Source: http://www.worldlawbook.com/judgment/processo-civile-casi-di-revocazione-sopravvenienza-pronuncia-corte-edu-7670.htm
Timestamp: 2018-12-09 20:47:25+00:00
Document Index: 15284630

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 46', 'sentenza ', 'art. 46', 'art. 46', 'sentenza ']

Processo civile – casi di revocazione – sopravvenienza pronuncia Corte EDU | Worldlawbook "); // return $("
Con la sentenza n. 93 del 21 marzo 2018 la Corte Costituzionale ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 395 e 396 del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento all’art. 117, primo comma, della Costituzione, dalla Corte d’appello di Venezia, sezione per i minorenni, con l’ordinanza indicata in epigrafe.
La Corte d’appello di Venezia, sezione per i minorenni, aveva sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 395 e 396 del codice di procedura civile, nella parte in cui non prevedono tra i casi di revocazione quello in cui essa “si renda necessaria per consentire il riesame del merito della sentenza impugnata per la necessità di uniformarsi alle statuizioni vincolanti rese dalla Corte europea dei diritti dell’uomo”, deducendo la violazione dell’art. 117, primo comma, della Costituzione, in relazione al parametro interposto dell’art. 46, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848.
La Corte Costituzionale ritiene non fondata la questione in quanto:
1) con la sentenza n. 123 del 2017, la stessa Corte Costituzionale, dopo avere esaminato la giurisprudenza della Corte EDU e valorizzato, in particolare, l’importante pronuncia della Grande camera, 5 febbraio 2015, Bochan contro Ucraina (n. 2), aveva ritenuto che l’art. 46, paragrafo 1, della CEDU, come letto dalla Corte di Strasburgo cui spetta la funzione di interprete «eminente» (sentenze n. 49 del 2015 e n. 348 del 2007) del diritto convenzionale, allo stato non imponga un obbligo di riapertura dei processi civili e amministrativi.
Infatti, La Corte Costituzionale evidenzia che la Corte EDU, nell’interpretare l’art. 46, paragrafo 1, si limita ad incoraggiare l’introduzione della misura ripristinatoria della riapertura dei processi non penali, lasciando, tuttavia, la relativa decisione agli Stati contraenti, e ciò in considerazione della necessità di tutelare i soggetti, diversi dal ricorrente a Strasburgo e dallo Stato, che, pur avendo preso parte al giudizio interno, non sono parti necessarie del giudizio convenzionale.
2) Al momento dell'emissione della sentenza, la giurisprudenza della Corte di Strasburgo non era mutata; ed, infatti, con la sentenza della Grande camera, 11 luglio 2017, Moreira Ferreira contro Portogallo (n. 2), si sottolineava nuovamente la differenza tra processi penali e civili e la necessità, con riferimento a questi ultimi, di tutelare i terzi, la cui posizione processuale non è assimilabile a quella delle vittime dei reati nei procedimenti penali (paragrafi 66 e 67).