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Timestamp: 2020-08-09 15:06:37+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 15186 del 04/06/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15186 del 04/06/2019
Cassazione civile sez. trib., 04/06/2019, (ud. 17/12/2018, dep. 04/06/2019), n.15186
sul ricorso 25760-2012 proposto da:
HOLIDAY VILLAGE SRL, elettivamente domiciliato in ROMA LARGO
avverso la sentenza n. 35/2012 della COMM. TRIB. REG. della TOSCANA
– la Holiday Village S.r.l. impugnava l’avviso di accertamento emesso ai fini dell’IVA relativa al periodo 6/11-31/12/2004, notificato il 18/10/2007;
– la C.T.P. di Grosseto, senza dichiarare l’interruzione del processo, respingeva il ricorso della contribuente con sentenza n. 202/04/09 del 19/10/2009;
– avverso tale decisione la Holiday Village S.r.l., premettendo di essere venuta a conoscenza della sentenza solo a seguito della notifica della cartella di pagamento, proponeva appello – in data 12/4/2011 – alla C.T.R. della Toscana che, con la sentenza n. 35/16/12 del 9/7/2012, dichiarava inammissibile l’impugnazione in quanto tardiva;
1. Col primo motivo la Holiday Village censura la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) dell’art. 327 c.p.c., commi 1 e 2, e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2, art. 38, comma 3, e art. 40,commi 1 e 2, per avere la C.T.R. dichiarato l’inammissibilità dell’appello per tardività dell’impugnazione non ravvisando nella fattispecie un caso di “ignoranza del processo” tale da giustificare la disapplicazione del “termine lungo”.
L’appello è stato proposto ben oltre il termine di un anno (fissato dall’art. 327 c.p.c., comma 1, nella formulazione ratione temporis applicabile, norma richiamata dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 38, comma 3, primo periodo), maggiorato di 46 giorni per la cosiddetta “sospensione feriale” (all’epoca disciplinata per tale durata).
L’imprecisione normativa contenuta nella sentenza impugnata che richiama l’art. 327 c.p.c., comma 2, anzichè la norma speciale del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 38, comma 3, secondo periodo (“Tale disposizione non si applica se la parte non costituita dimostri di non avere avuto conoscenza del processo per nullità della notificazione del ricorso e della comunicazione dell’avviso di fissazione d’udienza”) – non assume rilievo.
Infatti, “nel processo tributario, l’ammissibilità dell’impugnazione tardiva, oltre il termine “lungo” dalla pubblicazione della sentenza, prevista dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 38, comma 3, presuppone che la parte dimostri l'”ignoranza del processo”, ossia di non averne avuto alcuna conoscenza per nullità della notificazione del ricorso e della comunicazione dell’avviso di fissazione dell’udienza, situazione che non si ravvisa in capo al ricorrente costituito in giudizio, cui non può dirsi ignota la proposizione dell’azione, dovendosi ritenere tale interpretazione conforme ai principi costituzionali ed all’ordinamento comunitario, in quanto diretta a realizzare un equilibrato bilanciamento tra le esigenze del diritto di difesa ed il principio di certezza delle situazioni giuridiche. Nè assume rilievo l’omessa comunicazione della data di trattazione, che è deducibile quale motivo di impugnazione ai sensi dell’art. 161 c.p.c., comma 1, in mancanza della quale la decisione assume valore definitivo in conseguenza del principio del giudicato.” (Cass., Sez. 65, Ordinanza n. 14746 del 13/06/2017, Rv. 644592-01; nello stesso senso: Cass., Sez. 6-5, Ordinanza n. 24899 del 09/10/2018, Rv. 650979-01; Cass., Sez. 6-5, Ordinanza n. 9330 del 11/04/2017, Rv. 644708-01; Cass., Sez. 5, Sentenza n” 23323 del 15/10/2013, Rv. 629486-01; Cass., Sez. 5, Sentenza n. 12761 del 10/06/2011, Rv. 61847-01).
Del resto, l’ignoranza del processo tributario di primo grado non può mai essere invocata dal ricorrente costituito in giudizio, soggetto che ha dato avvio al processo stesso.
La contribuente Holiday Village ha impugnato innanzi alla C.T.P. l’avviso di accertamento costituendosi nel relativo giudizio dalla stessa intrapreso e, per giunta (corre sottolinea la C.T.R.), col ministero di due difensori: non si può configurare, dunque, la sua ignoranza del processo (la cui prova, peraltro, incombe sulla parte che la deduce).
4. La sentenza impugnata, effettivamente, non contiene alcun cenno a tale domanda.
Riconosciuta l’astratta configurabilità di un’omissione di pronuncia rilevante ai fini dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, essa non può comunque condurre alla cassazione della gravata sentenza. Infatti, è ormai consolidato, nella giurisprudenza di questa Corte Suprema, il principio per il quale, in caso di nullità della sentenza o del procedimento (tra cui l’omessa pronuncia), condivisibili esigenze di economia processuale impongono un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 384 c.p.c., u.c., sì da evitare la cassazione con rinvio quando la pretesa, sulla quale si riscontri mancare la pronuncia, avrebbe dovuto essere rigettata o potuto comunque essere decisa nel merito, purchè beninteso – senza necessità di ulteriori accertamenti di fatto (tra le altre, Cass., Sez. 5, Sentenza n. 21968 del 28/10/2015, Rv. 637019-01 e Cass., Sez. 6-3, Ordinanza n. 21257 del 08/10/2014, Rv. 632915-01).
Nel caso in esame, la domanda di rimessione in termini per la proposizione dell’appello non poteva essere accolta, dato che la decadenza dall’impugnazione era dipesa da un impedimento evitabile con la normale diligenza richiesta alla parte processuale già costituita colpita da un evento interruttivo del processo e al difensore superstite, entrambi rimasti inerti per oltre due anni dal decesso di uno degli avvocati della contribuente.
Conseguentemente, anche il secondo motivo si rivela infondato. 5. In conclusione, il ricorso è respinto.
condanna la ricorrente a rifondere alla controricorrente le spese di questo giudizio, che liquida in Euro 5.600,00 per compensi, oltre a spese prenotate a debito.