Source: http://pmbitonto.altervista.org/vetrina.htm
Timestamp: 2018-02-18 17:44:55+00:00
Document Index: 185266956

Matched Legal Cases: ['art. 201', 'art. 4', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 193', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 120', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 12', 'sentenza ', 'art.4', 'art.11']

Vicenza. Chiesta l`archiviazione per le multe con i semafori spia (14/01/2009) Mola di Bari: multe per chi sporca per terra Assicurazione obbligatoria solo su area pubblica
Limitazioni al traffico Strada privata
L’indisponibilità delle aree riservate non esonera dal corrispettivo nelle zone a pagamento Anche i disabili pagano la sosta nelle strisce blu
Applicazione delle modifiche all'articolo 115 del codice della strada
Circolare Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti 1/10/2008 prot.77948
Installazione illecita autovelox. Rif. nota del 09.08.2008
Tra questi sono ricompresi quelli relativi all’accertamento della violazione dei limiti di velocità, eseguito con gli strumenti di cui al medesimo art. 201 c. 1-bis, lettere e) e f), e cioè:
f) accertamento effettuato con i dispositivi di cui all’articolo 4 del Decreto-Legge 20 giugno 2002, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla Legge 10 agosto 2002, n. 168, e successive modificazioni.
Al riguardo si osserva che i dispositivi e mezzi tecnici finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni, di cui all’art. 4 del citato DL n. 121/2002, qualora presidiati dagli organi di polizia stradale, possono essere utilizzati su qualsiasi tipo di strada.
Ciò premesso, è evidente che la richiesta di che trattasi, relativa alla contestazione immediata della violazione, non può trovare accoglimento.
Per quanto riguarda la segnalazione delle postazioni di controllo, essa è obbligatoria ai sensi dell’art. 3 c. 1 lett. b) del Decreto-Legge 3 agosto 2007 n. 117, come convertito con Legge 2 ottobre 2007 n. 160, e deve essere realizzata con le modalità previste dal Decreto del Ministro dei Trasporti di concerto con il Ministro dell’Interno, 15 agosto 2007.
Si rammenta infine che avverso i verbali di contestazione può essere proposto ricorso, nelle forme e con le modalità di cui agli artt. 203, 204, 204-bis e 205 del Codice.
Polizia municipale e circolazione stradale - ITALIA OGGI
Il ministero dei trasporti boccia una prassi molto in uso. Ed è inutile segnalare le postazioni
Ko l'autovelox dentro l'auto-civetta
Annullabili le multe irrogate grazie a veicoli senza insegne
L'organo di polizia che utilizza un veicolo senza insegne per occultare l'autovelox rischia l'annullamento delle multe accertate anche se la postazione è stata debitamente segnalata. In ogni caso per effettuare i controlli elettronici della velocità con presidio di agenti non è necessaria l'autorizzazione prefettizia che è invece richiesta in caso di accertamento automatico senza operatori. Lo ha chiarito il ministero dei trasporti, rispettivamente con i pareri nn. 75730 e 75753 del 25 settembre 2008. Un comune ha richiesto chiarimenti sulla legittimità dell'espletamento del servizio autovelox con impiego di un veicolo senza insegne di polizia debitamente segnalato agli utenti con i cartelli richiesti dalla legge. Questa pratica non appare conforme alle previsioni normative. Specifica infatti il ministero, con il primo parere, che tale attività di accertamento potrà essere ritenuta illegittima in sede di ricorso per la limitata percezione visiva della postazione di controllo che limiterebbe la piena visibilità richiesta dalla legge 160/2007 di conversione del decreto legge Bianchi. Sempre in merito all'utilizzo dei sistemi elettronici per il controllo della velocità dei veicoli, un altro parere è stato richiesto circa l'autorizzazione prefettizia che legittima l'impiego degli autovelox su alcune strade senza contestazione.
I controllori elettronici della velocità possono essere utilizzati in modo automatico esclusivamente sui tipi di strada ove tale modalità di accertamento è consentita. In pratica la legge 168/2002 ammette l'uso degli autovelox, senza obbligo di fermo del veicolo e di contestazione, solo su certe strade. In particolare, nelle strade extraurbane secondarie e urbane di scorrimento occorre una specifica autorizzazione del prefetto. Ma questa licenza richiede una attenta valutazione delle caratteristiche stradali e del traffico. Letteralmente, ai sensi dell'articolo 4 del dl 20 giugno 2002, n. 121, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2002, n. 168, il prefetto conserva la competenza all'individuazione dei tratti di strada sui quali, utilizzando le apposite apparecchiature, si può procedere ad accertamenti senza obbligo di contestazione immediata. Ma questa autorizzazione non è necessaria per i normali controlli con fermo dei veicoli, svolti direttamente dalla polizia stradale, su qualsiasi tipo di strada.
Vicenza. Chiesta l`archiviazione per le multe con i semafori spia (14/01/2009)
Si chiude la vicenda giudiziaria dei T-Red di Altavilla: il Pubblico Ministero Paolo Pecori ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta che avrebbe dovuto vagliare eventuali responsabilità penali per le multe «raccolte» dai semafori regolati dai T-Red. Quelle multe da 146 euro considerate illecite dagli automobilisti che le hanno ricevute.
Malgrado il giudice di pace abbia ormai annullato oltre settemila contravvenzioni, la vicenda non presenta ad avviso del magistrato profili di responsabilità penale.
In particolare la richiesta di archiviazione, ora all'esame del gip, si basa su tre aspetti. Il primo riguarda il tempo del giallo: le indagini hanno stabilito che un tempo medio di durata del giallo fissato su 4 secondi sarebbe congruo a quel tipo di strada e alla velocità media dei veicoli in quell'incrocio. È stato poi passato al setaccio l'iter amministrativo che ha portato l'amministrazione comunale a stipulare il contratto con la ditta Ci.Ti.Esse per l'installazione delle telecamere e il loro utilizzo e anche in questo caso non sarebbero emerse irregolarità da codice penale. Stesso discorso per la multa recapitata ad un cittadino con la foto di una vettura diversa dalla sua: per il pm un mero errore materiale.
Mola di Bari: multe per chi sporca per terra
Chi sporca, paga. Sono in arrivo multe salate per i cittadini che imbrattano le strade della città e deturpano coi rifiuti il patrimonio comune. Il primo a farne le spese è stato un automobilista sulla quarantina. Sanzionato dalla pattuglia dei vigili urbani per aver parcheggiato in pieno centro abitato in un’area vietata alla sosta, l’uomo ha contestato la contravvenzione agli agenti, stracciando in loro presenza il verbale. Oltre ad aver subito la sanzione (36 euro) per il parcheggio in divieto di sosta, l’automobilista è stato multato (50 euro) per aver violato l’articolo 1 del regolamento della polizia municipale sul decoro urbano: con il verbale strappato ha infatti imbrattato il suolo pubblico. «Gettare cartacce in strada - spiega il comandante della polizia municipale di Mola, il maggiore Fran - cesco Berlingerio, intervenuto nella tradizionale commemorazione di San Sebastiano - non raccogliere i bisogni dei propri cani, buttare i rifiuti ingombranti nelle strade invece che usufruire delle discariche, sono le più ricorrenti tra le violazioni al regolamento di polizia municipale, che contiene norme di civile convivenza. Mola deve essere considerata - aggiunge il comandante - da chi ci vive e chi vi arriva, come casa propria». Tra gli altri divieti contenuti nel regolamento, quelli contro gli schiamazzi notturni e l’ubriachezza molesta. Nel 2008, sono state ben 3855 gli euro incassati dal Comune per violazione al regolamento di polizia municipale, a dimostrazione che resta tanto da fare per educare i cittadini, soprattutto i più giovani, ad avere maggior rispetto del patrimonio pubblico e degli altri cittadini. «Il rispetto delle regole - afferma Pino De Silvio, vice sindaco con delega alla polizia municipale - inteso come modalità di comportamento finalizzata alla civile convivenza tra tutti, è purtroppo sentimento sempre meno popolare». De Silvio ha manifestato «la solidarietà della civica amministrazione alla vigilessa ausiliaria che nei giorni scorsi è stata vittima di un’aggressione; fortunatamente l’episodio si è risolto senza conseguenze anche grazie all’intervento dei Carabinieri. Il contributo della polizia municipale - ha aggiunto - nella tutela della sicurezza nella nostra città è fondamentale e a dimostrarlo ci sono le innumerevoli, importanti operazioni svolte nell’anno appena concluso ». Tra cui risaltano i 3234 accertamenti per violazioni al codice della strada, i 2343 servizi di ordine pubblico, le 2150 pratiche di polizia amministrativa, le 30 indagini di polizia giudiziaria e le 18 denunce per casi di abusivismo edilizio e infrazioni a danno dell’ambiente.
Assicurazione obbligatoria solo su area pubblica
Corte di Cassazione Civile sez.II 18/1/2008 n. 994
La Cassazione Civile, con sentenza n. 994/2008, ha confermato che il Codice della strada e quindi l’art. 193 sulla copertura assicurativa, si applica soltanto sulle strade pubbliche ovvero su quelle equiparate. Per esse si intendono quelle alle quali hanno libero accesso un numero indeterminato di persone, sulle quali non è possibile esercitare un qualsiasi controllo o limitazione, ovvero qualora sussista la possibilità, giuridicamente lecita, di accesso da parte di soggetti diversi dai titolari di diritti sulla stessa area e sui quali non è possibile esercitare un qualsiasi controllo o limitazione.
Per stessa definizione dell'articolo 2 del codice della strada, l'area di proprietà privata aperta alla circolazione dei veicoli, delle persone e degli animali senza limitazione alcuna da parte del proprietario è soggetta alle disposizioni del Codice della strada. Il Codice delle assicurazioni private, che ho appena commentato sul sito in riferimento al Titolo X che riguarda l'assicurazione RCA, ha previsto l'emanazione di linee guida che andranno a individuare con maggiore certezza il concetto di area aperta alla circolazione, quando già il regolamento della abrogata legge n. 990/69 contiene un principio generale simile a quello del citato articolo 2 del codice della strada e meglio delineato da un costante indirizzo della giurisprudenza di legittimità, non sempre in linea con quella di merito, spesso restia ad accettare la dicotomia tra il concetto di proprietà privata e l'ambito di applicazione delle norme che regolano la circolazione stradale. Quindi, non è necessario alcun atto della p.a. per operare in dette aree, laddove siano individuate con sufficiente certezza secondo i canoni succitati. Ancora una volta le riporto il mio pensiero, tratto dall'introduzione del volume edito alla fine del 2001 da Maggioli in materia di patente di guida.
Giova poi ricordare che le norme del Codice della strada si applicano sulle strade, come definite dall'articolo 2, vale a dire come aree aperte al pubblico passaggio, destinate alla circolazione delle persone, degli animali e dei veicoli, prescindendo cioè dal concetto di proprietà. L'articolo 1 della legge 990/69 introdusse l'istituto dell'assicurazione obbligatoria per i veicoli in circolazione su aree di uso pubblico o aree a queste equiparate, precisando questa definizione all'articolo 2 comma 2 del suo regolamento d'esecuzione dove si argomentava che " . sono equiparate alle strade di uso pubblico tutte le aree, di proprietà pubblica o privata, aperte alla circolazione del pubblico." La giurisprudenza è stata sempre improntata a questa definizione, affermando che, ai fini dell'applicazione delle sanzioni inerenti all'inosservanza delle norme che regolano la circolazione, si deve far riferimento non tanto al concetto di proprietà della strada, ma alla sua destinazione. Si può aggiungere che per destinazione si intende quella che il soggetto, con un atto di volontà, implicito od esplicito, ha inteso dare all'area di sua proprietà; nulla osta alla definizione di area privata se su questa si svolge di fatto un passaggio abusivo di un numero elevato di veicoli e persone, ancorché si evinca facilmente la destinazione dell'area. Un'area (concetto più generale rispetto a quello di strada) privata, aperta alla libera circolazione di un numero indeterminato ed indiscriminato di persone, viene equiparata ad un area pubblica; è altresì vero che quando la circolazione all'interno di tali aree è consentita a particolari categorie di persone, individuate ed autorizzate dal proprietario, non si può parlare di area pubblica : si pensi ad un piazzale di uno stabilimento, al quale possono accedere solo gli operai e le persone impegnate nell'attività o in funzione dell'attività che in questo viene svolta. Caso ancora diverso è quello dell'esercizio che dette a disposizione il parcheggio esclusivamente ai clienti; tale volontà deve essere esplicita e facilmente percepibile da parte di chi intenda accedere all'area, che, in tale ipotesi, si deve intendere privata. In tutti i casi la pubblicità o meno dell'area deve essere palese e deducibile o dalle caratteristiche del luogo o da opportune strutture atte a limitarne l'accesso (cancelli, transenne, cartelli, iscrizioni sulla sede stradale etc.); si tratta comunque di una valutazione da farsi a seconda del caso specifico e si dovrà far riferimento, come parametro di giudizio, alle facoltà dell'uomo medio che tenga una condotta diligente. Per essere più chiari, il fatto che una rampa di accesso ad un garage condominiale sotterraneo sia di fatto accessibile, perché non chiusa da alcuna barriera fisica e mancante di una cartellazione di divieto di accesso a persone non autorizzate, non implica per questo che l'area sia soggetta a uso pubblico, poiché è evidente che si tratta di un luogo il cui utilizzo è riservato ad una ristretta categoria di persone (uti singuli); nessuna persona, dotata del comune discernimento, parcheggerebbe la propria auto all'interno di un luogo così come descritto. La stessa giurisprudenza espressa dalla cassazione penale riconosce, ad esempio, natura di carattere privato alle piazzole di distribuzione di carburante, anche se su di esse si svolge il passaggio di utenti della strada in numero elevato, in quanto si configura un transito uti singuli e non uti cives. E' tuttavia da rilevare che la stessa Sezione, in una sentenza precedente ed isolata, aveva affermato, al contrario, che le aree destinate alla distribuzione dei carburanti, ancorché private, sono soggette ad uso pubblico, poiché, chiunque intenda usufruire dei servizi che su di esse vengono offerti ( anche diversi dall'erogazione del carburante), vi si può liberamente immettere. A detta dello scrivente, l'interpretazione che più si attaglia alla distinzione de quo, è quella che si evince dalla sentenza del Trib. Civ. di Milano sez IV del 10 marzo 1986, secondo la quale un'area di uso privato può considerarsi di uso pubblico se aperta al transito di veicoli, pedoni, animali senza alcuna limitazione in ordine al numero o al fine per cui sia consentito l'ingresso. Ne consegue che non può ritenersi di uso pubblico, quell'area privata, anche se in diretta comunicazione con aree pubbliche, cui possa accedersi solo in funzione dell'attività o dei servizi che in essa vengono svolti. Si deve quindi far riferimento alla limitazione soggettiva che esclude la circolazione indiscriminata della generalità dei veicoli. In più di un'occasione la Suprema Corte ha infatti richiamato il concetto di "circolazione di un numero indeterminato ed indiscriminato di persone", quale criterio atto a determinare l'uso pubblico di un'area. Si ricorda, ad esempio, che anche nelle strade private aperte al pubblico le autorizzazioni per il passo carrabile sono rilasciate dal comune (art. 120 del regolamento).
Quindi, la polizia stradale in genere potrà dovrà operare in qualsiasi area, anche civilisticamente privata, ma destinata alla circolazione pubblica per dicatio ad patriam, mera tolleranza o comunque non interdetta ad un transito di un numero indeterminato ed indiscriminato di soggetti che, quindi, vi accedano legittimamente, non avendo esercitato il proprietario lo ius excludendi omnes alios. Su tali aree, peraltro, il comune è tenuto a regolamentare la circolazione e quindi, gli organi di polizia stradale, a fare rispettare i provvedimenti adottati dal comune. Ove si trattasse di strade interdette alla pubblica circolazione, la polizia stradale potrebbe intervenire solo in qualità di polizia giudiziaria, nel caso in cui, ad esempio, si verificasse un incidente con danni alle persone, ma non potrebbe contestare violazioni del codice della strada, ma solo procedere con gli atti di pg conseguenti.
Ztl, è una scelta discrezionale
Il Consiglio di Stato si è pronunciato sulla tematica della limitazione al traffico in alcune aree della città. Si tratta di una decisione importante perchè fissa diversi principi cui attenersi per non incorrere nella illegittimità delle delibere di istituzione della Ztl e degli atti successivi di regolamentazione della circolazione.
La decisione del CdS ribalta, peraltro, la appellata sentenza di primo grado emessa dal Tribunale amministrativo che aveva accolto il ricorso avverso il provvedimento di limitazione al traffico, con particolare riferimento ai veicoli impiegati per la distribuzione delle merci.
La vicenda trae origine nel 1996, quando l’Amministrazione comunale di Vicenza ha adottato la prima di una serie di misure - limitative della circolazione nella zona "A" - volte alla salvaguardia della salute pubblica nonché del patrimonio paesaggistico e culturale del suo centro storico, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità.
In tale quadro, il Comune avviato un progetto pilota denominato "Logistic City Center", realizzato seguendo le linee strategiche indicate dal Ministero dei Trasporti all’ interno del "Piano generale dei trasporti e della logistica" ed inserito nel "Piano nazionale dei Trasporti" e nel progetto comunitario "City Ports".
A tal fine, il Comune ha costituito una società, la "Vicenza Logistic City Center s.r.l." ("Veloce"), con il compito di gestire il flusso di merci in partenza e in arrivo da e per il centro storico di Vicenza. Le merci movimentate dalla società comunale dovevano dunque essere raccolte e smistate in una "piattaforma logistica" esterna al centro storico, con l’utilizzo di tecnologie informatiche avanzate sia per la gestione dei magazzini, che per l’ottimizzazione di percorsi del centro storico urbano, dove sarebbero stati utilizzati dalla società comunale (la sola cui era consentito l’accesso) automezzi elettrici ad impatto ambientale zero.
La serie di provvedimenti dell’Aministrazione, con cui progressivamente sono state introdotte le limitazioni all'accesso al centro storico da parte dei corrieri aerei, è stata oggetto di ricorso dinanzi al Tar Veneto da parte dell’Associazione di categoria e da altre multinazionali operanti nel settore.
In primo grado, il Giudice amministrativo aveva accolto il ricorso facendo leva su due ordini di argomentazioni.
Sotto un primo profilo, propriamente civilistico, il Tar aveva infatti affermato la sussistenza di una indebita sostituzione della società "Veloce" nell’originario contratto di spedizione o trasporto tra il corriere e la rispettiva clientela; sotto il profilo amministrativo, aveva invece affermato l’impossibilità per la società "Veloce" di effettuare il servizio postale di corriere espresso, essendo sfornita della relativa autorizzazione ex art. 6 del D. Lgs. n. 261/1999 e della qualifica di "agente regolamentato" richiesta dalla normativa comunitaria ai fini della sicurezza.
La Quinta Sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza 3 febbraio 2009 n. 596 in riforma alla decisione del Tar Veneto, ha chiarito come i provvedimenti limitativi della circolazione veicolare all’interno dei centri abitati sono espressione di scelte latamente discrezionali, che coprono un arco molto esteso di soluzioni possibili, incidenti su valori costituzionali spesso contrapposti, che devono essere contemperati, secondo criteri di ragionevolezza.
Ha aggiunto che in tema di provvedimenti limitativi della circolazione veicolare all’interno dei centri abitati, è da ritenere in particolare legittima la diversità del regime circolatorio in base al tipo, alla funzione ed alla provenienza dei mezzi di trasporto, specie quando la nuova disciplina sia introdotta gradualmente e senza soluzioni di continuità.
I provvedimenti limitativi della circolazione veicolare all’interno dei centri abitati non comportano infatti la violazione degli artt. 16 e 41 Cost. quando non sia vietato tout court l’accesso e la circolazione all’intero territorio, delimitano, seppur vaste, zone dell’abitato urbano particolarmente esposte alle conseguenze dannose del traffico; la parziale limitazione della liberta di locomozione e di iniziativa economica è da ritenere sempre giustificata quando derivi dall’esigenza di tutela rafforzata di patrimoni culturali ed ambientali di assoluto rilievo mondiale o nazionale.
È da evidenziare che lo scopo primario delle normative di settore - comunitarie e nazionali - disciplinanti a vario titolo l’attività di impresa e di prestazione dei servizi non possono essere piegate fino al punto di assicurare una sorta di immunità de futuro rispetto a qualsivoglia intervento regolatorio da parte di autorità chiamate a tutelare altri interessi (di rango costituzionale e comunitario), che non siano quelli strettamente legati all’esercizio della libertà d’iniziativa economica delle aziende a ciò autorizzate; purché, ovviamente, non si operino discriminazioni ingiustificate, circostanza questa che non ricorre, in radice, quando i divieti di circolazione siano riferiti a particolari categorie di mezzi e non ai soggetti che ne abbiano la disponibilità.
Il CdS ha quindi ritenuto legittimi i provvedimenti con i quali il Comune di Vicenza, nel costituire la società Vicenza Logistica City Center a r.l. (denominata altresì "Veloce"), ha affidato ad essa il compito di gestire il flusso di merci in arrivo ed in partenza dalla piattaforma logistica e da consegnare in zone a traffico limitato, mediante l’utilizzo di tecnologie informatiche avanzate sia per la gestione dei magazzini, che per l’ottimizzazione dei percorsi nel centro urbano, utilizzando automezzi elettrici ad impatto ambientale zero. Con tali provvedimenti il Comune non ha inteso disciplinare o vietare l’esercizio dell’attività di corriere in quanto tale, essendosi limitato ad impedire l’accesso dei veicoli da questi utilizzati al centro monumentale, in un contesto, per altro, caratterizzato dal divieto di accesso anche ai mezzi del trasporto pubblico locale di persone. Tanto meno il Comune ha introdotto l’obbligo per gli operatori postali di utilizzare i servizi offerti dalla società Veloce (sulla falsa riga del c.d. contratto imposto), o peggio ha previsto la modificazione soggettiva dei contratti commerciali stipulati dai corrieri. Il servizio pubblico di consegna affidato alla Veloce è infatti offerto a tutti i cittadini, enti ed operatori commerciali che liberamente vogliano avvalersene, allo scopo di mitigare gli effetti della pedonalizzazione del centro storico.
La base giuridica dei provvedimenti con i quali il Comune di Vicenza, ha affidato alla società Vicenza Logistica City Center s.r.l. il compito di gestire il flusso di merci in arrivo ed in partenza dalla piattaforma logistica è costituita esclusivamente dall’art. 7, d.lgs 30 aprile 1992 n. 285 (cod. strada) (v. ora dall’art. 12, co. 2, d.l. 4 luglio 2006 n. 223, convertito nella l. 4 agosto 2006 n. 448) che consente ai Comuni di limitare la circolazione di tutte o di alcune categorie di veicoli per accertate esigenze di prevenzione degli inquinamenti e di tutela del patrimonio storico artistico, conformemente alle direttive impartite dal Ministero delle infrastrutture e di istituire zone pedonali ed a traffico limitato.
(Cassazione 21271/2009)
Suprema Corte di Cassazione, Sezione Seconda Civile, sentenza n.21271/2009
Il sig. […] ha quindi proposto ricorso per cassazione deducendo tre motivi di censura, illustrati anche da memoria. L’amministrazione comunale intimata non ha svolto difese.
2. – Il motivo è infondato, perché ciò non è previsto da alcuna norma (ancorché sia teorizzato in circolari della Pubblica Amministrazione – cui fa riferimento il ricorrente – le quali, però, non hanno valore di norme di diritto). In particolare, gli artt. 188, comma 3, c.d.s. e 11, comma 1, D.P.R. n.503/1996, cit., prevedono per i titolari del contrassegno l’esonero, rispettivamente, dai limiti di tempo nelle aree di parcheggio a tempo determinato e dai divieti e limitazioni della sosta disposti dall’autorità competente; l’obbligo del pagamento di una somma è, invece, cosa diversa dal divieto o limitazione della sosta, come del resto è confermato dall’art.4, comma 4, lett.d), c.d.s. (per il quale l’ente proprietario della strada può "vietare o limitare o subordinare al pagamento di una somma il parcheggio o la sosta dei veicoli"), che li considera alternativi.
Né ha fondamento invocare a sostegno di una diversa interpretazione, come fa il ricorrente, l’esigenza di favorire la mobilità delle persone disabili. Dalla gratuità – anziché onerosità come per gli altri utenti – della sosta deriva, infatti, un vantaggio meramente economico, non un vantaggio in termini di mobilità, la quale è favorita dalla concreta disponibilità – piuttosto che dalla gratuità – del posto dove sostare; sicché, anche in caso di indisponibilità dei posti riservati ai sensi dell’art.11, comma5, D.P.R. n.503/1996, invocato dal ricorrente, non vi è ragione di consentire, in mancanza di previsione normativa, la sosta gratuita alla persona disabile che abbia trovato posto negli stalli a pagamento.
Così deciso in Roma il 10 luglio 2009.
DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 5 OTTOBRE 2009-10-08
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Circolare 15/10/2010 n. 83160/08.03