Source: https://welfareweb.wordpress.com/5x1000/
Timestamp: 2017-04-27 16:39:29+00:00
Document Index: 31501437

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 15', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 22', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 19', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 71', 'art.25', 'art. 11']

Aggiornamenti | Welfareweb
5×1000 – Poderosa “bacchettata” della Corte dei Conti alla politica
“L’inchiesta della magistratura contabile sulla gestione del 5 per mille è un colpo durissimo alla credibilità della politica” è il sottotitolo di Vita – 4 gennaio 2014; il documento è il risultato di una indagine lunga, accurata e dettagliata
Nell’articolo è possibile leggere anche l’intero documento, 122 Pagine, complete di riferimenti, tabelle, dati aggregati, stato attuale, suggerimenti, accuse…
La relazione ha tenuto conto, per taluni aspetti ed informazioni, delle considerazioni congiunte di Assif–Associazione italiana fundraiser; Convol–Conferenza permanente delle associazioni, federazioni e reti di volontariato; Csvnet–Coordinamento nazionale dei centri di servizio per il volontariato; Forum nazionale del terzo settore; IId – Istituto italiano della donazione.
In Estonia, in Repubblica Ceca e in Polonia si può devolvere l’1 per cento, delle proprie tasse, così come in Ungheria, mentre in Lituania, in Romania ed in Slovacchia si arriva al 2 per cento. Peraltro, in Slovacchia, possono devolvere il proprio 1,5% (a certe condizioni, anche il 2%) anche le persone giuridiche e non solo le persone fisiche, le quali possono devolvere il 2%. Simile opportunità è data anche in Slovenia, ma la quota si ferma allo 0,5%, come in Italia.
Quindi in Italia 0,5% (il 5×1000 significa appunto 0,5% dell’Irpef incassata)
Per i primi tre anni l’importo liquidabile corrisponde all’importo delle scelte dei contribuenti, dal 2009 ad 2011 (mancano i dati anno finanziario 2012) l’importo non coincide.
Alcune considerazioni della Corte Costituzionale:
“La volontà del contribuente imprime un vincolo di destinazione sull’imposta, che trova la propria legittimazione, da un lato, nel riconoscimento della rilevanza sociale dell’attività svolta dai beneficiari, e, dall’altro, nella scelta stessa”
“Il contribuente ritorna ‘padrone’ di una parte dell’imposta: è lui che decide del suo utilizzo.”
“e il relativo importo viene trattenuto dallo Stato non più a titolo di tributo erariale ma come somma che lo Stato medesimo è obbligato, come mandatario necessario ex lege, a corrispondere ai soggetti indicati dal contribuente stesso, svolgenti attività ritenute meritevoli dall’ordinamento”
“Ne deriva che l’obbligo del contribuente di corrispondere la suddetta quota non viene meno, ma è da lui adempiuto a favore del beneficiario, per il tramite necessario dell’erario.”
Le considerazioni del Consiglio di Stato:
“rispetto all’elaborazione della Corte costituzionale, che “il meccanismo del 5 per mille non costituisce una liberalità del cittadino, ma deriva da una scelta dello Stato di consentire la destinazione di una parte delle sue spettanze ad enti che svolgono un ruolo sussidiario in materia di politiche sociali, mediante una possibile devoluzione in occasione della dichiarazione dei redditi, la cui materiale liquidazione viene subordinata a requisiti, modalità e controlli.”
Che differenza c’è tra le due posizioni?
Non è una liberalità del cittadino, è una conseguente decisione che deriva dalla possibilità attribuitagli dallo Stato che decide “autonomamente” di attribuire tale facoltà, una volta che il cittadino ha scelto, lo Stato deve essere obbligato a rispettare la scelta.
Se un contribuente non versa all’Erario l’IVA o le ritenute d’acconto sulle prestazioni professionali, e si giustifica dicendo (semplificando) “scusa Stato ma siccome non incasso i miei crediti non posso pagare l’IVA e le ritenute che ho incassato per tuo conto” lo Stato emette avvisi bonari, cartelle di pagamento, procedure di pignoramento del beni del contribuente pur di incassare il proprio credito.
Quindi a quale titolo lo Stato pone un tetto? E le somme non destinate al 5×1000 dove sono state impiegate?
Altre considerazioni, fra le tante contenute nella relazione:
“Infatti, risulta grave che il patto tra Stato e contribuente venga sistematicamente violato, analogamente a quanto accade per la quota dell’8 per mille di competenza statale, che, sempre per motivi di bilancio, viene, spesso, dirottato su altre finalità rispetto a quelle stabilite dai contribuenti.”
“Non mancano situazioni paradossali, quali un cospicuo numero di enti, ben superiore a 1.000 per l’ultimo anno, che non ricevono alcuna scelta, dimostrando, così, di non essere di interesse nemmeno per i propri membri e sollevando dubbi sulla loro reale consistenza.”
“Notevolissimo anche il numero di enti con un numero di scelte minime, anche di sola una o due. Peraltro, alcune di queste organizzazioni riescono a ottenere importi rilevanti, per il fatto di essere sostenuti da contribuenti assai facoltosi. Ciò può produrre effetti distorsivi del sistema, rischiando di piegare un istituto di rilevanza sociale a finalità egoistiche e personali.”
“Da quanto rilevato, risulta che i Centri di assistenza fiscale (Caf) sono attivi nell’informare ed aiutare i contribuenti ad esprimere la scelta. Ciò comporta un problema non irrilevante, stante la colleganza di molti di questi con soggetti potenziali beneficiari del 5 per mille”
Si evidenziano, di seguito, le differenze più significative fra i due istituti (5×1000 e 8×1000).
Comparativamente, i beneficiari dell’8 per mille godono, da un punto di vista normativo, di un regime di maggior favore. Infatti:
a) L’8 per mille, a differenza del 5 per mille, non prevede alcun tetto massimo di spesa; la quota assegnata è sempre proporzionale al gettito annuale dell’imposta.
b) Nel regime del 5 per mille, se il contribuente non sceglie, la parte non optata mantiene la natura di tributo erariale e rimane acquisita al bilancio dello Stato. Pertanto, l’ammontare del gettito annuale non è predeterminato, ma subordinato, nel quantum, al numero di adesioni: la scelta del contribuente incide sull’ammontare delle risorse vincolate.
Al contrario, per l’8 per mille, il contributo viene trattenuto anche a chi non opera alcuna scelta. Infatti, la quota percentuale dell’intero gettito fiscale Irpef viene ripartita proporzionalmente alle sole scelte espresse: la distribuzione è determinata dai soli contribuenti che esprimono la preferenza, che decidono anche per chi non ha operato alcuna opzione.
In definitiva, il dichiarante non destina l’8 per mille dell’importo da lui pagato a titolo di Irpef, come nel 5 per mille, ma esprime solo una preferenza di destinazione.
Peraltro, negli ultimi anni, la percentuale dei contribuenti che sceglie la destinazione dell’8 per mille non ha mai superato il 45%
c) I destinatari dell’8 per mille non hanno alcun divieto nell’utilizzare i fondi per le campagne di promozione dello stesso, al contrario di quelli del 5 per mille.
d) I beneficiari dell’8 per mille non hanno alcun obbligo di rendicontazione separata, al contrario di quelli del 5 per mille.
e) Per la liquidazione delle somme, nell’8 per mille, una notevole parte viene anticipata nell’anno stesso di riferimento, in base al versato negli ultimi anni, con successivo conguaglio. Ciò non si realizza per i beneficiari del 5 per mille.
E per ultimo la relazione riprende alcune parti della proposta di legge n. 5564 del 27/1/2005 – Camera dei deputati, XIV legislatura.
Disegno di legge di iniziativa parlamentare che porta la firma dei deputati: TREMONTI, ELIO VITO, BONDI, ANTONIO LEONE, ANGELINO ALFANO, GIANFRANCO CONTE, CRIMI, CICCHITTO, CASERO, JANNONE, LUPI, PALMIERI, FONTANA, ORSINI, BERTOLINI, LECCISI, SANTULLI, DI LUCA, GHEDINI, LAINATI, DE GHISLANZONI CARDOLI
“Significative, in tal senso, risultano le considerazioni svolte nella relazione alla proposta di legge istitutiva del meccanismo, secondo cui “dare di più, attivando un nuovo ‘8 per mille’ a favore del terzo settore, non sarebbe un costo, ma un investimento. Non una spesa, ma, all’opposto, un risparmio. (…) Oggi il disegno del circuito politico finanziario è essenzialmente centrale.
Si assume, infatti, che tutto il sociale sia pubblico, che tutto il pubblico si finanzi via bilancio pubblico, che su tutto il bilancio pubblico possa decidere solo la politica. (…)
E’ politicamente strategico un crescente e più diretto coinvolgimento della società nelle scelte di destinazione e di gestione delle risorse pubbliche.
Dentro uno scenario politico destinato a farsi in futuro sempre più complesso, la coerenza politica, tra sacrificio fiscale e consenso democratico, può essere data proprio da questo schema.
Dallo schema del cittadino che, gradualmente, diventa padrone della destinazione dell’imposta. Il nuovo ‘8 per mille’ (…) è coerente proprio con questo schema politico.
Il contribuente viene messo nelle condizioni di effettuare una libera scelta in ordine ai soggetti che intende finanziare, perché ha conoscenza, diretta o indiretta, della loro volontà di svolgere efficacemente servizi sociali meritori. (…)
Il contribuente ritorna ‘padrone’ di una parte dell’imposta: è lui che decide del suo utilizzo. Si consente, attraverso la libertà di scelta, un esercizio responsabile della libertà individuale.
Al classico rapporto fiscale lineare, tra Stato e individuo, si sostituisce, così, un rapporto triangolare, tra Stato-società-persona. (…)
Il nuovo ‘8 per mille’ si basa, in particolare, sul principio di sussidiarietà fiscale.
Lo Stato svolge (…), essenzialmente, un ruolo di garanzia, anche impedendo comportamenti fraudolenti.
In questo disegno, la mobilitazione della società non esclude l’azione dello Stato, ma la integra, in modo coerente con il principio espresso dall’art. 2 della Costituzione (…)”
Concludiamo con il primo paragrafo della proposta di legge:
ONOREVOLI COLLEGHI ! — Perché non un altro « otto per mille » ? Perché, oltre al primo « otto per mille » (che resta naturalmente invariato e autonomo nel suo titolo e nelle sue modalità di attribuzione e di funzionamento), non si mette in campo un secondo « otto per mille », a favore del volontariato e della ricerca scientifica ? E` , questo, partendo dal presente, un modo per andare incontro al futuro. Un modo per sostenere le due sfide che dobbiamo prepararci ad affrontare: la sfida demografica; la sfida scientifica.
ONLUS – ma che agevolazioni hanno? Seconda parte
Agevolazioni per i donanti:
Le operazioni di divulgazione pubblicitaria effettuate gratuitamente a beneficio delle ONLUS quale, ad esempio, la concessione gratuita di spazio da parte dei media, sono fuori campo Iva (R.M. 18/04/2000, n. 50/E).
Diversamente, se tali prestazioni sono rese dietro pagamento di un corrispettivo diventano imponibili ai fini Iva.
I beni prodotti o scambiati dalle imprese ceduti gratuitamente a favore di ONLUS si considerano distrutti agli effetti dell’Iva: l’impresa donante può quindi cedere i beni senza applicazione dell’imposta.
Agevolazioni per le ONP:
L’art. 15 del Dlgs 460/97 prevede che le ONLUS non sono obbligate ad emettere scontrini o ricevute fiscali per le operazioni riconducibili alle proprie attività istituzionali. Tale esonero non è valido per le operazioni riferite ad attività connesse ed accessorie.
Purtroppo sul lato degli acquisti non c’è alcuna esenzione, con la conseguenza che l’iva sugli acquisti diventa un costo (l’aliquota iva normale è al 22%) e talvolta notevole, basti pensare all’acquisto di un pulmino o comunque di un mezzo per il trasporto di persone che sconta l’iva normale, lo stesso mezzo acquistato da una persona disabile sconta l’iva al 4%.
Imposte indirette: imposta di bollo
Come per le ODV anche per le ONLUS vige l’esenzione dall’imposta di bollo per gli atti connessi allo svolgimento della propria attività, che comprendono “atti, documenti, istanze, contratti, nonché copie anche se dichiarate conformi, estratti, certificazioni, dichiarazioni e attestazioni poste in essere o richiesti da organizzazioni non lucrative di utilità sociale” (art. 17 Dlgs 460/97).
Non devono essere applicate marche da bollo sugli atti costitutivi delle ONLUS così come sugli estratti conto bancari che gli istituti di credito inviano alle stesse (N.M. n. V/10-90666 del 04/11/1998) per ottenerla è necessario fare richiesta alla Banca o all’Ufficio Postale.
Imposte indirette: tasse di concessione governativa
Gli atti e i provvedimenti concernenti le ONLUS sono esenti dalle tasse sulle concessioni governative (art. 18 Dlgs 460/97).
Per poter godere di tale esenzione con riferimento alla tassa che grava sui telefonini radiomobili è necessario che, in occasione dell’attivazione di utenze di telefonia mobile, il legale rappresentante dell’ente rilasci al gestore un’apposita dichiarazione attestante la qualifica di ONLUS.
Imposte indirette: Imposta sugli spettacoli
Ai sensi del D.Lgs. 460/97 l’imposta sugli spettacoli non è dovuta per le attività spettacolistiche che sono svolte da una ONLUS in maniera occasionale, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione.
Uniche condizioni richieste per godere di questa esenzione sono:
• che di tale attività sia data comunicazione, prima dell’inizio di ciascuna manifestazione, all’ufficio accertatore territorialmente competente;
• che il soggetto organizzatore rediga un apposito rendiconto da cui risultino le entrate e le spese relative a ciascuna iniziativa, tenuto e conservato ai sensi dell’art. 22 del D.P.R. 600/73.
In realtà, però, la norma contiene anche un pre-requisito legato alla occasionalità delle attività, che viene soddisfatto se gli intrattenimenti che vengono organizzati a scopo di beneficenza da parte della ONLUS nel corso dell’anno non superino complessivamente le 12 giornate di attività (art. 5 D.Lgs. 60/99).
La norma prevede inoltre che “i fondi raccolti, dedotte le spese e comunque, in misura non inferiore ai due terzi degli incassi al netto delle imposte, debbono essere destinati all’ente beneficiario”.
Le donazioni e le attribuzioni di eredità o di legato sono esenti da ogni imposta a carico delle organizzazioni che perseguono esclusivamente finalità solidaristiche (art. 8 comma 2 della Legge 266/91, organizzazioni di volontariato e art. 19 Dlgs 460/97 per le Onlus).
Dato per scontato che la ONP sia iscritta ai registri nazionali o regionali, a seconda se appartiene alla famiglia delle ODV (legge 266/91) ONLUS (dlgs 460/97) APS (legge 383/2000) analizziamo ora le agevolazioni fiscali, intese come defiscalizzazione delle attività ed esenzione dal pagamento di imposte di vario tipo.
Defiscalizzazione o decommercializzazione
Cosa significa? Significa che le attività istituzionali, cioè le attività che realizzano direttamente l’oggetto sociale contenuto nello Statuto sono esenti da IRES in quanto realizzate per fini solidaristici e non a scopo di lucro.
Per le ODV: anche i proventi derivanti da attività commerciali e produttive marginali non costituiscono redditi imponibili ai fini dell’applicazione dell’IRES, qualora sia documentato il loro totale impiego per i fini istituzionali dell’organizzazione di volontariato.
Per le ONLUS: non costituisce esercizio di attività commerciale lo svolgimento di attività istituzionali nel perseguimento di esclusive finalità sociale, inoltre, i proventi derivanti dall’esercizio delle attività direttamente connesse non concorrono alla formazione del reddito imponibile.
Per le APS, ASD, AC (associazioni culturali) l’articolo 148 del TUIR (testo unico imposte sui redditi) prevede che non si considerano commerciali le attività svolte, anche se a fronte di corrispettivi specifici, purché dirette a iscritti o associati, lo stesso articolo 148 prevede che alcune attività sono considerate in ogni caso commerciali (comma 4).
Imposte indirette: tributi locali
Argomento dibattuto: l’ICI ora IMU, gli Enti non profit pagano o no l’IMU?
Molto si è detto sull’argomento, riportiamo alcuni riferimenti di legge:
– il decreto legge 102 del 31 agosto 2013 convertito nella legge 124 del 28 ottobre 2013 pubblicato in GU;
– il decreto legislativo 23 del 14 marzo 2011, istitutivo dell’IMU rimanda, per le esenzioni, all’articolo 9 comma 8 del decreto legislativo 504 del 1992 istitutivo dell’ICI;
– il decreto legge 201 del 6 dicembre 2011 articolo 13 convertito nella legge 214 del 22 dicembre 2011;
– decreto legge 1 del 24 gennaio 2012 convertito nella legge 27 del 24 marzo 2012;
– il decreto legge 102 del 31 maggio 2013 convertito nella legge 85 del 18 luglio 2013.
– la risoluzione n. 7/DF del 5 giugno 2013.
Tanti cavilli, tante leggi per prorogare, richiamare, esentare, aggiungere… oltre a risoluzioni esplicative dell’Agenzia delle Entrate.
Dopo la pubblicazione in GU della legge 124 del 28 ottobre 2013 risulta che:
– gli enti non profit che svolgono esclusivamente nell’immobile attività istituzionale continueranno a non pagare l’IMU;
– dal 1 gennaio 2014 anche gli enti non commerciali che svolgono attività di ricerca scientifica con modalità non commerciale saranno esenti;
– gli enti non profit che possiedono immobili a utilizzazione “mista” (commerciale e non) pagheranno solo per le porzioni a uso commerciale.
Sono di ostacolo all’esenzione le attività dalle quali l’Ente ricava redditi, anche come proventi ricevuti in corrispettivo delle prestazioni svolte. La destinazione d’uso agevolata deve essere esclusiva, laddove l’utilizzo sia promiscuo (attività senza corrispettivo e attività con corrispettivo all’interno dell’immobile di proprietà dell’Associazione) è necessario “scorporare” la parte di attività non commerciale.
Imposte indirette: imposta di registro
Atti costitutivi ed i verbali relativi a modifiche statutarie delle ONLUS scontano il pagamento dell’imposta di registro in misura fissa, ora 168,00 euro dal 1^ gennaio 2014 euro 200,00.
I trasferimenti di beni immobili e di diritti reali di godimento a favore di ONLUS sono assoggettati all’imposta di registro in misura fissa(1) pari ad euro 168,00 a condizione che:
Oltre alle imposte ipotecaria (2%)(1) catastale (1%)(1).
Queste agevolazioni/imposizioni(1) decadono dal 1^ gennaio 2014; I trasferimenti a titolo oneroso degli immobili saranno assoggettati all’imposta di registro del 9%, imposte ipotecarie e catastali in misura fissa pari a 50 euro ciascuna; ed il valore su cui calcolare l’imposta di registro del 9% è il valore indicato in atto, diversamente dalle persone fisiche per le quali si applica la tassazione sul prezzo-valore ( rendita catastale rivalutata, di solito più bassa).
FALSE credenze sull’essere ONLUS… Molti pensano che una volta costituita l’associazione, registrato lo Statuto, si possa operare e raccogliere fondi, “basta fare al massimo due o tre raccolte fondi l’anno e non di più” e siamo a posto.
Errato! Riportiamo qui di seguito (ripreso parola per parola) quanto si può trovare sul sito dell’Agenzia Entrate.
Senza l’iscrizione, nell’albo regionale, provinciale, o delle Onlus presso AE, non si hanno diritto alle agevolazioni, questo significa che i proventi e le somme raccolte non beneficiano dell’esenzione da imposta sui redditi e iva.
In un precedente post, riguardo le erogazioni liberali, era stato trattato l’argomento, parlando delle caratteristiche che devono avere i soggetti beneficiari della donazione, ad ogni buon conto riportiamo quanto pubblicato dall’Agenzia delle Entrate sul sito governativo:
Scheda informativa – ONLUS
Tutte le agevolazioni sono indicate nel Dlgs 460/1997 – pdf.
Ai fini delle imposte dirette, per esempio:
Per quanto riguarda l’Iva, per esempio, non c’è l’obbligo di ricevuta o scontrino fiscale per le operazioni riconducibili alle attività istituzionali.
Tra le agevolazioni riguardanti le altre imposte indirette rientrano:
l’esenzione dall’imposta di bollo e della tassa sulle concessioni governative
il pagamento dell’imposta di registro in misura fissa sugli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di beni immobili e degli atti traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari di godimento (FINO AL 31-12-2013).
I requisiti richiesti per essere ammessi alle agevolazioni sono indicati nell’articolo 10 del Dlgs 460/1997 – pdf. Tra questi:
Non sono ammessi a fruire delle agevolazioni:
Erogazioni liberali – aspetti fiscali – 3° parte
a) Il donatore è una impresa.
Imprenditori individuali e società residenti in Italia hanno diritto alla deduzione dal reddito.
1) deducibilità integrale (non ci sono limiti di importo e/o reddito del donante)
– lo Stato, un ente o istituzione pubblica, una fondazione o associazione legalmente riconosciuta che, senza scopo di lucro, svolge o promuove attività di studio, di ricerca e di documentazione di rilevante valore culturale ed artistico;
– lo Stato, una regione, un ente locale territoriale, un ente o istituzione pubblica, una fondazione o associazione legalmente riconosciuta, che impieghi la somma ricevuta per lo svolgimento di compiti istituzionali e per la realizzazione di programmi culturali nei settori dei beni culturali e dello spettacolo;
– un organismo (costituito sotto forma anche di associazione o fondazione legalmente riconosciuta) di gestione di parchi o riserve naturali o di altre zone soggette a tutela paesaggistica;
– lo Stato, una regione, un ente territoriale, un ente o istituzione pubblica, una fondazione o associazione legalmente riconosciuta, per la realizzazione di programmi di ricerca scientifica nel settore della sanità.
2) deducibilità limitata nell’importo (Liberalità in denaro o natura) pari al 10% del reddito d’impresa dichiarato e comunque fino ad un massimo 70.000 euro l’anno (+DAI-VERSI).
– nel caso in cui l’ONP sia una ONLUS, un’APS iscritta nel registro nazionale, una fondazione o associazione riconosciuta senza scopo di lucro che svolge attività in ambito scientifico-culturale o artistico.
3) deducibilità limitata nell’importo pari al 2% del reddito d’impresa dichiarato:
– se il beneficiario è una persona giuridica che persegue esclusivamente finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria, culto;
– un’Organizzazione Non Governativa che riceva contributi, donazioni e oblazioni;
– una persona giuridica avente sede nel Mezzogiorno che persegue esclusivamente finalità di ricerca scientifica;
– a favore di enti o istituzioni pubbliche, fondazioni e associazioni legalmente riconosciute che senza scopo di lucro svolgono esclusivamente attività nello spettacolo;
4) deducibilità limitata entro il 2% del reddito dichiarato fino ad un massimo di 70.000 euro:
– nel caso in cui l’ente sia un istituto scolastico senza scopo di lucro e la donazione sia finalizzata all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica e all’ampliamento dell’offerta formativa;
5) deducibilità limitata nell’importo entro il 2% del reddito d’impresa dichiarato fino ad un massimo di Euro 2065,83:
– nel caso in cui l’ONP sia una ONLUS di cui all’art. 10 del D.Lgs. n. 460 del 1997 o una fondazione, associazione, comitato, ente individuato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, nei Paesi non appartenenti all’OCSE, che gestisce le iniziative umanitarie, religiose o laiche;
6) deducibilità limitata nell’importo entro il 2% del reddito d’impresa dichiarato fino ad un massimo di Euro 1.549,37:
– Deducibilità integrale entro il 2% del reddito d’impresa dichiarato fino ad un massimo di € 1.549,37, nel caso in cui l’ONP sia un’APS.
Altre agevolazioni sono previste per:
– deduzione dal reddito d’impresa fino al 5‰ delle spese sostenute per prestazione di lavoro dipendente con riferimento al costo del personale per servizi resi a favore delle ONLUS, limitatamente ai costi del personale assunto con contratto a tempo indeterminato;
– erogazioni in natura alle ONLUS stabilendo che la cessione di derrate alimentari e prodotti farmaceutici esclusi dal circuito commerciale non costituisce una forma di ricavo;
– mentre la cessione, sempre a titolo gratuito, di beni diversi dalle derrate alimentari e dai prodotti farmaceutici non costituisce ricavo fino ad un ammontare di € 1.032,91 a condizione che si tratti di beni cui è diretta l’attività dell’impresa.
Un attenzione particolare va alla legge conosciuta come “più dai meno versi” cioè l’art. 14 D.L. n.35 del 2005, rispetto alle altre agevolazioni; in dichiarazione dei redditi o si utilizza la “più dai meno versi” per tutte le donazioni riportate in dichiarazione o si utilizzano le altre agevolazioni.
Si ricorda che la ONP dovrà rispettare alcuni obblighi: tenuta contabilità analitica e redazione del bilancio d’esercizio composto da stato patrimoniale, conto economico e rendiconto finanziario entro 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio.
(fonti: TUIR n.917/1986; D.L. 35/2005; DLGS 460/1997; guida operativa CNDCEC)
Erogazioni liberali seconda parte
Dobbiamo distinguere se a donare è un privato (persona fisica, non imprenditore) o imprese (imprenditori individuali e società residenti)
a) Il donatore è un privato.
Il diritto all’agevolazione nasce dal pagamento, definito quindi principio di cassa, quando la donazione viene eseguita tramite bonifico assegno, ecc.;
Il diritto all’agevolazione si esercita compilando la dichiarazione dei redditi modello Unico, o 730 presso un C.A.F.; conservare la documentazione fino al 31 dicembre del 4^ anno successivo a quello di presentazione, quindi se la donazione è eseguita il 20 settembre 2013, la dichiarazione dei redditi 2013 si presenterà entro il 30 settembre 2014, quindi la documentazione va conservata fino al 31 dicembre 2018, da esibire in caso di richiesta da parte dell’Agenzia delle Entrate.
I C.A.F. sono giustamente “pignoli” pretendono gli originali e appongono un timbro, non portare fotocopie, potrebbero non accettarle.
Si distingue tra detrazioni e deduzioni:
si detrae dall’imposta:
Dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 24%, per l’anno 2013, e al 26%, a decorrere dall’anno 2014, per le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a 2.065 euro annui, a favore delle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale (ONLUS), delle iniziative umanitarie, religiose o laiche, gestite da fondazioni, associazioni, comitati ed enti individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, nei Paesi non appartenenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE
Dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19 % per le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a 2.065,00 euro, a favore delle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri previsti dalle vigenti disposizioni di legge.
Dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19% per le erogazioni liberali in denaro a favore dello Stato, delle regioni, degli enti locali territoriali, di enti o istituzioni pubbliche, di comitati organizzatori appositamente istituiti con decreto del Ministro per i beni culturali e ambientali, di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro, che svolgono o promuovono attività di studio, di ricerca e di documentazione di rilevante valore culturale e artistico o che organizzano e realizzano attività culturali, effettuate in base ad apposita convenzione, per l’acquisto, la manutenzione, la protezione o il restauro delle cose indicate nell’articolo 1 della legge 1 giugno 1939, n. 1089, e nel decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, ivi comprese le erogazioni effettuate per l’organizzazione in Italia e all’estero di mostre e di esposizioni di rilevante interesse scientifico-culturale delle cose anzidette, e per gli studi e le ricerche eventualmente a tal fine necessari, nonché per ogni altra manifestazione di rilevante interesse scientifico-culturale anche ai fini didattico – promozionali, ivi compresi gli studi, le ricerche, la documentazione e la catalogazione, e le pubblicazioni relative ai beni culturali. Le iniziative culturali devono essere autorizzate, previo parere del competente comitato di settore del Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali, dal Ministero per i beni culturali e ambientali, che deve approvare la previsione di spesa ed il conto consuntivo;
(L’articolo è lungo ma andava riportato per intero, in pratica si tratta delle erogazioni in ambito culturale ed artistico, notare che qui non c’è un limite all’importo)
Dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19% per le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore al 2 per cento del reddito complessivo dichiarato, a favore di enti o istituzioni pubbliche, fondazioni e associazioni legalmente riconosciute che senza scopo di lucro svolgono esclusivamente attività nello spettacolo, effettuate per la realizzazione di nuove strutture, per il restauro ed il potenziamento delle strutture esistenti, nonché per la produzione nei vari settori dello spettacolo;
Dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19 per cento per le erogazioni liberali in denaro per un importo complessivo in ciascun periodo d’imposta non superiore a 1.500 euro, in favore delle società e associazioni sportive dilettantistiche;
Dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19% per le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali e paritari senza scopo di lucro appartenenti al sistema nazionale di istruzione di cui alla legge 10 marzo 2000, n. 62, e successive modificazioni, nonché a favore delle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e delle università, finalizzate all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica e universitaria e all’ampliamento dell’offerta formativa (notare che qui non c’è un limite all’importo);
La detrazione e’ consentita a condizione che il versamento di tali contributi sia eseguito tramite banca o ufficio postale La detrazione e’ consentita a condizione che il versamento di tali erogazioni sia eseguito tramite banca o ufficio postale, ovvero mediante gli altri sistemi di pagamento e secondo ulteriori modalità idonee a consentire all’Amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli (carte di credito, prepagate, sistemi di pagamento tipo Paypal, ad esempio)
si deduce dal reddito;
in alternativa è possibile dedurre dall’imponibile in base all’articolo 14 del D.L. n. 35 del 2005; sempre in dichiarazione dei redditi, entro il minore fra questi due limiti:
10 % del reddito dichiarato oppure euro 70.000,00.
L’erogazione dovrà rispettare i soliti obblighi di utilizzo dei mezzi di pagamento conosciuti, assegno, bonifico, carta di credito, ecc. (vedere parte prima)
Oltre alla copia della ricevuta di donazione è importante avere anche una dichiarazione della ONP, a parte o integrata nella ricevuta che attesta il rispetto da parte della ONP di due obblighi:
– tenuta di scritture contabili complete ed analitiche (contabilità ordinaria)
– redazione di un documento (bilancio) che rappresenti la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’ente entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio.
Per le sole ONG i donanti possono dedurre dal reddito fino ad un massimo del 2% del reddito complessivo dichiarato.
Prossima settimana la terza parte
Erogazioni liberali – aspetti fiscali – 1° parte
Analizziamo gli effetti fiscali connessi alla deducibilità o detraibilità di tali somme.
Una persona o un società donano sicuramente perché condividono la mission della ONP ma è opportuno far presente il vantaggio fiscale; spesso le regole non sono conosciute o sono poco chiare e predisporre un documento che indichi con chiarezza i vantaggi fiscali può essere gradito oltre che utile.
Prima però un breve ripasso:
Al ricevimento della donazione, il più sollecitamente possibile, ringraziare, sempre, una lettera, una telefonata, una e-mail, anche in funzione dell’importanza della donazione ricevuta (anche se sono tutte importanti), personalmente una telefonata la considero un gesto immediato che permette anche di creare la relazione, fondamentale, il contatto, la voce, le parole, il calore umano, non dimentichiamo quanto sia bello ricevere un ringraziamento, sentire che chi ha ricevuto è felice e te lo comunica; inoltre, spesso chi ha donato una volta dona ancora ed i nostri donatori sono preziosi ed importanti, diciamoglielo.
2 Ricevuta di donazione
Affronteremo successivamente la questione detrazione/deduzione; la legge fa riferimento alle modalità di donazione, bonifico bancario, assegno bancario non trasferibile, circolare, bollettino di conto postale; ai fini della deducibilità/detraibilità, rilasciare la ricevuta consente anche una tenuta della contabilità più chiara e di raccogliere i dati del donatore da inserire poi nel database (necessaria per la legge n.80 del 2005, nota come “più dai meno versi”).
3 Lettera con le agevolazioni fiscali
E’ importante dare poche ma chiare informazioni, ricordando l’agevolazione fiscale spettante e ricordare anche la possibilità di donare tramite il 5 x 1000 nella dichiarazione dei redditi.
Ora affrontiamo, cercando di fare chiarezza, l’aspetto delle agevolazioni fiscali:
I beneficiari, cioè le ONP, devono essere ONLUS:
legge n. 266/91 organizzazioni di volontariato , onlus di diritto, iscritte nei registri regionali;
decreto legislativo n.460/97 per le ONP iscritte nelle anagrafi regionali gestite dalle Direzioni Regionali dell’Agenzia delle Entrate;
legge n.49/87 per le ONG (organizzazioni non governative) iscritte nell’elenco gestito dal Ministero degli Esteri;
legge n.381/91 per le coop sociali e loro consorzi, iscritte presso l’Albo delle società cooperative gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico, tramite le Camere di Commercio per coop sociali e consorzi di coop sociali;
legge n. 383/2000 per le APS (associazioni di promozione sociale) iscritte nel registri nazionali, regionali o provinciali.
Se la ONP è seria indicherà sul sito, sulla carta intestata, ovunque, la propria qualifica di onlus con il numero di registrazione nell’apposito registro, attenzione perché se non è onlus non è possibile usufruire delle agevolazioni fiscali.
Rimborsi spese e prestatori occasionali
Capita talvolta che il relatore di un convegno intervenga senza essere pagato, chiedendo solo il rimborso delle spese sostenute, si deve applicare la ritenuta d’acconto?
Nella risoluzione n.49/E dello scorso 11 luglio 2013 l’Agenzia ha riconosciuto un esonero per l’ente che paga che però non è generale: è possibile evitare la ritenuta solo nel caso in cui le somme erogate siano esattamente coincidenti con le spese sostenute e analiticamente documentate da parte del prestatore occasionale.
Se la prestazione occasionale, invece, è remunerata, la ritenuta va applicata sull’importo integrale erogato, comprensivo anche della quota teoricamente imputabile alle spese.
Quindi attenzione, non generalizzare.
Conseguenza dell’applicazione della ritenuta d’acconto:
1 chi eroga la somma è tenuto al versamento della ritenuta operata, al rilascio della certificazione, nonché alla compilazione del modello 770;
2 chi percepisce la somma si vede riconoscere una somma inferiore a quelle sostenuta per dette spese, potrà recuperare tale importo solo compilando il modello dichiarativo (al quale magari neppure sarebbe stato tenuto e che potrebbe trovarsi a dover presentare al solo fine di ottenere la restituzione dell’importo prelevato alla fonte).
Qual è il ragionamento dell’Agenzia delle Entrate? Nella determinazione del reddito di lavoro autonomo (abituale) e del reddito di lavoro autonomo (occasionale) rientrano nella nozione di compenso anche le somme che il lavoratore autonomo addebita al committente per il ristoro delle spese sostenute per l’espletamento dell’incarico.
Il criterio di imputazione di dette spese sarebbe diverso:
l’art. 71 TUIR (lavoro professionale occasionale stabilisce che i redditi di lavoro autonomo non abituale sono determinati, proprio in ragione della loro occasionalità, tenendo conto del collegamento specifico tra compenso e spesa sostenuta per conseguirlo.
l’art.25 del DPR 600/1973, stabilisce l’obbligo della ritenuta che viene posto a carico di chi eroga “compensi comunque denominati”, il che pare lasciare pochi spazi ad ogni tipo di esonero; nella risoluzione traspare come, nei fatti, si tratti una piccola forzatura assunta nell’ottica della semplificazione.
Per evitare la ritenuta serve un’esatta coincidenza tra spesa sostenuta ed importo rimborsato, quindi il committente, deve farsi consegnare copia delle spese sostenute e tenerle agli atti: non basta la dichiarazione del percettore circa la corrispondenza delle spese sostenute/rimborsate.
Senza tale documentazione il committente deve operare la ritenuta del 20%.
E se le somme sono erogate “prima”? Se il committente anticipa le somme al percipiente serve maggiore attenzione. Verificare la corrispondenza ex-post facendosi consegnare copia delle spese sostenute ed anticipate e chiedere la restituzione di quanto anticipato in eccesso.
Per i professionisti titolari di partita IVA: solo le spese anticipate in nome e per conto del cliente non sono assoggettate a ritenuta d’acconto (i documenti di spesa sono intestati al cliente) e se la fattura emessa da un professionista contiene anche solo rimborsi spese, è comunque da assoggettare tutto a ritenuta.
Rendicontazione 5×1000 – 2° parte
Alcune particolarità interessanti riguardo alla rendicontazione ricavate dalle FAQ sul sito del MLPS:
Ricordarsi di apporre sui documenti di spesa (indicati e spesati dalla somma erogata) la dicitura “spesa sostenuta con la quota del 5 per mille dell’Irpef” ;
Nel caso di compensi per il personale che superano il 50% dell’importo percepito è obbligatorio allegare copia delle buste paga del personale imputato fino a concorrenza dell’importo rendicontato.
E’ possibile per gli ENP beneficiari del contributo accantonare in tutto o in parte l’importo percepito, fermo restando che l’ENP deve specificare, nella relazione allegata al rendiconto, le finalità
dell’accantonamento effettuato, allegare il verbale dell’organo competente, previsto dallo Statuto, in cui viene deliberato l’accantonamento e specificata la destinazione delle somme.
Inoltre, l’ENP dovrà allegare tutta la documentazione relativa al futuro utilizzo delle somme (es: in caso di accantonamento per costruzione immobile o sua ristrutturazione l’ENP dovrà allegare permessi di
costruzione, progetti e/o preventivi di spesa). E’ obbligatorio, comunque, per gli ENP spendere tutte le somme accantonate e rinviare il modello di rendiconto opportunamente compilato entro 24 mesi dalla percezione del contributo.
E’ possibile rimborsare con il contributo del 5 per mille le spese anticipate dai soci con fondi infruttiferi in modo da estinguere il debito se le spese sono documentabili in modo certo (atto notarile, fatture e matrice degli assegni) se si tratta di un programma di investimento strutturale e le spese siano state destinate esclusivamente alle finalità di utilità sociale che contraddistinguono l’ENP interessato.
Pertanto si richiede una relazione illustrativa alla quale si dovrà fare riferimento negli anni successivi e, secondo il caso, ulteriori integrazioni ( es. atto di acquisto di un immobile).
Non sarebbe possibile inserire nel rendiconto le spese sostenute prima della effettiva liquidazione del contributo in quanto la norma prevede che la rendicontazione riguardi le spese sostenute dopo il pagamento.
Ma dato il considerevole lasso di tempo che intercorre tra la dichiarazione dei redditi e l’effettiva liquidazione della somma, si accettano come correttamente rendicontabili anche le spese sostenute a partire dalla pubblicazione dell’elenco definitivo, nel quale l’ENP risulta ammesso al contributo. A quella data dovrà farsi riferimento in una relazione descrittiva dell’impiego della somma spesa o impegnata prima del pagamento.
E’ possibile rendicontare le spese sostenute per ambulanze o beni di utilità sociale purché lo stesso bene non sia stato già acquistato interamente con altre sovvenzioni pubbliche.
E’ richiesta la dichiarazione sostitutiva di atto notorio emessa ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000 n.445 a firma del legale rappresentante dell’ENP.
Nel caso che l’associazione si stia sciogliendo e abbia deciso di devolvere il proprio patrimonio, così come previsto dallo statuto e dal Codice civile, ad un’altra associazione non è possibile devolvere anche il contributo percepito come 5 per mille. Infatti, ai sensi del DPCM del 23/4/2010 art. 11 commi 5, l’ente beneficiario non ha diritto alla corresponsione del contributo qualora, prima dell’erogazione delle somme allo stesso destinate, risulti aver cessato l’attività’ o non svolgere più l’attività’ che da’ diritto al beneficio.
Rendicontazione 5×1000 – 1° parte
I mandati di pagamento del 5×1000, anno dichiarativo 2011 sono stati eseguiti, gli importi inferiori ai 500.000 euro sono stati comunicati il 7 agosto ed al ritorno dalle vacanze molte ONP troveranno l’accredito sul conto corrente, un buon inizio pr il mese di settembre.
http://www.lavoro.gov.it/md/AreaSociale/CinquePerMille/Pages/default.aspx sono disponibili:
Le nuove linee guida di rendicontazione
http://www.lavoro.gov.it/md/AreaSociale/CinquePerMille/Documents/Nuove%20Linee%20guida%20rendiconti.pdf
Il modello relativo
http://www.lavoro.gov.it/md/AreaSociale/CinquePerMille/Documents/Nuovo%20Modello%20di%20Rendicontazione%205%20per%20mille.pdf
La rendicontazione è obbligatoria ma è anche uno strumento importante per comunicare a tutti gli stakeholder l’impiego dei fondi ricevuti. Non vi è obbligo di invio della rendicontazione per gli importi ricevuti inferiori a 20 mila euro (fino al 2008 era 15 mila) ma solo di conservazione della documentazione per 10 anni.
Per gli ENP che redigono il Bilancio Sociale l’obbligo decade, ma è necessario inviare al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali la comunicazione di pubblicazione del Bilancio Sociale sul sito dell’ENP con la delibera dell’organo competente di approvazione, se il BS non è pubblicato sul sito è necessario trasmettere al MLPS copia dello stesso oltre alla delibera dell’organo competente di approvazione.
Attenzione che se le somme sono erogate a fine anno e non è possibile rendere conto dell’utilizzo dell’intero ammontare è necessario assolvere l’obbligo nei successivi bilanci.
Scadenza della rendicontazione
Il termine per la redazione e/o l’invio è entro i 12 mesi successivi, quindi se l’importo è stato accreditato nel mese di agosto 2013 il 31 agosto 2014 è il termine per la redazione, il 30 settembre 2014 il termine per l’invio se dovuto (30 giorni successivi).
Invio della rendicontazione
L’invio deve avvenire tramite Raccomandata AR (per chi è obbligato) e non è possibile usare la PEC, (sigh! Troppo semplice usare la posta elettronica certificata?) a:
D.G. per il Terzo Settore e le Formazioni Sociali
Sulla busta va indicata la dicitura “Rendiconto 5 per mille dell’Irpef”
Circolare agenzia delle Entrate per controlli per ONLUS – linee guida
L’Atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2013-2015, firmato in data 24 aprile 2013 dal Ministro dell’Economia e delle Finanze pro tempore, ha individuato tra le priorità politiche, di cui l’Amministrazione finanziaria dovrà tenere conto, il rafforzamento della lotta all’evasione e all’elusione fiscale.
In questo ambito rientrano anche le ONLUS
Per quanto attiene alle “Onlus di diritto”, l’analisi riguarderà prioritariamente le cooperative sociali e le organizzazioni di volontariato
Rispetto ai soggetti iscritti all’Anagrafe delle Onlus, nell’analisi del rischio si terrà conto degli elementi che eventualmente dovessero emergere nel corso del controllo preventivo effettuato dalle Direzioni Regionali, che in tale ambito svolgono un ruolo fondamentale al fine di individuare tempestivamente posizioni particolarmente a rischio ed eseguire i successivi controlli sostanziali da parte delle competenti strutture territoriali
“Toscanaincontemporanea 2013”
la Regione Toscana intende promuovere l’innovazione culturale nel campo delle arti visive contemporanee e favorire e creare nuove opportunità professionali per talenti emergenti.
Il progetto prevede la concessione di contributi a favore di soggetti pubblici e privati senza scopo di lucro che operano nel territorio toscano, per l’ideazione, la progettazione e la realizzazione di progetti di valorizzazione e promozione delle realtà di arte contemporanea presenti nel territorio regionale.
5 X MILLE NOVITA’
Il Ministero del lavoro ha pubblicato il 9 agosto 2013 l’elenco delle disposizioni di pagamento per il 5 per mille 2011, reddito 2010.
Elenco dei pagamenti effettuati: comprende nome dell’ente, importo pagato, estremi del decreto di pagamento.
Gli elenchi dei beneficiari e di quanto spetta a ciascuno per il 5 per mille erano stati diffusi a maggio 2013.
http://www.lavoro.gov.it/Notizie/Pages/20130809_Areasocialecinquepermilleanno2011e2010.aspx
Certificazione maternità: alcune modifiche
La versione definitiva del decreto del fare (Dl 69/2013) si è occupata di semplificare gli adempimenti in materia di lavoro e previdenza.
Su questa scia è la modifica introdotta dall’articolo 34 del decreto all’articolo 21 del dl 151/2011 sugli obblighi di documentazione in caso di maternità, al quale vengono fatte delle aggiunte. Il comma 1-bis indica che l’obbligo di trasmettere telematicamente all’INPS il certificato di gravidanza, spetta al medico del SSN indicando la data presunta del parto, la certificazione di nascita del bimbo o di interruzione di gravidanza.
Sarà un decreto interministeriale Lavoro-Salute-Economia a stabilire entro 6 mesi, le modalità di comunicazione di questi dati.