Source: https://www.laleggepertutti.it/147283_brillo-alla-guida-per-lincidente-al-passeggero-spetta-il-risarcimento
Timestamp: 2018-02-18 08:52:13+00:00
Document Index: 144023729

Matched Legal Cases: ['art. 1227', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 1227', 'sentenza ', 'art. 1227']

Brillo alla guida: per l'incidente al passeggero spetta il risarcimento?
Lo sai che? Brillo alla guida: per l’incidente al passeggero spetta il risarcimento?
Il passeggero, trasportato dal conducente ubriaco o brillo, ha diritto a ottenere comunque il risarcimento dei danni dall’assicurazione, anche se era consapevole del pericolo.
Immaginiamo, al termine di una serata in discoteca o dopo una cena con amici, di accettare il passaggio da un amico che, durante la serata, ha “alzato troppo il gomito”, bevendo oltre i limiti consentiti dalla legge per chi si mette alla guida dell’auto. Il nostro è certo un comportamento discutibile: accettare il rischio di un possibile incidente stradale, pur consapevoli dello stato di alterazione alcolica del guidatore, è sicuramente poco prudente. Ma cosa prevede la legge al riguardo? In altre parole, se il conducente è brillo e il passeggero è consapevole di ciò sin da quando è salito sulla sua auto, in caso di incidente stradale quest’ultimo può ottenere comunque il risarcimento del danno dall’assicurazione? Oppure vale la regola «chi è causa del suo male pianga se stesso»? La questione è stata decisa, poche ore fa, dalla Cassazione [1].
Secondo la suprema corte, l’assicurazione non può rifiutare il risarcimento al passeggero che accetta il passaggio da un automobilista, anche se pienamente consapevole che questi ha bevuto. Non c’è, infatti, in tali casi un «concorso di colpa» del terzo trasportato, il quale, certo, non ha alcuna responsabilità nel sinistro stradale. Anche se l’evento si è verificato per esclusiva responsabilità del conducente brillo. Pertanto, l’indennizzo non può essere ridotto in ragione dell’imprudenza del passeggero e del rischio che questi ha consapevolmente accettato. Il concorso di colpa previsto dal codice civile [2] si può applicare soltanto in caso di cooperazione attiva nel fatto colposo del danneggiante.
L’orientamento appena sposato dalla Cassazione non è condiviso da tutti i giudici. Solo qualche anno fa la stessa Suprema Corte affermava l’esatto contrario [3]: in quel precedente (che tuttavia si riferiva al caso di un soggetto che accetti di salire su un’auto nel corso di una gara illegale tra auto) si è affermato: l’esposizione volontaria ad un rischio, o, comunque, la consapevolezza di porsi in una situazione da cui consegua la probabilità che si produca a proprio danno un evento pregiudizievole, è idonea ad integrare una corresponsabilità del danneggiato e a ridurre, proporzionalmente, la responsabilità del danneggiante [4].
[1] Cass. sent. n. 1295/17 del 19.01.2017.
[3] Cass. sent. n. 11698/2014. Tra conformi e difformi vedi anche Cass. S.U.. sent. n. 24406/2011, n. 10526/2011, n. 27010/2005, 23426/2014, n. 23426/2014, n. 17333/2015. In senso conforme Cass. civ., 21 novembre 2011, n. 24406; Cass. civ., 13 maggio 2011, n. 10526; in senso contrario Cass. civ., 30 settembre 2008, n. 24320; Cass. civ., 7 dicembre 2005, n. 27010.
[4] In quanto viene a costituire un antecedente causale necessario del verificarsi dell’evento, ai sensi dell’art. 1227, primo comma, cod. civ., e, a livello costituzionale, risponde al principio di solidarietà sociale di cui all’art. 2 Cost. avuto riguardo alle esigenze di allocazione dei rischi (riferibili, nella specie, all’ambito della circolazione stradale) secondo una finalità comune di prevenzione, nonché al correlato obbligo di ciascuno di essere responsabile delle conseguenze dei propri atti. (Nella specie, in applicazione dell’anzidetto principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva ritenuto sussistente il concorso di colpa del danneggiato per aver partecipato come passeggero ad una gara automobilistica clandestina).
Il concorso colposo del danneggiato, che comporta ex art. 1227, comma 1, c.c. la conseguente e proporzionale riduzione della responsabilità del danneggiante, è configurabile non solamente in caso di cooperazione attiva del danneggiato nel fatto dannoso posto in essere dal danneggiante, ma in tutti i casi in cui il danneggiato si esponga volontariamente ad un rischio superiore alla norma, in violazione di norme giuridiche o di regole comportamentali di prudenza avvertite come vincolanti dalla coscienza sociale del suo tempo, con una condotta (attiva o omissiva che sia) che si inserisca come antecedente causale necessario nel processo causale che culmina con il danno da lui subito.
Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 1 dicembre 2016 – 19 gennaio 2017, n. 1295
Presidente Chairini – Relatore Graziosi
3.3.2 Deve rilevarsi che la corte territoriale ha escluso ogni corresponsabilità dello Z. nell’evento dannoso richiamando un arresto che esclude il concorso colposo del danneggiato, ai sensi dell’articolo 1227, primo comma, c.c., qualora, quale trasportato in un veicolo, abbia accettato che il conducente guidi in stato di ebbrezza, per carenza di cooperazione attiva nel fatto colposo del danneggiante. Si tratta di Cass. sez. 3, 7 dicembre 2005 n. 27010, dalla cui pur concisa motivazione emerge un contenuto più specifico, rispetto alla tematica in esame, di quello versato nella massima (così è la massima: “Il primo comma dell’art. 1227 c.c. concerne il concorso colposo del danneggiato, configurabile solamente in caso di cooperazione attiva nel fatto colposo del danneggiante (Nell’affermare il suindicato principio la S.C. ha escluso la configurabilità di un concorso colposo del danneggiato nella mera accettazione, da parte del medesimo, del trasporto su autovettura con alla guida conducente in evidente stato di ebbrezza, non assurgendo tale condotta a comportamento materiale di cooperazione incidente nella determinazione dell’evento dannoso)”. Viene accolto invero, un motivo di ricorso in cui si denuncia violazione dell’articolo 1227, primo comma, c.c. perché “erroneamente… la Corte di Appello avrebbe ritenuto la propria corresponsabilità nel determinare il danno in base al disposto di quella norma, per essersi egli posto in una situazione di evidente pericolo, avendo accettato la guida di un conducente in palese stato di ebbrezza. Secondo il ricorrente, invero, perché possa trovare applicazione la norma in parola, occorrerebbe che il danneggiato avesse contribuito con una sua condotta a causare l’evento da cui è scaturito il danno e non il danno successivo – in conseguenza verificatosi, – contrariamente a quello che sarebbe avvenuto nella fattispecie”. Alla luce di una doglianza di tale contenuto va allora intesa la risposta, che premessa l’applicabilità all’illecito extracontrattuale dell’articolo 1227 c.c. (per il richiamo exarticolo 2056 c.c.) afferma che “il primo comma, poi, di quella norma concerne il concorso colposo del danneggiato nella produzione dell’evento che configura l’inadempimento, mentre, nel secondo comma, il danno è eziologicamente imputabile al danneggiante, ma le conseguenze dannose dello stesso avrebbero potuto essere impedite o attenuate da un comportamento diligente del danneggiato… Per ritenere, quindi, che il danneggiato concorra con suo fatto colposo a cagionare il danno è necessario che egli ponga in essere una materiale condotta, tale da incidere nella produzione del danno stesso, al cui verificarsi egli ha, così attivamente cooperato… Orbene, nella fattispecie, l’avere il M. accettato il trasporto sull’auto condotta dal G. in stato di ebbrezza non configura che egli abbia posto in essere una condizione dell’evento-danno, cioè un antecedente senza il quale l’evento stesso non si sarebbe verificato. Non può affermarsi, invero, che, nel caso in esame, si sia, fra conducente e trasportato, formato il consenso alla circolazione con consapevole partecipazione del trasportato alla condotta colposa del conducente e, quindi, l’accettazione del trasporto non può valere quale accettazione dei relativi rischi, né può costituire antecedente necessario per la determinazione del danno. Per concludere sul punto, pertanto, non si ravvisa tra l’azione del M. e l’evento un rapporto di causalità, non potendo la sua condotta assurgere a cooperazione attiva incidente nella determinazione dell’evento; non può, infatti, condividersi l’opinione del giudice di merito, che ha ravvisato la corresponsabilità del M. nell’essersi egli posto volontariamente in una situazione di pericolo, tale da determinare il danno, per le suesposte ragioni e per il preminente motivo che non può dirsi che il ricorrente abbia agito, pur potendo prevedere l’evento come possibile, a costo di determinarlo” (nel caso di specie, il trasportato aveva agito per il risarcimento dei danni nei confronti del conducente della vettura che lo trasportava).
Rigetta il ricorso e condanna solidalmente i ricorrenti a rifondere a S.C. , S.M. , S.R. e V.M. le spese processuali, liquidate in un totale di Euro 11.000, oltre a Euro 200 per esborsi e oltre agli accessori di legge; condanna altresì solidalmente i ricorrenti a rifondere ad Z.A. , Z.S. , Z.L. e P.L. le spese processuali, liquidate in un totale di Euro 11.000, oltre a Euro 200 per esborsi e oltre agli accessori di legge; compensa le spese tra i ricorrenti e Vittoria Assicurazioni S.p.A. Ai sensi dell’articolo 13, comma 1-quater, d.p.r. 115/2002 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso articolo 13.