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Timestamp: 2020-07-11 19:56:24+00:00
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[Argomento] - Cassazione Penale 02/01/2017 N° 50 - Legge semplice
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[Argomento] – Cassazione Penale 02/01/2017 N° 50
– Cassazione penale 02/01/2017 n° 50 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com
Testo completo della Sentenza – Cassazione penale 02/01/2017 n° 50:
1. Con sentenza in data 3.07.2014 il Tribunale di Pescara ha dichiarato la propria incompetenza per materia a giudicare i reati di minacce e diffamazione, aggravata ex art. 595 comma 3 cod.pen. dall’invio e diffusione dei messaggi minatori e offensivi attraverso il social network ‘facebook’, ascritto a C.M. nei confronti di B.R., ritenendo i reati di competenza del Giudice di Pace in quanto l’assenza di libera accessibilita’ dei social network telematici da parte degli utenti della rete internet escludeva la configurabilita’ della comunicazione con un mezzo di pubblicita’.
5. Deve, invero, essere data continuita’ al principio di diritto, affermato da questa Corte, Sez. 1, nella sentenza n. 24431 del 28/04/2015, Rv. 264007, secondo cui la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l’uso di una bacheca ‘facebook’ integra un’ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell’art. 595 terzo comma cod. pen., poiche’ trattasi di condotta potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato o comunque quantitativamente apprezzabile di persone; l’aggravante dell’uso di un mezzo di pubblicita’, nel reato di diffamazione, trova, infatti, la sua ratio nell’idoneita’ del mezzo utilizzato a coinvolgere e raggiungere una vasta platea di soggetti, ampliando ‘ e aggravando ‘ in tal modo la capacita’ diffusiva del messaggio lesivo della reputazione della persona offesa, come si verifica ordinariamente attraverso le bacheche dei social network, destinate per comune esperienza ad essere consultate da un numero potenzialmente indeterminato di persone, secondo la logica e la funzione propria dello strumento di comunicazione e condivisione telematica, che e’ quella di incentivare la frequentazione della bacheca da parte degli utenti, allargandone il numero a uno spettro di persone sempre piu’ esteso, attratte dal relativo effetto socializzante.
La circostanza che l’accesso al social network richieda all’utente una procedura di registrazione ‘ peraltro gratuita, assai agevole e alla portata sostanzialmente di chiunque ‘ non esclude la natura di ‘altro mezzo di pubblicita” richiesta dalla norma penale per l’integrazione dell’aggravante, che discende dalla potenzialita’ diffusiva dello strumento di comunicazione telematica utilizzato per veicolare il messaggio diffamatorio, e non dall’indiscriminata liberta’ di accesso al contenitore della notizia (come si verifica nel caso della stampa, che integra un’autonoma ipotesi di diffamazione aggravata), in puntuale conformita’ all’elaborazione giurisprudenziale di questa Corte che ha ritenuto la sussistenza dell’aggravante di cui all’art. 595 terzo comma cod. pen. nella diffusione della comunicazione diffamatoria col mezzo del fax (Sez. 5 n. 6081 del 9/12/2015, Rv. 266028) e della posta elettronica indirizzata a una pluralita’ di destinatari (Sez. 5 n. 29221 del 6/04/2011, Rv. 250459).
diffamazione-aggravata