Source: https://www.ediltecnico.it/63404/uni-11337-standard-italiani-bim/
Timestamp: 2019-06-25 03:47:22+00:00
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Home Edilizia La UNI 11337: gli standard italiani sul BIM
Abbiamo fatto alcune domande ad Alessio Bertella, Coordinatore Tecnico Servizi BIM di Harpaceas in merito ai nuovi standard definiti dalla UNI 11337
L’Italia oggi può vantare un grosso passo avanti sotto l’aspetto normativo volto a disciplinare le commesse BIM-based. Oltre al recente e ampiamente argomentato Decreto BIM (DM 560/2017), la Normativa UNI 11337 rappresenta un importante riferimento per tutta la filiera di progetto. La norma è stata suddivisa in 10 parti, di cui sono state sinora pubblicate la 1, 4, 5 e 6.
All’interno del tavolo tecnico UNI, composto da numerosi rappresentanti della filiera pubblici e privati, si lavora incessantemente per poter completare la norma. Cogliamo l’occasione per chiedere aggiornamenti e delucidazioni in merito all’Ing. Alessio Bertella, Coordinatore Tecnico Servizi BIM di Harpaceas, il quale partecipa attivamente al tavolo tecnico.
UNI 11337: quali sono i principali punti cardine contemplati?
La UNI11337 norma gli aspetti legati al tema della gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni di cui la metodologia BIM è il mezzo attraverso il quale ottenerla. I capisaldi della UNI11337 sono descritti nelle parti tutt’ora pubblicate:
Parte 1. Definisce concetti generali legati alla natura e origine delle informazioni, partendo dalla definizione del dato, per arrivare alla definizione delle strutture più complesse: quali la struttura dei veicoli informativi e la struttura informativa di prodotti/processi nell’industria delle costruzioni.
Parte 4. Sono definiti in particolare tutti gli aspetti legati alla quantità e qualità dei contenuti informativi che nell’ambito di una gestione digitalizzata del processo delle costruzioni supportano il processo decisionale. In particolare questa parte stabilisce quali siano gli obbiettivi e finalità che si devono raggiungere in termini informativi durante ogni singola fase del processo, scandendo in particolare la granularità delle informazioni contenute nei modelli attraverso una scala di LOD del tutto italiana.
Parte 5. Definisce i ruoli, le regole ed i flussi di coordinamento ed approvazione necessari ad attivare e garantire il processo di costruzione digitalizzato. È la parte che definisce anche i modi di utilizzo dell’ambiente di condivisione dai dati e che introduce il flusso di commessa che parte dalla redazione di un capitolato informativo da parte del committente e si completa con la redazione di un piano per la gestione informativa nato a seguito di un’offerta di gestione informativa vincente da parte di un affidatario.
Parte 6. Definisce un possibile esempio di capitolato informativo strutturato nella logica definita nella parte 5.
A completamento possiamo dire che gli aspetti fondamentali sono:
– il costante riferimento a un approccio aperto al BIM con l’adozione di formati aperti quali UNI EN ISO 16739:2016 (IFC);
– la definizione e suddivisione del processo delle costruzioni in 3 stadi: progetto, produzione, esercizio e 7 fasi che partono dalla definizione delle esigenze passando per la progettazione, la costruzione e terminano con l’uso e dismissione;
– il sostanziale tentativo di fornire un supporto normativo robusto all’implementazione di quelli che il DM n.560/2017 all’Art. 1 comma 1 lettera h) definisce come “metodi”.
La norma introduce alcune novità rispetto agli standard esteri?
Più che di aspetti innovativi parlerei della caratteristica di questa norma di aver fatto proprie le best practice internazionali ed averle calate nel nostro contesto nazionale, semplificando alcuni aspetti estremamente procedurali e pragmatici poco adatti ad un Paese, l’Italia, in cui la digitalizzazione sta da poco entrando nel mondo delle costruzioni storicamente poco avvezzo alle repentine innovazioni, provato da una crisi economica che ne ha minato le basi e frammentato in una miriade di realtà piccole e medio piccole che dovranno imparare a fare rete, a collaborare e a condividere conoscenza.
Se parliamo di elementi di novità li possiamo sicuramente rintracciare nell’aver adottato una scala di LOD che contempla anche il restauro (un unicum a livello internazionale), nell’aver previsto la redazione di specifiche per individuare nuove figure professionali, nell’aver deciso di estendere il suo raggio d’azione al fascicolo del fabbricato digitale, alla definizione di nuove procedure per la gestione digitale della permessualistica e dei rapporti con le committenze pubbliche, alla gestione integrata dei processi informativi e decisionali.
Chi sono i professionisti coinvolti al tavolo tecnico?
Senza citare i nomi, il gruppo di lavoro è costituito da più di 50 persone in rappresentanza di tutta la filiera delle costruzioni: progettisti, imprese, associazioni di categoria, ordini professionali, produttori, enti di certificazione, enti di accreditamento, case di software, enti pubblici e ministeriali e per finire le università. Parliamo quindi di un gruppo eterogeneo a garanzia di ogni comparto della filiera.
Vi punti in cui si riscontrano maggiori difficoltà nella risoluzione?
Certamente la sfida tutt’ora maggiore è quella di dare forma e contenuto alle parti 2 e 3 le quali, con l’ambizione di dare una classificazione, una nomenclatura e una struttura univoche alle informazioni relative ai prodotti, ai modelli e ai processi dell’industria delle costruzioni, si scontra con l’eterogeneità tipica del nostro Paese dove voci di computo e listini cambiano da regione a regione, se non addirittura da comune a comune. Occorre quindi uno sforzo unificatore importante, la definizione di regole generali di mappatura che consentano di comprendere pienamente ogni aspetto, gli ostacoli ovviamente sono molti.
Sulla base della sua esperienza di consulente, quali sono i “falsi miti” e le criticità sul BIM e che è necessario superare per comprendere al meglio la UNI 11337?
Ogniqualvolta assistiamo ad una rivoluzione come quella legata al BIM ed alla digitalizzazione della commessa è inevitabile la nascita di una serie di fraintendimenti intimamente connessi alla mancanza di adeguata formazione preliminare in materia. Il BIM è sicuramente un fenomeno legato al progresso “galoppante” delle soluzioni informatiche a supporto del nostro lavoro, tuttavia la sola componente tecnologica, priva di quella metodologica, non porta a tangibili vantaggi nel nostro modo di lavorare e portare a compimento uno o più dei processi del mondo delle costruzioni.
La possibilità offerta dalle nuove tecnologie, di configurare modelli che simulano la realtà, concepiti come database digitali dal contenuto informativo enormemente maggiore rispetto alle tecniche di rappresentazione tradizionale, ci pone di fronte al problema di essere anche in grado di gestire efficacemente tutte queste informazioni. Unitamente a questo aspetto, le tecnologie cloud based stanno modificando il nostro modo di comunicare e condividere le informazioni e con essi di concepire i processi decisionali stessi.
Ci dovremmo, anzi ci dobbiamo abituare a produrre, comunicare e condividere digitalmente in nostri contenuti, sfruttando la rete. Anche in questo caso si pone il problema di ricodificare i modi attraverso i quali supportare i nostri processi decisionali, di adottare piattaforme che accentrino il processo delle costruzioni e garantiscano trasparenza e terzietà nella comunicazione digitale, da qui la nascita e la codifica dei moderni Common Data Environment (Ambiente di condivisione dei dati per dirla secondo la nomenclatura UNI11337:2017).
Fatte queste premesse i falsi miti o meglio le maggiori criticità che da consulente mi sento di porre in evidenza sono:
– la tendenza a non valutare correttamente le potenzialità dei softwares che il mercato propone, pensando che siano “tutti uguali” con la conseguenza di non ottenere i risultati soddisfacenti in funzione degli obbiettivi prefissati. Esistono moltissime soluzioni ed ognuna di esse si adatta più o meno alle esigenze dell’utente, anche in funzione della disciplina progettuale di riferimento. L’adozione di standard unici di comunicazione come UNI EN ISO 16739:2016 (IFC) consente di scegliere, nell’ambito del proprio lavoro, lo strumento specifico più idoneo e performante;
– la sciagurata scelta di approcciare alle nuove tecnologie senza aver affrontato un percorso formativo che fornisca una panoramica completa non soltanto delle tecnologie ma anche delle metodologie, delle normative, delle esperienze in corso legate al BIM ed alla digitalizzazione;
– la confusione di base sul ruolo dei formati aperti ed anche sulla loro efficacia; UNI EN ISO 16739:2016 (IFC) è una garanzia di comunicazione, trasparenza e pluralità nello scambio informativo, è e diventerà sempre più il linguaggio comune attraverso il quale condivideranno le informazioni. I detrattori, coloro che ne professano l’inutilità o la scarsa funzionalità non hanno compreso a fondo quale sia il ruolo di questo Standard e soprattutto il suo reale utilizzo. Le stesse case di software hanno spesso mal interpretato la natura dello schema fornendo strumenti sbagliati per produrlo;
– l’incapacità di inquadrare il processo in una logica che integra strumenti, metodi e figure professionali sulle quali far convergere responsabilità dirette;
– la disomogeneità sostanziale del panorama non solo nazionale, che vede soggetti estremamente avanzati nell’adozione di una metodologia BIM accanto ad altri ancora completamente estranei.
Quali potrebbero essere le tempistiche per il completamento della normativa?
Il lavoro di redazione e completamento della Norma procede alacremente con l’importante contributo di molti operatori della filiera delle costruzioni. Tuttavia non sono in grado di traguardare con precisione un orizzonte temporale, le parti previste per adesso sono ben 10. Attualmente posso dire che è in fase di completamento la parte 7 che definisce le specifiche per la qualifica delle figure coinvolte nella gestione digitale dei processi formativi, la quale verrà a breve inviata in inchiesta pubblica. Sono poi in avanzata fase di redazione anche le parti 2 e 3 le quali hanno l’ambizioso obbiettivo di definire rispettivamente: i criteri di denominazione e classificazione di modelli prodotti e processi e, i modelli di raccolta organizzazione e archiviazione dei prodotti da costruzione.
Nell’attesa che vengano pubblicate le nuove parti, esistono dei riferimenti bibliografici e normativi che è possibile consultare?
Le esperienze di standardizzazione internazionali sono molte, le più significative a mio modesto parere sono:
– PAS 1192 parti 1-2-3-4-5 (Gran Bretagna);
– COBIM- Common Bim Requirements- 2012 (Finlandia);
– Statsbygg BIM Manual 1.2.1 (Norvegia);
– AIA Document E201-2013 Project Digital Data Protocol Form e AIA Document E203-2013 Buinding Iformation Modellin and Digital Data Exibitit (USA).
È possibile far riferimento poi a BIM Guides Internazionali ormai “storiche”, quali:
– Singapore BIM guide – Version 2.0;
– New York BIM Guidelines -2012;
– The VA BIM guide (USA Department of Veterans Affairs).
Inoltre, personalmente, trovo molto utile consultare il sito istituzionale ed il sito tecnico di buildingSMART, che fornisce aggiornamenti e spunti utili nell’ambito dell’approccio openBIM.
In che modo si possono approfondire i temi affrontati dalla UNI 11337?
Il consiglio è ovviamente quello di consultare direttamente la normativa, sono poi presenti sui maggiori network internet articoli di approfondimento. Esiste poi la possibilità di formarsi e aggiornarsi su queste tematiche. Harpaceas stessa ha una vasta offerta formativa sugli argomenti legati al BIM, consiglio di cliccare qui.
Leggi anche.. Il BIM per la progettazione impiantistica: l’esperienza di Regnauer