Source: http://www.piattaformaperlagiustizia.it/corruzione
Timestamp: 2018-10-20 07:34:35+00:00
Document Index: 12818578

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 319', 'art.323', 'art. 161', 'art. 317', 'art. 319', 'art. 319', 'art. 346']

Corruzione - Piattaforma per la giustizia
Se la legge 06.11.2012 n.190 è da considerare un risultato comunque utile, perché é riuscita ad inserire nel nostro ordinamento figure di reato già utilizzate nella maggior parte dei Paesi europei e da lungo tempo richieste in adeguamento alla normativa internazionale, adesso è però assolutamente necessario rendere questa legge più incisiva e completa, per fare sì che possa finalmente rappresentare una svolta decisiva nel contrasto alla corruzione.
Si ritiene, pertanto, indispensabile intervenire sotto i seguenti profili:
Revisione delle pene
Una maggiore efficacia delle pene accessorie (art. 32 ter e quinques), un maggior inasprimento del massimo della pena per la corruzione propria (art. 319), la induzione indebita (319 quater), l’abuso di ufficio (art.323), la previsione di una diminuente della pena per chi si adopera fattivamente collaborando con l’Autorità giudiziaria (323 bis, II comma.), uno specifico correttivo sugli effetti dei tempi massimi di prescrizione per reati più gravi di corruzione, che consente di riequilibrare complessivamente il sistema (art. 161, II co.), adeguandolo alle indicazioni che più volte sono state oggetto di prescrizione dalla commissione GRECO (Groupe d’Etats Contre la Corruptione del Consiglio d’Europa).
Ripristino, nell’art. 317 codice penale (concussione per costrizione), della equiparazione tra pubblico ufficiale e incaricato di pubblico servizio, perché non ha senso punire soltanto il primo, quando lo stesso comportamento può essere posto in essere da un concessionario di un servizio pubblico (RAI, ENI, personale sanitario, etc.) con effetti parimenti devastanti sull’etica dei rapporti.
Corruzione per induzione
Abrogazione del secondo comma dell’art. 319 quater c.p. (corruzione per induzione) che prevede la condanna fino a tre anni di coloro che danno o promettono utilità. In sostanza si propone di eliminare la punibilità del privato vittima degli abusi del pubblico ufficiale e dell’incaricato di pubblico servizio. È ben noto che gli inquirenti, specie nei casi di illegalità diffusa, sistemica, qualificata come ambientale, hanno talvolta usato la concussione al posto della corruzione in modo da trattare da vittime i corruttori privati e così ottenerne la piena collaborazione, trasformando il reato in istituto premiale. Tralasciata questa forzata interpretazione della norma, non v’é dubbio che la recente riforma (che punisce anche il privato concusso) non può che costituire una ulteriore remora a far emergere quelle condotte di concussione, poste in essere con minacce implicite, omissioni, ritardi ingiustificati, ricorso alla frode, all’inganno e all’induzione in errore. Pertanto, se, come prevede l’art. 319 quater, si è in presenza, non di meri silenzi, allusioni, ammiccamenti o sospiri, ma di un concreto abuso dei poteri o della qualità da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, causalmente collegato all’induzione, alla dazione o all’indebita promessa di danaro o altra utilità, non si vede perché il privato, sopraffatto, prevaricato, intimidito, da un serio e concreto “metus publicae potestatis”, da vera vittima, debba diventare imputabile come una sorta di mezzo complice, compartecipe alla lesione del bene protetto (il buon andamento e l’imparzialità della Pubblica Amministrazione), e perciò punito con una pena più mite (reclusione fino a tre anni). Il risultato sarà che il mezzo complice preferirà non denunziare il suo aguzzino. Se è certamente auspicabile che i privati non cedano a qualsiasi pressione di funzionari pubblici, appare intollerabile punire autentiche vittime, indotte a dazioni o promesse abusivamente sollecitate pur di vedere riconosciuti i propri diritti e senza conseguire alcun vantaggio. Al contrario, il privato che si inserisce volontariamente in ambienti del genere, ne accetta supinamente le regole, si determina alla dazione a prescindere da qualsiasi comportamento oppressivo, e per conseguire un vantaggio, non può che essere ritenuto complice dell’accordo corruttivo. Peraltro, la non punibilità del privato per il reato di concussione per induzione produrrà l’effetto di far rientrare nuovamente in detto reato i casi di frode e di abusiva induzione in errore, non ipotizzabili con la disciplina vigente.
Elevazione, nell’art. 346-bis (traffico di influenze illecite) della pena, che viene equiparata a quella per il reato base di millantato credito. In effetti, chi si avvale illecitamente dell’influenza che ha presso un funzionario pubblico o un politico, con il quale ha un rapporto sostanziale di collegamento, è pericoloso almeno quanto chi vanta un rapporto preferenziale che non ha.
Riscrittura della corruzione tra privati come reato di pericolo e non di danno, con la conseguente eliminazione della punibilità a querela (Art. 2635 c.c.). Infatti, l’attuale previsione determina un’eccessiva limitazione della punibilità di condotte pur idonee a generare gravi alterazioni del mercato e della libera concorrenza. Inoltre, col presente provvedimento, si propone di punire con la medesima sanzione prevista per i dirigenti il fatto corruttivo commesso dai dipendenti.
Affidamento, secondo la normativa vigente, all’“Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata” anche dei beni sequestrati e confiscati agli autori dei reati contro la Pubblica Amministrazione.