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Timestamp: 2020-04-07 19:46:45+00:00
Document Index: 168159616

Matched Legal Cases: ['art. 416', 'art. 274', 'art. 275', 'art. 266', 'art. 266', 'art. 268', 'art 15', 'art. 11', 'art. 266', 'art. 266', 'art. 275', 'art. 94']

CASSAZIONE V PENALE n. 16130 del 2 maggio 2002 - testo integrale Sentenza
CASSAZIONE V PENALE n. 16130 del 2 maggio 2002
Orwell e intercettazioni via satellite.
CASSAZIONE SEZIONE V PENALE Sentenza n. 16130 del 2 maggio 2002
(Presidente F. Marrone - Relatore M. Fumo)
Il Tribunale del riesame di Torino, con il provvedimento impugnato, ha, tra l'altro, confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal competente GIP il 31/8/2001 nei confronti di B. L., M. B., C. F. ed altri, tutti sottoposti ad indagine per i delitti di associazione per delinquere e furto aggravato.
Ricorre per cassazione il difensore dei tre indagati sopra indicati e deduce: nullità dell'ordinanza impugnata per violazione di legge, difetto, contraddittorietà ed illogicità della motivazione.
Nel caso in esame, pur risultando emesse autorizzazioni per l'esecuzione di intercettazioni ambientali, nessuna autorizzazione risulta richiesta (e dunque concessa) per l'attività di rilevamento degli spostamenti della vettura in uso agli indagati.
Da ciò la nullità dell'impugnata ordinanza; violazione di legge e difetto di motivazione con riferimento alla sussistenza dei gravi indizi.
Invero il giudice cautelare ha svilito circostanze (favorevoli agli indagati) di estrema importanza, sostenendo che la semplice disponibilità di un garage o di porticato e di un'autovettura costituiscono la struttura logistica e la predisposizione dei mezzi, vale a dire quegli elementi dai quali dedurre la sussistenza di una struttura associativa e quindi del reato ex art. 416 c.p.
Ne maggior fondamento ha l'affermazione del Tribunale del riesame che vede altro elemento sintomatico nella pretesa sussistenza di un medesimo modus operandi e nell'esistenza di legami con alcuni ricettatori.
Con riferimento, infatti, alla partecipazione dei sopra indicati indagati ai singoli furti preparati in danno di varie PP. OO., si sostiene che l'incompatibilità degli orari in cui i delitti sarebbero stati consumati, la mancata individuazione da parte del sistema GPS della autovettura nel luogo nel quale il furto veniva consumato, ovvero ancora la mancata corrispondenza del numero degli indagati con il numero delle persone notate a bordo dell'auto sono circostanze irrilevanti.
Il Tribunale, da un lato, non ha motivato in ordine all'unica esigenza cautelare ravvisabile (art. 274 lett. C), dall'altro, non ha considerato che, ai sensi del comma II bis dell'art. 275 c.p.p., non può essere applicata la misura custodiale quando sussiste la ragionevole previsione di concessione della sospensione condizionale della pena (beneficio cui possono certamente accedere B. e C.).
Si tratta tuttavia sempre di intercettazione e quindi l'autorizzazione del giudice è necessaria.
L'affermazione che precede non può essere condivisa, atteso che la localizzazione di una persona (o di un oggetto) in movimento mai può essere considerata un'attività di intercettazione, anche se realizzata con modalità e tecnologie similari a quelle con le quali vengono portate ad esecuzione, appunto, le intercettazioni previste dal codice di rito.
L'art. 266 contempla l'ipotesi di intercettazione di conversazioni e comunicazioni telefoniche o di altra forma di telecomunicazione.
L'ultimo comma di tale articolo si riferisce alle intercettazioni tra presenti.
L'art. 266-bis è relativo all'intercettazione di comunicazioni informatiche o telematiche.
L'art. 268 prevede la registrazione e la trascrizione delle comunicazioni intercettate.
È dunque evidente che il concetto di intercettazione, pur mai esplicitamente definito dal legislatore, è relativo ad un'attività di ascolto (o lettura) e captazione di comunicazioni tra due o più persone.
Ad esso rimane estranea l'attività di indagine volta a seguire i movimenti sul territorio di un soggetto, a localizzarlo e dunque a controllare, a distanza, non il flusso delle comunicazioni che lo stesso invia o riceve, ma la sua presenza in un determinato luogo in un certo momento, nonché l'itinerario seguito, gli incontri avuti etc.
D'altronde, mentre l'intrusione nelle altrui comunicazioni comporta compressione della libertà e segretezza delle stesse, cioè di un valore costituzionalmente tutelato (art 15 Cost.), e dunque la necessità di autorizzazione motivata da parte dell'autorità giudiziaria, la localizzazione, sia pure a distanza, di un soggetto può farsi rientrare nell'ordinaria attività di controllo ed accertamento demandata alla polizia giudiziaria (cfr. artt. 55, 347, 370 c.p.p.).
Dunque, non solo non necessita l'osservanza delle disposizioni ex artt. 266 e seguenti c.p.p., relative alle intercettazioni di conversazione e/o comunicazioni, ma, non essendo in pericolo il predetto principio costituzionale, nemmeno appare necessario il decreto motivato dal PM, viceversa indispensabile, ad esempio, per l'acquisizione dei tabulati concernenti il traffico telefonico (cfr. S.U. sent. n. 6 del 23/2/2000, D'Amuri, rv. 215841).
D'altronde, quando il legislatore ha inteso adeguare il codice di rito ai nuovi ritrovati della tecnica, è intervenuto emanando specifiche norme.
Si pensi all'art. 11 della legge 547/93, che ha introdotto l'art. 266-bis, il quale precisa che è consentita, ovviamente con le modalità e nei limiti di cui agli articoli precedenti, l'intercettazione del flusso di comunicazioni relative a sistemi informatici e telematici, con riferimento ai reati ex art. 266 c.p.p. (oltre che per quelli commessi mediante impiego di tecnologie, appunto, informatiche o telematiche).
Nulla esclude dunque che anche il monitoraggio GPS degli spostamenti dell'indagato possa essere, in futuro, attraverso l'emanazione di idonee norme derogatorie dei principi generali in tema di indagini preliminari, specificamente disciplinato.
La seconda censura è inammissibile, in quanto, in parte, manifestamente infondata, in parte affidata a considerazioni di merito. È certamente lecito ipotizzare sulla base della disponibilità dei locali (garage, fabbricato), mezzi di trasporto (autovettura Audi), nonché dalla stabilità degli accordi con i ricettatori e della costanza delle modalità operative, la sussistenza di un'associazione criminosa volta alla consumazione di delitti contro il patrimonio (nel caso di specie, furti in appartamenti).
Si tratta, naturalmente, di elementi sintomatici dell'esistenza e stabilità del vincolo associativo, elementi che vanno apprezzati e criticamente vagliati.
Le doglianze relative a quanto sostenuto dai giudici cautelari in ordine ai singoli furti (reati-fine) si risolvono in censure di fatto a fronte di un'argomentata interpretazione dei dati indiziari, operata dal Tribunale, il quale ha spiegato, in maniera non illogica, per quale motivo risulti, allo stato, plausibile l'ipotesi ricostruttiva offerta dall'Accusa.
Il Tribunale del riesame fa chiaramente e motivatamente riferimento al pericolo di reiterazione della condotta criminosa, al pericolo di fuga (per il solo C.), alla proporzione tra l'entità dei fatti e la sanzione che potrebbe essere irrogata.
Rimane così superato il rilievo dei ricorrenti, che riposa sul dettato del comma II bis dell'art. 275 c.p.p.
La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido, al pagamento delle spese processuali, manda alla Cancelleria per le comunicazioni ex art. 94 disp. att. c.p.p..