Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2007/01/riforma-della-deducibilita-fiscale-degli-autoveicoli.html
Timestamp: 2019-10-22 03:10:01+00:00
Document Index: 112521643

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 51', 'art. 164', 'art. 51', 'art. 54', 'art. 50', 'art. 164', 'art. 164', 'art. 54', 'art. 164', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 164', 'art. 164', 'art. 51', 'art. 34', 'art. 95', 'art. 164', 'art. 164', 'art. 164', 'art. 5', 'art. 1']

Riforma della deducibilità fiscale degli autoveicoli | Commercialista Telematico
Riforma della deducibilità fiscale degli autoveicoli
L’art. 2, co. 71 e 72, del D.L. n. 262/2006 (collegato alla finanziaria 2007) ha modificato la disciplina della deduzione delle spese e degli altri componenti negativi di reddito relativi ad alcuni mezzi di trasporto a motore, utilizzati da aziende o da professionisti. La nuova situazione fiscale é stata esaminata dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate […]
L’art. 2, co. 71 e 72, del D.L. n. 262/2006 (collegato alla finanziaria 2007) ha modificato la disciplina della deduzione delle spese e degli altri componenti negativi di reddito relativi ad alcuni mezzi di trasporto a motore, utilizzati da aziende o da professionisti.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
La nuova situazione fiscale é stata esaminata dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 1 del 19.01.2007.
Tale circolare ha preliminarmente premesso che:
– La lettera a) del co. 71 ha modificato l’art. 51, comma 4, lettera a) del TUIR, aumentando dal 30% al 50% la percentuale forfetaria prevista per la determinazione dell’ammontare da assoggettare a tassazione come reddito di lavoro dipendente in caso di concessione di autoveicoli in uso promiscuo;
– la lettera b) dello stesso co. 71 ha introdotto nell’art. 164, co. 1, del TUIR, (concernente limiti di deduzione delle spese e di altri componenti negativi relativi a taluni mezzi di trasporto a motore utilizzati nell’esercizio di imprese, arti e professioni) le seguenti modifiche:
– nel primo periodo, sono state aggiunte le parole “solo se rientranti in una delle fattispecie previste nelle successive lettere a), b) e b-bis)”;
– alla lettera a), numero 2, sono state soppresse le parole “o dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta”;
– la lettera b), è stata riformulata nel senso che la deduzione è riconosciuta “nella misura dell’80 per cento relativamente alle autovetture ed autocaravan, di cui alle predette lettere dell’articolo 54 del citato decreto legislativo n. 285 del 1992, ai ciclomotori e motocicli utilizzati da soggetti esercenti attività di agenzia o di rappresentanza di commercio in modo diverso da quello indicato alla lettera a). numero 1)”.
Inoltre, nella stessa lettera b), la percentuale di deducibilità dei veicoli per i professionisti è passata dal 50% al 25%;
– dopo la lettera b) è stata inserita una nuova lettera b-bis che prevede che “per i veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti è deducibile l’importo costituente reddito di lavoro”..
Riguardo i fringe benefit (valutazione della componente in natura del reddito di lavoro dipendente), il co. 71, lettera a), ha modificato l’art. 51, comma 4, lettera a) del TUIR nel senso di prevedere l’aumento dal 30% al 50% per cento del costo forfetario, risultante dall’applicazione delle tabelle ACI, che concorre alla formazione dell’imponibile.
A seguito di ciò, per determinare il valore della componente della retribuzione in natura derivante dalla messa a disposizione dei dipendenti, sia per fini personali che aziendali (c.d. uso promiscuo), degli autoveicoli indicati nell’art. 54, comma 1, lettere a) ed m), del D.Lgs. 30.4.1992, n. 285, dei motocicli e dei ciclomotori, si deve assumere il 50% dell’importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15 mila chilometri calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio desumibile dalle tabelle nazionali messe a disposizione periodicamente dall’ACI.
Peraltro, la circolare n. 326/1997, ha chiarito che essendo il valore del fringe benefit fissato forfetariamente su base annuale, l’importo da fare concorrere alla formazione del reddito deve essere ragguagliato al periodo dell’anno durante il quale al dipendente viene concesso l’uso promiscuo del veicolo, conteggiando il numero dei giorni per i quali il veicolo è assegnato, indipendentemente dal suo effettivo utilizzo.
Inoltre, ove sia previsto il pagamento da parte del dipendente di un prezzo o di un canone (con il metodo del versamento o della trattenuta) per il godimento del veicolo in uso promiscuo, il reddito imponibile è costituito dalla differenza tra il valore forfetario determinato secondo il suddetto calcolo e quanto corrisposto dal lavoratore.
Indi, ha ulteriormente precisato l’Agenzia delle Entrate, riguardo gli altri eventuali beni o servizi accessori che il datore di lavoro fornisce (gratuitamente o meno) al dipendente, come, ad esempio, l’immobile per custodire il veicolo, devono essere valutati separatamente
E tali nuove regole si applicano, in linea generale, anche relativamente ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e, in particolare, per la determinazione dei compensi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di cui all’art. 50, comma 1, lettera c-bis) del TUIR.
Reddito d’impresa e di lavoro autonomo
Nell’ambito del reddito d’impresa e di lavoro autonomo è stato, quindi, modificato l’art. 164 del
TUIR (articolo di tipo restrittivo) ed in particolare:
– Il regime dei veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti;
– il regime dei veicoli non strumentali all’attività propria dell’impresa;
– il regime dei veicoli utilizzati nell’esercizio di arti o professioni.
Non è cambiato, invece, nulla in merito al trattamento fiscale dei mezzi di trasporto strumentali all’esercizio dell’ attività di agenzia o di rappresentanza di commercio, per i quali è stato confermato il precedente sistema che prevedeva la deducibilità fino all’80% delle spese sostenute.
Non vi sono state modifiche neppure per il trattamento fiscale dei mezzi di trasporto strumentali all’esercizio d’impresa e dei veicoli adibiti ad uso pubblico.
Riguardo l’individuazione dei beni strumentali, l’Agenzia delle Entrate rinvia a quanto già contenuto nella circolare n. 48/1998, secondo cui sono da intendersi tali quelli senza i quali l’attività di impresa non potrebbe essere esercitata.
Inoltre, precisa che restano interamente deducibili, poiché non compresi nel suddetto art. 164 (che limita le deduzioni) del TUIR, tutti i mezzi di trasporto non a motore (ad esempio, biciclette e gondole), come pure i veicoli a motore alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività dell’impresa anche se temporaneamente utilizzati per fini pubblicitari o promozionali (Circolare n. 48/1998).
Altresì, sottolinea l’Agenzia delle Entrate, godono della piena deducibilità gli autoveicoli individuati dall’art. 54, comma 1 del D.Lgs. n. 285/1992 (nuovo codice della strada) che non sono espressamente richiamati dall’art. 164 del TUIR.
Si tratta, ad es. degli autobus, autocarri, trattori stradali, autoveicoli per trasporti specifici, autoveicoli per uso speciale, autotreni, autoarticolati ed autosnodati, mezzi d’opera.
Finti autocarri
Su tale versante, l’Agenzia delle Entrate ha segnalato che con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 6.12.2006 (emanato per fare fronte all’art. 35, co. 11, del D.L. n. 223/2006, convertito in L. n. 248/2006) sono state individuate le caratteristiche dei veicoli che, a prescindere dalla categoria di omologazione, risultano da adattamenti che non ne impediscono l’utilizzo per i trasporto privato di persone.
Ha, inoltre, evidenziato che si tratta dei veicoli che pur immatricolati o reimmatricolati come N1 abbiano codice di carrozzeria F0 (Effe 0), quattro o più posti e un rapporto tra la potenza del motore (Pt), espressa in KW, e la portata (P) del veicolo, ottenuta quale differenza tra la massa complessiva (Mc) e la tara (T), espressa in tonnellate, uguale o superiore a 180, secondo la seguente formula:
Pt (KW) > 180
Mc – T(t)
Per espressa previsione del suddetto art. 35, co. 11, del D.L. n. 223/2006, i veicoli con le caratteristiche su indicate dovranno essere assoggettati a regime proprio degli autoveicoli di cui al comma 1, lettera b), dell’articolo 164 del TUIR ai fini delle imposte dirette.
Cioè ai limiti di deducibilità imposti per gli autoveicoli non strumentali per l’esercizio dell’attività.
Tale norma si applica a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del D.L. 262/2006 (cioè dal 2006).
Riguardo i veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti, la circolare n. 1/2007 rimarca che la relativa disciplina, con le modifiche apportate dal D.L. n. 262/2006, non è più contenuta nel co. 1, numero 2), lettera a), dell’art. 164 del TUIR, ma è stata inserita in un’apposita lettera b-bis) del medesimo art. 164, la quale dispone che “per i veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti, è deducibile l’importo costituente reddito di lavoro”.
In tal modo, riferisce l’Agenzia delle Entrate, è stato creato uno stretto collegamento tra l’importo assoggettato a tassazione a titolo di retribuzione in natura per il dipendente ai sensi dell’art. 51, co. 4, lettera a), del TUIR (c.d. fringe benefit) e la spesa deducibile dall’impresa.
Pertanto, precisa l’Agenzia delle Entrate, in virtù della novità, l’impresa può ora soltanto dedurre dal proprio reddito l’importo corrispondente al fringe benefit portato a tassazione in capo al dipendente.
Inoltre, qualora il dipendente, avendo utilizzato il veicolo aziendale, dovesse pagare delle somme per rimborsare in tutto o in parte il relativo costo sostenuto dall’impresa, tali somme decurtano il reddito di lavoro dipendente.
In tal caso, poiché le somme rimborsate dal dipendente concorrono a formare il reddito dell’impresa, l’Agenzia delle Entrate ritiene che i costi effettivamente sostenuti dall’impresa, per un ammontare corrispondente a dette spese, possano essere portati in deduzione dal reddito giacché strettamente correlati al componente positivo tassato.
Comunque, avverte la circolare, l’importo complessivamente deducibile dall’impresa, a titolo di fringe benefit e di altri costi, non può eccedere quello delle spese sostenute per l’autoveicolo dato in uso promiscuo.
Ecco di seguito gli esempi proposti dall’Agenzia delle Entrate:
Costi sostenuti dall’impresa 210
Fringe benefit 100
Somme rimborsate 40
L’impresa registra:
– un componente positivo di reddito, incluso nell’utile civilistico, pari a 40 a fronte dei costi rimborsati;
– una variazione fiscale in aumento pari a 110, per riprendere a tassazione i costi sostenuti (210) al netto del fringe benefit (60) e delle somme rimborsate (40), che sono deducibili.
Costi sostenuti dall’impresa 80
– nessuna variazione fiscale in aumento o in diminuzione, poiché ai costi complessivamente sostenuti (80) vanno sottratti il fringe benefit (60) e le somme rimborsate, ma solo fino a concorrenza dei predetti costi (20).
Da tenere presente che la nuova disciplina non prevede più il riferimento al periodo di possesso del veicolo da parte del dipendente.
Non viene più richiesto che il dipendente utilizzi il veicolo per la maggiore parte del periodo d’imposta.
Inoltre, l’importo da fare concorrere alla formazione del reddito deve essere ragguagliato al periodo dell’anno durante il quale al dipendente viene concesso l’uso promiscuo del veicolo, conteggiando il numero dei giorni per i quali il veicolo è assegnato, indipendentemente dal suo effettivo utilizzo.
In caso di concessione in uso del medesimo mezzo a più dipendenti nel corso dello stesso anno, ai fini dell’ammontare deducibile occorre sommare il valore di ciascun fringe benefit concesso.
In caso di veicoli concessi in uso a titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, ovvero all’amministratore di società, l’Agenzia delle Entrate ha confermato (circolare n. 5/2001, punto 10) che l’assimilazione, operata dall’art. 34 della L. 342/2000, del trattamento fiscale dei redditi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata ai redditi di lavoro dipendente, concerne le modalità di determinazione del reddito del collaboratore ai fini delle imposte dirette, ma non si configura quale assimilazione delle due tipologie di rapporto di lavoro a tutti gli effetti di legge ed, in particolare, non opera con riferimento alle disposizioni che regolano la deduzione dal reddito di impresa o di lavoro autonomo.
Alla luce di ciò, qualora un’autovettura sia data in uso promiscuo all’amministratore, l’ammontare del fringe benefit che concorre a formare il reddito dell’amministratore è deducibile per l’impresa, ai sensi dell’art. 95 del TUIR, fino a concorrenza delle spese sostenute da quest’ultima.
L’eventuale eccedenza delle spese sostenute dall’impresa rispetto al fringe benefit non è deducibile, a causa del nuovo regime di indeducibilità dei veicoli non strumentali.
L’Agenzia, sul caso, ha fornito un ulteriore chiarimento. Qualora un dipendente rivesta, per lo stesso periodo, anche la carica di amministratore, e che tale ufficio rientri nei compiti istituzionali compresi nell’attività di lavoro dipendente, i redditi percepiti per tale qualità confluiscono nel reddito di lavoro dipendente.
Poiché tutte le somme e i valori percepiti sono qualificati e determinati come redditi di lavoro dipendente, l’Agenzia delle Entrate ritiene che, anche ai fini della deduzione dei costi dei veicoli da parte dell’impresa, si applicano le norme contenute nell’art. 164 del TUIR.
Veicoli non strumentali delle imprese
La circolare n. 1/2007 considera beni strumentali quelli senza i quali l’attività di impresa non può essere esercitata.
Altresì, l’Agenzia delle Entrate, in tale circolare, riguardo il regime dei veicoli non strumentali rammenta che per i veicoli non strumentali per l’esercizio dell’impresa non è più possibile dedurre le relative spese di acquisto e tenuta, neppure in minima parte.
A tal fine la circolare precisa che i veicoli delle imprese non strumentali appartenenti ad una delle categorie di mezzi di trasporto indicati dall’art. 164 del TUIR (autovetture, autocaravan, motocicli e ciclomotori), sono caratterizzati fiscalmente da un regime di totale indeducibilità.
Tale trattamento fiscale si applica a prescindere dal titolo giuridico mediante il quale l’impresa utilizza il mezzo di trasporto (ad esempio, leasing o di noleggio).
Veicoli non strumentali dei professionisti
Per i professionisti (sia in forma individuale che associata) è stata ridotta dal 50% al 25% la quota di deduzione spettante, in relazione agli stessi veicoli indicati dall’art. 164 del TUIR.
Peraltro, l’Agenzia delle Entrate ha ricordato che nel caso di esercizio professionale in forma individuale la deduzione delle spese e degli altri componenti negativi di costo è limitata ad un solo veicolo, mentre, se l’attività professionale è svolta da società semplici o da associazioni di cui all’art. 5 del TUIR, la deducibilità è consentita per un veicolo per ciascun socio o associato.
Limite massimo di costo fiscalmente riconosciuto
Infine, sono stati confermati i limiti massimi di costo fiscalmente riconosciuti su cui potere calcolare la percentuale di deduzione (€ 18.075,99 per le autovetture e gli autocaravan, € 4.131,66 per i motocicli, € 2.065,83 per i ciclomotori).
In deroga allo Statuto del contribuente, le novità si applicano dal periodo d’imposta in corso al 3.10.2006.
Tuttavia, ai soli fini del versamento in acconto delle imposte sui redditi e dell’IRAP relative a tale periodo ed a quelli successivi, il contribuente può continuare ad applicare le previgenti disposizioni.
Viceversa, per quanto concerne le sole novità in materia di reddito da lavoro dipendente, in base a quanto contenuto nell’art. 1, co. 324, della L. 296/2006 (Legge Finanziaria per l’anno 2007), si applicano dall’anno 2007.