Source: https://www.ambientediritto.it/sentenze/2011/TAR/Tar_Campania_NA_2011_n.196.htm
Timestamp: 2019-04-18 16:46:44+00:00
Document Index: 134529561

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 36', 'art. 31', 'art. 39', 'art. 36', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 4']

2011 TAR CAMPANIA Napoli n.196 DIRITTO URBANISTICO Richiesta di sanatoria edilizia Titolo legittimante. Titolo legittimante alla richiesta della sanatoria edilizia non è solo la proprietà degli immobili oggetto dei lavori: potenziale responsabile dell’abuso può essere non solo il proprietario o altro soggetto che vanti, sull’area, un diritto reale o obbligatorio, ma anche, ad esempio, il titolare o altro responsabile dell’impresa realizzatrice dei lavori, come altri soggetti che, in relazione al loro rapporto privilegiato con il bene, abbiano avuto la possibilità di realizzare l’abuso, così assumendosene la responsabilità. Pres. Amodio, Est. Pagano N.D.S. e altri (avv. Ferrucci) c. Comune di Pietravairano (avv. Izzo). TAR CAMPANIA, Napoli, Sez. VIII 14 gennaio 2011, n. 196
T.A.R. CAMPANIA, Napoli, Sez. VIII - 14 gennaio 2011, n. 196
DIRITTO URBANISTICO - Richiesta di sanatoria edilizia - Titolo legittimante. Titolo legittimante alla richiesta della sanatoria edilizia non è solo la proprietà degli immobili oggetto dei lavori: potenziale responsabile dell’abuso può essere non solo il proprietario o altro soggetto che vanti, sull’area, un diritto reale o obbligatorio, ma anche, ad esempio, il titolare o altro responsabile dell’impresa realizzatrice dei lavori, come altri soggetti che, in relazione al loro rapporto privilegiato con il bene, abbiano avuto la possibilità di realizzare l’abuso, così assumendosene la responsabilità. Pres. Amodio, Est. Pagano - N.D.S. e altri (avv. Ferrucci) c. Comune di Pietravairano (avv. Izzo). TAR CAMPANIA, Napoli, Sez. VIII - 14 gennaio 2011, n. 196
N. 00196/2011 REG.PROV.COLL.
N. 04164/2010 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale n. 4164 del 2010, proposto da: Nicola Del Sesto, Angela De Felice ved. Del Sesto Angelo, Massimo Del Sesto, Pasquale Del Sesto, Nunzio Del Sesto, rappresentati e difesi dall'avv. Ciro Ferrucci, con domicilio eletto in Napoli, via S. Lucia n. 34 (c/o Avv. Amodio);
Il Comune di Pietravairano in persona del sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Angela Izzo, con domicilio eletto presso Mario Girardi in Napoli, via F. Lomonaco, n. 3;
Del Sesto Francesco, Del Sesto Eraclio,
rappresentati e difesi dall'avv. Francesco Giojelli, con domicilio eletto in Napoli, via S. Maria A Cubito, n. 601c/o di Fenza;
- del provvedimento di ingiunzione di demolizione prot. n. 3462 del 5 maggio 2010 e della comunicazione-notifica del provvedimento di diniego al rilascio del permesso di costruire in sanatoria di un fienile a servizio di un’azienda agricola a carattere zootecnico, ubicata in località Castagneto di Pietravairano (CE), prot. n. 3430 del 4 maggio 2010, entrambi notificati in data 6 e 7 maggio 2010;
- di ogni altro atto e provvedimento preordinato, connesso e conseguente, con particolare riferimento all’ingiunzione di demolizione della “tettoia aperta su tutti i lati, in carpenteria metallica, adibita a deposito/fienile annesso all’attività agricola”, con l’avvertimento di cui all’art. 36 del D.P.R. 380/2001, prot. 1181 del 5 febbraio 2010, ivi compresi atti e provvedimenti del Comune di Pietravairano relativi alla procedura in oggetto;
Visti il ricorso e i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Pietravairano in persona del sindaco p.t.; visto l’atto di costituzione adopponendum; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 24 novembre 2010 il cons. Alessandro Pagano e uditi per le parti i difensori: come specificato nel verbale; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
1.- I ricorrenti si dolgono della reiezione della loro domanda di sanatoria ex art. 36 T.U. 380/2001 disposta dall’amministrazione comunale di Pietravairano e della connessa demolizione ingiunta.
Articolano pertanto quattro motivi con cui deducono la violazione di legge (DPR 380/2001; artt. 137 e seg. CPC; L. 241/1990) e l’eccesso di potere, sotto molteplici profili. Concludono per l’accoglimento. Hanno depositato successiva memoria.
2.- Resistono l’amministrazione e gli interventori ad opponendum. Concludono per il rigetto.
3.- All’udienza indicata, la causa è stata trattenuta in decisione.
4.- Il ricorso è fondato.
4.1.- L’oggetto del contendere è delimitato da due provvedimenti del Comune di Pietravairano:
- Il primo provvedimento gravato del 4.5.2010 reca il diniego di sanatoria per un fienile a servizio di un‘azienda agricola a carattere zootecnico sito in località Castagneto di Pietravairano (CE) con la seguente motivazione: “Si rigetta la richiesta di rilascio del permesso di costruire in sanatoria del predetto manufatto”, in quanto gli istanti “non hanno presentato titolo di proprietà a corredo della richiesta”.
- A tale diniego, l’amministrazione ha fatto poi seguire il 5.5.2010 l‘ingiunzione alla demolizione, parimenti impugnata.
Nel delineato contesto, il Tribunale giudica positivamente la censura che la reiezione della sanatoria sia dipesa unicamente dalla mancata presentazione del titolo di proprietà dei beni de quibus (quarto motivo).
Va, infatti, affermato che titolo legittimante alla richiesta della sanatoria edilizia non è solo la proprietà degli immobili oggetto dei lavori: in linea con la giurisprudenza del superiore giudice amministrativo, il Tribunale rileva che potenziale responsabile dell’abuso può essere non solo il proprietario o altro soggetto che vanti, sull’area, un diritto reale o obbligatorio, ma anche, ad esempio, il titolare o altro responsabile dell’impresa realizzatrice dei lavori, come altri soggetti che, in relazione al loro rapporto privilegiato con il bene, abbiano avuto la possibilità di realizzare l’abuso, così assumendosene la responsabilità.
(Ex pluris, L'istanza di sanatoria di opera abusiva può essere presentata dall'autore dell'abuso anche se non proprietario dell'immobile: Consiglio Stato, sez. V, 23 novembre 2006, n. 6906; “Ai sensi dell'art. 31 comma 3, l. n. 47 del 1985 - applicabile per il richiamo effettuato dall'art. 39 comma 1, l. n. 724 del 1994 alle disposizioni dei capi IV e V della l. n. 47 del 1985 - alla richiesta di sanatoria e agli adempimenti relativi possono provvedere, non solo «coloro che hanno titolo, ai sensi della l. 28 gennaio 1977 n. 10, a richiedere la concessione edilizia o l'autorizzazione», ma anche, «salvo rivalsa nei confronti del proprietario, ogni altro soggetto interessato al conseguimento della sanatoria medesima»: Consiglio Stato, sez. VI, 27 giugno 2008, n. 3282).
4.1.2.- Secondo i controricorrenti costituiti (in lite civilistica con i ricorrenti sulla proprietà dei luoghi di causa) -pur (lealmente) ammettendosi in linea di principio che anche il non proprietario possa richiedere la sanatoria ex art. 36 DPR 380/2001- quest’ultima, nel caso di specie, non andava comunque concessa in quanto la costruzione è stata realizzata nel 1984 e quindi precedentemente al regime di cui alla L. 47/1985 e, soprattutto, in vigenza della L. 10/1977 che all’art. 4 limitava la legittimazione alla richiesta del titolo concessorio al solo proprietario. Nel caso di specie (si afferma nel controricorso) non potrebbe quindi operare il canone della cd doppia conformità in riferimento alle circostanze storiche in cui l’abuso è stato perpetrato, sotto il profilo della relativa legittimazione.
La tesi è suggestiva, ma non è da accogliere.
Il regime, infatti, della concessione edilizia è del tutto diversificato, quanto a presupposti ed elementi propri, da quello della sanatoria.
L’affermazione è consapevolmente recepita dalla giurisprudenza citata (CdS n. 6909 cit.) ove -premesso che Ai sensi dell'art. 13 della legge n. 47/1985, la dichiarazione di conformità disciplinata dalla norma prevede che la sanatoria ivi disciplinata sia accordata al "responsabile dell'abuso"- afferma: La norma, quindi, a differenza di quanto previsto dall'art. 4 della legge n. 10 del 1977 non trova applicazione solo in presenza di una domanda avanzata dal proprietario o da altro titolare di diritto reale in quanto l'abuso sia al medesimo ascrivibile, ma anche in presenza della domanda avanzata da colui che, dell'abuso, è comunque responsabile in quanto, sanato l'abuso, non potrebbe essere più chiamato a rispondere sul piano sanzionatorio penale e/o amministrativo.
In altri termini, la cd “doppia conformità” è solo oggettiva (afferente cioè al regime della pianificazione delle aree interessate) e non soggettiva (relativa alle condizioni legittimanti il richiedente): tanto è coerente con la diversa ottica dei due procedimenti, il primo -teso al rilascio del titolo legittimante a costruire- presuppone necessariamente la verifica della posizione giuridica che consente la legittima esplicazione dello jus aedificandi e come tale sottende una peculiare relazione in termini di realità con il suolo interessato alla costruzione; la sanatoria, presupponendo invece un abuso, ben può riferirsi -come è paradigmatico dell'illecito- anche ad un collegamento non soggettivamente qualificato.
Il ricorso è quindi da accogliere in adesione al quarto motivo articolato in gravame e l’atto di diniego impugnato da annullare; per l’effetto, va caducata anche la ingiunzione alla demolizione del 6.5.2010, in quanto strettamente consequenziale al predetto diniego.
Per completezza espositiva, va precisato che risulta solo formalmente impugnata l’ordinanza del 5.2.2010 (prot. 1181) recante l’ingiunzione demolitoria per una “tettoia aperta su tutti i lati in carpenteria metallica” la cui emissione ha dato luogo alla richiesta di sanatoria poi denegata con il provvedimento oggetto della presente disamina: di tale ordinanza del 5.2.2010 (prot. 1181) non si tenuto conto anche per economia processuale, posto che l’amministrazione è chiamata a pronunciarsi nuovamente sulla istanza di sanatoria illegittimamente denegata.
5.- Le spese di causa vanno compensate fra le parti, stante la peculiarità dell’oggetto del contendere e la pronta tutela ricevuta dai ricorrenti già in fase cautelare.
lo accoglie, come da motivazione, e per l’effetto, annulla gli atti impugnati.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 24 novembre 2010 con l'intervento dei magistrati:
Alessandro Pagano, Consigliere, Estensore