Source: http://docplayer.it/969808-Novembre-2013-2013gno-luglio-agosto-2013.html
Timestamp: 2018-05-22 07:04:45+00:00
Document Index: 61356529

Matched Legal Cases: ['art. 73', 'art. 72', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 2055', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 17', 'sentenza ', 'art.18', 'art. 18']

NOVEMBRE GNO/LUGLIO/AGOSTO PDF
NOVEMBRE GNO/LUGLIO/AGOSTO 2013
Download "NOVEMBRE 2013 2013GNO/LUGLIO/AGOSTO 2013"
1 . Azienda certificata in Sistema di Qualità n ISO 9001 NOVEMBRE GNO/LUGLIO/AGOSTO 2013 Diritto d'autore: accordo tra SCF e ITSRIGHT sui diritti connessi Dopo la liberalizzazione della gestione dei diritti connessi al diritto d'autore (Legge n. 27/2012), il mercato della gestione dei diritti connessi (dovuti per la diffusione in pubblico di musica registrata) è aperto ed accessibile a tutte le imprese private. Ciò significa che, le due autorità incaricate della riscossione dei diritti connessi, cioè la Società Italiana Autori e Editori (SIAE) e la Società Consortile dei Fonografici (SCF), possono firmare contratti di gestione dei diritti connessi con qualsiasi impresa che ne dimostri le capacità. Recentemente (fine novembre 2013) SCF ha firmato un accordo per la gestione dei diritti connessi da lei riscossi (per distribuire 19 milioni di euro ai titolari dei diritti connessi) con ITSRIGHT, una società di servizi indipendente nata nel 2010 per gestire in Italia e all'estero i proventi per i diritti connessi. A questo punto è intervenuto un terzo attore, l'istituto per la Tutela dei Diritti degli artisti Interpreti ed Esecutori (IMAIE) che è ricorso all'autorità giudiziaria per bloccare i pagamenti delle somme riscosse da SCF. La liberalizzazione della gestione dei diritti connessi ha fatto entrare attivamente nel mercato gestionale dei diritti d'autore, anche le imprese private che, nel bene o nel male, dovrebbero dare una sferzata ad un mercato comunque chiuso e asfittico. Seguiremo le evoluzioni giudiziarie... Indicazioni operative: Diritto d'autore: accordo tra SCF e ITSRIGHT sui diritti connessi Con la liberalizzazione del mercato dei diritti connessi, promossa dal Governo Monti (Legge 24 marzo 2012, nr. 27), gli artisti possono scegliere liberamente a quale struttura affidare la gestione dei propri compensi, in linea con le modalità già adottate dal resto dell UE. Sostanzialmente la gestione monopolistica dei diritti connessi ha Modena - Via Malavolti, 5 tel fax cap. soc euro int. vers. cod. fisc. e p.iva reg. imp. di Modena /97 REA Sede di Bruxelles - ISB in Europe 36-38, Rue Joseph II, B-1000 Bruxelles - Belgio Tel Fax
2 portato ad una stagnazione del mercato, e la liberalizzazione risulta spesso una iniezione di energia vitale. Ciò perché, quest'ottica di liberalizzazione del mercato favorisce lo sviluppo di un contesto dinamico, in cui la concorrenza tra più soggetti stimola lo sviluppo del mercato. Vediamo cosa sono i diritti connessi, a chi spettano, chi li deve pagare e chi li riscuote. Cosa sono i Diritti Connessi La legge sul diritto d autore (articoli 72 e 73 bis Legge n. 633/1941) riconosce ai produttori fonografici il diritto a percepire un compenso ogni qualvolta un brano musicale inciso su un supporto fonografico venga eseguito, direttamente o indirettamente, in pubblico, o duplicato per fini non personali. Il compenso è dovuto anche nel caso in cui l utilizzo del fonogramma avvenga senza fine di lucro. Sono fatti salvi comunque i diritti spettanti agli autori della musica, che come è noto sono riscossi dalla SIAE. I diritti dei produttori fonografici, e degli artisti interpreti ed esecutori, sono detti diritti connessi al diritto d autore, e sono dovuti in caso di pubblica diffusione della loro opera. I produttori di fonogrammi sono coloro che assumono l iniziativa e la responsabilità della prima fissazione dei suoni provenienti da una interpretazione o esecuzione. I diritti connessi compensano quindi il lavoro dei produttori discografici, che impegnano risorse umane ed economiche per incidere il prodotto musicale, e degli artisti interpreti ed esecutori, che prestano la propria voce all incisione. Chi diffonde in pubblico musica registrata e video è tenuto, a corrispondere un compenso agli artisti e ai produttori discografici, come previsto dalla legge italiana sul diritto d autore e dalle direttive dell'unione Europea. Il compenso per i diritti connessi è dovuto per le seguenti forme di utilizzazione di musica: - Radio e TV - Diffusione in luoghi aperti al pubblico e ad opera di Music Service Provider - Nuove tecnologie (internet, mobile) - Diritto di copia privata Chi è tenuto al pagamento dei diritti connessi Il compenso per i diritti connessi di cui all art. 73 bis della legge sul diritto d autore (L. 633/1941), è dovuto da chi utilizza in pubblico i fonogrammi per la diffusione occasionale e gratuita di musica (musica d ambiente), nonché in occasione di trattenimenti e manifestazioni musicali gratuiti organizzati all'interno delle strutture ricettive. Si definisce fonogramma qualsiasi fissazione o registrazione originale di un opera musicale o di una sequenza di suoni e/o voci su qualsiasi supporto, come ad esempio compact disc, Mp3 ed altri supporti per la registrazione del suono. Il compenso è dovuto anche per l uso indiretto di fonogrammi, attraverso radio, tv o altri mezzi. Nel caso di duplicazione di fonogrammi è inoltre dovuto anche il compenso per il diritto di copia, di cui all art. 72 della legge sul diritto di autore. A chi spettano i diritti connessi: - artisti interpreti ed esecutori musicali
3 - direttori d'orchestra e di coro - musicisti e orchestrali - produttori artistici - produttori discografici Chi riscuote i diritti connessi Con la convenzione e gli accordi tra SCF, la SIAE e le principali associazioni di categoria, la riscossione dei diritti connessi viene eseguita direttamente da SCF per gli importi corrisposti dagli esercizi commerciali; viene invece eseguita dalla SIAE la riscossione dei diritti corrisposti da parte di acconciatori, estetica e pubblici esercizi. Le riscossioni avverranno come segue: Esercizi Commerciali e Artigiani con accesso del pubblico (ad eccezione di acconciatori ed estetica): il compenso sarà determinato tenuto conto delle specifiche modalità di fruizione del Repertorio e sarà versato direttamente ad SCF. Il pagamento dei compensi dovrà avvenire entro e non oltre il 31 marzo di ciascun anno (possibili eventuali proroghe annuali come è avvenuto per il 2012 e il 2013) ovvero entro 30 giorni dall'apertura del nuovo Esercizio. I termini indicati si applicano anche alle attività stagionali. Acconciatori, Estetica, Pubblici esercizi, Strutture ricettive, Stabilimenti balneari: il compenso sarà determinato tenuto conto delle specifiche modalità di fruizione del Repertorio e sarà versato alla SIAE con addebito dei relativi diritti amministrativi di procedura. Il pagamento dei compensi dovrà avvenire entro e non oltre il 31 maggio di ciascun anno (possibili eventuali proroghe annuali come è avvenuto per il 2012 e il 2013) ovvero entro 30 giorni dall'apertura del nuovo Esercizio. I termini indicati si applicano anche alle attività stagionali. Internet Service Provider "censori" della rete "Un Provider può essere obbligato a bloccare l'accesso dei suoi clienti a un sito web che viola il diritto d'autore": questa, in sintesi, la conclusione dell'avvocato generale della Corte di Giustizia UE, interpellato dalla Suprema Corte di Vienna, in merito ad una causa tra un provider e due società produttrici di film. In pratica l'autorità giudiziaria può obbligare un Provider a bloccare, ai suoi clienti, l'accesso a un sito che viola il diritto d'autore. Le norme del Diritto comunitario stabiliscono che i titolari dei diritti d'autore, possono chiedere un «provvedimento inibitorio» verso gli intermediari i cui servizi vengano usati per infrangere il copyright. La richiesta dei Giudici di Vienna verteva proprio su quest'ultimo punto: anche il provider che si limita a procurare agli utenti l'accesso a un sito illegale, è da considerare un intermediario, e quindi passibile di un provvedimento inibitorio? La risposta affermativa individua il Provider esattamente come un "intermediario" tra gli utenti della rete e i contenuti protetti dal diritto d'autore. Questa sentenza è una posizione nuova dei giudici comunitari: l'ultima sentenza UE del 2011 aveva ribadito che "i giudici nazionali non possono imporre ai Provider di applicare filtri per prevenire il download di contenuti illegali" (sentenza del 24/11/2011 nella causa C-70/10 Scarlet Extended SA / Société belge des auteurs,
4 compositeurs et éditeurs SCRL (SABAM). Ora invece, viene stabilito che l'autorità giudiziaria può obbligare un Provider a impedire l'accesso ad un sito web che viola il diritto d'autore, e se il Provider non esegue l'imposizione, potrebbe essere perseguito. Per ora, trattandosi solo di una sentenza, cioè una pronuncia su di un caso ben preciso, è importante solo sottolineare il cambio di direzione preso dai giudici comunitari. Interpretazione Normativa: Internet Service Provider "censori" della rete "Un Provider può essere obbligato a bloccare l'accesso dei suoi clienti a un sito web che viola il diritto d'autore": questa, in sintesi, la conclusione dell'avvocato generale della Corte di Giustizia UE, interpellato dalla Suprema Corte di Vienna, in merito ad una causa tra un provider e due società produttrici di film. Vediamo come si concilia la possibilità di obbligare un Provider a impedire l'accesso ad un sito web che viola il diritto d'autore, con le norme nazionali e comunitarie. Il vero problema è capire in che modo sia possibile attribuire una responsabilità civile agli Internet Service Provider nel momento in cui vengono compiute violazioni sulla rete direttamente dal gestore e, nella maggior parte dei casi, indirettamente dai fruitori dei loro servizi. A tal fine, è necessario prima di tutto delineare la figura dell Internet Service Provider e successivamente stabilire la disciplina normativa applicabile alla sua attività di prestatore di servizi della società dell informazione, attività che si concretizza sia nella semplice fornitura di accesso alla rete, ma anche nella memorizzazione o redazione di contenuti. Questa disciplina comprende innanzitutto le norme generali previste dal codice civile in tema di responsabilità civile, ma anche norme speciali come il Dlgs 70/2003 (attuazione della Direttiva 2000/31/CE). I soggetti normalmente coinvolti nella gestione di un sito web sono: 1) il content provider che ne predispone il contenuto; 2) il maintainer che gestisce la registrazione del nome di dominio; 3) l host service provider che consente al content provider di pubblicare su internet le pagine del proprio sito mediante l utilizzo di spazio web offerto sul proprio server. Tre possibili responsabilità da Codice Civile I) Se il Provider ha prodotto il contenuto illecito, ai sensi dell'articolo 2043 del Codice Civile, è la responsabilità che grava su chiunque abbia commesso un fatto illecito, ed il fornitore di contenuti è responsabile delle informazioni che mette a disposizione del pubblico (potrebbe essere il caso dei Content Provider). II) Il Provider potrebbe avere una responsabilità di tipo concorsuale (art 2055 del Codice Civile), solo nel caso in cui lo stesso Provider sia a conoscenza di fatti illeciti realizzati attraverso la propria infrastruttura tecnologica ed abbia consapevolmente fornito l accesso a dati illeciti immessi da altri. Questo tipo di responsabilità solidale, per l illecito commesso materialmente dall utente aiutato o non adeguatamente controllato dal Provider, è sostenibile solo se si dimostra che il Provider "sapeva e non ha informato le autorità".
5 III) Infine, possiamo avere la responsabilità esclusiva dell utente, con conseguente esenzione del Provider, qualora il Provider abbia svolto diligentemente i propri compiti ma l utente sia ugualmente riuscito a commettere l illecito. Assenza di obbligo generale di sorveglianza L art. 17 del Dlgs 70/2003 chiarisce dettagliatamente l assenza dell'obbligo generale di sorveglianza. Nell'ambito della sua prestazione di servizi il provider non e' assoggettato ad un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette o memorizza, ne' ad un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite. Il provider e' tenuto esclusivamente: a) ad informare senza indugio l'autorita' giudiziaria o quella amministrativa avente funzioni di vigilanza, qualora sia a conoscenza di presunte attivita' o informazioni illecite riguardanti un suo destinatario del servizio offerto; b) a fornire senza indugio, a richiesta delle autorita' competenti, le informazioni in suo possesso che consentano l'identificazione del destinatario dei suoi servizi con cui ha accordi di memorizzazione dei dati, al fine di individuare e prevenire attivita' illecite. Il provider è civilmente responsabile del contenuto di tali servizi nel caso in cui, richiesto dall'autorità giudiziaria o amministrativa avente funzioni di vigilanza, non ha agito prontamente per impedire l'accesso a detto contenuto, ovvero se, avendo avuto conoscenza del carattere illecito o pregiudizievole per un terzo del contenuto di un servizio al quale assicura l'accesso, non ha provveduto ad informarne l'autorità competente. Pagamenti elettronici per le imprese: POS obbligatorio dall'1/1/2014 ma manca il regolamento attuativo Nell'ambito della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (PA), delle Imprese e dei Cittadini, gli strumenti di pagamento elettronici sono uno degli scogli da superare per dare slancio alle transazioni internazionali e all'e-commerce. All'inizio il Decreto Salva Italia (DL n. 201/2011), ha vietato i pagamenti in denaro contante tra soggetti diversi in un'unica soluzione di importo superiore o uguale a mille euro. Poi, il Decreto Crescita 2.0 (DL n. 179/2012), ha dato una accelerazione alla diffusione dell'utilizzo degli strumenti elettronici di pagamento, prevedendo per la PA l'obbligo di utilizzo di carte di credito, prepagate e altri strumenti di pagamento elettronico, nonché l'obbligo per i soggetti che effettuano l'attività di vendita di prodotti (pubblici esercizi, esercizi commerciali, autoriparatori, acconciatori, saloni di bellezza, società di servizi, ecc.) e gli studi professionali (geometri, ingegneri, avvocati, consulenti del lavoro, dottori commercialisti, ecc.) di dotarsi di POS (Point of sale-pos, dispositivo che consente di effettuare il pagamento con moneta elettronica). Si evidenzia che la disposizione riguarda le sole carte di debito (bancomat) mentre non riguarda le carte di credito e le altre tipologie di pagamenti elettronici.
6 In teoria Quindi, a partire dal 1 gennaio 2014 tutti i soggetti esercenti l'attività di vendita di prodotti e/o di prestazioni di servizi, anche professionali, saranno obbligati ad accettare pagamenti tramite carte di debito (come i bancomat). In pratica Il vincolo scatterà solo dopo l'emanazione di apposito decreto attuativo, che al momento non è ancora stato diffuso: oltre ad essere disciplinate le modalità ed i termini di attuazione della misura, potrebbe essere introdotto un tetto alle fatture sotto il quale non viga l'obbligo di accettare pagamenti via POS, oppure potrebbe venire esteso l'obbligo ad altri strumenti di pagamento elettronici, anche con tecnologie mobili. Rimaniamo in attesa del Decreto attuativo interministeriale tra Ministero dello Sviluppo economico e Ministero dell'economia e delle Finanze. Diritto d'autore: la durata dei diritti connessi diventa di 70 anni Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di recepimento della Direttiva 2011/77/UE che estende da 50 a 70 anni la durata dei diritti connessi degli artisti, interpreti ed esecutori sulle interpretazioni musicali fissate in un fonogramma e dei produttori di fonogrammi. La nuova scadenza della protezione si calcolerà a partire dalla pubblicazione o dalla comunicazione al pubblico del video/cd, a seconda di quale atto di sfruttamento economico sia avvenuto prima. Con l'adozione del provvedimento legislativo si raggiunge l'obiettivo fissato dall'eu di elevare il livello di protezione degli artisti dell'industria musicale, garantendo lo sfruttamento (economico ed artistico) delle proprie interpretazioni per un periodo di tempo più lungo degli attuali 50 anni, ritenuti non sempre sufficienti a coprire la durata dell'intera vita degli artisti stessi. Nell'estendere i termini di protezione, la norma prevede, una serie di misure dirette a riequilibrare il contenuto dei contratti di cessione dei diritti connessi stipulati con i produttori di fonogrammi ed attualmente in vigore, a favore degli artisti. In tal senso: nel caso in cui allo spirare dei 50 anni il produttore discografico non metta in vendita, o comunque a disposizione del pubblico, una quantità sufficiente di copie del cd, gli artisti possono risolvere unilateralmente il contratto di cessione dei diritti connessi. Viene stabilito, inoltre, l'obbligo per i produttori di accantonare in un fondo il 20% dei guadagni annuali ottenuti a partire dal cinquantesimo anno di sfruttamento economico dei fonogrammi. Tale somma supplementare dovrà essere devoluta attraverso le società di gestione collettiva agli artisti, in cui i contratti discografici prevedono forme di compenso forfetario, e non secondo percentuali annuali sulle vendite. Per maggiori dettagli attendiamo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
7 Repressione della pirateria online: nuovo Regolamento sul Copyright Internet diventa sempre più importante per l'informazione e la comunicazione pubblica, e come conseguenza, si riaccende la contrapposizione tra chi vuole una rete libera, e chi invece richiede a gran voce una regolamentazione normativa. In questi giorni l'agcom sta definendo il Regolamento sul Copyright per poi sottoporlo a consultazione pubblica. Ma fino a che punto l'agenzia per le garanzie nelle comunicazioni può disciplinare la rete? Quando la libertà di espressione viene limitata, viene leso un diritto costituzionale? La discussione è stata affrontata in Parlamento, sui blog, sui giornali, e come spesso accade quando si contrappongono interessi e filosofie diverse, è molto difficile raggiungere un accordo "temperato". Anche dalla sezione delle Nazioni Unite che si occupa di proteggere la libertà d'informazione e di espressione, è arrivata una osservazione: potrebbe non essere legittimo l'intervento dell'authority sulla libertà d'espressione, la quale, in quanto diritto costituzionale, richiede una pronuncia parlamentare. Il Regolamento prevede, in caso di violazione della proprietà intellettuale, l'inibizione dell'accesso ai siti e la rimozione selettiva dei contenuti, riconoscendo di fatto un forte potere di azione nei confronti degli Internet service provider (ISP), ma non sui fornitori di contenuti. In base a tale prospettiva, il timore è che la libertà di espressione venga limitata in quanto non si colpisce chi realizza "concretamente" l'illecito, ma chi "traghetta" le comunicazioni nella rete (ISP). Tali considerazioni sono state fatte su bozze del regolamento che circolano nella rete, per osservazioni più dettagliate, rimaniamo in attesa del documento definitivo che verrà pubblicato a breve sul sito dell'agcom. Interpretazione Normativa: Repressione della pirateria online: nuovo Regolamento sul Copyright Tutela dei contenuti digitali: le procedure di rimozione selettiva imposte ai Provider Su Internet, la diffusione viene assicurata dai prestatori di servizi della società dell'informazione - intermediari di servizi, cioè Internet Service Provider (ISP) - che a vario titolo concorrono al funzionamento della rete (Direttiva 2000/31/CE e D.lgs. 70/2003). Analizziamo una sentenza della Corte di Giustizia Europea che ribadisce la neutralità dei Provider. La corte di Giustizia europea è stata chiara: anche la lotta alla pirateria informatica deve arrestarsi di fronte al rischio di limitare la libertà di informazione e di comunicazione "Un Giudice non può imporre ad un Internet Service Provider di installare filtri anti download nelle trasmissioni dei suoi clienti": questo il principio espresso dalla Corte di Giustizia europea con la sentenza del 24/11/2011 nella causa C-70/10 Scarlet Extended SA / Société belge des auteurs, compositeurs et éditeurs SCRL (SABAM). La sentenza si basa sul principio che la tutela del diritto d autore non può limitare altri diritti fondamentali come la tutela dei dati personali, la libertà di comunicazione e la libertà di impresa.
8 La causa Il fatto ha avuto origine da un ingiunzione di un giudice nazionale che ha imposto ad un provider di installare un sistema di filtri per le comunicazioni che trasmetteva su Internet al fine di prevenire il download illegale di file protetti dal diritto d'autore. Attori del fatto due società, una che gestisce un portafoglio di opere musicali e una che fornisce accesso a Internet: la prima, dopo aver scoperto che tanti navigatori della rete, trasportati dalla suddetta società fornitrice di servizi internet, scaricavano illegalmente le sue opere, si è rivolta al Tribunale di prima istanza. La sentenza ottenuta aveva imposto al provider in questione di far cessare tali violazioni, bloccando qualsiasi trasmissione di file contenenti le opere musicali. Il provider, da parte sua si è rivolto alla Cour d'appel de Bruxelles che a sua volta ha chiesto alla Corte di giustizia se un tale obbligo fosse lecito e compatibile con la normativa comunitaria. Le basi normative della sentenza La normativa comunitaria, Direttive 2000/31/CE "Aspetti giuridici dei servizi della società dell informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno" e 2001/29/CE "Armonizzazione di taluni aspetti del diritto d autore e dei diritti connessi nella società dell informazione", e quella nazionale D.lgs 70/2003 contengono chiare disposizioni in merito alle responsabilità in capo ai provider sulle comunicazioni dei loro clienti. Assenza di obbligo di sorveglianza Nell'ambito della sua prestazione di servizi (art. 17 Dlgs 70/2003), il provider non e' assoggettato ad un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette o memorizza, ne' ad un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite. Il provider e' tenuto esclusivamente: a) ad informare senza indugio l'autorita' giudiziaria o quella amministrativa avente funzioni di vigilanza, qualora sia a conoscenza di presunte attivita' o informazioni illecite riguardanti un suo destinatario del servizio offerto; b) a fornire senza indugio, a richiesta delle autorita' competenti, le informazioni in suo possesso che consentano l'identificazione del destinatario dei suoi servizi con cui ha accordi di memorizzazione dei dati, al fine di individuare e prevenire attivita' illecite. La giurisprudenza Negli ultimi anni, soprattutto dopo l entrata in vigore del D.lgs 70/2003 ci sono state diverse sentenze sulla responsabilità dei provider di cui vi abbiamo dato notizia. Di particolare importanza per la svolta apportata nell inquadramento della responsabilità, è stata la sentenza 2286 del 29 giugno 2004 del Tribunale di Catania che ha sostenuto che la responsabilità dell hosting/caching provider è configurabile quale responsabilità soggettiva: - colposa, allorché il fornitore del servizio, consapevole della presenza sul sito di materiale sospetto, si astenga dall accertarne l illiceità e, al tempo stesso, dal rimuoverlo; - dolosa, quando egli sia consapevole anche della antigiuridicità della condotta dell utente e, ancora una volta, ometta di intervenire.
9 In particolare, il Tribunale ha per la prima volta compiuto una chiara distinzione della responsabilità del provider a seconda della concreta attività che svolge, stabilendo che: a) l access provider non può essere considerato responsabile in quanto la sua attività si esplica esclusivamente e limitatamente nel fornire la connessione alla rete; b) i provider che erogano servizi aggiuntivi alla semplice connessione (memorizzazione temporanea o prolungata) possono essere passibili di responsabilità qualora si dimostri che erano a conoscenza che l attività o l informazione trasmessa o svolta tramite loro fosse illecita, con l espressa limitazione derivante dalla circostanza che non si possa imporre al prestatore di servizi un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni trasmesse e memorizzate né, tanto meno, un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite. Le riflessioni e le conclusioni della Corte di giustizia UE In via generale le norme nazionali devono rispettare il divieto sancito dalla Direttive 2000/31/CE e 2001/29/CE di adottare misure che impongano ad un provider una sorveglianza generalizzata sulle informazioni che trasmette sulla propria rete. Il sistema di filtraggio imposto dal Giudice di prima istanza potrebbe avere conseguenze non trascurabili sulla libertà di comunicazione dei clienti. Tale obbligo implicherebbe, infatti, un analisi sistematica di tutti i contenuti, nonché la raccolta e l identificazione degli indirizzi IP degli utenti che effettuano l invio dei contenuti illeciti sulla rete, indirizzi che costituiscono dati personali. Dall altro, rischierebbe di limitare la libertà di informazione, siccome il sistema potrebbe avere difficoltà nel distinguere un contenuto illecito da un contenuto lecito. Le nostre riflessioni La Corte ha dichiarato che, con un ingiunzione che costringe un provider a installare un sistema di filtraggio, il giudice nazionale non rispetterebbe l obbligo di garantire un giusto equilibrio tra il diritto di proprietà intellettuale, da un lato, e la libertà di impresa, il diritto alla tutela dei dati personali e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni, dall altro. Quindi il provider non è obbligato ad installare i filtri anti download e soprattutto i giudici non possono imporre tale obbligo con proprie ingiunzioni. La portata di tale pronuncia dovrebbe scoraggiare i giudici dei tribunali ordinari ad accogliere le richieste di tutela dei diritti degli autori, qualora la loro difesa rischia di limitare la libertà di comunicazione e la libertà d impresa. In conclusione, sulla base della normativa vigente e della recente giurisprudenza, in linea generale, il provider può considerarsi un soggetto neutrale rispetto ai contenuti veicolati in Rete. Le aste online: dalla normativa alle piattaforme tecnologiche Nell'ordinamento italiano sul commercio è contenuto uno specifico divieto (art.18 del D.lgs. 114/1998) riferito alle aste online: è vietato lo svolgimento di vendite all'asta on line in cui il venditore si rivolge al consumatore finale (business to consumer). Di conseguenza, come ha avuto modo di chiarire il Ministero Attività Produttive (Circolare n. 3547/c del 17 giugno 2002) il divieto non sussiste per le aste on line che
10 riguardano il commercio all'ingrosso, le vendite effettuate da soggetti non rientranti nel campo di applicazione del D.lgs. 114/1998, quali: industriali, artigiani, produttori agricoli che vendono i propri prodotti e sempre che, nel caso di vendita al dettaglio, il contratto si concluda nel luogo di produzione dei medesimi beni (in caso contrario, si ricade nella disciplina del commercio e conseguentemente nel divieto ex art. 18 del D.lgs. 114/1998). Nelle vendite tramite aste online, quale tipo di contratto si applica? Si applica la normativa relativa ai "Contratti negoziati fuori dei locali commerciali" (artt D.Lgs n. 206/2005) che prevede l'obbligo per il venditore di fornire una serie di informazioni in modo ben visibile sul sito o all'interno del contratto di vendita: il tipo di asta, le regole di aggiudicazione, modalità di consegna e pagamento, il diritto di recesso e le modalità di esercizio del recesso, il limite temporale dell'offerta e alla fine, il suo esito. L'Agenda digitale procede a passo veloce L'Agenda Digitale Italiana procede verso l'obiettivo di digitalizzare il paese, partendo dalla Pubblica Amministrazione (PA), passando attraverso le imprese per poi estendersi a tutti i cittadini. Nell'ambito dell'incontro che si è svolto durante OMAT 2013 (13-14 novembre Roma), il Commissario di Governo per l'attuazione dell'agenda digitale ha ribadito le priorità da attuare entro breve tempo: - l'identità digitale: la realizzazione del Servizio pubblico di identità digitale (SPID) è già stata disciplinata (DL 69/2013), rimaniamo in attesa dei regolamenti attuativi; - la fatturazione elettronica: sulla base delle disposizioni fiscali sulla PA, dal 6 giugno 2014 (DM Economia e Finanza n. 55/2013, articolo 6, comma 2, in vigore dal 6/6/2013) scatterà l'obbligo di scambio di fatture elettroniche tra ministeri/enti previdenziali/agenzie fiscali e i relativi fornitori; - l'anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR): i tempi di integrazione tra le diverse banche dati dovrebbero protrarsi non oltre il Inoltre, lo stesso Commissario ha sottolineato i due obiettivi "digitali" all'attenzione della presidenza italiana della Commissione UE che avrà inizio dal 1 luglio 2014: - interoperabilità: occorre un piano di azioni condivise affinchè i 28 paesi membri possano dialogare e interscambiarsi i dati digitali; - risorse economiche: ovviamente per digitalizzare l'ue entro il 2020 (UE Lisbon Strategy 2020) servono risorse economiche anche da investimenti privati, pertanto serve un programma di investimenti pubblici così come una strategia di marketing che stimoli e attiri investimenti anche stranieri nelle ICT.