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Timestamp: 2018-01-23 02:06:23+00:00
Document Index: 47356245

Matched Legal Cases: ['art. 67', 'art. 89', 'art. 67', 'art. 89', 'art. 67', 'art. 89']

Il pagamento dei debiti tributari va esente dalla revocatoria fallimentare
L’azione revocatoria di cui all’articolo 67, comma 1 e 2, L.F. è deputata a restaurare l’integrità della garanzia patrimoniale del fallito, necessaria al fine di garantire un’equa ripartizione dell’attivo tra i creditori. Nel concreto, dunque, gli atti dispositivi ante dichiarazione di fallimento sono considerati inopponibili nei confronti della procedura.
Tale principio subisce tuttavia una battuta di arresto al ricorrere di alcune fattispecie disciplinate dall’art. 67, comma 3 e 4, L.F. e dalle norme ivi richiamate.
Tra le ipotesi di esenzione, in materia tributaria si annovera la previsione di cui all’art. 89 del D.P.R. n. 602/73, titolato “Esenzione dell’azione revocatoria”, la quale prescrive che “pagamenti di imposte scadute non sono soggetti alla revocatoria prevista dall’art. 67 del r.d. 16 marzo 1942, n. 267 “.
La disposizione de qua sottrae all’azione revocatoria i pagamenti di imposte nel caso in cui l’adempimento:
1) si sia verificato prima della dichiarazione di fallimento;
2) si riferisca ad imposte scadute, per le quali sia già decorso il termine finale entro cui il contribuente, poi fallito, avrebbe dovuto adempiere.
Soddisfatte le predette condizioni, il curatore dovrebbe astenersi dall’esperire l’azione revocatoria nei confronti dell’Ente riscossore che, ove esercitata, sarebbe inammissibile o improponibile e, comunque, destinata ad essere paralizzata in sede contenziosa.
Alcuni dubbi permangono in merito alla tipologia dei tributi oggetto di esenzione.
Secondo una interpretazione restrittiva, essendo la norma in esame inserita in un corpus normativo titolato “Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito”, dovrebbero escludersi dall’esenzione sia i pagamenti eseguiti ante fallimento relativi ad imposte scadute diverse da quelle sui redditi, sia i contributi e le tasse. I relativi adempimenti potrebbero, pertanto, essere legittimamente colpiti da revocatoria fallimentare, fatte salve, comunque, le cause legittime di prelazione, che ben potrebbero assistere il credito tributario in ragione della causa impositionis.
In tale ottica rimarrebbero salvi ed estranei alla revocatoria, i pagamenti eseguiti a titolo di IRPEF e IRES.
L’interpretazione estensiva, invece, porterebbe ad applicare l’esenzione di cui all’art. 89 anche alle prestazioni tributarie eseguite prima della dichiarazione di fallimento e relative a contributi, tasse e altre imposte scadute, diverse da quelle sui redditi.
Detta tesi parrebbe più aderente ad un trattamento paritetico per tutte le prestazioni tributarie espletate dal soggetto passivo del rapporto obbligatorio, a prescindere dal nomen iuris del prelievo nonché più aderente ai principi comunitari in tema di non discriminazione. In base alla teoria restrittiva gli Enti impositori sarebbero, invece, trattati diversamente, in ragione della sola tipologia di tributo oggetto dello ius impositionis, subendo, così, un ingiusto trattamento discriminatorio, privo di qualsivoglia giustificazione logica e razionale.
Considerato complessivamente il quadro normativo che il legislatore ha inteso attuare mediante la predisposizione di una disciplina di favore in ragione della natura tributaria dei crediti, l’interpretazione estensiva dell’esenzione dall’applicabilità dell’art. 67, comma 2, L.F. appare dunque preferibile.
L’art. 89 del DPR 602/73, infatti, disponendo che i pagamenti di imposte scadute non siano soggetti a revocatoria, conferma il regime eccezionale e derogatorio che il legislatore ha voluto assicurare all’amministrazione finanziaria, in forza della finalità pubblicistica della sua attività, individuabile nella necessità di favorire l’adempimento del debito fiscale e di assicurare, per quanto possibile, la più pronta riscossione delle entrate erariali (così Cass Civ. sez. I n. 3399/2012).
Ciò premesso, si segnala che l’eventuale azione recuperatoria introdotta dalla curatela ai danni di Equitalia S.p.A. per tributi corrisposti ante fallimento, dal fallito o financo da un terzo creditore pignorato dall’Ente riscossore, è destinata a sortire esiti negativi per la procedura.