Source: https://www.derosacosta.it/equity-crowdfundig/
Timestamp: 2020-08-12 20:44:31+00:00
Document Index: 134251555

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 26', 'art. 2468', 'art. 2468', 'art. 2479', 'art. 57', 'art. 26']

EQUITY CROWDFUNDIG | De Rosa & Costa
L’EQUITY CROWDFUNDING DIVENTA MAGGIORENNE: L’APPLICABILITA’ GENERALE DELL’ISTITUTO ALLE PMI
Il crowdfunding è la raccolta fondi tramite il web.
Tra le varie forme di raccolta l’equity crowdfunndig si connota per riconoscere, in favore del finanziatore, quale controprestazione, una quota di partecipazione nel capitale sociale dell’offerente.
L’equity crowdfunding – la raccolta, quindi, di capitali di rischio tramite piattaforme on line (o più semplicemente tramite siti) – fa il suo ingresso nell’ordinamento giuridico italiano con l’art. 30 della legge 17.12.2012 n. 221 di conversione del decreto legge 18.10.2012 n. 179 (c.d. decreto crescita bis o 2.0) che, inserendo all’art. 1 del T.U.F. (d. lgs. n. 58/1998), il comma 5-nonies forniva – sino alla modifica di cui alla legge di bilancio 2017 (l. n. 232/12.2016) – la definizione di portale per la raccolta di capitali per le start-up quale “piattaforma online che abbia come finalità esclusiva la facilitazione della raccolta di capitale di rischio da parte delle start-up innovative, comprese le start-up a vocazione sociale”.
La norma prevede l’istituzione presso la Consob – alla quale è demandata la vigilanza e la disciplina regolamentare – di un apposito registro cui debbono iscriversi i soggetti che intendono svolgere attività di gestione di portali di raccolta di capitali, attività comunque consentita, a prescindere da tale iscrizione, alle imprese di investimento e alle banche autorizzate ai relativi servizi di investimento.
La legge di bilancio per l’anno 2017 ha rimosso il riferimento limitativo alle starp-up innovative sostituendo la definizione di cui all’art. 1, comma 5-quinquies del T.U.F. e facendo riferimento, più in generale, alla categorie delle PMI.
L’attuale definizione di portale di equità crowdfundig è, difatti, la seguente:
“per portale per la raccolta di capitali per le PMI si intende una piattaforma on line che abbia come finalità esclusiva la facilitazione della raccolta di capitale di rischio da parte delle PMI come definite dalla disciplina dell’Unione europea e degli organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che investono prevalentemente in PMI”.
La categoria giuridico-economica di Piccola e Media Impresa è da ricercare nella raccomandazione della Commissione europea 2003/361/CE del 6 maggio 2003 relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese, recepita dal legislatore italiano con il Decreto del Ministero delle Attività Produttive 18 aprile 2005.
Ai sensi dell’art. 2 di tale decreto:
“1. La categoria delle microimprese, delle piccole imprese e delle medie imprese (complessivamente definita PMI) è costituita da imprese che:
L’istituto che nel suo originario apparire aveva una operatività limitata alle offerte di strumenti finanziari emesse da start-up innovative è destinato ad assumere una portata operativa generalizzata per tutte le PMI, secondo la nuova definizione fornita dalla legge di bilancio per l’anno 2017.
Al fine di renderlo concretamente operativo, poiché il crowdfunding si risolve nell’offerta al pubblico di prodotto finanziari, l’art. 26, comma 5 del decreto crescita 2.0 ha espressamente previsto la possibilità per le start up innovative costituite in forma di s.r.l. di derogare nell’atto costitutivo alla previsione dell’art. 2468, 1° co. cod. civ. (“in deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, comma primo, del codice civile, le quote di partecipazione in start-up innovative costituite in forma di società a responsabilità limitata possono costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari, anche attraverso i portali per la raccolta di capitali di cui all’articolo 30 del presente decreto, nei limiti previsti dalle leggi speciali”).
La medesima previsione normativa al comma 2 ha consentito di derogare ulteriormente all’art. 2468 cod. civ., prevedendo la possibilità di creare categorie di quote fornite di diritti diversi determinandone liberamente il contenuto ed al comma 3 di derogare all’art. 2479, comma 5 del cod. civ., creando categorie di quote che non attribuiscono diritti di voto o che attribuiscono diritti di voto in misura non proporzionale alla partecipazione e, ancora, diritti di voto limitati a particolari argomenti o subordinati al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative.
Ora l’art. 57, 1° co. del d.l. n. 50 del 24 aprile 2017, non ancora convertito in legge, modifica l’art. 26 del decreto crescita 2.0 nel senso che ai comma 2, 5 e 6 il riferimento non è più fa farsi alle start up innovative ma alle PMI.
L’intervento normativo non è di poco conto. Se da un lato, difatti, si tratta di un intervento correttivo e di coordinamento conseguente alla nuova definizione di crowdfunding di cui alla legge di bilancio per l’anno 2017, sul piano della fenomenologia delle forme societarie, si viene indubbiamente a realizzare un notevole avvicinamento tra la forma della s.r.l. e quella delle s.p.a., tantoché nei primi interventi non manca chi al riguardo parla di effetto dirompente.
In una prospettiva non di diritto societario ma che guarda al fenomeno sostanziale dell’equity crowdfunding, come forma innovativa di finanziamento alle imprese che si pone al di fuori dei circuiti tradizionali, deve sottolinearsi la notevole potenzialità dell’istituto.
Trattasi di uno strumento che, sebbene agli esordi, è facile prevedere di operatività concreta sempre più diffusa e rilevante per l’indubbia capacità di soddisfare, da parte delle imprese, l’esigenza di raccolta di capitale di rischio al di fuori dei circuiti tradizioni e per i finanziatori, professionali e non, di allocare il risparmio con idonea propensione di rischio tenendo conto delle validità ed efficacia delle iniziative imprenditoriali oggetto dei programmi di crowdfunding.
Attualmente l’equity crowdfunding è tra le forme di raccolta di fondi on line quello che ha una diffusione più limitata. La forma più diffusa e con la raccolta maggiore è rappresentata dal lending crowdfunding, in cui la controprestazione del finanziamento è rappresentato dal riconoscimento di un tasso di interesse.
A livello strutturale e di crescita generale del sistema l’equity crowdfunding ha senz’altro un impatto maggiore consentendo un rafforzamento della capitalizzazione delle PMI ed una diffusione delocalizzata della partecipazione societaria e può, per questo, rappresentare un’importante occasione di maturazione dell’intero sistema.
PreviousPrevious post:REATI TRIBUTARI E ACCORDO CON L’AMMINISTRAZIONE FINANZIARIANextNext post:DIRITTO D’IMPRESA CONTRATTI STRUMENTI FINANZIARI & IMMOBILI