Source: https://www.ambientediritto.it/sentenze/2010/TAR/Tar_Puglia_LE_2010_n.1962.htm
Timestamp: 2019-06-24 23:19:32+00:00
Document Index: 115915206

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 27', 'art. 22', 'art. 26', 'art. 23', 'art. 27', 'art. 21']

DIRITTO URBANISTICO - D.I.A. - Presupposto - Conformità dell’opera edilizia agli strumenti urbanistici - Attività edilizia oggettivamente abusiva - Ricorso all’istituto della D.I.A. - Inammissibilità - Attività edilizia - Autorità comunale - Potere di vigilanza - Potere di sospensione - Ingiunzione di demolizione - Artt- 23 e 27 d.P.R. n. 380/2001. TAR PUGLIA, Lecce Sez. III - 10 settembre 2010, n. 1962
T.A.R. PUGLIA, Lecce, Sez. III - 10 settembre 2010, n. 1962
DIRITTO URBANISTICO - D.I.A. - Presupposto - Conformità dell’opera edilizia agli strumenti urbanistici - Attività edilizia oggettivamente abusiva - Ricorso all’istituto della D.I.A. - Inammissibilità. L'operatività della D.I.A. è subordinata alla conformità dell'attività edilizia alle prescrizioni degli strumenti urbanistici e, in generale, della normativa urbanistica vigente (T.A.R. Toscana Firenze, sez. III, 20 gennaio 2009, n. 21), come dimostra anche la circostanza che tale denuncia deve essere accompagnata dalla asseverazione di conformità (T.A.R. Campania Napoli, sez. IV, 12 gennaio 2009, n. 68) che attesti, tra l’altro, il rispetto delle norme di sicurezza ed igienico sanitarie. Ne consegue che, in assenza di detta conformità urbanistico-edilizia o alle normative di settore, il ricorso all’istituto non è, a priori, ammissibile, rimanendo l’opera senza titolo per mancata produzione degli effetti legali tipici. In altri termini, la valenza di tale istituto non può trasformare in lecita e/o legittima un'attività edilizia oggettivamente abusiva (T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 03 febbraio 2006, n. 1506). Pres. Cavallari, Est. Caprini - M.A. (avv. Assanti) c. Comune di Oria - TAR PUGLIA, Lecce Sez. III - 10 settembre 2010, n. 1962
DIRITTO URBANISTICO - Attività edilizia - Autorità comunale - Potere di vigilanza - Potere di sospensione - Ingiunzione di demolizione - Artt- 23 e 27 d.P.R. n. 380/2001. Il potere di vigilanza e controllo sull'attività edilizia attribuito all'autorità comunale non è limitato alla previsione di cui all’art. 23, comma 6, del d.P.R. n. 380/2001, relativo alla disciplina della denuncia di inizio attività; trattandosi, infatti, di un potere generale attribuito all'autorità amministrativa per tutti i tipi di intervento edilizio che avvengono sul territorio di competenza,può svolgersi senza limiti di tempo e può esplicarsi sia attraverso l’esercizio del potere di sospensione che di ingiunzione alla demolizione da parte dell'ente comunale ex art. 27 del d.P.R. n. 380 del 2001 (T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 03 febbraio 2006, n. 1506). Pres. Cavallari, Est. Caprini - M.A. (avv. Assanti) c. Comune di Oria - TAR PUGLIA, Lecce Sez. III - 10 settembre 2010, n. 1962
Meo Angelo, rappresentato e difeso dall'avv. Cosimo Assanti, con domicilio eletto presso Fabrizio Cananiello in Lecce, via Liguria n. 26;
Corvino Giuseppe, Corvino Cosimo, rappresentati e difesi dall'avv. Fernando Palermo, con domicilio eletto presso Francesco Marchello in Lecce, via G. Chiriatti n.6;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 20/05/2010 la dott.ssa Gabriella Caprini e uditi per le parti l’avv. Assanti e l’avv. Serafini, in sostituzione dell’avv. Palermo;
1.1. Dispone l’art. 22, comma 1, del d.P.R. 380/01: “Sono realizzabili mediante denuncia di inizio attività gli interventi non riconducibili all'elenco di cui all'articolo 10 e all'articolo 6, che siano conformi alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente”.
Si premette che dal dato letterale nonché dalla stessa “ratio” della norma - indipendentemente dalla ricostruzione giuridica dell’istituto (sia esso atto soggettivamente ed oggettivamente privato che, in presenza di determinate condizioni e all'esito di una fattispecie a formazione complessa, attribuisce al privato una legittimazione “ex lege” allo svolgimento di una determinata attività liberalizzata ovvero provvedimento implicito di assenso) -, emerge chiaramente che l'operatività di tale modulo procedimentale è subordinata alla conformità dell'attività edilizia alle prescrizioni degli strumenti urbanistici e, in generale, della normativa urbanistica vigente (T.A.R. Toscana Firenze, sez. III, 20 gennaio 2009, n. 21), come dimostra anche la circostanza che tale denuncia deve essere accompagnata dalla asseverazione di conformità (T.A.R. Campania Napoli, sez. IV, 12 gennaio 2009, n. 68) che attesti, tra l’altro, il rispetto delle norme di sicurezza ed igienico sanitarie. Ne consegue che, in assenza di detta conformità urbanistico-edilizia o alle normative di settore, il ricorso all’istituto non è, a priori, ammissibile, rimanendo l’opera senza titolo per mancata produzione degli effetti legali tipici. In altri termini, la valenza di tale istituto non può trasformare in lecita e/o legittima un'attività edilizia oggettivamente abusiva (T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 03 febbraio 2006, n. 1506).
A tal proposito, si osserva che l’assoluzione è stata emessa con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, non risultando fornita la prova dell’elemento psicologico del reato. In particolare, contrariamente all’assunto difensivo, osserva il giudice penale “nella condotta posta in essere dall’imputato sussistono quindi gli estremi oggettivi della contravvenzione contestata, in quanto si è in presenza di una recinzione realizzata ad una distanza inferiore ad un metro rispetto al ciglio della strada comunale che attraversa la contrada “Romatizza” fuori dal centro abitato. Tuttavia, … si deve escludere la responsabilità penale del Meo, in quanto nei suoi confronti è ravvisabile una situazione di buona fede ...”. A seguito dell’accertamento in sede penale è, invece, definitivamente provata la circostanza che l’edificazione del muro di cinta è avvenuta in difformità della DIA presentata in data 22.12.1998 e della dichiarazione di inizio lavori del 20.01.1999. Infatti, se è vero che nel primo atto il ricorrente ha genericamente dichiarato: “detta recinzione sarà posta al limite fra la sede stradale e l’inizio del terreno”, successivamente, con la comunicazione di inizio lavori, il medesimo ha precisato: “nella costruzione della recinzione si rispetterà il confine fra la strada ed il proprio terreno, così come individuato dai tecnici di questo Comune”. Nella relazione asseverata del tecnico che aveva redatto il progetto, allegata, si attestava, ulteriormente, quanto segue. “Il progetto così come è stato impostato, con tutte le relative caratteristiche, fra cui l’ubicazione della recinzione, il tipo di recinzione, l’altezza della stessa, rispetta il contenuto di cui al d.P.R. 26.04.1993 n. 147”. Tale decreto, rubricato “Regolamento recante modificazioni ed integrazioni agli articoli 26 e 28 del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 (regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada)”, prescrive, all’art. 26 (“Fasce di rispetto fuori dai centri abitati”), comma 7: “La distanza dal confine stradale, fuori dai centri abitati, da rispettare per impiantare lateralmente alle strade siepi vive, anche a carattere stagionale, tenute ad altezza non superiore ad 1 m sul terreno non può essere inferiore a 1 m. Tale distanza si applica anche per le recinzioni non superiori ad 1 m costituite da siepi morte in legno, reti metalliche, fili spinati e materiali similari, sostenute da paletti infissi direttamente nel terreno o in cordoli emergenti non oltre 30 cm. dal suolo”.
1.3. Atteso che la recinzione risulta costruita ad una distanza inferiore a quella legale,nonché a quella dichiarata, ne consegue che la difformità dal titolo abilitativo e, conseguentemente, nello specifico, dalla inderogabile disciplina in materia di rispetto delle distanze, in relazione alla quale non può operare la DIA, non solo “non impedisce, anzi impone, all'Amministrazione di esercitare il suo potere inibitorio e/o sanzionatorio anche dopo la scadenza del termine previsto per la verifica dei presupposti” (T.A.R. Toscana Firenze, sez. III, 20 gennaio 2009, n. 21).
Ciò significa che il potere di vigilanza e controllo sull'attività edilizia attribuito all'autorità comunale non è limitato alla previsione di cui all’art. 23, comma 6, del d.P.R. n. 380/2001, relativo alla disciplina della denuncia di inizio attività; trattandosi, infatti, di un potere generale attribuito all'autorità amministrativa per tutti i tipi di intervento edilizio che avvengono sul territorio di competenza,può svolgersi senza limiti di tempo e può esplicarsi sia attraverso l’esercizio del potere di sospensione che di ingiunzione alla demolizione da parte dell'ente comunale ex art. 27 del d.P.R. n. 380 del 2001 (T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 03 febbraio 2006, n. 1506). Trattandosi di difformità dal titolo abilitativo formatosi, la fattispecie non rientra nell’ambito dell’esercizio del potere di autotutela da parte della Pubblica amministrazione, che si attua attraverso provvedimenti di secondo grado, quali l’annullamento o la revoca. Essa è, invece, esplicazione del diverso potere repressivo-ripristinatorio, conseguente all’accertamento dell’abuso compiuto.
2.1. Posto che il potere di vigilanza urbanistico-edilizia rientra nell’ambito dell’attività vincolata, rispetto alla quale non residua alcuna discrezionalità in capo all’Amministrazione comunale in ordine alla repressione degli abusi, i cui estremi (particelle catastali interessate dalla recinzione) si desumono “per relationem” dalla denuncia di inizio attività e dalla ordinanza di sospensione dei lavori richiamate, alcun apporto partecipativo avrebbe potuto essere fornito dal ricorrente a seguito della eventuale comunicazione dell’avvio del procedimento finalizzato alla demolizione, la cui ingiunzione (o diffida a demolire) è stata impugnata con il presente ricorso. Trova, in ogni caso, applicazione il disposto di cui all’art. 21 octies della medesima legge, a norma del quale: “2. Non è annullabile il provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per la natura vincolata del provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato. Il provvedimento amministrativo non è comunque annullabile per mancata comunicazione dell'avvio del procedimento qualora l'amministrazione dimostri in giudizio che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato”.
2.3. La parte ricorrente sostiene, infine, che il lungo lasso di tempo trascorso dalla realizzazione delle opere, nel 1999, avrebbe ingenerato una posizione di affidamento sulla legittimità della loro realizzazione con conseguente necessità di una puntuale istruttoria, risultante dalla motivazione, in ordine al pubblico interesse alla loro demolizione – diverso da quello del mero ripristino della legalità - idonea a giustificare il sacrificio degli interessi privati oltre che una generica tardività nell’esercizio del potere repressivo che lo renderebbe illegittimo.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Puglia – Lecce - sezione terza respinge il ricorso indicato in epigrafe.
Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 20/05/2010 con l'intervento dei Magistrati: