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Timestamp: 2019-01-24 12:30:00+00:00
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CONETTA, CONA, 24-25.03.1945
Località Conetta, Cona, Venezia, Veneto
Data 24 marzo 1945 - 25 marzo 1945
Descrizione: A Conetta, una località confinante con Cavarzere, a Villa Costa, un’azienda agricola, avevano cominciato a funzionare, dal settembre 1944, le camere di tortura. Villa Costa era sede di un comando tedesco e della famigerata Banda Magnati, comandate da Magnati e Peduto, suo antico compagno di scuola, costituita col preciso scopo di contrastare e reprimere il movimento di Liberazione. Lì vennero condotti non solo partigiani e antifascisti di Cavarzere, ma anche di Chioggia e dintorni, ai quali – dopo aver fatto ingerire quantità di sale grosso – furono spezzati i polsi, stretti da corde; appiccato il fuoco sotto ai piedi; inferte frustate e percosse.
La triste storia della Camera di tortura di Conetta appartiene a pieno titolo a quella delle “stragi mancate” in quanto, oltre a Cecchetto che vi trovò la morte, innumerevoli furono i partigiani e antifascisti lì sottoposti alle più orribili torture. Ricordiamo, tra questi Maria Rossato, vedova Cecchetto; Gino Quagliato; Amilcare Moretto; Maria Passadore Arturo Pilotto; Antonio Savella; Marisa Vecchio; Pietro e Rino Vellini; Canzio Ventura; Geremìa Pintori di Ca’ Briani-Cavarzere e molti altri. Anche numerosi partigiani e cittadini di Chioggia furono condotti e torturati a Conetta, tra i quali Aldo Varisco, padre Antonio Carisi; Ettore Bassato; Alfredo Penzo; Giordano Penzo; Liliana Repetto; Giuseppe Trevisan.
Estremi e note penali: Giacinto Magnati, proveniente da San Paolo di Civitate (FG), nato nel 1913, opera principalmente ad Adria come comandante delle Brigate Nere, dove si distingue per saccheggi e arresti di partigiani e antifascisti, sottoposti a crudeli torture.
Attilio Peduto, proveniente da Castel San Lorenzo (SA), insegnante alle Magistrali di Adria, inizialmente collabora col CLN adriese, capeggiato da Cesare Zen, ma ben presto passa con i repubblicani, collabora con la Polizia segreta tedesca e si distingue nella lotta antipartigiana nel Cavarzerano e nel Basso padovano. Dopo il suo aperto tradimento si comporta con ferocia e violenta numerose donne.
Sentenza del 20 dicembre 1947 della Corte d’Assise straordinaria di Venezia; condanna: entrambi anni 30. Dichiara Attilio Peduto colpevole del delitto di violenza carnale e lo condanna ad anni 8, pena assorbita in quella precedente. Assolve entrambi dal reato di omicidio perché il fatto non sussiste. Dichiara condonata un terzo della pena in applicazione dell’amnistia.
Con sentenza 5 maggio 1949 la Cassazione riduce a Attilio Peduto la pena da anni 30 ad anni 24, dichiarando condonati due terzi per i condoni di cui i decreti 22.6.1946 n. 4 e 9.2.1948 n. 32. Ferma quindi la pena di anni 8 inflitta dall’Assise di Venezia per il reato di violenza carnale, in modo che la pena da espiare da parte del Peduto ammonta ad anni 16, 8 anni per collaborazionismo, più 8 per violenza carnale.
Con ordinanza 26 settembre 1950 la Corte d’Appello di Venezia condona un altro anno al Peduto.
Con sentenza 30 luglio 1951 la Cassazione annulla la impugnata ordinanza nella parte riflettente la pena da espiare perché non compresa da indulti e tale parte determina in anni 11 di reclusione.
Con declaratoria 18 dicembre 1959 la Corte d’Appello di Venezia dichiara estinto il reato di collaborazionismo per amnistia.
Molto più complesso l’iter giuridico di Giacinto Magnati che fu giudicato e condannato da diverse Corti, compresa la Corte militare alleata.
Con sentenza 27 giugno 1946 la Sezione Speciale della Corte d’Assise di Forlì lo condanna alla pena di morte.
Con sentenza 19 dicembre 1946 la Cassazione annulla e rinvia alla Sezione Speciale della Corte d’Assise di Roma.
Con sentenza 2 maggio 1947 la Corte militare alleata di Padova lo condanna ad anni 10 per crimini di guerra.
Con sentenza 21 ottobre 1947 la Sezione Speciale della Corte d’Assise di Pesaro lo condanna ad anni 30.
Con sentenza 23 dicembre 1947 la Sezione Speciale della Corte d’Assise di Roma lo condanna ad anni 18 di cui 6 condonati per amnistia.
Con sentenza 5 maggio 1949 la Cassazione annulla la sentenza della Sezione Speciale della Corte d’Assise di Pesaro e rinvia alla Corte d’Assise di Firenze, decide inoltre che i fatti di tutte le sentenze costituiscono un unico reato.
Con sentenza 1 giugno 1950 la Corte d’Assise di Firenze lo condanna all’ergastolo ridotto ad anni 30 di cui 11 condonati.
Con sentenza 19 dicembre 1951 la Cassazione annulla la sentenza della Corte d’Assise di Firenze e rinvia alla Corte d’Assise di Perugia.
Con sentenza 24 aprile 1952 la Corte d’Assise di Perugia lo condanna ad 23 di cui anni 16 e mesi 4 condonati.
Giacinto Magnati quindi dovrebbe essere scarcerato per fine pena ma rimane in carcere per la condanna inflitta dalla Corte militare alleata.
Con decreto presidenziale 25 marzo 1953 viene condonata la pena rimanente.
Corte d’Assise straordinaria di Venezia per Attilio Peduto; per Giacinto Magnati diverse altre Corti (Forlì, Roma, Padova) inclusa Corte militare alleata.
Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): La vicenda è stata inserita in alcune pubblicazioni a carattere locale e provinciale. Alcune classi delle scuole primarie e secondarie del territorio vengono condotte sul posto, lungo gli Itinerari della Memoria.
Ultimo aggiornamento dei dati: 2015-12-22 20:04:47
Cecchetto Romano, nato a Cavarzere nel 1891 (vittima uccisa in seguito a sevizie nella camera di tortura di Conetta)
Cecchetto Romano
Cognome Peduto
Note responsabile Attilio Peduto, proveniente da Castel San Lorenzo (SA), insegnante alle Magistrali di Adria, inizialmente collabora col CLN adriese, capeggiato da Cesare Zen, ma ben presto passa con i repubblicani, collabora con la Polizia segreta tedesca e si distingue nella lotta antipartigiana nel Cavarzerano e nel Basso padovano. Dopo il suo aperto tradimento si comporta con ferocia e violenta numerose donne.
Note procedimento Sentenza del 20 dicembre 1947 della Corte d’Assise straordinaria di Venezia; condanna: entrambi anni 30. Dichiara Attilio Peduto colpevole del delitto di violenza carnale e lo condanna ad anni 8, pena assorbita in quella precedente. Assolve entrambi dal reato di omicidio perché il fatto non sussiste. Dichiara condonata un terzo della pena in applicazione dell’amnistia. Con sentenza 5 maggio 1949 la Cassazione riduce a Attilio Peduto la pena da anni 30 ad anni 24, dichiarando condonati due terzi per i condoni di cui i decreti 22.6.1946 n. 4 e 9.2.1948 n. 32. Ferma quindi la pena di anni 8 inflitta dall’Assise di Venezia per il reato di violenza carnale, in modo che la pena da espiare da parte del Peduto ammonta ad anni 16, 8 anni per collaborazionismo, più 8 per violenza carnale. Con ordinanza 26 settembre 1950 la Corte d’Appello di Venezia condona un altro anno al Peduto. Con sentenza 30 luglio 1951 la Cassazione annulla la impugnata ordinanza nella parte riflettente la pena da espiare perché non compresa da indulti e tale parte determina in anni 11 di reclusione. Con declaratoria 18 dicembre 1959 la Corte d’Appello di Venezia dichiara estinto il reato di collaborazionismo per amnistia.
Giacinto Magnati
Cognome Magnati
Note responsabile Giacinto Magnati, proveniente da San Paolo di Civitate (FG), nato nel 1913, opera principalmente ad Adria come comandante delle Brigate Nere, dove si distingue per saccheggi e arresti di partigiani e antifascisti, sottoposti a crudeli torture.
Note procedimento Giacinto Magnati fu giudicato e condannato da diverse Corti, compresa la Corte militare alleata. Con sentenza 27 giugno 1946 la Sezione Speciale della Corte d’Assise di Forlì lo condanna alla pena di morte. Con sentenza 19 dicembre 1946 la Cassazione annulla e rinvia alla Sezione Speciale della Corte d’Assise di Roma. Con sentenza 2 maggio 1947 la Corte militare alleata di Padova lo condanna ad anni 10 per crimini di guerra. Con sentenza 21 ottobre 1947 la Sezione Speciale della Corte d’Assise di Pesaro lo condanna ad anni 30. Con sentenza 23 dicembre 1947 la Sezione Speciale della Corte d’Assise di Roma lo condanna ad anni 18 di cui 6 condonati per amnistia. Con sentenza 5 maggio 1949 la Cassazione annulla la sentenza della Sezione Speciale della Corte d’Assise di Pesaro e rinvia alla Corte d’Assise di Firenze, decide inoltre che i fatti di tutte le sentenze costituiscono un unico reato. Con sentenza 1 giugno 1950 la Corte d’Assise di Firenze lo condanna all’ergastolo ridotto ad anni 30 di cui 11 condonati. Con sentenza 19 dicembre 1951 la Cassazione annulla la sentenza della Corte d’Assise di Firenze e rinvia alla Corte d’Assise di Perugia. Con sentenza 24 aprile 1952 la Corte d’Assise di Perugia lo condanna ad 23 di cui anni 16 e mesi 4 condonati. Giacinto Magnati quindi dovrebbe essere scarcerato per fine pena ma rimane in carcere per la condanna inflitta dalla Corte militare alleata. Con decreto presidenziale 25 marzo 1953 viene condonata la pena rimanente.
Memorie di cavarzerani, progetto scolastico 2003/2004, Tipografia Mariotto, Cavarzere.
Marco Borghi (a cura di), I luoghi della libertà. Itinerari della guerra e della resistenza in provincia di Venezia, Nuova Dimensione, Portogruaro, 2009.
Marco Borghi, Alessandro Reberschegg, Fascisti alla sbarra: l’attività della Corte d’Assise straordinaria di Venezia, 1945-1947, Comune di Venezia. Istituto veneziano della Resistenza e della società contemporanea, Venezia, 1999.