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Timestamp: 2019-12-06 03:49:33+00:00
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Svolgimento del Dott. Quinto IONCOLI
Tizio è un noto psichiatra che di recente ha seguito importanti seminari in America, relativamente ad una tecnica innovativa basata sulla contraddizione e finalizzata a non far compiere, senza bisogno di medicinali, gesti poco ragionevoli ai propri pazienti.
In particolare, Tizio ha studiato che determinati pazienti devono essere dialetticamente indotti a compiere certi gesti, affinché sviluppino comportamenti diametralmente opposti.
Un giorno, verso le 3 di notte, Tizio riceve una telefonata da una sua paziente particolarmente grave (Rosaria) che gli dice : “dottore ho deciso di uccidermi…ora mi butto dal palazzo in via Demetrio 12, Roma…perché il mondo è uno schifo”.
Da parte sua, Tizio, applicando gli insegnamenti appresi in America, risponde : “ucciditi pure che il mondo è uno schifo…hai ragione…fai pure”.
Tizio, poi, riprende tranquillamente a dormire nella sua casa romana.
Il giorno dopo si legge sui giornali che Rosaria si era gettata da un palazzo; Tizio si reca da un legale.
Il candidato, assunte le vesti del legale di Tizio, rediga motivato parere, evidenziando tutti gli elementi fattuali a vantaggio del proprio assistito.
Svolgimento del Parere (dott. Quinto Ioncoli)
Per la risoluzione del parere in oggetto si dovrà esaminare il reato omissivo alla luce della elaborazione giurisprudenziale più recente, in particolare la c.d. sentenza Franzese della Cassazione a SS.UU. dell'anno 1992.
Si dovrà avvertire, quindi, che la soluzione non può essere univoca, dipenderà dal significato che si vorrà attribuire al criterio della probabilità logica o razionale espresso dalla sentenza citata.
In ogni caso prima di formulare il parere in esame, è necessario richiamare, brevemente, alcuni istituti giuridici connessi al caso in questione.
In linea generale possiamo dire che il fatto così descritto può ricadere sotto la disposizione di cui all'art. 575 c.p., e cioè il reato di omicidio.
In particolare quella forma di omicidio commessa con omissione e risultante dalla combinazione di due norme,dall'art. 40 e dall'art. 575 c.p., fattispecie di omicidio mediante omissione
Siamo, astrattamente, in presenza di un reato omissivo.
Secondo la migliore dottrina il reato omissivo si concretizza nel non porre in essere l'azione considerata doverosa, quella che, secondo la migliore scienza ed esperienza, avrebbe, se posta in essere, notevolmente diminuito la possibilità di verificarsi dell'evento lesivo.
Questa definizione, però, è applicabile a quei reati omissivi che vengono definiti “impropri” o commissivi mediante omissione.
Il reato omissivo improprio consiste nella violazione dell'obbligo di impedire il verificarsi di un evento tipico ai sensi di una fattispecie commissiva base.
Si crea, quindi, una nuova norma, attraverso la disposizione di parte speciale, nel nostro caso l'art. 575, e la norma di parte generale, l'art. 40. L'art. 40 c.p. contiene una c.d. “clausola di equivalenza” dal seguente contenuto: non impedire un evento, che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.
Perché la causazione e il mancato impedimento di un evento risultino penalmente equivalenti non basta accertare il nesso di causalità ipotetica tra l'evento stesso e la condotta omissiva.
Deve esistere, infatti, un altro elemento, secondo l'art. 40 del c.p. questo elemento deve consistere nella “violazione di un obbligo giuridico di impedire l'evento”.
Ne deriva, allora, che il dovere di impedire eventi lesivi a carico dei beni altrui non può che rappresentare un'eccezione, tale eccezione si ritiene ammissibile in presenza, appunto, di un obbligo giuridico.
A fondamento del meccanismo di responsabilità in esame sta la necessità di assicurare a determinati beni una tutela rafforzata, stante l'incapacità, totale o parziale, dei loro titolari a proteggerli adeguatamente, da qui l'attribuzione a taluni soggetti, diversi dai rispettivi titolari, della speciale posizione di garanti dell'integrità dei beni che si ha interesse a salvaguardare.
Il principio di equivalenza tra l'omissione non impeditiva e l'azione causale presuppone, quindi, non già un semplice obbligo giuridico di attivarsi, ma una posizione di garanzia nei confronti del bene protetto, la quale è, in generale, definibile come uno speciale vincolo di tutela tra un soggetto garante ed un bene giuridico determinato dall'incapacità del titolare a proteggerlo autonomamente.
Gli obblighi di garanzia hanno, infatti, un carattere speciale perché incombono soltanto su alcuni soggetti e non sulla generalità dei cittadini.
In base ad una classificazione funzionale, le posizioni di garanzia si dividono nei due tipi fondamentali della posizione di protezione e della posizione di controllo.
La posizione di protezione ha per scopo di preservare determinati beni giuridici da tutti i pericoli che possono minacciare l'integrità quale sia la fonte da cui scaturisce.
La posizione di controllo ha, invece, per scopo di neutralizzare determinate fonti di pericolo, in modo da garantire l'integrità di tutti i beni giuridici che ne possono risultare minacciati.
Le posizioni di garanzia possono distinguersi in originarie a derivate: le prime nascono in capo a determinati soggetti, in considerazione dello specifico ruolo o della speciale posizione di volta in volta rivestita; le seconde trapassano dal titolare originario ad un soggetto diverso per lo più mediante un atto di trasferimento negoziale.
La presupposizione del reato in questione, art. 40 e 575 c.p., si può porre solo nel caso in cui il dott. Tizio venga considerato garante di Rosaria, è evidente infatti, che l'obbligo giuridico di attivarsi nasce solo in base alla posizione di Tizio nei confronti, appunto, di Rosaria, ed è, comunque, indifferente che il rapporto tra Tizio e Rosaria scaturisca da un contratto di natura privatistica o pubblicistica.
Quello che importa è che tra Tizio e Rosaria esista un rapporto per cui la seconda è affidata alle cure del primo, questo fatto fa del Dott. Tizio un garante a titolo derivativo di Rosaria, un garante, però, non di tutti gli eventi astrattamente possibili, ma solo di quegli eventi insiti nella natura del contratto di cura, ci riferiamo, in particolare, alla cura di turbe psichiche e di stati mentali alterati.
Il vero problema, però, di questi reati, che non è solo quello di determinare la posizione del garante, è soprattutto individuare il nesso di causalità.
E' noto, infatti, che il nesso di causalità di un reato commissivo è rappresentato da un giudizio di realtà su di un evento che si è verificato perché il soggetto ha agito.
E' altrettanto noto che nel reato omissivo improprio questo è, invece, solo un giudizio ipotetico , su un evento che non si sarebbe verificato se l'azione impeditiva fosse stata tenuta, sicché viene definita anche causalità ipotetica.
Sulla base di tali premesse l'omissione dell'azione impeditiva può essere equiparata alla causa umana dell'evento quando secondo la migliore scienza ed esperienza del momento storico l'evento sia conseguenza certa o altamente probabile di detta omissione, in quanto l'azione suddetta l'avrebbe, con certezza o alto grado di probabilità, impedito.
La Cassazione , intervenendo su un contrasto giurisprudenziale, (11/09/2002 n. 30328 sen. Franzese) ha, invece, precisato che, nel reato omissivo improprio il rapporto di causalità tra omissione ed evento non può ritenersi sussistente sulla base del solo coefficiente di probabilità statistica, ma deve essere verificato alla stregua di un giudizio di alta probabilità logica, sicché esso è configurabile solo se si accerti che, ipotizzandosi come avvenuta l'azione che sarebbe stata doverosa, l'evento con elevato grado di probabilità razionale, non avrebbe avuto luogo ovvero avrebbe avuto luogo in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva.
Il giudizio penale, quindi, richiede un approccio valutativo che vada al di là di un determinato coefficiente di probabilità statistica, deve essere in grado, invece, di vagliare la pertinenza di quel coefficiente e la sua razionale credibilità.
Alla luce delle suesposte considerazioni si dovrà, quindi, pervenire alle seguenti conclusioni.
In primo luogo è evidente che il dott. Tizio debba essere considerato garante a titolo derivativo, in base al rapporto contrattuale, della defunta Rosaria.
In particolare, poi, si dovrà verificare, alla stregua del parametro della migliore scienza ed esperienza, se le nuove modalità curative apprese dal dott. Tizio negli Stati Uniti, abbiano portato a risultati positivi nella cura dei pazienti afflitti da depressione.
La risposta positiva scagionerebbe il dott. Tizio in quanto allo stato attuale la scienza medica non era in grado di offrire più di quelle particolari e nuove tecniche curative.
Anche l'applicazione della sentenza “Franzese”, probabilmente, porterebbe a risultati non dissimili.
La definizione della nuova regola di giudizio che, sulla base di un ragionamento di tipo induttivo, fa leva sui canoni della elevata probabilità logica, dell'alto grado di credibilità razionale e della probabilità prossima alla certezza, consente, presumibilmente, di arrivare alla conclusione per cui l'intervento del dott. Tizio non sarebbe stato, comunque, salvifico.
Potrebbe, però, ipotizzarsi che se il dott. Tizio fosse immediatamente intervenuto, anche colloquiando al telefono, oppure si fosse precipitato all'indirizzo di Rosaria l'evento non si sarebbe verificato, è altrettanto presumibile, infatti, che Rosaria abbia pronunciato la frase minacciosa al solo scopo di attirare l'attenzione del dott. Tizio.
In conclusione, sicuramente il dott. Tizio verrà rinviato a giudizio, il cui esito, però, è incerto e dipenderà dalle prescritte consulenze tecniche in merito alla migliore scienza ed esperienza.