Source: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=ecli:ECLI:EU:C:2008:422
Timestamp: 2020-08-13 03:52:38+00:00
Document Index: 57167393

Matched Legal Cases: ['art. 230', 'art. 230', 'art. 56', 'art. 87', 'art. 88', 'art. 88', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 88', 'art. 10', 'art. 13', 'art. 20', 'art. 25', 'art. 20', 'art. 114', 'art. 20', 'art. 25', 'art. 230', 'art. 4', 'art. 230', 'art. 232', 'sentenza ', 'art. 230', 'art. 20', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 230', 'art. 230', 'art. 230', 'art. 88', 'art. 88', 'art. 88', 'art. 88', 'art. 88', 'art. 88', 'art. 88', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 88', 'art. 4', 'art. 88', 'art. 88', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 13', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 20', 'art. 87', 'art. 88', 'sentenza ', 'art. 230', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 88', 'art. 230', 'art. 230', 'art. 61', 'sentenza ', 'art. 230', 'art. 102', 'sentenza ']

Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 17 luglio 2008.
Athinaïki Techniki AE contro Commissione delle Comunità europee.
Impugnazione - Aiuto di Stato - Aiuto concesso dalla Repubblica ellenica al consorzio Hyatt Regency - Denuncia - Decisione di archiviare la denuncia - Regolamento (CE) n. 659/1999 - Artt. 4, 13 e 20 - Nozione di ‘atto impugnabile’ ai sensi dell’art. 230 CE.
Causa C-521/06 P.
European Court Reports 2008 I-05829
17 luglio 2008 ( *1 )
«Impugnazione — Aiuto di Stato — Aiuto concesso dalla Repubblica ellenica al consorzio Hyatt Regency — Denuncia — Decisione di archiviare la denuncia — Regolamento (CE) n. 659/1999 — Artt. 4, 13 e 20 — Nozione di “atto impugnabile” ai sensi dell’art. 230 CE»
Nel procedimento C-521/06 P,
avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’art. 56 dello Statuto della Corte di giustizia, proposta il 18 dicembre 2006,
Athinaïki Techniki AE, con sede in Atene (Grecia), rappresentata dall’avv. S. Pappas, dikigoros,
Athens Resort Casino AE Symmetochon, con sede in Marrousi (Grecia), rappresentata dalla sig.ra F. Carlin, barrister, e dall’avv. N. Korogiannakis, dikigoros,
composta dal sig. K. Lenaerts, presidente di Sezione, dal sig. G. Arestis, dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta, dai sigg. J. Malenovský (relatore) e T. von Danwitz, giudici,
sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 3 aprile 2008,
Con il suo ricorso, la Athinaïki Techniki AE (in prosieguo: la «Athinaïki Techniki») chiede l’annullamento dell’ordinanza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 26 settembre 2006, Athinaïki Techniki/Commissione (causa T-94/05, in prosieguo: l’«ordinanza impugnata»), in cui il Tribunale ha dichiarato irricevibile il ricorso della Athinaïki Techniki, con il quale si chiedeva l’annullamento della decisione della Commissione delle Comunità europee 2 giugno 2004 di archiviare la sua denuncia relativa ad un asserito aiuto di Stato concesso dalla Repubblica ellenica al consorzio Hyatt Regency nel contesto di un appalto pubblico relativo alla cessione de 49% del capitale del casinò Mont Parnès, di cui la ricorrente è venuta a conoscenza con lettera del 2 dicembre 2004 (in prosieguo: la «lettera controversa»).
Ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE:
«1. Salvo deroghe contemplate dal presente trattato, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza».
L’art. 88, n. 2, primo comma, CE prevede quanto segue:
«2. Qualora la Commissione, dopo aver intimato agli interessati di presentare le loro osservazioni, constati che un aiuto concesso da uno Stato, o mediante fondi statali, non è compatibile con il mercato comune a norma dell’articolo 87, oppure che tale aiuto è attuato in modo abusivo, decide che lo Stato interessato deve sopprimerlo o modificarlo nel termine da essa fissato».
L’art. 88, n. 3, CE è del seguente tenore:
«3. Alla Commissione sono comunicati, in tempo utile perché presenti le sue osservazioni, i progetti diretti a istituire o modificare aiuti. Se ritiene che un progetto non sia compatibile con il mercato comune a norma dell’articolo 87, la Commissione inizia senza indugio la procedura prevista dal paragrafo precedente. Lo Stato membro interessato non può dare esecuzione alle misure progettate prima che tale procedura abbia condotto a una decisione finale».
Come emerge dal suo secondo ‘considerando’, il regolamento (CE) del Consiglio 22 marzo 1999, n. 659, recante modalità di applicazione dell’articolo [88] del trattato CE (GU L 83, pag. 1), codifica e stabilizza la prassi in materia di esame degli aiuti di Stato elaborata dalla Commissione in conformità con la giurisprudenza della Corte.
Al capo II di detto regolamento, rubricato «Procedure relative agli aiuti notificati», l’art. 4 prevede quanto segue:
3. La Commissione, se dopo un esame preliminare constata che non sussistono dubbi in ordine alla compatibilità con il mercato comune della misura notificata, nei limiti in cui essa rientri nell’ambito di applicazione dell’articolo [87], paragrafo 1, del trattato, la dichiara compatibile con il mercato comune (in seguito denominata «decisione di non sollevare obiezioni»). La decisione specifica quale sia la deroga applicata a norma del trattato.
4. La Commissione, se dopo un esame preliminare constata che sussistono dubbi in ordine alla compatibilità con il mercato comune della misura notificata, decide di avviare il procedimento ai sensi dell’articolo [88], paragrafo 2, del trattato (in seguito denominata «decisione di avviare il procedimento d’indagine formale»).
L’art. 7 del regolamento n. 659/1999 precisa le ipotesi in cui la Commissione adotta la decisione di concludere il procedimento d’indagine formale previsto dall’art. 88, n. 2, CE.
Il capo III di detto regolamento disciplina la procedura relativa agli aiuti illegali.
In tale capo, l’art. 10, n. 1, così dispone:
«1. La Commissione esamina senza indugio le informazioni di cui sia eventualmente in possesso, in merito a presunti aiuti illegali, da qualsiasi fonte esse provengano».
Nel medesimo capo III, l’art. 13, n. 1, prevede quanto segue:
«1. L’esame di presunti aiuti illegali dà luogo ad una decisione a norma dell’articolo 4, paragrafi 2, 3 o 4. Nel caso di decisioni di avvio del procedimento d’indagine formale, il procedimento si conclude con una decisione a norma dell’articolo 7. In caso di mancato rispetto, da parte d’uno Stato membro, dell’ingiunzione di fornire informazioni, tale decisione è adottata in base alle informazioni disponibili».
Nel capo VI del regolamento n. 659/1999, rubricato «Parti interessate», l’art. 20 così recita:
«1. Ogni parte interessata può presentare osservazioni, a norma dell’articolo 6 in seguito ad una decisione della Commissione di dare inizio al procedimento d’indagine formale. A ogni parte interessata che abbia presentato osservazioni e a ogni beneficiario di aiuti individuali viene trasmessa copia della decisione adottata dalla Commissione a norma dell’articolo 7.
A termini dell’art. 25 del regolamento n. 659/1999:
«Le decisioni adottate a norma dei capi II, III, IV, V e VII sono indirizzate allo Stato membro interessato (…)».
I fatti della controversia sono esposti come segue dal Tribunale nell’ordinanza impugnata:
Nell’ottobre 2001, le autorità elleniche indicevano una gara pubblica in vista della cessione del 49% del capitale del casinò Mont Parnès. Erano in concorrenza due offerenti, ossia il consorzio Casino Attikis e lo Hyatt Consortium. In seguito a una procedura asseritamente viziata, la gara veniva aggiudicata allo Hyatt Consortium.
Un membro del consorzio Casino Attikis, la Egnatia SA, cui era succeduta, a seguito di fusione, la [Athinaïki Techniki], sporgeva denuncia rispettivamente alla direzione generale (DG) “Mercato interno” e alla DG “Concorrenza” della Commissione. La prima veniva invitata a pronunciarsi sulla regolarità della gara [di cessione del 49% del capitale del casinò Mont Parnès] alla luce della normativa comunitaria in materia di appalti pubblici, mentre la seconda riceveva una denuncia relativa a un aiuto di Stato che sarebbe stato concesso allo Hyatt Consortium nell’ambito della medesima gara.
Con lettera 15 luglio 2003 la DG “Concorrenza” ricordava alla [Athinaïki Techniki] la propria prassi decisionale, secondo cui la cessione di un bene pubblico nell’ambito di una procedura di gara non costituiva un aiuto di Stato se tale procedura si era svolta in modo trasparente e non discriminatorio. Di conseguenza, essa la informava che non si sarebbe pronunciata prima che la DG “Mercato interno” avesse terminato l’esame della procedura di gara in questione.
Con messaggio di posta elettronica del 28 agosto 2003 il rappresentante della [Athinaïki Techniki] precisava, in sostanza, che la denuncia relativa all’esistenza di un aiuto di Stato riguardava elementi diversi dalla procedura di gara e che, di conseguenza, i servizi della DG “Concorrenza” non dovevano attendere le conclusioni della DG “Mercato interno”.
Con lettera 16 settembre 2003 i servizi della DG “Concorrenza” ribadivano il contenuto della lettera 15 luglio 2003, invitando tuttavia la [Athinaïki Techniki] a trasmettere loro informazioni supplementari in merito a qualsiasi altro aiuto che non fosse connesso all’aggiudicazione del casinò.
Con lettere 22 gennaio e 4 agosto 2004 i servizi della DG “Mercato interno” informavano la [Athinaïki Techniki] che non intendevano proseguire l’esame delle due denunce loro pervenute».
La Commissione ha quindi inviato alla Athinaïki Techniki la lettera controversa, così redatta:
«Scrivo in riferimento al vostro quesito telefonico, inteso a confermare se la Commissione continua la sua inchiesta nella suddetta controversia ovvero se detta controversia è stata archiviata.
Con lettera 16 settembre 2003, la Commissione l’aveva informata che, sulla base delle informazioni di cui disponeva, non sussistevano motivi sufficienti per continuare l’esame del caso [ai sensi dell’art. 20 del (regolamento n. 659/1999)].
In mancanza di informazioni supplementari che giustifichino il proseguimento dell’indagine, la Commissione ha disposto l’archiviazione amministrativa del caso in data 2 giugno 2004».
Il ricorso dinanzi al Tribunale e l’ordinanza impugnata
Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale, la Athinaïki Techniki ha proposto un ricorso volto all’annullamento della decisione menzionata al punto 1 della presente sentenza, di cui è venuta a conoscenza mediante la lettera controversa.
Con separato atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 21 aprile 2005, la Commissione ha sollevato un’eccezione di irricevibilità ai sensi dell’art. 114, n. 1, del regolamento di procedura del Tribunale, accolta da tale giudice nell’ordinanza impugnata.
Riferendosi al regolamento n. 659/1999, il Tribunale ha rilevato che le decisioni adottate dalla Commissione in materia di aiuti di Stato hanno come destinatari gli Stati membri.
Ai punti 29-31 dell’ordinanza impugnata, ha quindi statuito quanto segue:
Nel caso di specie, la lettera [controversa], che era indirizzata unicamente all’Athinaïki Techniki, informava quest’ultima, ai sensi dell’art. 20 del regolamento n. 659/1999, che, sulla base delle informazioni di cui disponeva, la Commissione riteneva che non vi fossero motivi sufficienti per esprimere un parere sul caso che le veniva sottoposto nella denuncia. [Nella lettera controversa], la Commissione indicava inoltre che, non avendo ricevuto informazioni supplementari che giustificassero il proseguimento dell’indagine, essa aveva disposto l’archiviazione amministrativa della denuncia dell’Athinaïki Techniki in data 2 giugno 2004. La Commissione non ha quindi adottato una posizione definitiva sulla qualifica e sulla compatibilità con il mercato comune della misura oggetto della denuncia dell’Athinaïki Techniki.
Ne consegue che la lettera [controversa] non costituisce una decisione ai sensi dell’art. 25 del regolamento n. 659/1999 e non produce effetti giuridici. Tale lettera non è quindi impugnabile ai sensi dell’art. 230 CE.
Occorre respingere l’argomento della Athinaïki Techniki, secondo cui la non impugnabilità di una lettera di rigetto delle denunce porterebbe a impedire ai privati l’accesso alla giustizia comunitaria, atteso che il denunciante può fornire informazioni supplementari a sostegno della sua denuncia. Infatti, nel caso in cui tali informazioni siano sufficienti, la Commissione sarebbe tenuta a prendere posizione sulla misura statale controversa con l’adozione di una decisione ai sensi dell’art. 4 del regolamento n. 659/199, offrendo in tal modo al denunciante la possibilità di proporre un ricorso di annullamento in forza dell’art. 230, quarto comma, CE. Peraltro, come rilevato dalla Commissione, il denunciante può anche proporre un ricorso per carenza in forza dell’art. 232, terzo comma, CE».
Infine, il Tribunale ha ritenuto che il procedimento in materia di aiuti di Stato non può essere assimilato a quello applicabile in materia di concorrenza. Contrariamente agli artt. 81 CE e 82 CE, il regolamento n. 659/1999 non avrebbe conferito diritti procedurali ai denuncianti prima dell’avvio del procedimento d’indagine formale in materia di aiuti di Stato.
Con il suo ricorso, la Athinaïki Techniki chiede alla Corte:
di annullare l’ordinanza attaccata;
di accogliere le domande presentate in primo grado, e
di condannare la Commissione alle spese.
di respingere l’impugnazione in quanto infondata, e
di condannare la Athinaïki Techniki alle spese.
La Athens Resort Casino AE Symmetochon chiede alla Corte:
di respingere l’impugnazione, e
La Athinaïki Techniki sostiene che l’ordinanza impugnata sia viziata da un errore di diritto in quanto il Tribunale non ha qualificato l’atto menzionato al punto 1 della presente sentenza come «decisione». La Athinaïki Techniki afferma che una posizione definitiva e motivata sulla qualifica di un asserito aiuto di Stato, come quella in oggetto, costituisce una «decisione» ai sensi dell’art. 230 CE.
Con riguardo, da una parte, al carattere definitivo della posizione contenuta nella lettera controversa, la Athinaïki Techniki afferma che tale carattere non è rimesso in discussione dalla circostanza che essa avrebbe potuto apportare elementi nuovi dopo l’adozione di detto atto.
Con riguardo, d’altra parte, alla presenza di motivazione della lettera controversa, la Athinaïki Techniki ritiene che la Commissione abbia implicitamente preso una decisione motivata sulla qualifica degli asseriti aiuti di Stato. Infatti, tale motivazione discenderebbe dal contesto in cui è stata adottata la lettera controversa. Il Tribunale, pertanto, sarebbe incorso in un errore di diritto riferendosi al tenore letterale di tale lettera invece di collocarla nel suo contesto. La Athinaïki Techniki afferma che la Commissione abbia deliberatamente redatto la lettera controversa in modo laconico al fine di evitare di mettere in luce un’eventuale violazione della normativa degli appalti pubblici.
La Commissione ritiene che la qualificazione della lettera si fonda sull’art. 20, n. 2, del regolamento n. 659/1999, che consente di evitare di mettere in moto il meccanismo decisionale in assenza di qualsivoglia elemento serio e circostanziato. Secondo la Commissione, dall’art. 25 di tale regolamento risulta che le decisioni che essa adotta in materia di aiuti di Stato hanno come destinatari gli Stati membri. Essa deduce che la distinzione tra gli atti decisori e le lettere di informazioni emerge da costante giurisprudenza del Tribunale. Una lettera di informazioni, come quella controversa, non produrrebbe effetti giuridici obbligatori e non potrebbe, pertanto, essere oggetto di un ricorso di annullamento.
La Commissione, peraltro, ritiene che, in assenza di motivazione, occorre ritenere la lettera controversa come una decisione inesistente, che non produce alcun effetto giuridico in quanto tale e, pertanto, non può ledere la Athinaïki Techniki. La Commissione sostiene, del pari, che l’argomento di tale società, secondo cui la lettera controversa sarebbe motivata, è inconferente, atteso che tale argomento non mette in discussione la distinzione tra atti decisori e lettere di informazioni. A suo avviso, la Athinaïki Techniki intende eludere l’impossibilità di impugnare il rifiuto della Commissione di avviare un procedimento per inadempimento nei confronti di uno Stato membro mediante il ricorso di annullamento avverso una semplice lettera di informazione.
Secondo la Athens Resort Casino AE Symmetochon, la lettera controversa non costituisce una decisione ai sensi dell’art. 25 del regolamento n. 659/1999 e non produce effetti giuridici. Dagli artt. 20 e 25 di detto regolamento risulterebbe che le lettere che hanno un carattere informale vengono inviate alle parti interessate e non costituiscono atti impugnabili ai sensi dell’art. 230 CE. La lettera controversa, pertanto, non sarebbe impugnabile ai sensi di tale articolo.
Secondo giurisprudenza costante, il ricorso d’annullamento ai sensi dell’art. 230 CE deve potersi esperire nei confronti di qualsiasi provvedimento adottato dalle istituzioni che, indipendentemente dalla sua natura e dalla sua forma, miri a produrre effetti giuridici vincolanti idonei ad incidere sugli interessi del ricorrente, modificando in misura rilevante la sua situazione giuridica (v., in particolare, sentenze 11 novembre 1981, causa 60/81, IBM/Commissione, Racc. pag. 2639, punto 9; 6 aprile 2000, causa C-443/97, Spagna/Commissione, Racc. pag. I-2415, punto 27, nonché 12 settembre 2006, causa C-131/03 P, Reynolds Tobacco e a./Commissione, Racc. pag. I-7795, punto 54).
Osservazioni preliminari sull’oggetto del ricorso di annullamento proposto dinanzi al Tribunale
In limine, occorre osservare che il ricorso di annullamento della Athinaïki Techniki non riguardava la lettera controversa in quanto tale. Infatti, dal ricorso in primo grado risulta che la Athinaïki Techniki ha chiesto «l’annullamento della decisione della direzione generale Concorrenza di archiviare la denuncia della ricorrente relativa ad un aiuto di Stato concesso dalla Repubblica ellenica al consorzio Hyatt Regency nel contesto dell’appalto pubblico ‘casinò Mont Parnès»’ (in prosieguo: l’«atto impugnato»). Tale atto impugnato è stato reso noto alla Athinaïki Techniki con la lettera controversa. Detta lettera, pertanto, costituisce solo l’atto con cui la Athinaïki Techniki è venuta a conoscenza dell’atto impugnato, a far data dal quale è iniziato a decorrere il termine per proporre ricorso nei suoi confronti, conformemente all’art. 230, quinto comma, CE.
Occorre poi sottolineare che la Athinaïki Techniki ha chiesto l’annullamento dell’atto impugnato argomentando che tale atto era stato adottato sul fondamento dell’art. 88, n. 3, CE, senza che la Commissione avviasse previamente il procedimento formale di esame previsto dall’art. 88, n. 2, CE, che le avrebbe consentito di presentare le proprie osservazioni.
Ciò premesso, occorre precisare, anzitutto, la natura degli atti adottati prima di tale procedimento formale di esame e, quindi, esaminare se il Tribunale poteva concludere che l’atto impugnato non è finalizzato a produrre effetti giuridici obbligatori tali da incidere sugli interessi della Athinaïki Techniki, modificando in modo circostanziato la sua situazione giuridica.
Sulla natura degli atti adottati in esito alla fase preliminare di esame degli aiuti di Stato
Nel contesto del procedimento di controllo degli aiuti di Stato, si deve distinguere, da un lato, la fase preliminare di esame degli aiuti istituita dall’art. 88, n. 3, CE e disciplinata dagli artt. 4 e 5 del regolamento n. 659/1999, che ha soltanto lo scopo di consentire alla Commissione di formarsi una prima opinione sulla compatibilità parziale o totale dell’aiuto di cui trattasi e, dall’altro, la fase di esame propriamente detta, prevista dall’art. 88, n. 2, CE e disciplinata dagli artt. 6 e 7 di detto regolamento, la quale è diretta a consentire alla Commissione di essere completamente ragguagliata su tutti i dati della questione (v., in tal senso, sentenze 19 maggio 1993, causa C-198/91, Cook/Commissione, Racc. pag. I-2487, punto 22; 15 giugno 1993, causa C-225/91, Matra/Commissione, Racc. pag. I-3203, punto 16, e 15 aprile 2008, causa C-390/06, Nuova Agricast, Racc. pag. I-2577, punto 57).
Il procedimento previsto dall’art. 88, n. 2, CE, si dimostra indispensabile non appena la Commissione si trovi in gravi difficoltà nel valutare se un aiuto sia compatibile con il mercato comune. La Commissione, quindi, può limitarsi alla fase preliminare di cui all’art. 88, n. 3, per decidere a favore di un aiuto solo nel caso in cui sia in grado di acquisire la convinzione, in esito ad un primo esame, che tale aiuto è compatibile con il mercato comune. Per contro, qualora questo primo esame abbia convinto la Commissione del contrario, oppure non le abbia consentito di superare tutte le difficoltà inerenti alla valutazione della compatibilità di detto aiuto col mercato comune, essa è tenuta a chiedere tutti i pareri necessari e ad avviare, a tale scopo, il procedimento di cui all’art. 88, n. 2, CE (v., in particolare, sentenze citate supra Cook/Commissione, punto 29; Matra/Commissione, punto 33, nonché sentenza 2 aprile 1998, causa C-367/95 P, Commissione/Sytraval e Brink’s France, Racc. pag. I-1719, punto 39).
Solo nel contesto di quest’ultimo procedimento, il quale è diretto a consentire alla Commissione di essere completamente ragguagliata su tutti i dati della questione, il Trattato prevede l’obbligo, per la Commissione, di intimare agli interessati di presentare le proprie osservazioni (sentenze citate supra Cook/Commissione, punto 22; Matra/Commissione, punto 16, nonché sentenza 13 dicembre 2005, causa C-78/03 P, Commissione/Aktionsgemeinschaft Recht und Eigentum, Racc. pag. I-10737, punto 34).
Qualora, senza promuovere il procedimento formale di esame ex art. 88, n. 2, CE, la Commissione rilevi, con decisione adottata sulla base del n. 3 dello stesso articolo e dell’art. 4 del regolamento n. 659/1999, la compatibilità di una misura statale con il mercato comune, i beneficiari di tali garanzie procedurali possono ottenerne il rispetto solamente ove abbiano la possibilità di contestare detta decisione dinanzi al giudice comunitario. Per tali motivi, detto giudice dichiara ricevibile un ricorso diretto all’annullamento di una simile decisione, proposto da un interessato ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE, qualora l’autore di tale ricorso intenda, con l’introduzione di esso, far rispettare i diritti procedurali che gli derivano da quest’ultima disposizione (v., in tal senso, sentenze citate supra Cook/Commissione, punti 23-26; Matra/Commissione, punti 17-20; Commissione/Sytraval e Brink’s France, punto 40, nonché Commissione/Aktionsgemeinschaft Recht und Eigentum, punto 35).
Inoltre, gli artt. 10, n. 1, e 20, n. 2, prima frase, del regolamento n. 659/1999 attribuiscono a un interessato di tal sorta il diritto di avviare la fase preliminare di esame prevista dall’art. 88, n. 3, CE, indirizzando alla Commissione informazioni relative ad un aiuto asseritamente illecito, ove l’Istituzione è tenuta ad esaminare, senza indugio, l’eventuale sussistenza di un aiuto e la sua compatibilità con il mercato comune.
Gli interessati, qualora non possano far valere il diritto di difesa nell’ambito di tale procedimento, dispongono per contro del diritto di parteciparvi in misura adeguata, tenendo conto delle circostanze del caso di specie (v., in tal senso, sentenza 8 maggio 2008, causa C-49/05 P, Ferriere Nord/Commissione, punto 69).
Siffatta partecipazione a tale procedimento deve implicare che, qualora la Commissione li informi, conformemente all’art. 20, n. 2, seconda frase, del regolamento n. 659/1999, che non sussistano motivi sufficienti per pronunciarsi sul caso, essa deve parimenti, come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 101 delle sue conclusioni, consentire loro di presentarle, entro un termine ragionevole, osservazioni supplementari.
A seguito della consegna di tali osservazioni o del decorso del termine ragionevole, l’art. 13, n. 1, del regolamento n. 659/1999 impone alla Commissione di concludere la fase preliminare di esame con l’adozione di una decisione ai sensi dell’art. 4, nn. 2, 3 o 4, di tale regolamento, vale a dire una decisione in cui si dichiara l’inesistenza dell’aiuto, di non sollevare obiezioni o di avviare il procedimento formale di esame. In tal modo, detta istituzione non è autorizzata a perpetuare uno stato di inattività durante la fase preliminare di esame. Al momento opportuno, spetta ad essa avviare la fase di esame successiva, ovvero archiviare la questione adottando una decisione in tal senso (v., nel contesto del procedimento in materia di concorrenza, sentenza 18 marzo 1997, causa C-282/95 P, Guérin automobiles/Commissione, Racc. pag. I-1503, punto 36). A termini dell’art. 20, n. 2, terza frase, del regolamento n. 659/1999, la Commissione, se adotta una decisione siffatta in esito ad informazioni fornite da una parte interessata, le invia copia di tale decisione.
In tale contesto, occorre rilevare che la Commissione può adottare una delle suddette decisioni, previste dall’art. 4 del regolamento n. 659/1999, senza peraltro indicarla come decisione ai sensi di tale disposizione.
Infatti, dalla costante giurisprudenza relativa alla ricevibilità dei ricorsi di annullamento si evince che occorre riferirsi alla sostanza stessa degli atti impugnati nonché all’intenzione dei loro autori per qualificare gli atti medesimi. A tal riguardo, costituiscono atti impugnabili, in linea di principio, i provvedimenti che stabiliscono in modo definitivo la posizione della Commissione al termine di una procedura amministrativa e che sono intesi alla produzione di effetti giuridici obbligatori tali da incidere sugli interessi del ricorrente, con esclusione dei provvedimenti provvisori destinati a preparare la decisione finale, privi di tali effetti (v., in tal senso, sentenze IBM/Commissione, citata supra, punti 9 e 10, nonché 22 giugno 2000, causa C-147/96, Paesi Bassi/Commissione, Racc. pag. I-4723, punti 26 e 27).
Per contro, la forma in cui si adotta un atto o una decisione è, in linea di massima, irrilevante ai fini della ricevibilità di un ricorso di annullamento (v., in tal senso, sentenze IBM/Commissione, citata supra, punto 9, e 7 luglio 2005, causa C-208/03 P, Le Pen/Parlamento, Racc. pag. I-6051, punto 46).
Pertanto, in linea di principio, è irrilevante in ordine alla qualifica dell’atto di cui è causa, che esso soddisfi talune esigenze formali, vale a dire, se sia correttamente rubricato dal suo autore, se sia sufficientemente motivato o se menzioni le disposizioni che costituiscono il suo fondamento giuridico (v., con riguardo all’esigenza di motivazione, sentenza 16 giugno 1994, causa C-39/93 P, SFEI e a./Commissione, Racc. pag. I-2681, punto 31). Così, è irrilevante che tale atto non sia indicato quale «decisione» o che esso non si riferisca all’art. 4, nn. 2, 3 o 4, del regolamento n. 659/1999. Del pari, non rileva che esso non sia stato notificato dalla Commissione allo Stato membro interessato, in violazione dell’art. 25 di detto regolamento, atteso che tale vizio non può modificare la natura vincolante di detto atto (v., a tal riguardo, sentenza 20 marzo 1997, causa C-57/95, Francia/Commissione, Racc. pag. I-1627, punto 22).
Diversamente ragionando, la Commissione potrebbe sottrarsi al controllo del giudice comunitario semplicemente violando tali requisiti di forma. Orbene, dalla giurisprudenza risulta che, essendo la Comunità europea una comunità di diritto, le cui istituzioni sono soggette al controllo della conformità dei loro atti al Trattato, le modalità procedurali applicabili ai ricorsi di cui è adito il giudice comunitario devono essere interpretate, per quanto possibile, in modo tale che dette modalità possano ricevere un’applicazione che contribuisca al perseguimento dell’obiettivo di garantire una tutela giurisdizionale effettiva dei diritti spettanti ai singoli in forza del diritto comunitario (v., in tal senso, sentenze 25 luglio 2002, causa C-50/00 P, Unión de Pequeños Agricultores/Consiglio, Racc. pag. I-6677, punto 44; 18 gennaio 2007, causa C-229/05 P, PKK e KNK/Consiglio, Racc. pag. I-439, punto 109, nonché 13 marzo 2007, causa C-432/05, Unibet, Racc. pag. I-2271, punti 37 e 44).
Ne consegue che, per determinare se un atto in materia di aiuti di Stato costituisce una «decisione» ai sensi dell’art. 4 del regolamento n. 659/1999, occorre verificare se, in considerazione della sostanza di tale atto e dell’intento della Commissione, tale istituzione ha definitivamente fissato, con l’atto in esame, in esito alla fase preliminare di esame, la sua posizione in ordine alla misura denunciata e, pertanto, se ha concluso che essa costituiva o meno un aiuto, che non suscitava dubbi in ordine alla sua compatibilità con il mercato comune ovvero che ne suscitava.
Sull’atto impugnato
Come si è già rilevato al precedente punto 30, la Athinaïki Techniki non ha impugnato, con il ricorso, la lettera controversa, atteso che essa costituiva una semplice lettera di informazioni, in cui le si comunicava l’adozione dell’atto impugnato. Essa ha espressamente contestato quest’ultimo atto.
Con tale lettera, la Commissione ha anzitutto indicato alla Athinaïki Techniki che, con una precedente lettera del 16 settembre 2003, la Commissione l’aveva informata che, «sulla base delle informazioni di cui disponeva, non sussistevano motivi sufficienti per continuare l’esame del caso».
La lettera controversa ha quindi precisato che, «in mancanza di informazioni supplementari che giustifichino il proseguimento dell’indagine, la Commissione [aveva] disposto l’archiviazione amministrativa del caso in data 2 giugno 2004».
Ammettendo che detta lettera del 16 settembre 2003 sia stata redatta nei termini indicati dalla lettera controversa, essa costituirebbe l’atto preliminare ai sensi dell’art. 20, n. 2, seconda frase, del regolamento n. 659/1999, con il quale la Commissione ha adempiuto il proprio obbligo, che discende da tale disposizione, di informare la parte interessata che non intende pronunciarsi sul caso. Di conseguenza, la Athinaïki Techniki aveva la possibilità di fornire alla Commissione informazioni supplementari.
Inoltre, i termini della lettera controversa «in mancanza di informazioni supplementari che giustifichino il proseguimento dell’indagine, la Commissione ha disposto l’archiviazione amministrativa del caso in data 2 giugno 2004» indicano che la Commissione ha effettivamente adottato, in tale data, un atto di archiviazione amministrativa del caso, vale a dire l’atto impugnato.
Dalla sostanza di tale atto e dall’intento della Commissione discende che l’Istituzione ha deciso in tal modo di concludere il procedimento preliminare d’esame avviato dalla Athinaïki Techniki. Con tale atto, la Commissione ha rilevato che l’indagine avviata non aveva consentito di concludere nel senso dell’esistenza di un aiuto ai sensi dell’art. 87 CE, e si è implicitamente rifiutata di aprire il procedimento formale di esame previsto dall’art. 88, n. 2, CE (v., in tal senso, sentenza Commissione/Sytraval e Brink’s France, citata supra, punto 47).
Risulta inoltre dalla giurisprudenza citata al precedente punto 36 che, in una situazione di tal genere, i beneficiari delle garanzie procedurali previste da tale disposizione possono ottenerne il rispetto solamente ove abbiano la possibilità di contestare detta decisione dinanzi al giudice comunitario conformemente all’art. 230, quarto comma, CE. Tale principio si applica sia nel caso in cui la decisione sia adottata perché la Commissione ritiene l’aiuto compatibile con il mercato comune, sia qualora l’Istituzione ritenga che debba escludersi l’esistenza stessa di un aiuto.
L’atto impugnato non può essere qualificato come preliminare o preparatorio, in quanto ad esso non farà seguito, nel contesto del procedimento amministrativo avviato, nessun altro atto suscettibile di dar luogo a un ricorso di annullamento (v., in tal senso, in particolare, sentenza SFEI e a./Commissione, citata sopra, punto 28).
Contrariamente a quanto statuito dal Tribunale, non rileva, al riguardo, che la parte interessata possa ancora fornire alla Commissione informazioni supplementari che possano obbligare quest’ultima a rivedere la propria posizione sulla misura di cui è causa.
Infatti, la legittimità di una decisione adottata in esito alla fase preliminare di esame è valutata solo in funzione degli elementi di informazione di cui la Commissione poteva disporre nel momento in cui l’ha adottata (v. sentenza Nuova Agricast, citata supra, punti da 54 a 60), vale a dire, nel caso di specie, nel momento dell’adozione dell’atto impugnato.
Se una parte interessata fornisce informazioni supplementari dopo l’archiviazione del caso, la Commissione può essere tenuta ad avviare, eventualmente, un nuovo procedimento amministrativo. Per contro, tali informazioni non incidono sulla circostanza che il primo procedimento preliminare di esame sia ormai concluso.
Ne consegue che, contrariamente a quanto statuito dal Tribunale al punto 29 della sentenza impugnata, la Commissione ha assunto una posizione definitiva sulla domanda della Athinaïki Techniki volta a far dichiarare la violazione degli artt. 87 CE e 88 CE.
Infine, non rileva sulla qualifica dell’atto impugnato, come si è osservato al precedente punto 44, che la Commissione non lo abbia notificato allo Stato membro interessato, che non lo abbia indicato quale «decisione» e che non si sia riferita all’art. 4 del regolamento n. 659/1999.
A tal riguardo, dallo svolgimento del procedimento amministrativo, come ricordato, in particolare, al punto 6 dell’ordinanza impugnata, risulta che la Commissione ha adottato la propria posizione sulla base del rilievo che la misura di cui è causa non costituiva un aiuto di Stato. L’atto impugnato, pertanto, deve essere qualificato come decisione ai sensi dell’art. 4, n. 2, del regolamento n. 659/1999, letto nel combinato disposto con gli artt. 13, n. 1, e 20, n. 2, terza frase, del regolamento medesimo.
Tale atto, avendo impedito alla Athinaïki Techniki di presentare le sue osservazioni nell’ambito del procedimento formale di esame previsto dall’art. 88, n. 2, CE, ha prodotto effetti giuridici obbligatori tali da incidere sugli interessi di detta società.
L’atto impugnato costituisce, pertanto, un atto impugnabile ai sensi dell’art. 230 CE.
Sull’annullamento dell’ordinanza impugnata
Da tutte le suesposte considerazioni risulta che il Tribunale è incorso in un errore di diritto nello statuire che la Athinaïki Techniki ha proposto un ricorso di annullamento contro un atto che non produce effetti giuridici e che, pertanto, non è suscettibile di ricorso ai sensi dell’art. 230 CE.
Di conseguenza, occorre annullare l’ordinanza impugnata.
Sul ricorso in primo grado
Ai sensi dell’art. 61, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia, quest’ultima, in caso di annullamento della decisione del Tribunale, può statuire definitivamente sulla controversia, qualora lo stato degli atti lo consenta.
Nella presente fase del procedimento, la Corte non è in grado di decidere sul merito del ricorso proposto dinanzi al Tribunale. Tale aspetto della controversia implica, infatti, l’esame di questioni di fatto, sulla base di elementi che non sono stati valutati dal Tribunale né discussi dinanzi alla Corte, il che implica che, quanto a tale punto, non si può statuire sulla controversia. Per contro, la Corte dispone degli elementi necessari per statuire definitivamente sull’eccezione d’irricevibilità sollevata dalla Commissione nel giudizio di primo grado (v. sentenza 15 maggio 2003, causa C-193/01 P, Pitsiorlas/Consiglio e BCE, Racc. pag. I-4837, punto 32).
Oltre all’eccezione d’irricevibilità sollevata dalla Commissione e fondata sul fatto che l’atto impugnato non è suscettibile di ricorso di annullamento, che deve essere respinta per i motivi enunciati ai precedenti punti da 33 a 61, la Commissione fa valere che la Athinaïki Techniki ha proposto il ricorso oltre il termine prescritto.
Occorre ricordare, in limine, che a termini dell’art. 230, quinto comma, CE, i ricorsi previsti da detto articolo devono essere proposti nel termine di due mesi a decorrere, secondo i casi, dalla pubblicazione dell’atto, dalla sua notificazione al ricorrente ovvero, in mancanza, dal giorno in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza. Conformemente all’art. 102, n. 2, del regolamento di procedura del Tribunale, tale termine deve essere aumentato, eventualmente, di un termine forfettario in ragione della distanza di dieci giorni.
È pacifico che l’atto impugnato non è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea né notificato alla Athinaïki Techniki in quanto destinatario, sicché il decorso del termine di sei mesi e dieci giorni nei confronti di tale società è potuto iniziare solo il giorno in cui essa ha avuto piena conoscenza di detto atto, vale a dire alla ricezione della lettera controversa.
Inoltre, risulta dalla giurisprudenza che spetta alla parte che si avvale della tardività di un ricorso dimostrare da quale giorno ha iniziato a decorrere il termine per proporre tale ricorso (v., in tal senso, sentenze 5 giugno 1980, causa 108/79, Belfiore/Commissione, Racc. pag. 1769, punto 7, e 23 ottobre 2007, causa C-403/05, Parlamento/Commissione, Racc. pag. I-9045, punto 35).
Nel caso di specie, la Athinaïki Techniki ha fatto pervenire presso la cancelleria del Tribunale una copia del ricorso mediante telefax l’11 febbraio 2005 e l’originale il 18 febbraio 2005. Poiché l’ultima pagina di tale copia non era del tutto identica all’originale, la copia stessa non è stata ritenuta conforme all’originale dalla cancelleria del Tribunale.
Non occorre interrogarsi sul punto se la Athinaïki Techniki abbia validamente depositato il suo ricorso l’11 febbraio 2005. Infatti, anche se si prende in considerazione la data in cui è pervenuto presso il Tribunale l’originale del ricorso, il ricorso di Athinaïki Techniki contro l’atto impugnato è comunque ricevibile, a condizione che essa abbia ricevuto la lettera controversa l’8 dicembre 2004 o successivamente.
Su tale punto, la Commissione afferma che la lettera controversa è stata trasmessa alla Athinaïki Techniki entro il 6 dicembre 2004 e che il termine prescritto non è stato pertanto rispettato. A tal riguardo, essa fa valere di aver inviato tale lettera il giorno della sua redazione, o il giorno successivo e che la posta deve averla consegnata alla Athinaïki Techniki entro tre giorni dopo la spedizione.
Tuttavia, occorre rilevare che la Commissione ha spedito la lettera controversa senza darsi carico di effettuare la spedizione per lettera raccomandata né di accompagnarla con una domanda di avviso di ricevimento.
Di conseguenza, essa non fornisce alla Corte alcun elemento suscettibile di provare il giorno in cui ha effettivamente spedito la lettera controversa.
Del pari, la Commissione non ha supportato in alcun modo il suo argomento secondo cui la posta avrebbe consegnato la lettera in oggetto alla Athinaïki Techniki entro tre giorni dalla spedizione.
La Commissione, così, non fornisce alcuna prova che la Athinaïki Techniki abbia ricevuto la lettera controversa entro il 6 dicembre 2004. Essa si limita a dedurre argomenti che costituiscono mere presunzioni e che non possono aver valore di prova (v. sentenza 11 maggio 1989, cause riunite 193/87 e 194/87, Maurissen e Union syndicale/Corte dei conti, Racc. pag. 1045, punto 47).
Tutto ciò premesso, l’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione deve essere respinta.
Poiché la causa viene rimessa dinanzi al Tribunale, occorre riservare le spese inerenti al presente procedimento d’impugnazione.
Per questi motivi la Corte (Quarta Sezione) dichiara e statuisce:
L’ordinanza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 26 settembre 2006, Athinaïki Techniki/Commission (T-94/05), è annullata.
L’eccezione di irricevibilità sollevata dalla Commissione delle Comunità europee dinanzi al Tribunale di primo grado delle Comunità europee è respinta.
La causa è rimessa dinanzi al Tribunale di primo grado delle Comunità europee affinché esso statuisca sulla domanda della Athinaïki Techniki AE di annullare la decisione della Commissione delle Comunità europee 2 giugno 2004, di archiviare la sua denuncia relativa ad un asserito aiuto di Stato concesso dalla Repubblica ellenica al consorzio Hyatt Regency nel contesto di un appalto pubblico relativo alla cessione de 49% del capitale del casino Mont Parnès.