Source: https://www.leggioggi.it/2015/03/28/non-esiste-alcuna-via-legale-per-referendum-consultivo-regionale-dellindipendenza-veneto/
Timestamp: 2017-10-19 03:38:39+00:00
Document Index: 31624194

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 2', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 80', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 80', 'art.10', 'art.2', 'art.5', 'art.10', 'art.5']

Indipendenza del Veneto, non esiste via legale al referendum
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Non esiste alcuna via legale per il referendum consultivo regionale dell’indipendenza del Veneto
Non è possibile dimostrare che il diritto di autodeterminazione dei popoli sia applicabile agli abitanti della Regione Veneto, e possa in tal modo inficiare il principio supremo della indivisibilità della Repubblica sancito dalla Costituzione vigente all’art. 5.
Il diritto di autodeterminazione esterna, cui ci si riferisce, consiste appunto nel diritto di ottenere l’indipendenza o di associarsi a un altro Stato esistente: secondo la prevalente dottrina del diritto internazionale, i suoi requisiti sono essenzialmente due, o la dominazione coloniale o l’occupazione straniera con la forza, occupazione che non può andare indietro nel tempo oltre la seconda guerra mondiale. Invocare il parere della Corte Internazionale di Giustizia del 22 luglio 2010 sulla indipendenza del Kosovo non prova l’assunto, in quanto il caso in esso esaminato non è analogo a quello del Veneto.
Il parere, infatti, non affronta l’esistenza di un diritto alla secessione (o all’indipendenza secondo un capzioso gioco di parole) come è quello che invocherebbe il Veneto dall’Italia, bensì la questione dell’eventuale esistenza di un divietoapplicabile alla già avvenuta dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, cioè se tale dichiarazione fosse stata adottata o meno in violazione del diritto internazionale, non quindi se ne fosse legittimata. Il parere ha espressamente affermato in un obiter dictum come le dichiarazioni di indipendenza possono essere considerate lecite anche al di fuori dei due casi classici ricordati sopra, ma tale riferimento non può essere considerato decisivo. La scarsità della prassi e l’assenza di una manifestazione di opinio iuris tale da giustificare una evoluzione del diritto di autodeterminazione rendono problematica l’estensione ad altri casi. L’indipendenza del Veneto, comunque, non sembra rientrare in nessuno dei casi contemplati né vecchi né nuovi, non essendo né una colonia, né soggetta a occupazione militare e nemmeno a forme di oppressione che possano giustificare una secessione-rimedio unilaterale da uno Stato esistente. Non ha qualità analoghe di minoranza e, almeno finora, non si è verificata una dichiarazione unilaterale di indipendenza seguita a una guerra come quella del Kosovo, che possa essere giustificata ex post almeno come non contraria al diritto internazionale. Ne potrebbe essere accolto il riferimento al carattere pre-costituzionale del diritto di autodeterminazione dei popoli, che entrerebbe nell’ordinamento interno in virtù del riconoscimento dei diritti inviolabili da parte dell’art. 2 della Carta costituzionale, dal momento che esso, come tutti gli altri diritti riconosciuti dalla norma costituzionale ora invocata, richiede sempre una relazione di compatibilità dialettica con il dettato della Carta (sent. n. 388/1999 Corte cost.) e necessita di una fonte-atto interna, nel nostro caso la legge regionale 19 giugno 2014, n. 16 (istitutiva del referendum consultivo regionale sull’indipednenza del Veneto e già impugnata dal Governo della Repubblica davanti alla Corte costituzionale), per la sua azionabilità.
Appare, inoltre, fuori luogo il richiamo al “popolo veneto” da parte della legge regionale n. 16/2014 (e già prima lo stesso Statuto, art. 1, comma 2,) quasi a volerne riconoscere la pre-esistenza giuridica e politica. Ora, se sul punto si può riconoscere che il riferimento al popolo veneto non è cosa diversa da quello che si può leggere in altri Statuti regionali (Sardegna e Sicilia parlano rispettivamente di popolo sardo e siciliano), da intendersi quindi come comunità ossia insieme di persone aventi in comune orgine, tradizioni, lingua e rapporti sociali, la stessa Corte costituzionale, nella sentenza n. 496/2000, ha precisato in modo inequivocabile che il popolo “non può che essere uno solo, quello che dà forma all’unità politica della Nazione”. Sostenere l’assenza, tanto nel diritto costituzionale interno, quanto nel diritto internazionale pubblico, di una definzione di popolo non è così determinante. Infatti, proprio questa mancanza consente di adattarne il concetto alle articolazioni collettive esistenti all’interno dello Stato territoriale. In questo caso, però, non sarà sufficiente una definzione di popolo veneto ex lege, a livello statutario o legislativo, ma bisognerà dimostrare oggettivamente che si è in presenza di un gruppo qualificato e distinto, rispetto alla comunità nazionale italiana, cui sia possibile riconnettere diritti che si riferiscono a beni giuridici irriducibilmente collettivi. Peraltro, in diritto non sempre sono necessarie classificazioni definitorie che spesso vengono presupposte dal sistema. Quando l’art. 1 della Costituzione afferma che la sovranità appartiene al popolo, non fa altro che ribadire la forma democratica dello Stato-ordinamento e affermare com’è solamente all’insieme dei cittadini che va attribuito l’esercizio di alcuni dei poteri più elevati, quelli cioè che condizionano la direzione e lo svolgimento degli altri.
Secondo i sostenitori della tesi del referendum consultivo regionale sull’indipendenza, quando il Parlamento italiano ha reso esecutivo e ha autorizzato la ratifica del Tratto tra l’Italia e la Repubblica socialista federale di Jugoslavia, il c.d. Trattato di Osimo del 1975, ha proceduto alla cessione di parti del territorio nazionale a uno Stato estero proprio in violazione della norma costituzionale che sancisce l’indivisibilità della Repubblica (art. 5 Cost.). Ora, a parte il fatto che l’accordo di Osimo (Paladin) non ha comportato alcuna modifica territoriale, confermando il confine tra Italia e Jugoslavia in coincidenza della linea di demarcazione fra la ex zona A e la ex zona B, la norma dell’art. 80 della Costituzione, che autorizza espressamente le Camere a poter dare esecuzione a Trattati internazionali che specificatamente importino “variazioni del territorio”, opera su un piano diverso da quello dell’art. 5. Mentre, infatti, come insegna Esposito, in base all’art. 5 Cost. è illegale ogni attività che entro lo Stato tenda alla divisione della Repubblica italiana in due o più Stati, o alla separazione di una o più parti d’Italia dallo Stato-Ordinamento, l’art. 80 richiama il contesto internazionale, riferendosi a quegli atti di natura pattizia volti a determinare una ridefinizione dei confini territoriali o anche del mare territoriale a seguito di una guerra (Trattati di pace) o di una conquista territoriale di altro tipo, presupponendo quindi la guerra quale fatto costitutore di nuove sovranità statali.
Da ultimo, rivendicare una indipendenza del “Veneto” dall’Italia indicando per il nuovo Stato i confini della attuale Regione del Veneto, e richiamarsi nel contempo al plebiscito per l’annessione del 1866 (nella risoluzione n. 44/2012 del Consiglio regionale del Veneto) e alla sua asserita nullità appare contraddittorio. Infatti i territori annessi nel 1866, un tempo appartenenti alla Repubblica di Venezia, poi al regno Lombardo-Veneto, vanno ben oltre il territorio regionale. Per esempio non vi è compreso, se non in piccola parte, il Friuli Veneto (attuali Province di Udine e Pordenone), mentre d’altro canto vi sono parti dell’attuale Veneto che non hanno partecipato al plebiscito, come l’Ampezzo oggi facente parte della Provincia di Belluno. Tutti gli abitanti dei territori annessi nel 1866 dovrebbero avere lo stesso diritto di autodeterminazione, ed è paradossale rivendicarlo in modo assoluto solo a chi si trova entro confini tracciati solo dopo dall’Italia, escludendo tutti gli altri. Ciò rende ancora più evidente il carattere del tutto estrinseco del collegamento fra la rivendicazione del Veneto indipendente e la Repubblica di Venezia, con cui la memoria storica è utilizzata per dare lustro al nuovo Stato veneto, tutto incentrato sulla terraferma, che sarebbe in tutto diverso dalla serenissima Dominante.
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antonio 25 maggio 2015 at 17:03
Non esistono popoli di serie a e di serie b l.uguaglianza sovrana dei popoli e degli stati .e sacra….dunque se tutti i popoli sono uguali non devono esserci limiti di scelte o disparità…Non esiste un limite di tempo tutti possono autodeterminarsi…dire che i popoli del 46 e del 1860 potevano dichiararsi indipendenti mentre quelli di oggi no è come dire che tutti i popoli non sono uguali ..ciò equivale a una discriminazione politica schiavitù ecc ecc idem se un popolo che vive in Inghilterra può rendersi indipendente e in Italia invece no.Allora che cosa l.hanno stilata a fare la dichiarazione universale dei diritti umani o la convenzione di Vienna e quant.altro solo per passare una mano sulla coscienza?credo che non ce forma più democratica di un referendum sull.indipendenza o un referendum istituzionale
Daniele Trabucco conferma la mia tesi , anche se … | L'opinione di Loris Palmerini 18 maggio 2015 at 03:15
[…] Infatti fra le mie tesi e quelle di Trabucco c’è totale coincidenza nell’ultimo passaggio dove scrive “Da ultimo, rivendicare una indipendenza del “Veneto” dall’Italia indicando per il nuovo… […]
Antonio Patania 9 maggio 2015 at 18:10
La colonizzazione non predefinisce atti puramente violenti ma anche atti di intelligenza trattati che ledono la sovranità di una nazione Questi trattati europei sono incostituzionali e contro il diritto internazionale stanno provocando austerity imposta contro la sovranità e ciò e equiparabile ad occupazione colonizzazione.I trattati hanno dato potere sovrano e indipendenza alla BCE e ciò e in contrasto con l.indipendenza degli stati e dei popoli ciò e un atto ostile equiparato a un atto violento .L indipendenza non può essere data a una banca ma non solo l.unione non ha alcuna forma repubblicana la commissione il consiglio ecc non sono eletti democraticamente i seggi del parlamento europeo non sono uguali per ogni stato le azioni delle banche centrali neanche.le economie degli stati sono differenti diritti e doveri pure.Abbiamo ceduto sovranità monetaria e pezzi di sovranità politica.la Grecia e sulla.orlo di una crisi umanitaria.più colonizzati di così si muore
FIL DE FER 24 aprile 2015 at 15:45
L’italia ha firmato tutti i trattati, convenzioni e via discorrendo sin qui prodotti dalle istituzioni internazionali tutte.
L’art.10 della Costituzione italiana afferma testualmente: L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norma di diritto internazionale generalmente riconosciute.
Pertanto, le disquisizioni pelose che ho letto rimangono una pura tesi poiché agli indipendentisti Veneti restano solamente le istituzioni internazionali per far valere i propri diritti naturali.
– Vorrei capire come l’italia possa dare un colpo di spugna AI DIRITTI DELL’UOMO- AL DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI ( ed IL popolo veneto LO è DA OLTRE 1.100 ANNI )- IUS COGENS – Diritto inderogabile-assolutamente
inderogabile Convenzione di Vienna 1969 – 1986.
-Dichiarazione universale Diritti coll.Pop.Conseu Barcelona 27/5/1990;
-Legge 881 del 1977 : Patto di New York – G.U. ITALIANA 7/12/77- NR.333;
-Legge Reg.Veneto nr. 340 del 1971 art.2 – Riconoscimento del Popolo VENETO;
-Maggio 2013 , Legge indizione Referendum nel Veneto;
-UNESCO riconosce la lingua Veneta, al contrario dello stato italiano;
Carta Europea per le lingue regionali comunitarie è stata approvata il 25-6-1992 in vigore dal 1-3-1998 …..l’Italia guarda caso ha firmato solo il 27-6-2000 ma non l’ha ancora ratificata ?!?!?!
– iL 28.04.2015 La consulta dovrebbe esprimersi circa l’ammissibilità del referendum per l’indipendenza del Veneto………..sappiamo già il risultato!!
Dobbiamo in ogni caso riconoscere che la costituzione italiana è vecchia e superata.
Scritta in un periodo ancora nero in ambito internazionale.
E’ palese che l’italia non è un paese democratico, altrimenti non avrebbe paura di alcun referendum e specialmente di quelli già fatti e quasi tutti disattesi.
Renato 5 aprile 2015 at 19:03
” …né soggetta a occupazione militare…” siamo sicuri di questa affermazione, visto e considerato che nei territori delle venethie sono installate numerose caserme militari itagliane e non?
Maurizio Bedin 4 aprile 2015 at 17:05
A suffragio di quanto esposto e che anche lo Stato italiano si comporta come un qualsiasi despota, allego documento storico con il decreto napoleonico della suddivisione dei territori Veneti di terraferma (unici rimasti in territorio italico dopo lo “spolpamento” della Serenissima), a conferma che il vecchio detto romano imperiale “divide et impera” è fatto proprio da chiunque ambisca alla dittatura.
http://lindipendenzadisanmarco.blogspot.it/2015/04/documento-storico-di-suddivisione.html?spref=fb
Maurizio Bedin 4 aprile 2015 at 16:45
In attesa di Vs. approvazione al mio commento (a proposito, il tempo che vi abbisogna per approvarlo, sembra più destinato alla censura che all’effettivo vaglio), mi riallaccio a delle considerazioni da Lei espresse e ce ne sarebbero anche altre che, a mio parere, sono palesemente e volutamente ingannevoli. Mi riferisco all’ultima parte del Suo intervento dove scrive: “Da ultimo, rivendicare una indipendenza del “Veneto” da l’Italia indicando per il nuovo Stato i confini della attuale Regione del Veneto, e richiamarsi nel contempo al plebiscito per l’annessione del 1866 (nella risoluzione n. 44/2012 del Consiglio regionale del Veneto) e alla sua asserita nullità appare contraddittorio. Infatti i territori annessi nel 1866, un tempo appartenenti alla Repubblica di Venezia, poi al regno Lombardo-Veneto, vanno ben oltre il territorio regionale. Per esempio non vi è compreso, se non in piccola parte, il Friuli Veneto (attuali Province di Udine e Pordenone), mentre d’altro canto vi sono parti dell’attuale Veneto che non hanno partecipato al plebiscito, come l’Ampezzo oggi facente parte della Provincia di Belluno. Tutti gli abitanti dei territori annessi nel 1866 dovrebbero avere lo stesso diritto di autodeterminazione, ed è paradossale rivendicarlo in modo assoluto solo a chi si trova entro confini tracciati solo dopo dall’Italia, escludendo tutti gli altri. Ciò rende ancora più evidente il carattere del tutto estrinseco del collegamento fra la rivendicazione del Veneto indipendente e la Repubblica di Venezia, con cui la memoria storica è utilizzata per dare lustro al nuovo Stato veneto, tutto incentrato sulla terraferma, che sarebbe in tutto diverso dalla serenissima Dominante”. Mi permetta di obiettare che se l’attuale Veneto, in origine Venetia, cioè terra dei Veneti e non il contrario, in quanto città fondata dai Veneti in fuga dalle invasioni barbariche, è attualmente privata degli altri territori storicamente Veneti, è dovuto solo al fatto che lo Stato succeduto al Regno sabaudo, che aveva truffaldinamente ottenuto i nostri territori (vedi mio commento precedente) ha suddiviso tali terre in più regioni o le ha incorporate ad altre. Quindi, la sua obiezione in merito a supportare ulteriormente il fatto che l’attuale Regione Veneto non avrebbe titolo in quanto non comprendente la totale titolarità del Popolo Veneto è palesemente una mendace scusa. Sarebbe come affermare che la popolazione pellerossa delle riserve non avesse diritto in quanto, al momento attuale, suddivise in più luoghi!!! Vuole scommettere che se, benedetto fosse il caso, il Veneto ottenesse ciò che chiede, in pochissimo tempo i territori confinanti chiederebbero altrettanta possibilità di decidere? Quindi, sia obiettivo e coerente quando oppone impedimenti a tale argomento. Asserendo quanto esposto nel virgolettato, Lei evidenzia la faziosità di chi vuole in ogni modo “interpretare” le leggi solo pro domo sua, tipica di uno Stato vetero dittatoriale. Credo non sia dignitoso avvallare tali escamotage, ma in uno Stato “moderno” è auspicabile che venga considerata sopratutto la titolarità e la volontà della popolazione.
Maurizio Bedin 4 aprile 2015 at 14:27
Sono d’accordo con Mario nel dichiarare che è solo l’oppressore che adegua le leggi alle SUE esigenze e non, certamente, il contrario. Mi fa specie poi, l’ affermazione che esplica quando il diritto all’autodeterminazione possa venire accolto, e testualmente “secondo la prevalente dottrina del diritto internazionale, i suoi requisiti sono essenzialmente due, o la dominazione coloniale o l’occupazione straniera con la forza, occupazione che non può andare indietro nel tempo oltre la seconda guerra mondiale”!!!! Questo punto ha un che di truffaldino, in quanto è storicamente provato che il plebiscito “burletta”, così definito da Indro Montanelli, avvenne solo dopo che i territori in causa erano stati già ceduti ben 3 giorni prima, affermazione questa suffragata da documenti e testimonianze di rilievo (Thaon de Revel non era certamente al servizio del Popolo Veneto) e che l’occupazione e relativa presenza militare italiana era presente molto prima che si svolgesse la “consultazione” plebiscitaria. Tutto ciò in palese e forte contravvenzione delle disposizioni a cui avrebbero dovuto sottostare i maggiorenti italiani. Il risultato delle consultazioni poi, possono convincere solamente dei polli di batteria: 646.789 SI – 69 NO – 567 NULLI!!! Neanche le consultazioni bulgare avrebbero osato tanto! A chi e quali cittadini fecero votare gli occupanti italiani (non temo smentite nel chiamarli in tale modo)? Sapevano benissimo che potevano avere dalla loro parte solo la borghesia e la nobiltà, non certo il popolo minuto che, è storicamente provato, era fedelmente marchesco! Molte testimonianze del tempo, affermano che fecero votare gli stessi militari per avere un numero “credibile! Mi sembra che l’approccio dell’occupante non sia cambiato di molto, da allora!
Maurizio Bedin 3 aprile 2015 at 16:01
FRANCO 2 aprile 2015 at 23:45
QUANTO ALLA TESI DI Daniele Trabucco ,RAFFORZA MAGGIORMENTE FINO A RENDERLA OBBLIGATORIA L’INDIPENDENZA DEL POPOLO VENETO.IL RAGIONAMENTO GIURIDICO LEGISLATIVO PRESENTATO E’ IN APERTA VIOLAZIONE DELLA CONVENZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO.LA TESI PROPONE UN ARTICOLATO LEGISLATIVO DI TIPICO CARATTERE DITTATORIALE,ESPRESSO RECEMTEMENTE DAL PARLAMENTO ITALIANO AI PRIMI VENTI INDIPENDENTISTI VENETI.LEGISLAZIONE TIPICA DI REGIMI OPPRESSIVI PER IMPORRE LA PROPRIA SOVRANITA’.LE LEGGI APPROVATE DAL PARLAMENTO ITALIANO,SONO LA PROVA PROVATA ED IL RICONOSCIMENTO AL POPOLO VENETO LA NON APPARTENENZA ALL’ITALIA.IL TENTATIVO DI IMBRIGLIARE L’INDIPENDENZA VENETA ATTRAVERSO LEGGI PARLAMENTARI,SI SPEZZANO CON LO STESSO DIRITTO MANIFESTO NEL VOTO DELLA VOLONTA ‘SOVRANA ALL’INDIPENDENZA.LA LEGGE ESPRESSA ISTITUISCE PER I VOTANTI FORMA GIURIDICO ISTITUZIONALI CHE SOLO TALE VOLONTA’ PUO’ ABROGARE.AL DIRITTO INTERNAZIONALE NON APPARTIENE LA CREAZIONE DI FORMA GIURIDICA DI STATO,MA SOLO LA CERTIFICAZIONE CHE IL VOTO RISPETTI DETERMINATI REQUISITI DI DEMOCRAZIA INTERNAZIONALE ED IL RICONOSCIMENTO DELLO STATUS,SCELTA CHE SPETTA AD OGNI PAESE ONU.SE LA VOLONTA’ ESPRESSA SI CONFERMA E SI AMPLIA CON LA CHIAMATA AL VOTO SIA PER L’INDIPENDENZA E DOPO UN ANNO DEL PARLAMENTO NESSUN ALTRO PAESE PUO’INTERFERIRE CON LA SCELTA DI APPARTENENZA DELLA VOLONTA’ POPOLARE ESPRESSA.IL NEONATO STATO NAZIONALE VENETO E’ AL PARI DI QUALSIASI STATO DEMOCRATICAMENTE ELETTO MONDIALE.FIGLI SERENISSIMI
andrea 2 aprile 2015 at 22:03
Comunque sia la clausola di indivisibilità della nazione e’ presente in quasi tutte le costituzioni e chissà come mai i confini continuano ad essere mutelovi, l’art.5 va visto solo come un paletto messo li per dissuarderci… primo perche’ la costituzione e’ modificabile e comunque sia non e’ eterna, o credete che l’italia resterà tale e quale fino ai prossimi 5 milioni di anni??!! secondo perche’ l’autodeterminazione dei popoli e’ un diritto PREcostituzionale (art.10 della costituzione)…. comunque volendo mettere i puntini sulle i sempre nell’art.5 c’e’ scritto anche che l’italia riconosce e promuove le autonomie locali ma a me risulta che sia stato impugnato anche il referendum per l’autonomia del veneto, non che mi interessi, ma per far capire che la costituzione viene interpretata a piacimento ignorando le cose che non fanno comodo… L’INDIPENDENZA DEL VENETO E’ LEGALE
andrea 2 aprile 2015 at 21:48
“ora, se sul punto si può riconoscere che il riferimento al popolo veneto non è cosa diversa da quello che si può leggere in altri Statuti regionali (Sardegna e Sicilia parlano rispettivamente di popolo sardo e siciliano)” …… INFATTI NOI VENETI RICONOSCIAMO SARDI E SICILIANI COME POPOLI, tradizioni, usi e costumi, cibo, lingua, storia non hanno molto in comune a dimostrazione che si tratta di popoli e che quardacaso proprio queste 3 regioni, in primis il veneto, sono quelle con movimenti indipendentisti
mario 28 marzo 2015 at 14:31
Curioso come la legalità viene piegata all`interesse dello Stato invece che al volere dei cittadini. Per quanto forbita e dettagliata questa narrazione non è oggettiva, interpreta i fatti secondo una delle visioni attualmente esposte in giurisprudenza, l`avvocato Morosin ha ben espresso nel suo trattato di Autodeterminazione che il diritto del Popolo Veneto, identificabile in luogo cultura e tradizioni con proprio autogoverno è di Millenarioa memoria! E cosa definirebbe lei coloniale? 21miliardi all`anno di residuo fiscale non è un impoverimento coloniale di un territorio?! È palese che il Veneto ha Diritto secondo Tutti i punto di vista di esprimersi sulla sua Autodeterminazione: storico(è stata la repubblica più longeva della storia), economico(ha un economia forte, e lo stato italiano deruba risorse del veneto per 21 miliardi all`anno) e giuridico(il Veneto è stato annesso con un voto plebiscitario per sancire la volontà del Popolo stesso(seppur sia stato un voto formale e truffaldino), un diritto Originario inalienabile)! Non c`è nessuna legge o articolo descritto sulla carta(l`italia sara sempre solo una) a poter negare il diritto all`autodeterminazione del popolo veneto!