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Timestamp: 2020-08-11 22:11:38+00:00
Document Index: 118363885

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Sentenza Cassazione Civile n. 34358 del 23/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34358 del 23/12/2019
Cassazione civile sez. lav., 23/12/2019, (ud. 29/11/2018, dep. 23/12/2019), n.34358
sul ricorso 24612-2014 proposto da:
B.P., F.L., FR.GI.,
G.S., GO.RI., tutti elettivamente domiciliati in ROMA, VIA
FRANCESCO DENZA 15, presso lo studio dell’avvocato SUSANNA LOLLINI,
che li rappresenta difende unitamente all’avvocato GIORGIO FREZZA;
CTT NORD S.R.L., – CONSORZIO TOSCANA TRASPORTI NORD S.R.L. avente
causa del CLAP S.P.A. in persona del legale rappresentante pro
tempore e per il CLAP S.P.A. – CONSORZIO LUCCHESE AUTOTRASPORTI
PUBBLICI CLAP S.P.A. in liquidazione, in persona del Liquidatore pro
tempore, elettivamente domiciliate in ROMA, VIA L.G. FARAVELLI 22,
presso lo studio dell’avvocato ARTURO MARESCA, che le rappresenta e
avverso la sentenza n. 1194/2013 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
depositata il 24/10/2013 R.G.N. 94/2012.
che la Corte di Appello di Firenze, con sentenza depositata il data 24.10.2013, ha respinto il gravame interposto, da B.P., F.L., Fr.Gi., G.S., Go.Ri., avverso la pronunzia del Tribunale di Lucca che aveva rigettato le domande dei lavoratori, volte ad ottenere la condanna della CTT Nord S.r.l. e della Clap S.p.A. alla corresponsione del terzo elemento retributivo, assumendo i suddetti che la qualifica di lavoratori a tempo indeterminato spettasse loro sin dall’origine del rapporto, instauratosi come contratto di formazione lavoro, una volta trasformato quest’ultimo in contratto definitivo;
che per la cassazione della sentenza hanno proposto ricorso i lavoratori articolando un motivo contenente più censure;
che la CTT Nord S.r.l. e la Clap S.p.A. in liquidazione hanno resistito con controricorso;
che sono state comunicate memorie nell’interesse delle società; che il P.G. non ha formulato richieste.
che, con il ricorso, si censura, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la “violazione e falsa applicazione del D.L. n. 726 del 1984, art. 3, comma 5, art. 12 convertito con modificazioni dalla L. n. 863 del 1984, e dell’art. 12 disp. gen. premesse al codice civile inerente l’interpretazione delle leggi, nonchè motivazione insufficiente e contraddittoria” e si lamenta che l’art. 4 dell’accordo per il rinnovo del CCNL per i dipendenti del settore degli autoferrotranvieri siglato il 27 luglio 1997, che sopprime il terzo elemento salariale per tutti coloro che non erano già in forza come dipendenti a tempo indeterminato alla data di stipula del contratto, ove interpretato nel modo con il quale è stato interpretato dalle sentenze del Tribunale di Lucca e dalla Corte di Appello di Firenze sarebbe nullo per contrarietà a norme imperative, nonchè discriminatorio; che il motivo non può essere accolto: ed invero – anche prescindendo dalla formulazione non più consona con le modifiche introdotte all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), convertito, con modificazioni, nella L. 7 agosto 2012, n. 134, applicabile, ratione temporis, al caso di specie poichè la sentenza oggetto del giudizio di legittimità è stata pubblicata, come riferito in narrativa, in data 24.10.2013 – la sentenza della Corte di Appello ha deciso la causa alla stregua degli ormai consolidati arresti giurisprudenziali di legittimità, dai quali non vi è ragione di discostarsi (cfr. Cass., S.U., n. 20074/2010), secondo i quali “Il contratto di formazione lavoro appartiene al genere del contratto a termine. Il fatto che, una volta trasformato in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, l’anzianità maturata nel periodo di formazione sia utile anche ai fini economici, consentendo l’acquisizione di scatti di anzianità od altri benefici connessi all’anzianità di servizio, siano essi di origine legale o contrattuale, non comporta tuttavia che la natura del rapporto divenga a tempo indeterminato fin dalla sua stipulazione”. La trasformazione, come ricorda Cass. n. 6018/2009, fa sì che gli istituti legati all’anzianità retroagiscano alla stipula del contratto di formazione, ma “per il resto, il lavoratore deve considerarsi come neo-assunto”;
che per quanto in precedenza esposto, il ricorso va respinto;
La Corte rigetta il ricorso; condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 5.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.