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Timestamp: 2017-07-22 22:42:38+00:00
Document Index: 16480632

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 10', 'art. 42', 'sentenza ']

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Il periodo di malattia, la possibilità di avere congedi retribuiti e non, le modalità di accesso alle agevolazioni differisce a seconda dei diversi contratti di lavoro; è necessario quindi verificare tali opportunità, il prima possibile, presso il proprio datore di lavoro o presso le organizzazioni sindacali. Ulteriori agevolazioni sono previste in presenza di riconoscimento di handicap grave (legge 104/1992). Nello specifico, la legge 104/1992 sancisce il diritto della dipendente malata di godere di permessi lavorativi per seguire le cure necessarie, concedendo la stessa facoltà anche a un familiare che la assiste. I benefici destinati alle donne affette da carcinoma mammario sono:
quelli previsti in caso di invalidità. Il riconoscimento dello stato di invalidità può essere richiesto da tutte le donne operate ed è necessario per ottenere agevolazioni sociali e lavorative
quelli previsti in caso di «handicap in situazione di gravità». L’articolo 33 della legge104/1992 stabilisce che la lavoratrice possa usufruire, all’interno dell’orario di lavoro, di due ore al giorno che normalmente si aggiungono ai ROL (riduzione orario di lavoro) previsti dal CCNL o, a scelta, di tre giorni al mese. Tali permessi, oltre ad essere retribuiti, sono “coperti figurativamente” ai fini pensionistici. La norma prevede inoltre per la donna il diritto di scegliere, laddove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, nonché il divieto per il datore di lavoro di trasferirla in altra sede senza il suo consenso;
nel caso in cui alla donna sia riconosciuta un’invalidità superiore al 50%, la lavoratrice avrà anche diritto a trenta giorni all’anno, anche non continuativi, di congedo retribuito per cure mediche connesse allo stato di invalidità previsto ai sensi della art. 26, legge118/1971;
per famigliari o affini entro il 3° grado vengono riconosciuti 3 giorni mensili retribuiti a condizione che la persona da assistere non sia ricoverata a tempo pieno.
nel caso di lavoro part-time i permessi sono ridotti in proporzione al lavoro prestato. È importante sapere che i permessi non utilizzati nel mese di competenza non possono essere fruiti nei mesi successivi.
Inoltre,la Legge53/2000 riconosce al lavoratore il diritto ad un permesso retribuito di 3 giorni lavorativi all’anno per decesso o documentata grave infermità del coniuge, di un parente entro il secondo grado o del convivente a condizione che la stabile convivenza con il lavoratore sia adeguatamente documentata. Per ottenere i diversi tipi di permesso è sufficiente farne richiesta al datore di lavoro e/o all’ente di previdenza cui si versano i contributi.
“Il periodo di tempo durante il quale il lavoratore ha diritto alla conservazione del posto di lavoro nei periodi di sospensione dal rapporto di lavoro (in caso di malattia o infortunio)”
In questo lasso di tempo, la lavoratrice affetta da tumore potrà godere dei trattamenti retributivi, secondo quanto disposto dalla legge e dai contratti collettivi, nonché dei diritti garantiti al lavoratore in malattia. Al termine del periodo di comporto, potrà però (nel rispetto delle norme vigenti) essere licenziata. In caso di malattia il datore di lavoro ha diritto di recedere dal contratto a norma dell’articolo 2118 del Codice Civile solo una volta che sia decorso il periodo stabilito dalla legge, dalle norme corporative, dagli usi o secondo equità, così demandando alla contrattazione collettiva l’individuazione del cosiddetto periodo di comporto.
La contrattazione collettiva nazionale (CCNL) stabilisce il limite della conservazione del posto di lavoro in caso di malattia e spesso amplia la tutela del lavoratore/lavoratrice ammalato in relazione a specifiche forme patologiche differenti nei diversi contratti.
In tutti i contratti del settore pubblico, e in molti del settore privato, è previsto un prolungamento del periodo di comporto in caso di patologie di natura oncologica o di particolare gravità. Tutti i contratti pubblici e molti contratti privati prevedono un periodo di aspettativa più o meno retribuita, o periodi di permesso, che il lavoratore può chiedere superato il periodo di comporto per evitare il licenziamento. La legge 53/2000 ha ampliato la possibilità di usufruire di vari “congedi”per situazioni famigliari e personali aumentando il diritto di cura e conservando il rapporto di lavoro.
Nello specifico sarebbe utile rivolgersi alle strutture sindacali per approfondire e verificare l’utilizzo degli strumenti contrattuali e legali.
Il CCNL 2003 – per la disciplina dei rapporti fra le imprese di assicurazione e il personale amministrativo e quello addetto all’organizzazione produttiva e alla produzione – prevede ad esempio che il periodo di comporto nei «casi di patologie di natura oncologica di rilevante gravità, ictus o sclerosi multipla gravemente invalidanti, trapianti di organi vitali ed aids conclamato» sia aumentato di tre mesi (per i lavoratori con un’anzianità di servizio minore di dieci anni, di sei mesi per quelli con un’anzianità di servizio maggiore). Il CCNL 2003 per le attività ferroviarie il periodo di comporto per le predette patologie è quasi triplicato (12 mesi ordinario, art. 26, par. 6 – 30 mesi per i malati oncologici, art. 26, par. 8). Il CCNL prevede una regolamentazione ad hoc per le ipotesi in cui la patologia grave necessiti della attivazione di terapie salvavita che necessitino di una discontinuità nella prestazione lavorativa ma che, allo stesso tempo, non facciano venire meno la capacità lavorativa: in tali casi infatti il lavoratore avrà la facoltà di usufruire del periodo di aspettativa prolungato anche in modo frazionato, non continuativo.
L’INPS con circolare 136/2003, individua alcune situazioni che possono ricorrere nella malattia oncologica e fornisce alcune precisazioni riguardo ai cicli di cura ricorrenti, al day hospital e alle dimissioni protette:
Cicli di cura ricorrenti. Nell’ipotesi in cui il lavoratore/lavoratrice debba sottoporsi periodicamente a terapie ambulatoriali di natura specialistica che determinano incapacità al lavoro, ai vari periodi della terapia si applicano i criteri della “ricaduta della malattia” se sul certificato viene barrata l’apposita casella e il trattamento viene eseguito entro 30 giorni dalla precedente assenza. A tal fine è sufficiente un’unica certificazione medica in cui venga attestata la necessità dei trattamenti che determinano incapacità lavorativa e che siano qualificati l’uno ricaduta dell’altro. Il lavoratore deve anche fornire l’indicazione dei giorni previsti per la terapia a cui deve seguire la dichiarazione delle strutture sanitarie dove viene effettuata la terapia e il calendario delle prestazioni effettivamente eseguite.
Dimissioni protette. Il nuovo modello organizzativo sanitario delle dimissioni protette prevede che il soggetto si rapporti alla struttura ospedaliera solo nei giorni in cui è stato programmato il ricovero per un’eventuale indagine clinica;
I periodi intermedi tra i vari appuntamenti non sono equiparabili al ricovero perché non comprovanti la permanenza dell’incapacità al lavoro. Per indennizzare i periodi intermedi occorre che nella relativa certificazione del medico curante o dell’ospedale risulti che il lavoratore sia temporaneamente incapace al lavoro a causa della patologia di cui è affetto.
Day hospital. I giorni della prestazione in regime di day hospital sono equiparati alle giornate di ricovero, per cui vengono applicati gli stessi requisiti certificativi e gli stessi criteri per l’indennizzabilità, compresa la riduzione dell’indennità ai 2/3 della misura intera. Per i giorni successivi al ricovero sarà necessario un nuovo certificato medico di continuazione dell’incapacità al lavoro, che può essere redatto dal medico di famiglia o dal medico ospedaliero.
I giorni di ricovero ospedaliero o di trattamento in day hospital e i giorni di assenza per sottoporsi alle cure siano esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia normalmente previsti e siano retribuiti interamente. Questo prolunga indirettamente il periodo di comporto, evitando in taluni casi il licenziamento e garantisce al lavoratore il mantenimento dello stipendio che, altrimenti, dopo un certo periodo di assenza per malattia, sarebbe ridotto o azzerato.
Congedo retribuito di 30 giorni all’anno per cure – Se vi è stata riconosciuta un’invalidità superiore al 50%, avete diritto a 30 giorni all’anno (anche non continuativi) di congedo (retribuito dal datore di lavoro) per cure mediche connesse con il vostro stato di invalidità (art. 26 Legge 118/1971 e art. 10 D. lgs.509/1988 ). I giorni di congedo straordinario per cure si sommano ai giorni di malattia previsti dal CCNL applicato alla vostra categoria e non vanno computati ai fini del periodo di comporto.
Congedo straordinario biennale retribuito– L’art. 42 del D.lgs. 151/2001 riconosce al lavoratore-genitore, anche adottivo, di un portatore di “handicap in situazione di gravità” il diritto ad un periodo di congedo straordinario retribuito, continuativo o frazionato, per un massimo di 2 anni. In caso di decesso o di impossibilità di entrambi i genitori, analogo diritto è riconosciuto al fratello o alla sorella conviventi con il malato riconosciuto portatore di handicap grave. Una recentissima sentenza della Consulta ha stabilito che il diritto al congedo straordinario spetta anche al coniuge convivente prioritariamente rispetto agli altri familiari. Il periodo può essere frazionato e l’indennità spettante è pari all’ultima retribuzione percepita. Il periodo è interamente coperto da contribuzione figurativa.
Congedo biennale non retribuito -La Legge 53/2000 riconosce al lavoratore dipendente (pubblico o privato) il diritto ad un periodo di congedo non retribuito, continuativo o frazionato, fino a un massimo di 2 anni per gravi e documentati motivi familiari, garantendo il diritto alla conservazione del posto di lavoro, ma vietando lo svolgimento di qualunque attività lavorativa.
Per ottenere i diversi tipi di congedo devi essere lavoratore dipendente, devi aver titolo a fruire del permesso mensile di 3 giorni (legge104/1992). La domanda va fatta all’ INPS per i dipendenti privati o presso l’amministrazione competente per i dipendenti pubblici.