2013, il decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze del 12 dicembre 2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 291 del 15 dicembre 2011, ha fissato nel 2,5%.
Con il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze 13 dicembre 2013, pubblicato in Gazzetta Ufficiale 13 dicembre 2013, n. 292, il saggio di interesse legale è sceso all'1% in ragione d’anno a partire dal 1° gennaio 2014.
ATTENZIONE: gli interessi di mora possono essere più alti, perché il Comune, ai sensi dell’ articolo 1, comma 165, della legge n. 296 del 2006, può innalzarli fino ad un limite di 3 punti rispetto al tasso legale.
Come stabilito dalla Risoluzione n. 35/E del 12 aprile 2012 dell’Agenzia delle Entrate, "in caso di ravvedimento le sanzioni e gli interessi sono versati unitamente all'imposta dovuta".
Ciò implica che nel Modello F24 da compilarsi per il versamento andranno quindi utilizzati i codici per i versamenti ordinari.