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Timestamp: 2017-08-22 16:44:40+00:00
Document Index: 180102954

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2043', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 96']

Notiziario Tecnico - Approfondimenti
20 Agosto 2017 - by ad-admin
Responsabilità della proprietaria (privato) dell’immobile ove si verifica l’infortunio sul lavoro Cassazione Civile, Sez. 6, 12 settembre 2016, n. 17937
Responsabilità della proprietaria (privato) dell’immobile ove si verifica l’infortunio sul lavoro
Cassazione Civile, Sez. 6, 12 settembre 2016, n. 17937
Massima dell'avv. Rolando Dubini, Foro di Milano, Cassazionista
Responsabilità della proprietaria dell’immobile ove si verifica l’infortunio sul lavoro
La ricorrente, unitamente ad altro soggetto, era proprietaria dell’immobile e del suolo su cui erano in corso i lavori a seguito dei quali era deceduto l’operaio. I lavori di copertura del “turrino” del fabbricato, per i quali era stato installato il montacarichi, erano stati eseguiti, come risulta dai documenti del giudizio, non su iniziativa del datore di lavoro dell'infortunato, ma su richiesta dei coniugi incriminati, che erano l’una proprietaria e l’altro committente dei lavori ed erano stati denunziati per violazione dei sigilli nella loro qualità di custodi del bene sottoposto a sequestro penale.
Massima (riassunto della sentenza che riporta frasi totalmente estratte dalla sentenza)
Le prove formate nel giudizio penale conclusosi con sentenza di non doversi procedere per prescrizione sono liberamente utilizzabili come elementi di prova.
Nel caso di specie deve conferirsi rilevanza alla circostanza che la ricorrente, unitamente ad altro soggetto, era proprietaria dell’immobile e del suolo su cui erano in corso i lavori a seguito dei quali era deceduto l’operaio. I lavori di copertura del “turrino” del fabbricato, per i quali era stato installato il montacarichi, erano stati eseguiti, come risulta dai documenti del giudizio, non su iniziativa del datore di lavoro dell'infortunato, ma su richiesta dei coniugi incriminati, che erano l’una proprietaria e l’altro committente dei lavori ed erano stati denunziati per violazione dei sigilli nella loro qualità di custodi del bene sottoposto a sequestro penale.
La disponibilità giuridica e materiale del bene comporta il potere dovere di intervento, che dove essere ostativo all’intervento dell’utilizzatore. Peraltro, anche se l'operaio operi oltre i limiti dell’incarico e contro la volontà del committente o abbia agito con dolo, sempre nell’ambito delle proprie mansioni, in ogni caso, per la configurabilità della responsabilità indiretta dei proprietari di un immobile o del committente, è necessario il ricorrere di un mero rapporto di occasionalità necessaria, nel senso che l'incombenza affidata determini una situazione che renda possibile o anche solo agevoli la consumazione del fatto illecito e quindi la produzione dell’evento dannoso.
Nella fattispecie era ravvisabile nel comportamento omissivo di controllo e di intervento degli appellanti, custodi del fabbricato di loro proprietà, oggetto di reiterate violazioni di sigilli.Il punto centrale della controversia è se la responsabilità della proprietaria dell’immobile ove ebbe a verificarsi l’infortunio sul lavoro che causò la morte dell'operaio, possa, ai fini dell’azione di regresso dell’INAIL, ricondursi alla presunzione che da tale circostanza, ossia dalla proprietà del bene, e da quella relativa alla custodia dell’immobile affidata alla predetta in conseguenza del sequestro penale dello stesso - cui era conseguito il procedimento penale per violazione dei sigilli - potesse farsi discendere la prova anche della veste sostanziale di committente dei lavori affidati in esecuzione a al marito della proprietaria.
Anche se di regola solo l'appaltatore debba ritenersi responsabile dei danni derivati a terzi nella (o dalla) esecuzione dell'opera (tra le tante, Cass., Sez. 3A, 16 maggio 2006, n. 11371), tale principio connesso alla struttura del contratto di appalto soffre, tuttavia, eccezioni sia quando si ravvisino a carico del committente specifiche violazioni del principio del neminem laedere riconducibili all’art. 2043 cod. civ. (e tale potrebbe essere il tralasciare del tutto ogni sorveglianza nella fase esecutiva nell'esercizio del potere di cui all'alt 1662 cod. civ.), sia quando l’evento dannoso gli sia addebitabile a titolo di culpa in eligendo per essere stata l'opera affidata ad impresa che palesemente difettava delle necessarie capacità tecniche ed organizzative per eseguirla correttamente, sia quando l'appaltatore, in base ai patti contrattuali o nel concreto svolgimento del contratto, sia stato un semplice esecutore di ordini del committente e privato della sua autonomia a tal punto da aver agito come nudus minister di questo, sia, infine, quando il committente si sia, di fatto, ingerito con singole e specifiche direttive nelle modalità di esecuzione del contratto o abbia concordato con l'appaltatore singole fasi o modalità esecutive dell'appalto. In tutti questi casi il committente potrà essere tenuto come responsabile, in via diretta, con l'appaltatore per i danni cagionati al terzo (cfr. Cass. 17.2.2012, n. 2363).
Nella specie sussistono elementi indiziari convergenti nell'individuazione di una responsabilità dei coniugi, che sono stati individuati nelle circostanze di un precedente sequestro penale dell’immobile affidato ad entrambi in custodia, nell’ultimazione dei lavori di costruzione di un albergo nonostante l’apposizione dei sigilli, - cui era connesso il potere dovere di intervento rispetto ad un’asserita arbitraria ingerenza dell’appaltatore - che rendevano del tutto plausibile, secondo il ragionamento presuntivo, l’esistenza di un affidamento dei lavori in appalto ad un soggetto che altro non era che il mero esecutore di ordini dei proprietari. Questi ultimi, infatti, in virtù del dovere di custodia loro imposto in sede penale, non avrebbero potuto provvedere direttamente all’esecuzione dei lavori.
Tanto è sufficiente per ritenere correttamente applicata la regola della prova per presunzioni, per effetto della quale dai fatti noti anzidetti si è risaliti al fatto ignoto, rappresentato dall’esistenza di un rapporto tra l’esecutore delle opere e la proprietaria in virtù del quale era la seconda a dirigerne i lavori e a predisporre le cautele volte a scongiurare il verificarsi di eventi dannosi sul luogo di lavoro.
La responsabilità della proprietaria è la conseguenza dell’applicazione dei principi di diritto validi in tema di addebitabilità dell’infortunio sul lavoro a responsabilità del datore di lavoro (anche se il lavoratore abbia operato oltre i limiti dell'Incarico e contro la volontà del committente o abbia agito con dolo, purché nell’ambito delle mansioni), laddove la presunzione è stata dal giudice del gravame tratta da circostanze fattuali note - sia pure ritenute elementi di prova in quanto tratte dal giudizio penale - che hanno condotto a ritenere provato, quale conseguenza delle prime, il ruolo di responsabili del cantiere e sostanzialmente di datori di lavoro di entrambi i coniugi che, in qualità di custodi giudiziari e proprietari, avevano avuto una diretta ingerenza nell’esecuzione del turrino attraverso il montacarichi che aveva determinato il decesso dell’operaio .
Rilevava la Corte, per quel che residua nel presente giudizio, che le prove formate nel giudizio penale conclusosi con sentenza di non doversi procedere per prescrizione erano liberamente utilizzabili come elementi di prova e che doveva conferirsi rilevanza alla circostanza che la ricorrente, unitamente a G.E., era proprietaria dell’immobile e del suolo su cui erano in corso i lavori a seguito dei quali era deceduto l’operaio A.R.. Inoltre, non era condivisibile la tesi secondo la quale i lavori di copertura del “turrino” del fabbricato, per i quali era stato installato il montacarichi, erano stati eseguiti su iniziativa di G.V., essendo la stessa stata smentita dalle altre risultanze documentali che avevano consentito di ritenere accertato che i coniugi G.E. erano l’una proprietaria e l’altro committente dei lavori ed erano stati denunziati per violazione dei sigilli nella loro qualità di custodi del bene sottoposto a sequestro penale.
Aggiungeva che la disponibilità giuridica e materiale del bene comportava il potere dovere di intervento, che avrebbe dovuto essere ostativo all’intervento dell’utilizzatore, datore di lavoro, e che pertanto si rivelava superflua la prova per testi articolata. Peraltro, anche se l'operaio avesse operato oltre i limiti dell’incarico e contro la volontà del committente o avesse agito con dolo, sempre nell’ambito delle proprie mansioni, in ogni caso, per la configurabilità della responsabilità indiretta dei proprietari di un immobile o del committente, era necessario il ricorrere di un mero rapporto di occasionalità necessaria, nel senso che l'incombenza affidata determinasse una situazione che rendesse possibile o anche solo agevolasse la consumazione del fatto illecito e quindi la produzione dell’evento dannoso. Ciò era ravvisabile nel comportamento omissivo di controllo e di intervento degli appellanti, custodi del fabbricato di loro proprietà, oggetto di reiterate violazioni di sigilli.
Cassazione Penale, Sez. 4, 20 marzo 2017, n. 13456 – Infortunio mortale durante l’installazione di un ascensore.
1. La Corte di Appello di Milano con sentenza in data 23.11.2015 confermava in punto a responsabilità penale la decisione del Tribunale di Milano che aveva riconosciuto F.A., F.N., B.N. e P.D.A. colpevoli del reato di cooperazione colposa nell’omicidio di A.N. dipendente della ditta ........................il quale, mentre si trovava all’interno della fossa di manutenzione, intento a eseguire interventi connessi alla installazione di un ascensore, rimaneva incastrato tra la traversa inferiore del vano cabina e la scala a pioli ove si trovava ad operare, in quanto l’ascensore era stato inavvertitamente azionato da altro dipendente che stava lavorando a monte. L’operaio era deceduto per asfissia in quanto nessuno degli altri operai, pure presenti, era in possesso o era riuscito a reperire prontamente, le chiavi di accesso al vano posto all’Interno del condominio ove si trovavano i comandi elettrici della cabina.
Con un primo motivo deduceva violazione di legge in punto ad applicazione della direttiva cantieri di cui al titolo IV del D.L.vo 81/2008, in relazione alla individuazione del colpevole della condotta ascritta, sul presupposto del difetto di coordinamento delle attività di impresa all’interno dal cantiere, laddove solo la società Vertical era assegnataria del compito di installazione dell’ascensore, mentre altri artigiani erano impegnati nella esecuzione di opere all’interno del condominio, assolutamente avulse dal contesto della specifica lavorazione in discussione, così da escludere la vigenza di una qualsivoglia esigenza di una attività di coordinamento;
03 Agosto 2016 - by Arch. Antonio D'Avanzo
b) con l'arresto fino ad un mese o con l'ammenda da euro 150 ad euro 600 per la violazione dell'articolo 174, comma 1, lettera a).” è stato abrogato dall’art. 96, comma 1, del D.lgs. 3 agosto 2009, n. 106
Art.178.Sanzioni a carico del datore di lavoro e del dirigente
Art.177.Informazione e formazione
Art.176.Sorveglianza sanitaria
Art.175.Svolgimento quotidiano del lavoro