Source: https://www.quagliarella.com/centrale-rischi-revoca-di-affidamenti-e-resistenza-pubblicita/
Timestamp: 2019-07-21 02:44:22+00:00
Document Index: 162318637

Matched Legal Cases: ['art. 700', 'art. 700', '§ 18', 'art. 8', 'art. 1845', 'art. 6', 'art. 700', 'art. 7', 'art. 15', 'art. 700', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 5', 'art. 1845', 'art. 15', 'art. 15', '§ 5', 'art. 1956']

﻿ Centrale rischi revoca di affidamenti e resistenza pubblicità
2016-06-24T17:54:27+00:00
Una richiesta urgente ci ha fatto approfondire sviluppi che all’inizio dell’attività neppure erano noti; la precisione dell’indagine compiuta dal giudice, anche in sede di provvedimenti di urgenza, ha consentito la conoscenza e la lettura dei fatti e l’esito ne è stato la conseguenza.
Il provvedimento (G.D. Torino 31.5.2013, dott. Enrico Astuni), che è stato adottato sul nostro ricorso merita di essere riportato per esteso rappresentando una puntuale indagine in fatto con lucida visione del diritto, che era difficile ipotizzare in sede sommaria.
Desideriamo evidenziare un punto del testo che ci ha particolarmente colpito ed è stato l’affermazione: “4. L’istanza di manutenzione delle linee di credito, pur se astrattamente ammissibile, come misura d’urgenza ex art. 700 c.p.c. preordinata a neutralizzare l’efficacia del recesso intimato dalla banca (vedi Trib. Verona 24.12.2012 prodotto sub A dai ricorrenti), è tuttavia carente sotto il profilo del fumus boni juris“. Il riconoscimento del precedente veronese apre a nostro avviso la strada a nuovi orizzonti nella considerazione dei doveri della banca nei rapporti con i clienti.
“Il giudice, sciogliendo la riserva che precede, osserva quanto segue.
1. AAAAA e il fideiussore (e legale rappresentante di AAAAA) con ricorso ex art. 700 c.p.c. chiedono ordinarsi a BANCA S.p.A. di: – sospendere immediatamente la segnalazione periodica a Centrale Rischi della Banca d’Italia della posizione “a sofferenza” dei crediti della Banca nei confronti di essa ricorrente; – cancellare la segnalazione “a sofferenza” già eseguita presso la stessa Centrale Rischi e in qualunque altra banca dati; – disporre la manutenzione dei contratti di credito esistenti, che la banca ha risolto con racc. 22 marzo 2013.
In particolare, la posizione complessiva dei rapporti si può così riassumere, a seguito della rinnovazione delle linee di credito esistenti in data 17.9.2012: a) affidamento per € 1.000.000 per anticipazioni su fatture (e in minima parte s.b.f. su assegni), di cui € 100.000,00 validi fino al 22.3.2013, € 150.000,00 validi fino al 22.9.2013 ed € 750.000,00 validi fino al 17.1.2014; b) mutuo chirografario per € 209.000 stipulato il 26.5.2011 con scadenza a 60 mesi.
Tali obbligazioni sono garantite da fideiussione fino al 60% del Consorzio EEE e da fideiussione omnibus dell’Amministratore Giuseppe. Lamenta la ricorrente che:
– “con frequenza si è rilevato che, contrariamente agli accordi, più volte versamenti da imputare al conto anticipi (n. 111111) sono invece stati accreditati sul normale conto corrente (n. 222222) con ovvii effetti sul saldo dell’altro rapporto”; – “avvicinandosi la scadenza della linea di credito per € 100.000,00 … la ricorrente formulava in data 15 marzo 2013, in luogo di un rientro integrale in unica soluzione, la proposta di un versamento mensile di € 10.000,00 nel corso del corrente 2013 e per € 15.000,00 dal gennaio 2014” (ricorso § 18);
– malgrado tale offerta, BANCA ha per contro intimato con la cit. racc. 22.3.2013 la “revoca facilitazioni e intimazione di pagamento” immediato per € 1.026.836,66 in ordine al c/anticipi n. 111111, per € 35.358,51 in relazione al c/c ordinario n. 222222 e per € 141.930,11 in ordine al mutuo chirografario e respinto la proposta con lettera 27.3.2013.
In punto di diritto i ricorrenti osservano che:
– prima della scadenza dell’anticipazione di € 100.000,00 AAAAA ha formulato una proposta di rientro con congrua rateazione e non v’era ragione perché anche le altre linee ancora non scadute venissero trattate “a rientro”;
– il patto contrattuale relativo al termine di preavviso (art. 8 n. 5 del contratto di c/c) di almeno un giorno prima del recesso non è stato rispettato, visto che la banca è receduta immediatamente; peraltro la clausola contrattuale risulterebbe altresì nulla perché in violazione dell’art. 1845 co. 2 c.c. che prevede un termine di almeno 15 gg. e comunque inefficace perché non specificamente sottoscritta;
– con riguardo al mutuo chirografario, la banca s’è avvalsa della facoltà prevista dall’art. 6 (decadenza dal beneficio del termine; risoluzione) ancorché non ricorresse alcuno dei presupposti previsti dall’articolo;
– il recesso dai rapporti in essere è comunque immotivato e carente sotto il profilo dell’allegazione di una giusta causa o giustificato motivo; – infine, gli estratti del c/c anticipi n. 111111 in possesso della ricorrente evidenziano un importante decremento del saldo passivo, da € 986.374,36 del 14.2.2013 fino ad € 274.998,42 del 27.3.2013.
2. BANCA s’è costituita resistendo all’istanza ex art. 700 c.p.c. e rimarcando l’esistenza di gravi irregolarità commesse da AAAAA nella gestione dell’anticipo fatture che hanno reso necessaria la revoca delle linee di credito già concesse.
In particolare, alcuni debitori ceduti, richiesti dalla banca di provvedere al pagamento dei crediti portati dalle fatture anticipate, hanno eccepito di aver già saldato le fatture pagando su altri istituti di credito “come indicato in fattura” oppure “come da indicazioni ricevute da AAAAA” o ancora di aver già effettuato il pagamento a quest’ultima, lasciando supporre che AAAAA abbia – evidentemente per bisogno di liquidità – scontato più volte presso diverse banche lo stesso credito.
In altri casi, due ceduti hanno disconosciuto in modo categorico l’esistenza del rapporto con AAAAA, lasciando con ciò presumere che la ricorrente abbia portato allo sconto fatture per operazioni mai eseguite. Tali irregolarità, oltre a qualificarsi come violazioni del dovere di buona fede e correttezza, rientrano anche – prosegue la banca – nei legittimi presupposti e giustificati motivi per il recesso per giusta causa previsto e disciplinato nei contratti di c/c (art. 7 sub. 4) e apertura di credito che attribuiscono alla banca la facoltà di recesso per giusta causa, immediato e senza preavviso dall’apertura di credito a termine.
In punto segnalazioni a Centrale rischi, la banca ha rimarcato di non qualificare la posizione di AAAAA come “sofferenza” ma come “incaglio revocato” e di non aver dato, conseguentemente, altra segnalazione alla Centrale rischi della Banca d’Italia se non quella (dovuta) della revoca delle linee di credito.
3. AAAAA ha depositato all’udienza del 28.5.2013 brevi note autorizzate di replica, rilevando che:
– BANCA ha revocato gli affidamenti in data 22.3.2013 prima ancora di ricevere le risposte dei clienti, poiché quelle agli atti portano data successiva al 22.3.2013 o sono probabilmente pervenute alla banca in data successiva; pertanto non potrebbero valere come giustificazione del recesso;
– quanto al cliente BBB Group, che ha negato la propria esposizione debitoria con comunicazione ricevuta da BANCA prima del recesso, AAAAA avrebbe in corso un’importante controversia per il pagamento di differenze prezzo nell’ordine di € 2 milioni;
– inoltre, proprio perché non vi era stata alcuna intenzione da parte di AAAAA di rendersi inadempienti agli obblighi derivanti dall’anticipo fatture (in particolare all’art. 15: “nell’eventualità che per una causa qualsiasi venisse direttamente in possesso di somme inerenti a fatture o a crediti oggetto di anticipazione, il Cliente dovrà immediatamente versarle alla banca”), essa aveva versato sul c/c n. 222222 in più tranche € 183.500,00 a chiusura di fatture oggetto di anticipazione, ma BANCA non aveva provveduto alle riconciliazioni né allo scarico delle fatture dal c/anticipi, così da rendere nuovamente disponibile la linea di credito, ed era in grado di produrre “a colpo sicuro” le comunicazioni dei clienti proprio perché era stata essa AAAAA a segnalare quali crediti risultavano già incassati.
– inoltre il cliente UUU ha pagato direttamente sul c/c n. 222222 in data 6.3.2013 la somma di € 23.144,88.
4. L’istanza di manutenzione delle linee di credito, pur se astrattamente ammissibile, come misura d’urgenza ex art. 700 c.p.c. preordinata a neutralizzare l’efficacia del recesso intimato dalla banca (vedi Trib. Verona 24.12.2012 prodotto sub A dai ricorrenti), è tuttavia carente sotto il profilo del fumus boni juris.
L’anticipo su fatture ha per oggetto la creazione di liquidità immediata all’impresa attraverso lo smobilizzo del portafoglio dei crediti commerciali a termine. Dato qualificante dell’operazione di finanziamento (c.d. auto-liquidante) è che il rimborso dell’anticipazione erogata è garantito per il tramite della cessione pro solvendo alla banca del credito portato da fattura. Più spesso accade che la banca non esiga neppure la cessione pro solvendo, ma il semplice rilascio di un mandato irrevocabile all’incasso, con patto di compensazione tra il credito (del cliente) alla rimessa delle somme incassate e quello (della banca) al rimborso dell’anticipo (cfr. Condizioni normative, sez. III, art. 1 dell’affidamento: doc. 5 banca).
Inoltre, come è noto e ha chiarito nel caso di specie il responsabile BANCA, le regole di vigilanza non prescrivono l’obbligatoria notifica al debitore dell’avvenuta cessione e/o del rilascio del mandato, perché si ritiene misura adeguata a consentire il rientro dell’esposizione debitoria l’indicazione, contenuta nelle fatture anticipate, di bonificare le somme su un c/c aperto presso la banca erogante.
Cfr. teste ***: “su AAAAA la BANCA non era obbligata in base alle regole di vigilanza e alla classe di rischio della AAAAA a fare notifiche ai debitori delle fatture anticipate.
Notificavamo soltanto se c’era una segnalazione dell’ufficio monitoring. Quando il rapporto presenta anomalie (tipo mancato incasso dei bonifici), l’ufficio monitoring ci toglie la gestione”.
Coerentemente con la funzione di assicurare il rimborso di quanto erogato è previsto, nella prassi e nelle condizioni contrattuali de quibus (sez. I, artt. 5 e 15; sez. III, artt. 3-4):
– che le fatture presentate dal cliente per l’anticipazione contengano un’indicazione di pagamento sulla banca erogante e sul c/c ordinario a cui è collegato il c/anticipi e che le rimesse a pagamento delle fatture eseguite dal terzo ceduto sul c/c ordinario siano girate a c/anticipi a chiusura o riduzione dell’anticipazione (sez. III, art. 3-4);
– che, nell’eventualità che il cliente venga a trovarsi direttamente in possesso di somme inerenti a fatture o a crediti oggetto di anticipazione, sia tenuto a riversarle immediatamente alla banca, affinché le utilizzi a estinzione o riduzione dei crediti verso il cliente (sez. I, art. 15);
– e che, infine, costituisca giustificato motivo di recesso – immediato e senza preavviso – dal fido, come dato sintomatico idoneo a revocare in dubbio “la piena solvibilità, correttezza commerciale ed affidabilità”, il verificarsi di “improvvisi o elevati o abnormi ritorni di effetti attivi insoluti già scontati o anticipati” (sez. I, art. 5).
Riguardo alla facoltà di recesso immediato senza preavviso, i ricorrenti contestano la violazione degli artt. 1341 e 1845 c.c., ma è doglianza che non merita seguito visto che la clausola è stata approvata specificamente per iscritto e che l’art. 1845 c.c. nella parte in cui prevede un preavviso di 15 giorni è norma dispositiva (da ultimo Cass. 9.11.1994 n. 9307).
Ora, nella specie, risulta adeguatamente dimostrata, beninteso nei limiti dei sommari accertamenti della presente fase cautelare, la ripetuta e consapevole violazione da parte di AAAAA degli obblighi di cui sopra e la presenza di circostanze che, con o senza il concorso colpevole della ricorrente, comunque ingenerano un giustificato motivo di recesso.
5. In primo luogo, è provato che AAAAA ha incassato parte delle fatture anticipate da BANCA su un istituto di credito diverso per una somma di approssimativi € 340.000. In un caso risulta che il cliente ha effettuato il pagamento “presso la Banca GGGGGGG, filiale di PPPPP come indicato in fattura” (cfr. relativi al cliente X) debitore anticipo FT debito FFFFFFF dic. 2012 941 €. 25.652,00.
In altro il cliente dichiara di aver pagato in conformità a non meglio precisate (se in fattura o successive) “indicazioni ricevute dalla società XX (cfr. doc. 14 banca, relativo al cliente UUU), KKKKK €. 314.550,06. La violazione degli obblighi contrattuali e prima ancora del dovere di buona fede è manifesta, poiché tutte le fatture di cui si discute recavano l’indicazione di effettuare il pagamento sul c/c n. 222222 di BANCA. Pertanto, l’incasso su altra banca implica prima facie che AAAAA abbia messo in circolazione e presentato allo sconto più esemplari di fatture per lo stesso credito, ciascuna recante indicazioni di pagamento diverse, allo scopo di moltiplicare artificiosamente la liquidità a sua disposizione.
Oltre alla violazione contrattuale, la circostanza in parola rileva altresì come elemento sintomatico di uno stato di crisi di AAAAA (peraltro comprovato anche dai ritardi nel pagamento del personale dipendente, come da e/c, e dall’ammessa impotenza finanziaria a rientrare dell’anticipazione arrivata a naturale scadenza il 22.3.2013), poiché segnala un fabbisogno finanziario superiore al fatturato, tale da rendere appunto necessaria una pratica ictu oculi abusiva come l’emissione di più fatture per un’unica prestazione.
Secondo, è provato che AAAAA ha incassato direttamente altra parte delle fatture anticipate da BANCA (relativi ai clienti UUU e KKK) per una somma di approssimativi € 46.000,00 come da prospetto che segue: UUU €. 26.317,50 e KKK €. 20.388,50.
Allo stato, mentre non è dato sapere se, anche in tal caso, AAAAA abbia emesso scientemente plurime fatture o si sia trovata causalmente a incassare tali somme su c/c di altri istituti, quel che è certo è invece che essa non ha provveduto, in violazione dell’art. 15 sez. I, a mettere a disposizione della banca importi corrispondenti alle anticipazioni erogate da BANCA (come noto esiste uno scarto prudenziale tra il valore facciale della fattura e l’importo anticipato, pari a circa l’80%) sulle fatture direttamente incassate (€ 340.000 + 46.000).
La ricorrente afferma al riguardo di aver versato sul c/c ordinario in più tranche circa € 183.000, ma la deduzione è inconcludente, visto che: – non è dato verificare la corrispondenza tra i versamenti fatti e l’incasso di specifiche fatture e comunque la ricorrente non dimostra che il versamento sia stato accompagnato o seguito da una distinta delle fatture da scaricare dal c/anticipi (ormai saturo), benché tale fosse appunto il suo interesse al fine di recuperare capacità di accesso al credito;
– i primi due versamenti da € 38.000,00 e € 40.000,00 rispondono poi, piuttosto chiaramente, come ha evidenziato la banca nel corso della discussione orale, a un’immediata necessità del c/c ordinario, consistente nel concomitante addebito di una somma pressoché corrispondente per l’utilizzo di carte di credito; quanto alle rimesse successive, in due casi su tre (€ 26.000,00 ed € 38.800,00) si tratta di un pagamento fatture fatto da un terzo che non risulta rientrare nel c.d. magazzino fatture anticipate; pertanto anche in tal caso l’accredito non può andare a copertura della fattura incassata e non riversata;
– in ogni caso gli incassi diretti di crediti anticipati sono di ammontare ben superiore e pertanto la violazione dell’art. 15 in definitiva sembra persistere.
Con riguardo al cliente BBB GROUP, il quale gestisce in appalto mense aziendali dando in subappalto a AAAAA il servizio di pulizia e sanificazione, occorre rilevare che:
– il montante delle fatture anticipate e rimaste insolute è di oltre € 700.000,00 e da solo pesa per oltre il 70% del fido; sussiste quindi prima facie indipendentemente da ogni altra considerazione il giustificato motivo di recesso rappresentato da “improvvisi o elevati o abnormi ritorni di effetti attivi insoluti già scontati o anticipati”;
– il contenzioso di AAAAA con BBB GROUP non è strettamente pertinente al tema degli insoluti, visto che, come è stato chiarito in sede di audizione delle parti, la causa verte sul riconoscimento di differenze tra i corrispettivi scritti in contratto e quelli (inferiori) che BBB GROUP autorizzava a fatturare, mentre è certo che AAAAA presentava all’anticipo in banca soltanto fatture, ossia la minor somma per cui esisteva (o avrebbe dovuto esistere) il benestare della cliente;
– nel corso dell’istruttoria orale (vedi dichiarazioni a verbale di II e della contabile della coop. sig.ra Dd Dd), è altresì emerso – come episodio tuttora dai contorni non chiari e meritevole di approfondimento in cognizione piena, ma comunque preoccupante – che i numerosi gli appalti per servizi di pulizia e sanificazione sono venuti a cessare intorno al marzo 2012 mentre è proseguita soltanto un’attività, di modesto impatto, di trasporto vivande; per contro tutte le fatture risultate insolute – per le quali BANCA ha richiesto il pagamento a BBB GROUP ricevendone un rifiuto, come da carteggio prodotto riguardano servizi di pulizia di mense (aa, bb, cc, ecc.) per mesi successivi al marzo 2012 e appaiono quindi emesse, se non proprio per operazioni inesistenti, perlomeno con ben dubbio fondamento (salvo ritenere, come ha detto la teste Dd, che per qualche mese AAAAA abbia proseguito con lavori spot, richiesti dai singoli direttori dei diversi siti). 6. Oltre a giustificarsi in ragione della violazione di specifici obblighi contrattuali e del dovere di buona fede (§ 5) e per l’elevato “ritorno di effetti insoluti” (già pagati e non riversati oppure contestati), il recesso dalle linee di credito – nonché a cascata e in via consequenziale la comminatoria di decadenza dal beneficio del termine con riguardo al mutuo, per la “insolvenza” del debitore con riguardo al diverso rapporto – trova evidente giustificazione ove si consideri lo stato del rapporto, che emerge dai documenti e dagli estratti del conto anticipi per i mesi da gennaio ad aprile 2013.
Riguardo a questi ultimi poco è da dire. Salvo l’addebito trimestrale delle competenze, il conto anticipi è fermo, nel senso che non si registra un solo giroconto che abbia ridotto l’esposizione debitoria verso la banca per le anticipazioni ricevute da AAAAA. La ricorrente sostiene, per vero, che il conto si sarebbe scaricato nel corso di questi mesi, passando da un’esposizione di € 986.374,36 del 14.2.2013 a soli € 274.998,42 alla data del 27.3.2013, ma è deduzione priva di consistenza atteso che:
– il responsabile della banca, sentito a sommarie informazioni, ha chiarito che i documenti non rappresentano l’esposizione debitoria, ma esclusivamente il “magazzino fatture” ossia le fatture ancora non incassate, per le quali non è ancora scaduto il termine di rimborso dell’anticipazione;
– la brusca riduzione del magazzino segnala perciò che, nell’insieme, nel giro di un mese e mezzo sono venute a scadenza senza essere incassate (perché girate su altra banca, incassate direttamente o altro) fatture per oltre € 700.000,00 e che le anticipazioni fatte per 1 milione di Euro circa sono oggi garantite per meno di un terzo, da un monte crediti inferiore a 300.000 Euro, anche a prescindere dalla questione delle fatture emesse nei confronti di BBB GROUP.
7. Con ciò, non soltanto risulta insoluta la tranche del fido per € 100.000 scaduta il 22.3.2013, ma anche è manifestamente intaccata la garanzia contrattuale tipica del rientro delle tranche di anticipi ancora a scadere di € 150.000 (settembre 2013) e € 750.000 (gennaio 2014). Si giustifica pertanto in questa prospettiva il recesso della banca anche da tali linee di credito.
Né ha rilevanza, in senso contrario, che tali posizioni debitorie risultino garantite dal Consorzio EEE (oltre che dalla fideiussione personale di Giuseppe e dal patrimonio immobiliare di costui), atteso che il creditore è tenuto a tutelare le ragioni del fideiussore e non può fare credito – salvo speciale autorizzazione del fideiussore, che in specie potrebbe ritenersi esistente per il ricorrente Giuseppe, ma certo non per il Consorzio Fidi – limitandosi a confidare sulla solvibilità del fideiussore e sulla capienza del suo patrimonio.
Così la stabile giur. sull’art. 1956 c.c. e da ultimo in termini Cass. 22.10.2010 n. 21730: “la banca creditrice, la quale disponga di strumenti di autotutela che le consentano di porre termine al rapporto impedendo ulteriori atti di utilizzazione del credito che aggraverebbero l’esposizione debitoria, di quegli strumenti è tenuta ad avvalersi anche a tutela dell’interesse del fideiussore inconsapevole, se non vuol perdere il beneficio della garanzia”.
8. Il rigetto dell’istanza di manutenzione delle linee di credito ha diretta ripercussione sulle istanze (proposte per prime, ma in realtà dipendenti) attinenti alle segnalazioni della “sofferenza” a Centrale rischi della Banca d’Italia, atteso che – com’è evidente – se le linee di credito, malgrado il recesso, dovessero ritenersi tuttora aperte non soltanto non potrebbe darsi alcuna segnalazione a sofferenza, ma neppure potrebbe fondatamente ridursi nel report mensile il montante “accordato” e risulterebbe quindi insussistente o ridotto ai minimi termini lo sconfino (pari alla differenza tra “accordato” e “utilizzato”).
Per contro, il mero fatto che le linee di credito siano state revocate e che la banca abbia ottenuto decreto ingiuntivo ancora non implica il passaggio del credito “a sofferenza”, visto che tale segnalazione, diversamente dalle altre, non scaturisce automaticamente da ritardi nell’adempimento, sconfino o revoca degli affidamenti, ma esige una complessiva valutazione da parte dell’intermediario finanziario dell’intera posizione del debitore, con prognosi di irrecuperabilità totale o parziale delle somme erogate.
Nella specie, il teste sentito ha escluso che il credito sia stato passato a sofferenza, essendo stato viceversa qualificato con delibera interna come “incaglio revocato” che indica una prognosi di difficoltà di adempimento (allo stato) temporanea, e non sussistono elementi che segnalino una determinazione diversa da parte della banca, né tanto meno che essa sia in procinto di effettuare segnalazioni contra legem e pertanto suscettibili di inibitoria.
Per quanto concerne le altre “banche dati” il riferimento è alla Centrale rischi interbancaria denominata CRIF. Teste ha dichiarato: “è stata fatta ma non per l’incaglio ma per il decreto ingiuntivo ottenuto una segnalazione alla C.R. del CERVED (c.d. CRIF o anagrafe delle pregiudizievoli). Vanno segnalati alla CRIF ricorsi d’urgenza, decreti ingiuntivi, sequestri conservativi, fallimenti, protesti e sofferenze in generale. Per prassi bancaria, io ricevo tutte le mattine le evidenze della CRIF. CRIF è una centrale privata interbancaria, le banche sono obbligate a segnalare le pregiudizievoli. ADR il termine è di 48 ore dall’evento (ad es. ottengo decreto ingiuntivo)”.
Neppure tale segnalazione può essere inibita/cancellata, atteso che persiste l’evento pregiudizievole che vi ha dato causa e non sussistono elementi che valgano allo stato a revocarne in dubbio la fondatezza, avuto riguardo al fatto che la revoca delle linee di credito deve intendersi, almeno nei limiti dei sommari accertamenti di fase, corretta. Le spese seguono la soccombenza.
Rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti in solido a rifondere alla resistente € 2.000,00 per competenze oltre CPA come per legge e IVA se indetraibile. Si comunichi.
Torino 31.5.2013 Il G.D. (dott. Enrico Astuni)”.
2016-06-24T17:54:27+00:00	By Donato B. Quagliarella|Categories: Credito e banche, Tutti|