Source: https://francescocolaci.wordpress.com/2016/03/01/sentenza-cassazione-relativa-licenziamento-socie-lavoratrici-cooperativa/
Timestamp: 2018-03-17 20:12:15+00:00
Document Index: 119487259

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 7', 'art. 18', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 2533', 'art. 2377', 'art. 2388', 'art. 2519', 'art. 2377', 'art. 2379', 'art. 2533']

SENTENZA CASSAZIONE RELATIVA LICENZIAMENTO SOCIE LAVORATRICI COOPERATIVA | Francesco Colaci's BLOG
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SENTENZA CASSAZIONE RELATIVA LICENZIAMENTO SOCIE LAVORATRICI COOPERATIVA
Si richiama l’attenzione sulla sottostante decisione con cui la Suprema Corte ha accolto il ricorso della Societa’ Cooperativa avverso la sentenza della
Corte di appello di Napoli di accoglimernto del reclamo ex art. 1, comma 58, della legge n. 92/2012 ,proposto da R.M. e R.P. avverso la sentenza del locale Tribunale, che, all’esito della fase di opposizione, aveva respinto le domande volte ad ottenere la dichiarazione di illegittimità dei licenziamenti intimati dalla C. Società Cooperativa con lettera del 5 dicembre 2012 e la condanna della società al pagamento della indennità risarcitoria prevista dall’art. 18, comma 5, della legge n. 300/1970.
Le ricorrenti, socie lavoratrici, avevano agito in giudizio lamentando il mancato rispetto della procedura prevista dalla legge n. 223/1991 o, in subordine, dall’art. 7 della legge n. 604/1966, come modificato dalla legge 28.6.2012 n. 92.
Il Tribunale, all’esito della fase sommaria, con ordinanza del 4 luglio 2013, aveva dichiarato la inefficacia dei recessi, perché intimati senza il preventivo espletamento della procedura prevista per i licenziamenti collettivi, ma aveva ritenuto la inapplicabilità dell’art. 18 della legge n. 300/1970, in quanto le ricorrenti erano state escluse dalla cooperativa e solo nelle note difensive depositate il 28 giugno 2013 avevano posto in discussione la esistenza e la legittimità della delibera.
Ad avviso del giudice della fase sommaria la avvenuta esclusione comportava la applicabilità dell’art. 8 della legge n. 604/1966, sicché la cooperativa veniva condannata a riassumere le lavoratrici entro tre giorni dalla pronuncia o, in difetto, a corrispondere alle stesse cinque mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto percepita.
A seguito della opposizione proposta dalle sole ricorrenti, con sentenza del 14 maggio 2014, il Tribunale respingeva integralmente le domande, richiamando il disposto dell’art. 5 della legge n. 142/2001, come modificato dalla legge n. 30/2003, ed evidenziando che la esclusione delle socie lavoratrici aveva determinato l’automatica estinzione anche dei rapporti di lavoro subordinato. Aggiungeva il Tribunale che le ricorrenti, con il ricorso del 2 maggio 2013, pur dando atto della esclusione, avevano impugnato solo il licenziamento e non avevano in alcun modo censurato la delibera con la quale l’esclusione stessa era stata disposta.
Nell’accogliere il reclamo proposto dalle socie lavoratrici la Corte di Appello di Napoli ha osservato che si era formato giudicato interno sul capo della ordinanza con il quale era stata dichiarata la inefficacia del licenziamento collettivo. Ad avviso della Corte territoriale, infatti, nell’ipotesi di soccombenza parziale all’esito della fase sommaria, entrambe le parti soccombenti sono tenute a proporre opposizione nel termine perentorio stabilito dall’art. 1, comma 51, della legge n. 92/2012, e solo in tal caso il giudice, previa riunione delle opposizioni, può riesaminare integralmente la fattispecie.
Questa Corte ha già affermato che, sebbene la fattispecie tipica del procedimento di opposizione all’esclusione tenda all’accertamento della sussistenza o meno dei presupposti che legittimano la esclusione medesima, tuttavia “l’opposizione è l’unico mezzo di tutela contro l’illegittimità della delibera tanto per la contestazione dei presupposti che per l’irragionevolezza del procedimento, senza doversi ricercare l’alternativa con i normali mezzi di impugnazione delle delibere assembleari” (Cass. 26.3.1996 n. 2690 e negli stessi termini Cass. 15.9.2004 n. 18556).
Ciò comporta che, una volta che il socio lavoratore abbia avuto, come nella fattispecie, formale comunicazione della esclusione, il termine di decadenza opera anche in relazione alla denuncia dei vizi che attengano, non alla sussistenza dei presupposti sostanziali della esclusione, bensì alla formazione della volontà dell’organo societario legittimato ad adottare il provvedimento.
3.7 – Si deve, però, aggiungere che, qualora il vizio sia relativo alla forma della deliberazione, fermo restando che lo stesso deve essere fatto valere con il rimedio disciplinato dall’art. 2533 c.c., e non con le normali azioni di nullità e annullabilità delle delibere, non possono non operare, quanto alla configurabilità o meno del profilo di illegittimità, i principi generali in tema di validità delle delibere societarie, e, quindi, l’art. 2377 c. c., applicabile alle delibere del consiglio di amministrazione in forza del richiamo contenuto nell’art. 2388 c.c. Entrambe dette disposizioni, dettate per le società per azioni, disciplinano anche il funzionamento degli organi collegiali delle società cooperative ex art. 2519 c.c.. L’art. 2377 c.c. al comma 5, n. 3, esclude che la deliberazione possa essere impugnata “per l’incompletezza o l’inesattezza del verbale, salvo che impediscano l’accertamento del contenuto, degli effetti e della validità della deliberazione”. L’art. 2379 c.c., invece, prevede la nullità della deliberazione nei casi di totale mancanza del verbale.
La disciplina dettata dal d.lgs n. 6/2003, come modificato dal d. lgs n. 37/2004, esclude che la mancata o l’incompleta verbalizzazione possa determinare inesistenza della deliberazione, poiché la mancanza totale del verbale comporta nullità della delibera mentre la incompletezza dello stesso è priva di effetti, se consente comunque di ricostruire la volontà dell’organo collegiale, e, solo qualora ciò non si verifichi, comporta l’annullabilità della deliberazione.
Ha errato, pertanto, la Corte territoriale nell’affermare che la delibera di esclusione doveva ritenersi inesistente, posto che, anche nella ipotesi più grave della totale mancanza del verbale, l’assenza del requisito formale determina nullità e non inesistenza della deliberazione, da far valere, per quanto sopra si è detto, nel termine di decadenza stabilito dall’art. 2533 c.c. ove la delibera viziata abbia ad oggetto la esclusione del socio.
4- In conclusione sono fondate entrambe le doglianze poste a fondamento del ricorso per cassaz
This entry was posted on 01/03/2016 at 21:27 and is filed under Uncategorized.	You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.