Source: http://www.sindacatofsi.it/2019/03/12/danno-da-perdita-di-chance-anche-al-disoccupato-spetta-il-risarcimento-cassazione-civile-sez-vi-sentenza-14-11-2017-n-26850/
Timestamp: 2019-03-24 05:19:57+00:00
Document Index: 70219642

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Danno da perdita di chance: anche al disoccupato spetta il risarcimento Cassazione Civile, sez. VI, sentenza 14/11/2017 n° 26850 | Sindacato FSI
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Danno da perdita di chance: anche al disoccupato spetta il risarcimento Cassazione Civile, sez. VI, sentenza 14/11/2017 n° 26850
Sezione VI-3 Civile
Ordinanza 17 settembre – 14 novembre 2017, n. 26850
P.C., elettivamente domiciliata in ROMA, FEDERICO CONFALONIERI 5, presso lo studio dell’avvocato LUIGI MANZI, rappresentata e difesa dagli avvocati MAURO PIZZIGATI, GIAN PAOLO BABINI;
FATA ASSICURAZIONI DANNI SPA, in persona del procuratore speciale, elettivamente domiciliata in ROMA, P.LE DELLE BELLE ARTI 3, presso lo studio dell’avvocato GAETANO SCALISE, che la rappresenta e difende;
P.C. convenne in giudizio innanzi al Tribunale di Ravenna A.D. e Fata Assicurazioni Danni s.p.a. chiedendo il risarcimento del danno subito a seguito di sinistro stradale nel quale l’attrice era terzo trasportato dal convenuto. Il Tribunale adito, previa CTU, accolse la domanda per quanto di ragione, condannando i convenuti in solido al pagamento della somma di Euro 78.412,81, da cui dovevano detrarsi gli importi già corrisposti. Avverso detta sentenza propose appello la P.. Con sentenza di data 26 febbraio 2016 la Corte d’appello di Bologna accolse parzialmente l’appello, riconoscendo in favore dell’appellante un danno complessivo pari ad Euro 165.013,11 e, detratto quanto corrisposto, disponeva la condanna al pagamento di Euro 32.258,59 oltre accessori; condannò quindi gli appellati in solido alla rifusione di due terzi delle spese di lite, compensate per il resto, e che liquidò in Euro 3.5000,00 per compensi professionali oltre accessori di legge.
Ha proposto ricorso per cassazione P.C. sulla base di quattro motivi e resiste con controricorso Fata Assicurazioni Danni s.p.a.. Il relatore ha ravvisato un’ipotesi di manifesta fondatezza del ricorso relativamente al primo motivo. Il Presidente ha fissato l’adunanza della Corte e sono seguite le comunicazioni di rito. E’ stata presentata memoria.
con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1226, 2043, 2056 e 2729 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonchè omesso esame del fatto decisivo e controverso ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Osserva la ricorrente che, riconosciuta la percentuale di invalidità permanente nella misura del 25%, il giudice di appello doveva procedere all’accertamento presuntivo del danno patrimoniale, anche a titolo di chances perdute, e che la circostanza che il soggetto danneggiato non svolgesse alcuna attività lavorativa non autorizzava l’esclusione di un danno futuro, dovendo il giudice al riguardo svolgere una complessa valutazione di tipo prognostico. Aggiunge che il giudice di appello ha omesso di esaminare la circostanza accertata dal CTU dell’impedimento ad intraprendere l’attività di geometra a causa delle gravissime lesioni e nulla ha osservato in ordine all’incapacità lavorativa specifica pur accertata dal CTU. Il motivo è manifestamente fondato per quanto di ragione. Il giudice di merito ha escluso la ricorrenza del danno patrimoniale sulla base della mancata dimostrazione dello svolgimento di un’attività lavorativa e ha pure escluso il danno da perdita di chance. Tale statuizione viola i principi di diritto enunciati da questa Corte in subiecta materia.
In tema di danni alla persona, l’invalidità di gravità tale (nella specie, del 25 per cento) da non consentire alla vittima la possibilità di attendere neppure a lavori diversi da quello specificamente prestato al momento del sinistro, e comunque confacenti alle sue attitudini e condizioni personali ed ambientali, integra non già lesione di un modo di essere del soggetto, rientrante nell’aspetto del danno non patrimoniale costituito dal danno biologico, quanto un danno patrimoniale attuale in proiezione futura da perdita di chance, ulteriore e distinto rispetto al danno da incapacità lavorativa specifica, e piuttosto derivante dalla riduzione della capacità lavorativa generica, il cui accertamento spetta al giudice di merito in base a valutazione necessariamente equitativa ex art. 1226 c.c. (Cass. 12 giugno 2015, n. 12211). Nei casi in cui l’elevata percentuale di invalidità permanente rende altamente probabile, se non addirittura certa, la menomazione della capacità lavorativa specifica ed il danno che necessariamente da essa consegue, il giudice può procedere all’accertamento presuntivo della predetta perdita patrimoniale, liquidando questa specifica voce di danno con criteri equitativi (Cass. 23 agosto 2011, n. 17514; 7 novembre 2005, n. 21497). La liquidazione di detto danno può avvenire attraverso il ricorso alla prova presuntiva, allorchè possa ritenersi ragionevolmente probabile che in futuro la vittima percepirà un reddito inferiore a quello che avrebbe altrimenti conseguito in assenza dell’infortunio (Cass. 14 novembre 2013, n. 25634). Il giudice di merito, escludendo in partenza il danno patrimoniale per il sol fatto della mancata prova di uno svolgimento dell’attività lavorativa, non ha adeguatamente compiuto l’accertamento presuntivo in ordine alla riduzione della perdita di guadagno nella sua proiezione futura, imposto dall’entità dei postumi, anche in termini di perdita di chance.
Con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva la ricorrente che non sono state liquidate le spese per contributo unificato e spese di notifica. Con il terzo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva la ricorrente che il giudice di appello, senza alcuna motivazione, non ha liquidato le spese della consulenza di parte. Con il quarto motivo si denuncia violazione e falsa applicazione del D.M. n. 55 del 2014, artt. 1, 2, 4 e 5, artt. 91 e 92 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva la ricorrente che nella liquidazione dei compensi professionali è stato violato il minimo previsto dalla tariffa forense.