Source: https://renatodisa.com/2011/07/04/corte-di-cassazione-iii-sezione-sentenza-n-12286-del-762011-in-tema-di-locazione-di-immobili-la-mancanza-delle-concessioni-amministrative-o-delle-autorizzazioni-costituisce-inadempimento-del-lo/
Timestamp: 2018-02-22 01:18:19+00:00
Document Index: 80252428

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1578', 'art. 1578', 'art. 4', 'art. 1578', 'sentenza ', 'art. 1375', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, III sezione, sentenza n.12286 del 7/6/2011. In tema di locazione di immobili, la mancanza delle concessioni amministrative o delle autorizzazioni costituisce inadempimento del locatore; un simile comportamento giustifica, quindi, la risoluzione del contratto ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 1578 del c.c., a meno che il conduttore, non sia a conoscenza della situazione e non l’abbia, pertanto, conseguentemente accettata o che comunque ha svolto di fatto la sua attività, nonostante l'irregolarità dei locali. - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, III sezione, sentenza n.12286 del 7/6/2011. In tema di locazione di immobili, la mancanza delle concessioni amministrative o delle autorizzazioni costituisce inadempimento del locatore; un simile comportamento giustifica, quindi, la risoluzione del contratto ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 1578 del c.c., a meno che il conduttore, non sia a conoscenza della situazione e non l’abbia, pertanto, conseguentemente accettata o che comunque ha svolto di fatto la sua attività, nonostante l’irregolarità dei locali.
Home/Cassazione civile 2011, Contratti - Obbligazioni, Contratti tipici, Diritto Civile e Procedura Civile, Locazione, Sentenze - Ordinanze/Corte di Cassazione, III sezione, sentenza n.12286 del 7/6/2011. In tema di locazione di immobili, la mancanza delle concessioni amministrative o delle autorizzazioni costituisce inadempimento del locatore; un simile comportamento giustifica, quindi, la risoluzione del contratto ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 1578 del c.c., a meno che il conduttore, non sia a conoscenza della situazione e non l’abbia, pertanto, conseguentemente accettata o che comunque ha svolto di fatto la sua attività, nonostante l’irregolarità dei locali.
Corte di cassazione – Sezione III civile – sentenza 07 giugno 2011, n. 12286. In tema di locazione di immobili, la mancanza delle concessioni amministrative o delle autorizzazioni costituisce inadempimento del locatore; un simile comportamento giustifica, quindi, la risoluzione del contratto ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 1578 del c.c., a meno che il conduttore, non sia a conoscenza della situazione e non l’abbia, pertanto, conseguentemente accettata o che comunque ha svolto di fatto la sua attività, nonostante l’irregolarità dei locali.
Il testo integrale sentenza n.12286 del 7/6/2011
A.L. ha proposto al Tribunale di Marsala domanda di risoluzione del contratto di locazione di un immobile ad uso commerciale in (————–), contratto stipulato il 30.7.1994 con la proprietaria dell’immobile, A.M., assumendo che la sua domanda di autorizzazione all’esercizio di attività commerciale (Bar) era stata respinta dal Comune poiché l’immobile era stato edificato in assenza di concessione edilizia.
Riunite le due cause ed esperita l’istruttoria, il Tribunale ha respinto le domande della L., disponendo la risoluzione del contratto di locazione per inadempimento di quest’ultima e la condanna della stessa al pagamento delle mensilità di canone rimaste insolute dal maggio 1995 al gennaio 2000.
Ha poi condannato la M. a pagare alla conduttrice la somma di Euro 5.581,00, quale indennizzo per i miglioramenti apportati ai locali.
La Corte di appello, premesso che la mancanza di abitabilità o di agibilità dei locali a causa della non conformità dell’immobile al progetto approvato rientra fra le cause di risoluzione del contratto di locazione, di cui all’art. 1578 cod. civ., ha respinto la domanda della conduttrice sul rilievo che il conduttore può chiedere la risoluzione del contratto solo quando l’autorizzazione venga definitivamente negata.
Nella specie la locatrice risulta avere proposto domanda di concessione in sanatoria il 17.11.1998 e la domanda non risulta essere stata rigettata; né si può escludere che l’agibilità del locale venga in futuro concessa.
Con il primo e il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione degli art. 1578 cod. civ., 220 e 221 r.d. 1265/1934, come modificati dagli art. 4 e 5 d.p.r. n. 425/1994, nonché insufficiente e contraddittoria motivazione, sul rilievo che la Corte di appello, pur avendo accertato la sussistenza di tutti i presupposti dell’inadempimento della locatrice – cioè il carattere abusivo della costruzione dell’immobile locato, che ne comporta la non abitabilità e l’impossibilità di destinarlo all’esercizio dell’attività commerciale in vista della quale era stato locato – non ne ha tratto le conseguenze di legge ed ha ritenuto giustificato il comportamento della locatrice sulla base di un ragionamento illogico; cioè per il fatto che la concessione edilizia in sanatoria, richiesta dalla locatrice quattro anni dopo la stipulazione del contratto, non era stata ancora negata, trascurando la circostanza che nel frattempo l’immobile si è rivelato inidoneo all’uso.
La Corte di appello ha correttamente enunciato in astratto il principio per cui la mancanza delle autorizzazioni o concessioni amministrative che condizionano la regolarità dell’immobile sotto il profilo edilizio, ed in particolare la sua abitabilità e la sua idoneità all’esercizio di attività commerciale, costituisce inadempimento del locatore che giustifica la risoluzione del contratto ai sensi dell’art. 1578 cod. civ. (ovviamente, sempre che il conduttore non fosse a conoscenza della situazione e non l’avesse consapevolmente accettata) (Cass. civ. Sez. 3, 11 aprile 2006 n. 8409).
Né la sentenza impugnata ha richiamato ulteriori circostanze od argomentazioni idonee a rendere logicamente e giuridicamente plausibile la soluzione adottata, quali in ipotesi il fatto che la conduttrice fosse a conoscenza della situazione dell’immobile alla data della conclusione del contratto; o che ne avesse accettato il rischio (non dichiarando l’uso al quale intendeva destinare i locali; o manifestando di voler accettare l’immobile nello stato di fatto e di diritto in cui si trovava; od altro); o che avesse comunque svolto di fatto la sua attività, nonostante l’irregolarità dei locali: situazioni con riferimento alle quali la giurisprudenza ha in effetti affermato che la domanda di risoluzione può essere proposta solo dopo che il provvedimento autorizzatolo sia stato definitivamente negato (cfr., fra le tante, Cass. civ. Sez. 3, 21 dicembre 2004 n. 23695; Idem, 13 marzo 2007 n. 5836; Idem, 25 maggio 2010 n. 12708).
Il terzo motivo, con cui la ricorrente denuncia violazione dell’art. 1375 cod. civ., risulta assorbito.
In accoglimento del primo e del secondo motivo, la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio della causa alla Corte di appello di Palermo, in diversa composizione, affinché decida la controversia uniformandosi al principio di diritto di cui al p. 2.1 (Cass. civ. Sez. 3, 11 aprile 2006 n. 8409), e con logica e congruente motivazione.
Relatore Lanzillo Presidente Filadoro
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2012-12-07T20:21:06+00:00	4 luglio 2011|Cassazione civile 2011, Contratti - Obbligazioni, Contratti tipici, Diritto Civile e Procedura Civile, Locazione, Sentenze - Ordinanze|2 Commenti
[…] [16] Per la consultazione del testo integrale aprire il seguente collegamento Ã‚Â Ã‚Â Corte di Cassazione, III sezione, sentenza n.12286 del 7/6/2011 […]
[…] Corte di Cassazione, III sezione, sentenza n.12286 del 7/6/2011 […]