Source: http://www.migrantitorino.it/?p=20864
Timestamp: 2013-06-18 06:51:41+00:00
Document Index: 181819380

Matched Legal Cases: ['art.14', 'art. 16', 'art. 15', 'art. 15', '§ 4', 'art.14', 'art. 14', 'art. 13', 'art.5', 'sentenza ', '§ 1', 'art. 5', '§ 5', 'art.5', 'art.3', 'art. 14']

Dall’accoglienza alla detenzione amministrativa: gli effetti di uno stato di emergenza permanente | Migranti Torino
Scritto da Redazione il 18 January 2012 in Asilo, Leggi & Decreti, Notizie e appuntamenti, Nuova legge immigrazione
1. Nuovi profili della detenzione amministrativa. In base al Considerando 16 della Direttiva comunitaria 2008/115/CE, che dopo la scadenza del termine di attuazione (25 dicembre 2010) ha acquistato una precisa portata precettiva sul piano del diritto interno, “ il ricorso al trattenimento ai fini dell’allontanamento dovrebbe essere limitato e subordinato al principio di proporzionalità con riguardo ai mezzi impiegati e agli obiettivi perseguiti. Il trattenimento è giustificato soltanto per preparare il rimpatrio o effettuare l’allontanamento e se l’uso di misure meno coercitive è insufficiente”. L’art.14 della Direttiva sui rimpatri suggella il carattere residuale della detenzione amministrativa, in quanto il trattenimento risulta applicabile solo quando “non possano essere efficacemente applicate altre misure sufficienti ma meno coercitive”. Nei casi in cui sia evidente la impossibilità di procedere al rimpatrio forzato, come ad esempio dopo periodi di trattenimento in carcere o nei CIE, seguiti dalla rimessione in libertà, con l’intimazione a lasciare entro 7 giorni il territorio nazionale, o quando manca la collaborazione dei consolati dei paesi di provenienza nel fornire i documenti di viaggio, la detenzione amministrativa degli stranieri irregolari rimane dunque priva di fondamento legale. La stessa Direttiva comunitaria stabilisce poi, con il Considerando 17, che i cittadini dei paesi terzi trattenuti dovrebbero essere trattati “in modo umano e dignitoso, nel pieno rispetto dei loro diritti fondamentali”. In base allo stesso Considerando il trattenimento dovrà avvenire «di norma» negli appositi centri di permanenza temporanei, salvi casi eccezionali in cui è data facoltà allo Stato di trattenere gli immigrati in attesa di allontanamento in un istituto penitenziario, avendo in tal caso cura di assicurare che siano ivi tenuti separati dai detenuti ordinari (art. 16 par. 1). Secondo l’art. 15 della Direttiva, il trattenimento dell’immigrato irregolare sottoposto ad una procedura di espulsione dovrebbe avere la durata più breve possibile ed è soggetto a riesame “ad intervalli ragionevoli” su richiesta dello straniero o d’ufficio, dovendo comunque cessare allorché risulti che «non esiste più alcuna prospettiva ragionevole di allontanamento per motivi di ordine giuridico o per altri motivi o che non sussistono più le condizioni di cui al paragrafo 1» (art. 15 § 4); Evidente a questo punto il contrasto tra l’art.14 dell’attuale testo unico n.286 del 1998, come novellato dal decreto legge del 17 giugno 2011 poi convertito con la legge 2 agosto 2011 n.129 e le corrispondenti previsioni vincolanti della direttiva comunitaria 2008/115/CE in materia di trattenimento e successive proroghe della detenzione amministrativa.
Quanto avvenuto nel corso del 2011 nei centri di identificazione ed espulsione, oltre che nei tre CIET ( centri di identificazione ed espulsione temporanei ) creati con l’OPCM ( Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri, uno strumento tipico dell’ultima stagione dell’”emergenza immigrazione”) n. 3935 del 21 aprile 2011 a Kinisia ( Trapani), Santa Maria Capua Vetere (Caserta) e Palazzo San Gervasio ( Potenza), dimostra senza possibilità di smentita, ed è confermato anzi dai numerosi video facilmente reperibili in rete, e dalle testimonianze di quegli avvocati che sono riusciti ad avere accesso ai detenuti, come le autorità italiane abbiano costantemente violato sia la normativa vigente in tema di art. 14 del T.U. 286 del 1998 ( e delle garanzie derivanti dall’art. 13 della Costituzione), che le prescrizioni di natura vincolante contenute nella direttiva 2008/115/CE in materia di rimpatri.
La Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’uomo stabilisce infatti, all’art.5, che “ogni persona ha diritto alla libertà e alla sicurezza. Nessuno può essere privato della libertà, salvo che nei casi seguenti e nei modi prescritti dalla legge: (omissis) … se si tratta dell’arresto o della detenzione regolari di una persona per impedirle di entrare irregolarmente nel territorio, o di una persona contro la quale è in corso un procedimento d’espulsione o d’estradizione“. Occorre dunque considerare che una detenzione arbitraria può rilevare sul piano del diritto internazionale, e di conseguenza anche a livello nazionale, per effetto del richiamo al diritto internazionale contenuto negli articoli 10 e 11 della Costituzione. Nel caso Zečiri c. Italia, sentenza della Corte Europea die diritti dell’uomo, del 4 agosto 2005 (ric. n. 55764/00), il ricorrente, dopo aver scontato la pena ad un anno e due mesi di carcere, veniva trattenuto in un centro di permanenza temporanea in attesa dell’esecuzione dell’ordine di espulsione che, sulla base di una precedente decisione del tribunale già annullata dalla Cassazione, avrebbe dovuto sostituire la pena. Il ricorrente lamentava perciò l’illegalità della misura restrittiva della libertà personale ingiustamente subìta, nonché l’assenza di un rimedio idoneo ad ottenere la riparazione dell’errore giudiziario. Secondo la Corte europea non può considerarsi “scusabile” l’errore commesso dalle autorità italiane, in quanto esse sono tenute a conoscere le decisioni delle giurisdizioni e conclude nel senso della violazione del § 1 dell’art. 5 della CEDU. Il giudice di Strasburgo dichiara altresì l’avvenuta violazione del § 5 del medesimo articolo: il ricorrente non disporrebbe infatti di alcun mezzo per ottenere “con un sufficiente grado di certezza” la riparazione per l’illegittimo trattenimento, esattamente come avviene per i tunisini che vengono rimpatriati dall’Italia sulla base di procedure che appaiono prive di basi legali alla luce della Direttiva 2008/115/CE, dell’art.5 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’uomo e in taluni casi idonee ad integrare gli estremi dei “trattamenti inumani o degradanti” vietati dall’art.3 della stessa CEDU. La stessa giurisprudenza della CEDU potrebbe trovare adesso applicazione in tutti i casi nei quali gli immigrati irregolari venissero trattenuti nei CIE in contrasto con le disposizioni vincolanti della direttiva 2008/115/CE. 2. La detenzione amministrativa dopo la legge 129 del 2 agosto 2011. La legge 129 del 2011 approvata il 2 agosto scorso, modifica sostanzialmente l’articolo 14 del Testo Unico sull’immigrazione, che riguarda la detenzione amministrativa. Secondo il nuovo comma 1 dell’art. 14 Quando non è possibile eseguire con immediatezza l’espulsione mediante accompagnamento alla frontiera o il respingimento, a causa di situazioni transitorie che ostacolano la preparazione del rimpatrio o l’effettuazione dell’allontanamento, il questore dispone che lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente necessario presso il centro di identificazione ed espulsione più vicino, tra quelli individuati o costituiti con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Tra le situazioni che legittimano il trattenimento rientrano, oltre a quelle indicate all’articolo 13, comma 4-bis, anche quelle riconducibili alla necessità di prestare soccorso allo straniero o di effettuare accertamenti supplementari in ordine alla sua identità o nazionalità ovvero di acquisire i documenti per il viaggio o la disponibilità di un mezzo di trasporto idoneo.
3. La detenzione amministrativa dei richiedenti asilo. E dai CIE non si salva neppure chi presenta la richiesta d’asilo. Come ricordava Guido Savio dell’ASGI, nel commentare una mancata convalida di un Giudice di pace di Torino, in base alla prassi invalsa presso la Questura di Agrigento i migranti sbarcati a Lampedusa sono stati trattenuti nel Centro dell’isola, o trattenuti su navi, o inviati in giro per l’Italia, in condizioni di totale restrizione della libertà personale , per svariati giorni o settimane, prima che fossero adottati provvedimenti di espulsione o, più frequentemente, di respingimento. In questi casi i termini della convalida sono stati illegittimamente fatti decorrere dalla data di adozione dei provvedimenti, senza computare nei termini i periodi antecedenti. E ciò in violazione degli artt. 14, co. 3 e 4, D. Lgs. 286/98 e 13 Cost.
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