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Timestamp: 2020-07-15 06:28:01+00:00
Document Index: 91245793

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 13', 'art. 9', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2']

La Centrale d’Allarme Interbancaria, la revoca di sistema e la responsabilità solidale della banca | Studio Legale Tidona e Associati | Diritto Bancario e Finanziario
7 Giugno 2011 In Diritto bancario
La Centrale d’Allarme Interbancaria e la revoca di sistema
La Legge n. 386/1990 ha istituito presso la Banca d’Italia un archivio informatizzato degli assegni bancari e postali e delle carte di pagamento irregolari (art. 10 bis): la c.d. Centrale d’Allarme Interbancaria.
L’iscrizione nella Centrale d’Allarme del nominativo del traente di assegni senza autorizzazione o provvista è effettuata dal trattario :
b) nel caso di difetto di provvista, quando è decorso il termine di sessanta giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione del titolo senza che il traente abbia fornito la prova dell’avvenuto pagamento (l’iscrizione del nominativo del traente nell’archivio non può aver luogo però se non sono decorsi almeno dieci giorni dalla data di ricevimento della comunicazione contenente il preavviso di revoca).
Con l’iscrizione nell’archivio della Centrale d’Allarme Interbancaria tutti gli istituti bancari che accedono al sistema centrale (attraverso le rispettive sezioni remote indicate dall’art. 13 del D.M. n. 458/2001 e con gli accordi di cui agli artt. 11 e 12 del Regolamento della Banca d’Italia del 29 gennaio 2002) devono provvedere alla revoca di qualsiasi autorizzazione in essere con chi abbia emesso irregolarmente assegni senza autorizzazione o provvista ed hanno il divieto di concludere nuove convenzioni di assegno per il periodo di sei mesi, ed anche la proibizione di pagare gli assegni emessi nel periodo di interdizione, a prescindere dall’esistenza della provvista.
Relativamente al soggetto passivo nei cui confronti opera la revoca di sistema derivante dall’iscrizione in Centrale d’Allarme Interbancaria l’art. 9 Legge Assegno prevede che la stessa sia diretta al traente.
L’art. 5 del D.M. giustizia n. 458/2001 ha precisato che:
b) nell’ipotesi di firma da parte del delegato di traenza il trattario deve trasmettere i dati relativi al soggetto delegante;
c) nel caso in cui l’assegno sia emesso in nome e per conto di un ente, anche privo di personalità giuridica, il trattario è tenuto a trasmettere i dati dell’ente medesimo;
d) qualora il traente non sia identificabile il trattario non deve effettuare nessuna trasmissione di dati all’archivio.
È evidente quindi che il trattario dovrà verificare innanzitutto se l’assegno sia stato sottoscritto con la spendita o meno della delega o rappresentanza sottostante, oppure se l’assegno sia stato tratto in prima persona (ovviamente, in tal caso, senza l’apposizione del timbro della società o ente, altrimenti essendovi la spendita del nome del rappresentato). Caso frequente in ipotesi di traenza in nome e per conto di una persona fisica, in cui il rappresentante (delegato di traenza) sottoscrive l’assegno senza spendere la procura.
Il trattario dovrà altresì trasmettere i dati relativi ai moduli di assegno non restituiti, dopo la revoca dell’autorizzazione ovvero dopo l’applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie e accessorie applicate per l’emissione di assegni bancari e postali emessi senza autorizzazione o provvista.
Con il preavviso di revoca il trattario comunica al traente che, scaduto il termine di sessanta giorni dalla data di scadenza della presentazione del titolo senza che abbia fornito la prova dell’avvenuto pagamento del titolo – oltre gli interessi, una penale del 10% del valore facciale del titolo e le eventuali spese per il protesto o per la constatazione equivalente -, il suo nominativo sarà iscritto nell’archivio della Centrale d’Allarme Interbancaria, prevista all’articolo 10-bis della Legge n. 386/1990, e che dalla stessa data gli sarà revocata ogni autorizzazione (per l’intero sistema) ad emettere assegni.
La comunicazione si ha per effettuata ove consti l’impossibilità di eseguirla presso il domicilio eletto. Eventuali variazioni del domicilio eletto devono essere comunicate dal cliente con una dichiarazione presentata direttamente alla banca o all’ufficio postale, ovvero mediante telegramma o lettera raccomandata con avviso di ricevimento, o con altro mezzo concordato dalle parti, di cui sia certa la data di ricevimento.
Se la comunicazione non sia effettuata entro il termine di dieci giorni dalla data di presentazione del titolo al pagamento, il trattario è obbligato a pagare gli assegni emessi dal traente dopo tale data e fino al giorno successivo alla comunicazione, anche se manchi o sia insufficiente la provvista, nel limite di lire venti milioni (ora € 10.329.14) per ogni assegno.
La Legge n. 386/1990 ha quindi previsto una responsabilità solidale del trattario (che si aggiunge a quella del traente) che omette o ritarda l’iscrizione nell’archivio di cui all’articolo 10-bis della Legge n. 386/1990, ovvero che autorizza il rilascio di moduli di assegni in favore di persona il cui nominativo risulta iscritto nell’archivio.
È quindi obbligo delle banche e degli Uffici postali effettuare la consultazione dell’archivio della Centrale d’Allarme Interbancaria prima di procedere alla consegna di carnet di assegni alla clientela. La consultazione nell’archivio è soggetta, per ragioni di sicurezza e futuro controllo, a registrazione, con indicazione del nominativo consultato, del motivo e dell’esito della consultazione.
In particolare, la banca sarà responsabile anche nell’ipotesi in cui il ritardo o l’omissione dipenderà dall’avere inviato il preavviso di revoca ad un domicilio errato o diverso rispetto a quello indicato dal cliente, oppure per averlo inviato oltre i termini di Legge.
In una recente sentenza il Giudice di pace di Chiavari (sentenza n. 359 del 29 aprile 2010) ha affermato che “in caso di emissione di un assegno in difetto di provvista (“a vuoto”), l’istituto di credito (sia esso una Banca o Poste Italiane S.p.A.) è tenuto ad iscrivere il nominativo del traente nell’archivio della Centrale Allarme Interbancaria per rendere noto il pagatore inaffidabile e inibirgli per sei mesi la possibilità di emettere altri assegni (art. 2); ove ciò non avvenga, l’istituto di credito è obbligato a pagare tutti gli assegni che vengano emessi successivamente al primo in difetto di provvista, oltre a subire la condanna al pagamento di una sanzione pecuniaria per non aver, nell’esercizio della sua funzione di natura pubblicistica, diligentemente vigilato e, quindi, non aver garantito la sicurezza e la fiducia degli utenti finali nella circolazione degli assegni, (oltre alle spese processuali)”.
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