Source: https://www.previti.it/archives/date/2019/02
Timestamp: 2020-08-12 13:16:54+00:00
Document Index: 143948263

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2697', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 644', 'art. 650', 'art. 644']

Febbraio 2019 - Studio Previti
In tema di requisiti per l’assunzione, qualora in una norma secondaria sia prevista una statura minima identica per uomini e donne, in contrasto con il principio di uguaglianza, perché presupponga erroneamente la non sussistenza della diversità di statura mediamente riscontrabile tra uomini e donne e comporti una discriminazione indiretta a sfavore di queste ultime, il giudice ordinario ne apprezza, incidentalmente, la legittimità ai fini della disapplicazione, valutando in concreto la funzionalità del requisito richiesto rispetto alle mansioni.
Il caso riguarda una azienda ferroviaria che aveva pubblicato un bando per la selezione di un capo stazione che imponeva una altezza minima di 1 metro e 60 centimetri ai fini della partecipazione.
Una lavoratrice avente una altezza inferiore a quella minima adiva il Tribunale di Roma al fine di vedere accertare il carattere discriminatorio del requisito fisico indicato per accedere a tale lavoro. Il Tribunale accoglieva la domanda con sentenza confermata dalla locale corte di appello. La Corte di appello condivideva, quindi, la valutazione del giudice di prime cure che aveva ritenuto la sussistenza di una discriminazione indiretta, in materia di accesso al lavoro siccome non oggettivamente giustificato, né comprovato nella sua pertinenza e proporzionalità alle mansioni comportate dalla suddetta qualifica.
La Cassazione, con sentenza n. 3196 del 4 febbraio 2019, nell’evidenziare che un determinato requisito fisico imposto per lo svolgimento di una mansione può non ritenersi discriminatorio ove giustificato da una finalità legittima, ha respinto il ricorso rilevando che la corte di appello aveva accertato che la società non aveva ottemperato al proprio onere probatorio omettendo di fornire una prova rigorosa della rispondenza del limite staturale alla funzionalità e alla sicurezza del servizio da svolgere.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Alessia Lionello https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Alessia Lionello2019-02-27 14:32:212019-02-27 14:32:21L’altezza quale requisito per l’assunzione costituisce una fattore discriminatorio indiretto
In caso di dedotto licenziamento orale, la prova gravante sul lavoratore circa la estromissione dal rapporto non coincide tout court con il fatto della cessazione del rapporto di lavoro, ma con un atto datoriale consapevolmente volto ad espellere il lavoratore dal circuito produttivo.
Il caso sottoposto al vaglio della Suprema Corte riguarda un lavoratore di una azienda agricola che aveva impugnato dinanzi al Tribunale di Catanzaro la risoluzione del rapporto di lavoro che affermava essere stata effettuata in forma orale dalla società datrice di lavoro.
La Corte di Appello di Catanzaro, nel respingere il reclamo della società che deduceva che il rapporto di lavoro si era risolto per effetto delle dimissioni rassegnate dal lavoratore, confermava la decisione del locale Tribunale che aveva disposto la reintegra nel posto di lavoro.
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 3822 dell’8 febbraio 2019, dopo aver disposto la trattazione in forma camerale del ricorso promosso dalla società, revocava l’ordinanza, in considerazione della disarmonia della giurisprudenza in merito all’estromissione dal posto di lavoro e sulla distribuzione dell’onere probatorio.
La Suprema Corte, dopo aver esaminato i diversi orientamenti esistenti all’interno della sezione, ha affermato che l’onere della prova del licenziamento verbale incombe in capo al lavoratore che può fornire la dimostrazione anche avvalendosi di presunzioni.
La Cassazione ha inoltre affermato che l’eventuale eccezione della società che deduca la sussistenza di dimissioni non esime il lavoratore dal fornire la prova del licenziamento che dovrà essere valutata in tal caso attentamente anche con il ricorso dei poteri istruttori d’ufficio.
Nel caso residuale in cui perduri una non superabile incertezza probatoria, opererà – secondo la Corte di Cassazione – la regola dell’art. 2697 c.c. in applicazione della quale il lavoratore che non ha provato il fatto costitutivo della sua domanda vedrà respinta la sua richiesta, anche se non risultino provate neanche le dimissioni eccepite dal datore di lavoro.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Alessia Lionello https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Alessia Lionello2019-02-27 14:30:262019-02-27 14:30:26La Cassazione chiarisce l’onere della prova in tema di licenziamento verbale
Cessione Veneto Banca – Intesa San Paolo
La domanda introdotta al fine di far valere violazioni di Veneto Banca al momento del collocamento delle proprie azioni (in forza delle quali la banca sarebbe venuta meno ai propri obblighi informativi e di diligenza al momento dell’acquisto e della mancata vendita delle stesse) non può essere proposta nei confronti di Intesa San Paolo, cessionaria dell’azienda di Veneto Banca e ciò in forza delle disposizioni di cui al D.L. 99/2017, il quale esclude espressamente dal perimetro della cessione “i debiti delle Banche nei confronti dei propri azionisti e obbligazionisti subordinati derivanti dalle operazioni di commercializzazione di azioni o obbligazioni subordinate delle Banche o dalla violazione della normativa sulla prestazione dei servizi di investimento” (art. 3, c. 1, lett. b), nonché “le controversie relative ad atti o fatti occorsi prima della cessione, sorte successivamente ad essa e le relative passività” (art. 3, c. 1, lett. c).
Lo ha stabilito il Tribunale di Padova con sentenza del 5.2.2019.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Alessia Lionello https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Alessia Lionello2019-02-27 11:27:412019-02-27 11:30:47Cessione Veneto Banca - Intesa San Paolo
Nell’ambito della disciplina dettata dall’art. 644 c.p.c., secondo cui il decreto ingiuntivo diviene inefficace se non notificato entro 60 giorni dalla sua emissione, detta inefficacia è legittimamente riconducibile alla sola ipotesi in cui manchi o sia inesistente la notifica nel termine stabilito dalla norma predetta, poiché la notificazione del decreto ingiuntivo comunque effettuata, anche se nulla, è pur sempre indice della volontà del creditore di avvalersi del decreto stesso. Pertanto, potendo tale nullità od irregolarità essere fatta valere a mezzo dell’opposizione tardiva di cui al successivo art. 650 c.p.c., deve essere esclusa la presunzione di abbandono del titolo che costituisce il fondamento della previsione di inefficacia di cui all’art. 644 c.p.c..
Lo ha sancito la Suprema Corte con ordinanza n. 1509 del 21.1.2019.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Alessia Lionello https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Alessia Lionello2019-02-27 11:08:302019-02-27 11:08:30Inefficacia del decreto ingiuntivo