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Timestamp: 2017-01-18 16:06:52+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 1425', 'art. 97', 'art. 1418', 'sentenza ', 'art. 1418', 'art. 11']

HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 11 codice civile: Persone giuridiche pubbliche L’AUTORE: Redazione
Le province e i comuni (1), nonché gli enti pubblici (2) riconosciuti come persone giuridiche godono dei diritti secondo le leggi e gli usi osservati come diritto pubblico.
Enti pubblici: persone giuridiche attraverso cui la Pubblica Amministrazione esercita attività amministrativa. Perseguono interessi generali, propri dello Stato, spesso godono di una posizione di supremazia nei confronti degli altri soggetti con cui vengono in rapporto. La legge 70/1975 ha previsto criteri tassativi per l’esatta classificazione degli (—), suddividendoli in:
a) enti «necessari», soggetti, cioè, allo Statuto del parastato;
b) enti sottratti allo Statuto;
c) enti inutili ossia soppressi;
d) altri enti.
(1) E le Regioni e gli altri enti territoriali come le circoscrizioni comunali, le comunità montane, le città metropolitane; istituite successivamente all’entrata in vigore del codice, rientrano nell’ambito della previsione normativa di quest’articolo e pertanto rimangono escluse dalla disciplina contenuta negli articoli di questo titolo in quanto disciplinate dal diritto amministrativo.
(2) Come, ad esempio, le Università e le Camere di Commercio, nonché tutti gli altri enti pubblici non territoriali (che non operano cioè in un ambito territoriale limitato).
(Cass. Civ Sez. III 16/01/2013 n. 938)
Comuni e Province Enti Pubblici Nel caso di cessione di quote azionarie di società comunale la capacità della p.a. di stipulare il relativo contratto, correlata alla soggettività giuridica ad essa riconosciuta dall'art. 11 c.c. "secondo le leggi e gli usi osservati come diritto pubblico", sussiste solo quando sia esercitata conformemente alle procedure definite dal legislatore per il perseguimento di finalità di pubblico interesse, né la mancanza di capacità dell'Amministrazione può essere giudicata alla stregua di una causa di annullamento del contratto ai sensi dell'art. 1425 c.c., poiché il minor rigore con il quale l'ordinamento giudica la causa di invalidità, in ragione della necessità di preservare l'apprezzamento discrezionale del contraente privato portatore dell'interesse leso, non ricorre nel caso in cui l'assenza di capacità del soggetto pubblico dipenda dalla violazione di norme dettate a tutela dell'ordine pubblico economico; segue da ciò che la violazione di norme imperative finalizzate ad assicurare i valori di buon andamento ed imparzialità dell'azione amministrativa di cui all'art. 97 cost., comportando il difetto della capacità di agire dell'Amministrazione, denota il vizio genetico della formazione della volontà e della scelta del contraente, in un ambito che attiene pur sempre all'assolvimento di funzioni amministrative, riflettendosi sulla validità dell'atto di alienazione, con le conseguenze di cui all'art. 1418 comma 1, c.c.
(Cons. Stato Sez. V 01/03/2010 n. 1156)
Nel caso di costituzione da parte di un Comune di un ente per manifestazioni teatrali , la natura pubblica del primo non è sufficiente ad attribuire natura pubblicistica al secondo e neppure rileva - per escludere la natura privata - che esso persegua finalità non di lucro, mentre, al di là della varianti di ciascuna figura, i caratteri distintivi dell'ente pubblico sono da rinvenirsi, più che nei fini di pubblico interesse da esso perseguiti, nello speciale regime giuridico che li contraddistingue e nell'inserimento istituzionale, variamente atteggiato, delle persone giuridiche pubbliche nell'organizzazione della p.a. come organismi ausiliari per il raggiungimento di finalità di interesse generale, con conseguente collocazione delle medesime in una posizione giuridica implicante, da un lato, l'attribuzione di poteri e prerogative analoghi a quelli dello Stato e degli enti territoriali e, dall'altro, l'assoggettamento ad un sistema di controlli inversamente proporzionale all'autonomia dell'ente, ma in ogni caso di un certo grado di intensità, nonché di ingerenza nella gestione dell'ente.
(Cass. Civ Sez. I 27/07/2007 n. 16600)
Solo gli organi rappresentativi degli enti pubblici territoriali (sindaco del Comune, presidente della Provincia) sono abilitati ad esprimere, con atti scritti, la volontà negoziale delle relative amministrazioni nei confronti dei terzi. (Nella specie il conduttore di un appartamento di proprietà di una Provincia intendeva eseguire una modifica strutturale, per cui era necessario il consenso scritto dell'ente; il giudice di merito, con la sentenza confermata dalla S.C., aveva escluso che il parere positivo formulato da un ufficio tecnico interno - seguito da un diniego degli organi competenti - potesse rivestire vincolante valore ricognitivo e confessorio circa la necessità dell'intervento proposto ai fini dell'eliminazione degli inconvenienti lamentati dall'inquilino)
(Cass. Civ Sez. III 18/02/2007 n. 1878)
La capacità di diritto privato delle persone giuridiche è potenzialmente generale, ma per gli enti pubblici incontra il limite della "competenza" attribuita all'ente, che è delimitata da norme qualificabili come imperative ai sensi dell'art. 1418 c.c., sicché la loro violazione comporta la radicale invalidità dell'atto compiuto dall'ente, in quanto affetto da incapacità negoziale; ne consegue che deve ritenersi in tal senso viziato il contratto col quale il comune abbia affidato ad un professionista l'incarico di aggiornare il progetto relativo ad un'opera pubblica, da realizzarsi nella città di Palermo e rientrante tra quelle considerate di preminente interesse nazionale dal d.l. n. 19 del 1988 conv. con modificazioni in l. n. 99 del 1988, giacché tale normativa ha trasferito ogni competenza in materia al Presidente del Consiglio dei ministri.
(Cass. Civ Sez. II 21/04/2000 n. 5234)
La competenza con riguardo alla domanda di annullamento di una delibera condominiale relativa alla ripartizione tra i condomini di una spesa, esattamente determinata nel suo ammontare, si determina (quando non siano in discussione i criteri generali astrattamente stabiliti per la ripartizione delle spese tra i condomini) a norma degli art. 11 e 14 c.p.c. in base al valore complessivo della somma da ripartire e non in base al valore della singola quota del condomino che ha assunto l'iniziativa giudiziaria.
(Cass. Civ Sez. II 13/06/1994n. 5726)
(Cass. Civ. Sez. Unite 23/11/1993 n. 11541)
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