Source: http://associazionesuperpartes.it/it/blog?from=2017-05-01&to=2017-05-31
Timestamp: 2020-07-13 23:59:45+00:00
Document Index: 17184309

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 659', 'art. 659', 'art. 40', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 8']

Schiamazzi: al titolare del pubblico esercizio...
Corte di Cassazione, Sezione III Penale, sentenza n. 22142 dell'8 maggio 2017 Cosa cambia per il cittadino. Spesso vengono aperti locali nelle vicinanze di immobili residenziali, senza tener conto a sufficienza del possibile disturbo, che può essere altamente pregiudizievole soprattutto quando si tratti di locali destinati a chiudere a tarda notte. La Cassazione, in una recente sentenza, ha affrontato la questione in relazione a una discoteca, i cui avventori, con rumori e schiamazzi nonchè andirivieni di auto, sicuramente non rendevano semplice il riposo notturno dei soggetti residenti nelle vicinanze. Gli Ermellini hanno ritenuto, in particolare, che in ipotesi come queste, il titolare dell'esercizio pubblico possa essere chiamato a rispondere del reato di "disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone", sussistendo in capo a lui una specifica posizione di garanzia (e dunque uno specifico obbligo) di impedire i rumori provenienti dalla propria clientela. Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes http://associazionesuperpartes.it/notai/ Il fatto Il gestore di un pubblico esercizio, una discoteca nel caso di specie, è stato chiamato in giudizio per aver creato disturbo al riposo dei residenti nelle vie limitrofe, non avendo impedito gli schiamazzi degli avventori che stazionavano all'esterno del suo esercizio e che si protraevano sino a tarda notte. A seguito della condanna emessa dal Tribunale di Udine (poi confermata in appello) alla pena di un mese e dieci giorni di arresto in quanto riconosciuto colpevole dei reati, unificati dal vincolo della continuazione, di cui agli artt. 81, 40 comma 2 e 659 c.p., il gestore della discoteca ha proposto ricorso per Cassazione. Le ragioni giuridiche La Corte di Cassazione ha ritenuto che sia configurabile in capo al titolare di un esercizio pubblico una posizione di garanzia e un correlato obbligo di impedire gli schiamazzi provenienti dagli avventori del proprio locale, ai sensi del combinato disposto degli artt. 40 comma 2 e 659 c.p. In particolare l'art. 659 c.p. recita che chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a 309 euro. Si applica l'ammenda da 103 euro a 516 euro a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni o le prescrizioni dell'Autorità. Secondo la Corte, gli schiamazzi posti in essere dalla clientela, suscettibili di disturbare le occupazioni o il riposo delle persone, sono da ricondurre non alle emissioni sonore prodotte, ordinariamente, da un qualunque esercizio nel quale si somministrino cibi e bevande e nel quale vengano tenuti servizi di intrattenimento musicale, quanto piuttosto a situazioni eccedenti le normali modalità di esercizio dell'attività intrinsecamente rumorosa. Pertanto sussiste in capo al titolare dell'esercizio pubblico l'obbligo di impedirli, essendo altrimenti chiamato a rispondere in prima persona penalmente ai sensi dell'art. 659 c.p. (in combinato disposto con l'art. 40 comma 2 c.p). Per leggere gli altri articoli SuperPartes clicca qui: http://associazionesuperpartes.it/extra/blog/
Lo slalom tra le condizioni per l'applicazione...
Oggi, più frequentemente che in passato, per le cessioni di fabbricati soggette ad Iva il tributo è dovuto con l'applicazione del meccanismo dell'inversione contabile. Tale modalità particolare di assolvimento dell'imposta riguarda solo parzialmente gli atti stipulati dai notai. L'applicazione del reverse charge richiede la verifica preventiva delle nozioni di: Fabbricato; Fabbricato abitativo; Fabbricato strumentale per natura; Impresa costruttrice; Impresa di ripristino o ristrutturatrice; Alloggio sociale; Ultimazione di fabbricato; Fabbricato in corso di costruzione Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes http://associazionesuperpartes.it/notai/ Fabbricato Articolo 2645, comma 6 del c.c.: rustico comprensivo delle mura perimetrali delle singole unità , la cui copertura sia stata completata. Fabbricato abitativo Fabbricato avente classificazione catastale A - esclusa la categoria A/10 - indipendentemente dall'effettivo utilizzo. Fabbricato strumentale per natura Fabbricato che per caratteristiche non è suscettibile di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni. In particolare unità immobiliare classificata o classificabile nei gruppi catastali B, C, D, E e nella categoria A/10. Impresa costruttrice Impresa alla quale risulta intestato il provvedimento amministrativo, ove necessario, in forza del quale ha luogo la costruzione; Anche l'impresa appaltante che non costruisce direttamente, ma che si avvale di soggetti terzi (altra imprese) per l'esecuzione dei lavori; Anche l'impresa che occasionalmente svolge l'attività di costruzione di immobili dovendosi prescindere dall'attività svolta in via principale o prevalente o dal suo oggetto sociale; Impresa che ha acquisito tale qualifica a seguito di una successione a titolo universale - a seguito di operazioni di conferimento di azienda; fusione o a causa di altre trasformazioni sostanziali soggettive quali scissioni, trasformazioni, donazioni di azienda, etc. Impresa di ripristino o ristrutturatrice Impresa acquirente di un fabbricato e che esegue o fa eseguire sullo stesso interventi di restauro o risanamento conservativo; di ristrutturazione edilizia; e di ristrutturazione urbanistica. Come per l'impresa costruttrice è irrilevante l'attività svolta in via principale e la circostanza che l'intervento realizzato sia occasionale. Alloggio sociale Il decreto ministeriale (Ministero delle infrastrutture) 22 aprile 2008 qualifica come alloggio sociale "l'unità adibita a uso residenziale in locazione permanente che svolge la funzione di interesse generale, nella salvaguardia della coesione sociale, di ridurre il disagio abitativo di individui e nuclei familiari svantaggiati, che non sono in grado di accedere alla locazione di alloggi nel libero mercato". Ultimazione di fabbricato L'ultimazione della costruzione del fabbricato o dell'intervento di ripristino dell'immobile deve essere individuata con riferimento al momento in cui il bene è idoneo ad espletare la sua funzione, ovvero è idoneo per essere destinato al consumo. In particolare, si deve considerare ultimato l'immobile per il quale sia intervenuta l'attestazione di ultimazione dei lavori da parte del direttore dei lavori che di norma coincide con la dichiarazione da rendere in catasto. Deve considerarsi ultimato anche il fabbricato concesso in uso a terzi, con i fisiologici contratti relativi all'utilizzo dell'immobile, in quanto pur mancando la formale attestazione di ultimazione dei lavori da parte del tecnico competente si presume che, essendo idoneo ad essere immesso in consumo, presenti tutte le caratteristiche fisiche in grado di far ritenere l'opera di costruzione o di ristrutturazione completata. Fabbricato in corso di costruzione o di ristrutturazione Fabbricato la cui costruzione sia effettivamente iniziata - ma non ultimata - non essendo sufficiente il mero rilascio del provvedimento amministrativo. Non deve essere intervenuta nè l'attestazione del tecnico della fine dei lavori o dell'intervento di ristrutturazione; nè il fabbricato deve essere idoneo all'uso (non può ancora essere concesso in locazione o in comodato). L'applicazione del reverse charge o inversione contabile E' necessario distinguere le cessioni di fabbricati abitativi dalle cessioni dei fabbricati strumentali per natura. Con riferimento alle cessioni dei fabbricati di tipo abitativo l'Iva deve essere assolta tramite l'inversione contabile se il cedente è un'impresa costruttrice o ristrutturatice (di ripristino) e la cessione viene effettuata oltre i cinque anni dalla fine dei lavori con l'esercizio dell'opzione nell'atto (di compravendita o nel preliminare). Inoltre il soggetto acquirente deve essere un soggetto passivo ai fini Iva in modo da poter assolvere il tributo in luogo del cedente. L'acquirente deve poter integrare la fattura di acquisto con l'indicazione della base imponibile, dell'aliquota e dell'imposta. Per quanto riguarda le cessioni di fabbricati strumentali per natura l'Iva deve essere assolta tramite il descritto meccanismo se il cedente è un'impresa costruttrice o ristrutturatice (di ripristino) e la cessione viene effettuata oltre i cinque anni dalla fine dei lavori con applicazione dell'Iva per effetto dell'esercizio dell'opzione nel relativo atto. Il meccanismo deve essere applicato anche se il cedente non è un'impresa costruttrice o ristrutturatice (di ripristino) e la cessione è soggetta ad Iva a seguito dell'esercizio dell'opzione. Anche in questa ipotesi l'applicazione dell'inversione contabile è subordinata alla circostanza che gli acquisti siano effettuati da soggetti (imprese e professionisti) in possesso del numero di partita Iva (soggetti passivi). Per le cessioni di fabbricati aventi natura di alloggi sociali l'inversione contabile si applica a seguito dell'esercizio dell'opzione dell'Iva indipendentemente dalla natura dell'impresa cedente (costruttrice o non costruttrice). Per leggere gli altri articoli SuperPartes clicca qui:http://associazionesuperpartes.it/extra/blog/ Nicola Forte, dottore commercialista e revisore dei conti a Roma
GUIDA "Dopo di noi" amministratore di sostegno
22/05/2017Il Notariato e le Associazioni dei consumatori hanno pubblicato una Guida per il cittadino, distribuita dal Consiglio Nazionale del Notariato e dalle Associazioni dei Consumatori, e disponibile sui rispettivi siti, per rendere più facilmente accessibili gli strumenti giuridici previsti dall'ordinamento a favore delle situazioni di disabilità . "La tutela delle persone con disabilità rappresenta una forte esigenza sociale. È importante avere strumenti idonei a garantire al disabile, per tutta la durata della vita, un'assistenza non solo morale ma anche materiale rispettosa della sua dignità Di seguito il link per consultare la guida: www.notariato.it/sites/default/files/Guida_Dopo_di_noi_0.pdf
Tribunale di Ivrea: l'uso del cellulare causa il...
Tribunale Ordinario di Ivrea, Sezione Lavoro, sentenza n. 96 del 30 marzo 2017 Cosa cambia per il cittadino. Siamo sicuramente di fronte a una sentenza storica che per la prima volta riconosce l'uso del cellulare come causa di una malattia tumorale, condannando l'Inail al pagamento del risarcimento del danno alla salute al lavoratore dipendente. Certo, si tratta ancora di una sentenza isolata e occorre rimanere a vedere come la giurisprudenza nel prossimo periodo si orienterà , ma quel che è certo è che questa è la prima sentenza che afferma la connessione tra l'uso del telefonino e il tumore al cervello (che fortunatamente nel caso in esame era benigno) e riconosce, in capo al lavoratore, il diritto di vedersi riconosciuto il risarcimento del danno da malattia professionale. Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes http://associazionesuperpartes.it/notai/ Il fatto. Tizio, lavoratore dipendente, era costretto per ragioni d'ufficio a usare il cellulare per un certo numero di ore al giorno e lamentava la stretta connessione tra l'uso dell'apparecchio elettronico e il tumore celebrale che intanto era sorto. Chiedeva, quindi, il risarcimento del danno subito. Le ragioni giuridiche. Il Tribunale di Ivrea, in parziale accoglimento del ricorso, ha dichiarato il lavoratore affetto da malattia professionale, che ha comportato un danno biologico permanente del 23% e, per l'effetto, ha condannato l'Inail alla corresponsione del relativo beneficio a decorrere dalla data della presentazione della domanda in sede amministrativa, oltre agli interessi al tasso legale e l'eventuale maggior danno in misura pari alla differenza tra la rivalutazione monetaria e il tasso legale sui ratei maturati e non riscossi, a decorrere dal 121' giorno dalla data della presentazione della domanda in sede amministrativa. Alla luce di questa decisione, dunque, si può facilmente evidenziare come il Tribunale abbia ritenuto esistente un nesso eziologico tra l'uso del cellulare in una certa quantità ed il tumore, seppur fortunatamente benigno. Sussistendo quindi un rapporto di causa ed effetto tra l'uso dell'apparecchio elettronico per un certo numero di ore e l'insorgere di una malattia (a questo punto professionale) il Tribunale di Ivrea ha ritenuto conseguentemente che il relativo danno alla salute (cosiddetto danno biologico) andasse integralmente risarcito a favore del lavoratore, condannando in tal senso l'Inail. Per leggere gli altri articoli SuperPartes clicca qui: http://associazionesuperpartes.it/extra/blog/
Uso dell'immagine altrui: è sempre revocabile il...
Corte di Cassazione, Sezione I, sentenza n. 1748 del 29 gennaio 2016 Cosa cambia per il cittadino. Nell'epoca in cui la condivisione e la diffusione di immagini, anche personali, è sempre più frequente anche grazie al dilagare di svariati social media, occorre fare il punto su quali siano i diritti del soggetto fotografato, soprattutto nel caso in cui quest'ultimo non abbia piacere all'utilizzo della propria immagine. Lo spunto è offerto da un'interessante sentenza di Cassazione che ha visto protagonisti un'attrice e una nota società italiana di caffè. E' revocabile il consenso all'uso della propria immagine anche quando rilasciato per contratto e dietro corrispettivo? Può il soggetto cambiare idea? Fino a che punto si spinge la tutela della vita privata? Queste e molte altre le domande a cui ha dato risposta la Cassazione. Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes http://associazionesuperpartes.it/notai/ Il fatto. La società Alfa s.p.a. utilizzava l'immagine di un'attrice per fini pubblicitari, in virtù di un contratto stipulato nel 2000 tra quest'ultima e una società austriaca che si era riservata la facoltà di cessione dell'immagine anche a terzi. A tale utilizzo si opponeva l'attrice, ritenendolo abusivo dal momento che, qualche anno dopo, il contratto con la società austriaca era stato risolto e con l'occasione l'attrice aveva anche revocato il consenso alla diffusione della propria immagine. Le ragioni giuridiche. In questo caso, e nei casi simili, la questione giuridica di fondo attiene alla divulgazione dell'immagine senza il consenso dell'interessato, la quale può considerarsi lecita solamente quando risponde a esigenze di pubblica informazione e non anche quando sia rivolta a fini pubblicitari. La norme di riferimento vanno rinvenute nell'art. 10 c.c. (abuso dell'immagine altrui), negli artt. 96 e 97 della L. n. 633/41 sul diritto d'autore ed anche nell'art. 8 CEDU che tutela la vita privata da intendersi come nozione ampia che comprende l'integrità fisica e morale della persona e può includere diversi aspetti dell'identità di un individuo, come il nome o elementi che si riferiscono al diritto all'immagine. Secondo la giurisprudenza, quindi, tale nozione ricomprende tutte le informazioni personali che un individuo può legittimamente aspettarsi non vengano pubblicate senza il suo consenso, ivi inclusa la sua immagine. Alla luce di tutte queste considerazioni, quindi, appare evidente come la pubblicazione di un'immagine non possa essere effettuata senza il consenso della persona immortalata nella foto. In particolare, tale consenso viene qualificato dalla giurisprudenza come un negozio unilaterale, avente ad oggetto non il diritto, personalissimo ed inalienabile, all'immagine, ma soltanto l'esercizio di tale diritto e, pertanto, sebbene possa essere occasionalmente inserito in un contratto, tale consenso resta distinto ed autonomo dalla pattuizione che lo contiene, con la conseguenza che esso è sempre revocabile, quale che sia il termine eventualmente indicato per la pubblicazione consentita, ed a prescindere dalla pattuizione del compenso. Per leggere gli altri articoli SuperPartes clicca qui: http://associazionesuperpartes.it/extra/blog/
abuso immagine altrui
Sinergia Superpartes - CUOA: il secondo incontro
La seconda giornata della sinergia tra i Notai di Superpartes e CUOA. Il corso di comunicazione digitale di Giorgio Soffiato fondatore di Marketing Arena e docente con una grande capacità di trasmettere innovazione.Un corso "rock and roll" dove abbiamo imparato a metterci in gioco ed a guardarci con gli occhi degli altri .Un corso dove abbiamo imparato a progettare il futuro partendo dalle esigenze di chi ci sceglie e non dalle nostre.Abbiamo compreso il potenziale dei valori in cui crediamo : empatia, imparzialità , trasparenza se declinati in comportamenti concreti off ed online.Grazie Giorgio, anche con te siamo convinti che sarà l'inizio di un percorso.La comunicazione è un processo , una scelta di relazione e rispetto degli altri.