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Timestamp: 2018-06-19 05:34:22+00:00
Document Index: 33652678

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 27', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 316', 'art. 316', 'art. 640', 'art. 640', 'art. 640', 'art. 320', 'art. 319', 'art. 322', 'art. 317', 'art. 322', 'art. 24', 'art. 7', 'art. 491', 'art. 615', 'art. 615', 'art. 615', 'art. 617', 'art. 617', 'art. 635', 'art. 635', 'art. 635', 'art. 635', 'art. 25', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 453', 'art. 454', 'art. 455', 'art. 457', 'art. 459', 'art. 460', 'art. 461', 'art. 464', 'art. 25', 'art. 3', 'art. 2625', 'art 25', 'art. 3', 'art. 270', 'art. 270', 'art. 25', 'art. 8', 'art. 583', 'art. 25', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 600', 'art. 601', 'art. 602', 'art. 600', 'art. 600', 'art. 600', 'art. 600', 'art. 600', 'art. 25', 'art. 9', 'art. 184', 'art. 185', 'art. 10', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 291', 'art. 74', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 25', 'art. 9', 'art. 300', 'art. 589', 'art. 590', 'art. 25', 'art. 63', 'art. 648', 'art. 648', 'art. 648', 'art. 28', 'art. 29', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 25', 'art. 187', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 25', 'art. 10', 'art. 39', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 46', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 10', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 20', 'art. 13', 'art. 20', 'art. 13', 'art. 16', 'art. 15', 'art. 26', 'art. 56', 'art. 27', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 56', 'art. 38', 'art. 28', 'art. 29', 'art. 30', 'art. 31', 'art. 17', 'art. 31', 'art. 11', 'art. 32', 'art. 30', 'art. 20', 'art. 33']

DOCUMENTO DESCRITTIVO DEL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX D.LGS. 231/2001 DI SILF SOCIETA ITALIANA LEASING E FINANZIAMENTI S.P.A. - PDF
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1 MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX D.LGS. 231/2001 DOCUMENTO DESCRITTIVO DEL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX D.LGS. 231/2001 DI SILF SOCIETA ITALIANA LEASING E FINANZIAMENTI S.P.A.
2 INDICE PARTE GENERALE... 4 CAPITOLO 1 DESCRIZIONE DEL QUADRO NORMATIVO INTRODUZIONE NATURA DELLA RESPONSABILITÀ AUTORI DEL REATO: SOGGETTI IN POSIZIONE APICALE E SOGGETTI SOTTOPOSTI ALL ALTRUI DIREZIONE FATTISPECIE DI REATO APPARATO SANZIONATORIO DELITTI TENTATI VICENDE MODIFICATIVE DELL ENTE REATI COMMESSI ALL ESTERO PROCEDIMENTO DI ACCERTAMENTO DELL ILLECITO MODELLI DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO CODICI DI COMPORTAMENTO PREDISPOSTI DALLE ASSOCIAZIONI RAPPRESENTATIVE DEGLI ENTI SINDACATO DI IDONEITÀ CAPITOLO 2 ELEMENTI DEL MODELLO DI GOVERNANCE E DELL ASSETTO ORGANIZZATIVO GENERALE DELLA SOCIETA IL GRUPPO UBI BANCA SOCIETÀ ITALIANA LEASING E FINANZIAMENTI S.P.A MODELLO DI GOVERNANCE DI SILF ASSETTO ORGANIZZATIVO DI SILF CAPITOLO 3 MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DI SILF IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DI SILF E LA METODOLOGIA SCELTA PER LA DEFINIZIONE E L AGGIORNAMENTO DELLO STESSO Identificazione delle aree di rischio Rilevazione della situazione esistente (as-is) Gap analysis e piano di azione (action plan) Disegno del modello di organizzazione, gestione e controllo CAPITOLO 4 L ORGANISMO DI VIGILANZA AI SENSI DEL D.LGS. 231/ L ORGANISMO DI VIGILANZA DI SILF PRINCIPI GENERALI IN TEMA DI ISTITUZIONE E NOMINA DELL ORGANISMO DI VIGILANZA FUNZIONI E POTERI DELL ORGANISMO DI VIGILANZA VERIFICHE E CONTROLLI SUL MODELLO OBBLIGHI DI INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DELL ORGANISMO DI VIGILANZA FLUSSI INFORMATIVI Invio delle segnalazioni - Raccolta e conservazione delle informazioni Reporting dell Organismo di Vigilanza verso gli organi societari CAPITOLO 5 SISTEMA DISCIPLINARE FUNZIONE DEL SISTEMA DISCIPLINARE MISURE NEI CONFRONTI DI LAVORATORI SUBORDINATI Violazioni del Modello e relative sanzioni MISURE NEI CONFRONTI DEI COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE MISURE NEI CONFRONTI DEI SINDACI MISURE NEI CONFRONTI DI PARTNER COMMERCIALI, AGENTI, PROMOTORI FINANZIARI, CONSULENTI, COLLABORATORI CAPITOLO 6 PIANO DI FORMAZIONE E COMUNICAZIONE PREMESSA DIPENDENTI E COMPONENTI DEGLI ORGANI SOCIALI ALTRI DESTINATARI ATTIVITÀ DI FORMAZIONE CAPITOLO 7 CRITERI DI AGGIORNAMENTO DEL MODELLO AGGIORNAMENTO DEL MODELLO
3 PARTE SPECIALE PREMESSA CAPITOLO 1 I REATI NEI CONFRONTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE I REATI NEI CONFRONTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE RICHIAMATI DAGLI ARTICOLI 24 E 25 DEL D.LGS. 231/ LE ATTIVITÀ INDIVIDUATE COME SENSIBILI AI FINI DEL D.LGS. 231/2001 CON RIFERIMENTO AI REATI NEI CONFRONTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE IL SISTEMA DEI CONTROLLI CAPITOLO 2 I REATI DI FALSITA IN MONETE, CARTE DI PUBBLICO CREDITO E VALORI DI BOLLO I REATI DI FALSITÀ IN MONETE, CARTE DI PUBBLICO CREDITO E VALORI DI BOLLO RICHIAMATI DALL ARTICOLO 25- BIS DEL D.LGS. 231/ LE ATTIVITÀ INDIVIDUATE COME SENSIBILI AI FINI DEL D.LGS. 231/2001 CON RIFERIMENTO AI REATI DI FALSITÀ IN MONETE, CARTE DI PUBBLICO CREDITO E VALORI DI BOLLO IL SISTEMA DEI CONTROLLI CAPITOLO 3 I REATI SOCIETARI I REATI SOCIETARI RICHIAMATI DALL ARTICOLO 25-TER DEL D.LGS. 231/ LE ATTIVITÀ INDIVIDUATE COME SENSIBILI AI FINI DEL D.LGS. 231/2001 CON RIFERIMENTO AI REATI SOCIETARI IL SISTEMA DEI CONTROLLI CAPITOLO 4 I DELITTI CON FINALITA DI TERRORISMO O DI EVERSIONE DELL ORDINE DEMOCRATICO I DELITTI CON FINALITÀ DI TERRORISMO O DI EVERSIONE DELL ORDINE DEMOCRATICO RICHIAMATI DALL ARTICOLO 25-QUATER DEL D.LGS. 231/ I delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico previsti dal codice penale I delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico previsti da leggi penali speciali I delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico previsti dalla Convenzione di New York LE ATTIVITÀ INDIVIDUATE COME SENSIBILI AI FINI DEL D.LGS. 231/2001 CON RIFERIMENTO AI DELITTI CON FINALITÀ DI TERRORISMO O DI EVERSIONE DELL ORDINE DEMOCRATICO IL SISTEMA DEI CONTROLLI CAPITOLO 5 I REATI CONTRO LA PERSONALITA INDIVIDUALE I REATI CONTRO LA PERSONALITÀ INDIVIDUALE RICHIAMATI DALL ARTICOLO 25-QUINQUIES DEL D.LGS. 231/ Reati finalizzati alla repressione della tratta delle persone Reati finalizzati alla repressione della pedofilia LE ATTIVITÀ INDIVIDUATE COME SENSIBILI AI FINI DEL D.LGS. 231/2001 CON RIFERIMENTO AI REATI CONTRO LA PERSONALITÀ INDIVIDUALE IL SISTEMA DEI CONTROLLI CAPITOLO 6 IL REATO DI AGGIOTAGGIO E LA DISCIPLINA DEL MARKET ABUSE IL REATO DI AGGIOTAGGIO E I REATI (ED ILLECITI AMMINISTRATIVI) DI ABUSO DI INFORMAZIONI PRIVILEGIATE E DI MANIPOLAZIONE DEL MERCATO Il reato di aggiotaggio richiamato dall art. 25-ter del d.lgs. 231/ I reati richiamati dall articolo 25-sexies del d.lgs. 231/ Gli illeciti amministrativi richiamati dall articolo 187-quinquies del d.lgs. 58/ LE ATTIVITÀ INDIVIDUATE COME SENSIBILI AI FINI DEL D.LGS. 231/2001 CON RIFERIMENTO AL REATO DI AGGIOTAGGIO E AI REATI (ED ILLECITI AMMINISTRATIVI) DI ABUSO DI INFORMAZIONI PRIVILEGIATE E DI MANIPOLAZIONE DEL MERCATO IL SISTEMA DEI CONTROLLI CAPITOLO 7 I REATI TRANSNAZIONALI LA LEGGE 16 MARZO 2006 N Le singole fattispecie di reato presupposto della responsabilità amministrativa dell ente LE ATTIVITÀ INDIVIDUATE COME SENSIBILI AI FINI DEL D.LGS. 231/2001 CON RIFERIMENTO AI REATI TRANSNAZIONALI
4 3 IL SISTEMA DEI CONTROLLI CAPITOLO 8 I REATI IN MATERIA DI TUTELA DELLA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO I REATI IN MATERIA DI TUTELA DELLA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO RICHIAMATI DALL ART. 25-SEPTIES DEL D.LGS. 231/ LE ATTIVITÀ INDIVIDUATE COME SENSIBILI AI FINI DEL D.LGS. 231/2001 CON RIFERIMENTO AI REATI IN MATERIA DI TUTELA DELLA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO IL SISTEMA DEI CONTROLLI CAPITOLO 9 I DELITTI DI RICETTAZIONE, RICICLAGGIO E IMPIEGO DI DENARO, BENI O UTILITA DI PROVENIENZA ILLECITA I REATI RICHIAMATI DALL ARTICOLO 25-OCTIES DEL D.LGS. 231/ LE ATTIVITÀ INDIVIDUATE COME SENSIBILI AI FINI DEL D.LGS. 231/2001 CON RIFERIMENTO AI DELITTI DI RICETTAZIONE, RICICLAGGIO E IMPIEGO DI DENARO, BENI O UTILITÀ DI PROVENIENZA ILLECITA IL SISTEMA DEI CONTROLLI CAPITOLO 10 I DELITTI INFORMATICI E TRATTAMENTO ILLECITO DI DATI I REATI RICHIAMATI DALL ARTICOLO 24-BIS DEL D.LGS. 231/ LE ATTIVITÀ INDIVIDUATE COME SENSIBILI AI FINI DEL D.LGS. 231/2001 CON RIFERIMENTO AI DELITTI INFORMATICI E TRATTAMENTO ILLECITO DI DATI IL SISTEMA DEI CONTROLLI
5 PARTE GENERALE 4
6 CAPITOLO 1 DESCRIZIONE DEL QUADRO NORMATIVO 1.1 Introduzione. Con il decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231 (di seguito, il d.lgs. 231/2001 ), in attuazione della delega conferita al Governo con l art. 11 della Legge 29 settembre 2000, n è stata dettata la disciplina della responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato. In particolare, tale disciplina si applica agli enti forniti di personalità giuridica e alle società e associazioni anche prive di personalità giuridica 2. Il d.lgs. 231/2001 trova la sua genesi primaria in alcune convenzioni internazionali e comunitarie ratificate dall Italia 3 che impongono di prevedere forme di responsabilità degli enti collettivi per talune fattispecie di reato. 1 Il d.lgs. 231/2001 è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 giugno 2001, n. 140, la Legge 300/2000 sulla Gazzetta Ufficiale del 25 ottobre 2000, n Sul punto si segnala che la Corte di Cassazione Sezione VI, con la pronuncia del 22 aprile 2004 n , ha stabilito che le norme sulla responsabilità amministrativa degli enti non si applicano alle imprese individuali, respingendo così la richiesta, da parte della pubblica accusa, di applicazione di una misura cautelare interdittiva ad una ditta individuale. In particolare, per la pubblica accusa il d.lgs. 231/2001 andava applicato anche alle ditte individuali e questo perché i) il decreto opera un esplicita esclusione solo con riferimento allo Stato, agli enti pubblici territoriali e a quelli non economici e che svolgono funzioni di rilievo costituzionale; ii) l applicazione del d.lgs. 231/2001 anche ai soggetti privi di personalità giuridica testimonia la volontà del Legislatore di allargare il più possibile il campo di applicazione del decreto, facendovi rientrare cooperative, fondazioni, consorzi e associazioni non riconosciute. Non essendo quindi contenuto alcun accenno specifico all impresa individuale, una interpretazione sistematica e razionale condurrebbe secondo la pubblica accusa a considerare responsabili quei soggetti economici che, dotati di strutture più agili e privi di qualsiasi forma di controllo, costituiscono con tutta evidenza un terreno fertile per il compimento di attività illecite. Di questo avviso non è stata però la Cassazione che ricorda il complesso percorso di recepimento delle convenzioni internazionali sulla responsabilità degli enti collettivi. La stessa Relazione illustrativa al d.lgs. 231/2001 è molto chiara sul punto fornendo le ragioni di politica criminale alla base della scelta di introdurre forme di responsabilità per gli enti collettivi: l esigenza di omogeneità e razionalizzazione delle risposte sanzionatorie tra gli Stati e soprattutto la consapevolezza che le principali e più pericolose manifestazioni di reato sono poste in essere da soggetti a struttura organizzata e complessa. Il d.lgs. 231/2001 prende, infatti, in considerazione le possibili vicende modificative dell ente per evitare che operazioni straordinarie, come fusioni o scissioni, possano essere uno strumento per eludere la responsabilità amministrativa. La Cassazione si concentra, inoltre, sui possibili profili di incostituzionalità dovuti alla diversità di trattamento tra ditta individuale ed ente collettivo, sottolineando come si tratti di due soggetti con tali e diverse caratteristiche da giustificare ampiamente un trattamento diversificato. 3 La legge 300/2000 ratifica ed esegue diverse convenzioni internazionali tra le quali: la Convenzione sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee (Bruxelles, 26 luglio 1995) e relativo primo Protocollo (Dublino, 27 settembre 1996); la Convenzione relativa alla lotta contro la corruzione nella quale sono coinvolti funzionari delle Comunità europee o degli Stati membri dell Unione europea (Bruxelles, 26 maggio 1997); la Convenzione OCSE sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali (Parigi, 17 dicembre 1997). In relazione alla ratifica delle convenzioni sopra citate (per lo più elaborate in base all art. K.3 del Trattato dell Unione europea), la legge 300/2000 contiene la delega al Governo per la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e degli enti privi di personalità giuridica; disciplina necessaria in quanto, fra gli obblighi convenzionali assunti dall Italia vi era, anche, l introduzione di una responsabilità degli enti collettivi. Il secondo protocollo della Convenzione sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee (art. 3, secondo Protocollo Addizionale, 19 giugno 1997), a sua volta, aveva previsto l obbligo, per ciascuno Stato membro, di introdurre la responsabilità delle persone giuridiche per i delitti di frode, corruzione attiva e riciclaggio di danaro, consumati o tentati da determinati soggetti a beneficio delle persone giuridiche stesse; inoltre, l obbligo di prevedere una responsabilità 5
7 Secondo la disciplina introdotta dal d.lgs. 231/2001, infatti, le società possono essere ritenute responsabili per alcuni reati commessi o tentati, nell interesse o a vantaggio delle società stesse, da esponenti dei vertici aziendali (i c.d. soggetti in posizione apicale o semplicemente apicali ) e da coloro che sono sottoposti alla direzione o vigilanza di questi ultimi (art. 5, comma 1, del d.lgs. 231/2001) 4. La responsabilità amministrativa delle società è autonoma rispetto alla responsabilità penale della persona fisica che ha commesso il reato e si affianca a quest ultima. Tale ampliamento di responsabilità mira sostanzialmente a coinvolgere nella punizione di determinati reati il patrimonio delle società e, in ultima analisi, gli interessi economici dei soci, i quali, fino all entrata in vigore del decreto in esame, non pativano conseguenze dirette dalla realizzazione di reati commessi, nell interesse o a vantaggio della propria società, da amministratori e/o dipendenti 5. Il d.lgs. 231/2001 innova l ordinamento giuridico italiano in quanto alle società sono ora applicabili, in via diretta e autonoma, sanzioni di natura sia pecuniaria che interdittiva in relazione a reati ascritti a soggetti funzionalmente legati alla società ai sensi dell art. 5 del decreto. delle persone giuridiche era espressamente contemplato dall art. 2 della Convenzione OCSE sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali (Romano, La responsabilità amministrativa degli enti, società o associazioni: profili generali, in Rivista delle Società, 2002, 395 ss.). Il sopra citato secondo Protocollo Addizionale ha il fine di proteggere gli interessi finanziari della Comunità europea da atti compiuti da persona fisica per conto di persone giuridiche e da atti finalizzati al riciclaggio dei proventi di attività illecite. L Italia, pur non avendolo ratificato, ha emanato, con la legge delega 300/2000 e con il successivo d.lgs. 231/2001, una disciplina che ne ricalca i contenuti (utilizzando, tra l altro, la discrezionalità concessa nel secondo Protocollo Addizionale ai singoli Stati per l adozione di sanzioni interdittive). L art. 4 del secondo Protocollo in questione prevede, come principio di carattere generale, l obbligatoria irrogazione di sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive, di natura pecuniaria, amministrativa o penale. Gli Stati aderenti al secondo Protocollo sono stati lasciati liberi di prevedere altre sanzioni, oltre a quelle sopra citate, quali l esclusione dal godimento di vantaggi pubblici, il divieto temporaneo o permanente di esercitare un attività commerciale, l assoggettamento a sorveglianza giudiziaria e provvedimenti giudiziari di scioglimento. Il Legislatore italiano, pur non essendo tenuto a prevedere sanzioni interdittive, le ha introdotte senza aver formalmente ratificato il secondo Protocollo Addizionale (Iannini - Direttore Generale della Giustizia Penale - Ministero della Giustizia, Le misure organizzative di prevenzione, in atti del Convegno Codici di comportamento aziendali tra diritto pubblico e privato, Milano, 16 giugno 2003). 4 Art. 5, comma 1, del d.lgs. 231/2001: Responsabilità dell ente L'ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio: a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso; b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a). 5 Così l introduzione delle Linee guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex D.Lgs. n. 231/2001 di Confindustria, diffuse in data 7 marzo 2002 e aggiornate, da ultimo, al 31 marzo 2008: L ampliamento della responsabilità mira a coinvolgere nella punizione di taluni illeciti penali il patrimonio degli enti e, in definitiva, gli interessi economici dei soci, i quali, fino all entrata in vigore della legge in esame, non pativano conseguenze dalla realizzazione di reati commessi, con vantaggio della società, da amministratori e/o dipendenti. Il principio di personalità della responsabilità penale li lasciava, infatti, indenni da conseguenze sanzionatorie, diverse dall eventuale risarcimento del danno, se ed in quanto esistente. Sul piano delle conseguenze penali, infatti, soltanto gli artt. 196 e 197 cod. pen. prevedevano (e prevedono tuttora) un obbligazione civile per il pagamento di multe o ammende inflitte, ma solo in caso d insolvibilità dell autore materiale del fatto. Le Linee guida di Confindustria vengono citate nel presente documento in quanto rappresentano il primo codice di comportamento emanato da un associazione di categoria in ottemperanza a quanto previsto dall art. 6 del d.lgs. 231/2001. Esse pertanto rappresentano la prima esperienza nel nostro Paese di redazione di siffatti codici da parte delle associazioni rappresentative di categoria. A tale esperienza si sono largamente ispirati i codici di comportamento emanati successivamente dalle altre associazioni di categoria quanto all impostazione, ai contenuti e alle tipologie di soluzioni suggerite per l adozione dei modelli organizzativi. 6
8 La responsabilità amministrativa della società è, tuttavia, esclusa se la società ha, tra l altro, adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione dei reati, modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire i reati stessi; tali modelli possono essere adottati sulla base di codici di comportamento (linee guida) elaborati dalle associazioni rappresentative delle società, fra le quali l Associazione Italiana del Credito al Consumo e Immobiliare (Assofin), e comunicati al Ministero della Giustizia. La responsabilità amministrativa della società è, in ogni caso, esclusa se i soggetti apicali e/o i loro sottoposti hanno agito nell interesse esclusivo proprio o di terzi Natura della responsabilità. Con riferimento alla natura della responsabilità amministrativa ex d.lgs. 231/2001 7, la Relazione illustrativa al decreto sottolinea la nascita di un tertium genus che coniuga i tratti essenziali del 6 Art. 5, comma 2, del d.lgs. 231/2001: Responsabilità dell ente L ente non risponde se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell'interesse esclusivo proprio o di terzi. 7 Per approfondimenti sul tema della natura propria della responsabilità di cui al d.lgs. 231/2001, nonché, più in generale, in ordine alla responsabilità amministrativa degli enti, si vedano, tra gli altri, Gennai-Traversi, La responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato Commento al D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, Milano, 2001; Di Pinto, La responsabilità amministrativa da reato degli Enti, Torino, 2003; Pecorella, A.A.V.V., La responsabilità amministrativa degli Enti, D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, Milano, 2002; De Simone, I profili sostanziali della responsabilità c.d. amministrativa degli enti: la parte generale e la parte speciale del D.Lgs. 8 giugno 2001 n. 231, in Responsabilità degli enti per illeciti amministrativi dipendenti da reato, AA.VV., a cura di Garuti, Padova, 2002, 57 ss.; Romano, op. cit.; Paliero, Il d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231: da ora in poi, societas delinquere (et puniri) potest, in Corr. Giur. 2001, 845 ss.; Paliero, La responsabilità della persona giuridica per i reati commessi dai soggetti in posizione apicale (I criteri di imputazione e i modelli organizzativi: artt. 5 e 6 d.lgs. 231/01), in atti del Convegno La riforma dei reati societari e la responsabilità amministrativa delle società nel nuovo diritto dell economia, Milano, marzo 2002; Frignani Grosso Rossi, I modelli di organizzazione previsti dal D.Lgs. n. 231/2001 sulla responsabilità degli enti, in Le Società, 2002, 143 ss.; Bartolomucci, Prevenzione dei reati di impresa e interesse dell ente all esenzione da responsabilità, in Diritto e Pratica delle Società, 3, 2002, 50 ss.; Bartolomucci, Riflessioni in tema di adozione degli strumenti di prevenzione dei reati d impresa con finalità esimente, in Le Società, 2003, 813 ss.; Guerini, La disciplina della responsabilità penale-amministrativa degli enti, in Diritto e Pratica delle Società, 3, 2002, 18 ss.; Palmieri, Societas delinquere non potest un concetto da superare? in Diritto e pratica delle società, n. 4/2001, 71 ss.; Palmieri, Modelli organizzativi, diligenza e colpa amministrativa dell impresa, in Diritto e pratica delle società, n. 10/2001, 7 ss.; Rordorf, I criteri di attribuzione della responsabilità. I modelli organizzativi e gestionali idonei a prevenire i reati, in Le Società, 2001, 1297 ss.; Graziano, Modelli organizzativi: disciplina italiana e statunitense a confronto, in Diritto e Pratica delle Società, 3, 2002, 58 ss.; Graziano, La responsabilità delle società alla luce della nostra tradizione giuridica, in Diritto e pratica delle società, n. 20/2001, 35 ss.; AA.VV., Responsabilità d impresa e strumenti internazionali anticorruzione, a cura di Sacerdoti, Milano, 2003; Sfameni, in AA.VV., Il nuovo diritto penale delle società, a cura di Alessandri, Milano, 2002, 65 ss.; De Maglie, L etica e il mercato La responsabilità penale delle società, Milano, 2002; De Maglie, Principi generali e criteri di attribuzione della responsabilità, in Diritto penale e processo, 2001, 1348 ss.; Zanalda, La responsabilità parapenale delle società, allegato n alla rivista Il fisco, 2001, ss.; Barbuto, Responsabilità amministrativa della società per reati commessi a suo vantaggio, in Impresa c.i., 930 ss.; De Marzo, Le sanzioni amministrative: pene pecuniarie e sanzioni interdittive, in Le Società, 2001, 1308 ss.; Pulitanò, La responsabilità "da reato" degli enti nell'ordinamento italiano, in AA.VV., Responsabilità degli enti per i reati commessi nel loro interesse (Atti del convegno di Roma 30 novembre - 1 dicembre 2001), in Cassazione Penale, 2003, suppl. al n. 6; Santi, La responsabilità delle società e degli enti. Modelli di esonero delle imprese. D.lgs , n. 231, Milano, 2004; AA.VV., I modelli organizzativi ex d.lgs. 231/2001. Etica d impresa e punibilità degli enti, a cura di Monesi, Milano, 2005; D Andrea De Vivo Martino, I modelli organizzativi ex d.lgs. 231/2001. La responsabilità amministrativa delle imprese, Milano, 2006; Pistorelli, Natura della responsabilità degli enti e criteri di imputazione oggettiva al vaglio dei giudici di legittimità, in La responsabilità amministrativa delle società e degli enti, IV,
9 sistema penale e di quello amministrativo nel tentativo di contemperare le ragioni dell efficacia preventiva con quelle, ancor più ineludibili, della massima garanzia. Il d.lgs. 231/2001 ha, infatti, introdotto nel nostro ordinamento una forma di responsabilità delle società di tipo amministrativo in ossequio al dettato dell art. 27 della nostra Costituzione 8 ma con numerosi punti di contatto con una responsabilità di tipo penale 9. In tal senso si vedano tra i più significativi gli artt. 2, 8 e 34 del d.lgs. 231/2001 ove il primo riafferma il principio di legalità tipico del diritto penale; il secondo afferma l autonomia della responsabilità dell ente rispetto all accertamento della responsabilità della persona fisica autrice della condotta criminosa; il terzo prevede la circostanza che tale responsabilità, dipendente dalla commissione di un reato, venga accertata nell ambito di un procedimento penale e sia, pertanto, assistita dalle garanzie proprie del processo penale 10. Si consideri, inoltre, il carattere afflittivo delle sanzioni applicabili alla società Autori del reato: soggetti in posizione apicale e soggetti sottoposti all altrui direzione. Come sopra anticipato, secondo il d.lgs. 231/2001, la società è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio: da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dell ente stesso (i sopra definiti soggetti in posizione apicale o apicali ; art. 5, comma 1, lett. a), del d.lgs. 231/2001); da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti apicali (i c.d. soggetti sottoposti all altrui direzione o vigilanza; art. 5, comma 1, lett. b), del d.lgs. 231/2001). È opportuno, altresì, ribadire che la società non risponde, per espressa previsione legislativa (art. 5, comma 2, del d.lgs. 231/2001), se le persone su indicate hanno agito nell interesse esclusivo proprio o di terzi Art. 27 comma 1 della Costituzione della Repubblica Italiana: La responsabilità penale è personale. 9 Sulla natura della responsabilità introdotta dal d.lgs. 231/2001 si vedano le Linee guida dell Associazione Bancaria Italiana per l adozione dei modelli organizzativi sulla responsabilità amministrativa delle banche, del febbraio 2004, serie Legale n. 9, paragrafo 2.2, 8 e ss. 10 Si veda sul punto la Circolare Assonime La responsabilità amministrativa degli enti, n. 68 del 19 novembre 2002, Al riguardo si rileva come taluni ordinamenti comunitari abbiano invece optato per una soluzione più netta rispetto a quella del Legislatore italiano, riconoscendo in capo alle società una vera e propria responsabilità di natura penale. La riforma del codice penale del 1994, ad esempio, ha introdotto nel sistema giuridico francese il principio della responsabilità penale degli enti collettivi. Tale principio è normativamente fissato nella parte generale del Code Pénal dall art , comma 1, che testualmente recita: Le persone giuridiche, ad eccezione dello Stato, sono penalmente responsabili, in base alle distinzioni previste dagli articoli da a e nei casi previsti dalla legge o dal regolamento, dei reati commessi, per loro conto, da propri organi o rappresentanti. 12 La Relazione illustrativa al d.lgs. 231/2001, nella parte relativa all art. 5, comma 2, d.lgs. 231/2001, afferma: Il secondo comma dell articolo 5 dello schema mutua dalla lett. e) della delega la clausola di chiusura ed esclude la responsabilità dell ente quando le persone fisiche (siano esse apici o sottoposti) abbiano agito nell interesse esclusivo proprio o di terzi. La norma stigmatizza il caso di rottura dello schema di immedesimazione organica; si riferisce cioè alle ipotesi in cui il reato della persona fisica non sia in alcun modo riconducibile all ente perché non realizzato neppure in parte nell interesse di questo. E si noti che, ove risulti per tal via la manifesta estraneità della persona morale, il giudice non dovrà neanche verificare se la persona morale abbia per caso tratto un vantaggio (la previsione opera dunque in deroga al primo comma). Si veda, inoltre, Gennai-Traversi, op. cit., 38: La responsabilità dell ente è ( ) esclusa a norma dell art. 5, comma 2 - quando gli autori del reato hanno agito nell interesse esclusivo proprio 8
10 1.4 Fattispecie di reato. I reati per i quali l ente può essere ritenuto responsabile ai sensi del d.lgs. 231/2001 se commessi nel suo interesse o a suo vantaggio dai soggetti qualificati ex art. 5, comma 1, del decreto stesso possono essere compresi, per comodità espositiva, nelle seguenti categorie: delitti contro la pubblica amministrazione (quali corruzione, malversazione ai danni dello Stato, truffa ai danni dello Stato e frode informatica ai danni dello Stato, richiamati dagli artt. 24 e 25 del d.lgs. 231/2001) 13 ; delitti in materia di criminalità informatica (richiamati dall art. 24-bis d.lgs. 231/2001) 14 ; delitti contro la fede pubblica (quali falsità in monete, carte di pubblico credito e valori di bollo, richiamati dall art. 25-bis d.lgs. 231/2001) 15 ; o di terzi. Tale previsione, che si colloca come condizione negativa in ordine alla configurabilità della responsabilità dell ente, è pienamente coerente con l impostazione sistematica del provvedimento legislativo. L essere stato il reato commesso nell interesse esclusivo di soggetti diversi dall ente, recide infatti il collegamento che riconduce il fatto criminoso alla persona giuridica. In tale fattispecie rimane del tutto indifferente anche l esistenza di un eventuale vantaggio che l ente può aver tratto dal reato. E ciò in deroga alla generale statuizione del medesimo art. 5, comma 1. Si vedano altresì De Simone, op. cit., 101 e Ferrua, Il processo penale contro gli enti: incoerenza e anomalie nelle regole di accertamento, in Responsabilità degli enti per illeciti amministrativi dipendenti da reato, AA.VV., a cura di Garuti, cit., 231. La Circolare Assonime La responsabilità amministrativa degli enti, cit., 5, afferma quanto segue: La formulazione del citato comma 1 dell art. 5 (presenza della preposizione disgiuntiva o ) sembra dunque consentire di ritenere gli enti responsabili vuoi quando, pur avendo agito a tal fine, non si sia recato un beneficio all ente, vuoi quando, pur non avendo agito a tal fine, si rechi un beneficio all ente. La legge aggiunge tuttavia che l ente non risponde se le persone ( ) hanno agito nell interesse esclusivo proprio o di terzi (art. 5, comma 2). Le due disposizioni non sono di facile coordinamento. La Relazione illustrativa sembra chiarire che l ente che trae un vantaggio da un reato che però non sia stato commesso per perseguire l interesse dell ente stesso, non potrebbe essere sanzionato secondo le regole proprie del d.lgs. n L esclusività dell interesse in capo al soggetto che ha compiuto il reato renderebbe, di fatto, irrilevante, ai fini dell applicazione della sanzione, l eventuale vantaggio ottenuto di riflesso dall ente. L ente è dunque responsabile: a) quando coloro che hanno commesso il reato hanno agito per favorire l ente stesso, anche se dalla condotta criminosa l ente non ha ricavato alcun vantaggio; b) quando ha comunque ricevuto un vantaggio dalla commissione del reato, a meno che non si riesca a dimostrare che coloro che hanno agito erano mossi dall esclusivo interesse personale (o di terzi). 13 Si tratta dei reati seguenti: malversazione a danno dello Stato o dell Unione europea (art. 316-bis c.p.), indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316-ter c.p.), truffa aggravata a danno dello Stato (art. 640, comma 2, n. 1, c.p.), truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.), frode informatica a danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640-ter c.p.), corruzione per un atto d ufficio o contrario ai doveri d ufficio (artt. 318, 319 e 319-bis c.p.), corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio (art. 320 c.p.), corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter c.p.), istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.), concussione (art. 317 c.p.), corruzione, istigazione alla corruzione e concussione di membri delle Comunità europee, funzionari delle Comunità europee, degli Stati esteri e delle organizzazioni pubbliche internazionali (art. 322-bis c.p.). 14 L art. 24-bis è stato introdotto nel d.lgs. 231/2001 dall art. 7 della legge 18 marzo 2008, n. 48. Si tratta dei delitti di falsità riguardanti documenti informatici (art. 491-bis c.p.), accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.), detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematica (art. 615-quater c.p.), diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico (art. 615-quinquies c.p.), intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quater c.p.), installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quinquies c.p.), danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici (art. 635-bis c.p.), danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità (art. 635-ter c.p.), danneggiamento di sistemi informatici o telematica (art. 635-quater c.p.), danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità (art. 635-quinquies) e frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica (art quinquies c.p.). 15 L art. 25-bis è stato introdotto nel d.lgs. 231/2001 dall art. 6 del D.L. 350/2001, convertito in legge, con modificazioni, dall art. 1 della L. 409/2001. Si tratta dei reati di falsificazione di monete, spendita e introduzione nello 9
11 reati societari (quali false comunicazioni sociali, impedito controllo, illecita influenza sull assemblea, richiamati dall art. 25-ter d.lgs. 231/2001) 16 ; delitti in materia di terrorismo e di eversione dell ordine democratico (richiamati dall art. 25- quater d.lgs. 231/2001) 17 ; delitti di pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (richiamati dall art. 25- quater.1 d.lgs. 231/2001) 18 ; delitti contro la personalità individuale (quali la prostituzione minorile, la pornografia minorile, la tratta di persone e la riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, richiamati dall art. 25-quinquies d.lgs. 231/2001) 19 ; reati in materia di abusi di mercato (abuso di informazioni privilegiate e manipolazione del mercato, richiamati dall art. 25-sexies d.lgs. 231/2001) 20 ; Stato, previo concerto, di monete falsificate (art. 453 c.p.), alterazione di monete (art. 454 c.p.), spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate (art. 455 c.p.), spendita di monete falsificate ricevute in buona fede (art. 457 c.p.), falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati (art. 459 c.p.), contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di valori di bollo (art. 460 c.p.), fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata (art. 461 c.p.), uso di valori di bollo contraffatti o alterati (art. 464 c.p.). 16 L art. 25-ter è stato introdotto nel d.lgs. 231/2001 dall art. 3 del d.lgs. 61/2002. Si tratta dei reati di false comunicazioni sociali e false comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori (artt e 2622 c.c.), falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione (art c.c.), impedito controllo (art. 2625, 2 comma, c.c.), formazione fittizia del capitale (art c.c.), indebita restituzione dei conferimenti (art c.c.), illegale ripartizione degli utili e delle riserve (art c.c.), illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante (art c.c.), operazioni in pregiudizio dei creditori (art c.c.), omessa comunicazione del conflitto d interessi (art bis c.c.), indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori (art c.c.), illecita influenza sull assemblea (art c.c.), aggiotaggio (art c.c.), ostacolo all esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza (art c.c.). 17 L art 25-quater è stato introdotto nel d.lgs. 231/2001 dall art. 3 della legge 14 gennaio 2003, n. 7. Si tratta dei delitti aventi finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico, previsti dal codice penale e dalle leggi speciali, nonché dei delitti, diversi da quelli sopra indicati, che siano comunque stati posti in essere in violazione di quanto previsto dall articolo 2 della Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo fatta a New York il 9 dicembre Tale Convenzione, punisce chiunque, illegalmente e dolosamente, fornisce o raccoglie fondi sapendo che gli stessi saranno, anche parzialmente, utilizzati per compiere: (i) atti diretti a causare la morte - o gravi lesioni - di civili, quando l azione sia finalizzata ad intimidire una popolazione, o coartare un governo o un organizzazione internazionale; (ii) atti costituenti reato ai sensi delle convenzioni in materia di: sicurezza del volo e della navigazione, tutela del materiale nucleare, protezione di agenti diplomatici, repressione di attentati mediante uso di esplosivi. La categoria dei delitti aventi finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico, previsti dal codice penale e dalle leggi speciali è menzionata dal Legislatore in modo generico, senza indicare le norme specifiche la cui violazione comporterebbe l applicazione del presente articolo. Si possono, in ogni caso, individuare quali principali reati presupposti l art. 270-bis c.p. (Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell ordine democratico) il quale punisce chi promuove, costituisce organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti violenti con finalità terroristiche od eversive, e l art. 270-ter c.p. (Assistenza agli associati) il quale punisce chi dà rifugio o fornisce vitto, ospitalità mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione a taluna delle persone che partecipano alle associazioni con finalità terroristiche od eversive. 18 L art. 25-quater.1 è stato introdotto nel d.lgs. 231/2001 dall art. 8 della legge 9 gennaio 2006, n. 7. Si tratta dei delitti di pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (art. 583-bis c.p.). 19 L art. 25-quinquies è stato introdotto nel d.lgs. 231/2001 dall art. 5 della legge 11 agosto 2003, n. 228 e successivamente modificato dall art. 10 della legge 6 febbraio 2006, n. 38. Si tratta dei reati di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art. 600 c.p.), tratta di persone (art. 601 c.p.), acquisto e alienazione di schiavi (art. 602 c.p.), prostituzione minorile (art. 600-bis c.p.), pornografia minorile (art. 600-ter c.p.), detenzione di materiale pornografico (art. 600-quater c.p.), pornografia virtuale (art. 600-quater.1 c.p.), iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile (art. 600-quinquies c.p.). 20 L art. 25-sexies è stato introdotto nel d.lgs. 231/2001 dall art. 9 della legge 18 aprile 2005, n. 62 (legge comunitaria 2004). Si tratta dei reati di abuso di informazioni privilegiate (art. 184 d.lgs. 58/1998) e di manipolazione del mercato (art. 185 d.lgs. 58/1998). 10
12 reati transnazionali richiamati dall art. 10 della legge 16 marzo 2006, n. 146, di ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, adottati dall Assemblea generale il 15 novembre 2000 e il 31 maggio ; delitti commessi con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro (richiamati dall art. 25-septies d.lgs. 231/2001) 22 ; delitti di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (richiamati dall art. 25-octies d.lgs. 231/2001) 23. In base all art. 187-quinquies del d.lgs. 58/1998 (di seguito anche T.U. della finanza o TUF ), l ente può essere, altresì, ritenuto responsabile del pagamento di una somma pari all importo della sanzione amministrativa pecuniaria irrogata per gli illeciti amministrativi di abuso di informazioni privilegiate (art. 187-bis d.lgs. 58/1998) e di manipolazione del mercato (187-ter d.lgs. 58/1998), se commessi, nel suo interesse o a suo vantaggio, da persone riconducibili alle categorie dei soggetti apicali e dei soggetti sottoposti all altrui direzione o vigilanza. Per di più, l ultimo comma del citato art. 187-quinquies dispone che agli illeciti amministrativi sopra richiamati si applichino talune norme del d.lgs. 231/2001, ivi espressamente richiamate, concernenti, fra l altro, i modelli di organizzazione, gestione e controllo con efficacia esimente (si veda infra paragrafo 1.10) La definizione di reato transnazionale è contenuta nell art. 3 della medesima legge 146/2006, laddove si specifica che si considera tale il reato punito con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni, qualora sia coinvolto un gruppo criminale organizzato, con l ulteriore condizione che sussista almeno uno dei seguenti requisiti: sia commesso in più di uno Stato ovvero sia commesso in uno Stato, ma una parte sostanziale della sua preparazione, pianificazione, direzione o controllo avvenga in un altro Stato ovvero sia commesso in uno Stato, ma in esso sia implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato ovvero sia commesso in uno Stato ma abbia effetti sostanziali in un altro Stato [art. 3, lett. a), b), c) e d)]. I reati transnazionali in relazione ai quali l art. 10 della legge 146/2006 prevede la responsabilità amministrativa degli enti, sono i seguenti: reati associativi di cui agli artt. 416 c.p. ( associazione per delinquere ) e 416-bis c.p. ( associazione di tipo mafioso ), all art. 291-quater del d.p.r. 23 gennaio 1973, n. 43 ( associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi esteri ) e all art. 74 del d.p.r. 9 ottobre 1990, n. 309 ( associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope ); reati concernenti il traffico di migranti di cui all art. 12, commi 3, 3-bis, 3-ter e 5, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286; reati concernenti l intralcio alla giustizia di cui agli artt. 377-bis c.p. ( induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria ) e 378 c.p. ( favoreggiamento personale ). È da notare che, in questo caso, l ampliamento dei reati che comportano la responsabilità dell ente non è stato operato come in precedenza con l inserimento di ulteriori disposizioni nel corpo del d.lgs. 231/2001, bensì mediante un autonoma previsione contenuta nel suddetto art. 10 della legge 146/2006, il quale stabilisce le specifiche sanzioni amministrative applicabili ai reati sopra elencati, disponendo in via di richiamo nell ultimo comma che agli illeciti amministrativi previsti dal presente articolo si applicano le disposizioni di cui al d.lgs. 8 giugno 2001, n L art. 25-septies è stato introdotto nel d.lgs. 231/2001 dall art. 9 della legge 3 agosto 2007, n. 123 e successivamente modificato dall art. 300 del d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81. Si tratta dei delitti di omicidio colposo (art. 589 c.p.) e lesioni colpose gravi o gravissime (art. 590, terzo comma, c.p.), commessi con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro. 23 L art. 25-octies è stato introdotto nel d.lgs. 231/2001 dall art. 63 del d.lgs. 21 novembre 2007, n Si tratta dei delitti di ricettazione (art. 648 c.p.), riciclaggio (art. 648-bis c.p.) e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter c.p.). 24 Art. 187-quinquies del d.lgs. 58/1998: Responsabilità dell ente [1] L'ente è responsabile del pagamento di una somma pari all'importo della sanzione amministrativa irrogata per gli illeciti di cui al presente capo commessi nel suo interesse o a suo vantaggio: a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria o funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso; b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a). [2] Se, in seguito alla commissione degli illeciti di cui al comma 1, il prodotto o il profitto conseguito dall'ente è di rilevante entità, la sanzione è aumentata fino a dieci volte tale prodotto o profitto. [3] L'ente non è responsabile se dimostra che le persone indicate nel comma 1 hanno agito esclusivamente nell'interesse proprio o di terzi. [4] In relazione agli illeciti di cui al comma 1 si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 6, 7, 8 e 12 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n Il Ministero della giustizia formula le osservazioni di 11
13 Inoltre, il Consiglio dell Unione europea ha previsto che gli Stati membri debbano adottare le misure necessarie al fine di perseguire, in sede penale i fenomeni di corruzione nel settore privato (Consiglio UE, Decisione quadro del 22 luglio 2003, 2003/568/GAI, relativa alla corruzione nel settore privato) La citata decisione del Consiglio UE dispone, altresì, che ciascuno Stato membro adotti i provvedimenti necessari affinché le persone giuridiche possano essere dichiarate responsabili, nelle circostanze e alle condizioni ivi indicate, per gli illeciti di cui alle disposizioni penali che saranno introdotte. Tali circostanze e condizioni sono compatibili con la disciplina dettata dal d.lgs. 231/2001, in quanto si riferiscono: alla commissione dell illecito da parte di un soggetto che detenga una posizione dominante in seno alla persona giuridica; alla commissione dell illecito da parte di persone sottoposte all autorità dei soggetti di cui al punto precedente e derivante da una carenza di sorveglianza o controllo da parte di questi ultimi; alla sussistenza di un beneficio o vantaggio (nella versione inglese benefit ) a favore della persona giuridica; all autonomia della responsabilità della persona giuridica rispetto alla responsabilità penale dell autore materiale del reato; alla possibilità di comminare alla persona giuridica sanzioni di natura sia pecuniaria che interdittiva. cui all'articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, sentita la CONSOB, con riguardo agli illeciti previsti dal presente titolo. Per un commento a tale disposizione si veda Bartolomucci, Market abuse e «le» responsabilità amministrative degli emittenti, in Le Società, 2005, Si segnala, in proposito, che l art. 28 della legge 25 febbraio 2008, n. 34 (Legge comunitaria 2007) prevede, tra l altro, la delega al Governo ad adottare, entro dodici mesi dall'entrata in vigore della legge, un decreto legislativo recante le norme occorrenti per dare attuazione alla decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio UE del 22 luglio 2003 (relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato). Quanto ai principi e criteri direttivi che il Governo è chiamato a rispettare per dare attuazione alla citata decisione quadro, si segnala la previsione, contenuta nell art. 29 della medesima legge, della necessità di: a) introdurre nel libro II, titolo VIII, capo II, del codice penale una fattispecie criminosa la quale punisca con la reclusione da uno a cinque anni la condotta di chi, nell ambito di attività professionali, intenzionalmente sollecita o riceve, per sé o per un terzo, direttamente o tramite un intermediario, un indebito vantaggio di qualsiasi natura, oppure accetta la promessa di tale vantaggio, nello svolgimento di funzioni direttive o lavorative non meramente esecutive per conto di una entità del settore privato, per compiere o omettere un atto, in violazione di un dovere, sempreché tale condotta comporti o possa comportare distorsioni di concorrenza riguardo all acquisizione di beni o servizi commerciali; b) prevedere la punibilità con la stessa pena anche di colui che, intenzionalmente, nell ambito di attività professionali, direttamente o tramite intermediario, dà, offre o promette il vantaggio di cui alla lettera a); c) introdurre fra i reati di cui alla sezione III del capo I del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, le fattispecie criminose di cui alle lettere a) e b), con la previsione di adeguate sanzioni pecuniarie e interdittive nei confronti delle entità nel cui interesse o vantaggio sia stato posto in essere il reato. 26 Si segnala che la Corte di Giustizia UE, con sentenza del 13 settembre 2005 (causa C-176/03), accogliendo il ricorso della Commissione UE, ha annullato la decisione quadro 2003/80/GAI del Consiglio UE relativa alla protezione dell ambiente tramite il diritto penale. Tale decisione quadro impegnava, fra l altro, ciascuno Stato membro ad adottare i provvedimenti necessari affinché le persone giuridiche potessero essere dichiarate responsabili per le fattispecie di reato contro l ambiente da introdurre nei rispettivi ordinamenti interni. Si segnala, tuttavia, che sono attualmente sottoposti all esame dei due rami del Parlamento disegni di legge che prevedono, fra l altro, di estendere la disciplina della responsabilità amministrativa degli enti ex d.lgs. 231/2001 ai reati ambientali. 12
14 1.5 Apparato sanzionatorio. Sono previste dal d.lgs. 231/2001 a carico della società in conseguenza della commissione o tentata commissione dei reati sopra menzionati: sanzione pecuniaria fino a un massimo di Euro ,69 (e sequestro conservativo in sede cautelare) 27 ; sanzioni interdittive (applicabili anche quale misura cautelare 28 ) di durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni (con la precisazione che, ai sensi dell art. 14, comma 1, d.lgs. 27 Si segnala che l art. 25-sexies, comma 2, del d.lgs. 231/2001 prevede che: Se, in seguito alla commissione dei reati di cui al comma 1, il prodotto o il profitto conseguito dall'ente è di rilevante entità, la sanzione è aumentata fino a dieci volte tale prodotto o profitto. Analogamente, con riferimento agli illeciti amministrativi di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato, l art. 187-quinquies, comma 2, prevede che: Se, in seguito alla commissione degli illeciti di cui al comma 1, il prodotto o il profitto conseguito dall'ente è di rilevante entità, la sanzione è aumentata fino a dieci volte tale prodotto o profitto. Per un commento al citato art. 25-sexies, comma 2, si veda Bartolomucci, Market abuse e «le» responsabilità amministrative cit., 920, secondo il quale: Ripetendo la scelta - peraltro opinabile - già compiuta in sede di integrazione dell art. 25-ter per i «reati societari», il regime sanzionatorio della persona giuridica per i reati di market abuse è esclusivamente di natura pecuniaria, non essendo prevista, neanche in sede cautelare, l irrogabilità delle ben più afflittive sanzioni interdittive. Proprio tale opzione di politica repressiva, giustifica la previsione del successivo secondo comma, a mente del quale ove la commissione di un reato, indifferentemente ex artt. 184 o 185 TUF, produca in capo alla persona giuridica un «prodotto o profitto» di rilevante entità, la sanzione pecuniaria come sopra determinata potrà essere aumentata dal giudice fino a dieci volte tale valore. Tecnica di quantificazione questa che si discosta dalla regola del D.Lgs. n. 231/2001, non risultando la determinazione del quantum rimessa esclusivamente alla discrezionalità tecnica del giudice penale in base ai criteri commisurativi dell art. 11, bensì operandosi un aggravamento della sanzione pecuniaria-base in funzione dell entità del plus economico-patrimoniale concretamente realizzato con il reato. Se ad esempio, l art. 3, ultimo comma, del citato D.Lgs. n. 61/2002, introduttivo dell art. 25-ter, prevede per la commissione dei reati societari che ove «... l ente ha conseguito un profitto di rilevante entità, la sanzione pecuniaria è aumentata di un terzo», nell ipotesi del reato di market abuse dovrà valutarsi ex post l increase patrimoniale conseguito dall ente e su questo calcolare l aumento della multa-base pre-determinata. Resta comunque certo l impatto afflittivo della sanzione, ancorché di natura meramente pecuniaria, sol considerando che per l ipotesi ordinaria (quindi, mancando qualsiasi aumento e applicando numero e valore minimo delle quote), giusta l art. 10 D.Lgs. n. 231/2001 è possibile calcolare un importo che oscilla da 200 milioni di vecchie lire ad un valore massimo di circa 3 miliardi. Si segnala, altresì, che l art. 39, comma 5, della legge 262/2005 ha introdotto, in materia di sanzioni pecuniarie relative ai reati societari, la seguente disposizione: Le sanzioni pecuniarie previste dall articolo 25-ter del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, sono raddoppiate. 28 Con riferimento specifico agli operatori del settore bancario è opportuno segnalare che le sanzioni interdittive indicate nell'articolo 9, comma 2, lettere a) e b), del d.lgs. 231/2001, non possono essere applicate in via cautelare alle banche. Alle medesime non si applica, altresì, l'articolo 15 del d.lgs. 231/2001. Il d.lgs. 9 luglio 2004, n. 197 ha, difatti, previsto, al Capo II - Coordinamento del testo unico bancario e del testo unico della finanza con il decreto legislativo 8 giugno 2001, n Disposizioni in tema di illeciti amministrativi dipendenti da reato, che al decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, dopo l'articolo 97, sia inserita la seguente sezione: «Sezione V-bis - Responsabilità per illecito amministrativo dipendente da reato - Art. 97-bis Responsabilità per illecito amministrativo dipendente da reato. 1. Il pubblico ministero che iscrive, ai sensi dell'articolo 55 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, nel registro delle notizie di reato un illecito amministrativo a carico di una banca ne dà comunicazione alla Banca d'italia e, con riguardo ai servizi di investimento, anche alla CONSOB. Nel corso del procedimento, ove il pubblico ministero ne faccia richiesta, vengono sentite la Banca d'italia e, per i profili di competenza, anche la CONSOB, le quali hanno, in ogni caso, facoltà di presentare relazioni scritte. 2. In ogni grado del giudizio di merito, prima della sentenza, il giudice dispone, anche d'ufficio, l'acquisizione dalla Banca d'italia e dalla CONSOB, per i profili di specifica competenza, di aggiornate informazioni sulla situazione della banca, con particolare riguardo alla struttura organizzativa e di controllo. 3. La sentenza irrevocabile che irroga nei confronti di una banca le sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, lettere a) e b), del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, decorsi i termini per la conversione delle sanzioni medesime, è trasmessa per l'esecuzione dall'autorità giudiziaria alla Banca d'italia. A tale fine la Banca d'italia può proporre o adottare gli atti previsti dal titolo IV, avendo presenti le caratteristiche della sanzione irrogata e le preminenti finalità di salvaguardia della stabilità e di tutela dei diritti dei depositanti e della clientela. 4. Le sanzioni interdittive indicate nell'articolo 9, comma 2, lettere a) e b), del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, non possono essere applicate in via cautelare alle banche. Alle medesime non si applica, altresì, l'articolo 15 del decreto 13
15 231/2001, Le sanzioni interdittive hanno ad oggetto la specifica attività alla quale si riferisce l illecito dell ente ) che, a loro volta, possono consistere in: o interdizione dall esercizio dell attività; o sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell illecito; o divieto di contrattare con la pubblica amministrazione 29 ; o esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l eventuale revoca di quelli concessi; o divieto di pubblicizzare beni o servizi; confisca (e sequestro preventivo in sede cautelare); pubblicazione della sentenza (in caso di applicazione di una sanzione interdittiva). La sanzione pecuniaria è determinata dal giudice penale attraverso un sistema basato su quote in numero non inferiore a cento e non superiore a mille e di importo variabile fra un minimo di Euro 258,22 ad un massimo di Euro 1549,37. Nella commisurazione della sanzione pecuniaria il giudice determina: il numero delle quote, tenendo conto della gravità del fatto, del grado della responsabilità della società nonché dell attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti; l importo della singola quota, sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali della società. legislativo 8 giugno 2001, n Il presente articolo si applica, in quanto compatibile, alle succursali italiane di banche comunitarie o extracomunitarie.». 29 Un significativo precedente giurisprudenziale in tema di sanzioni interdittive è costituito dalla decisione sul caso Siemens-Enelpower. Il Giudice per le Indagini Preliminari di Milano, Guido Salvini, ha applicato per la prima volta in via cautelare in data 27 aprile 2004 la misura dell interdizione dai rapporti con la pubblica amministrazione a carico di Siemens Ag, nell ambito dell inchiesta Enelpower, per la durata di un anno. Successivamente, in data 5 maggio 2004, ha disposto l integrazione dell originario provvedimento restringendone l applicazione allo specifico ramo d azienda nell ambito del quale sarebbe avvenuta la presunta corruzione messa in atto da manager di Siemens nei confronti di due amministratori di Enelpower. In altre parole, l interdizione nei confronti di Siemens Ag alla partecipazione agli appalti pubblici è stata circoscritta al solo ramo d azienda della divisione Power Generation (una delle 14 divisioni del gruppo tedesco), che si occupa della produzione di energia elettrica mediante turbogas. Rimangono estranee al divieto di contrattare con la pubblica amministrazione tutte le società del gruppo Siemens in Italia, che potranno pertanto continuare a svolgere le proprie attività anche nell ambito di appalti pubblici. Il provvedimento integrativo del GIP di Milano nella vicenda Siemens-Enelpower appare riconducibile al citato art. 14, comma 1, del d.lgs. 231/2001, ai sensi del quale Le sanzioni interdittive hanno ad oggetto la specifica attività alla quale si riferisce l illecito dell ente. Si ricorda, altresì, che il secondo comma della medesima disposizione prevede che Il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione può anche essere limitato a determinati tipi di contratto o a determinate amministrazioni. Inoltre, ai sensi dell art. 46 del d.lgs. 231/2001 Nel disporre le misure cautelari, il giudice tiene conto della specifica idoneità di ciascuna in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto. Ogni misura cautelare deve essere proporzionata all entità del fatto e alla sanzione che si ritiene possa essere applicata all ente. L interdizione dall esercizio dell attività può essere disposta in via cautelare soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata. La stessa relazione illustrativa al d.lgs. 231/2001 precisa che la sanzione interdittiva non deve ispirarsi a un criterio applicativo generalizzato e indiscriminato: Le sanzioni, per quanto possibile, devono colpire il ramo di attività in cui si è sprigionato l illecito in omaggio a un principio di economicità e proporzione. La necessità di questa selezione conviene ripeterlo deriva proprio dalla estrema frammentazione dei comparti produttivi che oggi segna la vita delle imprese. Altro significativo precedente giurisprudenziale è costituito dalla sentenza dibattimentale emessa dal Tribunale di Milano in data 20 marzo 2007, sul caso My Chef S.r.l. Il Tribunale di Milano, accertata la responsabilità della My Chef S.r.l. per l illecito amministrativo previsto dagli artt. 5 e ss. del d.lgs. 231/2001 in relazione al reato di corruzione commesso dai soggetti apicali appartenenti alla stessa, ha inflitto alla società, oltre alla sanzione pecuniaria e alla confisca del profitto del reato, la sanzione interdittiva del divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione per un anno, prevedendo altresì, quale pena accessoria, la pubblicazione della sentenza per estratto sul quotidiano il Sole 24Ore. 14
16 Le sanzioni interdittive si applicano in relazione ai soli reati per i quali siano espressamente previste (si tratta in particolare di: reati contro la pubblica amministrazione, di cui agli artt. 24 e 25 d.lgs. 231/2001; delitti informatici e trattamento illecito di dati, di cui all art. 24-bis d.lgs. 231/2001; taluni reati contro la fede pubblica quali la falsità in monete, di cui all art. 25-bis d.lgs. 231/2001; delitti in materia di terrorismo e di eversione dell ordine democratico, di cui all art. 25-quater d.lgs. 231/2001; delitti contro la personalità individuale, di cui all art. 25-quinquies d.lgs. 231/2001; taluni reati transnazionali, di cui all art. 10 legge 146/2006; delitti commessi con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, di cui all art. 25-septies d.lgs. 231/2001; delitti di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, di cui all art. 25- octies d.lgs. 231/2001) e purché ricorra almeno una delle seguenti condizioni: a) la società ha tratto dalla consumazione del reato un profitto di rilevante entità e il reato è stato commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all altrui direzione quando, in tale ultimo caso, la commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative; b) in caso di reiterazione degli illeciti 30. Il giudice determina il tipo e la durata della sanzione interdittiva tenendo conto dell idoneità delle singole sanzioni a prevenire illeciti del tipo di quello commesso e, se necessario, può applicarle congiuntamente (art. 14, comma 1 e comma 3, d.lgs. 231/2001). Le sanzioni dell interdizione dall esercizio dell attività, del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione e del divieto di pubblicizzare beni o servizi possono essere applicate - nei casi più gravi - in via definitiva 31. Si segnala, inoltre, la possibile prosecuzione dell attività della società (in luogo dell irrogazione della sanzione) da parte di un commissario nominato dal giudice ai sensi e alle condizioni di cui all art. 15 del d.lgs. 231/ Art. 13, comma 1, lettere a) e b) d.lgs. 231/2001. A tale proposito, Si veda anche l art. 20 d.lgs. 231/2001, ai sensi del quale Si ha reiterazione quando l ente, già condannato in via definitiva almeno una volta per un illecito dipendente da reato, ne commette un altro nei cinque anni successivi alla condanna definitiva. Circa il rapporto fra le norme sopra menzionate, si veda De Marzo, op. cit., 1315: In via alternativa, rispetto ai requisiti di cui alla lett. a) [dell art. 13, n.d.r.], la lett. b) individua, come presupposto per l applicazione delle sanzioni interdittive espressamente previste dal legislatore, la reiterazione degli illeciti. Ai sensi dell art. 20, la reiterazione si verifica quando l ente, già condannato in via definitiva almeno una volta per un illecito dipendente da reato, ne commette un altro nei cinque anni successivi alla condanna definitiva. In questo caso, la commissione dei reati nonostante l intervento di una condanna che abbia, in modo ormai irrevocabile, sancito la precedente violazione di legge, dimostra le indicate propensione o tolleranza verso la consumazione dei reati, senza che occorra indugiare sull entità del profitto conseguito e sull analisi dei modelli organizzativi adottati. Ciò che emerge in ogni caso è la consapevolezza che l ordinario apparato sanzionatorio pecuniario (ed eventualmente anche interdittivo, qualora già in occasione degli illeciti precedenti siano state verificate le condizioni di cui alle lettere a) o b) dell art. 13, comma 1) non è stato in grado di operare come efficace deterrente rispetto ad un azione irrispettosa del fondamentale canone della legalità. 31 Si veda, a tale proposito, l art. 16 d.lgs. 231/2001, secondo cui: 1. Può essere disposta l interdizione definitiva dall esercizio dell attività se l ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità ed é già stato condannato, almeno tre volte negli ultimi sette anni, alla interdizione temporanea dall esercizio dell attività. 2. Il giudice può applicare all ente, in via definitiva, la sanzione del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione ovvero del divieto di pubblicizzare beni o servizi quando è già stato condannato alla stessa sanzione almeno tre volte negli ultimi sette anni. 3. Se l ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione di reati in relazione ai quali é prevista la sua responsabilità é sempre disposta l interdizione definitiva dall esercizio dell attività e non si applicano le disposizioni previste dall articolo Si veda l art. 15 del d.lgs. 231/2001: Commissario giudiziale Se sussistono i presupposti per l applicazione di una sanzione interdittiva che determina l interruzione dell attività dell ente, il giudice, in luogo dell applicazione della sanzione, dispone la prosecuzione dell attività dell ente da parte di un commissario per un periodo pari alla durata della pena interdittiva che sarebbe stata applicata, quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni: a) l ente svolge un pubblico servizio o un servizio di pubblica necessità la cui interruzione può provocare un grave pregiudizio alla collettività; b) l interruzione dell attività dell ente può provocare, tenuto conto delle sue dimensioni e delle 15
17 1.6 Delitti tentati. Nelle ipotesi di commissione, nelle forme del tentativo 33, dei delitti rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti, le sanzioni pecuniarie (in termini di importo) e le sanzioni interdittive (in termini di tempo) sono ridotte da un terzo alla metà, mentre è esclusa l irrogazione di sanzioni nei casi in cui l ente impedisca volontariamente il compimento dell azione o la realizzazione dell evento (art. 26 del d.lgs. 231/2001). L esclusione di sanzioni si giustifica, in tal caso, in forza dell interruzione di ogni rapporto di immedesimazione tra ente e soggetti che assumono di agire in suo nome e per suo conto 34. Si tratta di un ipotesi particolare del c.d. recesso attivo, previsto dall art. 56, comma 4, c.p Vicende modificative dell ente. Il d.lgs. 231/2001 disciplina il regime della responsabilità patrimoniale dell ente anche in relazione alle vicende modificative dell ente quali la trasformazione, la fusione, la scissione e la cessione d azienda. Secondo l art. 27, comma 1, del d.lgs. 231/2001, dell obbligazione per il pagamento della sanzione pecuniaria risponde l ente con il suo patrimonio o con il fondo comune, laddove la nozione di patrimonio deve essere riferita alle società e agli enti con personalità giuridica, mentre la nozione di fondo comune concerne le associazioni non riconosciute. Tale previsione costituisce una forma di tutela a favore dei soci di società di persone e degli associati ad associazioni, scongiurando il rischio che gli stessi possano essere chiamati a rispondere con il loro patrimonio personale delle obbligazioni derivanti dalla comminazione all ente delle sanzioni pecuniarie 36. La disposizione in esame rende, inoltre, manifesto l intento del Legislatore di individuare una responsabilità dell ente autonoma rispetto non solo a quella dell autore del reato (si veda, a tale proposito, l art. 8 del d.lgs. 231/2001) 37 ma anche rispetto ai singoli membri della compagine sociale 38. condizioni economiche del territorio in cui è situato, rilevanti ripercussioni sull occupazione. Con la sentenza che dispone la prosecuzione dell attività, il giudice indica i compiti ed i poteri del commissario, tenendo conto della specifica attività in cui è stato posto in essere l illecito da parte dell ente. Nell ambito dei compiti e dei poteri indicati dal giudice, il commissario cura l adozione e l efficace attuazione dei modelli di organizzazione e di controllo idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Non può compiere atti di straordinaria amministrazione senza autorizzazione del giudice. Il profitto derivante dalla prosecuzione dell attività viene confiscato. La prosecuzione dell attività da parte del commissario non può essere disposta quando l interruzione dell attività consegue all applicazione in via definitiva di una sanzione interdittiva. 33 Secondo l art. 56, comma 1, del c.p. risponde di delitto tentato Chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto se l azione non si compie o l evento non si verifica. 34 A tale proposito si veda Forlenza, Disciplina speciale per i reati contro la P.A., in Guida al Diritto, 2001, n. 26, Tale disposizione prevede una riduzione della pena nel caso in cui il colpevole volontariamente impedisca l evento del reato. A differenza dell istituto penalistico, il recesso attivo dell ente non comporta una mera attenuazione del regime sanzionatorio, bensì costituisce una vera e propria causa di esclusione della responsabilità ; così Gennai- Traversi, op. cit., Gennai-Traversi, op. cit., 164: ciò in deroga alla disciplina generale secondo la quale delle obbligazioni sociali rispondono anche i soci illimitatamente responsabili (artt. 2267, 2304 e 2318 cod. civ.), così come gli associati per le obbligazioni dell associazione (art. 38 cod. civ.). 37 Art. 8 del d.lgs. 231/2001: Autonomia della responsabilità dell ente 1. la responsabilità dell ente sussiste anche quando: a) l autore del reato non è stato identificato o non è imputabile; b) il reato si estingue per una causa diversa dall amnistia. 2. Salvo che la legge disponga diversamente, non si procede nei confronti dell ente quando è concessa 16
18 Gli artt del d.lgs. 231/2001 regolano l incidenza sulla responsabilità dell ente delle vicende modificative connesse a operazioni di trasformazione, fusione, scissione e cessione di azienda. Il Legislatore ha tenuto conto di due esigenze contrapposte: da un lato, evitare che tali operazioni possano costituire uno strumento per eludere agevolmente la responsabilità amministrativa dell ente; dall altro, non penalizzare interventi di riorganizzazione privi di intenti elusivi. La Relazione illustrativa al d.lgs. 231/2001 afferma Il criterio di massima al riguardo seguito è stato quello di regolare la sorte delle sanzioni pecuniarie conformemente ai principi dettati dal codice civile in ordine alla generalità degli altri debiti dell ente originario, mantenendo, per converso, il collegamento delle sanzioni interdittive con il ramo di attività nel cui ambito è stato commesso il reato. In caso di trasformazione, l art. 28 del d.lgs. 231/2001 prevede (in coerenza con la natura di tale istituto che implica un semplice mutamento del tipo di società, senza determinare l estinzione del soggetto giuridico originario) che resta ferma la responsabilità dell ente per i reati commessi anteriormente alla data in cui la trasformazione ha avuto effetto. In caso di fusione, l ente che risulta dalla fusione (anche per incorporazione) risponde dei reati di cui erano responsabili gli enti partecipanti alla fusione (art. 29 del d.lgs. 231/2001). L ente risultante dalla fusione, infatti, assume tutti i diritti e obblighi delle società partecipanti all operazione (art bis, primo comma, c.c.) 39 e, facendo proprie le attività aziendali, accorpa altresì quelle nel cui ambito sono stati posti in essere i reati di cui le società partecipanti alla fusione avrebbero dovuto rispondere 40. L art. 30 del d.lgs. 231/2001 prevede che, nel caso di scissione parziale, la società scissa rimane responsabile per i reati commessi anteriormente alla data in cui la scissione ha avuto effetto. amnistia per un reato in relazione al quale è prevista la sua responsabilità e l imputato ha rinunciato alla sua applicazione. 3. L ente può rinunciare all amnistia. 38 Così Roberti, La responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni prive di personalità giuridica e le vicende modificative, in Nuove leggi civile commentate, 2001, Art bis c.c.: Effetti della fusione La società che risulta dalla fusione o quella incorporante assumono i diritti e gli obblighi delle società estinte. Il d.lgs. 6/2003 ha così modificato il testo dell art bis: Effetti della fusione - La società che risulta dalla fusione o quella incorporante assumono i diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla fusione, proseguendo in tutti i loro rapporti, anche processuali, anteriori alla fusione. 40 La Relazione illustrativa al d.lgs. 231/2001 chiarisce che Ad evitare che, con particolare riguardo alle sanzioni interdittive, la regola ora enunciata determini una dilatazione di dubbia opportunità della misura punitiva - coinvolgendo aziende sane in provvedimenti diretti a colpire aziende malate (si pensi al caso in cui una modesta società, responsabile di un illecito sanzionabile con il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, venga incorporata da una grande società con azioni quotate in borsa) - provvedono, per vero, da un lato, la disposizione generale che limita comunque le sanzioni interdittive all attività o alle strutture in cui l illecito è stato commesso (articolo 14, comma 1, dello schema); e, dall altro, la ( ) facoltà dell ente risultante dalla fusione di chiedere, nei congrui casi, la sostituzione delle sanzioni stesse con sanzioni pecuniarie. Il Legislatore allude, a tale ultimo proposito, all art. 31, comma 2, del d.lgs. 231/2001, secondo cui Salvo quanto previsto dall articolo 17, l ente risultante dalla fusione e l ente al quale, nel caso di scissione, è applicabile la sanzione interdittiva possono chiedere al giudice la sostituzione della medesima con la sanzione pecuniaria, qualora, a seguito della fusione o della scissione, si sia realizzata la condizione prevista dalla lettera b) del comma 1 dell articolo 17, e ricorrano le ulteriori condizioni di cui alle lettere a) e c) del medesimo articolo. Si ricorda che l art. 17 prevede quanto segue: 1. Ferma l applicazione delle sanzioni pecuniarie, le sanzioni interdittive non si applicano quando, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, concorrono le seguenti condizioni: a) l ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero si e comunque efficacemente adoperato in tal senso; b) l ente ha eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato mediante l adozione e l attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; c) l ente ha messo a disposizione il profitto conseguito ai fini della confisca. 17
19 Gli enti beneficiari della scissione (sia totale che parziale) sono solidalmente obbligati al pagamento delle sanzioni pecuniarie dovute dall ente scisso per i reati commessi anteriormente alla data in cui la scissione ha avuto effetto, nel limite del valore effettivo del patrimonio netto trasferito al singolo ente. Tale limite non si applica alle società beneficiarie, alle quali risulta devoluto, anche solo in parte, il ramo di attività nel cui ambito è stato commesso il reato 41. Le sanzioni interdittive relative ai reati commessi anteriormente alla data in cui la scissione ha avuto effetto si applicano agli enti cui è rimasto o è stato trasferito, anche in parte, il ramo di attività nell ambito del quale il reato è stato commesso. L art. 31 del d.lgs. 231/2001 prevede disposizioni comuni alla fusione e alla scissione, concernenti la determinazione delle sanzioni nell eventualità che tali operazioni straordinarie siano intervenute prima della conclusione del giudizio. Viene chiarito, in particolare, il principio per cui il giudice deve commisurare la sanzione pecuniaria, secondo i criteri previsti dall art. 11, comma 2, del d.lgs. 231/ , facendo riferimento in ogni caso alle condizioni economiche e patrimoniali dell ente originariamente responsabile, e non a quelle dell ente cui dovrebbe imputarsi la sanzione a seguito della fusione o della scissione. In caso di sanzione interdittiva, l ente che risulterà responsabile a seguito della fusione o della scissione potrà chiedere al giudice la conversione della sanzione interdittiva in sanzione pecuniaria, a patto che: (i) la colpa organizzativa che abbia reso possibile la commissione del reato sia stata eliminata, e (ii) l ente abbia provveduto a risarcire il danno e messo a disposizione (per la confisca) la parte di profitto eventualmente conseguito 43. L art. 32 del d.lgs. 231/2001 consente al giudice di 41 Tale previsione appare parzialmente in linea con quanto disposto dall art decies, comma 2, c.c., ai sensi del quale Ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa trasferito o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società a cui essi fanno carico. Il d.lgs. 6/2003 ha trasferito tale previsione nell art quater c.c., modificandola come segue: Ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico. Secondo Gennai-Traversi, op. cit., 175: Per quanto riguarda invece la scissione totale, dall enunciato dell art. 30, comma 2, si evince - pur in mancanza di una previsione espressa - che la responsabilità amministrativa per gli illeciti dipendenti da reati commessi anteriormente alla scissione è riferibile non già alla società scissa, ma esclusivamente alle società beneficiarie della scissione stessa, in quanto sono i soggetti normativamente indicati quali obbligati, in solido tra loro, al pagamento delle sanzioni pecuniarie dovute dall ente scisso. Il che è peraltro consequenziale al fatto che, una volta intervenuta la scissione totale, la società originaria normalmente si estingue e, in ogni caso, rimane priva del suo patrimonio. 42 Art. 11 del d.lgs. 231/2001: Criteri di commisurazione della sanzione pecuniaria - 1. Nella commisurazione della sanzione pecuniaria il giudice determina il numero delle quote tenendo conto della gravità del fatto, del grado della responsabilità dell ente nonché dell attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti. 2. L importo della quota è fissato sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali dell ente allo scopo di assicurare l efficacia della sanzione.( ). 43 La Relazione illustrativa al d.lgs. 231/2001 chiarisce: L ente risultante dalla fusione e l ente che, in caso di scissione, risulterebbe esposto ad una sanzione interdittiva possono ovviamente evitarne in radice l applicazione provvedendo alla riparazione delle conseguenze del reato, nei sensi e nei termini indicati in via generale dall articolo 17. Si è ritenuto tuttavia opportuno prevedere ( ), che quando l operatività della citata disposizione risultasse preclusa dal superamento del limite temporale dell apertura del dibattimento, l ente interessato abbia comunque facoltà di richiedere al giudice la sostituzione della sanzione interdittiva con una sanzione pecuniaria di ammontare pari da una a due volte quella inflitta all ente per il medesimo reato. La sostituzione è ammessa alla condizione che, a seguito della fusione o della scissione, si sia realizzata una modifica organizzativa idonea a prevenire la commissione di nuovi reati della stessa specie e che, inoltre, l ente abbia risarcito il danno o eliminato le conseguenze del reato e messo a disposizione per la confisca il profitto eventualmente conseguito (s intende, per la parte riferibile all ente stesso). Resta salva, in ogni caso, la facoltà di chiedere la conversione anche in executivis a norma dell articolo
20 tener conto delle condanne già inflitte nei confronti degli enti partecipanti alla fusione o dell ente scisso al fine di configurare la reiterazione, a norma dell art. 20 del d.lgs. 231/2001, in rapporto agli illeciti dell ente risultante dalla fusione o beneficiario della scissione, relativi a reati successivamente commessi 44. Per le fattispecie della cessione e del conferimento di azienda è prevista una disciplina unitaria (art. 33 del d.lgs. 231/2001) 45, modellata sulla generale previsione dell art c.c. 46 ; il cessionario, nel caso di cessione dell azienda nella cui attività è stato commesso il reato, è solidalmente obbligato al pagamento della sanzione pecuniaria comminata al cedente, con le seguenti limitazioni: (i) (ii) è fatto salvo il beneficio della preventiva escussione del cedente; la responsabilità del cessionario è limitata al valore dell azienda ceduta e alle sanzioni pecuniarie che risultano dai libri contabili obbligatori ovvero dovute per illeciti amministrativi dei quali era, comunque, a conoscenza. Al contrario, resta esclusa l estensione al cessionario delle sanzioni interdittive inflitte al cedente Art. 32 d.lgs. 231/2001: Rilevanza della fusione o della scissione ai fini della reiterazione - 1. Nei casi di responsabilità dell ente risultante dalla fusione o beneficiario della scissione per reati commessi successivamente alla data dalla quale la fusione o la scissione ha avuto effetto, il giudice può ritenere la reiterazione, a norma dell articolo 20, anche in rapporto a condanne pronunciate nei confronti degli enti partecipanti alla fusione o dell ente scisso per reati commessi anteriormente a tale data. 2. A tale fine, il giudice tiene conto della natura delle violazioni e dell attività nell ambito della quale sono state commesse nonché delle caratteristiche della fusione o della scissione. 3. Rispetto agli enti beneficiari della scissione, la reiterazione può essere ritenuta, a norma dei commi 1 e 2, solo se ad essi è stato trasferito, anche in parte, il ramo di attività nell ambito del quale è stato commesso il reato per cui è stata pronunciata condanna nei confronti dell ente scisso. La Relazione illustrativa al d.lgs. 231/2001 chiarisce che La reiterazione, in tal caso, non opera peraltro automaticamente, ma forma oggetto di valutazione discrezionale da parte del giudice, in rapporto alle concrete circostanze. Nei confronti degli enti beneficiari della scissione, essa può essere inoltre ravvisata solo quando si tratti di ente cui è stato trasferito, anche in parte, il ramo di attività nel cui ambito è stato commesso il precedente reato. 45 Art. 33 del d.lgs. 231/2001: Cessione di azienda Nel caso di cessione dell azienda nella cui attività è stato commesso il reato, il cessionario è solidalmente obbligato, salvo il benefìcio della preventiva escussione dell ente cedente e nei limiti del valore dell azienda, al pagamento della sanzione pecuniaria. 2. L obbligazione del cessionario è limitata alle sanzioni pecuniarie che risultano dai libri contabili obbligatori, ovvero dovute per illeciti amministrativi dei quali egli era comunque a conoscenza. 3. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche nel caso di conferimento di azienda. Sul punto la Relazione illustrativa al d.lgs. 231/2001 chiarisce: Si intende come anche tali operazioni siano suscettive di prestarsi a manovre elusive della responsabilità: e, pur tuttavia, maggiormente pregnanti risultano, rispetto ad esse, le contrapposte esigenze di tutela dell affidamento e della sicurezza del traffico giuridico, essendosi al cospetto di ipotesi di successione a titolo particolare che lasciano inalterata l identità (e la responsabilità) del cedente o del conferente. 46 Art c.c.: Debiti relativi all azienda ceduta L alienante non è liberato dai debiti, inerenti l esercizio dell azienda ceduta anteriori al trasferimento, se non risulta che i creditori vi hanno consentito. Nel trasferimento di un azienda commerciale risponde dei debiti suddetti anche l acquirente dell azienda, se essi risultano dai libri contabili obbligatori. 47 Secondo Roberti, op. cit., 1141, la cessione d azienda porterebbe a escludere le sanzioni interdittive. Più in generale, sul tema delle responsabilità amministrativa in relazione alle vicende modificative degli enti, si vedano, fra gli altri, Castellini, Per trasformazioni e fusioni si segue il Codice Civile, in Guida al Diritto, 2001, n. 26, 80, Roberti, op. cit., 1127 ss.; De Marzo, Il d.lgs. n. 231/2001: responsabilità patrimoniale e vicende modificative dell ente, in Corriere Giuridico, 2001, n. 11, 1527 ss; Busson, Responsabilità patrimoniale e vicende modificative dell ente, in AA.VV., Responsabilità degli enti, cit. a cura di Garuti, 183 ss.; Iannacci, Operazioni straordinarie Le vicende modificative dell ente e la responsabilità amministrativa, in Diritto e Pratica delle Società, 2002, n. 3, 12 ss.; Apice, Responsabilità amministrativa degli enti: profili civilistici, in Diritto e Pratica delle Società, 2002, n. 3, 8 ss; De Angelis, Responsabilità patrimoniale e vicende modificative dell ente (trasformazione, fusione, scissione, cessione d azienda), in Le Società, 2001, n. 11, 1326 ss.; Napoleoni, Le vicende modificative dell ente, in Responsabilità degli enti per i reati commessi nel loro interesse, supplemento al n. 6/03 Cassazione penale, 99 ss. 19