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Timestamp: 2020-08-11 19:45:07+00:00
Document Index: 35916080

Matched Legal Cases: ['art. 727', 'sentenza ', 'art. 2043', 'art. 659', 'art. 659', 'art. 659', 'art. 659', 'art. 659']

I cani che abbaiano in maniera eccessiva: rimedi e iniziative - Legittimazione
I cani che abbaiano in maniera eccessiva: rimedi e iniziative
Premesso che la Legge non dice nullo di specifico sull’argomento e che dunque occorre rifarsi ai principi generali dell’ordinamento Il parametro di cui tenere conto e’ la soglia di tollerabilità fermo restando che non c’e’ un criterio ne’ di orario ne’ di soglia di decibel
Conta molto la zona (rumorosa, residenziale…) in campagna o in città…
Quello che e’ certo e’ che “ai fini della valutazione del limite di tollerabilità delle immissioni acustiche, la giurisprudenza utilizza il cosiddetto criterio comparativo: in pratica, viene preso a riferimento il rumore di fondo della zona, vale a dire quel complesso di suoni di origine varia e non identificabile, continui e caratteristici della zona, sui quali si innestano, di volta in volta, rumori più intensi. Tale criterio consiste nel confrontare il livello medio del rumore di fondo con quello del rumore rilevato nel luogo soggetto alle immissioni, al fine di verificare se sussista un incremento non tollerabile del livello medio di rumorosità. In particolare, secondo la giurisprudenza, il rumore si deve ritenere intollerabile allorché, sul luogo che subisce le immissioni, si riscontri un incremento dell’intensità del livello medio del rumore di fondo di oltre 3 decibel. Questo valore viene solitamente considerato il limite massimo accettabile di incremento del rumore, tenuto conto di tutte le caratteristiche del caso concreto, ed è stato riconosciuto anche dalla Cassazione come “un valido ed equilibrato parametro di valutazione” per un idoneo contemperamento delle opposte esigenze dei proprietari.”
Necessarissima quindi una consulenza tecnica di ufficio anche per decidere la migliore tipologia di azione
Di seguito alcune sentenze
Cass. sent. n. 12291/2014
L’utilizzo di collare elettronico, che produce scosse o altri impulsi elettrici trasmessi al cane tramite comando a distanza, integra il reato di cui all’art. 727 c.p., concretizzando una forma di addestramento fondata esclusivamente su uno stimolo doloroso tale da incidere sensibilmente sull’integrità psicofisica dell’animale.
Cass. sent. n. 38034/2013
Il collare elettronico è incompatibile con la natura del cane: esso si fonda sulla produzione di scosse o altri impulsi elettrici che, tramite un comando a distanza, si trasmettono all’animale provocando reazioni varie. Trattasi in sostanza di un addestramento basato esclusivamente sul dolore, lieve o forte che sia, e che incide sull’integrità psicofisica del cane poiché la somministrazione di scariche elettriche per condizionarne i riflessi ed indurlo tramite stimoli dolorosi ai comportamenti desiderati produce effetti collaterali quali paura, ansia, depressione ed anche aggressività (confermata la condanna nei confronti dell’imputato perché deteneva un cane in condizioni incompatibili con la sua natura e produttive di gravi sofferenze, utilizzando un collare elettrico al fine di reprimere comportamenti molesti).
La rilevanza penale della condotta produttiva di rumori, censurati come fonte di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, richiede l’incidenza sulla tranquillità pubblica, in quanto l’interesse tutelato dal legislatore è la pubblica quiete, sicché i rumori devono avere una tale diffusività che l’evento di disturbo sia potenzialmente idoneo ad essere risentito da un numero indeterminato di persone, pur se poi concretamente solo taluna se ne possa lamentare (esclusa, nella specie, la sussistenza del reato contestato agli imputati per non aver impedito il latrato del loro cane, atteso che dalla motivazione della sentenza non risultava che, oltre ai denuncianti, altre persone almeno potenzialmente avessero potuto essere disturbate dai latrati del cane degli imputati).
Cass. sent. n. 6685/2013
La consulenza tecnica d’ufficio non è un mezzo istruttorio in senso proprio, avendo la finalità di coadiuvare il giudice nella valutazione di elementi acquisiti o nella soluzione di questioni che necessitino di specifiche conoscenze. Il suddetto mezzo di indagine non può pertanto essere utilizzato al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume e può essere quindi legittimamente negata qualora la parte tenda con essa a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni o offerte di prova, ovvero di compiere una indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati (fattispecie relativa all’onere in capo al denunciante di fornire la prova della molestia dovuta all’abbaiare di un cane).
Cass. sent. n. 12990/2013
Rientra nello schema dell’azione generale di risarcimento dei danni ex art. 2043 c.c. la domanda relativa al danno che incide su un diritto inviolabile della persona, quale il superamento dei limiti di tollerabilità delle immissioni che può essere apprezzato quale danno ingiusto, oltre che a fini inibitori, a fini risarcitori, unitamente alla presenza degli altri elementi del giudizio aquiliano (Nella specie, accertate le immissioni di rumore molto fastidiose nell’appartamento degli attori, quali eventi da ascriversi ad un comportamento negligente ed imprudente della convenuta, che lasciava il cane da solo nel suo appartamento anche nelle ore notturne senza curarsi dei pregiudizi arrecati ai suoi vicini dal continuo abbaiare dell’animale, il Trib. ha accolto la domanda risarcitoria).
Trib. Lucca, sent. n. 40/2014
Per configurare il reato di disturbo al riposo e alla quiete delle persone è necessario che le emissioni sonore moleste siano idonee ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone in presenza di un luogo abitato (esclusa, nella specie, la configurabilità del reato, atteso che l’abbaiare del cane era idoneo a disturbare solo i vicini di casa e non un numero indeterminato di persone).
Cass. sent. n. 15230/2012
In merito al reato di cui all’art. 659 c.p.: per la sussistenza dell’elemento psicologico della contravvenzione, attesa la natura del reato stesso, è sufficiente la volontarietà della condotta desunta dalle obbiettive circostanze di fatto, non occorrendo, altresì, l’intenzione dell’agente di arrecare disturbo alla quiete pubblica; altro elemento essenziale della fattispecie è l’idoneità del fatto ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone e non già l’effettivo disturbo alle stesse (confermata, nella specie, la pena inflitta ai proprietari di un cane che, non impedendo il continuo abbaiare dell’animale, anche e soprattutto nelle ore notturne, impedivano il riposo e le normali occupazioni dei vicini di casa).
Cass. sent. n. 715/2010
La presenza di un cane all’interno di una struttura condominiale non deve essere lesiva dei diritti degli altri condomini, sicché i proprietari dell’animale devono ridurre al minimo le occasioni di disturbo e prevenire le possibili cause di agitazione ed eccitazione dell’animale stesso, soprattutto nelle ore notturne; occorre, però, tenere presente che la natura del cane non può essere coartata al punto da impedirgli del tutto di abbaiare e che episodi saltuari di disturbo da parte dell’animale possono e devono essere tollerati dai vicini, in nome dei principi del vivere civile.
Cass. sent. n. 7856/2008
Il reato di cui all’art. 659 c.p. (disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone) ha natura di reato di pericolo presunto; ai fini della sua configurazione, pertanto, non è necessaria la prova dell’effettivo disturbo di più persone, ma è sufficiente l’idoneità del fatto a disturbare un numero indeterminato di persone. (In applicazione di questo principio la Corte ha censurato la decisione del giudice di merito che ha pronunciato declaratoria di non luogo a procedere in ordine al reato di cui all’art. 659 c.p. sulla base della considerazione che l’abbaiare del cane non disturbava tutti i vicini).
Cass. sent. n. 40393/2004
La Corte, preso atto che l’abbaiare di un cane dell’imputato aveva arrecato disturbo soltanto ai vicini di casa, né poteva essere altrimenti, in quanto gli altri edifici erano molto distanti dalla detta abitazione, ha ritenuto non sussistente il reato di cui all’art. 659, comma 1 c.p., rilevando che il fatto poteva al più integrare un illecito civile. L’abbaiare può configurare il reato soltanto se abbia recato disturbo (o sia oggettivamente idoneo a recarlo) ad una pluralità di persone, incidendo così sulla pubblica tranquillità.
Cass. sent. n. 1394/2000
Ai fini della configurabilità della contravvenzione prevista dall’art. 659 c.p. è necessario che i lamentati rumori abbiano attitudine a propagarsi e a costituire un disturbo per una potenziale pluralità di persone, ancorché non tutte siano state, poi, disturbate. (Fattispecie nella quale il giudice di merito aveva ritenuto sussistere il disturbo all’occupazione e al riposo delle persone nel fatto di soggetto che non impediva gli strepiti e l’abbaiare di un cane tenuto presso la propria abitazione. Nell’enunciare il principio di cui in massima, la S.C., sulla premessa di fatto che il disturbo era arrecato esclusivamente ai vicini di casa, ha escluso la configurabilità del reato).
Cass. sent. n. 1394/1999
5 Giugno 2018 Condominio, NOTIZIE, Risarcimento abbaio, cani, danni, fastidio, rumore