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Timestamp: 2019-04-19 18:39:01+00:00
Document Index: 89282006

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 88', 'art. 79', 'art. 88', 'art. 16', 'art. 15', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 20']

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Giovedì 09 Giugno 2011 15:08
Aree requisite per i terremotati: vanno risarciti i concessionari delle aree?
Sentenza T.A.R. Umbria - Perugia n. 59 del 03/03/2011
Sull'azione aquiliana e contrattuale proposta dal titolare delle aree in concessione requisite dalla Prefettura per l'installazione di prefabbricati per il ricovero della popolazione.
1. Protezione civile - Calamità naturali - Espropriazione area data in concessione - Azione aquiliana - Nei confronti del Comune - Inammissibilità - Per difetto di legittimità passiva - Ragioni
2. Protezione civile - Calamità naturali - Requisizione area - Risarcimento dei danni subiti dai concessionari dell'area - Mancato avviso in sede di negoziazione della possibile requisizione - Obbligo di predisporre un piano di zonizzazione - Non sussistono - Conseguenze
1. E' inammissibile l'azione aquiliana, proposta nei confronti del Comune per il risacimento dei danni derivanti dalla requisizione operata dalla Prefettura di un'area in concessione in quanto, con riferimento al quadro normativo riguardante la protezione civile, il Comune assume sempre la veste di organo improprio dell'Amministrazione Statale, essendo riservate allo stato le competenze in materia. Ne discende che il Sindaco, quale Ufficiale del Governo, è organo locale di protezione civile rispondente al Prefetto nell'ambito di un rapporto gerarchico improprio sicché è evidente che nessuna responsabilità extracontrattuale può essere imputata al Comune, palesemente privo di legittimazione passiva.
2. E' infondata l'azione contrattuale presentata successivamente alla requisizione di un'area in concessione, per l'installazione di prefabbricati a seguito di un sisma, nei confronti del Comune, per non aver informato controparte in sede di stipula del negozio di concessione, della possibilità che in assenza di uno specifico piano di protezione civile, l'area sarebbe potuta essere requisita. A tal fine va chiarito come non consti l'esistenza, almeno in base a norme di relazione (le sole idonee a costituire in capo ai cittadini posizioni giuridiche tutelabili), di un obbligo giuridico di pianificazione in capo all'amministrazione comunale, sussistendo solo norme di azione (circolari prefettizie del 17 ottobre 1986, 16 novembre 1987, 26 aprile 1990) destinate ai Sindaci, chiaramente nella loro qualità di Ufficiali del Governo, nelle quali si invitano gli stessi a predisporre piani di azione in caso di calamità, senza tuttavia prevedere specifiche e vincolanti zonizzazioni preventive per l'installazione di prefabbricati o simili.
N. 59/2011 Reg. Prov. Coll.
N. 370 Reg. Ric.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Umbria (Sezione Prima) ha pronunciato la presente
sul ricorso numero di registro generale 370 del 2006, proposto da:
T. S.a.s., rappresentato e difeso dagli avv. Sandro Picchiarelli, Marzio Vaccari, con domicilio eletto presso lo stesso in Perugia, via Baglioni, 10;
Comune di Valtopina, rappresentato e difeso dall'avv. Alarico Mariani Marini, con domicilio eletto presso il medesimo in Perugia, via Mario Angeloni, 80/B;
RISARCIMENTO DEL DANNO A SEGUITO DI REQUISIZIONE DI AREA OVE E' STATO REALIZZATO UN IMPIANTO SPORTIVO
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Valtopina;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 26 gennaio 2011 il dott. Carlo Luigi Cardoni e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1 - La società ricorrente era concessionaria di un'area di proprietà comunale nella quale aveva realizzato un impianto per le competizioni di go-kart.
A seguito del sisma del 1997 tale area fu requisita dalla Prefettura che vi installò prefabbricati per il ricovero della popolazione.
La permanenza di tali fabbricati si è protratta per molti anni impedendo alla ricorrente di utilizzare il suddetto impianto.
2 - Con il presente ricorso viene citato in giudizio il Comune resistente con due distinte e coesistenti azioni: l'aquiliana e la contrattuale, ambedue volte al risarcimento dei danni patiti dall'istante a causa del mancato utilizzo dell'impianto..
3 - A sostegno delle domande il ricorrente, sostiene, in sintesi, che:
- il Comune sarebbe rimasto colpevolmente inerte nel predisporre un non meglio definito piano di protezione civile che avrebbe dovuto, a dire della ricorrente, individuare preventivamente le aree da utilizzarsi per gli scopi di cui trattasi;
- l'omessa redazione del piano (qui si delinea l'azione aquiliana) avrebbe causato o quanto meno non impedito la requisizione di cui trattasi (impugnata con ricorso straordinario al capo dello Stato) così provocando o concorrendo a provocare il danno;
- il Comune non avrebbe informato il ricorrente, in sede di stipula del negozio di concessione (qui si rinvengono i connotati dell'azione contrattuale) della possibilità che, in assenza del ridetto piano, l'area avrebbe potuto essere requisita per gli scopi in parola, circostanza che, se nota, avrebbe potuto incidere o sulla determinazione di stipulare il contratto concessorio o, quantomeno, sulle condizioni del medesimo.
4 - L'Amministrazione si è costituita controdeducendo puntualmente.
5 - Il Collegio ritiene inammissibile l'azione aquiliana.
Difatti, nel farraginoso quadro normativo che disciplina la protezione civile (L. n. 996/1970; art. 3, comma 2, DPR n. 9/1972; art. 88, comma 9, D.P.R. n. 616/1977; D.P.R. n. 66/1981; L. n. 225/1992; L. n. 343/2001; art. 79 D.Lgs. n. 300/1979 300/1999) il Comune, rectius il Sindaco, assume sempre la veste di organo improprio dell'Amministrazione Statale.
Per vero, le competenze in materia sono tutte esplicitamente riservate allo Stato (art. 88, comma 9^, D.P.R. n. . 616/1977) ed il Sindaco, quale Ufficiale del Governo, è organo locale di protezione civile (art. 16, comma 1^ D.P.R. n. . 66/1981) e risponde al Prefetto (nell'ambito di un rapporto gerarchico improprio) ex art. 15, comma 3^, L. n. 225/1992.
6 - E' dunque evidente che nessuna responsabilità extracontrattuale possa essere imputata al Comune, palesemente privo, per quanto esposto, di legittimazione passiva, donde la rilevata inammissibilità dell'azione aquiliana.
7 - L'azione contrattuale è invece infondata.
Invero, come nota l'attenta difesa del Comune, non vengono dedotti specifici vizi del consenso, (segnatamente l'errore o il dolo) relativamente al contratto di concessione.
In più, sul piano sostanziale, si mette in evidenza come non consti l'esistenza, almeno in base a norme di relazione (le sole idonee a costituire in capo ai cittadini posizioni giuridiche tutelabili), di un obbligo giuridico di pianificazione in capo all'amministrazione comunale.
Infatti, la ricorrente si richiama (come chiarito anche in Udienza) solo a norme di azione (circolari prefettizie del 17 ottobre 1986, 16 novembre 1987, 26 aprile 1990) destinate ai Sindaci, chiaramente nella loro qualità di Ufficiali del Governo (vedi sopra), nelle quali si invitano gli stessi a predisporre piani di azione in caso di calamità, senza tuttavia prevedere specifiche e vincolanti zonizzazioni preventive per l'installazione di prefabbricati o simili.
Nel confuso sistema normativo, lo si nota solo per completezza, si rinviene, per vero, soltanto un piano provinciale di protezione civile (art. 14 D.P.R. n. 66 /1981), a cura del Prefetto (art. 14 L. n. 225/92), fra i cui contenuti (art. 20 D.P.R. n. 66/1981) non è però presente alcun obbligo di zonizzazione.
8 - Considerato tutto quanto precede, non si vede proprio come possa immaginarsi che il Comune, nella sua qualità di contraente, dovesse informare la ricorrente dell'omissione da parte del Sindaco, quale Ufficiale del Governo (la dicotomia funzionale è nozione istituzionale da non illustrarsi), di un obbligo inesistente, almeno così come la ricorrente lo configura.
Inoltre, anche ammettendo, per assurdo, l'esistenza di un obbligo del genere, non è comunque dimostrato alcun nesso eziologico fra il danno, l'inerzia ed il silenzio in sede negoziale.
Un simile nesso, presupporrebbe infatti la non dimostrata né prospettata efficacia vincolante del fantomatico piano sulle scelte delle aree da requisire, nel senso che potrebbero essere requisite soltanto quelle indicate nel piano medesimo.
Solo in tale ipotesi, infatti, si potrebbe forse immaginare un obbligo del contraente di informare la controparte, ma ciò, si badi bene, solamente ove l'area oggetto del contratto fosse inclusa fra quelle destinate all'eventuale requisizione.
Un obbligo del genere, viceversa, diverrebbe del tutto evanescente nel caso in cui non fosse stato redatto alcun piano (come lamenta la ricorrente) giacché in una simile situazione, ancorché in presenza di un'ipotetica efficacia vincolante del piano, qualsiasi area del territorio comunale potrebbe essere soggetta a requisizione.
Si tratta comunque di ipotesi astratte, lontane dal concreto atteggiarsi della fattispecie in esame nella quale, come si è visto, patentemente difettano gli elementi essenziali della responsabilità contrattuale.
9 - In conclusione, per le considerazioni sin qui espresse, il ricorso dev'essere dichiarato in parte inammissibile ed in parte infondato.
Le spese del giudizio seguono la soccombenza, ma possono essere compensate per la metà in considerazione della novità della questione.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Umbria (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, in parte lo rigetta ed in parte lo dichiara inammissibile come specificato in motivazione;
condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali complessivamente liquidate, dopo la loro compensazione in ragione della metà, in euro 2.000 (duemila), oltre agli oneri di legge ed alle ulteriori spese che dovessero eventualmente rendersi necessarie.
Così deciso in Perugia nella Camera di Consiglio del giorno 26 gennaio 2011 con l'intervento dei Magistrati:
Cesare Lamberti
Carlo Luigi Cardoni
Pierfrancesco Ungari