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Timestamp: 2019-04-25 05:56:24+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 11', 'art. 21', 'art. 110', 'art. 37', 'art. 30', 'art. 55', 'sentenza ', 'sentenza ']

Novità fiscali del 9 luglio 2010: soggetti IRES in liquidazione: l’ultimo periodo salta la dichiarazione provvisoria; diritto di interpello: nuove regole da osservare; finanziamenti ad enti bilaterali: istituite le causali per versare i contributi con F24; la società in crisi concorda il dovuto ed evita il fallimento; regolarizzazione a seguito di accertamento ispettivo senza indicazione dei nominativi | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 9 luglio 2010: soggetti IRES in liquidazione: l’ultimo periodo salta la dichiarazione provvisoria; diritto di interpello: nuove regole da osservare; finanziamenti ad enti bilaterali: istituite le causali per versare i contributi con F24; la società in crisi concorda il dovuto ed evita il fallimento; regolarizzazione a seguito di accertamento ispettivo senza indicazione dei nominativi
1) Soggetti Ires in liquidazione: L’ultimo periodo salta la dichiarazione provvisoria
2) Diritto di interpello: Nuove regole da osservare
3) Avvocati: Consultazione dei ricorsi civili e penali in Cassazione senza oneri
4) Finanziamenti ad enti bilaterali: Istituite le causali per versare i contributi con F24
5) La società in crisi concorda il dovuto ed evita il fallimento
6) Regolarizzazione a seguito di accertamento ispettivo senza indicazione dei nominativi
7) Pubblicate le massime 2009 del CNDCEC
Le società in liquidazione, per le quali l’operazione dura più anni, non devono presentare il modello Unico con i conteggi provvisori del periodo di chiusura della procedura, ma soltanto la dichiarazione riepilogativa con il calcolo definitivo dell’Ires.
Per quanto riguarda l’Irap e l’Iva, invece, l’Amministrazione finanziaria ha evidenziato che ogni periodo d’imposta successivo a quello di messa in liquidazione viene considerato autonomamente e da dichiarare, quindi, in via definitiva.
È stato questo il principale chiarimento fornito dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 66/E del 2010, che ha sciolto i dubbi di una società sugli obblighi dichiarativi e di versamento in caso di liquidazione infraquinquennale.
In particolare, detta risoluzione ha spiegato che, in caso di liquidazione di una società che si è protratta oltre il periodo d’imposta in cui è iniziata (per un periodo massimo di cinque anni), il reddito ai fini Ires va determinato provvisoriamente per ciascun esercizio intermedio, e poi eventualmente conguagliato in base al bilancio finale.
Trattamento diverso, invece, è riservato all’anno in cui si conclude la liquidazione.
Quest’ultimo non costituisce un “autonomo periodo d’imposta successivo” e quindi non è richiesta una dichiarazione di liquidazione provvisoria.
La società, infatti, deve presentare, entro i nove mesi successivi alla chiusura della liquidazione, la sola dichiarazione riepilogativa ai fini Ires, redatta in base al bilancio finale, che riguarda l’intero periodo.
Preventività, concretezza e controlli anche sui piccoli contribuenti, sono le tre regole operative che sono emerse dalla lettura circolare n. 32/E del 2010 con la quale l’Agenzia delle Entrate ha delineato il nuovo volto delle istanze di interpello ammesse, all’insegna di un rapporto sempre più trasparente e corretto tra Fisco e contribuente.
Nel corso degli ultimi anni, soprattutto dopo la sua generalizzazione ad opera dello Statuto dei diritti del contribuente (art. 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212), l’istituto dell’interpello ha avuto un notevole sviluppo, consistente nel progressivo ampliamento delle tipologie di interpello ed, in particolare, delle fattispecie sostanziali per le quali, a diversi fini, è possibile o doveroso presentare istanza all’Amministrazione finanziaria.
Il potenziamento dell’interpello, finalizzato nelle intenzioni del legislatore a rendere attuale il principio di collaborazione tra fisco e contribuente, in linea generale, ha contribuito a rendere più chiaro il quadro normativo, offrendo un valido supporto nell’applicazione delle norme tributarie.
Tuttavia, causa effetti non sempre adeguati agli obiettivi ed alle finalità per le quali esso è stato introdotto dal legislatore, l’Agenzia delle Entrate è dovuta intervenire, particolarmente con la circolare n. 32/2010, fornendo le nuove linee da osservare, illustrando le nuove istruzioni concernenti la trattazione di tutte le istanze di interpello.
Categorie di istanze di interpello:
– l’interpello ordinario disciplinato dall’art. 11 dello Statuto dei diritti del contribuente, la cui procedura ricomprende le istanze per la continuazione del consolidato nazionale, per l’opzione per il consolidato mondiale, in materia di recupero dei crediti bancari e in materia di ricerca e sviluppo.
Una sub-categoria è costituita dalle istanze di disapplicazione della disciplina sulle controlled foreign companies (cfc) presentate ai sensi degli artt. 167 e 168 del Tuir, nell’ambito della quale rientrano gli interpelli concernenti gli utili, i dividendi e le plusvalenze da partecipazioni, allorché siano coinvolti paesi della black list;
– l’interpello antielusivo di cui all’art. 21 della legge 413/1991, la cui procedura include anche le istanze presentate ai sensi dell’art. 110, comma 10 del Tuir, in tema di costi sopportati nei confronti di soggetti ubicati in paesi black list.
E’ necessaria l’esposizione dettagliata del caso concreto, nonché la soluzione interpretativa prospettata dal contribuente; a seguito delle modifiche normative apportate dal D.L. n. 185/2008, decorsi 120 giorni dalla presentazione dell’istanza, il contribuente può diffidare l’amministrazione. Se poi trascorrono ulteriori 60 giorni dalla diffida e l’Amministrazione persiste nel silenzio, si forma il silenzio assenso sulla soluzione interpretativa prospettata dal contribuente; in materia di costi derivanti da operazioni con soggetti ubicati in Paesi e territori black list, le esimenti tra loro alternative possono essere fornite dal contribuente in sede di controllo, o in via preventiva, inoltrando all’Agenzia delle Entrate l’istanza di interpello;
– l’interpello disapplicativo previsto dall’art. 37-bis, comma 8, del Dpr 600/1973, la cui procedura ammette anche le istanze presentate dalle società non operative di cui all’art. 30 della legge 724/1994.
Riguardo la procedura di interpello disapplicativo, da tenere presente che:
– l’istanza preventiva (ossia da inoltrare prima della presentazione della dichiarazione dei redditi che accoglie gli effetti del comportamento oggetto della richiesta di disapplicazione) deve riguardare fattispecie concrete, compiutamente descritte, in relazione alle quali specifiche norme di legge antielusive, limitano deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta o altre situazioni soggettive altrimenti ammesse dall’ordinamento;
– le imprese di più rilevante dimensione, cioè i soggetti che conseguono ricavi o un volume d’affari non inferiori a 200 milioni di euro, devono rivolgere le istanze di interpello (ordinario, Cfc, antielusivo e disapplicativo) alla direzione centrale normativa per il tramite della direzione regionale delle Entrate competente in relazione al domicilio fiscale del contribuente; ne consegue pertanto che sarà la direzione centrale normativa a comunicare la risposta dell’Agenzia a questi soggetti.
Nuove osservazioni delle Entrate
Nella citata circolare l’Agenzia delle Entrate, ha nuovamente evidenziato che:
L’interpello deve essere “preventivo”, cioè presentato in tempo utile rispetto all’adempimento, in altre parole prima che il contribuente compia il comportamento oggetto dell’istanza.
– nel caso di comportamenti che trovano attuazione nella dichiarazione dei redditi, l’istanza va presentata entro il termine di presentazione del modello.
A loro volta, le istanze di disapplicazione della disciplina Cfc e antielusiva, devono essere presentate entro 120 o 90 giorni, a seconda dei casi, prima della scadenza del termine di presentazione della dichiarazione;
– invece, nel caso di comportamenti che non trovano attuazione nella presentazione di una dichiarazione, come ad esempio nel caso di imposta di registro, l’interpello è preventivo se presentato entro i termini ordinari previsti per la registrazione dell’atto.
Inoltre, il contribuente non può più lasciare all’Agenzia l’onere di ricostruire, tramite l’eventuale documentazione allegata, le informazioni necessarie alla corretta definizione della fattispecie.
A tal fine la medesima circolare ha ribadito l’obbligo per il contribuente di esporre dettagliatamente tutti gli elementi necessari alla definizione del “caso concreto” su cui l’Agenzia è chiamata a esprimere il proprio parere, a pena di inammissibilità dell’istanza di interpello.
Elementi da specificare:
– Dati identificativi, del tipo di istanza, degli eventuali diretti interessati, della situazione concreta che ha generato il dubbio e, infine, della quantificazione dell’eventuale beneficio fiscale di cui il contribuente ritiene possa avvalersi secondo la soluzione da lui prospettata.
In evidenza adesso il controllo del rispetto del parere fornito dall’Agenzia da parte del contribuente che ha presentato istanza di interpello, che peraltro riguarda non solo i grandi, ma anche i piccoli contribuenti.
Infine, previste sanzioni per chi non si adegua alla soluzione fornita dal fisco.
Siglato il protocollo d’intesa tra Consiglio Nazionale Forense e la Corte Suprema di Cassazione per la consultazione online dei ricorsi in cassazione sia civili che penali ed i ruoli di udienza, senza alcun onere per gli avvocati.
(Consiglio Nazionale Forense, circolare 02.07.2010 n. 20).
In seguito all’accordo firmato a novembre scorso, la ricerca e l’interrogazione dei ricorsi civili era già disponibile online, la novità del servizio riguarda l’ambito dei ricorsi penali e l’ampliamento dei professionisti che potranno accedervi, comprendendo l’Avvocatura dello Stato e degli avvocati Inps. Con l’introduzione del sistema di consultazione online sarà alleggerito, il carico di lavoro presso le cancellerie civili e penali della Suprema Corte.
La consultazione online della banca dati sarà possibile solo se in possesso di un certificato di autenticazione rilasciato da una “Certification Authority” riconosciuta dal Cnipa e dal dispositivo di autenticazione (lettore Smart card o Business key) collegato al computer.
E’ possibile accedere al servizio attraverso il link diretto: https://cassazione.consiglionazionaleforense.it.
Oppure attraverso il web link dedicato dal sito istituzionale del Consiglio Nazionale Forense (www.cnf.it) – Area Avvocati -> Corte di Cassazione – > Accesso al Servizio di interrogazione dati dei ricorsi in cassazione.
Potranno accede alla ricerca ed all’interrogazione dei ricorsi: avvocati che hanno almeno un procedimento presso la Cassazione, giudici dei procedimenti presso la Cassazione, rappresentanti di enti che siano parte in almeno un procedimento.
Il sistema attraverso il codice fiscale dell’utente riconosce ed autorizza l’accesso, in allegato alla circolare è stato predisposto, un manuale con gli screenshot del percorso. L’accesso alle informazioni in via telematica consentirà in futuro a seguito della evoluzione tecnologica e normativa di inserire altre notizie e documentazioni.
(Altalex.com, nota del 07 luglio 2010)
Vanno utilizzate, con il modello F24, per il versamento delle somme a favore dei settori artigianato e industria alimentare
L’Agenzia delle Entrate con le risoluzioni n. 70/E e n. 71/E, entrambi del 08 luglio 2010, ha istituito due causali (“Ebna” e “Vita”) che i datori di lavoro dovranno indicare nel modello F24 per versare i contributi per il finanziamento a favore, rispettivamente, dell’Ente bilaterale nazionale artigianato e dell’Ente bilaterale Cassa assicurativa rischio vita per il settore dell’industria alimentare. L’istituzione dei due nuovi codici si colloca nell’ambito della convenzione 18 giugno 2008 stipulata tra l’Agenzia delle Entrate e l’Inps per regolare la riscossione, mediante F24, dei contributi spettanti all’Istituto previdenziale e di quelli previsti dalla legge 311/1973 (“Estensione del servizio di riscossione dei contributi associativi tramite gli enti previdenziali”).
In particolare, la risoluzione n. 70/E ha istituito la causale contributo “EBNA”, denominata “datori di lavoro – contributi per il finanziamento dell’Ente bilaterale settore artigianato”.
L’altra causale “VITA”, istituita con la risoluzione n. 71/E, denominata “datori di lavoro – contributi per il finanziamento ente bilaterale settore industria alimentare”, riguarda i versamenti in favore dell’ente bilaterale nazionale Cassa assicurativa rischio vita.
Entrambe le causali, nella compilazione del modello F24, vanno riportate nella sezione “Inps” nel campo “causale contributo” in corrispondenza del campo “importi a debito versati”.
Vanno inoltre indicati, nella stessa sezione, il codice della sede Inps competente nel campo “codice sede”, la matricola Inps dell’azienda nel campo “matricola Inps/codice Inps/filiale azienda” ed il mese e l’anno di competenza delle somme versate nel campo “periodo di riferimento” nella colonna “da mm/aaaa”, mentre non va compilata la colonna “a mm/aaaa”.
Fallimento o concordato preventivo. Di fronte a questa scelta una nota società campana operante nel settore della produzione della pasta non ha avuto dubbi. Ha chiesto e ottenuto di spalmare il debito verso l’erario, salvaguardando la produzione ed evitando di dichiarare fallimento.
Un esempio di come la collaborazione tra fisco e imprese possa portare a soluzioni soddisfacenti considerando i vari interessi in gioco.
La società in questione, a seguito di varie procedure di accertamento – ad opera dell’Ufficio di Casoria – e di riscossione di somme iscritte a ruolo – ad opera di Equitalia – ha chiesto all’Agenzia delle Entrate di essere ammessa alla procedura di concordato preventivo con proposta di transazione fiscale, spalmando i debiti nei confronti dell’erario su più anni ed evitando così di dichiarare bancarotta.
La procedura del concordato, approvata dalla Direzione Regionale delle Entrate su proposta dell’Ufficio di Casoria, ha permesso allo Stato di recuperare buona parte delle somme che, in caso di fallimento, sarebbe stato difficile ottenere e, alla società, di evitare il fallimento, continuare nell’attività produttiva e difendere i livelli occupazionali, accedendo anche alla cassa integrazione guadagni (Cig).
Entro il 2013, quindi, la società dovrà pagare circa 1,4 milioni di euro in base alla transazione fiscale stabilita dal piano concordatario messo a punto dal curatore fallimentare in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, che ha suddiviso il debito in varie classi: Erario, Inps Inail e creditori chirografari.
In caso di bancarotta, infatti, la liquidazione dei debiti avrebbe richiesto tempi più lunghi e una minore tempestività e remuneratività, in quanto il credito erariale complessivo sarebbe stato difficilmente recuperabile.
Inoltre si è tenuto conto anche degli interessi coinvolti nella gestione della crisi quali, ad esempio, la difesa dell’occupazione, la continuità dell’attività produttiva, i debiti complessivi dell’impresa.
“La transazione fiscale – afferma il Direttore Regionale delle Entrate, Enrico Sangermano – è uno strumento efficace, seppur da utilizzare con molta cautela e solo in casi di crisi economica di settori specifici, poiché permette allo Stato di incassare il dovuto senza passare per le procedure fallimentari, incerte e molto lunghe.
Questo caso conferma che la collaborazione e il dialogo tra fisco e imprese in difficoltà premia sempre e tutela anche gli aspetti sociali a cui l’Agenzia presta la dovuta attenzione”.
(Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate della Campania, nota del 08/07/2010)
E’ legittimo il rinvio all’accordo sindacale. Va inteso correttamente stipulato l’accordo sindacale nel quale si fa espresso rinvio al verbale ispettivo che ha rilevato l’impiego di lavoratori “in nero”.
Si deve, infatti, considerare adempiuto l’obbligo di cui al comma 1193 (“il datore di lavoro indica le generalità dei lavoratori che intende regolarizzare”) anche qualora si faccia riferimento al verbale ispettivo dal quale risultano i dati necessari all’individuazione dei lavoratori interessati alla procedura di emersione.
Nel momento dell’accordo sindacale, dovranno essere indicati anche i nominativi di quei lavoratori che, in base all’accertamento ispettivo, non risultano correttamente impiegati al lavoro pur se gli stessi abbiano già espresso formale diniego all’assunzione.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 08/07/2010)
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili ha pubblicato oggi (08 luglio 2010), sul proprio sito www.cndcec.it, le seguenti massime:
Cessazione materia del contendere (Massima 5 marzo 2009, n. 11)
Il venir meno dell’interesse ad impugnare e dello stato di “soccombenza” del professionista, a seguito della rettifica del provvedimento disciplinare emesso dall’Ordine locale, determina la cessazione della materia del contendere.
Parere congruità parcelle (Massima 14 maggio 2009, n. 21)
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili non ha competenze a decidere in merito alle doglianze relative alla liquidazione di parcelle professionali.
Ricorsi terzo esponente (Massima 18 giugno 2009, n. 25)
La legittimazione a ricorrere al Consiglio Nazionale avverso le decisioni dei Consigli degli Ordini locali spetta al Pubblico Ministero ed all’interessato e non a terzi, i cui interessi possono, se del caso, trovare tutela attraverso l’impugnativa del Pubblico Ministero.
Inoltre, secondo la Massima 16 luglio 2009, n. 31: La legittimazione a ricorrere al Consiglio Nazionale avverso le decisioni assunte all’esito di un procedimento disciplinare spetta al Pubblico Ministero e all’”interessato”, vale a dire al professionista nei cui confronti è stato aperto o si sarebbe potuto aprire il procedimento disciplinare; tale legittimazione non è invece riconosciuta, ai sensi dell’art. 55 cit., al denunciante, i cui interessi possono, se del caso, trovare tutela attraverso l’impugnativa del Pubblico Ministero.
L’interessato ed il pubblico ministero possono proporre ricorso al Consiglio Nazionale nel termine perentorio di trenta giorni dalla notificazione della delibera dell’Ordine locale.
E’ inammissibile il ricorso pervenuto al Consiglio Nazionale oltre il termine perentorio di trenta giorni previsto dall’Ordinamento professionale.
Infine, secondo la Massima 17 settembre 2009, n. 37: La legittimazione a ricorrere al Consiglio Nazionale avverso le decisioni dei Consigli degli Ordini locali spetta al Pubblico Ministero ed all’interessato, e non a terzi, i cui interessi possono, se del caso, trovare tutela attraverso l’impugnativa del Pubblico Ministero.
Iscrizioni albo/registro del tirocinio
Massima 5 marzo 2009, n. 9: E’ irricevibile il ricorso pervenuto al Consiglio Nazionale oltre il termine perentorio di trenta giorni previsto dall’Ordinamento professionale.
Massima 14 maggio 2009, n. 19: A far data dal 1° gennaio 2008, è inibito, per i laureati in Scienze politiche del vecchio ordinamento, l’accesso alla professione di Dottore Commercialista ed Esperto Contabile.
Massima 16 luglio 2009, n. 36: Il titolo di “dottore commercialista” non può essere attribuito agli iscritti nella sezione A dell’Albo unico, già iscritti nell’Albo dei ragionieri e periti commerciali, cui spetta il titolo di “ragioniere commercialista”.
Massima 15 ottobre 2009, n. 43: I ragionieri e periti commerciali hanno diritto all’iscrizione nel nuovo Albo (sezione A) solo se si sono abilitati con il nuovo esame di stato prescritto dalla legge 12 febbraio 1992, n. 183 e dal decreto ministeriale 8 ottobre 1996, n. 622.
Infine, in materia di provvedimenti disciplinari, il CNDCEC ha pubblicato una serie di massime del 2009, tra cui:
Massima 14 maggio 2009, n. 20
Il termine quinquennale di prescrizione dell’azione disciplinare decorre dal giorno della consumazione del fatto, ovvero, se questo costituisce anche reato per cui sia stato promosso procedimento penale, dalla data di definizione dello stesso con sentenza irrevocabile.
Il termine di prescrizione dell’azione disciplinare non decorre nel caso in cui sia iniziato, a carico dell’incolpato, un procedimento penale, e tale effetto interruttivo permane per tutto il tempo in cui il procedimento penale abbia corso.
A norma degli artt. 445 e 653 c.p.c. le sentenze di applicazione della pena su richiesta delle parti hanno efficacia di giudicato nei giudizi disciplinari che si svolgono davanti alle pubbliche autorità – e quindi anche nei giudizi disciplinari a carico di professionisti – quanto all’accertamento del fatto, oltre che alla rispettiva illiceità penale, ed alla affermazione che l’imputato lo ha commesso.
Massima 14 maggio 2009, n. 22
In materia di obbligo di aggiornamento e formazione, l’autocertificazione è un mezzo valido di documentazione dell’attività di formazione svolta solo se l’Ordine non ha previsto delle modalità diverse di certificazione delle presenze presso i convegni organizzati dall’Ordine stesso.
Massima 16 luglio 2009, n. 32
Sia sul cliente che sul professionista gravano i doveri generali di correttezza e buona fede che, tra l’altro, impongono di prendere nella giusta considerazione gli interessi dell’altro nell’esecuzione del contratto evitando di aggravare con inutili formalismi o con atteggiamenti inutilmente polemici o puntigliosi gli obblighi reciproci.
Il professionista è dunque tenuto ad agevolare la presa in possesso da parte del suo ex cliente della relativa documentazione e quest’ultimo a non aggravare le operazioni di restituzione.
Massima 16 luglio 2009, n. 35
Il contratto di prestazione d’opera intellettuale può essere concluso anche in assenza di un patto tra le parti sugli onorari. Ed infatti, una volta che risulta, anche solo per fatti concludenti, la volontà di una parte di affidare al professionista lo svolgimento di una attività professionale e l’accettazione di quest’ultimo a prestarla, la determinazione del compenso è un elemento che, anche se non stabilito dai contraenti, può essere altrimenti desunto dalla legge o determinato dal giudice senza che ciò influisca sul vincolo contrattuale.
Massima 12 novembre 2009, n. 53
E’ tempestivo il ricorso avverso una decisione assunta dal Consiglio dell’Ordine territoriale che non sia stata ritualmente notificata.
E’ illegittima la delibera adottata in violazione dei principi del contraddittorio e della partecipazione al procedimento amministrativo per non essere stato l’incolpato ritualmente informato dell’avvio del procedimento disciplinare ed invitato a discolparsi.
Nel vigore della disciplina dettata dal D.P.R. n. 1068 del 1953, l’omesso pagamento dei contributi non comporta la automatica radiazione dell’iscritto ma la sospensione dello stesso fino al momento della corresponsione, salvo l’avvio, nel caso in cui non abbia provveduto al versamento degli importi dovuti, di un ulteriore procedimento disciplinare a suo carico trascorso un anno dalla notifica del provvedimento di sospensione ed accertata la grave compromissione della sua reputazione o della dignità della professione.
E’ illegittima per grave carenza istruttoria e per insufficienza della motivazione la delibera che statuisce la radiazione dell’iscritto senza il previo accertamento che il comportamento dello stesso abbia comportato grave compromissione della reputazione e dignità professionale.
E’ inammissibile la richiesta di iscrizione nell’Elenco speciale avanzata, per la prima volta, presso il Consiglio Nazionale, in sede di impugnazione di una delibera emessa dal Consiglio dell’ordine territoriale.
– Crediti verso la pubblica amministrazione: Si potrà effettuare la compensazione
Tra le novità previste dagli emendamenti alla manovra correttiva presentata in Commissione Bilancio al Senato è emersa la possibilità di compensare i crediti con la Pubblica Amministrazione con i debiti iscritti a ruolo.
Tale novità avrà effetto dal 1° gennaio 2011 per i crediti non prescritti, certi liquidi ed esigibili, che le imprese hanno nei confronti di Regioni, enti locali e enti del servizio sanitario nazionale.
– Deduzione Irap: Consulta niente da fare per adesso
La Corte Costituzionale, con l’ordinanza n. 242 del 7 luglio 2010, ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità sollevata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Prato sulla mancata (integrale) deducibilità dell’I.R.A.P. dalla base imponibile IRES.
– Deduzione costi in Paesi black list: L’interesse economico costituisce ampia prova
La Commissione Tributaria Regionale di Ancona, con una sentenza depositata il 22 giugno, ha stabilito che possono essere dedotti i costi sostenuti in Paesi black list nel caso in cui l’effettivo interesse dell’impresa a portare a termine una determinata operazione commerciale sia dimostrato dalla realizzazione di utili, a prescindere dalla evidenziazione della maggiore convenienza.