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Timestamp: 2018-03-19 12:35:23+00:00
Document Index: 140801622

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2126', 'sentenza ', 'art. 2126', 'art. 36', 'art. 38', 'art. 14', 'art.3']

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 10 luglio 2017, n. 17012 - Lavori socialmente utili - Trattamento economico - Qualificazione del rapporto di lavoro - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 10 luglio 2017, n. 17012 – Lavori socialmente utili – Trattamento economico – Qualificazione del rapporto di lavoro
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 10 luglio 2017, n. 17012
Lavori socialmente utili – Trattamento economico – Qualificazione del rapporto di lavoro
Che con sentenza n. 792/2011 la Corte d’appello di Ancona – per quanto qui rileva – ha accolto l’appello proposto da A. S., così riformando la sentenza del Giudice del lavoro del Tribunale di Ancona, ed ha condannato il Ministero della Giustizia al pagamento in favore della A. della differenza tra quanto percepito a titolo di compensi per lo svolgimento di lavori socialmente utili nel periodo dal 6 aprile 1999 al 31 ottobre 2000 e quanto dovutole in base al trattamento retributivo previsto per l’impiegato inquadrato nel V livello come operatore amministrativo, oltre interessi legali ed eventuale rivalutazione come per legge dalle singole scadenze al saldo;
che, secondo l’accertamento compiuto dal giudice di merito, la A. nel periodo in contestazione aveva svolto “mansioni ordinarie di segreteria collaborando con gli impiegati ed essendo soggetta alle direttive e agli ordini dei funzionari (…) senza che fosse rispettata la limitazione enunciata nel 3° progetto e ciò in contrasto con i limiti di utilizzazione previsti, nel progetto di lavori socialmente utili, per i soli interventi straordinari per garantire l’adeguata funzionalità degli uffici giudiziari” (pag. 7 sent.); ha quindi concluso (v. pag. 8 sent., contenente pure la disamina delle tipologie di attività del progetto) che la ricorrente aveva “svolto attività ordinarie di istituto a copertura di carenze di organico e comunque servizi istituzionali della pubblica amministrazione”;
che la Corte di appello ha ritenuto che i lavori socialmente utili costituiscono un fattispecie giuridica che mantiene la sua matrice assistenziale, accompagnata da una componente formativa diretta alla riqualificazione del personale, nei limiti in cui tale occupazione temporanea avvenga in maniera conforme ed in attuazione dell’apposito progetto, mentre in caso di discostamento per contenuto ed orario dalla prestazione socialmente utile trova applicazione la norma di cui all’art. 2126 c.c., che non può ritenersi esclusa dalla predetta natura del rapporto dei lavoratori socialmente utili (Cass. n. 10759 del 2009); che per la cassazione della sentenza propone ricorso il Ministero della Giustizia che affida l’impugnazione a due motivi di censura; resiste con controricorso la lavoratrice;
che col primo motivo di ricorso il Ministero della Giustizia, denunziando violazione e falsa applicazione dell’art. 2126 c.c., assume che tale norma, che regola l’ipotesi dello svolgimento della prestazione lavorativa di fatto, presuppone un rapporto di lavoro costituito al di fuori delle condizioni e modalità stabilite dalla legge e che quindi è nullo di diritto, tale per cui operano i meccanismi di protezione ivi previsti, mentre nel caso in esame la lavoratrice aveva prestato la propria attività di LSU negli uffici giudiziari in base a quanto previsto nelle convenzioni sottoscritte dall’amministrazione pubblica ed aveva lavorato solo nel periodo di vigenza temporale delle stesse convenzioni; aggiunge che il trattamento economico riservato ai lavoratori impegnati in attività socialmente utili non va commisurato, ai sensi dell’art. 36 Cost., al lavoro di fatto svolto, poiché la fattispecie si colloca nell’ambito di un rapporto giuridico previdenziale che trova il suo fondamento nel disposto di cui all’art. 38 Cost.;
che col secondo motivo l’Amministrazione ricorrente, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 1,2,10 e 13 d.lgs. n. 468 del 1997, dell’art. 14 del d.l. n. 299/94, degli artt. 2 e 3 d.lgs. n. 81/2000 e insufficiente motivazione, deduce che, essendo la prestazione in LSU utilizzata in funzione di supporto operativo, è ovvio che le relative attività debbano svolgersi in conformità a quelle prestate dai lavoratori dipendenti; ciò tuttavia non interferisce con la qualificazione giuridica del rapporto di lavoro; poiché l’istituto dei lavori socialmente utili è stato creato quale intervento di sostegno all’occupazione, il particolare tipo di lavoro che ne scaturisce non può che rivestire natura previdenziale ed assistenziale e mai può essere qualificato come lavoro subordinato prestato alle dipendenze della Pubblica Amministrazione;
che preliminarmente occorre rilevare che la non conformità al progetto delle mansioni svolte dalla A. è stata affermata dalla Corte di appello sulla base di un confronto tra questo e le prestazioni rese ed anzi il giudice di merito ha riscontrato lo svolgimento di un rapporto di lavoro avente i tratti della subordinazione di fatto, in tal senso deponendo espressioni quali “….ha seguitato a svolgere mansioni ordinarie di segreteria….in contrasto con i limiti di utilizzazione, previsti nel progetto di LSU….”, prestando “….attività ordinarie di istituto a copertura di carenze di organico e comunque servizi istituzionali della pubblica amministrazione”; sul punto il ricorso contesta con argomenti del tutto astratti ed avulsi dall’accertamento svolto nel caso concreto;
che anche la più risalente giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 21936 del 2004) aveva affermato che non può qualificarsi quale rapporto di lavoro subordinato, né a termine, né a tempo indeterminato, l’occupazione temporanea in lavori socialmente utili dei lavoratori che beneficiano del trattamento di cassa integrazione straordinaria a norma dell’art.3 D.L. n.366 del 1987, convertito in legge n. 452 del 1987, dalla quale scaturisce un rapporto speciale che coinvolge più soggetti con una matrice assistenziale, ma con una componente formativa diretta alla riqualificazione del personale in cassa integrazione per una possibile ricollocazione; tale espressa qualificazione normativa non esclude, tuttavia, che in concreto il rapporto possa avere le caratteristiche di un ordinario rapporto di lavoro subordinato con conseguente applicazione della relativa disciplina;
che, in considerazione del superamento – solo recentemente avvenuto nella giurisprudenza di questa Corte – dell’orientamento sfavorevole ai lavoratori, ricorrono giusti moti compensazione delle spese del giudizio di legittimità;