Source: https://linklav.it/il-mondo-del-lavoro/140-uncategorised/10665-tar,-respinto-il-ricorso-proposto-da-fallimento-ial-sentenza-del-11-05-2018.html
Timestamp: 2018-06-24 04:47:46+00:00
Document Index: 90141075

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 7', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11']

N. 01057/2018 REG.PROV.COLL.
N. 00859/2013 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 859 del 2013, proposto da:
Fallimento di I.A.L. Sicilia Istituto Addestramento Lavoratori, in persona del curatore avv. Giovanni Troja autorizzato alla prosecuzione del presente giudizio, in virtù del
decreto del giudice delegato al fallimento, rappresentato e difeso dall'avvocato Saverio Sticchi Damiani, con domicilio eletto presso lo studio dell’Annalisa Consiglio in Palermo, via La Farina n. 14/E;
Regione Sicilia - Assessorato Istruzione e Formazione Professionale, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in Palermo, via A. De Gasperi n. 81;
- dei seguenti decreti a (co) firma del dirigente generale e del dirigente del servizio ad interim del dipartimento dell'istruzione e della formazione professionale - servizio sistema informativo e accreditamento - recupero crediti - dell'Assessorato regionale dell'istruzione e della formazione professionale della Regione siciliana, notificati il 28 marzo 2013:
d.d.g. n.50/r.e. del 28/03/2013; d.d.g. n.51/r.e. del 28/03/2013;
d.d.g. n.52/r.e. del 28/03/2013; d.d.g. n.53/r.e. del 28/03/2013;
d.d.g. n.54/r.e. del 28/03/2013; d.d.g. n. 55/; d.d.g. n.56/r.e. del
28/03/2013; d.d.g. n.57/r.e. del 28/03/2013; d.d.g. n.58/r.e. del
28/03/2013; d.d.g. n.59/ r.e. del 28/03/2013; d.d.g. n.1/r.e. del
26/03/2013; d.d.g. n.60/r.e. del 28/03/2013; d.d.g. n.61/r.e. del
28/03/2013; d.d.g. n.62/r.e. del 28/03/2013; d.d.g. n.63/r.e. del
28/03/2013; d.d.g. n.64/r.e. del 28/03/2013; d.d.g. n.5/r.e. del
26/03/2013; d.d.g. n,65/r.e. del 28/03/2013; d.d.g. n.66/r.e. del
28/03/2013; d.d.g. n.2/r.e. del 26/03/2013; d.d.g. n.67/r.e. del
28/03/2013; d.d.g. n.68/r.e. del 28/03/2013; d.d.g. n.44/r.e. del
28/03/2013; d.d.g. n.45/r.e. del 28/03/2013; d.d.g. n.46/r.e. del
28/03/2013; d.d.g. n.47/r.e. del 28/03/2013; d.d.g. n.3/r.e. del
26/03/2013; d.d.g. n.4/ d.d.g. del 26/03/2013; d.d.g. n.48/r.e. del
28/03/2013; d.d.g. n.49/r.e. del 28/03/2013; d.d.g. n.69/r.e. del
28/03/2013, con i quali sono state revocate, rispettivamente, le sottoelencate sedi operative dell'organismo IAL Sicilia:
c.i.r.s. 1028_1; c.i.r.s. 1028_2; c.i.r.s. 1028_3; c.i.r.s. 1028_4;
c.i.r.s. 1028_5; c.i.r.s. 1028_6; c.i.r.s. 1028_7; c.i.r.s. 1028_8;
c.i.r.s. 1028_9; c.i.r.s. 1028_10; c.i.r.s. 1028_11; c.i.r.s. 1028_12;
c.i.r.s. 1028_13; c.i.r.s. 1028_14; c.i.r.s. 1028_16; c.i.r.s. 1028_17;
c.lr.s. 1o28_18; c.i.r.s. 1028_19; c.lr.s. 1028_20; c.lr.s. 1028_24;
c.lr.s. 1028_25; c.i.r.s. 1028_26; c.i.r.s. 1028_27; ci.r.s. 1028_28;
c.i.r.s. 1028_29; c.i.r.s. 1028_30; c.i.r.s. 1028_31; c.i.r.s; c.i.r.s.
1028_33; c.i.r.s. 1028_34; c.i.r.s. 1028_35; c.i.r.s. 1028_36;
- ove occorra, di ogni altro atto e/o provvedimento, presupposto, connesso o consequenziale.
Visto l'atto di costituzione in giudizio della Regione Sicilia - Assessorato Istruzione e Formazione Professionale;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 24 aprile 2018 il dott. Calogero Commandatore e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con il ricorso in epigrafe lo I.A.L. Sicilia ha impugnato i provvedimenti indicati in oggetto chiedendone l’annullamento per i seguenti motivi:
nullità dei D.D.G. impugnati di revoca dell'accreditamento per violazione e mancata applicazione dell’art. 11 delle "Disposizioni 2006 per l'accreditamento delle sedi orientative e formative degli organismi operanti nel territorio della Regione Siciliana", per mancata acquisizione "valutazione espressa dal nucleo tecnico di valutazione" di cui all'art. 11, lett. E), 2° periodo, delle richiamate "Disposizioni 2006;
Violazione e mancata applicazione dell’art. 12, comma 2, del d.lg.vo 23 aprile 2004, n.124. Mancanza di presupposti. Straripamento di potere. Mancata proporzionalità del potere sanzionatorio. Violazione del principio dell'obbligo di comunicazione dell'avvio del procedimento;
Violazione e falsa applicazione dell'art. 3 della 1.r. n.10/1991. Vizio di motivazione. Sviamento.
Si costituiva in giudizio l’Assessorato Istruzione e Formazione Professionale chiedendo il rigetto del ricorso.
In pendenza della presente causa la ricorrente è stata dichiarata fallita e costituendosi tramite nuovo procuratore evidenziava di non avere ormai interesse all’annullamento degli atti, permanendo, invece, l’interesse all’accertamento della loro illegittimità a fini esclusivamente risarcitori.
Con decreto presidenziale prima e con ordinanza collegiale questo Tribunale ha rigettato l’istanza cautelare avanzata dalla ricorrente.
All’udienza del 24 aprile 2018, presenti i difensori delle parti, la causa è stata posta in decisione.
Rileva il Collegio l’infondatezza del primo motivo di ricorso poiché, dalla sistematica e organica lettura dell’art. 11 delle Disposizioni per l’anno 2006 per l'Accreditamento delle Sedi Orientative e Formative degli organismi operanti nella Regione Siciliana, si evince come il parere del Nucleo tecnico di valutazione sia richiesto solo al fine di verificare la sussistenza originaria nonché la persistenza nel tempo dei requisiti di accreditamento di cui al precedente art. 7, non emergendo, invece, la doverosità della sua acquisizione ove vengano contestatati gli altri motivi di revoca contemplati dall’art. 11, ossia l’evidenza di gravi carenze nella gestione e/o rendicontazione delle attività orientative e/o formative o violazione delle norme sul lavoro.
Tale argomentazione trova conforto nella stessa struttura dell’art. 11, lett. E), ove si prevede il parere del Nucleo tecnico solo al fine della valutazione dei requisiti di accreditamento che “L’Amministrazione provvederà a verificare periodicamente e, comunque, ogni qualvolta sia ritenuto opportuno e/o necessario, il mantenimento dei requisiti che hanno consentito l’accreditamento”.
Di contro, nell’ambito delle sanzioni, invece, nulla è prescritto in ordine al parere del Nucleo tecnico, sicché lo stesso deve reputarsi necessario solo per le sospensioni e le revoche connesse alla non conformità dei requisiti e non per le altre ipotesi sanzionatorie.
In ogni caso, a prescindere dalla necessità dell’acquisizione del parere del Nucleo tecnico di valutazione ai sensi dell’art. 11 delle Disposizioni per l’anno 2006 per l'Accreditamento delle Sedi Orientative e Formative degli organismi operanti nella Regione Siciliana, la revoca dell’accreditamento costituisce una misura sanzionatoria e repressiva, espressione di un potere vincolato della pubblica amministrazione, che rende irrilevanti sia la mancata acquisizione del parere sia l’omessa comunicazione dell’avvio del procedimento, lamentata nel secondo motivo di ricorso (in termini C.G.A.R.S., sez. giur., 14 novembre 2014, n. 599, altresì Cons. Stato, Sez. IV, 31 luglio 2014, n. 4043).
Ai fini dell’integrazione della causa di revoca dell’accreditamento per gravi carenze nella gestione e nella corretta applicazione delle norme sul lavoro non può rilevare la sopravvenuta definizione delle vertenze con i lavoratori in sede di conciliazione, non rinvenendosi nessuna ipotesi di pregiudizialità tra le valutazioni dell’amministrazione e il procedimento di conciliazione.
Le disposizioni regolanti la materia non subordinano il potere di irrogazione delle sanzioni, connesse al doveroso esercizio della vigilanza, alla “definitività” degli accertamenti effettuati (come diversamente opinato dalla ricorrente).
Come sottolineato dall’Avvocatura erariale, non è revocabile in dubbio la gravità delle violazioni contestate che ineriscono alla materia dei rapporti di lavoro intrattenuti con i dipendenti. In particolare, diversamente da quanto ritenuto dalla società ricorrente, il numero di diffide appare talmente elevato che non può licenziarsi in via riduttiva come una semplice “violazione della normativa del lavoro” o una “non grave disfunzione gestionale”, laddove le stesse appaiono non occasionali bensì sistematiche e reiterate.
Il richiamo al principio di proporzionalità, in tale ipotesi, appare non pertinente poiché non si rinviene una manifesta e irragionevole sproporzione tra la sanzione comminata e la gravità degli inadempimenti, siccome il mancato rispetto delle norme in materia di rapporti di lavoro e l’omesso pagamento delle retribuzioni a un elevato numero di dipendenti costituiscono certamente una violazione grave non solo delle norme sul lavoro, ma altresì delle regole di buona e corretta gestione, che giustificano la revoca dell’accreditamento.
La ricorrente ha imputato il mancato e/o il ritardato pagamento delle retribuzioni dei dipendenti alla mancata e/o ritardata erogazione dei finanziamenti regionali affermando di avere riversato tutte le somme ricevute nel pagamento delle retribuzioni.
L’argomentazione spesa dalla stessa parte ricorrente appare smentire la fondatezza del motivo di doglianza.
E invero, sotto il profilo della gestione imprenditoriale, la stretta interdipendenza tra finanziamenti pubblici e l’attività dell’ente ricorrente rende evidentemente insuperabile e irreversibile la sua crisi imprenditoriale.
Gli enti di formazione accreditati debbono chiaramente svolgere la propria attività con criteri imprenditoriali e di mercato secondo prudenti criteri di gestione del rischio d’impresa, costituendo l’accreditamento solo una delle possibili fonti di ricavo.
La parte ricorrente, invece, prospetta l’esistenza di un’obbligata dipendenza dell’ente di formazione da finanziamenti regionali così da assimilare impropriamente il predetto ente a una pubblica amministrazione.
In ordine alla mancata motivazione, nel provvedimento impugnato, della “non sanabilità” delle violazioni indicate, il Collegio non può che richiamare quanto già argomentato ed esposto per rigettare il primo motivo di ricorso, sicché la sanabilità appare predicabile solo per le non conformità inerenti ai requisiti di accreditamento e non, invece, per le violazioni della normativa sul lavoro.
In ogni caso, deve evidenziarsi come l’insanabilità delle violazioni e la sussistenza di gravi disfunzioni nella gestione emerga in re ipsa,avendo la stessa parte ricorrente ammesso di non essere in grado di assicurare il regolare pagamento delle retribuzioni senza le tempestive erogazioni da parte dell’amministrazione regionale.
L’insussistenza dei lamentati profili di illegittimità dei provvedimenti impugnati implica il rigetto della domanda risarcitoria di cui, tra l’altro, non è stato neppure puntualmente allegato e provato l’an e il quantum.
Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate ai sensi del D.M. n. 55/2014 nella misura indicata in dispositivo.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio in favore dell’amministrazione resistente che si liquidano in euro 3.000,00 (tremila/00), oltre al rimborso delle spese generali (15%) e degli accessori di legge.