Source: https://www.leggioggi.it/2016/02/26/autonomie-locali-territoriali-nel-disegno-legge-costituzionale-boschi-renzi/
Timestamp: 2018-04-20 14:54:46+00:00
Document Index: 181556011

Matched Legal Cases: ['art. 138', 'art. 24', 'art. 114', 'art. 114', 'art. 129', 'art. 128', 'art. 114', 'art. 117', 'art. 114', 'art. 118']

Autonomie locali territoriali: il ddl costituzionale Boschi–Renzi
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Le autonomie locali territoriali nel disegno di legge costituzionale Boschi–Renzi
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Sarà l’esito del referendum confermativo a sancirne definitivamente le sorti, un referendum annunciato e da tempo presentato all’opinione pubblica in modo molto distante da quello strumento di partecipazione popolare e di tutela delle minoranze immaginato dai padri costituenti e sancito dall’art. 138 della Costituzione. Tanto distante, da renderlo addirittura più che un giudizio sulla riforma, una valutazione, e conseguente legittimazione popolare, seppure postuma, dell’esecutivo.
L’art. 24 del progetto di riforma rubricato “abolizione delle Province” sancisce solennemente la cancellazione delle Province dall’individuazione degli Enti costitutivi della Repubblica.
Ne deriva la nuova formulazione, dell’art. 114:
“La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione. Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento”.
Opportuna, al riguardo, sarebbe la rilettura delle prime conclusioni cui si era giunti in assemblea costituente da parte della Commissione dei 75, presieduta dall’On.le Ruini e, in particolare, dalla seconda Sottocommissione, che aveva affrontato la questione dell’assetto territoriale e il successivo dibattito in assemblea, che condusse alla formulazione originaria dell’art. 114: “La Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni”.
Il riassetto del disegno istituzionale della futura Repubblica, operato in questo modo, trovava il suo completamento nell’art. 129, comma 1, Cost., abrogato nel 2001, il quale come chiara conseguenza della nuova dinamica uscita dal dibattito dell’Assemblea costituente, prevedeva che “Le Province e i Comuni sono anche circoscrizioni di decentramento statale e regionale”.
Diversamente dalla precedente formulazione dell’art. 128, la nuova disciplina del Titolo V della Costituzione, ancora vigente, offre un quadro delle funzioni e dei poteri dei Comuni e delle Province, nonché della loro organizzazione, non esclusivamente rimessa alla statuizione della legge statale.
Ciò contribuisce ad individuare, per riportare le valutazioni del prof. Stelio Mangiameli, non solo un fondamento, ma anche una disciplina delle autonomie locali di rango costituzionale – come tale – sopraordinata alla legge statale e a quella regionale; l’innovazione riguarda, peraltro, non solo le funzioni e l’organizzazione, ma anche, e forse particolarmente, le “fonti” del diritto locale, per la prima espressamente indicate nella Costituzione: lo Statuto (all’art. 114, comma 2, “I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione”) e i regolamenti (all’art. 117, comma 6, “I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite”).
Per le funzioni amministrative, le previsioni costituzionali dispongono che i Comuni e le Province (insieme alle Città metropolitane e alle Regioni) sono “enti autonomi con propri … poteri e funzioni, secondo i principi fissati dalla Costituzione” (art. 114, comma 2, Cost.) e affermano “I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze” (art. 118, comma 2, Cost.).
E’ evidente che intervenire in un assetto costituzionale così definito, cancellando uno degli enti costitutivi della Repubblica, senza delineare un nuovo e diverso ordinamento, rischia di determinare gravi conseguenze.
Cercando di comprendere la ratio della riforma – per non cadere nella considerazione che trattasi di una scelta che ha poco di “costituente” ma molto di più rispondente esclusivamente dall’esigenza “elettoralistica” di rispondere a opinionisti offrendo un taglio di “poltrone” e di livelli politici ignorando funzioni e assetto ordinamentale – ricorriamo alla lettura della relazione illustrativa al progetto di riforma.
Facciamo nostre, in conclusione, le valutazioni del presidente emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida, riportate nella relazione: “non concordo con la ipotesi della drastica totale soppressione delle Province in Costituzione.
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