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Timestamp: 2019-05-19 09:10:29+00:00
Document Index: 98941536

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 6', 'art.7', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 3', 'art 11', 'art. 3', 'art. 13', 'art.4', 'art. 6', 'art. 11', 'art.2', 'art. 3', 'art. 4', 'art.7', 'art. 8', 'art.7', 'art. 8', 'art. 8', 'art.1', 'art.38', 'art. 8', 'art.2', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 5', 'art.9']

ZAC. Norme Tecniche di Attuazione ZONIZZAZIONE ACUSTICA COMUNALE DI REGGIO EMILIA - PDF
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1 ZAC ZONIZZAZIONE ACUSTICA COMUNALE DI REGGIO EMILIA Z2 Norme Tecniche di Attuazione ADOTTATO DAL C.C. CON DELIBERA N. 5835/87 DEL 06/04/2009 APPROVATO DAL C.C. CON DELIBERA N. 5167/70 DEL 05/04/2011 SINDACO GRAZIANO DELRIO ASSESSORE URBANISTICA ED EDILIZIA UGO FERRARI DIRETTORE DELL AREA PIANIFICAZIONE STRATEGICA Arch. Massimo Magnani COORDINAMENTO GENERALE E RUP DIRIGENTE DEL SERVIZIO PIANIFICAZIONE E QUALITA URBANA Ing. Maria Sergio
3 Equipe di progettazione Coordinamento urbanistico Progettista Gruppo di lavoro Percorso amministrativo Elisa Iori Luca Dall Aglio Andrea Anceschi, Marco Bertani, Maddalena Fortelli, Mirco Lanzoni, Carlotta Morini, Marina Parmiggiani, Anna Pratissoli, Valeria Spinato, Mariapia Terenziani Giovanna Vellani Claudia Bortolani, Patrizia Panciroli, Sereno Prodi, Cristina Romani, Alessandra Sedezzari Specifici approfondimenti progettuali elaborati con: Politiche per la mobilità sostenibile Alessandro Meggiato Servizio Servizi di Sportello per le Imprese, il Commercio e la Tutela Ambientale Servizio Edilizia Studio Alfa S.r.l. Mara Garuti, Maria Marzi Lorena Belli, Daniele Bondavalli, Luca Cingi, Paolo Pellati, Daniele Pecorini Gianluca Savigni, Germano Bonetti
5 PREMESSA... 3 CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI ELEMENTI COSTITUTIVI DELLA CLASSIFICAZIONE ACUSTICA QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO ZONE OMOGENEE Limiti di zona Prescrizioni per le sorgenti sonore ZONE/ATTIVITA PARTICOLARI Aree prospicienti le infrastrutture stradali Aree ferroviarie Aree aeroportuali Aree militari Aree di cava Piste motoristiche e autodromi Attività temporanee Attività che impiegano impianti a ciclo produttivo continuo Attività non temporanee svolte in sede stradale Attività all inteno di aree zonizzate in Classe I CONFINE TRA ZONE CON DIVERSA CLASSE ACUSTICA ZONE CON LIVELLI ACUSTICI SUPERIORI AI LIMITI CAPO II TRASFORMAZIONI URBANISTICHE ED EDILIZIE PIANI URBANISTICI ATTUATIVI DOCUMENTAZIONE PREVISIONALE DI IMPATTO ACUSTICO Autocertificazione: VALUTAZIONE PREVISIONALE DI CLIMA ACUSTICO Provvedimento espresso Procedura semplificata CONTENUTI DELLA DOCUMENTAZIONE DI IMPATTO ACUSTICO E DELLA VALUTAZIONE DI CLIMA ACUSTICO CAPO III ZONE DI POTENZIALE CONFLITTO ADEMPIMENTI NELLE ZONE DI POTENZIALE CONFLITTO CAPO IV IL PIANO DI RISANAMENTO ACUSTICO FORMAZIONE E CONTENUTI DEL PIANO DI RISANAMENTO ACUSTICO AREE SOGGETTE A PIANO DI RISANAMENTO ACUSTICO PIANO DI RISANAMENTO ACUSTICO DELLE IMPRESE CAPO V INDIRIZZI DI GESTIONE DELLA CLASSIFICAZIONE ACUSTICA DURATA E AGGIORNAMENTO DEL PIANO DI CLASSIFICAZIONE ACUSTICA COORDINAMENTO CON I NUOVI STRUMENTI URBANISTICI STRUMENTI DI VERIFICA NORME DI SALVAGUARDIA PROVVEDIMENTI AMMINISTRATIVI E SANZIONI
6 5.6. DISPOSIZIONE TRANSITORIE E FINALI ALLEGATI
7 PREMESSA La zonizzazione acustica rappresenta uno strumento di governo del territorio la cui finalità è quella di perseguire, attraverso il coordinamento con gli altri strumenti urbanistici vigenti, un miglioramento della qualità acustica delle aree urbane e, più in generale, di tutti gli spazi fruiti dalla popolazione. Le presenti norme costituiscono lo strumento tecnico che definisce le prescrizioni, gli adempimenti ed i requisiti atti a conseguire gli obiettivi assunti con la classificazione acustica. La struttura del documento si richiama direttamente alle indicazioni contenute nel paragrafo 5 della Direttiva Regionale n. 2053/2001 Sintesi tra la classificazione acustica dello stato di fatto e di progetto e si articola nei seguenti capi: - CAPO I CLASSIFICAZIONE ACUSTICA DEL TERRITORIO COMUNALE: contenente indicazioni di carattere generale sulle norme, sui limiti di zona e sulle sorgenti sonore (ivi comprese aree e sorgenti soggette a prescrizioni particolari). - CAPO II TRASFORMAZIONI URBANISTICHE ED EDILIZIE: contenente prescrizioni e requisiti necessari per mantenere una condizione di compatibilità acustica nella fase di attuazione e gestione della pianificazione territoriale vigente. - CAPO III ADEMPIMENTI NELLE ZONE DI POTENZIALE CONFLITTO: contenente prescrizioni da adottarsi al confine tra zone omogenee con limiti che differiscono per 10 o più dba, ma dove le misure non evidenziano una situazione di conflitto acustico (rispetto dei limiti). - CAPO IV ADEMPIMENTI NELLE ZONE SOGGETTE A PIANO DI RISANAMENTO ACUSTICO: contenente prescrizioni da adottarsi per aree in cui si verifica incompatibilità tra classe acustica assegnata e livelli sonori misurati (superamento dei limiti). - CAPO V INDIRIZZI DI GESTIONE DELLA CLASSIFICAZIONE ACUSTICA: contenente indicazioni inerenti durata e aggiornamento del piano di zonizzazione acustica, coordinamento con altri strumenti urbanistici, strumenti di verifica nonché provvedimenti amministrativi e sanzioni. CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI 1.1 ELEMENTI COSTITUTIVI DELLA CLASSIFICAZIONE ACUSTICA La classificazione acustica è composta dai seguenti elaborati: - Elaborato 1 Relazione Illustrativa - Elaborato 2 Norme Tecniche di Attuazione - Elaborato 3 Album delle aree di conflitto - Elaborato 4 Tavole di classificazione acustica 1.2 QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO - D.P.C.M. 01/03/1991 Limiti di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell ambiente esterno - Legge 26/10/1995 n. 447 Legge quadro sull inquinamento acustico - D.P.C.M. 14/11/1997 Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore - L.R. 09/05/2001, n. 15 Disposizioni in materia di inquinamento acustico - Direttiva Regionale n del 09/10/2001 Disposizioni in materia di inquinamento acustico: criteri e condizioni per la classificazione acustica del territorio ai sensi del comma 3 dell art. 2 della L.R. 09/05/2001 n. 15 recante Disposizioni in materia di inquinamento acustico - D.P.R n. 142 del 30/03/04 Disposizioni per il contenimento dell inquinamento acustico dal traffico veicolare, a norma dell art. 11 della legge quadro 26 ottobre 1995, n D.M. 31/10/1997 Metodologia di misura del rumore aeroportuale ; 3
8 - D.M. 20/05/1999 Criteri per la progettazione di sistemi di monitoraggio per il controllo dei livelli di inquinamento acustico in prossimità degli aeroporti nonché criteri per la classificazione degli aeroporti in relazione al livello di inquinamento acustico ; - D.M. 03/12/1999 Procedure antirumore e zone di rispetto degli aeroporti. - D.M. 11/12/96 "Applicazione del criterio differenziale per gli impianti a ciclo produttivo continuo". 1.3 ZONE OMOGENEE In applicazione dell art. 6 della Legge n. 447 del 26/10/1995, Legge quadro sull inquinamento acustico, il Comune ha provveduto alla suddivisione del territorio in zone omogenee nelle classi acustiche previste dal D.P.C.M. 14/11/1997 Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore. I criteri adottati per la suddivisione del territorio comunale in zone omogenee (UTO unità territoriali omogenee) e le modalità di attribuzione delle classi acustiche sono quelli indicati dalla Direttiva Regionale n. 2053/2001. CLASSE I - Aree particolarmente protette Rientrano in questa classe le aree nelle quali la quiete rappresenta un elemento di base per la loro utilizzazione: aree ospedaliere, aree scolastiche, aree destinate al riposo e allo svago, aree residenziali rurali e di particolare interesse urbanistico, parchi pubblici, ecc. CLASSE II - Aree Prevalentemente residenziali Rientrano in questa classe le aree urbane interessate prevalentemente da traffico veicolare locale, con bassa densità di popolazione e limitata presenza di attività commerciali ed assenza di attività industriali ed artigianali. CLASSE III - Aree di tipo misto Rientrano in questa classe le aree urbane interessate da traffico veicolare locale o di attraversamento, con media densità di popolazione, con presenza di attività commerciali e di uffici, con limitata presenza di attività artigianali e con assenza di attività industriali, aree rurali che impiegano macchine operatrici. CLASSE IV - Aree di intensa attività umana Rientrano in questa classe le aree urbane interessate da intenso traffico veicolare, con alta densità di popolazione, con elevata presenza di attività commerciali e uffici, con presenza di attività artigianali; le aree in prossimità di strade di grande comunicazione e di linee ferroviarie; le aree portuali, le aree con limitata presenza di piccole industrie. CLASSE V - Aree prevalentemente industriali Rientrano in questa classe le aree interessate da insediamenti industriali e con scarsità di abitazioni. CLASSE VI - Aree esclusivamente industriali Rientrano in questa classe le aree esclusivamente interessate da attività industriali e prive di insediamenti abitativi. La carta di zonizzazione individua le aree e le relative classi acustiche con i colori e le campiture definiti dall Allegato 1 della Direttiva Regionale n.2053/2001. In particolare le campiture piene si riferiscono allo stato di fatto e le campiture rigate allo stato di progetto secondo la destinazione urbanistica di PRG. In caso di dubbi interpretativi od eventuali errori presenti in cartografia si deve comunque fare riferimento al contenuto delle presenti norme, alla normativa generale che disciplina il settore, al Piano Regolatore Generale Limiti di zona In relazione a ciascuna classe acustica in cui è suddiviso il territorio, il D.P.C.M. 14/11/97 stabilisce i valori limite di emissione, i valori limite di immissione, i valori di attenzione ed i valori di qualità, distinti per i periodi diurno (ore 6:00-22:00) e notturno (ore 22:00-6:00). Le definizioni di tali valori sono contenute nell art. 2 della Legge 447/95: - valori limite di immissione: il valore massimo di rumore che può essere immesso da una o più sorgenti sonore nell'ambiente abitativo o nell'ambiente esterno, misurato in prossimità dei ricettori (Tab. 1); - valori limite di emissione: il valore massimo di rumore che può essere emesso da una sorgente sonora, misurato in prossimità della sorgente stessa (Tab. 2); 4
9 - valori di attenzione: il valore di rumore che segnala la presenza di un potenziale rischio per la salute umana o per l'ambiente (Tab. 3); - valori di qualità: i valori di rumore da conseguire nel breve, nel medio e nel lungo periodo con le tecnologie e le metodiche di risanamento disponibili, per realizzare gli obiettivi di tutela previsti dalla presente legge (Tab. 4). Tab. 1 - Valori limite assoluti di immissione CLASSIFICAZIONE DEL TERRITORIO VALORI LIMITE DI IMMISSIONE (dba) Periodo diurno Periodo notturno Classe I Aree particolarmente protette Classe II Aree prevalentemente residenziali Classe III Aree di tipo misto Classe IV Aree di intensa attività umana Classe V Aree prevalentemente industriali Classe VI Aree esclusivamente industriali Tab. 2 - Valori limite assoluti di emissione CLASSIFICAZIONE DEL TERRITORIO VALORI LIMITE DI IMMISSIONE (dba) Periodo diurno Periodo notturno Classe I Aree particolarmente protette Classe II Aree prevalentemente residenziali Classe III Aree di tipo misto Classe IV Aree di intensa attività umana Classe V Aree prevalentemente industriali Classe VI Aree esclusivamente industriali Tab. 3 - Valori di attenzione CLASSIFICAZIONE DEL TERRITORIO VALORI DI ATTENZIONE (dba) Riferito a 1 ora Riferito a Tr Diurno Notturno Diurno Notturno Classe I Aree particolarmente protette Classe II Aree prevalentemente residenziali Classe III Aree di tipo misto Classe IV Aree di intensa attività umana Classe V Aree prevalentemente industriali Classe VI Aree esclusivamente industriali Tab. 4 - Valori di qualità CLASSIFICAZIONE DEL TERRITORIO VALORI DI QUALITA (dba) Periodo diurno Periodo notturno Classe I Aree particolarmente protette Classe II Aree prevalentemente residenziali Classe III Aree di tipo misto Classe IV Aree di intensa attività umana Classe V Aree prevalentemente industriali Classe VI Aree esclusivamente industriali Prescrizioni per le sorgenti sonore All'interno del territorio comunale qualsiasi sorgente sonora è soggetta al rispetto di: 5
10 1) Limiti massimi dei livelli sonori (immissione ed emissione) propri della zona di appartenenza I livelli sonori prodotti dalla sorgente (o dal complesso di sorgenti) devono essere misurati presso il confine della proprietà di cui fa parte la medesima. 2) Limiti massimi dei livelli sonori (immissione ed emissione) propri della zona limitrofe I livelli sonori prodotti dalla sorgente (o dal complesso di sorgenti) devono essere misurati all interno delle zone limitrofe in prossimità dei ricettori sensibili: ambienti abitativi e/o spazi realmente fruibili da persone e comunità. 3 ) Criterio differenziale (art. 4 del D.P.C.M 14/11/97) I livelli sonori misurati all interno degli ambienti abitativi devono rispettare valori limite differenziali di immissione (definiti all art. 2, comma 3, lettera b) della Legge 447/95) di 5 db per il periodo diurno e 3 db per il periodo notturno. Tali valori non si applicano nelle aree classificate in classe VI (aree esclusivamente industriali) L applicazione del criterio differenziale è vincolata al superamento dei seguenti valori di soglia al di sotto dei quali ogni effetto del rumore è da ritenersi trascurabile: - rumore misurato a finestre aperte: 50 dba nel periodo diurno e 40 dba in quello notturno; - rumore misurato a finestre chiuse: 35 dba nel periodo diurno e 25 dba in quello notturno. Le disposizioni non si applicano alla rumorosità prodotta: - dalle infrastrutture stradali, ferroviarie aeroportuali e marittime; - da attività e comportamenti non connessi con esigenze produttive, commerciali e professionali; - da servizi e impianti fissi dell edificio adibiti ad uso comune, limitatamente al disturbo arrecato all interno dello stesso. Presso le strutture scolastiche devono essere rispettati unicamente i limiti diurni qualora, nel periodo notturno, vi sia assenza dei soggetti fruitori. Le aree e le attività soggette a regimi legislativi specifici sono trattate in dettaglio nel paragrafo successivo 1.4 Zone/Attività particolari. Le tecniche di rilevamento, la strumentazione e le modalità di misura del rumore sono quelle indicate nel Decreto del Ministero dell'ambiente del 16/3/98 Tecniche di rilevamento e di misurazione dell inquinamento acustico. 1.4 ZONE/ATTIVITA PARTICOLARI Aree prospicienti le infrastrutture stradali Il rumore derivante dall esercizio delle infrastrutture stradali è disciplinato dal D.P.R n. 142 del 30/03/04 Disposizioni per il contenimento dell inquinamento acustico dal traffico veicolare, a norma dell art. 11 della legge quadro 26 ottobre 1995, n Le disposizioni del Decreto si applicano a tutti i tipi di strade (autostrade, strade extraurbane principali, strade extraurbane secondarie, strade urbane di scorrimento, strade urbane di quartiere e strade locali), sia quelle esistenti (al loro ampliamento in sede e alle nuove infrastrutture in affiancamento a quelle esistenti, alle loro varianti), sia quelle di nuova realizzazione. Il Decreto prevede la definizione di fasce territoriali di pertinenza dell infrastruttura all interno delle quali il rumore generato dalla stessa deve rispettare specifici limiti di immissione. Si riportano nelle successive tabelle 5 e 6 le Tabelle 1 e 2 dell Allegato 1 del Decreto, in cui sono indicate rispettivamente l ampiezza delle fasce e i relativi valori limite di immissione. Tab. 5 Strade di nuova realizzazione Tipo di Strada Sottotipo Ampiezza fascia Scuole, ospedali, case di cura e di riposo Altri ricettori 6
11 (codice della strada) A - autostrada B extraurb. principale C extraurbana secondaria D urbana di scorrimento E urbana di quartiere F locale C1 C2 Norme Tecniche d Attuazione (m) Diurno (dba) Notturno (dba) Diurno (dba) Notturno (dba) Definiti dai Comuni nel rispetto del valori riportati in tabella C allegata al D.P.C.M. 14/11/97 e comunque in modo conforme alla classificazione acustica delle aree urbane Tab. 6 Strade esistenti e assimilabili Tipo di Strada (codice della strada) A - autostrada B extraurb. principale C extraurbana secondaria D urbana di scorrimento Sottotipo Ampiezza fascia Scuole, ospedali, case di cura e di riposo Altri ricettori (m) Diurno (dba) Notturno (dba) Diurno (dba) Notturno (dba) (fascia A) (fascia B) (fascia A) (fascia B) Ca (fascia A) (fascia B) Cb (fascia A) (fascia B) Da Db 100 E urbana di 30 quartiere F locale Definiti dai Comuni nel rispetto del valori riportati in tabella C allegata al D.P.C.M. 14/11/97 e comunque in modo conforme alla classificazione acustica delle aree urbane L ALLEGATO 1 alle presenti Norme Classificazione funzionale delle strade ai fini della determinazione delle fasce di pertinenza di cui al DPR 142/2004 riporta una tavola recante l indicazione della classificazione funzionale delle strade sul territorio comunale, al fine della determinazione delle fasce di pertinenza di cui al presente articolo. Dette fasce sono da calcolarsi dal ciglio stradale. All esterno delle fasce di pertinenza il rumore emesso dalle infrastrutture stradali concorre alla determinazione del livello sonoro ambientale, soggetto al rispetto dei valori limiti individuati dalla zonizzazione acustica. 7
12 Per sorgenti sonore di altra natura (non riconducibili alle infrastrutture stradali) poste all'interno delle fasce di pertinenza valgono i limiti stabiliti dalla zonizzazione acustica Aree ferroviarie Il rumore derivante dall esercizio delle infrastrutture ferroviarie e delle linee metropolitane di superficie è disciplinato dal D.P.R n. 459 del 18/11/98 Regolamento recante norme di esecuzione dell art. 11 della legge 26 ottobre 1995, in materia d inquinamento acustico derivante da traffico ferroviario. Il Decreto prevede la definizione di fasce territoriali di pertinenza dell infrastruttura (indicate graficamente sulla carta di classificazione acustica) all interno delle quali il rumore generato dalla stessa deve rispettare specifici limiti di immissione. Nello specifico l Art. 3 cita: 1 "A partire dalla mezzeria dei binari esterni e per ciascun lato sono fissate fasce territoriali di pertinenza delle infrastrutture della larghezza di: a) m 250 per le infrastrutture esistenti (o loro varianti) e per le infrastrutture di nuova realizzazione con velocità di progetto non superiore a 200 km/h. Tale fascia viene suddivisa in due parti: la prima più vicina all infrastruttura, della larghezza di 100 m denominata fascia A; la seconda più distante dall infrastruttura, della larghezza di 150 m denominata fascia B. b) m 250 per le infrastrutture di nuova realizzazione con velocità di progetto superiore a 200 km/h. 2 Per le aree non ancora edificate interessate dall attraversamento di infrastrutture in esercizio, gli interventi per il rispetto dei limiti di cui agli articoli 4 e 5 sono a carico del titolare di permesso di costruire rilasciato all interno delle fasce di pertinenza di cui al comma 1. 3 Nel caso di realizzazione di nuove infrastrutture in affiancamento ad una esistente, la fascia di pertinenza si calcola a partire dal binario esterno preesistente. Gli articoli 4 e 5 del Decreto stabiliscono i valori limite da rispettare nelle fasce di pertinenza per infrastrutture con velocità di progetto rispettivamente superiore a 200 km/h e inferiore a 200 km/h: - infrastrutture con velocità di progetto superiore a 200 km/h 65.0 dba Leq diurno, 55 dba Leq notturno (50 Leq diurno, 40 Leq notturno per scuole, ospedali, case di cura e case di riposo). - infrastrutture con velocità di progetto inferiore a 200 km/h 70.0 dba Leq diurno, 60.0 Leq diurno nella fascia A; 65.0 dba Leq diurno, 55 dba Leq notturno nella fascia B (50 Leq diurno, 40 Leq notturno per scuole, ospedali, case di cura e case di riposo). All esterno delle fasce di pertinenza il rumore emesso dalle infrastrutture ferroviarie concorre alla determinazione del livello sonoro ambientale, soggetto al rispetto dei valori limiti individuati dalla zonizzazione acustica. Per sorgenti sonore di altra natura (non riconducibili alle infrastrutture ferroviarie) poste all'interno delle fasce di pertinenza valgono i limiti stabiliti dalla zonizzazione acustica Aree aeroportuali La regolamentazione del contenimento dell inquinamento acustico negli aeroporti civili e negli aeroporti militari aperti al traffico civile, limitatamente al traffico civile, è definita dai: - D.M. 31/10/1997 Metodologia di misura del rumore aeroportuale ; - D.M. 20/05/1999 Criteri per la progettazione di sistemi di monitoraggio per il controllo dei livelli di inquinamento acustico in prossimità degli aeroporti nonché criteri per la classificazione degli aeroporti in relazione al livello di inquinamento acustico ; - D.M. 03/12/1999 Procedure antirumore e zone di rispetto degli aeroporti. Il D.M. 31/10/1997 definisce: - i criteri e modalità di misura del rumore emesso dagli aeromobili attraverso l introduzione dell indice di valutazione LVA (Livello di valutazione del rumore aeroportuale) (art. 3, all. A); - la caratterizzazione acustica dell intorno aeroportuale (art. 6) che individua tre aree di rispetto nelle quali valgono i seguenti limiti per la rumorosità prodotta dalle attività aeroportuali: - zona A: LVA non deve superare i 65 db(a); - zona B: LVA non deve superare i 70 db(a); 8
13 - zona C: LVA può superare i 75 db(a); Al di fuori delle zone A, B e C l indice LVA non può superare il valore di 60 db(a). - i criteri che regolano l insediamento di nuove attività nelle zone di rispetto (art.7). Il D.M. 20/05/1999 definisce: - caratteristiche e composizione dei sistemi di monitoraggio per il controllo del rumore aeroportuale (art. 2 e 3); - caratteristiche ed ubicazione delle stazioni di monitoraggio (art. 4 e 5); - criteri per la classificazione degli aeroporti in relazione al livello di inquinamento acustico (art. 7). Il D.M. 03/12/1999 definisce: - le procedure per l adozione di misure di contenimento del rumore aeroportuale (art. 3) - i criteri per l individuazione delle zone di rispetto A, B e C (Art.4) Nell'attività di pianificazione urbanistica delle zone interessate dall'attività aeroportuale, oltre ai limiti previsti dalla zonizzazione acustica, occorrerà tenere in considerazione le disposizioni contenute nei decreti sopraccitati Aree militari Le aree militari sono soggette ai limiti di zona previsti dalla zonizzazione acustica. L art 11, comma 3 della Legge n. 447/95 prevede che la prevenzione e il contenimento acustico nelle aree esclusivamente interessate da installazioni militari e nelle attività delle Forze armate sono definiti mediante specifici accordi dai comitati misti paritetici di cui all art. 3 della Legge 34 dicembre 1976, n. 898, e successive modificazioni". Dopo la dismissione tali aree vengono classificate secondo i criteri della D.G.R. 2053/01 tenendo conto della nuova destinazione d'uso prevista dallo strumento urbanistico vigente Aree di cava Le attività estrattive sono riconducibili all ambito delle attività a carattere temporaneo, fatto salvo che per l applicazione del limite differenziale al cui rispetto sono sempre soggette. Tali attività si esercitano all interno del perimetro di zona di attività estrattiva (come definito dal P.A.E. vigente) e più specificatamente all interno del perimetro definito in sede di autorizzazione ai sensi dell art. 13 della L.R. 17/91, nonché dai relativi atti progettuali. Al di fuori dei comparti di P.A.E., può esservi comunque attività temporanea, autorizzata ai sensi delle NTA del P.A.E. vigente, limitatamente al collegamento con la viabilità pubblica. La Classe V è una classificazione di carattere temporaneo ed è vigente solo nel caso in cui sia stata rilasciata l autorizzazione estrattiva ai sensi della L.R. 17/91, oppure - in assenza - solo nel caso in cui siano stati emessi eventuali atti unilaterali da parte della Pubblica Amministrazione. Precedentemente all atto autorizzativo di cui al precedente comma, fa fede la zonizzazione acustica determinata sulla base della destinazione d uso. Conclusasi l attività estrattiva, con atto deliberativo di svincolo delle fideiussioni e certificato di regolare esecuzione dei lavori, decade la zonizzazione temporanea di P.A.E. per tornare alla classe acustica previgente Piste motoristiche e autodromi Il D.P.R n. 304 del 03/04/01 Regolamento recante disciplina delle emissioni sonore prodotte nello svolgimento di attività motoristiche, a norma dell articolo 11 della legge 26 novembre 1995, n. 447 disciplina le emissioni sonore prodotte nello svolgimento delle attività motoristiche di autodromi, piste motoristiche di prova e per attività sportive. Lo svolgimento di tali attività è vincolato (come per il funzionamento di qualsiasi altra sorgente fissa di rumore) al rispetto dei limiti determinati dai comuni con classificazione acustica ai sensi del D.P.C.M. 14/11/97. Le stesse non sono invece soggette al rispetto dei valori limite differenziali di immissione stabiliti dall art.4 dello stesso Decreto. A prescindere dal rispetto dei suddetti limiti di immissione, vengono introdotti ulteriori limiti di rumorosità da rispettarsi, su base oraria, al di fuori del sedime degli impianti. Tali limiti sono differenziati per: 9
14 - nuovi autodromi: - 70 dba Leq orario in qualsiasi ora del periodo diurno 6:00-22:00; - 60 dba Leq orario in qualsiasi ora del periodo notturno 22:00-6:00; Norme Tecniche d Attuazione - autodromi esistenti: - 70 dba Leq valutato per l intero periodo 9:00-18:30; - 60 dba Leq valutato per l intero periodo 18:30-22:00 e 6:00-9:00; - 50 dba valutato per l intero periodo 22:00-6:00; - 75 dba Leq orario in qualsiasi ora del periodo diurno 6:00-22:00 entro 5 anni dall entrata in vigore del Decreto; - 72 dba Leq orario in qualsiasi ora del periodo diurno 6:00-22:00 entro 8 anni dall entrata in vigore del Decreto. Il Decreto sancisce inoltre la possibilità di richiedere autorizzazioni in deroga per lo svolgimento di manifestazioni motoristiche, prove e test tecnici, fissando tempi e modalità per il rilascio delle stesse. Le deroghe saranno concesse sulla base di un limite massimo di giorni all anno, il cui numero è differenziato a seconda del tipo di manifestazione/attività e del tipo di impianto (impianti sede di gare di F1, F3000, Moto Grand Prix ecc. oppure altri impianti). In taluni casi le deroghe possono essere illimitate qualora il gestore dell impianto provveda a garantire un determinato comfort acustico all interno delle abitazioni (45 dba nel periodo diurno e 35 dba nel periodo notturno). Le concessioni in deroga sono rilasciate dal Comune su richiesta dei gestori degli impianti attraverso la presentazione di apposita domanda, cui deve essere allegata una relazione tecnica firmata da un Tecnico Competente in Acustica Ambientale. I gestori degli impianti sono altresì tenuti all installazione obbligatoria di sistemi di monitoraggio fissi ed a fornire al Comune ed alla Regione la documentazione relativa ai controlli sui dispositivi di scarico dei veicoli ammessi in pista Attività temporanee Le attività rumorose a carattere temporaneo come ad esempio i cantieri e i concerti, possono essere realizzate in deroga ai limiti ed orari stabiliti dalla Classificazione Acustica ed è il Comune che ne autorizza lo svolgimento, ai sensi dell art. 6 co.h della Legge Quadro n.447/95 e dell art. 11 co.1 della L.R. n. 15/01 e s.m. e i.. La disciplina delle suddette attività è definita in apposito regolamento comunale e provvedimenti conseguenti Attività che impiegano impianti a ciclo produttivo continuo Gli impianti a ciclo produttivo continuo ubicati in zone diverse da quelle esclusivamente industriali sono soggetti alle disposizioni del D.M. 11/12/96 "Applicazione del criterio differenziale per gli impianti a ciclo produttivo continuo". Sono definiti impianti a ciclo produttivo continuo (art.2): - quelli di cui non è possibile interrompere l attività senza causare danni all impianto, pericolo di incidenti o alterazioni del prodotto o quelli deputati ad erogare servizi di pubblica utilità; - quelli il cui esercizio è regolato da contratti collettivi nazionali di lavoro o da norma di legge, sulle ventiquattro ore per cicli settimanali, fatte salve le esigenze di manutenzione. L art. 3 del Decreto reca i criteri per l applicazione del criterio differenziale: - per gli impianti a ciclo continuo in esercizio o per i quali sia stata presentata domanda di autorizzazione all esercizio prima del 19/03/1997 (data di entrata in vigore del Decreto) è previsto il rispetto del criterio differenziale qualora non siano rispettati i limiti assoluti di immissione; - per gli impianti a ciclo continuo realizzati dopo il 19/03/1997 il rispetto del criterio differenziale è condizione necessaria per il rilascio dell autorizzazione. Ciò è valido anche qualora sia prevista una modifica di impianti esistenti che comportino il rilascio di atti autorizzativi. L art. 4 indica modalità e tempi per l adozione dei piani di risanamento. 10
15 1.4.9 Attività non temporanee svolte in sede stradale Norme Tecniche d Attuazione Per le attività che erogano servizi di pubblica utilità, svolti esclusivamente in sede stradale, pubblica o ad uso pubblico (es. attività di pulizia strade, attività di spazzaneve, attività di svuotamento cassonetti, ) è previsto il rispetto del criterio differenziale qualora non siano rispettati i limiti assoluti di immissione. Questa disposizione dovrà essere riconsiderata in sede di stesura del Piano di Risanamento Comunale, ex art.7 legge 447/95 al fine dell adozione delle migliori tecnologie a basso impatto acustico e di orari ottimizzati per l effettuazione del servizio Attività all inteno di aree zonizzate in Classe I Le aree particolarmente protette, ed in particolare quelle destinate al riposo ed allo svago, i parchi pubblici e le aree scolastiche, sono caratterizzate da una serie di attività al loro interno funzionali alla loro fruizione. Questa tipologia di aree va tutelata rispetto alle attività esterne, per questo se il rumore deriva da attività svolte all interno di una Classe I (es. all interno di un parco) non si applicano le limitazioni della classe all interno dell area, mentre al di fuori della stessa vanno comunque rispettati i limiti per le classi acustiche assegnate. Tale concetto si applica a tutti i tipi di attività svolti all interno delle aree di Classe I. 1.5 CONFINE TRA ZONE CON DIVERSA CLASSE ACUSTICA La carta di zonizzazione acustica individua una classificazione per ambiti territoriali omogenei (UTO) definita sulla base delle destinazioni d'uso previste dal PRG. In relazione al confine tra due diverse classi acustiche si profilano tre situazioni: a) CONFINI COMPATIBILI Confini tra zone omogenee i cui limiti non differiscono per più di 5 dba, in cui non risulta allo stato attuale una situazione di conflitto acustico (clima acustico entro i limiti di zona). Per tali aree non si rende necessaria l adozione di un piano di risanamento acustico; La situazione di compatibilità viene mantenuta attraverso gli adempimenti di cui al Capo II. b) CONFINI DI POTENZIALE CONFLITTO Confini tra zone omogenee i cui limiti differiscono per più di 5 dba, dove comunque non risulta allo stato attuale una situazione di conflitto acustico (clima acustico entro i limiti di zona). Per tali aree non si rende necessaria al momento l adozione di un piano di risanamento acustico. La situazione di compatibilità viene mantenuta attraverso gli adempimenti di cui ai Capi II e III. In relazione alla loro potenziale problematicità, tali situazioni dovranno essere oggetto di monitoraggi acustici periodici in quanto la modifica alle fonti di rumore nell area di classe maggiore potrebbe provocare un superamento dei limiti nella confinante area di classe minore. In caso di superamento di tali limiti si procederà alla predisposizione di un Piano di Risanamento Acustico come al successivo punto c). c) CONFINI INCOMPATIBILI Confini tra zone omogenee in cui risulta allo stato attuale un non rispetto dei limiti delle rispettive classi acustiche (clima acustico superiore ai limiti di zona). La situazione di incompatibilità viene superata attraverso gli adempimenti di cui al Capo IV (piano di risanamento acustico). La situazione di compatibilità/incompatibilità lungo i confini tra le diverse aree deve essere rilevata con l ausilio di misure strumentali e/o altre previsioni. Le definizioni di confini compatibili, di potenziale conflitto e incompatibili mantengono il loro significato anche qualora siano riferite all attiguità tra zone relative allo stato di fatto e zone relative allo stato di progetto (trasformazioni urbanistiche potenziali previste dagli strumenti urbanistici) 11
16 1.6 ZONE CON LIVELLI ACUSTICI SUPERIORI AI LIMITI Zone omogenee in cui le misure evidenziano un non rispetto dei valori di attenzione. Per tali ambiti si rende necessaria la predisposizione del Piano di Risanamento Acustico di cui al Capo IV. 12
17 CAPO II TRASFORMAZIONI URBANISTICHE ED EDILIZIE Ai fini dell applicazione delle norme di cui ai paragrafi II-1 e II-2 si intendono Piani Urbanistici Attuativi : i Piani Particolareggiati, i Piani per l edilizia economica e popolare, i Piani per gli insediamenti produttivi, i Piani di recupero, i Programmi Integrati di intervento ed ogni altro Piano o Progetto assoggettato a convenzione. Si considerano Interventi Edilizi Diretti : le concessioni edilizie, le autorizzazioni edilizie ed ogni altro atto di assenso comunque denominato. Tutte le trasformazioni urbanistiche ed edilizie devono perseguire il mantenimento della compatibilità acustica o il miglioramento di una situazione di criticità esistente. 2.1 PIANI URBANISTICI ATTUATIVI Sotto il profilo acustico i Piani Urbanistici Attuativi devono garantire: a) una classificazione acustica dell area di Piano compatibile con la zonizzazione delle aree limitrofe, evitando l accostamento di classi acustiche con limiti che differiscono per più di 5 dba, fatto salvo quanto riferito al successivo punto c; b) il rispetto dei valori limite definiti dalla zonizzazione acustica entro il perimetro dell'area di Piano, c) il rispetto dei valori limite definiti dalla zonizzazione acustica all interno delle zone limitrofe, qualora queste siano interessate da rumori prodotti all'interno del perimetro di Piano; qualora non si rispettino i limiti, dovranno essere attuati i provvedimenti, gli interventi e le opere, in grado di garantire un clima acustico conforme a detti limiti. A tale scopo è indispensabile che, in sede di formazione dei PUA, gli obiettivi progettuali tengano in considerazione le seguenti problematiche connesse con l inquinamento acustico: - l integrazione dell area di Piano con l intorno esistente o futuro in relazione agli aspetti a valenza acustica (funzioni o attività insediate nelle zone limitrofe, viabilità ecc.) - l individuazione delle condizioni di maggior tutela per le differenti funzioni da insediare, realizzando, se possibile, micro-ambiti acusticamente differenziati all interno dell area oggetto di intervento (es. individuando sub-comparti maggiormente omogenei); Attraverso una razionale distribuzione dei volumi e delle funzioni, localizzando opportunamente le sorgenti e/o attività rumorose nonché i ricettori sensibili, è infatti possibile mettere in atto e graduare numerose azioni protettive variamente combinate tra loro. Qualora le destinazioni d uso previste dal Piano non siano compatibili con l intorno esistente (generando quindi un confine incompatibile) è possibile - agendo sul piano - perseguire obiettivi di qualità attraverso la modifica dei contenuti della zonizzazione urbanistica negli strumenti urbanistici comunali vigenti (es. escludendo determinati usi, ovvero limitandone la superficie massima ammessa). L eventuale suddivisione dell area di Piano in più UTO di diversa classe acustica non deve creare confini incompatibili tra le UTO. L adozione di tale procedura sarà inoltre consentita solo se la dimensione di ogni singola area è tale da non determinare un eccessiva frammentazione della classificazione acustica. I Piani Urbanistici Attuativi dovranno pertanto contenere tutti gli elementi necessari per l assegnazione della classe acustica al comparto (o eventualmente ai sub-comparti) secondo i criteri indicati dalla D.G.R. 2053/01. In sede di presentazione dei PUA dovrà essere allegata una Relazione Acustica, redatta da un tecnico competente, contenente: 1. Documentazione di Impatto Acustico e/o Valutazione di Clima Acustico come definite ai successivi punti 2.2 e 2.3, che dovranno attestare la conformità alle prescrizioni a), b), e c) contenute nel presente paragrafo. 2. Proposta di differenziazione in più zone acustiche per il comparto oggetto di PUA a seconda delle destinazioni d uso. 13
18 3. Indicazione per ogni zona acustica dei seguenti parametri calcolati considerando la massima capacità insediativa: - tipologie d uso insediabili (aree verdi, scolastiche, residenziali, commerciali ecc.) - densità di popolazione (abitanti/ha) - densità di attività commerciali (sup. commerciale/sup. zona) - densità di attività produttive (sup. produttiva/sup. zona) La realizzazione degli eventuali interventi di protezione per il contenimento della rumorosità ambientale entro i limiti è solitamente a carico dell attuatore dei piani nell ambito delle opere di urbanizzazione primaria. Occorre tuttavia valutare ogni singolo caso, secondo normativa vigente (vedi ad es art. 8 DPR 142/04). L assenza della Relazione Acustica è causa di improcedibilità della domanda. Fanno eccezione i casi in cui è prevista l autocertificazione ai sensi dell art.7 della DGR 673/04. All approvazione dei Piani Urbanistici Attuativi deve seguire l aggiornamento della classificazione acustica. 2.2 DOCUMENTAZIONE PREVISIONALE DI IMPATTO ACUSTICO Ai sensi dei commi 1 e 2 dell'art. 8 della Legge n.447 del 1995 i competenti soggetti titolari dei progetti o delle opere devono predisporre una Documentazione di Impatto Acustico in relazione alla realizzazione, al potenziamento e alla modifica delle seguenti opere: a) opere sottoposte alla V.I.A; b) aeroporti, aviosuperfici, eliporti; c) discoteche; d) circoli privati e pubblici esercizi ove sono installati macchinari o impianti rumorosi; e) ferrovie ed altri sistemi di trasporto collettivo su rotaia; f) attività zootecniche: allevamenti, stalle, stalle di sosta, recinti (con capi superiori a 100) con distanza inferiore a 100m da altre abitazioni misurata tra sorgente e ricettore; g) strade di tipo A (autostrade), B (extraurbane principali), C (extraurbane secondarie), D (urbane di scorrimento), secondo la classificazione di cui al D.Lgs. 30/04/92, n.285, e successive modificazioni; h) parcheggi di uso pubblico con capacità superiori a 500 posti auto, aree di stoccaggio e magazzini di transito, che movimentano mezzi pesanti in numero superiore a 50 al giorno. i) cave. j) Per tutti i piani urbanistici non prevalentemente residenziali e/o con usi produttivi. Ai sensi del comma 4 dell'art. 8 della Legge n.447 del 1995 la documentazione di impatto acustico deve essere allegata alle domande per il rilascio (Art. 10 comma 3 della L.R. 15/01): a) di concessioni edilizie relative a nuovi impianti ed infrastrutture adibite ad attività produttive, sportive e ricreative ed a postazioni di servizi commerciali polifunzionali; b) di altri provvedimenti comunali di abilitazione all'utilizzazione degli immobili e delle infrastrutture di cui al punto precedente; c) di qualunque altra licenza od autorizzazione finalizzata all'esercizio di attività produttive. Qualora in luogo della domanda di rilascio di provvedimenti autorizzatori o abilitativi sia prevista la Segnalazione Certificata di Inizio Attività, o altra comunicazione in procedura semplificata, la documentazione di impatto acustico deve essere tenuta dal titolare dell'attività a disposizione delle autorità competenti al controllo. In sede di comunicazione di fine lavori, ovvero prima della messa in esercizio di attività o impianti per i quali sia prevista la presentazione della Documentazione di Previsione di Impatto Acustico, qualora richiesto dall Organo di Controllo in sede istruttoria, dovrà essere trasmessa all Amministrazione comunale una Relazione di Collaudo Acustico redatta da un Tecnico Competente in Acustica Ambientale che certifichi il rispetto dei limiti previsti nella stessa. 14
19 2.2.1 Autocertificazione: Norme Tecniche d Attuazione L utilizzo di tale documentazione è consentita solo nel caso non vengano previsti sistemi di mitigazione per le attività: - che non utilizzano macchinari, impianti o processi produttivi rumorosi la Documentazione di Impatto Acustico è composta, sensi del comma 7 art.1 della D.G.R. 673/2004, da una dichiarazione del progettista/proprietario,ai sensi dell art.38 del D.P.R. n. 445/2000, a cui devono essere allegati: il lay-out dei macchinari e centrali termiche in ambiente interno ed esterno e una tabella descrittiva dei macchinari o delle attività riportante caratteristiche acustiche e di funzionamento con relativi orari; L autocertificazione sarà da allegare alle domande di rilascio di titolo abilitativo, o, in caso di procedura semplificata da detenere dal titolare dell'attività a disposizione delle autorità competenti al controllo. 2.3 VALUTAZIONE PREVISIONALE DI CLIMA ACUSTICO E fatto obbligo di produrre una Valutazione di Clima Acustico delle aree interessate alla realizzazione delle seguenti tipologie di insediamenti (cfr. art. 8, comma 3, L. 447/95): a) scuole e asili nido; b) ospedali; c) case di cura e di riposo; d) parchi pubblici urbani ed extraurbani; e) per tutti i piani urbanistici prevalentemente residenziali senza usi produttivi f) per tutti gli interventi con 5 o più unità immobiliari resideniziali localizzati in classe IV e V della zonizzazione acustica comunale; g) per tutti gli interventi con 5 o più unità immobiliari residenziali qualora l intervento si trovi in prossimità di attività o infrastrutture rumorose; La valutazione di clima acustico deve essere presentata anche nel caso di edifici esistenti per i quali viene presentata domanda di variazione della destinazione d'uso a favore di usi scolastici, ospedalieri e per case di cura e riposo. Le previsioni urbanistiche vigeenti, non attuate, (stato di progetto) prospicenti strade esistenti possono essere attuate solo se viene garantito, anche da parte del rumore immesso dall infrastruttura, il rispetto della classe acustica della UTO di appartenenza. In sede di richiesta del certificato di conformità edilizia e agibilità dovrà essere prodotta, se richiesta dall organo di controllo in sede di istruttoria (rilascio del permesso di costruire), una Relazione di Collaudo Acustico che certifichi la corretta esecuzione delle opere di mitigazione eventualmente adottate. Provvedimento espresso La valutazione di clima acustico deve essere allegata al progetto dell opera ed è esaminata dall autorità competente nell ambito dei procedimenti autorizzatori, abilitativi o di approvazione del progetto. In sede istruttoria, l autorità competente o le autorità preposte alla vigilanza ambientale e sanitaria, possono richiedere la suddetta documentazione acustica anche in casi non previsti dalla D.G.R. 673/2004, qualora si tratti di intervento sensibile sotto il profilo acustico, rispetto alla situazione preesistente. Procedura semplificata Qualora in luogo della domanda di rilascio di provvedimenti autorizzatori o abilitativi sia prevista la Segnalazione Certificata di Inizio Attività, o altra comunicazione equivalente in procedura semplificata, la valutazione previsionale di clima acustico deve essere tenuta dal titolare dell'attività a disposizione delle autorità competenti al controllo. 15
20 2.4 CONTENUTI DELLA DOCUMENTAZIONE DI IMPATTO ACUSTICO E DELLA VALUTAZIONE DI CLIMA ACUSTICO La documentazione di impatto acustico e la valutazione di clima acustico devono essere redatte da un tecnico competente in acustica ambientale (ex art.2 della L. n. 447/1995) secondo i criteri e le modalità indicati nella D.G.R. 673/04. In particolare devono consentire (art. 1, comma 5 - D.G.R. 673/04): a) per l'impatto acustico, la valutazione comparativa tra lo scenario con presenza e quello con assenza delle opere ed attività indicando altresì il rispetto dei valori e dei limiti fissati dalla normativa vigente; b) per il clima acustico, la valutazione dei livelli di rumore nelle aree interessate dalla realizzazione delle opere di cui al paragrafo 2.3. I contenuti generali della previsione di impatto acustico e della valutazione di clima acustico devono comprendere (Art. 1, comma 6 D.G.R. 673/04): a) planimetria aggiornata indicante il perimetro o confine di proprietà e/o attività, le destinazioni urbanistiche delle zone per un intorno sufficiente a caratterizzare gli effetti acustici dell opera proposta, i ricettori presenti nonché i valori limite fissati dalla classificazione acustica del territorio comunale.; b) nel caso di infrastrutture di trasporto, indicazione delle fasce di pertinenza, ove previste, e dei relativi valori limite; c) la caratterizzazione acustica delle sorgenti sonore nonché le caratteristiche acustiche degli edifici; d) le modalità d esecuzione e le valutazioni connesse ad eventuali rilevazioni fonometriche; e) le valutazioni di conformità alla normativa dei livelli sonori dedotti da misure o calcoli previsionali; f) la descrizione del modello di calcolo eventualmente impiegato corredata dei dati di input utilizzati; g) la descrizione degli eventuali sistemi di mitigazione e riduzione dell'impatto acustico necessari al rispetto dei limiti o valori previsti dalla normativa vigente. In tale caso occorrerà valutare, in modo trasparente, il grado di attenuazione in prossimità dei potenziali ricettori, non escludendo, se del caso, soluzioni progettuali a minor impatto dell'opera proposta. Per la trasformazione e l ampliamento delle imprese dotate di un sistema di gestione ambientale EMAS o ISO 14000, la documentazione di previsione di impatto acustico è quella prevista dal proprio sistema di gestione ambientale qualora contenga gli elementi individuati dai presenti criteri (Art. 1, comma 8 D.G.R. 673/04). La D.G.R. 673/04 prevede inoltre contenuti specifici e differenziati per: 1) Documentazione di Previsione di Impatto Acustico (Capo II D.G.R. 673/04) di: Aeroporti, Aviosuperfici, Eliporti (Art. 2 D.G.R. 673/04), Infrastrutture stradali (Art. 3 D.G.R. 673/04), Infrastrutture ferroviarie ed altri sistemi di trasporto collettivo su rotaia (Art. 4 D.G.R. 673/04), Impianti ed infrastrutture adibiti ad attività produttive (Art. 5 D.G.R. 673/04), Centri commerciali e grandi strutture di vendita, discoteche, circoli privati e pubblici esercizi, impianti sportivi e ricreativi (Art. 6 D.G.R. 673/04), Particolari attività a carattere temporaneo (Art. 7 D.G.R. 673/04); 2) Valutazione Previsionale di Clima Acustico (Capo III, Art 8 D.G.R. 673/04). 16
21 CAPO III ZONE DI POTENZIALE CONFLITTO 3.1 ADEMPIMENTI NELLE ZONE DI POTENZIALE CONFLITTO Sono zone di potenziale conflitto le aree adiacenti a confini di potenziale conflitto di cui al paragrafo 1.5, lettera b). Per come sono definite, l identificazione di tali aree, se appartenenti allo stato di fatto, richiede una verifica strumentale che accerti l assenza di conflitti acustici reali (clima acustico entro i limiti di zona). Con riferimento al comma 4 art. 7 della LR 15/01, si ricorda che gli ambiti in progetto che concorrono a determinare le situazioni di potenziale conflitto sono attuate solo in presenza di efficaci misure di contenimento dell inquinamento acustico. Nelle zone di potenziale conflitto si applicano gli adempimenti di cui al capo II. Inoltre, per le opere soggette a Documentazione di Impatto Acustico che si insediano nelle zone di potenziale conflitto, dovrà essere presentata, in sede di richiesta del certificato di conformità edilizia, una Relazione di Collaudo Acustico redatta da un Tecnico Competente in Acustica Ambientale. L Amministrazione Comunale e l Organo di Controllo si riservano di effettuare verifiche strumentali al fine di accertare il rispetto dei limiti propri e delle zone adiacenti come dichiarati nella relazione di impatto acustico. 17
22 CAPO IV Il PIANO DI RISANAMENTO ACUSTICO Ai sensi dell art. 5, comma 1 della L.R. 15/2001, il Comune adotta il Piano di Risanamento Acustico: a) nei casi di contiguità tra zone omogenee incompatibili (zone con confini incompatibili), in cui risulta allo stato attuale un non rispetto dei limiti delle rispettive classi acustiche; b) nelle aree in cui si verifica un superamento dei valori di attenzione (vedi tab. 3 pag. 6). L identificazione delle aree soggette a Piano di Risanamento Acustico richiede una verifica strumentale che accerti l esistenza di conflitti acustici reali (clima acustico superiore ai valori di attenzione). 4.1 FORMAZIONE E CONTENUTI del PIANO DI RISANAMENTO ACUSTICO Il Piano di Risanamento Acustico deve essere coordinato con i Piani previsti dalla vigente legislazione in materia ambientale e urbanistica, tenuto altresì conto del Piano Urbano del Traffico (Art. 5, comma 3 della L.R. 15/2001). Il Piano di Risanamento Acustico recepisce il contenuto dei Piani di Risanamento Acustico predisposti dagli enti gestori delle infrastrutture di trasporto pubblico in conformità al D.M. 29 Novembre Il Piano di Risanamento Acustico recepisce il contenuto dei Piani di Risanamento delle Imprese di cui all art.9 della L.R. 15/2001. Il Piano di Risanamento Acustico deve contenere (Art. 7 Legge 447/95): a) l individuazione della tipologia e dell entità dei rumori presenti, incluse le sorgenti mobili, nelle zone da risanare; b) l individuazione dei soggetti cui compete la realizzazione degli interventi; c) l indicazione delle priorità, delle modalità e dei tempi per il risanamento; d) la stima degli oneri finanziari e l indicazione dei mezzi necessari per la realizzazione; e) eventuali misure cautelari a carattere d urgenza per la tutela immediata della salute pubblica e dell ambiente (da adottare in attesa della realizzazione delle opere di risanamento previste dal piano). 4.2 AREE SOGGETTE A PIANO DI RISANAMENTO ACUSTICO Il Piano di Risanamento Acustico è suddiviso in singole unità di intervento corrispondenti alle singole situazioni di incompatibilità evidenziate dalla classificazione acustica. Per ogni area soggetta a Piano di Risanamento Acustico la documentazione da predisporre dovrà contenere: a) una descrizione sintetica dell area sotto il profilo urbanistico; b) elementi di criticità da mitigare o rimuovere; c) l identificazione delle più idonee ipotesi di intervento articolate in: - obiettivi da perseguire; - azioni da attivare; - strumenti da utilizzare d) eventuali norme di salvaguardia che regolamentino gli sviluppi delle aree fino alla realizzazione del Piano di Risanamento Acustico; e) individuazione cartografica. 18