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Timestamp: 2020-05-28 07:24:57+00:00
Document Index: 17547546

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 645', 'art. 647', 'art. 164', 'art. 637']

Opposizione a Decreto Ingiuntivo, sentenza 'a sorpresa' della Cassazione: rischio cancellazione per molte ...
La sentenza n.19246 della Cassazione ha stabilito che è sufficiente proporre l'opposizione al decreto ingiuntivo perchè scatti per l'attore opponente il termine di 5 (cinque) giorni per la costituzione in giudizio (iscrizione a ruolo).
Nel silenzio della Superma Corte pare che alcuni Tribunali abbiano dichiarato improcedibili opposizioni già in corso (prima della pubblicazione di questa sentenza) e iscritte a ruolo nei dieci giorni successivi alla notifica dell'atto introduttivo, orientamento questo che era ormai consolidato nella prassi.
Se prevarrà questo orientamento nessuno può dirlo, ma se così fosse, i possibili danni per noi avvocati ed i nostri assistiti sarebbero assai ingenti, senza contare il fatto che questi ultimi potrebbero anche ritenereci responsabili di aver fatto scadere i termini!.
Anche il CNF si è mosso rapidamente ed ha chiesto l'approvazione di una legge per risolvere i problemi sorti a seguito di questa soluzione interpretativa (si legga il comunicato).
Ma per fortuna non tutti la pensano a questo modo, tant'è che la prima Sezione Civile del Tribunale di Varese con la sentenza del 08/10(2010 ha aperto uno spiraglio escludendo, attraverso un'adeguata motivazione, la retroattività della pronuncia della Cassazione, sia pure adottata a Sezioni Unite.
Sull'argomento segnaliamo anche questo articolo dell'Avv. Marco Minardi pubblicato su Lexform.it
Il Tribunale di Lecce, con sentenza del 15 giugno 2000, ha dichiarato improcedibile l'opposizione proposta da C.G. avverso un decreto ingiuntivo emesso in favore di Bancapulia s.p.a., in quanto l'opponente, pur avendo assegnato all'opposto un termine a comparire inferiore ai 60 giorni, si è costituito oltre il termine di cinque giorni dalla notifica della citazione.
1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce l'omessa e/o insufficiente motivazione circa punti decisivi, in riferimento agli art. 645 c.p.c., comma 2 e art. 647 c.p.c., sostenendo che la corte d'appello si sarebbe acriticamente adagiata sull'orientamento della giurisprudenza di legittimità, senza considerare il rilievo, formulato nell'atto di gravame, secondo cui perchè possa operare l'abbreviazione dei termini di comparizione assegnati al creditore opposto è necessaria una consapevole manifestazione di volontà dell'opponente di avvalersi della facoltà prevista dalla legge, formulata in modo esplicito o desunta da elementi concludenti. Nella specie non sarebbero state adeguatamente valutate le circostanze che il termine di comparizione assegnato era di soli sette giorni inferiore a quello minimo e che la costituzione era avvenuta il nono giorno, il che doveva far propendere per un mero errore materiale nel calcolo del termine di comparizione. A ritenere irrilevante l'errore si introdurrebbe una presunzione assoluta di esercizio della facoltà di abbreviazione dei termini da parte dell'opponente non prevista dalla legge, trasformando la facoltà in un obbligo. Inoltre, il ricorrente afferma che la previsione della rinnovazione della citazione (art. 164 c.p.c.) nel caso di assegnazione di un termine inferiore a quello di legge dovrebbe trovare applicazione anche nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, che costituisce un ordinario giudizio di cognizione, essendo insufficiente il riferimento alla specialità del rito per giustificare l'applicazione di una sanzione, quale quella della improcedibilità.
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