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Timestamp: 2017-07-26 08:45:59+00:00
Document Index: 1599818

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 29', 'art. 48', 'art. 15', 'art. 96', 'art. 12', 'art. 47', 'art. 4', 'art. 34', 'art. 20', 'art. 1', 'art. 1']

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Articolo, Revisione contenzioso
REVISIONE DEL CONTENZIOSO TRIBUTARIO:
OCCASIONE DA NON MANCARE
A cura del Dott. Domenico Caputo
Un tema attuale di discussione e di approfondimento sicuramente di grande rilevanza è l’attuazione da parte del Governo della delega concessa dal Parlamento con la legge 11 marzo 2014, n. 23, la c.d. “delega fiscale”, per la realizzazione di un sistema fiscale orientato alla crescita e complessivamente più equo e trasparente.
La parte del provvedimento che in questa sedeinteressa è il contenuto dell’art. 10, comma 1, lettere a) e b), che prevede sia il rafforzamento della tutela giurisdizionale del contribuente sia l’incremento della funzionalità e dell’efficienza della giurisdizione tributaria.
In effetti, ad un primo esame, la norma delegante di riferimento può apparire piuttosto ampia, con il possibile rischio di essere ritenutaquale una sorta di richiamo di massima, ma forse, come è stato da più parti affermato, la circostanza può favorire, se possibile, interventi di maggiore spessore e contenuto per rispondere ad esigenze ormai non più eludibili perdotare finalmente la giurisdizione tributaria di quella dignità che la sua stessa natura le attribuisce.
Dal provvedimento in esame che intende mettere mano all’aggiornamento delle regole a suo tempo fissate dai Decreti legislativi n. 545 e 546 del 1992 e, di volta in volta “ritoccate”, senza peraltro prevedere un disegno organico complessivo delle stesse, possiamo estrapolare i seguenti tre principi e criteri direttivi.
Il primoè quello di realizzare una completa giurisdizionalizzazione del processo tributario, garantendo la parità delle parti in giudizio e l’imparzialità del giudice tributarioil secondocriterio tende ad una completa professionalizzazione del giudice tributario; il terzo ed ultimo è teso a realizzare la completa attuazione nel processo tributario del principio del giusto processo, assicurando tempi ragionevoli e risparmi di spesa e di oneri amministrativi, anche attraverso l’ampliamento dell’utilizzo degli strumenti dell’informatica e dell’informazione nel processo tributario.
Si nota, in particolare, che la delega fiscale inquadra il processo tributario, da un punto di vista procedimentale e temporale, andando ad interessare l’ultima fase, per così dire, della relazione che intercorre tra contribuente ed Amministrazione finanziaria, con tutte le conseguenze che ne derivano sul piano della riscossione, sia in pendenza di giudizio che all’esito dello stesso, facendo derivare da questa impostazione di fondo alcune significative conseguenze (ad es. sistemi di deflazione del contenzioso ed attento monitoraggio dello stesso) di cui meglio si dirà in appresso.
Per quanto concerne gli aspetti organizzativi e di composizione dell’organo giudicante, si osserva che la legge delega prevede il principio di una razionale distribuzione territoriale dei componenti delle commissioni tributarie ed una composizione monocratica dell’organo giudicante in relazione al valore economico ed alla complessità della controversia.
Trattasi per quest’ultima ipotesi di un principio che supera il concetto di collegialità dell’organo giudicante nel processo tributario, soprattutto con riguardo a controversie non concerneti questioni economiche di rilevante entità o di particolare complessità interpretativa. Qui senza dubbio il risultato atteso sta nello snellimento della procedura, ell’aumento della produttività del giudice, con conseguente riduzione della durata del primo grado di giudizio (in proposito, sembra che si registri negli ultimi tempi una tendenza ad un amento della durata dei relativi tempi di attesa, dovuta, si ritiene, ad una carenza generalizzata negli attuali organici delle Commissioni, le ultime accreditate statistiche danno infatti una scopertura pari al 16,59% di giudici nelle Commissioni regionali e pari al 23,73% di giudici nelle Commissioni provinciali).
La sostanziale celerità con la quale si celebra il processo tributario nei suoi due gradi di giudizio è da sempre “fiore all’occhiello” del contenzioso tributario che di gran lunga anticipa la durata delle liti delle altre giurisdizioni (ad eccezione, come si sa, della Corte di Cassazione dove, secondo le ultime statistiche, circa il 40% dei ricorsi pendenti sono cause tributarie, con un incremento annuale dell’8,2% delle pendenze presso la sezione tributaria).
Ritornando alla collegialità assicurata nell’attuale processo tributario (“Ogni collegiogiudicante è presieduto dal presidente della sezione o dal vicepresidente e giudica con numero invariabile di tre votanti”, art. 2, c. 5, D.Lgs. n. 545/92), va comunque tenuto presente che la stessa è da sempre ritenuta un caposaldo dell’ordinamento in quanto in grado di assicurare l’apporto di competenze multidisciplinari. E’ chiaro che se i ruoli dei giudici tributari andranno perdendo l’attuale composizione diversificata di provenienza, rimanendo appannaggio solo dei componenti togati – come ormai sembra delinearsi in prospettiva – il ricorso al giudice monocratico appare soluzione più logica e coerente.
Come pure appare fondato ricorrere ad una distribuzione territoriale più razionale dei componenti tenendo conto del carico lavoro consolidato (pendenze) di ogni Commissione ed in vista, anche, della soppressione ventilata di alcune province, pur se tale circostanza potrà comportare per il contribuente (ed il suo difensore) un maggiore disagio per raggiungere le sedi delle Commissioni più lontane (attualmente, come si sa, le sedi delle Commissioni regionali sono 21 e 103 quelle delle Commissioni provinciali).
In questo discorso si inserisce l’ulteriore punto previsto dalla delega con riferimento al giudice, laddove prevede l’attribuzione e la durata, anche temporanea e rinnovabile, degli incarichi direttivi ed il rafforzamento della qualificazione professionale degli stessi con conseguente revisione dei criteri di determinazione del trattamento economico spettante ai giudici.
Qui la delega, con la professionalizzazione dei giudici ed i conseguenti interventi sull’accesso della carriera, sulla gestione del ruolo dei giudici e sulla formazione permanete, mira ad adeguare la professionalità del giudice ad una materia caratterizzata indubbiamente da elevata complessità tecnico-giuridica, oltre che in continua evoluzione.
Adeguamento della professionalità che non potrà prescindere, pur in un frangente di tempo contrassegnato da un rigoroso rispetto della spending review,da un impegno considerevole da destinare all’opera di formazione del giudice tributario, sicuramente con il concerto delle altre giurisdizioni e delle Amministrazioni interessate onde delineare una forma di permanente e tempestivo adeguamento delle competenze del giudice tributario.
Corollario alla detta linea guida, è altresì prevista la semplificazione e razionalizzazione della disciplina relativa alle operazioni delle elezioni per il rinnovo del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria, organo di autogoverno del giudice tributario stesso (vedasi ora art. 21 e segg. D.Lgs. n. 545/92, peraltro più volte nel tempo modificati, da ultimo con D.L. del 6/7/2011, n. 98), ed il rafforzamento del contenuto informativo della relazione ministeriale sull’andamento del contenzioso tributario (art. 29, c. 2, D.Lgs. n. 545/92).
In questo contesto che richiama l’operatività del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria potrebbe forse trovare utile collocazione una definitiva declaratoria sul percorso non sempre lineare intrattenuto dal Consiglio stesso negli anni con riguardo alla propria autonomia economico-finanziaria, organizzativa, contabile ed istituzionale rispetto alle altre Amministrazioni coinvolte al fine precipuo di garantire vieppiù il principio di terzietà della giurisdizione.
Come accennato all’inizio i termini della legge delega appaiono sul punto piuttosto generici, concedendo quindi la possibilità al Governo di poter intervenire con ampia discrezionalità su alcune criticità, o supposte tali, oggi presenti.
Una su tutte: va affrontata la questione della riconfermata assicurazione relativa alla già richiamata terzietà dell’organo giudicate, che deve emanciparsi completamente dall’Amministrazione finanziaria, da cui storicamente promana.
Il problema, si può dire, è da sempre dibattuto e potrà essere risolto una volta per tutte solo inserendo il contenzioso tributario nell’alveo che nel tempo ha egregiamente conquistato “sul campo” quale espressione disezione specializzatadella giurisdizione ordinaria, tanto più che, come detto, sembra ormai prevalere la circostanza che il giudice tributario, per eccellenza definito “onorario”, venga reclutato dalle fila delle varie magistrature e, quindi, esclusivamente per concorso.
Solo così, si ritiene, potrà avvenire anche il cambio “strategico” di nome degli organi del contenzioso tributario di cui tanto si è parlato, ma mai attuato, e cioè da “Commissione provinciale e regionale” a “Tribunale tributario e Corte d’appello tributaria”.
Per quanto riguarda ancora le linee direttive della delega con riferimento alla tutela giurisdizionale, vanno ricordati i seguenti principi, dettati, come detto, dal rapporto a “fasi” successive che si instaura tra contribuente ed amministrazione nel corso delle varie procedure:
il rafforzamento e razionalizzazione dell’istituto della conciliazione, anche con riguardo alla fase amministrativa del contraddittorio con l’Amministrazione finanziaria; una più rigorosa applicazione del principio della soccombenza ai fini del carico sulle spese del giudizio.
La finalità che si prefigge è chiaramente quella deflativa del contenzioso, che peraltro già prevede degli istituti (vedasi, in ambito processuale, l’art. 48 del D.Lgs. n. 546/92); restano da ampliare e potenziare gli strumenti amministrativi di composizione delle questioni controverse tra contribuente ed ente impositore in modo tale da destinare al giudizio effettivo unicamente quelle oggettivamente “irrisolvibili”. Il modello potrebbe essere quello in vigore in Germania che prevede il previo ricorso amministrativo obbligatorio, prima di accedere alla giurisdizione tributaria, articolato su due tipi, il ricorso da presentarsi allo stesso organo che ha emesso il provvedimento impugnato e la proposta all’organo gerarchicamente superiore.
Soprattutto incisivo potrebbe considerarsi un intervento teso ad abbattere il contenzioso minore, ossia la trattazione in sede di Commissione di affari dalla lieve o scarsa entità economica, specie se l’intervento stesso si estrinseca in sistemi di risoluzione alternativa delle controversie rapidi, efficaci e comunque improntati ad equità.
Ugualmente, nel dettare condizioni più nette per la condanna alle spese in caso di soccombenza, istituto forse troppo spesso aggirato dalla declaratoria, ancorché motivata, di“spese compensate”(art. 15, c. 1, D.Lgs. n. 546/92), potrebbe trovare spazio la possibilità di prevedere espressamente la responsabilità aggravata, in generale prevista dall’art. 96 del c.p.c., di condanna alle spese per “lite temeraria”.
b) la revisione delle soglie per la difesa diretta ed eventuale ampliamento dei soggetti abilitati alla difesa tecnica.
In sostanza, nell’ottica di rendere sempre più accessibile e qualificata la difesa del contribuente si prevede il superamento dell’attuale limite di valore previsto per la difesa diretta (caso in cui il contribuente si difenda personalmente), pari ora ad €2.582,28 e l’aggiornamento delle categorie dei difensori.
Va peraltro detto che su questo ultimo punto si registrano da tempo correnti di pensiero che in forza dell’estrema specificità della materia tributaria, non esattamente decomponibile in segmenti a se stanti pur se riconducibili in un unico atto di accertamento, uggeriscono che la legittimità a difendere venga attribuita soltanto all’avvocatosic et simpliciter; attribuire infatti tale patrocinio ad altri soggetti (vedasi art. 12, c. 2, D.Lgs. n. 546/92), pur qualificati nei loro rispettivi campi, secondo questa impostazione,svilirebbe il ruolo dell’avvocato risultandone danneggiato.
il massimo ampliamento della posta elettronica certificata per le notificazioni e le comunicazioni.
Il principio si consolida nell’ambito dell’agenda digitale prevista per tutte le giurisdizioni, considerato peraltro che già si registra formalizzato, in data 23 gennaio 2014, un protocollo d’intesa a firma congiunta tra Ministero dell’economia e delle finanze, Ministero della giustizia, Corte dei Conti, Giustizia amministrativa e Avvocatura dello Stato, in materia di utilizzo coordinato e condiviso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione ai fini del miglioramento della fruizione dei servizi giudiziari.
d) la generalizzazione degli strumenti di tutela cautelare e l’estensione a tutte le parti in causa della previsione dell’immediata esecutorietà delle sentenze delle Commissioni tributarie.
E’ stato detto che detto principio rappresenta il cuore della delega fiscale per quanto attiene il processo tributario e garantisce la parità delle parti processuali in giudizio, nel senso di armonizzare la tutela d’urgenza (ora riconosciuta solo in sede di ricorso in primo grado, vedasi art. 47, D.Lgs. n. 546/92), con la riscossione frazionata dei tributi in pendenza di giudizio e l’immediata esecutività delle sentenze tributarie, al pari di quelle civili ed amministrative.
E’ senz’altro importante intervenire nella disciplina appena enunciata per evitare digressioni e distorsioni ad esempio nei diversi criteri di pagamento dei vari tributi, ivi inclusi quelli derivanti da accertamenti dei tributi locali, nonché è principio senz’altro di garanzia irrinunciabile prevedere espressamente idonei sistemi di tutela cautelare anche nei gradi di giudizio successivi al primo, garantendo al contempo tempi rapidi per le varie decisioni nel merito.
Da ultimo, anche se non espressamente indicato nella legge delega, da più parti è stato auspicato un intervento del legislatore delegato, qualora se ne trovino le condizioni e ve ne sia la legittimità, sulla necessità di delineare esattamente la figura ormai nota del c.d. abuso del diritto, a lungo dibattuta in giurisprudenza, pur se obiettivamente riesce difficoltoso prevedere fattispecie astratte, ma precise nelle quali inserire le tante questioni analizzate in sede processuale (in estrema sintesi, ampliamento delle figure di elusione dell’imposta). Delineati in tal modo, pur se per sommi capi, i principi della legge delega sulla riforma del contenzioso tributario, non resta da aggiungere che il momento, o meglio l’occasione sembra davvero propizia perché il contenzioso tributario e la sua organizzazione concreta possano rispondere al meglio alle mutate esigenze del vivere civile e che se non risultano “tarati” su presupposti concreti e sicuri di semplicità, efficienza, indipendenza ed imparzialità sono destinati a fallire clamorosamente nei lori compiti. Domenico Caputo
Legge del 11 marzo 2014 n. 23 –
Delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale piu’ equo, trasparente e orientato alla crescita.
Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 59 del 12 marzo 2014
Articolo 10 –
Art. 10 Revisione del contenzioso tributario e della riscossione degli enti locali
In vigore dal 27 marzo 2014
1. Il Governo e’ delegato ad introdurre, con i decreti legislativi di cui all’articolo 1, norme per il rafforzamento della tutela giurisdizionale del contribuente, assicurando la terzieta’ dell’organo giudicante, nonche’ per l’accrescimento dell’efficienza nell’esercizio dei poteri di riscossione delle entrate, secondo i seguenti principi e criteri direttivi:
a) rafforzamento e razionalizzazione dell’istituto della conciliazione nel processo tributario, anche a fini di deflazione del contenzioso e di coordinamento con la disciplina del contraddittorio fra il contribuente e l’amministrazione nelle fasi amministrative di accertamento del tributo, con particolare riguardo ai contribuenti nei confronti dei quali sono configurate violazioni di minore entita’;
b) incremento della funzionalita’ della giurisdizione tributaria, in particolare attraverso interventi riguardanti:
1) la distribuzione territoriale dei componenti delle commissioni tributarie;
2) l’eventuale composizione monocratica dell’organo giudicante in relazione a controversie di modica entita’ e comunque non attinenti a fattispecie connotate da particolari complessita’ o rilevanza economico-sociale, con conseguente regolazione, secondo i criteri propri del processo civile, delle ipotesi di inosservanza dei criteri di attribuzione delle controversie alla cognizione degli organi giudicanti monocratici o collegiali, con connessa disciplina dei requisiti di professionalita’ necessari per l’esercizio della giurisdizione in forma monocratica;
3) la revisione delle soglie in relazione alle quali il contribuente puo’ stare in giudizio anche personalmente e l’eventuale ampliamento dei soggetti abilitati a rappresentare i contribuenti dinanzi alle commissioni tributarie;
4) il massimo ampliamento dell’utilizzazione della posta elettronica certificata per le comunicazioni e le notificazioni;
5) l’attribuzione e la durata, anche temporanea e rinnovabile, degli incarichi direttivi;
6) i criteri di determinazione del trattamento economico spettante ai componenti delle commissioni tributarie;
7) la semplificazione e razionalizzazione della disciplina relativa al meccanismo di elezione del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, in particolare attraverso la concentrazione delle relative competenze e funzioni direttamente in capo al Consiglio medesimo e la previsione di forme e modalita’ procedimentali idonee ad assicurare l’ordinato e tempestivo svolgimento delle elezioni;
8) il rafforzamento della qualificazione professionale dei componenti delle commissioni tributarie, al fine di assicurarne l’adeguata preparazione specialistica;
9) l’uniformazione e generalizzazione degli strumenti di tutela cautelare nel processo tributario;
10) la previsione dell’immediata esecutorieta’, estesa a tutte le parti in causa, delle sentenze delle commissioni tributarie;
11) l’individuazione di criteri di maggior rigore nell’applicazione del principio della soccombenza ai fini del carico delle spese del giudizio, con conseguente limitazione del potere discrezionale del giudice di disporre la compensazione delle spese in casi diversi dalla soccombenza reciproca;
12) il rafforzamento del contenuto informativo della relazione ministeriale sull’attivita’ delle commissioni tributarie;
In materia di utilizzo coordinato e condiviso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione ai fini del miglioramento della fruizione dei servizi giudiziari tra Ministero dell’economia e delle finanze, Ministero della giustizia, Corte dei conti, Giustizia amministrativa e Avvocatura dello stato
VISTI in particolare
l’articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241 che regolamenta la possibilità per le pubbliche amministrazioni di concludere tra loro accordi per disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune; il decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39 recante norme in materia di sistemi informativi automatizzati delle Amministrazioni pubbliche;
la legge 15 marzo 1997, n. 59, recante norme circa la validità a tutti gli effetti di legge di atti, dati e documenti formati, trasmessi ed archiviati dalla P.A. e dai privati con strumenti informatici o telematici;
il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 recante il Codice dell’Amministrazione digitale e s.m.i. e in particolare gli artt. 45 c. 1, 47, 50, 50bis, 52, 56;
il decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 convertito con modificazioni dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221 e successive modifiche, recante ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese;
il decreto-legge 29/12/2009, n. 193, convertito nella legge 22/2/2010 n. 24, recante interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario; il decreto legislativo 14/3/2013 n. 33, recante il riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle Pubbliche;
per il Ministero dell’Economia e delle Finanze, tra le altre:
il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 febbraio 2013, n. 67, recante il regolamento di organizzazione del Ministero dell’economia e delle finanze;
il decreto legislativo 31 dicembre 1992 n. 546, recante le disposizioni sul processo tributario;
Il decreto legislativo 31 dicembre 1992 n. 545, recante le disposizioni sull’ordinamento degli organi speciali di giurisdizione tributaria ed organizzazione degli uffici di collaborazione;
l’articolo 39, comma 8, lett. d), del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, concernente l’introduzione di disposizioni per il più generale adeguamento del processo tributario alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione;
Il decreto ministeriale 26 aprile 2012 che disciplina le regole tecniche per la trasmissione a mezzo posta elettronica certificata delle comunicazioni processuali nel processo tributario di cui all’articolo 16, comma 1 -bis, del decreto legislativo n. 546 del 1992;
e, per il Ministero della Giustizia, tra le altre:
il decreto ministeriale 27/3/2000 n. 264, regolamento recante norme per la tenuta dei registri presso gli Uffici giudiziari;
il decreto ministeriale 27/4/2009, recante nuove regole procedurali relative alla tenuta dei registri informatizzati dell’Amministrazione della Giustizia; il decreto ministeriale 21/2/2011 n. 44, regolamento concernente le regole tecniche per l’adozione nel processo civile e nel processo penale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in attuazione dei principi previsti dal d.lgv. 7/3/2005, n. 82, e successive modificazioni, ai sensi dell’art. 4, co. 1 e 2, del d.l. 29/12/2009, n. 193, convertito nella legge 22/2/2010 n. 24; il provvedimento DGSIA del 18/7/2011, recante specifiche tecniche previste dall’art. 34, co. 1 del d.m. 21/2/2011 n. 44;
il decreto ministeriale 3/4/2013 n. 48, recante modifiche al d.m. 44/2011; e, per la Giustizia amministrativa, tra le altre:
il Regio Decreto 26 giugno 1924, n. 1054 che approva il testi unico delle leggi sul Consiglio di Stato;
la legge 6 dicembre 1971 n. 1034, recante istituzione dei TAR;
la legge 21 luglio 2000, n. 205, recante disposizioni in materia di giustiziaamministrativa;
il decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 e successive modificazioni del Codice del processo amministrativo;
e, per la Corte dei conti, tra le altre:
la legge 14 gennaio 1994, n. 19 istitutiva delle Sezioni Giurisdizionali Regionali;
il decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012, convertito con modificazioni dalla L. 7 dicembre 2012, n. 213;
l’art. 20 bis del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese, convertito con modificazioni dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221;
e, per l’Avvocatura dello Stato, tra le altre:
il Regio Decreto 30 ottobre 1933, n. 1611, di approvazione del T.U. delle leggi e delle norme giuridiche sulla rappresentanza e difesa in giudizio dello Stato e sull’ordinamento dell’Avvocatura dello Stato;
il Regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1612, di approvazione del regolamento per la esecuzione del T.U. delle leggi e delle norme giuridiche sulla rappresentanza e difesa in giudizio dello Stato e sull’ordinamento dell’Avvocatura dello Stato;
la legge 3 aprile 1979, n. 103, recante modifiche dell’ordinamento dell’Avvocatura dello Stato;
la legge 18 giugno 2009, n. 69, recante disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di Processo civile.
che, nell’ambito delle iniziative relative alla digitalizzazione dell’amministrazione pubblica, il contesto normativo, tecnologico ed organizzativo, sia in ambito nazionale in ambito comunitario, richiede la realizzazione di progetti finalizzati al perseguimento di obiettivi di efficienza ed efficacia dell’azione correlata e ciò vale a maggior ragione per il settore giustizia, da tempo in grave sofferenza organizzativa;
che a tale riguardo è già operativo un programma di collaborazione tra gli Stati membri dell’U.E., denominato e-Justice, istituito dal Consiglio Europeo, per lo sviluppo di progetti e iniziative comuni in ambito di giustizia telematica; che le tecnologie digitali costituiscono uno dei fattori più incisivi in termini di efficienza dell’azione giudiziaria e dell’attività amministrativa delle Pubbliche Amministrazioni, per i consistenti risparmi che il processo di dematerializzazione e razionalizzazione è in grado di porre in essere; che è necessario tradurre in interventi concreti le iniziative di digitalizzazione in atto, con particolare riferimento all’implementazione di servizi on-line rivolti specificatamente ai cittadini, ai professionisti e alle Amministrazioni che interagiscono con le diverse giurisdizioni;
che occorre intervenire in termini di semplificazione, razionalizzazione ed efficienza dei rapporti tra giustizia amministrativa, giustizia contabile, giustizia ordinaria e Avvocatura dello Stato, provvedendo altresì all’informatizzazione uniforme dei processi di servizio ed all’evoluzione dei sistemi informativi dei vari plessi giudiziari, nelle rispettive fasi e gradi di giudizio; che è necessario migliorare la funzionalità complessiva degli uffici giudiziari, sia per ridurne i costi, sia per accrescere l’efficacia della loro azione e corrispondere meglio alle esigenze degli utenti in materia di amministrazione della giustizia, in particolare attraverso la dematerializzazione dei flussi documentali e l’interconnessione tra i vari plessi;
che in particolare l’iniziativa in questione si inquadra nel programma complessivo di informatizzazione della Pubblica Amministrazione, orientato al conseguimento di significativi risparmi di spesa, nel contesto dei recenti provvedimenti in tema di c.d. spending review, nonché al miglioramento delle efficienze gestionali finalizzate ad ottenere un forte cambiamento organizzativo e favorire il ciclo di convergenza digitale fra processi amministrativi, servizi pubblici e nuove tecnologie;
che, nell’ottica di quanto previsto dagli artt. 68 e 69 del Codice dell’Amministrazione Digitale (d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 e s.m.i.) in materia di riuso e di interoperabilità e cooperazione applicativa, appare imprescindibile una stretta collaborazione nelle tematiche di comune interesse; che le azioni oggetto del presente protocollo verranno adottate nel pieno rispetto delle prerogative, dei poteri e dei vincoli previsti dai rispettivi ordinamenti, a tutela del segreto d’ufficio, della riservatezza dei dati personali ed in particolare di quelli trattati per ragioni di giustizia;
concordare una “agenda comune” tra Ministero dell’Economia e Finanze, Ministero della Giustizia, Giustizia Amministrativa, Corte dei conti, e Avvocatura dello Stato, volta a realizzare iniziative comuni e coordinate, finalizzate al miglioramento della fruizione dei servizi giudiziari; definire le modalità operative per la realizzazione degli interventi progettuali di comune interesse;
individuare i criteri generali e i percorsi operativi e procedurali per le successive fasi gestionali ed organizzative;
armonizzare, anche attraverso un eventuale coordinamento delle iniziative normative in materia, le attività comuni e gli interventi progettuali che saranno successivamente individuati;
costituire un tavolo permanente inter-magistrature in materia di informatizzazione del servizio Giustizia nel suo complesso, anche al fine di fornire un supporto giuridico-informatico al Parlamento e al Governo per le rispettive iniziative regolamentari e legislative
ART. 1(Finalità e priorità di azione)
1. Le parti intendono avviare un rapporto di cooperazione istituzionale volto a individuare soluzioni e strumenti per realizzare un coordinamento permanente in materia di informatizzazione della Giustizia, incentivando forme di collaborazione tra le amministrazioni coinvolte.
2. L’iniziativa prevede l’individuazione di strategie, modalità e tempi per pianificare interventi di informatizzazione per lo sviluppo, in particolare, delle seguenti linee prioritarie di azione condivisa:
definizione di contributi per l’elaborazione di direttive, circolari e regole tecniche su argomenti di comune interesse;
costituzione di un Osservatorio permanente sulla legislazione in materia di informatica giuridica e di nuove tecnologie, con il compito di esaminare le novità legislative e gli orientamenti giurisprudenziali, nonché di fornire contributi tecnici sulle materie sopra menzionate.
studio e analisi di soluzioni architetturali orientate alla condivisione delle infrastrutture tecnologiche e di rete, in particolare dei Centri elettronici e dei servizi informatici di comune interesse;
coordinamento delle azioni relative alle iniziative in materia di Disaster Recovery e Business Continuity, al fine di ottenere significative economie di gestione e accelerazione dei tempi di realizzazione delle relative strutture;
attivazione di canali trasmissivi telematici per lo scambio di dati di interesse istituzionale sui procedimenti di rispettiva competenza, fermi restando i processi autorizzativi previsti dalla legge;
attivazione di specifici canali trasmissivi telematici per lo scambio di documenti, con pieno valore giuridico, ovvero di piattaforme documentali idonee allo scopo, nel quadro di più efficaci azioni di dematerializzazione del servizio giustizia;
coordinamento delle azioni relative alle iniziative in materia di E-JUSTICE, allo scopo di partecipare ai programmi in materia di giustizia elettronica dell’Unione Europea;
elaborazione di proposte relative all’acquisto di prodotti di IT per le professionalità giuridiche (magistrature e Avvocatura di Stato), allo scopo di conseguire condizioni economiche e contrattuali vantaggiose;
elaborazione di proposte volte a dare attuazione, anche nell’ambito degli acquisiti di cui alla lettera h), a forme di riuso, di interoperabilità e cooperazione applicativa con particolare riferimento ai giudici tributari che svolgono le funzioni giurisdizionali anche presso altre magistrature;
con riferimento al processo telematico nelle sue diverse realizzazioni, individuazione di modalità operative per favorire la disponibilità dei servizi di interesse dell’utenza, perseguendo l’uniformità delle tecnologie oltre che dei formati documentali;
ricerca di fonti di finanziamento, anche attraverso la partecipazione a programmi di sovvenzionamento con fondi nazionali, europei o internazionali.
ART. 2(Risorse finanziarie)
1. Le parti si impegnano ad individuare, ciascuno nell’ambito delle rispettive dotazioni di bilancio, le fonti di finanziamento per l’attuazione della presente intesa, fatto salvo quanto previsto dall’art. 1, lett. j).
ART. 3(Attuazione dell’intesa)
1. Ministero dell’economia e delle finanze, Ministero della Giustizia, Corte dei conti, Giustizia Amministrativa e Avvocatura dello Stato si avvalgono delle proprie strutture per l’attuazione del presente protocollo e per le attività di verifica e monitoraggio delle iniziative. A tal fine si procederà alla stipula di accordi di servizio o allo scambio di note tra le strutture per l’organizzazione e la realizzazione degli interventi operativi e finanziari specifici.
2. Le finalità di cui all’art. 1 saranno attuate attraverso le decisioni del Comitato operativo composto dai seguenti Responsabili delle competenti strutture presso gli Organismi sottoscrittori del presente protocollo:
Il Direttore della Direzione della giustizia tributaria per il Ministero dell’economia e delle finanze;
Il Direttore della Direzione Generale per i sistemi Informativi automatizzati per il Ministero della Giustizia;
il Magistrato Referente per i Sistemi Informativi automatizzati, per la Corte dei Conti
Il Responsabiledei Sistemi Informativi per la GiustiziaAmministrativa
ART. 4(Durata dell’intesa)
1. Il presente Protocollo d’intesa dura 5 anni a decorrere dalla data della sua stipula. Può essere rinnovato, su concorde volontà delle Parti, da manifestarsi con scambio di comunicazione tra le stesse.
Roma, 23 GEN 2014
PER IL MINISTERO DELL’ECONOMIA E FINANZE
PER LA GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA
PER LA CORTE DEI CONTI
PER L’AVVOCATURA DELLO STATO
L’Avvocato Generale dello Stato
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