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Timestamp: 2019-03-25 09:31:42+00:00
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ITALIA - Cassazione n. 18892/2011 (a smarrimento del cane non segue denuncia? Illecito del proprietario)
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Mag 15 ITALIA - Cassazione n. 18892/2011 (a smarrimento del cane non segue denuncia? Illecito del proprietario)
(Sentenza n. 18892 del 13 maggio 2011 - 3° Sez. Penale della Corte di Cassazione).
Il proprietario di un cane deve adoperarsi per ritrovare il cane in modo inequivocabile, cioè denunciandone la scomparsa con opportuna segnalazione, tramite relativo microchip del cane, agli organi competenti. E non solo l'abbandono in sè per sè, ma anche l'indifferenza mostrata verso il proprio cane può integrare gli estremi del reato: nell'ipotesi dell'abbandono di animali (art. 727 C. Penale) la presente sentenza delinea un concetto di "abbandono" non solo quale volontà di abbandonare (o lasciare), ma anche di non aver più cura sapendo che il cane non sarà in grado di provvedere a se stesso come quando era affidato alle cure del padrone. L' indifferenza verso la sorte del proprio cane è parte del reato.
Con sentenza del 13 novembre 2009 il Tribunale di Lecce - Sezione Distaccata di Nardo - dichiarava M.G., imputato del delitto di abbandono di animali (art. 727 comma 1 del codice penale) colpevole del detto reato e, concesse le circostanze attenuanti generiche, lo condannava alla pena di Euro 1.000,00 di ammenda.
Con altro motivo di ricorso la difesa denuncia inosservanza e falsa o erronea applicazione dell’art. 727 c.p. dovendosi operare una netta distinzione tra lo smarrimento dell’animale e l’abbandono che presuppone una condotta volontaria.
È peraltro agevole osservare che il primo giudice, sulla base di un ragionamento, seppure sintetico, pienamente coerente con il complessivo quadro probatorio esaminato e soprattutto logico, ha correttamente concluso per la certezza della condotta di abbandono, desumendola da due elementi ritenuti, a ragione, sintomatici: il rinvenimento dell’animale presso l’abitazione di altri che provvedeva successivamente a fare denuncia al servizio veterinario; la mancata presentazione della denuncia di smarrimento - ove mai tale circostanza si fosse verificata - da parte del legittimo proprietario del cane.
Premesso che la circostanza dello smarrimento è stata esclusa in modo logico dal Tribunale e che in ogni caso condivisibilmente è stato ritenuto che se ciò si fosse davvero verificato, il comportamento successivo assunto dal M. avrebbe dovuto qualificarsi come preciso sintomo della sua volontà di abbandono, la nozione di abbandono enunciata dal primo comma dell’art. 727 c.p. postula una condotta ad ampio faggio che include anche la colpa intesa come indifferenza o inerzia nella ricerca immediata dell’animale.
Del resto - sia pure con connotati diversi - il concetto penalistico di abbandono è ripreso anche dall’art. 591 c.p. in tema di abbandono di persone incapaci. E anche in tali casi per abbandono va inteso non solo il mero distacco ma anche l’omesso adempimento da parte dell’agente, dei propri doveri di custodia e cura e la consapevolezza di lasciare il soggetto passivo in una situazione di incapacità di provvedere a sé stesso.
Orbene anche nella ipotesi dell’abbandono di animali - contemplata dal comma 1 dell’art. 727 c.p. - viene delineata in modo non dissimili la nozione di abbandono da intendersi quindi non solo come precisa volontà di abbandonare (o lasciare) definitivamente l’animale, ma di non prendersene più cura ben consapevole della incapacità dell’animale di non poter più provvedere a sé stesso come quando era affidato alle cure del proprio padrone.
Così come non può essere condivisa la tesi che l’eventuale mancata denuncia di smarrimento costituisca condotta autonoma sanzionabile, sia perché non prevista da alcuna norma incriminatrice, sia perché - come correttamente osservato dal Tribunale - la mancata denuncia costituiva, nel caso di specie, il dato sintomatico della volontà da parte del M. di abbandonare l’animale, disinteressandosi della sua sorte.
Tanto basta ad escludere recisamente l’affermazione del ricorrente secondo la quale il giudice avrebbe fondato il proprio convincimento sulla base di mere congetture, essendo invece il Tribunale ricorso alla logica razionale che - in uno alla valutazione di elementi estrinseci - costituisce la linea ispiratrice della decisione.