Source: http://ascn.it/parlam14.htm
Timestamp: 2019-03-25 20:33:23+00:00
Document Index: 58164897

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'sentenza ', 'sentenza ', 'e contrario']

In. Parlamentari 14
L’ONOREVOLE SERGIO BERLATO CONSIGLIERE PARTICOLARE DELL’ONOREVOLE MINISTRO GIOVANNI ALEMANNO CI COMUNICA:
Camera: alle ore 20,00 del 17 settembre il sì definitivo alla legge sulla caccia che rende possibile, a determinate condizioni, praticare l’attività venatoria ad alcune specie di uccelli: Storno, Passero, Fringuello etc. etc.
Durante l’esame del provvedimento, è stato duro ed impegnativo il compito dei Deputati sostenitori, così come violenta la protesta di alcuni animalisti che dalle tribune del pubblico hanno gettato volantini gridando “ASSASSINI” all’indirizzo di quei Deputati che hanno iniziato a porre rimedio alle storture create con la legge 157/92.
L’Associazione Siciliana Caccia e Natura, da sempre impegnata a risolvere i problemi che attanagliano il mondo venatorio, ringrazia i 239 Deputati favorevoli, stende un velo pietoso nei confronti dei 123 Deputati che si sono astenuti, condanna il comportamento dei 43 Deputati contrari lasciando a loro il compito di commentarsi e giudicare l’atteggiamento incivile dei loro seguaci.
Dr. Francesco Lo Cascio
Palermo, lì 18/09/2002
Seduta n. 187 del 17/9/2002
Seguito della discussione del disegno di legge: S. 628 - Integrazioni alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di protezione della fauna selvatica e di prelievo venatorio, in attuazione dell'articolo 9 della direttiva 79/409/CEE (approvato dal Senato) e delle abbinate proposte di legge: Vascon ed altri; Beccalossi e Saglia; Romele ed altri; Alboni; Moroni; Benedetti Valentini ed altri (881-1182-1290-1338-1422-1434) (ore 17,40).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Integrazioni alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di protezione della fauna selvatica e di prelievo venatorio, in attuazione dell'articolo 9 della direttiva 79/409/CEE; e delle abbinata proposte di legge d'iniziativa dei deputati Vascon ed altri; Beccalossi e Saglia; Romele ed altri; Alboni; Moroni; Benedetti Valentini ed altri.
Ricordo che nella seduta del 25 luglio scorso è stato respinto l'emendamento Azzolini 1.264.
(Ripresa esame dell'articolo unico - A. C. 2297)
PRESIDENTE. Riprendiamo, dunque, l'esame dell'articolo unico e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2297 sezione 1).
Passiamo, all'esame dell'emendamento Luigi Pepe 1.271 sul quale il relatore ed il rappresentante del Governo hanno espresso parere contrario.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.
LINO RAVA. Signor Presidente, il tema che stiamo affrontando ha una delicatezza estrema - l'ha dimostrato anche il dibattito che abbiamo tenuto lo scorso mese di luglio - soprattutto per le diverse sensibilità che si presentano nella società. Vi sono le esigenze delle regioni, delle associazioni venatorie ed ambientaliste.
Rispetto a questo disegno di legge, credo che il nostro gruppo abbia adottato una posizione estremamente costruttiva - abbiamo presentato, infatti, pochi emendamenti, tutti di sostanza, che intendiamo sicuramente sostenere - ed abbia anche contribuito a mantenere aperta una linea di discussione tra i soggetti interessati.
Oggi, è sopravvenuto un fatto nuovo e di estrema rilevanza: l'UNAVI, l'Unione nazionale delle associazioni venatorie italiane e le principali associazioni ambientaliste (WWF, Lega ambiente, LIPU, DEA) hanno concordato una posizione comune rispetto al testo del disegno di legge, proponendo alcuni possibili miglioramenti. Si tratta di una posizione che, dal nostro punto di vista, oltre ad apparire pienamente condivisibile nel merito, elimina anche ogni possibile riflesso di incostituzionalità del provvedimento (nel senso da noi chiarito in diversi momenti del dibattito fin qui svoltosi).
Orbene, poiché è intervenuto questo fatto, di cui siamo venuti a conoscenza proprio pochissimi minuti fa, ritengo sia saggio e, quindi, opportuno che il Comitato dei nove abbia la possibilità di discutere e di affrontare, in un'ottica collaborativa e costruttiva, una proposta che, ripeto, viene da larga parte del mondo interessato all'oggetto del provvedimento che stiamo esaminando. Pertanto, proporrei di sospendere brevemente la seduta (non credo siano necessari tempi biblici: 30 minuti sono sufficienti), onde permettere al Comitato dei nove di analizzare la suddetta proposta delle associazioni. Agiremmo, in tal modo, in maniera costruttiva e lungimirante, perché, dedicandoci ad una discussione breve, concreta e fattiva, velocizzeremmo senz'altro l'iter del disegno di legge al nostro esame.
EGIDIO BANTI. Chiedo di parlare.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente, a nome del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, mi associo alla proposta testé avanzata dall'onorevole Rava poiché ritengo di comune interesse tentare di migliorare il testo del disegno di legge. Peraltro, l'eventuale ritiro degli altri emendamenti ci consentirebbe una celere conclusione dell'esame.
Pongo in votazione...
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, le avevo chiesto la parola!
PRESIDENTE. Prego, onorevole Ruzzante, mi dica.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, intanto, chiedo la votazione nominale mediante procedimento elettronico...
PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, stavo invitando l'Assemblea a votare per alzata di mano poiché nessuno aveva chiesto la votazione nominale.
PIERO RUZZANTE. C'è anche una seconda questione, signor Presidente.
Gli onorevoli Rava e Banti hanno avanzato una proposta di sospendere brevemente la seduta poiché, in queste ore, è stato raggiunto un accordo tra le associazioni venatorie italiane e le principali associazioni ambientaliste. Desidereremmo che il Comitato dei nove potesse seriamente valutare ipotesi di emendamenti che, se approvati, risolverebbero molti dei problemi che ci troveremo davanti nell'iter parlamentare di questo disegno di legge. Siccome mancano ancora alcuni minuti per il completo decorso del termine regolamentare di preavviso, credo che una valutazione in sede di Comitato dei nove sia possibile.
PRESIDENTE. Mi sembra giusto.
PIERO RUZZANTE. Se, poi, non ci sono spazi, iniziamo a votare; però...
PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, mi sembra giusto accogliere parzialmente la richiesta e, poiché mancano ancora alcuni minuti per il decorso del termine regolamentare di preavviso, chiediamo se il relatore è disponibile a seguire questo percorso: se c'è la sua disponibilità, allora il Comitato dei nove ha senso; in caso contrario, tanto vale che egli ce lo dica.
LUIGINO VASCON. Chiedo di parlare.
LUIGINO VASCON. Signor Presidente, al di là della disponibilità al dialogo, che comunque deve esserci in ogni caso, ritengo l'argomento molto pretestuoso. Si tratta di un argomento che non ha fondamento in quanto mi risulta - e le mie informazioni credo che siano alla pari di quelle di chi mi ha preceduto - che l'UNAVI, pur volendo rappresentare l'Unione nazionale delle associazioni venatorie italiane, abbia assunto questa iniziativa in maniera impropria, senza consultare effettivamente le associazioni, bensì prestando il fianco...
MARCO BOATO. Ma come fa a dire questo?
LUIGINO VASCON. ...alle associazioni ambientaliste qui elencate.
PRESIDENTE. Onorevole Boato, un uomo che ama il Parlamento come lei non può interrompere così; altrimenti, se qua tutti interrompono... Stia tranquillo: la parola l'ha sempre avuta, nessuno gliel'ha mai negata.
PRESIDENTE. Ho capito, ma ora sta parlando il relatore. Poi esprimerà le sue idee.
LUIGINO VASCON. Quindi, come stavo dicendo - e mi avvio alla conclusione signor Presidente -, visti sia l'introduzione sia il contenuto di questo emendamento sostitutivo, non ritengo il caso di prendere in considerazione questa proposta, anche perché andrebbe a stravolgere il senso del provvedimento medesimo.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Chiedo di parlare.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, vorrei portare un po' di tranquillità in un dibattito che riteniamo assurdo per alcuni versi. Anche a noi (al nostro capogruppo)
è giunto questo emendamento proposto dall'Unione nazionale delle associazioni venatorie. Sorprende che il relatore conosca le vicende interne delle associazioni venatorie; pensavamo fosse relatore parlamentare di un provvedimento, non di un gruppo di interessi di questo o di quel gruppo. Noi Verdi, peraltro, non abbiamo ancora valutato, ma riteniamo non sufficienti questi emendamenti proposti per cambiare opinione su un provvedimento sbagliato. Però, le dichiarazioni del relatore dimostrerebbero che il centrodestra, di fronte alle dichiarazioni dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, addirittura scavalca il mondo venatorio, assestandosi su posizioni di estremismo venatorio e andando quindi addirittura oltre a quello che propone l'associazione venatoria. Questo confermerebbe che questo provvedimento che si sta esaminando non solo è incostituzionale ma addirittura scandalosamente estremista, peggio delle peggiori posizioni. Quindi, siamo sorpresi che il relatore non voglia nemmeno discutere richieste moderate come quelle dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita - noi non abbiamo chiesto la sospensione perché riteniamo questa legge sostanzialmente sbagliata -, proposte dall'Unione nazionale delle associazioni venatorie. Quindi, dobbiamo capire quali sono queste lobby di minoranza estremiste e furiose, composte da pochi sparatori arrabbiati che vogliono obbligare il Parlamento a votare una legge indecente, antieuropea e incostituzionale. Voi spingete il paese (anche le persone che non sono contro la caccia) verso l'abrogazione totale; non vi rendete conto, invece, che questa proposta dell'UNAVI, peraltro discussa con alcune associazioni ambientaliste, quanto meno vi salverebbe la faccia. Poiché però, come in occasione di altre leggi, nemmeno volete salvare la faccia, beh, bontà vostra; siete così matti da voler portare il Parlamento a votare una legge incostituzionale, interpretando addirittura quello che dice l'UNAVI. Ma vergognatevi! Vergognatevi, se questo è l'atteggiamento che volete avere in Parlamento. Siete così folli da voler andare contro l'opinione pubblica nazionale. Il 90 per cento degli italiani è contro queste leggi indecenti, e non volete nemmeno discutere con la parte più soft. Questo porterà spero tutta l'opposizione a votare, in modo netto, contro questo provvedimento, visto che non volete nemmeno alcune correzioni (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).
ERMETE REALACCI. Signor Presidente, intervengo con pacatezza, perché oggi credo che ci sia la possibilità di essere ragionevoli, mentre prima della pausa estiva si faceva fatica.
Se, infatti, prima della pausa estiva c'erano anche ragioni di tempo che inducevano una parte di questo Parlamento ad insistere per un'approvazione immediata del provvedimento, oggi queste ragioni non sono più adducibili. Ci troviamo di fronte ad una proposta che risolve buona parte delle obiezioni presentate nel corso del dibattito, mi pare, anche, accolte da larga parte della maggioranza di Governo. Francamente, credo che il testo presentato vada incontro anche ad alcune delle questioni sollevate dallo stesso relatore nel corso della discussione generale prima della pausa estiva. Se questo testo, che, come già hanno detto altri, accoglie sia gli interessi delle maggiori associazioni venatorie sia la sensibilità delle maggiori associazioni ambientaliste, potesse essere posto al voto di questa Assemblea - e ciò non può accadere solo per motivi biecamente tecnici, in quanto i termini per la presentazione degli emendamenti si sono chiusi prima dell'estate - credo che il provvedimento potrebbe ricevere un largo consenso da parte del Parlamento. È chiaro che se ciò non accadrà ci troveremo di fronte ad un provvedimento deficiente dal punto di vista tecnico e discutibile dal punto di vista dell'impatto ambientale e dell'impianto scientifico e dunque un provvedimento negativo per l'ambiente e per gli stessi interessi del mondo venatorio.
Invito dunque il relatore, il Governo e la maggioranza a farsi carico di questa responsabilità e a superare una divisione che, lo ripeto, i cacciatori e gli ambientalisti hanno dimostrato di poter superare (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
CARLA ROCCHI. Chiedo di parlare.
CARLA ROCCHI. Signor Presidente, penso che di fronte ad un provvedimento che ha diviso in maniera così violenta il Parlamento ed il paese, trovare una via di mediazione, che non mi soddisfa, ma che, comunque, è una via di mediazione, sia l'occasione per la maggioranza, per la parte più avveduta della maggioranza, e per lo stesso Governo di portare a casa un risultato, come veniva ricordato, con una credibilità maggiore. Con quali argomenti si dirà alle associazioni ambientaliste ma, soprattutto, alle associazioni venatorie che non si è voluto trovare il modo, il tempo e la misura per affrontare un cambiamento proposto dall'insieme di quei mondi? Approvare emendamenti che hanno trovato d'accordo mondi altrimenti contrapposti è una copertura per il Parlamento e per il Governo.
Io chiedo al Governo, esercitando una prerogativa che gli è propria, di presentare questo emendamento visto che da parte del relatore, evidentemente, non vi è la possibilità di valutare una proposta di mediazione per evitare una forzatura che, a mio avviso, non fa bene al relatore, non fa bene alla parte politica che egli rappresenta ma, soprattutto, non fa bene all'insieme della maggioranza che su questo emendamento potrebbe trovare un punto di caduta ad essa più favorevole.
Mi rivolgo quindi al Governo per questa iniziativa (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
FULVIA BANDOLI. Signor Presidente, intendo rivolgermi, in particolare, ai membri della maggioranza. I Democratici di sinistra non sono, contrariamente ai Verdi, contrari alla caccia e non sono neppure contrari alle deroghe; soltanto vorremmo che queste deroghe fossero rispettose di alcuni principi e criteri. Vorremmo che venisse sentito l'istituto nazionale per la fauna selvatica, vorremmo che il provvedimento non rischiasse di essere bocciato per incostituzionalità, vorremmo che risultasse chiaro dal provvedimento che le deroghe non sono uno strumento finalizzato all'allargamento dell'elenco delle specie cacciabili e che sono applicabili solo per periodi determinati di tempo. Tutte queste cose migliorerebbero il provvedimento: potremmo avere un provvedimento di deroga serio, scientificamente motivato che troverebbe il consenso anche di gran parte del mondo ambientalista e di una parte del mondo venatorio. Ora, io vorrei capire - e vorrei che fosse chiarito anche dal Presidente della Camera e dalla maggioranza - perché se si può fare meglio, se si può giungere ad un voto più unitario, voi dovete cercare, a tutti costi, lo scontro e la totale indisponibilità a modifiche positive. Non è un espediente: sapete che abbiamo espresso il nostro voto favorevole sui provvedimenti sulla caccia e quindi, se migliorato, potremmo esprimere un voto a favore anche del presente testo di legge. In caso contrario, se esso cioè non sarà migliorato, non lo voteremo: deve infatti essere chiaro che non è assolutamente possibile seguire in modo oltranzista le spinte più negative presenti ormai solo in una parte ridottissima del mondo venatorio. Infatti, la stragrande maggioranza di tale mondo ha tenuto sempre un atteggiamento responsabile e costruttivo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Luigi Pepe 1.271, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che l'onorevole Galvagno non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione degli emendamenti Zanella 1.265 e Russo Spena 1.284, da votare congiuntamente in quanto di identico significato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro Scanio. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, i due emendamenti in oggetto, che anch'io ho sottoscritto, riguardano il divieto di ricorso alle deroghe ai fini delle cacce tradizionali. Si tratta di dare un segnale concreto, se tali emendamenti saranno approvati, anche in risposta a ciò che è stato sostenuto dalla parte responsabile del mondo venatorio, e cioè che la presente norma non serve per riprendere le cacce tradizionali vietate dalle normative europee, cosa che rappresenta uno degli intendimenti più scandalosi di coloro che, nel nostro paese, mirano a trasformare la legge attuale - norma a tutela della fauna che prevede le attività venatorie come un'eccezione in un ambito di regole chiare - per arrivare ad una deregulation selvaggia. La richiesta ai colleghi è quindi quella di esprimere un voto a favore di questi due emendamenti. Lo chiediamo a tutti coloro che hanno sempre sostenuto che la norma sulle deroghe vale solo per situazioni molto specifiche e che essa è a tutela dell'agricoltura. Poiché le cacce tradizionali sono cosa diversa , e persino la parte responsabile del mondo venatorio sostiene che non vuole riaprirle, approvando tali emendamenti che vietano il ricorso alle deroghe ai fini delle cacce tradizionali si dimostrerebbe trasparenza e correttezza. Rinnovo pertanto l'invito ai colleghi di tutte le forze politiche ad approvare tali proposte emendative. Voglio anche aggiungere - lo dico con chiarezza - che insieme alle altre realtà animaliste ed ambientaliste saremo i protagonisti di un'iniziativa specifica: poiché i voti sono pubblici, leggeremo quelli che i colleghi esprimeranno in Parlamento su tale materia, dato che il 90 per cento degli italiani è contrario e che voi in questa sede rappresentate il popolo italiano e non alcune minoranze di lobbisti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, ritengo che questi emendamenti siano particolarmente importanti, anche perché incidono su un testo che va a modificare in senso negativo la legge n. 157 del 1992. Credo che questa innovazione legislativa, inedita e del tutto negativa, non possa incontrare il largo favore della società, né quello del mondo ambientalista e dei cacciatori - che peraltro in materia si sono espressi in maniera responsabile - né quello delle forze democratiche e dell'associazionismo, perché l'intero impianto del presente disegno di legge, così come quello delle abbinate proposte che in questa sede intendiamo profondamente modificare (tale materia vede ormai da anni la produzione di una vasta letteratura, con pronunciamenti da parte della Corte costituzionale, atti dell'Unione europea, ricorsi alla Corte di giustizia di Lussemburgo ed altro ancora), va a modificare in senso negativo il punto principale della legge n. 157 del 1992, cioè l'adozione del criterio della programmazione. Ancora una volta si va nel senso di una deregolamentazione selvaggia ed ossessiva. In effetti, invece che attuare un'articolazione o un decentramento, con riferimento a questo tema si viene a mutilare l'intero ordinamento di un'idea di programmazione. Crediamo, quindi, che questi emendamenti, forse modesti, siano accettabili anche da parte di chi la pensa diversamente da noi e da altre forze politiche sul tema specifico della caccia; ad ogni modo, riteniamo che essi farebbero rientrare il disegno di legge nell'alveo della legge del 1992.
PIER PAOLO CENTO. Chiedo di parlare.
PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, intervengo per sottoscrivere gli emendamenti precedentemente illustrati dai colleghi Pecoraro Scanio e Russo Spena.
LAURA CIMA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Colleghi, sono disponibilissimo nei vostri confronti, ma i Verdi non possono chiedere di parlare su ogni emendamento, avendo esaurito il tempo a loro disposizione. Prego, onorevole Cima.
LAURA CIMA. Signor Presidente, chiedo solo di aggiungere a tali emendamenti anche la mia firma.
PRESIDENTE. Mi scusi, in tal caso si è trattato di un processo alle intenzioni.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti Zanella 1.265 e Russo Spena 1.284, di identico significato, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Mantovani non ha funzionato.
Avverto che l'emendamento Nuvoli 1.266 è precluso.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pistone 1.278, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Russo Spena 1.263, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rocchi 1.625, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Realacci 1.733.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Realacci, che tuttavia non può prendere la parola, così come gli onorevoli Banti e Rocchi, essendo già intervenuto sull'articolo unico e sul complesso delle proposte emendative ad esso riferite.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, intervengo per preannunciare il voto favorevole sull'emendamento in esame e per chiedere che, almeno su questa proposta di carattere minimale - che prevede che le deroghe siano applicate solo per periodi determinati, stabilendo con riferimento a questa problematica un limite temporale - i colleghi della maggioranza, che molte volte privatamente si sono detti disponibili ad una linea meno estremista di quella adottata, esprimano un voto favorevole. Ciò, affinché vi sia coerenza fra le dichiarazioni rese, anche pubblicamente, dai colleghi dei vari schieramenti e le decisioni che si stanno prendendo in questo Parlamento, che rischiano di essere assolutamente di segno contrario.
Chiediamo, quindi, di approvare almeno questa proposta, che prevede che tali deroghe vengano applicate soltanto per periodi determinati, sostenendo l'emendamento in esame.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 1.733, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Russo Spena 1.900, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rocchi 1.945.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, l'emendamento in esame, che i Verdi sottoscrivono (le facciamo grazia del diritto di ciascuno a chiedere di poter sottoscrivere gli emendamenti), contiene una previsione molto semplice, ossia che i piccoli uccelli non possono essere oggetto di deroghe.
Sappiamo che uno degli aspetti che più scandalizza l'opinione pubblica europea in tutti i sensi è che in Italia si consideri normale sparare anche a piccolissimi animali insettivori che pesano meno di una cartuccia e che non creano alcun problema.
Dunque, siamo additati come una specie di corridoio della morte per centinaia di milioni di volatili che emigrando passano sul nostro territorio e si trovano di fronte un plotone di esecuzione di sparatori accaniti e furiosi. Questi ultimi sono malamente rappresentati da una piccola minoranza di nostri colleghi che, però, riesce a condizionare una maggioranza di colleghi parlamentari che sanno di essere contro la caccia, sanno di essere almeno contro il massacro dei piccoli volatili, però non hanno il coraggio non dico di votare a favore di questo emendamento, ma almeno di astenersi per decenza. Andremo collegio per collegio a rendere evidente come stanno votando i parlamentari che prendono i voti delle dieci milioni di famiglie italiane che amano gli animali ed in questa sede non hanno il coraggio nemmeno di votare per escludere dalla caccia milioni di piccoli volatili che non danno nessun fastidio, anzi fanno bene all'agricoltura. Vi chiediamo almeno questo atto minimo di coraggio.
FULVIA BANDOLI. Avete respinto prima l'emendamento secondo cui le deroghe erano per periodi limitati di tempo e ciò dimostra in parte la vostra malafede. Adesso vi apprestate ad esprimere un voto contrario su quest'altro emendamento che dice sostanzialmente ciò che anche voi dovreste condividere, cioè che le deroghe si possono applicare solo alle specie dannose all'agricoltura. Allora, spiegatemi perché non potete votare a favore di questo emendamento.
Sappiamo quali sono le specie prevalentemente dannose all'agricoltura, le abbiamo più volte nominate in quest'aula.
L'emendamento in esame tende a tutelare specie che non riguardano questa casistica. Quindi, mi pronuncio a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Panattoni. Ne ha facoltà.
GIORGIO PANATTONI. Signor Presidente, trovo così incredibile opporsi a questo emendamento, trovo così illogico, così spaventosamente aggressivo, così violento accanirsi contro i piccoli uccelli che chiedo di aggiungere la mia firma a questo emendamento ed annuncio il mio voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rocchi 1.945, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rocchi 1.946, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rocchi 1.1374, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Marcora 1.1380.
MARCO BOATO. Signor Presidente, vorrei leggere l'emendamento dell'onorevole Marcora. Questo propone al comma 1, capoverso dell'articolo 19-bis, comma 3, di sostituire le parole «sentito l'istituto nazionale per la fauna selvatica» - che non ha alcuna rilevanza giuridica - con le seguenti «sulla base di appositi piani d'azione nazionali redatti dall'istituto nazionale per la fauna selvatica e previa acquisizione del parere vincolante dello stesso».
Non credo che il collega Marcora sia attestato su posizioni ideologiche anti-caccia, ma ha presentato un emendamento avente una sua coerenza ed una sua razionalità istituzionale e che rappresenta il minimo requisito che si possa prevedere per dare un minimo di decenza a questa legge. Perciò invito a votare a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente, questo è uno gli emendamenti qualificanti della nostra battaglia in aula riguardo a questo provvedimento.
Siamo infatti convinti che se le deroghe devono poter essere concesse, nei casi appunto di sovrappopolamento di specie e nel caso di danni ingenti all'agricoltura, siamo altrettanto convinti che, trattandosi normalmente di specie migratorie, non possiamo fare delle leggi regionali «a macchia di leopardo», dove per il semplice fatto di appartenere ad una regione piuttosto che ad un'altra una specie volatile può essere cacciata o meno.
È quindi assolutamente necessario che vi sia un quadro nazionale, all'interno del quale poter concedere tali deroghe ed è altresì assolutamente indispensabile che venga svolta una ricerca sulle specie che eventualmente possono dare luogo a casi di sovrappopolamento e a danni all'agricoltura. Ma tutto questo non può essere fatto dalle singole regioni, bensì è necessario un quadro nazionale ed un'attività di analisi che affronti i problemi di tutto il territorio nazionale e non solo quelli di una singola regione.
Mi permetto di segnalare che questo è proprio uno dei punti proposti dall'accordo fra le organizzazioni animaliste e ambientaliste e l'UNAVI, con il testo di cui si parlava all'inizio di questa discussione. Ci sembra quindi assolutamente incomprensibile come questo non voglia essere accettato dal relatore.
Concludo dicendo che tra l'altro esiste una legge n. 157 del 1992 che non viene modificata dal provvedimento oggi in discussione e che dunque prevede comunque un parere vincolante dell'INFS. Pertanto, anche se non espressamente citato nel testo oggi in discussione, facendo riferimento alla legge n. 157, il parere dell'INFS sarà comunque vincolante. Questo è quindi proprio un caso di miopia da parte della maggioranza e del relatore, che non vogliono accogliere un emendamento sostenuto dall'Unione nazionale delle associazioni venatorie italiane e dalle organizzazioni ambientaliste e che ha l'obiettivo di evitare che il provvedimento al nostro esame sia in contraddizione con la legge n. 157 del 1992, che comunque resta in vigore.
Non comprendiamo quindi perché si voglia andare a tutti costi ad uno scontro «muro contro muro», cacciatori contro ambientalisti, che non esiste nella realtà; infatti l'accordo stipulato nel pomeriggio dalle stesse ce lo dimostra e comunque in ogni caso nuocerebbe ad entrambi, ma forse soprattutto ai cacciatori.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marcora 1.1380, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Hanno votato no235)
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rossiello 1.1378.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rossiello. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE ROSSIELLO. Intervengo, signor Presidente, a sostegno di questo emendamento. Credo che l'oltranzismo venatorio della maggioranza non possa non riflettere sulla necessità di rendere obbligatorio il parere dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica. Tale parere deve essere obbligatorio perché altrimenti credo che non abbia senso. Al riguardo vorrei dire che spesso un certo tipo di caccia è nemica della caccia stessa.
Non si comprende, inoltre, la ragione della disgiuntiva «o gli istituti riconosciuti»; riteniamo infatti debba essere «e gli istituti riconosciuti». Se infatti vi è un interesse generale che va nella direzione di una chiarezza della deroga, ebbene credo che il parere espresso dall'Istituto nazionale per la fauna selvatica debba restare obbligatorio e quella «o» debba essere modificata in «e». Non a caso dopo la parola «regionale», proponiamo di inserire i due punti e di ricominciare con il soggetto: «tali deroghe».
Ritengo si tratti di un emendamento di buonsenso, da accogliere nell'interesse complessivo del mondo ambientalista, delle biodiversità e della regolamentazione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, penso di interpretare lo stato d'animo e il sentimento di tutti nel dare il bentornato all'onorevole Dell'Elce, il quale giunge in aula in questo momento e che come sapete ha avuto un grave incidente. Lo vediamo in forma e questo ci fa piacere (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Tutti gli argomenti, posti all'attenzione dell'Assemblea da parte dei colleghi che mi hanno preceduta, sono gli stessi che vorrei fossero presi in considerazione a proposito di questo emendamento.
Infatti, il provvedimento di deroga deve indicare obbligatoriamente un'autorità abilitata a dichiarare le condizioni stabilite, se sono realizzate e decidere quali siano i mezzi, gli impianti e i metodi da utilizzare, entro quali limiti e da quali persone. Le deroghe, cioè, non devono avere uno scopo ricreativo, ma preciso.
Quindi, in questa sede - cari colleghi -, non trattiamo un provvedimento sulla caccia, anche se a questo interesse viene piegato. Dunque, il fatto che venga garantita l'individuazione di un'autorità nazionale di natura tecnico-scientifica, senza prevederne il parere vincolante o, almeno, obbligatorio, non soltanto è incostituzionale ma tradisce, addirittura, lo spirito della direttiva che si vuole recepire.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rossiello 1.1378, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bulgarelli 1.1320.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, sono appena tornata da Johannesburg, dove il nostro Governo si è impegnato - al pari degli altri Governi - alla salvaguardia della biodiversità.
Di fronte a questa necessità di garantire che le specie in via di estinzione siano tutelate, in un provvedimento come questo non abbiamo neanche il coraggio di affermare che sono vietate le deroghe quando hanno per oggetto specie la cui consistenza numerica sia in diminuzione. Inoltre, come recita il testo, dobbiamo aggiungere «in grave diminuzione».
Ritengo veramente vergognosa questa formulazione, in quanto la biodiversità si difende quando le specie rischiano la diminuzione, non quando sono ormai ridotte all'estinzione. Questa è la falsa coscienza con cui la maggioranza vuole portare il Parlamento a votare contro tutte le indicazione dell'Unione europea, ma anche dell'ONU e dell'ultimo vertice svoltosi a Johannesburg sullo sviluppo sostenibile.
Mi chiedo se, per il gioco di quattro scalmanati cacciatori, in Italia dobbiamo rischiare di perdere alcune specie che rischiano l'estinzione, garantendo il piacere di questi cacciatori a fronte di questo scandalo. Voglio che gli italiani sappiano che chi esprimerà un voto contrario su questo emendamento è intenzionato a patteggiare, anche rispetto alle generazioni future, il fatto che per garantire il piacere a quattro cacciatori scalmanati alcune specie spariranno. Questo è il gioco!
Dunque, invito tutti a riflettere prima di esprimere un voto contrario su questo nostro emendamento.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bulgarelli 1.1320, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grillini 1.1396, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Su cosa, onorevole Pecoraro Scanio?
ALFONSO PECORARO SCANIO. Sul successivo emendamento Nuvoli 1.1400.
PRESIDENTE. Onorevole Pecoraro Scanio, il successivo emendamento è stato ritirato prima della seduta.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, lo facciamo nostro, se possibile.
PRESIDENTE. Non si può: è stato ritirato prima della seduta. Onorevole Pecoraro Scanio può parlare sul successivo emendamento 1.1373.
Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento Bulgarelli 1.1373.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, vorrei segnalare con una certa sorpresa come gli emendamenti sottoscritti dai deputati di Forza Italia Nuvoli ed Azzolini non abbiano nemmeno avuto l'accesso all'aula, nonostante le dichiarazioni di un'associazione che si chiama peraltro - penso - Forza piccoli animali e che oggi parlava in piazza. Dunque, questo ritiro mi sembra abbastanza grave. Tutto sommato, è un elemento di trasparenza negativa. Mi rivolgo ai deputati del centrodestra che partecipano alle iniziative delle associazioni animaliste, dichiarandosi a favore dei diritti degli altri animali, e che poi, - devo dire - peggio di come si faceva nei partiti della sinistra antica - perché oggi c'è una grande libertà nei partiti di sinistra-, subiscono una sorta di regime stalinista. Quindi, auspico la libera espressione del voto almeno sull'emendamento Bulgarelli 1.1373, che recita: «Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio esprime parere vincolante sulle misure di cui al presente articolo». Non si chiede nient'altro che la possibilità per il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, peraltro ministro di un Governo di centrodestra, di esprimere un parere vincolante, trattandosi di attività venatorie che incidono in materia ambientale. Chiederei ai deputati del centrodestra, che hanno presentato e poi dovuto ritirare gli emendamenti, quanto meno di votare liberamente su una proposta molto moderata: attribuire al ministro dell'ambiente e della tutela del territorio un parere vincolante su tali misure.
Spero che almeno su questo argomento possa essere espresso un voto da Casa delle libertà e non da Casa della clausura e dell'obbligo di votare come dicono i cacciatori e gli armieri o, meglio, come dice la parte estremista di loro: come abbiamo verificato, i cacciatori moderati sono d'accordo su una legge buona e non su una legge incostituzionale.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bulgarelli 1.1373, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Russo Spena 1.1509.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.
PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, l'emendamento 1.1509, che ha come primo firmatario il collega Russo Spena, richiama la necessità di sostituire il quarto comma dell'articolo 19-bis, per consentire al ministro delle politiche agricole e forestali e al ministro dell'ambiente di annullare, entro trenta giorni, le misure di deroga adottate dalle regioni che siano in contrasto con altre normative di carattere nazionale ed europeo. Anche questo mi sembra un emendamento di buon senso che non richiama le ragioni di uno scontro frontale fra coloro che sono favorevoli e coloro che sono contrari alla caccia; al contrario, si cerca di modificare una norma che noi Verdi - e lo abbiamo detto - non condividiamo, che riteniamo incostituzionale e contro cui ci opporremo in tutte le sedi politiche, oltre che attraverso la mobilitazione. Già quest'oggi si è visto davanti al Parlamento, per la prima volta dopo anni, l'emergere di una forte pressione ambientalista e animalista con cui - lo diciamo chiaramente - la lobby dei cacciatori dovrà fare i conti, da oggi in poi, al di là dell'esito di questo provvedimento.
Ribadisco che l'oggetto dell'emendamento in discussione non è uno scontro estremista tra coloro che sono contrari e coloro che sono favorevoli alla caccia. Vi è la necessità di prevedere almeno la possibilità di un intervento da parte dei ministri dell'agricoltura e dell'ambiente, per garantire un'armonia legislativa e di fatto fra ciò che viene deciso in deroga dalle regioni e le norme comunitarie in materia, esistenti o future.
Io credo che si tratta di un emendamento che solo l'ottusità di chi non vuole fare una discussione serena su questa materia può respingere.
Quindi, mi appello ai colleghi parlamentari affinché esprimano un voto favorevole su questo emendamento.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, quando abbiamo concepito e scritto questo emendamento insieme al collega Vendola ritenevamo di ribadire nient'altro che un principio fondamentale del nostro ordinamento. Il collega Cento ha illustrato il senso e la lettera dell'emendamento, in base al quale il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio procede all'annullamento dei provvedimenti di deroga adottati dalle regioni che siano in contrasto con le normative nazionali ed europee. Ci pare che questo principio di ordine generale - che necessariamente deve guidare l'attività del ministro, in qualsiasi sistema anche ad autonomia decentrata molto avanzata o un sistema di tipo federale (infatti, non a caso richiamiamo una normativa dei läender dell'ordinamento tedesco) - debba essere accettato addirittura come un'ovvietà dal punto di vista dell'ordinamento, altrimenti - questo è il motivo dell'emendamento - questa legge che la maggioranza vuole approvare finirebbe con l'essere coerente con un principio soltanto di deregulation perché comunque bisogna eliminare le regole. Tuttavia, questo espone l'Italia a gravi conseguenze in campo giuridico - lo sanno bene le colleghe e i colleghi più attenti al tema -, anche in base alle norme europee e alle convenzioni internazionali al cui rispetto l'Italia è tenuta.
Per concludere, giova ricordare alle colleghe e ai colleghi - mi permetto di farlo, ma lo sanno benissimo - che del resto la Commissione europea ha già avviato una nuova procedura di infrazione a carico del nostro paese sostenendo la non corretta applicazione dell'articolo 9 della direttiva CEE 79/409. Quindi, ci pare che questo emendamento, sia sul piano giuridico, sia sul piano del buon senso, rappresenti un completamento del disegno di legge in discussione e una correzione rispetto alla deregulation selvaggia che vuole introdurre. Pertanto, invito anche i parlamentari della maggioranza a votare a favore di un emendamento che mi sembra sia il completamento di una disciplina e non sia contrario nemmeno allo spirito del provvedimento in quanto tale.
FULVIA BANDOLI. Signor Presidente, questa volta vorrei dire ai colleghi dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo e di Rifondazione comunista che i loro emendamenti in pratica mutuano lo stesso disegno di legge del Governo, il quale propone che sia il Presidente del Consiglio dei ministri ad annullare i provvedimenti delle regioni, mentre voi, con i vostri emendamenti, proponete che intervengano anche il ministro dell'ambiente e il ministro dell'agricoltura.
Ora, c'è da dire una cosa. In genere, nella legislazione corrente - che almeno io conosco - il Governo esercita poteri sostitutivi se una regione è inadempiente o fa provvedimenti non conformi. Questo potere di annullare i provvedimenti regionali, come abbiamo sostenuto anche nel nostro emendamento, è un qualcosa che secondo noi è profondamente contro la Costituzione, oltreché contro un corretto senso di regionalismo e di federalismo. Per cui, continuare a proporre emendamenti dove, ora l'uno, ora l'altro, si annullano i provvedimenti regionali, non credo sia un elemento di chiarezza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Russo Spena 1.1509, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la I Commissione (Affari Costituzionali) ha espresso parere contrario.
Hanno votato no 348).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Luigi Pepe 1.1502.
MARCO LION. Signor Presidente, naturalmente questo emendamento riprende le argomentazioni già addotte dai miei colleghi nei confronti del precedente. Noi riteniamo che di fronte ad una legge così fatta vi sia bisogno di un elemento minimo di garanzia, in questo caso rappresentato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio che potrebbe annullare i provvedimenti di deroga delle regioni. Infatti, purtroppo - checché ne dica l'onorevole Bandoli - l'Italia, attraverso le regioni italiane, si è già resa complice di aperture di cacce tradizionali in deroga che solamente attraverso la Commissione europea sono state bloccate. Ciò perché l'esigenza della tutela dell'articolo 9 della direttiva 79/409/CEE nei fatti poi non viene mai rispettata perché - l'abbiamo detto più volte - la logica di una piccola lobby (quella dei cacciatori) è stata sempre anteposta alla logica più generale relativa alla tutela del nostro ambiente e della fauna. Per questo i Verdi voteranno a favore di questo emendamento, al quale tra l'altro, chiediamo di apporre la nostra firma. Si tratta di un timido ma importante segnale affinché in Italia non si continui con la logica secondo la quale, anche attraverso le leggi regionali, viene permesso ciò che l'Unione europea non permette a tutela dei migratori e dei piccoli uccelli.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Luigi Pepe 1.1502, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso parere contrario.
Prendo atto che l'onorevole Tanzilli ha erroneamente votato a favore mentre intendeva esprimere parere contrario. Prendo atto altresì che l'onorevole Cialente non è riuscito ad esprimere il voto avendo egli voluto esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rava 1.1514.
MARCO BOATO. Signor Presidente, uno dei due emendamenti la cui approvazione veniva proposta alla nostra Assemblea dalle associazioni ambientaliste e dall'Unione nazionale associazioni venatorie italiane recita: «Il Governo in caso di provvedimenti regionali non conformi alla normativa europea esercita il potere sostitutivo, ai sensi dell'articolo 120, secondo comma, della Costituzione». Ebbene, l'emendamento Rava 1.1514 che siamo adesso chiamati ad esaminare ed a votare è esattamente di questo identico tenore poiché così recita: «In caso di provvedimenti regionali non conformi alla normativa europea, esercita il potere sostitutivo, ai sensi dell'articolo 120, secondo comma, della Costituzione». In questo momento ci stiamo riferendo alla direttiva 79/409/CEE, quindi ad una normativa comunitaria. Il nuovo titolo V della Costituzione all'articolo 120 secondo comma recita: «Il Governo può sostituirsi ad organi delle regioni, delle città metropolitane, delle province e dei comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure...». Se questo emendamento verrà approvato - come io propongo - siamo all'esatta traduzione in sede legislativa della previsione relativa alla parte iniziale del secondo comma del nuovo articolo 120 della Costituzione. Per cui è inconcepibile che il relatore all'inizio di questa seduta - quando vi è stata la proposta da parte del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo di sospendere la seduta per pochissimi minuti per permettere al Comitato dei nove di riunirsi - abbia, non solo sprezzantemente respinto la richiesta di cui in qualche modo anche il Presidente si era fatto tramite, ma anche addirittura affermato che un testo di questo genere è stato frutto - se non ho capito male - della coartazione o della manipolazione della volontà della stessa associazione dei cacciatori. Trovo scandaloso quello che è avvenuto in quest'aula, letteralmente scandaloso. Infatti, se ciò l'avesse detto un deputato qualunque avremmo potuto polemizzare, ma si sarebbe trattato dell'opinione di un singolo deputato. Invece è scandaloso, signor Presidente, che questo l'abbia fatto il relatore nell'esercizio delle sue funzioni, che abbia diffamato la stessa associazione venatoria - più volte citata - che ha fatto questa proposta.
Quest'Assemblea ha l'occasione di correggere questo comportamento scandaloso sotto il profilo istituzionale, approvando l'emendamento in questione che è in totale, piena e rigorosa coerenza con il nuovo secondo comma dell'articolo 120 della Costituzione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sedioli. Ne ha facoltà.
SAURO SEDIOLI. Signor Presidente, ci troviamo a discutere su uno dei punti cruciali di questo disegno di legge. Al comma 4 si prevede, infatti, che «il Presidente del Consiglio dei ministri (...) possa annullare, dopo aver diffidato la regione interessata, i provvedimenti di deroga», posti in essere dalle regioni stesse, «in violazione delle disposizioni della presente legge e della direttiva n. 79/409/CEE».
Abbiamo, al riguardo, discusso molto in Commissione (vi sono state anche diverse audizioni nella medesima) e, a questo proposito, le stesse regioni hanno chiesto che tale aspetto fosse modificato perché avrebbe determinato una sorta di incertezza legislativa. Credo che, invece, il provvedimento in esame dovrebbe rappresentare un punto di riferimento preciso, altrimenti, nei prossimi anni, andremo ancora incontro a contenziosi, nonché a scontri di tipo istituzionale. Saremmo, insomma, di fronte ad un'incertezza che aumenterebbe le divisioni non solo di tipo istituzionale, ma anche fra le parti interessate (mondo venatorio e quello ambientalista). È un vero peccato che la nostra proposta (accolta dall'UNAVI e dalle organizzazioni ambientaliste, così come affermato all'inizio), sia stata respinta perché la modifica - ripeto - avrebbe conferito maggiore certezza legislativa e determinato maggiore correttezza. Infatti, noi proponiamo che il Consiglio dei ministri non eserciti il potere di annullamento ma, così come previsto dalla Costituzione, quello sostitutivo.
Abbiamo perso una grande possibilità: la possibilità di esprimere un voto ampio su tale provvedimento, se tale proposta fosse stata accolta, nonché quella di un percorso rapido al Senato (un voto unitario da parte della Camera avrebbe determinato questa condizione al Senato). Si è persa, inoltre, l'occasione di creare un nuovo rapporto fra mondo venatorio e quello ambientalista; si tratta di un rapporto fondamentale ai fini dell'applicazione della legge n. 157 del 1992 che non prevede soltanto la protezione giuridica della fauna selvatica, ma anche il ripristino delle popolazioni faunistiche, la buona gestione del territorio, la creazione di habitat e zone di protezione volte al ripristino di biotopi distrutti per crearne di nuovi, così come è avvenuto, in una profonda collaborazione fra regioni, mondo venatorio e mondo ambientalista. Sono risultati importanti che sono stati ottenuti propri laddove è stato superato lo scontro e si sono trovate le condizioni per un'iniziativa unitaria.
Penso che, al di là delle motivazioni di carattere costituzionale, dobbiamo tenere conto anche di quelle che avrebbero potuto instaurare un nuovo rapporto fra mondo venatorio e mondo ambientalista, nell'interesse dell'ambiente e della popolazione faunistica.
Per queste ragioni chiedo che l'Assemblea si esprima favorevolmente su tale emendamento.
PRESIDENTE. Hanno chiesto di parlare per dichiarazione di voto gli onorevoli Zanella e Rocchi. Chiedo quali di questi due deputati del gruppo dei Verdi intenda intervenire.
CARLA ROCCHI. Signor Presidente, non appartengo al gruppo dei Verdi, ma a quello della Margherita.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Rocchi.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, vorrei ricordare all'Assemblea la sentenza della Corte costituzionale, n. 272 del 1996, laddove venne stabilito che eventuali deroghe alla disciplina comunitaria sono di esclusiva spettanza dello Stato, nel rispetto delle numerose prescrizioni ineludibili che la normativa comunitaria presuppone.
La Corte costituzionale precisa inoltre che le regioni hanno potestà modificativa del testo comunitario, solo nel senso di limitare e non di ampliare il numero delle eccezioni al diritto di caccia. Si tratta quindi di garantire il diritto-dovere dello Stato italiano di assunzione di responsabilità rispetto a quello che è il patto costitutivo dell'Unione europea.
A seguito di tale sentenza - ricordo - il Governo, nel 1997, approvò un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che dettava le modalità di esercizio delle deroghe di cui all'articolo 9, paragrafo 1, lettera c) della direttiva 409/79.
Il Consiglio dei ministri stabili, coerentemente con le pronunce della Corte costituzionale e della Corte di giustizia europea, che spetta allo Stato dettare la disciplina generale ed uniforme per tutto il territorio nazionale riguardante l'ammissibilità delle regole e, a tal fine, garantire l'omogeneità di applicazione della normativa comunitaria volta alla conservazione degli uccelli selvatici e non alla caccia di questi ultimi o all'esercizio, in termini creativi, della soppressione di piccoli e piccolissimi uccelli.
Le regole quindi devono essere adottate dalle regioni, di intesa con l'autorità centrale e laddove quest'esercizio di deroga viene effettuato in difformità della direttiva stessa, è indispensabile stabilire il principio di carattere generale per cui lo Stato ha un potere di veto o meglio un potere sostitutivo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è noto che nella situazione di incertezza, e anche di confusione, che si è determinata su questa materia negli ultimi anni, diverse regioni hanno proceduto per via legislativa in ordine alla stessa materia di cui tratta il disegno di legge al nostro esame. Ciò significa che esistono oggi leggi regionali che i governi di volta in volta hanno lasciato «passare», - e adesso queste ultime quindi sono operative -, e che sono alquanto permissive in favore di forme di caccia diverse rispetto a ciò che l'attuale provvedimento mira ad ottenere.
Ciò significa che se non si adotta un adeguato corrispettivo e non si coordina il testo che noi approviamo con la situazione in essere e con il nuovo testo della Costituzione, come ricordava prima di me il collega Sedioli ed anche altri colleghi intervenuti, si va incontro ad una serie di gravi difficoltà interpretative e a rischi di elusione della legge.
Noi rischiamo di approvare una legge che serve a poco, perché una regione preferirà legiferare, anziché adottare un provvedimento amministrativo che può essere annullato dal Presidente del Consiglio dei ministri. La legge infatti non va incontro ad un potere di annullamento del Presidente del Consiglio dei ministri; al massimo verrà sottoposta ad una verifica di costituzionalità da parte della Corte costituzionale. Sino ad oggi però non vi sono stati annullamenti di queste leggi da parte della Corte costituzionale, e, in diverse regioni, addirittura per le specie protette, vi è la preapertura della caccia, nemmeno quella della caccia normale.
Ciò significa che, per evitare ulteriori contenziosi e per dare certezza alla materia, sarebbe stata necessaria a maggior ragione una riflessione ed un'intesa. Sono convinto che il testo che noi approviamo, anche se siamo all'inizio della stagione venatoria, non potrà che essere operativo dalla prossima stagione venatoria, ossia quella a partire dal 2003. Il tempo allora ci sarebbe stato e ci sarebbe. Gli emendamenti proposti dalla Unavi e dalle associazioni ambientaliste vanno in questa direzione e, secondo noi, è stato un errore non considerare la possibilità di una modifica rispetto al testo approvato dal Senato, testo che quest'ultimo potrebbe riapprovare nel giro di pochi giorni. L'emendamento al nostro esame è uno di quelli che vanno in quella direzione e pertanto ribadiamo in maniera convinta il nostro voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo )
ERMETE REALACCI. Signor Presidente, chiedo di sottoscrivere l'emendamento Rava 1.1514, perché credo sia un emendamento chiaro e di buonsenso. Vorrei sottolineare ancora una volta che rischiamo di approvare una legge che presenta contraddizioni tecniche notevoli, che apre dei varchi ad un'azione dannosa per l'ambiente e che, sul piano sociale e culturale, riporta molto indietro il rapporto fra i cacciatori ed il resto dell'opinione pubblica, rapporto che, dopo i grandi scontri, a seguito dei referendum del passato, era avviato ad una sistematizzazione, anche con rapporti positivi che si aprivano sul territorio, e che può essere invece portato indietro da un estremismo venatorio che danneggia innanzitutto gli interessi degli stessi cacciatori. Mi pare che l'emendamento Rava 1.1514, apparentemente ovvio, potrebbe almeno aiutare a «medicare» questi effetti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rocchi. Ne ha facoltà.
CARLA ROCCHI. La ringrazio, signor Presidente. Al di là del merito, che è stato illustrato dai colleghi, mi domando e non ho la risposta - o meglio ce l'ho, ed è molto frustrante - come sia possibile registrare un'indifferenza o un voto contrario su un emendamento che chiede di ribadire un punto della nostra Costituzione e di affidare il rafforzamento di questo punto al Governo. Questa maggioranza, ovviamente, governa, dovrebbe sostenere la Costituzione. Dall'atteggiamento nei confronti dell'emendamento Rava 1.1514, si capisce che qualunque cosa chiedessimo in quest'aula oggi, l'accoglimento sarebbe ovviamente scontato: molto frustrante per noi, abbastanza vergognoso per chi non ne tiene conto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 1.1514, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
PIERO RUZZANTE. Presidente, per cortesia!
RENZO INNOCENTI. È uno scandalo, signor Presidente!
PRESIDENTE. Guardate, non ho ancora chiuso la votazione. È inutile che diciate tutti «Presidente! Presidente!»: la votazione rimarrà aperta fino a che la situazione non sarà tornata alla normalità.
PIER PAOLO CENTO. Non è che possiamo far rientrare tutti, Presidente!
PRESIDENTE. Allora dovete mettervi d'accordo: uno mi dice che devo chiudere la votazione per non fare entrare tutti, l'altro mi dice che devo controllare se qualcuno vota per un altro, io vedo nei banchi dei deputati della Margherita una confusione... Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Realacci 1.1519.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, credo che siamo stati all'altezza di un Parlamento europeo...
PRESIDENTE. Siete stati bravissimi, vi ho solo dato due ore di più...
ALFONSO PECORARO SCANIO. .... nonostante un estremismo venatorio molto poco europeo e, direi, abbastanza scandaloso. L'emendamento Realacci 1.1519 è l'ultimo emendamento che permetterebbe a questa Assemblea di dare almeno un segnale che il ministro proponente non sia quello degli affari regionali - che non c'entra nulla con un provvedimento in materia ambientale -, ma il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di concerto con il ministro degli affari regionali. È una nota tecnico-giuridica, ovviamente, non un tema che attiene alle vicende venatorie, ma sarebbe un segnale di «intelligenza parlamentare», di capacità di cogliere quello che qualche collega ha anche detto: questa legge non serve per questa stagione venatoria, quindi state forzando le cose, state facendo una legge sbagliata, estremista, di cui - per essere molto chiari - ne proporremo rapidamente l'abrogazione in tutte le sedi (europea, costituzionale e «abrogativa») perché è un obbrobrio giuridico! La state facendo con l'ottusità di chi non sa discutere di un tema, mentre noi abbiamo sostenuto proposte che sono ben lontane dalla nostra impostazione generale, ma vogliono arrivare ad una soluzione politica e giuridicamente sostenibile. State insistendo con un provvedimento nonostante proprio stamane vi sia stata - ed è ancora in corso qui fuori - una manifestazione di tutte le associazioni ambientaliste ed animaliste, anche di associazioni che sono culturalmente schierate con il centrodestra e che oggi, fortunatamente, anche grazie a Radio radicale vi stanno ascoltando. Soprattutto stanno ascoltando i vostri silenzi, il fatto che nessun parlamentare di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'UDC, della Lega ha il coraggio di parlare, il coraggio di dire come la pensa!
Lo dice privatamente, ma è incapace di prendere la parola in aula, quanto meno su questo emendamento che dispone che sia il Ministero dell'ambiente a fare le proposte e non il ministro per gli affari regionali. Forse qualcuno ha un'idea, un'ipotesi; forse pensa di intervenire per trenta secondi. Muti! Muti! Tremendamente e drammaticamente muti! Parlo di parlamentari che sottoscrivono proposte di legge a tutela degli animali, che vanno nei collegi a fare campagna elettorale con le associazioni per la tutela degli animali, con coloro che gestiscono i canili e che lavorano su questo territorio!
Sicuramente, anche loro si ricorderanno ciò, non solo la minoranza degli estremisti venatori che, oggi, in questa sede, state beneficiando, perché oggi avete di fronte una proposta che è giunta persino dall'unione nazionale delle associazioni venatorie, preposta - lo devo affermare - di assoluta supermediazione, che certamente non è la nostra proposta. Voi avete detto di «no» anche ai cacciatori moderati, perché siete sostenuti dagli estremisti più furiosi, da coloro che vi portano fuori dell'Europa! Lo dirò in fase di dichiarazioni di voto finale; credo che versiate veramente in una condizione penosa che danneggia quello che pensa il 90 per cento degli italiani su questa materia. Sostenete sempre di essere attenti ai sondaggi, Ma guardateli i sondaggi su questa materia! Cercate di capire che, se direte «no» anche a questo emendamento, negherete anche le ipotesi più moderate e di buonsenso. In tal modo, sottoscrivete una posizione ottusa che non fa onore al Parlamento, alla dignità dei parlamentari, soprattutto visto che anche coloro tra di voi contrari alla caccia non osano nemmeno esprimersi o votare a favore del diritto di proposta del Ministro dell'ambiente rispetto a quello per gli affari regionali, sapendo che il provvedimento al nostro esame non riguarderà questa stagione venatoria. Quindi, al Senato vi è tutto il tempo per la votazione conclusiva. State forse pagando un tributo ma se è un tributo - sappiatelo -, lo renderemo molto esplicito a tutti gli elettori. Credo non sarà un tributo facile neanche per voi. Votate a favore di questa proposta perché è l'ultima possibilità.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 1.1519, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
PIER PAOLO CENTO. Vergogna! Vergogna! Vergogna (I deputati Cento, Lion, Cima, Zanella e Pecoraro Scanio gridano reiteratamente «vergogna!» ed espongono fogli recanti frasi di dissenso - Da alcune tribune si levano analoghe grida di protesta e vengono lanciati volantini nell'emiciclo)!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi.... La vera vergogna è la presenza di gruppi organizzati nelle tribune! Questa è la vera vergogna, perché chi butta questi volantini non ha rispetto delle idee degli altri, mentre noi rispettiamo le idee di tutti (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'UDC (CCD-CDU))!
La seduta, sospesa alle 18,55, è ripresa alle 19,05.
PRESIDENTE. Constato, onorevoli colleghi, che la fiducia e la disponibilità dal Presidente dimostrate nei confronti della componente politica Verdi-l'Ulivo del gruppo misto, concretizzatasi nell'avere consentito numerosi interventi, al di là del contingentamento dei tempi, è stata ripagata con una sceneggiata indecente che mi ha lasciato senza parole e mi ha costretto a sospendere la seduta (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Alleanza nazionale, della Margherita, DL-l'Ulivo, dell'UDC (CCD-CDU), della Lega nord Padania, Misto-Comunisti italiani, Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI ).
È anche chiaro che, in questa occasione, si è verificata una modalità inedita di raccordo tra le azioni poste in essere, all'interno dell'aula, dai parlamentari di un gruppo e, esternamente, nella zona riservata al pubblico, da una parte di quest'ultimo, su invito, evidentemente, dei gruppi parlamentari.
Domani, alle 18, l'Ufficio di Presidenza, previa rapida istruttoria da parte dei deputati questori, valuterà l'adozione di chiari provvedimenti disciplinari poiché è evidente a tutti che ci siamo stancati di deplorare questi episodi, che nuocciono al prestigio delle istituzioni (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Alleanza nazionale, della Margherita, DL-l'Ulivo, dell'UDC (CCD-CDU), della Lega nord Padania, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Liberal-democratici, Misto-Socialisti democratici italiani, Misto-Minoranze linguistiche e Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI).
Poiché il progetto di legge consiste in un solo articolo, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del regolamento.
(Esame degli ordini del giorno - A.C. 2297)
PRESIDENTE. Passiamo pertanto all'esame degli ordini del giorno presentati (vedi l'allegato A - A.C. 2297 sezione 3).
Qual è il parere del Governo sull'ordine del giorno Realacci n. 9/2297/1?
ALBERTO GIORGIO GAGLIARDI, Sottosegretario di Stato per gli affari regionali. Il Governo lo accetta, signor Presidente.
PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Realacci non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/2297/1, accettato dal Governo.
PRESIDENTE. Qual è il parere del Governo sull'ordine del giorno Bandoli n. 9/2297/2?
ALBERTO GIORGIO GAGLIARDI, Sottosegretario di Stato per gli affari regionali. Signor Presidente, il Governo lo accetta ove riformulato eliminando la frase: «anche sulla base del parere del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio».
PRESIDENTE. Onorevole Bandoli, accetta questa riformulazione, che prevede la leggera modifica testè specificata dal rappresentante del Governo, o insiste per la votazione?
FULVIA BANDOLI. Accetto la riformulazione, signor Presidente, e non insisto per la votazione.
PRESIDENTE. Qual è il parere del Governo sull'ordine del giorno Pecoraro Scanio n. 9/2297/3?
ALBERTO GIORGIO GAGLIARDI, Sottosegretario di Stato per gli affari regionali. Il Governo non lo accetta, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Pecoraro Scanio, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/2297/3?
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente ...
PRESIDENTE. Onorevole Pecoraro Scanio, il tempo concesso al suo gruppo è esaurito e non le darò più la parola.
Insiste per la votazione?
ALFONSO PECORARO SCANIO. Sì, insisto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Pecoraro Scanio n. 9/2297/3, non accettato dal Governo.
Qual è il parere del Governo sull'ordine del giorno Zanella n. 9/2297/4?
PRESIDENTE. Onorevole Zanella, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/2297/4?
LUANA ZANELLA. Sì, insisto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Zanella n. 9/2297/4, non accettato dal Governo.
Astenuti 139
Qual è il parere del Governo sull'ordine del giorno Cima n. 9/2297/5?
PRESIDENTE. Onorevole Cima, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/2297/5?
LAURA CIMA. Sì, signor Presidente, insisto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Cima n. 9/2297/5, non accettato dal Governo.
Qual è il parere del Governo sull'ordine del giorno Lion n. 9/2297/6?
PRESIDENTE. Onorevole Lion, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/2297/6?
MARCO LION. Sì, insisto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Lion n. 9/2297/6, non accettato dal Governo.
Astenuti 164
Qual è il parere del Governo sull'ordine del giorno Cento n. 9/2297/7?
PRESIDENTE. Onorevole Cento, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/2297/7?
PIER PAOLO CENTO. Sì, signor Presidente, insisto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Cento n. 9/2297/7, non accettato dal Governo.
Votanti 268
Astenuti 152
Qual è il parere del Governo sull'ordine del giorno Rocchi n. 9/2297/8?
PRESIDENTE. Onorevole Rocchi, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n.9/2297/8?
CARLA ROCCHI. Sì, signor Presidente, insisto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Rocchi n. 9/2297/8, non accettato dal Governo.
Qual è il parere del Governo sull'ordine del giorno Ruggieri n. 9/2297/9?
PRESIDENTE. Onorevole Ruggieri, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/2297/9?
ORLANDO RUGGIERI. Sì, signor Presidente, insisto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Ruggieri n. 9/2297/9, non accettato dal Governo.
Astenuti 113
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2297)
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grillo. Ne ha facoltà.
Alcuni gruppi hanno esaurito il tempo a loro disposizione ma, naturalmente, concederò loro un tempo limitatissimo per la dichiarazione di voto finale.
Prego, onorevole Grillo.
MASSIMO GRILLO. Signor Presidente, chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo dell'intervento che mi riservo eventualmente di far pervenire agli uffici.
PRESIDENTE. L'autorizzo senz'altro, onorevole Grillo, e la ringrazio.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.
LINO RAVA. Signor Presidente, nel riservarmi di chiedere l'autorizzazione alla pubblicazione del testo completo della mia dichiarazione di voto, desidero esprimere con chiarezza la posizione dei Democratici di sinistra-l'Ulivo.
Noi siamo assolutamente d'accordo a disciplinare con un atto primario la materia riguardante l'applicazione della direttiva comunitaria n.409. Questo è stato sollevato molte volte anche dalla Corte costituzionale, quindi noi riteniamo sia necessario farlo, perché l'assenza di regole, purtroppo, ha determinato, proprio in questa annata venatoria, comportamenti che non sono coerenti con i principi e le previsioni normative. Rimangono però per noi fermi i principi della legge n.157 del 1992 e quelli contenuti nell'articolo 9 della direttiva comunitaria, che sono molto precisi e che vogliamo assolutamente siano confermati nella loro validità. Non condividiamo - lo dico con chiarezza - l'idea, che alberga in qualche parte della maggioranza (resa evidente in alcuni interventi), di una caccia che sia in qualche modo deregolata, con la possibilità per le regioni di fare tutto ciò che vogliono. Noi non riteniamo debba essere così; ci devono essere delle linee guida, che sono date dalla direttiva comunitaria e che dovrebbero essere date dal provvedimento che stiamo analizzando. Sulla base di queste linee guida le regioni, giustamente, anche nel nuovo quadro delle facoltà legislative che gli sono state date con la modifica del titolo V della Costituzione, devono poter legiferare. Devo dire che questo provvedimento non contiene la previsione di una caccia deregolata. Infatti, l'abbiamo sostenuto; al Senato abbiamo votato a favore, in Commissione abbiamo ragionato e proposto degli emendamenti; lo abbiamo accolto in una situazione di urgenza per evitare un'assenza di regole alla vigilia dell'emissione dei calendari venatori. Lo abbiamo fatto per una questione di responsabilità. Oggi, però, abbiamo perso un'occasione; lo dico al relatore, alla maggioranza. Abbiamo sostenuto dall'inizio - lo ha fatto il collega Sedioli nel suo intervento anche in discussione generale - la necessità di mettere assieme tutti i soggetti che sono interessati al buon andamento dell'attività venatoria e all'ambiente nel quale questa attività si svolge, partendo da quei principi che sono dati dalla legge n. 157. Noi oggi eravamo di fronte ad un accordo raggiunto tra l'UNAVI, che raccoglie tutte le associazioni venatorie, e le principali associazioni ambientaliste. Esse hanno raggiunto un punto di equilibrio estremamente valido. Lo dico anche perché si trattava di un punto di equilibrio che in qualche modo perfezionava addirittura le posizioni che noi abbiamo sostenuto fin dall'inizio in questa discussione alla Camera. Bene, di fronte a questa apertura proveniente dal mondo dei soggetti interessati alla caccia e all'ambiente, abbiamo ricevuto una risposta miope ed arrogante, che non ha creato i presupposti per poter andare avanti, per calmare le posizioni ed arrivare ad un lavoro comune. È stata un una inutile prova muscolare. Oggi, quindi, ci ritroviamo in una situazione più difficile. Non vorrei che dietro a questa posizione, che è stata espressa in Assemblea, ci fosse davvero l'idea di una caccia deregolata. Non lo vorrei, perché, se così fosse, stareste compiendo un gravissimo errore. Infatti, le regioni certamente devono avere la possibilità di applicare le deroghe, ma questo deve avvenire entro limiti ben precisi e per periodi ben delimitati. Questo è quanto è stabilito.
PRESIDENTE. Onorevole Rava, la invito a concludere.
LINO RAVA. Credo di avere ancora del tempo, signor Presidente, mi dispiace ma credo che alcuni concetti debbano essere espressi, anche per chiarezza nei confronti di coloro che hanno avversato in maniera forte il disegno di legge che stiamo per approvare. È stato un modo forte che non abbiamo condiviso, nei metodi e neppure nei contenuti. Le deroghe, secondo le prescrizioni delle direttive comunitarie, possono essere adottate solo per ragioni di salute pubblica, per evitare gravi danni all'agricoltura, per la sicurezza aeroportuale e per evitare danni all'ambiente. Questi sono i criteri sulla cui base possono essere adottate deroghe; noi non possiamo prescindere da questi contenuti e non possiamo non considerare le deroghe come strumenti straordinari. Riteniamo che questo debba essere il criterio informatore dell'azione delle regioni. Credo che dobbiamo proseguire con decisione sulla strada percorsa in questi anni. Vi sono province in cui l'accordo tra il mondo ambientalista e il mondo venatorio ha dato risultati straordinari, dove ci sono stati ripopolamenti e la ricomparsa di specie pressoché estinte. Dunque l'accordo ha dato risultati importanti che sono patrimonio di tutti, dei cacciatori ma anche di coloro che vogliono tutelare l'ambiente. Avremmo assolutamente dovuto evitare che questo provvedimento diventasse un'occasione per dividere, come è stato fatto, e avremmo dovuto cogliere, invece, l'occasione vera di portare attorno ad un tavolo, su una decisione condivisa, un larghissimo mondo, che, come dicevo prima, va dalle associazioni venatorie a quelle ambientaliste.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARIO CLEMENTE MASTELLA (ore 19,20)
LINO RAVA. Questa divisione può diventare un male esiziale che potrebbe davvero aprire la strada a comportamenti centrifughi rispetto all'attuazione della legge n. 157 del 1992 sulla quale confermiamo la nostra posizione favorevole. Dobbiamo quindi tenere fermi i principi, rispettare il dettato costituzionale da un lato e, allo stesso tempo, la necessità di interventi specifici e differenziati per le regioni perché, effettivamente, a livello regionale, vi sono posizioni diverse. Per queste ragioni ci siamo battuti, in sostanza, su due emendamenti. Un emendamento era volto a garantire la costituzionalità del provvedimento; l'assessore Marmo in sede di audizione presso la Commissione ha detto con chiarezza che se la legge fosse stata portata avanti con questa formulazione certamente le regioni avrebbero aperto un contenzioso di fronte alla Corte costituzionale. L'altro emendamento che abbiamo sostenuto prevedeva il parere obbligatorio, ancorché non vincolante, dell'istituto nazionale per la fauna selvatica al fine di dare una visione globale del problema. Il fatto che oggi - pur essendo venute meno le ragioni di urgenza, poiché ormai le regioni hanno già deliberato e legiferato con riferimento ai loro calendari ed anche alle deroghe e, in alcuni casi, lo hanno fatto anche in maniera eccessivamente deleteria proprio perché non c'erano regole....
LINO RAVA. Concludo, signor Presidente
Oggi è stato un caso negativo che non sia stata imboccata la strada della saggezza per garantire la visione scientifica nazionale dell'istituto ed assicurare la coerenza col dettato costituzionale. Credo che la maggioranza abbia commesso un grande errore. Siamo convinti della necessità di regolare questa grande partita e di approvare una legge per il recepimento della direttiva comunitaria ma non siamo assolutamente convinti del valore finale di questo provvedimento, che poteva e doveva essere corretto in questa sede. Per queste ragioni ci asterremo dal voto (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, il poco tempo a mia disposizione mi costringe ad esporre soltanto due problemi in questa dichiarazione di voto che vede i deputati di Rifondazione comunista assumere una posizione decisamente contraria al presente disegno di legge. Innanzitutto, da questa discussione emerge, ancora una volta, l'esigenza di avviare una seria riflessione sulla compenetrazione tra la tutela degli interessi agricoli e la disciplina dell'attività venatoria, mentre il disegno di legge di iniziativa governativa prevede soltanto delle deroghe, deroghe che non tengono conto dell'assetto legislativo della materia. La legge del 1992, non a caso, è una norma che prevede una programmazione molto articolata, rispettando le autonomie locali ed il decentramento, e che ha - pur con tutti i dubbi e le critiche che abbiamo mosso sotto l'aspetto ambientale - un suo equilibrio. Ora ci troviamo invece di fronte ad un disegno di legge che fa della deregulation un'impostazione strategica. Anzi, proprio le modifiche previste da questo disegno di legge esporranno l'Italia ha gravi conseguenze sia in campo giuridico sia in campo ambientale: in campo giuridico, l'ho già ricordato in un precedente intervento, perché la Commissione europea ha già avviato una nuova procedura di infrazione a carico del nostro paese; in campo ambientale perché il patrimonio faunistico dovrebbe essere sottoposto ad una forma unica di tutela nazionale ed europea.
Nel merito del provvedimento non possiamo quindi non rilevare, è la seconda ed ultima osservazione, gli aspetti incongruenti in esso contenuti, a partire dal comma 2, a partire cioè dalla mancanza assoluta di riferimenti alle motivazioni in base alle quali l'adozione delle deroghe viene attuata, fino al fatto che non vengono specificati i controlli, salvo quello del Corpo forestale dello Stato.
Sulla base di questi rilievi non vi è dubbio che il disegno di legge in oggetto contenga, a nostro avviso, evidenti motivi di illegalità ed alluda anche ad aspetti giuridici dietro ai quali si celano, sempre a nostro avviso, forti interessi lobbistici. Sono quindi motivi di ordine politico, oltre che preoccupazioni di carattere ambientale, che fanno esprimere ai deputati del gruppo di Rifondazione comunista la contrarietà a questo provvedimento che, badate, colleghe e colleghi, reca in sé anche effetti devastanti proprio a causa delle norme deregolatorie, effetti devastanti sul sistema venatorio, nonché sull'impatto ambientale e sulle produzioni agricole.
PRESIDENTE. Onorevole Russo Spena, la invito a concludere.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, mi permetta un'ultima osservazione concernente le specie migratorie; questo è forse l'aspetto più grave del presente disegno di legge e sicuramente il più odioso. Le specie migratorie sono, come noto, un patrimonio transnazionale, un bene, un patrimonio comune del continente europeo ed africano. In questo caso si tratta quindi veramente di un tratto odioso di estremismo venatorio. Sono andato a luglio a Vico Equense al congresso nazionale dell'ARCI e gli stessi cacciatori più democratici e più accorti sono attenti a questo equilibrio tra caccia, natura e specie viventi.
PRESIDENTE. Onorevole Russo Spena, deve concludere il suo intervento.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Questo equilibrio, in questo disegno di legge, è stravolto. Per questo Rifondazione comunista esprimerà in modo convinto un voto contrario.
LUCA MARCORA. Signor Presidente, so di avere a disposizione solamente tre minuti e pertanto non mi sarà possibile svolgere tutte le argomentazioni per giustificare il voto che esprimeranno i deputati del gruppo della Margherita sul presente provvedimento, un voto di astensione. L'astensione è giustificata dal fatto che noi siamo favorevoli ad una legge che si ponga gli obiettivi di regolamentare, come questo disegno di legge, le deroghe alle specie cacciabili. Vi è una situazione di completa anarchia dove ogni regione può emanare una sua legge e dove, in molti casi, le regioni varano provvedimenti incompatibili con le normative comunitarie; è pertanto giusto che sia varata una legge in materia di deroghe. È sbagliato però il disegno di legge che abbiamo oggi esaminato e che ci apprestiamo a votare.
È sbagliato per molti motivi. Innanzitutto, è sbagliato perché è inapplicabile e vi sono almeno tre elementi di inapplicabilità. La potestà della Presidenza del Consiglio di annullare delibere regionali è incostituzionale e lo ricordava prima l'onorevole Rava. L'assessore all'agricoltura della regione Puglia Marmo ha già affermato di voler proporre un ricorso contro questa legge immediatamente dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Pertanto, tale provvedimento non potrà essere applicato e darà luogo a contenziosi, a ricorsi ai TAR ed a battaglie giuridiche.
Tale disegno di legge è inapplicabile anche perché non si pone il problema di come distinguere le leggi regionali attualmente esistenti: nel testo esse non vengono citate e, quindi, si deve pensare che siano tuttora vigenti. Chiaramente, se tali leggi fossero in vigore, non sarebbe più valida quella che ci accingiamo ad approvare.
Inoltre, il provvedimento in esame è in contrasto con la legge n. 157 del 1992, in particolare per quanto riguarda la questione del parere dell'INFS. La legge n. 157 prevede un parere vincolante, mentre il testo in esame contempla solo l'espressione «sentito» il parere dell'INFS.
Per quanto concerne il merito, siamo in disaccordo con l'impianto di questo disegno di legge, poiché si lascia alle singole regioni la potestà di normare senza alcuna possibilità di ricondurre il tutto nell'ambito di un quadro nazionale governato e coerente. Non possiamo pensare che queste specie migratorie possano essere cacciate in una regione e non in un'altra e se esistono problemi di sovrappopolamento o pericoli di estinzione essi sicuramente vi saranno anche a livello sovraregionale. Pertanto, è impossibile pensare che vi sia da parte delle regioni la potestà di prevedere deroghe alla normativa sulla caccia, senza che vi sia un quadro nazionale di riferimento.
Abbiamo presentato emendamenti che riportavano queste osservazioni e che cercavano di migliorare la legge nel senso che ho illustrato, ma abbiamo ottenuto da parte di questa maggioranza e del relatore una risposta sprezzante. Si è voluto fare il muro contro muro. All'inizio si era detto che non si poteva approvare alcun emendamento, perché altrimenti con l'applicazione di questa legge non si sarebbero rispettati i tempi necessari per pubblicare i calendari regionali della stagione venatoria; oggi questo problema non esiste più e, quindi, avremmo avuto tutto il tempo di mettere mano al testo del provvedimento e di modificarlo, dal momento che comunque esso troverà applicazione nelle prossime stagioni venatorie e non in quella attuale.
Questa maggioranza vuole governare in spregio al lavoro del Parlamento, proponendoci una legge inapplicabile e su ciò giudicheranno i cacciatori. Essi per primi si renderanno conto che in quest'aula è stata approvata una legge che non potrà essere applicata e che, quindi, non potrà rispondere alle loro esigenze. Ciò anche in sprezzo ad un accordo raggiunto oggi fra le associazioni ambientaliste e animalista e l'UNAVI (l'unione nazionale delle associazioni venatorie italiane), che prevedeva proprio l'approvazione degli emendamenti di cui parlavo prima. La maggioranza vuole governare in questo modo; sarà poi il paese a giudicare (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro Scanio. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, intervengo molto brevemente innanzitutto per affermare - non l'ho potuto fare prima - che è assai strano che si contesti alla componente verde l'avere esposto un cartello molto piccolo e delicato che recava le parole «I love» e che, quindi, conteneva una dichiarazione di amore nei confronti di animali che altri vogliono uccidere. Forse si dovrebbe protestare contro chi li vuole massacrare e non contro chi li ama.
Credo, peraltro, che il fatto che vi sia stata da parte di associazioni di liberi cittadini un'iniziativa, che probabilmente ha trovato anche nella nostra esposizione in Assemblea un particolare fervore, non possa essere considerato un vulnus, in un'aula dove altri addirittura hanno esposto dei cappi.
Credo che oggi stiamo semplicemente rivendicando, a nome del 90 per cento del popolo italiano (come testimoniano tutti i sondaggi compiuti da istituti di centrodestra e di centrosinistra e, per fortuna, da tanti istituti indipendenti), il fatto che, gli italiani sono contrari a questo particolare accanimento nei confronti dei piccoli volatili. Gli italiani preferiscono sentire un usignolo cantare piuttosto che massacrarlo.
Questa è la posizione dei Verdi: sappiamo che su questo rappresentiamo la stragrande maggioranza dei cittadini di questo paese. Siete voi, colleghi, che vi dovreste interrogare sull'aberrazione e sull'eccessivo perbenismo anche da parte di alcuni colleghi che hanno vergogna di essere decisamente contro leggi incivili. Gli stessi colleghi che si incatenano sulle leggi in materia di giustizia - e lo facciamo con loro - guarda caso hanno un atteggiamento di supponenza e di perbenismo sballato nei confronti di norme che in quest'aula si vogliono approvare in dispregio del comune sentire degli italiani e della stragrande parte degli europei, respingendo ogni proposta di buonsenso.
Grazie ad un'iniziativa fondamentale dei Verdi e, all'epoca, anche dell'onorevole Procacci, questo paese ha una legge sulla tutela della fauna considerata una legge avanzata e che non vieta la caccia ma, al contrario, ne prevede una regolamentazione. Voi volete scardinare questo principio arrivando sostanzialmente ad esasperare i toni ed a portare di nuovo ad una posizione abolizionista.
Per questo il nostro voto è decisamente contrario in nome degli italiani e di quelle centinaia di persone che sono ancora fuori da Montecitorio a manifestare la loro decisa contrarietà al provvedimento. Andremo fino in fondo utilizzando gli appositi strumenti davanti alla Commissione europea ed alla Corte costituzionale. Oggi è 17 settembre: questo giorno vi porterà sfortuna perché oggi avete segnato ulteriormente un potenziamento della posizione in difesa degli animali (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania - Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal suo gruppo l'onorevole Rocchi. Ne ha facoltà.
CARLA ROCCHI. Signor Presidente, intervengo per esprimere il mio voto contrario al provvedimento in coerenza con un impegno di sempre ed in coerenza con il voto espresso sui vari emendamenti.
GIUSEPPE ROMELE. Signor Presidente, sarò brevissimo. Dal 1979, 800 mila cacciatori aspettavano questo provvedimento negato dai governi precedenti. Il programma di Governo del Presidente Berlusconi, anche con questo passaggio legislativo, conferma che viene rispettato con piena coerenza. Bravi amici e colleghi della maggioranza - e non solo, per la verità - che apprestandovi a votare questa legge non avete abboccato alle bugie di Pecoraro Scanio e compagni.
Se la politica dei Verdi antianimalisti, anticaccia, antitutto è quella dimostrata oggi in quest'aula parlamentare, ebbene avanti così nella sinistra, che andate molto bene.
LUIGINO VASCON, Relatore. Chiedo di parlare.
LUIGINO VASCON, Relatore. Signor Presidente, come relatore non nascondo le difficoltà che ho incontrato nel seguire il provvedimento. Quello che mi preme sottolineare è, purtroppo, la facilità con cui è stata demonizzata questa legge. Sono state espresse parole volgari ed ingiuriose ad indirizzo di chiunque non ne abbia condiviso lo spirito e l'applicazione ed ancora peggio è che ne è stato fatto un uso strumentale e demagogico.
Questa legge va a colmare un vuoto legislativo lasciato dalla precedente legge che regola l'esercizio venatorio, la n. 157 dell'11 febbraio 1992. Proprio per la mancanza di completamento di quest'ultima l'Italia è già stata multata per ben cinque volte. La Comunità europea ci ha detto che se la legge venisse approvata così com'è potrebbero essere sgravati i 22 ricorsi pendenti, altrimenti ne dovremo affrontare altri 22.
Dunque, abbiamo fatto solamente il nostro dovere, abbiamo ottemperato al completamento di una legge «zoppa» per opportunismo politico di coloro che all'epoca ne avevano tracciato e portato in votazione il testo. Pertanto, non dobbiamo di certo raccogliere le provocazioni che continuano ad arrivare al nostro indirizzo, ma dobbiamo essere fieri di avere ultimato una legge che prima era zoppa.
Signor Presidente, concludendo ringrazio tutti coloro che mi hanno assistito e che hanno collaborato alla buona riuscita del provvedimento. Mi riservo dall'esprimere ulteriori commenti perché non credo sia il tempo né il momento di seguire inutili e sterili polemiche (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
(Votazione finale e approvazione - A.C. 2297)
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2297, di cui si è testé concluso l'esame.
(S. 628 - Integrazioni alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di protezione della fauna selvatica e di prelievo venatorio, in attuazione dell'articolo 9 della direttiva 79/409/CEE) (approvato dal Senato) (2297):
Hanno votato no 43).
Prendo atto che l'onorevole Vascon non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Prendo atto che l'onorevole Lucà non è riuscito ad esprimere il proprio voto e che ne avrebbe voluto esprimere uno contrario.
Dichiaro così assorbite le proposte di legge nn. 881-1182-1290-1338-1422-1434.
RELAZIONE - N. 2297 - 881 - 1182 - 1290 - 1338 - 1422 - 1434-A
1. Alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, dopo l'articolo 19 è inserito il seguente:
"Art. 19-bis. - (Esercizio delle deroghe previste dall'articolo 9 della direttiva 79/ 409/CEE). - 1. Le regioni disciplinano l'esercizio delle deroghe previste dalla direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, conformandosi alle prescrizioni dell'articolo 9, ai princìpi e alle finalità degli articoli 1 e 2 della stessa direttiva ed alle disposizioni della presente legge.
2. Le deroghe, in assenza di altre soluzioni soddisfacenti, possono essere disposte solo per le finalità indicate dall'articolo 9, paragrafo 1, della direttiva 79/409/CEE e devono menzionare le specie che ne formano oggetto, i mezzi, gli impianti e i metodi di prelievo autorizzati, le condizioni di rischio, le circostanze di tempo e di luogo del prelievo, il numero dei capi giornalmente e complessivamente prelevabili nel periodo, i controlli e le forme di vigilanza cui il prelievo è soggetto e gli organi incaricati della stessa, fermo restando quanto previsto dall'articolo 27, comma 2. I soggetti abilitati al prelievo in deroga vengono individuati dalle regioni, d'intesa con gli ambiti territoriali di caccia (ATC) ed i comprensori alpini.
4. Il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, previa delibera del Consiglio dei ministri, può annullare, dopo aver diffidato la
regione interessata, i provvedimenti di deroga da questa posti in essere in violazione delle disposizioni della presente legge e della direttiva 79/409/CEE.
5. Entro il 30 giugno di ogni anno, ciascuna regione trasmette al Presidente del Consiglio dei ministri, ovvero al Ministro per gli affari regionali ove nominato, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, al Ministro delle politiche agricole e forestali, al Ministro per le politiche comunitarie, nonché all'Istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS), una relazione sull'attuazione delle deroghe di cui al presente articolo; detta relazione è altresì trasmessa alle competenti Commissioni parlamentari. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio trasmette annualmente alla Commissione europea la relazione di cui all'articolo 9, paragrafo 3, della direttiva 79/409/CEE".