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Timestamp: 2019-08-20 19:06:14+00:00
Document Index: 107864885

Matched Legal Cases: ['art. 492', 'art. 155', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 1']

Studio Avvocato Duchemino Torino | Archivi Mensili: Febbraio 2015
Manutenzione edifici scolastici: uno al giorno
Pubblicato su 28 Feb 2015 di Studio Duchemino
Il Governo aveva annunciato di intervenire velocemente per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, stanziando diverse risorse. Aveva anche precisato che questo piano sarebbe servito per ridare slancio, almeno a livello locale, all’economia legata all’edilizia.
Ora viene fornito, però, un sito ufficiale, reperibile direttamente dal sito del Governo Italiano: http://italiasicura.governo.it/site/home.html, nel quale si dà conto di un intervento molto più limitato. Si tratta, in sostanza, di una scuola (al giorno) in tutta Italia.
Pare, infatti, che il sito dia conto ogni giorno dell’avanzamento lavori in una scuola. La dicitura che si legge il 28 febbraio 2015 è “il cantiere del giorno“. Ad esempio, si riporta il caso del giorno del 28 febbraio 2015: http://italiasicura.governo.it/site/home/scuole/articolo303.html
Bisognerà poi verificare quanti cantieri sono aperti in tutta Italia.
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 28 febbraio 2015
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I beni del debitore: una ricerca infruttuosa
Sono diversi giorni che su molti quotidiani giuridici ed economici si inneggia al nuovo sistema per l’accesso ai dati relativi ai beni del debitore. In effetti, la riforma prevedeva la possibilità per l’Ufficiale Giudiziario di accedere a queste banche dati. Il sistema non è mai realmente funzionato, ma si sperava che con la riforma funzionasse realmente.
Per ora, nulla di tutto ciò, anzi una battuta d’arresto. L’art. 492 bis c.p.c. di cui ci siamo già occupati in varie occasioni prevede, infatti:
Su istanza del creditore procedente, il presidente del tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede, verificato il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata, autorizza la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare. L’istanza deve contenere l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica ordinaria ed il numero di fax del difensore nonché, ai fini dell’articolo 547, dell’indirizzo di posta elettronica certificata
Una doccia fredda a questo meccanismo arriva in questi giorni proprio dai tribunali di merito. In particolare, in Piemonte, il Tribunale di Novara decide negativamente. Si fa notare, infatti, che i decreti attuativi, al momento della decisione, non sono ancora stati emanati e si rileva che esiste un’altra norma capace di paralizzare il meccanismo. Si tratta dell’art. 155-quinquies disp. att. c.p.c., secondo il quale:
Quando le strutture tecnologiche, necessarie a consentire l’accesso diretto da parte dell’ufficiale giudiziario alle banche dati di cui all’articolo 492-bis del codice e a quelle individuate con il decreto di cui all’articolo 155-quater, primo comma, non sono funzionanti, il creditore procedente, previa autorizzazione a norma dell’articolo 492-bis, primo comma, del codice, può ottenere dai gestori delle banche dati previste dal predetto articolo e dall’articolo 155-quater di queste disposizioni le informazioni nelle stesse contenute
In poche parole, il Tribunale di Novara con il decreto 21 gennaio 2015 stabilisce che, ricordando il presupposto applicativo dell’accesso diretto senza Ufficiale Giudiziario, non si può procedere sempre e comunque. Il Presidente mette in luce che il sistema di accesso si applica a partire dall’11 dicembre 2014, ma che tuttavia mancano i decreti attuativi. Inoltre, che la richiesta deve contenere espressamente la menzione di questa modalità “diretta” da parte del creditore, di accedere alle banche dati pubbliche senza alcun intermediario e soprattutto il sistema tecnologico non deve consentire di farlo tramite i soggetti incaricati, tra cui l’Ufficiale Giudiziario.
Si segnala sull’argomento la decisione del Tribunale di Pavia, 25 febbraio 2015, secondo cui può essere autorizzato il creditore all’accesso diretto quando il supporto tecnologico non consente di accedere alle banche dati tramite Ufficiale Giudiziario.
Si argina così, peraltro applicando alla lettera la normativa, l’uso di questo strumento. Forse, se si volesse realmente ottenere un risultato concreto a favore del recupero credito, bisognerebbe evitare di introdurre a livello normativo tutti questi ostacoli.
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Cenni sulla dichiarazione dei redditi precompilata
Pubblicato su 26 Feb 2015 di Studio Duchemino
Con provvedimento Agenzia delle Entrate 23/02/2015 si procede a fornire chiarimenti sulla cosiddetta “dichiarazione dei redditi precompilata”. In un’ottica di semplificazione, lo Stato sperimenta un nuovo modo di ricezione delle dichiarazioni dei redditi, nel senso che fornisce direttamente la dichiarazione precompilata, come avviene in molti Paesi stranieri. Pare, peraltro, che in Francia il modello non abbia ancora avuto grande successo, visto che riguarda probabilmente solo il 13 % dei contribuenti. In Spagna il discorso è diverso, perchè viene ricevuta da un cittadino su due, pari al 49 % dei contribuenti.
Qui si trova, a questo link, il parere del Garante per la Protezione dei dati personali: http://garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3741076 (provvedimento n. 95 del 19 febbraio 2015, citato dall’art. 9 del provvedimento del 23 febbraio 2015 Agenzia delle Entrate). In sintesi, il Garante richiede la trasmissione di ulteriori dati, tra cui i dati della delega che consente questo trattamento. Inoltre, le deleghe acquisite dai professionisti, tra cui i commercialisti, vanno anche conservate. L’Agenzia delle Entrate dovrà effettuare controlli anche su tali deleghe, proprio per evitare accessi non autorizzati ai dati stessi.
Ora, nel merito, vediamo subito quali saranno i soggetti interessati. L’art. 2 del provvedimento richiede la concomitante presenza di due requisiti, circa i soggetti che abbiano:
[aver] percepito, per l’anno d’imposta 2014, redditi di lavoro dipendente e assimilati indicati agli articoli 49 e 50, comma 1, lettere a), c), c-bis), d), g), con esclusione delle indennità percepite dai membri del Parlamento europeo, i) e l), del Testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in relazione ai quali i sostituti d’imposta hanno trasmesso nei termini all’Agenzia delle entrate la Certificazione Unica 2015;
– aver presentato, per l’anno d’imposta 2013, il modello 730 oppure il modello Unico persone fisiche, pur avendo i requisiti per presentare il modello 730. La dichiarazione 730 precompilata viene predisposta anche nei confronti dei contribuenti che per l’anno d’imposta 2013, oltre a presentare il modello 730, hanno presentato il modello Unico persone fisiche con i soli quadri RM, RT e/o RW.
Poi ci sono tutti i casi di esclusione:
2.2 La dichiarazione 730 precompilata non viene predisposta nei confronti dei contribuenti che non risultano in possesso dei requisiti per la presentazione del modello 730, tra cui, in particolare, i contribuenti:
– con partita Iva attiva almeno per un giorno nel corso dell’anno d’imposta, ad eccezione dei produttori agricoli che si avvalgono del regime di esonero di cui all’articolo 34, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633;
– per i quali sia noto al Sistema Informativo dell’Anagrafe Tributaria il decesso alla data di elaborazione della dichiarazione 730 precompilata. Qualora l’informazione del decesso sia disponibile al Sistema Informativo dell’Anagrafe Tributaria successivamente alla data di elaborazione della dichiarazione da parte dell’Agenzia delle entrate sarà comunque inibito l’accesso (sia diretto che tramite intermediario) alla dichiarazione 730 precompilata;
– che dalla dichiarazione relativa all’anno d’imposta precedente risultano soggetti legalmente incapaci;
– che non hanno raggiunto la maggiore età.
2.3 La dichiarazione 730 precompilata non viene predisposta se, con riferimento all’anno d’imposta precedente, il contribuente ha presentato dichiarazioni correttive nei termini o integrative, per le quali, al momento della elaborazione della dichiarazione 730 precompilata, è ancora in corso l’attività di liquidazione automatizzata, effettuata ai sensi dell’articolo 36-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.
Da cosa nasce la dichiarazione? Da elementi acquisiti, consultabili peraltro a norma dell’art. 3 del provvedimento, visto che il contribuente interessato, anche tramite delegato (CAF, commercialista, …), potrà accedere sia alla dichiarazione precompilata, sia a questi elementi da cui scaturisce. Infatti, si prevede che si tratti dell'”elenco delle informazioni attinenti alla dichiarazione 730 precompilata disponibili presso l’Agenzia delle entrate, con distinta indicazione dei dati inseriti e non inseriti nella dichiarazione 730 precompilata stessa e relative fonti informative”.
Come avviene l’accesso?
4.1.1 Il contribuente accede direttamente ai documenti di cui al punto 3.1 attraverso le funzionalità rese disponibili all’interno dell’area autenticata, previo inserimento delle credenziali Fisconline rilasciate dall’Agenzia delle entrate in base a quanto previsto dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 79952 del 10 giugno 2009, con le modalità indicate nell’apposita sezione del sito internet dell’Agenzia delle entrate, ovvero tramite le credenziali dispositive rilasciate dall’INPS.
Il contribuente, una volta che ha effettuato l’accesso, potrà svolgere alcune operazioni, riassunte dal provvedimento:
4.1.2 Il contribuente, utilizzando le funzionalità rese disponibili all’interno dell’area autenticata, può effettuare, in relazione alla propria dichiarazione 730 precompilata, le seguenti operazioni:
– versamento delle somme eventualmente dovute mediante modello F24 già compilato con i dati relativi al pagamento da eseguire, con possibilità di addebito sul proprio conto corrente bancario o postale, nei casi di cui al punto 6.7;
– indicazione delle coordinate del conto corrente bancario o postale sul quale accreditare l’eventuale rimborso nei casi di cui al punto 6.7;
– consultazione dell’elenco dei soggetti delegati ai quali è stata resa disponibile la dichiarazione 730 precompilata.
Effettuato l’accesso, il contribuente potrà trasmettere all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione stessa, ottenendo entro 5 giorni una ricevuta, come disposto dall’art. 6 del provvedimento citato.
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 26 febbraio 2015
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Pubblicato su 25 Feb 2015 di Studio Duchemino
Approvato il 24 febbraio 2015 dalla Camera dei Deputati il DDL riguardante la responsabilità civile dei magistrati, anche in applicazione di alcune pendenze comunitarie, in particolare il n. 2738. La norma approvata in via definitiva si trova sulla Gazzetta Ufficiale e quindi al seguente link: http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2015-03-04&atto.codiceRedazionale=15G00034&elenco30giorni=true
Il tema è sicuramente controverso, vediamo per quali motivi:
– anzitutto il fatto in sè che i magistrati debbano rispondere per l’esercizio della funzione crea problemi relativi alla sovranità: in ogni Stato, infatti, l’ultima parola deve spettare a qualcuno, nel nostro, sia pure impostato come democrazia parlamentare e sia pure per questioni di merito tra cittadini o tra cittadini e Stato e non “erga omnes”, l’ultima parola spetta a chi applica le leggi;
– una forma particolare di sovranità è esercitata dalla Corte Costituzionale, il cui ruolo è sempre stato controverso, per i sostenitori della funzione politica e per i fautori della funzione giurisdizionale;
– infine, perchè la Costituzione assegna al popolo la sovranità in ultima istanza, ma questi può esercitarla unicamente in via indiretta.
E’, quindi, un dato di fatto che il magistrato esprima “in nome del popolo italiano” sentenze nelle quali dà l’ultima e indiscutibile parola su una controversia. Questo punto è fondamentale in tema di filosofia del diritto, perchè la questione della responsabilità civile dei magistrati può apparire un controsenso. Se un organo, infatti, ha l’ultima parola, ciò deve avvenire in modo indiscutibile, altrimenti la sovranità si sposta su altri organi.
Detto ciò, negli ultimi anni il gioco degli equilibri costituzionali ha portato ad un problema fastidioso, perchè con l’eliminazione delle immunità parlamentari, si pone la questione dei nuovi equilibri. L’equilibrio nuovo pare sia stato trovato nella responsabilità civile dei magistrati. Quali sono le linee della riforma?
Nell’art. 1 si lascia intendere addirittura che la riforma è quasi richiesta dall’appartenenza all’Unione Europea. Il tema è che l’Italia è stata condannata in questo senso, tuttavia c’è da chiedersi in che misura la cessione della sovranità operata dagli Stati nazionali a favore dell’organismo sovranazionale possa addirittura contemplare la disciplina di un ambito che dipende dagli assetti istituzionali, dalla forma di Stato e di governo e dal regime costituzionale, tutti fattori diversi da Stato a Stato e quindi non uniformabili a priori e per partito preso.
Viene modificata la legge 117 del 1988.
I punti salienti sono il permanere della responsabilità indiretta, il cui scopo non può che essere quello di evitare che un collega magistrato sia chiamato a decidere in modo diretto e condizionante sulla vita di altro collega, che sia ssuma aver errato in una decisione giurisdizionale. Il cittadino, quindi, potrà sicuramente agire, senza alcun vaglio di ammissibilità, nei confronti dello Stato. Sarà poi onere dello Stato rivalersi sul singolo magistrato (in questo caso si tratta di un obbligo e non di una facoltà).
Lo Stato ha due anni di tempo per l’azione di rivalsa. Novità è che possono essere risarciti i danni patrimoniali o non patrimoniali, anche non derivanti da privazione della libertà personale. In che cosa consiste, però, la responsabilità del magistrato, in sè considerata?
Anzitutto nella violazione manifesta del diritto comunitario, anzi dell’Unione Europea. Non costituisce, invece, responsabilità il comportamento che derivi dall’interpretazione della legge e del fatto. E ciò non può stupire, anche perchè nel caso di altri operatori (si pensi, ad esempio, alla responsabilità civile degli avvocati), l’attività interpretativa non può dar luogo a colpa, proprio perchè è di natura ermeneutica e contiene spazi di discrezione. Inoltre, il magistrato è responsabile per travisamento. Si tratta del travisamento del fatto e delle prove. Conduce a responsabilità anche l’affermazione di fatti che proprio dai documenti acquisiti siano esclusi. Stupisce che sia sufficiente la semplice affermazione di un fatto “incontrastabilmente” non emergente dagli atti o viceversa l’occultamento di fatto che pacificamente emerge, anche se non ha influito sulla decisione. Su questo punto bisogna verificare, poi, quale sarà l’interpretazione della disposizione. Infine, è colpa grave l’emissione di un provvedimento fuori dei casi ammessi, cioè in particolare un provvedimento cautelare fuori dei casi consentiti. Farebbe testo, a detta della disposizione, anche il provvedimento cautelare “reale” e non solo personale.
La rivalsa arriverà fino al 100 % dello stipendio annuale, nel caso di dolo (o potrà) e fino al 50 % nei casi in cui non sussista il dolo, ma la colpa.
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 25 febbraio 2015
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Analisi tecnica: una strategia combinata sulle medie mobili
Si vuole qui descrivere una sinergia tra indicatori di analisi tecnica per gli investimenti, valevole soprattutto per le azioni.
Va premesso che gli indicatori tecnici spesso non sono sufficienti, se presi singolarmente, ma lavorano bene in sinergia. Esempio di sinergie è l’uso combinato delle bande di Bollinger e del Money Flow, oppure dell’A.D.X. unitamente allo stocastico.
Una strategia proficua, che si basa sulle medie, e che può interessare l’investitore medio, è la seguente. Come base di partenza si utilizza un grafico con indicazione lineare del prezzo. Le candele giapponesi non sono così importanti per questa sinergia. Si applica al grafico, con timeframe a 100 giorni o a 1 anno, per verificare le cose da punti di vista diversi, la media mobile esponenziale a 10 giorni e la media mobile a 9. Quest’ultima dà maggiore precisione rispetto a quella esponenziale, che livella un po’ i risultati, tuttavia agisce bene in combinazione con la prima. In aggiunta, bisogna accrescere la precisione della strategia utilizzando il C.C.I., cioè il cosiddetto Commodity Channel Index.
Ora, tracciando il grafico, si ottiene una alternanza continua di linee, che però riproducono sempre lo stesso schema base, il quale potrebbe essere riassunto in varie fasi:
– la linea del prezzo rompe al rialzo la media mobile a 9 giorni e conseguentemente (nella stragrande maggioranza dei casi) rompe al rialzo anche la media esponenziale a 10 giorni: inizia così una forte ascesa del prezzo del titolo e un trend rialzista nel medio periodo;
– per capire quando uscire (e quindi vendere) è necessario consultare il C.C.I.: se la rottura al ribasso che quest’ultimo farà della linea di valore +100 arriva prima della rottura del prezzo al ribasso della linea della media mobile a 9 giorni, bisogna vendere, altrimenti si vende comunque quando il prezzo rompe al ribasso la linea della media mobile a 9 giorni;
– in questa fase rialzista la linea del prezzo è sopra, la linea della media mobile a 9 giorni è in mezzo e la linea della media esponenziale a 10 è sotto: in questa situazione, che potremmo definire favorevole, possiamo stare tranquilli che se anche il prezzo rimbalza sulla media mobile a 9 giorni, sicuramente non la romperà al ribasso, per cui non vendiamo mai, finché non appare il segnale di cui al punto precedente;
– rotta al ribasso la media a 9 giorni, il prezzo tenderà ad una fase di assestamento laterale, nella quale per più volte romperà al ribasso e al rialzo le due medie: importante è che la media esponenziale poi passi sotto alla media a nove giorni, in caso contrario si instaura la stessa situazione grafica descritta all’inizio, ma al contrario, dando origine ad un trend ribassista;
– se tuttavia la media esponenziale passa al di sotto, possiamo stare tranquilli circa una nuova ripresa del trend dopo i ritracciamenti intermedi e ancora una volta venderemo quando ce lo indica il C.C.I. oppure la rottura da parte del prezzo, al ribasso, della linea della media mobile a 9 giorni;
– ovviamente, in caso contrario, se siamo operativi sulle vendite allo scoperto, possiamo entrare in short, altrimenti aspetteremo che il prezzo scende e rientreremo nuovamente solo quando il prezzo rompe al rialzo la media a nove giorni.
In questo momento, per fare un esempio, il titolo Brunello Cucinelli e il titolo Mediobanca si trovano in quella situazione in cui la strategia dice di attendere o di entrare in short; se si attende, si crea la situazione invertita rispetto a quella rialzista, la linea del prezzo appare sotto tutte, in mezzo la media a nove giorni e sopra la media esponenziale a 10 giorni, in questo caso il prezzo tenderà a rimbalzare contro la linea della media mobile a 9 giorni, essendo però respinto fino ad un deciso abbassamento del prezzo. Il trend ribassista continua inesorabilmente e solo quando il prezzo, dopo essersi scaricati i volumi, riprenderà a salire, sarà il momento di acquistare, quando rompe al rialzo la media a 9 giorni: in questa situazione il momento per vendere potrà essere quando le due medie si incrociano, che è il momento di massimo livello del prezzo di quella fase. Nelle situazioni di dubbio, prevarrà sempre il commodity channel, che fornirà le indicazioni correttive del caso, specialmente se indica la necessità di entrare acquistando, perchè rompe al rialzo la linea del -100 oppure di vendere, quando rompe al ribasso la linea del +100.
Ulteriore conferma, nel caso di dubbi, verrà dall’uso delle bande di Bollinger, che precisaranno la situazione.
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Novità sulla concorrenza: fermento nei settori legali
Pubblicato su 24 Feb 2015 di Studio Duchemino
Il disegno di legge del 20 febbraio 2015 in materia di concorrenza getta un po’ di scompiglio nel settore delle attività legali.
La professione di avvocato, in crisi, recupera terreno con l’introduzione della possibilità, a discapito del Notariato, di redigere scritture private di cessione di immobili di valore inferiore ad € 100.000,00, e di autenticarle. E’ stato, peraltro, osservato da parte dei Notai, che ciò diminuirà sensibilmente il controllo antiriciclaggio effettuato dai Notai, dai quali proviene la quasi totalità delle segnalazioni. Dal punto di vista degli avvocati, invece, questo aspetto compensa l’erosione della professione cui si assiste ormai da anni.
L’eliminazione dell’esclusiva legata all’attività stragiudiziale continuativa, invece, non porterà a sensibili variazioni sulla situazione attuale, considerato che nonostante l’esclusiva stragiudiziale continuativa, vi sono importanti settori che da anni, per prassi, gestiscono tale settore nonostante il divieto: ad esempio le agenzie di infortunistica, le associazioni di consumatori, eccetera.
Fortemente incentivate le società tra professionisti, soprattutto quelle multidisciplinari, che sarebbero possibili anche senza vincolo di sede e di esclusiva verso una sola associazione. Un legale, quindi, potrebbe appartenere a più associazioni professionali, senza obbligo di sede. Ingresso quindi del socio di capitale, oltre che dei soci professionisti.
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 24 febbraio 2015.
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I nuovi studi di settore: quali verranno cambiati?
In arrivo il progetto di revisione di una settantina di studi di settore. Ne dà atto l’Agenzia delle Entrate, con apposito comunicato, rimandando anche alla lista. Il comunicato si trova qui: http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/nsilib/nsi/agenzia/agenzia+comunica/comunicati+stampa/tutti+i+comunicati+del+2015/cs+febbraio+2015/cs+23022015+revisioni+sds/032_Com.+st.+Revisione+Studi+2015+23.02.15.pdf .
Vista la crisi economica e vista la legge stessa, era doveroso si procedesse. Si tratta, infatti, di strumenti che già di per sè si presentano come eccessive semplificazioni di realtà sempre più variegate.
Al seguente link, invece, il provvedimento vero e proprio: http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/nsilib/nsi/documentazione/provvedimenti+circolari+e+risoluzioni/provvedimenti/2015/febbraio+2015+provvedimenti/provvedimento+23022015+revisioni+sds/Provv_revisione_studi_2015_19_2_2015.pdf
Ciò che conta è, in sostanza, l’Allegato I al provvedimento, il quale contiene la lista degli studi che verranno modificati.
A pag. 13 del documento è presente l’indicazione, per chi fosse interessato, della modifica degli studi di settore per le attività legali, in particolare l’attività degli studi legali (WK04U).
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 24 febbraio 2015
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Liberalizzazioni: in arrivo il taglia-notai e le società di capitali per gli avvocati
Pubblicato su 19 Feb 2015 di Studio Duchemino
Il Disegno di Legge sulla Concorrenza pare conterrà un’ondata di liberalizzazioni, come da anni non se ne vedono. Forse questo è un bene, per l’ingessata economia nazionale, anche se sarà necessario preservare vari interessi in gioco, tant’è vero che le lobby sono già all’opera per ostacolare la riforma. In sintesi, vediamo cosa il Governo propone di fare.
E’ previsto, almeno così si dice, che vengano abrogate le norme sui taxi, quelle che limitavano i taxi e auto a noleggio con conducente nei comuni in cui è stata rilasciata l’autorizzazione. Sarà abrogata anche la norma che prevede la prenotazione presso l’autorimessa, in sostanza presso il parcheggio dei taxi. In questo modo, sembra si possa far favore a quelle applicazioni tecnologiche più recenti, quali l’Uber.
Per quanto riguarda, invece, gli altri settori, nell’ambito R.C. Auto, oltre a meccanismi automatici per il rilevamento della mancanza della copertura assicurativa, sono previsti sconti per chi installa la cosiddetta scatola nera sull’autovettura, anche se resta da definire cosa si intenda per “sconti” sostanziosi. Inoltre, ma questo è un tasto dolente, sono previsti anche sconti sul premio per chi accetta – a questo punto preventivamente – un sistema già in voga presso varie compagnie, ovvero la riparazione del danno in forma specifica presso carrozzerie convenzionate. In questo caso si tratterebbe quindi di regolarizzare un fenomeno che esiste già, ma che, pur creando discreti disagi per il consumatore assicurato, non stabilisce però altrettanti vantaggi corrispondenti. Ad esempio, portare l’auto dalla carrozzeria convenzionata può significare sì non esborsare nulla, ma avere al contempo il problema delle distanze da colmare e dei ritardi, in quanto può accadere che la carrozzeria si trovi dall’altra parte della città e trattenga l’auto per settimane. In questo caso, oltretutto, si creano complicazioni sul danno da fermo tecnico, perché non sempre la compagnia mette a disposizione un’auto sostitutiva o rimborsa il fermo tecnico, visto che la riparazione è in forma specifica. Dunque, appare veramente il proverbiale minimo che venga previsto uno sconto sul premio a fronte di questi potenziali ma spesso ben concreti disagi. Inoltre, sarà scoraggiata la pratica della cessione del credito, per incentivare chi, invece, non lo cede al carrozziere.
Sarebbero, poi, liberalizzati i farmaci di fascia C, oltre alla possibilità di aprire strutture sanitarie private non convenzionate senza tante procedure burocratiche. Sarebbe importante, in questo campo, introdurre meccanismi stringenti di controllo, magari a posteriori, poiché si ha a che fare con un bene fondamentale, la salute dei cittadini.
Sugli avvocati le novità riguarderanno più che altro l’esercizio della professione in forma associata, con una consistente liberalizzazione, l’eliminazione dei minimi tariffari e l’adesione a più associazioni. Inoltre, ed è la riforma più importante, le società tra avvocati e soci di capitale, che tanto hanno destato perplessità per la dipendenza che si creerebbe tra professionista e impresa, ma che possono costituire indubbiamente una soluzione alla condizione precaria di molti avvocati, specialmente giovani. Circa il patto di quota lite, dopo varie riforme che ne hanno previsto l’eliminazione e reintroduzione, si sarebbe giunti a concepirlo come legittimo e introdurlo: sarebbe il patto con cui l’avvocato chiede come compenso una parte o quota del bene oggetto della lite. Finora, il divieto è stato aggirato prevedendo un compenso commisurato alla quota lite, ovviamente con un escamotage linguistico e concettuale, ma con la piena liberalizzazione si darebbe conto di un fenomeno che esiste normalmente nella prassi.
“Taglia-notai”. Per i Notai è prevista la liberalizzazione e anche l’eliminazione dell’obbligo di recarvisi per atti minori o per atti per i quali se ne potrebbe fare a meno, oltre all’eliminazione dei minimi tariffari notarili, per incentivare la concorrenza. Il costo del notaio, in effetti, incide in modo molto forte sulle compravendite, già quasi inesistenti in Italia (anche se con il varo il 9 marzo del Quantitative Easing da parte della B.C.E. è previsto sul lungo periodo un incremento del valore degli immobili anche in Italia), oggi, in periodo di crisi sul settore immobiliare. Bisogna, però, fare chiarezza sul punto. La liberalizzazione più importante, al di là della questione del “numero chiuso” dei notai, riguarda le compravendite e gli atti aventi ad oggetti immobili dal valore catastale fino ad € 100.000,00, atti per i quali non sarebbe più necessario l’apporto del Notaio, che tra l’altro ha anche il compito di esigere le imposte, di operare le verifiche preliminari e l’antiriciclaggio. Si tratterebbe, peraltro, degli immobili non adibiti ad uso abitativo, quindi box auto, garage, magazzini, rimesse, negozi, capannoni e quant’altro. I Notai hanno già sottolineato che questo intervento, secondo loro, non risponde nè ai suggerimenti dell’O.C.S.E., nè all’esigenza di rendere concorrenziale questo tipo di mercato, anzi affermano che si tratti di un intervento contrario all’interesse dei consumatori e quindi in questo caso di un po’ tutti i cittadini. Bisogna chiedersi a chi realmente andrà in mano questa fetta di mercato. In particolare, il Notariato fa presente che a farla da padrone saranno inesorabilmente banche e assicurazioni, che hanno già ampio controllo del settore degli immobili e delle aste giudiziarie. Gli istituti di credito non hanno brillato, come negli Stati Uniti, per trasparenza durante il momento della crisi dei mutui. In ogni caso l’intervento di riforma agirebbe sugli “atti e le dichiarazioni aventi ad oggetto la cessione o la donazione di beni immobili adibiti ad uso non abitativo” o la modificazione di diritti sui medesimi beni. La possibilità di rivolgersi all’avvocato per l’autenticazione delle sottoscrizioni agevola la vita del cittadino, anche per una questione di tariffe. Gli organismi dell’avvocatura hanno fatto sapere, contrariamente a quanto sostenuto dal Notariato, che anche gli avvocati posseggono la medesima cura della legalità del notaio, per cui non si vede il motivo per il quale il risultato sarebbe peggiorativo in termini di trasparenza e qualità del servizio. In realtà, la modifica normativa deve tenere conto dei vari interessi in gioco. Si consideri, infatti, che spesso i clienti che si rivolgono all’avvocato vorrebbero risolvere tutto in quella sede, sia per una questione di comodità, sia per una questione di costi. Quindi, effettivamente l’esigenza di mercato esiste. Diverso discorso è compensare ed equilibrare l’esigenza con la tutela della certezza degli scambi e della loro liceità. E’ stato fatto notare che la norma sull’autenticazione da parte dell’avvocato di determinati atti di compravendita va letta insieme con quella che prevede, nel testo concorrenza, la possibilità di società miste capitale-professionista. In effetti, c’è da ritenere verosimile che se gli avvocati possono autenticare una serie di atti di compravendita e contemporaneamente acquisire in società un istituto di credito, di fatto si crea un monopolio bancario e assicurativo nella gestione del mercato immobiliare, per lo meno quello relativo ad una certa fascia di valore catastale, perchè le banche e le assicurazioni potranno in automatico far autenticare le vendite (a discapito dei consumatori, o comunque non nel loro interesse) direttamente dall'”avvocato in sede”. E’ vero che nel mondo esistono esperienze di questo tipo, tuttavia bisogna verificare attentamente se funzionano e soprattutto se il cittadino è adeguatamente tutelato. La banca potrà quindi fornire il “pacchetto completo”, contenente mutuo, assicurazione sul mutuo per il mancato pagamento delle rate, polizza sull’immobile, varie polizze sul fabbricato, infine addirittura l’atto in sede.
Oltre agli atti immobiliari, sono incluse anche le costituzioni di società a responsabilità limitata. Stesso discorso per il trasferimento di quote.
Verranno diminuiti i tempi di formazione per i parrucchieri, con possibilità di affittare una poltrona presso un collega.
Libertà molto maggiore anche per agenti, mediatori, con eliminazione quasi totale delle barriere di accesso all’attività.
Una delle riforme controverse, però, seriamente pericolose per il cittadino, sarebbe l’abolizione del servizio di maggiore tutela nell’erogazione delle utenze, un servizio che garantisce appunto che i costi delle bollette non siano esorbitanti, perché optando per il “libero mercato”, il cittadino verrebbe esposto di fatto a somme eccessive. Questa abolizione comprometterebbe di fatto il risparmio delle famiglie.
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 19 febbraio 2015
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La nuova Anagrafe Nazionale
Finalmente si perviene, attraverso una serie di procedure di natura amministrativa e tecnologica, all’unificazione delle Anagrafi.
Il tutto, per garantire al cittadino un accesso unificato, e quindi una maggiore consultabilità. E’ stata in proposito emanata la circolare n. 1 del 10 febbraio 2015 con cui il Ministero dell’Interno – Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali – Direzione Centrale per i Servizi Demografici fornisce le indicazioni operative ai Comuni per compiere le operazioni. L’A.N.P.R., cioè l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente è destinata a sostituire i vari Uffici localizzati sul territorio.
L’operazione di unificazione rientra nel più generale piano della digitalizzazione della P.A..
Ciò che interessa maggiormente gli operatori e i cittadini è la fruizione del servizio, che sarà regolata verosimilmente dal codice sulla Privacy e dalla normativa sull’accesso agli atti, con la precisazione ministeriale che sarà disponibile un accesso tramite web. La banca dati in via di formazione sostituirà le 8000 banche dati esistenti presso i vari Comuni, rispondenti peraltro ad un sistema decisamente obsoleto di gestione dei dati. Si segnala, a livello normativo, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 194 del 10 novembre 2014, in vigore da fine gennaio e reperibile a questo link: http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2015-01-08&atto.codiceRedazionale=15G00002&elenco30giorni=true
Voci critiche si sono levate contro il fatto che tutto questo progetto sarà a costo zero, perchè il Governo ha ritenuto non necessario coprire finanziariamente la reingegnerizzazione delle infrastrutture comunali, il che fa destare il sospetto che l’operazione sarà molto più complicata del previsto. Molti Comuni, soprattutto quelli piccoli, non hanno alcuna risorsa finanziaria per affrontare un’innovazione del genere. Questo non toglie l’importanza della riforma, che consentirà più semplici controlli, spostamenti di residenza che si potranno allineare velocemente a livello di informazioni degli archivi e nei registri e una maggiore consultabilità da parte del cittadino.
Ad oggi alcuni Comuni sono dotati di un accesso facilitato, ad esempio a Torino esiste il sistema di accesso per professionisti e cittadini. Tuttavia, quando si debba chiedere il certificato di un Comune di Provincia, sorgono mille difficoltà, il che rende non inutile, ma nemmeno così fruttuoso l’aver innovato le modalità di accesso.
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