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Timestamp: 2018-09-23 17:03:20+00:00
Document Index: 140352942

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 117', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 3', 'art. 32']

Sal & Inf - Procreazione assistita | N.A.Di.R.
Sal & Inf - Procreazione assistita
Procreazione assistita, il "turismo della provetta" sta per finire
di Gianpaolo Silvestri - tratto da Terra news
Si preannuncia una valanga di ricorsi giudiziari in conseguenza della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che stabilisce che la fecondazione eterologa non si può impedire.
Il primo sarà presentato oggi a Bologna, seguiranno Firenze, Roma, Catania e Milano. Si preannuncia una valanga di ricorsi giudiziari in conseguenza della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che stabilisce che la fecondazione eterologa non si può impedire. è la strada già percorsa con successo per cambiare la legge 40 sulla fecondazione assistita nelle parti che vietavano la diagnosi genetica di preimpianto e obbligavano all’impianto contemporaneo di tre embrioni a prescindere dalle condizioni cliniche del singolo caso.
Tutto fa pensare che anche in questo caso - come nell’aprile del 2009 allorquando la Corte giudicò incostituzionale quella norma – i ricorsi smantelleranno un altro obbrobrio della legge sulla procreazione medicalmente assistita, cancellandola di fatto. Il tutto a beneficio delle donne, della maternità consapevole, dello stato laico, delle libertà individuali e con grave scorno per i vari Ruini, Rutelli, Casini e compagnia. è un colpo mortale quello che il pronunciamento della Corte di Strasburgo infligge alla legge 40: la sentenza stabilisce che proibire il ricorso alla donazione d’ovuli e sperma per la fertilizzazione in vitro è una violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo, palesemente in antitesi con le disposizioni contenute nell’articolo 4 della nostra legge che inibisce “il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo”.
Oggi in Italia non si può diventare genitori con l’ausilio del seme di un donatore o dell’ovocita di una donatrice. A chiamare in causa i giudici della Corte dei diritti dell’Uomo erano state due coppie austriache con problemi di sterilità che potevano essere superati solo grazie alla fecondazione in vitro con donazione esterna di ovuli o sperma. Possibilità esclusa anche dalla Corte Costituzionale austriaca, che aveva ritenuto il divieto imposto dalla legge interna, in linea con i principi della Convenzione europea. Di parere opposto la Corte dei diritti umani che il 1°aprile ha esteso la tutela dell’articolo 8 della Convenzione (vita privata e familiare), anche al rispetto della volontà di chi ricorre alla fecondazione come unico sistema per superare i problemi che incidono sulla fertilità.
I giudici hanno messo così un limite alla discrezionalità concessa agli stati in tema di fecondazione medicalmente assistita, affermando il divieto di discriminazione tra persone che si trovano in situazioni analoghe. In altre parole hanno stabilito che gli Stati non sono obbligati a legiferare in materia ma, se lo fanno, la legge deve essere coerente e prendere in considerazione gli interessi di tutti, anche di quelli che per procreare hanno bisogno della donazione. Ricordiamo che sulla base dell’art. 117 della Costituzione italiana, i diritti e la giurisprudenza della Corte dei diritti dell’uomo sono parte dell’ordinamento del nostro Paese. Forse siamo al termine del “turismo della provetta” e alla possibilità di curare anche in Italia le coppie infertili.
Speriamo: ho sempre ritenuto un errore approntare una legge in materia ove necessitava semplicemente un regolamento che garantisse salute, informazione, combattesse abusi e speculazioni. Lo Stato ha voluto invece entrare pesantemente nella vita e nelle scelte personali, con moralismi, pruderie, integralismo, insensibilità, arrecando terribili danni.
Il primo essere umano nato da questa tecnica fu Louise Brown nata a Londra il 25 luglio 1978. Gli aspetti etici sono tuttora parte fondante della ricerca di un altro padre di questa tecnica, il dottor Jacques Testart, che nel 1982 in Francia condusse il concepimento di Amandine.[2] In Italia è regolata dalla legge 40/2004.
Pro e contro La FIVET comporta l'ottimizzazione del processo ovarico, e non è influenzata da alcuna malformazione dell'apparato genitale femminile, fornendo i medesimi risultati in tali casi. Ha una probabilità di gravidanza del 18% dei cicli ovulatori femminili e tre quarti di queste arrivano al parto.
Si considera l'impianto di non più di tre embrioni, per un giusto equilibrio tra probabilità di gravidanza e rischio di gravidanza multipla.[3] Le gravidanze multiple sono il 28% delle gravidanze con FIVET e sono da considerarsi patologiche per madre e prole.[4]
Alla donna vengono somministrati per via intramuscolare o sottocutanea dei farmaci (gonadotropine) finalizzati all'iperovulazione cioè allo sviluppo di più follicoli e quindi di un numero maggiore di cellule uovo (nel ciclo spontaneo ne viene prodotta di solito una sola), di modo che possa essere prelevato un numero maggiore di ovociti. La paziente viene sottoposta ad un monitoraggio teso a individuare il momento adatto a condurre a maturazione gli ovociti (ad esempio con la somministrazione di gonadotropine corioniche). Si procede quindi all'aspirazione ecoguidata dei follicoli, al fine di recuperare gli ovociti maturati.
Il liquido follicolare viene esaminato in laboratorio e ne vengono recuperati gli ovociti ritenuti idonei alla fecondazione in base alla sola osservazione morfologica degli stessi, eseguita al microscopio. I gameti, cioè il seme maschile e l’ovocita della donna, vengono collocati insieme in un apposito recipiente affinché uno spermatozoo penetri nell’ovocita. Vengono a volte utilizzate delle tecniche di fertilizzazione assistita come l'ICSI (Intracytoplasmatic Sperm Injection, o iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo), tramite la quale lo spermatozoo viene iniettato direttamente nel citoplasma dell'ovocita.
L’embrione così formatosi viene introdotto in utero per via vaginale, normalmente entro 72 ore, nella speranza che si annidi, cioè che “metta radici” nella mucosa uterina (endometrio) e possa ricevere dalla donna alimento, calore ed energie per continuare a svilupparsi.
Per aumentare le percentuali di successo viene utilizzato il metodo di trasferire nell’utero un numero multiplo di embrioni valutato di caso in caso in modo da raggiungere un compromesso tra le probabilità di successo e il rischio di gravidanze plurigemellari; generalmente vengono trasferiti, ove siano disponibili, non più di tre embrioni. Le linee guida della ESHRE (European Society for Human Reproduction & Embryology) suggeriscono di impiantare non più di due/tre embrioni. L'introduzione della definizione di un numero massimo di embrioni impiantabili tende a prevenire gravidanze plurigemellari le quali presentano nella grande maggioranza dei casi notevoli rischi sia per la salute della donna, sia per quella dei nascituri. Prevenendo a monte l'insorgere di una gravidanza plurigemellare a seguito di una procreazione medicalmente assistita (PMA), si evita inoltre il dover ricorrere, come avveniva talvolta in passato, a tecniche d'emergenza quali la “riduzione embrionaria”, non sempre in grado né di garantire il proseguimento della gravidanza, né di salvaguardare la salute della donna. La riduzione embrionaria, solitamente eseguita nell'ottava settimana di gravidanza, prevede l'induzione della morte di un embrione (o più) iniettando direttamente nel suo cuore, attraverso la parete addominale materna, un farmaco (generalmente cloruro di potassio) che provoca l'arresto cardiaco. La morte dell'embrione dovrebbe provocarne l'eliminazione e garantire la sopravvivenza di quello (o quelli) rimasti. Tuttavia, in diversi casi, l'operazione ha condotto ad una completa interruzione della gravidanza e ad infezioni a carico della donna, con notevoli rischi sulla sua futura capacità di procreare.
Poiché l’iperstimolazione gonadotropinica che potrebbe insorgere a seguito delle tecniche tese a innescare l'iperovulazione presenta notevoli rischi per la salute della donna e il successivo prelievo di ovociti è comunque un piccolo intervento chirurgico poco gradevole, si cerca di ottenere in un solo ciclo il massimo numero possibile di ovociti, i quali vengono fecondati tutti e poi trasferiti in utero - se ve ne sono di adatti - solo alcuni, mentre - laddove ne siano disponibili - vengono conservati gli altri in vista di eventuali ulteriori tentativi. La conservazione viene effettuata congelando gli embrioni a 196 gradi centigradi sotto lo zero (crioconservazione), con uso di azoto liquido.
La Diagnosi Genetica Preimpianto (PDG) è una nuova metodologia complementare a quelle di diagnosi prenatale che permette d'identificare la presenza di malattie genetiche o di alterazioni cromosomiche in embrioni ottenuti in vitro da coppie ad alto rischio riproduttivo, in fasi molto precoci di sviluppo e prima dell'impianto in utero.
La diagnosi preimpianto prevede una biopsia dell’ovocita. Questa avviene attraverso la rimozione del cosiddetto globulo polare. I globuli polari sono due, il primo viene espulso dall’ovocita prima della sua fecondazione mentre il secondo globulo polare viene espulso dall’ovocita già fecondato. Nell'intervallo fra le due espulsioni si procede all'apertura meccanica, chimica o via laser della zona pellucida ed all'aspirazione dei 2 globuli polari che successivamente verranno utilizzati per la diagnosi.
La biopsia dell’embrione (detta anche diagnosi pre-impianto o DPI) viene effettuata da tre a cinque giorni dopo la penetrazione dello spermatozoo nell’ovocita. La DPI viene effettuata di preferenza su embrioni composti da otto cellule, condizione raggiunta normalmente a partire dal terzo giorno. Una o due di queste cellule, chiamate blastomeri, possono essere rimosse con scarsi rischi relativi al possibile sviluppo futuro dell'embrione. La metodica è molto simile a quella di prelievo dei globuli polari, ma è leggermente più rischiosa in quanto c'è la possibilità di danneggiare le cellule vicine a quella rimossa.
L'accuratezza nel risultato diagnostico offerto da queste tecniche è pari al 90-93% dei casi nelle quali sono applicate con errori di "falsi positivi" (viene diagnosticata una malattia che non c'è) e "falsi negativi" (non viene evidenziata una patologia presente); non possono quindi essere considerate una alternativa alla diagnostica prenatale classica (villocentesi o amniocentesi). Il motivo del loro utilizzo è spesso quello di ridurre il rischio di trasferimento e l’eventuale impianto di embrioni affetti da affezioni cromosomiche o genetiche che portino alla nascita bambini malati, permettendo quindi la cosiddetta "eugenetica passiva".
Complementarietà della diagnosi preimpianto con altre tecniche
La sola osservazione dell’embrione al microscopio non è in grado di evidenziare eventuali malformazioni genetiche del nascituro: al microscopio si può solo analizzare l’aspetto morfologico (forma, grandezza, struttura) dell’embrione e quindi se esso è vivo o morto e comunque se è vitale, cioè se è sviluppato in misura tale da poter essere in grado di impiantarsi in utero. Tuttavia, test genetici su campioni di dimensioni microscopiche (come il gamete) sono invasivi e potenzialmente distruttivi dell'embrione. Per tali ragioni il test genetico non è adatto alla diagnosi di malformazioni genetiche del tipo della sindrome di Down, dovuta non a una mancanza o a un errore nei cromosomi (evidenziabili rapidamente con un test sul DNA del gamete), ma a difetti riguardanti le cellule totipotenti, che nascono dalla duplicazione per meiosi dell'embrione, non evidenziabili, appunto, da esami sull'embrione. Tali difetti, per la definizione stessa di totipotenza, possono verificarsi in tutto il periodo che intercorre fra la formazione dell'embrione e la specializzazione delle cellule (quando le cellule iniziano a specializzarsi il rischio di errori nella duplicazione meiotica cala sensibilmente). Per tali malattie, dunque, sono efficaci altri tipi di esame, come l'amniocentesi.
Considerazioni di natura etica
La fecondazione in vitro ha dato origine ad un ampio dibattito sul suo utilizzo e su alcuni aspetti etici. Tra i punti che vengono messi in discussione vi sono:
il possibile utilizzo per fini diversi, quali la ricerca scientifica, da quello procreativo degli embrioni congelati;
la possibilità di effettuare a priori una selezione degli embrioni per fini diversi da quelli strettamente legati alle condizioni di salute dell'embrione stesso; questa diagnosi pre-impianto è stata assimilata, da alcuni avversari di questo metodo, ad una sorta di "selezione della razza perfetta";
l'utilizzo della fecondazione eterologa ovvero quella fatta ricorrendo a gameti esterni (ossia da un donatore) e non all’uso esclusivo di gameti della coppia che ricorre alle tecniche (PAU omologa) e la possibilità di una più o meno estesa alterazione[senza fonte] della paternità e della maternità;
Per approfondire, vedi la voce Legge 40/2004.
Nel 2004 in Italia è stata introdotta la legge 40/2004, che, sulla base di considerazioni mediche ed etiche, ha limitato diversi aspetti della FIVET. In particolare, prima della sentenza della Corte Costituzionale 151/2009, non era consentita la produzioni di embrioni in numero non superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, e comunque non superiore a tre. La Corte Costituzionale ha, nella sentenza citata, dichiarato costituzionalmente illegittimo l'art. 14, comma 2, della legge 19 febbraio 2004, n. 40 limitatamente alle parole "ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre". Secondo la Corte la previsione della creazione di un numero di embrioni non superiore a tre, in assenza di ogni considerazione delle condizioni soggettive della donna, si pone in contrasto con l'art. 3 Cost., sotto il profilo sia della ragionevolezza che dell'eguaglianza, poiché il legislatore riserva lo stesso trattamento a situazioni dissimili, e con l'art. 32 Cost., per il pregiudizio alla salute della donna, ed eventualmente del feto, ad esso connesso. Il limite della produzione di embrioni in numero non superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, e comunque non superiore a tre è stato pertanto abrogato. È inoltre vietata la crioconservazione (tranne in casi non prevedibili al momento della fecondazione), la soppressione di embrioni, la diagnosi pre-impianto dell'embrione e la fecondazione eterologa. I genitori possono essere informati sullo stato di salute degli embrioni prodotti.
La questione "dei tre ovociti" è stata mal interpretata in seno al referendum abrogativo. La legge implica la scelta di affidarsi alla "selezione naturale", introducendo più embrioni nell'utero. Tale eccesso, rispetto alla capacità ricettiva dell'utero si considera valido per un numero massimo di tre embrioni, mentre gli embrioni eccedenti potrebbero essere congelati per un ciclo ulteriore (fatto attualmente non legale).
^ Berlingieri Ginecologia e Ostetricia Piccin
Spiegazione della tecnica da Gravidanzaonline
La fecondazione assistita o artificiale è il processo col quale si attua l'unione dei gameti artificialmente, come sotto la guida del microscopio.
Esistono banche del seme che conservano liquido seminale: i donatori lasciano campioni che vengono conservati nel centro ed utilizzati da coppie nelle quali solitamente uno dei partner ha problemi di fertilità. In vari Stati dove è vietata la fecondazione eterologa, si utilizzano spermatozoi uniti a ovuli un attimo prima della formazione dello zigote, cioè prima che i cromosomi dei singoli gameti si allineino rispetto al fuso mitotico per completare la meiosi.[senza fonte]
La fecondazione assistita è stata oggetto negli anni di un articolato dibattito, in particolare relativo all'uso di alcune tecniche, come la fecondazione eterologa, che suscitano controversie di tipo bioetico, finora risolte dal legislatore impedendone la pratica in Italia (legge 40/2004).
In Italia, in seguito a questo dibattito, si è tenuta nel 2005 una consultazione referendaria articolata in quattro referendum per abrogare alcuni punti dell'attuale legge sulla fecondazione, giudicata dai referendari (radicali, forze di sinistra e laiche, parte dei cattolici democratici, e alcuni esponenti, come ad esempio Gianfranco Fini, dello schieramento di centrodestra) troppo restrittiva nelle tecniche utilizzabili. L'affluenza alle urne del 25,9% non ha però permesso il raggiungimento del quorum.
Numerose[3] coppie italiane si sono recate all'estero dopo l'approvazione della legge 40 nel 2004. La Spagna è una delle destinazioni privilegiate del cosiddetto turismo riproduttivo, poiché adotta una legge che consente la fecondazione assistita per le donne single, l'ovodonazione, l'embrio-donazione nonché l'anonimato dei donatori.
Per approfondire, vedi la voce Storia della crioconservazione di ovociti.
Frequentemente si è posto il problema della crioconservazione dei gameti o dell'embrione in azoto liquido, la cui durata non supera i cinque anni. Talvolta si uniscono in provetta seme ed ovuli dei donatori, si lascia iniziare in provetta la duplicazione dello zigote (morulazione) che successivamente si congela, per poi impiantare gli embrioni quando necessario. Il problema della soppressione - dopo cinque anni - degli embrioni congelati, dato che sono in soprannumero rispetto alle richieste, è sentito da coloro i quali considerano l'embrione come vera e propria vita umana, i cui diritti dovrebbero essere considerati sullo stesso piano degli individui già nati e dotati di personalità giuridica a tutti gli effetti.
Il tasso di gravidanza per paziente da congelato è circa il 17%, mentre da ovociti freschi oltre il doppio. Nonostante i risultati non siano eccellenti con gli ovociti congelati, tuttavia la criopreservazione ovocitaria è una prospettiva interessante per quelle ragazze giovani che desiderino posporre il tempo della loro prima gravidanza.
La qualità ovocitaria è infatti il maggiore determinante della fertilità sia naturale che ottenuta con tecniche di riproduzione assistita. La qualità ovocitaria dipende strettamente dall'età della donna, e ovviamente dall'età ovocitaria. Pertanto, una donna che sa di dover ritardare la ricerca di gravidanza, potrebbe effettuare una stimolazione ormonale, il prelievo ovocitario ed il bancaggio per usi futuri, ovviamente in accordo con la legislazione nazionale riguardante queste pratiche. Inoltre, donne che a causa di malattie gravi, come il cancro, vadano incontro a terapie che hanno un impatto negativo sulle ovaie, o che debbano asportare le ovaie, possono trarre un beneficio dalle tecniche di congelamento degli ovociti.
Gestazione di sostegno o surrogacy