Source: http://www.eunomika.com/2019/11/20/circolazione-internazionale-di-beni-culturali-condizioni-modalita-e-procedure/
Timestamp: 2020-07-03 16:15:49+00:00
Document Index: 37018201

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 35', 'art. 1', 'art. 38', 'art. 1', 'art. 66', 'art. 13', 'art. 14']

I principi in materia di circolazione internazionale dei beni culturali sono attualmente fissati dal Decreto Legislativo del 22 gennaio 2004 n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio” e ss.mm.ii., al fine di controllarne e preservarne l’integrità culturale in tutte le sue componenti, nel rispetto degli indirizzi e dei vincoli fissati in ambito comunitario e degli impegni assunti a seguito della stipula e della ratifica delle Convenzioni internazionali.
In attuazione all’art. 9 della Costituzione, il Codice dispone tra i suoi principi che la tutela e la valorizzazione dei beni culturali debbano concorrere a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura, richiamando la prima dichiarazione degli atti della Commissione Franceschini (1967) con la quale veniva affermato che appartengono al patrimonio culturale della Nazione tutti i beni aventi riferimento alla storia della civiltà e che i beni di interesse archeologico, storico, artistico, ambientale e paesistico, archivistico e librario, in quanto testimonianza materiale avente valore di civiltà, fossero assoggettati alla legge.
La legge cui si riferiscono gli atti della Commissione è la legge 1 giugno 1939, n. 1089 “Tutela delle cose d’interesse artistico e storico”, con la quale venivano fissate anche le disposizioni su esportazione ed importazione di beni che presentassero interesse artistico, storico, archeologico o etnografico, escludendo le opere di autori viventi o la cui esecuzione non fosse anteriore ai cinquanta anni. L’articolo 35 stabiliva che fosse vietata l’esportazione delle cose, quando questa avesse costituito un ingente danno per il patrimonio nazionale tutelato dalla medesima legge. A seguire, con l’articolo 36 veniva disposto il rilascio della licenza a chi avesse avuto intenzione di esportare dallo Stato, anche solo temporaneamente, i beni di interesse culturale, previa denuncia all’ufficio esportazione con la dichiarazione del valore economico degli stessi ed il versamento di una tassa determinata in percentuale al valore degli oggetti. Il Ministro aveva altresì la facoltà di acquistare, per il valore dichiarato nella denuncia, i beni che avessero presentato importante interesse per il patrimonio nazionale tutelato dalla legge.
Con l’articolo 36 del Decreto Legge 5 luglio 1972, n. 288, convertito con modificazioni dalla Legge 8 agosto 1972, n. 487, l’art. 35 della L. 1089/1939 veniva così sostituito: “L’esportazione dal territorio della Repubblica delle cose indicate dall’art. 1, nonché di quelle di interesse bibliografico, documentale ed archivistico, è vietata nei casi in cui, per la singolarità delle cose stesse o per essere espressione significativa di un contesto storico-culturale, costituisca danno per il patrimonio nazionale a motivato giudizio dei competenti uffici di esportazione delle soprintendenze alle antichità e belle arti, nonché delle soprintendenze ai beni librari e, conformemente a quanto disposto dall’art. 38 del decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, delle soprintendenze archivistiche”.
Ai sensi della L. 487/1972, i competenti uffici di esportazione provvedevano alla valutazione dei singoli casi, nel rispetto degli indirizzi di carattere generale stabiliti dalla Direzione generale delle antichità e belle arti, dalla Direzione generale delle accademie e biblioteche e dalla Direzione generale degli archivi di Stato del Ministero dell’Interno. Era vietata l’esportazione dei beni che non fossero stati preventivamente inventariati presso le competenti sovrintendenze e dei beni appartenenti a determinate categorie di interesse artistico, storico, archeologico o etnografico, bibliografico, documentale o archivistico in relazione alle loro caratteristiche oggettive, alla loro provenienza od appartenenza, al fine di impedire danno per il patrimonio nazionale tutelato dalla legge 1° giugno 1939, n. 1089.
Con la circolare del 13 maggio 1974 del Ministro della Pubblica Istruzione, in adempimento al disposto dell’art. 1 del succitato decreto legge e a seguito del parere espresso dalla I e dalla II sezione del Consiglio superiore delle antichità e belle arti (composte dagli illustri Massimo Pallottino, Giulio Carlo Argan, Antonio Giuliano, Luigi Bernabò Brea, Guglielmo Maetzke, Gianfilippo Carettoni, Cesare Brandi, Cesare Gnudi, Pasquale Rotondi, Italo Faldi) furono fissati i criteri generali per valutare quando l’esportazione di cose di interesse storico, artistico, archeologico ed etnografico avesse costituito danno per il patrimonio storico e culturale nazionale.
Il principio della singolarità delle cose stesse era determinato dal pregio d’arte (particolare nobiltà della qualità artistica), dalla rarità dell’oggetto o dell’artista o della scuola artistica in rapporto al territorio, dal significato della rappresentazione, dalle originali qualità tecniche di esecuzione, dal valore di antichità. In merito alla relazione con il contesto storico culturale emergono: l’appartenenza sicura o probabile ad un complesso artistico, storico, archeologico, monumentale; l’esemplarità nei confronti delle tradizioni locali; l’appartenenza ad un’area di civiltà diversa da quella di provenienza dell’oggetto, significativa dei rapporti fra le varie civiltà, scuole o zone.
L’esclusione dall’esportazione per un periodo limitato di alcune categorie di cose di interesse artistico, storico, archeologico ed etnografico doveva intendersi, non per valori assoluti rientranti nel concetto di danno al patrimonio nazionale, ma per particolari contingenze, occasionali o provvisorie, o per particolari esigenze, scientifiche o conoscitive, tra i quali la catalogazione rivestiva il ruolo fondamentale e che avrebbe raggiunto in pochi anni una conoscenza se non completa, per lo meno tale da poter giungere a quelle sicure valutazioni artistiche e storiche. A seguito del raggiungimento di questi obiettivi sarebbe stato possibile togliere l’intera categoria dall’elenco di quelle considerate inesportabili e insieme conoscere quali oggetti sarebbero potuti rientrare negli scambi internazionali senza danno al patrimonio nazionale e quali sarebbero entrati nella categoria degli inesportabili..
In quegli anni, a seguito di ricerche a carattere tecnico, suffragate dai risultati ottenuti grazie all’applicazione delle scienze sussidiarie dell’archeologia, si giunse a risultati inattesi per molte delle categorie di oggetti prima trascurati (ceramiche tardo romane, ceramiche dell’alto e basso medioevo, armi medievali, oggetti d’uso quotidiano e domestico) e si verificò l’esigenza di un riesame per recuperare i dati in merito alla composizione, al luogo d’origine e alla cronologia, in funzione di una rilettura per determinare le fabbriche e le provenienze, le caratteristiche di stile e di tecnica, preziose fonti e documenti per la vita del passato. Si iniziò a cambiare il metodo di valutazione, iniziando a considerare non solo l’istanza estetica dei beni, ma anche e soprattutto l’istanza storica, con la necessità di ulteriori approfondimenti che permisero a queste categorie di essere escluse dai traffici internazionali fino al termine delle attività di ricerca.
Dopo tredici anni dall’entrata in vigore del “Codice dei beni culturali e del paesaggio”(D.lgs 42/2004), con la legge n. 124 del 4 agosto 2017 “Legge annuale per il mercato e la concorrenza”, agli articoli 175 e 176, vengono apportate alcune modificazioni allo stesso Codice, al fine di semplificare le procedure relative al controllo della circolazione internazionale delle cose antiche che interessano il mercato dell’antiquariato.
Si ritorna a citare il concetto di patrimonio culturale della Nazione, escluso nella prima stesura del Codice. Si alza la soglia temporale dell’esecuzione di opere di autori contemporanei da cinquanta a settanta anni, oltre la quale si rende necessaria l’autorizzazione all’esportazione. Si introduce che la dichiarazione dell’interesse culturale debba essere adottata dal competente organo centrale del Ministero e non più dal Ministro. Si prevede l’obbligo per coloro che esercitano il commercio di opere di interesse culturale di tenere il registro elettronico consultabile in tempo reale e suddiviso in due elenchi (un primo elenco relativo alle cose per le quali occorre la presentazione all’ufficio esportazione ed un secondo elenco relativo alle cose per le quali l’attestato è rilasciato in modalità informatica senza necessità di presentazione della cosa all’ufficio di esportazione, salva la facoltà del soprintendente di richiedere un esame diretto delle stesse). Per l’uscita definitiva dal territorio della Repubblica senza autorizzazione, si fissa la soglia minima di valore dell’opera a euro 13.500 per le opere di autori non più viventi ed eseguite da oltre settanta anni, elementi che devono essere dichiarati dal proprietario mediante autocertificazione.
Significativa ai fini della ricostruzione del quadro delle condizioni, delle modalità e delle procedure per la circolazione internazionale dei beni culturali è la lettura dei due recenti Decreti del Ministro dei Beni delle Attività Culturali e del Turismo:
DM del 6 dicembre 2017, n. 537, con il quale ai sensi e per gli effetti dell’articolo 68, comma 4 del D.lgs 42/2004 e successive modificazioni, vengono approvati gli Indirizzi di carattere generale per la valutazione del rilascio o del rifiuto dell’attestato di libera circolazione da parte degli uffici esportazione delle cose di interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico,
DM del 17 maggio 2018 n° 246 che disciplina le condizioni, le modalità e le procedure per la circolazione internazionale dei beni culturali, rilevata la necessità di dare attuazione all’articolo 1, comma 175 e 176 della legge n. 124 del 2017 “Legge annuale per il mercato e la concorrenza”.
Condizioni per la circolazione dei beni in ambito internazionale
E’ vietata l’uscita definitiva dal territorio della Repubblica dei beni culturali mobili indicati nell’articolo 10 del Codice dei beni culturali:
comma 1: beni mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico e etnoantropologico:
comma 2: raccolte di musei, pinacoteche, gallerie dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico;
comma 3: gli archivi e i singoli documenti, appartenenti a privati che rivestono interesse storico particolarmente importante
Ai sensi dell’art. 66 del Codice, l’uscita temporanea dei suddetti beni può essere autorizzata per manifestazioni, mostre o esposizioni d’arte di alto interesse culturale, sempre che ne siano garantite l’integrità e la sicurezza.
E’ vietata altresì l’uscita:
delle cose mobili appartenenti ai soggetti indicati all’articolo 10, comma 1 (Stato, regioni, altri enti pubblici territoriali, altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro), che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre settanta anni, fino a quando non sia stata effettuata la verifica dell’interesse culturale prevista dall’articolo 12;
dei beni, a chiunque appartenenti, che rientrino nelle categorie indicate all’articolo 10, comma 3 (beni per i quali sia intervenuta la dichiarazione dell’interesse culturale, art. 13) e che il Ministero, sentito il competente organo consultivo, abbia preventivamente individuato e, per periodi temporali definiti, abbia escluso dall’uscita, perché dannosa per il patrimonio culturale in relazione alle caratteristiche oggettive, alla provenienza o all’appartenenza dei beni medesimi.
È soggetta ad autorizzazione, secondo le modalità stabilite dai decreti ministeriali, l’uscita definitiva dal territorio della Repubblica:
delle cose, a chiunque appartenenti, che presentino interesse culturale, siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre settanta anni, il cui valore sia superiore ad euro 13.500, fatta eccezione per le cose di cui all’allegato A, lettera B, numero 1 (reperti archeologici, smembramento di monumenti, incunaboli e manoscritti, archivi, qualunque ne sia il valore);
degli archivi e dei singoli documenti, appartenenti a privati, che presentino interesse culturale;
delle cose rientranti nelle categorie di cui all’articolo 11, comma 1, lettera f (fotografie, con relativi negativi e matrici, gli esemplari di opere cinematografiche, audiovisive o di sequenza di immagini in movimento, le documentazioni di manifestazioni, sonore o verbali, comunque realizzate, la cui produzione risalga ad oltre venticinque anni), lettera g (mezzi di trasporto aventi più di settantacinque anni) e lettera h (beni e strumenti di interesse per la storia della scienza e della tecnica aventi più di cinquanta anni), a chiunque appartengano.
Non è soggetta ad autorizzazione l’uscita:
delle cose di cui all’articolo 11, comma 1, lettera d (opere di pittura, di scultura, di grafica e qualsiasi oggetto di autore vivente o la cui esecuzione non risalga al oltre settanta anni). In questo caso l’interessato ha tuttavia l’onere di comprovare al competente ufficio di esportazione, mediante dichiarazione autocertificata, che le cose da trasferire all’estero rientrino nelle ipotesi per le quali non è prevista l’autorizzazione, secondo le procedure e con le modalità stabilite con decreto ministeriale.
delle cose che presentino interesse culturale, siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre settanta anni, il cui valore sia inferiore ad euro 13.500, fatta eccezione per le cose di cui all’allegato A, lettera B, numero 1 (reperti archeologici, smembramento di monumenti, incunaboli e manoscritti, archivi, qualunque ne sia il valore).
Nei casi di ingresso nel territorio nazionale delle cose e dei beni che presentino interesse culturale, la spedizione in Italia da uno Stato membro dell’Unione europea o l’importazione da un Paese terzo sono certificati dall’ufficio di esportazione a seguito della domanda effettuata dall’interessato in merito all’avvenuta spedizione, alla provenienza e all’identificazione degli stessi.
Modalità e procedure per la circolazione delle opere in ambito internazionale
Quando l’uscita definitiva dei beni dal territorio della Repubblica è soggetta ad autorizzazione, il proprietario ha l’obbligo di farne denuncia e presentarli presso il competente ufficio di esportazione, indicando, contestualmente e per ciascuno di essi il valore venale, al fine di ottenere l’attestato di libera circolazione. L’ufficio di esportazione, sentiti i pareri dei competenti uffici del Ministero, attenendosi agli indirizzi di carattere generale stabiliti con DM del 6 dicembre 2017, n. 537 ed accertata la congruità del valore indicato, rilascia o nega con motivato giudizio l’attestato di libera circolazione e ne dà comunicazione all’interessato entro quaranta giorni dalla presentazione della cosa o del bene.
Nel caso di diniego, ai sensi dell’art. 14 del Codice viene attivata la procedura per la dichiarazione dell’interesse culturale del bene, dandone comunicazione all’interessato, il quale ha facoltà di ricorrere al Ministero, entro i trenta giorni successivi, per motivi di legittimità e di merito.
Anche per l’uscita dei beni in via temporanea soggetta ad autorizzazione, è prevista la medesima procedura, con l’inserimento nell’attestato del termine per il rientro delle cose o dei beni, prorogabile su richiesta dell’interessato, ma che non può essere comunque superiore a diciotto mesi dalla loro uscita. Il rilascio dell’attestato di circolazione temporanea è subordinato all’assicurazione dei beni da parte dell’interessato, mediante cauzione, costituita da polizza fideiussoria, emessa da un istituto bancario e da una società di assicurazione, per un importo superiore del dieci per cento al valore del bene o della cosa.
Ai sensi degli artt. 6-7-8 del DM del 17 maggio 2018 n. 246, l’esportazione e la libera circolazione prevedono procedure semplificate, salvo l’avvio del procedimento di dichiarazione di eccezionale interesse da parte dell’ufficio di esportazione:
per le cose eseguite da meno di settanta anni e da più di cinquanta, una dichiarazione da parte del proprietario, possessore o detentore del bene, comprovante la non assoggettabilità all’attestato di libera circolazione, redatta secondo modelli forniti dall’ufficio di esportazione e corredata di expertise e/o attestati di autenticità e provenienza;
per le cose eseguite da oltre settanta anni e con valore inferiore a euro 13.500, una dichiarazione da parte del proprietario, possessore o detentore del bene, comprovante la non assoggettabilità all’attestato di libera circolazione e redatta secondo modelli forniti dall’ufficio di esportazione, ma corredata di una specifica documentazione nella quale siano tracciate le compravendite, le cessioni, le future vendite all’asta, le stime massime non superiori alla soglia. I valori dichiarati possono essere comprovati dalla stima di un perito iscritto all’albo dei consulenti tecnici di un tribunale.
Gli indirizzi di carattere generale per la valutazione del rilascio o del rifiuto dell’attestato di circolazione enunciati nel Decreto Ministeriale MIBACT del 6 dicembre 2017 n. 537, fondandosi sull’alto concetto del bene pubblico in funzione della tutela del patrimonio culturale italiano, che incide anche sui diritti della proprietà privata riconosciuti e garantiti dalla Costituzione, garantiscono l’esaustività dei provvedimenti. Gli Uffici esportazione svolgono le funzioni di accertamento e di valutazione tecnico-scientifica preordinate alla decisione, prendendo in esame elementi come la qualità artistica dell’opera, la rarità, la rilevanza della rappresentazione, l’appartenenza a un complesso e/o complesso storico, artistico, archeologico e monumentale, la testimonianza particolarmente significativa per la storia del collezionismo, la testimonianza rilevante di relazioni significative tra diverse aree culturali, anche di produzione e/o provenienza straniera, sotto il profilo archeologico, artistico, storico ed etnografico.
Il Decreto Ministeriale MIBACT del 17 maggio 2018 n. 246, oltre a disciplinare le condizioni, le modalità e le procedure per la circolazione internazionale dei beni culturali, prevede entro il 31 dicembre 2019 l’attivazione sul sistema informativo degli uffici esportazione (SUE) l’anagrafe della circolazione internazionale che consente la gestione ed il controllo in tempo reale di tutti i dati relativi alle cose e beni in transito sul territorio nazionale.
Legge 1 giugno 1939, n. 1089 “Tutela delle cose d’interesse artistico e storico”
DPR 30 settembre 1963, n. 1409 “Norme relative all’ordinamento ed al personale degli archivi di Stato”
Legge 8 agosto 1972, n. 487 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 5 luglio 1972, n. 288, concernente nuove norme sulla esportazione delle cose di interesse artistico ed archivistico di cui alla legge 1 giugno 1939, n. 1089, ed al decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409”
Circolare 13 maggio 1974 del Ministero della Pubblica Istruzione – Direzione generale antichità e belle arti “Principi di carattere generale per valutare se l’uscita di un bene culturale costituisca danno per il patrimonio artistico e storico nazionale”
Decreto legislativo del 22 gennaio 2004 n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”
Legge n. 124 del 4 agosto 2017 “Legge annuale per il mercato e la concorrenza”
Decreto Ministeriale MIBACT del 6 dicembre 2017 n. 537
Decreto Ministeriale MIBACT del 17 maggio 2018 n. 246
Sabina Angelucci
Sabina Angelucci si è laureata in Conservazione dei Beni Culturali nel 1998. La sua storia professionale inizia nel campo della catalogazione del patrimonio culturale e della ricerca archivistica, collaborando con enti pubblici, studi di architettura e professionisti del settore. L’amore per la terra dove è nata e vissuta ed il desiderio di trasmettere quanto acquisito nel lungo periodo di ricerca, l’hanno spinta ad intraprendere nel 2007 la professione di guida turistica. Presso il Comune di Tarquinia, è stata membro delle Commissioni Urbanistica ed Edilizia, con la funzione di esperto in materia di conservazione dei beni culturali e ambientali e presidente della Commissione consiliare ‘Aree archeologiche’. Il Master in Archeologia Giudiziaria e Crimini contro il Patrimonio Culturale del CSC le ha consentito l’iscrizione negli elenco dei consulenti della Camera di Commercio di Viterbo come Perito ed Esperto di ‘Antichità ed oggetti d’arte’ e nell’elenco dei Consulenti Tecnici d’Ufficio e Periti del Tribunale di Civitavecchia.
Categories: Beni Culturali, CTU e CTP, Diritto penale, Diritto, Legge
Tagged as: Beni Culturali, esportazione, circolazione, opere
Il riconoscimento dei titoli professionali dei beneficiari di protezione internazionale come valido strumento di integrazione.