Source: http://www.grupposenzasede.it/Attivit%C3%A0%202016%20tema%20assistenza.htm
Timestamp: 2020-02-19 01:54:58+00:00
Document Index: 107547762

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 54', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Anno fine 2013 e 2014
Anno fine 2015: articoli, lettere, volantini, documenti prodotti e divulgati sul tema dell'Assistenza ai malati cronici non autosufficienti.
Inviamo i seguenti allegati:
e-mail inviata al Presidente della IV Commissione Ravetti (“Gruppo di lavoro - Piattaforma disabilità/autismo”)
- facsimile aggiornato per la richiesta di prestazioni domiciliari (presente sul sito www.fondazionepromozionesociale.it)
Si unisce per opportuna conoscenza:
- la locandina del Convegno diocesano sul tema della disabilità previsto a Torino sabato 5 dicembre p.v.
- la delibera regionale - di prossima pubblicazione - finalizzata a regolare gli "inserimenti occupazionali" di tipo assistenziale (non finalizzati ad assunzioni lavorative) e sostenuti con sussidi economici.
Segnaliamo alla Vostra attenzione che i Comuni di Agliè, Candiolo, Collegno e Grugliasco, Nichelino, None, Settimo Torinese e Vinovo hanno predisposto i volantini informativi di cui alleghiamo copia, sottolineando l’estrema importanza dell’iniziativa che consente ai congiunti delle persone non autosufficienti di conoscere le leggi vigenti e di poter quindi agire per ottenerne l’attuazione.
Alleghiamo anche copia dell’e-mail da inviata dalla Fondazione Promozione Sociale ai Sindaci dei Comuni del Piemonte con più di 3mila abitanti.
Nota “Integrazione rette albergherie per strutture residenziali socio-sanitarie” inviata dall’Utim - Allegato.
al seminario informativo/formativo di confronto tra le associazioni di volontariato che operano nel settore sanitario e socio-sanitario
GIOVEDÌ 26 NOVEMBRE 2015, DALLE 15,30 ALLE 18,30
c/o Centro Servizi per il Volontariato Vol.To (g.c.)
Via Giolitti 21 – TORINO
“Anziani malati cronici non autosufficienti, persone colpite da demenza senile
le informazioni utili per i volontari e i familiari”.
Come vedere riconosciuto il loro diritto alle prestazioni socio-sanitarie
Adi, Assegno di cura, Rsa, integrazione retta alberghiera:
cosa sono e come fare per ottenerle
15,30 Accoglienza partecipanti, introduzione e saluti: Silvio Magliano, presidente Vol.To
15,50 Interventi dei relatori:
Massimo Mao – Geriatra e medico di medicina generale
Mauro Perino – Direttore del Cisap, Consorzio intercomunale dei servizi alla persona dei Comuni di Collegno e Grugliasco;
Coordina i lavori e modera: Andrea Ciattaglia, Associazione promozione sociale.
A seguire sono previste:
- testimonianze di volontari delle associazioni Alzheimer Piemonte, Avo (Associazione volontari ospedalieri), Asvad Caffè Alzheimer (Associazione solidarietà volontariato a domicilio), Avulss (Associazione per il volontariato nelle unità locali socio-sanitarie), Associazione tutori volontari, Ulces (Unione per la lotta contro l’emarginazione sociale) che si confrontano quotidianamente con utenti che hanno diritto alle prestazioni socio-sanitarie (persone colpite dalla malattia di Alzheimer, anziani malati cronici non autosufficienti...) e ottengono attraverso la richiesta scritta delle prestazioni, le cure sanitarie e socio-sanitarie di cui hanno necessità;
- domande ai relatori e dibattito.
Importante confermare la propria partecipazione
tel. 011.8124469 – mail a: info@fondazionepromozionesociale.it
- I diritti vigenti alle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie per le persone non autosufficienti, anche alla luce dei provvedimenti negativi inseriti nel Patto per la Salute 2014-2016.
- Adi, Adp, Assegno di cura, Uvg, Rsa: orientarsi tra sigle e prestazioni a casa o in struttura socio-sanitaria previste per le persone non autosufficienti dalle norme in vigore.
- I metodi per chiedere ed ottenere dalle Asl e dai Comuni che i diritti delle persone colpite da malattie e/o da disabilità grave e non autosufficienza vengano rispettati e garantiti.
- Le possibili iniziative comuni per affrontare la situazione di negazione del diritto alle cure che si sta verificando in Piemonte (e in tutta Italia).
Non autosufficienti: la situazione oggi
Le organizzazioni di volontariato che operano nell’area sanitaria e socio-sanitaria si trovano quotidianamente di fronte a situazioni di anziani malati cronici non autosufficienti o persone con demenza senile (malattia di Alzheimer e altri tipi di demenze), malati gravissimi, incapaci di provvedere da soli alle loro minime esigenze vitali e costantemente in pericolo di vita se lasciati senza cure. Molto spesso si tratta proprio di casi che non ricevono le cure sanitarie indifferibili di cui hanno bisogno da parte del Servizio sanitario nazionale.
Sono oltre 30mila i cittadini piemontesi inseriti in illegittime “liste di abbandono”, con la conseguenza che tutto il peso della loro cura è scaricato, contro la legge in vigore, sulle famiglie. Questo provoca un impoverimento (anche drastico) di molti nuclei familiari, costretti dalla latitanza delle istituzioni a pagare di tasca propria le cure (spesso non garantendo livelli adeguati di prestazioni ai loro parenti non autosufficienti): a Torino oltre 3mila euro al mese per un ricovero privato, circa 2mila per una badante a casa, con la quale è comunque impossibile coprire le 24 ore giornaliere, 7 giorni su 7, in cui il malato ha necessità indifferibili di interventi. La mancata erogazione di queste prestazioni durante tutto l’arco della malattia della persona è una delle principali cause dell’intasamento ormai endemico dei Pronto soccorso e dei reparti ospedalieri, che sono i punti di accesso al Servizio sanitario nazionale cui le famiglie e i malati si rivolgono quando si vedono sbarrare tutte le altre vie di presa in carico.
Diritti e strumenti per ottenere le cure
Questa latitanza delle istituzioni e del Servizio sanitario può essere arginata con semplici strumenti di rivendicazione del diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie. Infatti, il diritto alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari (cure a casa comprensive dell’assegno di cura), residenziali (ricovero in Rsa – Residenza sanitaria assistenziale) o, in alcuni casi, semi-residenziali (frequenza di un centro diurno) è assicurato agli anziani malati cronici non autosufficienti dalle leggi in vigore: l’articolo 32 della Costituzione, la legge 833/1978 istitutiva del Servizio sanitario nazionale, la legge 289/2002 (decreto del presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001 sui Livelli essenziali delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie - Lea), confermate dalla sentenza della Corte costituzionale n. 36/2013.
La prova che i diritti esistono e sono riconosciuti in concreto attraverso prestazioni, se chieste in modo corretto, è la lettera di opposizione alle dimissioni e richiesta della continuità terapeutica: tre semplici raccomandate che possono essere inviate dai familiari o congiunti di un anziano malato non autosufficiente ricoverato in ospedale o casa di cura se gli vengono prospettate le dimissioni e che garantiscono sempre la continuità delle cure ed evitano lo “scaricamento” del malato alla famiglia, lasciata sola dall’Asl.
Le azioni delle organizzazioni di volontariato
É fondamentale che le associazioni di volontariato che operano nel settore sanitario e socio-sanitario costruiscano una rete solida e competente sui diritti delle persone con l’obiettivo di portare avanti azioni per tutelarli e rivendicarli con efficacia (cioè in modo che chi di dovere assicuri la prestazione). Per fare ciò è indispensabile che le associazioni che operano nel settore socio-sanitario siano informate adeguatamente per poter fornire, alle persone che si rivolgono a loro, indicazioni precise sulle prestazioni a cui hanno diritto, sui modi concreti, a volte semplici, di ottenerle e sui pericoli che gli utenti possono incontrare e che possono essere evitati.
Informiamo che sul sito www.fondazionepromozionesociale.it sono state pubblicate le relazioni e le presentazioni finora pervenute relative al Convegno del 23 ottobre u.s.
Con l’occasione si riportano tre contributi in risposta all’intervento del mattino che sollecitava iniziative per chiedere l’aumento della pensione d’invalidità e dell’indennità di accompagnamento, nonché proposte per essere tutelati nel momento in cui non siamo più autosufficienti.- Contrasto Eugenetica - Rischio della non autosufficienza - Lettera aperta incontro 17 marzo -
Uniamo il ricorso depositato al Tar del Lazio dalle associazioni Utim e Aps aderenti al Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base) e da altre organizzazioni di volontariato con sede in altre Regioni in merito alle illegittimità del decreto relativo al Fondo per le non autosufficienze (pubblicato in Gazzetta ufficiale del 3 agosto 2015).
Tale decreto prevede infatti di utilizzare risorse destinate ai Comuni per prestazioni che sono di competenza e a carico della Sanità secondo la legge (vedi Sla), e introduce discriminazioni (si veda ad esempio la definizione illegittima di "disabilità gravissime").
SAREBBE MOLTO UTILE E URGENTE CHE LE VOSTRE ORGANIZZAZIONI ED ASSOCIAZIONI PRENDESSERO POSIZIONE CON UN DOCUMENTO A SOSTEGNO DI TALE AZIONE DEL QUALE VI CHIEDIAMO CORTESEMENTE DI INVIARCI COPIA.
Ricordiamo che ristabilire le giuste competenze tra Sanità ed Enti gestori consente un utilizzo migliore delle risorse economiche e assicura il rispetto dei Lea sanitari e socio-sanitari per le persone colpite da patologie e/o da disabilità invalidanti gravi e non autosufficienza.
Ricorso - Allegato
Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede sul Convegno del 23 ottobre.
Venerdì 23 ottobre 2015, a Torino in Corso Bramante 88, al Centro Congressi “Molinette Incontra”, dalle 9.00 alle 18.00 avrà luogo un convegno rivolto ai rappresentanti delle Istituzioni, agli Amministratori pubblici, ai direttori delle Asl ed enti gestori dei servizi socio assistenziali, ai medici di medicina generale e specialisti, agli infermieri, agli assistenti sociali, agli operatori socio sanitari delle strutture pubbliche e private, ai gestori privati delle strutture diurne e residenziali, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni di tutela dei malati, di promozione sociale e di volontariato, ai familiari dei malati non autosufficienti ed alle persone interessate a vario titolo.
Il convegno si propone di evidenziare le esigenze indifferibili di cure sanitarie e socio sanitarie degli anziani non autosufficienti, e che al di là delle sentenze contraddittorie, rimangono un problema che l'Amministrazione regionale deve affrontare senza eludere le norme. La sentenza 604/2015 non ha infatti annullato i diritti esigibili sanciti dalla legge833/1978 e dalle norme vigenti sui Lea. Cure talmente urgenti da non poter essere rinviate, che vanno assicurate in tempo reale, oltre alla diagnosi immediata (come per tutti gli altri malati) occorre individuare subito le terapie per lenire il dolore e le altre prestazioni socio sanitarie altrettanto fondamentali per la sopravvivenza. Non siamo in presenza di “nonni” a cui fare compagnia o a cui basta cucinare i pasti, ma di persone che vanno seguite 24 ore su 24 perché sovente sono doppiamente incontinenti, con catetere, da mobilizzare o imboccare, da seguire nell'assunzione delle terapie e che vanno costantemente monitorati sul piano sanitario. I 32mila cittadini piemontesi non autosufficienti in lista d’attesa da anni, non sono stati eliminati con la sentenza; le difficoltà che incontrano i familiari, compresi i problemi economici, non sono stati risolti. Le 13mila famiglie che percepiscono l’assegno di cura continuano a stare con il fiato sospeso, perché da novembre almeno 12mila potrebbero perderlo se la Giunta non modifica la delibera sulle cure domiciliari. Lo Stato ha inteso tutelare queste persone non solo attraverso il diritto a ricevere cure da parte del Servizio sanitario nazionale in ospedale o nelle strutture sanitarie convenzionate di riabilitazione e lungodegenza, ma assicurando altresì i Livelli essenziali delle prestazioni socio sanitarie, cure domiciliari, centri diurni, ricoveri in Rsa, che richiedono una presa in carico tempestiva dell'anziano malato cronico non autosufficiente. Già in ospedale si dovrebbe attivare il percorso di continuità terapeutica per indirizzare il paziente nei luoghi di cura più appropriati, con priorità al rientro al suo domicilio , se ciò è praticabile a seguito della volontaria disponibilità dei familiari e/o di terze persone e dell'assenza di controindicazioni sulla loro idoneità. Per questo, nel corso della tavola rotonda che sarà prevista nel corso del pomeriggio con l’aiuto dei relatori e dei partecipanti, si cercherà di ristabilire i punti di riferimento per continuare a difendere il diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie che, un domani, può riguardare noi stessi o un nostro familiare. Il convegno serve anche per essere informati, come cittadini, su che cosa possiamo/dobbiamo chiedere se siamo ricoverati in ospedale e diventiamo non autosufficienti e come fare per ottenere le prestazioni a cui abbiamo diritto.
Trino, ottobre 2015 Associazione culturale "Gruppo senza Sede"
Vedere l’allegato programma integrale
Atti aziendali e rispetto dei diritti.
- Egr. Assessore alla sanità della Regione Piemonte
- Egr. Presidente del Consiglio regionale del Piemonte
- Egr. Presidenti e Consiglieri IV Commissione Consiglio regionale del Piemonte
- Egr. Direttori Generale Asl del Piemonte
- Egr. Federsanità Anci, nazionale e regionale Piemonte
- Egr. Assessori alle politiche sociali di Torino e Novara
- Egr. Presidenti Enti gestori delle funzioni socio-assistenziali
- Egr. Presidente Ordine provinciale dei Medici chirurghi e degli odontoiatri di Torino
- Egr. Presidente Age (Associazione geriatri extra-ospedalieri) Piemonte – Valle d’Aosta
- Egr. Presidente Sigg (Società italiana di gerontologia e geriatria) Piemonte - Valle d'Aosta
- Egr. Presidente Sigot (Società italiana di geriatria ospedale e territorio)
- Egr. Presidente Simeu (Società italiana di medicina di emergenza urgenza) Piemonte - Valle d'Aosta
- Egr. Presidente Siommms (Società italiana dell’osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro)
- Organizzazioni sindacali del Piemonte
- Associazioni di tutela dei malati anziani e non autosufficienti del Piemonte
Oggetto: ATTI AZIENDALI, RISPETTO DEL DIRITTO ALLE CURE SANITARIE DEI MALATI NON AUTOSUFFICIENTI ANZIANI, MANTENIMENTO DEI SERVIZI E DELLE PRESTAZIONI SANITARIE E SOCIO-SANITARIE A CUI HANNO DIRITTO
Con lettera del 22 settembre u.s. la UIL-Fpl dell’Asl T01 segnalava – tra l’altro – che l’atto aziendale «priva il distretto di funzioni strategiche proprie (…). Inoltre, si evidenzia l’esternalizzazione di parte della produzione diretta tra le quali le cure palliative che, come è noto, è un servizio importantissimo per assicurare il mantenimento al domicilio di un malato non autosufficiente, molto spesso anziano. Non si comprende l’esternalizzazione, tenuto conto che sarebbe indispensabile che il servizio fosse invece strettamente collegato e integrato con gli altri, in primo luogo l’ospedale di territorio».
Condividiamo le riserve avanzate dal Sindacato succitato e, con la presente, chiediamo all’Assessorato alla sanità della Regione Piemonte – che ha la titolarità della programmazione – rassicurazioni circa la garanzia dell’Amministrazione regionale di voler mantenere (e se necessario potenziare) in tutte le Asl piemontesi (oltre che nell’Asl TO1), le strutture geriatriche ed i servizi preposti per le cure e l’erogazione delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie necessarie a soddisfare – in base al reale fabbisogno – le esigenze della popolazione anziana malata non autosufficiente e/o con demenza, e cioè: reparti ospedalieri geriatrici direttamente collegati con i servizi di de-ospedalizzazione protetta, i posti Cavs, cure palliative, i servizi geriatrici territoriali, Nocc e Ndcc, prestazioni domiciliari, centri diurni, ricoveri in Rsa.
La proposta del Direttore generale del’Asl TO1 di sopprimere la struttura geriatrica e l’esternalizzazione delle cure palliative, sono segnali inquietanti in quanto confermerebbero (se approvati dalla Giunta regionale) il ritiro della competenza sanitaria dagli interventi per i malati anziani non autosufficienti, in linea con il documento predisposto per “Il Patto per il sociale”, che assurdamente sposta le cure socio-sanitarie previste dai Lea solo in capo al settore assistenziale, materia che, al contrario, deve essere gestita e programmata in ambito sanitario, nel rispetto delle norme vigenti.
Nella stessa ottica si pone il ricorso al Consiglio di Stato, presentato dalla Giunta Chiamparino, per chiedere l’annullamento della sentenza 156/2015 del Tar del Piemonte, in relazioni alle prestazioni domiciliari e al diritto al contributo del Servizio sanitario nazionale per il costo delle prestazioni di assistenza tutelare alla persona e/o di aiuto infermieristico se assicurate da un familiare o da una persona di sua fiducia per il mantenimento al domicilio di un malato non autosufficiente.
Auspichiamo che anche gli enti e le Organizzazioni in indirizzo si adoperino presso l’Assessorato alla sanità della Regione Piemonte per chiedere rassicurazioni in merito agli atti aziendali e, nel contempo, sollecitare il rispetto dell’Ordine del giorno 142/2014 approvato all’unanimità dal Consiglio regionale del Piemonte che impegna la Giunta a «superare in breve tempo le delibere n. 14-5999, n. 45-4248, n. 85-6287, n. 25-6992, n. 26-6993, n. 5-7035 ridefinendo le linee d'indirizzo sull'assistenza residenziale per anziani non autosufficienti a farsi promotrice presso il Governo nazionale al fine di riclassificare nel Patto per la Salute gli interventi domiciliari in lungoassistenza all’interno degli interventi del Sistema Sanitario Piemontese (Lea – Livelli essenziali d’assistenza)».
Segnalo, in particolare, alla Vostra attenzione nell’ambito della rassegna “diritti umani”, promossa dal Consiglio regionale del Piemonte, la proiezione del film:
MARTEDI’ 6 OTTOBRE 2015, ore 20,00
CINEMA ROMANO, p.za Castello (galleria Subalpina) - Torino
Il film racconta una positiva esperienza di adulti con disabilità intellettiva, problemi di salute e/o altre minorazioni associate, che vivono in una comunità alloggio di tipo familiare. Durante il giorno sono inseriti in attività varie: ricreative in un centro diurno, sportive in centri aperti a tutti, lavorative in normali aziende, in base alle loro autonomie limitate. Con leggerezza il regista si sofferma anche sulle aspirazioni dei due protagonisti ad avere una vita di coppia da “adulti”.
Con preghiera di divulgazione a familiari, operatori dei servizi socio-sanitari, centri diurni, associazioni,… Grazie. Invito / Trame / Locandina
Inoltriamo per opportuna conoscenza l’ottimo documento predisposto dal Coordinamento degli Enti gestori delle funzioni socio-assistenziali piemontesi (che comprende il Comune di Torino) in relazione alla bozza del “Patto per il sociale della Regione Piemonte 2015-2017”.
Consigliamo la lettura per comprendere gli aspetti normativi e le gravi conseguenze che vi sarebbero per gli utenti, già evidenzia.
Una importante sentenza sulle contribuzioni economiche!!
Si inoltra una recente e importante sentenza della Corte di cassazione relativa alla corretta applicazione degli scorsi decreti legislativi 109/1998 e 130/2000 (in sostanza il vecchio Isee).
La sentenza conferma che nel caso di prestazioni socio-sanitarie (centri diurni, strutture residenziali, …) erogate a favore di soggetti con handicap grave oppure ultra65enni non autosufficienti, occorreva prendere in considerazione la situazione economica del solo assistito.
NUOVI LEA, LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI SOCIO-SANITARIE – Osservazioni
Abbiamo inviato ai destinatari della mail più sotto riportata, l'allegata nota di osservazioni in merito alla bozza dei nuovi Lea, Livelli essenziali delle prestazioni sanitarie e socio-sanitari. Sarebbe a nostro avviso opportuno che le Associazioni ed Organizzazioni, che ne condividono i contenuti, inviino anche loro alle Autorità indicate i contenuti della nota.
La segreteria del Comitato promotore
E-mail inviata il 4 settembre 2015:
- Egr. Ministro della salute, Beatrice Lorenzin,
- Egr. Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti
- Egr. On. Presidente e Componenti della commissione igiene e sanità del Senato;
- Egr. On. Presidente e Componenti della commissione affari sociali della Camera dei Deputati,
- Egr. Presidente e componenti della Conferenza Stato-Regioni;
- Egr. Assessori alla Sanità delle Regioni e Provincie autonome di Trento e Bolzano;
- Egr. Silvia Arcà, Direzione Generale della Programmazione Sanitaria - Ministero della Salute
Oggetto: NOTA SULLA BOZZA DEI NUOVI LEA, LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI SANITARIE E SOCIO-SANITARIE
Come Fondazione promozione sociale onlus e Csa - Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base, che dagli anni Settanta operano per la promozione e la tutela dei diritti delle persone non autosufficienti incapaci di difendersi da sé (persone con disabilità grave e/o autismo e limitata o nulla autonomia, anziani malati cronici non autosufficienti e persone colpite da demenza senile), uniamo al presente messaggio le nostre osservazioni sulla allegata bozza dei nuovi Lea, Livelli essenziali delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie.
Grati della Vostra attenzione e di eventuali, graditi, riscontri porgiamo in nostri più cordiali saluti.
Fondazione promozione sociale onlus e Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base)
Lettera/appello a Papa Francesco, sottoscritta anche dal Gruppo Senza Sede
Il Gruppo senza Sede di Trino è tra i numerosi firmatari di un appello rivolto al Papa, proposto dal Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base e dalla Fondazione Promozione sociale di Torino, per la tutela dei diritti e delle prestazioni sanitarie per gli anziani malati cronici non autosufficienti e per chi è colpito da demenza senile.
I punti essenziali riguardano la richiesta del Suo autorevole intervento per la promozione dell'inclusione sociale contro la discriminazione e la negazione dei diritti e della dignità, quando vengono negate le cure sanitarie e socio-sanitarie previste dalle leggi vigenti. Si evidenzia in particolare la mancanza di informazioni edeguate ed azioni conseguenti da parte delle Istituzioni in merito ai diritti esigibili sanciti dalle leggi approvate dal Parlamento italiano nel corso di oltre mezzo secolo, nonostante le quali è ancora radicata la convinzione che l'inguaribilità sia sinonimo di incurabilità, cioè proprio i più gravi tra i malati siano considerati come scarti, vite non più degne di ricevere prestazioni ed attenzioni terapeutiche. Nella lettera viene spiegato come esista la possibilità di rivendicare il diritto alle cure inviando alcune semplici lettere raccomandate, con le quali si richiama il Servizio sanitario nazionale ai suoi doveri e si evita lo "scaricamento" illegittimo sulle spalle delle famiglie che devono pagare costi proibitivi per l'assistenza, precipitando in condizioni di povertà. Il conflitto non è tra giovani su cui le famiglie vorrebbero investire per il futuro ed anziani che "costano", bensì tra il diritto stabilito dalle leggi e la negazione di quel diritto, che si abbatte come un'ulteriore disgrazia sui nuclei familiari che hanno dei congiunti colpiti da malattie gravissime. Al Santo Padre si rammentano le parole del Concilio Vaticano II, Apostolicam Actuositatem (1965) :"Siano anzitutto adempiuti gli obblighi di giustizia, perchè non avvenga che offra come dono di carità ciò che è già dovuto a titolo di giustizia", perchè il problema interessa in tutto il Paese circa un milione di persone considerate spesso inutili alla società dei consumi, ed a Lui si chiede di mediare affinchè cessi la mancanza di rispetto delle leggi vigenti, la scarsa o nulla informazione da parte delle Istituzioni, la discriminazione rispetto a soggetti deboli con gravi disabilità fisiche ed intellettive. La Sua voce giunga anche alla Caritas italiana ed ai Direttori diocesani per la pastorale della salute, perchè presso le loro valide ed attive strutture diffondano notizie e strumenti (come quelli della lettera di rifiuto delle dimissioni dagli ospedali e richiesta della continuità terapeutica), per arrivare finalmente ad un decisivo e profondissimo cambio culturale nella società italiana.
Il testo integrale della lettera al Papa è pubblicato sui siti www.grupposenzasede.it e, www.fondazionepromozionesociale.it.
Trino, settembre 2015
Articolo del giornale La Gazzetta relativo alla lettera inviata al Papa.
- AUTISMO: GLI ASPETTI NEGATIVI E LESIVI DEI DIRITTI VIGENTI DEL TESTO DI LEGGE: QUALI STRUMENTI PER CONTRASTARLO E ANDARE OLTRE LE “FREGATURE” DEL PROVVEDIMENTO
Testo del ricorso presentato dall’Associazione promozione sociale e dall’Utim, Unione per la tutela delle persone con disabilità intellettiva, contro la delibera della Giunta regionale del Piemonte n. 18/2015.
In relazione alla questione dell’ educatore sanitario, pubblichiamo:
- il Commento di Giovanni Merlo, segnalato da Marisa Faloppa del Comitato per l’integrazione scolastica
- la risposta a Marisa Faloppa.
DUE IMPORTANTI ORDINI DEL GIORNO
Due importanti ordini del giorno sono stati approvati recentemente dal Comune di Torino e dal Consiglio dell'Ordine dei Medici di Torino e Provincia su questioni di rilievo nazionale (cure socio-sanitarie domiciliari, diritto alle prestazioni a casa, semi-residenziali e residenziali per le persone non autosufficienti).
Diamo conto degli importanti contenuti dei documenti nelle due brevi note successive, allegando i relativi testi integrali.
A tutte le associazioni ed organizzazioni interessate, in particolar modo ai promotori ed aderenti alla "Petizione popolare nazionale per il riconoscimento del diritto alle cure socio-sanitarie domiciliari", rivolgiamo l'appello a:
- cercare nuove adesioni e sottoscrizioni al documento;
- rilanciare le due importanti prese di posizione riportate qui di seguito;
- predisporre analoghe iniziative di promozione e tutela dei diritti delle persone colpite da malattia e/o disabilità grave e non autosufficienza;
- informare la cittadinanza in merito ai diritti delle persone non autosufficienti, con particolare riguardo all’opposizione alle dimissioni da ospedali e da case di cura private convenzionate di anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone con demenza senile, iniziativa con cui si ottiene sempre la continuità terapeutica.
1. IL COMUNE DI TORINO "ADERISCE ALLA PETIZIONE NAZIONALE SUL DIRITTO ESIGIBILE ALLE CURE SOCIO-SANITARIE DOMICILIARI".
Lunedì 6 luglio 2015 il Consiglio Comunale di Torino ha approvato l'ordine del giorno di adesione alla Petizione sul riconoscimento del diritto prioritario alle cure socio-sanitarie domiciliari per le persone non autosufficienti (anziani malati cronici non autosufficienti, persone colpite da demenza senile, persone con autismo o disabilità grave e limitata o nulla autonomia). Nell'ordine del giorno (firmato dalle Consigliere Onofri, Centillo e Genisio) è stato accolto un emendamento (presentato dal Consigliere Marrone) che invita la Giunta regionale del Piemonte a ritirare il ricorso al Consiglio di Stato contro la positiva sentenza 156/2015 del Tar del Piemonte sul pieno riconoscimento del diritto alle cure socio-sanitarie domiciliari.
Le cure a casa per le persone non autosufficienti comprendono l'“assegno di cura”, oggetto negli ultimi anni di ricorsi al Tar ed al Consiglio di Stato: da un lato le associazioni degli utenti, i Comuni e gli Enti gestori delle funzioni socio assistenziali, una ventina in tutto, che sostengono la piena titolarità della sanità su queste prestazioni, dall’altro la Giunta regionale (sia quella già guidata da Roberto Cota, sia quella attuale di Sergio Chiamparino) che non intende riconoscere come diritti sanitari gli interventi prestati da assistenti familiari, badanti e parenti dei malati, anche se si tratta di interventi salvavita per persone dipendenti in tutto e per tutto da terzi. Il Tar ha dato piena ragione ai primi annullando le delibere della Giunta, ma la Regione ha presentato ricorso al Consiglio di Stato, che si è pronunciato il 4 giugno scorso, non concedendo la sospensiva richiesta dalla Regione (perciò lasciando valide ed immediatamente applicabili le decisioni del Tribunale amministrativo piemontese, in attesa della prossima udienza a metà ottobre).
In allegato il testo dell'ordine del giorno approvato.
2. L'ORDINE DEI MEDICI, CHIRURGHI E ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI TORINO ALLA REGIONE PIEMONTE: FARE DI PIÙ PER GLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI E PER I MEDICI CHE LI ASSISTONO.
Il Consiglio dell'Ordine dei Medici della provincia di Torino ha approvato un significativo documento che prende posizione contro la delibera 18/2015 della Regione Piemonte (vedi testo), lesiva dei diritti degli anziani malati cronici non autosufficienti.
Testo del documento dell'Ordine dei medici, disponibile anche a questo link.
DGR 18 1236 non autosufficienza
ISEE: RICORSO IN APPELLO
- Alleghiamo il ricorso presentato dalle associazioni Aps e Utim, aderenti al Csa - Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base, depositato al Consiglio di Stato contro la sentenza 2458 del Tar del Lazio in merito al nuovo Isee (decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 159/2013).
Come sapete, la sentenza del Tar del Lazio ha accolto il motivo di impugnazione sull'illegittimità di considerare reddito l'indennità di accompagnamento, ma ha rigettato gli altri punti, soprattutto quello che secondo noi è il più grave e cioè il coinvolgimento dei coniuge e dei figli (in alcuni casi anche di quelli non conviventi) nella definizione dell'Isee (e quindi della compartecipazione alla retta) di chi fruisce di prestazioni socio-sanitarie: persone con disabilità intellettiva o autismo, anziani malati cronici, persone con demenza senile, soggetti con patologie psichiatriche.
- Inviamo a tutti anche la nostra richiesta di incontro con gli Assessori alla sanità e alle politiche sociali della Regione Piemonte in merito alla definizione del regolamento regionale per la compartecipazione alle prestazioni socio-sanitarie.
Con la preghiera di rilanciare le informazioni e le richieste contenute in questa nota.
Prima bozza delle osservazioni (file Word) in merito alla bozza di Patto per il sociale della Regione Piemonte, insieme ai documenti relativi al Patto stesso inviati dall’Assessore alle politiche sociali, Augusto Ferrari
- Bozza osservazioni patto per il sociale
- Integrazione sociosanitaria
- Inclusione sociale povertà
- Il Patto sociale. Un percorso politico
- Proposte del CSA per prevenire e combattere la povertà
- Piattaforma disabilità autismo
- Mozione definizione competenze ASL
- Per un welfare reale equo e rispettoso
Programma del Convegno: “Anziani malati non autosufficienti e/o con demenza - Il diritto alle cure e la riorganizzazione delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie intra ed extra ospedaliere”, che avrà luogo VENERDÌ 23 OTTOBRE 2015 alla Sala convegni “A. M. Dogliotti” presso l’ospedale Città della Salute e della Scienza – Molinette di corso Bramante 88 – Torino. Obiettivi del Convegno.
Richiesta inoltrata da Fondazione promozione sociale onlus e Csa - Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base, di urgentissimo incontro con gli Assessori alla Sanità e alle Politiche sociali in merito alla definizione del nuovo regolamento regionale per la compartecipazione degli utenti alle prestazioni. socio-sanitarie.
- Egr. Antonio Saitta, Assessore alla sanità
Facendo seguito alla Nostra richiesta del 5 febbraio u.s., simile oggetto, le associazioni aderenti al Csa – Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base e la Fondazione promozione sociale onlus inoltrano la presente urgentissima richiesta di incontro e di consultazione in merito al nuovo Isee e all’adozione degli atti regionali da predisporre per regolamentare la materia della compartecipazione degli utenti alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari, residenziali e semi-residenziali.
- per le prestazioni socio-sanitarie, destinate a persone non autosufficienti, anziani malati cronici non autosufficienti, persone colpite da demenza senile, persone con disabilità gravi e limitata o nulla autonomia, occorrerebbe che venisse presa in considerazione la situazione economica del singolo assistito. Essi hanno necessità indifferibile, e ricevono quando sono presi in carico dal Servizio sanitario nazionale, prestazioni sanitarie cui hanno diritto soggettivo in quanto persone malate in base alle leggi vigenti. Tali prestazioni ricevono il nome di socio-sanitarie solo poiché una parte del costo totale è a carico dell’utente, non perché siano effettivamente prestazioni socio-assistenziali;
- è illogica e a nostro parere incostituzionale (in base agli articoli 23, 32 e 117 lettera l) della Costituzione) la considerazione del coniuge e dei figli appartenenti al nucleo familiare per la definizione dell’Isee per ricevere prestazioni socio-sanitarie, e in aggiunta la considerazione dei figli fuori dal nucleo familiare ai fini della definizione dell’Isee della persona non autosufficiente per la quale vengono «erogate prestazioni in ambiente residenziale a ciclo continuativo» (articolo 6 punto 3 del Dpcm 159/2013). Non solo ribadiamo che il diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie è un diritto soggettivo della persona in relazione alla sua condizione come singola persona, ma all’interno della definizione della componente aggiuntiva dei figli è irragionevole che vengano esentati i figli per i quali è accertata (operazione che i Servizi sociali non sono in grado, né hanno le necessarie disposizioni e competenze per compiere) l’«estraneità del figlio in termini di rapporti affettivi ed economici» (articolo 6 punto 3 lettera b del Dpcm 159/2013). A questo proposito si fa presente che, giustamente, la considerazione della situazione economica relativa al singolo soggetto beneficiario della prestazione (senza il minimo riferimento ai componenti il suo nucleo familiare), avviene per altre erogazioni assistenziali o di sostegno al reddito come l’Assicurazione sociale per l'impiego (Aspi), ex Indennità di disoccupazione, per la Cassa integrazione straordinaria e per quella in deroga, nonché per l’erogazione della pensione sociale. Peraltro, anche per altre prestazioni assistenziali, come l’assegnazione di alloggi dell’edilizia popolare e l’integrazione al minimo delle pensioni, viene fatto riferimento alla situazione del nucleo familiare, mai comprendendo i figli non conviventi;
Convocazione audizione 17 giugno sull'istituzione del caregiver e proposta della Fondazione Promozione Sociale.
Resoconto incontro Saitta-Ferrati.
Ricorso contro delibera 18/2015 della Giunta regionale del Piemonte
dopo aver sentito l'Avv. Carapelle, per motivi organizzativi e di costo elevato di una causa con più ricorrenti siamo giunti alla conclusione di avviare solo come associazioni del Csa il ricorso contro la delibera 18/2015 della Giunta regionale del Piemonte (“Pianificazione economico-finanziaria e definizione delle regole del Sistema Sanitario piemontese in materia di assistenza alle persone anziane non autosufficienti con decorrenza dall'esercizio 2015”).
Ringraziandovi moltissimo per la disponibilità e la sensibilità dimostrata, vi chiediamo comunque un grande aiuto. Sarebbe importante che le Vostre associazioni inviassero pubblicamente lettere per il ritiro della delibera 18/2015 (documenti che potranno trovare richiamo nel testo stesso del ricorso).
Le comunicazioni andrebbero inviate al Presidente del Consiglio regionale, al Presidente della Regione, all'Assessore alla Sanità e ai Livelli essenziali di assistenza, al Presidente e ai Componenti della IV Commissione del Consiglio regionale.
Se ritenete opportuno, potete prendere spunto dall'allegato appello per il ritiro della delibera che abbiamo distribuito davanti al Consiglio regionale e dall'allegato con la richiesta di eliminare le spese inutili.
Nulla impedisce, ovviamente, la presentazione di Vostre cause parallele al Tar del Piemonte contro la delibera 18/2015.
Grazie della disponibilità, non mancheremo di aggiornarvi sugli sviluppi sul nostro sito www.fondazionepromozionesociale.it. Appena pronta manderemo la nostra nota/memoria relativa al ricorso stesso.
La Giunta Chiamparino, giunta di sinistra, continua ad ignorare il problema delle persone non autosufficienti, negando di fatto il diritto alle cure socio-sanitarie
Con la allegata delibera di Giunta regionale n. 18-1326 del 20 aprile 2015 (“Pianificazione economico finanziaria e definizione delle regole del Sistema sanitario piemontese in materia di assistenza alle persone anziane non autosufficienti con decorrenza dall’esercizio 2015”) la Giunta Chiamparino ha approvato – mai discutendolo con le associazioni e le organizzazioni di rappresentanza dei malati e disabili non autosufficienti – un nuovo provvedimento che nega i diritti degli anziani malati cronici o dei disabili gravi non autosufficienti e che ignora totalmente il tema drammatico delle 32mila persone malate o con rilevanti carenze di salute in lista di attesa in Piemonte per le cure socio-sanitarie domiciliari o residenziali. Si tratta di persone che per patologia o disabilità sono completamente dipendenti da terzi per il soddisfacimento delle loro più elementari esigenze vitali e sono quindi destinati a morire nel giro di brevissimo tempo se lasciati senza interventi di cura che sono in ogni caso di tipo sanitario (al riguardo si vedano le allegate note dei proff. Giancarlo Isaia (Siommms, Società italiana dell’osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro e S.C. Geriatria e malattie geriatriche metaboliche dell’osso Aou Città della salute e della scienza di Torino – ospedale Molinette), Mario Bo e Fabio Di Stefano (Sigg, Società italiana di gerontologia e geriatria).
La delibera si fonda sui seguenti inaccettabili principi:
- omissione totale di ogni riferimento alla legge regionale 10 del 2010 che già oggi norma “Servizi domiciliari per persone non autosufficienti” in Piemonte, nel rispetto delle norme nazionali in materia e all’articolo 54 della legge 289/2002, istituzione dei livelli essenziali delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie;
- riferimento alla sentenza n. 604/2015 del Consiglio di Stato che non ha considerato le persone anziane malate croniche non autosufficienti come malati gravissimi, necessitanti, per la loro immediata sopravvivenza di interventi di tipo sanitario e socio-sanitario senza i quali sono destinati a morire in breve tempo. La sentenza non nega comunque che le esigenze di prestazioni indifferibili (cioè l’esigenza che hanno tutti, nessuno escluso, gli anziani malati cronici non autosufficienti e le persone con demenza senile) debbano essere soddisfatte con la presa in carico da parte del Servizio sanitario nazionale, prescrizione totalmente ignorata dalla Giunta regionale nella delibera 18/2015;
- istituzione delle liste di attesa come un fenomeno positivo, confondendo le liste di attesa per le prestazioni diagnostiche con quelle di presa in carico di persone malate e/o disabili non autosufficienti in costante e immediato pericolo di vita dovuto alla loro situazione. Oggi tali persone sono 32mila in tutto il Piemonte per i ricoveri in Rsa e le prestazioni domiciliari, lasciate senza cure dal Servizio sanitario nazionale;
- definizione del ruolo delle Unità valutative geriatriche non solo come organismi di valutazione della situazione sanitaria della persona e conseguenti indicazioni per la predisposizione del Pai, Piano di assistenza individualizzata, ma organismo che illegittimamente decide dell’accesso delle persone non autosufficienti alle cure, in contrasto con la legge 833/1978 in base alla quale il diritto all’accesso alle cure del Servizio sanitario nazionale è determinato esclusivamente dallo stato di malattia della persona.
In base a questi principi e allo stanziamento previsto dalla delibera sul Fondo sanitario regionale (280 milioni di euro per il 2015) gli utenti presi in carico, secondo i dati forniti nello stesso provvedimento, saranno 17.764, solo 951 in più rispetto all’anno scorso, una cifra assolutamente irrilevante a fronte degli oltre 32mila in lista di attesa.
In questo contesto allarmano le parole del Direttore generale della sanità piemontese, Fulvio Moirano, che durante il Giornale radio Gr1 delle ore 8,00 del 23 aprile 2015 ha risposto a precisa domanda sull’erogazione delle cure domiciliari dopo le sentenze del Tar del Piemonte che le riconoscevano come diritti esigibili: «E io a questa domanda non le rispondo. Non è la sentenza definitiva. Io credo che si possa, che si debba, aumentare l’offerta sulla residenzialità o in alternativa con gli assegni di cura. Se però le persone che hanno bisogno sono il triplo dei soldi, evidentemente c’è qualche problema».
Il problema gravissimo della Regione Piemonte, mai finora tradotto in provvedimenti concreti da parte della Giunta della Regione Piemonte, è la mancata attuazione degli impegni contenuti negli ordini del Giorno approvati all’unanimità dal Consiglio regionale del Piemonte n. 1090/2013 e 142/2014 che impegnavano la Giunta a presentare al Parlamento ed al Governo il reale fabbisogno di prestazioni dei malati/disabili non autosufficienti residenti in Piemonte, richiedendo agli stessi Parlamento e Governo le risorse per fornire loro le cure sanitarie e socio-sanitarie come prevede la legge.
Facciamo appello attraverso questa nota a tutte le organizzazioni, associazioni, enti locali affinché presentino ricorso entro, il termine per la presentazione il 22 giugno 2015, (insieme alle associazioni del Csa – Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base o per via autonoma) contro la nuova pessima delibera della Giunta regionale del Piemonte.
Si tratta di un’esigenza necessaria per fermare un provvedimento, già attuativo in quanto deliberato, che lede il diritto delle persone non autosufficienti alle cure sanitarie e socio sanitarie, sposando una logica eugenetica[1] che nega le cure salvavita a persone malatissime o con disabilità grave e non autosufficienza con pretesti infondati di scarsità di risorse economiche (in merito alleghiamo la nota “I soldi ci sono. Rassegna degli sprechi e proposte operative per il recupero di rilevanti risorse economiche” nella quale sono elencati provvedimenti sia regionali che nazionali che immediatamente assicurerebbero minori uscite e maggiori entrate per le casse degli Enti pubblici).
N.B. Le organizzazioni ed associazioni che volessero presentare ricorso sono pregate di comunicarlo al Csa – Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base entro e non oltre mercoledì 20 maggio 2015, in modo da poter predisporre con i legali la necessaria documentazione. Csa, via Artisti 36, 10124 Torino, tel. 011.8124469, e-mail: info@fondazionepromozionesociale.it.
p. Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base), La segreteria
[1] Utilizziamo il termine eugenetica riferendoci alla definizione contenuta nella Enciclopedia Treccani:
«Sotto il profilo etico, l’e. moderna presuppone un’eliminazione sistematica, programmata di esseri umani, nella maggior parte dei casi motivata da ragioni e pressioni di origine economica».
Comunicato stampa del Gruppo Senza Sede sul ricorso della Regione Piemonte contro la sentenza del TAR sulle prestazioni socio sanitarie ai malati cronici non autosufficienti.
Il Gruppo senza Sede di Trino, che dal 2007 si batte per il rispetto dei diritti degli anziani malati cronici non autosufficienti e dei portatori di handicap, condivide l’appello del Coordinamento Sanità e Assistenza fra i Movimenti di Base e della Fondazione Promozione Sociale di Torino, rivolto con lettera aperta alla Regione Piemonte, perchè ritiri il ricorso al Consiglio di Stato contro le sentenze del Tar Piemonte n. 154, 156 e 157/2015. Ricorso che pone la Regione a schierarsi contro le persone non autosufficienti, disabili, autistiche, malate di Alzheimer o di demenza senile, contro i 32mila piemontesi in lista d’attesa per le cure socio-sanitarie. Esseri umani incapaci di esprimere autonomamente l’intensità del loro dolore e della frustrazione di non poter più soddisfare le più elementari esigenze vitali, che se lasciati soli muoiono in breve tempo. Persone che hanno pieno diritto alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari, in base ai Livelli essenziali di assistenza definiti dal Decreto del Presidente del Consiglio 29 novembre 2001 e dall’articolo 54 della Legge 289/2002, ripresi dalla Legge della Regione Piemonte 10/2010, “aiuto infermieristico ed assistenza tutelare alla persona” per cui la Sanità deve corrispondere il 50% del costo e non possono essere negate con pretesti di tagli economici. In favore di ciò il Tar del Piemonte si era pronunciato e la Regione Piemonte ha il “fegato” di dichiararsi contraria presentando ricorso al Consiglio di Stato. Si vuole continuare a scaricare tutta la responsabilità delle cure sui parenti delle persone non autosufficienti, che non hanno obblighi di sostituirsi alla Sanità nelle funzioni di cura, infatti in base all’articolo 23 della Costituzione “ nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla Legge”. Le presunte pressioni provenienti dal Ministero dell’Economia indirizzate alla Regione per la presentazione del ricorso, non possono legittimare la negazione delle cure per migliaia di malati, come non possono intaccare la responsabilità e la libertà di scelte politiche della Regione stessa, governata da una maggioranza che aveva criticato in modo netto i provvedimenti della Giunta Cota e che ora ricorre al Consiglio di Stato per salvare quegli stessi provvedimenti. Con questa decisione la Regione dimostra di non seguire la via tracciata dalla Costituzione, dalla Legge e dal Consiglio regionale, della cura ai più deboli, ma quella dell’eugenetica sociale, cioè dell’abbandono spesso fino alla morte, di persone con gravissime patologie, adducendo motivazioni di origine economica. Nel contempo eroga finanziamenti di 3,5 milioni, più il pagamento degli interessi sul mutuo, per lo stadio Filadelfia del Torino, per il mantenimento dei vitalizi agli ex Consiglieri (anche 6mila euro al mese con minime ridicole riduzioni dal 6% al 15% limitate al 2017), per la costruzione del grattacielo della Regione Piemonte (22 milioni solo per il progetto e costi presunti di mezzo milione a piano), per l’illegittimo utilizzo da parte delle ASL, per pagare le prestazioni sanitarie, delle risorse del Fondo per la non autosufficienza, destinato invece per Legge ai Comuni.
La scrivente Associazione si fa portavoce, nell’interesse dei singoli cittadini, nel richiedere pubblicamente al Presidente ed alla Giunta della Regione Piemonte l’immediato ritiro del ricorso presentato contro le sentenze del Tar citate in apertura.
Trino, 27 aprile 2015 Associazione culturale
lettera inviata all’Amministrazione regionale del Piemonte avente per oggetto: “I PRINCIPI DELL’EUGENETICA SOCIALE DELLA SENTENZA N. 604/2015 DEL CONSIGLIO DI STATO NON DEVONO NEGARE O RITARDARE LE INDIFFERIBILI PRESTAZIONI SOCIO-SANITARIE DOMICILIARI E RESIDENZIALI OCCORRENTI PER LA TUTELA DELLA SALUTE DEGLI ANZIANI MALATI CRONICI NON AUTOSUFFICIENTI, DELLE PERSONE CON DEMENZA SENILE E DEI SOGGETTI CON GRAVI DISABILITÀ INVALIDANTI O AUTISMO E LIMITATA O NULLA AUTONOMIA”
facsimile aggiornato della lettera di opposizione alle dimissioni
Tre importanti informazioni: sull'inganno del dopo di noi, sul disegno di legge sull'autismo approvato in Senato ed ora al vaglio della Camera che non cita i diritti vigenti, sulla presa di posizione dell'Anci Piemonte per la conferma delle prestazioni socio-sanitarie domiciliari.
Vi invitiamo a diffonderle il più possibile
� Testo della lettera sul “Dopo di noi”
� Testo della lettera sull’autismo
� Lettera al Presidente Mattarella
� Testo della lettera Anci
Documenti e facsimili relativi alle prestazioni sanitarie, socio sanitarie, al modello Isee, alle figure professionali necessarie per le attività di assistenza.
1) facsimili e istruzioni delle lettere per la richiesta di:
1A) prestazioni solo sanitarie;
1B) prestazioni socio-sanitarie (Lea):
- prestazioni domiciliari per minori
- prestazioni domiciliari per adulti
- comunità alloggio.
2) copia della lettera di precisazioni dell’Assessorato alle politiche sociali della Regione Piemonte in merito all’ISEE.
3) l'informazione sulla sentenza del Tar della Lombardia che precisa in merito alla figura dell’educatore dei centri diurni.
4) il pieghevole predisposto dal Comune di Nichelino (To), al fine di sollecitare i Vostri Comuni a fare lo stesso (compreso quello di Torino).
Ddl 344 Senato - Calpestati i diritti esigibili delle persone con AUTISMO
- Egr. Presidenti del Senato, della Camera dei Deputati e del Consiglio dei Ministri
- Egr. Presidenti e Componenti delle Commissioni sanità del Senato e affari sociali della Camera
- Egr. Presidenti delle Regioni e dell’Anci
- Egr. Assessori alla sanità delle Regioni e delle Province autonome
- Egr. Organizzazioni di tutela della persone con disabilità
Oggetto: DISEGNO DI LEGGE N. 344 SULL’AUTISMO APPROVATO DALLA COMMISSIONE SANITÀ DEL SENATO IN SEDE LEGISLATIVA: CALPESTATI I VIGENTI DIRITTI ESIGIBILI DELLE PERSONE CON AUTISMO, SOSTITUTI DA DICHIARAZIONI TEORICHE
In base alle leggi vigenti (decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 novembre 2001, le cui norme sono esigibili in base all’articolo 54 della legge 289/2002) le persone con disabilità, comprese quelle con autismo, hanno il pieno diritto alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari, semiresidenziali e residenziali.
Al riguardo ricordiamo che nella sentenza n. 36/2013 la Corte costituzionale ha precisato che «l’attività sanitaria e socio-sanitaria a favore di anziani non autosufficienti [identiche sono le norme concernenti le persone disabili non autosufficienti, n.d.r.] è elencata tra i livelli essenziali di assistenza sanitaria dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001». Nella stessa sentenza la Corte costituzionale ha definito non autosufficienti le «persone anziane o disabili che non possono provvedere alla cura della propria persona e mantenere una normale vita di relazione senza l’aiuto determinante di altri».
A conferma dell’esigibilità del diritto alle prestazioni socio-sanitarie citiamo le seguenti sentenze del Tar del Piemonte:
- n. 326/2013 in cui è precisato che sono illegittime «le liste di attesa per la fruizione dei servizi (…) di “assistenza domiciliare” per i disabili» poiché si tratta «di servizi che rientrano, a tutta evidenza nelle definizioni di cui all’allegato 1.C, punti 8 e 9 (dedicati nel quadro dei servizi socio-sanitari, all’assistenza territoriale semiresidenziale e residenziale del disabile, la quale deve comprendere anche prestazioni di riabilitazione)»;
- n. 156/2015 in cui viene precisato che il diritto alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari non può essere negato nemmeno con il pretesto delle ristrettezze di bilancio. Inoltre è stato evidenziato che sono un diritto esigibile anche le «prestazioni di aiuto infermieristico e di assistenza tutelare alla persona» fornite da familiari o da badanti e che il Servizio sanitario nazionale deve corrispondere il 50% del costo di queste prestazioni [1];
- n. 189/2014 in cui viene puntualizzato che le prestazioni socio sanitarie semiresidenziali «rientrano pacificamente nei Livelli essenziali di assistenza», che gli Enti coinvolti sono «immediatamente tenuti a far fronte ai risultanti oneri (…) essendo stati vincolati ad applicare una disposizione immediatamente precettiva introdotta a tutela di una fascia di popolazione particolarmente debole» e che detti Enti «sono tenuti a garantire i relativi servizi, utilizzando tutti gli strumenti a loro disposizione per reperire i necessari fondi, senza che su tale obbligo possano incidere i sempre più pesanti tagli economici».
Ciò premesso è allarmante che nel testo in esame i vigenti diritti esigibili siano stati completamente ignorati.
In particolare nel testo approvato dal Senato viene precisato che devono essere rispettati gli «equilibri programmati di finanza pubblica» e deve essere «tenuto conto del nuovo “Patto per la salute 2014-2016”», patto che prevede all’articolo 6 che le prestazioni «per le aree della non autosufficienza, delle disabilità, della salute mentale adulta e dell’età evolutiva, dell’assistenza ai minori e delle dipendenze» sono fornite «nei limiti delle risorse programmate per il Servizio sanitario regionale e per il Sistema dei servizi sociali».
Pertanto, nel testo approvato dal Senato non soltanto sono stati volutamente ignorati i vigenti diritti esigibili, ma viene precisato che i servizi per le persone con disabilità e gli altri soggetti sopra indicati saranno forniti esclusivamente nell’ambito delle risorse disponibili. Quindi per le Istituzioni è sufficiente ridurre i finanziamenti per avere il pretesto di non intervenire o di provvedere in misura insufficiente rispetto alle esigenze.
Come abbiamo precisato nel n. 188/2014 della nostra rivista Prospettive assistenziali, il Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base) e la Fondazione promozione sociale onlus sulla base delle loro ultratrentennali esperienze concernenti anche la difesa dei diritti delle persone singole che si rivolgono a noi, sfidano i Parlamentari che hanno presentato le proposte di legge in oggetto (ed anche i Deputati che hanno avanzato iniziative analoghe riguardanti gli anziani malati cronici non autosufficienti, le persone colpite dal morbo di Alzheimer o da altre forme di demenza senile) a presentare anche un solo caso in cui siano state rifiutate le prestazioni previste dalle leggi vigenti, a favore dei soggetti con disabilità intellettiva in situazione di gravità o con autismo e limitata o nulla autonomia.
A tale proposito vorremmo avere copia come prova del rifiuto della richiesta, dell’eventuale domanda – che deve essere stata presentata dalla persona che esercita i poteri di rappresentanza mediante raccomandata A/R al Direttore generale dell’Asl, al Sindaco competente in base alla residenza del soggetto – in cui:
a) precisare le prestazioni necessarie per la persona con disabilità o con autismo, comprovate da apposita certificazione;
b) fare esplicito riferimento al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 novembre 2001 e all’articolo 54 della legge 289/2002;
c) richiedere una risposta scritta ai sensi della legge 241/1990, risposta che, com’è noto, deve essere fornita dalle sopra citate autorità al massimo entro il 90° giorno successivo a quello di ricezione dell’istanza.
Ciò premesso, chiediamo che la Camera dei Deputati non approvi il testo varato dal Senato o lo modifichi sostanzialmente (lasciando inalterata la parte riguardante le linee guida che poteva e può diventare esecutiva mediante la semplice emanazione di una circolare), sottoponendo il testo stesso all’esame della Commissione parlamentare Affari costituzionali per verificare se è costituzionalmente corretta l’approvazione di una legge che non modifica i diritti sanciti dai Lea e nello stesso tempo li ignora.
p. Csa, Maria Grazia Breda, Andrea Ciattaglia e Giuseppe D'Angelo
[1] La sentenza n. 156/2015 è stata emanata dal Tar del Piemonte a seguito del ricorso presentato da varie associazioni, fra le quali l’Angsa, Associazione nazionale genitori soggetti autistici del Piemonte, Sezione di Torino.
Testo unificato "Dopo di Noi" - Aspetti gravemente ingannevoli
- Egr. Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati
- Egr. Presidente e Componenti della Commissione Affari sociali
- Egr. Raffaele Cantone, Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione
- Egr. Assessori regionali alla sanità
Oggetto: Aspetti gravemente ingannevoli del Testo unificato elaborato dal Comitato ristretto della Commissione affari sociali della Camera dei Deputati in merito al “Dopo di noi”. In reale pericolo i vigenti diritti esigibili delle persone con disabilità e limitata o nulla autonomia e ampia discrezionalità per la destinazione clientelare dei notevoli finanziamenti previsti: euro 83milioni nel 2016, 36,8 nel 2017 e 140 a decorrere dal 2018.
Come è stato precisato dal Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base) e dalla Fondazione promozione sociale onlus nelle precedenti lettere inviate alle S.V. e nelle audizioni dell’Utim, Unione per la tutela delle persone con disabilità intellettiva, e della succitata Fondazione del 30 settembre 2014 presso la Commissione affari sociali della Camera dei Deputati, le proposte di legge n. 698, 1352, 2205, 2456, 2578 e 2682 riguardanti il “Dopo di noi” sono fondate sull’omissione – fatto gravemente ingannevole – dei diritti sanciti dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 novembre 2001 istitutivo dei Lea, Livelli essenziali delle prestazioni socio-sanitarie domiciliari, semiresidenziali e residenziali, le cui norme sono esigibili in base all’articolo 54 della legge 289/2002.
Di fronte a questa omissione, che ha ingannato e inganna decine di migliaia di persone con disabilità e limitata o nulla autonomia ed i relativi congiunti, il Comitato ristretto della Commissione affari sociali della Camera dei Deputati ha tentato di tamponare la devastante situazione inserendo nell’articolo 1 la frase «Restano comunque salvi i livelli essenziali di assistenza» senza nemmeno citare la relativa fonte giuridica e non tenendone assolutamente conto in tutte le norme del testo unificato.
In particolare l’articolo 2 (“Definizione delle prestazioni assistenziali da garantire in tutto il territorio”) prevede la «determinazione di livelli essenziali delle prestazioni (Lep)» di cui non c’è assolutamente alcun bisogno per quanto riguarda le prestazioni per le persone colpite da disabilità intellettiva grave essendo – lo ripetiamo – già in vigore i Lea.
D’altra parte, mentre i Lea sono in vigore fin dal 2002 [sono trascorsi 13 anni ed i presentatori delle sei sopra citate proposte di legge (volutamente?) non lo sapevano], il testo in esame prevede il rinvio sine die della definizione dei Lep.
Iniziativa clientelare e mistificatoria per le persone con disabilità e le loro famiglie
Particolarmente pericolose sono anche le norme degli articoli 3 e 4 in base alle quali i rilevanti finanziamenti (euro 83 milioni per il 2016, 36,8 per il 2017 e ben 140 annui a decorrere dal 2018) possono essere assegnati non solo alle Regioni e agli Enti locali ma anche «agli organi del Terzo settore, nonché altri soggetti di diritto privato, ivi comprese le famiglie che si associano per le finalità di cui all’articolo 1».
Questa destinazione consente dunque la gestione clientelare delle attività rivolte alle persone con disabilità, in netto contrasto con i vigenti Lea.
Infatti in base alle succitate norme vigenti le prestazioni domiciliari, semi-residenziali e residenziali:
- sono un diritto esigibile;
- compete al Servizio sanitario nazionale garantirne l’attuazione previo accertamento delle effettive esigenze degli aventi diritto;
- nei casi di inadempienza i cittadini interessati hanno la possibilità di ricorrere al Giudice competente, se del caso utilizzando le norme sul patrocinio a carico dello Stato;
- contro le delibere delle Asl possono ricorrere le organizzazioni di tutela dei soggetti deboli, anch’esse utilizzando se del caso le norme sul patrocinio a carico dello Stato.
Tutte queste reali garanzie non sono attuabili se la competenza degli interventi è affidata a soggetti privati.
A nostro avviso la gestione dei servizi può essere concessa a organizzazioni private mediante il rispetto delle norme vigenti in materia, ma la competenza per l’attuazione dei diritti deve restare al settore pubblico, come ad esempio è da decenni previsto per tutti i servizi sanitari privati, nessuno escluso.
È altresì assai singolare che il testo predisposto dal Comitato ristretto non riconosca i vigenti diritti delle persone disabili, le cui norme sono fondate sulla carenza di salute di dette persone, e promuova il trasferimento delle competenze primarie dalla sanità all’assistenza, considerando quindi i disabili come soggetti «inabili al lavoro e sprovvisti dei mezzi necessari per vivere» come stabilisce il 1° comma dell’articolo 38 della Costituzione riguardante l’assistenza.
Ciò premesso, è logico chiedersi perché i Parlamentari si accaniscono in tale spreco di tempo ed energie, che finisce tra l’altro per disinformare e creare illusioni ed inquietudini nei cittadini che si trovano nella situazione di avere un parente con disabilità.
A fronte di provvedimenti così smaccatamente omissivi dei diritti vigenti, al­larma che essi contengano ampie sezioni dedicate all’assegnazione delle ingenti risorse sopra precisate a soggetti privati, che avrebbero la facoltà di scegliersi gli utenti in base alla loro convenienza. Si tratta di procedure che, in un quadro in cui quelle risorse dovrebbero essere assegnate alle Asl – che in base ai Lea hanno competenze primarie, ed ai Comuni (ai quali le leggi vigenti hanno assegnato compiti integrativi) tenuti dalle leggi ad assicurare le necessarie prestazioni alle persone con disabilità grave – possono essere tacciate di clientelismo, a maggior ragione oggi che as­sistiamo a quotidiane cronache di malagestione e truffe ai danni dello Stato, che spesso riguardano proprio il nesso fra enti pubblici e soggetti privati convenzionati per la gestione dei servizi.
Tenuto conto degli aspetti clientelari del testo unificato e delle ingenti risorse economiche assegnate, la presente comunicazione viene inviata anche a Raffaele Cantone, Responsabile dell'Autorità nazionale anticorruzione.
Mentre è auspicabile che la Commissione affari sociali della Camera dei Deputati provveda a rivedere radicalmente il testo unificato predisposto dal Comitato ristretto assumendo come riferimento fondamentale le vigenti norme sopra citate e la Risoluzione n. 8-00191, approvata all’unanimità dalla Commissione affari sociali della Camera dei Deputati l’11 luglio 2012, le organizzazioni scriventi ritengono che, prima della prosecuzione dell’esame da parte della Commissione affari sociali, l’attuale testo dovrebbe essere trasmesso alla Commissione affari costituzionali della Camera dei Deputati per l’opportuna valutazione sul rispetto o meno delle norme costituzionali stante l’omesso riferimento alle leggi vigenti.
Vincenzo Bozza, Andrea Ciattaglia e Francesco Santanera
e Fondazione promozione sociale onlus
Acli e Ministero della Salute
A) Le Acli (Associazioni cristiane dei lavoratori italiani) della Regione Piemonte hanno approvato un importante ordine del giorno nella riunione del 28 febbraio 2015 contro l’ipotesi di ricorso della Regione Piemonte al Consiglio di Stato sulla sentenza 156/2015 che ha confermato come diritti esigibili (e quindi di competenza della sanità che ne deve coprire il 50% del costo) le prestazioni socio-sanitarie domiciliari Lea di «aiuto infermieristico e assistenza tutelare alla persona» per anziani malati cronici e/o disabili non autosufficienti, anche se queste prestazioni sono svolte da familiari, badanti o assistenti familiari.
B) Il 29 gennaio 2015 il Capo dell’Ufficio legislativo del Ministero della salute, Avv. Maurizio Borgo, ha precisato con la nota n. 705 che «l’assistenza domiciliare integrata è un servizio compreso nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e, dunque, gestito e coordinato direttamente dal Distretto socio-sanitario delle Aziende sanitarie locali in collaborazione con i Comuni».
La nota destituisce di ogni fondamento la posizione del Direttore generale dell’Assessorato alla sanità della Regione Piemonte, Fulvio Moirano (nota del 20 febbraio 2015), nella quale si afferma che le prestazioni socio-sanitarie domiciliari sono prestazioni extra-Lea, in totale contraddizione con le sentenze 326/2013 e 154, 156 e 157/2015 del Tar del Piemonte che riconoscono tali interventi come diritti e prestazioni che vanno finanziate, come specificato qui di seguito, dal servizio sanitario nazionale.
Di seguito e in allegato riportiamo l’Ordine del giorno delle Acli (1) e il Comunicato stampa relativo alla presa di posizione dell’Ufficio legislativo del Ministero della salute (2).
(1) Acli Piemonte: Ordine del giorno
«Dalla stampa apprendiamo, con sconcerto, che la Regione Piemonte intende presentare ricorso contro le sentenze del Tar del Piemonte n. 154, 156 e 157/2015 che hanno ribadito come le prestazioni socio-sanitarie domiciliari fornite da assistenti famigliari e volontariamente da famigliari e congiunti delle persone colpite da malattie e/o disabilità invalidante e da non autosufficienza (prestazioni di aiuto infermieristico e assistenza tutelare alla persona), non sono attività assistenziali, di semplice “badanza” come sostenuto dalla Regione, ma prestazioni sanitarie che rientrano nei Livelli essenziali di assistenza (Lea).
«Le Acli Piemontesi si rendono ben conto delle ristrettezze di bilancio della Regione e del necessario risanamento del debito sanitario. Questo obiettivo non può, però essere raggiunto a discapito di diritti individuali sanciti dalle norme e dai quali dipende la salute di migliaia di piemontesi e delle loro famiglie, che vivono in condizioni critiche e in molti casi, drammatiche.
Ricordiamo infatti che gli anziani malati cronici non autosufficienti sono persone spesso colpite da una pluralità di patologie. Si tratta di soggetti così gravemente malati da avvertire non solo continuative sofferenze, ma da cadere anche nella condizione di non autosufficienza, e cioè nella totale dipendenza dagli altri per tutte le funzioni vitali. Tali malati, la cui gravità ha raggiunto l'irreversibile stato della non autosufficienza, necessitano in maniera indifferibile di prestazioni socio-sanitarie.
«Le soluzioni economiche per garantire i cittadini e le famiglie si possono, si devono trovare. Ogni altra via è una fuga dalla propria responsabilità politica e siamo certi che il Presidente Chiamparino, gli Assessori Ferrari e Saitta non potranno accettare un simile epilogo della vicenda. Pertanto ai Presidenti del Consiglio e della Giunta della Regione Piemonte, agli Assessori alla sanità, al bilancio e alle politiche sociali della stessa Giunta regionale, le Acli del Piemonte lanciano l’appello a seguire l’unica ragionevole e accettabile soluzione della vicenda: la rinuncia alla presentazione del ricorso, l’applicazione delle sentenze del Tar del Piemonte relative alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari ed il superamento, come disposto dal Consiglio regionale del Piemonte, delle delibere negative dei diritti delle persone non autosufficienti riguardanti le prestazioni socio-sanitarie residenziali».
(2) Comunicato stampa
«IL CAPO DELL’UFFICIO LEGISLATIVO DEL MINISTERO DELLA SALUTE PRECISA CHE L’ASSISTENZA DOMICILIARE PER LE PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI È UN SERVIZIO COMPRESO NEI LEA, LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA SANITARIA E SOCIO-SANITARIA E QUINDI È UN DIRITTO ESIGIBILE - SMENTITA L’ILLEGITTIMA POSIZIONE DEL DIRETTORE DELL’ASSESSORATO ALLA SANITÀ DELLA REGIONE PIEMONTE
«Con riferimento alla comunicazione del 20 febbraio 2015 Prot. n. 3592/A14000 avente per oggetto “Modalità di gestione delle prestazioni domiciliari in lungoassistenza a favore di persone non autosufficienti – anno 2015. Sentenza Tar Piemonte n. 154/2015 del 14 gennaio 2015” a firma del Direttore generale dell’Assessorato alla sanità della Regione Piemonte, Fulvio Moirano, nella quale afferma che le prestazioni socio-sanitarie domiciliari sono prestazioni extra-Lea ed esprime parere favorevole all’impugnazione da parte della Regione Piemonte della sopra citata sentenza, alleghiamo la nota n. 705 del 29 gennaio 2015 del Capo dell’Ufficio legislativo del Ministero della salute, Avv. Maurizio Borgo.
«In questa nota viene precisato quanto segue: «Si rammenta che l’assistenza domiciliare integrata è un servizio compreso nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e, dunque, gestito e coordinato direttamente dal Distretto socio-sanitario delle Aziende sanitarie locali in collaborazione con i Comuni». Pertanto risultano destituite di ogni fondamento le sopra riportate affermazioni del Direttore generale dell’Assessorato alla sanità della Regione Piemonte. Le prestazioni Lea di assistenza domiciliare integrata (v. allegato) comprendono quelle di «aiuto infermieristico e assistenza tutelare alla persona» anche prestate volontariamente da familiari della persona colpita da malattia e/o disabilità invalidante e non autosufficienza, o dalla cosiddetta “badante”, per le quali è previsto dai Lea che l’Asl con fondi del Servizio sanitario copra il 50% del costo (e non del 100% come erroneamente riportato nella succitata comunicazione del Direttore generale dell’Assessorato alla sanità della Regione Piemonte)».
Segnalazione (Dgr 10-881/2015 sulle linee guida per la gestione transitoria del nuovo Isee)
- Egr. Assessori alla Sanità e alle Politiche sociali
- Difensore civico della Regione Piemonte
- Anci Piemonte
- Enti gestori dei servizi socio-assistenziali del Piemonte
- Associazioni autismo
- Associazioni di tutela anziani
- Fish Piemonte
Scriviamo in merito ad alcune segnalazioni ricevute da parte di cittadini piemontesi.
Risulterebbe che gli operatori delle Commissioni Uvg/Uvh abbiano riferito che, in base alla delibera 10-881/2015, non hanno diritto alla valutazione le persone non autosufficienti e/o con disabilità con Isee superiore a 38mila euro.
Quanto sopra è emerso altresì nell’incontro del 9 febbraio 2015 con la IV Commissione del Consiglio regionale del Piemonte, nonché nell’incontro del 3 marzo u.s. organizzato dalla Città di Torino.
Trattasi evidentemente di interpretazioni fuorvianti, poiché la Dgr 10-881/2015 è espressamente indirizzata agli Enti Gestori dei servizi socio-assistenziali, ed è finalizzata a stabilire il diritto di accesso alle prestazioni sociali agevolate all’interno delle prestazioni socio-sanitarie (Lea), ovvero all’integrazione alla quota alberghiera.
Si chiede agli Assessori competenti di invitare i Direttori delle Asl e degli Enti Gestori del Piemonte a fornire informazioni corrette, precisando che non si può negare il diritto all’accesso alle prestazioni Lea e alla necessaria valutazione Uvg/Uvh.
Infatti, come è noto, l’utente può avere diritto alla prestazione socio-sanitaria (cure domiciliari, centro diurno, Rsa) con quota sanitaria a carico dell’Asl e non avere diritto invece all’integrazione socio-assistenziale. Tuttavia, il mancato diritto a quest’ultima, in base all’Isee, non può escludere il diritto soggettivo alla prestazione Lea.
Al riguardo si richiama anche la nota inviata dal Difensore civico della Regione Piemonte il 20 febbraio 2015 laddove si afferma che «occorre in ogni caso impedire che la persona, in quanto tale, venga comunque privata o menomata nella sua aspettativa legittima del diritto alle cure, incombendo sugli Enti in indirizzo ogni responsabilità conseguente».
Con l’occasione si rinnova al richiesta di prevedere un rappresentante degli utenti nel gruppo di lavoro, come da nostra e-mail del 2 febbraio u.s.
IL CAPO DELL’UFFICIO LEGISLATIVO DEL MINISTERO DELLA SALUTE PRECISA CHE L’ASSISTENZA DOMICILIARE PER LE PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI È UN SERVIZIO COMPRESO NEI LEA, LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA SANITARIA E SOCIO-SANITARIA E QUINDI È UN DIRITTO ESIGIBILE - SMENTITA L’ILLEGITTIMA POSIZIONE DEL DIRETTORE DELL’ASSESSORATO ALLA SANITÀ DELLA REGIONE PIEMONTE
Con riferimento alla comunicazione del 20 febbraio 2015 Prot. n. 3592/A14000 avente per oggetto “Modalità di gestione delle prestazioni domiciliari in lungoassistenza a favore di persone non autosufficienti – anno 2015. Sentenza Tar Piemonte n. 154/2015 del 14 gennaio 2015” a firma del Direttore generale dell’Assessorato alla sanità della Regione Piemonte, Fulvio Moirano, nella quale afferma che le prestazioni socio-sanitarie domiciliari sono prestazioni extra-Lea ed esprime parere favorevole all’impugnazione da parte della Regione Piemonte della sopra citata sentenza, alleghiamo la nota n. 705 del 29 gennaio 2015 del Capo dell’Ufficio legislativo del Ministero della salute, Avv. Maurizio Borgo.
In questa nota viene precisato quanto segue: «Si rammenta che l’assistenza domiciliare integrata è un servizio compreso nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e, dunque, gestito e coordinato direttamente dal Distretto socio-sanitario delle Aziende sanitarie locali in collaborazione con i Comuni».
Pertanto risultano destituite di ogni fondamento le sopra riportate affermazioni del Direttore generale dell’Assessorato alla sanità della Regione Piemonte.
Le prestazioni Lea di assistenza domiciliare integrata (v. allegato) comprendono quelle di «aiuto infermieristico e assistenza tutelare alla persona» anche prestate volontariamente da familiari della persona colpita da malattia e/o disabilità invalidante e non autosufficienza, o dalla cosiddetta “badante”, per le quali è previsto dai Lea che l’Asl con fondi del Servizio sanitario copra il 50% del costo (e non del 100% come erroneamente riportato nella succitata comunicazione del Direttore generale dell’Assessorato alla sanità della Regione Piemonte).
GRAVISSIMA INTENZIONE DI RICORSO DELLA REGIONE PIEMONTE CONTRO LE SENTENZE DEL TAR CHE CONFERMANO LE PRESTAZIONI SOCIO-SANITARIE DOMICILIARI COME DIRITTI
CSA E FONDAZIONE PROMOZIONE SOCIALE ONLUS: «É UN’EVENTUALITÀ INACCETTABILE CHE NEGA IL DIRITTO ALLE PRESTAZIONI SANITARIE E SOCIO-SANITARIE DELLE PERSONE COLPITE DA MALATTIE E/O DA DISABILITÀ INVALIDANTE E NON AUTOSUFFICIENZA». POSSIBILI INVECE CONSISTENTI RISPARMI ECONOMICI NEL SETTORE SANITARIO
Dalle notizie di stampa di oggi, mercoledì 25 febbraio 2015, veniamo a sapere con sconcerto che la Regione Piemonte intende presentare ricorso contro le sentenze del Tar del Piemonte n. 154, 156 e 157/2015 che hanno annullato le illegittime delibere regionali 25 e 26/2013 e 5/2014, confermando quindi che le prestazioni socio-sanitarie domiciliari fornite da badanti e volontariamente da familiari e congiunti delle persone colpite da malattie e/o disabilità invalidante e da non autosufficienza (prestazioni di aiuto infermieristico e assistenza tutelare alla persona), non sono attività assistenziali, di semplice “badanza” come sostenuto dalla Regione, ma sono prestazioni sanitarie che rientrano nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). Si tratta di diritti che non possono essere negati, nemmeno col pretesto delle ristrettezze di bilancio o del risanamento del debito sanitario: per tali prestazioni le Aziende sanitarie sono tenute obbligatoriamente a coprire il 50% dei costi.
Qualora la Regione Piemonte presenti ricorso contro le sentenze del Tar assumerebbe una decisione che rappresenta un passo inaccettabile di eugenetica sociale («sotto il profilo etico, l’eugenetica moderna presuppone un’eliminazione sistematica, programmata di esseri umani, nella maggior parte dei casi motivata da ragioni e pressioni di origine economica (etica utilitarista)», spiega l’Enciclopedia Treccani), cioè di negazione delle cure previste dalla leggi vigenti di persone malatissime, che senza tali prestazioni sono destinate a morire nel giro di brevissimo tempo. Sulle stesse basi teoriche-programmatiche (che i malati non autosufficienti fossero consumatori non produttivi di risorse e quindi persone da eliminare) – facciamo notare – nel secolo scorso il nazismo eliminò centinaia di migliaia di persone malate (a partire dai bambini), con handicap gravemente invalidante o colpite da rilevanti disturbi psichiatrici. Un orrore da non ripetere.
Ricordiamo infatti che gli anziani malati cronici non autosufficienti sono persone MALATE spesso colpite da una pluralità di patologie. Si tratta di soggetti così gravemente malati da avvertire non solo continuative sofferenze, ma da cadere anche nella condizione di non autosufficienza, e cioè nella totale dipendenza dagli altri per tutte le funzioni vitali. Tali malati, la cui gravità ha raggiunto l'irreversibile stato della non autosufficienza, necessitano in maniera indifferibile di prestazioni sanitarie.
Per comprendere meglio la situazione di malattia di un anziano malato cronico non autosufficiente è forse qui opportuno riportare l’elenco delle patologie elencate nel certificato medico di uno di questi malati, preso ad esempio: «Decadimento cognitivo da morbo di Alzheimer, cardiopatia ischemica post infartuale, broncopneumopatia cronica ostruttiva, insufficienza renale cronica, osteoporosi, anemia da mielodisplasia, ipoacusia bilaterale, doppia incontinenza, mobilizzato in carrozzina, non autonomo in scala Adl». È indubitabile che ci troviamo di fronte ad un soggetto malato, come lo sono tutti gli anziani malati cronici non autosufficienti, e non ad un soggetto genericamente “fragile”.
Detto altrimenti: gli anziani malati cronici non autosufficienti sono soggetti ultrasessantacinquenni affetti da una compromissione dell’autosufficienza dovuta a malattie e loro esiti (ad esempio vasculopatie, ictus cerebrali con emiplagia, demenza, sovente associata a gravi disturbi comportamentali, grave scompenso cardiaco, esiti di fratture in osteoporosi, ecc...). Si tratta di patologie che non possono che essere trattate dalla medicina e non da altri settori. Questa loro situazione esige una maggiore e continua attenzione alla condizione di salute di questi infermi sotto il profilo preventivo, diagnostico e terapeutico in quanto gli anziani malati cronici non autosufficienti e i soggetti colpiti da morbo di Alzheimer o da altri tipi di demenza senile sono quasi sempre incapaci di fornire informazioni circa la fenomenologia, l’intensità, la localizzazione e tutte le altre caratteristiche non solo dei dolori di cui soffrono, ma anche relative al soddisfacimento delle loro più elementari esigenze vitali. Non sono in grado di provvedere all’assunzione di medicinali e/o delle necessarie terapie, alla alimentazione/idratazione, all’igiene, alla mobilizzazione, ecc... e necessitano perciò dell’aiuto determinante di altri, in mancanza dei quali sono destinati ad aggravarsi e morire in brevissimo tempo. Perciò questi malati sono in una situazione non solo di urgenza, ma di assoluta e continua emergenza.
Alle loro condizioni sono equiparabili le persone non autosufficienti perché colpite da autismo o disabilità intellettiva invalidante. Anche loro hanno, in base alle leggi nazionali vigenti sopra citate, pieno ed immediato diritto alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari, semi-residenziali e residenziali. Quel diritto che la Regione Piemonte aveva negato con le delibere positivamente annullate dal Tar e che oggi si preparerebbe nuovamente a negare con il ricorso al Consiglio di Stato.
La sconcertante intenzione del ricorso va contro lo stesso Consiglio regionale che il 18 dicembre 2014 con l’ordine del giorno n. 142 approvato all’unanimità aveva impegnato la Giunta a «superare in breve tempo le delibere n. 14-5999, n. 45-4248, n. 85-6287, n. 25-6992, n. 26-6993, n. 5-7035» relative alle prestazioni socio-sanitarie residenziali e domiciliari ed a «riclassificare (...) gli interventi domiciliari in lungoassistenza all’interno degli interventi del Sistema sanitario piemontese (Lea – Livelli essenziali d’assistenza)». Tutt’altra strada, come è ovvio, rispetto al ricorso contro le decisioni del Tar del Piemonte.
Sempre il Consiglio regionale del Piemonte, con l’ordine del giorno 1090 approvato all’unanimità il 24 settembre 2013 impegnava la Giunta regionale «ad intervenire presso il Parlamento e il Governo per chiedere uno stanziamento aggiuntivo, a favore del Fondo sanitario nazionale per le prestazioni da fornire alle persone non autosufficienti e per l'abbattimento delle liste d'attesa e uno stanziamento annuale continuativo, per il "Fondo per le non autosufficienze" (articolo 1, comma 1264 della legge n. 296/2006) da destinare esclusivamente ai Comuni». Impegni mai finora onorati dalle Amministrazioni regionali piemontesi (presente e passata).
Ribadendo che in nome di nessuna motivazione di carattere economico, né di rientro dal deficit sanitario, può essere negato il diritto esigibile alle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie per persone malatissime, segnaliamo che amplissimi margini di recupero di risorse economiche sono presenti nel settore sanitario stesso della Regione Piemonte (come risulta dalla nota: “I soldi ci sono. Rassegna degli sprechi e proposte operative per il recupero di rilevanti risorse economiche”, Prospettive assistenziali n. 188, 2014).
Una situazione estremamente preoccupante in questo senso è oggi quella dell’appropriatezza dei percorsi di deospedalizzazione protetta per gli anziani malati cronici e le persone colpite da morbo di Alzheimer o altre forme di demenza senile per le quali la Regione prevede, in modo assurdo, il ricorso alle case di cura private con rette a carico della sanità di 160 euro al giorno. La soluzione capace di assicurare migliori prestazioni terapeutiche ai malati ed un consistente risparmio per la Regione è invece, a nostro avviso, la riconversione dei posti di letto delle case di cura in posti di letto Rsa e il ricorso, per la delicata gestione della deospedalizzazione protetta (un ponte tra ospedale e territorio per la continuità terapeutica dei pazienti con dimissioni complicate sotto il profilo sanitario e socio-sanitario), a strutture negli stessi ospedali o a poca distanza da essi gestiti direttamente dall’Asl.
Ai Presidenti del Consiglio e della Giunta della Regione Piemonte, agli Assessori alla sanità, al bilancio e alle politiche sociali della stessa Giunta regionale, lanciamo l’appello a seguire l’unica ragionevole e accettabile soluzione della vicenda: la rinuncia alla presentazione del ricorso, l’applicazione delle sentenze del Tar del Piemonte relative alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari ed il superamento, come disposto dal Consiglio regionale del Piemonte, delle delibere negative dei diritti delle persone non autosufficienti riguardanti le prestazioni socio-sanitarie residenziali.
Dalla legge regionale 1/2004.
gli Enti gestori socio-assistenziali devono stanziare prioritariamente le risorse disponibili per soddisfare i bisogni delle persone che sono inabili al lavoro e sprovviste dei mezzi necessari per vivere e garantire le prestazioni socio-sanitarie e socio-assistenziali previste dalla legge regionale 1/2004 (articoli 18 e 22) che prevedono:
3. I soggetti in condizioni di povertà o con limitato reddito o con incapacità totale o parziale di provvedere alle proprie esigenze per inabilità di ordine fisico e psichico, con difficolta' di inserimento nella vita sociale attiva e nel mercato del lavoro, nonché' i soggetti sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria che rendono necessari interventi assistenziali, i minori, specie se in condizioni di disagio familiare, accedono prioritariamente ai servizi e alle prestazioni erogati dal sistema integrato di interventi e servizi sociali.
Infine ricordo che per quanto riguarda le risorse l’articolo 35 della legge 1/2004 prevede quanto segue:
Per quanto sopra è indispensabile verificare con cadenza regolare (ogni 15/20 giorni) le delibere approvate dai Consorzi per evidenziare le spese non obbligatorie che sono fatte a discapito poi delle risorse necessarie per rispettare le priorità della legge 1/2004.
A titolo di esempio uniamo la segnalazione dell’Associazioni Buoni Amici a seguito di una prima ricognizione (Allegato).
Le informazioni assunte sono utili in sede di trattativa anche con i Comuni. Vanno pertanto raccolte e scritte. Si veda a titolo di esempio l’articolo “Inchiesta: il falso alibi delle risorse - I soldi ci sono. Rassegna degli sprechi e proposte operative per il recupero di rilevanti risorse economiche” pubblicato sul n. 188, 2014 di Prospettive assistenziali.
Spero di avere altre segnalazioni.
Sentenza del Tar del Lazio sui livelli essenziali di assistenza.
Anche il Difensore civico della Regione Lazio interviene, con la nota allegata, a conferma del “Diritto ai livelli essenziali di assistenza (prestazioni residenziali, semiresidenziali e domiciliari) delle persone con disabilità intellettiva non autosufficienti”, Ricordiamo che le leggi vigenti che assicurano come diritto esigibile le prestazioni socio-sanitarie alle persone con autismo e limitata o nulla autonomia, con disabilità intellettiva grave e non autosufficienza sono le medesime per gli anziani malati cronici non autosufficienti e per le persone con demenza senile.
La nota del Difensore civico della Regione Lazio, inviata al Presidente e Commissario ad acta per la sanità di tale Regione, è pertanto estremamente positiva (e sarebbe a nostro avviso opportuno che essa possa essere citata e diffusa nelle Vostre comunicazioni). La nota è stata redatta in seguito all’allegata nostra comunicazione sul tema del “dopo di noi” e contro la disinformazione sui diritti pienamente vigenti delle persone con disabilità.
Nell’articolo “Soggetti con grave disabilità intellettiva: esigibilità del diritto alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari, semiresidenziali e residenziali” (allegato), pubblicato sul n. 185/2014 della rivista Prospettive assistenziali sono contenute anche le indicazioni per ottenere le prestazioni previste dalle istituzioni competenti.
Ricordiamo nuovamente che la recente sentenza 156/2015 del Tar del Piemonte (allegato comunicato stampa) conferma il diritto alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari anche per le persone con autismo e limitata o nulla autonomia e con disabilità intellettiva grave e non autosufficienti (oltre che per gli anziani malati cronici non autosufficienti e le persone colpite da demenza senile): la sanità è tenuta obbligatoriamente a pagare il 50% delle cure socio-sanitarie a casa («prestazioni di aiuto infermieristico e assistenza tutelare alla persona»), anche prestate da familiari o “badanti” o assistenti familiari.
Lazio: progetto Dopo di noi.
Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede sulla sentenza del TAR relativa alle cure domicialiari.
Il Gruppo senza Sede, accoglie con soddisfazione la sentenza n. 156/2015 con la quale il Tar Piemonte ha accolto il ricorso di tante Associazioni di volontariato aderenti al Csa di Torino (Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base), contro le delibere della Giunta regionale Piemonte n. 25 e 26/2013 e 5/2014 . Le delibere erano state impugnate perché lesive del diritto esigibile alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari di “aiuto infermieristico ed assistenza tutelare alla persona” per gli anziani malati cronici non autosufficienti, per le persone colpite da morbo di Alzheimer o altre forme di demenza senile e da disabilità invalidante e non autosufficienza. Le sopraccitate delibere erano state approvate dalla giunta Cota con il preciso scopo di negare alle persone colpite da tali patologie il diritto esigibile alle cure domiciliari, sancito dalle disposizioni vigenti : legge 833/1978 e decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 novembre 2001 “Lea”, le cui norme sono cogenti in base all’art. 54 della legge 289/2002 e, confermati dalla sentenza della Corte costituzionale n. 36/2013. In sostanza, classificando illegittimamente come “extra Lea” tali prestazioni domiciliari, garantite attraverso gli assegni di cura, la Regione Piemonte le aveva negate come diritti, spostando il loro finanziamento sul comparto assistenziale, quindi regolato da criteri di discrezionalità e beneficenza, legato alla disponibilità di risorse stanziate.
Il Tar invece, ha confermato che “ le prestazioni fornite da persone prive di un attestato professionale (e quindi diverse dall’operatore sanitario: ad esempio, assistente familiare, badante, familiari medesimi ecc. ), finalizzate ad assistere il paziente non autosufficiente nei vari momenti della sua vita domiciliare, sono da ricondurre ai Livelli essenziali di assistenza (Lea), con conseguente mantenimento del 50% del loro costo a carico del Servizio sanitario nazionale”.
La sentenza dice anche che non è lecito negare i Lea, e quindi anche le prestazioni di aiuto infermieristico ed assistenza tutelare alla persona, nemmeno col pretesto delle ristrettezze di bilancio o del risanamento del debito sanitario.
Sulla scorta della sentenza n. 156/2015 e dell’ordine del giorno approvato anch’esso all’unanimità dal Consiglio regionale del Piemonte n. 142 del 18 dicembre 2014 che chiedeva il superamento delle delibere annullate, occorre con la massima urgenza che la Regione chieda le necessarie risorse al Governo e applichi, per le prestazioni socio-sanitarie la legge regionale 10/2010. Come Gruppo senza Sede, crediamo che le motivazioni della sentenza n. 156/2015 dovrebbero costituire per la Giunta della Regione Piemonte la base per l’effettiva promozione delle prestazioni domiciliari per le persone non autosufficienti, consentendo loro condizioni di vita migliori e più dignitose .
Trino gennaio 2015 Associazione culturale Gruppo senza Sede
per informazioni: www.fondazionepromozionesociale.it). Sentenza del Tar.