Source: https://temi.camera.it/leg18/temi/tl18_lotta_alla_criminalit__organizzata
Timestamp: 2019-02-18 20:53:36+00:00
Document Index: 58261051

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 416', 'art. 416', 'art. 96', 'art. 29', 'art. 1', 'art. 1']

Studi Camera - Giustizia Giustizia Criminalità organizzata
Con l'approvazione della legge n. 161 del 2017 il Parlamento ha riformato il Codice antimafia affidando, inoltre, al Governo una delega per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata, attuata con il decreto legislativo n. 82 del 2018.
Tra gli ulteriori provvedimenti approvati in materia si segnalano, inoltre, l'introduzione di una autonoma disciplina sui testimoni di giustizia (legge n. 6 del 2018), l'inasprimento delle pene per il delitto di associazione mafiosa (legge n. 69 del 2015) e, in tema di rapporto tra associazioni criminali e politica, la riforma del delitto di scambio elettorale politico-mafioso (legge n. 62 del 2014).
Il Parlamento, all'esito di un lungo iter legislativo, ha approvato la legge 17 ottobre 2017, n. 161, di riforma del c.d. Codice antimafia (D.Lgs. n. 159 del 2011).
La tutela del lavoro nelle aziende sottratte alla criminalità
In attuazione della delega prevista dall'art. 34 della legge n. 161 del 2017 il Governo ha emanato il decreto legislativo n. 72 del 2018 che detta norme sulla tutela del lavoro nelle imprese sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata (imprese sottoposte, di conseguenza, ad amministrazione giudiziaria fino alla loro assegnazione), allo scopo di favorire l'emersione del lavoro irregolare ed il contrasto dell'intermediazione illecita e dello sfruttamento del lavoro nonché di consentire, ove necessario, l'accesso all'integrazione salariale e agli altri ammortizzatori sociali.
La riforma prevede, tra l'altro:
in via transitoria, per i lavoratori sospesi dal lavoro o impiegati ad orario ridotto, dipendenti da imprese sequestrate e confiscate sottoposte ad amministrazione giudiziaria (fino all'assegnazione o destinazione e sempre che sia stato approvato il programma di prosecuzione o di ripresa dell'attività), la possibilità, per la durata massima complessiva di 12 mesi nel triennio, di un trattamento di sostegno al reddito pari al trattamento straordinario di integrazione salariale;
per gli anni 2018-2020, in favore dei lavoratori dipendenti "irregolari" (per i quali il datore di lavoro non ha adempiuto in tutto o in parte agli obblighi in materia di lavoro e legislazione sociale), il cui rapporto di lavoro sia stato risolto dall'amministratore giudiziario, in conformità al programma di prosecuzione o di ripresa dell'attività, e che non abbiano i requisiti di anzianità contributiva e lavorativa per accedere all'indennità di disoccupazione, un'indennità mensile della durata di quattro mesi.
Nell'ambito dell'ampio intervento realizzato con la legge n. 69 del 2015, in tema di lotta alla corruzione e riforma del falso in bilancio, il legislatore ha introdotto (articolo 5 della legge) un aumento generalizzato delle pene per il reato di associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.).
Allo scopo di sottolineare le differenze con la disciplina sui collaboratori di giustizia, il Parlamento ha approvato la legge n. 6 del 2018, che detta una normativa speciale integralmente dedicata ai testimoni di giustizia. A tale opzione non ha, tuttavia, corrisposto l'integrale abrogazione delle disposizioni sui testimoni contenute nella normativa quadro in materia - il D.L. n. 8/1991 - cui, invece, viene fatto rinvio per quanto non disciplinato dal provvedimento.
La legge fa proprie gran parte delle proposte che la Commissione parlamentare antimafia, all'esito delle criticità rilevate nel corso delle audizioni svolte, aveva esplicitato nella Relazione sul sistema di protezione dei testimoni di giustizia (DOC XXIII, n. 4) approvata dalla stessa Commissione nella seduta del 21 ottobre 2014. Tra le principali novità previste si segnalano, in particolare:
Inoltre, con l'approvazione della legge n. 19 del 2015, il Parlamento ha escluso che ai condannati per il delitto di scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter c.p.) possano essere concessi benefici carcerari ed ha attribuito alla Direzione distrettuale antimafia le funzioni di pubblico ministero nei relativi procedimenti penali.
Nuove norme sull'efficacia delle white list, gli elenchi provinciali dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa - già disciplinate dalla legge 190/2012 - erano state dettate dal D.L. n. 90 del 2014, in via transitoria, cioè fino all'attivazione della banca dati nazionale unica della documentazione antimafia prevista dall'art. 96 del Codice antimafia. L'art. 29 del decreto-legge chiarisce che la consultazione telematica delle white list da parte delle stazioni appaltanti è equiparata, oltre che all'informazione antimafia, anche alla comunicazione antimafia.
Il Parlamento ha approvato la legge n. 105 del 2017, volta a rafforzare gli strumenti penali contro le intimidazioni ai danni degli amministratori locali, in ragione del loro mandato. Tali atti assumono spesso connotati tipici delle intimidazioni di stampo mafioso sia nelle modalità che nelle finalità, in quanto volti a condizionare l'operato dell'amministrazione. Il provvedimento ha origine dal lavoro svolto dalla Commissione parlamentare di inchiesta su tale fenomeno che, istituita al Senato il 3 ottobre 2013, ha terminato i suoi lavori il 26 febbraio 2015 con l'approvazione all'unanimità di una relazione finale.
E', infine, affidato a un decreto del Ministro dell'interno l'obiettivo sia di favorire la migliore attuazione delle misure di prevenzione e di contrasto che di definire la composizione e le modalità di funzionamento dell'Osservatorio sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali, già istituito con il DM Interno 2 luglio 2015. Oltre alla tenuta di un'apposita banca dati sul fenomeno, all'Osservatorio è affidata la promozione di studi per la formulazione di proposte legislative e di iniziative di supporto di amministratori locali vittime di intimidazioni nonché di iniziative di promozione della legalità, con particolare riferimento alle giovani generazioni.
La legge di stabilità 2014 (legge n. 147 del 2013, art. 1, comma 443), intervenendo sul Codice antimafia, ha dettato disposizioni sulla tutela dei terzi di buona fede per crediti anteriori al sequestro antimafia, prevedendo in particolare:
La legge di stabilità 2016 (legge n. 208 del 2015, art. 1, commi da 192 a 198) ha previsto una serie di misure volte a preservare e valorizzare i beni, anche aziendali, sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.
La legge n. 205 del 2017, legge di bilancio 2018, ha ancor più di recente stabilito: