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Timestamp: 2019-06-27 10:04:07+00:00
Document Index: 108178120

Matched Legal Cases: ['art. 245', 'art. 245', 'art. 240', 'art. 240', 'art. 240', 'art. 240', 'art. 245', 'art. 242', 'art. 304', 'art. 240', 'art. 245', 'art. 242']

Messa in sicurezza e misure di prevenzione: cosa può essere richiesto al proprietario o al gestore del sito non responsabili della contaminazione. | AmbienteDiritto.it
La distinzione è, sotto il profilo giuridico, fondamentale, in quanto mentre la “messa in sicurezza”, in base a quanto affermato costantemente dalla giurisprudenza, può essere richiesta solo al responsabile dell’inquinamento, le “misure di prevenzione” devono essere poste in essere anche a cura del “ proprietario” o del “gestore dell'area” che rilevi il superamento o il pericolo concreto e attuale del superamento della concentrazione soglia di contaminazione (CSC), nel momento in cui ne dà comunicazione alla regione, alla provincia ed al comune territorialmente competenti, così come previsto dall’art. 245 del D. Lgs. 152/2006. Dispone infatti l’art. 245 comma 1 che “fatti salvi gli obblighi del responsabile della potenziale contaminazione di cui all'articolo 242, il proprietario o il gestore dell'area che rilevi il superamento o il pericolo concreto e attuale del superamento della concentrazione soglia di contaminazione (CSC) deve darne comunicazione alla regione, alla provincia ed al comune territorialmente competenti e attuare le misure di prevenzione secondo la procedura di cui all'articolo 242”.
Gli interventi di messa in sicurezza, a loro volta, sono giuridicamente inquadrabili in diverse fattispecie tra loro differenti per finalità e natura degli interventi.
Tra di esse, vi è in primo luogo la “messa in sicurezza operativa”, definita dall’art. 240, comma 1, lett. m) come “l’insieme degli interventi eseguiti in un sito con attività in esercizio atti a garantire un adeguato livello di sicurezza per le persone e per l’ambiente, in attesa di ulteriori interventi di messa in sicurezza permanente o bonifica da realizzarsi alla cessazione dell’attività. Essi comprendono altresì gli elementi di contenimento della contaminazione da mettere in atto in via transitoria fino all’esecuzione della bonifica o della messa in sicurezza permanente, al fine di evitare la diffusione della contaminazione all’interno della stessa matrice o tra matrici differenti. In tali casi devono essere predisposti idonei piani di monitoraggio e controllo che consentano di verificare l’efficacia delle soluzioni adottate”.
Esiste poi la “messa in sicurezza permanente”, definita dalla lettera o) dell’art. 240 come “l'insieme degli interventi atti a isolare in modo definitivo le fonti inquinanti rispetto alle matrici ambientali circostanti e a garantire un elevato e definitivo livello di sicurezza per le persone e per l'ambiente”.
In aggiunta a tale tipo di interventi, che sono destinati ad integrare la bonifica vera e propria, e che chiaramente non possono essere confusi, stante la loro finalità, con le “misure di prevenzione”, ricorre altresì la “messa in sicurezza d'emergenza”, definita alla lettera o) dell’art. 240 come “ogni intervento immediato o a breve termine, da mettere in opera nelle condizioni di emergenza di cui alla lettera t) in caso di eventi di contaminazione repentini di qualsiasi natura, atto a contenere la diffusione delle sorgenti primarie di contaminazione, impedirne il contatto con altre matrici presenti nel sito e a rimuoverle, in attesa di eventuali ulteriori interventi di bonifica o di messa in sicurezza operativa o permanente”
La lettera t) sopra richiamata prevede, a titolo esemplificativo (sulla non tassatività dei casi elencati nella norma, cfr. Tar Campania, Napoli, 27 luglio 2009, n. 4364), che siano da considerare “condizioni di emergenza: gli eventi al verificarsi dei quali è necessaria l'esecuzione di interventi di emergenza, quali ad esempio:
Gli interventi di messa in sicurezza d’urgenza devono essere attuati tempestivamente a seguito di incidenti o all'individuazione di una chiara situazione di pericolo di inquinamento dell'ambiente o di rischio per la salute umana, per rimuovere o isolare le fonti di contaminazione e attuare azioni mitigative per prevenire ed eliminare pericoli immediati verso l'uomo e l'ambiente circostante.
Come si è anticipato, gli interventi di messa in sicurezza sono da detenere ben distinti dalle “misure di prevenzione”, le quali sono definite dall’art. 240, comma 1, lett. i), come “le iniziative per contrastare un evento, un atto o un'omissione che ha creato una minaccia imminente per la salute o per l'ambiente, intesa come rischio sufficientemente probabile che si verifichi un danno sotto il profilo sanitario o ambientale in un futuro prossimo, al fine di impedire o minimizzare il realizzarsi di tale minaccia”.
Per comprendere la differenza tra i due tipi di interventi occorre considerare che le misure di prevenzione cui è tenuto il proprietario ai sensi dell’art. 245 comma 1 sono le stesse (anche se i presupposti che fanno scattare l’obbligo in parte differiscono) cui è chiamato il responsabile dell’inquinamento, ai sensi dell’art. 242 comma 1, norma quest’ultima che prevede che “Al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare il sito, il responsabile dell'inquinamento mette in opera entro ventiquattro ore le misure necessarie di prevenzione e ne dà immediata comunicazione ai sensi e con le modalità di cui all'articolo 304, comma 2. La medesima procedura si applica all'atto di individuazione di contaminazioni storiche che possano ancora comportare rischi di aggravamento della situazione di contaminazione.
Analogamente, l’art. 304 richiamato prevede che “Quando un danno ambientale non si è ancora verificato, ma esiste una minaccia imminente che si verifichi, l'operatore interessato adotta, entro ventiquattro ore e a proprie spese, le necessarie misure di prevenzione e di messa in sicurezza”.
Va poi ricordato che, ai sensi dell’art. 240 del D. Lgs. 152/2006, il sito è “contaminato” quando “i valori delle concentrazioni soglia di rischio (CSR), determinati con l'applicazione della procedura di analisi di rischio di cui all'Allegato 1 alla parte quarta del presente decreto sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione, risultano superati”.
A questo riguardo, l’art. 245 comma 1 prevede, per il proprietario o gestore del sito, l’obbligo di adottare le misure di prevenzione quando “rilevi il superamento o il pericolo concreto e attuale del superamento della concentrazione soglia di contaminazione (CSC)”, mentre l’art. 242 comma 1 estende un tale obbligo (ma riferendosi esplicitamente al solo “responsabile”) anche “all'atto di individuazione di contaminazioni storiche (quindi ove vi sia già stato il superamento delle CSR, n.d.r.) che possano ancora comportare rischi di aggravamento della situazione di contaminazione”, ossia generare nuovi superamenti delle CSR.
L’unico obbligo da “posizione” previsto dall’articolo 245 del D. lgs. 152/2006 per il proprietario incolpevole, sempre secondo la predetta pronuncia, è quello di attuare le misure di prevenzione - di cui all’articolo 240, comma 1, lettera i) e di cui all’articolo 242, comma 1, precisando che “si tratta delle sole misure di somma urgenza, da adottare entro le prime ventiquattro ore dall’evento e il cui contenuto è puntualmente individuato dal decreto legislativo n. 152 del 2006”; tali misure, in applicazione del principio di tendenziale inestensibilità degli obblighi impositivi di prestazioni personali o patrimoniali (nonché del generale principio “ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit”), costituiscono un numerus clausus. Il Consiglio di Stato ha anche precisato che non si applica, nella materia, la responsabilità per i beni tenuti in custodia, perché far riferimento all’articolo 2051 del Codice civile, di fatto, snaturerebbe l’impianto normativo del D. lgs. 152/2006.
Pubblicato il 17/03/2014 su AmbienteDiritto.it - Rivista Giuridica Telematica - Electronic Law Review - ISSN 1974-9562
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