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Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 30', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 30', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art 6', 'art. 40', 'art. 40', 'sentenza ']

LINEE GUIDA ODV FONTI NORMATIVE, COMPOSIZIONE, ATTIVITA, REQUISITI, POTERI, RESPONSABILITA PENALE E CIVILE D. Lgs. 231/2001: da novità normativa a strumento. - ppt scaricare
PubblicatoConsolata Marino
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LINEE GUIDA ODV FONTI NORMATIVE, COMPOSIZIONE, ATTIVITA, REQUISITI, POTERI, RESPONSABILITA PENALE E CIVILE D. Lgs. 231/2001: da novità normativa a strumento gestionale Torino, 25 marzo 2010 – Torino Incontra Dott. Paolo Vernero 2
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 2 Lart. 6 del D.lgs. n. 231/2001 prevede che la società (ente) possa essere esonerata dalla responsabilità conseguente alla commissione dei cosiddetti reati presupposto se lorgano dirigente ha, fra laltro: a) adottato modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire i reati considerati; b) affidato il compito: (i) di vigilare sul funzionamento e losservanza del Modello di Organizzazione e (ii) di curarne laggiornamento ad un organismo dellente dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo. FONTI NORMATIVE 3
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 3 Laffidamento di detti compiti allOrganismo di Vigilanza e quindi il corretto ed efficace espletamento degli stessi, concorrono quali presupposti indispensabili per lesonero dalla responsabilità dellente ex D.lgs. 231/2001, sia che il reato sia stato commesso dai soggetti apicali (espressamente contemplati dallart. 6) che dai soggetti sottoposti allaltrui direzione (di cui allart. 7). Lart. 6, 2° comma, lett.d, pone lOdV al centro del sistema informativo aziendale in relazione alle aree sensibili ai reati presupposto, là dove prevede …obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli…. Lart. 7, 4° comma, ribadisce, infine, che lefficace attuazione del Modello richiede, oltre allistituzione di un sistema disciplinare, una sua verifica periodica, evidentemente da parte dellorganismo a ciò deputato. FONTI NORMATIVE (segue) 4
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 4 Lart. 30 del D.Lgs 81/2008 (cd Testo Unico Sicurezza), al 4^ comma prevede che il modello organizzativo deve altresì prevedere un idoneo sistema di controllo sull'attuazione del medesimo modello e sul mantenimento nel tempo delle condizioni di idoneità delle misure adottate. Il riesame e l'eventuale modifica del modello organizzativo devono essere adottati, quando siano scoperte violazioni significative delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all'igiene sul lavoro, ovvero in occasione di mutamenti nell'organizzazione e nell'attività in relazione al progresso scientifico e tecnologico. Da quanto sopra sinteticamente richiamato, si rileva limportanza del ruolo dellOrganismo di Vigilanza, nonché la complessità e lonerosità dei compiti che esso deve svolgere. FONTI NORMATIVE (segue) 5
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 5 La funzione dellOrganismo di Vigilanza di cui al D.lgs. 231/2001, si innesta su un sistema di controllo interno allimpresa in cui interagiscono molteplici attori con un certo rischio di confusione di ruoli : LAlta direzione; Il Controllo di Gestione; LInternal Auditing; La Società di Revisione; Il Collegio Sindacale. FONTI NORMATIVE (segue) 6
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 6 Su questo punto sarà importante definire idonee linee guida di comportamento per lOdV al fine di garantire i compiti a cui lo stesso è preposto, evitando però inutili sovrapposizioni. In particolare: lestensione dellapplicazione del decreto 231/2001 ai delitti colposi pone un problema di rapporti tra: - il piano della sicurezza e quello del Modello organizzativo; - le attività dei soggetti responsabili dei controlli in materia di salute e sicurezza sul lavoro e lOdV. Sul punto pare opportuno evidenziare che lautonomia di funzioni proprie di questi organi non consente di ravvisare una sovrapposizione dei compiti di controllo, che sarebbe quindi tanto inutile quanto inefficace. FONTI NORMATIVE (segue) 7
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 7 Daltra parte, deve essere chiaro che i diversi soggetti deputati al controllo svolgono i propri compiti su piani differenti: - compito dellOdV non è quello di vigilare sulla condotta dei soggetti apicali e/o degli addetti sottoposti alla altrui direzione e vigilanza, ma sul rispetto dei modelli di organizzazione e gestione, che risultassero essere stati elusi. A sua volta il massimo vertice societario (es. Consiglio di Amministrazione o Amministratore Delegato), pur con listituzione dellOrganismo ex D.lgs. n. 231/2001, mantiene invariate tutte le attribuzioni e le responsabilità previste dal Codice Civile alle quali si aggiunge oggi quella relativa alladozione ed allefficace attuazione del Modello, nonché alla nomina dellOrganismo (art. 6, co. 1, lett. a) e b)). FONTI NORMATIVE (segue) 8
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 8 E comunque necessario un raccordo fra i Modelli di Organizzazione e di Gestione introdotti dallart. 6 D.lgs. 231/2001 ed il decalogo del modello antinfortunistico di cui allart. 30 D.lgs. 81/2008. Auspicabile che, soprattutto nelle realtà industriali, lOdV presenti al suo interno almeno un soggetto in possesso di capacità e requisiti professionali adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle concrete attività lavorative svolte. NB Se è vero che nulla vieta che i componenti dellOdV metaforicamente mettano il casco e si rechino nellunità produttiva per verificare le concrete condizioni di lavoro, è però da escludere che il sopralluogo possa tradursi in direttive immediate al Datore di lavoro e/o al RSSP che a loro volta non sono tenuti a raccoglierle. FONTI NORMATIVE (segue) 9
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 9 Composizione Attività Requisiti Poteri Suggerimenti procedurali Responsabilità penale Responsabilità civile Tutela componenti OdV Adozione del Modello: recenti riferimenti giurisprudenziali SINTESI LINEE GUIDA 10
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 10 La disciplina in esame non fornisce indicazioni circa la composizione dellOrganismo di Vigilanza (OdV). Ciò consente di optare per una composizione sia mono che plurisoggettiva, sia interna che mista. La scelta tra luna o laltra soluzione deve tenere conto delle finalità perseguite dalla legge e, quindi, deve assicurare il profilo di effettività dei controlli in relazione alla dimensione ed alla complessità organizzativa della società/ente. COMPOSIZIONE 11
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 11 Per quanto concerne le piccole imprese, lart. 6, comma 4, del D.lgs. n. 231/2001, prevedendo che …negli enti di piccole dimensioni (PMI) i compiti indicati nella lettera b), del comma 1, possono essere svolti direttamente dall'organo dirigente… offre la possibilità di scegliere il tipo di composizione anche in relazione alle dimensioni aziendali; In via di prima approssimazione, si può ritenere che nelle realtà di piccole dimensioni, che non si avvalgano della facoltà di cui al comma 4 dellart. 6 (che presta il fianco a possibili conflitti dinteresse), la composizione monocratica ben potrebbe garantire le funzioni demandate allOrganismo, mentre in quelle di dimensioni medio grandi sarebbe preferibile una composizione di tipo collegiale: ciò al fine di garantire una maggiore effettività dei controlli demandati dalla legge. COMPOSIZIONE (segue) 12
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 12 Per gli enti di medio-grandi dimensioni la composizione plurisoggettiva- mista, rappresenta la soluzione che - ferma restando la valutazione costi benefici che ciascun ente deve effettuare - meglio risponde alla filosofia del decreto oltre che, in generale, al buon senso. In particolare la presenza di soggetti esterni nellambito di un consesso collegiale costituisce una ricchezza di visione, di professionalità, di tempo da mettere a disposizione della causa, di esperienza, di terzietà nella valutazione dei fatti intesa proprio come capacità di vedere le vicende aziendali dallesterno, senza la suggestione che è tipica di chi, ogni giorno, vive e lavora nellambito di certi processi. COMPOSIZIONE (segue) 13
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 13 Adeguatezza del Modello: disamina in merito alla sua reale (e non meramente formale) capacità di prevenire i reati ed i comportamenti non voluti. Attività di ricognizione delle aree sensibili: qualora il Modello non sia stato adottato con la collaborazione del nominando/nominato OdV è opportuno che questi ripercorra nella sua fase di start-up, gli step che hanno comportato la definizione delle aree sensibili e, quindi, i relativi reati presupposto al fine di verificarne la corretta individuazione e, quindi, ladeguatezza del Modello. ATTIVITA 14
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 14 Trattasi in specie di ripercorrere in senso critico delle seguenti fasi: AS - IS ANALYSIS: é lanalisi della situazione corrente, funzionale alla rilevazione dei processi aziendali da un punto di vista informativo e organizzativo, volta ad una creazione di una mappatura dei Processi sensibili sulla base della quale vengono svolte una serie di interviste con i soggetti chiave nellambito della struttura aziendale; GAP ANALYSIS: é lanalisi delle eventuali aree critiche con evidenziazione per le diverse aree delle soluzioni per i gap rilevati; in specie vengono individuate le azioni di miglioramento del sistema di controllo interno (processi e procedure) e dei requisiti organizzativi essenziali per la definizione di un modello specifico di organizzazione, gestione e controllo coerente con la norma di riferimento. ATTIVITA (segue) 15
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 15 Effettività: verifica della coerenza tra i comportamenti concreti ed il Modello Istituito; Verifica flussi informativi: sussistenza, efficiente funzionamento e completezza dei flussi informativi: …più le porte sono aperte minore è il rischio di commissione dei reati presupposto…. Mantenimento nel tempo: dei requisiti di solidità e funzionalità del Modello; ATTIVITA (segue) 16
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 16 Aggiornamento in senso dinamico del Modello: nellipotesi in cui le analisi operate e/o mutamenti morfologici dellazienda oppure modifiche normative rendano necessario effettuare correzioni ed adeguamenti. Tale cura, di norma, si realizza in due momenti distinti ed integrati: presentazione di proposte di adeguamento (refresh) del Modello verso la Direzione aziendale / Organi delegati. Follow-up, ossia verifica dellattuazione e delleffettiva funzionalità delle soluzioni. ATTIVITA (segue) 17
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 17 AUTONOMIA ED INDIPENDENZA Indica lindipendenza di giudizio dellOrganismo di Vigilanza rispetto ai soggetti controllati: lart. 6, comma 1, lett. b) prevede proprio che …il compito di vigilare sul funzionamento e losservanza dei modelli e di curare il loro aggiornamento venga affidato ad un organismo dellente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo. Per assicurare la massima autonomia/indipendenza é indispensabile che non vengano assegnati allOdV compiti operativi/gestori, poiché al momento delle verifiche sui comportamenti e sul Modello, comprometterebbero lobiettività; REQUISITI: AUTONOMIA ED INDIPENDENZA 18
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 18 la posizione dellOdV nellambito dellente deve garantire lautonomia delliniziativa di controllo da ogni forma dinterferenza e/o di condizionamento da parte di qualunque componente dellente (ed in particolare dellorgano dirigente). Tali requisiti sembrano assicurati dallinserimento dellOrganismo di Vigilanza come unità di staff in una posizione gerarchica elevata, prevedendo il riporto al massimo Vertice operativo aziendale ovvero al Consiglio di Amministrazione nel suo complesso, o comunque, allOrgano Amministrativo; REQUISITI: AUTONOMIA ED INDIPENDENZA (segue) 19
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 19 Nel caso di composizione plurisoggettiva mista dellOrganismo, non essendo esigibile dai componenti di provenienza interna una totale indipendenza dallente, il grado di indipendenza dellOrganismo dovrà essere valutato nella sua globalità ; REQUISITI: AUTONOMIA ED INDIPENDENZA (segue) 20
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 20 PROFESSIONALITA Questo connotato si riferisce al bagaglio di strumenti e tecniche che lOrganismo deve possedere o direttamente o attingendo da opportune consulenze per poter svolgere efficacemente lattività assegnata. In specie con riferimento alle competenze giuridiche, non va dimenticato che la disciplina in argomento è in buona sostanza una disciplina penale e che lattività dellOdV (forse sarebbe più corretto dire dellintero sistema di controllo previsto dal decreto in parola) ha lo scopo di concorrere a prevenire la realizzazione di reati. REQUISITI: PROFESSIONALITA (segue) 21
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 21 Inoltre sia la vigilanza circa (i) la effettività del Modello che (ii) il suo mantenimento nel tempo in termini di solidità e funzionalità, che (iii) le modalità di aggiornamento del Modello, comportano attività specialistiche, prevalentemente di controllo, che presuppongono la conoscenza, o comunque lutilizzo, di tecniche e strumenti ad hoc, nonché una continuità di azione elevata. REQUISITI: PROFESSIONALITA (segue) 22
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 22 A titolo esemplificativo: campionamento statistico; tecniche di analisi e valutazione dei rischi; misure per il loro contenimento (procedure autorizzative, meccanismi di contrapposizione di compiti, ecc.); flow-charting di procedure e processi per lindividuazione dei punti di debolezza; tecniche di intervista e di elaborazione di questionari; elementi di psicologia; metodologie per lindividuazione di frodi, ecc. REQUISITI: PROFESSIONALITA (segue) 23
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 23 Utilizzo delle suddette tecniche: - a posteriori, tramite approccio ispettivo, per la verifica del reato; - a priori, per evitare la commissione di reati; REQUISITI: PROFESSIONALITA (segue) 24
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 24 I requisiti di autonomia, onorabilità e professionalità potranno anche essere definiti per rinvio a quanto previsto per altri settori della normativa societaria. Ciò vale, in particolare, quando si opti per una composizione plurisoggettiva dellOrganismo di Vigilanza ed in esso vengano a concentrarsi tutte le diverse competenze professionali che concorrono al controllo della gestione sociale nel tradizionale modello di governo societario (es. un amministratore non esecutivo o indipendente membro del comitato per il controllo interno, membro del collegio sindacale, ecc.). REQUISITI: PROFESSIONALITA (segue) 25
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 25 CONTINUITA DAZIONE: Le linee Guida degli organismi ed associazioni di categoria abilitate non escludono che alcune funzioni, ruoli e/o organi aziendali, già esistenti, possano ricoprire il ruolo dellOrganismo di Vigilanza. Daltra parte si è dianzi ricordato che per le PMI è la stessa legge a prevedere al comma 4, dellart. 6 che … Negli enti di piccole dimensioni i compiti dell OdV possano essere svolti direttamente dall'organo dirigente…. REQUISITI: CONTINUITA DAZIONE (segue) 26
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 26 In linea di massima, salvo il caso delle PMI, si ritiene che per poter dare la garanzia di efficace e costante attuazione di un modello così articolato e complesso quale é quello delineato dalla 231/2001, soprattutto nelle aziende di grandi e medie dimensioni, si rende necessaria la presenza di un Organismo terzo e di una struttura dedicata in via esclusiva allattività di vigilanza sul Modello priva, come detto, di mansioni operative che possano portarla ad assumere decisioni con effetti economico-finanziari. In concreto, al momento della formale adozione del Modello lorgano dirigente dovrà: Disciplinare gli aspetti relativi al funzionamento dellOrganismo; Comunicare alla struttura i compiti dellOrganismo ed i suoi poteri. REQUISITI: CONTINUITA DAZIONE (segue) 27
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 27 Lart 6 della 231/2001 prevede per lOdV …autonomi poteri di iniziativa e di controllo …. I poteri in oggetto dovranno essere utili e funzionali alla: a) verifica dellefficienza ed efficacia del Modello organizzativo adottato rispetto alla prevenzione ed allimpedimento della commissione dei reati previsti dal D.lgs. n. 231/2001; b) verifica del rispetto delle modalità e delle procedure previste dal Modello organizzativo e alla rilevazione degli eventuali scostamenti comportamentali che dovessero emergere dallanalisi dei flussi informativi e dalle segnalazioni alle quali sono tenuti i responsabili delle varie funzioni; POTERI (segue) 28
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 28 c)formulazione delle proposte allorgano dirigente per gli eventuali aggiornamenti ed adeguamenti del Modello organizzativo adottato, da realizzarsi mediante le modifiche e/o le integrazioni che si dovessero rendere necessarie in conseguenza di: significative violazioni delle prescrizioni del Modello organizzativo; significative modificazioni dellassetto interno della Società e/o delle modalità di svolgimento delle attività dimpresa; modifiche normative; d)segnalazione allorgano dirigente, per gli opportuni provvedimenti, di quelle violazioni accertate del Modello organizzativo che possano comportare linsorgere di una responsabilità in capo allente. POTERI (segue) 29
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 29 Per rendere operativi i poteri corrispondenti ai compiti i Modelli di norma prevedono quindi che: lOrganismo abbia libero accesso presso tutte le funzioni della Società - senza necessità di alcun consenso preventivo - onde ottenere ogni informazione o dato ritenuto necessario per lo svolgimento dei compiti previsti dal D.lgs. n. 231/2001; lOrganismo possa avvalersi - sotto la sua diretta sorveglianza e responsabilità dellausilio di tutte le strutture della Società ovvero di consulenti esterni; lOrganismo benefici di una adeguata dotazione di risorse finanziarie, di cui disporre per ogni esigenza necessaria al corretto svolgimento dei compiti (es. consulenze specialistiche, trasferte, ecc.). POTERI 30
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 30 Lorganismo dovrà valutare sistematicamente la funzionalità ed efficienza dei flussi informativi da e verso le Aree sensibili e fornire evidenza delle attività svolte, in particolare: - è opportuno prevedere che le riunioni dellOdV, gli incontri con gli organi societari cui lo stesso riferisce e le audizioni dei diversi referenti delle aree aziendali sensibili siano documentati da appositi verbali datati, sottoscritti e conservati in apposito Libro delle adunanze dellOrganismo di Vigilanza; - copia della documentazione, delle carte di lavoro ed il suddetto Libro dovranno essere custoditi dallOrganismo in apposito archivio delle attività svolte; ALCUNI SUGGERIMENTI PROCEDURALI 31
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 31 - LOdV deve curare la predisposizione per la Direzione aziendale/Organi delegati di una relazione informativa, su base almeno semestrale in ordine alle attività di verifica e controllo compiute ed allesito delle stesse; detta relazione dovrà essere trasmessa al Collegio sindacale. - Altro aspetto degno di nota é quello della dotazione finanziaria; è questo è il punto dirimente per tutta la normativa cautelare in materia di deleghe di funzioni, là dove è previsto lobbligo di dotare di adeguate risorse finanziarie il soggetto che deve in qualche misura gestire o controllare una certa situazione. Quindi, un Organismo di Vigilanza che non fosse attrezzato e dotato di poteri effettivi di controllo, nonché della necessaria dotazione finanziaria, sarebbe unentità oggettivamente inidonea a svolgere il compito per il quale è stato istituito. ALCUNI SUGGERIMENTI PROCEDURALI (segue) 32
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 32 - In proposito le Linee Guida di Confindustria segnalano che …nel contesto delle procedure di formazione del budget aziendale, lorgano dirigente dovrà approvare una dotazione adeguata di risorse finanziarie, proposta dallOrganismo stesso, della quale (esso) potrà disporre per ogni esigenza necessaria al corretto svolgimento dei compiti (es. consulenze specialistiche, trasferte, ecc.)…. - Lo stesso Organismo di Vigilanza dovrà inoltre disciplinare il proprio funzionamento interno. A tale proposito è opportuno che lOdV formuli un Regolamento delle proprie attività (determinazione delle cadenze temporali delle proprie riunioni e dei controlli, modalità di tenuta delle stesse, individuazione dei criteri e delle procedure di analisi, ecc.). ALCUNI SUGGERIMENTI PROCEDURALI (segue) 33
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 33 Fatto salvo lo specifico caso introdotto dal D.lgs. 231/2007 in tema di antiriciclaggio, su cui in questa sede rinvio allintervento della Professoressa Alessandra Rossi, la fonte di detta responsabilità potrebbe essere individuata nellart. 40, comma 2, cod. penale e, dunque, nel principio in base al quale non impedire un evento, che si ha lobbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo. Sulla base di questa impostazione, lOrganismo di Vigilanza potrebbe risultare punibile a titolo di concorso omissivo nei reati commessi dallente, a seguito del mancato esercizio del potere di vigilanza e controllo sullattuazione di modelli organizzativi allo stesso attribuito. RESPONSABILITA PENALE 34
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 34 Al riguardo, però, è opportuno tenere presente che lobbligo di vigilanza non comporta di per sé lobbligo di impedire lazione illecita: esso, e la responsabilità penale che ne deriva ai sensi del citato art. 40, co. 2, cod. penale, sussiste solo quando il destinatario è posto nella posizione di garante del bene giuridico protetto. Dalla lettura complessiva delle disposizioni che disciplinano lattività e gli obblighi dellOrganismo di Vigilanza si evince però che ad esso siano devoluti compiti di controllo non in ordine alla realizzazione dei reati, ma al funzionamento ed allosservanza del Modello, curandone, altresì, laggiornamento e leventuale adeguamento ove vi siano modificazioni degli assetti aziendali di riferimento. RESPONSABILITA PENALE (segue) 35
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 35 Vi è assenza di poteri impeditivi: lOrganismo non può neppure modificare, di propria iniziativa i modelli esistenti, assolvendo, invece, un compito consultivo della Direzione aziendale/Organi delegati cui compete il potere di modificare i modelli. Tale situazione non muta con riferimento ai delitti colposi realizzati con violazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Anche in questo caso lOrganismo di Vigilanza non ha obblighi di controllo dellattività, ma doveri di verifica della idoneità e sufficienza dei modelli organizzativi a prevenire i reati. RESPONSABILITA PENALE (segue) 36
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 36 Dr. Santoriello, Sostituto Procuratore della Repubblica di Pinerolo, in Rivista 231 n. 2/2009 …i componenti dellOrganismo di Vigilanza devono operare per garantire e controllare il corretto funzionamento del modello societario di organizzazione e gestione per la prevenzione dei rischi contro la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro: tuttavia, se non adempiono a tale obblighi e si verifica un infortunio a carico di uno dei dipendenti dellimpresa, nei loro confronti può maturare una ipotesi di responsabilità civile nei confronti dellente collettivo nel cui ambito operano, ma nessuna contestazione di violazione delle previsioni penali di cui agli artt. 589 e 590 c.p. può essere loro mossa.. RESPONSABILITA PENALE (segue) 37
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 37 In sintesi, lOrganismo di Vigilanza non impedisce, ma concorre a creare presupposti per condizione esimente di cui allarticolo 6 del D.lgs. 231/2001, attraverso: la sua stessa nomina e relativo monitoraggio su Adeguatezza Modello; Osservanza del Modello; Aggiornamento del Modello. RESPONSABILITA PENALE (segue) 38
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 38 Nellattuale quadro normativo gli artt e 2403 c.c. (come riformulati dal D.lgs. 6/2003 di riforma del diritto societario) hanno creato, in sostanza, la saldatura tra il sistema della responsabilità esterna (e cioè della società nei confronti del mondo esterno, per i reati commessi dai suoi amministratori) ed il sistema della responsabilità interna (degli amministratori nei confronti della società e degli altri soggetti danneggiati dai predetti comportamenti); RESPONSABILITA CIVILE 39
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 39 E infatti incontestabile che lapplicazione di una sanzione conseguente allaccertamento di una responsabilità dellente, in caso di commissione di uno dei reati presupposto previsti dal D.lgs. 231/2001, costituisce una lesione degli interessi della società e dei soci. Ne consegue che lapplicazione della sanzione comporterà la necessità di valutare se il danno derivato alla società sia imputabile, sotto il profilo causale, ad un inadempimento, da parte degli amministratori e dei sindaci, ai doveri di controllo loro attribuiti dagli artt e 2403 c.c. sopra richiamati; RESPONSABILITA CIVILE (segue) 40
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 40 In questo contesto va collocata la disciplina della responsabilità civile dellOdV. E infatti opinione maggioritaria che lente condannato ex D.lgs. 231/2001 per responsabilità da reato possa esperire azioni civili intese a conseguire, da coloro che ne hanno creato i presupposti, il risarcimento del danno economico conseguente alla condanna; fra questi soggetti, oltre agli amministratori, i sindaci e gli altri organi sociali deputati alla gestione ed al controllo, si può annoverare anche lOrganismo di Vigilanza qualora sia provato che lo stesso non ha vegliato in modo diligente sul funzionamento e sullosservanza del Modello di organizzazione e gestione. RESPONSABILITA CIVILE (segue) 41
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 41 Dunque anche allinfuori dei casi di dolo e di colpa grave, può sussistere una responsabilità civile dellOdV per condotta omissiva o comunque non diligente. La natura delle obbligazioni dei componenti dellOrganismo di Vigilanza va individuata nellambito della qualificazione delle prestazioni dedotte in contratto (cioè dal Modello) e ricondotta alla fattispecie dellobbligazione di mezzi (e non come obbligazione di risultato). RESPONSABILITA CIVILE (segue) 42
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 42 Dal dettato normativo emerge infatti in modo assolutamente chiaro ed inequivocabile che lOrganismo di Vigilanza non è tenuto a garantire un risultato utile, consistente nellimpedire che, attraverso la vigilanza sul funzionamento, losservanza e laggiornamento del Modello, gli amministratori ed i loro sottoposti commettano illeciti; né lOdV è tenuto a garantire (come risultato atteso) che il Modello organizzativo, sul cui funzionamento, osservanza ed aggiornamento lOrganismo deve vigilare, regga alle censure del Tribunale. Da ciò consegue che la responsabilità dei componenti dellOdV è di tipo schiettamente contrattuale essendo -per relationem- il contratto rappresentato dal Modello; RESPONSABILITA CIVILE (segue) 43
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 43 Da quanto precede si può quindi rilevare: che lunico soggetto deputato ad esperire leventuale azione di risarcimento danni per responsabilità civile dei componenti dellOdV è lente/società: solo questultimo ha infatti la legittimazione attiva ad esercitare lazione di inadempimento e risarcimento danni nei confronti dei componenti dellOdV, in quanto creditore della prestazione (di vigilanza) in base al rapporto contrattuale di affidamento del relativo incarico; la non configurabilità di una responsabilità extracontrattuale verso i terzi in genere, ivi inclusi i creditori. RESPONSABILITA CIVILE (segue) 44
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 44 Nella prassi aziendalistica un sistema efficiente di gestione dei rischi presuppone un rimedio assicurativo a copertura del rischio che sfugge al controllo (rischio residuo). A tuttoggi sono molto limitati sia i casi di inserimento nelle normali polizze di RC professionale dei rischi derivanti dallincarico di componente dellOdV sia di specifici prodotti assicurativi volti a coprire in via esclusiva i suddetti rischi. TUTELA COMPONENTI DELLOdV 45
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 45 Come visto nelle slides precedenti: la responsabilità dei componenti dellOdV potrà essere accertata: allesito di un giudizio civile promosso dalla società/ente nei loro confronti; sempreché in tale giudizio la società/ente dia: –(i) la prova dellinadempimento dei componenti dellOdV ai loro obblighi e –(ii) della sussistenza del nesso di consequenzialità causale tra linadempimento ed il danno (i.e.: la sanzione applicata alla società/ente dal giudice penale). Alla luce di quanto sopra si suggerisce ai professionisti componenti di OdV di valutare linserimento nella propria RC professionale dei rischi derivanti dai suddetti incarichi. TUTELA COMPONENTI DELLOdV (segue) 46
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 46 D.Lgs 231/2001, norma relativamente di recente attuazione. Iniziano però a emergere alcuni interessanti orientamenti: Responsabilità concorrente degli amministratori per omessa predisposizione del Modello Organizzativo. (Trib. Milano, sez. 8^, Civile, n.1774) La tempestiva adozione del Modello Organizzativo comporta lassoluzione dellente in forza del riconoscimento della forza esimente per aver adottato ed efficacemente attuato il Modello Organizzativo ex D.Lgs 231/2001, benchè lo stesso sia stato eluso dagli autori del reato: Presidente e AD della Società, poi condannati. (Tribunale di Milano - Ufficio del Giudice per le indagini preliminari - Sentenza 17 novembre 2009) ADOZIONE DEL MODELLO: RECENTI RIFERIMENTI GIURISPRUDENZIALI COMPONENTI ODV 47
Convegno: Il D.Lgs. 231/ marzo 2010 – Torino – Relazione del Dott. Paolo Vernero 47 Secondo la Cassazione senza ladozione del Modello Organizzativo, in presenza di commissione di un reato presupposto, lente è sempre sanzionato. Naturalmente in dottrina la sentenza ha destato non pochi dubbi: opinione dominante è infatti che con la 231 non si è introdotto un automatico obbligo di adozione dei Modelli. Lautorevolezza della fonte spezza però inevitabilmente una lancia a favore delladozione degli stessi. (Cassazione n del 2009) ADOZIONE DEL MODELLO: RECENTI RIFERIMENTI GIURISPRUDENZIALI COMPONENTI ODV (segue) Scaricare ppt "LINEE GUIDA ODV FONTI NORMATIVE, COMPOSIZIONE, ATTIVITA, REQUISITI, POTERI, RESPONSABILITA PENALE E CIVILE D. Lgs. 231/2001: da novità normativa a strumento."
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