Source: https://www.agriservizibelluno.it/consulenza/consulenza-tecnica/50-gestione-rifiuti
Timestamp: 2020-08-05 02:30:28+00:00
Document Index: 2149747

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 11', 'art. 4']

HomeAGRISERVIZICONSULENZA TECNICAGestione rifiuti
In base alla normativa nazionale per la gestione dei rifiuti, anche gli agricoltori devono assolvere a precisi obblighi, occupandosi a proprie spese dello smaltimento dei rifiuti prodotti.
Per smaltire correttamente rifiuti agricoli quali cassette di plastica o di legno, sacchi ed imballaggi di sementi, mangimi o fertilizzanti, nylon per pacciamature, reti per filari o antigrandine, tubi di plastica, canne di gomma, contenitori di prodotti fitosanitari o veterinari, oli esausti di motori, filtri olio e batterie al piombo esauste, ecc. e per non incorrere in pesanti sanzioni (multa fino a 25.822 euro ed arresto sino a 2 anni per il titolare d'azienda che non osservi il divieto di gettare i rifiuti agricoli con quelli urbani (o i divieti di bruciare, interrare o abbandonare i rifiuti agricoli nell'ambiente), il loro produttore deve rivolgersi ad una ditta privata specializzata ed autorizzata.
Le tipologie di rifiuto:
Con il Decreto Legislativo n. 22/97 (meglio noto come decreto RONCHI) si da attuazione alle direttive CE che disciplinano il settore dei rifiuti .
In detto decreto si parla di "GESTIONE DEI RIFIUTI" al fine di assicurare un'elevata protezione dell'ambiente e controlli efficaci.
Non si parla più di materie prime secondarie ma solo di rifiuti che sono classificati, secondo l'origine in:
• Rifiuti urbani e rifiuti speciali
e secondo la pericolosità in
• Rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi.
Per illustrare sinteticamente gli impegni stabiliti dal provvedimento normativo per l'attività agricola, costruito il quadro che riproduco qui di seguito:
TIPO DI RIFIUTO IMPEGNI E SANZIONI
Prima categoria (art. 8)
• Sostanze naturali non pericolose utilizzate nell'attività agricola;
• Attività di trattamento degli scarti che danno origine ai fertilizzanti (legge 748/84);
• Materiali vegetali e lapidei riutilizzati nelle normali pratiche agricole o di conduzione dei fondi rustici, comprese le terre provenienti dalla pulizia dei prodotti vegetali Esclusi dal rispetto della norma
Rifiuti assimilati agli urbani per quantità e qualità. Passaggio da tassa a tariffa dal 01 gennaio 1999
Terza categoria (art. 7 punto 3°)
Rifiuti speciali = rifiuti da attività agricola e agroindustriale Art. 10 :modalità di smaltimento in ordine prioritario:
• autosmaltimento;
• conferimento a terzi autorizzati;
• conferimento a terzi che gestiscono il servizio pubblico previa apposita convenzione;
art. 6 punto 3 : deposito temporaneo
E' ammesso fino a che non superi i 20 mc.
Quarta categoria (art. 7 punto 4)
Rifiuti pericolosi, contenuti nell'all.D e cioè (rifiuti agrochimici, oli usati, batterie e accumulatori esausti, pesticidi)
Art. 15 : Formulario di identificazione
Documento, necessario per il trasporto, da compilare in 4 copie, da firmare, controfirmato dal trasportatore.
Art. 11 punto 3 : MUD
Comunicazione annuale da presentare entro il 30 aprile alla Camera di Commercio per l'anno 2003 la scadenza è il 27 giugno 2003.
Chi non effettua la comunicazione è punito con sanzione amministrativa da 5 a 30 milioni (art. 52 punto 1)
Art. 12 Registro di carico e scarico
Registrazione su fogli numerati e vidimati dall'Ufficio del registro con cadenze settimanali.
Queste informazioni vanno riportate nel MUD.
Chi produce meno di 1 tonellata annua di rifiuti pericolosi può delegare le OO.PP alla registrazione. In tal caso la cadenza per la registrazione è mensile.
Per l'omessa o incompleta tenuta del registro è prevista un ammenda da 30 a 180 milioni, se il registro contiene tutte le informazioni ma in modo inesatto la sanzione va da 500 mila a 3 milioni (art. 52).
Art. 6 punto 2 e 6: Deposito temporaneo.
E' consentito fino a che non superi i 10 mc.
Comunque bisogna dare notifica alla provincia.
Nella prima categoria, rientrano i rifiuti che sono totalmente esclusi dal rispetto della norma (e cioè ad esempio tutte le sostanze di origine vegetale riutilizzate nelle normali pratiche agricole o i compost prodotti in azienda) e che dunque non possono essere neppure qualificati come rifiuti.
La seconda categoria, relativa ai rifiuti urgani e a quelli assimilati agli urbani, continua a seguire la normativa precedente, e cioè essere soggetta alla raccolta del servizio comunale ed essere sottoposta alla tassa.
La terza categoria è quella relativa ai rifiuti "da attività agricola e agroindustriale" che sono definiti "speciali".
Per questa categoria sono fissate le modalità di smaltimento secondo un preciso ordine prioritario ed è ammessa la possibilità di un deposito temporaneo.
All'interno di questa tipologia di rifiuto è anche consentito il recupero . Tale operazione costituisce anzi una delle novità fondamentali della nuova disciplina che è orientata a limitare al massimo la quantità di rifiuti destinati allo smaltimento in discarica.
Il comparto agricolo a tutto l'interesse a far decollare la filiera del recupero in quanto in questo modo l'agricoltore potrà pagare per lo smaltimento cifre inferiori.
La quarta categoria è costituita dai rifiuti "pericolosi"
Per il settore agricolo in questa categoria di rifiuti, in particolare, possiamo avere:
• Rifiuti agrochimici fitofarmaci non utilizzati perché scaduti o fuori legge, contenitori dei fitofarmaci, filtri degli atomizzatori sporchi;
• Oli per circuiti idraulici non contenente PCB e PCT;
• Altri oli per circuiti idraulici (non emulsioni non contenenti composti organici clorurati;
• Emulsioni contenenti composti organici clorurati (Paraflu=glicole etilenico)
• Oli esauriti da motori trasmissioni ed ingranaggi non contenenti composti organici clorurati;
• Oli isolanti e termoconduttori ed altri liquidi a formulazione sintetica (Antigelo);
• Altri rifiuti oleosi non specificati altrimenti (es. filtri olio, filtri gasolio, stracci imbevuti di olio, etc..);
• Accumulatori al nichel-cadmio;
• Sostanze chimiche di scarto (farmaci per animali scaduti o fuorilegge (contenitori)
In merito ai contenitori vuoti di fitofarmaci, se bonificati secondo le modalità della legge regionale ( Accordo di programma Regioni/Organizzazioni di categoria/altri soggetti), e conferiti ai Centri di raccolta autorizzati divengono rifiuti speciali assimilabili a quelli urbani. E pertanto i produttori agricoli non sono soggetti, per questo tipo di rifiuto, agli adempimenti previsti per quelli sopra elencati.
Le operazioni di bonifica sinteticamente sono:
1. Il lavaggio deve avvenire in azienda o direttamente sul terreno trattato durante le fasi di lavorazione;
2. Tutti i contenitori dovranno essere bonificati :
• Riempire ciascun contenitore con acqua pulita per circa un quinto del suo volume;
• Chiudere ermeticamente utilizzando lo specifico tappo ed agitare per inversione almeno 10-15 volte;
• Scaricare completamente il contenitore facendo sgocciolare per almeno 20-25 secondi;
Ripetere tale operazione almeno 5 volte, facendo particolare attenzione ai contenitori muniti di manico cavo;
• Risciacquare alla stessa maniera il tappo del contenitore;
• Provvedere allo scuotimento ed al lavaggio anche di imballaggi in carta e/o plastica in forma di busta/sacco;
I reflui prodotti dai lavaggi, anche se diluiti, dovranno essere immessi nel serbatoio, insieme alla miscela preparata per il trattamento.
Resta inteso che in caso di mancata bonifica (presenza di tracce di antiparassitario) tali semplificazioni burocratiche non avranno validità, ed il rifiuto, sarà classificato pericoloso ( CER 02.01.05).
Il Decreto Ronchi elimina il termine "stoccaggio provvisorio" e lo sostituisce con tre nuovi concetti:
• Deposito preliminare ;
• Deposito temporaneo;
• Messa in riserva.
Deposito preliminare:
Consiste nello stoccaggio di rifiuti nel luogo di produzione in attesa del conferimento ad un soggetto che lo porterà al luogo di smaltimento oppure nello stoccaggio in un luogo diverso dove avverrà lo smaltimento ed è necessaria l'autorizzazione (procedura normale) .
Con deposito temporaneo si intende il raggruppamento dei rifiuti effettuato prima della raccolta nel luogo in cui sono prodotti.
Tale deposito può avvenire purchè siano rispettate le seguenti condizioni:
• I rifiuti non debbono contenere policlorodibenzodiossine, policlorodibenzofurani, policlorodibenzofenoli in quantità superiori a 2,5 ppm ne policlorobifenile, policlorotrifenili in quantità superiori a 25 ppm;
• Pericolosi >10 m3 avviati al recupero almeno 1 volta all'anno;
• Pericolosi < 10 m3 avviati al recupero con cadenza bimestrale;
• Non pericolosi < 20 m3 avviati al recupero almeno 1 volta all'anno;
• Non pericolosi > 20 m3 avviati al recupero con cadenza trimestrale.
• Il deposito deve avvenire per tipi omogenei , nel rispetto delle norme tecniche soprattutto per rifiuti pericolosi;
• I recipienti, fissi e mobili, comprese le vasche ed i bacini, destinati a contenere rifiuti devono possedere adeguati requisiti di resistenza in relazione alle proprietà chimico-fisiche ed alle caratteristiche di pericolosità dei rifiuti contenuti;
• Se lo stoccaggio dei rifiuti liquidi avviene in un serbatoio fuori terra, questo deve essere dotato di un bacino di contenimento di capacità pari all'intero volume del contenuto.
• Al fine di rendere nota, durante lo stoccaggio provvisorio, la natura e la pericolosità dei rifiuti, i recipienti devono essere opportunamente contrassegnati con etichette o targhe .
Con questo termine si intende lo stoccaggio nel luogo di produzione (senza le condizioni del deposito temporaneo) in attesa del conferimento ad un soggetto autorizzato al trasporto verso il luogo di recupero , oppure lo stoccaggio in una destinazione diversa da quella di produzione dove avverrà il recupero (vale solo per i non pericolosi).
E' necessaria l'autorizzazione (procedura semplificata).
I soggetti di cui all'art. 11 comma 3 , hanno l'obbligo di tenere un registro di carico e scarico, con fogli numerati e vidimati, su cui devono annotare le informazioni sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti, da utilizzare ai fini della comunicazione annuale.
Le aziende agricole sono obbligate limitatamente ai rifiuti pericolosi, se hanno un volume di affari (quello valido ai fini IVA) superiore a lire 15 milioni.
Compilazione registro:
Le annotazioni sul registro devono essere effettuate:
1. Per i produttori almeno entro una settimana dalla produzione del rifiuto e dallo scarico del medesimo;
2. Per i soggetti che effettuano la raccolta e il trasporto almeno entro una settimana dalla effettuazione del trasporto;
3. Per i commercianti e gli intermediari almeno entro una settimana dalla effettuazione della transazione relativa;
4. Per i soggetti che effettuano le operazioni di recupero e di smaltimento entro 24 ore dalla presa in carico dei rifiuti;
Tenuta registro:
Il registro va tenuto presso ogni impianto di produzione, stoccaggio, di recupero e di smaltimento di rifiuti nonché presso la sede delle imprese che effettuano attività di raccolta e trasporto, e presso la sde dei commercianti e degli intermediari.
I registri integrati con i formulari relativi al trasporto dei rifiuti debbono essere conservati per 5 anni dalla data dell'ultima registrazione.
I soggetti la cui produzione annua di rifiuti non eccede le 5 tonnellate di rifiuti non pericolosi ed una tonnellata di rifiuti pericolosi, possono adempiere all'obbligo della tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti anche tramite le Organizzazioni di Categoria interessate o loro società di servizi (in forma multiaziendale) che provvedono ad annotare i dati previsti con cadenza mensile, mantenendo presso la sede dell'impresa copia dei dati trasmessi.
I trasportatori di rifiuti per conto terzi devono essere iscritti all'Albo Nazionale e l'iscrizione va rinnovata ogni 5 anni. L'obbligo di iscrizione vale anche per chi effettua trasporti in proprio se in quantità superiore a certi limiti fissati.
In base al decreto legislativo 30/04/98 n. 173 l'iscrizione all'albo non è necessaria per il trasporto, effettuato direttamente dai produttori agricoli, di piccole quantità di rifiuti pericolosi agli appositi centri di raccolta organizzati dal gestore del servizio pubblico.
Per piccole quantità si intende:
• 2 accumulatori esausti per singolo trasporto;
• 15 litri di olio per singolo trasporto;
• 5 contenitori vuoti di fitofarmaci per singolo trasporto.
Formulario di trasporto rifiuti
Il D.M. n. 145/98, definisce il modello di formulario di identificazione, ossia il documento che deve obbligatoriamente accompagnare il trasporto di qualsiasi rifiuto.
Decade la responsabilità del produttore dei rifiuti in caso di scorretto smaltimento o recupero, una volta che il formulario è stato compilato e che ha ricevuto la quarta copia da parte del soggetto incaricato del trattamento del rifiuto.
Tutti coloro che effettuano trasporto di rifiuti fatta eccezione di:
• Per il soggetto che gestisce il servizio pubblico durante il trasporto di rifiuti urbani;
• Per i trasporti inferiori a Kg. 30 o i giornalieri effettuati dal produttore ( D.Leg. n. 22/97, modificato dalla L. n. 426/98, art. 4, c. 23);:
Il formulare che accompagna il rifiuto deve contenere i seguenti dati:
1. Nome ed indirizzo del produttore e del detentore;
2. Origine, tipologia e quantità del rifiuto;
3. Impianto di destinazione;
4. Data e percorso dell'istradamento;
5. Nome e indirizzo del destinatario;
6. Codice CER del rifiuto.
Deve essere emesso un formulario per ciascun rifiuto quale risulta individuato dal codice CER e dalla descrizione.
Per attuare la necessaria integrazione tra formulario e registro è previsto, inoltre è previsto che previsto che sul formulario sia riportato il "numero del registro" è ovvio che tale numero non può essere apposto da parte dei soggetti che non sono obbligati a tenere i suddetti registri.
In tale evenienza, tuttavia, l'esonero dall'obbligo del registro dovrà risultare da specifica indicazione riportata nell'apposito spazio del formulario riservato alle annotazioni.
Il formulario stesso, inoltre dovrà essere conservato presso i suddetti soggetti non obbligati alla tenuta del registro di carico e scarico.
Ciascun formulario consta di 4 copie che, alla partenza del rifiuto, sono firmate dal detentore e dal trasportatore. Una copia rimane presso il detentore, le altre tre sono controfirmate e datate, all'arrivo, dal destinatario. Di queste una rimane al destinatario, una al trasportatore e l'ultima viene spedita al mittente, cui deve giungere entro 3 mesi dalla data di conferimento.
I formulari numerati debbono essere predisposti da tipografie autorizzate e la fattura di acquisto degli stessi deve essere registrata sul registro IVA – acquisti prima del loro utilizzo.
Il formulario è emesso dal produttore/detentore del rifiuto o dal trasportatore e deve essere conservato insieme al registro.
Presentazione annuale del MUD
E' obbligato chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e di trasporto di rifiuti, compresi i commercianti e gli intermediari di rifiuti, ovvero svolge le operazioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti, nonché le imprese e gli Enti che producono rifiuti pericolosi e le imprese e gli Enti che producono rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali ed artigianali.
Il MUD può essere compilato su supporto cartaceo o su supporto magnetico e va consegnato alla Camera di Commercio entro il 27 giugno 2003 in passato la scadenza era il 30 aprile. Oltre al MUD occorre versare il diritto di segreteria alla CCIAA che è di lire 20.000 per ogni scheda anagrafica contenuta nelle denuncie presentate su supporto magnetico e di lire 30.000 per quelle su supporto cartaceo.
La corretta gestione dei contenitori vuoti di prodotti fitosanitari
Le normative ambientali sono giovani ed hanno spesso i "difetti" tipici della giovinezza, quali la volontà di affrontare e risolvere situazioni difficili la cui soluzione si cerca da anni, oppure la volubilità di discipline settoriali che a breve distanza di tempo vengono ripetutamente modificate ed integrate nel tentativo di migliorarle.
Tuttavia, il caso relativo alla corretta gestione dei contenitori vuoti di prodotti fitosanitari è per molti versi unico ed emblematico della difficoltà che tutto il territorio nazionale si vengono a creare quando non si riesce a conciliare la compatibilità di scelte ambientali con realtà agricola esistente sul territorio.
Grazie ad un apposito studio sperimentale e la scelta di utilizza alcune competenze che lo Stato ha per quota parte lasciato a Amministrazioni Regionali, la Giunta Regionale ha dato una prima coerente soluzione operativa alla travagliata vicenda della corretta gestione dei contenitori vuoti di prodotti fitosanitari.
Fatti propri i problemi delle aziende agricole, che hanno la necessità di allontanare i contenitori vuoti, l'ostacolo maggiore che la Regione Piemonte ha dovuto affrontare è stato quello di districarsi nella complessa legislazione nazionale di questa materia, garantendo soluzioni operative rispettose dell'ambiente.
Il quadro normativo italiano sui contenitori vuoti
Brevi accenni alla disciplina ambientale nazionale, necessari per capire le sue implicazioni a livello operativo aziendale.
I contenitori vuoti, fino a poco tempo fa considerati rifiuti tossico nocivi, sono ad oggi classificati dalla norma nazionale come rifiuti speciali pericolosi cosi come chiaramente stabilito dalla norma quadro sui rifiuti (il D.Lgs. n. 22/97, cosiddetto Decreto Ronchi, modifica con D.Lgs. 389/97 e legge 426/98), e dal Decreto Legislativo 173/98.
Questa classificazione in pratica impedisce al servizio pubblico provvedere alla raccolta e gestione di questi rifiuti; ne consegue che l'agricoltore si vedrebbe costretto, per assolvere agli obblighi legge, a provvedere egli stesso a conferire a ditte autorizzate i contenitori vuoti per destinarli successivamente ad impianti autorizzati trattamento di rifiuti pericolosi, con tutti i maggiori oneri che ne conseguono. Quasi inutile dire che le soluzioni adottate a livello aziendale sono state finora le più diverse, sempre comunque tese a ridurre i notevoli costi per il trasporto e lo smaltimento dei contenitori vuoti, per i quali orientativamente sarebbe necessario per quantitavi di poche decine di chilogrammi all'anno sostenere oneri nell'ordine di qualche centinalo di mila lire.
Tuttavia la disciplina ambientale correttamente afferma che qual' sia dimostrata la non pericolosità del rifiuto - da valutare secondo quanto previsto in un provvedimento del 1984 tuttora in vigore particolare la D.C.I. del 27.07.1984 - il rifiuto stesso verrebbe classificato semplicemente come rifiuto speciale. In quest'ultimo caso l'eventualità che il servizio pubblico se ne prenda carico diventa possibile, elemento questo di estrema rilevanza per poter fornire agli agricoltori un servizio capillare e già operativo per altri rifiuti. Ma come realizzare questa ipotesi, e quali i criteri operativi e le procedure da seguire per essere in regola con la legge?
Come deve comportarsi l'agricoltore
Iniziamo dal momento della produzione del rifiuto, ovvero quando l'agricoltore ha esaurito il prodotto presente nel contenitore. Occorre che l'agricoltore provveda subito al triplice risciacquo manuale del contenitore, ovvero provveda al suo lavaggio con l'aiuto di una apposita attrezzatura per il lavaggio meccanico.
Nel primo caso occorre chiudere ermeticamente il contenitore, riempirlo con acqua per circa un quinto del suo volume ed eseguire 15 inversioni complete (per una durata di circa 30 secondi), avendo cura di versare poi l'intero contenuto nel serbatoio dell'attrezzatura che l'agricoltore utilizza per effettuare i trattamenti fitosanitari. Questa operazione va eseguita per tre volte (per questo motivo si parla di triplice lavaggio).
Nel caso del lavaggio meccanico invece è necessario avere un'attrezzatura con una portata di almeno 4,5 litri al minuto ed una pressione superiore ai 3 bar, effettuando il lavaggio per almeno 40 secondi.
In entrambi i casi il lavaggio deve avvenire presso l'azienda agricola ed il refluo di lavaggio ottenuto deve essere esclusivamente adoperato per i trattamenti fitosanitari.
Finite le operazioni di lavaggio occorre ridurre, ove possibile, il volume del contenitore; quindi tapparlo ed inserirlo in un sacco impermeabile (può essere sufficiente un normale sacco nero in plastica polietilene).
Riempito il sacco occorre richiuderlo ermeticamente ed applicarvi un'etichetta che riporti gli estremi identificativi del produttore del rifiuto, cioè la ragione sociale, l'indirizzo operativo dell'azienda e la partita IVA.