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Timestamp: 2020-08-15 11:31:08+00:00
Document Index: 92138136

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Sentenza Cassazione Civile n. 22312 del 05/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22312 del 05/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 05/09/2019, (ud. 20/03/2019, dep. 05/09/2019), n.22312
sul ricorso 29875-21117 proposto da:
BELISARIO, 8, presso lo studio dell’avvocato ROSANO PIETRO che la
L.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PARIOLI,
presso lo studio dell’avvocato RONGA MATTEO, rappresentato e difeso
dall’avvocato NICOLA ANGELO;
della SOCIETA’ DI CARTOLARIZZAZIONE DEI CRIDITI INPS SCCI SPA,
avvocati SGROI ANTONINO, SCIPLINO VITA ESTER ADA, MARITATO LELIO,
MATANO GIUSEPPE, DE ROSE EMANUELE, D’ALOISIO CARLA;
avverso la sentenza n. 1238/2017 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
la Corte d’appello di Catanzaro con sentenza 1238/2017 ha confermato la sentenza del tribunale di Vibo Valentia che ha dichiarato l’estinzione dei crediti dell’Inps di cui agli atti di intimazione notificati a L.F. per intervenuta prescrizione quinquennale maturata successivamente alla notifica delle cartelle richiamate nel medesimo atto.
Contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate Riscossione con un motivo. L.F. ha resistito con controricorso. L’INPS ha depositato procura in calce al ricorso notificato.
E’ stata comunicata alle parti la proposta del giudice relatore unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata. Parte ricorrente ha depositato memoria.
1. – Con l’unico motivo di ricorso è dedotta violazione dell’art. 2946 c.c. in quanto la sentenza sarebbe viziata nella parte in cui non ha applicato il termine di prescrizione ordinaria decennale ivi previsto trattandosi di crediti iscritti a ruolo ed oggetto di cartelle di pagamento non impugnate dal debitore.
2. – Il ricorso, col quale si mira a mettere in discussione il principio della durata quinquennale della prescrizione dei crediti previdenziali iscritti a ruolo per effetto della novazione oggettiva e soggettiva del credito, è manifestamente infondato alla stregua dell’orientamento di questa Corte già affermato dalle S.U. n. 23397/2016 e ribadito anche di recente, tra le altre, da Cass. n. 31352 del 04/12/2018.
3. – E’ stato invero osservato da questa Corte che il conferimento al concessionario della funzione di procedere alla riscossione dei crediti, nonchè la regolamentazione ex lege della procedura e la previsione di diritti e obblighi del concessionario stesso, non determina il mutamento della natura del credito previdenziale e assistenziale, che è assoggettato per legge ad una disciplina specifica. Nè tantomeno potrebbe determinarsi in tal modo una modifica del regime prescrizionale, che per i contributi sarebbe incompatibile con il principio di “ordine pubblico” dell’irrinunciabilità della prescrizione, valorizzato anche dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 23397 del 17/11/2016, che ha affermato il principio richiamato dal giudice di merito ed alla quale occorre dare continuità (vedi sul punto anche Cass. Sez. lav., 15 ottobre 2014, n. 21830; Id. 24 marzo 2005, n. 6340; Id. 16 agosto 2001, n. 11140; Id. 5 ottobre 1998, n. 9865; Id. 6 dicembre 1995, n. 12538; Id. 19 gennaio 1968, n. 131). In assenza di un titolo giudiziale definitivo, che accerti con valore di giudicato l’esistenza del credito e produca la rideterminazione in dieci anni della durata del termine prescrizionale ex art. 2953 c.c., continua a trovare applicazione, anche nei confronti del soggetto titolare del potere di riscossione, la speciale disciplina della prescrizione prevista dalla L. n. 335 del 1995, art. 3 e non ricorrono pertanto i presupposti per l’applicazione della regola generale sussidiaria di cui all’art. 2946 c.c.
4. – Nè giova alla tesi della ricorrente il richiamo al D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 20, comma 6, che prevede un termine di prescrizione strettamente inerente al procedimento amministrativo per il rimborso delle quote inesigibili, che in alcun modo può interferire con lo specifico termine di prescrizione previsto dalla legge per azionare il credito nei confronti del debitore.
4. Per tali ragioni, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile ex art. 360-bis c.p.c., n. 1.
5. Le spese seguono la soccombenza nei confronti del solo L.F. non avendo l’INPS svolto attività difensiva. Sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 298, art. 1, comma 17.
Dichiara l’inammissibilità del ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in favore di L.F. in Euro, 2300,00 per compensi, oltre ad Euro 200,00 per esborsi, rimborso spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge. Ai sensi del D.Lgs. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.