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Timestamp: 2018-11-17 18:57:42+00:00
Document Index: 33096200

Matched Legal Cases: ['art. 1284', 'art. 17', 'art.2', 'art. 26', 'art. 39', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 1284']

Ed.311012 Serafinelli
Nel comunicato stampa del 26/6/2012 (v.allegato) l’Agenzia delle Entrate informa che il direttore dell’Agenzia delle Entrate con un apposito provvedimento proroga al 29 ottobre 2012 il termine, inizialmente fissato al 30 giugno p.v., per la comunicazione dei contratti di leasing e di noleggio. La proroga si è resa necessaria per facilitare gli operatori a reperire e produrre, per la prima volta, le informazioni da comunicare all’Anagrafe tributaria e per adeguare i loro applicativi informatizzati. Con lo slittamento della scadenza, l’Agenzia delle Entrate ha preso atto delle difficoltà tecniche evidenziate dalle Associazioni di categoria. Ed.270612 Serafinelli<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Prorogato al 31 gennaio 2012 il termine di presentazione dello Spesometro
Lo stabilisce un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che concede un mese in più per trasmettere i dati di acquisti, cessioni e prestazioni, rese e ricevute, nel periodo d’imposta 2010, di importo non inferiore a 25.000 euro. Il nuovo termine sostituisce il vecchio fissato al 31 dicembre 2011. Si tratta della comunicazione obbligatoria prevista dall’articolo 21 del Decreto legge 78/2010 (spesometro) per gli acquisti e le cessioni di beni, le prestazioni di servizi effettuate e ricevute. A regime, la comunicazione dovrà essere, invece, trasmessa entro il 30 aprile di ciascun anno successivo alla scadenza del periodo d’imposta di riferimento per tutte le movimentazioni di valore pari o superiore a 3.000 euro al netto dell’Iva ovvero a 3.600 euro, Iva inclusa, per le operazioni senza obbligo di emissione della fattura. In materia “spesometro”, nel sito dell’Agenzia delle Entrate è possibile consultare documenti di normativa, prassi amministrativa e le risposte ai quesiti delle associazioni di categoria fornite dall’Amministrazione finanziaria. Ed.221211 Serafinelli
Dal 1° gennaio 2012 aumenta il tasso d’interesse legale dall’1,5% al 2,5%
A decorrere dal 1° gennaio 2012 il saggio d’interesse legale su base annua, di cui all'art. 1284 del Codice Civile, sale di un punto percentuale passando dall’1,5% al 2,5%. Lo stabilisce il Ministro dell'Economia e delle Finanze con Decreto 12 dicembre 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 291 del 15 dicembre 2011. L’aumento produrrà, tra l’altro, anche un maggior costo per coloro che si avvarranno del ravvedimento operoso per ritardato od omesso versamento di imposte e presentazione di dichiarazione. <?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Tabella storica del saggio d'interesse legale
Ed.161211-Serafinelli
Sono stati istituiti dall’Agenzia delle Entrate con risoluzione n. 120/E del 12/12/2011, che attribuisce ad ogni tributo il codice di riferimento che dovrà utilizzare il contribuente che intende versare soltanto una quota dell'importo complessivo richiestogli con comunicazione d’irregolarità a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni ex articolo 36-bis del Dpr 600/1973. Vale a dire quando dalla dichiarazione presentata emerge una maggiore imposta rispetto a quella indicata dal contribuente e l’Ufficio invia, prima della cartella di pagamento, una comunicazione di irregolarità in cui riporta le maggiori somme dovute, incluse sanzioni ed interessi. Se il contribuente provvede al versamento di quanto richiesto entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione di irregolarità, beneficiando della riduzione della sanzione a 1/3 di quella ordinaria (10% anziché 30%) e decide di pagare solo una quota delle cifre indicate nella comunicazione di irregolarità, non potrà utilizzare l'allegato modello F24 precompilato, che riporta l'intero importo con il codice tributo 9001, ma dovrà compilare un nuovo F24 utilizzando i codici tributo istituiti dalla suddetta risoluzione identificativi delle diverse imposte, da esporre nella sezione "Erario" in corrispondenza degli "importi a debito versati", indicando il codice atto e l'anno di riferimento presenti nella comunicazione di irregolarità. Per maggiori dettagli si rimanda alla risoluzione in allegato. Ed.131211 Serafinelli
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Acconto IRPEF 2011 ridotto all’82 per cento
La notizia è contenuta nel comunicato stampa 23 novembre 2011 del Dipartimento delle Finanze Direzione Comunicazione Istituzionale della Fiscalità con il quale informa che è stato firmato in data 21 novembre 2011, e che è in corso di pubblicazione, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che prevede, fra l’altro, il differimento del versamento di 17 punti percentuali dell’acconto IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche) dovuto per il periodo d’imposta 2011. Di conseguenza l’acconto IRPEF dovuto entro mercoledì 30 novembre 2011 ammonterà all’82 per cento anziché al 99 per cento. La differenza sarà versata a giugno del 2012. Pertanto, dato che il primo acconto 2011 è già stato versato il 39,6% dell'intera Irpef 2010, la seconda rata dell'acconto sarà pari al 42,4% della stessa dell'Irpef 2010 (82% - 39,6%). Ai contribuenti che hanno già effettuato il pagamento dell'acconto nella misura del 99 per cento spetta un credito d'imposta pari alla differenza pagata in eccesso, da utilizzare in compensazione con il modello F24 (art. 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241). Per coloro che si sono avvalsi dell'assistenza fiscale, i sostituti d'imposta tratterranno l'acconto applicando la nuova percentuale dell’82 per cento. Qualora sia stato già effettuato il pagamento dello stipendio o della pensione senza considerare tale riduzione, i sostituti d’imposta provvederanno a restituire nella retribuzione erogata nel mese di dicembre le maggiori somme trattenute. Nel caso in cui i sostituti d’imposta non siano in grado di riconoscere la riduzione dell’acconto sulle retribuzioni erogate nel mese di dicembre 2011, gli stessi dovranno comunque restituire le maggiori somme trattenute nella retribuzione successiva. Ed.23112011 Serafinelli
Più facile chiudere entro il 4 ottobre 2011 le partite Iva inattive
Con risoluzione 93/E del 21 settembre 2011(v.allegato) l’Agenzia delle Entrate semplifica ulteriormente gli adempimenti dei titolari di partita Iva inutilizzata. Si tratta di contribuenti in possesso di partita Iva che non presentano la relativa dichiarazione da almeno tre anni oppure non svolgono alcuna attività ed hanno omesso la presentazione della dichiarazione di cessazione attività. Per fruire dell’agevolazione è necessario che il contribuente non abbia esercitato attività d’impresa o di arte e professione e che non abbia effettuato alcuna operazione nei periodi successivi all’anno di effettiva cessazione dell’attività, da indicare nel modello di pagamento. In presenza delle condizioni richieste per beneficiare dell’agevolazione e versando la sanzione si sanano anche le irregolarità legate alla mancata presentazione delle dichiarazioni Iva, nonché delle dichiarazioni dei redditi limitatamente ai redditi d’impresa e lavoro autonomo, con importi pari a zero, in relazione ai periodi successivi all’anno di effettiva cessazione dell’attività che risulta dal modello F24. Per mettersi in regola è sufficiente effettuare il versamento della sanzione minima di 129 euro entro il 4 ottobre 2011 con il modello F24 “Elementi identificativi” compilato in ogni sua parte e senza dover presentare all’Agenzia né la copia del versamento né la dichiarazione di cessazione attività. Questo perché, compilando correttamente in ogni parte il modello di pagamento (v. ris.72E allegata) riportando nella sezione “Contribuente” i dati anagrafici e il codice fiscale di chi effettua il versamento e nella sezione “Erario ed altro”:
la lettera “R” nel campo “tipo”;
il numero della partita Iva da chiudere nel campo “elementi identificativi”;
il codice tributo 8110 nel campo “codice”;
l’anno di cessazione dell'attività nel campo “anno di riferimento”,
i dati dei versamenti effettuati con l’F24 dedicato vengono direttamente acquisiti dal Fisco con il confronto con quelli contenuti nel sistema informativo dell’Anagrafe tributaria. E, quindi, non è necessario presentare la dichiarazione di cessazione attività con il modello AA7 (previsto per i soggetti diversi dalle persone fisiche) o il modello AA9 (previsto per le imprese individuali e lavoratori autonomi), perché il versamento effettuato correttamente sostituisce la presentazione della dichiarazione.
Per i contribuenti che non si avvalgano di tale opportunità concessa dal decreto legge 98/2011, l’Agenzia può procedere alla chiusura d’ufficio della partita Iva e all’irrogazione della sanzione fino a 2.065 euro.
Ed.210911
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Dal 17 settembre 2011 l’aliquota Iva ordinaria passa dal 20 al 21%
Lo rende noto l’Agenzia delle Entrate nel comunicato stampa datato 16 settembre 2011, a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge n. 148/2011, di conversione del decreto legge n. 138 del 2011, che prevede, tra l’altro, l’aumento dell’aliquota Iva ordinaria dal 20 al 21% (art.2, comma 2-bis). L’Agenzia avverte gli operatori economici di essere già in grado di applicare, dal 17 settembre 2011, la nuova aliquota. Tuttavia, se nella fase di prima applicazione ragioni di ordine tecnico impediscano di adeguare in modo rapido i software per la fatturazione e i misuratori fiscali, gli operatori potranno regolarizzare le fatture eventualmente emesse e i corrispettivi annotati in modo non corretto effettuando la variazione in aumento (art. 26, primo comma, del DPR n. 633 del 1972). La regolarizzazione non comporterà alcuna sanzione se la maggiore imposta collegata all’aumento dell’aliquota verrà comunque versata nella liquidazione periodica in cui l’Iva è esigibile. L’Agenzia si riserva di fornire ulteriori chiarimenti con successivi documenti di prassi amministrativa.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Ed.160911
Chiusura lite fiscale pendente per importo non superiore a 20.000 euro
In riferimento alla norma approvata con la stabilizzazione finanziaria di luglio 2011, (art. 39, comma 12, Dl 98/2011), tesa a ridurre le cause giacenti presso le Commissioni tributarie o davanti al giudice ordinario, in ogni grado di giudizio, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate con provvedimento del 13 settembre 2011 ha approvato il modello e relative istruzioni per chiedere al Fisco la chiusura dei contenziosi tributari, pendenti al 1° maggio 2011, per importi non superiori a 20.000 euro. Sono ammessi alla procedura abbreviata tutti gli atti impositivi, inclusi gli avvisi di accertamento ed i provvedimenti di irrogazione di sanzioni. Per la domanda va utilizzato un modello per ciascuna definizione “abbreviata” e, quindi, per ogni lite. Il modello è composto da un frontespizio e dalle sezioni dove inserire i dati di identificazione di chi ha dato inizio al contenzioso, di chi presenta l’istanza (in caso si tratti di persona diversa dalla prima) e la causa di riferimento. La domanda va inviata, entro il 2 aprile 2012, per via telematica, dai soggetti abilitati, oppure presentata direttamente presso qualsiasi direzione provinciale delle Entrate. La data di inizio invio del modello sarà resa nota a breve dall’Agenzia. Il contribuente riceverà, da chi esegue la trasmissione on line, copia cartacea della richiesta e la copia della comunicazione dell’Agenzia delle Entrate, che attesta il ricevimento dell’istanza e costituisce prova dell’avvenuta presentazione. Tutta la relativa documentazione, comprese le attestazioni dei versamenti effettuati, deve essere conservata dal contribuente fino alla conclusione definitiva del giudizio. Per ciascuna lite fiscale autonoma va effettuato, entro il 30 novembre 2011, in unica soluzione un separato versamento.Gli importi dei versamenti sono: 150 euro per le liti di valore inferiore a 2.000 euro; 10% del valore se l’ultima sentenza è stata favorevole al contribuente; 50% del valore se l’ultima sentenza è stata favorevole all’Agenzia; 30% se non c’è stata ancora alcuna sentenza. Non è consentito il meccanismo della compensazione di cui all’art. 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Per la corretta compilazione del modello“F24 Versamenti con elementi identificativi”, si ricorda la risoluzione 82/E del 5 agosto 2011, con la quale sono stati istituiti il codice tributo 8082 e il codice identificativo 71, il primo definisce il versamento, il secondo il soggetto che ha iniziato la causa. L’Agenzia considererà conclusa la procedura soltanto se il pagamento è stato effettuato per intero e se la domanda è stata presentata entro i termini previsti. Nell’ipotesi in cui non vi siano somme da versare, è sufficiente l’invio della richiesta. In caso di errore “scusabile” del contribuente nel fare i conti, l’Amministrazione comunicherà l’ammontare della differenza dovuta e dei relativi interessi. Per maggiori dettagli vedere file in allegato. Ed.140911 Serafinelli
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Federalismo fiscale municipale in sintesi
A decorrere dall'anno 2011:
sono attribuiti ai comuni, relativamente agli immobili ubicati nel loro territorio, il gettito o quote del gettito dei seguenti tributi:
a) imposta di registro ed imposta di bollo;
b) imposte ipotecaria e catastale;
g) cedolare secca sugli affitti;
Per i tributi di cui alle lettere a), b), e) ed f) l'attribuzione del gettito è pari al 30 per cento del gettito stesso.
Ai comuni è attribuita una compartecipazione al gettito Iva assumendo a riferimento il territorio su cui si è determinato il consumo che ha dato luogo al prelievo. La percentuale della compartecipazione al gettito Iva è fissata in misura finanziariamente equivalente alla compartecipazione del 2 per cento al gettito dell'imposta sul reddito delle persone fisiche.
In sede di prima applicazione ed in attesa della determinazione del gettito dell'imposta sul valore aggiunto ripartito per ogni comune, l'assegnazione del gettito ai comuni avviene sulla base del gettito dell'imposta sul valore aggiunto per provincia, suddiviso per il numero degli abitanti di ciascun comune.
Gettito imposte ipotecaria e catastale
Il gettito delle imposte ipotecaria e catastale relative agli atti soggetti ad imposta sul valore aggiunto resta attribuito allo Stato.
A decorrere dall'anno 2012:
l'addizionale all'accisa sull'energia elettrica cessa di essere applicata nelle regioni a statuto ordinario ed è corrispondentemente aumentata, nei predetti territori, l'accisa erariale in modo da assicurare l’invarianza di gettito.
Per incentivare la partecipazione dei comuni all'attività di accertamento tributario e del gettito tribuario:
a) è assicurato al comune interessato il maggior gettito derivante dall'accatastamento degli immobili non dichiarati in catasto;
b) è elevata al 50 per cento la quota dei tributi statali riconosciuta ai comuni e dagli stessi riscossi a seguito della lotta all’evasione;
c) possibilità di accesso dei singoli comuni all’anagrafe tributaria per la verifica dei dati relativi:
1) ai contratti di locazione ed ogni altra informazione riguardante il possesso o la detenzione di immobili ubicati nel proprio territorio;
2) contratti di somministrazione di energia elettrica, di servizi idrici e del gas relativi agli immobili ubicati nel proprio territorio;
4) ai soggetti che esercitano nello stesso un'attività di lavoro autonomo o d’impresa;
d) i comuni hanno anche accesso, con le modalità di cui alla lettera c), a qualsiasi altra banca dati pubblica, per la verifica d’immobili presenti ovvero di soggetti aventi domicilio fiscale nel comune, al fine del controllo dell'evasione erariale o di tributi locali.
Sanzioni sul mancato accatastamento, variazione di consistenza e di destinazione di immobili
A decorrere dal 1° maggio 2011:
gli importi minimo e massimo della sanzione amministrativa prevista per l'inadempimento degli obblighi di dichiarazione agli uffici dell'Agenzia del territorio degli immobili e delle variazioni di consistenza o di destinazione dei medesimi sono quadruplicati. Il 75 per cento dell'importo delle sanzioni irrogate a decorrere dalla predetta data è devoluto al comune ove è ubicato l'immobile stesso.
In alternativa rispetto al regime ordinario vigente per la tassazione del reddito fondiario ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, il proprietario o il titolare del diritto reale di godimento di unità immobiliari abitative locate ad uso abitativo può optare il regime della cedolare secca.
il canone di locazione relativo ai contratti aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo e le relative pertinenze locate congiuntamente all'abitazione, può essere assoggettato, in base alla decisione del locatore, ad un'imposta, cedolare secca, sostitutiva dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e delle relative addizionali, delle imposte di registro e di bollo, sulla risoluzione e sulle proroghe del contratto di locazione.
Sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti la cedolare secca si applica in ragione di un'aliquota del 21 per cento. La cedolare secca può essere applicata anche ai contratti di locazione per i quali non è obbligatoria la registrazione. Per i contratti relativi ad abitazioni ubicate nei comuni ad alta tensione abitativa, l'aliquota della cedolare secca è ridotta al 19 per cento.
Restano, comunque, fermi gli obblighi di presentazione della dichiarazione dei redditi e la registrazione del contratto di locazione
Nei casi di omessa registrazione del contratto di locazione si applica la sanzione amministrativa dal centoventi al duecentoquaranta per cento dell'imposta dovuta.
Versamento della cedolare
La cedolare secca va versata entro il termine stabilito per il pagamento dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. Non si fa luogo al rimborso delle imposte di bollo e di registro eventualmente già pagate. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento (7 aprile 2011), saranno stabilite modalità di esercizio dell'opzione e versamento in acconto della cedolare secca dovuta, nella misura dell'85 per cento per l'anno 2011 e del 95 per cento dal 2012, e del versamento a saldo della medesima.
Se nella dichiarazione dei redditi il canone derivante dalla locazione d’immobili ad uso abitativo non è indicato o è indicato in misura inferiore a quello effettivo, le sanzioni amministrative si raddoppiano. Le disposizioni suddette non riguardano le locazioni d’unità immobiliari ad uso abitativo effettuate nell'esercizio di un’attività d'impresa, o d’arti e professioni.
Reddito mimimo
Il reddito derivante dai contratti non può essere, comunque, inferiore al reddito determinabile dall’applicazione delle tariffe d'estimo, stabilite secondo le norme della legge catastale per ciascuna categoria e classe, ovvero, per i fabbricati a destinazione speciale o particolare, mediante stima diretta.
Reddito immobiliare ed I.S.E.E (indicatore della situazione economica equivalente)
Quando le vigenti disposizioni fanno riferimento, per il riconoscimento di spettanze o per la determinazione di deduzioni, detrazioni o benefici di qualsiasi titolo, anche di natura non tributaria, al possesso di requisiti reddituali, si tiene conto anche del reddito assoggettato alla cedolare secca.
Sospensione aggiornamento del canone di locazione
Nel caso in cui il locatore opti per l'applicazione della cedolare secca è sospesa, per il periodo corrispondente alla durata dell'opzione, la facoltà di chiedere l'aggiornamento del canone, anche se prevista nel contratto a qualsiasi titolo, inclusa la variazione accertata dall'ISTAT dell'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati verificatasi nell'anno precedente.
Inefficacia dell’opzione
L'opzione non ha effetto se di essa il locatore non ha dato preventiva comunicazione al conduttore con lettera raccomandata, con la quale rinuncia ad esercitare la facoltà di chiedere l'aggiornamento del canone a qualsiasi titolo.
I comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni ed i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte possono istituire, con deliberazione del consiglio, un'imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio, da applicare, secondo criteri di gradualità in proporzione al prezzo, sino a 5 euro per notte di soggiorno. Il relativo gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive ed interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali e relativi servizi pubblici locali.
E’ prevista la cessazione, anche parziale, della sospensione del potere dei comuni di istituire l'addizionale comunale all'imposta sul reddito delle persone fisiche, ovvero di aumentare la stessa nel caso in cui sia stata istituita.
Entro il 31 ottobre 2011 è disciplinata la revisione dell'imposta di scopo in modo da prevedere l'individuazione di opere pubbliche ulteriori rispetto a quelle già previste e la possibilità che il gettito dell'imposta finanzi l'intero ammontare della spesa per l'opera pubblica da realizzare.
A decorrere dall'anno 2014, è istituita l'imposta municipale propria sugli immobili diversi dall’abitazione principale che andrà a sostituire l'imposta sul reddito delle persone fisiche e le relative addizionali dovute in relazione ai redditi fondiari relativi ai beni non locati.
L'imposta municipale propria non si applica al possesso dell'abitazione principale ed alle pertinenze della stessa.
Si intende per effettiva abitazione principale l'immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente. L'esclusione si applica alle pertinenze classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un'unità pertinenziale per ciascuna delle categorie catastali indicate, anche se iscritte in catasto unitamente all'unità ad uso abitativo. L'esclusione non si applica alle unità immobiliari classificate nelle categorie catastali A1, A8 e A9.
L'imposta municipale propria ha per base imponibile il valore dell'immobile determinato applicando all'ammontare delle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1 gennaio dell'anno di imposizione, aggiornate con determinati moltiplicatori.
Nel caso di possesso di immobili non costituenti abitazione principale l'imposta è dovuta annualmente in ragione di un'aliquota dello 0,76 per cento, che i comuni possono, con deliberazione del consiglio comunale adottata entro il termine per la deliberazione del bilancio di previsione, modificare, in aumento o in diminuzione, sino a 0,3 punti percentuali ovvero sino a 0,2 punti percentuali con riduzione fino alla metà in caso di immobile locato.
Soggetti passivi dell'imposta municipale propria sono il proprietario di immobili, inclusi i terreni e le aree edificabili, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l'attività dell'impresa, ovvero il titolare di diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie sugli stessi. Nel caso di concessione di aree demaniali, soggetto passivo è il concessionario. Per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria, soggetto passivo è il locatario a decorrere dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto.
L'imposta è dovuta per anni solari proporzionalmente alla quota ed ai mesi dell'anno nei quali si è protratto il possesso. A tal fine il mese durante il quale il possesso si è protratto per almeno quindici giorni è computato per intero. A ciascuno degli anni solari corrisponde un'autonoma obbligazione tributaria.
I soggetti passivi effettuano il versamento dell'imposta dovuta al comune per l'anno in corso in due rate di pari importo, scadenti la prima il 16 giugno e la seconda il 16 dicembre. E’ facoltà del contribuente provvedere al versamento dell'imposta complessivamente dovuta in unica soluzione annuale, da corrispondere entro il 16 giugno. Vale a dire in maniera simile a come accade ora per l’Ici. Ma attenzione! A partire dal 1° gennaio 2015, l'imposta è corrisposta con le modalità stabilite dal comune.
Sono esenti dall'imposta municipale propria gli immobili posseduti dallo Stato, e quelli posseduti, nel proprio territorio, dalle regioni, dalle province, dai comuni, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti e, ove non soppressi, dagli enti del servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali.
Il reddito agrario, i redditi fondiari diversi da quelli cui si applica la cedolare secca, i redditi derivanti dagli immobili non produttivi di reddito fondiario e dagli immobili posseduti dai soggetti passivi dell'imposta sul reddito delle società, continuano ad essere assoggettati alle ordinarie imposte erariali sui redditi.
Tributi sul trasferimento immobiliare
A decorrere dal 1° gennaio 2014:
- Aliquota 9 per cento per gli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di beni immobili in genere e atti traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari di godimento, compresi la rinuncia pura e semplice agli stessi, i provvedimenti d’espropriazione per pubblica utilità e i trasferimenti coattivi;
- Aliquota del 2 per cento se il trasferimento ha per oggetto case di abitazione, ad eccezione di quelle di categoria catastale A1, A8 e A9.
L’imposta dovuta non può essere inferiore a 1.000 euro e tutti gli atti assoggettati a tale imposta e le formalità direttamente conseguenti posti in essere per effettuare gli adempimenti presso il catasto ed i registri immobiliari sono esenti dall'imposta di bollo, dalle imposte ipotecaria e catastale, dai tributi speciali catastali e dalle tasse ipotecarie.
L'imposta municipale secondaria è introdotta, con deliberazione del consiglio comunale, per sostituire le seguenti forme di prelievo:
- la tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche:
- il canone di occupazione di spazi ed aree pubbliche, l'imposta comunale sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni;
Con l'introduzione del tributo suddetto, è abolita l'addizionale per l'integrazione dei bilanci degli enti comunali di assistenza.
Con regolamento da adottarsi d'intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, è dettata la disciplina generale dell'imposta municipale secondaria, in base ai seguenti criteri:
d) disciplina delle modalità di pagamento, i modelli della dichiarazione, l'accertamento, la riscossione coattiva, i rimborsi, le sanzioni, gli interessi ed il contenzioso;
e) l'istituzione del servizio di pubbliche affissioni non è obbligatoria e sono individuate idonee modalità, anche alternative all'affissione di manifesti, per l'adeguata diffusione degli annunci obbligatori per legge, e per l'agevolazione della diffusione di annunci di rilevanza sociale e culturale;
f) i comuni hanno la facoltà di disporre esenzioni ed agevolazioni, in modo da consentire anche una più piena valorizzazione della sussidiarietà orizzontale, e per ulteriori modalità applicative del tributo.
Indeducibilità dell’imposta municipale
L'imposta municipale propria è indeducibile dalle imposte erariali sui redditi e dall'imposta regionale sulle attività produttive.
Al fine di assicurare la neutralità finanziaria nei confronti delle regioni a statuto speciale il decreto legislativo n. 23/2011 in argomento è applicabile nel rispetto dei rispettivi statuti e norme speciali. In particolare:
a) nei casi in cui, in base alla legislazione vigente, alle regioni a statuto speciale spetta una compartecipazione al gettito dell'imposta sul reddito delle persone fisiche ovvero al gettito degli altri tributi erariali, questa s’intende riferita anche al gettito della cedolare secca;
b) sono stabilite la decorrenza e le modalità d’applicazione delle disposizioni sulla devoluzione della fiscalità immobiliare nei confronti dei comuni ubicati nelle regioni a statuto speciale, nonché le percentuali delle compartecipazioni all'imposta municipale propria si tiene conto anche dei tributi da essa sostituiti.
Nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome che esercitano le funzioni in materia di finanza locale, le modalità d’applicazione delle disposizioni relative alle imposte comunali istituite con il citato decreto sono stabilite dalle predette autonomie speciali in conformità con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione.
Per un esame più approfondito e completo del provvedimento legislativo 14 marzo 2011 n. 23, in argomento, si consiglia la visione del testo in allegato.
Ed280311
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In vigore dal 7 aprile 2011 le disposizioni sul Federalismo Fiscale Municipale
Lo stabilisce il Decreto Legislativo n. 23 del 14 marzo 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 67 del 23 marzo 2011. Il provvedimento, composto di 14 articoli, contiene interessanti novità, in quanto dispone su:<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
- Devoluzione ai Comuni della fiscalità immobiliare;
- Cedolare secca sugli affitti;
- Imposta di soggiorno;
- Addizionale comunale all'imposta sul reddito delle persone fisiche;
- Imposta di scopo;
- Federalismo fiscale municipale;
- Imposta municipale propria e secondaria;
- Applicazione dei tributi sul trasferimento immobiliare;
- Fondo perequativo per Comuni e Province;
- Ambito di applicazione del decreto legislativo, regolazioni finanziarie e norme transitorie. Per un esame approfondito del provvedimento V.allegato
Ed.240311
Anche per il 2011 il beneficio dell’imposta sostitutiva del 10% sugli incrementi di produttività
L’agevolazione fiscale, introdotta per il 2008 e poi prorogata, con alcune modificazioni, per il 2009 e per il 2010, sulle componenti accessorie della retribuzione corrisposte ai lavoratori dipendenti del settore privato per incrementi di produttività, è stata confermata anche per il 2011 con il limite reddituale dell’anno precedente, elevato, per l’accesso al beneficio, da 35mila a 40mila euro e con 6mila euro di limite complessivo di retribuzione detassabile ad imposta sostitutiva del 10%.
Non occorre un documento cartaceo a giustificare il diritto. Sarà il datore di lavoro a certificare nel modello Cud, rilasciato ai dipendenti, che le somme si riferiscono ad incrementi di produttività e che sono state erogate in base a uno specifico accordo o contratto collettivo territoriale o aziendale. Il datore di lavoro dovrà, poi, se richiesta, fornire la prova che sono relative ad incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione ed efficienza organizzativa, in relazione a risultati riferibili all’andamento economico o agli utili della impresa od ogni altro elemento rilevante ai fini del miglioramento della competitività aziendale.
Il chiarimento è contenuto nella circolare congiunta dell’Agenzia delle Entrate - Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 3/E del 14 febbraio 2011, contenente, tra l’altro, ulteriori chiarimenti sulla tassazione sostituiva delle retribuzioni accessorie connesse ad incrementi di produttività.
In particolare è chiarito che sono detassate, nei limiti previsti, lo straordinario (sia a forfait o “in senso stretto”), il tempo parziale, il lavoro notturno e quello festivo, le indennità di turno e le maggiorazioni per lavoro normalmente prestato in base ad un orario articolato su turni e a condizione che siano correlate ad incrementi di produttività, competitività e redditività. Per i lavoratori in somministrazione, le modalità d’applicazione dell’agevolazione devono essere definite dai contratti collettivi aziendali o territoriali applicati dall’utilizzatore. Sono agevolabili anche i ristorni ai soci delle cooperative se collegati ad un incremento di produttività e se riconducibili ad accordo collettivo. (V.allegato)…
Ed.150211
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Dal 1° gennaio 2011 il tasso d’interesse legale sale all’1,5% e dal 1° febbraio 2011 aumentano le sanzioni per ravvedimento operoso
A decorrere dal 1° gennaio 2011 il saggio d’interesse legale su base annua, di cui all'art. 1284 del codice civile, sale dall’1% all’1,5%. Lo stabilisce il Ministro dell'Economia e delle Finanze con Decreto 7 dicembre 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 292 del 15 dicembre 2010. L’aumento produrrà, tra l’altro, anche un maggior costo per coloro che si avvarranno del ravvedimento operoso, per il quale è, anche, previsto, dal 1° Febbraio 2011, a seguito delle modifiche introdotte dalla Finanziaria 2011 (patto di stabilità 2011 – 2013), aumenti di sanzioni per ritardato o omesso versamento di imposte ed omessa presentazione della dichiarazione annuale. Ed.201210 Serafinelli - (V.tabella in allegato)
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