Source: https://osservatorepolitiko.wordpress.com/2013/07/
Timestamp: 2018-02-23 06:54:31+00:00
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L’udienza in Corte di Cassazione del processo Mediaset è iniziata questa mattina come da programma. La sentenza però arriverà prima di mercoledì o, forse, giovedì, come confermato anche dall’avvocato di Silvio Berlusconi, Franco Coppi: “La sentenza oggi no, domani o dopodomani”, ha gridato Coppi rivolto all’esercito di giornalisti e telecamere che sta assediando il Palazzaccio di piazza Cavour a Roma, sede storica della Suprema Corte. L’appuntamento, infatti, è di quelli che possono fare la storia, visto che una condanna definitiva, completa di interdizione dai pubblici uffici, precluderebbe al Cavaliere la strada di una nuova candidatura e la decadenza dalla carica di senatore (solo dopo il pronunciamento dei colleghi di Palazzo Madama).
Ma questa volta la Giustizia sembra voler fare il suo corso fino in fondo. La cronaca della fatidica giornata del 30 luglio si è aperta di buon’ora nell’aula Brancaccio –priva di aria condizionata, raccontano i presenti- con l’intervento del relatore del Collegio, Amedeo Franco, durato circa due ore. Al termine di una salomonica pausa pranzo, la parola è poi passata al sostituto procuratore generale della Cassazione , Antonio Mura, che si è perso in una relazione apparsa per la verità di un tono abbastanza retorico in alcuni passaggi come quello che segue: “È questo un processo carico di aspettative e che suscita passioni ed emozioni esterne che sono manifestazione del libero dibattito e della vita democratica, ma aspettative e passioni devono rimanere confinate fuori dallo spazio dell’Aula giudiziaria”.
Mura ha comunque sgombrato il campo da fraintendimenti puntando su una requisitoria che ha cercato di “evitare i colori ad effetto” e si è focalizzata “sulle verifiche di legittimità sul processo Mediaset e sul rispetto delle regole e del principio della legalità probatoria”, smontando nel contempo la tattica di Berlusconi del ricorso al legittimo impedimento con motivazioni incomplete come l’uveite o gli impegni elettorali. Vista la dialettica ciceroniana del Mura, e la necessità di chiudere i battenti del Palazzaccio entro le 19.00 per non meglio precisati motivi di sicurezza, le arringhe dei difensori degli imputati (Agrama, Galetto e Lorenzano, oltre a Silvio) sono slittate giocoforza a mercoledì. Un insolitamente logorroico Franco Coppi non ha comunque lesinato commenti sulla relazione del giudice Amedeo Franco, definendola “completa”, e si è poi soffermato a snocciolare la strategia e le umane speranze del collegio difensivo berlusconiano. Intanto, nessuno dei difensori dei 4 imputati ha chiesto il rinvio della sentenza (troppo rischioso, visti i tempi strettissimi della prescrizione). Per il resto, Coppi non si accontenterebbe di salvarsi in calcio d’angolo, ma punta a sbancare il Casinò della Giustizia italiana. “Vado in giro con le corna, sono superstizioso e non faccio previsioni. Ma è chiaro che puntiamo all’annullamento radicale –ha dichiarato durante una pausa dell’udienza, aggiungendo che- Noi diciamo che il reato di frode non è configurabile, mi aspetto di vincere 11 a zero, o 47 a zero”.
In queste ore i Palazzi della politica sembrano congelati. Da una parte ci sono i servi devoti del Cavaliere. Quelli che, come Daniela Santanchè e Michaela Biancofiore (la Pitonessa e l’Amazzone), sanno che caduto il capo cadranno anche loro e che, quindi, minacciano di abbandonare il parlamento e vaneggiano di dieci milioni di italiani pronti a fare le barricate per Silvio (magari in costume da bagno e con la sabbia del mare, se non direttamente dal Billionaire). Sul fronte opposto il Pd potrebbe invece salvarsi dall’implosione solo con “una reazione eversiva del Pdl che faccia saltare il governo”. Tutti fermi ad attendere una condanna o una assoluzione che potrebbero cambiare la storia d’Italia. Tutti tranne i bookmakers che in queste ore si sono scatenati nel pronosticare il futuro del Cavaliere. Considerata la fama di infallibilità degli allibratori, tira una brutta aria per Silvio che fino a ieri vedeva l’assoluzione quotata a 1 e 25, praticamente salvo, e che oggi la trova schizzare a 20, mentre la conferma in toto della condanna viene pagata solo 1,42 volte la posta. Unica speranza a cui aggrapparsi è la sentenza con rinvio quotata a 1 e 70. Tra poche ore la risposta.
di domenicocamodeca il 30 luglio 2013 • Permalink
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Pubblicato da domenicocamodeca in 30 luglio 2013
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Marco Pannella candidato alla segreteria Pd. Ci mancava solo questa notizia imprevista a turbare i sogni di gloria di Matteo Renzi e il suo tentativo di scalare il Partito Democratico diventandone segretario attraverso il Congresso, per poi spiccare il volo verso Palazzo Chigi. In realtà, al momento non c’è niente di sicuro. Né l’ufficialità dell’iscrizione dello storico leader Radicale nella lista dei pretendenti alla segreteria di largo del Nazzareno, né tantomeno una data certa in cui celebrare l’assise del fu Partito Comunista, anche se il segretario reggente Guglielmo Epifani ha parlato di “24 novembre”. E poi, la strada della premiership è tutt’altro che spianata per Renzi, visto che l’inamovibile nomenklatura del partito sta facendo ricorso anche al gioco sporco pur di mettere i bastoni tra le ruote del carro del sindaco di Firenze che tutti i commentatori danno per vincente.
Ricapitolando. Le ultime notizie uscite dalla Casa Democratica al termine della Direzione del 27 luglio scorso riferiscono del solito “rinvio”. Parola divenuta un tormentone per il duo di governo Pd-Pdl in questa torrida estate 2013. Nessuna decisione definitiva sulle regole e tutto rimandato al Comitato del 31 luglio a cui, il primo di agosto, seguirà la seconda parte della Direzione. Una confusione da manicomio originata dalla guerra senza quartiere scoppiata tra le varie correnti del Pd sulle regole che dovranno portare all’elezione del segretario. I renziani vorrebbero una votazione “aperta” anche ai non iscritti al partito, motivandola con la necessità di coinvolgere più cittadini possibile nel boccheggiante progetto Democratico.
La risposta della vecchia guardia -bersaniani, lettiani, dalemiani etc.- non si è fatta attendere durante la Direzione di sabato con quello che lo stesso Renzi ha definito un “blitz fallito”. A tentare la sortita sono stati il segretario Epifani in persona e il ministro per i Rapporti col Parlamento, Dario Franceschini, divenuti impettiti portabandiera di una corrente di pensiero che vorrebbe vedere il nuovo segretario del Pd dedicarsi esclusivamente al partito e , di conseguenza, eletto solo da chi del partito fa parte integrante: gli iscritti. Un messaggio chiaro e preciso diretto al clan Renzi che invece punta proprio sul voto agli esterni, meno controllabili, per far fuori una volta per tutte il politburo degli ex Ds e Margherita. Non è un caso che Matteo Renzi si sia mostrato alle telecamere mentre abbandonava stizzito la riunione piddina, portandosi però in tasca la promessa di Epifani sul 24 novembre.
Il vero dramma per il Pd, che appare sempre più un partito allo sbando, è che le sue sorti non sono legate alla fatidica data del Congresso, ma ad un giorno del calendario ben più vicino e che potrebbe sconvolgere gli equilibri dello stesso governo Letta: il 30 luglio, giorno della prevista sentenza della Cassazione –salvo rinvii o colpi di scena- sul caso Mediaset e sul conseguente destino politico di Berlusconi, già calatosi nei panni del Silvio Pellico della situazione con un’intervista rilasciata a Maurizio Belpietro su Libero. Caduto il Cavaliere verrebbe meno la stessa ragione di esistere di quello che Beppe Grillo chiama il Pdmenoelle.
Tornando però a bomba sulla stretta cronaca della corsa alla segreteria Pd, c’è da aggiungere che il provocatore Pannella dai microfoni di Radio Radicale ha sì dichiarato che sta “riflettendo sulla possibilità e doverosità di rinnovare la mia iscrizione e la mia eventuale nuova candidatura alla segreteria del Pd”, ma che la sua ennesima discesa in campo è subordinata all’accettazione delle sue battaglie libertarie da parte dell’ammuffita segreteria rosso-verde. Pura utopia. Un giovanotto (del pensiero), Marco Pannella, rispetto ai nomi dei papabili segretari che al momento circolano tra gli allibratori politici. Oltre al sovraesposto Renzi, sulla lista troviamo l’eterno sconosciuto Gianni Cuperlo, il governatore siciliano Rosario Crocetta, il finto oppositore Pippo Civati e l’europarlamentare Gianni Pittella, autocandidatosi su twitter. Ma gli altri saranno stati avvertiti?
di domenicocamodeca il 28 luglio 2013 • Permalink
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Pubblicato da domenicocamodeca in 28 luglio 2013
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