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Timestamp: 2019-02-19 10:35:50+00:00
Document Index: 45894109

Matched Legal Cases: ['art. 394', 'art. 484', 'art. 460', 'art. 485', 'art. 481', 'art. 484', 'art. 503', 'art. 495', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 498', 'art. 500', 'art. 503', 'art. 500', 'art. 498', 'art. 499', 'art. 498', 'art. 498', 'art. 484', 'art. 502', 'art. 484', 'art. 542', 'art. 544', 'art. 542', 'sentenza ', 'art. 151', 'art. 564', 'art. 2652']

Successione (norme del codice civile) (I) - Unione Consulenti
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Successione (norme del codice civile) (I)
febbraio 26, 2002 3:20 pm Categoria: Casa, Famiglia e Lavoro A+ / A-
Dell’apertura della successione, della delazione e dell’acquisto dell’eredità
La successione si apre al momento della morte, nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto (c.c.43, 45).
Art. 457 Delazione dell’eredità
L’eredità si devolve per legge (c.c.565 e seguenti) o per testamento (c.c.587 e seguenti).
E’ nulla ogni convenzione (c.c.1321) con cui taluno dispone della propria successione. E’ del pari nullo ogni atto col quale taluno dispone dei diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta, o rinunzia ai medesimi (c.c.557-2, 679).
Art. 459 Acquisto dell’eredità
L’eredità si acquista con l’accettazione (c.c.470 e seguenti). L’effetto dell’accettazione risale al momento nel quale si è aperta la successione (c.c.456, 1146).
Art. 460 Poteri del chiamato prima dell’accettazione
Il chiamato all’eredità può esercitare le azioni possessorie (c.c.1168 e seguenti) a tutela dei beni ereditari, senza bisogno di materiale apprensione (c.c.1146).
Egli inoltre può compiere atti conservativi (Cod. Proc. Civ. 670) di vigilanza e di amministrazione temporanea (c.c. 486), e può farsi autorizzare dall’autorità giudiziaria a vendere i beni che non si possono conservare o la cui conservazione importa grave dispendio (Cod. Proc. Civ. 747, 748).
Se il chiamato rinunzia all’eredità c.c.519 e seguenti), le spese sostenute per gli atti indicati dall’articolo precedente sono a carico dell’eredità.
Salvo prova contraria, si presume concepito al tempo dell’apertura della successione chi è nato entro i trecento giorni dalla morte della persona della cui successione si tratta (c.c.232).
Possono inoltre ricevere per testamento i figli di una determinata persona vivente al tempo della morte del testatore, benché non ancora concepiti (c.c.643, 715, 784).
Art. 463 Casi d’indegnità
E’ escluso dalla successione come indegno (c.c.466 e seguenti):
l) chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, o un discendente, o un ascendente della medesima (c.c.801), purché non ricorra alcuna delle cause che escludono la punibilità a norma della legge penale (Cod. Pen. 45 e seguenti);
L’indegno è obbligato a restituire i frutti (c.c.820) che gli sono pervenuti dopo l’apertura della successione (c.c.535, 1148).
Colui che è escluso per indegnità dalla successione (c.c.463) non ha sui beni della medesima, che siano devoluti ai suoi figli, i diritti di usufrutto o di amministrazione che la legge accorda ai genitori (c.c.320 e seguenti).
Art. 466 Riabilitazione dell’indegno
Chi è incorso nell’indegnità (c.c.463) è ammesso a succedere quando la persona, della cui successione si tratta, ve lo ha espressamente abilitato con atto pubblico o con testamento (c.c.587, 2699).
La rappresentazione ha luogo, nella linea retta (c.c.75) a favore dei discendenti dei figli legittimi (c.c. 23 e seguenti), legittimati (280 e seguenti) e adottivi (c.c.291 e seguenti), nonché dei discendenti dei figli naturali (c.c.250 e seguenti) del defunto, e, nella linea collaterale (c.c.75), a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto.
I discendenti (c.c.467) possono succedere per rappresentazione anche se hanno rinunziato (c.c.519 e seguenti) all’eredità della persona in luogo della quale subentrano, o sono incapaci o indegni di succedere rispetto a questa.
La rappresentazione ha luogo anche nel caso di unicità di stirpe (c.c.564-3).
Quando vi e rappresentazione la divisione si fa per stirpi (c.c.726-2).
Art. 470 Accettazione pura e semplice e accettazione col beneficio d’inventario
L’eredità può essere accettata puramente e semplicemente o col beneficio d’inventario (c.c.484 e seguenti).
L’accettazione col beneficio d’inventario può farsi nonostante qualunque divieto del testatore (c.c.634).
Non si possono accettare le eredità devolute ai minori e agli interdetti, se non col beneficio d’inventario, osservate le disposizioni degli artt. 321 e 374.
I minori emancipati e gli inabilitati non possono accettare l’eredità, se non col beneficio d’inventario, osservate le disposizioni dell’art. 394.
L’accettazione delle eredità devolute alle persone giuridiche non può farsi che col beneficio d’inventario, osservate le disposizioni della legge circa l’autorizzazione governativa (c.c.17).
Questo articolo non si applica alle società (c.c.2247).
L’accettazione e espressa quando, in un atto pubblico (c.c.2699) o in una scrittura privata (c.c.2702), il chiamato all’eredità ha dichiarato di accettarla oppure ha assunto il titolo di erede (c.c.2648).
L’accettazione è tacita quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede (c.c.527).
La donazione, la vendita (c.c.1542) o la cessione, che il chiamato all’eredità faccia dei suoi diritti di successione a un estraneo o a tutti gli altri chiamati o ad alcuno di questi, importa accettazione dell’eredità.
Se questi non sono d’accordo per accettare o rinunziare, colui che accetta l’eredità acquista tutti i diritti e soggiace a tutti i pesi ereditari, mentre vi rimane estraneo chi ha rinunziato (c.c.521).
Il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni (c.c.2946).
Il termine decorre dal giorno dell’apertura della successione (c.c.456) e, in caso d’istituzione condizionale (633 e seguenti), dal giorno in cui si verifica la condizione (c.c.2935).
Art. 481 Fissazione di un termine per l’accettazione
Chiunque vi ha interesse può chiedere che l’autorità giudiziaria fissi un termine (Cod. Proc. Civ. 749) entro il quale il chiamato dichiari se accetta o rinunzia all’eredità. Trascorso questo termine senza che abbia fatto la dichiarazione, il chiamato perde il diritto di accettare (c.c.488).
L’accettazione dell’eredità si può impugnare quando e effetto di violenza o di dolo (c.c.1434 e seguenti).
L’azione si prescrive in cinque anni dal giorno in cui è cessata la violenza o è stato scoperto il dolo (c.c.1442).
L’accettazione dell’eredità non si può impugnare se è viziata da errore.
Tuttavia, se si scopre un testamento del quale non si aveva notizia al tempo dell’accettazione, l’erede (662 e seguente) non è tenuto a soddisfare i legati scritti in esso oltre il valore dell’eredità, o con pregiudizio della porzione legittima che gli e dovuta (536 e seguenti). Se i beni ereditari non bastano a soddisfare tali legati, si riducono proporzionalmente anche i legati scritti in altri testamenti. Se alcuni legatari sono stati già soddisfatti per intero, contro di loro è data azione di regresso.
L’onere di provare il valore dell’eredità incombe all’erede (c.c.2697).
Art. 484 Accettazione col beneficio d’inventario
L’accettazione col beneficio d’inventario (c.c.490 e seguenti, 2830) si fa mediante dichiarazione, ricevuta da un notaio o dal cancelliere della pretura del mandamento in cui si è aperta la successione, e inserita nel registro delle successioni conservato nella stessa pretura (disp.di att.al c.c 52, 53).
La dichiarazione deve essere preceduta o seguita dall’inventario, nelle forme prescritte dal codice di procedura civile (Cod. Proc. Civ. 769 e seguenti).
Se l’inventario è fatto prima della dichiarazione, nel registro deve pure menzionarsi la data in cui esso e stato compiuto.
Art. 485 Chiamato all’eredità che è nel possesso di beni
Il chiamato all’eredità, quando a qualsiasi titolo e nel possesso di beni ereditari, deve fare l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione o della notizia della devoluta eredità. Se entro questo termine lo ha cominciato ma non e stato in grado di completarlo, può ottenere dal pretore del luogo in cui si e aperta la successione una proroga che, salvo gravi circostanze, non deve eccedere i tre mesi (Cod. Proc. Civ. 7494).
Compiuto l’inventario, il chiamato che non abbia ancora fatto la dichiarazione a norma dell’art. 484 ha un termine di quaranta giorni da quello del compimento dell’inventario medesimo, per deliberare se accetta o rinunzia all’eredità. Trascorso questo termine senza che abbia deliberato, è considerato erede puro e semplice.
Durante i termini stabiliti dall’articolo precedente per fare l’inventario e per deliberare, il chiamato, oltre che esercitare i poteri indicati nell’art. 460, può stare in giudizio come convenuto per rappresentare l’eredità.
Se non compare, l’autorità giudiziaria nomina un curatore all’eredità affinche la rappresenti in giudizio (Cod. Proc. Civ. 78-80).
Art. 487 Chiamato all’eredità che non è nel possesso di beni
Il chiamato all’eredità, che non è nel possesso di beni ereditari, può fare la dichiarazione di accettare col beneficio d’inventario, fino a che il diritto di accettare non e prescritto.
Quando ha fatto la dichiarazione, deve compiere l’inventario nel termine di tre mesi dalla dichiarazione, salva la proroga accordata dall’autorità giudiziaria a norma dell’art. 485; in mancanza, e considerato erede puro e semplice.
Quando ha fatto l’inventario non preceduto da dichiarazione d’accettazione, questa deve essere fatta nei quaranta giorni successivi al compimento dell’inventario; in mancanza, il chiamato perde il diritto di accettare l’eredità.
Art. 488 Dichiarazione in caso di termine fissato dall’autorità giudiziaria
Il chiamato all’eredità che non è nel possesso di beni ereditari, qualora gli sia stato assegnato un termine a norma dell’art. 481, deve, entro detto termine, compiere anche l’inventario; se fa la dichiarazione e non l’inventario, è considerato erede puro e semplice.
L’autorità giudiziaria può accordare una dilazione (Cod. Proc. Civ. 749-4).
I minori, gli interdetti e gli inabilitati (c.c.414 e seg.) non s’intendono decaduti dal beneficio d’inventario (c.c.471, 472), se non al compimento di un anno dalla maggiore età o dal cessare dello stato d’interdizione o d’inabilitazione, qualora entro tale termine non si siano conformati alle norme della presente sezione.
Art. 490 Effetti del beneficio d’inventario
L’effetto del beneficio d’inventario consiste nel tener distinto il patrimonio del defunto da quello dell’erede (c.c.2941, n. 5).
l) l’erede conserva verso l’eredità tutti i diritti e tutti gli obblighi che aveva verso il defunto, tranne quelli che si sono estinti per effetto della morte (c.c.448);
2) l’erede non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti (c.c.564, 1203);
Art. 491 Responsabilità dell’erede nell’amministrazione
Se i creditori o altri aventi interesse lo richiedono, l’erede deve dare idonea garanzia (c.c.1179; Cod. Proc. Civ. 750) per il valore dei beni mobili compresi nell’inventario, per i frutti degli immobili e per il prezzo dei medesimi che sopravanzi al pagamento dei creditori ipotecari.
L’erede decade dal beneficio d’inventario, se aliena o sottopone a pegno o ipoteca beni ereditari, o transige relativamente a questi beni senza l’autorizzazione scritte dal codice di procedura civile (Cod. Proc. Civ. 747 e seguenti).
Art. 494 Omissioni o infedeltà nell’inventario
Dal beneficio d’inventario decade l’erede che ha omesso in mala fede di denunziare nell’inventario beni appartenenti all’eredità, o che ha denunziato in mala fede, nell’inventario stesso, passività non esistenti (c.c.527).
Trascorso un mese dalla trascrizione prevista nell’art. 484 o dall’annotazione disposta nello stesso articolo per il caso che l’inventario sia posteriore alla dichiarazione, l’erede, quando creditori o legatari non si oppongono (c.c.2906) ed egli non intende promuovere la liquidazione a norma dell’art. 503, paga i creditori e i legatari a misura che si presentano, salvi i loro diritti di poziorità (c.c.2741).
Esaurito l’asse ereditario, i creditori rimasti insoddisfatti hanno soltanto diritto di regresso contro i legatari, ancorché di cosa determinata appartenente al testatore (c.c.649), nei limiti del valore del legato.
Tale diritto si prescrive in tre anni dal giorno dell’ultimo pagamento, salvo che il credito sia anteriormente prescritto (c.c.2934 e seguenti).
Azionabilità nei confronti dell’eredità beneficiaria del diritto alla stipulazione del contratto definitivo
Nel quadro della liquidazione dell’eredità accettata con beneficio d’inventario devono, di massima, trovare sistemazione e definizione tutti i rapporti di contenuto patrimoniale lasciati pendenti dal “de cuius” all’atto della sua morte, essendo l’erede e l’eventuale curatore nominato per gestire la procedura liquidatoria, in linea di principio, tenuti, nei limiti delle disponibilità esistenti nell’asse ereditario, a far fronte ad ogni ragione vantata verso l’eredità da tutti i soggetti nei confronti dei quali il “de cuius” aveva in vita assunto obbligazioni. Alla stregua di tale principio non può dubitarsi dell’azionabilità nei confronti dell’eredità beneficiaria, nelle persone dell’erede e/o del curatore preposto alla relativa liquidazione, del diritto alla stipulazione di un contratto definitivo scaturito da un contratto preliminare concluso, a suo tempo, dal “de cuius”, non essendovi motivi validi per ravvisare esclusi dal novero degli obblighi, che l’eredità beneficiaria è tenuta ad onorare, quelli aventi il titolo nel negozio di cui agli artt. 1351 e 2932 cod. civ.
Sez. II, sent. n. 1087 del 30-01-1995.
L’erede ha l’obbligo di rendere conto della sua amministrazione ai creditori e ai legatari, i quali possono fare assegnare un termine all’erede (Cod. Proc. Civ. 263 e seguenti, 747 e seguente.; disp. di att. al c.c. Cod. Proc. Civ. 109, 178).
L’erede non può essere costretto al pagamento con i propri beni, se non quando è stato costituito in mora (c.c.1219) a presentare il conto e non ha ancora soddisfatto a quest’obbligo.
Art. 498 Liquidazione dell’eredità in caso di opposizione
Qualora entro il termine indicato nell’art. 495 gli sia stata notificata opposizione da parte di creditori o di legatari, l’erede non può eseguire pagamenti, ma deve provvedere alla liquidazione dell’eredità nell’interesse di tutti i creditori e legatari.
A tal fine egli, non oltre un mese dalla notificazione dell’opposizione, deve, a mezzo di un notaio del luogo dell’aperta successione (c.c.456), invitare i creditori e i legatari a presentare, entro un termine stabilito dal notaio stesso e non inferiore a giorni trenta, le dichiarazioni di credito.
L’invito è spedito per raccomandata ai creditori e ai legatari dei quali è noto il domicilio o la residenza ed e pubblicato nel foglio degli annunzi legali della provincia.
L’erede forma, sempre con l’assistenza del notaio, lo stato di graduazione. I creditori sono collocati secondo i rispettivi diritti di prelazione (c.c.2741 e seguenti). Essi sono preferiti ai legatari. Tra i creditori non aventi diritto a prelazione l’attivo ereditario è ripartito in proporzione dei rispettivi crediti.
Qualora, per soddisfare i creditori, sia necessario comprendere nella liquidazione anche l’oggetto di un legato di specie (c.c.649), sulla somma che residua dopo il pagamento dei creditori il legatario di specie è preferito agli altri legatari.
L’autorità giudiziaria, su istanza di alcuno dei creditori o legatari, può assegnare un termine all’erede per liquidare le attività ereditarie e per formare lo stato di graduazione (Cod. Proc. Civ. 749).
Divenuto definitivo lo stato di graduazione (c.c.501) o passata in giudicato la sentenza che pronunzia sui reclami, l’erede deve soddisfare i creditori e i legatari in conformità dello stato medesimo. Questo costituisce titolo esecutivo contro l’erede (Cod. Proc. Civ. 474).
La collocazione dei crediti condizionali non impedisce il pagamento dei creditori posteriori, sempre che questi diano cauzione (c.c.1179).
I creditori e i legatari che non si sono presentati hanno azione contro l’erede solo nei limiti della somma che residua dopo il pagamento dei creditori e dei legatari collocati nello stato di graduazione. Questa azione si prescrive in tre anni dal giorno in cui lo stato e divenuto definitivo o è passata in giudicato la sentenza che ha pronunziato sui reclami, salvo che il credito sia anteriormente prescritto.
Art. 503 Liquidazione promossa dall’erede
Anche quando non vi e opposizione di creditori o di legatari, l’erede può valersi della procedura di liquidazione prevista dagli articoli precedenti (disp. di att. al c.c. 132).
Il pagamento fatto a creditori privilegiati ipotecari non impedisce all’erede di valersi .di questa procedura.
Se vi sono più eredi con beneficio d’inventario, ciascuno può promuovere la liquidazione; ma deve convocare i propri coeredi al notaio nel termine che questi ha stabilito per la dichiarazione dei crediti. I coeredi che non si presentano sono rappresentati nella liquidazione dal notaio.
L’erede che, in caso di opposizione, non osserva le norme stabilite dall’art. 498 o non compie la liquidazione o lo stato di graduazione nel termine stabilito dall’art. 500, decade dal beneficio d’inventario.
Parimenti decade dal beneficio d’inventario l’erede che, nel caso previsto dall’art. 503 dopo l’invito ai creditori di presentare le dichiarazioni di credito, esegue pagamenti prima che sia definita la procedura di liquidazione o non osserva il termine che gli è stato prefisso a norma dell’art. 500.
Eseguita la pubblicazione prescritta dal terzo comma dell’art. 498, non possono essere promosse procedure esecutive a istanza dei creditori. Possono tuttavia essere continuate quelle in corso, ma la parte di prezzo che residua dopo il pagamento dei creditori privilegiati e ipotecari deve essere distribuita in base allo stato di graduazione previsto dall’art. 499.
I crediti a termine diventano esigibili. Resta tuttavia il beneficio del termine, quando il credito e munito di garanzia reale (c.c.2747, 2796, 2808) su beni la cui alienazione non si renda necessaria ai fini della liquidazione, e la garanzia stessa è idonea ad assicurare il soddisfacimento integrale del credito.
Dalla data di pubblicazione dell’invito ai creditori previsto dal terzo comma dell’art. 498 e sospeso il decorso degl’interessi dei crediti chirografari. I creditori tuttavia hanno diritto, compiuta la liquidazione, al collocamento degli interessi sugli eventuali residui.
A tal fine l’erede deve, nelle forme indicate dall’art. 498, dare avviso ai creditori e ai legatari dei quali è noto il domicilio o la residenza (c.c.43); deve iscrivere la dichiarazione di rilascio nel registro delle successioni (disp. di att. al c.c. 52, 53), annotarla in margine alla trascrizione prescritta dal secondo comma dell’art. 484, e trascriverla presso gli uffici dei registri immobiliari dei luoghi in cui si trovano gli immobili ereditari e presso gli uffici dove sono registrati i beni mobili (c.c.2663).
Dal momento in cui è trascritta la dichiarazione di rilascio, gli atti di disposizione dei beni ereditari compiuti dall’erede sono senza effetto rispetto ai creditori e ai legatari (c.c.2649).
L’erede deve consegnare i beni al curatore nominato secondo le norme dell’articolo seguente. Eseguita la consegna, egli resta liberato da ogni responsabilità per i debiti ereditari (c.c.1177, 2930).
Trascritta la dichiarazione di rilascio, il pretore del luogo dell’aperta successione, su istanza dell’erede o di uno dei creditori o legatari, o anche d’ufficio, nomina un curatore, perché provveda alla liquidazione secondo le norme degli artt. 498 e seguenti.
Il decreto di nomina del curatore è iscritto nel registro delle successioni (disp. di att. al c.c. 52, 53).
Le attività che residuano, pagate le spese della curatela e soddisfatti i creditori e i legatari collocati nello stato di graduazione, spettano all’erede, salva l’azione dei creditori e legatari, che non si sono presentati, nei limiti determinati dal terzo comma dell’art. 502.
Se, dopo la scadenza del termine stabilito per presentare le dichiarazioni di credito, l’erede incorre nella decadenza dal beneficio d’inventario, ma nessuno dei creditori o legatari la fa valere, il pretore del luogo dell’aperta successione, su istanza di uno dei creditori o legatari, sentiti l’erede e coloro che hanno presentato le dichiarazioni di credito, può nominare un curatore con l’incarico di provvedere alla liquidazione dell’eredità secondo le norme degli artt. 499 e seguenti. Dopo la nomina del curatore, la decadenza dal beneficio non può più essere fatta valere.
Il decreto di nomina del curatore è iscritto nel registro delle successioni (disp. di att. al c.c. 52, 53), annotato a margine della trascrizione prescritta dal secondo comma dell’art. 484, e trascritto negli uffici dei registri immobiliari dei luoghi dove si trovano gli immobili ereditari e negli uffici dove sono registrati i beni mobili (c.c.2663).
L’erede perde l’amministrazione dei beni ed è tenuto a consegnarli al curatore. Gli atti di disposizione che l’erede compie dopo trascritto il decreto di nomina del curatore sono senza effetto rispetto ai creditori e ai legatari (c.c.2649).
Le spese dell’apposizione dei sigilli (Cod. Proc. Civ. 752 e seguente), dell’inventario e di ogni altro atto dipendente dall’accettazione con beneficio d’inventario sono a carico dell’eredità.
La separazione dei beni del defunto da quelli dell’erede assicura il soddisfacimento, con i beni del defunto, dei creditori di lui e dei legatari che l’hanno esercitata, a preferenza dei creditori dell’erede (c.c.490).
Il diritto alla separazione spetta anche ai creditori o legatari che hanno altre garanzie (c.c.2741, 2772) sui beni del defunto.
I creditori del defunto possono esercitare la separazione anche rispetto ai beni che formano oggetto di legato di specie (c.c.649).
Fuori di questo caso, i creditori e i legatari non separatisti possono concorrere con coloro che hanno esercitato la separazione; ma, se parte del patrimonio non e stata separata, il valore di questa si aggiunge al prezzo dei beni separati per determinare quanto spetterebbe a ciascuno dei concorrenti, e quindi si considera come attribuito integralmente ai creditori e ai legatari non separatisti (disp. di att. al c.c. 54).
Quando la separazione è esercitata da creditori e legatari, i creditori sono preferiti ai legatari. La preferenza è anche accordata, nel caso previsto dal comma precedente, ai creditori non separatisti di fronte ai legatari separatisti (c.c.756).
Restano salve in ogni caso le cause di prelazione (c.c2741 e segg.).
L’erede può impedire o far cessare la separazione pagando i creditori e i legatari, e dando cauzione (c.c.1179) per il pagamento di quelli il cui diritto è sospeso da condizione o sottoposto a termine, oppure è contestato.
Art. 516 Termine per l’esercizio del diritto alla separazione
La domanda si propone con ricorso al pretore del luogo dell’aperta successione, il quale ordina l’inventario, se non e ancora fatto, e dà le disposizioni necessarie per la conservazione dei beni stessi.
Riguardo agli immobili e agli altri beni capaci d’ipoteca, il diritto alla separazione si esercita mediante l’iscrizione del credito o del legato sopra ciascuno dei beni stessi. L’iscrizione si esegue nei modi stabiliti per iscrivere le ipoteche (c.c.2827 e seguenti), indicando il nome del defunto e quello dell’erede, se è conosciuto, e dichiarando che l’iscrizione stessa viene presa a titolo di separazione dei beni. Per tale iscrizione non è necessario esibire il titolo.
Alle iscrizioni a titolo di separazione sono applicabili le norme sulle ipoteche (c.c.2808 e seguenti).
La rinunzia all’eredità deve farsi con dichiarazione, ricevuta da un notaio o dal cancelliere della pretura del mandamento in cui si è aperta la successione, e inserita nel registro delle successioni (disp. di att. al c.c. 52, 53, 133).
E’ nulla la rinunzia fatta sotto condizione o a termine o solo per parte (c.c.475).
Se taluno rinunzia, benché senza frode, a un’eredità con danno dei suoi creditori, questi possono farsi autorizzare ad accettare l’eredità in nome e luogo del rinunziante, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti (c.c. 2652, 2740).
I chiamati all’eredità, che hanno sottratto o nascosto beni spettanti all’eredità stessa, decadono dalla facoltà di rinunziarvi e si considerano eredi puri e semplici, nonostante la loro rinunzia.
Quando il chiamato non ha accettato l’eredità e non e nel possesso di beni ereditari (458 e seguenti), il pretore del mandamento in cui si e aperta la successione, su istanza delle persone interessate o anche d’ufficio, nomina un curatore dell’eredità.
Il curatore e tenuto a procedere all’inventario dell’eredità, a esercitarne e promuoverne le ragioni, a rispondere alle istanze proposte contro la medesima, ad amministrarla, a depositare presso le casse postali o presso un istituto di credito designato dal pretore il danaro che si trova nell’eredità o si ritrae dalla vendita dei mobili o degli immobili, e, da ultimo, a rendere conto della propria amministrazione.
Se però alcuno dei creditori o dei legatari fa opposizione, il curatore non può procedere ad alcun pagamento, ma deve provvedere alla liquidazione dell’eredità secondo le norme degli artt. 498 e seguenti (disp. di att. al c.c. 134-2).
Le disposizioni della sezione II del capo V di questo titolo, che riguardano l’inventario, l’amministrazione e il rendimento di conti da parte dell’erede con beneficio d’inventario, sono comuni al curatore dell’eredità giacente, esclusa la limitazione della responsabilità per colpa (c.c.491).
Art. 532 Cessazione della curatela per accettazione dell’eredità
L’erede può (c.c. 2652, 2690) chiedere il riconoscimento della qualità ereditaria contro chiunque possiede tutti o parte dei beni ereditari a titolo di erede o senza titolo alcuno, allo scopo di ottenere la restituzione dei beni medesimi.
L’azione è imprescrittibile, salvi gli effetti dell’usucapione rispetto ai singoli beni (1158 e seguenti).
La disposizione del comma precedente non si applica ai beni immobili e ai beni mobili iscritti nei pubblici registri, se l’acquisto a titolo di erede (c.c.2648) e l’acquisto dall’erede apparente non sono stati trascritti anteriormente alla trascrizione dell’acquisto da parte dell’erede o del legatario vero, o alla trascrizione della domanda giudiziale contro l’erede apparente (c.c. 2652, n. 7).
Il possessore in buona fede, che ha alienato pure in buona fede una cosa dell’eredità, è solo obbligato a restituire all’erede il prezzo o il corrispettivo ricevuto. Se il prezzo o il corrispettivo è ancora dovuto, l’erede subentra nel diritto di conseguirlo (c.c.2038).
E possessore in buona fede colui che ha acquistato il possesso dei beni ereditari, ritenendo per errore di essere erede. La buona fede non giova se l’errore dipende da colpa grave (1147).
Le persone a favore delle quali la legge riserva (c.c.457, 549) una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi.
A favore dei discendenti (c.c.77) dei figli legittimi o naturali, i quali vengono alla successione in luogo di questi (467), la legge riserva gli stessi diritti che sono riservati ai figli legittimi o naturali.
Salvo quanto disposto dall’art. 542, se il genitore lascia un figlio solo, legittimo o naturale (c.c.459, 231, 573), a questi è riservata la metà del patrimonio.
Se chi muore non lascia figli legittimi né naturali, ma ascendenti legittimi, a favore di questi è riservato un terzo del patrimonio, salvo quanto disposto dall’art. 544.
A favore del coniuge (c.c.459) è riservata la metà del patrimonio dell’altro coniuge, salve le disposizioni dell’art. 542 per il caso di concorso con i figli.
Al coniuge, anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare (c.c.144), e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Tali diritti gravano sulla porzione disponibile e, qualora questa non sia sufficiente, per il rimanente sulla quota di riserva del coniuge ed eventualmente sulla quota riservata ai figli.
Se chi muore lascia, oltre al coniuge, un solo figlio, legittimo o naturale (c.c. 459, 231, 258) a quest’ultimo è riservato un terzo del patrimonio ed un altro terzo spetta al coniuge.
Quando chi muore non lascia né figli legittimi né figli naturali, ma ascendenti legittimi e il coniuge (c.c.459), a quest’ultimo è riservata la metà del patrimonio, ed agli ascendenti un quarto.
Il coniuge cui non è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato (Cod. Proc. Civ. 324), ai sensi del secondo comma dell’art. 151, ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato.
Il testatore non può imporre pesi o condizioni sulla quota spettante ai legittimari, salva l’applicazione delle norme contenute nel titolo IV di questo libro (c.c.733 e seguenti).
Quando il testatore dispone di un usufrutto o di una rendita vitalizia (c.c.1872) il cui reddito eccede quello della porzione disponibile (c.c.556), i legittimari (536), ai quali è stata assegnata la nuda proprietà della disponibile o di parte di essa, hanno la scelta o di eseguire tale disposizione o di abbandonare (c.c.1350) la nuda proprietà della porzione disponibile. Nel secondo caso il legatario, conseguendo la disponibile abbandonata, non acquista la qualità di erede (588).
Se a un legittimario è lasciato un legato in sostituzione della legittima, egli può rinunziare al legato (c.c.649 e seguenti) e chiedere la legittima.
Se preferisce di conseguire il legato, perde il diritto di chiedere un supplemento, nel caso che il valore del legato sia inferiore a quello della legittima, e non acquista la qualità di erede (c.c.588). Questa disposizione non si applica quando il testatore ha espressamente attribuito al legittimario la facoltà di chiedere il supplemento.
Il legittimario che rinunzia all’eredità (c.c.519 e seguenti), quando non si ha rappresentazione (c.c.467), può sulla disponibile ritenere le donazioni o conseguire i legati a lui fatti (c.c.521-2); ma quando non vi è stata espressa dispensa dall’imputazione (c.c.564-2), se per integrare la legittima spettante agli eredi è necessario ridurre le disposizioni testamentarie o le donazioni (c.c.554 e seguenti), restano salve le assegnazioni, fatte dal testatore sulla disponibile, che non sarebbero soggette a riduzione se il legittimario accettasse l’eredità, e si riducono le donazioni e i legati fatti a quest’ultimo.
Quando sui beni lasciati dal defunto si apre in tutto o in parte la successione legittima (c.c.457), nel concorso di legittimari con altri successibili, le porzioni che spetterebbero a questi ultimi si riducono proporzionalmente nei limiti in cui è necessario per integrare la quota riservata (c.c.537 e seguenti) ai legittimari, i quali però devono imputare a questa, ai sensi dell’art. 564, quanto hanno ricevuto dal defunto in virtù di donazioni o di legati.
Le disposizioni testamentarie eccedenti la quota di cui il defunto poteva disporre sono soggette a riduzione (c.c.557 e seguenti) nei limiti della quota medesima (c.c.2652).
Le donazioni (c.c.809, 1923), il cui valore eccede la quota della quale il defunto poteva disporre (172), sono soggette a riduzione fino alla quota medesima (disp. di att. al c.c. 135).
Per determinare l’ammontare della quota di cui il defunto poteva disporre si forma una massa di tutti i beni che appartenevano al defunto al tempo della morte, detraendone i debiti. Si riuniscono quindi fittiziamente i beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione, secondo il loro valore determinato in base alle regole dettate negli artt. 747 e 750 e sull’asse così formato si calcola la quota ii cui il defunto poteva disporre (c.c.537 e seguenti, 737; disp. di att. al c.c. 135-2).
La riduzione delle donazioni (c.c.809) e delle disposizioni lesive della porzione di legittima non può essere domandata che dai legittimari e dai loro eredi o aventi causa (c.c.537 e seguenti).
Essi non possono rinunziare a questo diritto, finché vive il donante né con dichiarazione espressa, né prestando il loro assenso alla donazione (c.c.458).
I donatari e i legatari non possono chiedere la riduzione, né approfittarne. Non possono chiederla né approfittarne nemmeno i creditori del defunto, se il legittimario avente diritto alla riduzione ha accettato con il beneficio d’inventario (c.c.484 e seguenti).
Le donazioni (c.c.809) si riducono cominciando dall’ultima e risalendo via via alle anteriori.
Quando oggetto del legato o della donazione da ridurre è un immobile (c.c.812), la riduzione si fa separando dall’immobile medesimo la parte occorrente per integrare la quota riservata, se ciò può avvenire comodamente (c.c.720).
Gli immobili restituiti in conseguenza della riduzione sono liberi da ogni peso o ipoteca di cui il legatario o il donatario può averli gravati, salvo il disposto del n. 8 dell’art. 2652. La stessa disposizione si applica per i mobili iscritti in pubblici registri (c.c.2683, 2690).
I frutti (c.c.820) sono dovuti a decorrere dal giorno della domanda giudiziale (c.c.1148).
Se la cosa donata è perita per causa imputabile al donatario o ai suoi aventi causa o se la restituzione della cosa donata non può essere richiesta contro l’acquirente, e il donatario è in tutto o in parte insolvente (c.c.2652), il valore della donazione che non si può recuperare dal donatario si detrae dalla massa ereditaria, ma restano impregiudicate le ragioni di credito del legittimario e dei donatari antecedenti contro il donatario insolvente.
Se i donatari contro i quali è stata pronunziata la riduzione hanno alienato a terzi gli immobili donati, il legittimario, premessa l’escussione dei beni del donatario, può chiedere ai successivi acquirenti, nel modo e nell’ordine in cui si potrebbe chiederla ai donatari medesimi, la restituzione degli immobili (c.c.2652, n. 8).
L’azione per ottenere la restituzione deve proporsi secondo l’ordine di data delle alienazioni, cominciando dall’ultima. Contro i terzi acquirenti può anche essere richiesta la restituzione dei beni mobili, oggetto della donazione, salvi gli effetti del possesso di buona fede (c.c.1153 e seguenti).
Il legittimario che non ha accettato l’eredità col beneficio d’inventario (c.c.484 e seguenti) non può chiedere la riduzione delle donazioni e dei legati, salvo che le donazioni e i legati siano stati fatti a persone chiamate come coeredi, ancorché abbiano rinunziato all’eredità. Questa disposizione non si applica all’erede che ha accettato col beneficio d’inventario e che ne è decaduto (c.c.439 e seguenti).
In ogni caso il legittimario, che domanda la riduzione di donazioni o di disposizioni testamentarie, deve imputare (c.c.737 e segg.) alla sua porzione legittima le donazioni e i legati a lui fatti, salvo che ne sia stato espressamente dispensato (c.c.553; disp. di att. al c.c. 1352).
Il legittimario che succede per rappresentazione (c.c.467 e seguenti) deve anche imputare le donazioni e i legati fatti, senza espressa dispensa, al suo ascendente (c.c.740; disp. di att. al c.c. 1352).
Successione (norme del codice civile) (I) Reviewed by admin on feb 26 . TITOLO I DISPOSIZIONI GENERALI SULLE SUCCESSIONI CAPO I Dell'apertura della successione, della delazione e dell'acquisto dell'eredità Art. 456 Apertura della su TITOLO I DISPOSIZIONI GENERALI SULLE SUCCESSIONI CAPO I Dell'apertura della successione, della delazione e dell'acquisto dell'eredità Art. 456 Apertura della su Rating: 0
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