Source: http://notiziario.uspi.it/contributi-diretti-alleditoria-il-dipartimento-aggiorna-le-faq/
Timestamp: 2018-12-17 03:16:51+00:00
Document Index: 142442712

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 5']

Contributi diretti all’editoria, il Dipartimento aggiorna le FAQ | Notiziario USPI
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Sul sito del Dipartimento per l’informazione e l’editoria sono state pubblicate le FAQ aggiornate sui contributi alle imprese editrici di quotidiani e periodici per l’annualità 2018.
Sulla base dei quesiti pervenuti al Dipartimento, sono state aggiornate le FAQ sui contributi alle imprese editrici di quotidiani e periodici, relative al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 (in attuazione dell’articolo 2, commi 1 e 2, della legge 26 ottobre 2016, n. 198) che trova applicazione a partire dai contributi per l’annualità 2018.
1.1 Enti senza fine di lucro
QUESITO: All’articolo 2, comma 1, lett. c), del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 sono indicati tra i soggetti beneficiari del contributo gli enti senza fini di lucro. Quali soggetti rientrano in tale categoria?
RISPOSTA: L’articolo 2, comma 1, lettere b) e c), del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 individua, tra i soggetti che possono beneficiare dei contributi anche le fondazioni, da intendersi come categoria giuridica assoggettata ad un determinato regime giuridico. Per poter rientrare tra i soggetti beneficiari dei contributi è necessario che la fondazione sia costituita secondo le formalità di legge, vale a dire per atto pubblico ai sensi dell’art. 14 c.c., e che la stessa abbia acquistato la personalità giuridica mediante il riconoscimento determinato dall’iscrizione nel registro delle persone giuridiche, istituito presso le Prefetture, in conformità a quanto stabilito dall’articolo 1, del D.P.R. 10 febbraio 2000, n. 360. Non risulta, quindi, sufficiente, a tali fini, la mera titolarità in capo all’ente di un patrimonio distinto e autonomo.
1.3 Cooperative di giornalisti
RISPOSTA: L’art. 4, comma 3, lett. d), del decreto legislativo n. 70 dispone che le cooperative giornalistiche abbiano espressamente previsto nello statuto le clausole ivi indicate; pertanto, a decorrere dai contributi relativi all’anno 2018, gli statuti delle cooperative giornalistiche devono essere conformati alle disposizioni contenute nel decreto legislativo, parzialmente richiamate dal decreto attuativo. In sede di prima applicazione del decreto legislativo n. 70, ove le cooperative perfezionino l’adeguamento statutario nel corso dell’anno 2018, le stesse dovranno produrre, nell’ambito della documentazione da presentare a corredo della domanda di contributo, una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante l’osservanza sostanziale ed effettiva di tutte le clausole previste dall’art. 4, comma 3, lett. d), a far data dal 1° gennaio 2018, cioè anche per il periodo antecedente la formalizzazione della variazione statutaria.
1.4 Trasformazioni e adeguamenti degli assetti societari
QUESITO: Una cooperativa che ha percepito i contributi ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge n. 250 del 7 agosto 1990, si è costituita come cooperativa giornalistica in data 31 gennaio 2017 modificando il proprio statuto. La stessa può continuare a chiedere i contributi a far data dall’entrata in vigore del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70, avvalendosi della disposizione contenuta nell’art. 5, comma 3, del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70?
RISPOSTA: Sì, come precisato nella FAQ precedente, può rientrare nella deroga a condizione che abbia acquisito la proprietà della testata secondo quanto prescritto dall’art. 5, comma 2, lett. d).
QUESITO: Le imprese, fondazioni e enti morali in possesso dei requisiti previsti dall’art. 3 comma 3, L. 250/90 per presentare domanda e percepire i contributi relativi all’annualità 2017, possono procedere all’adeguamento nell’anno 2018 usufruendo così della deroga al requisito dei due anni di anzianità di costituzione dell’impresa e di edizione della testata, prevista dal comma 3 dell’articolo 5?
QUESITO: Un’impresa editrice società per azioni titolare di altre partecipazioni anche maggioritarie in altre imprese editrici, il cui capitale sociale è detenuto in misura maggioritaria (53%) da una Fondazione, ha fra i suoi azionisti di minoranza (quota del 31% del capitale sociale) una società non editrice quotata in un mercato regolamentato, priva di controllo e/o patto parasociale che possa condizionare la governance e l’attività operativa dell’impresa editrice. Si chiede se la suddetta impresa editrice possa essere beneficiaria dei contributi all’editoria ai sensi dell’art. 2, comma 1, lett. b) del decreto legislativo n. 70 del 2017, atteso che le altre imprese editrici controllate, non presenteranno alcuna domanda autonoma di contributo all’editoria e che l’azionista quotato di minoranza non esercita alcuna attività di direzione e coordinamento nei confronti dell’impresa editrice.
1.5 Ambito commerciale
1.6 Attività informativa autonoma indipendente di carattere generale
2.1 Numero minimo di dipendenti
RISPOSTA: L’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 prevede che “ai fini del presente decreto, per cooperative giornalistiche si intendono le società cooperative, composte da giornalisti, poligrafici, grafici editoriali, con prevalenza di giornalisti, costituite ai sensi degli articoli 2511 e seguenti del codice civile ed iscritte all’albo di cui all’articolo 15 del decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220”. Alla luce di tale norma la composizione soggettiva delle cooperative giornalistiche che intendono presentare domanda per l’ammissione al contributo pubblico per l’editoria deve considerarsi tassativa. Pertanto, un giornalista iscritto all’Ordine nella sezione dei praticanti che sia socio di una cooperativa giornalistica, non può essere computato ai fini del conseguimento del quorum “della prevalenza di giornalisti” prescritto dalla disposizione richiamata.
QUESITO: Nel caso in cui siano soddisfatti i requisiti di anzianità dell’editore e della testata, la circostanza che i soci giornalisti (trattasi di una cooperativa), direttore compreso, siano stati retribuiti con partita IVA (emissione fattura) da almeno due anni, può rappresentare un motivo ostativo all’accesso ai contributi? Ai fini del possesso del requisito di cui all’art. 5, comma 1, lett. d), è sufficiente che l’assunzione di un giornalista collaboratore con partita IVA avvenga nel corso dell’anno oppure deve l’assunzione deve decorrere dal 1° gennaio?
RISPOSTA: Ai sensi dell’art. 5, comma 1, lett. d), del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70, per accedere ai contributi è necessario che l’impresa, nell’intero anno di riferimento del contributo, abbia regolarmente assunto dipendenti, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, con prevalenza di giornalisti. Tale requisito non può considerarsi soddisfatto ove, per raggiungere il numero minimo richiesto dalla legge, un giornalista collaboratore con partita IVA venga assunto, nel corso dell’anno, con contratto a tempo indeterminato.
2.2 Anzianità di costituzione dell’imprese e di edizione della testata
QUESITO: Il requisito dell’anzianità almeno biennale di costituzione dell’impresa e di edizione della testata, prescritto dall’articolo 5, comma 1, lett. a) del decreto legislativo 15 maggio 2017 n. 70, deve sussistere nei due anni precedenti quello in cui si richiede il contributo di sostegno all’editoria, oppure può essere inteso in termini più ampi e, quindi, abbracciare un periodo più vasto, consentendo di accedere alle provvidenze pubbliche anche a testate rimaste inattive da qualche tempo?
QUESITO: Una nuova impresa, che comincia ad editare una nuova testata nel corso del 2018, a prescindere dal giorno d’inizio dell’edizione, potrà presentare domanda di ammissione ai contributi pubblici nell’anno 2020 oppure dovrà aspettare l’anno 2021?
RISPOSTA: L’impresa editrice deve aver maturato tutti i requisiti, ivi compreso quello relativo al biennio di edizione della testata, al momento della presentazione dell’istanza di contributo; quindi, nel caso sopra prospettato, potrà essere presentata nell’anno 2022 domanda di ammissione ai contributi per l’anno 2021, prima annualità utile dopo il biennio di maturazione del requisito di anzianità.
2.3 Cambio di periodicità della testata
RISPOSTA: L’articolo 5, comma 1, lett. a), del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 individua come requisito di accesso “l’anzianità di costituzione dell’impresa e di edizione della testata per la quale si chiede il contributo di almeno due anni”. Con riferimento a tale requisito, l’articolo 32 del decreto legislativo n. 70 ha abrogato, tra le altre, la disposizione contenuta nell’articolo 1, comma 457, della legge del 23 dicembre 2005, n. 266 che stabiliva che, in caso di cambiamento della periodicità della testata, il requisito temporale per accedere ai benefici di legge (come previsto dalla legge 7 agosto 1990, n. 250 e s.m.) dovesse essere maturato con riferimento alla nuova periodicità. Alla luce di tale abrogazione è, quindi, da ritenersi che l’eventuale modificazione della periodicità della testata (da mensile a settimanale ovvero da periodico a quotidiano e viceversa) non incida sul requisito oggi richiesto di anzianità di edizione della testata, purché lo stesso sia stato maturato senza soluzione di continuità prima dell’annualità di contributo per la quale la domanda è presentata, fermo restando la sussistenza degli altri requisiti prescritti dalla normativa di riferimento.
2.4 Distribuzione degli utili
QUESITO: L’articolo 5, comma 2, lett. e), del decreto legislativo n. 70 prevede, quale requisito di accesso, il “divieto di distribuzione di utili provenienti dall’esercizio dell’anno di riscossione dei contributi e negli otto anni successivi, adottato con norma statutaria”. Decorso il tempo previsto dalla disposizione normativa, possono essere distribuiti gli utili anche se l’impresa editrice continua a percepire i contributi? A decorrere dall’entrata in vigore della nuova normativa, possono essere distribuiti utili formatisi nel periodo antecedente gli otto anni del divieto?
RISPOSTA: No, fino a quando continua a percepire il contributo, l’impresa non può distribuire utili. Ciò in quanto la finalità della norma è quella di evitare che i contributi erogati alle imprese editrici confluiscano nella disponibilità patrimoniale personale dei soci anziché essere impiegati per il vantaggio e lo sviluppo aziendale, cui è preordinato il sostegno pubblico alle imprese editoriali c.d. “deboli” (cooperative, enti senza scopo di lucro, etc.) Gli otto anni di divieto decorrono dall’esercizio dell’ultimo anno di riscossione dei contributi e, quindi, non è possibile effettuare distribuzioni di utili prima della scadenza di tale periodo.
QUESITO: Anche gli enti ecclesiastici proprietari di una testata periodica sono tenuti a rispettare, ai fini dell’accesso ai contributi diretti di cui al decreto legislativo n. 70 del 2017, il divieto di distribuzione di utili adottato con norma statutaria, secondo quanto previsto dall’art. 5, comma 2, lett. e), del decreto legislativo n. 70? Nel caso di risposta affermativa, ove tali enti non abbiano l’obbligo di avere uno statuto, può tale requisito ritenersi conseguito allorché l’autorità ecclesiastica competente disponga, con proprio decreto, il suddetto divieto di distribuzione degli utili?
RISPOSTA: Il divieto di distribuzione degli utili, richiamato dall’art. 5, comma 2, lett. e) del decreto legislativo n. 70 ma già previsto dall’originaria normativa sui contributi diretti all’editoria, ha la finalità di evitare che le risorse statali, espressamente destinate al settore dell’editoria, possano essere utilizzate per scopi diversi da quello primario del sostegno all’attività editoriale. Trattandosi, quindi, di un requisito generale richiesto dalla normativa di settore, esso si applica anche agli enti ecclesiastici, considerata anche la loro natura di enti che non perseguono un fine lucrativo. Ciò, peraltro, appare in linea con quanto disposto dall’art. 7, comma 3, della legge n. 121 del 1985 (Ratifica ed esecuzione dell’Accordo, con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede), secondo cui “le attività diverse da quelle di religione o di culto, svolte dagli enti ecclesiastici, sono soggette, nel rispetto della struttura e della finalità di tali enti, alle leggi dello Stato concernenti tali attività e al regime tributario previsto per le medesime”. Alla luce della medesima disposizione, nel caso in cui l’ente fosse sprovvisto di statuto l’osservanza del divieto di distribuire utili, nei termini previsti dalla legge, potrà essere attestata con l’allegazione del provvedimento dell’Autorità ecclesiastica.
RISPOSTA: In tal caso trova applicazione l’art. 3, comma 6, della legge n. 250 del 1990 secondo cui ove la società sia posta in liquidazione nei dieci anni dalla riscossione dell’ultimo contributo, la stessa dovrà versare in conto entrate al Ministero del tesoro (rectius: dell’economia e delle finanze), prima di qualunque distribuzione od assegnazione, una somma calcolata con le modalità indicate nella medesima disposizione nei limiti del risultato netto della liquidazione. A seguito dell’entrata in vigore del decreto legislativo n. 70, il periodo di riferimento dei dieci anni è da intendersi ridotto ad otto anni ai sensi dell’art. 5, comma 2, lett. e), del decreto medesimo.
2.5 Evidenza dei finanziamenti pubblici nell’edizione della testata
2.6 Misure idonee a contrastare forme di pubblicità lesiva dell’immagine e del corpo della donna
QUESITO: L’articolo 5, comma 2, del decreto legislativo 15 maggio 2017, n.70, prevede in capo alle imprese che richiedono i contributi “l’impegno ad adottare misure idonee a contrastare qualsiasi forma di pubblicità lesiva dell’immagine e del corpo della donna, assunto anche mediante l’adesione al Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale”. A tal proposito, è sufficiente una dichiarazione, espressa sulla gerenza o all’interno del giornale e del sito web, che l’impresa si impegna a contrastare qualsiasi forma di pubblicità lesiva dell’immagine e del corpo della donna oppure è obbligatoria l’adesione al Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale tramite iscrizione a pagamento allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria)?
2.7 Proprietà/affitto della testata
3.1 Rimborso dei costi
QUESITO: In relazione al costo del personale, l’imputazione alle due edizioni della relativa quota richiede un apprezzamento del legale rappresentante nell’ipotesi in cui i dipendenti non lavorino esclusivamente per una delle due; alcune imprese associate, quindi, nell’ipotesi in cui non vi sia una specifica attività per una delle due edizioni, utilizzano un criterio semplice, vale a dire imputano il costo al 50% all’edizione cartacea e al 50% a quella digitale. Questa scelta, ininfluente ai fini della determinazione del contributo, in quanto le due edizioni hanno un’uguale intensità di agevolazione, deriva dalla teoria del costo redazionale della prima copia che, chiaramente, è il medesimo per l’edizione cartacea e quella digitale. Si chiede di conoscere gli orientamenti degli uffici su questa impostazione ed eventuali altre indicazioni per questo tipo di fattispecie.
RISPOSTA: Sì, per le motivazioni indicate nella FAQ precedente.
3.2 Criteri premiali
4. EDIZIONE IN FORMATO DIGITALE
4.1 Materiale autoprodotto e aggiornamenti
QUESITO: Si può definire autoprodotto il materiale già pubblicato sull’edizione cartacea? Può trattarsi di materiale proveniente da agenzie e/o uffici stampa, opportunamente lavorato dal punto di vista giornalistico?
4.2 Contenuti a pagamento
4.3 Utenti unici finali
4.4 Funzionalità per l’accessibilità ai contenuti informativi del sito
Roma, Piazza Colonna lato Palazzo Chigi (Foto di Giovanni Dall’Orto, su wikimedia commons)
4.5 Registrazione al Tribunale
RISPOSTA: Il decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 non ha abrogato la disposizione contenuta nell’articolo 3, comma 2, del decreto – legge 18 maggio 2012, n. 63 ai sensi del quale “qualora la testata sia pubblicata sia in edizione cartacea sia in edizione digitale, con lo stesso marchio editoriale, l’impresa non è tenuta all’iscrizione di entrambe le testate ma solo a dare apposita comunicazione al Registro degli Operatori di Comunicazione”. Quindi se l’impresa editrice ha già registrato presso il Tribunale la testata in formato cartaceo, ove pubblichi l’edizione digitale con lo stesso marchio editoriale, può limitarsi a dare comunicazione dell’edizione digitale al Registro degli operatori di comunicazione tenuto dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
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