Source: https://www.studiolegalecampagnolo.com/successioni-donazioni2/processo-mediazione-successioni/invalidita-testamento.html
Timestamp: 2019-12-05 22:52:28+00:00
Document Index: 131670722

Matched Legal Cases: ['art. 591', 'art. 591', 'art. 596', 'art. 598', 'art. 599', 'art. 756', 'art. 1146', 'art. 637', 'art. 588', 'art. 1359', 'e contrario', 'art. 637', 'art. 692', 'sentenza ', 'art. 627', 'art. 675', 'art. 481', 'art. 703', 'art. 703', 'art. 703', 'art. 747', 'art. 706', 'art. 703', 'art. 710', 'art. 710', 'art. 703', 'art. 6841', 'art. 684', 'art. 602', 'art. 590', 'art. 603', 'art. 587', 'art. 587', 'art. 2821', 'art. 807', 'art. 606', 'art. 619', 'art. 458', 'art. 589', 'art. 635', 'art. 626', 'art. 647', 'art. 629', 'art. 1419', 'art. 1424', 'art. 1418', 'art. 1324', 'art. 1325', 'art. 1346', 'art. 1345', 'art. 626', 'art. 682', 'art. 683', 'art. 591', 'art. 1421', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 216', 'art. 682', 'art. 2665', 'art. 137', 'art. 591', 'art. 624', 'art. 606', 'art. 1414', 'art. 624', 'sentenza ', 'art. 677', 'sentenza ', 'art. 2702', 'art. 214', 'art. 602', 'art. 627', 'art. 590', 'art. 703', 'art. 703', 'sentenza ', 'art. 682', 'art. 680', 'art. 590']

Studio Legale Avvocato Campagnolo & Associati - Milano - Invalidità testamento
Autonomia e formalismo testamentario
- redazione dell’ atto introduttivo e formulazione delle domande
- il difetto di forma nelle differenti ipotesi di disposizione testamentaria
- l’illiceità del motivo: la prova della contrarietà alle norme imperative
- la nullità e la revoca del precedente testamento
- il testamento sottoposto a condizioni e termini: limiti e casi di nullità
- la formulazione delle domande: errori da evitare
- incapacità del testatore: gli orientamenti giurisprudenziali
- vizi della volontà: l’onere della prova
A) Autonomia e formalismo testamentario
1) La capacità di disporre e di ricevere per testamento: limiti e criticità.
La successione ereditaria può essere legittima o testamentaria, a seconda che sia regolata dalla legge ovvero dal de cuius a mezzo testamento.
La successione testamentaria trova la propria scaturigine nell’ interesse del testatore, il quale decide in perfetta autonomia.
Possono disporre per testamento tutti coloro che non sono dichiarati incapaci per legge.
In dottrina é discusso se questa capacità vada ricondotta alla capacità di agire, ovvero alla capacità giuridica.
Una parte della dottrina [1], argomentando in base all’ art. 591 c.c., secondo il quale il testamento dell’ incapace non é nullo, ma semplicemente annullabile, propende per la capacità naturale; tuttavia oggi prevale la contraria tesi [2], poiché il testamento rientra tra i cosiddetti atti personalissimi, non delegabili, cioè, mediante rappresentanza.
Infatti la legittimazione a far valere il vizio è allargata ("chiunque vi ha interesse") e non semplicemente attribuita al soggetto il cui interesse è leso in virtù del perfezionamento dell'atto (come accade ordinariamente per l'annullabilità, la legittimazione a far valere la quale è relativa) .
Ci si chiede inoltre in dottrina se la legge che regola la capacità sia quella vigente al momento della redazione dell’ atto o piuttosto quella vigente al momento dell’ apertura della successione, sulla base delle contrapposte tesi dei diritti quesiti ovvero del fatto compiuto
Il testamento redatto da colui il quale sia incapace al momento della redazione del testamento è annullabile. Trattasi di un’ ipotesi di annullabilità assoluta, la quale, come tale, può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse.
Con il termine "annullabilità assoluta" si intende alludere non tanto alla possibilità per chiunque di far valere la nullità), quanto alla legittimazione processuale ad agire.
In linea generale esiste una perfetta simmetria tra capacità di succedere e capacità di ricevere per testamento.
La persona beneficiaria incapace d’agire, ad esempio, è tendenzialmente incapace a testare e alla stessa deve potersi estendere la preclusione di cui all’art. 591 n. 2 c.c. Tra le più significative eccezioni, la capacità di ricevere per testamento delle persone giuridiche. Esiste, infine, un’ incapacità relativa a ricevere per testamento: quella del tutore ( art. 596 c.c. ), del notai e dei testimoni ( art. 598 c.c. ), delle persone interposte ( art. 599 c.c. ).
2) L’eredità e il legato: i differenti effetti giuridici
Il legato tradizionalmente si contrappone all’ istituzione di erede. In quest’ ultimo caso si realizza il subentro dell’ erede in tutte le posizioni giuridiche del de cuius ; nel legato, invece, la successione opera solamente in singulas res, ossia é limitata a singoli rapporti. Tale fondamentale distinzione riverbera poi sui debiti ereditari. Il legatario, poiché non é successore pro quota, ma solo in uno o più rapporti attivi determinati, non é tenuto a pagare i debiti ereditari ( art. 756 c.c. ), ed anche nel caso in cui il pagamento gli sia stato imposto dal testatore, verso i terzi del debito risponderà sempre quest’ ultimo.
Il legato non può inoltre pagare ultra vires, ossia é tenuto all’ adempimento dell’ onere eventualmente impostogli solamente entro i limiti di quanto conseguito. L’ erede, inoltre, esprime liberamente le propria volontà di accettare l’ eredità; il legatario non ha necessità di manifestare un preventivo assenso ; egli, tuttavia, ha facoltà di rinunciare. Altro requisito é il possesso, che continua con l’ erede con effetto dall’ apertura della successione, mentre il legatario non subentra nel possesso del defunto, bensì inizia un nuovo possesso ( art. 1146 c. c. ). La successione a titolo universale, infine, non prevede limite di tempo, mentre il diritto del legatario può avere un termine iniziale ed uno finale (art. 637 - 640 c.c. ). L’ art. 588 c.c. introduce una distinzione: “ l’ indicazione di beni determinati o di un complesso di beni non esclude che la disposizione sia a titolo universale, quando risulta che il testatore ha inteso assegnare quei beni come quota del patrimonio “. Stante l’ annosa diatriba legale tra coloro i quali indicavano le quote ereditarie come formate da una frazione del patrimonio e coloro i quali, invece, ritenevano che fosse sufficiente anche l’ indicazione dei singoli beni, il nostro Codice ha finito per far prevalere la seconda ipotesi, qualificando, di fatto, la successione di erede piuttosto che l’ istituzione di legatario sulla base della disposizione ereditaria, la quale comprenda l’ universalità o una quota dei beni del testatore, anziché uno i più singoli beni.
3) La condizione testamentaria, l’onere e il termine
Gli elementi accidentali di ogni negozio sono la condizione, il termine e l’onere. Non sono elementi essenziali del negozio giuridico in generale, ed in particolare del testamento, ma una volta introdotti divengono parte integrante dello stesso ed essenziali per l’efficacia del negozio.
L’evento dedotto in condizione ad una istituzione di erede non può essere la mera volontà di un terzo, poiché si ricadrebbe nel divieto ex 631.
L’ evento futuro e incerto dedotto in condizione deve riferirsi al momento della redazione del testamento e non all’ apertura della successione.
Alla condizione testamentaria si applica:
- il principio della retroattività degli effetti ex 1360 (per la condizione risolutiva restano invece validi solo gli atti di ordinaria amministrazione e i frutti sono dovuti solo dal prodursi della condizione);
- L’art. 1359 circa la finzione di avveramento (si considera avverata se mancanza è imputabile al soggetto che aveva interesse contrario all’avveramento);
Nel caso di mancanza di avveramento della condizione sospensiva il chiamato non viene mai alla successione e l’eredità si devolve ai chiamati ulteriori (sostituti, eredi in accrescimento, eredi legittimi); se manca la condizione risolutiva la delazione si consolida e l’erede resta tale definitivamente.
Se la condizione diviene impossibile in tempo successivo alla stesura del testamento, essa si risolve in una condizione mancata e non più realizzabile, che non può essere equiparata, quanto agli effetti, all’impossibilità originaria.
Si ritengono illecite le condizioni che coartano la volontà del beneficiario, mentre sono lecite le condizioni che assecondano un’ attitudine o un desiderio del beneficiario: in tal senso è ritenuta lecita una disposizione condizionata all’esercizio di una determinata professione o al conseguimento di un titolo (es: ti nomino erede a condizione che ti laurei).
Si ritiene valida la clausola “ si sine liberis decesserit ” (ossia con la quale si nomini erede una persona sotto condizione risolutiva che muoia senza aver generato figli e contemporaneamente si istituiscano eredi i figli sotto la medesima condizione sospensiva) tranne nella ipotesi in cui sia utilizzata per eludere il divieto della sostituzione fedecommissaria
Il termine non può essere apposto alla istituzione di erede ( art. 637 c.c.), e ciò in base al brocardo “ semel heres semper heres “.
Tale divieto deve essere letto alla luce dell’ art. 692 c.c. sulla sostituzione fedecommissaria: l’apposizione del termine infatti determinerebbe la chiamata di più eredi in modo successivo.
E’ sancita solo la nullità del termine apposto e non della istituzione di erede.
L’onere consiste in un peso che il beneficiario di una liberalità subisce per volontà del disponente.
Si ritiene che l’onere possa essere previsto in tutti (e solo) i negozi gratuiti e quindi testamento, donazione, comodato, mutuo gratuito e deposito, nonché nei negozi atipici a titolo gratuito.
L’onere impossibile e illecito si considera, come la condizione, non apposto. Circa l’obbligazione a cui l’onerato è tenuto, mentre per alcuni detta obbligazione deve necessariamente avere natura patrimoniale ex 1174, per altri sarebbe sufficiente prevedere una clausola penale per rendere patrimonialmente valutabile la prestazione.
Se il valore dell’onere è maggiore rispetto ai beni ricevuti, l’ onerato é obbligato solo nel limite del valore della cosa.
Onere e legato obbligatorio hanno il medesimo effetto di obbligare l’onerato ad una data attività dopo l’apertura della successione, e quindi trattasi in entrambi i casi di acquisti indiretti. Unico criterio discretivo é la volontà del testatore, se abbia voluto configurare l’obbligo come onere o come legato.
Giova rilevare come, mentre nell’onere il beneficiario è indeterminato, nel legato invece sia sempre determinato.
Legato o onere sono due strade ugualmente percorribili; ovviamente, hanno due discipline diverse.
Onere e condizione si distinguono invece per la struttura, dato che il modus è negozio autonomo mentre la condizione è elemento accessorio; sul piano degli effetti, il primo obbliga - costringe, mentre la seconda condiziona - sospende la disposizione. La condizione risolutiva inoltre opera automaticamente e con effetti retroattivi reali, mentre il modus deve essere fatto valere giudizialmente in caso di inadempimento ed ha solo una retroattività obbligatoria (come la risoluzione per inadempimento).
Circa i legittimati a richiederne l’adempimento, secondo la giurisprudenza sono tutti coloro che sono avvantaggiati dall’adempimento (qualsiasi interessato), mentre legittimati per la risoluzione sono coloro che possono agire per l’adempimento.
La risoluzione del modo non opera di diritto, ma solo a seguito della sentenza costitutiva del giudice, che non ha retroattività reale.
La risoluzione comporta la devoluzione dei bei ai chiamati ulteriori (sostituiti, coeredi in accrescimento, eredi testamentari, eredi legittimi ).
4) Clausole ammesse e illecite: la disposizione fiduciaria.
La disposizione fiduciaria, detta anche fiducia testamentaria, è una disposizione contenuta in un testamento con la quale il de cuius dispone di cedere i propri beni ad un soggetto, con l'obbligo per questo di trasferirli successivamente ad altra persona (già indicata dal testatore, o la cui libera scelta spetta all'apparente beneficiato) ( art. 627 c.c. ).
Il legislatore prevede il divieto di adìre in giudizio per accertare l'esistenza di tale trasferimento apparente. Tale azione è ammessa solamente qualora il beneficiario sia un incapace. Se l'interposta persona decidesse di eseguire il trasferimento del bene, non potrà più richiederne la ripetizione. Questo perché l’eventuale adempimento della disposizione configura un’obbligazione naturale, un’obbligazione, cioè, che da un lato non attribuisce al destinatario della prestazione azione legale per esigerla, e dall’altro impedisce che chi ha adempiuto spontaneamente avendone la capacità (da qui l’eccezione dell’incapace) possa pretendere la restituzione di ciò che ha dato [3].
Codesta fattispecie potrebbe essere anche diversamente qualificata in termini di disposizione simulata.
5) Le disposizioni con contenuto non patrimoniale: peculiarità
Il testamento può contenere disposizioni a titolo personale e di contenuto non patrimoniale, ad esempio per regolamentare interessi di natura familiare, quali la designazione di un tutore per il figlio minore, ovvero il riconoscimento di un figlio naturale. In particolare le disposizioni testamentarie non patrimoniali possono consistere in disposizioni che non hanno valore giuridico ma solo morale, che acquistano una particolare solennità proprio perché espresse in sede testamentaria: il testatore può per esempio esortare gli eredi a riconciliarsi, oppure può raccomandare loro di tenere un certo comportamento. Esistono inoltre disposizioni non patrimoniali aventi un valore giuridico, quali la riabilitazione di un indegno a succedere, con la quale il testatore esprime il perdono nei confronti di chi si è reso responsabile di determinate azioni di particolare gravità ai danni del testatore stesso o di suoi familiari, e la nomina del tutore, con la quale il testatore, il cui coniuge sia premorto, individua la persona che dovrà ricoprire la carica di tutore dei propri figli minori. Esistono inoltre disposizioni testamentarie di carattere non patrimoniale che hanno la caratteristica di non poter essere revocate; si tratta di dichiarazioni che non possono essere ritrattate, quali ad esempio il riconoscimento di un figlio naturale.
5) L’accrescimento, la rappresentanza, la sostituzione nel testamento.
Si ha successione per rappresentazione allorquando una persona non può o non vuole succedere e quindi subentrano nella successione i parenti del successore (discendenti legittimi o naturali) . Tale istituto ha luogo solo se il chiamato sia un figlio, un fratello o una sorella del defunto.
La ratio di tale istituto risiede nel rispetto della presunta volontà del testatore e nella tutela della famiglia legittima.
Alcuni Autori [4] individuano nella successione per rappresentazione una sorta di vocazione indiretta. La teoria preferibile, tuttavia, é quella della delazione indiretta, in quanto il contenuto dell’ eredità é determinato con riferimento al primo chiamato, mentre il rappresentante viene alla successione in via subordinata al fatto che il primo chiamato o anche solo il designato non possa o non voglia accettare.
La successione avviene per stirpi.
L’ istituto dell’ accrescimento si applica quando non si possa ricorrere alla rappresentanza, perché gli eredi sono più di uno e sono eredi in parti uguali, e quindi i beni che sarebbero spettati a chi non può o non vuole succedere vanno agli altri eredi.
Tale istituto opera di diritto senza bisogno di accettazione.
L’ accrescimento produce l’ effetto di espandere la quota degli altri contitolari qualora venga meno la titolarità di un di essi.
Fondamento dell’ accrescimento é, secondo la teoria oggettiva, la vocazione solidale: ciascun erede é chiamato per l’ intero, ma il suo diritto é compresso per il concorso degli altri contitolari; quando questo concorso cessa, il diritto si riespande. [5]
Per accrescimento si acquista di diritto. Non occorre, cioè, un’ ulteriore accettazione da parte dei coeredi a favore dei quali esso si verifica. L’ acquisto per accrescimento ha efficacia retroattiva ed é irrinunziabile.
Ai sensi dell’ art. 675 c.c. l’ accrescimento ha luogo anche fra collegatari, purché congiunti re e verbis, anche se non sempre é richiesto quest’ ultimo requisito [6] .
La sostituzione é l’ istituto giuridico che ricorre nel caso in cui il testatore, prevedendo che il chiamato non voglia o non possa accettare, istituisce un’altra persona in sostituzione del primo chiamato.
Si hanno due tipi di sostituzioni:
1) ordinaria: nel testamento sono indicate, oltre ai successori, altre persone destinate a prendere il posto del successore nel caso in cui esso non voglia o non possa accettare l’eredità. Non è però possibile nominare successore il proprio figlio o fratello, é invece consentito che essi conservino i beni ricevuti e che, alla loro morte, vi succeda il figlio.
La sostituzione può essere anche plurima o reciproca.
2) fedecommissoria: sono consentiti solo i fedecommessi disposti a favore di una persona o un ente che si occupa di un interdetto, discendente o coniuge del testatore.
La sostituzione ordinaria costituisce una vera e propria ipotesi di disposizione condizionata. Il sostituto, in attesa che si verifichi la condizione, sin dall’ apertura della successione può compiere sull’ eredità atti di conservazione, e può anche chiedere la nomina di un curatore dell’ eredità giacente ( art. 481 c.c. ).
6) L’esecutore testamentario: ruolo e limiti.
Il testatore può nominare uno o più esecutori testamentari, i quali hanno il compito di curare che siano esattamente eseguite le disposizioni di ultima volontà. L’ esecutore é l’ uomo di fiducia del testatore. L’ atto di nomina può essere incluso in un testamento ed é atto di volontà accessorio alle disposizioni testamentarie, unilaterale e solenne ( può essere contenuto solo in un testamento ), mortis causa e revocabile.
L’ accettazione dell’ esecutore deve essere depositata in cancelleria, e solo un’ istanza interlocutoria ad opera di chiamati all’ eredità può fissare un termine per la dichiarazione.
In primo luogo, l'esecutore testamentario deve curare che siano esattamente eseguite le disposizioni di ultima volontà del defunto (art. 703, primo comma, c.c.) e, a tal fine deve amministrare la massa ereditaria, prendendo possesso [7]10 dei beni che ne fanno parte (art. 703, secondo comma, c.c.). Ai sensi del quarto comma dell’ art. 703 c.c. quando sia necessario alienare i beni dell’ eredità, l’ esecutore testamentario ne chiede l’ autorizzazione all’ Autorità giudiziaria ai sensi dell’ art. 747 c.p.c., la quale provvede sentiti gli eredi. Ai sensi dell’art. 706 c.c., il testatore può disporre che l'esecutore testamentario proceda alla divisione tra gli eredi dei beni dell'eredità. Per quanto attiene al profilo della responsabilità dell’esecutore testamentario, il legislatore prevede che gli atti compiuti nell’esercizio del suo ufficio non possano mai pregiudicare il diritto dei chiamati alla successione a rinunziare all'eredità o ad accettarla col beneficio d'inventario (art. 703, quinto comma, c.c.). Al termine dell’incarico [8], quindi, l'esecutore testamentario deve necessariamente rendere il conto della propria gestione, con risarcimento del danno cagionato agli eredi o ai legatari, in caso di violazione del dovere di diligenza del buon padre di famiglia. Infine, nel caso di gravi irregolarità nell'adempimento dei suoi obblighi, l'autorità giudiziaria può esonerare l'esecutore testamentario dal suo ufficio, dietro apposita istanza di ogni interessato (art. 710, primo comma, c.c.). L’ufficio di esecutore testamentario può cessare per varie cause: esaurimento dei compiti, rinuncia all’incarico, impossibilità oggettivamente non imputabile all’esecutore, esonero disposto dal giudice ai sensi dell’art. 710 c.c. [9]. Non è invece prevista dalla legge la cessazione dell’ufficio per decorso del tempo: è stabilito, però, dall’art. 703, terzo comma, c.c. che il possesso dei beni ereditari non possa durare per più di un anno dall’accettazione, rinnovabile dal giudice per un altro anno.
7) Testamento olografo, pubblico, segreto: caratteristiche e natura.
Le forme di testamento previste dall’ordinamento italiano sono tre. La prima di queste è il cosiddetto testamento olografo, consistente in uno scritto di pugno dal testatore e da lui stesso datato e sottoscritto. Questo tipo di testamento non ha alcuna efficacia se viene scritto a macchina o a computer, anche nel caso in cui sia poi stato firmato dal testatore. E’ inoltre nullo se privo di data, se scritto a matita o con altro strumento cancellabile o che non consenta di riconoscere la calligrafia del testatore. Altra forma di testamento è il cosiddetto testamento pubblico. In tal caso il testatore detta le sue volontà ad un notaio in presenza di due testimoni. Questi provvede poi a metterle per iscritto e a rileggerle alla presenza del testatore e dei due testimoni. Il testamento deve poi recare l’indicazione del luogo e della data e deve necessariamente essere firmato dal notaio, dal testatore e dai testimoni. In tal caso si ha la nullità del testamento qualora il notaio non provveda a riportare per iscritto le volontà del testatore oppure quando manca la sottoscrizione del notaio o del testatore. Gli altri difetti di forma danno invece luogo all’annullabilità del testamento. Il testamento segreto, infine, è un atto redatto dal testatore o da altra persona su indicazione del testatore e consegnato in busta chiusa sigillata ad un notaio in presenza di due testimoni. E’ quindi detto “ segreto ” perché il suo contenuto non è noto al notaio e in alcuni casi neanche ai testimoni. Tale testamento è valido anche qualora non rechi l’indicazione della data e anche nel caso in cui sia stato scritto a macchina o a computer, purché il testatore provveda ad apporre la sua firma su ogni mezzo foglio. Sulla busta deve essere scritto il cosiddetto atto di ricevimento, mediante il quale si da atto della consegna al notaio e si dichiara che si tratta di un testamento segreto. Il testamento segreto può essere ritirato dal testatore in qualunque momento. Il formalismo testamentario, particolarmente rigoroso, serve al tempo stesso a tutelare il testatore e i suoi eredi. Tale formalismo, tuttavia, non giunge ad escludere l’ applicazione della normativa generale in tema di distruzione o smarrimento dello stesso, la quale consente di provarne il contenuto a mezzo di testimoni. Il testamento olografo presenta qualche svantaggio, stante la possibilità di smarrimento, soppressione, falsificazione, casi nei quali si applica la normativa contenuta negli artt. 2724 e 2725 c.c. Tuttavia tale norme devono essere lette in combinato disposto con l’ art. 6841 c.c., secondo il quale il testamento olografo che viene distrutto, lacerato o cancellato viene considerato come revocato dal testatore. La suddetta regola generale non è sempre assoluta, ma può subire delle deroghe. Infatti, il sopracitato principio non è valido se il testatore o chiunque vi abbia interesse provi che il testamento fu lacerato, distrutto o cancellato da persona diversa dal testatore oppure che il testatore non aveva l’intenzione di revocarlo. La Corte di Cassazione [10] ha avuto modo di confrontarsi con il caso in cui risultavano due copie della disposizione testamentaria in discussione, una delle quali con evidenti cancellature ed interpolazioni, le cui divergenze ostavano all'accertamento dell'autenticità dell'una o dell'altra per prova testimoniale. Secondo la decisione della Suprema Corte: “ Potendo, infatti, il testamento olografo, come si desume dall'art. 684 c.c., essere revocato dal testatore anche mediante distruzione, lacerazione o cancellazione, il solo fatto del suo mancato rinvenimento, ossia della sua irreperibilità in originale, basta a legittimare la presunzione, posta dalla richiamata norma, che il de cuius lo abbia revocato distruggendolo deliberatamente, con la conseguenza che, per vincere tale presunzione, occorre provare o che la scheda testamentaria, ovviamente quella originale, esistesse ancora al momento dell'apertura della successione e che, quindi, la sua irreperibilità non possa farsi risalire in alcun modo al testatore, oppure che quest' ultimo, benché supposto autore materiale della distruzione, non fosse stato animato da volontà di revoca ” [11]. Il testamento olografo deve essere scritto interamente a mano dal testatore, e deve essere datato ( la data deve risultare dal testamento e non aliunde ) e sottoscritto con firma autografa. Si cita a questo proposito una recente decisione del Giudice di merito: “ In tema di nullità del testamento olografo la finalità del requisito della sottoscrizione, previsto dall'art. 602 c.c. distintamente dall'autografia delle disposizioni in esso contenute, ha la finalità di soddisfare l'imprescindibile esigenza di avere l'assoluta certezza non solo della loro riferibilità al testatore, già assicurata dall'olografia, ma anche dell'inequivocabile paternità e responsabilità del medesimo che, dopo avere redatto il testamento - anche in tempi diversi - abbia disposto del suo patrimonio senza alcun ripensamento. In ogni caso, quando sia accertata la non autenticità della sottoscrizione apposta al testamento, non può trovare applicazione l'art. 590 c.c. che, nel consentirne la conferma o l'esecuzione da parte degli eredi, presuppone l'oggettiva esistenza di una disposizione testamentaria che, pur essendo affetta da nullità, sia comunque frutto della volontà del de cuius [12] . “ Il testamento pubblico é ricevuto dal notaio in presenza di testimoni ( art. 603 1 comma ). Questo testamento offre il particolare vantaggio di fornire un rigoroso rispetto della volontà del testatore e una guida tecnica alla sua redazione. Dal punto di vista della sua natura giuridica esso é un atto pubblico, e quindi fa pena prova sino a querela di falso della provenienza dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché di quanto é stato detto o fatto in sua presenza. La Suprema Corte si é pronunciata circa la validità del testamento pubblico anche se privo della firma del de cuius [13]. Proprio per tale motivo, il testamento era stato impugnato, al fine di accertarne la nullità per incapacità naturale del testatore al momento della redazione dell’atto. Pronunciandosi sulla questione, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione in corte d’ Appello, secondo la quale la mancanza della sottoscrizione dell’atto da parte del testatore era stata giustificata del notaio rogante, che ne aveva dato contezza nella successiva attestazione delle dichiarazioni rese dal testatore circa il proprio stato di spossatezza e sfinimento, elementi sufficienti a dimostrare che la mancata apposizione della firma non dipendevano da volontà di invalidare l’atto né da incapacità di intendere e di volere. Il testamento segreto, infine, é una formula scarsamente utilizzata nella pratica. Esso cumula i vantaggi del testamento olografo con quello pubblico, perché il testatore può tener celato il contenuto delle proprie disposizioni di ultima volontà, purché la data apposta in presenza del notaio sia certa , optando per una forma meno rigorosa di quella del testamento pubblico. Il testamento segreto non richiede l’ autografia: può infatti essere scritto dal testatore o da un terzo. Il documento verrà sigillato alla presenza di due testimoni.
8) Ammissibilità della clausola arbitrale nel testamento [14]
Controversa in dottrina é la questione circa l’ ammissibilità della clausola testamentaria. Parte minoritaria propende per la soluzione negativa, sostenendo le seguenti argomentazioni: il dettato ex art. 587; comma 2, c.c.; la necessaria identità fra coloro che stipulano la clausola compromissoria e coloro che colora fra i quali insorgeranno le controversie; l'impossibilità che l'arbitrato tragga fonte da un atto unilaterale. Tali tesi possono essere agevolmente confutate, e segnatamente: la norma di cui l’ art. 587 c.c. non contiene alcun limite alla facoltà del de cuius di inserire nel testamento disposizioni a carattere non patrimoniale, ma anzi ne riconosce l’ efficacia .
Sotto un diverso profilo, si sostiene l'invalidità del vincolo testamentario di arbitrato a causa del suo contrasto con il principio di "assoluta identità fra coloro che stipulano la clausola compromissoria e coloro fra i quali insorgeranno le controversie". In realtà il nostro sistema prevede, all'opposto, il principio della trasmissibilità del rapporto compromissorio.
Un altro orientamento deduce la nullità del negozio in esame dall'impossibilità che l'arbitrato tragga fonte da un atto unilaterale, ma in realtà non sussiste alcun ostacolo ad un arbitrato imposto con atto di ultima volontà, in assenza di una specifica regola impeditiva (cfr., ad es., art. 2821 cpv. c.c.). L'inammissibilità di un arbitrato previsto per testamento non può, d'altra parte, essere dedotta dall'impossibilità di assicurare il rispetto dei vincoli di forma di cui all'art. 807, commi 1° e 2°, c.p.c La legge, infatti, esclude la necessità della forma per l'acquisto da parte dell'erede o del legatario. Il testatore potrà prevedere, con la clausola arbitrale testamentaria, sia un arbitrato rituale che irrituale, ma é preferibile ritenere che egli non possa procedere alla nomina degli arbitri nel testamento stesso. Pertanto la clausola arbitrale non costituisce una disposizione che: "diminuisca, vel in quantitate vel in tempore, i diritti riservati ai legittimari, o comunque modifichi la loro posizione giuridica rispetto ai beni appartenenti alla riserva [15] " .
B) L’azione di impugnazione per nullità
Il testamento, sia che escluda uno o più legittimari, sia che presenti elementi d’invalidità (per esempio perché se ne assume la falsità o perché redatto da persona incapace), può essere impugnato tanto in sede civile quanto in sede penale. A rigore si dovrebbe parlare d’impugnazione del testamento ab extrinseco quando si contesti il documento nella sua materialità (per es. perché falso) o perché proveniente da persona incapace, e d’impugnazione della disposizione testamentaria ab intrinseco quando si contesti il contenuto del documento. Nelle relative azioni sono parti necessarie, oltre agli eredi istituiti dal de cuius, anche tutte le persone che gli succederebbero per legge in seguito alla caducazione dell’atto di ultima volontà, stante l’unitarietà del rapporto dedotto in giudizio. Tanto l’ azione di nullità quanto quella di annullabilità si propongono con atto di citazione. Bisogna in primo luogo distinguere tra testamento nullo e testamento inesistente. Quest’ ultima fattispecie ricorre allorquando esso, pur esistendo in fatto, sia affetto da un vizio così radicale da impedire la stessa possibilità di qualificarlo come testamento in quanto tale. Anche le nullità testamentarie si distinguono in formali e sostanziali. Alcune cause di nullità possono riguardare il testamento olografo ( mancanza di autografia o sottoscrizione, art. 606 c.c. 1 comma ), il testamento pubblico o segreto ( mancanza di redazione per iscritto da parte del notaio della dichiarazione del testatore ovvero mancanza della sottoscrizione della persona autorizzata a riceverla o del testatore ( art. 619 1 co. c.c. ). Altre ipotesi di nullità riguardano i patti successori ( art. 458 c.c. ), il testamento congiuntivo o reciproco ( art. 589 c.c.), disposizioni rimesse all’ arbitrio del terzo o dell’ onerato, il testamento a condizioni di reciprocità ( art. 635 c.c.), disposizione determinata da motivo illecito risultante da testamento ( art. 626 c.c. ), onere impossibile e illecito costituente motivo determinante ( art. 647 3 comma ), oggetto impossibile, illecito, non determinato o non determinabile ( art. 629 1 co. ). E’ altresì applicabile al negozio testamentario la norma sulla nullità parziale ( art. 1419 c.c. ), nel senso che la nullità di singole clausole o di una parte della disposizione testamentaria non comporta nullità dell’ intero negozio, qualora risulti che il testatore lo avrebbe ugualmente concluso senza quella parte del contenuto affetta da nullità. L’ impostazione generale dell’ atto introduttivo del giudizio e delle relative domande dovrebbe, oltre a delineare chiaramente i profili di nullità quali rientranti tassativamente nella casistica sopra indicata, esprimere comunque il favor accordato dal nostro Legislatore per la conservazione del testamento, quando ciò non sia pregiudizievole per l’ attore, anzi, ciò sia conforme ai suoi interessi. Si pensi, oltre alla nullità parziale sopra ricordata, anche all’ istituto della conversione formale del negozio giuridico nullo ( art. 1424 c.c. ), ad esempio validità del testamento segreto come olografo. L'art. 1418 c.c., rubricato "Cause di nullità del contratto", individua nei suoi tre commi tale fattispecie. Per quanto riguarda gli atti unilaterali l'art. 1324 c.c. estende, ove compatibile, la disciplina contrattualistica. I casi sono:
- contrarietà a norme imperative: con questo termine si intendono le norme non derogabili (non dispositive) dalla volontà privata;
- mancanza di un requisito essenziale ex art. 1325: la mancanza totale del consenso, della causa, dell'oggetto (o di suoi requisiti ex art. 1346); - mancanza della forma ove prevista a pena di nullità;
- illiceità della causa (artt. 1343 - 44) o dei motivi (art. 1345): nel caso della illiceità del motivo, questo deve essere comune alle parti, unico e determinante;.
- altri casi stabiliti dalla legge (nullità speciali).
In materia successoria le condizioni e gli oneri illeciti, apposti ad un testamento, ricevono un trattamento differente rispetto a quello spettante al motivo illecito. Infatti le condizioni e gli oneri si considerano come non apposti e, quindi, lasciano integra per il resto l’ efficacia del testamento ( vitiantur et non vitiant ), mentre il motivo illecito rende nulla l’ intera disposizione testamentaria ( nullità assoluta ), sempre però che risulti dal testamento e sia stato il solo che ha determinato il testatore a disporre ( art. 626 c.c, ) [16]. Con riguardo all’ erede testamentario vale il principio semel heres semper heres, mentre é pacificamente ammesso in dottrina e giurisprudenza il legato sottoposto a termine. Ai sensi dell'art. 682 cod.civ. il testamento posteriore (in senso cronologico), che non revoca in modo espresso i precedenti, annulla di questi soltanto le disposizioni che sono con esso incompatibili [17] . Secondo la tesi che appare preferibile, confortata da parte della dottrina e della giurisprudenza, la caducazione delle precedenti disposizioni non discenderebbe dall’ intento di revocare, bensì dalla constatazione dell’ oggettiva incompatibilità tra disposizioni. [18]
L'art. 683 cod. civ. prevede l'ipotesi in cui il testamento cronologicamente posteriore rimanga senza effetto, come accade quando l'erede istituito o il legatario è premorto al testatore, oppure è incapace o indegno, ovvero ha rinunziato all'eredità o al legato. Anche in questi casi si producono gli effetti revocatori di cui alla norma precedente [19] . Ciò non toglie che, se il testamento successivo sia dichiarato nullo o comunque venga eliminato in esito ad un'impugnativa (perchè ad esempio frutto di captazione), la revoca non abbia luogo, permanendo l'operatività delle disposizioni contenute nel precedente atto di ultima volontà [20].
C) L’azione di impugnazione per annullabilità:
L’ annullabilità presuppone un’ anomalia del negozio, considerata dal legislatore di minor gravità, alla quale va pertanto comminata una minore sanzione. L’ annullabilità si verifica soprattutto per i cosiddetti vizi di forma, per i vizi della volontà e per incapacità di disporre per testamento. La legittimazione spetta a chiunque ne abbia interesse. In tal caso la dottrina parla di annullabilità assoluta. L’annullabilità presuppone un’anomalia del negozio considerata dal legislatore di minore gravità (rispetto ai casi di nullità) e comporta una sanzione meno grave. Il negozio produce, infatti, tutti gli effetti a cui era diretto, ma questi possono venire meno con l’azione di annullamento.
L’azione si prescrive in 5 anni, che nei casi di annullabilità delle disposizioni per incapacità di testare o per vizi di forma, decorre dal giorno in cui è stata data esecuzione alla disposizione stessa, mentre nei casi di annullabilità per vizi di volontà del testatore decorre dal giorno in cui si è avuta rispettivamente notizia dell’errore, della violenza o del dolo. Particolare attenzione, in sede di domanda di annullamento, deve essere prestata alla legittimazione,
Secondo la Suprema Corte [21], infatti, l’art. 591 c.c., attribuendo la facoltà di impugnare il testamento a chiunque abbia interesse, estende, rispetto alla normale azione di annullamento, la categoria dei soggetti legittimati all’impugnazione, assimilando la relativa disciplina a quella dell’azione di nullità prevista dall’art. 1421 c.c. Essa pone, tuttavia, un preciso limite a detta estensione, rappresentato dalla necessità che chi invoca l’annullamento abbia interesse ad ottenerlo e non sia un “quisque de populo“.
Tale interesse, infatti, deve essere diretto ed attuale e non eventuale e futuro, di modo che la posizione giuridica soggettiva di chi agisce sia suscettibile di ricevere un concreto ed effettivo pregiudizio dal permanere valido dell’atto e, per converso, un concreto ed effettivo vantaggio dalla sua caducazione. Fatta questa necessaria premessa, nell’ambito delle disposizioni testamentarie secondo una recente sentenza di merito [22] il testamento può essere annullato per incapacità naturale del testatore . E’ tuttavia necessaria la prova che il de cuius, al momento della redazione del proprio testamento, fosse incapace, di comprendere il significato e la portata dell’atto che stava compiendo.
Questi provvedimenti hanno recepito in pieno il principio postulato dalla Suprema Corte [23] in una nota sentenza secondo cui “l’annullamento di un testamento per incapacità naturale del testatore postula l’esistenza non già di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà psichiche ed intellettive del de cuius, bensì la prova che, a cagione di una infermità transitoria o permanente, ovvero di altra causa perturbatrice, il soggetto sia privo in modo assoluto, al momento della redazione dell’atto di ultima volontà, della coscienza dei propri atti ovvero della capacità di autodeterminarsi, con il conseguente onere, a carico di chi quello stato di incapacità assume, di provare che il testamento fu redatto in un momento di incapacità di intendere e di volere.” o ancora [24] “ l’annullamento del testamento per incapacità naturale del testatore postula l’esistenza non già di una semplice alterazione delle facoltà psichico - intellettive del de cuius, ma la ben più rigorosa prova che, a causa di una infermità transitoria o permanente, il soggetto, all’atto della formazione delle disposizioni testamentarie, sia stato privo in modo assoluto della capacità di autodeterminarsi, così da versare in condizioni analoghe a quelle che, concorrendo l’abitualità, legittimerebbero la pronuncia di interdizione per infermità di mente”.
Secondo altra pronuncia di merito [25], il testamento deve considerarsi pienamente valido, poiché, sebbene redatto solo due mesi prima della diagnosi di una demenza, trattasi di un semplice elemento presuntivo che richiede, per assurgere a livello di prova, del paradigma della gravità, precisione e concordanza degli elementi su cui fondare lo stato d’ incapacità naturale. Infine, quando la richiesta di annullamento del testamento tragga la sua origine in una presunta incapacità naturale del de cuius spetta all’attore l’onere [26] di dimostrare la sussistenza di una effettiva condizione di incapacità del testatore, poiché tale situazione postula la sussistenza di una infermità, transitoria o permanente che sia, che colpisce il soggetto nel momento della redazione dell’atto. Secondo quanto afferma la Suprema Corte [27], poiché lo stato di capacità costituisce la regola e quello di incapacità l’eccezione, spetta a colui che impugna il testamento dimostrare la dedotta incapacità, salvo che il testatore non risulti affetto da incapacità totale e permanente, nel qual caso è compito di chi vuole avvalersi del testamento dimostrare che esso fu redatto in un momento di lucido intervallo.
Frequente motivo d’impugnazione è la captazione, ossia il dolo che si assume essere stato posto in essere per condizionare la volontà del testatore. Per affermare l’esistenza della captazione, che dev’essere configurata come il dolus malus causam dans, non basta però una qualsiasi influenza esercitata sul testatore per mezzo di sollecitazioni, consigli, blandizie e promesse, ma è necessario il concorso di mezzi fraudolenti, idonei ad ingannare il testatore e ad indurlo a disporre in modo difforme da come avrebbe deciso se il suo libero orientamento non fosse stato viziato. L’idoneità dei mezzi de quibus deve però essere valutata, in relazione al testamento, con maggiore elasticità rispetto alla materia contrattuale, e, in ogni caso, con precipuo riferimento all’età, allo stato di salute e alle condizioni psichiche del de cuius [28]. Poiché la prova di un’attività captatoria della volontà del testatore non può aversi normalmente in via diretta, la stessa può desumersi da comportamenti, atti ed eventi altrimenti non spiegabili sia del testatore che di coloro che dalla frode stessa vengano a trarre beneficio; a tal fine sono, pertanto, ammissibili e rilevanti le prove testimoniali dirette a dimostrare il comportamento dei parenti negli ultimi giorni di vita del de cuius., tali da indurlo, ad esempio, a redigere un testamento pubblico malgrado avesse già provveduto, con precedenti olografi, a curare minuziosamente il trasferimento dei propri beni per il tempo successivo alla sua morte [29]. Altro motivo d’impugnazione del testamento può essere la sua falsità, per il cui accertamento ci si può giovare del procedimento di verificazione della scrittura privata (art. 216 e segg. c.p.c.). L’espletamento della consulenza grafica in questo tipo di procedimento non osta a che il giudice di merito possa far ricorso ad altre fonti di prova e, in particolare, a presunzioni semplici, desunte, secondo il criterio dell’id quod plerumque accidit, da fatti acquisiti mediante prova testimoniale [30]. La disposizione testamentaria può inoltre essere impugnata quando sia effetto di errore, violenza o dolo e la relativa azione si prescrive in cinque anni dal giorno in cui si è avuta notizia di tali vizi. La circostanza che il testamento pubblico sia stato redatto, in modo chiaro, da un pubblico ufficiale, ossia da un tecnico del diritto, non costituisce prova al fine di ritenere che il disponente fosse nel pieno possesso delle sue facoltà mentali o che la sua volontà fosse libera; di conseguenza l’atto può essere contestato con ogni mezzo di prova, senza bisogno di proporre querela di falso [31].
2) Testamento privo di data, dati catastali e firma dei testimoni.
La formazione del testamento pubblico dà scaturigine a non pochi problemi interpretativi stante il rigido formalismo cui é sottoposto. Si discute, ad esempio, se sia valido il testamento sottoscritto dal de cuius il quale sia morto prima che venisse apposta la firma del notaio e dei suoi testimoni. Alcuni Autori propendono per la nullità del testamento , perché questo deve essere completato con la sottoscrizione di tutti gli intervenuti, alla presenza del testatore; ma la dottrina prevalente e la giurisprudenza risalente propendono per la soluzione positiva, in quanto il testatore ha compiuto tutti gli atti espressione della propria volontà.
In caso di mancanza di data, o di data non correttamente apposta ( ad es. sulla busta ) il testamento può essere annullato. Esso, inoltre, perde la propria efficacia revocatoria, in quanto, ai sensi dell’ art. 682 c.c., dovrebbe essere posteriore, e tale posteriorità si evince appunto dalla data.
La mancanza dei dati catastali i quali sono indispensabili ad identificare l’ immobile che cade in successione, quali mappe censuarie, numeri catastali, confini, non importa nullità dell’ atto, e neppure invalidità della trascrizione, a meno che, ai sensi dell’ art. 2665 cc., questa determini incertezza sull’ identificazione del bene o sui diritti ad esso inerenti. Ai sensi dell’ art. 137 co. 1 l. notarile, l’ omessa indicazione dei dati catastali determina solamente un’ ammenda a carico del notaio redigente. In caso di immobile indicato dal testatore in maniera inequivocabile, ma privo di dati catastali, non si configura tuttavia alcuna responsabilità del notaio, ed il testamento non é in alcun modo nullo né annullabile, posto che l’ immobile de quo é stato indicato con chiarezza [32].
3) Termini prescrizionali nelle diverse forme di invalidità.
Il testamento può essere impugnato per svariate ragioni: viene anzitutto in considerazione il difetto di capacità legale o naturale (art. 591 cod. civ. ). La volontà testamentaria può inoltre aver subito aberrazioni durante il processo formativo, a causa di vizi del volere (art. 624 cod. civ.). Vengono infine in considerazione gli ulteriori vizi di carattere formale che, pur non dando luogo all'estrema conseguenza della nullità (in relazione alla quale non si pongono certo problemi di prescrizione dell'azione volta a farla valere), comunque producono un'alterazione patologica invalidante (art. 606 cod. civ.). In tutti questi casi la legge ha disposto un termine prescrizionale omogeneamente determinato nella misura di cinque anni, sia pure tenuto conto delle divergenze che si possono registrare in relazione al dies a quo di decorrenza. Ad esempio, nel caso di impugnazione del testamento per incapacità, il dies a quo decorre dal giorno in cui fu data esecuzione al testamento. Analogamente é previsto per i vizi formali dell’ atto. Nel caso d’ impugnazione per vizi della volontà, invece, il termine prescrizionale decorre dal giorno della scoperta dell’ errore, violenza o dolo.
4) Limiti di impugnazione del testamento fiduciario.
Secondo la Suprema Corte non sono litisconsorti necessari i soggetti intestatari in qualità di semplici fiduciari di beni caduti in successione, la cui effettiva titolarità appartenga, invece, al fiduciante [33]
Sotto un concorrente profilo, il testamento fiduciario è una particolare forma di testamento, definito come l'atto di ultima volontà destinato ad avvantaggiare patrimonialmente una persona (vero erede o vero destinatario di un legato) per mezzo di un'altra persona (erede o legatario apparente). In pratica il testatore impone all'erede o al legatario (nominati nel testamento) l'obbligo di conservare i beni ricevuti per restituirli, immediatamente alla sua morte o entro una certa data o al verificarsi di una condizione, ad un'altra persona (denominata beneficiario) designata dal testatore medesimo e che può essere o meno indicata nel testamento.
Il nostro Codice all’. 627 stabilisce che non è concessa azione in giudizio per rivendicare un'eredità fiduciaria o una disposizione fiduciari, anche qalora l’ erede o il legatario nominato sia, in realtà, solo una persona interposta. Nè, del resto, é concessa neppure azione di simulazione (art. 1414). L'eventuale fiduciario ha così solo un obbligo morale e non giuridico di trasmettere l'eredità al beneficiario e questi, in caso di inadempimento da parte del fiduciario, potrà impugnare il testamento solo per errore sul nome o sull'oggetto, oppure per violenza o dolo perpetrato sul testatore (azioni concesse a chiunque vi abbia interesse art. 624), o per lesione di legittima, nel caso sia un legittimario.
In pratica non è ammessa una "successione indiretta" né "universale" né "particolare", cioè attraverso una persona che figura come semplice interposto o " (erede o legatario apparente).
5) L’azione di risoluzione per inadempimento dell’onere.
L’ onere o modus é elemento accidentale se apposto al testamento, con la conseguenza che la sua nullità non dovrebbe di regola inficiare il negozio principale ( testamento ) cui accede.
Orbene, un risalente orientamento giurisprudenziale riconosceva la legittimazione ad agire per ottenere la risoluzione del modus a qualsiasi interessato [34]. Successivamente la Suprema Corte ha adottato un indirizzo più restrittivo: legittimato é anzitutto il titolare dell’ interesse perseguito dal testatore; in secondo luogo, qualora l’ onere sia disposto a favore di una categoria indeterminata di persone, la legittimazione ad agire spetta a tutti gli appartenenti a quella categoria. Ciò attiene più propriamente alla natura giuridica del modus, quale fonte di un rapporto obbligatorio: in quest’ ottica legittimato ad esercitare un’ azione volta ad ottenere una sentenza di condanna nei confronti dell’ onerato sarebbe il titolare del diritto di credito nei confronti del soggetto passivo dell'obbligazione, ad eccezione dell'ipotesi in cui il modo sia volto a realizzare un interesse morale del disponente, nel qual caso la legittimazione spetterebbe ai suoi prossimi congiunti. In caso di azione per la risoluzione della disposizione testamentaria, parte della dottrina e della giurisprudenza riconoscono la legittimazione attiva a coloro che per effetto della risoluzione della disposizione testamentaria subentrino nei diritti e negli obblighi dell’ onerato inadempiente ( art. 677 co. 3 c.p.c. ); altra parte della dottrina estende la legittimazione anche agli interessati all’ adempimento. In ogni caso é ammessa azione per lesione della quota di legittima ad opera del testatore il quale abbia ecceduto la porzione riservata tramite apposizione di modus.
6) Il testamento falso e problematiche sulla prova [35].
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 8272 del 24 maggio 2012, seguendo un indirizzo ormai univoco indicato dalle Sezioni Unite [36], è tornata di recente ad affermare la necessità che, in tema di impugnazione di testamento olografo, l‘ accertamento della falsificazione della scrittura sia effettuato mediante querela di falso, non ritenendosi sufficiente il mero disconoscimento dell’atto.
Più nel dettaglio il contrasto era rilevabile nella Giurisprudenza della Corte che affermava motivatamente come la detta scrittura non fosse assoggettata alla disciplina sostanziale di cui all’art. 2702 c.c. e a quella processuale di cui all’art. 214 c.p.c., sicché non sarebbe stato necessario impugnarla per falsità, mentre in senso diverso, altrettanto motivatamente, si erano pronunciate altre sentenze, le quali avevano affermato motivatamente che la contestazione dell’autenticità di tali scritture dovesse avvenire nelle forme di cui agli artt. 221 e ss. c.p.c., risolvendosi in una eccezione di falso.
La ragione di tale contrasto non risiede però soltanto in un approccio diverso alla normativa in astratto applicabile, ma nasce dalla considerazione che non tutte le scritture provenienti da terzi hanno lo stesso grado di incidenza processuale (e sostanziale).
Ritenere quindi che la contestazione delle medesime possa avvenire soltanto con la querela di falso significherebbe attribuire ad esse un valore privilegiato nell’ambito delle prove a disposizione del Giudice, che non potrebbe trovare giustificazione con riguardo a tutte le scritture provenienti da terzi, ma soltanto per quelle che hanno un intrinseco grado di attendibilità quanto meno sostanziale, come appunto nel caso del testamento olografo; atto che per la natura e la rilevanza che gli sono propri non può essere considerato, sotto il profilo probatorio, assimilabile ad altre scritture provenienti da terzi, e che é tale da richiedere la querela di falso per contestarne l’autenticità.
7) La manomissione del testamento ad opera di terzi [37].
La principale caratteristica del testamento olografo è rappresentata dall'autografia, vale a dire il testamento deve essere scritto, nella sua totalità, di mano del testatore (art. 602, 1° co., c.c.) La scrittura autografa consente di accertare l'autenticità del testamento olografo e la sua provenienza dal testatore. Attraverso il requisito dell'autografia si rende più complessa la possibilità per i terzi di alterare o manomettere la scheda. Una disposizione successiva, aggiunta da un terzo, non compromette la validità del testamento olografo originario, quando sia individuata e limitata; soprattutto, se sia possibile estrapolarla con certezza, senza compromettere, in alcun modo, il testamento olografo originario; in caso contrario, l’'intervento del terzo compromette l'autografia del testamento olografo e può determinare la nullità del testamento stesso La collaborazione del terzo, ove si estrinsechi in una collaborazione di tipo intellettuale, atta a colpire la volontà del testatore, produce l'invalidità del testamento olografo, pur perfetto quanto a requisiti formali. Giurisprudenza consolidata, pur accogliendo l'indirizzo più rigoroso, occorre valutare l'intervento del terzo anche in base al momento temporale in cui si colloca. Il requisito dell'olografia deve essere rispettato nel momento in cui il testatore perfeziona la sua volontà testamentaria; le manomissioni di terzi, successive a tale momento, non ne compromettono la validità.
8) L’amministrazione dei beni ereditati in pendenza di giudizio.
Il legislatore, al fine di conservare il patrimonio ereditario, ha creato un sistema di amministrazione dei beni ereditari, i cui soggetti si possono dividere in due categorie: amministratori titolari o non titolari di un ufficio di diritto privato. Relativamente alla prima categoria si può menzionare innanzitutto il chiamato all’ eredità; relativamente alla seconda il curatore dell’ eredità giacente, ovvero sottoposta ad una condizione sospensiva, ovvero ancora soggetta ad un giudizio pendente. Il curatore ha il potere di esercitare e il dovere di promuovere le ragioni dell’ eredità, e di rispondere alle istanze proposte contro la stessa; é quindi legittimato, sia attivamente che passivamente, in tutte le cause che riguardano l’ eredità. Tale curatore amministra l’ eredità sotto la vigilanza del Tribunale, sia per quanto riguarda gli atti di ordinaria che di straordinaria amministrazione; egli é tenuto a depositare presso l’ istituto di credito scelto dall’ Autorità Giudiziaria il denaro risultante dalla vendita dei beni ereditari, ed é legittimato al pagamento dei debiti ereditari e dei legati.
9) La revocazione delle azioni testamentarie. Conseguenze giuridiche.
La nullità delle disposizioni testamentarie, da qualunque causa dipenda, non può essere fatta valere da chi, conoscendo la causa della nullità, ha, dopo la morte del testatore, confermato la disposizione o dato ad essa volontaria esecuzione ( conferma tacita ). Tale istituto trova la propria origine nel principio di conservazione degli atti mortis causa , secondo il quale il legislatore esprimerebbe un favor per la conservazione dell’ atto, onde consentire agli eredi di dare esecuzione agli atti di ultima volontà del defunto, ancorché espressi in modo formalmente o sostanzialmente difforme dallo schema normativo tipico. Trattasi, in buona sostanza, di un negozio autonomo [38] la cui causa consiste nell’ eliminazione dei vizi di cui é inficiata la disposizione testamentaria che s’ intende sanare.
In definitiva, il negozio di conferma si integra con la disposizione negoziale invalida e determina il sorgere di una nuova fattispecie, alla quale l’ Ordinamento riconduce gli stessi effetti che avrebbe avuto la disposizione testamentaria qualora fosse risultata valida [39].
[1] Criscuoli, Il testamento. Norme e casi, Padova, 1995, p. 193.
[2] Santoro - passarelli, Dottrine generali di diritto civile, p. 25; Torrente - schlesinger, manuale di diritto privato, ultima ed., p. 944.
[3] Conformi Bianca, Diritto civile, Vol. IV, Milano, 1998, p. 793 e S. Romano, Note sulle obbligazioni naturali, Firenze, 1953, p. 33. Contra si afferma che il fiduciario non adempie ad una propria obbligazione verso il beneficiario e che, pertanto, la fiducia dà origine ad un dovere equiparato dalla legge, riguardo agli effetti, ad un'obbligazione naturale (Mirabelli, Le disposizioni fiduciarie nell'art. 627 c.c., in Riv. trim. dir. e proc. civ., 1955, p. 1061 e Gazzoni, Manuale di diritto privato, Napoli, 1996, p. 477). Un recente orientamento ( Visalli, Il contratto estimatorio nella problematica del negozio fiduciario, Milano, 1974, p. 21 e Criscuoli, Le obbligazioni testamentarie, Milano, 1980, p. 585 ) lo ha inquadrato nell'istituto della conferma tacita delle disposizioni testamentarie nulle prevista dall'art. 590 cod. civ.
[4] Azzariti, le successioni e le donazioni, Napoli 1990, p. 66; Cariota - ferrara, Le successioni per causa di morte, p . 267; Messineo, Manuale di diritto civile e commerciale, vol III, p. 312.
[5] Cicu, Successioni per causa di morte. Parte generale in Tratt. dir. civ. comm. diretto da Cicu e Messineo, Milano, pag. 60 ss.
[6] In dottrina, adottano la tesi meno rigorosa: Pugliatti, Dell’ istituzione di erede e dei legati, p. 573; Azzariti, Le successioni e le donazioni, cit., 618.
[7] Il legislatore statuisce che “ il possesso non può durare più di un anno dalla dichiarazione di accettazione, salvo che l'autorità giudiziaria, per motivi di evidente necessità, sentiti gli eredi, ne prolunghi la durata, che non potrà mai superare un altro anno” (art. 703, terzo comma, c.c.). Sul rapporto tra il possesso dei beni ereditari e il termine dall’accettazione dell’incarico si è pronunciata anche la Suprema Corte, sottolineando che “ l'esecutore testamentario non acquista il possesso dei beni ereditari ipso iure con l'accettazione dell'incarico, dovendo richiederlo all'erede. Ove, pertanto, egli non sia in grado di entrare nel possesso dei beni ereditari - avvenga ciò per rifiuto dell'erede di procedere alla consegna dei beni stessi o per altre contestazioni dallo stesso sollevate - non può porsi a carico dell'esecutore l'impossibilità, dovuta a fatto a lui non imputabile, di esercitare le sue funzioni ed in tal caso il termine di un anno dalla dichiarazione di accettazione, previsto dall'art. 703 c.c., non potrà cominciare a decorrere se non dal momento in cui sarà cessata la causa dell'impedimento” (Cass. civ. Sez. II, 27-01-1995, n. 995, in Mass. Giur. It., 1995).
[8] Manca, Degli esecutori testamentari, in Codice civile. Libro delle successioni per causa di morte e delle donazioni. Comm. dir. da D'Amelio, Firenze, 1941, p. 654.
[9] Manca, Degli esecutori testamentari, in Codice civile. Libro delle successioni per causa di morte e delle donazioni. Comm. dir. da M. D'Amelio, Firenze, 1941, p. 654.
[10] Corte di Cassazione, Sezione II, sentenza 24 febbraio 2004, n. 3636.
[11] Conformi Cass., 22 novembre 1995, n. 12098; Cass. 13 ottobre 1975, n. 3286, 10 maggio 1967, n. 952.
[12]. Corte d'Appello di Roma, Sez. 3, Sentenza 24 aprile 2012, n. 2184.
[13] Cass. civ. 25 marzo 2011 n. 6978.
[14] cfr. Colangeli, Clausola arbitrale e volontà testamentaria, in www. personaedanno.it.
[15] Mengoni 1984, 100.
[16] Cass. 27.7.1964 n. 2071.
[17] Cass. Civ. Sez. II, 12649/01.
[18] Così Allara, La revocazione delle disposizioni testamentarie, Torino, 1951, p. 214; Talamanca, Successioni testamentarie, in Comm.cod.civ., a cura di Scialoja - Branca, Bologna - Roma, 1965, p. 85.
[19] La norma troverebbe applicazione, secondo la dottrina dominante, non solo nell'ipotesi di revoca tacita prevista dall'art. 682 cod.civ., ma anche nell'ipotesi di revoca espressa (art. 680 cod.civ.). Cfr. Capozzi, Successioni e donazioni, t. 2, Milano, 1982, p. 544).
[20] Ciò risulta dalla considerazione della intima connessione esistente tra revoca e nuovo testamento (il testatore si è deliberato di revocare il precedente testamento in quanto intendeva disporre validamente delle proprie sostanze con un secondo testamento). Cfr. Palazzo, Le successioni, t. 2, in Tratt. dir. priv., a cura di Iudica e Zatti, Milano, 2000, p. 826.
[21] Cass. civ., Sez. II, 04/12/1998, n. 12291.
[22] Trib. Bari, Sez. I, 03/05/2010.
[23] Cass. civ., Sez. II, 15/04/2010, n. 9081
[24] Cass. civ., Sez. II, 27/10/2008, n. 25845.
[25] App. Roma, Sez. III, 08/09/2007.
[26] Trib. Palermo, Sez. II, 02/03/2009
[27] Cass. civ., Sez. II, 18/04/2005, n. 8079. Conforme Cass. sez. II, 30. 01.2013, n. 2122.
[28] Cass. 14/6/2001, n. 8047. D’ Isa, La nullità del testamento.
[29] Cass. 18/8/1981, n. 4939.
[30] Cass. 6/4/1981, n. 1940
[31] Cass. 18/8/1981, n. 4939.
[32] Per un approfondimento bibliografico o giurisprudenziale si rinvia a: Campagnolo, Successioni e donazioni. Questioni processuali, Milano, Giuffré Ed., ultima ed.
[33] Cass. 1/7/1993, n. 7186).
[34] Cass. 20.9.1968 n. 3043
[35] Scicchitano, Testamento olografo, il disconoscimento della scrittura privata va fatto con querela di falso
[36] S.U. 23 giugno 2010 n. 15169.
[37] Ambanelli, Aggiunte apocrife successive e manomissioni di terzo al testamento olografo, in Fam. pers. succ. n. 7/2009.
[38] Torrente - schlesinger, Manuale di diritto privato, p. 545; rescigno, Interpretazione del testamento, Napoli, 1952; gazzara, Fiducia testamentaria, in Enc. dir., Milano, 1968, vol. XVII, p. 427; Santoro - pasarelli, Dottrine generali del diritto civile, Napoli , 1997; Gabrielli, l’ oggetto della conferma ex art. 590 c.c., in Riv. trim. dir. proc. civ, 1964, p. 1336 ss.; Fedele, Della nullità del contratto, in Comm. cod. civ. diretto da D’ Amelio e Finzi, Firenze 1948, Il libro delle obbligazioni, vol. I, 637 ss; cfr. per tutte in giurisprudenza Cass. 24 aprile 1965 n. 719.
[39] Giacobbe, voce convalida ( dir. priv. ) in Enc. dir. Milano, 1960, vol X, p. 483; Bianca, Diritto civile, 2, La famiglia, Le successioni, Milano, 1981.