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Timestamp: 2018-01-22 08:03:14+00:00
Document Index: 58173054

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 8']

B.U.R. Marche n° 96 del 15 ottobre 2009 – LEGGI REGIONALI
Legge regionale 8 ottobre 2009, n. 22.
"Interventi della Regione per il riavvio delle attività edilizie al fine di fronteggiare la crisi eco-nomica, difendere l'occupazione, migliorare la sicurezza degli edifici e promuovere tecniche di edilizia sostenibile".
1. E' consentito l'ampliamento degli edifici residenziali, ancorché ubicati in zona agricola, nei limiti del 20 per cento della volumetria esistente, per un incremento complessivo massimo non superiore a 200 metri cubi.
2. Per gli edifici residenziali di cui al comma 1, aventi una superficie complessiva inferiore a 80 mq, l'ampliamento è consentito fino al raggiungimento della superficie utile netta prevista per gli immo-bili di cui al comma 3 dell'articolo 16 della legge 5 agosto 1978, n. 457 (Norme per l'edilizia resi-denziale).
3. E' consentito l'ampliamento degli edifici non residenziali ubicati nelle zone omogenee a destina-zione industriale, artigianale, direzionale, commerciale e agricola di cui al decreto ministeriale 2 a-prile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o ri-servati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'articolo 17 della leg-ge 6 agosto 1967, n. 765), se motivato in base a specifiche esigenze produttive nel rispetto della normativa statale e regionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, nei limiti del 20 per cento della superficie utile lorda (SUL) e comunque in misura non superiore a 400 metri quadra-ti. L'ampliamento che comporta anche l'incremento dell'altezza dell'edificio, in deroga ai regola-menti edilizi e alle previsioni dei piani urbanistici e territoriali comunali, provinciali e regionali, è consentito nei limiti del 20 per cento della superficie utile lorda (SUL) e comunque in misura non superiore a 100 metri quadrati.
4. Per gli edifici non residenziali ubicati in zone omogenee con destinazione diversa da quelle pre-viste al comma 3, purché conformi alla destinazione della zona in cui sono situati, l'ampliamento è consentito ai sensi del comma 1.
5. Per gli edifici ubicati in zona agricola costruiti prima del 1950, l'ampliamento di cui ai commi precedenti è consentito a condizione che non vengano alterati il tipo edilizio e le caratteristiche ar-chitettoniche.
6. Previa approvazione di apposito piano di recupero, per gli edifici ubicati in zona agricola che non presentino le caratteristiche di cui all'articolo 15, comma 2, della l.r. 8 marzo 1990, n. 13 (Norme edilizie per il territorio agricolo), è consentito accorpare all'edificio principale la volumetria degli accessori di pertinenza per una superficie massima di mq 70, anche mediante mutamento della loro destinazione d'uso.
7. L'ampliamento di cui al presente articolo è finalizzato a realizzare il miglioramento del compor-tamento energetico secondo quanto stabilito dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 (Attua-zione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell'edilizia).
8. L'ampliamento di cui al presente articolo è consentito purché preveda il mantenimento della de-stinazione in atto o la sua modifica conformemente agli strumenti urbanistici in vigore e garantisca il rispetto degli standard urbanistici di cui all'articolo 3 del d.m. 1444/1968. Qualora sia accertata dal Comune l'impossibilità di reperire la quantità minima di aree da destinare ai suddetti standard e non sia possibile soddisfare altrimenti i relativi fabbisogni, i soggetti interessati si obbligano, me-diante convenzione o atto d'obbligo unilaterale, a corrispondere al Comune medesimo, nei tempi e secondo i criteri e le garanzie fideiussorie da esso stabiliti, una somma pari al valore di mercato di aree con caratteristiche simili a quelle che avrebbero dovuto cedere e comunque non inferiore ai re-lativi oneri di urbanizzazione. La convenzione o l'atto d'obbligo sono trascritti a cura del Comune e a spese degli interessati. I proventi della monetizzazione sono utilizzati dal Comune per la realizza-zione degli interventi previsti nel piano attuativo per i servizi di cui all'articolo 20 della legge regio-nale 5 agosto 1992, n. 34 (Norme in materia urbanistica, paesaggistica e di assetto del territorio), o, in mancanza di detto piano, per l'acquisizione di aree da destinare a standard urbanistici o per mi-gliorare la quantità degli standard esistenti.
1. E' consentita la demolizione anche integrale e la ricostruzione degli edifici residenziali che neces-sitano di essere rinnovati e adeguati sotto il profilo della qualità architettonica o della sicurezza an-tisismica, con eventuale ampliamento nei limiti del 35 per cento della volumetria esistente da demo-lire. In ogni caso, gli interventi debbono prevedere il mantenimento della destinazione in atto, mi-gliorare la sicurezza antisismica ai sensi del d.m. 14 gennaio 2008 (Approvazione delle nuove nor-me tecniche per le costruzioni) in caso di demolizione e ricostruzione parziale, conseguire l'ade-guamento sismico in caso di demolizione e ricostruzione totale, migliorare la sostenibilità energeti-co-ambientale degli edifici stessi attraverso il raggiungimento degli scaglioni di punteggio stabiliti dalla Giunta regionale in base alla versione sintetica del protocollo ITACA Marche, nonché preve-dere l'utilizzazione di fonti energetiche rinnovabili.
2. E' consentita la demolizione anche integrale e la ricostruzione degli edifici non residenziali che necessitano di essere rinnovati ed adeguati sotto il profilo della qualità architettonica o della sicu-rezza antisismica. Gli interventi di cui al presente comma devono migliorare la sicurezza antisismi-ca ai sensi del d.m. 14 gennaio 2008 in caso di demolizione e ricostruzione parziale, conseguire l'a-deguamento sismico in caso di demolizione e ricostruzione totale, migliorare la sostenibilità energe-tico-ambientale degli edifici stessi attraverso il raggiungimento degli scaglioni di punteggio stabiliti dalla Giunta regionale ai sensi del comma 1 e prevedere l'utilizzazione di fonti energetiche rinnova-bili. E' consentito il mutamento della destinazione d'uso degli edifici non residenziali, ubicati nelle zone omogenee B o C di cui al d.m. 1444/1968, non più utilizzati per finalità produttive prima del 1° gennaio 2007, a condizione che esso sia compatibile con la destinazione di zona prevista dagli strumenti urbanistici e garantisca il rispetto degli standard urbanistici di cui all'articolo 3 del d.m. 1444/1968, ovvero l'intervento rientri in un programma di riqualificazione urbanistica ai sensi della l.r. 23 febbraio 2005, n. 16 (Disciplina degli interventi di riqualificazione urbana e indirizzi per le aree produttive ecologicamente attrezzate). In ogni caso, il mutamento della destinazione d'uso non è ammesso per gli edifici ubicati nelle zone omogenee a destinazione agricola, industriale, artigia-nale, direzionale e commerciale di cui al d.m. 1444/1968.
3. L'eventuale ampliamento degli edifici di cui al comma 2 è consentito nel rispetto della normativa statale e regionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, nei limiti del 35 per cento della superficie utile lorda da demolire, se gli edifici medesimi sono ubicati nelle zone omogenee a destinazione industriale, artigianale, direzionale, commerciale e agricola di cui al d.m. 1444/1968. L'ampliamento che comporta anche l'incremento dell'altezza dell'edificio è consentito nei limiti del 35 per cento della superficie utile lorda da demolire.
4. Per gli edifici non residenziali ubicati in zone omogenee con destinazione diversa da quelle di cui al comma 3, purché conformi alla destinazione della zona in cui sono ubicati, gli ampliamenti sono consentiti nei limiti di cui al comma 1.
5. Agli interventi di cui al presente articolo si applica quanto previsto all'articolo 1, comma 8.
1. Gli interventi di cui agli articoli 1 e 2 della presente legge sono consentiti anche per gli edifici de-stinati a opere pubbliche o di pubblica utilità, compresi gli edifici di edilizia residenziale pubblica, nonché per gli immobili di proprietà della Regione, degli enti locali e delle aziende del servizio sa-nitario regionale inseriti nel piano delle alienazioni e valorizzazioni di cui all'articolo 58 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito in legge 6 agosto 2008, n. 133.
2. Gli interventi di cui al presente articolo devono in ogni caso prevedere il miglioramento dell'effi-cienza energetica e l'utilizzazione di fonti energetiche rinnovabili, nonché il miglioramento o l'ade-guamento della sicurezza antisismica degli edifici secondo le previsioni degli articoli 1 e 2. Il piano delle alienazioni e valorizzazioni può prevedere il mutamento di destinazione d'uso degli edifici pubblici, ai sensi dell'articolo 58, comma 2, del d.l. 112/2008.
3. Gli interventi relativi alle sedi istituzionali della Regione e degli enti locali, in quanto attrezzature di interesse generale, sono consentiti anche nelle aree di cui all'articolo 4, comma 5, lettere a) e b).
4. Sono consentiti, previo accordo di programma tra gli ERAP ed i Comuni interessati, interventi di demolizione anche integrale e ricostruzione di immobili di edilizia residenziale pubblica di proprie-tà degli ERAP o dei Comuni, con eventuale ampliamento nel limite del 50 per cento della volume-tria esistente.
1. Gli interventi di cui alla presente legge riguardano gli edifici ultimati alla data del 31 dicembre 2008 e sono consentiti, per quanto riguarda le altezze, la densità edilizia, le volumetrie, il numero dei piani e gli altri parametri urbanistico-edilizi individuati dai Comuni con l'atto di cui all'articolo 9, comma 1, in deroga ai regolamenti edilizi e alle previsioni dei piani urbanistici e territoriali co-munali, provinciali e regionali. La presente legge specifica i casi in cui dette deroghe non sono con-sentite. Per edifici ultimati si intendono quelli così definiti dall'articolo 31, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recu-pero e sanatoria delle opere edilizie). Restano comunque fermi, salvo quanto previsto al comma 2, i limiti inderogabili di altezza e di distanza tra i fabbricati stabiliti dal d.m. 1444/1968, ivi inclusi quelli stabiliti dagli strumenti urbanistici ai sensi dell'articolo 8, primo comma, numero 4), del de-creto ministeriale medesimo.
2. Gli interventi di cui alla presente legge, purché non vengano superati i limiti di incremento rispet-tivamente stabiliti dagli articoli 1 e 2, comportano anche l'applicazione delle deroghe previste dalla normativa statale, regionale e dai regolamenti edilizi in merito alle distanze minime tra edifici e alle distanze minime di protezione del nastro stradale, nonché alle altezze massime degli edifici, nel ri-spetto delle disposizioni di cui all'articolo 11 del d.lgs. 30 maggio 2008, n. 115 (Attuazione della di-rettiva 2006/32/CE relativa all'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici e abroga-zione della direttiva 93/76/CEE) e alla l.r. 17 giugno 2008, n. 14 (Norme per l'edilizia sostenibile). Ferme restando tali deroghe, gli incrementi volumetrici e gli incentivi economici stabiliti dalla pre-sente legge sono alternativi e non cumulabili con quelli previsti dalle suddette normative.
3. Su uno stesso edificio gli interventi di cui agli articoli 1 e 2 non sono tra loro cumulabili. L'edifi-cio che ha usufruito nel periodo di efficacia della presente legge di uno di detti interventi non può ulteriormente usufruire di interventi di ampliamento o di demolizione e ricostruzione con amplia-mento.
4. Per gli edifici costituiti da più unità immobiliari appartenenti a diversi proprietari, gli interventi di cui alla presente legge sono consentiti nel rispetto delle norme che disciplinano, a seconda delle si-tuazioni giuridiche coinvolte, la comproprietà o il condominio negli edifici.
a) nelle zone A (centri storici) di cui al d.m. 1444/1968;
b) nelle aree di tutela integrale dei piani regolatori comunali adeguati al Piano paesistico ambientale regionale (PPAR). Per i Comuni privi di strumento urbanistico adeguato, si osservano le norme re-lative agli ambiti di tutela integrale definite dallo stesso PPAR;
1) piano stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico dei bacini di rilievo regionale: nella fascia di territorio inondabile assimilabile a piene con tempi di ritorno fino a duecento anni dei principali corsi d'acqua dei bacini regionali, nelle aree di versante in dissesto AVD_P2, AVD_P3 e AVD_P4 e nelle aree di versante interessate da valanghe a rischio molto elevato AVV_R4;
3) piano stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico del fiume Tronto: nelle aree di versante a pe-ricolosità molto elevata H3 e nelle aree a rischio elevato o molto elevato di inondazione, E3 ed E4;
d) per gli immobili ricadenti nelle zone di cui alle lettere a), b) e c) del comma 2 dell'articolo 12 del-la legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette) dei parchi e delle riserve natura-li;
e) sulle aree dichiarate inedificabili per legge, per sentenza, per provvedimento amministrativo, per contratto o per atto d'obbligo unilaterale;
g) per gli edifici censiti ai sensi degli articoli 15, comma 3 e 40 delle NTA del PPAR, nonché del-l'articolo 15, comma 2, della l.r. 8 marzo 1990, n. 13 (Norme edilizie per il territorio agricolo), sot-toposti a restauro e a risanamento conservativo. Per i Comuni privi di strumento urbanistico adegua-to al PPAR il divieto è riferito agli edifici presenti nella carta IGM 1892/1895.
7. Per gli edifici e gli impianti esistenti delle strutture ricettive ricadenti nell'ambito di applicazione della l.r. 11 luglio 2006, n. 9 (Testo unico delle norme regionali in materia di turismo), gli incre-menti volumetrici restano disciplinati dall'articolo 19 della legge regionale medesima. Nelle struttu-re ricettive alberghiere di cui al capo I del titolo II della l.r. 9/2006, nel caso di ristrutturazione edi-lizia o urbanistica con demolizione e ricostruzione secondo le procedure di cui all'articolo 19 della citata l.r. 9/2006, è consentito un incremento volumetrico sino al 35 per cento rispetto al volume preesistente. I piani particolareggiati ed i piani di recupero di cui al citato articolo 19 possono essere anche di iniziativa privata.
8. Le norme della presente legge non possono essere applicate agli edifici aventi destinazione com-merciale, quando comportano una deroga alle disposizioni di cui alla l.r. 4 ottobre 1999, n. 26 (Norme ed indirizzi per il settore del commercio), circa i limiti dimensionali delle strutture di vendi-ta e la dotazione minima di parcheggi.
9. L'applicazione delle disposizioni di cui alla presente legge non può in ogni caso derogare le pre-scrizioni in materia di sicurezza stradale e antisismica, né gli interventi in essa previsti possono es-sere considerati interventi in sanatoria. Nelle zone di protezione stradale di cui al d.m. 1444/1968, gli interventi di cui alla presente legge sono consentiti purché non comportino l'avanzamento dell'e-dificio esistente sul fronte stradale.
1. Il rilascio del titolo abilitativo edilizio avviene secondo quanto previsto dalla normativa statale e regionale vigente. Alla domanda o denuncia del proprietario interessato, o al progetto nel caso di opere pubbliche, deve essere allegata anche una relazione, redatta dal progettista o da un tecnico a-bilitato, che asseveri, relativamente agli interventi di ampliamento, il miglioramento del comporta-mento energetico da conseguire, nonché il mantenimento della destinazione in atto nei casi previsti dalla presente legge e, relativamente agli interventi di cui all'articolo 3, il miglioramento o l'ade-guamento della sicurezza antisismica. Per gli interventi di demolizione e ricostruzione, la relazione del tecnico abilitato deve asseverare la necessità del rinnovamento e dell'adeguamento o del miglio-ramento dell'edificio sotto il profilo della sicurezza antisismica, il mantenimento della destinazione in atto nei casi previsti dalla presente legge, nonché il miglioramento dell'efficienza energetica e l'u-tilizzazione di fonti energetiche rinnovabili secondo quanto previsto dalla presente legge.
3. Gli interventi che riguardano parti strutturali non possono essere realizzati in mancanza della do-cumentazione attestante il rispetto della normativa antisismica vigente.
4. Per i procedimenti di cui alla presente legge gli Enti locali possono stabilire l'incremento dei di-ritti di segreteria in misura non superiore al 100 per cento. Le risorse così determinate sono utilizza-te per l'attivazione di progetti di produttività finalizzati alla gestione dei procedimenti medesimi, nonché allo svolgimento dei successivi controlli.
5. Salvo quanto previsto dall'articolo 1, comma 8, gli interventi di cui alla presente legge sono su-bordinati all'esistenza delle opere di urbanizzazione primaria o alla previsione da parte del Comune dell'attuazione delle stesse nel successivo triennio, ovvero all'impegno degli interessati di procedere all'attuazione o all'adeguamento delle medesime contemporaneamente alla realizzazione degli inter-venti.
2. Per gli interventi di demolizione e ricostruzione il contributo di costruzione, se dovuto, è deter-minato in ragione dell'80 per cento per la parte eseguita in ampliamento e del 20 per cento per la parte ricostruita.
3. La riduzione del contributo di costruzione di cui ai commi 1 e 2 non si applica ai casi di muta-mento della destinazione d'uso di cui all'articolo 2, comma 2. I Comuni destinano tale contributo a-gli interventi di messa in sicurezza degli edifici scolastici.
4. Il contributo di costruzione non è dovuto qualora gli interventi di demolizione e ricostruzione comportino l'accessibilità totale dell'unità immobiliare ai fini del superamento delle barriere archi-tettoniche.
5. Restano ferme le ipotesi di riduzione del contributo di costruzione previste dalla normativa vi-gente.
1. Ferme le attività di vigilanza previste dalla normativa vigente, la Giunta regionale dispone seme-stralmente, in collaborazione con i Comuni, accertamenti e ispezioni a campione sugli edifici ogget-to degli interventi di cui alla presente legge e sui livelli di efficienza conseguiti. I controlli a cam-pione possono svolgersi entro cinque anni dalla data di fine lavori.
2. Il mancato riscontro di quanto attestato ai sensi dell'articolo 5, commi 1 e 2, ferma restando l'e-ventuale applicazione delle sanzioni e dei provvedimenti di cui al titolo IV del d.p.r. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), comporta l'ir-rogazione di una sanzione pecuniaria pari al doppio dell'aumento del valore venale dell'immobile conseguente alla realizzazione dei maggiori volumi o delle maggiori superfici, nonché l'annulla-mento delle riduzioni del contributo di costruzione di cui all'articolo 6.
(Contratti di lavori pubblici
sotto soglia comunitaria)
1. Ai contratti di lavori di cui al comma 7 bis dell'articolo 122 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE), da affidare nel territorio regionale, si applicano le seguenti norme inte-grative:
a) i soggetti da invitare, nel rispetto dei principi di non discriminazione, parità di trattamento, pro-porzionalità e trasparenza, sono individuati previa pubblicazione di un avviso nell'albo pretorio del Comune ove si eseguono i lavori e nell'albo della stazione appaltante. Per la Regione e per gli enti e le aziende da essa dipendenti, l'avviso è pubblicato nel Bollettino ufficiale della Regione;
b) la selezione dei soggetti cui rivolgere l'invito, tra quelli in possesso dei requisiti, può essere effet-tuata dalle stazioni appaltanti attraverso modalità di scelta espressamente indicate nell'avviso e a tal fine le stazioni appaltanti possono, alternativamente o in combinazione tra loro, applicare criteri og-gettivi, conformemente alla comunicazione interpretativa della Commissione europea 2006/C 179/02, quali il sorteggio, l'esperienza dei candidati nel settore in questione, le dimensioni e l'infra-struttura delle loro attività, la loro capacità tecnica e professionale;
1. I Comuni, entro il termine perentorio di quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, possono limitarne l'applicabilità in relazione a determinati immobili o zone del pro-prio territorio, sulla base di specifiche motivazioni dovute alla saturazione edificatoria delle aree o ad altre preminenti valutazioni di carattere urbanistico o paesaggistico o ambientale.
2. Le domande o gli strumenti urbanistici di iniziativa privata riguardanti gli interventi di cui alla presente legge devono essere presentati al Comune territorialmente competente a decorrere dalla scadenza del termine di cui al comma 1 e comunque entro e non oltre i successivi diciotto mesi, a pena di decadenza dal relativo diritto.
Data ad Ancona, addi' 08 Ottobre 2009
AI SENSI DELL'ARTICOLO 5 DELLA LEGGE REGIONALE 28 LUGLIO 2003, N. 17, IL TE-STO DELLA LEGGE REGIONALE VIENE PUBBLICATO CON L'AGGIUNTA DELLE NOTE.
Nota all'art. 1, comma 2
Il testo dell'articolo 16, terzo comma, della legge 5 agosto 1978, n. 457 (Norme per l'edilizia resi-denziale) è il seguente:
"Art. 16 - (Mutui agevolati) - Omissis.
La superficie massima delle nuove abitazioni di cui al presente articolo, misurata al netto dei muri perimetrali e di quelli interni, non può superare, pena la decadenza dai benefici previsti dalla pre-sente legge, metri quadrati 95, oltre a metri quadrati 18 per autorimessa o posto macchina."
Nota all'art. 1, comma 6
Il testo dell'articolo 15, comma 2, della legge regionale 8 marzo 1990, n. 13 (Norme edilizie per il territorio agricolo) è il seguente:
"Art. 15 - (Censimento di fabbricati rurali. Edifici di valore storico e architettonico) - Omissis.
2. Nello stesso termine ciascun comune, sentita la commissione edilizia comunale integrata ai sensi dell'articolo 4 della L.R. 21 agosto 1984, n. 24, compila un apposito elenco degli edifici nelle zone agricole che rivestono valore storico e architettonico anche secondo le indicazioni del Piano Paesi-stico Ambientale regionale di cui alla L.R. 8 giugno 1987, n. 26.
Note all'art. 1, comma 8
- Il testo dell'articolo 3 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a par-cheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'art. 17 della L. 6 agosto 1967, n. 765) è il seguente:
"Art. 3 - (Rapporti massimi, tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi) - Per gli insediamenti residenzia-li, i rapporti massimi di cui all'art. 17 - penultimo comma - della legge n. 765 del 1967, sono fissati in misura tale da assicurare per ogni abitante - insediato o da insediare - la dotazione minima, inde-rogabile, di mq. 18 per spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a par-cheggio, con esclusione degli spazi destinati alle sedi viarie.
b) mq. 2 di aree per attrezzature di interesse comune: religiose, culturali, sociali, assistenziali, sani-tarie, amministrative, per pubblici servizi (uffici P.T., protezione civile, ecc.) ed altre;
c) mq. 9 di aree per spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport, effettivamente utilizza-bili per tali impianti con esclusione di fasce verdi lungo le strade;
d) mq. 2,50 di aree per parcheggi (in aggiunta alle superfici a parcheggio previste dall'art. della leg-ge n. 765 del 1967): tali aree - in casi speciali - potranno essere distribuite su diversi livelli.
Ai fini dell'osservanza dei rapporti suindicati nella formazione degli strumenti urbanistici, si assume che, salvo diversa dimostrazione, ad ogni abitante insediato o da insediare corrispondano media-mente 25 mq. di superficie lorda abitabile (pari a circa 80 mc. vuoto per pieno), eventualmente maggiorati di una quota non superiore a 5 mq. (pari a circa 20 mc. vuoto per pieno) per le destina-zioni non specificamente residenziali ma strettamente connesse con le residenze (negozi di prima necessità, servizi collettivi per le abitazioni, studi professionali, ecc.)."
- Il testo dell'articolo 20 della legge regionale 5 agosto 1992, n. 34 (Norme in materia urbanistica, paesaggistica e di assetto del territorio) è il seguente:
"Art. 20 - (Piano attuativo per i servizi) - 1. Con riferimento alle aree ed ai beni di cui al comma 2 dell'art. 15, i comuni possono approvare un apposito piano attuativo per i servizi (PAS).
b) identificazione delle aree sulle planimetrie dello stesso PRG e su planimetrie catasta.
4. Il PAS può essere adottato dal consiglio comunale contestualmente all'adozione del PRG e, co-munque, approvato definitivamente dopo l'entrata in vigore del PRG stesso.
5. Salvo quanto previsto dal comma 4, si applicano al PAS le norme che disciplinano i piani parti-colareggiati e, in particolare, quelle che ne regolano i procedimenti di approvazione e l'efficacia."
Nota all'art. 2, comma 2
Per il testo dell'articolo 3 del d. m. 1444/1968 vedi nelle note all'art. 1, comma 8.
Nota all'art. 3, commi 1 e 2
Il testo dell'articolo 58 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo svilup-po economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la pe-requazione tributaria), è il seguente:
"Art. 58 - (Ricognizione e valorizzazione del patrimonio immobiliare di regioni, comuni ed altri en-ti locali) - 1. Per procedere al riordino, gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare di Re-gioni, Province, Comuni e altri Enti locali, ciascun ente con delibera dell'organo di Governo indivi-dua redigendo apposito elenco, sulla base e nei limiti della documentazione esistente presso i propri archivi e uffici, i singoli beni immobili ricadenti nel territorio di competenza, non strumentali all'e-sercizio delle proprie funzioni istituzionali, suscettibili di valorizzazione ovvero di dismissione. Viene così redatto il piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari allegato al bilancio di pre-visione.
2. L'inserimento degli immobili nel piano ne determina la conseguente classificazione come patri-monio disponibile e ne dispone espressamente la destinazione urbanistica; la deliberazione del con-siglio comunale di approvazione del piano delle alienazioni e valorizzazioni costituisce variante allo strumento urbanistico generale. Tale variante, in quanto relativa a singoli immobili, non necessita di verifiche di conformità agli eventuali atti di pianificazione sovraordinata di competenza delle Pro-vince e delle Regioni. La verifica di conformità è comunque richiesta e deve essere effettuata entro un termine perentorio di trenta giorni dalla data di ricevimento della richiesta, nei casi di varianti re-lative a terreni classificati come agricoli dallo strumento urbanistico generale vigente, ovvero nei casi che comportano variazioni volumetriche superiori al 10 per cento dei volumi previsti dal mede-simo strumento urbanistico vigente.
3. Gli elenchi di cui al comma 1, da pubblicare mediante le forme previste per ciascuno di tali enti, hanno effetto dichiarativo della proprietà, in assenza di precedenti trascrizioni, e producono gli ef-fetti previsti dall'articolo 2644 del codice civile, nonché effetti sostitutivi dell'iscrizione del bene in catasto.
4. Gli uffici competenti provvedono, se necessario, alle conseguenti attività di trascrizione, intavo-lazione e voltura.
6. La procedura prevista dall'articolo 3-bis del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, per la valorizzazione dei beni dello Stato si estende ai beni immobili inclusi negli elenchi di cui al comma 1. In tal caso, la procedura prevista al comma 2 dell'articolo 3-bis del citato decreto-legge n. 351 del 2001 si applica solo per i soggetti diversi dai Comuni e l'iniziativa è rimessa all'Ente proprietario dei beni da valorizzare. I bandi pre-visti dal comma 5 dell'articolo 3-bis del citato decreto-legge n. 351 del 2001 sono predisposti dal-l'Ente proprietario dei beni da valorizzare.
7. I soggetti di cui al comma 1 possono in ogni caso individuare forme di valorizzazione alternative, nel rispetto dei principi di salvaguardia dell'interesse pubblico e mediante l'utilizzo di strumenti competitivi.
8. Gli enti proprietari degli immobili inseriti negli elenchi di cui al comma 1 possono conferire i propri beni immobili anche residenziali a fondi comuni di investimento immobiliare ovvero pro-muoverne la costituzione secondo le disposizioni degli articoli 4 e seguenti del decreto-legge 25 set-tembre 2001, n. 351, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410.
9. Ai conferimenti di cui al presente articolo, nonché alle dismissioni degli immobili inclusi negli elenchi di cui al comma 1, si applicano le disposizioni dei commi 18 e 19 dell'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410."
Note all'art. 4, comma 1
- Il testo dell'articolo 31, secondo comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie) è il se-guente:
"Art. 31 - (Sanatoria delle opere abusive) - Omissis.
Ai fini delle disposizioni del comma precedente, si intendono ultimati gli edifici nei quali sia stato eseguito il rustico e completata la copertura, ovvero, quanto alle opere interne agli edifici già esi-stenti e a quelle non destinate alla residenza, quando esse siano state completate funzionalmente.
- Il testo dell'articolo 8, primo comma, numero 4), del d. m. 1444/1968 è il seguente:
"Art. 8 - (Limiti di altezza degli edifici) - Le altezze massime degli edifici per le diverse zone terri-toriali omogenee sono stabilite come segue:
4) Edifici ricadenti in altre zone: le altezze massime sono stabilite dagli strumenti urbanistici in re-lazione alle norme sulle distanze tra i fabbricati di cui al successivo art. 9."
Nota all'art. 4, comma 2
Il testo dell'articolo 11 del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 115 (Attuazione della direttiva 2006/32/CE relativa all'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici e abrogazione della direttiva 93/76/CEE) è il seguente:
"Art. 11 - (Semplificazione e razionalizzazione delle procedure amministrative e regolamentari) - 1. Nel caso di edifici di nuova costruzione, lo spessore delle murature esterne, delle tamponature o dei muri portanti, superiori ai 30 centimetri, il maggior spessore dei solai e tutti i maggiori volumi e su-perfici necessari ad ottenere una riduzione minima del 10 per cento dell'indice di prestazione ener-getica previsto dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e successive modificazioni, certificata con le modalità di cui al medesimo decreto legislativo, non sono considerati nei computi per la de-terminazione dei volumi, delle superfici e nei rapporti di copertura, con riferimento alla sola parte eccedente i 30 centimetri e fino ad un massimo di ulteriori 25 centimetri per gli elementi verticali e di copertura e di 15 centimetri per quelli orizzontali intermedi. Nel rispetto dei predetti limiti è per-messo derogare, nell'ambito delle pertinenti procedure di rilascio dei titoli abitativi di cui al titolo II del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, a quanto previsto dalle normati-ve nazionali, regionali o dai regolamenti edilizi comunali, in merito alle distanze minime tra edifici, alle distanze minime di protezione del nastro stradale, nonché alle altezze massime degli edifici.
2. Nel caso di interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti che comportino maggiori spessori delle murature esterne e degli elementi di copertura necessari ad ottenere una riduzione mi-nima del 10 per cento dei limiti di trasmittanza previsti dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e successive modificazioni, certificata con le modalità di cui al medesimo decreto legislativo, è permesso derogare, nell'ambito delle pertinenti procedure di rilascio dei titoli abitativi di cui al tito-lo II del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, a quanto previsto dalle normative nazionali, regionali o dai regolamenti edilizi comunali, in merito alle distanze minime tra edifici e alle distanze minime di protezione del nastro stradale, nella misura massima di 20 centime-tri per il maggiore spessore delle pareti verticali esterne, nonché alle altezze massime degli edifici, nella misura massima di 25 centimetri, per il maggior spessore degli elementi di copertura. La dero-ga può essere esercitata nella misura massima da entrambi gli edifici confinanti.
3. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 26, comma 1, della legge 9 gennaio 1991, n. 10, e suc-cessive modificazioni, gli interventi di incremento dell'efficienza energetica che prevedano l'instal-lazione di singoli generatori eolici con altezza complessiva non superiore a 1,5 metri e diametro non superiore a 1 metro, nonché di impianti solari termici o fotovoltaici aderenti o integrati nei tetti de-gli edifici con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda e i cui componenti non mo-dificano la sagoma degli edifici stessi, sono considerati interventi di manutenzione ordinaria e non sono soggetti alla disciplina della denuncia di inizio attività di cui agli articoli 22 e 23 del testo uni-co delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e successive modificazioni, qualora la superficie dell'im-pianto non sia superiore a quella del tetto stesso. In tale caso, fatti salvi i casi di cui all'articolo 3, comma 3, lettera a), del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e successive modificazioni, è sufficiente una comunicazione preventiva al Comune.
5. L'applicazione delle disposizioni di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 non può in ogni caso derogare le pre-scrizioni in materia di sicurezza stradale e antisismica.
6. Ai fini della realizzazione degli interventi di cui all'articolo 1, comma 351, della legge 27 dicem-bre 2006, n. 296, finanziabili in riferimento alle dotazioni finanziarie stanziate dall'articolo 1, com-ma 352, della legge n. 296 del 2006 per gli anni 2008 e 2009, la data ultima di inizio lavori è da in-tendersi fissata al 31 dicembre 2009 e quella di fine lavori da comprendersi entro i tre anni succes-sivi.
7. La costruzione e l'esercizio degli impianti di cogenerazione di potenza termica inferiore ai 300 MW, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio degli impianti stessi, sono soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dall'amministrazione competen-te ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo 8 febbraio 2007, n. 20, nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell'ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico, che costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico. A tale fine la Conferenza dei servi-zi è convocata dalla regione entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di autorizzazione. Resta fermo il pagamento del diritto annuale di cui all'articolo 63, commi 3 e 4, del testo unico delle disposizioni legislative concernente le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive modifica-zioni.
8. L'autorizzazione di cui al comma 6 è rilasciata a seguito di un procedimento unico, al quale par-tecipano tutte le amministrazioni interessate, svolto nel rispetto dei principi di semplificazione e con le modalità stabilite dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni. In caso di dissen-so, purché non sia quello espresso da una amministrazione statale preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, o del patrimonio storico-artistico, la decisione, ove non diversamente e specificamente disciplinato dalle regioni, è rimessa alla Giunta regionale. Il rilascio dell'autorizza-zione costituisce titolo a costruire ed esercire l'impianto in conformità al progetto approvato e deve contenere l'obbligo alla rimessa in pristino dello stato dei luoghi a carico del soggetto esercente a seguito della dismissione dell'impianto. Il termine massimo per la conclusione del procedimento di cui al presente comma non può comunque essere superiore a centottanta giorni."
Nota all'art. 4, comma 5, lett. d)
Il testo dell'articolo 12, comma 2, lettere a), b) e c) della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge qua-dro sulle aree protette) è il seguente:
"Art. 12 - (Piano per il parco) - Omissis.
b) riserve generali orientate, nelle quali è vietato costruire nuove opere edilizie, ampliare le costru-zioni esistenti, eseguire opere di trasformazione del territorio. Possono essere tuttavia consentite le utilizzazioni produttive tradizionali, la realizzazione delle infrastrutture strettamente necessarie, nonché interventi di gestione delle risorse naturali a cura dell'Ente parco. Sono altresì ammesse ope-re di manutenzione delle opere esistenti, ai sensi delle lettere a) e b) del primo comma dell'articolo 31 della legge 5 agosto 1978, n. 457;
c) aree di protezione nelle quali, in armonia con le finalità istitutive ed in conformità ai criteri gene-rali fissati dall'Ente parco, possono continuare, secondo gli usi tradizionali ovvero secondo metodi di agricoltura biologica, le attività agro-silvo-pastorali nonché di pesca e raccolta di prodotti natura-li, ed è incoraggiata anche la produzione artigianale di qualità. Sono ammessi gli interventi autoriz-zati ai sensi delle lettere a), b) e c) del primo comma dell'articolo 31 della citata legge n. 457 del 1978, salvo l'osservanza delle norme di piano sulle destinazioni d'uso;
Note all'art. 4, comma 5, lett. g)
- Il testo degli articoli 15, n. 3), e 40 delle Norme tecniche di attuazione (NTA) del Piano paesistico ambientale regionale (PPAR), approvato con deliberazione del Consiglio regionale 3 novembre 1989, n. 197 (pubblicata nel suppl. n. 3 al BUR n. 18 del 9 febbraio 1990), è il seguente:
"Art. 15 - (Definizione) - Omissis.
3) edifici e manufatti isolati di particolare valore architettonico o storico-documentario siti in aree extraurbane e urbane, quali edifici religiosi (chiese, conventi e abbazie, santuari e simili), i cimiteri, gli edifici difensivi (sistemi difensivi, torri, rocche, castelli, cinte murarie e simili); gli edifici resi-denziali (case rurali, ville e palazzi padronali, ville con parco, parchi e giardini, e simili), gli edifici produttivi (mulini, frantoi, fornaci, fabbriche, officine, cartiere, gualchiere e simili), i manufatti in-frastrutturali (canali, ponti, fontane rurali e simili);
"Art. 40 - (Edifici e manufatti storici) - Gli edifici e manufatti storici extraurbani sono individuati nelle tavv. 9,16 ed elenco allegato 2.
Sono inoltre oggetto di tutela i canali, i ponti, le fontane rurali e simili, aventi interesse storico-culturale e ambientale.
Per alcuni edifici e manufatti indicati nella tav. 16 ed elenco allegato 2 sono stabiliti ambiti provvi-sori di tutela cartograficamente delimitati.
Per gli altri edifici e manufatti di cui al primo comma è stabilito un ambito provvisorio di tutela, mi-surato a partire dal perimetro degli stessi o degli eventuali parchi e/o pertinenze, pari a metri 150.
All'interno degli ambiti provvisori di cui ai precedenti commi si applica la tutela integrale di cui agli articoli 26 e 27.
Prescrizioni di base transitorie.
All'interno degli ambiti provvisori di tutela non sono ammesse le opere di mobilità e gli impianti tecnologici fuori terra, indicati all'articolo 45, nonché i movimenti di terra che alterino in modo so-stanziale e/o stabilmente il profilo del terreno.
Prescrizioni di base permanenti.
Per gli edifici e manufatti di cui alle lettere a) e d) del comma successivo, sono consentiti esclusi-vamente gli interventi di cui all'articolo 31, lettere a), b) e o) della legge 457/78.
Compete agli strumenti urbanistici generali:
a - completare ed aggiornare il censimento e l'identificazione degli edifici e manufatti storici e-xtraurbani anche attraverso una verifica documentata della permanenza e ubicazione del bene;
b - definire gli ambiti di tutela annessi agli edifici e manufatti in oggetto, in base a quanto stabilito dall'articolo 27 bis;
c - stabilire le prescrizioni per la tutela degli edifici e manufatti in oggetto, che deve essere esclusi-vamente volta al recupero, mediante il restauro ed il risanamento conservativo, nonché degli ambiti di tutela annessi;
d - effettuare il censimento e l'identificazione degli edifici e manufatti storici di cui all'articolo 15 punto 3, compresi nelle aree urbane, e definirne le prescrizioni di tutela, tendenti al recupero ed alla coerente destinazione d'uso.
- Per il testo dell'articolo 15, comma 2, della l.r. 13/1990 vedi nella nota all'art. 1, comma 6.
Note all'art. 4, comma 7
- Il testo dell'articolo 19 della legge regionale 11 luglio 2006, n. 9 (Testo unico delle norme regiona-li in materia di turismo), è il seguente:
"Art. 19 - (Disciplina urbanistica) - 1. Negli edifici e negli impianti esistenti delle strutture ricettive di cui al presente capo possono essere effettuati, anche in deroga a quanto stabilito dal decreto mini-steriale 2 aprile 1968, n. 1444, e dagli strumenti urbanistici vigenti in ordine alle altezze, ai distac-chi e agli ampliamenti volumetrici, gli interventi finalizzati al superamento delle barriere architetto-niche, al rispetto delle norme di sicurezza ed igienico-sanitarie, al risparmio energetico, all'utilizzo delle fonti di energia rinnovabili, al raggiungimento di innovativi standard ambientali da individua-re con apposito regolamento della Giunta regionale entro sessanta giorni dall'approvazione della presente legge, nonché al miglioramento qualitativo necessario per l'ottenimento del livello di clas-sificazione superiore.
3. Le deroghe di cui al comma 1 si attuano per i Comuni costieri attraverso l'approvazione di piani particolareggiati, per gli altri Comuni attraverso l'approvazione di piani di recupero. Su tali piani non è richiesto il parere della Provincia di cui all'articolo 26 della L.R. 5 agosto 1992, n. 34 (Norme in materia urbanistica, paesaggistica e di assetto del territorio), fermo restando quanto previsto dal-l'articolo 30 della medesima legge regionale.
4. Gli ampliamenti volumetrici connessi alla realizzazione degli interventi di cui al comma 1 non possono superare il venti per cento dei volumi esistenti e non sono cumulabili con quelli previsti dall'articolo 68 comma 2, lettera c) della L.R. n. 34/1992. Tali ampliamenti non sono consentiti nel-le parti di territorio indicate nelle zone omogenee A di cui al D.M. n. 1444/1968. Si può beneficiare della deroga di cui al comma 1 per una sola volta.
5. Le strutture in cui sono stati realizzati gli interventi in deroga sono vincolate alla specifica desti-nazione turistico-ricettiva per venti anni decorrenti dalla data di ultimazione dei lavori. Il vincolo risulta da apposito atto d'obbligo alla suddetta destinazione, sottoscritto dal richiedente, registrato e trascritto. Copia dell'atto è trasmessa al Comune a cura del richiedente.
6. Nelle strutture ricettive di cui all'articolo 11 gli allestimenti mobili per il pernottamento, quali ca-ravan, mobilhouse, maxicaravan e simili, installati dal gestore a servizio dei clienti, non sono sog-getti a permesso di costruire, né a denuncia di inizio di attività, a condizione che conservino i mec-canismi di rotazione in funzione e non possiedano alcun collegamento permanente con il terreno.
7. I mezzi mobili di pernottamento di cui al comma 6 possono essere liberamente dislocati all'inter-no della struttura ricettiva.
8. Nelle strutture ricettive di cui all'articolo 11, comma 3, è consentita la presenza dei mezzi mobili di pernottamento di cui al comma 6 del presente articolo nel limite massimo del sessanta per cento della capacità ricettiva, comprensivo degli allestimenti stabili minimi nei limiti di cui all'articolo 12, comma 3."
- Il Capo I del Titolo II (Strutture ricettive) della l.r. 9/2006 reca: "Strutture alberghiere e all'aria a-perta".
Nota all'art. 7, comma 2
Il Titolo IV del decreto del presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle di-sposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), reca: "Vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia, responsabilità e sanzioni".
Note all'art. 8, comma 1
- Il testo dell'articolo 122, comma 7 bis, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE.) è il seguente:
"Art. 122 - (Disciplina specifica per i contratti di lavori pubblici sotto soglia) - Omissis.
7-bis. I lavori di importo complessivo pari o superiore a 100.000 euro e inferiore a 500.000 euro possono essere affidati dalle stazioni appaltanti, a cura del responsabile del procedimento, nel ri-spetto dei principi di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza e se-condo la procedura prevista dall'articolo 57, comma 6; l'invito è rivolto ad almeno cinque soggetti, se sussistono aspiranti idonei in tale numero.
- Il testo dell'articolo 133, comma 8, del d.lgs. 163/2006 è il seguente:
"Art. 133 - (Termini di adempimento, penali, adeguamenti dei prezzi) - Omissis.
8. Le stazioni appaltanti provvedono ad aggiornare annualmente i propri prezzari, con particolare riferimento alle voci di elenco correlate a quei prodotti destinati alle costruzioni, che siano stati soggetti a significative variazioni di prezzo legate a particolari condizioni di mercato. I prezzari ces-sano di avere validità il 31 dicembre di ogni anno e possono essere transitoriamente utilizzati fino al 30 giugno dell'anno successivo per i progetti a base di gara la cui approvazione sia intervenuta entro tale data. In caso di inadempienza da parte dei predetti soggetti, i prezzari possono essere aggiornati dalle competenti articolazioni territoriali del Ministero delle infrastrutture di concerto con le regioni interessate.
* Proposta di legge a iniziativa della Giunta regionale n. 332 del 1° luglio 2009;
* Proposta di legge a iniziativa del Consigliere Bugaro n. 339 del 7 agosto 2009;
* Relazione della IV Commissione assembleare permanente in data 30 settembre 2009;
* Deliberazione legislativa approvata dall'Assemblea legislativa regionale nella seduta del 6 ottobre 2009, n. 151.
SERVIZIO GOVERNO DEL TERRITORIO, MOBILITÀ ED INFRASTRUTTURE.