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Timestamp: 2019-08-24 07:10:51+00:00
Document Index: 172034366

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3']

Tutela del consumatore / Pratiche commerciali scorrette e ripartizione delle competenze tra AGCM e autorità settoriali - Il TAR Lazio rimette la questione relativa al caso Enel Energia S.p.A. alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea - Lexology
Tutela del consumatore / Pratiche commerciali scorrette e ripartizione delle competenze tra AGCM e autorità settoriali - Il TAR Lazio rimette la questione relativa al caso Enel Energia S.p.A. alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea
European Union, Italy February 20 2017
Lo scorso 17 febbraio, con l’ordinanza n. 2551 il TAR Lazio ha disposto la rimessione alla Corte di Giustizia (CdG) delle questioni pregiudiziali relative al tema del riparto di competenze in materia di pratiche commerciali scorrette tra Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e autorità di settore (nel caso specifico, rappresentata dall’Autorità per l’energia, o anche AEEGSI).
Prima di esaminare più in dettaglio i quesiti sollevati, preme ripercorrere brevemente la vicenda fattuale. Con la decisione n. 25697 del 4 novembre 2015, l’AGCM condannava Enel Energia S.p.A. (Enel) al pagamento di una sanzione superiore a due milioni di euro, sia per aver posto in essere delle pratiche scorrette inerenti l’attivazione di forniture non richieste di energia elettrica e di gas naturale finalizzate all’acquisizione di clientela domestica e di micro imprese sul mercato libero, sia per aver concluso (a seguito della data di entrata in vigore del D. Lgs. n. 21/2014 attuativo della direttiva n. 2011/83/UE sui diritti dei consumatori) contratti a distanza e fuori dai locali commerciali in violazione del suddetto decreto.
La ricorrente solleva diverse censure nella propria impugnativa, di cui il giudice di prime cure ritiene preliminare trattare l’eccezione di incompetenza sollevata nei confronti dell’AGCM, a fronte della asserita competenza esclusiva dell’AEEGSI ad intervenire per sanzionare le pratiche scorrette nel settore dell’energia. Ciò in virtù delle direttive di settore n. 2009/72/CE e n. 2009/73/CE (relative a norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica e del gas), delle norme nazionali di recepimento delle stesse e delle disposizioni regolatorie quali il Codice di Condotta Commerciale per la vendita di energia elettrica e gas naturale ai clienti finali adottato dallo stesso regolatore, tutte indirettamente di promanazione comunitaria. Nell’ordinanza, ricostruendo il quadro legislativo e regolatorio di riferimento, viene data evidenza del fatto che attualmente sulla compatibilità dell’art. 27 co. 1 bis (che prevede la competenza esclusiva in capo all’AGCM con riferimento alle pratiche commerciali scorrette anche nei settori regolati) si è recentemente pronunciato il Consigio di Stato che, con l’ordinanza n. 167/2017, ha rinviato la questione alla CdG. Viene altresì dato conto della pendente procedura di infrazione avviata dalla Commissione Europea nei confronti dell’Italia, in ordine alla compatibilità della disciplina nazionale in relazione al principio di specialità contenuto nella direttiva n. 2005/29/CE sulle pratiche commerciali scorrette.
Nell’ordinanza in commento, peraltro, emerge come la ricorrente abbia dimostrato che il ricordato Codice di Condotta commerciale contenga disposizioni volte a disciplinare le modalità di diffusione dell’informazione, la formazione del personale commerciale, i criteri di comunicazioni dei prezzi di fornitura del servizio e altresì i criteri redazionali del contratto e il suo contenuto. Al riguardo, viene richiamata anche la Delibera n. 266/2014 dell’AEEGSI, di adeguamento al citato D. Lgs. 91/2014, con cui è stato precisato che il suddetto Codice detta disposizioni in accordo alle previsioni del Codice del Consumo e delle direttive comunitarie in materia energetica. È evidente come nella propria impugnativa, la ricorrente abbia proceduto a dimostrare la sussistenza di una disciplina settoriale completa ed esaustiva, tale da escludere l’applicazione della disciplina generale consumeristica. Per tali motivi vengono richiamate le norme presenti nelle direttive comunitarie in materia energetica, volte a riconoscere poteri di vigilanza e poteri sanzionatori in capo all’AEEGSI e le relative norme italiane di recepimento contenute nel D. Lgs. n. 93/2011. In conclusione, viene chiarito come la tesi della ricorrente ponga in evidenza come attraverso il provvedimento impugnato, l’AGCM abbia sanzionato “…non specifici fatti violativi del diritto dei consumatori ma generali regole di condotta, ritenute dagli operatori commerciali del tutto conformi alla disciplina di settore riconducibile alla relativa autorità di regolazione (AEEGSI), la quale – infatti - non è mai intervenuta in argomento e, nel parere reso nel corso del procedimento in esame, si è limitata a richiamare genericamente la sussistenza di poteri sanzionatori riconducibili all’AGCM, ma di tipo integrativo, e senza però evidenziare profili di censurabilità specifica delle condotte riscontrate…”.
Alla luce di tali presupposti e per meglio comprendere i “confini” delle questioni aperte della controversia in oggetto, che ricalcano le direttrici dettate nelle parallele controversie in materia di telecomunicazioni, già rinviate in CdG, di seguito si riportano i quesiti formulati nell’ordinanza di rinvio:
1) Se la “ratio” della direttiva “generale” n. 2005/29/CE, intesa quale “rete di sicurezza” per la tutela dei consumatori, nonché, nello specifico, il “Considerando n. 10”, l’art. 3, paragrafo 4,e l’art. 5, paragrafo 3, della medesima direttiva ostino a una norma nazionale che riconduca la valutazione del rispetto degli obblighi specifici previsti dalle direttive settoriali n. 2009/72/CE e n. 2009/73/CE a tutela dell’utenza nell’ambito di applicazione della direttiva generale n. 2005/29/CE sulle pratiche commerciali scorrette, escludendo, per l’effetto, l’intervento dell’autorità di settore - nel caso di specie AEEGSI - a reprimere una violazione della direttiva settoriale in ogni ipotesi che sia suscettibile di integrare altresì gli estremi di una pratica commerciale scorretta o sleale;
2) Se il principio di specialità di cui all’art. 3, paragrafo 4, della direttiva 2005/29/CE deve essere inteso quale principio regolatore dei rapporti tra ordinamenti (ordinamento generale e ordinamenti di settore), ovvero dei rapporti tra norme (norme generali e norme speciali) ovvero, ancora, dei rapporti tra autorità indipendenti preposte alla regolazione e vigilanza dei rispettivi settori;
3) Se la nozione di “contrasto” di cui all’art. 3, paragrafo 4, della direttiva 2005/29/CE possa ritenersi integrata solo in caso di radicale antinomia tra le disposizioni della normativa sulle pratiche commerciali scorrette e le altre norme di derivazione europea che disciplinano aspetti specifici delle pratiche commerciali, ovvero se sia sufficiente che le norme in questione dettino una disciplina difforme dalla normativa sulle pratiche commerciali scorrette, tale da determinare un concorso di norme in relazione a una stessa fattispecie concreta;
4) Se la nozione di norme comunitarie di cui all’art. 3, paragrafo 4, della direttiva 2005/29/CE abbia riguardo alle sole disposizioni contenute nei regolamenti e nelle direttive europee, nonché alle norme di diretta trasposizione delle stesse, ovvero se includa anche le disposizioni legislative regolamentari attuative di principi di diritto europeo;
5) Se il principio di specialità, sancito al “Considerando 10” e all’art. 3, paragrafo 4, della direttiva 2005/29/CE e gli artt. 37 della direttiva 2009/72/CE e 41 della direttiva 2009/73/CE ostino a una interpretazione delle corrispondenti norme di trasposizione nazionale per cui si ritenga che, ogni qualvolta si verifichi in un settore regolamentato, contenente una disciplina “consumeristica” settoriale con attribuzione di poteri regolatori e sanzionatori all’autorità del settore, una condotta riconducibile alla nozione di “pratica aggressiva”, ai sensi degli articoli 8 e 9 della direttiva 2005/29/CE, o “in ogni caso aggressiva” ai sensi dell’Allegato I della direttiva 2005/29/CE, debba sempre trovare applicazione la normativa generale sulle pratiche scorrette, e ciò anche qualora esista una normativa settoriale, adottata a tutela dei (medesimi) consumatori e fondata su previsioni di diritto dell’Unione, che regoli in modo compiuto le medesime “pratiche aggressive” e “in ogni caso aggressive” o, comunque, le medesime “pratiche scorrette/sleali”.
A fronte di tale consolidata scelta dei giudici amministrativi nazionali di formulare chiarimenti pregiudiziali, non resta che attendere le pronunce delle toghe lussemburghesi nella speranza che tale annosa vicenda trovi finalmente una definizione.
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