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Timestamp: 2020-02-28 21:24:38+00:00
Document Index: 25291813

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Multa al semaforo rosso: foto anche senza cartello con l'avviso
Multa al semaforo rosso: foto anche senza cartello con l’avviso
T-Red: chi passa col rosso può essere multato tramite la fotografia del dispositivo di rilevamento automatico anche se la presenza di quest’ultimo non è previamente segnalata.
La presenza della telecamera al semaforo non deve essere presegnalata agli automobilisti con apposita segnaletica: le multe, pertanto, elevate al passaggio della luce rossa restano valide. Lo ha chiarito la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].
Non bisogna confondere le norme sull’autovelox con quelle sul T-Red, la macchina fotografica che scatta le istantanee alle targhe delle auto che passano col semaforo rosso: solo per i primi c’è l’obbligo della segnaletica che anticipi (almeno 400 metri prima) la presenza del controllo elettronico. Al contrario, per quanto riguarda le multe per passaggio a semaforo rosso, l’omesso avviso del rischio di essere fotografati non rende nullo l’accertamento.
Non si può neanche assimilare il T-Red ai sistemi di videosorveglianza (come quelli presenti nei negozi o nelle banche) che, invece, devono essere presegnalati a tutela della privacy.
Il T-Red non pone problemi per la privacy degli utenti della strada, posto che la telecamera è puntata non in direzione dell’abitacolo dell’autovettura o del conducente, che rimane non identificabile, ma unicamente sulla targa del mezzo. Il dispositivo impiegato per l’accertamento delle violazioni non è infatti uno strumento atto al trattamento dei dati personali, quindi non si possono applicare le norme sancite a tutela della riservatezza.
La Suprema corte ha così definitivamente stabilito che l’apparecchiatura utilizzata dalla polizia per rilevare l’attraversamento dell’incrocio con il semaforo rosso non può essere comparata a un impianto di videosorveglianza, né esiste una norma del codice della strada che imponga la presenza di apposita segnaletica che avvisi gli automobilisti della possibilità di essere “fotografati”.
La sentenza di ieri smentisce un precedente di segno opposto con cui la Suprema corte aveva annullato la sanzione in assenza di comunicazione informativa all’automobilista circa il controllo. Evidentemente la Cassazione si è conformata al parere del Ministero dei Trasporti che già nel 2013 aveva stabilito che l’obbligo del presegnale sussiste solo per gli autovelox e non per i T-Red. Infatti, come anticipato, “il potere sanzionatorio in materia di circolazione stradale non è tanto ispirato dall’intento della sorpresa ingannevole dell’automobilista indisciplinato, in una logica patrimoniale captatoria” quanto alla sicurezza stradale. Dunque la mancanza di una informazione diretta a preavvertire il conducente del rischio della commissione di infrazioni al codice della strada, rilevate dalle apparecchiature a ciò deputate, non pone un problema di invalidità dell’accertamento.
[1] Cass. sent. n. 8415/2016 del 27.04.2016.
Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 5 febbraio – 27 aprile 2016, n. 8415
Presidente Petitti – Relatore Falabella
Con ricorso depositato in data il gennaio 2007, B.A.L. adiva il Giudice di pace di Bassano del Grappa impugnando due verbali di accertamento della polizia locale del Comune di Romano d’Ezzelino, con cui gli era stata contestata la marcia del veicolo in presenza di semaforo con il segnale rosso. Deduceva, al riguardo, che la contestazione era avvenuta a seguito di rilievo fotografico effettuato da impianto di rilevazione automatica.
Il giudice di pace adito, con sentenze nn. 449/2007 e 449/2007, rigettava le due opposizioni.
Avverso le due pronunce B. interponeva appello e il Tribunale di Bassano, riuniti i giudizi, respingeva le impugnazioni. Rilevava il tribunale che l’apparecchiatura utilizzata dalla polizia locale per rilevare l’attraversamento dell’incrocio con luce semaforica rossa non era equiparabile a un impianto di videosorveglianza, posto che la riproduzione fotografica non aveva ad oggetto il conducente, il quale non era identificabile; affermava, pertanto che il dispositivo impiegato per l’accertamento delle violazioni non era uno strumento atto al trattamento dei dati personali, onde non erano applicabili le norme sancite a tutela della riservatezza.
Contro la indicata sentenza del Tribunale di Bassano del Grappa lo stesso B. ha proposto ricorso per cassazione. Questo si fonda su due motivi. Il Comune non ha svolto attività difensiva.
Con il primo motivo il ricorrente denuncia l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, in relazione all’art. 360, n. 5, c.p.c., circa un fatto controverso e decisivo: il mancato riconoscimento del dato per cui l’apparato di rilevazione automatica del passaggio di autoveicoli, posto in corrispondenza del semaforo, costituisca strumento di videosorveglianza, o sia comunque ad esso assimilabile. Il ricorrente si duole in particolare del fatto che il tribunale abbia negato che la targa di un veicolo costituisca un dato personale il cui trattamento debba essere effettuato con le cautele previste dalla normativa in tema di riservatezza e che, segnatamente, nella fattispecie debba farsi luogo all’avviso prescritto dall’art. 13 d.lgs. n. 196/2003 cit..
Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione o falsa applicazione del provvedimento generale del Garante per la protezione dei dati personali del 29 aprile 2004, nonché dell’art. 4, primo comma, lett. b), e dell’art. 13, 1 e 30 co. d.lgs. n. 196/2003, in relazione all’art. 360, n. 3, c.p.c.. Il tribunale aveva infatti escluso la necessità della previa informazione dell’accesso del veicolo in area video-sorvegliata, così contravvenendo al provvedimento sopra richiamato.
I motivi sono connessi sicché devono essere esaminati congiuntamente.
Una specifica disciplina della tutela della riservatezza con riferimento all’utilizzo dei dispositivi elettronici per la rilevazione di violazioni al codice della strada non è contenuta nel nominato provvedimento generale del 29 aprile 2004, quanto, piuttosto, nel successivo provvedimento dell’8 aprile 2010. Quest’ultimo precisa, infatti, che anche i conducenti dei veicoli e le persone che accedono o transitano in area dove sono attivi sistemi elettronici di rilevazione automatizzata delle violazioni debbano essere previamente informati in ordine al trattamento dei dati personali. Il provvedimento generale del Garante dell’8 aprile 2010 prescrive che un’idonea informativa in materia possa essere anzitutto assicurata mediante l’utilizzo di strumenti appropriati che rendano agevolmente conoscibile la presenza nelle aree interessate degli strumenti di rilevamento di immagini: a tale riguardo prevede che possano svolgere un ruolo efficace, in proposito, gli strumenti di comunicazione al pubblico e le iniziative periodiche di diffusa informazione, ad integrazione delle quali possono operare modalità esplicative di diversa natura, come volantini, pannelli a messaggio variabile, annunci televisivi e radiofonici, reti civiche e altre forme di comunicazione istituzionale, nonché appositi cartelli. Questa del 2010 è, quindi, la prima disciplina successiva alla contestata infrazione che, occupandosi direttamente del trattamento dei dati personali operato a mezzo di dispositivi elettronici per la rilevazione delle violazioni al codice della strada, preveda una regolamentazione di dettaglio dell’obbligo di informativa di cui all’art. 13 d.lgs. n. 196/2003: regolamentazione rapportata alla peculiarità delle diffuse modalità di utilizzo di tali apparecchi, estese, perlomeno tendenzialmente, alla generalità degli utenti in transito nelle aree interessate. Non è da trascurare, in tema, che proprio la particolarità del sistema di rilevazione delle violazioni al codice della strada, che coinvolge l’astratta universalità degli utenti, ha indotto il Garante a individuare forme di informativa anche diverse dall’apposizione di appositi cartelli, come, appunto, quella contenuta nei siti web (art. 5.3.2 del provvedimento generale dell’8 aprile 2010).
Il tema del coordinamento tra la regolamentazione contenuta nel provvedimento generale del 2004 e quello del 2010 è stato già affrontato da questa Corte, la quale ha avuto modo di affermare, tra l’altro, che la disciplina della rilevazione delle violazioni al codice della strada, prima della delibera del 2010 del Garante, era orientata dalla considerazione che la rilevazione aveva ad oggetto il veicolo piuttosto che il conducente, essendosi posto per la prima volta in via generale il problema della previa informativa agli utenti solo con la citata delibera (Cass. 2 febbraio 2012, n. 1479).
A ben vedere, però, pare al Collegio che, ai fini della definizione della questione sottoposta al suo esame, vada preso in considerazione il nodo delle possibili ricadute che una violazione della disciplina circa l’informativa di cui all’art. 13 abbia sul piano dell’irrogazione della sanzione amministrativa conseguente all’accertamento dell’infrazione al codice della strada.
È da credere, al riguardo, che le discipline attinenti, rispettivamente, alla tutela dei dati personali e alla circolazione dei veicoli operino su piani differenti. Infatti, una ipotetica violazione dell’obbligo di informativa di cui al cit. art. 13 costituisce un illecito rispetto al sistema di tutela approntato per la tutela dei dati personali, il cui rispetto è presidiato da un autonomo apparato sanzionatorio: sicché con riferimento alla specifica violazione di cui trattasi opera la previsione di cui all’art. 161 d.lgs. n. 196/2003 cit..
La detta violazione non spiega invece effetto con riguardo alla contestazione dell’illecito di cui si dolga il conducente del veicolo, siccome non preavvertito della presenza del dispositivo di rilevazione: questo perché l’informativa di cui all’art. 13 non è correlata funzionalmente alla prevenzione dell’infrazione al codice della strada, ma, come si è detto, al rispetto di un obbligo di riservatezza. L’avviso in questione non è dunque diretto a orientare la condotta di guida del trasgressore, così da evitare che lo stesso incorra in una violazione delle norme che regolano la circolazione: ciò che accade, di contro, allorquando è la stessa disciplina del codice della strada ad esigere che agli automobilisti sia data informazione della presenza di apparecchiature di controllo del traffico. Così, l’art. 4, d.l. n. 121/2002, convertito in l. n. 168/2002 (poi modificato dal d.l. n. 151/2003, convertito in l. n. 214/2003) prevede che della presenza dei dispositivi o mezzi tecnici di controllo del traffico finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni alle norme di comportamento di cui agli artt. 142, 148 e 176 cod. strada debba essere data informazione agli automobilisti. E questa S.C. ha evidenziato in proposito, che, proprio perché l’informativa in questione è preordinata a disciplinare la condotta di guida, costituendo una norma di garanzia per l’automobilista, la mancanza di essa non è priva di effetto ma determina la nullità della sanzione (Cass. 26 marzo 2009, n. 7419; Cass. 12 ottobre 2009, n. 21634; cfr. pure Cass. 24 novembre 2006, n. 24526, che sottolinea come il potere sanzionatorio in materia di circolazione stradale non sia tanto ispirato dall’intento della sorpresa ingannevole dell’automobilista indisciplinato, in un logica patrimoniale captatoria, ma anche da uno scopo di tutela della sicurezza stradale, oltre che di riduzione dei costi economici, sociali ed ambientali derivanti dal traffico veicolare, nonché di fluidità delle circolazione).
È evidente, dunque, che, non venendo nella fattispecie in questione l’inosservanza di una informazione diretta a scopi inerenti alla circolazione, e, segnatamente, a preavvertire il conducente del rischio della commissione di infrazioni al codice della strada rilevate dalle apparecchiature a ciò deputate, un problema di invalidità dell’accertamento non si possa porre.
Corretta, nei termini indicati, a norma dell’art. 384, 4 co. c.p.c., la motivazione della sentenza impugnata, il ricorso va respinto.
Nulla per le spese, stante l’assenza di attività difensiva da parte dell’intimato.
Giorgio Bucci ha detto:
14 maggio 2019 – Studiero’ bene sia il parere del ministero che la sentenza della Cassazione. Intanto si deve rilevare la illegittimita’ di multe pagate al comune e non al ministero competente per il codice della strada. Il punto e’ che l’assenza della segnaletica stradale di preavviso di telecamera al semaforo discrimina il pari diritto tra le parti perche’ non riconosce alla presunta violazione del passaggio con il rosso ne’ la proporzione tra spazio in centimetri e secondi rilevati dalla foto in rapporto ai secondi di durata del segnale di giallo del semaforo. Se ad esempio se il limite e’ di 50 km orari quanti secondi prima del rosso deve apparire il giallo perche’ si possa arrestare il veicolo senza essere tamponati? Oppure se un ostacolo improvviso, ad esempio macchine che si sono fermate all’incrocio del semaforo, hanno costituito un improvviso rallentamento determinando nel frattempo il passaggio tra giallo e rosso? Oppure un medico che deve recarsi per necessita’ di lavoro in posto di guardia medica? Quindi la lagittimita’ di difesa dei propri diritti con il preavviso di segnaletica consente di avere immediatamente modo di rilevare l’infrazione, se c’e’ stata, o di evitarla quando possibile prima che la memoria faccia venire meno le ragioni della propria guida. Dr. Giorgio Bucci
15/05/2019 alle 07:32
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