Source: http://www.nuovavicenza.it/2013/08/la-costituzione-piu-bella-del-mondo-in-pericolo/
Timestamp: 2013-12-05 13:59:57+00:00
Document Index: 24381362

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 4', 'art. 21', 'art. 126', 'art. 128', 'art. 138']

La Costituzione più bella del mondo. In pericolo | La Nuova Vicenza Giornale Online
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La Costituzione più bella del mondo. In pericolo	di Alessio Rancan il 06 ago 2013.Inserito in BLOG, BLOG RANCAN, NEWSLETTER MERCOLEDI, OPINIONI	Non vi è dubbio che i primi 12 articoli della Costituzione, letti con maestria da Benigni, siano suggestivi, narrabili e magnificamente televisivi. Quale bellezza ad esempio nell’art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Quale bellezza nell’art. 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.” Possiamo poi ammirare la tutela delle confessioni religiose, la promozione della cultura e della ricerca scientifica, la tutela del paesaggio etc.. Potremmo spingerci anche oltre i primi 12 articoli relativi ai principi fondamentali e fermarci ad ammirare la prima parte della Costituzione sui “diritti e doveri dei cittadini”. L’inviolabilità della libertà personale, del domicilio, la libertà e segretezza della corrispondenza, la libertà religiosa, fino ad arrivare all’art. 21 secondo cui “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”
Tutto bello e sicuramente televisivo, ma non diverso, e quindi più bello, di quanto è previsto in altre Costituzioni dove – di fatto – la narrazione reale (giustiziabilità) di tali diritti è spesso drammatica. Un solo esempio, ma significativo. Secondo la Costituzione Cinese, agli artt. 33 e seguenti, i cittadini della RPC sono tutti allo stesso modo uguali davanti alla legge; il domicilio è inviolabile; la libertà e il segreto di corrispondenza sono protetti dalla legge; i cittadini hanno il diritto e il dovere del lavoro..; hanno libertà di parola, stampa, riunione, associazione, viaggi, dimostrazioni; la libertà e la dignità personale sono inviolabili. All’art. 126 troviamo che i Tribunali (Corti del Popolo) esercitano indipendentemente il potere giudiziario senza interferenze di organi amministrativi, organizzazioni sociali, individui. Se non fosse che la nostra Costituzione è scritta in lingua italiana, che è lingua di bellezza, si farebbe fatica a sostenere che è la più bella del mondo per i primi 12 articoli e comunque per i diritti enunciati nella prima parte. Si sa, la vera bellezza, difficilmente si trova in superficie, difficilmente si coglie al primo sguardo.
Perché quindi la nostra Costituzione è la più bella del mondo? Perché, ad esempio, nella Costituzione Cinese secondo l’art. 128 la Corte Suprema del Popolo (la nostra Cassazione) è soggetta all’Assemblea Nazionale del Popolo (il nostro Parlamento) e le Corti del Popolo (Tribunali) sono soggetti agli organi di potere statale che le hanno istituite. Nella Costituzione Italiana è la parte seconda che fa la differenza definendo le regole dell’Ordinamento della Repubblica e stabilendo la netta separazione tra i poteri dello stato.
Nel titolo IV, che è il fulcro delle regole del gioco per la tutela effettiva dei diritti, leggiamo che i giudici sono soggetti soltanto alla legge; la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere; le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso; i magistrati sono inamovibili; il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica e che gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune. Queste e le altre regole che definiscono la struttura delle Istituzioni, ci consentono di dire che la nostra Costituzione è la più bella del mondo. Su queste si dovrà vigilare.
Nessun Parlamento, oggi, volendo limitare i diritti fondamentali, proporrebbe la modifica della prima parte della Costituzione inserendo, ad esempio, una disposizione secondo cui i cittadini non sono tutti uguali, o in cui viene vietata la libertà di parola o di stampa. Sarebbe una pazzia non necessaria al fine.
Anzi, la permanenza dell’enunciazione di tali diritti rappresenta uno scudo fortissimo per modificare indisturbati la parte seconda della Costituzione. E’ il vestito d’agnello che consente al lupo di passare inosservato tra le pecore accaldate d’agosto. Il tentativo attuale di modifica dell’art. 138 insegna.
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