Source: http://www.divorzio.ch/book/export/html/16
Timestamp: 2016-07-25 20:02:43+00:00
Document Index: 68141473

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 112', 'art. 114', 'art. 115', 'art. 198', 'art. 197', 'art. 111', 'art. 114', 'art. 115']

Il 1° gennaio 2000 è entrato in vigore il nuovo diritto del divorzio e le novità certo non mancano. Esistono infatti grandi cambiamenti rispetto al diritto anteriore, che risale al 1907 e costituiva in Europa la legge più vecchia in materia di divorzio. Le novità sono di natura sostanziale e di natura procedurale. Di particolare interesse è pure il diritto transitorio; non dimentichiamo inoltre che il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il Codice di diritto processuale civile svizzero, il quale ha sostituito i 26 codici cantonali precedentemente in vigore.
Novità di natura sostanziale
E' diventato possibile inoltrare una domanda di divorzio su richiesta comune (procedura schematica e spiegazione), senza più dover avere necessariamente due parti;
I divorzi sono ora pronunciati dal giudice indipendentemente dalla colpa dell'uno o dell'altro coniuge;
Ogni coniuge si può opporre al divorzio se al momento dell'introduzione della causa non saranno passati quattro anni (dal 1. giugno 2004 due anni) di separazione di fatto;
La prestazione di libero passaggio accumulata durante il matrimonio dai coniugi viene divisa a metà, nel senso che ad ognuno spetterà la metà di quella dell'altro;
Il diritto a ricevere un contributo di mantenimento (alimenti) dopo il divorzio dipende ora unicamente da fattori oggettivi e non più anche dalla colpa;
Il contributo di mantenimento dopo la pronuncia del divorzio può essere stabilito anche condizionato ed in certi casi si può chiederne l'aumento.
E' prevista la possibilità di garantire il contributo di mantenimento dopo il divorzio;
Vi è ora la possibilità da parte dei genitori divorziati di chiedere di esercitare l'autorità parentale congiunta sui figli, indipendentemente dal fatto che siano affidati all'uno o all'altro genitore;
Anche ai genitori non sposati è possibile attribuire l'autorità parentale comune sui figli;
Durante la procedura di divorzio i figli devono ora essere sentiti obbligatoriamente dal Giudice (cfr. pretura_001 e appello_002), salvo se l'età o altri motivi gravi vi si oppongano;
Durante la procedura di divorzio il Giudice deve esaminare se deve nominare ai figli un curatore che li rappresenti (cfr. pretura_002);
La donna divorziata ha ora tempo un anno dal divorzio per poter decidere se riprendere il suo cognome da nubile o che aveva prima del matrimonio;
Eventuali disposizioni a causa di morte adottate da un coniuge a favore dell'altro (v. testamento, contratto successorio, ecc.) decadono ora per legge al momento del divorzio, a meno che siano state redatte durante la procedura medesima;
In presenza di figli o per altri gravi motivi, con la legge nuova il Giudice può attribuire ad uno dei coniugi i diritti e gli obblighi risultanti da un contratto di locazione relativo ad un alloggio famigliare, rispettivamente attribuire a uno dei coniugi un diritto di abitazione per una durata limitata sull'alloggio familiare in proprietà dell'altro coniuge, dietro indennità di quest'ultimo.
E' stata eliminata la presunzione secondo cui l'ex marito è presunto padre del figlio nato trecento giorni dopo lo scioglimento del matrimonio per divorzio;
Dopo il divorzio, l'autorità Tutoria (in Ticino, la Commissione Tutoria Regionale competente - dal 1° gennaio 2013 Autorità Regionali di Protezione) può richiamare ai loro doveri i genitori e anche i figli, dando loro istruzioni qualora il diritto di visita non sia esercitato, sia impedito o risulti nocivo per i figli;
Il genitore che non ha la custodia dei figli, ha comunque il diritto di ottenere informazioni dall'altro genitore o da terzi sugli avvenimenti particolari sopraggiunti nella vita del figlio e di essere sentito prima che delle decisioni importanti siano prese per lo sviluppo del figlio;
Il genitore che non esercita il diritto di visita può essere costretto a versare un contributo di mantenimento superiore;
Novità di natura procedurale
La causa può essere introdotta a scelta davanti al Giudice del luogo di domicilio del coniuge richiedente o di domicilio dell'altro coniuge;
Non è più obbligatorio l'esperimento di conciliazione;
Si possono ora invocare fatti nuovi e nuove prove davanti all'autorità di ricorso cantonale, che in Ticino è il Tribunale d'appello;
Le convenzioni sulle conseguenze accessorie al divorzio devono essere omologate dal Giudice; tuttavia sotto il nuovo diritto tali convenzioni dovranno contenere obbligatoriamente dei dati formali, quali il reddito e la sostanza di ciascun coniuge, ecc.
Il diritto transitorio
La celebrazione del matrimonio, gli effetti del fidanzamento e i requisiti per il matrimonio sono retti dal nuovo diritto, sin dalla sua entrata in vigore;
Le procedure di divorzio iniziate prima del 31 dicembre 1999 sono disciplinate dalla nuova legge e sono possibili conclusioni derivanti dal cambiamento del diritto applicabile, anche dinanzi al Tribunale d'appello;
Se uno dei due coniugi si oppone al divorzio domandato dall'altro, il Giudice dovrà respingere la domanda di divorzio se al 1° gennaio 2000 i coniugi non saranno separati di fatto da almeno quattro anni (dal 1. giugno 2004 il termine di separazione è stato ridotto a due anni: la norma transitoria che regola il diritto transitorio è prevista all' art. 7c del Titolo Finale del Codice Civile);
Le procedure di divorzio che inizieranno dopo il 1° gennaio 1999 sono rette dalla legge nuova;
Le procedure di modifica di una sentenza di divorzio sono rette dalla legge esistente al momento della pronuncia del divorzio, salvo per quanto riguarda le disposizioni relative ai figli e alla procedura, argomenti che saranno per contro trattati con il nuovo diritto;
A partire dal 1° gennaio 2000, i genitori non sposati o divorziati possono chiedere assieme all'autorità tutoria il conferimento dell'autorità parentale congiunta;
Testo integrale della nuova legge federale sul divorzio
La procedura di divorzio (e separazione coniugale) dipende dalla causa di divorzio. L'attuale diritto riduce a sole tre le cause (motivi) di divorzio (e separazione coniugale):
su richiesta comune (art. 111 CC e art. 112 CC);
su domanda unilaterale dopo due anni di vita separata (art. 114 CC);
per rottura del vincolo coniugale (art. 115 CC).
N.B. qui di seguito si utilizzerà per praticità solo la parola divorzio, ma la procedura si riferisce anche alla separazione coniugale.
Se il divorzio non è litigioso, nel senso che i coniugi trovano un accordo su tutti i punti, sia sulla pronuncia del divorzio, sia sulle relative conseguenze accessorie (affidamento dei figli, autorità parentale, contributi alimentari, liquidazione del regime matrimoniale, ecc.), allora si sarà in presenza del cosiddetto divorzio su richiesta comune con accordo completo. Nel caso in cui i coniugi fossero d'accordo solo su alcuni punti (ad es. la pronuncia del divorzio, l'affidamento dei figli, ma non sui contributi di mantenimento), allora si sarà in presenza di un divorzio su richiesta comune con accordo parziale. Vi è poi la terza possibilità: quella del divorzio su richiesta unilaterale, quando i coniugi non si trovano d'accordo neppure sul principio del divorzio, ossia la volontà comune di divorziare.
Per le procedure pendenti prima del 31.12.2010 vale ancora la vecchia procedura cantonale
A) Il divorzio (o la separazione coniugale) su richiesta comune con accordo completo
La richiesta comune di divorzio può essere presentata al giudice del domicilio dei coniugi o di uno di essi; la domanda deve essere firmata da entrambi i coniugi e devono essere allegati determinati documenti.
Approfondimento: Modalità e forme della domanda comune di divorzio con accordo completo (avv. Massimo Romerio, Pretore aggiunto) (Attenzione: l'articolo è stato scritto quando era ancora in vigore il codice di procedura civile ticinese, ossia prima del 31.12.2010, per cui in parte oggi non è più attuale).
B) Il divorzio (o la separazione coniugale) su richiesta comune con accordo parziale
Nel caso in cui i coniugi non fossero d'accordo su tutti i punti della convenzione, ad es. siano d'accordo di divorziare, che i figli siano affidati alla madre, che siano fissate determinate relazioni personali del padre e i contributi di mantenimento, ma non si accordino sugli alimenti a favore della moglie e su determinate pretese di liquidazione del regime matrimoniale, allora si deve procedere tramite la cosiddetta procedura di divorzio su richiesta comune con accordo parziale, che così schematizzo.
Come per la richiesta a comune di divorzio con accordo completo, quella con accordo parziale può essere presentata al giudice del domicilio dei coniugi o di uno di essi; la domanda deve essere firmata da entrambi i coniugi e i documenti da allegare sono i medesimi che in caso di accordo completo, con la precisazione che i coniugi produrranno al giudice una convenzione relativa ad un accordo parziale.
C) Il divorzio (o la separazione coniugale) su azione di un coniuge
Nel caso in cui i coniugi non fossero d'accordo neppure sul principio di divorziare, allora il coniuge che desidera comunque procedere con un divorzio dovrà far capo all'azione unilaterale, che così schematizzo.
Estratto del Codice Civile Svizzero concernente le normative sul divorzio
Procedura cantonale prima del 31.12.2010
Per le procedure pendenti prima del 31.12.2010 vale ancora la vecchia procedura cantonale, per cui i seguenti schemi
Facendo un esempio pratico; prendiamo il medesimo caso sopra esposto: i coniugi sono sposati da 5 anni, hanno due figli di 2 e di 4 anni, la madre è casalinga e il padre lavora con uno stipendio sufficiente a mantenere la famiglia. A seguito di divergenze divenute insormontabili, il marito lascia l'abitazione coniugale e si trasferisce momentaneamente in un monolocale: non vuole versare un solo centesimo di alimenti alla moglie. La moglie non sa ancora se vuole divorziare o se vi sarà una concreta possibilità di riconciliazione a breve, medio o lungo termine. A questo punto potrà iniziare una procedura di protezione dell'unione coniugale, chiedendo al giudice misure che tendono alla protezione della famiglia e in particolare che le permettano di ottenere dal giudice immediatamente delle misure urgenti; avrà in seguito tutto il tempo per riflettere se procedere con il divorzio, la separazione legale o riconciliarsi con il marito. Nel caso dovesse chiedere il divorzio, le misure urgenti chieste nell'ambito della procedura di protezione dell'unione coniugale continueranno a rimanere in vigore e diventeranno formalmente delle misure cautelari nell'ambito del divorzio; per contro, se la moglie dovesse riconciliarsi con il marito, la procedura di protezione dell'unione coniugale decadrà. I regimi matrimoniali
Il regime matrimoniale consiste nella regolamentazione dei rapporti patrimoniali dei coniugi, dal momento in cui è celebato il matrimonio fino ad un momento determinato dalle circostanze: la morte di uno dei coniugi, la separazione legale, il divorzio, la nullità del matrimonio ed il passaggio ad un altro regime matrimoniale.
Il diritto svizzero conosce solo tre regimi matrimoniali, senza permettere agli sposi di adottare altre forme di regolamentazione dei loro rapporti puramente finanziari, e sono i seguenti:
Regime (ordinario) della partecipazione agli acquisti Regime della separazione dei beni Regime della comunione dei beni Il regime ordinario della partecipazione agli acquisti
Il regime della partecipazione agli acquisti è il cosiddetto regime ordinario, siccome entra in vigore per legge al momento in cui comincia il matrimonio, ossia dalla sua celebrazione civile.
Dal momento che ci si sposa e sino ad un motivo di scioglimento del regime matrimoniale (cfr. quanto detto all'inizio) i coniugi non si accorgono di nulla, nel senso che ognuno conserva la proprietà, l'amministrazione ed il godimento dei propri beni. In altre parole, ogni coniuge può decidere a riguardo dei suoi beni:
vendere, mettere a pegno, distruggere, regalare, ecc. (ne è proprietario); investire, lasciare deperire, ecc. (ne è l'amministratore); utilizzare, ecc. (gode del suo bene). Esempio pratico: se il dottor XY, coniugato con la casalinga ZY, dopo aver lavorato per cinque anni, decide di prendersi i propri risparmi e comperarsi una bella automobile di lusso, la moglie non glielo può impedire. Il medico potrà dunque comperare l'auto, utilizzarla, prestarla agli amici, distruggerla, ecc., senza che la signora ZY possa impedirglielo.
Solo al momento in cui dovesse chiedere il divorzio, la signora ZY potrebbe vantare dei diritti sui beni del dottor XY, compreso la vettura di lusso (se esiste ancora).
Di conseguenza, solo al momento in cui dovesse sussistere un motivo di sciogliemnto del regime matrimoniale ci si dovrà porre la domanda di come è composto il regime matrimoniale.
Le masse che compongono il regime matrimoniale della partecipazione agli acquisti sono:
La massa dei beni propri della moglie; La massa dei beni propri del marito; La massa degli acquisti della moglie; La massa degli acquisti del marito. In particolare, dapprima si stabilisce di chi è proprietà il bene (nel dubbio - ossia senza prove - la legge stabilisce che è da considerare di tutt'e due i coniugi, in comproprietà) e in seguito lo si classifica quale bene proprio o acquisto.
N.B. che acquisto non significa "acquistare", ma è solo un termine per individuare una categoria di beni.
I beni propri:
Il Codice Civile Svizzero (CCS) stabilisce l'elenco dei beni propri all'art. 198 CCS, in modo esaustivo (ossia, non ve ne possono essere altri):
Le cose che servono esclusivamente all'uso personale di un coniuge (ad. es. per la moglie il rossetto, i suoi vestiti, ecc., ma non l'automobile da lei usata o beni di un certo valore); i beni appartenenti ad un coniuge all'inizio del regime (la casa che già apparteneva al marito prima di sposarsi, la cassapanca comperata dalla moglie prima di sposarsi, ecc.); i beni pervenuti ad un coniuge durante il matrimonio per eredità o a titolo gratuito (muore il padre del marito, lascaindogli in eredità l'automobile, la moglie riceve dalle amiche una penna stilografica quale regalo per il suo compleanno, ecc.); le pretese di riparazione morale (l'indennità di torto morale pagata al marito a seguito di un incidente di lavoro dove ha perso una mano, ecc.); i beni acquistati in sostituzione dei beni propri (l'auto di lusso di propreità della moglie già da prima il matrimonio, da lei venduta durante il matrimonio e con il cui ricavato ha comperato un'utilitaria). Gli acquisti:
L'art. 197 CCS stabilisce in modo non esaustivo (vale a dire che ve ne sono altri) i beni che possono essere definiti quali acquisti; in particolare il principio è che sono acquisti tutti i beni di cui i coniugi sono divenuti proprietari a titolo oneroso (ossia non gratuito):
Gli esempi della legge sono:
Il reddito (guadagno del proprio lavoro); Le prestazioni di istituzioni di previdenza a favore del personale, di assicurazioni sociali e di istituzioni di previdenza sociale (la rendita AVS, la rendita di cassa pensioni, ecc.); il risarcimento per impedimento al lavoro (l'indennità di disoccupazione, il risarcimento del danno di colui che ci ha danneggiati e che ci ha causato una perdita di guadagno, ecc.); I redditi dei beni propri (gli interessi dei risparmi, gli affitti di appartamenti appartenenti ad un coniuge prima del matrimonio, ecc.); i beni acquistati in sostituzione degli acquisti (per es. l'auto del marito da lui comperata dopo il matrimonio e che viene da lui sostituita sempre durante il matrimonio). Una volta determinati i beni di proprietà dell'uno o dell'altro coniuge e i rispettvi beni propri ed acquisti, si procede alla liquidazione del regime matrimoniale, secono i seguenti principi:
ogni coniuge si riprende i beni propri di sua proprietà; ogni coniuge deve all'altro metà del valore dei beni di sua proprietà, qualificati come acquisti. Esempio pratico: Mario e Lucia si sono sposati il 20 settembre 1990; Mario decide di divorziare ed inizia la procedura di divorzio il 20 ottobre 1999. I beni del marito sono: l'auto comperata durante il matrimonio con i suoi risparmi (valore attuale fr. 20'000.--), il suo conto stipendio con un saldo di fr. 50'000.--, la cassapanca antica regalatagli dal padre. I beni della moglie sono: una collana di perle appartenuta già a sua madre, l'arredamento della casa comperato con denaro offertole da suo padre (per fr. 20'000.--).
Beni propri della moglie: la moglie si riprende dunque la collana di perle (donazione), l'arredamento della casa (donazione del papà di fr. 20'000.--, con cui ha comperato l'arredamento). Beni propri del marito: il marito si riprende dunque la cassapanca antica (donazione). Acquisti del marito: l'auto di fr. 20'000.-- e il conto stipendio (fr. 50'000.--) Acquisti della moglie: nulla. A titolo di liquidazione del regime matrimoniale, il marito deve alla moglie fr. 35'000.-- (ossia la metà di fr. 20'000.-- + fr. 50'000.--).
Il regime della separazione dei beni
Il regime della separazione dei beni è un regime matrimoniale che i coniugi possono adottare sia all'inizio del matrimonio sia durante lo stesso. L'accordo di separazione dei beni deve necessariamente essere sottoscritto da un notaio, siccome riveste la cosiddetta forma pubblica o notarile o autentica (sono tutti sinonimi).
Il regime della separazione dei beni è molto semplice, siccome permette ai coniugi di essere completamente indipendenti l'uno dall'altro, nel senso che anche al momento in cui si dovrà sciogliere (per morte, divorzio, ecc.) il regime è considerato come già sciolto, poiché ogni coniuge non fa che riprendere i beni di sua proprietà, senza che vi sia più distinzione tra beni propri o acquisti.
Le uniche masse che compongono il regime matrimoniale della separazione dei beni sono:
La massa dei beni propri della moglie; La massa dei beni propri del marito. Al momento dello scioglimento del regime, tutto è già stato liquidato, siccome non vi sono beni che devono essere ripartiti secondo le regole del regime matrimoniale, bensì si tratterà unicamente di chiarire a chi appartiene cosa.
Il regime della comunione dei beni
Il regime della comunione dei beni è un regime matrimoniale molto raro in pratica. Come per la separazione dei beni, per poterlo adottare deve necessariamente essere sottoscritto da un notaio, siccome riveste la cosiddetta forma pubblica o notarile o autentica.
Le masse che compongono il regime matrimoniale della comunione dei beni sono:
La massa dei beni propri della moglie; La massa dei beni propri del marito; La massa dei beni comuni. Tuttavia i beni propri del regime della partecipazione agli acquisti sono differenti rispetto a quelli della comunione dei beni.
Ciò che caratterizza il regime della comunione dei beni è che, salvo eccezioni, tutti i beni dei coniugi formano un'unica sostanza, che appartiene indistintamente ad entrmbi i coniugi, tanto che ognuno di essi non può disporne senza il consenso dell'altro.
La massa dei beni comuni è dunque assai consistente, mentre i beni propri di ciascun coniuge saranno ben ridotti; la legge prevede infatti che gli unici beni che rimangono propri dei coniugi che vivono in regime di comunione dei beni sono:
i beni che servono esclusivamente all'uso personale di uno dei coniugi (per es. vestiti, gioielli di famiglia, ecc.), nonché le pretese di torto morale; le donazioni di terzi. Quanto sopra sta a significare che quando due persone si sposano, salvo gli effetti personali, tutti beni vanno a comporre un solo ed unico patrimonio, che appartiene indistintamente all'uno e all'altro coniuge.
Al momento dello scioglimento del regime matrimoniale, ogni coniuge si riprenderà i suoi beni propri, mentre i beni comuni saranno divisi a metà; tuttavia se il regime viene sciolto per divorzio o separazione legale ogni coniuge riprende i beni comuni che nel regime ordinario della partecipazione agli acquisti sarebbero stati suoi beni propri e ciò per evitare chiari abusi; i beni comuni restanti saranno ancora divisi a metà. Diritto successorio
Il diritto di famiglia e il diritto del divorzio hanno uno stretto legame con il diritto successorio. Ricordiamo infatti che la maggior parte dei matrimoni finisce per la morte di uno dei coniugi. Questo aspetto non può dunque essere ignorato, per cui affronterò anche la questione del diritto successorio, ossia:
Le disposizioni di ultima volonta
La quota ereditaria e la porzione legittima
I termini di legge (accettazione dell'eredità, ecc.)
Il diritto successorio regolamenta tutto (o quasi) ciò che riguarda la morte di una persona; è possibile che il defunto lasci testamento o che decida di non disporre di nulla, lasciando dunque alla legge l'intera regolamentazione sulla divisione dei suoi beni dopo la sua morte. Qui sta la differenza tra successione testamentaria e successione legale.
La successione testamentaria è quella dove il defunto ha lasciato delle disposizioni di ultima volontà (ad es. un testamento), mentre quella legale regolamenta le conseguenze giuridiche di un decesso, in assenza di disposizioni di ultima volontà.
La successione legale
Come detto, la successione legale esiste quando il defunto non ha lasciato disposizioni di ultima volontà (testamento o contratto successorio). E' dunque necessario innanzi tutto esaminare quali persone sono da considerare potenziali eredi ed in seguito, a dipendenza del caso concreto, esaminare chi e quanto ereditaria.
Il diritto svizzero pone delle regole fondamentali alla base del diritto successorio, regole che qui di seguito dettaglio:
Ereditano solo i parenti di sangue;
Ereditano prima di tutto i parenti più vicini ed in seguito gli altri (prima la stirpe dei discendenti, poi quella dei genitori ed in seguito quella dei nonni);
Nel caso in cui l'eredità sia devoluta ad eredi più lontani, la stessa spetta prima di tutto ai capostipiti (in presenza di genitori e fratelli, prima ereditano i genitori e in loro assenza i fratelli);
I figli premorti sono rappresentati dai discendenti (prima ereditano i figli, poi gli abiatici, ossia i figli dei figli);
I discendenti ereditano in parti uguali (ogni figlio eredita in egual misura);
I genitori (se ereditano) ereditano metà ciascuno (in caso di loro premorienza, la loro parte passa ai figli, ossia i fratelli del defunto);
Per il coniuge superstite vale sempre una regolamentazione particolare (eredita sempre);
E' necessario essere degni di successione e che non esista un valido motivo di diseredazione.
Secondo il diritto svizzero dunque ereditano prima i parenti più vicini ed in assenza di essi coloro che gradualmente sono più lontani. I parenti più vicini sono i discendenti (figli, abiatici), dopo di che vengono i genitori (e i rispettivi discendenti), poi i nonni (e i rispettivi discendenti) ed infine ... lo Stato (!). Certo, con il "nuovo" diritto successorio (risalente al 1988) i bisnonni ed i loro discendenti sono estromessi dalla successione legale: ciò non significa che non possono ereditare, ma se il defunto vuole lascair loro qualcosa deve disporre per testamento; in caso contrario si presume beneficiario lo Stato.
Come detto invece per il coniuge superstite (vedova o vedovo) vale una regolamentazione particolare: nonostante manchi evidentemente il legame di sangue con il defunto, la legge prevede per il coniuge superstite una regolamentazione particolare, ossia:
eredita 1/2 della successione se vi sono discendenti (figli, abiatici);
eredita 3/4 della successione se vi sono eredi della stirpe dei genitori (genitori o loro discendenti);
eredita l'intera successione se non ci sono né discendenti, né eredi della stirpe dei genitori.
Leggenda dei simboli utilizzati
premorto (morto prima)
legame di parentela orizzontale
legame di parentela verticale
Defunto (ad es. marito), vedova, due figli, di cui il figlio premorto.
Chi eredita e quanto?
muore il signor Luca Rossi, lasciando la vedova Luisa Rossi e i due figli, Mario (premorto) e Piera.
si parte sempre dalla posizione del coniuge superstite, ossia se vi sono discendenti la vedova eredita metà della successione, per cui l'altra metà va ai parenti più vicini, che sono i discendenti (i figli), di cui solo uno in vita (Piera).
1/2 della successione va alla moglie e 1/2 della successione alla figlia Piera.
muore il signor Luca Rossi, lasciando la vedova Luisa Rossi e la propria mamma.
si parte sempre dalla posizione del coniuge superstite; in questo caso, la vedova è in concorrenza con la stirpe dei genitori, per cui eredita 3/4 della successione, mentre il 1/4 rimanente va alla stirpe dei genitori, di cui solo uno in vita.
3/4 della successione va alla vedova e 1/4 va alla madre del defunto.
muore il signor Luca Rossi, lasciando la vedova Luisa Rossi, i figli Piera e Mario, oltre la madre Maria.
si parte sempre dalla posizione del coniuge superstite; in questo caso la vedova è in concorrenza sia con la stirpe dei discendenti, che con quella dei genitori; tuttavia abbiamo visto che nell'ordine prima ereditano i discendenti e solo in caso di loro mancanza, si sale alla stirpe dei genitori, per cui nel caso concreto, in presenza di discendenti, i genitori sono esclusi dalla successione.
il coniuge superstite eredita metà della successione, mentre l'alta metà va ai figli, nella misura di metà ciascuno (1/2 al coniuge superstite, 1/4 alla figlia e 1/4 al figlio).
La successione testamentaria esiste quando il defunto ha lasciato delle disposizioni di ultima volontà, ossia un testamento o ha concluso, quando era in vita, un contratto successorio.
Vediamo dunque prima di tutto cosa sono un testamento ed un contratto successorio.
Il testamento è una disposizione di ultima volontà unilaterale: il defunto indica come vuole che sia divisa la sua eredità e, se lo desidera, indica anche agli eredi delle disposizioni funerarie (che tipo di funerale vuole, se desidera le pubblicazioni sui quotidiani, se desidera che al funerale presenzino solo determinate persone, ecc.); unilaterale significa che il testatore indica le sue volontà oggi e può revocarle domani, ossia quando più gli pare; unilaterale significa voluta dal testatore senza che nessuno degli eredi abbia o meno dato il suo consenso.
Questo atto unilaterale si differenzia dal contratto successorio, che presuppone invece la partecipazione di almeno due persone: il cosiddetto testatore da una parte (colui che esprime le disposizioni di ultima volontà) e il futuro erede dall'altra (colui che è beneficiato da disposizioni di ultima volontà o, in certi casi, colui che viene estromesso dalla successione, nel senso che si dichiara d'accordo di non ereditare, nonostante ne abbia il diritto).
Testamento: è un atto unilaterale, sempre modificabile o revocabile;
Contratto successorio: è un atto bilaterale, modificabile o revocabile sono con l'accordo dell'altra parte (uno o più eredi).
Una volta chiarita questa differenza è ora importante sapere a quali condizioni e in quale forma vengono redatti il testamento e il contratto successorio.
Le disposizioni di ultima volontà
Il testamento può essere redatto validamente se il testatore adempie alle seguenti due condizioni:
si ha compiuto 18 anni;
si ha la capacità di discernimento (si è capaci di intendere e volere).
Le tre forme di testamento sono le seguenti:
il testamento orale
Il testamento olografo deve esser scritto interamente a mano dal testatore, il quale dovrà anche aggiungere la data completa (giorno, mese e anno) ed infine firmarlo.
Le sue condizioni fondamentali di validità sono dunque le seguenti:
scritto a mano (e non a macchina, a computer, ecc.);
dal testatore (e non da terzi, p. es. il coniuge, parenti, ecc.);
interamente (compreso la data);
dev'essere indicata la data completa (giorno, mese e anno del giorno in cui si è redatto);
dev'essere firmato (non è necessaria una firma ufficiale, basta che si capisca: il padre può p. es. firmare "papà").
Esempio di testamento olografo redatto da Alberto Forni, Viganello:
Il testamento pubblico necessita obbligatoriamente la partecipazione di un notaio e di due testimoni, per cui riveste la cosiddetta forma notarile: è un vero e proprio atto notarile (rogito), dove il notaio redige le volontà del testatore e inoltre due testimoni partecipano all'atto. E' la forma più sicura, siccome il notaio non ha solo il ruolo di trascrivere le volontà del testatore, ma anche di consiglialo.
Il testamento orale è un tipo di testamento molto raro, siccome è accettato solo in casi veramente eccezionali: in caso di pericolo di morte imminente, di epidemie, guerre, ecc. In questo caso il testatore dichiara le sue ultime volontà a due testimoni che si occupano di redigerle per scritto e consegnarle ad un'autorità giudiziaria.
Il contratto successorio
Si tratta di un vero e proprio contratto, concluso da almeno due parti: da un lato il testatore (che dispone delle sue ultime volontà) e dall'altro il potenziale erede (che accetta quanto il testatore desidera). Contrariamente al testamento, per revocare un contratto successorio è necessario avere il consenso di chi ha partecipato all'atto quale potenziale erede. Per fare un esempio pratico, un padre può concludere un contratto successorio con uno dei suoi tre figli e concordare con lui che visto che ha già ricevuto un bene della successione (p. es. un appartamento), alla morte del padre non rivendicherà più nulla (giuridicamente siamo in presenza di un cosiddetto contratto di rinuncia ereditaria). Se in futuro il padre o il figlio non fossero più d'accordo con quanto concordato nel contratto successorio dovrebbero nuovamente trovarsi e concordare insieme un'altra soluzione: se uno dei due si oppone, il contratto successorio originario rimane in vigore e non potrà essere revocato unilateralmente dal padre o dal figlio.
La forma del contratto successorio è quella pubblica, ossia dell'atto notarile: anche in questo caso (come per il testamento pubblico) è necessaria la presenza del notaio che redigerà le volontà delle parti e di due testimoni.
La quota ereditaria si distingue dalla porzione legittima come segue.
Quota ereditaria: è la parte di eredità che va agli eredi in caso di mancanza di disposizioni di ultima volontà;
Porzione legittima: è la parte di eredità che spetta per legge a determinati eredi e di cui il testatore non può liberamente disporre a favore di altri.
La porzione legittima è una parte della quota legale che spetta obbligatoriamente a determinati eredi; questi eredi sono:
il coniuge superstite;
i genitori (in caso di assenza dei discendenti).
E' quindi importante subito capire che solo le categorie di eredi sopra menzionate hanno diritto alla cosiddetta "legittima"; in altre parole, in assenza di tutte e tre le categorie di eredi sopra descritte, il testatore può disporre della propria successione come più preferisce: può lasciare tutti i suoi beni in beneficenza, ad una fondazione, ad un parente, a una terza persona ecc. Per contro, in presenza di una categoria di eredi che hanno garantita per legge la porzione legittima, il testatore potrà disporre dei suoi beni solo limitatamente ad una parte, ossia la cosiddetta "porzione disponibile", che si calcola prendendo tutti i beni della successione, meno la frazione che va obbligatoriamente agli eredi che hanno diritto alla legittima.
Come detto sopra, la porzione legittima si calcola partendo dalla quota disponibile e applicando la frazione sotto indicata:
per il coniuge superstite la legittima è di 1/2 della propria quota ereditaria;
per ogni discendente la legittima è di 3/4 della propria quota ereditaria;
per ogni genitore la legittima è di 1/2 della propria quota ereditaria.
Riprendiamo dunque gli esempi concreti esposti nel paragrafo della successione legale.
Chi eredita, quanto è la quota ereditaria e qual é la rispettiva porzione legittima? Quanto potrà essere la porzione disponibile?
per il calcolo della quota ereditaria si parte sempre dalla posizione del coniuge superstite, ossia se vi sono discendenti la vedova eredita metà della successione, per cui l'altra metà va ai parenti più vicini, che sono i discendenti (i figli), di cui solo uno in vita (Piera). Per il calcolo della porzione legittima è necessario esaminare quali eredi hanno diritto per legge alla legittima e applicare la relativa frazione alla rispettiva quota ereditaria.
quota legale: 1/2 della successione alla moglie e 1/2 alla figlia Piera;
legittima: 1/4 (1/2 x 1/2) della successione alla vedova e 3/8 (1/2 x 3/4) alla figlia Piera;
porzione disponibile: 3/8 della successione (1 - 1/4 - 3/8).
per il calcolo della quota ereditaria si parte sempre dalla posizione del coniuge superstite; in questo caso, la vedova è in concorrenza con la stirpe dei genitori, per cui eredita 3/4 della successione, mentre il 1/4 rimanente va alla stirpe dei genitori, di cui solo uno in vita. Per il calcolo della porzione legittima è necessario esaminare quali eredi hanno diritto per legge alla legittima e applicare la relativa frazione alla rispettiva quota ereditaria.
quota legale: 3/4 della successione alla vedova e 1/4 alla madre del defunto;
legittima: 3/8 (3/4 x 1/2) della successione alla vedova e 1/8 (1/4 x 1/2) alla madre del defunto;
porzione disponibile: 1/2 della successione (1 - 3/8 - 1/8).
per il calcolo della quota ereditaria si parte sempre dalla posizione del coniuge superstite; in questo caso la vedova è in concorrenza sia con la stirpe dei discendenti, che con quella dei genitori; tuttavia abbiamo visto che nell'ordine prima ereditano i discendenti e solo in caso di loro mancanza, si sale alla stirpe dei genitori, per cui nel caso concreto, in presenza di discendenti, i genitori sono esclusi dalla successione.
porzione disponibile: 3/8 della successione (1 - 1/4 - 3/16 - 3/16).
legittima: 1/4 (1/2 x 1/2) della successione alla vedova e 3/16 (1/4 x 3/4) alla figlia e 3/16 al figlio;
quota legale: 1/2 della successione alla vedova, 1/4 alla figlia e 1/4 al figlio;
Per semplificare il discorso relativo alla porzione disponibile, espongo i casi più frequenti, in modo da permettere di sapere subito quale è la parte (frazione) di libera disposizione della propria eredità; in altre parole, facendo testamento, quale sarà la parte che il testatore potrà lasciare a chi desidera, senza essere vincolato dalla porzione legittima prevista dalla legge?
(liberamente) disponibile
XY muore e lascia moglie e uno o più figli
XY muore e lascia uno o più figli
XY muore e lascia uno o entrambi i genitori, la moglie e uno o più figli
XY muore e lascia il coniuge superstite
XY muore e lascia coniuge superstite e uno o entrambi i genitori
XY muore e lascia fratelli e/o sorelle
XY muore e lascia uno o più figli e uno o entrambi i genitori
I termini di legge
Nell'ambito giuridico sono di fondamentale importanza i cosiddetti "termini", ossia i tempi in cui i propri diritti devono essere esercitati; passato tale termine, i propri diritti saranno prescritti.
Dal punto di visita del diritto successorio segnalo schematicamente i termini più importanti:
Per rinunciare all'eredità
Per chiedere il beneficio d'inventario
Per chiedere la liquidazione d'ufficio
Per contestare un testamento siccome lo si pretende nullo
Per contestare un testamento che lede la legittima
Per rivendicare un bene in possesso di un terzo (petizione di eredità)
I termini cominciano a decorrere in momenti diversi, che possono essere la morte del defunto, la conoscenza della morte del defunto, la comunicazione delle disposizioni di ultima volontà del defunto, ecc.
La questione dei termini è molto importante, siccome se li si lasciano trascorrere senza esercitare i propri diritti, si rischia di essere preclusi, ossia di non poterli più esercitare, subendo così notevoli perdite.
Il Codice Civile Svizzero (CCS) risale al 1° gennaio 1912.
La vecchia legislazione era basata sul concetto di colpa.
Il coniuge colpevole era colui o colei che commetteva una grave colpa ritenuta la causa del dissesto familiare; in altre parole, era il coniuge che a seguito del suo comportamento anticoniugale era considerato la causa del fallimento del matrimonio.
Il concetto di colpa era molto penalizzante, soprattuto perché se per ipotesi (non certo rara, anzi!) l'adulterio fosse stato commesso quale conseguenza (e non causa) di una colpa dell'altro coniuge, ma purtroppo non provata durante il processo, si arrivava alla soluzione paradossale che la vera causa del naufragio del matrimonio non veniva punita, bensì protetta, siccome il coniuge più abile a nascondere le proprie colpe risultava vincente davanti al Giudice!
E' proprio questo concetto di punizione che permeava l'ormai vecchio diritto (che è stato in vigore solo fino al 31 dicembre 1999) e che le nazioni confinanti con la Svizzera già da tempo hanno abbandonato. Orbene, dal 1° gennaio 2000 anche la Svizzera si è adeguata ai tempi e con una legge ancora tutta da mettere in pratica è entrato in vigore in vigore il nuovo diritto del divorzio.
Seppur con un cammino tortuoso e lungo, la riforma del nuovo diritto del divorzio è finalmente sfociata nella modifica legislativa che ha ridotto a sole tre le cause (motivi) di divorzio:
divorzio su richiesta comune (art. 111 e 112 nuovo CCS);
divorzio su domanda unilaterale dopo due anni di vita separata (art. 114 nuovo CCS);
divorzio per rottura del vincolo coniugale (art. 115 nuovo CCS).
Statistiche Statistiche federali sui divorzi