Source: https://issuu.com/carminenegro/docs/primarelazioneparlamento
Timestamp: 2017-03-26 20:22:27+00:00
Document Index: 26034253

Matched Legal Cases: ['arti\n3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 44']

primarelazioneparlamento by Carmine Negro - issuu
PRIMA RELAZIONE AL PARLAMENTO
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AC&P Aurelio Candido & Partners
E PROTOCOLLI OPZIONALI
OSSERVATORIO SUI CITTADINI
è con grande senso di responsabilità ed emozione
che cinque mesi fa ho assunto la guida della
nascente Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, alla quale Lei, Presidente Fini, e il Presidente del Senato, Schifani, avete voluto indicarmi,
offrendomi il privilegio di essere il primo Garante
per l’Infanzia e l’Adolescenza del nostro Paese,
dando così piena attuazione alla legge 12 luglio
2011, n. 112 che il Parlamento italiano ha approvato
Si è trattato di un percorso parlamentare non facile:
nel corso delle ultime tre legislature erano state presentate in Parlamento numerose proposte di legge
volte ad istituire un Garante nazionale per i diritti
dell’infanzia e dell’adolescenza. Va riconosciuto al
Parlamento il merito di aver voluto sancire con un
voto unanime l’importanza dell’istituzione di tale
figura che era stata sollecitata più volte anche dal
Comitato ONU sui diritti dell’infanzia, nelle Osservazioni conclusive indirizzate al nostro Paese. E va
dato atto e merito all’allora Ministro per le Pari
Opportunità, on. Mara Carfagna, di aver condotto
un lavoro tenace e preciso per il raggiungimento di
tale obiettivo, che è stato sostenuto da moltissimi
parlamentari e dalle associazioni, anche oggi qui
presenti e che ringrazio, che ha portato all’approvazione della legge alla Camera e successivamente al Senato; l’importante azione della sen.
Anna Maria Serafini ha di fatto favorito il raggiugimento di un accordo bipartisan sulla legge, nel
superiore interesse di bambini e adolescenti. L’approvazione della legge ci consente finalmente di
inserirci e integrarci all’interno delle reti attualmente costituite a livello internazionale, aderendo
in via prioritaria all’ENOC (European Network of
Ombudspersons for Children), che unisce attualmente i garanti per l’infanzia di 29 Paesi europei.
L’appartenenza alla rete favorirà la cooperazione e
faciliterà la costruzione di strategie e approcci comuni per promuovere i diritti dei bambini e degli adolescenti in tutta Europa.
Trattandosi di un’esperienza avviata da pochi mesi,
è evidente che questa prima relazione al Parlamento vuole essere principalmente un’opportunità per
condividere con il Parlamento stesso, con numerose
Istituzioni, con le associazioni e tanti addetti ai
lavori le proposte concrete che l’Authority intende
Dieci milioni e 837 mila bambini e adolescenti; il
17% circa della popolazione del nostro Paese. E di
questi, è bene ricordarlo, 1 milione e 38 mila sono
di origine straniera regolarmente registrate all’anagrafe. Tante sono le persone di minore età delle
quali l’Authority direttamente o indirettamente
dovrà occuparsi. È evidente la sperequazione riguardo ai diritti di cui godono i bambini e gli adolescenti nella società italiana; del resto, i bambini non
votano, non hanno accesso alle potenti lobby che
influenzano le agende dei governi, non costituiscono gruppi di pressione, ordini professionali o corporazioni, non hanno sindacati e non possono scioperare.
L’Italia nei decenni passati si è posta molte volte
all’avanguardia sul fronte della promozione dei
diritti delle persone di minore età, con conquiste
che hanno richiesto anni di battaglie. Eppure l’inversione di tendenza appare evidente: non è difficile
cogliere nel nostro Paese la tendenza verso un pericoloso arretramento di quei diritti che sono stati
faticosamente riconosciuti alle persone di minore
età nell’ultimo ventennio del secolo scorso. Diritti
riconosciuti innanzitutto con l’approvazione, da
parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite,
della Convenzione sui diritti dell’infanzia, avvenuta
il 20 novembre 1989 e resa esecutiva in Italia con la
legge del 27 maggio 1991, n. 176. La Convenzione
ha di fatto riconosciuto i bambini e gli adolescenti
come soggetti di diritto, come persone con originalità, aspettative, potenzialità, caratteristiche peculiari
che devono essere sviluppate e rispettate non per
innescare dannosi conflitti generazionali o per
riprodurre logiche di interventi settoriali, ma per
evitare che, se fatti rientrare nei più generali diritti di
personalità, quei diritti finiscano per essere messi in
ombra o addirittura negati.
Stiamo però assistendo ad un fenomeno paradossale: la possibilità per bambini e adolescenti di avere
sempre maggior peso nelle decisioni che li
riguardano, lo stesso riconoscimento di un diritto di
azione a tutela dei propri diritti ed interessi, rischia
di lasciare bambini ed adolescenti completamente
soli con quei diritti che sono stati loro riconosciuti
ma che essi non conoscono o non sono in grado di
esercitare, a causa di una sostanziale deresponsabilizzazione degli adulti e di una incoerenza tra diritti
sanciti e strumenti preposti alla loro realizzazione.
Un quadro normativo lacunoso ed incoerente, la
mancanza di un sistema organico di protezione dei
minori, le gravi sperequazioni da regione a regione,
il piano di azione nazionale per l’infanzia e l’adolescenza privo di finanziamenti adeguati, l’insufficiente sostegno alla genitorialità, la mancanza di un
sistema di formazione e aggiornamento obbligatorio per tutti gli operatori che lavorano con e per i
bambini e gli adolescenti, le perduranti discrimi-
nazioni normative o di trattamento, la mancanza di
una normativa generale sul diritto all’ascolto e alla
partecipazione sono solo alcune delle criticità che il
Comitato ONU sui diritti dell’infanzia ha evidenziato al nostro Paese, raccomandandoci, ancora una
volta, di colmarle al più presto.
POVERTÀ, DISCRIMINAZIONI
In realtà, forse ancor più dell’autorevole richiamo, a
parlare sono i fatti quotidiani, le cifre, le continue
emergenze che ormai sono la regola; le condizioni
di vita dei bambini e degli adolescenti sono sotto gli
occhi di tutti ed è sufficiente percorrere le strade
delle nostre città per trovare aree nelle quali i parametri relativi al benessere dell’infanzia e dell’adolescenza sono in caduta libera.
Un recente e importante lavoro compiuto da Save
the Children “L’Atlante dell’Infanzia a rischio” ha
delineato, in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia, le grandi mutazioni demografiche e sociali che
hanno segnato le vicende del nostro Paese e i loro
effetti sulla vita dei bambini e dei ragazzi di oggi.
Appare evidente lo straordinario progresso fatto
fino ad oggi dall’Italia e quanto la qualità della vita
dei nostri bambini e adolescenti sia mediamente
impareggiabile rispetto a quella del secolo scorso.
Lo stesso Atlante però dimostra, con dati inequivocabili alla mano, quanto la situazione generale dell’infanzia stia peggiorando negli ultimi tempi.
Il dato più chiaro ed allarmante è relativo alla
povertà. L’Italia è tra i Paesi OCSE con il tasso di
povertà relativa più elevato fra i bambini, il 15% dei
bambini italiani vive in famiglie con redditi inferiori
alla media nazionale. Secondo l’ISTAT, infatti, in
Italia sono 1 milione e 876 mila le persone di
minore età che vivono in famiglie povere e 653 mila
quelle che vivono in condizione di assoluta povertà.
La situazione più grave è nel Mezzogiorno: la Sicilia
ha la quota più elevata di persone di minore età
povere (44%), seguita dalla Campania (32%) e
dalla Basilicata (31%). È allarmante inoltre il dato in
crescente aumento delle famiglie a “rischio povertà”:
famiglie, cioè, che non sono considerate povere ma
che potrebbero facilmente diventarlo a fronte di
Povertà, discriminazioni ed emarginazione sociale
sono strettamente collegate tra loro: la povertà infatti impedisce ai bambini e agli adolescenti di condurre la vita secondo le proprie aspirazioni e capacità, rappresentando di fatto una limitazione della
libertà personale. È ciò che avviene, solo per citare
qualche esempio, quando un bambino non può
andare a scuola o la deve abbandonare precocemente o è costretto a lavorare duramente o quando
la malnutrizione incide sullo sviluppo fisico. E
poiché nel nostro Paese si registra una scarsissima
mobilità sociale relativa al reddito, è evidente che la
gran parte dei bambini che si trovano in famiglie in
cui i genitori percepiscono un reddito basso si troveranno da adulti a ricevere un reddito altrettanto
Un altro elemento di preoccupazione è rappresentato dalle cifre che riguardano l’abbandono scolastico. Sicilia, Sardegna e Puglia sono le regioni con la
percentuale più alta di studenti che decidono di lasciare la scuola prima di conseguire il diploma di
maturità. E purtroppo gli effetti della dispersione
formativa saranno ancora più visibili solo quando
bambini e adolescenti diventeranno adulti attivi
nel tessuto sociale e culturale del Paese. La scuola
abbandonata al suo destino, sia per quanto attiene
ai percorsi formativi che alle condizioni strutturali
degli edifici scolastici, non è il solo foro educativo
in crisi. La famiglia riveste evidentemente il ruolo
fondamentale di sempre con le maggiori difficoltà
che derivano però dal mutato contesto sociale; secondo una ricerca del Censis sul rapporto genitorifigli nella famiglia italiana, i genitori si sentono lasciati soli nel fronteggiare le difficoltà legate all’educazione e alla crescita dei figli, soprattutto per la
necessità di dover “competere” con la moltiplicazione dei fori educativi, primi tra tutti internet e
televisione. Il sostegno alle famiglie ed in particolare modo alle madri deve essere una priorità.
Sostenere l’infanzia significa anche aiutare le madri
a non dover rinunciare al lavoro per crescere i propri bambini. La realtà del lavoro femminile è
imprescindibile dalla valutazione delle politiche
sull’infanzia. I dati ufficiali attestano che il 25%
delle donne occupate esce dal mercato del lavoro
alla nascita del primo figlio.
In questo quadro è indispensabile tenere presente lo
stretto legame esistente tra offerta di asili nido,
lavoro delle madri e risultati scolastici dei bambini.
In Italia, l’investimento pubblico sui bambini nella
prima fase del ciclo di vita è limitato sia rispetto agli
altri Paesi europei, sia rispetto alla spesa pubblica
destinata ai minorenni di altre classi di età. Per fare
un esempio, l’offerta di asili nido in Italia oggi è tra
le più basse d’Europa e solo il 12% dei bambini
sotto i tre anni hanno un posto al nido pubblico,
contro il 35-40% della Francia e il 55-70% dei paesi
nordici. Come ricorda l’UNICEF, in un recente
Report Card, soltanto servizi per la prima infanzia di
qualità permettono ai bambini di uscire dal circolo
della povertà familiare.
CRISI E MANCATI INVESTIMENTI
Ho voluto delineare un quadro generale, certamente
non esaustivo, delle principali problematiche che
incidono sulla vita dei bambini e degli adolescenti
che vivono nel nostro Paese. Un quadro però già
sufficiente a motivare la necessità di intervenire con
misure urgenti ma non emergenziali; non sono più
consentiti rinvii e sarebbe troppo semplicistico giustificare questo stato di cose con la crisi economica.
Sarebbe più corretto dire che la crisi economica si è
inserita all’interno di un quadro già fortemente
compromesso dalla mancanza di politiche di
sostegno alle fasce più deboli; la crisi ha aumentato
la loro vulnerabilità e soprattutto quella dei bambini e degli adolescenti, riducendo ulteriormente le
risorse a disposizione. Ma è anche vero che, a differenza di quanto è avvenuto in altri Paesi europei
comunque colpiti dalla crisi, il nostro Paese non ha
adottato provvedimenti sufficienti in grado di
affrontare la difficile situazione, per esempio: per
incidere sulla povertà minorile, soprattutto nelle
regioni del Sud, per combattere la dispersione scolastica o per realizzare una efficace rete nazionale di
Sono quindi evidenti i danni provocati dal mancato
investimento nelle politiche per l’infanzia e l’adolescenza. È soprattutto in un momento in cui l’Italia
è colpita da una crisi economica molto grave, che
chi governa il Paese dovrebbe, coerentemente con
l’obiettivo di risanare i conti ed investire sul futuro,
dimostrare lungimiranza inserendo tra le priorità
dell’agenda politica la tutela e lo sviluppo dei diritti
Chi fa business ha capito da tempo che anche i bambini muovono significativamente l’economia e sta
progressivamente concentrando l’attenzione sui
prodotti e i servizi per l’infanzia e l’adolescenza. Un
recente articolo del Sole 24 Ore, giusto per citare un
esempio, ha messo in evidenza quanto la televisione per bambini e ragazzi sia uno straordinario
business per gli investitori pubblicitari. Le nuove
piattaforme - tra digitale terrestre e satellite - hanno
portato alla moltiplicazione dei canali dedicati ai
più piccoli generando un volume d’affari che, secondo una stima del Sole 24 Ore, vale fino a 200 mi lioni di euro. Peccato però che, di contro, i budget di
cui dispongono le emittenti televisive per produrre
trasmissioni per bambini e ragazzi di qualità ed
educative, siano nettamente inferiori e neppure
paragonabili ai budget di cui purtroppo dispongono
le trasmissioni televisive nelle quali dei bambini si
fa uso in modo assolutamente grottesco o, peggio
ancora in taluni casi, macabro.
AUTHORITY: PASSO IMPORTANTE,
È in un quadro così complesso e movimentato,
tanto sul versante dell’economia che su quello dell’affermazione dei diritti e dei contenuti culturali,
che assume significato il ruolo che intendiamo svolgere come Autorità di garanzia, mettendo quotidia-
namente ed instancabilmente al servizio di tutti il
nostro impegno e il nostro lavoro per garantire la
piena attuazione dei diritti dell’infanzia.
Siamo ben consapevoli che la costituzione dell’Authority rappresenti un importante ma non sufficiente passo avanti e siamo altresì consapevoli della
netta distinzione di competenze tra l’Authority e il
Parlamento e il Governo, ai quali spettano le decisioni che potranno davvero incidere sulla qualità
della vita delle persone di minore età, facendo la differenza per il loro futuro.
La legge ci attribuisce numerosi compiti ed evidenzia numerose aree di azione; è quindi importante
stabilire un quadro di priorità insieme a quanti in
Italia si occupano di infanzia; insieme dobbiamo
costruire le linee di un impegno comune che deve
vederci uniti partendo dall’importante lavoro di
quanti da anni sono già protagonisti con grande
passione e competenza di un’azione costante a
favore delle persone di minore età. Penso alle tante
associazioni ed organizzazioni, ai tanti volontari,
agli educatori, agli assistenti sociali, agli operatori
sociali e sanitari, a coloro che a diverso titolo sono
impegnati nel mondo della giustizia minorile, ma
anche ai tanti amministratori locali, a funzionari e
dirigenti della Pubblica Amministrazione: il loro
impegno ha coperto talvolta vuoti altrimenti
incolmabili e ha rappresentato un supporto insostituibile all’azione di tutela e di sviluppo dei diritti
delle perone di minore età. Il Gruppo di lavoro per
la Convenzione sui diritti dell’infanzia e l’adolescenza (CRC), il PIDIDA, il Forum del Terzo Settore sono tra i principali coordinamenti all’interno
dei quali compaiono moltissime realtà da sempre in
prima linea. Realtà che si confrontano con le difficoltà quotidiane, realtà i cui operatori sono talvolta
costretti a lavorare senza alcuna valorizzazione del
loro status, tanto dal punto di vista morale quanto
Dobbiamo anche considerare il lavoro altrettanto
importante e prezioso realizzato dall’Osservatorio
nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, il Centro
nazionale di documentazione e di analisi per l’infanzia e l’adolescenza, l’Osservatorio nazionale
sulla Famiglia e numerose altre realtà i cui ruoli e
competenze sono oggetto di una mappatura che
stiamo realizzando in questi giorni, per far emergere con chiarezza la funzione di tutti i soggetti istituzionali che a vario titolo si occupano di bambini
Il coordinamento e la collaborazione tra tutti questi
soggetti sarà un requisito indispensabile per il raggiungimento dei nostri obiettivi.
Tra i diversi compiti che la legge ci attribuisce, alcuni mi sembrano particolarmente significativi:
- promuovere la piena applicazione della normativa europea e nazionale vigente in materia di promozione della tutela dell’infanzia e dell’adolescenza;
- esprimere pareri al Governo sui disegni di legge
del Governo medesimo nonchè sui progetti di
legge all’esame delle Camere e sugli atti normativi
del Governo in materia di tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza;
- segnalare al Governo, alle Regioni o agli altri enti
territoriali interessati, negli ambiti di rispettiva
competenza, tutte le iniziative opportune per assicurare la piena promozione e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e diffondere prassi o
protocolli elaborati dalle amministrazioni dello
Stato, dagli enti locali e territoriali, dagli ordini
professionali o dalle amministrazioni delegate
allo svolgimento delle attività socio-assistenziali,
che abbiano per oggetto i diritti delle persone di
- assicurare idonee forme di collaborazione con i
garanti regionali dell’infanzia e dell’adolescenza;
- diffondere la conoscenza dei diritti dell’infanzia e
dell’adolescenza promuovendo a livello nazionale
iniziative per la sensibilizzazione e la diffusione
della cultura dell’infanzia e dell’adolescenza;
- promuovere studi e ricerche sull’attuazione dei
diritti dell’infanzia e dell’adolescenza;
- assicurare forme idonee di consultazione e collaborazione con tutte le organizzazioni e le reti
internazionali, con gli organismi e gli istituti per
la promozione e per la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza operanti in Italia, con le associazioni, con le organizzazioni non governative e
tutti i soggetti privati operanti nell’ambito della
tutela e della promozione dei diritti delle persone
di minore età.
Per alcuni di questi ambiti vorrei proporvi oggi le
iniziative che ritengo più urgenti, ribadendo ancora
una volta che esse non sono esaustive del nostro
impegno e della molteplicità di tematiche che, seppure non citate in questa relazione, sono ben note a
noi tutti e che saranno comunque oggetto del no stro lavoro.
Molteplici sono le iniziative che il Parlamento
dovrebbe adottare sia a livello legislativo che a livello di indagine e di indirizzo, ambiti nei quali riveste
un ruolo chiave la Commissione Parlamentare per
l’infanzia e l’adolescenza. Di rilievo e urgenza è il
problema della riforma del sistema di giustizia che
concerne le persone di minore età. Il sistema di giustizia minorile del nostro Paese, pur preso a modello
da diversi Stati in ambito penale, è afflitto da problematiche che ne inficiano la capacità di una rispo sta incisiva, adeguata e rapida alle controversie,
soprattutto civili, che riguardano i diritti delle persone di minore età e le loro relazioni familiari. È
necessario giungere ad una riorganizzazione complessiva della materia, disciplinando prima di tutto
la posizione processuale della persona di minore età
e, in particolare, il suo ascolto nelle varie fasi del procedimento. Infatti permangono a riguardo rilevanti
disomogeneità sul territorio nazionale, legate soprattutto a varie prassi interpretative ed applicative che
disorientano e non consentono, di fatto, alla persona
di minore età di esercitare appieno e sotto adeguata
tutela tale diritto. Su questo tema sarà necessario
confrontarsi, come del resto è già avvenuto in molte
occasioni, con l’obiettivo di formulare presto una
proposta su cui far convergere il consenso più ampio
possibile fuori e dentro il Parlamento.
A tal riguardo, vorrei segnalare l’apprezzabile sensibilità del Consiglio Superiore della Magistratura che
sta promuovendo interessanti e proficui percorsi
formativi interdisciplinari, così come l’importante
azione di proposta dell’Associazione Nazionale
Magistrati per i Minori e la Famiglia. È, invece,
degno di preoccupazione, l’allarme di queste settimane per la paventata soppressione del Dipartimento per la Giustizia minorile, un’importante conquista che, a partire dagli anni ottanta, ha svincolato personale, servizi e strutture minorili dall’Amministrazione penitenziaria.
Un altro, vastissimo tema che anche tanti operatori
ed esperti del settore hanno segnalato come urgente,
è quello che riguarda i minori di origine straniera,
che vivono in Italia.
La frammentazione del sistema legislativo in materia di minori non accompagnati e la difformità di
applicazione delle norme sul territorio nazionale,
la necessità di prendere atto della presenza - soprattutto in alcune aree del nostro Paese - di minori in
transito verso il Nord Europa, che richiedono un
approccio diverso e specifiche modalità di
accoglienza, l’esigenza di aumentare i posti riservati
ai minori nel Sistema nazionale di Protezione per
Richiedenti Asilo e Rifugiati (lo SPRAR), la possibi lità di sollecitare - anche livello europeo - un’interpretazione uniforme e puntuale del Regolamento
Dublino II per i minori non accompagnati che
chiedono protezione internazionale, il frequente
allungarsi eccessivo dei tempi per l’apertura della
tutela, la necessità di garantire anche ai non italiani
il diritto all’informazione e all’ascolto nella loro
lingua madre, assicurando la presenza dei mediatori culturali, soprattutto nelle prime fasi dell’accoglienza, sono alcune criticità che quotidianamente minano i diritti dei bambini e degli adole scenti stranieri.
A ciò si aggiunge la non più rinviabile questione
della cittadinanza ai “nati in Italia ancora giuridicamente stranieri” - come li ha definiti il nostro Presidente della Repubblica Napolitano - che si è fatto il
più autorevole portavoce della loro legittima “aspirazione” a diventare cittadini italiani.
Al Parlamento sono state presentate diverse proposte di legge per modificare le norme sulla concessione della cittadinanza. Auspichiamo che presto si
possa arrivare ad una legge che, nel rispetto della
e di altri trattati internazionali, attui pienamente il
principio di non discriminazione nei confronti dei
bambini che nascono in Italia da genitori stranieri,
rispetto ai loro coetanei italiani con cui condividono tutto: studi, giochi, interessi ma non l’appartenenza a uno Stato che li fa sentire diversi e che, con
quel prefisso “extra”, li colloca, di fatto, fuori da una
comunità che pure, alla stessa stregua dei loro amici,
contribuiscono a costruire e vitalizzare.
Un tema che sta cuore agli italiani e che, anzi, secondo un recente sondaggio, li preoccupa maggiormente, è lo sfruttamento e l’abuso sessuale dei
minorenni. Secondi i dati dell’Ecpat, il 34% degli
adolescenti è entrato in contatto con situazioni ri schiose via web; il sexting (e cioè l’invio di foto e
video a carattere sessuale) è diffuso tra il 15% degli
adolescenti europei, in Italia la percentuale è del
4%. Su questo tema è urgente approvare il disegno
di legge di ratifica della Convenzione di Lanzarote,
opportunamente presentato nel 2011 dall’ex Mini stro Carfagna (insieme agli ex Ministri Alfano e Frattini), già approvato dalla Camera dei deputati e poi
trasmesso al Senato. La Convenzione di Lanzarote
disciplina, oltre ai reati già contemplati nel nostro
ordinamento, anche due nuove fattispecie di reato:
la pedofilia e pedo-pornografia culturale, punendo
chi, con qualsiasi mezzo, anche telematico, e con
qualsiasi forma di espressione, pubblicamente istiga
a commettere reati di prostituzione minorile, di
pornografia minorile, e detenzione di materiale
pedo-pornografico, di violenza sessuale nei confronti di bambini e di corruzione; il secondo riguarda il cosiddetto grooming e cioè l’adescamento delle
persone di minore età attraverso internet.
In alcuni casi le leggi esistono già, ma non si
riescono ad applicare. Come per la legge 21 aprile
2011, n. 62, a tutela del rapporto tra le detenute
madri e i loro figli. Ancora oggi, troppo spesso, i
bambini trascorrono i primi tre anni della loro vita
in carcere con le loro mamme, a causa dei tempi
lunghi di applicazione della legge (a decorrere dal
primo gennaio 2014) e della lentezza nell’avanzamento dei lavori per l’emanazione dei decreti di
attuazione previsti.
Altro tema, in parte collegato e già accennato precedentemente, riguarda il ruolo dei media che costituiscono una presenza che accompagna sempre più la
vita e lo sviluppo delle giovani generazioni. Il crescente utilizzo da parte delle persone di minore età di
contenuti audiovisivi su internet, telefonia, smartphone e videogiochi e la convergenza di media e tec-
nologie non attenuano, al contrario accentuano, la
richiesta di norme chiare e vincolanti. È necessario
ripensare radicalmente il sistema delle regole, con la
corresponsabilizzazione di tutti i soggetti (istituzioni, operatori, utenti), per assicurare norme
valide ed uguali per tutti e l’applicazione di sanzioni
in caso di accertamento di violazione. Un primo
passo avanti è rappresentato dalla recente
approvazione in Consiglio dei Ministri di uno
schema di decreto legislativo che aggiorna, sul piano
lessicale, le norme italiane con la disciplina comunitaria e la arricchiscono con alcune ulteriori previsioni a tutela dei minorenni. Di fondamentale
importanza è stato il ruolo del Comitato Media e
Minori la cui azione svolta su questi temi è stata particolarmente qualificata e di supporto. Mi auguro
che il rinnovo previsto di alcuni componenti avvenga in tempi rapidi e assicuri la continuità in termini
di qualità professionale avuta fino ad oggi.
Altrettanto utile sarà la collaborazione con l’Autorità
Garante per la protezione dei dati sensibili, da anni
fortemente impegnata in modo qualificato anche
sul piano della protezione dei dati personali delle
persone di minore età, con particolare riferimento al
trattamento in ambito giudiziario, ai limiti posti
all’esercizio dell’attività giornalistica (sulla base dei
princìpi enunciati nella Carta di Treviso) e alla tutela
dei minorenni, specie vittime di delitti sessuali, in
Questi sono solo alcuni dei temi che bisognerà
affrontare per arrivare in Parlamento all’approvazione di leggi che siano ispirate davvero al
superiore interesse delle persone di minore età.
Per quanto concerne il rapporto con il territorio, è
fondamentale l’azione delle Regioni e il raccordo
che dovremo stabilire con esse; rapporto che sarà
facilitato dalla rete dei Garanti regionali attualmente
presenti in otto Regioni e nelle due Province
autonome. Permettetemi di ringraziarli per il faticoso lavoro che svolgono e non sempre avendo tutti
i mezzi necessari a disposizione. La Conferenza
nazionale dei garanti, prevista proprio dalla legge
istitutiva dell’Autorità Garante nazionale, darà
senz’altro maggiore impulso al lavoro territoriale;
lavoro che vedrà anche i Comuni interlocutori privilegiati con cui confrontarsi e lavorare. A tal fine, ho
già avviato proficui contatti con l’ANCI con la quale
svilupperemo opportune forme di collaborazione.
Parlando di territori è necessario un richiamo al
ruolo cruciale che svolgono i Servizi sociali in Italia.
Per questo sarà importante valorizzare il loro ruolo,
assicurare la loro formazione iniziale e continua
anche sui diritti dell’infanzia, come per tutti gli altri
operatori, garantendo così servizi sociali di qualità,
con un organico adeguato ai compiti che devono
Il raccordo con le Forze dell’Ordine rappresenterà
un altro tassello fondamentale per il nostro impe gno. Ho incontrato nei giorni scorsi il Prefetto
Manganelli, Capo della Polizia, e conoscendo da
tempo il suo impegno e la sua sensibilità, ho solo
avuto una conferma della disponibilità che tradurremo presto in un protocollo di intesa su vari fronti che possono vederci uniti per i bambini e gli adolescenti.
UNA GRANDE ALLEANZA CULTURALE
Ho citato solo alcuni degli ambiti di azione che ci
vedranno impegnati.
È un lavoro complesso; è il compito affidato all’Authority e che intendiamo portare avanti con vera
passione e determinazione. So bene che la sfida è
innanzitutto culturale: far comprendere a tutti che
ciò che accade ai bambini e agli adolescenti ha un
impatto non solo sul loro futuro ma anche sul
futuro del Paese, determina le loro opportunità di
vita ma anche le opportunità di vita delle future
generazioni e il loro contributo alla società per il
resto della vita. Non c’è politica economica e
sociale che non abbia effetto sui bambini e sugli
adolescenti ed è quindi opportuno - ed è ciò che
promuoveremo come Authority - che l’analisi dell’impatto delle decisioni economiche sulle persone
di minore età divenga un criterio importante di
valutazione. La collaborazione con le Istituzioni molte delle quali sono oggi qui rappresentate ai
massimi livelli e che ringrazio moltissimo per aver
voluto testimoniare con la loro presenza l’interesse
e la futura collaborazione - è il presupposto fondamentale per la buona riuscita del nostro lavoro.
Avremo bisogno del contributo di ogni singolo cittadino e sappiamo di poter contare su un consenso
sociale forte perchè ci occupiamo di un tema che
sta davvero a cuore alla stragrande maggioranza dei
cittadini italiani. Proprio la scorsa settimana è stato
condotto un sondaggio dalla Lorien Consulting su
un campione rappresentativo di 1.000 persone dal
quale è emerso che i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza rappresentano la quinta causa più sentita
dagli italiani: circa una persona su quattro, il
27,4%, la ritiene una causa importante. I genitori
sono chiaramente i più sensibili quasi a testimo niare che, essendo direttamente coinvolti, ne percepiscono maggiormente l’importanza. Gli italiani
valutano positivamente l’impegno a difesa delle
persone di minore età da parte delle associazioni e
delle organizzazioni (oltre il 47%) e percepiscono
invece l’assenza di temi legati ai diritti dei minorenni nell’agenda politica nazionale; questo dato
emerge con particolare chiarezza dall’indagine secondo cui oltre il 70% degli intervistati auspica un
ruolo più concreto e attivo da parte delle istituzioni
L’impegno per l’infanzia e l’adolescenza riguarda
davvero tutti: per questo motivo sono felice di rilevare la presenza oggi di autorevoli rappresentanti
del mondo della cultura, dell’imprenditoria e dell’arte, così diversi tra loro ma qui accomunati dalla
stessa sensibilità e che rappresenteranno alleati
preziosi per il lavoro che dovremo svolgere.
È al mondo della politica, al Parlamento, ai Partiti e
al Governo che rivolgiamo il nostro principale
Ai Partiti affinchè comprendano che parlare dei temi
dell’infanzia qualifica il proprio impegno; visione e
strategia per costruire una società migliore è ciò che
i cittadini si attendono dalle classi dirigenti che
guidano il Paese e i temi dell’infanzia e dell’adolescenza sono evidentemente cruciali in questo percorso. La politica sappia farsi interprete delle istanze
e dei bisogni concreti di milioni di bambini ed adolescenti, offrendo risposte all’altezza della complessità della situazione.
Auspichiamo un rapporto sempre più stretto con il
Parlamento, attraverso un raccordo istituzionale più
strutturato ed organico di quanto la Relazione
annuale consenta. E sono certo che Lei, Presidente
Fini, sarà un riferimento importante per le istanze di
cui abbiamo parlato oggi, alcune delle quali potrebbero trovare attuazione anche in questo scorcio di
Al Governo chiediamo una attenzione nuova ai temi
dell’infanzia e l’impegno a definire una strategia
nazionale che indichi chiaramente come si intende
dare attuazione alla Convenzione sui diritti dell’infanzia, identificando i settori nei quali intervenire
prioritariamente. Le competenze in tema di
politiche per l’infanzia sono frammentate tra
numerosi Ministeri senza che ci sia un coordinamento efficace. Il Piano nazionale per l’infanzia,
attualmente in fase di monitoraggio da parte dell’Osservatorio nazionale, è senz’altro lo strumento
ideale per adottare politiche integrate ed efficaci per
la piena attuazione dei diritti. Mi auguro che si cominci presto a lavorare anche al nuovo Piano ma
soprattutto che vengano poi stanziati i fondi necessari per realizzare gli interventi previsti dal Piano.
L’analisi degli interventi e delle risorse poste in
essere dalle Amministrazioni pubbliche, nazionali,
regionali e comunali, rivela un quadro frammentato
e segnato dalla assenza di indirizzi e pratiche comuni. Il modo in cui è stato realizzato il progetto di
riordino delle politiche sociali, compiuto all’inizio
del 2000 con il varo della legge 328 e l’impatto che
su di esso ha determinato la riforma federalista del
2001 con la riforma del Titolo V della Costituzione
hanno creato non pochi problemi. Infatti le nuove
disposizioni che avevano il giusto obiettivo di cercare di costruire per la prima volta in Italia un sistema “integrato di interventi e servizi sociali” attraverso il decentramento delle competenze alle
regioni e ai comuni - sono state applicate solo in
parte. In un Paese caratterizzato da gravi squilibri
economici e sociali, alle prese con la riduzione del
debito pubblico e con i vincoli di spesa imposti dall’Europa, il trasferimento delle competenze è
avvenuto senza il reperimento di risorse aggiuntive
in grado di permettere l’adeguamento dell’offerta
dei servizi nelle aree più svantaggiate del Paese, e
soprattutto senza la definizione, della quale si sollecita ancora una volta l’urgenza, dei Livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e
sociali. Un segnale di notevole incoraggiamento è
stato dato nei giorni scorsi dal Ministro per la Coesione Territoriale, Fabrizio Barca, che ha annunciato
l’impiego cospicuo di fondi europei attraverso una
riprogrammazione di risorse attualmente ferme o
destinate a scopi non più ritenuti validi. Tali fondi
serviranno a finanziare interventi per la prima
infanzia nel Mezzogiorno. Credo che sia un’ottima
pratica e ci auguriamo che anche altri fondi europei,
sempre così poco utilizzati dal nostro Paese, possano essere destinati alle politiche sociali.
Al Governo chiediamo anche attenzione al nostro
ruolo, chiediamo che ci metta in condizione di
operare bene; la nostra azione, che dovrà essere
autonoma ed indipendente dal Governo, è soprattutto orientata alla ricerca della collaborazione per
lavorare insieme, nel rispetto dei ruoli, nell’interesse
superiore di bambini ed adolescenti.
Aspettiamo fiduciosi la conclusione dell’iter di
approvazione del regolamento organizzativo dell’Authority che, come previsto dalla legge istitutiva
della nostra Authority, a differenza delle leggi istitutive delle altre Autorità di Garanzia, deve essere
adottato con decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri, su proposta dell’Autorità Garante:
senza il regolamento esistiamo ma non viviamo.
Basti pensare che in questi mesi per aver ritenuto di
dover comunque iniziare ad esercitare il ruolo che la
legge ci attribuisce siamo stati costretti - e lo siamo
tutt’ora - a provvedere con mezzi personali alle esigenze organizzative e lavorative di vario genere.
Mi auguro vivamente che gli Organi che doverosamente devono esprimersi sul regolamento da noi
proposto, lo facciano quanto prima, permettendoci
di attivare tutti gli strumenti di cui abbiamo urgente
bisogno per diventare operativi.
Non ci spaventa che la legge ci assegni solo 10 persone e un fondo pressoché simbolico con cui operare: utilizzeremo bene le risorse umane ed economiche per dimostrare nel tempo l’efficacia e i
risultati della nostra azione.
Su un punto però non possiamo che ribadire, anche
in questo autorevole luogo, l’enorme difficoltà in
cui si trova l’Authority per la mancata assegnazione
da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri,
così come prevede la legge, di una sede che, sempre
come stabilisce la legge, ne garantisca l’autonomia
organizzativa e la non subordinazione gerarchica.
Come ribadito dal Comitato ONU anche nel Commento Generale n. 2, l’indipendenza è un elemento
essenziale e dipende “dalla dotazione di adeguate
infrastrutture, risorse finanziarie e risorse umane”.
Ho già detto sulle risorse umane e finanziarie; sulle
infrastrutture vorremmo un segnale di attenzione
coerente. Ad oggi ci sono state assegnate alcune
stanze all’interno del Ministero del turismo che non
solo non garantiscono la dovuta autonomia, ma
allo stesso tempo non sono assolutamente sufficienti a garantire l’efficenza del nostro operato e a permetterci di attivare all’interno della sede quei servizi
e quelle attività che la legge ci indica. Credo che non
vada ulteriormente esplicitata la differenza di fina lità tra l’Authority e il Ministero del turismo. Mi
appello nuovamente al Governo, a lei Presidente
Fini e ai rappresentanti delle forze politiche presenti, affinchè sul Governo possiate esercitare una legittima pressione, perché il problema sede si risolva
nel più breve tempo possibile. Una sede che ci consenta di svolgere bene il nostro lavoro, di essere
anche un luogo predisposto all’ascolto e all’incontro
con le persone di minore età e che sia luogo di riferimento per i tanti interlocutori con i quali ci rapportiamo quotidianamente. La sede dell’Autorità Garante
per l’Infanzia e l’adolescenza non può essere percepita solo come un costo ma, ancora una volta,
dovrebbe rappresentare un investimento per il Go verno e comunque un segno dell’attenzione che il
Governo rivolge a questi temi.
Vorremmo evitare di essere considerati un’Autorità
“minore” per diritti “minori”: questo è un problema
molto serio e cruciale per il futuro del nostro lavoro.
Tanti di noi per anni hanno portato avanti un’impostazione dei diritti dei bambini e degli adolescenti che posava le proprie fondamenta su una concezione che li vede detentori di diritti umani per
definizione inviolabili, indivisibili e inalienabili.
Non diritti minori ma diritti sanciti per le persone di
minore età. L’istituzione di un’Autorità Garante per
l’Infanzia e l’Adolescenza è il frutto di questa cultura
del diritto. Troppo spesso i minori di età diventano
semplicemente i “minori” e le parole non sono
prive di conseguenze, e, quindi, non vorrei che
“minore” fosse considerata anche l’Autorità
nazionale che ha il compito di garantire l’attuazione
dei loro diritti. Contrasterò con forza questa tendenza, che in alcune occasioni ho già colto, in queste
poche settimane di lavoro, come rischio concreto.
Non mi presterò a questa diminutio per il rispetto
profondo nei confronti di quanti con sacrificio lavo-
rano su questi temi e soprattutto per il rispetto profondo che nutro per ogni bambino ed adolescente
che vive in Italia.
Permettetemi di ringraziare l’Ufficio che mi supporta e mi supporterà in questo difficile compito, composto da persone di grande capacità, alle quali sento
di dover pubblicamente rivolgere riconoscimento e
ringraziamento, soprattutto per la disponibilità ad
affrontare questa non facile situazione di partenza.
Ringrazio anche quanti, esterni all’Ufficio, hanno
voluto aiutarci in questa fase di avvio mettendo a
disposizione la propria esperienza e professionalità.
Per tutti loro ringrazio il Vice Prefetto aggiunto
Alessandra Ponari che ha accolto la sfida di costruire e dirigere l’Ufficio del Garante.
la tutela e lo sviluppo dei vostri diritti è ciò che ci
guiderà giorno dopo giorno. Avremo bisogno anche
della vostra partecipazione attiva ai processi decisionali che vi riguardano. È un vostro preciso diritto. Oggi le iniziative di partecipazione dei bambini
e degli adolescenti si svolgono prevalentemente grazie alla sensibilità di singoli amministratori locali,
di scuole coinvolte in processi partecipativi, di organizzazioni ed associazioni. Noi intendiamo moltiplicare le opportunità e i luoghi preposti alla vostra
partecipazione e soprattutto qualificare la modalità
di partecipazione, rendendola autentica, stimolante
per voi e di reale aiuto per il mondo degli adulti.
Credo anche che il vostro contributo dovrà servire a
verificare e valutare l’azione della nostra Autorità di
garanzia. Intendo quindi individuare le forme più
idonee a consentirvi di inviarci osservazioni e commenti per migliorare l’efficacia del nostro lavoro.
La vostra generazione ha la vita davanti. Ma il vostro
domani si gioca adesso. Avete strumenti a disposizione forse inimmaginabili fino a qualche anno fa
ma siete anche gli eredi di un Paese in crisi. Il vostro
futuro è meno garantito e sicuro di quello dei vostri
padri, forse per questo più stimolante e sorprendente. La vostra sfida è essere i protagonisti di voi
stessi e dell’Italia di oggi e di domani. La nostra è
quella di creare le condizioni perchè ciò avvenga
con un patto tra le generazioni che metta insieme
strumenti vecchi e nuovi, con la Costituzione in
testa e i social network a portata di mano, per
costruire insieme una società migliore.
Considerato che, in conformità ai principi proclamati nello Statuto delle Nazioni Unite, il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della
famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della
giustizia e della pace del mondo.
Tenuto presente il fatto che i popoli delle Nazioni
Unite hanno riaffermato, nello Statuto delle Nazioni Unite, la loro fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore delta persona umana e
hanno deciso di promuovere il progresso sociale ed
un migliore tenore di vita in un’ampia libertà.
Riconosciuto che le Nazioni Unite hanno proclamato e convenuto nella Dichiarazione universale dei
diritti dell’uomo e nei Patti internazionali sui diritti
umani che ad ogni individuo spettano tutte le libertà ed i diritti che vi sono enunciati senza distinzione
alcuna per ragioni di razza, colore, sesso lingua, religione, opinione politica o di altra natura, origine
Ricordato che nella Dichiarazione universale dei
diritti dell’uomo le Nazioni Unite hanno proclamato che l’infanzia ha diritto a misure speciali di protezione ed assistenza.
Convinti che la famiglia, quale nucleo fondamentale della Società e quale ambiente naturale per la crescita ed il benessere di tutti i suoi membri ed in particolare dei fanciulli, debba ricevere l’assistenza e la
protezione necessarie per poter assumere pienamente le sue responsabilità all’interno della comunità.
Riconosciuto che il fanciullo, per il pieno ed armonioso sviluppo della sua personalità, deve crescere
in un ambiente familiare, in un’atmosfera di felicità,
amore e comprensione.
Considerato che occorre preparare appieno il fanciullo ad avere una vita individuale nella società, ed
allevarlo nello spirito degli ideali proclamati nello
Statuto delle Nazioni Unite e in particolare nello
spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di
eguaglianza e di solidarietà.
Tenuto presente che la necessità di accordare speciale protezione al fanciullo e stata stabilita nella
Dichiarazione di Ginevra sui diritti del fanciullo del
1924 e nella Dichiarazione dei diritti del fanciullo
adottata dalle Nazioni Unite nel 1959, ed è stata
riconosciuta nella Dichiarazione universale dei
diritti dell’uomo, nel Patto internazionale sul diritti
civili e politici (in particolare negli articoli 23 e 24)
nel Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (in particolare nell’articolo 19) e negli
statuti e strumenti pertinenti delle agenzie specializzate e delle organizzazioni internazionali operanti
nel campo della protezione dell’infanzia.
Tenuto presente che, come indicato nella Dichiarazione dei diritti del fanciullo adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre
1959, «il fanciullo, a causa delta sua immaturità fisica e intellettuale, ha bisogno di una particolare protezione e di cure speciali compresa un’adeguata protezione giuridica, sia prima che dopo la nascita».
Richiamare le disposizioni della Dichiarazione sui
principi sociali e giuridici relativi alla protezione al
benessere dell’infanzia con particolare riferimento
all’affidamento e all’adozione su piano nazionale
ed internazionale (risoluzione 41/85 dell’Assemblea generale, del 3 dicembre 1986), dell’Insieme di
regole minime delle Nazioni Unite per l’amministrazione della giustizia minorile («Regole di
Bejing» risoluzione 40/33 dell’Assemblea generate
del 29 novembre 1985) e della Dichiarazione sulla
protezione delle donne e dei fanciulli nelle situazioni di emergenza e di conflitto armato (risoluzione 3318 (XXIX) dell’assemblea generale, del 14
dicembre 1974).
Riconosciuto che in tutti i paesi del mondo vi sono
fanciulli che vivono in condizioni di particolare difficoltà e che è necessario accordare loro una particolare attenzione.
Riconosciuta l’importanza della cooperazione internazionale per il miglioramento delle condizioni di
vita dei fanciulli in ogni paese, in particolare nei
di religione, di opinione politica o di altro genere, del fanciullo o dei suoi genitori o tutori, della
loro origine nazionale, etnica o sociale, della loro
ricchezza, della loro invalidità, della loro nascita
o di qualunque altra condizione.
2. Gli Stati parti devono adottare ogni misura
appropriata per assicurare che il fanciullo sia protetto contro ogni forma di discriminazione o di
sanzione motivata dallo status, le attività, le opinioni espresse o il credo dei suoi genitori, dei
suoi tutori o di membri della sua famiglia.
1. In tutte le decisioni riguardanti i fanciulli che scaturiscano da istituzioni di assistenza sociale private o pubbliche, tribunali, autorità amministrative o organi legislativi, l’interesse superiore del
fanciullo deve costituire oggetto di primaria considerazione.
2. Gli Stati parti s’impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo
benessere, tenuto conto dei diritti e dei doveri dei
suoi genitori, dei tutori legali o di qualsiasi altra
persona legalmente responsabile di esso, e, a tal
fine, prenderanno ogni misura appropriata di
carattere Legislativo e amministrativo.
3. Gli Stati parte si impegnano ad assicurare che le
istituzioni, i servizi e le strutture responsabili
della cura e della protezione dei fanciulli siano
conformi ai criteri normativi fissati dalle autorità competenti, particolarmente nei campi della
sicurezza e dell’igiene e per quanto concerne la
consistenza e la qualificazione del loro personale nonché l’esistenza di un adeguato controllo.
sue capacita evolutive, l’orientamento ed i consigli
necessari all’esercizio dei diritti che gli riconosce la
1. Gli Stati parti riconoscono che ogni fanciullo ha
un diritto innato alla vita.
2. Gli Stati parti Si impegnano a garantire nella più
ampia misura possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo.
1. Il fanciullo dovrà essere registrato immediatamente dopo La nascita ed a partire da essa avrà
diritto ad un nome, ad acquisire una nazionalità
e, nella misura del possibile, a conoscere i propri
genitori ed essere da essi accudito.
2. Gli Stati parti assicureranno l’attuazione di questi
diritti in conformità alle loro legislazioni nazionali ed agli obblighi derivanti dagli strumenti
internazionali applicabili in materia, in particolari in quelle situazioni in cui il fanciullo Si troverebbe altrimenti privo di nazionalità.
1. Gli Stati parti s’impegnano a rispettare il diritto
del fanciullo di conservare la propria identità
nazionalità, nome e relazioni familiari, quali
riconosciuti per legge, senza interferenze illegali.
2. Se il fanciullo viene illegalmente privato degli
elementi costitutivi della sua identità o di alcuni
di essi. gli Stati parti forniranno adeguata assistenza e tutela affinché venga sollecitamente
Ai sensi della presente Convenzione s’intende per
fanciullo ogni essere umano in età inferiore ai
diciotto anni, a meno che secondo le leggi del suo
Stato, sia divenuto prima maggiorenne.
Gli Stati parti si impegnano ad adottare ogni misura
appropriata di natura legislativa, amministrativa e
d’altro genere per dare attuazione ai diritti riconosciuti in questa Convenzione. Per quanto attiene i
diritti economici, sociali e culturali, gli Stati parti
adottano tali misure in tutta la gamma delle risorse
di qui dispongono e, all’occorrenza, nel quadro
1. Gli Stati parti s’impegnano a rispettare i diritti
che sono enunciati nella presente Convenzione
ed a garantirli ad ogni fanciullo nel proprio
ambito giurisdizionale, senza distinzione alcuna
Gli Stati parti rispettano la responsabilità, i diritti ed
i doveri dei genitori o, all’occorrenza, dei membri
della famiglia allargata o della comunità, secondo
quanto previsto dalle usanze locali, dei tutori o delle
altre persone legalmente responsabili del fanciullo,
di impartire a quest’ultimo, in modo consono alle
1. Gli Stati parti devono assicurare che il fanciullo
non venga separato dai suoi genitori contro la
loro volontà, a meno che le autorità competenti
non decidano, salva la possibilità di presentare
ricorsi contro tale decisione all’autorità giudiziaria, in conformità alle leggi ed alle procedure
applicabili, che tale separazione risulti necessaria
nell’interesse superiore del fanciullo. Una decisione in tal senso può risultare necessaria in casi
particolari, quali quelli in cui si verifichino episodi di maltrattamento o di negligenza da parte di
genitori nei confronti del fanciullo o qualora, i
genitori vivano separati, sia necessario fissare il
luogo e la residenza del fanciullo.
2. In qualsiasi procedimento relativo ai casi previsti
nel paragrafo 1, tutte le parti interessate devono
avere la possibilità di partecipare al dibattimento
e di esporre le loro ragioni.
3. Gli Stati parti debbano rispettare il diritto del
fanciullo separato da entrambi i genitori o da
uno di essi di mantenere relazioni personali e
contatti diretti in modo regolare con entrambi i
genitori, salvo quando ciò sia contrario all’interesse superiore del fanciullo.
4. Allorquando tale separazione consegua da misure adottate da uno Stato parte, quali la detenzione, la reclusione, l’esilio, la deportazione o la
morte (inclusa la morte per qualsiasi causa,
sopravvenuta nel corso della detenzione) di
entrambi i genitori o di uno di essi, o del fanciullo, tale Stato parte, su richiesta, fornirà ai genitori, al fanciullo o, all’occorrenza, ad un altro
membro della famiglia, le informazioni essenziali relative al luogo in cui si trovino il membro o i
membri della famiglia, a meno che la divulgazione di queste informazioni non risulti pregiudizievole al benessere dei fanciullo; Gli Stati parti
devono accettarsi inoltre che la presentazione di
tale domanda non comporti di per sé alcuna conseguenza negativa per la persona o le persone
1. In conformità all’obbligo che incombe agli Stati
parti in virtù del paragrafo I dell’articolo 9, qualunque richiesta presentata da un fanciullo o dai
suoi genitori di entrare in uno Stato parte o di
lasciarlo ai fini della riunificazione della famiglia
verra presa in esame dagli Stati parti in modo
favorevole, con spirito umanitario e sollecitudine. Gli Stati parti si accerteranno inoltre che la
presentazione di tale domanda non comporti
conseguenze negative per i richiedenti ed i membri della loro famiglia.
2. Un fanciullo i cui genitori risiedano in stati diversi deve avere il diritto di mantenere, salvo circostanze eccezionali, relazioni personali e contatti
diretti regolari con entrambi i genitori. A tal fine,
e in conformità all’obbligo che incombe agli Stati
parti in virtù del paragrafo I dell’articolo 9, gli
Stati parti s’impegnano a rispettare il diritto del
fanciullo o dei suoi genitori di lasciare qualsiasi
paese, compreso il proprio, e di far ritorno nel
proprio paese. II diritto di lasciare qualsiasi paese
può essere oggetto esclusivamente alle restrizioni
previste dalla legge, che risultino necessarie per
proteggere la sicurezza nazionale, l’ordine pubblico, la salute o la moralità pubblica, o i diritti e
le libertà altrui, e che risultino compatibili con
gli altri diritti riconosciuti nella presente Convenzione.
1. Gli Stati parti devono adottare le misure appropriate per lottare contro i trasferimenti illeciti
all’estero di fanciulli ed il loro mancato rientro
(nei paesi d’origine).
2. A tal fine, gli Stati parte promuoveranno la conclusione di accordi bilaterali o multilaterali o
l’adesione agli accordi esistenti.
1. Gli Stati parti devono assicurare al fanciullo capace di formarsi una propria opinione il diritto di
esprimerla liberamente ed in qualsiasi materia,
dando alle opinioni del fanciullo il giusto peso
in relazione alla sua età ed al suo grado di maturità.
2. A tal fine, verrà in particolare offerta al fanciullo
La possibilità di essere ascoltato in qualunque
procedimento giudiziario o amministrativo che
lo riguardi, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un’apposita istituzione, in conformità con le regole di procedura della legislazione
re l’ordine pubblico, la sicurezza, la salute e la
moralità pubblica, e la libertà ed i diritti fondamentali altrui.
1. Gli Stati parti riconoscono i diritti del fanciullo
alla libertà di Associazione e alla libertà riunione
2. L’esercizio di questi diritti non può essere sottoposto a restrizioni di sorta, salvo quelle previste
dalla legge e che risultino necessarie in una società democratica, nell’interesse della sicurezza
nazionale, della sicurezza pubblica o dell’ordine
pubblico, o per proteggere la salute o la moralità
pubblica, o i diritti e le libertà altrui.
1. Nessun fanciullo potrà essere sottoposto ad
interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa o nella sua
corrispondenza, ne a lesioni illecite del suo
onore della sua reputazione.
2. Ogni fanciullo ha diritto ad essere tutelato dalla
legge contro tali interferenze o atteggiamenti lesivi.
Questo diritto comprende la libertà di ricercare,
ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni
genere, a prescinderne dalle frontiere, sia verbalmente che per iscritto o a mezzo stampa o in
forma artistica o mediante qualsiasi altro mezzo
scelto dal fanciullo.
2. L’esercizio di questo diritto può essere sottoposto
a talune restrizioni, che però siano soltanto quelle previste dalla legge e quelle necessarie:
b) alla salvaguardia della sicurezza nazionale o
dell’ordine pubblico, della salute o della
moralità pubblica.
1. Gli Stati parti devono rispettare il diritto del fanciullo alla liberti di pensiero, di coscienza e di
2. Gli Stati parti devono rispettare il diritto e il
dovere dei genitori o alla occorrenza, dei tutori di
guidare il fanciullo nell’esercizio del diritto
sopramenzionato in modo consono alle sue
capacità evolutive.
3. La libertà di manifestare la propria religione o le
proprie convinzioni può essere sottoposta solo a
quelle Limitazioni di legge necessarie a protegge-
1. Gli Stati parti riconoscono l’importante funzione
svolta dai mass-media e devono assicurare che il
fanciullo abbia accesso a informazioni e a programmi provenienti da diverse fonti nazionali ed
internazionali, in particolare a quelli che mirano
a promuovere il suo benessere sociale, spirituale
e morale nonché la sua salute fisica e mentale. A
tal fine, gli Stati parti devono:
a) incoraggiare i mass-media a diffondere un’informazione e programmi che presentino
un’utilità sociale e culturale per il fanciullo e
che risultino conformi allo spirito dell’articolo 29;
b) incoraggiare la cooperazione internazionale
allo scopo di promuovere la produzione, lo
scambio e la diffusione di un’informazione e
di programmi di questa natura provenienti da
diverse fonti culturali, nazionali ed internazionali;
c) incoraggiare la produzione e la diffusione di
e) promuovere l’elaborazione di appropriati
principi direttivi destinati a tutelare il fanciullo contro l’informazione ed i programmi che
nuocciano al suo benessere, tenuto conto
delle disposizioni degli articoli 13 e 18.
1. Gli Stati parti Si devono adoperare al massimo
per garantire il riconoscimento del principi
secondo cui entrambi i genitori hanno comuni
responsabilità in ordine all’allevamento ed allo
sviluppo del bambino. Le responsabilità di allevare il fanciullo e di garantire il suo sviluppo
incombe in primo luogo ai genitori o, all’occorrenza, ai tutori.. Nell’assolvimento del loro compito essi debbono venire innanzitutto guidati
dall’interesse superiore del fanciullo.
2. Al fine di garantire e di promuovere i diritti enunciati nella presente Convenzione, gli Stati parti
devono fornire un’assistenza adeguata ai genitori
o ai tutori legali nell’adempimento delle loro
responsabilità in materia di allevamento del fanciullo, e devono assicurare lo sviluppo di istituzioni e servizi per l’assistenza all’infanzia.
3. Gli Stati parti devono adottare appropriate misure per assicurare che fanciulli i cui genitori svolgano un’attività lavorativa abbiamo il diritto di
beneficiare di servizi e di strutture destinati alla
vigilanza dell’infanzia, se in possesso degli appositi requisiti per usufruirne.
1. Gli Stati parti adotteranno ogni misura appropriata di natura legislativa, amministrativa, sociale ed educativa per proteggere il fanciullo contro
qualsiasi forma di violenza, danno o brutalità
fisica o mentale, abbandono o negligenza, maltrattamento o sfruttamento, inclusa la violenza
sessuale, mentre e sotto la tutela dei suoi genitori, o di uno di essi, del tutore e dei tutori o di
chiunque altro se ne prenda cura.
2. Tali misure protettive comprenderanno, all’occorrenza, procedure efficaci per l’istituzione di
programmi sociali mirati a fornire l’appoggio
necessario al fanciullo ed a coloro ai quali è affidato nonché per altre forme di prevenzione e ai
fini di identificazione, di rapporto, di ricorso,
d’inchiesta, di trattamenti e di procedimenti nei
casi di maltrattamento del fanciullo di cui sopra,
e potranno altresì comprendere procedure d’intervento giudiziario.
1. Un fanciullo che venga privato, permanentemente o temporaneamente del suo ambiente familiare o che nel suo proprio interesse non possa esse19
re lasciato in tale ambiente, avrà diritto a speciale protezione e assistenza da parte dello Stato.
2. Gli Stati parti debbono garantire a tale fanciullo
una forma di cura ed assistenza alternative in
conformità alla loro legislazione nazionale.
3. Tale assistenza alternativa può comprendere, tra
l’altro, l’affidamento, la «kafala» prevista dalla
Legge islamica, l’adozione o, in caso di necessita,
la sistemazione in idonee istituzioni per ‘infanzia.
Nella scelta di queste soluzioni, si terrà debito
conto della necessità di garantire una certa continuità nell’educazione del fanciullo, nonché della
sua origine etnica, religiosa, culturale e linguistica.
Gli Stati parti che riconoscono do autorizzano il
sistema dell’adozione devono accertarsi che l’interesse superiore del fanciullo costituisca la principale
preoccupazione in materia e devono:
a) assicurare che l’adozione del bambino venga
autorizzata solo dalle autorità competenti che
verifichino, in conformità alla legge ed alle procedure applicabili e sulla base di tutte le informazioni pertinenti ed attendibili, che l’adozione
possa aver luogo tenuto conto della situazione
del fanciullo rispetto ai genitori, ai parenti ed ai
tutori e che, all’occorrenza, le persone interessate
abbiano dato il loro assenso consapevole all’adozione, dopo essersi avvalse delle consultazioni e
consigli necessari in materia;
b) riconoscere che l’adozione in un altro paese può
essere considerato un mezzo alternativo di assistenza al fanciullo, qualora questi non possa trovare accoglienza in una famiglia affidataria o
adottiva nel proprio paese d’origine, o non possa
trovare nel suddetto paese un’altra soddisfacente
c) assicurare, in caso di adozione in altro paese che
il fanciullo fruisca di misure di tutela e di condizioni equivalenti a quelle esistenti nel caso di
adozione a Livello nazionale;
d) prendere tutte le debite misure atte a garantire
che, nell’adozione in un altro paese, la sistemazione del fanciullo non comporti un lucro finanziano illecito per quanti vi siano implicati;
e) perseguire gli obiettivi del presente articolo attraverso la stipula di accordi bilaterali o multilaterali e compiere ogni sforzo in questo contesto per
garantire che la sistemazione del fanciullo in un
altro paese venga seguita dalle autorità o dagli
1. Gli Stati parti devono prendere appropriate
misure per garantire al fanciullo che cerchi di
ottenere lo status di rifugiato o che sia considerato rifugiato in virtù delle leggi e procedure internazionali o interne, che sia solo o accompagnato
dai genitori o da qualsiasi altra persona, la fruizione di un’adeguata protezione ed assistenza
umanitaria per consentirgli strumenti internazionali relativi ai diritti umani e di carattere umanitario, di cui i suddetti Stati siano parti.
2. A tal fine, gli Stati parti devono fornire la cooperazione, che riterranno necessaria, ad ogni sforzo
compiuto dalle Nazioni Unite e dalle altre organizzazioni intergovernative e non governative
competenti che collaborano con l’Organizzazione
delle Nazioni Unite per proteggere ed aiutare i fanciulli che si trovino in simili condizioni e per rintracciare i genitori o altri membri della famiglia di
qualsiasi bambino rifugiato al fine di ottenere le
informazioni necessarie alla riunificazione della
famiglia. Nei casi in cui non vengano ritrovati né i
genitori, né alcun altro membro della famiglia,
deve essere accordata al fanciullo, in base ai principi enunciati nella presente Convenzione, la stessa protezione di cui fruisca qualunque fanciullo
privato per qualsiasi ragione, temporaneamente o
permanentemente dell’ambiente familiare.
1. Gli Stati patti riconoscono che un fanciullo fisicamente o mentalmente disabile deve godere di
una vita soddisfacente che garantisca la sua
dignità, che promuova la sua autonomia e faciliti la sua partecipazione attiva alla vita della
2. Gli Stati patti riconoscono al fanciullo disabile
cure speciali ed incoraggeranno e garantiranno la
concessione, nella misura delle risorse disponibili, ai fanciulli disabili in possesso degli appositi
requisiti ed a quanti se ne prendano cura, dell’assistenza di cui sia stata fatta richiesta e che risulti
adeguata alle condizioni del fanciullo ed alle specifiche condizioni dei genitori o di altri che si
prendano cura di lui.
3. In relazione ai particolari bisogni di un fanciullo
disabile, l’assistenza fornita in conformità il paragrafo 2 sarà gratuita, ogniqualvolta risulti possibile, tenuto conto delle risorse finanziarie dei
genitori o di quanti abbiano cura del fanciulli, e
sarà intesa ad assicurare che il fanciullo disabile
possa efficacemente disporre ed usufruire di
istruzione, addestramento cure sanitarie servizi
di riabilitazione, preparazione ad un impiego ed
occasioni di svago tendenti a far raggiungere al
fanciullo l’integrazione sociale e lo sviluppo individuale più completo possibile, incluso lo sviluppo culturale e spirituale.
4. Gli Stati parti devono promuovere nello spirito
della cooperazione internazionale lo scambio di
informazioni adeguate nel campo delle cure
sanitarie preventive, del trattamento medico, psicologico e funzionale del fanciullo disabile tra
cui la diffusione di informazioni concernenti i
metodi di riabilitazione ed i servizi di formazione professionale, nonché l’accesso a questi dati,
allo scopo di consentire agli Stati parti di migliorare le loro capacità e competenze e di ampliare
la loro esperienza in questi settori. A questo proposito, particolare attenzione sarà rivolta alle esigenze dei paesi in via di sviluppo.
1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo
al godimento dei più alti livelli raggiungibili di
salute fisica e mentale e la fruizione di cure mediche riabilitative. Gli Stati parti devono sforzarsi di
garantire che il fanciullo non sia privato del diritte di beneficiare di tali servizi.
2. Gli Stati parti si sforzano di perseguire la piena
situazione di questo diritto ed in particolare
devono prendere misure appropriate per:
a) ridurre il tasso di mortalità neonatale ed
c) combattere le malattie e la malnutrizione nel
quadre delle cure mediche di base mediante,
tra l’altro l’utilizzo di tecniche prontamente
disponibili e la fornitura di adeguati alimenti
nutritivi e di acqua potabile, tenute conto dei
rischi di inquinamento ambientale;
d) garantire appropriate cure mediche alle madri
e) garantire che tutti i membri della società, in
particolare i genitori ed i fanciulli, siano informati sull’uso di conoscenze di base circa la
salute e la nutrizione infantile, i vantaggi dell’allattamento materno, l’igiene personale ed
ambientale, la prevenzione degli incidenti, e
beneficino di un aiuto che consenta loro di
avvalersi di queste informazioni;
f) sviluppare la medicina preventiva, l’educazione dei genitori e l’informazione ed i servizi in
materia di pianificazione familiare
3. Gli Stati parti devono prendere tutte le misure
efficaci ed appropriate per abolire le pratiche tradizionali che possano risultare pregiudizievoli
alla salute dei fanciulli.
4. Gli Stati parti s’impegnano a promuovere e ad
incoraggiare la cooperazione internazionale allo
scopo di garantire progressivamente la piena realizzazione del diritto riconosciuto in questo articolo. A questo proposito i bisogni dei paesi in via
di sviluppo saranno tenuti in particolare considerazione.
Gli Stati parti riconoscono al fanciullo sottoposto
dalle autorità competenti a cure, prevenzione o trattamento fisico o mentale, il diritto ad un riesame
periodico di tale trattamento e di qualsiasi sistemazione.
1. Gli Stati parti riconoscono ad ogni fanciullo il
diritto di beneficiare della sicurezza sociale, nonché delle assicurazioni sociali, e devono prendere misure necessarie perché questo diritto venga
pienamente realizzato in conformità alla loro
2. Tali prestazioni dovrebbero essere garantite,
quando il caso lo richieda, tenuto conto delle
risorse e delle specifiche condizioni del fanciullo e delle persone responsabili del sue mantenimento, nonché di ogni altra considerazione pertinente in materia per quanto concerne la richiesta di prestazioni fatte dal fanciulle o a suo
1. Gli Stati parti riconoscono il diritto di ogni fanciullo ad un livello di vita sufficiente alto a
garantire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale.
2. I genitori e le altre persone aventi cura del fanciullo hanno primariamente la responsabilità di
assicurare, nei limiti delle loro possibilità e delle
loro disponibilità finanziarie, le condizioni di
vita necessarie allo sviluppo del fanciullo.
3. Gli Stati parti, sulla base delle condizioni nazionali e dei loro mezzi, devono prendere le misure opportune per assistere i genitori del fanciullo o chi ne sia responsabile nell’attuazione di
questo diritto e, in caso di necessità, devono fornire un’assistenza materiale e programmi di supporto in particolare per quel che riguarda la
nutrizione, il vestiario e l’alloggio.
4. Gli Stati parti adotteranno appropriate misure al
fine di assicurarsi della possibilità di garantire il
sostentamento del fanciullo da parte dei genitori o di altre persone aventi una responsabilità
finanziaria a tale riguardo, sia sul proprie territorio che all’estero. In particolare, allorquando la
persona avente una responsabilità finanziaria
nei confronti del fanciullo viva in un paese
diverso, gli Stati parti promuoveranno il ricorso
ad accordi internazionali nonché la stipula di
trattati in materia l’adozione di altri appropriati
1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo ad avere un’educazione e, nell’ottica della
progressiva piena realizzazione di tale diritto e
sulla base di eguali opportunità, devono in particolare:
a) endere l’istruzione primaria gratuita ed obbligatoria per tutti;
b) promuovere lo sviluppo di varie forme di
istruzione secondaria sia generale che professionale, renderle utilizzabili ed accessibili a
tutti i fanciulli, e adottare misure appropriate
quali l’introduzione della gratuità dell’insegnamento e l’offerta di un’assistenza finanziaria nei casi di necessità;
c) rendere l’istruzione superiore accessibile a
tutti sulla base delle capacità, con ogni mezzo
e) prendere provvedimenti atti ad incoraggiare la
regolare frequenza scolastica e la riduzione
dei tassi di abbandono.
3. Gli Stati parti devono prendere ogni misura
appropriata per assicurare che la disciplina scolastica venga impartita rispettando la dignità
umana del fanciullo ed in conformità alla presente Convenzione.
4. Gli Stati parti devono promuovere a favorire la
cooperazione internazionale in materia di educazione, in particolare al fine di contribuire all’eliminazione dell’ignoranza e dell’analfabetismo
nel mondo intero e facilitando l’accesso alle
conoscenze scientifiche e tecniche ed ai metodi
di insegnamento. A queste proposito i bisogni
dei paesi in via di sviluppo devono essere tenuti
in particolare considerazione.
d) preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno
spirito di comprensione, di pace di tolleranza,
di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti
i popoli gruppi etnici, nazionali e religiosi, e
persone di origine autoctona;
2. Nessuna disposizione del presente articolo o
dell’articolo 28 deve essere interpretata quale
interferenza nella libertà degli individui e degli
enti di creare e dirigere istituzioni educative, a
condizione che i principi enunciati nel paragrafo 1 del presente articolo siano rispettati e che
l’istruzione impartita in tali istituti risulti conforme alle norme minime prescritte dallo Stato.
Negli Stati in cui esistano minoranze etniche, religiose o linguistiche o persone di origine autoctona, il
fanciullo che appartenga ad una di queste minoranze o che sia autoctono non deve essere privato del
diritto di avere la propria vita culturale, di professare
o praticare religione o di avvalersi della propria lingua in comune con gli altri membri del suo gruppo.
1. Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al
riposo ed allo svago, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età, ed a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.
2. Gli Stati parti devono rispettare e promuovere il
diritto del fanciullo a partecipare pienamente
alla vita culturale ed artistica ed incoraggiano
l’organizzazione di adeguate attività di natura
ricreativa, artistica e culturale in condizioni di
a) promuovere lo sviluppo della personalità del
fanciullo, dei suoi talenti, delle sue attitudini
mentali e fisiche, in tutto l’arco delle sue
b) inculcare nel fanciullo il rispetto del diritti
dell’uomo e delle libertà fondamentali, e dei
principi enunciati nello Statuto delle Nazioni
c) inculcare al fanciullo il rispetto dei genitori,
della sua identità, della sua lingua e dei suoi
valori culturali, nonché il rispetto dei valori
nazionali del paese in cui vive, del paese di cui
è originario e delle civiltà diverse dalla propria;
b) stabile un’appropriata disciplina in materia di
orario e di condizioni di lavoro;
c) stabilire pene o altre sanzioni adeguate per
garantire l’effettiva applicazione di queste articolo.
Gli Stati parti devono adottare ogni appropriata
misura di carattere legislativo, amministrativo, sociale ed educativo, per proteggere i fanciulli contro l’uso
illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope, quali
risultano definite nelle convenzioni internazionali, e
per prevenire l’impiego di bambini nella produzione
illegale e nel traffico di tali sostanze.
Gli Stati parti s’impegnano a proteggere il fanciullo
conto ogni forma di sfruttamento sessuale e violenza sessuale. A tale fine gli Stati parti devono prendere in particolare ogni misura adeguata su piano
nazionale, bilaterale, multilaterale, per prevenire:
a) l’induzione o la coercizione di un fanciullo per
coinvolgerlo in attività sessuali illecite;
b) lo sfruttamento dei fanciulli nella prostituzione o
in altre pratiche sessuali illecite;
Gli Stati parti devono prendere ogni misura appropriata sul piano nazionale, bilaterale e multilaterale
per prevenire il rapimento, la vendita o il traffico di
fanciulli a qualsiasi fine o sotto qualunque forma.
ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e qualsiasi tipo di lavoro rischioso o che
interferisca con la sua educazione o che sia nocivo per la sua salute o per il suo sviluppo fisico,
mentale, spirituale, morale e sociale.
2. Gli Stati parti devono prendere misure di natura
legislativa, amministrativa, sociale ed educativa
per garantire l’applicazione di questo articolo. A
tal fine, e tenuto conto delle disposizioni pertinenti di altri strumenti internazionali, gli Stati
parti devono in particolare:
a) fissare l’età minima per essere ammessi ad un
Gli Stati parti devono proteggere il fanciullo contro
ogni forma di sfruttamento pregiudizievole a qualsiasi aspetto del sue benessere.
a) nessun fanciullo sia soggetto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti; né la pena capitale, né l’ergastolo senza possibilità di liberazione debbano venire irrogate per
reati commessi da persone in età inferiore ai 18
b) nessun fanciullo debba essere privato della sua
libertà illegalmente e arbitrariamente. L’arresto,
la detenzione e l’imprigionamento di un fanciullo devono venire utilizzati esclusivamente come
misura estrema, e per il periodo più breve possibile;
c) qualsiasi fanciullo privato della libertà debba
essere trattato con umanità e rispetto per la dignità umana, e secondo modalità che tengano conto
delle persone della sua età. In particolare qualsiasi fanciullo privato della libertà deve essere detenuto separato dagli adulti, a meno che la soluzione contraria non sia considerata preferibile nell’interesse superiore del fanciullo, e deve avere il
diritto di mantenere i contatti con la propria
famiglia attraverso la corrispondenza e visite,
salve circostanze particolari;
d) qualsiasi fanciullo privato della libertà debba
avere il diritto di potersi prontamente avvalere
dell’assistenza legale o di qualsiasi altra natura,
nonché del diritto di contestare la legittimità di
tale privazione di libertà davanti ad un tribunale
e un’altra autorità competente, indipendente e
imparziale, e il diritto ad una rapida decisione sul
1. Gli Stati parti s’impegnano a rispettare ed a
garantire il rispetto delle norme di diritto internazionale umanitario, applicabili nei casi di conflitto armato e la cui tutela Si estenda ai fanciulli.
2. Gli Stati parti devono adottare ogni possibile
misura per garantire che nessuna persona in età
inferiore ai 15 anni prenda direttamente parte
alle ostilità.
3. Gli Stati parti devono astenersi dal reclutare nelle
forze armate qualsiasi persona che non abbia
compiuto il 15mo anno di età ma non ancora il
18mo, gli Stati parti si sforzeranno di dare la precedenza ai più anziani.
4. In conformità all’obbligo che loro incombe in
virtù del diritto internazionale, di proteggere la
popolazione civile durante i conflitti armati, gli
Stati parti devono prendere ogni possibile misura per garantire cura e protezione ai fanciulli colpiti da un conflitto armato.
Gli Stati parti adotteranno ogni appropriata misura
al fine di assicurare il recupero fisico e psicologico
ed il reinserimento sociale di un fanciullo vittima di
qualsiasi forma di negligenza, di sfruttamento o di
sevizie, di tortura o di qualsiasi altra forma di trattamento o punizione crudele, inumana o degradante,
o di conflitto armato. Tale recupero e reinserimento
avrà luogo in un ambiente che favorisca la salute, il
rispetto di sé e la dignità del fanciullo.
accusato e riconosciuto colpevole di aver violato
la legge penale ad essere trattato in un modo che
risulti atto a promuovere il suo senso di dignità e
valore, che rafforzi il suo rispetto dei diritti
umani e delle libertà fondamentali altrui, e che
tenga conto della sua età, non che dell’esigenza
di facilitare il suo reinserimento nella società e di
fargli assumere un ruolo costruttivo in seno a
2. A tal fine, e tenuto conto delle pertinenti disposizioni degli strumenti internazionali, gli Stati
parti devono garantire in particolare che:
• nessun fanciullo sia perseguito, accusato o
riconosciuto colpevole di aver infranto la
legge penale a causa di atti o omissioni che
non erano proibiti dal diritto nazionale o
internazionale nel momento in cui furono
• qualsiasi fanciullo sospetto o accusato di aver
infranto la legge abbia almeno le seguenti
- essere considerato innocente fino a che la
sua colpevolezza non sia stata legalmente
provata;
- essere sollecitamente e direttamente infermato delle accuse a sue carico, o all’occorrenza
tramite i suoi genitori o tutori, ed avere l’assistenza legale o di altra natura nella preparazione e presentazione della sua difesa;
- avere la propria causa istruita senza indugi da
un organo giudiziarie o da un’autorità competente, indipendente e imparziale, in
un’udienza equa e conforme alla legge, in
presenza del legale o con altra adeguata assistenza, a meno che ciò non sia considerate
contrario all’interesse superiore del fanciullo,
in particolare in ragione della sua età o condizione, nonché di quella dei suoi genitori o
- non essere obbligato a testimoniare o a confessarsi colpevole, interrogare o far interrogare testimoni a carico, ed ottenere la comparizione e la deposizione dei testimoni a discarico in condizioni di uguaglianza;
- se considerato colpevole di aver infranto la
legge penale, presentare appello contro tale
pronunciamento e qualsiasi provvedimento
ad esso conseguente presso un’istanza giuridica e a un’attività competente, indipendente
e imparziale di grado più elevato, come stabilito dalla legge;
- avvalersi dell’assistenza gratuita di un interprete, qualora non sia in grado di parlare e di
comprendere la lingua utilizzata;
- avere il pieno rispetto della sua «privacy» in
tutte le fasi del procedimento.
3. Gli Stati parti devono cercare di promuovere
l’adozione di leggi, procedure, l’insediamento di
autorità e di istituzioni riguardanti in modo specifico i fanciulli perseguiti o accusati o riconosciuti colpevoli di aver infranto la legge penale, e
in particolare s’impegneranno a:
• fissare un’età minima al di sotto della quale i
fanciulli devono essere considerati non capaci
di infrangere la legge penale;
• adottare misure, ogniqualvolta risulti possibile
ed auspicabile, per trattare i casi di tali fanciulli senza far ricorso a procedimenti giudiziari, a
condizione che il diritto umane e le garanzie
legali siano pienamente rispettati.
4. Saranno previste norme relative alla tutela,
all’orientamento e alla supervisione, alla consulenza, all’affidamento familiare, a programmi di
formazione educativa generale, professionale
nonché a soluzioni alternative al trattamento istituzionale, al fine di garantire che i fanciulli vengano trattati in modo adeguato al loro benessere
e proporzionato sia alla loro specifica condizione
sia al reato commesso.
Gli Stati parti si impegnano a far conoscere diffusamente i principi e le norme della Convenzione, in
modo attivo ed adeguato, tanto agli adulti quanto ai
1. Al fine di esaminare i progressi compiuti dagli
Stati parti nella realizzazione degli obblighi da
essi contratti in virtù della presente Convenzione,
sarà istituito un Comitato sui diritti del fanciullo,
che svolgerà le funzioni qui sotto indicate.
2. Il Comitato sarà composto di 10 esperti di alta
qualità morale e riconosciuta competenza nel
campo disciplinato dalla presente Convenzione.
I membri del Comitato saranno eletti dagli Stati
parti tra i loro cittadini ed agiranno a titolo personale, tenuto conto di un’equa ripartizione
geografica nonché dei principali ordinamenti
3. I membri del Comitato saranno eletti a scrutinio
segreto sulla base di una lista di persone designate dagli Stati parti. Ciascuno Stato parte può designare una persona tra i suoi cittadini.
4. La prima elezione dei membri del Comitato avrà
luogo non oltre 6 mesi a partire dalla data di
entrata in vigore della presente Convenzione e
successivamente ogni due anni. Almeno quattro
mesi dalla data di ciascuna elezione, Il Segretario
generale delle Nazioni Unite invierà una lettera
agli Stati parti con l’invito a sottoporgli i rispettivi nominativi entro due mesi. II Segretarie
generale preparerà quindi una lista in ordine
alfabetico delle persone designate con l’indicazione degli Stati parti che le hanno designate e la
sottoporrà agli Stati parti della Convenzione.
5. L’elezione sarà effettuata nel corso di una riunione degli Stati parti convocata dal Segretario generale nella sede delle Nazioni Unite. Alla riunione,
per la validità della quale si richiede il quorum
dei due terzi degli Stati parti, risulteranno elette
quelle persone che avranno ottenuto il più alto
numero di voti e la maggioranza assoluta dei rappresentanti degli Stati presenti e votanti.
6. I membri del Comitato saranno eletti per un
periodo di quattro anni. Se vengono nuovamente designati, sono rieleggibili. II mandato di cinque dei membri eletti alla prima elezione scadrà
al termine di due anni; immediatamente dopo la
prima elezione i nomi di questi cinque membri
saranno sorteggiati dal Presidente della riunione.
7. In caso di morte di un membro del Comitato, o
di sue dimissioni, o di suo impedimento ad
assolvere il proprio compito per qualsiasi altro
motivo, lo Stato parte che ha designato tale
membro provvederà a designare un’altro esperto
tra i propri cittadini fino alla scadenza del rispettivo mandato, su approvazione del Comitato.
9. Il Comitato elegge il suo Ufficio per un periodo
10.Le riunioni del Comitato si terranno normalmente presso la sede delle Nazioni Unite o in
qualsiasi altro luogo appropriato deciso dal
Comitato. Il Comitato terrà almeno una riunione l’anno. La durata delle sessioni del Comitato è
fissata e modificata, se necessario, da una riunione degli Stati parti della presente Convenzione,
previa approvazione dell’Assemblea generale.
• 10 bis. II Segretario generale delle Nazioni
Unite fornirà il personale necessario ed i locali
atti ad assicurare l’efficace adempimento delle
funzioni del Comitato ai sensi della presente
1. (Con l’approvazione dell’Assemblea generale, i membri del Comitato istituito ai sensi
della presente Convenzione, riceveranno
emolumenti prelevati sul bilancio delle
Nazioni Unite nelle modalità ed alle condizioni stabilite dall’Assemblea generale)
oppure (Gli Stati parti sono responsabili
delle spese dei membri del Comitato nell’adempimento delle loro funzioni).
2. (Gli Stati parti prendono a loro carico le
spese relative allo svolgimento delle riunioni degli Stati parti e del Comitato compreso
il rimborso alle Nazioni Unite di ogni spesa,
quale i costi del personale e dei locali, sostenuta dalle Nazioni Unite ai sensi del paragrafo 10 bis di queste articolo).
1. Gli Stati parti s’impegnano a sottoporre al Comitato, tramite il Segretario generale delle Nazioni
Unite, rapporto sulle misure da essi adottate per
applicare i diritti riconosciuti nella presente Convenzione e sui progressi compiuti nella realizzazione di questi diritti:
a) entro due anni dall’entrata in vigere della presente Convenzione per gli Stati parti interessati;
2. I rapporti redatti in base a questo articolo indicheranno i fattori e le eventuali difficoltà che
impediscano agli Stati parti di assolvere pienamente gli obblighi previsti nella presente Convenzione. I rapporti devono anche contenere
informazioni sufficienti che consentano al Comitato di avere un’idea precisa in merito all’attuazione della Convenzione in quel paese.
3. Lo Stato parte che abbia presentato un rapporto
iniziale completo non è tenuto nei successivi
rapporti, trasmessi ai sensi del paragrafo I/b a
ripetere le informazioni di base precedentemente fornite.
4. Il Comitato può richiedere agli Stati parti ogni
ulteriore informazione relativa all’applicazione
5. Il Comitato sottoporrà all’Assemblea generale
delle Nazioni Unite, tramite il Consiglio economico e sociale, ogni due anni, rapporti sulle proprie attivita.
6. Gli Stati parti s’impegneranno a garantire un’ampia diffusione ai loro rapporti nel proprie paese.
Alle scopo di promuovere l’effettiva applicazione
della Convenzione e di incoraggiare la cooperazione
internazionale nel campo disciplinate della Convenzione medesima:
a) Le agenzie specializzate, l’UNICEF ed altri organismi delle Nazioni Unite hanno il diritto di farsi
rappresentare in occasione dell’esame dell’applicazione delle disposizioni della presente Convenzione facenti capo al loro mandato. II Comitato può invitare le agenzie specializzate, I’UNICEF e qualsiasi altro organismo competente che
riterrà appropriato a fornire pareri sull’applicazione della Convenzione nei settori di rispettiva
competenza. Esso può invitare le agenzie specializzate e l’UNICEF a sottoporgli rapporti sull’applicazione della Convenzione nei settori di
b) Il Comitato trasmette, se le ritiene opportune,
alle agenzie specializzate, all’UNICEF e ad altri
organismi competenti qualsiasi rapporto degli
Stati parti che contenga una richiesta o indichi
un bisogno di consulenza o di assistenza tecnica
sulla base delle osservazioni e dei suggerimenti
del Comitato eventualmente espressi su questa
richiesta o indicazioni;
c) Il Comitato può raccomandare all’Assemblea
generale di chiedere al Segretario generale di
intraprendere a suo nome studi su temi specifici
relativi ai diritti del fanciullo;
d) Il Comitato può formulare suggerimenti e raccomandazioni in ordine generale basati sulle informazioni ricevute a norma degli articoli 44 e 45
della presente Convenzione. Tali suggerimenti e
raccomandazioni saranno trasmessi ad ogni
Stato parte interessato e sottoporsi all’attenzione
dell’Assemblea generale unitamente agli eventuali commenti degli Stati parti.
La presente Convenzione è aperta alla firma di tutti
1. La presente Convenzione entrerà in vigere trenta
giorni dopo la data del deposito presso il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni
Unite del ventesimo strumento di ratifica o di
2. Per lo Stato che ratifichi la presente Convenzione
o vi aderisca dopo il deposito del ventesimo strumento di ratifica o di adesione, la Convenzione
entrerà in vigore trenta giorni dopo il deposito
dello strumento di ratifica o di adesione da parte
La presente Convenzione resterà aperta all’adesione
di qualsiasi Stato. Gli strumenti di adesione verranno depositati presso il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Uno Stato parte può denunciare la presente Convenzione mediante notifica scritta al Segretario
La denuncia avrà effetto un anno dopo la data in cui
il Segretario generale ne avrà ricevuto la notifica.
1. Ogni Stato parte può proporre un emendamento
e depositarne il testo presso il Segretario generale
dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. II
Segretario generale comunicherà le proposte di
emendamento agli Stati parti pregando loro di
informarle se sono favorevoli alla convocazione
di una conferenza degli Stati parti per esaminare
dette proposte e metterle ai voti. Qualora nei
quattro mesi successivi alla data di tale comunicazione, almeno un terzo degli Stati parti si pronuncia a favore di tale conferenza, il Segretario
generale convocherà la conferenza sotto gli
auspici delle Nazioni Unite. Qualsiasi emendamento adottato dalla maggioranza degli Stati
parti presenti e votanti alla conferenza verrà sottoposto all’approvazione dell’Assemblea generale
2. Qualsiasi emendamento adottato in conformità
al paragrafo 1 di questo articolo entra in vigore
una volta approvato dall’Assemblea ed accettate
dalla maggioranza dei due terzi degli Stati parti
3. Dopo la sua entrata in vigore, l’emendamento
vincola quegli Stati che lo abbiano accettato,
mentre gli altri Stati restano vincolati dalle disposizioni della Convenzione e da qualsiasi emendamento esse abbiano accettato.
La presente Convenzione e soggetta a ratifica. Gli
strumenti di ratifica saranno depositati presso il
ricevuta dal Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite
1. Il Segretario generale riceverà e comunicherà a
tutti gli Stati il testo delle riserve apposte dagli
Stati al memento della ratifica o dell’adesione.
2. Non sarà consentita una riserva incompatibile
con l’oggetto e gli scopi della presente Convenzione
3. Le riserve possono essere ritirate in qualsiasi
memento mediante notifica indirizzata al Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni
Unite, che ne informerà gli Stati parti.
Tale notifica avrà effetto alla data in cui sarà stata
II Segretario dell’Organizzazione delle Nazioni
Unite e il depositario della Convenzione.
La presente Convenzione, i cui testi in arabo, cinese,
francese, inglese, russo e spagnolo fanno ugualmente fede, sarà depositata presso il Segretario generale
DELL’INFANZIA CONCERNENTE
Incoraggiati dal considerevole sostegno ottenuto
dalla Convenzione relativa ai diritti del fanciullo,
che dimostra una volontà generalizzata di operare
per la promozione e la protezione dei diritti del fanciullo,
Ribadendo che i diritti dei fanciulli devono essere
specialmente protetti, e lanciando un appello affinché la situazione dei bambini, indistintamente, sia
costantemente migliorata, affinché essi possano crescere ed essere educati in condizioni di pace e di
Preoccupati per gli effetti pregiudizievoli ed estesi
dei conflitti armati sui bambini, e per le ripercussioni a lungo termine che esse possono avere sulla
Condannando il fatto che i fanciulli siano bersagli
viventi in situazioni di conflitti armati, nonché gli
attacchi diretti a luoghi protetti dal diritto internazionale, in particolare dove i bambini sono numerosi, come le scuole e gli ospedali,
Prendendo atto dell’adozione dello Statuto della
Corte penale internazionale, che include fra i crimini di guerra nei conflitti armati sia internazionali
che non internazionali, la chiamata di leva o l’arruolamento nelle forze armate nazionali di bambini di
età inferiore a 15 anni, o il fatto di farli partecipare
attivamente alle ostilità,
Considerando di conseguenza che, per rafforzare
ulteriormente i diritti riconosciuti nella Convenzione relativa ai diritti del fanciullo, occorre accrescere
la protezione di questi ultimi rispetto a qualsiasi
coinvolgimento in conflitti armati,
Notando che l’articolo primo della Convenzione
relativa ai diritti del fanciullo specifica che, ai sensi
di detta Convenzione, per fanciullo si intende ogni
essere umano che non ha ancora compiuto 18 anni,
a meno che egli non divenga maggiorenne prima, in
forza della legislazione che gli è applicabile,
ostilità, potrà contribuire con efficacia all’attuazione
del principio secondo il quale l’interesse del bambi27
no deve costituire un criterio predominante in tutte
Notando che la ventiseiesima Conferenza internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa
tenutasi nel dicembre 1995, ha raccomandato alle
Parti al conflitto di prendere tutte le misure possibili al fine di evitare che i fanciulli di età inferiore a 18
anni prendano parte alle ostilità,
Rallegrandosi per l’adozione all’unanimità, in giugno 1999, della Convenzione n.182 (1999) dell’OIL
relativa al divieto delle peggiori forme di lavoro
minorile, ed ad una azione immediata in vista della
loro eliminazione che vieti fra l’altro il reclutamento forzato o obbligatorio di bambini da utilizzare in
Condannando con profonda preoccupazione il
reclutamento, l’addestramento e l’uso di fanciulli
per le ostilità, all’interno e al di là dei confini nazionali, ad opera di gruppi armati diversi dalle forze
armate di uno Stato, e riconoscendo la responsabilità di coloro che arruolano, addestrano e utilizzano
bambini a tal fine,
Richiamando l’obbligo di ciascuna parte ad un conflitto armato di attenersi alle disposizioni del diritto
Sottolineando che il presente Protocollo non pregiudica gli scopi e i principi enunciati nella Carta delle
Nazioni Unite, in particolare all’articolo 51, e le
In considerazione del fatto che sono indispensabili
per la piena protezione dei fanciulli, in particolare
durante i conflitti armati e sotto un’occupazione
straniera, condizioni di pace e di sicurezza basate
sul rispetto integrale degli scopi e dei principi contenuti nella Carta delle Nazioni Unite e sull’osservanza degli strumenti dei diritti dell’uomo applicabili,
Riconoscendo le particolari esigenze dei fanciulli i
quali, in ragione della loro situazione economica e
sociale o del loro sesso, sono particolarmente vulnerabili all’arruolamento o all’utilizzazione nelle ostilità in violazione del presente Protocollo,
Consapevoli altresì della necessità di tenere conto
delle cause profonde, economiche, sociali e politiche della partecipazione dei bambini ai conflitti
Convinti della necessità di rafforzare la cooperazione
internazionale per garantire il riadattamento fisico e
psico-sociale, e il reinserimento sociale dei fanciulli
che sono vittime di conflitti armati,
Incoraggiando la partecipazione delle comunità, in
particolare dei fanciulli e dei bambini vittime, alla
diffusione dell’informazione e ai programmi di
istruzione concernenti l’applicazione del presente
Gli Stati parti vigilano affinché le persone di età
inferiore a 18 anni non siano oggetto di un arruolamento obbligatorio nelle loro forze armate.
1. Gli Stati parti rilevano in anni l’età minima per
l’arruolamento volontario nelle loro forze armate nazionali, rispetto a quello stabilità al paragrafo 3 dell’articolo 38 della Convenzione relativa ai
diritti del fanciullo, in considerazione dei principi iscritti in detto articolo e riconoscendo che, in
virtù della Convenzione, coloro che non hanno
compiuto 18 anni hanno diritto a una protezione speciale.
2. Ciascuno Stato parte deposita, al momento della
ratifica del presente Protocollo o dell’adesione a
questo strumento una dichiarazione vincolante,
indicante l’età minima a decorrere dalla quale è
autorizzato l’arruolamento volontario nelle sue
forze armate nazionali e descrive le garanzie che
ha previsto per vigilare affinché l’arruolamento
non sia contratto forzosamente o sotto costrizione.
3. Gli Stati parti che autorizzano l’arruolamento
volontario nelle loro forze armate nazionali
prima di 18 anni instaurano garanzie che assicurano almeno quanto segue: a) che tale arruolamento sia effettivamente volontario; b) che tale
arruolamento abbia luogo con il consenso illuminato dei genitori o dei tutori legali dell’interessato; c) che gli arruolati siano esaurientemente
informati dei doveri inerenti al servizio militare e
nazionale; d) che essi forniscano una prova affidabile della loro età prima di essere ammessi a
4. Ogni Stato parte può, in qualsiasi momento, rafforzare la sua dichiarazione mediante una notifi-
ca a tal fine indirizzata al Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che ne
informa tutti gli altri Stati parti. Questa notifica
ha effetto alla data in cui è ricevuta dal Segretario
5. L’obbligo di rilevare l’età minima dell’arruolamento volontario di cui al paragrafo 1 del presente articolo non si applica agli istituti scolastici
posti sotto l’amministrazione o il controllo delle
forze armate degli Stati parti, in conformità agli
articoli 28 e 29 della Convenzione relativa ai
1. I gruppi armati, distinti dalle forze armate di uno
Stato, non dovrebbero in alcuna circostanza
arruolare né utilizzare nelle ostilità effettivi aventi un’età inferiore a 18 anni.
2. Gli Stati parti prendono tutte le misure possibili
in pratica per impedire l’arruolamento e l’utilizzazione di queste persone, in particolare provvedimenti a carattere giuridico per vietare e sanzionare penalmente tali prassi.
1. Nessuna norma del presente Protocollo può essere interpretata nel senso di impedire l’applicazione di disposizioni della legislazione di uno Stato
parte, di strumenti internazionali e del diritto
internazionale umanitario, più favorevoli alla
realizzazione dei diritti del fanciullo.
1. Ciascuno Stato parte adotta tutte le misure - di
natura giuridica, amministrativa e di altra natura
- richieste per assicurare l’applicazione e l’effettiva osservanza delle norme del presente Protocollo nei limiti della sua competenza.
2. Gli Stati parti s’impegnano a far ampiamente
conoscere i principi e le norme del presente Protocollo agli adulti come pure ai fanciulli, grazie a
mezzi appropriati.
3. Gli Stati parti adottano ogni misura praticamente possibile affinché coloro i quali dipendono
dalla loro competenza e sono arruolati o utilizzati nelle ostilità, in violazione del presente Protocollo, siano smobilitati o in qualsiasi altro modo
liberati dagli obblighi militari. Se del caso, gli
Stati parti concedono a tali soggetti tutta l’assistenza appropriata in vista del loro riadattamen-
to fisico e psicologico e del loro reinserimento
1. Gli Stati parti cooperano all’applicazione del presente Protocollo, in particolare in vista di prevenire qualsiasi attività contraria a quest’ultimo, e
di riadattare e di reinserire a livello sociale le persone che sono vittime di atti contrari al presente
Protocollo, ivi compreso mediante la cooperazione tecnica e l’assistenza finanziaria. Tale assistenza e tale cooperazione avverranno in consultazione con gli Stati parti interessati e con le organizzazioni internazionali competenti.
2. Gli Stati parti che sono in grado di farlo, forniscono tale assistenza per mezzo di programmi
multilaterali, bilaterali o di altra natura già in
corso di realizzazione, o, se del caso, nell’ambito
di un fondo di contributi volontari costituito in
conformità alle regole stabilite dall’Assemblea
1. Ciascuno Stato parte presenta, entro due anni a
decorrere dall’entrata in vigore del presente Protocollo, per quel che lo concerne, un rapporto al
Comitato dei diritti del fanciullo contenente
informazioni dettagliate sui provvedimenti che
ha adottato per dare effetto alle disposizioni del
presente Protocollo, in particolare quelle relative
alla partecipazione e all’arruolamento.
2. Dopo la presentazione del rapporto dettagliato,
ciascuno Stato parte include nei rapporti che presenta al Comitato dei diritti del fanciullo, in conformità all’articolo 44 della Convenzione, ogni
informazione integrativa relativa all’applicazione
del presente Protocollo. Gli altri Stati parti al Protocollo presentano un rapporto ogni cinque
3. Il Comitato dei diritti del fanciullo può chiedere
agli Stati parti informazioni integrative sull’applicazione del presente Protocollo.
1. Il presente Protocollo è aperto alla firma di ogni
Stato che è parte alla Convenzione o che l’ha firmata.
2. Il presente Protocollo è sottoposto a ratifica, ed è
aperto all’adesione di ogni Stato. Gli strumenti di
ratifica o di adesione saranno depositati presso il
Segretario generale dell’Organizzazione delle
3. Il Segretario generale, nella sua qualità di deposi29
tario della Convenzione e del Protocollo, informa tutti gli Stati parti della Convenzione e tutti
gli Stati che hanno firmato la Convenzione,
riguardo al deposito di ciascuna dichiarazione, ai
sensi dell’articolo 13.
1. Il presente Protocollo entrerà in vigore tre mesi
dopo la data di deposito del decimo strumento
di ratifica o di adesione.
2. Per ciascuno degli Stati che ratificherà il presente
Protocollo o vi aderirà dopo la sua entrata in
vigore, il Protocollo entrerà in vigore un mese
dopo la data in cui questo Stato avrà depositato
il proprio suo strumento di ratifica o di adesione.
1. Ogni Stato parte può, in qualsiasi momento,
denunciare il presente Protocollo mediante una
notifica scritta indirizzata al Segretario generale
dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, il quale
ne informa le altre parti alla Convenzione e tutti
gli Stati che l’hanno firmata. La denuncia ha
effetto un anno dopo la data in cui la notifica è
stata ricevuta dal Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Tuttavia, se alla
scadenza di tale termine di un anno, lo Stato
parte autore della denuncia è impegnato in un
conflitto armato, quest’ultima non avrà effetto
2. Tale denuncia non libera lo Stato parte dai suoi
obblighi ai sensi del presente Protocollo in ragione di qualsiasi atto compiuto prima della data in
cui la denuncia ha effetto, né pregiudica in alcun
modo il prosieguo dell’esame di qualsiasi questione di cui il Comitato fosse stato investito prima
1. Ogni Stato parte può presentare una proposta di
emendamento e depositarne il testo presso il
Nazioni Unite. Quest’ultimo comunica la proposta di emendamento agli Stati parti, con richiesta
di fargli sapere se sono favorevoli alla convocazione di una conferenza di Stati parti per esaminare tale proposta di emendamento e metterla ai
voti. Se entro i quattro mesi successivi alla data di
tale comunicazione, almeno un terzo degli Stati
parti si pronuncia a favore della convocazione di
detta conferenza, il Segretario generale convoca
la conferenza sotto l’egida dell’Organizzazione
delle Nazioni Unite. Ogni emendamento adotta30
to a maggioranza degli Stati parti presenti e
votanti alla conferenza, è sottoposto all’Assemblea generale per approvazione.
2. Ogni emendamento adottato in conformità alle
disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo
entra in vigore quando è stato approvato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e accettato
dalla maggioranza di due terzi degli Stati parti.
3. Quando un emendamento entra in vigore, esso
ha valenza obbligatoria per gli Stati parti che lo
hanno accettato, mentre gli altri Stati parti
rimangono vincolati dalle norme del presente
Protocollo e da ogni precedente emendamento
da essi accettato.
1. Il presente Protocollo, i cui testi in arabo, in cinese, in francese, in inglese, in russo e in spagnolo
fanno ugualmente fede, sarà depositato presso gli
2. Il Segretario Generale dell’Organizzazione delle
Nazioni Unite trasmetterà una copia certificata
conforme del presente Protocollo a tutti gli Stati
parti alla Convenzione e a tutti gli Stati che
hanno firmato la Convenzione.
ALLA CONVENZIONE SUI DIRITTI DELL’INFANZIA SULLA VENDITA DI BAMBINI, LA PROSTITUZIONE DEI BAMBINI E LA PORNOGRAFIA RAPPRESENTANTE BAMBINI
Considerando che per progredire nella realizzazione
degli scopi della Convenzione relativa ai diritti del
fanciullo e l’applicazione delle sue disposizioni, in
particolare dell’articolo primo, 11, 21, 32, 33, 34, 35
e 36, sarebbe opportuno garantire che il bambino
sia tutelato dalla vendita di bambini, dalla prostituzione di bambini e dalla pornografia che inscena
Considerando altresì che la Convenzione relativa ai
diritti del fanciullo sancisce il diritto del bambino di
essere protetto dallo sfruttamento economico di
non essere costretto ad un lavoro comportante
rischiante o suscettibile di compromettere la sua
istruzione, di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale,
Constatando con viva preoccupazione che la tratta
internazionale di bambini ai fini della loro vendita,
prostituzione e di pornografia inscenante bambini
Profondamente preoccupati per la prassi diffusa e
persistente del turismo sessuale alla quale i bambini
sono particolarmente esposti, nella misura in cui
favorisce direttamente la vendita di bambini, la prostituzione di bambini e la pornografia inscenante
Consapevoli che alcune categorie particolarmente
vulnerabili, in particolare le bambine, sono maggiormente esposte al rischio di sfruttamento sessuale e che è recensito un sovrannumero anomalo di
bambine fra le vittime dello sfruttamento sessuale,
Preoccupati per l’offerta crescente su Internet e su
altri nuovi supporti tecnologici, di materiale pornografico inscenante bambini e ricordando che nelle
sue conclusioni la Conferenza internazionale sulla
lotta contro la pornografia implicante bambini su
Internet (Vienna 1999) ha in modo specifico richiesto la penalizzazione a livello mondiale della produzione, distribuzione, esportazione, importazione,
trasmissione, possesso internazionale e pubblicità
di materiale pornografico, implicante bambini e
sottolineando la rilevanza di una cooperazione e di
un partenariato più stretti fra poteri pubblici e operatori di Internet,
Convinti che l’eliminazione della vendita di bambini, della loro prostituzione e della pornografia
inscenante bambini, sarà agevolata dall’adozione di
un approccio globale che tenga conto dei fattori che
contribuiscono a questi fenomeni, in particolare
sotto-sviluppo, povertà, disparità economiche, ineguaglianza delle strutture socio-economiche, dissesto delle famiglie, esodo rurale, discriminazione
basata sul sesso, irresponsabile comportamento sessuale degli adulti, prassi tradizionali pregiudizievoli, conflitti armati e tratta dei bambini,
Ritenendo la necessità di un’azione di sensibilizzazione del pubblico per ridurre la domanda che è
all’origine della vendita dei bambini, della loro prostituzione e della pornografia pedofila, e che occorre rafforzare il partenariato mondiale fra tutti i protagonisti e migliorare l’attuazione della legge a livello nazionale,
Prendendo nota delle norme degli strumenti giuridici internazionali pertinenti in materia di protezione
dei bambini, in particolare la Convenzione dell’Aja
sulla protezione dei bambini e la cooperazione in
materia di adozioni internazionali, la Convenzione
dell’Aja sugli aspetti civili del rapimento internazionale di bambini, la Convenzione dell’Aja relativa
alla competenza, alle leggi applicabili, al riconoscimento, all’esecuzione e alla cooperazione in materia
di patria potestà e di misure di protezione dei bambini, e la Convenzione n. 182 dell’OIL, concernente
l’interdizione delle peggiori forme di lavoro dei
bambini e l’azione immediata in vista della loro eliminazione,
Incoraggiati dal massiccio sostegno di cui gode la
Convenzione relativa ai diritti del fanciullo, che traduce l’esistenza di una volontà generalizzata di promuovere e proteggere i diritti del fanciullo,
Considerando che occorre attuare le norme del Programma d’azione per la prevenzione della vendita di
bambini, della prostituzione di bambini e della pornografia inscenante bambini, nonché della Dichiarazione e del Programma di azione adottati nel
1996 al Congresso mondiale contro lo sfruttamento
sessuale dei bambini a fini commerciali tenutosi a
Stoccolma dal 27 al 31 agosto 1996, nonché le decisioni e raccomandazioni pertinenti degli organismi
internazionali interessati,
In debita considerazione dell’importanza delle tradizioni e dei valori culturali di ciascun popolo per la
protezione del bambino e il suo armonico sviluppo,
Gli Stati parti vietano la vendita di bambini, la prostituzione di bambini e la pornografia con bambini,
in conformità alle norme del presente Protocollo.
a. per vendita di bambini si intende qualsiasi atto o
transazioni che comporta il trasferimento di un
bambino, di qualsiasi persona o gruppo di persone ad altra persona o ad altro gruppo dietro compenso o qualsiasi altro vantaggio;
b. per prostituzione di bambini si intende il fatto di
utilizzare un bambino a fini di attività sessuali
dietro compenso o qualsiasi altro vantaggio;
c. per pornografia rappresentante bambini si intende qualsiasi rappresentazione, con qualsiasi
mezzo, di un bambino dedito ad attività sessuali
esplicite, concrete o simulate o qualsiasi rappresentazione degli organi sessuali di un bambino a
fini soprattutto sessuali.
1. Ciascuno Stato parte vigila che, come minimo, i
seguenti atti e attività siano pienamente recepiti
dal suo diritto penale, a prescindere che tali reati
siano commessi a livello interno o trans-nazionale da un individuo o in modo organizzato:
a) per quanto riguarda la vendita di bambini di
cui all’articolo 2: i) il fatto di offrire, consegnare o accettare un bambino, a prescindere dal
mezzo utilizzato per i seguenti fini: a. sfruttare il bambino a fini sessuali; b. trasferire gli
organi del bambino a fini di lucro; c. sottoporre il bambino ad un lavoro forzato; ii) il
fatto di ottenere indebitamente, in quanto
intermediario, il consenso all’adozione di un
bambino in violazione degli strumenti giuridici internazionali relativi all’adozione;
b) il fatto di offrire, ottenere, procurare o fornire
un bambino a fini di prostituzione, quale
definita all’articolo 2;
c) il fatto di produrre, distribuire, diffondere,
importare, esportare, offrire, vendere o detenere i summenzionati fini, materiale pornografico rappresentante bambini, quale definito
2. Fatto salvo il diritto interno di uno Stato parte, le
stesse norme valgono in caso di tentata perpetrazione di uno qualsiasi di questi atti, di complicità
nel commetterlo o di partecipazione allo stesso.
3. Ogni Stato parte farà in modo che tali reati siano
passibili di pene adeguate in considerazione
della loro gravità.
4. Fatte salve le norme del suo diritto interno, ogni
Stato parte prende, se del caso, i provvedimenti
richiesti al fine di determinare la responsabilità
delle persone giuridiche per i reati di cui al paragrafo 1 del presente articolo. Secondo i principi
giuridici dello Stato parte, questa responsabilità
può essere penale, civile o amministrativa.
5. Gli Stati parti prendono ogni provvedimento giuridico e amministrativo adeguato per accertarsi
che tutte le persone che intervengono nell’adozione di un bambino agiscono in conformità alle
norme degli strumenti giuridici internazionali
1. Ogni Stato parte prende le misure necessarie per
stabilire la propria competenza al fine di giudicare i reati di cui al paragrafo 1 dell’art. 3, qualora
tali reati siano stati commessi sul suo territorio o
a bordo di navi o di aeronavi immatricolate in
2. Ogni Stato parte può prendere le misure necessarie per stabilire la propria competenza al fine di
giudicare i reati di cui al paragrafo 1 dell’art. 3,
nei seguenti casi: a) quando il presunto autore
del reato è cittadino di detto Stato o a la sua residenza abituale sul territorio di quest’ultimo; b)
3. Ogni Stato parte prende altresì le misure necessarie per stabilire la propria competenza la fine di
giudicare i summenzionati reati quando il presunto autore del reato è presente sul suo territorio, e lo Stato non lo estrada verso un altro Stato
parte per il motivo che il reato è stato commesso
da un suo cittadino.
4. Il presente Protocollo non esclude l’esercizio di
alcuna competenza penale in applicazione del
1. I reati di cui al paragrafo 1 dell’art. 3 sono di
diritto inclusi in qualsiasi trattato di estradizione
in vigore fra gli Stati parti e sono altresì inclusi in
qualsiasi trattato di estradizione successivamente
concluso fra di loro in conformità alle condizione enunciate in detti trattati.
2. Se uno Stato parte, il quale subordina l’estradizione all’esistenza di un trattato, è adito di una
richiesta di estradizione ad opera di un altro
Stato parte con il quale non è vincolato da alcun
trattato di estradizione, esso può considerare il
presente Protocollo come base giuridica del-
l’estradizione per quanto riguarda tali reati.
L’estradizione è subordinata alle condizioni previste dal diritto dello Stato richiesto.
3. Gli Stati parti che non subordinano l’estradizione all’esistenza di un trattato, riconoscono tali
reati come casi di estradizione fra di loro, alle
condizioni stabilite dal diritto dello Stato richiesto.
4. Fra Stati parti, tali reati sono considerati ai fini
dell’estradizione, come essendo stati commesse
non solo sul luogo dove stati perpetrati, ma
anche sul territorio posto sotto la giurisdizione di
Stati tenuti a stabilire la loro competenza ai sensi
dell’art. 4.
5. Se un a richiesta di estradizione viene presentato
per via di un reato di cui al paragrafo 1 dell’art. 3,
e se lo Stato richiesto non concede o non vuole
concedere l’estradizione in ragione della nazionalità dell’autore del reato, questo Stato adotta le
misure richieste per adire le sue autorità competenti in vista di un procedimento legale.
1. Gli Stati parti si concedono reciprocamente la
massima assistenza in vista di qualsiasi inchiesta,
procedura penale o procedura di estradizione
relativa a reati di cui al paragrafo 1 dell’articolo 3,
ivi compreso per l’ottenimento degli elementi di
prova di cui dispongono e che sono necessari alla
2. Gli Stati parti adempiono ai loro obblighi in
forza del paragrafo 1 del presente articolo, in
conformità ad ogni trattato o accordo di assistenza giuridica eventualmente esistente fra di loro.
In mancanza di tale trattato o accordo, gli Stati
parti si concedono reciprocamente tale assistenza
in conformità al loro diritto interno.
Fatte salve le norme del loro diritto interno, gli Stati
a) prendono misure appropriate per consentire la
confisca e il sequestro, come opportuno: i) di
beni come documenti, averi e altri mezzi materiali utilizzati per commettere i reati di cui al presente Protocollo, o per agevolarne la perpetrazione; ii) del prodotto di tali reati;
b) danno attuazione alle richieste di confisca e di
sequestro dei beni o prodotti di cui al capoverso
i) del paragrafo a) emanati da un altro Stato
c) prendono provvedimenti in vista di chiudere
temporaneamente o definitivamente i locali utilizzati per commettere tali reati.
a) riconoscendo la vulnerabilità delle vittime ed
adattando le procedure in modo da tenere
b) informando le vittime riguardo ai loro diritti,
al loro ruolo e alla portata della procedura,
nonché alla programmazione e allo svolgimento della stessa, e circa la decisione pronunciata per il loro caso;
c) permettendo che, quando gli interessi personali delle vittime sono stati coinvolti, le loro
opinioni, i loro bisogni o le loro preoccupazioni siano presentate ed esaminate durante la
procedura, in modo conforme alle regole di
procedura del diritto interno;
d) fornendo alle vittime servizi di assistenza
appropriati, ad ogni stadio della procedura
e) proteggendo, se del caso, la vita privata e
l’identità delle vittime e adottando misure
conformi al diritto interno per prevenire la
divulgazione di qualsiasi informazione atta
ad identificarle;
f) vigilando, se del caso, che le vittime e le loro
famiglie e i testimoni a carico siano al riparo
da intimidazioni e rappresaglie;
g) evitando ogni indebito riguardo nel pronunciare la sentenza e nell’esecuzione di ordinanze o decisioni che stabiliscono un indennizzo
2. Gli Stati parti si accertano che nessuna incertezza
relativa all’età effettiva della vittima impedisca
l’instaurazione di inchieste penali, soprattutto di
inchieste volte a determinare la loro età.
3. Gli Stati parti si accertano che nel modo di trattare le vittime dei reati descritti nel presente Protocollo da parte dell’ordinamento giudiziario
penale, l’interesse superiore del bambino sia
sempre il criterio fondamentale.
4. Gli Stati parti adottano misure per impartire una
formazione appropriata, in particolare in ambito
giuridico e psicologico, alle persone che si occupano delle vittime dei reati di cui nel presente
5. Se del caso, gli Stati parti si adoperano come
necessario per garantire la sicurezza e l’integrità
delle persone e/o degli organismi di prevenzione
e/o di tutela e di riabilitazione delle vittime di
tali reati.
6. Nessuna disposizione del presente articolo pregiudica il diritto dell’accusato ad un processo equo o
imparziale o è incompatibile con tale diritto.
1. Gli Stati parti adottano o rafforzano, applicano e
divulgano leggi, misure amministrative, politiche
e programmi sociali per prevenire i reati di cui
nel presente Protocollo. Una particolare attenzione è concessa alla protezione dei bambini maggiormente esposti alle prassi in oggetto.
2. Con l’informazione mediante ogni mezzo appropriato, l’istruzione e la formazione, gli Stati parti
sensibilizzano il pubblico, ivi compresi i bambini, riguardo alle misure atte a prevenire le prassi
proscritte dal presente Protocollo e i loro effetti
nefasti. Adempiendo ai loro obblighi in forza del
presente articolo, gli Stati parti incoraggiano al
partecipazione della collettività e in particolare
dei bambini e di quelli che ne sono vittime, a tali
programmi d’informazione, d’istruzione e di formazione, anche a livello internazionale.
Protocollo, in vista del loro completo reinserimento sociale e del loro completo ristabilimento
4. Gli Stati parti vigilano che tutti i bambini vittime
dei reati descritti nel Protocollo abbiano accesso
a procedure che permettono loro senza discriminazioni di richiedere alle persone giuridicamente
responsabili la riparazione del danno subito.
5. Gli Stati parti prendono misure appropriate per
vietare in modo efficace la produzione e la diffusione dei materiali che pubblicizzano le prassi
proscritte nel presente Protocollo.
1. Gli Stati parti prendono tutte le misure necessarie per rafforzare la cooperazione internazionale
mediante accordi multilaterali, regionali e bilaterali, aventi per oggetto di prevenire, identificare,
perseguire e punire i responsabili di atti connessi
alla vendita di bambini, alla prostituzione di
bambini, alla pornografia e al turismo pedofili,
nonché di indagare su tali accordi. Gli Stati parti
favoriscono altresì la cooperazione e il coordinamento internazionale fra le loro autorità, le organizzazioni non governative nazionali ed internazionali e le organizzazioni internazionali.
2. Gli Stati parti incoraggiano la cooperazione internazionale per facilitare il riadattamento fisico e
psicologico dei bambini vittime, il loro reinserimento sociale e il loro rimpatrio.
3. Gli Stati parti si adoperano in vista di rafforzare
la cooperazione internazionale per eliminare i
principali fattori, quali in particolare la povertà e
il sotto-sviluppo che rendono i bambini vulnera-
bili alla vendita, alla prostituzione, alla pornografia e al turismo pedofili.
4. Gli Stati parti che sono in grado di farlo, forniscono un aiuto finanziario, tecnico o di altro tipo
nell’ambito dei programmi esistenti, multilaterali, regionali, bilaterali o altri.
Nessuna delle norme del presente Protocollo pregiudica disposizioni maggiormente favorevoli al
conseguimento dei diritti del fanciullo che figurano:
a. nella legislazione di uno Stato parte;
b. nel diritto internazionale in vigore per questo
1. Ciascuno Stato parte sottopone, entro due anni
a decorrere dall’entrata in vigore del presente
Protocollo nei suoi confronti, un rapporto al
informazione particolareggiate sulle misure che
ha adottato per dare attuazione alle norme del
2. Dopo la presentazione del suo rapporto particolareggiato, ciascuno Stato parte include nei rapporti che sottopone al Comitato dei diritti del
fanciullo, in conformità all’art. 44 della Convenzione, tutte le nuove informazione relative all’applicazione del presente Protocollo. Gli altri Stati
parti al Protocollo sottopongono un rapporto
agli Stati parti informazioni supplementari circa
l’applicazione del presente protocollo.
aperto all’adesione di ogni Stato che è parte alla
convenzione o che l’ha firmata. Gli strumenti di
2. Per ciascuno degli Stati che ratificheranno il presente Protocollo o vi aderiranno dopo la sua
entrata in vigore, il Protocollo entrerà in vigore
un mese dopo la data in cui questo Stato avrà
depositato il suo strumento di ratifica o di adesione.
1. Ogni Stato parte può in qualsiasi momento
stata ricevuta dal Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
2. La denuncia non libera lo Stato parte che ne è
autore dagli obblighi che gli sono imposti dal
Protocollo riguardo a qualsiasi reato commesso
prima della data in cui la denuncia ha effetto, né
intralcia in alcun modo il prosieguo dell’esame
di qualsiasi questione di cui il Comitato fosse già
investito prima di tale data.
parti alla Convenzione e a tutti gli Stati che l’hanno firmata.
emendamento e depositare il testo presso il
Nazioni Unite. Quest’ultimo comunica la proposta di emendamento agli Stati parti, domandando loro di fargli sapere se sono favorevoli alla
convocazione di una conferenza di Stati parti per
esaminare tale proposta di emendamento, e metterla ai voti. Se entro i quattro mesi successivi alla
data di tale comunicazione, almeno un terzo
degli Stati parti si pronuncia a favore della convocazione di detta conferenza, il Segretario generale convoca la conferenza sotto l’egida dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Ogni emendamento adottato a maggioranza dagli Stati parti
presenti e votanti alla conferenza, è sottoposto
disposizioni del paragrato 1 del presente articolo
3. Quando un emendamento entra in vigore esso
Protocollo e da ogni emendamento precedente
ISTITUZIONE DELL’AUTORITÀ GARANTE
Istituzione dell’Autorità garante per l’infanzia
e l’adolescenza.
hanno approvato:
1. Al fine di assicurare la piena attuazione e la tutela
dei diritti e degli interessi delle persone di minore
età, in conformità a quanto previsto dalle convenzioni internazionali, con particolare riferimento
alla Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a
New York il 20 novembre 1989 e resa esecutiva
dalla legge 27 maggio 1991, n. 176, di seguito
denominata: «Convenzione di New York», alla
Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata
a Roma il 4 novembre 1950 e resa esecutiva dalla
legge 4 agosto 1955, n. 848, e alla Convenzione
europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli, fatta
a Strasburgo il 25 gennaio 1996 e resa esecutiva
dalla legge 20 marzo 2003, n. 77, nonché dal diritto dell’Unione europea e dalle norme costituzionali e legislative nazionali vigenti, è istituita l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, di seguito denominata «Autorità garante», che esercita le
funzioni e i compiti ad essa assegnati dalla presente legge, con poteri autonomi di organizzazione,
con indipendenza amministrativa e senza vincoli
di subordinazione gerarchica.
Modalità di nomina, requisiti, incompatibilità
e compenso del titolare dell’Autorità garante
1. L’Autorità garante è organo monocratico. Il titolare
dell’Autorità garante è scelto tra persone di notoria
indipendenza, di indiscussa moralità e di specifiche e comprovate professionalità, competenza ed
esperienza nel campo dei diritti delle persone di
minore età nonché delle problematiche familiari
ed educative di promozione e tutela delle persone
di minore età, ed è nominato con determinazione
adottata d’intesa dai Presidenti della Camera dei
2. Il titolare dell’Autorità garante dura in carica quattro anni e il suo mandato è rinnovabile una sola
3. Per tutta la durata dell’incarico il titolare dell’Autorità garante non può esercitare, a pena di decadenza, alcuna attività professionale, imprenditoriale o
di consulenza, non può essere amministratore o
dipendente di enti pubblici o privati né ricoprire
altri uffici pubblici di qualsiasi natura o rivestire
cariche elettive o incarichi in associazioni, organizzazioni non lucrative di utilità sociale, ordini professionali o comunque in organismi che svolgono
attività nei settori dell’infanzia e dell’adolescenza.
Se dipendente pubblico, secondo l’ordinamento
di appartenenza, è collocato fuori ruolo o in aspettativa senza assegni per tutta la durata del mandato. Il titolare dell’Autorità garante non può ricoprire cariche o essere titolare di incarichi all’interno di
partiti politici o di movimenti di ispirazione politica, per tutto il periodo del mandato.
4. Al titolare dell’Autorità garante è riconosciuta
un’indennità di carica pari al trattamento economico annuo spettante a un Capo di Dipartimento
comunque nei limiti della spesa autorizzata ai
sensi dell’articolo 7, comma 2.
Competenze dell’Autorità garante. Istituzione e
compiti della Conferenza nazionale per la garanzia
1. All’Autorità garante sono attribuite le seguenti
a) promuove l’attuazione della Convenzione di
New York e degli altri strumenti internazionali
in materia di promozione e di tutela dei diritti
dell’infanzia e dell’adolescenza, la piena applicazione della normativa europea e nazionale
vigente in materia di promozione della tutela
dell’infanzia e dell’adolescenza, nonché del
diritto della persona di minore età ad essere
accolta ed educata prioritariamente nella propria famiglia e, se necessario, in un altro ambito familiare di appoggio o sostitutivo;
b) esercita le funzioni di cui all’articolo 12 della
Convenzione europea sull’esercizio dei diritti
dei fanciulli, fatta a Strasburgo il 25 gennaio
1996 e resa esecutiva dalla legge 20 marzo
c) collabora all’attività delle reti internazionali dei
Garanti delle persone di minore età e all’attività di organizzazioni e di istituti internazionali
di tutela e di promozione dei loro diritti.
Collabora, altresì, con organizzazioni e istituti
di tutela e di promozione dei diritti delle persone di minore età appartenenti ad altri Paesi;
d) assicura forme idonee di consultazione, comprese quelle delle persone di minore età e quelle delle associazioni familiari, con particolare
riferimento alle associazioni operanti nel settore dell’ affido e dell’adozione, nonché di collaborazione con tutte le organizzazioni e le reti
internazionali, con gli organismi e gli istituti
per la promozione e per la tutela dell’infanzia e
dell’adolescenza operanti in Italia e negli altri
Paesi, con le associazioni, con le organizzazioni non governative, con tutti gli altri soggetti
privati operanti nell’ambito della tutela e della
promozione dei diritti delle persone di minore
età nonché con tutti i soggetti comunque interessati al raggiungimento delle finalità di tutela
dei diritti e degli interessi delle persone di
verifica che alle persone di minore età siano
garantite pari opportunità nell’accesso alle cure
e nell’esercizio del loro diritto alla salute e pari
opportunità nell’accesso all’istruzione anche
durante la degenza e nei periodi di cura;
esprime il proprio parere sul piano nazionale
di azione di interventi per la tutela dei diritti e
lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva, previsto dall’articolo 1 del regolamento di cui al
maggio 2007, n. 103, nei termini e con le
modalità stabiliti dall’articolo 16 della legge 7
agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni,
prima della sua trasmissione alla Commissione
parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza ai
sensi dell’articolo 1, comma 5, del citato regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica n. 103 del 2007;
segnala al Governo, alle regioni o agli enti locali e territoriali interessati, negli ambiti di rispettiva competenza, tutte le iniziative opportune
per assicurare la piena promozione e tutela dei
diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con particolare riferimento al diritto alla famiglia,
all’educazione, all’istruzione, alla salute;
segnala, in casi di emergenza, alle autorità giudiziarie e agli organi competenti la presenza di
persone di minore età in stato di abbandono al
fine della loro presa in carico da parte delle
esprime il proprio parere sul rapporto che il
Governo presenta periodicamente al Comitato
dei diritti del fanciullo ai sensi dell’articolo 44
della Convenzione di New York, da allegare al
formula osservazioni e proposte sull’individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali relativi alle persone di minore età, di cui all’articolo 117, secondo
comma, lettera m), della Costituzione, e vigila
in merito al rispetto dei livelli medesimi; m) diffonde la conoscenza dei diritti dell’infanzia e
dell’adolescenza, promuovendo a livello nazionale, in collaborazione con gli enti e con le istituzioni che si occupano di persone di minore
età, iniziative per la sensibilizzazione e la diffusione della cultura dell’infanzia e dell’adolescenza, finalizzata al riconoscimento dei minori come soggetti titolari di diritti; n) diffonde
prassi o protocolli di intesa elaborati dalle
amministrazioni dello Stato, dagli enti locali e
territoriali, dagli ordini professionali o dalle
amministrazioni delegate allo svolgimento
delle attività socio-assistenziali, che abbiano per
oggetto i diritti delle persone di minore età,
anche tramite consultazioni periodiche con le
autorità o le amministrazioni indicate; può
altresì diffondere buone prassi sperimentate
all’estero; o) favorisce lo sviluppo della cultura
della mediazione e di ogni istituto atto a prevenire o risolvere con accordi conflitti che coinvolgano persone di minore età, stimolando la formazione degli operatori del settore; p) presenta
alle Camere, entro il 30 aprile di ogni anno, sentita la Conferenza nazionale per la garanzia dei
diritti dell’infanzia e dell’adolescenza di cui al
comma 7, una relazione sull’attività svolta con
L’Autorità garante esercita le competenze indicate
nel presente articolo nel rispetto del principio di
L’Autorità garante può esprimere pareri al Governo
sui disegni di legge del Governo medesimo nonché sui progetti di legge all’esame delle Camere e
sugli atti normativi del Governo in materia di tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
L’Autorità garante promuove, a livello nazionale,
studi e ricerche sull’attuazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, avvalendosi dei dati e
delle informazioni dell’Osservatorio nazionale
sulla famiglia, di cui all’articolo 1, comma 1250,
della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive
modificazioni, dell’Osservatorio nazionale per
l’infanzia e l’adolescenza, previsto dagli articoli 1 e
2 del regolamento di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 14 maggio 2007, n. 103, del Centro nazionale di documentazione e di analisi per
l’infanzia e l’adolescenza, previsto dall’articolo 3
del citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 103 del 2007, nonché
dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e
della pornografia minorile, di cui all’articolo 17,
comma 1-bis, della legge 3 agosto 1998, n. 269.
L’Autorità garante può altresì richiedere specifiche
ricerche e indagini agli organismi di cui al presente comma. 5. L’Autorità garante, nello svolgimento
delle proprie funzioni, promuove le opportune
sinergie con la Commissione parlamentare per
l’infanzia e l’adolescenza di cui all’articolo 1 della
legge 23 dicembre 1997, n. 451, e successive modificazioni, e si avvale delle relazioni presentate dalla
medesima Commissione.
Nel rispetto delle competenze e dell’autonomia
organizzativa delle regioni, delle province autono39
me di Trento e di Bolzano e delle autonomie locali in materia di politiche attive di sostegno all’infanzia e all’adolescenza, l’Autorità garante assicura
idonee forme di collaborazione con i garanti
regionali dell’infanzia e dell’adolescenza o con
figure analoghe, che le regioni possono istituire
con i medesimi requisiti di indipendenza, autonomia e competenza esclusiva in materia di infanzia
e adolescenza previsti per l’Autorità garante.
7. Ai fini di cui al comma 6 è istituita, senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica, la Conferenza nazionale per la garanzia dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, di seguito denominata
«Conferenza», presieduta dall’Autorità garante e
composta dai garanti regionali dell’infanzia e dell’adolescenza, o da figure analoghe, ove istituiti. La
Conferenza è convocata su iniziativa dell’Autorità
garante o su richiesta della maggioranza dei garanti regionali dell’infanzia e dell’adolescenza, o di
figure analoghe.
8. La Conferenza, nel rispetto delle competenze dello
Stato e delle regioni, svolge i seguenti compiti:
a) promuove l’adozione di linee comuni di azione dei garanti regionali o di figure analoghe in
materia di tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, da attuare sul piano regionale e
nazionale e da promuovere e sostenere nelle
sedi internazionali;
b) individua forme di costante scambio di dati e
di informazioni sulla condizione delle persone
di minore età a livello nazionale e regionale.
9. L’Autorità garante segnala alla procura della
Repubblica presso il tribunale per i minorenni
situazioni di disagio delle persone di minore età, e
alla procura della Repubblica competente abusi
che abbiano rilevanza penale o per i quali possano essere adottate iniziative di competenza della
procura medesima. 10. L’Autorità garante prende
in esame, anche d’ufficio, situazioni generali e particolari delle quali è venuta a conoscenza in qualsiasi modo, in cui è possibile ravvisare la violazione, o il rischio di violazione, dei diritti delle persone di minore età, ivi comprese quelle riferibili ai
mezzi di informazione, eventualmente segnalandole agli organismi cui è attribuito il potere di controllo o di sanzione. 11. L’Autorità garante può formulare osservazioni e proposte per la prevenzione
e il contrasto degli abusi sull’infanzia e sull’adolescenza in relazione alle disposizioni della legge 11
agosto 2003, n. 228, recante misure contro la tratta delle persone, e della legge 6 febbraio 2006, n.
38, recante disposizioni in materia di lotta contro
lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet, nonché dei
rischi di espianto di organi e di mutilazione genitale femminile, in conformità a quanto previsto
dalla legge 9 gennaio 2006, n. 7, recante disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle
pratiche di mutilazione genitale femminile.
1. L’Autorità garante può richiedere alle pubbliche
amministrazioni, nonché a qualsiasi soggetto
pubblico, compresi la Commissione per le adozioni internazionali di cui all’articolo 38 della
legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, e il Comitato per i minori stranieri previsto dall’articolo 33 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione
e norme sulla condizione dello straniero, di cui al
decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, e a qualsiasi ente privato di
fornire informazioni rilevanti ai fini della tutela
delle persone di minore età, nel rispetto delle
disposizioni previste dal codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.
2. L’Autorità garante può richiedere alle amministrazioni competenti di accedere a dati e informazioni, nonché di procedere a visite e ispezioni, nelle
forme e con le modalità concordate con le medesime amministrazioni, presso strutture pubbliche
o private ove siano presenti persone di minore
3. L’Autorità garante può altresì effettuare visite nei
luoghi di cui alle lettere b), c), d) ed e) del comma
1 dell’articolo 8 delle norme di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 272, previa autorizzazione del magistrato di sorveglianza per i minorenni o del giudice che procede.
4. L’Autorità garante può richiedere ai soggetti e per
le finalità indicate al comma 1 di accedere a banche di dati o ad archivi, nel rispetto delle disposizioni previste dal codice in materia di protezione
dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30
giugno 2003, n. 196. 5. I procedimenti di competenza dell’Autorità garante si svolgono nel rispetto dei principi stabiliti dalla legge 7 agosto 1990,
n. 241, in materia di accesso, partecipazione e trasparenza.
1. È istituito l’Ufficio dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, di seguito denominato «Ufficio dell’Autorità garante», posto alle dipendenze
dell’Autorità garante, composto ai sensi dell’articolo 9, comma 5-ter, del decreto legislativo 30 luglio
1999, n. 303, da dipendenti del comparto Ministeri o appartenenti ad altre amministrazioni pubbliche, in posizione di comando obbligatorio, nel
numero massimo di dieci unità e, comunque, nei
limiti delle risorse del fondo di cui al comma 3 del
presente articolo, di cui una di livello dirigenziale
non generale, in possesso delle competenze e dei
requisiti di professionalità necessari in relazione
alle funzioni e alle caratteristiche di indipendenza
e imparzialità dell’Autorità garante. I funzionari
dell’Ufficio dell’Autorità garante sono vincolati dal
2. Le norme concernenti l’organizzazione dell’Ufficio dell’Autorità garante e il luogo dove ha sede
l’Ufficio, nonché quelle dirette a disciplinare la
gestione delle spese, sono adottate, entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri, su proposta dell’Autorità garante.
Ferme restando l’autonomia organizzativa e l’indipendenza amministrativa dell’Autorità garante, la
sede e i locali destinati all’Ufficio dell’Autorità
medesima sono messi a disposizione dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri senza nuovi o
3. Le spese per l’espletamento delle competenze di
cui all’articolo 3 e per le attività connesse e strumentali, nonché per il funzionamento dell’Ufficio dell’Autorità garante, sono poste a carico di
un fondo stanziato a tale scopo nel bilancio
iscritto in apposita unità previsionale di base
dello stesso bilancio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
4. L’Autorità garante dispone del fondo indicato al
comma 3 ed è soggetta agli ordinari controlli contabili.
1. Chiunque può rivolgersi all’Autorità garante, anche
attraverso numeri telefonici di pubblica utilità gratuiti, per la segnalazione di violazioni ovvero di
situazioni di rischio di violazione dei diritti delle
2. Le procedure e le modalità di presentazione delle
segnalazioni di cui al comma 1 sono stabilite con
determinazione dell’Autorità garante, fatte salve le
competenze dei servizi territoriali, e assicurano la
semplicità delle forme di accesso all’Ufficio dell’Autorità garante, anche mediante strumenti telematici.
2012, si provvede, quanto a euro 750.000 per l’anno 2011, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 19,
comma 3, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto
2006, n. 248, come rideterminata dalla Tabella C
allegata alla legge 13 dicembre 2010, n. 220, e,
quanto a euro 1.500.000 a decorrere dall’anno
2012, mediante corrispondente riduzione delle
proiezioni per gli anni 2012 e 2013 dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto,
ai fini del bilancio triennale 2011- 2013, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali»
previsione del Ministero dell’economia e delle
finanze per l’anno 2011, allo scopo parzialmente
2. All’onere derivante dall’attuazione dell’articolo 2,
comma 4, della presente legge, pari ad euro
200.000 annui a decorrere dall’anno 2011, si provvede, per l’anno 2011, mediante corrispondente
riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 19, comma 3, del decreto-legge 4 luglio
2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla
legge 4 agosto 2006, n. 248, e, a decorrere dall’anno 2012, mediante corrispondente riduzione delle
ai fini del bilancio triennale 2011-2013, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali»
3. Salvo quanto disposto dai commi 1 e 2, dall’attuazione della presente legge non devono derivare
4. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti
variazioni di bilancio. La presente legge, munita
del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta
ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
1. All’onere derivante dall’attuazione dell’articolo 5
della presente legge, pari ad euro 750.000 per l’anno 2011 e ad euro 1.500.000 a decorrere dall’anno
Via Cardinale Portanova.
Tel. 0965 880 589-614
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Tel. 055 23 87 56 3 - 055 23 87 52 8 coll.
(collaboratore Stefano Magherini)
Tel. 051 527.5860 - 051 527.7630
Via Longhena, 6
Tel. 041 279 59 25-26
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Tel. 06 6593 7311-4
falvaro@regione.lazio.it
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DEGLI ADULTI E DEI BAMBINI
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Via Unità d’Italia, 24/c
Tel. 080 5405749
Fax 080 5405715
orien Consulting, istituto di ricerche
di mercato, ha effettuato un’indagine
su un campione rappresentativo di
popolazione italiana, sul tema dei
diritti e della qualità di vita dei minori in Italia.
È questo un primo passo operativo con cui il
Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza si
muove nella direzione di ascolto e di relazione con
l’opinione pubblica rispetto a tematiche di rilevanza strategica per lo sviluppo e la promozione della
propria attività. I risultati di questa ricerca rappresentano la fotografia del sentimento degli italiani
su argomenti di fondamentale importanza per la
neocostituita Authority, e aiutano a comprendere se
e quanto oggi in Italia i diritti dei minori siano riconosciuti come le necessarie fondamenta di una
società che possa definirsi veramente civile.
Per questa ragione, quindi, è intenzione del Garante farsi anche promotore di un nuovo e strutturato
sistema di ascolto continuativo, che metta in luce
l’evoluzione dell’atteggiamento dei cittadini rispetto alle principali tematiche collegate all’infanzia e
all’adolescenza nel Paese.
Nel mese di aprile 2012, Lorien Consulting ha condotto una ricerca telefonica su un campione di
1.000 cittadini italiani maggiorenni con l’obiettivo
di indagare le seguenti aree:
• Cause più sentite
• Conoscenza e opinione legislazione vigente in
tema di minori
• Conoscenza e opinione dei soggetti attivi nella
tutela dei diritti minorili
Nella vita di tutti i giorni, la maggioranza degli italiani auspica per le famiglie la possibilità di potersi impegnare maggiormente nell’educazione dei
figli (circa un italiano su tre) e un ruolo dei media
come modello educativo coerente con quello
della famiglia e della scuola (56,9%). Gli italiani
(circa uno su due) si lamentano soprattutto della
presenza di troppi stimoli educativi discordanti
fra loro e richiedono, in particolare i genitori di
infanti e adolescenti, un maggior controllo degli
operatori della rete e dei social network.
• Conoscenza e percezione Authority e Garante
• Identificazione priorità di intervento rispetto ai
minori nella vita di tutti i giorni e come urgenza.
In particolare, con riguardo al primo tema è emerso che i diritti dei minori sono la quinta causa
sentita dagli italiani: circa una persona su quattro,
il 27,4%, la ritiene una causa importante. In generale, gli italiani sentono fortemente il diritto al lavoro (51,2%) seguito, poi, dal diritto alla salute e alla
vita (rispettivamente, 35,4% e 33,6%). I genitori
italiani, invece, sono molto più sensibili ai diritti
dei minori (circa uno su tre), quasi a testimoniare
che, coloro che hanno un coinvolgimento e
un’esperienza diretti in merito, ne percepiscano
maggiormente l’importanza.
In tema di legislazione vigente, gli italiani sanno
che in Italia esistono leggi a tutela dei minori ma
solo a livello generico. A livello di giudizio complessivo, i valori di consenso sono bassi: solo il
3,1% degli italiani giudica molto positivamente le
leggi sui minori, mentre un italiano su tre (31,3%)
le valuta poco positivamente. Inoltre, il giudizio
positivo che gli italiani esprimono sull’operato del
Governo Monti in materia di infanzia e adolescenza (17,6%) risulta essere decisamente inferiore al
giudizio medio sull’operato complessivo dell’esecutivo in carica (45,6%). Si pensi che persino sulla
riforma del lavoro il consenso ai primi di aprile era
del 30%. Occorrerebbe quindi verificare se questo
sia dovuto a scarsa informazione o a dissenso.
In riferimento al terzo tema, gli italiani percepiscono un forte impegno a difesa dei minori da
parte delle associazioni di volontariato (47,7%) e
auspicano un ruolo più concreto e attivo da parte
dello Stato e delle amministrazioni locali (rispettivamente il 72,3% e il 46,2%).
La neocostituita Authority e il Garante, dott. Vincenzo Spadafora, sono ancora poco conosciuti
ma sono percepiti in modo positivo e vi sono
molte attese rispetto a quanto possano fare.
Tra le urgenze da risolvere nei prossimi mesi, tre
italiani su quattro (78,2%)considerano molto
urgente la lotta alla pedofilia e circa due su tre la
tutela dei minori stranieri in Italia e la lotta alla
povertà delle famiglie con minori (rispettivamente 60% e 59%). La sicurezza nelle scuole è un’urgenza per il 58,5% degli italiani.
Criteri seguiti per la
formazione del campione:
sondaggio realizzato su un campione
di cittadini italiani con più di 18 anni.
interviste telefoniche CATI a un campione
rappresentativo per sesso, età e area
Numero delle persone interpellate
ed universo di riferimento:
campione di 1.000 cittadini strutturati
per sesso, età e area di residenza.
Data in cui sono state realizzate
1- 4 aprile 2012.
SPSS - Intervallo di confidenza 95%.
LE CAUSE DEGLI ITALIANI
GLI ITALIANI E LE LEGGI SUI MINORI
Quali sono le 3 cause per Lei più importanti, tra i seguenti elencati? (MAX 3 RISPOSTE)
In Italia esistono leggi a tutela dei minori?
DIRITTO AL LAVORO/GARANZIA D'OCCUPAZIONE
GENITORI DI INFANTI
GENITORI DI TEENAGER
UGUAGLIANZAE
ALTRUISMO/SOLIDARIETÀ SOCIALE
PACE/CONVIVENZA PACIFICA
ECOLOGIA/TUTELA AMBIENTALE
5,9% NO
GENITORI DI TEENAGER 90,5%
L’Italia ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia?
33,8% NS/NR
GENITORI DI TEENAGER 55,6%
Il diritto alla salute sale soprattutto per i genitori di infanti (43,2%) e di teenager (41,3%), mentre il diritto al lavoro resta
al primo posto ma scende, rispettivamente, al 44,6% e al 46%. Infine, anche la sensibilità per il diritto alla vita sale
tra chi ha figli, al 37,8% per i genitori di infanti e al 36,5% tra i genitori di teenager.
11,4% NO
CHI DIFENDE I MINORI IN ITALIA
LE ATTESE RIFERITE A RUOLO E POTERI DEL GARANTE
In Italia chi si impegna maggiormante in difesa dei minori?
Ci indichi gentilmente, secondo lei, quale siano il suo ruolo e i suoi poteri? (APERTA)
GARANTIRE I DIRITTI DEI MINORI
SI RIVOLGE DIRETTAMENTE A BAMBINI E ADOLESCENTI
AMMINISTRAZIONI LOCALI…
POTERE DI VIGILANZA SUL RISPETTO DELLA LEGGE IN…
ISTITUZIONI NAZIONALI…
LAVORARE PER RIDURRE LE DISUGUAGLIANZE
ISTITUZIONI INTERNAZIONALI…
ASCOLTARE E COORDINARE GLI OPERATORI DEL SETTORE
FORZE DELL'ORDINE (POLIZIA, ...)
RELAZIONARE ALLE ISTITUZIONI NAZIONALI (GOVERNO..)
POTERI D'ISPEZIONE
I genitori di infanti hanno una maggiore percezione dell’impegno delle associazioni di volontariato (59,5%) e dei singoli (23%).
I genitori di teenager, sottolineano l’impegno delle organizzazioni internazionali (15,9%) e lamentano l’assenza delle amministrazioni locali (17,5%).
IL GARANTE IN UNA SOLA PAROLA
In Italia chi dovrebbe impegnarsi maggiormante in difesa dei minori?
La dimensione delle parole è in
funzione della frequenza con cui
ricorrono nelle risposte aperte.
Da notare l’ampia ricchezza
semantica e la prevalenza
di concetti positivi collegati
istintivamente alla figura
I genitori di infanti auspicano maggiore impegno delle organizzazioni internazionali (20,3%) e minore dei singoli (9,5%).
I genitori di teenager, invece, ritengono necessario un maggiore impegno dei singoli (25,4%).
LE URGENZE DA RISOLVERE NEI PROSSIMI MESI
Quanto ritiene urgente che in Italia occorra intervenire sui seguenti temi nei prossimi mesi?
POVERTÀ FAMIGLIE CON MINORI
BAMBINI < 3 ANNI IN CARCERE CON LE MADRI
QUALITÀ SERVIZIO SCOLASTICO
QUALITÀ SERVIZIO SANITARIO PER I MINORI
RISORSE FINANZIARIE DESTINATE AI MINORI
NUOVE NORMATIVE MINORI IN TV/MEDIA/WEB
UTILIZZO MINORI IN PUBBLICITÀ
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