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Assolto dopo 7 anni di calvario – Alto Adige 29-5-2015 | Richard Gardner
29 maggio 2015 di admin
Un noto professionista bolzanino era stato accusato nel 2008 di aver abusato dei due nipoti, risultati non credibili.
BOLZANO 29-5-2015 — La fine di un incubo dopo sette anni di battaglie giudiziarie. L’avvocato bolzanino accusato di violenze sessuali maniacali ai danni di una propria nipotina è stato assolto in pieno ieri mattina dalla Corte d’appello di Bolzano dopo che la Cassazione, lo scorso anno, aveva annullato due sentenze di condanna emesse dalla magistratura trentina. I fatti che portarono all’arresto e all’incriminazione del legale (molto noto e stimato anche negli ambienti sportivi altoatesini) vennero denunciati come accaduti in valle di Ledro, nella casa delle vacanze della famiglia. In primo grado il tribunale di Rovereto aveva condannato l’avvocato bolzanino a 5 anni e 2 mesi di reclusione, ritenendo credibile solo in parte il racconto della nipotina di otto anno. Successivamente la condanna venne confermata anche dalla Corte d’appello di Trento ma annullata dalla Corte di Cassazione che rilevò una serie di pesanti incongruenze logiche nella valutazione del quadro probatorio. Fu un capolavoro processuale dell’avvocato Beniamino Migliucci (subentrato nella difesa del collega solo dopo la sentenza di primo grado) ad ottenere di fatto la riapertura di un processo che sembrava ormai segnato (con due pronunciamenti conformi nel merito sfavorevoli all’imputato). In realtà proprio sulla base delle argomentazioni dell’avvocato Migliucci e del professor Guglielmo Gullotta, la Cassazione rilevò alcuni importanti aspetti illogici del teorema accusatorio, basato – tra il resto – su una consulenza tecnica della Procura che non avrebbe potuto essere utilizzata per mancato rispetto dei diritti della difesa (a cui non fu concesso di partecipare all’esame in contraddittorio). Ma a far cadere il teorema d’accusa non furono soltanto formalismi procedurali, Tutt’altro. In effetti proprio in Cassazione la difesa riuscì a dimostrare come fosse illogico considerare la nipotina inattendibile per alcune circostanze (con assoluzione della nonna) e credibile per altre (con conseguente condanna del professionista sotto accusa). Ieri davanti alla Corte d’appello , ove si è ripetuto il giudizio di secondo grado, questa contraddizione di fondo è riemersa in tutta la sua evidenza. Così come tutte le dichiarazioni della bambina sono risultate oggettivamente “implausibili” , cioè non credibili, irreali e di natura fantastica, ove si parlava di pasti a base di escrementi, di colpi di sassi in testa di presunte violenze sessuali vere e proprie. Tutte circostanze che non hanno mai avuto alcun riscontro concreto e nessuno in famiglia si era mai accorto di nulla. E’ difficile considerare credibile che ad una bambina di otto anni e al suo fratellino uno zio possa imporre abusi di ogni tipo con l’obbligo di mangiare i propri escrementi mentre la mamma preparava il pranzo nella stanza accanto. Anche le visite ginecologiche hanno sempre evidenziato l’assenza di violenze sessuali. La Corte d’appello ha così disposto la piena assoluzione (chiesta anche dalla Procura) , «perchè il fatto non sussiste».
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4-7-2014 — La Corte di Cassazione a Roma ha annullato la condanna a 5 anni e 2 mesi di reclusione inflitti in primo e secondo grado all’avvocato bolzanino accusato dal fratello di aver abusato sessualmente di due nipotini. Il verdetto è un vero e proprio capolavoro processuale dell’avvocato difensore Beniamino Migliucci che, assieme al professor Guglielmo Gullotta, è riuscito a dimostrare alcuni importanti aspetti illogici del teorema accusatorio, basato – tra il resto – su una consulenza tecnica della Procura che non avrebbe potuto essere utilizzata. Su questo punto anche la Procura generale aveva rilevato la pesante irregolarità procedurale (nel diritto la forma è anche sostanza) chiedendo l’annullamento della sentenza. La difesa aveva sempre lamentato questo tipo di violazione delle norme ma ha dovuto arrivare sino in Cassazione per ottenere soddisfazione. In effetti la consulenza in questione riguardava un accertamento su un minore (era stata sentita come teste la nipotina dell’imputato per una valutazione della sua attendibilità) senza permettere alla difesa di partecipare in contraddittorio. In altre parole la consulenza sulla attendibilità della bambina avvenne senza che la difesa potesse esprimere le proprie valutazioni ed eventualmente le proprie contestazioni sul metodo e sul contenuto. La difesa aveva sempre sostenuto che questa consulenza aveva finito per influenzare in maniera irreversibile le decisioni nel merito dei processi di primo e secondo grado. «In effetti questa consulenza era alla base delle condanne inflitte in primo e secondo grado» puntualizza l’avvocato Beniamino Migliucci. Ma la difesa del professionista (accusato di pesanti molestie ai danni dei nipotini) ha efficacemente rilevato anche diverse illogicità e contraddittorietà della sentenza d’appello là ove aveva considerato la nipotina totalmente inattendibile per alcuni episodi ma attendibile per altri. La piccola era stata considerata non credibile per le accuse alla nonna (già assolta in primo grado) e per fatti che avrebbero riguardato il fratellino più piccolo. L’ avvocato Migliucci ha evidenziato come fosse illogico considerare la bambina inattendibile in due circostanze e credibile in altre (con conseguente condanna del professionista sotto accusa). Sempre la difesa ha evidenziato come la bambina ed anche il fratellino avessero fatto delle dichiarazioni francamente poco credibili, irreali e di natura fantastica ove si parlava di pasti a base di escrementi, di colpi di sassi in testa (che nessuno ha mai verificato) e di presunti abusi oggettivamente poco credibili a seguito della vicinanza di altre persone e dei genitori stessi. Tutti particolari mai suffragati da un reale riscontro. La stessa bambina aveva sostenuto di non aver denunciato subito i presunti abusi per la paura di ritorsioni ed aveva parlato di essersi sentita minacciata mentre in realtà dal processo erano emerse testimonianze di segno opposto e cioè che i due nipotini quando vedevano lo zio facevano a gara per fargli festa e per stare con lui. Nel ricorso in Cassazione l’avvocato Migliucci ha anche sostenuto che nei confronti del collega accusato dal fratello per presunti abusi sui nipotini vi fosse stata anche una sorta di pregiudizio, conseguenza anche di una certa suggestione o «contaminazione famigliare» per una vicenda caratterizzata – secondo la difesa – da fantasie, con totale mancanza di riscontri oggettivi rispetto a quanto la bambina aveva raccontato. La condanna è stata dunque annullata ed il processo dovrà essere ripetuto davanti ad un’altra sezione della corte d’appello di Trento.
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27-4-2013 Cinque ore di camera di consiglio e di speranza. Poi per l’avvocato bolzanino accusato dal fratello di aver abusato sessualmente dei due nipotini, il mondo si è nuovamente fermato. Così come accadde nel novembre di quattro anni fa in occasione della sentenza di primo grado. Ieri la corte d’appello di Trento è rimasta in camera di consiglio cinque ore prima di decidere di confermare in tutto e per tutto la sentenza di condanna del tribunale di Rovereto. L’avvocato bolzanino, accusato di aver abusato in termini pesantemente maniacali della nipotina (all’epoca dei fatti di 8 anni) si è visto dunque confermare la condanna a 5 anni e 2 mesi di reclusione. Per i giudici non è stata una decisione facile. Lo dimostrano le cinque ore di camera di consiglio. Alla fine sono state respinte non solo le istanze della difesa (sostenute dagli avvocati Beniamino Migliucci e Guglielmo Gulotta) che chiedeva la piena assoluzione ma anche quelle della Procura generale che ha insistito per inasprire la condanna portandola a 9 anni di reclusione. Alla fine, come detto, è stato semplicemente confermato il verdetto di primo grado. Su tre capi d’imputazione, il legale bolzanino è stato riconosciuto colpevole solo per uno. Ma si tratta comunque di un verdetto che fa sprofondare il professionista in un incubo sempre più profondo. Ad inchiodarlo è stato il racconto della nipotina che all’epoca dei fatti aveva 8 anni. Così come successo in primo grado, anche i giudici di appello hanno frazionato la testimonianza dei nipotini dando credibilità solo alle dichiarazioni della bambina più grande (il maschietto all’epoca aveva 4 anni). Ma non a tutte. Delle dichiarazioni della nipotina, infatti, sono state ritenute credibili solo quelle fatte prima della denuncia e dell’arresto dello zio. Insomma, solo una parte delle dichiarazioni della piccola sono state ritenute genuine. Fu in effetti un incubo notturno della piccola, emerso durante un periodo di vacanza al mare nel giugno del 2008, a far emergere le accuse. La bambina, infatti, urlò nel sonno sino a svegliarsi e alla mamma, che accorse a rassicurarla, raccontò dei presunti abusi subiti per anni dallo zio. E’ questo il cuore del teorema accusatorio che ha retto anche in appello. Non è stata sufficiente neppure la lucida arringa dell’avvocato Migliucci che in tre ore ha messo in rilievo alcuni aspetti apparentemente inverosimili delle tesi accusatorie. La difesa ha posto l’attenzione sui mille dubbi che questa storia ha sempre alimentato ad iniziare dal responso di alcuni accertamenti clinici sui minori, anche di natura ginecologica per quanto riguarda la nipotina. Le analisi mediche non hanno mai portato ad un riscontro oggetto e dunque alla conferma dei presunti abusi anche se da un punto di vista strettamente processuale i consulenti tecnici non hanno potuto escludere che vi possano essere stati. In primo grado la inattendibilità di buona parte dei racconti dei nipotini aveva anche portato all’assoluzione della nonna (la mamma dell’imputato) che era stata accusata di aver assistito alle presunte pratiche maniacali del figlio collaborando e restando in silenzio. La difesa ha concluso sostenendo la «totale complessiva inattendibilità delle accuse anche nei confronti dello zio». L’avvocato Migliucci ha rimarcato l’attenzione su fatti difficilmente credibili anche sulla base della dislocazione della casa ove gli episodi sarebbero avvenuti. Inutilmente la difesa ha chiesto un sopralluogo nella casa per dimostrare come fosse impossibile che l’imputato potesse porre in essere violenze maniacali di quel tipo senza mai essere notato o senza mai provocare comunque una reazione o un pianto da parte delle vittime. In sentenza i giudici hanno confermato anche l’assoluzione per le presunte molestie ad una bimba di 12 anni lungo la pista ciclabile a Marco di Rovereto.
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26-11-2009 –Tre capi d’imputazione, una sola, pesante condanna: cinque anni e due mesi per aver abusato della nipotina. Si è concluso ieri a Rovereto il processo a carico dell’avvocato bolzanino accusato di violenza sessuale su minori, tuttora recluso nel carcere di Verona.
L’imputato è stato invece assolto dall’accusa di aver approfittato del nipotino, 4 anni all’epoca dei fatti, figlio più piccolo di suo fratello residente nell’Alto Garda; e anche di aver molestato, in una diversa circostanza, la ragazzina oggi tredicenne che l’ha indicato come l’uomo che il 23 dicembre di due anni fa, lungo la pista ciclabile di Marco, l’ha toccata e baciata sulla guancia chiedendo di essere contraccambiato.
Il collegio formato dal presidente del Tribunale Corrado Pascucci e dai giudici a latere Monica Izzo e Luca Perilli ha poi prosciolto – il fatto non sussiste – la madre ottantenne dell’avvocato, nonna dei bambini, chiamata in causa per concorso in violenza sessuale per aver in qualche modo coperto le presunte azioni del figlio pedofilo. Una complicità che durante l’inchiesta il Pm aveva desunto dai racconti della nipote, la cui testimonianza costituisce il cardine dell’impianto accusatorio. Ma se la bambina è attendibile, perché non crederle quando afferma che lo zio ha abusato anche del fratellino? Un interrogativo che avrà risposta fra tre mesi, quando saranno depositate le motivazioni della sentenza. La difesa, rappresentata dagli avvocati Carriere, Coran e Tomasi, segnala però fin d’ora quella che apparentemente è una contraddizione. E si prepara a ricorrere in appello. Stessa volontà ha manifestato anche il pubblico ministero Rodrigo Merlo, che aveva chiesto la condanna a 10 anni.
I giudici hanno dunque dimostrato di credere solo in parte al racconto della nipote dell’imputato, i cui ricordi diedero il via alla denuncia e alla relativa inchiesta. In sostanza hanno frazionato la testimonianza dei nipotini dando credibilità solo alle dichiarazioni della bambina più grande fatte prima della denuncia e dell’arresto dello zio. Solo le prime dichiarazioni della piccola sono state ritenute genuine e, dunque, credibili. Fu in effetti un incubo notturno della piccola, emerso durante un periodo di vacanza al mare nel giugno dello scorso anno, a far emergere le accuse. La bambina urlò nel sonno sino a svegliarsi e alla mamma, che accorse a rassicurarla, raccontò dei presunti abusi subiti per anni dallo zio.
Per quanto riguarda invece l’episodio di Marco, la testimonianza della ragazzina, che ha riconosciuto l’avvocato sia in fotografia sia di persona, è stata messa in discussione dall’alibi fornito all’imputato dall’ex presidente e dalla segretaria dell’ordine degli avvocati di Bolzano, i quali hanno dichiarato di ricordare che il 23 dicembre 2007 egli era presente almeno fino alle 14, in giacca e cravatta, presso la sede dell’ordine: avrebbe mai potuto trovarsi in tuta, tra le 14.30 e le 15, sulla pista di Marco?
Nella sentenza la corte, che ha concesso le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti, ha stabilito un risarcimento danni per la parte civile di 40 mila euro, più 10 mila euro di spese legali; l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela e alla curatela e da qualsiasi incarico avente a che fare con scuole e con uffici e servizi in abitazioni e strutture pubbliche e private frequentate da minori. (d.r. – ma.be.)
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13-11-2009 — Il pubblico ministero non ha dubbi: l’avvocato bolzanino accusato di aver abusato sessualmente di tre bambini – due nipoti e una ragazzina che oggi ha 13 anni – è colpevole. Discende da questa convinzione quasi granitica la richiesta di punire l’imputato con 10 anni reclusione, richiesta avanzata dal dottor Rodrigo Merlo al termine della requisitoria pronunciata ieri in tribunale nel corso dell’udienza fiume iniziata ieri alle 9 e sospesa alle 18. Il procuratore capo di Rovereto ha invece chiesto il proscioglimento per insufficienza di prove dell’ottantenne madre del presunto pedofilo, nonna dei bambini, a processo per concorso in violenza sessuale.
Oltre al Pm, i giudici Pascucci, Perilli e Izzo hanno ascoltato gli avvocati difensori Carriere e Coran e i legali di parte civile: Stolfi e Bonora per i nipoti, Farinelli per la tredicenne. Mentre la difesa punta alla piena assoluzione, le parti civili hanno già chiesto alla corte di fissare a titolo di risarcimento danni, in attesa del pronunciamento civile, una provvisionale di 40 mila euro.
Nel corso dell’udienza è nuovamente intervenuto il professor Guglielmo Gullotta, docente di psicologia forense e consulente della difesa, il quale al fine di dimostrarne l’inattendibilità, con l’ausilio di computer e filmati (un dispiegamento di forza che ha irritato Merlo: la difesa dispone di mezzi – ha osservato il Pm – che l’accusa può solo sognare) ha commentato estratti dell’incidente probatorio con cui erano state raccolte le reazioni testimoniali dei due nipotini.
La discussione si è protratta a tal punto che per dar spazio alle repliche la corte ha rinviato l’udienza al 25 novembre, giorno in cui dovrebbe essere pronunciata anche la sentenza.
La vita dell’avvocato bolzanino è cambiata radicalmente il giorno in cui, nell’agosto 2008, venne arrestato con l’accusa di aver abusato sessualmente dei figli di suo fratello, all’epoca 8 e 4 anni, residenti nell’Alto Garda. Da allora sono emersi alcuni spezzoni di una vicenda di cui, come sempre accade, soprattutto in casi del genere, si raccontano versioni opposte. Lo zio, secondo l’accusa, avrebbe approfittato dei due nipotini per tre anni, ma solo nel giugno 2008 la bambina ha iniziato a parlare, affermando, tra l’altro, che lo zio durante gli ‘incontri” scattava fotografie e che avrebbe costretto più di una volta lei e il fratellino a mangiare escrementi umani. Infine che la nonna paterna, al corrente degli abusi, avrebbe cercato di consolare i nipoti convincendoli a restarsene zitti. La testimonianza della nipote non sarebbe suffragata da alcun riscontro oggettivo. Di foto pedopornografiche non ne sono state trovate e la ginecologa che ha visitato la piccola ha solo potuto ‘non escludere” che avesse subito violenza sessuale. Poi ad accusare l’avvocato è arrivata anche la tredicenne che afferma di essere stata molestata il 21 dicembre del 2007, tra le 15 e le 15.30, sulla ciclabile di Marco. A inficiare le sue parole la difesa ha chiamato a deporre prima la segretaria e poi l’ex presidente dell’Ordine degli avvocati altoatesini, Peter Platter. Entrambi hanno affermato che quel giorno l’imputato era rimasto nella sede dell’Ordine almeno sino alle 14. (d.r.)
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BOLZANO 16-9-2009. Non potrà essere la psicologia a decidere il processo a carico dell’avvocato bolzanino in stato di detenzione da oltre un anno con l’accusa di aver abusato sessualmente di due nipotini rispettivamente di otto e quattro anni.
E’ quanto emerso ieri a conclusione della seconda giornata del processo in corso di svolgimento davanti al tribunale di Rovereto. In questa vicenda che presenza diversi aspetti oscuri e pesantissimi, la scienza non potrà aiutare i giudici più di tanto. L’udienza di ieri è stata caratterizzata dalla deposizione in aula dei tre consulenti tecnici chiamati ad esprimersi sui fatti contestati all’avvocato bolzanino in carcere. L’accusa ritiene la deposizione dei due bambini (ed in particolare della bimba più grande) attendibile e credibile. In primo luogo perchè non sarebbe emerso sino ad oggi alcun motivo che potesse in qualche maniera giustificare motivi di rancore e di «vendetta» nei confronti dello zio, in secondo luogo perchè il loro racconto è risultato coerente, circostanziato ed è stato ripetuto in tempi diversi. Considerazioni che spetteranno ai giudici perchè gli psicologi scesi in campo ieri come consulenti delle diverse parti del processo (Mariella Fracasso per la Procura, Anna Maddalena Boccagni per la parte civile, Guglielmo Gullotta per la difesa), hanno alla fin fine convenuto che certezze scientifiche non ce ne sono. Era stata in particolare la dottoressa Fracasso a rilevare dal comportamento della bambina possibili riscontri su presunti abusi sessuali subiti. Una teoria che il professor Gullotta ha confutato energicamente in aula in fase di controinterrogatorio contestando la tesi che esista una tipologia di disturbi esistenziali in grado di svelare, con certezza scientifica, possibili abusi sessuali. Anche sull’attendibilità e credibilità dei bambini che accusano lo zio, la psicologia può solo aiutare i giudici a raggiungere un determinato convincimento ma non può fornire la prova in un senso o nell’altro. Dagli psicologi dell’accusa è comunque arrivata la conferma che i bambini sono in grado di testimoniare anche perchè avrebbero dimostrato linearità nei loro racconti. Anche in questo caso, però, non mancano i motivi di dubbio per fatti abnormi, soprattutto quando raccontano di essere stati più volte costretti dallo zio a mangiare escrementi umani e a tacere per poi presentarsi poco dopo regolarmente a tavola da mamma e papà per mangiare la pastasciutta alla presenza dello stesso imputato. Non ci sono riscontri certi neppure a livello ginecologico. La dottoressa che ha deposto ieri in aula ha solo potuto «non escludere» che la bimba abbia subito qualche abuso perchè eventuali escoriazioni nelle parti intime avrebbero avuto il tempo di guarire dato che la piccola venne visitata un paio di mesi dopo l’ultimo episodio di presunta attenzione maniacale nei suoi confronti da parte dello zio. I bambini raccontano poi che lo zio li avrebbe più volte fotografati durante gli abusi sessuali. Ma delle foto gli inquirenti non hanno mai trovato traccia. Sempre ieri ha deposto anche la mamma della ragazzina di 13 anni molestata lungo la pista ciclabile di Marco di Rovereto e che riconobbe l’imputato dapprima in foto e poi durante un confronto. Con una discrasia: la bimba dice che l’uomo parlava dialetto trentino. L’avvocato in carcere, però, è «bolzanino doc».
15-9-2009 — Il processo a carico dell’avvocato bolzanino accusato di abusi sessuali sui nipotini prevede udienza anche questa mattina. Sarà sentita una psicologa che effettuò l’incidente probatorio sulla deposizione dei bimbi.
Sarà in aula oggi anche la madre di una seconda ragazzina che accusa il professionista bolzanino di attenzioni morbose e maniacali. Si tratta di una tredicenne che denunciò di essere stata molestata da uno sconosciuto lungo la pista ciclabile di Marco di Rovereto. L’episodio è contestato in toto dal professionista bolzanino sotto processo. I fatti sarebbero avvenuti un venerdi pomeriggio verso le 14.30. Il racconto della ragazzina (che riconobbe in foto con certezza l’avvocato bolzanino inquisito come presunto responsabile) sarebbe caratterizzato da diversi aspetti poco chiari. In primo luogo le modalità dell’approccio: la ragazzina si sarebbe trovata in bici lungo la pista ciclabile in questione e l’avvocato bolzanino inquisito l’avrebbe seguita in macchina, violando il divieto di transito per i mezzi a motore e rischiando di farsi notare. Una volta raggiunta, la piccola sarebbe stata indotta a raggiungere la riva del fiume Adige a seguito della presenza di alcuni cuccioli e qui presa in braccio dall’individuo che l’avrebbe baciata su una guancia chiedendo di essere contraccambiato. La madre dell’adolescente si è costituita parte civile con l’avvocatessa Rita Farinelli.
9-1-2009 — Il caso giudiziario dell’avvocato bolzanino accusato di violenze sessuali a ripetizione nei confronti di due propri nipotini si rivela sempre più a tinte fosche. Ora sotto accusa è finita anche la mamma dell’avvocato, nonna delle due presunte vittime. La donna, che ha una settantina d’anni ed un passato di stimata insegnante, è accusata di aver coperto il figlio, preoccupata soprattutto di evitare che gli abusi sessuali potessero venire a galla.
Nei giorni scorsi il procuratore di Rovereto Rodrigo Merlo ha inviato ai legali del professionista bolzanino l’avviso di conclusione indagini che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. L’indagine, dunque, è da considerarsi chiusa. Il deposito dell’atto ha rivelato che l’avvocato bolzanino non è l’unico sotto inchiesta in questa squallida vicenda. La Procura, infatti, ha coinvolto direttamente anche la nonna delle due presunte vittime. L’anziana sarebbe stata a conoscenza delle violenze perpetrate dal figlio, alcune delle quali sarebbero avvenute mentre la stessa donna sarebbe stata in casa. La nonna sarebbe accusata di concorso in violenza sessuale. Secondo la Procura sarebbe intervenuta dopo i presunti episodi di violenza (avvenuti in occasione degli incontri familiari per le principali festività religiose) cercando di consolare i piccoli, inducendoli a non parlare con nessuno di quanto avveniva con lo zio. La posizione «ambigua» della nonna sembra trovare conferma anche nei verbali di un incidente probatorio effettuato per raccogliere le reazioni testimoniali del bimbo più piccolo, sentito alla presenza di diversi psicologi e con tutte le accortezze del fatto. Secondo i difensori del professionista il bambino in occasione della fase testimoniale assistita si sarebbe dimostrato insofferente ma avrebbe fornito agli inquirenti una indiretta conferma dei sospetti nutriti nei confronti della donna. Il bimbo avrebbe infatti riferito agli psicologi e magistrati che «lo zio era cattivo e che la nonna era sua amica». La sorellina più grande (8 anni) aveva invece fornito racconti dettagliati sulle presunte violenze sessuali che non hanno però mai trovato riscontri clinici. L’avvocato bolzanino inquisito resta per il momento agli arresti domiciliari. L’uomo è in stato di custodia cautelare dall’agosto dello scorso anno per pericolo di reiterazione del reato e pericolo di inquinamento prove. E’ probabile che in occasione dell’udienza preliminare (che potrebbe essere fissata entro un paio di mesi) i legali del professionista inquisito si spingano a chiedere la revoca del provvedimento cautelare posto che l’inchiesta è da considerarsi ormai conclusa. L’avvocato sotto accusa ha sempre negato ogni addebito anche se, per strategia processuale, ha evitato di ricorrere al tribunale della libertà accettando di attendere la conclusione delle indagini agli arresti domiciliari. Ora la Procura di Rovereto si appresta a chiederne il rinvio a giudizio assieme alla madre. La posizione dell’avvocato bolzanino inquisito è ulteriormente aggravata dalle accuse mosse da una ragazzina di 13 anni che ha denunciato di essere stata aggredita e palpeggiata lungo la pista ciclabile di Marco di Rovereto, riconoscendo l’indagato. Un riconoscimento pesante sotto il profilo probatorio perchè mai in precedenza la ragazzina aveva avuto modo di vedere in foto l’avvocato inquisito.
ROVERETO 7-8-2008 — Il legale bolzanino accusato di violenza sessuale dalla nipotina di 8 anni ha negato tutto. Nel primo interrogatorio, in una cella del carcere di via Prati a Rovereto, ha risposto con pacatezza alle domande del Procuratore Capo Rodrigo Merlo sottolineando di non risconoscersi nei racconti della piccola. Ha spiegato di essere stato, con i due nipotini, uno zio affettuoso, ma nulla più. L’avvocato ha ascoltato per la prima volta (in silenzio) le accuse della bambina, che ha fornito particolari raccapriccianti. Secondo i genitori – come emerge dalla denuncia – potrebbero esserci stati anche rapporti completi. L’esame ginecologico ha dato esito negativo. Il Procuratore, in serata, ha dato parere favorevole alla concessione degli arresti domiciliari.
I due legali della difesa, Maria Carmela Carriere e Andrea Tomasi, hano varcato la soglia della casa circondariale di Rovereto alle 8.45 e sono rimasti tre quarti d’ora assieme al loro assistito per mettere a punto la strategia difensiva, che punta – se necessario – anche al ricorso all’incidente probatorio. La nipotina, figlia del fratello del professionista in carcere, a breve potrebbe essere dunque chiamata a ripetere le accuse contenute in un video della durata di 1 ora e 15 minuti – registrato la scorsa settimana in un ambiente protetto – alla presenza del giudice. Accuse che ieri lo zio ha sentito per la prima volta. La bimba, di 8 anni, parlando dei «giochetti» che faceva in occasione delle feste comandate e nel periodo estivo (6 o 7 episodi in tutto) racconta particolari raccapriccianti, compresi gli gli abusi che avrebbe subito il fratellino, di soli 4 anni. «L’ultimo incontro – spiega il Procuratore Capo Rodrigo Merlo – risalirebbe allo scorso Natale, mentre i primi abusi si sarebbero verificati oltre 2 anni fa. Il racconto della piccola è ricco di particolari che, se fossero veri, sarebbero davvero agghiaccianti».
Nel corso dell’interrogatorio, durato fino alle 10.45, il professionista – secondo l’accusa – sarebbe stato «tranquillo e pacato», mentre secondo la difesa era evidente il suo travaglio interiore. In ogni caso non ha mai perso la calma, dimostrando di voler rispondere punto su punto alle contestazioni della Procura. «Ha sostenuto – continua Rodrigo Merlo – di essere rimasto poche volte e mai a lungo da solo in compagnia dei nipoti e di essere stato uno zio affettuoso, sempre disposto a giocare».
Il video in cui la bambina racconta le violenze subite sarà integralmente trascritto e depositato dalla Procura e sarà la prova-madre dell’accusa. Ha dato, invece, esito negativo l’esame ginecologico a cui è stata sottoposta la piccola. Da quanto è emerso sarebbe trascorso troppo tempo – 7 mesi per l’esattezza – dall’ultimo «giochetto» con lo zio. Secondo i legali della difesa, che sono rimasti in cella fino alle 11.30, gli indizi sarebbero insufficienti e l’esito negativo dell’indagine ginecologica costituirebbe un elemento-chiave per provare l’innocenza del loro assistito. La difesa insisterà, inoltre, su un altro aspetto. Il fratello dell’avvocato in cella, per la professione che esercita, avrebbe dovuto/potuto accorgersi prima del disagio della figlia. Sicuramente qualora si dovesse arrivare, come appare probabile, al dibattimento in aula si assisterà ad un confronto serrato su tutta la linea, con due versioni diametralmente opposte dei fatti.
Nel tardo pomeriggio di ieri c’è stato un ulteriore colpo di scena. Il Procuratore Capo Rodrigo Merlo – alla luce della disponibilità manifestata da alcuni amici del professionista ad ospitarlo – ha espresso parere favorevole alla concessione degli arresti domiciliari. Ad avere l’ultima parola sarà il gip Michele Cuccaro, ma il legale bolzanino – a meno di improbabili colpi di scena – sarà scarcerato entro la giornata odierna. «Non potrà frequentare bambini – spiega il Procuratore Capo per motivare la sua scelta – ed avere contatti con l’esterno. Ho dato il mio benestare solo a queste condizioni». Per l’inizio della prossima settimana è atteso invece il pronunciamento del Tribunale del Riesame sull’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa.
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