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Timestamp: 2018-04-25 13:58:33+00:00
Document Index: 592700

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 10']

I controlli automatizzati sul modello 770 non provano l’omesso versamento dei contributi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n.17710 del 28 aprile scorso, è tornata nuovamente sulla questione spinosa degli omessi versamenti delle ritenute previdenziali e la presentazione del modello 770: per i giudici di legittimità i controlli automatizzati sul citato modello non sono, da soli, una prova sufficiente per la condanna prevista per l’omesso versamento delle ritenute previdenziali.
Un imprenditore ha proposto ricorso avverso la sentenza della Corte d’appello messa nel marzo del 2014, con cui veniva confermata la sentenza emessa dal Tribunale ordinario, che lo aveva condannato alla pena di 7 mesi di reclusione, oltre alle pene accessorie di legge, per aver omesso di versare nel termine di legge le ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituti relative ad emolumenti erogati nell’anno 2005, per un importo pari ad € 52.558,00.
Nel ricorso in Cassazione, l’imprenditore, ritiene che nel suo caso vi sia stata un erronea applicazione della legge penale in punto di ritenuta sussistenza del reato di cui all’art. 10 bis, del D.Lgs. n. 74 del 2000.
In sintesi, la censura investe l’impugnata sentenza per aver confermato la responsabilità penale del ricorrente pur in assenza di elementi che consentissero di ritenere sussistenti gli elementi oggettivi e soggettivi del reato; nel ricorso si sostiene che:
da una parte che l’imprenditore non sarebbe stato posto nelle condizioni di verificare l’esattezza della richiesta dell’istituto in merito alla quantificazione delle ritenute omesse, non essendo certo l’importo esattamente dovuto (a fronte dei conteggi eseguiti sulla base della comunicazione inviata, sostiene il ricorrente, l’importo dovuto era pari a 38.560,00 euro, laddove l’Istituto aveva indicato un importo di € 52.558,00 frutto di un controllo automatico), non avendo l’istituto stesso eseguito alcuna verifica effettiva, donde l’incertezza del risultato raggiunto;
dall’altra parte, l’Agenzia delle Entrate aveva eseguito la comunicazione in un momento in cui il ricorrente non era più il legale rappresentante della società che, nel frattempo, aveva anche mutato la sede, con conseguente impossibilità del ricorrente di verificare l’esattezza della richiesta dell’Ufficio, né provvedere a pagare in prima persona quanto dovuto, donde sarebbe anche mancante il relativo elemento psicologico del delitto contestato.
Nel ricorso, inoltre, viene citata la questione di una recente decisione della Cassazione che ha affermato che nel reato de quo la prova del rilascio ai sostituiti delle certificazioni attestanti le ritenute effettivamente operate non può essere costituita dal solo contenuto della dichiarazione mod. 770 proveniente dal datore di lavoro; nel caso in esame, dunque, essendo stata tratta la prova esclusivamente sulla base dei controlli automatizzati eseguiti dall’Ufficio finanziario anziché sulla base delle ritenute certificate, il reato non sarebbe configurabile.
Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, venne abolita ogni sanzione penale per l’omesso versamento delle ritenute, come pacificamente riconosciuto dalla giurisprudenza, mentre restò in vigore la sanzione di cui all’art. 13, comma 1, del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, che prevede la sanzione amministrativa pari al 30% di ogni importo non versato.
Successivamente, però, il legislatore con l’art. 1, comma 414, della Legge 30 dicembre 2004, n. 311, inserì nel D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, l’art. 10-bis, che ora sanziona “chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti”.
La nuova norma penale presenta una differenza sostanziale rispetto a quella precedente contenuta nella Legge n. …
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