Source: https://www.meltingpot.org/Il-bisogno-di-protezione-internazionale-puo-sorgere-anche.html
Timestamp: 2018-10-18 15:24:35+00:00
Document Index: 135976290

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 5', 'art. 14', 'art. 8', 'art. 27', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 14']

Il bisogno di protezione internazionale può sorgere anche in un momento successivo rispetto alla partenza del richiedente dal proprio Paese, tanto per ragioni oggettive ("avvenimenti") quanto per ragioni soggettive ("attività svolte dal (...) - Progetto Melting Pot Europa
Il bisogno di protezione internazionale può sorgere anche in un momento successivo rispetto alla partenza del richiedente dal proprio Paese, tanto per ragioni oggettive ("avvenimenti") quanto per ragioni soggettive ("attività svolte dal richiedente")
Corte di Cassazione, n. 9427 del 17 aprile 2018
Si ringrazia per la segnalazione l’Avv. Carmine Ritacca.
La Corte d’appello ha escluso la sussistenza dei presupposti giustificanti la protezione sussidiaria (D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14) e umanitaria (D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6) unicamente sulla base di quanto dichiarato dalla cittadina straniera riguardo ai motivi che la spinsero a lasciare il proprio Paese, mancando tuttavia di accertare, con riferimento all’attualità, la dedotta sussistenza di una situazione di instabilità socio-politica e di violenza indiscriminata in Nigeria ai sensi del cit. D.Lgs. n. 251, art. 14, lett. c), (che prevede "la minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale").
Invero, non può negarsi il riconoscimento delle predette misure di protezione unicamente per la ragione che la richiedente, peraltro molti anni prima, ha lasciato il proprio Paese per cercare in Italia migliori condizioni di vita, dovendo il giudice, a fronte delle allegazioni di parte, esaminare la domanda "alla luce di informarzioni precise e aggiornate circa la situazione generale esistente nel Paese di origine" (D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3), anche facendo uso, ove occorra, dei propri poteri istruttori o fficiosi (cit. D.Lgs. n. 25, art. 27, comma 1 bis). Ai sensi del cit. D.Lgs. n. 251, art. 4, il bisogno di protezione internazionale, infatti, può sorgere anche in un momento successivo rispetto alla partenza del richiedente dal proprio Paese, tanto per ragioni oggettive ("avvenimenti") quanto per ragioni soggettive ("attività svolte dal richiedente"). La normativa in esame, pertanto, impedisce che la sussistenza di un "rischio effettivo di subire un danno grave" (presupposto della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 2, lett. g)) venga accertata esclusivamente alla stregua della situazione oggettiva e della condizione personale del richiedente come cristallizzate al momento della sua partenza.
La Corte territoriale, in definitiva, avrebbe dovuto farsi carico di verificare il presupposto di cui all’art. 14, lett. c, cit., che, secondo quanto statuito dalla Corte di giustizia nella pronuncia n. 172/2009 (Elgafaji), non è subordinato alla condizione che il richiedente fornisca la prova che egli è interessato in modo specifico, a motivo di elementi peculiari della sua situazione personale, da una "minaccia grave e individuale", potendo l’esistenza di siffatta minaccia essere considerata provata, in via eccezionale, "qualora il grado di violenta indiscriminata che caratterizza il conflitto armato in corso (...) raggiunga un livello così elevato che sussistono fondati motivi di ritenere che un civile rientrato nel paese in questione o, se del caso, nella regione in questione correrebbe, per la sua sola presenza sul territorio di questi ultimi, un rischio effettivo di subire la detta minaccia".