Source: http://fondocarlabetlamini.org/normativa.html
Timestamp: 2017-11-19 21:15:54+00:00
Document Index: 97992998

Matched Legal Cases: ['art. 1321', 'art. 15', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 78', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 14', 'art.100', 'art.100', 'art. 100', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14']

- Aspetti civili-
Nella legislazione civilistica italiana, la donazione è il contratto con il quale, per spirito di liberalità, una parte (donante) arricchisce l’altra (donatario), disponendo a favore di questa di un diritto proprio, presente nel patrimonio, o assumendo verso la stessa una obbligazione.
Sostanzialmete corrisponde all’atto per mezzo del quale si regala un bene oppure ci si obbliga ad una prestazione.
Poiché la donazione è un contratto, va soggetta alle prescrizioni del codice civile in materia ( art. 1321 e ss ); è perciò necessario che vi siano tutti i requisiti per la conclusione di un valido contratto: ciascuno dei contraenti (donante e donatario) deve essere in grado di prestare un valido consenso, il donante e il donatario devono essere capaci di donare e di ricevere la donazione, la causa della donazione deve essere lecita, l'oggetto possibile, determinato o determinabile.La natura contrattualistica di questo atto di liberalità, si sostanzia inoltre nel potere del potenziale destinatario, di rifiutare la prestazione, per ragioni non sindacabili: il negozio giuridico non può allora venire ad esistere.
Affinché una donazione sia valida occorre in particolare: – la volontà del donante di spogliarsi, per spirito di liberalità, di un proprio bene senza esigere un corrispettivo e senza esservi obbligato. L’interesse del donante deve sempre essere non patrimoniale (religioso, affettivo, culturale).
- il trasferimento di un bene dal patrimonio del donante a colui che egli desidera beneficiare. Qualsiasi bene, mobile o immobile, può essere oggetto di una donazione, purché lo stesso sia presente nel patrimonio del donante;
- l’accettazione del donatario. Nessuno può obbligare qualcuno ad accettare un regalo! Tale accettazione deve essere espressa.
Dopo aver donato.
La donazione è un atto tendenzialmente definitivo
Una donazione è irrevocabile, come tutti i contratti. Il donante non può più riprendere ciò che ha donato, neppure se successivamente si penta del suo gesto o se i rapporti tra le parti siano cambiati dopo l’atto di donazione.
Tuttavia, la donazione, come tutti i contratti, può essere sciolta per mutuo dissenso o per cause ammesse dalla legge, che prevede cause di revocazione della donazione . Inoltre, è possibile apporre all’atto di donazione clausole o condizioni che provochino l’effetto di spogliare il donatario del bene donato e di farlo ritornare in capo al donante.
Legittimazione e capacità del donatore e del beneficiario.
Solo chi ha la proprietà di un bene può donare: non si può ovviamente donare un bene che appartiene ad un’altra persona.
I donanti e i donatari devono essere capaci, ma sono ammesse le donazioni di minori e di inabilitati in sede di convenzioni matrimoniali e sono ammesse, con le necessarie forme abilitative, le liberalità in occasione di nozze a favore dei discendenti dell’interdetto o dell’inabilitato, nonché si può donare a soggetti non ancora nati, anche se non concepiti.
Anche le persone giuridiche possono donare, purchè tale capacità sia ammessa dal loro statuto o dall’atto costitutivo e sia compatibile con gli scopi per i quali sono state costituite. Le stesse possono anche ricevere per donazione.
Possono ricevere per donazione anche gli enti non riconosciuti.
La scelta della persona del donatario deve essere fatta dal donante o direttamente o indicando una categoria o una pluralità di soggetti tra cui un terzo, suo mandatario, sceglierà. Analoga disposizione è valida per la scelta dell’oggetto della donazione.
Vista l’importanza di tale atto, la legge richiede la necessità di usare l’atto pubblico notarile, e si richiede, altresì, la presenza di due testimoni, a pena di nullità. Se poi si tratta di beni mobili, si richiede l’indicazione del loro valore.
Ma la forma notarile non è richiesta nel caso di donazione di modico valore * di cosa mobile (donazione manuale): qui basta la consegna della cosa. Si può donare anche in via indiretta, per esempio procurando l’acquisto del bene a chi si vuole beneficiare, senza necessità di utilizzare le forme della donazione (atto pubblico notarile con due testimoni irrinunziabili).
Tutti i beni possono costituire oggetto di una donazione: mobili o immobili, denaro, titoli di credito, azioni e quote di società, aziende, ecc.., purché si tratti di beni presenti nel patrimonio del donante e non di beni futuri. Non sono consentite le donazioni che abbiano ad oggetto un’obbligazione di fare (si pensi, per esempio alla gratuite prestazione del medico o dell’artista), né quelle che abbiano ad oggetto un’obbligazione di non fare (si pensi, per esempio, all’obbligazione, senza corrispettivo, di non costruire un muro per non togliere luce ad un fondo attiguo).
Il motivo che spinge a donare
Esso può essere rilevante: – nel caso di donazioni rimuneratorie, qualora l’attribuzione venga effettuata per riconoscenza (per un aiuto economico ricevuto o promesso) o in considerazione dei meriti di chi riceve la donazione o per speciale remunerazione, anche se non costituiscono donazioni le liberalità conformi agli usi (es. mance o regali natalizi dei clienti ai professionisti).
Nella donazione é richiesto l’atto pubblico notarile, sotto pena di nullità, e richiede la presenza irrinunziabile di due testimoni, non parenti coniugi o affini, né interessati all’atto, quando si ha ad oggetto beni mobili. Il valore di tali beni deve essere indicato nel medesimo atto di donazione o in un atto a parte e ciò anche nel caso di donazione d’azienda costituita in tutto o in parte da beni mobili.
La liberalità non necessita di atto pubblico, tra l'altro, nel caso di Donazione manuale: essa si sostanzia in un modico valore di cosa mobile (per es. un PC o del denaro). La donazione di modico valore è pur sempre una donazione e, pertanto, è necessario che il donante voglia spogliarsi, per spirito di liberalità, di un proprio bene senza esigere un corrispettivo e senza esservi obbligato.
-Aspetti fiscali-
La normativa fiscale in tema di donazioni
Le donazioni che si effettuano ad una organizzazione come la Fondazione Comunitaria del VCO, in quanto non Onlus, e non essendo un ente che si occupa direttamente di ricerca scientifica o di recupero artistico, possono essere dedotte.
La normativa di carattere fiscale a cui fare riferimento, quella qui di seguito riportata, tratta sia delle agevolazioni per le persone fisiche , sia delle agevolazioni per le imprese ed a completamento, l' articolo 14, introdotto dal Decreto Legge 35/2005, in cui più dai denaro e meno versi, a tassazione.
Le agevolazioni fiscali per le persone fisiche sono trattate negli articoli 10 e 15 , comma 1, lett. i-bis), del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (T.u.i.r.)
Le agevolazioni fiscali per le imprese sono trattate negli articoli 100 lett. a-o bis, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (T.u.i.r.)
L'Articolo 14, comma 1, del Dcreto .l. 35/2005 (Più doni meno versi, ossia meno sei gravato da imposte)
1 - Le agevolazioni fiscali per le persone fisiche
Art. 10 del Tuir: la deduzione
La disposizione in esame risulta piuttosto marginale. Il suo meccanismo di funzionamento è assai semplice ed è riconducibile a quanto detto sopra in ordine ai meccanismi della deduzione dell’erogazione dalla base imponibile.
Il primo comma della disposizione in esame, inoltre, stabilisce l’importante principio per cui gli oneri di seguito elencati sono deducibili dal reddito complessivo qualora non siano deducibili all’interno di una delle singole classi di reddito che concorrono a formare il reddito complessivo stesso.
Art. 10, comma 1, lett. g), Tuir: consente una deduzione non superiore al 2% del reddito complessivo dichiarato per erogazioni liberali effettuate a favore di ong. La disposizione, ad oggi, si direbbe abbastanza isolata tenuto anche conto del fatto che le organizzazioni non governative riconosciute idonee ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49 sono in ogni caso considerate onlus (le cosiddette “onlus di diritto”) e questo potrebbe dar modo al soggetto erogante di sfruttare gli alternativi canali di “riconoscimento fiscale” dell’erogazione effettuata previsti dall’art. 15 del Tuir (detrazione) e dall’art. 14 del dl 35/2005 (deduzione) quando i beneficiari sono soggetti onlus.
Art. 15 del Tuir: la detrazione
È questa la principale disposizione che regola gli sconti fiscali per le persone fisiche che effettuano erogazioni al terzo settore.
Volendo esemplificare potremo descrivere come segue il suo funzionamento: si determina innanzitutto il reddito imponibile, senza sconti per le erogazioni liberali, poi si determina la conseguente imposta e, da quest’ultima, si sottrae il 19% di quanto erogato in beneficenza con limiti massimi prestabiliti. La logica pertanto, in questo caso, non è quella di sottrarre all’imposizione le somme erogate dal contribuente a favore del non profit, ma quella di concedere un riconoscimento fiscale attraverso la riduzione limitata del debito tributario del contribuente. Anche in questa disposizione, il primo comma stabilisce che gli oneri di seguito elencati sono detraibili dall’imposta lorda qualora non siano deducibili all’interno delle singole classi di reddito.
Art. 15, comma 1, lett. h), Tuir: consente una detrazione dall’imposta lorda del 19% delle erogazioni liberali in denaro effettuate per l’acquisto, la manutenzione, la protezione o il restauro delle cose indicate dall’art. 1 della legge n. 1089 del 1939 e nel dpr n. 1409 del 1963 e successive modificazioni e integrazioni, a favore di fondazioni e associazioni riconosciute senza scopo di lucro che:
• svolgono o promuovono attività di studio, ricerca e documentazione di rilevante valore culturale e artistico
• che organizzano e realizzano attività culturali, effettuate in base ad apposita convenzione.
Le erogazioni liberali non integralmente utilizzate nei termini assegnati dal ministero per i Beni e le attività culturali affluiscono per legge nelle casse dello Stato o delle Regioni e degli enti locali territoriali, nel caso di attività o manifestazioni in cui essi siano direttamente coinvolti, e sono destinate ad un fondo da utilizzare per le attività culturali previste per l’anno successivo (sul tema, si veda, tra le altre, la ris. n. 42/E del 5 aprile 2005).
Art. 15, comma 1, lett. i-bis), Tuir: consente una detrazione dall’imposta lorda nella misura del 19% di:
• erogazioni liberali in denaro per un importo non superiore ad euro 2.065,83 effettuate a favore di onlus (il risparmio è quindi, anche in caso di donazioni superiori a 2.065,83 euro, di un massimo di 393 euro)
• erogazioni liberali in denaro per un importo non superiore ad euro 2.065,83 a favore di fondazioni e associazioni, individuate con dpcm, che gestiscono iniziative umanitarie, religiose o laiche, nei paesi non appartenenti all’Ocse.
Opera qui, in via principale e assoluta, la previsione “antielusiva” introdotta dal dlgs 460 del 1997 per cui, per poter operare tale detrazione, è necessario che il versamento venga effettuato tramite banca, ufficio postale, carta di credito, assegno, ossia tramite i sistemi di pagamento previsti dal dlgs 241/1997, tali in ogni caso da consentire all’Amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli (si veda circ. n. 168/E del 26 giugno 1998).
2 - Le agevolazioni fiscali per le imprese
Occorre premettere, all’illustrazione delle seguenti disposizioni, come la particolare natura del reddito d’impresa, con la sua caratteristica forza attrattiva, fa sì che le suddette erogazioni liberali rilevino fiscalmente, in via primaria, all’interno dello stesso reddito d’impresa nel quale il sistema di “riconoscimento fiscale” di tutti i costi e gli oneri sopportati dal soggetto è tipicamente quello della deduzione. Tutto ciò implica, innanzitutto, che gli oneri che qui interessano sono solitamente parametrati, nei loro limiti quantitativi di deduzione fiscale, al reddito d’impresa del soggetto anziché al reddito complessivo dello stesso (come avviene invece per le deduzioni e detrazioni delle persone fisiche) e che il sistema della detrazione risulta essere del tutto marginale e preso in considerazione,
come di seguito esposto, solo e soltanto per eccezionali e tassative fattispecie (vedi art. 78 del Tuir).
Altra implicazione, di necessaria evidenza ai fini del calcolo materiale degli “sconti” concessi dal fisco all’imprenditore per le sue erogazioni liberali, risiede nel fatto che, avendo specifici conti aziendali omnicomprensivi delle spese e degli oneri sostenuti, l’imprenditore dovrà, in dichiarazione dei redditi, prima scomputare da detti conti le erogazioni liberali effettuate per poi calcolare il limite di deduzione (es. 2% del reddito d’impresa) sul suo reddito d’impresa al netto delle erogazioni stesse; solo a seguito di questa contorta operazione contabile, l’imprenditore potrà definire la reale quota di oneri deducibili. Le disposizioni che seguono si rendono applicabili alle persone fisiche imprenditori nell’ambito delle determinazioni afferenti la loro sfera imprenditoriale così come agli enti non commerciali che svolgono, in maniera non prevalente, attività commerciali.
Art. 100 del Tuir: la deduzione
Art. 100, comma 2, lett. a), Tuir: consente una deduzione per le erogazioni liberali in denaro effettuate a favore di persone giuridiche che perseguono esclusivamente finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria, culto o finalità di ricerca scientifica nonché per i contributi, le donazioni e le oblazioni a favore delle ong, per un importo non superiore al 2% del reddito d’impresa dichiarato (sul tema si veda, tra le altre, ris. n. III-6-231 del 30 settembre 1993 Dir. AA.GG. e cont. trib.).
Art. 100, comma 2, lett. b), Tuir: consente una deduzione per le erogazioni liberali in denaro effettuate a favore di persone giuridiche aventi sede nel Mezzogiorno e che perseguono esclusivamente finalità di ricerca scientifica, per un ammontare complessivamente non superiore al 2% del reddito d’impresa dichiarato.
Art. 100, comma 2, lett. f), Tuir: consente una deduzione integrale per erogazioni liberali in denaro effettuate, per l’acquisto, la manutenzione, la protezione o il restauro delle cose indicate nell’art. 2 del dlgs 490 del 1999 e nel dpr n. 1409 del 1963 e successive modificazioni e integrazioni, a favore di fondazioni e associazioni riconosciute senza scopo di lucro che:
Le erogazioni liberali non integralmente utilizzate nei termini assegnati dal ministero per i Beni e le attività culturali o utilizzate non in conformità alla destinazione, affluiscono, nella loro totalità, per legge nelle casse dello Stato.
Art. 100, comma 2, lett. g), Tuir: consente una deduzione, per importo non superiore al 2% del reddito d’impresa dichiarato, per erogazioni liberali in denaro effettuate a favore di fondazioni e associazioni riconosciute senza scopo di lucro operanti esclusivamente nel settore dello spettacolo, per la realizzazione di nuove strutture o per il restauro e il potenziamento di quelle esistenti, nonché per la produzione nei vari settori dello spettacolo. Le erogazioni liberali non utilizzate ai fini di cui sopra entro il termine massimo di due anni dalla loro ricezione, affluiscono integralmente per legge nelle casse dello Stato (si veda circ. min. n. 9/11/346 del 25 marzo 1986).
Art. 100, comma 2, lett. h), Tuir: consente una deduzione non superiore a 2.065,83 euro o al 2% del reddito d’impresa dichiarato, per erogazioni in denaro effettuate a favore di:
• onlus,
• fondazioni e associazioni, individuati con dpcm, che gestiscono iniziative umanitarie, religiose o laiche, nei Paesi non appartenenti all’Ocse (si veda circ. n. 168/E del 26 giugno 1998).
Art. 100, comma 2, lett. l), Tuir: consente una deduzione, non superiore a 1.549,37 euro o al 2% del reddito d’impresa dichiarato, per le erogazioni in denaro effettuate a favore di associazioni di promozione sociale iscritte negli appositi registri.
Art. 100, comma 2, lett. m), Tuir: consente la deduzione integrale per le erogazioni liberali in denaro effettuate a favore di fondazioni e associazioni riconosciute per lo svolgimento dei loro compiti istituzionali e per la realizzazione di programmi culturali nei settori dei beni culturali e dello spettacolo (si vedano il dm 11 aprile 2001 e il dm 3 ottobre 2002). La disposizione citata permette ai soggetti eroganti di dedurre integralmente le liberalità in denaro effettuate, ma pone a carico dei soggetti beneficiari il rischio di dover riversare allo Stato una percentuale (37% della differenza tra quota assegnata ed erogazioni ricevute nel caso di incapienza dello stanziamento statale) di dette erogazioni liberali (si vedano ris. n. 198/E del 20 ottobre 2003, circ. n.107/E del 31 dicembre 2001 e ris. n. 181/E del 13 novembre 2001).
Art. 100, comma 2, lett. o), Tuir: consente la deduzione integrale per le erogazioni liberali in denaro a favore di fondazioni e associazioni riconosciute per la realizzazione di programmi di ricerca scientifica nel settore della sanità autorizzata dal ministero della Salute con apposito decreto.
3 - Articolo 14 del dl 35/2005: la deducibilità secondo la norma “ Più dai, meno versi”
L'articolo 14, commi da 1 a 6, dl 35/2005 (“+Dai -Versi”): consente una deduzione non superiore al 10% del reddito complessivo dichiarato, e comunque nella misura massima di 70 mila euro
annui, per le erogazioni liberali in denaro effettuate a favore di:
• onlus di ogni tipologia (es. “di diritto”, “parziarie”)
• associazioni di promozione sociale iscritte nel registro nazionale previsto dall’art. 7, commi 1 e 2, della legge 383/2000
• associazioni riconosciute e fondazioni aventi per oggetto la tutela, la promozione e la valorizzazione di beni di interesse storico, artistico e paesaggistico di cui alla legge 42/2004
• associazioni riconosciute e fondazioni aventi per scopo statutario lo svolgimento o la promozione di attività di ricerca scientifica individuate con apposito dpcm (ad oggi non ancora emanato; sul tema vedi circ. n. 20/E del 13 giugno 2006).
È opportuno rilevare come, per le persone fisiche non imprenditori, la disposizione si rivela di assoluto favore se paragonata all’alternativa possibilità di una detrazione al 19% per un importo non eccedente 2.065,83 euro (sul tema, cfr. circ. n. 39/E del 19 agosto 2005 e Atto di indirizzo dell’Agenzia per le onlus in tema di «Note sulla deducibilità tributaria delle liberalità erogate ai soggetti non lucrativi»).all’alternativa possibilità di una detrazione al 19% per un importo non eccedente 2.065,83 euro (sul tema, cfr. circ. n. 39/E del 19 agosto 2005 e Atto di indirizzo dell’Agenzia per le onlus in tema di «Note sulla deducibilità tributaria delle liberalità erogate ai soggetti non lucrativi»).
Due precisazioni sembrano doverose al riguardo:
• il limite di deducibilità del 10% è commisurato al reddito complessivo anziché al reddito d’impresa
• per espressa previsione normativa (art. 14, comma 3) è consentito l’alternativo ricorso alla disposizione di cui all’art.100, comma 2.
A tale ultimo riguardo ci preme sottolineare come per i soggetti imprenditoriali “grandi” (reddito d’impresa dichiarato superiore ai 3 milioni 500mila euro) l’applicazione della “+Dai, -
Versi” consentirebbe loro di dedursi solo 70mila euro mentre l’applicazione dell’art.100 del Tuir consentirebbe una deduzione maggiore. Perciò i soggetti con un reddito complessivo superiore ai 3 milioni 500mila euro troverebbero più conveniente l’applicazione del vecchio art. 100, comma 2.
Per le restanti disposizioni applicabili si richiama la descrizione effettuata in relazione allo stesso articolo con riferimento alla deducibilità delle erogazioni liberali in denaro da parte delle persone fisiche (si veda circ. n. 39/E del 19 agosto 2005 e Atto di indirizzo dell’Agenzia per le onlus in merito a «Note sulla deducibilità tributaria delle liberalità erogate ai soggetti non lucrativi»).
•Come ulteriore presupposto dell’applicabilità della disposizione in esame è espressamente prevista la tenuta, da parte del beneficiario dell’erogazione, di scritture contabili atte a rappresentare con completezza ed analiticità le operazioni poste in essere nel periodo di gestione, nonché la redazione, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, di un apposito documento che rappresenti adeguatamente la situazione patrimoniale, economica e finanziaria (art. 14, comma 2).
Questo potrebbe astrattamente significare che, prima di usufruire del sistema di deduzione previsto dalla norma, l’erogante dovrebbe accertarsi, pena la non applicabilità della disposizione e la conseguente “ripresa a tassazione” delle somme indebitamente dedotte, della corretta gestione contabile dell’ente beneficiario e poi assicurarsi che l’ente rediga un documento a “fine anno” che rispetti quanto previsto dal citato comma 2 della norma in oggetto.
Ulteriore precisazione al riguardo risiede nel fatto che se la deduzione risulta indebita perché, in tutta buona fede, il soggetto erogante ha dedotto le somme erogate presumendo di aver datoi soldi ad un soggetto con caratteri solidaristici e sociali (evidentemente rivelatisi, in seguito non veritieri), l’erogante può invocare l’obbligazione solidale dell’ente beneficiario e dei suoi amministratori per le imposte e le sanzioni che lui stesso è chiamato a corrispondere a posteriori (art. 14, comma 5).
Vi è da aggiungere poi che, qualora il soggetto erogante le liberalità si avvalga di indebite deduzioni in violazione dei presupposti del comma 1 dell’art. 14 citato, è possibile applicare la sanzione dal 100 al 200% dell’imposta conseguentemente non versata o del maggior credito emerso.
In merito all’applicazione pratica di questa forma di deduzione fiscale, si segnala, infine, come sia espressamente previsto un divieto di cumulo con ogni altra agevolazione fiscale prevista a titolo di deduzione o di detrazione di imposta da altre disposizioni di legge (art. 14, comma 6) e che la scelta tra i due sistemi si rivela, secondo l’Amministrazione finanziaria, “vincolante” per l’intero periodo d’imposta.
*Ne il codice civile, ne la legislazione complementare, prevedono espressamente una soglia oltre la quale l' erogazione liberale debba intendersi non modica.
La giurisprudenza sembra del resto orientata ad attribuire importanza alla consistenza patrimoniale del donante: l'elargizione dello stesso ammontare sarà quindi donazione o semplicemente "argent de poche", a seconda che il filantropo sia rispettivamente un povero o un ricco abbiente. Pur nella frammentarietà di questo assetto, non si dovrebbe cadere in errore ponendo il discrimen all' importo-soglia stimabile tra le 5000 e 6000 euro.
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