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Timestamp: 2016-10-26 23:24:24+00:00
Document Index: 45038541

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 37', 'art. 6', 'art. 37', 'art. 37', 'art 6', 'art. 3', 'art. 37']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 331 del 24.10.2002
"XY spa" - Istanza di interpello
preventivo ai sensi dell'art. 21, comma 9 della legge n. 413/91 e degli artt. 3
e 6 del d.lgs. n. 466/97
La società "XY spa"
ha inviato alla scrivente in data 05/08/2002, per il tramite della Direzione
Regionale competente, un'istanza di interpello formulata ai sensi dell'art. 21,
comma 9 della legge n. 413/91 concernente la rilevanza ai fini Dit della
procedura di rinuncia a crediti di finanziamento da parte dei soci.
La società "XY spa" (di seguito ZY spa),
detiene una partecipazione al 95% nel capitale sociale della società "WK
In merito ai rapporti finanziari intercorsi con la
partecipata, la "ZY spa" rappresenta quanto segue:
- in data 01/01/1997 il saldo attivo alla
voce "Finanziamenti infruttiferi" erogati a favore della società
controllata ammontava a L. .....
- nell'arco del periodo 01/01/97 - 31/12/01
la società "ZY spa" ha concesso ulteriori finanziamenti infruttiferi
a favore della partecipata per un ammontare complessivo di L....... così
dettagliabile:
anno 1997 L. ......
anno 1998 L.........
anno 1999 L.........
anno 2000 L.........
anno 2001 L.........
- nel periodo compreso tra il 25/03/97 ed
il 31/01/00 la società istante ha effettuato versamenti in denaro a favore
della società partecipata a titolo di ripianamento perdite e ricostituzione
capitale sociale per complessive L..... L'ultimo versamento, effettuato in data
31/1/2000 ammontava a L.285.000.000.
il 24/05/99 la società WK spa ha restituito parte dei finanziamenti
infruttiferi ricevuti dal socio maggioritario per un ammontare complessivo di L...........
- nel periodo compreso tra il 22/01/00 ed
il 18/12/01, la società istante ha effettuato, nella sostanza, versamenti in
conto capitale nella società controllata "WK spa", tramite lo storno
di finanziamenti infruttiferi in precedenza erogati alla stessa, così
dettagliabili:
22/01/00 - versamento in
conto capitale L............
02/12/00 - versamento in
30/04/01 - versamento in
conto capitale L.............
18/12/01 - versamento in
L'importo complessivo dei finanziamenti stornati
ammonta a L.......... In merito alla natura delle variazioni in aumento e
in diminuzione che influiscono sulla determinazione della propria base Dit al
31/12/2001, la società istante rappresenta quanto segue:
- nel periodo 01/01/97-31/12/2000, la
società "ZY spa" a seguito di apposite delibere dell'Assemblea dei
soci, ha accantonato a riserve del Patrimonio netto gli utili di esercizio
realizzati, per un ammontare complessivo di L..........
- in data 05/08/1998 la società ha
ricevuto dai propri soci versamenti in denaro in conto aumento capitale sociale
per L............
- non risultano riduzioni della variazione
in aumento del capitale investito di cui all'art. 2, comma 1, lettera b) e
all'art. 3 comma 3 del d.lgs n. 466/97.
- il patrimonio netto alla data 31/12/200,
escluso l'utile di esercizio, è pari a L.....
- in data 15/02/2001 la società "ZY
spa" ha distribuito ai soci Riserve del patrimonio netto per L............
- in data 30/06/2001 l'incremento dei
titoli e valori mobiliari diversi dalle partecipazioni rispetto a quelli
risultanti dal bilancio relativo all'esercizio in corso al 30/09/96 risulta
essere di L.......... La consistenza dei titoli e dei valori mobiliari al
30/06/2001 non è variata rispetto alla consistenza al 31/12/2001.
La società istante chiede il preventivo parere ai
sensi dell'art. 21, comma 9 della legge n. 413/91, affinché si escluda ogni
eventuale profilo di elusività ravvisabile nell'operazione sopra prospettata -
erogazione di finanziamenti e successivo storno a capitale degli stessi -
Le motivazioni addotte a sostegno dell'apprezzabilità
economica della scelta operata dall'istante sono riscontrabili
nell'"inaspettato e perdurante fabbisogno di risorse da parte della società
controllata dettato dai risultati negativi da essa conseguiti che avrebbe
costretto l'istante a "rinunciare a parte dei finanziamenti fatti nel corso
degli esercizi precedenti per soddisfare le suddette esigenze".
A tal proposito, l'istante fa presente che la
concessione di finanziamenti è da considerarsi slegata ed autonoma rispetto
alla successiva scelta di stornarli a capitale, così come, a suo parere,
sarebbe dimostrato dalla loro collocazione temporale incentrata su esercizi
A suffragare la legittimità del comportamento posto in
essere, la società istante sostiene infine che la libertà di finanziare la
controllata tramite l'istituto della rinuncia al credito o tramite conferimenti
in denaro risulta insindacabile da parte dell'Amministrazione finanziaria in
quanto dettata da ragioni di opportunità economica e priva di conseguenze in
termini di indebiti vantaggi fiscali.
L'articolo 3, comma 3 lettera c) del d. lgs. n.
466/97 dispone che non rileva ai fini DIT l' "incremento dei crediti di
finanziamento nei confronti dei soggetti di cui al comma 1 rispetto a quelli
risultanti dal bilancio relativo all'esercizio in corso al 30/09/1996."
L'articolo 3, comma 2, del medesimo decreto prevede che
"la variazione in aumento, valevole ai fini Dit, è ridotta di un importo
pari ai conferimenti in denaro effettuati successivamente alla chiusura
dell'esercizio in corso al 30/09/1996 a favore di soggetti controllati...."
A chiusura di un sistema articolato di disposizioni
antielusive, il legislatore ha previsto, infine, all'art. 6, comma 2, del d.lgs.
n. 466/97, l'applicabilità delle previsioni contenute negli artt. 37, terzo comma e
37-bis del D.P.R. 29 settembre 1973
n.600, con la precisazione che, ai fini del citato articolo 37-bis, " si considerano indebiti
i comportamenti tesi a moltiplicare la base di calcolo del beneficio di cui
all'articolo 1 a fronte della medesima immissione di nuovo capitale
investito".
Con il decreto legislativo n. 466/97, istitutivo
della Dit (Dual Income Tax), il legislatore ha inteso favorire la
capitalizzazione delle imprese con lo scopo di rafforzare, razionalizzare e
renderne più efficiente l'apparato produttivo, privilegiando il ricorso al
capitale di rischio piuttosto che a quello di finanziamento.
Al fine di garantire che gli impieghi degli incrementi
di capitale investito, agevolabili Dit, fossero rispondenti alle finalità
generali del provvedimento sopra esposte, il legislatore ha introdotto una serie
di disposizioni, di carattere antielusivo che tendono a limitare o escludere del
tutto i benefici in presenza di determinate fattispecie.
In particolare, l'art. 3 del d.lgs. n. 466 del 18
dicembre 1997 elenca talune fattispecie - riconducibili alla sfera dei rapporti
di gruppo tra soggetti economici controllanti o controllati - che danno luogo ad
un disconoscimento della variazione in aumento del capitale investito, al fine
di evitare, secondo quanto espresso nella circolare 76/E del 6 marzo 1998, che
"..la disciplina della DIT possa prestarsi a manovre elusive, moltiplicando
a cascata gli effetti agevolativi ovvero creando effetti distorsivi
nell'attribuzione dell'agevolazione..".
La consapevolezza che le norme contenute negli artt. 2
e 3 del decreto sopra citato fossero "inidonee a neutralizzare tutte le
possibili scappatoie a cui si potrebbe ricorrere per aggirare le prescrizioni
contenute nel decreto, vanificandone gli intenti sostanziali", secondo
quanto affermato nella relazione governativa allo schema di decreto, ha reso
necessaria una norma "di chiusura" del sistema per fronteggiare i
possibili comportamenti elusivi non espressamente individuati dalle norme
antielusive speciali.
L'art. 6, comma 2, del d. lgs. n. 466/97 esplica tale
funzione, estendendo al sistema Dit l'ambito applicativo dell'art. 37-bis del DPR n. 600/73, con la precisazione, formulata a
titolo esemplificativo, che devono ritenersi indebiti i comportamenti tesi a
moltiplicare la base di calcolo della Dit a fronte della medesima immissione di
nuovo capitale investito.
Tale precisazione non sminuisce, invero, la portata
generale antielusiva della norma, da ritenersi applicabile - come confermato in
precedenti pronunce ministeriali e pareri del Comitato consultivo per
l'applicazione delle norme antielusive - alla generalità delle fattispecie
dirette ad aggirare obblighi o divieti contenuti nelle disposizioni relative
alla corretta applicazione della Dit, ancorché non produttivi di effetti
moltiplicativi della base di calcolo del beneficio.
Appare ovviamente manifesta la diversa e generica
natura antielusiva dell'art. 6 rispetto alle clausole analitiche recate dagli
artt. 2 e 3 del d. lgs. n.466/97, ai sensi dei quali opera una presunzione
legale di elusività.
Il rinvio all'art. 37-bis comporta infatti, alcune
cautele poste a tutela del contribuente che impongono all'Amministrazione di
verificare la presenza simultanea di una serie di condizioni (insussistenza di
valide ragioni economiche, aggiramento di un obbligo o divieto previsto
dall'ordinamento, ottenimento di un vantaggio tributario, altrimenti indebito),
prima di poter procedere al disconoscimento dei benefici Dit, relativamente alla
fattispecie analizzata.
La fattispecie rappresentata dalla società istante,
ossia l'operazione di rinuncia al credito di finanziamento da parte del socio
controllante nell'ambito della disciplina DIT, non è di per sé elusiva; è
stata altresì espressamente disciplinata in via interpretativa con le Circolari
ministeriali n. 76/E del 1999 e n. 51/E del 2000, riproducendo quanto già
riportato nella Relazione ministeriale al d. lgs. n. 466/97, laddove si
specifica che restano escluse dalle variazioni in aumento del patrimonio netto
contabile rilevanti ai fini Dit, le rinunce a crediti effettuate dai soci.
La stessa operazione potrebbe però rientrare, come in
precedenza espresso, nella sfera applicativa dell'art. 37-bis del DPR 600/73 in base al richiamo svolto dall'art 6,
comma 2 del d.lgs n. 466/97, se risultasse strumentale all'ottenimento di un
risultato disapprovato dai principi ispiratori dell'ordinamento giuridico
tributario, nell'ambito di un più ampio disegno elusivo non sorretto da valide
A tal proposito, la scrivente ritiene di dover svolgere
le seguenti considerazioni in merito alla sussistenza dei presupposti per poter
escludere gli eventuali profili elusivi nella fattispecie rappresentata.
Le valide ragioni economiche addotte dalla società a
sostegno della legittimità della scelta operata di "stornare i
finanziamenti soci a capitale" non sono condivisibili allorché l'istante
afferma che tali ragioni sono "riscontrabili in un inaspettato e perdurante
fabbisogno di risorse da parte della società controllata dettato dai risultati
negativi da essa conseguiti".
Invero, dalla documentazione prodotta viene chiaramente
evidenziato un trend di risultati negativi realizzati dalla società controllata
dal 1995 ad oggi, pressoché costante e prevedibile, sistematicamente affrontato
e risolto - sino all'anno 2000 - attraverso le opportune operazioni di
conferimento in denaro effettuate dalla società controllante a copertura
perdite e ricostituzione del capitale sociale della partecipata.
Il sostegno della "ZY spa" a favore della
controllata in termini di conferimenti in denaro a copertura perdite si
interrompe nel gennaio 2000 secondo quanto rappresentato in istanza, malgrado la
controllata abbia realizzato anche per quest'anno (1999) una perdita di
esercizio, che ammonta a L...........
Ciò nondimeno la stessa controllante eroga nel corso
dell'anno 2000 a favore della controllata finanziamenti infruttiferi per
complessive L....... e storna in conto capitale a favore della stessa, tramite
l'operazione di rinuncia al credito, finanziamenti infruttiferi per L........
destinati alla copertura della perdita di esercizio.
Analogo comportamento emerge dall'analisi di bilancio e
dei prospetti delle movimentazioni finanziarie relativi all'esercizio 2001.
Di fronte al realizzarsi di una perdita d'esercizio
2000 in capo alla controllata di L.........., la "ZY spa", anziché
operare un conferimento in denaro a copertura perdite, sceglie di erogarle
finanziamenti infruttiferi per L..... di importo pressoché analogo
all'ammontare della perdita annuale di esercizio ed a quella parzialmente
riportata dall'esercizio precedente.
Nel corso dello stesso anno vengono poi, stornati
finanziamenti infruttiferi per l'importo di L....... e destinati a copertura
perdite, sempre attraverso la rinuncia al credito.
Nonostante quanto affermato dalla società "ZY spa"
in istanza, risulta evidente la sistematicità degli interventi di finanziamento
infruttifero a favore della controllata e di successiva rinuncia degli stessi in
conto capitale a copertura perdite.
Altrettanto evidente è l'uso improprio ed
economicamente immotivato che la controllante fa dell'istituto del finanziamento
infruttifero nel corso degli ultimi due anni a favore della "WK spa"
la cui gestione è indubbiamente caratterizzata dal cronico e perdurante
conseguimento di risultati negativi di esercizio che richiederebbe delle
soluzioni tecnico-contabili diverse da quelle individuate.
La scelta del finanziamento soci infruttifero
risulterebbe "fisiologica" ed ortodossa in termini
contabili-aziendalistici, invece, se fosse riconducibile alla mera valutazione,
in termini di opportunità finanziaria, di ricorrere all'indebitamento
all'interno del gruppo anzichè nei confronti di terzi, al fine di soddisfare le
ordinarie esigenze di liquidità che si manifestano nell'ambito di una gestione
aziendale produttiva evitando l'aggravio degli interessi passivi sul risultato
Per quanto concerne, poi, il requisito dell'aggiramento
della norma, emerge che il ricorso al finanziamento soci in presenza di perdite
della partecipata, e la successiva rinuncia ai crediti così maturati sono da
ricondursi ad un sistema combinato di atti realizzati al solo fine di evitare il
ricorso diretto all'istituto del conferimento in c/capitale e a copertura
perdite che, come anzidetto, rappresenterebbe la soluzione
"fisiologica" al sistema.
Il fine esclusivo di tale comportamento è il
conseguimento di un vantaggio fiscale realizzabile con l'aggiramento delle
disposizioni recate dalla normativa Dit all'art. 3, comma 2 del d.lgs n. 466/97
che impone la sterilizzazione della base Dit della società controllante nella
la misura dei conferimenti effettuati a favore della controllata.
Nel valutare l'apprezzabilità economica delle
motivazioni sottese alle scelte operate dalla "ZY spa" nei rapporti
con la partecipata e la contestuale presenza dell'eventuale aggiramento di
obblighi o divieti, occorre infatti considerare che, mentre l'una dispone di una
significativa base Dit, frutto dell'accantonamento utili (realizzati
dall'esercizio 1996 all'esercizio 2000) a riserve del Patrimonio netto, l'altra
presenta, invece, una serie ininterrotta di risultati d'esercizio negativi che
si traduce nella totale assenza di imponibili fiscali, rendendo pressoché vane
le sue prospettive future di poter usufruire dell'agevolazione di cui è
In tale contesto, emerge chiaramente l'effetto
distorsivo prodotto dalla strategia adottata dalla controllante nel tentativo di
disporre "a piacere" dell'agevolazione mantenendo integra per quanto
possibile la propria base Dit grazie all'irrilevanza a tali fini della rinuncia
al credito sancita dalla prassi e privando contestualmente la controllata di un
beneficio di cui essa non potrebbe comunque usufruire, in assenza di redditi
Ciò appare in contrasto con la ratio di un sistema
agevolativo che, in presenza di più movimentazioni finanziarie nell'ambito di
una catena di controllo, privilegia la destinazione finale di "ricchezza
novella" e tende ad escludere il beneficio in capo alla controllante ogni
volta che la liquidità che ne deriva può essere anche solo teoricamente
utilizzata per produrre un beneficio anche a favore della controllata.
In altri termini, la disciplina Dit implicitamente
prevede l'intrasmissibilità dell'agevolazione allorché penalizza, con le norme
antielusive speciali applicabili nell'ambito dei rapporti di gruppo tra soggetti
controllanti e controllati, la società che effettua il conferimento o il
finanziamento a prescindere dall'effettiva fruizione del beneficio da parte
della partecipata, per esempio nell'ipotesi di assenza di redditi imponibili.
Infine, il requisito del vantaggio tributario,
altrimenti indebito, come previsto dalla disciplina antielusiva generale, è
integrato nella misura del risparmio conseguito dalla controllante allorché non
sterilizza la propria base Dit per l'ammontare del conferimento che
fisiologicamente avrebbe dovuto operare a favore della controllata in perdita.
La mancata sterilizzazione della base Dit si traduce
infatti in una minore variazione in diminuzione del capitale investito e,
conseguentemente, in una maggiore frazione di reddito imponibile da poter
sottoporre a tassazione con aliquota ridotta del 19%.
In conclusione, sulla base di quanto sin qui
argomentato, la scrivente ritiene che l'operazione di rinuncia al credito di
finanziamento soci prospettata sia diretta unicamente a conseguire un indebito
risparmio d'imposta in quanto posta in essere in aggiramento di un obbligo
normativo e in assenza di valide ragioni economiche, e pertanto, ai sensi
dell'art. 37-bis del DPR n. 600/73, l'operazione stessa è da considerarsi elusiva.
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