Source: https://www.avvocatopenale.legal/argomento/reati-informatici/
Timestamp: 2020-08-13 17:06:42+00:00
Document Index: 60858011

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 615', 'sentenza ', 'art. 494', 'sentenza ', 'art. 660', 'art. 660']

Reati Informatici | Studio Legale Penale Avvocato Luciano - PADOVA
Archivio per: Reati Informatici
Categoria: "Reati Informatici"
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17325 dell’aprile 2015, hanno risolto un conflitto interpretativo che si era creato attorno all’individuazione della competenza territoriale del reato previsto all’art. 615 ter del c.p. che prevede il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico. La norma punisce la condotta di chi si introduce abusivamente in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza e di chi si mantiene nel medesimo sistema contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo. Nel caso di specie gli imputati, che si trovavano nella provincia di Napoli, si erano introdotti abusivamente nel sistema informatico del […]
Compie il reato di sostituzione di persona colui che utilizza foto di un’altra persona per aprire un profilo su un Social Network
18 gennaio 2018 Diritto Penale, Reati Informatici Studio Legale Penale Luciano
La sempre maggior presenza della tecnologia, dei social network e in generale di Internet nelle vite di tutti i giorni ha posto le corti davanti al difficile compito di ricomprendere condotte penalmente rilevanti all’interno di fattispecie criminose elaborate dal legislatore nel codice civile nel 1942 in cui problemi del genere non potevano nemmeno essere immaginati. È esattamente quello che si è trovata a fare la Corte di Cassazione nella sentenza n. 25774 del 2014 estendendo la portata applicativa dell’art. 494 del c.p., rubricato sostituzione di persona, al caso di un soggetto che aveva utilizzato un determinato profilo su un social network, riproducente l’immagine della persona offesa, con descrizioni offensive per […]
Con la sentenza del 12 settembre 2014, i giudici della Corte di Cassazione hanno affermato che, ai fini delle configurabilità del reato di cui all’art. 660, rubricato molestie o disturbo alle persone, va considerato il Social Network Facebook come luogo aperto al pubblico, un luogo virtuale aperto a chiunque utilizzi la rete. All’imputato era stato contestato il reato previsto all’art. 660 del codice penale per aver ripetutamente molestato con insulti ed apprezzamenti volgari, tramite messaggi resi pubblici attraverso Facebook una giornalista, sua collega. La vicissitudine giunge in Cassazione in quanto l’imputato, condannato nei gradi precedenti, eccepisce falsa applicazione della norma in questione; secondo il ricorrente costituirebbe errata interpretazione estensiva considerare […]