Source: http://www.farmalavoro.it/lavoro/ccnl-farmacista
Timestamp: 2017-07-27 22:45:29+00:00
Document Index: 74394079

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 5', 'art. 74', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 15']

CCNL Farmacista - Farmalavoro
CCNL Farmacista
Documentazione necessaria per essere assunti in farmacia
All’atto dell’assunzione il lavoratore deve produrre il proprio documento di riconoscimento, i documenti assicurativi e previdenziali per precedenti rapporti di lavoro, fotocopia del certificato di attribuzione del numero di codice fiscale, certificato di idoneità fisica ed ogni altro documento eventualmente previsto dalle leggi vigenti e necessario per l’esercizio dell’attività nella farmacia. Se il neo assunto non è laureato o diplomato in farmacia, deve produrre un certificato attestante gli studi compiuti.
Se l’assunzione riguarda lavoratori laureati o diplomati in farmacia sono necessari inoltre:
certificato d’iscrizione all’ordine dei farmacisti, rilasciato in data non anteriore a tre mesi;
cv documentato con certificato di servizio delle eventuali precedenti prestazioni.
Formalità necessarie per l’assunzione
Non sono previsti requisiti speciali rispetto a quelli normalmente previsti dalle norme di legge. È sufficiente che l’assunzione risulti da un atto scritto, che senza particolari formalismi contenga la data di assunzione, la durata del periodo di prova, la qualifica del lavoratore, il relativo livello di inquadramento e la retribuzione.
All’atto dell’assunzione può essere previsto, per iscritto, un periodo di prova finalizzato alla verifica dell’attitudine allo svolgimento della prestazione lavorativa richiesta.
Il periodo di prova ha una durata variabile in relazione al livello di inquadramento, così determinata: - Primo livello super: 90 gg. di calendario - Primo livello: 90 gg. di calendario - Secondo livello: 60 gg. di calendario - Terzo e quarto livello: 45 gg. di calendario - Quinto e sesto livello: 15 gg. di calendario
In caso di infortunio o di malattia il periodo di prova si interrompe e può essere completato qualora il lavoratore possa riprendere il servizio entro 20 giorni.Qualora il lavoratore, nel compiere il periodo di prova, dovesse nuovamente ricadere in malattia, il rapporto deve ritenersi estinto ad ogni effetto.
Trascorso il periodo di prova, senza che nessuna delle parti abbia dato regolare disdetta, l’assunzione del lavoratore si intenderà confermata, e il periodo di prova sarà computato nell’anzianità di servizio.
Non ci sono requisiti speciali rispetto alla normativa di legge, il contratto collettivo rinvia infatti completamente al d.lgs. n. 368/2001. Dunque anche le farmacie possono assumere a tempo determinato, indipendentemente dalla sussistenza di una giustificazione della durata limitata del rapporto di lavoro, purché non sia superiore a 36 mesi.
Non ci sono requisiti speciali rispetto alla normativa di legge, il contratto collettivo rinvia infatti completamente al d.lgs. n. 61/2000. Il rapporto di lavoro con orario ridotto può essere concordato secondo le forme del part-time orizzontale (tutti i giorni lavorativi della settimana, con orario ridotto); part-time verticale (prestazione lavorativa limitata ad alcuni giorni della settimana); part-time misto (orario di lavoro ridotto, in alcuni giorni della settimana).
La durata normale del lavoro è fissata in 40 ore settimanali, di norma distribuite su 5 giorni e mezzo, solo mediante la concessione di mezze giornate di riposo da godersi nella settimana successiva o, comunque, anche cumulativamente, entro l’arco del mese, tenendo conto delle necessità organizzative e del servizio della farmacia e delle esigenze del lavoratore stesso. La durata normale dell’orario di lavoro di 40 ore settimanali può essere anche riferita alla durata media delle prestazioni lavorative rese in un periodo non superiore all’anno per un massimo di 16 settimane nel corso di ciascun anno di riferimento. L’orario settimanale non potrà, comunque, superare le 46 ore settimanali. Una diversa distribuzione dell’orario settimanale di lavoro potrà essere definita a livello regionale in presenza di particolari regimi di orari di apertura e chiusura delle farmacie nel territorio.
Attesa la particolare funzione di servizio pubblico essenziale che la farmacia assolve, senza soluzione di continuità, sul territorio a tutela della salute dei cittadini, la durata media dell’orario di lavoro non può in ogni caso superare, per ogni periodo di 7 giorni, le 48 ore medie, comprese le ore di lavoro straordinario. Le 48 ore medie sono calcolate con riferimento ad un periodo di 12 mesi, tenuto conto della premessa di cui al presente comma.
Quando nella giornata della domenica o nella giornata stabilita per il riposo settimanale la farmacia deve rimanere aperta al pubblico per turno stabilito dalle Autorità, il lavoratore è tenuto, se richiesto, a prestare normale servizio e ha diritto di godere del riposo compensativo in altra giornata della settimana per 24 ore consecutive ed inoltre a percepire un compenso pari al 13% di un 173° della normale retribuzione mensile per ogni ora di lavoro prestata, entro il limite di otto.
Il personale dipendente delle farmacie ha diritto ad un periodo di ferie annuali nella misura di giorni ventisei lavorativi, fermo restando che la settimana lavorativa - quale che sia la distribuzione dell’orario di lavoro settimanale - è comunque considerata di sei giorni lavorativi dal lunedì al sabato agli effetti del computo delle ferie. Dal computo del predetto periodo di ferie vanno escluse le domeniche e le festività nazionali e infrasettimanali cadenti nel periodo stesso, e pertanto il periodo di ferie sarà prolungato di tanti giorni quante sono le domeniche e le festività nazionali e infrasettimanali in esso comprese.
È facoltà del datore di lavoro stabilire il periodo delle ferie normalmente da maggio ad ottobre in funzione delle esigenze della farmacia e sentiti i lavoratori. Le ferie potranno essere frazionate in non più di due periodi; è facoltà del lavoratore scegliere quando effettuare uno di questi due periodi, in accordo con il datore di lavoro, purché la farmacia non chiuda al pubblico per l’effettuazione delle ferie; in questo caso le ferie individuali dei lavoratori devono coincidere con il periodo di chiusura. In ogni caso le ferie non potranno avere inizio di domenica né di giorno festivo e neppure nel giorno antecedente alla domenica o a quello festivo, ad eccezione delle ferie aventi inizio il 1° o il 16° giorno del mese.
Il termine di 18 mesi di cui all’art. 10, comma primo, D.Lgs. 66/2003 viene portato a 24 mesi.
In caso di licenziamento o di dimissioni, spetteranno al lavoratore tanti dodicesimi del periodo di ferie quanti sono i mesi di effettivo servizio prestato per l’anno di competenza.
Per ragioni di servizio il datore di lavoro potrà richiamare il lavoratore prima del termine del periodo di ferie, fermi restando il diritto del lavoratore a completare tale periodo in epoca successiva nonché il diritto al rimborso delle spese sostenute sia per l’anticipato rientro che per tornare eventualmente al luogo dal quale sia stato richiamato.
Salvo il caso di giustificato e comprovato impedimento, il lavoratore ha l’obbligo di dare immediata notizia della propria malattia alla farmacia da cui dipende: in caso di mancata comunicazione, trascorso un giorno dall’inizio dell’assenza, l’assenza stessa sarà considerata ingiustificata, con la conseguente adozione del provvedimento disciplinare.
Salvo il caso di opposizione contro l’accertamento degli organi competenti e conseguente richiesta del giudizio del collegio medico a ciò preposto, il lavoratore ha l’obbligo di presentarsi in servizio alla data indicata dal certificato del medico curante; in caso di mancata presentazione o di ritardo ingiustificato, il datore di lavoro resta esonerato dall’obbligo della conservazione del posto ed il lavoratore sarà considerato dimissionario, restando a suo carico la indennità di mancato preavviso.
Il lavoratore è altresì tenuto a trovarsi nel proprio domicilio dalle ore 10,00 alle ore 12,00 e dalle ore 17,00 alle ore 19,00, al fine di consentire l’effettuazione delle visite di controllo, richieste dal datore di lavoro.
Salvo i casi di giustificata e comprovata necessità di assentarsi dal domicilio per le visite, le prestazioni e gli accertamenti specialistici, nonché le visite ambulatoriali di controllo, e salvo i casi di forza maggiore, dei quali il lavoratore ha l’obbligo di dare immediata notizia all’azienda da cui dipende, il mancato rispetto da parte del lavoratore dell’obbligo di cui al 2° comma del presente articolo comporta comunque l’applicazione delle sanzioni previste dall’art. 5 della legge 11/11/1983, n. 638, 15° comma, nonché l’obbligo dell’immediato rientro in azienda.
In caso di mancato rientro, l’assenza sarà considerata ingiustificata con la conseguente adozione del provvedimento disciplinare.
Trattamento economico durante la malattia
a) ad una indennità pari al 50% della retribuzione giornaliera per i giorni di malattia dal 4° al 20° e pari a 2/3 della retribuzione giornaliera per i giorni di malattia dal 21° in poi, posta a carico dell’INPS ai sensi dell’art. 74 della legge 23/12/1978, n. 833, secondo le modalità stabilite, e anticipata dal datore di lavoro ai sensi dell’art. 1 della legge 29/2/1980, n. 33. L’importo anticipato dal datore di lavoro è posto a conguaglio con i contributi dovuti all’INPS, secondo le modalità di cui agli artt. 1 e 2 della legge 29/2/1980, n. 33;
b) ad una integrazione delle indennità a carico dell’lNPS da corrispondersi dal datore di lavoro a suo carico, in modo da raggiungere complessivamente le seguenti misure:
2. l’80% della quota giornaliera della retribuzione di fatto per i giorni dal 4° al 20°;
Nel caso di infortunio sul lavoro il trattamento retributivo riconosciuto al dipendente sarà integrato al 100%. Il trattamento economico a carico dell’INAIL è anticipato dal datore di lavoro ed i relativi importi saranno posti a conguaglio con i contributi dovuti allo stesso Istituto previdenziale. Nel caso in cui l’indennità di infortunio a carico dell’INAIL fosse superiore alla normale retribuzione, al lavoratore sarà corrisposto quanto erogato dall’INAIL. Tale norma decorre dal mese di ottobre 2008.
Durante i periodi di malattia e di infortunio la quota giornaliera della retribuzione, stante la sua natura integrativa, si ottiene applicando i criteri adottati dall’INPS e dall’INAIL.
Al fine della riscossione delle indennità economiche relative al periodo di malattia il lavoratore è tenuto - ai sensi dell’art. 2 della legge 29/2/1980, n. 33 - a recapitare o a trasmettere a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, entro 2 giorni dal rilascio da parte del medico curante, l’attestazione sull’inizio e la durata presunta della malattia nonché i successivi certificati in caso di ricaduta o continuazione della malattia.
Il lavoratore è obbligato a rilasciare al datore di lavoro, all’atto dell’assunzione, una dichiarazione di responsabilità dalla quale risulti il numero di giornate di malattia indennizzate nel corso dei 365 giorni precedenti l’assunzione e ciò ai fini del corretto adempimento degli obblighi nei confronti dell’INPS.
Durante la malattia o infortunio il lavoratore non in prova ha diritto alla conservazione del posto per un periodo massimo di 180 giorni in un anno solare, trascorso il quale, perdurando la malattia, il datore di lavoro potrà procedere al licenziamento.
La tutela e i trattamenti economici e normativi a sostegno della maternità e della paternità sono garantiti dal D.Lgs. 26/3/2001 n. 151, “Testo unico delle disposizione legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’art. 15 della legge 8/3/2000, n. 53”.
Le indennità spettanti alla lavoratrice o al lavoratore, così come previsti dal D.Lgs. 26/3/2001, n. 151 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’art. 15 della legge 8/3/2000, n. 53”, sono anticipate dal datore di lavoro ai sensi della legge 29/2/1980 n. 33. L’importo anticipato dal datore di lavoro è posto a conguaglio con i contributi dovuti all’INPS, secondo le modalità di cui agli artt. 1 e 2 della legge 29/2/1980, n. 33.
Tutela della salute nello stato di gravidanza
È vietato adibire le lavoratrici al trasporto e al sollevamento di pesi, nonché ai lavori pericolosi, faticosi ed insalubri.
La lavoratrice è addetta ad altre mansioni per il periodo per il quale è previsto il divieto.
La lavoratrice è, altresì, spostata ad altre mansioni nei casi in cui i servizi ispettivi del Ministero del lavoro, d'ufficio o su istanza della lavoratrice, accertino che le condizioni di lavoro o ambientali sono pregiudizievoli alla salute della donna.
Tutela della retribuzione
Quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni, il servizio ispettivo del Ministero del lavoro, competente per territorio, può disporre l'interdizione dal lavoro. Divieto della prestazione lavorativa
durante i due mesi precedenti la data presunta del parto. Le lavoratrici hanno la facoltà di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi al parto, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.
ove il parto avvenga oltre tale data, per il periodo intercorrente tra la data presunta e la data effettiva del parto; durante i tre mesi dopo il parto; durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto.
Qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta, tali giorni sono aggiunti al periodo di congedo di maternità dopo il parto. Nel caso di interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza successiva al 180° giorno dall'inizio della gestazione, nonché in caso di decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità, le lavoratrici hanno facoltà di riprendere in qualunque momento l'attività lavorativa, con un preavviso di dieci giorni al datore di lavoro, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla loro salute.
Il licenziamento del dipendente non può che avvenire per giusta causa o giustificato motivo. Per giusta causa si intende un comportamento, grave, del dipendente che non consente la prosecuzione del rapporto di lavoro, neppure in via provvisoria e quindi il licenziamento è disposto senza preavviso, anche se il destinatario è assente per malattia.
Il giustificato motivo soggettivo è costituito sempre da un addebito grave da muovere al dipendente, ma più strettamente connesso alla prestazione lavorativa, tale da rappresentare un inadempimento contrattuale. In entrambi i casi si parla di licenziamento disciplinare e come tale, la cessazione del rapporto di lavoro deve essere preceduta dall’avvio del procedimento disciplinare, con la contestazione scritta dell’addebito mosso, l’attesa per le giustificazioni da parte del lavoratore e, soltanto dopo, l’irrogazione del licenziamento.
Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è invece quello non legato a responsabilità dei soggetti, ma necessitato dalle ragioni organizzative e produttive dell’azienda. Quando queste sono tali da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro e non è possibile destinare utilmente il lavoratore ad altre mansioni, può essere disposto il licenziamento, con la concessione del preavviso.
Il lavoratore può interrompere il rapporto di lavoro anche senza la necessità di giustificarne le ragioni, attraverso le dimissioni.Le dimissioni sono un atto libero e spontaneo del lavoratore dipendente, che ha solo l’obbligo di rilasciarle rispettando il periodo di preavviso, pena il suo addebito.
L'efficacia delle dimissioni è condizionata dalla convalida effettuata presso la Direzione territoriale del lavoro o il Centro per l'impiego territorialmente competenti, ovvero presso le sedi individuate dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. In alternativa, l'efficacia delle dimissioni è condizionata alla sottoscrizione di apposita dichiarazione in calce alla ricevuta di trasmissione della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro. Nell'ipotesi in cui la lavoratrice o il lavoratore non proceda alla convalida delle dimissioni, il rapporto di lavoro si intende risolto, qualora la lavoratrice o il lavoratore non aderisca, entro sette giorni dalla ricezione, all'invito a presentarsi presso le sedi predette ovvero all'invito ad apporre la predetta sottoscrizione, trasmesso dal datore di lavoro, tramite comunicazione scritta, ovvero qualora non effettui la revoca delle dimissioni stesse. La revoca deve avvenire entro il termine di sette giorni dalla comunicazione del datore, nel qual caso il rapporto di lavoro torna ad avere corso normale dal giorno successivo alla comunicazione della revoca. Torna su