Source: http://www.sicurezzacgs.it/quesito-in-materia-di-aspettativa-per-lavvio-di-attivita-professionali-ed-imprenditoriali/
Timestamp: 2019-03-26 16:47:56+00:00
Document Index: 38256392

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 53', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 894', 'sentenza ']

Un nostro iscritto ci ha posto il seguente quesito in materia di: “aspettativa per l’avvio di attività professionali ed imprenditoriali”
Buongiorno, sono un vostro iscritto e ho intenzione di aprire un’attività imprenditoriale negli States con mia moglie, quindi chiedere l’aspettativa in oggetto. Ora, dato che c’è scritto ovunque che l’aspettativa mi spetta, un articolo di Luglio 2014 pubblicato sul vostro sito, dice che, per concedere definitivamente questa aspettativa é prevista una “sospensione cautelare” ! Mi sapete dire per cortesia se ci sono stati degli aggiornamenti? Se no, come procedo? Mi tocca chiedere aspettativa per motivi privati oppure congedarmi per sempre?! E’ inutile fare ricorso se poi ti bloccano tutto per “attività imprenditoriali”! non ho tempo per aspettare ricorsi e sentenze varie…
L’art. 18 della legge 183/2010, meglio conosciuta, come collegato lavoro, ha previsto che i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni possano essere collocati in aspettativa per dodici mesi, senza retribuzione e senza decorrenza dell’anzianità di servizio, anche per avviare attività professionali ed imprenditoriali.
La disposizione ha portata generale e da quanto si evince da una disamina letterale della norma si dovrebbe applicare a tutti i dipendenti pubblici, fatto salvo quanto previsto dalle peculiari disposizioni in materia di aspettativa (mobilita’ temporanea tra pubblico e privato), previste dall’art. 23 bis del Dlgs 165/2001, per particolari categorie (diplomatici, magistrati ordinari, amministrativi e contabili, personale della carriera dirigenziale, prefettizia e per gli avvocati e procuratori dello Stato).
Il legislatore, quindi, non ha previsto alcuna limitazione circa l’applicabilità al personale appartenente alle forze di polizia ed alle forze armate.
C’e’ da evidenziare, invece, che le peculiari e particolarmente permissive forme di aspettativa, gia’ in vigore precedentemente, previste dal citato art. 23 bis, per espressa previsione, non sono applicabili al personale del comparto difesa e sicurezza, in quanto il legislatore lo ha escluso espressamente.
Nel periodo di aspettativa dei dodici mesi, così come novellato, ai dipendenti che usufruiscono di tale innovativo istituto, nato anche per agevolare l’eventuale uscita dalla Pubblica Amministrazione, al fine di attuare un ricambio generazionale e creare posti di lavoro, non si applica, ovviamente, la portata generale delle incompatibilità sancita dall’art. 53 del Dlgs 165/2001, vigente per tutti i dipendenti pubblici.
Le uniche formalità, pertanto, dovrebbero essere meramente di tipo burocratico e riferite alla presentazione della domanda da parte di qualsiasi dipendente pubblico, specificando la motivazione della richiesta ed il tipo di attività autonoma o professionale che intende avviare ed alla successiva valutazione da parte dell’Amministrazione di appartenenza, anche in relazione alle proprie esigenze organizzative.
La realtà dei fatti, invece, é diametralmente opposta, ed ancora una volta, sembra snaturare la volontà del legislatore.
Diversi appartenenti alle forze di polizia, difatti, hanno presentato apposita istanza ed hanno puntualmente ricevuto un sonoro diniego da parte delle Amministrazioni di appartenenza che hanno ritenuto la non applicabilità di tale previsione.
L’unica strada a questo punto, non può che risiedere in un specifico ricorso giurisdizionale dinanzi al TAR, per cercare di farsi riconoscere l’applicabilità della norma.
Un appartenente all’Arma dei Carabinieri, a fronte del diniego, si e’ rivolto al TAR Abruzzo – Sezione staccata di Pescara, il quale con sentenza breve n. 259 del 18 Aprile 2013 – condividendo appieno la bontà delle ragioni del ricorrente, proprio con le stesse nostre valutazioni oggettive – ha ordinato all’Amministrazione di appartenenza di dare immediata esecuzione al giudicato amministrativo.
Quando il problema sembrava risolto, tuttavia, e’ arrivato puntualmente il ricorso in appello alle giurisdizioni superiori, ovviamente finalizzato alla sospensione cautelare del giudicato amministrativo, emesso in precedenza dal TAR.
Il Consiglio di Stato, Sezione 4^ con sentenza n. 4580 del 19.11.2013 ha ritenuto, nei limiti della sommaria cognizione cautelare, che la specialità militare di cui all’art. 19 della L. 183/2010 ” Specificita’ d’impiego e di status” del personale del comparto difesa e sicurezza, di norma non é elemento ostativo all’applicazione di una serie di provvedimenti collegati alla prestazione lavorativa, qualora concernino problematiche di carattere sociale piu’ ampio (assistenza, integrazione sociale e diritti delle persone disabili, in quanto riferiti a superiori valori di rango costituzionale).
Al contrario, invece, qualora si tratti di aspetti tipici del rapporto d’impiego (orario di lavoro, mobilità, part-time e lavori usuranti, ecc.), deve prevalere la specialità militare, pertanto appare perplessa l’applicazione al personale del comparto difesa e sicurezza dell’innovativo istituto dell’aspettativa senza assegni, atteso che, peraltro, la norma non deroga espressamente all’art. 894 del Dlgs 66/2010, meglio conosciuto come Codice dell’Ordinamento Militare, sulle incompatibilità professionali.
Il 12 Febbraio 2014, tra l’altro, la prima sezione del TAR di Milano con propria ordinanza n. 253, richiamando la precedente sentenza emessa dal TAR Abruzzo, ha concesso anch’esso la sospensione cautelare del provvedimento di diniego emesso dal Comando Generale della GdF, nei confronti di un appartenente al Corpo che aveva avanzato istanza di aspettativa per poter avviare un’attività commerciale autonoma, ritenendo che il ricorrente rischiava di subire un danno grave ed irreparabile a causa dell’impossibilita’ di sfruttare tale opportunità alternativa di lavoro. Sarebbe stato estremamente interessante assistere alla discussione di merito del ricorso, ma successivamente con specifica istanza il ricorrente ha rinunciato alla discussione per sopravvenuta carenza d’interesse.
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