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Timestamp: 2018-06-23 02:24:25+00:00
Document Index: 24381889

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Per i cacciatori non è reato sconfinare involontariamente in un'area protetta - Corriere di Rieti
Per i cacciatori non è reato sconfinare involontariamente in un'area protetta
10.10.2014 - 12:56
Importanti novità per i cacciatori dopo la sentenza numero 165 del 2014 del Tribunale di Rieti. Ovvero: la nuova e preziosa cartina tornasole per i cacciatori della provincia di Rieti, ma non solo. Infatti, con la sentenza registrata presso la cancelleria del Tribunale di Rieti col numero 165 è stato compiuto “un passo storico” per la giurisprudenza reatina, come pure per quella italiana, nell'ambito della materia venatoria, segnando un precedente che, di sicuro, inciderà sul destino dei cacciatori. Cacciatori a cui, proprio grazie a tale pronunciamento, “viene offerta la possibilità, addentrandosi involontariamente in aree regionali protette, di non essere destinatari delle previste sanzioni penali”. Ciò poiché, come ha raccontato in dettaglio l’avvocato Rosario Tripodi, uno dei protagonisti della sentenza, essendo difensore dell’imputato convocato dinanzi al giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Rieti per il reato “d’esercizio d’attività venatoria in un’area preclusa, in quanto parco naturale”, vi è stato un giudizio d’assoluzione.
Per la precisione, la dottoressa Francesca Ciranna, chiamata a decidere in merito a una denuncia pendente su di un cacciatore residente ad Orvinio, sorpreso all’interno del Parco regionale dei monti Lucretili in abbigliamento da caccia e con un fucile privo di fodero”, ha disposto la non colpevolezza dello stesso “non essendovi prova certa della sussistenza dell’elemento soggettivo del reato”.
Conclusione a cui il giudice, dopo aver ponderato le specifiche disposizioni normative esistenti in materia (art.21 legge sulla caccia, art.9 L.157/92 e art.3 L.41/89, istitutiva del parco dei Monti Lucretili), come pure le testimonianze raccolte, è giunto in quanto: “Anzitutto non è emersa la certezza assoluta che i confini del parco fossero totalmente perimetrali e tabellati; ed inoltre non può escludersi che l’imputato non si sia reso conto di aver sconfinato i confini dell’azienda faunistica, e sia entrato nel parco pensando fosse territorio libero”. Pertanto, a partire dalla sentenza 165, qualora, da parte di un cacciatore, vi sia uno “sconfinamento involontario e non consapevole” all'interno di un’area vietata, però non ben segnalata, tale fatto “non costituirà reato”; musica per le orecchie dei cacciatori.