Source: http://www.consiglioregionale.calabria.it/upload/integrali_aula/10_066_12022019.htm
Timestamp: 2019-09-16 12:36:38+00:00
Document Index: 130988537

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 66', 'art. 5', 'art 5', 'art 25', 'art. 27', 'art 13', 'art 89', 'art 27', 'art. 27', 'art. 23', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 68', 'art. 27', 'art. 9', 'art. 27']

La seduta inizia alle 15,29
Chiedo l'inserimento all'ordine del giorno di due proposte di legge, la numero 138/10^ e la numero 346/10^.
Consigliere Bova, in Conferenza dei capigruppo si è stabilito che questa seduta di Consiglio regionale tratterà esclusivamente i punti inerenti il sindacato ispettivo, ma può consegnare copia dei provvedimenti alla Presidenza e saranno trattati nella prossima seduta.
Va bene. Chiedo scusa, non ero stato notiziato.
Avviamo i lavori con il primo punto all'ordine del giorno, riguardante le interrogazioni, ex articolo 121 e 122, interpellanze, ex articolo 120 del Regolamento interno del Consiglio regionale.
Comunico preliminarmente che, su richiesta del Presidente della Giunta regionale, acquisita al protocollo generale numero 4881, le seguenti interrogazioni e interpellanze sono rinviate alle prossime sedute di Consiglio regionale che tratteranno i medesimi argomenti: le interrogazioni ex articolo 121, numero 396/10^ e 342/10^; l’interrogazione ex articolo 122, numero 412/10^ e le interpellanze ex articolo 120, numero 10/10^, 12/10^, 14/10^, 18/10^, 20/10^, 26/10^, 28/10^, 29/10^.
In relazione alle interrogazioni ex articolo 121 del Regolamento interno, ricordo all'Aula che, ascoltata la risposta della Giunta regionale, l'interrogante ha il diritto di replicare per non più di tre minuti, al fine di dichiarare se si ritenga o meno soddisfatto.
In relazione alle interrogazioni ex articolo 122 del Regolamento interno, ricordo all’Aula che l'interrogante dispone di due minuti per illustrare l’interrogazione, la Giunta regionale dispone di tre minuti per la risposta e l’interrogante ha diritto di replica per non più di un minuto.
Con riferimento alle interpellanze ex articolo 120 del Regolamento interno, ricordo all’Aula che il proponente ha il diritto di illustrare l’interpellanza per non più di cinque minuti e, dopo la dichiarazione della Giunta regionale, di esporre per non più di tre minuti le ragioni per le quali si ritenga o meno soddisfatto.
La prima interrogazione, la numero 342/10^, è tra quelle di cui ho comunicato prima il rinvio.
Presidente, le interrogazioni sulla Sanità non si discutono?
Ho già comunicato che, vista l’assenza del Presidente della Giunta regionale, per alcune interrogazioni c'è stata la richiesta di rinvio.
Questa interrogazione risale a un anno fa.
Stamattina è pervenuta richiesta scritta perché alcune interrogazioni fossero rinviate alla prossima seduta di Consiglio regionale dedicata al sindacato ispettivo e tra queste c’è anche la numero 342/10^.
Saranno stagionate.
Tra l'altro, quando è assente l’assessore competente, l’interrogazione decade.
Interpellanza numero 6/10^ di iniziativa del consigliere G. Gallo “Sul tema delle trasfusioni con sangue infetto”
Passiamo all'interpellanza numero 6/10^ di iniziativa del consigliere Gallo “Sul tema delle trasfusioni con sangue infetto”. Prego, consigliere, la può illustrare.
Presidente, in Calabria sono più di mille i cittadini infettati dal virus dell'epatite o dell'HIV per trasfusioni errate, interventi chirurgici sbagliati o per infortuni sul luogo di lavoro, per lo più in cliniche e ospedali.
Lo Stato, attraverso la legge numero 210 del 1992, riconosce loro un'indennità. Detta indennità è stata periodicamente rivalutata fino al 2010, quando il Governo nazionale, con la Legge finanziaria, ha cancellato la previsione della rivalutazione periodica.
Con sentenza del novembre 2011, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la Legge finanziaria nella parte in cui prevedeva il blocco della rivalutazione dell'indennità di cui alla legge 210 del 1992, stabilendo che il relativo importo vada invece rivalutato nella sua interezza secondo il tasso di inflazione programmato e, quindi, anche nella componente più cospicua rappresentata dalla somma corrispondente all'indennità integrativa speciale.
Allo stato, con riferimento alla più recente annualità maturata, l'indennità in questione risulta essere stata liquidata solo nella sua prima tranche; parliamo del 22 giugno 2018, giorno in cui ho presentato questa interpellanza.
A ciò si aggiunge che la corresponsione dell'indennità avviene quasi sempre con ritardo, a quanto pare, per insufficienza di personale assegnato alla trattazione delle relative pratiche da parte dell'ufficio regionale competente.
Da più parti si lamenta, altresì, la scelta di procedere al pagamento con cadenza bimestrale anziché mensile, con negative ripercussioni su cittadini e famiglie, costretti ad affrontare quotidianamente esorbitanti spese mediche.
Inattuata è rimasta la dichiarazione di intenti del Governo nazionale di procedere a una rivalutazione dell'indennità.
Chiedo: se il Governo regionale, nella persona del Presidente della Giunta regionale, sia a conoscenza della situazione - stiamo parlando, signor Presidente, del 22 giugno 2018; se e come la Giunta regionale, al fine di evitare ritardi nel pagamento delle stesse, intenda adoperarsi per consentire il potenziamento degli uffici regionali deputati al trattamento delle pratiche di liquidazione delle indennità dovute ai cittadini infettati dal virus dell'epatite o dell’HIV per trasfusioni errate, interventi chirurgici sbagliati o per infortuni sul luogo di lavoro, per lo più in cliniche e ospedali assicurando, altresì, la celere corresponsione della seconda tranche dell’adeguamento Istat; quali iniziative la Giunta regionale intendesse assumere per addivenire nel confronto col Governo nazionale alla liquidazione con cadenza mensile dell'indennità in questione ed a un suo adeguamento; 18 giugno 2018.
Cedo la parola all’assessore Fragomeni. Prego, assessore.
Relativamente all'interpellanza del consigliere Gallo e su quanto relazionato dal dipartimento Tutela della salute, si evidenzia che la legge numero 210 del 25 febbraio 1992, recante “Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati”, riconosce ai soggetti che a seguito di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati hanno riportato danni irreversibili, il diritto a percepire un indennizzo vitalizio.
Tale beneficio è riconosciuto a seguito dell'accertamento del nesso causale tra l'infermità e la trasfusione di sangue infetto, la somministrazione di emoderivati infetti o la vaccinazione obbligatoria da parte della Commissione medica ospedaliera competente per territorio, e l'importo è parametrato alla gravità del danno.
A seguito del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 maggio 2000, le risorse e le funzioni in materia di indennizzi sono state trasferite alle Regioni.
La Regione Calabria gestisce ad oggi 950 (novecentocinquanta) indennizzi.
L'indennizzo, di cui all’articolo 1 della legge numero 210, consta di due componenti: un importo fisso ex legge e l'indennità integrativa speciale.
La rivalutabilità della componente dell'indennizzo, denominata “indennità integrativa speciale”, è stata definita risolutivamente con la sentenza numero 293 del 2011 della Corte costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 11, commi 13 e 14 del decreto legge numero 78 del 31 maggio 2010, nella parte in cui prevedeva che il comma 2 dell'articolo 2 della legge numero 210 del 25 febbraio 92 e successive modificazioni, si interpreta nel senso che la somma corrispondente all'importo dell'indennità integrativa speciale non è rivalutata secondo il tasso di inflazione.
A seguito della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo del 3 settembre 2013, le Regioni possono utilizzare annualmente il contributo ministeriale almeno per una quota non inferiore al 50 per cento, per il pagamento degli arretrati della rivalutazione dell'indennità integrativa speciale, di cui agli indennizzi previsti dalla legge numero 210 del 25 febbraio 1992 fino al 31 dicembre 2011 e, per la restante quota, a compensazione degli oneri finanziari derivanti dalla corresponsione dei citati indennizzi a decorrere dal primo dicembre 2012 e fino al 31 dicembre 2014.
Precisato che, successivamente alla sentenza della Corte costituzionale numero 293 del 2011, il beneficio economico erogato dalla Regione Calabria in favore degli indennizzati è stato aggiornato agli I.I.S a far data dal primo gennaio 2015, il dipartimento Tutela della salute e Politiche sanitarie della Regione Calabria ha provveduto ad erogare gli arretrati agli aventi diritto fino al 31 dicembre 2011 in due distinte tranche, tra il 2016 e il 2017.
Attualmente residuano le somme da erogare relativamente al periodo primo gennaio 2012 – 31 dicembre 2014.
Gli uffici del dipartimento hanno già provveduto, per lo specifico procedimento, ad effettuare l'istruttoria propedeutica alla complessa elaborazione dei calcoli connessi alla rivalutazione dell'indennità integrativa speciale per tutti i beneficiari gestiti in via amministrativa dal dipartimento scrivente.
Compatibilmente con le scadenze bimestrali dell'indennizzo, con le pratiche relative agli arretrati dovuti a titolo di una tantum agli stessi beneficiari, si può attestare che le liquidazioni avverranno entro la fine del mese di marzo.
Questa interpellanza, come altre, era assai risalente nel tempo perché, come dicevo in precedenza, è un’interpellanza del giugno dello scorso anno.
Prendo atto che il vero problema, assessore, era che la Giunta regionale probabilmente non destinasse al settore specifico risorse umane sufficienti per far avanzare le liquidazioni e, quindi, i relativi pagamenti.
Prendo atto che, ancora oggi, sia per quanto riguarda la questione della rivalutazione sia per quanto riguarda la questione degli arretrati, non si è provveduto al pagamento della liquidazione nonostante siamo nel febbraio del 2019, quindi, a distanza di 8 mesi pieni dal momento in cui ho presentato questa interpellanza.
Poiché l'assessore ha parlato di una liquidazione per il prossimo 31 marzo – poiché si tratta di quasi mille famiglie di nostri conterranei che sono stati colpiti da malattie a seguito di operazioni, trasfusioni con sangue infetto e, quindi, sono danneggiate e sono vittime di Stato – credo che, per il futuro, per alleviare le pene e i bisogni di queste famiglie, assessore, sia opportuno provvedere a rinforzare le risorse umane ed evitare che si debba ricorrere allo strumento dell’interpellanza per spingere la Giunta regionale ad adempiere.
Credo, purtroppo, assessore, che, nonostante questo strumento, ancora ad oggi la Giunta regionale non si sia adeguata e, quindi, stiamo assistendo all'ennesima problematica non risolta da questa Giunta regionale.
Interpellanza numero 7/10^ di iniziativa del consigliere G. Gallo “Sull’ex CSM di Trebisacce”
Passiamo all’interpellanza numero 7/10^ di iniziativa del consigliere Gallo “Sull’ex CSM di Trebisacce”. Prego, consigliere, la può illustrare.
Si tratta di un’altra interpellanza anch’essa risalente al giugno dello scorso anno.
Il servizio dell'assistenza territoriale psichiatrica, ex CSM di Trebisacce, garantisce la propria essenziale attività in un'area alquanto vasta che comprende 17 Comuni della fascia dell'alto Ionio cosentino, da Rocca imperiale a Cassano Ionio, densamente popolata – circa 60 mila abitanti – con gran mole di interventi annui di indiscussa professionalità.
Per far fronte alle continue richieste e tenuto conto anche della vastità del territorio di competenza, inizialmente la pianta organica del servizio era composta da diversi medici e un cospicuo numero di infermieri, oltre alla garanzia costante della consulenza psicologica.
Una serie di trasferimenti e di pensionamenti avvenuti negli ultimi anni e non seguiti da contestuale copertura dei posti, nel frattempo resisi vacanti, ha ridotto notevolmente il numero dei medici e degli infermieri in attività, con gravi ripercussioni sull'efficienza del servizio sin qui garantita soltanto attraverso i sacrifici del personale in attività.
Voglio esplicitare meglio il servizio del quale stiamo discutendo che è il Centro di salute mentale del territorio dell’alto ionio cosentino.
Tale situazione, nel lungo periodo, rischia di minare alla base la funzionalità del servizio stesso con evidenti ricadute negative anche sulla tutela del diritto alla salute delle popolazioni di quel territorio.
All’epoca, nel giugno 2018, chiedevo se il governo regionale, nella persona del Presidente della Giunta regionale, fosse a conoscenza della situazione; se e come la Giunta regionale intendesse adoperarsi perché il servizio di assistenza territoriale psichiatrica, ex Centro di salute mentale di Trebisacce, potesse vedersi assegnati nuovi medici ed infermieri ed il personale comunque occorrente per garantire la copertura dei posti in organico e il regolare funzionamento del servizio.
Relativamente all'interpellanza del consigliere Gallo e come da relazione del dipartimento Tutela della salute, si rammenta che la Regione Calabria è sottoposta al Piano di rientro del debito che ha comportato, ormai dall'anno 2010, il blocco del turnover con le pesanti ripercussioni sull'assistenza sanitaria dei cittadini calabresi.
Le assunzioni, pertanto, sono soggette a preventiva autorizzazione regionale secondo modalità e procedure stabilite dai decreti del Commissario ad acta, numero 2 del 2015 e numero 107 del 2015.
Relativamente ai posti di dirigente medico di psichiatria, si precisa che con decreto del Commissario ad acta numero 87 del 2015, sono stati autorizzati numero due posti per il servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Cetraro, regolarmente assunti.
Con successivi decreti del Commissario ad acta, numero 55 del 2018 e numero 154 del 2018, sono stati autorizzati dalla struttura commissariale, su apposita richiesta dell'Asp di Cosenza, 9 posti di dirigente medico di psichiatria per le strutture psichiatriche sia di diagnosi e cura sia di assistenza territoriale.
Allo stato sono stati assunti solo quattro dirigenti medici: uno al Centro di salute mentale di Rogliano; 2 al servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Cetraro e uno al servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Corigliano.
Sono rimasti scoperti per mancanza di dirigenti medici – nonostante il concorso espletato di cui è stata utilizzata l'intera graduatoria – 5 posti da destinare alle strutture psichiatriche del territorio.
Al fine di recuperare qualche altra unità, si è provveduto all'indizione di apposito avviso pubblico per l'assunzione a tempo determinato la cui graduatoria, approvata con delibera numero 1160 del 29 giugno 2018, ha consentito – sempre per mancanza di dirigenti medici – l'assunzione di una sola unità assegnata a Cariati per urgenti necessità assistenziali.
Per quanto concerne il restante personale infermieristico e non, si è fatto fronte alle necessità urgenti con le sostituzioni di personale assente e solo con decreto del Commissario ad acta numero 154 del 2018, sono stati autorizzati numero 90 posti di infermieri e le procedure di assunzioni.
Sempre per sostituzione, allo stato sono in servizio due infermieri a tempo determinato presso il servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Corigliano.
L'atto aziendale vigente, prevede nell'ambito del territorio della zona Jonica due Centri di salute mentale, ionico nord e sud.
Prendo atto che l'assessore, peraltro non assessore al ramo, risponde anche con una nota strettamente burocratica rispetto ad esigenze reali che ci sono sul territorio; esigenze reali di cittadini di una parte del territorio calabrese che in questo settore, quello delle cure psichiatriche è, evidentemente, un settore nevralgico e di grande sensibilità.
L'assessore ha enumerato una serie di dati e di decreti che, a mio avviso, denotano – siamo a fine febbraio, metà febbraio del 2019 rispetto ad un’interpellanza del 2018 – che, nonostante lo stimolo anche di questa interpellanza e anche di tanti articoli e prese di posizione di Sindaci del territorio, ancora ad oggi non si sia provveduto ad intervenire in maniera concreta; anzi, che le unità assunte – che sono state quattro – siano state destinate dall’ormai dipartito direttore generale dell'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, verso altre porzioni di territorio, non avendo attenzione per le esigenze del Centro di salute mentale di Trebisacce e, quindi, dell’alto ionio.
Come sottolineava lo stesso assessore, leggendo la nota del dipartimento Tutela della Salute, c’è anche carenza di infermieri; non credo che sia possibile che ci sia indisponibilità di infermieri da destinare a questi servizi che, ripeto, sono servizi di grande attenzione e che dovrebbero denotare una maggiore sensibilità da parte della Giunta regionale.
Prendo atto che anche su questo, caro assessore, non c'è stata la risposta adeguata da parte della Giunta regionale e del suo Presidente.
C’è disattenzione verso queste problematiche, o meglio, se un minimo di attenzione c'è, è rivolta ad altri territori e sicuramente non ci sono interventi tempestivi che possano portare alla risoluzione dei problemi; anche in questo caso, un problema non risolto, semmai aggravato dall'incedere e dal passare del tempo.
Interpellanza numero 8/10^ di iniziativa del consigliere G. Gallo “Sui lavoratori ausiliari delle ex Asl di Rossano e Paola”
Passiamo all’interpellanza numero 8/10^, di iniziativa del consigliere Gallo “Sui lavoratori ausiliari delle ex ASL di Rossano e Paola”. Il consigliere Gallo ha facoltà di illustrarla. Prego.
Si tratta di un problema annoso che riguarda circa 300 lavoratori ausiliari che le ex Aziende sanitarie di Rossano e Paola, collega Pedà, annoveravano nei propri organici, sin dalla metà degli anni ’90, anni in cui la sanità era anche un mezzo e uno strumento per costruire carriere elettorali e fortune di altro tipo.
Nel 2005, su decisione della Giunta regionale del tempo, alcune di queste figure confluirono in uno specifico bacino, seguendo un percorso di stabilizzazione, mentre le altre stipularono con gli enti di appartenenza contratti di lavoro part-time.
I rapporti contrattuali fra i lavoratori in questione e le menzionate Aziende sanitarie si protrassero, di proroga in proroga, fino al 2015, quando, in ragione del venir meno in pianta organica della figura dell’ausiliario, sostituito dagli operatori socio-sanitari, l’ASP di Cosenza rinunciò, sostanzialmente, all’utilizzo di queste unità, sebbene avviate a specifici corsi di riqualificazione.
Paradossalmente, tuttavia, proprio a far data dal 2015, la stessa Azienda sanitaria provinciale di Cosenza ha impiegato il suddetto personale: un gruppo per 6 ore settimanali e un secondo gruppo, contrattualizzato a tempo indeterminato, per tre ore a settimana, nel frattempo facendo ricorso per garantire i servizi nella loro interezza ad altro personale ma esterno. Privilegiando, quindi, tale soluzione all’ipotesi di incrementare il monte orario degli ex ausiliari.
Ravvisando la delicatezza della questione, almeno all’apparenza foriera di possibili discriminazioni fra i lavoratori - vale a dire fra coloro che erano già all’interno della pubblica amministrazione, contrattualizzati, sia pure a tempo determinato, e con dei tempi limitati -, anche l’Ufficio del commissario per l’attuazione del Piano di rientro dal disavanzo sanitario della Regione Calabria ha richiesto nei mesi scorsi all’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza - stiamo parlando del 28 giugno 2018 - la predisposizione di un progetto, volto all’inserimento nei reparti ospedalieri di ausiliari che abbiano seguito il corso di OSS - operatore socio-sanitario.
In ordine a detta prospettiva l’Ufficio del commissario risulta avere avviato anche un confronto con le organizzazioni sindacali, al fine di individuare le modalità per la risoluzione della problematica. Ad oggi, tuttavia, nessuna soluzione è stata ufficialmente adottata né quantomeno prospettata, lasciando così invariata la situazione, per molti versi drammatica per centinaia di lavoratori e per le loro famiglie.
Quindi, nel mese di giugno 2018 chiedevo se il Governo regionale, nella persona del Presidente della Giunta regionale, fosse a conoscenza della situazione e se e come la Regione intendesse adoperarsi con l’ASP di Cosenza perché la vicenda descritta potesse avere, in tempi brevi, una possibile positiva definizione per i lavoratori interessati.
Relativamente all’interpellanza del consigliere Gallo, come da relazione del dipartimento della tutela della salute, allo stato risultano in servizio presso l’ASP di Cosenza 360 unità di personale con qualifica di ausiliario specializzato, provenienti in larghissima parte dalle estinte ASL di Rossano e Paola, a fronte di un fabbisogno stimato di personale ausiliario pari a 190 unità.
Delle unità in servizio circa 200 sono in possesso del titolo di operatore socio-sanitario, acquisito sia attraverso un percorso di riqualificazione regionale, gestito dall’ASP di Cosenza, sia attraverso istituti di formazione privati.
Con nota, protocollo numero 151728 del 25 ottobre 2017, l’ASP di Cosenza ha presentato alla struttura commissariale regionale un progetto di riqualificazione del personale ausiliario, attraverso apposita selezione interna, tesa all’inquadramento del suddetto personale nella nuova qualifica degli OSS.
Detta proposta, nonostante fosse stata sollecitata ripetutamente alle strutture da parte dell’ASP di Cosenza, non è stata approvata e solo in data 8 agosto 2018, con apposito Protocollo d’intesa, sottoscritto dai direttori generali e dalle organizzazioni sindacali di categoria, la struttura commissariale ha invitato le Aziende del servizio sanitario regionale ad indire un bando di selezione interna, nei limiti previsti dall’articolo 22, comma 15, del Decreto legislativo numero 75 del 2017, cioè il Decreto Madia, per gli ausiliari in servizio in possesso del titolo di OSS.
L’ASP di Cosenza ha adottato la deliberazione numero 33 dell’11 gennaio 2019, con la quale ha recepito le indicazioni della struttura commissariale in ordine alla riqualificazione del personale sia amministrativo che tecnico.
Naturalmente, anche in questo caso, mi dichiaro insoddisfatto. Lei stessa, assessore, ha citato dei tempi nei quali si sono svolti alcuni adempimenti.
Nella interpellanza che avevo presentato in precedenza si era dichiarato che il commissario ad acta per il rientro dal disavanzo sanitario della Regione Calabria in più circostanze aveva sollecitato l’Azienda sanitaria ad evitare di ricorrere ad avvisi pubblici per operatori socio-sanitari esterni, nel momento in cui c’erano degli operatori socio-sanitari contrattualizzati a tempo indeterminato, sia pure part-time, perché andava aumentato il monte ore.
Lei stessa cita, nella nota in “burocratese” del dipartimento, un momento che è - se non erro, perché l’ho ascoltata con attenzione - il mese di luglio 2018, periodo in cui l’Azienda sanitaria provinciale e il commissario hanno siglato un protocollo d’intesa, per far sì che questi lavoratori potessero essere soddisfatti nella loro aspirazione di vedere aumentato il monte ore.
Dal mese di luglio 2018 - e questa è una gravissima mancanza che dobbiamo imputare al direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza - si è arrivati ad una nota dell’11 gennaio 2019, a distanza di 6 mesi!
Segno evidente che le esigenze di questi lavoratori non sono oggetto di interesse da parte del vertice dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, perché, evidentemente, si è preferito, in questi mesi, attingere alle graduatorie per gli avvisi pubblici provvisori anziché premiare lavoratori, precari o comunque a tempo determinato, con ore limitate, già dagli anni ’90.
Credo, assessore, che ci sia un’autoaccusa nella risposta da parte del dipartimento della tutela della salute e insensibilità totale verso le problematiche nei confronti di 300 lavoratori, di 300 famiglie, che ancora oggi non hanno visto aumentare il loro monte ore, nonostante questo scambio di note e missive. Ancora una volta un problema sollevato da mesi e - ahimè! - non risolto.
Interpellanza numero 11/10^ di iniziativa del consigliere G. Gallo “Sulle condizioni dell’ospedale di Castrovillari”
Passiamo all’interpellanza numero 11/10^, di iniziativa del consigliere Gallo “Sulle condizioni dell’Ospedale di Castrovillari. Il consigliere Gallo ha facoltà di illustrarla. Prego.
Anche questa interpellanza, Presidente, è risalente al 18 luglio 2018. Riguarda la situazione dell’ospedale spoke di Castrovillari, che è l’unico punto di riferimento sanitario del Nord Calabria, di una vasta area territoriale, che è priva di altre strutture sanitarie anche private.
È un ospedale spoke - almeno così ci hanno detto i commissari, che nel 2010 sono venuti in Calabria per gestire la nostra sanità - e quindi un ospedale che non ha le caratteristiche dell’ospedale hub ma che comunque dovrebbe avere caratteristiche specifiche per offrire servizi sanitari diffusi, almeno per i primi interventi, quelli urgenti.
Da tempo, a dispetto degli impegni assunti dalla Giunta regionale, e in molti casi specificati, anche formalizzati in atti dell’Azienda sanitaria di Cosenza e anche dell’Ufficio del commissario ad acta per l’attuazione del Piano di rientro, il presidio ospedaliero di Castrovillari vive una situazione di assoluta precarietà.
Lo raccontavo nel mese di luglio 2018, in primis per la carenza di personale medico, infermieristico, tecnico, ausiliario e amministrativo, tale da incidere sull’efficienza e la funzionalità di diversi reparti. In particolare, ad oggi, in spregio al dca numero 64 del 2017 ed all’Atto aziendale, questo era lo stato delle cose, in relazione ad ogni singola Unità operativa complessa ed alla rispettiva pianta organica: a) Anestesia e rianimazione: mancavano quasi il 50 per cento dei medici e diverse unità infermieristiche;
b) Chirurgia: mancava un dirigente medico ed era in programma il pensionamento, entro la fine del 2018, di altri due medici, oltre quelli che erano stati pensionati;
c) Ortopedia: nonostante l’autorizzazione all’assunzione di ortopedici, mancavano 4 medici, 16 infermieri, 2 operatori socio-sanitari, 2 tecnici di sala gesso; inoltre, il reparto era ancora in fase di ristrutturazione ed il neo direttore di Unità Operativa Complessa, il dottore Bisignani, era stato invece assegnato all’ospedale spoke di Rossano;
d) Pronto soccorso: mancavano 2 unità mediche e 3 infermieristiche, invece necessarie, anche in previsione dell’attivazione dell’osservazione breve e intensiva;
e) Broncopneumologia: il primario, in pensione dallo scorso aprile, il dottore Tirone, non era stato ancora sostituito. Mancavano, inoltre, un dirigente medico e diversi infermieri;
f) Servizio trasfusionale: entro la fine 2018 sarebbero stati collocati a riposo 3 dei 4 tecnici di laboratorio;
g) Oculistica: l’ospedale di Castrovillari, nonostante i 1.600 interventi effettuati ogni anno, pari al doppio di quelli portati a compimento negli altri due ospedali spoke della provincia di Cosenza, vale a dire Paola Cetraro e Corigliano Rossano, al contrario di questi, è stato declassato a struttura semplice, neppure dipartimentale, con trasferimento del precedente direttore presso l’ospedale spoke di Rossano.
Un’evidente spoliazione e una volontà, anch’essa evidente, di spoliazione.
In tutti i reparti erano in servizio medici e operatori, assunti con contratto a tempo determinato e solo di recente si era provveduto alla stabilizzazione di alcuni di essi.
Il personale amministrativo posto in quiescenza non era stato sostituito attraverso nuove assunzioni. Di recente, anche in ottemperanza al dca numero 117 del 2016, anche il servizio trasfusionale era stato declassato a struttura semplice, per la quale non era prevista la figura del direttore.
Le situazioni descritte comportano grottesche, paradossali ed incresciose vicende!
Posso usare il presente perché so che la situazione è ancora attuale, come quelle che quotidianamente si verificano al Pronto soccorso, dove i pazienti, spesso e volentieri, non essendoci un’osservazione breve intensiva, sono costretti a stazionare per giorni su lettighe e sedie. Perché i posti letto nei reparti, nell’Atto aziendale previsti in numero di 226, sono attivi soltanto nel numero di 100, sebbene vi sia, peraltro, un intero piano, il terzo, completamente disponibile, già pronto, perché arredato anche con letti e comodini, sprovvisto soltanto di suppellettili.
Ripetutamente, e da ultimo lo scorso giugno, l’amministrazione comunale, le forze presenti in Consiglio comunale avevano lamentato questo stato di cose, ottenendo rassicurazioni, poi sempre smentite dai fatti.
Tanto premesso, interpellavo nel mese di luglio 2018 il Presidente della Giunta regionale calabrese per sapere: se la Giunta regionale fosse a conoscenza dei fatti esposti; se e quali provvedimenti intendesse assumere, anche in via d’urgenza, per quanto di competenza della Regione, per dare immediata soluzione alle problematiche evidenziate; se e come intendesse adoperarsi presso l’Ufficio del commissario ad acta per l’attuazione del Piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario della Regione Calabria, perché si addivenisse, in tempi altrettanto celeri, alla definizione delle questioni di competenza dell’Ufficio del commissario.
Relativamente a questa interpellanza del consigliere Gallo, come da relazione del dipartimento della tutela della salute, l’ASP di Cosenza, a seguito dell’autorizzazione regionale, ha proceduto all’espletamento di apposito concorso pubblico per l’assunzione di 20 posti di dirigente medico di anestesia e rianimazione per le strutture complesse di anestesia e rianimazione dell’ASP di Cosenza. Espletato il concorso, 3 dirigenti medici di anestesia sono stati assunti presso lo spoke di Castrovillari, successivamente dimessi per assunzione presso altre aziende, in quanto vincitori di concorso.
Il bando per direttore dell’Unità operativa complessa, autorizzato con decreto del commissario ad acta numero 15 del 2018, è in corso di pubblicazione e il termine per la presentazione delle domande è stato il 18 ottobre dello scorso anno.
Sono stati assunti, sempre a seguito di pubblico concorso, numero 2 dirigenti medici di chirurgia più un’altra unita mediante mobilità extraregionale.
Per un altro posto vacante si è dato corso ad apposita procedura di mobilità con la delibera numero 1.576 del 28 settembre 2018, allo stato in pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
Per quanto riguarda gli ortopedici, nonostante l’espletamento del concorso e ripetuti avvisi di mobilità e/o per l’assunzione a tempo determinato, non si è riusciti, per la nota carenza sul mercato, a reperire dirigenti medici di ortopedia.
È in corso la procedura di mobilità regionale ed extraregionale per l’assunzione di 2 dirigenti medici di ortopedia (delibera numero 1576 del 28 settembre 2018).
Il servizio di medicina d’accettazione e d’urgenza conta numero 7 dirigenti medici, più il direttore della struttura.
La procedura di mobilità per un altro posto autorizzato, regolarmente espletata, è andata deserta, così come l’utilizzo di altre graduatorie concorsuali di altre Aziende del servizio sanitario regionale e hanno dato esito negativo.
Per l’unità operativa complessa di broncopneumologia si è dato corso ad apposita procedura di mobilità per un posto di dirigente medico, a seguito dell’autorizzazione regionale, avvenuta con decreto del commissario ad acta numero 154 del 2018. Sono in fase di espletamento le procedure di indizione.
Con decreto del commissario ad acta numero 154 del 2018 è stato autorizzato un solo posto di tecnico di laboratorio per il centro trasfusionale ed è, allo stato, un tecnico incaricato a tempo determinato, nelle more dell’espletamento dell’avviso di mobilità, così come per il posto di dirigente medico autorizzato.
Sono in corso per l’ospedale spoke di Castrovillari procedure di mobilità regionale ed extraregionale per l’assunzione di 2 dirigenti medici di ostetricia e ginecologia, un posto di dirigente medico di laboratorio, 2 posti di tecnico di laboratorio e 2 posti di dirigente biologo.
Tutti i reparti di oculistica per decreto regionale sono stati considerati strutture semplici.
Mi viene da allargare le braccia e dire che la Giunta regionale con le sue articolazioni, le dirigenze territoriali, il direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale e tutto quello che ne consegue, ha alzato bandiera bianca.
Perché stiamo parlando di sollecitazioni che risalgono al 18 luglio 2018 e se lei confronta, egregio assessore, i rilievi contenuti nelle interpellanze dello scorso luglio, la risposta è una risposta parziale, tardiva e, in qualche caso, anche omissiva.
Chiedevo, per esempio, se l’ottimo dottore Tirone, che era stato primario di broncopneumologia, potesse essere sostituito e la risposta è stata che, anziché eseguire le procedure concorsuali per la nomina del primario di broncopneumologia, si è dato, invece, luogo ad una mobilità per un’unità medica. Segno evidente che, anche in questo caso, la periferia va depauperata.
Allora credo che, anche da questo punto di vista, non ci sia attenzione. Non ci sia attenzione sul territorio, non ci sia attenzione sulla periferia.
Di recente c’è stato un concorso per dirigente primario del reparto di chirurgia.
Mi auguro che si dia luogo velocemente alla nomina. Ma da chi? E da parte di chi? Visto che il direttore generale dell’Azienda sanitaria si è dimesso da qualche giorno. Segno evidente, anche in questo caso, di una crisi che vive la sanità in provincia di Cosenza e la sanità che si articola negli ospedali spoke di Castrovillari, Paola Cetraro, Corigliano Rossano, oltre che sul territorio.
Quindi, assessore, mi dispiace prendermela con lei, però nessuna risposta! A distanza di 6 mesi, 7 mesi, nessuna o pochissime e parzialissime risposte!
Nemmeno l’idea di attingere ad altre graduatorie, magari messe in campo da altre Aziende sanitarie territoriali, da altre Aziende ospedaliere.
Nessuna volontà di dare risposte rispetto alla sanità di quella parte del territorio.
Ripeto, mi dispiace sparare su di lei… sulla croce rossa, perché, peraltro, oggi si trova a svolgere questa funzione per dovere d’ufficio per una materia che non le è stata né assegnata né delegata dal Presidente della Giunta regionale, che ha voluto, invece, in maniera pervicace, trattenere a sé questa competenza, litigando con i commissari e, quindi, rallentando anche le procedure.
Chi ne fa le spese - se lei viene con me, assessore, se viene a fare un giro con me - sono gli utenti di quell’area territoriale!
Se viene con me nel Pronto soccorso dell’ospedale di Castrovillari vedrà che ci sono malati che attendono per giornate intere di avere un posto.
Non c’è una lungodegenza, non c’è una geriatria, i posti in medicina sono strapieni, non si sono aperte le sale operatorie. Non c’è, quindi, nessun risultato.
Quindi, non riesco nemmeno a dichiararmi insoddisfatto, perché dichiararmi insoddisfatto sarebbe diminutivo e riduttivo rispetto allo stato d’animo che viene fuori dalla risposta in burocratese che le scrive l’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, che non dà nessuna risposta.
E ripeto: non potete prendervela con i commissari perché con i commissari avete litigato e la gestione sul territorio è una gestione tutta politica dell’Azienda sanitaria provinciale, che dipende dalla Giunta regionale.
Interpellanza numero 16/10^ di iniziativa del consigliere G. Gallo “Sul caso dei gessi in cartone, interessante il Pronto Soccorso del Grande Ospedale metropolitano di Reggio Calabria”
Passiamo all’interpellanza numero 16/10^, di iniziativa del consigliere Gallo “Sul caso dei gessi in cartone, interessante il pronto soccorso del “Grande Ospedale Metropolitano” di Reggio Calabria”. Cedo la parola al consigliere Gallo per l’illustrazione.
Questa è una vicenda davvero particolare nella quale abbiamo anche oltrepassato i confini della provincia di Cosenza e che parte proprio da un’inchiesta del Corriere della Calabria – a firma di un giornalista che è presente in Aula, Pietro Bellantoni – che documentava, anche fotograficamente, le pessime condizioni logistiche ed organizzative in cui si troverebbero ad operare i medici del pronto soccorso del “Grande Ospedale Metropolitano Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio Calabria, evidenziando, in particolare, come nella stabilizzazione dei pazienti – vittime di fratture e destinati all’Unità di ortopedia – si farebbe o, meglio, si sarebbe fatto ricorso – perché dobbiamo usare anche il tempo passato – a fasciature di cartone, per presunti problemi nell’approvvigionamento del materiale, legati a limiti di spesa imposti da direttive aziendali.
Nell’inchiesta di Bellantoni si dava atto dell’impossibilità di ricevere commenti e dichiarazioni ufficiali sul caso da parte del direttore generale della struttura ospedaliera, Francesco Antonio Benedetto, mentre conferme giungevano dal primario del pronto soccorso, Angelo Ianni, a detta del quale – stando a quanto riportato in cronaca dal Bellantoni – il ricorso a gessature non ortodosse sarebbe dovuto allo scarso numero di stecche pneumatizzate a disposizione del pronto soccorso ed all’iter complesso per procedere a nuovi ordinativi.
A seguito della pubblicazione e diffusione dell’inchiesta ripresa e rilanciata anche dai media nazionali – e qui viene il bello! – le diverse reazioni e condanne di sdegno portarono all’avvio, il successivo 31 luglio, ad una ricognizione interna da parte della direzione generale del presìdio ospedaliero reggino, al fine di accertare i fatti. Nel frattempo, sempre il 31 luglio, ancora a firma del solito giornalista, Pietro Bellantoni, il Corriere della Calabria pubblicava una seconda parte dell’inchiesta riportando le testimonianze e le denunce del sindacato Anaao-Assomed, a conferma di quanto già evidenziato il giorno prima.
Con tempestività, già nel pomeriggio del 31 luglio dello scorso anno, il direttore generale, Benedetto, consegnava gli esiti della ricognizione interna al Presidente della Giunta regionale, Mario Oliverio, che, a sua volta, ne dava integrale lettura durante i lavori del Consiglio regionale in corso di svolgimento. Ricordo benissimo quella seduta in cui il Presidente della Giunta regionale diceva a noi consiglieri regionali: “Attenzione! È tutta una fake news, non c’è verità”.
Con la predetta relazione il direttore generale dava conto della situazione dei due pazienti giunti in pronto soccorso con traumi ossei, nei tre giorni precedenti, limitando a due i possibili casi di trattamento con stecche cartonate e specificando come, in un caso, il paziente fosse giunto già come trattato in pronto soccorso e come, nell’altro, relativo ad una donna, l’immobilizzazione di cartone radiotrasparente fosse provvisoria tanto da essere sostituita subito dopo la consulenza ortopedica con valva gessata di posizione. Non so neanche cosa significhi, ma tale espressione era contenuta nella relazione del direttore generale.
A seguito della divulgazione della predetta relazione, lo stesso Governatore e numerosi esponenti del Partito democratico – tra i quali anche alcuni parlamentari – lamentavano la presunta irresponsabilità dei giornalisti e della stessa testata del Corriere della Calabria, accusati di aver dato luogo ad una pubblica ricostruzione dei fatti ben diversa da quella reale, a tutto danno e discapito dell’immagine della Calabria e del buon nome e del lavoro degli operatori sanitari del “Grande ospedale metropolitano Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio Calabria.
Dette reazioni, unitamente alla relazione a firma del direttore generale, Frank Benedetto, venivano riprese dalla stampa regionale e nazionale, in particolare dal Sole 24 ore, in quest’ultimo caso con un articolo in cui si bollava come bufala l’inchiesta giornalistica del Corriere della Calabria. Maledetto Bellantoni!
In data 7 agosto, ritornando sulla vicenda con nuovo dettagliato servizio, il Corriere della Calabria pubblicava notizie e dettagli inediti; in particolare, veniva reso noto che, nell’ambito dell’indagine avviata dai NAS, su disposizione del Ministero della Salute, dopo il deflagrare del caso, erano stati acquisiti agli atti alcuni messaggi inoltrati via whats app dallo stesso Benedetto risalenti al 28 luglio – dunque a due giorni prima della pubblicazione dell’inchiesta giornalistica – nei quali lo stesso commentava alcune delle foto che sarebbero divenute oggetto dell’inchiesta, definendo letteralmente una schifezza la medicazione effettuata con il cartone e profondendosi in aperte critiche contro l’ufficio responsabile della mancata consegna dei materiali medici; mostrando così di essere bene a conoscenza ed in anticipo della questione e rimarcando anzi, in più messaggi, doversi ricondurre gli inusuali bendaggi ortopedici al mancato acquisto e fornitura del materiale necessario.
Tali circostanze, completamente taciute nella relazione inviata al Presidente della Giunta regionale e da questi offerta alla conoscenza del Consiglio regionale e della pubblica opinione calabrese, se rese note, unitamente alle altre notizie divulgate, avrebbero oggettivamente consentito una più puntuale valutazione della questione, contribuendo ad inquadrare la vicenda in una cornice più definita e chiara e confermando, in buona sostanza, quanto sin dall’inizio riportato nell’inchiesta del Corriere della Calabria.
Il richiamato atteggiamento omissivo se, da un lato, ha consentito di sviare l’attenzione dal caso, dall’altro si configura come deontologicamente ed eticamente discutibile, essendosi tradotto in una prospettazione artificiosa della realtà offerta al Consiglio regionale, in violazione dell’obbligo di lealtà e correttezza.
Considerata la palese e oggettiva gravità dell’accaduto, al fine di discutere della scarsa qualità dell’offerta sanitaria, su iniziativa del senatore Marco Siclari, veniva disposta un’audizione in Commissione salute al Senato in programma lo scorso 17 settembre 2018.
Tanto premesso, interpellavo il Presidente della Giunta regionale per sapere se la Giunta regionale fosse stata posta a conoscenza dalla direzione generale dell’ospedale di Reggio Calabria – anche per le vie brevi, in data antecedente alla trasmissione della relazione portata a conoscenza del Consiglio regionale e dell’opinione pubblica il 31 luglio – delle problematiche legate alla scarsità di materiale ortopedico a disposizione del pronto soccorso e della mancata fornitura di esso per ragioni dipendenti dagli uffici amministrativi, come emerso dalla messaggistica chat che ho appena citato riconducibile al direttore generale Benedetto, acquisita poi dai NAS; come valuti e valutava all’epoca l’atteggiamento del direttore generale del “Grande Ospedale Metropolitano Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio Calabria, Frank Benedetto, e la mancata menzione, nella relazione da questi consegnata il 31 luglio alla Presidenza della Giunta regionale, della circostanza che lo stesso fosse già a conoscenza di quanto successivamente ricostruito dall’inchiesta giornalistica del Bellantoni e del Corriere della Calabria; se non ritenesse di dover procedere con urgenza ed immediatezza alla revoca dell’incarico conferito allo stesso.
Relativamente all’interpellanza del consigliere Gallo, come da relazione fornita in precedenza dal direttore generale Benedetto al dipartimento Tutela della salute, va evidenziato che quanto detto, scritto ed ampliato non risponde alla verità ed ha causato un enorme danno di immagine alla Calabria ed al “Grande Ospedale Metropolitano”, per il quale la direzione generale è stata costretta, suo malgrado, a tutelare l’immagine dell’azienda nelle sedi giudiziarie competenti.
La direzione generale e quella sanitaria hanno avviato un’inchiesta interna dal cui esito è emersa chiara la dinamica dei fatti relativi ai due pazienti intorno ai quali si è sollevato il caso dei gessi di cartone: il primo, di sesso maschile, C. A., il quale – come si evince dal verbale di pronto soccorso – è giunto con mezzi propri al triage alle ore 9:32 del 28 luglio 2018, già immobilizzato sul luogo dell’incidente con cartone, come dichiarato dallo stesso paziente al direttore della UOC ortopedia, nonché, successivamente, quando è stato ascoltato dai carabinieri del NAS.
Il paziente, codificato codice giallo, veniva visitato alle 9:35, sottoposto a visita di pronto soccorso, ECG ed esami radiografici. Si precisa che l’immobilizzazione provvisoria con cartone, con la quale era giunto il paziente, non è stata rimossa opportunamente – come dichiarato dagli stessi sanitari – per evitare rischi ed eventuali complicanze della sospetta frattura, per non provocare ulteriori dolori e poter effettuare la radiografia senza interferenze. Eseguita la radiografia, il paziente veniva ricoverato in reparto alle 10:53 e, in fase di accettazione, veniva nuovamente valutato dall’ortopedico di turno, il quale rimuoveva il cartone ed applicava valva gessata di contenimento. Nel pomeriggio, durante una ulteriore visita, valutate le condizioni circolatorie dell’arto, il medico di turno poneva trazione transcheletrica.
Il secondo paziente, di sesso femminile, O. G., come da verbale del pronto soccorso, è giunto al pronto soccorso il 30 luglio 2018 alle 7:11 con ambulanza del 118 dell’ARES, con diagnosi di accettazione di “trauma contusivo caviglia sinistra e con sospetto di frattura e trauma contusivo di caviglia destra”, a seguito di caduta accidentale. Valutata come codice verde, è stata visitata alle 7:16. Il tutore di immobilizzazione, applicato dal personale del 118, non era utilizzabile per l’esecuzione delle radiografie e, stante il numero ridotto di ambulanze, l’ARES 118 aveva una impellente necessità di eseguire un altro soccorso per cui il tutore applicativo veniva rimosso.
Dopo aver visitato la signora, si evinceva un forte sospetto di frattura scomposta della caviglia sinistra con necessità urgente di eseguire in tempi rapidissimi esami radiologici e, pertanto, l’infermiera di turno, per ottimizzare i tempi, ha provvisoriamente applicato cotone di germania e tutori provvisori di cartone, al fine di immobilizzare l’articolazione ed evitare ulteriori complicazioni. La paziente ha eseguito la radiografia, dalla quale è risultata la frattura della caviglia sinistra e, quindi, è stata portata in ambulatorio di ortopedia dove è stata visitata ed è stata confezionata una doccia gessata di contenzione e ricoverata alle 9:42 in reparto.
Giova precisare che i pazienti sono stati trattati chirurgicamente e dopo alcuni giorni dimessi dall’ospedale. Nelle relazioni dei carabinieri del NAS, intervenuti dopo lo scandalo mediatico, non si fa alcun riferimento alla mancanza, all’interno del pronto soccorso, dei presìdi utili alla immobilizzazione. Nel verbale relativo alla UOC di ortopedia si dichiara, piuttosto, che “durante l’attività ispettiva è stato accertato che il reparto non è carente di presìdi medici per la tipologia. In effetti, è stato accertato che vi erano scorte sufficienti di presìdi, in particolare: ovatta sottogesso, bende a presa rapida per l’ingessatura, stecche preformate in poliestere, bende di resina, bende elastiche autoincollanti per l’immobilizzazione”. Tutta questa parte è copiata direttamente dal verbale.
Dal 2015, il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria ha prodotto solidi fatti di cui si elencano i più significativi: l’aumento dei ricoveri e della loro complessità; l’avvio delle attività della PET, prima pubblica della Calabria, che eroga circa 1500 prestazioni l’anno; l’avvio e la messa a regime della cardiochirurgia che ha già superato i 600 interventi in poco più di 18 mesi, con tassi di mortalità tra i più bassi d’Italia; l’attivazione della chirurgia toracica, chiusa da molti anni; l’attivazione della chirurgia robotica, unica in Calabria per le attività di chirurgia mini invasiva e di precisione in urologia, ginecologia e chirurgia generale; il ripristino della gestione ordinaria per 21 UOC sanitarie – prima affidate provvisoriamente mediante incarichi di sostituzione, insomma mancavano i primari in quasi tutti i reparti; l’incremento delle attività del punto nascita aziendale a seguito della chiusura di quelli prima attivi in tutta la provincia: i parti eseguiti sono passati da 1946 del 2015 a 2.133 nel 2016, a 2.322 nel 2017 ed una proiezione di 2.600 nel 2018; sono state assunte oltre 400 unità di personale di cui 120 operatori socio-sanitari, i primi della storia dell’azienda, per il supporto alla cura dei pazienti; il completamento della seconda fase del nuovo presidio “Morelli” (i cui lavori saranno completati per il primo corpo di fabbrica entro quest’anno e per il secondo entro l’anno prossimo), che avrà una finalizzazione volta alla creazione di un polo regionale per la diagnosi e la cura delle patologie onco-ematologiche, una delle aree sanitarie in cui l’ospedale registra delle vere eccellenze nazionali; infine, la partecipazione al programma di investimento dell’INAIL per le opere di pubblica utilità sociale, aggiudicato da questa direzione strategica per la realizzazione del nuovo “Grande Ospedale Metropolitano” di Reggio Calabria, con un investimento di 180 milioni di euro nonché l’avvio ed il completamento in tempi ristretti di tutte le procedure propedeutiche alla progettazione ed all’esecuzione dell’opera.
Gli antichi romani dicevano: “excusatio non petita, accusatio manifesta”.
Chi ha scritto la relazione testé letta dalla gentile assessore, evidentemente, ha voluto fare immaginare che in questa interpellanza contestassimo, in generale, l’offerta sanitaria del “Grande Ospedale Metropolitano” di Reggio Calabria. Non è così. Il riferimento della mia interpellanza – è chiaro – è un riferimento ad un episodio specifico citato nell’inchiesta di un giornalista, peraltro, presente in Aula e non a tutto quello che è stato fatto da anni nell’ospedale Bianchi-Melacrino-Morelli di Reggio Calabria.
Non posso rivolgermi al giornalista direttamente, però è chiaro che, dalla risposta dell’assessore, si evidenzia che tutto quello che è stato raccontato in questa inchiesta giornalistica non corrisponde a verità e che, evidentemente, quella indagine, ancora una volta, a distanza di mesi, viene considerata una fake news, e non corrisponde alla realtà dei fatti.
Quindi, quando vengono citati i messaggi whatsapp del direttore generale dell’azienda sanitaria Bianchi-Melacrino-Morelli, evidentemente, non si racconta la verità, ma se così non fosse – e voglio solo prendere atto, sia pure senza soddisfazione di quanto dice l’assessore – sarebbe gravissimo a contrariis quello che, invece, è accaduto; vale a dire, se il Corriere della Calabria raccontasse la verità, allora, non è stata raccontata la verità al Presidente della Giunta regionale ed il Presidente della Giunta regionale, incolpevolmente, a sua volta, non ha raccontato la verità al Consiglio regionale ed, in generale, poiché quella risposta ha avuto un’ampia eco non solo in regione, ma anche oltre i confini regionali. Non si è raccontata la verità ai cittadini calabresi e agli italiani.
Non contestiamo l’offerta sanitaria del Bianchi-Melacrino-Morelli, non sono andato ad indagare, a fare un’indagine conoscitiva su questo argomento, ma su un episodio specifico sul quale, per la verità, – delle due l’una – o non hanno raccontato la verità il Corriere della Calabria ed il giornalista Bellantoni o non ha raccontato la verità il direttore generale.
E, se così non fosse stato, credo che il Presidente avrebbe dovuto prendere immediati provvedimenti – cosa che non mi risulta sia stata fatta – perché se è vero che questi messaggi whatsapp ci sono stati e il direttore generale fosse stato a conoscenza, ben due giorni prima, della mancanza di questi presìdi medici-ortopedici, è chiaro che la verità non è stata raccontata al Presidente della Giunta regionale, al Consiglio regionale ed all’intera opinione pubblica.
Un episodio da archiviare che avevamo dimenticato e che, forse, – poiché le interpellanze si discutono a distanza di 7-8 mesi – abbiamo rivangato, rinfocolato e se ne parlerà, purtroppo, ancora perché dovremmo capire, cari colleghi, dove sta la verità.
Mi perdoni, Presidente, l’interpellanza numero 14/10^ è stata rinviata?
Passiamo all’interpellanza numero 17/10^, di iniziativa del consigliere Gallo “Sugli interventi di cui necessita il Convento-Santuario di Bisignano”. Cedo la parola al consigliere Gallo, per l’illustrazione.
Anche questa interpellanza risale allo scorso mese di settembre.
Nel territorio del Comune di Bisignano, in provincia di Cosenza, vi è un antico storico Convento-Santuario, legato alla figura ed al culto di Sant’Umile di Bisignano, secondo Santo calabrese dopo San Francesco.
La sua fondazione risale al lontano 1222 quando il Beato, Pietro Cathin, (inviato in Calabria da San Francesco d’Assisi) diffondeva l’ideale francescano, come scrive in una sua pubblicazione padre Isidoro De Miglio, frate minore, mentre Padre Agostino Piperno, anch’egli frate minore, nel suo libro “Convento dei frati minori di Calabria”, fa risalire la fondazione del Convento, intitolato a San Francesco alle Stimmate, al 1380.
Il Convento è un luogo ricco di memorie e di arte: dal quadro di San Daniele Martire, al celebre prezioso crocifisso ligneo scolpito da fra’ Umile da Petralia, la bellissima statua in marmo raffigurante Santa Maria delle Grazie, attribuita al Gaggini, alle reliquie dei Santi, l’organo del 1756, Maurus Gallo, il bel chiostro ricostruito negli anni ‘70 e il museo conventuale al cui interno si trovano tante altre opere d’arte.
Invito i colleghi – qualora qualcuno non ne fosse a conoscenza e non avesse visitato il luogo – ad andarlo a visitare. È un luogo davvero dalle bellezze mozzafiato.
Sant’Umile da Bisignano, beatificato il 29 gennaio 1882, è stato proclamato Santo da Papa Giovanni Paolo II il 19 maggio 2002 ed, oggi, il culto legato al suo nome porta a Bisignano ogni anno migliaia di fedeli e visitatori, tutti diretti al Convento-Santuario bisignanese; sempre massima è stata l’attenzione dei frati francescani e dell’Ordine di appartenenza alla cura e custodia dei luoghi, spesso con interventi anche considerevoli da un punto di vista di finanziario, per garantirne la salvaguardia.
Recentemente l’Ordine francescano ha contratto direttamente un mutuo di 100.000 euro per svolgere dei lavori di manutenzione presso la chiesa. Ciò nonostante, ad oggi la chiesa, in particolare, necessita di altri interventi ed adeguamenti strutturali che la rendono pienamente ed universalmente accessibile. Delle opere necessarie parte saranno realizzate attraverso un mutuo di circa € 400.000, già acceso dall’Ordine francescano, con l’obiettivo, nello specifico, di provvedere al recupero, al restauro, al miglioramento sismico della chiesa ed all’adeguamento dei suoi impianti.
Tuttavia, restano al momento senza copertura altri interventi pure indispensabili quali ad esempio il recupero della cripta, del sepolcro di Sant’Umile e degli affreschi del maestro Juso da Rose, oltre che della biblioteca e del museo conventuali.
La Regione Calabria, con legge regionale numero 21 del 1990, recante “Norme in materia di edilizia di culto”, d’intesa con la competente autorità religiosa, è autorizzata a concedere contributi pluriennali ed una tantum per la costruzione, la ristrutturazione, l’ampliamento e la straordinaria manutenzione di opere di culto.
Di recente la Giunta regionale, con legge regionale numero 55 del 2017 recante “Legge di stabilità regionale 2018”, è stata autorizzata a concedere un ulteriore contributo una tantum per il soddisfacimento dei fini di cui alla predetta legge.
Successivamente, nel dicembre dello scorso anno, abbiamo votato la legge di bilancio con il Collegato alla finanziaria, nel quale la legge regionale numero 55 del 2017 è stata rifinanziata con € 1.000.000. In quella circostanza avevo presentato un emendamento al bilancio regionale che non era di maggiore spesa, ma destinava agli interventi presso il Santuario di Sant’Umile di Bisignano € 200.000 di quel milione di euro che veniva messo a disposizione della Giunta e del Presidente della Giunta regionale.
Quell’emendamento è stato bocciato dalla maggioranza del Consiglio regionale e dal governo regionale.
Spero che, nel frattempo, da dicembre ad oggi, poiché le somme sono a disposizione – c’è un milione di euro disponibile sul bilancio regionale anche per l’annualità 2019 – si sia riflettuto e si sia deciso – magari non su iniziativa del consigliere Gallo che è un consigliere di opposizione e poiché fa opposizione è anche poco simpatico – comunque, nell’interesse generale e nell’interesse anche del Santuario di Sant’Umile di Bisignano, di destinare almeno € 200.000 di quel milione di euro, votato dal Consiglio regionale, per il Santuario di Sant’Umile – ripeto – secondo Santo calabrese.
Chiedevo all’epoca, nel settembre 2018, se la Giunta regionale fosse a conoscenza delle condizioni in cui versano la chiesa e la biblioteca del museo annessi al Convento-Santuario di Bisignano; se in considerazione dell’importanza storica e religiosa del Convento-Santuario, del suo essere annualmente metà di migliaia di fedeli visitatori, ritenessero di dover intervenire per assicurare la tutela e la fruibilità; se e quali provvedimenti intendessero eventualmente assumere e secondo quale tempistica per garantire il raggiungimento dello scopo, atteso che anche per l’anno 2017 era stato destinato € 1.000.000 per gli edifici di culto o per le opere annesse agli edifici di culto e quel milione di euro, invece, è stato destinato dalla Giunta regionale per altri scopi, probabilmente più importanti, ma non certo per il Santuario Sant’Umile di Bisignano.
La parola all’assessore Corigliano per la Giunta regionale.
In riscontro all'interpellanza del consigliere Gallo, informo l’Aula che è in corso di definizione con il Segretariato regionale del MIBAC, competente in materia di tutela dei beni culturali, la concertazione degli interventi nel Settore dei beni culturali sulla base delle priorità dettate dal MIBAC stesso.
La prima ricognizione è stata effettuata, con delibera di Giunta regionale numero 217, del 5 giugno 2018, e nel corso della interlocuzione tra la Regione e il MIBAC sono emerse ulteriori necessità di intervento, segnalate attraverso l'invio di schede tecniche.
Tra queste segnalazioni risulta esserci, anche, quella relativa al Convento-Santuario di Bisignano e quindi siamo in attesa della scheda tecnica definitiva e della somma relativa necessaria per l'intervento che è comunque previsto nelle linee di indirizzo per la tutela e valorizzazione dei beni culturali.
Assessore, la ringrazio per la sua puntuale risposta, ma devo dire che sono insoddisfatto, anche rispetto alla tempistica. Frequento gli uffici della Regione e mi informo. Lei mi incontra spesso nella sede della Cittadella, sono lì almeno una volta a settimana e vengo a conoscenza, anche, delle dinamiche dell'azione di governo.
Il milione di euro del 2017 è stato suddiviso dando, per la cifra di 700 mila euro del totale, cifra considerevole, udite udite…attraverso una distribuzione a pioggia di 65 mila euro ad ognuna delle 11 diocesi calabresi. Segno evidente che, anche, in quella circostanza non si è proceduto a fare scelte, e a definire un programma, che appunto manca, che possa supportare, un settore che potrebbe risultare una risorsa per la Calabria: il turismo religioso.
Sant'Umile è il secondo Santo calabrese ed il Santuario-Convento di Sant’Umile è meta di migliaia di visitatori ogni anno.
Credo che i tempi biblici, proprio per restare in tema, o pachidermici della Giunta regionale, che ha rapporti col MIBAC, che non fa scelte, perché ha a disposizione delle somme che sono anche quest'anno nel bilancio regionale, faccia sì che la tempistica sia quella che tutti i calabresi ormai conoscono, quindi lentissima e tarda nelle risposte. Per cui io credo che i bisignanesi se ne faranno una ragione. Prima o dopo si interverrà, ma perché non se ne può fare a meno. Non si potrà fare a meno di intervenire sul Santuario di Sant'Umile che è il secondo Santo calabrese. Per ora si dovranno accettare i tempi della burocrazia, del MIBAC, delle discussioni e i soldi continuano a non essere spesi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Orsomarso. Né ha facoltà.
Presidente, vorrei chiedere solo un chiarimento sull'ordine dei lavori: lei, all'inizio dei lavori della seduta, ha comunicato che alcune interrogazioni, su richiesta del Presidente della Giunta, oggi non saranno discusse. Vorrei sapere se l’interrogazione in merito alle Terme Luigiane è tra quelle rinviate.
Consigliere Orsomarso, gli uffici verificheranno quanto da lei chiesto e le daremo risposta.
Interpellanza numero 25/10^ di iniziativa del consigliere G. Pedà “In merito all’emergenza dializzati a Reggio Calabria”
Passiamo all’interpellanza numero 25/10^ del consigliere Pedà “In merito all'emergenza dializzati a Reggio Calabria”.
Prego, consigliere Pedà, ha facoltà di illustrarla.
Presidente, grazie. È un'interpellanza di fine novembre 2018 e riguarda l’ormai annoso problema dei dializzati della provincia di Reggio Calabria. Ne abbiamo discusso più volte e soprattutto l'avevamo dibattuto più volte in Commissione sanità, di addivenire ad una soluzione per questi nostri concittadini che spesso devono andare fuori regione, nella vicina Sicilia, per fare la dialisi, soprattutto nelle more che potessero sistemare i locali ex ENPAS di Reggio Calabria in Centro dialitico - così era stato promesso dal Commissario straordinario dell'epoca, Scura - e di Melito.
Sottolineo il problema importante che era quello dell'autorizzazione del fabbisogno, che doveva essere dato dal dipartimento della Salute, ma ancora oggi credo non è stato dato. È una condizione necessaria per cui tutti gli altri attori, diciamo, possono fare il loro dovere e risistemare i posti rene a Melito e quelli al reparto dell’Ospedale Riuniti.
Chiedo, quindi, al Presidenza della Giunta, se erano stati avviati gli accertamenti ad appurare: le motivazioni del ritardo del fabbisogno e le motivazioni della mancata attivazione dei 13 posti letto rene (3 posti presso il servizio dialisi Presidio ospedaliero “Tiberio Evoli” di Melito Porto Salvo, 5 posti presso la casa della salute di Scilla - casa della salute, tra virgolette, perché non è stata attivata - 3 posti presso il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria). Stendiamo un velo pietoso sul Grande Ospedale Metropolitano, la Giunta regionale ha recentemente nominato un “ectoplasma” Prejanò, che si aggira ma, ancora, non abbiamo visto nessun risultato utile. Questi sono i disastri che avvengono nella sanità. In data 18 maggio 2018 con nota protocollo 176899 è stato reso parere favorevole da parte della Regione Calabria nelle more della riconversione funzionale della struttura sanitaria ex ENPAS di Reggio Calabria - come più volte è stato detto, anche, dal direttore Misiti - in Centro dialitico ex-ospedaliero per 16 posti letto rene, per il quale l'iter amministrativo è fermo in attesa dell’autorizzazione di cui sopra; altresì, chiedo di essere reso edotto degli interventi alternativi programmati o da programmare al fine di ovviare ad una problematica che, in quanto direttamente afferente alla tutela della vita umana, riveste carattere di assoluta urgenza. Grazie.
In riferimento alla relazione fornita dal Dipartimento della tutela della salute, in risposta all'interpellanza a firma del consigliere Pedà, si fa presente che con deliberazione aziendale numero 582, del 17 maggio 2018, veniva esplicitato il fabbisogno dei posti rene dell'Asp (pari a numero 28 per il distretto metropolitano di Reggio Calabria), includendo anche i posti rene dell’hub di Reggio Calabria.
La situazione attuale risulta essere la seguente: - hub di Reggio Calabria 25 più 3 (di recente incremento e già operativi); presidio ospedaliero di Melito 9 più 3 (di recente incremento e già operativi); casa salute Scilla 8 (nessun incremento); distretto tirrenico -Taurianova 16 (nessun incremento); Palmi 12 (nessun incremento); distretto ionico-presidio ospedaliero di Locri 24 (nessun incremento).
Nel medio-lungo periodo è previsto l'incremento di numeri 5 posti presso la casa salute Scilla e numero 16 posti con la creazione di un centro dialisi presso ex Enpas a Reggio Calabria.
Con tali ultimi incrementi la rete sarebbe sufficiente per tutta la provincia.
In data 1 marzo 2019 si prevede di attivare, in via sperimentale, in servizio navetta per il trasporto dei soggetti dializzati attraverso il contributo delle associazioni donatori.
Assessore, non sono soddisfatto della risposta e dico subito il perché. Il Dipartimento tutela della salute, mi dispiace dirlo perché il dottore Belcastro, oltre a essere competente, ha pure tanta buona volontà, continua a non rispondere sul fabbisogno. Non possono dire che a maggio era già autorizzato, perché in una riunione successiva, credo tra l'altro in Prefettura, ora qui non ho le carte, si è palesato questa mancanza del decreto del fabbisogno del Dipartimento della salute e mi sembra che nella risposta non ce ne sia traccia.
Interrogazione a risposta scritta numero 419/10^ di iniziativa del consigliere V. Ciconte “Sulla variante S.S. 106 Jonica per il collegamento dallo svincolo di Simeri Crichi (CZ) allo svincolo Passovecchio (KR)”
L’interrogazione 419/10^di iniziativa del consigliere Ciconte decade per assenza del proponente.
Presidente, mi perdoni, l’interpellanza numero 18/10^ del 10 settembre è rinviata?
Consigliere Gallo, è tra quelle che ho elencato prima e che vengono rinviate.
Presidente, quindi, prendo atto che sui ritardi della realizzazione dell’ospedale della Sibaritide c’è un ulteriore ritardo.
Interrogazione a risposta scritta numero 425/10^ di iniziativa del consigliere A. Nicolò “In ordine alle problematicità che interessano il Pronto Soccorso dell’Ospedale Civile di Locri”
Passiamo all'interrogazione numero 425/10^ d’iniziativa del consigliere Nicolò “In ordine alle problematicità che interessano il Pronto Soccorso dell'Ospedale Civile di Locri”. Prego, consigliere Nicolò, ha facoltà di illustrarla.
Grazie, Presidente, per la parola concessami per esporre l'interrogazione. Apprezzandone la sua buona volontà, chiedo che si calendarizzi mensilmente una seduta dedicata al sindacato ispettivo, pur comprendendo i suoi impegni, ma c'è un Ufficio di Presidenza che potrebbe garantire l'efficacia di un lavoro e consentire all’Aula, periodicamente, di poter smaltire una serie di interrogazioni che risultano datate, anche, rispetto alla tempistica. Lo diceva il consigliere Gallo, ma anche le mie interrogazioni risalgono allo scorso anno.
Per quanto concerne l'argomento testé da lei richiamato e da me rappresentato all'onorevole Giunta regionale, riguarda le annose vicende del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Locri, che versa da tempo in una situazione allarmante data dal ridimensionamento di alcuni reparti quali quello di ortopedia, di medicina, di geriatria e il centro trasfusionale, nonché la criticità che emerge periodicamente per carenza di personale.
Criticità che si sarebbe registrata, nel giorno di Capodanno, e denunciata da organizzazioni sindacali, da concittadini, ma anche con riscontri probatori comprovate da fotogrammi, l'assenza dei medici che dovrebbero essere normalmente preposti alle cure di primo intervento, in un settore che è nevralgico e strategico.
Chiesi, attraverso dei quesiti, di capire se la questione è un fatto occasionale, come invece mi dicono fonti attendibili, che si ripete nel tempo, oppure è un evento diffuso, una fattispecie diffusa che si registra periodicamente. Fatto gravissimo che riguarda la locride, un comprensorio vasto che ha come punto di riferimento l'ospedale di Locri.
Parliamo anche di turismo e nel periodo estivo quell'ospedale, lo so perché viviamo il territorio - non lo si vive solo in campagna elettorale, ma bisogna anche comprendere e capire quali sono quelle esigenze - e i turisti vengono se ci sono dei riferimenti certi, pensare che non esiste un Pronto Soccorso efficiente e non garantisce alcuni servizi che sono primari per la persona.
Su questo chiedo di capire se è stato un episodio sporadico e se la Giunta intende esperire un'indagine. Non bastano solo le risposte interlocutorie. Sono argomenti di una certa importanza e rilevanza, per cui mi aspetto una risposta del responsabile non interlocutoria, che lascia il tempo che trova, come avviene quasi spesso con risposte che giungono dai Dipartimenti, dai dirigenti, e il governo li fa proprie e li invia quando chiediamo la risposta scritta.
Richiamo poi alla responsabilità il governo rispetto ad alcune risposte, e tra virgolette, scusate la cacofonia, che devono essere responsabili, su questo chiedo di avere delle informazioni con senso di responsabilità.
In merito all'interrogazione del consigliere Nicolò come da relazione del Dipartimento tutela della salute, si rappresenta che la Direzione ha provveduto, nelle more dell'assegnazione di nuove risorse, a garantire i turni di servizio per 24 ore (mattina, pomeriggio e notte) con due - tre medici strutturati addetti prioritariamente ai codici rossi e gialli (prestazioni in emergenza urgenza).
I codici bianchi e verdi sono invece presi in carico dai medici di emergenza territoriale a completamento orario, sicuramente durante i turni meridiani e qualche volta anche pomeridiani. Ciò per ridurre il carico di lavoro affidato ai medici per la gestione dell'emergenza urgenza.
Sicuramente, per eventi imprevedibili ed imponderabili si è potuta verificare l'insufficienza dei medici addetti ai codici bianchi e verdi in alcune occasioni, come nel caso del primo gennaio ultimo scorso.
Non è mai mancata, però, la copertura dei turni al Pronto Soccorso in quanto c'è un armonico supporto tra i medici strutturati e non strutturati.
La circostanza verificatasi, e relativa ai codici verdi, è da considerarsi eccezionale e da imputarsi esclusivamente alla grave carenza di personale medico, allo stato insufficiente a garantire il perfetto funzionamento del Pronto Soccorso dell'Ospedale spoke di Locri.
È una parziale risposta ad un quesito e richiedeva più chiarezza rispetto ad episodi che si ripetono nel tempo.
Credo che chi ha fornito quella risposta si sia assunto una responsabilità per il futuro che verificheremo con costanza e senso di responsabilità.
Però la situazione dell’Ospedale di Locri va monitorato non solo da chi svolge il sindacato ispettivo, l’attività di controllo, ma anche dal Governo regionale, perché è una situazione che presenta criticità che afferiscono soprattutto all’erogazione di un servizio, dal quale non si può prescindere.
Richiamo, tra virgolette, il Governo regionale ad una maggiore responsabilità ma anche e soprattutto i consiglieri della sinistra che in campagna elettorale parlavano di un’area che andava abbracciata e, invece, all’indomani dell’elezione, è stata ripudiata.
Abbiamo visto che questo Governo si è girato dall’altra parte per tanti aspetti, ivi compreso quando presentai, in occasione del Patto di stabilità, gli emendamenti che riguardavano molti dei Comuni della Locride.
Emendamenti che, peraltro, avevano superato la soglia della legittimità attraverso l’istruttoria degli interventi.
Non parliamo di associazioni; non parlavamo di associazione ma parlavamo di Comuni. Stiamo parlando dei Comuni del territorio, stiamo parlando dell’Ospedale del territorio della provincia di Reggio Calabria, al di là delle responsabilità del Governo.
Richiamo anche l’attenzione dei componenti di maggioranza, ma lo dobbiamo fare assieme per una questione istituzionale, al di là degli schieramenti, facendo prevalere i principi, che sono i diritti, spesso negati, dei nostri concittadini.
Interrogazione a risposta immediata numero 413/10^ di iniziativa del consigliere V. Pasqua “In ordine alla necessità di messa in sicurezza e riapertura della strada provinciale n. 23, tratto Coccorino-Joppolo nel territorio della provincia di Vibo Valentia, conosciuta come strada del mare”
Interrogazione numero 413/10^, d’iniziativa del consigliere Pasqua “In ordine alla necessità di messa in sicurezza e riapertura della strada provinciale n. 23, tratto Coccorino-Joppolo nel territorio della provincia di Vibo Valentia, conosciuta come strada del mare”.
Il consigliere Pasqua ha facoltà di illustrarla.
Grazie, Presidente. Ho presentato questa interrogazione proprio per conoscere quali eventuali interventi siano stati adottati in ordine alla messa in sicurezza di questa strada che ha presentato, nel corso degli ultimi tempi, delle gravissime difficoltà per tutta la comunità presente nel tratto Coccorino-Joppolo, che sicuramente presenta dei problemi di carattere idrogeologico.
Quindi, in ordine ad eventuali misure che possono incidere sull’assetto idrogeologico, volevo capire se e quali sono stati gli interventi posti in essere. Grazie.
Il 29 luglio 2002 è stato sottoscritto dalla Regione Calabria con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’ANAS, l’ENAV, l’ENAC e le Ferrovie dello Stato l’Accordo di Programma Quadro per il sistema delle Infrastrutture di Trasporto, ratificato, poi, dalla Regione Calabria con una delibera di Giunta regionale del mese di luglio 2002.
L’intervento è stato rimodulato dalla Giunta regionale nel mese del dicembre 2004 per l’importo complessivo di 61,320 milioni di euro al quadro attuativo, individuando come soggetto attuatore l’amministrazione provinciale di Vibo Valentia.
La Provincia di Vibo Valentia nel 2004 ha redatto un progetto definitivo, posto a base di appalto integrato, di importo complessivo di 30 milioni di euro, riguardante la realizzazione dei seguenti tre tronchi stradali: tronco stradale nel Comune di Joppolo della lunghezza di 1.100 metri, comprendente la realizzazione di una galleria lunga circa 800 metri; tronco stradale nel Comune di Ricadi della lunghezza di 5.640 metri, comprendente importanti opere d’arte, tra cui un viadotto lungo circa 320 metri per 55 metri di altezza; tronco stradale tra i Comuni di Vibo Valentia e Pizzo Calabro di lunghezza di circa 1.150 metri ed un tratto di ammodernamento di strada esistente di circa 2.200 metri.
In data 10 novembre 2005 è stato stipulato il contratto di appalto relativo ai lavori e servizi di progettazione per un importo complessivo di circa 16 milioni di euro oltre IVA.
Il progetto esecutivo è stato approvato dalla Giunta provinciale di Vibo Valentia il 14 luglio 2006 ed i lavori sono stati consegnati il 26 luglio 2006.
A seguito di una serie di eventi che hanno rallentato le lavorazioni, con una determina del mese di marzo 2013 il dirigente del Settore Viabilità e Trasporti della Provincia di Vibo Valentia ha risolto il contratto per gravi inadempienze dell’ATI (Associazione Temporanea di Imprese) aggiudicataria.
I lavori, pertanto, si sono fermati e attualmente nessuno dei tre lotti risulta aperto al traffico, ad eccezione del tratto in ammodernamento, nel Comune di Pizzo Calabro, di circa 2.200 metri.
La spesa complessiva sostenuta dalla Provincia risulta di circa 15 milioni e mezzo di euro; pertanto del finanziamento iniziale residuano, ad oggi, circa 14 milioni e mezzo di euro, di cui 13 milioni circa risultano ancora da erogare da parte della Regione Calabria e circa un milione e mezzo nelle casse della Provincia di Vibo Valentia.
Considerato che la strada statale provinciale SP23 attualmente risulta chiusa al traffico veicolare, il mancato completamento dei lavori isola, di fatto, una parte di territorio provocando enormi danni all’economia della zona.
L’amministrazione provinciale di Vibo Valentia ha effettuato dettagliata ricognizione delle opere eseguite, degli atti emessi e di tutte le spese sostenute, redigendo apposito verbale di constatazione, ma non è nelle condizioni di riappaltare, in tempi brevi, lavori che consentano la rapida riapertura al traffico dell’importante arteria stradale.
Per affrontare la situazione è stata avviata lo scorso inverno, presso la Prefettura di Vibo Valentia, un’interlocuzione tra Regione e Provincia, durante la quale è stata discussa e condivisa la possibilità di realizzare un intervento che consentisse la riapertura, seppur temporanea, del tronco stradale ricadente nel comune di Joppolo, in attesa del completamento della galleria.
Tuttavia, a seguito della comunicazione ricevuta dalla Regione Calabria da parte di ANAS della disponibilità a farsi carico dell’intervento, per come sollecitato dal MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), si è avviata una fitta interlocuzione prima tra Regione e ANAS, successivamente tra Regione e MIT, in particolare, con la segreteria tecnica del Ministro, per meglio definire gli aspetti legali e amministrativi con i quali gestire il cambio del soggetto attuatore nell’Accordo di Programma Quadro, dalla Provincia di Vibo Valentia ad ANAS, per interventi che riguardano una strada di proprietà della Provincia.
Durante tali interlocuzioni - che nelle ultime settimane sono diventate quasi quotidiane con il sottoscritto - è stata concordata con il MIT una procedura che ha previsto lo scorso gennaio l’invio congiunto, da parte della Regione Calabria e della Provincia di Vibo Valentia, di una nota ufficiale allo stesso Ministero.
Nella nota si richiede che il Ministero attivi ogni utile iniziativa affinché ANAS assicuri la messa in sicurezza del tratto della strada provinciale SP23 e, nel contempo, attraverso proprie risultanze tecniche, valuti le possibili soluzioni per il completamento dei rimanenti lotti, al fine di raccordarli alla viabilità esistente, garantendo una percorribilità in piena efficienza e sicurezza.
Inoltre, nella stessa lettera, si chiarisce che i lavori trovano copertura nelle somme residue prima richiamate, che la Regione Calabria e la Provincia di Vibo Valentia si impegnano ad erogare secondo il cronoprogramma che verrà stabilito tra le parti, una volta definita la fase esecutiva dell’accordo.
La lettera e l’avvio, quindi, di un percorso concordato tra il MIT e l’Agenzia per la Coesione Territoriale, che prevede che parte delle risorse disponibili sull’Accordo di Programma Quadro (circa 3 milioni di euro) sia destinata ad un intervento, eseguito da ANAS, in qualità di soggetto attuatore, finalizzato, in luogo della realizzazione della galleria di 800 metri, prevista dal progetto originario, alla messa in sicurezza che ANAS stessa dichiara di realizzare come opera definitiva e permanente nel tempo del tronco stradale nel Comune di Joppolo.
Il passo successivo, salvo ulteriori valutazioni da parte del MIT, prevede la sottoscrizione, a giorni - era prevista per questo giovedì, come indicazione di massima - di un’intesa istituzionale tra il MIT, la Regione Calabria e la Provincia di Vibo Valentia.
È volontà comune di tutte le parti in causa, MIT, Regione Calabria, Provincia di Vibo Valentia e Comune di Joppolo, di giungere alla conclusione del complesso iter amministrativo nel giro di pochissimi giorni.
L’ANAS è in grado di avviare i lavori in tempi molto stretti, non appena sottoscritto il protocollo d’intesa, la cui versione in bozza è già stata redatta.
I vantaggi derivanti dalla rimodulazione dell’APQ (Accordo di Programma Quadro), frutto di questa intesa, sono del tutto evidenti, non solo per il tronco stradale di Joppolo, ma anche per gli scenari interessanti che si aprono per il completamento dei lotti restanti.
Ringrazio l’assessore perché la sua relazione è stata esaustiva, anche se riguardo la tempistica mi sarei aspettato magari qualche indicazione un po’ più puntuale.
Ad esempio, la cittadinanza di Joppolo, Coccorino, del Nicoterese in genere, quando potrà riutilizzare quel tratto che, in questo momento, in questa fase, isola, di fatto, tutto il territorio?
Ha parlato di un’intesa che viene avviata, di una comunicazione puntuale con il Ministero competente, ma siamo ancora alla fase iniziale.
Vorrei sapere se la fase esecutiva ha un cronoprogramma già individuato, anche di massima, o se bisogna immaginare una tempistica eccessivamente dilatata.
Posso rispondere, visto il tema che sto seguendo in prima battuta.
È evidente che c’è un problema di tipo amministrativo che dev’essere risolto a monte perché, come chiarito nella risposta all’interrogazione, si tratta di una strada provinciale, su cui è previsto un Accordo di Programma Quadro (APQ), le cui risorse sono assegnate alla Provincia di Vibo Valentia come soggetto attuatore.
Quindi, è necessario che ci sia a monte una procedura per modificare il soggetto attuatore.
Questa procedura non può che passare, innanzitutto, attraverso un accordo con il Ministero competente che deve autorizzare l’ANAS al subentro alla Provincia e, in seconda battuta, una rimodulazione dell’APQ, che deve essere valutata preventivamente dall’Agenzia per la Coesione Territoriale.Tutto questo, ovviamente, comporta settimane di lavoro.
Tuttavia, per essere precisi, abbiamo trovato una procedura interna alla Regione che assicura la disponibilità di un finanziamento immediato, in modo da poter curare, anche in tempi successivi, la procedura di modifica dell’APQ.
Quindi le risorse, in capo all’ANAS, possono essere messe immediatamente a disposizione.
Il Ministero, che sta seguendo la procedura con i propri uffici legali, a livello di segreteria tecnico-amministrativa, è, ovviamente, anche il soggetto che sta dettando i tempi. Quindi ci ha chiesto la produzione di una lettera, che abbiamo inviato, dopo averla preventivamente concordata, in maniera tale che il protocollo d’intesa, l’intesa istituzionale che dovrà essere sottoscritta - ripeto, la data per la sottoscrizione è prevista giovedì, come indicazione di massima; stiamo parlando di dopodomani -se non sarà giovedì, immagino che sarà venerdì, lunedì.
Successivamente alla sottoscrizione di questa convenzione, di quest’atto d’intesa, è prevista, invece, la firma di un Protocollo d’intesa tra i soggetti interessati - in questo caso Regione, Provincia e ANAS. È evidente che tutti questi passaggi sono già stati predefiniti, nel senso che la bozza della convenzione, anche questa con ANAS, è già stata predisposta da circa un mese. Stiamo, quindi, aspettando i tempi tecnici.
L’ANAS dichiara che se le lavorazioni potranno avere inizio nel mese di aprile e dobbiamo firmare solo questa convenzione come atto operativo, sarà nelle condizioni di assicurare le lavorazioni ed il completamento entro il mese di agosto. Questi sono i tempi per la realizzazione dell’intervento.
La cosa importante e fondamentale è che l’ANAS non fa un intervento per la messa in sicurezza temporanea della strada, ma dichiara che l’intervento è risolutivo.
L’ANAS non interverrà mai sulla strada tra Joppolo e Coccorino, se non assicurando un intervento permanente, altrimenti questo intervento non lo farà mai!
Ne è certa, perché nel frattempo ha già effettuato i sopralluoghi sul posto, portando i tecnici qualificati, facendosi accompagnare anche da stimati docenti universitari, che hanno assicurato la bontà dell’intervento.
Questo che cosa vuol dire? Vuol dire formalmente che la galleria non sarà più realizzata e, quindi, non sarà necessario intervenire sulla galleria.
Risulteranno, quindi, sull’intervento altri 12 milioni di euro di economie complessive, che consentiranno anche di qualificare gli ulteriori due interventi che oggi sono anche queste opere incompiute.
Complessivamente, quindi, quest’operazione dovrebbe dare una risposta molto efficiente sul territorio, riprendendo una questione ormai seppellita da anni e che tardava ad essere affrontata.
La Provincia, ovviamente, poteva fare quest’intervento ma avrebbe dovuto metterlo a bando, a gara, con tempi molto più lunghi; quindi, i tempi sarebbero stati molto più dilatati.
Oggi l’ANAS è, invece, in grado di intervenire immediatamente.
Auspichiamo, quindi, che nel giro di pochi giorni si potrà dare seguito con la firma di questo atto importante al Ministero.
In merito all’interrogazione numero 430/10^, per la quale chiedeva informazioni il consigliere Orsomarso, riferisco che è stata protocollata il 30 gennaio e che non sono ancora decorsi 20 giorni per poterla calendarizzare nella seduta del Consiglio regionale.
Come previsto nel Regolamento interno, bisogna aspettare 20 giorni la risposta della Giunta regionale. Per questo, quindi, tale interrogazione non è prevista all’ordine del giorno della seduta odierna.
Interpellanza numero 30/10^ di iniziativa del consigliere G. Gallo “Sui disservizi registratisi nell’area sciistica di Lorica”
Passiamo all’interpellanza numero 30/10^ di iniziativa del consigliere Gallo “Sui disservizi registratisi nell’area sciistica di Lorica”. Il consigliere Gallo ha facoltà di illustrarla.
Presidente, tale questione ha fatto dibattere molto i calabresi. Non ci interessa - come ho già detto in Aula - la questione giudiziaria. I processi si fanno al di fuori del Consiglio regionale e non spetta a noi dare giudizi.
È una tesi che è sempre stata portata avanti, senza alcun tentennamento, da questa parte politica, sin da quando si sono verificati gli episodi che hanno fatto discutere la Calabria e il Paese intero e che hanno visto coinvolto il Presidente della Giunta regionale.
Però sulla vicenda Lorica, sulla quale, anche lo scorso anno, ho avuto modo più di una volta di intervenire, ho voluto segnalare alcuni disservizi che, ancora oggi, sono presenti nell’area e che, quindi, vanno a pregiudicare anche il regolare svolgimento della stagione sciistica e di quella turistica invernale.
In questa interpellanza - che per la verità non è datata, ma risale allo scorso 9 gennaio - riferisco che nell’ambito del POR Calabria FESR 2007-2013 veniva finanziato il progetto integrato di sviluppo locale “Lorica Hamata in Sila Amena”, che avrebbe beneficiato di 13.347.000 euro di contributo pubblico (Assi 5 e 8 POR Calabria 2007-2013) e di oltre 3.000.000 euro di contributo privato.
Il progetto prevedeva l’adeguamento e la modernizzazione degli impianti di risalita delle stazioni sciistiche di Lorica, nonché la sostituzione della seggiovia con una cabinovia.
A seguito di ripetuti solleciti e di svariati atti ispettivi, tesi a verificare la regolarità delle procedure eseguite e ad ottenere la celere definizione dei lavori, in data 11 marzo 2018 il Presidente della Giunta regionale procedeva, con grave ritardo rispetto al programma iniziale, all’inaugurazione solenne degli impianti di risalita di Lorica, la cui gestione provvisoria veniva affidata a Ferrovie della Calabria, con il supporto dell’Arsac.
Nel corso della manifestazione inaugurale, alla quale presenziava, su invito della Regione, la campionessa olimpionica di sci Daniela Ceccarelli, il Presidente della Giunta regionale, attraverso l’Ufficio stampa della Regione, dichiarava ufficialmente che: “questi impianti correvano concretamente il rischio di essere trasformati in un’incompiuta, in una cattedrale nel deserto; una enorme preoccupazione questa. Abbiamo lavorato senza risparmio di energie perché ciò non avvenisse”.
Cito testualmente: “tornerò nei prossimi giorni a Lorica” - informava il Presidente della Regione – “per discutere, con chi lo vorrà, un progetto, un piano che vada in questa direzione, perché la nostra intenzione è quella di investire per valorizzare meglio questo e gli altri laghi, per farne motore e risorsa per lo sviluppo”. Testuali parole del Presidente della Giunta regionale.
Ad oggi, tuttavia, non solo gli impegni assunti non risultano essere stati mantenuti, ma serie problematicità si registrano anche sul versante della gestione del funzionamento degli impianti.
Al riguardo, il Comitato degli imprenditori lorichesi, in data 27 dicembre 2018, lamentava disagi e disservizi, oltre che la tardiva entrata in funzione degli impianti, in riferimento alla stagione sciistica in corso.
Da più parti vengono sollevate lagnanze in ordine alle condizioni della seggiovia, che non sarebbe del tutto funzionante, mentre il funzionamento della cabinovia sarebbe circoscritto da una prescrizione tecnica che imporrebbe lo stop in caso di venti di velocità superiore ai 40 km/h.
Criticità si registrerebbero anche in riferimento al sistema di innevamento artificiale, i cui lavori di completamento dovrebbero essere ultimati entro il prossimo marzo ma sembra che non saranno completati per quel periodo.
Inattivi sarebbero anche due dei tre gatti delle nevi disponibili. La carenza di personale condizionerebbe in negativo il disbrigo delle attività della Ski Area. Preoccupazione desta l’imminente scadenza del contratto di affidamento della gestione fissato al 31 marzo 2019.
Problemi analoghi si registrerebbero, infine, pure nella vicina Camigliatello, in relazione agli impianti d’innevamento artificiale, che non funzionerebbero a dovere.
Tanto premesso, interpellavo il Presidente della Giunta regionale calabrese per sapere: se la Giunta regionale fosse a conoscenza delle vicende segnalate dall’interpellante; se quanto segnalato dall’interpellante risponda, in tutto o in parte, a vero; quali siano le reali condizioni strutturali e di utilizzo degli impianti di risalita di Lorica, di quelli d’innevamento artificiale di Camigliatello, a quale punto siano giunti i lavori di completamento degli impianti d’innevamento artificiale di Lorica e se gli stessi saranno effettivamente ultimati nei tempi di cui al cronoprogramma; quali indirizzi la Giunta regionale abbia espresso o intenda esprimere in ordine alla gestione della Ski Area di Lorica, in virtù dell’ormai imminente scadenza dei contratti di affidamento attualmente in essere.
Grazie, Presidente. Grazie, consigliere Gallo. In merito alle questioni sollevate si rappresenta quanto segue.
Ad oggi risultano funzionanti e operativi la cabinovia, la seggiovia ed uno skilift.
Dalla metà di gennaio sono state aperte e sono oggi pienamente funzionanti anche le piste numero 1 e 2 della Valle dell’Inferno, oltre che la pista principale, detta “di rientro”, di lunghezza 3,5 chilometri circa, servita dalla cabinovia e aperta già dalle prime nevicate di quest’anno. Ciò ha attirato sul posto flussi turistici di notevole intensità, ben oltre le più rosee aspettative! Con centinaia di biglietti e skipass venduti, sin dalla prima settimana di operatività dell’impianto.
La cabinovia, come confermato da Ferrovie della Calabria, attuale gestore provvisorio dell’impianto, e come, peraltro, riportato anche in una nota stampa dell’11 gennaio scorso, in alcune ore delle giornate, che vanno dal 31 dicembre 2018 al 4 gennaio 2019 e dal 6 al 9 gennaio 2019, è rimasta chiusa per ragioni di sicurezza, a causa del forte vento insistente in quota, in ottemperanza a specifiche prescrizioni, note al momento del collaudo dell’impianto da parte dell’USTIF (Ufficio speciale trasporti a impianti fissi), che è l’organo del Ministero dei Trasporti che ha il compito di vigilare sulla sicurezza d’esercizio dei trasporti a impianti fissi.
Per quanto riguarda il completamento degli interventi previsti nell’intervento PISL, denominato “Lorica Hamata in Sila Amena”, si sottolinea che per dieci mesi, durante il periodo di proroga concesso, gli impianti sono rimasti sotto sequestro.
Il completamento dell’impianto d’innevamento artificiale potrà essere realizzato solo in periodi di carenza di neve.
Inoltre, c’è da registrare negli ultimi due mesi l’assenza della Direzione Lavori che, com’è noto, è coinvolta in procedimenti giudiziari, è dimissionaria e al momento non è stata surrogata dall’Amministrazione giudiziaria della Lorica Ski, società concessionaria dell’intervento.
Le verifiche per le necessarie autorizzazioni, atte a stabilire i termini di proroga, sia per l’ultimazione delle opere sia per la gestione dei servizi attualmente operativi, sono ancora in corso da parte dei dipartimenti regionali interessati. Il sistema d’innevamento artificiale di Camigliatello, che copre metà della pista rossa, è invece attualmente operativo.
Aggiungo una nota a margine.
L’intervento di cui abbiamo parlato, il PISL, è caratterizzato da tre lotti funzionali. Il lotto che è stato inaugurato lo scorso anno, dal Presidente della Giunta regionale, è stato collaudato ed è, quindi, pienamente funzionante.
Restano ancora due lotti, uno di 300.000 euro ed un altro di 5 milioni di euro da completare, che corrisponde, fondamentalmente, al sistema d’innevamento artificiale.
Il sistema d’innevamento artificiale potrà essere installato sul pendio delle piste soltanto quando sparirà la neve.
Quest’intervento non può essere effettuato; era stato già programmato ma non si è potuto realizzare a causa di dieci mesi consecutivi di stop, a causa del sequestro disposto del cantiere. Per cui quest’intervento in programma sarà realizzato successivamente, non appena la neve sciolta lo consentirà.
Per quanto riguarda la proroga, come chiarito, anche ammesso, tra l’altro, che oggi ci fosse la disponibilità di realizzare l’intervento, l’assenza della Direzione dei lavori impedisce, di fatto, alcune attività. La surroga è stata chiesta ma deve essere disposta dall’Amministrazione giudiziaria, che da circa due mesi non ha proceduto ancora al riguardo.
Quindi, anche ammesso che questo possa essere effettuato, in realtà, non sarà possibile fino a quando l’Amministrazione giudiziaria non procederà con la nuova nomina della Direzione dei lavori.
L’orientamento della Giunta regionale, ovviamente, è quello di assicurare il funzionamento dell’impianto con una proroga per l’attuale servizio, in concessione provvisoria, a Ferrovie della Calabria ed il completamento dell’impianto nei mesi in cui questo sarà consentito.
Mi dichiaro solo parzialmente soddisfatto. Nel senso che la mia interpellanza, come lei ricordava in alcuni passaggi, è datata 9 gennaio, quindi all'esito del blocco da parte dell'agenzia di vigilanza dei servizi della cabinovia in più circostanze e per più ore al giorno. Ho sul mio cellulare la registrazione di un messaggio audio di una imprenditrice del territorio che racconta come, in questi giorni, in quei giorni che erano giorni molto importanti per lo svolgimento della stagione turistica, in effetti, ci siano stati una serie di disservizi.
Peraltro lei mi conferma che i lavori di completamento che avrebbero dovuto, per il sistema innevamento artificiale, essere compiuti entro la fine di marzo non potranno essere compiuti, ci sono dei ritardi per cui arriveremo al periodo in cui non ci sarà più neve, dopo la fine della di questa stagione invernale perché ci saranno dei ritardi. Non mi ha detto nulla sui gatti delle nevi, non mi ha detto nulla sul funzionamento dell’impianto di innevamento artificiale di Camigliatello che, a me, risulta essere controllato da un sistema remoto e, comunque, non funzionante perché qualcosa non funziona a dovere; quindi la invito - so che lei e solerte, so che lei è preciso, so che lei è zelante - a verificare una serie di situazioni, di servizi che, magari, rispetto a quello che le viene raccontato, attraverso le relazioni che provengono dai gestori o da chi è sul territorio, forse, denotano una realtà difforme e non esattamente per come lei la descrive.
Questo lo dico non per spirito di contraddizione o per polemica, ma in maniera costruttiva perché, come ho avuto modo di dire nella mia premessa, questa è una vicenda che è salita agli onori della cronaca nazionale per questioni delle quali ha discusso il Paese.
Noi in questa Aula non vogliamo assolutamente ragionare su queste problematiche, non ci interessa speculare sulle disgrazie altrui, non ci interessa entrare nel merito di argomenti, di situazioni, di fattispecie che saranno, invece, discusse nei Tribunali di questo Paese; a noi interessano, invece, le vicende politiche ed è per questo che le vicende politiche e i servizi che si offrono attraverso, anche, finanziamenti che provengono dalla Comunità Europea, dal Governo centrale o dall’utilizzo di fondi di bilancio possono realizzare servizi nell'interesse dei calabresi e possono portare ad un incremento dell'economia, soprattutto, in quell'aria che è un'area straordinaria di grande interesse per la nostra regione. Vorremmo che le cose funzionassero al meglio.
Per cui, assessore, la invito, magari, a verificare di persona o ad inviare qualche dipendente regionale a constatare, realmente, come stanno le cose e se le cose funzionano al meglio, perché, noi, vogliamo che le cose vadano nel verso giusto, non vogliamo speculare su queste questioni, ma vogliamo che le cose funzionino. Questo glielo dico, assessore, rinnovandole la mia stima e sapendo che anche lei rema nella stessa direzione, vale a dire in senso positivo e costruttivo nell'interesse dei calabresi.
Interrogazione a risposta scritta numero 424/10^ di iniziativa del consigliere C. Guccione “In merito alla questione del contenzioso ASP di Cosenza”
L’interrogazione numero 424/10^ è rinviata su richiesta del proponente.
Interrogazione a risposta scritta numero 426/10^ di iniziativa del consigliere G. Aieta “Sulla mancata nomina del direttore U.O.C. Medicina generale, Cardiologia e Ginecologia – Spoke Paola Cetraro”
L’interrogazione numero 426/10^ a firma del consigliere Aieta decade per assenza del proponente.
Interrogazione a risposta scritta numero 427/10^ di iniziativa del consigliere A. Nicolò “In ordine al gravissimo fatto verificatosi all’Ospedale di Locri”
Passiamo all’interrogazione numero 427/10^, d’iniziativa del consigliere Nicolò, “In ordine al gravissimo fatto verificatosi all'ospedale di Locri”. Prego, consigliere Nicolò, ha facoltà di illustrarla.
Presidente, lungi da me, lo dissi anche con dichiarazioni formali, fare speculazioni. Sono competenze che afferiscono agli organi deputati e lo stanno facendo, c'è un'inchiesta in corso. Però mi corre l'obbligo di evidenziare, ribadire in questa Aula, quello che, formalmente, ho rappresentato con un'interrogazione alla Giunta regionale: si è registrata un'altra criticità nell'ospedale di Locri; un paziente ci ha rimesso la vita e non sto qui ad indicare cause e concause, mi limito a riferire di paziente che per essere trasportato da un reparto all'altro ci ha impiegato 3 ore a causa delle criticità che riguardavano un ascensore il cui blocco non ha consentito la celerità del trasporto.
Al di là delle competenze, sollevo la questione, già rappresentata al Governo regionale; già nel 2015 un’organizzazione sindacale aveva evidenziato le disfunzioni di un ascensore che serve cinque reparti e che trasporta non solo i pazienti ma anche i cittadini che vanno a visitare i degenti, riguarda anche il trasporto di alimenti, il trasporto di materiale infetto e i pazienti ambulatoriali oltre che ospedalieri. C’è un unico ascensore e queste anomalie furono rappresentate da un’organizzazione sindacale - lo apprezzo - e anche da cittadini, però nulla è stato fatto.
Adesso vorrei capire quali sono i provvedimenti che chi di competenza intende assumere per eliminare queste criticità che ancora, purtroppo, a tutt'oggi esistono ed inficiano un servizio, importante, all'interno di un ospedale.
Non voglio strumentalizzare, perché quando si parla della salute dobbiamo elevare un attimo il profilo e responsabilmente, tra virgolette, istituzionalizzare le responsabilità al di là delle appartenenze. Ritengo che su quell’ospedale questo Governo regionale debba accendere i riflettori e non voglio fare demagogia perché ho i riscontri probatori.
In campagna elettorale si diceva che fosse l'area prediletta ma mi risulta, invece, che sia stata ripudiata da un Governo regionale che non ha prestato attenzione alle vere questioni dei territori. Attendo, anche qui, una risposta e non voglio sapere le cause, le concause, ma vorrei capire quali sono le azioni del Governo regionale per garantire l’efficienza e l’efficacia dei servizi sanitari.
Relativamente all'interrogazione del consigliere Alessandro Nicolò, dagli atti trasmessi dall’ASP di Reggio Calabria al dipartimento tutela della Salute, risulta che dalle indagini in corso e non ancora concluse non sembrerebbero emerse correlazioni tra la morte del paziente e il guasto degli elevatori; infatti il paziente, in attesa di essere trasferito presso il servizio di animazione, è stato ugualmente trattato dal personale di rianimazione recatosi prontamente presso la stanza di degenza, utilizzando, tra l'altro, tutti i dispositivi necessari al trattamento del paziente.
Una volta ripristinata la funzionalità dell'ascensore il paziente è stato trasferito presso l'unità operativa di rianimazione dove è deceduto dopo molte ore.
Questi atti dovreste trasferirli a chi di competenza, a chi svolge le indagini. Ho chiesto di capire e di sapere se il guasto che afferisce a quell’ascensore è persistente ed inficia i servizi, considerato che c’è un unico ascensore che serve più servizi, tra virgolette, scusate la cacofonia.
Quindi, vorrei capire se chi è competente sta lavorando per garantire la funzionalità di altri ascensori che per il momento non funzionano. È questo che vorremmo capire, ciò che è avvenuto è stato un disastro ma c'è chi sta facendo il proprio lavoro rispetto a quell’ evento luttuoso. Noi, invece, vorremmo sapere se, ancora, esiste un ascensore rispetto ai servizi da erogare, mi risulta, a tutt'oggi, che gli ascensori siano tutti bloccati e ce n'è solo uno per i tanti servizi che, testé, ho elencato. Non sono soddisfatto.
Interpellanza numero 31/10^ di iniziativa del consigliere G. Gallo “Sull’adeguamento dei fondi per la gestione degli impianti irrigui regionali”
Interpellanza numero 32/10^ di iniziativa del consigliere G. Gallo “Sul settore delle infrastrutture rurali e delle opere pubbliche di bonifica”
Interpellanza numero 33/10^ di iniziativa del consigliere G. Gallo “Sulla gestione delle dighe regionali”
Le ultime interpellanze, numero 31/10^, 32/10^ e 33/10^, vengono rinviate per assenza dell'assessore al ramo.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Gallo, ne ha facoltà.
Presidente, mi perdoni, posso? Volevo dire che fra le interpellanze ce n’è una a firma mia e del collega Sergio che era in relazione ai tirocinanti MIBACT, ulteriore rispetto a quella sui tirocinanti MIUR che abbiamo discusso.
Aspetti quale interpellanza è? Qual è il numero dell’interpellanza?
È la numero 23/10^.
È stata rinviata su richiesta dell'assessore.
Si ho capito, non la stavo richiamando sul fatto che non si trovasse, non fosse individuata o non fosse stata rinviata. Insieme al collega Sergio, però, rappresentiamo all'Aula che la motivazione di questa interpellanza era, eventualmente, sulla possibilità della prosecuzione del tirocinio per questi lavoratori che, nel corso di quest'anno, sono diventati, per stesso riconoscimento del ministro Bonisoli, molto importanti per la gestione degli uffici del MIBACT.
Consigliere Gallo, se la illustra non c’è chi possa rispondere.
Non la sto illustrando. La scadenza del tirocinio è il prossimo 28 febbraio per cui capiamo le esigenze dell'assessore Robe, però, vorremmo, Presidente, d'accordo col collega Sergio - poi magari, lo potrà confermare lui stesso - che si discutesse prima del 28, magari il prossimo 26 febbraio, peraltro c'è anche un ordine del giorno a mia firma e a firma dei colleghi Pedà, credo, Parente e Orsomarso su questa vicenda.
Vorremmo che si discutesse di questo in Consiglio regionale, prima del prossimo 28 febbraio, perché dovremmo avere delle risposte da parte del Governo regionale e dell'assessore Robe.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Sergio, ne ha facoltà.
A supporto, signor Presidente, di quanto appena affermato dal consigliere Gallo, vorrei sollecitare e sottolineare alla Giunta che questo è un problema che potrebbe cozzare con un procedimento giuridico, vista la scadenza del contratto a fine mese.
Quindi mi auguro che noi, prima della fine del mese, possiamo avere un'altra opportunità per poter discutere di questa materia che è di una delicatezza estrema; sono centinaia di persone che sono interessate da questo progetto MIBACT. Grazie.
Nell'attesa, comunque, di poter discutere della problematica, quantomeno mi farò carico di sentire, già questa sera, e, eventualmente, anche di scrivere all’assessore al ramo per capire qual è lo stato dell'arte.
Svolgimento ordini del giorno
Ordine del giorno di iniziativa del consigliere M. Mirabello “In ordine al mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato della ‘Abramo Customer care S.p.a. - Centro operativo di Crotone’”
Passiamo allo svolgimento degli ordini del giorno. Il primo è a firma del consigliere Mirabello inerente il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato della Abramo Customer S.p.A. Centro operativo di Crotone. Consigliere Mirabello, non c'è, anche in questo caso, l'assessore deputato a discutere l’ordine del giorno quindi, se siamo d'accordo, rinviamo anche questo.
Nessuna opposizione, Presidente, possiamo rinviarlo per quanto mi riguarda.
Ordine del giorno di iniziativa del consigliere G. Pedà “Sullo stato di attuazione della ZES Calabria e iniziative programmate”
Il successivo ordine del giorno è a firma del consigliere Pedà. Consigliere Pedà, lei lo ha già illustrato, però mancando l'assessore Russo …
Presidente, comprendo l’assenza dell'assessore Russo però, su questo tema, colleghi, dobbiamo accelerare, anche perché oltre alla ZES e a questo sportello che è necessario a Gioia Tauro e all'inserimento di Campo Calabro c'è la novità, sempre nella stessa area, dei paventati cinquecento licenziamenti. Questo significherebbe che nessun imprenditore investirà in un'area depressa dove vengono licenziate cinquecento persone e poi la ZES non è ancora attuata e nulla sappiamo perché stiamo continuando a rinviare; fra poco è finita la legislatura, la ZES non è partita e avranno licenziato 500 persone a Gioia Tauro. Credo che su questo tema ci dobbiamo tornare ed invito i colleghi capigruppo, mi scusi, Presidente, a programmare una seduta di Consiglio ad hoc sulla ZES, sulla discussione della ZES in tutta la Calabria e sull'area portuale di Gioia Tauro. Grazie
Ha chiesto di intervenire il consigliere Orsomarso, ne ha facoltà.
Presidente, comprendiamo l'assenza dell'assessore, ci mancherebbe altro, ma mai come su questo tema che credo sia il più importante, insieme alla madre di tutte le battaglie che è la sanità, ho sentito interrogazioni responsabili conoscendo le difficoltà.
Credo che l'appello, giustamente accorato del collega Pedà - chi più di lui che su quel territorio vive quotidianamente può conoscere la problematica - debba portare ad un intervento straordinario, se possibile, oltre alla discussione di quest’ordine del giorno. Si voti lo stesso in presenza dell’assessore.
Si deve coinvolgere tutta la deputazione calabrese, compresi i deputati del Movimento 5 stelle, perché mentre qui e in altre Regioni riflettiamo di regionalismo differenziato, questo Governo giallo verde, su temi importanti come la TAV, costruisce maggioranze e minoranze variabili, facendo molta propaganda. Abbiamo un tema centrale, lo sviluppo di questa terra, che è proprio quello che è stato voluto nella scorsa legislatura e ribadito in questa; questo, però, non può che passare da un confronto con il Governo e con chi deve iniziare a lavorare, diciamo, le famose APQ mai realizzate anche con Trenitalia.
Su questo decreto, Presidente, è indispensabile poter investire non soltanto il Consiglio regionale ma l'intera deputazione calabrese facendo una riunione per incalzare il Governo centrale. Grazie
Ordine del giorno di iniziativa dei consiglieri G. Gallo, F. Orsomarso e G. Pedà “Sulla situazione dei lavoratori ex percettori di indennità di mobilità in deroga”
Questo ordine del giorno era stato già illustrato nell’ultima seduta di Consiglio regionale ma, poiché l’assessore è assente, lo rinviamo.
Ordine del giorno di iniziativa dei consiglieri F. Sergio “In merito all’alluvione che ha colpito Corigliano Calabro nei giorni 26 e 27 novembre 2018”
Passiamo all’ordine del giorno a firma del consigliere Sergio “In merito all'alluvione che ha colpito Corigliano Calabro nei giorni 26 e 27 novembre 2018”. Prego, consigliere Sergio, ha facoltà di illustrarlo.
Signor Presidente, chiedo scusa se mi permetto di fare, in autocritica, una battuta, ma in quest’Aula, come dire, ormai sembra di essere in un mare dove si naviga, un po', a vista. Avverto una sensazione di freddo, mi sembra di essere nel deserto del Sahara con la neve.
È una mia sensazione, chiedo scusa di questa affermazione ma non è possibile che si possa andare avanti in questo modo. Premesso che nei giorni 26 e 27 novembre 2018 la Calabria è stata colpita da violenti nubifragi che hanno provocato l'esondazione del fiume Crati e l’alluvione a Corigliano Calabro, in particolare nel territorio delle località Thurio e Ministalla.
Preso atto che l’impetuosità delle acque ha provocato la morte, per annegamento, di un migliaio di capi di bestiame tra mucche e pecore e ha distrutto centinaia di ettari di agrumeti. Tenuto conto che sono state coinvolte ed evacuate una decina di famiglie che hanno subito danni rilevanti alle abitazioni, alle strutture e di conseguenza anche a beni e attrezzature personali.
Una situazione di estrema gravità che ha visto il pronto intervento dei vigili del fuoco che sono intervenuti con mezzi fluviali per mettere in sicurezza le persone che solo grazie al passaparola hanno potuto mettersi in salvo e quindi si è evitato la perdita di vite umane.
All'indomani dell'alluvione lo stesso Presidente della Giunta regionale ha effettuato un sopralluogo con i tecnici e ha constatato la drammaticità della situazione. Considerato che dopo gli interventi immediati, dovuti all'emergenza, che hanno visto intervenire la Protezione Civile, il consorzio di bonifica dei bacini dello Jonio cosentino con sede a Trebisacce, a tutt'oggi ancora si registrano sfollati, permanente inagibilità delle abitazioni delle famiglie e nessuna prospettiva di riprendere le attività economico-produttive e la normale vita familiare.
Rilevato che per alleviare le perdite economiche delle famiglie sono intervenute iniziative di solidarietà, promosse da coldiretti, per la ricostituzione delle greggi delle aziende colpite e per dare loro la possibilità di ricominciare, una generosità che ha unito la Calabria è rafforzato legami e vincoli tra gli agricoltori. Tenuto conto che la generosità non basta e che, pertanto, si ritiene opportuno richiamare all'impegno concreto la Regione Calabria, anche attraverso la protezione civile regionale. Considerata l'opportunità di ribadire, con forza, che il ripetersi di tragedie legate alla fragile situazione idrogeologica, accentuata da eventi meteorologici sempre più violenti e imprevedibili, ci obbliga a richiedere di insistere sulla necessità di un grande piano per la manutenzione del territorio.
Preso atto che la sicurezza da frane, alluvioni e cedimenti del terreno è il primo intervento infrastrutturale di cui la Calabria ha necessità e rappresenta un preciso segnale verso immediate misure di prevenzione.
Riservata la necessità di un tempestivo intervento da parte dell'amministrazione regionale, finalizzato a dare sollievo alle famiglie vittime dei danni dell'alluvione, s’impegna la Giunta regionale ad intraprendere tutte le azioni politiche amministrative idonee a dare, nell'immediato, adeguato sostegno alle famiglie rurali di località Thurio e Ministalla del Comune di Corigliano Calabro, consentendo il ritorno alle normali condizioni di vita nelle abitazioni, ristorandole dai danni subiti e ripristinando il patrimonio zootecnico unica fonte di vita e di lavoro.
Considerata, oggi, l’impossibilità, mi auguro, Presidente, se c'è la possibilità, che questo ordine del giorno nella prossima seduta sia votato.
C'è la possibilità perché l’ordine dei lavori delle sedute è stabilito dalla Conferenza dei capigruppo. Avendo esauriti i punti all'ordine del giorno la seduta è tolta.
Ha chiesto congedo: Aieta, Arruzzolo, Neri, Salerno, Sculco, Robbe, Russo
“Riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio di cui alla lettera a) comma 1, dell’articolo 73 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 e s.m.i. – (deliberazione G.R. n. 43 del 4.2.2019)” (PL n° 410/10^)
Tallini – “Riconoscimento della legittimità di un debito fuori bilancio del Consiglio regionale della Calabria ai sensi dell’articolo 73, comma 1, lett. a) del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, come modificato ed integrato dal decreto legislativo 10 agosto 2014, n. 126” (PL n. 405/10^)
D'Acri – “Modifica dell’articolo 17, comma 2, della legge regionale 23 luglio 2003, n. 11” (PL n° 406/10^)
Bova – “Disposizioni in materia di prevenzione e lotta al fenomeno della criminalità organizzata, dell’usura e dell’estorsione. Modifiche alla sezione II della L.R. 9/2018” (PL n. 409/10^)
È stata assegnata alla prima Commissione - Affari istituzionali, affari generali e normativa elettorale - ed alla seconda Commissione - Bilancio programmazione economica, attività produttive, affari dell'Unione Europea e relazioni con l'estero - per il parere, alla terza Commissione - Sanità, Attività sociali, culturali e formative - e alla Commissione contro la ‘ndrangheta ai sensi dell’art. 66, comma 2, del Regolamento interno del Consiglio regionale.
Gallo, Giudiceandrea – “Modifiche alla l.r. 12/2018 recante 'Norme in materia di tutela, promozione e valorizzazione dell’invecchiamento attivo'” (PL n. 411/10^)
Sono state presentate alla Presidenza le seguenti proposte di legge di iniziativa dei Consigli comunali:
Consiglio comunale di Catanzaro - “Misure di promozione e di riequilibrio di genere all’interno della legge elettorale regionale” (PL n° 407/10^)
È stata assegnata alla prima Commissione - Affari istituzionali, affari generali e normativa elettorale - ed alla seconda Commissione - Bilancio programmazione economica, attività produttive, affari dell'Unione Europea e relazioni con l'estero - per il parere.
Consigli comunali di Bovalino, Verzino, Ricadi – “Misure di promozione e di riequilibrio di genere all’interno della legge elettorale regionale” (PL n° 408/10^)
È stata assegnata alla quarta Commissione - Assetto e utilizzazione del territorio e protezione dell’ambiente - per il parere.
La terza Commissione, con nota prot. n. 4619 dell’11.2.2019, ha comunicato che nella seduta dell’8 febbraio 2019 ha espresso parere favorevole alla deliberazione della Giunta regionale n. 622 del 14 dicembre 2018, recante: 'L.R. 28/2010 – Norme in materia dello sport nella Regione Calabria e s.m.e i. – Approvazione proposta Piano triennale degli interventi 2018-2020'
Modifica del precedente D.P.G.R. n. 27 del 13.4.2018 sulla nomina della Giunta regionale e l’attribuzione degli incarichi”
Il Presidente della Giunta regionale, con decreto n. 42 del 30 gennaio 2019, ha sostituito i punti 2, 4, 5 e 6 del precedente D.P.G.R. n. 27 del 13.4.2018, concernente la nomina della Giunta regionale e l’attribuzione degli incarichi.
nell'ottobre del 2008 è stata stipulata una convenzione, della durata di due anni, tra il Governo dell'Eritrea, 1’ASP di Cosenza e l'associazione dei Medici volontari- As.Me.V. Calabria;
in virtù di questa convezione si è consentito ai Dirigenti Medici dell'ASP di Cosenza di recarsi in Eritrea usufruendo di un periodo di aspettativa;
tale convenzione è stata rinnovata nel anno 2010 ed è stato proprio grazie a questo impegno profuso che i Medici dell'As.Me.V. parallelamente hanno avviato un concreto programma di formazione al fine di dare all'Eritrea una piena autonomia nello sviluppo delle attività nefrologiche in generale e delle tecniche dialitiche in particolare;
a gennaio del 2008, in virtù di questa convezione, che ha consentito la presenza dei medici calabresi nel territorio eritreo, si è, prima creato il primo Centro di Dialisi all'Ospedale Orotta di Asmara;
lo stesso nel 2010 è stato implementato da due a otto posti e nel 2014 ne è stato creato un altro, da otto posti all'Ospedale Sembel sempre ad Asmara;
nel corso degli anni si è proceduto a formare medici, infermieri e tecnici eritrei, tanto che oggi i due Centri funzionano con personale locale;
presso la Scuola Medica di Asmara è stato avviato un Corso di Nefrologia a cura dei Dirigenti Medici dell'ASP di Cosenza;
lo standard dei Centri è -:
quali iniziative intenda assumere al fine di fare in modo che il Dipartimento della salute proceda immediatamente al rinnovo della Convezione stipulata tra il Governo dell'Eritrea, l'ASP di Cosenza e l'As.Me.V.Calabria, al fine di consentire ai medici volontari di poter portare a termine i progetti e le iniziative già intraprese e garantire la loro presenza nel territorio eritreo.
(433; 04/02/2019)
la Regione Calabria per gestire i servizi di brokeraggio utilizza una gara scaduta il 7 febbraio del 2014, oltre quattro anni fa. Il servizio è proseguito ugualmente, di proroga in proroga, non rispettando quanto previsto da una delle clausole del contratto che dà la possibilità di usufruire del servizio per un massimo di 120 giorni dalla data di scadenza;
l'istituto della prorogatio appare illegittimo visto che di fatto ha violato le norme sull'anticorruzione e la trasparenza -:
quali sono le ragioni del perché non si riesce a bandire, a distanza di quattro anni dalla scadenza del contratto, una nuova gara di appalto per i servizi di brokeraggio, e se ritiene necessario avviare una verifica di tutti i contratti e le gare che risultano in prorogatio e che rischiano di causare un grave danno alla Regione Calabria.
(434; 06/02/2019)
la normativa nazionale ha fatto venir meno l’esistenza delle Commissioni Provinciali sul territorio regionale: tale circostanza ha reso a tutt’oggi impossibile definire migliaia dei contenziosi dei lavoratori in agricoltura, con evidente pregiudizio per i soggetti interessati quanto soprattutto alla posizione previdenziale dei medesimi: i contenziosi precitati contribuiscono in maniera rilevante a sovraccaricare le attività degli uffici competenti, rallentando, altresì, fattività degli stessi;
il fenomeno anzidetto potrebbe trovare agevole soluzione attribuendo alla Commissione Regionale Tripartita, in possesso di specifiche competenze, il potere di valutare e definire i contenziosi pendenti con evidente impatto positivo sia per i lavoratori quanto per le imprese datoriali.
ed il Presidente della Regione Calabria ad adottare i provvedimenti utili ed opportuni affinché, d’intesa con il Governo si possano individuare percorsi normativi e/o amministrativi tesi a far sì che la Commissione Regionale Tripartita possa nuovamente valutare e decidere in materia di contenzioso dei lavoratori in agricoltura.
(146; 30/01/2019) Battaglia
Francesco Martolilla è nato a Paola il 27 marzo 1416 ed è morto a Tour, in Francia, il 2 aprile 1507. A partire dal 1470, si susseguirono diversi pronunciamenti da parte della Chiesa per il riconoscimento ufficiale della famiglia religiosa di Francesco di Paola. All'età di 67 anni, frate Francesco per obbedienza al Papa lasciò la Calabria per recarsi in Francia. La notizia di un frate calabrese che compiva numerosi miracoli era giunta oltralpe tramite dei mercanti e il re Luigi XI, affetto da una grave malattia, mise in moto tutti i canali diplomatici possibili pur di averlo a corte. Alla morte di Francesco, l'Ordine dei Minimi si era esteso in Italia, Francia, Spagna e Germania. Il 27 marzo 1943 Papa Pio XII proclama Francesco di Paola Patrono della Gente di mare italiana;
il 2 giugno 1962 viene riconosciuto il suo Patronato sulla Regione Calabria da Papa Giovanni XXIII;
nonostante gli evidenti meriti straordinari di Francesco di Paola, la Chiesa avviò un prudente processo prima di dichiararlo esempio di vita evangelica. Nel processo di canonizzazione, il 'testimone' assunse un ruolo centrale, sia come espressione della vox populi che come spettatore diretto o indiretto di fatti prodigiosi della vita di Francesco di Paola. Il primo provvedimento a favore della canonizzazione avvenne con il breve Illius qui semper del 7 luglio 1513. Con questo documento Leone X concesse ai Minimi l'autorizzazione al culto del loro Fondatore. Si trattò di una concessione straordinaria, inconsueta per le procedure del diritto canonico allora vigenti, rilasciata a padre Germano Lionnet che ne aveva fatto richiesta perché "una gran folla di fedeli cristiani giunge al convento di Gesù-Maria della città di Tours….considerandolo e venerandolo come Santo";
la canonizzazione del Frate avvenne a Roma il 1 maggio 1519 — era la dominica in albis - con la bolla Excelsus Dominus di Leone X. Considerato che: a distanza di cinque secoli, la Città di Paola si prepara a fare memoria dell'evento della canonizzazione, un evento che ha avuto diversi protagonisti. Ripensare alla canonizzazione significa innanzitutto riprendere il valore dell'unità;
in vista dell'apertura del quinto centenario dalla canonizzazione di san Francesco di Paola (avvenuta il 1 maggio 1519), l'amministrazione del Comune di Paola (CS) ha predisposto un dettagliato progetto depositato alla Regione Calabria nel settembre 2018, prevedendo per l'occasione anche un logo e un motto ("Francesco di Paola, santo per voce di tutti"), con l'obiettivo di compendiare gli elementi-cardine e i valori cristiani sottesi a questa ricorrenza. Il progetto riguarda tutto il Comune di Paola e in particolare il Santuario, la via naturalistica tracciata dal fiume Isca, il centro storico e altri siti di interesse storico opportunamente individuati e dettagliati nel documento presentato;
potranno essere coinvolti anche altri luoghi e comuni della nostra Regione in cui ha vissuto il Santo cioè Paterno, Corigliano e Spezzano della Sila, dove il Santo ha fondato conventi retti dai suoi religiosi;
è interesse dell'amministrazione di Paola reperire congrui finanziamenti al fine di creare percorsi e strutture idonee a sostenere, valorizzare e implementare un articolato progetto di turismo esperienziale, consentendo ai turisti di immergersi nella storia, nelle abitudini e nella spiritualità di Francesco e diventare così protagonisti di una relazione del tutto particolare con il Santo. Lo scopo del progetto è quello di far rivivere, attraverso percorsi sensoriali, il ricordo di Francesco di Paola e dei suoi contemporanei e far provare, toccare, sentire, gustare e osservare tutto ciò che ha influito sulla sua formazione e maturazione. Per creare una vera e propria esperienza turistica è necessario mettere in rete tutte le risorse locali che possono essere: patrimonio culturale, patrimonio storico-artistico, patrimonio naturalistico, eventi e vita della comunità. E anche necessario che si crei sinergia tra le istituzioni religiose, strutture ricettive, agenzie di promozione turistica, guide ecc. la Regione Calabria avrebbe interesse a sostenere e supportare (anche economicamente) il progetto messo in campo dall'Amministrazione Comunale di Paola (CS). Un progetto che oltre a creare punti permanenti che testimonieranno nei secoli la figura nel nostro grande Santo, daranno vita ad un indotto culturale, turistico e religioso che porterà alla città di Paola (CS) e a tutto il territorio calabrese grande ritorno di immagine e visibilità.
a destinare un congruo finanziamento al fine di poter ottemperare alla programmazione messa in campo dall'amministrazione di Paola (CS), con il progetto depositato alla Regione Calabria nel settembre 2018, per rendere un doveroso omaggio al nostro Santo che è amato e ricordato da milioni di devoti in ogni parte d'Italia e del mondo.
(147; 12/02/2019) Greco
con legge regionale n. 12/1997 art. 5 comma 6 la Regione Calabria disponeva "Al fine di contribuire al risanamento dei trasporti pubblici locali di competenza regionale, la Giunta regionale è autorizzata a concedere contributi alle aziende concessionarie dei servizi di trasporto pubblico locale - nei limiti delle disponibilità finanziarie autorizzate dal bilancio regionale e nel rispetto della vigente normativa statale - per la copertura dei disavanzi di esercizio effettivi, riferiti al periodo dal 1 gennaio 1987 al 31 dicembre 1996, accertati e riclassificati secondo la vigente normativa, da erogarsi previa verifica da parte della Commissione tecnica costituita con deliberazione della Giunta regionale n. 4471 del 23/7/1996 e sulla base di apposito piano di riparto da approvarsi da parte del Consiglio regionale";
con legge regionale n. 28/2011 Allegato B veniva abrogata la procedura di regolarizzazione come prevista è disciplinata nel punto precedente;
con nota prot. n. 339435 del 30/10/2013 il Dipartimento Infrastrutture, Lavori pubblici, Mobilità nella persona del Dirigente ing. Pavone ha predisposto una Relazione Istruttoria in cui ha recepito i lavori cui erano giunti i gruppi costituiti in ottemperanza al disposto della L.R. n. 12/1997 art 5 comma 6 per quantificare l'esatto ammontare dei disavanzi accertati in favore delle singole società esercenti il servizio di Trasporto Pubblico Locale;
considerato che: i debiti, nei termini e nella misura certificati dalle commissioni nominate, sono stati espressamente qualificati come rientranti nel Piano di ristrutturazione del debito di cui all'art 25 comma 11 quinques d.l. n. 69/2013 convertito con modificazioni nella legge n. 98/2013;
risulta altamente opportuno, se non necessario, addivenire ad accordi transattivi al fine di ridurre il contenzioso in atto ed evitare l'instaurazione di ulteriori giudizi da parte delle aziende di trasporti;
nella Relazione Istruttoria a firma del Dirigente del Dipartimento Trasporti questi individuava le cause determinanti il formarsi di una simile situazione debitoria nell’inadempimento della Regione Calabria che, per circa un ventennio, aveva omesso di porre in essere la corretta procedura per la regolare erogazione dei corrispettivi dovuti a titolo di disavanzo. alla Relazione Istruttoria è stata allegata la Tabella 11 contenente la quantificazione degli importi spettanti a ciascuna società esercente il servizio di trasporto pubblico locale a titolo di copertura integrale del deficit di bilancio per il periodo 1987/2012;
gli importi come indicati nella predetta Tabella sono stati espressamente riconosciuti come coperti dalle risorse di bilancio disponibili mediante la definizione di appositi accordi transattivi, senza pagamento dei relativi interessi e rivalutazione monetaria;
la sottoscrizione di detti accordi transattivi è stata condizionata unicamente all’approvazione del Piano di ristrutturazione del Debito, regolarmente approvato con delibera di Giunta Regionale n. 459/2014;
considerato ancora che: nonostante l'espresso riconoscimento in favore di ciascuna società esercente il servizio di Trasporto Pubblico Locale del diritto di credito a titolo di disavanzo deficit di esercizio periodo 1987/2012, nonostante la liquidità di detto credito stante la sua specifica quantificazione e riconoscimento e, infine, nonostante la sua esigibilità essendone prevista la copertura finanziaria, ad oggi la Regione Calabria ha omesso di convocare le società di trasporti per la sottoscrizione degli accordi transattivi;
a fronte della perdurante inerzia le società sia singolarmente sia come consorzi e sia come categoria hanno inviato molteplici note di diffida alla Regione Calabria manifestando l'espressa volontà di accettare l'offerta transattiva nei termini di cui alla Relazione Istruttoria citata e dichiarandosi pronte a sottoscrivere in qualsiasi momento gli accordi transattivi;
la Regione Calabria, invece di procedere alla firma delle transazioni, nel marzo 2018 inviava alle società di trasporti note nelle quali richiedeva la produzione di relazioni e documentazione inerente il credito dalle stesse vantato a titolo di disavanzo d'esercizio, nonostante fosse già da tempo in possesso di tali elementi per come sopra documentato e per come è dimostrazione l’imminente sottoscrizione degli accordi transattivi;
ritenuto che: la mancata erogazione di tali somme, peraltro particolarmente ingenti, incide gravemente sulla salute economico-finanziaria delle società di trasporti, peraltro già fortemente provate dagli endemici ritardi con cui la Regione Calabria eroga i corrispettivi (entro la fine del terzo mese successivo alla bimestralità erogata, contrariamente a quanto prima previsto in cui l’erogazione era a trimestralità anticipate), riflettendosi sulla loro capacità economica di fare fronte e presentarsi alle imminenti gare;
la situazione oramai non più sostenibile e procrastinabile, ha anche profili di illegittimità laddove si pensi che alcune società sono state già da tempo interamente soddisfatte delle somme di che trattasi -:
quale sia lo stato di definizione delle transazioni dei crediti pregressi 1987/2007 - Piano di ristrutturazione del debito D.G.R. n. 459/14 e quali sono gli imminenti provvedimenti che si intendono adottare.
(416; 20/11/2018)
Risposta: “Preliminarmente si opportuno effettuare una precisazione rispetto a quanto contenuto nel testo dell'interrogazione: la sottoscrizione degli accordi transattivi non era condizionata unicamente all'approvazione del Piano di Ristrutturazione del Debito da parte della Regione (DGR n. 459/2014) e dei Ministeri competenti (DI. MIT MEF n. 197/2015) e il citato Piano forniva solo una quantificazione massima del debito. Al contrario si rendeva necessaria una successiva istruttoria. Inoltre, è altresì opportuno precisare che la DGR n. 459/2014 non costituisce riconoscimento del debito e che tale interpretazione è suffragata da successive sentenze. Premesso quanto sopra, nei mesi seguenti all'approvazione del Piano da parte del Ministero, il Dipartimento Infrastrutture, Lavori Pubblici e Mobilità della Regione Calabria, in ragione del quadro cristallizzato nella DGR n. 459/2014, ha ritenuto di procedere alla stipula degli atti transattivi per importi pari a quelli massimi previsti nella DGR n. 459/2014. In seguito, l'evolversi del contenzioso e i più favorevoli esiti in favore della Regione hanno imposto una complessiva nuova verifica. Tale attività, di particolare complessità, è portata avanti congiuntamente dal Dipartimento Infrastrutture, Lavori Pubblici e Mobilità e dall’Avvocatura e, solo in esito alla stessa, sarà possibile determinarsi circa la stipula degli atti transattivi. Cordiali saluti.”
Prof. Roberto Musmanno (Assessore alle Infrastrutture)
con deliberazione n. 98 del 26/04/2010, la Giunta municipale di Cosenza, approvava le Linee guida generali di indirizzo per la redazione del Piano Strutturale Comunale (PSC) e del relativo Regolamento Edilizio Urbano (REU);
con deliberazione di Giunta Comunale n. 199/2010 dell'11/10/2010 veniva adottato il documento preliminare del Piano strutturale (PSC) e del relativo Regolamento edilizio urbano (REU) e autorizzato il sindaco Mario Occhiuto a convocare la Conferenza di Pianificazione;
veniva indetta apposita Conferenza di Pianificazione nel dicembre 2010, nella quale venivano individuate specifiche linee guida-tematiche da sviluppare nel redigendo PSC/REU;
successivamente, in data 24 ottobre 2016, il Consiglio Comunale di Cosenza aderiva, con Deliberazione n. 27, al Principio di "Consumo di suolo zero" di cui all'art. 27-quater, comma 2 della legge regionale n. 19/2002 e sue successive modifiche ed integrazioni;
con deliberazione nr. 55 del 18 aprile 2017, la Giunta Comunale di Cosenza proponeva al Consiglio Comunale l'adozione del Piano Strutturale Comunale (PSC) e del relativo Regolamento Edilizio Urbano (REU), (Regolamento Edilizio Urbanistico, REU;
Elaborati grafici elencati in premessa);
con successiva delibera di Giunta Comunale n. 79 del 23/06/2017, venivano proposte modifiche, integrazioni e adeguamenti al PSC e REU della città di Cosenza, di seguito indicati: "nell'adeguamento di talune tavole del PSC, finalizzate ad una migliore lettura e fruizione delle stesse (REU parte ABC, per il PSC: legenda tavole, TU/TDU/TAF (senza accrescimenti del perimetro urbano, come già approvato dal GC), Spazi e sistemi. Sistema ambiente, Sistema dotazioni, per il REU: REU parte ABC, elaborati REU al 4000 (n. 6 elaborati), aree sottoposte a perequazione, che rispettano i contenuti dell'accordo in premessa;
in doverose e dovute integrazioni, necessarie alla più corretta esplicitazione della deliberazione n. 27 di adesione al principio di "Consumo a suolo zero";
con successiva deliberazione n. 29 del 29 giugno 2017, il Consiglio Comunale adottava il PSC della Città di Cosenza ed il relativo Regolamento Edilizio Urbano, comprensivo del REU, relazione illustrativa, Valutazione Ambientale strategica, Elaborati grafici elencati in narrativa, come modificato e rettificato su proposta della precedente deliberazione di Giunta, con recepimento del documento preliminare, adottato con delibera comunale n. 46 del 19/10/2010, apportate rettifiche tecniche alle tavole PSEL 01-PSPS 02- PSPS 03- PSRU 03- PSRU 04- PSRU 08- PSRU 09-PSRU 10, nonché correzioni alla documentazione allegata all'adesione al principio di " Consumo a Suolo Zero", con conseguente modifica della proposta di adozione del PSC e del REU di cui all'intervenuta deliberazione della Giunta comunale del 18/4/2017;
con la delibera di adozione del PSC/REU entravano in vigore le misure di salvaguardia per la sospensione degli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio in corso e non ancora perfezionati;
con richiesta prot 88383 dell'1/12/2017 avente ad oggetto "informazioni sulla trasmissione del PSC di Cosenza", indirizzata alla Regione Calabria, il Comune di Cosenza in persona del Dirigente dell'Ufficio del Piano, Ing. Converso e del responsabile del procedimento, geom. Ambrogio Greco, comunicando l'intervenuta variazione di alcuni indici territoriali perequati, operata dalla Società incaricata alla redazione del progetto, manifestava la necessità, anche alla luce delle problematiche sollevate dallo scrivente in qualità di consigliere comunale di Cosenza, di stabilire se l'operato degli Uffici incaricati fosse stato o meno legittimo con preciso riferimento alle modifiche apportate rispetto al parere geomorfologico del 2015 precedente;
la Regione Calabria (Dipartimento Infrastrutture, Lavori Pubblici, Mobilità - Settore 2 Cosenza) con nota del 19/12/2017 prot n. 394090 precisava di aver rilasciato parere geomorfologico con nota prot n. 218972 del 14/7/2015, ma che a seguito della comunicata intervenuta variazione degli indici territoriali di perequazione e compensazione al PSC/REU risultava essere intervenuta una "variante allo strumento urbanistico" in corso di approvazione, e pertanto qualsivoglia variazione apportata al PSC/REU aveva reso invalido il precedente parere rilasciato geomorfologico e conseguentemente comportava il deposito del nuovo progetto in variante e la riconvocazione della Conferenza di pianificazione, ai fini della riadozione del Piano;
per quanto sopra, il Comune di Cosenza con nota prot. 15372 del 13/2/2018 del Dirigente del Piano dott.ssa Carbone, provvedeva a trasmettere alla Regione Calabria il nuovo PSC con gli allegati, al fine del rilascio di un ulteriore parere di compatibilità geomorfologica, senza riconvocare la Conferenza di pianificazione;
gli atti di cui sopra, venivano restituiti dalla Regione Calabria (Dipartimento Infrastrutture, Lavori Pubblici, Mobilità - Settore 2 Cosenza) al Comune di Cosenza con nota prot 93229 del 14/3/2018 perché sprovvisti della componente geologica e dunque inidonei alla valutazione del PSC in ordine alla compatibilità ed alla coerenza delle scelte di pianificazione con le condizioni geomorfologiche del territorio e all'Istruttoria ex art 13 della L 64/74 e dell'art 89 del DPR n. 380/2001;
nel frattempo in data 22/1/2018, su istanza dello scrivente, perveniva presso la Regione Calabria (Dipartimento 11 Ambiente e Territorio - Settore Urbanistica Cosenza) richiesta di verifica formale sulla procedura di adozione del PSC operata dal Comune di Cosenza e con relazione di verifica prot 62279 del 20/2/2018, la Regione Calabria a firma del Dirigente del Settore e del Responsabile del procedimento specificava:
a) di non essere nella condizione di valutare la conformità del documento preliminare depositato al Genio Civile nel 2015 e quello successivo oggetto di variante con modifica degli indici territoriali la cui copia non era stata ritualmente acquisita;
b) di aver riscontrato nell'iter procedurale di adozione del PSC /REU la carenza dell'adempimento relativo all'emanazione delle direttive di cui al comma 2 dell'art 27 quater della LUR non assimilabili alle linee di indirizzo approvate con delibera di GM n. 98 del 26/4/2010 di diversa natura e con altri obiettivi;
c) di aver riscontrato l'omessa predisposizione, da parte del Comune di Cosenza, di un nuovo documento preliminare del PSC (adeguato e aggiornato), da sottoporre alla prevista Conferenza di pianificazione per le specifiche verifiche dopo l’intervenuta delibera di adesione al principio di "consumo di suolo zero". Rilevato che: l'accertato vizio del procedimento di adozione del PSC potrà essere fatto valere dai cittadini non appena verrà approvato il documento definitivo e questo con gravi ripercussioni economiche e amministrative a danno dei Comune di Cosenza;
ad oggi le misure di salvaguardia per la sospensione degli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio in corso e non ancora perfezionati, irritualmente intervenute, stanno arrecando pregiudizio ai cittadini le cui volumetrie e i piani di attuazione sono stati sospesi in presenza dell'adozione di uno strumento urbanistico per il quale deve essere riconvocata la Conferenza dì pianificazione ed emesso nuovo parere geomorfologico;
risulta necessario agire in autotutela, revocando le misure di salvaguardia e riconvocando la Conferenza di pianificazione dei servizi al fine della valutazione e verifica del nuovo PSC/REU (adeguato e aggiornato con l'adesione del consumo di suolo zero e della variazione degli indici territoriali di perequazione e compensazione) -:
quali iniziative intende adottare la Regione Calabria, in base alle proprie competenze in materia urbanistica - anche alla luce dei pronunciamenti del Dipartimento Infrastrutture, Lavori Pubblici, Mobilità - Settore 2 Cosenza con nota del 19/12/2017 prot n. 394090;
del Dipartimento Infrastrutture Dipartimento Infrastrutture, Lavori Pubblici, Mobilità - Settore 2 Cosenza al Comune di Cosenza con nota prot 93229 del 14/3/2018;
del Dipartimento 11 Ambiente e Territorio - Settore Urbanistica Cosenza con relazione di verifica prot 62279 del 20/2/2018 -, al fine di evitare che vengano messe in atto, da parte dell'amministrazione comunale di Cosenza, procedure viziate o addirittura illegittime e non conformi alla legislazione vigente per l'adozione del Psc/Reu e che arrecherebbero un grave danno ai cittadini e all'economia della città di Cosenza.
(428; 16/01/2019)
Risposta: “In merito a quanto in oggetto emarginato si relaziona quanto segue:
PROCEDURA ATTUATA
Il procedimento di formazione del PSC e REU risulta avviato dal Consiglio Comunale di Cosenza con atto n. 39 del 30/06/2008, unitamente alla scelta di redazione del Piano Operativo Temporale (P.O.T.), facoltà esercitata dal Consiglio Comunale in tale atto, nonché con la successiva deliberazione di G.M. n. 98 del 26/04/2010 con la quale sono state stabilite le linee guida generali di indirizzo per la redazione del Piano. In data 19/10/2010 con deliberazione n. 46 del Consiglio Comunale veniva adottato il Documento Preliminare (D.P.) del PSC e REU del Comune di Cosenza (art. 27 L.R. 19/02). Successivamente il Sindaco p.t. del Comune di Cosenza, con nota acquisita al Settore con prot. n. 9830 del 10/12/2010, ha convocato la prima seduta di Conferenza di Pianificazione sul D.P. e sul Rapporto Preliminare di VAS (artt. 10, 13 e 27 L.R. 19/02). Con prot. n. 2500/11 del 09/05/2011, acquisito da questo Settore con prot. 4538 del 12/05/2011, il Responsabile del Settore comunale competente ha avviato la consultazione preliminare, ai fini della procedura VAS (art. 23 R.R. n. 3/2008). In data 24/10/2016 il Comune, con propria deliberazione consiliare n. 27, ha aderito al principio di "consumo di suolo zero" (art. 27 quater L.R. 19/02), sulla scorta dell'analisi ricognitiva delle disponibilità del previgente PRG. Successivamente, con atto n. 55 del 18/04/2017, la Giunta Municipale ha deliberato la proposta al Consiglio Comunale dell'adozione del PSC e REU. Nelle more dell'adozione da parte del Consiglio, in data 23/06/2017 con atto n. 79, la Giunta Municipale deliberava l) "di approvare l'adeguamento di talune tavole del P.S.C, finalizzate ad una migliore lettura e fruizione delle stesse...che rispettano anche i contenuti dell'accordo quadro in premessa; ", 2) "di approvare le doverose e dovute integrazioni, necessarie alla più corretta esplicitazione della deliberazione n. 27, di adesione al principio di "consumo di suolo zero ""e 3) "la presente delibera, sarà parte integrante della deliberazione all'attenzione del Consiglio Comunale volta all'adozione del P.S.C.". In data 29/06/2017 il Consiglio Comunale ha adottato il P.S.C. e R.E.U., con le rettifiche e le correzioni approvate con Delibera di G.M. n. 79 del 23/06/2017 e, quindi, con conseguente modifica dell'originaria proposta di adozione di cui alla Delibera di G.M. n. 55 del 18/04/2017.
Dall'esame degli atti e dalla contestuale normativa vigente al tempo, si evidenzia che in relazione all'adesione al principio del consumo di suolo zero ed in riscontro alla trasmissione della relativa delibera del Consiglio Comunale n. 27 del 24/10/2016, questo Settore, con nota prot. gen. n. 386002 del 23/12/2016, ha comunicato al Comune la carenza nella delibera consiliare delle direttive ai redattori ed agli uffici comunali interessati volte al perseguimento del particolare obiettivo di legge, per come specificatamente previsto dal comma 2 dell'art. 27 quater della L.R. 19/02 e ss.mm.ii.. Nel merito si invitava il Comune "...a perfezionare la procedura avviata, entro i termini previsti dalla LUR, precisando che l'atto deliberativo e gli effetti giuridici della speciale procedura a cui si intende aderire avranno efficacia solo dopo gli adempimenti di legge previsti.”. In riscontro a quanto da questo Settore Urbanistica regionale non si rileva alcun atto che attesti l'adempimento di legge. Pertanto si evidenzia la carenza dell'adempimento relativo all'emanazione delle direttive di cui al comma 2 dell'art. 27 quater della LUR, sicuramente non assimilabili, per lo speciale obiettivo da perseguire, alle linee di indirizzo già approvate con la delibera di G.M. n. 98 del 26/04/2010, di diversa natura e con altri obiettivi. Inoltre, il comma 3 dell'art. 27 quater della L.R. 19/02, per come innovato al tempo dalla L.R. n.28 del 05/08/2016, prevedeva che le "…aree, previa verifica di compatibilità con le reali condizioni territoriali e di sicurezza idrogeomorfologica e di protezione civile e di difesa del suolo, in coerenza con il quadro normativo nazionale vigente, possono eventualmente essere riproposte e/o rimodulate quali ambiti urbanizzati ed urbanizzabili nel nuovo documento preliminare del PSC/PSA… ", nonché nel successivo comma 4 si conferma che "...successivamente alla delibera di adesione al principio di "consumo di suolo zero", il Comune... deve seguire le procedure di cui all'art 27, comma 3, …”, facendo riferimento in particolare all'elaborazione del Documento Preliminare del Piano completo di REU. Tale adempimento è confermato anche dalle successive modifiche alla LUR. Anche nella successiva modifica del comma 4 dell'art. 27 quater, sebbene modificato il giorno successivo alla deliberazione consiliare di adozione dalla L.R. n. 21 del 30/06/2017, la procedura da adottare da parte del Comune resta confermata, poiché si fa riferimento non più al solo comma 3 dell'art. 27, ma si rimanda a tutta la procedura dettata dall'art. 27. In tal modo il legislatore ha inteso chiarire, insieme al comma 5, che con la deliberazione di adesione al principio di "consumo di suolo zero" il Comune è tenuto a produrre un nuovo Documento Preliminare del PSC o recepire lo stesso se già adottato, successivamente da sottoporre alla prevista Conferenza di Pianificazione, per le opportune verifiche di competenza. Il recepimento del D.P. attuato con l'atto consiliare di adozione del PSC e REU (Del. C.C. n. 29 del 29/6/17) non risulta, altresì, aderente alla norma sia al tempo dell'atto che a quella successiva e di cui all'art. 27 quater, comma 5, per come innovato dalla L.R. n. 21 del 30/06/2017, in quanto il recepimento del DP già in essere si doveva prevedere al momento della delibera di adesione al principio di consumo di suolo zero già avvenuta in precedenza con delibera n. 27 del 24/10/2016, ragion per cui il Comune di Cosenza avrebbe dovuto procedere con la riadozione del DP. Nel caso del Comune di Cosenza, pertanto, non risulta adottato il nuovo Documento Preliminare (adeguato ed aggiornato) successivamente all'adesione con il principio di "consumo di suolo zero" e convocata in merito la Conferenza di Pianificazione per le specifiche verifiche. Altra osservazione alla procedura adottata riguarda alcune modifiche, integrazioni ed adeguamenti al PSC e REU, per come in atti alla deliberazione di G.M. n. 79 del 23/06/2017, operate sulla versione del Piano definitivo nelle more della sua adozione, dopo l'adesione al principio del "consumo di suolo zero" e non sul Documento Preliminare adottato nel lontano ottobre 2010, conformemente alla normativa urbanistica, così da consentire le nuove verifiche a cura della Conferenza di Pianificazione, prima di redigere la versione definitiva del PSC e REU da adottare. Tale procedura ha, infatti, ingenerato concreti dubbi nel Dirigente competente del Comune, il quale ha rivolto specifica richiesta, con nota prot. 88383 del 01/12/2017, al Settore di Cosenza dei LL.PP. di questa Regione circa la valutazione sulla correttezza della medesima, richiesta riscontrata, con prot. n.394090 del 19/12/2017, con precisi chiarimenti in merito alle intervenute modifiche ed indicazioni sulla procedura da seguire, previa Conferenza di Pianificazione.
Al fine di superare le criticità procedurali emerse e sopra esposte, questo Settore Urbanistica regionale, nella funzione istituzionale "...di supporto tecnico di consulenza a Provincie e Comuni...attraverso l'attività di accompagnamento alla redazione dei Piani" prevista dall'art. 68 della L.R. 19/02 e ss.mm.ii., ha inviato nota prot. gen. SIAR n. 20/02/2018, circa la disponibilità a far perfezionare al Comune la procedura attuata nella formazione del PSC e REU per ricondurla nell'alveo della conformità ai dettami dell'art. 27 della LUR. A tutt'oggi la suddetta richiesta è rimasta senza riscontro e comunque, solo a seguito della trasmissione dei relativi chiarimenti e/o controdeduzioni, potrà essere svolta l'azione di verifica da parte dell'Ente Regione che comunque potrà e dovrà effettuare in occasione della trasmissione degli atti ai sensi dell'art. 9 e seguenti della LUR. Resta inteso che è necessaria e indispensabile l'acquisizione della sopra indicata documentazione che dimostri la coerenza degli atti prodotti con il documento posto all'esame della Conferenza di Pianificazione e dei contributi pervenuti in occasione della stessa, in mancanza della quale dovrà essere ripercorsa la procedura amministrativa dettata dall'art. 27 della LUR. Distinti saluti”
Arch. Domenicantonio Schiava (Dirigente Generale Affari Istituzionali)