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Timestamp: 2018-07-22 22:43:13+00:00
Document Index: 171807442

Matched Legal Cases: ['art.77', 'art. 77', 'art.72', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 77', 'sentenza ']

DECRETO LEGGE Coggle
Il decreto legge è un atto con forza di legge che il governo può adottare in casi straordinari di necessità e urgenza. Essi hanno efficacia provvisoria con forza equiparata alla legge ordinaria, sono deliberati dal Consiglio dei Ministri ed emanati dal Presidente della Repubblica.
In base all’art.77 della costituzione, il decreto deve essere convertito in legge entro 60 giorni.
Per essere convertito in legge ed acquisire il carattere di stabilità dell’efficacia, il decreto legge diventa oggetto del disegno di legge di conversione e sottoposto ad uno dei due rami del parlamento.
L’approvazione del decreto legge ovvero la legge di conversione, è l’atto con cui il parlamento si riappropria del potere legislativo eccezionalmente esercitato dal governo, ratificando il contenuto normativo del decreto.
PROCEDIMENTO DI FORMAZIONE e CONTROVERSIE
Come per il decreto legislativo, il procedimento di formazione del decreto-legge si risolve nella deliberazione del Consiglio dei Ministri, cui segue l’emanazione da parte del Presidente della Repubblica e la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Controverso in dottrina è il problema dell’adottabilità di decreti-legge da parte di governi in attesa di fiducia, o a cui la fiducia sia stata negata ovvero siano stati colpiti da un voto di sfiducia o siano, per qualunque ragione, dimissionari.
La Sentenza n 360 del 1996 della Corte Costituzionale pone severe restrizioni alla prassi del Governo di servirsi del decreto-legge quale strumento normativo, e di sostituirsi così di fatto in molti campi al ruolo fondamentale del Parlamento.
La disciplina del decreto-legge è regolata dall'art. 77 Cost.: "Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria".
Il secondo comma prevede, però, che: "Quando, in casi straordinari di necessità ed urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere...".
Il giorno stesso della pubblicazione, esso deve essere presentato alle Camere, che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro 5 giorni: infatti la conversione del decreto-legge rientra tra i poteri delle Camere in regime di "prorogatio".
Presentato il decreto-legge, il Governo chiede al Parlamento di produrre la legge di conversione, per cui il decreto-legge viene presentato come allegato di un disegno di legge.
In particolare l'art.72 della costituzione, al terzo comma, consente ai regolamenti parlamentari di stabilire in quali casi e forme l'esame e l'approvazione dei disegni di legge siano deferibili ad apposite Commissioni.
EVENTUALE DECADENZA E CASI DI SANATORIA
La perdita di efficacia del decreto-legge è chiamata "decadenza", che travolge tutti gli effetti prodotti dal decreto-legge.
Quando il decreto entra in vigore, esso è pienamente efficace e va applicato; ma se decade, tutto ciò che si è compiuto in forza di esso è come se fosse stato compiuto senza una base legale.
Tutti gli effetti prodotti vanno eliminati perché costituiscono, una volta persa la base legale, degli illeciti.
L'art. 77 della Costituzione appresta due strumenti attraverso i quali è possibile trovare una soluzione:
La legge di sanatoria degli effetti del decreto-legge decaduto (art. 77 ultimo comma). Si tratta di una legge riservata alle Camere con cui si possono regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.
Innanzitutto il Parlamento, quando decida di non convertire il decreto-legge, non è affatto tenuto ad approvare la legge di sanatoria. Si tratta di una decisione politica, come tale libera e non affatto indipendente della scelta, di coprire o meno la responsabilità del Governo;
In secondo luogo non è una soluzione tecnicamente praticabile sempre e comunque. Il Parlamento può appunto regolare i rapporti giuridici sorti, ma nel rispetto dei principi costituzionali e, in particolare, del principio di eguaglianza, cioè del divieto di trattare situazioni eguali in maniera diversa e situazioni diverse in maniera eguale.
l'altro strumento è quello della responsabilità giuridica del Governo (art. 77 secondo comma), nei suoi vari tipi:
Responsabilità penale, poiché i ministri rispondono singolarmente degli eventuali reati commessi con l'emanazione del decreto-legge;
Responsabilità civile, perché i ministri rispondono solidalmente degli eventuali danni prodotti ai terzi ex articolo 2043 del cod. civ.: "qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno";
responsabilità amministrativo-contabile: i ministri che hanno espresso voto favorevole al decreto-legge rispondono solidalmente degli eventuali danni prodotti allo Stato, il cosiddetto "danno erariale"; se lo Stato ha dovuto risarcire il danno subito dal terzo, per la responsabilità civile solidale appena accennata, si deve rivalere sui ministri.
L'ABUSO E IL MILLEPROROGHE
L'abuso della decretazione d'urgenza , specialmente negli anni Settanta in avanti, produsse il fenomeno della reiterazione dei decreti legge, consistente nella riproduzione delle norme di un decreto legge, non convertito in legge, in altro decreto legge, adottato alla scadenza del termine di decadenza di quello precedente.
In effetti si ebbero decreti reiterati per decine di volte (il record fu 29 volte con il decreto Milleproroghe), prima che la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 360 del 1996, sancisse il divieto di reiterazione, cioè di riprodurre lo stesso identico decreto allo scopo di protrarne l'efficacia nel tempo
L'abuso si verifica anche in sede di conversione, quando il Parlamento aggiunge al testo del decreto contenuti eterogenei per accelerare l'approvazione di proposte da troppo tempo pendenti in Parlamento: anche su questo tipo di abuso va maturando una giurisprudenza severa della Corte costituzionale.