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Timestamp: 2019-09-16 10:04:58+00:00
Document Index: 80343703

Matched Legal Cases: ['art. 146', 'art. 167', 'art. 181', 'art. 181', 'art. 167', 'art. 167', 'art. 181', 'art. 167', 'art. 15', 'art. 167', 'art. 181', 'art. 167', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 167', 'art. 181', 'art. 167', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 167', 'art. 167', 'art.167', 'art.167', 'art. 15']

La regione Veneto stabilisce le modalità di calcolo della sanzione pecuniaria di cui agli artt. 167 e 181del codice dei beni culturali e del paesaggio | venetoius
La regione Veneto stabilisce le modalità di calcolo della sanzione pecuniaria di cui agli artt. 167 e 181del codice dei beni culturali e del paesaggio
Pubblicato il 30 dicembre 2011 da venetoius
E’ stata pubblicata sul BUR n. 98 del 27.12.2011 la aeliberazione della Giunta Regionale del Veneto N. 2072 del 07 dicembre 2011, recante le modalità’ di calcolo della sanzione prevista dagli articoli 167 e 181 del D.Lgs. 42/04 “Codice dei beni culturali e del paesaggio ai sensi dell’articolo 10 della L. 6 luglio 2002, n. 137” e successive modificazioni e integrazioni per opere realizzate in zona di vincolo paesaggistico, in assenza o difformità dalla prescritta autorizzazione paesaggistica.
Nella deliberazione si legge che: “L’art. 146 del D.Lgs. 22.1.2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio” stabilisce l’obbligo di acquisire l’autorizzazione paesaggistica per le opere e gli interventi da realizzarsi su beni soggetti a tutela a termini dell’articolo 142, o in base alla legge, a termini degli articoli 136, 143, comma 1, lettera d), e 157. L’art. 167 del suddetto D.Lgs. n. 42/2004 prevede, in caso di realizzazione di opere in aree soggette ai vincoli di cui agli articoli 136 e 142 del Codice medesimo in assenza di autorizzazione paesaggistica o in difformità dalla stessa, l’obbligo di rimessione in pristino a spese del trasgressore, fatto salvo quanto previsto al comma 4 del medesimo articolo 167 nonché dal comma 1−ter dell’art. 181 del Codice. Tale elencazione ha carattere tassativo e comprende le seguenti ipotesi alternative: a) lavori realizzati in assenza o difformità dell’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente esistenti; b) impiego di materiali in difformità dell’autorizzazione paesaggistica; c) interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria che abbiano evidentemente comportato alterazione dello stato dei luoghi o dell’aspetto esteriore degli edifici. Il comma 1−quater dell’art. 181 ribadendo quanto previsto dal comma 5 dell’art. 167 del Codice descrive il procedimento volto all’acquisizione del giudizio di compatibilità paesaggistica stabilendo che, sulla domanda a tal fine presentata dal “proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo dell’immobile o dell’area interessati dagli interventi, l’autorità preposta alla gestione del vincolo si pronunci entro il termine perentorio di centottanta giorni, “previo parere vincolante della Soprintendenza da rendersi entro il termine perentorio di novanta giorni”. Il conseguimento della sanatoria in questi casi è subordinato, dal punto di vista procedimentale ad una valutazione di compatibilità paesaggistica, espressa dalla competente Soprintendenza attraverso un parere definitivo vincolante a cui si conforma il successivo provvedimento autorizzatorio espresso dell’autorità amministrativa preposta alla tutela paesaggistica. Qualora venga accertata la compatibilità paesaggistica, ai sensi dell’art. 167, comma 5, il trasgressore è tenuto al pagamento di una somma equivalente al maggiore importo tra il danno arrecato e il profitto conseguito mediante la trasgressione. L’importo della sanzione pecuniaria è determinato previa perizia di stima. L’art. 181 del D. Lgs. n. 42/2004, dopo aver stabilito − ai commi 1 e 1−bis − specifiche sanzioni penali nel caso di realizzazione di interventi di qualsiasi genere su beni paesaggistici in assenza della prescritta autorizzazione o in difformità da essa, prevede − al successivo comma 1−ter − che, “ferma restando l’applicazione delle sanzioni amministrative ripristinatorie o pecuniarie di cui all’art. 167”, le sanzioni penali non si applicano “qualora l’autorità amministrativa competente accerti la compatibilità paesaggistica”, secondo le procedure di cui al successivo comma 1−quater, in presenza di particolari tipologie di interventi descritti alle lettere a), b) e c) del medesimo comma 1−ter. La L.R. 10/2011 ha modificato la Legge Regionale 23 aprile 2004, n. 11 “Norme per il governo del territorio in materia di paesaggio” disciplinando le competenze regionali in materia di paesaggio e disponendo espressamente all’ art. 15 (Norma transitoria) che i procedimenti per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, che alla data della presente legge, risultino in corso presso la Regione sono dalla stessa conclusi.
Si rende, pertanto, necessario per la conclusione del procedimento di accertamento della compatibilità paesaggistica di cui agli articoli 167 e 181, comma 1−quater D.Lgs. n. 42/2004 determinare la sanzione pecuniaria da applicare al trasgressore anche in considerazione del fatto che la sanzione penale non si applica qualora l’autorità amministrativa accerti la compatibilità paesaggistica. Rilevato cheai sensi dell’articolo 167, la sanzione è uguale alla somma equivalente al maggiore importo tra il danno arrecato e il profitto conseguito mediante la trasgressione, e che l’importo della sanzione pecuniaria è determinato previa perizia di stima, è doveroso osservare che sia l’art. 167 e che l’art. 181 tacciono circa i criteri per il calcolo dell’indennità, di tal che appare ragionevole riferirsi, per analogia, a quelli dettati dal Decreto 26 settembre 1997 del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali, con il quale sono stati, infatti, determinati i parametri e le modalità per la quantificazione dell’indennità risarcitoria per le opere abusive realizzate nelle aree sottoposte a vincolo.
Anche se il Decreto 26 settembre 1997 del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali è stato emanato ai soli fini del condono edilizio, non vi è dubbio che lo stesso costituisca l’unico riferimento legislativo certo ed oltretutto su scala nazionale, per il calcolo dell’indennità di cui all’art. 167 del D. lgs. 42/04 e s.m.i.. Nello specifico, l’art. 2,comma 1, del citato Decreto Ministeriale 26 settembre 1997 prevede che “l’indennità risarcitoria di cui all’art. 15 della legge 29 giugno 1939, n. 1497, è determinata previa apposita perizia di valutazione del danno causato dall’intervento abusivo in rapporto alle caratteristiche del territorio vincolato ed alla normativa di tutela vigente sull’area interessata, nonché mediante la stima del profitto conseguito dalla esecuzione delle opere abusive” e, che, in via generale, è qualificato quale profitto la differenza tra il valore dell’opera realizzata ed i costi sostenuti per la esecuzione della stessa, alla data di effettuazione delle perizia.
Per la quantificazione del profitto il suddetto Decreto Ministeriale rinvia esplicitamente alla tabella allegata alla Legge 28 febbraio 1985, n.47 “Norme in materia di controllo dell’attività urbanistico−edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie”. La suddetta tabella prevede, una classificazione delle tipologie di abusi in relazione alla gravità dell’illecito commesso e inoltre prescrive che per le per le tipologie 4, 5, 6, 7, le amministrazioni competenti applichino il valore del profitto nella misura non inferiore a quanto di seguito riportato: Tipologia 4 Lire 1.000.000 pari ad Euro 516.46; Tipologia 5 e 6 Lire 750.000 pari ad Euro 387.34; Tipologia 7 Lire 500.000 pari ad Euro 258.23.
Le ipotesi in cui il Codice consente il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica in sanatoria, tassativamente indicate al comma 4 dell’art. 167 ed al comma 1−ter dell’art. 181, possono essere ricondotte alle tipologie 4, 5, 6, 7 della classificazione degli abusi prevista dalla citata tabella allegata alla Legge 47/1985. In applicazione dell’articolo 4 del DM 26.09.1997 l’irrogazione della sanzione è obbligatoria anche nel caso in cui la valutazione del danno sia pari a zero o lo stesso risulti non valutabile. A riguardo si ritiene che il giudizio di compatibilità paesaggistica comporti ex sé una valutazione di sostenibilità dell’opera nel contesto paesaggistico con conseguente prevalenza del profitto medesimo rispetto al danno. Giova ricordare che la giurisprudenza ha affermato in numerose pronunce (T.A.R. Sicilia, Catania, Sez.I, 25.3.2010, n.938; Consiglio di Stato,Sez. IV,12.3.2009, n.1464; Consiglio di Stato, Sez. VI, 28.7.2006, n.4690) che l’art. 167 del D.Lgs.22.1.2004, n. 42 va interpretato nel senso che l’indennità prevista per abusi edilizi in zone soggette a vincoli paesaggistici costituisce vera e propria sanzione amministrativa, e non una forma di risarcimento del danno, e, che, in quanto tale, prescinde dall’effettiva sussistenza di un danno ambientale. Sulla stessa linea il T.A.R. VENETO, con la sentenza del 17 dicembre 2008, n. 3875 ha affermato che “l’indennità ex art. 15, comma 1, R.D. n. 1497/1939 (cfr. ora art. 167, comma 1, D.Lg.vo n. 42/2004) va qualificata come una sanzione amministrativa e non come una forma di risarcimento del danno.
Le istanze di accertamento di compatibilità pervenute alla Direzione Urbanistica e Paesaggio, stante il tenore dell’art. 167, comma 4, possono essere ricondotte, avendo riguardo alle categorie di intervento realizzate, alle tipologie degli abusi 4, 5, 6, 7 della classificazione prevista dalla citata tabella allegata alla Legge47/1985.
Si ritiene che la quantificazione del profitto di cui innanzi debba avvenire, secondo quanto previsto dall’art.167, previa produzione da parte del titolare dell’istanza di sanatoria di perizia di stima da redigersi a firma di tecnico abilitato, e che in ogni caso, tale quantificazione debba avvenire nella misura non inferiore ai valori minimi indicati per le tipologie 4, 5, 6, 7 nella tabella allegata alla Legge 47/1985. Le somme derivate dall’applicazione dell’indennità risarcitoria dovranno essere utilizzate per finalità di salvaguardia e recupero ambientale del territorio come previsto dall’ultimo comma dell’art.167 del D.lgs 42/2004“.
Segnaliamo che il provvedimento non chiarisce se la DGR valga solo per i procedimenti di competenza regionale (per i comuni non delegati dalla Regione) o anche per gli enti locali sub-delegati.
DGR_2072-…pdf
La regione Veneto stabilisce le modalità di calcolo della sanzione pecuniaria di cui agli artt. 167 e 181del codice dei beni culturali e del paesaggioultima modifica: 2011-12-30T06:00:00+01:00da venetoius
Un pensiero su “La regione Veneto stabilisce le modalità di calcolo della sanzione pecuniaria di cui agli artt. 167 e 181del codice dei beni culturali e del paesaggio”
Dario Meneguzzo il 11 gennaio 2012 alle 15:25 scrive:
L’arch. Mirko zampieri del Comune di Mira, che ringrazio, segnala che che sul sito della regione veneto – ufficio paesaggio (http://www.regione.veneto.it/Ambiente+e+Territorio/Territorio/Paesaggio/Normativa.htm) è stato indicato che : Il provvedimento è indirizzato alla definizione dei procedimenti di accertamento di compatibilità paesaggistica in corso presso la Regione secondo l’art. 15 della Legge Regionale n. 10 del 2011.QUINDI NON SI APPLICA PER I PROCEDIMENTI IN ITINERE PRESSO I COMUNI