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Timestamp: 2017-04-28 01:20:46+00:00
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1 focus.it Newsletter del Registro.it Anno 10 n 26 - settembre 2014 diritto all oblio: in Rete niente è (più) per sempre?2 sommario/summary diritto all oblio: una sentenza storica the right to be forgotten: a historic sentence di Marco Ferrazzoli la vita degli altri: controllo e privacy nella società digitale the lives of others: monitoring and privacy in the digital society di Francesca Nicolini proteggere i dati con una Rc protect your data with a privacy insurance di Gianmario Scanu oblio, pubblicità dei dati e domini.it oblivion, public rendering of.it data and domains di Giorgia Bassi la ricerca della riservatezza the quest for confidentiality di Francesca Nicolini una buona etica di internet ci salverà good internet ethics will save us di Stefania Fabbri la memoria, per essere vera, deve essere falsificabile memory, to be authentic, must be falsifiable di Caudio Barchesi quando il web racconta di noi when the web tells our story di Gianmario Scanu online la caccia (alle informazioni) è già aperta! the online hunt (for information) has begun! di Paolo Gentili ISSN focus.it newsletter del Registro.it Anno 10, numero 26 - Settembre 2014 Direttore responsabile Director in charge Marco Ferrazzoli Coordinamento editoriale Editorial coordinator Anna Vaccarelli Comitato redazionale Editorial board Francesca Nicolini (coordinatore), Claudio Barchesi, Giorgia Bassi, Stefania Fabbri, Paolo Gentili, Manuela Moretti, Gian Mario Scanu, Gino Silvatici Impaginazione ed elaborazione immagini Paging and image processing Giuliano Kraft Fotografie Photos Francesco Gianetti, Luca Giarelli Copertina Cover Traduzioni Translations Business Voice srl Via Nazionale, 20/D Buttrio (UD) Stampa Printed by Pacini Editore S.p.A. Via A. Gherardesca Ospedaletto (PI) Direzione - Redazione Editorial Offices Unità relazioni esterne, media e comunicazione del Registro.it Via G. Moruzzi, 1 I Pisa tel fax website: Responsabile del Registro.it Head of.it Registry Domenico Laforenza Registrazione al Tribunale di Pisa Registration at the Law Courts of Pisa n 17/06 del 21 luglio 2006 Stampato su carta ecologica Printed on organic paper Chiuso in redazione Closed for printing 15 settembre3 il punto di vista diritto all oblio: una sentenza storica Dedichiamo questo Focus.it alla decisione con cui la Corte di giustizia europea stabilisce la prevalenza dell interesse alla riservatezza su quello alla conoscenza delle informazioni. Un tema tanto sentito che Google ha ricevuto decine di migliaia di richieste di cancellazione di pagine in pochi giorni: i nostri device, del resto, sono diventati archivi di informazioni preziose. Tra chi si allarma e chi ritiene accettabile lo scambio tra uso delle piattaforme gratuite e cessione dei propri dati, la giusta misura sta nella collaborazione tra operatori della Rete e autorità pubbliche di Marco Ferrazzoli La recente sentenza della Corte di giustizia europea che, in nome della riservatezza, ha imposto a Google di togliere dal proprio motore le pagine per le quali i diretti interessati abbiano presentato richiesta, è un fatto storico. Anche perché stabilisce la prevalenza del diritto all oblio sull interesse a conoscere tali informazioni. Chissà se Mario Costeja Gonzàlez, il cittadino spagnolo che ha adito la vertenza dopo aver ritrovato tramite il motore di ricerca un articolo vecchio di 16 anni relativo a una sua grana col fisco, immaginava che in pochi giorni sarebbero giunte all azienda di Mountain View decine di migliaia di richieste di cancellazione e pulizia virtuale. E che un suo emulo, il giovane austriaco Max Schrems, avrebbe animato una sorta di class action per violazione della privacy contro Facebook, raccogliendo 25 mila adesioni. I nostri telefonini, tablet e pc sono divenuti capienti archivi nei quali vengono registrati messaggi, conversazioni, contatti, immagini, percorsi di navigazione, file. Quanto tali informazioni siano ambite e preziose è noto. Lo dimostrano i clamorosi raid degli hacker, come quello che alcuni ladri di password russi hanno condotto contro 400 mila account, violando oltre un miliardo di 34 4 combinazioni. E lo conferma l indagine esplorativa avviata dall Ue dopo la fusione tra Facebook e WhatsApp al fine di valutare eventuali rischi per la privacy e per la concorrenza: uno studio della Commissione Europea prevede che entro il 2018 il business delle app, nel nostro continente, supererà i sessanta miliardi di euro e darà lavoro a cinque milioni di persone. Ma il valore delle informazioni sta anche in importanti risultati come l arresto di un pedofilo ottenuto proprio grazie a una segnalazione di Google che Antonello Soro, presidente della nostra Autorità per la protezione dei dati personali, ha accolto con molti distinguo: Bisognerebbe essere sicuri delle modalità con cui Google ha raccolto le informazioni, perché nel bilanciamento dei diritti il gioco potrebbe non valere la candela. Sarebbe inaccettabile se al fine di accertare un reato si permettesse un intromissione incondizionata nella vita privata delle persone. Il tema ha insomma implicazioni ampie e complesse. Il Data science team di Facebook sin dal 2007 ha adoperato gli utenti come cavie per centinaia di esperimenti, solo in parte pubblicati: tra gli ultimi, quello uscito il 17 giugno scorso sulla prestigiosa rivista scientifica Pnas, con quasi settecentomila iscritti coinvolti. E migliaia di test analoghi sarebbero stati condotti anche da Yahoo, Microsoft, Twitter e Google. Quanto la querelle tra diritto all oblio e diritto all informazione sia intricata lo dicono le rivelazioni di Edward Snowden secondo cui l Nsa (National Security Agency) avrebbe sorvegliato migliaia di account e decine di migliaia di messaggi, per il 90 per cento di persone comuni e di carattere privato. E il rapporto tra uso delle intercettazioni nelle indagini giudiziarie, fughe di notizie dai tribunali, diritti dell accusa e della difesa in ambito processuale e libertà di stampa. Quanto la problematica sia complessa lo dice la polemica, risolta con un black out spontaneo, tra chi proponeva di condividere o oscurare i video diffusi dall Isis che mostrano la barbara esecuzione dei prigionieri. E la vicenda, per fortuna assai meno cruenta, del marito che si è rivolto al tribunale per far rimuovere le foto del viaggio di nozze postate dalla moglie su Facebook. C è chi si allarma, come il presidente dell Agcom, Angelo Cardani, che nella relazione annuale dell Autorità ha citato i colossi di Internet che promettendoci tutto gratis entrano in modo suadente a controllare i nostri dati dunque le nostre vite. Ma c è anche chi ritiene questa fibrillazione eccessiva. Roberto Saviano reputa lo scambio tra l uso di una piattaforma gratuita e la cessione dei propri dati una contropartita accettabile. Umberto Eco dubita: Ci tiene davvero tanto la gente alla privatezza in un epoca in cui in realtà tutti vogliono farsi vedere? Il filosofo Michele Bocchiola in Privacy: filosofia e politica di un concetto inesistente (Luiss University Press) esprime già dal titolo la sua provocatoria convinzione. La giusta misura sta senz altro nella collaborazione, strada battuta dal garante Soro assieme a Google per predisporre alcune regole condivise che proprio in questo periodo entrano in vigore: maggiori e più chiare spiegazioni sul monitoraggio e sull utilizzo dei dati personali degli utenti da parte dell azienda; necessità di consenso preventivo per l utilizzo dei dati; obbligo di cancellazione dai sistemi e dagli archivi per le informazioni laddove sia stato richiesto; indicazione di tempi e modalità di controllo. Il giusto mezzo tra l anarchia totale della Rete e un dirigismo normativo impraticabile per ragioni tecniche e civili.5 the point of view the right to be forgotten: a historic sentence We are dedicating this Focus.it to the decision of the European Court of Justice which establishes the prevalence of the interest on behalf of confidentiality over that of knowing information. A subject so pressing that Google received tens of thousands of requests for cancellations of great deal of pages in just a few days: our devices are become archives of precious information. Between those who are alarmed and those who believe the exchange of free access to platforms and the communication of own data is moreover acceptable, the right balance lies in collaboration among net operators and the public authorities Marco Ferrazzoli T h e recent sentence of the European Court of Justice which, in the name of privacy, has forced Google to remove pages from its search engine for which the directly interested parties have presented a request, represents a historic event. Moreover because it establishes the prevalence of the right to be forgotten over the interests of knowing such information. Who knows if Mario Costeja Gonzàlez, the Spanish citizen who referred the dispute to the court after finding through the search engine an article from 16 years ago relative to his problems with the tax authorities, would ever have imagined that in a few days thousands of requests for cancellation and virtual cleaning would have reached the Mountain View company. And that his emulator, the 56 6 young Austrian Max Schrems, would have launched a sort of class action for violation of privacy against Facebook, attracting twentyfive thousand messages of support. Our mobile phones, tablets and pc s have become extensive archives in which messages, conversations, contacts, images, browsing histories and files have been stored. Just how much such information has become aspired to and precious is well known. This is demonstrated by the infamous raids of hackers, such as those which a few Russian password thieves conducted against four hundred thousand accounts, violating over a million combinations. And this is confirmed by the explorative investigation undertaken by the EU after the merger between Facebook and WhatsApp, with the purpose of evaluating risks for privacy and competition: a study by the European Commission predicts that by 2018 the app business, on our continent, will exceed 60 billion Euros and will give work to five million persons. But the value of information lies also in important results like the arrest of a paedophile obtained thanks to a notification by Google, which Antonello Soro, president of our authority for the protection of personal data, commented expressing great caution: We need to be sure about the methods with which Google has collected this information, because in the weighing of conflicting rights the game might not be worth it. It would be unacceptable if by ascertaining a crime we were to permit unconditional intromission into the private life of people. The subject has therefore complicated and wide-ranging implications. The Data Science Team of Facebook has since 2007 used its users as guinea pigs for hundreds of experiments, only partly made public: among the latter, a study published on 17 June of this year in the prestigious scientific magazine PNAS, with almost seven hundred thousand subscribers involved. And thousands of analogous tests have apparently been conducted also by Yahoo, Microsoft, Twitter and Google. Just how much the disputes between the right to be forgotten and the right to information have become intricate is demonstrated by the revelations of Edward Snowden, according to whom the NSA (National Security Agency) has monitored thousands of accounts and tens of thousands of messages, some 90% of which by common persons and of a private nature: as well as the relationship between use of the intercepted messages in court investigations, news leaks from courts, rights of the accused and the defence of press freedom in court cases. How complicated the issue is can be evidenced by the debate, which has been resolved with a spontaneous black out, between those who proposed sharing or hiding the videos published by ISIS showing the barbarous execution of prisoners. And the affair, luckily much less cruel, of the husband who went to court to remove the photos of his honeymoon posted by his wife on Facebook. There are those who are alarmed, like Agcom President Angelo Cardani, who in the annual report of the authority cited the Internet giants who while promising us everything for free, enter persuasively into possession of our data and therefore our lives. But there are also those who believe this fibrillation to be excessive. Roberto Saviano has labelled the exchange between free use of a platform and the communication of one s own data as an acceptable balance. Umberto Eco has expressed doubts: Do people really care about their privacy in an age in which in reality everyone wants to be seen? The philosopher Michele Bocchiola in Privacy: philosophy and policies of a nonexistent concept (Luiss University Press) has already expressed in the title his provocative conviction. Without a doubt the right balance lies in collaboration, a path well travelled by the Italian Privacy Guarantor Soro together with Google while establishing several shared rules that are entering into force in this moment: more and clearer explanations regarding the monitoring and use of personal data by corporate users; the need for prior consent to the use of personal data; the obligation to cancel from systems and archives information upon request; an indication of timing and methods of investigations. The right balance between total net anarchy and a regulatory dirigisme that is unworkable for technical and civil reasons.7 il garante la vita degli altri: controllo e privacy nella società digitale Il diritto all oblio è un tema complesso, che trascina con sé altri elementi come la memoria collettiva e individuale, la riservatezza dei dati e il diritto a essere informati. Antonello Soro - Presidente dell Autorità Garante per la protezione dei dati personali - ci illustra il quadro nazionale e internazionale sul controllo delle persone e la tutela delle informazioni: Oggi, dinanzi alla crescente pervasività delle forme del controllo, il diritto alla protezione dati è ancor più uno strumento di libertà di Francesca Nicolini Antonello Soro è Presidente dell Autorità Garante per la protezione dei dati personali dal 19 giugno Primario Ospedaliero, è stato sindaco di Nuoro e consigliere regionale della Sardegna. Nel 1994 viene eletto deputato. Dal 1998 al 2001 presidente del Gruppo parlamentare Popolari e democratici - L Ulivo ; dal 2007 al 2009 presidente del Gruppo del partito democratico della Camera. Dal 1994 al 2012 è stato membro di diversi organi parlamentari e ha ricoperto cariche quali: componente delle Commissioni Bilancio, tesoro e programmazione, Affari sociali e Affari esteri e comunitari; presidente della Giunta per le elezioni; componente della Commissione per le Politiche dell Unione Europea e della Commissione parlamentare per l attuazione del federalismo fiscale. Si è dimesso per incompatibilità da deputato il 7 giugno 2012, a seguito della nomina all Autorità. 78 8 La privacy è un esigenza avvertita a livello internazionale o specifica di alcune aree geoculturali? L Unione europea ha riconosciuto come valori fondamentali quello della dignità e della protezione dei dati, nella Carta dei diritti e nei Trattati. Tuttavia - anche grazie alla consapevolezza dell importanza di questi diritti, accresciuta da vicende quali il Datagate - verso il modello europeo di protezione dati si stanno orientando anche Paesi, quali gli Usa, tradizionalmente ostili alla promozione di regole volte a limitare l accesso (soprattutto da parte dei servizi di intelligence) ai dati personali, e alcuni Paesi aderenti all Asia Pacific Cooperation Forum. Importanti sono anche il dialogo instaurato con i paesi del Sudamerica e la recente iniziativa, di alcuni Paesi africani, di introdurre norme in materia di protezione dei dati personali. Pensa che i governi dei Paesi europei riusciranno a definire una carta comune? A partire dal gennaio 2012, la Commissione europea ha promosso una complessiva operazione di riforma del quadro giuridico in materia di privacy. Forti sono state sino a oggi le pressioni delle lobby e degli OTT per ridimensionare la proposta, che intende assicurare ai cittadini europei un maggior controllo sui loro dati e alle imprese il superamento dell asimmetria normativa che compromette la concorrenza in favore di multinazionali con sede extra-ue. Anche le opportunità offerte dalle tecnologie per perseguire un controllo generalizzato, spesso giustificato da generiche finalità di sicurezza nazionale, sono assistite da maggiori garanzie. In tale contesto, si è però registrata una volontà debole dei Governi e ancora diverse sono le riserve che permangono da parte di alcuni Stati membri. Il semestre italiano di presidenza dell Ue può rappresentare un momento di grande rilevanza per guidare il dibattito verso la chiusura del negoziato. La revisione europea della disciplina di protezione dei dati potrebbe rappresentare un punto di riferimento importante a livello globale, individuando le soglie oltre le quali le logiche economiche diventano incompatibili con il rispetto delle persone. Open data, data breach, cloud computing. Come risponde l Autorità garante ai molteplici aspetti che emergono in termini di protezione di dati? La società in cui viviamo è sottoposta a un continuo cambiamento tecnologico e la protezione dei dati costituisce una fondamentale garanzia di libertà. In questo senso, l Autorità rappresenta un punto di osservazione fondamentale per cogliere le nuove sfide della società digitale e per riflettere sui benefici e sui rischi che le innovazioni comportano. Nel tempo abbiamo adottato importanti provvedimenti per proteggere adeguatamente i dati, come quello dell aprile 2013 sulla comunicazione delle violazioni (i cosiddetti data breach), che ha previsto l obbligo per società telefoniche e Internet provider di informare il Garante e gli utenti quando i dati trattati per fornire i servizi subiscono gravi violazioni. Con le Linee guida sul Cloud computing si è inteso promuovere tra i cittadini e le imprese un uso corretto delle nuove modalità di erogazione dei servizi informatici, per garantire la sicurezza dei dati anche sulla nuvola. In tema di trasparenza, allo scopo di contemperare tale esigenza con i diritti e la dignità individuali, abbiamo individuato un quadro organico e unitario di cautele e misure destinate alle pubbliche amministrazioni. Non è dunque impossibile governare i nuovi fenomeni attraverso regole, che devono necessariamente essere implementabili sul piano tecnico, e principi che siano validi anche nel mondo digitale. Come garantire e rendere compatibili il diritto all oblio e quello all informazione, due esigenze in apparenza opposte? Corriamo il rischio, in nome della garanzia di uno o dell altro, di derive verso sistemi antidemocratici? Internet ha mutato profondamente il modo di fare informazione. La mera circostanza della pubblicazione in Rete cambia infatti profondamente la notizia, in termini di rilevanza, persistenza, obsolescenza, rendendo possibile rintracciare, anche a distanza di anni, informazioni che rischiano di restituire una rappresentazione solo parziale, perché non aggiornata, di vicende9 e persone. Di qui l esigenza di assicurare non solo la deindicizzazione di notizie lesive per l interessato il cui interesse pubblico sia scemato in ragione del tempo trascorso, ma anche l aggiornamento o la rettifica della notizia, migliorando così, oltretutto, la qualità dell informazione, che diviene più veritiera e attenta, a conferma della sinergia che può caratterizzare il rapporto tra tutela della privacy e libertà di stampa. In questi strumenti (promossi dal Garante sin dal 2008 e dalla Corte di giustizia), si articola il diritto all oblio, inteso quale equilibrio tra memoria individuale e memoria sociale. Pertanto, lungi dal favorire derive antidemocratiche, questo istituto può invece rappresentare il più efficace mezzo per la promozione, in Rete, di libertà e diritti, in particolare quelli all informazione e alla riservatezza: entrambi presupposti fondativi di una democrazia pluralista. Big data, ladri di identità, frodi digitali, datagate. Le innovazioni e le tecnologie corrono troppo veloci per i sistemi di diritto e istituzionali? La rapidità con cui evolve di continuo la tecnologia - e, con essa, i suoi possibili usi illeciti - rende oggi facilmente aggirabili norme che soltanto ieri sembravano all avanguardia e che faticano ad adeguarsi a tale velocità. Questa differenza di velocità tra diritto e tecnica dimostra come nessuna norma possa tutelarci davvero in assenza di un consapevole esercizio della nostra autodeterminazione informativa. D altro canto, quella stessa tecnica che moltiplica le fonti di rischio può, spesso, contribuire a prevenire possibili violazioni, con un adeguata configurazione dei sistemi e dei servizi offerti che garantiscano più elevati livelli di protezione. Ma l asimmetria tra diritto e tecnologia non si misura solo sulla dimensione diacronica. I limiti del diritto emergono anche rispetto alla dimensione spaziale della realtà digitale, capace di travolgere gli steccati nazionali, come dimostra la continua osmosi tra le discipline dei vari Paesi, soprattutto sulla protezione dati. Il modello europeo di disciplina sta infatti rivelando la sua vis actractiva anche rispetto a ordinamenti diversi, quale quello statunitense o brasiliano, con la recente approvazione del Marco civil da Internet. Nella stessa prospettiva vanno lette sentenze della Corte di giustizia che hanno radicato la giurisdizione europea anche rispetto a provider aventi la sede in territori extra- Ue: garantire l effettività di un diritto, quale quello alla protezione dati, che si esercita prevalentemente in un ambito privo di confini e che esige dunque regole uniformi se non, addirittura, comuni. Fenomeni globali Antonello Soro 910 10 necessitano, infatti, di regole globali, che promuovano i diritti di tutti. Cosa pensa della recente sentenza Usa che definisce i telefonini come parte del corpo e quindi non soggetti né a sequestro né a verifica, se non in presenza di mandato? È una pronuncia importantissima. L aver riconosciuto la necessità del mandato dell autorità giudiziaria per la perquisizione del telefono cellulare significa, in primo luogo, aver sottratto un così invasivo atto investigativo alla discrezionalità dei controlli di polizia. E significa assicurare, mediante il vaglio giurisdizionale, il rispetto del principio di legalità nell accesso a un dispositivo suscettibile di rivelare negli aspetti più intimi l intera vita privata dell interessato. Si tratta, dunque, del riconoscimento della specificità dei moderni strumenti di comunicazione, meritevoli della massima tutela accordata dall ordinamento ai diritti di libertà. Nell estendere alla perquisizione del cellulare le garanzie previste per le misure limitative della libertà, questa sentenza ribadisce come la protezione dati personali sia, oggi, il presupposto essenziale per la tutela della nostra libertà. L intangibilità della nostra sfera privata passa pertanto da tale protezione, la cui limitazione è ammissibile solo nel rispetto delle garanzie sancite dalla legge. In tal senso la sentenza riporta il bilanciamento tra libertà e sicurezza all autentico spirito del costituzionalismo americano, riscoperto oggi, con il Datagate, assieme al valore della privacy quale irrinunciabile presidio di libertà. Come si può regolamentare il potere dei colossi della Rete? Il potere consolidato dai giganti del Web non può essere ignorato in una società sempre più digitalizzata. I dati raccolti finiscono nelle mani di soggetti privati dominati prevalentemente da logiche di mercato e di profitto, ma possono essere anche utili a veicolare determinate idee all individuo o a monitorarne le preferenze, realizzando forme di controllo capillari ed invasive. In tale contesto la privacy rappresenta uno strumento necessario per difendere la libertà e per opporsi alle spinte verso una società della sorveglianza e/o della classificazione e selezione sociale. In questo contesto si inserisce il provvedimento di quest anno con cui l Autorità ha prescritto a Google di informare chiaramente gli utenti che i loro dati personali sono utilizzati, tra l altro, a fini di profilazione per pubblicità mirata e, soprattutto, di acquisirne il consenso, senza limitarsi a considerare il semplice utilizzo del servizio come un accettazione incondizionata. Del resto, i grandi operatori della Rete sanno che il reiterarsi di comportamenti scorretti, se non addirittura illeciti, rischia in primo luogo di compromettere la fiducia degli stessi utenti nei servizi offerti, riflettendosi negativamente sui loro interessi economici. Intercettazioni, video sorveglianza, big data, geolocalizzazione. Siamo destinati a vivere in un immenso Truman show? Il controllo sulla vita degli altri è stata sempre la più grande risorsa per l esercizio del dominio - pubblico e privato - dell uomo sull uomo. Oggi queste strategie di controllo si alimentano delle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie, con il rischio crescente di una perdita di libertà. L esercizio consapevole del proprio diritto alla protezione dati rappresenta, dunque, una straordinaria garanzia contro la discriminazione e la stigmatizzazione sociale, che sempre più spesso presuppone l abusiva ricostruzione dell identità altrui. Può essere utile ricordare che la prima norma sulla riservatezza nasce in Italia con lo Statuto dei lavoratori che, vietando il controllo a distanza e le indagini sulle opinioni politiche e sindacali, protegge i lavoratori da ingerenze all interno di un rapporto, quale quello di lavoro, fondato tipicamente su di un asimmetria di potere. Da quel momento in poi, il diritto alla riservatezza è stato percepito come una garanzia dei più deboli da vecchie e nuove discriminazioni. Dinanzi alla crescente pervasività delle forme del controllo, il diritto alla protezione dati è ancor più uno strumento di libertà rispetto alla logica antidemocratica dell uomo di vetro; una garanzia di un corretto equilibrio tra mercato e individuo, tecnica e vita, determinismo e libertà.11 the authority the lives of others: monitoring and privacy in the digital society The right to be forgotten is a complex subject, which includes other elements such as collective and individual memory, the confidentiality of data and the right to be informed. Antonello Soro President of the Authority for the Protection of Personal Data explains to us the national and international framework on the monitoring of persons and the protection of information: Today, faced with the increasingly pervasive forms of control, the right to the protection of data is even more an instrument of freedom Francesca Nicolini Antonello Soro has been President of the state Authority for the Protection of Personal Data since 19 June A hospital Chief Physician, he was mayor of Nuoro and Regional Councillor in Sardinia. In 1994 he was elected a Parliamentary Deputy. From 1998 to 2001 he was President of the Parliamentary Group Popular and Democratic Party The Olive Tree Alliance ; from 2007 to 2009 he was President of the Democratic Party Group in the Chamber of Deputies. From 1994 to 2012 he was a member of various parliamentary bodies and responsible for such charges as: member of the Budget, Treasury and Planning Commission, Social Affairs and European Community and Foreign Affairs; President of the Electoral Commission; member of the Commission for European Union Policies of the parliamentary commission for the implementation of fiscal federalism. He resigned from the Chamber of Deputies for incompatibility of roles on 7 June 2012, when he was nominated to the Authority. 1112 Is privacy a need felt at an international level or is it specific to a few geo-cultural areas? The European Union has recognised dignity and the protection of data as fundamental values in the Charter of Rights in the Treaties. Nevertheless and thanks also to an awareness of the importance of these rights, which have increased after such affairs as Datagate other countries such as the United States are also orienting their policies towards the European model of data protection, even though America is traditionally hostile to the promotion of rules aimed at limiting access to personal data (especially by the intelligence services), as well as several countries belonging to the Asia Pacific Cooperation Forum. The dialogue that has begun with the countries of South America is also important, as is the recent initiative by several African countries to introduce regulations on the subject of personal data protection. Do you think the governments of the European countries will be able to agree upon a common charter? Starting in January 2012, the European Commission began promoting a general reform of the juridical framework on privacy. Until now strong pressure from various lobbies and the OTT s has sought to weaken the proposal, which aims to ensure European citizens greater control over their data and companies the end of regulatory asymmetry that damages competition in favour of multinationals with head offices outside the EU. The opportunities offered by technology to achieve general control, often justified by generic aims of national security, are also to be accompanied by greater guarantees. In that context, we have however seen little support by governments while there are many reservations among a few member states. The Italian semester of the EU Presidency might represent a moment of great importance to guide the debate towards a successful conclusion of the negotiations. European review of the area of data protection could represent an important point of reference at a global level, identifying the threshold beyond which economic logic becomes incompatible with respect for individual persons. Open data, data breach, cloud computing. How does the Authority respond to the multiple aspects that have emerged in terms of data protection? The society in which we live today is subject to continuous technological change and the protection of data constitutes a fundamental guarantee of freedom. In this sense, the Authority represents a fundamental 1213 observation point to respond to the new challenges of the digital society and to reflect on the benefits and risks that come with innovation. We have adopted important provisions in recent times to protect data adequately, such as that of April 2013 on the communication of violations (the socalled data breach ) which envisions the obligation for telephone companies and internet providers to inform the Authority and users when data handled in order to supply services is violated. With the Cloud computing guidelines the intention was to promote among citizens and companies the correct use of the new methods to offer IT services, in order to guarantee the safety of data even in the clouds. On the topic of transparency, with the aim of moderating that priority with individual dignity and rights, we have identified a single organic framework of precautionary measures for public administrations. It is therefore not impossible to govern the new phenomena with rules that must necessarily be implemented on a technical level, as well as principles that are valid even in the digital world. How do we guarantee and render compatible the right to be forgotten and the right to information, two needs that are apparently contradictory? Are we running the risk, in the game of guaranteeing one or the other, of falling into an anti-democratic system? Internet has profoundly changed how we produce information. The mere circumstance of publishing over the net has profoundly changed news, in terms of importance, persistence, obsolescence, rendering it possible to track down, even years later, information that risks offering only a partial, and not updated representation of persons and affairs. Hence the need to ensure not only the deindexation of damaging information for the interested party, where public interest diminishes as time goes by, but also the updating and rectification of news, among other things improving the quality of information which becomes more factual and careful, to confirm the synergy that can characterise the relationship between the protection of privacy and press freedom. With these tools (promoted by the Guarantee Authority since 2008 and by the Court of Justice) we have developed a right to be forgotten, intended as a balance between individual and social memory. And so, far from favouring anti-democratic tendencies, this institute may instead represent the most effective means for the promotion over the net of freedoms and rights, especially those rights to information and privacy: both basic premises for an open democracy. Big data, identity thieves, digital fraud, datagate. Is innovation and technology moving too fast for the legal and institutional systems? The speed with which technology evolves continuously and, with it, possible illegal uses makes it easy to circumvent rules which only yesterday seemed at the forefront and which are difficult to reform so quickly. This difference in speed between the law and technology demonstrates how no regulation can really protect us in the absence of the knowledgeable exercise of our selfdetermination of information. On the other hand, the same technology that multiplies the sources of risk may often contribute to preventing possible violations, through adequate configuration of systems and services offered to guarantee higher levels of protection. But the asymmetry between law and technology is not only measured in the diachronic dimension. The limits of the law emerge also with respect to the spatial dimension of digital reality, able to penetrate national borders, as the continual osmosis among the juridical disciplines of various states demonstrates, especially with the protection of data. The European legal model is in fact showing its vis actractiva also with respect to different systems, such as the American or Brazilian legal systems, with the recent approval of the Civil Rights Framework for Internet ( Marco civil da internet ). The sentences of the Court of Justice should be viewed in the same light, as they have rooted European legal norms with respect to providers having their offices outside the EU: guaranteeing the effectiveness of law, such as data protection, which is 1314 14 exercised prevalently in a context without borders that therefore requires uniform and even common rules. Global phenomena require global rules, to promote the rights of all citizens. What do you think about the recent American sentence that defines mobile phones as a part of the body and therefore not subject to either confiscation or inspection, unless through a search warrant? This is a very important sentence. Having recognised the need of a warrant from court authorities to search mobile phones means, in the first place, having subtracted a very invasive investigatory act from the discretion of the police. It also means ensuring, through judicial screening, respect for legal principles while accessing a device susceptible to revealing the most intimate aspects of the private life of an interested party. This represents therefore recognition of the specific nature of modern instruments of communication, worthy of the maximum protection accorded by law to the rights to liberty. By extending to the confiscation of mobile phones the guarantees envisioned to other measures that limit freedoms, this sentences emphasises how personal data protection is today the essential basis for the protection of our liberty. The intangibility of our private sphere passes therefore under that protection, the limitation of which is admissible only in respect of guarantees provided by law. In that sense, the sentence restores the balance between liberty and security to the authentic spirit of American constitutionalism, rediscovered today with Datagate, together with the value of privacy as essential defence of freedom. How can we regulate the power of a colossus like the Internet? The consolidated power of web giants cannot be ignored in a society that is more and more digitalised. Collected data finishes in the hands of private subjects that are mostly dominated by market and profit-making logic, but it can also be useful to propose certain ideas to the individual, to monitor their preferences, producing capillary and invasive forms of control. In that context privacy represents a necessary instrument to defend freedom and oppose tendencies towards a society of surveillance and/or social selection and classification. In that sense, we should mention the legal provision this year in which the Authority ordered Google to clearly inform users that their personal data was being utilised, among other things, for the purposes of profiling for targeted advertising and, especially to obtain consent, without limiting themselves to considering the simple use of the service as unconditioned acceptance. Then again, the large net operators know that repeating incorrect, and perhaps even illegal, behaviour risks compromising the trust of the users of the services they offer, which can reflect negatively on their own financial interests. Electronic eavesdropping, video surveillance, big data, geo-localisation. Are we destined to live in a gigantic Truman show? Monitoring the lives of others has always been the greatest resource for the exercise of power public and private - of man over man. Today these strategies of control are encouraged by the potential of new technology, with the concrete risk of a loss of liberty. A fully aware exercise of one s own right to data protection represents, therefore, an extraordinary guarantee against discrimination and social stigmatisation, which increasingly presupposes the illegal reconstruction of the identity of other people. It might be useful to remember that the first law on privacy was born in Italy with the Workers Statute, which prohibited long-distance monitoring and investigation of political and trade union opinions to protect workers from interference within a relationship, such as the work relationship, typically founded on the asymmetry of power. From that moment on, the right to privacy has been perceived as a guarantee for the weakest from old and new discriminations. Faced with increasingly pervasive forms of control, the right to the protection of data is even more an instrument of freedom with respect to the anti-democratic logic of the glass man; the guarantee of a correct balance between the market and the individual, technology and life, determinism and freedom.15 il legale proteggere i dati con una Rc La battaglia tra lo sfruttamento indiscriminato delle informazioni che ci riguardano e la loro tutela, senza ledere il diritto e la libertà di essere informati, è la sfida che le istituzioni europee e mondiali dovranno raccogliere nei prossimi anni. Sarà un Datageddon la profezia di Andrea Bolognini, avvocato, socio fondatore di uno studio che si occupa di protezione dei dati personali e diritto delle nuove tecnologie di Gianmario Scanu 1516 16 Andrea Bolognini è avvocato e si occupa - con la Ict Legal Consulting, Balboni, Bolognini & Partners - di protezione dei dati personali, diritto delle nuove tecnologie (Ict, Tlc, energy), diritto penale di Internet e dei media, proprietà intellettuale e responsabilità amministrativa d impresa. La Corte di giustizia europea ha sancito il diritto all oblio su Internet. Cosa ne pensa? L obiettivo di tutelare maggiormente i diritti dei cittadini-utenti europei è corretto, ma appare velleitario cercare di prevedere regole che poi non si ha la capacità effettiva di imporre. La sentenza della Corte Ue sul caso Google Spain, inoltre, ha diversi aspetti che non si comprendono appieno: riconosce il diritto a essere dimenticati ma fa una distinzione illogica, e a mio avviso inconciliabile, con l articolo 10 della Convezione Europea dei Diritti dell Uomo (Cedu), tra diritto di cronaca delle notizie di interesse pubblico e accesso alle informazioni, e questa è una cosa che potrebbe ripercuotersi negativamente sulla libertà e il diritto individuale a una corretta informazione. Il nuovo Regolamento sulla protezione dei dati dovrebbe essere definitivamente approvato dall Unione nel corso del semestre di Presidenza italiano. Sarà sufficiente? No. Purtroppo nel Regolamento esistono diversi punti critici e dubbi. La normativa sarà applicabile a tutti i soggetti extra-ue che offrano servizi a persone residenti all interno dell Unione, ma come gestire l enforcement delle regole in assenza di trattati internazionali? Chi è il residente in Ue : con questa definizione si intende anche soltanto una collocazione temporanea sul territorio o gli operatori non comunitari dovranno chiedere la carta di identità agli utenti sul Web per capirlo? Ma c è di più: nel Regolamento unificheremo la normativa dei 28 Stati dell Ue per la data protection classica, mentre conserveremo 28 normative privacy diverse per le comunicazioni elettroniche, soggette soltanto alla direttiva 2002/58/EC. Tutto ciò è assurdo. Questo Regolamento introdurrà però diversi aspetti positivi, come l accountability, maggiori tutele per i minori, l obbligo di un data protection officer per i titolari che fanno trattamenti di dati rischiosi e, inoltre, regole stringenti sulla profilazione comportamentale. Si elimineranno anche molti adempimenti burocratici, ma purtroppo se ne introdurranno moltissimi altri a carico di aziende ed enti, e non tutti saranno utili. Quali azioni dovrebbero compiere le istituzioni, allora, per garantire un enforcement delle regole? Devono cambiare gli approcci giuridici. Meno diritto amministrativo, più diritto privato, anche internazionale. Meno sanzioni e più risarcimenti danni. Magari con un assicurazione Rc Privacy obbligatoria per tutti i titolari del trattamento, come avviene con i proprietari di automobili. E ancora, nel settore pubblico, meno regole burocratiche e17 the lawyer più cyber-defense. Bisognerebbe, inoltre, stilare urgentemente un Privacy Bill of Rights che dovrà essere approvato e ratificato da più Paesi possibili a livello internazionale. Le Autorità Garanti per la protezione dei dati internazionali, poi, dovrebbero diventare gli arbitri e i valutatori della correttezza degli algoritmi, in particolare di quelli usati dai soggetti pubblici anche per scopi di sicurezza interna ed esterna, tenendo conto del rispetto della persona umana e dei suoi diritti fondamentali. In ballo non c è soltanto il futuro dell informazione e della conoscenza: proteggere i dati vuol dire anche proteggere le azioni e le funzioni, le cose e gli ambienti, i servizi e i prodotti. Maltrattando un dato posso fermare un treno, bloccare un polmone artificiale, fermare o avviare un auto, accendere un forno o spostare un oggetto. La battaglia tra reale e virtuale è un impasto ormai indissolubile tra corpo e dati, tra calcoli e sensazioni, tra rischi e opportunità. Le bombe del futuro saranno algoritmi, codici, e uccideranno fisicamente più persone di prima. Cosa possono fare gli utenti della Rete per difendere i propri dati e la loro privacy? L autodifesa, la consapevolezza dei rischi, la prudenza sono spesso più utili di qualsiasi ordinamento giuridico. Usare le tecnologie di Internet, ormai, è come girare in auto o mangiare: non ha senso vivere nel terrore o in clausura. In generale, è meglio affidarsi a operatori conosciuti. Quando leggo polemiche su grandi provider che fanno profilazione pubblicitaria o conservano i dati all estero, penso che dopotutto gli si stiano contestando peccatucci veniali: le vere violazioni della privacy, quelle serie e intollerabili, avvengono spesso nelle relazioni con soggetti piccoli o tra singoli privati. protect your data with a privacy insurance The battle between the indiscriminate exploitation of the information that deal with us and its protection, without infringing the right and the freedom to be informed, is the challenge that the European and global institutions will have to face in the coming years. It will be a Datageddon is the prophecy of Andrea Bolognini, lawyer, founding partner of a law office, which deals with the protection of personal data and the law of the new technologies Gianmario Scanu Andrea Bolognini is a lawyer - with the ICT Legal Consulting law firm, Balboni, Bolognini & Partners - and is concerned with the protection of personal data, the law of new technologies (ICT, TLC, energy), the criminal law of the Internet and the media, the intellectual property rights, and the administrative liability of companies. The European Court of Justice has enshrined the right to be forgotten on the Internet. What do you think? The objective of better protecting the rights of the citizen-users in Europe is correct, but it seems futile to seek to lay down rules which 1718 18 there is no effective capability to impose. The judgment of the European Court in the case of Google Spain also has various aspects that are not fully understood: it recognises the right to be forgotten, but it makes a distinction which is illogical, and in my view irreconcilable with Article 10 of the European Convention on Human Rights (ECHR), between the right to report the news of public interest and that of access to information, and this is something that could have negative repercussions on the individual s freedom and the right to correct information. The new Regulation on data protection should be definitively approved by the Union in the course of the Italian Presidency. Will it be sufficient? No. Unfortunately in the Regulation there are various critical and doubtful points. The legislation will be applicable to all non- EU parties that offer services to persons resident within the Union, but how can the enforcement of the regulations be managed in the absence of international treaties? Who is the resident in the EU : is this definition intended to refer merely to a temporary location in the territory, or will the non-community operators have to ask for the identity card of users on the Web to adhere to it? But there is more: the Regulations will unify the legislation of the 28 EU states in respect to classic data protection, while we will retain 28 different sets of privacy legislation for electronic communications, which are subject only to the Directive 2002/58/EC: all this is absurd. This Regulation, however, will introduce various positive aspects, such as accountability, greater protection for minors, the obligation to have a data protection officer for owners who deal with risky data, and, in addition, stringent rules on behavioural profiling. This will also eliminate many bureaucratic requirements, but unfortunately it will introduce many others to be borne by companies and entities, and not all will be useful. What actions should be undertaken by institutions, then, to ensure an enforcement of the rules? They need to change their juridical approach. Less administrative law, more private law, also at an international level. Fewer sanctions, and more compensation for damages. Possibly with a sort of privacy insurance made compulsory for all owners of data treatment, as is the case with owners of cars. And, in the public sector, still less bureaucratic regulation and more cyberdefence. We need, moreover, to urgently draw up a Privacy Bill of Rights which must be approved and ratified by as many countries as possible at the international level. The Guarantor Authority for the international protection of data, then, should become the arbiter and evaluator of the correctness of the algorithms, in particular also of those used by public bodies for the purpose of internal and external security, which are compatibility with the respect for the human person and of his fundamental rights. At stake is not only the future of information and knowledge: the protection of data also means the protection of actions and functions, of things and environments, of services and products. Mistreating data could stop a train, block an artificial lung, stop or start a car, turn on an oven, or move an object. The battle between real and virtual is an indissoluble mix of body and data, between calculations and sensations, between risks and opportunities. The bombs of the future will be algorithms, codes, and they will physically kill more people than ever before. What can users of the Net do to defend their own data and their privacy? Self-defence, the awareness of risks, and prudence, these are often more useful than any judicial system. Using the technology of the Internet, now, is how we get around by car or eat: there is no sense living in terror or in seclusion. In general, it is better to rely on known operators. When I read the controversy over large providers that make profiling public or retain data abroad, I think that after all it is just venial sins which are being disputed: the real violations of privacy, the serious and intolerable ones, often occur in relationships with small entities or between private individuals.19 il parere del Registro oblio, pubblicità dei dati e domini.it La recente sentenza della Corte europea ha riconosciuto per la prima volta il diritto all oblio su Internet. Ne parliamo con Rita Rossi, responsabile dell Unità aspetti legali e contenzioso del Registro.it, che fa il punto sullo stato dell arte della normativa europea e sulla politica del Registro in materia di protezione dati di Giorgia Bassi 1920 Oggi è sempre più difficile dimenticare, almeno in Rete. Soprattutto sui motori di ricerca e in relazione a dati personali. Se pensiamo alle informazioni online che riguardano vicende giudiziarie, magari incomplete e superate, si capisce quale danno, anche morale, possa derivare a una persona comune afferma Rita Rossi. Anche a questo tipo di rischio risponde la recente sentenza della Corte di giustizia dell Unione europea, che riconosce il diritto di richiedere la cancellazione dei risultati delle ricerche che fanno riferimento a dati personali. Con questa sentenza il gestore di un motore di ricerca è obbligato a cancellare i risultati anche nel caso in cui le informazioni siano ancora visibili sulle pagine web di partenza. Il riconoscimento del diritto di cronaca e a essere informati deve sempre essere bilanciato con quello della persona alla tutela della vita privata e familiare continua il responsabile dell Unità aspetti legali e contenzioso del Registro.it. Tale sentenza non nasce da un giorno all altro: l Ue è già da tempo impegnata nell approvazione di un quadro normativo in materia di trattamento dei dati. Quest anno, nonostante i numerosi emendamenti, il Parlamento Europeo ha approvato in prima lettura la proposta di riforma della normativa presentata nel Il regolamento, una volta approvato, si applicherà automaticamente a tutti i paesi dell Unione. Tra gli elementi più rilevanti del nuovo quadro giuridico, spiega Rita Rossi, possono citarsi l introduzione di uno sportello unico a cui le imprese possono rivolgersi; la collaborazione fra le Autorità di controllo, tesa a superare l attuale diversità normativa tra paese e paese; l applicabilità del Regolamento ai trattamenti svolti da aziende extra Ue; il rafforzamento dei requisiti per il trasferimento dei dati all estero; la necessità di un esplicito consenso al trattamento dei dati. Uno sforzo quindi verso la trasparenza, uniformità e cooperazione internazionale. Si tenga conto però che quando parliamo di dati relativi ai domini.it, si fa riferimento a un contesto del tutto diverso da quello richiamato nella sentenza della Corte di Giustizia, puntualizza l esperto del Cnr. Il Registro, nell ambito della sua politica sul trattamento dei dati prevede che l interessato possa negare anticipatamente il consenso alla pubblicazione e diffusione di dati personali, mentre la sentenza dispone per il caso in cui la persona interessata richieda la cancellazione di dati e notizie dopo la in Spagna e in Belgio si fa così Abbiamo chiesto a due Registri europei - lo spagnolo Red.es e quello belga, Dns.be - come gestiscono i dati in loro possesso dopo la cancellazione dei domini, scoprendo che utilizzano lo stesso approccio: conservarli nei loro database, seppur non più visibili pubblicamente. Arantxa Martinez Garcia, coordinatrice Marketing di Red.es, dichiara che per un dominio.es quando un assegnatario cancella o non rinnova un nome a dominio, i dati vengono mantenuti nello storico del db per dieci anni. In Spagna la legge richiede di mantenere 20 Vedere altro
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