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Timestamp: 2018-02-23 22:32:08+00:00
Document Index: 101421476

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 10', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 54', 'art. 48']

iscrizione anagrafica MOLTO PARTICOLARE
por el Miér Jun 15, 2011 8:25 pm
La Legge 15 luglio 2009 n. 94, conosciuta come “Decreto Sicurezza”, ha integrato la legge anagrafica aggiungendo all’art. 1 il seguente comma “L’iscrizione e la richiesta anagrafica possono dar luogo alla verifica, da parte dei competenti uffici Comunali, delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui il richiedente intende fissare la propria residenza, ai sensi delle vigenti norme sanitarie”.
Così da febbraio, in base al decreto sicurezza, il sindaco del comune per cui lavoro ha interpretato questo comma a modo suo. Ha deciso che ogni cittadino che chiede qui il trasferimento di residenza o anche solo varia l'indirizzo deve portare una serie di documenti.
I documenti sono: per gli immobili ultimati dopo il 5.3.1990 i cittadini devono presentare il certificato di agibilita’/abitabilità, se non ne hanno una copia (dal 05/03/1990 l'agibilità è obbligatoria per ogni casa) allora devono portare la dichiarazione di conformità degli impianti (elettrico, idrosanitario e gas) rilasciata da un tecnico abilitato.
Per le abitazioni già esistenti alla data del 5.3.1990: solo la dichiarazione di conformità degli impianti, perchè prima di quella data l'agibilità non era obbligatoria.
Infine tutti devono portare la copia del libretto della caldaia con l'ultima revisione effettuata!
Se i cittadini non portano questi documenti, non si accetta la loro richiesta di residenza. O meglio, finchè non li portano non possiamo fare la pratica di APR...
Ora, gentili colleghi, vorrei il vostro parere, ma permettetemi alcune considerazioni:
1) è possibile che degli ufficiali d'anagrafe delegati debbano fare questi controlli sulla documentazione degli impianti delle abitazioni, delle caldaie? Non siamo mica tecnici abilitati.
2) il certificato di agibilità è rilasciato dal comune. Non è possibile che il comune chieda a un cittadino la copia di un documento che gli ha rilasciato qualche anno prima. Il comune rilascia al cittadino un atto e poi gliene chiede una copia dopo tot anni perchè serve per la pratica di iscrizione anagrafica? Ma stiamo scherzando?
3) I cittadini si lamentano, fare una dichiarazione di conformità degli impianti costa. I tempi per la conclusione di una pratica di residenza sono diventati lunghissimi e anche solo il cambio di indirizzo è diventata un'odissea.
Ho provato a far ragionare il sindaco, mettendola sul piano della perdita di tempo che causiamo ai cittadini (che si lamentano tantissimo), ma non ne vuole sapere.
Ora vorrei fargli capire che quello che richiede, anche per un semplice cambio di indirizzo all'interno dello stesso comune, non è legale. Mi è venuto in mente la 241, che vieta agli enti pubblici di chiedere ai cittadini documenti già in suo possesso.
Voi che fareste? Vi viene in mente qualcosa?
Io non lo so, ma se un domani decidessi di venire a vivere in questo comune, andrei di corsa dal difensore civico.
Io amo il mio lavoro, ma vedere che i cittadini vengono anche 4-5 volte allo sportello anagrafe, per una richiesta di residenza mi fa arrabbiare.
Ci sono cittadini che hanno rinuncitato a cambiare l'indirizzo o a variare la residenza perchè si sono rifiutati di rifare l'impiantistisca della casa.
Re: iscrizione anagrafica MOLTO PARTICOLARE
por el Miér Jun 15, 2011 8:26 pm
Sì, ci sarebbe la 241... in più, visto che il "
Sindaco è così bravo a leggere le norme (non so se mi fanno più paura quelli che le leggono o quelli che non le leggono), ogni tanto potrebbe leggere anche qualche circolare, tipo questa:
Con precedente circolare MIACEL n. 8 del 29 maggio 1995, questo Ministero ha diramato precise disposizioni sulla puntuale ed esatta gestione dell'anagrafe da parte dei signori sindaci, nella loro qualità di ufficiali di Governo, richiamando l'attenzione degli stessi sulle conseguenze, non solo di ordine penale ma anche amministrative, cui può dare luogo, la creazione di impedimenti, non previsti da norme legislative, all'iscrizione in anagrafe.
In particolare veniva sottolineato che l'iscrizione nell'anagrafe della popolazione residente dei cittadini italiani, non è sottoposta ad alcuna condizione, come si evince chiaramente non solo dalla legge 24 dicembre 1954, n. 1228, e dal successivo decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, ma altresì dalla costante giurisprudenza della Corte di cassazione.
Tuttavia, si è già verificato e continua a verificarsi, che alcune amministrazioni comunali, proseguono a respingere richieste di iscrizione in anagrafe a cittadini che abbiano precedenti penali.
Nel premettere che in ogni caso, provvedimenti del genere devono essere formalizzati ed, ai sensi dell'art. 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, adeguatamente motivati, onde permettere agli interessati una eventuale impugnativa, si evidenzia che tale comportamento viene a concretizzare l'irrogazione di una sanzione non prevista da alcuna normativa, ed è in contrasto con il principio di uguaglianza sancito dall'art. 3 della Carta costituzione e con il successivo art. 16 che prevede la libertà di movimento e, quindi, di stabilimento su tutto il territorio nazionale.
Ciò premesso, atteso il ripetersi di tali inammissibili episodi cui si aggiunge, da ultimo, il rifiuto ad esaminare pratiche di iscrizione anagrafica a cittadini non abbienti, si invitano le SS.LL. ad effettuare la più accurata sorveglianza sulla gestione delle anagrafi da parte dei signori sindaci, procedendo, se del caso, ad adottare tutti quei provvedimenti a tutela della dignità della persona, non esclusa la segnalazione all'autorità giudiziaria.
Dimenticavo: questa è la circolare citata...
In relazione a recenti notizie, riportate con evidenza dagli organi di stampa, circa il comportamento seguito da un'amministrazione comunale nell'esaminare le richieste di iscrizione anagrafica avanzate da cittadini italiani, questo Ministero, nell'ambito delle proprie competenze istituzionali, ritiene necessario effettuare alcune puntualizzazioni sulla tematica in questione, affinchè da parte dei sindaci venga adottata una linea di condotta uniforme su tutto il territorio nazionale evitando, così, discriminazioni a danno dei cittadini da comune a comune:
Innanzitutto, va ricordato che il servizio anagrafico, unitamente ad altri, è un servizio di competenza dello Stato, gestito dai comuni per conto dello stesso ed il sindaco, nel gestire tale servizio in veste di ufficiale di anagrafe, agisce quale ufficiale di Governo cioè quale organo dello Stato e non quale capo dell'amministrazione comunale (art. 10 della legge 8 giugno 1990, n. 142):
Ne consegue, pertanto, che necessariamente nella gestione di tale servizio il sindaco deve uniformarsi alla vigente legislazione nazionale che non può, peraltro, subire interferenze da parte di altre normative ed, in particolare, di quelle regionali, nonché alle direttive impartite nella materia dai competenti organi governativi:
Pertanto il sindaco quale ufficiale di anagrafe e di Governo, nell'esaminare le domande di iscrizione anagrafica presentate dai cittadini italiani, deve osservare scrupolosamente la legislazione vigente che è costituita dalla legge 24 dicembre 1954, n. 1228, e dal decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, per quel che concerne la popolazione residente in Italia, e dalla legge 27 ottobre 1988, n. 470, e dal decreto del Presidente della Repubblica 6 settembre 1989, n. 323, relativamente ai cittadini italiani residenti all'estero:
Orbene, dall'esame di detta normativa si evince che la richiesta di iscrizione anagrafica, che costituisce un diritto soggettivo del cittadino, non appare vincolata ad alcuna condizione, né potrebbe essere il contrario, in quanto in tal modo si verrebbe a limitare la libertà di spostamento e di stabilimento dei cittadini sul territorio nazionale in palese violazione dell'art. 16 della Carta costituzionale:
Alla luce delle suesposte considerazioni, appaiono pertanto contrari alla legge e lesivi dei diritti dei cittadini, quei comportamenti adottati da alcune amministrazioni comunali che, nell'esaminare le richieste di iscrizione anagrafica, chiedono una documentazione comprovante lo svolgimento di attività lavorativa sul territorio comunale, ovvero la disponibilità di un'abitazione, e magari, nel caso di persone coniugate, la contemporanea iscrizione di tutti i componenti il nucleo familiare, ovvero procedono all'accertamento dell'eventuale esistenza di precedenti penali a carico del richiedente l'iscrizione:
Tali comportamenti sembrano richiamare in vigore quei provvedimenti contro l'urbanesimo, risalenti alla legge 6 luglio 1939, n. 1092, che venne abrogata con successiva legge 10 febbraio 1961, n. 5:
Nel rammentare che il concetto di residenza, come affermato da costante giurisprudenza e da ultimo dal tribunale amministrativo regionale del Piemonte con sentenza depositata il 24 giugno 1991, è fondato sulla dimora abituale del soggetto sul territorio comunale, cioè dall'elemento obiettivo della permanenza in tale luogo e soggettivo dell'intenzione di avervi stabile dimora, rilevata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle relazioni sociali, occorre sottolineare che non può essere di ostacolo alla iscrizione anagrafica la natura dell'alloggio, quale ad esempio un fabbricato privo di licenza di abitabilità ovvero non conforme a prescrizioni urbanistiche, grotte, alloggi in roulottes:
Tale assunto, che da sempre costituisce uno dei criteri guida nella gestione delle anagrafi comunali, condiviso sia da questo Ministero che dall'Istituto nazionale di statistica, è conseguente al fine cui è ispirata la legislazione anagrafica e cioè la rilevazione delle situazioni di fatto:
In pratica la funzione dell'anagrafe è essenzialmente di rilevare la presenza stabile, comunque situata, di soggetti sul territorio comunale, né tale funzione può essere alterata dalla preoccupazione di tutelare altri interessi anch'essi degni di considerazione, quale ad esempio l'ordine pubblico, l'incolumità pubblica, per la cui tutela dovranno essere azionati idonei strumenti giuridici, diversi tuttavia da quello anagrafico:
Dalle suesposte considerazioni emerge che compito precipuo dell'ufficiale di anagrafe è quello di accertare la corrispondenza tra quanto dichiarato dal cittadino, cioè l'intenzione di risiedere nel comune, e la res facti, ovverosia l'effettiva presenza abituale dello stesso, che dovrà formare oggetto di apposito accertamento disposto dall'ufficiale di anagrafe, cui spetta esclusivamente la decisione finale - accoglimento o meno - della richiesta di iscrizione anagrafica:
A formare tale convincimento ben possono concorrere altri elementi di valutazione, quale l'esercizio di un qualsiasi tipo di attività lavorativa, l'acquisto o la locazione di un immobile da adibire ad abitazione, ma non può certo presumersi che in mancanza di tali elementi il soggetto non potrà dimorare abitualmente:
Un simile comportamento adottato dall'ufficiale di anagrafe è censurabile non solo avuto riguardo alla legislazione anagrafica, ma, oltretutto, alla luce del disposto dell'art. 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, che impone l'obbligo della motivazione dei provvedimenti adottati dalle pubbliche amministrazioni:
In effetti, in presenza di quello che costituisce un diritto-dovere del cittadino, richiedere ed avere la residenza anagrafica, non si può assolutamente ipotizzare l'esistenza di una discrezionalità dell'amministrazione comunale, ma soltanto il dovere di compiere un atto dovuto ancorato all'accertamento obiettivo di un presupposto di fatto, e cioè la presenza abituale del soggetto sul territorio comunale:
Con ciò non si vuol certo sostenere che vadano accolte indiscriminatamente le richieste di iscrizione anagrafica in base alla sola manifestazione di volontà dell'interessato, ma affermare la necessità di attenersi scrupolosamente alla vigente legislazione ed alle istruzioni impartite sia da questo Ministero che dall'Istituto nazionale di statistica, che ai sensi dell'art. 12 della legge 24 dicembre 1954, n. 1228 , esercitano la vigilanza sulla regolare tenuta delle anagrafi:
Infatti, d'intesa con il suddetto Istituto, è stato predisposto il verbale di accertamento da usarsi dalla polizia municipale, su richiesta dell'ufficiale di anagrafe, per gli accertamenti da effettuare in caso di cambio di residenza e di abitazione:
Dall'esame dell'esemplare di tale verbale riportato a pag. 120 del volume "
Note ed Avvertenze"
edito dall'Istat si trae un complesso di notizie che, nel loro insieme, sono mirate a determinare il convincimento dell'ufficiale di anagrafe sull'abitualità della dimora del soggetto:
Ovviamente l'accertamento non si esaurirà nella compilazione del predetto verbale e l'ufficiale di anagrafe potrà assumere aliunde ulteriori elementi utili allo scopo, ma non può assolutamente sostenersi che le risposte alle domande indicate nel verbale in questione devono essere necessariamente confortate da idonea documentazione a carico dell'interessato:
Nel ribadire l'importanza della problematica in questione, che investe un settore dell'attività amministrativa dei comuni particolarmente delicato anche per la stretta connessione con la materia elettorale, si pregano le SS.LL. di voler dare la massima diffusione al presente documento presso i comuni della provincia, richiamando la particolare attenzione dei signori sindaci sulle responsabilità sia di ordine penale che amministrativo, che potrebbero loro derivare da una impropria gestione del servizio anagrafico:
Ciò anche al fine di prevenire il verificarsi di ulteriori episodi, che danneggiano non solo il cittadino ma anche l'immagine dei pubblici poteri:
por el Miér Jun 15, 2011 8:27 pm
ma se il sindaco con ordinanza ordina all'ufficiale d'anagrafe delegato di richiedere quella documentazione non credo che ci si possa rifiutare....
por el Miér Jun 15, 2011 8:28 pm
Ma le ordinanze non sono ordini di servizio, e nel caso fossero emanate secondo me sarebbero viziate daincompetenza (l'art. 54 TUEL non parla di ordinanze contingibili ed urgenti in materia di servizi demografici...).
Il sindaco deve attenersi alla legge, al regolamento, alle circolari del ministero e alle istruzioni istat, non fare di testa sua.
Copia dell'ordinanza la trasmetterei al prefetto con raccomandata1 (preceduta da telefonata) e, in attesa di conoscere il suo orientamento, propenderei per far firmare tutte le pratiche e le comunicazioni al sindaco (che in fin dei conti è l'ufficiale d'anagrafe). Quando il cittadino allo sportello si lamenta sarebbe opportuno dirgli che "
l'ha ordinato il sindaco"
, così magari la prossima volta ci penserà bene prima di fare qualcosa che gli fa scappare i voti di mano...
por el Miér Jun 15, 2011 8:29 pm
Non c'è nessuna ordinanza.
Ai cittadini facciamo presente che è una decisione del sindaco che ha voluto applicare in questo modo il decreto sicurezza.
Ma i cittadini perdono lo stesso un sacco di tempo nel andare a cercare questi documenti (inutili), e perdono anche dei soldi perchè alcuni devono rifare le conformità degli impianti.
Far firmare tutto al sindaco? Qui siamo tutti ufficiali d'anagrafe delegati, non c'è un ufficiale d'anagrafe, abbiamo provato anche in quel modo. La risposta "
Non fatemi perdere tempo"
Sì, però lui ne fa perdere ai cittadini...
Se non c'è nessuna ordinanza ci sarà almeno un foglio di carta dove vi ha ordinato quest'aggravio del procedimento, quindi proverei a mandare quello alla prefettura. Anche se attualmente il ministero dell'interno mi sembra dello stesso colore della tua amministrazione Wink
Che schifo, già detesto i politici a tutti i livelli ma questi sindaci che si credono Dio in terra...
por el Miér Jun 15, 2011 8:30 pm
La (eventuale) "
... verifica, da parte dei competenti uffici Comunali, delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile ...."
sopetta, come spettava prima della L. 15/7/2009, n. 94, ai competenti uffici comunali, dove competenti sono gli uffici cui spetta, sulla base del Regolamento di cui all'art. 48, 3 TUEL, l'attivita' amministrativa concernenti gli immobili.
Non vi e' relazione con le procedure anagrafiche (anche se il legislatore, in una 1^ fase, volva subordinare queste a tali verifiche), ma solo l'effetto per cui, laddove emerga l'insussistenza dei requisiti, gli appositi uffici comunali (qpelli "
specializzati"
a questo fine) dovrebbero ordinare lo sgombero e, di conseguenza, ils ervizio sociale dovrebbe intervenire assicurando un alloggio idoneo, in termini di c.d. emergenza abitativa.
por el Miér Jun 15, 2011 8:31 pm
Nel nostro regolamento sull'ordinamento dei servizi e degli uffici non è specificato a chi spetta la verifica delle condizioni igienico sanitarie di una casa.
In pratica con questa nuova e fantasiosa procedura l'insussistenza delle condizioni abitative viene valutata in base alla conformità degli impianti e della caldaia.
Poi magari la casa non ha il tetto, ma fa niente.
Io provo a puntare sulla 241 e sul fatto che non possiamo richiedere documenti che sono già in nostro possesso, ma non so quanto possa funzionare.
por el Miér Jun 15, 2011 8:32 pm
Ho usato una formulazione, volutamente estesa: ma vi sara' pure un ufficio Edilizia ed Urbanistica ....
por el Miér Jun 15, 2011 8:33 pm
Ma bisognerebbe che lo capissero il sindaco e il segretario...