Source: https://www.laleggepertutti.it/180293_si-possono-fotografare-le-vetrine-dei-negozi
Timestamp: 2018-11-14 12:22:48+00:00
Document Index: 31226476

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 444', 'art. 615', 'art.163', 'art. 444', 'art. 615', 'art. 614', 'art. 94']

Si possono fotografare le vetrine dei negozi?
Scattare foto, con il cellulare o altro mezzo, in un ristorante, un bar o un negozio integra reato; non però se la foto viene scattata alla vetrina.
Un negozio ha messo in vetrina un capo di abbigliamento che ti piace: lo vorresti far vedere alle tue amiche in modo da avere il loro consiglio e decidere se comprarlo o meno. Così prendi il cellulare e ti posizioni in modo da scattare una bella foto. L’immagine, peraltro, ti servirà anche per confrontare il vestito e il prezzo praticato dal commerciante con gli altri negozi che hai intenzione di perlustrare in giornata, in modo da fare una scelta assennata. Senonché dall’emporio esce un tale con la faccia seccata che ti blocca: «È vietato fotografare la vetrina del negozio» ti dice. La cosa ti sembra però assurda. A te sembra proprio il contrario: ciò che è esposto al pubblico non può essere sottoposto a restrizioni o a privacy visto che è già alla mercé di tutti, al pari delle facciate dei palazzi. Sempre col cellulare in mano, passi dall’app delle foto al browser di internet e cerchi su Google: si possono fotografare le vetrine dei negozi? Il motore di ricerca ti ha così portato a questo articolo. Nel volerti dare una risposta pratica in tempi brevi e con semplicità, cerchiamo di vedere cosa prevede la legge in proposito.
Sei hai letto il nostro articolo Cos’è lecito fotografare? saprai già che è lecito fotografare le facciate dei palazzi anche se si tratta di edifici privati. Il muro perimetrale di un edificio è infatti esposto al pubblico e non può certo essere coperto dalla privacy proprio perché fa parte del contesto urbano e da esso è ineliminabile. Sarebbe assurdo fare una foto al centro storico di una città eliminando però tutti gli edifici privati. Chiaramente la foto non potrà contenere riferimenti a persone o alla loro vita privata; si immagini il caso di un condomino che, in quel momento, si trova affacciato dal balcone in pigiama.
La questione se sia possibile fotografare le vetrine dei negozi può essere affrontata non solo sotto il profilo della tutela della riservatezza – tutela che, come abbiamo appena visto, non può essere invocata dal commerciante – ma anche dal punto di vista del diritto d’autore. La creazione di una vetrina è spesso una composizione artistica, creata da tecnici specializzati in allestimento dei negozi, marketing e comunicazione al pubblico. Anche in questo caso, però, la legge non prevede alcuna tutela per le vetrine e, quindi, non c’è alcun divieto di fotografarle.
L’unico caso in cui fotografare una vetrina può essere vietato è quando l’immagine viene utilizzata per scopi illeciti come nel caso di concorrenza sleale: si pensi al rivale del negozio accanto che tenta di copiare la vetrina altrui o a chi pubblica lo scatto sul proprio sito internet di e-commerce facendo credere che si tratti del proprio punto vendita.
Diverso è il discorso in cui la fotografia viene scattata all’interno del negozio. Qui siamo già nell’ambito della proprietà privata e il titolare è ben libero di imporre le proprie regole cui i clienti dovranno attenersi. Secondo la Cassazione, scattare foto a una persona all’interno di un negozio integra reato [1].
Il dubbio potrebbe porsi, infine, per un centro commerciale chiuso. La struttura è privata, ma all’interno di essa, vi sono le vetrine. A dover imporre il divieto di fotografare i negozi è quindi non già il commerciante, ma il titolare del centro commerciale, imponendo appositi divieti con cartelli ben in mostra.
[1] Cass. sent. n. 10444/2005.
Cassazione penale , sez. V, 05 dicembre 2005, n. 10444
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE – SEZIONE QUINTA PENALE
Dott. Lattanzi Giorgio – Presidente –
Dott. Marini Pier Francesco – Consigliere –
Dott. Sandrelli Giangiacomo – Consigliere –
sul ricorso proposto da: ………………. avverso l’ordinanza del 19/07/2005 del tribunale per il riesame di Trento. Sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. Amato Alfonso; lette/sentite le conclusioni del P.G. Dott.ssa Cesqui per il rigetto
………………. è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere con provvedimento del G.I.P. del Tribunale di Trento, per i reati di cui agli artt. 610, 612, 660 e 615 bis c.p..
Il Tribunale del riesame ha confermato, sulla scorta delle dichiarazioni della p.o., degli accertamenti di p.g. e delle foto, scattate col telefono cellulare dall’indagato, che ritraggono la querelante su di un autobus, donde la verosimiglianza della doglianza della stessa di essere stata fotografata all’interno del negozio ove lavora.
Quanto alle esigenze cautelari, il tribunale ha evidenziato che la p.o. D.C. è costretta a subire una vera persecuzione, che il …………………. attua con minacce, molestie e finanche violenza sessuale. Per tali reati, infatti, è stata di recente pronunciata sentenza ex art. 444 c.p.p..
Il giudice della libertà ha pure sottolineato che l’indagato ha violato la misura del divieto di dimora nell’ambio della provincia di Trento, per porre in atto le sue vessazioni in danno della …………………
Ricorre personalmente il ………………………., lamentando violazione di legge e vizio di motivazione:
a)-non v’è prova che egli abbia scattato foto dallo esterno della vetrina dell’esercizio ove lavora la querelante. In ogni casso, difetta un elemento costitutivo del reato di cui all’art. 615 bis c.p., poichè l’ambiente di lavoro non può essere considerato luogo di privata dimora, essendo aperto al pubblico. L’avverbio “indebitamente” designa l’illecito procacciamento di notizie, ottenuto “penetrando in un ambiente cui l’accesso dei terzi è limitato”.
b)-Erroneamente il Tribunale, richiamando i precedenti penali, ritiene che non sia concedibile il beneficio ex art.163 c.p.. Al contrario, esso potrà essere riconosciuto, poichè i fatti di cui al presente procedimento potranno essere avvinti in continuazione con quelli oggetto del procedimento definito ai sensi dell’art. 444 c.p.p., richiamato dal giudice del riesame.
c)- Il Tribunale non ha fornito motivazione circa la possibilità di applicare misure meno rigorose.
Esso indagato non ha violato la misura del divieto di dimora, poichè questa gli fu notificata solo al momento dell’imbarco per l’…………………, suo paese natale.
Le censure formulate sono infondate.
E’ da escludere che l’integrazione del delitto ipotizzato dall’art. 615 bis c.p. postuli l’intrusione fisica in uno dei luoghi indicati dall’art. 614 c.p., poichè una tale condotta è sanzionata dal reato di violazione di domicilio.
Al contrario, l’illecito gravato al ………………. punisce le intrusioni nel domicilio altrui, realizzate mediante insidiosi mezzi tecnici (strumenti di ripresa visiva o sonora) all’insaputa o contro la volontà di chi ha lo “ius excludendi”.
Il legislatore sanziona, così, le incursioni abusive nella vita privata altrui, fissate con strumenti tecnici suscettibili di riprodurre la violazione di ambiti riservati e preclusi all’osservazione indiscreta dei terzi.
Nè può dubitarsi che la lesione della riservatezza possa consumarsi, con le illecite interferenze, anche nei locali ove si svolge il lavoro dei privati (studio professionale, ristorante, bar, osteria, negozio in genere).
La facoltà di accesso da parte del pubblico non fa venir meno nel titolare il diritto di escludere singoli individui non autorizzati ad entrare o a rimanere.
Non sussiste alcun vizio di motivazione: la persecuzione di cui è vittima la …………………. denota il carattere torbidamente ossessivo della condotta del ………………………, che capziosamente tende a sminuire la propria responsabilità, discettando anche del “quantum” di aumento della pena a titolo di continuazione, adagiandosi nella prospettiva di una sorta di beneficio che gli consente di reiterare lo stillicidio delle torture nei confronti della parte lesa.
L’elevata gravità della condotta, che si colora anche di improntitudine, la perdurante attività vessatoria e la personalità dell’indagato danno conto del pericolo di reiterazione criminosa, non in frenabile con una misura cautelare diversa da quella adottata.
Il ricorso va rigettato con la condanna del ………………….. alle spese del procedimento.
La Cancelleria curerà gli adempimenti di rito.
Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. Manda alla Cancelleria per la comunicazione ex art. 94 disp. att. c.p.p..
Così deciso in Roma, il 5 dicembre 2005.
Depositato in Cancelleria il 27 marzo 2006