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Timestamp: 2014-07-29 22:53:54+00:00
Document Index: 142107771

Matched Legal Cases: ['art. 378', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 325', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 190', 'art. 24', 'art. 378', 'art. 155', 'art. 98', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 416', 'art. 155', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 155', 'art. 2963', 'art. 155', 'art. 2963', 'art. 163', 'art. 155', 'art. 416', 'art. 2963', 'art. 155', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 155', 'art. 155']

Il Legalino - Principi di giurisprudenza adottati per il calcolo dei termini legali
IL LEGALINO
DI GIURISPRUDENZA ADOTTATI IN
"TERMINATORE" Nel giudizio di legittimita', ai fini del computo del termine di cinque giorni prima dell'udienza, concesso alle parti dall'art. 378 c.c. per la presentazione di memorie, il giorno dell'udienza assume il valore del momento iniziale e resta fuori del periodo utile mentre il quinto
giorno costituisce il momento terminale, e deve essere computato in base al principio generale di cui agli art. 155 c.c. e 2963 c.c., secondo cui del
"dies a quo" non si tiene conto e si considera invece il "dies ad quem". Cassazione civile sez. lav., 23 febbraio 1998, n. 1926 Giust. civ. Mass. 1998, 407 Foro it. 1998,I,2200 osservazione (CAPONI) Il termine annuale per l'appello deve computarsi applicando il criterio di
cui all'art. 155 comma 2 c.p.c. ed aggiungendo un termine pari a quello intercorrente tra il 1 agosto e il 15 settembre (di 46 giorni). Consiglio Stato sez. IV, 5 ottobre 1998, n. 1278 Foro amm. 1998,fasc. 10 (s.m.) Cons. Stato 1998,I,1499 Qualora il giorno di scadenza del termine breve per appellare previsto dall'art. 325 c.p.c. sia festivo, la scadenza viene prorogata, come per tutti i termini processuali, al giorno seguente non festivo, a norma dell'art. 155, comma ultimo, del codice di rito. Peraltro, il carattere di "festivita'" viene determinato in base alla l. n. 260 del 1949 e successive modificazioni. La ricorrenza della festa del Santo Patrono della citta' non e' considerata nell'elenco delle festivita'. Ne' la circostanza che in tale ricorrenza l'ufficio postale non
distribuisca la corrispondenza puo' determinare la eccezionale proroga accordata dal predetto art. 155 c.p.c., in quanto, come affermato anche dalla Corte cost. (sent. n. 80 del 1967), l'orario dei pubblici uffici, che il privato ha l'onere di conoscere per una diligente cura dei propri interessi, non incide sul diritto di
difesa. Cassazione civile sez. I, 14 dicembre 1998, n. 12533 Giust. civ. Mass. 1998,2574 La sostituzione dell'originario disposto normativo di cui all'art. 190 c.p.c. (che prevedeva, per la comunicazione delle comparse conclusionali e delle memorie di replica, i termini di dieci e cinque giorni "liberi" prima dell'udienza di discussione) per effetto della novella di cui all'art. 24 della legge n. 353 del 1990 (che non contiene piu' menzione alcuna di termini "liberi") ha fatto venir meno il fondamento normativo della tesi secondo la quale i cinque giorni previsti dall'art. 378 c.p.c. per il deposito delle memorie in sede di giudizio di legittimita' dovessero intendersi come "liberi" (in armonia, appunto, con le abrogate disposizioni concernenti il deposito di memorie e comparse nel giudizio di merito), con la conseguenza che la norma citata non puo' che essere, oggi, interpretata alla luce del criterio generale di cui all'art. 155 c.p.c., secondo il quale non vanno conteggiati il giorno e l'ora
iniziali, computandosi, viceversa, quelli finali. Cassazione civile sez. III, 4 novembre 1997, n. 10797 Giust. civ. Mass. 1997,2069 In tema di opposizione allo stato passivo del fallimento, ai fini della verifica della tempestivita' della costituzione del creditore, che ai
sensi dell'art. 98 l. fall. deve avvenire "almeno cinque giorni prima dell'udienza" fissata dal giudice delegato, e' da considerare, come dies a quo il giorno dell'udienza, che percio' va escluso dal computo, secondo il principio generale stabilito dal
comma 1 dell'art. 155. c.p.c., e come dies ad quem il quinto giorno anteriore all'udienza stessa, che invece va computato,
non essendo espressamente previsto, dalla suddetta norma, che si tratti di termine
libero. Cassazione civile sez. I, 28 marzo 1997, n. 2807 Giust. civ. Mass. 1997, 498 Ai fini della tempestiva costituzione del convenuto, in mancanza di una espressa indicazione normativa sul computo dei termini, i 20 giorni prima dell'udienza di prima comparizione non devono essere intesi come giorni liberi, ma debbono essere conteggiati secondo la regola generale di cui all'art. 155 c.p.c. in base alla quale "dies a quo non computatur in termino". Trattandosi poi, per la costituzione del convenuto, di termini da computarsi a ritroso, deve essere considerato "dies a quo" il giorno della prima udienza, mentre
l'ultimo giorno utile per la costituzione rappresenta il "dies ad quem". Tribunale Milano, 2 luglio 1996 Giur. it. 1997,I,2, 305 nota (DALMOTTO) Ai fini della verifica della tempestivita' della costituzione del convenuto, che nelle controversie soggette
al rito del lavoro deve avvenire, ai sensi dell'art. 416, comma 1, c.p.c., "almeno dieci giorni prima della udienza", e' da considerare come dies a quo il giorno dell'udienza, che percio' va escluso dal
computo secondo il principio generale dell'art. 155 c.p.c., e come dies ad quem il decimo giorno anteriore
all'udienza stessa, che invece va computato, non essendo espressamente previsto dalla norma che si tratti di termine libero. Cassazione civile sez. lav., 3 gennaio 1995, n. 26 Giust. civ. Mass. 1995, 4 Il termine processuale (nella specie, termine per la notifica del ricorso in cassazione) che ha inizio durante la sospensione feriale dei termini, si computa dal giorno immediatamente successivo allo spirare del periodo di sospensione e cioe' dal 16 settembre (e non dal 17 settembre). Cassazione civile sez. II, 25 giugno 1994, n. 6116 Foro it. 1995,I, 873 Giur. it. 1995,I,1, 437 Con riguardo a controversie soggette all'operativita' della sospensione dei termini processuali in periodo feriale, la notificazione della sentenza durante il periodo - dall'1 agosto al 15 settembre di ogni anno - della sospensione stessa ha l'effetto, in applicazione del disposto dell'art. 1 della l. 7 ottobre 1969 n. 742, di differire l'"inizio" del termine breve d'impugnazione alla "fine" del detto periodo, con la conseguenza che, nulla innovando
tale norma sui criteri di computo dei termini quali risultano regolati dall'art. 155 c.p.c., il detto "inizio" coincide col giorno 16 settembre, che, pertanto, e' anche il primo del detto termine breve, si' da dover essere nel medesimo computato. Cassazione civile sez. II, 25 giugno 1994, n. 6116 Giust. civ. Mass. 1994,fasc. 6 (s.m.) Le norme sull'ordinamento del pubblico impiego non stabiliscono particolari modalita' di computo dei termini, nell'adozione dei provvedimenti di "status", per cui vanno applicate in materia le disposizioni degli art. 2963 c.c. e 155 c.p.c., che hanno validita' generale ed in forza dei quali il computo dei giorni deve essere effettuato secondo il calendario comune, cioe' in modo continuo, mentre il computo a mesi puo' essere effettuato solo quando il tempo viene espresso con l'unita' temporale
mese e non quando e' espresso con l'unita' temporale giorno, osservandosi comunque il calendario comune (art. 155 comma 2 c.p.c.) con i criteri indicati dall'art. 2963 comma 4 e 5 c.c.). Corte Conti sez. contr., 26 maggio 1992 n. 32, Riv. corte conti 1992, fasc.3,11. Cons. Stato 1992, II,1357. Se la legge solo in alcune ipotesi prescrive giorni liberi (ad es. art. 163 bis e 190 c.p.c.), non puo' questo principio applicarsi in tutti i
casi in cui l'atto considerato debba compiersi prima di un dato momento. Pertanto, ai sensi dell'art. 155 c.p.c., il termine di 10 giorni, fissato dall'art. 416 c.p.c.,
va calcolato a partire dal giorno immediatamente antecedente alla udienza e, continuando a ritroso, fino al decimo di scadenza del termine che va computato nel calcolo. Tribunale Rossano 27 aprile 1992, Informazione previd. 1992, 613. Il principio desumibile, dagli art. 2963 comma 2 c.c. e 155 comma 1 c.p.c., secondo cui il giorno iniziale del termine non deve essere computato, ha portata generale e trova applicazione anche per il calcolo dei termini decorrenti dalla data di entrata in vigore dei provvedimenti legislativi di specifica deroga, deve essere computato secondo il generale principio. Consiglio Stato
sez.V 29 ottobre 1992 n. 1112, Foro amm. 1992, fasc.10. La regola che un termine fissato a mesi deve essere computato secondo il calendario comune, posta dagli art. 155, comma 2 c.p.c. e 2963, comma 1, c.c., configura espressione di un principio generale, applicabile, in difetto di diversa previsione, tanto in materia
processuale quanto in materia sostanziale. Pertanto, nel caso di assunzione in prova del lavoratore subordinato, per un periodo stabilito in mesi, resta esclusa la possibilita' di determinare tale periodo, anziche' alla stregua del calendario, con il calcolo dei soli giorni di effettiva attivita' lavorativa, e quindi aggiungendo ai mesi di calendario tutti i giorni nei quali, per qualunque ragione (nella specie, per ferie), sia mancata
la prestazione, ostandovi l'inequivoca espressione letterale della contrattazione, che non autorizza una siffatta deroga al richiamato principio sul computo dei termini, e tenuto conto che una tale
determinazione comporterebbe l'illegittimita', in relazione al periodo massimo stabilito dall'art. 10 della legge n. 604 del 1966, della pattuizione che prevedesse un periodo di prova di sei mesi. Cassazione civile
sez. lav., 12 settembre 1991 n. 9536, Giust. civ. Mass. 1991, fasc. 9 Il termine breve di sessanta giorni per la proposizione del ricorso per cassazione, quando la sentenza impugnata sia stata notificata nel periodo di sospensione feriale dei termini, ai sensi della l. 7 ottobre 1969 n. 742, inizia a decorrere dal 16 settembre e scade il 14 novembre. Cassazione civile, sez. II, 1 agosto 1990 n. 7720, Giust. civ. Mass. 1990, fasc. 8 Trattandosi di termine "a ritroso" nel quale cioe' la legge pone come
momento iniziale del calcolo il "dies a quem", anziche' il "dies a quo", il termine previsto dall'art. 3 legge n. 392 del 1978 per la comunicazione della disdetta nelle locazioni di immobili abitativi va calcolato, in base ai principi di cui agli art. 155 c.p.c. e 2963 c.c., senza tener conto del "dies a quem" (coincidente con la data di scadenza contrattuale invocata e punto iniziale del calcolo) e computando, invece, il "dies a quo" (capo o punto fermo del calcolo), il quale deve, pertanto, considerarsi ricompreso nel termine semestrale dilatorio di disdetta ed inutile ai fini della valida proposizione. Corte appello Bari 28 novembre 1988, Foro it. 1990, I,1588 (nota). Il termine annuale d'impugnazione (che per le sentenze emesse nel rito del lavoro decorre dal deposito delle medesime, anziche' dalla lettura in udienza del dispositivo) va computato, ai sensi dell'art. 155 c.p.c., secondo il calendario comune, con la conseguente irrilevanza del fatto che in esso sia compreso il mese di febbraio di un anno bisestile. Cassazione civile, sez. un., 29 marzo 1989 n. 1547, Giust. civ. Mass. 1989, fasc. 3 Torna alla
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Ultimo aggiornamento 02-05-10