Source: https://www.professionegiustizia.it/documenti/notizia/2013/non_e_oggettiva_la_responsabilita_del_proprietario_per_danni
Timestamp: 2018-05-21 19:07:20+00:00
Document Index: 65166306

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2051', 'artt 2054', 'art. 2051', 'art. 345', 'sentenza ', 'sentenza ']

Non è oggettiva la responsabilità del proprietario per danni provocati dal bene - ProfessioneGiustizia.it
Le infiltrazioni provenienti dal lastrico solare non creano automaticamente la responsabilità del proprietario di quest'ultimo per il solo fatto di esserne il proprietario. Questa la raccomandazione della Suprema Corte, nel caso in esame, deciso con sentenza del 30 aprile 2013 n° 10195.
La vicenda origina dalla proposizione di una domanda giudiziale con la quale si chiedeva la condanna al risarcimento dei danni subiti ai propri immobili,a causa di infiltrazioni di acqua provenienti dai balconi soprastanti di proprietà della convenuta, presuntamente tenuti in cattivo stato.
All'esito della Consulenza Tecnica d'Ufficio il giudice di primo grado condannava il Condominio, proprietario delle tubazioni che dipartivano le acque piovane dal lastrico solare dal quale erano partite le infiltrazioni. In particolare "per non avere spostato la canalizzazione delle acque che provenivano dal tetto condominiale che si spargevano sul lastrico solare, pur avendo preso consapevolezza della problematica nell'assemblea condominiale".
La condanna veniva confermata in secondo grado ma alla quale veniva aggiunta la condanna in solido della proprietaria del lastrico solare.
La Suprema Corte, tuttavia, non ha ritenuta corretta la soluzione delle corti di merito, adducendo che responsabilità della proprietaria del lastrico non potesse discendere soltanto dall'accertamento della proprietà dello stesso e dalla conseguente responsabilità per custodia ex art. 2051 c.c. ma che, all'opposto, andasse indagato compiutamente il collegamento fra la causa delle infiltrazioni ed il comportamento del proprietario del lastrico solare.
Secondo la Corte di Cassazione le corti del merito avrebbero ricercare il necessario nesso eziologico fra proprietà e danno ricavandone una responsabilità fattiva della proprietaria riconducibile ad una qualche omissione o azione.
La suprema Corte effettua una sistesi dei contrapporti interessi che scaturiscono dagli artt 2054 e 1126 del codice civile.
L'esame del secondo motivo di ricorso è logicamente preliminare rispetto all'esame del primo e del terzo motivo di ricorso perchè se fosse esclusa la proprietà esclusiva della M. del lastrico, delle terrazze e dei balconi verrebbe meno il presupposto della condanna della M. al risarcimento dei danni che la Corte di Appello ha ravvisato nella responsabilità per custodia ex art. 2051 c.c. (v. pag. 14 della sentenza). Infatti, con il secondo motivo di ricorso, la ricorrente deduce il vizio di insufficiente e contraddittoria motivazione proprio con riferimento alla ritenuta (dalla Corte di Appello) proprietà del lastrico solare che, a detta della ricorrente, avrebbe dovuto essere riconosciuto di proprietà condominiale.
Con il primo motivo di ricorso la ricorrente deduce il vizio di insufficiente e contraddittoria motivazione quanto all'individuazione della causa delle infiltrazioni di acqua; secondo la ricorrente la causa avrebbe dovuto essere ravvisata, in via esclusiva, nell'insufficienza del sistema condominiale di scarico delle acque piovane che vengono convogliate sul lastrico solare e, da questo, in alcuni pozzetti di raccolta collegati ad altrettante tubazioni il cui piccolo diametro insufficiente per lo smaltimento.
Con il terzo motivo la ricorrente deduce il vizio di insufficiente e contraddittoria motivazione con riferimento alla causa dei danni, che addebita in via esclusiva alle lacune costruttive del'impianto di deflusso delle acque realizzato dal condominio; invoca l'esclusione della responsabilità da custodia per fatto del condominio che non aveva dato esecuzione a lavori già deliberati e di sua competenza;
Il primo e il terzo motivo di ricorso devono essere esaminati congiuntamente in quanto censurano sotto diversi profili la motivazione della sentenza:
La complessa censura di vizio di motivazione è fondata.
Con il quarto motivo la ricorrente deduce la violazione art. 345 c.p.c. in quanto la Corte di appello non avrebbe considerato la suddetta norma processuale, nella formulazione vigente ratione temporis che imponeva al giudice di valutare, al fine della compensazione delle spese o della condanna alle spese della parte non soccombente, il comportamento della parte che, pur potendo produrre tempestivamente documenti decisivi, aveva ritenuto di produrli, tardivamente, nel giudizio di secondo grado.
Il motivo resta assorbito dalla cassazione della sentenza impugnata.
In conclusione, a seguito dell'accoglimento per quanto di ragione del secondo e del terzo motivo, l'impugnata sentenza deve essere cassata con rinvio, anche per le spese, ad altra sezione della Corte di Appello di Brescia.