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Spese legali per i sinistri: per la Cassazione sono dovute. | Tiziano Solignani
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Spese legali per i sinistri: per la Cassazione sono dovute.
settembre 3, 2015 by Tiziano Solignani 2 Comments
Si apre un importantissimo e ampio spiraglio per tutti coloro che sono rimasti vittime di un incidente stradale e devono rivolgersi ad un avvocato per tutelarsi adeguatamente.
Secondo la Cassazione, l’art. 9, comma 2, del regolamento contenuto nel d.p.r. 18.07.2006 n. 254, secondo cui, nei casi di indennizzo diretto, «nel caso in cui la somma offerta dall’impresa di assicurazione sia accettata dal danneggiato, sugli importi corrisposti non sono dovuti compensi per la consulenza o assistenza professionale di cui si sia avvalso il danneggiato diversa da quella medico legale per i danni alla persona» è nullo e pertanto deve essere completamente disapplicato.
Questa disposizione era stata introdotta dal governo come vero e proprio regalo alle compagnie di assicurazioni, probabilmente frutto del solito lobbismo, lasciando milioni di danneggiati in balia delle compagnie stesse, senza quell’assistenza qualificata che solo la presenza di un legale competente avrebbe potuto garantire.
In questi anni, grazie a questa norma illegittima, le compagnie di assicurazione hanno potuto pagare risarcimenti largamente inferiori a quelli dovuti, approfittandosi dell’ignoranza della gente comune non assistita da un legale.
Questa sentenza della Cassazione, che riporto di seguito per chi vorrà leggerla nel suo testo integrale, è dunque importantissima, perché restituisce la difesa a tantissime persone.
È vero, sono passati anni, e la politica riesce sempre a fare porcherie come questa, ma è bello vedere che il sistema giudiziario, per quanto malandato, ha una sua coerenza, e che la nostra Costituzione, per quanto limitata e vilipesa, riesce qualche volta ad assestare colpi che smantellano vere e proprie ingiustizie.
Ecco i miei consigli finali.
Se non avete una polizza di tutela legale o giudiziaria, valutate al più presto di procurarvene una. È l’unico modo per essere davvero tutelati in un paese come il nostro che mette i cittadini all’ultimo posto.
Se rimanete vittima di un incidente stradale, specialmente se avete subito lesioni, non fidatevi automaticamente della vostra compagnia di assicurazione. Mi dispiace, ma lo dico per esperienza e lo posso dimostrare carte alla mano con tanti fascicoli che ho in studio. Incaricate un bravo, competente e degno di fiducia avvocato. Con questa nuova sentenza, le spese dovrebbero essere a carico della compagnia, in ogni caso potrete prendere accordi specifici sul punto e prevedere, in mancanza, un compenso a percentuale. Chiedete sempre un preventivo.
Sentenza 20 febbraio – 29 maggio 2015, n. 11154
sul ricorso 18850/2011 proposto da:
HDI ASSICURAZIONI SPA (OMISSIS), in persona del legale rappresentante p.t. Sig. P.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COSTANTINO MORIN 45, presso lo studio dell’avvocato MICHELE ARDITI DI CASTELVETERE, rappresentata e difesa dall’avvocato CARDILLO GIUSEPPE PLACIDO giusta procura a margine del ricorso;
V.V. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI CORRIDORI 48, presso lo studio dell’avvocato TOSCANO ISIDORO, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato EDOARDO GAMBINO giusta procura a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 535/2011 del TRIBUNALE di FIRENZE, depositata il 18/02/2011 R.G.N. 15373/09;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 20/02/2015 dal Consigliere Dott. GIOVANNI CARLEO;
udito l’Avvocato ISIDORO TOSCANO;
In data (OMISSIS) V.V., assicurato per i rischi della circolazione della propria autovettura Fiat Brava, faceva pervenire al proprio assicuratore, la HDI Assicurazioni Spa, richiesta di risarcimento diretto dei danni subiti dalla propria vettura in un incidente, verificatosi l’(OMISSIS), causato dalla colpevole condotta di guida di C.V., conducente dell’auto Seat Ibiza tg (OMISSIS) di proprietà di C. D.. Il successivo (OMISSIS), la HDI trasmetteva al V. a mezzo di una raccomandata, indirizzata al suo legale, l’importo di Euro 1.650,00 per spese di riparazioni dell’auto e fermo tecnico. L’avvocato la tratteneva solo in acconto, perchè mancavano le spese legali. In data (OMISSIS) il V. richiedeva la notifica di citazione in giudizio della compagnia assicuratrice davanti al GdP di Firenze, il quale rigettava la domanda, ritenendo che le spese non erano dovute. Avverso tale decisione il V. proponeva appello ed in esito al giudizio il Tribunale di Firenze con sentenza depositata in data 18 febbraio 2011 condannava la compagnia HDI anche al pagamento delle spese stragiudiziali, ritenendo che esse costituissero pur sempre delle spese vive. Avverso la detta sentenza la soccombente ha quindi proposto ricorso per cassazione articolato in tre motivi, illustrato da memoria. Resiste il V. con controricorso.
Con il primo motivo, articolato sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., la ricorrente deduce che il Tribunale l’avrebbe condannata oltre i limiti della domanda proposta dal V. in primo grado, in quanto il contenzioso rassegnato al Giudice di pace era costituito “dall’asserito mancato adempimento da parte della HDI ai propri doveri di assicuratore nel termine di legge” (v. pag. 11) mentre in appello il V. aveva presentato una domanda nuova, riguardante le spese di assistenza stragiudiziale, su cui il giudice di appello si pronunciava.
Nella fattispecie, il giudice di appello ha comunque con congrua motivazione escluso che il V. avesse proposto una domanda in primo grado ed altra in appello – poiché in entrambi aveva fatto valere il suo diritto alle spese stragiudiziali sottolineando in particolare che l’assicuratore aveva fatto pervenire al difensore del V. un offerta risarcitoria con lettera raccomandata dell’(OMISSIS), pervenuta in data (OMISSIS) (cioè cinque giorni prima della notifica dell’atto introduttivo) e che detta offerta non era stata accettata dal danneggiato in quanto non comprensiva delle spese per competenze legali (pari all’importo non contestato nel quantum di Euro 682,99 di cui alla fattura n. 31 del 23.4.08 (doc. 8 fase, di 1 grado di parte appellante).
Inoltre – ed il rilievo sostanzia il terzo motivo, per violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 254 del 2006, art. 9, – il giudice d’appello avrebbe erroneamente attribuito alla HDI l’obbligo di corrispondere il rimborso di spese “stragiudiziali” indebite, non essendo nulla dovuto a titolo di assistenza legale quando l’offerta tempestiva corrisponda all’effettivo dovuto, e peraltro incognite nel loro ammontare.
I motivi in questione, che vanno esaminati congiuntamente prospettando, sia pure sotto profili diversi, ragioni di censura connesse tra loro, sono fondati e meritano accoglimento. Va, anzitutto esaminato il terzo motivo. A riguardo, torna utile premettere che l’art. 9. reg. n. 254/2006 – Assistenza tecnica e informativa ai danneggiati – al comma secondo, statuisce testualmente: “Nel caso in cui la somma offerta dall’impresa di assicurazione sia accettata dal danneggiato, sugli importi corrisposti non sono dovuti compensi per la consulenza o assistenza professionale di cui si sia avvalso il danneggiato diversa da quella medico-legale per i danni alla persona”.
Le questioni di costituzionalità sono state dichiarate inammissibili in merito a tale articolo in quanto norma regolamentare, come tale, sottratta al giudizio di legittimità. Senza trascurare che il giudice rimettente avrebbe dovuto cercare altra interpretazione del complesso normativo di cui agli artt. 145 149 Cod. ass., e art. 9 reg., verificando se una interpretazione costituzionalmente orientata della norma impugnata avrebbe potuto consentire, “accanto all’azione diretta contro la compagnia assicuratrice del veicolo utilizzato, la persistenza della tutela tradizionale nei confronti del responsabile civile, dal momento che il Codice delle assicurazioni si è limitato a rafforzare la posizione dell’assicurato rimasto danneggiato, considerato soggetto debole, legittimandolo ad agire direttamente nei confronti della propria compagnia assicuratrice, senza peraltro togliergli la possibilità di fare valere i suoi diritti secondo i principi della responsabilità civile dell’autore del fatto dannoso” (v. Corte cost., 28/05/2010, n. 192).
Ora, prescindendo dai profili di illegittimità costituzionali, giova aggiungere che la norma regolamentare si fonda sulla delega contenuta nell’art. 150, comma 1, lett. d), c. ass., il quale demanda all’esecutivo di determinare, con proprio regolamento, “i limiti e le condizioni di risarcibilità dei danni accessori”.
Tale previsione non è di per sé molto chiara, in. quanto alla dottrina ed alla giurisprudenza era sinora – sconosciuta la distinzione tra “danno principale” e “danni accessori”.
Tale previsione, tuttavia, desta varie perplessità. In primo luogo, va rilevato che secondo la giurisprudenza di questa Corte, nella speciale procedura per il risarcimento del danno da circolazione stradale, “il danneggiato ha facoltà, in ragione del suo diritto di difesa, costituzionalmente garantito, di farsi assistere da un legale di fiducia e, in ipotesi di composizione bonaria della vertenza, di farsi riconoscere il rimborso delle relative spese legali; se invece la pretesa risarcitoria sfocia in un giudizio nel quale il richiedente sia vittorioso, le spese legali sostenute nella fase precedente all’instaurazione del giudizio divengono una componente del danno da liquidare e, come tali devono essere chieste e liquidate sotto forma di spese vive o spese giudiziali. (Cass. n. 2275/06, Cass. 11606/2005).
Tanto si desume dal potere del giudice, ex art. 92 c.p.c., comma 1, di escludere dalla ripetizione le spese sostenute dalla parte vittoriosa, ove ritenute eccessive o superflue, ed applicabile anche agli effetti della liquidazione del danno rappresentato dalle spese stragiudiziali. Pertanto una norma regolamentare (e quindi una fonte di secondo grado) che escluda a priori il diritto al risarcimento di un tipo di danno che la legge (e quindi una fonte di primo grado) considera altrimenti risarcibile, appare difficilmente compatibile con gli artt. 3 e 24 Cost., ed è perciò nulla, alla luce del principio secondo cui i regolamenti in contrasto con la Costituzione, se non sono sindacabili dalla Corte costituzionali, perché privi di forza di legge, sono comunque disapplicabili dal giudice ordinario, in quanto atti amministrativi, in senso ampio.
Senonchè, osserva questa Corte che la risarcibilità o meno del danno (di qualsiasi danno) dipende dalla sua natura giuridica, non dal suo contenuto economico. Così, un danno non patrimoniale potrà non essere risarcibile perché non rientrante nella previsione dell’art. 2059 c.c.; un danno patrimoniale potrà non essere risarcibile perché causato dalla vittima a se stessa, ex art. 1227 c.c.; ma certamente non può mai ammettersi che un danno, altrimenti risarcibile, perda tale sua qualità solo perchè sia consistito nell’avere il danneggiato effettuato un esborso in favore di Tizio piuttosto che di Caio.
Orbene, in tema di danni consistiti in spese erogate a professionisti di cui danneggiato si sia avvalso per ottenere il risarcimento del danno, quel che rileva ai fini della risarcibilità è unicamente la sussistenza di un valido e diretto nesso causale tra il sinistro e la spesa. Dunque le spese consistite in compensi professionali saranno risarcibili o meno non già in base alla veste del percettore (sì al medico legale, no all’avvocato), ma in base alla loro effettiva necessità: dovrà perciò ritenersi sempre risarcibile la spesa per compensare un legale, quando il sinistro presentava particolari problemi giuridici, ovvero quando la vittima non ha ricevuto la dovuta assistenza, D.P.R. n. 254 del 2006, ex art. 9, comma 1, dal proprio assicuratore. Per contra, sarà sempre irrisarcibile la spesa per compensi all’avvocato, quando la gestione del sinistro non presentava alcuna difficoltà, i danni da esso derivati erano modestissimi, e l’assicuratore aveva prontamente offerto la dovuta assistenza al danneggiato. Quindi il problema delle spese legali va correttamente posto in termini di”causalità”, ex art. 1223 c.c., e non di risarcibilità”. Da ciò consegue, ovviamente, che il D.P.R. n. 254 del 2006, art. 9, comma 2, se inteso nel senso che esso vieta tout court la risarcibilità del danno consistito nell’erogazione di spese legali, deve essere ritenuto nullo per contrasto con l’art. 24 Cost., e va disapplicato.
Premesso ciò, la sentenza impugnata è errata nella parte in cui non ha valutato se le spese stragiudiziali richieste erano necessitate e giustificate dalla complessità del caso e dalle contestazioni sorte con l’assicuratore richiesto del pagamento o dall’inerzia di assistenza adeguata dello stesso. Inoltre (e con riguardo al secondo motivo), va osservato che l’art. 145 del codice assicurazioni statuisce che la richiesta di risarcimento deve essere inoltrata, in fattispecie di soli danni alle cose, almeno 60 giorni prima dell’azione. La richiesta deve essere proposta nei termini di cui all’art. 148 cod. ass.. Ciò, a pena di improponibilità della domanda. Ciò significa che se tale richiesta non contenga tutte le voci di danno, ma ne escluda qualcuna, la domanda è improponibile limitatamente a tale voce esclusa dalla richiesta. Peraltro, l’improponibilità della domanda è rilevabile anche d’ufficio e il predetto onere, imposto al danneggiato di richiedere il risarcimento almeno 60 giorni prima di proporre relativo giudizio, costituisce condizione di improponibilità della domanda risarcitoria la cui carenza è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio, trattandosi di materia sottratta alla disponibilità delle parti (Cass. civ., Sez. III, 06/03/2012, n. 3449). Ne consegue l’accoglimento anche del secondo motivo in quanto non è l’assicuratore tenuto a compulsare il danneggiato in merito ad eventuali spese legali stragiudiziali necessarie nel caso concreto, ma deve essere questi che le ne faccia richiesta ex art. 145 c. ass., norma che si applica anche nell’ipotesi di richiesta al proprio assicuratore ex art. 149 codice delle assicurazioni. Tutto ciò premesso e considerato, il ricorso per cassazione deve essere accolto, limitatamente al secondo e terzo motivo, e la sentenza impugnata deve essere cassata in relazione. Con l’ulteriore conseguenza che, occorrendo un rinnovato esame della controversia da condursi nell’osservanza dei principi fissati, la causa va rinviata al Tribunale di Firenze nella persona di diverso Magistrato, che provvederà anche in ordine al regolamento delle spese della presente fase di legittimità.
accoglie il secondo ed il terzo motivo del ricorso, rigetta il primo;
cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti, con rinvio al Tribunale di Firenze, in persona di diverso magistrato, che provvederà anche in ordine al regolamento delle spese della presente fase di legittimità.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 20 febbraio 2015.
Depositato in Cancelleria il 29 maggio 2015.
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ottobre 7, 2015 at 10:41
“…resta il fatto che i compensi corrisposti dal danneggiato al proprio avvocato […] devono poter formare oggetto di domanda di risarcimento […] quando siano state necessarie e giustificate…”
“…Dunque le spese consistite in compensi professionali saranno risarcibili o meno […] in base alla loro effettiva necessità: dovrà perciò ritenersi sempre risarcibile la spesa per compensare un legale, quando il sinistro presentava particolari problemi giuridici…”
Quindi, per ben capire, le spese legali sono dovute sì per la Cassazione, ma solo se effettivamente necessarie.
Il danneggiato che affida fin da subito tutta la gestione della pratica ad un avvocato, anche per fargli inviare la prima lettera di richiesta danni, non avrà il rimborso delle spese legali, è corretto?
ottobre 9, 2015 at 22:57
Guarda, è una formula secondo me un po’ troppo ambigua e, sopratutto, di poco senso. Quand’è che la presenza di un legale è strettamente necessaria? Secondo me sempre, visto che le compagnie di assicurazione se ti presenti da solo, sprovveduto e impreparato, non ti liquidano mai il danno come dovrebbero, ma si guardano bene ad esempio dall’includere alcune voci, come ad esempio il fermo tecnico, che le persone comuni non considerano o non conoscono. Mi sembra che la Cassazione abbia sbagliato a introdurre questo criterio, che è destinato a complicare le cose nella pratica. Per me, ripeto, l’intervento di un legale è sempre necessario, chiaramente lo diventa sempre più e ancor di più man mano che il danno è «importante» e specialmente nel caso ci siano danni fisici. Certo, un utente di fronte alla richiesta di rimborso spese legali si potrebbe trovare eccepita la «non necessarietà» e qui si inizierebbe a discutere, con quali criteri onestamente non so. Diciamo che oggi un danneggiato ha buoni motivi per chiedere il rimborso delle spese, ma non ha ancora una completa sicurezza di vedersele riconosciute. La cosa migliore è pattuire comunque un compenso a percentuale tramite un accordo scritto che tutela sia l’avvocato che lavora sul caso sia il danneggiato, almeno a mio giudizio.