Source: http://fregni.it/index.jsp
Timestamp: 2017-09-22 00:37:43+00:00
Document Index: 3310924

Matched Legal Cases: ['art. 84', 'art. 117', 'art. 84', 'art. 22', 'art. 34', 'art. 41', 'art. 41', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 30']

Presentazione banca dati / Sentenze
Per poter consultare la banca dati è necessario essere utenti registrati, oppure effettuare il Login, attraverso l'apposita area, disponibile
Data: 04/08/2016 Num: 3532 Sede: Roma
Relatore: Francesco Mele Presidente: Luciano Barra Caracciolo
Tettoia aperta su tre lati: è risanamento conservativo
Ha natura di “risanamento conservativo” la realizzazione di una tettoia, appoggiata a dei sostegni imbullonati al pavimento della terrazza e su un lato al muro dell’immobile, con profili in ferro e copertura in vetri antisfondamento, non tamponata ai lati, avente le seguenti dimensioni: altezza mt. 2,90 circa, larghezza m.6,10 circa e lunghezza circa m. 5,60”, superficie di poco superiore ai 30 mq.
Data: 09/03/2016 Num: 49 Sede: Roma
Relatore: Giancarlo CORAGGIO Presidente: Marta CARTABIA
è costitusionalmente illegittimo l’art. 84-bis, comma 2, lettera b), della legge della Regione Toscana 3 gennaio 2005, n. 1 (Norme per il governo del territorio).
È giurisprudenza pacifica che, nell’ambito della materia concorrente «governo del territorio», prevista dall’art. 117, terzo comma, Cost., i titoli abilitativi agli interventi edilizi costituiscono oggetto di una disciplina che assurge a principio fondamentale (sentenze n. 259 del 2014, n. 139 e n. 102 del 2013, n. 303 del 2003), e tale valutazione deve ritenersi valida anche per la denuncia di inizio attività (DIA) e per la SCIA che, seppure con la loro indubbia specificità, si inseriscono in una fattispecie il cui effetto è pur sempre quello di legittimare il privato ad effettuare gli interventi edilizi (sentenze n. 121 del 2014, n. 188 e n. 164 del 2012).
Va subito soggiunto, peraltro, che tale fattispecie ha una struttura complessa e non si esaurisce, rispettivamente, con la dichiarazione o la segnalazione, ma si sviluppa in fasi ulteriori: una prima, di ordinaria attività di controllo dell’Amministrazione (rispettivamente nei termini di sessanta e trenta giorni); una seconda, in cui può esercitarsi l’autotutela amministrativa. Non vi è dubbio, infatti, che anche le condizioni e le modalità di esercizio dell’intervento della pubblica amministrazione, una volta che siano decorsi i termini in questione, debbano considerarsi il necessario completamento della disciplina di tali titoli abilitativi, poiché la individuazione della loro consistenza e della loro efficacia non può prescindere dalla capacità di resistenza rispetto alle verifiche effettuate dall’Amministrazione successivamente alla maturazione degli stessi. La disciplina di questa fase ulteriore, dunque, è parte integrante di quella del titolo abilitativo e costituisce con essa un tutt’uno inscindibile.
Il suo perno è costituito da un istituto di portata generale – quello dell’autotutela – che si colloca allo snodo delicatissimo del rapporto fra il potere amministrativo e il suo riesercizio, da una parte, e la tutela dell’affidamento del privato, dall’altra. Non è un caso, del resto, che è proprio a questa fase della formazione dei titoli in esame che il legislatore abbia dedicato la maggiore attenzione, ritornando più volte sull’argomento, al fine di pervenire ad un giusto equilibrio fra le esigenze di certezza delle situazioni giuridiche maturate a seguito della DIA e della SCIA e le ragioni di tutela dell’interesse pubblico urbanistico. Ne discende che anche per questa parte la disciplina in questione costituisce espressione di un principio fondamentale della materia «governo del territorio».
Con riguardo alla portata dei «principi fondamentali» riservati alla legislazione statale nelle materie di potestà concorrente, «il rapporto tra normativa di principio e normativa di dettaglio […] deve essere inteso nel senso che l’una è volta a prescrivere criteri ed obiettivi, mentre all’altra spetta l’individuazione degli strumenti concreti da utilizzare per raggiungere quegli obiettivi» (sentenze n. 272 del 2013 e n. 237 del 2009).
Ebbene, l’art. 84-bis della legge regionale Toscana n. 1 del 2005, introdotto dall’art. 22 della legge della Regione Toscana 5 agosto 2011, n. 40, nell’attribuire all’Amministrazione un potere di intervento, lungi dall’adottare una disciplina di dettaglio, ha introdotto una normativa sostitutiva dei principi fondamentali dettati dal legislatore statale; pertanto viene proprio a toccare i punti nevralgici del sistema elaborato nella legge sul procedimento amministrativo (sede già di per sé significativa) e cioè il potere residuo dell’Amministrazione, a termini ormai decorsi, e il suo ambito di esercizio (in concreto, i casi che ne giustificano l’attivazione). Essa, dunque, comporta l’invasione della riserva di competenza statale alla formulazione di principi fondamentali, con tutti i rischi per la certezza e per l’unitarietà della disciplina che tale invasione comporta; e ciò tanto più in una materia che, come è noto, e come dimostrano le sue frequenti modifiche, presenta delicati e complessi problemi applicativi.
Autorità: T.A.R. per la Campania
Data: 19/11/2015 Num: 2453 Sede: Saerno
Relatore: Giovanni Sabbato Presidente: Amedeo Urbano
L'acquirente dell’immobile non è tenuto a pagare il contributo di costruzione (ma sulla questione si registrano decisioni in senso contrario)
Secondo una ricostruzione diffusa in sede giurisprudenziale, il contributo di costruzione è una obbligazione reale, che circola con il bene cui accede (ambulatorietà passiva), sicché nel caso di trasferimento del bene, essa grava sull’acquirente (T.A.R. Napoli, sez. VIII, 16 aprile 2014, n. 2170). Tale orientamento è stato propugnato anche in seconde cure, nel senso che trattasi in sostanza di obbligazioni connotate dall’inerenza alla cosa, anziché alla persona cui è rilasciato il permesso di costruire, sicché tutti coloro che partecipano alla costruzione e la utilizzano sono solidalmente obbligati verso il Comune al pagamento degli oneri in questione (Cons. Stato, sez,.V, n. 6333, del 12.07.2011). Ritiene il Collegio, tuttavia, di aderire al diverso orientamento giurisprudenziale, secondo cui è più coerente con il complessivo assetto della normativa oltre che intrinsecamente più razionale affermarsi che gli oneri di urbanizzazione sono dovuti dall’intestatario della concessione o da colui al quale essa è volturata e relativi eredi, ovvero da chi esegue le opere di trasformazione urbana, ma non anche dall’acquirente dell’immobile (TAR Napoli, Sez. III, 12 aprile 2007 / 18 luglio 2007, n. 6793).
Data: 22/10/2015 Num: 4843 Sede: Roma
Relatore: Giulio Castriota Scanderbeg Presidente: Giuseppe Severini
demolizione parziale di un edificio in presenza di difformità edilizie che riguardino soltanto una parte delle opere realizzate
l pregiudizi cui si riferisce l’art. 34 del d.P.R. 6/6/2001 n. 380 non possono essere diversi da quelli correlato alla pericolosità dell’intervento di demolizione in relazione ai profili statici dell’immobile e, quindi, al pericolo di crollo della restante parte del manufatto una volta eseguita la demolizione della parte realizzata abusivamente. Invero, ad accedere all’assunto che correla il pregiudizio della demolizione al pregiudizio, di tipo funzionale, conseguente all'abbattimento di quella parte di fabbricato ormai collegata alla porzione legittimamente realizzata, la sanzione ripristinatoria avrebbe poche possibilità di effettiva e concreta applicazione, essendo marginali i casi in cui, all’epoca di adozione dell’ordine di demolizione, la parte abusiva non sia già stata in fatto collegata, sul piano “funzionale”, alla restante porzione dell’edificio. Per conseguenza l’ordine urbanistico resterebbe per lo più alterato dagli abusi e il governo del territorio mancherebbe di strumenti repressivi idonei a rimuovere la gran parte delle realizzazioni non giustificate: patente sarebbe l’effetto generale di delegittimazione e di negazione dell’effettività dell’intero ordine, per tacere del riflesso di pratico incentivo agli abusi stessi. E’ quindi escluso che possa attribuirsi rilevanza alla “eccessiva onerosità” per l’obbligato di far luogo alla esecuzione dell’ordine demolitorio (sotto il profilo della minore fruibilità che deriverebbe alla parte di edificio legittimamente realizzata)
Data: 24/07/2015 Num: 189 Sede: Roma
Relatore: Silvana Sciarra Presidente: Marta Cartabia
Illegittimità costituzionale dell’art. 41, comma 4, del d.l. n. 69 del 2013.
L’art. 41, c. 4, del d.l. n. 69/2013 è costituzionalmente illegittimo poichè individua, al pari della norma dichiarata costituzionalmente illegittima con la sentenza n. 278 del 2010, specifiche tipologie di interventi edilizi, realizzati nell’ambito delle strutture turistico-ricettive all’aperto, molto peculiari, che peraltro contraddicono i criteri generali (della trasformazione permanente del territorio e della precarietà strutturale e funzionale degli interventi) forniti, dallo stesso legislatore statale, ai fini dell’identificazione della necessità o meno del titolo abilitativo. In tal modo, la norma impugnata sottrae al legislatore regionale ogni spazio di intervento, determinando la compressione della sua competenza concorrente in materia di governo del territorio, nonché la lesione della competenza residuale del medesimo in materia di turismo, strettamente connessa, nel caso di specie, alla prima.
Autorità: Corte d'appello
Data: 19/06/2015 Num: 1160 Sede: Bologna
Relatore: Angela de Meo Presidente: Angela de Meo
Distnze dei chioschi dalle costruzioni, in centro storico
La distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate dei fabbricati che i Comuni devono osservare, ai sensi dell’ art. 9, punto n. 1, del d.m. 2/4/1968 n. 1444, nella formazione degli strumenti urbanistici, non riguarda il centro storico (zona "A"), dove pertanto i distacchi possono essere diversi e minori.
Nell’attuale contesto normativo non vi è più inderogabilità "assoluta", perché la normativa regionale può derogare alle disposizioni in materia di limiti di distanza tra fabbricati dettate dal decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444 (art. 30, comma 1, lett. a), del D.L. 21 giugno 2013, n. 69).