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Timestamp: 2018-10-18 10:59:22+00:00
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L’amministratore di società che subentra è responsabile anche delle inadempienze pregresse? | Commercialista Telematico
L’amministratore di società che subentra è responsabile anche delle inadempienze pregresse?
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 15660 dell’8 aprile 2014, ha affermato che l’amministratore di una società è responsabile anche delle inadempienze pregresse perché prima di assumere così importanti incarichi deve verificare la contabilità, i bilanci e la dichiarazione dei redditi; l’amministratore della società è, pertanto, responsabile degli omessi versamenti IVA relativi ad incassi avvenuti prima della sua nomina.
L’amministratore di una SRL ha proposto ricorso in Cassazione avverso la sentenza emessa dalla Corte di Appello che ha confermato la sentenza del Tribunale con la quale lo stesso ricorrente era stato riconosciuto colpevole, quale legale rappresentante , per il reato previsto dall’articolo 8-ter del D.Lgs. 74/2000 perché non versava nel termine previsto per il pagamento dell’acconto IVA relativo al periodo di imposta successivo, la somma di € 256.802,00 (dunque per un ammontare superiore a 50.000,00 euro) per il periodo di imposta 2005, il 27.12.2006, termine previsto per il versamento dell’acconto IVA relativo al periodo di imposta successivo.
I giudici del merito avevano ritenuto che, benché l’amministratore fosse subentrato al precedente amministratore, quale legale rappresentante della società nell’aprile del 2006 e che non si poteva escludere che, prima del suo ingresso, altri soggetti avessero incassato l’IVA senza versarla nel termine previsto dalla normativa fiscale, tali circostanze non rilevavano sotto il profilo della responsabilità penale come amministratrice in quanto, pur nominata legale rappresentante solo nell’aprile 2006, aveva avuto tutto il tempo sino al dicembre 2006, ben sette mesi, per provvedere al versamento delle ritenute al fine di evitare la propria responsabilità penale.
Inoltre non si poteva ritenere che tra il 24.04.2006 ed il 26.09.2006 la SRL si trovasse in condizioni economiche tali da rendere impossibile all’amministratore di procedere al versamento dell’IVA con conseguente inesigibilità della condotta la cui omissione integra il reato contestato.
L’omesso versamento dell’IVA: quando si perfeziona il reato
Il reato penale relativo versamento dell’IVA è quello disciplinato dal D.Lgs. 74/2000, all’art. 10-bis (omesso versamento di ritenute certificate); particolare importanza riviste anche il successivo art. 10-ter (omesso versamento IVA) che in questo momento di crisi congiunturale sono entrambe omissioni al centro dell’attenzione degli operatori dove le imprese sono gravate da debiti e altre imposte, pur senza produrre redditi imponibili.
In particolare, l’art. 10-ter del citato D.Lgs. n. 74/2000, introduce una nuova fattispecie delittuosa diretta a sanzionare l’omesso versamento dell’IVA dovuta in base alle risultanze della dichiarazione annuale. A tale nuova fattispecie è estesa la sanzione penale prevista per il delitto di omesso versamento di ritenute certificate contenute nel precedente art. 10-bis del citato decreto.
Considerato che l’art. 10-ter stabilisce che: “La disposizione di cui all’articolo 10-bis si applica, nei limiti ivi previsti, anche a chiunque non versa l’imposta sul valore aggiunto…”, occorre che l’omesso versamento superi l’importo di 50.000 euro, per ciascun periodo d’imposta.
In proposito, si ricorda che l’art. 6, c. 2, della Legge 29.12.1990, 405, stabilisce che l’acconto IVA va versato entro il giorno 27 del mese di dicembre. Conseguentemente, per la consumazione del reato non è sufficiente un qualsiasi ritardo nel versamento rispetto alle scadenze previste, ma occorre che l’omissione del versamento dell’imposta dovuta in base alla dichiarazione si protragga fino al 27 dicembre dell’anno successivo, al periodo d’imposta di riferimento.
La legge 30.12.2004, n. 311 (cd. Finanziaria per il 2005) ha introdotto nel sistema normativo penale tributario la fattispecie incriminatrice di “Omesso versamento di ritenute certificate”, inserendo nel capo II, del D.Lgs. n. 74/2000, l’art. 10-bis, secondo il quale “