Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23710-del-10-10-2017
Timestamp: 2020-05-26 17:58:52+00:00
Document Index: 18102761

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 6', 'CGUE ', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 53', 'art. 526', 'art. 79', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 36', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 118', 'art. 53', 'art. 13', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 23710 del 10/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23710 del 10/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 10/10/2017, (ud. 06/09/2017, dep.10/10/2017), n. 23710
sul ricorso 6392-2014 proposto da:
D.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI
RICCI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato
avverso la sentenza n. 1110/2013 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
che il Tribunale di Vasto, in accoglimento del ricorso proposto da D.A. – docente alle dipendenze del MIUR in virtù di una serie di consecutivi contratti a termine susseguitisi nel tempo – dichiarò il diritto del predetto al riconoscimento dell’anzianità di servizio conseguente ai contratti a termine stipulati tra le parti e condannò il Miur alla corresponsione delle differenze retributive maturate a tale titolo nei limiti della prescrizione ordinaria;
che la Corte di Appello di L’Aquila ha confermato la riconosciuta progressione professionale retributiva in relazione al servizio prestato e, in parziale accoglimento del gravame del MIUR, ha specificato che le differenze retributive riconosciute dovessero essere calcolate tra quanto effettivamente percepito e quanto spettante, in relazione ai medesimi periodi, al corrispondente personale di ruolo nei limiti della prescrizione quinquennale;
che la Corte territoriale, per quel che rileva nella presente sede, ha posto a fondamento della pronuncia il principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999 e recepito nel nostro ordinamento dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6 richiamandosi ai principi espressi dalla CGUE ed escludendo la rilevanza della specialità del sistema del reclutamento scolastico per giustificare la diversità del trattamento economico riservato agli assunti a tempo determinato precisando altresì l’incidenza dell’obbligo di disapplicazione delle norme in contrasto con la clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a t. d. trasfuso nella indicata Direttiva;
che di tale sentenza il MIUR chiede la cassazione sulla base di unico motivo, al quale ha opposto difese il D., con controricorso; che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.
2. che viene denunziata violazione e falsa applicazione: della Direttiva 99/70/CE e dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, della L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53, del D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 526 del D.Lgs. n. 368 del 2001, artt. 6 e 10, dell’art. 79 CCNL comparto scuola del 29 novembre 2007, del D.P.R. 23 agosto 1988, n. 399, art. 3, del D.L. 13 maggio 2011, n. 70, art. 9, comma 18, come convertito con modif. dalla L. 12 luglio 2011, n. 106, art. 1, comma 2, della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, assumendosi che i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001 e che il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla stipula di contratti a termine del personale docente trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa; che si sostiene che il lavoratore assunto a tempo determinato nel settore scolastico non è comparabile al docente di ruolo, perchè ogni singolo rapporto è distinto ed autonomo rispetto al precedente;
4. che, invero, la sentenza impugnata è conforme al principio di diritto affermato da questa Corte con le sentenze nn. 22558 e 23868/2016, con le quali si è statuito che “nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini della attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicchè vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato”; che a dette conclusioni la Corte è pervenuta valorizzando i principi affermati dalla Corte di Giustizia quanto alla interpretazione della clausola 4 dell’Accordo Quadro ed evidenziando che l’obbligo posto a carico degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo determinato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato “comparabile”, sussiste a prescindere dalla legittimità del termine apposto al contratto; che il motivo di ricorso non prospetta argomenti che possano indurre a disattendere detto orientamento, al quale va data continuità, poichè le ragioni indicate a fondamento del principio affermato, da intendersi qui richiamate ex art. 118 disp. att. c.p.c., sono integralmente condivise dal Collegio;
5. che è inconferente il richiamo contenuto nella rubrica del motivo alla L. n. 312 del 1980, art. 53 essendo la questione oggetto della presente controversia limitata alla violazione del principio di non discriminazione ai fini del riconoscimento dell’anzianità di servizio ed esulando dallo stesso la diversa questione degli scatti biennali;
7. che la novità e la complessità della questione sottoposta all’esame, diversamente risolta dalle Corti territoriali e dalla Corte di legittimità soltanto dopo il deposito del ricorso, giustificano la compensazione delle spese del giudizio;
8. che non può trovare applicazione nei confronti delle Amministrazioni dello Stato il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, atteso che le stesse, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, sono esentate dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (cfr. Cass. 1778/2016).