Source: https://www.escortfox.it/condizioni-di-utilizzo/
Timestamp: 2018-01-20 22:51:53+00:00
Document Index: 77412554

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 240', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3']

Condizioni di utilizzo - Rispettiamo la legge italiana EscortFox
Termini e condizioni per chi si Registra
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Fine termini e condizioni
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Termini e condizioni per organi di controllo ( Polizia Postale E Delle Comunicazioni….…ecc. )
La questione posta all’attenzione dello scrivente legale riguarda la possibilità di realizzare siti web ove inserire schede/contatti personali da parte di soggetti operanti in qualità di accompagnatori/accompagnatrici (escort e analoghe definizioni)
In primo luogo è opportuno esaminare la normativa penale che attualmente potrebbe riferirsi al caso per cui è stata richiesta la consulenza e verificare come la realizzazione di siti web come sopra richiamati potrebbe costituirne violazione.
Le disposizioni che normalmente vengono affiancate all’ipotesi di cui trattasi, sono quelle relative al “favoreggiamento della prostituzione” (art. 3 n. 8 della Legge n. 75/1958) e relative al cd. “lenocinio” (art. art. 3 n. 5 della Legge n. 75/1958).
L’art. 3 della detta Legge n. 75/1958 (cd. “Legge Merlin”) stabilisce che:
“È punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 258 a euro 10.329, (1) salvo in ogni caso l’applicazione dell’art. 240 del codice penale:
8) chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui. In tutti i casi previsti nel n. 3) del presente articolo alle pene in essi comminate, sarà aggiunta la perdita della licenza d’esercizio e potrà anche essere ordinata la chiusura definitiva dell’esercizio.
I delitti previsti dal n. 4) e 5), se commessi da un cittadino in territorio estero, sono punibili in quanto le convenzioni internazionali lo prevedano”.
A mero fine esplicativo, poiché l’art. 3 n. 5 della “Legge Merlin” parla genericamente di “lenocinio”, si precisa che tale comportamento è definibile come “l’attività di chi, a scopo di lucro, favorisce la prostituzione; ruffianeria, abbellimento, lusinga” (Fonte: Dizionario Garzanti della Lingua Italiana).
L’attuale panorama normativo, unitamente alle più recenti pronunce giurisprudenziali, possono far ritenere legittima e legale la realizzazione e manutenzione costante di siti web ove inserire annunci di soggetti esercenti l’attività di accompagnatori/accompagnatrici (escort e analoghe definizioni).
Il limite attualmente previsto dalla Legge vigente (come detto interpretata alla luce delle più recenti e costanti pronunce della Suprema Corte di Cassazione) risulterebbe infatti nella realizzazione di attività “ulteriori” rispetto al mero rapporto professionale che vada a legare il realizzatore/manutentore di siti web ove vengano pubblicati annunci di accompagnatori/accompagnatrici, senza appunto la realizzazione ad opera del titolare del sito web di attività ulteriori che favoriscano in qualche modo la “raccolta clienti” od il contatto diretto all’esecuzione di attività di natura sessuale.
In questo modo, l’attività di mera realizzazione del sito web ove inserire gli annunci di accompagnatori/accompagnatrici e la cura dello stesso (cura della grafica generale del sito, raccolta degli annunci inviati dagli inserzionisti, mera pubblicazione degli stessi annunci anche se corredati da fotografie inviate dagli inserzionisti e da contatti telefonici o email, promozione generica del sito web senza intervento sugli annunci ivi pubblicati, raccolta di inserzioni pubblicitarie da inserire nel sito web, eccetera) non potrà essere sanzionata penalmente in quanto l’attività del gestore del sito web non andrà ad agevolare in alcun modo il rapporto contrattuale tra accompagnatore/accompagnatrice e potenziale cliente, limitandosi alla mera pubblicazione di inserzioni senza intermediazione od agevolazione. Qualora invece il gestore del sito dovesse operare direttamente per rendere più “appetibili” gli annunci pubblicati (per esempio realizzando servizi fotografici particolari per gli annunci, operarsi personalmente affinché gli inserzionisti abbiano attività di supporto per la realizzazione delle inserzioni come per esempio agevolazioni nella realizzazione di
servizi fotografici, acquisto abbigliamento, promozione dell’annuncio al di fuori del sito web) verrebbero a configurarsi le ipotesi delittuose previste dalla “Legge Merlin” così facendo sorgere in capo al gestore del sito web responsabilità personale diretta. In sostanza, la linea di confine che un gestore di sito web in cui vengano pubblicate inserzioni di accompagnatori/accompagnatrici non dovrebbe superare è data dalla realizzazione di attività “ulteriori” rispetto al mero rapporto professionale tra il gestore/manutentore e l’inserzionista: ove si realizzi una mera “raccolta” e pubblicazione di annunci (in cui il materiale, il testo ed eventuali rappresentazioni video o fotografiche siano fornite direttamente dall’inserzionista) non potrà essere configurata in capo al
gestore del sito web alcuna responsabilità penale.
La sentenza n. 48981/14 del novembre 2014 (Corte di Cassazione, Sezione III Penale) riferisce che “con specifico riferimento, invece, alla pubblicità a mezzo stampa o internet, il reato di favoreggiamento è stato ritenuto sussistente qualora alla pubblicazione su un sito web di inserzioni pubblicitarie di donne che si offrono per incontri sessuali, si aggiungano ulteriori attività finalizzate ad agevolarne la prostituzione, al fine di rendere più allettante l’offerta e di facilitare l’approccio con un maggior numero di clienti quali, nella fattispecie esaminata, l’essersi interessato alle foto delle donne da pubblicare, l’aver contattato il fotografo per fare delle nuove foto, il far sottoporre le donne a servizi fotografici erotici… In altre parole, si tratta di un mero rapporto contrattuale nell’ambito del quale colui che pubblica l’annuncio ha, quale unica finalità, quella di prestare il servizio offerto e non anche di procacciare clienti a chi si prostituisce, come invece avviene quando, appunto, vengano poste in essere azioni ulteriori che consentano una diversa qualificazione della condotta”.
A conferma di quanto appena esaminato, la successiva sentenza n. 20384/13 del maggio 2013 (Corte di Cassazione, Sezione III Penale) riferisce che “con specifico riguardo al servizio pubblicitario messi a disposizione delle persone che si prostituiscono, la Corte ha individuato due profili interpretativi che possono dirsi costanti. Ha, in primo luogo, affermato (Sez. III, n. 26343/2009) che la pubblicazione di inserzioni pubblicitarie sui siti web, al pari di quella sui tradizionali organi d’informazione a mezzo stampa, deve essere considerata come un normale servizio in favore della persona. Tale giudizio è stato confermato dalla sentenza, sempre di questa Sezione, n. 4443/2012, nella cui motivazione si opera una precisazione, nel senso che il reato di favoreggiamento risulta, invece, integrato allorché alla mera pubblicazione degli annunci e del materiale messo a disposizione dalla persona interessata si aggiunga una cooperazione tra soggetto e prostituta, concreta e dettagliata, ai fine di allestire la pubblicità della donna … evidentemente per rendere più allettante l’offerta e per facilitare l’approccio col maggior numero di clienti, cooperazione esplicantesi nell’organizzare servizi fotografici nuovi, sottoponendo le donne a pose erotiche, ponendo in essere una collaborazione organizzativa al fine di realizzare il contatto prostituta-cliente. A tale proposito deve rilevarsi che con altra decisione la Corte ha affermato, seppure avendo riguardo a diversa condotta (lenocinio per mezzo di telefono), che i lavori preparatori della legge n. 75 del 1958 indichino come il reato previsto dall’art. 3, comma 1, n. 5, intenda sanzionare l’attività di intermediazione… diretta a favorire gli incontri tra cliente e prostituta e, quindi in definitiva, a favorire la prostituzione, avendo come bene offeso la moralità pubblica (Sez. III, n. 15275/2007; Sez. III, n. 32506/2012). In altri termini, la Corte ha ritenuto di individuare il discrimine fra lecito e illecito nel passaggio da una prestazione di servizi ordinari a quella che potremmo definire come la prestazione di un supporto aggiuntivo e personalizzato”.
Più in generale, quindi, l’attuale orientamento della Corte di Cassazione prevede quindi la legittimità di condotte di “ordinaria prestazione di servizi inserzionistici professionali” escludendo quindi i reati esaminati ove non si realizzino attività “successive e di supporto personale all’inserzionista”.
A conferma di detto ormai costante orientamento vengono le ulteriori sentenze n. 7336/14 della Sezione III Penale della Corte di Cassazione, n. 4443/12 della Sezione III Penale, n.
32506/12 della Sezione III Penale.
Il presente parere, reso allo stato ed in virtù del panorama legislativo e giurisprudenziale vigente alla data di redazione, è ovviamente soggetto a rivisitazione e variazione ove il predetto panorama legislativo e giurisprudenziale dovesse mutare anche in tempi brevi.
Sarzana (SP), lì 01 aprile 2016