Source: https://pierani.wordpress.com/2011/09/
Timestamp: 2019-01-18 03:37:57+00:00
Document Index: 7911221

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art 29', 'art. 42', 'art. 69', 'art. 69', 'art.69', 'art. 69']

settembre | 2011 | L'angolo di Pierani
Pubblicità: diritto vigente e diritto vivente …
settembre 29, 2011 alle 7:29 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO | 2 commenti
Tag: Adriano Zanacchi, i primi d'italia, Il libro nero della pubblicità, Mauro Casciari, Nag factor, pratiche commerciali scorrette, Pubblicità ingannevole - la scorretta informazione alimentare
Sono sulla via del ritorno da Foligno dove, nell’ambito di questo convegno, mi sono trovato a cercare di spiegare a 300 ragazzi delle scuole superiori cosa sono le pratiche commerciali scorrettte, in particolare nel settore alimentare.
E’ stata anche l’occasione di conoscere Adriano Zanacchi, un piacere ascoltarlo parlare di pubblicità e molto altro.
Quando ha spiegato con molta efficacia il nag factor, l’effetto assillo che minori inconsapevolmente condizionati dalla pubblicità possono operare sui genitori in modo che questi acquistino il prodotto ripetutamente reclamizzato, mi è sembrato utile ricordare che, in realtà, questa tecnica di manipolazione è chiaramente da ritenersi illecita in Italia, in quanto ricompresa tra le pratiche commerciali considerate in ogni caso aggressive e quindi vietate – art. 26 comma 1 lettera e) del Codice del Consumo: salvo quanto previsto dal decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, e successive modificazioni, includere in un messaggio pubblicitario un’esortazione diretta ai bambini affinchè acquistino o convincano i genitori o altri adulti ad acquistare loro i prodotti reclamizzati. Ho però subito dopo sentito la necessità di aggiungere che i diritti che ci riconosce la legge come consumatori e cittadini rimangono sulla carta se non li rivendichiamo quotidianamente e non ce li andiamo a prendere con determinazione.
Il Prof Zanacchi mi ha regalato una copia del suo ultimo libro “Il libro nero della pubblicità – potere e prepotenze della pubblcità sul mercato, sui media, sulla cultura” che sto leggiucchiando in treno. Nell’epilogo si legge:
La digitalizzazione e i new media, soprattutto Internet e i telefoni cellulari, stanno profondamente cambiando il quadro complessivo della comunicazione e del modo di comunicare: un quadro denso di incognite che riguardano anche il futuro della pubblicità che del resto, per sua natura, è una forma di comunicazione perennemente in crisi, sia sul piano della creatività, sia su quello delle modalità diffusive. Essa resta, tuttavia, la fonte prevalente, e spesso unica, del finanziamento dei media con i quali continuerà a condividere le sorti. A breve termine non sembra in gioco la Tv generalista, ma già qualcuno prevede una crisi profonda degli spot, a causa della loro prepotente invadenza e della petulante ripetitività. Anche la pubblicità palese su Internet non è certo gradita ai navigatori, come varie ricerche hanno già messo in luce, e non si parla più di un suo sviluppo impetuoso. Al tempo stesso la fiducia nella capacità di realizzare una comunicazione commerciale fondata sul dialogo tra impresa e consumatori sembra svanire: la promozione del consumo è fondata sulla competizione tra le imprese, che sono sospinte all’attacco, all’aggressione, all’intrusività. Esiste così il timore che la via d’uscita si risolva in un dilagare senza freni della pubblicità nei tessuti informativi e spettacolari della comunicazione, del quale la legittimazione del product placement non è che un leggero antipasto.
L’invasione totale dei messaggi commerciali in ogni forma di comunicazione si rivelerà, per le imprese, una vittoria di Pirro. Per i media sarà la definitiva perdita di ogni autonomia di fronte alla prepotenza della pubblicità in tutte le sue forme. Gli uomini di marketing impazziranno, per l’impossibilità di impostare qualsiasi strategia di comunicazione, mentre i consumatori subiranno, senza rendersene conto, gli stimoli a comprare nascosti, più o meno abilmente, nei film, nei varietà, nelle riprese sportive e negli stessi notiziari giornalistici, stampati e radiotelevisivi.
Senza una profonda revisione del sistema che si è creato, che richiede il concorso convinto di tutti i competitor, sarà la fine di ogni regola e le leggi, i codici, le carte che oggi tentano, a fatica, di salvare il salvabile finiranno per diventare carta straccia. Sarà, in definitiva, una sconfitta per tutti.
PS: il convegno di Foligno era coordinato, o meglio, animato! dalla Iena Mauro Casciari, simpatico e soprattutto molto trasparente quando ha tenuto a precisare ai ragazzi che anche la trasmissione per la quale fa l’inviato non è scevra da limiti, a fronte degli ingenti investimenti pubblicitari che riceve … Appunto !
Rettifica blog: non è l’Armageddon della Rete, è molto più semplicemente una coglioneria
settembre 28, 2011 alle 9:05 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
Tag: ammazzablog, art 29 comma 1 ddl intercettazioni, bavaglio alla mrete, coglioneria, rettifica blogger
Ritorna d’attualità il ddl intercettazioni e con esso il comma 29 del suo articolo 1, ribattezzato l’ammazzablog, quello del bavaglio alla Rete insomma … qualcuno mi ha chiesto beh … che fai ? che ne pensi ? non dici nulla ?
Personalmente rimango d’accordo con me stesso 😉 a mio avviso questo comma del ddl intercettazioni, prima ancora che porre una limitazione della libertà di informazione in Rete, è una grossa coglioneria, l’ultima volta che se ne è discusso più di un anno fa avevo consigliato ai nostri cari Parlamentari di andare al mare a rinfrescarsi le idee … Ora, siccome errare è umano ma perseverare è diabolico applicherei un upgrade consigliando loro di andare direttamente a casa … non tanto perchè questa norma se approvata sarà l’Armageddon della Rete, a questo non credo, quanto più semplicemente perchè siamo stufi di vedere discutere il Parlamento di norme scritte male, sciatte, obsolete e, bene che vada, inutili
Per una analisi più approfondita reincollo di seguito il mio post di poco più di un anno fa:
luglio 28, 2010 alle 5:00 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 5 commenti Modificare questo articolo
Etichette: è un decreto, ddl Alfano, ddl intercettazioni, libertà di informazione, Onorevole Bongiorno, Onorevole Ciccanti, rettifica blog, ritiro ddl intercettazioni
UPDATE: Pare che l’Onorevole Bongiorno, parlando anche a nome del governo, abbia detto di essere disponibile ad introdurre modifiche in Aula al testo dell’ormai famigerato comma 29 ma, soprattutto, Berlusconi ha detto che sta pensando di ritirare l’intero ddl intercettazioni … il che, al di là delle motivazioni addotte dal Premier, non sarebbe male ! Tutti al mare dunque ? io sì domani parto, fatemi sapere come va a finire, a presto …
Redditi online: ulteriore salto mortale all’indietro sulla manovra da parte del governo?
settembre 5, 2011 alle 9:13 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, POLITICA | Lascia un commento
Tag: controllo sociale, evasione fiscale, Manovra economica stravolta, redditi online, salto mortale all'indietro, Stefano Rodotà
Mentre mi apprestavo a scrivere questo nuovo post sulla questione redditi online nell’intento di fare un pò di chiarezza vista la confusione con la quale è stato trattato l’argomento, leggo che la Commissione Bilancio del Senato, su proposta del governo, avrebbe modificato in extremis il testo che passa ora all’esame dell’Aula, prvedendo che la pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi su Internet da parte dei Comuni ci sarà, ma senza nomi e cognomi dei contribuenti e, quindi, solamente per aggregati e categorie.
Se così è, significa che anche questa misura, con un ulteriore salto mortale all’indietro sulla manovra da parte del governo, è stata completamente svuotata di ogni significato.
In realtà, nei giorni scorsi si era già vociferato che probabilmente la misura sarebbe stata ritirata dopo che il Garante Privacy aveva reso note le sue perplessità in materia, problemi in termini di privacy e non solo erano stati sollevati in vario modo anche dagli amici Stefano Quintarelli e Guido Scorza. Al contrario, come avevo già accennato personalmente avrei visto con favore l’approvazione di tale misura se fatta bene, e messa in pratica questa volta in maniera meno raffazzonata e con una tecnologia più adeguata rispetto a quanto era stato fatto dal precedente governo.
Una cosa va detta con molta tranquillità, la questione è evidentemente tutta politica, si può essere favorevoli o contrari e sussistono argomentazioni apprezzabili sia da parte di chi la pensa in un modo che da parte di chi la pensa nell’altro, ma non si può dire che non rientri nelle disponibilità del Legislatore il poter modificare la disciplina di settore, anche per quanto concerne la privacy, al fine di consentire la pubblicazione online dei redditi degli italiani.
A dire il vero, occorre ricordare che è stato poprio l’attuale governo Berlusconi, poco dopo essere entrato in carica, ad apportate modifiche sostanziali, per mezzo dell’art. 42 del Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112, al regime di pubblicità dei dati sui redditi dettato dall’art. 69 del D.P.R. 600/1973, modifiche che ne precludono ora in modo quasi assoluto la comunicazione e la diffusione, non solo online, ma anche nelle forme tradizionali presso i comuni e gli uffici delle imposte.
Tali dati, infatti, non sono più consultabili da chiunque, anzi, ne è ora solo «ammessa la visione e l’estrazione di copia nei modi e con i limiti stabiliti dalla disciplina in materia di accesso ai documenti amministrativi di cui agli articoli 22 e seguenti della Legge 7 agosto 1990, n. 241». Il che, fuori dal legalese, significa che l’accesso ai dati sui redditi dei contribuenti è ora permesso solo a chi può dimostrare di essere portatore di un legittimo e
diretto interesse.
Una scelta drastica, dunque, quella fatta nel 2008 dal governo Berlusconi che – in netta controtendenza rispetto alla per vero rocambolesca iniziativa del Viceministro Visco intrapresa dal precedente governo quando era già ampiamente dimissionario – aveva portato a far pendere il necessario bilanciamento tra trasparenza e riservatezza tutto verso questo secondo lato, con buona pace dell’apporto che il controllo diffuso avrebbe invece potuto conferire alla lotta all’evasione fiscale.
Personalmente davo, pertanto, per scontato che se il governo – come ampiamente annunciato nei giorni scorsi – voleva ora veramente introdurre nella manovra una misura per mettere online i redditi degli italiani avrebbe dovuto quindi riportare l’art. 69 del DPR 600/73 alla versione precedente alla modifica intervenuta, peraltro sempre per mano di Tremonti con il suddetto DL 112/2008, cosa che era ed è ampiamente nelle sue disponibilità.
Secondo la legislazione precedente, infatti, non solo rendere disponibili i dati dei redditi su Internet non poteva ritenersi illegittimo ma, al contrario, era doveroso. È proprio in tal senso che, in una delle più illuminate analisi giuridiche della complessa vicenda che nel 2008, a seguito della messa online dei redditi degli Italiani, aveva visto aprirsi un contrasto tra l’Agenzia delle Entrate e il Garante Privacy, gli Autori sulla base del combinato disposto degli artt. 69 del DPR 600/1973 e 1, lett. n) del Codice dell’Amministrazione Digitale così concludevano:
Difficile, in tale contesto normativo, non nutrire almeno il sospetto che la disposizione contenuta nel sesto comma dell’art.69 del D.P.R. 600/1973, secondo cui gli elenchi dei dati vanno depositati presso i Comuni interessati, debba intendersi riferita anche ai siti internet di tali Comuni.
3.La conclusione cui si perviene seguendo tale ragionamento è che, allo stato, non sembra possibile considerare tout court illegittima la pubblicazione online degli elenchi dei redditi dei contribuenti italiani che, anzi, appare – almeno laddove operata dai singoli Comuni e dagli uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate – un atto dovuto al quale la pubblica amministrazione non può sottrarsi.
Si potrà – ed anzi si dovrà, come opportunamente ricorda il Garante – semmai discutere delle modalità più idonee per evitare eventuali trattamenti di tali dati eccedenti i limiti di conoscibilità fissati dall’art. 69 del D.P.R. 600/1973 (pubblicazione dei dati tramite formati elettronici non manipolabili, esclusione delle funzioni di stampa e di salvataggio su PC, necessità di identificazione del cittadino italiano tramite codice fiscale o carta d’identità elettronica) ma non si può obiettare nulla circa l’esistenza di un diritto alla conoscibilità di tali dati e men che mai, nell’era della comunicazione digitale, all’utilizzo di Internet quale canale privilegiato di diffusione delle comunicazioni e di dati pubblici, ferma restando, semmai, solo la sanzionabilità di un uso illecito degli stessi.
Nel plaudire, dunque, al Garante per la tempestività dell’intervento e per aver, una volta di più, ricordato la centralità del diritto alla privacy nel nostro Ordinamento, non ci si può sottrarre dal manifestare preoccupazione per il rischio che i principi generali sanciti nel provvedimento di questa mattina finiscano – unitamente all’iniziativa azzardata e caratterizzata da inscusabile leggerezza dell’Agenzia delle Entrate – con lo svuotare di significato le norme attraverso le quali il Codice dell’Amministrazione Digitale ha inteso, finalmente, riconoscere ai cittadini il pieno ed effettivo diritto all’accesso dei dati pubblici detenuti dalla Pubblica amministrazione.
Il CAD non interviene sul regime di pubblicità dei dati della PA ma, più semplicemente, impone a quest’ultima di utilizzare anche le nuove tecnologie per consentire ai cittadini di accedere a dati già dichiarati pubblici dalla disciplina vigente.
L’auspicio – espresso in termini non provocatori ma reali – è che “passata la bufera” il Garante detti, a tutti i Comuni ed agli uffici dell’Agenzia delle Entrate sul territorio, regole e direttive per rendere accessibili online gli elenchi della discordia nel rispetto, ovviamente, della privacy.
Non servono, infatti, nuove norme ma solo una puntuale e prudente applicazione di quelle vigenti.
Detto questo per quanto concerne gli aspetti strettamente giuridici che solleva la diffusione dei redditi online, rimane il nodo essenziale e più politico della questione, ovvero se sia giusto e opportuno aggiungere un ulteriore tassello, quello della trasparenza e della consapevolezza diffusa, nella lotta sacrosanta all’evasione fiscale che, per le dimensioni preoccupanti raggiunte da tempo nel nostro Paese, determina un elevato differenziale tra pressione fiscale apparente e pressione fiscale effettiva: quella sostenuta solo da chi effettivamente paga le tasse.
Personalmente rimango dell’opinione che un regime di trasparenza più effettiva e reale dei dati fiscali rappresenterebbe uno strumento fondamentale per garantire, attraverso un controllo diffuso, che tale obbligo sia equamente ripartito tra tutti i consociati. Sebbene scontato, non sembra inutile ribadire che chi evade il fisco, oltre a violare la legge, lede direttamente gli interessi di tutti gli altri consociati. Di conseguenza ogni strumento utile a scardinare quell’atteggiamento miope e illogico, ma diffusissimo, che consiste nella scarsa disapprovazione sociale che circonda gli evasori e ad affiancare al controllo verticale esercitato dall’Autorità statale, una dimensione di controllo sociale orizzontale deve ritenersi utile e ben accetta.
E’ vero che questo comporterebbe una parziale compressione della privacy ma pare, infine, opportuno richiamare in merito l’opinione espressa da Stefano Rodotà, padre della disciplina italiana sulla privacy, di cui notoriamente ha sempre fornito un’interpretazione rigorosa ed estensiva spesso prevalente rispetto ad altri interessi pur garantiti dall’Ordinamento che, nel 2008 intervenendo in merito alla diatriba innescata dalla messa online dei redditi degli Italiani da parte dell’Agenzia delle Entrate, abbastanza inaspettatamente, faceva lo sforzo di rammentare un po’ a tutti (e, forse, anche al suo successore alla presidenza dell’Autorità Garante) che i redditi diffusi online, quali dati economici, non erano da considerarsi sensibili e pertanto non dovevano ritenersi meritevoli, ai sensi del Codice privacy, di particolari ed eccessive tutele e attenzioni.