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Timestamp: 2018-09-22 12:42:11+00:00
Document Index: 63227965

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 139', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte di Cassazione n. 17438/2012 - l'uso massiccio del cellulare può avere "un ruolo almeno concausale" nella genesi di alcuni tumori – 12.10.2012. - - Giudice di Pace
Corte di Cassazione n. 17438/2012 - l'uso massiccio del cellulare può avere "un ruolo almeno concausale" nella genesi di alcuni tumori – 12.10.2012. -
Scritto da Redazione on 27 Marzo 2013 . Postato in Articoli News
Con la sentenza n. 17438/2012, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'uso massiccio del cellulare, per parecchie ore al giorno, e per un lungo periodo di anni, possa avere "un ruolo almeno concausale" nella genesi di alcuni tumori dei nervi cranici. Gli Ermellini hanno precisato che gli studi indipendenti condotti tra il 2005 e il 2009, che hanno evidenziato un maggiore rischio di insorgenza di neoplasie negli utilizzatori 'forti' di telefonia mobile, sono, correttamente, stati considerati di "maggiore attendibilità" per non essere stati cofinanziati, a differenza di altri, anche dalle stesse ditte produttrici di cellulari".
SENTENZA n. 17438 DEL 12 ottobre 2012
considerando l'uso maggiore di 10 anni, gli Odd ratio erano rispettivamente di 1,3 e di 1,9, intendendosi per Odd ratio il rapporto tra la frequenza con la quale un evento si verifica in un gruppo di pazienti e la frequenza con la quale lo stesso evento si verifica in un gruppo di pazienti di controllo, onde se il valore dell'Odd ratio è superiore a 1 significa che la probabilità che si verifichi l'evento considerato (per esempio una malattia) in un gruppo (per esempio tra gli esposti) è superiore rispetto a quella di un altro gruppo (per esempio tra i non esposti), mentre significato opposto ha un valor inferiore a 1;
- inoltre, come osservato dal CT di parte M., gli studi del 2009 non erano stati condotti su un basso numero di casi, ma, al contrario, sul numero totale dei casi (679) che si erano verificati in un anno in Italia; inoltre, a differenza dello studio della IARC, co-finanziato dalla ditte produttrici di telefonicellulari, gli studi citati dal CTU erano indipendenti;
Motivi della decisione1. Con il primo motivo l'Istituto ricorrente denuncia violazione dell'art. 3 dpr n. 1124/65, rilevando che, secondo i principi di diritto elaborati in materia dalla giurisprudenza di legittimità, la corretta applicazione della norma suddetta richiede, in particolare, l'accertamento sulla base di dati
epidemiologici e di letteratura ritenuti affidabili dalla comunità scientifica, che l'agente dedotto in giudizio sia dotato di efficienza patogenetica, quanto meno probabile, per la specifica malattia allegata e diagnosticata; la suddetta relazione causale non poteva dunque essere suffragata "dalla personale valutazione dell'ausiliario del giudice, fondata sulla preferenza per taluni dati epidemiologici rispetto ad altri, ma deve essere supportata da un giudizio di affidabilità dei dati stessi espresso dalla comunità scientifica"; nel caso di specie il CTU si era soffermato esclusivamente sui risultati del gruppo Hardell, in contrasto con quelli della comunità scientifica;
inoltre il CTU aveva del tutto arbitrariamente utilizzato la contabilità tra esposizioni a radiofrequenze e neurinoma del nervo acustico, ipotizzata dal gruppo Hardeil, per affermare la relazione causale, addirittura con giudizio di probabilità qualificata, tra tali radiofrequenze e il neurinoma del trigemino; doveva al riguardo rilevarsi che la Commissione scientifica per l'elaborazione e la revisione periodica delle malattie di cui è obbligatoria la segnalazione ai sensi dell'art. 139 dpr n. 1124/65, in occasione dell'aggiornamento dell'elenco approvato con decreto ministeriale 11.12.2009, non aveva ritenuto di dover includere i tumori dei nervi cranici, indotti da esposizione alle radiofrequenze, tra le malattie di possibile origine professionale. 1.2Secondo la
giurisprudenza di questa Corte, nel caso di malattia professionale non tabellata, come anche in quello di malattia ad eziologia multifattoriale, la prova della causa di lavoro, che grava sul lavoratore, deve essere valutata in termini di ragionevole certezza, nel senso che, esclusa la rilevanza della mera possibilità dell'origine professionale, questa può essere invece ravvisata in presenza di un rilevante grado di probabilità; a tale riguardo, il giudice deve non solo consentire all'assicurato di esperire i mezzi di prova ammissibili e ritualmente dedotti, ma deve altresì valutare le conclusioni probabilistiche del consulente tecnico in tema di nesso causale, facendo ricorso ad ogni iniziativa ex officio diretta ad acquisire ulteriori elementi in relazione all'entità ed
all'esposizione del lavoratore ai fattori di rischio ed anche considerando che la natura professionale della malattia può essere desunta con elevato grado di probabilità dalla tipologia delle lavorazioni svolte, dalia natura dei macchinari presenti nell'ambiente di lavoro, dalla durata della prestazione lavorativa e dall'assenza di altri fattori extralavorativi, alternativi o concorrenti, che possano costituire causa della malattia (cfr, ex plurimis, Cass., nn. 6434/1994; 5352/2002; 11128/2004;15080/2009).
Non è quindi ravvisabile il denunciato vizio di violazione di legge, che si fonda infatti su una
pretesa erronea valutazione (da parte del CTU e della Corte territoriale) della affidabilità dei dati
presi in considerazione al fine di suffragare tale requisito e, pertanto, sostanzialmente su un vizio di
motivazione (in effetti dedotto con il secondo motivo di ricorso).
2. Con il secondo motivo l'Istituto ricorrente denuncia appunto vizio di motivazione, assumendo
- il CTU di secondo grado, dopo avere evidenziato che la review della The International
Commission on Non-lonizing Radiation Protection aveva concluso che, allo stato attuale, non vi era
una convincente evidenza del ruolo delle radiofrequenze nella genesi dei tumori, pur non
escludendosene l'associazione, senza consequenzialità logica e senza motivazione aveva tratto la
conclusione della probabilità qualificata di un ruolo almeno concausale delle radiofrequenze nella
genesi della neoplasia per cui è causa;
- doveva ritenersi priva dì qualsivoglia fondamento scientifico la ritenuta assimilabilità, sul piano
eziopatogenetico, del neurinoma del nervo acustico e di quello del trigemino, essendo "nozione
comune" della scienza medica che tumori dello stesso istotipo, ma con localizzazione diversa, anche se nell'ambito dello stesso distretto anatomico, riconoscono cause diverse e che qualsiasi potenziale
agente cancerogeno che venga in contatto con il corpo umano modifica la sua azione a seconda dei
tessuti che attraversa o con cui viene in contatto; e, in effetti, il nervo acustico e il nervo trigemino,
in particolare il ganglio di Gasser, hanno una diversa collocazione nella teca cranica e diverse sono
le strutture anatomiche che li separano dall'esterno e fra loro;
la Corte territoriale non aveva risposto alle osservazioni svolte dall'Istituto, anche con riferimento
alla circostanza che era "in corso" uno studio epidemiologico internazionale "interphone",
coordinato dalla IARC e che l'OMS, in base al principio di precauzione, aveva suggerito "una
politica di gestione del rischio che viene applicata in una situazione di "incertezza scientifica"":
- doveva ritenersi inconferente sul piano scientifico l'affermazione della Corte territoriale circa
l'attendibilità, perché indipendente, dello studio del gruppo Hardell, a fronte del cofinanziamento
della ricerca "interphone" da parte dei produttori di telefoni cellulari, trascurando che tale ricerca è
finanziata dalla Unione Europea e diretta e coordinata dalla IARC (Agenzia internazionale ricerca
sul cancro dell'OMS);
- neppure la Corte territoriale aveva ritenuto di chiamare il CTU a chiarimenti a fronte delle
ricordate osservazioni critiche. 2.1 La giurisprudenza di legittimità ha reiteratamente affermato che
nei giudizi in cui sia stata esperita CTU di tipo medico-legale, nei caso in cui il giudice del merito si
basi sulle conclusioni dell'ausiliario giudiziario, affinché i lamentati errori e lacune della consulenza
tecnica determinino un vizio di motivazione della sentenza denunciabile in cassazione, è necessario
che i relativi vizi logico -formali si concretino in una palese devianza dalle nozioni della scienza
medica o si sostanzino in affermazioni illogiche o scientificamente errate, con il relativo onere, a
carico della parte interessata, di indicare le relative fonti, senza potersi la stessa limitare a mere
considerazioni sulle prospettazioni operate dalla controparte, che si traducono in una inammissibile
critica del convincimento del giudice di merito che si sia fondato, per l'appunto, sulla consulenza
tecnica (cfr, ex plurimis, Cass., nn. 16392/2004; 17324/2005; 7049/2007; 18906/2007).
Nel caso all'esame l'Istituto ricorrente, nel contestare la ritenuta assimilabilità, sul piano
eziopatogenetico, del neurinoma del nervo acustico e di quello del trigemino, non specifica -
rifugiandosi nel concetto di "nozione comune" - le fonti scientifiche, ritualmente dedotte ed
acquisite al giudizio, in base alle quali avrebbero dovuto ritenersi scientificamente errate le
affermazioni rese al riguardo dal CTU e seguite dalla sentenza impugnata, finendo per richiedere al
riguardo a questa Corte una valutazione di merito inammissibile in sede di legittimità.
Neppure è dato rilevare il preteso e denunciato vizio di mancanza di consequenzialità logica e di
motivazione in ordine alle conclusioni della probabilità qualificata di un ruolo almeno concausale
delle radiofrequenze nella genesi della neoplasia per cui è causa, posto che tale giudizio, come
diffusamente esposto nello storico di lite, non discende dalla mera indicazione delle conclusioni
(evidentemente difformi) a cui era pervenuta la ricordata review della The International
Commission on Non-lonizing Radiation Protection, ma, piuttosto, dai riscontri di altri studi a
Inoltre, e significativamente, la sentenza impugnata, seguendo le osservazioni del CTU, ha ritenuto
di dover ritenere di particolare rilievo quegli studi che avevano preso in considerazione anche altri
elementi, quali l'età dell'esposizione, l’ipsilateralità e il tempo di esposizione, atteso che, nella
specie, doveva valutarsi la sussistenza del nesso causale in relazione ad una situazione fattuale dei
tutto particolare, caratterizzata da un'esposizione alle radiofrequenze per un lasso temporale
continuativo molto lungo (circa 12 anni), per una media giornaliera di 5 - 6 ore e concentrata
principalmente sull'orecchio sinistro dell'assicurato (che, com'è di piana evidenza, concretizza una
situazione affatto diversa da un normale uso non professionale del telefono cellulare).
L'ulteriore rilievo circa la maggiore attendibilità proprio di tali studi, stante la loro posizione di
indipendenza, ossia per non essere stati cofinanziati, a differenza di altri, anche dalle stesse ditte
produttrici di cellulari, costituisce ulteriore e non illogico fondamento delle conclusioni accolte.Né è stato dedotto - e tanto meno, dimostrato - che le indagini epidemiologiche Se cui conclusioni
sono state prese in particolare considerazione provengano da gruppi di lavoro privi di serietà ed
autorevolezza e, come tali, sostanzialmente estranei alla comunità scientifica.
L'asserita prevalenza che, secondo il ricorrente, dovrebbe essere attribuita alle conclusioni di altri
gruppi di ricerca (le cui indagini, peraltro, secondo quanto dedotto, almeno all'epoca del giudizio di
merito erano ancora "in corso"), si risolvono anch'essi nella richiesta di un riesame del merito, non
consentito in sede di legittimità. Avendo inoltre la Corte territoriale riscontrato nelle considerazioni
già svolte dal CTU e dal CT di parte M. elementi ritenuti sufficienti a confutare le osservazioni
critiche dell'Istituto, non sussisteva la necessità di investire ulteriormente il CTU di una richiesta a
L'esito fra loro difforme dei giudizi di merito e la novità, sotto il profilo della peculiarità fattuale,
della vicenda dedotta in causa, consigliano la compensazione delle spese.