Source: http://www.giustiziaquotidiana.it/dblog/storico.asp?s=&m=&pagina=333&ordinamento=asc
Timestamp: 2019-09-22 08:07:29+00:00
Document Index: 113281279

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Di Loredana Morandi (del 02/07/2010 @ 17:40:39, in Magistratura, linkato 1459 volte)
Una ventata di maschilismo alla Cassazione??? E' quanto lascia intuire l'odierna sentenza della Sesta Penale, numero 25138 di oggi. Quando sono stata minacciata di morte mi ha fatto bene incontrare l'ispettore di PS del mio quartiere e far visita al pubblico ministero di turno alla Procura di Roma. Immagino che questo meccanismo istituzionale di consolazione scatti in tutte le donne. Il rischio di reiterazione e i danni della violenza già subita, specie nei casi di maltrattamenti e percosse, restano. Certo, le donne di carattere resistono, ma il problema potrebbe "ritornare" quello della omessa denuncia o di una denuncia in ritardo. Che su Roma stia scendendo il freddo manto della notte della giustizia e dei diritti delle donne? Solo ieri ho auspicato la museruola per la donna che ci ha rese "tutte mignotte" solo per essersi prostituita con Berlusconi, ma perdonare chi picchia la moglie perché non obbedisce al maschio italico ci riporta tutte al 20ennio fascista e ai delitti d'onore. E questo spaventa, altroché se spaventa. Siamo tutte spaventatissime di essere retrocesse dallo status di esseri umani. L.M.
Cassazione, pronuncia choc:
la moglie 'forte' si puo' maltrattare
ROMA - Le mogli che hanno un carattere ''forte'' e che non si lasciano ''intimorire'' dal clima di intimidazione, comprensivo di percosse, al quale le sottopone il marito corrono il rischio di vedere assolto il coniuge dal reato di maltrattamenti proprio per via della fermezza della loro forza d'animo.
La Cassazione, infatti, ha annullato la condanna a 8 mesi di reclusione nei confronti di un marito accusato di aver maltrattato la moglie per tre anni. Dinanzi alla Suprema Corte il marito aggressivo ha sostenuto con successo che non si trattava di maltrattamenti in quanto la moglie ''non era per nulla intimorita'' dal comportamento del coniuge ma solo ''scossa, esasperata, molto carica emotivamente''.
Leggi la sentenza su Guida al Diritto
"Se la donna ha un carattere forte, i maltrattamenti di lui non ...
Rainews24 - ‎35 minuti fa‎
La sesta Sezione penale ha sottolineato che "la condizione psicologica della moglie, per nulla intimorita dal comportamento del marito, era solo quella di una persona scossa, esasperata, molto carica emotivamente". Secondo i giudici "nelle motivazioni ...
ROMA - Le mogli che hanno un carattere ''forte'' e che non si lasciano ''intimorire'' dal clima di intimidazione, comprensivo di percosse, al quale le sottopone il marito corrono il rischio di vedere assolto il coniuge dal reato di maltrattamenti ...
Moglie forte,botte di marito lecite
TGCOM - ‎33 minuti fa‎
Il marito di una donna che ha un carattere "forte" e che non riesce a intimorirla con un clima di sopraffazione, percosse incluse, va assolto dal reato di maltrattamenti per via della fermezza della forza d'animo della moglie. ...
Marito violento? Non è reato se la donna ha carattere forte
er i mariti violenti non sussiste reato di maltrattamenti se la moglie ha un carattere forte e non si lascia intimorire da minacce e percosse. A stabilirlo è la Cassazione, annullando oggi senza rinvio la condanna a 8 mesi di reclusione inflitta ad un ...
Cassazione: la moglie ha carattere? I maltrattamenti di lui non ...
Roma, 2 lug. (Adnkronos) - I maltrattamenti cui viene sottoposta una donna che ha un "forte temperamento" non sono percepiti in quanto tali e dunque non costituiscono reato. Lo sottolinea la Cassazione che ha assolto "perche' il fatto non sussiste da ...
Pedofilia: Torino, la cellula italiana
Di Loredana Morandi (del 02/07/2010 @ 18:51:16, in Osservatorio Famiglia, linkato 1301 volte)
Pedopornografia , Torino: 6 arresti
e c'è anche un insegnante di sostegno
Torino, 2/07/2010 - Un maestro di sostegno di scuola elementare, un programmatore informatico, due operai, uno studente e un disoccupato. Sono le sei persone italiane arrestate rispettivamente a Matera, Bolzano, Forlì, Cagliari, Catania e Caserta dalla Polizia postale nell'ambito di una vasta operazione antipedofilia attraverso internet, partita tre anni fa con un arresto in flagranza a Torino e che ha coinvolto 76 persone di 27 stati, non solo Europei ma anche extraeuropei.
Tutti incensurati, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, tutti celibi, i sei sono stati arrestati in flagranza di reato: i poliziotti si sono presentati nei loro appartamenti mentre altri colleghi, sotto copertura, da Torino stavano con loro chattando via computer, per evitare che i destinatari dei provvedimenti attivassero strumenti di criptazione che impedissero agli inquirenti di recuperare il materiale pedopornografico.
"Si tratta si un'operazione che, senza esagerazione, possiamo definire colossale - ha spiegato il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli - sia per la portata, 27 Paesi coinvolti tra cui l'italia, sia per l'enorme quantitativo di materiale sequestrato che mostra un livello criminale particolarmente elevato.
E' un'operazione di straordinario rilievo - ha concluso - condotta con strumenti di indagine sofisticatissimi'. L'operazione, che era partita nel marzo del 2008 con l'arresto, nel torinese, di un ingegnere elettronico milanese, spesso in Germania per lavoro, ha portato al sequestro di video e immagini che gli inquirenti hanno definito raccapriccianti e in taluni casi crudeli. Vittime degli abusi bambini, maschi e femmine, tra pochi mesi e i dodici anni, che ora gli inquirenti stanno cercando di indentificare.
Su alcuni di loro, come risulta dalle immagini, i pedofili avevano scritto con un pennarello il proprio nick name. Inoltre è stato accertato che alcuni degli arrestati, per adescari i minorenni, si erano creati profili su alcuni chat con identià completamente false, di ragazzine minorenni. Ora le indagini proseguono per accertare se i video messi in rete siano stati anche autoprodotti dagli arrestati.
Proseguono le critiche alla sentenza che assolve i maltrattamenti in famiglia
Di Loredana Morandi (del 03/07/2010 @ 09:30:00, in Magistratura, linkato 1418 volte)
Proseguono le critiche sulla sentenza di Cassazione. Come rileva Apcom non è il caso specifico, anche se non sono convinta che in clima di esasperante convivenza familiare l'atto di ritirare una querela non sia frutto della medesima intimidazione. Cassazione è solitamente molto in ritardo sulle nuove tecnologie, dato che non sono state normate dal governo ed ogni volta che ci prova si alzano alte grida proprio dalla criminalità comune che diviene portavoce di se stessa, ma l'attenzione che suscitano le più recenti sentenze della suprema Corte è quella di una certa "controtendenza" rispetto all'Europa sui maltrattamenti e i diritti della donna, mentre è possibile parlare di "controtendenza" planetaria sul caso delle "email", quando il puro e semplice "spam" negli states viene punito violentemente per il "genere di molestia che arreca alle vittime" impedite nel lavoro. Figuriamoci l'agitazione che possono provocare nelle vittime le email contenenti minacce o insulti. Intuisco a mente pessimista che vi sia un a monte nel voler ritenere questi alla stregua di "reati bagatellari" ma non lo sono. E non lo sono proprio per l'intensa campagna mediatica che ha forse irreparabilmente incrinato lo status generale dei diritti della donna, ciò con ampio riferimento ai casi Noemi Letizia, Villa Certosa, Patrizia D'Addario. Ed è la morte dello "stato di diritto" dimezzare le statistiche sui casi di violenza sulle donne, mentre stiamo tutte subendo una recrudescenza. Tanto che allo stato è ovvio aspettarsi centinaia di casi in cui sono state effettuate registrazioni audio in violazione della legge, violenze sessuali nell'ambito della coppia e/o negli incontri fortuiti. Ricordate: siamo tutte "puttane". Gli omicidi in famiglia hanno già la loro quota ed è intollerabile non vedere la violenza al suo sorgere, così per gli stupri di gruppo se un socialnetwork come Facebook può produrre gruppi contenenti valori di estrema violenza come quello sui ragazzi disabili (ce ne sono già centinaia che motteggiano alla violenza sulle donne). Probabilmente la Commissione Pari Opportunità delle Donne in Magistratura della Associazione Nazionale Magistrati dovrebbe far sentire la propria voce. L.M.
Incredibile Cassazione:
se la moglie è forte non è maltrattamento
Roma, 3 lug. (Apcom) - "È davvero un tempo difficile per le donne in Italia e l'ultima sentenza della Cassazione purtroppo lo conferma. Davvero incredibile che non si possa avere giustizia se si è forti e se non ci si lascia intimidire dal marito manesco e aggressivo". Amara la riflessione della Vicepresidente della Camera Rosy Bindi, dopo la sentenza della Cassazione sui maltrattamenti fra coniugi. Incredibile ma vero, adesso grazie all'Alta Corte le mogli che hanno un carattere "forte" e che non si lasciano "intimorire" da minacce e percosse del marito rischiano anche la beffa di vedere il coniuge assolto.
La Cassazione, infatti, ha annullato la condanna a 8 mesi di reclusione nei confronti di un marito accusato di aver maltrattato la moglie per tre anni perché "il fatto non sussiste". La Cassazione ha dato ragione a Sandro F. rilevando che non si può considerare come "condotta vessatoria" l'atteggiamento aggressivo non caratterizzato da "abitualita"'. I fatti "incriminati", ha spiegato la Cassazione, "appaiono risolversi in alcuni limitati episodi di ingiurie, minacce e percosse nell'arco di tre anni (per i quali la moglie ha rimesso la querela), che non rendono di per sé integrato il connotato di abitualità della condotta di sopraffazione" .
"Tanto più che - ha concluso la Cassazione - la condizione psicologica di Roberta B. per nulla intimorita dal comportamento del marito, era solo quella di una persona scossa, esasperata, molto carica emotivamente". Insomma i maltrattamenti "saltuari" non sono tali, e chi reagisce non è maltrattato. "Non ci piace commentare le sentenze dei giudici, ma stavolta, da quanto si capisce - denuncia Bindi- hanno interpretato la legge con categorie francamente inaccettabili che rischiano di vanificare una lunga e difficile battaglia contro la violenza sulle donne. Il maschilismo è duro a morire".
E pensare che in Spagna il governo Zapatero nel 2005 ha fatto approvare una apposita legge sulla "violenza di genere", minacce incluse, un testo che nel preambolo precisa che "la violenza di genere non è un fatto che rientra nell'ambito privato. Al contrario rappresenta il simbolo più brutale della disuguaglianza esistente nella nostra società"
Cassazione: reazioni solo femminili
Di Loredana Morandi (del 03/07/2010 @ 16:27:43, in Magistratura, linkato 1276 volte)
Cari politici dite la verità: la D'Addario nel letto del premier l'ha messa la sinistra! E ora, dopo l'apologia, tacete omertosi..
Cassazione/Se la moglie è forte non è maltrattata: poche reazioni
Telefono rosa: Devastante sentenza, intervengano i parlamentari
Roma, 3 lug. (Apcom) - L'effetto della sentenza della Cassazione sui maltrattamenti alla moglie 'forte' "sarà devastante", secondo Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente di Telefono rosa: "Da oggi tutti quelli che sono stati condannati per violenza domestica potranno appellarsi a questo principio. La moglie è forte e può essere picchiata". Determinare la colpevolezza in base all'atteggiamento della vittima "è una roba assurda, mai sentita", afferma in un'intervista alla 'Stampa'.
"I parlamentari devono intervenire". Fin qui, però, la sentenza shock della Cassazione non sembra aver causato molte onde, sintomo probabilmente di un clima preoccupante. Pochi i quotidiani che oggi la riportano in prima pagina mentre spopola la delusione del Brasile sconfitto ai mondiali. Poche ieri le reazioni fra i politici, tutte di donne, bipartisan.
"Davvero incredibile che non si possa avere giustizia se si è forti e se non ci si lascia intimidire dal marito manesco e aggressivo" è stata l'amara la riflessione della Vicepresidente della Camera Rosy Bindi.
"In un momento in cui la violenza sulle donne affolla le cronache nere dei giornali, non posso che dirmi amareggiata di fronte a questo caso di vera e propria miopia da parte dei giudici della Cassazione" ha detto il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna.
Quasi identica la reazione della responsabile del dipartimento per il Pdl, Barbara Saltamartini, che aggiunge "credo che un messaggio del genere possa risultare devastante, soprattutto per le vittime". In pratica le mogli che hanno un carattere "forte" e che non si lasciano "intimorire" da minacce e percosse del marito rischiano anche la beffa di vedere il coniuge assolto.
La Cassazione, infatti, ha annullato la condanna a 8 mesi di reclusione nei confronti di un marito accusato di aver maltrattato la moglie per tre anni perché "il fatto non sussiste", rilevando che non si può considerare come "condotta vessatoria" l'atteggiamento aggressivo non caratterizzato da "abitualita"'. I fatti "incriminati", ha spiegato la Cassazione, erano solo saltuari. Inoltre "la condizione psicologica di Roberta B. per nulla intimorita dal comportamento del marito, era solo quella di una persona scossa, esasperata, molto carica emotivamente".
Mi ha telefonato Aurelia Passaseo
Di Loredana Morandi (del 04/07/2010 @ 06:19:44, in Osservatorio Famiglia, linkato 1928 volte)
Sì, mi ha chiamata venerdì pomeriggio, perché era stata erroneamente informata che io la stessi attaccando. No, non è così, Aurelia è caratterialmente molto simile a me e sa che non era mia intenzione offenderla o attaccarla.
Vero è che coloro che troppo si espongono sono naturalmente più soggetti al rischio di errore, perché se convengo con Aurelia sulla necessità di informare la popolazione, anche al telefono ho ribadito il rischio altissimo di rendere facilmente fruibili su mezzi "innocui" del web le istruzioni e il dictat del Boy Love Day.
Aurelia ha dimostrato molte volte il suo valore ed ha lavorato tanto contro la pedofilia in rete ed ha denunciato forse migliaia di pagine contenenti pedopornografia. Poi, un incidente con una Procura diversa da quella con la quale collaborava da anni le ha procurato una "multa penale". Chi non fa, non falla, dice il proverbio ed anche allora furono molte le dimostrazioni di solidarietà, prima tra tutte quella di Don Di Noto, il parroco di tutti coloro che si occupano di antipedofilia (anche il mio).
Il mio plauso va certamente alla Passaseo per aver dato corso ad una iniziativa specifica via facebook contro l'emendamento cd "salvapedofili" in seno al ddl 1611 sulle "intercettazioni", pubblicando le email di tutti i componenti della commissione Giustizia al Senato (a destra come a sinistra) ed invitando gli user di fb a trasmettere la propria indignazione ai senatori. (vedi qui per l'iniziativa e qui per le reazioni della stampa ai comunicati).
Anche con l'ultima iniziativa, quella che io ho criticato, ha prodotto una attenzione popolare al problema pedofilia, che è giusto ribadire sia principalmente "laica", apparentemente "comune", ma di condizione sociale "elevata" e supportata politicamente da un asse trasversale che interessa massonerie, partiti e altre lobbies.
E qui, ad un osservatore disattento potrebbe sembrare che io passi di palo in frasca, ma non è così se affermo che anche e soprattutto una persona valida come Aurelia Passaseo deve dare la massima attenzione alla propria immagine, perché è fin troppo facile essere tacciati di metodi "sporchi" anche a causa dei propri collaboratori.
Formulo un esempio efficace, ma senza fare nomi affinchè la non menzione corrisponda esattamente alla NON indicizzazione dei motori di ricerca. In questo modo coloro che leggono potranno vedere, senza che io ferisca il "colpo" vero del web, una "sprovveduta arrampicatrice" in conversazione con Maxi Fasso, hacker che distribuiva le password del sito web del Moige defacciato all'inizio della campagna in accordo con la Polizia Postale contro gli SMS pedopornografici (di lui si vocifera tra gli operatori che sia addirittura Apolloni padre), e Sissimo Neuro la radioserva dei blog del circuito Falsi Abusi - condannati fino a 9 anni (si vocifera tra gli operatori che si tratti di Gianni Perfetti).
Nei miei confronti la donna ha espresso frasi, che non oserebbe nessuna "prostituta da chat", ma come visibile il valore di una moralità prostituita per addentrarsi nell'ambiente con un tappeto rosso non è affatto migliore. Tecnicamente un tale comportamento si definisce come istigazione a commettere atti contrari al buon funzionamento dell'amministrazione giudiziaria e con una più che evidente tentata subornazione.
Aurelia Passaseo, che in cuor suo è una donna onesta d'altri tempi, nel corso della telefonata mi ha chiesto: "Forse non dovresti parlare neppure con me". Il riferimento a tale affermazione è alla querelle delle lettere inutili tra alcuni operatori e un condannato a 9 anni per abusi contro i minori. Aurelia evidentemente non è la stessa cosa, anche se ha riportato una condanna. Guardando il mio rapporto con la Passaseo da questa angolatura, invece, sussistono delle ragioni reali per le quali io non dovrei parlarle, almeno fintanto che conservi accanto a se uno staff di siffatta moralità.
Io, a differenza di Aurelia che si occupa specificamente di contrasto alla pedopornografia, non mi sono mai e poi mai iscritta a siti che favoriscono lo scambio di materiale audio video tra pedofili. Fortuna ha voluto che io abbia identificato "a monte" un server universitario che veniva utilizzato dalla criminalità organizzata anche a questo fine. Ovvero un reato di peculato ai danni dello Stato Italiano e ai danni della popolazione universitaria napoletana i cui autori sono certi e documentati, anche per il tema delle minacce di cui evidenzio il "non ti faccio lavorare per anni con le denunce che produco contro di te", ripreso dalla collaboratrice della Passaseo. Ovvero la sostanza della mia denuncia contro l'avvocato sardo i cui reati hanno carattere professionale.
Infatti gli interessi economici ed il potere difeso da Pirate Bay sono stati noti da subito, ed loro portavoce italiano è denunciato più e più volte, anche all'estero. Vi lascio immaginare che sono parecchi i testimoni contro di lui, dal più piccolo webmaster al più grande precedentemente offeso per gli stessi interessi commerciali.
Così, cara Aurelia, io non ti attacco e sono decisamente più impegnata di quanto sembri ad una occhiata superficiale. Al massimo posso essere rimproverata di essere severa, mai cattiva, ma soprattutto dico sempre e solo la "Verità". E dato che sono efficacemente "minacciata di morte", proprio dal medesimo circuito dei gruppi facebook frequentati dalla tua collaboratrice, a titolo di volontà testamentaria e dimostrazione di quanto io sia intimidita da ciò con tutti i miei recapiti pubblicati insieme alle fotografie dei miei figli minori mi permetto di consigliarti un rigoroso repulisti degli arrampicatori nella tua segreteria associativa. Ti consoli in tutto ciò il fatto che la persona non ha neppure un briciolo di classe. Leggila qui sotto mentre viene "addirittura frenata" dai due ideologi della pedofilia del circuito Falsi Abusi.
Tra settembre ed ottobre presenterò la mia nuova Associazione, con un vigoroso lancio alla stampa insieme agli Artisti e ai giuristi di Artists Against War, se per allora Aurelia Passaseo vorrà essere dei nostri è la benvenuta. In attesa di veder scomparire certi profili dalle attività web della Passaseo, per chi volesse conoscere meglio l'operato della presidente del Ciatdm consiglio la pagina fan su Facebook.
Quando la denuncia contro lo stalking diventa una condanna a morte
Di Loredana Morandi (del 05/07/2010 @ 06:06:17, in Osservatorio Famiglia, linkato 2098 volte)
Riporto per intero le dichiarazioni dell'Avv. Gian Ettore Gassani, presidente della Associazione Avvocati Matrimonialisti (AMI) sul più recente e luttuoso caso di stalking. Condivido le sue parole, compresa la richiesta di emendare la legge con l'investire ufficialmente il sistema sanitario. Io avevo parlato di servizi sociali, che negli states sono investiti anche di quegli aspetti che riguardano competenze specifiche giudiziarie.
Rilancio all'avvocato il vero problema costituito dalla insensibilità delle istituzioni: i Questori, che al massimo dell'impegno hanno creato un ufficio cui delegano i casi, cui corrisponde una perfetta "sfiducia" nella base delle Forze dell'Ordine che alla vittima propongono la "denuncia" e così dribblano la responsabilità "doppia" della notifica dell' "Esposto". Così è pur vero che con la denuncia la vittima può procurarsi ulteriori violenze, ma in nessuna parte della legge è cancellato l'iter di nofica dell'esposto stesso, da notiziare allo stalker "direttamente presso i comandi", cui deve seguire l'interessamento immediato degli uffici di Gabinetto per l' "ammonimento" così come sancito dalla Legge. Tutti i casi gravi di stalking pervengono a Questure, Procure e agli avvocati già conclamate alcune delle violenze, ma è sulle Questure in primis che si deve lavorare e anche con l'intelligenza e responsabilità del "giurista" nell'individuare quei casi in cui è necessario investire l' "ambiente" dello stalker optando per una notifica sul posto di lavoro invece che nella buca delle lettere.
Il lavoro delle Procure in queste condizioni diviene complesso, perché sui casi di stalking il pm non deve aspettare l'arrivo di un avvocato a difendere gli interessi della vittima, ma accertare egli/ella stesso/a le condizioni reali della vittima. Soprattutto nelle grandi città. Di contro le Camere Penali potrebbero offrire un servizio aggiuntivo a quello statale del Gratuito Patrocinio. Immaginate l'effetto sorprendente di un cartello vicino all'ufficio informazioni della Procura con su scritto in Rosso: "Assistenza Anti Stalking: Sala Avvocati, piano terra, stanza X." L.M.
Quando la denuncia contro lo stalker
diventa una condanna a morte
“La legge sullo stalking, se non emendata nella parte in cui le vittime che hanno sporto denuncia contro i persecutori hanno diritto a reali misure di protezione personale, rischia di diventare una legge inutile e paradossalmente produttrice di gesti estremi a danno delle stesse vittime.
L’ultimissimo fatto consumatosi tragicamente ancora nel cremonese, potrebbe rientrare nel fenomeno dello stalking laddove il movente dell’omicidio sia da ricercare nell’eventuale interruzione del rapporto sentimentale da parte della vittima così come il biglietto lasciato dall’omicida farebbe presupporre”. E’ il commento del presidente nazionale dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani avv. Gian Ettore Gassani.
“La legge sullo stalking – continua - se da un lato indubbiamente ha rappresentato una svolta giudiziaria e sociale nel nostro Paese, dall’altro ha messo a nudo ancora una volta la quasi totale inadeguatezza del nostro sistema nella lotta e nella la prevenzione alla violenza a tutela delle vittime delle persecuzioni moleste”.
Può bastare la denuncia a bloccare le persecuzioni di uno stalker specie se quest’ultimo è un grave malato mentale? Ci si è mai posti l’interrogativo di quali misure di protezione sono realmente adottate nell’interesse delle vittime di stalking, una volta che lo stalker è stato individuato e denunciato?
“E’ sin troppo risaputo che il persecutore, se psicolabile, diventa ancora più violento e pericoloso dopo la denuncia. Non era mai successo che uno stalker si spingesse ad uccidere due vittime contemporaneamente, così come ha fatto Gaetano De Carlo, assassino di Maria Montanaro e Sonia Balcone in un’autentica giornata di follia, che andava messo i preventivo. L’uomo, come è noto, era stato denunciato ben sette volte per stalking. Occorre, a questo punto, un momento di riflessione su quelle che sono in concreto le misure che la nostra legge pone in difesa delle vittime di persecuzioni moleste. Il fenomeno è emergenziale”.
Se lo Stalker è uno psicolabile può bastare una denuncia, un ammonimento della questura o un mero arresto di qualche giorno?
“La risposta è no. Ogni volta che c’è un caso di stalking, il presunto responsabile dovrebbe essere sottoposto automaticamente a perizia psichiatrica e nel caso in cui quest’ultimo dovesse essere considerato un soggetto particolarmente pericoloso, occorrerebbe applicargli la misura di sicurezza dell’ O.P.G. (Ospedale Psichiatrico Giudiziario) al fine di neutralizzarlo. È risaputo che lo Stalker, quando è un pazzo, diventa ancora più cattivo e pericoloso dopo la denuncia. Si può morire così per colpa di uno psicolabile? Ma vi è un reale interesse a tutela delle donne nel nostro Paese? O forse dobbiamo sospettare che la legge sullo stalking sia l’ennesima legge ‘scatola vuota’ prodotta dal nostro legislatore?
L’Ami ritiene che in Italia vi sia un garantismo a senso unico, quasi sempre a vantaggio del carnefice. Quando furono chiusi i manicomi nessuno si preoccupò di introdurre alternative. Per cui ci siamo trovati centinaia di migliaia di pazzi per strada con un residuale intervento dei reparti di psichiatria degli ospedali e relativa applicazione dei T.S.O. (Trattamenti sanitari obbligatori). La 'mattanza' nei confronti di tante donne non è colpa solo di chi le ha uccise, quanto di una cultura buonista ed irresponsabile, del tutto sganciata dalla realtà e dal buon senso”.
“L’aspetto ancora più agghiacciante è il senso di impotenza e di assuefazione della gente, della politica e di alcuni addetti ai lavori del sistema giudiziario" chiude Gassani.
Proteste nel nolano: il Csm bacchetta i penalisti
Di Loredana Morandi (del 05/07/2010 @ 06:40:42, in Magistratura, linkato 1518 volte)
Questa notizia non l'avevo seguita in tempi recenti causa guasti del pc. L.M.
Csm "bacchetta" i penalisti nolani
NOLA - Il Consiglio superiore della Magistratura “bacchetta” gli avvocati del Tribunale di Nola. I penalisti nolani attuarono a gennaio una dura protesta (con tanto di sciopero) contro alcune di quelle che essi stessi consideravano delle limitazioni al loro operato. In particolare la “compressione del diritto alla difesa degli imputati” a causa del calendario e della gestione delle udienze. L’Unione delle camere penali appoggiò la protesta, ora arriva la forte risposta del Csm, l’organo di controllo della magistratura, che condanna la “grave e pericolosa delegittimazione” che attraverso quella protesta gli avvocati nolani attuarono nei confronti dei giudici impegnati in uno dei più importanti processi contro la mala nolana, il giudizio contro sette clan dell’area conclusosi con condanne fino ad un totale di sette secoli di carcere (tra gli imputati anche Pasquale e Salvatore Russo). La prima Commissione del Csm “raccomanda” comunque “l'immediata ripresa di un dialogo sereno tra avvocatura e giudici di Nola, perchè si ripristini la reciproca fiducia”.
di Redazione 23/06/2010
Il Nolano Anno III Numero 173
Il Nolano - ‎23/giu/2010‎
NOLA - Il Consiglio superiore della Magistratura “bacchetta” gli avvocati del Tribunale di Nola. I penalisti nolani attuarono a gennaio una dura protesta ...
Camorra: Csm, rinviata decisione su penalisti Nola in processi a clan Libero-News.it
Camorra: penalisti, Csm mal informato su quanto accaduto a Nola La Repubblica Napoli.it
Processo ai clan di Nola, Csm sui penalisti: Hanno denigrato i pm Il Denaro
Corriere del Mezzogiorno tutte le notizie (14)
Camorra: penalisti, non ci sorprende che Csm non ci abbia sentiti ...
Libero-News.it - ‎30/giu/2010‎
(Adnkronos) - ''La decisione assunta quest'oggi dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, senza voler ascoltare le ragioni della Camera Penale ...
Togati nolani, Csm approva delibera Il Nolano
Camorra: Csm approva a maggioranza pratica che bacchetta penalisti ... Libero-News.it
Csm: rassegna web - blog Panorama del 30 giugno
Di Loredana Morandi (del 05/07/2010 @ 07:00:51, in Magistratura, linkato 1381 volte)
Elezioni del Csm (4 e 5 luglio):
un’interessante dichiarazione di voto
Il 4 e 5 luglio giudici italiani eleggeranno i 16 membri «togati» del nuovo Consiglio superiore della magistratura. L’ho già segnalato su questo blog: questa volta, e per la prima volta, si presentano alcuni candidati indipendenti, cioè slegati dalle correnti che irreggimentano l’attività del Csm.
Basterebbe che per loro votassero 450 degli oltre 9 mila aventi diritto, e nel prossimo Consiglio entrerebbero giudici poco disposti a soggiacere alle regole dello «scambio di favori», il meccanismo che da troppo tempo condiziona la progressione delle carriere. Sul tema, adesso, arriva anche un’autorevole lettera aperta che, se letta con attenzione, è quasi una denuncia: a rivolgersi alla categoria è un giudice milanese, Guido Salvini, che ha deciso di prendere nettamente posizione a favore dei candidati indipendenti. Ecco che cosa sostiene Salvini, non iscritto ad alcuna corrente e noto per le sue indagini sulla strage di piazza Fontana e sul terrorismo: «Tre settimane orsono vi ho fatto parte della mia scelta personale per le elezioni del Csm per Edoardo Cilenti e delle ragioni di questa scelta che si estendono agli altri indipendenti.
Ora, a pochi giorni dal voto, molti segnali, che leggiamo nelle mailing list dell’Anm e delle correnti, e nelle preoccupazioni di alcuni candidati “ufficiali” che vivevano le elezioni come una formalità, ci dicono che la partita è aperta, che è stato toccato un nervo scoperto e che è stato inserito un piccolo cuneo in un sistema che sembrava impenetrabile. Mi permetto, quindi, di trasmettervi ancora qualche mia riflessione, un po’ più breve perché la verità è semplice ed è il suo contrario in genere ad aver bisogno di parole complicate.
Ci sono molti incerti, a Milano e in tutti i distretti. Quelli che pensano, io sarei d’accordo, ma serve, ma ne vale la pena? Sì, ne vale la pena, per i candidati indipendenti, per i candidati di corrente, per la magistratura nel suo insieme. Abbiamo bisogno di uno o più consiglieri che anche al Csm siano sentinelle della correttezza e trasparenza delle scelte; magistrati non migliori degli altri, che non pretendono di esserlo, ma che possano intendere i 4 anni a Palazzo dei Marescialli come un ulteriore servizio ed esperienza, e non come la tappa agognata di una carriera personale. Abbiamo bisogno, ad esempio, di consiglieri che nelle varie Commissioni non siano i destinatari delle telefonate di Tizio o di Caio, ma studino i fascicoli dei vari candidati da cima a fondo prima di dare il loro voto, come noi tutti facciamo con i nostri fascicoli processuali.
Non abbiamo bisogno di consiglieri che ci abbiano illustrato in pubblico concetti nobili ed elevati ma che in privato abbiano fatto, e siano lì per mantenere, promesse sconvenienti ai loro potenziali elettori, spesso semplici adulatori nella speranza di un beneficio.
Abbiamo bisogno di candidati, come Edoardo Cilenti e gli altri, che semplicemente ci dicano: “Sono un giudice, sinora ho fatto questo e quest’altro e lo puoi verificare. Se ti sembro adatto votami per il Csm e se sarò eletto, farò il Consigliere nello stesso modo in cui ho fatto il giudice, con imparzialità, correttezza ed impegno”. Tutto qui. “(…) Il 4/5 luglio siamo chiamati a compiere una scelta davvero libera che nessuno ci può rimproverare e i professionisti del voto che gironzolano intorno al seggio ci mancano solo di rispetto creando anche un danno all’immagine di coloro che sostengono”.
Magistratura Indipendente: Dalle toghe schiaffo al Csm
Di Loredana Morandi (del 05/07/2010 @ 07:04:52, in Magistratura, linkato 1459 volte)
Dalle toghe schiaffo al Csm
Dossier di Magistratura indipendente: nomine pilotate ed errori nei trasferimenti. Oggi e domani seggi aperti per rinnovare Palazzo dei Marescialli.
Magistrati «Gentile collega, questo è il resoconto di quattro anni difficili e intensi». Cominciano cosi le «Cronache dal Palazzo dei Marescialli», inviate da Magistratura Indipendente ai nove mila magistrati che oggi e domani andranno alle urne per eleggere i sedici consiglieri togati che comporranno il nuovo Consiglio superiore della magistratura (il mandato del Csm in carica scade a fine mese). La corrente moderata delle toghe batte un colpo e scrive un potente documento di denuncia delle irregolarità compiute dall'organo di autogoverno della magistratura.
L'obiettivo è chiaro: colpire al cuore la gestione che ha contraddistinto negli ultimi quattro anni la scelta delle nomine per gli incarichi dirigenziali degli uffici giudiziari. Il documento denuncia un atteggiamento di doppiopesismo nei confronti dei magistrati da parte del Csm: con alcuni eccessivo rigore, con altri eccessivo lassismo e benevolenza. C'è chi, ad esempio, ha usufruito di congedi per motivi di famiglia anche se questi non esistevano (è il caso di un magistrato a cui nel 2006 è stata concessa l'aspettativa per gravi motivi di famiglia perché assumesse l'incarico da una società privata straniera di organizzare dei corsi di formazione per magistrati all'estero).
Possibili - ma solo per alcuni secondo le «Cronache dal Palazzo dei Marescialli» - anche avvicinamenti d'ufficio non propriamente consentiti: ottenuta l'applicazione extradistrettuale presso la procura di Foggia da parte di un magistrato in servizio a Ragusa in realtà originario della cittadina pugliese. E ancora promozioni nonostante un gran numero di ritardi nel deposito delle sentenze (240 in ritardo su 493 complessive per un magistrato nominato giudice d'appello promosso dal plenum del Csm), pregiudizi e liti tra colleghi che condizionano le nomine, trasferimenti approvati dal Consiglio superiore della magistratura nello stesso giorno al medesimo giudice per due destinazioni diverse.
La denuncia della corrente moderata delle toghe continua e diventa un vero e proprio attacco: il Csm, sulla spinta del comportamento tenuto da Magistratura democratica e Unità per la Costituzione, ha reiterato nomine sbagliate nonostante le bocciature dei tribunali amministrativi. Significativo il caso raccontato dalle «Cronache dal Palazzo dei Marescialli» dei procuratori aggiunti alla Procura di Roma. Le nomine in questione sono state fatte secondo Magistratura indipendente su base correntizia. «Nomine sbagliate», dicono. Tant'è che gli esclusi hanno presentato ricorso al Tar e lo hanno vinto. Il tribunale amministrativo ha annullato le nomine e il Csm ne ha preso atto. Salvo poi reiteratamente rinominare le stesse persone. Della serie: se non è il Csm a rispettare le sentenze.
Magistratura indipendente, insomma, ha proposto ai novemila magistrati pronti al voto una operazione verità. L'obiettivo della corrente moderata delle toghe è quello di aprire gli occhi ai giudici e imprimere una svolta alle elezioni. La partita decisiva la gioca Stefano Schirò, consigliere della Corte di cassazione. Per vincere dovrebbe conquistare uno delle due poltrone a disposizione per i magistrati di Cassazione. Oggi il seggio è di Magistratura democratica. «Se succede le cose possono cambiare», assicurano i moderati.
Nadia Pietrafitta per Il Tempo
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22/09/2019 @ 10.07.26