Source: https://www.funerali.org/chiedi?replytocom=80534
Timestamp: 2020-08-15 05:23:42+00:00
Document Index: 70545811

Matched Legal Cases: ['art. 82', 'art. 57', 'art. 71', 'art. 102', 'art. 343', 'art. 824', 'art. 102']

Chiedi alla Redazione — 413 commenti
carmen il 10/08/2020 alle 15:09 scrive:
Buongiorno, scrivo dal Piemonte (AL) e volevo sapere se ci sono normative che stabiliscono come deve essere trattato il terreno, da parte del Comune, dopo aver effettuato esumazioni. Mi chiedo se c’è già qualcosa a livello nazionale o regionale o non esiste niente? Grazie
Carlo il 10/08/2020 alle 19:35 scrive:
X Carmen,
Certo: con il tempo, i campi d’inumazione, se intensamente sfruttati, dopo tanti turni di rotazione, si saturano di sostanze organiche e perdono, progressivamente la loro capacità mineralizzante. L’ideale sarebbe lasciare “ a riposo” la quadra di terra soggetta ad esumazione ordinaria, per un certo periodo, affinché il terreno provveda da solo a bonificarsi, recuperando le proprie originarie caratteristiche, ma l’esigenza continua di spazi cimiteriali spesso impedisce di adottare questa naturalissima soluzione che lascia semplicemente la natura seguire il suo corso.
All’atto dello scavo, quando si esegue l’esumazione ordinaria, ci si troverà di fronte a terreno di due tipi:
a) un strato che normalmente costituisce un franco di circa 1,50 m. dal livello di campagna, che è da trattare senza alcuna precauzione;
b) uno spessore, attorno al feretro per 20 cm. circa (o più a seconda dei terreni) che è bluastro e contenente residui organici della decomposizione dei corpi.
La correzione chimico-fisica del terreno non solo è consentita, ma è addirittura richiesto dal comma 2 dell’art. 82, per ottenere le condizioni previste dall’art. 57 (in particolare dal comma 6), del D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285
È quindi del tutto legittima la realizzazione di riporti di altri terreni (con o senza addizione di sostanze capaci di migliorarne la struttura, tra cui ovviamente le sostanze biodegradanti).
In realtà, il Legislatore ha già previsto un rimedio, invero abbastanza facile ed intuitivo, si veda, per maggior precisione, l’art. 71 del regolamento nazionale di polizia mortuaria – D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 – secondo cui, quando si prepara la fossa, le zolle provenienti dalla profondità dello scasso dovrebbero servire a colmare la buca, una volta calato sul fondo il feretro, mentre quelle più in superficie ricche di microrganismi dal potere mineralizzante dovrebbero circondare la bara, ottenendo così un ricircolo della terra.
Armando Santoro il 05/08/2020 alle 16:06 scrive:
I miei genitori, quando erano ancora in vita, hanno fatto costruire una cappella per 10 “posti” presso il cimitero del Comune di residenza (Foggia). Adesso non ci sono più e, tenendo presente che siamo tre fratelli, vorrei sapere quali sono esattamente i diritti di ciascuno di noi tre. Cerco di essere più preciso: degli 8 posti rimasti liberi, ognuno di noi tre può disporre di 2 posti, da essere utilizzati, spero il più tardi possibile, per sé stessi e per eventualmente le proprie mogli o compagne, o per altri soggetti da individuare? C’è bisogno del consenso degli altri fratelli? Se, per esempio, io volessi destinare uno di questi posti a persona estranea alla famiglia, potrei farlo? Devo inviare una comunicazione scritta ai miei fratelli? E degli altri due posti che rimangono (2 occupati dai genitori e 2 a disposizione di ciascun figlio) chi può disporne? Il cimitero presso cui si trova la cappella è nella regione Puglia, a Foggia. Grazie infinite. Armando
Carlo il 09/08/2020 alle 21:24 scrive:
X Armando,
la disciplina interna sul diritto d’uso dei posti feretro è regolamentata, innanzi tutto dalla lex sepulchri, solennemente sancita al momento della stipula dell’atto concessorio tra le parti contraenti, cioè Comune e concessionario primo, detto altrimenti fondatore del sepolcro.
La lex sepulchri stabilisce la destinazione impressa al sepolcro (se familiare/gentilizio o ereditario) assieme alle persone portatrici in vita dello jus sepulchri, diritto sui generis e composito che se da vivi rimane una legittima aspettativa, si esercita concretamente in proiezione dell’oscuro post mortem. Questi soggetti possono o meno anche esser nominativamente indicati, oppure individuati genericamente come famigliari o eredi, lasciando determinare dalla cronologia degli eventi luttuosi l’ordine di entrata dei rispettivi feretri nelle singole celle mortuarie ricavate nell’edificio funerario. I beneficiari del diritto di sepolcro sono tendenzialmente un numerus clausus, invero, però, esso potrebbe pure dilatarsi, per effetto di ripetute volture, sino, comunque, al raggiungimento della naturale saturazione dei loculi ancora disponibili nella cappella privata, difatti, una volta raggiunta la massima capacità fisica della tomba (= non c’è più posto!) lo jus sepulchri spira ex se, e non può più esser fatto valere.
Nulla osta a che la concessione sia intestata anche a più soggetti, fermo restando la comunione forzosa ed indivisibile che s’instaura tra i co-titolari, privati cittadini, del rapporto concessorio. La concessione, pertanto è una sola, anche quando per subentro mortis causa si sia addivenuto ad un frazionamento del diritto di sepolcro in quote eguali tra i discendenti del concessionario primitivo.
E’tradizione vi sia una ripartizione equanime dei posti feretro, ma non è elemento di diritto, in caso di controversia, infatti, l’Autorità Amministrativa rimane estranea alla vertenza, limitandosi a garantire lo status quo, sino a quando la querelle non si sia ricomposta o bonariamente o con la decisione di un giudice, passata in giudicato.
I co-titolari potrebbero approvare anche un regolamento su cosa comune, in senso civilistico, per meglio gestire lo spazio sepolcrale (esempio: opere di manutenzione e relativa imputazione dei costi a tutti i co-obbligati in solido).
Da questa lunga premessa si evince come estranei (al nucleo famigliare o all’asse ereditario) non possano vantare nessun diritto di sepolcro (e questo per evitare il mercimonio ignobile ed occulto delle tombe). L’unica eccezione presente nel nostro ordinamento funerario, entrata in vigore il 27 ottobre 1990, è rappresentata dall’istituto delle benemerenze.
Entrando in medias res, le benemerenze, come straordinaria deroga alle norme prima scrutinate, comportano quattro pre-condizioni:
riserva di regolamento comunale (è, allora il Comune, nella sua funzione di titolare ultimo del cimitero, ad implementare, con apposita normazione di dettaglio e di merito, l’applicazione effettuale di quest’istituto, relativamente ancora recente)
L’autorizzazione del concessionario (ed essa deve superare un primo vaglio di legittimità ex art. 102 D.P.R. n.285/1990), rectius: il locale ufficio della polizia mortuaria deve attentamente verificare il titolo di accoglimento nel sepolcro)
L’autorizzazione di tutti gli aventi titolo ad esser accolti, jure sanguinis o jure coniugii, in quella determinata tomba (il moltiplicarsi esponenziale degli aventi titolo a pronunciarsi, magari a causa di ripetuti subentri, acuisce ed esulcera sempre la conflittualità)
L’autorizzazione di chi può (o… deve?) anche ai sensi dell’Art. 1 comma 7-bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26, occuparsi delle esequie del de cuius in quanto titolato in base al diritto di consanguineità enucleato dall’Art. 79 comma 1 II Periodo D.P.R. n.285/1990, ed in questo modo rinuncia al proprio potere di disposizione sul defunto stesso. La benemerenza, infatti, si configurerebbe, pur sempre, come un gesto di liberalità da parte di persona non legalmente obbligata.
Antonio il 03/08/2020 alle 10:07 scrive:
Buongiorno volevo porre un quesito ed avere istruzioni in merito a come comportarsi per lo spostamento temporaneo di un urna cineraria, il quesito è: se si va in vacanza come bisogna comportarsi per spostare o spedire in altro posto l’urna in un luogo di custodia momentaneo, ove a custodirla sia una persona diversa. Il caso specifico è: l’urna si trova nelle Marche, quando i familiari si spostano per motivi ovvi di affetto non vogliono lasciare l’urna a casa, ma vorrebbero spedirla o portarla dai genitori del defunto che si trovano in Basilicata, per poi riprenderla a casa al momento del ritorno.
necroforo il 03/08/2020 alle 14:55 scrive:
lo spostamento temporaneo dell’urna, per una sua momentanea domiciliazione, in luogo diverso rispetto a quello originariamente eletto, all’atto del primo affido, implicherebbe una norma ad hoc denominata “affido a rotazione” pratica del tutto illogica ed esiziale per ogni ufficio della polizia mortuaria, per gli ovvi problemi di gestione, senza, poi, considerare come il transito delle ceneri in posto diverso per la loro custodia famigliare o personale comporterebbe, pur sempre, il rilascio di plurimi atto di affido ed autorizzazioni al trasporto, per ogli trasferimento intermedio = molta burocrazia!
In seconda battuta, ai sensi dell’art. 343 comma 2 Testo Unico Leggi SAnitarie le ceneri, anche se con destinazione extra-cimiteriale; debbono avere stabile e certa sistemazione in un tumulo (a questo punto anche domestico) con determinate caratteristiche tecniche e costruttive da garantire, nel tempo, le orne contro ogni possibile sottrazione o profanazione. Perchè, quindi, tanti speciosi giri di walzer?
giuseppe il 29/07/2020 alle 17:02 scrive:
buongiorno, sono il segretario della sezione Berica dell’Ass.Naz. Paracadutisti d’italia,
chiedo informazione sui diritti dei loculi o tombe per i caduti in servizio militare (i caduti della strage della Meloria del 1971) il caduto c.le par Luciano dal Lago sepolto a Villabalzana di Arcugnano ora il comune chiede ai famigliari di pagare il rinnovo della concessione oppure traslare la salma. vi è una regola o legge che dia diritto alla salma di sepoltura perenne? grazie e saluti
Carlo il 30/07/2020 alle 12:36 scrive:
il corpus normativo di riferimento è composto dagli artt. 265 e ss. del T.U. Ordinamento Militare di cui al D.Lgs 15 marzo 2010 n. 66.
Procedendo, ora, con ordine logico:
1) I cimiteri di guerra appartengono al patrimonio dello Stato e non al demanio comunale, come accade per i normali campisanti (art. 824 comma 2 Cod. Civile)
2) Il titolo di accoglimento in un cimitero di guerra, da soppesare attentamente ai sensi dell’art. 102 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria – D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 – è esteso anche ai militari deceduti in missione di pace (Art. 267 comma 2 lett. i) D.Lgs n.66/2010).
3) Le sepolture in un cimitero di guerra, salvo la rarefatta ipotesi di soppressione dello stesso, sono e restano perpetue.
4) La Legge vieta l’esumazione ordinaria (non l’estumulazione) dai campi di terra dei caduti in guerra, o in altre operazioni belliche, anche se queste quadre speciali fossero ricavate in un camposanto comunale.
5) Le spoglie mortali dei caduti, non sono di proprietà pubblica, dunque possono sempre esser conferite ai famigliari per una sepoltura privata e dedicata (quali sono le tumulazioni tutte), in questo caso, però, il rapporto concessorio che s’instaura tra Comune e congiunti del de cuius è soggetto alla scadenza prevista dal regolamento comunale di polizia mortuaria, ed, in subordine, dallo stesso, regolare atto di concessione del loculo.
Quindi è legittimo, alla naturale scadenza del rapporto concessorio formatosi tra i privati e l’Ente Locale, esautorando, così, di fatto, l’Autorità Militare, esigere il rinnovo, a titolo oneroso, della concessione.
Gualtiero il 15/07/2020 alle 17:58 scrive:
Buongiorno avrei bisogno di sapere se posso portare in Italia le ceneri di mia suocera che è deceduta in Germania ed è di nazionalità tedesca. Io sono di nazionalità italiana e ho residenza in Germania mentre mia moglie è di nazionalità tedesca ma ha anche là nazionalità italiana come mio figlio nato in Italia e con doppia nazionalità. Se fosse possibile il trasferimento, desidererei sapere come e cosa fare. Grazie per l’aiuto.
necroforo il 15/07/2020 alle 21:21 scrive:
Italia e, ovviamente anche Germania, aderiscono alla convenzione internazionale di Berlino.
Tuttavia, La convenzione internazionale di Berlino 10 febbraio 1937, approvata e resa esecutiva in Italia con regio decreto 1 luglio 1937, n. 1379, non si applica al trasporto delle ceneri e dei resti mortali completamente mineralizzati fra gli Stati aderenti.
Ne consegue che per questi trasporti in tali Paesi sarà l’autorità amministrativa locale, territorialmente competente, dello Stato di partenza a rilasciare l’autorizzazione al trasporto, in lingua italiana e in lingua francese. L’autorizzazione dovrà recare le generalità del de cuius, la data di morte, di cremazione (o esumazione, estumulazione), la destinazione. Il trasporto dell’urna (o della cassetta dei resti) non è soggetto ad alcuna delle misure precauzionali igieniche stabilite per il trasporto delle salme.
1.712.572 accessi dal 27/5/2017
Antonio { Buongiorno vorrei sapere se terzo persone possono scattare e tenersi foto non autorizzate di urna ceneraria di un mio familiare diretto e permettersi di inviarle ad altri }
Marcello { Buonasera sono un impresario funebre con un increscioso dilemma dopo 36 anni d'attività. Dovendo fare delle estumulazioni di salme con piu di 40/43 anni per ridurle e far posto ad altre salme aventi diritto x gradi di parentele in un... }
necroforo { X Luca, è quanto meno anomalo ed indebito che un'urna cineraria finisca persa nel materiale edilizio, o peggio ancora tra interti e rottami, poichè essa, se affidata a domicilio dovrebbe esser deposta in luogo chiuso, sicuro e stabile contro ogni... }