Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-12657-del-17-06-2016
Timestamp: 2020-08-12 10:05:12+00:00
Document Index: 152741040

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art.380', 'art. 376', 'art. 375', 'art. 14', 'art. 101', 'art. 111', 'art. 5', 'Cass. Sez. ', 'art. 39', 'art. 2729', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ']

Sentenza Cassazione Civile n. 12657 del 17/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12657 del 17/06/2016
Cassazione civile sez. VI, 17/06/2016, (ud. 12/05/2016, dep. 17/06/2016), n.12657
sul ricorso 3522-2014 proposto da:
P.M., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in
avverso la sentenza n. 294/2013 della COMMISSIONE TRIBUNALE REGIONALE
di NAPOLI del 13/05/2013, depositata il 03/06/2013;
La CTR di Napoli ha accolto l’appello dell’Agenzia – appello proposto contro la sentenza n. 54/05/2012 della CTP di Napoli che aveva accolto il ricorso di P.M. – ed ha così confermato l’avviso di accertamento concernente IRPEF per l’anno 2006 avviso consequenziale a quello (con il quale si era accertata l’omessa contabilizzazione di ricavi, corrispondenti ai finanziamenti risultanti come effettuati dai soci; l’appostazione di ammortamenti in eccesso; la detrazione di costi non di competenza perchè relativi all’esercizio 2005) emanato nei confronti della società “SIM-Edil sas” (di cui il contribuente risultava socio) ai fini della tassazione (“per trasparenza”) dei maggiori redditi imputabili ai fini IRPEF anche ai soci dei maggiori ricavi accertati in capo alla menzionata società.
Il ricorso – ai sensi dell’art.380 bis cpc assegnato allo scrivente relatore, componente della sezione di cui all’art. 376 c.p.c. – può essere definito ai sensi dell’art. 375 c.p.c..
Con il primo motivo di ricorso (centrato sulla violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14 e dell’art. 101 c.p.c. insieme con l’art. 111 Cost., comma 1) la parte ricorrente si duole che vi sia stata violazione della regola del necessario contraddittorio (correlata all’unitarietà dell’accertamento che concerne i redditi della società di persona e quello da partecipazione dei soci), violazione non sanata per effetto della “sostanziale riunione” che la CTR riteneva di avere fatto nel secondo grado di giudizio, nel mentre in primo grado le controversie erano rimaste separate.
Non vi è dubbio, perciò, che si sia realizzato quel sostanziale contraddittorio tra le parti necessarie (con la connessa unitaria trattazione dei processi, nel quadro di una omogenea applicazione delle regole di trattazione e decisione) che è la conseguenza dell’unitarietà dell’accertamento che riguarda l’ente società di persona, per effetto del sistema di accertamento “per trasparenza” configurato nell’art. 5 T.U. per le imposte sui redditi.
riferendosi a quanto dal medesimo collegio della CTR ritenuto a proposito dell’impugnazione del provvedimento relativo alla società “SIM-Edil” – si duole della impugnata pronuncia per avere il giudicante ritenuto (in virtù del riferimento giudicato richiamato) determinante ai fini dell’adozione della modalità induttiva dell’accertamento il solo fatto del difetto dell’inventario analitico. Viceversa, solo allorquando la società contribuente si fosse resa responsabile di gravi inadempienze contabili e dichiarative (secondo le tassative fattispecie enumerate dalla legge) ovvero di irregolarità formali numerose e ripetute, tali da rendere inattendibili le scritture contabili, sarebbe stato lecito il ricorso al metodo induttivo. D’altronde, la società svolgeva attività avente ad oggetto materiali edili, tanto minuti da non prestarsi ad una inventariazione analitica, sicchè avrebbe dovuto considerarsi adeguato l’inventario concretamente redatto ed esibito. Del pari illegittimo era stato il riferimento all’incongruenza con gli studi di settore e al finanziamento dei soci, i quali ultimi avevano provato di avere altre partecipazioni societarie.
Senza bisogno di evidenziare che il giudicante – nella pronuncia richiamata da quella qui impugnata – ha correttamente tenuto conto dell’elevato valore induttivo di una pluralità di indici certamente idonei – nel loro complesso – a generare la valutazione di incompiutezza ed inadeguatezza delle scritture contabili concretamente redatte dalla parte contribuente, basti qui evidenziare che già il solo fatto della mancata tenuta di un inventario analitico giustifica – nell’indirizzo interpretativo del Supremo Collegio – la legittimità del ricorso al metodo induttivo di accertamento. Si veda Cass. Sez. 1, Sentenza n. 1511 del 11/02/2000:
“In tema di accertamento delle imposte sui redditi, in assenza delle scritture ausiliarie sui reali movimenti di beni per la rivendita nell’anno, comprovanti costi e prezzi di vendita delle merci, l’ufficio può procedere ad accertamento induttivo del reddito di impresa, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 2 ricorrendo a presunzioni prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza dell’art. 2729 c.c. e a fatti noti all’ufficio, come i ricarichi medi per categorie omogenee di merci vendute nell’anno, restando escluso che possa ritenersi sufficiente, al fine di ritenere osservato il dovere di tenuta di scritture analitiche ausiliarie, la registrazione di sintesi del libro degli inventari” (in termini analoghi Cass. Sez. 1, Sentenza n. 13672 del 19/12/1991 e Cass. Sez. 1, Sentenza n. 2613 del 08/03/2000).