Source: http://www.dirittoamministrazioni.it/urbanistica/giurisprudenza/item/878-ordine-di-demolizione-ed-accertamento-di-conformit%C3%A0-cons-stato-29-ottobre-2018.html
Timestamp: 2019-01-18 13:54:34+00:00
Document Index: 952643

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 36']

Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), sentenza n.6233 del 5 novembre 2018, sulla istanza di sanatoria ed ordine di demolizione.
In base al principio di tipicità del provvedimento amministrativo, la legge, come determina gli effetti dell’atto, analogamente può individuare le circostanze che incidono sui suoi effetti e sulla sua idoneità ad essere posto in esecuzione materiale (CdS, VI, sentenza n. 1909/2013).
L’intervenuta presentazione della domanda di accertamento di conformità non paralizza i poteri sanzionatori comunali e non determina, pertanto, alcuna inefficacia sopravvenuta o invalidità di sorta dell’ingiunzione di demolizione, comportando che l’esecuzione della sanzione è da considerarsi solo temporaneamente sospesa (CdS, VI, sentenze nn. 341/2018, 72307/2014, 1909/2013).
Il provvedimento con cui viene ingiunta, sia pure tardivamente, la demolizione di un immobile abusivo e giammai assistito da alcun titolo, per la sua natura vincolata e rigidamente ancorata al ricorrere dei relativi presupposti in fatto e in diritto, non richiede motivazione in ordine alle ragioni di pubblico interesse (diverse da quelle inerenti al ripristino della legittimità violata) che impongono la rimozione dell’abuso. Il principio in questione non ammette deroghe neppure nell’ipotesi in cui l’ingiunzione di demolizione intervenga a distanza di tempo dalla realizzazione dell’abuso, il titolare attuale non sia responsabile dell’abuso e il trasferimento non denoti intenti elusivi dell’onere di ripristino.
N. 06233/2018REG.PROV.COLL.
N. 04245/2016 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 4245 del 2016, proposto dal Comune di Capua, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Massimiliano Passaretti, con domicilio eletto presso lo studio Flavia Lozzi in Roma, Viale Mazzini, n. 113;
S. G., rappresentata e difesa dall'avvocato Vincenzo Mirra, con domicilio eletto presso lo studio Lucio Grezzi in Roma, Via Gabi, n.24;
della sentenza del T.A.R. CAMPANIA - NAPOLI: SEZIONE VIII, n. 5061/2015, resa tra le parti, concernente ordinanza di demolizione per infrazione di norme edilizie;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Sara Granata;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 18 ottobre 2018 il Cons. Italo Volpe e udito l’avvocato Massimiliano Passaretti;
1. Col ricorso in epigrafe il Comune di Capua (di seguito “Comune”) ha impugnato la sentenza del Tar della Campania, Napoli, n. 5061/2015, pubblicata il 29.10.2015, che – con la sua condanna alle spese – ha accolto l’originario ricorso, proposto dalla persona fisica pure in epigrafe indicata, per l’annullamento:
- dell’ordinanza comunale di demolizione n. 10 del 9.5.2011;
- per quanto occorrente, del verbale di accertamento d’infrazione alle norme edilizie n. 5 del 28.4.2011, nonché della pedissequa nota comunale n. 7200 del 29.4.2011.
- l’originaria ricorrente era proprietaria di un fondo sito nel territorio comunale, complessivamente di mq. 2.831, con entrostante corpo di fabbrica realizzato grazie a p.d.c. n. 16/2008;
- il 14.4.2011, essendo in corso lavori sine titulo di modifica e ampliamento del fabbricato, era stato chiesto (con istanza n. 6545/2011) un p.d.c. in sanatoria di tali opere ai sensi dell’art. 36 del TU edilizia, allegandosi il loro progetto;
- il 28.4.2011 – all’esito di sopralluogo ed accertamenti – era stata contestata l’esecuzione delle opere in totale difformità dal p.d.c. n. 16/2008 (con contestuale redazione dei predetti verbali d’infrazione e di sopralluogo tecnico prot. n. 7200 del 29.4.2011, nonché col sequestro preventivo dell’immobile);
- l’11.5.2011 il Comune aveva notificato la censurata ordinanza di demolizione.
- il citato p.d.c. n. 16/2008 aveva in realtà riguardato l’installazione di un container ad uso deposito, non la villetta ad uso abitativo di cui s’era constatata l’edificazione sine titulo;
- la richiesta del p.d.c. in sanatoria mai sarebbe stata assentibile, avendo ad oggetto un intervento non conforme alla strumentazione urbanistica vigente (dato che l’area interessata era classificata in PRG come “parco pubblico attrezzato e verde di nucleo”, e, pur dopo la scadenza del vincolo, le nuove costruzioni non avrebbero potuto superare il limite massimo di densità fondiaria di mc 0,003);
- peraltro il chiesto accertamento di conformità aveva avuto un esito espresso (e non tacito), con la nota di diniego n. 9434/2011.
- era fondata la prima censura con la quale si lamentava che il Comune di Capua aveva illegittimamente emesso l’ordinanza di demolizione senza prima vagliare l’istanza di accertamento di conformità ex art. 36 TU edilizia e senza quindi pronunciarsi al riguardo, neppure con un provvedimento implicito di rigetto (non essendo trascorsi 60 giorni dalla presentazione dell’istanza);
- in omaggio al principio per cui non si può previamente sanzionare ciò che potrebbe essere sanato, la preesistenza della domanda di sanatoria rendeva illegittima la successiva irrogazione della sanzione demolitoria;
- l’adozione del primo provvedimento impugnato non sottintendeva, neanche per implicito, il diniego dell’accertamento di conformità, dato che l’ordine di demolizione non recava motivazione circa le ragioni ostative ad un’eventuale sanatoria delle opere in questione;
- proprio la successiva nota comunale n. 9434/2011 (con cui l’amministrazione ha esposto le ragioni della non assentibilità del realizzato intervento) denotava che il precedente ordine di demolizione era stato emesso intempestivamente e illegittimamente.
Infatti, sebbene nella vicenda in esame l’istanza di permesso di costruire in sanatoria sia stata presentata antecedentemente alla notificazione dell’ordinanza di demolizione, il Comune ha provveduto a comunicare il diniego dell’istanza stessa definendo non assentibile l'intervento proposto in quanto oggettivamente non conforme alla strumentazione urbanistica vigente (“parco pubblico attrezzato e verde di nucleo).
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto, in riforma dell’impugnata sentenza, respinge l’originario ricorso di primo grado.