Source: http://www.conclave.it/leggevigente.php?id=partesecondacap5par77
Timestamp: 2018-12-14 15:39:24+00:00
Document Index: 50938005

Matched Legal Cases: ['§2', '§2', '§ 2', '§ 2', '§ 1', '§ 2']

77. L'osservanza integra delle leggi sull'elezione anche in caso di rinuncia
77. Stabilisco che le disposizioni concernenti tutto ciò che precede l'elezione del Romano Pontefice e lo svolgimento della medesima, debbano essere osservate integralmente, anche se la vacanza della Sede Apostolica dovesse avvenire per rinuncia del Sommo Pontefice, a norma del can. 332, §2 del Codice di Diritto Canonico e del can. 44, §2 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.
BONIFACIUS VIII, Const. Ap. Quoniam, in Lib. Sextus, lib. I, tit. 7, cap. 1
PIUS XII, Const. Ap. Vacantis Apostolicae Sedis..., n. 91.
PAULUS VI, Const. Ap. Romano Pontifici eligendo..., n. 78.
CIC-1983, can. 332, § 2; CCEO can. 44, § 2.
Assai significativa per la comprensione di questa disposizione è la Costituzione Quoniam di Papa Bonifacio VIII (1294-1303), successore di Celestino V (1294) che così dichiarava:
" (...) Papa Celestino V, nostro Predecessore (quando era alla guida della Chiesa), volendo su questo argomento eliminare l'oggetto di qualunque incertezza, tenuto consiglio con i suoi fratelli Cardinali della Chiesa di Roma (tra i quali eravamo al tempo anche Noi), recependo il parere e l'assenso concorde nostro e di tutti costoro, deliberò con autorità apostolica e decretò che il Romano Pontefice può liberamente dimettersi" (Bonifacio VIII, Const. Ap. Quoniam, in Lib. Sextus, lib. I, tit. 7, cap. 1).
La normativa attuale però, trova la sua prima collocazione all'interno delle Costituzioni Apostoliche che lungo i secoli hanno disciplinato il tempo della Sede Vacante con con la Const. Ap. Vacantis Apostolicae Sedis di Pio XII. Così si disponeva:
"Tutto quanto disposto riguardo agli atti che precedono l'elezione del Romano Pontefice e della medesima elezione, dichiariamo che devono essere osservati integralmente, anche se la vacanza della Sede Apostolica dovesse avvenire per rinunzia del Sommo Pontefice" (Pius XII, Const. Ap. Vacantis Apostolicae Sedis..., n. 91).
Il testo è rimasto pressoché invariato fino alla UDG, quando il Legislatore vi ha inserito nel testo la citazione dei due canoni dei Codici, rispettivamente della Chiesa Latina e delle Chiese Orientali, concernenti la rinuncia all'ufficio ecclesiastico, rimandando alle norme generali della Chiesa l'atto di rinuncia all'Episcopato Romano.
In ordine al caso di renuntiatio, nella storia della Chiesa fino ad oggi i Pontefici che rinunciarono liberamente e senza costrizione all'ufficio sono:
Benedetto IX (1 Maggio 1045), Celestino V (13 dicembre 1294), Gregorio XII (4 Luglio 1415) e Benedetto XVI (dichiarazione di rinuncia manifestata l'11 febbraio 2013 al Collegio Cardinalizio). A volte si richiama anche la rinuncia di Gregorio VI (20 Dicembre 1046) ma poiché egli fu costretto a tale gesto, il suo atto è da ritenersi invalido. Affinché la rinuncia sia valida, deve essere fatta liberamente, nella debita forma e, nel caso della provvisione all'ufficio Petrino, non si richiede che alcuno la debba accettare (cfr. CIC-1983, cann. 187-189).
Perché si abbia un valido atto di rinuncia sono necessari tre elementi :
1) La libertà:
Si richiede la libera manifestazione ai sensi del can. 188 del CIC-1983. Le norme generali del CIC-1983 prevedono che un atto giuridico possa essere nullo per tre cause: la violenza fisica di cui al can 125, § 1 del CIC-1983, l'errore sostanziale di cui al can. 126 del CIC-1983 ed infine il dolo sostanziale: il dolo può essere o diventare la causa efficiente dell'errore sostanziale di cui sopra. Un atto giuridico, quando è stato posto ex vi ab extrinseco personae illata cui ipsa nequam resistere potuit, si ritiene nullo per mancanza di sufficiente libertà. Nella fattispecie della rinuncia abbiamo un ampliamento dei casi in cui potremmo avere la nullità dell'atto. Infatti, per norma generale, ogni atto posto ex metu gravi, iniuste incusso, aut ex dolo deve essere ritenuto valido, nel caso di rinuncia invece l'atto posto ex metu gravi, iniuste incusso, aut ex dolo è nullo. Ai suddetti casi si aggiunge anche l'error substantialis aut simoniacus che altresì rende l'atto nullo.
2) La presentazione della rinuncia all'Autorità competente alla provvisione:
Ogni rinuncia, ai fini della validità, deve essere presentata all'autorità competente alla provvisione canonica dell'ufficio da cui si vuole rinunciare. Questo anche nel caso in cui, come nella nostra fattispecie, non ci debba essere accettazione alcuna. Si potrebbe perciò concludere che la rinuncia all'ufficio di Pastore della Chiesa universale debba essere presentata a chi ha il compito di provvedere all'ufficio, ossia al Collegio dei Cardinali elettori.
Per la provvisione, le modalità saranno, servatis servandis, come generalmente prescritte nella Costituzione. Anche se la vacanza avvenisse per rinuncia del Sommo Pontefice, a norma del can. 332, § 2 del CIC-1983, le disposizioni concernenti tutto ciò che precede l'elezione del Romano Pontefice e lo svolgimento della medesima debbono essere osservate integralmente.
3) La debita forma:
Pur non essendo disciplinata dal legislatore la debita forma secondo cui ciò dovrebbe avvenire, possiamo ritenere che, essendo il Romano Pontefice il legislatore supremo, qualsiasi forma che vorrà adottare, salvo quanto detto al punto secondo, sarà ipso facto la debita forma.
A seguire la declaratio pronunciata da Benedetto XVI, il 10 febbraio 2013, per comunicare la sua rinuncia al Ministero Petrino: