Source: https://www.laleggepertutti.it/182155_piu-cessioni-del-quinto-sullo-stesso-stipendio-possibili
Timestamp: 2019-04-18 21:21:34+00:00
Document Index: 119651000

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 15', 'art. 75', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 22', 'art. 16', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 27', 'art. 38', 'art. 27', 'art. 38', 'art. 35', 'art. 15', 'art. 42', 'art. 15', 'art. 32', 'art. 50', 'art. 22', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 15', 'art. 43', 'art. 52', 'art. 14', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 60', 'art. 60', 'art. 61', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 58', 'art. 60', 'art. 7', 'art. 50', 'art. 2']

Più cessioni del quinto sullo stesso stipendio: possibili?
La seconda cessione si mette in coda alla prima in attesa che il lavoratore estingua il debito con la precedente trattenuta sullo stipendio.
Fai difficoltà ad arrivare a fine mese e la banca non ti offre alcun finanziamento perché il tuo stipendio è troppo basso e non hai altre garanzie da offrire. Hai però trovato una finanziaria disposta a concederti un prestito in cambio della cessione del quinto dello stipendio. In buona sostanza, firmando il modulo, autorizzerai il tuo datore di lavoro a trattenere una parte della busta paga per versarla direttamente alla finanziaria fino a quando non avrai estinto il debito. Questa soluzione ti consente di eseguire alcune spese divenute ormai improrogabili. Tuttavia ti chiedi se, qualora un domani dovessi avere altre esigenze economiche e il debito con la finanziaria non dovesse essere ancora estinto, se sia lecito chiedere un’ulteriore cessione del quinto sullo stesso stipendio. In altre parole sono possibili più cessioni del quinto dello stipendio? La risposta è contenuta nella stessa legge che regola la cessione del quinto (riportata al termine di questa pagina) [1].
Il Testo Unico sulla cessione degli stipendi, salari e pensioni stabilisce che il lavoratore non può avere allo stesso tempo più cessioni del quinto. La norma precisa espressamente quanto segue: «in uno stesso atto non può essere stipulata la cessione di quote di stipendio o di salario se non da parte di un solo cedente in favore di un solo istituto cessionario».
Questo significa che se il dipendente ha già in corso una cessione del quinto dello stipendio può ben sottoscrivere un’altra cessione del quinto sullo stesso stipendio, tuttavia la seconda partirà solo dopo che la prima si sia esaurita, ossia con l’estinzione del precedente debito. Di conseguenza, se il datore riceve più atti di cessione relativi alla stessa retribuzione (ed al medesimo Tfr) prevale la cessione che è stata notificata per prima. In caso di due cessioni del quinto sullo stipendio, la seconda si mette – per così dire – “in coda” finché la prima non è stata completata.
Ricordiamo che dal 1 gennaio 2006, inoltre, è possibile cedere l’intero TFR che, generalmente, rappresenta la garanzia sul credito erogato che opera all’atto della cessazione del rapporto di lavoro.
Al contrario della cessione dello stipendio, che – come detto – non può mai essere più di una, sono ben possibili più deleghe di pagamento oppure una delega di pagamento mentre è in corso una cessione del quinto dello stipendio. Vediamo meglio di che si tratta.
La delegazione di pagamento è un prestito concesso al lavoratore dipendente, estinguibile mediante rate imputate sulle retribuzioni mensili, versate alla banca o alla finanziaria da parte del datore di lavoro.
Con la delega di pagamento non vale il limite di un quinto dello stipendio visto per la cessione. La delega di pagamento è possibile solo il datore di lavoro l’ha accettata (potrebbe anche rifiutarsi).
Se interviene una delegazione mentre è in corso una cessione del quinto non è possibile vincolare complessivamente più della metà dello stipendio.
Approvazione del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle Pubbliche amministrazioni
DEL SEQUESTRO, DEL PIGNORAMENTO E DELLA CESSIONE DEGLI STIPENDI SALARI E PENSIONI
Insequestrabilità, impignorabilità e incedibilità di stipendi, salari, pensioni ed altri emolumenti
Eccezioni alla insequestrabilità e all’impignorabilità
1. fino alla concorrenza di un terzo valutato al netto di ritenute, per causa di alimenti dovuti per legge;
2. fino alla concorrenza di un quinto valutato al netto di ritenute, per debiti verso lo Stato e verso gli altri enti, aziende ed imprese da cui il debitore dipende, derivanti dal rapporto d’impiego e di lavoro;
3. fino alla concorrenza di un quinto valutato al netto di ritenute, per tributi dovuti allo Stato, alle Province ed ai Comuni, facenti carico, fino dalla loro origine, all’impiegato o salariato.
Esecuzione di sequestri e pignoramenti a carico di dipendenti statali
Per gli impiegati e salariati delle Amministrazioni dello Stato anche ad ordinamento autonomo, il sequestro ed il pignoramento di stipendi, salari e retribuzioni equivalenti, pensioni, indennità che tengono luogo di pensione, ed altri assegni di quiescenza si eseguono presso il Ministero del tesoro, Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato, in persona dell’Ispettore generale capo dell’Ufficio.
Per il personale dipendente dall’Amministrazione delle ferrovie dello Stato il sequestro ed il pignoramento si eseguono presso la Direzione generale delle ferrovie dello Stato in persona del Direttore generale.
Esecuzione di sequestri e pignoramenti a carico di dipendenti da altre pubbliche Amministrazioni
Per gli impiegati e salariati degli enti, aziende ed imprese indicati nell’art. 1, diversi dalle Amministrazioni dello Stato, il sequestro ed il pignoramento di stipendi, salari e retribuzioni equivalenti si eseguono presso l’amministrazione dalla quale gli impiegati e salariati dipendono, in persone di chi ne ha la legale rappresentanza.
Per il personale medesimo, il sequestro ed il pignoramento delle pensioni, delle indennità che tengono luogo di pensione e degli altri assegni di quiescenza si eseguono presso l’amministrazione che conferisce tali assegni, in persona del legale rappresentante.
Gli impiegati e salariati dipendenti dallo Stato e dagli altri enti, aziende ed imprese indicati nell’art. 1 possono contrarre prestiti da estinguersi con cessione di quote dello stipendio o del salario fino al quinto dell’ammontare di tali emolumenti valutato al netto di ritenute e per periodi non superiori a dieci anni, secondo le disposizioni stabilite dai titoli II e III del presente testo unico.
Requisiti necessari per l’esercizio della facoltà di cessione
Gli impiegati civili e militari e salariati delle Amministrazioni dello Stato anche ad ordinamento autonomo possono contrarre prestiti, ai sensi dell’art. 5, qualora siano in attività di servizio, abbiano stabilità nel rapporto di impiego o di lavoro, siano provvisti di stipendio o salario fisso e continuativo ed abbiano diritto a conseguire un qualsiasi trattamento di quiescenza.
Periodo minimo di servizio per l’esercizio della facoltà di cessione
Il limite di quattro anni è ridotto ad anni due per gli impiegati e salariati ex combattenti della guerra italo-austriaca 1915-1918, ai quali sia stato riconosciuto il diritto alla polizza di assicurazione dei combattenti, nonché per gli impiegati e salariati ex combattenti della guerra 1940-1943 e della guerra di liberazione e per coloro che abbiano ottenuto il riconoscimento della qualifica di partigiano ai sensi del decreto legislativo luogotenenziale 21 agosto 1945 n. 518.
Sono parificati agli ufficiali in servizio permanente effettivo gli ufficiali invalidi o mutilati riassunti in servizio sedentario, ed inoltre quelli i quali, avendo cessato di appartenere ai ruoli di servizio permanente effettivo, siano in posizioni speciali con trattamento economico ragguagliato allo stipendio e con diritto a computare anche il periodo di durata di tali posizioni nel servizio utile per il futuro assegno di riposo;
Personali speciali che godono della facoltà di cessione
Per il personale dipendente dalla Amministrazione delle ferrovie dello Stato, la facoltà di contrarre i prestiti verso cessione di quote di stipendio o salario è regolata dalle leggi che lo riguardano.
Del salario degli operai dello Stato ai fini della cessione
Il salario degli operai dello Stato è considerato, ai fini dell’art. 6, fisso e continuativo anche se corrisposto per le sole giornate lavorative o di effettiva prestazione di opera.
Sono ammessi a contrarre prestiti da estinguersi con cessione di quote dello stipendio o salario anche gli impiegati e salariati assunti o confermati in servizio con contratto a tempo determinato, che abbiano compiuto quattro anni di effettivo servizio o due anni nei casi contemplati dal secondo o terzo comma dell’art. 7, ed abbiano un contratto di durata non inferiore a tre anni, che assicuri ad essi il diritto ad un trattamento di quiescenza od altro equivalente.
La cessione non può eccedere il periodo di tempo, che a contare dal momento dell’operazione, deve ancora trascorrere per la scadenza del contratto in corso.
Trattamenti di quiescenza considerati ai fini della facoltà di cessione
Si considerano trattamenti di quiescenza, a termini dell’art. 6, le pensioni o indennità che tengono luogo di pensione corrisposte dallo Stato o dai singoli enti dai quali gli impiegati o salariati dipendono; gli assegni equivalenti a carico di speciali casse di previdenza; le pensioni e gli assegni di invalidità e vecchiaia corrisposti dall’Istituto nazionale della previdenza sociale; gli assegni vitalizi e i capitali a carico di istituti in dipendenza del loro rapporto di impiego o di lavoro.
È costituito presso il Ministero del tesoro il “Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato” amministrato, con gestione speciale, dall’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato.
L’Ispettore generale preposto all’Ispettorato ha la rappresentanza legale del Fondo. Presso il detto Ispettorato funziona un apposito ufficio di ragioneria.
1. a garantire gli istituti indicati nell’art. 15 contro i rischi di perdite per mutui accordati verso cessione di quote di stipendio o salario, per i quali l’amministrazione del Fondo abbia prestato garanzia;
2. a concedere prestiti diretti, verso cessione di quote di stipendio o salario, agli impiegati e ai salariati dello Stato ed ai personali di cui agli articoli 9 e 10, nei casi di accertate necessità familiari, entro i limiti delle disponibilità liquide di ciascun esercizio.
Contributi a favore del Fondo
Salvo quanto è disposto per i segretari comunali nell’articolo seguente, agli impiegati civili e militari e ai salariati dello Stato e ai personali di cui agli articoli 9 e 10 è ritenuto ogni mese, a favore del Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, un contributo di centesimi dieci per ogni cento lire dello stipendio o del salario lordo mensile.
L’azione per il rimborso si prescrive in due anni a decorrere dal primo del mese successivo a quello in cui fu eseguita la indebita ritenuta.
La restituzione avviene senza interessi.
Contributo dovuto per i segretari comunali a favore del Fondo
Il contributo è dovuto da ciascun Comune sulla base dello stipendio iniziale del grado di segretario previsto dalla legge comunale e provinciale in rapporto al numero degli abitanti, anche quando il segretario abbia grado diverso da quello previsto in rapporto alla popolazione, ovvero il comune sia unito in consorzio con altri o si avvalga dell’opera del segretario di altro Comune.
Il contributo è dovuto per l’intero anno ed è indipendente dalla persona del titolare, nonché dalle circostanze che il titolare si trovi in posizione di aspettativa o disponibilità, senza stipendio o con stipendio ridotto, ovvero il posto sia vacante, od occupato da un reggente o supplente con stipendio ridotto. Il Comune ha diritto di rivalsa verso il segretario comunale, ma rimane a carico del comune il contributo o la parte del contributo sullo stipendio o parte dello stipendio non corrisposti per vacanza del posto, disponibilità, aspettativa o qualsiasi altro motivo.
Valgono per i contributi del presente articolo le disposizioni contenute negli ultimi due commi dell’articolo precedente.
Versamento dei contributi al Fondo
I contributi a carico degli impiegati e militari retribuiti sul bilancio dello Stato sono versati dalle singole amministrazioni centrali al Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, all’inizio dell’esercizio finanziario, in ragione dei quattro quinti del loro importo globale calcolato sugli stanziamenti di bilancio per stipendi.
Per i salariati dello Stato e per i personali di cui agli articoli 9 e 10, eccettuati i segretari comunali, i contributi debbono essere versati a semestri posticipati, nei primi cinque giorni di gennaio e luglio.
Riscossione dei contributi concernenti i segretari comunali
Per la riscossione dei contributi concernenti i segretari comunali l’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato emette, entro l’aprile di ogni anno, un ruolo generale collettivo per l’anno solare in corso, a carico dei Comuni di ogni Provincia. Il ruolo è reso esecutivo dal prefetto e trasmesso all’Ufficio provinciale del tesoro per la riscossione presso la Sezione di tesoreria provinciale.
Contemporaneamente è trasmesso a ciascun comune un estratto del ruolo, con l’indicazione del contributo a suo carico; il comune deve versarne l’importo in unica soluzione nel mese di giugno.
Per la riscossione dei contributi non iscritti nei ruoli generali possono essere emessi, in ogni tempo, ruoli suppletivi il cui importo deve essere versato dai comuni debitori entro il mese successivo a quello della notificazione dell’estratto del ruolo.
Comitato amministrativo e suoi compiti – Somministrazione dei prestiti diretti
La concessione dei prestiti sul Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato è deliberata da un Comitato amministrativo presieduto dal Sottosegretario di Stato per il tesoro e costituito dal capo dell’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato, vice presidente, e da sette membri effettivi e sette supplenti nominati, per ogni biennio, con decreto del Ministro per il tesoro, e cioè:
1. due membri effettivi e due supplenti in rappresentanza dei dipendenti statali, da designarsi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri sino a quando non potranno essere designati da associazioni regolarmente riconosciute;
2. uno effettivo ed uno supplente in rappresentanza e su designazione dell’Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i dipendenti statali;
3. quattro membri effettivi e quattro supplenti in rappresentanza, rispettivamente, della Direzione generale degli affari generali e personale del Ministero del tesoro, della Ragioneria generale dello Stato, dell’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato e della Direzione generale della Cassa depositi e prestiti. Dopo la estinzione del debito di cui al primo comma dell’art. 75, il membro in rappresentanza della Cassa depositi e prestiti cesserà di far parte del Comitato.
L’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato designa, per ogni biennio, un segretario effettivo ed uno supplente di grado non inferiore al 9° di gruppo A.
c) proporre le eventuali modificazioni del tasso di interesse di cui all’art. 26, nonché della misura del premio compensativo dei rischi e del concorso nelle spese di amministrazione di cui all’art. 27;
d) determinare per ogni esercizio finanziario le somme destinate alle spese amministrative impreviste, erogabili con ordinativi su c/c infruttifero di cui all’articolo 50;
e) deliberare sui fitti dei locali disponibili dell’edificio di proprietà del Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, sentito l’Ufficio tecnico erariale;
Casi di limitazione della durata dei prestiti
b) gli impiegati che abbiano compiuto il sessantacinquesimo anno di età o che lo compiano entro il mese successivo a quello in cui il prestito dovrebbe concedersi, e i salariati che abbiano compiuto o compiano nell’anzidetto termine, sessanta anni di età, se uomini e cinquantacinque, se donne;
Interessi e inizio dell’ammortamento dei prestiti
Gli interessi sono liquidati con il metodo a scalare al tasso del 4,50 per cento, modificabile, in seguito a conforme richiesta del Comitato amministrativo, di cui all’art. 22, con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare su proposta del Ministro del tesoro e sentito il Consiglio dei Ministri. Gli interessi sono trattenuti in anticipo all’atto della somministrazione del prestito. L’estinzione di ciascun prestito ha inizio dal primo giorno del mese immediatamente successivo a quello in cui il prestito è somministrato; agli effetti del calcolo degli interessi, si considera iniziata dal primo giorno del terzo mese.
Ritenute e versamenti delle quote cedute dai segretari comunali Azioni per mancato versamento
I comuni hanno l’obbligo di trattenere mensilmente la quota di stipendio ceduta dai segretari comunali e di versarla all’ente cessionario nel mese successivo a quello cui la quota si riferisce.
Qualora il versamento non sia stato effettuato per mancato pagamento dello stipendio, l’ente cessionario può richiedere al prefetto di promuovere i provvedimenti di cui agli articoli 242 e 243 del testo unico della legge comunale e provinciale, approvato con regio decreto 3 marzo 1934, n. 383.
Qualora il versamento non sia stato effettuato per omissione dei provvedimenti necessari alla esecuzione della cessione, l’ente cessionario può esperire azione tanto contro il comune, quanto contro il segretario comunale e il sindaco, responsabili in proprio e solidamente.
Procedimento coattivo dei Comuni per somme dovute al Fondo
Se il comune non esegue il pagamento delle somme dovute al Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato nei termini di cui ai precedenti articoli 20 e 30, l’esattore delle imposte dirette, dietro ordine dell’Intendenza di finanza, deve ritenerne l’ammontare sulla prima rata bimestrale della sovrimposta comunale o, quando questa non sia disponibile per deleghe od impegni legali preesistenti e prevalenti, sulla prima rata degli altri proventi comunali dei quali sia affidata la riscossione all’esattore. Le somme ritenute devono essere versate immediatamente al Fondo creditore.
In mancanza di fondi in cassa, l’esattore deve anticipare le somme necessarie percependone, a carico del Comune, l’interesse in misura uguale al tasso ufficiale di sconto.
Se l’esattore non esegue l’ordine di ritenuta o ritarda il versamento, si procede contro di lui a termini delle disposizioni relative alla riscossione delle imposte dirette, per mezzo della Intendenza di finanza.
Le indennità di mora a carico dell’esattore vanno a beneficio del Fondo.
Se l’esattoria delle imposte dirette è sprovvista di titolare, oppure l’esattore non ha in riscossione rendite o proventi del Comune liberi da vincoli e in misura sufficiente, l’Intendenza di finanza dispone che sulle somme dovute dal comune sia liquidato l’interesse di mora al saggio legale dal giorno della scadenza a quello del pagamento.
Rischi che assume il Fondo con la garanzia Conseguenti obblighi e diritti
Con la prestazione della garanzia di cui al n. 1 dell’art. 16 il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato assume i seguenti rischi:
c) riduzione dello stipendio o salario del cedente per effetto della quale non sia più consentita la ritenuta dell’intera quota ceduta.
Il Fondo ha facoltà di adempiere l’obbligo della garanzia corrispondendo mensilmente la quota o parte di quota di stipendio o salario ceduta, per la quale sia venuta a mancare la possibilità di trattenuta ovvero riscattando la cessione con l’abbuono degli interessi in più percetti dal cessionario.
Nel caso di cui alla lettera c) il Fondo ricupera le somme pagate per conto del cedente, con gli interessi, mediante il corrispondente prolungamento della ritenuta mensile sullo stipendio o salario, salva la facoltà di cui all’art. 45.
Limiti per gli obblighi delle garanzie prestate dal Fondo
Gli obblighi delle garanzie prestate dal Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato sono contenuti nei limiti del patrimonio del Fondo stesso.
Esclusione di ogni garanzia diversa da quella del Fondo
Qualora lo stipendio o salario gravato di cessione subisca una riduzione non superiore al terzo, la trattenuta continua ad essere effettuata nella misura stabilita. Ove la riduzione sia superiore al terzo, la trattenuta non può eccedere il quinto dello stipendio o salario ridotto. In tal caso la differenza con i relativi interessi è ricuperata dal Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, mediante corrispondente prolungamento della ritenuta mensile, salva la facoltà di cui all’art. 45.
Ogni quota o parte di quota mensile di stipendio o salario ceduta, che per qualsiasi motivo non sia rilasciata dal debitore alla data della scadenza, produce interesse a favore dell’ente cessionario, allo stesso saggio al quale fu accordato il mutuo.
Il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato non corrisponde interessi sulle quote o parti di quote cedute che, per effetto della prestata garanzia, debba versare all’istituto cessionario.
Il Fondo, qualora riscatti la cessione, corrisponde al cessionario gli interessi al saggio indicato nel primo comma, a decorrere dal giorno successivo alla data in cui si è verificato il fatto che ha determinato il riscatto, sempre che il cessionario faccia pervenire all’amministrazione del Fondo la denuncia del mancato pagamento, entro novanta giorni da quella data. In caso diverso gli interessi sono corrisposti a decorrere dal giorno successivo a quello del ricevimento della denuncia.
Il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato ha facoltà di rivalersi, mediante ritenute sullo stipendio o salario, anche oltre il limite del quinto o fino al massimo di un terzo, di ogni suo credito derivante da errori od omissioni verificatisi nella concessione o garanzia di prestiti o nel corso dei relativi ammortamenti.
Quando siano trascorsi almeno due anni dall’inizio di una cessione stipulata per un quinquennio od almeno quattro anni dall’inizio di una cessione stipulata per un decennio, il cedente ha facoltà di estinguerla mediante versamento dell’intero debito residuo.
In tal caso, sull’importo di ciascuna quota mensile di stipendio o salario non ancora scaduta, il cessionario è tenuto a scontare l’interesse per il tempo in cui è anticipato il rispettivo pagamento, calcolando lo sconto allo stesso saggio al quale fu accordato il mutuo.
Nello stesso caso il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato è tenuto a restituire una quota del premio di garanzia riscosso a norma della lettera b) dell’art. 27, in relazione all’entità della somma pagata in anticipo e al periodo di abbreviazione della garanzia.
Qualora la precedente cessione non sia estinta, può esserne stipulata una nuova dopo la scadenza dei termini previsti nel precedente comma con lo stesso o con altro istituto, nei limiti di somma e di durata stabiliti negli articoli 5, 6 e 23, ed a condizione che il ricavato della nuova cessione sia destinato, sino a concorrente quantità, all’estinzione della cessione in corso. Anche prima che siano trascorsi due anni dall’inizio di una cessione quinquennale, può essere contratta la cessione decennale, quando questa si faccia per la prima volta, fermo restando l’obbligo di estinguere la precedente cessione.
Il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato restituisce la quota del premio di garanzia a norma del terzo comma dell’art. 38.
L’obbligo della garanzia da parte del Fondo e l’obbligo dell’amministrazione di versare le quote di ammortamento del prestito sono subordinati alla condizione che l’istituto mutuante adempia all’estinzione della precedente cessione.
Obblighi degli istituti mutuanti verso il Fondo
Gli istituti autorizzati a concedere prestiti, alla fine di ogni mese e, in ogni caso, non oltre sessanta giorni dalla data della concessione della garanzia, devono versate al Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato le ritenute eseguite a norma dell’art. 27 sull’importo dei mutui da essi concessi e garantiti dal Fondo. In caso d’inadempimento, l’obbligo della garanzia da parte del Fondo e l’obbligo dell’amministrazione di versare le quote di ammortamento del prestito rimangono sospesi.
Nullità di atti aventi per oggetto l’importo dei prestiti Inefficacia di atti riguardanti quote cedute
Sono nulli di pieno diritto i sequestri, i pignoramenti e le cessioni aventi per oggetto l’importo del prestito che il mutuante corrisponde all’impiegato o salariato, verso cessione di quote di stipendio o salario.
Sono nulle del pari le procedure e le delegazioni a riscuotere in qualsiasi forma rilasciate dall’impiegato o salariato per la riscossione dell’importo del mutuo.
Estensibilità dell’efficacia delle cessioni sui trattamenti di quiescenza
Nel caso di cessazione dal servizio prima che sia estinta la cessione, l’efficacia di questa si estende di diritto sulla pensione o altro assegno continuativo equivalente, che al cedente venga liquidato in conseguenza della cessazione stessa dalla amministrazione dalla quale dipendeva o da istituti di previdenza o di assicurazione ai quali fosse iscritto per effetto del rapporto di impiego o di lavoro, in base a disposizioni di leggi generali o speciali, di regolamenti organici o di contratto.
Qualora la cessazione dal servizio, anziché ad una pensione o altro assegno continuativo equivalente, dia diritto ad una somma una volta tanto, a titolo di indennità o di capitale assicurato a carico dell’amministrazione o di un istituto di previdenza o di assicurazione, tale somma è ritenuta fino alla concorrenza dell’intero residuo debito per cessione. Ove la ritenuta di cui al precedente comma estingua il mutuo anticipatamente, sono dovuti al debitore gli sconti contemplati nell’art. 38.
Procedimenti coattivi – Casi di eccezione
Quando, per cessazione o interruzione del servizio o per qualsiasi altra causa, l’ammortamento di un prestito non può essere eseguito nelle condizioni prestabilite, il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato che abbia concesso il prestito direttamente o lo abbia riscattato da altri istituti, può ricuperare il suo credito, ove non possa provvedervi con i mezzi di cui agli articoli 43 o 44 o con il prolungamento delle ritenute ai sensi dell’art. 35, con privilegio sugli emolumenti comunque spettanti al debitore, anche se dichiarati insequestrabili, impignorabili od incedibili da leggi speciali, salva la facoltà di procedere sugli altri beni del debitore.
Non si possono perseguire in nessun caso le indennità di buona uscita conferite dall’Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i dipendenti statali, nonché i concorsi e sussidi per assistenza sanitaria ad impiegati e salariati dello Stato.
Estinzione di obbligazione verso il Fondo per decesso del debitore
La morte dell’impiegato o salariato debitore estingue ogni obbligazione verso il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato.
Le concessioni di mutui dal Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato sono esenti tassa di bollo e dalla dalla formalità della registrazione. I redditi del Fondo mutuante sono esenti da ogni imposta.
I contratti di mutuo stipulati con gli istituti indicati nell’art. 15 sono esenti dalla tassa di bollo, ma sono soggetti alla tassa di registro con l’aliquota speciale stabilita dall’art. 42 tabella allegato B), regio decreto 3269, e successive modificazioni.
Le quietanze estintive dei mutui concessi dagli istituti indicati nell’art. 15 sono soggette alla registrate con tassa da liquidarsi limitatamente alla somma per la quale si rilascia il documento.
Patrimonio del Fondo – Rendiconto – Controllo della Corte dei Conti
a) dai crediti per le somme investite nella concessione di prestiti diretti o nei rimborsi e riscatti di cui all’art. 32;
b) dal valore dell’immobile adibito a sede dei servizi del Fondo e da quello dei beni mobili che ne costituiscono l’arredamento;
d) dal fondo di cassa risultante dalle disponibilità dei conti correnti di cui all’art. 50.
I risultati della gestione patrimoniale sono riassunti in apposito rendiconto, da allegarsi al bilancio consuntivo del Ministero del tesoro. Il controllo della Corte dei conti sui provvedimenti concernenti le entrate in vigore e i pagamenti a carico del Fondo ha luogo in sede di consuntivo.
Contributi e rimborsi dovuti dal Fondo al Tesoro
c) spese di manutenzione, illuminazione, riscaldamento, pulizia, provvista d’acqua e di energia elettrica ai locali sede della gestione del Fondo.
Lo stesso Fondo deve rimborsare integralmente al Tesoro le somme erogate per spese di liti, per il funzionamento del Comitato di cui all’art. 22 e di eventuali Commissioni, per indennità di viaggio e di soggiorno, o per missioni inerenti all’accertamento e alla riscossione di somme dovute al Fondo, per premio giornaliero di presenza, per compensi di lavoro straordinario, per compensi speciali relativi a particolari esigenze di servizio a favore del personale, per retribuzioni al personale avventizio e per altre spese di amministrazione.
Nel bilancio della spesa del Ministero del tesoro sono iscritti appositi capitoli, sui quali vengono eseguiti i pagamenti per le suddette spese.
Nel bilancio dell’entrata dello Stato è iscritto uno speciale capitolo con stanziamento corrispondente al complesso di detti capitoli del bilancio della spesa, al quale il Fondo deve versare il complesso dei contributi e rimborsi suddetti.
Conti correnti del Fondo con il Tesoro
È istituito un conto corrente infruttifero presso la Tesoreria centrale, intestato al Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, al quale affluiscono i versamenti dovuti al Fondo per contributi, premi compensativi dei rischi, quote di ammortamento di prestiti e per qualsiasi altro titolo. Dallo stesso conto corrente sono prelevate le somme occorrenti per somministrazioni di prestiti concessi, riscatti di prestiti garantiti, concorsi e rimborsi e per altro titolo.
DELLA CESSIONE DEGLI STIPENDI E SALARI DEGLI IMPIEGATI E SALARIATI NON DIPENDENTI DALLO STATO
Gli impiegati e salariati delle amministrazioni indicate nell’art. 1 e non contemplati nel Titolo II, possono contrarre prestiti alle condizioni e per la durata stabilite nell’art. 6.
Sono autorizzati a concedere prestiti agli impiegati ed ai salariati di cui al presente titolo soltanto gli istituti indicati nell’art. 15.
Garanzia dell’assicurazione o altre malleverie
Le cessioni di quote di stipendio o di salario consentite a norma del presente titolo devono avere la garanzia dell’assicurazione sulla vita e contro i rischi di impiego od altre malleverie che ne assicurino il ricupero nei casi in cui, per cessazione o riduzione di stipendio o salario o per liquidazione di un trattamento di quiescenza insufficiente, non sia possibile la continuazione dell’ammortamento o il ricupero del residuo credito.
Gli istituti autorizzati a concedere prestiti ai sensi del presente titolo non possono assumere in proprio i rischi di morti o di impiego dei cedenti, ad eccezione dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni e delle società di assicurazione.
Applicabilità di disposizioni del Titolo II – Estensione degli effetti della cessione nei casi di cessazione dal servizio – Eccezioni
Per le operazioni di prestiti verso cessioni di quote di stipendio o salario contemplate nel presente titolo, quando non sia diversamente disposto dal titolo stesso, si osservano, in quanto siano applicabili, le norme contenute negli articoli 7, 13, 14, 23, 24, 29 primo comma, 35 primo comma, 38 primo e secondo comma, 39, 40 primo e terzo comma, 42, 43 e 47 commi primo, terzo e quarto, sostituendosi alla Amministrazione dello Stato quella alle cui dipendenze l’impiegato o salariato cedente presta servizio.
Alla cessazione del servizio, la cessione di quote di stipendio o salario in corso di estinzione estende i suoi effetti, a termini del penultimo comma dell’art. 43, anche sulle indennità che siano dovute agli impiegati o ai salariati indicati nell’art. 52, in base alla legge sul contratto di impiego privato o ai contratti di impiego di lavoro.
Per gli impiegati e salariati degli enti, imprese ed aziende sottoposti alla disciplina di cui al regio decreto-legge 8 gennaio 1942, n. 5, convertito nella legge 2 ottobre 1942, n. 1251, gli obblighi del “Fondo per le indennità agli impiegati” previsti dagli articoli 1 e seguenti di detto decreto-legge sono regolati, nei confronti degli Istituti autorizzati a concedere prestiti, dall’art. 14 del decreto stesso.
Non si possono perseguire le indennità premio di servizio conferite ai propri iscritti dall’Istituto nazionale per l’assistenza dei dipendenti degli enti locali. Lo stesso divieto vale per i concorsi e sussidi per assistenza sanitaria conferiti agli impiegati o salariati di cui al presente titolo.
Applicabilità di disposizioni a personali di istituti di istruzione
Le disposizioni del presente titolo si applicano al personale degli istituti di istruzione contemplati nell’art. 10, quando detti istituti non abbiano assunta l’obbligazione di far contribuire tutto il personale al Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato.
Disposizioni estensibili ai ferrovieri e agli operai dello Stato non aventi assegni fissi e continuativi
DELLA DELEGA A PAGARE, SOPRA STIPENDI, SALARI E PENSIONI, LE PIGIONI E LE QUOTE DI PREZZO DI ALLOGGI POPOLARI ED ECONOMICI NONCHÉ LE QUOTE PER SOTTOSCRIZIONE A PRESTITI NAZIONALI
Facoltà e limiti delle deleghe
Gli impiegati e salariati e i pensionati delle pubbliche amministrazioni indicate nell’art. 1 hanno facoltà di rilasciare delega, fino alla metà dello stipendio o salario o della pensione, per il pagamento delle quote del prezzo o della pigione afferenti ad alloggi popolari od economici costruiti dagli enti o dalle società di cui agli articoli 16 e 22 del testo unico delle disposizioni sull’edilizia popolare ed economica approvato con Regio decreto 28 aprile 1938, n. 1165.
La delegazione può essere fatta a favore degli istituti finanziatori e degli enti o società mutuanti, nonché degli istituti di assicurazione per il pagamento del prezzo dell’alloggio.
Notificazione delle deleghe
Le deleghe di cui al precedente articolo rilasciate da impiegati e salariati o pensionati delle amministrazioni dello Stato anche ad ordinamento autonomo sono notificate all’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato, in persona dell’Ispettore generale capo dell’ufficio, che ne dà comunicazione alle amministrazioni interessate, con le occorrenti istruzioni per la osservanza della legge.
Le deleghe rilasciate dai dipendenti dell’Amministrazione delle ferrovie dello Stato sono notificate all’amministrazione medesima, nella persona del Direttore generale.
Ritenute per delega su stipendi, salari e pensioni – Notificazione
Il Ministero dei lavori pubblici per le case economiche costruite dal Ministero stesso o dalla cessata Unione edilizia nazionale nei paesi colpiti da terremoti e non cedute ai comuni, le Amministrazioni dello Stato civili e militari per le case concesse ad uso di alloggio ai propri dipendenti, l’Amministrazione delle ferrovie dello Stato e l’Amministrazione delle poste e dei telegrafi per le case di loro proprietà, l’Istituto nazionale per le case degli impiegati dello Stato per la gestione propria e per quella del cessato Istituto romano cooperativo per le case degli impiegati dello Stato in Roma, quando gli alloggi sono ceduti in proprietà, dati in affitto, concessi in uso ad impiegati, salariati o pensionati, riscuotono le quote del prezzo, le pigioni ed i canoni d’uso mediante ritenuta sugli stipendi, salari o pensioni, fino alla metà di tali emolumenti.
L’amministrazione creditrice delle quote del prezzo o pigioni o canoni d’uso notifica l’importo delle ritenute da eseguirsi mensilmente sugli stipendi, salari o pensioni, agli uffici ai quali compete ordinare il pagamento di tali assegni e, qualora si tratti di impiegati, salariati o pensionati statali, ne dà notizia anche all’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato.
Autorizzazione alla Cassa depositi e prestiti a promuovere, per morosità, ritenute d’ufficio
Quando i soci di società cooperative per la costruzione e l’acquisto di case popolari od economiche finanziate dalla Cassa depositi e prestiti si rendono morosi nel versamento delle mensilità di ammortamento dei mutui, delle quote di manutenzione dei fabbricati e dell’importo dovuto per spese generali, la Cassa è autorizzata a promuovere, con semplice richiesta alle singole amministrazioni, la ritenuta di ufficio sugli stipendi, salari, pensioni, assegni nonché sugli eventuali compensi o indennità straordinarie di qualunque specie.
Qualora l’assegnatario si sia reso moroso per due o più volte nel pagamento di quote di ammortamento e relativi accessori, la ritenuta può essere praticata in modo continuativo.
Quando si tratta d’impiegati, salariati o pensionati dello Stato, la Cassa depositi e prestiti dà comunicazione all’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato, della richiesta di ritenute rivolta alle singole amministrazioni.
Facoltà delle amministrazioni di cui all’art. 60 a promuovere ritenute per morosità
Le amministrazioni indicate nell’art. 60 possono procedere a carico dei debitori a norma dell’art. 61 quando, per qualsiasi ragione, non sia possibile effettuare le ritenute o lo sia in modo insufficiente ed in tutti i casi di morosità.
Le stesse norme si applicano anche alle cooperative mutuatarie dell’Amministrazione delle ferrovie dello Stato e alle cooperative di ferrovieri che, già finanziate da istituti di credito, ottengano in aggiunta altri mutui dalla Amministrazione delle ferrovie dello Stato. Questa, in caso di morosità degli assegnatari degli alloggi, è autorizzata ad avvalersi delle disposizioni predette anche per il ricupero delle somme, non escluse le quote arretrate, spettanti agli istituti mutuanti.
Effetti della riduzione dell’emolumento sulle ritenute per delega
La quota di stipendio, salario, o pensione delegata per pigione o prezzo di case popolari od economiche continua ad essere trattenuta nella misura stabilita anche nel caso di riduzione dell’emolumento sempre che questa non ecceda il terzo dell’emolumento stesso.
In caso diverso la quota delegata è trattenuta fino al limite della metà dello stipendio, salario o pensione ridotti, salva all’ente creditore ogni azione su altri beni del debitore, per il ricupero delle parti di quote non percette.
Nei casi contemplati dagli articoli 61 e 62 la trattenuta continua ad essere operata nella misura stabilita, qualunque riduzione abbia subìto l’emolumento.
Inefficacia di atti su quote delegate o soggette a ritenute
Sono inefficaci, rispetto allo Stato e agli altri enti debitori degli stipendi o salari e delle pensioni, i sequestri, i pignoramenti e le alienazioni delle quote di detti assegni delegate o soggette a ritenuta per pagamento di prezzo, pigione o canone d’uso degli alloggi di cui al presente titolo.
Deleghe per sottoscrizione rateale a prestiti nazionali
Gli impiegati civili e militari delle Amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, ed i pensionati dello Stato hanno facoltà di rilasciare, a favore degli istituti di credito di diritto pubblico e delle banche d’interesse nazionale, per il pagamento delle somme dovute in dipendenza di sottoscrizione rateale ai prestiti nazionali promossa dagli enti suddetti, delega per quote mensili uguali di stipendio o di pensione entro il limite del quinto, valutato al netto delle ritenute, per un periodo non eccedente un anno.
Agevolazioni fiscali e modalità per le deleghe di cui al precedente articolo
La delegazione rilasciata dall’impiegato o dal pensionato è esente da tassa di bollo e dalla registrazione e deve essere trasmessa in duplice esemplare ed in copia all’ufficio ordinatore del pagamento dello stipendio o della pensione, il quale provvede alla trattenuta e al pagamento, a favore dell’Istituto di credito, della rata delegata o della parte che non eccede il quinto, valutata al netto delle ritenute, dello stipendio o della pensione.
Accettata la delegazione per la quota intera o ridotta, l’ufficio ordinatore trasmette un esemplare della medesima all’istituto interessato, e altro esemplare all’Amministrazione centrale competente per la emissione del prescritto ruolo di variazione.
DEL CONCORSO DI VINCOLI SUGLI STIPENDI, SALARI, PENSIONI
Singolo atto per ogni cessione e a favore di un solo istituto
Quando preesistono sequestri o pignoramenti, la cessione, fermo restando il limite di cui al primo comma dell’art. 5, non può essere fatta se non limitatamente alla differenza tra i due quinti dello stipendio o salario valutati al netto delle ritenute e la quota colpita da sequestri o pignoramenti. Qualora i sequestri o i pignoramenti abbiano luogo dopo una cessione perfezionata e debitamente notificata, non si può sequestrare o pignorare se non la differenza fra la metà dello stipendio o salario valutati al netto di ritenute e la quota ceduta, fermi restando i limiti di cui all’art. 2.
Limiti nella coesistenza di sequestri o pignoramenti e delegazioni
Quando preesistano sequestri o pignoramenti, la delegazione sullo stipendio, salario o pensione a norma dell’art. 58 e la ritenuta a norma dell’art. 60 sono consentite soltanto sulla differenza fra la metà dello stipendio, salario o pensione valutati al netto di ritenute e le somme precedentemente vincolate.
Quando preesista delegazione o ritenuta, i sequestri e i pignoramenti non possono colpire se non l’eventuale differenza fra la metà dello stipendio, salario o pensione valutati al netto di ritenute e l’importo della delegazione o ritenuta.
Nel caso di concorso di cessione e delegazione, non può superarsi il limite della metà dello stipendio o salario se non quando l’amministrazione dalla quale l’impiegato o il salariato dipende ne riconosca la necessità e dia il suo assenso.
Per i pensionati l’assenso è dato dall’amministrazione alla quale fa carico la pensione.
Crediti dello Stato per responsabilità amministrative e contabili
Nulla è innovato alle disposizioni vigenti relative al ricupero dei crediti dello Stato derivanti da responsabilità amministrative o contabili dei suoi dipendenti ovvero da indebita corresponsione di assegni ai dipendenti stessi.
Personale daziario di cessate gestioni statali
Le disposizioni del titolo II si applicano anche al personale daziario passato dalla cessate gestioni statali di Roma, Napoli, Palermo e Venezia ai comuni suindicati, fino a che detto personale rimanga alle dipendenze degli enti medesimi, addetto al servizio delle imposte di consumo.
Personale dell’amministrazione dell’ex casa reale
Le disposizioni del titolo II e dei titoli IV e V del presente testo unico si applicano al personale dell’ex casa reale amministrato dal Segretario generale della Presidenza della Repubblica.
Rimborsabilità di contributi rilasciati a favore del Fondo
Gli impiegati e salariati che, alla data di entrata in vigore del regio decreto legge 5 settembre 1938, n. 1556, avevano raggiunto i 65 anni di età se impiegati, e 60 se salariati e 55 anni se salariate, hanno diritto di ottenere, all’atto della cessazione dal servizio, il rimborso senza interessi dei contributi rilasciati a favore del Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, sempre che durante la loro carriera non abbiano contratto alcuna cessione di quote di stipendio o salario.
Nel caso che l’impiegato o salariato cessi dal servizio per causa di morte il diritto al rimborso spetta agli eredi. L’azione per il rimborso si prescrive in due anni dalla data di cessazione dal servizio.
Debito del Fondo verso la Cassa depositi e prestiti
Per la graduale estinzione del residuo debito del Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato verso la Cassa depositi e prestiti, ai sensi dell’art. 7, terzo e quarto comma, del regio decreto-legge 30 maggio 1920, n. 1934 e degli articoli 1 e 2 del regio decreto-legge 28 dicembre 1924, n. 2133, è aperto presso la Cassa medesima un conto corrente fruttifero al saggio del tre per cento, al quale il Fondo versa, entro il primo semestre di ogni anno solare, una annualità di dieci milioni di lire fino ad estinzione del debito.
Anticipazioni del Tesoro a favore del Fondo
Il Tesoro dello Stato è autorizzato a fare anticipazioni al Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato per la concessione di prestiti quinquennali ai sensi delle disposizioni del titolo II del presente testo unico, entro il limite massimo di lire cinquecento milioni per anno solare all’interesse corrispondente a quello dei buoni ordinari del Tesoro ad anno, vigente al momento dell’anticipazione. Le eventuali valutazioni del saggio avranno effetto per le anticipazioni successive.
Ai prestiti quinquennali concedibili con le anticipazioni di cui al primo comma si applica lo stesso saggio d’interesse dei prestiti concedibili dal Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato con le proprie disponibilità.
Le somme che alla fine di ogni anno solare risulteranno somministrate per le anticipazioni di cui al primo comma, saranno ammortizzate in cinque annualità costanti, comprensive di capitale e di interesse, con imputazione a due appositi capitoli del bilancio dell’entrata, rispettivamente per la quota capitale e per la quota interesse. L’ammortamento avrà inizio dal 1° gennaio dell’anno successivo ed il versamento di ogni annualità dovrà essere eseguito entro il mese di gennaio.
Le anticipazioni di cui al primo comma sono stanziate in apposito capitolo della categoria “movimento di capitali” dello stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro, per essere versate, a richiesta dell’Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato, al conto corrente fruttifero che il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato tiene con il Tesoro, giusto il disposto dell’art. 50 del presente testo unico.
Anticipazioni dell’E.N.P.A.S. a favore del Fondo
L’Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i dipendenti statali è autorizzato, ai termini dell’articolo 29 della legge 19 gennaio 1942, n. 22, modificato dall’art. 2 del decreto legislativo luogotenenziale 6 febbraio 1946, n. 103, ad investire i fondi di riserva per le gestioni ad esso affidate, le entrate eccedenti le sue normali necessità, ed in genere ogni sua attività patrimoniale, anche in anticipazioni al Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato.
Le anticipazioni suddette sono regolate da apposita convenzione, mediante la quale il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato assicurerà all’Ente un interesse pari a quello che conseguirà nelle operazioni di credito ai dipendenti dello Stato.
[1] Art. 67 DPR n. 180/1950.