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Timestamp: 2018-05-25 16:45:52+00:00
Document Index: 174776550

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 97', 'art.97', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 13 marzo 2018 n. 1583
Pubblicato il 13 marzo 2018 da uxs04548
Se in sede di pianificazione urbanistica generale l’edificazione di un’area è subordinata alla predisposizione di un piano particolareggiato, si è in presenza di un effetto conformativo dello ius aedificandi che incide direttamente sulla posizione soggettiva. In tal senso, se si contesta la disposizione generale indirettamente mediante l’impugnazione del rigetto della proposta di piano di lottizzazione, assumendo che, stante la già avvenuta urbanizzazione dell’area, non vi erano le condizioni di fatto per imporre il piano particolareggiato, non si rispetta l’onere di immediata impugnativa in osservanza del termine decadenziale decorrente dalla pubblicazione dello strumento pianificatorio. Invece, le prescrizioni di dettaglio che disciplinano l’esercizio della futura attività edificatoria, mediante disposizioni sul calcolo delle distanze e delle altezze, sull’osservanza di canoni estetici, sull’assolvimento di oneri procedimentali e documentali, mediante regole tecniche sull’attività costruttiva, regole che, per loro natura, sono suscettibili di ripetuta applicazione, esplicando l’effetto lesivo nel momento in cui l’atto applicativo è adottato e possono essere censurate in occasione della sua impugnazione.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato altezze, applicazione, area, attività, avvenuta, calcolo, canoni, censurate, conformativo, contesta, costruttiva, decadenza, decadenziale, dettaglio, direttamente, disciplinano, disposizione, distanze, documentali, edificatoria, edificazione, effetto, esercizio, estetici, futura, generale, immediata, impugnativa, impugnazione, incide, indirettamente, ius aedificandi, lesivo, Lottizzazione, mediante, onere, oneri, particolareggiato, pianificatorio, pianificazione, piano, posizione, predisposizione, prescrizioni, procedimentali, Proposta, pubblicazione, regole, rigetto, ripetuta, sdanganelli, soggettiva, strumento, tecniche, termine, urbanistica, urbanizzazione
Pubblicato il 10 marzo 2018 da uxs04548
In materia di vincoli preordinati all’esproprio, comportando una indubbia grave restrizione del diritto di disporre della proprietà, l’indennità di cui all’art. 39 d.P.R. n. 327 del 2001 (T.U Espropriazioni) va commisurata all’entità del danno effettivamente prodotto soltanto «nel caso di reiterazione di un vincolo preordinato all’esproprio o di un vincolo sostanzialmente espropriativo». Secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata della norma contenuta nell’art. 39 cit., benchè l’area continui ad essere goduta dal proprietario, non può imputarsi ad esso l’onere di dimostrare il danno effettivamente patito, essendo il danno insito nella stessa reiterazione del vincolo, presumibile – secondo l’id quod plerumque accidit – riguardo all’evento lesivo che alla concreta lesione, rilevando la mancata disponibilità del bene e la compressione delle facoltà dominicali per la concreta difficoltà – se non impossibilità – di valutare sia l’opportunità di locazione o affitto dei fondi, sia, a fortiori, l’eventuale vendita degli stessi. Proprio l’indisponibilità patrimoniale del bene costituisce indispensabile parametro per addivenire ad una corretta stima del danno subito in misura percentuale rispetto all’indennità di espropriazione, rimanendo del tutto evidente come il calcolo del medesimo non possa prescindere anche da una valutazione del valore dell’area, incisa dal provvedimento di reiterazione del vincolo espropriativo. Rispondono in solido dell’obbligo dell’indennizzo, il Comune che ha adottato il vincolo e disposto le sue plurime reiterazioni, e l’ente universitario beneficiario del vincolo medesimo.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato adottato, affitto, area, area goduta, art. 39 d.P.R. n. 327 del 2001, beneficiario, calcolo, commisurata, compressione, Comune, concreta, costituzionalmente, danno, dimostrare, diritto, disponibilità, disporre, dominicali, effettivamente, ente universitario, entità, espropriativo, evento, facoltà, grave, id quod plerumque accidit, in solido, indennità, indennità di espropriazione, indisponibilità, insito, interpretazione, lesione, lesivo, locazione, mancata, misura, onere, orientatagodimento, patrimoniale, percentuale, preordinati, presumibile, prodotto, proprietà, proprietario, quantificazione, reiterazione, restrizione, rispondono, solidale, sostanzialmente, T.U Espropriazioni, università, valore, valutazione, vendita, vincoli, Vincolo
Pubblicato il 6 marzo 2018 da uxs04548
L’attività amministrativa non può svolgersi secondo schemi lontani dal modello di correttezza e buona amministrazione di cui all’art. 97 della Costituzione, in cui, alla tradizionale ed imprescindibile funzione di garanzia di legalità nel perseguimento dell’interesse pubblico, la funzione amministrativa viene a rivestire anche un ruolo di preminente importanza per la creazione di un contesto idoneo a consentire l’intrapresa di iniziative private, anche al fine di accrescere la competitività del Paese nell’attuale contesto internazionale, secondo la logica del confronto e del dialogo tra P.A. e cittadino. La finalità generale e prioritaria dello strumento risarcitorio -essenzialmente compensativa – è diretta a reintegrare la sfera giuridica del danneggiato, ponendolo, in attuazione del cd. principio di indifferenza, nella situazione in cui si sarebbe trovato senza il fatto illecito. Gli atti illegittimi della P.A. preclusivi dell’ultimazione di uno stabilimento balneare, avendo comportato un ritardo nell’attivazione dell’iniziativa commerciale – avviata poi con successo – procurano all’operatore economico un pregiudizio risarcibile consistente nel mancato introito, per un biennio, dei guadagni ricavabili dall’attività commerciale poi effettivamente attivata sull’area, correlato al periodo nel quale, a causa dei provvedimenti illegittimi dell’amministrazione, la società non ha potuto disporre dell’area.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato area, art.97 Costituzione, atti, attivazione, attività amministrativa, attuale, attuazione, balneare, biennio, buona amministrazione, cittadino, commerciale, compensativa, compensativo, competitività, confronto, consiglio di stato, contesto, correttezza, danneggiato, danno, dialogo, disporre, economico, fatto illecito, finalità, funzione, garanzia, generale, guadagni, idoneo, illegittimi, importanza, indifferenza, iniziativa, iniziative, interesse pubblico, internazionale, intrapresa, introito, legalità, logica, mancato, modello, operatore, P.A., Paese, perseguimento, preclusivi, pregiudizio, preminente, principio, prioritaria, private, reintegrare, risarcimento, risarcitorio, ritardo, ruolo, sdanganelli, società, stabilimento, strumento, ultimazione
Tribunale di Roma, XII Sezione Civile, sentenza 27 febbraio 2018 n. 4202
Pubblicato il 3 marzo 2018 da uxs04548
Ove l’apertura di una voragine riveli una cavità sotterranea (banco di pozzolana situato, al di sotto del piano di campagna su cui, in epoca, imprecisata, si sono svolte attività estrattive con scavo di gallerie e ambienti ipogei) sottostante la strada pubblica, l’area attigua su cui sorge un fabbricato abitativo è intrinsecamente pericolosa, benchè, come accertato dal Ctu, l’eventualità che si presentino a breve fenomeni di cedimento e più ancora di collasso non appaia imminente né tale eventualità può rappresentare un pericolo per la stabilità del fabbricato. In tal caso, il Comune titolare dell’area pubblica ed il gestore dei servizi idrici non sono tenuti a risarcire il danno patrimoniale ed esistenziale ai titolari dell’unità abitativa, in quanto il timore per la loro incolumità – di natura soggettiva e non oggettiva – non giustifica il trasferimento in altra abitazione. I costi derivanti dal trasferimento della propria dimora non sono risarcibili, non configurandosi la sussistenza di una situazione di fatto tale da non lasciare agli attori alcuna possibilità diversa da quella di procurarsi una nuova abitazione.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato ambienti, apertura, area, area pubblica, attigua, attività, banco, cavità, cedimento, collasso, Comune, costi, crollo, CTU, danno, dimora, diversa, esistenziale titolari, estrattive, eventualità, fabbricato, fenomeni, gallerie, gestore, idrici, imminente, incolumità, ipogei, non risarcibili, nuova abitazione, oggettiva, patrimoniale, pericolo, pericolosa, piano di campagna, possibilità, pozzolana, pubblica, scavo, sdanganelli, servizi, situazione di fatto, soggettiva, sotterranea, sottostante, stabilità, strada, timore, titolare, trasferimento, unità abitativa, voragine
Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, Sezione Quarta, sentenza 26 febbraio 2018 n. 1265
Pubblicato il 26 febbraio 2018 da uxs04548
In considerazione della natura soggettiva dei proprietari ricorrenti, nessuno dei quali ha indicato l’attuale possesso della qualifica di imprenditore agricolo o coltivatore diretto o, comunque, dimostrato la sua dedizione all’attività agricola, sussiste la fattispecie di lottizzazione abusiva, integrata, sotto un profilo negoziale, mediante atti di frazionamento e cessione di terreni che, considerata la destinazione agricola delle aree, interessate anche da vincolo paesaggistico, per la loro ridotta dimensione, derivante dallo spezzettamento di un’area molto più vasta, si evidenziano come inadeguati allo scopo agricolo a cui sono destinati. La lottizzazione abusiva appare pienamente integrata anche nella sua componente materiale, in seguito alla effettiva realizzazione di attività edificatoria sui lotti frazionati, che da un lato ha avuto l’effetto di trasformare l’assetto urbanistico del territorio e, dall’altro, ha confermato l’intento edificatorio sottostante agli atti di frazionamento. La realizzazione di una strada d’accesso ai lotti costituisce un elemento di indubbia rilevanza quale indice rilevatore del processo di trasformazione urbanistica ed edilizia del terreno, in quanto, anche la sola realizzazione di essa, comportando un mutamento del precedente assetto del territorio, costituisce opera di trasformazione urbanistica soggetta ad autorizzazione comunale, tanto più qualora essa mal si concili con la destinazione dei terreni e sia finalizzata a servire i singoli lotti abusivi. Il riscontro di una fattispecie di lottizzazione abusiva impone una lettura d’insieme delle trasformazioni urbanistiche ed edilizie del territorio che consente di superare la dimensione prettamente edilizia dei singoli illeciti consumati dai vari proprietari per approdare ad un più vasto ed incisivo fenomeno di sostanziale stravolgimento del territorio, effettuato a danno dell’ordinaria programmazione urbanistica riservata al Comune.
Pubblicato in diritto	| Contrassegnato abusivi, accesso, agricola, agricolo, area, aree, assetto, assetto urbanistico, atti, attività, attività agricola, autorizzazione comunale, cessione, coltivatore diretto, consumati, danno, dedizione, destinazione, edificatoria, edificatorio, edilizia, edilizie, elemento, finalizzata, frazionamento, frazionati, illeciti, imprenditore agricolo, inadeguati, indice, insieme, intento, lettura, lotti, lottizzazione abusiva, mutamento, Napoli, negoziale, opera, ordinaria, paesaggistico, profilo, programmazione, proprietari, qualifica, realizzazione, rilevante, rilevanza, rilevatore, riservata Comune, scopo, sdanganelli, servire, singoli, spezzettamento, strada, stravolgimento, Tar Campania, terreni, terreno, territorio, trasformare, trasformazione, trasformazioni, urbanistica, urbanistiche, Vincolo
affidamento amministrazione appalto attività comunale Comune consiglio di stato contratto controllo correttezza corte dei conti criteri danni danno diritto erariale esclusione esecuzione esercizio gara gestione giudizio illegittimità motivazione nullità obbligo onere personale potere principio procedimento prova provvedimento pubblica amministrazione responsabilità risarcimento sdanganelli servizi servizio stazione appaltante territorio tutela urbanistica valutazione violazione