Source: https://canestrinilex.com/risorse/ingiusta-detenzione-e-estradizione-cass/
Timestamp: 2019-05-21 03:12:50+00:00
Document Index: 159263256

Matched Legal Cases: ['Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'art. 714', 'art. 714', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 716', 'art. 715', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 314', 'art. 314']

23 Novembre 2018, Casszione penale
La violazione di legge può essere riproposta al giudice dell'impugnazione senza necessità di argomentazioni nuove rispetto a quelle già articolate nel precedente grado di giudizio; in tal caso la necessaria specificità del motivo si concreta nella puntuale deduzione delle violazioni di legge, sostanziale o processuale, nonchè delle ragioni della loro rilevanza nel caso concreto, mentre non soddisfa il requisito della specificità il mero richiamo delle disposizioni cui quelle si riferiscono.
Sent., (ud. 19/09/2018) 23-11-2018, n. 52813
La limitazione del diritto derivante dalla necessità che il proscioglimento sia pronunciato per ragioni di merito (ma è indifferente che esso venga fondato sulla certezza dell'innocenza o sul dubbio della responsabilità: Sez. 4, n. 1529 del 17/12/1992 - dep. 18/03/1993, Medica, Rv. 194088) - da considerare in uno alla disposizione del quarto comma per la quale "il diritto alla riparazione è escluso... per il periodo in cui le limitazioni conseguenti all'applicazione della custodia siano state sofferte anche in forza di altro titolo" - aveva portato la prevalente giurisprudenza di legittimità a ritenere che se il provvedimento restrittivo della libertà è fondato su più contestazioni, il proscioglimento con formula non di merito anche da una sola di queste, semprechè autonomamente idonea a legittimare la compressione della libertà, impedisce il sorgere del diritto, irrilevante risultando il proscioglimento dalle altre imputazioni (ex multis, Sez. 4, n. 18343 del 02/03/2007 - dep. 15/05/2007, P.G. in proc. Ferlini, Rv. 236411). Risultava così non indennizzabile la detenzione che, imposta per reato per il quale intervenga proscioglimento nel merito, sia stata subita anche per reato per il, quale venga ritenuta mancante la prescritta condizione di procedibilità (Cass. Sez. 4, n. 5949 del 13.12.2002, rv. 226152); o anche per reato estinto per prescrizione (Cass. Sez. 4, n. 3590 del 04/12/2006 - dep. 31/01/2007, Di Grazia e altro, Rv. 236010).
Le Sezioni Unite, infine, prendendo in esame la questione "se la misura coercitiva a fini estradizionali perda efficacia nel caso in cui lo Stato richiedente non prenda in consegna l'estradando nel termine di legge a causa della sospensione dell'efficacia, disposta dal giudice amministrativo, del provvedimento ministeriale di concessione dell'estradizione", hanno espresso a chiare lettere l'adesione alla prospettiva interpretativa indicata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 231/2004, ribadendo come nei confronti dei soggetti di cui è richiesta l'estradizione gli estremi dell'ingiusta detenzione possono e debbono comunque essere valutati, ai fini del riconoscimento del diritto alla riparazione; ma non sulla base dei parametri ricavabili dagli artt. 273 e 280 c.p.p., la cui applicabilità è esclusa esplicitamente dall'art. 714 c.p.p., comma 2, bensì "verificando se risulta ex post accertata l'insussistenza delle specifiche condizioni di applicabilità delle misure coercitive, per tali soggetti individuate a norma dell'art. 714 c.p.p., comma 3, nelle "condizioni per una sentenza favorevole all'estradizione". Per le Sezioni Unite "al di fuori del limite indicato, non v'è ulteriore spazio per l'esperimento dell'azione di riparazione per l'ingiusta detenzione a fini estradizionali. Ne consegue che, in caso di sentenza irrevocabile favorevole all'estradizione, la detenzione eventualmente patita a tal fine dall'estradando non può considerarsi ingiusta e non può costituire, pertanto, titolo per un favorevole epilogo della procedura di cui agli artt. 314 e 315 c.p.p." (Sez. U, n. 6624 del 27/10/2011 - dep. 17/02/2012, Marinaj, Rv. 251691, in motivazione, richiamando la precisazione già operata in Corte cost. n. 231/2004).
A riguardo dell'arresto da parte della polizia giudiziaria (art. 716 c.p.p.) e dell'applicazione provvisoria di misure cautelari nei confronti della persona la cui domanda di estradizione non sia ancora pervenuta (disciplinata dall'art. 715 c.p.p.) non si rinviene analoga previsione. Ma avuto riguardo alla struttura degli istituti appare irragionevole ritenere che debbano trovare applicazione gli artt. 273 e 280 c.p.p., in ipotesi caratterizzate da una delibazione che, salvo per il profilo concernente il pericolo di fuga, attiene a condizioni meramente procedurali (ovvero che lo Stato estero abbia dichiarato che nei confronti della persona è stato emesso provvedimento restrittivo della libertà personale ovvero sentenza di condanna a pena detentiva e che intende presentare domanda di estradizione; che esso abbia fornito la descrizione dei fatti, la specificazione del reato e delle pene previste per lo stesso, nonchè gli elementi per l'esatta identificazione della persona). Inoltre, l'espressa previsione di un giudizio "sostanziale" limitato alla ricorrenza del pericolo di fuga conferma l'estraneità ad esso della verifica delle condizioni previste dagli artt. 273 e 280 c.p.p..
Come si è già ricordato, allorquando la Corte costituzionale ebbe ad occuparsi, con la sentenza n. 109/1999, della applicabilità dell'istituto della riparazione ai casi di adozione di misure pre-cautelari (arresto in flagranza e fermo), ravvisò l'illegittimità costituzionale sia del comma 1, che dell'art. 314 c.p.p., comma 2, così prospettando la possibilità che possa trovare spazio anche per quelle misure tanto l'ipotesi di ingiustizia sostanziale che quella di ingiustizia formale. Ancor più chiaramente, il giudice delle leggi affermò che quando l'arresto o il fermo non siano convalidati si determina una situazione speculare a quella regolata dall'art. 314, co. 2, con la conseguenza che la mancata convalida rende di per sè illegittima la privazione della libertà; dal dispositivo della pronuncia si comprende che è comunque necessaria la irrevocabilità della decisione. Tenendo ben presenti tali statuizioni questa Corte ha distinto l'ipotesi in cui si faccia valere l'ingiustizia formale del titolo custodiale pre-cautelare e della eventuale convalida da quella in cui si prospetta la sostanziale ingiustizia di una detenzione per essere stati prosciolti (Sez. 4, n. 6337 de 22.12.2015, dep. il 17.2.2016, De Rosa, n.m.).