Source: http://roma.sentenze.ilcaso.it/codice_societario/2486
Timestamp: 2020-07-09 21:01:49+00:00
Document Index: 163057529

Matched Legal Cases: ['art. 378', 'art. 389', 'art. 2486', 'art. 2486', 'art. 146', 'art. 2486', 'art. 378', 'art. 2486', 'art. 378', 'art. 2486', 'art. 2486', 'art. 378', 'art. 2447']

I. Al verificarsi di una causa di scioglimento e fino al momento della consegna di cui all'articolo 2487-bis, gli amministratori conservano il potere di gestire la società, ai soli fini della conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio sociale.
II. Gli amministratori sono personalmente e solidalmente responsabili dei danni arrecati alla società, ai soci, ai creditori sociali ed ai terzi, per atti od omissioni compiuti in violazione del precedente comma.
III. Quando è accertata la responsabilità degli amministratori a norma del presente articolo, e salva la prova di un diverso ammontare, il danno risarcibile si presume pari alla differenza tra il patrimonio netto alla data in cui l'amministratore è cessato dalla carica o, in caso di apertura di una procedura concorsuale, alla data di apertura di tale procedura e il patrimonio netto determinato alla data in cui si è verificata una causa di scioglimento di cui all'articolo 2484, detratti i costi sostenuti e da sostenere, secondo un criterio di normalità, dopo il verificarsi della causa di scioglimento e fino al compimento della liquidazione. Se è stata aperta una procedura concorsuale e mancano le scritture contabili o se a causa dell'irregolarità delle stesse o per altre ragioni i netti patrimoniali non possono essere determinati, il danno è liquidato in misura pari alla differenza tra attivo e passivo accertati nella procedura. (1)
(1) Comma aggiunto dall'art. 378 del Decreto legislativo 12 gennaio 2019 n. 14 (Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza). Ai sensi dell’art. 389 del citato Decreto legislativo la modifica entra in vigore il 16 marzo 2019.
L’amministratore di società di capitali poi fallita che abbia gestito la società senza tenere alcuna delle scritture contabili obbligatorie per legge tiene una condotta quanto meno colpevole e fonte di obbligo risarcitorio nei confronti della curatela, e l’omissione totale della contabilità consente - ai sensi dell’art. 2486 c.c. (cosí come novellato dal D. Lgs. 14/2019) - di utilizzare come parametro per la liquidazione del danno lo sbilancio fallimentare, che, per la carenza detta, non può essere in alcun modo spiegato e ricondotto ad attività svolta nell’interesse della società. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 13 Maggio 2020. Segue...
Nel caso in cui, pur non essendo la società in grado di pagare i debiti erariali ed in stato di scioglimento per perdita del capitale sociale, l’amministratore abbia tuttavia illegittimamente proseguito nello svolgimento di attività economica con assunzione di nuovo rischio imprenditoriale, in violazione cosí di quanto disposto dall’art. 2486 c.c., egli rispondedei danni in misura pari al debito per sanzioni, interessi ed aggi addebitati alla società con riferimento a quei debiti erariali non pagati che la società stessa non avrebbe contratto se fosse stata tempestivamente posta in liquidazione ed avesse conseguentemente cessato l’attività. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 13 Marzo 2020. Segue...
Azione di responsabilità ex art. 146 l.f. – Criteri di liquidazione del danno – Nuova disciplina di cui all’art. 2486 comma 3 cod. civ. introdotto dall’art. 378 CCI – Applicabilità ai processi in corso – Esclusione.
La disciplina dettata dal terzo comma dell’art. 2486 cod. civ. (aggiunto dall'art. 378, comma 2, d.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 - Codice Crisi Impresa, ed in vigore il trentesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 16 marzo 2019) ha recepito un indirizzo giurisprudenziale già esistente, introducendo nel sistema una presunzione semplice con riferimento alla quantificazione del danno secondo il criterio dei “netti patrimoniali”, ed una presunzione iuris et de iure in favore della procedura concorsuale con riguardo all’adozione del criterio residuale della differenza tra attivo e passivo (quando non sia possibile determinare i netti patrimoniali per la mancanza o irregolarità delle scritture contabili). In entrambi i casi il legislatore ha quindi introdotto una presunzione legale invertendo l’onere della prova, facendo così beneficiare l’attore di una relevatio ab onere probandi, sicchè la norma non può essere applicata ai processi in corso, riguardanti quindi condotte, in thesi illecite, poste in essere prima dell’entrata in vigore della norma stessa, perché in caso contrario si renderebbe deteriore la posizione processuale del convenuto, imponendogli un onere probatorio cui non sapeva di andare incontro nel momento in cui il processo è iniziato, con le evidenti conseguenze relative alla scelta della strategia di difesa da proporre in giudizio. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Appello Catania, 16 Gennaio 2020. Segue...
Responsabilità degli amministratori – Prosecuzione dell’attività d’impresa in violazione dell’art. 2486 c.c. – Assenza di documentazione contabile e fiscale della fallita – Liquidazione del danno risarcibile – Criterio della differenza tra attivo e passivo – Utilizzabilità.
In caso di accertata illegittima prosecuzione da parte degli amministratori dell’attività d’impresa in violazione di quanto previsto dall’art. 2486 c.c., ed a fronte dell’assoluta mancanza di documentazione contabile e fiscale della fallita, ai fini della quantificazione del danno risarcibile è legittimo il ricorso ad una liquidazione equitativa, nella misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l’attivo liquidato in sede fallimentare, trattandosi di criterio da ultimo recepito e ampliato dal legislatore nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (art. 378 comma 2), ed ammissibile nei casi in cui l’attore abbia allegato inadempimenti degli amministratori astrattamente idonei a porsi quali cause del danno lamentato, ivi compresa la pluriennale mancata tenuta delle scritture contabili, indicando le ragioni che hanno impedito l'accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta degli amministratori stessi. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 02 Dicembre 2019. Segue...
Concordato "in bianco" - Continuazione dell'attività fino al deposito del piano - Rischio di ulteriore erosione della garanzia patrimoniale.
Il fatto che, nell'ipotesi di domanda di concordato "in bianco" ai sensi dell'articolo 161, comma 6, L.F., il concordato divenga qualificabile come liquidatorio o con continuità aziendale soltanto al momento del deposito del piano, comporta una eccezione al principio generale che ricollega al momento dell'apertura del concorso dei creditori la cristallizzazione del patrimonio del debitore e, quindi, il rischio di una ulteriore erosione della garanzia patrimoniale dei creditori concorsuali aggravato dalla esclusione, prevista dall'articolo 182 sexies L.F., della responsabilità degli amministratori di cui all'articolo 2486 c.c. nonché dalla impossibilità di applicare l'ultimo comma dell'articolo 186 bis L.F., dettato per il concordato con continuità aziendale, il quale impone al commissario giudiziale di segnalare al tribunale la manifesta dannosità della prosecuzione dell'attività ai fini dell'immediata revoca del decreto di ammissione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 09 Ottobre 2014. Segue...
Società - Di capitali - Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - In genere - Riduzione del capitale al di sotto del limite legale - Scioglimento della società - Divieto di compiere nuove operazioni - Violazione - Danni - Liquidazione - Criteri. .
Nel caso in cui l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di una società trovi fondamento nella violazione del divieto di intraprendere nuove operazioni, a seguito dello scioglimento della società derivante dalla riduzione del capitale sociale al di sotto dei limiti previsti dall'art. 2447 cod. civ., non è giustificata la liquidazione del danno in misura pari alla differenza tra l'attivo ed il passivo accertati in sede fallimentare, non essendo configurabile l'intero passivo come frutto delle nuove operazioni intraprese dagli amministratori, ma dovendosi ascrivere lo stesso, almeno in parte, alle perdite pregresse che avevano logorato il capitale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2007, n. 16211. Segue...