Source: https://www.meltingpot.org/E-il-ministro-dell-Interno-che-dovrebbe-finire-sotto.html
Timestamp: 2020-01-18 12:36:59+00:00
Document Index: 73473590

Matched Legal Cases: ['art. 98', 'art. 33', 'art.19', 'art.19', 'art.19', 'art.78', 'art.7', 'art. 414', 'art. 415', 'art. 604', 'art. 575', 'art. 323', 'art. 605']

E’ il ministro dell’Interno che dovrebbe finire sotto processo per aver violato la legge, non Carola Rackete di Sea Watch - Progetto Melting Pot Europa
Il 15 giugno dieci migranti vengono fatti scendere per le cure mediche, nel frattempo il Ministro dell’Interno intima lo sbarco degli stessi a Tripoli dove è in corso una guerra civile (quindi non è un "porto sicuro") ed emana una direttiva nuovamente illegittima [2].
La nave fa "rotta nord, verso il porto sicuro più vicino alla posizione del soccorso: Lampedusa" [3].Passano due settimane, l’imbarcazione resta al largo delle coste italiane con i migranti a bordo, a 16 miglia dell’isola. Al 14° giorno la Sea Watch forza il blocco intimatole perché le persone salvate necessitano di cure mediche e sono stremate: vengono fatti scendere in due, di cui uno minorenne.
Art. 69 Codice della navigazione - Soccorso a navi in pericolo e a naufraghi [4]
Art. 490 Codice navigazione - Obbligo di salvataggio [5]
Art. 1155 - Sbarco e abbandono arbitrario di persone [6]
Art. 1158 Codice di navigazione - Omissioni di assistenza a navi o persone in pericolo [7]
S.A.R. Marittimo - paragrafo 110 [8]
S.A.R. Marittimo - paragrafo 140 [9]
SOLAS – CAPITOLO V – Regola 10 – a) Segnali di pericolo. Obblighi e norme [10]
UNCLOS – art. 98.1. lettera a); b); c); [11]
Convenzione di Ginevra – art. 33 [12]
TU 286/98, art.19, comma 2 [13]
Legge 7 aprile 2017 n.47 – art.19 comma 1 [14]
Legge 7 aprile 2017 n.47 – art.19 comma 1-bis [15]
TFUE (art.78) [16]
Convenzione SOLAS, capitolo V, regolamento 33 [17]
Convenzione di Amburgo - SAR - cap. 1.3.2. (attuato in Italia dal D.P.R. N.662/1994) [18]
SAR Cap. 2.1.10 [19]
Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Criminalità organizzata transnazionale per combattere il traffico di migranti via terra, via mare e via aria "Non è possibile valutare lo status di un potenziale rifugiato politico, in mare".
Regolamento UE N.656/2014 [20]
Tribunale di Catania (art.7 L. Cost.. 1/89) [21]
Istigazione a delinquere (art. 414 Codice Penale): “Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione”. La reclusione va da uno a cinque anni se è presente l’apologia. Istigare un’imbarcazione a non seguire il protocollo marittimo ed a non rispettare i più elementari diritti umani è chiaramente un’istigazione a non rispettare la normativa e quindi a delinquere. Tale articolo si ricollega al 415 del Codice Penale (Istigazione a disobbedire alle leggi).
Istigazione a disobbedire alle leggi (art. 415 C.P.): “Chiunque pubblicamente istiga alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico, ovvero all’odio fra le classi sociali, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni”.
Propaganda ed istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa (art. 604 bis Codice Penale): reclusione da sei mesi a quattro anni più multa di 6000 euro chi “istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. La situazione si è esacerbata in quanto la nave trasporta persone non italiane e non extraeuropee: ma extracomunitarie. E’ evidente che spingere alla violazione del diritto marittimo in quanto vengono trasportate persone non comunitarie assume i contorni di discriminazione razziale.
Omicidio (art. 575 Codice Penale): “Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno”. Viene intimato alla Sea Watch di lasciare i migranti a Tripoli, dove è in atto una guerra e dove la crisi umanitaria è testimoniata da anni. Di fatto, lasciarli in Libia equivale a mettere a repentaglio le loro vite: vuol dire rischio concreto di cagionare la morte di un altro uomo.
Abuso d’Ufficio (art. 323 Codice Penale): “il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto, è punito con la reclusione da uno a quattro anni. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno carattere di rilevante gravità”.
Sequestro di persona (art. 605 Codice Penale), ovvero chi “chiunque priva taluno della libertà personale": pena che va da uno a dieci anni se il fatto è commesso “da un pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni”. Se il fatto è commesso ai danni di un minore la reclusione va dai tre ai quattordici anni.
[1] “La cosiddetta guardia costiera libica successivamente comunicava di aver assunto il coordinamento del caso. Giunti sulla scena, priva di alcun assetto di soccorso, abbiamo proceduto al salvataggio come il diritto internazionale impone. I naufraghi sono ora a bordo della #SeaWatch.” https://twitter.com/SeaWatchItaly/status/1138792277189517313
[2] https://www.meltingpot.org/Operazioni-SAR-la-direttiva-del-Ministro-dell-Interno-e.html
[3] https://twitter.com/SeaWatchItaly/status/1139536430374490112
[4] “L’autorità marittima, che abbia notizia di una nave in pericolo ovvero di un naufragio o di altro sinistro, deve immediatamente provvedere al soccorso, e, quando non abbia a disposizione né possa procurarsi i mezzi necessari, deve darne avviso alle altre autorità che possano utilmente intervenire. Quando l’autorità marittima non può tempestivamente intervenire, i primi provvedimenti necessari sono presi dall’autorità comunale”
[5] “Quando la nave o l’aeromobile in pericolo sono del tutto incapaci, rispettivamente, di manovrare e di riprendere il volo, il comandante della nave soccorritrice è tenuto, nelle circostanze e nei limiti indicati dall’articolo precedente, a tentarne il salvataggio, ovvero, se ciò non sia possibile, a tentare il salvataggio delle persone che si trovano a bordo. È del pari obbligatorio, negli stessi limiti, il tentativo di salvare persone che siano in mare o in acque interne in pericolo di perdersi"
[6] “Il comandante della nave o dell’aeromobile, che, fuori del territorio nazionale, arbitrariamente sbarca un componente dell’equipaggio o un passeggero, ovvero li abbandona impedendone il ritorno a bordo o anticipando la partenza della nave o dell’aeromobile, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 103,00 a 309,00.”
[7] “Quando la nave o l’aeromobile in pericolo sono del tutto incapaci, rispettivamente, di manovrare e di riprendere il volo, il comandante della nave soccorritrice è tenuto, nelle circostanze e nei limiti indicati dall’articolo precedente, a tentarne il salvataggio, ovvero, se ciò non sia possibile, a tentare il salvataggio delle persone che si trovano a bordo. È del pari obbligatorio, negli stessi limiti, il tentativo di salvare persone che siano in mare o in acque interne in pericolo di perdersi"
[8] Obiettivo: attuazione della regola 4.2. della Convenzione di Amburgo (accettazione ed approvazione della stessa): tale onere comporta una serie di obblighi riguardanti l’obbligo di salvataggio, di prima assistenza e di dirottare in un posto sicuro.
[9] L’"ingiustificata omissione costituisce reato”. Non è opzionale ma doveroso “per chiunque sia in grado di farlo, di prestare assistenza ad una persona in pericolo”. Infatti, “il soccorso obbligatorio è rivolto innanzitutto alla salvezza della vita umana in mare ed anche al mezzo su cui si trova la persona in pericolo”.
[10] “Il comandante di una nave in navigazione che riceve un segnale da qualsiasi provenienza indicante che una nave o un aereo o loro natanti superstiti si trovano in pericolo, è obbligato a recarsi a tutta velocità all’assistenza delle persone in pericolo informandole, se possibile, di quanto sta facendo”.
[11] “Ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batte la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile adempiere senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio o i passeggeri:
[12] “Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche”
[13] "Non è consentita l’espulsione" degli "stranieri minori di anni diciotto, salvo il diritto a seguire il genitore o l’affidatario espulso"
[14] "In nessun caso può disporsi l’espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione"
[15] “In nessun caso può disporsi il respingimento alla frontiera di minori stranieri non accompagnati": rafforzamento del principio di non-refoulement
[16] Politica di asilo, protezione e NON-REFOULEMENT
[17] “Il comandante di una nave che si trovi nella posizione di essere in grado di prestare assistenza, avendo ricevuto informazione da qualsiasi fonte circa la presenza di persone in pericolo in mare, a procedere con tutta rapidità alla loro assistenza, se possibile informando gli interessati o il servizio di ricerca e soccorso del fatto che la nave sta effettuando tale operazione”
[18] “Fornirle le prime cure mediche o di altro genere ed a trasferirla in un luogo sicuro”
[19] “Garantire che sia prestata assistenza ad ogni persona in pericolo in mare senza distinzioni relative alla nazionalità o allo status di tale persona o alle circostanze nelle quali tale persona viene trovata”
[20] “Nessuno dovrebbe essere sbarcato, costretto a entrare, condotto o altrimenti consegnato alle autorità di un paese in cui esista, tra l’altro, un rischio grave di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura, alla persecuzione o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti, o in cui la vita o la libertà dell’interessato sarebbero minacciate a causa della razza, della religione, della cittadinanza, dell’orientamento sessuale, dell’appartenenza a un particolare gruppo sociale o delle opinioni politiche dell’interessato stesso, o nel quale sussista un rischio di espulsione, rimpatrio o estradizione verso un altro paese in violazione del principio di non respingimento”
[21] “Obbligo di salvare la vita in mare costituisce un preciso dovere degli Stati e prevale su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’immigrazione irregolare”.
Foto di repertorio | TW Sea Watch
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