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Timestamp: 2020-08-12 19:21:39+00:00
Document Index: 144366346

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Sentenza Cassazione Civile n. 8461 del 31/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8461 del 31/03/2017
Cassazione civile, sez. lav., 31/03/2017, (ud. 13/12/2016, dep.31/03/2017), n. 8461
sul ricorso 5461/2015 proposto da:
M.P., C.F. (OMISSIS), domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR
CROMODORA WHEELS S.P.A., P.I. (OMISSIS), in persona del legale
GIOIA, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 382/2014 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,
depositata il 27/09/2014 R.G.N. 178/2014;
Con sentenza depositata il 27.9.2014 la Corte d’appello di Brescia rigettava il gravame di M.P. avverso la sentenza del Tribunale della stessa sede che ne aveva respinto, per intervenuta decadenza L. n. 183 del 2010, ex art. 32, comma 4, la domanda volta ad ottenere la declaratoria di illegittimità dei contratti di somministrazione in forza dei quali egli aveva lavorato presso Cromodora Wheels s.p.a. nel periodo dal 9.1.2002 all’11.7.2012, contratti che il lavoratore aveva impugnato solo in data 24.10.2012.
Per la cassazione della sentenza ricorre il M. affidandosi a un motivo. La società resiste con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..
1- Con l’unico motivo di ricorso è prospettata falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, art. 6, come modificato dalla L. n. 183 del 2010, art. 32, in relazione agli artt. 11 e 14 preleggi, per avere la Corte territoriale affermato l’applicabilità, a partire dall’1.1.2012, del termine di decadenza di cui alla L. n. 604 del 1966, novellato art. 6, anche ai contratti di somministrazione stipulati prima dell’entrata in vigore della L. n. 183 del 2010, art. 32, (24.11.2010), sebbene si tratti di norma irretroattiva, come desumibile anche dalla sentenza della Corte costituzionale n. 155/2014 nonchè dalla previsione della L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 39, che ha espressamente previsto l’applicazione del secondo termine di decadenza di 180 giorni ai licenziamenti intimati dopo la data di entrata in vigore di detta legge (e quindi, dopo il 18.7.2012). Nè può invocarsi l’espressa previsione dettata dal comma 4 dell’art. 32 per i contratti a tempo determinato, in quanto fattispecie distinta dai contratti di somministrazione.
3. In ordine al termine di operatività nei confronti dei contratti di somministrazione delle decadenze previste dalla L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 4, questa Corte ha recentemente espresso un orientamento (sentenza n. 2420/2016) in base al quale ha ritenuto che sia le suddette decadenze sia la conseguente proroga di cui al comma 1 bis del medesimo articolo (introdotto dal D.L. n. 225 del 2010, art. 2, comma 54, convertito con modificazioni dalla L. n. 10 del 2011, c.d. decreto “mille proroghe”), si applicano anche ai contratti a termine in somministrazione scaduti alla data di entrata in vigore della legge stessa (24 novembre 2010), senza la necessità di una specifica previsione di deroga all’art. 11 preleggi, atteso che la nuova norma non ha modificato la disciplina del fatto generatore del diritto ma solo il suo contenuto di poteri e facoltà, suscettibili di nuova regolamentazione perchè ontologicamente e funzionalmente distinti da esso e non ancora consumati, dovendosi pertanto escludere ogni profilo di retroattività”.
Invero, la disposizione della legge Fornero invocata dal ricorrente si correla strettamente con la previsione, in forza della medesima legge (comma 38, dell’art. 1), dell’introduzione di un termine più breve per la proposizione dell’azione giudiziaria (o per la richiesta di arbitrato) e, dunque, si è resa necessaria proprio per derogare al principio generale, desumibile dall’art. 11 preleggi, che avrebbe reso applicabile (con decorrenza dall’entrata in vigore della legge, e quindi, dal 18.7.2012) il nuovo termine anche ai licenziamenti precedentemente irrogati. Nello stesso senso, va altresì notato che analoga disposizione è stata dettata dall’art. 1, comma 12, della medesima legge Fornero con riguardo alla novellata sequenza temporale decadenziale introdotta per i contratti a termine, in modo da dilazionare nel tempo l’applicazione di detti termini (120 giorni per l’impugnazione stragiudiziale e 180 giorni per la proposizione del ricorso giudiziale o l’arbitrato) e circoscriverla alle cessazioni di contratti intervenute in data successiva all’1.1.2013.
L’introduzione del nuovo termine di decadenza con efficacia “ex nunc” non determina violazione dell’art. 24 Cost., o dell’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali della UE o degli artt. 6 e 13 CEDU, perchè arco temporale quantitativamente congruo per la conoscibilità della nuova disciplina, attesa che la proroga disposta “in sede di prima applicazione” dal citato comma 1 bis.
9. Nel caso della L. n. 183 del 2010, art. 32, il possibile decorso di un termine apprezzabilmente ampio tra l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento (da effettuarsi entro 60 giorni dalla comunicazione del recesso anche secondo la L. n. 604 del 1066, previgente art. 6) e l’azione giudiziaria ovvero l’insussistenza di limiti temporali (in caso di azioni imprescrittibili) potevano configurare situazioni prolungate di assoluta incertezza per le parti che il legislatore ha ritenuto di disciplinare mediante l’introduzione di un doppio regime di decadenza esteso ad una ampia rosa di ipotesi, assetto più severo che è stato bilanciato da un congruo differimento dell’efficacia della novella (D.L. n. 225 del 2010), senza che si possa ravvisare – in tale bilanciamento – un “regolamento irrazionale” (Cass. S.U. n. 15352/2015, di seguito esposta) delle due contrapposte esigenze (garanzia di una sollecita definizione delle controversie, da una parte, ed affidamento a fruire del termine prescrizionale, dall’altra). Invero, come sottolineato da questa Corte (cfr. S.U. n. 4913/2016 e Cass. n. 24258/21016), proprio la disciplina contenuta nel D.L. n.225 del 2010 consente di applicare il nuovo regime decadenziale a fattispecie (licenziamenti o altre ipotesi regolate dalla L. n. 183 del 2010, art. 32) intervenute prima del 24.11.2010, in quanto la rimessione in termini al 31.12.2011 risponde alla “ratio legis” di risolvere, in chiave costituzionalmente orientata, le conseguenze legate all’introduzione “ex novo” del suddetto termine di decadenza.
13. Il ricorso è stato notificato in data successiva a quella (31/1/2013) di entrata in vigore della legge di stabilità del 2013 (L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17), che ha integrato il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, aggiungendovi il comma 1 quater, del seguente tenore: “Quando l’impugnazione, anche incidentale è respinta integralmente o è dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l’ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale, a norma art. 1 bis. Il giudice da atto nel provvedimento della sussistenza dei presupposti di cui al periodo precedente e l’obbligo di pagamento sorge al momento del deposito dello stesso”. Essendo il ricorso in questione (avente natura chiaramente impugnatoria) integralmente da respingersi, deve provvedersi in conformità.