Source: https://fiscomania.com/vendite-a-domicilio/
Timestamp: 2020-05-26 08:59:40+00:00
Document Index: 8644677

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 69', 'art. 5', 'art. 44', 'art. 2', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 4', 'art. 35', 'art. 22', 'art. 2', 'art. 2', '§ 2', 'art. 3', 'art. 2']

Vendite a domicilio: trattamento fiscale dei compensi - Fiscomania
Home Redditi Esteri Lavoro Autonomo Vendite a Domicilio: disciplina civilistica e fiscale
Qual’è la disciplina fiscale delle vendite a domicilio? Quando si è obbligati ad aprire partita IVA, e in quali casi l’attività è considerata “occasionale”?
L’attività di vendita domicilio è una particolare forma di vendita al dettaglio che si svolge tramite la raccolta di ordini di acquisto effettuata presso il luogo in cui si trova il consumatore.
Si tratta di una particolare forma di commercio promosso da un incaricato che effettua la vendita a domicilio, con o senza vincolo di subordinazione. Questi promuove direttamente o indirettamente, la raccolta di ornativi di acquisto presso privati consumatori per conto di imprese che esercitano la vendite diretta a domicilio.
Considerata la particolarità di questa tipologia di vendita, vediamo di seguito la disciplina civilistica e fiscale delle vendite a domicilio.
Vendite a Domicilio: disciplina civilistica
Vendite a Domicilio:rapporto tra impresa affidante e incaricato alla vendita a domicilio
Vendite a domicilio: disciplina fiscale
Incaricati alla vendita da agenti
Agenti incaricati della promozione di affari a domicilio
Vendite a Domicilio: soggettività passiva IVA
Distinzione rispetto alle vendite a distanza
Vendita a domicilio: disciplina Iva
Vendita a Domicilio: contributi previdenziali
Esclusione dall’iscrizione all’INAIL
Vendite a distanza e disciplina IRAP
La disciplina delle vendite dirette a domicilio è contenuta nella Legge n. 173/2005, che integra quanto già previsto dagli artt. 19, 20 e 22 del DLgs. 31.3.98 n. 114.
In base all’art. 1 co. 1 della Legge n 173/2005, si intendono per:
vendita diretta a domicilio, la forma speciale di vendita al dettaglio e di offerta di beni e servizi, di cui all’art. 19 del DLgs. 114/98, effettuate tramite la raccolta di ordinativi di acquisto presso il domicilio del consumatore finale o nei locali nei quali il consumatore si trova, anche temporaneamente, per motivi personali, di lavoro, di studio, di intrattenimento o di svago;
incaricato alla vendita diretta a domicilio, colui che, con o senza vincolo di subordinazione, promuove, direttamente o indirettamente, la raccolta di ordinativi di acquisto presso privati consumatori per conto di imprese esercenti la vendita diretta a domicilio.
L’attività di vendita diretta a domicilio può essere svolta dal soggetto in possesso:
del tesserino di riconoscimento di cui all’art. 19 co. 5 e 6 del DLgs. 114/98 (che deve essere restituito nel caso in cui l’incarico per la vendita a domicilio sia oggetto di rinuncia o revoca);
dei requisiti di onorabilità di cui all’art. 19 co. 4 del DLgs. n 114/1998.
Sussistenza del vincolo di subordinazione
All’incaricato con vincolo di subordinazione si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro applicato dall’impresa esercente la vendita diretta.
Assenza del vincolo di subordinazione
Ai sensi dell’art. 3 co. 2 e 3 della L. 173/2005, l’attività di vendita diretta a domicilio senza vincolo di subordinazione può essere esercitata:
come oggetto di una obbligazione assunta con contratto di agenzia;
oppure senza necessità di stipulare un contratto di agenzia, da soggetti che svolgono l’attività in maniera abituale, ancorché non esclusiva, o in maniera occasionale, purché incaricati da una o più imprese.
Vendite a domicilio in forma occasionale
Rispetto a quest’ultima figura, nella risposta all’interpello 11.5.2007 n. 16, il Ministero del Lavoro ha precisato che l’incaricato opera a fronte di una semplice autorizzazione dell’impresa, non in forza di un mandato obbligatorio assunto stabilmente.
Egli non assume, quindi, alcun obbligo di svolgere attività promozionale, non ha diritto di esclusiva sulla zona di esecuzione del rapporto, né è soggetto a vincoli di durata della prestazione o di raggiungimento di risultati di vendita.
Il chiarimento trova conferma nell’art. 69 co. 5-bis del DLgs. 26.3.2010 n. 59 secondo cui l’attività dell’incaricato alla vendita a domicilio è estranea al rapporto di agenzia fintanto che l’incaricato operi, in assenza di esclusiva di zona e di vincoli di durata della prestazione, a fronte della semplice autorizzazione scritta e senza aver assunto contrattualmente nei confronti dell’impresa affidante alcun obbligo vincolante di svolgere attività promozionale.
In presenza di tali requisiti, da accertarsi in concreto, il venditore può essere inquadrato come “incaricato abituale alla vendita“, senza necessità di ricorrere ad un contratto di agenzia.
L’incarico di vendita diretta a domicilio senza vincolo di subordinazione:
Deve essere provato per iscritto e contenere l’indicazione dei diritti e degli obblighi delle parti;
Comporta l’obbligo di applicare gli accordi economici collettivi di settore.
Ai sensi dell’art. 5 della L. 173/2005, è vietata la promozione e la realizzazione:
Il rapporto tra l’impresa affidante e l’incaricato alla vendita a domicilio è disciplinato dagli artt. 3 e 4 della L. n. 173/2005.
I rapporti tra l’impresa e il venditore con contratto di lavoro subordinato
All’incaricato alla vendita diretta a domicilio con vincolo di subordinazione si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro applicato dall’impresa esercente la vendita diretta.
I rapporti tra l’impresa e il venditore con contratto di lavoro autonomo
L’attività di vendita diretta a domicilio senza vincolo di subordinazione può essere esercitata:
Anche con un contratto di agenzia;
In maniera abituale (ancorché non esclusiva) o in maniera occasionale;
E’ considerata di carattere occasionale l’attività che comporta il conseguimento di un reddito annuo, derivante dalla stessa, non superiore a 5.000,00 euro.
Gli obblighi di acquisto di materiali o beni
Nei confronti dell’incaricato alla vendita a domicilio non può essere stabilito alcun obbligo di acquisto:
Di un qualsiasi ammontare di materiali o di beni commercializzati o distribuiti dall’impresa affidante, ad eccezione dei beni e dei materiali da dimostrazione strumentali alla sua attività che per tipologia e quantità sono assimilabili ad un campionario;
Di servizi forniti, direttamente o indirettamente, dall’impresa affidante, non strettamente inerenti e necessari all’attività commerciale in questione, e comunque non proporzionati al volume dell’attività svolta.
La retribuzione del venditore
Il venditore è retribuito mediante provvigioni sugli affari che, accettati, hanno avuto regolare esecuzione. La misura delle provvigioni e le relative modalità di corresponsione devono essere stabilite per iscritto.
Gli obblighi contributivi nelle vendite a domicilio
Resta ferma la disciplina contributiva prevista dall’art. 44 co. 2, ultimo periodo, del DL 30.9.2003 n. 269, convertito nella L. 24.11.2003 n. 326. Si tratta dell’obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS, ex art. 2 co. 26 della L. 8.8.95 n. 335, al superamento del reddito annuo di 5.000,00 euro, derivante da attività di vendita a domicilio svolte in forma non subordinata, e di pagamento dei relativi contributi.
Le provvigioni corrisposte per le prestazioni rese dagli incaricati alle vendite a domicilio sono assoggettate ad una ritenuta alla fonte a titolo d’imposta con aliquota pari al primo scaglione di reddito (23%) commisurata all’ammontare delle provvigioni percepite, ridotto del 22% a titolo di deduzione forfetaria delle spese di produzione del reddito. Questo è quanto prevede l’articolo 25-bis comma 6 del DPR n 600/73.
Tra i compensi da assoggettare alla ritenuta a titolo d’imposta la C.M. 10.6.83 n. 24 menziona quelli percepiti da “dealers” (soggetti che raccolgono, nel corso delle riunioni indette nei vari domicili di privati consumatori, gli ordinativi di acquisto di alcuni prodotti) e da coloro i quali effettuano la vendita di libri con il sistema “porta a porta“. Relativamente alle provvigioni percepite dai c.d. “dealers“, sono assoggettate alla ritenuta a titolo d’imposta sia i compensi per la pura attività di intermediazione (“provvigioni in senso stretto“) e sia i compensi per gli ulteriori servizi resi dal dealer dopo la conclusione del contratto di vendita (consegna dei beni ed esazione del relativo credito).
La ritenuta a titolo d’imposta si applica anche nei confronti degli incaricati alle vendite a domicilio da parte degli agenti di un’impresa mandante. Questo a condizione che l’attività da loro svolta sia riconducibile tra le prestazioni rese dagli incaricati delle vendite a domicilio in base alla disciplina del settore (R.M. 11.3.89 n. 8/1062).
Le provvigioni sono assoggettate alla ritenuta a titolo d’acconto di cui all’art. 25-bis co. 1 del DPR 600/73, e non già a quella a titolo d’imposta prevista dal successivo comma 6, nei casi in cui l’attività da cui consegue la provvigione sia inerente ad un rapporto di agenzia (art. 25-bis co. 6 ultimo periodo del DPR 600/73, C.M. 10.6.83 n. 24, cap. I, § C e cap. III, § B).
La ritenuta di cui all’art. 25-bis del DPR 600/73, sia essa a titolo d’acconto oppure a titolo d’imposta, va operata all’atto del pagamento della provvigione.
Sono assoggettati a ritenuta anche gli acconti e le anticipazioni della provvigione medesima e ciò anche se gli stessi, in base al principio della competenza fiscale, non sono da ricomprendere tra i componenti positivi che concorrono alla determinazione del reddito d’impresa nel periodo d’imposta in cui vengono percepiti (C.M. 10.6.83 n. 24, cap. III, § C).
Ai sensi dell’articolo 3 della Legge n. 173/2005 l’attività di incaricato alla vendita al domicilio da parte di un soggetto senza vincolo di subordinazione è di carattere occasionale sino al conseguimento di un reddito annuo, derivante da tale attività, non superiore a €. 5.000.
La Risoluzione n. 18/E/2006 dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito che gli incaricati alle vendite a domicilio svolgono attività occasionale. Questo significa che essi non sono soggetti Iva fino al raggiungimento di un reddito annuo, determinato da tale attività, pari a €. 5.000.
Per individuare, poi, il momento a partire dal quale la vendita a domicilio assume la soggettività passiva ai fini IVA, occorre far riferimento alla prima operazione che determina il superamento della soglia.
Da tale data decorre il termine entro il quale gli incaricati devono comunicare l’inizio dell’attività rilevante ai fini Iva, ai sensi dell’articolo 35, e in quanto soggetti passivi d’imposta, adempiere a tutti gli ulteriori relativi obblighi per il periodo in corso e per quelli successivi nei quali continuano l’attività.
Invece, al superamento della soglia di reddito annuo di 5.000 euro, l’attività di vendita a domicilio deve considerarsi di carattere abituale (ris. 18/E/2006), per cui l’incaricato, operando in qualità di soggetto passivo IVA ai sensi dell’art. 4 del DPR 633/72, è tenuto ad applicare l’imposta e ad assolvere i relativi obblighi (fatturazione, registrazione, dichiarazione, ecc.).
Reddito annuo derivante dalla vendita a domicilio
Trattamento delle operazioni effettuate
Non superiore a 5.000 euro
Occasionale NO Esclusione da IVA
Abituale Sì Imponibilità
L’incaricato della vendita a domicilio assume la soggettività passiva ai fini IVA a partire dalla prima operazione che comporta il superamento della soglia di 5.000 euro. Dalla data di effettuazione di tale operazione decorre il termine per la comunicazione di inizio attività ex art. 35 del DPR 633/72.
Analogamente a quanto stabilito ai fini previdenziali, anche ai fini IVA l’imposta deve ritenersi applicabile esclusivamente alle operazioni che determinano la quota di reddito eccedente la suddetta soglia.
Per quanto concerne l’applicazione dell’imposta negli anni successivi a quello in cui è stato superato il limite, l’incaricato non perde la soggettività passiva, anche qualora in un determinato periodo d’imposta realizzi un reddito inferiore a detta soglia. Deve infatti presumersi che “il soggetto che inizia ad esercitare la vendita diretta a domicilio quale attività abituale, anche nella successiva prosecuzione dell’esercizio intenda conferire all’attività i caratteri di sistematicità e continuità che concretizzano i requisiti dell’abitualità” (ris. 18/E/2006).
L’attività non rileva, in ogni caso, ai fini IVA, laddove l’incaricato operi nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato.
Certificazione delle operazioni
Le cessioni di beni effettuate da commercianti al minuto direttamente al domicilio del cliente sono esonerate dall’obbligo di emissione della fattura, salvo che quest’ultima sia richiesta dal cliente (art. 22 co. 1 n. 1 del DPR 633/72).
Le vendite a domicilio sono escluse dall’obbligo di certificazione fiscale soltanto laddove la consegna dei beni oggetto degli ordini non sia contestuale alla raccolta degli ordini stessi (C.M. 4.4.97 n. 97).
Da ciò si è desunto, in dottrina, che, per quanto concerne gli obblighi di certificazione fiscale, la vendita a domicilio con consegna contestuale dei beni (“porta a porta”) debba essere equiparata alla fattispecie della “tentata vendita”. Pertanto, gli incaricati alla vendita a domicilio adempiono l’obbligo di certificazione mediante il rilascio dello scontrino fiscale o della ricevuta fiscale, del documento di trasporto integrato con l’indicazione dell’ammontare dei corrispettivi per tutte le consegne effettuate dal singolo venditore, ovvero, ai sensi dell’art. 2 del DLgs. 127/2015, mediante la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi.
Nell’ipotesi di attività di commercio al dettaglio svolta mediante incaricati “porta a porta“, l’invio telematico dei dati dei corrispettivi, ai sensi dell’art. 2 co. 1 del DLgs. 127/2015, può avvenire, eventualmente, secondo le regole previste per i soggetti che operano con tre o più punti cassa per singolo punto vendita laddove i terminali utilizzati dagli incaricati per memorizzare e inviare i corrispettivi siano collegati a un registratore telematico collocato presso la filiale di riferimento del venditore.
In tal caso, infatti, i terminali, anche se esterni al punto vendita, possono considerarsi quali singoli punti cassa (risposta interpello 53/E/2018).
Con ris. 39/E/2005, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che non sono qualificabili come “vendite a distanza” le cessioni di beni a “privati consumatori” perfezionate tramite propri incaricati nel territorio dello Stato membro UE di destinazione dei beni.
Le “vendite a distanza” presuppongono, infatti, che la spedizione dei beni avvenga successivamente all’effettuazione dell’operazione, ossia una volta che il contratto sia stato già perfezionato. Nell’ambito delle vendite a domicilio, invece, nel significato cui si fa riferimento in questa sede, i beni vengono consegnati all’acquirente contestualmente alla conclusione del contratto, e al di fuori di locali commerciali.
L’articolo 25-bis, comma 6, del DPR n. 600/73, prevede che alle provvigioni corrisposte agli incaricati alle vendite al domicilio, ridotte della deduzione forfettaria del 22%, debba essere applicata una ritenuta a titolo d’imposta del 23% (pari al primo scaglione Irpef).
L’impresa committente, in qualità di sostituto d’imposta è chiamata ad operare una ritenuta al momento del pagamento delle provvigioni all’incaricato (a prescindere dall’attività occasionale o professionale dell’incaricato).
A fronte dell’applicazione di questa ritenuta a titolo di imposta, i venditori a domicilio sono liberati da ogni ulteriore adempimento contabile o dichiarativo.
Ricordiamo, tuttavia, che entro il giorno 16 del mese successivo a quello di pagamento delle provvigioni dovute all’incaricato l’impresa committente è tenuta a versare le ritenute tramite modello F24.
Versamento da effettuare, utilizzando l’apposito codice tributo “1038” nella sezione erario. Indicando il mese di pagamento della prestazione.
Lo stesso committente è chiamato poi, ogni anno, a consegnare a ciascun venditore a domicilio la relativa Certificazione Unica.
Certificazione relativa ai compensi erogati e alle ritenute operate nell’anno precedente.
La disciplina ai fini Iva per l’attività svolta dagli incaricati alle vendite dirette a domicilio è condizionata in maniera determinante dalla modalità di svolgimento della stessa attività.
Infatti se l’attività viene svolta occasionalmente e in modo non professionale per il venditore a domicilio non esiste alcun obbligo ai fini Iva, sia in termini di fatturazione che di registrazione.
Al contrario, nel caso in cui l’attività viene intrapresa in modo abituale, l’incaricato sarà obbligato a soggiacere a tutta la disciplina Iva.
Ai fini previdenziali i venditori a domicilio sono obbligati all’inscrizione presso la Gestione separata Inps. Questo quando il reddito prodotto dall’attività di vendita supera i €. 5.000,00 al netto della deduzione forfetaria del 22%.
La contribuzione è ripartita tra committente (azienda) e percipiente (incaricato), rispettivamente nella misura di 2/3 ed 1/3.
Il versamento dovrà essere eseguito integralmente dall’azienda committente in qualità di sostituto entro il 16 del mese successivo a quello del pagamento delle provvigioni corrispondenti.
Per il versamento dovrà essere utilizzato il modello F24.
I codici tributo da utilizzare sono CXX o C10. Questo a seconda se il soggetto percipiente sia già coperto dal altra forma previdenziale o meno.
Gli incaricati alle vendite a domicilio, rappresentando una figura tipica di intermediari distinti dai collaboratori coordinati e continuativi, non sono tenuti all’iscrizione all’INAIL in quanto tale obbligo è configurabile esclusivamente nei confronti dei lavoratori parasubordinati (interpello Min. Lavoro 25.7.2005 n. 2018).
La C.M. 4.6.98 n. 141/E (§ 2.2) ha indicato, tra i soggetti esclusi dall’IRAP, gli incaricati di vendita a domicilio soggetti alla ritenuta a titolo d’imposta.
In particolare, ad avviso dell’Amministrazione finanziaria, nei confronti di tali soggetti (che di regola svolgono l’attività in modo occasionale) non si individua comunque una base imponibile, anche qualora esercitino l’attività medesima abitualmente e con autonoma organizzazione, non essendo gli stessi tenuti ad adempimenti contabili ai fini delle imposte sui redditi.
Si ritiene che tale impostazione vada aggiornata alla luce dell’evoluzione normativa. Pertanto, così come per le imposte sui redditi, l’inquadramento ai fini IRAP dei compensi percepiti per l’attività di vendita a domicilio dipende dal rapporto che il venditore ha instaurato con l’impresa mandante, come previsto dall’art. 3 della L. 173/2005.
Venditore inquadrato come agente
In tale ipotesi, il venditore a domicilio è potenzialmente soggetto ad IRAP, in quanto esercita abitualmente un’attività diretta alla prestazione di servizi.
Di fatto, però, l’imposta è dovuta soltanto se il venditore è dotato di autonoma organizzazione (ex art. 2 del DLgs. 446/97), parametro da accertare secondo le consuete modalità.
Pertanto, nella generalità dei casi, tali soggetti dovrebbero essere esclusi da IRAP, atteso che, di regola, non si avvalgono, nella loro attività, di lavoro altrui e utilizzano beni strumentali limitati (quali telefono, autoveicolo, personal computer).
Articolo precedenteImmobili Merce: guida fiscale completa
Prossimo ArticoloRiduzione del Capitale per Perdite: la disciplina
Serena Da Boit Aprile 22, 2020 at 0:15
Buongiorno. Sono una venditrice a domicilio. Lo faccio in modo continuativo e quindi ho P. IVA e sono inquadrata come procacciatore d’affari. Non faccio denuncia dei redditi e non detraggo nessuna spesa.
Spero che la gestione sia giusta.
Volevo sapere se nella mia situazione sia possibile aggiungere un codice attività alla mia Partita Iva per servizi alla persona e, se possibile, come e con che costi.
Federico Migliorini Aprile 22, 2020 at 12:48
Serena se è dotata di partita IVA ogni anno ha l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi. Aggiungere codici attività è possibile, per capire gli adempimenti collegati è necessario entrare in dettaglio della sua situazione. Se vuole la nostra assistenza ci scriva in privato e tramite consulenza la aiuteremo ad operare nel modo migliore.