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Timestamp: 2018-09-19 09:18:28+00:00
Document Index: 158492943

Matched Legal Cases: ['art. 2087', 'art. 2087', 'art. 2087', 'art. 360', 'art. 2087', 'art. 2087', 'art. 360', 'art. 2087', 'art. 2087', 'art. 2087', 'art. 2087', 'sentenza ', 'art. 2087', 'art. 2087', 'art. 2087', 'art. 2087']

Cassazione Civile, Sez. Lav., 04 gennaio 2018, n. 93 - RepertorioSalute
di repertoriosalute · Pubblicato 4 gennaio 2018 · Aggiornato 14 settembre 2018
Ai fini del risarcimento dei danni scaturenti dalla violazione degli obblighi di cui all’art. 2087 c.c., occorre un inadempimento contrattuale suscettibile di venire in considerazione sotto il profilo almeno colposo dal datore di lavoro.
1. Il Tribunale di Milano, accertata la dipendenza da causa di servizio della infermità “gastrite cronica” e la sussistenza del diritto all’equo indennizzo, condannò il Ministero dei Trasporti a pagare a R.P. detto beneficio ed a risarcire il danno biologico.
3. Per quanto oggi rileva, la Corte territoriale ha rilevato che la prova testimoniale aveva confermato le allegazioni del R.P. in ordine alle mansioni svolte ed alle modalità di esecuzione della prestazione lavorativa e che, in particolare, era emerso che le continue trasferte per almeno tre giorni a settimana presso aziende situate su tutto il territorio nazionale e anche lontane dalla sede di lavoro, con obbligo di rientro in ufficio almeno due volte a settimana, avevano costretto il lavoratore ad effettuare lunghi viaggi anche con l’automobile e a dormire ed a consumare i pasti fuori casa più volte durante la settimana.
4. La Corte territoriale, precisato che la violazione dell’art. 2087 c.c. postula “un concetto di violazione connotata da notevole negligenza se non addirittura volontà di procurare danno”, ha ritenuto che non risultava dimostrato che non vi fosse stata alcuna azione da parte dei superiori del R.P. “volontariamente diretta a non valutare la pesantezza della sua situazione lavorativa”. Ha rilevato che i ritmi del lavoro e le modalità della prestazione lavorativa trovavano causa nelle “condizioni obiettive in cui si trovava l’ufficio, in carenza di adeguato personale, come per la quasi totalità di alcuni uffici pubblici, per i quali la determinazione ed il conseguente adeguamento dell’organico necessario non sono di facile realizzazione come nel settore privato”.
5. La Corte territoriale ha ritenuto che questa peculiarità organizzativa, propria del settore pubblico, costituiva la ragione della prevista attribuzione del beneficio dell’equo indennizzo, che il Ministero non aveva violato l’art. 2087 c.c. o di altra specifica norma posta a tutela della salute del dipendente, nemmeno indicata dal R.P. e che, in conseguenza, non poteva ritenersi sussistente “alcun ulteriore danno, biologico o comunque non patrimoniale, da addebitarsi all’appellante”.
7. Con il primo motivo il R.P. denuncia, ai sensi dell’art. 360 c. 1 n. 5 c.p.c., violazione dell’art. 2087 c.c. e insufficiente e contraddittoria motivazione. Lamenta che la Corte territoriale, pur avendo rilevato che le modalità stressanti della prestazione avessero contribuito all’insorgenza della malattia, aveva contraddittoriamente escluso la responsabilità contrattuale ex art. 2087 c.c. per l’assenza di condotte tese a non valutare la pesantezza della situazione lavorativa. Deduce che il Ministero, pur informato delle condizioni gravose del lavoro e pur sollecitato da un suo funzionario a porvi rimedio, aveva omesso di adottare misure idonee ad eliminare la situazione di nocività.
8. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c. 1 n. 3 c.p.c., violazione degli artt. 2087 e 1218 c.c. per avere la Corte territoriale affermato che la violazione dell’art. 2087 c.c. postula una notevole negligenza se non la volontà di procurare il danno. Sostiene che l’art. 2087 c.c., pur non configurando una ipotesi di responsabilità oggettiva, non richiede che l’inadempimento sia connotato da notevole negligenza e da intenzionale volontà di procurare il danno. Addebita alla Corte territoriale di avere violato i principi in tema di riparto dell’onere probatorio e ribadisce che il Ministero non aveva ottemperato all’onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie per evitare la nocività delle condizioni di lavoro e l’infermità contratta a causa di queste ultime.
15. Tanto premesso, giova ribadire il principio, più volte affermato questa Corte, secondo cui la responsabilità dell’imprenditore per la mancata adozione delle misure idonee a tutelare l’integrità fisica del lavoratore discende o da norme specifiche o, quando queste non siano rinvenibili, dalla norma di ordine generale di cui all’art. 2087 c.c. (Cass.14313/2017, 18626/2013, 13956/2012, 17092/2012). Norma questa che impone all’imprenditore l’obbligo di adottare nell’esercizio dell’impresa tutte quelle misure che, secondo la particolarità del lavoro in concreto svolto dai dipendenti, si rendano necessarie a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori (Cass. 14313/2017, 16645/2003, 6377/2003).
17. Questa Corte ha ripetutamente affermato che, mentre nel caso di omissione di misure di sicurezza cd nominate, espressamente previste dalla legge, o da altra fonte vincolante, la prova liberatoria incombente sul datore di lavoro si esaurisce nella negazione degli stessi fatti provati dal lavoratore, di contro, nel caso in cui le misure di sicurezza debbano essere ricavate dall’ art. 2087 c.c., cd. innominate, la prova liberatoria è correlata alla quantificazione della misura di diligenza ritenuta esigibile nella predisposizione delle indicate misure di sicurezza. In tali casi il datore di lavoro ha l’onere di provare l’adozione di comportamenti specifici che siano suggeriti da conoscenze sperimentali e tecniche, quali anche la possibilità di organizzare diversamente il lavoro (Cass. 10319/2017, 34/2016, 15082/2014).
19. In particolare, costituiscono dati incontestati acquisiti al processo, nei termini evidenziati dalla stessa sentenza impugnata, l’avere il R.P. lavorato in condizioni di particolare gravosità (frequenti trasferte nel territorio nazionale con obbligo di rientro nella sede di lavoro bisettimanalmente, lunghi viaggi anche in automobile, dormire e mangiare fuori casa più volte nel corso della settimana); il nesso eziologico, almeno in termini concausali, tra fattori nocivi, individuabili in detto affaticamento fisico e psichico, correlato alle modalità di espletamento del servizio ed alla quantità e alla qualità della prestazione lavorativa, e l’instaurarsi della patologia gastrica; l’imputabilità alla P.A. datrice di lavoro della scelta organizzativa di fare fronte alla necessità di smaltire una notevole mole di lavoro e di assicurare la regolarità del servizio per gli utenti imponendo condizioni di lavoro particolarmente stressanti e gravose.
20. Al riguardo va osservato che la generica allegazione della carenza di organico, da sé sola non è sufficiente ad integrare la prova liberatoria, occorrendo la deduzione di fatti specifici, restando altrimenti imputabile alla Pubblica Amministrazione l’evento lesivo ascrivibile, in via anche solo concausale, a comportamenti dolosamente o colposamente commissivi o anche omissivi in violazione dell’obbligo di protezione dei lavoratori di cui all’art. 2087 c.c.
22. Ebbene, la Corte territoriale non ha fatto corretta applicazione dei principi di diritto innanzi richiamati perchè ha escluso la responsabilità ex art. 2087 della P.A. datrice di lavoro sul mero rilievo della oggettiva carenza di organico e sulla erronea permessa che la violazione dell’art. 2087 c.c. “postula un concetto di violazione connotata da notevole negligenza se non addirittura volontà di procurare danno”, senza interrogarsi e senza accertare se, a fronte di tali carenze, fossero state adottate misure organizzative idonee a prevenire e ad evitare le condizioni di particolare sovraffaticamento del R.P., causative della gastrite cronica.
24. “Ai fini del risarcimento dei danni scaturenti dalla violazione degli obblighi di cui all’art. 2087 c.c., occorre un inadempimento contrattuale suscettibile di venire in considerazione sotto il profilo almeno colposo dal datore di lavoro” .