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Timestamp: 2020-01-24 16:13:06+00:00
Document Index: 112562276

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'CGUE ', 'art. 390', 'art. 390', 'art. 391', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 15428 del 21/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15428 del 21/06/2017
Cassazione civile, sez. VI, 21/06/2017, (ud. 19/04/2017, dep.21/06/2017), n. 15428
sul ricorso 27865/2013 proposto da:
VIA. DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO,
S.C., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR,
ALESSIO ARIOTTO;
avverso la sentenza n. 579/2013 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 03/06/2013;
che la Corte di Appello di Torino ha respinto il gravame proposto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca avverso la sentenza del Tribunale in sede, che aveva riconosciuto il diritto di S.C. docente alle dipendenze del MIUR in forza di consecutivi contratti a tempo determinato – alla progressione professionale retributiva in relazione al servizio prestato e condannato il Ministero a corrispondere ai predetti le differenze stipendiali in ragione dell’anzianità di servizio maturata;
che la Corte territoriale ha richiamato, a fondamento della pronuncia di rigetto del gravame, il principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999 e recepito nel nostro ordinamento dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6, richiamandosi ai principi espressi dalla CGUE ed escludendo la rilevanza della specialità del sistema del reclutamento scolastico (disciplina dettata solo per il personale docente ed educativo ma indicata come applicabile anche agli A.T.A.) per giustificare la diversità del trattamento economico riservato agli assunti a tempo determinato, precisando altresì l’incidenza dell’obbligo di disapplicazione delle norme in contrasto con la clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato trasfuso nella indicata Direttiva;
che avverso tale decisione il MIUR ha proposto ricorso affidato ad un unico motivo cui resistono con controricorso la S.;
che il MIUR ha depositato rinuncia al ricorso non notificata a controparte;
che, non essendo rispettate le formalità previste dall’art. 390 c.p.c. (rinuncia notificata alla parte costituita o comunicata agli avvocati della stessa), non può farsi luogo alla dichiarazione di estinzione del processo ai sensi di tale norma;
che, invero, l’atto di rinunzia ha carattere recettizio, esigendo l’art. 390 c.p.c., che esso sia notificato alle parti costituite o comunicata ai loro avvocati che vi appongono il visto (cfr. Cass., Sez. Un., 18 febbraio 2010, n. 3876; Cass. 31 gennaio 2013, n. 2259) e che l’accettazione della controparte rileva unicamente quanto alla regolamentazione delle spese, stabilendo dell’art. 391 c.p.c., comma 2, che, in assenza di accettazione, la sentenza che dichiara l’estinzione può condannare la parte che vi ha dato causa alle spese;
che la rinunzia non notificata, sebbene non idonea a determinare l’estinzione del processo, denota comunque il venire meno di ogni interesse alla decisione e comporta pertanto l’inammissibilità del ricorso (cfr. Cass. n. 2259 del 2013, Cass. n. 11606 del 2011, ss.uu. n. 3876 del 2010, n. 23685 del 2008, n. 3456 del 2007, n. 24514 del 2006, n. 15980 del 2006, n. 22806 del 2004, n. 10573 del 2016);
che il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile alla stregua di tale rilevata mancanza di interesse della parte ricorrente, a prescindere dalla valutazione delle questioni relative alla ritualità e tempestività della notifica dell’impugnazione in presenza di sentenza notificata;
che la novità e la complessità della questione affrontata in ricorso, diversamente risolta dalle Corti territoriali e dalla Corte di legittimità soltanto dopo il deposito del ricorso, giustificano la compensazione delle spese del giudizio;
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e compensa le spese del presente giudizio.