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Timestamp: 2019-04-23 23:57:10+00:00
Document Index: 13043744

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Lunedì, 16 Luglio 2018 19:30
Nel 2015 la corretta applicazione del 2043 c.v. sarebbe bastata a chiudere l’affaire Open Land
Di soli 190mila euro il risarcimento “dovuto” dal Comune di Siracusa all’Open Land, da detrarre dai 2.800.000 euro già corrisposti (la differenza “dovrebbe” essere subito restituita alla città) per ottemperare alla sentenza n. 605/2013, quella che ha segnato il punto di svolta dell’affaire Fiera del Sud, dando ragione per la prima volta alla società.
Una sentenza che porta la firma dell’allora presidente del CGA, Riccardo Virgilio, lo stesso coinvolto con l’avvocato Piero Amara nello scandalo della compravendita di sentenze deflagrato nel maggio 2017.
Questo dunque l’esito di un complesso iter processuale svoltosi avanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo per anni e, in questa definitiva sentenza del 12 luglio scorso, i giudici sembra vogliano quasi giustificare, con amarezza si direbbe, la conclusione cui necessariamente pervengono.
Si spiega infatti dettagliatamente perché si debba dare esecuzione, forse obtorto collo, alla sentenza del 2013.
Essa è “da tempo passata in giudicato” per quanto concerne il “diritto” della società al risarcimento del danno.
Una necessità, evidenziano i giudici, già espressa nella sentenza di un paio d’anni dopo, la n. 601/2015, in cui veniva ribadito che non c’era più luogo a riflessioni “sull’effettiva ingiustizia del pregiudizio economico, consistito nelle conseguenze patrimoniali negative del ritardato rilascio di un titolo concessorio che, secondo quanto statuito dalla stessa sentenza del 2013, non avrebbe mai potuto essere legittimamente rilasciato”.
“Non avrebbe mai potuto essere legittimamente rilasciato”. Non doveva essere rilasciato dall’ingegnere Mauro Calafiore, richiamato dal sindaco Roberto Visentin a ricoprire la carica di dirigente dell’urbanistica, e oggi assessore della giunta guidata da Pippo Gianni a Priolo.
Un breve excursus sui fatti di allora ripreso da un nostro articolo: “Rimosso nel 2010 dall'urbanistica l'ingegnere Natale Borgione, accusato di tentata corruzione a danno dei Frontino e posto agli arresti domiciliari per 18 giorni - misura cautelare successivamente revocata dal Tribunale del Riesame di Catania -, e poi assolto insieme ad altri funzionari del Comune di Siracusa nel dicembre 2015 "perché il fatto non costituisce reato", dopo la reggenza ad interim, per circa un anno, dell'ingegnere Andrea Figura, il quale ha continuato a negare all'Open Land la certificazione di concessione edilizia, assentita in regime di silenzio assenso, invitando ripetutamente la società alla sospensione dei lavori, è l'ingegnere Calafiore, nominato dirigente all'urbanistica quasi fosse l'unico professionista possibile, a revocare l'atto di negazione alla costruzione del Centro Commerciale ad Epipoli, ciò nonostante il parere contrario del consulente legale del Comune, l'avvocato Nicola D'Alessandro, che paventa la condanna al risarcimento danni”.
Tornando all’oggi, dunque, i giudici del CGA, il 12 luglio, non evitano di evidenziare che,proprio perché quella concessione edilizia non avrebbe mai “dovuto” essere legittimamente rilasciata, la sentenza del 2013 è stata emessa su una “qualificazione” di danno stabilita non secondo diritto ma contro diritto.
Da qui il richiamo all’articolo 2043 del codice civile.
“Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”.
Ciò che noi della Civetta abbiamo scritto e ribadito più volte è ora suffragato secondo dottrina dalle parole dei giudici.
“In sede di cognizione - scrivono - si sarebbe forse potuto opinare che un tal genere di pregiudizio economico non sia, giuridicamente, un “danno ingiusto”, in quanto non lesivo di alcun interesse meritevole di tutela secondo l’ordinamento giuridico”.
In altri termini, non si è mai verificato un danno “ingiusto”, e quindi una responsabilità del Comune: l’Open Land non era titolare di alcun interesse “meritevole di tutela” semplicemente perché non poteva “pretendere” una concessione edilizia per la quale non ricorrevano i presupposti di legge. L’amministrazione comunale pertanto non ha posto in essere alcuna condotta antigiuridica e i giudici del 2015 avrebbero dovuto/potuto rilevarlo applicando correttamente, secondo orientamento oramai consolidato, l’articolo 2043 del codice civile.
E allora vale forse la pena, a questo punto, ricordare che la sentenza n. 601 del 2015 è sottoscritta dall’allora presidente del CGA Raffaele Maria De Lipsis, nome che torna nella cronaca recente dell’esplosiva inchiesta di Messina sempre in relazione all’avvocato Amara e per altre indagini, tra cui quella relativa alle elezioni suppletive chieste per Rosolini.
Ma la partita con l’Open Land potrebbe non essere definitivamente chiusa.
Si legge in quest’ultima sentenza: “Altro sarebbe - e ancora potrebbe e potrà essere - se la sentenza n. 605/2013 venisse meno per effetto di un mezzo di gravame straordinario, compresa l’ipotesi di cui al nr. 6 dell’art. 395 c.p.c. qualora le notizie di stampa apparse con crescente insistenza negli ultimi mesi trovassero conferma sul piano penale e si traducessero in quella sede in un giudicato di condanna i cui effetti potrebbero, a quel punto, riverberarsi, in senso caducatorio, ma pur sempre su ricorso di parte per revocazione straordinaria, e mai d’ufficio, sulla sentenza amministrativa n. 605/2013 (a meno di non ritenere percorribile la via alternativa, della tutela risarcitoria per equivalente, tracciata da Cass. civ. 21255/2013 nella nota vicenda Cir-Fininvest, originata dal dolo di un componente del collegio civile chiamato a decidere sull’impugnazione di un lodo arbitrale, accertato a distanza di anni dal giudice penale)”.
La via della nuova Giunta di Siracusa è tracciata con una chiarezza adamantina.
Il neo sindaco Francesco Italia deve sentirsi chiamato a continuare la strada del suo predecessore.
Se Giancarlo Garozzo, con la sua tenacia, e grazie alla professionalità dell’avvocato Nicola D’Alessandro (e ricordiamo le polemiche scatenate nel consiglio comunale e le vicende penali che lo stesso legale, insieme al dirigente dell’ufficio urbanistica ingegnere Emanuele Fortunato, ha dovuto affrontare uscendone vittorioso), è riuscito a impedire il default del Comune, inevitabile se si fosse pagato ai Frontino lo stratosferico risarcimento di 19 milioni di euro, ora spetta al sindaco Italia ogni azione per restituire ai Siracusani quanto illegittimamente sottratto.
Bisognerà seguire con attenzione, ed essere parte attiva, costituirsi parte civile, nei processi che dovrebbero aprirsi nei confronti dei giudici corrotti che hanno assentito alle pressioni dell’avvocato Piero Amara e del suo sodale avvocato Giuseppe Calafiore (ricordiamo il più recente arresto dell’ex giudice Giuseppe Mineo anche lui nel sistema Amara) ed ottenere quindi la caducazione della sentenza del 2013, come indicato dai giudici di Palermo.
Oppure “seguire la via alternativa” sapientemente indicata da quegli stessi giudici: la possibilitàper la vittima di un reato, nel caso in cui una sentenza sia viziata dalla corruzione del giudice, di chiedere il risarcimento del danno al corruttore del giudice, senza previamente esperire il giudizio di revocazione, così come statuito dalla Corte di Cassazione appunto a seguito della vicenda Cir-Fininvest.
“Se la sentenza oggetto di corruzione abbia indotto le parti, prima della scoperta del dolo, a transigere la lite, la vittima del reato di corruzione può chiedere di essere risarcita per il danno subito senza previamente chiedere l’annullamento del contratto di transazione, invocando quale fatto illecito fonte di responsabilità aquiliana anche la sola violazione della regola di buona fede”.
Questo il possibile futuro scrivono i giudici. Ma a loro, “poiché allo stato non si ha evidenza neppure che un giudizio penale sia stato avviato, e poiché al Giudice, anche a quello amministrativo, è vietato il non liquet (“non è chiaro”)”, non resta che procedere, “al di là delle perplessità e delle riserve sopra ricordate, a dare esecuzione a quella sentenza da tempo passata in giudicato e costituente un obbligo di legge”.