Source: https://www.lexalimentaria.eu/tecnologo-alimentare-competenze-liberalizzazione-libera-circolazione/
Timestamp: 2018-09-20 00:03:41+00:00
Document Index: 9755376

Matched Legal Cases: ['art. 33', 'art. 348', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 57', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 17']

Verso l'adeguamento della Legge n. 59/94: tra liberalizzazione delle professioni e specificità delle competenze | Lex Alimentaria
L’attività del libero professionista, che il codice civile considera come una particolare categoria del contratto di lavoro autonomo, si contraddistingue dal prestatore d’opera tout court per il fatto di essere caratterizzata dalla natura intellettuale della prestazione e dalla ampia discrezionalità nell’esecuzione della prestazione, ed è proprio l’esigenza di tutelare tale sfera di libertà che giustifica la peculiarità delle norme che disciplinano e qualificano la posizione di colui che esercita la professione intellettuale, distinguendola rispetto a quella propria del prestatore d’opera nell’ambito di attuazione del relativo contratto.
Ed non è forse un caso se la Costituzione, abbia inserito la disposizione dell’art. 33, comma 5°, che prescrive “un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale” nel titolo II relativo ai rapporti etico-sociali, e non nel titolo III, relativo ai rapporti economici.
All’interno della generale categoria delle professioni intellettuali, poi, vi sono quelle il cui esercizio è subordinato alla “iscrizione in appositi albi o elenchi”, ovvero all’appartenenza agli ordini professionali. Tali sono le cosiddette professioni protette: la loro protezione consiste, soprattutto, nell’interdizione ad esercitare la professione per chiunque non sia iscritto nell’albo o ne sia stato espulso, e si manifesta, inoltre, nelle soggezione degli iscritti al potere disciplinare che gli ordini professionali esercitano sui singoli professionisti. Non si dimentichi, però, che esistono professioni protette – per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione ad un albo o elenco – che contemplano – quale oggetto della relativa obbligazione – una o più prestazioni non protette, cioè non riservate al dominio esecutivo di quella determinata professione, e perciò legittimamente eseguibili da soggetti non iscritti a quell’albo o iscritti ad un albo diverso.
A completamento e tutela di questo assetto, vale citare l’art. 348 c.p. relativo al delitto di “Abusivo esercizio di una professione”, ai sensi del quale “[1] Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da euro 103 a euro 5161”. Trattasi di una figura delittuosa tesa a tutelare l’interesse generale a che determinate professioni, in ragione della loro peculiarità e della competenza richiesta per il loro esercizio, siano svolte solo da chi sia provvisto di standard professionali accertati da una speciale abilitazione rilasciata dallo stato. Sintetica nota sulla titolarità del predetto interesse, che secondo la giurisprudenza, spetta alla P.A., trattandosi di un interesse a carattere generale, e non anche agli ordini professionali o alle associazioni di categoria interessate (C., Sez. II, 12.10.2000; C., Sez. VI, 18.10.1988). Questi ultimi soggetti possono tuttavia costituirsi parte civile nel procedimento penale relativo al reato in commento, chiedendo il risarcimento del danno patrimoniale subito a causa della concorrenza sleale subita in quel determinato contesto territoriale dai professionisti iscritti all’associazione (C., Sez. VI, 1.6.1989).
Basterà in questa sede citare il DECRETO LEGGE 13 agosto 2011, n. 138, Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo, convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, L. 14 settembre 2011, n. 148, che al TITOLO II, rubricato LIBERALIZZAZIONI, PRIVATIZZAZIONI ED ALTRE MISURE PER FAVORIRE LO SVILUPPO, contiene l’articolo 3 la cui rubrica appalesa quasi un manifesto: Abrogazione delle indebite restrizioni all’accesso e all’esercizio delle professioni e delle attività economiche.
“5. Fermo restando l’esame di Stato di cui all’articolo 33, quinto comma, della Costituzione per l’accesso alle professioni regolamentate secondo i principi della riduzione e dell’accorpamento, su base volontaria, fra professioni che svolgono attività similari, gli ordinamenti professionali devono garantire che l’esercizio dell’attività risponda senza eccezioni ai principi di libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale, alla differenziazione e pluralità di offerta che garantisca l’effettiva possibilità di scelta degli utenti nell’ambito della più ampia informazione relativamente ai servizi offerti.”
a) l’accesso alla professione è libero e il suo esercizio è fondato e ordinato sull’autonomia e sull’indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica, del professionista.
b) l’obbligo per il professionista di seguire percorsi di formazione continua permanente predisposti sulla base di appositi regolamenti emanati dai consigli nazionali, fermo restando quanto previsto dalla normativa vigente in materia di educazione continua in medicina (ECM), e la conseguente configurazione di un illecito disciplinare ad hoc, sotto la vigilanza dell’ordinamento professionale di appartenenza;
e) obbligo di idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale a tutela, si dice, del cliente;
g) la libertà di pubblicità informativa, con ogni mezzo, avente ad oggetto l’attività professionale, le specializzazioni ed i titoli professionali posseduti, la struttura dello studio ed i compensi delle prestazioni. Le informazioni devono essere trasparenti, veritiere, corrette e non devono essere equivoche, ingannevoli, denigratorie.”
Tali indirizzi sono stati, come noto, tradotti in norme di dettaglio contenute nel DECRETO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 7 agosto 2012, n. 137, Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali, a norma dell’articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.
Poco prima vi era stato il DECRETO LEGGE 24 gennaio 2012, n. 1, Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività, convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, L. 24 marzo 2012, n. 27, che al Capo III recava disposizioni sui “Servizi professionali” prevedendo all’art. 9 Disposizioni sulle professioni regolamentate, in forza delle quale si abrogavano le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico, ma salvaguardando, nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il ruolo come parametro di riferimento assegnato ad appositi decreti del Ministro vigilante.
– Professioni libere (art. 57, comma 2o, lett. d, TFUE),
– professioni liberali e professioni regolamentate (Direttiva n. 2005/36/CE, considerando 43 e art. 3),
– professioni intellettuali (capo II, tit. III, lb. V, cod. civ.),
– attività autonome, e infine
– imprese,
Ed è proprio il considerando 43 della citata direttiva che merita di essere richiamato in questa sede: Nella misura in cui si tratta di professioni regolamentate, la presente direttiva riguarda anche le professioni liberali che sono, secondo la presente direttiva, quelle praticate sulla base di pertinenti qualifiche professionali in modo personale, responsabile e professionalmente indipendente da parte di coloro che forniscono servizi intellettuali e di concetto nell’interesse dei clienti e del pubblico. L’esercizio della professione negli Stati membri può essere oggetto, a norma del trattato, di specifici limiti legali sulla base della legislazione nazionale e sulle disposizioni di legge stabilite autonomamente, nell’ambito di tale contesto, dai rispettivi organismi professionali rappresentativi, salvaguardando e sviluppando la loro professionalità e la qualità del servizio e la riservatezza dei rapporti con i clienti.
Tale ultimo richiamo si ritrova ora innestato nel nostro ordinamento nazionale per mezzo del citato decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, articolo 3 ove si prevede che “gli ordinamenti professionali devono garantire che l’esercizio dell’attività risponda senza eccezioni ai principi di libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale, alla differenziazione e pluralità di offerta che garantisca l’effettiva possibilità di scelta degli utenti nell’ambito della più ampia informazione relativamente ai servizi offerti”.
Sulla base delle suesposte argomentazioni, la Corte di giustizia nella sentenza in commento giunge alla conclusione che, nel caso di specie, non era rilevabile una «effettiva contaminazione» e che, in ogni caso, nel procedimento di valutazione le autorità di controllo avrebbero dovuto tenere nella debita considerazione (nel merito) le procedure igieniche predisposte dall’operatore privato, unitamente alle altre prove e ai dati scientifici pertinenti. In altri termini il rispetto dei requisiti igienico-sanitari di cui all’allegato II del Regolamento (Ce) n. 852/2004 non deve ridursi alla meccanica compilazione di una check-list e non deve essere condotta in modo avulso dall’esame delle procedure igieniche secondo il sistema HACCP predisposte all’uopo dall’operatore del settore alimentare. L’interdipendenza tra rispetto dei requisiti igienici e procedure HACCP assume tutta la sua rilevanza nel caso di requisiti igienici soggetti alle condizioni elastiche («ove necessario» e simili) analizzate nella prima parte di questo contributo. In tali fattispecie, al fine di accertare se un dato requisito igienico sia pienamente rispettato, sarà necessario prendere in considerazione le procedure igieniche secondo il sistema HACCP e, solo ove la loro valutazione con-senta di qualificare il rischio (nei cui confronti il requisito è posto) fuori controllo si potrà concludere nel senso della «non conformità».
Dalla rapida analisi che si è svolta appare la complessità è la natura della diligenza che l’OSA, direttamente o indirettamente, deve seguire al fine di assolvere all’obbligo di conformità che l’art. 17 del Reg. (CE) n 178/2002 gli assegna. È chiaro che l’OSA, per rispondere a questo obbligo di conformità, possa – come solitamente accade – rivolgersi a consulenti esterni.