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Timestamp: 2019-04-22 21:02:55+00:00
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A chi spettano gli Usi Civici di Montepescali – Comunicato Stampa – La sentenza della Corte di Cassazione : Braccagni.info
A chi spettano gli Usi Civici di Montepescali – Comunicato Stampa – La sentenza della Corte di Cassazione
Scritto da Granocchiaio il 03-Ago-2016 Totale commenti 1
Montepescali, 2 agosto 2016
L’Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico di Montepescali, per il tramite del suo Presidente pro-tempore Roberto Spadi, esprime soddisfazione per la sentenza della Corte Suprema di Cassazione che dichiara inammissibile il ricorso proposto dall’Associazione “Noi di Montepescali” ed alcuni abitanti, contro il giudizio della Corte d’Appello di Roma la quale confermava che beneficiari del demanio erano tutti gli abitanti dell’intera frazione, estesa anche ai nuclei abitativi sorti al di fuori del Castello, ossia Braccagni, Versegge, Vallerotana e Acquisti, contrariamente a quanto sostenuto dai ricorrenti.
Nel principio la vicenda ha visto protagonista l’allora Presidente dell’A.S.B.U.C. di Montepescali, il Cav. Giotto Minucci che, con la costanza e pervicacia che lo contraddistinguono, nel 2005 propose ricorso contro la verifica demaniale della Regione Toscana ottenendo piena ragione dal Commissario agli usi civici di Lazio, Umbria e Toscana che riteneva il territorio della frazione di Montepescali ben identificato e che i diritti di uso civico spettavano anche agli abitanti degli altri nuclei abitati ivi presenti.
La Regione Toscana ed alcuni abitanti di Montepescali, sostenendo che i diritti appartenessero solo al “castello”, proponeva appello contro tale sentenza, ma la Corte d’Appello di Roma nel 2011 rigettava l’impugnazione. La Regione di fronte all’evidenza si ritirava dal contenzioso, ma non si è ritirato chi con presunzione ed arroganza non ha voluto accettare la Legge.
Così, ha proposto ricorso per cassazione l’Associazione “Noi di Montepescali”, giungendo alla definitiva sentenza che conferma, se ancora ce n’era bisogno, che i diritti di uso civico spettano anche agli abitanti degli altri nuclei abitati della frazione.
Si conclude una questione che si trascinava da oltre un decennio, costruita sul nulla, teatro di polemiche e diatribe fra gli abitanti della frazione, costata decine di migliaia di euro che potevano essere investiti sul territorio per la manutenzione delle strade o del museo della storia locale, di cui molti lamentano la chiusura in quanto necessita di ristrutturazione.
In questi anni l’A.S.B.U.C. di Montepescali è stata assistita dall’avvocato Marco Musotto di Livorno al quale vanno i nostri ringraziamenti per l’eccellente lavoro svolto.
Con atto del 23/3/2005 l’Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico di Montepescali ( d’ora in poi ASBUC) proponeva ricorso in opposizione avverso la verifica demaniale della Regione Toscana ed in particolare in ordine al contenuto dell’istruttoria demaniale pubblicata nel 1993.
A seguito della presentazione del ncorso, con ordinanza del 15/12/2005 il Commissario agli usi civici di Lazio, Umbria e Toscana disponeva procedersi in contenzioso mediante citazione in giudizio della stessa opponente e della Regione Toscana.
Disposta consulenza tecnica d’ufficio al fine di accertare, sulla scorta della documentazione in atti, nonché di quella reperibile presso gli archivi pubblici e privati, i confini della frazione di Montepescali nel contesto comunale nonché l’estensione oggettiva e soggettiva dei diritti e dei beni civici spettanti alla frazione medesima, nel corso del giudizio si costituivano Eraldo Rossi, Mauro Cerretani e Roberto Spadi nella qualità di cittadini di Montepescali Scalo – Braccagni, e l’ultimo anche in qualità di legale rappresentante del Comitato Usi Civici di Braccagni. Il Commissario con la sentenza n. 706 del 13/7/2007, recependo le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, riteneva che il territorio frazionale della Comunità di Montepescali risultava ben identificato sin dal 1905 a seguito del Regio decreto n. 367 e per l’effetto dichiarava che i confini della frazione di Montepescali erano quelli tracciati con il suddetto decreto, e che i diritti sulle terre civiche spettanti alla collettività, gestiti dall’ASBUC rientravano in detto perimetro che comprendeva oltre l’abitato di Montepescali, anche altri nuclei all’interno dello stesso territorio.
Con citazione del 12/10/2007 la Regione Toscana proponeva appello avverso tale sentenza lamentando l’errore commesso dal c.t.u. nella sua relazione, fatta propria dal giudice di primo grado, in quanto si era confuso un atto amministrativo di distacco di terreni da un Comune ad un altro con la ricognizione del perimetro dell’antica Corte. Concludeva pertanto affinché in riforma della decisione presa, fosse riconosciuta la titolarità dei diritti c1vic1 di Montepescali esclusivamente in capo ai residenti di quella frazione, con esclusione delle nuove comunità sorte successivamente nel territorio circostante, con la conferma dell’istruttoria demaniale approvata dalla Regione.
Si costituiva l’ASBUC che eccepiva l’inammissibilità dell’appello tn quanto la sentenza non riguardava l’esistenza, la natura o l’estensione dei diritti civici, e poteva pertanto essere impugnata soltanto con il ricorso per Cassazione ex articolo 111 Cost. Nel merito, nel condividere le conclusioni alle quali era pervenuto l’ausiliare d’ufficio, insisteva per il rigetto dell’appello e proponeva a sua volta appello incidentale relativamente alle spese di lite compensate in primo grado. Si costituivano altresì Rossi Eraldo, Cerretani Mauro e Spadi Roberto, anche nella qualità, i quali proponevano a loro volta appello incidentale relativamente al capo concernente le spese.
Nel corso del giudizio interveniva anche l’Associazione “Noi di Montepescali” che eccepiva la nullità del giudizio di primo grado attesa la mancata nomina di un curatore speciale ai sensi degli articoli 75 co. 2 del regio decreto n. 332 del 1928 e dell’articolo 78 c.p.c., stante l’esistenza di un conflitto di interessi fra l’ASBUC e l’originaria comunità di Montepescali.
Intervenivano altresì Castellucci Angelo e Fiorilli Mauro in qualità di cittadini residenti nella frazione di Montepescali i quali, unitamente all’altra interventrice, insistevano per l’accoglimento dell’appello.
La Corte di Appello di Roma – sezione usi civici – con la sentenza n. 7 del 21/1/ 2011 rigettava l’appello principale e le richieste degli interventori, ed in accoglimento degli appelli incidentali condannava la Regione al pagamento delle spese del giudizio di primo grado in favore delle controparti, nonché la Regione e gli interventori in grado di appello al pagamento delle spese del relativo grado in favore delle controparti.
La sentenza, dopo avere ritenuto ammissibile l’intervento spiegato in grado di appello dall’Associazione Noi di Montepescali, da Castellucci Angelo e da Fiorilli Mauro, questi ultimi due quali residenti nella frazione di Montepescali, disattendeva l’eccezione di difetto di integrità del contraddittorio, sollevata in relazione alla mancata nomina di un curatore speciale ovvero della speciale rappresentanza ai sensi dell’art. 75 co. 2 del R.D. n. 332/28 e dell’art. 78 c.p.c., avendo l’ASBUC agito a difesa e nell’interesse di tutti i cittadini uten ti, posto che fino a quel momento nessuno aveva avanzato rivendicazioni e non sussisteva alcun conflitto.
Disattendeva altresì l’eccezione di inammissibilità del gravame, sollevata dall’ASBUC sul presupposto che il provvedimento fosse impugnabile solo con ricorso ex art. 111 Cost., assumendo che la decisione del Commissario in primo grado rientrava nell’ipotesi di cui all’art. 32 della legge n. 1766/27, che appunto prevede il reclamo alla Corte d’Appello.
Nel merito rigettava l’impugnazione della Regione, attribuendo rilievo fondamentale alla transazione del 1939, intervenuta tra il Comune di Grosseto, in rappresentanza della frazione di Montepescali e dei suoi abitanti, ed alcuni privati proprietari, con la quale era stato creato ex novo e per scorporo un demanio civico, prescindendosi quindi da quella che era la situazione preesistente.
Poiché alla data della transazione esistevano anche altri nuclei abitativi al di fuori dell’antico Castello o delle sue prossimità, ma pur sempre all’interno del territorio di Montepescali, correttamente il giudice di prime cure ha concluso nel senso che beneficiari del demanio erano tutti gli abitanti dell’intera frazione, estesa anche ai nuclei abitativi insorti al di fuori del Castello.
Infine accoglieva gli appelli incidentali, condannando la Regione al rimborso anche delle spese del giudizio di primo grado in favore dell’ASBUC, del Rossi, del Cerretani e dello Spadi.
Hanno proposto ricorso per la cassazione di tale pronunzia l’Associazione ” Noi di Montepescali’.’ Castellucci Angelo e Fiorilli Mario sulla base di tre motivi ed hanno resistito con controricorso l’ASBUC, Rossi Eraldo, Cerretani Mauro e Spadi Roberto, proponendo a loro volta ricorso incidentale condizionato sulla base di due motivi.
Ordinata l’integrazione del contraddittorio nei confronti di Fiorilli Mauro, che aveva preso parte al giudizio di appello, e provvedutosi a tanto, quest’ultimo s1 costituiva e proponeva a sua volta ncorso incidentale affidato a tre motivi, nonché controricorso al ncorso incidentale proposto dall’Asbuc da Rossi, dal Cerretani e dallo Spadi, illustrato anche con memorie ex art. 378 c.p.c.
Preliminarmente deve essere dichiarato inammissibile il ricorso proposto da Fiorilli Mario, trattandosi di soggetto che non ha preso parte alle precedenti fasi del giudizio di merito, e che come tale era privo di legittimazione ad impugnare la sentenza emessa dalla Corte d’Appello ( essendo peraltro evidente l’errore in cui è incorsa la difesa di parte ricorrente, laddove, a fronte dell’intervento spiegato in sede di appello da Fiorilli Mauro, equivocando sulle generalità dello stesso, ha individuato come parte ricorrente Fiorilli Mario).
Rie. 2011 n. 06397 sez. 52 – ud. 21-06-2016 -7-
Sempre rn via prelinùnare 1 controricorrenti eccepiscono l’inamnùssibilità del ricorso per cassazione in quanto proposto da soggetti che avevano spiegato semplicemente un intervento adesivo dipendente, avendo richiesto semplicemente l’accoglimento delle difese sollevate da parte della Regione Sostengono pertanto che, non avendo la parte appellante proposto ricorso per cassazione, quello invece avanzato da parte degli interventori sarebbe inamnùssibile per difetto di legittimazione ad impugnare.
La deduzione, in disparte la disamina dell’analoga questione oggetto di ricorso incidentale condizionato, e come tale subordinata all’eventuale accoglimento del ricorso principale, non appare fondata, occorrendo tener conto in particolare che la Corte di appello, nçll’affrontare la questione relativa all’amnùssibilità dell’intervento spiegato dai ricorrenti nel corso del giudizio di secondo grado, ha espressamente ritenuto di poter qualificare il loro intervento come amnùssibile ai riguardo alla posizione degli interventori persone fisiche, che nei sensi dell’articolo 344 c.p.c., assumendo che, e ciò con specifico
giudizi relativi all’accertamento dell’esistenza di usi civici ovvero del demanio comunale, è consentito a ciascun cittadino appartenente alla collettività medesima di intervenire come tale anche in grado di appello o addirittura di prendere l’iniziativa dell’impugnazione quanto la sentenza emananda sarebbe stata efficace anche nei suoi confronti, quale partecipe di quella comunità, pretesa titolare degli usi o delle terre demaniali di cui si controverte (Cass. 11 febbraio 1974 n. 387).
Rie. 2011 n. 06397 sez. 52 – ud. 21-06-2016 -8-
Alla luce di tale qualificazione dell’intervento, deve pertanto ritenersi che gli stessi siano legittimati a proporre ricorso, così come ribadito dalla giurisprudenza di questa Corte ( cfr. Cass. n. 7541/2002; Cass. n. 1671/2015).
Con il primo motivo del ricorso principale nonché del ricorso incidentale di Fiorilli Mauro, si deduce la nullità della costituzione in giudizio sia in primo che in secondo grado dell’ASBUC, in assenza di un’apposita delibera del Comitato, con la conseguente violazione dell’articolo 83 p.c.
In particolare si sottolinea che la costituzione in entrambi gradi di giudizio sarebbe avvenuta in virtù di una procura speciale rilasciata dal Cav. Giotto Minucci all’epoca Presidente e legale rappresentante pro tempore dell’ ASBUC senza che però tale costituzione fosse stata preceduta da una delibera del comitato. Poiché alle Amministrazioni separate di cui alla legge n. 1766 del 1927 sono applicabili le disposizioni della legge comunale e provinciale (art. 26), anche in virtù del richiamo di cui all’articolo 64 del regio decreto n. 332 del 1928, la rappresentanza in giudizio potrebbe essere esercitata dal Presidente purché però sia preceduta da un’apposita delibera del Comitato.
Tale conclusione troverebbe poi anche il conforto della giurisprudenza di legittimità la quale ( cfr. Cass. 13/8/1980 n. 4929) ha affermato che è inammissibile il ricorso per Cassazione proposto dal Presidente del comitato preposto all’amministrazione separata dei beni di uso civico della frazione di un comune che non sia stato autorizzato da un’apposita deliberazione del comitato stesso, cui – a norma dell’art 131 n 5 della legge comunale e provinciale del 1915 – compete il potere di deliberare sulle azioni da promuovere e sostenere in giudizio ( cfr. anche Cass. 6/12/1989 n. 5405, per la quale, con riguardo a beni di uso civico appartenenti a frazione di un comune, ove venga costituita un’amministrazione separata, affidata ad apposito comitato, ai sensi dell’art. 11 lett. A della legge 16 giugno 1927 n. 1766, il Presidente di detto comitato ha la rappresentanza, pure processuale, dell’amministrazione medesima. Tale principio opera anche nell’ambito della provincia di Bolzano, in base alla legge provinciale 12 giugno 1980 n. 16 (e poi della legge provinciale 23 dicembre 1987 n. 34); peraltro, al fine della valida costituzione del rapporto processuale (e quindi della ammissibilità della domanda, ove l’amministrazione separata sia attrice), occorre che la delibera a stare in giudizio, resa da detto comitato, sia approvata dalla giunta provinciale (art. 8 della citata legge n. 16 del 1980), indipendentemente dal fatto che si profili un conflitto di interessi, per essere la provincia parte in causa )
Ancora, deve rilevarsi che, ferma restando la qualità di legale rappresentante in capo al Presidente, che ha materialmente sottoscritto la procura alle liti relativa agli atti del presente giudizio, ildifetto di una previa delibera di autorizzazione dell’organismo collegiale, non incide sulla validità ma solo sulla efficacia della costituzione in giudizio ( cfr. ex multis Cass. n. 475/2006).
Inoltre costituisce pnnc1p10 assolutamente consolidato nella giurisprudenza di questa Corte quello secondo cui l’autorizzazione a stare in giudizio, emessa dall’organo collegiale competente, possa intervenire anche dinanzi al giudice di legittimità, purché in precedenza non sia intervenuta una pronuncia del giudice di merito in ordine al difetto di legittimazione processuale ( cfr. Cass. 20/6/1998 n. 6166).
Infatti, si è ribadito che ( Cass. S.U. 27/ 4/ 2004 n. 8020) l’autorizzazione a stare in giudizio emessa dall’organo collegiale competente, che è necessaria perché un ente pubblico possa agire o resistere in causa, attiene alla legitimatio ad processum, ossia all’efficacia e non alla validità della costituzione dell’ente medesimo a mezzo dell’organo che lo rappresenta; essa, pertanto, può intervenire ed essere prodotta anche nel corso del giudizio e, quindi, anche dopo che sia scaduto iltermine per l’opposizione a decreto ingiuntivo, senza che la controparte possa dedurre l’insussistenza delle ragioni d’urgenza che hanno indotto l’organo che rappresenta l’ente pubblico (nella specie, il Presidente di una regione) a proporre l’opposizione senza essere ancora munito dell’autorizzazione dell’organo (nella specie, la Giunta), al quale unicamente spetta la valutazione della correttezza dell’operato del primo, ben potendo intervenire anche in sede di legittimità ( Cass. 3/8/2004 n. 14813), sanando così retroattivamente i vizi prodottisi nelle fasi precedenti ( conf. Cass. 26/9/ 2006 n. 20820 che ammette l’intervento della delibera sanante con efficacia retroattiva sino all’udienza di discussione in sede di legittimità).
Nella fattispecie, l’associazione controricorrente con delibera adottata dal Comitato dell’Ente in data 15/4/2011, all’unanimità dei presenti, oltre ad autorizzare la costituzione dell’ASBUC nel giudizio scaturente dal ricorso in esame, nel richiamare il contenuto delle precedenti delibere del 19/3/2005 e del 31/1/2007, da intendersi come rivolte ad autorizzare il Presidente pro tempore alla costituzione nei giudizi all’esito dei quali è stata emessa la sentenza oggi impugnata, in ogni caso ha dichiarato di voler confermare e ratificare l’operato, l’attività e gli atti del precedente Presidente, cavaliere Giotto Minucci.
In tal senso deve rammentarsi l’intervento delle Sezioni Unite di cui alla sentenza del 27/06/2005 n. 13710, secondo cui, a seguito delle modifiche del TUEL ( D. Lgs. N. 267/ 2000) la rappresentanza in giudizio del Comune spetta in via generale al sindaco senza necessità di preventiva autorizzazione della giunta, salvo che lo statuto del Comune non richieda espressamente l’autorizzazione della giunta o di un competente dirigente, altrimenti non necessaria.
In termini si veda anche Cass. 10/06/2010 n. 13968, secondo cui nel nuovo ordinamento delle autonomie locali, la rappresentanza processuale del comune spetta istituzionalmente al sindaco, cui compete, in via esclusiva, ilpotere di conferire al difensore la procura alle liti, senza necessità di autorizzazione della giunta municipale, salvo che una disposizione statutaria la richieda espressamente, spettando in tal caso alla parte interessata provare la carenza di tale autorizzazione producendo idonea documentazione.
Cosicché deve ritenersi che, risalendo l’introduzione del presente giudizio ad una data successiva alle innovazioni prodotte dal suddetto testo unico, in assenza della dimostrazione dell’esistenza di una specifica previsione che, relativamente alla gestione della controricorrente, prevedesse la permanente necessità di una delibera autorizzativa da parte del Comitato, ben potesse il Presidente autonomamente attivarsi per la proposizione ovvero per la resistenza del presente giudizio.
Con il secondo motivo del ncorso principale e del ncorso incidentale di Fiorilli Mauro si denunzia la violazione di legge per avere la sentenza impugnata rigettato l’eccezione di nullità della decisione adottata dal Commissario in primo grado in assenza della nomina della rappresentanza speciale di cui all’articolo 75 del regio decreto n. 332 del 1928 ovvero del curatore speciale ex articolo 78 c.p.c.
Infatti, a fronte dell’eccezione sollevata già dinanzi al giudice d’appello, la sentenza oggetto di ricorso ha ritenuto non pertinente il riferimento all’articolo 78 c.p.c., escludendo l’esistenza di una situazione di conflitto di interessi tra l’ASBUC ed una parte dei cittadini, precisamente di quelli residenti nel borgo del Castello di Montepescali. Ad avviso della corte di merito, poiché l’associazione è un mero ente esponenziale, relativamente al quale non sarebbe configurabile in senso stretto l’istituto della rappresentanza, ed essendosi opposto alla verifica demaniale nell’interesse di tutti cittadini, non avendo in precedenza alcuno rivendicato dei diritti in contrasto con quelli degli abitanti delle altre parti della frazione, non poteva ravvisarsi alcuna situazione di conflitto, ben potendo peraltro ogni singolo cittadino valutare se intervenire o meno nel giudizio. Sempre a detta del giudice d’appello, non ricorrevano i presupposti per l’applicazione dell’articolo 75 del regio decreto n. 332 del 1928, in quanto tale ultima norma riguardava la differente fattispecie di un conflitto fra il Comune e una frazione ovvero tra più frazioni dello stesso Comune.
Ad avviso dei ricorrenti tale soluzione non può essere condivisa in quanto il Comitato di cui agli articoli 26 della legge n. 1766 del 1928 e 64 del regio decreto n. 332 del 1928, quale è appunto l’ASBUC controricorrente, in realtà ha permanentemente la rappresentanza dei cittadini utenti, essendo espressione di una collettività titolare di beni civici, come peraltro confermato dalle previsioni di cui alla legge n. 178 del 1957, che disciplinano le modalità di nomina dei componenti del Comitato stesso, mediante un meccanismo elettorale che prevede la partecipazione potenziale di tutti cittadini della frazione iscritti nelle liste elettorali.
Pertanto ci troveremmo di fronte ad una comunità di abitanti che possiede a titolo originario dei beni, i quali vengono amministrati mediante l’ASBUC.
Preliminarmente deve essere disattesa l’eccezione sollevata dalla controparte in ordine all’inammissibilità del motivo per la sua erronea formulazione, assumendosi che il vizio dedotto, ove ritenuto sussistente, andrebbe inquadrato nell’ipotesi di cui al n. 4 dell’articolo 360 c.p.c., laddove invece la formulazione del motivo appanva ricondurre le doglianze nell’ipotesi di cui al precedente n. 3.
Occorre a tal fine ricordare l’autorevole intervento di Cassazione civile sez. un. 24/07/ 2013 n. 17931 che al fine di risolvere il contrasto manifestatosi, ha affermato che il ricorso per cassazione, avendo ad oggetto censure espressamente e tassativamente previste dall’art. 360, primo comma, cod. proc. civ., deve essere articolato in specifici motivi riconducibili in maniera immediata ed inequivocabile ad una delle cinque ragioni di impugnazione stabilite dalla citata disposizione, pur senza la necessaria adozione di formule sacramentali o l’esatta indicazione numerica di una delle predette ipotesi. Pertanto, nel caso in cui il ricorrente lamenti l’omessa pronuncia, da parte dell’impugnata sentenza, in ordine ad una delle domande o eccezioni proposte, non è indispensabile che faccia esplicita menzione della ravvisabilità della fattispecie di cui al n. 4 del primo comma dell’art. 360 cod. proc. civ., con riguardo all’art. 112 cod. proc. civ., purché il motivo rechi univoco riferimento alla nullità della decisione derivante dalla relativa omissione, dovendosi, invece, dichiarare inammissibile il gravame allorché sostenga che la motivazione sia mancante o insufficiente o si limiti ad argomentare sulla violazione di legge.
Nel caso di specie, sebbene manchi un puntuale riferimento da parte dei ricorrenti all’error in procedendo, tuttavia il riferimento alla conseguenza della nullità della sentenza per effetto della violazione dell’articolo 78 c.p.c., con la conseguente richiesta di rimessione della causa al giudice di primo grado ex articolo 354 c.p.c., consente di ritenere in ogni caso dedotta la sussistenza di tale tipologia di vizio, senza che pertanto il motivo incorra nella sanzione di inammissibilità. Passando alla disamina delle doglianze sollevate sul punto dai ricorrenti, occorre rilevare che ai sensi dell’articolo 75 del regio decreto
332 del 1928, è previsto che laddove il Commissario ravvisi che, nei procedimenti promossi dalle parti, ovvero da promuoversi di ufficio, esista opposizione di interessi tra il Comune e una frazione ovvero tra più frazioni dello stesso comune per le quali non sia già stata costituita la speciale rappresentanza prevista dall’articolo 64 dello stesso regio decreto, occorre darne notizia al CORECO, il quale costituirà la rappresentanza delle frazioni nominando commissioni di tre o cinque membri scelti tra i frazionisti.
In tal senso, oltre a doversi condividere la considerazione per la quale l’ASBUC non è ente che abbia la rappresenta dei singoli abitanti della frazione, essendo al contrario un mero ente esponenziale, di tal chè non è dato ravvisare in senso stretto una situazione di conflitto di interessi ( ben potendo gli eventuali interessati ad una soluzione diversa da quella propugnata in giudizio dalla controricorrente spiegare autonomo intervento, onde far valere le loro ragioni di dissenso),
effettivamente il testo dell’art. 75 invocato da parte ricorrente non depone a favore della soluzione auspicata.
L’art. 75 del R.D. n. 332/1928, espressamente prevede che ” Quando il Commissario ravviserà che nei procedimenti promossi dalle parti, o da promuoversi d’ufficio, esista opposizione d’interessi tra il Comune e una frazione o tra più frazioni dello stesso comune per le quali non sia stata già costituita la speciale rappresentanza prevista dall’art. 64 del presente regolamento, ne darà notizia al CO.RE.CO., il quale costituirà la rappresentanza delle frazioni nominando commissioni di tre o cinque membri scelti fra i frazionisti.
Lo stesso procedimento si seguirà quando, contestandosi dal Comune la qualità demaniale del suolo o comunque la esistenza degli usi civici, sorga opposizione d’interessi tra il Comune e i comunisti ed occorra nominare a questi ultimi la speciale rappresentanza “, sicchè appare esclusa dal chiaro tenore letterale della norma la possibilità di invocare la nomina di un’apposita commissione.
A tali considerazioni, già di per se sole idonee a legittimare il rigetto del motivo, deva poi aggiungersi che nel caso concreto la Regione Toscana, si è contrapposta nei gradi di merito ali’ASBUC facendo valere proprio le medesime ragioni che sorreggono le difese dei ricorrenti e dell’associazione asseritamente rappresentativa degli interessi degli abitanti dell’originario nucleo abitativo del castello, avendo altresì provveduto ad impugnare la decisione di primo grado sfavorevole alla tesi della spettanza dei diritti di uso civico solo in favore di parte degli abitanti della frazione.
Emerge quindi con evidenza che, anche a voler ravvtsare una situazione di conflitto di interessi nell’operato dell’ASBUC, le difese dei che versavano in tale condizione sono state adeguatamente e vigorosamente prese dalla Regione, e cioè da un ente istituzionale, il cui concreto atteggiamento rendeva del tutto superflua l’eventuale nomina di una commissione ai sensi del riportato art. 75, posto che gli interessi Jegli abitanti del nucleo abitativo del castello erano già tutelati e supportati dall’appellante.
Con ilterzo motivo del ricorso principale e del ricorso incidentale di Fiorilli Mauro si lamenta la violazione degli 1, 2, 11, 26 della legge
1766/27, dell’art. 64 del RD n. 332 del 1928, dell’art. 1 della legge n. 278/57 e della Legge della Regione Toscana n. 1 del 1992, per avere la Corte d’Appello erroneamente identificato nella comunità di Montepescali quale titolare dei diritti sulla proprietà collettiva di Montepescali, con l’estensione dei diritti al di fuori del perimetro del Castello e della limitrofa campagna, con particolare riferimento alla diversa ed autonoma frazione di Braccagni, sorta dopo la transazione del 1939, nonché l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa fatti controversi e decisivi per ilgiudizio.
In particolare sarebbe stata utilizzata la perimetrazione dei confini della frazione di cui al RD n. 367 del 15 giugno 1905, opinandosi quindi che alla data della transazione del 25 luglio 1939, dovevano reputarsi esistenti altri nuclei abitativi, al di fuori di quello originario del Castello, comprensivi in particolare della frazione Braccagni. Inoltre, la sentenza avrebbe dato credito alla presunzione secondo cui la popolazione oggi insediata al di fuori del nucleo originario del Castello sarebbe proveniente dallo stesso Castello, in virtù dei flussi migratori avvenuti verso la piana, omettendo di prendere in considerazione tutte le argomentazioni sviluppate dall’associazione ricorrente nella comparsa conclusionale in grado di appello.
In particolare la previsione di cui all’art. 26 della legge n. 1766 del 1927 andrebbe interpretata nel senso che i diritti sui demani comunali non spettano a tutti gli appartenenti del Comune ma ai soli abitanti di quelle frazioni, discendenti storicamente da quel nucleo abitativo minimo che se ne serviva ab initio.
Trattasi di una nozione di frazione affatto diversa da quella prevista dalle leggi comunali e provinciali, sicchè nella fattispecie, in relazione ai diritti oggetto di causa, la titolarità non potrebbe che essere riconosciuta agli abitanti del nucleo abitativo storico del Castello, apparendo il nucleo Braccagni essere in realtà una diversa ed autonoma frazione.
Ancora, si rileva che la sentenza impugnata avrebbe erroneamente affermato che già all’epoca della transazione esistevano nuclei abitativi al di fuori dell’antico castello e delle sue prossimità, laddove invece in località Braccagni vi erano semplicemente la stazione ferroviaria, una stazione di posta, una locanda e qualche casa sparsa.
Infine, sarebbe del tutto erronea l’asserzione secondo cui gli abitanti della frazione Braccagni sarebbero discendenti degli abitanti dell’originario nucleo del Castello, trattandosi di affermazione priva di qualsivoglia prova e che invece appare contrastata dalla ricostruzione storica delle vicende di Montepescali, così come effettuata negli scritti difensivi dei ricorrenti.
Il giudice di appello, nel confermare la decisione del Commissario ha in primo luogo valorizzato gli accertamenti del CTU che aveva stabilito e verificato che i confini della frazione erano stati determinati con il R.D. n. 367 del 15 giugno 1905, ricomprendendo nel territorio della frazione anche i nuclei di Montepescali Scalo e Braccagni.
E’ stato poi sottolineato che i diritti di cui si controverte erano stati riconosciuti in favore della frazione, a seguito della transazione del 1939 ( successiva quindi alla nuova determinazione dei confini), previa creaz10ne ex novo e per scorporo di un demanio civico, su di una parte del territorio di Montepescali, prescindendosi quindi da quella che potesse essere la situazione preesistente.
Si è altresì rimarcato che la detta transazione vide come parte il Comune di Grosseto, che però agiva in rappresentanza di tutta la frazione nella sua più ampia estensione, quale risultante dell’atto del 1905, comprensiva anche di Braccagni e Montepescali Scalo. Ha poi evidenziato che già all’epoca della transazione vi erano nuclei abitativi fuori del castello e specifica come ciò sia riconosciuto anche nelle difese della Regione e dei ricorrenti.
L’affermazione circa la novità della creazione ex novo di un demanio civico, oltre a costituire chiaramente un accertamento in fatto, non risuta adeguatamente contestata dalle difese dei ricorrenti, dovendosi del pari reputare valutazione in fatto, non sindacabile in sede di legittimità, quella secondo cui già alla data della transazione Braccagni e Montepescali Scalo avevano dato vita a degli insediamenti abitativi.
In tal senso, ed a fronte di un ricostruzione dei fatti che appare esente da censure di carattere logico giuridico, che ha appunto dato rilevanza alla situazione esistente dalla data della transazione, diviene del tutto ininfluente accertare quale fosse la consistenza e l’estensione della frazione sulla base delle mappe storiche, dovendosi effettivamente avere riguardo al nuovo assetto determinato dal provvedimento di rideterminazione dei confini, che aveva preceduto di oltre trenta anni l’atto per effetto del quale veruvano acquisiti, 1n favore di tutti gli abitanti della frazione, i diritti oggetto di causa.
Né inficia la correttezza logica della motivazione, il riferimento a spostamenti di abitanti dalla zona del castello a quella della piana e viceversa, occorrendo a tal fine ribadire che si tratta di argomenti spesi solo ad abundantiam, ma che lungi dall’inficiare la coerenza argomentativa della sentenza, si inseriscono propno nel percorso argomentativo del giudice di appello.
Ed, infatti se ildato di fatto sul quale si fonda la decisione impugnata è che occorre guardare alla consistenza della frazione alla data della transazione del 1939 ( ivi inclusi i territori di Braccagni e Montepescali Scalo), anche a voler far leva sulle opinioni dottrinali alle quali fa richiamo la difesa dei ricorrenti, correttamente la sentenza d’appello ha chiarito che per escludere ildiritto in favore degli odierni abitanti delle porzioni della yazione site nella piana, sarebbe stato necessario dimostrare che queste erano state popolate esclusivamente da soggetti Ivi trasferitisi dopo la transazione del 1939, e cioè da persone escluse dal novero dei beneficiari del demanio civico scaturente dalla transazione.
Pertanto non essendo stata offerta tale prova, non potevano escludersi dalla titolarità dei diritti di uso civico coloro che abitano oggi nella piana, dovendosi presumere, in assenza della prova di fenomeni di migrazione di abitanti da altri comuni o frazioni, che in ogni caso si tratti di una popolazione che è lo sviluppo di quella che originariamente apparteneva alla frazione nella configurazione assunta nel 1905 ( ben potendosi ipotizzare anche spostamenti all’interno della stessa).
Le argomentazioni di parte ricorrente trascltano di sottoporre ad adeguata critica la valorizzazione ad opera della sentenza impugnata della transazione del 1939 e della sua efficacia, occorrendo altresì evidenziare che la tesi dottrinale alla quale fa ampio richiamo la difesa dei ricorrenti presuppone evidentemente l’impossibilità di riconoscere i diritti di uso civico in favore degli abitanti di territori che siano successivamente accorpati al territorio della frazione a favore della quale sussiste il diritto di uso civico, situazione questa che però evidentemente non ricorre nel caso in esame, laddove i diritti risultano essere stati acquistati> in un’epoca in cui, e già da oltre trenta anni, era stato determinato il confine della frazione, ricomprendendo anche quelle porzioni di territorio i cui odierni abitanti invece si vorrebbe escludere dal godimento dei diritti de quibus.
L’ASBUC, il Cerretani, il Rossi e lo Spadi, anche nella qualità hanno a loro volta proposto ricorso incidentale sulla base di due
Con il primo motivo si fa valere la violazione dell’art. 32 legge n. 1766 del 1927 e dell’art. 111 Cost perché la sentenza di primo grado non era appellabile ma solo ricorribile in Cassazione.
Con il secondo motivo si denunzia, ai sensi dell’art. 360 nn. 3 e 4 c.p.c., la violazione delle previsioni di cui agli artt. 268 e 344 c.p.c., in quanto l’Associazione Noi di Montepescali sarebbe intervenuta solo in grado di appello, ma semplicemente per aderire alle difese della Regione, con la conseguenza che l’intervento spiegato deve essere ritenuto come meramente adesivo dipendente (e come tale inammissibile ove spiegato in grado di appello), mentre il Fiorilli e Castellucci, oltre ad avere a loro volta spiegato un intervento meramente adesivo dipendente, erano in ogni caso intervenuti in maniera tardiva, e cioè successivamente all’udienza di precisazione delle conclusioni in grado di appello.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso proposto da Fiorilli Mario; rigetta il ricorso principale ed il ricorso incidentale di Fiorilli Mauro; dichiara assorbito il ricorso incidentale proposto dall’ASBUC, da Rossi Eraldo, Cerretani Mauro e Spadi Roberto; condanna i ricorrenti principali e Fiorilli Mauro al rimborso delle spese in favore dell’ASBUC, di Rossi Eraldo, Cerretani Mauro e Spadi Roberto, che liquida in € 4.700,00, di cui € 200,00 per esborsi, oltre spese generali pari al 15 % sui compensi, ed accessori come per legge.
Cosi deciso in Roma, nella camera di consiglio della II Sezione civile e suprema di Cassazione, il 21 giugno 2016.
3 Agosto 2016 @ 07:11
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