Source: https://www.justiz-gr.ch/it/esecuzione-e-fallimenti/servizitemi/procedura-desecuzione.html
Timestamp: 2019-08-21 05:45:33+00:00
Document Index: 19293774

Matched Legal Cases: ['art. 265', 'art. 110', 'art. 159', 'art. 177', 'art. 566', 'art. 597']

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Procedura d’esecuzione
(Art. 38 LEF) Oggetto dell'esecuzione e specie d'esecuzione
L'esecuzione ha per scopo di ottenere il pagamento di danaro o la prestazione di garanzie.
L'esecuzione comincia con la notificazione del precetto esecutivo e si prosegue in via di pignoramento o di realizzazione del pegno, oppure in via di fallimento.
L'ufficiale esecutore determina quale specie d'esecuzione si debba applicare.
(Art. 67 LEF) La domanda d'esecuzione si presenta per iscritto o verbalmente all'ufficio d'esecuzione.
(Art. 69 LEF) Precetto esecutivo
Ricevuta la domanda d'esecuzione, l'ufficio stende il precetto esecutivo.
Il precetto contiene:
•	le indicazioni della domanda d'esecuzione;
•	l'ingiunzione di pagare al creditore, entro venti giorni, il credito e le spese d'esecuzione o, se questa ha per scopo la prestazione di garanzie, di fornirle;
•	l'avvertimento che, ove il debitore intenda contestare il credito in tutto o in parte od il diritto del creditore di procedere per esso in via esecutiva, dovrà dichiararlo all'ufficio («fare opposizione») entro dieci giorni dalla notificazione del precetto;
•	la comminatoria che, ove il debitore non ottemperi al precetto, né faccia opposizione, l'esecuzione seguirà il suo corso.
(Art. 74 LEF) Se l'escusso intende fare opposizione, deve dichiararlo verbalmente o per scritto, immediatamente a chi gli consegna il precetto o, entro dieci giorni dalla notificazione del precetto, all'ufficio d'esecuzione.
Se l'escusso contesta soltanto una parte del credito, deve indicare esattamente l'importo contestato, altrimenti si reputa contestato l'intero credito.
(Art. 265 LEF) All'atto della ripartizione finale ciascun creditore riceve, per l'ammontare rimasto scoperto del suo credito, un attestato di carenza di beni, nel quale si indica se il credito sia stato riconosciuto o contestato dal fallito. Nel primo caso, l'attestato di carenza di beni vale come riconoscimento di debito a' sensi dell'articolo 82.
L'attestato di carenza di beni permette di chiedere il sequestro e produce gli effetti enunciati negli articoli 149 capoverso 4 e 149a. Tuttavia, non si può promuovere una nuova esecuzione, in base al medesimo, se non quando il debitore sia ritornato a miglior fortuna. A tale effetto si tien conto anche dei beni di cui il debitore disponga economicamente.
(Art. 265a LEF) Se il debitore si oppone al precetto esecutivo contestando di essere ritornato a miglior fortuna, l'ufficio d'esecuzione trasmette l'opposizione al giudice del luogo dell'esecuzione. Questi statuisce dopo aver sentito le parti; contro la decisione non è dato alcun mezzo di impugnazione.2
Il giudice ammette l'opposizione se il debitore espone la sua situazione economica e patrimoniale e rende verosimile di non essere ritornato a miglior fortuna.
Se il giudice non ammette l'opposizione, esso determina in quale misura il debitore è ritornato a miglior fortuna (art. 265 cpv. 2). Il giudice può dichiarare pignorabili i beni appartenenti a terzi ma di cui il debitore dispone economicamente, qualora il diritto del terzo si fondi su una atto compiuto dal debitore nell'intenzione riconoscibile per il terzo di impedire il ritorno a miglior fortuna.
Il debitore e il creditore possono promuovere l'azione di contestazione o accertamento del ritorno a miglior fortuna davanti al giudice del luogo dell'esecuzione, entro venti giorni dalla comunicazione della decisione sull'opposizione.
(Art. 79 LEF) Se è stata fatta opposizione contro l'esecuzione, il creditore, per far valere la propria pretesa, deve seguire la procedura civile o amministrativa. Può chiedere la continuazione dell'esecuzione soltanto in forza di una decisione esecutiva che tolga espressamente l'opposizione.
(Art. 88 LEF) Se l'esecuzione non è stata sospesa in virtù di un'opposizione o di una decisione giudiziale, trascorsi venti giorni dalla notificazione del precetto il creditore può chiederne la continuazione.
Questo diritto si estingue decorso un anno dalla notificazione del precetto. Se è stata fatta opposizione, il termine resta sospeso tra il giorno in cui è stata promossa l'azione giudiziaria o amministrativa e la sua definizione.
Della domanda di continuazione è dato atto gratuitamente al creditore che lo richiede.
A richiesta del creditore, l'ammontare del credito espresso in valuta estera può essere riconvertito in valuta svizzera al corso del giorno della domanda di continuazione.
(Art. 149 LEF) Il creditore partecipante al pignoramento riceve per l'ammontare rimasto scoperto del suo credito un attestato di carenza di beni. Il debitore ne riceve una copia.
L'ufficio d'esecuzione rilascia l'attestato di carenza di beni non appena stabilito l'ammontare della perdita. Questo attestato vale come riconoscimento di debito a sensi dell'articolo 82 e conferisce al creditore i diritti indicati nell'articolo 271 numero 5 e nell'articolo 285. Entro sei mesi dal ricevimento di tale attestato, il creditore può proseguire l'esecuzione senza bisogno di nuovo precetto. Il debitore non può essere costretto a corrispondere interessi su di un credito accertato mediante un attestato di carenza di beni, né possono chiedergliene la rifusione i condebitori, fideiussori o altri obbligati in via di regresso che avessero dovuto pagarli.
(Art. 115 LEF) Se non esistono beni pignorabili, il verbale di pignoramento costituisce pel creditore l'attestato di carenza di beni a' sensi dell'articolo 149.
Esso vale come attestato provvisorio di carenza di beni ed ha gli effetti indicati nell'articolo 271 numero 5 e nell'articolo 285, quando in base alla stima ufficiale i beni pignorabili non siano sufficienti. L'attestato provvisorio di carenza di beni conferisce inoltre al creditore il diritto di esigere, entro il termine di un anno previsto dall'articolo 88 capoverso 2, il pignoramento di beni nuovamente scoperti. Le disposizioni sulla partecipazione (art. 110 e 111) sono applicabili.
(Art. 39 LEF) L'esecuzione si prosegue in via di fallimento e cioè come «esecuzione ordinaria in via di fallimento» (art. 159 a 176) o come «esecuzione cambiaria» (art. 177 a 189) quando il debitore sia iscritto nel registro di commercio in una delle seguenti qualità:
L'inscrizione produce effetto soltanto dal giorno susseguente a quello della pubblicazione nel Foglio ufficiale svizzero di commercio
(Art. 159 LEF)Ricevuta la domanda di continuazione, se il debitore è soggetto all'esecuzione in via di fallimento, l'ufficio d'esecuzione gli comunica senza indugio il fallimento.
(Art. 43 LEF) L'esecuzione in via di fallimento è in ogni caso esclusa per:
imposte, tributi, tasse, sportule, multe e altre prestazioni fondate sul diritto pubblico e dovute a pubbliche casse o a funzionari;
premi dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni;
contributi periodici di mantenimento o d'assistenza in virtù del diritto di famiglia e contributi di mantenimento secondo la legge del 18 giugno 2004 sull'unione domestica registrata;
pretese tendenti alla prestazione di garanzia.
(Art. 191 LEF) Il debitore può chiedere egli stesso la dichiarazione del suo fallimento facendo nota al giudice la propria insolvenza.
Se non sussistono possibilità di appuramento bonale dei debiti secondo gli articoli 333 segg., il giudice dichiara il fallimento.
(Art. 192 LEF) Il fallimento è dichiarato d'ufficio, senza preventiva esecuzione, nei casi previsti dalla legge.
(Art. 193 LEF) L'autorità competente informa il giudice qualora:
tutti gli eredi abbiano espressamente rinunciato all'eredità o si debba presumere la rinuncia
(art. 566 segg., 573 CC);
l'eredità della quale è stata chiesta oppure ordinata la liquidazione d'ufficio risulti oberata (art. 597 CC).
Nei casi summenzionati, il giudice ordina la liquidazione in via di fallimento.
La liquidazione in via di fallimento può essere chiesta anche da un creditore o da un erede.
Forderungssumme bis CHF 100.00 --> Kosten Zahlungsbefehl CHF 20.30
Forderungssumme bis CHF 500.00 --> Kosten Zahlungsbefehl CHF 33.30
Forderungssumme bis CHF 1'000.00 --> Kosten Zahlungsbefehl CHF 53.30
Forderungssumme bis CHF 10'000.00 --> Kosten Zahlungsbefehl CHF 73.30
Forderungssumme bis CHF 100'000.00 --> Kosten Zahlungsbefehl CHF 103.30
Forderungssumme bis CHF 1'000'000.00 --> Kosten Zahlungsbefehl CHF 203.30
Forderungssumme über CHF 1'000'000.00 --> Kosten Zahlungsbefehl CHF 403.30
1. Beruht die in Betreibung gesetzte Forderung auf einem vollstreckbaren gerichtlichen Urteil oder auf einer durch öffentliche Urkunde festgestellten oder auf einer durch Unterschrift bekräftigten Schuldanerkennung (Mietvertrag, Arbeitsvertrag, Darlehensvertrag etc.), so hat der Gläubiger einen Rechtsöffnungstitel. Mit einem Rechtsöffnungstitel kann der Gläubiger nach Massgabe von Art. 80 bis 83 SchKG beim Richter die Aufhebung des Rechtsvorschlages bzw. Rechtsöffnung verlangen.
2. Ohne Rechtsöffnungstitel (siehe Ziffer 1) hat der Gläubiger seinen Anspruch in einem ordentlichen Prozess im Zivilverfahren oder im Verwaltungsverfahren geltend zu machen. Er kann die Fortsetzung der Betreibung nur aufgrund eines rechtskräftigen, gerichtlichen Entscheids erwirken, in welchem der Rechtsvorschlag ausdrücklich beseitigt werden muss (Art. 79 SchKG). Als 1. Instanz amtet in der Regel die Schlichtungsbehörde, bis zu einem Streitwert von Fr. 2'000.— gar als Entscheidinstanz (Art. 212 ZPO). Es ist die Schlichtungsbehörde am Wohnort des Schuldners zuständig. Wohnt der Schuldner in ei-nem anderen Kanton, so ist üblicherweise die Schlichtungsbehörde am Wohnort des Schuldners zuständig.
3. In Mietsachen ist die Schlichtungsbehörde am Ort der gelegenen Sache zuständig.
4. Das Schlichtungs- bzw. Rechtsöffnungs-Begehren ist in brieflicher Form und unter Beilage einer Kopie des Zahlungsbefehls sowie der Forderungsurkunde (z.B. Kaufvertrag, Rechnung, Mahnung) zu stellen. Erkundigen Sie sich stets bei der zuständigen Behörde, welche Dokumente beizulegen sind. Für komplizierte Fragen wenden Sie sich an eine Fachperson (Anwalt o.ä.).
Der Gläubiger kann, wenn er über einen rechtskräftigen Zahlungsbefehl verfügt, d.h. kein Rechtsvorschlag erhoben wurde oder ein Rechtsvorschlag rechtskräftig beseitigt worden ist, die Fortsetzung der Betreibung verlangen, d.h. das Fortsetzungsbegehren beim Betreibungsamt am ordentlichen Betreibungsort stellen.
Hinweis: Die Betreibung wird nicht von Amtes wegen weitergeführt.
Frist für das Fortsetzungsbegehren:
Frühestens 20 Tage, spätestens ein Jahr nach Zustellung des Zahlungsbefehls (Art. 88 SchKG)
Wegzug des Schuldners:
Innerhalb eines Jahres nach Zustellung des Zahlungsbefehls kann unter Vorlegung des Original-Zahlungsbefehls beim Betreibungsamt am neuen Wohnort des Schuldners die Fortsetzung eingereicht werden. Das Verfahren zur Beseitigung des Rechtsvorschlages verlängert diese Frist.
Fortsetzung der Betreibung auf Pfändung
Unterliegt der Schuldner der Betreibung auf Pfändung, so hat das Betreibungsamt unverzüglich nach Erhalt des Fortsetzungsbegehrens die Pfändung zu vollziehen. Dem Schuldner wird die Pfändung spätestens am vorhergehenden Tag angekündigt.
Die Ankündigung dient jedoch vor allem dazu, dem Schuldner die mit der bevorstehenden Pfändung verbundenen Pflichten bekannt zu geben. Er hat der Pfändung beizuwohnen oder sich vertreten zu lassen. Der Schuldner wird unter Straffolge verpflichtet, alle seine Vermögenswerte anzugeben, unter Einschluss seiner Forderung und Rechte gegenüber Dritten. Im Weiteren ist er verpflichtet, dem Beamten auf Verlangen sämtliche Räumlichkeiten und Behältnisse zu öffnen.
Es wird nicht mehr gepfändet als nötig ist, um die Forderungen der pfändenden Gläubiger samt Zinsen und Kosten zu decken. Der Betreibungsbeamte schätzt die eingepfändeten Gegenstände. In erster Linie wird das bewegliche Vermögen mit Einschluss der Forderungen und der beschränkt pfändbaren Ansprüche gepfändet. Dabei fallen zunächst Gegenstände des täglichen Verkehrs in die Pfändung; entbehrliche Vermögenswerte werden jedoch vor den weniger entbehrlichen gepfändet. Das unbewegliche Vermögen (Grundstücke) wird nur gepfändet, soweit das bewegliche zur Deckung der Forderungen nicht ausreicht.
Gläubiger, welche innert 30 Tagen nach dem Pfändungsvollzug das Fortsetzungsbegehren stellen, nehmen an der ersten Pfändung teil. Sie bilden gemeinsam eine Pfändungsgruppe. Reichen die eingepfändeten Gegenstände nicht aus die gesamte Gruppe zu decken, so nimmt der Betreibungsbeamte eine Ergänzungspfändung vor. Nach Ablauf der Teilnahmefrist wird den Parteien eine Pfändungsurkunde zugestellt, aus welcher die Details zum Vollzug hervorgehen.
Können während einer allfälligen Einkommenspfändung sämtliche Gläubiger befriedigt werden, so verteilt das Betreibungsamt den Erlös den Gläubigern. Resultiert nach abgelaufener Einkommenspfändung und/oder einer allfälligen Verwertung von Vermögenswerten ein Verlust, so erhält der Gläubiger für den ungedeckt gebliebenen Betrag einen Verlustschein (Art. 149 SchKG).
War beim Pfändungsvollzug kein pfändbares Vermögen vorhanden, so wird keine Pfändungsurkunde im oben genannten Sinne ausgestellt, sondern die Betreibung endet hier mit dem definitiven Verlustschein (Art. 115 Abs. 1 SchKG).
Fortsetzung der Betreibung auf Konkurs
Gewisse Schuldner (z.B. Inhaber der Einzelfirma, Kollektivgesellschaft, Kommanditgesellschaften, Aktiengesellschaften, die Gesellschaft mit beschränkter Haftung, usw.) unterliegen - sofern sie im Handelsregister eingetragen sind - nach Art. 39 SchKG der Konkursbetreibung.
Verlangt der Gläubiger die Fortsetzung der Betreibung, so erlässt das zuständige Betreibungsamt nach Empfang des Fortsetzungsbegehrens unverzüglich die Konkursandrohung (Art. 159 SchKG) und stellt sie dem Schuldner zu.
Leistet der Schuldner aufgrund der Konkursandrohung innert 20 Tagen seit Zustellung keine Zahlung, so kann der Gläubiger mit dem Konkursbegehren beim zuständigen Konkursrichter die Konkurseröffnung (Ablauf ab Konkurseröffnung) verlangen.
Gemäss Art. 43 SchKG ist die Weiterführung der Betreibung auf dem Wege des Konkurses in jedem Falle ausgeschlossen für Forderungen, wie Steuern, Abgaben, Bussen, andere im öffentlichen Recht begründete Leistungen, Prämien UVG, Alimente etc.
Dies gilt auch für alle Schuldner, die grundsätzlich der Konkursbetreibung unterliegen würden.
Auf Antrag des Schuldners selbst (Art. 191 SchKG) - Insolvenzerklärung
Bei Überschuldung einer juristischen Person oder Personengesellschaft (Art. 192 SchKG)
Auf Antrag der zuständigen Erbschaftsbehörde, wenn alle Erben ausgeschlagen haben oder eine Ausschlagung vermutet wird (Art. 193 Abs. 1 SchKG); ebenso wenn für eine überschuldete Erbschaft die amtliche Liquidation verlangt oder angeordnet worden ist (Art. 193 Abs. 2 SchKG).
Im Konkursverfahren wird das gesamte Vermögen (Konkursmasse) des Schuldners zur gemeinschaftlichen Befriedigung der Gläubiger liquidiert. Mit der Konkurseröffnung werden, ungeachtet der bestehenden Verträge, alle Schulden zur Zahlung fällig und die Verzinsung hört grundsätzlich auf.
Für die Durchführung des Konkursverfahrens ist das entsprechende Konkursamt des Kantons Graubünden zuständig.
Der Gläubiger erhält mit der Pfändung einen öffentlich-rechtlichen Anspruch, die gepfändeten Vermögensgegenstände zu seinen Gunsten verwerten zu lassen. Die Verwertung kann grundsätzlich nicht von Amtes wegen, sondern nur auf ausdrückliches Begehren des Gläubigers erfolgen. Das Verwertungsbegehren kann durch den Gläubiger formlos gestellt werden (mündlich, schriftlich oder mittles elektronischer Eingabe). Für die Verwertung zuständig ist das Betreibungsamt, welches die Pfändung vorgenommen hat, und zwar auch dann, wenn der Schuldner inzwischen seinen Wohnsitz geändert hat.
Das System der Verwertung beruht auf dem Grundsatz der Versilberung, d.h., das Schuldbetreibungs- und Konkursrecht ist vom Grundsatz geleitet, wonach die Gläubiger für ihre Forderungen durch Geldzahlungen (d.h. in bar) befriedigt werden sollen. Demzufolge sind die Verwertungsgegenstände vom zuständigen Betreibungsamt zu verwerten, in der Regel durch öffentliche Versteigerung oder allenfalls mittels Freihandverkauf.