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Timestamp: 2017-06-24 00:56:03+00:00
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1. GLI IMPIANTI ELETTRICI NEGLI AMBIENTI A MAGGIOR RISCHIO IN CASO DI INCENDIO:I RIFERIMENTI NORMATIVI. - PDF
1. GLI IMPIANTI ELETTRICI NEGLI AMBIENTI A MAGGIOR RISCHIO IN CASO DI INCENDIO:I RIFERIMENTI NORMATIVI.
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1 -capitolo GLI IMPIANTI ELETTRICI NEGLI AMBIENTI A MAGGIOR RISCHIO IN CASO DI INCENDIO:I RIFERIMENTI NORMATIVI. 1.1 Premessa. Gli impianti elettrici possono essere causa di innesco e di propagazione dell incendio, per questo è opportuno adottare particolari precauzioni ed accorgimenti qualora dovessimo progettare ed installare un impianto elettrico che debba essere collocato in un ambiente particolarmente esposto al rischio di incendio. Esistono infatti luoghi, che la normativa vigente definisce a maggior rischio in caso di incendio e che tratteremo nel dettaglio precisandone le caratteristiche e le prescrizioni, che richiedono speciali attenzioni al fine di proteggere persone, animali e cose che vengono, per una qualsiasi ragione, a trovarsi in essi. È noto infatti che qualsiasi materiale, in presenza di ossigeno atmosferico, quando raggiunge una determinata temperatura, (temperatura di accensione 1 ) si incendia. Esistono materiali per cui il raggiungimento della temperatura di accensione comporta una piccola quantità di energia termica e quindi sono, ovviamente, facilmente infiammabili, mentre esistono materiali in cui la soglia di energia termica da sorpassare è elevata e, quindi, sono difficilmente infiammabili. 2 Mentre si definisce temperatura di infiammabilità la temperatura minima alla quale una sostanza liquida o solida emette, sopra la sua superficie libera, gas o vapori in quantità sufficiente a formare con l aria una atmosfera pericolosa, per cui è sufficiente avere un elemento d innesco per fare in modo che l incendio possa iniziare e mantenersi. Viene così delineato il cosiddetto triangolo del fuoco, definito dalla simultanea presenza di combustibile, comburente (ossigeno) 1 La temperatura di accensione è definita come la temperatura minima alla quale una sostanza, in miscela con aria nella concentrazione più facilmente infiammabile, può accendersi spontaneamente e la combustione può procedere anche senza l apporto di calore dall esterno. Spesso tale temperatura è anche definita di autoaccensione o di autoinfiammabilità. 2 A tal proposito si definiscono, secondo la circolare n. 12 del 17 maggio 1980 del Ministero dell Interno, le classi di reazione al fuoco; esse precisano il grado di partecipazione al fuoco da parte del materiale in questione. In particolare si può dure che le classi di reazione al fuoco sono 5; tanto più una classe è alta e tanto piu il materiale così classificato partecipa all incendio, pertanto i materiali di classe 0 sono da considerarsi non combustibili.2 -capitolo e condizioni di innesco; la contemporanea presenza di questi tre elementi dà vita all incendio. Pertanto è evidente che, per arrivare all innesco dell incendio, bisogna che vi sia una fonte, sufficientemente potente, di energia termica che consenta il superamento della temperatura di infiammabilità. Le fonti più importanti sono: la corrente elettrica; le cariche elettrostatiche; le superfici calde o forni; le scintille e gli archi elettrici. Le principali cause d innesco, per quanto riguarda l aspetto elettrico, sono: le correnti di guasto a terra; i sovraccarichi non eliminati in modo tempestivo ed i cortocircuiti (le sovracorrenti); gli archi elettrici; i surriscaldamenti localizzati per contatti non ottimamente eseguiti nei morsetti, nelle prese,.. o per effetto di luci concentrate; le correnti superficiali dovute al deposito di polvere conduttrice o alla formazione di umidità su superfici isolanti di parti in tensione. Appare così chiaro che sono molteplici le occasioni in cui un impianto elettrico può essere fonte d innesco di un incendio e, pertanto, bisognerà adottare una serie di precauzioni in ambienti ordinari ed, a maggior ragione, in ambienti particolari. Inoltre bisogna ricordare che i componenti elettrici, ed in modo particolare i cavi, possono essere elementi propaganti l incendio, anche se non è da essi causato. Tali cavi possono poi emettere fumi e gas tossici, fatto che costituisce la principale causa di decessi in un eventuale incendio; le statistiche ci dicono che tali sostanze emesse in seguito all incendio hanno, nei locali di pubblico spettacolo, fatto più vittime che le fiamme stesse.3 -capitolo Le prescrizioni in ogni ambiente. 3 Le persone, i componenti elettrici fissi e materiali, non facenti parti dell impianto elettrico, fissi, posti in vicinanza di componenti elettrici, devono essere protetti contro gli effetti dannosi del calore sviluppato dai componenti elettrici, o contro gli effetti dell irraggiamento termico, in particolare per quanto riguarda i seguenti effetti: combustione e deterioramento di materiali; rischio di ustioni; riduzione della sicurezza nel funzionamento dei componenti elettrici installati. 4 I componenti elettrici non devono costituire pericolo di innesco o di propagazione di incendio per i materiali adiacenti. La normativa identifica, a tal proposito, diverse tipologie di problemi, con le relative prescrizioni Problemi derivanti dal contatto. 5 Dal momento che i componenti elettrici, a causa delle perdite di diversa natura, possono riscaldarsi superficialmente, è doveroso che, qualora possano essere causa d innesco di un incendio dei materiali adiacenti, siano installati in uno dei seguenti modi: su o entro elementi costituiti da materiali che resistano a tali temperature e che abbiano una bassa conducibilità termica; dietro a schermi termicamente isolanti che resistano a tali temperature e che abbiano una bassa conducibilità termica; ad una distanza sufficiente a permettere un adeguata dissipazione del calore per evitare effetti termici dannosi sui materiali la cui conservazione potrebbe venire compromessa da tali temperature, utilizzando supporti di bassa conducibilità termica. 3 Norma CEI 64-8/4 (1998) Capitolo 42: Protezione contro gli effetti termici. 4 Norma CEI 64-8/4 art Norma CEI 64-8/4 art4 -capitolo Problemi derivanti da archi e scintille. 6 I componenti elettrici collegati all impianto in modo permanente che nel loro funzionamento ordinario siano tali da produrre archi o scintille, devono: essere totalmente racchiusi in elementi di materiale resistente agli archi; oppure; essere schermati con elementi di materiale resistente agli archi, dagli elementi dell edificio sui quali gli archi potrebbero avere effetti termici dannosi; oppure essere installati a distanza sufficiente dagli elementi dell edificio sui quali gli archi o le scintille potrebbero avere effetti termici dannosi, per permettere una sicura estinzione degli stessi archi o scintille. I materiali resistenti agli archi in tal caso utilizzati devono, ovviamente, essere non combustibili, avere bassa conducibilità termica e prestare adeguate proprietà meccaniche Problemi derivanti da riscaldamento per irraggiamento. 7 I componenti elettrici fissi che presentino effetti di focalizzazione o di concentrazione di calore devono essere distanziati da qualsiasi oggetto fisso o da qualsiasi elemento dell edificio in modo tale che questi oggetti o elementi non possano essere sottoposti, in condizioni ordinarie, a temperature pericolose. È questo il caso tipico di sistemi di illuminazione a luce concentrata ed intensa, come faretti, lampade alogene Problemi derivanti da componenti elettrici contenenti liquido infiammabile 8. Quando i componenti elettrici installati nello stesso locale contengono liquido infiammabile in quantità significativa, si devono prendere precauzioni per evitare 6 Norma CEI 64-8/4 art Norma CEI 64-8/4 art Norma CEI 64-8/4 art5 -capitolo che il liquido in fiamme ed i prodotti di combustione del liquido stesso (fiamme, fumo, gas tossici) si propaghino alle altre parti dell edificio. Esempi di precauzioni sono: una fossa di drenaggio che raccolga le fuoriuscite di liquido e ne assicuri l estinzione in caso di incendio; l installazione dei componenti elettrici in un locale dotato di pareti resistenti al fuoco o di altri mezzi adatti ad evitare che il liquido in fiamme si propaghi ai altre parti dell edificio: tale locale deve essere ventilato solo verso l esterno Problemi derivanti da eventuali ustioni. 10 Le parti accessibili dei componenti elettrici a portata di mano non devono raggiungere temperature tali che possano causare ustioni alle persone e, pertanto, devono soddisfare alle prescrizioni indicate nella seguente tabella: PARTI ACCESSIBILI Organi di comando da impugnare Parti previste per essere toccate durante il funzionamento ordinario, ma che non necessitano di essere impugnate Parti che non necessitano di essere toccate durante il funzionamento ordinario MATERIALE DELLE PARTI ACCESSIBILI Metallico Non metallico Metallico Non metallico Metallico Non metallico TEMPERATURA MASSIMA ( C) Tabella 1.1 Temperature massime ammesse per parti accessibili. Pertanto, tutte le parti dell impianto che, anche per brevi periodi, possono raggiungere temperature superiori a quelle indicate nella tabella 1.1, devono essere adeguatamente protette, al fine di evitare il contatto accidentale. Vengono 9 Una quantità pari a 25 l è generalmente considerata significativa, mentre per quantità inferiori è sufficiente prendere delle precauzioni per evitare la fuga di liquido. È infine auspicabile che l alimentazione dei componenti elettrici venga interrotta all insorgere di un incendio. 10 Norma CEI 64-8/4 art. 423.6 -capitolo prescritti, a tal proposito, involucri o barriere almeno con un grado di protezione pari a IPXXB. 11 I limiti previsti dalla tabella 2.1 non si applicano, tuttavia, ai componenti conformi alle norme di riferimento specifiche Problemi derivanti da surriscaldamenti. 12 Per i sistemi di riscaldamento ad aria forzata la normativa 13 prevede che gli elementi riscaldanti non possano essere messi in tensione sino a che il flusso d aria prescritto non sia stato stabilito e siano messi fuori tensione quando il flusso d aria sia stato ridotto o fermato. Essi devono inoltre avere due dispositivi di limitazione indipendenti l uno dall altro, destinati ad evitare che le temperature ammissibili siano superate nei condotti dell aria con conseguente surriscaldamento ingenerando, pertanto, una situazione di pericolo. 14 Mentre per tutti gli apparecchi utilizzatori che producono acqua calda o vapore 15, la normativa prescrive che la protezione da surriscaldamenti sia realizzata per mezzo di un dispositivo che non si richiuda automaticamente e che funzioni indipendentemente dal termostato, se poi l apparecchio non ha sfiati liberi, esso deve essere fornito di un dispositivo che limiti la pressione dell acqua. 1.3 Introduzione agli ambienti a maggior rischio in caso d incendio. La norma CEI 64-8 prevede una specifica sezione per tutti gli ambienti particolari ed ha, nell articolo 751, una valutazione specifica per gli ambienti a maggior rischio in caso d incendio. Quanto trattato nel paragrafo precedente costituisce un prerequisito per garantire la sicurezza negli ambienti a maggior rischio in caso d incendio, infatti è impensabile una protezione negli ambienti a maggior rischio in caso d incendio senza effettuare una efficace protezione dagli effetti termici. 11 Norma CEI EN Questo significa che, per quanto riguarda la protezione nei confronti delle persone, gli involucri sono protetti contro l accesso a parti pericolose con il dito. 12 Norma CEI 64-8/4 art Norma CEI 64-8/4 art È il tipico caso dei riscaldatori cosiddetti FAN-COIL. 15 Norma CEI 64-8/4 art7 -capitolo Le prescrizioni inerenti a questi particolari ambienti sono da considerarsi integrative alle prescrizioni contenute nel capitolo 42 della Norma CEI 64-8 e sono finalizzate a ridurre al minimo la probabilità che l impianto elettrico sia causa d innesco e di propagazione di incendi. Tali prescrizioni si applicano agli impianti nuovi e per le trasformazioni radicali di quelli esistenti, mentre non si applicano agli ambienti che presentino rischi di esplosione Definizioni. 18 Tali definizioni sono tratte da: Decreto del ministero dell interno del ( pubblicato sulla gazzetta ufficiale il n. 339), intitolato: Termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzione incendi Decreto del ministero dell interno del ( pubblicato sulla gazzetta ufficiale il n. 234), intitolato: Classificazione di reazione al fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi Definizione 1: Carico d incendio Potenziale termico della totalità dei materiali combustibili contenuti in uno spazio, ivi compresi i rivestimenti dei muri, delle pareti provvisorie, dei pavimenti e dei soffitti. Convenzionalmente è espresso in kilogrammi di legna equivalente ( potere calorifico inferiore della legna è kj/kg o 4400 kcal/kg). 19 Definizione 2: Carico d incendio specifico Carico d incendio riferito all unità di superficie lorda Norma CEI 64-8/4, parte 7, art Norma CEI 64-2 e Norma CEI É in divenire l attuazione secondo le Norme CEI di tutta una serie di norme europee che hanno in parte abrogato la CEI Norma CEI 64-8/4, parte 7, art Punto 1.3 del D.M Punto 1.4 del D.M8 -capitolo Definizione 3: Classe di un compartimento Numero indicativo che esprime, in minuti primi, la durata minima di resistenza al fuoco da richiedere alla strutture del compartimento in esame. 21 Definizione 4: Luogo sicuro Spazio scoperto ovvero compartimento antincendio, separato da altri compartimenti mediante spazio scoperto o filtri a prova di fumo, avente caratteristiche idonee a ricevere e contenere un predeterminato numero di persone ( luogo sicuro statico), ovvero a consentire il movimento ( luogo sicuro dinamico). 22 Definizione 5 : Materiale combustibile Il componente ( o i componenti variamente associati ) che può ( possono ) partecipare alla combustione in dipendenza della propria natura chimica e delle effettive condizioni di messa in opera per l utilizzazione. Si considerano combustibili i materiali non appartenenti alla Classe 0 di reazione al fuoco. In base al D.M , articolo 2.2, e al DM art si definisce reazione al fuoco il grado di partecipazione di un materiale combustibile al fuoco al quale è sottoposto. In relazione a ciò i materiali sono assegnati alle classi 0,1,2,3,4,5 con l aumentare della loro partecipazione alla combustione; quelli di classe 0 sono non combustibili. Definizione 6 : Sistema di vie d uscita Percorso senza ostacoli al deflusso che consente alle persone che occupano un edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro. La lunghezza massima di vie di uscita è stabilita da apposite norme. 23 Definizione 7 : Compartimento antincendio Parte dell edificio delimitata da elementi di resistenza al fuoco predeterminata ed organizzata per rispondere alle esigenze della prevenzione incendi. 24 Il grado di resistenza al fuoco è espresso con una sigla alfanumerica nella quale la parte 21 La classe di un compartimento è determinabile secondo le indicazioni della circolare n. 91 del 1961 del Ministero dell Interno. 22 Punto 3.4 del D.M Punto 3.11 del D.M Punto 1.5 del D.M9 -capitolo letterale definisce le caratteristiche termomeccaniche che l elemento è in grado di conservare se sottoposto al fuoco 25, mentre la parte numerica precisa il tempo, in minuti, per cui tali caratteristiche sono conservate 26. Le lettere, a tal proposito impiegate, sono: R (stabilità), definisce la capacità di un elemento da costruzione di conservare la resistenza meccanica sotto l azione del fuoco; E (tenuta), definisce l attitudine di un elemento da costruzione a non lasciare passare fiamme, vapori o gas caldi; I (isolamento termico), precisa l idoneità di un elemento da costruzione a contenere la trasmissione del calore. Definizione 8 : Capacità di deflusso o di sfollamento Numero massimo di persone che, in un sistema di vie d uscita, si assume possano defluire attraverso l uscita di modulo uno 27. Tale dato, stabilito dalla norma, tiene conto del tempo occorrente per lo sfollamento ordinario di un compartimento. 28 Definizione 9 : Volume del materiale combustibile Volume occupato dal materiale combustibile presente e da quello la cui presenza è prevista, tenendo conto dell utilizzazione dell ambiente, delle reali delimitazioni del deposito e di quelle di spandimento sia allo stato liquido sia allo stato solido non compatto (ad esempio fibre e trucioli) provocate dalle lavorazioni, dal convogliamento e dalle manipolazioni o anche dai guasti e rotture del sistema di contenimento dovute ad eventi non catastrofici. 1.4 Ambienti a maggior rischio in caso di incendio. 29 Pur avendoli già menzionati in più occasioni e pur avendo una ovvia intuitiva idea di cosa può essere un ambiente a maggior rischio in caso di incendio, è opportuno 25 Secondo la norma UNI Le classi unificate sono 15, 30, 45, 60, 90, 120, 180 in base alla circolare n 91 del Ministero degli Interni del Uscita di modulo uno: 66 cm. 28 Punto 3.1 del D.M Norma CEI 64-8, parte 7, art10 -capitolo fare riferimento a quanto prescrive la normativa e definire chiaramente e dettagliatamente a quali tipologie di ambienti sono questi. Una prima valutazione va fatta in ordine al concetto di rischio, infatti esso, relativamente ad un incendio, è determinato dal prodotto tra la probabilità che si verifichi l incendio e l entità del danno presumibile a persone, animali e cose. Risulta quindi evidente che, a parità di rischio, si possono avere situazioni in cui, a fronte di una probabilità elevata di incendio, i presunti danni siano modesti, così come possiamo avere una modesta probabilità di incendio a cui però corrispondono ingenti danni presunti. Quindi se definiamo sicurezza (S) come la probabilità che non si verifichi l evento sfavorevole entro un determinato tempo, avremo che l insicurezza sarà data dalla probabilità che lo stesso evento sfavorevole si verifichi e sarà pari a 1-S. Supponendo ora che d sia l entità del danno considerato e che k sia la probabilità che si abbia danno in presenza dell evento sfavorevole, definiremo danno presunto il prodotto kd. In tal caso avremo che il rischio è dato da: r ( 1 S) kd Equazione 1.1 Pertanto, si nota che, a fronte di un danno presunto elevato, come può verificarsi ovviamente in presenza di un incendio, dovremo aumentare il più possibile la sicurezza ( e quindi ridurre l insicurezza), al fine ridurre al massimo il rischio; ecco perché in ambienti a maggior rischio in caso di incendio vengono poste in essere una serie di precauzioni particolari e specifiche volte ad aumentare la sicurezza degli stessi. Per individuare gli ambienti a maggior rischio in caso di incendio, bisogna prendere in considerazione una molteplicità di elementi 30, come : la densità di affollamento; il massimo affollamento ipotizzabile; 30 Norma CEI 64-8, parte 7, art11 -capitolo la capacità di deflusso o di sfollamento; il comportamento al fuoco delle strutture dell edificio; la presenza di materiali combustibili; il tipo di utilizzazione dell ambiente; la situazione organizzativa per quanto riguarda la protezione antincendio, che comunque va esaminata nello specifico secondo la normativa vigente. Risulta immediatamente chiaro che stimare con precisione se un dato ambiente sia o meno a maggior rischio in caso di incendio non è certo un fatto agevole 31, tuttavia la Norma CEI raggruppa e specifica tali ambienti nel seguente modo: Ambienti a maggior rischio in caso di incendio per l elevata densità di affollamento o per l elevato tempo di sfollamento o per l elevato danno ad animali e cose. 33 Fanno parte di questa tipologia di ambienti: i locali di spettacolo e di trattenimento in genere con un massimo affollamento ipotizzabile superiore a 100 persone per ogni compartimento antincendio; alberghi, pensioni, motels, dormitori e simili, con oltre 25 posti-letto per ogni compartimento antincendio; scuole di ogni ordine, grado e tipo, accademie e simili, con la precisazione che una variante della Norma CEI 64-8 ha specificato che il numero di persone deve essere superiore a 100; ambienti adibiti ad esposizione e/o vendita all ingrosso o al dettaglio, con superficie lorda superiore a 400 m 2, comprensiva dei servizi e dei depositi. stazioni sotterranee di ferrovie, di metropolitane e simili; 31 È tuttavia un preciso dovere del progettista stabilire se un ambiente è da considerarsi a maggior rischio in caso di incendio. 32 Norma CEI 64-8, parte 7, art , allegati A,B e C. 33 Norma CEI 64-8, parte 7, art Allegato A. Quindi chiameremo tali ambienti di tipo A.12 -capitolo ambienti destinati a degenti negli ospedali e negli ospizi, ai detenuti nelle carceri ed ai bambini negli asili ed ambienti similari; edifici destinati a civile abitazione con altezza in gronda superiore a 24 m, il sistema di vie d uscita, i vani ed i condotti dei sistemi di ventilazione forzata; edifici pregevoli per arte o storia oppure destinati a biblioteche, archivi, musei, gallerie, collezioni e comunque oggetti di interesse culturale sottoposti alla vigilanza dello Stato Ambienti a maggior rischio in caso di incendio in quanto aventi strutture combustibili. 34 Sono tutti gli edifici con strutture portanti in legno o abitazioni in legno Ambienti a maggior rischio in caso di incendio per la presenza di materiale infiammabile o combustibile in lavorazione, convogliamento, manipolazione o deposito 35, qualora non siano già compresi nell articolo della norma CEI Sono ambienti con classe del compartimento antincendio maggiore o uguale a 30, determinata dalla presenza dei seguenti materiali: materiali combustibili allo stato di fibre, trucioli o compatti, per i quali non si considera in pratica una temperatura d infiammabilità, in quanto tale temperatura è molto bassa e quindi sono facilmente infiammabili; sono materiali come: la carta, il legno, la lana, la paglia, i grassi lubrificanti o i trucioli; materiali con temperatura d infiammabilità superiore a 40 C ( o alla massima temperatura ambiente) e non soggetti a lavorazioni, convogliamento, manipolazione o deposito con modalità tali da consentire loro il contatto con l aria ambiente a temperature uguali o superiori a quelle 34 Norma CEI 64-8, parte 7, art Allegato B. Quindi chiameremo tali ambienti di tipo B. 35 Norma CEI 64-8, parte 7, art Allegato C. Quindi chiameremo tali ambienti di tipo C. È importante sottolineare il fatto che un luogo di tipo C non può essere considerato contemporaneamente anche di tipo A, anche se vi è la presenza di materiali combustibili o infiammabili. 36 Sono gli ambienti esaminati al paragrafo se un ambiente è stato classificato di tipo A, non può essere classificato anche di tipo C.13 -capitolo d infiammabilità; la fonte di pericolo è rappresentata dal fatto che se, per qualsiasi ragione, si superasse la temperatura di infiammabilità, basterebbe un innesco qualsiasi, e un impianto elettrico potrebbe essere la fonte dell innesco, per l insorgere dell incendio; bisogna precisare che per gli ambienti dove sono presenti materiali esplosivi, fluidi infiammabili, polveri infiammabili, o anche materiali combustibili con temperatura d infiammabilità inferiore a 40 C o soggetti a lavorazioni, convogliamento, manipolazione o deposito con modalità tali da consentire loro il contatto con l aria ambiente a temperature uguali o superiori a quelle d infiammabilità, vanno rispettate le prescrizioni relativa alla Norma CEI ed alla Norma CEI ed alla normativa europea vigente Prescrizioni per gli impianti elettrici negli ambienti a maggior rischio in caso d incendio. 39 Oltre alle prescrizioni previste per gli ambienti ordinari contro gli effetti termici, 40 per gli ambienti a maggior rischio in caso di incendio abbiamo delle prescrizioni integrative che sono suddivise in prescrizioni comuni 41 ed in prescrizioni aggiuntive per le tre tipologie di ambienti descritti ai paragrafi , e Prescrizioni comuni Prescrizioni comuni per quanto riguarda i componenti elettrici. 45 I componenti elettrici devono essere limitati a quelli strettamente necessari, non devono essere installati, nelle vie d uscita, qualora contengano fluidi infiammabili 37 Impianti elettrici nei luoghi con pericolo di esplosione. 38 Costruzioni elettriche per atmosfere esplosive per la presenza di gas. 39 Norma CEI 64-8, parte 7, art Trattate al paragrafo Norma CEI 64-8, parte 7, art Norma CEI 64-8, parte 7, art Norma CEI 64-8, parte 7, art Norma CEI 64-8, parte 7, art Si definisce componente elettrico sia un elemento destinato alla produzione, trasformazione o distribuzione di energia elettrica come macchine, trasformatori, apparecchiature, strumenti di misura ed apparecchi di protezione ( componente dell impianto; CEI 64-8 art 27.1) che un qualsiasi apparecchio destinato alla trasformazione dell energia elettrica in un altra forma (apparecchio utilizzatore; CEI 64-8 art. 27.2), tutto ciò per l art della Norma CEI 64-8.14 -capitolo e, fatta eccezione per i componenti destinati a facilitare l evacuazione, i dispositivi di manovra, controllo e protezione devono essere, negli ambienti in cui è consentito l accesso e la presenza del pubblico, posti in luogo a disposizione del personale addetto o posti entro involucri apribili con chiave o attrezzo. I componenti elettrici non devono essere causa di innesco e propagazione di incendi, come indicato nel capitolo 42 della Norma CEI 64-8, e quindi è necessario verificarne la conformità alle relative prove ed in particolare, per i componenti applicati a vista (a parete o a soffitto) per cui non esistono le norme relative, devono essere di materiale resistente alle prove previste nella sezione 422 della CEI 64-8 con l accortezza che la prova al filo incandescente va effettuata a 650 C e non 550 C. La variante V1 della Norma CEI 64-8 pubblicata nel gennaio 2001 riporta la tabella 1 (qui di seguito indicata come tabella 2.2) in cui è indicata la scelta delle condizioni di installazione e del grado IP verso parete delle scatole e delle cassette incassate. Pareti Classi di reazione al fuoco dei materiali delle pareti (a) Ambienti Ambienti ordinari (b) o o o Componenti schermati (e) Ambienti a maggior Allegato A o o o Componenti schermati (e) rischio in A pubblico caso di spettacolo (d) o o incendio (c) B o IP4X se i componenti producono archi o scintille C o o o Componenti schermati (e) Tabella 1.2 Condizioni di installazione e grado di protezione verso parete delle scatole e delle cassette incassate. LEGENDA o grado di protezione IP in accordo con norme generali ( di regola IP2X su superfici verticali) tipo di parete non permesso15 -capitolo (a) DM del 26 Giugno Secondo questo decreto i materiali solidi sono assegnati alle classi 0, 1, 2, 3, 4, 5 con l aumentare della loro partecipazione alla combustione. Queste classi possono essere sinteticamente individuate nel modo seguente: classe 0: materiali incombustibili classe 1: materiali che non possono bruciare classe 2: materiali difficilmente combustibili (possono prendere fuoco a contatto con una sorgente di innesco, ma allontanati da questa non bruciano) classe 3: materiali combustibili (possono bruciare, se innescati) classe 4: materiali comburenti ( a contatto con altre sostanze, specie se infiammabili, favoriscono la combustione) classe 5: materiali esplosivi L unico documento idoneo ad attestare la classe di reazione al fuoco di un materiale è l atto di omologazione rilasciato dal Ministero dell Interno, anche sulla base di una certificazione rilasciata da un laboratorio riconosciuto. Sono omologabili tutti i materiali classificabili, cioè i materiali per i quali il DM del 26/6/1984 individua i metodi di prova atti alla loro classificazione. (b) Secondo la Norma CEI 64-8 sez. 422 (c) Secondo la Norma CEI 64-8 sez. 751 (d) DM del 6 luglio 1983 (e) i componenti devono essere schermati secondo la Norma CEI 64-8 articolo e se sono tali da raggiungere temperature superficiali elevate o da produrre archi o scintille Prescrizioni comuni per quanto riguarda gli apparecchi di illuminazione. Gli apparecchi di illuminazione devono essere installati ad una adeguata distanza dai materiali combustibili: fino a 100 W: 0,5 m; da 100 W a 300 W: 0,8 m; da 300 W a 500 W: 1 m. Le lampade devono essere protette contro i danneggiamenti meccanici, inoltre le lampade alogene (tranne quelle alimentate da circuiti SELV) devono essere dotate di schermo di sicurezza e proprio dispositivo di protezione contro le sovracorrenti. 16 -capitolo Gli apparecchi di illuminazione devono poi essere contenuti in involucri con grado di protezione maggiore o uguale ad IP4X Prescrizioni comuni per quanto riguarda le prese a spina. Esse devono essere con grado di protezione almeno IP4X 47, ad esempio prese CEE (tipo industriale); pur non essendo richieste dalla normativa prese di tipo interbloccato, è prassi comune adottare questo tipo di prese. Figura 1.1 Prese CEE di tipo interbloccato. 46 In base alla Norma EN CEI 60529, dire che l involucro deve essere almeno IP4X, significa dire che l apparecchiatura va protetta contro la penetrazione di corpi solidi estranei con diametro maggiore o uguale ad 1 mm, mentre per quanto riguarda la protezione delle persone, bisogna che l involucro sia protetto contro l accesso a parti pericolose con un filo (4). Non è invece precisato quale deve essere il livello di protezione contro la penetrazione di acqua con effetti dannosi (X). 47 Norma CEI 64-8, art17 -capitolo Prescrizioni comuni per quanto riguarda i conduttori. È vietato l utilizzo del conduttore PEN, quindi è vietato l utilizzo dei sistemi TN-C; infatti, qualora il sistema fosse squilibrato 48, la corrente nel neutro produrrebbe, a causa della impedenza dello stesso, una caduta di tensione, il cui valore assunto in corrispondenza della derivazione di un generico utilizzatore sarebbe proporzionale alla distanza di questi rispetto al centro stella del trasformatore. Per questa ragione la massa dell utilizzatore, connessa al conduttore PEN, anche in assenza di guasto, potrebbe assumere un potenziale, rispetto a terra, tanto più elevato quanto più lo stesso utilizzatore è distante dal trasformatore, con una situazione conseguente di potenziale pericolo in quanto si potrebbero verificare locali surriscaldamenti, scintillii o addirittura archi elettrici in un ambiente a maggior rischio in caso d incendio 49. E1 I1 L1 E2 I2 L2 O E3 I3 L3 Rt In VMO Zn M Z PEN Figura 1.2 I sistemi TN-C posso risultare pericolosi per funzionamento in regime squilibr x VMO In zn MO V zn è l'impedenza del neutro per unità di lunghezza 48 N.B. la condizione di squilibrio non è una condizione di guasto in un sistema trifase civile o industriale, ma è una condizione tipica, anche se, negli impianti correttamente progettati e correttamente eseguiti, essa sarà solo temporanea. 49 Come illustrato in figura 1.1, dove si mette in evidenza una situazione di pericolo in condizioni di normale funzionamento, questo fatto risulta così inaccettabile, soprattutto per questo tipo di ambienti.18 Ig Ig -capitolo Inoltre bisogna tener presente che i sistemi TN-C possono risultare particolarmente rischiosi qualora si verificassero interruzioni del neutro o guasti fase-terra 50, infatti potrebbero così insorgere delle differenze di potenziale tra le masse e terra rischiose sia per quanto riguarda la sicurezza delle persone che per quanto concerne il rischio d incendio, potendo dar vita ad inaccettabili scintillii o archi elettrici, per questa ragione anche per ambienti ordinari, in Italia, i sistemi TN-C non vengono generalmente adottati. Pertanto sia in condizioni di funzionamento squilibrato che in condizione di guasto avremmo situazioni potenzialmente pericolose in ambienti ordinari e, a maggior ragione, in ambienti a maggior rischio in caso d incendio, ecco perché la normativa non consente l utilizzo di sistemi TN-C, imponendo implicitamente che gli impianti dotati di una propria cabina adottino sistemi TN-S. E1 A L1 E2 L2 O E3 Ig L3 Rt interruzione del neutro Zn M Z C PEN Figura 1.3 I sistemi TN-C risultare pericolosi p funzionamenti particolari i di guasto. In tal caso avremmo che la permanenza in funzionamento di Z condurrebbe all'avere i punti A, C ed M allo stesso potenziale, non avendo più corrente nè, quindi, una c.d.t. su Z. Ciò vorrebbe dire avere il potenziale di fase sulle masse, quindi una situazione pericolosa. guasto fase-terra In questa circostanza, il guasto fase-terra porterebbe ad avere una c.d.t. sulla resistenza di terra Rt dovuta alla corrente di guasto, quindi O non sarebbe più a potenziale 0 e con esso anche il punto M, connesso alle masse. Anche qui ci troveremmo di fronte ad una situazione potenzialmente pericolosa 50 In tal caso saremmo di fronte a condizioni di guasto.19 -capitolo I conduttori, dei sistemi in corrente alternata, devono essere disposti in modo tale da evitare pericolosi riscaldamenti delle parti metalliche adiacenti per effetto induttivo, pertanto bisogna che i conduttori installati entro contenitori di materiale ferromagnetico siano tutti racchiusi entro lo stesso involucro 51, in modo tale da creare un effetto mutuamente schermante. Le condutture installate nelle vie d uscita non devono essere di ostacolo al deflusso delle persone e possibilmente al di fuori dalla portata di mano (altezza superiore a 2,5 m). Tutte le condutture che hanno origine in ambienti a maggior rischio in caso d incendio devono essere protette dai sovraccarichi e dai cortocircuiti con dispositivi posti a monte delle stesse; 52 è bene notare che le condutture, anche di impianti ordinari, vanno protette dalle sovracorrenti, ma la protezione dal sovraccarico non prevede espressamente l installazione di un dispositivo adatto a monte della linea da proteggere ( a meno che a valle non vi siano derivazioni o prese a spina), come invece avviene per la protezione dai corto circuiti. La ragione di questo sta nel fatto che si possono verificare dei corto circuiti non franchi, ovvero con impedenza di guasto non trascurabile, tali da dar vita a correnti di corto circuito non elevate e quindi non in grado di far intervenire la protezione magnetica, notoriamente veloce. Pertanto qualora installassimo una protezione termica (contro il sovraccarico) a valle della linea, una magnetica a monte (contro il corto circuito) ed avessimo un corto circuito non franco prima della protezione termica, avremmo una corrente di corto non percepibile da nessuna delle due protezioni e quindi non avremmo nessun intervento a fronte di una condizione potenzialmente molto pericolosa in ambienti a maggior rischio in caso di incendio Norma CEI 64-8, art La Norma CEI 64-8/4, capitolo Tale ragionamento è fattibile anche in luoghi ordinari, per questo è comunque consigliabile installare la protezione contro il sovraccarico, come quella contro il corto circuito, all inizio della linea da proteggere.20 -capitolo protezione contro il corto circuito Rg Z protezione contro il sovraccarico Figura 1.4 Quando le protezioni non sono un grado di rilevare il guasto e quindi di intervenire tempestivamente. Ig Se Ig è di modesta entità, per la presenza di Rg, è possibile che nessuna delle due protezioni sia in grado di intervenire. Le condutture che attraversano luoghi a maggior rischio in caso d incendio ed alimentano carichi in essi posti vanno protette dalle sovracorrenti in genere con idonei dispositivi posti tra l origine di dette condutture ed i punti di attraversamento. Si può omettere la protezione contro le sovracorrenti all inizio di ogni derivazione o variazione di sezione dei conduttori quando tale derivazione risulti già protetta dai dispositivi posti a monte della stessa. Inoltre la normativa precisa che le condutture che attraversano detti ambienti, ma non siano destinate alla alimentazione, non devono avere connessioni lungo tutto il percorso interno, a meno che tali connessioni non siano poste in involucri che soddisfano la prova contro il fuoco definita dalla normativa relativa a tale prodotto. 54 È ammessa l omissione contro i cortocircuiti per: condutture che collegano sorgenti di energia od apparecchiature come batterie di accumulatori, generatori, trasformatori e raddrizzatori con 54 Ad esempio devono soddisfare le prescrizioni per le scatole da parete secondo la Norma IEC 670. Vedere altro
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