Source: https://carcos.it/it/contabilizzare
Timestamp: 2020-06-05 13:42:51+00:00
Document Index: 88006750

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 28', 'art. 4', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 1118', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 1118', 'sentenza ']

CarCos - Contabilizzare
Cos'è la contabilizzazione?
Per spiegare cosa sia la contabilizzazione del calore è necessario parlare anche di termoregolazione e non è un caso che la legislazione vigente citi congiuntamente entrambe nelle principali disposizioni in materia. Se la contabilizzazione permette di "contare" l’energia richiesta per riscaldare la singola unità immobiliare, la termoregolazione consente di gestire l’erogazione di calore secondo le esigenze del singolo utente.
Tale sistema mette quindi l’utente nelle condizioni di poter gestire il riscaldamento in maniera completamente autonoma all’interno della propria unità immobiliare – senza per altro avere un impianto autonomo – con la conseguenza che egli stesso pagherà la quota corrispondente alla quantità di calore erogata, secondo il principio "pago in base a quanto consumo".
In altre parole, la termoregolazione e la contabilizzazione del calore premiano il comportamento virtuoso del singolo utente che può ottenere, nella maggior parte dei casi, una riduzione dei consumi.
Obbligatorietà della contabilizzazione dal giugno 2017
La Direttiva 2012/27/UE del 25 ottobre 2012 impone agli Stati membri di conseguire un obiettivo nazionale indicativo globale di risparmio energetico pari al 9% entro il 2016, mediante servizi energetici e altre misure di miglioramento dell’efficienza energetica. In particolare la direttiva impone, entro il 31 dicembre 2016*, l’adozione di contatori individuali per misurare il consumo di calore e di acqua calda per ciascuna unità immobiliare facente parte di un condominio o di un edificio polifunzionale servito da un impianto termico centralizzato o da teleriscaldamento.
L'Unione Europea ha lasciato la possibilità di introdurre regole trasparenti sulla ripartizione dei costi connessi al consumo di calore per i locali a uso collettivo e per le unità immobiliari e/o di acqua calda per il fabbisogno domestico. Ciò significa che dal momento che la direttiva fissa i requisiti minimi, gli Stati membri possono introdurre misure più rigorose.
È proprio in tale contesto che si inserisce la UNI 10200, norma tecnica elaborata dalla Commissione Tecnica 803 del CTI (Comitato Termotecnico Italiano) a supporto delle disposizioni legislative in materia di ripartizione delle spese. La norma infatti fornisce i criteri per ripartire la spesa totale di riscaldamento e acqua calda sanitaria e si applica agli edifici di tipo condominiale dotati di impianti termici centralizzati. Come verrà spiegato in seguito, la UNI 10200 distingue i consumi volontari di calore delle singole unità immobiliari, da tutti gli altri consumi involontari ovvero essenzialmente le perdite della rete di distribuzione.
*Il Consiglio dei ministri del 29 dicembre 2016 ha varato il cosiddetto decreto Milleproroghe, che prevede anche lo slittamento al 30 giugno 2017 del termine per ottemperare all’obbligo di installare sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore in tutti i condomìni con riscaldamento centralizzato, a meno di motivati e certificati impedimenti tecnici.
Il progetto dell’impianto di termoregolazione e contabilizzazione del calore
La legge n. 10 del 1991 interviene anche nel definire l'obbligatorietà di progetto, infatti nell'art. 26, comma 3 si dichiara che "gli edifici pubblici e privati, qualunque ne sia la destinazione d’uso, e gli impianti non di processo ad essi associati devono essere progettati e messi in opera in modo tale da contenere al massimo, in relazione al progresso della tecnica, i consumi di energia termica ed elettrica", e all'art. 28 comma 1 si aggiunge che "il proprietario dell’edificio, o chi ne ha titolo, deve depositare in comune, in doppia copia, insieme alla denuncia dell’inizio dei lavori relativi alle opere di cui agli articoli 25 e 26, il progetto delle opere stesse corredate da una relazione tecnica, sottoscritta dal progettista o dai progettisti, che ne attesti la rispondenza alle prescrizioni della presente legge".
Ne consegue quindi che la progettazione dell'intervento in oggetto è obbligatoria per legge e, laddove non sia eseguita, sanzionata (secondo la legge n. 10/91). Non sono da considerarsi a norma di legge, e quindi sanzionabili, tutti gli impianti di termoregolazione e progettazione esistenti non corredati da progetto.
Ma chi deve redigere il progetto? Sempre la legge n. 10 del 1991 dispone che qualsiasi intervento sugli impianti di riscaldamento debba essere progettato a firma di tecnico abilitato iscritto ad Albo Professionale e che di tale progetto debba esserne depositata copia presso il Comune competente. La norma tecnica UNI 10200 diventa parte fondamentale del progetto e, a differenza del passato i criteri di suddivisione dei consumi non devono più essere individuati dall'amministratore o dall’installatore, ma definiti dal progettista seguendo un’accurata metodologia descritta all'internodella norma.
Non sono da considerarsi a norma di legge e quindi sanzionabili, tutti gli impianti di termoregolazione e contabilizzazione nuovi ed esistenti non corredati da progetto e non conformi alla UNI 10200 vigente (UNI 10200:2015).
A che cosa serve il progetto? Il progetto tutela tutti gli attori coinvolti in un impianto di contabilizzazione e termoregolazione. Il progetto infatti garantisce al condominio l’efficacia dell’intervento e individua le diverse responsabilità. Infatti:
se il progetto non è eseguito correttamente, il condominio può rivalersi sul progettista;
se il committente non ha eseguito l'installazione correttamente, il condominio e il progettista possono rivalersi sull’installatore.
Il progetto deve essere richiesto dall'amministratore di condominio.
Obbligatorietà del progetto
La progettazione dell’impianto di contabilizzazione e termoregolazione è obbligatoria secondo la legge n. 10 del gennaio 1991
Il progetto deve essere redatto da un progettista abilitato iscritto all’Albo Professionale.
Conformità alla UNI 10200
Non sono da considerarsi a norma di legge e quindi sanzionabili, tutti gli impianti di termoregolazione e contabilizzazione nuovi ed esistenti non corredati da progetto e non conformi alla UNI 10200 vigente (UNI10200:2015)
Suddivisione delle spese per il riscaldamento
Come viene ripartita la spesa totale del condominio? E' molto semplice poiché è la sommatoria del costo dell'energia termica utile, delle spese di manutenzione ordinaria e delle spese di manutenzione straordinaria. Vediamo nel dettaglio:
La spesa totale che il condominio paga è denominata Ctot ed espressa in euro (€).
L'energia utile totale prodotta dal generatore (CEU) comprende il costo del carburante e la forza motrice per alimentare il generatore. E' consigliabile installare un contatore di energia termica in uscita dal generatore. Nel caso il generatore sia anche adibito alla produzione di acqua calda sanitaria, per quantificare quanta energia è stata prodotta dal generatore per tale scopo, è strettamente consigliato installare due contatori di calore: un contatore per i consumi di energia per riscaldamento e un contatore per i consumi di acqua calda sanitaria. E' denominata Qu ed espressa in chilowattora (kWh).
Questa energia termica utile è divisa tra:
consumi volontari, dovuti all’azione volontaria dell’utente mediante i dispositivi di termoregolazione (valvola termostatica o termostato), vanno ripartiti in base alle indicazioni fornite dai dispositivi (letture) atti alla contabilizzazione del calore (contatori, ripartitori e altri sistemi). I consumi volontari sono indicati come Qvol → Cvol ed espressi in kWh → €;
consumi involontari, ovvero quelli indipendenti dall'azione dell'utente e cioè principalmente le dispersioni di calore della rete di distribuzione, vanno ripartiti in base ai millesimi calcolati secondo il fabbisogno di energia termica utile (UNI 11300). Il calcolo dei consumi involontari varia a seconda che si effettui una contabilizzazione diretta o indiretta. I consumi involontari sono indicati come Qinv → Cinv ed espressi in kWh → €.
Per poter individuare la quota da ripartire a millesimi (in passato determinata dall'assemblea) e i millesimi di riscaldamento sulla base del fabbisogno energetico (in passato rapportati invece alla potenza termica installata nella singola unità immobiliare) oggi occorre affidare ad un tecnico abilitato il calcolo del fabbisogno di energia termica utile ad ogni singola unità immobiliare (per consentire di ottenere una temperatura standard di 20°) che andrà a costituire il valore millesimale attribuibile a quell’appartamento, indipendentemente dalle superfici radianti installate.
Questi nuovi millesimi saranno il criterio di ripartizione:
delle spese di gestione del servizio di riscaldamento;
di tutte le spese di manutenzione e conduzione ( terzo responsabile, estintori, lettura e ripartizione contabilizzatori, ecc.);
di tutte le spese relative alla dispersione dell’energia totale consumata (una percentuale della spesa energetica totale - cioè combustibile + energia elettrica - calcolata dal Tecnico sul singolo impianto, ovvero differenza tra la spesa energetica totale e il consumo volontario di tutti gli utenti).
Il calcolo dei millesimi non è richiesto ogni qualvolta siano fatti interventi all’interno di una singola unità immobiliare, come per esempio la sostituzione degli infissi. Di fatto solo se la rete di distribuzione subisce modifiche o se viene dimostrato che il calcolo precedente è sbagliato, i millesimi andrebbero aggiornati in conformità alla UNI 10200. La vecchia suddivisione in percentuali fisse (il tipico 30% e 70%) viene pertanto definitivamente superato. La UNI 10200 non prevede la determinazione a priori delle due quote, ma fornisce la procedura per calcolare le quantità in gioco tramite una valutazione energetica dell’edificio. È comprensibile pertanto che questo compito, data la complessità delle valutazioni, debba essere necessariamente e obbligatoriamente (secondo Dlgs 10/91) eseguito, come già detto, dal tecnico abilitato.
Altri costi sono le spese di manutenzione ordinaria, come il costo del terzo uomo, ovvero quella figura a cui sono affidate la manutenzione e la conduzione della centrale termica e, (nel caso di cattiva conduzione, i decreti attuativi della legge 10, DPR 412 e 551, prevedono sia sanzioni civili sia penali, in base alla tipologia del "problema"); e le spese di manutenzione straordinaria, ad esempio la rottura della caldaia.
Cosa deve pagare il condòmino? Anche qui è molto semplice poiché pagherà:
il consumo volontario che varia in base all'utilizzo che ha fatto dei suoi caloriferi: li ha tenuti sempre accesi? sono rimasti sempre accesi?
il consumo involontario calcolato in base ai suoi millesimi di riscaldamento, i quali sono fissi e stabiliti dal tecnico;
le spese di manutenzione ordinaria calcolate anch'esse in base ai suoi millesimi di riscaldamento, quindi fisse e stabilite dal tecnico;
le spese di manutenzione straordinaria che invece sono calcolate in base ai millesimi di proprietà, anch'essi fissi e stabiliti dal tecnico.
Suddividere le spese secondo la UNI 10200 vigente è obbligatorio secondo il Dlgs n. 102.
Prima di affrontare lo spinoso tema del distacco, occorre ricordare che lo stesso va ad incidere sull'impianto termico. E' dunque opportuno delineare i contorni del contesto impiantistico nel quale si interviene. L'impianto va ad incidere sia sui consumi energetici sia sull'emissione in atmosfera dei prodotti (inquinanti) della combustione.
Nell'articolo 2 comma 1 lettera l-tricies del D. Lgs. 19 agosto 2005 n. 192 recante disposizioni in materia di rendimento energetico nell'edilizia, si legge quanto segue: “«impianto termico» è l'impianto tecnologico destinato ai servizi di climatizzazione invernale o estiva degli ambienti, con o senza produzione di acqua calda sanitaria, indipendentemente dal vettore energetico utilizzato, comprendente eventuali sistemi di produzione, distribuzione e utilizzazione del calore nonché gli organi di regolarizzazione e controllo. Sono compresi negli impianti termici gli impianti individuali di riscaldamento. Non sono considerati impianti termici apparecchi quali: stufe, caminetti, apparecchi di riscaldamento localizzato ad energia radiante; tali apparecchi, se fissi, sono tuttavia assimilati agli impianti termici quando la somma delle potenze nominali del focolare degli apparecchi al servizio della singola unità immobiliare è maggiore o uguale a 5 kW. Non sono considerati impianti termici i sistemi dedicati esclusivamente alla produzione di acqua calda sanitaria al servizio di singole unità immobiliari ad uso residenziale ed assimilate”.
Da quanto sopra si desume che l'impianto è composto da 4 sottoinsiemi: produzione, distribuzione, regolazione ed emissione. Il primo e buona parte del secondo sono beni comuni ai sensi dell'articolo 1117 comma 1 n. 3 Codice Civile. La parte terminale della distribuzione, ovvero dal punto di diramazione ai locali di proprietà individuale dei singoli condomini, la regolazione del calore e l'emissione dello stesso sono, invece, di proprietà individuale.
L'impianto in esame è forse l'unico in condominio che non termina nell'unità immobiliare. Il fluido termovettore, dal tratto terminale della distribuzione comune (colonna montante che è situata in cavedi o vani tecnici, ovvero “parti comuni dell’edificio”), si immette nella singola unità immobiliare (parte privata) per alimentare il corpo scaldante (di proprietà individuale), rilascia il calore, e utilizzando la distribuzione comune sopra citata, ritorna verso la fonte della produzione per essere nuovamente riscaldato.
I quattro sottosistemi sono legati alle stesse sorti. Non a caso l'articolo 26 comma 5 Legge 10/1991, assegna all'assemblea attribuzioni in materia che va ad interessare una parte compresa nelle unità private.
Il distacco in epoca antecedente la riforma
Prima di procedere nella disamina della nuova disposizione, appare opportuno ricordare come la materia trovava disciplina antecedentemente il comma IV all'articolo 1118 c.c..
Il Legislatore, con la legge 9 gennaio 1991 n. 10, al fine di incentivare la realizzazione di iniziative volte a ridurre il consumo specifico di energia, il miglioramento dell'efficienza energetica e l'utilizzo delle fonti di energia nella climatizzazione degli ambienti, aveva previsto, all'articolo 8 lettera g), la possibilità di trasformazione di impianti centralizzati di riscaldamento in impianti unifamiliari a gas per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria. Al fine di incentivare tale operazione, l'articolo 26 comma 2 della stessa legge, nella formulazione originaria del 1991, prevedeva una maggioranza agevolata.
Nel 2006, con il Decreto Legislativo n. 311, all'articolo 26 comma 2 della predetta Legge, è stato eliminato il riferimento all'articolo 8 che, però, non è stato soppresso. Il Legislatore, tuttavia, non ha mai disciplinato il caso del distacco del singolo condomino dall'impianto centralizzato di riscaldamento.
A tale lacuna aveva sopperito la Giurisprudenza, la quale, con orientamento consolidato, aveva ritenuto che il singolo condomino potesse legittimamente rinunziare all'uso del riscaldamento centralizzato e distaccare le diramazioni della sua unità immobiliare dall'impianto termico comune, senza necessità di autorizzazione od approvazione degli altri condomini (Cassazione Civile, Sez. II, 24 luglio 2007, n. 16365). Il distacco doveva ritenersi consentito nei casi in cui non andasse ad incidere negativamente sulla destinazione obiettiva della cosa comune e non determinasse uno squilibrio termico ed un aggravio di spese, da verificarsi caso per caso, per i condomini che avrebbero continuato a servirsi dell'impianto centralizzato (Cassazione Civile, Sez. II, 30 giugno 2006, n. 15079). La delibera assembleare che, pur in presenza di tali condizioni, avesse respinto la richiesta di autorizzazione al distacco, era nulla per violazione del diritto individuale del condomino sulla cosa comune (Cassazione Civile, Sez. II, 30 marzo 2006, n. 7518).
Il distaccato sarebbe però sempre stato obbligato a contribuire alle spese di conservazione dell'impianto di riscaldamento centrale anche quando avesse rinunziato all'uso dello stesso, essendo in tal caso esonerato soltanto dall'obbligo del pagamento delle spese occorrenti per il suo uso, se il contrario non fosse risultato dal regolamento condominiale (Cassazione Civile, Sez. II, 29 marzo 2007, n. 7708; Cassazione Civile, Sez. II, 24 luglio 2007, n. 16365). Colui che si era distaccato, infatti, non avrebbe perduto la proprietà dell'impianto, ma si sarebbe limitato a non usufruire più del servizio.
In recepimento della Direttiva Europea 2002/91/CE, è stato emanato il Decreto Legislativo 19 agosto 2005 n. 192 con il conseguente decreto attuativo D.P.R. 2 aprile 2009, n. 59. In esso sono state poste limitazioni ai distacchi. Infatti, all'articolo 4 comma 9, viene disposto che "in tutti gli edifici esistenti con un numero di unità abitative superiore a 4, e in ogni caso per potenze nominali del generatore di calore dell'impianto centralizzato maggiore o uguale a 100 kW, appartenenti alle categorie E1 ed E2, così come classificati in base alla destinazione d'uso all'articolo 3, del decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, è preferibile il mantenimento di impianti termici centralizzati laddove esistenti; le cause tecniche o di forza maggiore per ricorrere ad eventuali interventi finalizzati alla trasformazione degli impianti termici centralizzati ad impianti con generazione di calore separata per singola unità abitativa devono essere dichiarate nella relazione di cui al comma 25".
Il Consiglio dei Ministri ritiene preferibile il mantenimento del centralizzato: non vieta in linea di massima il distacco, ma lo subordina alla presenza di cause tecniche o di forza maggiore che devono essere dichiarate nella relazione di cui al comma 25 dello stesso articolo 4.
Il sistema di riscaldamento fa parte di un più ampio panorama tendente al contenimento dei consumi energetici anche ai fini del rispetto del Protocollo di Kyoto sottoscritto dal nostro Paese il quale, in conseguenza di esso, ha recepito la Direttiva Europea 2002/91/CE con il D.lgs n. 192 del 2005. Dunque, data tutta la dissertazione in merito alla corretta ripartizione e attribuzione dei costi, alla distinzione tra prelievo volontario e involontario, all’obbligatorietà delle norme volte al contenimento energetico, sembrerebbe ovvio trarre le conclusioni che:
la realizzazione di impianti autonomi aggiuntiva rispetto all’impianto centralizzato (operantesi mediante distacco del singolo dall’impianto condominiale e realizzazione di autonomo impianto) è in linea di massima contraria al contenimento energetico;
secondo la UNI 10200, nella gestione dell’impianto centralizzato esistono costi involontari, indipendenti dal fatto che alcuni possano non utilizzare il riscaldamento (o per non uso o per distacco) e quindi esiste sempre e comunque una spesa involontaria da ripartire sui singoli, ancorché con consumi volontari pari a zero;
il distacco dall’impianto centralizzato dovrebbe essere disincentivato o addirittura escluso (vedi il già citato riferimento al D.P.R. 2 aprile 2009 n.59 art. 4 comma 9 che assume che sia preferibile mantenere negli edifici con almeno 4 unità immobiliari servite da impianto centralizzato, l’impianto esistente e che l’eventuale causa di forza maggiore a giustificazione della realizzazione di impianti autonomi debba essere dichiarata nella relazione di cui all’art. 2) in quanto contrario al contenimento energetico.
Il distacco dopo l'entrata in vigore della riforma
Riassumendo, la giurisprudenza precedente alla riforma (Legge 220/2012) prevedeva che il distaccante era tenuto a partecipare alle spese di gestione dell'impianto se e nei limiti in cui il suo distacco non si fosse risolto in una diminuzione degli oneri del servizio (Cassazione Civile, Sez. VI, 03.04.2012, n. 5331).
Con la Legge 220/2012 si modifica il comma IV all'articolo 1118 del Codice Civile che recita "il condòmino può distaccarsi dall’impianto centralizzato se dal suo distacco non derivino notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini. In tal caso è tenuto a concorrere esclusivamente alle spese di manutenzione straordinaria e per la conservazione e messa a norma dell'impianto". Dunque il distaccante pagherà la manutenzione ordinaria, perché la spesa per il terzo responsabile si ritiene spesa obbligatoria connessa alla gestione dell’impianto e la manutenzione straordinaria, ovvero quegli interventi atti a ricondurre il funzionamento dell’impianto a quello previsto dal progetto e/o dalla normativa vigente mediante il ricorso, in tutto o in parte, a mezzi, attrezzature, strumentazioni, riparazioni, ricambi di parti, ripristini, revisione o sostituzione di apparecchi o componenti dell’impianto termico ((D. Lgs. 192/2005 il quale, nell'Allegato A al n. 28). Si deduce però che resterebbero apparentemente escluse tutte le spese per il godimento del bene diverse dal prelievo del calore all'interno della singola unità immobiliare le quali, attenendo all'uso delle cose comuni, scaturiscono da un fatto soggettivo, personale e mutevole. Tali voci sono, ad esempio, l'energia elettrica necessaria per la produzione e la distribuzione del calore e l'energia prodotta e non utilizzata consistente nella spesa per il consumo involontario di energia termica utile (calore perso principalmente nel sistema di distribuzione fino al punto di distacco delle tubazioni).
L'articolo 1118 c.c. pone una palese contraddizione, solo parzialmente mitigata da quelle due condizioni: infatti se sotto il profilo dello squilibrio al funzionamento potrebbe in teoria trovarsi un Tecnico che riesca a dimostrarne l’inesistenza (o almeno l’inesistenza in misura "notevole"); è certo invece che, grazie a quanto disposto dalla UNI 10200, un consumo involontario esiste sempre e comunque. Se quel consumo involontario non viene sostenuto per la sua quota parte millesimale dal condomino che si distacca è inevitabile che quel consumo ricada sugli altri.
Anche la Corte di Cassazione, con sentenza 30 aprile 2014, n.9526, ha confermato un orientamento secondo il quale ci sarebbe, sempre, un aggravio di costi per gli altri condomini se non si verificasse un risparmio di spesa dei consumi a distacco avvenuto nelle gestioni successive.
Tuttavia siccome il distaccato resta proprietario dell'impianto e considerando che il D.Lgs 102/2014 pone a carico di tutti i condomini una quota fissa per le spese di gestione ed i consumi involontari corrispondenti alle dispersioni dell'impianto stimate a priori sussistenti, salvo casi particolari, pertanto si ritiene che in forza di tale sopravvenuta norma anche ai distaccati a contribuzione “0” per il consumo vada accollata tale quota.
Come gestire i distacchi ante riforma Legge 220/2012?
Si ritiene che l’amministratore dovrà continuare ad applicare la percentuale stabilita dalla delibera, dal regolamento o dalla sentenza. L’art. 1118 comma 4 c.c. non è norma inderogabile e pertanto l’accordo (negoziale) scaturente dalla delibera o dal regolamento, ovvero la statuizione contenuta in una sentenza passata in giudicato (non più controvertibile) costituiscono la fonte regolatrice del regime di spesa applicato al caso specifico. Peraltro la legge non è retroattiva (art. 11 delle Preleggi) e non potrebbe pertanto applicarsi a casi precedenti già definiti.
Come gestire i distacchi post riforma Legge 220/2012?
Ai sensi del disposto dell’art. 1118 c.c. il distaccante deve contribuire alle spese per la manutenzione straordinaria, dell’impianto e per la sua conservazione e messa a norma. Tuttavia la Corte di Cassazione, con sentenza 30 aprile 2014, n.9526, ha confermato un orientamento secondo il quale ci sarebbe –sempre- un aggravio di costi per gli altri condomini. Infine il D.Lgs 102/2014 pone a carico di tutti i condomini una quota fissa per le spese di gestione ed i consumi involontari corrispondenti alle dispersioni dell'impianto stimate a priori sussistenti.
Tipologie di contabilizzazione
Il decreto legislativo n. 102 del 2014 indica la tecnologia da utilizzare in base alle tipologie di impianti: per gli impianti a zone → contabilizzazione diretta (contatori di energia termica); per gli impianti a colonne → contabilizzazione indiretta (ripartitori).
La scelta della tecnologia da utilizzare deve essere giustificata da relazione tecnica (riferimento alla UNI EN 15459) e inserita nel progetto. La progettazione dell'impianto è obbligatoria secondo la legge 10/91.
contabilizzazione diretta è quella che si basa sulla misura dell’energia termica prelevata da ciascuna unità immobiliari, attraverso la misura di parametri tecnici in ingresso e in uscita del circuito utilizzatore per quantificare l’energia effettivamente rilasciata nell’appartamento. E’ praticabile nei condomini con distribuzione orizzontale, dove ogni unità immobiliare ha un unico punto di consegna del fluido termovettore: inserendo un contatore di calore su questa tubazione di adduzione si possono misurare direttamente i consumi dell’unità immobiliare.
contabilizzazione indiretta è quella che si basa invece sulla valutazione dell’energia consumata dall’utenza attraverso i dati raccolti da particolari strumenti detti ripartitori di calore. Tali ripartitori misurano indirettamente il consumo di ogni corpo scaldante, attraverso una media tra la temperatura superficiale del corpo scaldante e la temperatura dell’ambiente, e unendo le informazioni fornite da tutti i ripartitori posso fare una proporzione tra i consumi delle varie unità immobiliari che compongono l’intero condominio. La contabilizzazione indiretta è particolarmente adatta per i condomini con distribuzione a colonne montanti, molto diffusi in Italia.
E' un sistema per misurare la quantita di energia termica prelevata da ciascuna unità immobiliare di un edificio a uso condominiale o polifunzionale dotato di impianto di riscaldamento comune centralizzato o di teleriscaldamento.
Dove va implementata?
In tutti quegli edifici di tipo condominiale o polifunzionale, alimentati da teleriscaldamento o da impianto di riscaldamento centralizzato, che tecnicamente ed economicamente lo consentano. In pratica, laddove l'impianto sia "ad anello" o "orizzontale", strutturato cioè con un circuito separate per ogni unità immobiliare. lmpianti di questo tipo si riscontrano prevalentemente a partire dagli anni '90 e riguardano quindi una piccola parte del patrimonio edilizio.
La misurazione e la fatturazione dei consumi individuali sulla base dell'effettivo utilizzo del riscaldamento di ogni unità immobiliare, per raggiungere l'obiettivo nazionale di risparmio energetico e aumentare la consapevolezza e ii risparmio per l'utente.
Chi deve farsene carico?
Trattandosi di condomlni, i soggetti che per legge se ne devono far carico, in base alle rispettive competenze, sono sia gli amministratori condominiali, sia i singoli utenti delle unità immobiliari dell'edificio servite dall'impianto di riscaldamento centralizzato o dal teleriscaldamento.
Attraverso l'installazione di un apposito contatore di calore sul punto di consegna del fluido termovettore a ciascuna unita immobiliare.
E' un sistema che si avvale di tecnologie avanzate per misurare il calore I'emesso da ogni singolo corpo scaldante in edifici, a uso condominiale o polifunzionale, dotati di impianto di riscaldamento comune centralizzato o di teleriscaldamento.
In tutti i fabbricati di tipo condominiale o polifunzionale alimentati da teleriscaldamento o da impianto di riscaldamento comune centralizzato nei quali non sia presente un circuito separato per ogni unita immobiliare e in cui la rete di distribuzione sia di tipo verticale. In pratica cio corrisponde a tutti gli edifici di questo tipo costruiti fino agli anni '80, che rappresentano la gran parte del patrimonio edilizio.
La misurazione e la fatturazione dei consumi individuali sulla base dell'effettivo utilizzo del riscaldamento di ciascuna unita immobiliare, per raggiungere l'obiettivo nazionale di risparmio energetico e aumentare la consapevolezza e ii risparmio per l'utente.
Trattandosi di condomini, i soggetti che per legge se ne devono far carico, in base alle rispettive competenze, sono sia gli Amministratori condominiali, sia i singoli utenti delle unita immobiliari dell'edificio servite dall'impianto di riscaldamento centralizzato o dal teleriscaldamento.
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