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Timestamp: 2020-02-18 01:15:36+00:00
Document Index: 71990394

Matched Legal Cases: ['art. 618', 'art. 624', 'art. 624', 'art 630', 'art 624', 'art 624', 'art 623', 'art. 615', 'art 617', 'art 12', 'sentenza ', 'sentenza ']

La sospensione del pignoramento immobiliare: volontaria, interna ed esterna
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La sospensione dell’esecuzione, regolata dagli artt. Da 623 a 628 cpc (oltre all’art. 618 cpc in tema di sospensione a seguito di ricorso per opposizione agli atti esecutivi richiamato espressamente dall’ultimo comma dell’art. 624 cpc), può dividersi in due tipologie principali:
A) La sospensione volontaria, ossia concordata fra il debitore e tutti i creditori prevista dall’art. 624 bis (intitolato appunto “sospensione su istanza delle parti”). La norma ha il chiaro intento di favorire la soluzioni transattive concedendo alle parti un adeguato lasso temporale per definire bonariamente la vicenda anche con un pagamento rateizzato.
Tale tipologia di sospensione dell’esecuzione può essere disposta dal giudice dell’esecuzione, su istanza di tutti i creditori muniti di titolo esecutivo, per una durata massima di 24 mesi. Il termine di 24 mesi implica che normalmente il creditore accetti offerte transattive che non superino tale durata temporale (di prassi le banche chiedono un acconto di almeno il 20% di quanto concordato per dimostrare la serietà della proposta e provvedere a presentare l’istanza di sospensione). Va sottolineato che la sospensione può essere disposta dal giudice solo una volta. Presupposto per la sospensione è il consenso espresso di tutti i creditori muniti di titolo esecutivo, é infatti irrilevante la volontà dei creditori non muniti di titolo, in quanto privi del potere di compiere atti di impulso della procedura. L’istanza di sospensione può essere validamente formulata, per iscritto o oralmente in udienza, da uno solo dei creditori a muniti di titolo ma sulla stessa dovrà convergere l’incontro delle volontà degli altri creditori muniti di titolo, che potranno aderire od opporsi alla sospensione in un’udienza appositamente fissata dal giudice, oppure in apposito atto di adesione alla richiesta formulata dagli altri creditori depositato nel fascicolo telematico.
Il debitore dovrà essere sentito sulla richiesta di sospensione, ma il suo assenso non è vincolante per la decisione del Ge.
Il termine ultimo per la presentazione dell’istanza di sospensione nel caso (ormai pressochè esclusivo) di vendita senza incanto, è di 20 giorni prima della scadenza del termine previsto per il deposito delle offerte e ciò per ragioni di affidamento dei potenziali offerenti, tale termine è molto importante in quanto i debitori, ignorando tale norma, spesso si decidono a presentare la propria offerta transattiva (offerta non in unica soluzione di pagamento, in quanto in tal caso si punterebbe all’estinzione della procedura e non alla sua sospensione, estinzione che è invece possibile fino all’ultimo giorno prima del termine fissato per le offerte) nell’imminenza della data fissata per la vendita e non riescono poi nei 20 giorni antecedenti alla vendita a ottenere il pieno accordo con i creditori e la presentazione della relativa istanza da parte di uno di essi. Durante il periodo di sospensione la procedura entra in uno stato di quiescenza provvisoria, nel quale non possono essere compiuti atti esecutivi ad eccezione di quelli conservativi e di urgenza.
L’ordinanza di sospensione può essere revocata, in ogni momento, su istanza anche di uno solo dei creditori interessati, previa audizione del debitore, ad ogni modo la procedura potrà essere riattivata su impulso delle parti, entro 10 giorni dalla scadenza del termine finale fissato dal giudice con il provvedimento di sospensione (in caso contrario la procedura si estinguerà per inattività delle parti ai sensi dell’art 630 cpc, pertanto il creditore non integralmente soddisfatto avrà l’onere di riattiviare la procedura entro detto termine).
B) La sospensione conseguente ad una opposizione (al precetto o al pignoramento, all’esecuzione o agli atti esecutivi), quindi su istanza di parte, parte (normalmente il debitore o un terzo) che chiede al giudice la sospensione per gravi motivi così come previsto dall’art 624 cpc., tale ultimo tipo di sospensione si divide a sua volta in sospensione:
Interna: quella disposta dallo stesso giudice davanti al quale pende l’esecuzione regolata dall’art 624 cpc che testualmente recita “Se è proposta opposizione all’esecuzione a norma degli articoli 615 e 619, il giudice dell’esecuzione, concorrendo gravi motivi, sospende, su istanza di parte, il processo con cauzione o senza” (per approfondimenti sulla sospensione provvisoria che il GE può disporre “inaudita altera parte” prima dell’udienza di comparizione delle parti si legga “Guida all’Opposizione al pignoramento immobiliare: competenza, forma e termini della fase cautelare”)
Esterna: quella disposta da un giudice diverso da quello dell’esecuzione che trova il suo fondamento normativo nell’art 623 cpc che recita “Salvo che la sospensione sia disposta dalla legge o dal giudice davanti al quale è impugnato il titolo esecutivo, l’esecuzione forzata non può essere sospesa che con provvedimento del giudice dell’esecuzione” ammettendo la possibilità eccezionale, rispetto alla ordinaria sospensione che va chiesta allo stesso giudice dinanzi a cui pende l’esecuzione forzata, che la sospensione sia disposta direttamente dalla legge o da un giudice (diverso da quello dinanzi cui pende l’esecuzione) davanti al quale sia stato impugnato il titolo esecutivo, il caso classico di sospensione esterna normalmente citato è quello disciplinato dall’art. 615, primo comma, cpc che regola l’opposizione a precetto disponendo “Quando si contesta il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata e questa non è ancora iniziata, si può proporre opposizione al precetto con citazione davanti al giudice competente per materia o valore e per territorio a norma dell’articolo 27. Il giudice, concorrendo gravi motivi, sospende su istanza di parte l’efficacia esecutiva del titolo” (per approfondimenti sull’argomento dell’opposizione a precetto si legga “Guida all’Opposizione a precetto: termini, competenza e forma”). Altro caso di opposizione esterna disposta da un giudice diverso dal giudice dell’esecuzione è quello di cui al primo comma dell’art 617 cpc (opposizione alla regolarità formale del titolo esecutivo o al precetto nella forma di opposizione agli atti esecutivi) che recita “Le opposizioni relative alla regolarità formale del titolo esecutivo e del precetto si propongono, prima che sia iniziata l’esecuzione, davanti al giudice indicato nell’articolo 480 terzo comma, con atto di citazione da notificarsi nel termine perentorio di venti giornidalla notifi cazione del titolo esecutivo o del precetto”. Un ulteriore esempio di sospensione esterna all’esecuzione forzata è quello, di recente formulazione, introdotto dalla l. 3/2012 sul sovraindebitamento che prevede la sospensione obbligatoria nel caso di liquidazione del patrimonio o di accordo con i creditori (si legga al riguardo “La sospensione dell’esecuzione con l’introduzione della procedura da sovraindebitamento ex L. 3/2012″) e la sospensione discrezionale da parte del Giudice (un giudice diverso da quello dell’esecuzione e per questo si parla di sospensione esterna) in caso di piano del consumatore, come previsto dal comma 2 dell’art 12 bis l. 3/2012 che recita “ Quando, nelle more della convocazione dei creditori, la prosecuzione di specifici procedimenti di esecuzione forzata potrebbe pregiudicare la fattibilità del piano, il giudice, con lo stesso decreto, può disporre la sospensione degli stessi sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo” (per approfondire l’argomento della sospensione a seguito di presentazione di piano del consumatore in corso di pignoramento immobiliare con relativo provvedimento di sospensione ottenuto dinanzi il Tribunale di Nola si legga “Il Tribunale di Nola sospende l’esecuzione immobiliare bloccando l’asta già fissata a seguito dell’introduzione del Piano del Consumatore!!!”)
Vediamo il testo degli artt. Da 623 cpc a 628 cpc prima di commentare le ultimissime sentenze della Corte di Cassazione in tema di sospensione dell’esecuzione:
Se è proposta opposizione all’esecuzione a norma degli articoli 615 e 619, il giudice dell’esecuzione, concorrendo gravi motivi, sospende, su istanza di parte, il processo con cauzione o senza.
Art.624-bis.
Per concludere si richiama l’attenzione sulla recentissima sentenza n. 26285 del 17 ottobre 2019 della terza sezione civile della Suprema Corte di Cassazione che, dopo un interessantissimo e manualistico escursus sulla sospensione esterna ed interna e in generale sulla opposizione all’esecuzione preesecutiva od in corso di esecuzione (per leggere il testo integrale della sentenza si clicchi Corte-di-Cassazione-Sezione-3 26285-19), ha formulato, tra gli altri, i seguenti interessantissimi principi:
“Il giudice dell’opposizione a precetto (c.d. opposizione pre-esecutiva) cui sia stato chiesto di disporre la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo ai sensi dell’articolo 615 c.p.c., comma 1, (cosi’ come modificato dal Decreto Legge 14 marzo 2005, n. 35), non perde il potere di provvedere sull’istanza per effetto dell’attuazione del pignoramento o, comunque, dell’avvio dell’azione esecutiva, sicche’ l’ordinanza sospensiva da questi successivamente pronunciata determinera’ ab esterno la sospensione ex articoli 623 e 626 c.p.c. di tutte le procedure esecutive nel frattempo instaurate”.
“Il pignoramento eseguito dopo che il giudice dell’opposizione a precetto ha disposto la sospensione dell’esecutivita’ del titolo e’ radicalmente nullo e tale invalidita’ deve essere rilevata, anche d’ufficio, dal giudice dell’esecuzione”.
“Qualora siano contemporaneamente pendenti l’opposizione a precetto (articolo 615 c.p.c., comma 1) e l’opposizione all’esecuzione gia’ iniziata (articolo 615 c.p.c., comma 2) sulla base di quello stesso precetto, i due giudici hanno una competenza mutuamente esclusiva quanto all’adozione dei provvedimenti sospensivi di rispettiva competenza, nel senso che, sebbene l’opponente possa in astratto rivolgersi all’uno o all’altro giudice, una volta presentata l’istanza innanzi a quello con il potere “maggiore” (il giudice dell’opposizione a precetto), egli consuma interamente il suo potere processuale e, pertanto, non potra’ piu’ adire al medesimo fine il giudice dell’esecuzione, neppure se l’altro non sia ancora pronunciato”.
“Qualora sussista litispendenza fra la causa di opposizione a precetto (c.d. opposizione pre-esecutiva) e la causa di opposizione all’esecuzione gia’ iniziata, il giudice dell’esecuzione, all’esito della fase sommaria, non deve assegnare alle parti, ai sensi dell’articolo 616 c.p.c., un termine per introdurre il giudizio nel merito, giacche’ un simile giudizio sarebbe immediatamente cancellato dal ruolo ai sensi dell’articolo 39 c.p.c., comma 1. Il giudizio che le parti hanno l’onere di proseguire si identifica, infatti, con la causa iscritta a ruolo per prima, ossia l’opposizione a precetto”.
“Qualora, pendendo una causa di opposizione a precetto, il giudice dell’esecuzione – o il collegio adito in sede di reclamo ex articolo 624 c.p.c., comma 2 e articolo 669-terdecies c.p.c. – sospenda l’esecuzione per i medesimi motivi prospettati nell’opposizione pre-esecutiva, le parti non sono tenute ad introdurre il giudizio di merito nel termine di cui all’articolo 616 c.p.c. che sia stato loro eventualmente assegnato, senza che tale omissione determini il prodursi degli effetti estintivi del processo esecutivo previsti dall’articolo 624 c.p.c., comma 3, in quanto l’unico giudizio che le parti sono tenute a coltivare e’ quello, gia’ introdotto, di opposizione a precetto, rispetto al quale una nuova causa si porrebbe in relazione di litispendenza”.
“Qualora il giudice dell’esecuzione, ravvisando identita’ di petitum e la causa petendi fra l’opposizione a precetto e l’opposizione all’esecuzione innanzi a lui pendente, dopo aver provveduto sulla richiesta di sospensiva, non assegni alle parti il termine di cui all’articolo 616 c.p.c. per l’introduzione nel merito della seconda causa, la parte interessata a sostenere che le domande svolte nelle due opposizioni non siano del tutto coincidenti, dovra’ introdurre egualmente il giudizio di merito, nel termine di cui articolo 289 c.p.c., chiedendo che in quella sede sia accertata l’insussistenza della litispendenza o, comunque, un rapporto di mera continenza. Infatti, avverso il provvedimento del giudice dell’esecuzione, avente natura meramente ordinatoria, non possono essere esperiti ne’ l’opposizione agli atti esecutivi, ne’ il ricorso straordinario per cassazione ex articolo 111 Cost., comma 7, ne’ il regolamento di competenza”.
Per saperne di più sull’opposizione all’esecuzione ed agli atti esecutivi si leggano anche “Guida all’Opposizione a precetto: termini, competenza e forma”, “Opposizione all’esecuzione e agli atti esecutivi: costi, tempi e forme“ ,“Opposizione all’esecuzione e tutela del diritto all’abitazione”.