Source: https://www.laleggepertutti.it/369381_diritto-di-recesso-ultime-sentenze
Timestamp: 2020-04-02 20:20:51+00:00
Document Index: 96974994

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 1373', 'art. 2932', 'art. 1373', 'sentenza ', 'art. 2932', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 73', 'art. 27', 'art. 61', 'art. 3', 'art. 73', 'art. 27', 'art. 61', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 59', 'art. 59', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 61', 'art. 59', 'art. 59', 'art. 3']

Scopri le ultime sentenze su: diritto di recesso; tutela dei consumatori; preliminare di acquisto di immobile con previsione del diritto di recesso; contratti d’investimento mobiliare stipulati fuori della sede dell’intermediario e diritto di recesso del risparmiatore.
1 Diritto di recesso del cliente
2 Preliminare di acquisto di immobile con facoltà di recesso
3 Preliminare di acquisto di immobile
4 Contratti di compravendita immobiliari
6 Acquisto di immobili in multiproprietà
7 Acquisto del diritto sul bene immobile
8 Diritto di recesso dal contratto di locazione
9 Recesso immediato dal contratto di locazione
10 Diritto di recesso: da chi può essere esercitato?
11 Demolizione o trasformazione dell’immobile
In tema di contratti d’investimento mobiliare stipulati fuori della sede dell’intermediario, l’art. 30, comma 7, del d.lgs. n. 58 del 1998, prevede il diritto di recesso del risparmiatore, il cui ambito applicativo attiene sia alle vendite di strumenti finanziari, per i quali l’intermediario abbia assunto un obbligo di collocamento nei confronti dell’emittente o dell’offerente, sia le vendite poste in essere in attuazione di un servizio di investimento diverso, ivi compresa l’esecuzione di ordini impartiti dal cliente nel contesto di un contratto quadro.
Tale diritto di recesso, che ha la finalità di ripristinare, “a posteriori”, la carenza di adeguata riflessione preventiva dell’investitore, la quale può essere mancata nel caso di sollecitazione all’acquisto da parte del promotore, deve essere espressamente previsto in contratto, a pena di nullità.
Cassazione civile sez. I, 17/10/2018, n.25996
Preliminare di acquisto di immobile con facoltà di recesso
Ai sensi dell’art. 1373 c.c la parte cui è attribuita pattiziamente la facoltà di recesso può esercitarla finchè il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione. Nel caso quindi di preliminare di acquisto di immobile con previsione del diritto di recesso, la domanda di esecuzione specifica dell’obbligo di concludere un contratto, di cui all’art. 2932 c.c., non può – sempre che l’altra parte non vi abbia aderito o non abbia accettato l’eventuale contemporanea offerta della controprestazione – in alcun modo considerarsi di per sè principio di esecuzione del contratto preliminare ai sensi ed agli effetti dell’art. 1373 c.c. e conseguentemente il convenuto, a cui favore sia stato attribuito il diritto di recesso, deve ritenersi legittimato a farlo valere in via di azione o di eccezione riconvenzionale ed a paralizzare la pretesa avversaria di sentenza costitutiva ai sensi dell’art. 2932 c.c.
Tribunale Arezzo, 15/03/2017, n.322
Preliminare di acquisto di immobile
Sono esclusi dall’ambito di applicazione della direttiva del Consiglio 20 dicembre 1985, 85/577/Cee in materia di tutela dei consumatori, i contratti di compravendita immobiliari che costituiscano parte integrante di un investimento il cui finanziamento sia garantito da mutuo e le cui trattative precontrattuali siano svolte nel contesto di un’operazione di vendita a domicilio.
Il consumatore che abbia esercitato il proprio diritto di recesso conformemente alla direttiva medesima può essere obbligato a restituire l’importo del mutuo all’istituto mutuante, anche qualora detto mutuo, in base al metodo applicato all’investimento finanziario, sia diretto esclusivamente al finanziamento dell’acquisto dell’immobile e venga versato direttamente al venditore dell’immobile medesimo.
Corte giustizia UE, 25/10/2005, n.350
Il contratto avente ad oggetto l’acquisto di una quota di multiproprietà, nel quale il periodo di godimento dell’immobile sia indicato “per relationem” (nella specie, con l’espressione “periodo rosso”), non è nullo, ma semplicemente legittima l’acquirente ad esercitare il diritto di recesso entro tre mesi dalla stipula.
Tribunale Parma, 14/07/2003
Acquisto di immobili in multiproprietà
In tema di acquisto di immobili in multiproprietà, il diritto di recesso previsto dall’art. 5 d.lg. n. 427 del 1998 (di recepimento nell’ordinamento italiano della direttiva 94/47/Ce) deve essere riconosciuto all’acquirente anche quando il contratto per adesione, stipulato in Italia tra contraenti di nazionalità italiana, contenga una clausola secondo cui il contratto è regolato dalla legge dello Stato extracomunitario in cui si trova l’immobile venduto.
Tribunale Chiavari, 08/08/2000
Acquisto del diritto sul bene immobile
L’acquirente di una multiproprietà, nel caso in cui concluda il relativo contratto fuori dai locali commerciali, avente ad oggetto non solo il trasferimento del diritto di godimento turnario di una porzione immobiliare ma anche di un complesso di prestazioni di servizi, può, tuttavia, esercitare il diritto di recesso ai sensi del d.lg. n. 50 del 1992 vista la prevalenza funzionale di questi ultimi rispetto all’acquisto del diritto sul bene immobile.
Tribunale Bari, 28/03/2000
Diritto di recesso dal contratto di locazione
È manifestamente infondata, in riferimento all’art. 3 cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 73 l. 27 luglio 1978 n. 392, nella parte in cui non prevede termini dilatori per l’esercizio del diritto di recesso dal contratto di locazione da parte dell’acquirente di un immobile destinato ad uso diverso da quello abitativo, qualora abbia necessità di adibirlo ad abitazione propria o all’esercizio di un’attività industriale, commerciale, artigianale, professionale o alberghiera per sè, per il coniuge o per parenti entro il secondo grado in linea retta, come previsto dall’art. 27 della stessa legge, mentre l’acquirente di un immobile destinato ad uso abitativo, in pari di necessità, deve attendere almeno un biennio dall’acquisto per esercitare il diritto di recesso (art. 61 legge cit.).
Corte Costituzionale, 27/03/1985, n.85
Recesso immediato dal contratto di locazione
Non è fondata – in riferimento all’art. 3 cost. – la questione di legittimità costituzionale dell’art. 73 l. 27 luglio 1978 n. 392 (come modificato dalla l. 31 marzo 1979 n. 93) nella parte in cui concede il recesso immediato dal contratto di locazione all’acquirente di immobili non destinati ad uso abitativo, ove abbia necessità di adibirli ad abitazione propria o all’esercizio di un’attività industriale, commerciale, artigianale, professionale o alberghiera per sè, per il coniuge o per parenti entro il secondo grado in linea retta (art. 27 l. n. 392 del 1978); mentre l’acquirente di un immobile destinato ad uso abitativo, in pari stato di necessità, deve attendere almeno un biennio dall’acquisto per esercitare il diritto di recesso (art. 61 l. cit.).
Si sostiene che il trattamento differenziato non troverebbe razionale giustificazione, specie considerando che la precedente legislazione vincolistica (all’art. 7 l. 23 maggio 1950 n. 253) sottoponeva ad identica disciplina le due azioni. Invece la diversità di disciplina, e la conseguente diversa tutela che il locatore riceve a seconda della destinazione dell’immobile acquistato risponde alla diversità di situazioni obbiettivamente delineate, e nel diverso valore sociale che il legislatore attribuisce agli opposti interessi da comporre, avendo ritenuto di dovere maggiormente comprimere il diritto di proprietà del locatore nei confronti del conduttore che non disponga di altro alloggio, come emerge dalle norme che regolano l’ammontare del canone. Rispetto agli immobili non adibiti ad uso di abitazione, invece, alla libertà di misura del canone fa riscontro l’immediatezza del rilascio in caso di necessità dell’acquirente.
Corte Costituzionale, 25/06/1981, n.111
Diritto di recesso: da chi può essere esercitato?
È manifestamente infondata – in riferimento all’art. 3 cost. – la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto dagli art. 59 comma 1 n. 4 e 61 della l. sull’equo canone del 27 luglio 1978 n. 392, nella parte in cui stabilisce che il diritto di recesso può essere esercitato immediatamente dal proprietario, nel caso intenda procedere a demolizione o trasformazione dell’immobile (art. 59 n. 4 l. cit.), mentre spetta solo dopo un biennio dall’acquisto nel caso di destinazione dell’immobile per propria necessità, per il dubbio che la normativa denunciata violi il principio di uguaglianza, discriminando i conduttori a seconda che il recesso sia chiesto dal proprietario per demolire o trasformare l’immobile locato (nel qual caso l’obbligo del rilascio è immediato), oppure per propria necessità (conseguentemente differimento del rilascio di un biennio dall’acquisto dell’immobile).
La medesima questione è stata, infatti, già esaminata dalla Corte che, con la sentenza n. 58 del 1980 ne ha dichiarato l’infondatezza, per la diversità oggettiva delle situazioni poste in comparazione, atteso che il legislatore ha voluto tener conto, nel dettare la normativa impugnata, oltreché del rapporto locatore-conduttore, anche degli interessi generali connessi alle esigenze di incremento e miglioria del patrimonio edilizio; e nell’ordinanza di rimessione non sono prospettati nuovi profili nè addotti motivi nuovi.
Corte Costituzionale, 15/12/1980, n.159
Demolizione o trasformazione dell’immobile
Non è fondata – in riferimento agli art. 3, 42, 47 cost. – la questione di legittimità costituzionale dell’art. 61 (in relazione all’art. 59 n. 4) della l. 27 luglio 1978 n. 392 nella parte in cui stabilisce che il diritto di recesso può essere esercitato immediatamente dal proprietario nel caso intenda procedere a demolizione o trasformazione dell’immobile (mentre spetta solo dopo il decorso di un biennio dall’acquisto nel caso di destinazione dell’immobile per propria necessità).
La censura non tiene conto della diversità oggettiva delle situazioni poste in comparazione (considerate rispettivamente ai n. 1 e 4 dell’art. 59) e della particolarità dell’ipotesi in cui al locatore, munito della licenza, ovvero della concessione richiesta dalle rigorose leggi vigenti intenda procedere all’opera di ricostruzione o di trasformazione, venendo in considerazione non solo l’interesse del conduttore (tutelato dal prescritto preavviso di 6 mesi), ma anche quello all’incremento e miglioria del patrimonio edilizio, restando escluso l’intento speculativo dalla sottoposizione della locazione degli immobili ricostruiti alla legge sull’equo canone.
Corte Costituzionale, 22/04/1980, n.58
27/03/2020 alle 09:57
27/03/2020 alle 10:02
Innanzitutto, va detto che il diritto di recesso può essere attribuito ad uno o ad entrambe le parti in due casi: se è prevista apposita clausola nel contratto; se è la legge a concederlo, a prescindere dalla volontà dei contraenti.
27/03/2020 alle 09:58
Il recesso del consumatore (cosiddetto diritto di ripensamento o di pentimento) può essere esercitato nel caso in cui una parte sia un consumatore e abbia stipulato il contratto a distanza oppure al di fuori di un locale commerciale. Ma come funziona?
La legge dice che entro quattordici giorni dalla ricezione della merce oppure, nel caso di contratto di servizi, dalla sottoscrizione dello stesso, sei libero di poter tornare sui tuoi passi e di recedere dal contratto. Il vantaggio è che si tratta di un recesso assolutamente libero: non sarai tenuto a giustificare nulla, né tantomeno dovrai sostenere alcun costo, in quanto tutto ti dovrà essere rimborsato. Per poter esercitare il tuo diritto di ripensamento e, quindi, il recesso dal contratto non devi fare altro che comunicare questa tua volontà alla controparte: avrai cura, pertanto, di inviare una lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nella quale dirai di avvalerti del diritto di recesso entro quattordici giorni così come previsto dalla legge. Davanti a tale comunicazione, la controparte non potrà obiettare nulla e sarà tenuta a sciogliere il contratto.
Inquilino X ha detto:
27/03/2020 alle 09:59
Il mio contratto di affitto (tipo 4+4) scade a marzo 2020. Volendo acquistare una casa, non voglio rinnovare per altri 4 anni il contratto, ma vorrei restare in casa con la possibilità di lasciare anche tra 1 anno, il tempo di trovare la casa definitiva. Il padrone di casa mi ha detto che nel contratto è previsto che posso lasciare in qualsiasi momento con una raccomandata inviata 6 mesi prima ma, non volendo rischiare che non sia così, chiedo il vostro parere professionale.
27/03/2020 alle 10:03
In linea generale, il recesso del conduttore dal contratto di locazione può avvenire per gravi motivi, determinati da fatti estranei alla sua volontà, imprevedibili e sopravvenuti alla costituzione del rapporto e tali da rendergli oltremodo gravosa la sua prosecuzione.Tuttavia, nel Suo caso, è prevista, all’articolo 2, una clausola contrattuale in deroga per la quale Lei può esercitare il diritto di recesso incondizionato, previo avviso di almeno sei mesi tramite lettera raccomandata. In questo senso, la normativa è derogabile, in quanto la clausola è posta a favore del conduttore, parte debole del contratto di locazione.
Diversamente, il recesso effettuato dal locatore senza la ricorrenza di gravi motivi poteva essere da Lei impugnato, posto che la legge tutela Lei, quale inquilino della casa, in modo più forte, considerando la normativa in Suo favore come inderogabile.Quanto appena detto, è confermato dalla giurisprudenza di merito, secondo la quale, in difetto di specifica pattuizione contrattuale legittimante il recesso “ad nutum”, il conduttore può recedere solo in presenza di motivi – indipendenti dalla sua volontà, imprevedibili e sopravvenuti alla costituzione del rapporto locativo – oggettivamente gravi (art. 3, comma 6, della l. n. 431 del 1998) (Tribunale Modena, sez. II, 25/01/2013). Tra l’altro, i sei mesi coinciderebbero con la scadenza del primo termine naturale previsto dal contratto; in tale modo, il recesso fungerebbe anche da disdetta contrattuale.Ovviamente, dovrà pagare i canoni di locazione maturati nel periodo di preavviso; infatti, l’esercizio della facoltà di recesso da parte del conduttore diviene produttiva di effetti giuridici, con la cessazione del rapporto locatizio, alla scadenza del termine semestrale di preavviso previsto in contratto, con la conseguenza che il conduttore, indipendentemente dal momento (anteriore alla scadenza di detto preavviso) di materiale rilascio dei locali, rimane obbligato alla corresponsione dei canoni sino alla cessazione del preavviso e cioè per sei mesi, a decorrere dalla data del preavviso.In conclusione, Le confermo la possibilità di recedere dal contratto tramite preavviso di almeno sei mesi prima, senza dover giustificare alcuna grave motivazione in tal senso.
Il diritto di recesso, o diritto di ripensamento, è un diritto che consente, al consumatore, di recedere dal contratto senza dover motivare la propria scelta. Alla base del suo ripensamento può esserci dunque qualsiasi motivo, anche un semplice capriccio. Chi esercita il recesso ha diritto a ottenere la restituzione di tutti i soldi eventualmente già versati, né può essere costretto a corrispondere penali. Insomma, una volta che il contratto si è sciolto, le parti devono restituire le rispettive prestazioni e sono libere da ogni obbligo.