Source: http://www.avvocati.it/strumento/45/ministero-giustizia-circolare-13-maggio-2002-n-3
Timestamp: 2018-09-21 02:41:27+00:00
Document Index: 16530015

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 145', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 612', 'art. 615', 'art. 619', 'art. 617', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 137', 'art. 9', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 91', 'art. 71', 'art. 11', 'art. 11']

Ministero della Giustizia, Circolare del 13 maggio 2002, n.3 - Strumentario
Con riferimento alla problematica di cui all'oggetto si rappresenta che è stato convertito in legge con modifiche il decreto legge n. 28 dell'11 marzo 2002 sul contributo unificato.
Il comma 1 dell'art. 9 della legge n. 488/99 e succ. mod. stabilisce che il pagamento del contributo unificato comprende tutti gli atti e provvedimenti dei procedimenti civili, penali e amministrativi inclusi quelli a essi antecedenti, necessari o funzionali. La formulazione della legge, così come modificata dalla legge di conversione, rende eloquente che nel pagamento del contributo unificato sono comprese anche le imposte di bollo dovute sulla procura alle liti, sull'atto di precetto, sull'atto di pignoramento, sull'atto di costituzione di parte civile, sulla relazione dell'ausiliario del giudice e del consulente tecnico di parte, sulla tempestiva istanza di ammissione al passivo fallimentare, sul provvedimento comunque conclusivo del procedimento, sul mandato di pagamento emesso dal funzionario, sul decreto di pagamento del magistrato, sull'istanza per la liquidazione della consulenza, sulle varie istanze presentate dalle parti, quali differimento, sospensione, estinzione, perenzione ecc.
La disciplina sul bollo è invariata per le domande e istanze presentate da terzi, non collegate ai processi, perché l'esenzione prevista dal legislatore è legata ai processi e, quindi, innanzi tutto all'attività delle parti processuali. Conseguentemente, a titolo esemplificativo, il terzo che chiede la copia autentica di un atto processuale oltre al bollo sulle copie (come si evince dal comma 1 dell'art. 9) è tenuto al pagamento del bollo sull'istanza con cui le chiede; l'istanza per richiedere il certificato sullo stato del processo civile non è soggetta a bollo se presentata da una delle parti, è soggetta a bollo se presentata da un terzo interessato.
Attesa la formulazione dell'art. 9, comma 1, legge cit., secondo cui non si applicano le imposta di bollo, i diritti di cancelleria, i diritti di chiamata di causa dell'ufficiale giudiziario agli atti comunque antecedenti, necessari e funzionali dei procedimenti giurisdizionali, deve ritenersi che l'esenzione dal pagamento dell'imposta di bollo è indipendente dal risultato della richiesta di pignoramento o di sfratto. In tali ipotesi gli ufficiali giudiziari dovranno, quindi, redigere i relativi verbali in carta semplice, e, quindi, senza l'assolvimento dell'imposta di bollo.
Per tali copie, pertanto, non sarà più dovuta l'imposta di bollo, ma continueranno a essere dovuti il diritto di copia forfetizzato e il diritto di certificazione di conformità di cui alla tabella A allegata alla legge 21 febbraio 1989, n. 99 e succ. mod.
La soppressione dei diritti di cancelleria, effettuata con l'art. 9, legge n. 488/99 e succ. mod., infatti, ha inciso in modo molto limitato sui diritti di copia.
Invero, dall'interpretazione sistematica dei recenti interventi legislativi discende che sono stati soppressi solo i diritti per le riproduzioni a uso d'ufficio, quantificati in modo forfetizzato per il recupero dal dm n. 374/89 per il procedimento penale, quantificati in modo forfetizzato per il pagamento anticipato della parte che si costituisce, per il procedimento civile dalla legge 7 febbraio 1979, n. 59
Sono, invece, rimasti invariati gli importi richiesti per le copie semplici e sono aumentati gli importi per le copie autentiche ai sensi dell'ultimo comma della tabella 1 allegata all'art. 9 legge cit., quando la copia è rilasciata a istanza di parte.
a) il legislatore non ne ha fatto cenno espresso nell'art. 9, legge n. 488/1999 e si è limitato a quantificare il diritto di autenticazione (a sua volta componente del diritto di copia) nella tabella 1 allegata alla legge che contiene le quantificazioni del contributo unificato;
b) il legislatore successivo (art. 145, comma 70, legge 23 dicembre 2000 n. 388, che ha modificato l'art. 3 della legge 10 ottobre 1996, n. 525, con l'introduzione del comma 3 bis) ha previsto uno strumento generale di adeguamento degli importi riferito a tutti i diritti di copia, sull'evidente presupposto che l'art. 9 non li aveva soppressi;
c) il legislatore successivo, che si è occupato del processo amministrativo (legge 21 luglio 2000 n. 205) in una norma speciale (art. 1, comma 3, 2° periodo, che ha novellato l'art. 23 della legge 6 novembre 1971, n. 1034), ha soppresso il diritto di copia in casi particolari, limitandosi a richiedere il costo di riproduzione sull'evidente presupposto dell'esistenza nell'ordinamento dei diritti di copia, sicuramente applicabili anche nel giudizio amministrativo.
In definitiva, deve ritenersi che con le disposizioni contenute nella tabella 1 allegata alla legge sul contributo unificato l'attività di autenticazione svolta dai funzionari è stata inequivocabilmente collegata all'atto e che il costo per questa (individuato dal comma 6 della tabella 1 allegata all'art. 9 legge citata) si va a sommare agli altri importi previsti (ai sensi della tabella A allegata alla legge citata n. 99/1989 e succ. mod., e collegati al numero delle pagine) e sostituisce il corrispondente importo (lire 8 mila) precedentemente stabilito per la stessa funzione.
Né l'interpretazione sostenuta può essere messa in dubbio dall'espressione letterale ´diritto unico', perché tante volte il legislatore l'ha usata impropriamente e perché si può spiegare con il riferimento all'attività di autenticazione collegata all'atto.
I diritti di copia dovranno essere pagati, come in precedenza, attraverso l'uso delle marche da bollo (cfr., sul punto, il commento al comma 11-bis dell'articolo 9 alla citata legge 488/1999 e succ. mod.).
L'ultimo inciso dell'art. 1, comma 1 della legge n. 488/99, come modificato dalla legge di conversione, esclude che per alcuni procedimenti del tutto marginali non giurisdizionali che hanno per lo più carattere amministrativo, quali per esempio, gli atti di notorietà, dichiarazioni sostitutive degli atti di notorietà, trascrizione vendita di automobili con riserva di proprietà, pubblicità dei testamenti, procedimenti di iscrizione all'albo dei consulenti tecnici ecc., possano ancora applicarsi i diritti di cancelleria previsti per i procedimenti giurisdizionali. Per questi, pertanto, sarà dovuta, ove prevista, l'imposta di bollo.
L'imposta di bollo, difatti, è invariata per gli atti non giurisdizionali compiuti dagli uffici giudiziari. Invero, l'ambito di operatività del contributo unificato risulta limitato ai procedimenti previsti dalla legge stessa e agli atti a essi necessariamente connessi, con esclusione di tutti quegli affari che, anche se espletati davanti a un ufficio giudiziario, non sono correlati ad alcun procedimento e sono destinati a realizzare esigenze e finalità estranee all'attività processuale.
In proposito, si chiarisce che il contributo previsto dal comma 2 della tabella 1 allegata alla legge n. 488/99 è relativo unicamente ai processi amministrativi che si svolgono dinanzi al Tar e al Consiglio di stato e non può dunque essere riferito ai procedimenti di carattere amministrativo, quali quelli sopra menzionati, di competenza degli uffici giudiziari ordinari.
Si rammenta, inoltre, che il comma 1 dell'art. 9 prevede una espressa abrogazione dei diritti di cancelleria in generale che si sostituiscono con un contributo unificato di iscrizione a ruolo secondo gli importi e i valori indicati nella tabella 1 allegata alla citata legge. Pertanto, con l'entrata in vigore della normativa sul contributo unificato, e salvo quanto, più avanti, detto per il regime transitorio, i diritti di cancelleria devono considerarsi tutti abrogati, indipendentemente dal fatto che precedentemente essi non erano compresi nella forfetizzazione (come, per esempio, il diritto di registrazione).
Si precisa, inoltre, che il contributo si paga per ciascun grado di giudizio. Conseguentemente non dovrà essere pagato un nuovo contributo in tutte quelle ipotesi di riattivazione del processo che tuttavia non comportano il suo passaggio a un grado diverso dal primo. Così, per esempio, nell'ipotesi di prosecuzione di un processo sospeso o interrotto o cancellato dal ruolo.
Relativamente ai procedimenti possessori di cui al libro quarto, titolo I, capo IV cpc, considerata la loro natura ´bifasica', sommaria che termina con ordinanza e ordinaria che termina con sentenza, si chiarisce che per la prima procedura (di natura sommaria) andrà richiesto il pagamento nella misura di cui al comma 4 della tabella 1 legge citata e per la seconda procedura (quella di merito di natura ordinaria) andrà richiesto il pagamento di un autonomo contributo unificato per il procedimento di cognizione ordinaria.
Per i procedimenti relativi alla esecuzione forzata degli obblighi di fare e di non fare (art. 612 e ss. cpc), poiché non vi sono istanze per l'assegnazione o la vendita di beni pignorati, il contributo deve essere pagato al momento del ricorso al giudice dell'esecuzione.
L'opposizione all'esecuzione (art. 615 cpc) e l'opposizione di terzo all'esecuzione (art. 619 cpc), quali azioni che introducono normali e ordinari processi di cognizione, soggiacciono alle regole generali e, quindi, sono soggette al versamento del contributo al momento della iscrizione a ruolo secondo il valore della domanda. L'opposizione agli atti esecutivi (art. 617 cpc) soggiace al contributo fisso di euro 103,30 ai sensi del comma 5-bis della tabella 1 della legge in commento che dovrà essere versato, anch'esso, al momento della iscrizione a ruolo.
Inoltre, sempre avuto riguardo ai procedimenti esecutivi, deve precisarsi che la ricevuta di versamento attestante il pagamento del contributo unificato non deve essere consegnata all'ufficiale giudiziario, bensì deve essere depositata nella cancelleria competente secondo quanto disposto in via generale dall'articolo 5 del dpr n.126/2001.
Il comma 5 dell'art. 9 legge citata rimette all'avvocato l'attestazione se la controversia sia soggetta o meno al pagamento del contributo unificato e, in caso positivo, la determinazione del valore dei procedimenti ai sensi dell'articolo 10 e ss. del codice di procedura civile. Gli uffici, infatti, devono eseguire un controllo meramente formale di riscontro tra l'importo pagato e quello previsto nella legge come corrispondente al valore della causa. Le modifiche introdotte dalla legge di conversione al comma 5 dell'art. 9 legge cit. recano delle precisazioni molte utili volte a chiarire che la dichiarazione circa il valore della causa è dovuta anche nelle ipotesi di prenotazione a debito del contributo e di esenzione.
Si stabilisce, inoltre, che nell'ipotesi in cui manchi la dichiarazione dell'avvocato circa il valore del procedimento, la causa si presume del valore di cui allo scaglione g) del comma 1 della tabella 1. È stata così eliminata una discrasia del decreto legge n. 28/2002, il quale, abrogando le sanzioni della improcedibilità e della irricevibilità della domanda, non aveva chiarito quali fossero i compiti del funzionario di cancelleria nell'ipotesi in cui mancasse la dichiarazione dell'avvocato circa il valore della causa.
Il comma 5-bis dell'art. 9 disciplina il meccanismo di riscossione del contributo unificato, in caso di mancato o insufficiente pagamento, secondo i principi generali dettati dai decreti legislativi 9 luglio 1997, n. 237, 26 febbraio 1999, n. 46 e 13 aprile 1999, n. 112 e successive modificazioni, che hanno regolato la materia della riscossione delle entrate patrimoniali dello stato.
La prima prevede l'inoltro dell'invito bonario al pagamento da parte del funzionario di cancelleria entro 30 giorni dal deposito dell'atto cui si collega il pagamento o l'integrazione del contributo dovuto, quale risulta dal raffronto tra la dichiarazione resa e il corrispondente scaglione della tabella. Le modifiche apportate dalla legge di conversione al comma 5-bis allungano il termine per l'invio dell'invito bonario al pagamento da parte del cancelliere portandolo da dieci a 30 giorni e precisano che l'invito deve essere inviato alla parte nel domicilio eletto o, nel caso di mancanza di domicilio eletto, deve essere depositato presso la cancelleria dell'ufficio giudiziario. Si precisa, al riguardo, che nel contesto del processo pendente il legislatore ha limitato al domicilio eletto la possibilità di notifica. Ciò si fonda sulla circostanza che nel processo la parte elegge domicilio presso il proprio difensore (articolo 84 cpc). Per il caso, poi, del tutto marginale, in cui la parte stia in giudizio personalmente (perché autorizzata ex articolo 82 cpc) e non ha eletto domicilio, il legislatore ha esteso il meccanismo del deposito in cancelleria, già previsto dall'articolo 58 disp. att. cpc Per ciò che concerne la notifica dell'invito di pagamento deve ritenersi che essa rientri tra le notifiche a richiesta d'ufficio e che, quindi, debba essere effettuata mediante l'ufficiale giudiziario, ai sensi dell'art. 137 cpc.
Si rammenta che, a seguito delle modifiche introdotte dal dlgs n. 237/97 e succ. mod., il ruolo deve essere formato dall'ufficio giudiziario e trasmesso al concessionario per la riscossione. Relativamente alla formazione, al contenuto e alla consegna del ruolo al concessionario, si applicano l'articolo 12 e l'articolo 24 del dpr 29 settembre 1973, n. 602 e succ. mod.
Il comma 7 dell'art. 9 legge cit. stabilisce che ´i soggetti ammessi al gratuito patrocinio o a forme similari dei non abbienti sono esentati dal pagamento del contributo'.
Appare evidente che il legislatore con il termine ´esenzione' abbia inteso escludere un ´passaggio di denaro'. Invero, il contributo è dovuto, ma la concreta riscossione si avrà solo se si verificano i presupposti (condanna alle spese della parte diversa da quella ammessa e dall'amministrazione) e a tal fine la voce è prenotata a debito.
A norma di tale articolo, così come modificato dal decreto legge e dalla legge di conversione, non sono soggetti al pagamento del contributo i procedimenti già esenti, senza limiti di competenza o di valore dall'imposta di bollo, o da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura, nonché i procedimenti di rettificazione di stato civile, i procedimenti in materia tavolare, i procedimenti cautelari attivati in corso di causa, i procedimenti esecutivi mobiliari di valore inferiore a euro 2.500 e i procedimenti di regolamento di competenza e di giurisdizione.
In particolare, oltre che per i procedimenti esecutivi mobiliari di valore inferiore a euro 2.500, già menzionati, sono stati esentati dal pagamento del contributo unificato i procedimenti, anche esecutivi, di opposizione e cautelari, in materia di assegni per il mantenimento per i minori e, in generale, quelli riguardanti la prole. Tale ultima esenzione è individuata per materia indipendentemente dal diverso giudice competente. Sono stati, altresì, esentati i procedimenti di interdizione e di inabilitazione, i procedimenti di dichiarazione di assenza e morte presunta, i procedimenti attinenti alle disposizioni relativi ai minori, agli interdetti e agli inabilitati e i procedimenti relativi ai rapporti patrimoniali tra i coniugi. Infine, dall'esenzione è espressamente escluso il capo VI dello stesso titolo II, che detta disposizioni comuni in materia di procedimenti in camera di consiglio, i quali non sono esenti, ma assoggettati, unitamente ai procedimenti di volontaria giurisdizione, a una disciplina diversa e prevista dal comma 4-bis della tabella 1 della legge in esame e, in particolare, per essi è dovuto il contributo unificato in misura fissa pari a euro 62.
La modifica del comma 11, operata dalla legge di conversione, è volta a eliminare la norma, introdotta dal decreto legge n. 28/2002, che prevedeva l'obbligatorietà del pagamento del contributo anche per le cause pendenti.
La nuova norma chiarisce poi che la parte, e per essa il difensore, una volta scelto di avvalersi della facoltà del pagamento del contributo unificato nella misura ridotta prevista dall'articolo in esame, deve effettuare apposita dichiarazione sul valore del procedimento.
La legge di conversione aggiunge, inoltre, all'art. 1 il comma 11-bis, che realizza un importante semplificazione per il pagamento degli importi previsti dal contributo: quella della eliminazione delle marche speciali per diritti di cancelleria, con conseguente ricorso alle marche da bollo ordinarie che esistono in commercio anche per tagli minimi.
- Dopo il comma 3 della tabella, viene aggiunto il comma 3-bis, il quale precisa che ´per le procedure fallimentari, dalla sentenza dichiarativa di fallimento alla chiusura è dovuto il contributo di cui alla lettera f) del comma 1'.
Con tale modifica è stato, dunque, eliminato ogni dubbio interpretativo derivante dal fatto che il decreto legge n. 28/2002 faceva riferimento alla sola ipotesi di cui all'art. 91 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. Viene, poi contestualmente aumentato lo scaglione relativo a tali procedure portandolo così a euro 672.
Per tutti i procedimenti in camera di consiglio del tribunale fallimentare opererà lo scaglione di contributo indicato alla lett. b) del comma 1 della tabella 1, ai sensi del comma 4-bis della medesima tabella, che ha richiamato i procedimenti del libro IV, titolo II, capo VI del codice di procedura civile (contributo unificato pari a euro 62).
A diverso trattamento sono invece soggette le istanze tardive. Invero, il complesso delle norme che regolano l'accertamento del passivo in sede fallimentare, e in particolare quelle che attengono alla procedura per l'insinuazione tardiva del credito (artt. 51, 52, 93 e 101 rd 16 marzo 1942, n. 267), conducono a un particolare processo di verificazione, inteso ad assicurare un esame rapido dell'accertamento di tutte le pretese dei creditori.
Tali norme pongono bene in evidenza la circostanza che l'accertamento in questione è di natura giurisdizionale-contenziosa e inderogabile e che, quindi, come ha ritenuto la Suprema corte, con costante giurisprudenza, il giudizio conseguente alla dichiarazione tardiva del credito, in considerazione della sua autonomia rispetto alla fase di verificazione e accertamento, è soggetto alla forma e ai principi del rito ordinario.
La domanda di ammissione al passivo e il ricorso per insinuazione tardiva del credito, dunque, costituiscono l'unico mezzo processuale per proporre la domanda giudiziale, al fine di far valere il proprio credito nei confronti del debitore fallito (cfr., fra tutte Cass., sez. 3°, 29 maggio 1972, n. 1709; Cass., sez. 1°, 18 giugno 1997, n. 5459).
Sulla base della configurazione di tale giurisprudenza di legittimità, si deve, quindi, ritenere che il ricorso per insinuazione tradiva, abbia natura di domanda giudiziale, diretta a ottenere un provvedimento giurisdizionale che accerta il diritto di partecipare al concorso.
In merito alle modalità di pagamento del contributo unificato, si rinvia al dpr n. 126/2001, come modificato dal dpr 466/2001.
Il decreto legge n. 28/2002, così come convertito, modifica, altresì, l'art. 71 del rd 18 dicembre 1941, n. 1368 (norme di attuazione del codice di procedura civile) prevedendo che la nota di iscrizione della causa al ruolo generale deve contenere l'indicazione delle parti, nonché le generalità e il codice fiscale, ove attribuito, della parte che iscrive la causa al ruolo.
Si precisa che per atto compiuto deve intendersi l'avvenuto pagamento del contributo unificato. Così, per esempio, se la parte si è avvalsa del decreto legge n. 28/2002 e ha versato il 20% del contributo per una causa iscritta a ruolo dal 1992 al 1996, l'atto è compiuto e non può essere chiesta l'integrazione rispetto al 50% previsto per tutti i processi dalla legge di conversione. Se è stato inviato l'invito al pagamento per una delle percentuali previste e vi è stato pagamento, non possono essere chiesti né rimborsi, né integrazioni sulla base della disciplina emanata in sede di conversione. Se, invece, all'invito non è stato dato adempimento, indipendentemente dalla circostanza della decorrenza o meno del termine per l'adempimento, si applica il nuovo regime previsto dalla legge di conversione.
Per i procedimenti dichiarati esenti dalla legge di conversione (procedimenti esecutivi mobiliari di valore inferiore a euro 2.500, di opposizione e cautelari in materia di assegni per il mantenimento per la prole, nonché quelli comunque riguardante la stessa e i procedimenti di cui al titolo II, capi I, II, III, IV e V, del libro IV del codice di procedura civile) non è previsto alcun regime transitorio.
Il nuovo regime di esenzione, pertanto, si applicherà, in conformità all'art. 11 delle disposizioni della legge in generale al codice civile, secondo cui la legge non dispone che per l'avvenire, solamente ai procedimenti iscritti a ruolo successivamente alla legge di conversione. Così, per esempio, il processo esecutivo mobiliare di valore inferiore a euro 2500 è esente solo se iniziato dopo l'entrata in vigore della legge di conversione, mentre se è iniziato prima si applica il regime precedente: contributo unificato se dal 1° marzo in poi, bolli, diritti eccÉ se antecedente al 1° marzo.
Ne deriva che dalla tabella allegata al dm 11 ottobre 1989, n. 347, recante la disciplina relativa al recupero in misura fissa delle spese dei procedimenti penali, dovranno essere scorporate le somme relative alle voci suindicate (diritti cancelleria di copia; bollo; precetto diritti cancelleria).
In mancanza di una norma transitoria occorre fare riferimento, anche in tal caso, ai principi generali e in particolare al già richiamato art. 11 delle disposizioni della legge in generale al codice civile.
Per i procedimenti penali, difatti, le voci soppresse rilevano solo ai fini del recupero forfetizzato ai sensi del dm n. 374/89; conseguentemente è nel momento in cui nasce il debito nei confronti dello stato che occorre fare riferimento per individuare la linea di demarcazione tra il vecchio e il nuovo regime.
- per le sentenze divenute definitive entro il 28 febbraio c.a., si applica l'intero dm n. 347/89;
Si segnala che è in fase di adozione un nuovo regolamento sostitutivo del dm n. 347/1989 ove non saranno più comprese tutte le voci abrogate e saranno individuate le somme da riscuotere in misura fissa per tutti i procedimenti penali.