Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-869-codice-civile-piani-regolatori
Timestamp: 2019-02-16 20:53:09+00:00
Document Index: 84329616

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 10', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 41', 'art. 17', 'art. 52', 'art. 9', 'art. 872']

Art. 869 codice civile: Piani regolatori | La Legge per tutti
I proprietari d’immobili nei comuni dove sono formati piani regolatori (1) devono osservare le prescrizioni dei piani stessi nelle costruzioni e nelle riedificazioni o modificazioni delle costruzioni esistenti.
Piani regolatori: sono atti di natura mista, amministrativa e normativa. La pianificazione ha lo scopo di regolare l’assetto e lo sviluppo urbanistico del territorio e concerne la disciplina dell’uso del territorio.
(1) I piani urbanistici si possono suddividere in piani programmatici che dettano norme generali volte a definire l’assetto del territorio, e piani attuativi che mettono in atto le prescrizioni generali contenute nei primi
Tra i piani urbanistici programmatici, ricordiamo i più importanti:
— piano territoriale di coordinamento: stabilisce le direttive generali dell’assetto e dello sviluppo urbanistico del territorio; la sua formazione è facoltativa e spetta alle Regioni;
— piano provinciale di coordinamento: attraverso tale piano la Provincia esercita il proprio ruolo di governo del territorio, raccordandosi e adeguandosi alle politiche territoriali della Regione e coordinando e indirizzando la pianificazione urbanistica a livello comunale e la pianificazione settoriale provinciale;
— piano territoriale paesaggistico: adottato dalla Regione, ripartisce il territorio in ambiti omogenei, da quelli di elevato pregio paesaggistico fino a quelli compromessi, indicando le trasformazioni compatibili del territorio e le azioni di recupero;
— piano regolatore generale: adottato dal Comune e approvato dalla Regione, si estende all’intero territorio comunale ed è efficace a tempo indeterminato, fino all’approvazione di un nuovo piano regolatore. Le prescrizioni in esso contenute si distinguono in zonizzazioni (che individuano le aree destinate all’espansione urbana e quelle destinate all’utilizzazione produttiva); localizzazioni (che indicano le aree sulle quali realizzare opere di interesse pubblico).
Per quanto riguarda i piani attuativi, vi rientrano, tra gli altri:
— piano particolareggiato: principale strumento di attuazione del piano regolatore generale che integra con prescrizioni più dettagliate;
— piano di lottizzazione, qualora i Comuni non abbiano proceduto alla formazione dei piani particolareggiati la legge consente ai privati di inserirsi nella disciplina urbanistica presentando appositi piani di lottizzazione, contenenti prescrizioni di dettaglio sostitutive di quelle omesse dall’amministrazione;
— piano per gli insediamenti produttivi: strumento di iniziativa pubblica, attuativo del piano regolatore generale, il cui ambito di applicazione riguarda gli insediamenti produttivi;
— piano di edilizia economica e popolare, per la costruzione di alloggi economici e popolari;
— programma pluriennale di attuazione: strumento di programmazione dei tempi attuativi delle prescrizioni, degli obiettivi e delle scelte compiute piano regolatore generale.
In tema di distanze legali, la disciplina meno restrittiva, la cui sopravvenienza può legittimare la costruzione originariamente illecita, non può consistere in una semplice delibera del consiglio comunale, atteso che questa non è idonea, di per sé, a modificare la disciplina urbanistica, costituendo solo il primo atto di un complesso "iter" amministrativo che si conclude soltanto con l'approvazione regionale della variante del piano regolatore generale. Cassa con rinvio, App. L'Aquila, 06/10/2006
Cassazione civile sez. II 13 settembre 2013 n. 20994
In tema di distanze nelle costruzioni, l'art. 38 l. prov. Bolzano 11 agosto 1997 n. 13, nel testo (nella specie, applicabile ratione temporis) antecedente alle modifiche apportate dall'art. 10 l. prov. 2 luglio 2007 n. 3, delegando al piano di attuazione la disciplina delle distanze solo per il caso di costruzioni in fregio a strada o piazze pubbliche, legittimamente deroga in riduzione alle prescrizioni generali contenute nell'art. 9 d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, che impongono il rispetto di una distanza non inferiore all'altezza dell'edificio prospiciente. Tale regime derogatorio deve essere applicato non solo sulla base del principio della non necessaria preesistenza della strada rispetto alla costruzione, ma nel senso che la legittimità dell'edificazione, con riferimento all'altezza ed al rispetto delle distanze stabilite dal piano di attuazione, è condizionata all'accertamento che la strada pubblica sia già stata realizzata o sia in corso di realizzazione al momento in cui il fabbricato è ultimato nelle sue componenti strutturali essenziali.
Cassazione civile sez. II 19 gennaio 2012 n. 741
In tema di distanze tra costruzioni, l'art. 9 comma 2 d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, essendo stato emanato su delega dell'art. 41 quinquies l. 17 agosto 1942 n. 1150 (cd. legge urbanistica), aggiunto dall'art. 17 l. 6 agosto 1967 n. 765, ha efficacia di legge dello Stato, sicché le sue disposizioni in tema di limiti inderogabili di densità, altezza e distanza tra i fabbricati prevalgono sulle contrastanti previsioni dei regolamenti locali successivi, ai quali si sostituiscono per inserzione automatica. Ne consegue che l'art. 52 delle norme tecniche di attuazione del p.r.g. del comune di Viareggio - che impone il rispetto della distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate soltanto per i tratti dotati di finestre, con esonero di quelli ciechi - è in contrasto con le previsioni del citato art. 9 e deve, pertanto, essere disapplicato.
Cassazione civile sez. un. 07 luglio 2011 n. 14953
La ristrutturazione di un edifico si verifica quando gli interventi, comportando modifiche esclusivamente interne, abbiano interessato un fabbricato le cui componenti essenziali (quali muri perimetrali, strutture orizzontali e copertura) siano rimaste inalterate. Si parla, invece, di ricostruzione qualora questi elementi essenziali, per evento naturale o per fatto umano, siano venuti meno e l'intervento successivo non abbia comportato alcuna variazione rispetto alle originarie dimensioni dell'edificio, con particolare riferimento alla volumetria, alla superficie d'ingombro occupata e all'altezza. Quando queste componenti vengono alterate si è in presenza, al contrario, di una nuova costruzione, da considerare tale agli effetti del calcolo delle distanze rispetto agli immobili contigui. In tali ultimi casi la distanza prevista dalle nuove disposizioni va comunque riferita al nuovo fabbricato nel suo complesso, ove lo strumento urbanistico contenga una norma espressa in tal senso, oppure, in mancanza, alle sole parti eccedenti le dimensioni dell'edificio originario.
Cassazione civile sez. II 07 settembre 2009 n. 19287
Le norme dei regolamenti comunali edilizi e i piani regolatori sono, per effetto del richiamo contenuto negli art. 872, 873 c.c., integrative delle norme del codice civile in materia di distanze tra costruzioni, sicché il giudice deve applicare le richiamate norme locali indipendentemente da ogni attività assertiva o probatoria delle parti, acquisendone conoscenza attraverso la sua scienza personale, la collaborazione delle parti o la richiesta di informazioni ai comuni.
Le scelte urbanistiche in variante richiedono puntuale motivazione esclusivamente ove incidano su zone territorialmente circoscritte ledendo legittime aspettative (specie edificatorie) dei privati proprietari, in conseguenza non soltanto di statuizioni di pronunce giurisdizionali passate in giudicato, ma anche di accordi con l'ente locale ed in particolare di convenzioni di lottizzazione divenute operative. A fronte di aspettative di mero fatto, le scelte di natura tanto ambientale quanto urbanistica rimesse all'Amministrazione nell'interesse generale, infatti, sono di regola sufficientemente motivate con l'indicazione dei profili generali e dei criteri che hanno sorretto la previsione in variante, senza necessità di una motivazione puntuale e "mirata". (Nella specie, è stata confermata la decisione che aveva escluso il sorgere di una legittima aspettativa in seguito alla conclusione di una convenzione tra privato ed amministrazione per regolare i loro rapporti connessi alla espropriazione di una porzione di area per la realizzazione di un'opera pubblica, facendo nel contempo riferimento ad una solo futura e possibile lottizzazione dell'intera area del soggetto espropriando).
Consiglio di Stato sez. IV 03 novembre 2008 n. 5478