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Timestamp: 2018-12-11 22:45:14+00:00
Document Index: 134799849

Matched Legal Cases: ['art. 544', 'art. 544', 'art. 54', 'art. 638', 'art. 638', 'art. 638', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 544', 'art. 544', 'art. 638', 'art. 638', 'art. 638', 'art. 544', 'art. 544', 'art. 54', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 638', 'art. 638', 'art. 638', 'art. 638']

CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 30/10/2018, Sentenza n.49672 | AmbienteDiritto.it
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 30/10/2018 (Ud. 26/04/2018), Sentenza n.49672
MALTRATTAMENTO ANIMALI - Uccisione e maltrattamento di animali - Nozione di necessità - Pericolo imminente - Elemento psicologico - Art. 544-bis cod. pen. - Artt. 54 e 727 cod. pen. - Fattispecie.
L'art. 544-bis cod. pen. punisce chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagioni la morte di un animale. Nella nozione di "necessità" degli art. 544-bis e ter cod. pen. rientra anche lo stato di necessità previsto dall'art. 54 cod. pen. nonché ogni altra situazione che induca all'uccisione o al maltrattamento dell'animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l'aggravamento di un danno alla persona o ai beni ritenuto altrimenti inevitabile. Nella specie, i Giudici di merito hanno escluso decisamente la "necessità", perché hanno accertato che il cane non aveva messo in pericolo l'incolumità di persone e beni, ma aveva aggredito la gallina ed era stato ucciso mentre si allontanava dopo aver compiuto il misfatto, quindi in un momento - è stato ampiamente chiarito - in cui non sussisteva più il pericolo ma si era già verificato il danno, che, per giunta, era stato valutato dai Giudici di entità economica inferiore a quello provocato con l'uccisione del cane.
MALTRATTAMENTO ANIMALI - Uccisione e maltrattamento di animali altrui - Rapporti tra le norme degli artt. 544-bis, 544-ter e 638 cod. pen. - Diversità dell'elemento soggettivo - Giurisprudenza.
In tema di delitti contro il sentimento per gli animali, le nuove fattispecie di uccisione e maltrattamento di animali degli artt. 544-bis e 544-ter cod. pen. si differenziano dalla fattispecie di uccisione o danneggiamento di animali altrui di cui all'art. 638 cod. pen. sia per la diversità del bene oggetto di tutela penale - proprietà privata nell'art. 638 cod. pen. e sentimento per gli animali nelle nuove fattispecie -, sia per la diversità dell'elemento soggettivo, giacché nel solo art. 638 cod. pen. la consapevolezza dell'appartenenza dell'animale ad un terzo è elemento costitutivo del reato.
(dich. inammissibile il ricorso avverso sentenza in data 15/11/2017 - CORTE D'APPELLO DI BRESCIA) Pres. SAVANI, Rel. MACRI', Ric. Beretta
sul ricorso proposto da Beretta Fulvio, nato a Brescia;
1. Con sentenza in data 15.11.2017, la Corte d'appello di Brescia, in parziale riforma della sentenza del Tribunale della stessa città in data 24.1.2014, ha deciso di revocare la condanna di Beretta Fulvio al pagamento della somma di € 4.500,00 a favore della parte civile e di rimettere le parti al giudice civile per la liquidazione del danno, confermando nel resto l'impugnata sentenza e quindi la condanna per il reato di cui all'art. 544-bis cod. pen., perché, per crudeltà e senza necessità, con il proprio fucile regolarmente detenuto, aveva sparato al cane razza Springer Spaniel Inglese di proprietà di Maccarinelli Giordano, uccidendolo.
Ritiene che non era stata valutata correttamente l'assenza della necessità. Precisa che, al fine, doveva aversi riguardo alla L. n. 189/2004, cosiddetta del "benessere animale". L'introduzione dell'art. 544-bis cod. pen. non rappresentava il riconoscimento della titolarità da parte degli animali di veri e propri diritti nei confronti dell'uomo, ma, seguendo una concezione antropocentrica, offriva una tutela penale al sentimento di pietà che determinati atti compiuti sugli animali potevano destare nella comunità umana.
In questo contesto si era prestata tutela ad una serie di animali, tra cui le galline ovaiole, tant'era vero che il d. Lgs. n. 267/2003, in attuazione delle direttive 1999/74/CE e 2002/4/CE aveva previsto una serie di imposizioni minime da rispettare nel relativo allevamento. Precisa che la tutela penale era svincolata dal criterio di economicità dell'animale ed aveva ad oggetto tutti quegli animali che potevano avere atteggiamenti socialmente apprezzabili nei confronti dell'uomo, tra cui anche le galline, la cui uccisione ingiustificata poteva ingenerare un sentimento di pietà soprattutto in chi, allevandole, aveva con le stesse un contatto giornaliero. La stessa parte civile era quindi imputata nel processo ex art. 638 cod. pen. innanzi al Giudice di pace per l'uccisione della gallina da parte del cane. Argomenta che alla gallina era riconosciuta la medesima tutela che al cane. La Corte territoriale, a differenza del primo Giudice, aveva riconosciuto tale principio, ma ritenuto, al contempo, che il pericolo, derivante dal comportamento aggressivo del cane nei confronti delle galline, fosse cessato perché il cane stava uscendo dalla proprietà. Sennonché, il cane non stava uscendo semplicemente dalla proprietà, ma ne stava uscendo con la gallina in bocca. Ritiene che l'uccisione o il maltrattamento ingiustificati della gallina costituivano dei danni giuridicamente rilevanti, con la conseguenza che integrava la necessità scriminante l'uccisione di altro animale che avesse cagionato l'illecito. Il diritto al risarcimento del danno da parte dell'imputato per la gallina uccisa non escludeva, in altri termini, la necessità di uccidere il cane.
Se la gallina era da considerarsi un animale che il proprietario aveva diritto di difendere, anche uccidendo l'animale aggressore, non si vedeva perché la situazione di pericolo potesse considerarsi cessata se il cane portava ancora la gallina in bocca. Era emerso chiaramente che il cane non stava fuggendo solitario, dopo aver assaltato il pollaio e azzannato le galline, ma stava ancora procurando un danno portando la gallina in bocca e sottraendola al proprietario. Era illogico ritenere che il pericolo non fosse attuale. Segnala che la Corte territoriale era incorsa in una palese contraddizione, perché, ritenendo che la persona offesa fosse stata reticente nell'ammissione di fatti a sé sfavorevoli, avrebbe dovuto valutare le dichiarazioni nella sua complessità. In tema di dolo, era evidente che ricorressero delle circostanze di fatto che avevano determinato la percezione da parte di un uomo medio di una situazione attuale di pericolo. I Giudici non avevano preso in considerazione gli elementi fattuali emergenti, ma si erano limitati a ritenere non provato il dolo perché egli non aveva offerto una versione alternativa dei fatti.
Inoltre, nell'escludere la richiesta di derubricazione del reato contestato nella fattispecie di cui all'art. 638 cod. pen., avevano ritenuto che non fosse sussistita la consapevolezza dell'altruità dell'animale. Nel far ciò, aveva citato la teste che aveva riferito che, a causa della pioggia, non si capiva di che animale si trattasse. Tale motivazione era ontologicamente contraddittoria. Se egli avesse agito per punire il cane, allora doveva argomentarsi che era conscio che si trattava di quello della parte civile che era già entrato nella sua proprietà, donde l'applicazione dell'art. 638 cod. pen.; se invece non fosse stato in grado di riconoscere il cane, allora riviveva logicamente l'ipotesi del pericolo attuale, non sapendo di che animale si trattasse e se fosse comunque aggressivo. Censura ancora la parte della motivazione in cui la Corte territoriale aveva utilizzato l'elemento dell'irriconoscibilità dell'animale solo per giustificare la mancata derubricazione del reato, ma non per valutare il dolo.
Ed invero, l'art. 544-bis cod. pen. punisce chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagioni la morte di un animale. Questa Corte ha in plurime occasioni chiarito che nella nozione di "necessità" degli art. 544-bis e ter cod. pen. rientra anche lo stato di necessità previsto dall'art. 54 cod. pen. nonché ogni altra situazione che induca all'uccisione o al maltrattamento dell'animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l'aggravamento di un danno alla persona o ai beni ritenuto altrimenti inevitabile (Cass., Sez. 3, n. 44822/07, Borgia, Rv.238456, che ha anche ricostruito la genesi della norma, Sez. 2, n. 43722/10, Rv Calzoni, Rv 248999, che ha annullato con rinvio la sentenza di merito che aveva escluso la necessità dell'uccisione di un pastore tedesco che aveva aggredito il cane dell'imputato e messo in pericolo l'incolumità della moglie, e n. 50329/16, Vitali, Rv. 268646, in un caso di uccisione di alano per tutelare l'incolumità dell'imputato e quella del suo cane di piccola taglia, aggredito e morso poco prima; si veda poi anche la sentenza n. 36715/14 Vullo, non massimata, che ha escluso la "necessità" in un caso in cui l'imputato, preavvertito della reazione del cane per il trattamento igienico forzato, non s'era limitato a liberarsi del cagnolino, ma l'aveva scaraventato per le scale e colpito a calci). Nella specie, i Giudici di merito hanno escluso decisamente la "necessità", perché hanno accertato che il cane non aveva messo in pericolo l'incolumità di persone e beni, ma aveva aggredito la gallina ed era stato ucciso mentre si allontanava dopo aver compiuto il misfatto, quindi in un momento - è stato ampiamente chiarito - in cui non sussisteva più il pericolo ma si era già verificato il danno, che, per giunta, era stato valutato dai Giudici di entità economica inferiore a quello provocato con l'uccisione del cane. Orbene, il tema d'indagine non e quello suggestivamente proposto dal ricorrente dello scontro di tutela della vita di animali, il cane da una parte e la gallina ovaiola dall'altra, tant'è vero che per l'uccisione della gallina lo stesso ricorrente ha affermato essere pendente un processo innanzi al Giudice di pace, bensì quello della verifica della necessità giustificante l'uccisione del cane. L'apprezzamento complessivo della vicenda da parte dei Giudici di merito, non sindacabile in questa sede, giacché non manifestamente illogico o irragionevole, è stato nel senso di una ritorsione dell'imputato dovuta alla rabbia per le pregresse uccisioni di galline ovaiole.
3.5. Con riferimento alla qualificazione del fatto, la Corte territoriale ha parimenti applicato in modo corretto le norme, dopo aver verificato che, a causa della pioggia, non ricorreva la consapevolezza che il cane fosse altrui potendo anche essere randagio. In questo modo, ha corretto la deduzione del Giudice di prime cure secondo cui il cane apparteneva a dei cacciatori, circostanza che poneva poi l'ulteriore problema della sufficiente determinatezza della nozione di proprietà privata ai fini dell'applicazione dell'art. 638 cod. pen. (Sui rapporti tra le due norme, si veda in particolare Cass., Sez. 2, n. 24734/10, Zanzurino, Rv 247744, secondo cui in tema di delitti contro il sentimento per gli animali, le nuove fattispecie di uccisione e maltrattamento di animali degli artt. 544-bis e 544-ter cod. pen. si differenziano dalla fattispecie di uccisione o danneggiamento di animali altrui di cui all'art. 638 cod. pen. sia per la diversità del bene oggetto di tutela penale - proprietà privata nell'art. 638 cod. pen. e sentimento per gli animali nelle nuove fattispecie -, sia per la diversità dell'elemento soggettivo, giacché nel solo art. 638 cod. pen. la consapevolezza dell'appartenenza dell'animale ad un terzo è elemento costitutivo del reato).
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