Source: http://www.lexitalia.it/a/2015/65289
Timestamp: 2019-11-12 02:44:18+00:00
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FREE – Limiti alla liberalizzazione delle attività commerciali nei centri storici
n. 10/2015 | 24 Ottobre 2015 | © Copyright | - Giurisprudenza, Commercio ed industria | Torna indietro More
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V – sentenza 22 ottobre 2015* (sulla legittimità o meno, alla stregua del principio comunitario della liberalizzazione delle attività economiche, di un provvedimento di Roma Capitale che ha negato il rilascio di una licenza per un bar nel centro storico, per conservare il tessuto urbano caratterizzato dalle sue attività tradizionali); v. anche in arg. da ult. TAR LAZIO – ROMA – sentenza 7 ottobre 2015*.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V – sentenza 22 ottobre 2015 n. 4856 – Pres. Maruotti, Est. Guadagno – Maestri Gelatieri di Calabria s.r.l. (Avv.ti Foschini e Teofilatto) c. Roma Capitale (Avv. Siracusa) – (conferma T.A.R. Lazio – Roma, Sez. II ter, n. 6122 del 2014).
1. Commercio ed industria – Liberalizzazione delle attività economiche – Limiti – Tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale a presidio dell’utilità sociale di ogni attività economica – Va ritenuta preminente.
2. Commercio ed industria – Autorizzazione commerciale – Per un locale di somministrazione di alimenti e bevande nel centro storico di Roma – Diniego – Facendo riferimento alla delibera del Consiglio comunale di Roma Capitale n. 36/2006 che ha previsto delle limitazioni al rilascio delle licenze commerciali, per conservare un tessuto urbano caratterizzato dalle sue attività tradizionali – Legittimità.
1. Deve ritenersi, in conformità a quanto affermato dalla Corte costituzionale in materia di liberalizzazione delle attività economiche (1), che se è vero che in ambito economico «è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge», è anche vero che il legislatore statale o regionale può e deve mantenere forme di regolazione dell’attività economica volte a garantire – tra l’altro – anche l‘osservanza dei principi costituzionali legati alla tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale a presidio dell’utilità sociale di ogni attività economica. Sussiste quindi una preminenza delle utilità e delle finalità sociali rispetto a quelle di profitto della libera iniziativa economica, non potendo svolgersi l’attività imprenditoriale in contrasto con le finalità pubblicistiche dell’amministrazione di tutela della vivibilità centri storici, con un necessario coordinamento ed indirizzo con il perseguimento di tali finalità, di rango costituzionale (art. 41, commi secondo e terzo, Cost.).
2. E’ legittima la delibera del Consiglio comunale di Roma Capitale n. 36/2006, la quale, al fine di salvaguardare i caratteri tradizionali del centro storico dal rischio di degrado e snaturamento, ha previsto delle limitazioni al rilascio delle licenze commerciali (2). E’ conseguentemente legittimo il provvedimento con il quale, facendo riferimento a detta delibera, è stata rigettata la richiesta di autorizzazione per la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande in locali siti nel centro storico di Roma (3).
(1) Cfr. Corte cost., sent. 20 luglio 2012, n. 200, in questa Rivista, pag. http://www.lexitalia.it/a/2012/3251 (sulla q.l.c. dell’art. 3, comma 3, del decreto-legge 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 148 del 2011).
(2) Cfr. Cons. Stato, Sez. V, 10 maggio 2010, n. 2758.
(3) Nella specie era stato in particolare eccepito che la via nella quale sarebbe stato aperto l’esercizio per il quale era stato chiesto il rilascio di una autorizzazione commerciale non è inclusa nell’elenco delle vie e piazze del centro storico di Roma, per le quali la suindicata delibera n. 36/2006 sancisce espressamente il divieto.
Ha rilevato al riguardo la sentenza in rassegna che va escluso che tali previsioni siano applicabili soltanto agli esercizi commerciali presenti nell’ambito di determinate strade: esse riguardano tutti gli insediamenti commerciali destinati a servire una più ampia delimitazione topografica (quartiere, rione), rilevando anche la salvaguardia delle precedenti attività esercitate: ciò non comporta un «contingentamento», ma mira solo a conservare un tessuto urbano caratterizzato dalle sue attività tradizionali, ciò che è del tutto ragionevole disporre nelle città, anche nella Capitale, a salvaguardia della vivibilità, delle vestigia storiche e dei pregi artistici e storici dei luoghi.
TAR LAZIO – ROMA – sentenza 7 ottobre 2015, pag. http://www.lexitalia.it/a/2015/64328 (sulla legittimità o meno, alla stregua del principio di liberalizzazione delle attività economiche, del provvedimento del Comune di Roma Capitale con il quale è stato negato il rilascio di una nuova licenza per l’attività di somministrazione di alimenti e bevande in rione Trevi).
TAR LAZIO – ROMA – ordinanza 30 luglio 2015, pag. http://www.lexitalia.it/a/2015/59963 (respinge la domanda di sospensione dei provvedimenti di Roma Capitale con i quali è stata disposta la rilocalizzazione temporanea dell’attività degli “urtisti” ritenuta incompatibile con la tutela dei beni culturali e paesaggistici delle aree del Tridente).
N. 04856/2015REG.PROV.COLL.
sul ricorso numero di registro generale 801 del 2015, proposto dalla s.r.l. Maestri Gelatieri di Calabria, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Carla Foschini e Vittorina Teofilatto, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Carla Foschini in Roma, via Luigi Credaro, n. 19;
Roma Capitale, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Sergio Siracusa, domiciliato in Roma, via del Tempio di Giove, n.21;
della sentenza del T.A.R. Lazio, Sede di Roma, Sez, II ter, n. 6122/2014, resa tra le parti, concernente il rigetto della richiesta di autorizzazione per la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 16 luglio 2015 il Cons. Sabato Guadagno e uditi per le parti gli avvocati Vittorina Teofilatto e Sergio Siracusa;
1.- Con il ricorso n. 3291 del 2010, la s.r.l. Maestri Gelatieri di Calabria ha impugnato avanti al TAR Lazio, Sede di Roma, il provvedimento di Roma Capitale, di rigetto della richiesta di autorizzazione per la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande nei locali di via Marmorata n. 111, nel centro storico di Roma, e per l’accertamento della formazione del silenzio assenso.
3. La s.r.l. Maestri Gelatieri di Calabria ha proposto appello avverso la sentenza del T.A.R., deducendone l’illegittimità per i seguenti motivi:
5. –All’udienza pubblica del 16 luglio 2015, la causa è stata trattenuta in decisione.
Il divieto assoluto di aprire attività diverse da quelle tutelate concernerebbe quindi solo alcune strade, tra le quali non sarebbe inclusa anche via Marmorata.
Così, dopo l’affermazione di principio secondo cui in ambito economico «è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge», la Corte ha riconosciuto che il legislatore statale o regionale può e deve mantenere forme di regolazione dell’attività economica volte a garantire -tra l’altro- anche l‘osservanza dei principi costituzionali legati alla tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale a presidio dell’utilità sociale di ogni attività economica.
Infatti nell’altra vicenda non sono stati ritenuti sussistenti i presupposti per un provvedimento di divieto di svolgimento, non essendo evidente, nel caso di specie, il pregiudizio allo svolgimento dell’attività tutelata (enoteca/vendita di alcolici) dall’esercizio di quella non tutelata (somministrazione di alcolici). A quest’ultima, in effetti, la società afferma di voler riservare uno spazio residuale del locale, pari a 8 mq., rispetto alla superficie di 65 mq. che continuerebbe ad essere riservata all’attività (tutelata) di enoteca e per questo specifico motivo le finalità sociali «non appaiono pregiudicate», in virtù dell’impegno preso dalla ricorrente di limitare l’esercizio dell’attività non tutelata ad una ridotta porzione di locale e l’eventuale mancato rispetto dei limiti di estensione potrà costituire motivo per l’attivazione dei poteri di autotutela da parte dell’amministrazione resistente.
6.2- Con la seconda censura parte appellante assume la formazione del silenzio assenso, sussistendone i presupposti, e ne chiede la declaratoria adducendo al riguardo che via Marmorata non è inclusa nell’elenco delle vie e piazze del centro storico di Roma, per le quali la suindicata delibera n. 36/2006 sancisce espressamente il divieto.
In ordine a tale profilo, va escluso che tali previsioni siano applicabili soltanto agli esercizi commerciali presenti nell’ambito di determinate strade: esse riguardano tutti gli insediamenti commerciali destinati a servire una più ampia delimitazione topografica (quartiere, rione), rilevando anche la salvaguardia delle precedenti attività esercitate: ciò non comporta un «contingentamento», ma mira solo a conservare un tessuto urbano caratterizzato dalle sue attività tradizionali, ciò che è del tutto ragionevole disporre nelle città, anche nella Capitale, a salvaguardia della vivibilità, delle vestigia storiche e dei pregi artistici e storici dei luoghi.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello n. 801 del 2015, come in epigrafe proposto, lo respinge e, per l’effetto, conferma la sentenza appellata.
Condanna l’appellante s.r.l. Maestri Gelatieri di Calabria a rifondere all’appellata Roma Capitale le spese ed onorari del presente grado di giudizio, liquidate nella complessiva somma di € 2.000,00 (duemila), oltre accessori di legge.
DEPOSITATA IN SEGRETERIA il 22/10/2015.
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