Source: http://certificativerdi.it/prosp.htm
Timestamp: 2017-11-22 01:45:50+00:00
Document Index: 118802887

Matched Legal Cases: ['art.9', 'art.7', 'art.9', 'art 5', 'art.9', 'art.9', 'art 1']

Per poter definire un valore attendibile, espresso in euro/kWh, dei certificati verdi, è opportuno calcolare quanta nuova energia rinnovabile sarà disponibile a partire dal 2004 e confrontarla con quella prodotta nel contempo da fonte fossile, avendo a mente la percentuale (attuale, e crescente nel tempo) del 2,35% imposta nel decreto Bersani.
Occorre anzitutto osservare che l’obbligo ivi espresso è al netto dell’energia prodotta in cogenerazione, tuttavia è lecito aspettarsi che, a seguito del documento di consultazione dell’Autorità per l’Energia del 3/8/00 per la modifica delle condizioni tecniche di assimilabilità, una parte dei 2500 MW degli accordi quadro non saranno più considerati di cogenerazione, e le società esercenti non potranno più detrarre le relative produzioni dal calcolo dell’energia convenzionale, ma si dovranno dotare di relativi certificati verdi.
Considerando che il rapporto energia/potenza delle fonti rinnovabili è mediamente la metà di un impianto termico, quanto sopra potrebbe significare la necessità di ulteriori 100 MW di rinnovabili da mettere in rete.
Con questa precisazione si può valutare quanti megawatt di nuovi impianti si dovranno realizzare per rispettare l’iniziale 2,35%.
La quantità di energia utilizzata sulla rete è di circa 270 TWh, detraendo 50 TWh corrispondenti circa a quanto attualmente prodotto da fonti rinnovabili e circa 15 TWh di cogenerazione, eliminando circa 5 TWh per tenere conto della "franchigia" di 100 GWh riconosciuta dalla legge agli operatori, restano circa 200 TWh il cui 2,35% vale 4,7 TWh e corrisponde all'energia che dovrà essere fornita da nuovi impianti da fonti rinnovabili a partire dal 2004.
Considerando per le fonti rinnovabili un capacity factor di 3000 (ore equivalenti di produzione per anno alla potenza nominale) si determina che la potenza totale dei nuovi impianti che dovranno essere realizzati assomma a circa 1600 MW.
La recente emissione del decreto per modificare la quota del 2% per gli anni successivi al 2003 è lo strumento che, gestito dai ministeri dell'industria e dell'ambiente, permetterà di pilotare sia lo sviluppo del contributo dato dalle fonti rinnovabili sia, di conseguenza, il valore di mercato dei certificati verdi.
Se è difatti vero che il prezzo di riferimento sarà quello indicato all’art.9 del Bersani, il valore del certificato sarà, di fatto, determinato dall'equilibrio tra domanda ed offerta di certificati.
Se per un sostanziale sblocco dei progetti attualmente bloccati il numero di impianti realizzati nei prossimi tre anni dovesse superare la quantità corrispondente al 2,35%, il valore dei certificati legati ai nuovi impianti sarebbe depresso; qualora invece nonostante gli sforzi solo una minima parte dei detti progetti fosse realizzata, allora i nuovi impianti non in graduatoria avrebbero buone opportunità di negoziare i propri certificati ai massimi livelli, perché gli operatori elettrici tenderebbero a sopravalutare il titolo che permette loro di cedere energia convenzionale sul mercato.
Questo ovviamente se le misure ricordate all’art.7, e che saranno oggetto di un prossimo decreto del MAP per sanzionare gli operatori che non adempieranno all'obbligo di portafoglio verde, saranno adeguatamente punitive da costringere ad acquistare i certificati verdi.
Come disposto decreto Bersani, al gestore della rete vengono attribuiti i certificati verdi relativi agli impianti in CIP 6 entrati in esercizio dopo il 1.4.1999.
Questi certificati sono collocati dal GRTN sul mercato, si suppone attraverso la Borsa e non sulla base di contrattazioni bilaterali, al prezzo di offerta indicato all’art.9, è ovvio pertanto che questi certificati contribuirebbero pesantemente alla formazione del corso dei certificati, in un certo senso calmierandolo.
Questo sarebbe vero se essi fossero realmente limitati in termini di quantità dall'energia realmente prodotta dai nuovi impianti CIP 6.
Invece lo stesso articolo 11 comma 3 indica che il GRTN "alfine di compensare le fluttuazioni produttive annuali o l'offerta insufficiente, può acquistare e vendere diritti di produzione da fonti rinnovabili, prescindendo dalla effettiva disponibilità, con l'obbligo di compensare su base triennale la eventuale emissione di diritti in assenza di disponibilità" e il comma 8 art 5 del Bersani chiarisce meglio il senso di prescindendo dall'effettiva disponibilità, definendo questi diritti "certificati verdi non riferiti ad alcun impianto specifico. In sostanza nei primi tre anni, 2002, 2003, 2004 il GRTN soddisfa la copertura del 2% emettendo certificati allo scoperto, cioè non riferiti ad alcun impianto specifico, a coprire la differenza tra la domanda del mercato, costituita dal valore del 2% e l'offerta costituita dalla somma dei certificati derivanti dal CIP 6 e collocati in borsa dallo stesso GRTN e quelli collocati dai privati per i nuovi impianti non beneficiari di CIP 6. Allo scadere del terzo anno dovrà chiudere i conti coprendo eventuali differenze negative determinate acquistando certificati sul mercato prima di potere emettere nuovi certificati allo scoperto. In sintesi alla fine del 2004 si potranno determinare le seguenti situazioni: la quantità di impianti entrati in produzione è sufficiente a coprire il 2%. Non sarà necessario che il GRTN emetta certificati allo scoperto. In condizione di sostanziale equilibrio tra domanda ed offerta il valore massimo raggiunto dai certificati verdi sarà il prezzo ex art.9 di quelli collocati dal GRTN, che probabilmente saranno scambiati per ultimi. la quantità di impianti entrati in produzione è insufficiente a coprire il 2%. Il GRTN collocherà sul mercato tutti i certificati ex CIP 6 esauriti per i quali emetterà certificati allo scoperto per saturare il 2,35%. Anche in questo caso il valore di contrattazione non dovrebbe superare il prezzo ex art.9 su cui si allineeranno tutti i certificati scambiati. Il MAP avrebbe a questo punto due opzioni, la prima è quella di ridurre la percentuale per adeguarla alle reali possibilità dell'offerta (ma a questo riguardo non bisogna dimenticare che il comma 1 art 1 prevede testualmente successivi decreti che definiscano incrementi e non decrementi della percentuale), la seconda è quella di conservarla.
Di fronte a ciò il GRTN, probabilmente in accordo col Gestore del Mercato, potrà decidere di emettere altri certificati allo scoperto oppure di non emetterne più, facendo così salire la quotazione dei certificati verdi divenuti più appetibili da quegli operatori che, se non soddisfacessero l'obbligo, sarebbero penalizzati nel loro accesso al mercato.
L’aumento di valore dei certificati verdi avrebbe l'effetto di promuovere la realizzazione di nuovi impianti rendendo redditizi anche quelli a maggior costo di investimento. Come detto, quest'ultima eventualità non è considerata attualmente dal MICA che prevede l'emissione di certificati allo scoperto fino al 2004. la quantità di impianti entrati in produzione è superiore alla copertura del 2%. In questo caso il valore dei certificati verdi sarà depresso, quelli relativi al CIP 6 saranno gli ultimi ad essere collocati e il GRTN non emetterà certificati allo scoperto. Il MICA a questo punto potrebbe o conservare il 2% o decidere di aumentarlo per sostenere il mercato dei certificati promovendo così la realizzazione di nuovi impianti. Qualora al 2005 il GRTN avesse continuato ad emettere anche per il 2003 e 2004 certificati allo scoperto, non potrà più vendere sul mercato i certificati del CIP 6 nelle sue disponibilità, perché dovrà utilizzarli per compensare quelli emessi allo scoperto, anzi dovrà comprare sul mercato quelli di impianti non CIP 6 per ricoprirsi.
Cosa succederà se non saranno disponibili sul mercato perché non è stato possibile realizzare nuovi impianti? Certamente quelli disponibili saliranno di prezzo ma si potrebbe arrivare alla reale impossibilità per gli operatori di soddisfare l'obbligo del portafoglio verde.