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Timestamp: 2017-07-21 16:51:04+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 589', 'sentenza ', 'art. 173', 'art. 606', 'art. 606', 'art. 606', 'art. 606', 'art. 606']

Corte di Cassazione, sentenza 24 marzo 2017, n. 14606
BLOG	Corte di Cassazione, sentenza 24 marzo 2017, n. 14606
Pubblicato Giovedì, 01 Giugno 2017 16:29	Scritto da Filippo Bisanti	Corte di Cassazione, sezione quarta, sentenza 24 marzo 2017, n. 14606; Pres. Bianchi, Est. Tanga; Annulla App. Trento 2 dicembre 2015, n. 377/15.
Responsabilità penale – Sci – Omicidio colposo – Responsabilità del gestore dell'area sciabile – Decesso di uno sciatore a causa di un impatto contro una pietra ubicata all'esterno del tracciato – Obbligo di cautelare le adiacenze del tracciato – Condizioni – Fattispecie.
Il gestore di una pista di sci deve prevenire quei pericoli fisicamente esterni alle piste, ma a cui si può andare incontro in caso di uscita di pista solamente qualora la situazione dei luoghi renda altamente probabile che si fuoriesca dalla pista battuta, per la conformazione naturale del percorso. se, però, è vero che l’obbligo di protezione riguardi anche i pericoli atipici, cioè quelli che lo sciatore non si attende di trovare, diversi quindi da quelli connaturati a quel quid di pericolosità insito nell’attività, deve, altrettanto certamente, escludersi che un tale obbligo di protezione si possa dilatare sino a comprendervi i c.d. pericoli esterni se non quelli derivanti da una fuoriuscita altamente probabile dalla pista (nel caso di specie, uno sciatore, durante una discesa, perse il controllo della propria traiettoria, fuoriuscendo dal tracciato e impattando con il capo contro una masso. Tratto a giudizio per il reato di omicidio colposo, il legale rappresentante dell'area sciabile, nonché responsabile della sicurezza, fu dichiarato colpevole in entrambi i giudizi di merito. La Suprema Corte, passando in rassegna le ragioni logico-giuridiche che condussero alla declaratoria di condanna, annulla la sentenza di secondo grado rinviandola alla Corte di Appello).
1. S.S. veniva tratto a giudizio per rispondere del reato di cui all'art. 589 c.p. perchè, legale rappresentante, amministratore delegato, responsabile della sicurezza dei tracciati delle piste di sci gestite dalla società ALPE CERMIS s.p.a., per negligenza, imprudenza ed imperizia cagionava la morte di C.A.. In particolare il C. sciatore dotato di regolare abbonamento che lo abilitava ad utilizzare le piste da sci della predetta società, mentre scendeva lungo la pista "(OMISSIS)" indossando un casco a protezione del capo, perdeva il controllo degli sci e delle conseguenti traiettorie, gli si staccava uno sci e cadeva a terra andando ad impattare con la testa un masso non protetto situato nei pressi del bordo della pista stessa, previa rottura del casco indossato dallo sciatore. Colposamente l'imputato, tra le altre condotte colpose, non provvedeva ad adottare misure di facile attuazione, idonee a segnalare adeguatamente il bordo della pista e la presenza del masso, apprestare delle protezioni, per eliminare il rischio di impatto degli sciatori contro lo stesso o eliminare la presenza dello stesso, che invece era situato in posizione tale da risultare prevedibile un possibile urto, con gravi conseguenze per gli sciatori. A seguito dell'incidente il C. riportava trauma cranico che ne determinava il decesso. Fatti commessi in (OMISSIS).
2. Avverso tale sentenza di appello, propone ricorso per cassazione S.S., a mezzo del proprio difensore, lamentando (in sintesi giusta il disposto di cui all'art. 173 disp. att. c.p.p. , comma 1):
1) travisamento della prova, risultante da atti specificatamente indicati, in ordine alla ricostruzione del contenuto dell'autorizzazione all'utilizzo della pista da sci "(OMISSIS)" ( art. 606 c.p.p. , lett. e); violazione della legge penale con riferimento alla ricostruzione della posizione di garanzia ( art. 606 c.p.p. , lett. b); apparenza della motivazione ( art. 606 c.p.p. , lett. e).
Deduce l'erronea trasposizione e interpretazione della Determinazione del Dirigente della PAT n. 96 del 2 dicembre 2010 la quale, diversamente da quanto affermato dai giudici del merito, specifica che, a differenza degli ostacoli artificiali, gli ostacoli naturali rientrano nello spettro delle fonti di pericolo di cui è garante il gestore dell'impianto solo se presenti su una rampa, in quanto porzione esterna alla pista ma sciabile, non anche quando si tratta di pericoli esterni all'area sciabile, rispetto ai quali la tutela dello sciatore è rimessa alla sua stessa prudenza e perizia. Sostiene che tale assunto è confermato dalle linee guida concernenti "Le piste da sci e la gestione di un'area sciabile - Le regole di comportamento degli sciatori", emanate nell'agosto 2007 dalla Provincia Autonoma di Trento. Afferma che, alla stregua di quanto precede, il sasso contro il quale è andato ad impattare il C. si trovava ad un metro dal bordo della pista, dunque al di fuori di questa e costituiva il più esemplare dei pericoli tipici, rispetto ai quali cessa la posizione d'obbligo del gestore e inizia il dovere di diligenza dello sciatore che deve adeguare la sua discesa alle sua capacità e alle condizioni della pista e dei luoghi circostanti, anche in considerazione della fisiologica presenza di sassi intorno alla pista sul versante della montagna;2) violazione della legge penale con riferimento all'istituto della colpa ( art. 606 c.p.p. , lett. b); mancanza
della motivazione in punto di colpa e con riferimento alle dichiarazioni di D. e T. ( art. 606 c.p.p. , lett. e). Deduce che, nel caso di specie è pacifico che lo sfortunato sciatore sia uscito di pista, non sciando, ma a seguito di una rovinosa caduta avvenuta nella pista per un suo errore e tale tragico epilogo rientra nell'area del rischio consentito, che l'ordinamento accolla agli sciatori.
5.3. Ne consegue che la protezione dello sciatore cessa ai bordi della pista, specie quando questa – come nel caso che occupa - sia sufficientemente larga da consentire un percorso in sicurezza, non potendo certo ritenersi che tutto il percorso debba essere contornato da reti di protezione, cosa non prevista neppure dalla citata determina dirigenziale PAT. 5.4. Il gestore deve, allora, prevenire quei pericoli fisicamente esterni alle piste, ma a cui si può andare incontro in caso di uscita di pista solamente qualora la situazione dei luoghi renda altamente probabile che si fuoriesca dalla pista battuta, per la conformazione naturale del percorso (cfr. Sez. 4, n. 27861 del 20/04/2004 Ud. - dep. 21/06/2004 - Rv. 229073).