Source: http://www.chietinuova3febbraio.it/sito/index.php?option=com_content&view=article&id=1087&Itemid=136
Timestamp: 2020-07-02 21:15:37+00:00
Document Index: 147909548

Matched Legal Cases: ['art.3', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 11', 'art.8', 'art. 5', 'art. 53', 'art. 27', 'art.5']

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(continua nella sezione Rassegna stampa) Gaetano Azzariti, Il Manifesto, 28-VI-2019
Lutti . Tre insegnamenti del magistrato più rilevante di quest’ultimo mezzo secolo, una figura complessa di intellettuale: il nesso tra pratica e teoria, nessuna supponenza e le correnti come pluralismo, antidoto al corporativismo
(continua nella sezione Rassegna stampa) Luigi Ferrajoli, Il Manifesto, 18-VI-2019
Alcune testate giornalistiche hanno erroneamente attribuito a Md un coinvolgimento nelle vicende di cui si sta occupando la Procura di Perugia. Ribadiamo che Magistratura democratica – neppure presente in CSM come sigla autonoma – è del tutto estranea a tali vicende
Constatiamo che, in maniera ripetuta, agenzie di stampa e testate giornalistiche radiotelevisive e della carta stampata sono incorsi in refusi dai quali emergerebbe il coinvolgimento di Magistratura democratica nelle gravi vicende delle quali si sta occupando la Procura di Perugia.
(continua nella sezione Rassegna stampa) Maria Rosaria Gugliemi e Riccardo De Vito
UNITRE – Università tre età
con la poesia e gli stornelli
Auditorium “Le Crocelle” – Chieti
Lettura e recitazione dei testi
Francesca Camilla D’Amico – Giancarlo Zappacosta – Marco Fraticelli
Esecuzione e direzione dei brani musicali
maestro Peppino Pezzulo
di solisti del Coro UNITRE
presentazione della nuova edizione dell’antologia
con la partecipazione della professoressa Eide Spedicato
Service audio Valeriano De Angelis
Csm. Il problema non è tanto l’organo di autogoverno, quanto la magistratura. Lo scandalo era, per molti versi, uno scandalo annunciato
Lo scandalo sulle frequentazioni di Luca Palamara e dei maneggi tra componenti del Csm e politici (tra cui Cosimo Ferri, magistrato in aspettativa, e Luca Lotti, ex ministro renziano inquisito a Roma) per pilotare la nomina del Procuratore della capitale ha aperto una crisi gravissima nel Csm.
Il Consiglio superiore della magistratura è messo in condizioni prossime alla paralisi dalle dimissioni di un componente e dall’autosospensione di altri quattro (evidentemente suggerite dal colle più alto) e con un drammatico dibattito in corso sulla sua stessa sopravvivenza (solo momentaneamente sopito dal documento approvato ieri l’altro dal plenum).
(continua nella sezione Rassegna stampa) Livio Pepino, Il Manifesto, 6-VI-2019
(continua nella sezione Rassegna stampa) Stefano Baldolini, Huffington Post, 5-VI-2019
Associazione Nazionale Magistrati-Sezione Distrettuale Abruzzese
XXVI Corso di Educazione alla Legalità nelle Scuole Medie di Chieti e provincia
Tutti uguali, Tutti diversi: l’applicazione della Costituzione nella realtà
Lunedì 3 giugno 2019, ore 9,30
Auditorium Scuola Media “G. Chiarini” – via Generale Spatocco, 54 – Chieti
Intervengono i magistrati Angelo Bozza, presidente del Tribunale di Pescara e Angelo Zaccagnini, referenti dell’A.N.M, per il Corso di Legalità, Giuseppe Bellelli, procuratore della Repubblica di Sulmona, Giuseppe Falasca, presidente della Sezione Abruzzese dell’A.N.M., Nicola Valletta, giudice Tribunale di Chieti, i rappresentanti delle Istituzioni.
Hanno partecipato al XXVI Corso le Scuole Medie di CHIETI V. Antonelli, G. Chiarini-C. De Lollis; Convitto Nazionale “G. B. Vico”, F.Vicentini; di FARA FILIORUM PETRI-sedi di Fara, Casacanditella, Casalincontrada, Rapino, Roccamontepiano; di RIPA TEATINA-Torrevecchia Teatina M. Buonarroti; di SAN GIOVANNI TEATINO G. Galilei
ANDIAMO a VOTARE: è un diritto-dovere
Art. 48: Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico…
(continua nella sezione Rassegna stampa) Stefano Musolino, sostituto procuratore della Repubblica presso la Dda di Reggio Calabria e componente dell’Esecutivo di Magistratura democratica Il Manifesto, 23 maggio 2019
Docente sospesa. Una pubblica amministrazione può sempre rimediare in via di autotutela a un errore fatto. L’atto può essere annullato, revocato o sospeso nell’efficacia
(continua nella sezione Rassegna stampa) Massimo Villone, Il Manifesto, 21-V-2019
La storia è fondamentale perché siamo cittadini, e non solo individui. Il fatto che oggi lo si debba rivendicare è già un segno dei tempi. La storia ci rende infatti coscienti di ciò che siamo e del percorso che abbiamo compiuto per diventarlo, insieme con gli altri, ci mette davanti i nostri errori e i nostri successi e ci costringe a prenderne atto. La vicenda di un popolo, di una nazione, di uno Stato può essere compresa solo conoscendo il suo tracciato, le scelte che l’hanno determinata, i valori che l’hanno ispirata, il contesto che l’ha favorita o condizionata.
(continua nella sezione Rassegna stampa) L'appello: la storia è un bene comune, salviamola, La Repubblica, Andrea Giardina, Liliana Segre, Andrea Camilleri
A cura di Associazione Chieti nuova 3 febbraio
Archivio di Stato di Chieti, l’Unitre-Chieti, l’Istituto Tecnico “F. Galiani – R. de Sterlich”, il Liceo Classico “G. B. Vico”, il Liceo Scientifico “Filippo Masci”, l’Istituto di Istruzione Superiore “Luigi di Savoia”, l’Istituto Professionale “U. Pomilio”
Lunedì 20 maggio 2019, ore 11.00, Aula magna ITCG “F. Galiani-R. de Sterlich”
via U. Ricci, n. 22 - Chieti
Gli studenti protagonisti della conoscenza
leggono, recitano, cantano
Repubblica, Costituzione, Democrazia
Progetto CineScuola
Quattro percorsi di storia della seconda metà del XX secolo
Percorso 1 – La nascita della Repubblica: Guerra, Resistenza, Costituzione
Venerdì 10 maggio 2019 alle ore 16,30, presso l’auditorium del Museo Universitario di Storia delle Scienze Biomediche di Chieti, piazza Trento e Trieste, è in programma la proiezione del film ‘Roma città aperta’ di Roberto Rossellini. La proiezione sarà introdotta dal professor Francesco Baldassarre del Liceo Classico ‘G.B. Vico’ di Chieti e sarà seguita da un dibattito, con l’intervento del professor Enzo Fimiani dell’Università ‘G. d’Annunzio’ di Chieti-Pescara, nell'ottica della cittadinanza attiva e dello scambio intergenerazionale di esperienze.
Al mattino è previsto un incontro introduttivo con gli studenti del Liceo Classico di Chieti, coordinato dal prof. Enzo Fimiani e dal dott. Antonello de Beardinis (direttore dell’Archivio di Stato di Chieti), presso il Liceo Classico, con l’illustrazione dell’utilizzo delle fonti audiovisive per la ricerca storica.
L’iniziativa riguarda il primo dei quattro percorsi di storia della seconda metà del XX secolo, strutturati nell’ambito del progetto CineScuola – Il Cinema legge la società italiana, promosso di concerto dal Ministero Istruzione Università e Ricerca e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, proposto e realizzato, a Chieti, in partenariato dalle Associazioni UniTre Chieti, Chieti Nuova 3 Febbraio, Meridiani Paralleli insieme al Liceo Classico G. B. Vico di Chieti ed all’Archivio di Stato di Chieti.
Il progetto ha avuto inizio il 27 febbraio con l’incontro sul tema “L’uomo e il sogno – appunti sul linguaggio cinematografico” in cui è intervenuto il regista Dino Viani, è proseguito il 23 marzo con l’introduzione dello storico Costantino Di Sante, con la relazione dell’inviato RAI Massimiliano Franceschelli sul modo di costruire un documentario e con la proiezione di alcune parti della “Guerra in casa”. Inoltre, il 4 aprile, a cura dei professori Costantino Di Sante, Marco Fraticelli, Francesco Baldassarre, Roberto Leombroni, sono state comunicate a studenti e docenti le linee guida per la creazione di app legate ai film prescelti e il prof. Roberto Leombroni ha relazionato su Cinema e Storia.
Gli altri percorsi, Luci ed ombre del miracolo economico con la proiezione dei film “Le mani sulla città” di Francesco Rosi e “Il sorpasso” di Dino Risi, Il Sessantotto con la proiezione dei film “Fragole e sangue” di Stuart Hagmann e “Il grande sogno”di Michele Placido, La rivoluzione scientifica, sociale, etica della legge Basaglia, con la proiezione dei film “C’era una volta la città dei matti” di Marco Turco e “Matti da slegare” di Marco Bellocchio saranno realizzati tra settembre e dicembre 2019.
Il progetto intende far conoscere il linguaggio cinematografico, operare il recupero della memoria storica e contribuire ad educare alla interpretazione critica della realtà, non solo attraverso la proiezione di famose pellicole cinematografiche, utilizzate per leggere la società italiana contemporanea, con l’ausilio di esperti che inquadrino gli aspetti salienti dei nodi storici individuati, ma anche corsi di formazione per gli studenti sugli audiovisivi e sulle tecniche del cinema, mostra sul Sessantotto, con il coinvolgimento diretto degli studenti per la realizzazione di un video con interviste ai testimoni locali della contestazione giovanile.
Liceo Classico G. B. Vico di Chieti e partners Archivio di Stato di Chieti, Associazioni UniTre Chieti, Chieti Nuova 3 Febbraio, Meridiani Paralleli
“Piano Nazionale del Cinema per la Scuola” promosso dal Ministero Istruzione Università e Ricerca e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali-Azione C2 “Buone Pratiche, Rassegne e Festival”.
Info: Progetto CineScuola - Facebook
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimen­to dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condi­zioni personali e sociali.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizio­ni che rendano effettivo questo diritto.
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazio­ne e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’inte­resse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimen­to della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.
La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tu­tela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.
Associazione Nazionale Magistrati – Sez. Abruzzese
in collaborazione con l’Istituto comprensivo di Fara Filiorum Petri
XXVI Corso di Educazione alla Legalità
nelle Scuole Secondarie di primo grado – a. s. 2018-2019
Giovedì 2 maggio 2019, ore 17.00
Aula Magna dell'Istituto Comprensivo
via San Nicola - Fara Filiorum Petri
La Costituzione e i diritti della persona:
Uguaglianza e diversità nella vita quotidiana
Procuratore della Repubblica di Sulmona
Info: www.chietinuova3febbraio.it; face book.com/chietinuova3febbraio
Con una legge del 2000 è stato istituito il 27 gennaio, ricorrenza della liberazione del lager di Auschwitz da parte dell’armata rossa, come “Giorno della Memoria”. Il giorno della memoria è stato istituito in diversi Paesi su impulso dell’ONU, ma noi in Italia ce l’avevamo già, fu istituito nel 1946 quando il 25 aprile venne dichiarato festa nazionale in ricordo della liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Questo è il senso del 25 aprile: fare memoria della lotta di liberazione e degli approdi che essa ha apportato nel nostro Paese, ossia la riconquista della libertà per il popolo italiano. Non una libertà come mero patrimonio morale, ma una libertà incarnata, insediata nel sangue e nella carne di una comunità di uomini liberi che si è riconosciuta in un orizzonte comune, nel quale sono istituite l’eguaglianza, la giustizia sociale, la pace, il rispetto della dignità umana. Domenico
(continua nella sezione Rassegna stampa) Gallo, Volere la luna, 26 aprile 2019
Ecco la Resistenza. In essa rivivono, calandosi nella realtà della nuova storia, i valori della libertà e della giustizia, della indipendenza e della solidarietà tra i popoli. L’antifascismo non è solo opposizione al fascismo; è contrapposizione di un mondo di valori a un altro che ne è la negazione. Per questo esso non è «superato» e non è superabile.
(continua nella sezione Rassegna stampa) Gaetano Arfé, Patria Indipendente n. 6-7 dell’aprile 1985, pubblicato martedì 23 aprile 2019
(continua nella sezione Rassegna stampa) Tomaso Montanari, Volere la luna, 24-IV-2019
Settantaquattresimo anno della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo
“Se Voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata
per riscattare la libertà e la dignità, andate lì,
o giovani, col pensiero,
perché lì è nata la nostra Costituzione.”
Associazione Nazionale Magistrati – Sez. Abruzzese, Associazione Chieti nuova 3 febbraio, in collaborazione con l’Istituto comprensivo 3 - Chieti
“La Costituzione e i diritti della persona: Uguaglianza e diversità nella vita quotidiana”
Mercoledì 10 aprile 2019, ore 17.00, Scuola secondaria di primo grado “Antonelli”, via Amiterno,150, Chieti
TUTTI UGUALI. TUTTI DIVERSI
Relazione di Roberto Leombroni, docente di Storia e Filosofia
Guai se non fossimo tutti diversi. Il mondo sarebbe terribilmente monotono e noioso. Guai se non fossimo tutti uguali. Continueremmo a sperimentare le odiose discriminazioni che, da sempre, hanno colpito le minoranze e, appunto, i “diversi”. Discriminazioni di “razza”, di genere, di religione, sessuali… Lo slogan “tutti uguali, tutti diversi” costituisce, dunque, una felice sintesi tra la legittima aspirazione a essere se stessi, liberi di scegliere ciò che si vuole essere, e quella a godere degli stessi diritti e assolvere ai medesimi doveri.
Il mondo, purtroppo, fino a secoli relativamente recenti è andato in altra direzione. Eretici, streghe, ebrei, indiani d’America, neri africani, minoranze etniche in genere… sono stati sottoposti a massacri indiscriminati, o ridotti in schiavitù, a causa della loro “diversità”: del colore della pelle, della religione, dei modi di vita “anomali”…
Solo da poco più di due secoli, si è cominciato a parlare di uguaglianza di diritti e doveri tra “diversi”. Merito delle “costituzioni”, nate in diverse situazioni, ma sempre sulla scia di sconvolgimenti rivoluzionari (Inghilterra, Stati Uniti, Francia…), pur con tutti i loro limiti, ad esempio riguardo alle discriminazioni di genere.
L’Italia non fa eccezione. Se oggi possiamo affermare che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali…” è grazie all’art.3 della nostra Costituzione Repubblicana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948. Solo poco più di due anni prima (1946) le donne non usufruivano ancora del diritto di voto. E solo dieci anni prima (1938), il regime fascista aveva varato le odiose leggi razziali, che perseguitavano gli ebrei (e non solo). Preambolo della successiva “soluzione finale”, che avrebbe portato all’annientamento di milioni di esseri umani: ebrei, ma anche zingari, omosessuali, handicappati…
È dunque necessario approfondire una riflessione su quella che qualcuno ha definito “la Costituzione più bella del mondo”, mentre qualcun altro, per denigrarla, l’ha definita una “Costituzione sovietica”. Per trovare un giusto equilibrio, e al fine di comprendere le motivazioni del carattere socialmente avanzato e progressista della nostra Costituzione, è necessario ricostruirne, sia pure sinteticamente, la genesi. Partendo dalle origini della nostra nascita come nazione.
Il Regno d’Italia nasce nel 1861 con caratteri ultra-oligarchici. Il Paese “legale” è nelle mani di circa il 2% della popolazione, che ha diritto al voto. Si tratta di un’infima parte, agiata e alfabetizzata, che si contrappone al Paese “reale” (più del 98%), costituito in gran parte da contadini poveri e analfabeti.
A regolare la vita politica e amministrativa del Regno permane lo Statuto Albertino, “gentilmente concesso” dal re di Sardegna, Carlo Alberto di Savoia, nel 1848. Si tratta di una costituzione moderata, che tuttavia riconosce alcuni principi fondamentali del liberalismo: la rappresentanza parlamentare e il rispetto delle libertà individuali (di pensiero, di stampa, di riunione…).
Dal 1861 allo scoppio della prima guerra mondiale, la storia d’Italia, che vede il susseguirsi di varie tipologie di governo liberale, è scandita da un faticoso ma costante progresso verso l’ampliamento della base sociale del Paese. Nel 1912 (governo Giolitti), viene, di fatto, introdotto il suffragio universale maschile.
L’evoluzione democratica del Paese è legata in gran parte alla nascita del movimento operaio e delle sue organizzazioni (Camere del Lavoro, PSI, CGL…), che lottano non solo per migliorare le condizioni materiali dei lavoratori, ma anche per il loro ingresso nella vita politica, in qualità di cittadini-elettori.
L’avanzata verso la democrazia s’interrompe bruscamente con lo scoppio della prima guerra mondiale. In particolare, nei momenti più drammatici del conflitto, le garanzie costituzionali vengono, di fatto, sospese. Il diritto di sciopero è confiscato e la società viene quasi completamente militarizzata.
La vera e propria agonia del sistema liberal-democratico italiano ha luogo tuttavia nel dopoguerra. Il ventennio fascista segna un rapido azzeramento delle conquiste democratiche. Soprattutto dopo il delitto Matteotti (1924) e l’adozione delle leggi “fascistissime” (1925-26), sono cancellate le libertà di stampa, di opinione, di riunione…; sono sciolti tutti i partiti, i sindacati, le organizzazioni non fasciste. Lo Statuto Albertino, se pure non abrogato esplicitamente, è nei fatti “falsificato” (Calamandrei), ridotto a un simulacro. Le decisioni importanti non sono più prese dal Parlamento ma dal Gran Consiglio del Fascismo. E istituzioni come l’OVRA (Organizzazione per la Vigilanza e la Repressione dell’Antifascismo, la polizia segreta fascista) e il Tribunale Speciale badano a reprimere ogni manifestazione di antifascismo. Con buona pace di chi continua a blaterare di un “fascismo buono” fino all’abbraccio con Hitler e alle leggi razziali, la lista degli assassinii politici perpetrati dal fascismo, sin dai suoi esordi, è particolarmente nutrita: Amendola, Gobetti, don Minzoni, Matteotti, Gramsci, Rosselli… e tanti altri anonimi, pagano con la vita la loro opposizione al fascismo e ai suoi metodi squadristici. Per non parlare dei reclusi, dei confinati, degli esiliati.
Di là dai provvedimenti liberticidi, tuttavia, la devastazione operata dal regime fascista opera soprattutto sulle coscienze. Non tanto di quelle degli adulti, molti dei quali serbano memoria del defunto sistema liberale, quanto dei giovani cresciuti nella scuola fascista e nelle organizzazioni di regime (Figli della Lupa, Balilla, GUF, Giovani Italiane…). L’efficace azione di propaganda (abilmente condotta anche attraverso i mass media, cinema e radio soprattutto) e la sistematica epurazione degli antifascisti, portata avanti anche con l’obbligo della tessera del fascio imposta ai docenti, annullanoqualsiasi forma di autonomia di giudizio nelle nuove generazioni, addestrate, attraverso il feticcio dell’ “uomo nuovo”, a conformarsi pedissequamente ai rituali del regime (a partire dalle parate del sabato), a ripetere pappagallescamente i suoi slogan (“Libro e moschetto fascista perfetto”, “Credere, obbedire, combattere”…), a entusiasmarsi acriticamente di fronte ai miti della romanità e dell’impero.
Bisogna attendere il disastro della seconda guerra mondiale perché una parte consistente degli italiani cominci ad aprire gli occhi e ad accorgersi del terribile inganno al quale è stata sottoposta dal duce e dai suoi scherani. Di fronte al dramma dei morti, dei bombardamenti, della distruzione delle nostre città, della fame…, il regime crolla come un castello di carta. Purtroppo a farlo cadere non è una rivolta di popolo, bensì l’iniziativa del re che, dopo aver assecondato sempre Mussolini (dalla marcia su Roma alle leggi razziali), decide di destituirlo.
Le vicende che seguono alla caduta del regime e all’armistizio dell’8 settembre, con l’invasione tedesca dell’Italia centro-settentrionale, aprono tuttavia, con l’inizio della lotta partigiana, un capitolo nuovo della nostra storia. Se è, infatti, indubitabile che la liberazione dell’Italia siadovuta principalmente all’avanzata (ancorché lenta) degli alleati anglo-americani, è altrettanto vero che l’azione partigiana contribuisce notevolmente a rendere più dura la ritirata tedesca e, in molti casi, a salvare il nostro patrimonio industriale. Soprattutto, la lotta partigiana restituisce all’Italia, anche nei confronti degli alleati, la dignità di un Paese che, pur sconfitto militarmente, si riscatta dal suo indegno passato di collaborazione con Hitler.
Grazie alla lotta di liberazione, tanti italiani, in passato succubi della propaganda fascista, scoprono l’ebbrezza della libertà, dell’autonomia di giudizio, della possibilità stessa di combattere dalla parte giusta. Una scelta non sempre facile e scontata, che si contrappone a quella di chi preferisce stare a guardare o addirittura si arruola nelle file del ricostituito esercito fascista della RSI.
Se pure la lotta partigiana si svolge principalmente nel centro-nord (Piemonte, Liguria, Emilia, Toscana…), la prima banda partigiana nasce nella nostra città: la Banda Palombaro, formata da giovani ed ex ufficiali che si riuniscono presso la fornace di Via Colonnetta. I suoi superstiti poi confluiranno nella Brigata Maiella del comandante Troilo, la prima formazione partigiana a entrare in Bologna liberata.
E’ grazie alla Resistenza che si creano le condizioni per la nascita di una nuova Italia. Dopo la liberazione (25 aprile 1945), le forze politiche del CLN si trovano, in stretto contatto con gli eserciti alleati, a disegnare le strutture politiche del nuovo Stato. Uno Stato democratico, che deve nettamente differenziarsi non solo da quello fascista ma anche dal vecchio Stato liberale pre-fascista. Il voto alle donne e la scelta repubblicana costituiscono il maggiore elemento di discontinuità nei confronti del passato. E’ in tale situazione che vede la luce, la Costituzione repubblicana.
Non è retorica definire una sorta di “miracolo” l’approvazione di una delle costituzioni più avanzate nel mondo. Essa, infatti, ha luogo nella fase più delicata dell’immediato dopoguerra. Nel momento in cui si sta incrinando, sulla scia della divisione del mondo determinata dalla guerra fredda, l’unità delle forze antifasciste. Il clima politico in cui l’Assemblea Costituente svolge la propria attività è particolarmente aspro. Lo scontro internazionale tra USA e URSS determina una netta frattura tra la DC da un lato e PCI e PSIUPdall’altro, e lo stesso fallimento del governo Parri (il primo del dopoguerra), il più coerentemente impegnato nell’opera di rinnovamento del Paese. Si tratta di una spaccatura destinata a cristallizzarsi e a provocare il feroce scontro elettorale del 1948.
Ciononostante, i membri della Costituente riescono a sintetizzare il meglio delle diverse tradizioni politiche. Si può senz’altro affermare che nel lavoro dell’assemblea s’incontrano e fondono tre culture: la cattolica, la marxista, la liberal-democratica. La matrice cattolica è riscontrabile in particolare nell’art. 2, laddove si esaltano i diritti inviolabili di cui l’uomo gode non solo come singolo ma anche “nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”, a partire dalla famiglia. L’impronta marxista è invece evidente nei continui richiami del testo al valore del lavoro. L’orientamento liberal-democratico è senza dubbio presente nella separazione tra Stato e Chiesa (art. 7), nonostante l’evidente contraddizione tra il 1° e il 2° comma (che accoglie i Patti Lateranensi). In ogni caso, l’aspetto che più caratterizza il testo costituzionale è la comune volontà di dare vita a un’organizzazione statale nettamente contrapposta allo Stato fascista.
Nella nostra Costituzione, come ebbe a esprimersi Piero Calamandrei al termine dei lavori della Costituente, “c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato…”. Mazzini è presente nell’esaltazione della “solidarietà politica, economica e sociale” (art. 2) e nel ripudio della “guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli” (art. 11). Cavour lo ritroviamo invece nell’art.8, che considera “tutte le confessioni religiose… egualmente libere davanti alla legge”. Cattaneo ha sicuramente ispirato il riconoscimento delle “autonomie locali” (art. 5). E l’art. 53 (“l’ordinamento delle Forze armate s’informa allo spirito democratico della Repubblica”) tradisce un inequivocabile influsso garibaldino. Nell’esclusione della pena di morte (art. 27), non è difficile, invece, rintracciare l’eco delle teorie di Cesare Beccaria. Ma è soprattutto nella Resistenza, secondo Calamandrei, che va ricercata l’anima della Costituzione: “Se voi giovani volete andare in pellegrinaggio dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.
Non a caso, il testo costituzionale si chiude con le “Disposizioni transitorie e finali”, tra le quali il divieto di “riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. Un principio, purtroppo, spesso disatteso.
In conclusione, il grande valore della Costituzione consiste soprattutto nell’aver restituito la condizione di cittadini a un popolo che si era ridotto a quella di sudditi. E il concetto di cittadinanza è strettamente connesso a quello dei diritti. Oggi viviamo una fase forse altrettanto delicata di quella del dopoguerra. Una fase in cui i diritti delle minoranze subiscono furibondi attacchi. Si pensi ai rigurgiti razzisti, xenofobi, omofobi… O agli attacchi che, in nome della difesa della “famiglia naturale”, si muovono nei confronti di diritti conquistati negli ultimi decenni (194, unioni civili…). In tale situazione, la Costituzione rappresenta indubbiamente un ostacolo, di cui liberarsi al più presto. Ed è proprio per tale motivo che la sua intransigente difesa, almeno per quanto concerne i suoi articoli fondamentali, resta un imperativo imprescindibile per chi vuole difendere la democrazia. Affinché resti la possibilità di essere “tutti uguali, tutti diversi”.
Nel suo libro “La svastica sul sole” lo scrittore di fantascienza americano Philips Dick provava ad immaginare come sarebbe stata l’America se i nazisti ed i giapponesi avessero vinto la seconda guerra mondiale. Ci siamo sempre chiesti: come avrebbe immaginato Philips Dick l’Italia se Mussolini ed Hitler avessero vinto la guerra? Certamente nell’Italia con la svastica sul sole non ci sarebbe stata la Repubblica ed una Costituzione democratica fondata sul lavoro e sull’equilibrio dei poteri. Ed è proprio la Costituzione che impedisce che la svastica possa oscurare il nostro sole, malgrado la politica si sia svincolata sempre di più dai valori fondanti della Repubblica. In questo tempo oscuro, fra i principi fondamentali della Costituzione quello più a rischio è il principio dell’unità e indivisibilità della Repubblica, espresso dall’art.5.
(continua nella sezione Rassegna stampa) Domenico Gallo, Il Corriere della Irpinia, 12- IV- 2019
Immigrazione. È un giro d’affari di 16 miliardi di euro con una previsione di crescita dell'8% all'anno. E che l’esternalizzazione delle frontiere sostenuta dall’Ue fa lievitare a dismisura
(continua nella sezione Rassegna stampa) Alessandra Briganti, Il Manifesto, 9-IV-2019
(continua nella sezione Rassegna stampa) Simonetta Fiori, La Repubblica, 3-IV-2019
l’Istituto comprensivo 3 - Chieti
Mercoledì 10 aprile 2019, ore 17.00
Scuola secondaria di primo grado “Antonelli”
via Amiterno,150, Chieti
Roberto Leombroni, docente di Storia e Filosofia
Angelo Zaccagnini, magistrato
Giovedì 4 Aprile, ore 11,15 - “Il Percorso della Memoria”- incontro preliminare con gli studenti e gli insegnanti, a cura di Costantino Di Sante, Marco Fraticelli, Francesco Baldassarre e Roberto Leombroni. Creazione di app e assegnazione agli studenti dei gruppi di lavoro.
“Una città per tutti”
“Beni comuni urbani per la comunità o per la rendita finanziaria?”
“Poveglia per tutti”
Maria Fiano e Silvio Cristiano
“L'avvenire della città fra governo e governance”
Domenico Luciani (architetto)
“Città di chi la abita o vetrina mordi e fuggi?”
“L'ideologia della sicurezza e del decoro”
Roberto Guaglianone (giornalista – Attac Italia)
“Turistizzazione e diritto all'abitare”
Caterina Borrelli (Rete Set)
“Crocierismo e città”
Giuseppe Tattara (Università Cà Foscari Venezia)
“Qui non si abita in infradito: i filtri di classe alla città"
Giancarlo Ghigi (e.laboratorio civico residenza)
"Piattaforme Internet e rendita urbana"
Gerardo Marletto (Università di Sassari)
“Di chi è la città?”
“Città e ricchezza collettiva – per la riappropriazione sociale”
“La riappropriazione della finanza locale”
“La riappropriazione dei beni comuni urbani”
Maria Francesca De Tullio (Università Federico II Napoli)
“Per un'altra economia territoriale”
“Un patto per un'altra città”
Alberto Madricardo (P.E.R. Venezia consapevole)
Per informazioni: Francesco Penzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , recapito cell. 392 670 3023