Source: https://canestrinilex.com/risorse/giudice-pone-domande-suggestive-e-nocive-attendibilita-del-teste-compromessa-cass-1533120/
Timestamp: 2020-08-07 16:15:41+00:00
Document Index: 88521004

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 619', 'art. 609', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 499']

19 Maggio 2020, Cassazione penale
Il divieto di formulare domande che possano nuocere alla sincerità delle risposte, nel duplice senso delle domande "suggestive" e delle domande "nocive" è espressamente previsto con riferimento alla parte che ha chiesto la citazione del teste, in quanto tale parte è ritenuta dal legislatore interessata a suggerire al teste risposte utili per la sua difesa.
Detto divieto deve applicarsi anche al giudice al quale spetta il compito di assicurare, in ogni caso, la genuinità delle risposte.
Le modalità di assunzione della testimonianza e il contenuto delle domande (suggeestive e nocive) rivolte alla persona offesa ne possono pregiudicare l’attendibilità: la motivazione fondata sulle dichiarazioni rese può quindi essere radicalmente viziata sotto il profilo della tenuta logica della sentenza impugnata.
sentenza 6 febbraio – 19 maggio 2020, n. 15331
Presidente Di Salvo – Relatore Dawan
3. La Terza sezione di questa Corte Suprema, investita del ricorso del C. , annullava la predetta sentenza di appello sul rilievo che "la pronuncia di appello imponeva ai giudici del gravame di procedere alla rinnovazione dell’istruzione dibattimentale nei confronti della p.o., sulla cui deposizione si era incentrata la decisione dei primi giudici, così come, a fronte dell’analitica e minuziosa disamina dell’attendibilità della teste e del significato delle dichiarazioni da costei rese, ivi sviluppata, una motivazione in grado di disarticolare il ragionamento assolutorio sui singoli punti ritenuti rilevanti ai fini della decisione".
Inoltre, il giudice di appello, al momento di valutare la testimonianza della persona offesa, non avrebbe preso in considerazione la perizia neuropsichiatrica eseguita dal prof. B.M. nei confronti della G. nell’ambito di altro procedimento. Peraltro, la sentenza impugnata erroneamente pretenderebbe di contrastare la perizia B. , in tema di "capacità a deporre" della testimone, con l’analisi della Dott.ssa Tattoli relativa al diverso profilo della "attendibilità" della dichiarante. In particolare, la motivazione sarebbe illogica laddove reputa la perizia B. scarsamente rappresentativa perché redatta a distanza di dieci anni dai fatti per cui si procede. Il secondo motivo afferisce alla motivazione della sentenza impugnata che il ricorrente reputa non rafforzata, essendosi limitata a contrapporre la propria lettura del materiale probatorio a quella del Tribunale ed omettendo del tutto di segnalare le ragioni delle differenti conclusioni cui è pervenuta, soprattutto avuto riguardo al tema della consapevolezza, in capo all’imputato, del dissenso della persona offesa. Infine, il ricorrente chiede a questa Corte Suprema di rettificare, ai sensi dell’art. 619 c.p.p., il dispositivo nel senso di inserire l’espresso riferimento alla pur riconosciuta "ipotesi minore" di cui all’art. 609-bis c.p., ultimo comma, così come peraltro risulta inequivocabilmente dalla motivazione della sentenza impugnata.
5. Ciò premesso, il Collegio rileva che le modalità di assunzione della testimonianza, condotta in prima battuta e in gran parte dal consigliere relatore, e il contenuto delle domande da questi rivolte alla persona offesa ne hanno gravemente pregiudicato l’attendibilità, di talché la motivazione fondata sulle dichiarazioni rese da costei - che rivestono, all’evidenza, un ruolo centrale nell’odierno procedimento, così come statuito dalla stessa sentenza di annullamento - appare radicalmente viziata sotto il profilo della tenuta logica della sentenza impugnata.
L’art. 499 c.p.p., come è esplicitamente indicato nella sua intestazione, detta le "regole per l’esame del testimone", indica cioè i criteri cui il giudice deve attenersi nell’ammettere o vietare le domande delle parti.
Il divieto di formulare domande che possano nuocere alla sincerità delle risposte, nel duplice senso delle domande "suggestive" - nel significato che il termine assume nel linguaggio giudiziario di domande che tendono a suggerire la risposta al teste ovvero forniscono le informazioni necessarie per rispondere secondo quanto desiderato dall’esaminatore, anche attraverso una semplice conferma- e delle domande "nocive" - finalizzate a manipolare il teste, fuorviandone la memoria, poiché gli forniscono informazioni errate e falsi presupposti tali da minare la stessa genuinità della risposta -è espressamente previsto con riferimento alla parte che ha chiesto la citazione del teste, in quanto tale parte è ritenuta dal legislatore interessata a suggerire al teste risposte utili per la sua difesa.
6. Nel caso in disamina, le domande rivolte dal consigliere relatore alla testimone G.A. - come risulta dalla trascrizione dell’esame testimoniale allegata al ricorso - presentano entrambi gli aspetti di suggestività e di nocività, nel rispettivo senso sopra indicato. Si tratta, invero, di domande assertive che indirizzano la teste verso una mera conferma di quanto l’interrogante va postulando. Le domande entrano nel dettaglio, con palese manipolazione delle risposte date dalla giovane donna.
Giudice consigliere "L’ha conosciuto, poi lui vi portava ogni tanto a scuola con la macchina...".
Giudice consigliere: "E poi, da lì, ci sono stati determinati rapporti tra di voi": la domanda, posta in forma assertiva - tale, cioè, da perdere il connotato interrogativo, attribuendo al suo contenuto un carattere di certezza - è nociva poiché palesemente manipolatoria rispetto al ricordo della testimone, cui fornisce falsi presupposti.
Giudice consigliere: "Il fatto materiale lo possiamo dare per pacifico". Si tratta, all’evidenza, di assunto nocivo perché dà per scontato il fatto oggetto della testimonianza, quello, cioè, che l’esame della persona offesa è proprio finalizzato a dimostrare.
Giudice consigliere: "Lei ricorda che aveva denunciato che ad un certo punto questa persona, un giorno eravate in macchina così, aveva preso la sua mano... e se l’era messa sulle sue parti intime".
Giudice consigliere: "Ecco, se lei ricorda questo episodio, ricorda anche se ha avuto una reazione, prima, durante o dopo che lui ha compiuto questo gesto?".
La domanda è suggestiva perché tende a suggerire una risposta alla testimone, che risponde "No, della reazione non mi ricordo. So che me l’ha tenuta lì (la mano sui genitali dell’uomo) per un pò.... e poi lo ho cercato di levarla e dopo un pò lui l’ha staccata". Il giudice continua chiedendole se avesse cercato di levarla subito la mano e, alla risposta negativa della donna, afferma interrogativamente. "... Quindi come se lei avesse accettato, in quel momento, questo gesto". La domanda è nociva perché volta a forzare la risposta della persona offesa la quale afferma "No, lo ho provato a tirarmi indietro".
Dopo che la testimone ha riferito che "guardava male" l’uomo, come per dirgli di finirla, il giudice consigliere le chiede, palesemente suggerendole la risposta confermativa:
"... e poi, ad un certo punto, quando lui le ha messo la mano sopra, lei gliel’ha presa per levarsela?". La risposta della ragazza è ancora una volta "Sì".