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Timestamp: 2017-04-28 21:50:47+00:00
Document Index: 21993090

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 35', 'art. 17', 'art. 73', 'art. 11', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 73', 'art. 41', 'art. 73', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 17', 'art. 50', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 24', 'art. 37', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 48', 'art. 28', 'art. 48', 'art. 28']

admin | Codice Deontologico Forense
Pubblicato il 28 aprile 2017 da admin	In considerazione della forte valenza pubblicistica dell’attività forense, il rapporto tra cliente e avvocato non è soltanto un rapporto privato di carattere libero-professionale e non può perciò essere ricondotto puramente e semplicemente ad una logica di mercato, sicché anche a seguito del c.d. Decreto Bersani (D.L. n. 223/2006, convertito con L. n. 248/2006) che ha abrogato le disposizioni che non consentivano la pubblicità informativa relativamente alle attività professionali, permane il divieto, nelle informazioni al pubblico, di indicare il nominativo dei propri clienti o parti assistite, ancorché questi vi consentano (Nella specie, il professionista aveva pubblicato sul proprio sito web l’elenco dei principali clienti assistiti in via continuativa o per questioni particolari. In applicazione del principio di cui in massima, la Corte ha rigettato il ricorso avverso Consiglio Nazionale Forense – pres. f.f. Picchioni, rel. Marullo di Condojanni, sentenza dell’8 aprile 2016, n. 55).
Pubblicato in Giurisprudenza Cass.	| Contrassegnato 9861/2017, cdf (nuovo) art. 35, cdf (prev.) art. 17	I COA di Milano e Firenze formulano distinti quesiti, chiedendo chiarimenti in merito alla posizione espressa da questa Commissione con il proprio parere n. 100/2015
Pubblicato il 27 aprile 2017 da admin	In particolare, nel suddetto parere, la Commissione aveva dato risposta ad un quesito formulato dall’Avvocatura dello Stato, riguardante la possibilità di svolgere l’intero periodo di tirocinio forense presso di essa, alla luce della disposizione di cui all’art. 73, comma 11 bis, del DL n. 69/2013. Considerata tale sopravvenienza normativa, la Commissione riteneva che il citato art. 11 bis imponesse di interpretare il combinato disposto dei commi 6, lett. b) e 7 dell’art. 41 della legge n. 247/12 nel senso della cumulabilità dell’anno di tirocinio presso l’Avvocatura dello Stato, di cui all’art. 41, comma 6, lett. b), con il semestre presso la medesima Avvocatura, previsto dal comma 7 dello stesso art. 41, con la conseguenza di ritenere ammissibile lo svolgimento del tirocinio per diciotto mesi presso l’Avvocatura dello Stato.
La Commissione, esaminata nuovamente la questione, ritiene di non discostarsi dal parere già espresso, che appare pienamente conforme al dettato normativo, ed in particolare all’art. 73, comma 11 bis, del D.L. n. 69/2013.
Si precisa, peraltro, che tale eccezione deve ritenersi limitata alla sola ipotesi di svolgimento del tirocinio presso l’Avvocatura dello Stato, e non già presso diversi uffici legali di enti pubblici, che rientrano unicamente nell’ambito di applicazione dell’art. 41, comma 6, lett. b) della legge.
Allo stesso tempo, si rammenta la necessità del controllo degli Ordini al fine di assicurare la qualità dei tirocini, considerando che, comunque, il certificato di compiuta pratica dovrà essere rilasciato dai Presidenti degli Ordini.
Consiglio nazionale forense (rel. Secchieri), 13 luglio 2016, n. 82
Quesito n. 167, COA di Milano
Quesito n. 168, COA di Firenze
Pubblicato in Prassi: pareri CNF	| Contrassegnato 82/2016, D.L. n. 69/2013 art. 73	Il Coa di Macerata, in data 2.2.16, ha chiesto un parere in ordine alla legittimità o meno dell’affidamento degli incarichi “indiretti ad Avvocati, appartenenti al Consiglio dell’Ordine, da parte dei vari uffici del Circondario”; chiede altresì, se sia legittimo il conferimento di detti incarichi ad avvocati in associazione professionale di cui faccia parte il Consigliere dell’Ordine.
Pubblicato il 27 aprile 2017 da admin	Si è già avuto modo di affermare come il divieto imposto dall’art. 28 co 10 della L. n. 247/2012 abbia chiaramente portata tassativa e non possa quindi subire eccezioni o diverse interpretazioni rispetto alla volontà perseguita dal legislatore, chiaramente mirata ad evitare che il Consigliere dell’Ordine venga a trovarsi in situazioni di incompatibilità o possa anche solo apparire non “specchiato” nello svolgimento dell’incarico che ha scelto di assumere nell’interesse dei Colleghi del Foro cui appartiene.
Il divieto imposto dal legislatore mira ad evitare qualsiasi dubbio in ordine alla sussistenza di un interesse economico, diretto od indiretto, da parte di chi assuma l’incarico di Consigliere dell’Ordine; si è voluto quindi attribuire all’incarico la dignità che gli compete, sgombrando il campo da incompatibilità e dal sospetto di interessi diversi da quelli che derivano dal corretto svolgimento del ruolo assunto all’interno dell’avvocatura.
Consiglio nazionale forense (rel. Amadei), 13 luglio 2016, n. 81
Quesito n. 152, COA di Macerata
Pubblicato in Prassi: pareri CNF	| Contrassegnato 81/2016, L. n. 247/2012 art. 28	Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Torre Annunziata ha posto i seguenti quesiti: a) Se nella previsione recata dalla lett. e) dell’art. 14 D. Lgs. n. 33/2013 (Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni) siano ricompresi gli incarichi professionali conferiti ai componenti del COA da parte di Enti Pubblici; b) Se, ai sensi della succitata previsione, ovvero di altra contemplata dal Decreto anzidetto, il COA debba dichiarare “analiticamente i viaggi di servizio e le missioni pagati con fondi del COA ed i relativi importi a carico dell’Ente”.
Pubblicato il 27 aprile 2017 da admin	La risposta viene resa nei seguenti termini.
La nuova formulazione dell’art. 14 del D.lgs. 33/13, come modificato dal D. Lgs. n. 97/2016, limita l’obbligo di pubblicazione allo Stato, alle Regioni e agli enti locali, mentre prima si riferiva indistintamente alle pubbliche amministrazioni. Allo stesso tempo, l’art. 2 bis estende agli ordini professionali i soli obblighi previsti per le pubbliche amministrazioni genericamente intese e solo in quanto compatibili, secondo quanto disposto dallo stesso art. 2 bis, come modificato dall’art. 3 del D. Lgs. n. 97/2016.
Deve comunque essere considerato che il comma 1 bis dell’art. 14, come inserito dal D. Lgs. n. 97/2016 estende gli obblighi di pubblicazione ai titolari – presso le altre pubbliche amministrazioni – di incarichi o cariche di amministrazione, di direzione o di governo comunque denominati, salvo che siano attribuiti a titolo gratuito. Se ne dovrebbe pertanto dedurre che il COA sia tenuto alla pubblicazione dei documenti previsti dall’art. 14, lett. e) solo ove la carica di consigliere preveda la corresponsione di una indennità.
Al secondo quesito, fermo il generale dovere di dichiarazione sancito al riguardo alla lett. c) dell’art. 14 summenzionato, deve invece darsi risposta negativa. La disposizione normativa, infatti, richiama un’unica voce di costi denominata “viaggi di servizio e missioni pagati con fondi pubblici”, che esime l’Ente dal provvedere alla dichiarazione in termini analitici. In senso conforme, può anche richiamarsi la comunicazione indirizzata ai Consigli territoriali dal Presidente del Consiglio Nazionale Forense il 2 dicembre 2015.
Consiglio nazionale forense (rel. Merli), 13 luglio 2016, n. 80
Quesito n. 147, COA di Torre Annunziata
Pubblicato in Prassi: pareri CNF	| Contrassegnato 80/2016, D.Lgs. n. 33/2013 art. 14, D.Lgs. n. 33/2013 art. 2 bis	Sospensione per mancato pagamento dei contributi annuali dovuti al Consiglio dell’Ordine: esclusa la giurisdizione tributaria
Pubblicato il 26 aprile 2017 da admin	Il fatto che il contributo annuale per l’iscrizione al COA di appartenenza abbia natura tributaria non comporta che la questione concernente l’incidenza del mancato pagamento dello stesso sul diritto del professionista al mantenimento dell’efficacia dell’iscrizione si risolva in una controversia che debba essere devoluta alla giurisdizione del giudice tributario: ciò che viene in discussione, infatti, è l’accertamento della sussistenza delle condizioni per l’iscrizione all’albo e per poter esercitare la professione, non anche la legittimità della pretesa del pagamento del contributo previsto dalla legge quale onere gravante sul professionista per effetto dell’iscrizione all’albo, sicché si rimane nell’ambito di questioni che rientrano appieno nella competenza dei Consigli dell’ordine e, in sede di impugnazione, del Consiglio nazionale forense, non essendo in alcun modo predicabile la giurisdizione del giudice tributario.
Corte di Cassazione (pres. Amoroso, rel. Petitti), SS.UU, sentenza n. 7666 del 24 marzo 2017
Pubblicato in Giurisprudenza Cass.	| Contrassegnato 7666/2017	Il mancato pagamento dei contributi annuali dovuti al Consiglio dell’Ordine
Pubblicato il 26 aprile 2017 da admin	L’iscritto che non versi al proprio COA nei termini stabiliti il contributo annuale è soggetto alla sanzione amministrativa della sospensione a tempo indeterminato dall’esercizio della professione, previa contestazione dell’addebito e sua personale convocazione (art. 29 L. 247/2012), inflitta con provvedimento non avente natura disciplinare ma comunque adottata secondo le forme del procedimento disciplinare, in analogia con quanto previsto dall’art. 17 L. n. 576/1980 (sospensione dall’esercizio della professione per inadempimento dell’obbligo di invio alla Cassa di Previdenza del modello 5). Detto provvedimento è dotato di efficacia immediata e priva, fin dal momento della sua adozione, l’avvocato che ne venga colpito, del diritto di esercitare la professione, senza che, con riferimento ad esso, possa ritenersi realizzabile l’effetto sospensivo – correlato all’impugnazione dinanzi al Consiglio nazionale forense – previsto, per i provvedimenti applicativi di altre e diverse sanzioni disciplinari, dall’art. 50 comma sesto del R.D.L. n. 1578 del 1933. Da ciò consegue l’illegittimità di un eventuale reclamo proposto in proprio, dinanzi al Consiglio nazionale forense, dall’avvocato sospeso, avverso il provvedimento disciplinare adottato dal locale Consiglio dell’ordine (In applicazione del principio di cui in massima, la Corte ha rigettato il ricorso avverso Consiglio Nazionale Forense -pres. f.f. Picchioni, rel. Iacona, sentenza del 11 giugno 2016, n. 153).
In senso conforme, tra le altre, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Logrieco, rel. Picchioni), sentenza del 29 dicembre 2015, n. 227, nonché Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Pasqualin), sentenza del 23 luglio 2015, n. 124.
In sede di Legittimità, in senso conforme, Cassazione Civile (pres. Ianniruberto, rel. Paolini), SS.UU, sentenza del 19 maggio 2004, n. 9491.
Pubblicato in Giurisprudenza Cass.	| Contrassegnato 7666/2017	Procedimento disciplinare: l’esponente non ha diritto al contraddittorio perché non è parte
Pubblicato il 26 aprile 2017 da admin	Nel procedimento disciplinare le parti sono esclusivamente l’incolpato ed il P.M., mentre non riveste tale qualità l’esponente, che non ha diritto né di essere informato sul corso del procedimento ovvero sul suo esito, né di partecipare allo stesso e/o di essere ascoltato (sicché la mancata sua audizione non determina la violazione del diritto al contraddittorio), ma può semmai parteciparvi in qualità di testimone qualora il Consiglio territoriale lo ritenga necessario e nei limiti di tale necessità (Nel caso di specie, il Consiglio territoriale aveva concesso all’esponente di svolgere una continua e fattiva attività difensiva, informandolo circa le date di udienza, trasmettendogli le note difensive redatte dall’incolpato e consentendogli, in diverse occasioni, di controdedurre mediante il deposito di proprie note).
Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Orlando), sentenza del 29 luglio 2016, n. 266
In senso conforme, tra le altre, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Siotto), sentenza del 12 luglio 2016, n. 187, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Logrieco, rel. Orlando), sentenza del 14 aprile 2016, n. 84.
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 266/2016	Illecito agire in conflitto di interessi anche solo potenziale
Pubblicato il 26 aprile 2017 da admin	L’art. 37 c.d.f. (ora, 24 ncdf) mira ad evitare situazioni che possano far dubitare della correttezza dell’operato dell’avvocato e, quindi, perché si verifichi l’illecito, è sufficiente che potenzialmente l’opera del professionista possa essere condizionata da rapporti di interesse con la controparte. Peraltro, facendo riferimento alle categorie del diritto penale, l’illecito contestato all’avvocato è un illecito di pericolo, quindi l’asserita mancanza di danno è irrilevante perché il danno effettivo non è elemento costitutivo dell’illecito contestato.
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 265/2016, cdf (nuovo) art. 24, cdf (prev.) art. 37	La pervicace contestazione di evidenze probatorie rileva ai fini della determinazione della sanzione disciplinare
Pubblicato il 26 aprile 2017 da admin	In tema di procedimento disciplinare, la pervicace contestazione di evidenze probatorie da parte dell’incolpato costituisce comportamento processuale che può rilevare ai fini della determinazione della sanzione (Nel caso di specie, un sito web pacificamente riferibile all’incolpato riportava la presentazione del suo studio legale nonché dell’attività di “Esazione diretta” praticata dallo studio stesso, la quale veniva allusivamente descritta come attività di recupero crediti attuata “attraverso il contatto ‘fisico’ con il debitore”. Nel corso del relativo procedimento disciplinare, l’incolpato negava ogni addebito, affermando che il predetto sito web sarebbe stato realizzato, a sua insaputa, da un terzo non esattamente identificato).
Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Amadei), sentenza del 29 luglio 2016, n. 262
Sulla rilevanza del comportamento processuale dell’incolpato ai fini della determinazione della sanzione (in attenuazione o aumento), cfr., in senso conforme, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Vermiglio, rel. Pasqualin), sentenza del 12 dicembre 2014, n. 183, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Vermiglio, rel. Morlino), sentenza del 25 novembre 2014, n. 146, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. Ferina), sentenza del 2 ottobre 2014, n. 130, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Ferina), sentenza del 16 aprile 2014, n. 55, Consiglio Nazionale Forense (pres. Alpa, rel. Mariani Marini), sentenza del 3 settembre 2013, n. 155.
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 262/2016, cdf (nuovo) art. 21	Produzione in giudizio di corrispondenza riservata: la buona fede non scrimina l’illecito
Pubblicato il 25 aprile 2017 da admin	L’illecito deposito in giudizio di documentazione riservata o contenente proposte transattive (art. 48 ncdf, già art. 28 codice previgente) non è scriminato dall’asserita buona fede, giacché per l’imputabilità dell’infrazione è sufficiente la volontarietà con la quale è stato compiuto l’atto deontologicamente scorretto, a nulla rilevando la buona fede dell’incolpato ovvero le sue condizioni psico-fisiche, elementi dei quali si può tener conto solo nella determinazione concreta della sanzione.
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 259/2016, cdf (nuovo) art. 48, cdf (prev.) art. 28	Navigazione articolo