Source: https://www.orizzontedocenti.it/2008/09/08/una-scuola-in-mano-ai-dirigenti-senza-nessun-reale-controllo-sul-loro-operato/
Timestamp: 2020-08-15 15:59:37+00:00
Document Index: 13336745

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 11', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 16', 'art 17', 'art. 10']

Una scuola in mano ai dirigenti, senza nessun reale controllo sul loro operato - Orizzonte Docenti
Una scuola in mano ai dirigenti, senza nessun reale controllo sul loro operato
08 settembre 2008 – A cura di Antonello Papa docente scuola secondaria superiore. da orizzontescuola
Il Disegno di Legge n. 953, presentato dall’On. Aprea, in discussione in questi giornipresso la Commissione Cultura della Camera, sposta fortemente il potere nelle mani deidirigenti scolastici senza nessun reale controllo sul loro operato. L’approvazione del disegno di legge non porterebbe ad una scuola migliore; ma renderebbe ogni singola scuola a immagine e somiglianza del suo dirigente, in quantotutto ma proprio tutto sarebbe controllato dal dirigente scolastico.
Già oggi il buono o cattivo funzionamento di una scuola dipende fortemente dal suo dirigente, pertanto aumentarne il potere non porterebbe ad una scuola riformata e diversada quella odierna ma accentuerebbe i pregi, per quelle scuole che funzionano, e i difetti,per quelle scuole che non funzionano. Spostare ulteriormente il potere nelle mani del dirigente non cambierebbe la realtà della scuola anzi, senza controlli sul loro operato, renderebbe la scuola peggiore di quella odierna, incapace di rinnovarsi, piena di “yes man”, i docenti in carriera, che mai siopporrebbero alle richieste del “capo”. Una scuola nuova è invece possibile con piccoli ma decisivi cambiamenti come la divisione tra chi gestisce (il dirigente e i docenti) e chi controlla (i genitori e le associazioni imprenditoriali) e con la massima trasparenza amministrativa con tutti gli incarichi resi per iscritto e con la pubblicazione in aula docenti di tutte le spese e di tutti gli incassi della scuola.1.1 Come i dirigenti scelgono i loro collaboratori secondo l’On. Aprea
L’On. Aprea scrive nell’introduzione alla sua proposta: “La conseguenza e` che le scuole sono oggi prive di una vera e propria * leadership*, un vuoto che non può essere riempito ne dalle « funzioni obiettivo » (tutte elettive e provvisorie), ne tanto meno dai collaboratori del dirigente – compreso il vice – scelti dal dirigente stesso senza criteri di competenza e di merito professionali.” Allora se questi sono i dirigenti delle nostre scuole, io non sono d’accordo con quanto scritto dall’On. Aprea, non è proprio il caso di mettergli nelle mani il nostro futuro. Chi ci garantisce che con la riforma quei dirigenti scolastici, che secondo l’On. Aprea sceglierebbero i propri collaboratori “senza criteri di competenza e di merito professionale”, diventerebbero virtuosi selezionatori di docenti competenti e capaci?
2. LA SCUOLA OGGI
2.1 Il Collegio docenti gestito dal dirigente
Chi conosce realmente la nostra scuola è consapevole che tutte le decisioni, tranne assunzione e valutazione del personale, passano dalle mani del dirigente scolastico. In Collegio docenti, presieduto dal dirigente, gli incarichi e i progetti sono, giustamente, coordinati dal dirigente e quasi sempre le sue richieste sono accolte. Nella mia carriera non ho mai visto proposte del dirigente non accolte dal collegio docenti.
2.2 Il Consiglio d’Istituto gestito dal dirigente
La stessa cosa succede in consiglio d’istituto, dove i genitori, i docenti, il personale ATA e nelle scuole superiori gli allievi difficilmente sono in grado e hanno voglia di confrontarsi, e magari di opporsi, al dirigente. Ognuna delle componenti del consiglio d’istituto, per vari e diversi motivi, è in una posizione di debolezza nei confronti del dirigente. Il consiglio d’istituto è formalmente presieduto da un genitore, ma in realtà è il dirigente a guidarlo; non potrebbe essere diversamente. Come potrebbe un genitore, oltre al proprio lavoro, occuparsi di normativa scolastica, regolamento di contabilità, presentazione di progetti ai diversi enti finanziatori quali stato, regione provincia o fondazioni? Il fatto che a presiedere il consiglio d’istituto sia un genitore è un’ipocrisia che vuole vedere le famiglie coinvolte nella gestione della scuola.
2.3 Scuole virtuose e non
Nella situazione descritta, con la normativa in vigore, ci sono scuole che sono state rivoltate come un calzino dal dirigente, da scuole conosciute come un vero disastro sono divenute un fiore all’occhiello dell’istruzione italiana e forse anche di quella europea, sia pubblica che privata, e ci sono altre scuole che lentamente ma inesorabilmente hanno perduto allievi e qualità, le famiglie, in modo silenzioso, le hanno giudicate scadenti.
2.4 I dirigenti principali responsabili del funzionamento di una scuola
Certo anche i docenti sono responsabili ma non in modo determinante nel funzionamento complessivo di una scuola. Ci possono essere casi di docenti davvero incapaci, sono rarissimi, e non sono questi che pregiudicano il funzionamento complessivo di una scuola. I docenti sono in minima parte responsabili dei successi o dei fallimenti di un istituto, e sono mediamente all’altezza del compito che gli è stato loro assegnato, essendo in buona parte precari e spostandosi da una scuola ad un altra sarebbe strano che in una scuola siano bravi, quella che funziona, e in un altra, quella che non funziona, diventino pessimi insegnanti. Sono i dirigenti, già oggi senza alcun bisogno della legge Aprea, i veri responsabili del successo o dell’insuccesso dell’istituto e sul loro operato che una riforma della scuola dovrebbe incidere.
3. LA PROPOSTA DI LEGGE APREA
Il Disegno di legge Aprea affida le sorti della scuola completamente nelle mani dei dirigenti scolastici. Permane anche in questa, come in altre proposte in discussione alla Camera, l’ipocrisia delle famiglie che partecipano all’indirizzo e programmazione delle attività della scuola, compiti che non sono assolutamente in grado di svolgere. Purtroppo ai rafforzati poteri nelle mani del dirigente non corrisponde nessun controllo e nessuna penalità per il suo cattivo operare o nessun premio per il suo buon lavoro. Questi, brevemente, a mio modo di vedere, gli aspetti deleteri della proposta:
3.1 Con le fondazioni una scuola pubblica privatizzata con poche risorse per il sud
La possibilità della trasformazione delle scuole in fondazioni (art. 2) probabilmente permetterà qualche risparmio allo stato centrale in quanto qualche “pezzo” dell’istruzione sarà finanziato da denaro di privati. Non si capisce come questa situazione possa comportare l’innalzamento e l’innovazione della scuola secondo quanto auspicato dall’On. Aprea nell’introduzione alla sua proposta di legge. Ciò che invece è abbastanza evidente e che nel Mezzogiorno dove le risorse dei privati non ci sono, dove per esempio non ci sono le ricche fondazioni bancarie presenti in quasi tutto il Centro Nord, la scuola non avrà a disposizione le stesse risorse del resto del paese, oggi in un mondo la cui principale risorsa è la conoscenza l’Italia non può permettersi di avere il 50% del paese con un’istruzione di bassa qualità.
3.2 Assunzione diretta delle scuole con i concorsi d’istituto
Dai dirigenti, che presiederebbero la <> (art. 16) dipenderebbe l’assunzione dei docenti attraverso i concorsi d’istituto e non più con il concorso ministeriale.
3.3 Valutazione dei docenti per l’avanzamento di carriera
Dai dirigenti, che presiedono la <>, dipenderebbe la progressione di carriera degli insegnanti per il passaggio da docente iniziale a docente ordinario e da docente ordinario a docente esperto (art. 17 comma 4).
3.4 Dipendenti delle singole scuole e non più del ministero
Ai dirigenti verrebbero affidati gli stipendi dei docenti (art. 11 comma 2), in una scuola pubblica trasformata in fondazione (art. 2) che sarebbe equiparata in tutto e per tutto alla scuola privata (art. 1 comma 7), e sia le une che le altre riceverebbero i finanziamenti dalle regioni in base al numero degli studenti (art. 11 comma 2).
3.5 Licenziati se si è in sovrannumero
Se i docenti diventassero dipendenti della scuola, come sembra minacciare l’art. 16 con il concorso d’istituto, gli eventuali perdenti posto potrebbero essere licenziati magari con un po’ di cassa integrazione (i docenti perderebbero il posto, mentre il dirigente resta a dirigere. La scuola perderebbe allievi e la colpa sarebbe scaricata solo sui docenti mai sul dirigente).
3.6 Una scuola incapace di rinnovarsi
Solo a docenti esperti ed ordinari potranno essere conferiti incarichi per svolgere funzioni complesse (art 17 comma 2). Immaginate, se una norma come questa fosse già in vigore, in che modo si poteva rinnovare la scuola italiana in questi anni di forte introduzione delle tecnologie se solo docenti esperti ed ordinari, cioè quelli più anziani che magari non avevano idea di come si accendesse un computer, avrebbero potuto avere incarichi complessi? Una qualunque azienda e anche la scuola si rinnova con le forze giovani non con quelle vecchie .
3.7 Una farsa la valutazione dell’operato della scuola
Infine ultima ciliegina sulla torta la valutazione dell’operato della scuola la farà un «Nucleo di valutazione», art. 10, composto da <>, della scuola stessa con al più due esperti esterni. Gli esperti sarebbero nominati dal «consiglio di amministrazione» della scuola, cioè il dirigente; insomma il controllato nomina il controllore. Chi sarà quel temerario docente esperto, che per divenire tale è stato valutato da una commissione presieduta dal dirigente, che esprimerà parere critico nei confronti della scuola e cioè di chi la dirige? Il parere del «Nucleo di valutazione» inciderà sul POF e sul piano delle attività dell’anno successivo. Si può immaginare che tutti i dirigenti stiano tremando per l’introduzione di questo controllo sul loro operato.
3.8 Il regolamento, con la grande influenza del dirigente, a cardine della scuola
Tutte le attività interne alla scuola sarebbero gestite attraverso un regolamento emanato dal Consiglio di amministrazione. Lo stesso consiglio di amministrazione sarà gestito attraverso il regolamento che magari potrà prevedere che a far parte del consiglio stesso siano solo docenti esperti, cioè quegli stessi docenti promossi dal dirigente. Insomma il dirigente potrà plasmare tutte le attività dell’istituzione scolastica a proprio piacimento in quanto nessuno, all’interno del collegio docenti, sottoposto a valutazione e ad incremento di carriera e stipendio, o nel consiglio di amministrazione sarà in grado di opporre resistenza alla volontà del dirigente A mio modo di vedere un vero e proprio orrore.
4. UNA SCUOLA NUOVA E’ POSSIBILE
4.1 No ai genitori che si occupano di programmazione ed indirizzo
Una scuola nuova la si può ottenere cominciando con eliminare l’ipocrisia dei genitori che si occupano di indirizzo e programmazione in quanto non hanno le competenze e non ne hanno il tempo.
4.2 Distinzione tra indirizzo, programmazione e gestione, controllo
Occorre distinguere nettamente le funzioni di indirizzo, di programmazione e gestione, e quelle di controllo. In particolar modo si può pensare alle funzioni di indirizzo emanate dallo stato o dalle regioni, attraverso i programmi minimi da realizzare in funzione di ogni ordine di scuola e in funzione di ogni singolo indirizzo. Le funzioni di programmazione e di gestione delle attività, per raggiungere gli obiettivi previsti da stato e regione, spetterebbero ai docenti e al dirigente attraverso il collegio docenti e il consiglio d’istituto. I compiti di coordinamento spetterebbero al dirigente. Infine il compito di controllo degli obiettivi raggiunti spetterebbe alle famiglie, alle organizzazioni imprenditoriali ed eventualmente a docenti esterni.
4.3 Famiglie e associazioni imprenditoriali controllano l’operato delle scuole
Il controllo dell’operato della scuola, attraverso la collaborazione degli istituti statali e regionali di valutazione, potrebbe essere un compito realmente attuabile dalle famiglie che sono ovviamente le prime ad essere interessate ad una scuola che funzioni. Accanto ad esse potrebbero esserci le associazioni degli imprenditori, anche loro interessati ad una scuola di qualità e dotati di
capacità e strutture organizzative che potrebbero essere utilizzate nella fase del controllo dei risultati. I docenti esterni potrebbero farsi garanti che i metodi di analisi dei risultati siano corretti ed obiettivi. Un metodo brutale ma probabilmente efficace potrebbe essere quello della somministrazione di test agli allievi, a livello regionale, a fine anno. Inoltre periodicamente, per esempio ogni due o tre mesi ci potrebbero essere dei rapporti da parte di un ipotetico << Nucleo di controllo>> al dirigente scolastico, al Consiglio d’istituto e al collegio docenti su quello che funziona e su ciò che non va e che si dovrebbe cambiare nell’istituto. Il <> potrebbe, e dovrebbe, avvalersi di esperti esterni. Il <> dovrebbe avere autonoma gestione economica dalla scuola, magari con il DSGA che funge da segretario nelle riunioni e con il compito mantenere la contabilità.
4.4 I docenti più bravi in aula premiati con la quattordicesima
Il controllo dei risultati ottenuti deve portare a premiare, con una sorta di quattordicesima, ogni singolo docente sulla base dei risultati ottenuti sulla sua classe, ogni singolo consiglio di classe, ogni singola scuola, ogni singolo dirigente. In questo modo ogni anno si premierebbe chi meglio lavora, in aula, nelle proprie ore, nella preparazione degli allievi e non chi è carico di incarichi ricevuti dal dirigente che secondo l’On. Aprea sono scelti “senza criteri di competenza e di merito professionali”. In questo modo probabilmente si creerebbe un circuito virtuoso che spingerebbe i docenti e i dirigenti a ben lavorare perché ogni anno valutati ed eventualmente premiati.
4.5 Concorsi regionali per i diversi livelli professionali
I diversi livelli professionali tra i docenti potrebbero essere previsti ma solo per chi volesse aspirare a svolgere incarichi all’interno della scuola come quella di collaboratore e quella di vicedirigente. Dopo aver seguito un corso ed aver superato un concorso si potrebbe avere la qualifica di docente esperto ma la valutazione non deve essere formulata da commissioni dell’istituto ma da commissioni regionali. I concorsi dovrebbero essere regionali, non di istituto, in questo modo eventuali perdenti posto potrebbero trovare una sistemazione in un altra scuola come già succede oggi e non essere licenziati.
4.6 Coordinatori didattici al posto dei dirigenti
Se si volesse fare un ulteriore passo in avanti si potrebbe pensare ad una scuola che al posto del dirigente avesse una sorta di “coordinatore didattico” eletto all’interno del collegio docenti. Il coordinatore didattico dovrebbe essere scelto tra quei docenti che avessero vinto appositi concorsi. Il coordinatore didattico potrebbe essere eletto dal collegio ogni tre anni. In questo modo l’operato del coordinatore sarebbe sottoposto periodicamente a controllo da chi tutti i giorni “vive” il suo lavoro. Se il coordinatore si dimostrasse all’altezza il collegio gli rinnoverebbe l’incarico altrimenti dopo tre anni ne sceglierebbe un altro senza grossi traumi. Oggi un dirigente che non fosse all’altezza se proprio non combina disastri resterà al suo posto sino alla pensione.
4.7 Massima trasparenza amministrativa
La trasparenza amministrativa con tutti gli incarichi assegnati dal dirigente fatti per iscritto e con la pubblicazione in aula docenti del libro giornale (per intenderci del documento che riporta tutti gli incassi e tutte le spese fatte dalla scuola), o quanto meno degli incassi e delle spese fatte sui progetti, porterebbe sicuramente ad una migliore qualità del denaro speso in quanto i dirigenti presterebbero la massima attenzione, sapendo che tutto il personale verrebbe a conoscere immediatamente chi e quanto denaro ha ricevuto e per quale tipo di attività. Oggi, tra un collegio docenti che non si occupa della parte economica e un consiglio di istituto “sottomesso” al dirigente, i conti dell’istituto non sono evidenti. In fondo se a scuola si spende del denaro pubblico perché non rendere queste spese trasparenti; i docenti, essendo i diretti beneficiari, rappresentano il miglior strumento per controllare la qualità della spesa a beneficio dell’efficacia della stessa. Se la trasparenza la fa Brunetta perché non farla in ogni singola scuola? La trasparenza amministrativa, nei confronti di chi beneficia e si contende i fondi disponibili, dovrebbe essere fatta non solo a scuola ma in tutti quegli enti dove si spende denaro pubblico, si pensi per esempio agli ospedali.
Quella proposta in questo documento sarebbe una vera e propria scuola aperta in quanto ai controlli di ogni fine anno da parte dei genitori e delle associazioni industriali prevede anche un controllo periodico dell’operato del dirigente, insomma una scuola aperta e trasparente non chiusa su se stessa e sul dirigente come quella proposta dall’On. Aprea
http://itp.simplicissimus.it
Alitalia, Epifani: «Incertezza sugli esuberi»