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Timestamp: 2014-08-01 05:45:48+00:00
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Vincitori e vinti dopo la sentenza n. 233/2003 della Corte Costituzionale
Articolo e Patrizia Ziviz 28.07.2003 (Paolo Cendon) /
paolo cendon /
patrizia ziviz /
Vincitori e vinti (� dopo la sentenza n. 233/2003 della Corte costituzionale).
PAOLO CENDON(Ordinario di istituzioni di diritto privato � Universit� di Trieste)
PATRIZIA ZIVIZ(Docente di istituzioni di diritto privato � Universit� di Trieste)
1. Il nuovo incontro avvenuto tra art. 2059 c.c. e Corte costituzionale, a met� dell�anno 2003, non sembra candidarsi tra gli eventi indimenticabili della storia del diritto italiano.
Nel complesso percorso che ha visto l�intelaiatura della norma in esame sottoposta (rispetto alle prime prese di posizioni degli interpreti, lungo i decenni successivi al 1942) a frequenti rivisitazioni e riletture, la pronuncia odierna della Consulta pare destinata a costituire nient�altro che una tappa intermedia. - se � vero che molte tra le questioni attinenti al danno non patrimoniale, all�interno della 233/2003, appaiono sorvolate o restano comunque irrisolte. 2. Siamo dinanzi in effetti - come tanti fra gli addetti ai lavori pronosticavano del resto, soprattutto da qualche mese a questa parte (ma voci del genere, bisogna dire, circolavano da tempo nell�ambiente) - a una mera pronuncia per relationem, scarna ed essenziale nei contenuti. Un testo alquanto opaco nello stile, di poche pagine, in cui si d� quasi tutto per scontato. La Consulta mostra di non volere - o di non aver bisogno di - esprimere una propria posizione, in qualche modo originale o innovativa, con riguardo all�art. 2059 c.c.; anche perch� l�ordinanza di base del Tribunale investiva, pi� che altro, i nodi della risarcibilit� del danno morale rispetto ai casi di responsabilit� oggettiva (meglio, in ordine ai fatti lesivi tali da non consentire, nella loro storicit�, la prova di colpe specifiche del convenuto, e governati astrattamente dal c.c., in punto di danno patrimoniale, secondo modulazioni arieggianti criteri non soggettivi o presuntivi di imputazione). L�obiettivo per i giudici costituzionali � in sostanza (la fornitura di) un avallo, autorevole, probabilmente opportuno, rispetto alle pi� recenti indicazioni della Cassazione, circa la portata da riconoscere in generale all�art. 2059 stesso. Il discorso si esaurisce in poco pi� che un rinvio - burocratico, semi-parassitario - rispetto a quanto deciso ultimamente dalla Suprema Corte. Ci si limita, nella 233/2003, a una ripresa verbale delle argomentazioni di recente espresse da quest�ultima: alcuni succinti capoversi, non poche somiglianze lessicali, nessuna aggiunta imprevista o stravolgente rispetto all�ordito di base - quello, per intenderci, che era stato tracciato poche settimane prima dal terzetto delle sentenze di Cassazione nn. 7281, 7282 e 7283, nonch� dalla coppia di sentenze gemelle nn. 8827 e 8828 (tutte del maggio del 2003). Un perfetto lavoro di squadra fra i due organi giurisdizionali; un gioco delle parti ben preciso.
3. Vi sono comunque alcuni tratti � di puntualizzazione �alta�, di riassetto nominale - che appaiono affrontati in modo esplicito dalla 233/2003. Poco pi� che rifiniture di maniera, a prima vista, ma nient�affatto scontate o irrisorie. Rispetto a questi passaggi sar� interessante tentare, qui, un primo inventario. Ci si potrebbe anzi chiedere, semplicemente. Fra le tante posizioni dottrinarie e giurisprudenziali che sono emerse durante l�ultimo decennio, nel dibattito sul danno non patrimoniale (le varie tesi e contro-tesi di cui la Consulta parla, a un certo punto, come di un �tormentato capitolo della tutela risarcitoria del danno alla persona�: e viene da obiettare che di �tutela� occorrerebbe, in verit�, discorrere con riferimento alla vittima della lesione; che non pu� essere mai un �danno� ci� che il diritto mira a tutelare; che la precisione appare tanto pi� necessaria, nel linguaggio, quanto pi� ci si trova al centro del guado) quali in concreto sono atteggiabili come premiate, trionfanti? Quali invece, alla luce dell�evoluzione della giurisprudenza di grado pi� elevato, quelle che risultano sconfessate, accantonate? 4 Insomma: chi o che cosa � fra gli autori, le visioni d�insieme, le vie d�uscita ermeneutiche o gestionali, le accademie cimentatesi sul terreno dei �nuovi danni� - pu� dire di aver vinto, chi o e che cosa di aver perso, in questa sentenza di mezza estate?
Prime impressioni allora � �di bottega�, inerenti allo stile di reazione prescelto.
Vince sicuramente, nell�impianto della 233/2003, il favor per un certo di tipo di strategia diplomatico/cerimoniale - quella da sempre imboccata in materia, ad opera della nostra Consulta. Il protocollo contrario, cio�, a sancire formalmente l�incostituzionalit� dell�art. 2059, e orientato invece a ritoccare in via interpretativa (prudentemente, sommessamente) il sistema dalla stessa congegnato.
E� cambiata rispetto a ieri, nelle opzioni della Corte, la tattica contingente di manovra - e il risultato consister�, agli effetti pratici, in un�ennesima apertura nel ventaglio delle ipotesi di risarcibilit�, per il danno non patrimoniale nel suo insieme (infra, �� 8, 24 ss.). L�art. 2059, in quanto tale, appare ancora tuttavia al suo posto; la scelta di non bollarlo con lo stigma dell�illegittimit� � quella che, ancora una volta, ha prevalso. 5. Mutamento di tattica abbiamo detto.
Vale a dire: se, in passato, il traguardo di quell� allargamento veniva perseguito dai giudici attraverso uno svuotamento contenutistico dell�art. 2059 - con operazioni di traghettamento all�esterno di tanti materiali significativi (smistando le schegge pi� intriganti del danno non patrimoniale verso altri contesti statutari) - oggi l�itinerario della Corte appare differente, per certi versi opposto. Il �colpo� alle angustie della precedente disciplina (perch� di un colpo si � trattato, in realt�, e non da poco: volendo continuare il gioco, si potrebbe dire che a vincere, pi� di tutto, � stata proprio la decisione di sferrarlo tout court, di voltare drasticamente le spalle alla tradizione) figura assestato dall�interno.
Da parte della Consulta si interviene, senza mezze misure, su quello che rappresenta da sempre il cuore pulsante di tale disciplina: vale a dire il danno morale derivante da illecito penale. In particolare: a risultare abbandonato, da oggi in poi, � il - tralatizio, monolitico - orientamento secondo cui l�accertamento del reato richiede/richiederebbe la dimostrazione (della ricorrenza) di tutti quanti gli elementi costitutivi del torto penale, anche quelli di carattere soggettivo. Escludendosi ogni possibile raggiungimento di tale prova nelle ipotesi di negligenza (dell�autore del fatto criminoso) affidata semplicemente, come evidenza processuale, al gioco di qualche presunzione. A met� dell�anno 2003, sull�onda dei recenti (e stravolgenti) assunti della S.C. in proposito, i giudici costituzionali proclamano, senza pi� riserve o titubanze, che il danno non patrimoniale derivante da reato sar� risarcibile pur allorquando la colpa dell�autore del fatto risulti, in sede di giudizio civile, semplicemente da una presunzione di legge � e ci� sempre che manchi, verosimilmente, la fornitura di prova contraria da parte del convenuto.
(Ed � interessante rilevare come, per respingere la questione di illegittimit� cos� come prospettata dall�ordinanza di rimessione, figurino utilizzate dalla Consulta proprio le argomentazioni formulate in quella sede dal Tribunale � in punto di rapporto tra giudizio penale e civile e possibilit� di avvalersi, nell�ambito di quest�ultimo, di uno dei mezzi di prova tipici dello stesso � argomentazioni le quali sono state, nel frattempo, fatte proprie dalla Cassazione, assurgendo cos� al rango di diritto vivente).
6. Detto altrimenti - simmetricamente - allora.
Escono perdenti, nella 233/2003, tutti gli auspici o scenari militari che miravano a qualche rimozione plateale, stentorea, dell�art. 2059 dall�ordinamento nostrano, tramite una vera e propria pronuncia di incostituzionalit�. La norma in questione, sorta di araba fenice del diritto privato, continua a vivere oggigiorno (a vegetare secondo alcuni) impenitente entro il sistema italiano, bench� modificata in profondit� nella sua fisionomia � per certi versi elevata a splendori mai raggiunti (infra, �� 8, 24 ss.), per altri �spennacchiata� e ridotta a una sorta di art. 2043 bis (infra, � 31). Il numero di quattro cifre fra 2058 e 2060 esiste ancora, comunque, entro il c.c.; la rubrica dell�articolo non � mutata di una sillaba. Il testo della disposizione (stringato, guardingo) � in apparenza quello di sempre, coi suoi vocaboli, i suoi avverbi, le sue preposizioni. Un non giurista , fors�anche un non tortman, potrebbe a prima vista non accorgersi di nulla.
7. Resta da precisare come l�operazione di maquillage sia avvenuta, ancora una volta, nel segno della scarsa chiarezza dogmatica � se non vogliamo parlare proprio di scaltrezze laboratoriali, di silenziose ipocrisie. In effetti: il risultato concreto cui si potr� o non si potr� pervenire, nella law in action,