Source: http://www.riforme.net/referendum/licenziamenti.htm
Timestamp: 2017-10-21 05:00:23+00:00
Document Index: 33539541

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 18', 'art. 8', 'art. 18', 'art. 8', 'art. 15', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 4', 'art. 15', 'art. 13', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 18', 'art. 18', 'art 8', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 1']

Schede informative sui referendum: disciplina dei licenziamenti
Volete voi che sia abrogata la legge 20 maggio 1970, n. 300, recante "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento" e successive modificazioni, limitatamente all'articolo 18?
Attualmente, la disciplina sui licenziamenti è sostanzialmente regolata dalle seguenti norme:
L. 15 luglio 1966, n° 604 - Norme sui licenziamenti individuali.
Art. 15 L. 20 maggio 1970, n° 300 - Statuto dei lavoratori.
Art. 18 L. 20 maggio 1970, n° 300 - Statuto dei lavoratori.
L. 11 maggio 1990, n° 108 - Disciplina dei licenziamenti individuali (con modifiche alle leggi n° 604 e n° 300).
Cosa prescrive l'art. 18 che s'intende abrogare?
Si applicano le disposizioni dell'articolo 178, terzo, quarto, quinto e sesto comma del codice di procedura civile.
Come si vede, si tratta di una norma che ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro nel caso questi abbia subito un atto di licenziamento senza giusta causa o senza giustificazione per i datori di lavoro che occupano oltre cinque, quindici o sessanta dipendenti a seconda del tipo considerato.
Cosa rimarrebbe, allora, una volta abrogato l'art. 18 dello Statuto dei lavoratori?
In via generale l'art. 8 della L. 15 luglio 1966, n° 604:
L'articolo è sufficientemente chiaro e prevede: o la riassunzione senza oneri; o, in mancanza di questa, il risarcimento del danno.
In altre parole: libertà di licenziare senza dover rispondere, di fatto, dei motivi del licenziamento, e al solo costo del risarcimento del danno, per altro nemmeno troppo oneroso per lavoratori con anzianità inferiore a dieci anni.
Tra l'altro, in assenza dell'art. 18 dello statuto dei lavoratori, l'art. 8 della legge n°. 604 non è in grado d'impedire, ma anzi permette, di aggirare l'unico ostacolo che il datore di lavoro potrebbe incontrare nel caso volesse dare seguito a licenziamenti discriminatori e lesivi dei diritti sindacali. È infatti sufficiente evitare di compiere atti formali apertamente antisindacali o discriminatori, e qualsiasi ingiusta causa di licenziamento rientrerebbe nei casi regolati dall'articolo 8 della legge n° 604, vanificando così quanto prescritto dall'art. 15 dello Statuto dei lavoratori riguardo agli atti discriminatori.
Art. 15 (Atti discriminatori).
a) subordinare l'occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca o non aderisca ad un'associazione sindacale ovvero cessi di farne parte;
C'è inoltre da tenere presente che l'art. 3 della legge 11 maggio 1990, n° 108, fa esplicito richiamo all'art. 18 dello Statuto dei lavoratori relativamente alle sanzioni da applicare in caso di licenziamento discriminatorio:
Art. 3 della legge 11 maggio 1990, n° 108 - Licenziamento discriminatorio.
1. Il licenziamento determinato da ragioni discriminatorie ai sensi dell'art. 4 della L. 15 luglio 1966, n. 604 e dell'art. 15 della L. 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall'art. 13 della L. 9 dicembre 1977, n. 903, è nullo indipendentemente dalla motivazione addotta e comporta, quale che sia il numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro, le conseguenze previste dall'art. 18 della L. 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dalla presente legge. Tali disposizioni si applicano anche ai dirigenti.
Traducendo il tutto praticamente, una volta abrogato l'art. 18 non vi sarebbe più il riferimento normativo che sino ad oggi ha regolato la sanzione da applicare in ordine al danno economico arrecato dall'atto discriminatorio.
Quali altre strade potrebbe aprire questa mancanza di riferimenti diretti?
Una volta aperta la strada ai licenziamenti anche discriminatori per i motivi già esposti, mancando in ogni caso la certezza della tutela concreta costituita dall'art. 18; il licenziamento discriminatorio potrebbe in qualche modo risultare difficilmente sanzionabile anche nel caso che venisse dichiarato tale dal giudice?
La domanda che ci poniamo è: potrebbe essere permesso al datore di lavoro di poter mettere in pratica attività antisindacali e discriminatorie senza per questo dover rispondere dei reali danni economici arrecati ai lavoratori una volta abrogate le sanzioni contenute nell'art. 18?
Infine un'ultima considerazione riguardo a quello che appare un'evidente pasticcio legislativo a seguito del risultato referendario.
L'art. 2 della legge 11 maggio 1990, n° 108, fissa il numero massimo di lavoratori dipendenti (fino a 60) rispetto ai quali far scattare la tutela risarcitoria (meno vantaggiosa per i lavoratori) prevista dall'art. 8 della legge n° 604 del 1966. Ciò significa che per le imprese con oltre 60 dipendenti la legge n° 604 del 1966 non può essere applicata, dovendosi far riferimento, per questi casi, all'art. 18 dello Statuto dei lavoratori che si vorrebbe abrogare.
Ma ciò significa che con l'abrogazione dell'art. 18 i lavoratori di imprese con oltre 60 dipendenti non solo perderebbero la possibilità del reintegro, ma anche la tutela risarcitoria prevista dall'art 8 della legge n° 604 che, nel loro caso, non può essere applicata in virtù di quanto affermato dall'art. 2 della legge n° 108 del 1990.
È evidente che si tratta più di un pasticcio che di reale volontà che si esprime attraverso il referendum; un buon motivo, questo, che dovrebbe in qualche modo motivare l'inammissibilità del quesito da parte della Consulta.
Art. 2 della legge 11 maggio 1990, n° 108 - Riassunzione o risarcimento del danno
1. I datori di lavoro privati, imprenditori non agricoli e non imprenditori, e gli enti pubblici di cui all'art. 1 della legge 15 luglio 1966, n. 604, che occupano alle loro dipendenze fino a quindici lavoratori ed i datori di lavoro imprenditori agricoli che occupano alle loro dipendenze fino a cinque lavoratori computati con il criterio di cui all'art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300 come modificato dall'art. 1 della presente legge, sono soggetti all'applicazione delle disposizioni di cui alla legge 15 luglio 1966, n. 604, così come modificata dalla presente legge. Sono altresì soggetti all'applicazione di dette disposizioni i datori di lavoro che occupano fino a sessanta dipendenti, qualora non sia applicabile il disposto dell'art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall'art. 1 della presente legge.