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Timestamp: 2019-09-18 04:51:32+00:00
Document Index: 62684426

Matched Legal Cases: ['art. 682', 'art. 680', 'art. 682', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 682', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 682', 'sentenza ', 'art. 680', 'art. 682', 'art. 682', 'sentenza ', 'art. 588', 'sentenza ', 'art. 587', 'art. 467', 'art. 468', 'art. 582', 'art. 582', 'art. 551', 'art. 682', 'art. 682', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 661']

Art. 682 codice civile - Testamento posteriore - Brocardi.it
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Articolo 682 Codice civile
Testamento posteriore
Dispositivo dell'art. 682 Codice civile
Fonti → Codice civile → LIBRO SECONDO - Delle successioni → Titolo III - Delle successioni testamentarie → Capo V - Dell'istituzione di erede e dei legati → Sezione V - Della revocazione delle disposizioni testamentarie
(1) Il testamento posteriore [602 c.c.], che non revoca in modo espresso i precedenti [680 c.c.], annulla in questi soltanto le disposizioni che sono con esso incompatibili (2).
(1) Si parla in proposito di revoca tacita.
A differenza della revoca espressa che priva di efficacia l'intero testamento precedente (v. art. 680 del c.c.), in questo caso solo le disposizioni incompatibili vengono meno.
(2) La nozione di incompatibilità è controversa.
Si distingue tra incompatibilità oggettiva e soggettiva. Ricorre la prima quando, a prescindere da una volontà in tal senso, sia materialmente impossibile dare contemporanea esecuzione alle disposizioni contenute nel testamento precedente e in quello successivo (es. il medesimo bene viene lasciato in legato prima ad una persona poi ad un'altra). Si ha incompatibilità soggettiva (o intenzionale) quando dal testamento successivo si possa dedurre la volontà del testatore di revocare, in tutto o in parte, il testamento precedente, pur essendo conciliabili le diverse disposizioni.
La norma si ispira al principio generale di conservazione della volontà testamentaria in ragione della sua irripetibilità. Pertanto, ove il testatore non abbia espressamente revocato un testamento, questo rimane valido nelle parti in cui sia compatibile con quello successivo.
“ Novissima voluntas servatur ”
Deve essere rispettata l'ultima volontà espressa
“ Suprema voluntas potior habetur ”
L'estrema volontà si ritiene sia prevalente
Massime relative all'art. 682 Codice civile
Cass. civ. n. 11587/2017
Fuori dall’ipotesi di revoca espressa di un testamento, può ricorrere un caso di incompatibilità oggettiva o intenzionale fra il testamento precedente e quello successivo, sussistendo la prima allorché, indipendentemente da un intento di revoca, sia materialmente impossibile dare contemporanea esecuzione alle disposizioni contenute in entrambi gli atti, e configurandosi, invece, la seconda quando, dal contenuto del testamento successivo, si evinca la volontà del testatore di revocare, in tutto o in parte, quello precedente e, dal raffronto del complesso delle disposizioni o di singole previsioni contenute nei due atti, si desuma che il contenuto della volontà più recente del testatore è inconciliabile con quanto risultante dall'atto antecedente. La relativa indagine, involgendo apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito, non è censurabile in sede di legittimità, se non per vizio attinente alla motivazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ravvisato un'incompatibilità intenzionale tra due testamenti, il primo dei quali contenente un'istituzione di erede universale rispetto ad un patrimonio mobiliare ed immobiliare, successivamente oggetto di disaggregazione nel secondo testamento, mediante destinazione di singoli beni a specifici destinatari).
(Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 11587 del 11 maggio 2017)
Cass. civ. n. 4617/2012
Nell'ipotesi di più testamenti successivi, il posteriore, quando non revoca in modo espresso il precedente, annulla in questo solo le disposizioni incompatibili, in applicazione del generale principio di conservazione delle disposizioni di ultima volontà, così da circoscriverne la caducazione al riscontro, caso per caso, della sicura incompatibilità con le successive, potendosi, inoltre, ravvisare una revoca implicita dell'intero testamento precedente solo qualora non sia configurabile la sua sopravvivenza a seguito delle mutilazioni derivanti dalla suddetta incompatibilità.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4617 del 22 marzo 2012)
Cass. civ. n. 423/1982
L'art. 682 c.c., il quale dispone che il testamento posteriore, quando non revoca in modo espresso il precedente, annulla in questo soltanto le disposizioni incompatibili, fissa un principio generale di conservazione delle disposizioni precedenti e di loro coesistenza con quelle nuove, sì da circoscrivere la possibilità di ritenere caducate le une, per effetto delle altre, solo previo riscontro, caso per caso, di una sicura inconciliabilità, e da consentire inoltre di ravvisare una revoca implicita dell'intero testamento anteriore, in conseguenza dell'incompatibilità di alcune sue disposizioni con altre del testamento successivo, esclusivamente ove sia positivamente accertata la non configurabilità di una sopravvivenza del suo contenuto superstite, a fronte delle mutilazioni derivanti da detta incompatibilità.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 423 del 22 gennaio 1982)
Cass. civ. n. 5067/1977
Stante la piena libertà del testatore di mutare, fino al momento della morte, le proprie disposizioni, nel caso di successivi testamenti non è necessario, una volta individuata l'ultima volontà testamentaria, accertare che vi sia stata altresì la volontà di revocare, in tutto o in parte, i precedenti testamenti, ben potendo essere la revoca, totale o parziale, non un oggetto diretto dell'ultima manifestazione di volontà ma un semplice effetto di questa disposizione, ove incompatibile con le precedenti, perfino nell'ipotesi che il testatore non ricordasse più di avere in precedenza testato e non abbia, così, potuto contemplare le precedenti disposizioni come oggetto di volontà di conferma o di revoca.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5067 del 21 novembre 1977)
Cass. civ. n. 454/1970
A norma dell'art. 682 c.c., una disposizione testamentaria deve ritenersi tacitamente revocata quando esiste, tra essa ed altra di data posteriore, incompatibilità oggettiva (impossibilità di dare esecuzione sia all'una che all'altra) o anche solo soggettiva (desumibile volontà del de cuius di revocare, in tutto o in parte, il testamento precedente). Il relativo apprezzamento compete al giudice di merito ed è incensurabile in cassazione quando del proprio convincimento sia stata data giustificazione con un processo logico interpretativo condotto in conformità delle norme giuridiche.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 454 del 25 febbraio 1970)
relative all'articolo 682 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 682 Codice civile - Testamento posteriore | Quesito Q201822094
Maria C. chiede
lunedì 01/10/2018 - Lazio
“Mio padre, deceduto nel 2015 ha lasciato due testamenti olografi:
1) nel primo datato 1 settembre 2010, nomina eredi noi 4 figli in parti uguali, dei beni di proprietà esclusiva, consistenti in un appartamento a Roma (valore 600.000 euro) e una villa al mare ( valore 350.000 euro) e scrive che desidera che nella successiva ripartizione la casa di Roma vada a me ; inoltre lascia a mia madre i risparmi (30 mila euro) e l'usufrutto su tutti i beni.
2)nel secondo testamento olografo, datato 10 dicembre 2010, lascia i risparmi e l'usufrutto vitalizio su tutti i beni a mia madre, lascia a me, a titolo di legato, la casa di Roma, dicendo che sono stata loro sempre vicina e li ho aiutati anche economicamente (circostanza che posso provare) e lascia a titolo di legato in parti uguali ai miei due fratelli maschi la villa al mare.
Precisa inoltre che mia sorella avrà quanto le spetta da mia madre ( che infatti le lascerà un'altra casa a Roma del valore di 400.000 euro, un garage sempre a Roma, pagato 60 mila euro e due case in Calabria, di proprietà esclusiva di mia madre).Ho fatto pubblicare a mie spese il secondo testamento, ma mia sorella ha voluto lasciare al Notaio anche il primo testamento .Vorrei precisare che mia sorella sapeva da tempo della volontà dei miei genitori, e concorda su questa divisione.Non riesco a capire però perché ha voluto lasciare anche il primo testamento, pur dicendomi che dispone diversamente sugli stessi beni e quindi è superato dal secondo.Credo che vi sia una questione tra qualità di erede e legatario: non vorrei che la nomina di eredi dei 4 figli condizioni le disposizioni del secondo testamento, anche se successivo .Infatti quando verrà a mancare mia madre, nel testamento olografo che ha scritto, lascia come legato a mia sorella la casa di Roma e il garage più due case in Calabria, mentre agli altri tre figli lascia, sempre come legato, solo una casa ciascuno, in Calabria, del valore di 25 mila euro ciascuna.Mia sorella sarebbe quindi molto avvantaggiata, in quanto, se non sbaglio, non essendovi più mio padre, la quota disponibile nella successione di mia madre è il 50%.
In definitiva vorrei sapere che rischi corro se, alla morte di mia madre, mia sorella farà pubblicare il testamento olografo di mio padre datato 1 settembre 2010, oltre al testamento olografo di mia madre.
Spero di essere stata chiara. Grazie”
Consulenza legale i 04/10/2018
Il nostro ordinamento riconosce la libertà di revocare e/o modificare le disposizioni testamentarie fino al momento della morte.
A tal proposito, si parla infatti di “libertà testamentaria”.
La revoca del testamento può avvenire in modo espresso ovvero in modo tacito.
La prima ipotesi, è disciplinata dall’art. 680 c.c. mentre la seconda è prevista nell’art. 682 c.c.
Il caso in esame, stando a quanto riportato nel quesito, appare configurare una ipotesi di revoca tacita. In base al predetto art. 682 c.c., il testamento posteriore, che non revoca in modo espresso i precedenti, annulla in questi soltanto le disposizioni che sono con esso incompatibili.
Sul concetto di “incompatibilità” delle disposizioni testamentarie si è pronunciata più volte la Suprema Corte.
A tal proposito, è utile riportare per esteso la massima contenuta nella recente sentenza n. 11587/2017 dove viene fornita la definizione di incompatibilità oggettiva ed incompatibilità intenzionale.
Afferma infatti la Corte di Cassazione che: “fuori dall’ipotesi di revoca espressa di un testamento, le disposizioni testamentarie anteriori devono essere ritenute tacitamente revocate per effetto di quelle successive in caso di incompatibilità oggettiva o intenzionale fra il testamento precedente e quello successivo, ossia allorché, indipendentemente da un intento di revoca, sia materialmente impossibile dare contemporanea esecuzione alle disposizioni contenute in entrambi gli atti (cd. incompatibilità oggettiva), oppure quando, dal contenuto del testamento successivo, si evinca la volontà del testatore di revocare, in tutto o in parte, quello precedente e dal raffronto del complesso delle disposizioni o di singole previsioni contenute nei due atti si desuma che il contenuto della volontà più recente del testatore è inconciliabile con quanto risultante dall’atto antecedente (cd. incompatibilità intenzionale). La circostanza che nel testamento successivo sia ravvisabile, non già la sostituzione di talune disposizioni, ma un ripensamento ed un riassetto complessivo della destinazione dei cespiti, ben può fondare il convincimento del giudice nel senso dell’esistenza di un’ipotesi di incompatibilità intenzionale tra le due disposizioni testamentarie, con la conseguente conclusione che il de cuius con il secondo testamento ha inteso revocare il primo.”
Nella presente vicenda, occorre quindi andare a verificare quali disposizioni del primo testamento siano incompatibili con quello successivo.
Quelle, appunto, incompatibili (in uno dei due sensi - oggettivo o intenzionale- sopra indicati) dovranno ritenersi revocate dal nuovo testamento.
Nel nostro caso, nel primo testamento si parla di eredità e nel secondo di legato. Occorre, quindi, in primo luogo distinguere le due figure, facendo riferimento a quanto previsto dall’art. 588 c.c. secondo cui è erede chi subentra al testatore in tutto il suo patrimonio o in una quota di esso; mentre è legatario colui che acquista diritti patrimoniali specifici.
Da quanto leggiamo nel quesito, parrebbe che il testatore con il primo testamento abbia voluto nominare eredi tutti i figli in una situazione, quindi, di comunione ereditaria su tutti i suoi beni immobili; mentre con il secondo, risulta che abbia preferito attribuire detti beni in modo specifico, escludendo Sua sorella che andrebbe invece a beneficiare delle disposizioni testamentarie di Sua madre. Per, usare, quindi le parole della Corte di Cassazione nella sentenza sopra citata, parrebbe che vi sia stato un “ripensamento ed un riassetto complessivo della destinazione dei cespiti” configurandosi un ipotesi di “incompatibilità intenzionale”.
Tuttavia, quanto alla disposizione relativa a Sua sorella contenuta nel secondo testamento, riteniamo che possa essere considerata nulla o, quanto meno, non efficace in quanto fa riferimento ad una volontà futura di altro soggetto (Sua madre) e ha ad oggetto beni non di proprietà del testatore (leggiamo infatti nel quesito che Suo padre ha scritto nel secondo testamento che Sua sorella prenderà quanto le spetta dall'eredità della madre). Quindi, in pratica, il testatore con il secondo testamento non ha lasciato nulla a Sua sorella, limitandosi a richiamare una eredità futura altrui, mentre l'art. 587 c.c. prevede espressamente che il testatore possa disporre soltanto delle proprie sostanze.
Alla luce di quanto precede, nel caso in esame, possiamo dunque affermare che:
1) la disposizione relativa ai risparmi e all’usufrutto dei beni rimane immutata;
2) deve escludersi un diritto degli altri fratelli sulla casa di Roma che era di proprietà di Suo padre (come sarebbe invece avvenuto se si fosse avuto solo il primo testamento) poiché nel secondo testamento essa è stata attribuita a Lei come legato;
3) la casa al mare resta diritto esclusivo dei Suoi due fratelli maschi.
In risposta, quindi, alla domanda contenuta nel quesito, l’unico rischio che al momento si può ipotizzare è che non avendo Suo padre (nel secondo testamento) lasciato nulla delle proprie sostanze all'altra figlia ma avendo semplicemente rimandato ad una eredità futura altrui, questa potrebbe impugnare detto testamento lamentando una eventuale lesione della quota di legittima (da verificare dopo aver ricostruito l’asse ereditario).
Del resto, l’apertura della successione di Suo padre è già avvenuta e, ancora prima della futura apertura della successione di Sua madre, è possibile che un erede che si ritenga leso nella sua quota di eredità possa impugnare il testamento ritenuto lesivo.
Norma di riferimento: Articolo 682 Codice civile - Testamento posteriore | Quesito Q201617269
martedì 08/11/2016 - Lazio
“Egregi Avv. Ho da porvi il seguente quesito: Vorrei capire se sussiste l’incompatibilità del testamento del 2006 con quello del 1988 e quindi eventualmente in che quota e su quali beni i nipoti di zio avrebbero dei diritti. Mi scuso per la lunghezza del messaggio ma serve per comprendere la vicenda.
I miei anziani zii M. e S. ( senza figli) sono deceduti a distanza di 20 giorni l’uno dall’altra. Prima lo zio e poi la zia.
I loro beni consistevano in una casa di proprietà in parti uguali , un box auto acquistato successivamente nel 1985 non pertinenziale ma strutturalmente integrato allo stabile (sempre in regime di comunione di beni e in parti uguali), un conto cointestato in banca e beni materiali (mobilio casa vestiario di ordinaria fattura).
Nel momento del decesso lo zio come parenti più prossimi aveva sua moglie e 8 nipoti discendenti dei suoi 3 fratelli tutti deceduti prima di lui come chiaramente anche i suoi genitori.
Lo zio ha lasciato testamento olografo o meglio abbiamo ritrovato due testamenti il primo risalente (1988) dove rendeva erede universale di tutti i suoi beni(mobili e immobili) la moglie, il secondo e quindi il più recente del 2006 inizia con la premessa che richiama l’impossibilità di potersi avvalere dell’aiuto dei suoi nipoti e di quelli della moglie perché tutti presi dalla loro famiglie e quindi testualmente cito “perciò ho preso questa decisione di lasciare due righe la casa a mia assenza è solo di mia moglie e solo lei può decidere di farci quello che vuole.”
La zia deceduta successivamente con testamento ologafo rende eredi universali due nipoti carnali (due miei fratelli) figli di sua sorella di tutti i suoi beni mobili e immobili.
I tre testamenti sono stati pubblicati dal notaio perché tutti in regola.
Il problema sorge perché gli 8 nipoti di zio M. ci hanno fatto scrivere dall’Avv. contestandoci la successione in quanto si appellano al fatto che il testamento di zio del 2006 sia incompatibili con quello del 1988, cito“ il de cuius non ha nominato sua erede universale la moglie” ma le ha lasciato solo la sua metà indivisa dell’appartamento. Ne consegue che sui rimanenti beni non escluso il box i suoi clienti non possono che succedere in via esclusiva in forza delle norme che regolano le successione legittime.
Consulenza legale i 10/11/2016
I temi che il caso in esame ci propone di affrontare sono essenzialmente due, ossia quello della successione per rappresentazione e quello degli effetti del testamento successivo.
E’ detto innanzitutto che lo zio M. morendo ha lasciato come parenti più prossimi la moglie e otto nipoti, discendenti dei suoi tre fratelli, deceduti prima di lui.
Dispone l’art. 467 c.c. che la rappresentazione fa subentrare i discendenti nel luogo e nel grado del loro ascendente in tutti i casi in cui questi non può accettare l’eredità; la circostanza che i fratelli dello zio M. siano premorti a lui costituisce ipotesi di impossibilità di accettare l’eredità.
Il successivo art. 468 c.c. precisa quali sono i soggetti in cui favore opera il diritto di rappresentazione, disponendo che essa ha luogo nella linea collaterale a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del de cuius.
In forza di tali norme, pertanto, gli otto nipoti del de cuius rientreranno a pieno titolo nella categoria dei successibili per legge.
Tuttavia, un primo errore del legale degli otto nipoti sta già nel fatto di asserire che questi succedono per legge “in via esclusiva” in tutti i beni che residuano esclusa la metà della casa di abitazione di cui è stato disposto per testamento, e ciò in quanto occorre tener conto del disposto di cui all’art. 582 c.c., norma che regola il concorso del coniuge con ascendenti, fratelli e sorelle.
Infatti, anche a voler ammettere che il testamento del 2006 abbia avuto l’effetto di revocare quello del 1988 (ciò di cui si parlerà in prosieguo, nella trattazione del testamento successivo), non si deve trascurare che per i beni non contemplati dal testamento del 2006 si aprirà la successione legittima, alla quale concorreranno sia il coniuge che i discendenti dei fratelli per rappresentazione, secondo le quote previste proprio dall’art. 582 c.c. (ossia 2/3 al coniuge ed 1/3 indiviso agli altri eredi).
Né in contrario può dirsi che con la disposizione dello zio M. contenuta nel testamento del 2006 in favore della moglie si sia voluto attribuire un bene in sostituzione di legittima, dovendo tale intenzione, prevista e disciplinata dall’art. 551 c.c., risultare da una espressa manifestazione di volontà in tal senso, seppure non siano richieste a tal fine formule sacramentali. Sarà comunque necessaria la manifestazione di una non equivoca volontà di tacitare il legittimario per mezzo del legato.
Posto dunque che in ogni caso la successione legittima si sarebbe aperta alla morte dello zio M. sia in favore della moglie che degli otto nipoti, passiamo ora ad esaminare l’altro tema attinente il caso in esame, ossia quello degli effetti del testamento posteriore.
La norma che a tal fine viene in esame è quella di cui all’art. 682 c.c., la quale testualmente recita che “Il testamento posteriore, che non revoca in modo espresso i precedenti, annulla in questi soltanto le disposizioni che sono con esso incompatibili”.
L’annullabilità delle sole disposizioni che sono incompatibili con quelle successive trova il suo fondamento nel principio generale di conservazione del negozio giuridico (cfr. Cass. Civ. Sez. II 17/10/2001 n. 12649), che trova applicazione anche nella materia successoria.
L’art. 682 c.c. presuppone la possibilità logica e giuridica della concorrenza di disposizioni testamentarie non contemporanee e fissa, in linea di principio, la regola della loro paritaria consistenza.
Da tale regola discende, in primo luogo, che l’incompatibilità deve essere valutata proposizione per proposizione, ed in secondo luogo che la revoca implicita dell’intero testamento anteriore può aversi solo allorchè sia positivamente accertata la non configurabilità di una sopravvivenza del suo contenuto superstite in seguito alle mutilazioni derivanti dall’incompatibilità.
A tal proposito merita di essere segnalata una sentenza della Suprema Corte (Cass. Civ. 12/11/1983 n. 6745) la quale ha affermato che, al di fuori dell’ipotesi di una revoca espressa del testamento, ricorrerà un caso di incompatibilità oggettiva allorquando risulti materialmente impossibile dare contemporanea esecuzione alle disposizioni contenute nel testamento precedente ed a quelle contenute nel testamento successivo; l’indagine al riguardo involge apprezzamenti di fatto riservati al Giudice del merito e non censurabili in sede di legittimità se sorretti da congrua e corretta motivazione.
Inoltre, secondo la sentenza della Corte d’appello di Roma Sez. III del 17/11/2009 il testamento posteriore, quando non revoca in modo espresso quello precedente, annulla in questo soltanto le disposizioni incompatibili.
Posti questi principi, e dovendosi lasciare sempre al Giudice del merito ogni valutazione in ordine alla concreta volontà del testatore, si ritiene che, in assenza di una revoca espressa, non si possa ravvisare alcuna incompatibilità oggettiva tra il contenuto dei due testamenti, dovendo invece desumersi, dalla premessa contenuta nel secondo testamento, l’intento del testatore di voler rafforzare la sua volontà di assicurare la casa di abitazione alla moglie.
Da un punto di vista prettamente tecnico potrebbe attribuirsi alla disposizione contenuta nel secondo testamento natura di prelegato, previsto dall’art. 661 c.c e definito da tale norma come legato a favore di uno dei coeredi ed a carico di tutta l’eredità, in relazione al quale il prelegatario viene ad assumere contemporaneamente la posizione di onorato e di onerato.