Source: https://www.uaar.it/uaar/campagne/progetto-ora-alternativa/faq/
Timestamp: 2017-03-27 08:45:14+00:00
Document Index: 131241476

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 9', 'art. 310', 'art. 2', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 311', 'sentenza ']

Ora alternativa: le FAQ | UAAR
HomeChi siamoCos'è l’UaarOrgani dirigentiCircoli territorialiPresidenti onorariStatutoBilancioManifestoObiettiviSostieniContattiCosa facciamoCampagneEventiInformazioneLaicitàAteismo e religioniServiziAssistenza morale non confessionaleCerimonie laico-umanisteSOS Laicità“L’Ateo”BibliotecaSede nazionaleCome sostenerciIscrizioneCinque per milleDonazioni e lascitiShopBlog Tu sei quiHomeUAARCampagneProgetto ora alternativa Ora alternativa: le FAQ
La scelta di non frequentare l’insegnamento della religione cattolica non deve dare luogo ad alcuna forma di discriminazione. Sono parole ripetute in leggi, sentenze della Corte costituzionale, circolari ministeriali.
Eppure nella scuola italiana il diritto all’ora alternativa è spesso negato, o soggetto a limitazioni arbitrarie, con disagi per le famiglie e trattamenti incivili dei bambini.
Queste faq sono state redatte in base alle innumerevoli richieste d’aiuto pervenute a info@oraalternativa.it e soslaicita@uaar.it, o emerse nella mailing list [oraalternativa]. Vogliono fornire un aiuto concreto per superare gli ostacoli che con maggiore frequenza incontra chi vuole per i propri figli una scuola laica e civile.
Sono alle prese con l’iscrizione online ma non trovo la scelta dell’ora alternativa. Come devo fare?
La scuola nega la possibilità di attivare l’ora alternativa, voglio protestare: che documentazione devo portare con me?
Durante l’ora alternativa possono essere insegnate materie curricolari?
È vero che alle superiori sceglie lo studente?
La scuola chiede di compilare moduli difformi da quelli ministeriali. Cosa devo fare?
Vorrei cambiare la scelta e non frequentare IRC, ma la scuola mi ha risposto che sono scaduti i termini. Non c’è più nulla da fare?
«Mancano i fondi» e l’ora alternativa non si può attivare. È vero? Cosa posso fare?
Il dirigente scolastico non ha insegnanti per l’ora alternativa perché dice di attendere risposte dal provveditorato. Cosa devo fare?
Il dirigente scolastico sa che può assumere supplenti per l’ora alternativa, ma non può procedere perché mancano le graduatorie spefiche. È vero?
Studenti di ora alternativa di classi diverse possono essere accorpati?
Il giudizio dell’insegnante di religione cattolica dà vantaggi?
Per chi non fa religione niente crediti all’esame di Stato?
Un insegnante di religione cattolica può fare supplenze?
L’ora alternativa sarà attivata un mese dopo l’inizio delle lezioni e nel frattempo gli studenti vengono smistati in altre classi o restano in fondo all’aula mentre si insegna la religione cattolica. È legittimo?
La scuola può organizzare il concerto di Natale presso la parrocchia?
Gli insegnanti di RC sono “insegnanti specialisti”?
L’insegnante dell’ora alternativa può essere uno dei docenti della classe?
Il docente di religione cattolica partecipa a consigli di classe e scrutini?
Sono un insegnante precario: mi conviene fare supplenze di ora alternativa?
Il Miur, anche con la circolare n.10 del 15 novembre 2016, ha escluso la possibilità di indicare la scelta della specifica attività alternativa all’IRC al momento dell’iscrizione online all’anno scolastico 2017/2018.
È ancora pendente un ricorso dell’Uaar al TAR contro questo provvedimento, che discrimina famiglie e studenti che intendono fare a meno dell’insegnamento dottrinale della religione cattolica. La circolare dispone che le iscrizioni alle scuole primarie e secondarie (sono quindi escluse le scuole dell’infanzia) devono avvenire esclusivamente online, sul sito www.iscrizioni.istruzione.it. Sempre online è previsto che si debba scegliere se frequentare o non frequentare l’insegnamento della religione cattolica, mentre è esplicitamente rimandata all’inizio dell’anno scolastico la scelta dell’attività alternativa. Chi non intende subire l’IRC si trova quindi costretto a completare l’iscrizione ad anno scolastico avviato e a non poter effettuare interamente online la procedura di iscrizione. Non solo: chi intende avvalersi delle attività didattiche e formative, problema che coinvolge in particolare i bambini più piccoli, subirà il disagio di dover attendere che la scuola si organizzi ad anno scolastico già iniziato, con inevitabili e inaccettabili smistamenti in altre classi o permanenza in classe mentre si svolge la lezione di religione cattolica.
A chi si trova alle prese con l’iscrizione online consigliamo di rispondere «No» alla domanda «lo studente intende avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica» e di indicare nello spazio dedicato alla richieste da trasmettere alla scuola la scelta alternativa che si intende compiere. Invitiamo inoltre a stampare e compilare il modello «C», consegnandolo poi alla scuola. Alcune scuole, più attente ai diritti di famiglie e studenti nonostante le discriminatorie direttive ministeriali, hanno personalizzato il modello di iscrizione online aggiungendo la possibilità di indicare quale alternativa all’IRC si preferisce.
A chi sta iscrivendo il proprio figlio alla scuola dell’infanzia, oppure a chi frequenta l’IRC e deve semplicemente passare all’anno scolastico successivo rimanendo nella stessa scuola, consigliamo di fare la scelta migliore sul piano educativo, presentando subito in segreteria il modello «B» compilato con l’opzione «Scelta di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica» e presentando congiuntamento il modello «C» con l’opzione di proprio gradimento.
Di seguito i passi più significativi dei recenti provvedimenti che ribadiscono chiaramente come l’attivazione dell’attività didattica alternativa alla religione cattolica sia un diritto conclamato e giuridicamente inattaccabile per studenti e loro famiglie, un dovere e un ampliamento dell’offerta formativa per gli istituti scolastici senza oneri a carico dell’istituto stesso:
Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 2749 del 7 maggio 2010, ha stabilito che «la mancata attivazione dell’insegnamento alternativo può incidere sulla libertà religiosa dello studente o della famiglia, e di questo aspetto il Ministero … dovrà necessariamente farsi carico».
La circolare del ministero dell’istruzione n. 59 del 23 luglio 2010, inerente l’Adeguamento degli organici di diritto alle situazioni di fatto per l’anno 2010/2011, evidenzia la necessità di assicurare «l’insegnamento dell’ora alternativa alla religione cattolica agli alunni interessati»;
L’ordinanza del tribunale di Padova n. 1176 del 30 luglio 2010 ha stabilito che l’attivazione dei corsi alternativi costituisce «un obbligo», e che la loro mancata attivazione costituisce «un comportamento discriminatorio illegittimo», fonte di responsabilità risarcitoria per l’Istituto scolastico.
Il MIUR, con nota del 22 marzo 2011, ha trasmesso alle Istituzioni Scolastiche di ogni ordine e grado le indicazioni della Ragioneria Generale dello Stato sul pagamento delle attività didattiche alternative all’insegnamento della religione cattolica. Il parere, concordato tra il MIUR e il MEF, ribadisce che la scelta di genitori e alunni di avvalersi delle attività didattiche alternative alla religione cattolica rende le stesse un «servizio strutturale obbligatorio», da pagare «a mezzo dei ruoli di spesa fissa». Come anticipato da diversi Uffici Scolastici Regionali, risulta certificato dai due ministeri competenti che i costi dell’ora alterativa sono coperti dallo Stato e non gravano sui singoli istituti scolastici.
Altre basi normative:
l’art. 9, commi 2 e 3, della legge n. 121 del 1985, dispone che, nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica (IRC) è garantito a ciascuno e che tale scelta non può dare luogo ad alcuna forma di discriminazione;
tale garanzia è ribadita, negli identici termini, dall’art. 310 del d.lgs. 16 aprile 1994, n. 297, recante Testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado;
il diritto di non avvalersi dell’IRC comprende, come hanno chiarito numerose circolari del Ministero della pubblica istruzione (tra le quali le circolari n. 188 e 189 del 25 e del 29 maggio 1989), anche l’opzione per attività didattiche e formative;
quindi, l’offerta da parte della scuola di attività didattiche o formative, alternative all’insegnamento della religione cattolica, ha carattere doveroso, ove vi siano alunni che hanno chiesto di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica optando per l’ora alternativa;
la doverosità di tale offerta è espressamente affermata anche dalla circolare ministeriale n. 131 del 3 maggio 1986, che impegna i Consigli dei docenti a definire le attività alternative, sentiti i genitori interessati, entro il primo mese dall’inizio delle lezioni.
Se l’anno scolastico è già iniziato e l’ora alternativa non è stata attivata, la forma più efficace di protesta è quella di scaricare, compilare e spedire alla scuola con raccomandata il facsimile di diffida che l’UAAR mette appositamente a disposizione delle famiglie.
Sì. Non è possibile svolgere il programma di una materia curricolare, in quanto determinerebbe una discriminazione per chi frequenta IRC. Ma approfondire aspetti di una materia curricolare esterni al programma o trattare la materia con obiettivi didattici diversi non lede in alcun modo la scelta di chi si avvale dell’IRC, ed è dunque ammesso ed anzi indicato da circolari ministeriali.
La Circolare ministeriale n. 368 del 20 dicembre 1985, all’art. 2 dice “[…] La scelta di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica non deve quindi dar luogo a nessuna forma diretta o indiretta di discriminazione […] Il rispetto dell’anzidetto principio implica che la scuola, e per essa il capo di istituto e il collegio dei docenti ai quali compete la responsabilità complessiva della programmazione educativa e didattica ai sensi dell’art. 4 del D.P.R. 31 marzo 1974, n. 416, assicura agli alunni che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica ogni opportuna attività culturale e di studio, con l’assistenza degli insegnanti, escluse le attività curriculari comuni a tutti gli allievi.”
Capita spesso che l’ultima frase venga riportata in modo altamente scorretto. Per attività culturali comuni a tutti gli allievi si deve considerare il programma previsto, ad esempio, nella materia «lingua inglese», ma non tutto ciò che riguarda la lingua inglese.
Programmi per l’ora alternativa come “giochi di gruppo in inglese” oppure “giornalino della scuola con articoli in inglese” oppure “studio delle culture europee con analisi di articoli sulla stampa anglosassone” non essendo attività curricolari comuni a tutti gli allievi sono perfettamente leciti.
La Circolare ministeriale n. 131 del 3 maggio 1986, nell’allegato B, dice: “Agli studenti delle scuole secondarie superiori che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica la scuola assicura attività culturali e di studio programmate dal Collegio dei docenti, tenuto conto delle proposte degli studenti stessi. Al fine di rendere possibile l’acquisizione di tali proposte, il Collegio dei docenti programma lo svolgimento di tali attività entro il primo mese dall’inizio delle lezioni. Fermo restando il carattere di libera programmazione, queste attività culturali e di studio devono concorrere al processo formativo della personalità degli studenti. Esse saranno particolarmente rivolte all’approfondimento di quelle parti dei programmi, in particolare di storia, di filosofia, di educazione civica, che hanno più stretta attinenza con i documenti del pensiero e dell’esperienza umana relativi ai valori fondamentali della vita e della convivenza civile.”
Per le scuole superiori è quindi data espressa indicazione di svolgere approfondimenti di attività curricolari, lasciando comunque spazio alla libera programmazione.
Riportiamo anche il parere Scuola e Costituzione Bologna:
“le attività per i non avvalentisi non possono essere condizionate in alcun modo (la Corte non pone preclusioni e fa riferimento esplicito alle richieste dei genitori): l’esclusione di attività attinenti a materie curricolari, a corsi di informatica o inglese, a corsi di sostegno o recupero, ecc. è illegittima. Le circolari del 1985-86 sono totalmente superate dal regime di piena facoltatività dell’IRC. L’attività di chi non si avvale non ha nulla a che fare con quella di chi ha scelto l’IRC, «quando, dinanzi a questo insegnamento si è chiamati ad esercitare un diritto di libertà costituzionale non degradabile, nella sua serietà ed impegnatività di coscienza, ad opzioni fra equivalenti discipline scolastiche”.
La legge 281/1986, «Capacità di scelte scolastiche e di iscrizione nelle scuole secondarie superiori», al comma 1 dice chiaramente che «gli studenti della scuola secondaria superiore esercitano personalmente all’atto dell’iscrizione, a richiesta dell’autorità scolastica, il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica». Il modello «B» allegato alla circolare ministeriale sulle iscrizioni richiede la firma del genitore ma solo per le scuole dell’infanzia, primarie o secondarie di primo grado, non per le scuole secondarie di secondo grado.
Sempre la legge 281/1986, al comma 3, riporta che «le scelte in ordine ad insegnamenti opzionali e ad ogni altra attività culturale e formativa sono effettuate personalmente dallo studente». Spetta quindi allo studente delle superiori anche la scelta delle alternative all’Irc. Lo conferma anche il modello «C» allegato alla circolare ministeriale sulle iscrizioni alle scuole, che prevede obbligatoriamente la firma dello studente, mentre la controfirma dei gentori è necessaria solo per autorizzare l’eventuale uscita dall’istituto.
Le scuole secondarie di secondo grado che chiedono la firma dei genitori per non frequentare l’ora di religione cattolica si comportano irregolarmente e si espongono a giuste proteste studentesche. Invitiamo gli studenti a compilare personalmente i modelli ministeriali «B» e «C», scegliendo di non subire l’insegnamento dottrinale della religione cattolica e optando per l’alternativa che preferiscono tra quelle previste: attività didattiche, studio assistito, studio individuale e uscita dalla scuola.
Non firmate moduli che vi obbligano a scelte che limitano i vostri diritti.
ritirate tali moduli e spediteli in forma elettronica a info@oraalternativa.it
compilate i moduli ministeriali (allegati «B» e «C» circolare MIUR n.28 del 10 gennaio 2014) e consegnate quelli, chiedendo ricevuta (oppure inviandoli via fax, raccomandata, posta elettronica certificata)
Sono ad esempio illegali moduli che:
condizionano l’attivazione dell’ora alternativa alla presenza di un numero minimo di richieste;
chiedano cosa fare quando non sia possibile attivare l’ora alternativa (smistamento in altre classi, stazionamento silenzioso nella classe dove di svolge insegnamento della religione cattolica, ecc.);
omettano la scelta “ATTIVITÀ DIDATTICHE E FORMATIVE” proponendo solo attività di studio individuale.
Anche se avete firmato moduli con scelte vessatorie e illegali, nulla è perduto: la scuola ha compiuto una grave violazione, che lede libertà di coscienza e il diritto all’istruzione, dunque deve porre rimedio garantendovi il diritto che non vi ha messo in condizione di esprimere.
La circolare MIUR n.10 del 15 novembre 2016 specifica che «La facoltà di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica è esercitata dai genitori degli alunni che si iscrivono alla prima classe della scuola primaria o secondaria di primo grado al momento dell’iscrizione, mediante la compilazione dell’apposita sezione on line. La facoltà di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica per gli studenti della scuola secondaria di secondo grado è esercitata dagli stessi all’atto dell’iscrizione da parte dei genitori nella compilazione del modello on-line, ovvero, per le iscrizioni che non siano presentate on line, attraverso la compilazione del modello nazionale di cui alla scheda B allegata alla presente circolare. La scelta ha valore per l’intero corso di studi e in tutti i casi in cui sia prevista l’iscrizione d’ufficio, fatto salvo il diritto di modificare tale scelta per l’anno successivo entro il termine delle iscrizioni, esclusivamente su iniziativa degli interessati.»
Dopo il termine delle iscrizioni (ore 20 del 6 febbraio 2017 per l’anno scolastico 2017/18), la scelta se frequentare o meno l’IRC non è più un diritto garantito in modo assoluto.
Ciò non significa affatto che la scuola non possa accettare la richiesta della famiglia o dello studente oltre tale scadenza. Per il rispetto della loro libertà di coscienza la scuola ha anzi il dovere di soddisfare tali richieste, addirittura ad anno scolastico avviato. Possono esserci però impedimenti di ordine organizzativo, derivanti ad esempio dalla richiesta di passaggio dall’IRC all’Ora Alternativa nel caso non esistano altri studenti frequentanti l’Ora Alternativa e la scuola abbia già definito l’organico e predisposto gli orari.
L’argomento che passati i termini non si possa più passare all’ora alternativa può essere smontato anche ricordando come valga la prassi del cambio di scuola oltre il termine delle iscrizioni, a patto che la nuova scuola abbia posto.
Una conferma è arrivata a giugno 2012 con la sentenza TAR Molise che stabilisce che è «possibile scegliere di non avvalersi dell’ora di religione anche durante l’anno scolastico» in quanto «seppure per motivi organizzativi (per la determinazione gli orari dei corsi, per l’individuazione della disponibilità dei docenti, ecc…) le scelte devono essere raccolte prima dell’inizio dell’anno accademico; l’indisponibilità del diritto e la revocabilità del consenso inducono a ritenere che, anche nel corso dell’anno, si possa cambiare idea e non frequentare più l’ora di religione, senza alcun pregiudizio sul profitto scolastico.»
Consigliamo di scaricare, compilare e spedire alla scuola con raccomandata il facsimile di diffida che l’UAAR mette appositamente a disposizione delle famiglie.
Quella della carenza di fondi è una delle scuse più frequenti. Oltre ad essere completamente falsa, tenta di colpevolizzare chi sceglie l’ora alternativa, quasi che esercitare questo diritto fondamentale tolga risorse alla scuola. È vero l’opposto. Attivare l’ora alternativa aumenta l’offerta didattica e si possono assumere nuovi insegnanti: aggiunge quindi risorse e attività alla scuola, evitando la discriminazione degli studenti.
I fondi per i docenti di attività alternative solo stanziati nel bilancio dello stato: il dirigente scolastico, in mancanza di insegnanti con ore eccedenti o disponibili per ore aggiuntive, deve nominare dalle graduatorie di istituto un supplente annuale, che come tale sarà retribuito con i fondi ministeriali. A ribadire questi concetti, che dovrebbero essere chiarissimi a chi di mestiere fa il dirigente scolastico, sono intervenuti MIUR e MEF con una nota congiunta.
Il dirigente scolastico è infatti il responsabile della gestione della scuola: se per l’ora alternativa non possono essere utilizzati docenti con ore eccedenti o non ve ne sono di disponibili per ore aggiuntive, deve immediatamente procedere alla nomina di un supplente annuale, senza bisogno di attendere l’arrivo dell’autorizzazione degli uffici provinciali: se non lo facesse sarebbe responsabile della lesione del diritto all’istruzione e alla libertà di religione, avendo nei fatti ostacolato l’attivazione dell’ora alternativa all’ora di religione cattolica.
Non esistono graduatorie per insegnanti di ora alternativa, il dirigente deve semplicemente procedere alla nomina di un supplente annuale utilizzando le normali graduatorie di istituto.
Come in tutti gli altri casi in cui vengono riportate scuse fantasiose per negare il diritto all’ora alternativa, consigliamo di scaricare, compilare e spedire alla scuola con raccomandata il facsimile di diffida che l’UAAR mette appositamente a disposizione delle famiglie.
Ciò non deve comunque scoraggiare: svolgere la lezione di ora alternativa con un insegnante e alunni provenienti da classi diverse può essere una esperienza didattica anche più proficua. E questo anche nel caso in cui gli alunni provengano da ordini di classi diversi e abbiano quindi età diverse. È consigliabile parlare con l’insegnante dell’ora alternativa che potrà illustrare come intende svolgere il programma di attività didattica in questi casi.
Per l’IRC, invece, l’autorità ecclesiastica può imporre un insegnante per classe anche per un solo studente e anche se fosse possibile l’accorpamento tra classi distinte. Questa pretesa contraria al buon senso, da un lato mostra un privilegio per la religione cattolica, dall’altro mette in luce come l’ora alternativa sia didatticamente più elastica e salvaguardi l’economia della scuola.
No. È falsa la voce per cui l’Insegnamento di Religione Cattolica (IRC) “fa media”. Il voto dell’insegnante di religione non si esprime in termini numerici e non concorre neanche alla determinazione della media di profitto finale (cfr. T.A.R. Lazio, Roma, sentenza 15 novembre 2010, n. 33433).
Il nuovo esame di maturità prevede che al punteggio massimo di 100 concorrano 25 punti di Credito Scolastico (CS). L’IRC non rientra nel calcolo del CS. Il CS è attribuito per gli ultimi 3 anni delle superiori, anno per anno in base alla media dei voti secondo criteri tabellari. Il massimo di 25 punti si ottiene con 8 (in terza) + 8 (in quarta) + 9 (in quinta).
Esiste però anche il Credito Formativo (CF): la partecipazione ad attività extrascolastiche (culturali, sportive, artistiche, sociali…) può far spostare l’attribuzione del CS quando ricade in una banda di oscillazione. Il pratica se la media dei voti della classe terza porta ad avere un CS tra il 6 e il 7, nella decisione se attribuire 6 punti oppure 7 può incidere il CF.
NB: il CF ai fini della banda di oscillazione è valutato sempre e solo a discrezione del consiglio di classe, che può anche ignorare le attività vantate nel CF per le più varie ragioni didattico/disciplinari.
Il Consiglio di Stato ha deciso che l’insegnante di religione cattolica può partecipare alla decisione sull’attribuzione del CS nei casi incerti. Contro tale ipotesi avevano fatto ricorso un lungo elenco di associazioni, comitati e movimenti, tra cui l’UAAR.
Da questo fatto è nata la voce, infondata, che frequentare IRC “alzi la media”. Invece, a fronte di una concessione pessima a livello di principio ma marginale nei fatti, ossia l’ingresso dell’insegnante di religione cattolica tra gli insegnanti di materie non opzionali nella decisione se dare 6 o 7 nell’esempio sopra riportato, il Consiglio di Stato ha stabilito che (sentenza n.2749 del 7 maggio 2010):
anche il docente di Insegnamento Alternativo (IA) ha lo stesso diritto;
l’IA spesso non è attivato (e su questo ha “strigliato” il MIUR, affermando che «il Ministero […] dovrà necessariamente farsi carico» dell’attivazione dell’IA)
Chi sostiene che frequentare l’IRC negli ultimi tre anni delle superiori fa alzare il punteggio del voto di maturità, deve dunque ricredersi:
gli stessi “vantaggi” si hanno anche frequentando l’IA: perché scegliere l’IRC?
occorre avere una media a metà della banda di oscillazione e occorre che il docente di RC riesca a convincere gli altri insegnanti ad attribuire “mezzo punto” in più perché lo studente ha seguito con profitto il suo corso (ma potrebbe anche dire che lo studente frequentava con disinteresse il suo corso e dunque convincere gli insegnanti a togliere il “mezzo punto”!);
se si riflette un attimo, invece di frequentare l’ora di religione cattolica pensando di avere un “aiutino” che nei fatti è altamente improbabile, è sicuramente più proficuo usare anche solo la metà di quellle ore per studiare o ripassare le materie che fanno media, ottenendo voti più alti e quindi, di diritto, un CS più alto.
Le ordinanze ministeriali che ogni anno riportano «istruzioni e modalità organizzative ed operative per lo svolgimento degli esami di Stato» (si veda la O.M. 252/2016) definiscono anche l’attribuzione del punteggio del credito scolastico, in numeri interi, per un massimo di 25 punti. Come indicato nella risposta precedente, questo punteggio è quasi interamente funzione della media dei voti ottenuti nelle materie degli ultimi tre anni delle superiori (l’IRC è esclusa). Solo per l’arrotondamento della media al numero intero possono essere presi in considerazione, assieme a tanti altri fattori, sia la frequenza dell’IRC che dell’attività didattica alternativa.
Non solo. L’ordinanza specifica che possono essere prese in considerazione, per l’attribuzione del credito scolastico nell’ambito della banda di oscillazione (arrotondamento all’unità), anche le altre attività alternative all’IRC, lo studio individuale o l’uscita dalla scuola. Si può leggere nell’O.M. 252/2016, all’art. 8 comma 17:
«Sempre ai fini dell’attribuzione del credito scolastico, nell’ambito della banda di oscillazione, il consiglio di classe tiene conto anche dell’interesse manifestato e del profitto raggiunto dagli alunni che hanno seguito, in luogo dell’insegnamento della religione cattolica, attività di studio individuale, traendone un arricchimento culturale o disciplinare specifico, certificato e valutato dalla scuola, secondo modalità deliberate dalla istituzione scolastica medesima.
Nel caso in cui l’alunno abbia scelto di assentarsi dalla scuola per partecipare ad iniziative formative, in ambito extrascolastico, potrà far valere tali attività come crediti formativi qualora presentino i requisiti previsti dal decreto ministeriale n. 49 del 24 febbraio 2000».
Sì, nel caso non completino l’orario nella scuola di titolarità il contratto ne prevede l’utilizzo per le supplenze.
Resta inteso che l’insegnante di religione cattolica che fa supplenza non può in alcun caso fare lezione di religione cattolica se vi è anche un solo alunno che ha scelto di non frequentarla, perché sarebbe lesa la libertà di coscienza della famiglia e dello studente.
Un simile trattamento nei confronti di chi ha chiesto l’ora alternativa, oltre ad essere un atto di irresponsabilità educativa, lede il diritto alla libertà religiosa e all’istruzione. Innumerevoli norme e circolari stabiliscono che la scelta di non frequentare l’ora di religione cattolica non deve dal luogo ad alcuna forma di discriminazione: il dirigente scolastico deve quindi obbligatoriamente garantire l’attivazione delle attività alternative sin dal primo giorno di lezione.
Per giustificare la discriminazione segnalata viene alle volte richiamata, in maniera del tutto arbitraria, la circolare ministeriale n. 131 del 3 maggio 1986, che impegna i Consigli dei docenti a definire le attività alternative, sentiti i genitori interessati, entro il primo mese dall’inizio delle lezioni. Questo mese di tempo è il limite massimo entro il quale il programma delle attività alternative sarà definitivamente fissato, consentendo ai genitori interessati di esprimersi, di norma durante la prima assemblea di classe. Non dà certo la libertà di discriminare per diverse settimane chi non frequenta l’IRC: durante le prime lezioni dell’anno scolastico, l’insegnante di alternativa potrà e dovrà svolgere attività didattica e formativa seguendo un programma provvisorio. Ad esempio riprendendo lezioni già svolte nella stessa scuola negli anni precedenti oppure attingendo dal materiale a disposizione degli insegnanti presente su oraalternativa.it.
No. Il D.lgsl. 297 del 1994 stabilisce all’art. 311 che «per dare reale efficacia all’attuazione del diritto di avvalersi o di non avvalersi di insegnamenti religiosi, si provvede a che l’insegnamento religioso e ogni eventuale pratica religiosa, nelle classi in cui sono presenti alunni che hanno dichiarato di non avvalersene, non abbiano luogo in occasione dell’insegnamento di altre materie, né secondo orari che abbiano per i detti alunni effetti comunque discriminanti».
Il dirigente scolastico potrebbe sostenere che non si tratta di pratica o cerimonia religiosa, ma da precedenti casi e per semplice buon senso resta chiaro che una recita per una festività cattolica in una chiesa cattolica è certo un’attività discriminatoria in materia di libertà religiosa, messa in atto in aggiunta con modalità altamente discriminanti.
Relativamente alle scuole dell’infanzia e primaria, “specialista” è un termine tecnico specifico, riferito solo al sostegno ai disabili e alle lingue straniere.
La Circolare Ministeriale 28 ottobre 1987, n. 316, stabilisce:
«La nomina dei docenti incaricati dell’insegnamento della religione cattolica resta disciplinata dalle speciali norme legislative e regolamentari richiamate con circolari in precedenza emanate alle quali si rimanda, unitamente alle istruzioni applicative ivi contenute.
Relativamente alle modalità di impiego del personale per lo svolgimento delle attività didattiche e formative e per l’assistenza allo studio o alle attività individuali si precisa che debbono prioritariamente essere utilizzati docenti totalmente o parzialmente in soprannumero o comunque tenuti al completamento in quanto impegnati con orario inferiore a quello d’obbligo, nonché docenti dichiaratisi disponibili a prestare ore eccedenti. Tali docenti debbono essere scelti fra quelli della scuola che non insegnano nella classe o nelle classi degli alunni interessati alle attività in parola, atteso che così viene assicurato, per gli alunni avvalentisi e per quelli non avvalentisi, il rispetto del principio della «par condicio».»
Questa circolare indica di non utilizzare docenti della stessa classe per l’ora alternativa, per non violare un principio di “par condicio”. Non si capisce in cosa consista tale principio: i danneggiati potrebbero essere al più gli studenti dell’ora alternativa, che in sede di consiglio di classe non avrebbero un insegnante in più che li conosce, al contrario di chi frequenta l’IRC.
Il MIUR, con nota del 22 marzo 2011, ha trasmesso alle Istituzioni Scolastiche di ogni ordine e grado il parere della Ragioneria Generale dello Stato sul pagamento delle attività didattiche alternative all’insegnamento della religione cattolica. Tale parere non esclude dalla scelta dei docenti dell’ora alternativa gli insegnanti impegnati nella stessa classe, mentre specifica tutti i criteri con cui retribuirli, ponendo la massima attenzione ad una gestione oculata di tale spesa che, ricordiamo, grava sul bilancio dello Stato e non del singolo istituto scolastico. Il dirigente che retribuisse insegnati o assumesse supplenti annuali per l’ora alternativa pur avendo personale interamente o parzialmente disposizione nella stessa classe correrebbe il rischio di una ispezione.
In sostanza l’indicazione di non utilizzare per l’ora alternativa insegnanti della stessa classe appare superabile per ragioni organizzative e di spesa, e in ogni caso gli eventuali “danneggiati” sarebbero solo gli stessi studenti dell’ora alternativa per la non rappresentatività nel consiglio di classe.
Sì, ma gli stessi identici diritti li ha il docente dell’ora alternativa.
Si veda in merito il parere dell’UAAR sulla sentenza del Tar del Lazio sul ricorso di annullamento dell’ordinanza MIUR n.44/2010.
Oltre alla convenienza economica e all’arricchimento professionale, il servizio prestato come insegnante di ora alternativa ricade tra quelli «non specifici» (non afferendo ad alcuna classe di concorso) e dà punteggio ai fini delle graduatorie di circolo e di istituto per successive supplenze.
Più precisamente, «per ogni mese (o frazione residua superiore a 15 giorni) di servizio non specifico (prestato per insegnamento diverso da quello a cui si riferisce la graduatoria) si assegna 1 punto fino ad massimo di 6 per anno scolastico.» [fonte: FLC CGIL]
Progetto ora alternativa - Normativa