Source: https://www.diritto.it/la-configurazione-del-momento-consumativo-nel-reato-di-usura-aspetti-critici/
Timestamp: 2017-12-18 08:49:35+00:00
Document Index: 15600354

Matched Legal Cases: ['art. 158', 'art. 12', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 644', 'Cass. Sez. ']

La configurazione del momento consumativo nel reato di usura: aspetti critici
Alessandro Olivari, 14 aprile 2014
– l’art. 158 c.p. che individua nella “cessazione della permanenza” il dies a quo della prescrizione,
– l’art. 12 c.p.p. che non menziona il reato permanente in riferimento all’istituto della connessione processuale in caso di concorso formale di reati o di reato continuato,
– e l’art. 8 c.p.p. in tema di competenza territoriale nei reati permanenti.
– Cassazione penale, sez. II, sentenza 08.09.2011 n. 33331:
Esso è costituito da due fattispecie destinate strutturalmente l’una ad assorbire l’altra con l’esecuzione della pattuizione usuraria, aventi in comune l’induzione del soggetto passivo alla pattuizione di interessi od altri vantaggi usurari in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra cosa mobile, delle quali l’una è caratterizzata dal conseguimento del profitto illecito e l’altra dalla sola accettazione del sinallagma ad esso preordinato.
– Cassazione penale n. 17157 del 9 marzo 2011:
“Questa Corte ha ormai abbandonato l’orientamento che attribuiva all’usura la natura di reato istantaneo, sia pure con effetti permanenti, e ha affermato che ‘in tema di usura, qualora alla promessa segua – mediante la rateizzazione degli interessi convenuti – la dazione effettiva di essi, questa non costituisce un post factum penalmente non punibile, ma fa parte a pieno titolo del fatto lesivo penalmente rilevante e segna, mediante la concreta e reiterata esecuzione dell’originaria pattuizione usuraria, il momento consumativo “sostanziale” del reato, realizzandosi, così, una situazione non necessariamente assimilabile alla categoria del reato eventualmente permanente, ma configurabile secondo il duplice e alternativo schema della fattispecie tipica del reato, che pure mantiene intatta la sua natura unitaria e istantanea, ovvero con riferimento alla struttura dei delitti cosiddetti a condotta frazionata o a consumazione prolungata’.
Aderendo allo schema giuridico dell’usura intesa appunto quale delitto a consumazione prolungata o – come sostiene autorevole dottrina – a condotta frazionata, ne deriva che effettivamente colui il quale riceve l’incarico di recuperare il credito usurario e riesce ad ottenerne il pagamento concorre nel reato punito dall’art. 644 c.p., in quanto con la sua azione volontaria fornisce un contributo causale alla verificazione dell’elemento oggettivo di quel delitto”.
– Cassazione penale, sez. II, 19.06.2009 n. 2903:
“Si è infatti fondatamente rilevato (Cass. Sez. II, n. 11055 del 22.10.1998) che configurare il reato di usura, secondo il più risalente insegnamento giurisprudenziale, come reato istantaneo con effetti eventualmente permanenti nel senso che lo stesso si consuma nel momento della stipula del patto usurario pur perdurandone le conseguenze nel tempo, in caso di promessa seguita da dazione, senza il compimento di un’ulteriore attività da parte dell’agente e sostenere l’estraneità alla struttura della fattispecie criminosa di quella modalità di realizzazione dell’illecito – la dazione degli interessi – nella quale indubbiamente si identifica la completa esecuzione del delitto ed il massimo approfittamento della concreta e progressiva lesione dell’interesse protetto, apparirebbe in realtà diatonico rispetto al consueto atteggiarsi – nella realtà economica e sociale – del fenomeno usurario”.