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Timestamp: 2020-04-07 15:02:29+00:00
Document Index: 6495520

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Sentenza Cassazione Civile n. 3216 del 07/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3216 del 07/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 07/02/2017, n. 3216
C.F., C.R., in qualità di eredi di
S.M., elettivamente domiciliati in ROMA, V.FELICE GOVEAN 9, presso
lo studio dell’avvocato CARMEN POLLIFRONE, rappresentati e difesi
dall’avvocato GIULIO POLLIFRONE, giusta procura speciale in calce al
COMUNE DI SAN GIOVANNI ROTONDO, C.F. (OMISSIS), in persona del
TRIESTE, 109, presso lo studio dell’avvocato DONATO MONDELLI,
rappresentato e difeso dall’avvocato MICHELE MONDELLI giusta procura
avverso la sentenza n. 1904/2013 della CORTE D’APPELLO di BARI,
emessa il 18/12/2013 e depositata il 31/12/2013;
udito l’Avvocato Marcella Anna Zappia (delega Avvocato Giulio
Pollifrone), per i ricorrenti, che si riporta agli scritti;
udito l’Avvocato Donato Mondelli (delega Avvocato Michele Mondelli),
“1. Nel 2002 S.M.G. convenne dinanzi al Tribunale di Foggia il Comune di San Giovanni Rotondo, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni sofferti in conseguenza delle lesioni personali patite a causa d’una caduta, avvenuta mentre percorreva una strada comunale, ed ascritta al carente stato manutentivo di questa.
2. Il Tribunale di Foggia accolse la domanda con sentenza n. 846 del 2007. La Corte d’appello di Bari tuttavia con sentenza 31.12.2013 n. 1904 accolse l’appello del Comune e rigettò la domanda. La Corte ritenne non provato che il tratto di strada su cui avvenne la caduta fosse di proprietà comunale.
3. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione da C.F. e C.R., eredi di S.M.G., deceduta nelle more del giudizio, con ricorso fondato su tre motivi.
Il motivo è inammissibile: sia perchè sollecita da questa Corte un sindacato sulla valutazione delle prove compiute dal giudice di merito, sia perchè in ogni caso al presente giudizio si applica ratione temporis il nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5, il quale non consente più di censurare in sede di legittimità il vizio di “illogica o contraddittoria motivazione”, salvi i casi – qui non ricorrenti – di motivazione totalmente mancante o totalmente incomprensibile.
(a) l’eccezione con cui il Comune contestò che il sinistro fosse avvenuto su una strada comunale era generica.
Sotto il primo profilo il motivo è infondato, in quanto i presupposti dell’illecito, e quindi anche la proprietà della cosa fonte di danno, sono rilevabili anche d’ufficio. Sotto il secondo profilo il motivo è infondato, in quanto l’art. 2051 c.c. solleva il danneggiato dall’onere di provare la colpa del custode, ma non lo solleva dall’onere di provare il rapporto di custodia: e quindi, nel nostro caso, il potere di fatto sull’area ove avvenne l’infortunio.
6. Col terzo motivo di ricorso i ricorrenti sostengono che, anche ad ammettere che il luogo del sinistro fosse di proprietà privata, esso era nondimeno di uso pubblico, sicchè l’amministrazione comunale aveva comunque l’obbligo di provvedere alla sua manutenzione. Pertanto, non tenendo conto della colpa scaturente dalla violazione di quest’obbligo, la sentenza impugnata avrebbe violato il D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 2 e L. n. 2248 del 1865, art. 22, comma 3.
Questa Corte ha già più volte stabilito che l’amministrazione comunale è tenuta a garantire la circolazione dei veicoli e dei pedoni in condizioni di sicurezza: ed a tale obbligo l’ente proprietario della strada viene meno non solo quando non provvede alla manutenzione di quest’ultima, ma anche quando il danno sia derivato dal difetto di manutenzione di aree limitrofe alla strada, atteso che è comunque obbligo dell’ente verificare che lo stato dei luoghi consenta la circolazione dei veicoli e dei pedoni in totale sicurezza (Sez. 3, sentenza n. 23562 del 11/11/2011, Rv. 620514). Infatti il Comune il quale consenta alla collettività per pubblico transito, di un’area di proprietà privata, si assume l’obbligo di accertarsi che la manutenzione dell’area e dei relativi manufatti non sia trascurata. Ne consegue che l’inosservanza di tale dovere di sorveglianza, che costituisce un obbligo primario della P.A., per il principio del neminem laedere, integra gli estremi della colpa e determina la responsabilità per il danno cagionato all’utente dell’area, non rilevando che l’obbligo della manutenzione incomba sul proprietario dell’area medesima (Se 3, Sentenza n. 7 del 04/01/2010, Rv. 610958).
6.1. Nel caso di specie la Corte d’appello, dopo avere rilevato in la fio che l’area del sinistro era di “uso pubblico” (p. 5, terzo capoverso, della sentenza impugnata), ha rigettato la domanda sul presupposto che quell’area comunque non era di proprietà comunale, così violando i principi che pongono a capo degli enti proprietari di strade l’obbligo di manutenzione.
7. L’amministrazione convenuta ha eccepito l’inammissibilità del ricorso.
Tale eccezione si fonda sull’assunto che l’originaria attrice è deceduta prima della proposizione del gravame, sicchè la costituzione del suo avvocato nel giudizio di appello sarebbe nulla, e si sarebbe dunque formato il giudicato” (sic) sulle “domande ed eccezioni” proposte col ricorso per cassazione.
Tale eccezione è manifestamente fondata: sia perchè sulla questione della proprietà pubblica della strada del sinistro non si è formato alcun giudicato; sia perchè la questione della sussistenza o meno dell’obbligo per il Comune di garantire la sicurezza anche delle aree private di uso pubblico è quaestio iuris, sulla quale non può formarsi il giudicato; sia – soprattutto – perchè le Sezioni Unite di questa Corte, componendo i precedenti contrasti, hanno stabilito il principio della ultrattività del mandato alla morte del cliente (Sez U, sentenza n. 15295 del 04/07/2014, Rv. 631467, cui per brevità si rinvia).
2. La parte controricorrente ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 2, con la quale ha insistito per l’inammissibilità od il rigetto del ricorso.
4. Il Comune di San Giovanni Rotondo ha precisato, nella memoria depositata ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., che non ha inteso contestare il principio di ultrattività del mandato, ma che ha inteso denunciare la nullità della procura alle liti (formalmente) conferita dalla sig.a S.M.G. agli avvocati Rosario Cagiano e Giulio Pollifrone nel giudizio di appello.
Ha spiegato come la sig.a S.M.G. venne a mancare -per ammissione degli odierni ricorrenti – il (OMISSIS), mentre i suoi avvocati si costituirono per essa in appello il 25.11.2008. Da ciò l’amministrazione comunale trae la conseguenza della nullità della costituzione in appello dei suddetti avvocati Cagiano e Pollifrone; della inesistenza di tutte le loro argomentazioni difensive svolte in sede di gravame, e di conseguenza della inammissibilità del ricorso per cassazione, perchè vertente su questioni coperte da giudicato.
Dunque la questione della natura privata o pubblica dell’area dove avvenne il sinistro non è mai passata in giudicato, perchè affermata per la prima volta in appello ed impugnata con ricorso per cassazione.
La seconda ragione è che in primo grado S.M.G. conferì mandato agli Avv.ti Giulio Pollifrone e Rosario Cagiano di rappresentarla e difenderla nel giudizio dinanzi al Tribunale “ed in tutte le fasi successive, ivi compreso l’eventuale iridi dio di appello”.
I difensori dell’originaria attrice, pertanto, non avevano bisogno d’una procura ad boe per il giudizio di appello, perchè quella conferita in primo grado li legittimava a difendere l’assistita anche in sede di gravame.
4.2. Ciò posto sul piano processualcivilistico, resta il fatto che effettivamente in margine alla comparsa di costituzione e risposta depositata dagli avv.ti Rosario Cagiano e Giulio Pollifrone nel giudizio di appello, e datata 25.11.2008, vi è una procura alle liti sottoscritta formalmente da S.M.G., con firma dichiarata “autentica” da ambo i difensori.
E’ tuttavia incontroverso che a quella data S.M.G. era deceduta da quasi tre anni.
Tale circostanza è astrattamente idonea ad integrare teoricamente gli estremi di un illecito tanto disciplinare quanto penale: il fatto dunque dovrà essere segnalato tanto alla Procura della Repubblica del Tribunale di Bari, ai sensi dell’art. 331 c.p.p., sia ai Consigli dell’Ordine degli avvocati di Locri (cui è iscritto l’avv. Giulio Pollifrone) e di foggia (cui è iscritto l’avv. Rosario Cagiano).
– conseguentemente, esso non è censurabile in sede di legittimità. Tali deduzioni sono in tesi corrette, ma non pertinenti rispetto al presente giudizio: esse, pertanto, non consentono di rigettare il ricorso. La Corte d’appello di Bari, infatti, ha rigettato la domanda sul presupposto che la vittima patì lesioni cadendo su una strada di proprietà privata.
Ne consegue che oggetto del terzo motivo di ricorso non è una quaestio facci (la proprietà privata o pubblica di un’area), ma una quaestio iuris (stabilire se l’obbligo di custodia gravante sull’amministrazione locale si estenda alle aree aperte al pubblico transito ma di proprietà privata).
E’ in colpa la pubblica amministrazione la quale nè provveda alla manutenzione o messa in sicurezza delle aree, anche di proprietà privata, latistanti le vie pubbliche, quando da esse possa derivare pericolo per gli utenti della strada, nè provveda ad inibirne l’uso generalizzato. Ne consegue che, nel caso di danni causati da difettosa manutenzione d’una strada, la natura privata di questa non è di per sè sufficiente ad escludere la responsabilità dell’amministrazione comunale, se per la destinazione dell’area o perle sue condizioni oggettive, l’amministrazione era tenuta alla sua manutenzione”.