Source: https://www.laleggepertutti.it/124227_decreto-ingiuntivo-notificato-con-pec-senza-attestazione-di-conformita
Timestamp: 2018-03-25 05:16:07+00:00
Document Index: 145768800

Matched Legal Cases: ['art. 474', 'sentenza ', 'art. 22', 'e contrario', 'art. 543', 'art. 543']

Decreto ingiuntivo notificato con PEC senza attestazione di conformità
Professionisti Decreto ingiuntivo notificato con PEC senza attestazione di conformità
Professionisti Pubblicato il 20 giugno 2016
> Professionisti Pubblicato il 20 giugno 2016
Valido il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo notificato con la PEC senza attestazione di conformità.
È valido il pignoramento avviato nei confronti del debitore sulla base di un decreto ingiuntivo, provvisoriamente esecutivo, notificato con la PEC ma senza l’attestazione di conformità. È quanto chiarisce il Tribunale di Caltanissetta con una recente ordinanza [1]. Secondo, il provvedimento in commento, la notifica telematica del decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo senza la relativa attestazione di conformità non costituisce un vizio che comporta l’inesistenza del titolo esecutivo, ma è un difetto formale dell’atto notificato del quale, comunque, la controparte non contesta l’effettiva conformità all’originale.
Pertanto, in mancanza di attestazione di conformità, non viene meno il diritto del creditore ad agire in esecuzione forzata, né si può quindi parlare di invalidità del pignoramento. In ogni caso l’eventuale contestazione circa la conformità all’originale della copia telematica del decreto ingiuntivo andrebbe contestata con l’opposizione agli atti esecutivi, e quindi entro 20 giorni dalla notifica [2].
Nel caso di specie, secondo il giudice l’attestazione di conformità non risultava necessaria in quanto il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo era stato rilasciato dalla cancelleria con formula esecutiva
Esiste comunque giurisprudenza contraria [3] secondo cui si ha l’inefficacia del pignoramento qualora il creditore abbia depositato tempestivamente l’atto di citazione, il titolo esecutivo e il precetto ma non le relative attestazioni di conformità. Non è di questo parere il Tribunale di Caltanissetta, visto che il procedimento esecutivo viene incardinato in virtù di un titolo che ha già accertato.
[1] Trib. Caltanissetta ord. 1.06.2016.
[3] Trib. Pesaro, ord. 10.06.2016.
Tribunale di Caltanissetta, sez. Civile, ordinanza 1 giugno 2016
Occorre innanzitutto affrontare la questione posta dal reclamante in ordine alla legittimità della sospensione disposta dal giudice dell’esecuzione in considerazione del fatto che il decreto ingiuntivo telematico provvisoriamente esecutivo era stato notificato il 15.11.2015 privo della attestazione di conformità. Orbene, ritiene il Collegio che correttamente il reclamante abbia evidenziato che non siamo di fronte ad un vizio che conduce ad affermare la inesistenza del titolo, ma ad un difetto formale dell’atto notificato, di cui, peraltro, in alcun modo si contesta la effettiva conformità all’originale.
Innanzitutto la G. V. s.r.1. deduce che la sospensione della procedura non potrebbe essere negata tenuto conto del fatto che il decreto ingiuntivo, seppure provvisoriamente esecutivo, non è affatto titolo che consente di affermare la certezza e la liquidità del credito richiesti dall’art. 474 c.p.c. ai fini dell’introduzione della procedura esecutiva, e ciò in quanto: 1. avverso il decreto ingiuntivo é stato tempestivamente introdotto il giudizio di opposizione: 2. avverso la sentenza con la quale era stata dichiarata l’illegittimità del licenziamento subito dall’odierno creditore (ed in virtù della quale sarebbe poi sorto il credito fatto valere con ricorso per decreto ingiuntivo) sarebbe pendente il giudizio di appello; 3. in entrambi i detti giudizi è stata avanzata domanda di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, sulla quale l’autorità giudiziaria non si è ancora pronunciata. Orbene, la infondatezza delle suddette deduzioni poste a sostegno della richiesta sospensione è evidente, posto che, come pacificamente affermato dalla unanime giurisprudenza sia di merito sia dilegittimità, la provvisoria esecutività del titolo azionato non corrisponde ad un minor diritto del creditore a procedere esecutivamente nei confronti del debitore, né tantomeno il fatto che l’esecutività sia meramente provvisoria giustifica un sindacato da parte del giudice dell’esecuzione sulla sussistenza o meno delle ragioni creditorie. Ed infatti, l’opposizione all’esecuzione è volta a far valere la illegittimità dell’azione esecutiva per l’inesistenza di un valido titolo esecutivo, per la sopravvenuta caducazione di un titolo in origine esistente, per la diversità del soggetto passivo dell’esecuzione rispetto a quello nei cui confronti il titolo esplica i suoi effetti, per la diversità del soggetto procedente rispetto a quello a favore del quale il titolo esplica i suoi effetti, per l’inesistenza del diritto incorporato in un titolo stragiudiziale, per la successiva estinzione del diritto riconosciuto in un titolo giudiziale oppure, infine, per la impignorabilità dei beni oggetto dell’esecuzione, dovendosi invece escludere che, come avvenuto nel caso di specie, nel giudizio di opposizione all’esecuzione promosso in forza di decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, il debitore esecutato possa contestare la correttezza del titolo giudiziale negando il fondamento del diritto fatto valere nei suoi confronti per ragioni processuali o di merito che potranno, come si è detto, essere decise solo ed esclusivamente dal giudice adito nelle sedi a ciò preposte dalla legge (cfr. ex muftis Cass. Civ. sent. n. 11090/2014, Trib. Monza, ord. 27.11.2013).
Innanzitutto deve essere evidenziato che il procedimento esecutivo viene incardinato in virtù di un titolo che ha accertato la pretesa creditoria e la conseguente inefficacia del pignoramento può essere pronunciata solo nei casi tassativamente indicati dalla legge. Ora, la declaratoria di inefficacia del pignoramento a fronte di un accertamento di un vizio meramente formale dell’atto depositato al momento dell’iscrizione al ruolo appare conseguenza eccessivamente rigorosa nelle ipotesi in cui non vi sia una effettiva contestazione della conformità agli originali da parte del debitore. Ad avviso del Collegio tale considerazione trova altresì supporto nella disposizione di cui all’art. 22 co. 3 del Codice dell’Amministrazione Digitale, la quale, come pure evidenziato dall’odierno reclamante, prevede che “Le copie per immagine su supporto informatico di documenti originali formati in origine su supporto analogico nel rispetto delle regole tecniche di cui all’articolo 71 hanno la stessa efficacia probatoria degli originali da cui sono tratte se la loro conformità all’originale non è espressamente disconosciuta”. Alla luce delle dette considerazioni appare contrario ai principi di economia processuale e di realizzazione degli interessi sostanziali sottesi al processo dichiarare l’inefficacia di un pignoramento, con la conseguente estinzione della procedura esecutiva, in considerazione della carenza di una formalità che non pregiudica alcun interesse del debitore, atteso che, si ribadisce, alcuna contestazione è stata avanzata in ordine alla effettiva conformità agli originali degli atti depositati al momento della iscrizione al ruolo della procedura e tenuto conto altresì del fatto che gli atti di cui al secondo periodo dell’art. 543 co. 4 c.p.c. sono poi stati depositati in giudizio dal creditore.
Partendo da tali premesse ritiene quindi il Collegio che la corretta interpretazione della norma di cui all’art. 543 co. 4 ultimo periodo – la quale prescrive che debba essere dichiarata l’.inefficacia del pignoramento laddove il creditore non provveda al deposito degli atti di cui al secondo periodo al momento dell’iscrizione al ruolo della procedura, da effettuarsi entro trenta giorni dalla consegna al creditore da parte dell’ufficiale dell’originale dell’atto di citazione – sia nel senso che la detta inefficacia possa essere dichiarata laddove sia accertata la mancata tempestiva iscrizione al ruolo ed il contestuale deposito dell’atto di pignoramento, del titolo e del precetto, senza che alcuna conseguenza possa derivare dalla mera assenza della attestazione di conformità dei detti atti agli originali. Tale omissione dà luogo ad una mera irregolarità, che, in ogni caso, può essere sanata dal successivo deposito degli atti in originale, soprattutto in assenza di formale contestazione sulla effettiva conformità da parte del debitore.