Source: http://www.gadit.it/articolo/7355
Timestamp: 2019-09-17 10:36:32+00:00
Document Index: 93134102

Matched Legal Cases: ['art. 414', 'art. 4', 'art. 2119', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 335', 'art. 2697', 'art. 5', 'art. 210', 'sentenza ', 'art. 416', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 112', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 385', 'sentenza ']

Cass. civ., sez. Lavoro 16-06-2006, n. 13945 LAVORO SUBORDINATO – ESTINZIONE DEL RAPPORTO – LICENZIAMENTO INDIVIDUALE – REINTEGRAZIONE NEL POSTO DI LAVORO – Gadit
Con ricorso ex art. 414 cod. proc. civ., dinanzi al Giudice del lavoro di Teramo M.M. conveniva in giudizio la s.r.l. Paper’s World – alle cui dipendenze aveva prestato lavoro con contratto a tempo parziale e la qualifica di impiegata "C1" – esponendo di aver ricevuto dalla società datrice di lavoro intimazione di un "primo" licenziamento per giustificato motivo oggettivo con lettera in data 1 agosto 1993, di un "secondo" licenziamento per riduzione di personale della L. n. 223 del 1991, ex art. 4 con lettera in data 15 ottobre 1993 e di un "terzo" licenziamento disciplinare ex art. 2119 cod. civ., con lettera in data 1 dicembre 1993 e di avere impugnato i cennati licenziamenti con lettere, rispettivamente, del 25 agosto 1993,20 novembre 1993 e 21 gennaio 1994; la ricorrente richiedeva, quindi, all’adito Giudice del lavoro la declaratoria di illegittimità di detti licenziamenti con ogni conseguenza reintegratoria e risarcitoria L. n. 108 del 1990 ex art. 1.
Si costituiva in giudizio la s.r.l. Paper’s World che impugnava la domanda attorea e ne chiedeva il rigetto.
Il Tribunale di Teramo respingeva il ricorso, ma – su appello principale della M. e appello incidentale "condizionato" e autonomo" della s.r.l. Paper’s World – la Corte di appello di L’Aquila così provvedeva: "accoglie l’appello principale per quanto di ragione e, in parziale riforma della sentenza di primo grado, dichiara l’illegittimità dei licenziamenti intimati dalla Paper’s World s.r.l. a M.M. e condanna l’appellata a riassumere l’appellante entro tre giorni o, in mancanza, a corrisponderle un’indennità pari a 2, 5 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali, rigettando ogni ulteriore domanda dell’appellante; rigetta l’appello incidentale; compensa per metà le spese processuali; conferma la statuizione sulla regolazione delle spese per gli ausiliari contenuta nella sentenza di primo grado".
Per quello che rileva in questa sede la Corte territoriale ha rimarcato che: a) "il primo licenziamento intimato alla M. è invalido per difetto di giustificato motivo non essendo stata dimostrata la crisi di settore produttivo ove opera la Paper’s World"; b) "l’identica conclusione vale per i due licenziamenti ad esso successivi"; c/1) "circa le conseguenze dell’invalidità del recesso datoriale, a fronte della specifica contestazione della società, non vi è in atto alcuna prova del requisito dimensionale richiesto dalla legge per l’applicazione della c.d. tutela reale"; c/2) "devesi, pertanto, applicare solamente la tutela c.d. obbligatoria L. n. 604 del 1966, ex art. 8, con condanna della società alla riassunzione entro tre giorni o, in mancanza, alla corresponsione di una indennità che si fissa in misura pari a 2, 5 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto".
Per la cassazione di tale sentenza M.M. propone ricorso affidato ad un unico complesso motivo.
L’intimata s.r.l. Paper’s World resiste con controricorso e propone ricorso incidentale affidato a due motivi, a cui – a sua volta – resiste la M. con controricorso.
1 -. Deve essere disposta la riunione dei due ricorsi in quanto proposti contro la medesima sentenza (art. 335 cod. proc. civ.).
2 -, Con l’unico motivo del ricorso "principale" la ricorrente – denunciando "violazione della L. n. 108 del 1990, artt. 1, art. 2697 cod. civ., L. n. 614 del 1966, art. 5 e art. 210 c.p.c., nonchè omessa motivazione su punto decisivo" – addebita alla Corte di appello di L’Aquila di "non essersi data carico della richiesta di acquisizione della documentazione concernente la procedura di mobilità attivata dalla società, non fornendo alcuna motivazione in ordine al mancato accoglimento, e di essersi limitata ad affermare che la ricorrente aveva addotto una prova indiziaria in base alla quale la consistenza occupazionale doveva dedursi dal ricorso alla procedura di mobilità" e, inoltre, censura la sentenza impugnata per il mancato rilievo che su tale punto la società convenuta in giudizio non aveva sollevato alcuna contestazione alla stregua del disposto dell’art. 416 cod. proc. civ..
Con il primo motivo del ricorso incidentale la società ricorrente – denunciando violazione della L. n. 604 del 1966, art. 3 – rileva criticamente che la Corte territoriale "non ha tenuto conto del fatto che la lavoratrice allorquando venne intimato il licenziamento del 1 agosto 1993, non chiese – nè ha mai chiesto – nei successivi quindici giorni, l’esplicitazione dei motivi che hanno determinato il recesso, come le avrebbe consentito la L. n. 604 del 1966, art. 2, comma 2".
Con il secondo motivo la ricorrente in via incidentale – denunciando "Violazione dell’art. 112 cod. proc. civ." – addebita al Giudice di appello di "avere applicato motti proprio la tutela – c.d. obbligatoria prevista dalla L. n. 604 del 1966, art. 8, mentre tale domanda non era stata formulata nel ricorso introduttivo". 3 -. Il motivo di ricorso principale – concernente le modalità dell’adempimento dell’onere probatorio in merito al requisito dimensionale dell’azienda datrice di lavoro al fine della operatività della tutela reale del posto di lavoro contro il licenziamento individuale illegittimo – si appalesa fondato.
Infatti, con la recente sentenza delle Sezioni Unite n. 141 del 10 gennaio 2006, è stato statuito che spetta al datore di lavoro provare che la L. n. 300 del 1970, art. 18 – e, quindi, la tutela reale del lavoratore con la reintegrazione nel posto di lavoro – non è applicabile per l’insussistenza del cd. requisito dimensionale (id est, di determinate dimensioni dell’organizzazione produttiva datrice di lavoro commisurate sul numero dei lavoratori occupati).
Nella cennata sentenza è stato, altresì, precisato che, per quanto riguarda il criterio di distribuzione dell’onere della prova basato sulla vicinanza o disponibilità dei relativi strumenti e valorizzato sul piano generale dalle Sezioni unite con la sentenza n. 13533/2001, nonchè – nell’interpretazione dell’art. 18 cit. – dalle sentenza nn. 613/1999 e 7227/2002, esso tanto più deve valere quanto trattasi del "requisito occupazionale" risultante non soltanto dal numero degli occupati ma, pure ed eventualmente, dal loro status dell’impresa, o anche personale, come risulta espressamente dal dell’art. 18, comma 2.
Ha errato, quindi, la Corte di appello di Aquila nel ritenere che la lavoratrice non avesse fornito una prova adeguata sul requisito dimensionale per l’applicazione della tutela reale – presupponendo così che l’onere probatorio su tale circostanza fosse a carico di essa lavoratrice -, in quanto siffatto presupposto – alla stregua della sentenza delle Sezioni unite n. 141/2006, a cui questa Corte, con tutte le relative implicazioni, interamente si riporta anche per la parte motiva – non può essere ritenuto valido atteso che grava sul datore di lavoro (non importa se attore o convenuto in giudizio) l’onere di provare l’inesistenza del requisito occupazionale e perciò l’impedimento all’applicazione dell’art. 18 cit.
Ne deriva, pertanto, che la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio della causa ad altro giudice perchè valuti – in relazione alle risultanze processuali acquisite – se la società datrice di lavoro abbia correttamente ed esaustivamente provato l’insussistenza del requisito dimensionale L. n. 300 del 1970, ex art. 18, con ogni relativa conseguenza nell’ipotesi di accertato mancato assolvimento del cennato onere probatorio.
4 -. L’accoglimento del ricorso principale non può che comportare l’assorbimento del secondo motivo del ricorso incidentale di censura della decisione della Corte territoriale in merito al riconoscimento della tutela c.d. "obbligatoria" e ciò in quanto, a seguito dell’accoglimento del ricorso principale, deve essere prioritariamente valutata la richiesta (dell’originaria ricorrente) della tutela cd. "reale", la cui valutazione si antepone, con tutta evidenzia, a quella attinente alla tutela c.d. "obbligatoria" e, quindi, alla verifica sulle modalità di proposizione della domanda giudiziale su tale punto.
5 -. Deve, invece, essere respinto il primo motivo del ricorso incidentale poichè la richiesta dei motivi del licenziamento costituisce per il lavoratore una facoltà e non un obbligo, nè tantomeno un onere, per cui il mancato esercizio della cennata facoltà da parte del soggetto interessato non può convalidare un comportamento illegittimo del datore di lavoro nel senso di legittimare – come pretende la società ricorrente – la sostituzione alla motivazione del recesso esplicitata nella lettera di licenziamento una diversa motivazione introdotta soltanto in sede difensiva nell’ambito processuale.
Al riguardo – a conferma dell’infondatezza della doglianza in esame – si rimarca che la volontà di recesso deve essere manifestata dal datore di lavoro in modo certo e serio in guisa da non lasciare dubbi sulla modalità e sulla effettiva estinzione del rapporto di lavoro:
questo anche perchè il licenziamento è qualificabile come negozio ricettizio che si perfeziona al momento in cui la dichiarazione della volontà di recedere giunga a conoscenza del dichiaratario, acquistando così – nella forma e secondo le ragioni in cui è stata manifestata – l’idoneità necessaria alla produzione dell’effetto voluto: con la conseguenza che il licenziamento, quale causa di estinzione del rapporto di lavoro, deve considerarsi verificato – secondo le modalità e le ragioni contenute dal provvedimento estintivo – all’atto in cui il lavoratore abbia ricevuto la relativa intimazione da parte del datore di lavoro.
6 -. In definitiva, alla stregua delle considerazioni svolte, va accolto il ricorso proposto da M.M. – e, per l’effetto, la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio della causa ad altro giudice (che si designa nella Corte di appello di Campobasso) perchè proceda al riesame della controversia uniformandosi alla statuizione dinanzi precisata sub "capo 3^" ed ai principi di diritto ivi indicati e dando, poi, corretta motivazione al conseguente decisum -, mentre deve essere respinto il primo motivo del ricorso incidentale proposto dalla s.r.l. Paper’s World e dichiarato assorbito il secondo motivo di detto ricorso.
Il Giudice del rinvio provvederà, anche, in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità (art. 385 cod. proc. civ., comma 3).
La Corte riunisce i ricorsi; accoglie il ricorso principale; rigetta il primo motivo del ricorso incidentale e dichiara assorbito il secondo motivo di detto ricorso; cassa la sentenza impugnata in relazione al ricorso accolto e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Campobasso.