Source: https://www.consulenzaagricola.it/index.php/circolari/fiscale/7985-circ-n-195-2017-l-art-62-e-stato-un-bluff
Timestamp: 2018-12-15 07:58:37+00:00
Document Index: 36490328

Matched Legal Cases: ['art. 62', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 2135', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 62']

L'art. 62 è stato un bluff?
23/06/2017 | Circolare n. 195/2017
L’approvazione dell’art. 62 del D.L. 1/2012 era stata salutata con grande interesse ed enormi aspettative da parte degli operatori agricoli che, grazie a tale norma, pensavano di veder garantiti i termini di pagamento e la propria posizione nei confronti delle insegne della grande distribuzione e degli altri intermediari.
In teoria, la richiamata normativa aveva tutte le carte in regola per essere una disciplina di alto livello, in grado di dare certezza alle relazioni tra le parti del mercato e di garantire la posizione delle parti deboli all’interno del rapporto contrattuale.
Ricordiamo che l’art. 62 si applica ai contratti che hanno ad oggetto la cessione di prodotti agricoli e alimentari, ad eccezione di:
quelli stipulati con il consumatore finale;
quelli stipulati tra agricoltori che svolgono, entrambi, attività agricole ex art. 2135 c.c.;
quelli istantanei (in cui la consegna è contestuale al pagamento del prezzo);
quelli aventi ad oggetto conferimenti di prodotti agricoli e alimentari effettuati dagli imprenditori alle organizzazioni di produttori di cui al decreto legislativo 27 maggio 2005 n. 102, se il soggetto conferente risulta socio della organizzazione medesima.
Nelle relazioni commerciali tra gli operatori economici, l’art. 62 comma 2, pone il divieto di:
La violazione di tali obblighi comporta l’irrogazione di sanzioni pecuniarie da 1.000 a 20.000 euro, mentre sanzioni ancora maggiori (da 2.000 a 50.000 euro) sono previste per le irregolarità sui tempi di pagamento: la norma prevede infatti che il versamento del corrispettivo deve avvenire per le merci deteriorabili entro 30 giorni decorrenti dall’ultimo giorno del mese della data di ricevimento della fattura (per i prodotti non deteriorabili i giorni sono 60).
Inoltre dal trentesimo o sessantesimo giorno scatta automaticamente il conteggio degli interessi di mora che il venditore ha diritto (ma non l’obbligo) di richiedere al compratore inadempiente.
Se applicata con rigore, la richiamata disciplina fornirebbe importanti garanzie agli operatori agricoli che, nei tavoli della contrattazione sul mercato, sono sempre la parte debole del rapporto.
Sin dalla sua nascita, però, tale norma ha avuto un percorso difficile: a pochi mesi dalla sua approvazione il MISE ha sostenuto l’inapplicabilità della disciplina, mentre MIPAAF e TAR affermavano il contrario. Decisivo è stato l’intervento del Consiglio di Stato, il quale si è pronunciato con il parere n. 00503/2015, che ha confermato la vigenza dell’art. 62.
A distanza di cinque anni dall’approvazione della norma, però, occorre guardare con disincanto e rammarico all’ennesima occasione sprecata dall’ordinamento italiano.
Infatti, nonostante la presenza di una normativa così avanzata e potente, i casi di contestazioni da parte dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato si contano sulle dita di una mano e solo in un caso, una nota insegna della grande distribuzione è stata condannata per “abuso di posizione dominante”.
Alla prova dei fatti, quindi, l’art. 62 è, ad oggi, un grande bluff, che finisce per penalizzare ulteriormente gli agricoltori che, oltre ad essere parte debole del mercato, si vedono ora negata anche la tutela prevista dalla legge.
Se questo è il trend del momento, senza una netta inversione di tendenza, la giustizia ed i giusti riconoscimenti nei confronti dei produttori agricoli sono ancora molto lontani.