Source: http://briguglio.asgi.it/immigrazione-e-asilo/1998/dicembre/asilo-asgi.html
Timestamp: 2018-11-13 16:27:25+00:00
Document Index: 93534510

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 31', 'art. 10', 'art. 24', 'art. 10', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 650', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 87', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Tuttavia si osserva che nel complesso nel testo del ddl si prevedono molte disposizioni tuttora assai criticabili dal punto di vista giuridico vertenti su aspetti fondamentali della disciplina del diritto dasilo, sicchè occorre riconoscere che il testo presenta gravi difetti, alcuni non privi di profili di illegittimità costituzionale, e numerose lacune e pertanto si ritiene indispensabile avanzare precise proposte di emendamento, che sono di seguito illustrate.
Il testo del ddl presenta infatti difetti e lacune a proposito dei seguenti 10 aspetti:
5) la tutela dellunità familiare durante lesame della domanda di asilo;
1) Anzitutto la definizione dei titolari del diritto dasilo appare assai mal formulata, nel senso che prevede elementi che configurano una restrizione costituzionalmente illegittima del diritto dasilo previsto dallart. 10, c. 3 Cost.
Infine si prevede una causa di manifesta infondatezza della domanda di asilo anche nel caso in cui la domanda sia strumentale ad impedire ladozione di un provvedimento di allontanamento dello straniero dal territorio italiano. La formulazione ambigua di tale norma potrebbe violare lart. 31 della Convenzione di Ginevra, il quale prevede che non può essere punito il richiedente asilo che è entrato o soggiorna illegalmente nel territorio di un Paese per chiedere asilo a condizione che si presenti senza ritardo alle autorità del Paese. Poichè è evidente che ogni domanda di asilo entrato illgalmente in Italia può impedire ladozione o lesecuzione di provvedimento di respingimento o di espulsione occorre prevedere che non si fa luogo a tali provvedimenti nei confronti di persona che entro 8 giorni dallingresso illegale in Italia si sia spontaneamente presentata alle autorità di polizia (posti di frontiera o questure) per presentare la domanda di asilo.
Nel complesso è dunque evidente che una simile disciplina del pre-esame deve essere profondamente mutata perchè altrimenti finisce per violare sia il diritto dasilo previsto dallart. 10, comma 3 Cost., sia il diritto alla difesa garantito dallart. 24 Cost. ., sia le norme delle convenzioni internazionali al cui rispetto lItalia è comunque obbligata anche ai sensi della riserva di legge rinforzata in materia di condizione giuridica degli stranieri prevista dallart. 10, comma 2 Cost.
E invece possibile individuare modalità e termini che consentano di contemperare leffettivo esercizio del diritto alla difesa e del diritto dasilo con lesigenza di evitare comportamenti dilatori che evitino la diffusione anche in Italia del dfenomeno dellabuso del diritto dasilo.
Infine si osserva che la previsione che lallontanamenento arbitrario del richiedente asilo dal territorio del Comune in cui avrebbe dovuto restare nei casi in cui il pre-esame abbia una durata più lunga del normale abbia come effetto automatico ladozione del trattenimento del richiedente asilo nei centri di permanenza temporanea viola lart. 13 Cost., che prevede che misure limitative della libertà personale devono comunque essere disposte dallautorità giudiziaria e che possano essere adottati provvisoriamente dallautorità di pubblica sicurezza soltanto allorchè vi siano i requisiti delleccezionalità, della necessità, dellurgenza e della tassatività, requisit che nel caso concreto non paiono sussistenti, essendo evidente che la misura del trattenimento è configurata dal ddl come misura ordinaria e non come misura eccezionale proporzionata ad esigenze gravi ed urgenti. Pertanto sarebbe più semplice e legittimo prevedere che il predetto comportamento del richiedente asilo, con il quale di fatto egli si sottrae alle autorità alle quali in precedenza aveva spontaneamente presentato la domanda di asilo, produca il solo effetto automatico di una rinuncia alla domanda dasilo da parte del richiedente, con il conseguente obbligo per le autorità italiane di disporre nei confronti di tale straniero che non abbia i requisiti per soggiornare ad altro titolo i provvedimenti di respingimento o di espulsione.
Da ultimo si segnala la carenza del testo del ddl allorchè omette di prevedere espressamente garanzie di imparzialità e neutralità della traduzione della persona chiamata a svolgere le funzioni di inteprete.
I) la limitazione dei casi di inammissibilità della domanda a situazioni strettamente indispensabili e giuridicamente obbligatorie, mediante lampliamento del concetto di "transito" attraverso un altro Paese firmatario della Convenzione di Ginevra anche al soggiorno per meno di 3 mesi, nei casi in cui, come spesso accade, sia un tempo localmente indispensabile per organizzare effettivamente il viaggio verso il territorio italiano (cfr. emendamento 6.4 lett. b), la limitazione del riferimento alle condanne per delitti di diritto comune commesso allestero ai soli casi in cui le competenti autorità italiane abbiano adottato i provvedimenti di estradizione o di esecuzione in Italia della sentenza penale straniera (cfr. emendamento 6.4. lett. c), la limitazione del riferimento alle sole convenzioni internazionali in vigore in Italia e non a quelle (anche non in vigore) a cui lItalia aderisce (cfr. emendamento 6.4 lett. d), la limitazione del riferimento ai soli casi di soggetti condannati definitivamente in Italia nei confronti dei quali sia stata disposta la misura di sicurezza dellespulsione ovvero ai quali sia già stata applicata una misura di prevenzione da parte dellautorità giudiziaria (cfr. emendamento 6.4. lett. e);
III) lampliamento delle situazioni di ammissibilità presunta delle domande di asilo ai casi in cui lesame delle domande da parte della Commissione sia richiesto dai rappresentanti dellACNUR o delle organizzazioni non governative e ai casi in cui nel Paese di origine o di provenienza sussistano guerre, guerre civili, disordini gravi e generalizzati che potrebbero dare luogo alla decisione della Commissione di impossibilità temporanea al rimpatrio (cfr. emendamento 6.6);
VI) la previsione che lallontanamenento arbitrario del richiedente asilo o dal centro di permanenza temporanea in cui è trattenuto o dal territorio del Comune in cui avrebbe dovuto restare nei casi in cui il pre-esame abbia una durata più lunga del normale abbia come effetto non già rispettivamente lapplicazione dellart. 650 cod. pen. e il trattenimento automatico presso i centri di permanenza temporanea e assistenza, bensì la rinuncia alla domanda dasilo e limmediata adozione dei provvedimenti di respingimento o di espulsione (cfr. emendamenti 6.9 e 6.10).
VII) la previsione della riservatezza, imparzialità e neutralità della traduzione della persona chiamata a svolgere le funzioni di inteprete (cfr. emendamento 4.2).
5) Si osserva inoltre che il ddl ha rilevanti lacune circa la tutela dellunità familiare durante lesame della domanda di asilo e in caso di decisione di impossibilità temporanea al rimpatrio.
Al fine di impedire effettivamente che di fatto non si produca mai una separazione dei nuclei familiari di persone che abbiano chiesto asilo in Italia occorrono ulteriori e più puntuali garanzie, che soprattutto estendano il più possibile gli effetti di una decisione positiva in materia di asilo o di una decisione di impossibilità temporanea al rimpatrio a ciascuno dei componenti il medesimo nucleo familiare che abbiano prodotto la domanda di asilo.
Inoltre in considerazione della sussistenza dei "gravi e fondati motivi di carattere umanitario" nel Paese di origine del richiedente asilo che stanno alla base della decisione temporanea al rimpatrio appare indispensabile assicurare anche a tali persone la tutela dellunità familiare e dunque consentire a costoro non soltanto lo studio e il lavoro, ma anche la possibilità di attuare il ricongiungimento familiare alle medesime condizioni previste per i cittadini extracomunitari dalla legge 6 marzo 1998, n. 40.
I) la possibilità che qualora tutti i componenti di un nucleo familiare presentino domanda di asilo laudizione da parte della Commissione sia svolta nei confronti di una sola persona e il riconoscimento del diritto dasilo riguardi lintero nucleo familiare o la decisione di impossibilità temporanea al rimpatrio riguardi lintero nucleo familiare (emendamento 4.8),
IV) lannotazione dei minori di età inferiore a 14 anni sul permesso di soggiorno per asilo dei genitori (cfr. emendamento 11.4) ;
V) la facoltà di attuare il ricongiungimento familiare per le persone nei confronti delle quali sia stata attuata la decisione di impossibilità temporanea al rimpatrio (cfr. emendamento 9.4);
VI) Il rilascio di permessi di soggiorno per motivi di giustizia anche nei confronti di ciascuno dei membri del nucleo familiare in caso di ricorso giurisdizionale presentato da uno solo dei membri avverso il provvedimento negativo della Commissione che produca effetto nei confronti di tutti i membri del nucleo familiare che ha chiesto asilo (cfr. emendamento 10.1)
7) Carente appare la disciplina dellesame delle domnande di asilo nei casi (ormai frequenti) di esodi di massa per i quali il Governo non ritenga opportuno adottare misure straordinarie di protezione temporanea ai sensi dellart. 18 della legge 6 marzo 1998, n. 40.
*** In tal senso cfr. emendamento 6.13
Anzitutto occorre sopprimere ogni impedimento che si riferisca alla "tutela delle relazioni internazionali" a proposito del rilascio al ricorrente del permesso di soggiorno per motivi di giustizia. E evidente che il riferimento alla tutela delle relazioni internazionali dellItalia non ha alcun senso allorchè si operi nellambito del riconoscimento del diritto dasilo, cioè di una materia in cui lindividuo gode di un diritto soggettivo e dellinviolabile diritto alla difesa, il cui godimento non gli può essere indirettamente negato per motivi di carattere "politico", anche qualora la competente autorità amministrativa (cioè la Commissione centrale) abbia negato la sussistenza dei presupposti del diritto dasilo.
Inoltre poichè la materia del diritto dasilo attiene comunque ad un diritto soggettivo per il quale si prevede una giurisdizione esclusiva estesa al merito, occorre che per il ricorrente straniero, spesso privo di mezzi di sussistenza, sia prevista uneffettiva gratuità degli atti giurisdizionali e una semplificazione e abbreviazione degli adempimenti conseguenti ad una sentenza che riconosca leffettiva sussistenza del diritto dasilo.
Infine al fine di rispettare effettivamente il predetto principio del non-refoulement è indispensabile che lallontanamento del richiedente asilo sia sospeso fino al raggiungimento di una decisione definitiva sulla domanda di asilo e pertanto appare indispensabile prevedere leffetto sospensivo anche della presentazione dellappello al Consiglio di stato avverso leventuale sentenza di rigetto del ricorso pronunciata dal TAR, almeno nei casi in cui lappello sia stato depositato entro termini non dilatori.
*** Pertanto occorre che nel testo del ddl si preveda:
I) la soppressione di ogni riferimento alla tutela delle relazioni internazionali (cfr. emendamento 10.1);
II) limmediata sostituzione a tutti gli effetti della sentenza del giudice amministrativo che riconosce il diritto dasilo allanaloga decisione della Commissione (cfr. emendamento 10.7);
III) la gratuità di tutti gli atti del procedimento giurisdizionale in materia (cfr. emendamento 10.8);
IV) la previsione che il ricorso al Consiglio di Stato depositato entro 15 giorni dalla comunicazione della sentenza del TAR produca leffetto sospensivo delle decisioni della Commissione centrale e dei provvedimenti di allontanamento e consenta comunque al ricorrente di svolgere unattività lavorativa fino alla deposito della sentenza del Consiglio di Stato (cfr. emendamenti 10.5 e 10.6).
V) la garanzia di uneffettiva volontarietà di ogni atto di rinuncia al diritto dasilo (cfr. emendamento 13.7);
VI) la previsione che i programmi di rientro in patria deono riferirsi al rientro volontario (cfr. emendamento 13.8).
10) Criticabili appaiono alcune norme dal punto di vista del collegamento col resto del sistema legislativo vigente.
Appare infatti incongrua e inutilmente complicata la previsione di due distinti regolamenti di attuazione, uno, previsto dallart. 3 ddl, riguarda le norme organizzative della Commissione e dei giudizi portati al suo esame (da emanarsi entro 60 giorni) e laltro, previsto dallart. 16 ddl, riguardante le misure di assistenza e di integrazione sociale nei confronti di rifugiati e richiedenti asilo (da emanarsi entro 90 giorni), questultimo formulato in modo confuso e non privo di profili di illegittimità costituzionale, perchè il ddl ne attruibuisce lemanazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, quando invece il citato art. 17 della legge 400/1988 in attuazione dellart. 87 Cost. prevede che il regolamento di attuazione sia emanato dal Presidente della Repubbblica. Si tratta di due regolamenti distinti su materie strettamente collegate e da emanarsi secondo termini differenti e difficilmente rispettabili dal Governo se si pensa che comunque il parere del Consiglio di stato deve essere dato entro 45 giorni.
E poi contraddittoria con le nuove leggi sullimmigrazione (cfr. artt. 32 e 33 L. n. 40/1998) che prevedono il diritto-dovere del richiedente asilo di iscriversi al servizio sanitario nazionale e che in ogni caso prevedono anche la tutela della maternità e lerogazione delle vaccinazioni obbligatorie anche in favore dei non iscritti al Servizio sanitario nazionale, la previsione del ddl che in materia di assistenza sanitaria del richiedente asilo gli consente soltanto cure ospedaliere ed ambulatoriali per infortunio e malattia (e non anche per maternità) e sembra non consentirgli di iscriversi al Servizio sanitario nazionale.
Occorre altresì rilevare che la previsione del rilascio di un documento di viaggio per rifugiati appare impropria, nel senso che un documento di viaggio per rifugiati è previsto dalla Convenzione di Ginevra del 1951 soltanto nei confronti degli stranieri o degli apolidi a cui sia stato riconosciuto lo status di rifugiato ai sensi della medesima Convenzione. Pertanto occorre prevedere che agli stranieri ai quali il diritto dasilo sia riconosciuto ai sensi della più ampia nozione costituzionale sia rilasciato un analogo titolo di viaggio per stranieri.
Occorre poi rilevare che il ddl omette di prevedere specifiche norme di protezione dei richiedenti asilo e degli asilanti da minacce a loro rivolte in Italia da soggetti dei Paesi di origine: si sono a volte verificati casi in cui alcuni richiedenti asilo o rifugiati sono effettivamente stati oggetto anche in Italia di eventuali minacce o di pericoli gravi o di ritorsioni svolte contro di loro e contro i loro familiari da agenti persecutori dei Paesi di origine (appartenenti ad apparati governativi o ad organizzazioni segrete o criminali o terroristiche). Come è noto il diritto dasilo non consiste soltanto nel diritto di soggiornare nel territorio di un determinato Paese, ma anche nella effettiva protezione per la propria vita ed incolumità di cui si può godere in tale territorio, derivante dalla sicurezza che le autorità di tale Paese faranno tutto quanto in loro potere per porre tale persona al riparo dai pericoli (soprattutto dalla persecuzione) che lhanno indotta a lasciare il proprio Paese.
E evidente infatti che proprio nel caso del perseguitato individuale è assai probabile che lo straniero neppure nel Paese ospitante può ritenersi del tutto al riparo da eventuali ripercussioni della persecuzione ordita contro di lui nel Paese di origine. La mancanza di una disciplina espressa di tale essenziale aspetto del diritto dasilo ha impedito la tempestiva adozione di misure di prevenzione e di sicurezza per la vita e lincolumità di richiedenti asilo e rifugiati e ciò in un recentissimo passato ha addiritura consentito luccisione a Roma di un oppositore politico del regime iraniano, riconosciuto rifugiato dallItalia, ad opera di sconosciuti. Per dare efgfettività al diritto dasilo occorre dunque prevedere ladozione di specifiche misure di sorveglianza qualora sussista il pericolo concreto ed attuale che il richiedente asilo o il rifugiato possa subire minacce o pericoli per la vita e lincolumità propria e dei familiari presenti in Italia.
Ciascuna sezione della Commissione è composta da un dirigente in servizio presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, designato tra le persone di riconosciuta competenza ed esperienza in materia di applicazione di accordi internazionali e di tutela dei diritti fondamentali della persona, da un dirigente del Ministero dell`interno appartenente ai ruoili della Polizia di Stato con qualifica di vicequestore, designato dal Ministro dell`interno tra i funzionari della polizia di Stato esperti nella polizia dell`immigrazione o nella polizia di frontiera o nell`applicazione degli accordi internazionali, da un dirigente del Ministero degli affari esteri, con qualifica non inferiore a consigliere di legazione, designato dal Ministro degli affari esteri tra le persone esperte nell`applicazione degli accordi internazionali e nella conoscenza delle situazioni socio-politiche straniere, da un docente universitario o ricercatore confermato, nominato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, su designazione della Commissione per le politiche di integrazione istituita ai sensi dellarticolo 44 della legge 6 marzo 1998, n. 40 tra gli studiosi di notoria e qualificata competenza in materia di protezione dei diritti dell`uomo o di disciplina della condizione giuridica dello straniero, e da un qualificato esperto in materia di diritti umani designato dall`Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati tra i cittadini italiani appartenenti ad organizzazioni non governative di tutela dei diritti fondamentali della persona umana o dei diritti dello straniero. Le sezioni sono regolarmente costituite con la partecipazione di quattro componenti, dei quali uno deve essere il Presidente della sezione e un altro deve essere almeno uno dei membri che sia il docente o ricercatore ovvero lesperto in materia di diritti umani. Per ciascuna sezione le funzioni di segretario sono svolte da un funzionario dellamministrazione civile dellinterno con qualifica non inferiore a consigliere di prefettura.
In conformità dellarticolo 31 della Convenzione di Ginevra non sono consentiti il provvedimento di respingimento o il provvedimento amministrativo di espulsione per ingresso o soggiorno illegale nel territorio dello Stato nei confronti di persona che al fine di presentare la domanda di asilo si trovi il giorno stesso del suo ingresso nei locali in cui ha sede la polizia di frontiera ovvero si trovi da meno di otto giorni dal suo ingresso nel territorio italiano nei locali in cui ha sede la Questura.
, nonchè lavvocato di fiducia dello straniero. Il delegato della Commissione comunica tempestivamente e preventivamente al difensore, allAlto Commissariato o alla Organizzazione dallo stesso indicata linizio del pre-esame Il pre-esame si svolge in luogo non aperto al pubblico e avviene secondo i principi del contraddittorio e mediante domande che possono essere poste da ciascuno degli intervenuti. Il richiedente asilo ha diritto di esprimersi nella sua lingua o in una lingua a lui nota, con lassistenza, ove necessario, di un interprete o di una persona imparziale e neutrale che sia conoscenza della lingua usata dal richiedente. Subito dopo la conclusione del pre-esame il richiedente asilo riceve copia del verbale delllo stesso, vistate dallautorità di fronte alla quale si è svolto il pre-esame.
e) sia stato condannato in Italia per uno dei delitti indicati dallarticolo 380 del codice di procedura penale con sentenza definitiva nella quale il giudice abbia disposto la misura di sicurezza dellespulsione dal territorio dello Stato, salvo che siano trascorsi cinque anni dalla data di esecuzione della predetta espulsione o che la misura di sicurezza sia stata revocata dal magistrato di sorveglianza, ovvero quando lo stesso richiedente appartenga ad una delle categorie indicate dallarticolo 1 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, come sostituito dallarticolo 2 della legge 3 agosto 1988, n. 327, ovvero dallarticolo 1 della legge 31 marzo 1965, n. 575, come sostituito dallarticolo 13 della legge 13 settembre 1982, n. 646, e a causa di tale appartenenza gli sia stata applicata anche in via provvisoria una delle misure di cui allarticolo 14 della legge 19 marzo 1990, n. 55;
c) gli elementi o i motivi posti a fondamento della domanda sono provati soltanto mediante elementi di prova manifestamente falsi o contraffatti ovvero si riferiscono esclusivamente a fatti avvenuti in passato e privi di alcun effetto attuale o futuro sul richiedente asilo o sui suoi familiari ovvero sono fondati su circostanze del tutto estranee alla situazione del richiedente asilo o dei suoi familiari ovvero si riferiscono a circostanze prodotte fraudolentemente prima o dopo lespatrio dal Paese di origine o di stabile residenza al solo fine di fornire elementi di prova a sostegno della domanda di asilo;
, e nel caso in cui nel Paese di origine o di provenienza del richiedente siano in corso situazioni di guerra o di guerra civile o di aggressione esterna o di occupazione o di dominio straniero o di violenza generalizzata o di gravi, persistenti e generalizzati turbamenti dell`ordine pubblico, nonchè qualora il delegato dellAlto Commissariato delle Nazioni unite o dellOrganizzazione da esso indicata faccia espressa e motivata richiesta scritta al funzionario delegato al pre-esame affinchè la domanda di asilo sia comunque portata allesame della Commissione centrale.
Nel comma 7 dellarticolo 6 sostituire il secondo periodo con il seguente:
In caso di esito negativo del pre-esame il provvedimento di inammissibilità della domanda di asilo o quello di manifesta infondatezza della domanda sono adottati dal delegato della Commissione con atto scritto e motivato consegnato allinteressato unitamente ad una traduzione in lingua a lui conosciuta o, in mancanza, in inglese o francese o spagnolo o arabo, recante anche le modalità di impugnazione. Copia del provvedimento deve essere inviata immediatamente al Questore se la domanda di asilo era stata presentata al valico di frontiera ovvero al Prefetto se la domanda di asilo era stata presentata alla questura, i quali dispongono rispettivamente il provvedimento di respingimento o il provvedimento amministrativo di espulsione ai sensi degli articoli 8 e 11 della legge 6 marzo 1998, n. 40, che sono eseguibili non prima di 72 ore dal momento della consegna al richiedente del provvedimento. Durante tale periodo è comunque disposto il trattenimento dello straniero nei centri di permanenza temporanea e assistenza indicati nel comma 9 e secondo le procedure previste dallarticolo 12, commi 3, 4, 5, e 6 della legge 6 marzo 1998, n. 40. Non si fa luogo ai provvedimenti di trattenimento, di respingimento e di espulsione se il richiedente asilo abbia i requisiti per il soggiorno regolare in Italia ad altro titolo ovvero appartenga ad un unico nucleo familiare che abbia presentato contemporaneamente domanda di asilo ai sensi dellarticolo 4, comma 8, nel quale è ritenuta non manifestamente infondata e ammissibile la domanda di asilo presentata da almeno uno dei membri del nucleo familiare; in tale ultimo caso è rilasciato il permesso di soggiorno per richiesta di asilo anche ai familiari la cui domanda sia stata ritenuta inammissibile o manifestamente infondata.
Contro i provvedimenti di inammissibilità della domanda di asilo e quelli di manifesta infondatezza della domanda è ammesso ricorso al pretore del luogo di dimora dello straniero. Il ricorso deve essere presentato entro 48 ore dal ricevimento del provvedimento e può essere presentato direttamente dallinteressato in lingua straniera e per le vie brevi e contestualmente al ricevimento del provvedimento. La presentazione del ricorso sospende lesecuzione del provvedimento di respingimento o di espulsione fino alla pronuncia del pretore e comporta la proroga del trattenimento dello straniero presso uno dei centri di permanenza temporanea e assistenza più vicino tra quelli indicati al comma 11 fino alla comunicazione della decisione del pretore e fino ai 20 giorni successivi al deposito dellordinanza del pretore. Se lo straniero entro il termine utile non presenta il ricorso giurisdizionale le forze di polizia provvedono allesecuzione del respingimento o dellespulsione con accompagnamento immediato alla frontiera. I funzionari addetti al pre-esame o i funzionari di polizia che ricevono il ricorso lo trasmettono immediatamente, anche per le vie brevi o per via telematica o via fax, alla cancelleria del Pretore competente, insieme ad una copia di tutti gli atti relativi alla domanda di asilo, al pre-esame e alleventuale provvedimento che dispone la misura del trattenimento. Entro le 48 ore successive alla presentazione del ricorso il pretore dispone con proprio decreto la convalida delleventuale provvedimento di trattenimento, la fissazione della data delludienza per la trattazione del ricorso entro i successivi dieci giorni, la nomina, ove necessario, dellinterprete e di un difensore dufficio, ove lo straniero sia sprovvisto di un difensore di fiducia, osservando a tal fine lart. 11 della legge 6 marzo 1998, n. 40. La cancelleria del pretore dà immediata comunicazione del decreto al Prefetto, al Questore, allAvvocatura dello Stato, allo straniero e al suo difensore. Il difensore del ricorrente ha facoltà di depositare memoria integrativa dei motivi del ricorso entro cinque giorni dalla comunicazione del decreto del pretore. Il pretore, sentito linteressato, con lassistenza di un interprete, e il suo difensore, nonchè lAvvocatura dello Stato, si pronuncia sul ricorso e sullevetuale memoria integrativa dello stesso e a tal fine si pronuncia comunque sulla sussistenza e sulla legittimità dei motivi posti a base della decisione di inammissibilità o di manifesta infondatezza della domanda di asilo adottata in esito al pre-esame. Il pretore decide mediante ordinanza che deve essere depositata non oltre il termine perentorio di quindici giorni dalla data di presentazione del ricorso e deve essere immediatamente comunicata, anche per le vie brevi e per via telematica o via fax, alla Commissione centrale, al Prefetto, al Questore, allinteressato e al suo difensore. Con lordinanza di annullamento del provvedimento impugnato il giudice dispone anche lannullamento delleventuale provvedimento di respingimento o di espulsione e il correlato provvedimento di trattenimento dello straniero e dispone che il Questore trasmetta immediatamente tutti gli atti relativi alla domanda di asilo allesame della Commissione centrale e rilasci allo straniero il permesso di soggiorno per richiesta di asilo. Con lordinanza con cui respinge il ricorso il Pretore dispone altresì lulteriore proroga per i 20 giorni successivi alla comunicazione dellordinanza del trattenimento dello straniero nei confronti del quale sia stato disposto il respingimento o lespulsione a seguito dellesito negativo del pre-esame; in tali casi, anche in pendenza di ricorso contro lordinanza, si provvede allesecuzione immediata del respingimento o dellespulsione dello straniero con accompagnamento alla frontiera ad opera delle forze di polizia. Tutti gli atti concernenti i procedimenti giurisdizionali previsti nel presente comma sono esenti da ogni imposta o tributo.
Alla fine del comma 9 sostituire il periodo "In caso di allontanamento arbitrario dal centro di permanenza, si applica larticolo 650 del codice penale" con le seguenti parole:
Lallontanamento arbitrario dal centro di permanenza comporta la rinuncia alla domanda di asilo e in tal caso il delegato al pre-esame adotta comunque la decisione di manifesta infondatezza della domanda di asilo e la trasmette immediatamente al Questore e al Prefetto al fine di adottare tempestivamente i provvedimenti di respingimento o di espulsione da eseguirsi con accompagnamento alla frontiera.
Lultimo periodo del comma 10 dellarticolo 6 è sostituito con il seguente:
Lallontanamento arbitrario dello straniero dal territorio comunale comporta la rinuncia alla domanda di asilo e in tal caso il delegato al pre-esame adotta comunque la decisione di manifesta infondatezza della domanda di asilo e la trasmette immediatamente al Questore e al Prefetto al fine di adottare tempestivamente i provvedimenti di respingimento o di espulsione da eseguirsi con accompagnamento alla frontiera.
13. Nelle situazioni in cui, a causa del verificarsi all`estero di una delle circostanze che in base allarticolo 2 della presente legge consentono il riconoscimento dell`asilo in Italia ovvero di altri gravi circostanze di carattere eccezionale che espongono le persone ivi residenti a gravi pericoli per l`incolumità personale, sia imminente o sia in corso l`ingresso, anche illegale, nel territorio dello Stato di stranieri costretti ad abbandonare il Paese di origine o di residenza, in un numero tale che, per concentrazione nel tempo o nello spazio, comporti gravi pericoli per il mantenimento dell`ordine pubblico o della sicurezza nazionale o comporti comunque esigenze alle quali, per intensità o per estensione, i pubblici poteri possono provvedere soltanto avvalendosi di mezzi e poteri straordinari ed eccezionali, il consiglio di presidenza della Commissione centrale, dufficio ovvero su richiesta motivata del Presidente del Consiglio dei Ministri o del delegato in Italia dellAlto Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, può adottare un provvedimento generale, che è immediatamente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, nel quale dispone la determinazione di gruppo del diritto dasilo ovvero un provvedimento di impossibilità temporanea al rimpatrio, da conferire agli stranieri che appartengano ad un determinato gruppo o che siano fuggiti da un determinato territorio in un determinato periodo o che comunque siano giunti nel territorio italiano in un determinato periodo, indicando particolari criteri e modalità e disponendo altresì che, salvo i casi in cui il delegato al pre-esame ritenga necessario lesame diretto della domanda di asilo da parte della Commissione a causa dei dubbi sulleffettiva provenienza dello straniero o dellapolide o sulla data del suo ingresso nel territorio italiano, la decisione di riconoscimento del diritto dasilo o di impossibilità temporanea al rimpatrio sia direttamente comunicata da parte dei delegati al pre-esame al termine dello stesso. Il presente comma non si applica nei confronti degli stranieri per i quali siano stati adottati provvedimenti di protezione temporanea ai sensi dellarticolo 18 della legge 6 marzo 1998, n. 40.
4. Il titolare del permesso di soggiorno per impossibilità temporanea al rimpatrio ha diritto di attuare il diritto allunità familiare alle medesime condizioni previste per i cittadini dei Paesi non appartenenti allUnione europea dalla legge 6 marzo 1998, n. 40.
Nel comma 1 dellart. 10 sostituire le parole "e consente allinteressato di richiedere un permesso di soggiorno per motivi di giustizia, salvo diniego per motivi di ordine pubblico, di sicurezza dello Stato o di tutela delle relazioni internazionali" con le seguenti parole:
; al ricorrente e a ciascuno dei suoi familiari presenti in Italia che abbiano presentato insieme domanda di asilo ai sensi dellarticolo 4, comma 8, il questore rilascia un permesso di soggiorno per motivi di giustizia.
Il testo del comma 5 dellarticolo 10 è sostituito dal seguente:
5. Il ricorso al Consiglio di Stato sospende lesecuzione della decisione della Commissione centrale e dei provvedimenti di cui ai commi 3 e 4 qualora sia stato depositato entro quindici giorni dalla data della comunicazione della sentenza del tribunale amministrativo regionale. In tali casi il Questore rilascia al ricorrente e ai suoi familiari presenti in Italia che abbiano presentato insieme domanda di asilo ai sensi dellarticolo 4, comma 8, un permesso di soggiorno per motivi di giustizia valido fino al deposito della sentenza del Consiglio di Stato. In caso di sentenza del Consiglio di Stato che rigetta il ricorso del richiedente asilo si applicano i commi 3 e 4.
Il comma 6 dellarticolo 10 è sostituito dl seguente:
6. Qualora il procedimento giurisdizionale non sia definito entro sei mesi dalla data dellimpugnazione del provvedimento negativo della Commissione centrale, il titolare del permesso di soggiorno per motivi di giustizia rilasciato ai sensi del presente articolo ha diritto di svolgere attività lavorativa fino alla data della comunicazione della sentenza del tribunale amministrativo regionale e, in caso di appello, fino alla data della comunicazione della sentenza del Consiglio di Stato.
Alla fine del comma 7 dellarticolo 10 aggiungere il seguente periodo:
In caso di annullamento della decisione della Commissione la sentenza del giudice amministrativo che dichiara l`esistenza delle circostanze indicate nellarticolo 2 per il riconoscimento del diritto dasilo sostituisce a tutti gli effetti lanaloga decisione della Commissione e il giorno stesso del suo deposito deve essere immediatamente trasmessa anche per le vie brevi o via fax al difensore del ricorrente, alla Questura del luogo in cui lo straniero dimora e alla Commissione centrale, la quale in tal caso rilascia immediatamente allo straniero o allapolide il certificato di riconoscimento del diritto dasilo.
Alla fine dellarticolo 10 aggiungere il seguente nuovo comma
8. Tutti gli atti concernenti i procedimenti giurisdizionali previsti nel presente comma sono esenti da ogni imposta o tributo.
la carta di soggiorno prevista dallarticolo 7 della legge 6 marzo 1998, n. 40, che deve recare lespressa menzione dellavvenuto riconoscimento del diritto dasilo.
Fermo restando lobbligo di iscrizione al Servizio sanitario nazionale ai sensi e per gli effetti previsti dallarticolo 32 della legge 6 marzo 1998, n. 40,
1. Il Questore adotta, con il consorso di tutte le forze di polizia, efficaci misure di prevenzione, sorveglianza e protezione di un richiedente asilo o di un rifugiato e dei loro familiari presenti in Italia qualora, anche per effetto della domanda di asilo presentata o dellavvenuto riconoscimento del diritto di asilo, la vita od incolumità personale di costoro sia effettivamente in pericolo in Italia sulla base di minacce concrete ed attuali provenienti da qualunque parte.