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Timestamp: 2020-04-06 19:04:45+00:00
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Cassazione VI civile ordinanza 6.2.2013 n. 2806 - testo integrale Sentenza
Cassazione VI civile ordinanza 6.2.2013 n. 2806
Tributario · presunzione semplice · accertamento ·
"non denotavano maggior reddito, avendo il contribuente utilizzato le somme percepite per la vendita di un terreno nel 1998"
" Peraltro, trattandosi d'imposta sul reddito delle persone fisiche, al fine della rettifica della dichiarazione presentata dal contribuente, di cui al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38, anche le vicende relative alla situazione patrimoniale del medesimo accadute in anni diversi da quelli in contestazione possono costituire legittimi indici di capacità contributiva, allorchè si riflettano sul periodo fiscale interessato, traducendosi in ulteriori elementi di valutazione per la determinazione del reddito (V. pure Cass. Sentenze n. 10371 del 01/07/2003, n. 9099 del 2002, n. 6714 del 02/06/1992)."
Ordinanza 6 febbraio 2013, n. 2806
Dott. DI BLASI Antonino - rel. Consigliere -
AGENZIA DELLE ENTRATE - ricorrente -
Q.A. residente a (OMISSIS); - intimato -
Avverso la sentenza n. 28.13.2010, della Commissione Tributaria Regionale di Milano - Sezione n.13, in data 11.11.2009, depositata il 10.02.2010. Udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio del 20 dicembre2012, dal Relatore Dott. Antonino Di Blasi;
Presente il P.M. Dott. SEPE Ennio Attilio.
Nel ricorso iscritto a R.G. n. 8746/2011 è stata depositata in cancelleria la seguente relazione: 1. L'agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, avverso la sentenza della commissione tributaria regionale della Lombardia n. 28/13/10, depositata il 10 febbraio 2010, con la quale, rigettato l'appello della medesima contro la decisione di quella provinciale, l'opposizione di Q.A. inerente all'avviso di accertamento relativo all'Irpef ed accessori per il 2000 emesso nei confronti di tale contribuente, veniva accolta. In particolare il giudice di secondo grado osservava che l'acquisto delle quote della società Albergo Ristorante Gigin di Quadrio Antonio & C. sas, cedute dal fratello Q.W. nel (OMISSIS) non denotavano maggior reddito, avendo il contribuente utilizzato le somme percepite per la vendita di un terreno nel 1998, come pure non potevano essere prese al riguardo in considerazione tutti i ricavi provenienti dalla gestione dell'azienda agricola, atteso che essi sono imponibili col sistema della rendita catastale in modo forfettario. Q. non si è costituito.
2. Con i tre motivi addotti a sostegno del ricorso, che possono essere esaminati congiuntamente, stante la loro stretta connessione, la ricorrente denunzia vizi di motivazione, giacchè il giudice di appello non enunciava adeguatamente le ragioni, in virtù delle quali riteneva, la correlazione tra i proventi della vendita del terreno e l'acquisto delle quote sociali dell'impresa alberghiera, atteso che erano trascorsi ben cinque anni dalla prima, senza che l'interessato avesse fornito prova del proprio assunto. Peraltro sosteneva di non avere percepito reddito dall'impresa agricola, avendo sostenuto costi superiori ai ricavi.
Le censure sono fondate, posto che, com'è noto, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38, nel testo (applicabile "ratione temporis") anteriore alle modifiche introdotte dalla L. 30 dicembre 1991, n. 413, non conteneva alcuna previsione in ordine alle modalità di imputazione del reddito accertato in via sintetica sulla base di fatti certi derivanti da spese per incrementi patrimoniali. Pertanto - a differenza dell'attuale disciplina di cui all'art. 38 cit., comma 5, la quale prevede una presunzione di imputabilità, salvo prova contraria, in quote costanti, all'anno in cui la spesa è stata effettuata ed ai cinque precedenti - qualunque imputazione del maggior reddito (al periodo d'imposta in cui il fatto certo si era verificato, ovvero a periodi precedenti) risultava in astratto legittima, potendo l'Ufficio avvalersi di ragionevoli ipotesi circa l'entità del reddito occulto, anche in relazione alla quota del reddito stesso verosimilmente destinata al risparmio, secondo un criterio orientativo pratico in base al quale le spese effettuate dal contribuente in un determinato anno sono imputabili a redditi conseguiti negli anni precedenti (principio della cosiddetta quota risparmio), come nella specie (Cfr. anche Cass. Sentenze n. 14093 del 18/06/2007, n. 9099 del 2002). Peraltro, trattandosi d'imposta sul reddito delle persone fisiche, al fine della rettifica della dichiarazione presentata dal contribuente, di cui al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38, anche le vicende relative alla situazione patrimoniale del medesimo accadute in anni diversi da quelli in contestazione possono costituire legittimi indici di capacità contributiva, allorchè si riflettano sul periodo fiscale interessato, traducendosi in ulteriori elementi di valutazione per la determinazione del reddito (V. pure Cass. Sentenze n. 10371 del 01/07/2003, n. 9099 del 2002, n. 6714 del 02/06/1992). Inoltre va rilevato che, al fine della determinazione sintetica del reddito annuale complessivo, secondo la previsione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38, - che consiste nell'applicazione di presunzioni semplici, in virtù delle quali (art. 2727 c.c.) l'ufficio finanziario è legittimato a risalire da un fatto noto (nella specie, l'esborso di rilevanti somme di denaro per l'acquisto di quote sociali) a quello ignorato (sussistenza di un certo reddito e, quindi, di capacità contributiva) - la presunzione semplice generava l'inversione dell'onere della prova, trasferendo a Q. l'impegno di dimostrare che il dato di fatto sul quale essa si fondava non corrispondeva alla realtà; in particolare, nella specie, che il pagamento del prezzo non sarebbe avvenuto e, quindi, l'effettuata acquisizione di beni non denotava una reale disponibilità economica, suscettibile di valutazione a fini fiscali, poichè il contratto stipulato, in ragione della sua natura simulata, avrebbe avuto una causa gratuita anzichè quella onerosa apparente (Cfr. anche Cass. Sentenze n. 5991 del 17/03/2006, n. 327 del 2006).
3. In conclusione, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio.
Roma 2 4 settembre 2012. Il Relatore Salvatore Bognanni.
Ritenuto che sulla base delle argomentazioni svolte in relazione e dei principi ivi richiamati, il ricorso va accolto e, per l'effetto, cassata l'impugnata decisione;
Considerato che il Giudice del rinvio, che si designa in altra sezione della CTR della Lombardia, procederà al riesame e quindi, adeguandosi ai richiamati principi, deciderà nel merito e sulle spese, offrendo congrua motivazione;
Accoglie; il ricorso, cassa l'impugnata sentenza e rinvia ad altra sezione della CTR della Lombardia.
Tributario Presunzione semplice Accertamento