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Timestamp: 2017-02-19 14:47:28+00:00
Document Index: 173146759

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 43', 'art.\n40', 'art. 40', 'art. 677', 'art. 41', 'art. 2', 'art. 27', 'art. 437', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'sentenza ', '§ 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'art. 21', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 40', 'sentenza ', 'art. 2392', 'art. 40', 'sentenza ', 'art. 40', 'art. 28', 'art.\n2621', 'art. 2392', 'art. 43', 'art. 40', 'art. 2051', 'art. 40', 'art. 593', 'art. 3', 'art. 153']

Le Posizioni di Garanzia - Riassunto - Diritto Penale
Documenti Sintesi Sintesi Giurisprudenza Sintesi Diritto Penale gabro903 marzo 2012Le Posizioni di Garanzia - Riassunto - Diritto Penale, Sintesi di Diritto Penale. Università Kore di Enna (Unikore)Università Kore di Enna (Unikore)Diritto Penale,GiurisprudenzaRTF (323 KB)33 pagine7Numero di download1000+Numero di visiteDescrizioneRiassunto per il corso di Diritto Penale riguardante le posizioni di garanzia Aggiungi ai preferitiCommentaSegnala il documento20puntiPunti download necessari per scaricarequesto documentoScarica il documentoAnteprima3 pagine / 33Questa è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 33 totaliScarica il documentoQuesta è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 33 totaliScarica il documentoQuesta è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 33 totaliScarica il documentoQuesta è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 33 totaliScarica il documentoCarica altriCerca nell'estratto del documentoLE POSIZIONI DI GARANZIA
E’ alla dottrina tedesca, a partire dagli anni Trenta, che si devono i primi studi sul reato omissivo in genere e in particolare la creazione dei concetti di garante e di posizioni di garanzia.
Lo sviluppo tra la fine dell’Ottocento e la fine del Novecento di nuove tendenze sociali di stampo solidaristico di cui lo Stato si è fatto carico attraverso l’indicazione di funzioni interventistiche ha infatti fatto
emergere l’esigenza di tutelare situazioni particolarmente rilevanti, non
disciplinate espressamente da fonti legislative, aventi ad oggetto
l’obbligo di attivarsi da parte di un soggetto determinato (il garante) al
fine d’impedire il verificarsi di un evento lesivo in base ad un rapporto
particolare di affidamento, un vincolo tra il soggetto obbligato ed i
soggetti o beni destinatari della tutela (posizioni di garanzia).
Dal secondo dopoguerra in poi si ebbe un incremento del processo
di dilatazione degli obblighi positivi di condotta penalmente sanzionati,
sviluppando una maggiore consapevolezza della necessità di formulare
una dogmatica autonoma dei reati omissivi.
Particolare attenzione venne dedicata al problema della
responsabilità penale per omesso impedimento dell’evento sotto il
profilo delle condizioni che giustificano l’equiparazione tra il
“cagionare” ed il “non impedire” un evento lesivo.
Il Codice Penale italiano oggi regolamenta l’illecito omissivo
improprio nella sola parte generale, avendo ripreso dalla dottrina tedesca
i concetti di “garante” e di “posizioni di garanzia”, mediante la
previsione di una clausola di equivalenza contenuta nell’articolo 40
comma 21 che, in combinato disposto con norme di parte speciale
relative a fattispecie commissive “convertibili” in omissioni, consente in
linea generale l’applicazione a tali forme di realizzazione in forma
omissiva della medesima cornice edittale prevista per l’originaria
fattispecie commissiva.
Pertanto nel primo capitolo occorre trattare la fattispecie omissiva,
in particolare il reato omissivo proprio ed il reato omissivo improprio o
commissivo mediante omissione affinché si possano tracciare i caratteri
fondamentali e distintivi che vi intercorrono tra i suddetti per poi
giungere nel secondo capitolo alle posizioni di garanzia, inerenti al reato
1 “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico d’impedire equivale a
cagionarlo”.
omissivo improprio ed infine chiudere con una rassegna
giurisprudenziale sulle suddette che meglio ha aiutato il legislatore a
risolvere determinate fattispecie non regolate da una norma ad hoc.
8PRIMO CAPITOLO
§.1.1 REATO OMISSIVO PROPRIO ED IMPROPRIO: QUESTIONI
La dottrina italiana dei primi decenni del secolo scorso, sotto
l’influenza degli scrittori tedeschi, ha mostrato particolare interesse nei
confronti della categoria degli illeciti omissivi, cercando di elaborare una
dogmatica autonoma degli stessi.
L’esigenza sentita dalla dottrina è nata dalla crescita progressiva
degli obblighi di agire dotati di rilevanza penale e derivanti a loro volta
dall’avvento dello Stato sociale e del governo pubblico dell’economia,
con il conseguente moltiplicarsi delle fattispecie omissive.
Per omissione penalmente rilevante deve intendersi il mancato
compimento di un’azione che si aveva l’obbligo giuridico di compiere.
I reati omissivi si distinguono in due categorie che presentano
caratteristiche ed elementi diversi: reati omissivi propri e reati omissivi
impropri o commissivi mediante omissione.
I reati omissivi propri o di mera omissione sono quelli nei quali il
legislatore reprime: “il mancato compimento di un’azione
giuridicamente doverosa”2, indipendentemente dal verificarsi o meno di
un evento che risulta conseguenza di tale omissione. Di conseguenza
l’omittente sarà considerato responsabile per non avere posto in essere
l’azione doverosa che la legge penale imponeva di realizzare mediante la
previsione di singole e precise norme incriminatrici; ad esempio il delitto
di omissione di soccorso regolato dall’articolo 593 c.p.3, che si
caratterizza come situazione tipica di reato omissivo proprio poiché
incrimina la semplice omissione dell’assistenza nei confronti di una
persona che versa in stato di pericolo e pertanto, nel caso in cui dal
mancato attivarsi del soggetto ne derivi la morte della persona da
assistere, l’omittente non risponderà di omicidio ma la legge applicherà
solo una circostanza aggravante4. Tuttavia prima di far sorgere la
responsabilità in capo al soggetto che deve dare assistenza occorre
accertare che non esista alcuna impossibilità di agire, quale l’assenza di
2 MARINUCCI-DOLCINI, Manuale di diritto penale, parte generale, Giuffré, Milano,
2003, 131.
3 Comma 1 “Chiunque trovando abbandonato o smarrito un fanciullo minore
degli anni dieci, o un’altra persona incapace di provvedere a se stessa, per
malattia…o per altra causa, omette di darne immediato avviso all’Autorità è
punito…”.
4 Comma 3 “ Se da siffatta condotta del colpevole deriva una lesione personale,
la pena è aumentata, se ne deriva la morte, la pena è raddoppiata”.
necessarie attitudini psico-fisiche (un bagnante sta annegando ma la
persona presente non sa nuotare) o la mancanza delle condizioni esterne
indispensabili affinché si possa compiere l’azione doverosa (non èomittente colui che è lontano dal luogo del soccorso o è privo di mezzi
utili per dare aiuto).
Altra ipotesi di reato omissivo proprio è costituita dall’omessa
denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale prevista dall’articolo
361 c.p.5, nella quale la condotta omissiva consiste proprio nella mancata
denuncia o nel ritardo di essa da parte del soggetto obbligato dalla
norma, di conseguenza non sorgerà alcuna responsabilità qualora il
pubblico ufficiale competente effettui un atto diverso da quello dovuto
ma equivalente ed idoneo a soddisfare l’interesse di chi ha richiesto
La giurisprudenza comincia a considerare l’illecito omissivo
proprio troppo lontano dalla comune esperienza di vita, considerandolo
troppo statico rispetto ai numerosi cambiamenti che lo Stato ed i valori
sociali hanno avuto nel corso del tempo.
5 “Il pubblico ufficiale, il quale omette o ritarda di denunciare all’Autorità
giudiziaria, o ad un’altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, un reato
di cui ha avuto notizia o a causa delle sue funzioni, è punito…”.
Le fattispecie omissive proprie possono essere distinte in due
sottogruppi: nel primo l’obbligo di attivarsi deriva da una realtà di
carattere naturalistico o sociale percepibile in via immediata dal
soggetto, indipendentemente dalla conoscenza che lo stesso abbia
dell’obbligo giuridico di agire (ipotesi di omissione di soccorso); nel
secondo invece l’obbligo di agire deriva da una specifica norma
giuridica che l’obbligato deve conoscere (ipotesi di omissione di atti
d’ufficio) o di cui deve supporre l’esistenza.
I reati omissivi impropri o commissivi mediante omissione
consistono nel mancato compimento di un’azione giuridicamente
doverosa imposta per impedire il verificarsi di un evento tipico ai sensi
di una fattispecie commissiva base, ossia di una fattispecie nata
originariamente per punire un fatto caratterizzato da un comportamento
positivo6.
Rispetto a questa tipologia di reati l’omittente riveste il ruolo di
garante della salvaguardia del bene protetto e risponde anche dei risultati
collegati al suo mancato attivarsi. Di conseguenza il dovere giuridico di
agire ha un’estensione più ampia rispetto a quella che riguarda i reati
6 FIANDACA-MUSCO, Manuale di diritto penale, parte generale, Zanichelli, Bologna,
2001, 542.
omissivi propri includendo nel suo ambito anche l’impedimento
dell’evento; ad esempio se un bambino sta annegando in una piscina ed
il bagnino, che ha l’obbligo di salvarlo, rimane inerte causandone la
morte si realizzerà un fatto di omicidio.
Le fattispecie omissive improprie, a differenza di quelle proprie,
mancano di norme di carattere speciale che espressamente le prevedanocosì che la loro disciplina è ricavabile dal combinarsi della disposizione
di parte generale - l’articolo 40 comma 2 del c.p. - con le norme di parte
speciale inerenti ad un reato di azione, trasformate poi in fattispecie
omissive per opera di un’interpretazione di carattere giudiziale. Ad
esempio la formulazione dell’articolo 575 c.p. “Chiunque cagiona la
morte di un uomo è punito…” a seguito della combinazione diventa
“chiunque non impedisce la morte di un uomo, avendo l’obbligo
giuridico d’impedirla, è punito…”.
In altre parole l’articolo 40 c.p. afferma l’equivalenza tra il causare
un evento ed il non impedirlo in presenza di un obbligo di attivarsi,
concetto che la dottrina prevalente indica con l’espressione clausola di
equivalenza7 .
7 FIANDACA-MUSCO, cit, 548 ss; MARINUCCI -DOLCINI, cit, 133 ss.
La dottrina più recente ha abbandonato il tradizionale criterio
distintivo che si aveva tra le due tipologie di omissione - reato omissivo
proprio e reato omissivo improprio- che poneva l’accento sulla presenza
o meno di un evento naturalistico come requisito strutturale del fatto di
reato (nel primo caso reato omissivo improprio nel secondo caso reato
omissivo proprio), ed ha adottato il criterio di tipizzazione secondo il
quale sono definiti propri quei reati che sono disciplinati da norme penali
di comando e impropri quelli che mancano di una tipicità fornita dalla
legge mediante l’espressa previsione di norme ed estratti dalla
conversione di fattispecie create originariamente per punire
comportamenti positivi, completando così i reati commissivi costituiti da
un’azione positiva e da un evento8 .
8 FIANDACA-MUSCO, cit, 549; FIANDACA, Il reato commissivo mediante omissione,
Giuffré, Milano, 1979, 10 ss.
§.1.2 IL NESSO DI CAUSALITA’ NEL REATO OMISSIVO.
Un elemento costitutivo del reato omissivo di evento è il nesso di
causalità che lega l’omissione del soggetto all’evento verificatosi,
costituendo anche il presupposto dell’affermazione della sua
Il nostro Codice Penale riconosce il legame causale tra azione ed
evento nell’articolo 40 comma 1, il quale richiede che l’evento dannoso
o pericoloso, dal quale dipende l’esistenza del reato, sia conseguenza
dell’azione del reo; tuttavia la norma in esame non descrive le condizioni
per le quali l’evento lesivo possa essere considerato conseguenza
Per risolvere questo interrogativo la dottrina9 ha richiamato la teoria
condizionalistica, secondo la quale “è causa ogni condizione dell’evento,
ogni antecedente senza il quale l’evento non si sarebbe verificato”,
definita anche dell’equivalenza poiché non è possibile graduare
l’intensità causale o l’efficacia di ogni singola condizione; tutte le9 FIANDACA-MUSCO, Manuale di diritto penale, parte generale, Zanichelli, Bologna,
2001, 204 ss.
condizioni indispensabili sono equivalenti fra loro ed egualmente
causali.
La formula della “condicio sine qua non” affinché possa essere
applicata sostanzialmente ai casi concreti deve basarsi su leggi
scientifiche10, ossia su enunciati che descrivono successioni regolari di
accadimenti derivanti dall’osservazione della realtà fisica e psichica, sia
universali in quanto in grado di affermare che la verificazione di un
evento è invariabilmente accompagnata dalla verificazione di un altro
evento, che statistiche le quali si limitano invece ad affermare il
verificarsi di un altro evento su una certa percentuale di casi, avendosi
così una riformulazione della teoria “causa dell’evento è ogni condizione
che, tenendo conto di tutte le circostanze che si sono verificate, non può
essere eliminata mentalmente, sulla base di leggi scientifiche, senza che
l’evento concreto venga meno11”, e nel caso in cui il giudice non possa
individuare una legge scientifica per spiegare l’evento dovrà escludere la
sussistenza del rapporto di causalità.
10 FIANDACA-MUSCO, cit, 555 ss.
11 MARINUCCI-DOLCINI, cit. 139 ss.
Per i reati omissivi impropri la dottrina dominante12 afferma che il
rapporto di causalità sia diverso da quello esistente nei reati di evento
commessi mediante azione.
Si rileva cioè che nei reati commissivi il giudice dovrà stabilire un
nesso di derivazione tra l’azione, intesa come dispiegamento di energia
causale, ed il danno verificatosi; ossia l’accertamento del nesso di
causalità presuppone la spiegazione di quanto si è verificato13 mentre nei
reati omissivi impropri dovrà verificare attraverso un accertamento con
valore ipotetico o prognostico in quale modo l’eventuale compimento
dell’azione dovuta avrebbe modificato il corso degli eventi e se sarebbe
servito ad evitare il verificarsi dell’evento lesivo14.
Di conseguenza per accertare il nesso condizionalistico nell’ipotesi
dell’illecito commissivo mediante omissione la dottrina15 ha concepito la
causalità omissiva in senso normativo verificabile mediante un giudizio
effettuato in termini ipotetici ricorrendo al principio di eliminazione
12 FIANDACA-MUSCO, cit, 550 ss.
13 GRASSO, Il reato omissivo improprio, Milano, Giuffré, 1983, 395 ss.
14 Cass. Pen. IV sez., 19 / 09 / 1997 in Indice Penale, 1998, 541.
15 FIANDACA, Il reato commissivo mediante omissione, Milano, Giuffré, 1979, 135
La causalità omissiva definita di conseguenza ipotetica ed irrealerappresenta un equivalente normativo della causalità efficiente della
condotta positiva16.
Tuttavia per i reati omissivi impropri oltre ad una causalità
ipotetica, basata su leggi copertura di carattere scientifico, occorre una
probabilità, che l’evento lesivo si verifichi, molto più elevata (quasi
vicino al cento per cento) rispetto ai reati omissivi propri, occorre cioè
calcolare in termini percentualistici il “ rischio” della mancata azione del
soggetto obbligato. In particolare il problema sorge quando con la
responsabilità per rischio è il giudice ad accollare come fatto proprio un
evento che non è stato cagionato, poiché in questo caso la soluzione di
politica criminale passa attraverso la rottura del principio di legalità o la
messa in crisi del principio di responsabilità penale per fatto proprio,
mediata da parametri causali, quali requisiti minimi d’imputazione di un
Per tale motivo nasce la teoria dell’aumento del rischio18, come
categoria d’imputazione nuova, che tende progressivamente ad
16 GRASSO, Il reato omissivo improprio, Milano, Giuffrè, 1983, 385 ss.
17 DONINI, Riv. It. Dir. e Proc. Pen., 1999, 33 ss.
18 FIANDACA-MUSCO, cit, 218.
affiancarsi a quella causale fino a sostituirla in singoli settori o rispetto a
determinate fattispecie concrete.
Secondo la teoria suddetta affinché il soggetto possa essere
imputato dell’evento lesivo verificatosi occorre come presupposto oltre
al nesso condizionalistico da verificarsi secondo il tradizionale metodo
della sussunzione sotto leggi scientifiche anche il fatto che l’azione abbia
comportato l’aumento delle probabilità di verificazione dell’evento
dannoso medesimo (ad esempio nel caso che uno spacciatore istighi un
giovane tossicodipendente, dimesso da poco da un istituto di
disintossicazione, a riprendere il consumo di eroina e quest’ultimo in
seguito alla nuova dose muore, lo spacciatore ha aumentato il rischio di
verificarsi un evento letale19).
Il criterio dell’aumento del rischio si è sviluppato in particolar
modo nell’ambito medico20, ma è stato trattato anche nella relazione
della commissione GROSSO, riguardante il progetto di riforma del nuovo
Codice Penale, nella quale viene affermato che vi sono materie nelle
quali l’erosione da parte della giurisprudenza del paradigma causale
appare evidente cercando così di soffermarsi invece su una ricostruzione
19 App. Palermo, 13 / 01 / 1982 in Foro It., 1983, 513.
20 Cass. Pen. 07 / 01 / 1983 in Cass. Pen., 1984, 1142.
della causalità ancorata a fattori di tipo prognostico, se non addirittura
consistente nella rilevazione del rischio o del suo aumento occupandosi
di ambiti medici e di alterazioni ambientali21.
Per concludere occorre citare una celeberrima sentenza dei nostrigiuristi: la sentenza Franzese22, la quale rifiuta la formula delle “serie ed
apprezzabili probabilità di successo” espressa dalla dottrina23 ai fini di
calcolare il rischio basando l’accertamento del nesso di condizionamento
tra omissione ed evento su giudizi di mera possibilità, ripudiando la
teoria dell’aumento del rischio ed affermando invece pienamente la
teoria condizionalistico integrata dal criterio di sussunzione sotto leggi
ed inoltre indicando la “flessibilità”, la libertà dell’interprete attraverso
coefficienti di probabilità mutevoli ed incerti testati su standard tipici. La
sentenza in esame infine ha affermato il principio di colpevolezza al di là
di ogni ragionevole dubbio, imponendo di assolvere il reo quando non si
dimostri ogni oltre ragionevole dubbio che l’omissione è causa
dell’evento24.
21 DE MARTINO, in Indice penale, 2002, 116 ss.
22 Cass. Pen. SSUU, 10/07/2002 n. 30328 in Dir. e Giust., 2002, 21 ss.
23 FIANDACA-MUSCO, cit. 219 ss; GRASSO, cit., 267.
24 DOLCINI in Riv. It. Dir. e Proc. Pen., 2000, 863.
§.1.3 LA RESPONSABILITA’ PER OMESSO IMPEDIMENTO
La responsabilità per omesso impedimento sorge in capo ad un
determinato soggetto nel momento in cui la produzione di un
determinato evento lesivo scaturisca dalla sua inerzia in quanto soggetto
qualificato dalla legge come garante e responsabile in violazione di un
obbligo giuridico predisposto dalla legge per l’impedimento dell’evento
Il sistema di responsabilità così configurato ha il compito di
ricostruire una tutela penale per taluni interessi di notevole rango ma
soprattutto non sufficientemente protetti dai loro rispettivi titolari,
incapaci totalmente o parzialmente di proteggerli in modo adeguato,
attraverso l’individuazione di soggetti garanti in base ad un presupposto
normativo, soggetti che saranno considerati responsabili nel caso in cui
venga dimostrata la connessione tra l’evento verificatosi e la condotta
omissiva 25.
La disciplina dell’articolo 40 c.p. conseguenza deve essere intesa
nel senso che al soggetto potrà essere mosso un rimprovero penale a
25 Trib. Ancona 05/12/1997 in IndicePenale, 2000, 269.
titolo di omesso impedimento purché egli sia destinatario di un obbligo
specifico di attivarsi e lo abbia trasgredito dolosamente26.
Una dottrina minoritaria ha posto una distinzione all’interno della
categoria della responsabilità penale per un evento naturalistico che
deriva “dall’inosservanza di una regola comportamentale che prescrive
un’attività positiva volta all’impedimento”27, secondo la quale le ipotesi
che hanno ad oggetto l’agire del soggetto, collegato causalmente enaturalisticamente all’evento lesivo, risulterebbero regolate secondo i
casi dall’articolo 43 comma 3 c.p. che riguarda il reato colposo e le
regole di diligenza, includendo fra tali regole anche norme
comportamentali di origine extrapenale o prive di un contenuto specifico
e predeterminato; e dall’articolo 40 cpv c.p. che consentirebbe di fare
riferimento solo a quelle regole comportamentali dotate di vincolatività
giuridica e contenuto specifico in quanto derivanti da una fonte
determinata, ponendosi in particolar modo come norma speciale rispetto
al profilo tipico dell’articolo 4328.
26 App. Milano 22/04/1986 in Riv. It. Dir. e Proc. Pen., 1987.
27 SGUBBI, Responsabilità per omesso impedimento dell’evento, Padova, Cedam
1975, 152;
28 Trib. Ravenna 23/07/1990 in Cass. Pen. 1992, 1617.
Secondo la prospettiva qui decritta le due norme - l’art. 43 e l’art.
40 - convergono in un rapporto di reciproca integrazione a disciplinare
un fenomeno caratterizzato da unitarietà sistematica, quello della
responsabilità penale per un evento collegato all’inosservanza di una
regola comportamentale di carattere preventivo”29.
La dottrina più recente30 preferisce mantenere distinti i due ambiti
della responsabilità colposa, la quale esige che il soggetto adotti in
maniera tempestiva tutte le misure precauzionali per evitare il sorgere
della situazione di pericolo, e della responsabilità omissiva (dolosa), la
quale sorge in capo al soggetto garante che consapevolmente omette
d’intervenire a tutela del bene31, cosicché l’oggetto del dovere di
garanzia non si specifica più, come avviene nell’ipotesi di realizzazione
colposa, in funzione preventiva, ma obbedisce allo scopo d’impedire che
l’inerzia venga strumentalizzata (interpretandola come colpa) per
realizzare un evento oggetto di volontà delittuosa32.
29 SGUBBI, Responsabilità penale per omesso impedimento dell’evento, Padova,
Cedam, 1975, 152 ss.
30 GRASSO, Il reato omissivo improprio, Milano, Giuffré, 1983, 229 ss.
31 FIANDACA, Il reato commissivo mediante omissione, Milano, Giuffré, 1979, 106.
32 Cass. Pen. Sez V, 23/10/2002 n 38836 in Guida al Diritto, 2003, 10 ss.
La costituzione di appositi garanti, che rispondono penalmente del
mancato impedimento di eventi lesivi, ha lo scopo di tutelare beni dotati
di particolare rilevanza, dapprima pressoché limitati esclusivamente a
beni di natura personale, (quali l’integrità fisica) e successivamente
estesi fino a ricomprendere anche beni di natura economicopatrimoniale,
quali il patrimonio ingente di grandi società, soprattutto
per impedire gravi lesioni ad interessi economici a livello nazionale la
cui salvaguardia possa giovare al buon funzionamento dell’intera
economia collettiva: si pensi alla responsabilità che sorge in capo agli
amministratori ed ai sindaci di società in vista dell’impedimento di reatisocietari per tutelare la posizione dei soci e, più in generale,
dell’economia nazionale33.
Anzi il settore più rilevante in cui la responsabilità omissiva trova
applicazione è oggi rappresentato proprio dai reati commessi all’interno
di complesse organizzazioni aziendali in quanto nel nostro sistema
penale sono presenti una serie di obblighi di garanzia di cui sono titolari
o l’imprenditore individuale o il vertice societario, in via esclusiva o a
33 App. Milano 10/6/1996 in Riv. Trim. Dir. Pen. Economia, 1998, 571.
fianco di altri soggetti, per l’impedimento dei reati collegati allo
svolgimento dell’attività imprenditoriale34.
34 Cass. Pen. V sez. 19/19/2001 n. 191 in Giur. It. 2001, 2343.
§.2.1. LE FONTI DELLE POSIZIONI DI GARANZIA
Profonde divergenze si sono avute in dottrina35 per individuare le
fonti delle posizioni di garanzia.
La prima teoria definita formale seguita dalla dottrina e dalla
giurisprudenza italiana , espressione del liberalismo giuridico classico,
individua le posizioni di garanzia in base alla fonte giuridica formale che
poteva essere costituita dalla legge, sia penale sia extrapenale (per
esempio obblighi di garanzia derivanti dal diritto di famiglia) , dal
contratto e dalla propria precedente attività pericolosa36 (se Tizio apre
una buca in una pubblica via è obbligato ad adottare le misure di
sicurezza necessarie per evitare che i passanti ignari vi cadano dentro)37.
Ma la suddetta concezione ha trovato un duplice limite.
35 FIANDACA-MUSCO, Manuale di diritto penale, parte generale, Bologna,
Zanichelli, 2001, 561 ss.
36 FIANDACA, Il reato commissivo mediante omissione, Milano, Giuffré, 1979, 10
37 App. Venezia, IV sez. 15 / 01/ 2001, in Riv. Trim. Dir. Pen. Economia, 2001,
Il primo è costituito dall’incapacità di selezionare nell’ambito
molteplice degli obblighi di agire quelli aventi un’effettiva e reale
funzione di garanzia e di conseguenza incapace di contraddistinguere e
circoscrivere le ipotesi di responsabilità per non impedimento
dell’evento38; infatti anche quando la fonte dell’obbligo di garanzia è
individuata da una norma penale, che disciplina direttamente una
fattispecie omissiva propria39, la sua rilevanza ai sensi di una fattispecie
omissiva impropria deve essere considerata alla luce della specifica
funzione indicata dall’art. 40 c.p.40 ed inoltre non ogni obbligo
extrapenale di attivarsi è automaticamente suscettivo di convertirsi in un
obbligo di garanzia rilevante ai sensi di una fattispecie omissiva
impropria ed infine l’agire pericoloso precedente deve essere eliminatodal novero delle fonti poiché non esiste alcuna norma giuridica che
espressamente faccia discendere dal compimento di una precedente
azione pericolosa la nascita di obblighi di garanzia in capo al garante41;
con conseguenti problemi in termini garantistici.
38 GRASSO, Il reato omissivo improprio, Milano, Giuffré, 1983, 192.
39 Per esempio: art. 677 c. p.: “ omissione di lavori in edifici o costruzioni che
minacciano rovina”.
40 FIANDACA- MUSCO, cit. 560.
41 SGUBBI, cit. 153.
Il secondo limite è costituito dall’incapacità di distinguere tra mera
obbligazione contrattuale ed obbligo di garanzia, escludendo non solo
l’obbligo medesimo ma anche la responsabilità penale omissiva nei casi
in cui il contratto venga dichiarato invalido ma il soggetto avesse assunto
concretamente l’affidamento del bene dal suo titolare o dal suo garante
originario (es: custodia del bambino ad una babysitter)42.
La seconda teoria definita sostanzialistica-funzionale sorta in
Germania negli anni Trenta e sviluppatosi nel dopoguerra, fa derivare la
fonte dell’obbligo di garanzia dalla medesima posizione di fatto che
ricopre il garante nei confronti del bene, avendosi così un vincolo tra
questi stessi43.
Ma anche questa concezione incontra dei limiti poiché, fondando
l’obbligo di garanzia su criteri fattuali, si crea un contrasto con il
principio di legalità e di riserva di legge ed inoltre, a causa dei numerosi
criteri elaborati al fine d’individuare la posizione di garanzia, non si
consente di circoscrivere la responsabilità per non impedimento
dell’evento entro confini precisi contrastando di conseguenza con il
principio di tassatività previsto dalla legge.
42 GRASSO, cit, 230 ss.
43 MANTOVANI, Riv. It. Dir. e Proc. Pen. 2001, 339 ss.
La terza teoria definita mista o formale-sostanziale attualmente
prevalente nella dottrina italiana44 ha tentato una doverosa sintesi tra il
criterio formale ed il criterio funzionale, affermando che la selezione
degli obblighi di garanzia deve essere effettuata sulla duplice base della
loro previsione in una fonte formale e della loro corrispondenza alla
funzione sostanziale di garanzia 45 .
Tuttavia anche quest’ultima teoria ha incontrato un limite
consistente nell’incompiuta sintesi tra fonte e funzione avendo cumulato
alcune genericità della vecchia ed ormai passata concezione formalistica
con le incertezze del criterio sostanzialistico, creando così un’estensione
della responsabilità per non impedimento in alcune materie (tutela
infortunistica dei lavoratori46) o per derivazione dell’obbligo di garanzia
da vaghe previsioni normative, quali la funzione sociale della proprietà
secondo l’art. 41 comma 5 della Costituzione italiana47.44 FIANDACA- MUSCO, cit, 563 ss; Grasso, cit, 230 ss.
45 MANTOVANI, Riv. It. Dir. e Proc. Pen., 2001, 340 ss.
46 Cass. Pen. IV sez., 06/08/1993 in Riv. Pen. Economia., 1996, 39.
47 “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina
i modi d’acquisto, di godimento ed i limiti allo scopo di assicurarne la funzione
sociale e di renderla accessibile a tutti”.
Le inadeguatezze delle teorie esposte possono essere superate
attraverso la ricostruzione dell’obbligo di garanzia nei suoi requisiti
penali costitutivi alla luce dei principi di legalità, di solidarietà, di libertà
e di responsabilità personale48.
Il principio di legalità- riserva di legge indica come primo requisito
la giuridicità dell’obbligo di garanzia, nel senso che esso deve nascere
solo da fonti giuridiche di carattere formale costituite dalla legge
extrapenale, di diritto pubblico o di diritto privato, e dal contratto, sia
tipico (contratti di prestazione d’opera) che atipico che si fonda sul
consenso delle parti (leasing), escludendo in tal modo sia le norme
morali che le mere situazioni fattuali di garanzia come la convivenza
Il principio di legalità-tassatività indica come secondo requisito la
specificità dell’obbligo di garanzia, escludendo così gli obblighi
indeterminati, essendo l’azione doverosa che tipizza il reato di non
Il principio di solidarietà (art. 2 Cost.) indica come terzo requisito
la specificità dei soggetti beneficiari dell’obbligo di garanzia altrui49, che
48 MANTOVANI, Riv. It. Dir. e Proc. Pen., 2001, 342 ss.
49 Cass. Pen. IV sez., 02/03/2000 n. 9638 in Cass. Pen., 2002, 574.
attiene alla stessa essenza e funzione di tale obbligo, poiché la tutela
rafforzata di carattere solidaristico deve essere circoscritta ai soli soggetti
incapaci di un’adeguata autotutela (minori, interdetti).
Il principio di libertà di cui all’articolo 13 Cost. individua come
quarto requisito la specificità dei soggetti destinatari dell’obbligo di
garanzia, gravando solo su specifiche categorie predeterminate di
soggetti, aventi un particolare rapporto giuridico con il bene da
proteggere o con la cosa fonte di pericolo da controllare.
Il principio di responsabilità penale personale (art. 27 Cost.)
definisce come ulteriori requisiti: l’esistenza di poteri giuridici
impeditivi sottostanti all’obbligo di garanzia, la preesistenza del poteredovere
di evitare il verificarsi della situazione di pericolo ed infine la
possibilità materiale del garante di compiere l’azione impeditiva idonea.
Si può dunque affermare che è idonea a disciplinare lo svolgimento
dei compiti connessi ad una posizione di garanzia qualsiasi norma
capace, per sua struttura, di regolamentare un fenomeno, avente un
minimo di riconoscibilità e di seguito pratico nei destinatariindipendentemente dalla sua fonte d’origine50.
50 SGUBBI, cit. 195.
Altra possibile fonte dell’obbligo di garanzia è il contratto,
comprendendo sia quelli tipici (quali i contratti di prestazione d’opera:
babysitter-genitori del bambino da controllare) sia quelli atipici
L’obbligo di garanzia nascente da contratto sorge dal momento in
cui l’obbligato viene a contatto con la specifica situazione pericolosa che
deve neutralizzare, ad esempio come nel caso del bagnino che deve
proteggere la vita dei bagnanti solo dopo essersi recato sul posto di
lavoro ed avere assunto le funzioni previste dal contratto stipulato con il
concessionario dello stabilimento balneare cosicché l’eventuale mancata
presentazione dello stesso darà luogo soltanto ad una responsabilità
civile per inadempimento degli obblighi contrattuali51.
51 MARINUCCI-DOLCINI, Manuale di diritto penale, parte generale, Milano, Giuffré,
2003, 136 ss.
§.2.2. DEFINIZIONE E STRUTTURA DELLA FIGURA DI
La dottrina italiana, sollecitata dal pensiero tedesco ha indicato
come presupposto della fattispecie omissiva impropria l’obbligo del
soggetto garante di proteggere certi interessi, ritenuti rilevanti da parte
dell’ordinamento giuridico, che possono essere individuati direttamente
nella fonte della relativa posizione di garanzia mediante il riferimento al
loro titolare o indirettamente tramite il riferimento ad una fonte di
pericolo che il medesimo garante deve controllare52.
Questa definizione di situazione si basa sull’esistenza di un
rapporto di protezione, che intercorre tra il garante ed un bene o alcuni
beni, contenuto nell’articolo 40 comma. 2 c.p.: “ non impedire un
evento, che si ha l’obbligo giuridico d’impedire, equivale a cagionarlo”.
La dottrina medesima ha inoltre indicato tre requisiti, considerati
necessari, affinché una situazione tipica di obbligo acquisti il significato
di posizioni di garanzia.
52 GRASSO, Il reato omissivo improprio, Milano, Giuffrè, 1983, 256 ss.; Fiandaca-
Musco, Manuale di diritto penale, parte generale, Bologna, Zanichelli, 2001, 564 ss.
Il primo è costituito dalla totale o parziale incapacità del titolare del
bene garantito a proteggerlo in maniera adeguata rispetto ai pericoli che
lo possono minacciare, incapacità che può essere naturale come nel caso
dei minori53, degli interdetti e delle persone giuridiche, o incapacità che
può nascere dal fatto che in alcune ipotesi nessuno è in grado di
difendere da sé determinati beni dai pericoli che li minacciano, come
nella fattispecie d’impedimento del suicidio di terzi.54
Il secondo requisito è costituito dal carattere speciale dell’obbligogravante solo su alcuni soggetti determinati dalla legge ed avente ad
oggetto solo alcuni beni55, poiché se l’obbligo riguardasse tutti i beni
indistintamente o fosse affidato ad un qualunque soggetto si avrebbe
un’intrusione inammissibile nella sfera delle libertà individuali.56
Il terzo requisito è costituito dalla protezione dei beni giuridici,
anche indirettamente mediante il riferimento al controllo di una fonte di
pericolo come oggetto immediato della situazione tipica di obbligo57,
53 Ass. Cagliari, 10/03/1982 in Foro It., 1983, II, 27 ss.
54 Trib. Terni, 31/05/2000 in Rass. Umbra, 2001, 284.
55 Cass. Pen. IV sez., 29/05/2001 n. 33560 in Riv. Pen., 2001, 997.
56 GRASSO, cit, 258 ss.
57 Cass. Pen. IV sez., 01/10/1993 in Cass. Pen. 1995, 1830.
escludendo di conseguenza gli obblighi riflessi ed accessori che non
possono far nascere una fattispecie omissiva impropria.
Un ultimo requisito, tuttavia non ritenuto necessario ai fini di far
sorgere una posizione di garanzia, è costituito dal fatto che il garante
venga definito il personaggio centrale dell’avvenimento che comporta la
lesione dell’interesse sottoposto alla sua tutela , nel senso che lo stesso,
in base ai compiti di protezione affidatogli, venga investito della
“decisione ultima e determinante sul verificarsi dell’evento antigiuridico
conforme alla fattispecie”58.
Il requisito sopra esposto si riferisce in particolare alle posizioni di
garanzia che hanno ad oggetto il controllo di fonti di pericolo59, avendosi
così come presupposto della posizione medesima un legame giuridico di
fatto tra il garante ed il bene giuridico da proteggere in base al quale il
garante deve impedire eventi lesivi sul bene in relazione ai processi
causali da lui non direttamente controllati60.
La commissione PAGLIARO
61 nell’articolo 11 del proprio progetto di
legge ha indicato con termini precisi la figura di garante: “titolare
58 GRASSO, cit, 260.
59 Cass. Pen. 07/01/1983 in Cass. Pen., 1984, 1142.
60 GRASSO, cit, 261.
61 DE MARTINO, Indice Penale, 2002, 111 ss.
dell’obbligo di garanzia è la persona che, priva dei suddetti poteri
impeditivi, è giuridicamente tenuta a sorvegliare per conoscere della
commissione dei reati e comunque ad informarne il titolare del bene o il
Al progetto PAGLIARO è seguita la Commissione GROSSO
62 per la
riforma del Codice Penale, la quale nell’articolo 16 commi 1-2 63 ha
definito le posizioni di garanzia ed ha individuato nel ruolo di garante il
genitore o colui che lo sostituisce64, il medico65, l’appartenente alle forzedi polizia66, chi esercita funzioni pubbliche di controllo67, chi abbia
assunto compiti specifici di vigilanza e protezione68, colui che abbia
62 MORSELLI, Indice penale, 2001, 621 ss.
63 “Le posizioni di garanzia rilevanti ai fini della responsabilità per omissione
sono stabilite dalla legge con disposizione espressa.
I doveri inerenti alle posizioni di garanzia sono determinati in conformità alla
disciplina speciale delle situazioni considerate”.
64 Art. 17 Progetto, cit. , rubricato “Protezione di soggetti incapaci”
65 Art. 18, rubricato “ Attività terapeutica”
66 Art. 19, rubricato “ Attività di polizia”
67 Art. 20, rubricato “Funzioni pubbliche di controllo”
68 Art. 21, rubricato “ Vigilanza e protezione di persone o beni”
assunto concretamente funzioni di guida e sorveglianza69 ed infine colui
che abbia il controllo di cose pericolose o fonti di pericolo70.
Ma anche questo progetto non ha ottenuto consensi
dall’ordinamento, pertanto ancora oggi la dottrina71 presenta numerose
lacune sulla tipizzazione del garante e delle posizioni di garanzia.
69 Art. 22, rubricato “ Guida o sorveglianza nello svolgimento di attività
70 Art. 23, rubricato “ Controllo su fonti di pericolo”
71 FIANDACA-MUSCO, Manuale di diritto penale, parte generale, Bologna,
Zanichelli, 2001, 564.
§.2.3. POSIZIONI DI PROTEZIONE E POSIZIONI DI CONTROLLO.
Nell’ambito della dottrina italiana72 e della giurisprudenza73, in base
ad una classificazione funzionale incentrata sul contenuto materiale
dell’obbligo di garanzia e sulla funzione del garante, sono emerse due
tipologie di posizioni di garanzia: posizioni di protezione e posizioni di
controllo, entrambe implicanti un potere o un dominio nei confronti del
processo di produzione dell’evento dannoso.
Questa bipartizione fu proposta originariamente dal giurista tedesco
KAUFMANN nella sua opera, Die Dogmatik,, poi recepito dalla maggior
parte della dottrina italiana74.
Più di recente GRASSO
75 ha proposto una tripartizione aggiungendo
alle due posizioni sunnominate quelle volte all’impedimento di azioni
illecite di terzi76, attribuendogli rilievo autonomo e determinando un
72 FIANDACA-MUSCO, Manuale di diritto penale, parte generale, Bologna,
Zanichelli, 2001, 565 ss. - MARINUCCI-DOLCINI, Manuale di diritto penale, parte
generale, Milano, Giuffré, 2003, 135 ss. - ROMANO, Commentario sistematico del
codice penale, I, Milano, 1995, 352 ss.
73 Pret. Bologna, 16/12/1997 n. 251, in Riv. Trim. Dir.Pen. Economia, 1999, 153.
74 FIANDACA-MUSCO, cit,565 ss; SGUBBI, Responsabilità penale per omesso
impedimento dell’evento, Padova, Cedam, 1975, 165 ss.75 GRASSO, Il reato omissivo improprio, Milano, Giuffrè, 1983, 293 ss.
76 App. Milano, 10/06/1996 in Riv. Trim. Dir. Pen. Economia, 1998, 571.
criterio ordinatore secondo il quale ciò che viene preso in considerazione
è un particolare potere giuridico in capo al garante per prevenire atti
lesivi che i terzi possono commettere.
Le posizioni di protezione hanno lo scopo di preservare beni
giuridici determinati dai pericoli che possono minacciarne l’integrità,
indipendentemente dalla fonte dalla quale derivano77.
Secondo la teoria funzionale78 questa tipologia di obblighi di
garanzia sorgono soprattutto da un rapporto familiare, come il rapporto
genitori-figli, nel quale i primi hanno l’obbligo, contenuto nell’articolo
30 comma 1 della Costituzione79 e nell’articolo 147 del codice civile80, di
tutelare i beni fondamentali (vita, incolumità personale, libertà sessuale)
dei propri figli minori in quanto incapaci da sé di difendersi o evitare le
situazioni di pericolo; tuttavia questo obbligo potrà capovolgersi solo in
casi eccezionali, come nel caso in cui una malattia privi il genitore della
77 Cass. Pen. IV sez., 04/03/2004 in Riv. It. Medicina Legale, 2004, 231.
78 ROMANO, cit, 354 ss.
79 “ E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli”
80 “ Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire
ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle
aspirazioni dei figli”
capacità di provvedere a sé stesso ed il figlio avendone i mezzi
spontaneamente lo assista, assumendo così la figura di garante81.
Nelle ipotesi di rapporto familiare rientra l’obbligo di protezione
che si ha tra i coniugi, contenuto nell’articolo 143 del codice civile82, il
quale prevede un obbligo di assistenza reciproca penalmente rilevante
per salvaguardare la vita e l’incolumità del partner.
Al rapporto di famiglia legittima o naturale si aggiunge anche la
stretta relazione comunitaria (ad esempio collaborazione domestica
collaudata), avente ad oggetto forme di convivenza analogicamente
assimilate a quelle proprie dell’ambito familiare come la convivenza
more uxorio, nelle quali il carattere giuridico dell’obbligo di protezione
nasce dal concreto snodarsi del rapporto di fatto o comportamentale83.
81 MARINUCCI-DOLCINI, cit, 135.
82 “Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale
e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione”.
83 ROMANO, cit, 356.
Anche l’ordinamento penitenziario agli articoli 184 e 1185 prevede
obblighi di protezione in capo ai dipendenti dell’amministrazione
penitenziaria finalizzati alla tutela della vita e dell’incolumità dei
detenuti e degli internati presso gli istituti di pena86.Gli obblighi di protezione possono scaturire dal contratto87, quale
atto di autonomia privata, come il caso della scuola a cui i genitori
affidano il figlio o al contratto stipulato con la babysitter, avente ad
oggetto la custodia del bambino in loro assenza.
Al di fuori di un rapporto contrattuale l’obbligo di protezione può
derivare dall’assunzione volontaria, unilaterale o consensuale espressa o
tacita della posizione di garante per l’impedimento di eventi dannosi su
beni specifici poiché la tutela supplementare del garante e la sua
concreta ed effettiva salvaguardia dei beni ne aumenta in modo oggettivo
le possibilità di salvezza, ad esempio : stipulazione negoziale contratta
84 Comma 1 “ Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e
deve assicurare il rispetto della dignità della persona”. Comma 6 “ Nei confronti dei
condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo…” .
85 Comma 1 “ ogni istituto penitenziario è dotato di servizio medico e di servizio
farmaceutico rispondenti all’esigenze profilattiche e di cura della salute dei detenuti
e degli internati”.
86 FIANDACA-MUSCO, cit, 568.
87 FIANDACA-MUSCO, cit, 569.
fra un turista inesperto e la guida alpina, affinché il primo possa
affrontare un passaggio pericoloso88.
Le posizioni di garanzia che si estrinsecano in obblighi di controllo
di una fonte di pericolo hanno ad oggetto la neutralizzazione dei pericoli
medesimi, derivanti da una fonte determinata, per garantire l’integrità di
tutti i beni che possono essere minacciati da quella fonte di pericolo89.
I pericoli che vengono presi in considerazione90 sono sia quelli
creati da forze della natura, quali le inondazioni, comportanti una
minaccia per l’incolumità pubblica e per le quali l’obbligo di controllo
sorge in capo agli organi del Servizio della Protezione Civile, sia quelli
connessi allo svolgimento di attività umane91, come i pericoli connessi al
trasporto su strade ferrate per i quali l’obbligo è a carico del Ministro dei
Trasporti o del direttore generale delle Ferrovie dello Stato.
La fonte primaria delle posizioni di controllo è costituita dalla
presenza di un potere di organizzazione o di disposizione relativo a cose
o situazioni potenzialmente pericolose, cosicché l’ordinamento, con
normative ad hoc, istituisce soggetti garanti per impedire il verificarsi di
88 ROMANO, cit, 356. - FIANDACA-MUSCO, cit, 569.
89 FIANDACA-MUSCO, cit, 565.
90 MARINUCCI-DOLCINI, cit, 136 ss.
91 Cass. Pen. IV sez., 01/12/2000 n. 6816 in Riv. Pen, 2001, 357.
eventi dannosi nei vari settori di attività mediante poteri idonei alla
realizzazione dello scopo92.
Tuttavia gli obblighi di controllo possono nascere anche da un
rapporto di educazione, istruzione, lavoro93, cura e custodia,indipendentemente da un’assunzione volontaria o consensuale, come nel
caso del minore e dell’infermo di mente, i quali non potendo
autogovernarsi possono costituire essi stessi fonte di pericolo per i beni
giuridici altrui.
La dottrina distingue le posizioni di garanzia, sia di protezione che
di controllo, in originarie e derivate 94.
Le prime sorgono in capo a soggetti specifici in base ad un ruolo
determinato o alla posizione che di volta in volta rivestono, come gli
obblighi di attivarsi dei genitori o dei proprietari di edifici pericolanti95.
92 ROMANO, cit.
93 Obblighi gravanti sul datore di lavoro contenuti negli art. 437 c.p. “ Rimozione
od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro” e 451 c.p. “ Omissione
colposa di cautele o difese contro disastri o infortuni sul lavoro”.
94 FIANDACA-MUSCO, cit, 567 ss.
95 Art. 677 c. p. “ Il proprietario di un edificio o di una costruzione che minacci
rovina ovvero chi è per lui obbligato alla conservazione o alla vigilanza dell’edificio
o della costruzione, il quale omette di provvedere ai lavori necessari per rimuovere
il pericolo, è punito…”.
Le seconde si spostano dal titolare originario ad un soggetto diverso
per mezzo di un atto di trasferimento negoziale, come la babysitter che
s’impegna a sorvegliare il bambino affidatogli durante l’assenza dei
§.3.1. CASI PRATICI E GIURISPRUDENZA
Le posizioni di garanzia, ancora oggi non tipizzate hanno ricevuto
grande interesse dalla giurisprudenza che, soprattutto in certi settori della
responsabilità, ha assunto un carattere molto articolato.
Una particolare attenzione merita la giurisprudenza nei settori:
medico, infortunistico, imprenditoriale e amministrativo-societario.
Prima ancora della corte di Cassazione, è stata la giurisprudenza di
merito a delineare i caratteri fondamentali della posizione di garanzia.
Un’ideale rassegna della giurisprudenza in materia dovrebbe
necessariamente cominciare con l’asserzione della Corte d’appello di
Milano per cui il concorso doloso omissivo del titolare di una posizione
di garanzia nell'illecito, che avrebbe dovuto impedire, richiede la
dimostrazione: a) della volontarietà delle inosservanze; b) della loro
finalizzazione, anche soggettiva, alla realizzazione dell'evento
antigiuridico96, ossia occorre affinché possa sorgere responsabilità in
capo al garante l’intenzione espressa dallo stesso di non volere impedire
96 App. Milano 22/04/1986 in Riv.It.Dir.e Proc.Pen,.,1987.
il verificarsi dell’evento lesivo creando di conseguenza un danno per il
bene o il soggetto da proteggere.Uno degli aspetti più rilevanti della responsabilità omissiva
impropria è dato dall’individuazione delle posizioni di garanzia. Sul
punto la giurisprudenza ha costantemente ritenuto che l'obbligo giuridico
di intervenire può scaturire, in applicazione del criterio giuridicoformale,
non solo dalla legge, ma anche da fonti di rango sub-legislativo
(provvedimenti amministrativi, atti, regolamenti, contratti). Invero, fuori
dai casi di concorso nel reato, e circoscritto il campo di operatività
dell'art. 40, cpv., c.p. alle sole fattispecie a forma libera (ad es.
l'omicidio) già presenti nell'ordinamento, l'obbligo di garanzia introdotto
successivamente con le predette fonti non dà vita ad una nuova,
autonoma fattispecie penale (nel qual caso la riserva di legge,
correttamente, andrebbe invocata in tutto il suo vigore), ma introduce
elementi normativi di fattispecie omissive già esistenti97.
Un altro aspetto interessante affrontato dalla giurisprudenza è
l’aspetto plurisoggettivo della posizione di garanzia: se più sono i titolari
dell’obbligo di impedire l'evento, ciascuno è, per intero, destinatario di
97 Trib. Ravenna 23/07/1990 in Cass. Pen., 1992, 1617.
quell'obbligo, con la conseguenza che, se è possibile che determinati
interventi siano eseguiti da uno dei garanti, è, però, doveroso per l'altro o
per gli altri garanti, dai quali ci si aspetta la stessa condotta, accertarsi
che il primo sia effettivamente e adeguatamente intervenuto; se uno dei
garanti è intervenuto e l'altro o gli altri, resi edotti dell'intervento e del
tipo d’intervento, hanno le capacità tecniche per rendersi conto dei limiti,
delle insufficienze di quell'intervento, gli stessi non hanno il diritto di
confidare nell'efficacia di quel precedente intervento, anche se effettuato
da chi aveva specifiche capacità tecniche, sicché versano in colpa se
confidano nello stesso98, ossia vi sono obblighi di garanzia che possono
sorgere in capo a più soggetti per il medesimo bene (es. genitori),
cosicché tutti saranno responsabili del danno verificatosi a causa
dell’azione lesiva di uno di loro, qualora non siano intervenuti o per
fermarlo ovvero per controllarlo.
Fonte dell’obbligo di garanzia, a certe condizioni, può essere anche
il comportamento del soggetto: “colui che ha creato una fonte di
pericolo è tenuto a quella particolare forma di garanzia, chiamata di
controllo, la quale, insieme con l'altra definita di protezione, costituisce
98 Cass. Pen IV sez.06/12/1990 in Foro It., 1992, II, 36.
il contenuto dell'art. 40 comma 2 c.p. che detta la disciplina del reato
omissivo improprio” (nella fattispecie, relativa ad omicidio colposo in
danno di persona entrata nella vigna di proprietà dell'imputato per
recuperare il bestiame ed annegata in una pozza d'acqua artificialmente
creata, è stato ritenuto che quest'ultimo, avendo posto in essere una fonte
di pericolo per l'altrui incolumità, si fosse collocato, rispetto ad essa, in
una posizione di controllo, concretatesi nell'obbligo di evitare che lastessa potesse recare danni a terzi mediante la predisposizione di
adeguate cautele)99.
Questa massima si occupa sostanzialmente delle due tipologie
inerenti alle posizioni di garanzia diffuse dalla dottrina tedesca e
richiamate dalla successiva dottrina italiana100, ponendo l’accento su quei
soggetti volti a controllare una fonte di pericolo per il bene da tutelare e
proteggerlo dai possibili eventi che ne possono lederne l’integrità
mediante l’utilizzo di apposite cautele previste dalle legge.
Tuttavia il legame tra titolare dell’obbligo di impedire l’evento e
responsabilità non è sempre inscindibile, se è vero che in tema di reato
99 Cass. Pen. IV sez.01/10/1993 in Cass. Pen.1995, 1830.
100 FIANDACA-MUSCO, Manuale di diritto penale, parte generale, Zanichelli,
Bologna, 2001, 565 ss.
colposo commissivo mediante omissione, il condizionamento causale tra
accadimento dannoso ed omissione dell’imputato si fonda sull'obbligo di
impedire l'evento del quale il soggetto rimasto inerte sia normativamente
gravato, così da assumere una posizione di garanzia rispetto all'evento
temuto e pur verificatosi. Ne segue che tale obbligo non viene assunto,
ad esempio, da colui che ha commissionato ad una officina specializzata
la riparazione di una propria autocisterna che nel corso dei lavori abbia
preso fuoco causando la morte di due dipendenti dell'officina101, per cui
non sempre, pur esistendo un obbligo di garanzia in capo al soggetto,
sorge la responsabilità nei suoi confronti dato che l’evento dannoso
verificatosi non era prevedibile ed il garante aveva osservato tutte le
cautele necessarie affinché non si verificasse alcun danno al bene ed ai
terzi, come in questo caso.
La titolarità di una posizione di garanzia in presenza della quale si
renda applicabile, ai fini dell'affermazione di responsabilità in ordine ad
un reato colposo, la regola dettata dall'art. 40 comma 2 c.p. (secondo la
quale "non impedire un evento, che si ha l'obbligo giuridico di impedire,
equivale a cagionarlo"), può essere ravvisata in capo ad un determinato
101 Cass. Pen. IV sez. 25/05/2001 n. 1215 in Cass. Pen., 2002, 1025.
soggetto solo sulla base di una specifica disposizione normativa che
costituisca appunto quel soggetto come “garante” dell'evento da
scongiurare, nel senso che gli imponga di tenere una data, specifica
condotta a causa della quale il verificarsi dell'evento medesimo sia
impedito. In applicazione di tale principio, la corte di Cassazione ha
escluso - anche sulla base della rilevata assenza di qualsivoglia elemento
di colpa generica - la responsabilità penale di un soggetto al quale si era
addebitato, attribuendogli la titolarità di una posizione di garanzia
ritenuta dalla stessa Corte insussistente, di aver contribuito, quale
committente di un lavoro da effettuarsi, a cura di una impresa
specializzata, su di una autocisterna di sua proprietà, alla causazione, percolpa, della morte di due persone conseguita allo scoppio di residui non
eliminati di gas esistenti all'interno della suddetta autocisterna102, ossia
nessun soggetto può liberamente decidere di assumere la veste di garante
se non c’è una norma che espressamente lo qualifichi come tale, perché
se lo facesse, come in questo caso la stessa Corte ha affermato, non si
potrebbe ravvisare alcuna responsabilità nei suoi confronti.
102 Cass. Pen. 29/05/2001, n. 33560 in Riv. Pen., 2001, 997.
L'articolo 40, comma 2, c.p. crea su una fictio iuris il nesso causale
tra la violazione del dovere di garanzia e l'evento integrante reato, sicché
l'indagine del giudice deve limitarsi all'elemento soggettivo per
individuare se l'omissione del facere imposto sia imputabile a colpa o
dolo conseguendone che, qualora il reato sia punibile a titolo di dolo,
l’accertamento di un atteggiamento psicologico non rilevante a tale titolo
deve condurre all'assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”103,
per cui il giudice, prima di indicare la responsabilità in capo al garante,
dovrà esaminare il comportamento dello stesso ed in particolare dovrà
accertare se il danno si è verificato per colpa o per dolo del soggetto in
In ambito medico le posizioni di garanzia hanno ricevuto molta
attenzione dai giudici italiani e le numerose sentenze che sono state
elaborate precisano i termini di responsabilità che nasce in capo al
medico e ai suoi assistenti.
In una fattispecie in cui i medici di una società sportiva avevano
omesso di sottoporre a visita di controllo d’idoneità psico-fisica un atleta
103 Cass. Pen V sez.23/10/2002, n. 38836 in Guida al Diritto, 2003, 10-88.
della società stessa, poi deceduto in seguito a cardiopatia, la Suprema
Corte ha affermato che “l'art. 40 cpv. c.p., posta l'equivalenza tra diretta
causazione e mancato impedimento dell'evento, limita tale equivalenza
(e, quindi, la sussistenza del nesso di causalità) al caso in cui il soggetto
rimasto inerte aveva l'obbligo giuridico di evitare l'evento, a
prescindere dall'obbligo di compiere una specifica attività”104.
In quest’ambito uno dei leading cases è il cd. “caso Melis”, che ha
affermato il principio per cui, in tema di responsabilità per colpa
professionale sanitaria, il nesso di causalità tra la condotta imperita,
negligente o imprudente del sanitario, che non abbia disposto cautele ed
accertamenti suscettibili di determinare un sollecito intervento chirurgico
su di un infortunato, e l'evento mortale che ne è seguito sussiste sempre
quando tale intervento, anche se non avrebbe salvato con certezza il
ferito, aveva buone probabilità di raggiungere tale scopo; infatti al
criterio della certezza degli effetti si può sostituire quello della
probabilità di tali effetti (e della idoneità della condotta a produrli)
quando è in gioco la vita umana; pertanto sono sufficienti anche solo
poche probabilità di successo di un immediato o sollecito intervento104 Cass. Pen. 19/04/1983 in Riv. It. Medicina legale, 1984, 480.
chirurgico, sussistendo, in difetto, il nesso di causalità qualora un siffatto
intervento non sia stato possibile a causa dell'incuria del sanitario che ha
visitato il paziente.”105, questa sentenza è stata considerata dalla dottrina
italiana106 particolarmente significativa in tema di responsabilità per
colpa professionale del medico, poiché nella ricerca del nesso di
causalità fra la condotta e l’evento ha affermato che al criterio della
certezza si può sostituire quello della probabilità anche limitata degli
effetti e della idoneità della condotta produttiva, sicché il rapporto di
causalità sussisterà anche quando l’opera del sanitario, se correttamente
intervenuta, avrebbe avuto non la certezza ma soltanto serie ed
apprezzabili possibilità di successo tali che la vita del paziente sarebbe
stata con una certa probabilità salvata, collegandosi così al principio
dell’aumento del rischio107.
Anni dopo la stessa Corte, a proposito del medesimo problema,
afferma che in materia di responsabilità per colpa medica omissiva,
“nella ricerca del nesso di causalità fra la condotta e l'evento, al criterio
della certezza degli effetti è possibile sostituire quello della probabilità -
105 Cass. Pen. 07/01/1983 in Cass. Pen., 1984, 1142 .
106 CENTONZE, Riv. It. Dir. e Proc. Pen., 2001, 288 ss.
107 V. § 1.2.
anche limitata (nel caso di specie, il trenta per cento) - e dell’idoneità a
produrli”; l'opera del sanitario è, quindi, causa del decesso allorché, se
fosse stata tempestiva e correttamente svolta, avrebbe avuto serie ed
apprezzabili possibilità di successo, tali che la vita del paziente sarebbe
stata con una certa probabilità salvata108. In questa sentenza la
Cassazione delinea specificatamente il grado di probabilità -il trenta per
cento- ai fini di stabilire il nesso di causalità fra omissione ed evento.
La giurisprudenza ha esteso la posizione di protezione -connessa al
ruolo sociale del medico- anche al personale paramedico, per cui gli
operatori di una struttura sanitaria, medici e paramedici, sono tutti ex
lege portatori di una posizione di garanzia, espressione dell'obbligo di
solidarietà costituzionalmente imposto ex artt. 2 e 32 Cost., nei confronti
dei pazienti, la cui salute devono tutelare contro qualsivoglia pericolo
che ne minacci l'integrità; l'obbligo di protezione perdura per l'intero
tempo del turno di lavoro e, laddove si tratti di un compito facilmente
eseguibile nel giro di pochi secondi, non delegabile ad altri (fattispecie in
cui è stato escluso che fosse giustificato il comportamento di un
infermiere che, in prossimità della fine del turno di lavoro, delegava un
108 Cass. Pen IV sez.12/07/1991 in Foro It., 1992, II, 363.
collega per eseguire l'ordine impartitogli da un medico di chiamare un
altro medico, ordine facilmente e rapidamente eseguibile attraverso uncitofono)109; la sentenza in esame costituisce un’eccezione al principio di
possibile trasferimento degli obblighi di garanzia da un soggetto ad un
altro, poiché in questo caso la Cassazione ha affermato che il compito
che doveva essere eseguito dall’infermiere delegato dal medico era
estremamente veloce e non comportava un tempo straordinario
dell’orario di lavoro, di conseguenza la Corte ha dichiarato la
responsabilità dell’infermiere per aver inosservato l’obbligo di
protezione posto a suo carico dalla legge.
Altro caso di particolare importanza è la sentenza Baltrocchi della
IV sezione della Corte di Cassazione la quale dispone che “il giudice
può affermare il rapporto di causalità, in quanto abbia accertato che,
con probabilità vicina alla certezza, cioè con probabilità vicina a cento,
quella condotta, azione od omissione, è stata causa necessaria
dell'evento cosi come verificatosi "hic et nunc". Pertanto, in materia di
responsabilità medica, il giudice può ravvisare il nesso causale
solamente se l'intervento sanitario, correttamente eseguito, avrebbe
109 Cass. Pen. IV sez. 02/03/2000 n. 9638 in Cass. Pen. , 2002, 574.
impedito l'evento, come verificatosi in concreto, con una probabilità
vicina alla certezza, cioè con una probabilità che si avvicina a cento110”.
I giudici in essa si soffermarono ampiamente sulle due posizioni
dottrinali111 che costituivano un discusso problema per tutta la
giurisprudenza, ossia la natura reale o ipotetica del nesso di causalità tra
omissione ed evento, ma senza scegliere tra queste, tuttavia esprimendo
una preferenza per il carattere reale del nesso di causalità, ma soprattutto
indicando in maniera precisa il compito del giudice che consiste
nell’accertare che quell’azione o quella omissione sia stata causa
dell’evento con alto grado di probabilità vicino al cento per cento, ossia
vicino alla certezza.
In un altro caso la Corte si è soffermata sulla possibile rilevanza del
rapporto giuridico che lega il medico alla struttura sanitaria nel quale
opera sull’obbligo di garanzia in capo allo stesso, affermando che
“l’individuazione della titolarità di una posizione di garanzia da parte
di un medico nei confronti di un paziente non è subordinata alla
presenza di rapporti giuridici con la struttura sanitaria ma all'effettivo
esercizio dell'attività svolta, anche per atto di volontaria
110 Cass. Pen. IV sez.28/09/2000 n.1688 in Studium juris, 2001, 956.
111 CENTONZE, Riv. It. Dir. e Proc. Pen., 2001, 289 ss.
determinazione, che comporti conseguentemente l'assunzione degli
obblighi connessi a quella posizione, direttamente scaturenti dalle
funzioni di fatto esercitate”. In applicazione di tale principio è stata
ritenuta irrilevante l'assenza di un rapporto di lavoro tra un medico
"esterno", e la clinica dove era stata operata una donna.112
Anche la giurisprudenza di merito ha avuto l’occasione di dire lapropria in quest’ambito, affrontando casi pratici talmente singolari e
talmente legati alla fattispecie che difficilmente sarebbero stati affrontati
dal giudice di legittimità: così il Tribunale di Rovereto afferma che
“nella colpa medica, al fine di verificare la sussistenza del nesso di
causalità tra l'evento e la condotta omissiva del professionista, è
necessario accertare che l'adozione della cd. condotta di garanzia, che
si assume essere stata colposamente omessa, avrebbe consentito di
evitare l'evento con elevato grado di probabilità, pressoché pari alla
certezza113”, mentre il Tribunale di Trento afferma che “non sussiste in
capo al medico una posizione di garanzia in funzione meramente
neutralizzatrice del pericolo di atti autolesionistici o suicidari da parte
del paziente malato di mente "borderline", che ha una sua autonoma
112 Cass. Pen IV sez. 12/10/2000, N. 12781 in Cass. Pen., 2002, 1029.
113 Trib. Rovereto 04/04/2002 in Giur. di Merito, 2002.
capacità di determinazione, dovendo egli valutare la portata
esclusivamente terapeutica dell'intervento (nella specie: del
ricovero)114”.
Le Sezioni Unite chiudono la diatriba sull’utilizzo di leggi
scientifiche nell’ambito della responsabilità medica con un altro leading
case -la cd. sentenza FRANZESE115- affermando che il nesso causale può
essere ravvisato quando, alla stregua del giudizio controfattuale condotto
sulla base di una generalizzata regola di esperienza o di una legge
scientifica - universale o statistica -, si accerti che, “ipotizzandosi come
realizzata dal medico la condotta doverosa impeditiva dell’evento hic et
nunc, questo non si sarebbe venficato, ovvero si sarebbe verificato ma in
epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva”. La
conferma dell'ipotesi accusatoria sull'esistenza del nesso causale non può
essere dedotta automaticamente dal coefficiente di probabilità espresso
dalla legge statistica, poiché il giudice deve verificarne la validità nel
caso concreto, sulla base delle circostanze del fatto e dell'evidenza
disponibile, così che, all’esito del ragionamento probatorio che abbia
altresì escluso l’interferenza di fattori alternativi, risulti giustificata e
114 Trib. Trento 30/05/2002 in Giur. di Merito, 2002.
115 Cass. Pen. SSUU 11/9/2002 n. 30328 in Indice Penale 2003, 1233.
processualmente certa la conclusione che la condotta omissiva del
medico è stata condizione necessaria dell'evento lesivo con “alto o
elevato grado di credibilità razionale” o “probabilità logica”.
L’insufficienza, la contraddittorietà e l'incertezza del riscontro probatorio
sulla ricostruzione del nesso causale, quindi il ragionevole dubbio, in
base all’evidenza disponibile, sulla reale efficacia condizionante della
condotta omissiva del medico rispetto ad altri fattori interagenti nella
produzione dell'evento lesivo, comportano la neutralizzazione
dell’ipotesi prospettata dall’accusa e l’esito assolutorio del giudizio.Le Sezioni Unite della corte di Cassazione con questa sentenza
rifiutano la formula delle serie e apprezzabili probabilità di successo
sviluppatasi in dottrina116 ma soprattutto ripudiano la teoria dell’aumento
del rischio affermando invece la libertà dell’interprete nel trovare una
soluzione concreta al caso che gli è stato presentato.
Un altro ambito in cui può sorgere responsabilità per omesso
impedimento dell’evento è costituito dagli infortuni sul lavoro per i quali
l’articolo 40 cpv del Codice Penale assumerà un ruolo centrale in
116 FIANDACA-MUSCO, Manuale, di diritto penale, parte generale, Zanichelli,
Bologna, 2001.
rapporto alle fattispecie riconducibili all’omicidio colposo ed alle lesioni
personali. Reati considerati commissibili in astratto da chiunque ma che
la legge invece ritiene propri in capo ad un determinato soggetto che
ricopre una posizione di garanzia volta ad impedire il verificarsi
dell’evento lesivo.
Il garante individuato dalla legge per queste tipologie di reati è il
datore di lavoro, il quale deve non solo non cagionare la morte del
proprio lavoratore ma soprattutto deve attivarsi ai fini d’impedire il
possibile verificarsi di eventi pregiudizievoli in danno del lavoratore
La giurisprudenza ci ha lasciato alcune sentenze che si sono
occupate del problema della sicurezza sul posto di lavoro, delineando in
maniera più precisa la responsabilità del datore di lavoro, come garante.
Quale sia l’ambito della garanzia del datore di lavoro è una
domanda a cui la giurisprudenza ha risposto progressivamente, con
sentenze successive; un adempimento fondamentale del datore di lavoro
consiste nella valutazione dei rischi per tutelare la sicurezza del
lavoratore ma anche nel controllare l’operato dello stesso durante
l’orario di lavoro: “la conoscenza da parte del datore di lavoro della
manipolazione operata dal lavoratore sui meccanismi di protezione del
macchinario, non lo esime da responsabilità, avendo condiviso
l'imprudenza del lavoratore, nel consentirgli l'inosservanza degli
obblighi connessi alla posizione di garanzia che la legge gli
commette”117.
In materia di responsabilità colposa del datore di lavoro per omesso
impedimento dell'evento morte di un proprio dipendente, “l'esigibilità
della condotta del datore di lavoro va valutata integrando il principio
della prevedibilità dell'evento, secondo cui è necessario e sufficiente che
il soggetto agente abbia potuto prevedere che adottando le misure
imposte si sarebbe potuto evitare un grave danno alla salute o un danno
alla vita, con quello secondo cui -in tema di operatività dell’art. 21
D.P.R. n. 303 del 1956- è a carico del datore di lavoro fornire la prova
della ricorrenza di eventuali circostanze esoneranti dalle precauzioniimposte dalla stessa disposizione di legge a tutela dell'indagine sul
lavoro”118.
Ciò che dalla giurisprudenza citata emerge è l’imputazione al datore
di lavoro di non avere impedito la morte per cancro del lavoratore
117 Cass. Pen IV sez. 06/08/1993 in Riv. Pen. Economia, 1996, 39.
118 Cass. Pen. IV sez. 19/09/1997 in Indice Pen., 1998, 541.
avendo omesso di adottare le cautele necessarie che avrebbero potuto
evitare l’evento, ma soprattutto il nodo della questione consiste nella
determinazione del grado di probabilità d’impedimento dell’evento della
condotta alternativa lecita.
La dottrina119 ha cercato di dare una soluzione al problema
presentatogli affermando che “la causalità omissiva sussista quando si
possa dire che, qualora il soggetto si fosse attivato, ottemperando al
comando, l’evento non si sarebbe verificato di sicuro, ovvero con un
grado di probabilità vicino alla certezza”120 ; Infatti la struttura della
spiegazione causale è probabilistica anche laddove vengano utilizzate a
copertura leggi universali e leggi statistiche ai fini di riempire di
sostanza la lacunosa formula della condicio sine qua non.
Nel 2001 la Corte d’Appello di Venezia ha dovuto affrontare un
problema delicato -la morte del lavoratore conseguente all'esposizione
incontrollata a polveri di amianto- addebitando l’evento morte a titolo di
colpa specifica, poiché tale esposizione era già normativamente
segnalata come potenziale causa di danno alla salute di gravità idonea a
cagionare anche la morte, evento in concreto effettivamente verificatosi
119 FIANDACA-MUSCO, cit.
120 M. ROMANO, Commentario, cit, 351.
per le violazioni di norme prevenzionali specifiche (artt. 377 e 387
D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547; art. 4 e 21 D.P.R. 19 marzo 1956, n. 303),
che nel loro insieme ed in relazione alla pericolosità connessa alle
polveri di amianto erano volte ad impedire il verificarsi del danno.
La colpa specifica concorre con la colpa generica consistente nel
non aver adottato possibili e utili provvedimenti organizzativi, relativi al
concreto svolgimento delle attività di contatto con le polveri di amianto,
idonei a ridurne ulteriormente ed autonomamente, rispetto alle misure
imposte dalle norme prevenzionali specifiche (tecniche ed individuali),
la diffusione e, quindi, l'esposizione dei lavori121. La sentenza in esame
tratta uno dei problemi più diffusi in ambito lavorativo, la disattenzione
del datore di lavoro nell’utilizzo di materiali nocivi per la salute del
lavoratore, questione esposta anche dalla sentenza CAMPOSANO122, la quale
dispone “non può invocare la non conoscibilità/imprevedibilità delle
conseguenze, ancorandosi al ritenuto, modesto livello di conoscenza del
fenomeno….chi, contravvenendo alle regole imposte dal legislatore,
nulla o quasi nulla ha fatto per controllare le polveri di amianto in unambiente in cui lo sviluppo e la diffusione delle stesse erano notevoli e
121 App. Venezia IV sez. 15/01/2001 in Riv.Trim. Dir. Pen. Economia, 2001, 439.
122 Cass. Pen. IV sez. 30/03/2000 n. 638.
chi, se non era in grado di prevedere determinate conseguenze, doveva
essere, però, in grado -glielo imponeva la legge- di prevedere che lo
sviluppo delle polveri poteva nuocere alla salute dei lavoratori”.
La posizione d’imprenditore123 è una tipica posizione di garanzia,
perché l’attività di impresa presuppone un insieme complesso di rapporti
e relazioni tra l’imprenditore e diversi soggetti, quali i lavoratori
subordinati dell’imprenditore, i clienti, i fornitori, e tutti i soggetti con
cui l’imprenditore viene necessariamente in contatto. Ad ognuna di
queste relazioni corrisponde, per l’imprenditore, una tipologia di
obblighi e di “codici” di comportamento, alcuni predisposti dal
legislatore, altri da rappresentanti di categoria, altri dalla giurisprudenza
e altri dalla semplice prassi.
La giurisprudenza, in particolare, si è soffermata sull’obbligo
dell’imprenditore di predisporre le cautele necessarie per preservare le
condizioni di salute dei lavoratori.
123 Art. 2082 c.c.: “è imprenditore colui che esercita professionalmente
un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o
Se la norma penale prevede un reato che è proprio del titolare
dell'impresa (in qualunque modo egli sia indicato nella norma
medesima), anche in caso di delega ad altri delle sue funzioni, il titolare
non si spoglia delle responsabilità, poiché l'obbligo originario si
trasforma in obbligo di garanzia, ed egli risponde a norma dell'art. 40
c.p. a meno che nessuna colpa gli sia addebitabile. Se invece la norma
penale pone il reato a carico di chiunque, trovandosi in una certa
situazione, ometta il comportamento dovuto o compia l’azione vietata,
l’obbligo di osservare il precetto penale incombe allora su chi esercita
determinate funzioni e dunque al delegato. Ne consegue che “nel caso di
reato per il quale il conferimento di delega comporta che esso non sia
attribuibile al titolare, quest'ultimo va esente da responsabilità a
condizione che la delega sussista e che il delegato sia stato posto in
condizione di osservare il precetto penale”124.
La Corte di legittimità ha anche affermato che, fuori dai casi di
concorso o di cooperazione colposa e fuori dai particolari casi di cui agli
artt. 46, 48, 54 e 86 c.p., “l'imprenditore può essere ritenuto penalmente
responsabile per un fatto commesso dal dipendente se con la sua
124 Cass. Pen III sez. 07/02/1996 n. 4422 in Riv. Trim. Dir.Pen. Economia, 1997,
condotta ha integrato gli estremi oggettivi del reato e quindi se hacausato o ha concorso a causare l'evento ovvero se non lo ha impedito
pur avendone l'obbligo giuridico”.
Ricorre la prima ipotesi quando il dipendente commette il fatto in
esecuzione di ordini o istruzioni dell'imprenditore o in conseguenza di
sue intromissioni o interferenze o di sue scelte di politica aziendale. La
seconda ipotesi ricorre quando l'imprenditore delega al dipendente il
compito di osservare il precetto che la norma penale pone a suo carico,
perchè in tal caso l’obbligo originario si trasforma in dovere di garanzia,
oppure quando sussiste a suo carico un dovere di garanzia espressamente
previsto da una norma penale o extrapenale125.
Nell’ambito delle imprese strutturate in forma societaria si possono
individuare due categorie di doveri di garanzia: quelli relativi
all’amministrazione dell’impresa, e quelli relativi alla gestione tecnica,
operativa e commerciale dell’impresa.
I primi sono finalizzati alla protezione dei beni giuridici
direttamente o indirettamente inerenti alla tutela del patrimonio sociale,
125 Cass. Pen. 05/03/1998 n. 6152 in Riv. Pen., 1998, 688.
come l’obbligo d’impedire la commissione dei reati fallimentari e
societari da parte del direttore generale e dell’institore; titolari di
quest’ordine di obblighi sono in via esclusiva i membri del consiglio di
amministrazione della società, i membri del comitato esecutivo o
l’amministratore o gli amministratori delegati.
Un altro ambito più volte affrontato dalla giurisprudenza è la
responsabilità degli amministratori in caso di bancarotta.
In quest’ambito, mentre dal punto di vista oggettivo non è dubbio
che l’amministratore di diritto risponde unitamente all’amministratore di
fatto per non avere impedito l’evento che aveva l’obbligo giuridico di
impedire, dal punto di vista soggettivo si richiede la generica
consapevolezza, da parte del primo, che l’amministratore effettivo
distrae, occulta, dissimula, distrugge o dissipa i beni sociali ovvero
espone o riconosce passività inesistenti, senza che sia necessario che tale
consapevolezza investa singoli episodi nei quali l’azione
dell’amministratore di fatto si è estrinsecata.
Tuttavia tale consapevolezza non può essere semplicemente desunta
dal fatto che il soggetto abbia acconsentito a ricoprire formalmente la
carica di amministratore -fattispecie nella quale la carica di
amministratore era stata attribuita ad una cittadina extracomunitaria. La
Cassazione, nell’enunciare il principio di diritto sopra riportato, ha
annullato la sentenza impugnata evidenziando che il giudice di merito
aveva sostanzialmente addossato alla predetta una responsabilità a titolo
colposo, la quale, viceversa, può valere solo ai fini delle obbligazioni
civili, correlate a determinate omissioni dell’amministratore, ma non per
il delitto di bancarotta fraudolenta, per il quale è imprescindibile ildolo126.
Per quanto riguarda i doveri di garanzia riguardanti la gestione
tecnica, operativa e commerciale dell’impresa, questi gravano sulle
persone fisiche che occupano i vertici dell’organizzazione, quali i
consiglieri d’amministrazione delle società di capitali o i titolari delle
imprese individuali. A questi la legge affida il compito di organizzare la
struttura e l’attività dell’impresa in maniera adeguata alla salvaguardia
degli interessi dei singoli e della collettività che possono essere messi in
pericolo dall’attività d’impresa.
126 Cass. Pen. IV sez. 26/11/1999 in Riv. Trim. Dir. Pen. Economia, 2000, 471.
La legge assegna all'amministratore la funzione di garante di un
insieme di interessi, che fanno capo alla società, ai creditori sociali, ai
terzi in genere e all’economia nazionale; “la posizione giuridica del
garante non si può esaurire nel divieto di pregiudicare tali interessi con
la propria personale condotta, ma si estende necessariamente anche
all'obbligo di impedire che altri commetta reati che egli stesso potrebbe
realizzare127”. Ed infatti l’art. 2392 comma 2 c.c. riflette un obbligo di
portata generalissima, attinente sia agli atti pregiudizievoli conosciuti,
che devono essere impediti o dei quali devono essere neutralizzati gli
effetti, sia agli atti dei quali l’amministratore può venire a conoscenza
vigilando sul generale andamento della gestione societaria e, quindi,
adempiendo ai doveri primati di diligenza ed a quelli strumentali di
informazione: “la violazione di tale obbligo di vigilanza comporta la
configurazione di un'ipotesi di concorso ex art. 40 cpv. c.p., tutte le volte
in cui l'amministratore abbia consentito ad altro amministratore o,
comunque, a persona che di fatto abbia amministrato, di perpetrare
delitti”128.
127 App. Milano, 10/6/1996 in Riv. Trim. dir. Pen. Economia 1998, 571.
128 App. Milano, cit.
Non soltanto gli amministratori sono soggetti a particolari obblighi,
ma tutti gli organi sociali delle società di capitali sono soggetti a
determinate responsabilità.
La violazione da parte del collegio sindacale dell'obbligo di
vigilanza previsto dagli artt. 2403 e 2407 c.c. costituisce una condotta
omissiva successiva alla commissione del reato di emissione o
utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti e non può integrare
un’attività casualmente rilevante ai fini della consumazione dei reati in
questione, se non si dimostra il preventivo accordo. In ogni caso
“l'omessa vigilanza deve essere determinata da un comportamento
doloso e non, invece, ad una più o meno grave negligenza”129.
La sentenza si occupa della responsabilità penale dei sindaci per i
reati realizzati dagli amministratori, in particolare i reati fiscali; nel caso
in questione viene ad evidenza un’ipotesi di compartecipazione di tipoomissivo dei sindaci nella violazione della normativa penal-tributaria da
parte degli amministratori nel reato di falsa fatturazione. La Corte,
seguendo la dottrina maggioritaria130, che considera i sindaci titolari di
una posizione di garanzia, li dichiara responsabili in solido con gli
129 Trib. Ancona 05/12/1997 in Indice penale , 2000, 269.
130 MELCHIONDA, in Indice Penale, 2000, 270 ss.
amministratori per non aver controllato l’operato di quest’ultimi e di
conseguenza evitato il verificarsi del danno per l’impresa.
Anche in questa materia per i reati imputati ai sensi dell'art. 40
comma 2 c.p., l'elemento psicologico si configura secondo i principi
generali, sicché è sufficiente che il “garante” abbia conoscenza dei
presupposti fattuali del dovere di attivarsi per impedire l’evento e si
astenga, con coscienza e volontà, dall’attivarsi, con ciò, volendo o
prevedendo l’evento -nei delitti dolosi- o provocandolo per negligenza,
imperizia, imprudenza o violazione di norme -nei delitti colposi e nelle
contravvenzioni in genere-.
Seguendo questo principio la Corte ha ritenuto priva di fondamento
giuridico la tesi secondo cui l’imputato doveva essere assolto perchè
difettava il dolo nei delitti e la colpa nelle contravvenzioni, osservando
che non v’era dubbio che l’amministratore titolare conosceva i suoi
doveri giuridici di vigilare sul comportamento dell’amministratore di
fatto e aveva coscientemente omesso di esercitarli, con ciò accettando il
rischio che l’amministratore effettivo commettesse i reati tributari che
egli aveva il dovere di impedire131.
131 Cass. Pen III sez. 09/04/1997 n. 6208 in Giust. Pen., 1998, II, 311.
Affinché si configuri il reato omissivo improprio, è necessario che
il soggetto che ha posto in essere la condotta omissiva abbia l’obbligo
giuridico di impedire l’evento, in forza di una norma che lo ponga in una
posizione di protezione, garanzia e di salvaguardia del bene protetto. Ne
consegue che, “pur non sussistendo un obbligo di protezione di ampia
portata individuabile in capo al sindaco ed al responsabile dell'ufficio
tecnico del Comune in quanto responsabili della sicurezza del territorio,
vi sono specifiche disposizioni di legge che rendono i suddetti soggetti,
nella ricorrenza dei presupposti richiesti, destinatari dell'obbligo di
garantire la sicurezza dei consociati”132; nel caso di specie gli imputati
sono stati condannati per omicidio colposo di una turista colpita da un
masso staccatosi da una parte attigua ad una spiaggetta, in
considerazione del fatto che quest’ultima è stata ritenuta assimilabile alle
strade e loro pertinenze con riguardo alle quali l’art. 28 l. n. 2248 del
1865, all. F, stabilisce un obbligo di manutenzione.
Per quanto riguarda i rapporti tra società controllate, ai fini dell'art.
2621 n. 1 c.c. “deve essere affermata la sussistenza di una specifica
posizione di garanzia a carico degli amministratori della controllante132 Trib. Foggia 12/06/2000 in Riv. Pen., 2000, 1044.
nei confronti della gestione della controllata, tanto evincendosi sia dal
preciso obbligo di vigilanza stabilito dall'art. 2392 c.c., sia dall'onere di
attivarsi e di indicare chiaramente alla consociata le informazioni che
occorrono per redigere il bilancio consolidato secondo i principi della
legge, -art. 43 D.lg. 9 aprile 1991 n. 127-: ne deriva che la perpetrazione
di un dato falso da chi ha l'obbligo di non riprodurlo concretizza una
falsità ulteriore ed autonoma rispetto a quella originaria”133.
Un altro ambito in cui la giurisprudenza ha individuato posizioni di
garanzia è quello sportivo.
In questa particolare materia la Corte di legittimità ha affermato che
la fonte dell’obbligo giuridico di impedire l’evento, menzionato nel cpv.
dell’art. 40 c. p., può consistere anche nella precedente attività posta in
essere dall’agente medesimo e, in particolare, nella posizione di garanzia
assunta di fatto nei confronti di altra persona, anche se, benché soggetto
privato, abbia di propria esclusiva iniziativa “scavalcato” i competenti
uffici pubblici sostituendo -con la colpevole condotta dei titolari di tali
uffici- la propria attività privata a quella istituzionale di tali uffici.
133 Cass. Pen V sez. 19/10/2001 n. 191 in Giur. It., 2001, 2343.
L’assunzione di fatto della posizione di garanzia, posizione
ravvisabile non solo quando vi sia un rapporto di tutela tra il garante e il
titolare di un determinato bene (come quello della incolumità personale),
ma anche quando, come è nella pratica agonistica, “il pericolo di lesione
del bene nasce da un'attività che si svolge sotto un potere di
organizzazione, direzione e supremazia di altro soggetto o, addirittura,
di pubblici uffici, implica, infatti, l'obbligo giuridico di comportarsi allo
stesso modo di come sarebbe stato obbligato a comportarsi il soggetto
tenuto, dall'ordinamento, a tali funzioni di garanzia”134; nella fattispecie
affrontata l'imputato, presidente di una società sportiva, benché reso
edotto delle precarie condizioni fisiche di un atleta, da lui fatto
spontaneamente, e quindi senza un precedente obbligo, sottoporre ad
accertamenti sanitari, e dei pericoli inerenti a tali condizioni, aveva
omesso di informare di ciò gli organi pubblici federali, dotati del potere
di precludere l’attività pericolosa e, comunque, non aveva impedito il
proseguimento dell’attività agonistica del predetto, pur avendo ormai
l’obbligo giuridico di impedire il prospettatogli evento letale derivante
da tale proseguimento, data la creazione da parte sua di una situazione di
134 Cass. Pen. 20/4/1983 in Riv. Pen. 1984, 550.
fatto che gli imponeva, una volta che la sua condotta era sfociata in
accertamenti sulle condizioni di salute dell'atleta in conseguenza
dell’impegno volontariamente assunto di “occuparsi personalmente
della cosa”, di non arrestare, in quel punto, l’attività di garante assuntasostituendo la propria attività privata a quella degli organi pubblici
competenti del Coni; tale colposa condotta omissiva è stata pertanto
ritenuta eziologicamente determinante rispetto alla morte dell’atleta,
verificatasi nel corso dell’attività agonistica135.
Sempre in quest’ambito in una fattispecie singolare è stato ritenuto
reo di omicidio colposo, in quanto titolare di una posizione di garanzia
riconducibile alla previsione di cui all’art. 2051 c.c., il direttore di un
oratorio dotato di attrezzature sportive destinate all’uso, ancorché
gratuito, dei frequentatori, quando l’evento mortale sia derivato
dall’utilizzazione di dette strutture ritenute, nella specie, carenti sotto il
profilo della sicurezza136.
Infine è opportuno trattare tre casi particolari relativi a situazioni
diverse fra loro, ma soprattutto figure di garanti speciali, rispettivamente
135 Cass. Pen. 20/04/1983, cit.
136 Cass. Pen IV sez. 01/12/2000 n. 6816 in Riv. Pen, 2001, 357.
i genitori, la polizia giudiziaria e per ultimi l’équipe della scuderia
Ferrari (cd. “caso SENNA”).
Quanto al ruolo dei genitori e alla funzione sociale ad esso
connessa, è inapplicabile l’attenuante dei motivi di particolare valore
morale o sociale al delitto di omicidio doloso di cui rispondono i genitori
che, per non violare un divieto religioso del culto dei testimoni di Geova
di cui sono seguaci, abbiano omesso di far sottoporre la loro bambina,
affetta da thalassemia omozigote, a periodiche trasfusioni di sangue,
accettando il rischio di non impedirne la morte, di fatto poi seguita per
grave anemia137.
La partecipazione omissiva in un reato commissivo si configura
anche ogni volta in cui vi è la violazione di un obbligo giuridico a norma
dell’art. 40 cpv. c.p., obbligo che si riferisce ad un determinato e
specifico comportamento imposto al soggetto dall’ordinamento giuridico
e che si concretizza in una posizione di garanzia -fattispecie in cui è
stata ravvisata a carico della polizia giudiziaria una funzione di garanzia
avente come contenuto specifico l’obbligo giuridico di evitare l’agire
illecito di terzi-138.
137 Assise Cagliari 10/03/1982 in Foro It., 1983, II, 27.
138 Trib. Terni 31/05/2000 in Rass. Giur. Umbra, 2001, 284.
Affrontando un caso di specie asceso agli onori della cronaca -il cd.
caso Senna139-, la giurisprudenza ha affermato che nonostante nella
responsabilità colposa sia sempre presente una componente omissiva,
costituita dal difetto di diligenza, e l’esistenza di ipotesi problematiche in
cui la condotta colposa presenta una forma ambivalente, potendosi
ravvisare tanto un’azione quanto un’omissione, sussiste, su un piano
sostanziale, rapporto di eterogeneità tra il fatto contestato come
commissivo -aver modificato, agendo con negligenza ed imprudenza, ilpiantone dello sterzo- ed il fatto omissivo eventualmente ritenuto
sussistente all’esito del dibattimento -aver omesso di seguire il lavoro e
controllare l'operato di chi ha modificato il piantone dello sterzo-.
Il mutamento, infatti, non riguarda soltanto un profilo di colpa, ma
la descrizione stessa della condotta e dunque un elemento del fatto
tipico, sicché il fatto delineato in requisitoria appare diverso da quello
contestato e determinerebbe, ove dovesse accogliersi la richiesta di
condanna, una violazione del principio di correlazione tra accusa e
sentenza140.
139 Pret. Bologna 16/12/1997 n. 251 in Riv. Trim. dir. Pen. Economia 1999, 153.
140 Pret. Bologna 16/12/1997 n. 251, cit.
In tema di responsabilità colposa nelle attività di équipe o
implicanti la partecipazione di più strutture o soggetti, secondo una
divisione di competenze e con obblighi diversi, opera il principio di
affidamento, finalizzato a adeguare il principio di responsabilità
personale con la specializzazione e divisione dei compiti e a tutelare i
destinatari dell’attività, consentendo ai singoli operatori il migliore
adempimento delle proprie mansioni.
Nella sua storia il reato omissivo ha conosciuto opposte soluzioni a
causa dei vari cambiamenti della società.
La visione più risalente era quella del diritto penale liberale, inteso
come ius essenzialmente repressivo-conservativo costituito da divieti,
poiché il liberalismo classico concepiva nei confronti del cittadino il solo
obbligo di astenersi dal violare la sfera degli altrui diritti intangibili, non
pretendendo doveri di attivarsi a favore d’interessi altrui; in questo
periodo i reati omissivi si limitavano soprattutto alla omessa prestazione
del servizio militare, al mancato pagamento delle imposte ed
all’omissione di soccorso delle persone in pericolo (art. 593 comma 2
c.p.); diversa la soluzione proposta dal diritto penale totalitario, come
diritto costrittivo-propulsivo costituito da comandi, poiché il
totalitarismo, finalizzando il singolo soggetto in funzione di interessi
superiori, imponeva ad esso una serie di obblighi di comportamento in
ragione della sua posizione nell’ambito della comunità familiare, sociale,
politica, militare e di lavoro,con conseguente moltiplicazione dei reati di
omissione141.
141 MANTOVANI in Rivista Italiana Dir. e Proc. Pen., 2001, 337 ss.
Nei tempi odierni fra questi due poli opposti si è sviluppato il diritto
penale dello stato sociale il quale, addossandosi nuovi compiti in ampie
sfere, impone ai cittadini l’obbligo di compiere determinate azioni dirette
al raggiungimento di alcune finalità che esso assume come proprie quali
innanzitutto l’adempimento dei doveri di solidarietà del corpo sociale invista della sua omogeneizzazione economico-politica-sociale,
coerentemente col principio di solidarietà di cui all’art. 3 Cost.
Ma si è sviluppato anche il diritto penale dell’era tecnologica che ha
fatto emergere un progressivo aumento dei rischi per l’incolumità
pubblica e dell’ambiente con conseguenti ampliamenti nel campo
dell’omissione punita in materia tributaria, di assistenza familiare, di
mantenimento ed istruzione dei figli, di rapporti di lavoro.
Il nostro ordinamento giuridico attualmente concepisce il reato
omissivo improprio come fattispecie non tipizzata dal codice penale con
una norma espressa ma nascente dal combinarsi dell’articolo 40 - norma
di carattere generale- e le disposizioni di parte speciale.
Cosicché il legislatore, al momento, non avendo raccolto l’appello
implicito lanciato da dottrina e giurisprudenza non ha disciplinato
espressamente le posizioni di garanzia, e ciò nonostante che nel progetto
di riforma del Codice Penale della commissione GROSSO vi sia un articolo
apposito che disciplina la materia; allo stato attuale, perciò, l’unica via
percorribile per identificare e risolvere i problemi inerenti le posizioni di
garanzia sia applicare il combinato di norme sopra esposto.
Una speranza in più potrebbe giungere dal legislatore comunitario,
molto attento nel tutelare la sfera soggettiva dei singoli con norme
cautelari ad hoc secondo i rispettivi ambiti di applicazione: si pensi alle
norme in materia di tutela dei consumatori (art. 153 Trattato CE)142 ed
alle numerose direttive (dir. 98/27/CE)143 anche sulla tutela della salute
dei lavoratori (dir. 2001/45/CE)144 e più in generale nella tendenza ad
attuare, in una società dominata da processi economici di produzione
142 Comma 1 “ Al fine di promuovere gli interessi dei consumatori ed assicurare
un livello elevato di protezione dei consumatori, la Comunità contribuisce a tutelare
la salute, la sicurezza e gli interessi economici dei consumatori nonché a
promuovere il loro diritto all’informazione, all’educazione e all’organizzazione per
la salvaguardia dei propri interessi”.
143 Art. 1 comma 1 “ In conformità ai principi contenuti nei trattati istitutivi delle
Comunità europee e nel Trattato sull’Unione europea nonché nella normativa
comunitaria derivata, sono riconosciuti e garantiti i diritti e gli interessi individuali
dei consumatori, ne è promossa la tutela in sede nazionale e locale, anche in forma
collettiva ed associativa…”.
144 Comma 5 “ Il datore di lavoro individua le misure atte a minimizzare i rischi
per i lavoratori prevedendo ove necessario l’installazione di dispositivi di protezione
contro possibili infortuni”.
sempre più complessi, strumenti di tutela più agili, specializzati e
strumentalizzati.commenti (0)non sono stati rilasciati commentiscrivi tu il primo!CommentaQuesta è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 33 totaliScarica il documentoAppunti correlatiDiritto penale parte speciale: i delitti contro la persona Findanca-Mu...Manuale di diritto penale Marinucci - DolciniManuale di diritto penale marinucci dolciniMANUALE DIRITTO PENALE MARINUCCI DOLCINI V edizioneManuale-di-Diritto-penale - Ramacci-Diritto-Penale - Padovani--Carica altriCondividiIntegra questo contenuto sul tuo sito<iframe src="http://www.docsity.com/it/docs/embed-player/le-posizioni-di-garanzia-riassunto-diritto-penale" width="383px" height="550px"></iframe>dello stesso utenteLe Posizioni di Garanzia - Riassunto - Diritto PenaleDocumento TRADIZIONE GIURIDICA OCCIDENTALE - PARTE COMMON LAWDocumento TRADIZIONE GIURIDICA OCCIDENTALE - PARTE CIVIL LAWMaterie similiDiritto3727Diritto Penale Avanzato238Diritto Penale Commerciale85Diritto Penale I1344Diritto Penale II958Diritto Penale Militare29Diritto Penale Progredito110Diritto Penale Romano 59Diritto Processuale90Diritto Processuale274Diritto Processuale Penale1036Diritto Processuale Penale II149Diritto Processuale Penale Progredito77Giurisprudenza2356	Il ProgettoIl TeamContattiDocumentiDomandeTutorsBlog	Doc4saleCookie PolicyTermini d'utilizzoPrivacy	Made with love in Rome and Turin	Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti,