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Timestamp: 2018-10-20 09:33:02+00:00
Document Index: 94111908

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 13', 'art. 8', 'art. 13', 'art. 30', 'art. 8', 'art. 13', 'sentenza ', 'art.16', 'in fine', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 30', 'art. 13']

Fucili da caccia e munizioni: ecco i limiti da rispettare. – Noi Radiomobile™
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Fucili da caccia e munizioni: ecco i limiti da rispettare.
Sulla disciplina relativa ai limiti alle munizioni per i fucili da caccia, recentemente modificata dalla riforma del 2014, l’approfondimento si sofferma sulla disciplina previgente e sulle criticità interpretative insorte in seno alla giurisprudenza di legittimità e di merito, dedicando poi ampio spazio alla legge n. 166/2014 e ai limiti fissati dall’attuale regime normativo nell’esercizio della caccia.
Il numero di cartucce utilizzabili nei fucili da caccia
(dopo le modifiche apportate dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, all’art. 13 della legge n. 157/92).
1. – La disciplina precedente alla riforma del 2014 ed i problemi interpretativi insorti durante la sua vigenza.
L’art. 13, comma 1, della legge 157 del 1992, nella sua versione originaria (prima della recente modifica introdotta prima dal D.L … , poi convertito con mod., in L. 11 agosto 2014, n.116) stabiliva che “l’attività venatoria è consentita con l’uso del fucile con canna ad anima liscia fino a due colpi, a ripetizione e semiautomatico, con caricatore contenente non più di due cartucce, di calibro non superiore al 12, nonché con fucile con canna ad anima rigata a caricamento singolo manuale o a ripetizione semiautomatica di calibro non inferiore a millimetri 5,6 con bossolo a vuoto di altezza non inferiore a millimetri 40”.
La limitazione al numero di cartucce nei fucili da caccia è stata introdotta nel nostro ordinamento in attuazione della direttiva 79/409/CEE, che all’art. 8 aveva imposto agli Stati membri di vietare il ricorso a qualsiasi mezzo di cattura o di uccisione in massa o non selettivo delle specie di uccelli tutelate dalla direttiva ed in particolare delle specie elencate nell’allegato IV, lettera a).
L’espresso riferimento alle specie di “uccelli” aveva suggerito al legislatore di differenziare la disciplina fra armi a canna liscia, normalmente utilizzate per la caccia agli uccelli, e le armi a canna rigata, utilizzate invece per la caccia ad altre tipologie di prede (per lo più mammiferi).
La violazione al divieto imposto dall’art. 13 è stato sanzionato penalmente, dall’art. 30, lettera h), della medesima legge n. 157/92, che ha previsto la pena dell’ammenda (fino a lire 3.000.000) per chi esercita la caccia con mezzi vietati (ritenendosi tale un fucile contenente più cartucce di quelle consentite).
La norma – apparentemente chiara, in quanto stabiliva il limite di tre cartucce (una in canna e due nel caricatore) solo per il fucile a canna liscia – è stata però interpretata in modo non univoco, non solo dagli Organi di controllo (Polizia Giudiziaria) e dalle varie Procure della Repubblica, di volta in volta interessate all’accertamento dell’illecito, ma anche dalla giurisprudenza di legittimità.
La Suprema Corte non ha mancato di far riferimento anche alle ragioni che hanno indotto il Legislatore a prevedere una disciplina diversa per le due tipologie di fucili da caccia. Infatti, la direttiva comunitaria 409/79 “prescriveva, all’art. 8, il divieto di utilizzo di armi semiautomatiche con caricatore contenente più di due colpi, solo relativamente alla caccia degli uccelli e non anche a quella dei mammiferi ed, in particolare, degli ungulati, dal che può trarsi spunto per ritenere che l’interpretazione data alla norma di cui all’art. 13 co. 1 L. 157/’92 non è contraria a norme o principi di diritto comunitario, dal momento che per la caccia dei primi viene abitualmente usato il fucile ad anima liscia, mentre per quella dei mammiferi i cacciatori adoperano quello ad anima rigata come la carabina”.
2. – Una recente decisione di merito riferita al regime ante riforma.
In particolare, il Tribunale di Avellino – nel richiamare la sentenza della Suprema Corte del 6.12.1999, n. 3316 – ha anche ritenuto che dal verbale di sequestro si evinceva che l’arma in sequestro era descritta come “carabina” e che dagli atti trasmessi dal PM non emergeva la prova che si trattasse di arma a canna liscia, unica ipotesi nella quale la legge limitava le cartucce contenibili nel caricatore a due.
3. La riforma attuata nel 2014 (D.L. 24.06.2014 n. 91, conv. con mod. in L. 11 agosto 2014, n. 116) e l’attuale regime.
L’art.16 del D.L. decreto legge n. 91 del 24 giugno 2014 [“Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l’efficientamento energetico dell’edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonché per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea] ha introdotto alcune modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n.157. Ai fini che qui interessano, il comma 2 della richiamata norma ha previsto:
“All’articolo 13, comma 1, della legge 11 febbraio 1992, n.157, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «I caricatori dei fucili ad anima rigata a ripetizione semiautomatica impiegati nella caccia non possono contenere più di due cartucce».
Il D.L. pubblicato in G.U. – Serie Generale n. 144 del 24-6-2014 – ha esteso il limite di due cartucce nel caricatore previsto per i fucili a canna liscia anche ai fucili a canna rigata, equiparando la disciplina per le due tipologie di armi.
Tale previsione è stata molto criticata, proprio in ragione della diversa natura – e del diverso utilizzo – delle armi con canna ad anima liscia rispetto a quelle ad anima rigata.
Pertanto, il testo dell’art. 13, comma 2, della legge 11 febbraio 1992, n. 157, nella parte modificata, oggi in vigore, così recita:
“i caricatori dei fucili ad anima rigata a ripetizione semiautomatica non possono contenere più di due cartucce durante l’esercizio dell’attività venatoria e possono contenere fino a cinque cartucce limitatamente all’esercizio della caccia al cinghiale”.
Invece, durante l’esercizio della caccia al cinghiale, per le carabine (fucili a canna rigata) a ripetizione semiautomatica è stata prevista la possibilità di inserire cinque cartucce nel caricatore.
Se tale previsione ha avuto sicuramente il merito di porre fine alle dispute insorte in passato, circa l’estensibilità della limitazione anche a fucili con canna rigata, bisogna tuttavia evidenziare che essa pone numerosi nuovi problemi interpretativi.
Innanzitutto, è da chiarire il riferimento ai “fucili ad anima rigata a ripetizione semiautomatica”.
La legge limita l’uso delle cartucce nel caricatore (rispettivamente a cinque e a due, a seconda se si eserciti la caccia al cinghiale o ad altre specie) solo per i fucili a canna rigata a ripetizione semiautomatica.
Tale dato letterale lascia intendere che non sono previsti limiti alla quantità di cartucce che si possono inserire in un caricatore di un fucile a canna rigata che non sia a ripetizione semiautomatica.
Com’è noto, esistono varie tipologie di carabine da caccia che non hanno un funzionamento “semiautomatico” (si pensi alle c.d. carabine a leva o lever action, oppure alle carabine bolt action o “a ripetizione semplice manuale con otturatore cilindrico girevole scorrevole“).
Stando al tenore della norma, così come modificata, tali particolari tipologie di carabine potrebbero essere dotate di caricatori senza limitazioni di cartucce, se non quelle previste dalla casa costruttrice.
Va anche detto che per il loro meccanismo di funzionamento le carabine non semiautomatiche sono molto più lente nell’attività di caricamento. Probabilmente tale considerazione ha determinato la diversità di disciplina, che potrebbe tuttavia condurre ad incomprensioni fra gli Organi di vigilanza e gli utilizzatori dell’arma.
Inoltre, possibili problemi interpretativi potrebbero sorgere in merito alla “tipologia” di caccia esercitata.
La legge consente oggi al cacciatore di utilizzare cinque cartucce nel caricatore per l’esercizio della caccia al cinghiale.
Ovvie contestazioni potrebbero sorgere per stabilire se il cacciatore al momento del controllo stia esercitando o meno la caccia al cinghiale.
Infatti, la legge non ha specificato cosa si intende per “esercizio della caccia al cinghiale”.
Si consideri il caso di un cacciatore che violi le norme stabilite dai vari regolamenti per l’esercizio della caccia al cinghiale, utilizzando un fucile a canna rigata a caricamento semiautomatico contenente più di due cartucce. Ad esempio, il cacciatore abbatte un cinghiale, in periodo consentito, non esercitando la caccia in battuta (nonostante il regolamento specifico imponga tale unica tipologia di caccia), ma da solo.
In tal caso si potrà ritenere violata (anche) la disposizione dell’art. 13 in esame ?
Il mancato rispetto di una disposizione regolamentare sull’esercizio della caccia al cinghiale potrebbe rendere applicabile la sanzione penale, prevista dall’art. 30 lett. h della legge 157/1992, per chi utilizza il fucile con un numero di cartucce nel caricatore superiore a due ?
Oppure bisogna guardare all’aspetto sostanziale, ossia a cosa si caccia in concreto, a prescindere dalle regole imposte per quella particolare tipologia di caccia ?
La questione non è di poco conto, considerato che la violazione dell’art. 13 è sanzionata penalmente. L’interpretazione letterale della norma dovrebbe condurre a ritenere configurato il reato solo se si cacciano specie diverse dal cinghiale, con un numero di cartucce non consentito.
Tuttavia, conoscendo il rigore con cui vengono trattati casi in cui si violino norme a tutela della fauna selvatica, si esprimono forti dubbi che la giurisprudenza si assesterà sui posizioni più tolleranti.
Ad ogni modo, se si volesse aderire alla tesi più rigorosa, secondo cui la violazione dei regolamenti amministrativi che disciplinano l’esercizio della cinghiale non consentirebbe di ritenere legittimo l’uso del fucile a canna rigata contenente (fino a) cinque colpi nel caricatore, si correrebbe seriamente il rischio di provocare, in sede penale, un trattamento diverso di fattispecie perfettamente identiche sul territorio nazionale, con evidente violazione di basilari principi costituzionali. Si consideri il caso in cui in una regione sia possibile esercitare la caccia al cinghiale “in solitaria”, senza partecipare alle battute organizzate, mentre nella regione limitrofa ciò non sia possibile.
In tale ipotesi, abbastanza frequente nella realtà, si correrebbe il rischio di sanzionare in modo diverso la medesima fattispecie, verificatasi nello stesso tempo, magari a distanza di pochi chilometri, con evidente violazione del precetto costituzionale.
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