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Timestamp: 2020-04-10 19:35:11+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 20050 del 06/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20050 del 06/10/2016
Cassazione civile sez. lav., 06/10/2016, (ud. 08/06/2016, dep. 06/10/2016), n.20050
sul ricorso 1914-2011 proposto da:
COMUNE SOMMATINO, C.F. (OMISSIS), in persona del Sindaco pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZALE CLODIO 14, presso lo
studio dell’avvocato ANDREA GRAZIANI, rappresentato e difeso
dall’avvocato BALDASSARE BRUNETTO, giusta delega in atti;
S.G.M.;
avverso la sentenza n. 381/2010 della CORTE D’APPELLO di
CALTANISSETTA, depositata il 11/10/2010 R.G.N. 489/2008;
08/06/2016 dal Consigliere Dott. ELENA BOGHETICH;
udito l’Avvocato GRAZIANI ANDREA;
S.G.M. si è rivolta al Tribunale di Caltanissetta per ottenere, con decreto ingiuntivo, il pagamento di Euro 1.645,45 quale corrispettivo per l’attività lavorativa svolta nei mesi di (OMISSIS) e per 57 ore di (OMISSIS) nel cantiere di Servizi istituito dal Comune di Sommatino. Il Comune intimato ha proposto opposizione che è stata accolta dal Tribunale (con conseguente revoca del decreto ingiuntivo) che ha rilevato come l’ente territoriale avesse legittimamente sospeso il beneficio del reddito minimo di inserimento avendo la S. reso dichiarazioni non veritiere in relazione all’impedimento del marito ad essere impegnato nel cantiere nonchè alla mancata percezione, da parte di quest’ultimo, di redditi. Avverso tale sentenza la S. ha proposto appello, che è stato accolto dalla Corte di appello di Caltanissetta che, con sentenza depositata 1’11.10.2010, ha rilevato come il D.Lgs. n. 237 del 1998, art. 10 (che disciplina il reddito minimo di inserimento) non sanziona con la revoca del beneficio l’ipotesi, di cui al caso di specie, di omessa comunicazione di variazioni reddituali.
Per la cassazione della sentenza propone ricorso il Comune di Sommatino con due motivi. L’originaria ricorrente è rimasta intimata.
1. Col primo motivo il Comune ricorrente deduce la violazione del D.Lgs. 18 giugno 1998, n. 237, art. 10 della L. Sicilia 19 maggio 2005, n. 5, dei Decreti Assessoriali Regione Sicilia 27 giugno 2005 e 6 giugno 2006, imputando alla Corte d’appello di Caltanisetta di aver trascurato che la S. è stata ammessa ai cantieri di Servizi per effetto di autocertificazione falsa in cui asseriva un impedimento del marito, M.A., il quale – lungi dall’essere impedito per motivi di salute – prestava attività lavorativa presso l’Assessorato Agricoltura e Foreste della Regione Sicilia, dalla quale percepiva una retribuzione, così come dagli accertamenti prodotti. Il Comune ha, infatti, premesso che il reddito minimo garantito, introdotto con il D.Lgs. n. 237 del 1998, è stato trasformato In contratti di Servizi dalla L. Regione Sicilia n. 5 del 2005 rivolti a persone disoccupate o inoccupate; in particolare, tali norme hanno previsto l’adibizione ai programmi predisposti dal Comune dei “capi-famiglia” ovvero di altro componente della famiglia nel solo caso di comprovate ragioni di suo impedimento (ragioni che sono state specificate, con decreti assessoriali, in via esemplificativa come stati di inabilità permanente a proficuo lavoro o come condizioni psico-fisiche conclamate dal Servizi sociali).
2. Col secondo motivo il ricorrente deduce omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza impugnata avendo, la Corte territoriale, confuso la previsione del D.Lgs. 18 giugno 1998, n. 237, art. 10, commi 2 e 3 nonostante nè la S. nè il coniuge avessero i requisiti per godere del reddito minimo d’inserimento e dovendo, pertanto, restituire le somme indebitamente percepite in forza di dichiarazioni mendaci.
3. Entrambi i motivi, che per la stretta connessione possono essere trattati congiuntamente, meritano accoglimento.
Invero, non può non evidenziarsi come la Corte di merito ha dato rilievo decisivo alla mancata comunicazione dl variazioni reddituali da parte della S. senza considerare che l’interessata ha, sin dall’inizio, presentato una richiesta di fruizione del beneficio omettendo di indicare la situazione reddituale del coniuge (indicazione che integra un requisito di ammissione ai cantieri di Servizi), fattispecie differente dall’obbligo di comunicare – durante lo svolgimento dell’attività – eventuali sopravvenute modifiche alla suddetta situazione reddituale.
4. Il D.Lgs. 18 giugno 1998, n. 237, ha previsto l’istituto del reddito minimo di inserimento e dopo aver qualificato come sperimentale la sua introduzione, ha sancito che lo stesso rappresenta una misura di contrasto della povertà e dell’esclusione sociale attraverso il sostegno delle condizioni economiche e sociali delle persone esposte al rischio della marginalità sociale ed impossibilitate a provvedere per cause psichiche, fisiche e sociali al mantenimento proprio e dei figli (art. 1). In particolare, l’art. 6 ha stabilito che il reddito minimo di inserimento è destinato alle persone in situazione di difficoltà ed esposte al rischio della marginalità sociale e che, ai fini dell’accesso allo stesso beneficio, i soggetti destinatari debbono essere privi di reddito ovvero con un reddito non superiore alla soglia di povertà stabilita in Lire 500.000 mensili per una persona che vive sola (o, in presenza di un nucleo familiare composto da due o più persone, ad una soglia di reddito determinata sulla base della scala di equivalenza allegata allo stesso decreto legislativo); ha previsto, inoltre, che il reddito minimo di inserimento è erogato al destinatario per un anno, e può essere rinnovato previa verifica della sussistenza dei requisiti soggettivi e che il richiedente attesta, con una dichiarazione sottoscritta a norma della L. 4 gennaio 1968, n. 15, il possesso dei requisiti e delle condizioni per l’ammissibilità previsti dal decreto alla data di presentazione della domanda.
Il D.Lgs. n. 237 del 1998, art. 10 (avente la rubrica “Obblighi dei soggetti destinatari”) dispone:
“1. I soggetti ammessi al reddito minimo di inserimento hanno l’obbligo di:
a) comunicare tempestivamente al comune ogni variazione, anche derivante dalla mutata composizione familiare, delle condizioni di reddito e di patrimonio dichiarate al momento della presentazione della domanda e comunque confermare ogni sei mesi il persistere delle condizioni stesse. I servizi sociali assicurano l’assistenza necessaria all’adempimento dell’obbligo per i soggetti più deboli e comunque per quelli di cui all’art. 3, comma 2;
b) rispettare gli impegni assunti con l’accettazione del programma di integrazione sociale;
c) per i soggetti di cui all’art. 7, comma 2, accettare l’eventuale offerta di lavoro anche a tempo determinato che dovessero ricevere, nell’ambito delle disposizioni vigenti in materia di tutela del lavoro.
2. Il comune sospende o riduce, anche gradualmente e temporaneamente, le prestazioni di reddito minimo di inserimento sulla base della gravità della violazione degli obblighi e tenuto conto delle condizioni del soggetto inadempiente. La non ottemperanza dell’obbligo di cui al comma 1, lett. c), comporta la revoca della prestazione di reddito minimo di inserimento. In ogni caso il comune tiene conto delle situazioni familiari, con particolare riferimento alla presenza dei minori.
3. I beneficiari le cui dichiarazioni risultino mendaci, oltre ad incorrere nelle sanzioni penali previste dalle leggi vigenti, sono tenuti alla restituzione delle somme indebitamente percepite, che il comune riutilizza per gli stessi fini”.
5. La L.R. Sicilia 19 maggio 2005, n. 5 ha autorizzato l’Assessore per il lavoro a finanziare, nell’anno 2005, l’istituzione e la gestione diretta di cantieri di servizi in favore di comuni della Sicilia destinatari della sperimentazione del reddito minimo d’inserimento, ai sensi del D.Lgs. 18 giugno 1998, n. 237, per i quali il finanziamento era cessato alla data di approvazione della legge ovvero veniva a cessare durante quell’esercizio finanziario. Ha, inoltre, specificato che gli interventi erano rivolti ai soggetti disoccupati o inoccupati già fruitori del reddito minimo d’inserimento.
6. Ebbene, la Corte territoriale ha rilevato che il giudice di primo grado aveva accolto l’opposizione al decreto ingiuntivo (che intimava il pagamento delle somme per il lavoro svolto dalla S. nei mesi di (OMISSIS) e di alcune ore del (OMISSIS)) in considerazione dell’impedimento rappresentato dal marito (appartenente al medesimo nucleo familiare), fruitore di reddito. Ha qualificato la irregolarità in cui versava la S. come “mancata comunicazione della percezione di reddito da parte del coniuge della richiedente” ed ha ritenuto che tale situazione non fosse sanzionata con la revoca del beneficio ma semmai con “la semplice riduzione o sospensione, anche graduale e temporanea, delle prestazioni di reddito minimo di inserimento, “sulla base della gravità della violazione degli obblighi e tenuto conto delle condizioni del soggetto inadempiente”(pag. 7 della sentenza).
Peraltro, risulta pacifico che la situazione reddituale della S. non integrasse i requisiti reddituali di ammissibilità previsti dalla legge fin dall’inizio della presentazione dell’istanza e che, conseguentemente, la stessa non avesse diritto a partecipare ai contratti di Servizi organizzati dal Comune di Sommatino da novembre 2006; la partecipazione era stata consentita a seguito di presentazione di istanza dell’interessata a cui era stata allegata dichiarazione (con atto notorio) concernente una situazione reddituale del nucleo familiare non corrispondente al vero. L’avvio della collaborazione lavorativa (e non una mera prosecuzione di attività già iniziata), è stato consentito a seguito di presentazione di una domanda corredata da atto notorio concernente la situazione reddituale (D.Lgs. n. 237 del 1998, art. 6) che ometteva la ricognizione dei redditi fruiti dal coniuge della S..
La fattispecie non deve, pertanto, essere sussunta nella previsione del D.Lgs. n. 237 del 1998, art. 10, commi 1 e 2 il cui combinato disposto presuppone – come reso chiaro dall’incipit “I soggetti ammessi..” – che sia già stato superato il vaglio della sussistenza dei requisiti per l’ammissione al beneficio, e detta regole che concernono l’esecuzione dell’attività; la fattispecie va sussunta nel comma 3 del medesimo articolo, che sanziona con la revoca e la restituzione delle somme percepite i casi in cui i beneficiari abbiano presentato dichiarazioni mendaci.
7. In conclusione, il ricorso va accolto, con conseguente rigetto dell’originaria domanda a suo tempo proposta dall’odierna intimata.
Un tale tipo di decisione può essere adottato da questa Corte non essendo necessari, nella fattispecie, ulteriori accertamenti di fatto ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2.
8. Motivi di equità dovuti agli esiti opposti in sede di merito e alla novità della questione inducono questa Corte a ritenere interamente compensate tra le parti le spese dell’intero processo.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, l’opposizione e revoca il decreto ingiuntivo n. 146 del 7 dicembre 2007 del Tribunale di Caltanissetta.
Rigettando la doglianza originaria.