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Timestamp: 2020-07-10 17:12:34+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 2505 del 31/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2505 del 31/01/2017
Cassazione civile, sez. lav., 31/01/2017, (ud. 08/11/2016, dep.31/01/2017), n. 2505
sul ricorso 17387-2014 proposto da:
M.C., C.F. (OMISSIS), + ALTRI OMESSI
RISCOSSIONE SICILIA S.P.A., C.F. (OMISSIS), già SE.RI.T. SICILIA
S.P.A., già MONTEPASCHI SE.RI.T. SERVIZIO RISCOSSIONE TRIBUTI
S.P.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA UGO DE CAROLIS 87,
I.N.P.S., C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro
dagli Avvocati ANTONINO SGROI, SCIPLINO ESTER ADA, GIUSEPPE MATANO,
LELIO MARITATO, CARLA D’ALOISIO, EMANUELE DE ROSE, giusta delega in
avverso la sentenza n. 2618/2013 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
depositata il 24/12/2013 R.G.N. 2398/2012;
Il Tribunale di Palermo respinse il ricorso con il quale M.C. ed altri otto litisconsorti avevano chiesto accertarsi la illegittimità dei contratti di formazione e lavoro stipulati con la Serit Sicilia s.p.a. per il periodo dal 2002 al 2004, con conseguente riconoscimento dell’esistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, quali ufficiali di riscossione, fin dalla data della assunzione e condanna della società al risarcimento del danno pari alle retribuzioni maturate dalla data di offerta delle prestazioni.
Impugnavano tale sentenza i lavoratori; resistevano la Riscossioni Sicilia s.p.a. (succeduta alla Serit Sicilia s.p.a.) e l’INPS.
Con sentenza n. 2618 depositata il 24.12.13, la Corte d’appello di Palermo rigettava il gravame, accertando che agli appellanti venne garantita la formazione prevista.
Per la cassazione di tale sentenza propongono ricorso i lavoratori, affidato a due motivi.
1.- I ricorrenti, senza collegare chiaramente le varie violazioni legge e di contratto invocate ad una adeguata esposizione delle relative doglianze, denunciano la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1321 c.c. e segg., art. 1362 c.c. e segg. con riferimento all’interpretazione del contratto di f.l. e del progetto formativo; violazione del D.L. n. 726 del 1984, art. 3 (convertito in L. n. 863 del 1984); del D.Lgs. n. 112 del 1999 e del D.P.R. n. 602 del 1973 e del c.c.n.l. con riferimento alle attività dell’ufficiale di riscossione; degli artt. 115 e 116 c.p.c., oltre all’omesso esame di un fatto storico decisivo.
In particolare osservano che l’impugnata sentenza non considerò adeguatamente che il progetto formativo richiedeva lo svolgimento, da parte degli ufficiali di riscossione, assunti con c.f.l., oltre che di esercitazioni teoriche, sostanzialmente non contestate, anche di esercitazioni pratiche attraverso l’ausilio formativo di personale esperto sugli atti di cui si compone l’intero sistema delle notifiche, svolgimento che nella specie era avvenuto, a tutto voler concedere, col solo (insufficiente) affiancamento di personale anziano.
Che dai fatti e dalla prove offerte risultava che la Riscossione Sicilia non aveva formato i ricorrenti sui modelli e sugli atti in uso in azienda nell’esercizio di attività di ufficiale di riscossione.
Nella specie la sentenza impugnata ha parimenti accertato, in fatto, l’esistenza di adeguata e corretta attività formativa in linea con il progetto formativo approvato dalla C.R.I.. Che il lieve discostamento della collocazione temporale dell’attività formativa risultava di scarsa importanza nell’economia generale del progetto formativo, evidenziando correttamente che solo un grave inadempimento dell’obbligo formativo poteva comportare la trasformazione del rapporto in ordinario contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato (sul punto cfr., e plurimis, Cass. n. 2994/11, n. 2247/06). Che l’attività di formazione pratica venne adeguatamente eseguita attraverso l’affiancamento di personale più anziano esperto.
E’evidente che nella specie i ricorrenti lamentano una erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa, ed in sostanza un vizio motivo in ordine all’apprezzamento di circostanze di fatto controverse.
Ne consegue l’inammissibilità del ricorso diretto a censurare, nel vigore della nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (interpretata quale riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione: Cass. sez. un. 7 aprile 2014, n. 8053), la motivazione della sentenza impugnata (e gli accertamenti ivi svolti), che ha invece ampiamente esaminato il fatto storico decisivo.
Come chiarito dalle sezioni unite di questa Corte, il nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5 introduce nell’ordinamento un nuovo e specifico vizio che concerne l’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che se esaminato avrebbe determinato un esito diverso della controversia). L’omesso esame di elementi istruttori non integra di per sè vizio di omesso esame di un fatto decisivo, se il fatto storico rilevante in causa sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, anche laddove la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie. La parte ricorrente dovrà indicare – nel rigoroso rispetto delle previsioni di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6) e all’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4), – il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui ne risulti l’esistenza, il “come” e il “quando” (nel quadro processuale) tale fatto sia stato oggetto di discussione tra le parti, e la “decisività” del fatto stesso” (Cass. sez.un. 22 settembre 2014 n. 19881).
4.- Il ricorso non rispetta il dettato dell’art. 360, comma 1, nuovo n. 5, sicchè deve dichiararsi inammissibile.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida, in favore di Riscossioni Sicilia s.p.a., in Euro 100,00 per esborsi, Euro 6.000,00 per compensi professionali, oltre spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e c.p.a. Nulla per le spese quanto all’INPS.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.