Source: http://www.neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=15519
Timestamp: 2018-07-19 17:43:41+00:00
Document Index: 134664531

Matched Legal Cases: ['art. 1341', 'art. 16', 'art. 1341', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 1341', 'art. 1341', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1341', 'art. 1341']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI - 3 - ORDINANZA 12 febbraio 2018, n.3307
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | GIOVEDÌ 19 LUGLIO AGGIORNATO ALLE 19:43
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI - 3 - ORDINANZA 12 febbraio 2018, n.3307MASSIMA
In materia di contratti conclusi mediante la sottoscrizione di moduli o formulari predisposti per disciplinare in modo uniforme determinati rapporti (nella specie, utenza telefonica), la clausola con cui si stabilisce una deroga alla competenza territoriale ha natura vessatoria e deve essere, ai sensi dell’art. 1341, secondo comma, cod. civ., approvata espressamente per iscritto. Qualora la medesima risulti scarsamente o per nulla leggibile, sia perché il modello è in fotocopia sia perché i caratteri grafici sono eccessivamente piccoli, il contraente debole può esigere dalla controparte che gli venga fornito un modello contrattuale pienamente leggibile; ma, ove ciò non abbia fatto, non può lamentare in sede giudiziale di non aver rettamente compreso la portata della suddetta clausola derogatoria.
La Publi Bolgheri s.r.l. convenne in giudizio, davanti al Tribunale di Livorno, Sezione distaccata di Cecina, la British Telecom s.p.a. e - sulla premessa di aver sottoscritto con la medesima un contratto di utenza telefonica con passaggio da altro operatore, utenza che era rimasta non attivata per oltre otto mesi - chiese che la convenuta fosse condannata al risarcimento dei danni patrimoniali conseguenti all’interruzione della linea ed alla conseguente perdita di numerose opportunità lavorative.
Tanto premesso, la Corte di merito ha rilevato che il Tribunale avrebbe dovuto verificare quale fosse il contenuto del contratto e, in particolare, dell’art. 16, che conteneva la clausola di deroga alla competenza per territorio. Ora, dal doc. 3 suindicato, cioè quello firmato, risultava che le condizioni generali di contratto erano "scritte piccolissime e quindi effettivamente quasi illeggibili". Tuttavia la società attrice non aveva contestato che le condizioni generali di contratto risultanti dal doc. 3-bis prodotto dalla società telefonica corrispondessero a quelle visionate dalla medesima all’atto della stipula del contratto. In sostanza, la società attrice, avendo apposto una doppia firma ai sensi dell’art. 1341 cod. civ., non aveva in effetti contestato che "il contenuto dell’art. 16 citato fosse proprio quello indicato nel fac simile del modulo contrattuale che è stato prodotto da controparte come documento 3-bis con la comparsa di risposta". Ha perciò affermato la Corte fiorentina che il contenuto dell’art. 16 del contratto era quello leggibile nel citato documento 3-bis e che, pertanto, l’eccezione di incompetenza per territorio tempestivamente formulata dalla società telefonica era fondata.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI - 3 - ORDINANZA 12 febbraio 2018, n.3307 - Pres. Amendola – est. Cirillo
2.1. Rileva innanzitutto il Collegio che la clausola con la quale si preveda la deroga alla competenza territoriale è, per esplicita previsione dell’art. 1341, secondo comma, cod. civ., una clausola vessatoria, per la quale si richiede l’espressa approvazione per iscritto da parte del contraente c.d. debole (ordinanza 14 ottobre 2009, n. 21816). Il primo comma dell’art. 1341 cod. civ., tuttavia, dispone che le condizioni generali di contratto) predisposte da uno dei contraenti siano efficaci nei confronti dell’altro 'se al momento) della conclusione del contratto questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l’ordinaria diligenza'.
La società ricorrente sostiene di non aver potuto in realtà visionare l’originale del contratto contenente la contestata clausola derogatoria e di aver apposto la propria firma su di una copia pressoché del tutto illeggibile; la Corte d’appello, da parte sua, riconosce la sostanziale illeggibilità (dato che le clausole erano 'scritte piccolissime'), ma specifica che nel facsimile prodotto le clausole erano perfettamente leggibili e che l’odierna ricorrente non aveva mai contestato, in sede di merito, la conformità del facsimile rispetto al documento realmente sottoscritto.
Negli atti di causa a disposizione di questa Corte non si rinviene il documento che la sentenza impugnata indica con il n. 3-bis, ossia il facsimile del contratto) che la società telefonica risulta aver prodotto in sede di merito. Dalla lettura degli atti prodotti risulta che, effettivamente, il documento firmato era ai limiti della illeggibilità; il che, però, non è sufficiente ai fini dell’accoglimento del ricorso. Devono essere compiute, al riguardo, due osservazioni. In primo luogo, va detto che nel documento sottoscritto (indicato dalla sentenza impugnata col n. 3) l’esistenza della clausola derogatoria della competenza è visibile e leggibile; essa, infatti, inserita in un elenco, è indicata con un apposito numero che la distingue dalle altre (il che soddisfa i requisiti indicati dalla giurisprudenza di questa Corte: v., sul punto, l’ordinanza 21 luglio 2015, n. 15278, e la sentenza 11 novembre 2015, n. 22984). In secondo luogo si deve aggiungere che, a prescindere dalla mancanza, in questa sede, del facsimile (certamente leggibile) che la Corte d’appello ha visionato, si può considerare circostanza pacifica che una grande compagnia telefonica predisponga un modello di contratto contenente anche le clausole vessatorie, per cui tale 'originale' era certamente esistente. Ora, l’eventuale illeggibilità di una o più clausole vessatorie non esonera il contraente debole dall’onere di vigilare affinché non vengano apposte firme 'ad occhi chiusi'; l’art. 1341, primo comma, cod. civ., prevede, come si è visto, l’efficacia delle clausole che il contraente avrebbe dovuto conoscere con l’ordinaria diligenza, per cui la società oggi ricorrente non può addurre, a sostegno della propria tesi, il fatto che la clausola in questione non fosse 'chiaramente comprensibile e decifrabile'. Né può essere taciuto che nella presente vicenda la società ricorrente non ha mai contestato, neppure in questa sede, che il facsimile del contratto) prodotto in sede di merito fosse diverso nel contenuto rispetto al documento, poco leggibile, effettivamente sottoscritto; circostanza posta in luce dalla Corte d’appello nel provvedimento qui impugnato. In definitiva, la scarsa possibilità di conoscenza che la società ricorrente lamenta non è riconducibile all’effettiva impossibilità di fermare l’attenzione sul contenuto della clausola, ma ad una sostanziale disattenzione di chi ha firmato senza leggere o, in alternativa, non si è preoccupato di farsi consegnare un documento pienamente leggibile. Va enunciato, in conclusione, il seguente principio di diritto:
'In materia di contratti conclusi mediante la sottoscrizione di moduli o formulari predisposti per disciplinare in modo uniforme determinati rapporti (nella specie, utenza telefonica), la clausola con cui si stabilisce una deroga alla competenza territoriale ha natura vessatoria e deve essere, ai sensi dell’art. 1341, secondo comma, cod. civ., approvata espressamente per iscritto. Qualora la medesima risulti scarsamente o per nulla leggibile, sia perché il modello è in fotocopia sia perché i caratteri grafici sono eccessivamente piccoli, il contraente debole può esigere dalla controparte che gli venga fornito un modello contrattuale pienamente leggibile; ma, ove ciò non abbia fatto, non può lamentare in sede giudiziale di non aver rettamente compreso la portata della suddetta clausola derogatoria'.