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Timestamp: 2017-05-28 19:22:06+00:00
Document Index: 74729365

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 97', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 42', 'art. 49', 'art. 46', 'art. 47', 'art. 71', 'art. 18', 'art. 43', 'art. 46', 'art. 38', 'art. 71', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 3', 'art. 57', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 60', 'art. 97', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 21', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 21', 'art. 16', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 20', 'art. 3']

PubblicatoLalia Chiesa
Il procedimento amministrativoDopo la L.r. n. 5 del 2011
I temi Il responsabile del procedimento e l’istruttoriaLa motivazione degli atti Lo statuto del provvedimento amministrativo Le recenti riforme in tema di trasparenza e semplificazione
Il procedimento amministrativo“L’attività amministrativa della Regione, degli enti, istituti e aziende dipendenti dalla Regione e/o comunque sottoposti a controllo, tutela o vigilanza della medesima, degli enti locali territoriali e/o istituzionali nonché degli enti, istituti e aziende da questi dipendenti o comunque sottoposti a controllo, tutela o vigilanza, persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di pubblicità, di imparzialità e di trasparenza secondo le modalità previste dalla presente legge, dalle altre disposizioni che disci-plinano i singoli procedimenti e dai principi della normativa dell’Unione europea.”( art. 1, L. r. 10/1991)
Il procedimento amministrativoNel rispetto dei principi che regolano l’attività amministrativa, la stessa non può essere esercitata in modo libero ma deve essere predeterminata non solo negli scopi ma anche nel suo divenire. Ogni decisione finalizzata alla cura dell’interesse pubblico nel caso concreto deve essere preceduta da un insieme di atti, fatti ed attività, tutti tra di loro connessi in quanto concorrono nel loro complesso, alla determinazione della decisione stessa Dal punto di vista funzionale il procedimento è la forma esteriore del farsi dell’azione amministrativa
Il procedimento amministrativoFase di iniziativa Fase istruttoria Fase decisoria
La fase di iniziativa Per lungo tempo, l’atto di iniziativa è stato ritenuto un mero atto preparatorio, necessario a promuovere la sequenza procedimentale ed ha fissare gli interessi e i fatti essenziali dell’azione amministrativa, ma irrilevanti ai fini del processo decisionale. Con l’emanazione della legge sul procedimento l’inizia-tiva è stata oggetto di un processo di rivalutazione che ha portato ad ipotizzare che essa configuri una relativa alla determinazione dell’assetto degli interessi, idonea ad essere potenzialmente assunta nel provvedimento finale con la conseguente instaurazione di una diretta connes-sione tra atto d’iniziativa e decisione
Fase di iniziativa Istanza di parte Avvio d’ufficio
La fase istruttoria E’ la fase del procedimento nel corso della quale l’amministrazione procedente provvede ad acquisire e valutare gli elementi di fatto e gli interessi coinvolti nell’azione ammi-nistrativa, in vista di una decisione finale idonea a conseguire il fine pubblico nel rispetto delle posizioni giuridiche dei soggetti, pubblici e privati, che in qualunque modo risentano o siano interessati dalla procedura amministrativa
La fase decisoria E’ la fase in cui si concretizza la cura dell’interesse pubblico con la determinazione dell’assetto degli interessi in gioco che si formalizza nel prov-vedimento amministrativo
Prima della legge 241/1990 il procedimento era:senza guida, ossia privo di un coordinatore o guida che lo conducesse alla sua naturale conclusione; anonimo o impersonale, nel senso che non era possibile o, comunque, era assai difficile l’identificazione delle persone fisiche che si occupavano del procedimento e che, pertanto, erano responsabili delle deficienze dello stesso.
Da ciò conseguiva: la frammentazione ed il rallentamento dell’azione amministrativa, mancando il funzionario con il ruolo di guida l’irresponsabilità di fatto dei soggetti che concretamente gestivano il procedimento, atteso che l’anonimato degli stessi impediva l’identificazione dei responsabili delle carenze e degli inadempimenti procedimentali, lasciando, così, inattuato l’art. 28 Cost. la violazione del principio di trasparenza, in quanto la difficile identificabilità dei responsabili del procedimento impediva l’esercizio di un effettivo controllo dei cittadini interessati sul loro operato.
mentre per antica tradizione – i rapporti tra uffici pubblici e cittadini erano improntati ad una consolidata anonimia, con l’istituto del responsabile del procedimento il legislato-re ha inteso passare ad un modello affatto diverso, improntato a una sorta di: PERSONALIZZAZIONE DELL’ATTIVITÀ AMMINISTRATIVA.
“Nel sistema delineato dalla legge 241 del 1990, l’individuazione certa di un responsabile del procedimento risponde ad esigenze di trasparenza, efficienza ed efficacia, assicurando, al contempo, l’attuazione del principio di responsabilità di cui all’art. 28 Cost. ed il più celere corso dell’iter procedimentale” (TAR Liguria, Genova, sez. II, 1 settembre 2006, n. 979)
Tuttavia, tale affermazione non significa che l’attività svolta dall’agente non sia più imputabile all’amministrazione cui è legato da un rapporto organico, bensì di personalizzazione può parlarsi nel più limitato senso che, dalla legge 241 in poi, il privato che viene in contatto con un pubblico ufficio per definire un affare che lo interessa, ha di fronte a sé non più un’organizzazione o un apparato anonimo, ma un interlocutore.
Il legislatore ha inteso“offrire al cittadino interessato un preciso interlocutore con cui dialogare nel corso del procedimento” “rendere concreta la responsabilità dei pubblici funzionari, evitando che questa sfumi nell’ambito dell’apparato o si nasconda dietro l’autorità di vertice” (Cons. Stato, ad. gen., par. 17 febbraio 1987, n. 7)
TRAIT-D’UNION TRA APPARATO BUROCRATICO E AMMINISTRATIIl responsabile del procedimento è: FIGURA ORGANIZZATIVA TRAIT-D’UNION TRA APPARATO BUROCRATICO E AMMINISTRATI
Figura organizzativa il ruolo del responsabile del procedimento si estrinseca, dal punto di vista organizzativo, essenzialmente nel mobilitare le risorse e nell’utilizzare gli strumenti giuridico-amministrativi più adatti – in una parola, nel coordinare e guidare uomini e mezzi – onde fare convergere il tutto verso il risultato (il provvedimento finale o, in via sostitutiva, l’accordo con i privati o altre P.A.). si può ritenere che la figura del responsabile del procedimento consente di realizzare ed esprimere il coordinamento organizzativo dell’azione amministrativa
Il responsabile del procedimento rende possibile:forme di coordinamento all’interno di una singola organizzazione – incidendo sullo svolgimento delle attività necessarie per l’attuazione dei compiti propri di ogni ufficio forme di semplificazione, razionalizzazione e accelerazione dell’azione amministrativa nel com-plesso dei rapporti tra unità organizzative diverse, le quali sono il presupposto indispensabile per miglio-rare i livelli di efficienza ed efficacia.
Come interlocutore degli amministratiil responsabile del procedimento è lo strumento indefettibile per consentire la trasparenza e un rapporto “leale” ed imparziale tra P.A. e cittadini, in quanto, proprio grazie all’istituzione di una simile figura si rende possibile un colloquio più limpido ed aperto tra pubblici poteri e amministrati. Infatti, verso l’esterno questi costituisce indispensabile punto di riferimento e interlocutore, senza del quale il privato sarebbe difficilmente in grado di utilizzare tutti gli strumenti appena nominasti, previsti per gestire rapporti con i cittadini in maniera trasparente ed imparziale.
L’unità responsabile del procedimentoArt. 4, comma 1, L. n. 241/1990 “Ove non sia già direttamente stabilito per legge o per regolamento, le pubbliche amministrazioni sono tenute a determinare per ciascun tipo di proce-dimento relativo ad atti di loro competenza l’unità organizzativa responsabile dell’istruttoria e di ogni altro adempimento procedimentale, nonché dell’adozione del provvedimento finale”
Infatti, “l’amministrazione pubblica non procede alla designazione dell’unità organizzativa di volta in volta competente per il singolo procedimento ma determina una volta per tutte l’unità organizzativa” che dovrà gestire (e conseguentemente assumer-sene la responsabilità) tutti i procedimenti appar-tenenti ad una determinata categoria, a prescindere sia dal momento in cui viene attivata la procedura, sia dal soggetto da cui deriva l’istanza e da quali siano le esigenze che nel caso specifico devono essere soddisfatte (Cons. Stato, Ad. Gen., 21 novembre 1991, n. 141).
Struttura organizzativa della RegioneArt. 4 L.r. n. 10/2000 “L'organizzazione amministrativa della Regione è articolata in strutture di massima dimensione, strutture di dimensione intermedia, denominate aree e servizi, ed unità operative di base. Le strutture operative della Regione sono aggregate, per funzioni omogenee, nella Presidenza della Regione e in assessorati sottoposti rispettivamente alla direzione politica del Presidente della Regione e degli Assessori regionali. 2. Le strutture di massima dimensione sono articolate in strutture di dimensione intermedia, denominate aree e servizi, in unità operative di base e uffici semplici. Alle aree fanno capo funzioni strumentali di coordinamento infrassessoriale e attività serventi rispetto a quelle svolte dalle strutture di massima dimensione e dalle loro articolazioni organizzative. In ciascun servizio sono aggregate, secondo criteri di organicità e completezza, funzioni e compiti omogenei.”
Il numero e le funzioni delle strutture di massima dimensione è individuato dalla l.r. n. 19/2008Il numero e le funzioni delle Strutture di media dimensione (Aree o Servizi) è individuato dal D. Pres. Reg. n. 12/2009 Il numero e le funzioni delle Unità Ope-rative di Base (U.O.B.) è individuato con Decreto del Dirigente generale per ogni singolo dipartimento
Configurazioni organizzative del procedimentoStruttura semplice Struttura complessa
Configurazioni Struttura semplice:Il procedimento viene avviato e concluso dalla mede-sima unità organizzativa che svolge all’uopo l’istrut-toria ed emana il provvedimento finale Nell’amministrazione della Regione, di regola, si tratta di procedimenti di competenza delle Unità Operative di Base
Struttura semplice Avvio UNITÀ ORGANIZZATIVA provvedimento
Configurazioni Struttura complessaSi riscontrano un’unità organizzativa responsabile per l’istruttoria ed un’unità organizzativa responsabile per la fase decisoria Nell’amministrazione della regione si tratta di procedimenti imputabili a strutture intermedie (aree o servizi) che vengono istruiti da unità operative di base
Struttura complessa U.O.B. SERVIZIO AVVIO FASE ISTRUTTORIAFASE DECISORIA PROVVEDIMENTO
Individuazione del responsabile del procedimentoArt. 4, della L.r. n. 10 /1991 “1.Il dirigente di ciascuna unità organizzativa provvede ad assegnare a sé o ad altro dipendente addetto all'unità la responsabilità dell' istruttoria e di ogni altro adempimento inerente il singolo procedimento nonché, eventualmente, dell'adozione del provvedimento finale. 2. Fino a quando non sia effettuata l' assegnazione di cui al comma 1, è considerato responsabile del singolo proce-dimento il funzionario preposto alla unità organizzativa determinata a norma del comma 1 dello articolo 4.”
Nella sua formulazione letterale l’artNella sua formulazione letterale l’art. 4 è applicabile solo per le strutture semplici in quanto dalla lettura della norma emerge che il dirigente dell’unità organizzativa sia competente anche all’emanazione del provvedimento. “assegna a sé o ad altro dipendente la responsabilità dell’istruttoria(…)nonché, eventualmente, dell’adozione del provvedimento finale”
Nelle strutture semplici il dirigente dell’unità organiz-zativa competente all’emanazione del provvedi-mento individua il responsabile del procedimento tra i funzionari assegnati all’unità attribuendo il compito di svolgere l’istruttoria secondo i modi e le forme previste dall’art. 6 della l.r. n. 10/1991 Attribuzione mediante ordine di servizio (una tantum) per materia Attribuzione mediante assegnazione volta per volta
“L'omessa indicazione del nominativo del responsabile del procedimento non dà luogo a vizio, salvo che sia dimostrato un concreto pregiudizio, applicandosi la norma suppletiva di cui all'art. 5 l. 7 agosto 1990 n. 241, a tenore della quale nella prospettata ipotesi è considerato responsabile del singolo procedimento il funzionario preposto all'unità organizzativa competente” (Cons. Stato, 16 maggio 2007, n. 866)
Per le strutture complesse la disciplina normativa relativa all’individuazione del responsabile del procedimento va dedotta in via interpretativa Art. 6 L.r. n. 10/1991, comma 2 “Qualora l'adozione del provvedimento finale rientra nella competenza del responsabile del procedimento, questi è tenuto ad adottare il provvedimento stesso subito dopo la definizione del procedimento. Se l'adozione medesima rientra, invece, nella competenza di altro organo, il responsabile del procedimento, entro tre giorni lavorativi dalla definizione dell'istruttoria, trasmette la proposta, corredata dagli atti necessari, al direttore regionale o funzionario equiparato, o al funzionario con qualifica apicale, il quale, ove lo stesso rientri nella propria competenza, adotta il provvedimento entro dieci giorni, oppure lo sottopone immediatamente all'organo competente per l'adozione, che provvede anch' esso entro il termine di dieci giorni”.
L’art. 6, comma 2, è impostato sul sistema organiz-zativo precedente alla legge n. 10/2000, alla quale in sede di interpretazione va adeguato. Le funzioni dell’unità organizzativa responsabile del provvedimento sono definite dal regolamento di attuazione (D.Pres.Reg. n. 12/2009) quelle dell’unità organizzative responsabili dell’istruttoria dal dirigente generale (D.D.G. funzionigramma). Ogni unità organizzativa è gestita da un dirigente
Compiti di ogni dirigente preposto“Ai dirigenti spetta l'adozione degli atti e dei prov-vedimenti amministrativi, compresi quelli che impegna-no l'Amministrazione verso l'esterno, nonché la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo. Essi sono responsabili dell'attività amministrativa, della gestione e dei relativi risultati” (art. 2, comma, 2 L.r. 10/2000) “curano l'attuazione dei progetti e le gestioni ad essi assegnati dai responsabili degli uffici dirigenziali generali; adottano i relativi atti e provvedimenti am-ministrativi, con l'esercizio dei poteri di spesa e di acquisizione delle entrate” (art. 8, lett.b) L.r. n. 10/2000
Compiti di ogni dirigente preposto“Le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro” (art. 3 comma 2, L.r. n. 10/2000) L’attività dei funzionari è gestita dal dirigente che ne assume la responsabilità in quanto facente parte della performance dell’ufficio. Il funzionario assegnato ad U.O.B. non ha alcun rapporto organizzativo con il dirigente del servizio, se non via via mediata dal dirigente della U.O.B. stessa
Nelle strutture complesse il respo-nsabile del procedimento è il diri-gente dell’U.O.B., il quale si può avvalere per lo svolgimento dell’istruttoria di uno dei funzionari addetti
Rapporto tra responsabile del provvedimento e responsabile del procedimentoLa legge attribuisce al responsabile del procedimento compiti precisi e puntuali i quali danno luogo a responsabilità PATRIMONIALE ERARIALE DISCIPLINARE In questo senso si deve ritenere che tali compiti non possano che essere svolti in AUTONOMIA seppur all’interno del quadro organizzativo di riferimento
Nelle strutture semplici il rapporto tra dirigente dell’unità organizzativa e responsabile del procedi-mento è un rapporto di direzione atipica seppur sussiste un naturale rapporto di gerarchia interno all’unità organizzativa (cfr. potere del datore di lavoro privato), nello svolgimento delle attività istruttoria il dirigente non può ordinare al responsabile del procedimento il compimento di specifiche attività o suggerire un risultato istruttorio può solo avocare a sé lo svolgimento dell’istruttoria di quello specifico procedimento ovvero assegnarla ad altro funzionario, nel qual caso il funzionario origina-riamente designato non avrà più alcuna responsabilità
Nelle strutture complesse il rapporto è tra unità organizzative e dunque tra dirigenti e come tale è di direzione in senso stretto, non sussiste alcun vincolo gerarchico tra dirigente del Servizio e dirigente della U.O.B. Le competenze sono determinate dal funzionigramma e come tale non sono ammesse forme di avocazione dell’istruttoria da parte del dirigente del Servizio/Area Nel caso in cui all’interno della U.O.B. il dirigente si avvale di un funzionario per lo svolgimento dell’istrut-toria, il rapporto in questo caso è di gerarchia in senso stretto, non residuando in capo la funzionario alcuna autonomia poiché la responsabilità dell’istrut-toria è comunque del dirigente
Art. 6, comma 2-bis, L.r. n. 10/1991 “L'organo competente per l'adozione del prov-vedimento finale, ove diverso dal responsabile del procedimento, non può discostarsi dalle risultanze dell'istruttoria condotta dal responsabile del procedi-mento se non indicandone la motivazione nel prov-vedimento”.
Nelle strutture semplici il dirigente responsabile del provvedimento, se non condivide lo svolgimento dell’istruttoria potrà Avocare a sé Assegnare ad altro Motivare in senso contrario Nelle strutture complesse il dirigente responsabile del provvedimento potrà solo motivare in senso contrario rispetto alle risultanze istruttorie
I compiti del responsabile del procedimentoSvolgimento dell’istruttoria Cura le comunicazioni ed i rapporti con gli interessati Cura i rapporti con le altre amministrazioni coinvolte nel procedimento Verifica i tempi procedimentali Eccezionalmente adotta il provvedimento finale
L’istruttoria Art. 6 L.r. n. 10/19911. Il responsabile del procedimento: a) valuta, ai fini istruttori, le condizioni di ammissibilità , i requisiti di legittimazione ed i presupposti che siano rilevanti per l' emanazione del provvedimento; b) accerta di ufficio i fatti, disponendo il compimento degli atti all' uopo necessari, e adotta ogni misura per l' adeguato e sollecito svolgimento dell' istruttoria. In particolare, può chiedere il rilascio di dichiarazioni e la rettifica di dichiarazioni o istanze erronee o incomplete e può esperire accertamenti tecnici ed ispezioni ed ordinarie esibizioni documentali;
“a) valuta, ai fini istruttori, le condizioni di ammissibilità, i requisiti di legittimazione ed i presupposti che siano rilevanti per l’emanazione del provvedimento” è inutile iniziare un procedimento ogniqualvolta la domanda è inammissibile, o perché diretta ad ottenere un provvedimento che la P.A. non può adottare o perché la richiesta proviene da un soggetto che non possiede i requisiti di legittimazione. È evidente che qualora il responsabile procedimentale abbia ritenuto opportuno proseguire lo svolgimento dell’attività istruttoria, non accorgendosi di condizioni di inammissibilità o valutando le condizioni suddette in modo non conforme alla normativa vigente, ciò non precluderà la possibilità di far valere in un momento successivo la causa ostativa all’emana-zione del provvedimento
“b) Accerta di ufficio i fatti, disponendo il compimento degli atti all’uopo necessari …”Secondo la norma generale dell'art. 6 comma 1 lett. b), l. n. 241 del 1990 l'attività istruttoria nel proce-dimento amministrativo è un'attività a forma libera, che non incontra limiti legali di prova, quali quelli che caratterizzano lo svolgimento del processo civile (TAR Lombardia, Brescia, 19 luglio 2010, n. 2494).
Principio Inquisitorio“alla luce dei principi dettati dall’art. 6, lett. b), Legge 7 agosto 1990, n. 241, l’istruttoria dei procedimenti amministrativi deve essere informata al principio dell’iniziativa di ufficio e del potere-dovere del respon-sabile del procedimento di acquisire d’ufficio ogni elemento utile per l’istruttoria” (Cons. Stato, sez. IV, 17 dicembre 1998, n. 1815) “In conformità al disposto dell'art. 6 l. 7 agosto 1990 n. 241, sull'amministrazione procedente incombe in ogni caso l'obbligo di accertare d'ufficio quei fatti che la stessa amministrazione procedente o altra p.a. è tenuta a certificare” (Cons. Stato, sez. VI, 22 marzo 2002, n. 1680).
Principio Inquisitorio“Sotto il profilo istruttorio, sebbene non sia desumibile, né dai principi del nostro ordinamento né da norme specifiche, l'esistenza di un inderogabile obbligo per la p.a., nell'ambito del procedimento amministrativo, di procedere alla integra-zione delle carenze documentali riscontrate nel corso dell'istruttoria, tuttavia non può negarsi l'esistenza di un potere discrezionale dell'amministrazione di attivarsi, per una leale collaborazione con il privato, e altresì al fine della maggiore economicità ed efficienza dell'azione amministrativa, affinché l'istruttoria che precede l'adozione dell'atto sia quanto più possibile completa e rappresentativa della realtà e tanto si desume sia dal principio di buon andamento della p.a. di cui all'art. 97 cost., sia dall'art. 2 e dall'art. 6 l. 2 agosto 1990 n. 241”. (TAR Sicilia, Catania, sez. III, 22 settembre 2005, n. 1431)
Principio Inquisitorio“Il principio dell'adeguatezza e completezza dell'istruttoria procedi-mentale è codificato nell'art. 6, l. n. 241 del 1990, alla luce del quale l'amministrazione è tenuta ad accertare d'ufficio i fatti e gli atti posti a base delle sue decisioni, potendo anche esperire verifiche tecniche ed ispezioni; se ciò, però, significa che l'autorità procedente deve motu proprio ricercare tutti gli elementi di fatto necessari ad un corretto esercizio della funzione amministrativa, non ne deriva altresì che, ove al procedimento affluiscano per iniziativa del privato informazioni e circostanze utili all'adozione della decisione finale, l'amministrazione resta sistematicamente ed automaticamente obbligata ad avviare un autonomo accerta-mento della veridicità dei dati acquisiti, ben potendo invece essa prenderli a riferimento, se valutati attendibili e significativi, in ossequio al principio di economicità dell'azione amministrativa, per poi esaminarli in concorso con gli altri elementi rilevanti allo scopo” (TAR, Emilia Romagna, 26 giugno 2008, n.325)
Principio InquisitorioArt. 6, lett. b) “…. In particolare, può chiedere il rilascio di dichiarazioni e la rettifica di dichiarazioni o istanze erronee o incomplete e può esperire accertamenti tecnici ed ispezioni ed ordinarie esibizioni documentali” “La richiesta di rilascio di dichiarazioni e della rettifica di dichiarazioni o istanze erronee od incomplete, l'esperimento di accertamenti tecnici ed ispezioni, nonché l'ordine di esibizioni documentali costituiscono solo una facoltà e non un obbligo del responsabile del procedimento, ai sensi dell'art. 6 comma 1 lett. b) l. n. 241 del 1990” (Cons. Stato, sez. VI, 25 settembre 2006, n. 5609).
Principio Inquisitorio“L'ambito naturale di applicazione dell'art. 6 l. 241/90 è quello della incompletezza o della erroneità dei documenti che il privato deve, di consueto, produrre a corredo di un'istanza rivolta alla p.a. Tuttavia, l'integrazione documentale o la rettifica di dichiarazioni erronee possono avere luogo quando si è al cospetto di un contegno del privato immune da deliberata volontà di tacere circostanze rilevanti, o in casi di incolpevole errore nella predi-sposizione di un'istanza: solo in presenza di queste condizioni, l'istituto previsto dall' art. 6 persegue un obiettivo di giustizia procedimentale che consente di sanare l'eventuale irregolarità di una domanda attraverso la potestà di solle-citarne il completamento e una corretta ostensione alla p.a. procedente” (TAR Puglia, Lecce, 5 ottobre 2011, n. 1724).
Principio Inquisitorio“In tema di concorsi a pubblici impieghi, l‘ integrazione documentale non è mai consentita, risolvendosi essa in un effettivo vulnus del principio di pari trattamento tra i concorrenti, mentre è possibile la regolarizzazione documentale, alla quale è sempre tenuta la p.a. in forza del principio generale ora ricavabile dall'art. 6 comma 1 lett. b), l. 7 agosto 1990 n. 241” (TAR Sicilia, Palermo, 2 novembre 2010, n ).
Art. 6, lett. c) “Propone l’indizione o, avendone la competenza, indice le conferenze di servizi di cui all’art. 14”. Il responsabile del procedimento può proporre l’indizione della conferenza o indire la stessa: tale differente capacità esistente in capo al responsabile discende dalla valenza che assume oggi la conferenza di servizi ai fini dell’adozione dell’atto finale e dalla possibilità che la figura del responsabile del procedimento non coincida con la figura del responsabile del provvedimento. Da ciò consegue che solo il responsabile del provvedimento ha la competenza ad indire direttamente la conferenza di servizi decisoria, residuando in capo al responsabile del procedimento – qualora lo stesso non sia anche competente all’adozione del provvedimento finale – la facoltà di proporre l’indizione della conferenza ed al più di indire direttamente la conferenza c.d. istruttoria.
Art. 6 lett. d) “cura le comunicazioni, le pubblicazioni e le notificazioni previste dalle leggi e dai regolamenti”. Sia nel corso delle varie fasi del procedimento, sia al suo esaurimento finale, il responsabile deve anche farsi cura delle comunicazioni, pubblicazioni e notificazioni. Tali comunicazioni ricomprendono, come si vedrà, anche la comunicazione di avvio del procedimento ai soggetti interessati.
La responsabilità per i tempi procedimentaliArt. 6, lett. b) “…adotta ogni misura per l’adeguato e sollecito svolgimento dell’istruttoria….” Art. 2, comma 9, L. 241/1990 mod. art. 1 L. n. 5/2012 “La mancata o tardiva emanazione del prov-vedimento nei termini costituisce elemento di valutazione della performance individuale, non-ché di responsabilità disciplinare e ammini-strativo-contabile del dirigente e del funzionario inadempiente”
Istruttoria procedimentaleScopo dell’attività istruttoria è quello: di riscontrare la sussistenza dei requisiti di legittimazione dell’istante (iniziativa di parte) ovvero le condizioni di procedibilità (avvio di ufficio) di accertare la sussistenza dei presupposti per l’esercizio del potere nel caso concreto di acquisire al procedimento tutti gli interessi che devono essere valutati in sede decisoria
Le regole dell’istruttoriaForma libera salvo che la legge non disponga altrimenti Principio inquisitorio Necessario esame cronologico delle pratiche Semplificazione degli adempimenti Utilizzo degli strumenti informatici e telematici
Forma libera La legge n. 241/1990 non prescrive forme rigide ma dà una serie di prescrizioni di carattere, più che altro, funzionale o semplificativo, lasciando all’amministrazione proce-dente il compito di organizzare l’at-tività istruttoria
Principio inquisitorioIl responsabile del procedimento “accerta di ufficio i fatti, disponendo il compimento degli atti all’uopo necessari …” (art. 6, lett. b), L.r. 10/91) l'attività istruttoria nel procedimento amministrativo è un'attività a forma libera, (TAR Lombardia, Brescia, 19 luglio 2010, n. 2494). Occorre sottolineare che la discrezionalità del responsabile del procedimento nel corso dell’istruttoria è condizionata: dalla disciplina legislativa che regola specificamente un determinato procedimento o un determinato provvedimento. dal principio del divieto di aggravamento ex art. 1, comma 2, l.r. 10/1991 Dalla predeterminazione della durata del procedimento
Esame cronologico Art. 4, comm 3, L.r. n. 10/1991“Le pubbliche amministrazioni sono tenute ad esaminare gli atti di loro competenza secondo un rigoroso ordine cronologico; solo particolari casi di urgenza o di impossibilità del rispetto di tale ordine possono consentire deroghe a quanto disposto dal presente comma e, comunque, la deroga deve essere esplicitata e motivata dal dirigente dell'unità organizzativa preposta al procedimento”
Semplificazioni degli adempimentiA favore del soggetto istante Accertamento d’ufficio A favore dell’amministrazione procedente Acquisizione di pareri Acquisizione di valutazioni tecniche Conferenza di Servizi
Accertamento d’ufficioArt. 21, commi 2 e 3, L.r. n. 10/1991 “2. Qualora l'interessato dichiari che fatti, stati e qualità sono attestati in documenti già in possesso della stessa amministrazione procedente o di altra pubblica amministrazione, il responsabile del proce-dimento provvede d'ufficio all'acquisizione dei documenti stessi o di copia di essi. 3. Parimenti sono accertati d'ufficio dal responsabile del procedimento i fatti, gli stati e le qualità che la stessa amministrazione procedente o altra pubblica amministrazione è tenuta a certificare”.
Accertamento d’ufficioSi tratta dello strumento di massima semplificazione per il cittadino, in quanto l’amministrazione procedente provvede direttamente ad acquisire le certezze giuridiche di chi ha bisogno in sede istruttoria presso l’amministrazione certificante Problemi: Scarsa attitudine dell’amministrazione a dialogare tra di loro Scarsa chiarezza dei costi relativi alle modalità di pagamento del certificato Trattamento dei dati personali
Art. 43 D.p.r. n. 445/2000 “1. Le amministrazioni pubbliche e i gestori di pubblici servizi sono tenuti ad acquisire d'ufficio le informazioni oggetto delle dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47, nonché tutti i dati e i documenti che siano in possesso delle pubbliche amministrazioni, previa indicazione, da parte dell'interessato, degli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati richiesti, ovvero ad accettare la dichiarazione sostitutiva prodotta dall'interessato (L)”. Norma così modificata dall’art. 15 della L.183/2011
Art. 43 D.p.r. n. 445/2000 – Trattamento dati“2. Fermo restando il divieto di accesso a dati diversi da quelli di cui è necessario acquisire la certezza o verificare l'esattezza, si considera operata per finalità di rilevante interesse pubblico, ai fini di quanto previsto dal decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 135, la consultazione diretta, da parte di una pubblica amministrazione o di un gestore di pubblico servizio, degli archivi dell'amministrazione certificante, finalizzata all'accertamento d'ufficio di stati, qualità e fatti ovvero al controllo sulle dichiarazioni sostitutive presentate dai cittadini. Per l'accesso diretto ai propri archivi l'amministrazione certificante rilascia all'amministrazione procedente apposita autorizzazione in cui vengono indicati i limiti e le condizioni di accesso volti ad assicurare la riservatezza dei dati personali ai sensi della normativa vigente.(L)”
Art. 43 D.p.r. n. 445/2000 “3. Quando l'amministrazione procedente opera l'acquisizione d'ufficio ai sensi del precedente comma, può procedere anche per fax e via telematica. (R) 4. Al fine di agevolare l'acquisizione d'ufficio di informazioni e dati relativi a stati, qualità personali e fatti, contenuti in albi, elenchi o pubblici registri, le amministrazioni certificanti sono tenute a consentire alle amministrazioni procedenti, senza oneri, la consultazione per via telematica dei loro archivi informatici, nel rispetto della riservatezza dei dati personali. (R) 5. In tutti i casi in cui l'amministrazione procedente acquisisce direttamente informazioni relative a stati, qualità personali e fatti presso l'amministrazione competente per la loro certificazione, il rilascio e l'acquisizione del certificato non sono necessari e le suddette informazioni sono acquisite, senza oneri, con qualunque mezzo idoneo ad assicurare la certezza della loro fonte di provenienza. (R) 6. I documenti trasmessi da chiunque ad una pubblica amministrazione tramite fax, o con altro mezzo telematico o informatico idoneo ad accertarne la fonte di provenienza, soddisfano il requisito della forma scritta e la loro trasmissione non deve essere seguita da quella del documento originale. (R)”
Certificazioni Art. 1, lett. f) D.p.r. n. 445/2000“il documento rilasciato da una amministrazione pubblica avente funzione di ricognizione, riproduzione o partecipazione a terzi di stati, qualità personali e fatti contenuti in albi, elenchi o registri pubblici o comunque accertati da soggetti titolari di funzioni pubbliche”
Le certificazioni ai fini istruttoriArt. 40, commi 01 e 02, D.p.r. n. 445/2000 come modificato dall’art. 15 della L. 183/2011 “01. Le certificazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione in ordine a stati, qualità personali e fatti sono valide e utilizzabili solo nei rapporti tra privati. Nei rapporti con gli organi della pubblica amministrazione e i gestori di pubblici servizi i certificati e gli atti di notorietà sono sempre sostituiti dalle dichiarazioni di cui agli articoli 46 e 47. 02. Sulle certificazioni da produrre ai soggetti privati e' apposta, a pena di nullità, la dicitura: "Il presente certificato non può essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi”
Problemi applicativi della riforma del 2011Per quanto specificamente concerne la materia dei contratti pubblici, le nuove disposizioni in materia di "de-certificazione" hanno già sollevato le prime problematiche applicative. In particolare, è emerso un contrasto tra le sopravvenute disposizioni della L. 183/2011, che impongono l’inutilizzabilità dei certificati nei rapporti con la P.A., e le norme codificate dal D.Lgs. 163/2006 che, invece, richiedono ai concorrenti di presentare all’amministrazione procedente talune certificazioni per partecipare alla gara e aggiudicarsi il contratto (si consideri, ad esempio, l’art. 42, comma 1, lett. a), in base al quale la dimostrazione della capacità tecnica dei concorrenti, con riferimento ai principali servizi o delle principali forniture prestati negli ultimi tre anni, debba essere dimostrata “da certificati rilasciati e vistati dalle amministrazioni”; oppure l’art. 49, comma 2, che impone l’allegazione della certificazione SOA del concorrente e dell’ausiliario in caso di avvalimento dei requisiti per l’esecuzione dei lavori pubblici).
Dichiarazioni sostitutive di certificazioniSi distinguono per il fatto che con il loro utilizzo l’interessato può sostituire a tutti gli effetti ed a titolo definitivo, attraverso una propria dichiarazione sottoscritta, certificazioni amministrative relative a fatti, stati e qualità risultati da registri custoditi dalla pubblica amministrazione
Art. 46 D.p.r. n. 445/2000 Il ricorso all’autocertificazione si applica sempre ai certificati elencati dall’art. 46, a prescindere sia dalla procedura in cui sono inseriti, sia dal richiamo esplicito che ad essa venga fatto nella normativa di specie e/o nei badi di gara
Art. 46 D.p.r. n. 445/2000 Elencazione tassativaCertificati ricavabili dai registri di stato civile o anagrafici Certificati relativi alle condizioni economiche ed alla situazione fiscale del dichiarante Certificazioni relativi alla dimostrazione della condizione professionale del dichiarante Certificazioni relative ad iscrizione del soggetto dichiarante in elenchi di qualsiasi tipo gestiti da soggetti pubblici o privati incaricati di pubbliche funzioni Certificazione relativa alla situazione del dichiarante davanti la giustizia penale Certificazione relativa alla qualità di legale rappresentante
Dichiarazioni sostitutive di atto di notorietàArt. 1, lett. g) “il documento sottoscritto dall'interessato, concernente stati, qualità personali e fatti, che siano a diretta conoscenza di questi, resa nelle forme previste” Art. 47, comma 2 “La dichiarazione resa nell'interesse proprio del dichiarante può riguardare anche stati, qualità personali e fatti relativi ad altri soggetti di cui egli abbia diretta conoscenza”
Dichiarazioni sostitutive di atto di notorietàDeve essere assicurata la conoscenza diretta e personale del fatto, mentre non è rilevante che lo stesso sia, o non, personale, cioè relativo alla persona del dichiarante Art. 47, comma 2, D.p.r. n. 445/2000 “La dichiarazione resa nell'interesse proprio del dichiarante può riguardare anche stati, qualità personali e fatti relativi ad altri soggetti di cui egli abbia diretta conoscenza” Ai fini pratici, questo consente di ridurre di molto gli oneri per coloro che devono corredare una propria istanza non soltanto con dati che li riguardano direttamente, anche con dati che riguardano soggetti ad essi particolarmente, come i familiari
L’unico limite previsto è che si tratti della dichiarazione di conoscenza di un fatto accaduto o comunque esistente e non di una dichiarazione di giudizio, né di una dichiarazione di impegno o di volontà Esempi di esclusione: Certificato di eseguiti lavori può essere fatto oggetto di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà soltanto dopo che il certificato è stato rilasciato e limitatamente a quanto in esso contenuto, in quanto in esso è manifestato un giudizio operato dalla’amministrazione Non possono essere sostituiti con dichiarazione ex art. 47 D.p.r. n. 445/2000 i c.d. atti d’obbligo con cui i precettori di contributi si impegnano a destinare quelle somme. Si tratta di una dichiarazione di volontà e non di una dichiarazione dell’esistenza di un obbligo
Art. 47 D.p.r. n. 445/2000 “1. L’ atto di notorietà concernente stati, qualità personali o fatti che siano a diretta conoscenza dell'interessato è sostituito da dichiarazione resa e sottoscritta dal medesimo con la osservanza delle modalità di cui all'articolo 38. (R)” Art. 38 “Le istanze e le dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà da produrre agli organi della amministrazione pubblica o ai gestori o esercenti di pubblici servizi sono sottoscritte dall'interessato in presenza del dipendente addetto ovvero sottoscritte e presentate unitamente a copia fotostatica non autenticata di un documento di identità del sottoscrittore. La copia fotostatica del documento è inserita nel fascicolo. La copia dell'istanza sottoscritta dall'interessato e la copia del documento di identità possono essere inviate per via telematica; nei procedimenti di aggiudicazione di contratti pubblici, detta facoltà è consentita nei limiti stabiliti dal regolamento”
I controlli sulle dichiarazioniArt. 71 (R) Modalità dei controlli 1. Le amministrazioni procedenti sono tenute ad effettuare idonei controlli, anche a campione, e in tutti i casi in cui sorgono fondati dubbi, sulla veridicità delle dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47. (R) 2. I controlli riguardanti dichiarazioni sostitutive di certificazione sono effettuati dall’amministrazione procedente con le modalità di cui all’articolo 43 consultando direttamente gli archivi dell’amministrazione certificante ovvero richiedendo alla medesima, anche attraverso strumenti informatici o telematici, conferma scritta della corrispondenza di quanto dichiarato con le risultanze dei registri da questa custoditi. (R) 3. Qualora le dichiarazioni di cui agli articoli 46 e 47 presentino delle irregolarità o delle omissioni rilevabili d’ufficio, non costituenti falsità, il funzionario competente a ricevere la documentazione dà notizia all’interessato di tale irregolarità. Questi è tenuto alla regolarizzazione o al completamento della dichiarazione; in mancanza il procedimento non ha seguito. (R) 4. Qualora il controllo riguardi dichiarazioni sostitutive presentate ai privati che vi consentono di cui all’articolo 2, l’amministrazione competente per il rilascio della relativa certificazione, previa definizione di appositi accordi, è tenuta a fornire, su richiesta del soggetto privato corredata dal consenso del dichiarante, conferma scritta, anche attraverso l’uso di strumenti informatici o telematici, della corrispondenza di quanto dichiarato con le risultanze dei dati da essa custoditi. (R)
I controlli sulle dichiarazioniArt. 72 (L) Responsabilità in materia di accertamento d’ufficio e di esecuzione dei controlli (articolo così sostituito dall'articolo 15, comma 1, legge n. 183 del 2011) 1. Ai fini dell’accertamento d’ufficio di cui all’articolo 43, dei controlli di cui all’articolo 71 e della predisposizione delle convenzioni quadro di cui all’articolo 58 del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, le amministrazioni certificanti individuano un ufficio responsabile per tutte le attivitàvolte a gestire, garantire e verificare la trasmissione dei dati o l’accesso diretto agli stessi da parte delle amministrazioni procedenti. 2. Le amministrazioni certificanti, per il tramite dell’ufficio di cui al comma 1, individuano e rendono note, attraverso la pubblicazione sul sito istituzionale dell’amministrazione, le misure organizzative adottate per l’efficiente, efficace e tempestiva acquisizione d’ufficio dei dati e per l’effettuazione dei controlli medesimi, nonché le modalità per la loro esecuzione. 3. La mancata risposta alle richieste di controllo entro trenta giorni costituisce violazione dei doveri d’ufficio e viene in ogni caso presa in considerazione ai fini della misurazione e della valutazione della performance individuale dei responsabili dell’omissione.
Caso pratico n. 1 Laddove l’amministrazione acquisisca in qualsiasi modo conoscenza della non veridicità di una dichiarazione sostitutiva deve procedere in autotutela a ritirare i provvedimenti presi sulla base della prima? SI Cfr. (Cons. Stato, sez. V, 14 aprile 2008, n. 1608)
L'autocertificazione costituisce non un mezzo di garanzia del dichiarante (tale per cui quanto egli attesa non può essere superato se non nei casi stabiliti), ma un semplice mezzo di speditezza dell'attività amministrativa, cioè di sempli-ficazione procedimentale inerente alle formalità del rapporto, per cui il suo contenuto resta sempre e comunque esposto alla verifica ad opera della destinataria amministrazione: verifica che avviene indifferentemente o con i metodi previsti del sorteggio, o per altra causa, senza che sia coperta, seppure solo in parte, da una qualche riserva metodologica di acclaramento.
L'amministrazione, al di là dei controlli a campione, è tenuta a verificarla ogniqualvolta sorgono fondati dubbi sulla veridicità del dichiarato (art. 71 d.P.R. n. 445 del 2000) e una volta che sia comunque, anche aliunde, entrata nella certezza della non veridicità, ha il dovere di trarne senz'altro le conseguenze. L'autocertificazione infatti non costituisce certezze pubbliche, ma solo attenua, e precariamente, all'interno del singolo procedimento, l'onere delle dimostrazioni che il privato sarebbe tenuto ad offrire tramite documenti pubblici. In ragione di questa stretta finalità semplificatoria, il suo contenuto resta sempre necessariamente esposto alla prova contraria.
In questo quadro, il patrimonio conoscitivo dell'ammini-strazione, anche altrove formato, non soffre restrizioni o preclusioni nell'utilizzazione per effetto dell'autonomia dei procedimenti amministrativi: la sua utilizzazione anche in procedimenti doversi è resa anzi doverosa dal principio generale di buona amministrazione. Del fatto che questo patrimonio, comunque formato, resti dominante sulle allegazioni private è indice, prima ancora del dovere di controllo, la regola espressa nell'art. 18, comma 2, l. n. 241 del 1990, secondo cui, quando l'amministrazione già è in possesso di documenti attestanti atti, fatti, qualità e stati soggettivi, li acquisisce d'ufficio al procedimento che sta trattando, senza che ciò debba esserle domandato dall'interessato (art. 43 d.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445)
Caso pratico n. 2 La mancata sottoscrizione di una dichiarazione sostitutiva può essere considerata una mera irregolarità sanabile? NO “Ai sensi degli art. 46 e 47 d.P.R. n. 445 del 2000, gli stati, le qualità personali e i fatti possono essere comprovati dall'interessato mediante la dichiarazione sostitutiva di certificazione o di atto di notorietà; elemento costitutivo di detta dichiarazione è, a norma degli articoli citati, la sua sottoscrizione, che ne consente l'imputabilità inequivoca alla responsabilità (anche penale) del soggetto che l'ha resa” (Cons. Stato, sez. VI, 1 marzo 2005, n. 826)
Caso pratico n. 3 La mancata allegazione di un documento di identità alla dichiarazione sostitutiva può essere considerata una mera irregolarità? NO Cons. Stato, sez. V, 4 maggio 2006, n. 2479
“Nelle dichiarazioni sostitutive, il collegamento esistente tra il profilo dell'efficacia amministrativa dell'attestazione proveniente dal cittadino e quello della responsabilità penale del dichiarante si presenta come assolutamente inscindibile, giacché l'impegno consapevolmente assunto dal privato a "dire il vero" costituisce l'architrave che regge l'intera costruzione giuridica degli specifici istituti di semplificazione: è evidente infatti che, in questa parte, il sistema amministrativo collasserebbe laddove l'ordinamento non presidiasse il rispetto di tale "patto" di reciproca e leale collaborazione tra cittadini e p.a. con adeguate sanzioni (anche di natura penale). In forza delle superiori considerazioni deve, dunque affermarsi che la mancata allegazione della copia del documento di identità del sottoscrittore rende l'atto non in grado di spiegare gli effetti certificativi previsti dalla corri-spondente fattispecie normativa, in quanto nullo per difetto di una forma essenziale stabilita dalla legge, non sanabile per effetto di successiva produzione”.
Caso pratico n. 4 L’allegazione di un documento scaduto alla dichiarazione sostitutiva può essere considerato mera irregolarità sanabile? SI Cons. Stato, sez. V, 11 novembre 2004, n. 7339
“Ai sensi dell'art. 38 d.P.R. n. 445 del 2000, la domanda o la dichiarazione presentata alla p.a. (nella specie nell'ambito di una procedura di aggiudicazione di opere pubbliche di servizi) può essere - anziché sottoscritta innanzi al dipendente addetto a riceverla - sottoscritta ed accompagnata da "copia fotostatica non autenticata di un documento di identità del sottoscrittore". La circostanza che sia stata allegata copia fotostatica di un documento scaduto non importa l'inesistenza della dichiarazione, ma semplicemente la sua irregolarità, che, in forza del successivo art. 71, impone al funzionario competente a ricevere la documentazione di darne notizia all'interessato, al fine della regolarizzazione o del completamento della dichiarazione”.
Semplificazioni degli adempimentiA favore dell’amministrazione procedente Acquisizione di pareri Art. 17 L.r. n. 10/1991 mod. dalla L.r. n. 5/2011 Acquisizione di valutazione tecniche Art. 20 L.r. n. 10/1991 mod. dalla L.r. n. 5/2011 Conferenza di Servizi Art. 15 L.r. n. 10 /1991 mod. L.r. n. 5/2011
Art. 17 L.r. n. 10/1991 1. Fatte salve le disposizioni relative agli organi consultivi dello Stato dei quali l’amministrazione regionale può avvalersi, quando l’amministrazione procedente debba obbligatoriamente sentire un organo consultivo, questo deve trasmettere il proprio parere entro il termine previsto dalle disposizioni normative vigenti o, in mancanza di apposite disposizioni, entro venti giorni dalla ricezione della richiesta. 2. Qualora l’organo consultivo formuli richieste istruttorie, il termine entro il quale il parere deve essere reso è sospeso fino alla ricezione dei chiarimenti, delle notizie, dei documenti e degli altri elementi richiesti dall’organo consultivo adito. Tali richieste istruttorie possono essere formulate una sola volta. 3. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere obbligatorio o senza che l’organo consultivo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie, l’amministrazione richiedente procede indipendentemente dall’acquisizione del parere. 4. Le disposizioni di cui al comma 3 non si applicano ai pareri obbligatori richiesti ad amministrazioni preposte alla tutela ambientale, del paesaggio, del territorio e della salute dei cittadini.
Art. 20 L.r. 10/1991 1. Qualora per l'adozione di un provvedimento si renda necessaria, per espressa disposizione normativa, l'acquisizione di valutazioni tecniche di speciali organi ed enti e tali organi ed enti non provvedano o non rappresentino esigenze istruttorie di competenza della amministrazione procedente nei termini previsti dalle disposizioni normative o, in mancanza di esse, entro quarantacinque giorni dal ricevimento delle richieste, il responsabile del procedimento deve richiedere le valutazioni tecniche necessarie ad altri organi dell'amministrazione pubblica o ad enti pubblici dotati di qualificazione e capacità tecnica equipollente. 2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano altresì qualora l' organo o l' ente adibito abbia rappresentato all' amministrazione procedente, per una sola volta, esigenze istruttorie e le valutazioni tecniche non siano state fornite entro quarantacinque giorni dalla ricezione delle notizie, documen-tazioni ed elementi richiesti. 3. Le disposizioni del presente articolo non si applicano perle valutazioni che debbono essere prodotte da amministrazioni preposte alla tutela dell' ambiente, del paesaggio, del territorio e della salute del cittadino.
Distinzione tra pareri e valutazioni tecnicheLa qualificazione di un apprezzamento endo-procedimentale come parere e non come valutazione tecnica si fonda su alcuni indizi sintomatici: a) apporti di carattere discrezionale o "consigli" non perentori sul futuro contenuto del provvedimento conclusivo non si conciliano con il carattere tecnico del parere; b) la significativa presenza di membri non qualificati tecnicamente in seno all'organo consultivo esclude che l'attività consultiva possa assumere carattere tecnico; c) la "ratio" dell'intervento consultivo può essere talora quella di assicurare omogeneità a decisioni affidate ad amministrazioni diverse; d) qualora il parere ripercorra tutte le fasi procedimentali esprimendo in relazione ad esse una valutazione di carattere generale, la valutazione deve considerarsi un parere "puro". (Cons. Stato, comm. spec., 5 novembre 2001, n.480)
Conferenza di Servizi Modulo procedimentale con cui si ottiene il coordinamento e la contestuale valutazione di tutti gli interessi pubblici coinvolti in un determinato procedimento attraverso la trattazione contemporanea di uno stesso affare da parte di una pluralità di soggetti pubblici. Si applica la disciplina stabilità dagli artt. 14 e ss. L. n. 241/1990
Conferenza di Servizi Conferenza istruttoria Conferenza decisoria“ Qualora sia opportuno effettuare un esame contestuale di vari interessi pubblici coinvolti in un procedimento amministrativo, l'am-ministrazione procedente può indire una conferenza di servizi” (art. 14, comma 1, L.241/1990) Conferenza decisoria “La conferenza di servizi è sempre indetta quando l'ammini-strazione procedente deve acquisire intese, concerti, nulla osta o assensi comunque denominati di altre amministrazioni pubbliche e non li ottenga, entro trenta giorni dalla ricezione, da parte dell'amministrazione competente, della relativa richiesta. La conferenza può essere altresì indetta quando nello stesso termine è intervenuto il dissenso di una o più amministrazioni interpellate ovvero nei casi in cui é consentito all'amministrazione procedente di provvedere direttamente in assenza delle determinazioni delle amministrazioni competenti” (art. 14, comma 2)
Uso della telematica Art. 3-bis L.r. n. 10/1991 mod. L.r. 5 /2011“1. La Regione assicura la disponibilità, la gestione, l’accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruibilità dell’informazione amministrativa in modalità digitale ed a tal fine si organizza ed agisce utilizzando, con le modalità più appropriate, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione”. Codice dell’Amministrazione digitale CAD (D.lgs. N. 82/2005 e s.m.i.)
Applicazione del CAD in SiciliaL’art. 3-bis dà altresì attuazione di quanto disposto dal Codice dell’amministrazione digitale previsto dal D.lgs. n. 82/2005 attraverso un Piano per l’innovazione tecnologica della Regione (PITRE), che contiene le fasi ed i tempi per la realizzazione degli interventi necessari alla digitalizzazione dell’amministrazione regionale secondo quanto previsto dal CAD.
P.I.T.R.E. Il Piano predisposto dall’Assessore regionale all’economia intende procedere ad un recepimento della disciplina del CAD operando sostanzialmente su tre fronti: sul piano dell’assetto organizzativo-logistico sul piano degli open data sul piano della reingegnerizzazione dei procedimenti in ottica telematica e di semplificazione seriale
Fase di avvio del procedimentoTelematizzazione della fase preparatoria del procedimento adempimenti e modalità relativi all’avvio del procedimento da parte del privato acquisizione dal sito web delle informazioni necessarie alla compilazione dell’istanza compilazione dell’istanza mediante moduli scaricabili dal sito web dell’amministrazione anche attraverso la previsione in rete di formulari (art. 57 CAD) sottoscrizione elettronica dell’istanza e delle dichiarazione allegate in forma garantita attraverso la firma elettronica avanzata in forma meno garantita attraverso la carta d’identità elettronica (art. 5) pagamento mediante tecnologie informatiche degli oneri finanziari connessi alla presentazione dell’istanza la protocollazione informatica dell’istanza e dei documenti connessi la designazione del responsabile del procedimento digitale La previsione del fascicolo informatico
L’istruttoria procedimentale per via telematicadematerializzazione della documentazione amministrativa in coerenza con quanto disposto dall’art. 2 lett.a) del Protocollo d’Intesa Stato-Regione dematerializzazione del preesistente patrimonio documentale base dati di interesse regionale integrativa e allineata a quella nazionale di cui all’art. 60 CAD acquisizione per via telematica da parte dell’ammini-strazione procedente della documentazione amministrativa mediante PEC acquisizione dell’informazione da parte dell’ammini-strazione procedente tramite l’accesso interamministrativo telematico attraverso un precipuo sistema regionale di connettività (regioni enti locali) integrato con SPC conferenza di servizi telematica partecipazione del privato al procedimento in via telematica
Capo III della L.r. n. 10/1991 Il legislatore ha inteso mettere in condizione ogni soggetto portatore di interessi, in via diretta o riflessa, in relazione alle scelte provvedimentali che stanno per essere assunte dagli organi dell’ammini-strazione, di entrare nel procedimento che in qualche misura lo riguarda
Capo III della L.r. n. 10/1991 Superamento della concezione dell’amministrazione basata sulla segretezza e sulla unilateralità, favorendo la svolta verso un’azione amministrativa trasparente e partecipata, partendo dalla considerazione che una decisione adottata dietro confronto con il destinatario, oltre ad offrire maggiore e più tempestiva tutela del privato, risulta più obiettiva di quella burocratica e segreta calata dall’alto
Capo III della L.r. n. 10/1991 “Il legislatore ha voluto spostare il fulcro dell’attività amministrativa autoritativa dall’atto conclusivo alla precedente fase della decisione, ossia all’istruttoria, ed in conseguenza di ciò ha voluto che l’atto finale assumesse sempre più il carattere di un riepilogo di quanto avvenuto nella fase istruttoria e proprio nell’istruttoria tale partecipazione del destinatario dell’atto è diventata indispensabile”.(TAR Sicilia, Sez. Catania, 31 gennaio 1994, n. 67)
multifunzionalità della partecipazioneIn funzione democratica, proprio in virtù della partecipazione, il procedimento amministrativo riesce a realizzare la mediazione tra supremazia dell’amministrazione e libertà del privato (NIGRO). Mediazione che non può prescindere dalla rottura di un sistema amministrativo di tipo burocratico sostituendo al rapporto autorità-sottoposto, il principio del co-amministrante. (BENVENUTI). La funzione efficentistica e garantistica dell’istituto partecipativo è quella nella quale si concretizzano le direttive di imparzialità e di buon andamento poste dall’art. 97 Cost., laddove la partecipazione del privato è funzionale alla realizzazione dell’interesse pubblico alla completezza dell’istruttoria e quindi allo svolgimento imparziale, corretto e qualificato del procedimento, con effetti di deflazione del contenzioso amministrativo
Principio del giusto procedimentoIl procedimento è sempre rivolto a soddisfare interessi pubblici, ma l’intervento del privato e l’emersione del suo interesse nel procedimento serve proprio a consentire una migliore soddisfazione dell’interesse pubblico attraverso una gestione più razionale e più democratica del potere, così da passare da un’amministrazione di tipo monologico ed eterodiretta ad un’amministrazione di tipo dialogico e tendenzialmente paritaria.
“alla prassi della definizione unilaterale del pubblico interesse (…) subentra il sistema della democraticità delle decisioni e dell’accessibilità dei documenti amministrativi in cui l’adeguatezza dell’istruttoria si valuta anzitutto nella misura in cui i destinatari sono stati messi in grado di contraddire”. (Cfr. Cons. Stato, Ad. Plen., 15 settembre 1999, n. 14).
Da un modello autoritativo, abbracciato in passato dal nostro ordinamento ed ancora ben vivo nonostante il mutamento del quadro legislativo si è passati ad un modello partecipato che consente l’adozione da parte dell’amministrazione di provvedimenti basati su una più ampia ed adeguata rappresentazione delle circostanze esistenti, nonché una deflazione dei ricorsi giurisdizionali, dal momento che gia in sede amministrativa l’interessato può rappresentare le proprie ragioni ed indurre l’amministrazione ad astenersi dall’adozione di atti illegittimi
Principio del giusto procedimentoDopo la legge 241/1990 può ritenersi adeguata solo l’istruttoria partecipata, ovvero l’istruttoria di parti in cui il cittadino interessato è titolare del “diritto alla controrappresentazione” e ciò vale come inequivocabile segno del superamento di una concezione dell’amministrazione pubblica come soggetto autoreferenziale
La comunicazione di avvioAttraverso la comunicazione di avvio del procedimento, si informano determinate categorie di soggetti dell’inizio dell’attività amministrativa. L’amministrazione rende edotti i soggetti interessati della propria volontà di intraprendere un’attività istruttoria al termine della quale, sulla base delle risultanze acquisite, deciderà se adottare o non un provvedimento avente un determinato contenuto.
La comunicazione di avvioLa comunicazione di avvio del procedimento costituisce l’atto iniziale mediante il quale si concretizza la possibilità di attivare quegli istituti che, da un punto di vista dinamico, consentono all’interessato una reale partecipazione attraverso la presentazione di documenti e memorie idonei ad incidere, se concernenti l’oggetto dell’agere amministrativo, sulla decisione finale. La comunicazione consiste in un misura di conoscenza diretta a creare una situazione di oggettiva conoscibilità nei destinatari, determinati o determinabili, attraverso il trasferimento in capo a questi ultimi della dichiarazione di conoscenza, della quale si precostituisce la prova dell’invio.
Art. 9 L.r. n. 10/1991 1. L' Amministrazione provvede a dare notizia dello avvio del procedimento mediante comunicazione personale. 2. Nella comunicazione debbono essere indicati: a) l' amministrazione competente; b) l' oggetto del procedimento promosso; c) l' ufficio e la persona responsabile del procedimento; d) l' ufficio in cui si può prendere visione degli atti ; e) la data entro la quale, secondo i termini previsti dall'articolo 2, commi 2, 2 bis e 2 ter, deve concludersi il procedimento e i rimedi esperibili in caso di inerzia dell'amministrazione ; f) nei procedimenti ad iniziativa di parte, la data di presentazione della relativa istanza; 3. Qualora, per il numero dei destinatari, la comunicazione personale non sia possibile o risulti particolarmente gravosa, l' amministrazione provvede a rendere noti gli elementi di cui al comma 2 mediante forme di pubblicità idonee, di volta in volta stabilite dall' amministrazione medesima. 4. L' omissione di taluna delle comunicazioni prescritte può essere fatta valere solo dal soggetto nel cui interesse la comunicazione è prevista.
Destinatari (art. 8 L.r. 10/1991) I soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti. In questa categoria rientrano coloro che vantano un interesse oppositivo o pretensivo nei confronti dell’amministrazione procedente e che, pertanto, aspirano ad un provvedimento finale che non leda la propria posizione giuridica di interesse legittimo o di diritto soggettivo o che soddisfi un propria legittima aspettativa
Destinatari (art. 8 L.r. n. 10/1991)I soggetti che devono intervenire per legge nel procedimento. Questa categoria ricomprende gli organi o gli enti pubblici portatori di interessi diversi da quelli tutelati dall’amministrazione procedente. In essa vanno ricompresi sicuramente i soggetti deputati alla formulazione di pareri o valutazioni in ordine al provvedimento finale.
Destinatari (art. 8 L.r. n. 10/1991)I soggetti, diversi dai diretti destinatari, ai quali possa derivare un pregiudizio dal provvedimento. Tale categoria è prevista dal legislatore onde tutelare coloro che subiscono gli effetti riflessi del provvedimento: il provvedimento finale, infatti, può incidere sulla sfera giuridica di soggetti che, pur non essendo destinatari diretti dell’atto stesso, subiscono, o possono subire, una lesione per effetto di quest’ultimo. La norma limita, però, l’obbligo di comunicazione ai soggetti che, toccati dall’efficacia riflessa dell’atto, siano individuati o facilmente individuabili. Evidentemente, si parte dal principio che un’eventuale ricerca di persone od enti ecc. non debba condizionare oltremodo l’avvio dell’attività della PA, sicché questa è obbligata a fare le prescritte comunicazioni, oltre che ai soggetti individuati, solo a quelli i cui nominativi emergano da un agevole e rapida ricerca.
Deroghe alla comunicazioneRagioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità (art. 8, comma 2) Adozione di provvedimenti cautelari (art. 8 comma 3) Il raggiungimento dello scopo (norma giurisprudenziale) Il provvedimento non potrebbe essere diverso (art. 21 octies L. 241/1990)
Ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità (art. 8, comma 2)“Qualora particolari esigenze di celerità del procedimento non consentano la immediata comunicazione del relativo avvio, questo dovrà essere comunicato non appena possibile e comunque non oltre dieci giorni dall' avviso” “L’omissione della comunicazione di avvio del procedimento è giustificata nel caso di sussistenza di ragioni di assoluta urgenza che, se trascurate, potrebbero pregiudicare in modo irrimediabile l’interesse pubblico” (TAR Lazio, sez. II, 1 aprile 2009, n. 3486)
La decisione dell’amministrazione di derogare all’obbligo di comunicazione dovrà essere supportata da idonea motivazione circa i presupposti di urgenza che hanno giustificato la stessa. In altre parole, le ragioni di urgenza non possono essere meramente asserite, ma devono essere obiettive, concrete ed attuali ( Cons. Stato, sez. IV, 25 settembre 2000, n. 5061)
Adozione di provvedimenti cautelari (art. 8 comma 3)“L' amministrazione può sempre adottare provvedimenti cautelari anche prima della effettuazione della comunicazione di cui ai commi 1 e 2.” L’amministrazione non è tenuta ad adottare particolari motivazioni in merito alle ragioni della mancata comunicazione dell’avvio del procedimento essendo l’urgenza in re ipsa per espresso riconoscimento legislativo (ad es. sospensione dei lavori edilizi abusivi). Resta fermo che la PA, adottati gli eventuali provvedimenti cautelari, dovrà comunque poi comunicare l’avvio del procedimento finalizzato al varo dell’atto finale.
Il raggiungimento dello scopoIl fine della comunicazione di avvio sia quello di rendere edotti determinati soggetti dell’esistenza di un procedimento amministrativo affinché possano prendervi parte ed incidere, tramite la presentazione di memorie e documenti, sull’esito finale dello stesso, cosicché ove tale scopo sia comunque raggiunto, l’omissione della comunicazione stessa non inciderà sulla legittimità del provvedimento. “la mancata formale comunicazione di avvio del procedimento non rende illegittimo il provvedimento ove l’interessato abbia avuto conoscenza aliunde del procedimento, in tempo utile per potere partecipare alla fase istruttoria, essendo raggiunto lo scopo cui tende la comunicazione (TAR Lazio, sez. II, 21 gennaio 2009 n. 481)
Il provvedimento non potrebbe essere diverso“….Il provvedimento amministrativo non è comunque annullabile per mancata comunicazione dell'avvio del procedimento qualora l'amministrazione dimostri in giudizio che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato” (art. 21-octies L. n. 241/1990) . Attribuendosi valore decisivo al profilo funzionale della partecipazione procedimentale, il legislatore ha ritenuto che non sussiste l’obbligo di comunicazione dell’avvio del procedimento qualora non vi sia alcuna utilità all’azione amministrativa che scaturisca dalla comunicazione stessa poiché la partecipazione del soggetto interessato non potrebbe comportato una diversa decisione da parte dell’amministrazione
Intervento nel procedimentoArt. 10 L.r. n. 10/1991 “Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di intervenire nel procedimento” Si tratta dell’intervento spontaneo di quei soggetti non individuati all’inizio del procedimento, che pur non essendo destinatari diretti del provvedimento finale, possono ricevere da questo qualche pregiudizio
Interventori volontariI portatori di interessi diffusi I portatori di interessi pubblici I portatori di interessi privati non determinabili a priori in via legislativa
I portatori di interessi pubblici;Tale categoria comprende i soggetti portatori di interessi pubblici in contrasto con quello curato dall’amministrazione procedente e coinvolto nel procedimento amministrativo pendente. La possibilità di intervenire nel procedimento è diventata una necessità per alcuni portatori di interessi pubblici, a seguito del processo di semplificazione dei procedimenti amministrativi, poiché la semplificazione ha comportato una notevole riduzione delle ipotesi di partecipazione previste dalla legge (si pensi al silenzio sui pareri ex art. 16 L. n.241/1990).
I portatori di interessi privati non determinabili a priori in via legislativa;Si tratta di soggetti che, pur non essendo destinatari del provvedimento conclusivo del procedimento, possono subire un pregiudizio a causa dell’adozione dell’atto, ma non sono né individuati né individuabili, altrimenti rientrerebbero nell’ambito operativo dell’art. 8 Ad es. “Il proprietario di immobile confinante con quello oggetto del permesso di costruire ha interesse a impugnare tale provvedimento e può anche intervenire nel procedimento amministrativo di rilascio del titolo abilitativo ai sensi dell'art. 9, l. 7 agosto 1990 n. 241, tuttavia ciò non vale a qualificarlo come destinatario del provvedimento o direttamente interessato allo stesso, e quindi a fondare un obbligo dell'Amministrazione di comunicargli l'avvio del procedimento preordinato al rilascio del permesso di costruire, ai sensi dell'art. 7 della stessa l. n. 241 del 1990” (Cons. Stato, sez. V, 6 luglio 2009, n. 4300).
I portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitatiGli interessi diffusi sono interessi adespoti, cioè non appartenenti ad una categoria ben definita di soggetti titolari di una posizione giuridica differenziata rispetto alla collettività, ma ad una pluralità indifferenziata di soggetti egualmente interessati alla conservazione e, quindi, alla tutela di bene fondamentali della vita (la salute, l’ambiente, il patrimonio storico artistico e culturale) ai quali non sempre le istituzioni pubbliche sono in grado di assicurare adeguata protezione
L'interesse diffuso è un interesse privo di titolare, latente nella comunità e ancora allo stato fluido, in quanto comune a tutti gli individui di una formazione sociale non organizzata e non individuabile autonomamente; l'interesse collettivo, invece, è quell'interesse che fa capo a un ente esponenziale di un gruppo non occasionale, della più varia natura giuridica (si pensi alle associazioni riconosciute e non, ai comitati, agli ordini professionali), ma autonomamente individuabile” (Cons. Stato, sez. VI, 11 luglio 2008, n. 3507)
La legge 241 ha riconosciuto la possibilità di intervenire nel procedimento solo alle associazioni ed ai comitati portatori di interessi diffusi e, quindi, il singolo cittadino ed i gruppi non riuniti in forma di associazione o comitato, non sono legittimati ad intervenire nel procedimento per tutelare interessi superindividuali. Il fine istituzionale dell’ente deve essere la protezione di un determinato bene a fruizione collettiva Una organizzazione stabile Un interesse localizzato
L'interesse "diffuso" è stato riconosciuto tra le situazioni soggettive tutelabili - ancorché caratterizzato da un grado di astrazione più elevata, rispetto all'interesse legittimo - e sul presupposto che vi sia un collegamento individuale a beni collettivi nonché previa mediazione di strutture collettive (associazioni o comitati, nazionali o locali) in cui devono confluire i portatori degli interessi stessi, ad evitare disfunzioni causate dalla partecipazione c.d. selvaggia (TAR Puglia Bari, sez. II, 7 febbraio 2000, n. 466)
I comitati e le associazioni possono intervenire nel procedimento non in modo indiscriminato, ma solo previo controllo circa l’attività svolta in concreto. La legge 241 non prevede espressamente come requisito di legittimazione procedimentale, il riconoscimento governativo delle associazioni e dei comitati, come stabilisce, invece, la legge n. 349/1986, istitutiva del Ministero dell’Am-biente, la quale attribuisce la facoltà di denuncia dei fatti lesivi e la relativa legittimazione ad agire dianzi al giudice amministrativo alle sole associazioni che abbiano ottenuto il riconoscimento con decreto ministeriale. Rispetto a tale normativa la disciplina della legge sul procedimento è più aperta, anche se occorre sottolineare che non può ritenersi sufficiente, ai fini dell’intervento, la mera dichiarazione del rappresentante dell’associazione circa il fine (tutelare interessi diffusi) che si prefigge l’ente.
Diritti dei partecipanti al procedimentoArt. 11 L.r. n. 10/1991 1. I soggetti cui all' articolo 8 e quelli intervenuti ai sensi dell' articolo 10 hanno diritto: a) di prendere visione degli atti del procedimento, salvo quanto previsto dall' articolo 24 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e dall' articolo 34 della presente legge; b) di presentare memorie scritte e documenti, che l' amministrazione ha l'obbligo di valutare ove siano pertinenti all'oggetto del procedimento.
Modalità di partecipazioneDall’esame delle modalità, legislativamente statuite di partecipazione si evince che la legge 241/1990 non ha recepito il modello della c.d. istruttoria pubblica – ossia tramite riunioni alle quali partecipino tutti i soggetti interessati al provvedimento finale - contemplato nel testo presentato dalla commissione Nigro.
Accesso endoprocedimentaleIl diritto di accesso previsto nel corso del procedimento svolge un ruolo particolarmente incisivo ai fini dell’ado-zione del provvedimento finale. L’apporto collaborativi dei soggetti interessati consente la correzione in via preventiva degli eventuali errori nei quali sia incorsa l’amministrazione di modo che il provvedimento finale non risulti illegittimo. A chi deve intervenire deve essere data la possibilità di ottenere informazioni adeguate su fatti e sui motivi che stanno alla base della instaurazione del procedimento. “si tratta di una garanzia propedeutica nell’ottica di un pieno funzionamento della regola partecipativa” (Cons. Stato, sez. VI, 27 Febbraio 2003, n. 1116)
Memorie e documenti una volta conosciuti gli atti del procedimento, i soggetti titolari del diritto di partecipare possono integrare la documentazione in possesso dell’amministrazione o da loro precedentemente presentata e possono altresì, nel rispetto soprattutto del principio del contraddittorio, presentare deduzioni idonee a resistere agli atti acquisiti al procedimento e presentati da altre amministrazioni (pareri, valutazioni) o dai controinteressati (memorie difensive)
Il riconoscimento della facoltà di presentare memorie e documenti assume valenza nella misura in cui la valutazione degli stessi da parte della PA non costituisce più una mera facoltà, ma assurge al rango di vero e proprio obbligo giuridico. nozione politica di partecipazione, che concerne la capacità generale di ogni cittadino di esprimere le proprie idee ed il proprio punto di vista all’autorità competente a decidere, indipendentemente dall’esistenza di una sua specifica legittimazione procedimentale. nozione giuridica di partecipazione, che non si limita alla mera facoltà di esprimersi nel corso della procedura, ma concerne soprattutto le conseguenze giuridicamente rilevanti che il concreto esercizio di tale facoltà necessariamente produce.
L’intervento del soggetto provvisto di legittimazione procedimentale ex art. 8 o ex art. 10 deve, comunque, produrre effetti giuridici. Esso provocherà un dovere di reazione da parte dell’amministrazione decidente, volto ad evidenziare – nel dispositivo e/o nella motivazione – che la medesima ha preso adeguatamente in considerazione le circostanze di fatto e di diritto prospettate dal partecipante. Solo se PERTINENTE all’oggetto del procedimento
L’art. 11, lett. b) L.r. n. 10/1991, nel subordinare l’obbligo di valutazione dell’intervento alla sua pertinenza, si è riferito non solo al più generale requisito dell’esistenza di una semplice relazione fra il contenuto delle memorie scritte e documenti e l’oggetto del procedimento, ma anche a quello più specifico di rilevanza dell’intervento, intesa come intensità della suddetta relazione Quindi l’esigenza di “motivare adeguatamente” – ossia di fornire un congruo riscontro – all’assolvimento dell’obbligo di valutazione di cui all’art. 10, lett. b), riguarda esclusivamente gli interessi ritenuti pertinenti, che, ciononostante, vengono sacrificati, oppure che, al contrario, sono tutelati, nella ponderazione.
L’amministrazione ha l’obbligo di motivare in merito al contenuto delle memorie e dei documenti, sia nel rilevarne la non pertinenza, sia per indicarne le ragioni per le quali ritiene di respingerne o di accoglierne la conclusioni del soggetto che li ha presentati, pena altrimenti l’illegittimità, sotto il profilo dell’eccesso di potere, de provvedimento finale. nel caso i cui l’amministrazione non proceda alla valutazione delle memorie e dei documenti presentati, poiché trattasi di obbligo sancito dalla legge, l’atto finale risulterà viziato per violazione di legge
Quanto tempo ha a disposizione il partecipante per presentare memorie e documenti?In mancanza di una espressa previsione normativa, e coerentemente con le finalità perseguite dalle disposizioni in tema di partecipazione, l’intervento dovrebbe essere ammesso fino al momento dell’adozione dell’atto finale e pertanto dovrebbero ritenersi illegittimi i regolamenti che prevedono termini perentori per la presentazione di memorie e documenti. (TAR, Campania, Napoli, sez. II, 21 settembre 2006,n. 8192)
La fase decisoria All’esito dell’istruttoria il responsabile del procedimento compila la relazione istruttoria al dirigente responsabile della fase decisoria alternativamente: Alla proposta di provvedimento Al preavviso di rigetto ex art. 11 bis L.r. 10/1991
Comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanzaPreavviso di rigetto Art. 11 bis Comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza 1. Nei procedimenti ad istanza di parte il responsabile del procedimento o l'autorità competente, prima della formale adozione di un provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli istanti i motivi che ostano all'accoglimento della domanda. 2. Entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare per iscritto le loro osservazioni, eventualmente corredate di documenti. 3. La comunicazione di cui al comma 1 interrompe i termini per concludere il procedimento, che iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni o, in mancanza, dalla scadenza del termine di cui al comma 2. Dell'eventuale mancato accoglimento di tali osservazioni è data ragione nella motivazione del provvedimento finale.
Il provvedimento La decisione al procedimento è formalizzata in un provvedimento amministrativo Il problema di un tipo di atto, e in generale di un istituto giuridico, sorge quando vi è una disciplina dettata per quel tipo di atto, della quale occorre stabilire l’ambito di applicazione, come è il caso della legge e del contratto. Nel caso del provvedimento amministrativo, non vi è una disciplina unitaria: gli atti normalmente inclusi nella categoria in questione sono soggetti ad una serie di regole, delle quali alcune sono poste dal legislatore, altre dalla giurisprudenza e ciascuna di queste regole ha un diverso ambito di applicazione.
Caratteristiche del provvedimento amministrativoImperatività L’imperatività consiste nell’attitudine a modificare unilateralmente la sfera giuridica del destinatario. Necessità del procedimento Si tratta di un carattere che accomuna il provvedimento agli atti di esercizio di funzioni pubbliche, come la legge o la sentenza, e lo distingue dalla maggior parte degli atti di esercizio di poteri e funzioni private. Tipicità Non è dato porre in essere atti che non siano finalizzati al pubblico interesse, o più specificatamente, a quel determinato interesse pubblico che, nella sfera di competenza dell’organo emanate l’atto, costituisce espressione di un potere-dovere
La forma del provvedimentoNon è immaginabile una statuizione che non abbia una veste esteriore, altrimenti la stessa non risulterebbe neppure percepibile e non potrebbe raggiungere il suo obiettivo consueto di disciplinare i rapporti sociali. Conseguentemente l’esternazione è indefettibile per l’esistenza del provvedimento giuridico per cui il precetto deve essere consegnato in un quid che lo rende idoneo a produrre effetti. Forma scritta ad substatiam non necessariamente su supporto cartaceo
La motivazione Prima dell’emanazione della legge 241/1990 non esisteva un sicuro fondamento giuridico all’obbligo di motivare gli atti amministrativi, né tanto meno vi corrispondeva una prassi amministrativa in tal senso. la mancata conoscenza dell’atto terminale, unitamente alla non ostensibilità, prima della legge 241/1990, della documentazione relativa al procedimento amministrativo, comportava la necessità per il privato che intendesse interporre gravame di articolare un ricorso al buio, senza il supporto della conoscenza delle argomentazioni e degli elementi di fatto posti a sostegno della determinazione, carenza solo in parte sanabile nel corso del giudizio per via dell’esercizio dei poteri istruttori da parte dell’organo decidente.
Art. 3, comma 1, L. r. n. 10/1991 “1. Ogni provvedimento amministrativo, compresi quelli concernenti l' organizzazione amministrativa, lo svolgimento dei pubblico concorsi ed il personale, deve essere motivato, salvo che nelle ipotesi previste dal comma 2. La motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell' amministrazione, in relazione alle risultanze dell' istruttoria”.
La funzione della motivazioneLa motivazione dei provvedimenti non può oggi essere considerata come elemento formale dell’atto amministrativo strutturalmente finalizzato al ruolo di argine del potere discrezionale della PA, ma strumento volto ad ottenere, in funzione partecipativa, la conoscibilità dell’azione amministrativa, Cade, dunque, il rilievo che finalizza la funzione della motivazione alla conoscibilità dell’atto in sede giurisdizionale, per riconoscersi una nuova impostazione all’obbligo, che vuole, non solo gli atti intrinsecamente e sostanzialmente giustificati, ma che collega tale prescrizione agli altri principi contenuti nella legge: democraticità, trasparenza e ragionevolezza
Contenuto della motivazionePresupposti di fatto: si intendono i supporti fattuali dl provvedimento, ossia gli elementi ed i dati di fatto che sono stati acquisiti in sede istruttoria e abbiano costituito oggetto di valutazione ai fini dell’adozione dell’atto terminale; la formula legislativa intende allora la nozione di presupposti in senso lato, comprensiva non solo delle circostanze necessarie per l’esercizio del potere ma anche dei motivi del provvedimento e dei dati di fatto valutati dall’amministrazione. Ragioni giuridiche: sono le argomentazioni sul piano del diritto poste alla base del provvedimento, ossia le norme ed i principi ritenuti applicabili nel caso di specie, anche se la giurisprudenza è univoca nel ritenere non indispensabile, ai fini della legittimità dell’atto, la puntuale indicazione delle norme applicate. Risultanze istruttorie: il riferimento alle risultanze istruttorie sta a significare che il legislatore non si accontenta del dato formale della presenza di una motivazione, ma pone attenzione all’altrettanto ineludibile dato sostanziale della rispondenza della motivazione al procedimento, luogo nel quale emergono gli interessi da sintetizzare e comporre e, in definitiva, si forma la volontà amministrativa.
Deroghe all’obbligo di motivazioneArt. 3, comma 2, L.r. n. 10/1991 La motivazione non è richiesta per gli atti normativi e per quelli a contenuto generale. Il legislatore ha recepito quell’orientamento giurisprudenziale che, ritenendo tali atti ampiamente discrezionali, ovvero “a motivo libero” e non immediatamente lesivi di posizione giuridiche private, aveva in passato, ripetutamente sancito l’insussistenza di un obbligo di motivazione.
Dalla disciplina della legge 241 si ricava anche la sottrazione all’obbligo di motivazione dei seguenti atti: atti diversi dai provvedimenti: in considerazione del riferimento operato dall’art. 3 ai soli provvedimenti. Ciò così porta ad escludere dall’ambito oggettivo di afferenza gli atti politici, gli atti privatistici e, più in generale, tutti gli atti amministrativi privi di uno qualsiasi dei requisiti qualificanti il provvedimento (ad es. atti endo-procedimentali ad efficacia meramente interna o le certificazioni); forme di silenzio: contemplate nell’art. 20 della legge 241, salvo verificare se si tratti di ipotesi fisiologiche dell’azione dell’azione amministrativa o di conseguenza legalmente data della violazione dell’obbligo di definizione del procedimento con determinazione espressa.
Motivazione per relazioneL’art. 3 la terzo comma stabilisce che: “Se le ragioni delle decisioni risultano da altro atto dell’amministrazione richiamato dalla decisione stessa, insieme alla comunicazione di quest’ultima deve essere indicato e reso disponibile, a norma della presente legge, anche l’atto cui essa si richiama”. Ai sensi della norma citata il requisito della sufficienza motivazionale è soddisfatto anche laddove le ragioni della decisione risultino da altro atto dell’amministrazione richiamato dalla decisione, richiamato e reso disponibile insieme alla decisione al momento della relativa comunicazione. La motivazione ob relationem viene, dunque, in rilievo quando la motivazione non risulta dal corpo del provvedimento finale, ma dagli atti precedentemente compiuti nel coso dell’iter procedimentale (pareri, proposte, rapporti tecnici).
L’efficacia del provvedimentoDISGIUNZIONE TRA VALIDITÀ ED EFFICACIA Il provvedimento invalido può produrre i suoi effetti giuridici, provvisoriamente o definitivamente: come spesso affermato dalla giurisprudenza esso rimane efficace fino a quando non venga annullato dal giudice amministrativo o dalla stessa amministrazione In quanto suddetta disgiunzione si pone deroga al principio della regola di diritto, l’ordinamento si preoccupa di mantenere o ristabilire la corrispondenza tra validità ed efficacia, offrendo gli strumenti per rimuovere gli effetti degli atti amministrativi invalidi: i ricorsi amministrativi e quelli giurisdizionali
Gli effetti del provvedimento invalido sono quindi precariGli effetti del provvedimento invalido sono quindi precari. Essi diventano definitivi con il decorso dei termini per ricorrere, piuttosto brevi. L’inoppugnabilità, è la situazione dell’atto che non può più essere impugnato, per il decorso del relativo termine di decadenza, ed è determinata dall’esigenza di certezza dei rapporti giuridici, la quale induce a prevedere termini brevi per rimuovere la situazione di precarietà in ordine agli effetti del provvedimento l’acquiescenza, è l’accettazione degli effetti del provvedimento da parte dell’interessato: essa può essere espressa o risultare in modo inequivocabile da atti o comportamenti concludenti, che dimostrino la volontà di non contestare il provvedimento.
Efficacia nel tempo Momento di inizio Momento di cessazione
Momento di inizio PROVVEDIMENTI ABLATIVI Art. 21-bis L. 241/1990“Il provvedimento limitativo della sfera giuridica dei privati acquista efficacia nei confronti di ciascun destinatario con la comunicazione allo stesso effettuata anche nelle forme stabilite per la notifica agli irreperibili nei casi previsti dal codice di procedura civile. Qualora per il numero dei destinatari la comunicazione personale non sia possibile o risulti particolarmente gravosa, l'amministrazione provvede mediante forme di pubblicità idonee di volta in volta stabilite dall'amministrazione medesima. Il provvedimento limitativo della sfera giuridica dei privati non avente carattere sanzionatorio può contenere una motivata clausola di immediata efficacia. I provvedimenti limitativi della sfera giuridica dei privati aventi carattere cautelare ed urgente sono immediatamente efficaci.”
Momento di inizio PROVVEDIMENTI AMPLIATIVICoincide, in linea di principio, con quello dell’emanazione del provvedimento, in pratica con l’esternazione, anche se, gli effetti possono prodursi in un momento successivo all’emanazione o essere riferiti a un momento precedente Lo spostamento degli effetti ad un momento successivo all’emanazione dipende dalla volontà dell’amministrazione, nel caso in cui essa ponga un termine iniziale o una condizione sospensiva; ovvero dalla natura dell’atto, se sono previsti controlli preventivi o se esso ha natura recettizia. L’anticipazione degli effetti del provvedimento è detta genericamente retroattività
retroattività La retrodatazione, che si ha quando gli effetti decorrono da un momento precedente in ottemperanza di una norma che stabilisca la decorrenza degli effetti del provvedimento. La retroattività per natura che dipende dalla natura stessa dell’atto (ad es. provvedimenti di secondo grado o quelli di controllo). La retroattività in senso proprio, che dipende dalla volontà dell’amministrazione esula dal potere attribuito all’amministrazione,e quindi viene ammessa solo entro limiti ristretti. solo se arreca un vantaggio al destinatario o attua, in ottemperanza all’annullamento di un altro provvedimento, la reintegrazione delle posizioni lese.
Cessazione degli effettiSOLO PER I PROVVEDIMENTI A EFFETTI DURATIVI, come i piani urbanistici e le autorizzazioni commerciali, non per quelli ad effetti istantanei, come le espropriazioni o le sovvenzioni. PROROGA: la durata del rapporto costituito dal provvedimento può normalmente essere prolungata (ad es. la proroga di autorizzazioni allo svolgimento di attività economiche). RINNOVAZIONE, cioè l’emanazione di un nuovo provvedimento con identico contenuto, che ne prolunga gli effetti.
La rinnovazione si distingue dalla proroga in quanto, piuttosto che prolungare la durata del precedente rapporto, ne costituisce uno nuovo. Sul piano pratico, se ne distingue perché per la sua emanazione è sempre necessario verificare nuovamente la sussistenza di tutti i presupposti per l’emanazione del provvedimento e ripetere il relativo procedimento, laddove per la proroga non sempre ciò è necessario (si pensi alla differenza tra la proroga della concessione edilizia e la sua rinnovazione).
Sospensione degli effettiArt. 21-quater, comma 2, L. 241/1990 “L'efficacia (…) del provvedimento amministrativo può essere sospesa, per gravi ragioni e per il tempo strettamente necessario, dallo stesso organo che lo ha emanato ovvero da altro organo previsto dalla legge. Il termine della sospensione è esplicitamente indicato nell'atto che la dispone e può essere prorogato o differito per una sola volta, nonché ridotto per sopravvenute esigenze”.
Esecuzione del provvedimentoL’esecuzione di un provvedimento amministrativo si distingue dalla sua efficacia, in quanto si tratta di un’attività ulteriore, di concretizzazione dell’effetto giuridico o di adeguamento a esso della realtà di fatto Non tutti i provvedimenti amministrativi richiedono un’attività di esecuzione solo per le situazioni di obbligo che sorgono dal provvedimento.
Esecutorietà Art. 21-ter L. 241/1990“1. Nei casi e con le modalità stabiliti dalla legge, le pubbliche amministrazioni possono imporre coattivamente l'adempimento degli obblighi nei loro confronti. Il provvedimento costitutivo di obblighi indica il termine e le modalità dell'esecuzione da parte del soggetto obbligato. Qualora l'interessato non ottemperi, le pubbliche amministrazioni, previa diffida, possono provvedere all'esecuzione coattiva nelle ipotesi e secondo le modalità previste dalla legge. 2. Ai fini dell'esecuzione delle obbligazioni aventi ad oggetto somme di denaro si applicano le disposizioni per l'esecuzione coattiva dei crediti dello Stato”.
Esecuzione forzata Essa può aversi in caso di inosservanza, da parte di un privato, dell’obbligo di eseguire un provvedimento, e nel caso in cui vengano frapposte resistenze all’esecuzione da parte dell’amministrazione. In questi casi, la legge può prevedere che l’amministrazione ponga in essere essa stessa l’attività spettante al privato o superi la sua opposizione, se necessario con l’uso della forza Presupposto per l’esecuzione forzata è l’inadempimento, da parte di un privato, di un obbligo di dare, di facere, di non facere o di pati.
I provvedimenti di riesameSulla durata e sulla permanenza degli effetti del provvedimento possono incidere anche le successive deliberazioni dell’amministrazione. Gli atti con i quali essa interviene su precedenti provvedimenti sono detti provvedimenti di secondo grado. REVOCA ANNULLAMENTO D’UFFICIO
Principio del contrarius actusSi deve ripercorrere la serie procedimentale che aveva portato alla decisione che si intende riesaminare impone di chiedere nuovamente i pareri facoltativi che siano stati richiesti nel procedimento di primo grado, anche se la ripetizione del parere non è necessaria quando l’annullamento dipenda da profili diversi da quelli oggetto del parere Da parte dell’organo che ha emanato il provvedimento ovvero altro organo nei casi previsti dalla legge
Revoca Si tratta dell’atto con il quale l’amministrazione fa cessare gli effetti di un provvedimento anteriore (valido) per ragioni di opportunità. La revoca è il ritiro con efficacia ex nunc di un atto inopportuno per una diversa valutazione delle esigenze di interesse pubblico, che erano state presenti al momento dell’emanazione dell’atto stesso. In altri termini, è il provvedimento con cui l’ammini-strazione ritira un atto amministrativo dopo avere effettuato un nuovo esame della situazione e avere giudicato che, al contrario di quanto sembrava all’inizio, l’atto non è conveniente o opportuno.
Art. 21-quinquies l.241/1990 “1. Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto o di nuova valutazione dell'interesse pubblico originario, il provvedimento amministrativo ad efficacia durevole può essere revocato da parte dell'organo che lo ha emanato ovvero da altro organo previsto dalla legge. La revoca determina la inidoneità del provvedimento revocato a produrre ulteriori effetti. Se la revoca comporta pregiudizi in danno dei soggetti direttamente interessati, l'amministrazione ha l'obbligo di provvedere al loro indennizzo”.
L’articolo 21-quinquies, oltre a disciplinare normativamente il potere di revoca:ne evidenzia i presupposti necessari; statuisce per quali tipologie di provvedimento possa esser utilizzato; e individua l’Organo competente all’emanazione; ne determina le conseguenze giuridiche e materiali; prevede le conseguenze a favore del soggetto passivo della stessa
Presupposti Sopravvenuti motivi di pubblico interesseMutamento della situazione di fatto Nuova valutazione dell'interesse pubblico originario
Annullamento d’ufficioSi tratta di un provvedimento di secondo grado con cui viene eliminato un provvedimento invalido Ne consegue che l’annullamento, incidendo sul provvedimento di primo grado e non sul rapporto da esso generato spazza via le posizioni giuridiche eventualmente nate con l’atto annullato. In questo senso, si può dire che l’annullamento ha un effetto caducatorio sull’atto e ripristinatorio della situazione antecedente, fatti salvi gli effetti irreversibili (Efficacia ex tunc)
Art. 21-nonies L. 241/1990 “Il provvedimento amministrativo illegittimo ai sensi dell' articolo 21-octies può essere annullato d'ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati, dall'organo che lo ha emanato, ovvero da altro organo previsto dalla legge”.
Si tratta un provvedimento discrezionale:l’amministrazione non ha l’obbligo di riesaminare, su richiesta dell’interessato, il provvedimento che egli non abbia impugnato tempestivamente l’interesse pubblico all’annullamento va valutato anche in rapporto agli altri interessi, pubblici e privati, coinvolti: primo fra tutti l’interesse del destinatario del provvedimento favorevole che sui suoi effetti abbia fatto affidamento “l’annullamento di ufficio di un provvedimento amministrativo è provvedimento discrezionale e consegue a valutazioni che non si limitano alla sola constatazione delle difformità dell’atto rispetto alla norma o al principio giuridico che costituiscono il parametro di riferimento, ma implicano altresì un’adeguata ponderazione degli interessi privati concorrenti” (Cons. Stato, sez. VI, 30 dicembre 1995, n. 1412)
La giurisprudenza ha fissato la regola secondo cui il provvedimento in questione deve essere motivato da un interesse pubblico attuale, nel senso che l’annullamento deve essere giustificato da superiori ragioni di interesse generale, non essendo sufficiente né che l’atto annullato sia illegittimo, né che al momento della sua emanazione non fosse conforme al pubblico interesse. “L’annullamento d’ufficio non può essere disposto senza avere pienamente valutato se l’assetto di interessi realizzato dall’atto illegittimo non sia da considerarsi prioritario rispetto all’esigenza di ripristinare la legalità violata e, soprattutto, senza avere prima considerato e valutato gli interessi medio tempore insorti in capo a soggetti che sull’atto in questione avevano fatto legittimo affidamento (Cons. Stato, sez. IV, 9 gennaio 1996, n. 34)
Il potere di annullamento non può essere esercitato in qualunque momento, ma in un termine ragionevole. Occorre valutare la ragionevolezza del termine, non considerando in sé stesso il tempo trascorso, quanto piuttosto avendo riguardo all’uso che il beneficiario del provvedimento ha fatto del provvedimento stesso e quindi alle conseguenze che ha prodotto in concreto il provvedimento e ancora allo stato di fatto che si è determinato. Solo dopo avere preso atto di tutto ciò, potrà stabilirsi se l’amministrazione abbia esercitato il suo potere di autotutela in un termine ragionevole
Il giudizio sulla ragionevolezza del termine dipende dalle circostanze concrete e da una valutazione di prudente bilanciamento tra la protezione degli interessi del privato, quali si sono concretizzati a seguito dell’emanazione dell’atto e la cura dell’interesse pubblico. TUTELA DELL’AFFIDAMENTO coincide con la tutela di ciò che si è realizzato a seguito dell’emanazione del provvedimento e con il consolidamento che nel tempo ha avuto questa realizzazione.
IL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO Sul progetto