Source: http://www.iacoviello.it/Sub_pagine/Previdenza_complementare/Fondi_interni_2117.html
Timestamp: 2017-08-19 05:23:48+00:00
Document Index: 48554892

Matched Legal Cases: ['art. 2117', 'art. 36', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 2117', 'art. 13', 'art. 2117', 'art. 5', 'art. 15', 'art. 4', 'art. 2117', 'art. 2447', 'art. 2117', 'sentenza ', 'art. 2117', 'art. 2740', 'art. 2117', 'art. 2117', 'art. 5']

I Fondi interni e l' art. 2117
Vi sono due tipi di Fondi Pensione, quelli "esterni" (che dovrebbero costituire la normalità) e quelli "interni" al Bilancio del Società datrice di lavoro (normalmente una Banca). I Fondi interni sono quasi tutti bancari e assicurativi, e solo nove di essi sono di settori diversi.
Esamineremo qui tale complessa problematica
Premessa: il profilo storico - giuridico
Tale norma garantisce soprattutto l’indisponibilità dei Fondi di Previdenza. La giurisprudenza ha poi chiarito che tale indisponibilità si applica non solo ai Fondi esterni, dotati quindi di soggettività giuridica, ma altresì ai “Fondi interni” ossia a quelle forme previdenziali interne al bilancio dell’azienda.
Articolo 4 Costituzione dei fondi pensione ed autorizzazione all'esercizio.
1. Fondi pensione sono costituiti: a) come soggetti giuridici, di natura associativa ai sensi dell'art. 36 del codice civile, distinti dai soggetti promotori dell'iniziativa; b) come soggetti dotati di personalità giuridica ai sensi dell'art. 12 del codice civile; in tale caso il procedimento per il riconoscimento rientra nelle competenze del Ministero del lavoro e della previdenza sociale ai sensi dell'art. 2, comma 1, della legge 12 gennaio 1991, n. 13.
2. I fondi pensione possono essere costituiti altresì nell'ambito del patrimonio di una singola società o di un singolo ente pubblico anche economico attraverso la formazione con apposita deliberazione di un patrimonio di destinazione, separato ed autonomo, nell'ambito del patrimonio della medesima società od ente, con gli effetti di cui all'art. 2117 del codice civile.
1. Alle forme pensionistiche complementari che risultano istituite alla data di entrata in vigore della legge 23 ottobre 1992, n. 421, non si applicano gli articoli 4, comma 4, e 6, commi 1, 2 e 3, mentre l'art. 13, commi 5 e 7, ha effetto dal 1° luglio 1994. Salvo quanto previsto al comma 3, dette forme, se già configurate ai sensi dell'art. 2117 del codice civile ed indipendentemente dalla natura giuridica del datore di lavoro, devono, entro quattro anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, dotarsi di strutture gestionali amministrative e contabili separate.
Il comma è così modificato, prima dall'art. 5, D.Lgs. 30 dicembre 1993, n. 585 e poi dall'art. 15, L. 8 agosto 1995, n. 335.
La situazione cambia solo in parte con l’entrata in vigore della cosiddetta “Riforma Maroni”, ovvero il D.Lgs. 5-12-2005 n. 252 (Disciplina delle forme pensionistiche complementari) che all' art. 4, 2° comma prevede tale ipotesi.
Di conseguenza dal 1° gennaio 2007 vi è un “passaggio delle consegne” fra Banca d’Italia e COVIP sulla vigilanza. Si veda sul punto il Comunicato della Banca d' Italia del 5 marzo 2007.
La vicenda Unicredito.
L' Unicredit Spa è una Banca nel cui Bilancio si trovano numerosi Fondi Pensioni “interni”, regolarmente iscritti nell' Albo della COVIP, nell'apposita “SEZIONE SPECIALE III - Fondi pensione preesistenti interni bancari o assicurativi”.
A tali Fondi “interni” si applica pacificamente la garanzia di indisponibilità di cui all' art. 2117 cod. civ.
Più in generale tale norma si inserisce ormai nel principio generale di cui all' art. 2447 bis del cod. Civ., in tema di “Patrimoni destinati ad uno specifico affare”.
Per i Fondi “preesistenti” l' applicabilità dell' art. 2117 è stata affermata fra l' altro nella sentenza della Cassazione del 12/3/02 n. 3630.
Presso la Banca era in vigore un trattamento previdenziale integrativo, in cui i contributi (dei lavoratori e della Banca) non venivano versati in Fondo dotato di autonoma soggettività, ma restavano nella disponibilità della Banca, che li accantonava in un’ apposita partita del proprio Bilancio, fermo restando che la Banca rispondeva in proprio e completamente delle obbligazioni previdenziali. Con delibera del 29 settembre 1993 il Consiglio di Amministrazione della Banca aveva trasferito nella generica liquidità dell'Istituto valori di investimento collocati in titoli per un importo di oltre cinque miliardi. I pensionati agirono in giudizio in base al sopra citato art. 2117 cod. civ., esponendo che la Banca aveva sottratto al Fondo beni conferiti per il raggiungimento degli scopi, per cui chiedevano venisse dichiarata illegittima la suddetta delibera del Consiglio di Amministrazione, con condanna del Mediocredito Fondiario alla riduzione in pristino e cioè ad acquistare e custodire i titoli suddetti.
1.	La irrilevanza della garanzia solidale del datore di lavoro (nella specie il Mediocredito Fondiario Centroitalia). Neppure la solvibilità del datore di lavoro solidalmente coobbligato consente infatti la distrazione dei fondi suddetti, trattandosi di “norma di evidente garanzia a favore di coloro che sono o saranno beneficiari dei relativi trattamenti di assistenza e previdenza”, volta ad evitare che il datore di lavoro disponga a suo piacimento dei Fondi stessi. Garanzia, sottolinea ancora la Corte, ulteriore rispetto a quella comunque prevista in via generale dall’art. 2740 c.c. (per cui il datore di lavoro risponderebbe comunque con tutti i suoi beni presenti e futuri) approntata specificamente dal legislatore a maggior tutela dei Fondi Previdenziali Speciali.
2. La sussistenza di un interesse giudizialmente in capo ai pensionati, “interesse che non presuppone alcun pericolo, né alcuno stato di incertezza sui diritti nascenti dal fondo, ma che ha origine direttamente dalla citata disposizione di legge, che nel sancire l’ obbligo riconosce specularmente un diritto”. Non sarebbero quindi condivisibili opinioni secondo le quali l'interesse ad agire dei pensionati potrebbe emergere soltanto nell'ipotesi di insufficienza patrimoniale del Fondo.
3.	La irrilevanza di una specifica norma statutaria di destinazione: la destinazione dei beni, afferma la Cassazione, nasce direttamente dalla legge e “la ratio della norma è invece quella di approntare la garanzia anche se non contemplata nell’atto istitutivo del fondo”.
4.	La estensione del vincolo di destinazione a tutti i beni del fondo necessari al perseguimento dello scopo, e che quindi nel caso esaminato dalla Cassazione erano costituiti: “dalla dotazione iniziale assegnata dell’ istituto, dai contributi a carico del datore e dei lavoratori, nonché dal reddito degli investimenti”.
A quanto è dato comprendere dal Bilancio suddetto, ed a quanto risulta dai Bilanci redatti dagli Organi di gestione dei singoli Fondi, la Spa Unicredito ha ritenuto di procedere come segue. A seguito di nuove valutazioni attuariali, l' Unicredito Spa ha ravvisato una eccedenza nelle riserve matematiche dei bilanci dei Fondi interni, ed ha ritenuto di poter distrarre tali somme ritenute eccedenti, imputandole ad utili di esercizio della Banca stessa.
Tale condotta si pone in contrasto con l' art. 2117 del cod. civ., così come interpretato dalla Cassazione. In tale situazione occorre chiedere il ripristino delle somme distratte nei Bilanci dei singoli Fondi Pensioni, alla luce dei principi giuridici sopra evidenziati.
I Principi IAS suddetti non hanno certo abrogato l' art. 2117 cod. civ., ed in ogni caso, a parte ogni altra considerazione, va rammentato che il D.Lgs. 28-2-2005 n. 38, art. 5 (Esercizio delle opzioni previste dall'articolo 5 del regolamento (CE) n. 1606/2002 in materia di princìpi contabili internazionali), dispone che: “Se, in casi eccezionali, l'applicazione di una disposizione prevista dai princìpi contabili internazionali è incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale, di quella finanziaria e del risultato economico, la disposizione non è applicata. Nel bilancio d'esercizio gli eventuali utili derivanti dalla deroga sono iscritti in una riserva non distribuibile se non in misura corrispondente al valore recuperato”.
E' pertanto chiaro che i Principi IAS attengono più alla rappresentazione contabile che non alla titolarità dei diritti.