Source: http://www.ticinolive.ch/2016/02/25/i-7-regni-autonomi-del-tribunale-federale-di-paolo-camillo-minotti/
Timestamp: 2020-02-26 20:42:19+00:00
Document Index: 38710536

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I 7 "regni" autonomi del Tribunale federale - di Paolo Camillo Minotti - Ticinolive
I 7 “regni” autonomi del Tribunale federale – di Paolo Camillo Minotti
Corti sbilanciate = sentenze sbilanciate
Nella dibattuta questione dell’iniziativa per l’espulsione su cui votiamo il 28 febbraio, oltre all’aspetto dell’espulsione in sè (e per quali reati) e a quello della a a mio parere eccessiva mitezza delle Corti giudicanti in generale, vi è un aspetto poco dibattuto ma centrale che riguarda il funzionamento del Tribunale federale e che merita di essere illustrato. Ce ne danno lo spunto due interessanti articoli apparsi sulla Neue Zürcher Zeitung del 19 febbraio u.s.; uno a firma Katharina Fontana e intitolato «Sieben juristische «Königreiche» – Die höchsten Richter sprechen in zentralen staatspolitischen Fragen nicht mit einer Stimme»; il secondo della giornalista Heidi Gmür intitolato «Hintergründe eines umstrittenen Urteils».
Recentemente la seconda Camera di diritto pubblico del TF ha emesso una sentenza che ha sollevato molte perplessità. Statuendo sul rapporto tra l’articolo costituzionale contro l’immigrazione di massa accettato il 9 febbraio 2014 e l’Accordo sulla libera circolazione delle persone, essa nelle motivazioni della sentenza ha dichiarato che l’accettazione del primo non è motivo per limitare la validità del secondo (inclusa l’applicazione della corrispondente giurisprudenza della Corte europea). Prima di tutto perché non è ancora stata adottata la legge di applicazione del 9 febbraio, ma anche se quest’ultima – annota la II Camera di diritto pubblico – venisse elaborata e fosse in contrasto con l’Accordo di libera circolazione, nel caso che il contrasto venisse portato concretamente di fronte alla corte essa darebbe la preminenza all’Accordo sulla libera circolazione.
Non è ben chiaro che valore concreto questa sentenza possa avere, e secondo la signora Fontana può essere intesa anche come un semplice segnale (e non è peraltro il primo) per cercare di imporre una modifica della giurisprudenza. Si tratterebbe di un tentativo di modificare tra l’altro la cosidetta «prassi Schubert» vigente dal 1973 secondo cui il parlamento federale ha la facoltà, con l’adozione di una nuova legge, di andare contro un accordo internazionale precedente, nella misura in cui non si vada a ledere la Dichiarazione internazionale sui diritti dell’uomo. Finora il Tribunale federale aveva dato perlopiù la priorità in tali casi al nuovo diritto svizzero. Ma appunto la sentenza citata (e anche qualche altra precedente) stanno tentando di rovesciare questa prassi.
Normalmente quando vi è una sentenza del TF i giornali e i commentatori dicono «Il TF ha deciso», oppure «Il TF ha modificato la giurisprudenza», ecc. e ognuno – a seconda del proprio punto di vista – se ne rallegra o se ne scandalizza lanciando magari qualche imprecazione all’indirizzo dei giudici di Mon Repos. In realtà, come spiega bene Katharina Fontana, «il» Tribunale federale come istanza unica in realtà non esiste se non in via del tutto eccezionale, cioè quando tutti i giudici si riuniscano in seduta plenaria; esistono invece sette «regni» o, per usare il termine corretto, sette Camere con una determinata composizione fissa e che deliberano del tutto autonomamente. Ogni Camera si occupa in priorità di un determinato campo giuridico; talvolta i rispettivi campi possono però sovrapporsi uno all’altro, nel senso che diverse Camere possono essere portate dai casi loro sottoposti a esaminare uno stesso quesito giuridico di principio.
La legge sul tribunale federale prevede esplicitamente che, quando si pongano importanti quesiti di diritto riguardanti più Camere oppure quando si intenda modificare la giurisprudenza su punti rilevanti, la Camera chiamata a deliberare su un caso dovrebbe richiedere l’approvazione anche delle altre Camere e si dovrebbe decidere assieme.
Ma una Camera non può essere costretta a richiedere il coinvolgimento delle altre. Nel caso del giudizio sopra citato riguardante l’Accordo sulla libera circolazione, la seconda Camera di diritto pubblico aveva respinto la proposta di uno dei giudici suoi membri di coinvolgere le altre Camere. Insomma: se una Camera vuole continuare a gestire in esclusiva un quesito di diritto di interesse generale, gli altri giudici federali non possono fare granché per impedirglielo. L’unica possibile via d’uscita a questo problema sarebbe che un’altra Camera, che si senta tagliata fuori da quella che ha emesso la sentenza controversa, si scostasse esplicitamente da tale sentenza, dichiarando a sua volta un cambiamento di giurisprudenza e costringendo in tal modo a una discussione nell’intero collegio del Tribunale federale.
Ma ciò avviene molto raramente per evidenti motivi. Così, dice la signora Katharina Fontana, i giudici anche quando nutrono forti perplessità su una qualche sentenza emessa dai colleghi di altre Camere, si limitano in genere a esprimerle alla caffetteria del Tribunale.
Corti politicamente sbilanciate
Ma veniamo all’aspetto più prosaico e banale della faccenda: come è potuto avvenire, in effetti, che la seconda Camera di diritto pubblico abbia emesso la sentenza suaccennata, che si può a dir poco definire provocatoria, oltretutto perché è avvenuta in un momento in cui la politica svizzera sta riflettendo sul modo di applicare l’iniziativa contro l’immigrazione di massa accettata il 9 febbraio 2014? Si tratta forse di una manovra politica? I giudici in questione sono forse stati telecomandati da ambienti politici che non vogliono che l’iniziativa venga applicata?
Se andiamo a vedere la composizione della Corte in questione, cominciamo a capire meglio come essa abbia emesso una tale sentenza. La giornalista Heidi Gmür ci informa infatti che la decisione è stata presa 4 contro 1 e che la Corte è composta dai seguenti 5 giudici: il presidente Andreas Zünd (PS), la giudice Florence Aubry Girardin (Verdi), il giudice Stephan Haag (Verdi liberali), il giudice Yves Donzallaz (UDC) e il giudice Hansjörg Seiler (UDC). È stato risaputo che la proposta di coinvolgere le altre Camere del TF era stata fatta da Hansjörg Seiler, dal che si deduce per conseguenza che la discutibile sentenza è stata avallata pure dall’altro UDC presente nel collegio (Donzallaz). Ma a parte quest’ultimo incomprensibile scostamento, il cittadino profano che non conosce le alchimie che reggono la ripartizione interna dei giudici nelle varie Corti, si domanda come è possibile che ci sia una Corte a maggioranza rosso-verde-verde, quando fino a prova del contrario non c’è in Svizzera una tale maggioranza. E ci sono anche delle Corti che sono a maggioranza assoluta socialista; ovviamente ve ne sono poi altre dove PLR e PPD (o UDC e PLR) sono in maggioranza. Ovviamente ci saranno dei motivi tecnici e di organizzazione interna che spiegano questo squilibrio nella composizione delle Corti (per esempio l’attribuzione ai vari settori, o il diritto di opzione dei singoli giudici, a dipendenza delle competenze specifiche del magistrato); e possono anche essere dei motivi plausibili. Ciò non di meno, queste composizioni squilibrate delle Corti – oltre a essere un po’ inquietanti per il cittadino – sono pure un fattore, assieme al fatto citato sopra della mancanza di un giudizio dell’intero collegio del TF sui casi importanti, che spiega in parte come possano essere emesse talvolta delle sentenze imprevedibili o potenzialmente contraddittorie l’una con l’altra.
Insomma forse c’è qualcosa che non va nel funzionamento del TF, e per conseguenza occorrerebbe porre mano a dei correttivi che assicurino perlomeno una giurisprudenza più affidabile e unitaria della nostra Alta Corte. Perché certe sentenze del TF si spiegano in parte anche con la composizione talvolta politicamente sbilanciata delle singole Corti. È inutile fare gli ipocriti: in ultima analisi il giudizio dei giudici su determinati temi fondamentali, rispecchia quello che è il loro orientamento ideologico e politico….
C’è infatti forse qualcuno che dubita che una Corte a maggioranza socialista o rosso-verde sia tendenzialmente più succube del diritto internazionale (anche quello non imperativo) oppure più generosa nel sentenziare per esempio a favore dei richiedenti l’asilo o contro l’espulsione di un delinquente straniero?
D’altronde ciò è già ripetutamente avvenuto: vi è una Corte del Tribunale federale, che spesso sentenzia su ricorsi in materia di asilo e di espulsione di delinquenti stranieri, che quasi sistematicamente accetta i ricorsi dei richiedenti l’asilo la cui domanda è stata respinta dalle istanze inferiori, e che quasi sempre revoca la sanzione accessoria dell’espulsione quando essa sia stata erogata dalle istanze inferiori. E, guarda caso, se si va a vedere la composizione di tale Corte, si scopre che essa è composta da una maggioranza assoluta di giudici PS o PS-Verdi. La Weltwoche ha documentato innumerevoli casi di tali sentenze con motivazioni molto discutibili.
Non che anche quelli designati dagli altri partiti non possano procurare qualche sorpresa… ma se a giudicare è una maggioranza rosso-verde non c’è più sorpresa ma piuttosto certezza pre-programmata! Ideologia oblige!
In conclusione: forse, se il Tribunale federale funzionasse meglio e fosse meglio organizzato (e le sue Corti composte in modo più equilibrato), non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di lanciare un’iniziativa per l’attuazione dell’espulsione…..
(già granconsigliere UDC)
Tag: corti rosso-verdi, espulsioni, giustizia squilibrata, Minotti, tribunale federale