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Timestamp: 2019-09-21 07:38:02+00:00
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Milano, 06 settembre 2019 |
Lombardia luoghi di culto abusivi illeciti penali
Nel capoluogo milanese ne sono presenti altre, oltre a quella di via Cavalcanti 8 condannata dalla sentenza della cassazione quella di via Toffetti 27, via Meda 9, viale Marche 40, via Stadera 18, via Faa di Bruno e via Lopez 3.
«La sentenza della Cassazione conferma quello che Regione Lombardia aveva sempre affermato ossia che la presenza di un luogo di culto, all'interno di un immobile che non ha la destinazione d'uso di luogo di culto, costituisce non solo un'illiceità dal punto di vista amministrativo, ma anche un abuso edilizio e quindi una fattispecie penale». Lo ha affermato l'assessore regionale al Territorio e Protezione civile Pietro Foroni in merito alla sentenza della Cassazione che conferma quanto già espresso dalla sentenza di primo grado e di secondo grado, ossia che il centro culturale islamico milanese di via Cavalcanti non ha i requisiti per essere destinato a luogo di culto con relativa condanna penale per i responsabili.
«Da questo deriva il fatto che - ha continuato Foroni - e' uno specifico dovere da parte dei Comuni andare a verificare la sussistenza di questo tipo di illiceita'. Ove non lo facessero, potrebbe configurarsi come detto un rifiuto di atti d'ufficio. La realizzazione di edifici destinati al culto - ha concluso - deve infatti inderogabilmente rispondere a determinati requisiti, compatibili con quanto previsto dalla normativa vigente e con i piani di governo dei territori»
Così spiega anche, Riccardo De Corato, ex vicesindaco di Milano e Assessore a Sicurezza, Immigrazione e Polizia Locale di Regione Lombardia, la sentenza della Cassazione, che ha sanzionato la comunità bengalese per aver realizzato una Moschea abusiva in un luogo non deputato ad esserlo, mette la parola fine su molte ambiguità e fantasie interpretative di molte amministrazioni e aggiunge ciò che l'assessore al territorio Pietro Foroni, venerdì 6 Settembre, ha ribadito inquadrando bene il problema.
«E’ un dovere da parte dei Comuni andare a verificare la sussistenza di luoghi di culto senza titolo. Ignorarli potrebbe configurare un rifiuto d’atti d’ufficio. Sottolineo, inoltre, che nel Piano delle Attrezzature religiose del Comune di Milano si annoverino le moschee di via Gonin, via Maderna, via Padova e via Quaranta, vengono individuate nel documento come attrezzature religiose di nuova previsione. Se, come parrebbe, svolgono da anni la loro funzione religiosa senza alcuna autorizzazione. Inoltre nel capoluogo ne sono presenti altre, oltre a quella di via Cavalcanti 8 condannata dalla sentenza della cassazione quella di via Toffetti 27, via Meda 9, viale Marche 40, via Stadera 18, via Faa di Bruno e via Lopez 3. Il 4 Agosto avevo già individuato questa anomalia, oggi la sentenza supporta le mie convinzioni». conclude l'assessore Riccardo De Corato