Source: http://divorzio.ch/taxonomy/term/39
Timestamp: 2017-11-24 05:41:42+00:00
Document Index: 93140576

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 204', 'art. 214', 'sentenza ', 'art. 204', 'art. 214', 'DTF ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 165', 'sentenza ', 'art. 206', 'art. 209', 'DTF ', 'sentenza ', 'DTF ', 'DTF ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 251', 'art. 651', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 646', 'art. 649', 'DTF ', 'DTF ', 'sentenza ', 'art. 649', 'sentenza ']

2011 | divorzio.ch
Caso 277, 31 dicembre 2011 << caso precedente | caso successivo >>
Curatela educativa - condizioni
Caso 275, 1 dicembre 2011 << caso precedente | caso successivo >>
Caso 274, 16 novembre 2011 << caso precedente | caso successivo >>
Data creazione: 16 novembre 2011
Data modifica: 16 novembre 2011
Caso 273, 1 novembre 2011 << caso precedente | caso successivo >>
Come vengono considerati gli averi del 3° pilastro nell'ambito della liquidazione del regime matrimoniale? Quale è il loro valore determinante?
Data creazione: 1 novembre 2011
Data modifica: 29 novembre 2011
Caso 272, 16 ottobre 2011 << caso precedente | caso successivo >>
In alcune sentenze, tra cui una del 26 luglio 2011 e un'altra del 9 agosto 2011, il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Data creazione: 16 ottobre 2011
Momento determinante per calcolare l'esistenza degli acquisti e il loro valore
Caso 270, 15 settembre 2011 << caso precedente | caso successivo >>
In quale misura vengono considerati eventuali cambiamenti nella composizione del patrimonio concernenti un bene facente parte degli acquisti avvenuti dopo lo scioglimento del regime matrimoniale ? Quali sono i metodi di valutazione di un'impresa commerciale?
In una sentenza del 10 febbraio 2010 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
La sentenza qui commentata tratta di argomenti relativi allo scioglimento e liquidazione del regime matrimoniale. Mi limiterò a riprendere alcuni passaggi che ritengo di particolare interesse.
Rammentiamo innanzi tutto che in caso di divorzio (o di separazione legale) l'art. 204 cpv. 2 CC prevede che lo scioglimento del regime matrimoniale si ha per avvenuto il giorno della presentazione dell’istanza (comune o unilaterale); l'art. 214 cpv. 1 CC precisa tuttavia che per il valore degli acquisti esistenti allo scioglimento del regime dei beni, è determinante il momento della liquidazione.
Dalla sentenza del Tribunale federale emerge in particolare che:
il calcolo della liquidazione del regime matrimoniale di regola non dovrebbe prendere in considerazione un debito contratto dopo lo scioglimento del regime matrimoniale e in contropartita nell'ambito della liquidazione del regime matrimoniale si dovrebbe valutare il bene tenendo in considerazione il valore come se un eventuale investimento non avesse avuto luogo;
è di principio escluso che dei cambiamenti intervenuti sulla consistenza della sostanza dopo lo scioglimento del regime matrimoniale (art. 204 CC) possano influire sulla relativa liquidazione (art. 214 CC): una volta sciolto il regime matrimoniale non possono più esserci nuovi acquisti da suddividere tra i coniugi, siano essi da annoverare negli attivi o nei passivi (DTF 135 III 241, consid. 4.1, pag. 243);
esistono delle eccezioni a tale principio: una di queste eccezioni si trova nell'ambito della valutazione delle ditte o imprese (sentenza TF 5C.229/2002, consid. 3.2, del 7 febbraio 2003 e sentenza TF 5C.3/2004, cosid 5.4.2. del 14 aprile 2004), ma anche nei casi in cui vi siano dei debiti contratti dopo lo scioglimento del regime matrimoniale, ma prima della relativa liquidazione, per migliorare o conservare un bene facente parte degli acquisti, se hanno prodotto un controvalore sui medesimi: ciò non vale se i debiti contratti rappresentano unicamente una compensazione per l'uso del bene (in particolare sono state respinte le censure del coniuge il quale riteneva che occorresse prendere in considerazione qualsiasi investimento, anche in assenza di un aumento di valore del bene: di particolare interesse sono i consid. 5.4.1 e 5.4.2 della sentenza: quest'ultimo considerando fa riferimento in particolare all'eventualità di applicare l'art. 165 cpv. 2 CC - v. anche sentenza TF 5C.137/2001, consid. 3b/cc del 2 ottobre 2001);
anche le norme relative ai compensi variabili (art. 206 CC e art. 209 CC) non sono di regola più applicabili dopo lo scioglimento del regime matrimoniale: cfr. ad es. DTF 135 III 241, consid. 4.2, pag. 243 sui beni acquisiti in sostituzione (se un bene è alienato dopo lo scioglimento del regime dei beni fra coniugi, per la liquidazione di quest'ultimo risulta in linea di principio determinante il valore del bene al momento dell'alienazione e non quello dell'eventuale bene acquisito in sostituzione) e sentenza TF 5C.52/2006, consid. 2.4 del 30 maggio 2006 sulle presunzioni legali (nel quadro della liquidazione del regime dei beni gli averi patrimoniali esistenti al momento dello scioglimento del regime dei beni, ossia al momento della presentazione dell’istanza, sono distribuiti fra acquisti e beni propri; il destino susseguente di tali elementi patrimoniali di principio non è più atto a influenzare – fatta astrazione per poche eccezioni – la liquidazione del regime dei beni): è per questo motivo che è meglio non considerare debiti contratti dopo lo scioglimento del regime matrimoniale e, in contropartita, nell'ambito della liquidazione del regime matrimoniale conteggiare il valore del bene come se non avesse avuto luogo l'investimento.
Per quanto concerne la valutazione del valore, un'azienda commerciale deve essere valutata secondo i principi esistenti nell'ambito della relativa gestioe, tenendo in considerazione anche la variabile a sapere se l'attività sarà proseguita o verrà liquidata (differenza tra il valore di continuazione e il valore di liquidazionne - DTF 121 III 152, consid. 3c, pag. 155).
In tema di regime matrimoniale possono essere sintetizzati i seguenti principi:
il valore di reddito è da considerare in modo particolare qualora il titolare dell'azienda non ha intenzione di vendere la stessa ancora per un lungo periodo (DTF 125 III 1, consid. 5c, pag. 6 e segg.);
il valore in caso di continuazione dell'azienda di regola tiene tuttavia in considerazione anche il valore patrimoniale, facendo una media ponderata con il valore di reddito;
si può far riferimento al solo valore di reddito in particolare qualora il valore patrimoniale e il valore di reddito, segnatamente per le piccole e medie aziende, differiscono in modo sostanziale tanto che l'azienda non potrà sicuramente conseguire degli utili ragionevoli partendo unicamente dagli attivi immobiliari e la continuazione dell'attività è fuori discussione (cfr. in particolare sentenza TF 4C.363/2000 consid. 2c del 3 aprile 2001);
il valore patrimoniale è in ogni caso ammesso come valore minimo per la valutazione, nel senso che, salvo casi del tutto eccezionali (come ad es. nel caso in cui un'azienda debba essere proseguita per motivi legali o analoghi), non verrà ammessa una valutazione sul valore di reddito qualora questo fosse inferiore a quello di liquidazione;
il metodo cosiddetto "Discounted Cash Flow", orientato sull'utile aziendale, non è considerato attendibile soprattutto per le medie e piccole aziende: per questi casi è preferibile usare il metodo cosiddetto "pratico", in cui il valore di reddito è considerato due volte rispetto il valore patrimoniale, secondo la seguente formula: (1 x valore patrimoniale + [2 x valore di reddito]) : 3;
al momento della valutazione di un'azienda occorre prendere in considerazione anche gli attivi e passivi nati dopo lo scioglimento del regime matrimoniale (v. eccezione citata sopra, con i riferimenti giurisprudenziali, oltre alla sentenza TF 5P.82/2004, consid. 2.2.2 del 7 ottobre 2004 e la sentenza TF 5C.201/2005, consid. 2.2 del 2 marzo 2006).
Data creazione: 15 settembre 2011
Data modifica: 16 settembre 2011
Divisione del ricavato della vendita di un bene in comproprietà in caso di separazione dei beni
Caso 269, 1 settembre 2011 << caso precedente | caso successivo >>
In caso di separazione dei beni, se un bene immobile intestato in comproprietà tra i coniugi viene venduto nell'ambito della procedura di divorzio, il ricavato è necessariamente suddiviso in ragione di metà per parte?
In una sentenza del 5 gennaio 2011, il Tribunale federale di Losana ha stabilito quanto segue:
I fatti rilevanti sono riassuntivamente i seguenti:
matrimonio del 6 febbraio 1970;
atto di separazione dei beni del 26 gennaio 1970 (quindi valido dall'inizio del matrimonio);
acquisto il 1° settembre 1998 di un fondo (casa d'abitazione su tre piani) intestato in ragione di metà ciascuno: prezzo d'acquisto di CHF 1'070'000.00 finanziato con CHF 340'000.00 di fondi propri della moglie, CHF 530'000.00 di ipoteca solidale da parte di entrambi i coniugi e CHF 200'000.00 con un credito del venditore garantito da cartella ipotecaria: quest'ultimo debito è stato rimborsato il 12 dicembre 2001 per il tramite di un altro identico debito contratto dal solo marito presso una banca e messa in pegno della propria previdenza professionale;
separazione di fatto dal luglio 2006;
entrambi i coniugi hanno promosso una procedura unilaterale di divorzio giunta a sentenza il 3 settembre 2009.
Premesso che la moglie aveva chiesto l'attribuzione in piena proprietà del fondo ex art. 251 CC, ma non ha dimostrato di avere i necessari mezzi per pagare la parte di pertinenza del marito e assumersi i debiti ipotecari, occorre procedere alla divisione ai sensi dell'art. 651 cpv. 2 CC. Nel caso concreto il Tribunale federale ha indicato la correttezza della vendita agli incanti pubblici e ha precisato che per il calcolo dell'indennità dovuta a ciascun coniuge occorre determinare chi abbia finanziato l'acquisto del bene. A questo proposito l'iscrizione a registro fondiario non dà alcuna indicazione utile (sentenza TF 5A_87/2010 del 5 maggio 2010, consid 3.1). Se solo un coniuge ha finanziato l'acquisto con mezzi propri, l'altro coniuge gli è debitore della sua parte di metà di tale importo (sentenza TF 5C.56/2004 del 13 agosto 2004, consid. 4), che in qualche modo gli è stato anticipato.
Nel caso concreto la moglie ha finanziato l'acquisto del fondo con un importo di CHF 340'000.00, per cui il marito le è debitore di CHF 170'000.00; per calcolare le reciproche pretese dei coniugi sul ricavato della vendita del fondo occorre dunque ripartire il ricavato netto della vendita e in seguito la moglie può esigere dal marito il rimborso della metà del suo investimento: si giustifica dunque prelevare l'importo di CHF 170'000.00 dalla sua quota parte (o in alternativa che l'intero investimento della moglie - CHF 340'000.00 - le sia integralmente restituito prima della divisione). Questa procedura non pregiudica in nessun modo l'uguaglianza delle quote parti che presume l'art. 646 cpv. 2 CC.
Ai sensi dell'art. 649 CC le spese d’amministrazione, le imposte ed altri aggravi derivanti dalla comproprietà (come ad es. il rimborso di interessi ipotecari e ammortamenti del capitale - cfr. DTF 119 II 330, consid. 7a; DTF 119 II 404, consid. 4; sentenza TF 5A_222/2010 del 30 giugno 2010, consid. 5.1), o che incombono alla cosa comune, sono sopportati dai comproprietari in proporzione delle loro quote, salvo patto contrario; il comproprietario che ha sopportato più della sua parte di tali spese può chiederne compenso agli altri nella stessa proporzione.
Nel caso concreto dopo la separazione di fatto del 2006 la moglie ha fatto fronte al pagamento integrale degli interessi ipotecari per un importo di CHF 70'000.00, oltre a far fronte al pagamento di CHF 7'000.00 di interessi relativi al debito bancario; per contro CHF 14'000.00 sono stati pagati dal solo marito; di conseguenza la moglie ha pagato CHF 63'000.00 supplementari rispetto al marito e quest'ultimo le è dunque debitore di CHF 31'500.00 sulla sua parte (per il calcolo si può anche dedurre l'intero importo di CHF 63'000.00 prima di procedere alla divisione del ricavato netto della vendita, dato che il risultato finale è identico).
Da notare che l'art. 649 CC contempla anche le spese di amministrazione, le imposte e gli altri oneri risultanti dalla comproprietà pagati dei coniugi dalla pronuncia della sentenza impugnata e quelli che verranno pagati in seguito fino alla vendita del fondo, per cui questi oneri dovranno essere assunti dai coniugi in ragione di metà ciascuno.
Data creazione: 1 settembre 2011
Data modifica: 1 settembre 2011
Caso 268, 1 agosto 2011 << caso precedente | caso successivo >>
E' lecita la decisione da parte di una fondazione di libero passaggio di modificare il regolamento sopprimendo un diritto originariamente concesso nell'ambito di una rendita a favore del partner superstite?
Data creazione: 1 agosto 2011
Data modifica: 1 agosto 2011