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Timestamp: 2016-12-06 05:48:14+00:00
Document Index: 143468351

Matched Legal Cases: ['art. 51', 'art. 5', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 14', 'art. 2', 'art. 2002', 'art. 5', 'art. 51', 'art. 51']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 118 del 30.10.2006
Istanza di interpello. Federazione Alfa. Art. 51, comma
2, lett.c), del Tuir. Trattamento fiscale dei buoni pasto
specificato in oggetto, concernente l'interpretazione dell'art. 51 del DPR n. 917 del 1986, è
La Federazione Alfa ritiene che, in materia di
corretto trattamento fiscale da applicare ai buoni pasto, vi sia una
contraddizione tra la risoluzione 15 dicembre 2004, n. 153, emanata dalla scrivente, e il
Decreto del Presidente del Consiglio del 18 novembre 2005.
La Federazione istante fa presente, infatti, che,
contrariamente a quanto affermato dalla scrivente con la risoluzione n. 153/2004, sopra citata, il D.P.C.M. in
discussione, prevede, all'art. 5, comma 1, lett. c), che al personale assunto
con rapporto di lavoro part-time possono essere corrisposti comunque dei buoni
pasto da parte del datore di lavoro, anche nell'ipotesi in cui l'articolazione
dell'orario di lavoro non preveda il diritto alla pausa per il pranzo.
Atteso quanto sopra, la Federazione istante chiede di
sapere se in tale ultima fattispecie trovi applicazione l'art. 51, comma 2, lett. c), del Tuir,
o se i buoni pasto debbano concorrere alla formazione della base imponibile
contributiva e fiscale, quali compensi in natura, del personale assunto con
La Federazione istante non prospetta alcuna
organizzazione sindacale non per esprimere interessi personali della stessa ma
In via preliminare, occorre fare un breve richiamo alla
normativa vigente in materia di determinazione del reddito di lavoro dipendente.
Ai sensi dell'art. 51, comma 1, del Tuir, "il
genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta, anche sotto forma di
erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro".
Lo stesso art. 51 del Tuir, al comma 2, lett.
c), prevede poi che non concorrono alla formazione del reddito di lavoro
dipendente "le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro,
nonché quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite
da terzi, o, fino all'importo complessivo giornaliero di lire 10.240 (5,29
euro), le prestazioni e le indennità sostitutive corrisposte agli addetti ai
cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità
produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di
ristorazione".
Tale ultima previsione normativa costituisce però una
deroga al principio di onnicomprensività che caratterizza la tipologia di
reddito in discussione ed è ispirata dalla volontà del legislatore di
detassare le erogazioni ai dipendenti che si ricollegano alla necessità del
datore di lavoro di provvedere alle esigenze alimentari del personale che
durante l'orario di lavoro deve consumare il pasto.
Nel caso specifico dei buoni pasto, si fa presente che
gli stessi, rientrando tra le prestazioni sostitutive del servizio di mensa,
sono esclusi dalla formazione del reddito di lavoro dipendente, nei limiti sopra
In merito, la scrivente ha ritenuto opportuno
precisare, con risoluzione n. 15 dicembre 2004, n. 153, che "ove l'orario di lavoro
non preveda la fruizione della pausa pranzo, i buoni pasto eventualmente
corrisposti da parte del datore di lavoro, non essendo destinati a realizzare
una prestazione sostitutiva del servizio di vitto, concorreranno alla
determinazione del reddito di lavoro dipendente (e della base imponibile
contributiva), al pari degli altri compensi in natura percepiti".
La stessa risoluzione n. 153/2004 si rifà, peraltro, a
precedenti documenti di prassi amministrativa quali, ad esempio, la circolare 23
dicembre 1997, n. 326, che, al punto 2.2.3., chiarisce che i buoni pasto devono
"consentire soltanto l'espletamento della prestazione sostitutiva nei
confronti dei dipendenti che ne hanno diritto".
La scrivente ha espresso il parere sopra citato
ritenendo che, in assenza di una specifica previsione in materia, solo i
dipendenti che osservano un orario di lavoro che prevede una pausa per il vitto
abbiano diritto ai buoni pasto.
Ciò premesso, va considerato che sono recentemente
intervenute disposizioni normative che hanno rinnovato il comparto dei servizi
sostitutivi di mensa aziendale mediante buoni pasto.
Al riguardo, l'art. 14-ter et vicies del decreto legge
30 giugno 2005, n. 115, inserito in sede di conversione della legge 17 agosto
2005, n. 168, recante disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di
settori della pubblica amministrazione, al fine di concorrere al conseguimento
di più elevati livelli di produttività, ha previsto l'emanazione di un decreto
diretto, tra l'altro, a disciplinare le caratteristiche del buono pasto e la
regolamentazione dell'utilizzo dello stesso da parte dei lavoratori dipendenti e
delle categorie assimilate.
In esecuzione della predetta delega è stato emanato il
Decreto del Presidente del Consiglio del 18 novembre 2005, pubblicato in
Gazzetta Ufficiale in data 17 gennaio 2006, recante disposizioni in materia di
Tale decreto definisce, all'art. 2, comma 1, lett. c),
il buono pasto come "il documento di legittimazione, anche in forma
elettronica", avente determinate caratteristiche "che attribuisce al
possessore, ai sensi dell'art. 2002 del codice civile, il diritto ad ottenere
dagli esercizi convenzionati la somministrazione di alimenti e bevande e la
cessione di prodotti di gastronomia pronti per il consumo, con esclusione di
qualsiasi prestazione in denaro".
Lo stesso D.P.C.M. prevede poi, all'art. 5, comma 1,
lett. c), che i "buoni pasto sono utilizzati, durante la giornata
lavorativa anche se domenicale o festiva, esclusivamente dai prestatori di
lavoro subordinato, a tempi pieno o parziale, anche qualora l'orario di lavoro
non prevede una pausa per il pasto, nonché dai soggetti che hanno instaurato
con il cliente un rapporto di collaborazione anche non subordinato".
La previsione normativa sopra citata prevede, di fatto,
la possibilità che anche in favore dei dipendenti assunti a tempo parziale, con
un'articolazione dell'orario di lavoro che non prevede una pausa per il pranzo,
siano corrisposti buoni pasto da parte del datore di lavoro.
Si deve ritenere che la nuova normativa abbia tenuto
conto del fatto che la realtà lavorativa è sempre più caratterizzata da forme
di lavoro flessibili.
Atteso che l'art. 51, comma 2, lett. c), del Tuir
fa espresso riferimento alle prestazioni sostitutive del servizio di mensa, ora
disciplinate dal provvedimento in discussione, la scrivente ritiene che lo
stesso provvedimento, pur non avendo natura tributaria, assuma rilevanza anche
D'altra parte, la normativa fiscale non contiene una
disciplina dettagliata delle prestazioni sostitutive di mensa limitandosi a
prevederne la non concorrenza al reddito di nei limiti previsti.
Ne consegue che, anche i lavoratori subordinati a tempo
parziale, la cui articolazione dell'orario di lavoro non preveda il diritto alla
pausa per il pranzo, ove fruiscano di buoni pasto, sono ammessi a beneficiare
della previsione agevolativa di cui all'art. 51, comma 2, lett. c), del Tuir.
Tali buoni pasto non concorreranno, quali compensi in
natura, nei limiti dei 5,29 euro giornalieri, alla formazione della base
imponibile contributiva e fiscale del lavoratore subordinato assunto con