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Timestamp: 2019-10-17 13:55:17+00:00
Document Index: 33328244

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 378', 'art. 274', 'sentenza ', 'art. 329', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 329', 'sentenza ', 'art. 329', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 36', 'art. 29', 'art. 7', 'art. 63', 'art. 63', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 362', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 11', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 29', 'art. 63', 'art. 63', 'art. 68', 'art. 63', 'sentenza ', 'art. 63', 'sentenza ', 'art. 97', 'sentenza ', 'sentenza ']

Giurisprudenza in materia di procedure concorsuali
Dal 12/06/09 5247336
Cass. Civ. Sez. Un. del 04 gennaio 2007 n. 13
D.A. e C.G.P., elettivamente domiciliati in Roma, Viale Mazzini. n. 6, presso studio Lupis, difesi dagli avv. FOLLIERI Enrico e Lucio Angelo Antonio Pompeo Felice Ippolito, il primo con procura speciale apposta a margine del ricorso e la seconda con procura speciale per notaio Roberta Zaniboni di Budrio (BO) in data 31.1.2003 (rep. 4988).
COMUNE DI CAGNANO VARANO, in persona del sindaco in carica, elettivamente domiciliato in Roma, Vicolo Orbitelli (Via Giulia), n. 31, presso l'avv. Michele Clemente, difeso dall'avv. Scattarelli Gaetano;
e sul ricorso r.g.n. 16793/2005 proposto da:
D.A. e C.G.P., elettivamente domiciliati in Roma, Via Gregorio VII, n. 268, presso l'avv. Roberto Pierluigi, difesi dall'avv. Sabatino Del Priore con procura speciale apposta margine del ricorso.
COMUNE DI CAGNANO VARANO, in persona del sindaco in carica, elettivamente domiciliato in Roma, Vicolo Orbitelli (Via Giulia), n. 31, presso l'avv. Michele Clemente, difeso dall'avv. Gaetano Scattarelli;
L.S. e C.F.A;
r.g. n. 21327/2003: per la cassazione della sentenza della Corte di appello di Bari n. 1446 in data 25 novembre 2002 (r.g.n.. 1603/2001);
r.g.n. 16793/2005: per la cassazione della decisione del Consiglio di Stato - Sezione quinta - n. 4781 in data 28 giugno 2004 (r. ric. n. 2696/2003);
sentiti, nella pubblica udienza del 30.11.2006: il cons. Dr. Pasquale Picone che ha svolto la relazione della causa;
gli avv. Caridi per delega dell'avv. Follieri e Clemente per delega dell'avv. Scattarelli;
il Pubblico ministero nella persona del procuratore generale Dr. PALMIERI Raffaele, che ha concluso per il rigetto, previa riunione,
del primo motivo dei ricorsi, assorbiti gli altri, con dichiarazione della giurisdizione amministrativa.
1. Con la sentenza sopra specificata, la Corte di appello di Bari ha confermato, rigettando l'appello di D.A. e di C.G.P., la decisione n. 1554 in data 31.5.2000 del Tribunale di Lucera, che aveva dichiarato il difetto di giurisdizione ordinaria sulla controversia promossa nel confronti del Comune di Cagnano Varano.
2. La controversia era stata instaurata, con ricorso depositato in data 14.1.1998, per l'accertamento dell'obbligo dell'amministrazione comunale ad assumere gli attori, invalidi civili avviati al lavoro dell'UPLMO di Foggia con provvedimento del 6.11.1993. a decorrere dalla predetta data, ovvero, in subordine, per la condanna al risarcimento del danno.
3. All'esito di rigetto dell'appello la Corte di Bari è pervenuta sul rilievo che, a seguito della sentenza di primo grado, la stessa domanda era stata proposta con ricorso in data 30.8.2000 al Tribunale amministrativo regionale della Puglia, e tale comportamento configurava acquiescenza alla statuizione di difetto di giurisdizione ordinaria. Ha aggiunto che l'adito Tar, con sentenza 28 marzo 2002, aveva rigettato le pretese all'assunzione, mentre aveva dichiarato il difetto di giurisdizione amministrativa sulla domande risarcitorie, escludendo che tale seconda statuizione potesse avere rilievo sulla preclusione derivante dall'acquiescenza.
4. La cassazione della sentenza è stata chiesta da D. A. e da C.G.P. con ricorso (r.g.n. 21327/2003) per due motivi, al quale ha resistito con controricorso il Comune di Cagnano Varano. Entrambe le parti hanno depositato memoria ai sensi dell'art. 378 c.p.c..
5. Con il giudizio promosso con ricorso 30.8.2000 al Tar Puglia, nei confronti del medesimo Comune e, a mezzo di motivi aggiunti, nei confronti dei controinteressati L.S. e C. F.A. (in quanto soggetti avviati per la selezione ed assunti dal Comune con Delib. 30 ottobre 2001), era stato domandato l'accertamento del diritto all'assunzione a far data dal 6.11.1993, o, in subordine, il risarcimento del danno. Il giudizio è stato definito con la decisione del Consiglio di Stato sopra specificata, dichiarativa dell'inammissibilità del ricorso.
6. Il giudice amministrativo di appello ha ritenuto che la pretesa all'assunzione al lavoro avesse consistenza di interesse legittimo alla nomina a pubblico impiegato e, di conseguenza, per reagire al dedotto inadempimento del Comune all'obbligo di assunzione, gli interessati avevano l'onere, per proporre il ricorso, di attivare previamente la procedura per la formazione del silenzio-rifiuto. Ha aggiunto che, in relazione alla statuizione di primo grado sulla Delib. comunale n. 433 del 2001 (relativa all'assunzione dei cotrointeressati), non erano state prospettate censure dagli appellanti.
7. Con il ricorso r.g.n. 16793/2005, D.A. e C. G.P. domandano la cassazione della decisione del Consiglio di Stato con ricorso per tre motivi: resiste con controricorso il Comune di Cagnano Varano, ulteriormente precisato con memoria depositata ai sensi dell'art. 378 c.p.c.; non hanno svolto attività di resistenza L.S. e C.F.A..
1. Preliminarmente la Corte riunisce i due ricorsi, i quali, sebbene rivolti alla cassazione di sentenze diverse, concernono la medesima vicenda della mancata assunzione a seguito dell'avviamento del 6.11.1993, vicenda che ha originato la lite. Va richiamato, al riguardo, il principio secondo il quale l'istituto della riunione di procedimenti relativi a cause connesse, previsto dall'art. 274 c.p.c., in quanto volto a garantire l'economia ed il minor costo dei giudizi, oltre alla certezza del diritto, risulta applicabile anche in sede di legittimità, in relazione a ricorsi proposti contro sentenze diverse pronunciate in separati giudizi, in ossequio al precetto costituzionale della ragionevole durata del processo, cui è funzionale ogni opzione semplificatoria ed acceleratoria del procedimento che conduce alla risposta finale sulla domanda di giustizia, ed in conformità del ruolo istituzionale della Corte di cassazione, che, quale organo supremo di giustizia, è preposta proprio ad assicurare l'esatta osservanza e l'uniforme interpretazione della legge, nonchè l'unità del diritto oggettivo nazionale (Cass. S.u. n. 18125 del 2005).
2. Con il ricorso r.g.n. 21327/03, la sentenza della Corte di appello di Bari è censurata, con il primo motivo di ricorso, per avere fondato la conferma della decisione di primo grado sull'erronea applicazione dell'art. 329 c.p.c.; si sostiene l'appartenenza alla giurisdizione ordinaria della competenza a decidere la controversia;
con il secondo motivo sono poste questioni concernenti il fondamento di merito della domanda.
3. La Corte rileva, in primo luogo, la palese inammissibilità del secondo motivo del ricorso in esame, diretto a censurare statuizioni estranee al contenuto della sentenza impugnata e che in nessun caso potrebbero essere esaminate in sede di legittimità.
4. In ordine al primo motivo dello stesso ricorso, si osserva che effettivamente la sentenza impugnata è viziata da erronea applicazione dell'art. 329 c.p.c..
La giurisprudenza della Sezioni unite ha già avuto modo di precisare ripetutamente che l'instaurazione della causa davanti al giudice indicato come fornito di giurisdizione, quando siano ancora aperti i termini per l'impugnazione della statuizione declinatoria della giurisdizione, non può essere considerata acquiescenza tacita, senza che rilevi il fatto che la parte, nell'instaurare il nuovo giudizio, non abbia formulato alcuna riserva di impugnazione contro la sentenza dichiarativa del difetto di giurisdizione, riserva non prevista da alcuna disposizione. Ciò in quanto l'acquiescenza alla sentenza, preclusiva dell'impugnazione ai sensi dell'art. 329 c.p.c., consiste nell'accettazione della statuizione, cioè nella manifestazione da parte del soccombente della volontà di non impugnare, che, se espressa in forma tacita, può ritenersi sussistente soltanto quando l'interessato abbia posto in essere atti da quali sia possibile desumere, in maniera precisa ed univoca, il proposito di non contrastare gli effetti giuridici della pronuncia, univocità certamente non configurabile nel comportamento, preordinato ad evitare pregiudizi, di instaurazione del giudizio dinanzi all'organo indicato come competente (vedi Cass. S.u. 8453/1998, 11149/19976838/1993).
5. L'omesso esame da parte della Corte di Bari (per effetto della preclusione erroneamente riscontrata) della questione di giurisdizione, investe le Sezioni unite del compito di risolverla, trattandosi di questione rilevabile anche di ufficio, che non presuppone un preventivo vaglio del giudice del merito, risultando indifferente anche la motivazione che sulla stessa questione abbia adottato il giudice del merito (vedi Cass. S.u. 2919/1980; 261/2003).
Occorre, quinti, stabilire quale fosse il giudice munito di giurisdizione alla data del 14.1.1998, epoca di instaurazione del giudizio (art. 5 c.p.c.), restando irrilevante, in presenza di una domanda proposta nella predetta data, la circostanza che il comportamento dell'amministrazione si sia protratto nel tempo oltre la data indicata (rilevante, invece, per i giudizi promossi dopo il 30 giugno 1998: vedi Cass. S.u. 15340/2006).
6. La giurisprudenza delle Sezioni unite aveva enunciato il principio secondo cui la domanda proposta da un invalido civile, iscritto presso le apposite liste di collocamento obbligatorio di cui alla L. 2 aprile 1968, n. 482, per denunciare il rifiuto di un ente pubblico non economico di provvedere alla sua assunzione, in violazione delle prescrizioni di detta legge, nonchè per conseguire tale assunzione, esula dalla giurisdizione del giudice ordinario e spetta alla cognizione del giudice amministrativo, in sede di giurisdizione di legittimità e non di giurisdizione esclusiva, in quanto investe atti amministrativi inerenti ad una fase prodromica all'instaurazione del rapporto di pubblico impiego (Cass. S.u. 1296, 1297/1984; 6896, 6897/1986; 7630/1987).
Questo orientamento appariva sistematicamente coerente con il principio generale secondo il quale (con salvezza delle ipotesi eccezionali, specificamente previste dalla legge, di rapporto di lavoro privato alle dipendenze di una p.a., costituito perciò mediante contratto), tutti i rapporti di impiego pubblico (anche se non posti in essere all'esito di procedure concorsuali, come nel caso di assunzioni in base ad avviamento) si costituiscono mediante atto autoritativo (atto di nomina), ancorchè implicito in comportamenti.
Di conseguenza, la pretesa alla nomina, ancorchè non provvedimento discrezionale, ma vincolato, non ha mai la consistenza del diritto soggettivo. Altrimenti si configurerebbe un rapporto obbligatorio e un diritto di credito, contraddicendo la natura dell'atto di nomina;
con la conseguenza che la fonte del rapporto sarebbe costituita da un contratto, venendo così introdotta nell'ordinamento una fattispecie di lavoro privato alle dipendenze di pubbliche amministrazioni fuori dai casi (tassativi) previsti dalla legge.
Senonchè, la stessa giurisprudenza delle Sezioni unite ha in seguito ritenuto che, in tema di collocamento obbligatorio, il lavoratore avviato è titolare di un diritto soggettivo all'assunzione, pur confermando l'appartenenza alla giurisdizione amministrativa della pretesa all'adempimento in forma specifica (costituzione del rapporto), affermandosi la giurisdizione ordinaria sulla (sola) pretesa risarcitoria dei danni subiti dal momento in cui è divenuto attuale l'obbligo di assumere fino alla costituzione del rapporto (Cass. S.u. 5806/1998 e 302/1999).
7. Si deve, tuttavia, prescindere da ogni ulteriore approfondimento della questione, e ciò in dipendenza del nuovo quadro normativo nel quale si colloca la vicenda in esame.
Alla data dell'avviamento obbligatorio (novembre 1993), era entrato in vigore il D.Lgs. n. 29 del 1993, che, già nel suo testo originario, aveva reso contrattuale il rapporto di lavoro, sia nell'ipotesi di previo espletamento di procedure concorsuali, sia in quello di avviamento dei soggetti appartenenti alle categorie protette (art. 2 in relazione all'art. 36). con la conseguenza che sicuramente il diritto azionato nella controversia aveva la consistenza del diritto soggettivo (alla stipulazione del contratto) e la pretesa risarcitoria risultava riconducibile all'area della responsabilità contrattuale da inadempimento (violazione dello specifico obbligo costituito dal provvedimento di avviamento).
Nell'ambito di questi principi deve ritenersi sussistere la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, siccome nella materia dell'impiego pubblico si intendono comprese anche le controversie concernenti la costituzione del rapporto e il risarcimento del danno per violazione del diritto all'assunzione (Cass. S.u. 15340/2006). In altri termini, l'interesse materiale all'assunzione che aveva la consistenza dell'interesse legittimo, o comunque di pretesa esulante dall'ambito della giurisdizione esclusiva amministrativa, con la "contrattualizzazione" del rapporto è divenuta inerente alla materia dell'impiego.
In effetti, l'interpretazione estensiva della previsione di cui al R.D. 26 giugno 1924, n. 1054, art. 29, comma 1, n. 1, e della L. 6 dicembre 1971, n. 1034, art. 7, comma 2, ("ricorsi relativi al rapporto d'impiego") è stata chiaramente presupposta nella formulazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, comma 7, (ancorchè non direttamente applicabile a controversia instaurata prima dell'entrata in vigore del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80), che ha attribuito alla giurisdizione amministrativa, per le questioni attinenti al periodo fino al 30.6.1998, le controversie di cui all' art. 63 dello stesso decreto, norma che espressamente contempla quelle inerenti all'assunzione al lavoro.
8. Per le ragioni esposte va rigettato il primo motivo del ricorso proposto contro la sentenza della Corte di appello di Bari, sussistendo il difetto di giurisdizione ordinaria a conoscere della controversia.
9. Il primo motivo di ricorso contro la decisione del Consiglio di Stato (r.g.n. 16793/05), con il quale si deduce che il giudice amministrativo non poteva conoscere di una questione di diritto soggettivo, va rigettato sulla base della motivazione che giustifica il rigetto del primo motivo del ricorso r.g.n. 21327/03 e dell'affermata sussistenza della giurisdizione amministrativa esclusiva.
10. Il secondo e il terzo motivo dello stesso ricorso, con i quali si denunciano violazione di norme di diritto e vizio della motivazione, sono inammissibili perchè concernono profili estranei alla giurisdizione, cui è limitato il sindacato della Corte di Cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., comma ultimo, (vedi, tra le più recenti, Cass. S.u. 7799/2005).
Nella fattispecie, non si configura un'ipotesi di conflitto di giurisdizione tra giudice speciale e ordinario (art. 362 c.p.c., comma 2, n. 1), siccome il giudice ordinario ha declinato la giurisdizione, mentre il giudice amministrativo si è dichiarato competente a decidere la controversia.
11. I ricorrenti deducono che la situazione giuridica soggettiva dedotta nel giudizio amministrativo aveva la consistenza del diritto soggettivo e non dell'interesse legittimo, cosicchè non sussisteva l'onere di provocare il silenzio-rifiuto dell'amministrazione, esulandosi dalla fattispecie dell'inerzia nell'esercizio di attività autoritativa (secondo motivo); che i contenuti del ricorso in appello avevano impedito il formarsi del giudicato in ordine alla statuizione concernente la Delib. 31 ottobre 2001, n. 433, (terzo motivo).
12. Va richiamato, al riguardo, l'univoco orientamento delle Sezioni unite della Corte, secondo il quale il ricorso per Cassazione avverso decisioni del Consiglio di Stato, ai sensi degli artt. 111 Cost. e 362 c.p.c., può essere proposto solo per motivi attinenti alla giurisdizione; esso non è quindi ammissibile nelle ipotesi in cui, pur prospettandosi un rifiuto di esercizio della giurisdizione da parte del Consiglio di Stato, si voglia in realtà provocare il sindacato sulla sussistenza di un error in indicando o in procedendo;
ed è questa l'evenienza che ricorre allorchè il Consiglio di Stato non nega la giurisdizione sull'erroneo presupposto che la domanda non possa formare oggetto in modo assoluto della sua funzione giurisdizionale, ma, all'esito dell'interpretazione di norme sostanziali o processuali, ritenga l'operatività di una preclusione all'esame di merito della pretesa azionata (cfr. Cass. S.u. 14211/2005; 8882/2005).
13. Va ulteriormente precisato che, ove una determinata materia sia devoluta alla giurisdizione esclusiva amministrativa, la qualificazione della situazione giuridica dedotta in giudizio in termini di interesse legittimo o di diritto soggettivo, con la consequenziale applicazione delle diversificate discipline normative (sostanziali e processuali) relative all'una o all'altra situazione, attiene non ai limiti esterni della giurisdizione, ma al modo in cui il suddetto giudice ha esercitato le proprie attribuzioni giurisdizionali, ancorchè si assuma che l'errore di qualificazione abbia avuto l'esito di preclusione dell'esame di merito della pretesa (Cass. S.u. 3981/1983).
14. Conclusivamente, risulta estranea all'ambito delle questioni di giurisdizione sia la censura concernente la ritenuta improponibilità del ricorso per difetto di formazione di silenzio-rifiuto impugnabile, sia quella relativa all'affermazione della preclusione da giudicato sulla validità della Delib. n. 433 del 2001 (che denuncia un mero error in procedendo).
15. Nelle particolarità della vicenda processuale vanno ravvisati giusti motivi per compensare le spese nei riguardi dell'amministrazione comunale; nulla per spese in relazione agli intimati che non hanno svolto attività di resistenza.
La Corte, a Sezioni unite, riunisce i ricorsi. Rigetta il primo motivo del ricorso r.g.n. 21327/03 e dichiara inammissibile il secondo motivo dello stesso ricorso. Rigetta il primo motivo del ricorso r.g.n. 16793/05 e dichiara inammissibili gli altri motivi dello stesso ricorso. Dichiara sussistere la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo sulla controversia. Compensa le spese del giudizio di Cassazione tra i ricorrenti e l'amministrazione comunale;
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, il 30 novembre 2006.
Depositato in Cancelleria il 4 gennaio 2007
Cons. Stato A. Plen. del 24 maggio 2007 n. 8
sul ricorso in appello n. 3 del 2007, proposto dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della Ricerca, in persona del Ministro pro tempore, e dal Centro Servizi Amministrativi della Provincia di Enna, in persona del legale rappresentante, rappresentati e difesi dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliati presso gli uffici della stessa, in Palermo, via A. De Gasperi, 81;
Spampinato Eleonora, rappresentata e difesa dall'avv. Salvatore Cittadino, elettivamente domiciliata presso lo studio dell'avv. Girolamo Rubino, in Palermo, via Oberdan, 5;
di Cantale Maria Concetta e Ziino Claudio, non costituitisi in giudizio;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, sezione 4^ di Catania, n. 1110/05 del 29 giugno 2005.
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Spampinato Eleonora e l'appello incidentale dalla medesima proposto;
Vista l'ordinanza del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia 29 gennaio 2007, n. 21.
Alla pubblica udienza del 2 aprile 2007, relatore il Consigliere Costantino Salvatore; nessuno comparso per le parti;
La professoressa Eleonora Spampinato, con ricorso al TAR Sicilia, Sezione staccata di Catania, impugnava i seguenti atti:
1) la graduatoria provinciale permanente definitiva, pubblicata il 18 agosto 2004 dal CSA di Enna e relativa alla classe di concorso A051 -materie letterarie e latino nei Licei e nell'Istituto magistrale per l'anno scolastico 2004/2005 - nella parte in cui la colloca al 3° posto e non al primo posto, attribuendo ai primi due in graduatoria un punteggio doppio per il servizio prestato nell'anno scolastico 2003/2004;
3) ogni altro atto antecedente, susseguente o comunque connesso, ivi compresi, ove occorra, il D.D.G.del 29 luglio 2004, del M.I.U.R. - Dipartimento per l'Istruzione, Direzione Generale per il personale della scuola - nella parte in cui applica, con effetto retroattivo, la legge di conversione 4 giugno 2004, n. 143 del D.L. 97/2004 ed il D.L. 28 maggio 2004, n. 136, convertito nella legge 27 luglio 2004, n. 186, e gli elenchi delle scuole di montagna approvati dal M.I.U.R..
La ricorrente esponeva di essere docente inserita nella graduatoria provinciale permanente, relativa alla classe di concorso A051 - materie letterarie e latino nei Licei e nell'Istituto magistrale - per l'anno scolastico 2004/2005.
Aggiungeva che, in tale graduatoria, che è stata utilizzata per le immissioni in ruolo, era stata collocata al 3° posto, con punti 142, ed è stata scavalcata dalla prof.ssa Maria Concetta Cantale, prima in graduatoria con punti 148, e dal prof. Claudio Ziino, secondo con punti 147, essendo stato raddoppiato il punteggio relativo al servizio da questi ultimi svolto per l'anno scolastico 2003/2004, in quanto prestato in scuole di montagna.
1) Violazione del D.L. 28 maggio 2004, n. 136, convertito nella legge 27 luglio 2004, n. 186, che ha dato un'interpretazione autentica della legge 4 giugno 2004, n. 143. Eccesso di potere per erronea valutazione dei presupposti. Totale mancanza di motivazione e totale carenza di istruttoria.
2) Illegittimità costituzionale del D.L. 7 aprile 2004, n. 97, convertito nella legge 4 giugno 2004 n. 143, in particolare, del punto b. 3, lettera h), e del D.L. 136/2004, convertito nella legge 186/2004, nella parte in cui interpreta la legge n. 143/2004, in relazione agli artt. 3,4,35 e 97 della Costituzione ed in relazione all'art. 25 della Costituzione ed all'art. 11 delle disposizioni sulla legge in generale.
In particolare, il TAR accoglieva il ricorso avverso l'attribuzione del punteggio raddoppiato ai controinteressati prof. Cantale e Ziino in base a due concorrenti rilievi:
a) in primo luogo, perché il C.S.A. provinciale (nella specie quello di Enna), prima della formulazione delle graduatorie e dell'attribuzione del relativo punteggio, avrebbe dovuto darsi carico di verificare se la sede scolastica dove hanno prestato servizio i suddetti docenti fosse, o meno, situata effettivamente al di sopra dei seicento metri di altitudine, con conseguente configurabilità del dedotto vizio di difetto d'istruttoria in ragione della constatata omissione nell'espletamento di detta verifica, nonché, con specifico riguardo alla posizione del prof. Ziino, in ragione della documentata ubicazione a quota di poco superiore al livello del mare dell'istituto scolastico (Liceo Classico "Leonardo Sciascia" di S.Agata di Militello) presso il quale il suddetto docente ha prestato servizio nel decorso anno scolastico;
b) in secondo luogo, perché l'elenco dei Comuni di montagna al quale il Ministero ha fatto riferimento non ha alcun carattere di ufficialità, in quanto proveniente da un Ente a carattere associativo (U.N.C.M. - Unione dei Comuni e delle Comunità Montane), l'adesione al quale avviene su base meramente volontaria e non comporta alcun specifico accertamento in ordine ai requisiti posseduti, con conseguente violazione di legge per erronea applicazione della legge 1° marzo 1957, n. 90 e dell'art. 11 della legge 25 luglio 1952, n. 991.
Con l'appello all'esame, l'Amministrazione scolastica contestava le argomentazioni del giudice di primo grado, assumendo:
a) che il Comune di S. Agata di Militello è incluso nell'elenco dei Comuni montani censiti nell'anno 2000 dall'U.N.C.E., ed è classificato, ai sensi della L. 991/1952, come "comune totalmente montano";
b) che tutte le sedi scolastiche del Comune di Troina, fra cui quella ove ha prestato servizio la controinteressata prof. Cantale, sono ubicate oltre i seicento metri di altitudine, come da attestazione prodotta in atti;
c) che l'elenco dei Comuni di montagna predisposto dall'U.N.C.E. ha carattere di ufficialità, in quanto recepito nel proprio sito Internet dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, non essendo invece più utilizzabile l'elenco a suo tempo predisposto dalla Commissione Censuaria Centrale.
Resisteva all'appello la prof. Spampinato, la quale, oltre a replicare alle argomentazioni poste a base dell'appello, propone a sua volta appello incidentale autonomo avverso il capo della sentenza di primo grado con cui è stata disposta la compensazione tra le parti delle spese di giudizio.
In sede cautelare (ordinanza n. 939/05), il CGA, aderendo ad una soluzione intermedia rispetto a quelle fatte valere dalle parti in causa, ha sospeso l'efficacia della sentenza di annullamento con riguardo alla sola posizione in graduatoria della prof. Cantale (il cui servizio risulta prestato in sede scolastica ubicata al di sopra dei 600 metri di altitudine), e non anche con riguardo alla posizione del prof. Ziino (che ha viceversa prestato servizio in scuola ubicata a livello del mare, ancorché in Comune classificato come "totalmente montano").
In sede di merito, al medesimo CGA è sorto il dubbio, da risolversi in via preliminare, in ordine alla sussistenza della giurisdizione amministrativa con riguardo alla controversia all'esame.
Poiché, peraltro, sulla specifica questione relativa alla legittimità, o meno, dell'attribuzione di doppio punteggio per il servizio scolastico prestato in scuole ubicate in comuni di montagna si è già formato un cospicuo contenzioso dinanzi al giudice amministrativo, che ha costantemente deciso nel merito le relative controversie (ovvero ne ha sospeso l'esame sollevando questioni di legittimità costituzionale sulla normativa di riferimento, così come interpretata ed applicata dall'Amministrazione), il Consiglio di giustizia amministrativa ha ritenuto opportuno devolvere la pregiudiziale questione di giurisdizione all'esame dell'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, sia al fine di ricomporre ogni possibile contrasto giurisprudenziale, sia perché, avendo già questo Consiglio di Stato espressamente ritenuto, in una delle predette controversie, la propria giurisdizione sul presupposto che nella specie sia ravvisabile l'esercizio di un potere autoritativo, ancorché non necessariamente connotato in termini di discrezionalità, amministrativa e/o tecnica (Cons. Stato, sez. VI, 9 maggio 2005, n. 2207), sussisterebbe, almeno potenzialmente, anche un contrasto giurisprudenziale a livello di sezioni singole che giustifica di per sé la rimessione dell'affare all'esame dell'Adunanza Plenaria.
In vista dell'odierna discussione, nessuna delle parti ha depositato ulteriori memorie illustrative
Alla pubblica udienza del 2 aprile 2007 l'appello è stato trattenuto in decisione.
1. L'art. 1, comma 1, del D.L. 7 aprile 2004, n. 97, convertito nella legge 4 giugno 2004, n. 143, ha previsto la rideterminazione, relativamente all'ultimo scaglione, a decorrere dall'anno scolastico 2004/2005, delle graduatorie permanenti degli insegnanti, sulla base dell'allegata tabella di valutazione dei titoli.
Con riguardo alla nozione di "scuole di ogni ordine e grado situate nei Comuni di montagna", la menzionata tabella recita: "(omissis) ... si intendono quali scuole di montagna quelle di cui almeno una sede è collocata in località situata sopra i seicento metri dal livelli del mare".
A sua volta, l'art. 8 nonies del decreto legge 28 maggio 2004, n. 136, come convertito con legge 27 luglio 2004, n. 186, di interpretazione autentica della legge n. 90/1957, stabilisce che il servizio valutabile in misura doppia è esclusivamente quello prestato nella sede scolastica ubicata in un comune classificato di montagna e situata al di sopra dei seicento metri e non anche quello prestato in altre sedi diverse della stessa scuola.
A questo proposito, premette che, secondo la costante giurisprudenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, la disposizione di cui all'art. 68, 4° comma del D.lgs 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni costituisce un'eccezione alla regola generale di cui al primo comma, che attribuisce alla giurisdizione ordinaria le controversie relative al pubblico impiego, ed è come tale riferibile, secondo un criterio di stretta interpretazione, alle sole controversie relative al sistema di reclutamento basato su prove di concorso, caratterizzato da una fase di individuazione degli aspiranti forniti di titoli generici di ammissione e da una successiva fase di confronto comparativo e selettivo delle rispettive capacità, quali espresse (congiuntamente o disgiuntamente, a seconda dei casi) da titoli specifici e/o dall'esito di prove d'esame. Il tratto caratterizzante di tale tipologia di controversie, e al tempo stesso la ragione giustificativa della perdurante attribuzione delle stesse alla giurisdizione del giudice amministrativo, risiederebbe quindi, secondo le Sezioni Unite, nell'indefettibile esercizio di un potere valutativo caratterizzato da elementi di discrezionalità non solo tecnica, ma anche amministrativa, in funzione dell'interesse pubblico ad una corretta ed obiettiva selezione dei più meritevoli fra gli aspiranti all'assunzione (Cass., SS.UU., nn. 1203 del 2000 e 11404 del 2003). In tale prospettiva, rientrerebbero quindi nella giurisdizione dell'A.G.O. le controversie relative all'inserzione di aspiranti in graduatorie ad utilizzazione soltanto eventuale, nelle quali il privato fa valere il suo diritto al lavoro, ex artt. 4 e 36 Cost., chiedendone la concreta attuazione alla P.A. dotata del relativo potere di accertamento e di valutazione (meramente) tecnica in ordine alla sussistenza di determinati requisiti, senza che residui alcun margine di discrezionalità circa la rispondenza o meno del chiesto riconoscimento all'interesse pubblico.
L'ordinanza di rimessione aggiunge che, viceversa, la giurisprudenza amministrativa è prevalentemente orientata in senso contrario, tendendo la stessa ad assimilare alla materia in senso stretto concorsuale quella relativa alla formazione di graduatorie finalizzate a future eventuali assunzioni, sul ritenuto presupposto che anche tali procedure si caratterizzino per l'emanazione di provvedimenti autoritativi incidenti su posizioni di interesse legittimo, pur con riguardo all'attribuzione di punteggi predeterminati per i titoli conseguiti dagli interessati, senza che assuma rilievo discriminante la circostanza che le valutazioni operate nel corso del procedimento si basino su valutazioni discrezionali, o tecniche, o su meri accertamenti.
La Sezione VI del Consiglio di Stato, difatti, ha ritenuto (Sez. VI, 9 maggio 2005, n. 2207) che, ai fini della individuazione della giurisdizione amministrativa, "conta la sussistenza di un procedimento concorsuale di assunzione caratterizzato dall'esercizio di pubbliche funzioni" e che (Sez. VI, 22 giugno 2004, n. 4447) gli atti di formazione e approvazione delle graduatorie e le conseguenti immissioni in ruolo sono caratterizzate da "aspetti di concorsualità" e cioè "verifica del possesso dei requisiti di legge"; "valutazione dei titoli"; "assegnazione della posizione utile".
In punto di fatto l'ordinanza sottolinea che nelle graduatorie in questione i punteggi sono attribuiti attraverso procedimenti che sotto nessun aspetto coinvolgono profili di valutazione discrezionale, sia essa tecnica che amministrativa e i titoli vantati dai richiedenti vengono valutati secondo criteri fissi e predeterminati in misura parametrata a coefficienti, anch'essi fissi e predeterminati. Pertanto, la fattispecie si discosta in modo sostanziale da altre (come ad esempio si verifica nei concorsi per titoli e/o per titoli ed esami), in cui é previsto che ad un titolo, ovvero ad una categoria di titoli, possa essere attribuito dalla commissione un punteggio variabile tra un minimo ed un massimo.
In tali evenienze, all'Amministrazione é riservata una funzione valutativa che comporta margini di discrezionalità, quanto meno tecnica, laddove nelle graduatorie in esame l'attività dell'Amministra-zione è limitata al mero riscontro oggettivo dell'esistenza del titolo poiché il punteggio che ne consegue discende in modo automatico e meccanico dall'applicazione di coefficienti fissi e predeterminati.
Fatta questa generale premessa, l'ordinanza ricorda che l'art. 68 del D.Lvo 29/93 nel testo sostituito dall'art. 29 del D.Lvo 80/1998 ed infine trasfuso nell'art. 63 del TU 165/2001 - secondo cui sono attribuite all'A.G.O. "tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze di pubbliche amministrazioni incluse le assunzioni ancorché vengano in considerazione atti presupposti", mentre sono assegnate alla giurisdizione del giudice amministrativo "tutte le controversie in materia di procedure concorsuali per l'assunzione dei dipendenti della pubblica amministrazione" - sembrerebbe porre anzitutto una regola generale che riserva alla competenza dell'A.G.O. il rapporto di pubblico impiego privatizzato, ivi compresa la fase di assunzione, mentre restano attribuite al giudice amministrativo, e ciò in via di eccezione, le sole procedure concorsuali di assunzione.
Orbene, poiché, sulla base della prevalente dottrina in proposito, il sistema del reclutamento del personale tramite concorso comporta comunque una fase di valutazione in confronto tra più aspiranti, valutazione caratterizzata da margini di discrezionalità, volta a selezionare nel pubblico interesse i più meritevoli ai fini dell'instaurazione del rapporto - selezione che si sostanzia in una valutazione discrezionale che di regola ha ad oggetto prove selettive - è da escludere che tali elementi sussistano nella fattispecie in esame in cui l'accertamento si basa su coefficienti fissi e prescinde totalmente dal confronto con altri soggetti, o comunque da ogni forma di selezione.
La circostanza che nella specie si tratta solamente di verificare la corrispondenza dell'accertamento dei presupposti per l'inclusione nelle graduatorie a regole fisse e predeterminate in precedenza, senza alcun margine di discrezionalità di qualsiasi tipo - da cui la deduzione dell'esistenza di un vero e proprio diritto soggettivo in capo all'interessato - dovrebbe escludere che a tale operazione possa attribuirsi il carattere di "procedimento concorsuale di assunzione" culminante in atti autoritativi, pena la sostanziale alterazione del rapporto tra la regola generale di cui al primo comma e l'eccezione di cui al quarto comma dell'art. 63 D.lgs. 165/2001, posto che sarebbero ricondotte alla natura di controversia su interessi legittimi quelle che invece potrebbero apparire come aventi ad oggetto posizioni di diritto soggettivo.
Secondo l'ordinanza di rimessione, si potrebbe sostenere che la verifica del possesso dei requisiti di legge non sia riconducibile ad un'operazione né concorsuale né valutativa, e che chi ne contestasse l'esattezza potrebbe ritenersi faccia valere una posizione di diritto soggettivo a che gli venga riconosciuto e valutato un requisito in base a previsioni e parametri stabiliti ex lege o comunque rigidamente predeterminati.
Allo stesso modo, se la valutazione dei titoli - come nella specie - è predeterminata direttamente dalla legge o comunque in via generale sulla base di coefficienti fissi ed invariabili che prescindono da valutazioni di carattere soggettivo o comunque discrezionale, si potrebbe dubitare che si tratti di una fase concorsuale fronteggiata da posizioni di interesse legittimo. Infatti, trattandosi di graduatorie permanenti stabilite anche in vista di un'utilizzazione futura ed eventuale (al verificarsi cioè di vacanze), sembrerebbe difettare innanzitutto l'elemento della selezione comparativa tra più aspiranti allo stesso posto, che caratterizza le procedure concorsuali vere e proprie. In secondo luogo, la predeterminazione di punteggi fissi e di criteri automatici di attribuzione degli stessi potrebbe, per altro verso, confermare l'inesistenza di valutazioni discrezionali e quindi di corrispondenti interessi legittimi. Conseguentemente, si potrebbe ritenere che anche l'assegnazione della posizione utile in graduatoria non potrebbe che derivare in modo automatico e consequenziale dalle precedenti operazioni, nel senso che l'Amministrazione non potrebbe che assegnare la posizione corrispondente al punteggio spettante a ciascuno, esclusa ogni discrezionalità al riguardo.
In conclusione, l'esistenza di una graduatoria e la concorrenza, anche in tempi diversi, di più aspiranti ad esservi collocati per ottenere determinati benefici (supplenze, trasferimenti, nomine in ruolo) di per sé non potrebbe essere dimostrativa di una posizione di interesse legittimo, ove non sia ravvisabile anche una qualche discrezionalità dell'Amministrazione nel procedimento valutativo.
Tale discrezionalità sembrerebbe del tutto assente nella fase in questione e, pertanto, le conclusioni che ne potrebbero derivare parrebbero analoghe a quelle assunte in materia di collocamento obbligatorio, in cui anche la giurisprudenza amministrativa (Sez. V, 23 marzo 2004, n. 1555) ribadisce che le controversie in tema di inclusione o esclusione dalle graduatorie spettano all'A.G.O..
4. Con riguardo, infine, alla specifica questione che forma oggetto del presente giudizio, l'ordinanza osserva che non soltanto il punteggio in contestazione non è in alcun modo frutto di apprezzamento, né discrezionale né tecnico, da parte dell'amministrazione, ma che la spettanza o meno dello stesso discende essenzialmente dalla portata e rilevanza giuridica che si intenda attribuire alla classificazione dei Comuni montani operata dall'Unione dei Comuni e delle Comunità Montane (ente associativo l'adesione al quale avviene su base meramente volontaria), non formalmente recepita (a quanto afferma la stessa amministrazione appellante) in alcun provvedimento autoritativo a carattere generale, ma esclusivamente nel sito Internet del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.
In altri termini, posto che la definizione a livello legislativo di "scuole di ogni ordine e grado situate nei Comuni di montagna" sembra richiedere congiuntamente che almeno una sede dell'istituto scolastico sia collocata in località situata sopra i seicento metri dal livello del mare e che il servizio sia stato effettivamente prestato in una di tali sedi, la questione dibattuta tra le parti verte sostanzialmente sulla rilevanza da attribuirsi, in tale sopravvenuto quadro legislativo, all'elencazione (su base extranormativa) dei comuni di montagna, ed in particolare al significato da attribuirsi alla classificazione quale "comune totalmente montano", che parrebbe competere al Comune di S. Agata di Militello, ancorché una parte cospicua del relativo territorio, comprensiva dell'istituto scolastico in questione, sia situata a livello del mare.
Anche sotto questo specifico profilo, sembra al CGA che la posizione soggettiva fatta valere in giudizio dall'originaria ricorrente abbia natura e consistenza di diritto soggettivo perfetto, posto che l'attribuzione della maggiorazione di punteggio ai controinteressati (ed in particolare al prof. Ziino) non sembra condizionata da alcuna valutazione discrezionale né tecnica, dipendendo la stessa dal mero accertamento circa la sussistenza, o meno, di un presupposto normativamente enunciato (ancorché di malcerta configurazione, in ragione dei dubbi relativi all'incidenza, o meno, del sistema classificatorio adottato dall'Unione dei Comuni e delle Comunità Montane). La devoluzione della relativa controversia alla giurisdizione dell'A.G.O. potrebbe quindi discendere puramente e semplicemente dall'applicazione dell'ordinario criterio di riparto in ragione della natura e consistenza della situazione soggettiva fatta valere in giudizio (diritto o interesse), una volta escluso che, per effetto dell'innovazione ordinamentale introdotta dall'art. 68 del D.lgs n. 29 del 1993, permangano sfere di giurisdizione amministrativa esclusiva nella fase costitutiva del rapporto di pubblico impiego, al di fuori della materia stricto sensu concorsuale.
5. Ritiene questa Adunanza plenaria che il dubbio prospettato dall'ordinanza di rimessione debba essere risolto nel senso che, nel caso in esame, la relativa controversia rientri nella cognizione del giudice amministrativo.
Il discrimine tra AGO e GA stabilito dall'art. 63, del TU 165/2001, in tema di giurisdizione nella materia del pubblico impiego privatizzato, va inteso, ad avviso di questa Adunanza Plenaria, nel senso che le procedure concorsuali, che radicano la giurisdizione del GA, sono quelle volte al reclutamento del dipendente, senza che abbia rilevanza a questo fine la natura della procedura concorsuale (per esami, per titoli ed esami, per soli titoli).
In tal senso sembra orientata anche la richiamata giurisprudenza della Cassazione, ove si consideri che le singole fattispecie, nell'ambito delle quali sono state svolte le considerazioni privilegiate dall'ordinanza di rimessione, attengono a domanda del privato volta o al diritto all'assunzione ovvero all'inserimento nella graduatoria.
In realtà, la procedura concorsuale che viene in considerazione nel presente giudizio, sembra possa ascriversi alle non infrequenti fattispecie in cui l'atto dell'amministrazione, in quanto adottato sulla base di riscontro di tipo vincolato in merito alla sussistenza dei presupposti richiesti dalla norma per la produzione di taluni effetti, assume natura meramente dichiarativa, e di conseguenza lo stesso sarebbe per ciò solo sfornito di quell'attitudine degradatoria che sola determina l'afferenza a posizione di interessi legittimi della conseguente controversia.
Si può, però, obiettare l'acclarata natura vincolata dell'attività demandata all'amministrazione non comporta in modo automatico la qualificazione della corrispondente posizione soggettiva del privato in termini di diritto soggettivo, con il conseguente precipitato processuale in punto di giurisdizione.
Sembra, infatti, che debba distinguersi, anche in seno alle attività di tipo vincolato, tra quelle ascritte all'amministrazione per la tutela in via primaria dell'interesse del privato e quelle, viceversa, che la stessa amministrazione è tenuta ad esercitare per la salvaguardia dell'interesse pubblico.
Anche a fronte di attività connotate dall'assenza in capo all'amministrazione di margini di discrezionalità valutativa o tecnica, quindi, occorre avere riguardo, in sede di verifica della natura della corrispondente posizione soggettiva del privato, alla finalità perseguita dalla norma primaria, per cui quando l'attività amministrativa, ancorché a carattere vincolato, tuteli in via diretta l'interesse pubblico, la situazione vantata dal privato non può che essere protetta in via mediata, così assumendo consistenza di interesse legittimo.
D'altra parte, nel caso in esame, ciò che viene contestato con il primo motivo di gravame, ritenuto fondato dal TAR, è che il C.S.A. provinciale (nella specie quello di Enna), prima della formulazione delle graduatorie e dell'attribuzione del relativo punteggio, avrebbe dovuto darsi carico di verificare se la sede scolastica dove hanno prestato servizio i suddetti docenti fosse, o meno, situata effettivamente al di sopra dei seicento metri di altitudine, con conseguente configurabilità del dedotto vizio di difetto d'istruttoria in ragione della constatata omissione nell'espletamento di detta verifica, nonché, con specifico riguardo alla posizione del prof. Ziino, in ragione della documentata ubicazione a quota di poco superiore al livello del mare dell'istituto scolastico (Liceo Classico "Leonardo Sciascia" di S.Agata di Militello) presso il quale il suddetto docente ha prestato servizio nel decorso anno scolastico. Si tratta, come è facile constatare, di tipico vizio correlato a posizione di interesse legittimo e non di diritto soggettivo.
In tale contesto, il richiamo al precedente relativo alla materia del collocamento obbligatorio(da ultimo, C.d.S., Sez. V, 23 marzo 2004, n. 1555), secondo cui le controversie in tema di inclusione o esclusione dalle graduatorie spettano all'A.G.O., non appare decisivo, atteso che, alla stregua del medesimo precedente, appartengono al giudice amministrativo le controversie relative ai vizi del procedimento di formazione dell'atto di avviamento al lavoro, permeato, alla stregua delle fonti, da evidenti margini di discrezionalità amministrativa.
D'altra parte, in punto di giurisdizione si è espressa la Corte costituzionale con sentenza 10-26 gennaio 2007, n. 11, emessa proprio a proposito della questione di merito ora all'esame dell'Adunanza plenaria.
In tale occasione, la Corte ha disatteso l'eccezione di inammissibilità sollevata dalla difesa erariale per difetto di giurisdizione del giudice remittente, osservando che il TAR ha motivato in modo non implausibile in ordine alla sussistenza della propria giurisdizione in materia di controversie relative alle procedure concorsuali per le assunzioni di personale delle amministrazioni pubbliche, a norma dell'art. 63, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche).
Com'è noto, secondo il costante orientamento della Corte, la carenza di giurisdizione del rimettente determina l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale esclusivamente quando essa sia manifesta, cioè tale da non ammettere discussione, o perché risulta chiaramente dalla legge, ovvero perché corrisponde ad un inequivoco orientamento giurisprudenziale (si vedano in tal senso sentenze n. 291 del 2001 e n. 179 del 1999; ordinanza n. 167 del 1997). Nessuna di queste circostanze ricorre nella fattispecie in esame, dal momento che dal dettato normativo non emerge ictu oculi il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo con riferimento alle controversie concernenti la formazione delle graduatorie permanenti dei docenti aspiranti all'assunzione, né, d'altra parte, vi è un indirizzo giurisprudenziale univoco in senso contrario, atteso che le decisioni della Corte di Cassazione, richiamate nell'ordinanza di rimessione, non attengono specificamente alla formazione di tali graduatorie e all'attribuzione dei relativi punteggi agli aspiranti.
5. Nel merito, l'appello è infondato.
La Corte costituzionale, con sentenza 26 gennaio 2007, n. 11, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del paragrafo B. 3), lettera h), della tabella prevista dall'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97 e allegata al medesimo decreto, (Disposizioni urgenti per assicurare l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2004-2005, nonché in materia di esami di Stato e di Università), convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143, per la parte in cui prevede il raddoppio del punteggio per il servizio prestato nelle scuole di ogni ordine e grado situate nei comuni di montagna, anziché limitarlo al servizio prestato nelle scuole elementari di montagna di cui alla legge n. 90 del 1957 (scuole pluriclasse).
La questione di costituzionalità era stata sollevata proprio dal TAR Catania nell'ambito di identiche controversie instaurate da alcuni docenti contro le analoghe graduatorie permanenti approvate dal Centro servizi amministrativi di Catania (C.S.A.).
A tale esito la Corte è pervenuta sul rilievo che il riconoscimento del meccanismo premiale sulla base del solo criterio altimetrico contrasta con gli artt. 3 e 97 della Costituzione, posto che tale criterio non basta per differenziare la posizione di chi insegna in scuole di montagna rispetto alla generalità degli insegnanti: il mero dato orografico non è in grado, se non ancorato alle condizioni dell'insegnamento, di fondare un diverso criterio di valutazione dei titoli di servizio.
Quanto alla violazione dell'l'art. 97 Cost., sotto il profilo del buon andamento dell'azione amministrativa, la Corte ha precisato che essa deriva da a fatto che il maggior punteggio così attribuito prescinde totalmente dall'esperienza didattica e, quindi, dai criteri di merito che devono essere alla base del reclutamento dei docenti.
6. A conclusioni negative deve pervenirsi anche in merito all'appello incidentale autonomo proposto dall'originaria ricorrente prof. Spampanato avverso il capo della sentenza di primo grado con cui è stata disposta la compensazione tra le parti delle spese di giudizio.
Secondo l'orientamento pacifico di questo Consiglio di Stato, la compensazione delle spese processuali per giusti motivi ha carattere ampiamente discrezionale e postula una complessa valutazione della materia controversa, del suo esito, del comportamento delle parti e di ogni altro elemento, né occorre al riguardo una particolare motivazione.
7. In conclusione, vanno respinti sia l'appello principale dell'amministrazione scolastica sia l'appello incidentale autonomo proposto dall'originaria ricorrente avverso il capo della sentenza che ha compensato tra le parti le spese di giudizio.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Adunanza Plenaria), definitivamente pronunciando, respinge l'appello principale dell'amministrazione nonché quello incidentale autonomo proposto dall'originaria ricorrente.
Così deciso in Roma in data 2 aprile 2007 dal Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale (Adunanza Plenaria), riunito in Camera di Consiglio, con l'intervento dei signori:
Mario Egidio Schinaia Presidente del Consiglio di Stato
Pier Giorgio Trovato Consigliere del C.G.A.R.S.
Antonio Corsaro Consigliere del C.G.A.R.S.
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 24 MAG. 2007.