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Timestamp: 2018-06-20 19:16:28+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 2733', 'art. 2733', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 87', 'sentenza ']

Lo sai che? CID: come funziona il modulo per incidenti stradali e come si compila
Lo sai che? Pubblicato il 28 marzo 2016
> Lo sai che? Pubblicato il 28 marzo 2016
Il Cid, ossia il modulo di constatazione amichevole, l’efficacia nei confronti dell’assicurazione per ottenere il risarcimento del danno.
Il modulo CID, o anche detto modello di constatazione amichevole di incidente (CAI) è quel documento, rilasciato gratuitamente dalle assicurazioni ai propri assicurati o scaricabile online da questo link, la cui compilazione garantisce una corsia preferenziale nel risarcimento del danno: in esso, infatti, le parti bonariamente, descrivono la dinamica dell’incidente, indicando le relative responsabilità e le sezioni dell’auto danneggiate. Ecco perché, di norma, il CID deve essere firmato da entrambi i conducenti.
Tuttavia, l’assicurato, in caso di mancata collaborazione dell’altra parte, potrebbe comunque autonomamente compilare e firmare il CID, consegnandolo alla propria assicurazione. Con questa differenza:
– il CID sottoscritto da entrambi gli automobilisti li vincola a quanto indicato sul modulo, trattandosi di una sorta di confessione, ma non vincola l’assicurazione che ben potrebbe, ad esempio, dimostrare che la dinamica dell’incidente è stata differente (ciò al fine di evitare frodi alle assicurazioni, conseguenti ad eventuali accordi illeciti tra le parti);
– il CID sottoscritto da un solo automobilista non vincola l’altro o gli altri soggetti coinvolti nell’incidente, ma solo colui che lo sottoscrive.
1 Quando opera il CID
2 Qual è il vantaggio del CID?
3 Come si compila il CID?
4 Che succede se l’altro conducente non vuol firmare il CID?
5 Quale valore ha il CID?
6 Incidente: la procedura per il risarcimento del danno dall’assicurazione
Quando opera il CID
Il CID opera nel caso di incidente tra non più di due autoveicoli. Inoltre i danni devono essere riferiti solo a uno o ad entrambi gli automezzi e non alle persone o alle cose trasportate.
Nell’ipotesi, quindi, in cui ci dovessero essere feriti, andranno avvisate le autorità e gli operatori del pronto soccorso (118) per attestare le condizioni psicofisiche degli interessati.
Il CID consente tempi certi del risarcimento del danno, in quanto l’assicurazione ha 60 giorni di tempo dalla consegna del modello per procedere a inviare, al danneggiato, un’offerta di risarcimento. I giorni diventano 30 se il CID è firmato da entrambe le parti.
Il modulo di «constatazione amichevole di incidente» rappresenta infatti lo strumento fondamentale per l’attivazione di quella procedura innovativa per il risarcimento dei danni materiali causati da un incidente stradale, conosciuta come “indennizzo diretto – C.I.D.”. È un accordo stipulato tra la quasi totalità delle imprese che esercitano l’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, che consente a un danneggiato incolpevole (anche solo in parte) di ottenere il risarcimento direttamente dal proprio assicuratore: tanto a condizione che in un incidente verificatosi tra due veicoli assicurati presso imprese aderenti alla convenzione siano stati causati solo danni materiali di qualsiasi entità, che non vi siano danni alle persone, e che entrambi i conducenti abbiano compilato e firmato il modulo CID.
Nel caso di incidente stradale è sufficiente compilare un solo CID (quindi, non è necessario che ciascuno dei due automobilisti compili un proprio CID, differente da quello dell’altro). Ciascun modello è infatti composto, oltre all’originale, di 3 copie carbone. I quattro fogli così compilati (il primo in originale, gli altri tre in copia carbone) andranno così distribuiti: due copie vanno alle parti e altre due alle rispettive assicurazioni.
Il CID si compone di due sezioni principali colorate, una a sinistra (box A) e una destra (box B), ciascuna delle quali riguardati i due mezzi coinvolti nell’incidente. Possono ovviamente essere compilati dalla stessa persona purché firmati da ciascuno degli interessati.
In ognuno dei due box colorati bisogna indicare i dati anagrafici del titolare dell’assicurazione, il tipo di veicolo interessato dall’incidente, la compagnia di assicurazione, il conducente.
In corrispondenza del veicolo bisogna indicare con una croce il punto di contatto che ha determinato l’iniziale urto. Per cui se un’auto ha toccato l’altra sul parafanghi posteriore e poi è andata a slittare, graffiando la fiancata laterale, andrà messa la X solo sulla parte del portabagagli.
Nella colonna centrale bianca, invece, vengono indicate varie tipologie di manovre; bisognerà mettere una X sulla corrispondente casella a destra o sinistra, per riferirla a ciascuna delle due vetture.
Segue un riquadro a quadretti per fare uno schizzo della dinamica del sinistro e poi, infine, lo spazio per la firma dei due conducenti.
Che succede se l’altro conducente non vuol firmare il CID?
Nel caso in cui il conducente dell’altro veicolo non accetti di sottoscrivere anch’egli il modulo, si dovrà compilare integralmente il modulo stesso per la parte relativa al proprio veicolo (veicolo A), mentre per la parte relativa al veicolo della controparte (veicolo B) sarà sufficiente rispondere alla domanda n. 7 ed indicare al n. 8 la denominazione della Compagnia di assicurazione. Ove possibile rispondere anche alle altre domande.
Quale valore ha il CID?
Il CID firmato da entrambi i conducenti il valore di confessione e fa piena prova tra le parti (vincolandole a quanto ivi indicato); pertanto le dichiarazioni del danneggiato non possono essere revocate se non per errore di fatto o violenza.
Per la verità va tenuto presente che una parte della giurisprudenza di merito non ha adottato sempre questa rigorosa impostazione. Se, a esempio, nell’ipotesi di un sinistro stradale da cui derivi un’alterazione patologica che si manifesta soltanto qualche giorno dopo, il danneggiato ha indicato nel modulo che non vi sono lesioni, è poi possibile comunque provare il nesso causale tra il sinistro e la lesione subita riuscendo così a ottenere il ristoro del danno. C’è però una parte della magistratura che segue una impostazione molto rigida, non consentendo al danneggiato di fornire questa prova.
L’assicurazione non è vincolata a quanto dalle parti attestato sul CID, potendo anche non procedere al risarcimento qualora ritenga che i fatti rappresentati dalle parti non siano veri.
Anche il giudice non è vincolato a ritenere come “oro colato” quello che è scritto nel CID, potendo anch’egli considerare la dinamica del sinistro in modo differente rispetto alla rappresentazione fornita sul modulo.
Secondo la giurisprudenza, il modello Cid non è da solo in grado di dimostrare la dinamica dell’incidente stradale e le eventuali responsabilità ai fini del risarcimento dei danni, di veicoli non condotti dai proprietari. A maggior ragione se presenta delle incongruenze al suo interno o rispetto al ricorso giudiziale, non avendo efficacia nei confronti dell’assicuratore, che non lo ha firmato.
La consulenza tecnica d’ufficio (cosiddetta CTU) disposta dal giudice di merito può superare quanto dichiarato dalle parti nella constatazione amichevole di incidente firmata al momento del sinistro. Lo ha stabilito la Corte di cassazione
Incidente: la procedura per il risarcimento del danno dall’assicurazione
A tale proposito bisogna tenere presente che i giorni da indicare per permettere l’ispezione del perito non possono essere inferiori a otto, non festivi e successivi alla ricezione della raccomandata; le ore devono essere quelle lavorative.
Oltre che dal danneggiato la raccomandata può essere inviata anche dal suo agente, dal broker o da un suo legale di fiducia. Essa va indirizzata presso l’Ufficio incaricato della liquidazione dei sinistri nel luogo di domicilio del danneggiato o presso la sede sociale dell’assicuratore.
Alla raccomandata deve essere allegata la denuncia del sinistro compilata sul CID che è quello utilizzato anche per essere liquidati con il sistema della convenzione di indennizzo diretto.
Se il CID è sottoscritto da entrambi i conducenti, assume la denominazione di constatazione amichevole e, si presume, salvo prova contraria dell’assicuratore, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze descritte nel modulo.
Entro 60 giorni dalla ricezione della raccomandata (o entro 30 giorni se il modulo CID è firmato da entrambi i conducenti) l’assicuratore deve comunicare al danneggiato la somma offerta per il risarcimento oppure indicare i motivi per i quali ritiene di non dover fare l’offerta. Una volta formulata l’offerta l’assicuratore è tenuto a inviare al danneggiato la somma sia che il danneggiato accetti sia che la rifiuti entro il termine di 15 giorni dalla ricezione dell’accettazione o del rifiuto.
Se il danneggiato non accetta né rifiuta, l’assicuratore é tenuto a inviare la somma entro 30 giorni dalla proposizione dell’offerta.
Cassazione civ., Sez. VI, 23 gennaio 2014, n. 1394
Nel giudizio instaurato ai sensi dell’art. 18, legge n. 990/1969, le dichiarazioni confessorie sono valutate alla stregua delle regole in materia probatoria solo se possono portare alla condanna del soggetto che le ha rese e non, quindi, le mere assunzioni di responsabilità o colpa contenute nel modulo di contestazione amichevole del sinistro sottoscritto dal responsabile del danno, che deve essere, invece, liberamente apprezzata dal giudice, in applicazione della regola sancita nell’art. 2733, comma 3 c.c., secondo cui, in caso di litisconsorzio necessario, la capacità probatoria della confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorti è affidata alla prudente valutazione del giudice.
Cassazione civ., Sez. Unite, 5 maggio 2006, n. 10311
La dichiarazione confessoria, contenuta nel modulo di constatazione amichevole del sinistro (c.d. C.I.D.), resa dal responsabile del danno proprietario del veicolo assicurato e litisconsorte necessario, non ha valore di piena prova nemmeno nei confronti del solo confitente, ma deve essere liberamente apprezzata dal giudice, dovendo trovare applicazione la norma di cui all’art. 2733, terzo comma, c.c., secondo la quale, in caso di litisconsorzio necessario, la confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorti è, per l’appunto, liberamente apprezzata dal giudice.
Cassazione civ., Sez. III, 23 febbraio 2004, n. 3544
Nei giudizi aventi a oggetto l’accertamento della responsabilità civile da circolazione dei veicoli a motore soggetti ad assicurazione obbligatoria, all’interno dei quali sussiste litisconsorzio necessario tra il danneggiato, l’assicuratore nei cui confronti questi propone la domanda, e il responsabile del danno (per tale intendendosi il proprietario del veicolo danneggiante), la confessione resa dall’assicurato al danneggiato fa piena prova nei rapporti tra tali parti, ma non può essere posta a fondamento di una sentenza di condanna dell’assicuratore, nei confronti del quale la confessione è liberamente apprezzabile dal giudice; tale valore esplica anche la confessione resa in giudizio dal conducente del veicolo, responsabile materiale del danno, ove evocato in giudizio dalla parte.
Cassazione civ., Sez. I, 3 marzo 2011, n. 5148
Le valutazioni espresse dal consulente tecnico d’ufficio non hanno efficacia vincolante per il giudice e, tuttavia, egli può legittimamente disattenderle soltanto attraverso una valutazione critica, che sia ancorata alle risultanze processuali e risulti congruamente e logicamente motivata, dovendo il giudice indicare gli elementi di cui si è avvalso per ritenere erronei gli argomenti sui quali il consulente si è basato, ovvero gli elementi probatori, i criteri di valutazione e gli argomenti logico-giuridici per addivenire alla decisione contrastante con il parere del c.t.u. Qualora, poi, nel corso del giudizio di merito vengano espletate più consulenze tecniche, in tempi diversi e con difformi soluzioni prospettate, il giudice, ove voglia uniformarsi alla seconda consulenza, è tenuto a valutare le eventuali censure di parte e giustificare la propria preferenza, senza limitarsi a un’acritica adesione a essa; egli può, invece, discostarsi da entrambe le soluzioni solo dando adeguata giustificazione del suo convincimento, mediante l’enunciazione dei criteri probatori e degli elementi di valutazione specificamente seguiti, nonché, trattandosi di una questione meramente tecnica, fornendo adeguata dimostrazione di avere potuto risolvere, sulla base di corretti criteri e di cognizioni proprie, tutti i problemi tecnici connessi alla valutazione degli elementi rilevanti ai fini della decisione.
Cassazione civ., Sez. III, 23 febbraio 2006, n. 3990
In tema di consulenza tecnica di ufficio, il giudice può affidare al consulente non solo l’incarico di valutare i fatti accertati o dati per esistenti (consulente deducente), ma anche quello di accertare i fatti stessi (consulente percipiente), e in tal caso, in cui la consulenza costituisce essa stessa fonte oggettiva di prova, è necessario e sufficiente che la parte deduca il fatto che pone a fondamento del suo diritto e che il giudice ritenga che l’accertamento richieda specifiche cognizioni tecniche. (Nella fattispecie, relativa all’azione di danni del conduttore di immobili nei confronti del locatore per lavori di ristrutturazione del fabbricato, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza della corte di merito che aveva rigettato la domanda per avere la stessa ritenuto che l’attore aveva dedotto e prodotto i documenti di spesa soltanto durante la consulenza tecnica di primo grado, quindi irritualmente, per violazione dell’art. 87 disp. att. c.p.c. e del diritto di difesa, con conseguente irritualità e inammissibilità della stessa consulenza, trasformatasi in mezzo di prova, ed erroneità della sentenza di accoglimento del primo giudice, in quanto fondata su quei preventivi, non anche su elementi di prova forniti dalla parte; ha conclusivamente affermato la S.C. che l’intervento del consulente era stato ritenuto necessario per accertare sia lo stato dei luoghi e la riduzione del valore locativo dell’immobile, sia eventuali danni patrimoniali ai beni di proprietà attorea).
Cassazione civ., Sez. III, 12 marzo 2014, n. 5641
In tema di risarcimento dei danni conseguenti a un incidente stradale, la consulenza tecnica d’ufficio, anche a distanza di molto tempo, può ribaltare le dichiarazioni rese nella constatazione amichevole (c.d. C.I.D.).
Cassazione civ., Sez. III, 28 agosto 2006, n. 14972
La valutazione delle prove, e con essa il controllo sulla loro attendibilità e concludenza, e la scelta, tra le varie risultanze istruttorie, di quelle ritenute idonee ad acclarare i fatti oggetto della controversia, sono rimesse al giudice del merito e sono sindacabili in cassazione solo sotto il profilo dell’adeguata e congrua motivazione che sostiene la scelta nell’attribuire valore probatorio a un elemento emergente dall’istruttoria piuttosto che a un altro. In particolare, ai fini di una corretta decisione adeguatamente motivata, il giudice non è tenuto a dare conto in motivazione del fatto di aver valutato analiticamente tutte le risultanze processuali, né a confutare ogni singola argomentazione prospettata dalle parti, essendo, invece, sufficiente che egli, dopo averle vagliate nel loro complesso, indichi gli elementi sui quali intende fondare il suo convincimento e l’ iter logico seguito nella valutazione degli stessi per giungere alle proprie conclusioni, implicitamente disattendendo quelli morfologicamente incompatibili con la decisione adottata. In tema di valutazione delle prove, difatti, nel nostro ordinamento, fondato sul principio del libero convincimento del giudice, non esiste una gerarchia delle prove stesse, nel senso che (fuori dai casi di prova legale) esse, anche se a carattere indiziario, sono tutte liberamente valutabili dal giudice di merito per essere poste a fondamento del suo convincimento.
Cassazione civ., Sez. I, 6 febbraio 2003, n. 1747
In tema di valutazione delle prove, nel nostro ordinamento, fondato sul principio del libero convincimento del giudice, non esiste una gerarchia di efficacia delle prove, nel senso che (fuori dai casi di prova legale) esse, anche se hanno carattere indiziario, sono tutte liberamente valutabili dal giudice di merito per essere poste a fondamento del suo convincimento, del quale il giudice deve dare conto con motivazione il cui unico requisito è l’immunità da vizi logici.