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Timestamp: 2016-12-07 12:36:08+00:00
Document Index: 155854036

Matched Legal Cases: ['art. 33', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 33', 'sentenza ']

Circolare Agenzia Entrate n. 9 del 14.02.2007
Corte di Giustizia delle Comunità Europee - Questione della compatibilità
IRAP con l'art. 33 della sesta direttiva IVA -- Gestione delle controversie
La Commissione tributaria provinciale di Cremona, con ordinanza 9
ottobre 2003, n. 39/2/03, ha sottoposto alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee un quesito sull'interpretazione dell'articolo 33 della
direttiva del Consiglio n. 77/388/CEE (sesta direttiva IVA), in materia di
armonizzazione delle legislazioni degli stati membri relativamente alle
imposte sulla cifra d'affari.
In particolare, la Commissione tributaria, su impulso di parte, ha
sospeso il procedimento e chiesto l'intervento della Corte di Giustizia, ritenendo l'IRAP assimilabile all'IVA in quanto:
- si applica in modo generalizzato a tutte le operazioni commerciali
di produzione o di scambio aventi ad oggetto beni e servizi poste in
essere nell'esercizio di imprese o di arti e professioni;
- colpisce il valore netto derivante dalle
attività produttive e più
esattamente il valore netto "aggiunto" al prodotto dal produttore;
- è riscossa in ogni fase del processo di produzione o di
- agisce come un'imposta generale e proporzionale sul prezzo di
cessione al consumo di beni e servizi. In altre parole l'ammontare complessivo
dell'IRAP riscosso nelle varie fasi del ciclo è pari
all'aliquota dell'IRAP applicata sul prezzo di vendita praticato in
sede di immissione al consumo.
Ciò ha indotto molti contribuenti ad attivare la procedura di
rimborso dell'IRAP versata allo scopo di poter beneficiare degli effetti di un'eventuale sentenza della Corte di Giustizia che avesse dichiarato
l'incompatibilità dell'IRAP con la sesta direttiva.
La Corte di Giustizia, in data 3 ottobre 2006, con sentenza C-475/03,
ha affermato che "un'imposta con le caratteristiche dell'IRAP si distingue
dall'IVA in modo tale da non poter essere considerata un'imposta sulla cifra
d'affari, ai sensi dell'art. 33, n. 1, della sesta direttiva", stabilendo
che il citato art. 33 "deve essere interpretato nel senso che esso non osta
al mantenimento di un prelievo fiscale avente le caratteristiche
dell'imposta di cui si discute nella causa principale".
Alla luce dell'interpretazione della Corte di Giustizia le eccezioni
formulate in senso contrario dai contribuenti sono da ritenere prive di fondamento.
Di conseguenza gli uffici dell'Agenzia continueranno a sostenere la
piena legittimità della norma e, nel contempo, verificheranno puntualmente tutte le ulteriori doglianze di parte, nel caso in cui le eccezioni
riguardanti l'incompatibilità dell'IRAP con la normativa europea siano
state formulate con carattere preliminare.
Con riferimento alla possibilità che i contribuenti richiedano di
rinunciare al ricorso, si osserva quanto segue.
Ai sensi degli articoli 44 e 45 del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, in caso di formale rinuncia al ricorso, il processo si estingue con decreto del presidente della sezione o con sentenza della
Il comma 2 del citato articolo 44 del D.Lgs. n. 546/1992, prevede che
"Il ricorrente che rinuncia deve rimborsare le spese alle altre parti salvo
diverso accordo fra loro. La liquidazione è fatta dal presidente della
sezione o dalla commissione con ordinanza non impugnabile, che costituisce
titolo esecutivo".
Pertanto se l'ufficio non conviene sull'accordo proposto dal
contribuente e/o quest'ultimo non deposita la rinuncia, il processo prosegue
regolarmente e sarà cura del giudice disporre sulle spese seguendo il
principio della soccombenza, ovvero compensando le spese se ritiene che ne
ricorrano i motivi.
Da ciò consegue che normalmente gli uffici non hanno alcun interesse
ad addivenire ad un accordo sulle spese, specialmente se la controversia riguarda anche questioni che involgono decorrenza di termini o eccezioni
comunque non accoglibili.
Occorre tuttavia osservare che la particolare situazione del
contenzioso in esame è stata determinata anche dal contenuto delle conclusioni dei due avvocati generali presso la Corte di Giustizia delle
Tali conclusioni hanno favorito il proliferare di controversie, la cui
soluzione consentirebbe di ridurre notevolmente i giudizi pendenti presso le commissioni tributarie, che
così potrebbero pervenire più celermente anche
alla definizione di altre questioni.
Non è da escludere, tra l'altro, che le conclusioni degli avvocati
generali possano indurre il giudice a compensare in ogni caso le spese di
Ciò depone per l'opportunità di accedere alla richiesta di rinuncia
al ricorso, con accordo sulle spese, avanzata dal contribuente, quale
soluzione atta a favorire una rapida definizione delle controversie e quindi
preferibile in termini più generali di economicità.
Tutto ciò premesso, si invitano gli uffici dell'Agenzia a riesaminare
caso per caso il contenzioso pendente concernente la materia in esame,
secondo quanto esposto nella presente circolare, ponendo attenzione ai casi
in cui il contribuente ha manifestato l'intenzione di rinunciare al ricorso.
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