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Timestamp: 2020-08-13 18:14:25+00:00
Document Index: 27453002

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2049', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 378', 'art. 83', 'art. 83', 'sentenza ', 'art. 2049', 'art. 360', 'art. 2049', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 19367 del 03/08/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19367 del 03/08/2017
Cassazione civile, sez. III, 03/08/2017, (ud. 23/05/2017, dep.03/08/2017), n. 19367
sul ricorso 19708-2015 proposto da:
T.G., considerato domiciliato ex lege in ROMA, presso la
dall’avvocato BARBARA BUFFONI giusta procura in calce al ricorso;
avverso la sentenza n. 1126/2014 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,
depositata il 05/05/2014;
23/05/2017 dal Consigliere Dott. RAFFAELE ROSSI.
C.R. domandò al Tribunale di Bologna il ristoro dei danni per le lesioni asseritamente patite in conseguenza dell’urto al ginocchio infertogli da un carrello meccanico azionato da un operatore della ditta Art &amp; Photo all’interno della fiera di (OMISSIS).
L’adita A.G. disattese la richiesta attorea per difetto di prova in ordine alla dinamica dell’occorso, in specie per essere rimasta ignota l’identità del soggetto manovratore del carrello.
Accogliendo l’impugnazione spiegata da C.R., la Corte di Appello di Bologna – con la sentenza n. 1126/2014 del 5 maggio 2014 – ha invece ravvisato responsabilità ex art. 2049 c.c., della ditta convenuta e, per l’effetto, l’ha condannata al risarcimento dei danni, quantificati in complessivi Euro 2.720 (oltre accessori): sulla scorta delle acquisite emergenze istruttorie, ha ritenuto le lesioni al ginocchio provocate da un carrello meccanico, contenente materiale fotografico, di proprietà della ditta convenuta condotto da un soggetto “sicuramente intento allo svolgimento di un’incombenza nell’interesse” della convenuta stessa.
Avverso questa sentenza propone ricorso per cassazione la ditta Art &amp; Photo, affidandosi a due motivi; C.R. ha depositato memoria difensiva ex art. 378 c.p.c., con in calce procura ad litem rilasciata in favore dell’Avv. Domenico Sommario.
Il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione in forma semplificata.
1. Preliminarmente, va dichiara la nullità della costituzione di C.R. per difetto della indefettibile procura speciale relativa al giudizio di legittimità, essendo a tal fine inidonea la procura estesa in calce alla memoria difensiva ex art. 378 c.p.c. (con sottoscrizione autenticata dallo stesso difensore), unico atto depositato dall’intimato.
Secondo il consolidato indirizzo euristico del giudice della nomofilachia, infatti, nel giudizio di cassazione, la procura speciale al difensore può essere apposta, ai sensi dell’art. 83 c.p.c., comma 3, solo a margine o in calce degli atti ivi indicati (ossia del ricorso e del controricorso, nonchè della memoria di nomina del nuovo difensore in aggiunta o – per i giudizi instaurati successivamente alla novella di cui alla L. 18 giugno 2009, n. 69, in sostituzione del difensore originariamente designato); fuori da tali ipotesi, pertanto, la procura deve essere rilasciata, a mente del comma 2 del medesimo art. 83 c.p.c., con atto pubblico o scrittura privata autenticata, in cui debbono essere indicati gli elementi essenziali del giudizio, quali l’indicazione delle parti e della sentenza impugnata (cfr. Cass. 09/02/2015, n. 2460; Cass. 20/08/2009, n. 18528; Cass. 09/04/2009, n. 8708).
2. Con il primo motivo, per “violazione o falsa applicazione della norma di cui all’art. 2049 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, si deduce che la responsabilità dei padroni o committenti prevista dall’art. 2049 c.c., presuppone l’esistenza di un rapporto di dipendenza o collaborazione occasionale tra l’autore dell’illecito e il soggetto responsabile ex lege, rapporto nel caso non evincibile (diversamente da quanto opinato dalla Corte territoriale) dai mezzi di prova assunti.
A fondamento della affermazione di responsabilità della ditta qui ricorrente, la Corte felsinea ha posto un rapporto di collaborazione occasionale tra la stessa ditta ed il soggetto che ha materialmente tenuto il comportamento dannoso, ravvisato segnatamente nell’espletamento di attività (lo spostamento del carrello meccanico) “nell’interesse della convenuta”: si tratta, invero, di una valutazione di mero fatto, un accertamento cioè tipicamente devoluto al giudice di merito e non censurabile da questa Corte se non per anomalie motivazionali, nella specie nemmeno prospettate.
Per converso, dietro l’apparente veste formale della violazione o falsa applicazione di norme di diritto, la doglianza formulata dal ricorrente tende a provocare un (non consentito) riesame delle emergenze istruttorie e un’inaccettabile nuova pronuncia del fatto, del tutto estranea alla natura ed alle finalità del giudizio di legittimità (ex plurimis, Cass. 04/04/2017, n. 8758; Cass. 03/06/2014, n. 12391; Cass. 14/05/2013, n. 11549; Cass. 25/05/2010, n. 12690; Cass., 05/06/2007, n. 15434; Cass. 10/08/2004, n. 15434).
3. Analoghe considerazioni giustificano la reiezione del secondo motivo di ricorso, con cui si lamenta “violazione e falsa applicazione delle norme di cui agli artt. 2049 e 2043 c.c., relativamente a quella parte della pronuncia in cui il giudice del gravame ha affermato la responsabilità dell’odierno ricorrente nonostante la CTU avesse evidenziato la mancanza di compatibilità della dinamica del sinistro riferita dal presunto danneggiato con la sintomatologia riferita dallo stesso e riportata nella certificazione medica”.
A fronte di una ponderata comparazione dell’efficacia asseverativa dei mezzi istruttori compiuta dalla Corte territoriale, anche questa doglianza, dianzi testualmente trascritta, finisce con l’attingere tipiche valutazioni di merito (quali la individuazione delle fonti del convincimento, l’apprezzamento di attendibilità e concludenza delle prove, la scelta, tra le complessive risultanze del processo, di quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti) e si concreta in una inammissibile richiesta di un apprezzamento delle prove più consono alle aspettative del ricorrente, realizzando così una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un inammissibile terzo grado di merito.
4. Disatteso il ricorso, considerata la mancata esplicazione di una valida attività difensiva della parte intimata, nulla è a provvedere circa le spese processuali.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 23 maggio 2017.