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Timestamp: 2018-07-19 14:59:09+00:00
Document Index: 127366015

Matched Legal Cases: ['art. 63', 'art. 179', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 176', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ']

Novità fiscali del 30 settembre 2010: imposta di bollo su procura alle liti in calce o a margine del ricorso; adempimenti fiscali del professionista delegato alle vendite giudiziali; rappresentazione contabile della gestione dei beni in trust; rendicontazione di sostenibilità di imprese beneficiarie di risorse pubbliche ai fini dell’investimento produttivo; oneri finanziari per bilancio 2009 e successivi: guida per la determinazione dell’ammontare deducibile; analisi delle diverse tipologie di affrancamento dei disallineamenti derivanti dall’effettuazione di operazioni straordinarie; nuova disciplina degli accessi ai cantieri | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 30 settembre 2010: imposta di bollo su procura alle liti in calce o a margine del ricorso; adempimenti fiscali del professionista delegato alle vendite giudiziali; rappresentazione contabile della gestione dei beni in trust; rendicontazione di sostenibilità di imprese beneficiarie di risorse pubbliche ai fini dell’investimento produttivo; oneri finanziari per bilancio 2009 e successivi: guida per la determinazione dell’ammontare deducibile; analisi delle diverse tipologie di affrancamento dei disallineamenti derivanti dall’effettuazione di operazioni straordinarie; nuova disciplina degli accessi ai cantieri
1) Imposta di bollo su procura alle liti in calce o a margine del ricorso
2) Adempimenti fiscali del professionista delegato alle vendite giudiziali
3) Rappresentazione contabile della gestione dei beni in trust
4) Rendicontazione di sostenibilità di imprese beneficiarie di risorse pubbliche ai fini dell’investimento produttivo
5) Oneri finanziari per bilancio 2009 e successivi: guida per la determinazione dell’ammontare deducibile
6) Analisi delle diverse tipologie di affrancamento dei disallineamenti derivanti dall’effettuazione di operazioni straordinarie
7) Nuova disciplina degli accessi ai cantieri
A seguito di diverse richieste di chiarimento, fatte riguardo l’applicazione dell’imposta di bollo per le procure alle liti fiscali, la Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate dell’Emilia Romagna, con la nota n. 5/2010 del 13/09/2010, ha fornito il proprio parere in merito. In Particolare, la DRE ha precisato quanto segue:
Procura ai sensi dell’art. 63 del D.P.R. 600/73
L’autentica di firma operata dal professionista sulla delega prodotta ai sensi dell’articolo 63 D.P.R. 600/ 73 deve essere assoggettata ad imposta di bollo ai sensi dell’articolo 1, Tariffa, parte prima del D.P.R. 642/72
Ai sensi dell’articolo 63, commi 1 e 2, D.P.R. 600/73, “presso gli uffici finanziari il contribuente può farsi rappresentare da un procuratore generale o speciale”; “la procura speciale deve essere conferita per iscritto con firma autenticata”; “quando la procura è conferita a persone iscritte in albi professionali ”è data facoltà agli stessi rappresentanti di autenticare la sottoscrizione”.
L’articolo 5, comma I, Tabella, D.P.R. 642/72 (di seguito Testo Unico), esenta in modo assoluto dall’imposta di bollo gli “atti e copie del procedimento di accertamento e riscossione di qualsiasi tributo, dichiarazioni, denunzie, atti, documenti e copie presentati ai competenti uffici ai fini dell’applicazione delle leggi tributarie, con esclusione di ricorsi, opposizioni ed altri atti difensivi del contribuente”.
Inoltre, l’articolo 1, Tariffa, parte prima, dello stesso Testo Unico assoggetta all’imposta di bollo di euro 14,62 per ogni foglio, gli “atti rogati, ricevuti o autenticati da notai o da altri pubblici ufficiali”.
Alla luce di tale normativa la suddetta DRE è giunta alle seguenti conclusioni.
Preliminarmente, è indubbio che la procura speciale, quale “atto presentato all’ufficio ai fini dell’applicazione delle leggi tributarie” è esente da imposta di bollo ai sensi del richiamato articolo 5, Tabella.
Un discorso a parte merita l’autentica di firma operata dal rappresentante sulla procura stessa.
In particolare, l’articolo 1, comma 1, della citata Tariffa, assoggetta ad imposta gli “atti autenticati da notai o da altri pubblici ufficiali”.
L’articolo 1, comma 1, lettera i, D.P.R. 445/2000 (Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa) definisce l’autenticazione di sottoscrizione come “l’attestazione, da parte di un pubblico ufficiale, che la sottoscrizione è stata apposta in sua presenza previo accertamento dell’identità della persona che sottoscrive”.
Si tratta, di una funzione pubblica, attribuita dalla legge ad un pubblico ufficiale.
Può accadere, tuttavia, che soggetti giuridici privati siano incaricati di svolgere pubbliche funzioni.
Quando ciò accade, si parla di esercizio privato di pubbliche funzioni e si realizza una scissione della titolarità del potere, che resta in capo allo Stato, dal suo esercizio, attribuito a soggetti privati.
Premesso tutto ciò, la DRE ritiene che la posizione del rappresentante procuratore di cui all’articolo 63, comma 2, D.P.R. 600/73 sia quella di un privato che esercita una funzione pubblica.
Pertanto, l’autentica di firma operata dal professionista sulla delega prodotta ai sensi dell’articolo 63 DPR 600/1973 deve essere assoggettata ad imposta di bollo ai sensi dell’articolo 1, Tariffa, parte prima del relativo Testo Unico.
Al riguardo, la Direzione Regionale ritiene non utilmente richiamabili, alla luce della successiva entrata in vigore dell’articolo 37, comma 2, D.P.R.445/2000, alcune note di prassi che hanno ritenuto esente l’autentica in quanto esente il documento su cui è posta (cfr. risoluzione 290265 del 12 maggio 1981 e risoluzione n. 181 del 14 agosto 1996).
In particolare, l’articolo 37 citato dispone che “l’imposta di bollo non è dovuta quando per le leggi vigenti sia esente da bollo l’atto sostituito ovvero quello nel quale è apposta la firma da legalizzare”.
L’esenzione è limitata alla sola legalizzazione di firma, che, ai sensi dell’articolo 1, lettera l, dello stesso D.P.R. è attività diversa dall’autentica di firma e consiste nella “attestazione ufficiale della legale qualità di chi ha apposto la propria firma sopra atti, certificati, copie ed estratti, nonché dell’autenticità della firma stessa”.
Inoltre, secondo la citata DRE, sulla procura alle liti posta in calce o a margine del ricorso in Commissione Tributaria deve essere assolta l’imposta di bollo.
L’articolo 13, Testo Unico, al comma 1, dispone che “un atto per il quale è prevista in via esclusiva od alternativa l’applicazione dell’imposta in modo straordinario (marche da bollo, visto per bollo e bollo a punzone) può essere scritto su un foglio che sia già servito per la redazione di altro atto soggetto ad imposta in modo ordinario (carta filigranata e bollata) o straordinario a condizione che sia corrisposta la relativa imposta”.
Il successivo terzo comma, numeri da 1 a 14, attribuisce tuttavia la facoltà di scrivere sul medesimo foglio, versando una sola imposta, tassativi atti a formazione progressiva, redatti in diversi contesti temporali.
Lo stesso comma, al n. 15, con una previsione a carattere residuale e generale, dispone, infine, il versamento di una sola imposta anche per atti diversi da quelli tassativamente elencati nei numeri precedenti e genericamente identificati con gli “atti contenenti più convenzioni, istanze, certificazioni o provvedimenti”, ma solo “se redatti in un unico contesto”.
Ancora, nella Tariffa, parte prima, concernente gli atti soggetti all’imposta fin dall’origine, è inserito l’articolo 20.
Tale articolo, al punto 1, dispone il pagamento di un’imposta di € 14,62 a foglio, da corrispondersi con carta bollata, marca da bollo o bollo a punzone, per gli “atti e provvedimenti dei procedimenti giurisdizionali civili ed amministrativi”.
Lo stesso articolo recita poi, punto 1, n. 6, che “per le procure speciali a/le liti apposte in calce o a margine degli atti indicati nell’articolo 83, terzo comma, del codice di procedura civile (citazione, ricorso, controricorso, comparsa di risposta e di intervento, precetto, domanda di intervento nell’esecuzione) “l’imposta è assolta con marche”.
Infine, nella successiva nota n. 1, in calce allo stesso articolo 20, si legge che “l’imposta assolta per le procure speciali alle liti, apposte in calce o a margine degli atti indicati nel terzo comma dell’articolo 83 del codice di procedura civile, comprende quella dovuta per la certificazione della firma”.
Alla luce della citata normativa, viene affermato che l’articolo 13, comma 3, n. 15, disciplina in via generale le fattispecie di “unico contesto”, disponendo per esse il versamento di una sola imposta, laddove l’articolo 20, Tariffa, prevede una specifica ipotesi di “unico contesto”, la procura alle liti scritta in calce o a margine del ricorso.
Per essa, il legislatore ha scelto di derogare al principio generale dell’articolo 13, comma 3, n. 15, riconducendola alla regola dell’articolo 13, comma 1 ed imponendo il pagamento di un’imposta autonoma rispetto a quella assolta per il ricorso (“l’imposta è assolta con marche”, dice la legge; “l’imposta assolta comprende quella dovuta per la certificazione della firma”).
In definitiva, sulla procura alle liti posta in calce o a margine del ricorso in Commissione tributaria deve essere assolta l’imposta di bollo.
Analisi degli adempimenti tributari che ricadono sul Commercialista delegato alle vendite di beni giudiziali.
Su questo e su altri aspetti verte il manuale del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili incentrato su “gli adempimenti fiscali del professionista delegato alle vendite giudiziali”, aggiornato a luglio 2010, e pubblicato sul sito del CNDCEC il 29 settembre 2010.
Le Leggi n. 80 e 263 del 2005, nonché la legge n. 52 del 2006, hanno profondamente innovato la disciplina delle procedure esecutive.
Una modifica di particolare interesse è quella che identifica il profilo soggettivo di coloro che partecipano attivamente al processo attivamente.
Ai sensi dell’articolo 591-bis c.p.c., infatti, il Giudice dell’Esecuzione con l’Ordinanza di vendita del bene pignorato può delegare agli iscritti della sezione A dell’albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili presenti negli elenchi di cui all’art. 179-ter disp.att. c.p.c., il compimento delle operazioni di vendita.
In particolare, il citato documento (manuale) del CNDCEC si propone di analizzare quali siano gli adempimenti fiscali connessi allo svolgimento di tale attività professionale segnalando gli aspetti che presentano maggiori criticità e che rimangono ad oggi privi di disciplina.
A questo proposito, così come già evidenziato nel documento “Vademecum sugli adempimenti tributari del custode giudiziario nelle esecuzioni immobiliari”, viene rappresentata la carenza di norme di legge che regolino le attività dì delega in ambito tributario lasciando così spazio a tentativi dell’Amministrazione Finanziaria di individuare un soggetto in capo al quale trasferire l’onere degli adempimenti che graverebbero sull’esecutato, dal momento che questi si rivela generalmente inadempiente.
Ambito della delega.
L’articolo 591-bis c.p.c. prevede una serie di attività che il Delegato è chiamato a svolgere in sostituzione del Giudice delle Esecuzioni.
Il contenuto della delega, tuttavia, può essere più o meno ampio a seconda degli intendimenti del delegante.
Vi sono alcune attività che generalmente coinvolgono tutti i Delegati e tra queste vi sono gli adempimenti tributari, che a motivo della loro complessità, legata anche alle necessarie competenze tecnico-giuridiche, vengono affidati alla cura dei professionisti.
L’analisi che viene sviluppata attiene proprio agli adempimenti tributari connessi alla vendita e non può essere effettuata senza una preliminare disamina critica della “carta d’identità” del bene ossia la perizia di stima.
La vendita coattiva rientra nell’ambito di applicazione del regime dell’imposta sul valore aggiunto, se il soggetto esecutato abbia i previsti requisiti soggettivi (esercizio di imprese o di professioni).
Tale identificazione non sempre é di facile accertamento. Basti pensare, a titolo di esempio, attesa la vasta casistica, alla persona fisica acquirente di un immobile che in un momento successivo lo abbia destinato ad una attività rientrante tra quelle di impresa o di lavoro autonomo.
Da qui l’importanza di un esame critico delle informazioni contenute nel fascicolo e nella perizia e, ove necessario, di ulteriori approfondimenti al fine di non incorrere nell’errore di indicare nella pubblicità un regime che al momento della cessione risulti diverso da quello applicabile.
Ai fini dell’esecuzione delle formalità presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari (siano esse relative alla trascrizione, all’annotazione ipotecaria o alla voltura catastale) la nota di trascrizione va presentata alla competente Agenzia del Territorio.
Agevolazione prima casa e credito d’imposta
Le vendite coattive possono beneficiare dell’agevolazione prima casa.
Tutti gli adempimenti sono a carico del debitore esecutato al quale il professionista delegato alla vendita dovrà rimettere la documentazione utile in originale o in copia (decreto di trasferimento, rendiconto ecc.).
Considerato che il presupposto oggettivo dell’imposta è il possesso di un diritto reale di godimento di un bene immobile nel territorio dello stato, la soggettività passiva rimane in capo al proprietario (che fino alla data di emissione del decreto di trasferimento è il debitore esecutato, e successivamente sarà l’aggiudicatario) o al titolare di diritti reali di godimento.
Il documento di studio, datato 18/03/2010, ma pubblicato il 29 settembre 2010, dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, verte sulla rappresentazione contabile, da parte del trustee, degli accadimenti relativi alla gestione del patrimonio segregato in trust, attività propedeutica:
– alla corretta rendicontazione nei confronti dei soggetti interessati all’amministrazione del patrimonio in trust (beneficiari, disponente, guardiano);
– alla determinazione dai dati di sintesi sul patrimonio complessivamente affidato, destinati a confluire nella documentazione di bilancio della trust company.
A tal fine, viene, quindi, effettuata una disamina degli adempimenti connessi alla istituzione dell’impianto contabile nonché alle modalità di redazione delle principali scritture contabili necessarie alla rilevazione degli accadimenti gestionali.
– Le scritture contabili del trust;
– Libro degli Eventi;
– La chiusura del Trust.
L’analisi degli adempimenti contabili svolta nel suddetto studio considera come fattispecie di riferimento quella delle cosiddette “trust companies”, cioè di quelle società che assumono in via professionale la veste di trustee e che pertanto risultano obbligate alla tenuta della propria contabilità e, qualora costituite in forma di società di capitali, anche alla redazione e al deposito del bilancio.
L’impianto contabile ordinariamente adottato dalle trust companies, suggerisce l’adozione del metodo della partita doppia anche nella gestione contabile dei singoli trust.
Tuttavia, detto metodo non risulta affatto obbligatorio, in particolare quando si tratti di gestire strutture elementari di patrimoni in trust (ad esempio: gestione di singoli immobili o attività finanziarie).
In tali casi sarà cura del trustee individuare eventualmente un metodo di contabilizzazione elementare, sintetico e coordinato, che consenta la raccolta e la rappresentazione dei dati necessari per adempiere correttamente agli obblighi di rendicontazione e di carattere tributario (ad esempio potrà essere utilizzato un semplice foglio excel adattato al caso di specie, con libertà di forma e contenuto adeguato agli obblighi di rendiconto imposti al trustee).
Analoga riflessione, inoltre, deve essere fatta anche con riferimento alle fattispecie in cui la figura del trustee è ricoperta da una persona fisica (ad esempio un dottore commercialista e/o esperto contabile, un notaio, un avvocato, …) in quanto, anche in tal caso, risulterà assolutamente raccomandabile che lo stesso (che, in proprio, potrebbe non essere tenuto ad obblighi contabili ed in particolar modo di redazione e deposito del bilancio) provveda alla predisposizione, unitamente al Libro degli eventi, di una contabilità che, seppur semplificata, consenta di adempiere correttamente alle obbligazioni assunte (in particolare all’obbligo di rendiconto).
In particolare, il suddetto documento di studio si occupa principalmente di offrire opportune soluzioni operative alla corretta rappresentazione contabile dei fatti inerenti la gestione dei beni conferiti in trust.
Nei successivi studi del CNDCEC saranno affrontati i seguenti argomenti:
– l’obbligo di rendiconto del trustee, con particolare riferimento all’esame:
– delle tipologie di documenti che il trustee potrà utilizzare per rendicontare ai destinatari, individuati nell’atto istitutivo del trust (beneficiari, disponenti, guardiano), le risultanze dell’attività svolta;
o dei criteri da adottare per la valutazione e valorizzazione delle singole voci nella contabilità del trust;
– bilancio della trust company, con particolare riferimento alle modalità di rappresentazione dei dati di sintesi del patrimonio complessivamente affidato.
Comunque riguardo alla scelta di rappresentare o meno dei fatti di gestione inerenti i singoli trust nel bilancio (proprio) della società trustee, la commissione del CNDCEC ha aderito alla tesi prevalente che esclude l’iscrizione dei beni segregati in trust nel sistema principale del bilancio (attività e passività) della trust company.
Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili “a tutto campo”.
Sempre in data 29 settembre 2010 è stato pubblicato sul sito www.cndcec.it un altro documento, datato settembre 2010, che ha tra le finalità quella di sottoporre al legislatore una proposta di legge che contempli l’informativa obbligatoria, da parte di imprese beneficiarie di risorse pubbliche, sugli effetti economici, sociali ed ambientali generati dall’impiego di tale tipologia di risorse.
La proposta evidenzia i presupposti teorici e operativi che il CNDCEC ritiene essenziali ai fini della valutazione dell’intervento legislativo:
– sul piano politico, in termini di un ritorno immediato delle scelte strategiche, considerata la crescente attenzione verso i temi della sostenibilità a tutti i livelli;
– sul piano sociale, in termini di benefici reali di breve e-medio periodo, attraverso l’acquisizione delle informative sugli effetti degli investimenti in ambito socio-ambientale e, quindi, con un aumento della trasparenza nei confronti di tutti i soggetti interessati;
– sul piano economico, in termini di benefici di lungo periodo, tramite l’aumento della consapevolezza degli impatti delle scelte strategiche di politica economica, nella prospettiva di uno sviluppo industriale sostenibile, e la creazione di un database permanente che offra un quadro di riferimento decisionale ad uso dei vari Ministeri competenti sulle tematiche dell’economia sostenibile (in particolare, del Ministero dell’Economia e delle finanze, del Ministero dello Sviluppo economico e del Ministero dell’Ambiente).
I presupposti si riferiscono ai seguenti ambiti:
– soggetti obbligati alla rendicontazione;
– strumenti della rendicontazione;
– modalità della rendicontazione;
– tempistica della rendicontazione (inizio e fine dell’obbligo informativo);
– asseverazione delle informazioni raccolte e pubblicate.
Per determinare la deducibilità degli oneri finanziari evidenziati nel bilancio (la Legge Finanziaria 2008 tratta del regime fiscale degli oneri finanziari con la revisione degli artt. 61 e 96 del TUIR al fine di incentivare la capitalizzazione delle imprese; semplificare la determinazione della base imponibile), il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, con il documento di studio, datato luglio 2010, e pubblicato il 29 settembre 2010, ha predisposto una procedura di lavoro per tutte le imprese, evidenziando, ove possibile, i casi particolari per le immobiliari, le holding di partecipazione industriale, e cosi via.
La procedura è suddivisa nei seguenti punti:
– l’individuazione dei soggetti interessati
– la determinazione del ROL
– gli interessi passivi esclusi
– la tipologia di contratti finanziari
– l’individuazione dei proventi ed oneri finanziari
– gli interessi di mora
– i contratti di leasing
– gli interessi virtuali verso la Pubblica Amministrazione
– la determinazione dell’eccedenza degli interessi passivi sul ROL
– il consolidato fiscale nazionale
– il consolidato fiscale nazionale virtuale con società estere
– la contabilizzazione
– l’esposizione dei dati nella dichiarazione dei redditi.
Ogni paragrafo contiene una tabella con una breve procedura, delle “osservazioni” e l’indicazione dei “punti aperti” che necessitano di chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Ove possibile vengono proposte delle soluzioni operative e fiscalmente sostenibili.
Oltre alle istruzioni contenute nel modello Unico SC 2010, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato sul tema le seguenti circolari e risoluzioni:
– Circolare n. 12/E del 19/2/2008, par. 5.2
– Circolare n. 47/E del 18/6/2008, par. 5.3
– Circolare n. 19/E del 21/4/2009
– Circolare n. 37/E del 22/7/2009
– Risposta ai quesiti MAP del 28/5/2009 (sconto cassa)
– Circolare n. 38/E del 23/6/2010 (risposta ai quesiti MAP del 3/6/2010)
– Risoluzione n. 3/DPF del 14/2/2008
– Risoluzione n. 268/E del 3/7/2008
– Risoluzione 200/E del 3/8/2009
Le circolari delle principali Associazioni di categoria sono le seguenti:
– Assonime – n. 46 del 18/11/2009
– Assonime, approfondimenti n. 12 del 2009
– Consorzio Studi e ricerche fiscali di Intesa Sanpaolo – n. 8 del 7/5/2008
– Assilea, n. 3/2008 del 24/1/2008
– Assilea, n. 22/2009 del 22/7/2009.
Il suddetto documento è disponibile sul sito www.cndcec.it
Infine, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti con l’ulteriore documento di studio pubblicato il 29 settembre 2010 sul sito www.cndcec.it ha esaminato, sotto forma di tabelle, le diverse tipologie di affrancamento dei disallineamenti derivanti dall’effettuazione di operazioni straordinarie.
L’art. 1, commi 46 e 47 della Legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Finanziaria 2008) ha modificato, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007, la disciplina fiscale delle operazioni di riorganizzazione aziendale contenuta negli artt. 172 (fusione), 173 (scissione) e 176 (conferimento d’azienda) del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir).
Parimenti, l’art. 15, commi da 10 a 12 del D.L. 29 novembre 2008, n. 185 (convertito con modificazioni dalla Legge 28 gennaio 2009, n. 2) ha introdotto, anch’esso a far data dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007, la possibilità di riconoscere anche dal punto di vista fiscale determinati importi emergenti dall’effettuazione di operazioni straordinarie.
Detti provvedimenti hanno come fine quello di favorire il riavvicinamento del reddito imponibile all’utile di bilancio attraverso l’introduzione di due regimi opzionali di imposizione sostitutiva per il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti in bilancio in occasione di operazioni di fusione, scissione e conferimento d’azienda.
La disciplina di cui al D.L. 185/2008 costituisce, come sottolineato anche da Assonime nella circolare n. 27 del 2009, una “variante” al regime di riallineamento ordinario previsto dall’art. 176 del Tuir nel senso che si innesta sugli stessi presupposti applicativi.
In altri termini, i citati due regimi presentano sia delle sovrapposizioni sia delle differenze rilevanti, ad esempio, con riferimento ai “beni” o “valori” riallineabili o per quanto concerne le aliquote impositive a cui gli importi da affrancare debbono essere assoggettati.
Pertanto, con il documento di studio del 22 luglio 2010, pubblicato il 29/09/2010, il CNDCEC esamina, sotto forma tabellare, i meccanismi applicativi dei due criteri di riallineamento allo scopo di evidenziare, attraverso il raffronto, sia gli elementi similari sia i tratti distintivi.
E’ stato pubblicato sulla GU n. 212 del 10 settembre 2010 il D.P.R. n. 150 del 2 agosto 2010 con il quale viene ridefinita la disciplina di accessi ed accertamenti presso i cantieri delle imprese interessate all’esecuzione di lavori pubblici.
Con il D.P.R. 02/08/2010, n. 150, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 212 del 10 settembre, sono disciplinate le modalità con le quali, a seguito degli accessi e degli accertamenti effettuati presso i cantieri delle imprese interessate all’esecuzione di lavori pubblici, sono rilasciate le informazioni antimafia previste dalla normativa vigente.
Si tratta in particolare delle informazioni concernenti la sussistenza di una delle cause di decadenza, di divieto o di sospensione di cui all’art. 10 della L. 575/1965 e dei tentativi di infiltrazione mafiosa.
La nuova normativa sarà applicata a tutti i soggetti che intervengono a qualunque titolo nel ciclo di realizzazione dell’opera, anche con appalti di modesta entità (noli e forniture di beni e prestazioni di servizi, ivi compresi quelli di natura intellettuale, qualunque sia l’importo dei relativi contratti o dei subcontratti).
Il Decreto amplia l’ambito di intervento dei prefetti in materia di contrasto alla criminalità organizzata, conferendo la potestà di disporre accessi e accertamenti nei cantieri avvalendosi di Gruppi interforze.
Verranno effettuati accessi da un gruppo interforze che sarà composto da funzionari della polizia di stato, dell’arma dei carabinieri, della guardia di finanza, della Dia, del provveditorato alle opere pubbliche e da un rappresentante della Direzione provinciale del lavoro.
Il Decreto è entrato in vigore dal 25 settembre 2010.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 29 settembre 2010)
– Notifica nulla se eseguita presso l’avvocato del contribuente costituito nel giudizio di primo grado, ma non domiciliatario
Nel processo tributario è nulla la notifica dell’atto di appello eseguita presso l’avvocato costituito nel giudizio di primo grado, ma non domiciliatario.
– Gestione lavoratori: Possibile il trasferimento dei fondi presso la gestione commercianti
Contributi previdenziali: ricongiunzione anche per le gestioni dei lavoratori autonomi. Ricongiunzione dei contributi possibile non solo presso le gestioni sostitutive dell’Ago, ma anche presso quelle dei lavoratori autonomi.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 20425 del 29 settembre 2010)
– E’ vincolante l’interpello chiesto dal difensore del contribuente
L’interpello chiesto dal legale del contribuente vincola l’Amministrazione finanziaria che non può emettere atti impositivi contrari al parere reso.
Altrimenti sono nulli.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 20421 del 29 settembre 2010)