Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-sesto/titolo-iii/capo-ii/sezione-iii/art2770.html
Timestamp: 2020-03-31 01:56:39+00:00
Document Index: 40168601

Matched Legal Cases: ['art. 2770', 'art. 2770', 'art. 2755', 'sentenza ', 'art. 596', 'art. 189', 'art. 191', 'art. 2770', 'art. 1394', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2770', 'sentenza ', 'art.2855', 'sentenza ', 'art. 2751', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2770', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 2770 codice civile - Crediti per atti conservativi o di espropriazione - Brocardi.it
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Articolo 2770 Codice civile
Crediti per atti conservativi o di espropriazione
Dispositivo dell'art. 2770 Codice civile
I crediti per le spese di giustizia [2755] fatte per atti conservativi o per l'espropriazione di beni immobili nell'interesse comune dei creditori sono privilegiati sul prezzo degli immobili stessi [2905] (1).
Del pari ha privilegio il credito dell'acquirente di un immobile per le spese fatte per la dichiarazione di liberazione dell'immobile dalle ipoteche (2).
(1) La disposizione è inerente alla fase del procedimento di esecuzione e tenta di tutelare i creditori sottoponendo a privilegio quei crediti derivanti da atti conservativi ed espropriativi da loro posti in essere. Si aggiunge poi la valutazione discrezionale del giudice in tema di utilità della spesa effettuata relativamente al vantaggio ottenuto dalla massa dei creditori.
(2) Il legislatore attribuisce un privilegio speciale al credito vantato dall'acquirente di un bene immobile, avuto riguardo alle spese che questi ha effettuato per vedere stabilita la liberazione del medesimo immobile dal peso di eventuali ipoteche.
L'intento della norma è quello di riprodurre, in ordine alle cause aventi ad oggetto beni immobili, quanto già sancito in tema di beni mobili dalle disposizioni precedenti.
Spiegazione dell'art. 2770 Codice civile
Contenuto di questo privilegio. Sua analogia col privilegio delle spese di giustizia sui mobili
Il primo e più favorito dei privilegi immobiliari è quello delle spese di giustizia. Esso ha contenuto in tutto corrispondente a quello dell’art. 2755, del quale ci siamo già occupati, e molti deiconcetti svolti nel commento di quell'articolo si attagliano a questo privilegio.
Cosi, per quel che riguarda il significato della parola spese, e delle espressioni atti conservativi o di espropriazione, ed interesse comune dei creditori, ci limitiamo a rinviare a quanto venne esposto a proposito di quell'articolo. Solo, per quel che riguarda l'interesse comune dei credi­tori, dobbiamo qui ricordare che vanno escluse dal privilegio le spese fatte dal creditore per ottenere la dichiarazione giudiziale dal proprio diritto, come pure le spese che il creditore avesse incontrato nel corso del giudizio di esecuzione per respingere delle contestazioni interessanti solo la sua persona ed estranee quindi alla massa dei creditori.
Ricordiamo pure che la utilità della spesa dev'essere considerata solo dal punto di vista potenziale : basta cioè che la spesa sia idonea per se stessa ad avvantaggiare la massa dei creditori. Se tale vantaggio Venisse poi meno in seguito per fatti indipendenti dalla volontà del cre­ditore procedente, essa non cesserebbe dall'essere privilegiata. Se, al contrario, a ciò avesse decisamente contribuito la condotta del creditore, come se egli avesse abbandonato la procedura di esecuzione, che poi fosse stata ripresa da altri, non potrebbe quegli valersi del privilegio in esame.
La valutazione poi della utilità o meno della spesa dev'essere fatta nei confronti della massa dei creditori concorrenti, e quindi al momento della graduazione. È perciò che quando anche la sentenza che riconosce il credito o risolve una contestazione sorta nel processo esecutivo, dichia­rasse privilegiate le spese relative, come non di rado avviene in pra­tica, tale dichiarazione non basterebbe a rendere effettivamente privile­giata la spesa se poi, al momento della graduazione, il giudice dell'ese­cuzione, chiamato a formare il progetto relativo (art. 596 c.p.c.) ravvisasse mancare nella spesa stessa gli estremi voluti dalla legge : in tal caso egli dovrebbe negare l'ammissione del privilegio.
Il nuovo codice non accenna in modo particolare, come invece fa­ceva il codice del 1865, alle spese di graduazione ; ma la locuzione più com­prensiva dell'articolo in esame (spese di giustizia per l'espropriazione), in confronto a quella del codice precedente (spese del giudizio di espropriazione), non lascia alcun dubbio sull’estensione del privilegio a tali spese.
Spese del giudizio di liberazione dell'immobile dalle ipoteche. Spese di giustizia penale
Il capoverso dell'articolo anche le spese fatte dall'acquirente di liberazione dell'immobile stesso dalle ipoteche (prevista a regolata dagli articoli 2889 e seguenti). In verità il privilegio veniva ammesso anche sotto l'impero del codice del 1865, benchè questo non ne facesse esplicita dichiarazione, giovandosi l'interprete del richiamo che l'arti­colo 740 del codice di procedura civile faceva delle disposizioni relative al giudizio di espropriazione, fra le quali doveva ritenersi compresa anche quella relativa al privilegio.
Le spese di difesa penale e gli altri crediti ai quali può dar luogo al relativo procedimento non hanno un privilegio sugli immobili, ma semplicemente un'ipoteca legale, ai sensi dell' art. 189 cod. pen., e817 del cod. civ., la quale, naturalmente non può dare altro diritto di prelazione, nei rapporti di altri creditori, che quello inerente al proprio grado d'iscrizione. Ma, nel concorso fra più crediti derivanti dal reato, nei reciproci rapporti, essendo essi garantiti dalla stessa ipoteca legale, si osserva la graduazione stabilita dall'art. 191 del codice penale.
Massime relative all'art. 2770 Codice civile
Cass. civ. n. 271/2017
Il conflitto di interessi che determina l'annullamento del contratto ai sensi dell'art. 1394 c.c. postula un rapporto di incompatibilità tra le esigenze del rappresentato e quelle personali del rappresentante o di un terzo che egli, a sua volta, rappresenti, e, in quest'ultima ipotesi, che il vantaggio conseguito dal terzo coincida con quello del rappresentante. La sussistenza del conflitto va verificata in concreto dal giudice e, anche ove possa ritenersi accertata, ai fini dell'annullamento del contratto è comunque richiesta la sua riconoscibilità da parte dell'altro contraente. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che il conflitto di interessi non poteva desumersi dal rapporto di parentela che legava l'amministratore unico della società, poi fallita, stipulante un contratto di locazione finanziaria di marchi con il socio accomandatario della società proprietaria dei diritti di privativa, né da una non meglio precisata riferibilità al suo nucleo familiare del controllo delle due aziende e degli interessi industriali che vi erano sottesi).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 271 del 10 gennaio 2017)
Cass. civ. n. 26949/2016
Al creditore istante per la dichiarazione di fallimento del suo debitore va riconosciuto il privilegio di cui agli artt. 2755 e 2770 c.c. nonchè 95 c.p.c. (privilegio per spese di giustizia) con riferimento alle spese all'uopo sostenute, atteso il sostanziale parallelismo tra creditore procedente nella procedura esecutiva singolare e creditore istante nella procedura concorsuale.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 26949 del 23 dicembre 2016)
Cass. civ. n. 26101/2016
Il privilegio di cui all'art. 2770 c.c., essendo questa norma di stretta interpretazione, spetta soltanto in relazione alle spese utili alla conservazione del patrimonio del debitore nell'interesse di tutti i creditori, non anche per quelle sostenute dal creditore per il riconoscimento, in sede di giudizio di merito, della fondatezza del proprio diritto.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 26101 del 19 dicembre 2016)
Cass. civ. n. 2761/2012
Il riconoscimento del privilegio ipotecario quanto alle spese incontrate dal ricorrente che, per liberare dall'ipoteca l'immobile a lui assegnato nel corso di una procedura esecutiva, abbia pagato il debito verso la banca, già creditrice ipotecaria procedente e dunque a questa surrogandosi, in caso di successiva sottoposizione del debitore alla procedura di liquidazione coatta amministrativa, esige che l'originaria iscrizione del credito, che ai sensi dell'art.2855 c.c. fa collocare nel medesimo grado le spese dell'atto di costituzione dell'ipoteca, quelle dell'iscrizione e rinnovazione e quelle ordinarie per l'intervento nel processo esecutivo, si estenda con patto espresso, come voluto dalla norma, alle maggiori spese giudiziali; ne consegue che, non riferendosi il citato elenco alle spese per la liberazione dell'immobile ed a quelle di surrogazione, esse vanno ammesse al passivo solo in via chirografaria.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2761 del 23 febbraio 2012)
Cass. civ. n. 21652/2010
Il privilegio di cui al n. 5 bis all'art. 2751 bis c.c., con cui il legislatore ha superato la distinzione tra cooperative (e consorzi) di produzione e lavoro in agricoltura e cooperative di imprenditori agricoli per la trasformazione e alienazione dei prodotti, con conseguente irrilevanza della dimensione quantitativa dell'impresa e della struttura organizzativa, non risulta fondato sulla sola qualifica soggettiva del creditore, (cooperativa o consorzio agrario iscritto nel relativo registro), ma sulla natura oggettiva del credito ovvero sul fatto che esso derivi dall'attività nella quale si esplica la funzione cooperativa specialmente tutelata dal legislatore. Pertanto la tutela creditizia privilegiata non solo abbraccia la vendita dei prodotti che siano riconducibili all'attività dei soci della cooperativa, quale che sia l'entità del loro apporto lavorativo personale, e l'attività di trasformazione delle imprese consorziate, ma può anche estendersi ad operazioni commerciali caratterizzate da acquisti presso terzi di prodotti destinati ad essere rivenduti, se tali attività siano funzionali allo scopo mutualistico, purché, trattandosi di operazioni corrispondenti ad atti di mercato posti in essere a scopo di lucro, sussiste e sia dimostrabile il nesso di strumentalità con la finalità cooperativa.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 21652 del 21 ottobre 2010)
Cass. civ. n. 18223/2003
In riferimento al contratto di assicurazione di cose, il cessionario dei diritti derivanti dal contratto viene a trovarsi nella stessa condizione in cui si sarebbe trovato, nei confronti della società assicuratrice, il cedente, e quindi gli sono opponibili tutte le eccezioni opponibili al cedente; ne consegue che se il cedente si rende responsabile di negligenze tali da provocare l'inoperatività della garanzia assicurativa, nessun indennizzo assicurativo spetterà al cessionario. (Nel caso di specie, in applicazione di tale principio di diritto, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva negato il diritto all'indennizzo in capo alla ditta proprietaria di merci vendute «contro documenti» che le aveva assicurate dai rischi dei trasporto con assicurazione «per conto di chi spetta» per l'irregolarità del comportamento del destinatario della merce, che l'aveva lasciata a lungo nel luogo di destinazione, incustodita, prima di andarla a ritirare constatando l'avvenuto furto).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 18223 del 28 novembre 2003)
Cass. civ. n. 1837/2001
Il privilegio di cui all'art. 2770 c.c. spetta soltanto in relazione alle spese utili alla conservazione del patrimonio del debitore nell'interesse di tutti i creditori, non anche per quelle sostenute dal creditore per il riconoscimento, in sede di giudizio di merito, della fondatezza del proprio diritto.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1837 del 9 febbraio 2001)
Cass. civ. n. 7577/1999
Nell'ipotesi di cancellazione dall'Albo professionale ancorché disposta a domanda dell'interessato, si determina la decadenza dall'ufficio di avvocato e la cessazione dello stesso ius postulandi con la conseguente mancanza di legittimazione del difensore a compiere e a ricevere atti processuali. Ne consegue che è giuridicamente inesistente la notificazione dell'atto di appello presso il suddetto difensore (diversa da quella eseguita nei casi di revoca della procura o di rinuncia a questa) siccome effettuata presso un soggetto privo di qualunque collegamento con la parte stessa al momento della notificazione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7577 del 17 luglio 1999)