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Timestamp: 2020-08-14 09:24:12+00:00
Document Index: 124775872

Matched Legal Cases: ['§ 7', 'art. 113', 'art. 1', 'art. 113', 'art. 106', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 30', 'sentenza ', 'sentenza ', 'arte 2', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 32']

Sulla Gazzetta Ufficiale n.35/2019, del 11 gennaio 2019, è stata pubblica la circolare n.7/2019 del C.S.LL.PP (consiglio superiore dei lavori pubblici) con oggetto:
Istruzioni per l’applicazione dell’aggiornamento delle “Norme tecniche per le costruzioni” di cui al decreto ministeriale 17 gennaio 2018
Si è ritenuto opportuno emanare la nuova circolare applicativa, che sostituisce la precedente circolare n. 617/2009, relativa alle norme tecniche approvate con dm 14 gennaio 2008, allo scopo di fornire agli operatori del settore, ed in particolare ai progettisti, opportuni chiarimenti, indicazioni ed elementi informativi per una più agevole ed univoca applicazione delle norme stesse.
Il nuovo aggiornamento in vigore
L’attuale revisione delle NTC viene alla luce nove anni dopo l’emanazione delle NTC08.
Questo lungo lasso di tempo si è reso necessario in considerazione delle importanti novità introdotte dalla precedente normativa, che ha rappresentato un vero e proprio giro di boa rispetto al passato, e per consentire, quindi, ai fruitori di acquisire una consuetudine all’uso e una sensibilità tali da far emergere quegli aspetti meno chiari o controversi che, unitamente al miglioramento delle conoscenze tecniche e scientifiche oltre che all’evoluzione tecnologica, determinano la spinta verso la revisione di un testo normativo.
In effetti, la sismicità del nostro paese, diffusa in tutto il territorio nazionale, e i condizionamenti progettuali connessi con la presenza di azioni sismiche, suggerirebbero l’opportunità di unificare, sintetizzandoli, i contenuti del Capitolo 7 (Progettazione per azioni sismiche) con i precedenti Capitoli 4 (Costruzioni civili e industriali), 5 (Ponti) e 6 (Progettazione geotecnica). Ciò nonostante si è realisticamente preferito lavorare solo sui contenuti delle Norme.
La normativa, per il suo carattere eminentemente contrattuale e sociale, non si occupa della concezione, ma solo della verifica, della esecuzione e del controllo.
Venendo ora all’organizzazione delle NTC, esse risultano così articolate:
individua i principi fondamentali per la valutazione della sicurezza, definendo altresì gli Stati Limite Ultimi (SLU) e gli Stati Limite di Esercizio (SLE)
codifica i modelli per la descrizione delle azioni agenti sulle strutture
tratta le diverse tipologie di costruzioni civili ed industriali in funzione del materiale utilizzato
disciplina i criteri generali e le indicazioni tecniche per la progettazione e l’esecuzione dei ponti stradali e ferroviari
tratta il problema della progettazione geotecnica distinguendo, in particolare, il progetto e la realizzazione
tratta la progettazione in presenza di azioni sismiche ed introduce un importante paragrafo riguardante esplicitamente i criteri generali di progettazione e modellazione delle strutture
affronta il delicato problema delle costruzioni esistenti
riporta le prescrizioni generali relative al collaudo statico delle opere e le responsabilità del collaudatore
tratta le regole generali per la redazione dei progetti strutturali e delle relazioni di calcolo
completa i contenuti tecnici delle norme fornendo le regole di qualificazione, certificazione ed accettazione dei materiali e prodotti per uso strutturale
segnala a titolo indicativo, alcuni dei più diffusi documenti tecnici che possono essere utilizzati in mancanza di specifiche indicazioni
Nel paragrafo 2.1 (principi fondamentali) viene esplicitamente fatto riferimento al cosiddetto “progetto simulato” per il calcolo di strutture esistenti con le conseguenti verifiche secondo le normative precedenti.
Il paragrafo 3.1.4.1 relativo alle opere civili ed industriali, prevede per i sovraccarichi verticali uniformemente distribuiti il riferimento alla UNI EN 1991-1-1 per i dettagli sul metodo di riduzione dei sovraccarichi verticali per edifici molto estesi o con più piani.
I paragrafi del comma 3.3 inerenti all’azione del vento prevedono una serie di novità rilevanti:
introdotte le relazioni che consentono di definire, per le pareti verticali di un edificio a pianta rettangolare, i coefficienti aerodinamici globali. Le superfici delle pareti laterali verticali di detti edifici, inoltre, possono essere suddivise in varie zone per le quali sono definiti i coefficienti aerodinamici locali
vengono definiti i coefficienti globali e locali da impiagare per coperture pseudo piane con angoli di inclinazione tra – 5° e + 5°. Sono compresi i casi di coperture con parapetti o raccordi
vengono definiti, nel caso di coperture a singola falda, i coefficienti globali nel caso di vento perpendicolare alla direzione del colmo nonché quelli nel caso di vento parallelo alla direzione del colmo. Inoltre, vengono anche definiti i coefficienti aerodinamici locali per vento nelle due direzioni suddette
vengono definiti i coefficienti aerodinamici globali e locali da utilizzarsi nel caso di coperture a falda doppia/padiglione con vento nelle due direzioni (ortogonale o parallela alla direzione del colmo)
vengono introdotti dei coefficienti riduttivi per varie situazioni di falde multiple. I coefficienti di base da utilizzarsi in questi casi sono quelli già definiti per falde singole e doppie
viene introdotto il “grado di bloccaggio”, pari all’area esposta al vento di una eventuale ostruzione posta al di sotto di una tettoia divisa per l’area totale della superficie ortogonale alla direzione vento al di sotto della tettoia. Nel caso di tettoie, la circolare prescrive di calcolare l’azione risultante del vento (F) su ciascuna falda della tettoia,
ed i coefficienti di forza (cF), da moltiplicare per le aree delle falde per ottenere le risultanti F
vengono riportati i valori dei coefficienti cf ed F da considerare per le diverse condizioni nel caso di falda singola, doppia, multipla
Il paragrafo 4.1 relativo alle opere in calcestruzzo, prevede per i diagrammi di progetto tensione-deformazione del calcestruzzo che sia introdotto il legame costitutivo con ramo softening del calcestruzzo confinato, da utilizzarsi nelle verifiche di duttilità nonché in quelle di resistenza qualora si intenda considerare il confinamento.
Il comma 4.4 per le costruzioni in legno prevede novità per:
classi di durata del carico. Introdotte delle prescrizioni sui carichi da neve minimi con le rispettive classi di durata da considerare per le strutture in legno
stati limite di esercizio. Chiarimenti per la verifica delle frecce agli SLE a breve e lungo termine e sulla verifica delle vibrazioni. Inserito il riferimento alla UNI EN 1995-1-1.
trazione perpendicolare alla fibratura. Introdotte prescrizioni nel caso di elementi soggetti a trazione perpendicolare alla direzione delle fibre in legno e soggetti a condizioni ambientali particolarmente avverse
verifiche agli stati limite ultimo. Viene fatto riferimento alla UNI EN 1996-1-1 come alternativa alla verifica proposta nel comma 4.5.6.2 del D.M. 2018. Viene inoltre indicato che tale verifica proposta dal D.M. 2018 è quella presente nella precedente norma tecnica di cui al D.M. 20/11/87.
Capitolo 7 – progettazione in presenza di azioni sismiche
Per i criteri di progettazione di elementi strutturali “secondari” ed elementi non strutturali (paragrafo 7.2.3.) viene introdotta una formulazione con gli spettri di piano per la verifica degli elementi non strutturali.
Per i metodi di analisi lineare o non lineare lLa circolare suggerisce che, nel caso in cui lo spettro allo SLV risulti inferiore allo spettro allo SLD vengano eseguite verifiche di resistenza non solo allo SLV ma anche allo SLD. In alternativa, è possibile utilizzare un fattore di struttura ridotto che consente di evitare uno spettro SLV inferiore allo spettro SLD.
Per le costruzioni in muratura (di cui al punto 7.8) vengono introdotti:
un valore soglia per il calcolo della capacità di spostamento ultima dei maschi murari con valori più alti dello sforzo normale (muratura armata)
nuovi riferimenti agli eurocodici e limiti alle capacità di spostamento allo SLC.
Nel paragrafo 8.5.2.2, per le costruzioni di calcestruzzo armato o acciaio, viene fatto riferimento all’uso del “progetto simulato” per gli edifici esistenti con le precedenti normative.
Ulteriori novità riguardano il punto 8.7:
un metodo che consente, per LC = 3, di correggere le proprietà meccaniche tabellate della muratura in funzione dei risultati delle prove
nel caso di edifici in muratura esistenti, per azioni non sismiche si usano i γm definiti . Per azioni sismiche, invece, si adotta sempre γm = 2.
riformulato il procedimento di calcolo per: definizione dell’oscillatore non lineare equivalente, Verifica dello Stato Limite di Danno del meccanismo locale
introdotta anche la verifica allo SLC ed SLC
meccanismi globali: viene definito il procedimento di calcolo
stati limite di esercizio : viene rimossa la Tabella C8.3 della precedente circolare e si fa ora riferimento, anche per le strutture esistenti, direttamente agli spostamenti di interpiano del § 7.3.6.1 per strutture nuove
modelli di capacità per la valutazione di edifici in cemento armato ed acciaio, sono state riformulate le verifiche distinguendole per Stato Limite e tipologia di elemento.
Calcolo strutturale con un software
EdiLus è stato il primo software di calcolo strutturale a proporre, già dal 2004, un input parametrico ad oggetti integrato con un solutore interno e la visualizzazione immediata ed integrata dei dati, dei grafici e dei risultati di calcolo.
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può essere integrato con moduli specifici per la progettazione e il calcolo di strutture in: muratura, legno e acciaio, la verifica di edifici esistenti e l’analisi non lineare
è integrato: in un unico ambiente grafico ottieni modello BIM della struttura, calcolo FEM, analisi grafica dei risultati e Real Time rendering
restituisce in maniera rapida e veloce tutti gli elaborati di progetto (disegni esecutivi, relazioni di calcolo, relazione geotecnica, computo, ecc., classificazione del rischio sismico per il Sismabonus).
Clicca qui per scaricare la circolare con le nuove NTC
L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato le nuove guide aggiornate a febbraio 2019:
Le guide sono state aggiornate a seguito delle novità introdotte dalla legge di Bilancio 2019 (legge n. 145/ 2018) in merito ai principali bonus edilizi.
la percentuale di detrazione per le spese relative all’acquisto e alla posa in opera di finestre comprensive di infissi è stata ridotta dal 65% al 50%
la possibilità di cessione del credito (corrispondente alla detrazione spettante) anche per gli interventi di riqualificazione energetica effettuati sulle singole unità immobiliari e non solo per quelli sulle parti comuni di edifici condominiali. Il credito può essere ceduto ai fornitori che hanno effettuato gli interventi o ad altri soggetti privati, con esclusione delle banche e degli intermediari finanziari. Soltanto i contribuenti che ricadono nella “no tax area” possono cedere il credito anche a banche e intermediari finanziari. La cessione del credito alle pubbliche amministrazioni è sempre esclusa.
La sezione pugliese della Corte dei Conti (Deliberazione n. 162/2018/PAR) in seguito ad una richiesta di parere del Comune di Taranto chiarisce i casi in cui il RUP, responsabile unico del procedimento, può chiedere l’incentivo del 2% in caso di varianti in corso d’opera o prestazioni supplementari.
L’istanza del Comune di Taranto ha come oggetto il seguente quesito:
se l’incentivo sia possibile anche in riferimento a varianti contrattuali di lavori, forniture e servizi di appalti comunque affidati mediante gara o procedure competitive e, in caso affermativo, se il valore di riferimento su cui calcolare l’incentivo debba essere l’importo a base di gara oppure quello conseguente al prezzo finale di aggiudicazione
La Corte premette che l’art. 113 del dlgs n. 50/2016 “Incentivi per funzioni tecniche” consente:
di erogare emolumenti economici accessori a favore del personale interno alle Pubbliche amministrazioni per attività, tecniche e amministrative, nelle procedure di programmazione, aggiudicazione, esecuzione e collaudo (o verifica di conformità) degli appalti di lavori, servizi o forniture.
In particolare le amministrazioni aggiudicatrici destinano ad un apposito fondo risorse finanziarie in misura non superiore al 2 % modulate sull’importo dei lavori, servizi e forniture, posti a base di gara per le funzioni tecniche svolte dai dipendenti delle stesse esclusivamente per le attività di:
predisposizione e di controllo delle procedure di gara e di esecuzione dei contratti pubblici
collaudo tecnico amministrativo ovvero di verifica di conformità,
La legge n. 205/2017 (art. 1, comma 526) ha inserito all’art. 113 il comma 5-bis, alla stregua del quale i predetti incentivi:
fanno capo al medesimo capitolo di spesa previsto per i singoli lavori, servizi e forniture.
In tal modo il legislatore ha inteso chiarire come gli incentivi non confluiscono nel capitolo di spesa relativo al trattamento accessorio (sottostando ai limiti di spesa previsti dalla normativa vigente), ma fanno capo al capitolo di spesa dell’appalto.
L’art. 106 (comma 1) del Codice appalti contempla la possibilità di modificare i contratti di appalto senza l’espletamento di una nuova procedura di affidamento nelle seguenti ipotesi:
modifiche contrattuali, a prescindere dal loro valore monetario, previste nei documenti di gara iniziali
modifiche resesi necessarie, non incluse nell’appalto iniziale, in relazione a lavori, servizi o forniture supplementari, qualora un cambiamento del contraente risulti impraticabile per motivi tecnico-economici e comporti notevoli disguidi o una consistente duplicazione di costi
modifiche imposte da circostanze impreviste e imprevedibili per l’amministrazione aggiudicatrice o per l’ente aggiudicatore (tra cui la sopravvenienza di nuove disposizioni legislative o regolamentari o provvedimenti di autorità od enti preposti alla tutela di interessi rilevanti), che assumono la denominazione di varianti in corso d’opera
sostituzione dell’aggiudicatario iniziale con un nuovo contraente, in presenza di determinate circostanze
modifiche non sostanziali ai sensi del comma 4 del medesimo articolo.
Pertanto, secondo la Corte dei Conti, la lettura congiunta degli artt. 106 e 113 del dlgs 50/2016 consente di concludere nel senso della non incompatibilità tra le due disposizioni.
La Corte dei Conti ha quindi ritenuto erogabile l’incentivo:
qualora nel corso dell’esecuzione di un’opera pubblica o lavoro si renda necessario redigere, da parte del personale dipendente dall’Ente, una perizia di variante e suppletiva con incremento dell’importo dei lavori affidati, rientrante negli ambiti consentiti dalla norma vigente, con esclusione delle varianti determinate da errori di progettazione, con la specificazione che l’incentivo stesso deve essere correlato all’importo della perizia di variante
In altri termini, se l’incentivo è ispirato a una logica di premialità dell’efficienza non sembrano ricorrere ostacoli alla sua erogazione in assenza di difformità da tale parametro, come nel caso delle circostanze impreviste e imprevedibili di cui alle varianti in corso d’opera o delle prestazioni supplementari.
Chi effettua lavori di ristrutturazione del proprio immobile e vuole usufruire delle agevolazioni fiscali previste, deve fare anche la comunicazione Enea, analogamente a quanto già previsto per la riqualificazione energetica degli edifici.
Il 19 febbraio 2019 era il termine previsto per la trasmissione dei dati relativa ai lavori conclusi tra il 1° gennaio e il 21 novembre 2018; a causa di alcuni problemi al sito, è stata prorogate al 21 febbraio la scadenza prevista per beneficiare delle detrazioni fiscali del ristrutturazioni nella dichiarazione dei redditi.
A comunicarlo è una nota dell’Agenzia delle Entrate, in accordo con il ministero dello Sviluppo economico.
Con il Provvedimento del 6 febbraio 2019, n. 28213 l’Agenzia delle Entrate ha aggiornato le specifiche tecniche in riferimento al “bonus ristrutturazioni condominio“, ossia per il corretto invio della comunicazione dei dati relativi agli interventi di recupero del patrimonio edilizio effettuati su parti comuni di edifici residenziali all’Anagrafe tributaria.
Il Provvedimento, in sostituzione del precedente n. 19969 del 27 gennaio 2017, è stato predisposto in base a quanto previsto dall’art. 3 del decreto 1 dicembre 2016 del Mef: ossia all’obbligo di trasmissione all’Agenzia delle Entrate, da parte degli amministratori di condominio, di una comunicazione contenente i dati relativi alle spese sostenute nell’anno precedente dal condominio, con riferimento agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e riqualificazione energetica su parti comuni condominiali, nonché l’acquisto di mobili ed elettrodomestici destinati ad arredare tali spazi.
Il termine generale per l’invio della comunicazione da parte degli amministratori di condominio è il 28 febbraio 2019; si può derogare a tale termine solo nel caso in cui l’intero file inviato venga rigettato o si siano riscontrati errori nell’indicazione dei codici fiscali.
L’ANAC, l’autorità anticorruzione, ha messo in consultazione per l’aggiornamento, le linee guida n.4, di attuazione del dlgs n. 50/2016, recanti le:
procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici.
Si è reso necessario un ulteriore aggiornamento delle linee guida, in particolare a seguito della procedura d’infrazione aperta dall’UE e delle novità introdotte dalla legge di bilancio 2019, riguardo ai seguenti punti critici:
oneri di urbanizzazione a scomputo
Alcuni profili che potrebbero comportare la modifica delle linee guida n.4 sono quelli conseguenti le modifiche normative introdotte con la legge di bilancio 2019, articolo 1, comma 912.
In sostanza le novità introdotte coinvolgono il solo settore dei lavori pubblici consentendo per il 2019:
l’affidamento diretto, previa consultazione di 3 operatori, tra 40.000 euro e 150.000 euro (in luogo della procedura negoziata con 10 invitati)
l’affidamento con procedura negoziata previa consultazione di almeno 10 operatori economici tra 150.000 euro e 350.000 euro (in luogo della procedura negoziata con 15 invitati).
Sul punto l’Autorità ritiene opportuno inserire nelle Linee guida un riferimento al periodo transitorio introdotto dalla norma, specificando che per l’anno 2019, per gli affidamenti di lavori, valgono le soglie introdotte dalla legge 145/2018.
Inoltre, si ritiene utile chiarire il significato da attribuire alla locazione «affidamento diretto previa consultazione di tre operatori», atteso che in tale espressione sono accostati termini che connotano due procedure diverse: l’affidamento diretto e la procedura negoziata.
L’ANAC chiarisce che:
è chiaro che il riferimento sia all’affidamento diretto e che l’utilizzo del termine «consultazione» debba essere inteso come effettuato in senso a-tecnico con riferimento alla possibilità di procedere all’affidamento diretto anche senza richiedere due o più preventivi. Inoltre, si evidenzia che laddove il legislatore ha voluto fare riferimento alla procedura negoziata, l’ha denominata «procedura negoziata previa consultazione di almeno 10/5/15 operatori»
Sulla scorta di tali considerazioni, si ritiene che la procedura introdotta in via transitoria dalla disposizione in esame possa essere interpretata nel senso che:
per gli affidamenti tra 40.000 euro ed 150.000 euro , per l’anno 2019, è possibile ricorrere all’affidamento diretto previa richiesta di tre preventivi. Occorrerebbe, altresì, fornire indicazioni in ordine alle modalità di acquisizione dei suddetti preventivi, suggerendo alle stazioni appaltanti di adottare modalità idonee sulla base della tipologia e dell’importo dell’affidamento, nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità, e del principio di rotazione, ad esempio ricorrendo alla costituzione di elenchi di operatori economici da cui selezionare gli operatori a cui richiedere la presentazione del preventivo, oppure a indagini di mercato.
Vanno inoltre superate le criticità evidenziate nella lettera di messa in mora ed avvio della procedura di infrazione da parte della Commissione Europea, avente ad oggetto la possibilità dell’affidamento diretto delle opere a scomputo se singolarmente di importo inferiore alla soglia comunitaria.
Sul punto, la Commissione europea ha rilevato la possibilità che l’articolo 16, comma 2-bis, del dpr 380/2001 sia interpretato in senso incompatibile con la direttiva 2014/24/UE.
Per tali motivi, l’Autorità ritiene di intervenire in modifica del punto 2.2 delle Linee guida n.4, adottando la formulazione già sottoposta al vaglio del Consiglio di Stato che si è espresso sul punto, opere di urbanizzazione a scomputo, con parere n. 2942/2018.
Inoltre, si è ritenuto opportuno inserire, il nuovo punto 2.3 in cui chiarire l’applicazione dell’articolo 35, comma 11, del codice dei contratti pubblici. che stabilisce, in via di eccezione, quando un’opera prevista può dar luogo ad appalti aggiudicati per lotti separati.
Altra problematica emersa dalla lettera della Commissione UE riguarda l’esclusione automatica delle offerte anomale.
L’articolo 97, comma 8, del codice dei contratti pubblici stabilisce che per lavori, servizi e forniture, quando il criterio di aggiudicazione è quello del prezzo più basso e comunque per importi inferiori alle soglie di cui all’articolo 35, la stazione appaltante può prevedere nel bando l’esclusione automatica delle offerte che presentino un ribasso pari o superiore alla soglia di anomalia.
Secondo l’orientamento della Corte di Giustizia Europea, i principi comunitari vietano l’esclusione automatica delle offerte anormalmente basse nei contratti sotto-soglia che abbiano carattere transfrontaliero certo.
Pertanto l’ANAC in sede di revisione delle presenti Linee guida sul sotto-soglia potrebbe fornire un’interpretazione comunitariamente orientata della norma, nonché indicazioni interpretative, sulla base delle citate sentenze della Corte, al fine di individuare gli indicatori dell’interesse transfrontaliero certo, quali potrebbero essere l’importo dell’affidamento, le caratteristiche tecniche o la zona di esecuzione della prestazione.
Altra esigenza di modifica che deriva dalla legge di bilancio 2019 potrebbe attenere alla soglia di rilevanza individuata per il ricorso alla rotazione.
Al punto 3.7 delle linee guida n. 4, è stabilito che negli affidamenti di importo inferiore a 1.000 euro, è consentito derogare all’applicazione del principio di rotazione, con scelta, sinteticamente motivata, contenuta nella determinazione a contrarre o in atto equivalente.
La soglia scelta per la suddetta deroga era stata individuata con riferimento alla soglia prevista dalla normativa vigente per il ricorso al mercato elettronico della pubblica amministrazione, ad altri mercati elettronici istituiti ai sensi del medesimo articolo 328 o al sistema telematico messo a disposizione dalla centrale regionale di riferimento per lo svolgimento delle relative procedure.
Il comma 130 dell’art. 1 della citata legge 145/2018 prevede la modifica dell’articolo 1, comma 450, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, con innalzamento della relativa soglia a 5.000 euro.
Andrebbe pertanto valutata l’opportunità di innalzare a 5.000 euro anche la soglia introdotta nelle linee guida n. 4 con riferimento all’obbligo di rotazione. Tale modifica comporterebbe sicuramente una semplificazione, ma al tempo stesso, avrebbe un impatto significativo su un numero estremamente elevato di affidamenti di piccolo importo (sarebbe circa 4 milioni il numero medio annuo di affidamenti di importo inferiore a 5.000 euro).
L’ANCE, associazione nazionale costruttori edili, ha pubblicato una guida pratica, aggiornata a febbraio 2019, sugli indici ISA per l’edilizia.
Ricordiamo che recentemente l’Agenzia delle Entrate ha approvato i modelli definitivi per l’applicazione degli indici sintetici di affidabilità ﬁscale (ISA) per il periodo d’imposta 2018, oltre ad individuare i dati da comunicare per il periodo d’imposta 2019.
I 175 indici ISA da quest’anno subentrano agli studi di settori, per maggiori dettagli rimandiamo al precedente articolo di BibLus-net.
La guida pratica sugli indici ISA
Di seguito analizziamo gli aspetti principali degli indici ISA relativi al settore delle costruzioni/edilizia.
Cosa sono gli indici ISA e quali benefici comporta
Gli indici sintetici di affidabilità fiscale sono stati istituiti dal dl 50/2017 al fine di superare la logica degli studi di settore e favorire l’adeguamento spontaneo dei contribuenti, attribuendo loro forme di premialità al raggiungimento di determinati livelli di “affidabilità fiscale”.
Più basso sarà il valore dell’indice, minore sarà l’affidabilità fiscale del soggetto; più alto sarà il valore, maggiore sarà l’attendibilità fiscale del soggetto. A seconda dei diversi livelli di affidabilità conseguenti all’applicazione degli ISA, verranno riconosciuti, ai contribuenti, i seguenti benefici fiscali:
esonero dal visto di conformità per la compensazione di crediti non superiori a 50.000 euro annui ai fini IVA ed a 20.000 euro ai fini IRES ed IRAP
esonero dal visto di conformità (o dalla prestazione della garanzia) per i rimborsi IVA per un importo non superiore a 50.000 euro annui
esclusione dall’applicazione della disciplina delle società non operative di cui dell’art. 30 della legge 724/94
esclusione dagli accertamenti basati sulle presunzioni semplici, ai fini delle imposte sui redditi ed IVA
anticipazione di almeno 1 anno (con graduazione in funzione del livello di affidabilità) dei termini di decadenza per l’accertamento ai fini del reddito d’impresa ed IVA
esclusione della determinazione sintetica del reddito complessivo a condizione che il reddito complessivo accertabile non ecceda di due terzi il reddito dichiarato.
Sono obbligati ad applicare gli ISA e sono tenuti alla compilazione del modello ISA gli esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo che svolgono, come “attività prevalente”, una o più attività tra quelle per le quali è stato approvato un ISA e che non presentano una causa di esclusione.
Per “attività prevalente” s’intende l’attività dalla quale deriva, nel corso del periodo d’imposta, il maggiore ammontare di ricavi o di compensi. L’individuazione dell’attività prevalente è effettuata in riferimento a una stessa categoria reddituale.
Pertanto, se il contribuente svolge diverse attività, alcune delle quali in forma d’impresa e altre in forma di lavoro autonomo, rileva sia l’attività prevalente relativa al complesso delle attività svolte in forma di impresa sia l’attività prevalente relativa al complesso delle attività svolte in forma di lavoro autonomo.
In particolare, le attività economiche oggetto dell’ISA AG69U sono quelle relative ai seguenti codici ATECO:
39.00.01 – Attività di rimozione di strutture ed elementi in amianto specializzata per l’edilizia
Sono esclusi dall’applicazione degli ISA e dunque non sono tenuti alla compilazione del modello (salvo il caso previsto alla lettera f):
i contribuenti che hanno iniziato l’attività nel corso del periodo d’imposta
i contribuenti che hanno cessato l’attività nel corso del periodo d’imposta
i contribuenti che hanno dichiarato ricavi o compensi di ammontare superiore a euro 5 164 569. Per l’ISA AG69U, ai fini della determinazione del limite di esclusione dall’applicazione degli ISA, i ricavi devono essere aumentati delle rimanenze finali e diminuiti delle esistenze iniziali
i contribuenti che non si trovano in condizioni di “normale svolgimento dell’attività”
i contribuenti che si avvalgono del regime forfetario agevolato e del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità, e dei contribuenti che determinano il reddito con altre tipologie di criteri forfetari
i contribuenti che esercitano due o più attività di impresa, non rientranti nel medesimo ISA, se l’importo dei ricavi dichiarati relativi alle attività non rientranti tra quelle prese in considerazione dall’indice sintetico di affidabilità fiscale relativo all’attività prevalente, comprensivi di quelli delle attività complementari indicate, per ogni indice superi il 30% dell’ammontare totale dei ricavi dichiarati. Si fa presente che tali contribuenti pur non applicando l’ISA, sono tenuti alla compilazione del relativo modello comprensivo del prospetto multi-attività, per la sola acquisizione dati
i contribuenti con categoria reddituale (esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo) diversa da quella per la quale è stato approvato l’ISA
gli enti del terzo settore non commerciali che optano per la determinazione forfetaria del reddito di impresa (
le organizzazioni di volontariato e associazione di promozione sociale che applicano il regime forfettario
le imprese sociali, le società cooperative, le società consortili e consorzi che operano esclusivamente a favore delle imprese socie o associate e le società cooperative costituite da utenti non imprenditori che operano esclusivamente a favore degli utenti stessi
La guida pubblicata dall’ANCE chiarisce inoltre, passo dopo passo, come compilare l’apposito modello.
Campania – L.R. n. 59/2018 – “Norme in materia di tutela delle prestazioni professionali per attività espletate per conto dei committenti privati e di contrasto all’evasione fiscale“.
In risposta ad una istanza di interpello (n. 1/ 2019) avanzata dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), il Ministero del lavoro ha fornito utili chiarimenti circa i corsi di aggiornamento per professionisti:
RSPP (responsabili servizi prevenzione e protezione)
con la possibilità di istituire un unico corso con effetti abilitanti per diverse qualifiche professionali.
Quesiti CNI
Il CNI ha avanzato, nel dettaglio, i seguenti quesiti:
sia consentito organizzare un unico corso formativo valido sia quale aggiornamento per RSPP, ASPP e coordinatori per la sicurezza nei cantieri, sia quale aggiornamento per la qualifica di professionista antincendio, ex dlgs n. 139/2006 e dm 5 agosto 2011
sia possibile erogare tale corso sotto forma, da un lato, di aggiornamento per RSPP, ASPP e coordinatori per la sicurezza, e, contemporaneamente, dall’altro lato, quale convegno o seminario di aggiornamento per i professionisti antincendio
In pratica, viene chiesto se attraverso un unico corso formativo, e quindi un’unica sessione, sia possibile ottenere l’attestazione valida per diversi obblighi formativi e distinte qualifiche professionali.
Riferendosi al punto 9 dell’Allegato A dell’Accordo in sede di Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie Autonome di Trento e di Bolzano del 7 luglio 2016, viene disciplinato in modo specifico l’aggiornamento per responsabili e addetti dei servizi di prevenzione e protezione.
Alla luce di ciò, il Ministero chiarisce che:
ai fini dell’aggiornamento per RSPP e ASPP non sia valida la partecipazione a corsi di formazione finalizzati all’aggiornamento di qualifiche specifiche diverse, ad eccezione della partecipazione ai corsi di aggiornamento per formatori per la sicurezza sul lavoro, ai sensi del decreto interministeriale 6 marzo 2013 e a quelli per coordinatori per la sicurezza, ai sensi dell’Allegato XIV del dlgs. n. 81/2008;
ai fini dell’aggiornamento per coordinatori per la sicurezza il punto 9 dell’Accordo specifica che non sia valida la partecipazione a corsi di formazione finalizzati a qualifiche specifiche diverse, con le uniche eccezioni di quelli relativi all’aggiornamento per RSPP e ASPP
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Per determinare l’esclusione da una gara d’appalto occorre valutare se le soluzioni migliorative offerte dalla ditta aggiudicataria costituiscano o meno varianti; nel caso di miglioria che non comporta alcuna sostanziale modifica dei caratteri essenziali del progetto dell’Amministrazione, non vi è esclusione dalla gara.
Tuttavia, le valutazioni operate dalle stazioni appaltanti sulle offerte tecniche delle imprese, in quanto espressioni di discrezionalità tecnica, sono sottratte al giudizio di legittimità del Tar, a meno che non si tratti di conclusioni manifestamente illogiche, irrazionali, irragionevoli.
Questo è il chiarimento che arriva con la sentenza n. 54/2019 del Consiglio di giustizia amministrativa della regione Sicilia.
Il Consorzio Stabile X, società seconda classificata nella gara di appalto per l’aggiudicazione dei lavori di realizzazione di una strada cittadina, proponeva ricorso al TAR Sicilia contro la determinazione del Comune, recante l’aggiudicazione definitiva a favore del Consorzio Stabile Y.
La gara cui avevano partecipato 35 imprese, era stata svolta con procedura aperta, mediante il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
A detta della ricorrente, le migliorie offerte dalla ditta aggiudicataria costituirebbero vere e proprie “varianti” proposte, tra l’altro, senza l’ausilio di specifici elaborati grafici e calcoli esecutivi delle strutture e impianti interessati; laddove, invece, il disciplinare di gara prescriveva che:
la relazione tecnica dovrà comprendere una indicazione schematica delle migliorie proposte, criterio per criterio, con riferimento ai criteri e sub criteri previsti.
Secondo la società X, quindi, la mancanza di un’adeguata definizione progettuale delle migliorie proposte dalla società aggiudicataria avrebbe determinato il carattere incompleto, incerto e condizionato della sua offerta che, conseguentemente, andava esclusa dalla gara.
Il ricorso veniva respinto dal TAR in base alla seguente motivazione: le migliorie offerte dalla ditta aggiudicataria non costituirebbero vere e proprie “varianti” in quanto non è necessaria la progettazione esecutiva relativa a tali migliorie, visto che si trattava di forniture di opere strutturalmente già realizzate agevolmente acquisibili nel mercato.
il Consorzio Stabile Y ha infatti prodotto una relazione tecnica completa di tutti gli elementi atti a definire compiutamente l’offerta: la relazione riporta nel corpo della descrizione tutte le caratteristiche tecniche del prodotto come da specifica di capitolato, le modalità di posa in opera, la quantificazione e i vantaggi che ne derivano; un crono programma senza indicazione di tempi per evidenziare tutte le fasi lavorative; una relazione con indicazione schematica delle migliorie proposte con specifica allegazione di singole schede per ogni miglioria.
La società soccombente avanzava, quindi, ricorso in Appello presso il Consiglio di giustizia amministrativa per la regione siciliana.
La sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa
Il Consiglio di giustizia amministrativa per la regione siciliana conferma quanto stabilito dai giudici di primo grado circa la non condivisibilità della tesi secondo cui le migliorie offerte dall’aggiudicataria avrebbero costituito in realtà delle vere e proprie varianti, e come tali vietate.
In particolare, in riferimento alla miglioria relativa alla sostituzione della vasca in cemento armato di compensazione delle acque meteoriche con moduli prefabbricati, viene precisato che non realizza alcuna sostanziale modifica dei caratteri essenziali del progetto esecutivo dell’Amministrazione, rientrando nelle possibili proposte migliorative ammesse dal disciplinare di gara.
Secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale, infatti, la differenza tra varianti e soluzioni migliorative apportate dall’impresa al progetto posto a base di gara risiede sull’intensità e sul grado delle modifiche introdotte.
Differenza tra variante e soluzioni migliorative
Le soluzioni migliorative (o “varianti progettuali migliorative”) hanno ad oggetto gli aspetti tecnici lasciati aperti a diverse soluzioni sulla base del progetto posto a base di gara, e possono essere sempre e comunque introdotte in sede di offerta; possono, inoltre, essere considerate proposte migliorative tutte quelle precisazioni, integrazioni e migliorie che sono finalizzate a rendere il progetto prescelto meglio corrispondente alle esigenze della stazione appaltante, senza tuttavia alterare i caratteri essenziali delle prestazioni richieste (Cons. Stato, Sez. V, 10/1/2017, n. 42; 16/4/2014, n. 1923).
Le varianti, invece, si sostanziano in modifiche del progetto dal punto di vista tipologico, strutturale e funzionale, per la cui ammissibilità è necessaria una previa manifestazione di volontà della stazione appaltante, mediante preventiva autorizzazione contenuta nel bando di gara e l’individuazione dei relativi requisiti minimi che segnano i limiti entro i quali l’opera proposta dal concorrente costituisce un aliud rispetto a quella prefigurata dalla stazione appaltante (cfr., Cons. St., sez. V, 20 febbraio 2014, n. 814; Id., sez. V, 24 ottobre 2013, n. 5160).
Nel caso in esame, il giudice amministrativo ha concordato con la stazione appaltante nel ritenere che la proposta di utilizzare elementi prefabbricati non realizzasse alcuna sostanziale modifica dei caratteri essenziali del progetto esecutivo dell’Amministrazione: in base alla consulenza tecnica prodotta dall’aggiudicataria, si evince la corrispondenza qualitativa, dimensionale e funzionale della vasca prefabbricata offerta dalla vincitrice (con conseguente riduzione dei tempi di esecuzione dell’intervento) a quella contemplata nel progetto dell’Amministrazione.
Le due strutture si differenzierebbero unicamente nelle loro rispettive modalità di realizzazione: la prima, a mezzo di moduli prefabbricati in cemento; la seconda mediante gettata di cemento in loco.
Il Collegio conclude affermando che:
La giurisprudenza, invero, è uniforme nel ritenere che le valutazioni operate dalle commissioni di gara sulle offerte tecniche delle imprese, in quanto espressioni di discrezionalità tecnica, siano sottratte al sindacato di legittimità del Giudice amministrativo, a meno che non siano manifestamente illogiche, irrazionali, irragionevoli, arbitrarie…
I motivi del ricorso devono, quindi, essere giudicati inammissibili.
Pubblicata il 7 febbraio la revisione 2019 della UNI/TS 11300-2 con oggetto:
Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 2: Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale, per la produzione di acqua calda sanitaria, per la ventilazione e per l’illuminazione in edifici non residenziali
Schema di impianto di recupero di calore dai reflui di scarico delle docce
Se c’è contemporaneità tra scambio e prelievo è possibile recuperare energia termica che diventa una riduzione dei fabbisogni di acqua calda sanitaria.
Questo risparmio fondamentalmente si attua attraverso un fattore riduttivo, il coefficiente di recupero, Cr, che valuta la percentuale di energia termica risparmiata grazie alla presenza dello scambiatore che preriscalda l’acqua che alimenta le docce utilizzando quella calda scaricata.
Il coefficiente di recupero Cr è dato dal prodotto fra l’efficienza media annuale dello scambiatore, ε (in assenza di dati dichiarati si assume 0,3), un coefficiente correttivo dell’efficienza che tiene in considerazione i transitori iniziali e le perdite di distribuzione, Cs (pari a 0,85) e un coefficiente che tiene in considerazione del possibile utilizzo di vasche oltre alle docce, Cc (che in assenza di vasche è pari 1).
Inoltre questa revisione non rientra nel processo di recepimento delle nuove norme EN che è attualmente in corso e sarà effettuato tramite la redazione di specifici allegati nazionali e una serie di moduli aggiuntivi che costituiranno il nuovo pacchetto UNI/TS 11300.
Come previsto dal dm 26 giugno 2015 (requisiti minimi), il suddetto aggiornamento, sebbene già in vigore, si applicherà a decorrere da 90 giorni dalla data della pubblicazione, quindi a partire dall’8 maggio 2019.
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Le “varianti edilizie in senso proprio” sono soggette al permesso di costruire in variante; le “varianti edilizie essenziali”, invece, al rilascio del permesso a costruire del tutto nuovo ed autonomo rispetto a quello originario.
Nuovi chiarimenti arrivano dal Tar Campania con la recente sentenza n. 204/2019 in merito alla differenza tra varianti edilizie essenziali e varianti edilizie in senso proprio, e relativo titolo edilizio (vedi anche articolo BibLus-net: La traslazione di un fabbricato rispetto al progetto assentito è una variazione essenziale).
Il caso in esame riguarda il ricorso avanzato da alcuni comproprietari di un’unità abitativa nei confronti del Comune per l’annullamento del permesso di costruire in variante con cui era stato assentito il completamento di un fabbricato per civile abitazione.
In particolare, a detta dei ricorrenti, il Comune aveva rilasciato il permesso gratuito (senza oneri di urbanizzazione) per il “completamento fabbricato per civile abitazione” quando, in realtà, si trattava di un intervento di nuova costruzione, con completamento del primo piano (secondo livello) e realizzazione di un terzo livello, con copertura a falda inclinata, in violazione delle prescrizioni di zona.
I giudici campani accolgono il ricorso presentato dai comproprietari. Il permesso di costruire impugnato assentiva la realizzazione di un terzo livello, con copertura a falda inclinata, avente caratteristiche abitative e, comunque, comportante realizzazione di ulteriore volumetria: c’è, quindi, una palese variante edilizia essenziale!
Sia dalla relazione tecnica d’accompagnamento al progetto che dagli elaborati grafici si desume, infatti, che l’intervento consiste, tra l’altro, nella sopraelevazione del fabbricato (edificazione ex novo del terzo livello), comportante incremento d’altezza e di volumetria, nonché modifica dei prospetti, dato che il fabbricato esistente si sviluppava su due livelli, con copertura piana a lastrico.
Al riguardo, i giudici campani specificano che:
mentre le “varianti in senso proprio“, ovvero le modificazioni qualitative o quantitative di non rilevante consistenza rispetto al progetto approvato, tali da non comportare un sostanziale e radicale mutamento del nuovo elaborato rispetto a quello oggetto di approvazione, sono soggette al rilascio di permesso in variante, complementare ed accessorio, anche sotto il profilo temporale della normativa operante, rispetto all’originario permesso a costruire, le “varianti essenziali“, ovvero quelle caratterizzate da incompatibilità quali–quantitativa con il progetto edificatorio originario rispetto ai parametri indicati dall’art. 32 TUE, sono soggette al rilascio di permesso a costruire del tutto nuovo ed autonomo rispetto a quello originario e per il quale valgono le disposizioni vigenti al momento di realizzazione della variante (Cassazione penale, Sez. III, 13/06/2018, n. 34148).
Varianti edilizie essenziali
Ai sensi del comma 1 lett. b), art. 32 (Determinazione delle variazioni essenziali) delle del dpr 380/2001, si considerano varianti edilizie essenziali quelle che
Fermo restando quanto disposto dal comma 1 dell’articolo 31, le regioni stabiliscono quali siano le variazioni essenziali al progetto approvato, tenuto conto che l’essenzialità ricorre esclusivamente quando si verifica una o più delle seguenti condizioni:
Nel caso in esame, l’intervento assentito con il permesso di costruire impugnato ha comportato un aumento consistente della cubatura essendo prevista la sopraelevazione di un piano, mansardato, in più, indipendentemente dalla sua destinazione abitativa.