Source: http://www.studiolamottamonti.it/come-opporsi-ad-un-decreto-ingiuntivo/
Timestamp: 2019-12-09 18:18:50+00:00
Document Index: 139642204

Matched Legal Cases: ['art. 637', 'art. 641', 'art. 645', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 615']

Come opporsi ad un decreto ingiuntivo | Studio Legale La Motta Monti
Il debitore che voglia opporsi ad un decreto ingiuntivo può procedere ad una formale opposizione da proporsi entro il termine perentorio indicato nello stesso decreto ingiuntivo (normalmente 40 giorni).
Le ragioni per opporsi ad un decreto ingiuntivo possono essere diverse e con l’aiuto di un professionista è possibile farle valere in giudizio. Esse possono essere: l’inesistenza del credito, l’inesigibilità dello stesso, il decorso del tempo che ha prescritto il credito oppure vizi di tipo formale dell’atto stesso ecc..
Il procedimento di ingiunzione è un procedimento speciale civile disciplinato dagli artt. 633 sgg. del Codice di procedura civile italiano.
Il procedimento si articola in due fasi
Una prima fase, svolta senza contraddittorio (inaudita altera parte) in cui il creditore, previo deposito di ricorso presso la cancelleria del giudice competente ex art. 637 c.p.c., chiede l’emissione di un decreto ingiuntivo allegando una prova scritta a sostegno delle proprie ragioni. Se il ricorso è fondato, il giudice emana il decreto ai sensi dell’art. 641 c.p.c. concedendo al debitore ingiunto un termine di 40 giorni per opporsi al decreto e instaurare un giudizio a contraddittorio pieno; caso contrario, decorso inutilmente il termine, il decreto si consolida e acquista efficacia esecutiva
Una seconda, eventuale, fase di opposizione (art. 645 c.p.c.) in cui si instaura un giudizio di cognizione a contraddittorio pieno, destinata a concludersi con una sentenza che conferma o revoca il decreto ingiuntivo, soggetta a sua volta ai normali mezzi impugnatori.
La Cassazione Civile a SS.UU., con la nota sentenza 22/09/2017 n° 22080[i] ha chiarito che: “L’opposizione alla cartella di pagamento, emessa ai fini della riscossione di una sanzione amministrativa pecuniaria comminata per violazione del codice della strada, va proposta ai sensi dell’art. 7 del decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150 e non nelle forme della opposizione all’esecuzione ex art. 615 cod. proc. civ., qualora la parte deduca che essa costituisce il primo atto con il quale è venuta a conoscenza della sanzione irrogata in ragione della nullità o dell’omissione della notificazione del processo verbale di accertamento della violazione del codice della strada, il termine per la proponibilità del ricorso, a pena di inammissibilità, è quello di trenta giorni decorrente dalla data di notificazione della cartella di pagamento”.
Lo stesso principio è stato richiamato anche dalla Suprema Corte di Cassazione Sezioni unite civili nella Sentenza 27 aprile 2018, n. 10261.