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Timestamp: 2019-10-18 01:55:30+00:00
Document Index: 53983042

Matched Legal Cases: ['art. 99', 'art. 24', 'art. 99', 'art. 165', 'art. 99', 'art. 613', 'art. 6', 'art. 99', 'sentenza ', 'art. 257', 'art. 99', 'art. 257', 'art. 439', 'art. 446', 'art. 519', 'art. 516', 'art. 99', 'sentenza ', 'art. 99', 'art. 469', 'sentenza ', 'art. 645', 'art. 99', 'art. 645', 'sentenza ']

Art. 99 codice di procedura penale - Estensione al difensore dei diritti dell'imputato - Brocardi.it
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Articolo 99 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 99 Codice di procedura penale
1. Al difensore competono le facoltà e i diritti che la legge riconosce all'imputato, a meno che essi siano riservati personalmente a quest'ultimo [46, 419, 438, 446, 571, 589 c.p.p.] (1).
2. L'imputato può togliere effetto, con espressa dichiarazione contraria, all'atto compiuto dal difensore prima che, in relazione all'atto stesso, sia intervenuto un provvedimento del giudice (2).
(1) In questo articolo viene sottolineato il ruolo chiave che assume il difensore non come semplice legale che fornisce la propria competenza e assitenza tecnica, ma anche come rappresentante del proprio assistito; per tale ragione ad esso spettano tutti i diritti e le facoltà che spettano a quest'ultimo salvo il compimento di determinate attività che determinano la modifica della posizione sostanziale dell'imputato.
(2) Il difensore agisce in rappresentanza del proprio assistito, ma non può prendere decisioni contrastanti con le scelte di quest'ultimo poichè peraltro l'assistito può togliere efficacia al'attività compita dal difensore prima che il giudice si esprima con provvedimento.
Lo scopo della norma è di Anche tale norma è quello di fortificare la funzione del difensore e, più in generale, de diritto di difesa previsto dalla costituzione (si veda l'art. 24 cost.).
Massime relative all'art. 99 Codice di procedura penale
Il difensore d'ufficio del latitante, rappresentando quest'ultimo ad ogni effetto di legge, ai sensi dell'art. 165, comma terzo, c.p.p., ed essendo abilitato, in base al disposto di cui all'art. 99, comma 1, stesso codice, ad esercitare in sua vece tutti i diritti e le facoltà che non siano personalmente riservati all'imputato, può validamente proporre ricorso per cassazione avverso decisioni del tribunale del riesame anche senza essere iscritto all'albo speciale di cui all'art. 613 c.p.p. (Mass. redaz.).
Cass. pen. n. 2954/1999
A norma dell'art. 6, comma 5, della L. 30 luglio 1990, n. 217, la legittimazione a proporre ricorso per cassazione avverso l'ordinanza che decida sul ricorso, proposto contro il decreto di rigetto dell'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, spetta solo all'interessato e non al difensore. Infatti, attesa la natura sostanzialmente amministrativa del procedimento in questione, non è applicabile l'art. 99 c.p.p., che estende al difensore le facoltà e i diritti che la legge riconosce all'imputato.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2954 del 5 novembre 1999)
Il difensore dell'indagato, anche se non espressamente menzionato dall'art. 257 c.p.p. tra i soggetti che possono proporre istanza di riesame avverso il decreto di sequestro probatorio, è comunque legittimato a tale gravame. Al medesimo infatti competono ai sensi dell'art. 99 comma primo c.p.p. le facoltà ed i diritti attribuiti all'assistito, salvi quelli a quest'ultimo personalmente riservati tra i quali non rientra la legittimazione de quo: al proposito è significativo che l'art. 257 c.p.p. parli di «imputato» e non già di «imputato personalmente» come ad esempio l'art. 439 c.p.p., in tema di richiesta di rito abbreviato o l'art. 446 c.p.p., in materia di patteggiamento.
Cass. pen. n. 11783/1995
Il diritto di richiedere un termine per la difesa, previsto dall'art. 519 c.p.p. in caso di nuova contestazione ai sensi dell'art. 516 c.p.p. non è da considerare riservato esclusivamente all'imputato ma, senza alcuna deroga al principio generale di cui all'art. 99 c.p.p., si estende al difensore.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 11783 del 30 novembre 1995)
Cass. pen. n. 5588/1995
In tema di proscioglimento predibattimentale, l'opposizione dell'imputato contumace può essere espressa anche dal difensore. A questo competono, infatti, a norma dell'art. 99 c.p.p., le facoltà e i diritti che la legge riconosce all'imputato, a meno che siano riservati personalmente a quest'ultimo. Poiché per l'assenso al proscioglimento predibattimentale, l'art. 469 c.p.p. non ha riservato personalmente all'imputato il relativo potere, il consenso del difensore è validamente dato per l'imputato.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 5588 del 17 maggio 1995)
Cass. pen. n. 27/1995
La domanda di riparazione per ingiusta detenzione è atto personale della parte e non atto del difensore con procura, in quanto l'art. 645, comma primo, c.p.p. prevede che essa sia presentata personalmente o per mezzo di procuratore speciale, e tale previsione, secondo quanto stabilito dall'art. 99, comma primo, stesso codice, comporta una deroga - che logicamente riguarda il compimento di atti processuali, non quello di atti materiali - alla regola della rappresentanza da parte del difensore. Ne consegue che al procuratore alle liti non è consentito sottoscrivere la predetta domanda di riparazione, ma non è preclusa la facoltà di provvedere al deposito in cancelleria della domanda, sottoscritta dal suo assistito. (In motivazione, la S.C. ha rilevato che l'art. 645 c.p.p. da un lato adopera l'espressione «è presentata», la quale, se a prima vista può far pensare a una materiale attività di deposito in cancelleria, a un più attento esame rende evidente che in realtà è diretta a regolare non tale attività, bensì le varie modalità della domanda, in quanto indica la forma dell'atto, i documenti che devono accompagnarlo, i soggetti legittimati e l'ufficio presso il quale esso deve essere depositato e, dall'altro, non commina espressamente l'inammissibilità per l'inosservanza della prescrizione in questione, sicché non potrebbe ravvisarsi tale sanzione processuale, se si dovesse concludere che la prescrizione è diretta ad individuare, anziché il soggetto legittimato a formulare la domanda, quello che ne deve curare il deposito in cancelleria).
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 27 del 9 gennaio 1995)