Source: http://reatopenale.it/reato-truffa-avvocato-penalista-diritto-penale.html
Timestamp: 2016-08-25 16:36:08+00:00
Document Index: 155204005

Matched Legal Cases: ['art. 640', 'art. 61', 'art. 640', 'art. 640', 'art. 642', 'art. 56', 'art. 56', 'sentenza ', 'art. 670', 'art. 670', 'sentenza ']

| reato truffa | avvocato penalista | diritto penale
reato truffa | avvocato penalista | diritto penale
Nel sistema normativo nazionale la truffa è una fattispecie criminosa regolata dall'art. 640 del codice penale ed è definibile fattispecie di natura condizionata.
E’ una condotta di raggiro con cui si vuole indurre la vittima a sbagliare con imbrogli e inganni per spingerla al compimento di azioni patrimoniali che le arrecano lesioni e apportano vantaggi al soggetto agente del reato o a terzi, garantendogli appunto un profitto derivante proprio dall’inganno provocato alla vittima.
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"Per il soggetto che, con truffe o imbrogli, spingendo un altro individuo a sbagliare, al fine di garantire per sé o per altri un profitto illecito derivante dalla lesione della vittima, la legge prevede l’applicazione della pena di carcere da sei mesi a tre anni e una sanzione pecuniaria da cinquantuno a milletrentadue euro”.
La misura sanzionatoria è della detenzione da uno a cinque anni e di una sanziona pecuniaria da trecentonove a millecinquecentoquarantanove euro in tali casi: 1) l’azione è eseguita a danno degli enti Statali o di altri enti pubblici al fine di garantire l’esenzione di terzi dal servizio militare [c.p.m.p. 162, 32quater]; 2) l’azione è eseguita facendo temere alla vittima un pericolo non esistente o la sbagliata convinzione di dover osservare una norma imposta dall'Autorità [649].
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La fattispecie criminosa è sanzionabile con atto di denuncia della vittima, tranne il caso in cui si manifesti una delle circostanze stabilite dal precedente comma o un'altra condizione aggravante. È una fattispecie di reato doloso generale e di circostanza, vale a dire che si manifesta quando viene riscontrata l’azione lesiva per la vittima e conveniente per il soggetto agente. È sanzionabile con atto di denuncia di parte, sempre se non si configuri una delle condizioni aggravanti previste dall'art. 61 C.P., nel cui caso è prevista la sanzione d'ufficio.
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Le legge poi prevede due condizioni aggravanti specifiche che attivano la punibilità della fattispecie illecita anche in questa forma: se l’imbroglio lede gli enti dello Stato o altri enti pubblici, se è commesso facendo temere alla vittima un pericolo non vero o la falsa convinzione di dover osservare un ordine dell'autorità. Sono previste poi particolari fattispecie criminose autonome, come la truffa aggravata al fine di ottenere licenze pubbliche (art. 640-bis C.P.), la truffa informatica (art. 640-ter C.P.) e la truffa in ambito assicurativo (art. 642 C.P.). Oggi (dal 1 gennaio 2010 in Italia) si può attivare una causa collettiva (class action) in casi di truffa rivolta a molteplici individui a cui è stata causata la lesione dello stesso diritto[7].
Truffa relativa a persone fisiche. L’imbroglio che lede i singoli soggetti, come quelli societari, consistono in primo luogo nel riconoscimento dei punti deboli delle vittime (salute fisica e psichica, condizioni economiche e hobby) e si configura in tre fasi: raccolta illecita di informazioni riservate (dati anagrafici, sanitari, prassi quotidiane, età), con chiamate telefoniche, azioni di pedinamento o colloqui con i vicini di casa in veste di pubblici ufficiali, amici, tecnici di riparazione. Analisi e impiego delle informazioni per definire qual è il tipo di truffa da usare nei confronti di una determinata vittima.
Determinazione del periodo e del sito più adatto, in molti casi un orario in cui un edificio condominiale o un quartiere sono meno frequentati o in cui la vittima è in casa da sola, o se in strada, simulando una circostanza emergenziale (es. un infortunio).
Le frodi più diffusamente utilizzate in molti casi riguardano soggetti soli, spesso anziani o in una situazione complessa, che abbiano una malattia o non siano in grado di comprendere o volere (raggiro diretto a soggetto incapace), pertanto meno pronti a gestire fattori di pericolo esterni.
Il soggetto raggiratore può ottenere la fiducia della vittima per vari scopi: l’ottenimento di notizie riservate senza il suo consenso (azione di inosservanza della privacy) per rivendere le notizie ottenute a soggetti terzi.
Ottenere dei soldi in cambio di prodotti o prestazioni false. Ottenere una firma per un accordo-capestro facendo credere alla vittima che si tratti di una petizione. Entrare nel domicilio altrui e rubare prodotti valore facendo distrarre la parte lesa con l’aiuto di un assistente.
Pretendere una consistente caparra su un'eredità (falsi tributi o costi di spedizione), una vincita, un impiego falso.
Pretendere una compartecipazione azionaria a una società inesistente dietro assicurazione di un guadagno certo.
Provvedere all’assunzione di un addetto o un artigiano pretendendo il pagamento anticipato utile all’acquisto dei materiali utili allo svolgimento del lavoro. Far lavorare gratis la vittima fingendo che la propria ditta sia un’associazione senza scopo di lucro.
Servirsi in modo illegale delle proprietà intellettuali di un soggetto per le proprie funzioni di informazione.
Indurre con una condotta di truffa un utente internet a dotarsi di una connessione (cfr. dialer, malware) molto cara. Indurre, con l’azione di truffa, a far telefonate ad un numero a tariffa costosa (in molti casi un numero telefonico con 899... o prefisso estero 00...). Cercare di vendere prodotti ricorrendo a pubblicità non vera, presentandola o raffigurandola come più utile (a volte differente) o meno cara di quanto non sia in concreto.
Indurre con l’imbroglio la vittima a sottoscrivere un contratto di lavoro per un’attività/prestazione diversa da quella realmente prevista o retribuita meno di quanto affermato dal contratto o con funzioni o tempo extra rispetto alla clausole negoziali (cfr. settore giuslavoristico, sindacati).
Il soggetto truffatore può indurre con il raggiro telefonico, con e-mail o false vendite in tv convincendo la vittima a: comprare prodotti falsi o valore inferiore a quello pubblicizzato, cercando di ottenere il numero della carta di credito o debito con i più disparati artifici, come un’azione di donazione per false associazioni di beneficenza. Indurre con il raggiro la vittima a concludere contratti per la prestazione di servizi inutili.
AVVOCATO DIFENSORE | DIRITTO PENALE omicidio - tentato omicidio | avvocato penalista | diritto penale
L’omicidio azzardato, differente da quello compiuto a livello penale nazionale, fa riferimento ad un omicidio che in realtà non è stato compiuto perché non vi è stato nessun atto programmato dal responsabile o perché, per ragioni indipendenti dalla sua volontà, l’azione non è stata compiuta.
Nel codice penale del nostro ordinamento giuridico antitetico il tentato omicidio viene regolato dall'art. 56, che precisa: Tutti quelli che compiono gesti che hanno lo scopo di commettere un crimine, vengono accusati di tentato crimine, se l’azione non viene commessa o se non si determina realmente.
Colui che è accusato di tentato crimine viene punito: [con l’arresto da 24 a 30 anni, se la norma prescrive per siffatto reato la pena capitale] (2); con l’arresto non inferiore a 12 anni, se la punizione prevista è l’ergastolo; e, nelle altre circostanze con una condanna ridotta da un terzo a due terzi. Se il colpevole di propria volontà rinuncia ad una simile azione, viene sottoposto solo alla punizione per gli atti compiuti, nell’ipotesi in cui siffatti evidenzino per se stessi un reato di diversa fattispecie. Se per sua volontà blocca le circostanze, viene soggetto alla punizione stabilita per il tentato crimine, ridotta da un terzo alla metà [c.p. 63].
Tuttavia è necessario sottolineare che il tentato reato evidenzia una fattispecie autonoma di reato al crimine compiuto: esso si fonda sul legame tra la circostanza di reato – base e l’applicazione dell'art. 56 c.p. Si tratta di due livelli di rappresentatività della prova previsti dal nostro codice penale: la portata delle azioni dirette alla commissione di un reato e il carattere inequivocabile dei gesti diretti alla commissione di un illecito. la portata delle azioni viene determinata dal magistrato in merito alla "diagnosi successiva", o a livello materiale ed ex ante.
Viene utilizzato il termine materiale in quanto non si deve soltanto considerare l’adeguatezza dei mezzi scelti per commettere un illecito, ma è utile analizzare la reale ed effettiva situazione in cui vengono utilizzati, in quanto un gesto può ritenersi idoneo in maniera astratta a commettere il reato, ma comunque può non risultarne a livello materiale, e al contrario: sicuramente dare fuoco a un soggetto è un gesto che astrattamente può causarne la morte, ma non risulta essere la stessa cosa se la persona coinvolta si trova parecchio distante dal lancio dell’arma utilizzata.
Oppure, prescrivere un medicinale comune non risulta essere un gesto diretto in maniera astratta a cagionarne la morte, ma può diventarlo nella situazione in cui il soggetto a cui viene prescritto il farmaco è allergico ad esso.
Si utilizza il termine “ex ante" per evidenziare che la sentenza deve essere relazionata al momento della realizzazione dell’ultimo gesto che ha caratterizzato la sua condotta: infatti, se si emette una valutazione "ex post", a gesto già compiuto, qualsiasi dimostrazione parrebbe inidonea, in quanto il reato non è stato commesso.
Per quanto concerne il carattere di inequivocabilità, invece, è opportuno tenere presente l’intenzionalità del soggetto sotto un profilo di tipo oggettivo: infatti non è un gesto diretto in maniera inequivocabile a commettere un reato l'acquisizione di una pistola da parte di un individuo, che la userebbe per allenarsi al poligono.
reato firma falsa | avvocato penalista | diritto penale
firma apocrifa reato | avvocato penalista | diritto penale
reato prestanome | avvocato penalista | diritto penale: sanzioni penali
reato falsificazione firma | avvocato penalista | diritto penale
derubricare un reato | avvocato penalista | diritto penale
reato di spaccio | avvocato penalista | detenzione: consumo personale: sostanze stupefacenti
reato di favoreggiamento | avvocato penalista cassazionista | diritto penale
reato di aggressione | avvocato penalista | diritto penale
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richiesta estinzione reato | avvocato penalista | diritto penale
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diritto penale | reato di lesioni personali e percosse | avvocati penalisti
Allo stato attuale, fare la carità non è più considerato reato, deve però trattarsi di "una legittima richiesta di aiuto, volta a generare una forma di compatimento ", che non intacca né la sicurezza collettiva né l’ordine pubblico. La Corte Costituzionale ha dichiarato che fare la carità non può essere considerato uno sbaglio, sul modello di una cattiva interpretazione di carattere etico del capitalismo ottocentesco.
Ecco perché la Consulta ha provveduto all’eliminazione di questo provvedimento dal codice penale (il primo comma dell'art. 670) che puniva con l’arresto fino a tre mesi "tutti quei soggetti che facevano la carità in luoghi pubblici o collettivi".
Invece, potrà essere sottoposto all’arresto colui che elemosina facendo finta di avere una malattia per generare un senso di pietà nei confronti di altre persone, o che lo fa in modo scorretto e irritante: si tratta della cosiddetta elemosina di carattere “invasiva” che sarà soggetta ad una reclusione fino a sei mesi (stesso art. 670 del codice penale), per cui la Corte non ha previsto l'esclusiva di illegittimità.
A prescindere da ciò, la sentenza ha generato numerose diatribe. In quanto la stessa deriva da una condanna di abuso su un minorenne stabilità dal Magistrato della città di Terni, in riferimento alla situazione di una donna Rom che elemosinava con una minore con una temperatura sotto zero, insieme a giudizi di carattere sociologico molto differenti in relazione al livello di intolleranza che la carità spesso genera.
Tutto ciò costituisce un cambiamento di direzione della Corte, che in questa maniera non ha tenuto conto dei due precedenti orientamenti, quello iniziale del 1959 e quello del 1975, con cui riteneva ingiustificate queste tipologie.
La Consulta ha assegnato il livello di colpa alle "precarie ed elevate incertezze che caratterizzano i contesti sociali più evoluti che determinano condizioni di elevata e pesante segregazione". Questo tipo di indagine ha portato la Corte a ritenere che "senza favorire atteggiamenti perbenisti, non si può non prendere in considerazione con grande preoccupazione lo svilupparsi di direzioni, o pure solo di tentativi, il cui scopo è quello di nascondere le circostanze di miseria e a considerare i soggetti che si trovano in situazioni di necessità come nocivi e criminali”.
Riconsiderando la carità come gesto anormale, in riferimento a quanto evidenziato dagli ordinamenti giuridici dei secoli XVIII e XIX all’interno delle norme penali, ha deciso di prevedere metodologie precauzionali attraverso l’istituzione di strutture di degenza (o ghetti?) per i coloro che fanno la carità. "Ma - evidenziano inoltre i magistrati - la collettività ha modificato la sua posizione in merito a condotte prima ritenute pericolose per la sicurezza e l’ordine pubblico.
Consapevole di un inadeguato intervento dello Stato, ha dato vita a risoluzioni di carattere autonomo, come ci viene dimostrato da associazioni che fanno volontariato e che basano la loro opera sul principio della cosiddetta fratellanza. GP, presidente della Caritas, ha considerato come "corretto” il giudizio.
Il prete a capo dell'ordine degli arcivescovi italiani preposto alla salvaguardia degli "ultimi" tra le persone civili ha precisato che la disposizione eliminata "esprimeva l’orientamento vetero-liberale". PI si dive a favore pure per la perseguibilità nei casi in cui vengano soggetti a sfruttamento altre persone, soprattutto se si tratta di minori che non sono in grado di opporsi.
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