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Timestamp: 2019-01-19 03:12:17+00:00
Document Index: 70811160

Matched Legal Cases: ['art. 440', 'art. 439', 'art. 440', 'sentenza ', 'art. 440', 'art. 440', 'art. 440', 'art. 440', 'art. 440', 'art. 444', 'art. 440', 'art. 439', 'art. 440', 'art. 439', 'art. 439']

Art. 440 codice penale: Adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari | La Legge per tutti
Chiunque corrompe o adultera acque o sostanze destinate all’alimentazione (1), prima che siano attinte o distribuite per il consumo (2), rendendole pericolose alla salute pubblica (3), è punito con la reclusione da tre a dieci anni.
La pena è aumentata [64] se sono adulterate o contraffatte sostanze medicinali [442, 443, 448, 4522] (4) (5).
Acque: [v. 439]; Sostanze destinate all’alimentazione: [v. 439]; Attingere: [v. 439]; Salute pubblica: [v. Libro II, Titolo VI, Capo II]; Commercio: [v. 441]; Reclusione: [v. 23].
Adulterazione: consiste nell’alterare la natura della sostanza, attraverso un procedimento con cui si aggiungono o si sostituiscono elementi nocivi alla salute.
Corrompere: significa alterare l’assenza e la composizione della cosa.
Contraffazione: la condotta consiste nel creare un alimento o un medicinale solo apparentemente genuino, ma in realtà prodotto con sostanze diverse da quelle normalmente utilizzate.
Sostanze medicinali: sono le sostanze dotate di virtù terapeutiche, profilattiche o anestetiche in base alle loro proprietà chimiche e fisiche, anche se non comprese nella farmacopea ufficiale.
(1) Si ritiene che la norma in commento costituisca un tipico esempio di reato commesso per mezzo di una condotta fraudolenta, cioè ponendo in essere atti che insidiano la salute pubblica senza che la collettività possa predisporre efficaci mezzi di tutela. In giurisprudenza, però, non sono mancate pronunzie secondo cui la condotta tipica del reato previsto dall’art. 440 può essere realizzata anche con atti non occulti o fraudolenti, né espressamente vietati dalla legge.
(2) V. nota (2) sub art. 439.
(3) La pericolosità della condotta deve essere valutata in relazione alle circostanze del caso concreto, tenuto conto dei dati della comune esperienza.
In pratica, il giudice deve verificare se la condotta posta in essere sia stata tale da rendere probabile il verificarsi di un danno alla salute collettiva (nel caso di acquedotto pubblico, la giurisprudenza ha ritenuto che l’adulterazione delle sue acque costituisca reato anche nel caso in cui determini un mero pericolo di ledere la salute degli utenti, senza richiedere la certezza circa la capacità lesiva delle sostanze introdotte).
(4) Cfr. l. 30-4-1962, n. 283; l. 26-2-1963, n. 441; d.lgs. 25-1-1992, n. 107; d.lgs. 27-1-1992, n. 110; d.lgs. 17-3-1995, n. 194; d.lgs. 6-11-2007, n. 193.
(5) L’ipotesi prevista dal terzo comma contempla una circostanza aggravante delle ipotesi previste dai primi due commi della stessa norma. La giurisprudenza prevalente ritiene che, in caso di contraffazione di farmaci, la condotta debba essere considerata per se stessa pericolosa, senza bisogno di accertamenti in concreto. Si osserva, infatti, che i farmaci sono destinati, per loro stessa natura,ad essere somministrati a persone ammalate, di modo che la loro alterazione e/o contraffazione possa impedire loro di recuperare lo stato di salute compromesso dalla malattia, se non determinare, addirittura, un aggravamento delle condizioni.
L'art. 440 c.p. è un reato di pericolo concreto, pertanto anche se per la sua sussistenza non è necessario che si verifichi un evento dannoso è comunque necessaria l'esistenza dell'elemento della pericolosità pubblica che va accertata concretamente, di volta in volta, attraverso l'individuazione della sostanza somministrata (cassata, nella specie, la sentenza di condanna nei confronti di un allevatore accusato di avere trattato i propri bovini con prodotti farmaceutici, in particolare cortisonici, atteso che i giudici del merito non aveva adeguatamente motivato sul concreto pericolo per la salute pubblica destinato da tale somministrazione).
Cassazione penale sez. I 11 novembre 2014 n. 53747
Integra il reato di cui all'art. 440 c.p. la condotta del titolare di macelleria che, per renderla accettabile esteticamente, aggiunga alla carne fresca, utilizzata per preparare polpette, una sostanza vietata (nella specie, solfiti), ponendo così in commercio un prodotto alimentare pericoloso per la salute pubblica a causa del rischio di shock anafilattico cui è esposto un soggetto allergico che consuma detto alimento. Dichiara inammissibile ricorso avverso App. Catania 19 marzo 2013
Cassazione penale sez. I 08 maggio 2014 n. 22618
Il reato di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, previsto dall'art. 440 c.p., è a forma libera e quindi può realizzarsi anche mediante attività non occulte o fraudolente, né espressamente vietate dalla legge (fattispecie in cui un macellaio aveva posto in commercio della carne tritata fresca alla quale era stata aggiunta un'alta concentrazione di solfiti; la carne, mangiata da una cliente allergica alla predetta sostanza, aveva comportato per la stessa uno shock anafilattico, con conseguenti lesioni personali gravissime).
In presenza di un pericolo per la salute umana derivante dalla potenziale natura mutante e cancerogena dell'olaquindox, la somministrazione della relativa sostanza ad animali vivi destinati all'alimentazione umana - vietata dalla normativa comunitaria in ragione dell'impossibilità di fissare un valore limite al di sotto del quale l'additivo non presenta alcun rischio per la salute del consumatore finale - è idonea a integrare il reato di contraffazione di sostanze alimentari di cui all'art. 440 c.p., in quanto gli animali vivi, pur non potendo considerarsi sotto il profilo strettamente fisiologico come sostanze destinate all'alimentazione, tali devono considerarsi sotto il profilo funzionale, essendo essi normalmente destinati, dopo la macellazione, all'alimentazione umana.
Cassazione penale sez. I 28 aprile 2014 n. 38624
L'art. 440 c.p. (adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari) richiede il requisito oggettivo della pericolosità per la salute pubblica quale diretta conseguenza delle condotte illecite sanzionate, fermo restando che quella di cui al terzo comma è una fattispecie autonoma di reato e non una ipotesi aggravata.
In tema di reati contro l'incolumità pubblica, tra l'ipotesi delittuosa di cui all'art. 440 c.p. (adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari) e quella di cui all'art. 444 c.p. (commercio di sostanze alimentari nocive) la differenza sostanziale non risiede nella natura delle sostanze prese in considerazione, bensì nell'attività posta in essere dal soggetto agente, considerato che l'elemento materiale della prima ipotesi è costituito dall'opera di corruzione o adulterazione delle sostanze alimentari destinate all'alimentazione o al commercio, mentre l'elemento oggettivo della seconda consiste nella detenzione per il commercio o nella distribuzione per il consumo di sostanze che non siano state contraffatte o adulterate ma che siano, comunque, pericolose per il consumatore, di guisa che il carattere nocivo della sostanza non dipende in quest'ultima ipotesi da una immutatio tra quelle descritte nella prima ipotesi (alterazione, corruzione, adulterazione), ma da altre cause, quali ad esempio il cattivo stato di conservazione, la provenienza delle carni da animali malati. Ne consegue che, pur costituendo entrambe le fattispecie criminose delitti di pericolo concreto che richiedono l'accertamento in concreto dello stato di pericolo – ancorché la sostanza pericolosa non abbia causato danno – trattasi di ipotesi non compatibili nel senso che esse possono ricorrere solo in via alternativa.
Se rientra nell'esclusiva competenza del giudice il giudizio circa l'effettiva possibilità di un pericolo per la salute pubblica rappresentato dall'acqua inquinata secondo i criteri di cui all'art. 440 c.p., gli accertamenti di natura tossicologica concernenti l'individuazione delle sostanze inquinanti e la loro intrinseca pericolosità sono di spettanza del perito o dei consulenti di parte, ai quali il giudice non può sostituirsi, operando autonome valutazioni tecniche in luogo della critica verifica della prova tecnica come prodotto scientifico.
Cassazione penale sez. I 26 ottobre 2012 n. 4878
Le condotte di avvelenamento e di corrompimento (o adulterazione o contraffazione) di acque o altre sostanze destinate all'alimentazione, punite dagli art. 439 e 440 c.p., costituiscono forme omogenee di offesa al medesimo bene protetto dalle norme incriminatici, che si distinguono solo per l'intensità del pericolo per salute pubblica, maggiore per l'avvelenamento, minore per il corrompimento; ne consegue che l'accertamento dell'esistenza di tale pericolo – richiesto espressamente dalla fattispecie del corrompimento di cui all'art. 440 c.p. – è requisito implicito anche della fattispecie dell'art. 439 c.p., poiché il pericolo è immanente al concetto stesso dell'avvelenamento, in relazione al quale si deve anzi fornire la prova della sua particolare intensità.
Nella condotta del gestore di un bar che abbia somministrato per errore ad un cliente, che aveva chiesto un bicchiere di acqua minerale, sapone liquido contenuto in una bottiglia recante all'esterno l'etichetta di un'acqua minerale e posta sul bancone di vendita, non è configurabile alcuno dei delitti di comune pericolo mediante frode (art. 439/444 c.p.), i quali hanno ad oggetto esclusivamente un'attività di avvelenamento, adulterazione, contraffazione o messa in commercio di sostanze alimentari o di cose destinate al commercio e non la somministrazione di sostanza che, pur nociva, non è destinata all'alimentazione.
Cassazione penale sez. I 17 maggio 2005 n. 20391