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Timestamp: 2020-06-05 15:54:51+00:00
Document Index: 89916729

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 420', 'art. 629', 'art. 420', 'art. 420', 'art. 420', 'art. 157', 'art. 157', 'art. 420']

Notifica degli atti alla moglie dell’imputato: il punto della Cassazione
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La notifica di plurimi atti del procedimento, regolarmente eseguita presso il domicilio dell’imputato, a mani della moglie capace e convivente, è evento processuale idoneo a fondare il convincimento della esistenza del processo penale a suo carico
Sebbene l’imputato non avesse mai dichiarato o eletto domicilio, nè nominato difensore di fiducia, e neppure avesse mai ricevuto personalmente la notifica di alcun atto, il giudice di primo grado aveva proceduto alla celebrazione del processo penale a suo carico, dando atto della regolarità della notifica del decreto di citazione a giudizio.
Il Tribunale aveva considerato la notifica a mani della moglie, presso il domicilio familiare, come equivalente alla disposta notifica a mani proprie.
L’imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso il rigetto dell’istanza di rescissione del giudicato, in relazione alla sentenza pronunciata a suo carico.
Ma la Corte di Cassazione (Quinta Sezione, sentenza n. 40495/2019) ha confermato la decisione della corte d’appello ribadendo il principio secondo cui “la disciplina del procedimento in absentia, per come attualmente configurata alla luce delle indicazioni provenienti dalla giurisprudenza convenzionale (Corte Edu, Sejdovic c. Italia; Grande Camera 1 marzo 2006), esclude la ignoranza incolpevole, presupposto che legittima l’istanza di rescissione, ogni volta che emerga che l’imputato abbia avuto conoscenza della esistenza del procedimento, anche se in una fase iniziale”.
Infatti, l’art. 420bis c.p.p. – come introdotto dalla L. n. 67 del 214 individua in capo all’accusato “consapevole” dell’esistenza della pendenza, un preciso onere di diligenza, che si declina sia nel dovere di informarsi circa lo stato della progressione processuale, sia nell’onere di esercitare le facoltà e i diritti che gli sono riconosciuti ogni volta che lo stesso abbia conoscenza dell’esistenza del processo.
Secondo la più recente elaborazione giurisprudenziale sussiste una colpevole mancata conoscenza del processo, preclusiva del ricorso di cui all’art. 629 bis ter c.p.p., in tutti i casi in cui l’imputato non abbia adempiuto agli oneri di diligenza generati dalla conoscenza dell’esistenza del processo, seppure in una fase iniziale (Cass. sez. 2, n. 147 del 25/01/2017), e tale ignoranza incolpevole non deve essere valutata in relazione a singoli atti della progressione processuale, poiché la conoscenza della esistenza del procedimento, seppure avvenuta in una fase iniziale dello stesso, genera un onere di diligenza che si esprime anche nel dovere di mantenere i contatti con il difensore (Sez. 2 n. 14787 del 25/012/2017).
Sebbene la legge indichi una serie di eventi, che – in quanto manifestazioni precise di volontà partecipativa (elezione di domicilio, nomina di un difensore di fiducia) o perché, pur indipendenti dalla volontà dell’accusato, evidenziano, in modo incontrovertibile, la conoscenza del procedimento (applicazione di una misura pre-cautelare o cautelare, ovvero il ricevimento personale della notifica dell’avviso di udienza – art. 420 bis c.p.p., comma 2) – generano la presunzione assoluta di conoscenza del procedimento, la clausola di chiusura di cui all’art. 420 bis c.p.p., comma 2 lascia al giudice ampia discrezionalità nella rilevazione di eventuali ulteriori eventi dai quali “risulti con certezza che lo stesso è a conoscenza del procedimento” (art. 420 bis c.p.p., comma 2 ultima parte).
Ebbene, nel caso in esame, la notifica di plurimi atti del procedimento (avviso di conclusione delle indagini) e del processo (avviso di fissazione dell’udienza preliminare, decreto di rinvio a giudizio) a mani della moglie capace e convivente, regolarmente eseguita presso il domicilio dell’imputato, ai sensi dell’art. 157 c.p.p., doveva ritenersi evento processuale idoneo a fondare il convincimento, che questi avesse, comunque, avuto conoscenza della esistenza del procedimento, prima, e del processo, poi, a suo carico.
La Corte d’appello, con motivazione condivisa dai giudici della Suprema Corte, aveva ritenuto correttamente eseguita la notifica – in quanto conforme al modello processuale delineato dall’art. 157 c.p.p. e aveva perciò, rigettato l’istanza di rescissione del giudicato, sulla scorta della operatività della clausola di chiusura di cui all’art. 420 bis c.p.p., comma 2, la quale – come anticipato – pone un preciso onere di diligenza in capo all’accusato “consapevole” dell’esistenza della pendenza e declinato sia nel dovere di informarsi circa lo stato della progressione processuale, sia nell’onere di esercitare le facoltà ed i diritti che gli sono riconosciuti ogni volta che lo stesso abbia conoscenza dell’esistenza del processo.
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