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Timestamp: 2019-09-18 15:26:26+00:00
Document Index: 178628497

Matched Legal Cases: ['art. 55', 'art. 70', 'art. 70', 'art. 57', 'art. 55', 'art 69']

Referendum costituzionale: un NO affinchè cambiare non sia peggiorare. - La Nazione Siciliana - Blog di opinione sicilianista
Referendum costituzionale: un NO affinchè cambiare non sia peggiorare.
2 novembre 2016 3 novembre 2016 Riccardo Compagnino	0 Commenti Costituzione, Referendum
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Il prossimo referendum, prima ancora di richiederci una conoscenza dettagliata delle modifiche proposte, stimola una riflessione da fare sul concetto di “ Costituzione”, senza, ovviamente, addentrarsi in tecnicismi giuridici.
La Costituzione è lo sviluppo dei principi fondamentali sui quali si costituisce uno Stato. E quando ci si allontana da questi principi o si rifiutano, come avviene ad esempio nelle esperienze politiche autoritarie, si rinnega la stessa idea di Costituzione ( la Germania nazista non ebbe una Costituzione e non la ebbe il fascismo in Italia) .
La attuale Costituzione italiana fu promulgata dal Capo dello Stato il 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948. Fu elaborata da una Commissione per la Costituzione, detta “ dei settantacinque” dal numero dei suoi componenti .
In occasione della approvazione di alcuni articoli le divisioni furono esplicite ed il confronto risultò molto vivace, ma alla fine tutte le maggiori forze politiche si riconobbero nel risultato complessivo. Il 22 dicembre 1947 la deliberazione finale fu approvata con 453 voti favorevoli, 62 contrari, nessun astenuto su 515 presenti e votanti.
La Costituzione italiana era – così come tutte le Costituzioni – il frutto di un compromesso in quanto rifletteva un punto di equilibrio tra esigenze e forze diverse.
Ma il punto è la qualità del “ compromesso” e la verifica dei principi sui quali si fonda.
La Costituzione italiana nacque sulla spinta di partiti di massa, dotati di effettiva rappresentatività, in un contesto storico di profonda crisi e di profondo rinnovamento conseguente all’evento epocale della seconda guerra mondiale.
E i partiti riuscirono a trovare “ l’alto compromesso” su principi saldi e duraturi : rifiuto e rovesciamento dei postulati dello Stato fascista, ripristino delle libertà e delle garanzie dello Stato di diritto , larga apertura ai principi dello Stato sociale, democrazia parlamentare come strumento di integrazione della società di massa nel sistema istituzionale.
Particolare attenzione , allora, fu posta al linguaggio perché la Costituzione non è una legge qualunque ma è la legge fondamentale che esprime le basi del patto di convivenza civile e politica ; la Costituzione è uno scritto che ci riguarda tutti da vicino, che tutti dovremmo conoscere , leggere facilmente e metabolizzare.
Il testo della nostra Costituzione, in occasione del suo coordinamento finale, fu sottoposto ad una revisione da parte di un gruppo di letterati : il risultato fu un italiano elegante e soprattutto scorrevole .
E’ utile riportare uno stralcio della pregevole introduzione di Tullio De Mauro alla Costituzione della Repubblica Italiana ( UTET / Fondazione Maria e Goffredo Bellonci – 2006) : “ Il linguaggio non vive solo di parole. In quanto vive di parole, vive anche della preliminare selezione delle cose che con esse si vogliono dire, della scelta dei destinatari che possano intenderle, dei rapporti che chi le usa voglia stabilire con questi e voglia che questi stabiliscano con le cose che si dicono e con chi le dice. Parlare, insomma, è più che mettere insieme parole. E’ costruire e proporre ( e, prima o poi, è capire) testi adeguati al contenuto che si vuole e si deve trasmettere a determinati interlocutori in vista di certe finalità”.
Il prossimo 4 dicembre ci viene chiesto se approviamo che questa Costituzione venga profondamente modificata in ben 47 articoli.
Prima di scrivere queste brevissime note ho letto e riletto più volte il testo della riforma costituzionale che riporta a fianco la Costituzione vigente, documento facilmente reperibile nel sito della Camera dei Deputati-Servizio Studi ( GU n. 88 del 15/4/2016-parte seconda- pagg.55).
Affermo immediatamente che non approvo questa modifica costituzionale per una mia profonda e radicata convinzione ; le modifiche proposte ci allontanano dal modello di democrazia partecipata fondata sulla rappresentanza popolare e ci avvicinano a quello di una democrazia dell’investitura. In atto , pur con tutte le criticità ben note, abbiamo una democrazia in cui il popolo in qualche modo partecipa alle scelte fondamentali ed in cui la centralità è del Parlamento.
Temo che dopo il popolo conterebbe sempre meno .
Ma la democrazia è un costo ! ? .
Sembrerebbe di si. Infatti a dire dei proponenti la riforma, con questo nuovo assetto istituzionale si realizza una economia dei costi perché si riduce il numero dei senatori, non più eletti dal popolo ma nominati da altri politici e si azzerano le loro indennità di funzioni.
Il cittadino in proposito si chiede se il numero degli organi di governo sia effettivamente associato a maggior spesa pubblica ovvero se la relazione tra il numero degli organi di governo ed il contenimento della spesa pubblica e dell’indebitamento non sia così lineare come l’attuale impegno politico sembra sottointendere.
Per la verità da tempo in Italia vi è la tendenza a restringere il canale di comunicazione tra il popolo e l’arco istituzionale e gli ultimi Governi hanno ascoltato sempre meno, quasi ignorato, i corpi intermedi.
A riforma approvata avremo un Senato non più eletto dai cittadini ma che manterrà ampi poteri legislativi, con un impegno politico che si rivelerà pari all’attuale.
In base al nuovo art. 55 “ il Senato rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. Concorre all’esercizio dell’attività legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della repubblica e l’Unione Europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione Europea. Valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui mercati ……”. L’art. 70 prevede inoltre 22 categorie di leggi che rimarranno obbligatoriamente bicamerali.
Ed ancora saranno tutti i disegni di legge approvati dalla Camera che potranno, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, essere riesaminati dal Senato, che li rivoterà, li cambierà, li respingerà. Dopodiché la Camera li voterà una terza volta per annullare o recepire le modifiche, iter che vanificherà l’accelerazione dell’attività legislativa tanto esaltata dai proponenti la riforma. Vi è da dire, comunque, che la qualità di una legge prescinde dal tempo di elaborazione ma dipende formalmente dalla sua veste letterale e sostanzialmente dall’adeguatezza dei contenuti rispetto ai suoi presupposti e alle sue finalità.
Al di là dello slogan – aboliamo il bicameralismo paritario – la lettura – o forse le riletture – dell’art. 70 confermano che saranno numerosissime le materie sulle quali si dovranno esprimere sia la Camera che il Senato.
Ed ancora l’art. 57 prevede che il Senato sia composto da 95 senatori, designati discrezionalmente dai consiglieri regionali e precisamente 74 tra questi ultimi, 21 tra i Sindaci oltre 5 di nomina presidenziale che sono una palese contraddizione in un organo che dovrebbe rappresentare le istituzioni locali.
Leggendo questo articolo sorge il dubbio che sia stato concepito da chi non ha mai lavorato perché solamente chi non ha mai lavorato può pensare che un consigliere regionale ed ancor di più un Sindaco possa abbinare alla attività politica per la quale è stato eletto anche quella senatoriale per la quale è stato nominato.
Si creano le premesse di un pessimo governo cittadino e di una insoddisfacente attività legislativa a livello regionale e senatoriale, senza scordare che i 21 Sindaci hanno anche incarichi nei liberi consorzi e nelle città metropolitane.
I nuovi senatori faranno il doppio/triplo lavoro ?.
Faranno i senatori nei ritagli di tempo, in un quadro normativo che prevede tempi strettissimi per l’espletamento dell’attività di proposta di modifiche alle leggi approvate dalla Camera ?.
Infatti, l’articolo 70 prevede termini perentori e si hanno fondati dubbi che un Senato così composto possa espletare al meglio le funzioni istituzionali e che possa rappresentare autorevolmente il nostro pluralismo territoriale.
Leggendo sempre l’articolo 70 unitamente al già citato art. 55 si comprende ancora che il Senato, che dovrebbe rappresentare i territori, di fatto sarà l’unico ramo del Parlamento con competenza europea.
Il Senato avrà competenza esclusiva sul meccanismo di formazione delle leggi europee e sugli organismi di governo competenti nel rapporto con la UE.
Il Senato avrà anche voto paritetico con la camera sui trattati UE.
L’effetto sarà devastante perché da anni l’Europa è una parte essenziale della nostra vita e del nostro futuro, futuro che gli italiani affideranno ad un Senato composto da personaggi eterogenei che costituiranno maggioranze variabili, occasionali, strumentali e opportunistiche, al quale il Governo non potrà nemmeno opporre la fiducia. Peraltro al Senato regnerà l’instabilità poiché la sua composizione cambierà a seguito delle elezioni regionali e comunali.
Si creano le premesse per una effettiva gestione del Senato da parte di una sparuta minoranza , un Senato al traino dell’Esecutivo, una destrutturazione che esalterà il partito politico come struttura di potere che risponderà solo al suo capo.
La riforma prevede, tra l’altro, che l’indennità, stabilita dall’art 69 della Costituzione vigente per tutti i componenti del Parlamento ( deputati e senatori ), riguardi invece esclusivamente i membri della Camera dei deputati ; quindi i senatori espleteranno la loro funzione a titolo gratuito. Di conseguenza, come già detto , secondo i sostenitori della riforma questo compendio di novità determinerà una consistente contrazione dei costi della politica.
Ma, per quanto attiene al nuovo Senato l’effettivo risparmio “statico” della riforma sarà intorno ai 50 milioni annui – l ’8,8% del bilancio del Senato – ( secondo l’elaborazione della Ragioneria Generale dello Stato), senza conteggiare, ovviamente, le spese di trasferta ( ma anche di taxi,albergo,pasti,……) a Roma dei 100 senatori nominati poiché, tranne i pochi residenti a Roma, la maggior parte sarà in trasferta permanente. E quindi le cifre del risparmio saranno di fatto inferiori a quelle divulgate per sostenere l’opportunità della riforma.
Peraltro, questa economia di costi, tanto millantata dai fautori della riforma, si potrebbe efficacemente conseguire, e anche più semplicemente, riducendo le indennità dei parlamentari. Tale provvedimento riscuoterebbe un ampio consenso popolare, riabilitando anche “ la politica” e i “ politici” e senza effetti traumatizzanti sotto il profilo reddituale per i suoi destinatari, tenuto conto dell’entità degli attuali compensi parlamentari.
Conclusivamente si può affermare che soltanto coloro che hanno letto e riletto la nostra Costituzione vigente e i quarantasette articoli proposti nella riforma, avendone compreso il significato profondo, possono consapevolmente esprimere la loro condivisione o non condivisione della riforma costituzionale attraverso il voto SI / NO .
Tutti gli altri ( cioè quelli che andranno a votare senza aver letto la Costituzione vigente e quella proposta dalla riforma) dovranno necessariamente esprimersi per il NO perché, non avendo maturato una loro autonoma e sciente condivisione della riforma, non devono assumersi la responsabilità di concorrere con il loro voto irriflessivo e inconsapevole al cambiamento della Costituzione che è l’elemento fondante di qualsiasi Stato democratico.
Comunque, in qualsivoglia momento elettorale il cittadino non deve plaudire alle riforme solo in quanto innovazione, optando, quindi, per il rinnovamento dalle stesse proposto non conoscendone i presupposti, le finalità e quindi i riflessi.
Infatti non è detto a priori che le riforme enfatizzate dai fautori abbiano effetti veramente proficui solo in quanto elementi di novità. Questa considerazione deve essere indirizzata a coloro che in occasione dell’imminente referendum pensano di votare SI perché “ genericamente bramosi di cambiamento”, di quel cambiamento di cui però sconoscono la portata non avendo approfondito preliminarmente l’analisi delle argomentazioni addotte a sostegno.
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