Source: https://maximanotizie.com/2019/12/10/prenotazione-viaggio-online-clausola-non-rimborsabile-ecco-quando-non-ha-effetto/
Timestamp: 2020-07-08 00:14:37+00:00
Document Index: 36600325

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1341', 'art. 1341', 'art. 1341', 'sentenza ', 'art. 1341']

Prenotazione viaggio online, clausola ‘non rimborsabile’: ecco quando non ha effetto | maxima notizie magazine
Prenotazione viaggio online, clausola ‘non rimborsabile’: ecco quando non ha effetto
10 dicembre 2019 maximanotizie	Lascia un commento
di Barbara De Lorenzis
E’ questo un periodo di grandi partenze. Si parte dopo aver prenotato online la nostra vacanza, magari insieme all’hotel. Ebbene, all’atto della prenotazioni su apposito portale spesso notiamo la dicitura “non rimborsabile” così partiamo dal presupposto che in caso di ripensamento all’ultimo momento, non possiamo venire meno all’impegno preso con il click e che dunque non possiamo procedere con la richiesta di rimborso. Può anche capitare che abbiamo accettato l’offerta con questa dicitura ma a pochi giorni dalla partenza abbiamo dovuto disdire e crediamo che sia andato perso il nostro rimborso. Ciò non è corretto e vediamo perchè.
A questo proposito occorre precisare che la dicitura la clausola “non rimborsabile” genericamente indicata nell’offerta è vessatoria se non viene approvata separatamente e per iscritto.
Così ha stabilito la legge con una recentissima sentenza del 14 ottobre 2019 con la quale il Giudice di pace di Trapani ha riconosciuto a un soggetto il rimborso di euro 364,50 oltre interessi.
La prenotazione errata
Tutto nasce da una errata prenotazione alberghiera effettuata tramite il sito Booking.com, che l’attore provvedeva a cancellare chiedendo il rimborso al titolare della struttura. Costui però rigettava la richiesta perché nel sito era specificato che l’adesione all’offerta alberghiera era “non rimborsabile”. Peccato che, trattandosi di clausola vessatoria, come chiarito dal giudice di pace, il cliente aveva il diritto, ai sensi dell’art. 1341 c.c. di approvarla separatamente e per iscritto.
Di precipuo interesse risulta la qualificazione, in termini giuridici, della “spunta” della casella concernente le condizioni generali di contratto, operata dall’utente della rete-attore, e in virtù della quale si giungeva alla conclusione del contratto di che trattasi. E, proprio su tale elemento, il Giudice de quo chiarisce che la digitazione eseguita dall’attore, nello specifico la summenzionata “spunta”, non può ritenersi sostitutiva della firma del contraente.
A ciò aggiungasi che, considerato il carattere vessatorio, a tutti gli effetti, delle clausole che impongono il pagamento di una penale in caso di disdetta ovvero di quelle che indicano l’adesione a un’offerta alberghiera come “non rimborsabile”, l’eventuale “spunta” delle relative voci – non sostituendo la firma del contraente – comporta, quale inevitabile corollario, che le stesse rimangono prive di qualsivoglia effetto giuridico qualora non siano espressamente approvate dal medesimo. E tanto rinviene adeguato fondamento nel principio generale sancito dall’art. 1341 c.c.
Esso dispone che: “Non hanno effetto, se non sono specificamente approvate per iscritto, le condizioni che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilità, facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l’esecuzione, ovvero sanciscono a carico dell’altro contraente decadenze, limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi, tacita proroga o rinnovazione del contratto, clausole compromissorie o deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria. Trattasi, peraltro, di nullità eccepibile da chiunque vi abbia interesse e rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento (cfr. Cass. civ. 9 febbraio 2004, n. 2429 ).
La questione ‘spunta’
E infatti, imprescindibile risulta la necessità di chiarire se la “spunta” apposta dall’utente della rete in questione possa ritenersi rispettosa del requisito della specificità della sottoscrizione imposto dal secondo comma dell’art. 1341 c.c. Ebbene, proprio su tale aspetto si è recentemente pronunciata la Sezione VI del Giudice di Pace di Milano, con sentenza del 28 gennaio 2019, precisando che
«In tema di contratti, il procedimento “point and click ”, che è una modalità di conclusione dei contratti utilizzata nel commercio elettronico e che prevede che la volontà negoziale del contraente rispetto a un modulo negoziale “online” sia espressa compilando i campi elettronici di volta in volta proposti e cliccando sul pulsante previsto per l’accettazione, pur valendo come consenso contrattuale, non è idonea a soddisfare il requisito della specifica approvazione della clausola vessatoria così come richiesta dall’art. 1341, comma 2 c.c., poiché con tale modalità non è garantita l’attenzione del contraente debole verso la clausola a lui sfavorevole, in quanto ricompresa tra le altre richiamate».
Per Cassazione unanime, dunque, ogniqualvolta il contraente forte, nel predisporre il contratto e le relative clausole ne prevede di gravose per la parte debole dell’accordo, queste devono essere approvate separatamente e in forma scritta. Per questo, in sede di giudizio, deve riconoscersi all’attore il rimborso, oltre interessi dalla data del fatto all’effettivo soddisfo.
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