Source: https://fiscomania.com/rientro-di-capitali-dallestero/
Timestamp: 2020-06-01 00:09:02+00:00
Document Index: 185709862

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 26', 'art.13']

Rientro di capitali dall'estero: come sanare la situazione? - Fiscomania
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Perchè regolarizzare i capitali? La lotta al contrasto del riciclaggio finanziario e all'evasione fiscale internazionale è diventata molto più penetrante ed incisiva di prima, tanto è vero che molti Stati inseriti nella "Black List" hanno cominciato a collaborare.
Perché regolarizzare i capitali detenuti all’estero? Come effettuare una corretta procedura di rientro di capitali dall’estero? Scopriamolo in questo articolo dove potrai capire anche il supporto del nostro studio tributario in questa procedura.
Negli ultimi anni l’attenzione mediatica sul rientro dei capitali dall’estero si è concentrata su due fronti. Da una parte abbiamo assistito alle campagne di voluntary disclosure, ovvero procedure legate a “facilitare” il rientro di capitali detenuti all’estero da parte di soggetti (o enti) fiscalmente residenti in Italia. Dall’altra l’Amministrazione finanziaria ha intensificato l’attività di controllo, grazie anche all’incrocio dei dati che arrivano tramite le procedure di scambio automatico di informazioni con le autorità fiscali estere.
Per questo motivo, oggi, continuare a detenere capitali all’estero non dichiarati in Italia, sta diventando molto pericoloso. Le motivazioni che possono aver spinto a detenere capitali all’estero in modo non corretto possono essere le più disparate: si va dal classico caso di redditi di impresa non dichiarati, per passare ad eredità non considerate nel proprio patrimonio, oppure risparmi lasciati all’estero dopo un periodo di lavoro trascorso fuori dall’Italia. Insomma, poco importa la motivazione che ha determinato la detenzione di capitali all’estero. Quello che importa è prendere la decisione migliore per il tuo futuro, ovvero pensare ad un rientro di capitali dall’estero per sanare la tua situazione.
Far rientrare i capitali dall’estero non è immediato, oggi non ci sono procedure di voluntary disclosure attive, quindi, l’unica possibilità a tua disposizione è quella di intervenire con un rientro di capitali legato all’utilizzo degli strumenti messi a disposizione ordinariamente dall’Amministrazione finanziaria.
Perché è importante regolarizzare la propria situazione?
Ci occupiamo da anni di regolarizzazione di capitali detenuti all’estero e del loro rimpatrio in Italia, aiutando imprenditori e privati a regolarizzare nel modo migliore la propria posizione con l’Erario. Per questo motivo, in questo articolo voglio parlarti dei rischi che stai correndo detenendo capitali non dichiarati all’estero, e ti spiegherò come possiamo aiutarti a sanare la tua situazione.
Gli obblighi legati al monitoraggio dei patrimoni detenuti all’estero
Il monitoraggio dei beni patrimoniali collocati all’estero
Il monitoraggio fiscale delle attività finanziarie estere
Rientro di capitali dall’estero: le sanzioni legate alle attività non dichiarate
Le sanzioni legate ai redditi non dichiarati
Infedele presentazione della dichiarazione dei redditi: le sanzioni
Rientro di capitali dall’estero: perché dovresti pensare a sanare la tua situazione
Cooperazione fiscale internazionale: indicatori chiave e risultati
Rientro di capitali dall’estero ed il ruolo degli scandali finanziari
Come regolarizzare i capitali detenuti all’estero senza una voluntary discoluse aperta?
Rientro di capitali: quali attività si possono regolarizzare?
Tabella: Monitoraggio Fiscale – Omessa compilazione quadro RW Paesi Non Black List
Tabella: Monitoraggio Fiscale – Omessa compilazione quadro RW Paesi Black List
Tabella: Modello Redditi Sanzioni per infedele dichiarazione di redditi esteri
Tabella: Modello Redditi Sanzioni per omessa dichiarazione di redditi esteri (non ravvedibile)
Rientro di capitali dall’estero: la nostra consulenza
Come operiamo in caso di consulenza per rientro di capitali dall’estero
Tabella: la procedura di consulenza con il cliente
FAQ e domande frequenti sul rientro dei capitali dall’estero
Le persone fisiche, gli enti non commerciali, le società semplici e le associazioni equiparate residenti in Italia, che detengono investimenti all’estero, ovvero attività estere di natura finanziaria, suscettibili di produrre reddito imponibile in Italia, sono soggetti a obblighi dichiarativi.
Tali obblighi devono essere assolti annualmente mediante la compilazione del quadro RW del Modello Redditi, con un duplice scopo:
Adempiere alla disciplina sul monitoraggio fiscale e
L’Ivie (Imposta sul valore degli immobili all’estero) e
L’Ivafe (Imposta sul valore dei prodotti finanziari dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all’estero).
Gli obblighi di monitoraggio fiscale sono estesi anche nei confronti dei soggetti che, pur non essendo possessori diretti degli investimenti esteri e delle attività di natura finanziaria, sono considerati “titolari effettivi“. Sono considerati titolari effettivi dell’investimento i soggetti che hanno la disponibilità o la possibilità di movimentazione del conto corrente.
Rientrano tra i soggetti obbligati anche coloro che nel corso del periodo d’imposta hanno totalmente disinvestito. Nel caso di prodotti finanziari e patrimoniali cointestati o in comunione dei beni, occorre indicare la percentuale di possesso, e nel caso di beni patrimoniali specificare anche la tipologia di diritto reale vantato.
I beni patrimoniali collocati all’estero per i quali sussiste l’obbligo dichiarativo sono:
Immobili (a titolo di proprietà o di diritti reali immobiliari, ad esempio usufrutto o nuda proprietà), o quote di essi, (ad esempio comproprietà o multiproprietà);
Oggetti preziosi, opere d’arte detenuti fuori del territorio dello Stato;
Imbarcazioni, navi da diporto e altri beni mobili detenuti e/o iscritti nei pubblici registri esteri.
L’art. 19, comma 13, D.L. n. 201/2011 ha istituito l’imposta patrimoniale sul valore degli immobili situati all’estero (Ivie). Tale imposta è dovuta sugli immobili esteri, a qualsiasi uso destinati detenuti da parte di persone fisiche residenti nel territorio dello Stato. La base imponibile dell’imposta è data dal valore dell’immobile individuato dal costo storico risultante dall’atto di acquisto della proprietà o da altri contratti, in caso di acquisto di un altro diritto reale diverso dalla proprietà.
La base imponibile Ivie
La Circolare n. 28/E/2012 dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito che se dal contratto non emerge la valorizzazione del diritto, la stessa va individuata sulla base dei criteri stabiliti dalla normativa dello Stato in cui è ubicato l’immobile. In mancanza del costo storico o di costruzione, la base imponibile è rappresentata dal valore di mercato al 31 dicembre, rilevabile nel luogo in cui l’immobile è situato. Se l’immobile è stato acquisito per successione o donazione, il valore da indicare è quello dichiarato nella dichiarazione di successione o atti simili.
Sul valore dell’immobile deve essere applicata un’aliquota dello 0,76%, rapportata alla quota di proprietà e al periodo di possesso, o dello 0,40% nel caso di l’immobile adibito ad abitazione principale solo se classificato tra le categorie A/1, A/8, A/9. L’esenzione Ivie per l’immobile posseduto all’estero sussiste solo nel caso di abitazione principale non rientrante nelle suindicate categorie catastali, con le relative pertinenze.
In base all’art. 7-quater, comma 23, D.L. n. 193/2016, la compilazione del quadro RW non è obbligatoria se non sono intervenute variazioni rispetto all’anno precedente in relazione agli immobili detenuti all’estero. In caso di variazioni intervenute anche solo per un immobile, il quadro deve essere compilato con l’indicazione di tutti gli immobili situati all’estero compresi quelli non variati.
Sulle attività estere di natura finanziaria, suscettibili di produrre redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria di fonte estera, grava l’Ivafe. L’imposta ha un’aliquota del 2 per mille, calcolata sul valore di mercato e rapportata alla quota e ai giorni di possesso.
Esoneri da monitoraggio fiscale per le attività finanziarie
Nel caso di soggetti che detengono attività finanziarie e patrimoniali affidate in gestione o in amministrazione agli intermediari residenti e per i contratti comunque conclusi attraverso il loro intervento, gli stessi sono esonerati dalla compilazione del quadro RW. Questo, qualora i flussi finanziari e i redditi derivanti da tali attività e contratti siano stati assoggettati a ritenuta o imposta sostitutiva dagli intermediari stessi.
Inoltre, sono esonerati i soggetti titolari di depositi e conti correnti bancari all’estero con valore complessivo non superiore a 15.000 euro e una giacenza media nel corso dell’anno non superiore ad euro 5.000. Questo, così come disposto dall’art. 2 Legge n. 186/2014, ad integrazione dell’art. 4 Decreto Legge n. 167/1990, fermo restando la compilazione necessaria del quadro RW del Modello Redditi per segnalare la presenza di conti correnti e depositi all’estero.
Un’importante precisazione riguarda il fatto che la detenzione di criptovalute comporta comunque l’obbligo dichiarativo per coloro che le detengono. Questo è quanto chiarito da parte dell’Agenzia delle Entrate con la Risposta ad interpello n. 488/2019. Sostanzialmente, ai fini dell’assolvimento del monitoraggio fiscale, anche le valute virtuali sono oggetto di comunicazione, compilando il quadro RW del modello Redditi. Su di esse non deve essere determinata alcuna imposta sul valore dei prodotti finanziari detenuti all’estero (Ivafe), in quanto applicabile soltanto a depositi e conti di natura bancaria.
Il primo aspetto che devi tenere presente se dalla lettura delle attività oggetto di monitoraggio rientrano capitali o beni esteri non dichiarati è l’entità delle sanzioni.
La misura delle sanzioni relative alle violazioni del monitoraggio fiscale è contenuta nell’articolo 5 del D.L. n. 167/90, come rinnovato dall’articolo 9 della Legge n. 97/2013.
La sanzione per le violazioni sul monitoraggio fiscale è applicabile nella misura compresa tra il 3% e il 15% dell’ammontare di ogni singolo importo non dichiarato.
Tuttavia, qualora le violazioni dovessero riguardare beni, attività o investimenti detenuti in Paesi a regime fiscale privilegiato le sanzioni raddoppiano. In questo caso la sanzione si applica nella misura che va dal 6% al 30% degli importi non monitorati.
Sanzioni dovute in misura fissa
Vi può essere un unico caso in cui le sanzioni dovute sono applicate in misura fissa.
Si tratta del caso di presentazione del quadro RW con un ritardo non superiore a novanta giorni dalla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione dei redditi. Soltanto in questo caso la sanzione è dovuta nella misura fissa di € 250,00.
Tabella Riepilogativa: sanzioni legate al monitoraggio fiscae
Violazione Importo della sanzione
Mancata indicazione in dichiarazione del monitoraggio fiscale di attività patrimoniali o finanziarie estere Sanzione amministrativa pecuniaria dal 3% al 15% degli importi non dichiarati
Mancata indicazione in dichiarazione del monitoraggio fiscale di attività patrimoniali o finanziarie estere in Paesi “Black list” Sanzione amministrativa pecuniaria dal 6% al 30% degli importi non dichiarati
Ulteriore aspetto da tenere in considerazione è che se nel periodo oggetto di mancato monitoraggio le attività patrimoniali o finanziarie estere hanno prodotto redditi, questi devono essere dichiarati in Italia.
La disciplina sanzionatoria, in questo caso, è quella legata alle fattispecie di omessa o infedele presentazione della dichiarazione dei redditi.
Nei casi di omessa presentazione della dichiarazione il D.Lgs. n. 471/97 prevede l’applicazione di una sanzione amministrativa. Si tratta di una sanzione pecuniaria molto pesante, in quanto la fattispecie di omessa dichiarazione è relativamente grave. Il contribuente, infatti, omette alla conoscenza dell’Amministrazione finanziaria tutti i redditi percepiti durante quell’annualità. Facendo questo il contribuente non permette di esercitare le normali funzioni di controllo e accertamento tributario.
L’imposta minima applicabile è di € 250,00. In caso di redditi prodotti all’estero è previsto un aumento di 1/3 della sanzione minima applicabile.
Gli investimenti e le attività di natura finanziaria negli Stati o territori a fiscalità privilegiata in violazione della normativa in tema di monitoraggio fiscale si presumono costituiti, salvo prova contraria, mediante redditi sottratti a tassazione (art. 12 del D.L. n. 78/2009). In questo caso, le sanzioni sono raddoppiate.
Per approfondire: “Raddoppio dei termini di accertamento per attività detenute in paradisi fiscali“.
Tabella riassuntiva: sanzioni per omessa presentazione della dichiarazione
Omessa dichiarazione dei redditi Dal 120% al 240% delle imposte dovute (minimo 250 euro) Art. 1 co. 1 e 5 co. 1 del D.Lgs. n. 471/97
Infedele dichiarazione dei redditi: reato penale
Il reato tributario di dichiarazione infedele si verifica al superamento congiunto di due soglie di punibilità:
– Evasione d’imposta di 100.000,00 euro per ogni singola imposta (anziché 150.000 euro), quindi ad esempio IRES/IRPEF o IVA;
– Elementi attivi sottratti all’imposizione (ricavi o costi) di almeno 3.000.000,00 euro. Tuttavia, se gli elementi fittizi indicati in dichiarazione (ricavi omessi o costi falsi) supera il 10% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione il reato è consumato anche se gli elementi sottratti ad imposizione sono inferiori a 3.000.000,00 euro.
Si tratta di una sanzione amministrativa che va dal 90% al 180% delle maggiori imposte dovute e non versata o del minor credito generato. Questo tipo di sanzione si applica nel caso in cui il contribuente vada a correggere con la dichiarazione integrativa errori rilevabili solo in sede di accertamento. Classico caso è quello di omessa e/o errata indicazione di redditi.
Infedele dichiarazione dei redditi Dal 90% al 180% delle imposte dovute (minimo 250 euro) Art. 1 co. 2 del D.Lgs. n. 471/97
Omessa presentazione della dichiarazione dei redditi: reato penale
Il reato si consuma quando l’imposta evasa (Ires/Irpef e Iva) supera i 50.000,00 euro per ogni singola dichiarazione omessa.
Dal 2009 ad oggi il mondo è cambiato e la lotta al contrasto del riciclaggio finanziario e all’evasione fiscale internazionale, è diventata molto più penetrante ed incisiva di prima. L’impegno dell’OCSE e dei suoi Paesi aderenti si sta facendo negli anni sempre più stringente.
Le amministrazioni finanziarie dei diversi Stati hanno quindi progressivamente avviato un rapporto di stretta cooperazione. Rapporto basato sull’adozione di regole comuni e su uno scambio di informazioni sempre più effettivo. Tale processo ha condotto da un lato alla revisione dell’art. 26 del Modello di Convenzione sviluppato dall’OCSE per evitare le doppie imposizioni in materia di imposta sul reddito e sul patrimonio e prevenire le evasioni fiscali (di seguito “Modello OCSE”). E dall’altro lato all’adozione di un diverso standard che preveda meccanismi automatici di trasmissione dei dati.
tanto è vero che molti Stati inseriti nella cosìddetta “Black List” hanno cominciato a collaborare.
Negli ultimi 50 anni, l’OCSE ha aperto la strada alle questioni fiscali ed è stato in prima linea nella promozione della trasparenza e della cooperazione in materia fiscale attraverso il Forum globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni a fini fiscali e, più recentemente, il quadro inclusivo su BEPS .
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Inoltre, negli ultimi anni, si è assistito a casi di “fiduciari” esteri che, venuti a conoscenza che il loro cliente era indagato in Italia, si sono presentati spontaneamente alle Procure italiane, consegnando dati e documenti, oppure funzionari bancari che hanno venduto i dati dei conti correnti alle amministrazioni fiscali europee (il caso più conosciuto è quello di Hervè Falciani della HSBC di Ginevra).
E ancora, è in vigore dal 1 gennaio 2015 il reato di autoriciclaggio che colpisce duramente l’utilizzo delle somme frutto di evasione fiscale anche da parte di coloro che le hanno evase.
Ma l’elemento che forse sarà determinante per il successo di questa procedura è il mutato comportamento delle grandi banche svizzere che, sposando la politica del “White Money”, anche per le note vicissitudini incontrate negli Stati Uniti, non accettano più somme non dichiarate, limitano il prelievo di quelle custodite e chiedono espressamente ai clienti di regolarizzare fiscalmente il denaro depositato.
In questo contesto, con l’aggiunta delle restrizioni vigenti in Italia sull’uso del contante, il contribuente che detiene fondi all’estero non dichiarati incontra moltissime difficoltà per poterli utilizzare e quindi è gioco forza spinto a valutare la possibilità di emergere di fronte all’Amministrazione finanziaria nazionale al fine di rendere bancabili le somme.
Se sei arrivato fino a questo punto della lettura sono sicuro che ti sei accorto di avere, probabilmente, “qualcosa” da regolarizzare. In questi casi la domanda che maggiormente ci viene posta è:
“come posso regolarizzare la mia situazione in assenza di una procedura di voluntary disclosure aperta?”
Ebbene, regolarizzare la propria situazione all’interno di una procedura di voluntary disclosure è sicuramente preferibile. Tale procedura, infatti, pur non essendo un condono permette la regolarizzazione a “costi” inferiori rispetto al normale. Tuttavia, in periodi non coperti da procedure attive di disclosure puoi pensare comunque di regolarizzare la tua situazione beneficiando di sanzioni ridotte.
Devi sapere, infatti, che le violazioni degli obblighi di monitoraggio fiscale hanno natura tributaria. In quanto tali, si rendono applicabili i principi generali e gli istituti previsti dal D.Lgs. n. 472/97. Mi riferisco al principio del favor rei, il principio di legalità e l’istituto del Ravvedimento Operoso di cui all’articolo 13 del D.Lgs. n. 472/97.
E’ proprio grazie a questi istituti che puoi pensare di regolarizzare la tua posizione legata al rientro di capitali dall’estero in modo sicuro con sanzioni ridotte.
Il Ravvedimento Operoso (art.13 del D.Lgs. n. 472 del 1997) è lo strumento con cui il contribuente può spontaneamente regolarizzare violazioni, irregolarità o omissioni tributarie con il versamento di sanzioni ridotte, il cui importo varia in relazione alla tempestività del ravvedimento. Nelle tabelle seguenti viene riepilogata la casistica relativa alla mancata dichiarazione dei capitali all’estero.
ANNO IN CUI SI DETENGONO ATTIVITA’
ANNO IN CUI SI COMPIE VIOLAZIONE
SANZIONE MINIMA %
MISURA SANZIONE %
2013 2014 3% 1/6 0,5
2014 2015 3% 1/6 0,5
2015 2016 3% 1/6 0,5
2016 2017 3% 1/6 0,5
2017 2018 3% 1/7 0,43
2018 2019 3% 1/8 0,375
2009 2010 6% 1/6 1,0
2010 2011 6% 1/6 1,0
2011 2012 6% 1/6 1,0
2012 2013 6% 1/6 1,0
2013 2014 6% 1/6 1,0
2014 2015 6% 1/6 1,0
2015 2016 6% 1/6 1,00
2016 2017 6% 1/6 1,0
2017 2018 6% 1/7 0,856
2018 2019 6% 1/8 0,75
ANNO SANZIONE BASE PAESI NON BLACK LIST SANZIONE BASE PAESI BLACK LIST RIDUZIONE SANZIONE
2015 120% 180% 1/6
2016 120% 180% 1/6
2017 120% 180% 1/7
2018 120% 180% 1/8
2015 Min. 160% al max. 320% Min. 240% al max. 480% NO
2016 Min. 160% al max. 320% Min. 240% al max. 480% NO
2017 Min. 160% al max. 320% Min. 240% al max. 480% NO
2018 Min. 160% al max. 320% Min. 240% al max. 480% NO
Affidati a professionisti per il rimpatrio dei tuoi capitali all’estero:
professionalità e competenza nella gestione delle pratiche
Il nostro studio tributario ha maturato una profonda conoscenza ed esperienza nell’attività di regolarizzazione (tramite voluntary discosure o ravvedimento operoso) di capitali detenuti all’estero. Forniamo assistenza nella compilazione dei quadri del modello unico relativi alle attività finanziarie detenuti all’estero (RW–RM–RT) .
Poiché il comportamento che l’Amministrazione Finanziaria utilizza in situazioni di accertamento di capitali detenuti all’estero è molto particolare, è opportuno sempre affidarsi a professionisti (dottori Commercialisti e/o legali) che abbiamo maturato esperienza di questo tipo di verifiche fiscali.
Metteremo a vostra disposizione la nostra competenza a livello internazionale, l’esercizio nelle pratiche di calcolo, l’esperienza nel dialogare con l’Agenzia delle Entrate e la sua comprovata conoscenza procedurale, al fine di offrire un servizio unico per i contribuenti che hanno necessità di sanare la propria posizione fiscale.
L’iter operativo da seguire al fine della gestione della pratica prevede un primo meeting con il cliente, durante il quale analizzare in linea generale la sua posizione. Successivamente, prima di iniziare la raccolta dei documenti, sarà sottoscritto il mandato e versato un acconto.
A questo punto, sarà analizzata la documentazione ed elaborato il conteggio delle imposte, delle sanzioni e degli interessi dovuti, sarà predisposto il formulario da presentare all’Agenzia delle Entrate e sarà raccolta la firma del cliente.
Una volta trasmesso il formulario all’Agenzia e pagato il ravvedimento, ci si preparerà per un eventuale contraddittorio e, qualora la fattispecie lo richiedesse, anche l’assistenza legale (per lo più per procedure penali).
Step Procedura di consulenza
1 Primo incontro gratuito (di persona o via skype) ove il cliente viene identificato ed espone il caso. Lo studio fornisce una prima informazione sulla procedura di rientro dei capitali dall’estero.
2 Se il cliente decide di valutare il costo dell’operazione firma del mandato allo studio, sia per quanto riguarda i soli conteggi che per l’intera procedura.
3 Valutazione dei calcoli: il cliente, valutato il costo della regolarizzazione decide se procedere o meno con la regolarizzazione
4 Trasmissione telematica delle dichiarazioni dei redditi (integrative o omesse) e versamento di imposte e sanzioni con ravvedimento operoso.
5 Conclusione dell’incarico
La regolarizzazione spontanea dei capitali esteri potrebbe essere l’ultima occasione per regolarizzare la tua situazione fiscale di monitoraggio e redditi esteri non dichiarati, che consente di usufruire di sanzioni ridotte e agevolazioni prima dell’arrivo di una verifica fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate
Contattaci con il form presente di seguito per ricevere un primo contatto con il nostro studio.
Quali attività estere si possono regolarizzare?
Si possono regolarizzare anche gli immobili detenuti all’estero?
Anche gli immobili possono essere oggetto di regolarizzazione mediante ravvedimento operoso e presentazione di dichiarazioni dei redditi integrative o omesse.
Una volta regolarizzata la situazione con l’Agenzia delle Entrate posso rimpatriare i capitali dall’estero?
La regolarizzazione della situazione consente il corretto monitoraggio delle attività estere che possono poi essere regolarmente impatriate in Italia senza alcun rischio.
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