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Timestamp: 2018-12-19 11:26:31+00:00
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Sentenza 31 maggio 2012, n
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Fatto Ritenuto in fatto 1.
Diritto Considerato in diritto 1.
Sentenza 31 maggio 2012, n. 21032
avverso la sentenza in data 27 maggio 2011 della Corte di appello di Potenza;
udita la relazione svolta dal Consigliere dr. (omissis);
generale dr. (omissis), che ha concluso chiedendo dichiararsi l'inammissibilita dei ricorsi.
1. Con la sentenza impugnata la Corte di appello di Potenza ha confermato la dichiarazione di colpevolezza di (omissis),(omissis) e (omissis) in ordine al reato: B) di cui agli articoli 81 cpv. e 110 C.p., Dlgs 152 del 2006, articolo 256, comma 2, e del Dlgs 42 del 2004, articolo 181, loro scritto per avere, nella rispettiva qualità il (omissis) di rappresentante legale società (omissis) Srl, il (omissis) ed il (omissis) di dipendenti della predetta azienda, subappaltatrice per l'esecuzione di lavori commissionati dall'Acquedotto Lucano, abbandonato rifiuti speciali, non pericolosi, costituiti dal materiale di risulta dei lavori di rifacimento dell'impianto fognario del centro urbano di (omissis) in un'area sottoposta a vincolo paesaggistico, senza le prescritte autorizzazioni.
La Corte territoriale ha rigettato i motivi di gravame con i quali gli appellanti, tra l'altro, avevano contestato la configurabilità dei reati, deducendo che non si era verificata un'ipotesi di abbandono di rifiuti, bensì di deposito temporaneo degli stessi, e l'inesistenza di un pregiudizio per i valori paesaggistici.
2. Avverso la sentenza hanno proposto ricorsi i difensori degli imputati, che la denunciano per violazione di legge e vizi di motivazione.
2.1. Con un unico mezzo di annullamento il difensore del (omissis) denuncia la violazione ed errata applicazione del Dlgs 152 del 2006, articolo 256, comma 2.
Con il mezzo di annullamento si ripropone la tesi della configurabilità del deposito temporaneo di rifiuti ai sensi del Dlgs 152 del 2006, articolo 183, lett. m). Sul punto si contesta il rilievo contenuto nella sentenza impugnata, secondo il quale i rifiuti sono stati scaricati su un terreno distante 700 metri dal luogo dello scavo e, quindi, non nel luogo di produzione degli stessi. Si osserva che il luogo di produzione dei rifiuti è non solo quello in cui gli stessi sono prodotti, ma anche quello nella disponibilità della impresa produttrice funzionalmente collegato a quello di produzione. Nel caso in esame inoltre i rifiuti appartenevano ad una categoria omogenea e non risultano violate le altre prescrizioni in materia di deposito temporaneo.
2.2. Con un unico, articolato, mezzo di annullamento il difensore del (omissis) e del (omissis) denuncia l'erronea applicazione dei Dlgs 152 del 2006, Dlgs 42 del 2004, dell'articolo 157 C.p. e articolo 129 C.p.p..
Con riferimento alla violazione di cui al Dlgs 42 del 2004, articolo 181 si deduce che nel caso in esame non risulta acclarato quale sia il pregiudizio per i valori paesaggistici oggetto di protezione.
Nella specie, invece, ci troviamo di fronte a reati di "lesione" che come elemento costitutivo prevedono che il fatto produca una modificazione dello stato dei luoghi, che comporti un pregiudizio del bene protetto dalla legge.
Con riferimento alla violazione di cui al Dlgs 152 del 2006, articolo 256, comma 2, anche i ricorrenti sostengono la tesi del deposito temporaneo di rifiuti, deducendo che non risulta accertato, nè l'effettivo quantitativo dei materiali depositati, nè il periodo di tempo decorso dal loro deposito per inferirne che il fatto rientra nei parametri dell'ipotesi alternativa prevista dall'articolo 183 circa le operazioni di successivo smaltimento dei rifiuti depositati.
Inoltre il materiale derivante dallo scavo è stato depositato nelle immediate vicinanze del luogo di produzione, non potendo essere lasciato sulla via principale del paese ove erano eseguiti i lavori.
Si denuncia infine la mancata declaratoria di prescrizione dei reati che si sarebbe verificata ai sensi dell'articolo 157 C.p. il(omissis), prima della pronuncia della Corte territoriale.
Le questioni dedotte con i motivi di gravame sono già state proposte dinanzi ai giudici di merito e vengono riproposte nei ricorsi sostanzialmente negli stessi termini senza tener conto della motivazione giuridicamente corretta della sentenza sia in materia di deposito temporaneo dei rifiuti che di violazione di cui al Dlgs 42 del 2004, articolo 181.
2.1 Come è noto il reato di cui al Dlgs 42 del 2004, articolo 181 ha natura di reato di pericolo, sicchè non occorre un effettivo nocumento per l'ambiente ma è sufficiente che la condotta posta in essere sia idonea a offendere gli interessi protetti dalla norma.
Devono essere, pertanto, escluse solo le condotte che si presentano inidonee anche in astratto a compromettere i valori del paesaggio o più genericamente quelli ambientali (sez. 3, 7 febbraio 2003 n. 14461, Carparelli; sez. 3, 25 febbraio 2003 n. 19761; sez. 3, 3 giugno 2004 n. 38051 ed altre), come già correttamente rilevato nella sentenza impugnata.
2.2 In materia di deposito temporaneo proprio la sentenza citata dalla difesa del (omissis) (sez. 3, 11 luglio 2007 n. 35622), implica che nel caso in esame non possa essere configurata detta ipotesi, occorrendo che il luogo di deposito sia nella disponibilità dell'impresa produttrice dei rifiuti e funzionalmente collegato a quello di produzione, condizione che nella specie è del tutto insussistente secondo l'accertamento di merito, stante anche la notevole distanza tra il luogo dei lavori e quello di deposito.
Il Dlgs 152 del 2006, articolo 183, comma 1, lett. m) inoltre è stato sostituito dall'articolo 183, comma 1, lett. bb), ai sensi del Dlgs 205 del 2010, articolo 10 che ha lasciato inalterato il requisito del deposito nei luogo di produzione.
2.3 Infine quanto alla prescrizione il termine ex articoli 157, 160 e 161 C.p. come modificati dalla legge 251 del 2005 è di cinque anni, con la conseguenza che il termine ordinario di prescrizione sarebbe scaduto il 27 novembre 2011, successivamente alla sentenza impugnata, fatti salvi, però, gli ulteriori periodi di sospensione per rinvii del dibattimento per impedimento o su richiesta di parte.
I ricorsi, pertanto, devono essere dichiarati inammissibili ai sensi dell'articolo 606 C.p.p., u.c., con le conseguenze di legge.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali, nonchè della somma di Euro mille ciascuno alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 10 maggio 2012.
nazionale -> Cass. Sez. III n. 29516 del 22 luglio 2011