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Timestamp: 2017-01-23 12:46:03+00:00
Document Index: 47286584

Matched Legal Cases: ['art. 172', 'art. 172', 'art. 172', 'art.\n172', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 176', 'art. 172', 'art. 2504', 'art.\n2426', 'art. 2504', 'art.\n172', 'art. 172', 'art.\n176', 'art. 1', 'art. 176', 'art. 2', 'art. 176', 'art. 2504', 'art. 172', 'art. 172', 'art. 2', 'art. 172']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 46 del 24.02.2009
Interpello - Fusione inversa ed affrancamento dei beni ricevuti ai fini
dell'imposta sostitutiva sulle operazioni di fusione ai sensi dell'art. 172,
comma 10-bis, del Tuir
dell'art. 172, comma 10-bis, del Tuir
Nel luglio 2006 ALFA Srl ha acquistato, mediante indebitamento, una
partecipazione corrispondente al 90% del capitale sociale di BETA Srl, ad un prezzo di ca. 3 milioni e 600 mila euro. Il restante 10% del capitale
sociale di BETA è rimasto di titolarità di due persone fisiche, il sig. TIZIO, con partecipazione pari all'8%, e il sig. CAIO, per il restante 2%.
Con atti di dicembre 2006 le partecipazioni rappresentanti l'intero
capitale sociale di ALFA Srl sono state conferite nella società neo-costituita GAMMA Spa, nella quale sono state conferite inoltre, dai
predetti sig.ri TIZIO e CAIO, le quote rappresentative il 10% del capitale sociale di BETA Srl.
Per effetto di tali conferimenti, la società GAMMA Spa controllava,
direttamente per il 10% e indirettamente per il 90% (posseduto da ALFA Srl), l'intero capitale sociale di BETA Srl.
Nel febbraio 2007 i soci di BETA Srl hanno deliberato l'aumento di
capitale sociale fino a euro 1.000.000,00 e la trasformazione in società per azioni.
Nel maggio 2007 BETA Spa e ALFA Srl iscrivono presso il competente
Registro Imprese un progetto di fusione che prevede l'incorporazione
(inversa) della seconda nella prima.
In particolare, gli organi amministrativi hanno ritenuto opportuno
scegliere la fusione per incorporazione inversa della controllante ALFA nella controllata BETA in quanto la fusione diretta avrebbe comportato
notevoli difficoltà amministrative e significativi oneri per la conseguente
necessità di reintestare ad ALFA Srl i marchi, le licenze, le
autorizzazioni amministrative, gli immobili, gli impianti produttivi ed
altri beni mobili già intestati a BETA Spa, oltre a diseconomie commerciali dovute alle necessarie comunicazioni da effettuarsi a tutti i soggetti terzi
con i quali opera BETA Spa.
Il progetto di fusione ha previsto, tra l'altro, che tutte le azioni
detenute dalla società incorporanda ALFA Srl fossero assegnate al suo socio
unico GAMMA Spa, che controllava anche il restante 10% del capitale di BETA
In sostanza, in considerazione del particolare assetto societario di
BETA Spa, in conformità con la dottrina e la prassi più attuale e
prevalente, non è stato previsto l'abbattimento del capitale sociale di
BETA Spa, ma una semplice riassegnazione delle azioni, o più precisamente
del 90% delle azioni detenute da ALFA in capo al (di fatto e divenendo)
unico socio GAMMA Spa.
Nel giugno 2007 le società ALFA Srl e BETA Spa hanno deliberato la
fusione inversa per incorporazione della prima nella seconda che si è perfezionata con atto del 20/09/2007, i cui effetti si sono realizzati in
data 03/10/2007. Gli effetti contabili e fiscali sono stati retrodatati
all'1/01/2007.
Per effetto della fusione inversa nel bilancio di BETA Spa
iscritta una differenza (o disavanzo) di fusione, dovuta all'annullamento
della partecipazione (in BETA Spa) iscritta in ALFA, al netto del patrimonio
netto anch'esso annullato, della incorporata, per un importo di ca. 3 milioni di euro.
Tale importo è stato poi imputato, sussistendone i requisiti
richiesti dall'OIC 4, paragrafo 4.6.2 (il caso di specie è da ritenersi del
tutto analogo a quello di una partecipazione totalitaria) ai seguenti beni:
- in parte ad incremento del valore dei fabbricati -
nel patrimonio della società incorporante - per un importo di ca. 2 milioni
- la restante parte ad avviamento - emerso nel bilancio della
società incorporante a seguito della descritta operazione di fusione - per
un importo di ca. 1 milione di euro.
Tanto premesso, la società istante ha intenzione di avvalersi della
facoltà di riallineare i valori fiscali ai maggiori valori iscritti in
bilancio in occasione di operazioni straordinarie ed ottenere, in tal modo,
il riconoscimento fiscale del disavanzo da fusione mediante il pagamento
dell'imposta sostitutiva di cui all'art. 172, comma 10-bis, del Tuir.
Pertanto, chiede se relativamente al predetto disavanzo di fusione
può avvalersi, eventualmente in sede di dichiarazione Unico SC 2009, per il
periodo di imposta 2008 (successivo a quello in cui l'operazione è stata
posta in essere) della speciale disciplina di cui al combinato disposto dell'art.
172, comma 10-bis, del Tuir e dell'art. 1, comma 47, della legge
n. 244/2007.
La società istante ritiene che la disciplina del combinato disposto
degli articoli 172, comma 10-bis, e 176 comma 2-ter, del Tuir, nonché
dell'art. 1, comma 47, della legge n. 244/2007, per il riallineamento dei
valori fiscali ai maggiori valori iscritti in bilancio in occasione di operazioni straordinarie effettuate nel corso del 2007, sia applicabile
anche al caso di fusione inversa, almeno nel caso in cui come quello prospettato, la controllante-incorporata deteneva il 100% della
controllata-incorporante.
Per questo motivo, la fusione inversa produce effetti giuridici, economici,
patrimoniali sostanzialmente analoghi a quelli che si sarebbero avuti nella
fusione diretta, con l'unica differenza, sempre nel caso in esame, emergente
dall'ammontare del disavanzo di fusione che, come si evince dai bilanci allegati all'istanza, nel caso di fusione inversa ammonta a ca. 3 milioni di
euro mentre nel caso di fusione diretta esso sarebbe stato di ammontare pari a ca. 840 mila euro.
Nonostante le due modalità abbiano prodotto effetti giuridici, economici e
patrimoniali sostanzialmente analoghi, fatta salva la differenza appena
citata, se si fosse proceduto con la fusione diretta, la società ALFA Srl
avrebbe potuto applicare, legittimamente e senza alcun dubbio, la disciplina del riallineamento fiscale dei maggiori valori iscritti in bilancio in
occasione di operazioni straordinarie effettuate nel 2007, in quanto il
disavanzo di fusione sarebbe stato iscritto su beni ricevuti dalla incorporata, facenti parte del complesso aziendale ricevuto, mentre, nel
caso della fusione inversa, ciò non sembrerebbe possibile, in quanto
l'incorporante non ha ricevuto dall'incorporata alcun bene, né tantomeno
Tale ultima considerazione deriverebbe dalla lettura del DM 3/03/2008 e della relativa circolare esplicativa n. 57 del 25/09/2008 che ha chiarito
quanto segue: "
Atteso che in base al citato decreto ministeriale il
riconoscimento fiscale è consentito solo in relazione ai beni "ricevuti",
si rileva che i maggiori valori che possono trovare riconoscimento fiscale,
previo assoggettamento dei medesimi all'imposta sostitutiva di cui ai citati commi 10-bis e 15-bis, sono solo quelli attribuiti ai beni provenienti dalla
società incorporata ovvero dalla società scissa, nel bilancio della società incorporante e della
società beneficiaria. Inoltre, si precisa che
il rinvio operato dagli articoli 172, comma 10-bis e 173, comma 15-bis, al
comma 2-ter dell'art. 176 consente l'applicazione del regime di imposizione
sostitutiva solo nel caso in cui, in sede di fusione e di scissione, vengano
attribuiti alla società risultante dall'operazione compendi aziendali e non
singoli beni".
Alla luce delle considerazioni sopra svolte l'Istante ritiene di
potersi avvalere nel caso di specie della disciplina di cui all'art. 172,
comma 10-bis, del Tuir per il riallineamento dei valori fiscali ai maggiori
valori iscritti in bilancio così come derivanti dalla imputazione del disavanzo di fusione emerso in occasione della descritta operazione di
fusione inversa.
Se tale comportamento non fosse possibile si creerebbe un
"discrimen" di natura fiscale tra le varie operazioni straordinarie e le
modalità con cui vengono attuate.
La descritta operazione di fusione della società ALFA Srl da parte
della società incorporante BETA Spa configura un'ipotesi di fusione inversa che rappresenta una forma particolare di fusione per incorporazione nella
quale la società partecipata incorpora la società partecipante.
Tale forma di fusione per incorporazione è assoggettata alla
medesima disciplina civile e fiscale delle operazioni di fusione, anche per
quanto concerne l'art. 2504-bis del Codice Civile.
Più in particolare - anche nella circostanza in cui l'operazione di
fusione presenti le caratteristiche della cd. fusione inversa - occorre aver
riguardo al comma 4 del citato articolo 2504-bis del Codice Civile che,
oltre a sancire il principio di continuità dei valori, prevede l'obbligo di imputare (ove possibile) l'eventuale disavanzo di fusione agli elementi
dell'attivo e del passivo delle società partecipanti alla fusione e, per la
differenza, e nel rispetto delle condizioni previste dal n. 6 dell'art.
2426, ad avviamento.
Con riferimento al disavanzo da fusione, la società incorporante
deve, quindi, determinare il suo corretto ammontare sia che lo stesso assuma
la denominazione di disavanzo da concambio e sia che si configuri quale
disavanzo da annullamento.
Al riguardo, occorre specificare che mentre il disavanzo da concambio
emerge nell'ipotesi in cui il valore dell'aumento del capitale
dell'incorporante è maggiore rispetto alla corrispondente quota di terzi
del patrimonio netto dell'incorporata, il disavanzo da annullamento emerge nel caso in cui il valore contabile della partecipazione annullata
è superiore alla quota di pertinenza nel patrimonio netto contabile
dell'incorporata.
La predetta differenza non assume alcun rilievo ai fini della
relativa disciplina civilistica o fiscale della fusione dal momento che in
entrambi i casi di emersione del disavanzo trova applicazione sia la
disciplina di cui al citato comma 4 dell'art. 2504-bis del Codice Civile, sia la disciplina fiscale di cui all'art.
172 del Tuir.
Più in particolare, per quanto qui interessa, il comma 10-bis
dell'art. 172 del Tuir si applica, indifferentemente, nell'ipotesi in cui
emerga un disavanzo da concambio ovvero un disavanzo da annullamento.
Il regime dell'imposta sostitutiva di cui al comma 2-ter dell'art.
176 del Tuir, infatti, consente alla
società incorporante - che (come nel
caso di specie) adotta i principi contabili nazionali - di ottenere il
riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti in bilancio a seguito
dell'imputazione del disavanzo da fusione, sia esso da annullamento che da
L'art. 1, comma 1, del decreto ministeriale del 25 luglio 2008 - che
ha dato attuazione al citato regime dell'imposta sostitutiva - prevede che " Agli effetti dell'applicazione del regime dell'imposta sostitutiva di cui
all'art. 176, comma 2-ter, del Tuir assumono rilievo le differenze residue
tra il valore d'iscrizione in bilancio dei beni ricevuti in occasione di
operazioni di conferimento di azienda, ramo o complesso aziendale, incluso
l'avviamento, e l'ultimo valore fiscalmente riconosciuto dei beni presso il
soggetto conferente.".
Il successivo art. 2 del citato decreto, inoltre, stabilisce che "Le
disposizioni dell'articolo 1 valgono anche agli effetti dell'applicazione
dell'imposta sostituiva sulle differenze tra il valore d'iscrizione in
bilancio dei beni ricevuti in occasione di operazioni di fusione e di
scissione e classificati tra le immobilizzazioni materiali e immateriali,
incluso l'avviamento, e l'ultimo valore fiscalmente riconosciuto dei beni
stessi presso il soggetto incorporato, fuso o scisso.".
Al riguardo, la circolare esplicativa n. 57 del 25/09/2008 ha
chiarito che "Atteso che, in base al citato articolo 2 del decreto, il
riconoscimento fiscale è consentito solo in relazione ai beni ricevuti, si
rileva che i maggiori valori che possono trovare riconoscimento fiscale, previo assoggettamento dei medesimi all'imposta sostituiva di cui ai citati
commi 10-bis e 15-bis, sono solo quelli attribuiti ai beni provenienti dalla
società beneficiaria. Inoltre, si precisa, il
rinvio operato dagli artt. 172, comma 10-bis e 173, comma 15-bis, al comma
2-ter dell'art. 176 consente l'applicazione del regime di imposizione
sostitutiva solo nel caso in cui, in sede di fusione e scissione, vengano
Nella fattispecie prospettata, la società istante dichiara di aver
iscritto nel proprio bilancio una differenza (o disavanzo) di fusione, dovuta all'annullamento della partecipazione (in BETA Spa) iscritta in ALFA,
al netto del patrimonio netto anch'esso annullato, della incorporata, per un importo di ca. 3 milioni di euro. Tale importo
è stato poi imputato in
parte ad incremento del valore dei fabbricati - già presenti nel patrimonio
della società incorporante - per un importo pari a ca. 2 milioni di euro e
la restante parte ad avviamento - emerso nel bilancio della società
incorporante a seguito della descritta operazione di fusione - per un importo pari a ca. 1 milione di euro.
Il descritto comportamento contabile adottato dalla società
incorporante nell'ipotesi di fusione inversa, sulla cui correttezza la
scrivente non formula alcun giudizio di merito, determina, a detta della società istante, l'emersione del disavanzo di ammontare pari a ca. 3
Tale importo, come precisato dalla medesima società istante,
differisce notevolmente da quello che sarebbe emerso nella "differente"
ipotesi di fusione diretta, nella quale la società controllante ALFA Srl
avrebbe incorporato la società controllata BETA Spa.
In tale ultimo caso, infatti, sarebbe emerso un disavanzo da
annullamento di ammontare pari a ca. 840 mila euro, che sarebbe stato
imputato ad incremento della voce contabile relativa ai fabbricati, in
quanto capiente.
Al riguardo, è condivisibile il documento contabile OIC 4 laddove,
al par. 4.6.2, precisa che "qualunque siano le modalità di attuazione della
fusione (diretta o inversa), per i soci della controllante-incorporata i
beni della controllata-incorporante hanno sempre lo stesso costo e
l'attribuzione del plusvalore agli elementi dell'attivo della
controllata-incorporante e l'iscrizione dell'avviamento rispondono sempre al principio posto dall'art. 2504-bis, quarto comma, del Codice Civile, con il
trasferimento del costo della partecipazione sui beni della controllata".
Ciò detto, ne consegue che la differenza da fusione (se
opportunamente determinata secondo le prescrizioni normative e dottrinali
sopra citate) imputata ai beni ricevuti in occasione della fusione, consente
alla società incorporante di optare per il regime dell'imposta sostitutiva
di cui al citato art. 172, comma 10-bis, del
In altri termini, (anche) la fusione inversa dalla quale emerge un
disavanzo imputabile ai beni provenienti dal patrimonio della società
incorporata può beneficiare del regime dell'imposta sostitutiva di cui
all'art. 172, comma 10-bis, del
Tanto premesso, con specifico riferimento al caso in esame, merita
osservare che la società incorporante imputa contabilmente l'ammontare del
disavanzo da concambio (sulla cui determinazione, come detto, la scrivente
non formula alcun giudizio di merito) ai beni che già facevano parte, ante fusione, del proprio patrimonio aziendale.
La circostanza che i beni che la società intende affrancare derivino
non dal patrimonio aziendale della società incorporata bensì da quello
della società incorporante (in tal senso è da intendersi anche
l'avviamento che si riferisce alla struttura economico-aziendale della società incorporante),
è dirimente ai fini della possibilità di
esercitare l'opzione per il regime dell'imposta sostitutiva dal momento che
- la fattispecie rappresentata dall'istante - contrasta con il disposto normativo di cui al citato art. 2 del decreto di attuazione che consente il
riconoscimento fiscale "solo" in relazione ai beni ricevuti, cioè solo ai beni provenienti dal patrimonio dell'incorporata ed attribuiti alla
incorporante per effetto della fusione (sia essa diretta che inversa).
Per completezza, infine, occorre precisare che il regime dell'imposta
sostitutiva è comunque precluso nell'ipotesi in cui il patrimonio ricevuto
per effetto della fusione non sia configurabile quale compendio aziendale.
Per le suesposte argomentazioni, quindi, la scrivente non ritiene
condivisibile la soluzione interpretativa prospettata dal contribuente e, di conseguenza, non ritiene che la
società istante possa avvalersi, nel caso
in esame, del regime dell'imposta sostitutiva di cui all'art. 172, comma
10-bis, del Tuir.
Si fa presente, infine, che il parere reso è riferito esclusivamente
all'applicazione alla fattispecie prospettata delle disposizioni
dell'articolo 172, comma 10-bis, del
Tuir. Resta impregiudicata, in
particolare, la potestà dell'Amministrazione Finanziaria di sindacare, ai sensi dell'articolo
37-bis, comma 2, del D.P.R n. 600 del 1973, eventuali
profili di elusività dell'operazione prospettata.
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