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Document Index: 79658133

Matched Legal Cases: ['art. 70', 'art. 70', 'art. 2', 'art. 4', 'art.\n70', 'art. 8']

Croce Rossa.......sembra tutto normale?: Il SENATO sullo scempio della Croce Rossa Italiana
La storia assurda del Maresciallo Lo Zito è in continua evoluzione e si cerca di aggiornarla continuamente.. i Provvedimenti dciplinari aumentano così come i Trasferimenti.. Il Blog contiene numerosissimi articoli e documenti scaricabili a prova dei fatti che vengono denunciati.. basta sfogliare le numerose pagine per rendersi cono...BUONA LETTURA giovedì 31 maggio 2012
Il SENATO sullo scempio della Croce Rossa Italiana
Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07534 Pubblicato il 23 maggio 2012,
nella seduta n. 729
- Ai Ministri della salute, dell'economia e delle finanze, della difesa e del lavoro e delle politiche sociali. - Premesso che:
alla luce di dette indiscrezioni è opportuno ripercorrere gli ultimi decenni della storia della CRI e dei diversi provvedimenti legislativi che hanno portato all'attuale situazione di ingovernabilità, di impoverimento dei suoi beni materiali e
sempre all'art. 70 della legge n. 833 del
1978, al terzo comma, si dispone che "Il Governo, entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge, è delegato ad emanare, su proposta del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro della difesa, uno o più decreti aventi valore di legge ordinaria per il riordino dell'Associazione della CRI, con l'osservanza dei seguenti criteri direttivi": 1) il carattere volontaristico dell'Associazione; 2)
la determinazione dei compiti in relazione alle finalità statutarie e agli adempimenti commessi dalle vigenti convenzioni e risoluzioni internazionali e dagli organismi della CR internazionale alle società nazionali di CR; 3) l'articolazione delle strutture su base regionale, ferma restando l'unitarietà dell'Associazione; 4) l'elettività e la gratuità delle cariche;
imprevedibilmente, e inaspettatamente, nell'esercizio della predetta delega, viene emanato il decreto del Presidente della Repubblica n. 613 del 1980 che, eccedendo la delega stessa, che non prevedeva alcun cambiamento della natura giuridica della
CRI, la configura come "ente privato di interesse pubblico", figura che
non aveva riscontro nella normativa concernente le persone giuridiche;
l'attribuzione alla CRI della natura di "ente privato di interesse pubblico" destò non poche perplessità, poiché
l'art. 70 della legge n. 833 del 1978 nulla disponeva in ordine alla sua natura giuridica; infatti, in quanto ente pubblico, aveva subito lo scorporo di beni e attività sanitarie, trasferiti alle Regioni, mentre
si delegava al Governo solo la ristrutturazione dell'Associazione. Pertanto, in sede di attuazione della delega, non si sarebbe potuto valicare legittimamente la delega stessa;
si ravvisò inoltre una notevole contraddizione tra i penetranti poteri di vigilanza spettanti al Governo
(ad esempio art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 613 del 1998: rappresentanti ministeriali nel Consiglio, Collegio dei revisori dei conti costituito da rappresentanti ministeriali; art. 4 del
medesimo decreto del Presidente della Repubblica: controllo sulla gestione) e la natura privata della CRI;
la vigilanza si spiega in rapporto all'esigenza di assicurare il soddisfacimento di scopi rilevanti per l'apparato pubblico (vigilanza in funzione di manovra e di efficienza) mentre la natura privata postula l'autonomia del soggetto. In base a tale autonomia esula dalla vigilanza quanto attiene agli scopi specifici
del titolare dell'autonomia, alla organizzazione, alla gestione economica e finanziaria;
se lo "scorporo", che è un atto amministrativo, avesse seguito, e non preceduto, la ristrutturazione, per uniformarsi ai principi legislativi stabiliti, la CRI, divenuta ente
privato di interesse pubblico, per il decreto del Presidente della Repubblica n. 613 del 1980 (ex art.
70 della legge n. 833 del 1978), in quanto organismo associativo privato, avrebbe mantenuto i beni mobili e immobili, il personale, e avrebbe continuato a svolgere quelle funzioni che la legge n. 833 aveva trasferito al SSN, mediante lo "scorporo";
il decreto del Presidente della Repubblica n. 613 stabiliva, come strumento attuativo, un nuovo statuto,
per la cui elaborazione (art. 8) provvede un comitato nazionale composto da un socio della Croce Rossa che lo presiede, prescelto di concerto tra il Ministro della difesa e il Ministro della sanità, e da altri componenti designati, tra gli attuali soci, dai Presidenti delle Giunte regionali in numero due per ciascuno, tenendo conto di tutte le componenti volontaristiche;
ebbe così inizio la tragicommedia di un comitato per lo statuto, presieduto da un Presidente che si rivelò incapace di far rispettare le regole, di arginare prevaricazioni, di gestire le votazioni; in breve, si verificò una situazione caotica dalla
quale emersero due "correnti" contrapposte: a favore della privatizzazione della CRI, l'una, l'altra per la definizione della CRI ente di diritto pubblico e il superamento della sua divisione nelle sei componenti;
la minoranza, che non aveva ottenuto che il proprio documento fosse trasmesso, lo presentò autonomamente al Ministro della sanità che, peraltro, aveva chiesto al Presidente del Comitato di soprassedere e tentare di arrivare ad un unico documento. Il
documento di minoranza era in dissenso dal decreto del Presidente della
Repubblica che, tra l'altro, non restituiva alla CRI privata ciò che le
era stato sottratto dallo scorporo in quanto pubblica;
ed è singolare che dal 1978 al 1995 la CRI sia stata un ente di diritto privato, pur avendo un Corpo Militare e
il Corpo "militarizzato" delle Crocerossine;
la disciplina della CRI come ente pubblico fu motivata dal dover essa rispondere con criteri di doverosità
(necessità, ufficialità) ai compiti tipici derivanti dalle convenzioni internazionali in tema di emergenza internazionale e interna, in tempo di pace e in tempo di guerra, e per assicurare la necessità dell'azione della CRI quale "ausiliaria dei Poteri pubblici", condizione prevista dagli statuti delle società di Croce Rossa;
è comunque opportuno rammentare che, sia per l'Associazione ente di diritto pubblico sia per l'ente di diritto privato, gli adempimenti commessi dalle vigenti convenzioni e risoluzioni acquistano obbligatorietà dall'essere sottoscritti dai delegati dei Governi in sede di Conferenza internazionale, che è la più alta autorità della CRI, le cui deliberazioni sono sottoscritte dai suoi
membri (i delegati delle Società nazionali, i delegati degli Stati firmatari della Convenzione di Ginevra, i delegati del Comitato Internazionale, i delegati della Federazione delle Società nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa);
lento e inesorabile ebbe inizio il decadimento della CRI che, pur essendo la maggiore Associazione di volontariato nel mondo, non può beneficiare di aiuti e vantaggi concessi
alle associazioni di volontariato, in quanto ente di diritto pubblico, sebbene in essa operino migliaia di volontari;
l'inaccettabile configurazione dei Comitati locali era già evidente nella proposta di statuto presentata all'Assemblea dei soci della CRI dal commissario Scelli, in cui si ipotizzava la costituzione di società per azioni. Con la conversione del
decreto-legge, scomparve la CRI SpA, ma non le anomalie relative ai Comitati locali, non più strutture operative della SpA, ma abbandonati a
se stessi. I Comitati locali gestiscono quei servizi e quelle attività che costituiscono i compiti istituzionali (cioè commessi dalle convenzioni e dalle risoluzioni internazionali), ma devono auto-finanziarli, debbono trovare risorse economiche per mantenere se stessi, le attività e i servizi, ormai irrinunciabili e fortemente radicati sul territorio;
in età fascista, in Italia, Spagna e Grecia, le rispettive società di Croce Rossa avevano costituito un Corpo
militare. L'assurdità di un corpo militare dipendente dal Ministero della guerra (poi "della difesa") in un'Associazione per definizione, per storia, per statuto, assolutamente neutrale, fu avvertita dagli altri Stati, non dall'Italia che li mantenne ed anzi donò alle Crocerossine la "Bandiera di Guerra";
dopo l'incontro con il Ministro della salute, Renato Balduzzi, la federazione del pubblico impiego della Cisl esprime forte preoccupazione sul piano di riordino della CRI che prevede
la soppressione dell'attuale ente pubblico ed il trasferimento delle funzioni ad una associazione di interesse pubblico con personalità giuridica di diritto privato. Si legge sul quotidiano della Cisl "Conquiste del lavoro": «"Abbiamo manifestato al ministro il nostro dissenso - spiega Giovanni Faverin, segretario generale della Cisl Fp - rispetto ad una scelta che può tradursi facilmente in un ridimensionamento del livello della qualità e quantità di servizi. Prestazioni che, interessando l'assistenza sociale ed il soccorso sanitario, sono vitali per le persone e le comunità. Siamo i primi a chiedere la riqualificazione della spesa pubblica e la riorganizzazione della Croce Rossa. Ma diciamo no ad operazioni draconiane, a tagli lineari di spesa e di posti di lavoro che finiscono per pesare sulla collettività più di quanto promettono di risparmiare: perché non tagliano costi inutili ma carne viva". Il piano del ministro pone seri problemi sul versante della occupazione, attacca la Cisl Fp. "L'eventuale passaggio della Croce Rossa - aggiunge Faverin - ad associazione privata consentirà infatti alla nuova dirigenza di stabilire le dotazioni organiche senza discutere i criteri di scelta e senza garanzie per i lavoratori in esubero. Per molti di loro si profilerebbe la mobilità. Mentre i lavoratori a tempo determinato finirebbero addirittura per rimanere a casa alla scadenza del contratto e
comunque entro la fine del prossimo anno. Tutto questo è inaccettabile.
Sono a rischio 3.000 posti di lavoro". La protesta non si ferma. La Cisl Fp rilancia. Vengono confermate tutte le iniziative in programma, a
partire dal presidio di oggi davanti alla sede del Ministero della Salute. "Dal ministro ci aspettiamo una nuova convocazione per la prossima settimana - conclude Faverin -. E una modifica sostanziale ad un progetto che così com'è è inaccettabile"»;
i coordinatori nazionali dei sindacati CGIL e USB, Pietro Cocco e Massimo Gesmini, hanno rivolto un appello al Ministro della salute Renato Balduzzi in relazione alle notizie e alla bozza di decreto legislativo sulla riorganizzazione della Croce Rossa circolate negli ultimi giorni, affinché nell'emanare il testo definitivo
del provvedimento normativo il Governo tenga conto di quanto le organizzazioni sindacali hanno già rappresentato nel corso degli incontri svoltisi nelle sedi istituzionali e cioè che la privatizzazione
dell'Associazione deve necessariamente essere il frutto di una gestione
ordinaria e non commissariale;
il segretario del Pdm (Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia), Luca Marco Comellini, si è associato alla richiesta delle organizzazioni sindacali augurandosi che da parte del Ministro vi sia massima attenzione e che la
legalità e la trasparenza siano il centro della questione. Comellini ha
inoltre ricordato al Ministro Balduzzi che occorre evitare che si ripeta quanto avvenuto lo scorso mese di dicembre 2011 in occasione del maldestro tentativo, conclusosi con un nulla di fatto, di far passare dalle Commissioni parlamentari un decreto viziato ab origine;
lo scorso 26 gennaio accogliendo l'ordine
del giorno 9/4865-AR/10 il Governo si è assunto l'impegno di far eleggere entro il 1° giugno i nuovi vertici della Croce Rossa, si chiede di sapere:
Quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di garantire alla CRI un ordinamento di giustizia, di rigore e trasparenza amministrativa nonché di valorizzazione di quanti vogliono contribuire disinteressatamente alla crescita culturale, morale
ed operativa dell'ente, ponendo fine ad ogni forma di gestione clientelare e personalistica, che garantisce impunità ai "favoriti";
Quali iniziative intenda intraprendere al
fine di avviare immediatamente nuove elezioni per organi collegiali democraticamente eletti fino al riordino della CRI, riportandola ai compiti istituzionali, considerato che, a giudizio dell'interrogante, in
questi anni di commissariamento non è stato prodotto alcun miglioramento gestionale dell'ente;