Source: http://anclsu.com/quesiti/1924/lavoro-intermittente-in-edilizia.html
Timestamp: 2018-07-17 21:00:35+00:00
Document Index: 94870069

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 55', 'art. 13', 'art. 55', 'art. 55']

08 novembre 2017 - Edilizia - CCNL applicato:Edili Artigiani
esistono condizioni ostative alla stipula di un contratto di lavoro a chiamata tra azienda edile artigiana e lavoratore con più di 55 anni di età?
Per fornire un adeguata risposta al quesito, è necessario esaminare celermente le disposizioni di riferimento. Il contratto di lavoro intermittente è definito dalla legge come un contratto «mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa in modo discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi» ed in mancanza di questi «i casi di utilizzo del lavoro intermittente sono individuati con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali» (cfr. art. 13, comma 1, D.lgs. 15 giugno 2015, n. 81). Il contratto di lavoro intermittente può essere stipulato «con soggetti con meno di 24 anni di età, purché le prestazioni lavorative siano svolte entro il venticinquesimo anno, e con più di 55 anni» (cfr. art. 13, comma 2, D.lgs. 15 giugno 2015, n. 81).
Il contratto collettivo applicato dall’azienda è quello del settore edilizia artigiana che, rispetto al lavoro intermittente prevede che «sono considerati lavori discontinui o di semplice attesa o custodia quelli elencati nella tabella approvata con R.D. 6 dicembre 1923, n. 2657 e nei successivi provvedimenti aggiuntivi o modificativi». Il contratto collettivo nulla prevede relativamente al limite di età.
Pertanto, rispetto al quadro normativo di riferimento sopra delineato, sarà possibile per l’azienda assumere un lavoratore con contratto di lavoro intermittente con più di 55 anni di età, come previsto dall’art. 13, comma 2, D.lgs. 15 giugno 2015, n. 81 ma solo nei casi in cui il suddetto lavoratore dovrà svolgere le mansioni indicate dal R.D. n. 2657 del 6 dicembre 1923.
La attuale vigenza del R.D. n. 2657 del 1923 è stata confermata dal Ministero del lavoro già con il D.M. del 23 ottobre 2004 stabilendo che «è ammessa la stipulazione di contratti di lavoro intermittente con riferimento alle tipologie di attività indicate nella tabella allegata al Regio decreto 6 dicembre 1923, n. 2657».
Resta da capire ora se il D.M. del 23 ottobre 2004 è ancora in vigore atteso che il D.lgs. n. 81/2015 ha previsto all’art. 13, comma 1 che «i casi di utilizzo del lavoro intermittente sono individuati con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali». L’art. 55, comma 3, D.lgs. 15 giugno 2015, n. 81 prevede che «sino all'emanazione dei decreti richiamati dalle disposizioni del presente decreto legislativo, trovano applicazione le regolamentazioni vigenti». Dal combinato disposto tra l’art. 13, comma 1 e l’art. 55, comma 3 dovrebbe dedursi che il D.M. del 23 ottobre 2004 che richiama il R.D. n. 2657 del 1923 è ancora in vigore.
In risposta all’interpello n. 10 del 21 marzo 2016 presentato da Federalberghi, infatti, il Ministero del lavoro ha ribadito che tale decreto «è da considerarsi ancora vigente proprio in forza della disposizione di cui all’art. 55, comma 3, del D.Lgs. n. 81/2015 e, di conseguenza, è evidentemente possibile rifarsi alle ipotesi indicate dal R.D. n. 2657 del 1923 al fine di attivare prestazioni di lavoro intermittente».