Source: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/10/06/lambito-di-applicazione-del-principio-di-precauzione/
Timestamp: 2019-05-26 00:15:15+00:00
Document Index: 83607504

Matched Legal Cases: ['art. 301', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

L’ambito di applicazione del principio di precauzione. | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
Home > acqua, beni culturali, biodiversità, coste, difesa del territorio, energia, giustizia, inquinamento, Italia, mare, paesaggio, pianificazione, rifiuti, salute pubblica	> L’ambito di applicazione del principio di precauzione.
ottobre 6, 2016 gruppodinterventogiuridicoweb	Lascia un commento Go to comments
Se è vero, infatti, che il principio di precauzione di cui agli artt. 191 del TFUE e 174, par. 2, del Trattato CE è ormai entrato anche formalmente nel nostro corpus giuridico con l’art. 301 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i., è anche vero che vede ambiti di applicazione non indefiniti.
L’ha ricordato, con toni particolarmente severi, il Consiglio di Stato, con la sentenza Sez. VI, 31 agosto 2016, n. 3767, confermativa di T.A.R. Lazio, RM, Sez. I, 3 giugno 2015, n. 7782: il principio di precauzione – afferma il Giudice amministrativo d’appello – “consente, ma non impone incondizionatamente all’Amministrazione di attivarsi in presenza di pericoli soltanto ipotizzati (e non ancora suffragati da evidenze scientifiche)”.
Siamo , quindi, in presenza di attività discrezionale finalizzata alla salvaguardia ambientale, non davanti a un obbligo di provvedere.
dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 5 ottobre 2016
Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 3767 del 31 agosto 2016
Ambiente in genere. Principio di precauzione.
Il c.d. principio di precauzione, consente, ma non impone incondizionatamente all’Amministrazione di attivarsi in presenza di pericoli soltanto ipotizzati (e non ancora suffragati da evidenze scientifiche).
03767/2016REG.PROV.COLL.
Greenpeace Onlus, Associazione Italiana per il World Wide Fund For Nature (Wwf Italia) Onlus Ong, Legambiente Onlus, Lega Italiana Protezione degli Uccelli – Lipu Birdlife Italia Onlus, Comune di Santa Croce Camerina, Comune di Palma di Montechiaro, Comune di Licata, Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) Sicilia, Touring Club Italia, Comune di Ragusa, tutti in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, tutti rappresentati e difesi dagli avvocati Alessio Petretti C.F. PTRLSS55M25H501M, Valentina Stefutti C.F. STFVNT69R58H501Y, con domicilio eletto presso Alessio Petretti in Roma, Via degli Scipioni, 268/A;
Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, Ministero dello Sviluppo Economico, in persona dei rispettivi Ministri pro tempore, tutti rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria in Roma, Via dei Portoghesi, 12;
Eni s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Stefano Grassi C.F. GRSSFN45T05D612X, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, piazza Barberini, 12;
della sentenza del T.A.R. LAZIO – ROMA: SEZIONE I n. 07782/2015, resa tra le parti, concernente pronuncia di compatibilità ambientale relativo alla concessione d3c.g.-a.g. perforazione e completamento di pozzi per estrazione gas;
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, del Ministero dello Sviluppo Economico, di Eni s.p.a e di Edison Spa;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 9 giugno 2016 il Cons. Roberto Giovagnoli e uditi per le parti gli l’avvocato Vergerio per delega dell’avvocato Petretti, l’avvocato dello Stato Caselli, l’avvocato Grassi, l’avvocato Pafundi e l’avvocato Canuti.;
– del Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, di concerto con il Ministro dei Beni e le Attività Culturali e del Turismo n. 149 del 27 maggio 2014, recante “Concessione di coltivazione d.3G.C.-A.G. derivante dai permessi di ricerca G.R.13.AG e G.R.14.AG: perforazione e completamento di sei pozzi nei campi ARGO e CASSIOPEA (Argo 2 e Cassiopea 1-5) e perforazione di due pozzi esplorativi (Centauro 1 e Gemini 1)”, a beneficio di ENI Spa, del parere n. 1263 CTVA del 21 giugno 2013 della Commissione Integrata VIA-IPPC, afferente il progetto “Offshore Ibleo Campi Gas Argo e Cassiopea, pozzi esplorativi Centauro 1 e Gemini 1”; del parere istruttorio conclusivo della domanda AIA-VIA presentata da Eni s.p.a. Piattaforma Prezioso K del 14 febbraio 2013 n. 593, del parere del Ministero dei Beni e le Attività Culturali e del Turismo, Direzione Generale del Paesaggio del 21 giugno 2013 del 19 agosto 2013 “Pronuncia di compatibilità ambientale Concessione d3C.G.-A.G. perforazione dei pozzi Gemini 1 e Centauro 1 e sviluppo dei giacimenti Argo e Cassiopea – Proponente ENI Spa Direzione Exploration & Production” nonché di tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali;
– del decreto del Direttore Generale della Direzione Generale per le Risorse Minerarie ed Energetiche del 31 ottobre 2014, con cui è stata conferita a favore di Eni s.p.a. ed Edison s.p.a., la concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi contraddistinta dalla sigla “G. C1. AG” ubicata nel Canale di Sicilia, nella zona marina “G” per una durata di venti anni nonché di tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali.
3. Si sono costituiti in giudizio per resistere all’appello la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, il Ministero dello Sviluppo Economico, Eni s.p.a ed Edison Spa.
7. Occorre preventivamente rilevare (anche perché la questione è stato oggetto di una specifica eccezione) che nel giudizio di appello, che non è un iudicium novum, è inammissibile la mera riproposizione dei motivi di primo grado, senza che sia sviluppata alcuna confutazione della statuizione del primo giudice, atteso che la cognizione del giudice d’appello investe le questioni dedotte dall’appellante mediante l’enunciazione di specifici motivi, e tale requisito di specificità dei motivi esige che alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata vengano contrapposte quelle dell’appellante, volte a confutare il fondamento logico giuridico delle prime (cfr., fra le tante, Cons. Stato, Sez. III, 16 giugno 2016, n. 2681; Cons. Stato Sez. VI, 19 gennaio 2016, n. 158; Cons. Stato Sez. V, 31 marzo 2016, n. 1268; Cons. Giust. Amm. Sic., 25 settembre 2015, n. 615).
Nel caso di specie, le appellanti si sono limitate a richiamare i motivi di impugnazione dedotti dinanzi al T.A.R. per il Lazio, senza censurare le statuizioni contenute nella sentenza appellata, il che comporta la declaratoria di inammissibilità dell’impugnazione.
7. Nel ricorso in appello, invero, i rari e sintetici riferimento alla sentenza appellata, rappresentano delle mere “clausole di stile”, nell’ambito di un testo che riproduce sostanzialmente i contenuti delle argomentazioni sviluppare nel ricorso di primo grado, i cui contenuti vengono in diverse occasioni anche espressamente richiamati mediante clausole di rinvio.
11. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate in complessivi € 3.000, oltre agli accessori di legge, a favore di Eni e di Edison s.p.a. e, considerata l’unicità della difesa e l’identità della posizione processuale, in complessivi € 1.000, oltre agli accessori di legge, a favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo e del Ministero dello Sviluppo Economico.
Condanna le appellanti in solido al pagamento delle spese di giudizio, che liquida in complessivi € 3.000, per ciascuno, a favore di Eni s.p.a. e di Edison s.p.a., e in complessivi € 1.000, per ciascuno, a favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, del Ministero dello Sviluppo Economico.
ferrucciocucchiarini
ottobre 6, 2016 alle 10:59 am
Quindi, già cosi i signori del petrolio e del gas possono fare quel che vogliono, mi pare, ma a loro non basta. Figuriamoci con regioni rappresentate in senato da persone nominate e completamente asservite al potere politico, la nuova riforma di Renzi.
ottobre 7, 2016 alle 11:46 am
Non c’erano dubbi, signori della corte.
Da che mondo è mondo, il preservativo si utilizza solo se c’è l’evidenza scientifica che il partner abbia una malattia contagiosa, non certo per prevenire, nel dubbio, un eventuale contagio.
marzo 1, 2018 alle 2:46 pm
dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 28 febbraio 2018
TAR Piemonte Sez. I n. 99 del 22 gennaio 2018
Ambiente in genere.Principio di precauzione
Il principio di precauzione fa obbligo alle Autorità competenti di adottare provvedimenti appropriati al fine di prevenire i rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e per l’ambiente, ponendo una tutela anticipata rispetto alla fase dell’applicazione delle migliori tecniche proprie del principio di prevenzione; l’applicazione del principio di precauzione comporta dunque che, ogni qual volta non siano conosciuti con certezza i rischi indotti da un’attività potenzialmente pericolosa, l’azione dei pubblici poteri deve tradursi in una prevenzione anticipata rispetto al consolidamento delle conoscenze scientifiche, anche nei casi in cui i danni siano poco conosciuti o solo potenziali. La valutazione di tali rischi deve essere seria e prudenziale, condotta alla stregua dell’attuale stato delle conoscenze scientifiche disponibili, e può anche condurre a non autorizzare l’attività pericolosa nel caso in cui, anche utilizzando le migliori tecniche disponibili, non sia possibile scongiurare con ragionevole certezza l’insorgere di danni per l’ambiente e per la salute umana, soprattutto nei casi in cui sia riscontrabile un’evidente sproporzione tra l’utilità pubblica e privata derivante dall’attività pericolosa e gli effetti potenzialmente disastrosi derivanti dall’ipotetico realizzarsi dei rischi paventati dall’Amministrazione: http://www.lexambiente.it/materie/ambiente-in-genere/92-giurisprudenza-amministrativa-tar92/13491-ambiente-in-genere-principio-di-precauzione.html
dicembre 17, 2018 alle 2:42 pm
dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 17 dicembre 2018
TAR Umbria Sez. I n. 583 del 8 novembre 2018
Sviluppo sostenibile. Ambito di applicazione del principio di precauzione
Il principio di precauzione non può legittimare una interpretazione delle disposizioni normative, tecniche ed amministrative vigenti in un dato settore che ne dilati il senso fino a ricomprendervi vicende non significativamente pregiudizievoli dell’area interessata, dovendo la prospettata situazione di pericolo essere potenziale o latente ma non meramente ipotizzata ed incidere significativamente sull’ambiente e la salute dell’uomo (fattispecie in tema di impianti alimentati da energia rinnovabile): http://www.lexambiente.it/materie/sviluppo-sostenibile/86-giurisprudenza-amministrativa-tar86/14049-sviluppo-sostenibile-ambito-di-applicazione-del-principio-di-precauzione.html
In difesa dei parchi naturali italiani. No allo scempio eolico di Cima le Fienaie!