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Timestamp: 2020-06-03 18:09:51+00:00
Document Index: 25832682

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Art. 270 codice di procedura penale - Utilizzazione in altri procedimenti - Brocardi.it
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Articolo 270 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 270 Codice di procedura penale
1. I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti, salvo che risultino rilevanti e indispensabili per l'accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza e dei reati di cui all'articolo 266, comma 1(1).
1-bis. Fermo restando quanto previsto dal comma 1, i risultati delle intercettazioni tra presenti operate con captatore informatico su dispositivo elettronico portatile possono essere utilizzati anche per la prova di reati diversi da quelli per i quali è stato emesso il decreto di autorizzazione qualora risultino indispensabili per l'accertamento dei delitti indicati dall'articolo 266, comma 2-bis(1).
2. Ai fini della utilizzazione prevista dal comma 1, i verbali e le registrazioni delle intercettazioni sono depositati presso l'autorità competente per il diverso procedimento. Si applicano le disposizioni dell'articolo 268, commi 6, 7 e 8(1).
3. Il pubblico ministero e i difensori delle parti hanno altresì facoltà di esaminare i verbali e le registrazioni in precedenza depositati nel procedimento in cui le intercettazioni furono autorizzate(2).
(1) Comma modificato dall’art. 2, comma 1, lettera g) del D. L. 30 dicembre 2019, n. 161, convertito con modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7.
(2) Ivi compresi dunque i verbali e le registrazioni successivamente oggetto di stralcio.
Spiegazione dell'art. 270 Codice di procedura penale
Oltre alla possibilità, fatta salva, di desumere eventuali notizie di reato anche da intercettazioni provenienti da altri procedimenti, la norma in commento si occupa di disciplinare il profilo della utilizzabilità probatoria delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli rispetto ai quali siano state autorizzate.
Nello specifico, vista l’ampia tutela garantistica fornita dall’articolo 15 Cost., le intercettazioni relativi a procedimenti diversi sono utilizzabili solamente quando risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è previsto l’arresto in flagranza ex art. 380.
In tali ipotesi, al fine di colmare il vulnus difensivo arrecato all’imputato, il legislatore si è preoccupato di stabilire che tale sacrificio vada compensato con l’instaurazione di un adeguato contraddittorio, attraverso le forme di cui all’articolo 268 commi 6, 7 ed 8.
Inoltre, il pubblico ministero ed i difensori delle parti hanno la facoltà di accedere ai verbali ed alle registrazioni in precedenza depositate nel procedimento da cui derivano le intercettazioni da utilizzare.
Da ultimo, si specifica che i risultati delle intercettazioni ambientali mediante captatore informatico seguono la medesima disciplina.
Massime relative all'art. 270 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 14948/2018
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 14948 del 4 aprile 2018)
Cass. pen. n. 17759/2017
Il divieto di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni telefoniche in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte, attiene solo alla valutazione di tali risultati come elementi di prova, ma non preclude la possibilità di dedurre dagli stessi notizie di nuovi reati, quale punto di partenza di nuove indagini. (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto legittima l'acquisizione delle intercettazioni quale "notitia criminis" nel procedimento diverso, ai soli fini dell'accertamento della capacità di stare in giudizio dell'imputato che si era sempre sottratto al colloquio clinico psichiatrico ed aveva fraudolentemente simulato ed enfatizzato disturbi psichici con l'obiettivo di paralizzare la celebrazione del giudizio).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 17759 del 7 aprile 2017)
Cass. pen. n. 41317/2015
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 41317 del 14 ottobre 2015)
Cass. pen. n. 19730/2015
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 19730 del 13 maggio 2015)
Cass. pen. n. 12536/2015
In tema di intercettazione di conversazioni, al fine di valutare la esistenza della condizione richiesta dall'art. 270, comma primo, cod. proc. pen. per la deroga al divieto di utilizzazione in altri procedimenti, non è necessario che dalla conversazione intercettata emerga immediatamente l'esatta qualificazione giuridica del delitto "diverso" per il quale è obbligatorio l'arresto in flagranza, in quanto le informazioni raccolte tramite le attività di captazione legittimamente disposte in un determinato procedimento sono utilizzabili come "fonti" da cui eventualmente desumere la successiva "notitia criminis".
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 12536 del 25 marzo 2015)
Cass. pen. n. 3253/2014
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3253 del 23 gennaio 2014)
Cass. pen. n. 16289/2012
L'attività di intercettazione eseguita attraverso un programma emulatore - denominato "Daemon" - che crea periferiche virtuali, consentendo di accantonare i dati registrati in memoria e di differirne l'ascolto, al fine di prevenire il rilevamento del segnale audio da parte dei soggetti controllati e la sua neutralizzazione con apposita strumentazione di bonifica delle captazioni, non viola alcuna delle disposizioni esecutive delle operazioni di intercettazione, prescritte a pena di inutilizzabilità.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 16289 del 3 maggio 2012)
Cass. pen. n. 13166/2012
In tema di intercettazioni telefoniche, le conversazioni, intese come segni espressivi di comunicazione fra soggetti, possono costituire corpo del reato - e come tali essere utilizzate anche al di fuori dei limiti di cui all'art. 270 c.p.p. - solo se le espressioni linguistiche impiegate siano di per sé lesive di un precetto penale.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 13166 del 5 aprile 2012)
Cass. pen. n. 9185/2012
I risultati delle intercettazioni disposte per agevolare le ricerche di latitanti possono essere utilizzati a fini probatori, stante l'espresso rinvio operato dall'art. 295, comma terzo, all'art. 270 cod. proc. pen., rinvio che ha un senso solo se riferito al comma primo di tale articolo, relativo all'utilizzabilità probatoria in altri procedimenti.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9185 del 8 marzo 2012)
Cass. pen. n. 50072/2009
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 50072 del 31 dicembre 2009)
Cass. civ. n. 12717/2009
Al fine di riscontrare il presupposto dei “gravi elementi di fondatezza dell'azione disciplinare” per l'adozione della misura cautelare del trasferimento d'ufficio, nel corso di un procedimento disciplinare per addebiti punibili con una sanzione diversa dall'ammonimento, ben possono essere utilizzate le risultanze di intercettazioni di telefonate ricevute dal magistrato e legittimamente disposte ed effettuate nel corso di un procedimento penale a carico dell'autore ed interlocutore della chiamata telefonica, indagato per un reato che consente l'intercettazione stessa; del pari sono utilizzabili le risultanze di intercettazioni di telefonate fatte dal magistrato, ove in ipotesi sia egli stesso indagato per un reato che consenta tali intercettazioni.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 12717 del 29 maggio 2009)
Cass. pen. n. 44365/2008
In tema di intercettazioni telefoniche, alle eventuali oggettive difficoltà della parte interessata nella produzione degli elementi attestanti l'inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni disposte in altro procedimento, dovute alla ristrettezza dei termini pre la richiesta di riesame, può porsi rimedio con l'attivazione dei poteri officiosi, oppure con l'accoglimento della richiesta di un congruo termine per dare modo alla cancelleria del giudice "ad quem" di provvedere sulla tempestiva richiesta di rilascio di copie di atti, e con la ulteriore possibilità di dedurre, anche dopo la delibazione giudiziale, nullità comunque insorte in precedenza.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 44365 del 27 novembre 2008)
Cass. pen. n. 35003/2008
Ai fini dell'accertamento sulla sussistenza del dolo o della colpa grave rilevanti nel giudizio di riparazione per l'ingiusta detenzione, sono utilizzabili le intercettazioni "ambientali" riportate nell'ordinanza coercitiva, ma successivamente non utilizzate in dibattimento, non essendo state sottoposte a perizia.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 35003 del 9 settembre 2008)
Cass. pen. n. 5141/2008
In tema di intercettazioni telefoniche da utilizzare in altri procedimenti, qualora la comunicazione intercettata costituisca essa stessa una condotta delittuosa, la sua acquisizione deve essere inquadrata nelle norme che regolano l'uso processuale del corpo di reato e non si applicano, pertanto, le limitazioni probatorie di cui all'art. 270 c.p.p. (Fattispecie nella quale l'intercettazione riguardava la comunicazione con cui l'imputato, appartenente all'Arma dei Carabinieri, aveva avvertito il latitante di un'imminente operazione volta proprio alla sua cattura).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5141 del 1 febbraio 2008)
Cass. pen. n. 348/2008
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 348 del 8 gennaio 2008)
Cass. pen. n. 31402/2005
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 31402 del 19 agosto 2005)
Cass. pen. n. 4942/2004
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4942 del 6 febbraio 2004)
Cass. pen. n. 44518/2003
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 44518 del 20 novembre 2003)
Cass. pen. n. 35389/2003
L'art. 270, primo comma, c.p.p. consente la utilizzazione dei risultati delle intercettazioni in altro procedimento a condizione che i verbali e le registrazioni siano depositati presso l'ufficio ad quem, a nulla rilevando che non siano stati acquisiti anche la richiesta del pubblico ministero e perfino lo stesso decreto autorizzativo. Ciò non esclude, peraltro, che la parte interessata possa ottenere copia anche di tali atti, a norma dell'art. 116 c.p.p., ove ritenga di verificarne la regolarità.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 35389 del 10 settembre 2003)
Cass. pen. n. 30996/2002
Il mancato deposito, contestualmente all'avviso di conclusione delle indagini preliminari, degli atti relativi alle intercettazioni telefoniche non determina l'inutilizzabilità delle stesse, allorché si tratti di intercettazioni disposte in un procedimento diverso, poiché le limitazioni temporali di cui agli artt. 415 bis e 416 c.p.p. sono operative solo con riguardo alle indagini espletate nell'ambito dello stesso procedimento.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 30996 del 6 settembre 2002)
Cass. pen. n. 28861/2002
In caso di utilizzazione delle intercettazioni telefoniche in un procedimento diverso da quello in cui furono disposte, la sanzione dell'inutilizzabilità delle informazioni risultanti dalle intercettazioni, prevista dall'art. 270, comma 2 c.p.p., per l'omesso deposito dei verbali e delle trascrizioni, si estende al mezzo da cui le stesse sono tratte. Ne consegue che, potendo i risultati dell'intercettazione essere vincolati, oltre che con la lettura della trascrizione o l'ascolto dei nastri, anche attraverso la testimonianza avente ad oggetto il tenore della conversazione captata, quest'ultima è affetta dalla sanzione dell'inutilizzabilità laddove sia rappresentativa di informazioni inutilizzabili.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 28861 del 26 luglio 2002)
Cass. pen. n. 20224/2002
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 20224 del 23 maggio 2002)
Cass. pen. n. 16130/2002
La localizzazione tramite sistema satellitare (così detto GPS) degli spostamenti di un soggetto nei confronti del quale sono in corso indagini, benché comporti un controllo non poco invasivo a carico del soggetto medesimo, non è in alcun modo assimilabile alla attività di intercettazione, prevista dagli artt. 266 c.p.p. e non necessita quindi di alcuna autorizzazione preventiva da parte del giudice per le indagini preliminari.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 16130 del 2 maggio 2002)
Cass. pen. n. 33187/2001
In tema di limiti di utilizzazione di intercettazioni telefoniche in altri procedimenti, anche quando le registrazioni non rappresentano una conversazione su circostanze relative al fatto-reato per cui siano state disposte, ma una comunicazione che integra essa stessa condotta criminosa, la loro acquisizione è soggetta alle disposizioni stabilite dall'art. 270 c.p.p. e non va inquadrata nelle norme che regolano l'uso processuale del corpo di reato, giacché la registrazione costituisce in ogni caso un mezzo di documentazione della comunicazione e non è definibile cosa sulla quale o mediante la quale il reato è stato omesso. (In applicazione di tale principio la Corte ha escluso che nel procedimento relativo al reato di segreto d'ufficio commesso mediante una comunicazione telefonica su una utenza soggetta per altre ragioni ed in diverso procedimento ad intercettazione, la registrazione potesse in ogni caso essere utilizzata come corpo di reato).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 33187 del 4 settembre 2001)
Le dichiarazioni - captate nel corso di attività di intercettazione regolarmente autorizzata - con le quali un soggetto si accusa della commissione di reati hanno integrale valenza probatoria. (In motivazione la Corte ha chiarito che dette dichiarazioni non possono avere rilievo probatorio inferiore rispetto alla chiamata in correità che, pur bisognevole di altri elementi che ne confermino la attendibilità, è qualificata dal legislatore quale prova piena).
Cass. pen. n. 8440/2001
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 8440 del 28 febbraio 2001)
Cass. pen. n. 790/2000
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 790 del 22 gennaio 2000)
Cass. pen. n. 14595/1999
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 14595 del 23 dicembre 1999)
Cass. pen. n. 718/1999
Nel giudizio di prevenzione non è applicabile la norma dettata dall'art. 270, comma primo, c.p.p., che limita, nel giudizio penale, la utilizzabilità dei risultati delle intercettazioni telefoniche disposte in altro procedimento. Infatti, nel giudizio di prevenzione vige la opposta regola della piena utilizzabilità di qualsiasi documento indiziario, anche tratto da procedimenti penali in corso, purché certo e idoneo, per il suo valore sintomatico, a giustificare il convincimento del giudice in ordine alla pericolosità sociale del soggetto.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 718 del 29 aprile 1999)
Cass. pen. n. 6242/1999
In tema di intercettazione di conversazioni o comunicazioni, la diversità del procedimento che di regola impedisce l'utilizzazione dei relativi risultati, assume, per gli effetti che ne derivano sul piano della prova, rilievo di carattere sostanziale e non può, quindi, ricollegarsi a un dato di ordine meramente formale, come il numero di iscrizione nel registro delle notizie di reato, né può essere intesa come equivalente a quella di “diverso reato”. Ne consegue che in essa non rientrano le indagini strettamente connesse e collegate sotto il profilo oggettivo, probatorio e finalistico al reato in ordine al quale il mezzo di ricerca della prova è stato disposto. (Fattispecie relativa a misura cautelare della custodia in carcere per partecipazione ad associazione per delinquere di stampo mafioso disposta sulla base dei risultati — acquisiti attraverso un'informativa di polizia — di un'intercettazione ambientale autorizzata in altro procedimento, a carico di ignoti, per omicidio volontario).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6242 del 12 aprile 1999)
Cass. pen. n. 1208/1998
In materia di prove il concetto di diverso procedimento nel quale, ai sensi dell'art. 270, primo comma, c.p.p., è vietata la utilizzazione dei risultati di intercettazioni o comunicazioni non equivale a quello di diverso reato, ed in esso non rientrano, quindi, le indagini strettamente connesse e collegate, sotto il profilo oggettivo, probatorio e finalistico, al reato in ordine al quale il mezzo di ricerca della prova è stato disposto. La diversità del procedimento di cui si parla deve assumere rilievo di carattere sostanziale e non può essere ricollegata a dati meramente formali, quale la materiale distinzione degli incartamenti relativi a due procedimenti o il loro diverso numero di iscrizione nel registro delle notizie di reato.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1208 del 15 maggio 1998)
In tema di utilizzabilità della prova, il fatto che l'inutilizzabilità sia stata dichiarata nel corso del procedimento incidentale de libertate svoltosi durante le indagini preliminari, anche se con il vaglio della Corte di cassazione, non ha alcun effetto preclusivo sulla sua utilizzazione in sede di giudizio, dal momento che il problema dell'utilizzabilità delle prove si pone esclusivamente con riferimento al dibattimento, e ogni valutazione compiuta in proposito in tema di procedimento cautelare non può vincolare il giudice del dibattimento.
Cass. pen. n. 4408/1998
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4408 del 15 aprile 1998)
Cass. pen. n. 3133/1998
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3133 del 12 marzo 1998)
Cass. pen. n. 2502/1996
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2502 del 4 giugno 1996)
Cass. pen. n. 5363/1996
La norma di cui all'art. 270 comma 1 c.p.p. sull'utilizzazione dei risultati delle intercettazioni telefoniche in altri procedimenti non può interpretarsi riduttivamente nel senso che tale utilizzazione sia possibile solo quando i risultati in questione siano indispensabili all'accertamento del fatto-reato altrimenti non dimostrabile con diversa rilevante prova di accusa. Deve invece ritenersi che «l'indispensabilità dell'accertamento» vada riferita a tutta l'imputazione, compresi i fatti relativi alla punibilità, alla determinazione della pena ed alla qualificazione del reato medesimo in rapporto alle circostanze attenuanti o aggravanti.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5363 del 28 maggio 1996)
Cass. pen. n. 1626/1996
Il concetto del «diverso procedimento» nel quale, ai sensi del primo comma dell'art. 270 c.p.p., è vietata l'utilizzazione dei risultati delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni (salvo che risultino indispensabili per l'accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza), non equivale a quello di «diverso grado» ed in esso non rientrano pertanto, le indagini strettamente connesse e collegate sotto il profilo oggettivo, probatorio e finalistico al reato in ordine al quale il mezzo di ricerca della prova è stato disposto. (Nella specie la Corte ha ritenuto utilizzabili quali prove del reato di corruzione aggravata per atti contrari ai doveri di ufficio gli esiti delle intercettazioni disposte per individuare compiutamente i componenti di un'associazione per delinquere ed accertarne le specifiche responsabilità).
La «diversità» del procedimento che, ai sensi del primo comma dell'art. 270 c.p.p., impedisce l'utilizzazione dei risultati delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni (salvo che risultino indispensabili per l'accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza), assume, per gli effetti che ne derivano sul piano della prova rilievo di carattere sostanziale e non può quindi ricollegarsi a un dato di ordine meramente formale quale il numero di iscrizione, nell'apposito registro della notizia di reato; la distinzione, pertanto, va riferita al contenuto di quest'ultima, vale a dire al fatto-reato in relazione al quale il pubblico ministero e la polizia giudiziaria svolgono le indagini necessarie per le determinazioni inerenti all'esercizio dell'azione penale con la conseguenza che ove il pubblico ministero, opportunamente autorizzato alla riapertura delle indagini provveda ad una nuova iscrizione ai sensi degli artt. 414, secondo comma, e 335 c.p.p., non si instaura un procedimento diverso e possono legittimamente essere utilizzati i risultati delle indagini già svolte, compresi gli esiti delle intercettazioni.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1626 del 10 febbraio 1996)
Cass. pen. n. 2135/1994
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2135 del 21 settembre 1994)
Cass. pen. n. 8670/1993
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8670 del 23 settembre 1993)
Cass. pen. n. 3129/1992
Il divieto di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni in altro procedimento, di cui all'art. 270 c.p.p., va inteso nel senso che non possono siffatti elementi valere come prova in diverso processo. Nessuna preclusione esiste, invece, circa l'utilizzazione di tali intercettazioni quale notizia di illecito penale valida per l'inizio di un diverso procedimento e per l'espletamento di accertamenti volti ad acquisire nuovi elementi di prova.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3129 del 10 ottobre 1992)
Cass. pen. n. 603/1992
Ai fini dell'utilizzazione dei risultati delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte, il presupposto della indispensabilità per l'accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza, richiesto dall'art. 270 del nuovo codice di procedura penale, implica una valutazione affidata all'esclusiva competenza del giudice di merito, che in sede di cassazione può essere contestata solo sotto il profilo della manifesta illogicità.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 603 del 11 maggio 1992)