Source: https://www.studioassociatoborselli.it/sovraindebitamento-il-piano-del-consumatore-laccordo-con-i-creditori-e-la-liquidazione-del-patrimonio-procedure/
Timestamp: 2020-07-15 17:23:33+00:00
Document Index: 183345146

Matched Legal Cases: ['art 11', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 12', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 9', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art 14', 'sentenza ', 'art. 14', 'art 567', 'art. 567', 'art. 630', 'art. 560']

Guida al Sovraindebitamento: tre le tre procedure di composizione della Crisi
Maggio 15, 2019by Edgardo Diomede d'Ambrosio Borselli
La legge sul sovraindebitamento, la numero 3/2012 ha lo scopo di consentire ai soggetti non fallibili in difficoltà economica, quali ad esempio professionisti, pensionati, piccoli imprenditori, di introdurre, presso il tribunale del luogo di residenza del debitore, una procedura finalizzata a ottenere la liberazione da tutti i propri debiti , compresi i debiti con l’agente della riscossione (la cd cosiddetta esdebitazione).
Il piano del consumatore può essere presentato esclusivamente da soggetti privati consumatori, infatti l’articolo 6 della legge 3/2012 specifica che per consumatore deve intendersi il debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta, pertanto sono esclusi tutti coloro che hanno debiti di natura imprenditoriale o professionale sia con privati che con lo Stato (debiti Iva, Inps eccetera), ovviamente qualora tali debiti fossero saldati e residuassero solo debiti di natura personale il Piano sarebbe possibile a prescindere dall’attività professionale o imprenditoriale svolta dal soggetto. (Per approfondire l’eccezionale risultato ottenuto dallo studio che, tra le altre, ha recentemente ottenuto l’omologa di un piano del consumatore proposto in corso di pignoramento, salvando in tal modo la casa del debitore, con il pagamento del solo 37% del mutuo originariamente dovuto in 7 anni da parte sua si legga “Omologato piano del consumatore in corso di pignoramento immobiliare”)
Altro presupposto del piano del consumatore è la cosiddetta meritevolezza, ovverosia il piano non è omologato dal giudice quando ritiene che il consumatore abbia assunto le obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ovvero abbia colposamente determinato il sovraindebitamento anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali.
Il piano consiste, in sostanza, in una proposta di pagamento rateizzato che preveda anche lo stralcio dei debiti chirografari (e in alcuni casi anche di quelli privilegiati o ipotecari) e può prevedere altresì la cessione di parte del patrimonio così come l’aiuto o la garanzia di terzi (solitamente familiari), in pratica si prende la posizione complessiva debitoria, distinguendo tra creditori chirografari e creditori ipotecari o privilegiati (le cosiddette classi di creditori) e si crea un piano di pagamento rateizzato secondo le possibilità del debitore (la cosiddetta rata sostenibile) tagliando anche una buona parte del debito.
La caratteristica del Piano del Consumatore è quella, rispetto all’accordo con i creditori che vedremo subito dopo, di poter essere approvato (omologato) dal Giudice (laddove valuti ci siano tutte le condizioni di ammissibilità, la meritevolezza, la fattibilità e che sia più conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria) a prescindere dal consenso dei creditori o della maggioranza di essi. (Per saperne di più sul piano e su come utilizzarlo per salvare l’immobile pignorato si legga anche “Il piano del consumatore per bloccare il pignoramento immobiliare”)
2) L’accordo Con i Creditori
L’accordo con i Creditori è molto simile al Piano del consumatore ma può essere presentato anche da chi non sia consumatore e quindi imprenditori, professionisti ed è l’unico mezzo tra quelli previsti dalla legge 3/2012 applicabile alle imprese agricole.
Si differenzia dal Piano del consumatore in quanto la sua approvazione è demandata ai creditori che rappresentino almeno il 60% del debito complessivo, è essenziale ricordare ai fini della riuscita dell’accordo che, ai sensi dell’art 11 l.3/2012, in caso di mancata comunicazione del proprio consenso alla proposta di accordo presentata, il silenzio si intende come assenso (è piuttosto frequente che i creditori non comunichino all’Occ il proprio consenso o dissenso, specie se si tratta di creditori di natura pubblica, quali Equitalia, Ade ecc., in tal caso il silenzio può essere sfruttato per raggiungere la maggioranza del 60% necessaria all’approvazione dell’Accordo).
Importante anche rilevare che il giudice, una volta che gli sia stato sottoposto l’accordo (con il deposito in Tribunale), valutate le condizioni di ammissibilità e la fattibilità dell’accordo stesso fissa l’udienza per l’omologazione dell’accordo stesso e nel far ciò sospende necessariamente le procedure esecutive in corso (compresi i pignoramenti immobiliari), tale norma dettata dall’art. 10 comma 2 lett. C della L. 3/2012, è del tutto simile a quella dettata in tema di liquidazione del patrimonio (laddove avviene con il decreto di apertura della liquidazione ex art. 14 quinquies comma 2 lett. B) e differisce invece dalla norma dettata in materia di piano del consumatore laddove all’art. 12 Bis è stabilito che il giudice con il decreto che fissa l’udienza per l’omologa può disporre la sospensione delle procedure esecutive (discrezionalità del giudice in tal caso che non deve quindi sospendere necessariamente).
Sebbene l’accordo sia basato sul consenso dei creditori (60% del credito) restano una certa discrezionalità di giudizio del giudice in fase di omologa (oltre che di verifica del raggiungimento della percentuale dell’idoneità a prevedere il pagamento dei crediti impignorabili e di quelli costituenti risorse proprie dell’Unione europea, Iva e ritenute di acconto non versate) quando ci sia qualche contestazione all’accordo (di un creditore o altro interessato), in tal caso infatti il giudice deve valutare la convenienza dell’accordo rispetto all’alternativa liquidatoria.
3) La Liquidazione del Patrimonio
Con la liquidazione del patrimonio, infine, il debitore (privato o comunque soggetto non fallibile che non abbia fatto altro sovraindebitamento negli ultimi 5 anni) mette a disposizione tutto il suo patrimonio per far fronte al pagamento dei suoi debiti.
Con la domanda di apertura della liquidazione, presentata nel luogo di residenza o dove il debitore ha la sede principale, deve essere depositato:
l’elenco di tutti i beni del debitore e degli eventuali atti di disposizione compiuti negli ultimi cinque anni, corredati delle dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni
l’attestazione sulla fattibilità del piano,
l’elenco delle spese correnti necessarie al sostentamento suo e della sua famiglia, previa indicazione della composizione del nucleo familiare corredata del certificato dello stato di famiglia.
Il debitore che svolge attività d’impresa deposita altresì le scritture contabili degli ultimi tre esercizi, unitamente a dichiarazione che ne attesta la conformità all’originale
Alla domanda sono altresì allegati l’inventario di tutti i beni del debitore, recante specifiche indicazioni sul possesso di ciascuno degli immobili e delle cose mobili,
Sebbene l’art. 14 ter della L.3/2012, contenente l’elenco sopra indicato, non preveda espressamente che lo stesso vada compilato e depositato dall’Occ (potendo anche essere essere presentato direttamente dal debitore o dal proprio legale, salva l’attestazione sulla fattibilità necessariamente di competenza dell’Occ), chi scrive ritiene preferibile che la relazione particolareggiata dell’Occ, prevista dal terzo comma dell’art. 14 ter della L.3/2012 (che vedremo sotto), possa contenere anche l’elenco di cui sopra (ovviamente tale elenco, così come qualunque piano o accordo, è opportuno venga redatto a più mani, nella stretta collaborazione tra l’avvocato del debitore, esperto di tali tipi di procedure e l’Occ).
Con la domanda di apertura della liquidazione ai sensi dell’art. 14 ter comma terzo della L.3/2012 va altresì allegata una relazione particolareggiata dell’organismo di composizione della crisi che deve contenere:
Si rileva che tale elenco corrisponde esattamente a quello richiesto dall’art. 9 comma terzo della L. 3/2012 per il deposito della proposta di Piano del Consumatore o Accordo con i Creditori, con la sola logica differenza che non è previsto alcun giudizio dell’Occ (nè ovviamente dopo dal Giudice) sulla probabile convenienza del piano rispetto all’alternativa liquidatoria (poichè già si sta realizzando la liquidazione)
In sostanza la liquidazione è, delle tre procedure, quella di più facile accesso in quanto, oltre a non richiedere la qualità di consumatore, non prevede un giudizio sulla meritevolezza (se non, come vedremo, nella fase finale della esdebitazione) per avervi accesso (entrambi requisiti del Piano del Consumatore), nè una valutazione sull’alternativa liquidatoria (infatti lo stesso giudizio di fattibilità di Occ e giudice, si ritiene, sia esclusivamente legato alla possibilità di liquidare i beni), e non a caso infatti il piano del consumatore o l’accordo con i creditori si convertono in liquidazione ai sensi dell’Art. 14 quater (quando è stato aumentato o diminuito dolosamente il passivo o sottratto o dissimulato l’attivo, in caso di mancato pagamento nei 90 giorni alle amministrazioni pubbliche e agli enti previdenziali, o se risultano compiuti durante la procedura atti in frode ai creditori).
Veniamo al decreto di apertura della Liquidazione previsto dall’art. 14 quinquies, tale decreto viene emesso dal giudice verificati tutti i requisiti, nonchè l’assenza di atti in frode ai creditori negli ultimi cinque anni, con il decreto il giudice dichiara aperta la liquidazione nominando un Liquidatore (che provvederà a vendere tutti i beni ed a pagare, pro-quota, tutti i debiti) con il decreto il Giudice sospende necessariamente (come visto per l’Accordo con i creditori e non per il Piano del Consumatore) tutte le procedure esecutive in corso (per tale motivo la liquidazione del Patrimonio può essere efficace strumento per bloccare le esecuzioni immobiliari in corso, per un caso concreto nel quale il Tribunale ha sospeso il pignoramento immobiliare a seguito della presentazione di un piano del consumatore si legga Il Tribunale di Nola sospende l’esecuzione immobiliare bloccando l’asta già fissata a seguito dell’introduzione del Piano del Consumatore!!!, mentre sulla sospensione della procedura esecutiva a seguito dell’introduzione di una delle procedure previste dalla legge 3/2012 in generale si legga “La sospensione dell’esecuzione con l’introduzione della procedura da sovraindebitamento ex L. 3/2012“).
Il decreto viene annotato nel registro delle imprese e viene trascritto quando nel patrimonio vi sono beni immobili o mobili registrati.
Molto importante laddove sia in corso un’esecuzione immobiliare è la lettera e) dell’art. 14 quinquies che prevede che il giudice con il decreto di apertura della Liquidazione “ordina la consegna o il rilascio dei beni facenti parte del patrimonio di liquidazione, salvo che non ritenga, in presenza di gravi e specifiche ragioni, di autorizzare il debitore ad utilizzare alcuni di essi” , pertanto il debitore che abiti l’immobile pignorato in caso di esecuzione immobiliare, deve, al fine di continuare ad abitare lo stesso, dimostrare al giudice (del sovraindebitamento) le gravi e specifiche ragioni per continuare ad utilizzarlo (spesso si possono addurre ragioni economiche poichè, se il debitore dovesse affrontare i costi di un trasloco e della locazione di altro immobile dove vivere, finirebbe inevitabilmente col sottrarre risorse che possono essere destinate al soddisfacimento dei creditori, oltre che esigenze di manutenzione e mantenimento del bene, affinchè lo autorizzi ad utilizzarlo durante la liquidazione), si tenga presente anche a tal riguardo che, ai sensi del quarto comma dell’art. 14 quinquies, la procedura rimane aperta sino alla completa esecuzione del programma di liquidazione e, in ogni caso, per i beni sopravvenuti (ad esempio per una successione a favore del debitore), per i quattro anni successivi al deposito della domanda.
In sostanza, il debitore cede tutti i suoi beni potendo, ai sensi del sesto comma dell’art. 14 ter, mantenere soltanto:
a) i crediti impignorabili ai sensi dell’articolo 545 del codice di procedura civile (crediti o sussidi di povertà o maternità, crediti assicurativi per malattie o spese funerarie, indennità di licenziamento);
c) i frutti derivanti dall’usufrutto legale sui beni dei figli, i beni costituiti in fondo patrimoniale e i frutti di essi;
La liquidazione del patrimonio differisce dalle altre due procedure anche per quanto riguarda l’esdebitazione, infatti tale effetto (la liberazione da tutti i debiti) consegue automaticamente alla conclusione positiva delle altre due procedure di composizione della crisi, mentre deve essere espressamente concessa dal giudice all’esito della procedura liquidatoria (sempre che il giudice ritenga ve ne siano le condizioni); vediamo dunque quali sono le condizioni per cui il debitore, dopo che siano stati liquidati tutti i suoi beni, ottenga la liberazione definitiva dai creditori non integralmente soddisfatti (art 14 terdecies comma primo):
a) abbia cooperato al regolare ed efficace svolgimento della procedura, fornendo tutte le informazioni e la documentazione utili;
d) non sia stato condannato, con sentenza passata in giudicato, per uno dei reati previsti dall’articolo 16 (aumento o diminuzione fittizie di attivo o passivo, contraffazione di documenti, occultamento o distruzione di documenti sulla posizione debitoria o contabili, omissione di beni dall’inventario, pagamenti effettuati in violazione del piano o accordo, aggravamento volontario della propria posizione debitoria, violazione intenzionale del piano)
e) abbia svolto, nei quattro anni successivi al deposito della domanda di apertura della liquidazione, un’attività produttiva di reddito adeguata rispetto alle proprie competenze e alla situazione di mercato o, in ogni caso, abbia cercato un’occupazione e non abbia rifiutato, senza giustificato motivo, proposte di impiego;
f) siano stati soddisfatti, almeno in parte, i creditori per titolo e causa anteriore al decreto di apertura della liquidazione (condizione che come vedremo è stata poi eliminata dalla riforma Rodorf che entrerà in vigore a fine 2020).
Il secondo comma dell’art. 14 terdecies esclude invece espressamente l’esdebitazione:
a) quando il sovraindebitamento del debitore è imputabile ad un ricorso al credito colposo e sproporzionato rispetto alle sue capacità patrimoniali (la cd meritevolezza, che nel piano del consumatore abbiamo visto essere presupposto valutato dal giudice precedentemente già in sede di omologazione e qui viene in ballo nella successiva e finale fase dell’esdebitazione, concetto che come vedremo è stato poi molto cambiato dalla riforma Rodorf che entrerà in vigore a fine 2020);
In conclusione la legge 3/2012 oltre ad essere un efficacissimo strumento (ad oggi ancora poco conosciuto ed utilizzato dai più) per risolvere situazioni di sovraindebitamento da cui il debitore non potrebbe uscire altrimenti, si rivela un’eccezionale strumento altresì in tutte le ipotesi in cui il sovraindebitamento abbia portato, come spessissimo accade, ad azioni esecutive che, bloccando il patrimonio immobiliare del debitore, gli impediscano di risolvere i propri problemi finanziari sia liquidando al giusto prezzo quegli immobili (cosa che sappiamo non avvenire alle aste dove il debitore vede abitualmente svenduti quegli immobili ad un prezzo iniquo), che ottenendo di poter uscire dalla propria posizione di crisi attraverso delle adeguatamente lunghe rateizzazioni (abbiamo affrontato diverse volte infatti l’argomento delle transazioni a saldo e stralcio che se consentono di tagliare buona parte del debito, non consentono rateizzazioni sufficientemente lunghe da consentire il più delle volte a chi non abbia grosse somme disponibili di risolvere la propria situazione debitoria), lunghe rateizzazioni che sono possibili specie laddove si presenti un piano del consumatore .
Per approfondimenti sul tema dell’estinzione ex art 567 terzo comma con relativo modello di istanza accolta si legga “Estinzione del pignoramento per mancato rispetto del termine previsto dall’art. 567 terzo comma cpc-Istanza ex art. 630 cpc- Accoglimento“).
Per le ultimissime modifiche all’art. 560 cpc introdotte dalla legge 12/19 di conversione del dl 135/18 ed in vigore per le procedure iniziate dal 13 febbraio 2019, si legga “Le modifiche del Pignoramento agli artt. 495, 560 e 569 c.p.c. ad opera della Legge 12/19“