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Timestamp: 2020-01-28 10:33:44+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 372', 'art. 2540', 'art. 1223', 'art. 1227', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 1227', 'art. 360', 'art. 1223', 'sentenza ']

Cassazione III civile del 21 gennaio 2010, n. 997 - testo integrale Sentenza
Cassazione III civile del 21 gennaio 2010, n. 997
Spese stragiudiziali · sinistro stradale · assicurativo
“In tema di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, nella speciale procedura per il risarcimento del danno da circolazione stradale, introdotta con L. n. 990 del 1969, e sue successive modificazioni, il danneggiato ha facoltà, in ragione del suo diritto di difesa, costituzionalmente garantito, di farsi assistere da un legale di fiducia e, in ipotesi di composizione bonaria della vertenza, di farsi riconoscere il rimborso delle relative spese legali; se invece la pretesa risarcitoria sfocia in un giudizio nel quale il richiedente sia vittorioso, le spese legali sostenute nella fase precedente all'instaurazione del giudizio divengono una componente de danno da liquidare e, come tali devono essere chieste e liquidate sotto forma di spese vive o spese giudiziali”. (Cass. n. 2775 del 2006).
p.1. Il Tribunale di Venezia ha rigettato l'appello proposto da D.V.L. avverso la sentenza con cui il Giudice di Pace di Mestre, nel provvedere sulla domanda dalla medesima proposta contro G. P. e la sua assicuratrice per la r.c.a. Alfa Assicurazioni s.p.a. per il risarcimento dei danni sofferti in conseguenza di un sinistro stradale occorso il ..., aveva, pur riconoscendo la responsabilità della causazione del sinistro da parte del P., negato, nel liquidare il danno, la spettanza del rimborso della spesa sostenuta da essa ricorrente per la prestazione ante causam di un'assistenza infortunistica da parte di uno studio di infortunistica stradale.
L'appello, svoltosi nel contraddittorio effettivo della società assicuratrice e nella contumacia del P., è stata rigettato dal Tribunale sulla premessa che le spese sostenute per l'attività stragiudiziale sono risarcite “solo se l'assistenza sia stata in concreto resa necessaria o utile dalla contestazione ad opera della controparte del diritto al risarcimento, ai fini del consentire al danneggiato di quantificare correttamente le proprie pretese, anche ai fini conciliativi in presenza di contestazioni o difformi valutazioni della Compagnia di Assicurazioni”. Nella specie non risultava che l'assicurazione avesse contestato la responsabilità del suo assistito e nemmeno l'entità delle lesioni sofferte dalla danneggiata (che erano state determinate dalla società assicuratrice in modo conforme alla perizia stragiudiziale fatta eseguire dalla danneggiata) o le altre voci di danno, essendosi, invece, il contrasto incentrato solo sull'applicabilità o meno delle tabelle introdotte dalla L. n. 57 dei 2001. L'intervento dell'agenzia infortunistica non si era, però - ad avviso del Tribunale - connotato come necessario o utile, tanto più che la posizione assunta dalla società assicuratrice in senso positivo sulla questione dell'applicazione delle dette tabelle non si era modificata a seguito della corrispondenza con l'agenzia stessa, mentre non risultavano provate altre attività. p.2. Contro la sentenza la D.V. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi contro il P. e Beta Assicurazioni s.p.a., qualificandola come "già Alfa Ass.ni S.p.A.", senza, peraltro nulla spiegare al riguardo.
p.1. Preliminarmente va disattesa l'eccezione di rito (nel senso dell'inammissibilità e/o improcedibilità del ricorso) formulata dal Beta Assicurazioni s.p.a. sotto il profilo che il ricorso le sarebbe stato notificato non presso la sua sede legale, bensì presso il difensore costituito per la Alfa, il quale non aveva ricevuto mandato da essa resistente.
L'Aurora Assicurazioni è stata chiamata nel presente giudizio di legittimità come società che già si denominava o si identificava con la Alfa e, pertanto, l'indicazione della sua legittimazione non è stata fatta da parte della ricorrente come quella di un soggetto che sia "altro" rispetto a quello originario, cioè alla Alfa, bensì come quella di un soggetto che è il medesimo con una diversa denominazione. Tale allegazione, se l'intimata nella detta qualità non si fosse costituita, avrebbe onerato la ricorrente di dimostrarla (nel rispetto dell'art. 372 c.p.c.). Viceversa, una volta che l'intimato ha ritenuto di costituirsi, era suo onere prendere posizione sulla detta allegazione, contestandola, se del caso, per genericità, oppure specificando i termini della sua relazione con la Alfa. La resistente, invece, non ha tenuto nè l'uno nè l'altro atteggiamento, ma si è limitata alla mera allegazione che il ricorso era stato notificato presso un difensore che non aveva la sua rappresentanza in giudizio, "in quanto la stessa cioè essa Aurora non era parte di quel procedimento giudiziario". Di tale allegazione - cioè del suo non essere parte nel giudizio di merito - non ha dato, però, alcuna spiegazione e, pertanto, l'ambiguità della sua prospettazione si risolve in un dato sufficiente a giustificare la veridicità dell'allegazione di parte ricorrente.
E ciò senza che occorra scrutinare la questione della riferibilità del mandato professionale del difensore della Alfa al Beta, eventualmente al lume dell'art. 2540 bis c.c..
L'eccezione è infondata e va, pertanto, rigettata. p.2. Con il primo motivo di ricorso si denuncia "violazione o falsa applicazione dell'art. 1223 c.c., e/o art. 1227 c.c., comma 2, in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3)".
p.2.1. Con il secondo motivo si denuncia "insufficiente, contraddittoria e illogica motivazione circa un punto decisivo della controversia in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 59".
Erroneamente il Tribunale, pur avendo assunto sotto il profilo giuridico un principio corretto (quello per cui “tra i danni risarcibili vanno ricompresse le spese sostenute per assistenza stragiudiziale, solo se l'assistenza sia stata in concreto resa necessaria o utile dalla contestazione ad opera della controparte del diritto al risarcimento, ai fini del consentire al danneggiato di quantificare correttamente le proprie pretese, anche ai fini conciliativi in presenza di contestazioni o difformi valutazioni della Compagnia di Assicurazioni”), lo avrebbe male applicato, là dove - pur avendo dato atto dell'esistenza fra le parti di un contrasto in ordine alla questione dell'applicabilità per la liquidazione del danno delle tabelle di cui alla L. n. 57 del 2001, ancorchè il sinistro si fosse verificato anteriormente alla loro entrata in vigore e della gestione del medesimo da parte dell'agenzia infortunistica - ha escluso la responsabilità per detta spesa non già per la sua evitabilità da parte della ricorrente, bensì per la circostanza che comunque l'intervento dello studio professionale non aveva determinato una modificazione dell'atteggiamento dell'assicuratore sulla questione delle tabelle. Il Tribunale, viceversa, non avrebbe dovuto dare rilievo all'efficacia causale sull'atteggiamento della società assicuratrice dell'intervento de quo, ma avrebbe dovuto interrogarsi sulla possibilità che la D.V. potesse affrontare la problematica da sola e considerare che l'intransigenza della stessa società era stata superata solo dalla sentenza di primo grado, che aveva accertato l'inapplicabilità delle tabelle di cui alla citata legge, il che rivelava che la discussione stragiudiziale sulla relativa questione non avrebbe potuto ricadere nell'ambito dell'art. 1227 c.c., comma 2, tanto più che l'assicurazione aveva riconosciuto l'attività ed utilità dell'intervento dello studio professionale in un'offerta transattiva di cui alla lettera del 2 luglio 2001 e s'era accollata la relativa spesa e ciò anche nel caso in cui la ricorrente avesse accettato il risarcimento secondo le tabelle. p.3. L'esame dei due motivi può procedere congiuntamente, atteso che anche il secondo, al di là della sua formale proposizione ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 5, involge una quaestio iuris, inerente l'errore del Tribunale nel rifiutarsi di sussumere la spesa sostenuta per l'intervento dell'agenzia infortunistica sotto la nozione giuridica de danno risarcibile a cagione della inidoneità dello stesso a determinare la modificazione dell'atteggiamento della società assicuratrice sull'applicabilità delle tabelle.
Dunque, del tutto irrilevante è che l'attività di assistenza legale sia stata prestata nella specie da un soggetto che non rivestiva la qualità di professionista legale. p.3.2. Raggiunta questa conclusione appare palese che il Tribunale ha fatto erronea applicazione del principio della ripetibilità come voce di danno emergente della spesa di assistenza stragiudiziale secondo il criterio della necessità e giustificatezza, là dove ha fatto dipendere la ripetibilità dalla verificazione del risultato positivo dell'attività espletata sull'atteggiamento della controparte. In tal modo il Tribunale ha applicato un criterio che è in manifesta contraddizione con la premessa giuridica che giustifica la considerazione della spesa stragiudiziale sopportata dal danneggiato come danno emergente, riconoscibile in sede giudiziale. Tale considerazione, infatti, suppone che il diritto al risarcimento del danno sia riconosciuto in sede giudiziale e, quindi, per definizione che non lo sia stato in sede stragiudiziale. Ciò, implica necessariamente che l'attività di assistenza stragiudiziale non sia stata idonea a realizzare il suo scopo, quello della consecuzione del risarcimento nei modi e nei termini esplicitati da essa, prima del giudizio.
Va semmai rilevato che, se pure stragiudizialmente, dopo l'intervento del detto studio la società assicuratrice avesse riconosciuto fondata la prospettazione sulla inapplicabilità delle tabelle di cui alla citata legge assunta dallo studio che aveva prestato l'attività di assistenza (e, quindi, in definitiva, dalla stessa ricorrente, di cui lo studio era mandataria), l'eventuale riconoscimento stragiudiziale totale o parziale della pretesa risarcitoria nei termini prospettati dalla ricorrente ed in particolare della sua prospettazione sulle tabelle, avrebbe comportato comunque la astratta configurabilità come danno conseguenza ai sensi dell'art. 1223 c.c., della perdita costituita dall'esborso sopportato per l'intervento dello studio di consulenza, salva naturalmente la valutazione sul quantum. E sarebbe stata salva, nel caso di soddisfacimento stragiudiziale del diritto risarcitorio senza riconoscimento di alcunchè sotto tale profilo da parte della società assicuratrice, la stessa possibilità della ricorrente di agire per conseguirla, salva la valutazione sull'an e sul quantum. p.3.3. La sentenza impugnata dev'essere, dunque, cassata con rinvio al Tribunale di Venezia, che deciderà - anche sulle spese del giudizio di cassazione - in persona di diverso magistrato addetto all'ufficio ed applicherà il seguente principio di diritto: “in caso di sinistro stradale, qualora il danneggiato abbia fatto ricorso all'assistenza di uno studio di assistenza infortunistica stradale ai fini dell'attività stragiudiziale diretta a richiedere il risarcimento del danno asseritamente sofferto al responsabile ed al suo assicuratore, nel successivo giudizio instaurato per ottenere il riconoscimento del danno, la configurabilità della spesa sostenuta per avvalersi di detta assistenza come danno emergente non può essere esclusa per il fatto che l'intervento di detto studio non abbia fatto recedere l'assicuratore dalla posizione assunta in ordine all'aspetto della vicenda che era stato oggetto di discussione e di assistenza in sede stragiudiziale, ma va valutata considerando, in relazione all'esito della lite su detto aspetto, se la spesa sia stata necessitata e giustificata in funzione dell'attività di esercizio stragiudiziale del diritto al risarcimento”.
Spese stragiudiziali Sinistro stradale Assicurativo