Source: https://www.laleggepertutti.it/149442_incidente-per-curva-a-gomito-non-segnalata-chi-risarcisce-i-danni
Timestamp: 2018-07-17 10:01:30+00:00
Document Index: 146463424

Matched Legal Cases: ['art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 2051']

Incidente per curva a gomito non segnalata: chi risarcisce i danni?
Professionisti Incidente per curva a gomito non segnalata: chi risarcisce i danni?
È configurabile la responsabilità ex art. 2051 c.c. nel caso di sinistro stradale ascritto ad una curva a gomito non segnalata?
L’ipotesi, sottoposta all’esame della giurisprudenza barese (Trib. Bari, 12 aprile 2007, n. 894), è quella di un incidente stradale verificatosi in una curva a gomito che non era preceduta da alcuna segnalazione di pericolo ed era priva di illuminazione, munita di soli guard rail in parte divelti in ragione dei numerosi incidenti già verificatisi in quel punto. Nel detto procedimento la convenuta Anas deduceva che l’incidente era addebitabile esclusivamente alla condotta di guida dell’istante; che il tratto di strada interessato non presentava anomalie e che il medesimo era dotato di adeguata segnalazione.
La fattispecie ipotizzata è inquadrata dalla giurisprudenza più risalente nella classica nozione della cd. insidia o trabocchetto. Si pone quindi in evidenza che nell’esercizio del suo potere discrezionale in ordine alla (esecuzione e) manutenzione di opere pubbliche, la p.a. incontra limiti derivanti sia da norme di legge, regolamentari e tecniche, sia da regole di comune prudenza e diligenza, prima fra tutte quella del «neminem laedere», in ossequio alla quale essa è tenuta a far sì che l’«opus publicum» (in particolare, una strada aperta al pubblico transito) non integri, per l’utente, gli estremi di una situazione di pericolo occulto (cosiddetta insidia o trabocchetto) caratterizzata dal doppio e concorrente requisito della non visibilità oggettiva e della non prevedibilità subiettiva del pericolo (nella specie, il giudice di merito aveva ritenuto che il precetto del «neminem laedere» non potesse ritenersi violato per effetto della temporanea asportazione, da parte dell’ente pubblico, di un «guard rail» originariamente posto a protezione di una curva sovrastante una scarpata, in presenza di un doppio segnale di pericolo, indicanti la sopravvenienza della curva a stretto raggio e la sdrucciolosità del fondo stradale in caso di neve o pioggia (Cass. 25 giugno 1997, n. 5670).
Deve tuttavia rilevarsi, in virtù di quanto ormai acquisito anche dalla giurisprudenza di legittimità, che non vi è alcun ostacolo alla applicazione dell’art. 2051 c.c. dovendosi escludere che rispetto ad una strada statale che si assume mal tenuta e non dotata dei necessari dispositivi di sicurezza venga meno, esclusivamente in ragione della sua demanialità, quella possibilità di esercizio di un continuo ed efficace controllo che costituisce il presupposto della custodia su cui si fonda l’ipotesi speciale di responsabilità disciplinata dalla norma in esame. Quindi è sulla base della responsabilità ex art. 2051 c.c. che va decisa l’imputabilità delle conseguenze del fatto dannoso tutte le volte che per l’ente, cui è affidata la gestione del bene pubblico, non v’è l’oggettiva impossibilità di esercitare su di esso quel potere di governo, che in questo ambito si denomina custodia e che si sostanzia di tre elementi: il potere di controllare la cosa; il potere di modificare la situazione di pericolo insita nella cosa o che in essa si è determinata; quello infine di escludere qualsiasi terzo dall’ingerenza sulla cosa nel momento in cui si è prodotto il danno. Il giudice, dunque, non si può arrestare di fronte alla natura giuridica del bene od al regime od alle modalità del suo uso da parte del pubblico, ma è tenuto ad accertare in base agli elementi acquisiti al processo, se la situazione di fatto, che la cosa è venuta a presentare e nel cui ambito ha avuto origine l’evenienza che ha prodotto il danno, era nella custodia dell’ente pubblico.
Una volta che questo accertamento sía stato compiuto con esito positivo, la domanda di risarcimento deve essere giudicata in base all’applicazione della responsabilità da cosa in custodia.
Esclude la responsabilità del custode la prova che la cosa non ha svolto alcun ruolo causale nella determinazione dell’evento, o perché essa non presentava una situazione di pericolosità o perché su questa situazione pericolosa se ne è sovrapposta altra che ha da sola concretamente provocato il danno.
Al contrario la sola relazione giuridica (corrispondente alla titolarità del bene demaniale) fa presumere la custodia salvo che nel caso di specie non si provi che il potere di controllo era oggettivamente impossibile (Cass. 6 luglio 2006, n. 15383). Se, per altro, rispetto ad anomalie determinate da un uso intenso può effettivamente porsi la necessità di verificare la effettività di quest’ultimo, non vi è alcuna ragione per la quale escluderlo nel diverso caso in cui vengano in rilievo, come nel caso di specie, oltre alla cattiva manutenzione i criteri di costruzione della strada con la segnaletica di pertinenza.
Dalla applicazione della norma citata consegue che il danneggiato è tenuto a dare esclusivamente la prova che il danno deriva dalla cosa e che tale prova del nesso causale può ritenersi assolta con la dimostrazione che l’evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta o assunta dalla cosa in ragione di un processo in atto o una situazione determinatasi, ancorché provocati da elementi esterni.
Merita menzione anche Cass. 27 marzo 2007, n. 7403 la quale, ha ritenuto applicabile l’art. 2051 c.c. in relazione ad una fattispecie analoga a quella prospettata in epigrafe (sinistro mortale occorso al conducente di un autoveicolo, abitante nei paraggi, mentre percorreva un tratto curvilineo di una strada comunale). Secondo il tribunale l’incidente era avvenuto per la fatale disattenzione della vittima, che era a conoscenza della situazione della sede stradale (siccome abitava ad un centinaio di metri) ed alla concorrente responsabilità del Comune proprietario della strada, per avere consentito la normale circolazione su una strada resa estremamente pericolosa senza le opportune cautele e segnalazioni. Il giudice del gravame, discostandosi dalla sentenza di primo grado, aveva a sua volta evidenziato che i dati obiettivi emersi in grado di appello, sia quanto alla situazione dei luoghi che alle concrete modalità dell’incidente, non giustificavano le conclusioni cui era pervenuto il Tribunale, pur considerando che il tratto di strada interessato dall’incidente era in forte discesa, in stretta curva volgente a destra (rispetto al senso di marcia del guidatore) e a fondo cementato in cattive condizioni di esercizio. La corte d’appello aveva quindi concluso — sulla scorta della tradizionale nozione della cd. insidia o trabocchetto (in relazione alla quale è ipotizzabile la responsabilità della P.A. verso l’utente della strada in base alla regola della responsabilità per colpa, perché la situazione di pericolo possa costituire fonte di responsabilità è necessario che abbia avuto efficienza causale nella determinazione dell’evento dannoso) — che non era emersa prova di quest’ultima circostanza, essendo piuttosto da presumere che il conducente avesse avuto un malore e che, sia pure tentante in extremis una manovra di frenata, avesse attraversato il terreno che separava la strada dalla scarpata in stato di semi-conoscenza. Anche la presunzione di colpa di cui all’articolo 2051 c.c. — cui gli appellanti avevano fatto riferimento e che peraltro era ritenuta inapplicabile dalla giurisprudenza costante nei riguardi della P.A. proprietaria della strada trattandosi di beni la cui estensione non consente una vigilanza e un controllo continui – presupponeva del resto, nell’ottica seguita dal giudice del gravame, la dimostrazione della esistenza del nesso causale tra custodia e fatto dannoso. Orbene la Suprema Corte ha censurato la pronuncia d’appello per non aver adeguatamente vagliato se la sopra descritta condizione di oggettiva pericolosità, idonea a provocare la fuoriuscita dalla sede stradale, non avrebbe richiesto in corrispondenza di quel tratto apprestamenti capaci di evitare la stessa fuoriuscita dalla strada e così l’evento che un veicolo, di cui il conducente avesse perso il controllo, per sua colpa o per un malore, ma non per averlo deliberatamente voluto, anziché andare ad urtare contro il riparo, fosse stato esposto al pericolo di proseguire il suo cammino, precipitando nella scarpata; nel giudizio di rinvio dunque l’esame della domanda avrebbe dovuto essere svolto al fine di accertare la sussistenza delle condizioni di applicazione della responsabilità da cosa in custodia e condurre l’accertamento sulla responsabilità in base alle disposizioni dettate dagli artt. 2051 e 1227 c.c.
Tornando adesso al caso prospettato in epigrafe, costituiva certamente onere del danneggiato provare la dedotta anomala conformazione della strada e l’assenza di idonea segnaletica esistente al momento del sinistro. Infatti, la circostanza che alla fattispecie debba applicarsi l’art. 2051 c.c. esonerava l’istante dalla sola prova della colpa, mentre l’onere probatorio sul medesimo gravante non poteva ritenersi assolto sulla scorta della mera dimostrazione di essere stato vittima su una strada di proprietà dell’Anas; occorre, infatti, che il danno sia in rapporto causale, e non meramente occasionale, con la cosa. Quanto alle condizioni del guard rail, il fatto che fosse o meno deformato da precedenti impatti con altri veicoli è apparso al Tribunale di Bari (che ha rigettato la domanda attorea) sostanzialmente irrilevante essendo pacifico che il medesimo, a prescindere dalle sue specifiche condizioni, avesse comunque assolto allo scopo suo proprio di garantire il contenimento del veicolo e di evitarne la fuoriuscita dalla carreggiata stradale.
Qualora si accerti che i criteri di costruzione della curva e la segnaletica ivi apposta consentissero all’utente diligente che vi si fosse uniformato di giungere in prossimità della curva a velocità tale da affrontare la medesima in condizioni di sicurezza, va esclusa la sussistenza del nesso di causalità tra la conformazione della curva e il sinistro; nel caso opposto, è applicabile il disposto dell’art. 2051 c.c. a carico del custode-proprietario della strada.