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Timestamp: 2018-06-22 02:00:38+00:00
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Corte di Giustizia Europea: valido il contratto a tempo determinato che non contiene il nominativo del lavoratore da sostituire
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Corte di giustizia europea, con sentenza n. CE 98/09, ha affermato la legittimità del contratto a tempo determinato, stipulato per ragioni di carattere sostitutivo, che non contenga il nome del lavoratore assente; tale contratto non è contrario alla clausola n. 8 dell’Accordo quadro europeo
Di Massima Di Paolo	 29 giugno 2010 Nessun commento
La Corte di giustizia europea, con sentenza n. CE 98/09 del 24 giugno 2010, ha affermato la legittimità del contratto a tempo determinato, stipulato per ragioni di carattere sostitutivo, che non contenga il nome del lavoratore assente; tale contratto non è contrario alla clausola n. 8 punto 3 dell’Accordo quadro europeo.
Questa sentenza, si inserisce nell’annoso tema dei contratti a tempo determinato stipulati da Poste Italiane per “esigenze sostitutive”. Sul merito vi ricordo la sentenza della Corte costituzionale nr.214/2009 (con la quale si dichiarava leggitimo l’art 1 del d.lgs 368/2001 , dandone la seguente interpretazione: “L’onere di specificazione previsto dal comma 1 bis D.lgs 368/2001 impone che, tutte le volte in cui l’assunzione a tempo determinato avvenga per soddisfare ragioni di carattere sostitutivo, risulti per iscritto anche il nome del lavoratore sostituito e la causa della sua sostituzione”) e, la sentenza successiva della cassazione nr 1576/2010 di avviso diverso: “per essere legittima l’apposizione del termine al contratto di lavoro per ragioni sostitutive, l’esigenza di sostituire i lavoratori è integrata da ulteriori “requisiti”quali, l’ambito territoriale di riferimento…”
La domanda alla Corte Europea è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la una lavoratrice italiana e Poste Italiane SpA, riguardo alla legittimità della clausola relativa alla durata a tempo determinato del contratto di lavoro dell’interessata, il quale non contiene né il nome del lavoratore sostituito né i motivi della sua assenza.
La lavoratrice è stata assunta dalle Poste Italiane con contratto di lavoro a tempo determinato «per ragioni di carattere sostitutivo correlate alla specifica esigenza di provvedere alla sostituzione del personale addetto al servizio recapito presso il Polo Corrispondenza Puglia Basilicata assente nel periodo dal 01/10/04 al 15/01/05».
La lavoratrice citava in giudizio le Poste Italiane, chiedendo che fosse dichiarata illecita la clausola di durata determinata inserita nel contratto, in quanto non erano stati espressamente indicati il nome del lavoratore sostituito e la causa della sostituzione.
Le Poste Italiane negano l’esistenza di un obbligo di siffatte menzioni, in quanto l’art. 1, comma 2, lett. b), della legge n. 230/1962 è stato abrogato dall’art. 11, comma 1, del decreto legislativo n. 368/2001.
In pratica il Tribunale di Trani competente per la causa di cui sopra, chiedeva alla Corte Europea di verificare “Se la clausola 8 n.3 dell’accordo quadro recepito dalla Direttiva 1999/70 (…) osta ad una normativa nazionale, come il decreto legislativo n. 368/2001 (art 1 e 11), che, ha eliminato l’obbligo per il datore di lavoro di indicare nel contratto a tempo determinato, concluso per sostituire lavoratori assenti, il nome di tali lavoratori e i motivi della loro sostituzione”.
La direttiva 1999/70/CE mira ad attuare l’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato e, “stabilisce i principi generali e i requisiti minimi relativi al lavoro a tempo determinato, configurando, in particolare, un quadro generale diretto a garantire la parità di trattamento ai lavoratori a tempo determinato, proteggendoli dalle discriminazioni, e un uso dei contratti di lavoro a tempo determinato accettabile sia per i datori di lavoro sia per i lavoratori”.
La Clausola nr 8 punto 3, tra le altre cose dispone che :
Gli Stati membri e/o le parti sociali possono mantenere o introdurre disposizioni più favorevoli per i lavoratori di quelle stabilite nel presente accordo.
L’applicazione del presente accordo non costituisce un motivo valido per ridurre il livello generale di tutela offerto ai lavoratori nell’ambito coperto dall’accordo stesso.
La prevenzione e la soluzione delle controversie e delle vertenze scaturite dall’applicazione del presente accordo dovranno procedere in conformità con le leggi, i contratti collettivi e la prassi nazionali.
La normativa nazionale il d.lgs 368/2001 all’art 1 prevede che:
È consentita l’apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo.
L’apposizione del termine è priva di effetto se non risulta, direttamente o indirettamente, da atto scritto nel quale sono specificate le ragioni di cui al comma l.
L’art 11 del d.lgs 368/2001 abroga la precedente disciplina del lavoro a tempo determinato:
Dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo sono abrogate la legge 18 aprile 1962, n. 230, e successive modificazioni, l’articolo 8-bis della legge 25 marzo 1983, n. 79, l’articolo 23 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, nonché tutte le disposizioni di legge che sono comunque incompatibili e non sono espressamente richiamate nel presente decreto legislativo
Secondo il Tribunale di Trani, il decreto legislativo n. 368/2001 “rappresenta «un arretramento» nel livello generale di tutela dei lavoratori a tempo determinato ai sensi della clausola 8, n. 3, dell’accordo quadro, in quanto il lavoratore non può più pretendere, al momento della stipulazione del contratto, che gli siano fornite quelle informazioni che anteriormente erano obbligatorie e lo ponevano nelle condizioni di valutare preventivamente la serietà e l’effettiva sussistenza della causale negoziale impiegata, di avere un’informazione completa e, infine, di decidere in merito all’opportunità di agire in giudizio”.
La Corte europea ha stabilito che:
La clausola 8, n. 3, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che compare in allegato alla direttiva del Consiglio 28 giugno 1999, 1999/70/CE, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che essa non osta ad una normativa nazionale, come quella di cui alla causa principale, che ha eliminato l’obbligo, per il datore di lavoro, di indicare nei contratti a tempo determinato conclusi per sostituire lavoratori assenti il nome di tali lavoratori e i motivi della loro sostituzione, e che si limita a prevedere che siffatti contratti a tempo determinato debbano risultare da atto scritto e debbano specificare le ragioni del ricorso a tali contratti, purché dette nuove condizioni siano compensate dall’adozione di altre garanzie o misure di tutela oppure riguardino unicamente una categoria circoscritta di lavoratori con un contratto di lavoro a tempo determinato, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.
2) Posto che la clausola 8, n. 3, dell’accordo quadro in parola è priva di efficacia diretta, spetta al giudice del rinvio, qualora ritenesse di concludere per l’incompatibilità con il diritto dell’Unione della normativa nazionale di cui alla causa principale, non escluderne l’applicazione, bensì operarne, per quanto possibile, un’interpretazione conforme sia alla direttiva 1999/70, sia allo scopo perseguito dal citato accordo quadro”.
Fonte: www.eurlex.europa.eu