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Timestamp: 2019-05-23 05:44:49+00:00
Document Index: 154521599

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 40', 'art. 589', 'art. 4', 'art. 2700', 'sentenza ']

LA CORTE DI CASSAZIONE A SEZIONI UNITE RISCRIVE IL DANNO NON PATRIMONIALE
La Corte di Cassazione frena la moltiplicazione dei tipi di danno non patrimoniale risarcibile: il danno esistenziale, biologico, alla vita di relazione, etcc... non sono danni autonomi; niente risarcimento per danni non coperti da tutela costituzionale, quali i danni da stress, semplici "fastidi", etcc....
Cass26972dannononpatrimoniale.pdf
CORTE DI CASSAZIONE CIVILE, SENTENZA N.23846 DEL 18 SETTEMBRE 2008:
Il risarcimento del danno è dovuto anche nel caso di perdita di chances costituito dal possibile prolungamento della vita del paziente e dal miglioramento della qualità della vita.
Cass_civ_23846.pdf
Cassazione penale setenza n. 13938 del 30 gennaio 2008 - depositata il 3 aprile 2008
Il termine per la presentazione della querela inizia a decorrere dal momento in cui la persona offesa abbia avuto la piena cognizione di tutti gli elementi di natura oggettiva e soggettiva che consentono la valutazione sulla consumazione del reato, precisando che nel caso di lesioni determinate da colpa medica tale momento non può essere identificato con quello in cui la stessa persona offesa ha avuto consapevolezza dell'esistenza della patologia che lo affligge, bensì con quello, eventualmente successivo, in cui è venuta a conoscenza della possibilità che sulla menzionata patologia abbiano influito errori diagnostici o terapeutici dei sanitari che lo hanno curato.
Cassazione penale sentenza n. 10795 del 14 novembre 2007 - depositata l' 11 marzo 2008
La Corte ha affermato che è configurabile il concorso colposo nel delitto doloso, sia nel caso in cui la condotta colposa concorra con quella dolosa alla causazione dell'evento secondo lo schema del concorso di cause indipendenti, sia in quello di vera e propria cooperazione colposa, purchè in entrambi i casi il reato del partecipe sia previsto dalla legge anche nella forma colposa e nella sua condotta siano effettivamente presenti tutti gli elementi che caratterizzano la colpa. In particolare è necessario che la regola cautelare inosservata sia diretta ad evitare anche il rischio dell'atto doloso del terzo, risultando dunque quest'ultimo prevedibile per l'agente. Nella fattispecie la Corte ha confermato la condanna del medico psichiatra, il quale, sospendendo in maniera imprudente il trattamento farmacologico cui era sottoposto il paziente ricoverato in una comunità, ne aveva determinato lo scompenso, ritenuto la causa della crisi nel corso della quale lo stesso paziente aveva aggredito ed ucciso uno degli operatori che lo accudivano.
Cassazione penale sentenza n. 840 del 6 novembre 2007 - depositata il 10 gennaio 2008
La Corte ha chiarito che a fronte dell’esistenza di due ipotesi alternative nella ricostruzione della causalità, entrambe plausibili in astratto, è consentito al giudice di merito escluderne una, non solo in base ad una dichiarata e motivata maggiore affidabilità dell’altra, ma altresì tenendo conto delle evidenze probatorie esistenti nel processo che consentano di negare, in termini di elevata credibilità razionale, l’ipotesi alternativa.
Nel caso in specie si trattava del decesso di un paziente a causa del sovradosaggio del farmaco prescrittogli, ha affermato come il caso del medico che adotti una terapia errata, di conseguenza omettendo di somministrare quella corretta, non rientri nella causalità omissiva, bensì in quella commissiva. Una volta accertato, dunque, che l’evento è casualmente ricollegabile alla condotta attiva del medico non è pertanto necessario in tal caso verificare, secondo i canoni del giudizio controfattuale, se il mutamento della terapia avrebbe avuto efficacia salvifica, giacchè qualunque fosse l’esito di tale verifica l’evento rimarrebbe comunque ricollegabile all’iniziale condotta commissiva del medico.
RESPONSABILITA' MEDICA D'EQUIPE:
Cass. pen. sez. IV, 8 febbraio 2005 n.12275<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
La posizione di garanzia dell'equipe chirurgica nei confronti del paziente non si esaurisce con l'intervento, ma riguarda anche la fase postoperatoria, gravando sui sanitari un obbligo di sorveglianza sulla salute del soggetto operato; ne consegue che dalla violazione di tale obbligo, fondato anche sul contratto d'opera professionale, può discendere la responsabilità penale dei medici qualora l'evento dannoso sia causalmente connesso ad un comportamento omissivo "ex" art. 40 c.p., comma secondo. (Fattispecie in cui è stata riconosciuta la responsabilità per il reato di cui all'art. 589 c.p. dei componenti l'equipe chirurgica, colpevoli di aver fatto rientrare il paziente nel reparto dopo l'intervento, anziché sottoporlo a terapia intensiva, sottovalutando elementi significativi, quali l'incremento progressivo della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, che rendevano prevedibile un'insufficienza respiratoria).
Cass. pen. Sez. IV, 26 gennaio 2005, n. 18568
In tema di responsabilità medica, con riferimento all'ipotesi di intervento effettuato da un'equipe chirurgica, il principio di affidamento non opera quando colui che si affida sia in colpa per aver violato norme precauzionali o per aver omesso determinate condotte confidando che altri, succedendo nella posizione di garanzia, elimini la violazione o ponga rimedio all'omissione: ne consegue che l'eventuale evento dannoso, derivante anche dall'omissione del successore, avrà due antecedenti causali, non potendo la seconda condotta configurarsi come fatto eccezionale e sopravvenuto, di per sé sufficiente a produrre l'evento. (Nella fattispecie, la Corte ha ritenuto l'intera equipe operatoria colpevole delle lesioni provocate al paziente nel cui addome era stata lasciata una pinza).
CASSAZIONE CIVILE, SENTENZA N.5282 DEL 28 FEBBRAIO 2008
Il danno morale per la morte del figlio psichicamente instabile - affidato ad una struttura sanitaria che non riuscì colpevolmente ad impedirne il suicidio- non può essere valutato in una somma inferiore rispetto a quella che verrebbe liquidata in riferimento alla morte di un figlio sano.
La Cassazione interviene a sezioni unite sul diritto sanitario:
Sentenza n.577 del 11/01/2008
In una controversia in cui il danno da emotrasfusione veniva inquadrato come ipotesi di responsabilità contrattuale del medico e della struttura sanitaria, le Sezioni unite hanno dettato i seguenti principi di diritto:
a)in tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, e di responsabilità professionale da contatto sociale del medico, ai fini del riparto dell’onere probatorio, l’attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare il contratto (o il contatto sociale) e l’aggravamento della patologia, o l’insorgenza di un’affezione, e allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato. Competerà al debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante;
b)i verbali della Commissione medico ospedaliera di cui all’art. 4 della l. n. 210 del 1992 fanno prova, ex art. 2700 c.c., dei fatti che la Commissione attesta essere avvenuti in sua presenza o essere stati dalla stessa compiuti, mentre le valutazioni, le diagnosi o comunque le manifestazioni di scienza o di opinione in essi contenute costituiscono materiale indiziario soggetto al libero apprezzamento del giudice, il quale può valutarne l’importanza ai fini della prova, ma non può mai attribuire loro il valore di un vero e proprio accertamento..
Sentenza n.581 del 11/01/2008
Nelle ipotesi di infezioni da HBV, HCV e HIV a seguito di trasfusioni con sangue infetto, eseguite da strutture pubbliche o private, non si configura il reato di epidemia colposa, per la mancanza dell’elemento della volontaria diffusione di germi patogeni, bensì quello di lesioni o di omicidio colposi. Il termine di prescrizione è quindi di norma quinquennale, a meno che non sia intervenuta la morte del trasfuso.
La prescrizione dell’azione di danno nei confronti del Ministero della Salute per omessa vigilanza sulla “tracciabilità” del sangue decorre non dal giorno della eseguita trasfusione, né da quello in cui si sono rilevati i primi sintomi della malattia, bensì dal giorno in cui il danneggiato abbia avuto consapevolezza della riconducibilità del suo stato morboso alla trasfusione subita.
L’onere della prova della provenienza del sangue utilizzato e dei controlli eseguiti grava non solo sul danneggiato, ma anche sulla struttura sanitaria che dispone per legge o per regola tecnica della documentazione sulla “tracciabilità” (c.d. principio della vicinanza alla prova).
Il nesso di causalità è regolato, anche in materia civile, dall’applicazione dei principi generali che regolano la causalità di fatto, delineati dagli artt. 40 e 41 c.p. e temperati dalla “regolarità causale”, in assenza di altre norme nell’ordinamento in tema di nesso eziologico configurabile; tale applicazione va adeguata alle peculiarità delle singole fattispecie normative della responsabilità civile. In particolare, muta la regola probatoria : mentre nel processo penale vige la regola della prova “oltre il ragionevole dubbio”, nel processo civile vige la regola della preponderanza dell’evidenza, o del “più probabile che non”.
La responsabilità ministeriale decorre sia per l’HBV che per i casi di infezione da HCV e da HIV (scoperti negli anni ’80) dalla scoperta del virus dell’epatite B (primi anni ’70), trattandosi in tutti i casi di un unico evento lesivo, cioè la lesione dell’integrità fisica dell’individuo.
Nuova pronuncia della Corte in materia di danno esistenziale. Compreso nella tutela anche il danno alla "vita spirituale"
Danno esistenziale. Cass. civ. n. 9510/2007
Il S.C. afferma che:
- la responsabilità aquiliana va ricondotta nell'ambito della bipolarità prevista dal "codice vigente" tra danno patrimoniale (articolo 2043 Cc) e danno non patrimoniale (articolo 2059 Cc);
- Tuttavia il danno non patrimoniale deve essere risarcito non solo nei casi previsti dalla legge ordinaria, ma anche nei casi di lesione di valori della persona umana costituzionalmente protetti (quali la salute, la famiglia, la reputazione, la libertà di pensiero);
- Non può formare oggetto di tutela una generica categoria di "danno esistenziale" nella quale far confluire fattispecie non previste dalla norma e non ricavabili dall'interpretazione costituzionale dell'articolo 2059 Cc;
- Non vi è pertanto spazio per la autonoma categoria del "danno esistenziale", ma il giudice al momento della liquidazione del danno dovrà tenere conto dei pregiudizi all'integrità fisica del soggetto considerato in tutte le situazioni e i rapporti di esplicazione della persona ed in tutti i suoi aspetti, tra i quali quelli dell'attività produttiva, come quello delle altre attività, nonchè quello della vita sociale, affettiva, spirituale.
CASSAZIONE CIVILE SENTENZA 13 APRILE 2007 N.8826
Con questa sentenza la Cassazione propone una "summa" del diritto sanitario ed in particolare:
Il caso sottoposto all'attenzione della Corte riguardava un intervento di non particolare difficoltà tecnica (settorinoplastica) che, tuttavia, non aveva sortito gli effetti sperati, pur non aggravando la salute del paziente.
La Corte d'Appello di Roma aveva escluso la responsabilità del medico.
La Corte invece, cassando parzialmente la sentenza, ha affermato i seguenti princìpi:
1) L’accettazione del paziente in una struttura ( pubblica o privata ) deputata a fornire assistenza sanitaria-ospedaliera, ai fini del ricovero o di una visita ambulatoriale, comporta la conclusione di un contratto di prestazione d’opera atipico di spedalità;
2) L’accettazione in ospedale pubblico e l’esecuzione di intervento di settorinoplastica depongono per la sussistenza di un accordo relativamente ad un intervento chirurgico volto al recupero della compromessa funzionalità respiratoria, ma non nell'oggetto del contratto non rientra, in mancanza di un espresso patto, un particolare risultato estetico aggiuntivo.
3) La responsabilità della struttura ( pubblica o privata) sanitaria per fatto dell’ausiliario o preposto prescinde dalla sussistenza di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato con il medico, trovando fondamento nel principio del rischio.
4) La responsabilità del medico dipendente di ente ospedaliero verso il paziente ha natura contrattuale e trova fondamento nel c.d. contatto sociale, fonte di un contratto d’opera professionale.
5) L'ente ospedaliero ed il medico sono contrattualmente impegnati al risultato conseguibile in base a criteri di normalità, da apprezzarsi secondo il modello della diligenza ordinaria del buon professionista, da rapportarsi al livello di specializzazione del professionista e alle strutture tecniche a sua disposizione.
6) Trattandosi di responsabilità contrattuale, il danneggiato è tenuto a provare il contratto e ad allegare la difformità della prestazione ricevuta rispetto al modello normalmente realizzato da una condotta improntata alla dovuta diligenza, mentre incombe al medico dare la prova che l’inesattezza della prestazione è dipesa da causa a sé non imputabile, senza che sia al riguardo possibile distinguere tra prestazioni facili e difficili, né obiettare che trattasi di "obbligazione di mezzi".
7) In conseguenza di quanto sopra il medico (e la struttura) sono responsabili non solo in presenza di aggravamento dello stato di salute , ma anche quando l’esito risulti caratterizzato da inalterazione rispetto alla situazione che l’intervento medico-chirurgico ha reso necessario.
Ecco il testo completo della sentenza: http://studiolegaledelcampo.it/doc/Cassazione88262007.doc