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Timestamp: 2020-01-28 13:31:06+00:00
Document Index: 58886926

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 4', 'art. 1']

Il programma di edilizia residenziale per i dipendenti pubblici impegnati nella lotta alla criminalità organizzata (D.L. 152/1991) | Bollettino di Legislazione Tecnica
FAST FIND : AR1357
Documento MIT stato di attuazione del programma
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OGGETTO DEL PROGRAMMA E QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO
Si tratta di un programma straordinario per la costruzione di alloggi da concedere in locazione o in godimento ai dipendenti delle amministrazioni dello Stato, quando è strettamente necessario alla lotta alla criminalità organizzata, e che contempla interventi eseguiti da imprese e/o loro consorzi consistenti prevalentemente nella realizzazione di nuove costruzioni di edilizia residenziale, ma anche di edifici commerciali e terziari, nonché delle relative opere di urbanizzazione.
Il programma ha preso il via con l’art. 18 del D.L. 152/1991 (cosiddetta “Legge Martelli”) - convertito in legge dalla L. 203/1991 - ed è stato successivamente attuato tramite la Delib. CIPE 20/11/1991, con la quale sono stati fissati i criteri e le modalità per la presentazione delle proposte di attuazione del programma.
In seguito, l’art. 5, comma 1, della L. 21/2001, ha previsto:
- l’emanazione di un decreto ministeriale atto a fissare i limiti di reddito, i criteri per l’assegnazione degli alloggi e per la determinazione dei canoni di locazione ed i requisiti degli assegnatari;
- che gli alloggi finanziati per i quali siano venute meno in tutto o in parte le finalità (originariamente attestate dal Prefetto territorialmente competente), in mancanza di richieste da parte dei dipendenti dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata, siano assegnati sulla base delle norme relative all’edilizia residenziale pubblica vigenti in ogni Regione.
In base alla citata L. 21/2001 è stato quindi emanato il D.M. 10/05/2002, n. 215, successivamente integrato dal D.M. 25/11/2004, n. A/8421, ed è in seguito intervenuta la Circolare 23/05/2007, recante chiarimenti in merito alla procedura di assegnazione ed all’attuazione del disposto della L. 21/2001 per il caso di alloggi non finanziati.
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha poi emanato il D.M. 08/05/2014, n. 185, (comunicato in G.U. 12/07/2014, n. 160), con il quale sono state apportate modifiche ed integrazioni al precedente D.M. 10/05/2002.
In particolare il provvedimento si è reso necessario per adeguare la normativa alla Sentenza del TAR Lazio n. 17/2013, come confermati e precisati dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 1125/2014, per quanto riguarda le modalità di determinazione del canone di locazione degli alloggi di edilizia agevolata da corrispondere da parte degli assegnatari, che deve avvenire secondo principi di proporzionalità ai redditi degli assegnatari, onde non penalizzare i dipendenti impegnati nella lotta alla criminalità organizzata che, in ragione del basso reddito, dovessero rinunciare all’alloggio cui pure hanno diritto.
Con l’occasione si è proceduto a limitate modifiche al citato D.M. 12/05/2002, al fine rendere più efficaci le procedure da attivare da parte dei Prefetti per la formulazione delle graduatorie dei soggetti aventi diritto all’assegnazione degli alloggi finanziati, nonché ad aggiornare i limiti di reddito stabiliti per l’assegnazione, fissati nel 2002.
Con il suddetto D.M. 185/2014 è stato infine aggiornato lo schema di avviso da pubblicare da parte delle Prefetture.
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Ratifica accordi di programma e rilocalizzazione interventi
La modifica è intervenuta sul comma 7 dell’articolo 12 del D.L. 83/2012, in cui è appunto prevista la possibilità a favore dei programmi di edilizia sovvenzionata ed agevolata inclusi nel programma (art. 18 del D.L. 152/1991), per i quali sia stato ratificato l’accordo di programma ai sensi dell’art. 13, comma 2, del D.L. 273/2005, di rilocalizzazione degli interventi edilizi nella stessa Regione o in regioni confinanti (ma esclusivamente nei comuni capoluogo di Provincia).
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Modalità di finanziamento e costo di intervento
Il programma prevede la possibilità che gli interventi siano realizzati sia in edilizia sovvenzionata (a totale carico di fondi pubblici) che in edilizia agevolata (con fondi privati e contributi pubblici).
Il comma 5 dell’art. 2 della L. 01/08/2002, n. 166 (come in seguito modificato ad opera dell’art. 12, comma 8, del D.L. 83/2012) stabilisce che agli interventi in oggetto realizzati in edilizia sovvenzionata si applicano i limiti di costo di cui al D. Min. Lavori pubblici 05/08/1994 vigenti in ciascuna Regione e aggiornati ai sensi dell’art. 9 del medesimo decreto.
Secondo quanto stabilito dall’art. 12, comma 9, del D.L. 83/2012, per gli interventi di edilizia sovvenzionata rilocalizzati in base a quanto sopra indicato, il soggetto attuatore contribuisce con fondi propri all’incremento del finanziamento statale di edilizia sovvenzionata ai fini della completa realizzazione dell’intervento costruttivo, fermo restando quanto si dirà più avanti relativamente alla possibilità di cessione degli alloggi.
A tale proposito, l’art. 10-bis del D.L. 28/03/2014, n. 47 (L. 80/2014), stabilisce che i soggetti attuatori che non intendono concorrere con proprie risorse - secondo quanto previsto dal comma 9 dell’art. 12 del D.L. 83/2012 - alla completa realizzazione dell’originario intervento di edilizia sovvenzionata, decadono dallo specifico finanziamento e le corrispondenti risorse sono assegnate ai comuni in cui ricade l’intervento per essere destinate alla realizzazione di interventi di edilizia residenziale pubblica.
In alternativa, anche in deroga a quanto previsto dalla convenzione attuativa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il soggetto attuatore può cedere, a titolo gratuito, le aree o i diritti edificatori destinati alla realizzazione degli alloggi non coperti da finanziamento, a soggetti pubblici o privati che si impegnino a destinarli alla realizzazione di alloggi sociali, vincolati alla locazione per un periodo di almeno dodici anni per le finalità di cui al programma.
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Decadenza del finanziamento in assenza di titolo abilitativo
Qualora per l’intervento di edilizia agevolata non sia stato rilasciato il titolo abilitativo alla data di entrata in vigore del citato D.L. 47/2014, il relativo finanziamento statale decade. Gli enti pubblici territoriali interessati che intendono procedere alla prevista trasformazione urbanistica anche in assenza del finanziamento statale possono fare salve le previsioni urbanistiche dell’accordo di programma sottoscritto tra Regione e Comune reso esecutivo mediante ratifica del consiglio comunale.
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Destinazione immobili realizzati con fondi privati e vincolo di utilizzo
Il comma 6 dell’art. 2 della L. 01/08/2002, n. 166 stabilisce che gli alloggi realizzati con il finanziamento privato possono essere ceduti agli enti locali, agli istituti autonomi case popolari, comunque denominati, o agli enti assimilati, competenti, al prezzo di costo di cui al citato D. Min. Lavori pubblici 05/08/1994. In tal caso il prezzo di cessione è determinato dal costo di costruzione, di cui al medesimo decreto, con esclusione di ogni rivalutazione e del prezzo del terreno.
Nel caso in cui i predetti alloggi rimangano invece nella disponibilità del promotore dell’intervento, questi è tenuto, per un periodo di dodici anni, a destinarli alla locazione a canone concordato secondo gli accordi definiti in sede locale fra le organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori maggiormente rappresentative (art. 2, comma 3, della L. 431/1998) in favore dei dipendenti pubblici impegnati nella lotta alla criminalità.
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Si rende disponibile in allegato l’elenco degli interventi con il relativo stato di attuazione, redatto dal Ministero delle infrastrutture e trasporti ed aggiornato al 22/05/2014 (non risulta che il Ministero abbia in seguito provveduto ad aggiornare l’utile documento.
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RQUISITI DI AMMISSIONE
Possono concorrere per l’assegnazione degli alloggi i dipendenti della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di finanza, della Polizia penitenziaria, del Corpo forestale dello Stato, dei Vigili del fuoco, nonché i dipendenti del Ministero della giustizia ed il personale dell’Amministrazione civile del Ministero dell’interno e quello di altre Amministrazioni, impegnato o coinvolto nella lotta alla criminalità organizzata, che presti servizio nell’ambito della Provincia in cui è localizzato l’intervento.
Hanno priorità coloro che sono stati trasferiti per esigenze di servizio a decorrere dal 13/05/1991 (data di pubblicazione del D.L. 152/1991).
In caso di alloggi realizzati da cooperative di abitazione, gli assegnatari devono aderire preventivamente alla cooperativa, ove espressamente richiesto dallo statuto sociale di quest’ultima.
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Sono esclusi i titolari di diritto di proprietà, di usufrutto, di uso e di abitazione su di un alloggio adeguato (secondo la definizione che ne dà l’art. 2, comma 2, del D.M. 10/05/2002) alle esigenze del proprio nucleo familiare, che risulti ubicato nel Comune in cui è localizzato l’intervento.
Sono altresì esclusi i soggetti il cui reddito complessivo del nucleo familiare con riferimento all’ultima dichiarazione dei redditi presentata prima della pubblicazione dell’avviso risulti superiore a (limiti adeguati dal D.M. 08/05/2014):
40.000 euro per gli alloggi di edilizia sovvenzionata;
80.000 euro per gli alloggi di edilizia agevolata.
Si ricorda che ai sensi dell’art. 21 della L. 457/1978, “ai fini dell’ attribuzione di eventuali punteggi preferenziali per la formazione di graduatorie degli aventi diritto il reddito complessivo del nucleo familiare è diminuito di lire un milione per ogni figlio che risulti essere a carico; agli stessi fini, qualora alla formazione del reddito predetto concorrano redditi da lavoro dipendente, questi, dopo la detrazione dell’ aliquota per ogni figlio che risulti essere a carico, sono calcolati nella misura del 60 per cento”.
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Si riporta di seguito una descrizione schematica dei vari passaggi emergenti dal testo del D.M. 10/05/2002, n. 215, a seguito delle ultime modifiche introdotte dal D.M. 08/05/2014, di cui si è detto in precedenza.
- Comunicazione alla Prefettura e al Ministero da parte delle imprese
I soggetti attuatori dei programmi comunicano alla Prefettura territorialmente competente ed al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Direzione generale per l’edilizia residenziale e per le politiche abitative - il numero e le caratteristiche degli alloggi e l’importo dei relativi canoni, secondo le modalità di calcolo previste dall’art. 4 del D.M. 215/2002 (modificato dal D.M. 08/05/2014). La comunicazione deve avvenire entro 30 giorni dal raggiungimento del 50% dei lavori.
- Pubblicazione degli avvisi di assegnazione
Entro i 60 giorni successivi, la Prefettura redige e pubblica gli avvisi per l’assegnazione degli alloggi - secondo lo schema allegato al D.M. 10/05/2002 (modificato dal D.M. 08/05/2014) - presso la Prefettura, il Comune, la Regione ed il cantiere dove si realizzano gli alloggi.
- Presentazione delle domande di assegnazione
Gli interessati devono presentare la domanda nel termine tassativo indicato dagli avvisi.
- Esame delle domande
Le domande vengono esaminate da una apposita commissione, la quale formula altresì le graduatorie che vengono poi pubblicate con le stesse modalità degli avvisi.
L’assegnazione avviene a cura del Prefetto dopo l’approvazione degli atti di collaudo tecnico-amministrativo oppure, nel caso di interventi singoli di edilizia agevolata, dopo la verifica della documentazione di supporto alla gestione degli alloggi. Tuttavia, qualora il Prefetto territorialmente competente ne ravvisi l’opportunità, è possibile procedere all’assegnazione degli alloggi anche prima dei termini suddetti (comma 3-bis dell’art. 1 del D.M. 10/05/2002 introdotto dal D.M. 25/11/2004).
Gli alloggi concessi rimangono in godimento del locatario anche qualora il locatario stesso sia riformato totalmente o parzialmente per malattia, anche non dipendente da cause di servizio. Nel caso di pensionamento dell’assegnatario, i predetti alloggi rimangono assegnati in locazione per un periodo di ulteriori tre anni dalla cessazione dall’incarico. Nel caso di decesso dell’assegnatario, i predetti alloggi rimangono assegnati in locazione al coniuge o agli aventi diritto, che ne facciano richiesta, per un periodo di ulteriori tre anni a partire dal decesso dell’assegnatario.
Inoltre gli alloggi possono essere alienati dagli enti proprietari e trasferiti in proprietà agli assegnatari anche prima del periodo indicato al punto 5 della Delib. CIPE 20/12/1991 (12 anni), e prima del periodo eventualmente indicato da convenzioni speciali concernenti i singoli interventi. Nel caso in cui l’assegnatario acquisti l’immobile esso viene automaticamente liberato dal vincolo di destinazione.
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Si riportano di seguito le modalità per la determinazione del canone, differenziate in relazione alla tipologia dell’intervento, a seguito delle ultime modifiche introdotte dal D.M. 08/05/2014, di cui si è detto in precedenza.
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Il canone è determinato nelle seguenti percentuali del limite massimo, a sua volta costituito dal 3,85% del limite massimo di costo per gli interventi di edilizia sovvenzionata di cui al D.M. 05/08/1994, vigente nella Regione al momento della comunicazione da parte delle imprese:
- redditi fino a 20.000,00 euro - 40% del massimo;
- redditi da 20.000,01 fino a 35.000,00 euro - 70% del massimo;
- redditi da 35.000,01 fino a 40.000,00 euro - 100% del massimo.
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Il canone è determinato in relazione al prezzo di cessione degli alloggi, al netto del finanziamento statale assegnato al soggetto attuatore e stabilito nell’apposita convenzione comunale, ed avuto riguardo ai benefici conseguenti all’attuazione dell’intero programma. In relazione al suddetto prezzo di cessione, il canone è poi determinato nella seguente misura:
- redditi da 31.000,00 fino a 40.000,00 euro - 70%;
- redditi da 40.000,01 fino a 50.000,01 euro - 85%;
- redditi da 50.000,01 fino a 80.000,00 euro - 100%.
Il canone non può in ogni caso superare i seguenti limiti:
- 4,5% del prezzo di cessione a Roma capitale e nei comuni di Torino, Milano, Venezia, Trieste, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria, Palermo, Catania, Messina e Cagliari;
- 4,2% del prezzo di cessione per gli altri comuni capoluogo di Provincia e per gli altri comuni definiti “ad alta tensione abitativa” dall’elenco allegato alla Delib. CIPE 87/2003;
- 3,9% del prezzo di cessione per i restanti comuni.