Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2012&numero=75
Timestamp: 2020-02-18 03:15:22+00:00
Document Index: 125425168

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 15', 'art. 24', 'art. 267', 'sentenza ', 'art. 267', 'art. 15', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 24', 'art. 2', 'art. 24']

Sentenza 75/2012 (ECLI:IT:COST:2012:75)
Udienza Pubblica del 22/02/2012; Decisione del 21/03/2012
Deposito del 30/03/2012; Pubblicazione in G. U. 04/04/2012 n. 14
Norme impugnate: Art. 15 del decreto legislativo 17/03/1995, n. 111.
Massime: 36192 36193 36194
Atti decisi: ord. 193/2011
Massima n. 36192 Massima successiva
Costituzione in giudizio delle parti attrici nel processo principale effettuata oltre il termine perentorio - Insussistenza delle condizioni per l'accoglimento dell'istanza di rimessione in termini - Inammissibilità dell'intervento in giudizio.
Va dichiarata l'inammissibilità della costituzione in giudizio delle parti attrici nel processo principale, in quanto effettuata oltre il termine perentorio stabilito dall'art. 25 della legge 11 marzo 1953, n. 87.
- V. citate sentenze n. 190 del 2006 e n. 257 del 2007.
decreto legislativo 17/03/1995 n. 111 art. 15
legge 22/02/1994 n. false art. 24
Massima n. 36193 Massima successiva Massima precedente
Responsabilità civile - Turismo - Viaggi, vacanze e circuiti "tutto compreso", c.d. "pacchetto turistico" - Disciplina attuativa della direttiva n. 90/314/CEE - Inadempimento o cattiva esecuzione delle prestazioni - Obbligazione risarcitoria per i danni alla persona a seguito di sinistro stradale - Misura - Limite di 50.000 franchi-oro previsto dalla convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio (CCV) - Eccepita inammissibilità per mancato esperimento del rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia e per incompetenza della Corte costituzionale ad interpretare la direttiva comunitaria - Reiezione.
E' infondata l'eccezione di inammissibilità dell'Avvocatura generale secondo cui non spetterebbe al giudice comune il potere di interpretare in via definitiva il diritto dell'Unione europea. Sono stati infatti ormai definiti i ruoli che, rispetto al rinvio pregiudiziale d'interpretazione, prefigurato dall'art. 267 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), sono attribuiti ai giudici nazionali comuni, alla Corte costituzionale ed alla Corte di giustizia. I giudici nazionali le cui decisioni sono impugnabili hanno il compito di interpretare il diritto comunitario e se hanno un dubbio sulla corretta interpretazione hanno la facoltà e non l'obbligo di operare il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia per ottenerla e farne applicazione, se necessario a preferenza delle contrastanti norme nazionali. Il giudice di ultima istanza, viceversa, ha l'obbligo di operare il rinvio, a meno che non si tratti di una interpretazione consolidata e in termini o di una norma comunitaria che non lascia adito a dubbi interpretativi (Corte di giustizia, CILFIT S.r.l. ed altri contro il Ministero della sanità, causa C-283/81, sentenza 6 ottobre 1982). Quanto alla Corte costituzionale, essa, con l'ordinanza n. 103 del 2008, ha chiarito il suo ruolo alla stregua dell'art. 267 del TFUE in un giudizio principale, conservando la propria competenza ad interpretare il diritto comunitario quando non sia necessario il rinvio alla Corte di giustizia. La questione pregiudiziale di legittimità costituzionale sarebbe invece inammissibile ove il giudice rimettente chiedesse la verifica di costituzionalità di una norma, pur esplicitando un dubbio quanto alla corretta interpretazione di norme comunitarie ed un contrasto con queste ultime; il dubbio sulla compatibilità della norma nazionale rispetto al diritto comunitario va risolto, infatti, eventualmente con l'ausilio della Corte di giustizia, prima che sia sollevata la questione di legittimità costituzionale, pena l'irrilevanza della questione stessa.
- V. citate sentenze n. 284 del 2007 e n. 170 del 1984.
Massima n. 36194 Massima precedente
Responsabilità civile - Turismo - Viaggi, vacanze e circuiti "tutto compreso", c.d. "pacchetto turistico" - Disciplina delegata adottata in esecuzione della legge comunitaria del 1993, recante attuazione della direttiva n. 90/314/CEE - Inadempimento o cattiva esecuzione delle prestazioni - Obbligazione risarcitoria per i danni alla persona a seguito di sinistro stradale - Misura - Limite di 50.000 franchi-oro previsto dalla convenzione internazionale di Bruxelles relativa al contratto di viaggio (CCV) - Violazione dei criteri della legge delega che prevedeva il riferimento alla disciplina convenzionale (CCV) solo per il risarcimento dei danni diversi dal danno alla persona, e che invece imponeva l'osservanza di pregresse disposizioni di maggior favore per il danno alla persona - Illegittimità costituzionale in parte qua .
Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 15, comma 1, del d.lgs. n. 111 del 1995, nella parte in cui, in violazione dei criteri della legge delega, ha fissato un limite all'obbligo risarcitorio per danni alla persona, attraverso il richiamo della Convenzione di Bruxelles (CCV), limite non prefigurato dalla legge delega. Infatti la ratio della legge delega consiste, fra l'altro, in un trattamento più favorevole alla tutela del consumatore in quanto la lettera c) dell'art. 14 della legge delega richiamava espressamente il limite risarcitorio fissato dalla Convenzione di Bruxelles soltanto con riferimento ai danni diversi dal danno alla persona, rispetto ai quali si circoscriveva l'ambito di discrezionalità del delegato. In altri termini, poiché la scelta legislativa era orientata nel senso di maggior favore per il viaggiatore, in ossequio alle finalità della direttiva 90/314/CEE, correttamente la legge delega aveva ritenuto di mantenere espressamente solo il limite risarcitorio per i danni alle cose e di non richiamare l'analogo limite risarcitorio per i danni alle persone.
1.3.― Ciò posto, il Tribunale di Verona, individua nel d.lgs. n. 111 del 1995, attuativo della direttiva europea del Consiglio 13 giugno 1990, n. 90/314/CEE concernente «Viaggi, le vacanze ed i circuiti “tutto compreso“», la disciplina di legge in base alla quale valutare il ruolo e la condotta delle convenute, poiché, diversamente da quanto sostenuto da queste ultime (che ritenevano applicabile la Convenzione di Bruxelles, ratificata con la legge 27 dicembre 1977, n. 1084 - Ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio (CCV), firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970), tale normativa troverebbe applicazione nel caso di pacchetto di viaggio “tutto compreso” venduto od offerto in vendita nel territorio della Comunità, come confermato dal d.lgs. n. 111 del 1995, citato.
1.6.― Il Tribunale di Verona, tuttavia, dubita della legittimità costituzionale del citato art. 15 del d.lgs. n. 111 del 1995, in quanto la legge 22 febbraio 1994, n. 146 (Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - legge comunitaria del 1993), delegando, tra l’altro, l’attuazione della più volte citata direttiva “Viaggi, le vacanze e circuiti tutto compreso”, aveva indicato fra i principi e criteri direttivi quello secondo cui il legislatore delegato, nel disciplinare il contratto di pacchetto turistico, avrebbe dovuto tenere conto delle disposizioni più favorevoli contenute nella legge n. 1084 del 1977 (che aveva ratificato la Convenzione di Bruxelles del 1970). La lettera b) dell’art. 24 della legge n. 146 del 1994, inoltre, aveva previsto che solo il risarcimento dei danni diversi dal danno alla persona derivanti da inadempimento o cattiva esecuzione delle prestazioni, sarebbe stato ammesso nei limiti stabiliti dalla citata legge n. 1084 del 1977.
4.2.1.― In particolare, la direttiva in esame consente che, «per quanto riguarda i danni derivanti dall’inadempimento o dalla cattiva esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del servizio tutto compreso, gli Stati membri posso[a]no ammettere che l’indennizzo sia limitato conformemente alle convenzioni internazionali che disciplinano dette prestazioni», di cui al 19° considerando. In quest’ultimo sono espressamente richiamate «la Convenzione di Varsavia del 1929 sul trasporto aereo internazionale, la Convenzione di Berna del 1961 sul trasporto ferroviario, la Convenzione di Atene del 1974 relativa al trasporto via mare e la Convenzione di Parigi del 1962 sulla responsabilità degli albergatori». Non risulta evocata la Convenzione di Bruxelles (CCV), con la conseguenza che nessun riferimento c’è ad un obbligo risarcitorio, e ai suoi limiti, quanto al danno alla persona a sèguito di sinistro stradale.	5.― La legge delega in esame, in quanto “legge comunitaria” diretta all’attuazione di direttive europee, stabilisce anzitutto un insieme di criteri e principi direttivi “generali” valevoli, cioè, per tutti i decreti legislativi da emanare in attuazione delle direttive di cui all’allegato. Inoltre, essa enuncia principi specifici in relazione alle singole materie, in aggiunta a quelli contenuti nelle direttive da attuare. In definitiva, quindi, la “legge comunitaria” vincola il legislatore delegato in primo luogo quanto ai principi contenuti nelle direttive da attuare, poi quanto ai criteri e princìpi direttivi generali (art. 2), infine, quanto ai criteri di delega specifici, dettati in relazione alla direttiva in esame (art. 24).