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Timestamp: 2017-02-22 17:40:59+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 63', 'art. 220', 'art. 63', 'art. 63', 'sentenza ', 'art. 63', 'art. 63', 'art. 63', 'art. 63']

Art. 63 cod. proc. penale: Dichiarazioni indizianti
HOME Codice proc. penale Articoli Codice proc. penale Agg. il 29 aprile 2015 Codice proc. penale Art. 63 cod. proc. penale: Dichiarazioni indizianti L’AUTORE: Redazione
Le dichiarazioni rese dal fallito al curatore non sono soggette alla disciplina dell'art. 63, comma 2, c.p.p., secondo cui sono inutilizzabili le dichiarazioni rese all'Autorità Giudiziaria o alla polizia da chi, fin dall'inizio, avrebbe dovuto essere sentito in qualità di imputato. Infatti, il curatore non fa parte di queste categorie, per cui la sua attività non rientra nella previsione ex art. 220 norme coord. c.p.p. relativo alle attività ispettive e di vigilanza.
Cassazione penale sez. V 20 giugno 2014 n. 33193 In base al principio del libero convincimento, il giudice civile può trarre elementi di prova, con adeguato vaglio critico, dalle dichiarazioni "auto-indizianti" rese nel procedimento penale, atteso che la sanzione d'inutilizzabilità, posta dall'art. 63 cod. proc. pen. a tutela dei diritti di difesa in quella sede, non ha effetti fuori di essa. Rigetta, App. Campobasso, 28/12/2011
Cassazione civile sez. II 04 giugno 2014 n. 12577 Le dichiarazioni rese innanzi alla polizia giudiziaria da una persona non sottoposta ad indagini, ed aventi carattere autoindiziante, non sono utilizzabili contro chi le ha rese, ma sono pienamente utilizzabili contro i terzi, perché prevale la qualità di teste-parte offesa del reato in relazione al quale si indaga rispetto a quella di possibile coindagato in reato connesso, né di tali dichiarazioni si può eccepire l'inutilizzabilità "erga omnes" sulla base del fatto che le stesse provengono da un soggetto indagato in reato connesso, non ascoltato con le garanzie previste per la persona sottoposta ad indagini. (Fattispecie in cui la S.C. ha anche evidenziato che, nel momento in cui aveva reso le dichiarazioni, la persona non era stata ancora raggiunta da concreti e specifici elementi di reità a suo carico). (Rigetta, Trib. lib. Catanzaro, 17/12/2013 )
Cassazione penale sez. V 28 maggio 2014 n. 43508 Le dichiarazioni della persona che fin dall'inizio avrebbe dovuto essere sentita nella qualità di indagata sono inutilizzabili "erga omnes" e la verifica della sussistenza di tale qualità va condotta non secondo un criterio formale quale l'esistenza di "notizia criminis" e l'iscrizione nel registro degli indagati, ma secondo il criterio sostanziale della qualità oggettivamente attribuibile al soggetto in base alla situazione esistente nel momento in cui le dichiarazioni sono state rese. (Fattispecie in tema di frodi previdenziali nella quale la Corte ha escluso l'inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dai dipendenti coinvolti, anche in considerazione del fatto che le indagini implicavano un approfondimento di tipo "amministrativo" corrispondente ai poteri di vigilanza e controllo degli enti interessati e poiché, quindi, in una prima fase, l'esame dei dichiaranti non poteva ancora reputarsi orientato su una precisa direzione "accusatoria" nei loro confronti). (Rigetta, Trib. lib. Salerno, 21/10/2013 )
Cassazione penale sez. II 09 aprile 2014 n. 23211 In tema di dichiarazioni indizianti, le sanzioni contenute nell'art. 63 c.p.p., seppur attuative del principio del "nemo tenetur se detegere", non possono essere estese al di fuori dei confini applicativi del processo penale, sino ad inficiare l'utilizzabilità di atti raccolti dinanzi al giudice civile. (In applicazione del principio, la Corte ha rigettato il ricorso avverso la sentenza del Tribunale per i minorenni che, ai fini della propria decisione, aveva utilizzato un verbale di dichiarazioni indizianti rese dall'imputato in un procedimento di volontaria giurisdizione). (Rigetta, Trib. min. Salerno, 01/10/2013)
Cassazione penale sez. VI 01 aprile 2014 n. 24653 Indipendente dall'ambito di operatività dell'art. 63, commi 1 e 2, c.p.p., non è indifferente al sistema processuale, ai fini dell'utilizzabilità o meno delle informazioni raccolte dalla polizia giudiziaria attraverso il contatto provocato con il cittadino sia esso indagato o persona informata sui fatti, l'inosservanza delle regole che governano il procedimento di formazione degli elementi di prova nel corso delle indagini preliminari. Per individuare i casi di inutilizzabilità della prova previsti dal legislatore bisogna considerare come "divieti" sia le proibizioni esplicite che le norme che subordinano il compimento o l'uso di un atto a particolari forme, casi o presupposti, ponendo così un divieto implicito per tutti quelli che se ne discostino.
Cassazione penale sez. III 04 dicembre 2013 n. 6386 L'inutilizzabilità assoluta, ai sensi dell'art. 63, comma 2, c.p.p., delle dichiarazioni rese da soggetti i quali fin dall'inizio avrebbero dovuto essere sentiti in qualità di imputati o di persone sottoposte a indagini, richiede che a carico di tali soggetti risulti l'originaria esistenza di precisi, anche se non gravi, indizi di reità e tale condizione non può automaticamente farsi derivare dal solo fatto che i dichiaranti risultino essere stati in qualche modo coinvolti in vicende potenzialmente suscettibili di dar luogo alla formulazione di addebiti penali a loro carico. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la inutilizzabilità delle dichiarazioni rese in qualità di persone informate dei fatti da soggetti che, essendosi prestati a cambiare denaro di provenienza asseritamente illecita, ritenevano di commettere un'ipotesi di riciclaggio, integrante invece reato impossibile, per l'inesistenza del denaro da riciclare). Rigetta, App. Cagliari, 21/11/2011
Cassazione penale sez. II 19 novembre 2013 n. 51732 Le dichiarazioni indizianti che consentono - ex art. 63 comma 1 c.p.p. - di interrompere l'escussione testimoniale sono, solo ed esclusivamente, quelle da cui poter ricavare la possibile penale responsabilità del teste stesso, e non quelle attraverso le quali il soggetto potenzialmente integri il reato di calunnia, falsa testimonianza od altro.
Cassazione penale sez. VI 16 ottobre 2013 n. 47556 II divieto di utilizzabilità nei confronti di terzi, per violazione del disposto dell'art. 63, cpv., c.p.p., delle dichiarazioni rese dal testimone che, secondo il criterio sostanziale della qualità oggettivamente attribuibile al soggetto in base alla situazione esistente nel momento in cui le dichiarazioni sono state rese, doveva risultare già prima della sua escussione persona da sottoporre ad indagini, presuppone l'originaria esistenza di precisi indizi di reità, senza che tale condizione possa farsi derivare automaticamente dal solo fatto che il dichiarante possa essere stato in qualche modo coinvolto in vicende potenzialmente suscettibili di dar luogo alla formazione di addebiti penali a suo carico (nella specie, è stata esclusa l'inutilizzabilità delle dichiarazioni della testimone che, pur operando nell'ambito della struttura commerciale che curava gli acquisti di diritti televisivi e cinematografici da parte di una società di telecomunicazioni, oggetto di contestazione come operazioni inesistenti finalizzate all'evasione fiscale, aveva eseguito, secondo l'accertamento dei giudici di merito, esclusivamente direttive di dirigenti e responsabili a lei sovraordinati, ignorando l'esistenza di altre strutture finanziarie collegate alla società acquirente dei diritti, attraverso le quali avvenivano fittizi passaggi dei medesimi diritti finalizzati ad elevarne il costo). Annulla App. Milano 8 maggio 2013
Cassazione penale sez. fer. 01 agosto 2013 n. 35729 Art. precedente
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