Source: https://iusletter.com/archivio/17-pillola-piani-risanamento/
Timestamp: 2020-01-18 05:26:56+00:00
Document Index: 27782227

Matched Legal Cases: ['art. 56', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 28', 'art. 56', 'art. 56', 'art. 166', 'art.2', 'art. 166', 'art. 56', 'art. 284']

Codice della Crisi: I piani di risanamento
Analizziamo i piani di risanamento nella puntata odierna della rubrica settimanale “La nuova crisi d’impresa su Iusletter. In pillole”, a cura di Luciana Cipolla, Partner dello Studio e Responsabile del Team Concorsuale.
Il Codice della crisi dedica ai piani di risanamento una specifica norma: l’art. 56 rubricato appunto “Accordi in esecuzione dei piani attestati di risanamento”. E’ questa la grande novità della Riforma atteso che, come noto, i piani di risanamento, nella legge fallimentare, non erano stati destinatari di una autonoma disciplina ma trovavano (e troveranno ancora fino al prossimo anno) la propria fonte normativa nell’ambito dell’art. 67 dedicato alla revocatoria fallimentare e, in particolare, alle esenzioni da tali azioni.
In particolare l’ art. 67. comma 3, lett. D, i) l.f. prevede che: “non sono soggetti all’azione revocatoria (…): gli atti, i pagamenti e le garanzie concessi sui beni del debitore purché posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria. Un professionista indipendente designato dal debitore, iscritto nel registro dei revisori legali ed in possesso dei requisiti previsti dall’art. 28 lett. a) e b) deve attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano. […] Il piano può essere pubblicato nel registro delle imprese su richiesta del debitore».
L’art. 56 del Codice della Crisi recita: “1. L’imprenditore in stato di crisi o di insolvenza può predisporre un piano, rivolto ai creditori, che appaia idoneo a consentire il risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria.
f) i tempi delle azioni da compiersi, che consentono di verificarne la realizzazione, nonché’ gli strumenti da adottare nel caso di scostamento tra gli obiettivi e la situazione in atto.
Al piano debbono essere allegati i documenti di cui all’articolo39.
Gli atti unilaterali e i contratti posti in essere in esecuzione del piano devono essere provati per iscritto e devono avere data certa”.
Dalla semplice lettura comparata delle due norme emerge che le principali novità introdotte dal Codice sono:
– l’obbligo della data certa sia con riguardo al piano sia con riguardo agli atti e contratti che ne costituiscono l’esecuzione;
– il contenuto dettagliato del piano stesso;
– l’obbligo di indicazione dei tempi, purtroppo non con riguardo alla durata del paino (che sarebbe stato opportuno precisare visti i tempi spesso biblici ed improbabili di durata degli stessi) ma, almeno, con riguardo alle azioni che devono essere compiute per l realizzazione del piano;
– non dalla lettura dell’art. 56 ma dalla lettura del successivo art. 166 emerge poi che l’esenzione non è più prevista solo per le azioni revocatorie fallimentari ma anche per le azioni revocatorie ordinarie.
Presupposto oggettivo per poter accedere al piano di risanamento è che l’impresa si trovi in una situazione di crisi o di insolvenza. In quest’ultimo caso il risanamento sarà, naturalmente, consentito dall’intervento di finanza esterna.
Il presupposto soggettivo è che si sia in presenza di un imprenditore assoggettabile alla liquidazione giudiziale visto che lo scopo e’ l’esenzione dalla revocatoria fallimentare.
In sintesi, i tratti distintivi del piano possono essere così indicati:
– la natura privata dello strumento e degli accordi che allo stesso siano collegati (la pubblicazione nel registro delle imprese è solo facoltativa);
– la veridicità dei dati e la fattibilità economica dell’ipotesi ristrutturativa devono essere attestati da un esperto indipendente nominato dal debitore (art.2,lett.o,cci);
– rilevanza giuridica in caso di successivo fallimento dell’impresa;
– non si tratta di «procedura concorsuale» in quanto non è previsto l’intervento del tribunale;
– non c’è nessun effetto sospensivo a tutela dell’imprenditore rispetto alle azioni esecutive e cautelari promuovibili dai creditori;
– non vi è prededuzione per la nuova finanza.
Come si accennava sopra, l’ art. 166, comma3, lett.d), c.c.i. prevede che: “non sono soggetti all’azione revocatoria:
d) gli atti, i pagamenti effettuati e le garanzie concesse su beni del debitore posti in essere in esecuzione del piano attestato di cui all’art. 56 o di cui all’art. 284 e in esso indicati. L’esclusione non opera in caso di dolo o colpa grave dell’attestatore o di dolo o di colpa grave del debitore, quando il creditore ne era a conoscenza al momento del compimento dell’atto, del pagamento o della costituzione della garanzia. L’esclusione opera anche con riguardo all’azione revocatoria ordinaria“.
Inoltre ai sensi dell’articolo 324 c.c.i.: “le disposizioni di cui agli articoli 322, comma 3 (bancarotta fraudolenta) e 323 (bancarotta semplice) non si applicano ai pagamenti e alle operazioni compiuti in esecuzione di un concordato preventivo o di accordi di ristrutturazione dei debiti omologati o degli accordi in esecuzione del piano attestato ovvero del concordato minore omologato ai sensi dell’articolo 80, nonché ai pagamenti e alle operazioni di finanziamento autorizzati dal giudice a norma degli articoli 99, 100 e 101”.
Di seguito la tabella sinottica tra la disciplina della legge fallimentare e quella del Codice della Crisi: