Source: http://www.civicasrl.it/dettaglio-normative.aspx?id=714
Timestamp: 2018-11-19 07:07:00+00:00
Document Index: 148075743

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13']

DISMISSIONE PARTECIPATE AL 31/12: TERMINE ORDINATORIO
Dismissione delle società a partecipazione comunale che producono beni o servizi non strettamente necessari al perseguimento delle finalità istituzionali da deliberare entro il 31 dicembre 2010. In vista dell'imminente scadenza l'Associazione nazionale comuni italiani (Anci), con una circolare del 3 novembre scorso, fa il punto sul divieto previsto dall'art. 3, comma 27, della legge 244/2007 in materia di società partecipate dagli enti locali.
Come noto l'art. 3 della Finanziaria 2008 ha stabilito dei limiti alla costituzione e alla partecipazione in società per le amministrazioni pubbliche, introducendo il divieto di «costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e di servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali» e di «assumere o mantenere direttamente partecipazioni, anche di minoranza, in tali società» e prevedendo, al tempo stesso, nel successivo comma 29, il predetto termine del 31 dicembre per la cessione delle partecipazioni vietate.
Per prima cosa la circolare si sofferma sull'esame della norma in questione preoccupandosi di definirne l'ambito di applicazione e illustrando le deroghe previste dalla stessa. Sotto il profilo soggettivo l'associazione ricorda come la norma si applichi a tutti gli enti locali che non potranno, quindi, «in via diretta» assumere o mantenere partecipazioni, anche di minoranza, nelle società in questione.
Da un punto di vista oggettivo, invece, per l'applicabilità della norma diviene necessario, a giudizio dell'Anci, «definire l'ambito di applicazione delle “finalità istituzionali” dell'ente locale ed «accertare la stretta necessarietà fra l'attività svolta dalla società e le predette finalità». Sul tema della definizione delle finalità istituzionali la circolare indica come riferimenti sia l'art. 3 del Tuel (dlgs 167/2000) relativamente alla titolarità dei comuni e delle province di «funzioni proprie e di quelle conferite loro con legge dello stato e della regione» sia l'art. 2, comma 4, lettera b), della legge 131/2003 che richiama, sempre per comuni e province, le «funzioni storicamente svolte».
La circolare si sofferma, inoltre, sulle differenze esistenti tra il disposto del comma 27 e quello dell'art. 13 del decreto bersani (dl 223/2006); mentre quest'ultimo prevede, infatti, un divieto diretto alle società, che producono beni e servizi strumentali alle attività delle amministrazioni pubbliche regionali e locali, di svolgere attività extra-moenia, il comma 27 limita, invece, la capacità degli enti locali stessi di costituire o mantenere società che non svolgono attività strettamente necessarie al perseguimento delle finalità istituzionali. Con riferimento proprio alle società strumentali di cui all'art. 13, la circolare, riprendendo i chiarimenti della giurisprudenza in merito alla strumentalità alle attività delle amministrazioni pubbliche da intendersi come produzione di beni e servizi «a supporto di funzioni amministrative di natura pubblicistica di cui resta titolare l'ente di riferimento, e con i quali l'ente provvede al perseguimento dei suoi fini istituzionali», sottolinea, quindi, come il divieto del comma 27 non sia applicabile alle società dotate di tali caratteristiche. Il divieto, invece, diviene applicabile per le società con scopi prettamente industriali e commerciali quando prevalenti rispetto al pubblico interesse. Passando alle fattispecie escluse dal divieto, lo stesso comma 27 sottrae all'applicazione della norma la costituzione di società «che producono servizi di interesse generale e che forniscono servizi di committenza o di centrali di committenza a livello regionale a supporto di enti senza scopo di lucro e di amministrazioni aggiudicatrici» mentre il comma 32-ter, sempre della Finanziaria 2008, prevede espressamente una deroga al precedente comma 27 per «le partecipazioni in società emittenti strumenti finanziari quotati nei mercati regolamentati». Dalla combinazione di tutte le citate norme, come evidenziato nel testo del documento, il divieto del comma 27 non è, quindi, applicabile alla partecipazioni «indirette» degli enti locali, alle società strumentali di cui all'art. 13 del decreto Bersani, alle società erogatrici di servizi pubblici locali, da intendersi come «servizi di interesse generale», e alle società quotate.
Sotto il profilo procedurale il documento ricorda come gli enti locali, in linea con quanto disciplinato dal successivo comma 28, devono procedere ad una ricognizione di tutte le partecipazioni societarie esistenti al fine di verificarne, salvo i casi di deroga illustrati in precedenza, la conformità rispetto al perseguimento delle finalità istituzionali.
Alla luce della ricognizione effettuata, l'ente dovrà così approvare una delibera del consiglio comunale in cui siano illustrate le motivazioni per le quali si prevede il mantenimento della società o della partecipazione; corrispondentemente nella stessa delibera o in una nuova dovrà essere approvata la dismissione delle società o delle partecipazioni ricadenti nel divieto del comma 27. Le delibere dovranno essere adottate entro il 31 dicembre prossimo e trasmesse alla competente sezione regionale della Corte dei conti.
La nota dell'associazione precisa che la scadenza del 31 dicembre ha carattere ordinatorio e non perentorio; chiarisce, inoltre, come tale data debba essere intesa come termine entro il quale le amministrazioni pubbliche sono chiamate ad avviare, e non a concludere, le procedure di dismissione con l'adozione delle relative delibere. In caso di costituzione di nuove società conformi al comma 27, le amministrazioni, come previsto dal successivo comma 30, dovranno, sentite le organizzazioni sindacali, procedere all'adozione di provvedimenti per trasferire le risorse umane, finanziarie e strumentali per l'esercizio delle funzioni provvedendo, al tempo stesso, ad una corrispondente rideterminazione della propria funzione organica; come previsto dal comma 32 tale trasferimento di risorse dovrà essere asseverato dal collegio dei revisori dei conti e dagli organi di controllo interno che trasmettono una relazione alla Ragioneria generale dello stato.