Source: https://dirittiregionali.org/2012/07/09/corte-cost-n-1642012-dalla-dia-alla-scia-la-semplificazione-amministrativa-in-bilico-fra-competenza-statale-e-regionale/
Timestamp: 2017-09-22 02:46:58+00:00
Document Index: 94496250

Matched Legal Cases: ['art. 49', 'art. 114', 'art. 118', 'art. 117', 'art. 5', 'art. 19', 'art. 117', 'art. 3', 'art. 97', 'art. 19', 'art. 117', 'art. 5']

[Corte cost. n. 164/2012] Dalla DIA alla SCIA: la semplificazione amministrativa in bilico fra competenza statale e regionale | Diritti regionali
← [Corte cost. n. 160/2012] Sui livelli minimi di tutela ambientale si accende l’ennesimo conflitto Stato-Regione: ancora una volta è la caccia la “pietra dello scandalo”
“Sovranità, Federalismo, Diritti”. Nasce la Collana economico-giuridica del Centro di ricerca “Federalismo e Autonomie locali” dell’Università degli Studi dell’Insubria →
[Corte cost. n. 164/2012] Dalla DIA alla SCIA: la semplificazione amministrativa in bilico fra competenza statale e regionale
Le regioni Valle d’Aosta, Toscana, Liguria, Emilia-Romagna e Puglia hanno sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 49, co. 4 bis e ter, d.l. 78/2010 (cfr. «Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica»); nel novero delle disposizioni introdotte con le modifiche di cui alla l. conv. 122/2010, quelle impugnate regolano, in particolare, la materia “edilizia” ed “urbanistica”.
In dettaglio, la regione Valle d’Aosta censura il menzionato co. 4 ter nella parte in cui – qualificando la disciplina della «Segnalazione certificata di inizio attività» (SCIA) contenuta nel co. 4 bis – stabilisce che la nuova disciplina sulla SCIA si sostituisce a quella già esistente in materia di DIA, modificando così non soltanto la normativa statale previgente ma anche quella regionale.
La regione Liguria impugna, invece, entrambe le summenzionate disposizioni: il co. 4 bis in quanto – prevedendo dettagliatamente «i moduli procedimentali destinati a sostituire in modo automatico tutte le discipline regionali in materia di DIA e le modalità d’intervento attraverso l’esercizio del potere d’inibizione e di conformazione dell’attività» – violerebbe gli spazi di legislazione regionale residuale (i.e. commercio, artigianato, turismo ed attività produttive) nonché i poteri di controllo delle amministrazioni locali (art. 114, co. 2, Cost.) e le funzioni amministrative dei Comuni (art. 118, co. 1, Cost.); il l co. 4 ter perché violerebbe le competenze regionali “governo del territorio”, “tutela della salute”, “ordinamento degli uffici regionali”, “artigianato”, “turismo”, “commercio” (art. 117, co. 3 e 4, Cost.).
Nello stesso senso la regione Toscana, che impugna entrambi i commi nella parte in cui qualificano la disciplina della SCIA come attinente alla “tutela della concorrenza”, costituente livello essenziale “delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali”. E sulle medesime ragioni si fonda il ricorso delle regioni Puglia ed Emilia-Romagna.
Quest’ultima ha promosso, poi, questione di legittimità costituzionale anche dell’art. 5, co. 1, lett. b), e co. 2, lett. b)-c), d.l. n. 70/2011 (convertito, con modificazioni, dalla l. 106/2011) «nella parte in cui tale articolo conferma o dispone l’applicabilità della SCIA alla materia edilizia» e nella parte in cui «attraverso il nuovo comma 6-bis dell’art. 19 della legge n. 241 del 1990 introduce un termine breve di trenta giorni per l’adozione dei provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli effetti della SCIA in materia edilizia». In specie, detta normativa violerebbe: sia l’art. 117, co. 3, Cost., introducendo «regole di dettaglio precluse allo Stato nella materia del governo del territorio» sia l’art. 3 e l’art. 97, co. 1, Cost., «eliminando la possibilità delle amministrazioni di operare un rapido esame preventivo dei progetti e, pertanto, la possibilità d’impedire la realizzazione di eventuali abusi».
La Corte costituzionale rigetta però tutte le predette questioni.
Ed invero, la c.d. “SCIA” si pone in rapporto di continuità con l’istituto della DIA – introdotta con l’art. 19, l. 241/1990 – il cui scopo era «rendere più semplici le procedure amministrative indicate nella norma, alleggerendo il carico degli adempimenti gravanti sul cittadino»; ugualmente la SCIA, finalizzata alla «semplificazione dei procedimenti di abilitazione all’esercizio di attività per le quali sia necessario un controllo della pubblica amministrazione».
Tale principio – ormai radicato nell’ordinamento italiano e di diretta derivazione comunitaria (dir. 2006/123/CE, attuata con d.lgs. 59/2010) – è «catalogato nel novero dei principi fondamentali dell’azione amministrativa» (cfr. Corte cost., sent. 282/2009 e 336/2005) e dunque, secondo la giurisprudenza della Corte, «l’attribuzione allo Stato della competenza esclusiva e trasversale [di cui all’art. 117, co. 2, lett. m), Cost.] si riferisce alla determinazione degli standard strutturali e qualitativi di prestazioni che, concernendo il soddisfacimento di diritti civili e sociali, devono essere garantiti, con carattere di generalità , a tutti gli aventi diritto».
Tale titolo di legittimazione dell’intervento statale è pertanto invocabile «in relazione a specifiche prestazioni delle quali la normativa statale definisca il livello essenziale di erogazione» (Corte cost., sent. 322/2009) «per garantire il mantenimento di una adeguata uniformità di trattamento sul piano dei diritti di tutti i soggetti, pur in un sistema caratterizzato da un livello di autonomia regionale e locale decisamente accresciuto» (Corte cost., sent.10/2010).
Sotto questo profilo, la specifica disciplina della SCIA è ricondotta al suddetto parametro, il che permette una conseguente restrizione dell’autonomia legislativa regionale, giustificata dallo scopo di assicurare un livello uniforme di godimento dei diritti civili e sociali tutelati dalla Costituzione; in specie, al soggetto interessato si riconosce la possibilità di dare immediato inizio all’attività «fermo restando l’esercizio dei poteri inibitori da parte della pubblica amministrazione» ed inoltre «è fatto salvo il potere della stessa pubblica amministrazione di assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli artt. 21-quinquies e 21-nonies della legge n. 241 del 1990» (considerazioni applicabili alla SCIA in materia edilizia ai sensi dell’art. 5, co. 1, lett. b, e co. 2, lett. b-c, d.l. 70/2011).
La normativa censurata riguarda, quindi, soltanto «il momento iniziale di un intervento di semplificazione procedimentale» : la SCIA non si sostituisce al permesso di costruire e «le esigenze di semplificazione e di uniforme trattamento sull’intero territorio nazionale valgono anche per l’edilizia». Spetta dunque allo Stato dettare i principi fondamentali – fra i quali, appunto, la semplificazione amministrativa – ed il particolare titolo di legittimazione dell’intervento statale in materia di SCIA «si ravvisa nell’esigenza di determinare livelli essenziali di prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, compreso quello delle Regioni a statuto speciale»: si tratta infatti di un concorso di competenze che «vede prevalere la competenza esclusiva dello Stato, essendo essa l’unica in grado di consentire la realizzazione dell’esigenza suddetta».
Questa voce è stata pubblicata in Giurisprudenza costituzionale, Regione Emilia-Romagna, Regione Liguria, Regione Puglia, Regione Toscana, Regione Valle d'Aosta e contrassegnata con dia, edilizia e urbanistica, scia, semplificazione amministrativa. Contrassegna il permalink.
Una risposta a [Corte cost. n. 164/2012] Dalla DIA alla SCIA: la semplificazione amministrativa in bilico fra competenza statale e regionale
https://www.israelnews.co/firstanniversarygift2014/ ha detto:
11 ottobre 2014 alle 7:49 am