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Timestamp: 2020-08-10 09:27:55+00:00
Document Index: 144264659

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 112', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 92', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 27431 del 28/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27431 del 28/10/2019
Cassazione civile sez. VI, 28/10/2019, (ud. 05/06/2019, dep. 28/10/2019), n.27431
sul ricorso 8964-2018 proposto da:
ELIMAR SRL, in persona dell’Amministratore Unico, elettivamente
CLAUDIO FABRIZI, che la rappresenta e difende;
SCOGLIERA EDIZIONI MUSICALI SRL, in persona del legale rappresentante
pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SABOTINO, 12,
presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO VERGERIO DI CESANA, che la
avverso la sentenza n. 16866/2017 del TRIBUNALE di ROMA, depositata
l’11/09/2017;
partecipata del 05/06/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO
è stata impugnata da Elimar S.r.l. la sentenza n. 16866/2017 del Tribunale di Roma con ricorso fondato su tre motivi e resistito con controricorso della parte intimata Scogliera Edizioni musicali S.r.l..
Deve, per una migliore comprensione della fattispecie in giudizio, riepilogarsi, in breve e tenuto conto del tipo di decisione da adottare, quanto segue.
La gravata decisione, in sede di giudizio di appello, del Tribunale di Roma rigettava il gravame interposto, in tema di compensazione delle spese di lite, dall’odierna società ricorrente avverso la sentenza del Giudice di Pace di Roma n. 6717/2014.
Quest’ultima, accogliendo l’opposizione formulata dell’odierna società ricorrente, revocava – relativamente al rapporto processuale con l’odierna società controricorrente-il D.I. emesso, per l’importo di Euro 2.722,50 – come da fattura per lavori di registrazione di brani musicali di G.G., poi chiamato in causa e rimasto contumace.
Il Tribunale, in sostanza, confermava -ma con diversa e più corposa motivazione- la già disposta compensazione delle spese operata in primo grado e resa a fronte della rinnovata istanza di attribuzione del difensore dell’odierna parte ricorrente.
1.- Il primo motivo del ricorso è così rubricato:
“violazione dell’art. 112 c.p.c. (per) mancata corrispondenza fra chiesto e pronunciato”.
1.1.- Nella sostanza col motivo si paventa il lamentato vizio perchè il Giudice dell’appello avrebbe deciso sulla compensazione delle spese “operando considerazioni non richieste in merito allo svolgimento del processo”.
Il motivo è assolutamente non ammissibile.
Il vizio dedotto attiene ad una violazione della pronuncia rispetto a quanto chiesto dalle parti, non rispetto a mere addotte “considerazioni”.
In ogni caso l’impugnata sentenza, in punto di regolamentazione di spese, ha deciso facendo buon governo delle norme e dei principi ermeneutici applicabili nella fattispecie, nè parte ricorrente offre e adduce argomenti idonei a ritenere che la gravata decisione abbia violato i suddetti canoni (Cass. n. 635/2015).
In particolare la decisione di secondo grado, procedendo a “doverosa integrazione della motivazione della sentenza di primo grado”, ha dato conto dell’affidamento indotto e della buona fede della società Scogliera, che inducevano alla compensazione (riconfermata) delle spese giudiziali.
2.- Con il secondo motivo si deduce l'”omessa e/o insufficiente motivazione dei mezzi di gravame”.
2.1.- Il motivo è del tutto inammissibile poichè il mero vizio motivazionale, alla stregua della norma di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 -peraltro neppure invocato dalla parte ricorrente- non è più previsto come tale (Cass. S.U. n. 8053/2015).
3.- Il terzo motivo del ricorso prospetta la “violazione e/o falsa applicazione dell’art. 92 c.p.c.”.
Parte ricorrente adduce “l’ingiusta o errata condanna alle spese del secondo grado”.
3.1.- Il motivo è del tutto infondato e va respinto.
Il Giudice di appello ha correttamente deciso -data la soccombenza- per la condanna alle spese dell’appellante giusto il rigetto della domanda di modifica della compensazione delle spese del giudizio di primo grado già correttamente adottata dal Giudice di prime cure e poi confermato con l’anzidetta integrazione motivazionale.
4.- Alla stregua di quanto innanzi esposto, affermato e ritenuto il ricorso deve essere, nel suo complesso, dichiarato inammissibile.
6.- Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.
La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorrente al pagamento in favore della controricorrente delle spese del giudizio, determinate in Euro 3.500,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, spese generali nella misura del 15% ed accessori come per legge.