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Timestamp: 2020-02-29 10:33:09+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2932', 'sentenza ', 'art 2932', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2932', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 369', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 111', 'art. 24', 'art. 111', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 936', 'art. 4', 'art. 24', 'art. 111', 'art. 1351', 'art. 2932', 'art. 111']

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OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - PROCEDIMENTO CIVILE
Cass. civ. Sez. II, Sent., 17-07-2012, n. 12305
Dott. ROVELLI Luigi Antonio - Presidente -
Dott. BURSESE Gaetano Antonio - Consigliere -
Dott. BIANCHINI Bruno - rel. Consigliere -
Dott. PROTO Cesare Antonio - Consigliere -
Dott. GIUSTI Alberto - Consigliere -
Consorzio tra Cooperative Edili e di Abitazioni - CO.C.E.A.- ABRUZZI - società cooperativa a responsabilità limitata (p. IVA (OMISSIS)) avente causa da R.F. e A.M. G. in persona del presidente del consiglio di amministrazione e legale rappresentante pro tempore sig.ra L.A.M.;
rappresentato e difeso dall'avv. Pantaleone Sandra ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell'avv. DOSI Gianfranco in Roma, via Nomentana n. 257, giusta procura a margine del ricorso;
- s.r.l. SO.CE.DIM. (p. IVA (OMISSIS));
- già s.r.l. R.C. - RUGGIERI COSTRUZIONI in persona del legale rappresentante pro tempore sig. R.M.; rappresentata e difesa dall'avv. di Paolo Massimo ed elettivamente domiciliata presso Luigi Gardin in Roma, via Laura Mantegazza n. 24, giusta procura in calce al controricorso con ricorso incidentale;
- R.F. e G.A.M.;
contro la sentenza n. 924/2005 della Corte di Appello di L'Aquila, depositata il 17/10/2005;
Udita la relazione della causa svolta nell'udienza pubblica del 21/06/2012 dal Consigliere Dott. Bruno Bianchini;
Udito l'avv. Massimo Di Paolo, procuratori della parte contro
ricorrente;
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SGROI Carmelo, che ha concluso per il rigetto del ricorso principale e per l'assorbimento di quello incidentale condizionato.
Esecuzione specifica dell'obbligo di concludere il contratto
La srl Ruggieri Costruzioni, con atto notificato l'11 febbraio 1986, citò innanzi al Tribunale di Pescara R.F. e A.M. G. al fine di far pronunziare sentenza costitutiva à sensi dell'art. 2932 cod. civ., assumendo di aver stipulato, in data 23 novembre 1982, con i convenuti un preliminare di vendita di un terreno di mq 20.953 di proprietà degli stessi per il prezzo di L. 300 milioni; con il medesimo atto essa attrice si era obbligata a vendere ai R. - G. - che si erano obbligati ad acquistare - una superficie di 500 mq di unità immobiliari destinate ad uffici e negozi, per il prezzo di L. 200 milioni ubicata in una delle costruzioni che essa attrice avrebbe edificato su parte di detto terreno. Dedusse la società che, nonostante fosse stata eseguita la controprestazione i convenuti non avevano voluto stipulare l'atto di trasferimento, i R. - G. si costituirono chiedendo il rigetto della domanda osservando che la società attrice aveva lasciato trascorrere degli anni tra la stipula del preliminare - 1982 - e l'annullamento (in data 1987) in sede amministrativa del piano regolatore generale della città di (OMISSIS), in base al quale era prevista una zona destinata all'edificazione pubblica convenzionata nell'ambito del terreno promesso in vendita, senza iniziare alcuna attività edilizia, così da rendersi inadempiente all'obbligo di edificare prima e trasferire poi, l'indicata superficie di 500 mq destinata a terziario.
Conclusero dunque affinchè si dichiarasse l'invalidità del contratto preliminare e comunque l'inammissibilità della domanda contro i medesimi proposta.
Con separato atto di citazione notificato il 27 dicembre 1990, gli stessi R. - G. agirono contro la società Ruggeri Costruzioni affinchè fosse risolto il contratto preliminare del novembre 1982 per inadempimento della predetta o, in subordine per impossibilità sopravvenuta della realizzazione dell'oggetto del contratto.
Riuniti i due giudizi l'adito Tribunale, con sentenza n. 1286/2001, rigettò la domanda ex art 2932 cod. civ. ed accolse quella di risoluzione proposta dai R. - G., riservando a separato giudizio l'accertamento dei danni che i predetti assumevano aver subito.
Successivamente, con atto del 4 luglio 2002 il Consorzio tra Cooperative Edili e di Abitazioni - soc coop a r.l.- CO.C.E.A.- Abruzzi acquistò dai R. - G. il terreno controverso, in parte pagandolo ed in parte promettendo di cedere ai predetti un fabbricato da edificare sul medesimo.
In data 15 novembre 2002 la srl SOCE.DIM. nella sua dichiarata qualità di soggetto derivato dalla trasformazione della srl Ruggieri Costruzioni, propose appello contro la sentenza n. 1286/2001; si costituì il Consorzio CO.C.E.A. contrastando l'impugnazione.
La Corte di Appello di L'Aquila, pronunziando sentenza n. 924/2005, accolse la domanda di esecuzione specifica ex art. 2932 cod. civ.;
respinse la domanda di risarcimento danni proposta dall'appellante SOCEDIM; respinse la domanda di risoluzione e di risarcimento danni della CO.C.E.A. ABRUZZI. Il giudice dell'appello pervenne a tale decisione, interpretando la scrittura privata del novembre 1982 in modo diverso dal Tribunale - secondo il quale tra le due promesse di vendita vi sarebbe stato un rapporto sinallagmatico tale che l'inadempimento della seconda, ad opera della società Ruggieri, avrebbe reso infondata la pretesa di quest'ultima di ottenere sentenza sostitutiva del contratto definitivo e, anzi, l'avrebbe esposta alla risoluzione del contratto ed al risarcimento dei danni - sostenendo al contrario che la comune volontà delle parti, tenuto conto della condotta delle medesime successiva alla conclusione del preliminare, non avrebbe fornito elementi per affermare l'esistenza di due contrapposti impegni preliminari, legati da un nesso interdipendenza reciproca; rendendo autonome le due promesse di vendita , sarebbero emersi chiaramente:
da un lato l'inadempimento degli originari promittenti venditori e, dall'altro, il pagamento del prezzo da parte della società Ruggieri secondo le modalità stabilite.
Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso il Consorzio CO.C.E.A. sulla base di due motivi; ha resistito con controricorso la SO.CE.DIM. proponendo a sua volta ricorso incidentale condizionato per la restituzione di quanto versato ai promittenti venditori; il R. e la G. non hanno svolto difese.
I due ricorsi vanno riuniti avendo ad oggetto un'identica sentenza.
1 - Vanno esaminate in via preliminare le eccezioni di improcedibilità o inammissibilità del ricorso, proposte dalla contro ricorrente.
1/a - Deduce innanzi tutto la società Socedim che parte ricorrente avrebbe violato il disposto dell'art. 369 c.p.c. non depositando tempestivamente i fascicoli di parte dei pregressi gradi di merito e soprattutto non avrebbe prodotto il preliminare del 23 novembre 1982.
L'eccezione è priva di pregio in quanto tale produzione vi è stata e, come emerge dall'attestazione di deposito rilasciata dalla Cancelleria di questa Corte in data 12 giugno 2009, nel fascicolo di parte vi era - al punto 1 del foliario - l'indicazione della produzione del contratto preliminare (il cui contenuto peraltro è stato riprodotto ai foll. 10/13 del ricorso).
1/b - Sostiene poi parte contro ricorrente che l'acquisto dai promittenti venditori, da parte del Consorzio ricorrente, delle unità immobiliari oggetto di controversia non farebbe sorgere la legittimazione della stessa all'impugnazione e quindi non sarebbe invocatole il principio della successione a titolo particolare nel diritto controverso, anche per la non coincidenza tra l'oggetto dell'atto traslativo (permuta) del 2002 e quello del preliminare del 1982: in relazione a ciò formula anche ricorso in via incidentale.
1/c - La deduzione difensiva sopra esposta non può essere inquadrata nello schema legale del ricorso incidentale, mancando il richiamo alle norme che si assumono violate, assumendo quindi la funzione di eccezione pregiudiziale, da cui comunque deriva la necessità del controllo della legittimazione contestata.
1/d - Deve darsi atto che non si è ancora stabilizzato un orientamento univoco in sede di legittimità - e la questione è stata già rimessa all'attenzione delle Sezioni Unite che peraltro, sollevando d'ufficio una eccezione di giudicato interno sulla qualificazione dell'intervento dell'acquirente, non hanno avuto modo di esplicare la loro funzione di regolazione dei conflitti (v. Cass. Sez. Un. 23.299/2011 su ordinanza di rimessione di questa Sezione n. 10747/2010) - assumendosi in alcune pronunzie - Cass. Sez. 2 n. 8316/2003; Cass. Sez 2 n. 4321/1989 - che la disciplina della successione a titolo particolare nel processo si attui non solo quando sia oggetto di trasferimento spendente judido, il medesimo diritto controverso ma in ogni caso in cui l'alienazione comporti, per un rapporto di derivazione sostanziale, il subingresso dell'avente causa nella stessa posizione giuridica - attiva o passiva - dedotta in giudizio; ritenendo in altre - Cass. Sez. 2, n. 1233/2012 ; Cass. Sez. 2 n. 5781/2009; Cass. Sez. 2, n. 1128/1993 - che non possa delinearsi una successione nel diritto controverso, a causa dell'eterogeneità delle situazioni soggettive fatte valere nel giudizio, nel caso in cui si discuta della esecuzione o della risoluzione o della invalidità di un preliminare di vendita, atteso che, verificatasi la alienazione ad un terzo del bene, la situazione legittimante l'intervento di quest'ultimo in giudizio sarebbe relativa alla proprietà mentre quella posta a base dell'azione di esecuzione o di risoluzione o di invalidità del preliminare avrebbe natura personale.
1/e - Ritiene peraltro la Corte che la questione possa trovare una soddisfacente sistemazione partendo da un'ottica che, a quanto consta, non ha ricevuto finora adeguato approfondimento, dovendosi prender spunto dal rilievo che l'interpretazione da dare all'espressione "diritto controverso" è influenzata dalla modifica dell'art. 111 Cost. che, assumendo come principio cardine quello del "giusto processo" - coniugato con il diritto di difesa sancito e tutelato dall'art. 24 Cost.- impone - per quello che qui interessa di orientare l'ermeneutica delle norme regolatrici del processo nel senso di concentrare in un unico procedimento la tutela degli interessi coinvolti, ivi comprendendovi l'esame delle vicende latu sensu successorie che li possano interessare.
1/f - Tale interpretazione, da ritenersi costituzionalmente orientata, dell'ambito applicativo dell'art. 111 c.p.c., fa sì che l'acquirente del bene che intenda intervenire nel processo, abbia le stesse possibilità di difesa del suo autore contro le deduzioni avversarie mentre , assumendo che egli sia soggetto solo all'efficacia riflessa della sentenza inter alios, potrebbe esplicare le proprie difese, in sede di gravame, solo nell'ambito di quelle esercitate dal proprio dante causa: situazione questa che potrebbe rivelarsi pregiudizievole nel momento in cui il proprio venditore non coltivi adeguate difese contro il promissario acquirente, determinando così lo stabilizzarsi di situazioni sfavorevoli al terzo.
1/g - Seguendo tale argomentazione deve allora negarsi che la differente natura - personale o reale - del diritto fatto valere rispetto a quello costituente la fonte della legittimazione del terzo, non può essere d'ostacolo a che l'acquirente sia considerato successore nel "diritto controverse atteso che quest'ultimo è qualificato dal rapporto con il bene oggetto, ad un tempo, di preliminare e di cessione al terzo e che la pronunzia sulla validità, risoluzione o esecuzione del contratto preliminare è pur sempre funzionale ad incidere sulla proprietà della res.
1/h - Alla luce di tale impostazione appare altresì da respingere l'ulteriore articolazione dell'eccezione di cui trattasi, in cui si mette in rilievo che non vi sarebbe coincidenza precisa tra l'oggetto del preliminare del 1982 e quello del contratto - denominato "permuta divisione"- del 2002: a ciò è agevole rispondere che, se il subentro nel diritto controverso non libera la parte originaria a meno che non vi sia un provvedimento di estromissione, allora viene confermato che nel caso in cui - come avvenuto nella fattispecie- entrambe le parti (cedente ed acquirente della res litigiosa) stiano in giudizio - o siano chiamate a parteciparvi - non v'è alcun ostacolo logico a delineare una vicenda successoria anche le volte in cui parte dell'oggetto controverso non sia stato trasferito per intero all'interveniente.
1/i - Sul punto peraltro giova sottolineare che dalla lettura del contratto del 2002 - riprodotto nel controricorso - emerge che alla clausola n. 5 si fece espressa menzione della pendenza del contenzioso e si pattuì che il Consorzio - richiamando all'uopo il disposto dell'art. 111 c.p.c. - si assumeva ogni onere relativo al detto giudizio e manlevava le parti permutanti/venditrici da ogni pretesa fatta valere nei loro confronti nell'ambito della presente causa: ciò dunque - a parte la irrilevanza dell'obbligazione "di manleva" ai fini della identificazione della fattispecie di cui all'art. 111 c.p.c. - stava chiaramente a significare che l'atto di trasferimento veniva visto anche nell'ottica - che testualmente si ribadiva - del subentro nella stessa posizione processuale delle originarie parti R. - G..
2 - Con il primo motivo viene dedotta una violazione o falsa applicazione delle norme sull'interpretazione dei contratti - artt. 1362; 1363; 1366; 1367 e 1371 cod. civ.- nonchè dei principi in materia di accessione - art. 936 cod. civ.- e in relazione alle esigenze di forma scritta del contratto preliminare avente ad oggetto immobili - artt. 1351 e 2932 cod. civ.- , assumendosi un'erronea interpretazione della volontà negoziale laddove si è esclusa la sussistenza di un nesso funzionale tra i due impegni contrapporti nella scrittura privata del 23 novembre 1982 (tale che l'inadempimento della seconda, ad opera della società Ruggieri, di costruire per poi trasferire mq 500 edificati, avrebbe impedito alla stessa di chiedere l'esecuzione in forma specifica della parte di accordo attinente alla promessa di vendita del terreno).
2/a - Parte ricorrente contesta innanzi tutto la logicità degli indici sintomatici di tale pretesa autonomia, rinvenuti dalla Corte di Appello nel fatto che il trasferimento del terreno alla società Ruggieri Costruzioni avrebbe dovuto precedere la cessione dei locali che su parte di esso si sarebbero dovuti dalla medesima edificare perchè, in caso contrario, detti immobili, per il principio dell'accessione, sarebbero stati automaticamente acquisiti al patrimonio dei promittenti venditori: osserva in contrario il Consorzio ricorrente che solo assumendo l'esistenza del nesso funzionale tra le due serie di obbligazioni, si sarebbe consentito di realizzare i contrapposti interessi che erano costituiti, per la promissaria acquirente, di acquisire al proprio patrimonio un ampio terreno edificabile e, per i promittenti venditori, di lucrare il prezzo di vendita dello stesso, costituito anche dalla cessione di volumi di futura edificazione. Nega altresì la ricorrente che la cessione del terreno fosse condizione indispensabile per poter iniziare l'edificazione dei fabbricati, dal momento che anche il promissario acquirente di un terreno può chiedere il rilascio di concessioni ad edificare L. 10 del 1977, ex art. 4.
3 - Con il connesso secondo motivo viene denunziata la violazione e falsa applicazione della normativa sulla risoluzione e viene dedotto il vizio di illogicità e difetto di motivazione laddove la Corte di appello avrebbe ritenuto - presupponendo l'autonomia delle due serie di obbligazioni contrapposte tra promissaria acquirente e promittenti venditori del terreno- che la Ruggieri Costruzioni avesse adempiuto a tutte le proprie obbligazioni, con il semplice pagamento del prezzo concordato, omettendo dunque di valutare la mancanza di impulso, da parte della stessa società, alle pratiche dirette all'ottenimento della concessione edilizia: in questa prospettiva il mancato rilascio dell'autorizzazione a costruire sarebbe dipeso da colpevole inerzia della medesima società che avrebbe lasciato trascorrere cinque anni senza utilizzare le "condizioni di edificabilità" del terreno, non curando il ricorso ad organi di giustizia amministrativa.
I due mezzi, che vanno esaminati congiuntamente per la connessione dei presupposti logici delle argomentazioni a sostegno, sono infondati.
4 - Per quanto concerne la denunziata deroga alla norme di ermeneutica, la censura è inammissibile in quanto il mezzo è strutturato i termini - come visto - di violazione o falsa applicazione di legge, così che parte ricorrente avrebbe dovuto quindi specificare in qual modo la Corte territoriale avrebbe male delimitato il perimetro applicativo delle norme richiamate nel corpo del motivo - da cui il vizio di violazione di legge - o in qual maniera il giudice del gravame avrebbe errato nel ricondurre la fattispecie concreta in quella astratta - da cui il vizio di falsa applicazione di legge. In realtà sotto l'indicata censura parte ricorrente si duole dei risultati interpretativi cui è giunta la Corte distrettuale contrapponendovi una propria linea ermeneutica:
tale modus procedendi non è in linea con i limiti del sindacato di legittimità sulle scelte interpretative del giudice di merito che si deve limitare o ad accertare la chiara disapplicazione di specifiche regulae juris o la sussistenza di una difettosa motivazione, da parte del giudice dell'impugnazione, del proprio percorso argomentativo.
4/a - Nella fattispecie la motivazione della Corte distrettuale è logica e coerente nei suoi presupposti - che sono quelli della relativa autonomia delle due serie di obbligazioni - e non deroga alcuna regola di ermeneutica: va altresì puntualizzato che non sussiste contraddizione logica tra la negazione di un nesso sinallagmatico tra due obbligazioni negoziali e, allo stesso tempo ammettere l'inserimento delle stesse in un progetto economico comune, ben potendo il medesimo risultato esser raggiunto sia condizionando una prestazione all'altra sia presupponendone la loro autonomia strutturale: ciò con ragionamento logicamente inattaccabile ha fatto la Corte territoriale, avendo dato atto che la promessa di cessione del terreno aveva portato all'esecuzione anticipata del preliminare con il trasferimento della disponibilità del terreno ed il pagamento per intero del relativo prezzo e, corrispondentemente, era stato altresì corrisposto il prezzo della superficie di futura edificazione. 5 - Il ricorso incidentale subordinato, diretto ad ottenere, in caso di accoglimento di quello principale, la restituzione delle somme versate in relazione al preliminare relativo al solo terreno , va dichiarato inammissibile per carenza di interesse.
6 - Le spese seguono la sostanziale e complessiva soccombenza del ricorrente principale e vanno liquidate come da dispositivo.
LA CORTE Riunisce i ricorsi; rigetta quello principale e dichiara l'inammissibilità di quello incidentale; condanna il ricorrente Consorzio CO.C.E.A. Abruzzi al pagamento delle spese della srl SO.CH.DIM che liquida in Euro 4.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre IVA, CAP e spese generali come per legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 2^ Sezione Civile della Corte di Cassazione, il 21 giugno 2012.
Depositato in Cancelleria il 17 luglio 2012
cost. art. 24
cost. art. 111
c.c. art. 1351
c.c. art. 2932
c.p.c. art. 111
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