Source: https://www.avvocatotizianachiapponi.it/archivi-2018/
Timestamp: 2020-06-02 11:14:20+00:00
Document Index: 25306628

Matched Legal Cases: ['art. 72', 'art. 2033', 'sentenza ', 'art. 2697', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 2409', 'art. 2477', 'art.2477', 'art. 2477', 'sentenza ']

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ARCHIVI 2018:
Soddisfazione per lo studio legale Avv. Tiziana Chiapponi
3 vittorie in due giorni: accolti tre ricorsi proposti da tre contribuenti diversi innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma ed al Giudice di Pace di Velletri: il risultato? Oltre 30.000,00 euro di cartelle esattoriali annullate. Fortuna? Non crediamo proprio. Al contrario il risultato di un lavoro attento e professionale.
Non pagare se non dovuto. Difenderti è un tuo diritto.
Studio legale Avv. Tiziana Chiapponi - Responsabile sede Noi Consumatori Movimento Antiequitalia di Aprilia
Il consumatore non è tenuto al pagamento delle eventuali morosità pregresse relative ai punti di fornitura oggetto del contratto, a meno che non sussistano rapporti giuridici o di fatto tali da presupporre una continuità con il cliente uscente; nonché in quali casi e con quali modalità, al contrario, il nuovo cliente sia tenuto a dimostrare l'estraneità al debito pregresso del precedente intestatario del punto di prelievo. Tale intervento rende chiaro che non è possibile condizionare l'esito positivo delle procedure di voltura o subentro al pagamento di debiti pregressi cui il richiedente sia del tutto estraneo. 18 operatori del settore energetico, hanno, pertanto, cambiato la propria modulistica. Si tratta di: Acea Energia, Agsm Energia, Axpo Italia, Edison Energia, Enel Energia, Engie Italia, Eni Gas E Luce, Estra Energie, Eviva, Geko, Gelsia, Green Network, Lw Energy, Mbi Gas E Luce, Miwa Energia, Optima Italia, Repower Vendita Italia e Sorgenia.
Fonte diretta Studio Cataldi
Nuova vittoria dello studio legale Avv. Tiziana Chiapponi in tema di pignoramenti esattoriali.
Il Tribunale di Roma ha sospeso il pignoramento proposto dall'Agenzia delle Entrate Riscossione nei confronti di un contribuente che vedeva ingiustamente pignorato 1/5 del suo stipendio.
Motivo della decisione è l'accertamento dell'inesistenza giuridica della notifica del pignoramento al contribuente.
Troppo spesso, infatti, l'Agente della Riscossione, giovandosi del cosiddetto pignoramento diretto ex art. 72 bis D.P.R. 602/73 notifica il pignoramento al terzo tralasciando il debitore esecutato.
Ebbene, tale condotta ha finalmente subito uno stop dal Tribunale di Roma, Giudice dell'Esecuzione, con soddisfazione del contribuente, essendo vieppiù l'Agenzia delle Entrate Riscossione condannata a rifondere le spese di soccombenza.
Violenza su minore anche senza contatto fisico. Suprema Corte di Cassazione Penale - Sezione IV
Sentenza 22 luglio 2013
Piazza Cavour precisa che nel caso di specie, i delitti per i quali l'imputato è stato condannato proprio perchè non sono stati consumati, sono rimasti al livello di tentativo ma ciò non toglie che siano idonei a invadere la sfera corporea della vittima ed è proprio questo che era tenuta a valutare la Corte che ha quindi giustamente condannato l'imputato prescindendo dalla prova relativa al fatto che la corporeità tra questo e la vittima ci sia stata e no.
In base a questo ragionamento la Cassazione ha dunque affermato che il comportamento tenuto dall'imputato nei confronti della vittima, per le frasi pronunciate e per gli inviti a consumare gli atti sessuali, presentava una invasività tale da essere stata ritenuta dal giudice di merito, con valutazione ex ante, idonea alla costrizione ovvero a carpire il consenso agli atti sessuali invocati.
Pignoramento e blocco pensioni a chi non paga cartelle esattoriali: novità 2018.
Le novità introdotte con la legge di bilancio 2018 in materia di riscossione e crediti esattoriali.
Con la legge di bilancio 2018 si sono introdotte delle novità in materia di crediti esattoriali che interessano anche i pensionati. Nel dettaglio, per assicurare la riscossione dei crediti esattoriali la PA può effettuare un blocco dei pagamenti fino alla soglia di 5mila euro. Spieghiamo meglio quindi quali effetti avrà tale misura partendo proprio dalla recente circolare Inps del 12.03.2018 n.1085. Tale circolare precisa innanzitutto che sarà concesso più tempo all'Agenzia delle entrate riscossione per procedere al pignoramento: non più 30 giorni ma 60 giorni.
In questo arco temporale, quindi, la PA sospende l'ordinativo di pagamento in favore del contribuente interessato. Procede quindi a chiedere all'Agente della Riscossione se il contribuente beneficiario è debitore di somme per l'omesso pagamento di una o più i cartelle di pagamento.
L'agenzia delle Entrate riscossione risponde entro 5 giorni e in caso di risposta positiva ha 60 giorni di tempo per attivare la procedura di riscossione. Tale termine serve sia a consentire la notifica dell'atto di pignoramento sia a permettere al privato inadempiente di adempiere. Il blocco resterà per 2 mesi dalla comunicazione del debito da parte dell'agente di riscossione alla PA se l'ordinativo di pagamento a cui si riferisce è stato emesso a partire dal 1/03/2018, ma anche per ordinativi emessi prima, se i 30 giorni non sono ancora trascorsi alla medesima data.
Blocco della pensione a chi non paga le cartelle esattoriali: i dettagli
Per quanto riguarda la categoria dei pensionati, invece, coloro che hanno maturato debiti con l'Agenzia Entrate Riscossione per cartelle di pagamento non saldate, possono vedersi sospesi gli accrediti della pensione in loro favore. Sarà infatti l'Agenzia Entrate Riscossione, ex Equitalia, a verificare e controllare i debiti erariali superiori a 5mila euro, ma anche inferiori a tale limite (e non più 10.000).
Ecco quindi che una volta verificato ciò la prestazione viene accantonata e il relativo pagamento della pensione sospeso per un massimo di 60 giorni. In detto termine, anche in questo casi l'Agente della riscossione può attivare la procedura di pignoramento. Stesso discorso vale non solo per le pensioni ma anche per le indennità di fine rapporto e di fine servizio. Restano salve le prestazioni assistenziali, le rendite Inail e le prestazioni erogate per conto di altri soggetti.
Evidenziamo che benché l'Inps, in tali casi, possa quindi non erogare l'assegno pensionistico, deve comunque rispettare dei limiti. Ovvero deve essere accantonata solo una parte della pensione pari ad una volta e mezzo l'assegno sociale. Il massimo pignorabile è quindi 1/5, detratto il minimo vitale. Nel caso non vengano rispettati tali limiti di pignorabilità, il pensionato può comunque sempre rivolgersi ad un avvocato e fare ricorso mediante un'opposizione all'esecuzione. Un'eventuale ricorso in autotutela non sospende di certo i termini per il ricorso al giudice.
Cassazione: «Sostituzione di persona: è reato usare su Facebook le foto di altri» 02.02.2018
La Corte di Cassazione, V Sezione Penale, ha confermato a una trentenne di Pordenone la pena patteggiata di quindici giorni di reclusione, convertita in un multa da 3.750 euro, per il reato di sostituzione di persona (articolo 494 del codice penale). La donna aveva utilizzato la foto di un'altra persona come immagine del suo profilo Facebook.
AFFITTO IN NERO!!!
La principale conseguenza della locazione in nero è l'inesistenza del contratto. Quindi, una volta considerato inesistente il contratto, deve essere considerata inesistente anche la clausola che impone all'inquilino di pagare il canone di affitto. Il risultato, quindi, è che l'inquilino ha diritto a chiedere la restituzione di tutte le somme corrisposte dall'inizio della locazione. L'art. 2033 c.c., infatti, stabilisce che "chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere ciò che ha pagato", ossia di richiederne la restituzione. Questo è l'orientamento seguito dalla Cassazione nella sentenza n. 25503 del 2016. Tuttavia, si segnalano anche altri orientamenti giurisprudenziali, che ritengono comunque dovuto al proprietario l'indennizzo per occupazione senza titolo, ferma restando la restituzione dell'eccedenza all'inquilino.
ANNULLATO PIGNORAMENTO DELLO STIPENDIO PER DEBITI ESATTORIALI DI OLTRE 20.000,00 EURO.
Altro successo dell'Avv. Tiziana Chiapponi.
A seguito della notifica da parte di Equitalia del pignoramento di 1/5 dello stipendio fino alla concorrenza di euro 20.000,00 il contribuente depositava ricorso a patrocinio dell'Avv. Tiziana Chiapponi. Rigettata l'istanza di sospensione dal G.E. del Tribunale di Latina, il contribuente proponeva reclamo. All'esito di detto giudizio la sezione Collegiale del Tribunale di Latina annullava il pignoramento presso terzi non ritenendo provata la notifica delle cartelle di pagamento e, comunque, risultando evidente agli atti l'intervenuta prescrizione dei crediti ivi indicati.
In conseguenza di ciò il contribuente sta richiedendo la restituzione dell'indebito nonché il risarcimento dei danni subiti al nuovo Agente della Riscossione.
Aprilia, quando i cittadini devono sostituire il Comune: ecco i cartelli d'avviso per le buche
22 gennaio2018. Una situazione deprecabile a scapito di tutti gli utenti. Sperando che ciò possa indurre la P.A. a prendere immediati provvedimenti lo studio legale Avv. Tiziana Chiapponi informa che il Comune di Aprilia è garantito per tali eventi da una polizza assicurativa che interviene a ristoro dei danni subiti dagli utenti in presenza di responsabilità da attribuire al Comune per cattiva manutenzione stradale. Pertanto se siete rimasti vittima di danni dovuti alla cattiva manutenzione stradale da parte del Comune di Aprilia o di altri Comuni non esitate a prenotare la vostra sessione di colloquio presso li studio legale Avv Tiziana Chiapponi. Insieme potremmo valutare di intraprendere anche azioni collettive essendo l'Avvocato responsabile di Noi Consumatori Movimento Antiequitalia sede di Aprilia.
Fonte: ilcorrieredellacittà.com/mews
L'INPS CHIEDE INDIETRO I SOLDI DI PENSIONI CHE HA EROGATO IN PIU'?
I GIUDICI DANNO RAGIONE AI PENSIONATI
Spetta, infatti, all'Istituto previdenziale provare la causa dell'indebito, in applicazione dei principi di carattere sostanziale dettati dall'art. 2697 del codice civile. In assenza delle prescritte ragioni che inducono l'Inps a chiedere la restituzione, un'eventuale pretesa in tal senso integrerebbe la palese violazione dell'art. 3, Legge 241 del 1990, ai sensi del quale ogni provvedimento amministrativo dev'essere motivato con l'indicazione dei presupposti e delle ragioni giuridiche che lo hanno determinato, tanto più se si tratta di atti che incidono direttamente a depauperare la sfera patrimoniale del destinatario. Con la sentenza n. 482 del 2017 la Suprema Corte di Cassazione ha stabilito il principio per cui se è vero da un lato che'Istituto può cambiare gli importi delle pensioni che eroga ai cittadini in qualsiasi momento, è anche vero dall'altro, che lo stesso non può assolutamente chiedere i soldi che sono arrivati in più ai pensionati non per loro colpa. Proprio sulla responsabilità degli errori si incentra la sentenza. Infatti, solo nel caso sia accertato che l'importo maggiore di pensione sia stato erogato a causa di dolo del pensionato, cioè con un atto fatto di proposito per ottenere un surplus di pensione, l'INPS può chiedere la restituzione degli importi maggiori. In caso contrario nulla è dovuto in restituzione.
DAL FALLIMENTO ALLA LIQUIDAZIONE GIUDIZIALE:
NUOVE SOGLIE DIMENSIONALI PER SINDACI E REVISORI NELLE S.R.L.
A seguito della modifica della disciplina fallimentare, il cui disegno di legge ha trovato l'accoglimento prima della Camera e poi del Senato, uno dei punti di maggiore rilievo è certamente quello che riguarda le S.r.l.. Secondo le fonti del Sole 24ore infatti, saranno circa 175.000 le S.r.l. italiane toccate dalla presente riforma.
Nello specifico, all' art. 14 il progetto di legge ha riformato in parte il codice civile estestendendo la disciplina della denuncia dei soci al tribunale (ex art. 2409 c.c.) anche per le S.r.l. prive di organo di controllo e modificando l'art. 2477 c.c., inserito nella sezione del codice riguardante l'amministrazione della società e dei controlli.
controlli essa stessa una società obbligata alla revisione legale dei conti;
ne abbia specificatamente previsto la nomina nell'atto costitutivo;
(obbligatoriamente) ove per due esercizi consecutivi superi anche uno dei nuovi limiti (e non più entrambi come nella formulazione pre-riforma dell'art. all'art.2477 co. 3 lett. c) c.c. ) ossia :
totale dell'attivo dello stato patrimoniale pari a 2 millioni di euro (e non più 4.400.000 euro come nella formulazione attuale);
ricavi delle vendite e delle prestazioni pari a 2 millioni di euro (e non più 8.800.000 euro come nella formulazione attuale);
ammontare delle unità dipendenti impiegate pari a 10 (e non più 50 unità come nella formulazione attuale).
l'obbligo per l'S.r.l. di nominare il revisore (o l'organo di controllo) viene meno quando per tre esercizi consecutivi, la stessa, non superi alcuno dei tre limiti dimensionali indicati al punto precedente;
è affidato al Tribunale il compito di nominare il revisore (o l'organo di controllo), ove chi ne abbia interesse ovvero il curatore del Registro delle Imprese segnalino allo stesso che pur sussistendo per l'S.r.l. l'onere di cui sopra, la stessa non vi abbia provveduto "entro il termine in cui l'assemblea è chiamata ad approvare il bilancio in cui vengono superati i limiti di cui ai punti precedenti" (art. 2477 co. 6 c.c.).
I genitori che pubblicano le fotografie dei figli minorenni sui social network sono avvertiti:il Tribunale di Roma (ordinanza del 23 dicembre 2017, procedimento 39913/2015) ha stabilito che non solo il giudice può ordinare la rimozione delle immagini, ma anche il pagamento di una somma di denaro in favore dei figli. Il caso è quello di un sedicenne che ha chiesto tutela contro una madre troppo "portata" a post e commenti web su di lui; ora non potrà più farlo, pena un salasso di 10mila euro. Si tratta di un precedente unico in Italia che detta un principio di diritto forte a tutela dei minori; tuttavia sono già molte le decisioni che hanno costretto i genitori a disattivare i profili Facebook dei figli o a rimuoverne le foto pubblicate nelle proprie pagine social o persino sul profilo Whatsapp.Tanto che le disposizioni che regolano la gestione pubblica dell'immagine dei minori ora entrano anche nelle condizioni per separazioni e divorzi. La sanzione arriva in una vicenda finita più volte sul web e sui media. Di qui le numerose (e inascoltate) lamentele del figlio per l'esposizione della storia familiare e delle controversie giudiziarie tra i genitori e il disagio che lo ha portato a chiedere al giudice di proseguire gli studi negli Stati Uniti per potersi «rifare una vita». In sede di ascolto, il ragazzo aveva detto - parlando al responsabile del servizio sociale - «secondo lei una persona che dice di voler bene può scrivere queste cose?», mostrando schermate di pagine di social in cui la madre aveva inserito sue fotografie e diffuso dettagli su vicende personali.
Un precedente unico in Italia, che detta un principio di diritto forte a tutela dei minori, nel solco di numerose pronunce che negli ultimi anni hanno costretto i genitori a disattivare i profili Facebook aperti a nome dei figli o a rimuoverne le fotografie pubblicate nelle proprie pagine social. Tanto che le disposizioni che regolano la gestione pubblica dell'immagine dei minori da qualche anno sono entrate anche nelle condizioni dei ricorsi per separazione consensuale e di divorzio, per evitare controversie: i genitori si mettono d'accordo da subito sull'utilizzo delle foto dei figli sui social o come sfondo dei profili Whatsapp, in genere vietandone l'utilizzo e chiedendo l'omologa da parte del tribunale.
Il principio giuridico alla base di divieti e ordini di rimozione è semplice. L'articolo 96 della legge sul diritto d'autore (legge 633/1941) prevede che il ritratto di una persona non possa essere esposto senza il suo consenso, salve eccezioni. Lo stesso dispone il decreto legislativo 196/2003 in materia di trattamento dei dati personali. La fotografia, come qualsiasi altro elemento identificativo, è un dato personale e non può essere diffuso se non c'è l'autorizzazione dell'interessato. In più i minori godono di una tutela rafforzata data dall'articolo 16 della Convenzione sui diritti del fanciullo approvata a New York il 20 novembre 1989 e ratificata in Italia con la legge 176/1991.
I figli non fanno eccezione, anzi gli articoli 147 e 357 del Codice civile impongono ai genitori un dovere di cura e di educazione nei loro confronti che - tradotto e attualizzato - include anche la corretta gestione dell'immagine pubblica del minore. Se i genitori disattendono questi doveri può intervenire il giudice con sentenze che negli ultimi anni si sono mosse tutte nella stessa direzione: quella di tutelare i minori dai rischi di una sovraesposizione sui social. Il 19 settembre 2017 il Tribunale di Mantova ha ordinato a una madre di non inserire le foto dei figli e di rimuovere quelle già pubblicate. E già nel 2013 il Tribunale di Livorno aveva prescritto la disattivazione di un profilo Facebook aperto a nome della figlia minore e l'eliminazione delle foto dal suo profilo. Eppure le questioni legate alla visibilità dei figli continuano a dividere i genitori, soprattutto in fase di crisi familiare, portando a chiedere ai giudici di pronunciarsi anche sui profili educativi.Così a Trieste una coppia ha previsto nelle condizioni di divorzio regole sul divieto di far usare ai figli videogiochi violenti o smartphone connessi a internet. Mentre a Brescia il Tribunale ha disposto il divieto per i genitori non solo di pubblicare le foto della figlia minore su blog e social, ma anche di usarne le immagini per il profilo su WhatsApp.Alla luce di questo orientamento, il genitore che voglia impedire l'uso da parte dell'altro delle fotografie del figlio può agire in due modi. O con un ricorso autonomo in base agli articoli 96 della legge sul diritto d'autore e 10 del Codice civile, o prevedendo condizioni ad hoc nel ricorso per separazione o divorzio. In caso di separazione giudiziale il giudice, già con i provvedimenti provvisori, potrà far valere i diritti dei figli minori, tutelandone la riservatezza. In ogni caso il tribunale potrà ordinare l'eliminazione delle foto o la disattivazione del profilo del minore, sostituendosi al genitore che ha dimostrato di trascurare i profili educativi legati al corretto utilizzo delle nuove tecnologie.
Oltre alla tutela di immagine e privacy del minore, le pronunce dei giudici hanno l'obiettivo di arginare i rischi più frequenti del web. Già nel 2014 la Cassazione, con la sentenza 37596, aveva definito i social come luoghi aperti al pubblico, potenzialmente pregiudizievoli per i minori che potrebbero essere taggati o avvicinati da malintenzionati.
Fonte "il sole 24 - ore.com"