Source: http://comune.trofarello.to.it/com-akeeba/amministrazione-trasparente/48-codice-disciplinare-dei-dipendenti.html
Timestamp: 2018-07-17 09:14:29+00:00
Document Index: 26595135

Matched Legal Cases: ['art. 59', 'art. 55', 'art. 6', 'art.1', 'art. 52', 'art. 55', 'art.1', 'art. 316', 'art. 316', 'art. 58', 'art. 316', 'sentenza ', 'art. 23', 'art.23', 'art.25', 'art.25']

Codice disciplinare dei dipendenti - Sito Ufficiale Comune di Trofarello
Codice disciplinare art. 59 del CCNL 21/5/218
Le disposizioni del D. Lgs. n. 150 del 27.10.2009 sono evidenziate in grassetto nel testo 1. Nel rispetto del principio di gradualità e proporzionalità delle sanzioni in relazione alla gravità della mancanza, e in conformità a quanto previsto dall’art. 55 del d.lgs. n. 165 del 2001 e successive modificazioni ed integrazioni, il tipo e l’entità di ciascuna delle sanzioni sono determinati in relazione ai seguenti criteri generali:
d) inosservanza degli obblighi in materia di prevenzione degli infortuni e di sicurezza sul lavoro
ove non ne sia derivato danno o disservizio;
e) rifiuto di assoggettarsi a visite personali disposte a tutela del patrimonio dell’ente, nel
rispetto di quanto previsto dall’art. 6 della legge 20 maggio 1970 n. 300;
L’importo delle ritenute per multa sarà introitato dal bilancio dell’ente e destinato ad attività
sociali a favore dei dipendenti.
5. La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione fino
ad un massimo di 10 giorni si applica, graduando l’entità della sanzione in relazione ai criteri di
cui al comma 1, per:
a) recidiva nelle mancanze previste dal comma 4, che abbiano comportato l’applicazione del
c) assenza ingiustificata dal servizio fino a 10 giorni o arbitrario abbandono dello stesso; in tali
ipotesi l’entità della sanzione è determinata in relazione alla durata dell’assenza o
dell’abbandono del servizio, al disservizio determinatosi, alla gravità della violazione degli
obblighi del dipendente, agli eventuali danni causati all’ente, agli utenti o ai terzi;
d) ingiustificato ritardo, non superiore a 10 giorni, a trasferirsi nella sede assegnata dai
e) svolgimento di attività che ritardino il recupero psico-fisico durante lo stato di malattia o di
g) comportamenti minacciosi, gravemente ingiuriosi, calunniosi o diffamatori nei confronti di
altri dipendenti o degli utenti o di terzi;
i) manifestazioni ingiuriose nei confronti dell’ente, salvo che siano espressione della libertà di
pensiero, ai sensi dell’art.1 della legge n.300 del 1970;
j) atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale, lesivi della dignità della
precedenti, da cui sia derivato disservizio ovvero danno o pericolo all’ente, agli utenti o ai
l) sistematici e reiterati atti o comportamenti aggressivi, ostili e denigratori che assumano
forme di violenza morale o di persecuzione psicologica nei confronti di un altro dipendente.
6. La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da
11 giorni fino ad un massimo di 6 mesi si applica per:
a) recidiva nel biennio delle mancanze previste nel comma precedente quando sia stata
comminata la sanzione massima oppure quando le mancanze previste al comma 5 presentino
caratteri di particolare gravità;
b) assenza ingiustificata ed arbitraria dal servizio per un numero di giorni superiore a quello
indicato nella lett. c) del comma 5 e fino ad un massimo di 15;
c) occultamento, da parte del responsabile della custodia, del controllo o della vigilanza, di fatti
e circostanze relativi ad illecito uso, manomissione, distrazione o sottrazione di somme o beni
d) persistente insufficiente rendimento o fatti, colposi o dolosi, che dimostrino grave incapacità
ad adempiere adeguatamente agli obblighi di servizio;
e) esercizio, attraverso sistematici e reiterati atti e comportamenti aggressivi ostili e
denigratori, di forme di violenza morale o di persecuzione psicologica nei confronti di un altro
dipendente al fine di procurargli un danno in ambito lavorativo o addirittura di escluderlo dal
f) atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale, di particolare gravità che siano
lesivi della dignità della persona;
g) fatti e comportamenti tesi all’elusione dei sistemi di rilevamento elettronici della presenza e
dell’orario o manomissione dei fogli di presenza o delle risultanze anche cartacee degli stessi.
Tale sanzione si applica anche nei confronti di chi avalli, aiuti o permetta tali atti o
retribuzione fino al decimo giorno mentre, a decorrere dall’undicesimo, viene corrisposta allo
stesso una indennità pari al 50% della retribuzione indicata all’art. 52, comma 2, lett. b)
(retribuzione base mensile) del CCNL del 14.9.2000 nonché gli assegni del nucleo familiare ove
spettanti. Il periodo di sospensione non è, in ogni caso, computabile ai fini dell’anzianità di
a) recidiva plurima, almeno tre volte nell’anno, nelle mancanze previste ai commi 5 e 6, anche
diversa natura, o recidiva, nel biennio, in una mancanza tra quelle previste nei medesimi
commi, che abbia comportato l’applicazione della sanzione massima di 6 mesi di sospensione
dal servizio e dalla retribuzione, fatto salvo quanto previsto al successivo comma 8, lett. a);
c) ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall’ente per riconosciute e motivate esigenze
di servizio nel rispetto delle vigenti procedure, adottate nel rispetto dei modelli di relazioni
sindacali previsti, in relazione alla tipologia di mobilità attivata;
d) mancata ripresa del servizio nel termine prefissato dall’ente quando l’assenza arbitraria ed
ingiustificata si sia protratta per un periodo superiore a quindici giorni. Qualora il dipendente
e) continuità, nel biennio, dei comportamenti rilevati attestanti il perdurare di una situazione di
insufficiente rendimento o fatti, dolosi o colposi, che dimostrino grave incapacità ad adempiere
f) recidiva nel biennio, anche nei confronti di persona diversa, di sistematici e reiterati atti e
comportamenti aggressivi ostili e denigratori e di forme di violenza morale o di persecuzione
psicologica nei confronti di un collega al fine di procurargli un danno in ambito lavorativo o
g) recidiva nel biennio di atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale, che
siano lesivi della dignità della persona;
h) condanna passata in giudicato per un delitto che, commesso fuori dal servizio e non
i) violazione dei doveri di comportamento non ricompresi specificatamente nelle lettere
precedenti di gravità tale secondo i criteri di cui al comma 1, da non consentire la prosecuzione
j) reiterati comportamenti ostativi all’attività ordinaria dell’ente di appartenenza e comunque
tali da comportare gravi ritardi e inadempienze nella erogazione dei servizi agli utenti.
Integrazioni previste dall’art. 55-quater:
b) assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non
continuativi, superiore a tre nell’arco di un biennio o comunque per più di sette giorni
nel corso degli ultimi dieci anni ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di
assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall’amministrazione;
c) ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall’amministrazione per motivate
2. Il licenziamento in sede disciplinare è disposto, altresì, nel caso di prestazione
lavorativa, riferibile ad un arco temporale non inferiore al biennio, per la quale
l’amministrazione di appartenenza formula, ai sensi delle disposizioni legislative e
contrattuali concernenti la valutazione del personale delle amministrazioni
pubbliche, una valutazione di insufficiente rendimento e questo è dovuto alla
reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione stessa, stabiliti da
norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e
provvedimenti dell’amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento
di cui all’articolo 54.
a) terza recidiva nel biennio, negli ambienti di lavoro, di vie di fatto contro dipendenti o terzi,
anche per motivi non attinenti al servizio;
b) accertamento che l’impiego fu conseguito mediante la produzione di documenti falsi e,
comunque, con mezzi fraudolenti, ovvero che la sottoscrizione del contratto individuale di
lavoro sia avvenuta a seguito di presentazione di documenti falsi;
1. per i delitti già indicati nell’ art.1, comma 1, lettere a), b) limitatamente all’art. 316 del
codice penale, c), ed e) della legge 18 gennaio 1992 n. 16; per il personale degli enti locali il
riferimento è ai delitti previsti dagli artt. 58, comma 1, lett. a), b) limitatamente all’art. 316 del
codice penale, lett. c), d) ed e), e 59, comma 1, lett. a), limitatamente ai delitti già indicati
nell’art. 58, comma 1, lett. a) e all’art. 316 del codice penale, lett. b) e c) del D.Lgs.n. 267 del
d) condanna passata in giudicato quando dalla stessa consegua l’interdizione perpetua dai
e) condanna passata in giudicato per un delitto commesso in servizio o fuori servizio che, pur
non attenendo in via diretta al rapporto di lavoro, non ne consenta neanche provvisoriamente
f) violazioni intenzionali degli obblighi non ricompresi specificatamente nelle lettere precedenti,
anche nei confronti di terzi, di gravità tale, in relazione ai criteri di cui al comma 1, da non
g) l’ipotesi in cui il dipendente venga arrestato perché colto, in flagranza, a commettere reati
di peculato o concussione o corruzione e l’arresto sia convalidato dal giudice per le indagini
a) falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di
rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustificazione
dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta
d) falsità documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione
dell’instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera;
e) reiterazione nell’ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o moleste o
minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell’onore e della dignità personale altrui;
f) condanna penale definitiva, in relazione alla quale è prevista l’interdizione
perpetua dai pubblici uffici ovvero l’estinzione, comunque denominata, del rapporto
amministrazione che attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante
l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità
fraudolente, ovvero giustifica l’assenza dal servizio mediante una certificazione
medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia è punito con la reclusione
da uno a cinque anni e con la multa da euro 400 ad euro 1.600. La medesima pena si
applica al medico e a chiunque altro concorre nella commissione del delitto.
2. Nei casi di cui al comma 1, il lavoratore, ferme la responsabilità penale e
disciplinare e le relative sanzioni, è obbligato a risarcire il danno patrimoniale, pari al
compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la
mancata prestazione, nonché il danno all’immagine subiti dall’amministrazione.
3. La sentenza definitiva di condanna o di applicazione della pena per il delitto di cui
al comma 1 comporta, per il medico, la sanzione disciplinare della radiazione
dall’albo ed altresì, se dipendente di una struttura sanitaria pubblica o se
convenzionato con il servizio sanitario nazionale, il licenziamento per giusta causa o
la decadenza dalla convenzione. Le medesime sanzioni disciplinari si applicano se il
medico, in relazione all’assenza dal servizio, rilascia certificazioni che attestano dati
clinici non direttamente constatati né oggettivamente documentati.
Art. 55-sexies (Responsabilità disciplinare per condotte pregiudizievoli per
l’amministrazione e limitazione della responsabilità per l’esercizio dell’azione
disciplinare).
1. La condanna della pubblica amministrazione al risarcimento del danno derivante
dalla violazione, da parte del lavoratore dipendente, degli obblighi concernenti la
prestazione lavorativa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto
collettivo o individuale, a atti e provvedimenti dell’amministrazione di appartenenza
o dai codici di comportamento di cui all’articolo 54, comporta l’applicazione nei suoi
confronti, ove già non ricorrano i presupposti per l’applicazione di un’altra sanzione
disciplinare, della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un
minimo di tre giorni fino ad un massimo di tre mesi, in proporzione all’entità del
2. Fuori dei casi previsti nel comma 1, il lavoratore, quando cagiona grave danno al
normale funzionamento dell’ufficio di appartenenza, per inefficienza o incompetenza
professionale accertate dall’amministrazione ai sensi delle disposizioni legislative e
pubbliche, è collocato in disponibilità, all’esito del procedimento disciplinare che
accerta tale responsabilità, e si applicano nei suoi confronti le disposizioni di cui
all’articolo 33, comma 8, e all’articolo 34, commi 1, 2, 3 e 4. Il provvedimento che
definisce il giudizio disciplinare stabilisce le mansioni e la qualifica per le quali può
avvenire l’eventuale ricollocamento. Durante il periodo nel quale è collocato in
disponibilità, il lavoratore non ha diritto di percepire aumenti retributivi
3. Il mancato esercizio o la decadenza dell’azione disciplinare, dovuti all’omissione o
al ritardo, senza giustificato motivo, degli atti del procedimento disciplinare o a
valutazioni sull’insussistenza dell’illecito disciplinare irragionevoli o manifestamente
infondate, in relazione a condotte aventi oggettiva e palese rilevanza disciplinare,
comporta, per i soggetti responsabili aventi qualifica dirigenziale, l’applicazione della
in proporzione alla gravità dell’infrazione non perseguita, fino ad un massimo di tre
mesi in relazione alle infrazioni sanzionabili con il licenziamento, ed altresì la
mancata attribuzione della retribuzione di risultato per un importo pari a quello
spettante per il doppio del periodo della durata della sospensione. Ai soggetti non
aventi qualifica dirigenziale si applica la predetta sanzione della sospensione dal
servizio con privazione della retribuzione, ove non diversamente stabilito dal
4. La responsabilità civile eventualmente configurabile a carico del dirigente in
relazione a profili di illiceità nelle determinazioni concernenti lo svolgimento del
procedimento disciplinare è limitata, in conformità ai principi generali, ai casi di dolo
o colpa grave.
Art. 68, secondo periodo del comma 2 del D. Lgs n. 150 del 27.10.2009
La pubblicazione sul sito istituzionale dell’amministrazione del codice disciplinare,
recante l’indicazione delle predette infrazioni e relative sanzioni, equivale a tutti gli
effetti alla sua affissione all’ingresso della sede di lavoro
Le mancanze non espressamente previste nei commi e articoli precedenti sono comunque
sanzionate secondo i criteri di cui al comma 1, facendosi riferimento, quanto all’individuazione
dei fatti sanzionabili, agli obblighi dei lavoratori di cui all’art. 23 del CCNL del 6.7.1995, come
modificato dall’art.23 del CCNL del 22.1.2004, quanto al tipo e alla misura delle sanzioni, ai
principi desumibili dai commi e articoli precedenti.
Dalla data di sottoscrizione definitiva del presente CCNL sono disapplicate le disposizioni
dell’art.25 del CCNL del 6.7.1995 come sostituito dall’art.25 del CCNL del 22.1.2004