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Timestamp: 2020-05-30 19:11:03+00:00
Document Index: 80862257

Matched Legal Cases: ['art. 485', 'art. 1', 'art. 485', 'art. 1', 'art. 491', 'Cass, Sez. ', 'sentenza ', 'art. 485', 'art. 491', 'art. 485', 'art. 491', 'art. 491', 'art. 485', 'art. 491', 'art. 491', 'art. 491', 'art. 491', 'art. 485', 'art. 1', 'art. 485', 'art. 1', 'art. 491', 'art. 485', 'art. 491', 'art. 491', 'sentenza ', 'art. 491', 'art. 2', 'art. 491', 'art. 491', 'art. 485', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 491', 'art. 491', 'art. 2011', 'art. 491', 'art. 491', 'art. 2', 'art. 485', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 444', 'art. 673', 'art. 619']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE - SENTENZA 10 settembre 2018, n.40256
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | SABATO 30 MAGGIO AGGIORNATO ALLE 21:11
CP Art. 485
SS.UU. : la falsificazione di assegno non trasferibile integra solo illecito civile
CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE - SENTENZA 10 settembre 2018, n.40256MASSIMA
La falsità commessa su un assegno bancario munito della clausola di non trasferibilità configura la fattispecie di cui all’art. 485 cod. pen, abrogato dall’art. 1, comma 1, lett. a), del d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7 e trasformato in illecito civile.
Alle SS.UU. è rimessa la seguente questione di diritto: La falsità commessa sull’assegno bancario, munito della clausola di non trasferibilità, rientra nella fattispecie di cui all’art. 485 cod. pen., abrogato dall’art. 1, comma 1, lett. a) del d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7 e trasformato in illecito civile, ovvero configura il reato di falsità in testamento olografo, cambiale o titoli di credito previsto dall’art. 491 cod. pen., come riformulato dal medesimo d.lgs. n. 7 del 2016?
Cass., Sez. 5, n. 32972 del 04/04/2017, Valentini, Rv. 270677; Sez. 5, n. 11999 del 17/01/2017, Toma, Rv. 269710; Sez. 5, n. 3422 del 22/11/2016 (dep.2017), Merolla.
Cass, Sez. 2, n.13086 del 01/03/2018, Solla, Rv. 272540; Sez. 2, n. 36670 del 22/06/2017, Milani, Rv. 271111; Sez. 2, n. 12599 del 24/11/2017, Grassi, Rv. 272368.
Nella sentenza in epigrafe le SS.UU. sono chiamate a dirimere un contrasto giurisprudenziale in merito alla depenalizzazione della falsità commessa sull’assegno bancario, munito della clausola di non trasferibilità, a seguito dell’entrata in vigore del d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7. Più precisamente la questione posta è se la falsificazione dell’assegno bancario non trasferibile integra la falsità in scrittura privata ex art. 485 c.p. ovvero configura il reato di falsità in testamento olografo, cambiale o titoli di credito previsto dall’art. 491 c.p. In materia si registra un contrasto giurisprudenziale. Secondo un primo orientamento, in tema di falso in scrittura privata, a seguito dell’abrogazione dell’art. 485 cod. pen. e della nuova formulazione dell’art. 491 cod.pen., la condotta di falsificazione di un assegno bancario munito di clausola di "non trasferibilità" non è più sottoposta a sanzione penale, applicandosi l’art. 491 cod. pen. soltanto alle falsità commesse su titoli di credito "trasmissibili per girata", tra i quali non possono includersi gli assegni bancari non trasferibili. La clausola di non trasferibilità apponibile all’assegno bancario o all’assegno circolare (artt. 43 e 86 r.d. 21 dicembre 1933, n. 1736) immobilizzando il titolo nelle mani del prenditore, ne esclude la trasmissibilità per girata, tale non potendo considerarsi la girata ad un banchiere per l’incasso, che ha natura di mandato a riscuotere ed è priva di effetti traslativi del diritto inerente al titolo. A tale indirizzo si contrappone il diverso orientamento, secondo cui la falsità commessa su un assegno bancario munito della clausola di non trasferibilità risulta ancora oggi penalmente rilevante, nonostante l’abrogazione dell’art. 485 cod. pen., rientrando nel raggio applicativo del reato di falsità in testamento olografo, cambiale o titoli di credito. In tal senso è stato dato rilievo al fatto che la nuova disposizione dell’art. 491 cod. pen., per effetto del d.lgs. n. 7 del 2016, non distingue le varie tipologie di girate rilevanti, sicché anche l’assegno bancario non trasferibile, trasmissibile mediante girata per l’incasso, rientrerebbe nella fattispecie di cui all’art. 491 cod. pen. Tale conclusione è fondata sul rilievo che la "girata" in senso tecnico è anche quella effettuata al banchiere per l’incasso, posto che l’assegno contraffatto, anche se non trasferibile, è girabile per l’incasso (c.d. girata impropria) ed in tale momento è ancora possibile che esso eserciti una funzione dissimulatoria, almeno nei confronti dell’impiegato di banca e dell’istituto di credito. Le Sezioni Unite ritengono debba essere condiviso il primo orientamento interpretativo. Tale conclusione si fonda sulla considerazione che la ratio della tutela dell’art. 491 cod. pen. è strettamente connessa al maggior pericolo di falsificazione insito nel regime di circolazione dei titoli trasmissibili in proprietà mediante girata, trattandosi di un meccanismo circolatorio particolarmente esposto per le sue caratteristiche a condotte insidiose ed idonee a pregiudicare l’affidamento di una pluralità di soggetti sulla correttezza degli elementi indicati nel titolo. Pericolo che non sussiste nel caso di assegno non trasferibile, laddove l’apposizione della clausola di non trasferibilità immobilizza il titolo nelle mani del prenditore, tale non potendo considerarsi la girata ad un banchiere per l’incasso, che ha natura di semplice mandato a riscuotere ed è priva di effetti traslativi del diritto inerente al titolo. Quindi, la libera trasferibilità in proprietà del titolo mediante semplice trasmissione del possesso dello stesso o apposizione di girata sull’assegno si configura, come elemento essenziale del reato ex art. 491 cod. pen. e, per converso, la clausola che limiti la circolazione del titolo esclude la rilevanza penale del fatto. Pertanto, le SS.UU enunciano il seguente principio di diritto: "La falsità commessa su un assegno bancario munito della clausola di non trasferibilità configura la fattispecie di cui all’art. 485 cod. pen, abrogato dall’art. 1, comma 1, lett. a), del d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7 e trasformato in illecito civile". Rimane, invece, la persistente rilevanza penale degli assegni trasmissibili mediante girata, senza che ciò determini alcuna ingiustificata disparità di trattamento, in ragione della rilevata peculiarità della odierna disciplina sulla clausola di trasmissibilità degli assegni, qualificata da particolari limiti quantitativi e dalla soddisfazione di specifiche ragioni dell’emittente, tali da rendere non irragionevole la scelta del legislatore di conservarne la rilevanza penale.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE - SENTENZA 10 settembre 2018, n.40256 - Pres. Carcano – est. Piccialli
'Se la falsità commessa sull’assegno bancario, munito della clausola di non trasferibilità, rientri nella fattispecie di cui all’art. 485 cod. pen., abrogato dall’art. 1, comma 1, lett. a) del d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7 e trasformato in illecito civile, ovvero configuri il reato di falsità in testamento olografo, cambiale o titoli di credito previsto dall’art. 491 cod. pen., come riformulato dal medesimo d.lgs. n. 7 del 2016'.
2. Secondo un primo orientamento, fatto proprio dalla Quinta Sezione penale, in tema di falso in scrittura privata, a seguito dell’abrogazione dell’art. 485 cod. pen. e della nuova formulazione dell’art. 491 cod.pen., la condotta di falsificazione di un assegno bancario munito di clausola di 'non trasferibilità' non è più sottoposta a sanzione penale, applicandosi l’art. 491 cod. pen. soltanto alle falsità commesse su titoli di credito 'trasmissibili per girata', tra i quali non possono includersi gli assegni bancari non trasferibili (Sez. 5, n. 32972 del 04/04/2017, Valentini, Rv. 270677; Sez. 5, n. 11999 del 17/01/2017, Toma, Rv. 269710; Sez. 5, n. 3422 del 22/11/2016 (dep.2017), Merolla).
Secondo la citata sentenza la ragione della più rigorosa tutela accordata dall’art. 491 cod. pen. a titoli di credito al portatore o trasmissibili per girata, nella equiparazione quoad poenam di tali titoli agli 'atti pubblici', non risiede nella loro natura giuridica né nella loro attitudine alla circolazione illimitata, comuni a tutti i titoli di credito, ma è determinata dal maggior pericolo di falsificazione insito nel regime di circolazione proprio del titolo al portatore o trasmissibile per girata rispetto al regime di circolazione dei titoli nominativi.
Tale conclusione è fondata sul rilievo che la 'girata' in senso tecnico è anche quella effettuata al banchiere per l’incasso, posto che l’assegno contraffatto, anche se non trasferibile, è girabile per l’incasso (c.d. girata impropria) ed in tale momento è ancora possibile che esso eserciti una funzione dissimulatoria, almeno nei confronti dell’impiegato di banca e dell’istituto di credito.
In via preliminare è opportuno ricordare il quadro normativo di riferimento. L’art. 2, comma 3, lettera a), della legge 28 aprile 2014, n. 67, ha conferito delega al Governo per procedere all’abrogazione dei reati previsti da specifiche disposizioni del codice penale e, specificamente, al numero I) all’abrogazione dei delitti in materia di falsità in atti, 'limitatamente alle condotte private, ad esclusione delle fattispecie previste dall’art. 491'; la successiva lettera c) della disposizione, 'fermo il diritto al risarcimento del danno', ha dato mandato al Governo di 'istituire adeguate sanzioni pecuniarie civili in relazione ai reati di cui alla lettera a)'.
Si è provveduto altresì a riscrivere l’art. 491 cod. pen. (la cui originaria rubrica 'Documenti equiparati agli atti pubblici agli effetti della pena' è stata modificata in 'Falsità in testamento, olografo, cambiale o titolo di credito'), lasciando inalterato il rilievo penale delle condotte di falsificazione 'del testamento olografo ovvero una cambiale o un altro titolo di credito trasmissibile per girata o al portatore'.
Il nuovo articolo, al primo comma, richiede che il fatto sia commesso 'al fine di recare a sé o ad altri un vantaggio o di recare al altri un danno', richiamando il dolo specifico quale elemento soggettivo della condotta, come già previsto dall’art. 485 cod. pen..
In base alla ratio delle modifiche introdotte ed al dato testuale, il reato continua a punire le falsità aventi ad oggetto i medesimi documenti indicati nel testo previgente, ovvero 'un testamento olografo ovvero una cambiale o un altro titolo di credito trasmissibile per girata o al portatore'.
Va poi richiamato, dal punto di vista normativo, con riferimento alla falsificazione di titoli di credito che 'non sono trasmissibili per girata' ovvero 'non trasferibili', l’art. 43 del r.d. 21 dicembre 1933, n. 1736, secondo il quale l’assegno bancario emesso con la clausola di non trasferibilità può essere pagato solo al prenditore ovvero, su richiesta del medesimo, essere accreditato sul conto corrente; è prevista, inoltre, la possibilità che lo stesso assegno venga girato ad un banchiere per l’incasso, il quale non è abilitato a girarlo ulteriormente.
In sostanza, la clausola risulta imposta dalla legge in via automatica per gli assegni di importi pari o superiore a 1.000,00 Euro, posto il dovere delle banche di confezionare e rilasciare solamente assegni già muniti della clausola in prestampato. Lo è in pratica anche per gli assegni destinati a recepire importi inferiori, dati i termini dell’alternativa lasciata aperta dalla legge: il rilascio di assegni 'puliti' della clausola (in forma libera) segue ad un’apposita richiesta del cliente, nonché al previo versamento di una somma misurata su ciascuno dei moduli che vengono nel concreto consegnati al cliente (imposta di bollo).
4. Occorre chiedersi se tale diversa considerazione normativa della clausola di non trasferibilità, divenuta parte integrante dell’assegno, con dichiarata finalità antiriciclaggio, e non più apposta nell’interesse del traente o del girante, abbia apportato indirettamente un mutamento del significato da attribuire al termine 'girata' di cui al citato art. 43 r.d. n. 1736/33 ed alla locuzione 'titoli di credito trasmissibili per girata' di cui all’art. 491 cod. pen. nonché al concetto di 'concreta circolazione' enunciato dalle Sezioni Unite Guarracino e dalla recente giurisprudenza della Sez. 5 di questa Corte che ne mutua le argomentazioni.
Non può essere posto in dubbio che anche oggi la clausola di non trasferibilità modifica 'in concreto' il regime della circolazione del titolo, così facendo venire meno il requisito della maggiore esposizione al pericolo della falsificazione che giustifica la più rigorosa tutela penale.
Sul punto va evidenziato che la girata cui fa riferimento l’art. 491 cod. pen. alla luce di una imprescindibile lettura teleologica della norma - la tutela dei titoli che per il regime di circolazione sono esposti a più frequenti rischi di falsificazione - va necessariamente riferita al negozio giuridico che determini una 'concreta circolazione' del titolo.
Ai sensi dell’art. 2011 cod. civ. 'la girata trasferisce tutti i diritti inerenti al titolo'.
Né è possibile individuare tra gli scopi di tutela dell’art. 491 cod.pen. anche la mera circolazione intra-bancaria del titolo, unica forma di 'transito' legale ipotizzabile per gli assegni non trasferibili.
Insomma, è alla libera e corretta circolazione del diritto cartolare tra il pubblico che il legislatore sembra aver rivolto la sua attenzione, e non già al (limitato) 'transito' del titolo tra istituti di credito, né tantomeno a forme irregolari di circolazione di assegni non trasferibili che, a norma del r.d. n. 1736/1933, possono essere validamente incassati soltanto da soggetti determinati, circostanza, quest’ultima, che, secondo certa risalente dottrina, potrebbe addirittura escludere la stessa natura di titolo di credito del documento: il che, chiaramente, escluderebbe in radice la configurabilità dell’art. 491 cod. pen..
Nella relazione al disegno di legge AS n.110, presentato nel corso della XVII Legislatura, che ha rappresentato la base per l’adozione dell’art. 2, comma 3, della legge delega n. 67 del 2014, le 'sanzioni pecuniarie civili' vengono ricondotte al concetto di pena privata e si afferma in particolare che 'mentre il risarcimento ha una funzione riparatoria, la pena privata ha una funzione sanzionatoria e preventiva e si giustifica allorquando l’illecito, oltre a determinare un danno patrimoniale, consente di ottenere un arricchimento ingiustificato. In tali casi se il legislatore si limitasse alla eliminazione della illiceità penale, gli autori - a prescindere dal risarcimento dovuto alla persona danneggiata - si gioverebbero del vantaggio patrimoniale provocato dal fatto illecito'.
Tuttavia, non può non sottolinearsi come la differenza fondamentale di tale nuova sanzione civile rispetto a quella pecuniaria penale attenga alla circostanza che, in caso di inadempimento, la prima non è mai convertibile in una sanzione incidente sulla libertà personale, pur restando, peraltro, inconfondibili i tratti di un rigoroso carattere 'personale' (non è, infatti, trasmissibile agli eredi).
'La falsità commessa su un assegno bancario munito della clausola di non trasferibilità configura la fattispecie di cui all’art. 485 cod. pen, abrogato dall’art. 1, comma 1, lett. a), del d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7 e trasformato in illecito civile'.
Da un lato, infatti, l’annullamento in parte qua della sentenza non comporta un effetto rescissorio dell’accordo intervenuto ex art. 444 cod. proc. pen., posto che, in via di principio, le parti, nel concordare sul trattamento sanzionatorio da applicare in relazione a determinate fattispecie, sono in grado di prospettarsi l’eventualità che alcune di queste possano, in itinere, venire meno, per effetto di cause di estinzione del reato o, appunto, di abolitio, e, dunque, presuntivamente accettano, per tale eventualità, che l’accordo sanzionatorio si concentri, previa detrazione della pena sine titulo, sulle imputazioni residue. Dall’altro, spetta al giudice che dichiara l’abolitio criminis procedere allo scomputo della pena riferibile al reato non più previsto come reato. A tale ultimo riguardo si è, infatti, osservato che non può essere investito di detta statuizione il giudice a quo, il quale si è limitato a prendere atto della pena concordata tra le parti, sicché questa, anche se valutata congrua, non è stata dal medesimo determinata. Non ha nemmeno titolo per decidere in proposito il giudice della esecuzione, se non quando sia egli stesso a dichiarare l’abolitio criminis ex art. 673 cod. proc. pen. Ha invece pieno titolo a farlo il giudice che dichiara l’abolitio criminis, compresa la Corte di cassazione, non ostandovi la normale estraneità alle funzioni di legittimità delle valutazioni discrezionali connesse a siffatta materia; e ciò in quanto si tratta di potere del tutto marginale e, comunque, inquadrabile nella generale previsione dell’art. 619, comma 3, cod. proc. pen., che abilita appunto la Suprema Corte a rettificare la specie o la quantità della pena quando ciò derivi dall’applicazione 'di legge più favorevole all’imputato, anche se sopravvenuta dopo la proposizione del ricorso, qualora non siano necessari nuovi accertamenti di fatto'.