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Timestamp: 2016-10-25 19:06:56+00:00
Document Index: 125403636

Matched Legal Cases: ['art 113', 'art. 30', 'art. 37', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 113', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 73', 'art. 30', 'art.\n37', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 1', 'art. 384', 'art. 30']

Profili interpretativi per la disapplicazione
delle disposizioni sulle società non operative - Articolo 30, comma 4-bis,
della legge 23 dicembre 1994, n. 724
2 Società immobiliari
2.1 Società con patrimonio parzialmente inutilizzabile
2.2 Società immobiliare in attesa di autorizzazioni amministrative
2.3 Contratti di locazione a canoni vincolati
2.4 Società con terreno agricolo incolto
2.5 Società che subentra in un contratto di locazione
2.6 Società immobiliare con vecchio canone di locazione congruo
2.7 Società immobiliare con canone di locazione rinnovato: ipotesi di
disapplicazione parziale
2.8 Contratti di locazione immobiliare tra società con identica compagine
2.9 Società con blocco edificatorio sui terreni
3 Società in liquidazione
3.1 Società in liquidazione con progetto di fusione
3.2 Società in liquidazione che presenta debiti nei confronti di soggetto
3.3 Società in liquidazione che compie atti di ordinaria amministrazione
4 Società holding
4.1 Holding iscritte nell'albo di cui all'art 113 del T.U.B.
4.2 Holding che controlla una sub-holding estera
4.3 Società partecipata senza riserve di utili distribuibili
4.4 Partecipazione societaria detenuta in nuda proprietà
5 Società soggette a procedure concorsuali
5.1 Società fallita: periodo di imposta che si chiude con la
5.2 Società in concordato preventivo
6 Altri tipi di società
6.1 Società il cui unico asset è costituito dal credito derivante dalla
6.2 Società con beni rivalutati
6.3 Società con bene strumentale in corso di completamento e in attesa di
licenza amministrativa per il suo utilizzo.
6.4 Società in attesa di contributi pubblici
6.5 Società in attesa di autorizzazione del s.s.n.
6.6 Società trasformata
6.7 Società che noleggia imbarcazioni da diporto
7 Cause di esclusione
7.1 Società costituita in base a legge provinciale
7.2 Società che possiede una partecipazione di minoranza in una società
7.3 Società che negli anni precedenti ha determinato in via presuntiva il
reddito imponibile come società non operativa
Con la presente circolare si
forniscono ulteriori chiarimenti in ordine alla trattazione delle istanze di
disapplicazione della disciplina sulle società non operative di cui
all'articolo 30, comma 4-bis, della legge n. 23 dicembre 1994, n. 724,
presentate ai sensi dell'articolo 37-bis,
comma 8, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.
D. Una società ha acquistato un complesso immobiliare costituito da un
centro sportivo, un bar, un ristorante, due piscine, un campo di tennis ed un
immobile ad uso abitativo con annesso spazio destinato a parcheggio. Al momento
dell'acquisto il descritto complesso immobiliare versava in condizioni di
evidente fatiscenza, tanto da non essere più utilizzato per l'espletamento
delle attività ricreative e sportive cui era funzionalmente destinato.
La società ha provveduto a realizzare lavori di ristrutturazione solo sulle
strutture immobiliari destinate al centro sportivo, al bar ed al ristorante,
rinviando al futuro prossimo gli interventi di manutenzione e ristrutturazione
relativi alle restanti strutture (immobile ad uso abitativo, piscina e campi da
Terminati i lavori di sistemazione, la società ha potuto avviare solo parte
La società, quindi, chiede di poter applicare la disciplina sulle società non
operative solo con riferimento ai beni immobiliari che risultano sostanzialmente
produttivi di reddito.
R. L'istanza di interpello con cui il contribuente dimostra le
"oggettive situazioni" che hanno reso impossibile il conseguimento dei
ricavi, degli incrementi di rimanenze e dei proventi nonché del reddito, nelle
misure minime previste dall'articolo 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, è
finalizzata, in generale, ad ottenere la disapplicazione integrale della
disciplina sulle c.d. società di comodo.
Il contribuente, tuttavia, può chiedere che la citata disciplina non trovi
applicazione anche quando le oggettive situazioni si riferiscano ad alcuni
soltanto degli asset considerati nell'articolo 30 ovvero riguardino solo parte
del triennio rilevante per la determinazione dei ricavi presunti.
Tale richiesta di "disapplicazione parziale" è esperibile quando il
contribuente riferisca le "oggettive situazioni" di cui al comma 4-bis
dell'articolo 30 specificatamente ad alcuni beni aziendali autonomamente
In tal caso il Direttore Regionale potrà emanare un provvedimento di "disapplicazione
parziale" allo scopo di consentire al contribuente di non tenere conto dei
suddetti asset in sede di determinazione del "test di operatività" di
cui al comma 1 del suddetto articolo per la determinazione dei ricavi presunti.
Nel caso rappresentato, la circostanza che la società sia proprietaria di un
complesso immobiliare caratterizzato dalla presenza di alcuni beni immobili non
produttivi di reddito, in quanto inagibili e non ancora ristrutturati, induce a
ritenere che i valori dei relativi asset non debbano essere presi in
considerazione per la determinazione dei ricavi presunti ai sensi dell'articolo
30 della legge n. 724 del 1994.
La peculiarità della richiesta di disapplicazione si incentra, in tal caso,
esclusivamente sulla plausibilità delle circostanze che hanno reso
inutilizzabili alcuni asset e in particolare, sul fatto che il progetto di
ristrutturazione dell'intero complesso, tuttora in corso, non ha ancora
interessato gli immobili inutilizzabili.
A fronte del provvedimento di disapplicazione, sarà cura del contribuente
"neutralizzare" l'effetto delle predette situazioni, non applicando i
coefficienti di redditività sul valore degli asset interessati dalla
disapplicazione, né considerando gli eventuali ricavi iscritti a conto
economico e direttamente correlabili agli asset medesimi.
D. Una società è proprietaria di alcuni terreni situati in una zona
turistica di alto valore paesaggistico rientrante nel Piano attuativo approvato
Nel 1997 la stessa ha stipulato con il Comune una convenzione, in base alla
quale la medesima società si è impegnata alla realizzazione di alcune
strutture ricettive, provvedendo ad ottenere tutte le autorizzazioni necessarie
alla realizzazione del complesso turistico.
Successivamente, è stata emanata una legge regionale con cui di fatto è stato
previsto un blocco edificatorio per i terreni rientranti nel menzionato Piano
Il Comune ha chiesto chiarimenti alla Regione in merito all'applicabilità alla
lottizzazione iniziata dalla società delle disposizioni contenute nella citata
Lo stesso Comune provvederà al rilascio della concessione edilizia non appena
la Regione avrà emesso il nulla osta definitivo.
Poiché la società è impossibilitata ad operare, nonostante abbia effettuato
fino ad oggi consistenti investimenti, a causa della situazione di stallo sopra
delineata dipendente unicamente dagli organi istituzionali citati, si chiede se
la stessa società possa ottenere la disapplicazione delle disposizioni
contenute nell'articolo 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724.
R. La circolare n. 5/E del 2 febbraio
2007, al punto 4.2, chiarisce che i Direttori regionali potranno fare specifico
riferimento alle direttive impartite con la circolare 26 febbraio 1997, n. 48,
in tema di periodo di non normale svolgimento dell'attività, al fine di
disapplicare la disciplina in esame, con riguardo ai periodi d'imposta,
successivi al primo, in cui il soggetto non abbia ancora avviato l'attività
prevista dall'oggetto sociale, perché, ad esempio, non sono state concesse le
necessarie autorizzazioni amministrative, pur essendo state tempestivamente
Ciò premesso, si ritiene che la mancanza delle "necessarie autorizzazioni
amministrative" (nel caso specifico, il rilascio della concessione edilizia
da parte del Comune) qualora abbia di fatto reso impossibile l'inizio dei lavori
per la realizzazione delle strutture ricettive previste dal Piano attuativo e,
quindi, il conseguimento dei ricavi, degli incrementi di rimanenze e dei
proventi nella misura richiesta dal comma 1 dell'articolo 30 della legge n. 724
del 1994, possa realizzare una "situazione oggettiva" determinante ai
fini della disapplicazione della disciplina sulle società non operative
relativamente all'immobile in attesa di concessione edilizia.
Resta inteso che la disapplicazione della disciplina sarà totale ove detto
immobile costituisca l'unico asset rilevante ai fini dell'applicazione del test
di operatività.
D. Si chiede di sapere se sia meritevole di disapplicazione la
fattispecie in cui una società di capitali concede in locazione l'unico
immobile di proprietà, costituito da uffici e da diversi posti auto, ad un
soggetto pubblico.
Più precisamente, si fa presente che il contratto è stato stipulato nel 1993 e
la durata dello stesso è stabilita in sei anni, tacitamente rinnovabili alle
stesse condizioni di sei anni in sei anni.
Si precisa, altresì, che l'entità del canone di locazione venne determinato
sulla base del parere di congruità espresso dall'UTE competente, che riflette,
però, saggi di redditività lordi inferiori a quelli previsti dalla norma della
quale si chiede la disapplicazione.
R. Nel caso prospettato, la società risulta proprietaria di un unico
immobile strumentale, costituito da locali ad uso ufficio e da diversi posti
auto, concesso in locazione da lungo tempo ad un soggetto pubblico.
Nel caso di locazione di beni immobili a soggetti pubblici, con parere di
congruità del canone di locazione espresso dall'UTE (oggi Agenzia del
Territorio), sussistono le condizioni per disapplicare la disciplina sulle
società non operative, posto che la congruità del canone pattuito è
desumibile dalla valutazione obbligatoria di un organo tecnico
D. Una Srl possiede da diversi anni unicamente un terreno agricolo che
non viene coltivato.
Si chiede la disapplicazione della normativa sulle società di comodo, in quanto
i tre soci (fratelli) sono occupati da sempre a tempo pieno in altre attività.
R. La fattispecie in esame non può essere ricondotta ad una
"oggettiva situazione" che legittima la disapplicazione della
disciplina sulle società non operative.
Nella richiesta non si accenna, in particolare, ad alcuna strategia
imprenditoriale idonea a rendere produttivo il terreno o ad altre iniziative
conformi all'oggetto sociale.
D. Una società possiede un immobile interessato da contratto di
locazione in corso alla data di acquisto. Il relativo canone di locazione è
inferiore a quello di mercato e non può essere adeguato prima della scadenza
del contratto, per iniziativa dell'acquirente subentrato nel contratto medesimo.
Si chiede se tale circostanza assuma rilievo e se sia possibile, di conseguenza,
disapplicare la disciplina sulle società non operative.
R. Salvo eventuali profili elusivi, l'istanza può essere accolta nel
presupposto che la determinazione del canone pattuito non è riconducibile alla
volontà del contribuente. Questi, invero, è subentrato nel contratto di
locazione in corso alla data di acquisto e non ha potuto influenzare il relativo
contenuto, definito da soggetti terzi indipendenti.
D. Nel 2006 la società non ha superato il test di operatività a causa
dell'insufficienza dei canoni di locazione previsti in un contratto stipulato
nel 2002. Considerato che la società non ha possibilità di modificare il
canone previsto nel contratto in corso, chiede la disapplicazione ai sensi
dell'art. 30, comma 4-bis, della legge n. 724 del 1994.
R. L'istanza non può essere accolta, se non dimostrando che il canone
pattuito nell'anno 2002 era almeno pari al canone di mercato riferito al
medesimo anno.
Si rileva, infatti, che la definizione dei contenuti del contratto in esame è
riconducibile alla volontà della società istante.
D. Una società immobiliare è proprietaria di un unico immobile
commerciale, locato da diversi anni allo stesso soggetto.
Nel gennaio 2006, il contratto è stato rinnovato incrementando - in misura
importante - il canone di locazione ai nuovi valori di mercato. La zona in cui
è situato l'immobile, infatti, ha subito un notevole apprezzamento a causa
dell'apertura di un vicino centro commerciale.
Nel 2006 la società non riesce a superare il test di operatività risultando,
pertanto, non operativa. La stessa, infatti, effettuando il calcolo della media
dei ricavi effettivi relativi all'esercizio 2006 e ai due precedenti perviene ad
un valore inferiore ai ricavi presunti, calcolati applicando al valore
dell'immobile il coefficiente introdotto nell'articolo 30 della legge n. 724
dall'articolo 35, commi 15
e 16, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223. Ciò in quanto la media triennale
è influenzata dai canoni di locazione del vecchio contratto.
Ciò premesso, la società chiede, ai sensi dell'art. 37-bis, comma 8 del DPR n. 600 del
1973, la disapplicazione della disciplina sulle società non operative.
R. Si ritiene che la disciplina di cui all'articolo 30, della legge 23
dicembre 1994, n. 724, possa essere disapplicata limitatamente all'immobile in
questione alla condizione che i canoni previsti nel vecchio contratto fossero
non inferiori ai canoni di mercato riferiti alla data di stipula del medesimo
contratto. I canoni di locazione a suo tempo pattuiti, infatti, devono ritenersi
congrui per l'intera durata del contratto ove risultino congrui rispetto ai
canoni di mercato vigenti nel primo anno di locazione.
In tal caso, il contribuente potrà rideterminare il test di operatività senza
considerare, nel computo dei ricavi effettivi, i canoni contabilizzati per gli
anni 2004 e 2005; più precisamente, confronterà l'ammontare dei ricavi
presuntivi determinato ai sensi dell'art. 30, comma 2, citato, non con la media
triennale dei ricavi effettivi, ma con l'ammontare dei canoni di locazione
riferiti al medesimo immobile per l'anno 2006.
D. Una società immobiliare non ha superato il test di operatività, in
quanto i contratti di locazione in corso prevedono un canone inferiore ai valori
di mercato. Posto che sia la predetta società sia la società locatrice degli
immobili presentano la medesima compagine societaria, in quanto derivanti da una
operazione di scissione del ramo immobiliare e successiva locazione degli
immobili a favore della scissa, si chiede di sapere se sussistono i presupposti
per ottenere la disapplicazione.
R. La circolare n. 5/E del 2007 ha
precisato che nei confronti delle società immobiliari è consentito
disapplicare la normativa sulle società di comodo in presenza di particolari
situazioni oggettive, tra le quali la dimostrata impossibilità di praticare
canoni di locazione sufficienti a superare il test di operatività.
Tanto premesso, si ritiene che nel caso rappresentato nella domanda non si possa
concedere la disapplicazione, posto che non sembra ravvisabile una oggettiva
impossibilità di modificare i contratti medesimi - considerata la coincidenza
tra le compagini sociali delle due società coinvolte nel contratto di
D. Una società esercita attività di compravendita di terreni
edificabili ed è proprietaria di una serie di terreni posti in prossimità del
centro cittadino, con ampia vista sul mare. In base ad una legge regionale, è
richiesta, ai fini dell'edificabilità dei suddetti terreni, l'esistenza di un
Piano Strutturale e di un Regolamento Urbanistico: allo stato attuale,
l'autorità competente in materia (il Comune) ha approvato il primo, ma non il
secondo. Dato che la società non è in grado di operare, in quanto le aree di
proprietà sono, di fatto, soggette ad un blocco edificatorio, può la stessa
ottenere la disapplicazione delle disposizioni sulle società non operative
contenute nell'articolo 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724?
R. La circostanza che i terreni, oggetto dell'attività caratteristica
della società, siano di fatto sottoposti ad un vincolo edificatorio (imposto
dalla mancanza di un atto dell'amministrazione comunale previsto da apposita
legge regionale), che li renderebbe poco appetibili sul mercato, può costituire
una "situazione oggettiva" determinante ai fini della disapplicazione
della disciplina sulle società non operative. Ciò nel presupposto che la
società stessa abbia acquistato i suddetti terreni prima dell'entrata in vigore
Nel caso contrario in cui la società, che svolge attività di compravendita di
terreni edificabili, acquisti un terreno su cui già sussiste il blocco
edificatorio, il mancato conseguimento dei ricavi, degli incrementi di rimanenze
e dei proventi nella misura prevista dal comma 1 dell'articolo 30 della legge n.
724 del 1994 deriva inequivocabilmente da una consapevole scelta imprenditoriale
(e quindi ad una situazione "soggettiva" e non "oggettiva"),
tale, di per sé, da non giustificare l'accoglimento dell'istanza di
D. Una società in stato di liquidazione dal 2003 ha depositato presso il
registro delle imprese, nel febbraio del 2007, un progetto di fusione per
incorporazione con la propria controllante. Posto che non è ancora iniziata la
distribuzione dell'attivo - condizione indispensabile affinché una società in
liquidazione possa partecipare ad una operazione di fusione, ai sensi
dell'articolo 2501, comma 2, del codice civile - la predetta società ha
richiesto la disapplicazione della disciplina delle società non operative per
il periodo di imposta 2006 nel presupposto che i beni aziendali non sono stati
ceduti - e, quindi, non è stato possibile conseguire un ammontare di componenti
positivi di reddito sufficiente a superare il test di operatività - in vista
della successiva operazione di fusione.
R. Come precisato anche nella circolare n. 5/E del 2007, durante la fase di liquidazione, la gestione
dell'impresa deve essere normalmente finalizzata al realizzo del patrimonio
sociale e non più al conseguimento dell'ordinario oggetto sociale; in tale
fase, pertanto, la società potrà ottenere la disapplicazione dell'articolo 30
della legge n. 724 del 1994 qualora abbia assunto iniziative che evidenzino
l'effettività del proprio stato di liquidazione, ovvero l'inequivocabile
intenzione di portare a compimento tale procedura.
Ai fini della disapplicazione, detti presupposti devono, in linea di massima,
ricorrere fintanto che perdura lo stato di liquidazione, a nulla rilevando il
fatto che sia stato depositato un progetto di fusione per incorporazione.
D. Una società in nome collettivo, esercente attività immobiliare, era
partecipata da due soci persone fisiche. Nel 1991, si verifica il decesso di uno
dei soci e non viene ricostituita la pluralità dei soci nel termine di sei
mesi. La società, pertanto, viene sciolta e posta in liquidazione giudiziaria,
ai sensi dell'articolo 2272 del codice civile.
La mancata ricostituzione della compagine sociale, oltre alla procedura di
liquidazione, ha comportato il sorgere di un debito nei confronti degli eredi
del socio defunto, creditori del valore della quota spettante allo stesso. Tra
gli eredi del socio vi è il coniuge dichiarato fallito. Nel marzo 2005, il
Tribunale, in sostituzione del precedente liquidatore dimissionario, nominava un
nuovo liquidatore giudiziario della società.
Attualmente la società è partecipata unicamente dal socio superstite, l'attivo
è costituito da alcuni immobili e l'unico debito è rappresentato dal credito
vantato dagli eredi per la liquidazione della quota del socio defunto.
Ciò premesso, si chiede se tale fattispecie possa giustificare la
disapplicazione, dal momento che - attualmente - la liquidazione deve
considerarsi "bloccata" a causa del mancato accordo in ordine alla
quantificazione della quota spettante agli eredi e delle lungaggini connesse
all'accettazione del medesimo accordo dell'eredità da parte della procedura
fallimentare che rendono, di fatto, inoperosa l'attività liquidatoria.
R. La liquidazione configura una delle potenziali "oggettive
situazioni" in presenza delle quali la società interessata può
presentare, ai sensi del comma 4-bis dell'art. 30 della legge 23 dicembre 1994,
n. 724, istanza al Direttore regionale competente per la disapplicazione della
Lo stato di liquidazione formale della società non costituisce di per sè
condizione sufficiente per escludere la società stessa dall'ambito di
applicazione della disciplina suddetta, essendo a tal fine necessario, invece,
verificare in sede d'interpello l'effettività della liquidazione in essere,
così come precisato nelle due recenti Circolari, n. 5/E e n. 14/E del 2007.
Ciò premesso, la rappresentata fattispecie di liquidazione giudiziaria - allo
stato attuale - "bloccata" a causa dei tempi necessari
all'accettazione di un accordo, in ordine alla quantificazione della quota
spettante agli eredi, da parte della procedura fallimentare relativa al
fallimento del coniuge del socio defunto, può costituire una di quelle
"oggettive situazioni che hanno reso impossibile il conseguimento dei
ricavi...", di cui al comma 4-bis dell'articolo 30 citato.
In considerazione, pertanto, delle particolarità della fattispecie esposta, in
stato di liquidazione giudiziaria e debitrice di un fallimento, si ritiene
possibile disapplicare la disciplina sulle società non operative.
D. Una società è proprietaria di una unità immobiliare ad uso ufficio,
affittata dal 30 ottobre 1990 al 31 luglio 2003 ad una università, che ha
rinunciato alla locazione con decorrenza 1 agosto 2003.
La società ha dato, quindi, incarico ad una primaria società specializzata nel
settore delle locazioni e della compravendita immobiliare, di trovare un nuovo
inquilino ma, nonostante svariati tentativi, attraverso annunci sui giornali e
lettere inviate a potenziali clienti, le ricerche non hanno avuto esito
Per effetto di tale situazione, la società non ha potuto conseguire i ricavi
minimi previsti dalla legge.
A fine 2005 la società si è messa in liquidazione volontaria e, nel frattempo,
ha continuato ad affidare ad intermediari immobiliari l'incarico di ricerca di
un nuovo inquilino; la ricerca è tutt'ora in corso.
Si chiede se nella fattispecie sussistano le oggettive situazioni che
giustifichino la disapplicazione della normativa sulle società non operative.
R. Occorre preliminarmente considerare che la procedura di liquidazione
volontaria rappresenta giuridicamente una fase della vita dell'impresa
propedeutica alla sua estinzione. Secondo la disciplina civilistica, con
l'inizio di tale fase tutte le attività dell'impresa sono finalizzate non più
alla regolare gestione, bensì al realizzo dell'attivo patrimoniale, per
procedere poi all'estinzione dei debiti ed alla ripartizione del residuo tra i
Nella fattispecie prospettata, invece, sebbene la società sia stata messa in
liquidazione con effetto dal 29 dicembre 2005, sembra che la stessa intenda
continuare a porre in essere atti di gestione tipici dell'attività ordinaria
(l'oggetto dell'attività è rappresentato dalla locazione di beni immobili),
anziché procedere alla sua effettiva liquidazione. Né rappresenta situazioni
di carattere oggettivo che abbiano impedito la conclusione della liquidazione
D. Si chiede se una holding assicurativa, in quanto iscritta
obbligatoriamente tra gli intermediari finanziari ai sensi dell'art. 113 del
Testo Unico Bancario, possa essere esclusa dalla normativa in oggetto.
L'Amministrazione finanziaria, con la Circolare n. 25/E
del 2007, in merito alla esclusione dalla disciplina sulle società non
operative, prevista per espressa previsione legislativa per i soggetti ai quali,
per la particolare attività svolta, è fatto obbligo di costituirsi sotto forma
di società di capitali, ha precisato che la disposizione riguarda, fra gli
altri, "le società finanziarie, indicate all'articolo 106 del decreto
legislativo n. 385 del 1993, per le quali vige l'obbligo di iscriversi in un
apposito elenco generale tenuto dall'Ufficio Italiano Cambi".
L'articolo 113 del medesimo decreto legislativo prevede che i soggetti operanti
nel settore finanziario che svolgono le attività indicate nell'articolo 106, ma
non nei confronti del pubblico, devono iscriversi in apposita sezione
dell'elenco generale tenuto dall'Ufficio Italiano Cambi.
Si ritiene, quindi, che anche le società finanziarie indicate nell'articolo 113
del testo unico in materia bancaria siano escluse dalla normativa delle società
non operative in quanto, anche per dette società, è obbligatorio iscriversi
nell'elenco generale tenuto dall'UIC, anche se in apposita sezione.
R. L'articolo 30, comma 1, secondo periodo, della Legge 23 dicembre 1994,
n. 724 esclude espressamente dall'ambito di applicazione della disciplina sulle
società non operative "i soggetti ai quali, per la particolare attività
svolta, è fatto obbligo di costituirsi sotto forma di società di
capitali".
Con circolare n. 25/E del 2007 è stato chiarito
che la disposizione riguarda in particolare le società finanziarie, indicate
all'articolo 106 del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385 (Testo unico
delle leggi in materia bancaria e creditizia - T.U.B.), per le quali vige
l'obbligo di iscriversi in un apposito elenco generale tenuto dall'Ufficio
Italiano Cambi.
L'articolo 106 del T.U.B., al comma 1, riserva "l'esercizio nei confronti
del pubblico delle attività di assunzione di partecipazioni, di concessione di
finanziamenti sotto qualsiasi forma, di prestazione di servizi di pagamento e di
intermediazione in cambi" agli intermediari finanziari iscritti in un
apposito elenco tenuto dall'Ufficio Italiano Cambi.
Il successivo comma 3 prevede che l'iscrizione nell'elenco è subordinata, tra
l'altro, alla condizione che i soggetti siano costituiti sotto forma di società
per azioni, di società in accomandita per azioni, di società a responsabilità
limitata o di società cooperativa.
L'articolo 113 del medesimo testo unico prevede, inoltre, che "l'esercizio
in via prevalente, non nei confronti del pubblico, delle attività indicate
nell'articolo 106, comma 1, è riservato ai soggetti iscritti in apposita
sezione dell'elenco generale", non prevedendo - in questo caso - alcun
obbligo in merito alla forma giuridica che la società intende assumere.
In ultimo, il decreto del Ministero del Tesoro del 6 luglio 1994, recante
modalità di iscrizione dei soggetti che operano nel settore finanziario di cui
agli articoli 106, 113 e 155, commi 3 e 4, del T.U.B., pur prevedendo le stesse
modalità di iscrizione e medesimi requisiti di onorabilità e professionalità
da parte dei soci e degli esponenti aziendali, non prevede alcun obbligo, per
gli intermediari finanziari di cui all'articolo 113, di costituirsi sotto forma
di società di capitali, potendo gli stessi costituirsi sotto forma di società
In altre parole, per l'iscrizione nella sezione speciale dell'elenco generale
dell'Ufficio Italiano Cambi ai sensi dell'articolo 113 del T.U.B. sono richiesti
il possesso del requisito di onorabilità da parte dei partecipanti al capitale
(articolo 108 del T.U.B.) e del requisito di onorabilità ed indipendenza da
parte degli esponenti aziendali (articolo 109 del T.U.B.) mentre non è
richiesta alcuna specifica forma societaria, né una misura minima di capitale
sociale. Inoltre, a differenza degli intermediari finanziari di cui all'articolo
106, l'oggetto sociale non necessariamente deve riguardare lo svolgimento in via
esclusiva di attività finanziaria.
Tutto ciò premesso, si ritiene che l'esclusione automatica dalla disciplina
sulle società non operative non ricorra relativamente agli intermediari che
esercitano attività finanziaria ai sensi dell'articolo 113 del T.U.B., in
quanto - come detto - per tali soggetti non sussiste l'obbligo di costituirsi
sotto forma di società di capitali per svolgere dette attività in via
D. Una società per azioni unipersonale detiene, come unico asset, una
partecipazione in una società di diritto estero, senza stabile organizzazione
in Italia, a sua volta titolare di una sola partecipazione in una società
operativa di diritto italiano.
Si chiede se sussistano, in tal caso, i presupposti per ottenere la
disapplicazione della disciplina sulle società non operative.
R. La circolare 5/E del 2007 con
riferimento alle società cd. holding che detengono partecipazioni ha
specificato, tra l'altro, che l'operatività di siffatta società è subordinata
alla circostanza che le società partecipate distribuiscano dividendi in misura
almeno pari all'importo presunto di ricavi attribuibile alla holding in base ai
coefficienti di cui al comma 1 dell'art. 30 della legge 724 del 1994. In tale
ottica, è giusto valutare se e quando la mancata erogazione di dividendi
costituisca una ragionevole ipotesi per riconoscere la disapplicazione della
normativa a favore della holding. Ciò induce a trasferire, in linea di massima,
l'indagine sull'operatività in capo alle società partecipate, così che
l'istanza di disapplicazione, ove accolta con riferimento alle società
partecipate, potrà normalmente motivare l'accoglimento anche dell'istanza
presentata dalla holding.
Specularmente, nella circolare n. 25/E del 2007
si è affermato che non è possibile procedere all'emanazione del provvedimento
disapplicativo a favore di una holding qualora sia stata rigettata l'istanza
presentata da una (o più) delle società da essa partecipate. Ciò comporta
che, in linea di principio, la disciplina delle società non operative deve
essere applicata alle holding che detengono partecipazioni in società
qualificate, a loro volta, come "non operative" ai sensi della
medesima disciplina.
Ciò premesso, con riferimento al caso prospettato, si ritiene che la disciplina
in esame si applica alla holding anche quando questa detiene partecipazioni in
del 1994, perché residente all'estero e priva di una stabile organizzazione in
In tal caso, comunque, la predetta holding potrà presentare istanza di
disapplicazione per dimostrare che le oggettive situazioni di cui al comma 4-bis
dell'art. 30 - qualora non riscontrabili in capo alla sub-holding (perché
residente all'estero) - sono riferibili alle società indirettamente partecipate
dalla stessa società istante.
Resta ferma, inoltre, la possibilità da parte dell'amministrazione finanziaria
di applicare alla società di diritto estero le disposizioni di cui all'art. 73, comma 5-bis, del TUIR,
In tale ultimo caso, quindi, la disciplina sulle società non operative potrà
trovare applicazione anche con riferimento alla società cd. "esterovestita".
D. Una società svolge attività di amministrazione di imprese e
possiede, come unico asset, una partecipazione di controllo in una società
amministrata esercente attività industriale.
La società controllata non dispone di utili distribuibili: l'esercizio 2005,
causa crisi di settore, ha infatti registrato una diminuzione dei ricavi per
diversi milioni di euro e si è chiuso in perdita.
La stessa società partecipata, inoltre, non dispone di riserve liberamente
distribuibili: risultano iscritte in bilancio, oltre alla riserva legale, solo
una riserva straordinaria, per un importo inferiore alla perdita subita, ed una
riserva in sospensione di imposta.
Infine, si precisa che la società controllata risulta operativa ai sensi della
disciplina in esame, conseguendo ricavi per diversi milioni di euro superiori a
quelli figurativi calcolati sui propri asset.
Ciò premesso, la società chiede la disapplicazione della disciplina sulle
R. Come già evidenziato in risposta al quesito precedente, ai fini della
disapplicazione della disciplina in commento in capo alla holding è necessario
trasferire l'indagine sull'operatività in capo alla società partecipata.
Nel caso in esame, la società partecipata consegue un volume di ricavi
superiore all'importo presunto di ricavi calcolato ai sensi del comma 1,
dell'articolo 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, risultando pertanto
La stessa, però, a causa della crisi di settore, ha chiuso l'ultimo esercizio
in perdita e non possiede riserve di utili disponibili per la distribuzione
(l'unica riserva teoricamente distribuibile è quella straordinaria, ma la
stessa dovrà essere completamente utilizzata per la copertura delle perdite;
né può imputarsi al contribuente la mancata distribuzione delle medesime
riserve in sospensione, con conseguente obbligo - non proponibile - di
rinunciare al beneficio previsto dalla norma che ha introdotto il vincolo di
sospensione).
Pertanto, si ritiene che ricorrano le oggettive situazioni richieste dal comma
4-bis dell'articolo 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724 per disapplicare la
D. Una società in accomandita semplice, a ristretta base proprietaria,
svolge l'attività, non nei confronti del pubblico, di assunzione di
partecipazioni in altre società, a scopo di stabile investimento, e possiede da
sempre, come unico asset, la nuda proprietà di una partecipazione in una
Considerato che il possesso della nuda proprietà delle azioni non attribuisce
alla società il diritto di percepire i dividendi (diritto che, invece, nel caso
in esame spetta ai soci persone fisiche di quest'ultima, usufruttuari delle
azioni), si chiede se sia possibile riconoscere in questa fattispecie la
disapplicazione delle disposizioni sulle società non operative.
R. Nella circolare n. 25/E del 2007, con
particolare riferimento agli immobili concessi in usufrutto a titolo gratuito,
in favore di soggetti diversi dai soci o loro familiari di cui all'articolo 5,
ultimo comma, del Tuir, la scrivente ha specificato che essi non rientrano tra
gli asset rilevanti ai fini del test di operatività, nè ai fini della
determinazione del reddito minimo.
Tale esclusione, giustificata dalla circostanza che gli stessi non sono idonei a
produrre reddito per la società proprietaria, non si verifica allorquando i
beni sono concessi in usufrutto ai soci o loro familiari realizzandosi in tal
caso un utilizzo degli stessi più rispondente a finalità extraimprenditoriali
che legate ad un interesse effettivo all'attività esercitata.
Occorre considerare che la normativa in questione nasce anzitutto con l'intento
di contrastare soggetti societari costituiti con l'obiettivo di mettere i beni a
disposizione dei soci e non di utilizzarli nello svolgimento di una effettiva
attività imprenditoriale. Allo stesso modo, la normativa intende scoraggiare la
permanenza in vita di società, costituite senza finalità elusive, ma prive di
obiettivi imprenditoriali concreti e immediati, cioè di società che, per
diverse ragioni, non svolgono alcuna attività.
Pertanto, considerato che l'usufrutto delle partecipazioni sopra citate
appartiene ai soci persone fisiche della società holding, si ritiene che le
stesse non possano essere escluse dagli asset rilevanti ai fini del test di
operatività di cui all'articolo 30 della legge 23 dicembre 1994 e che,
pertanto, non possa essere concessa la disapplicazione della disciplina in
5.1 Società fallita: periodo di imposta che si chiude con la dichiarazione
D. Una società è stata dichiarata fallita nel corso del mese di
settembre 2007, per cui per il periodo fallimentare è esclusa dall'applicazione
della disciplina sulle società di comodo, come precisato nelle circolari 14/E e
25/E del 2007.
La società chiede se è esclusa dalla medesima disciplina anche per il periodo
di imposta, immediatamente precedente, che si chiude alla data della
R. Si ritiene che le società interessate da fallimento o liquidazione
coatta amministrativa dichiarati dopo il 3 luglio 2006, possono considerarsi
escluse automaticamente, senza necessità di presentare istanza di interpello,
dall'applicazione della disciplina di cui all'art. 30 della legge n. 724 del
1994 anche per il periodo di imposta in corso al 4 luglio 2006 che si chiude con
la dichiarazione di fallimento.
Invero, le medesime ragioni che hanno indotto il legislatore ad escludere
dall'applicazione della norma in esame le "società in amministrazione
controllata o straordinaria" e (per i motivi illustrati nelle circolari n. 14/E e n.
25/E del
2007) le società in stato di fallimento, liquidazione coatta amministrativa e
liquidazione giudiziaria, possono rinvenirsi anche nel periodo di imposta
immediatamente precedente il fallimento o la liquidazione, nel corso del quale i
presupposti delle suddette procedure si sono concretizzati.
D. Una società ammessa alla procedura di concordato preventivo con
cessione di beni ai creditori deve presentare istanza di disapplicazione ai
sensi dell'articolo 30, comma 4-bis, della legge n. 724 del 1994?
R. La circolare n. 25/E del 2007 ha
esteso, in via analogica, l'esonero dall'applicazione della disciplina delle
società non operative di cui all'articolo 30, della Legge 23 dicembre 1994, n.
724, stabilito ex lege per le società in amministrazione controllata e
straordinaria, ai soggetti di seguito indicati:
- società in stato di fallimento;
- società in liquidazione coatta amministrativa;
- società interessate da procedure di liquidazione giudiziaria.
Le società che si trovano nelle predette condizioni, pertanto, sono esonerate
dall'obbligo di presentazione dell'istanza di disapplicazione ai sensi dell'art.
37-bis, comma 8, del DPR n. 600 del
Il medesimo esonero non è applicabile anche alle società ammesse al concordato
L'imprenditore ammesso alla procedura di concordato preventivo, invero, conserva
il potere di amministrare i propri beni - salvo i limiti previsti dalla legge
per gli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione - e continua, pertanto,
l'esercizio della propria impresa.
Pertanto, sussiste, in tal caso, l'onere di richiedere la disapplicazione della
disciplina delle società non operative che verrà concessa in presenza di
ricavi, degli incrementi di rimanenze e dei proventi nonché del reddito"
determinati ai sensi dell' art. 30 della legge n. 724 del 1994.
D. Si chiede di conoscere se possa essere disapplicata la disciplina delle
società non operative nel caso in cui una società abbia ceduto nel corso del
precedente periodo d'imposta l'unica azienda a fronte del pagamento dilazionato
del corrispettivo, pattuito mediante cambiali.
Nella fattispecie segnalata la società, che è rimasta del tutto inattiva a
partire dalla data di stipula dell'atto di cessione, verrà definitivamente
sciolta solo dopo aver incassato per l'intero importo le cambiali rilasciate dal
R. Come chiarito nella circolare n. 48/E del 26 febbraio 1997 e
ulteriormente specificato nella circolare 25/E
del 2007, per l'individuazione dei beni e delle immobilizzazioni rilevanti ai
fini dell'applicazione dei coefficienti previsti dalla norma, occorre
considerare i soli crediti da finanziamento, in quanto suscettibili di generare
componenti positivi di reddito. Sono esclusi, pertanto, i crediti aventi natura
commerciale, in quanto generati non da operazioni di finanziamento, bensì da
operazioni finalizzate all'acquisizione di beni e servizi.
Nel caso in esame, poiché il credito derivante dalla cessione dell'unica
azienda non ha natura finanziaria, il relativo ammontare non rileva nella base
di computo al fine dell'effettuazione del test di operatività.
Se, come nel caso di specie, il credito derivante dalla cessione dell'azienda
rappresenta l'unico asset, la società creditrice non è soggetta alla
disciplina di cui all'art. 30 della legge n. 724 del 1994.
D. La circolare n. 25/E del 2007, al
paragrafo 3.2.2, ha fornito chiarimenti in merito al valore degli immobili cui
applicare i coefficienti previsti dalla norma ai fini del c.d. test di
operatività e della determinazione del reddito minimo, precisando che per gli
immobili oggetto di rivalutazione, ai sensi dell'articolo 1, commi 469 e seguenti, della legge
finanziaria 2006, i maggiori valori conseguenti alla predetta rivalutazione
saranno rilevanti ai fini fiscali a partire dal periodo d'imposta 2008. Di
conseguenza, fino al 2007, gli immobili il cui valore è stato rivalutato
dovranno essere assoggettati alle percentuali previste per l'effettuazione del
test di operatività, applicando il relativo coefficiente al valore non
rivalutato.
Si chiede se tale interpretazione valga per tutti gli altri beni d'impresa e
partecipazioni suscettibili del medesimo procedimento di rivalutazione.
R. L'art. 1, comma 469, e
seguenti, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, disciplina la rivalutazione dei
beni d'impresa e delle partecipazioni di cui alla sezione II del capo I della
(incluse, a certe condizioni, le aree fabbricabili).
Considerato che la normativa di rivalutazione si applica a tutti i beni di
impresa ed alle partecipazioni, si ritiene che le conclusioni a cui giunge la
circolare n. 25/E del 2007 in merito alla
rilevanza fiscale, a partire dal 2008, dei maggiori valori degli immobili
abitativi conseguenti alla rivalutazione, siano applicabili anche agli altri
beni d'impresa e partecipazioni suscettibili di rivalutazione ai sensi della
citata norma.
Ne consegue che, ai fini dell'effettuazione del test di operatività e della
determinazione del reddito minimo, i coefficienti previsti dalla norma si
applicano, fino al 2007, sul valore non rivalutato dei beni d'impresa e delle
partecipazioni, mentre solo dal 2008 sarà rilevante il maggior valore derivante
dalla rivalutazione.
Si rammenta che solo per gli immobili a destinazione abitativa rivalutati
nell'esercizio e nei due precedenti è prevista una riduzione dei coefficienti
di determinazione dei ricavi minimi e del reddito minimo.
D. Una società è stata costituita nel 2005 con la finalità di
esercitare l'attività di ristorazione su un battello navigante lungo un fiume.
Nell'anno 2006 la società non ha potuto avviare l'attività poichè
l'imbarcazione, quale mezzo strumentale indispensabile all'esercizio
dell'attività, è stata varata nel corso di tale esercizio (16 maggio 2006) ed
inoltre, la società ha ottenuto la licenza di navigazione dalla capitaneria di
porto solamente il 18 novembre 2006. Queste circostanze hanno reso, di fatto,
impossibile l'esercizio dell'attività sociale per la maggior parte del periodo
L'istante chiede la disapplicazione delle disposizioni previste per le società
non operative, ritenendo che l'attività sociale sia ostacolata da oggettive
situazioni che, di fatto, hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi e
del reddito minimo previsti dalle medesime disposizioni.
R. La richiesta di disapplicazione delle disposizioni previste per le
società non operative deve essere sostenuta sulla base di fatti od accadimenti,
normalmente non riconducibili nella sfera di volontà dell'imprenditore, che
hanno reso impossibile il raggiungimento dei ricavi previsti dalla legge per
essere considerate società operative.
Nel caso prospettato, si ritiene che costituisca valida circostanza esimente il
fatto che, nonostante gli investimenti effettuati, l'attività della società
sia stata di fatto impedita dalla inutilizzabilità del battello, per il quale
la licenza di navigazione è stata ottenuta solo alla fine dell'anno 2006.
Nella fattispecie in commento si configurano, pertanto, quelle "oggettive
situazioni" che rendono impossibile il conseguimento dei ricavi minimi
imposti dalla norma e si ritiene, di conseguenza, che l'ipotesi rappresentata
possa considerarsi meritevole di favorevole valutazione, atteso che la società
ha potuto avviare l'attività solo alla fine del periodo di imposta.
D. Una società è in attesa di ricevere contributi pubblici in base ad
un Piano Operativo Regionale (POR) che stabilisce l'impiego dei fondi
strutturali dell'Unione Europea. In attesa della erogazione di tali fondi, la
società ritiene di non poter conseguire i ricavi minimi di cui all'articolo 30
della legge n. 724 del 1994 e, conseguentemente, ne chiede la disapplicazione.
R. Si è già affermato in precedenza che la normativa sulle società non
operative ha, tra l'altro, l'obiettivo di scoraggiare la permanenza in vita di
società che, pur costituite senza finalità elusive, siano prive di obiettivi
imprenditoriali concreti ed immediati, cioè di società che, in assenza di
oggettive circostanze ostative, non svolgono alcuna attività.
Ciò posto, si ritiene possibile la disapplicazione della disciplina in esame
qualora sia dimostrato che la mancata erogazione dei finanziamenti costituisce
motivo per cui non è stato conseguito l'ammontare minimo di ricavi imposti
dalla norma; ciò a condizione che i finanziamenti siano stati tempestivamente
richiesti e che questi, già riconosciuti e imputati al bilancio della società
che presenta l'istanza, non siano stati erogati per causa non imputabile alla
D. Una società che opera nel settore delle analisi cliniche e
diagnostiche, è in attesa di ottenere l'autorizzazione dal Servizio sanitario
nazionale per operare in regime convenzionato. Nelle more del rilascio della
predetta autorizzazione, tempestivamente richiesta, la stessa non può
conseguire l'ammontare di ricavi, rimanenze e proventi richieste per superare il
test di operatività e chiede la disapplicazione della disciplina di cui
all'articolo 30 della legge n. 724 del 1994.
R. Si ritiene che l'istanza della società in esame non possa essere
accolta, poiché le autorizzazioni amministrative cui si riferisce la circolare n. 5 sono solo quelle relative all'avvio dell'attività diimpresa,
vale a dire le autorizzazioni in mancanza delle quali non è possibile iniziare
l'attività e, quindi, produrre componenti positivi di reddito. Nel caso
rappresentato, invece, le autorizzazioni attengono ad una ulteriore e
determinata attività - per la precisione quella che si intende svolgere in
regime di convenzione con il S.S.N., che non esclude altre; motivo per cui si
ritiene che la società non versi nella oggettiva impossibilità di produrre
ricavi sufficienti a superare la presunzione di non operatività.
Diversa è ovviamente la situazione dei soggetti costituiti per operare
esclusivamente in convenzione e che, nelle more dell'autorizzazione
amministrativa, non hanno avviato l'attività in cui si sostanzia l'oggetto
D. Si chiede di conoscere come deve essere applicata la disciplina delle
società non operative in presenza di operazioni straordinarie, quali ad esempio
una trasformazione societaria.
Si immagini il caso di una società in nome collettivo che si trasforma in
società a responsabilità limitata con effetti dal 31 ottobre 2006.
R. In base al comma 1 dell'articolo 30, della legge 23 dicembre 1994, n.
724, "...le società per azioni, in accomandita per azioni, a
responsabilità limitata, in nome collettivo e in accomandita semplice, nonché
le società e gli enti di ogni tipo non residenti, con stabile organizzazione
nel territorio dello Stato..." sono tenute a verificare se nell'ultimo
triennio (ivi compreso l'esercizio per cui è operata la predetta verifica) la
media dei ricavi, incrementi di rimanenze e proventi (esclusi quelli di
carattere straordinario) risultanti dal conto economico sia almeno pari al
valore determinato mediante applicazione alla media triennale dei valori
attribuibili agli asset patrimoniali specificamente previsti dal comma 1
dell'articolo 30, delle percentuali ivi indicate.
Pertanto, nel caso di specie, entrambe le società (trasformanda e trasformata)
sono tenute a compilare l'apposito prospetto contenuto nel modello di
dichiarazione (quadro RF del modello UNICO), al fine di effettuare il c.d. test
Ai fini del calcolo delle medie triennali, la società in nome collettivo che ha
effettuato la trasformazione con efficacia 31 ottobre 2006 prenderà a
riferimento il periodo d'imposta ante trasformazione (1/1/2006-30/10/2006) e i
due precedenti (1/1/2004-31/12/2004 e 1/1/2005-31/12/2005).
La società a responsabilità limitata che risulta dall'operazione di
trasformazione, invece, non essendo esclusa dall'applicazione della disciplina
sulle società non operative perché non può essere considerata nel primo
periodo d'imposta in quanto subentrante in tutte le posizioni giuridiche, attive
e passive, del soggetto che ha effettuato la trasformazione (cfr. Circolare n. 25/E del 2007, paragrafo 2), effettuerà il test di
operatività, nell'esercizio di costituzione, unicamente sulla base dei valori
di tale frazione di anno (1/11/2006-31/12/2006).
Nell'esercizio successivo a quello interessato dall'operazione straordinaria
(nell'esempio proposto, 2007), il valore medio dovrà essere calcolato con
riferimento al periodo d'imposta in osservazione e quello immediatamente
precedente, coincidente con l'esercizio di costituzione (cfr. Circolare n. 25/E del 2007, paragrafo 3.5).
D. Una società esercente attività di noleggio di barche da diporto
turistico chiede di conoscere quale coefficiente deve applicare per il test di
operatività (6% oppure 15%) e se, qualora il predetto test non fosse superato,
sia possibile ottenere la disapplicazione parziale della disciplina in esame,
considerata la stagionalità dell'attività svolta.
R. Con riguardo al primo quesito (quale coefficiente applicare per il
test di operatività) si rileva che nella circolare n. 25/E del 2007, al punto 3.2.2, è stato precisato
che il coefficiente del 6% si applica, in virtù del rinvio all'articolo 8-bis del D.P.R. n. 633 del 1972, alle
navi destinate all'esercizio di attività commerciali, escluse le unità da
diporto di cui alla legge 11 febbraio 1971 n. 50 (ora sostituita dal nuovo
codice della nautica da diporto approvato con D.Lgs. 18 luglio 2005 n. 171).
A queste ultime unità da diporto iscritte tra le immobilizzazioni si applica,
pertanto, il coefficiente del 15% previsto per le "altre
immobilizzazioni".
Tuttavia si ritiene possibile annoverare le navi da diporto destinate al
noleggio nel comparto "immobili", con conseguente applicazione del
coefficiente del 6%, a condizione che dette navi siano utilizzate per attività
commerciali che si concretizzano nella stipula di contratti di noleggio
disciplinati dagli art. 384 e segg. del codice della navigazione.
Per quanto concerne il secondo quesito, vale a dire la possibilità di ottenere
una disapplicazione parziale della disciplina in considerazione della
stagionalità dell'attività svolta, si rileva, in primis, che con la citata
circolare n. 25 è stato chiarito, al paragrafo
3.5, che, ai fini del calcolo della media dei ricavi presunti, il valore dei
beni e delle immobilizzazioni eventualmente acquisite o cedute nel corso di
ciascun esercizio dovrà essere ragguagliato al periodo di possesso espresso in
giorni su base annuale; nel caso in cui l'esercizio abbia durata inferiore o
superiore all'anno, il risultato ottenuto dovrà essere ragguagliato all'anno
espresso in giorni.
Qualora, invece, l'esercizio abbia durata annuale e i beni siano posseduti per
tutto il periodo di imposta, è possibile, in sede di disapplicazione, tener
conto degli effetti derivanti dalla natura stagionale dell'attività svolta.
In tale particolare caso troveranno applicazione i principi enunciati nella
circolare n. 25, par. 8, laddove è stato
precisato che qualora le situazioni oggettive invocate dal contribuente
riguardino solo parte del triennio rilevante per la determinazione dei ricavi
presunti, il Direttore Regionale potrà tenerne conto ai fini della
disapplicazione parziale della disciplina nella misura in cui dette circostanze
risultino determinanti per quantificare l'ammontare dei ricavi figurativi in
maniera differente, vale a dire sulla base dei periodi di attività
D. Una società per azioni - derivante dalla trasformazione, in base ad
una legge provinciale del 2005, di un preesistente ente - svolge attività di
locazione di alloggi a nuclei familiari svantaggiati. La medesima legge
provinciale prevede una specifica disciplina dei canoni di locazione, che sono
stabiliti nell'ambito di convenzioni con gli enti locali e che sono, per questo
motivo, sottratti alla libera determinabilità della società. Si chiede se sia
disapplicabile, nella suddetta ipotesi, la disciplina sulle società non
operative prevista dall'articolo 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724.
R. L'art. 30, comma 1, della legge n. 724 del 1994, dispone che la
disciplina sulle società non operative non si applica "ai soggetti ai
quali, per la particolare attività svolta, è fatto obbligo di costituirsi
sotto forma di società di capitali".
Ciò posto, si ritiene che la società indicata nella domanda rientri tra quelle
escluse in via automatica dall'ambito applicativo della disciplina delle
società non operative, qualora risulti dalla trasformazione di un ente con
riferimento al quale una legge ad hoc ne prevede la trasformazione con obbligo
di costituirsi in forma di società per azioni.
Resta inteso che la predetta esclusione automatica opera a condizione che la
società in questione continui a svolgere in via esclusiva l'attività per la
quale - in considerazione della particolare utilità sociale nonché dalla
generalità degli interessi coinvolti - la legge prescrive l'obbligo di assumere
la forma di società di capitali a partecipazione pubblica.
Ove detta condizione non ricorra, per sottrarsi all'applicazione della
disciplina, deve essere presentata istanza di disapplicazione. In tal caso,
avuto riguardo alla rappresentata situazione, occorre osservare che con
riferimento alle società immobiliari "che hanno per oggetto la
realizzazione e la successiva locazione di immobili", l'impossibilità di
allineare i canoni di locazione a quelli normalmente praticati sul mercato, tali
da poter superare il test di operatività, deriva da un obbligo sancito
espressamente da una legge provinciale.
Si ritiene, pertanto, che la fattispecie descritta qualora non ricorra la causa
di esclusione automatica prima esaminata, configuri comunque una delle
"situazioni oggettive" per le quali la norma di cui all'articolo 30
della legge n. 724 del 1994 è suscettibile di disapplicazione.
D. Si chiede se una società che possiede una partecipazione di minoranza
in una società quotata possa essere esclusa dalla normativa in oggetto.
R. L'articolo 30, comma 1, secondo periodo, della legge n. 724 del 1994
esclude espressamente dall'ambito di applicazione della disciplina sulle
società non operative "le società ed enti che controllano società ed
enti i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentari italiani ed esteri,
nonché le stesse società ed enti quotati e le società da essi controllate,
anche indirettamente".
L'esclusione dalla predetta disciplina è, pertanto, espressamente riconosciuta
solo in caso di controllo della società partecipata quotata e non anche in
ipotesi di detenzione di una quota minoritaria.
Tuttavia, la scrivente ha già avuto modo di precisare che, in linea di massima,
l'indagine sull'operatività delle società che detengono partecipazioni deve
essere trasferita in capo alle società partecipate, così che l'istanza di
disapplicazione presentata dalla holding sarà subordinata alla circostanza che
la società partecipata sia operativa o abbia ricevuto provvedimento di
disapplicazione dalla disciplina in commento a seguito di presentazione di
E' di tutta evidenza che la predetta condizione è sempre rispettata nella
particolare ipotesi di partecipazione in una società quotata, in quanto
quest'ultima è considerata ex lege operativa, per espressa previsione del comma
1 citato.
Ne consegue che nella fattispecie la disapplicazione parziale della disciplina
in esame, con conseguente esclusione della partecipazione non di controllo dal
test di operatività, è automatica senza necessità di presentare istanza di
D. Una società negli anni precedenti ha determinato in via presuntiva il
reddito imponibile come società non operativa. Può la stessa, in assenza di
mutamenti nella situazione di riferimento, presentando apposita istanza,
ottenere la disapplicazione della disciplina sulle società non operative?
R. Si ritiene che, nella ipotesi descritta, l'accoglimento o il rigetto
dell'istanza di disapplicazione non possa essere "automaticamente"
collegato al comportamento dichiarativo adottato in precedenza dal contribuente
(che, ad esempio, consigliato dal proprio consulente, abbia deciso di calcolare
il reddito in via presuntiva, onde evitare attività di accertamento o perché
non era a conoscenza della possibilità di fornire la "prova
contraria").
Pertanto, ricorrendo le "oggettive situazioni" richieste dalla norma,
il Direttore regionale potrà valutare la possibilità di accogliere l'istanza
di disapplicazione presentata.
Le Direzioni Regionali vorranno uniformare alle indicazioni fornite con la
presente circolare il trattamento delle istanze di disapplicazione presentate
dalle società non operative ai sensi dell'articolo 37-bis, comma 8, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.
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