Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quinto/titolo-v/capo-x/sezione-ii/art2505.html
Timestamp: 2020-08-03 23:00:39+00:00
Document Index: 166488781

Matched Legal Cases: ['art. 2505', 'art. 1', 'art. 2505', 'art. 2504', 'art. 2505', 'art. 2426', 'art. 33', 'sentenza ']

Art. 2505 codice civile - Incorporazione di società interamente possedute - Brocardi.it
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Articolo 2505 Codice civile
Incorporazione di società interamente possedute
Dispositivo dell'art. 2505 Codice civile
Alla fusione per incorporazione di una società in un'altra che possiede tutte le azioni o le quote della prima non si applicano le disposizioni dell'articolo 2501 ter, primo comma, numeri 3), 4) e 5) e degli articoli 2501 quinquies e 2501 sexies.
L'atto costitutivo o lo statuto può prevedere che la fusione per incorporazione di una società in un'altra che possiede tutte le azioni o le quote della prima sia decisa, con deliberazione risultante da atto pubblico, dai rispettivi organi amministrativi, sempre che siano rispettate, con riferimento a ciascuna delle società partecipanti alla fusione, le disposizioni dell'articolo 2501 ter, terzo e quarto comma, nonché, quanto alla società incorporante, quelle dell'articolo 2501 septies(1).
I soci della società incorporante che rappresentano almeno il cinque per cento del capitale sociale possono in ogni caso, con domanda indirizzata alla società entro otto giorni dal deposito o dalla pubblicazione di cui al terzo comma dell'articolo 2501 ter, chiedere che la decisione di approvazione della fusione da parte della incorporante medesima sia adottata a norma del primo comma dell'articolo 2502.
(1) Comma modificato dall'art. 1 D. Lgs. 22 giugno 2012, n. 123.
Le c.d. fusioni semplificate prevedono un procedimento semplificato rispetto a quello ordinario e sono previste dagli artt. 2505, 2505 bis e 2505 quater.
Spiegazione dell'art. 2505 Codice civile
L'incorporazione di società interamente possedute, c.d. forward merger, è quella in cui, al momento dell'atto di fusione, una società possiede tutte le azioni o quote dell'altra.
In tale ipotesi non si avrà:
l'assegnazione di azioni o quote e il rapporto di cambio;
la relazione degli amministratori sul rapporto di cambio (2501 quinquies);
la relazione degli esperti sul rapporto di cambio (2501 sexies).
Non si avrà né aumento di capitale, né assegnazione di azioni perché la incorporante è socio unico della incorporata, per cui le azioni o quote dovrebbe assegnarle a sé stessa, e ciò è vietato dall'art. 2504 quater.
Non essendovi assegnazione di azioni o quote non è necessario determinare il rapporto di cambio. L'operazione di cambio si riduce, infatti, al mero annullamento delle azioni o quote della società incorporata senza emissione di nuove azioni o quote.
Non essendovi il rapporto di cambio, non sono necessarie le relazioni degli amministratori e degli esperti, che hanno proprio la funzione di illustrare le modalità di determinazione del rapporto di cambio.
L'operazione in questione si concretizza in una surrogazione: nel patrimonio della incorporante prima vi erano le azioni o quote della incorporata, a seguito della fusione vi è il patrimonio della incorporata. Di conseguenza il valore delle azioni o quote dell'incorporata iscritto all'attivo del bilancio dell'incorporante deve essere annullato, ed in sostituzione è iscritto il valore contabile del patrimonio dell'incorporata.
L'incorporazione di società interamente posseduta è una fusione meramente formale perché consiste nell'adeguare lo stato di diritto allo stato di fatto già esistente: si ha, quindi, un'unificazione giuridica di una realtà economica già unificata (GENGHINI).
La dottrina maggioritaria ritiene che tale norma sia applicabile per analogia a tutte quelle ipotesi in cui il rapporto di cambio sia irrilevante, come nelle seguenti ipotesi:
fusione inversa (c.d. reverse merger): in cui è l'incorporante ad essere interamente posseduta dall'incorporata;
fusione di società già possedute dagli stessi soci nelle medesime proporzioni;
fusione in cui tutte le società partecipanti siano possedute da una terza società, che é socio unico di tutte le altre;
fusione di società possedute "a cascata": la prima possiede il 100% della seconda la quale, a sua volta, possiede il 100% della terza.
Altra ipotesi è quella in cui i soci rinuncino ai documenti predetti: ciò è ammesso con il consenso di tutti i soci.
L'atto costitutivo o lo statuto della incorporante possono prevedere che la fusione sia deliberata dagli organi amministrativi delle due società, purché risulti da atto pubblico.
Massime relative all'art. 2505 Codice civile
Cass. civ. n. 15093/2000
In tema di fusione di società per incorporazione, disavanzo da annullamento e disavanzo di concambio sono radicalmente diversi. Il primo, che presuppone l'incorporazione di una società (totalmente o parzialmente) posseduta, esprime, infatti, la differenza tra il valore netto del patrimonio dell'incorporata ed il prezzo pagato per l'acquisto delle partecipazioni che lo rappresentano, annullate per effetto della fusione: la sua utilizzazione è diretta, pertanto, a «riallineare» il valore contabile del patrimonio netto dell'incorporata al costo delle partecipazioni, facendo emergere valori (come quello relativo all'avviamento) che nel bilancio di esercizio dell'incorporata non erano stati (né potevano essere) considerati. Il disavanzo da concambio in caso di incorporazione è dato, invece, dalla differenza tra il capitale della società incorporante e quello dell'incorporata: esso non è quindi espressivo di una differenza tra i valori contabili e quelli correnti del patrimonio di quest'ultima società ed è pertanto evidente che una rivalutazione del patrimonio dell'incorporata assumerebbe in tal caso un significato del tutto diverso da quello appena considerato.
In tema di fusione di società, l'avviamento deve dirsi acquisito a titolo oneroso tutte le volte che il patrimonio delle società partecipanti all'operazione viene acquisito per un valore superiore a quello risultante dai rispettivi bilanci, a meno che non vi siano elementi per ritenere che tale eccedenza debba essere diversamente imputata. Quando la fusione avviene mediante incorporazione di una società interamente posseduta non si determina alcuno scambio di partecipazioni, non avendo la società incorporata altri soci all'infuori dell'incorporante, e non vi è quindi necessità di procedere alla determinazione del rapporto di cambio. In tal caso il «costo di acquisizione» del patrimonio sociale dell'incorporata deve essere necessariamente riferito all'acquisto delle sue partecipazioni effettuato preventivamente dalla società incorporante. Il riferimento è possibile in quanto le partecipazioni sociali sono beni di secondo grado, e, come tali, sono rappresentative del patrimonio sociale, alla cui gestione ciascun socio è ammesso a partecipare, nei limiti e nelle forme stabilite dall'ordinamento. Tra le partecipazioni al capitale di una società e i beni ricompresi nel suo patrimonio vi è quindi un collegamento (di cui il legislatore ha preso atto: art. 2426, n. 4 c.c.; art. 33, comma secondo, D.L.vo 9 aprile 1991, n. 127), il quale autorizza a ritenere che, in caso di incorporazione di una società (totalmente o parzialmente) posseduta dall'incorporante, il patrimonio aziendale dell'incorporata possa essere iscritto in bilancio, invece che al valore indicato nel bilancio dell'incorporata, a quello attribuito alle partecipazioni che, prima della fusione, attribuivano alla società incorporante la qualità di socia della società incorporata.
(Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 15093 del 22 novembre 2000)