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Timestamp: 2018-06-18 23:17:22+00:00
Document Index: 3227558

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'e contrario', 'art. 322', 'art. 640', 'art. 6']

Processo Penale e Giustizia - misure di prevenzione e sicurezza
Cass., sez. II, 8 giugno 2018, n. 26285
corte di cassazione - sezioni semplici - misure di prevenzione e sicurezza
Cass., sez. I, 9 gennaio 2018, n. 349
Misure di prevenzione – personali – patrimoniali – pericolosità – d.lgs. 159/2011
Nessuna misura di prevenzione, personale o patrimoniale, può essere applicata lì dove manchi una congrua ricostruzione dei fatti idonei a determinare l’inquadramento del soggetto in una delle «categorie specifiche» di pericolosità espressamente tipizzate dal legislatore agli artt. 1 e 4 del d.lgs. 159/2011. Invero il giudizio di prevenzione, con riferimento, alla fondamentale attribuzione alla persona della condizione di non pericolosità, lungi dall’essere un giudizio di marca soggettivistica ed incontrollabile, richiede una complessa operazione preliminare di inquadramento del soggetto – in virtù dell’apprezzamento di fatti – in una delle categorie criminologiche “tipizzanti” di rango legislativo, e ciò sia sul fronte della cd. pericolosità generica che di quella qualificata.
Cass., Sez. VI, 1 marzo 2016, n. 8389
Misure di prevenzione – confisca – estensione ai beni temporalmente estranei al periodo della pericolosità sociale – esclusione
In tema di misure di prevenzione, il legame necessario tra pericolosità sociale e confisca comporta che non potranno essere oggetto della misura ablativa beni che non sono stati acquisiti nel periodo temporale in cui tale pericolosità si è manifestata.
Cass., Sez. III, 9.9.2015, n. 36370
Misure di sicurezza – confisca – reati tributari – accordo rateizzazione – rilevanza
Ove sia stato perfezionato un accordo tra il contribuente e l'Amministrazione finanziaria per la rateizzazione del debito tributario, la confisca non può avere ad oggetto l'intero ammontare del profitto derivante dal mancato pagamento dell'imposta evasa, ma deve essere ridotto in misura corrispondente ai ratei versati per effetto della convenzione, poiché, altrimenti, verrebbe a determinarsi una inammissibile duplicazione sanzionatoria, in contrasto con il principio secondo il quale l'ablazione definitiva di un bene non può mai essere superiore al vantaggio economico conseguito dall'azione delittuosa.
Cass., Sez. III, 3 febbraio 2015, n. 4949
DASPO – eccezioni di illegittimità successivamente alla convalida – preclusione – sussistenza
DASPO – mancata indicazione delle manifestazioni sportive - irrilevanza
La Corte di legittimità interviene in punto di sindacabilità del divieto del questore di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive (DASPO) previsto dalla L. n. 401 del 1989, art. 6.
Il provvedimento questorile, rammenta la Corte, è obiettivamente limitativo della libertà personale e, dunque, necessita di convalida alla quale provvede il g.i.p. territorialmente competente su richiesta del Pubblico Ministero. Alla luce di alcune decisioni della Corte Costituzionale (nn. 512/2002; 143/1996; 136/1998; 144/1997), la Corte di Cassazione (Sez. 3, n. 20789 del 15/4/2010, Rv. 247186) ribadisce la necessità della motivazione, ricordando che i presupposti della convalida del provvedimento questorile emesso ai sensi della Legge 401/89 sono: le ragioni di necessità ed urgenza che hanno indotto il Questore ad adottare il provvedimento; la pericolosità concreta ed attuale del soggetto; l'attribuibilità al medesimo delle condotte addebitate e la loro riconducibilità alle ipotesi previste dalla L. 13 dicembre 1989, n. 401, art. 6, nonchè la congruità della durata della misura.
E' stato tuttavia precisato (Sez. 3, n. 39408 del 26/9/2007, Rv. 238022) che, superata la fase di convalida del provvedimento questorile, nella fase cognitiva non sono più proponibili censure relative alla legittimità del provvedimento medesimo. In tema di reati concernenti l'inosservanza dei provvedimenti del questore impositivi del DASPO, il controllo giurisdizionale sulla legittimità formale di essi si esaurisce nella fase della convalida da parte del g.i.p.., con la conseguenza che l'omessa presentazione, in tale sede, delle eccezioni relative alla legittimità del provvedimento questorile, o il rigetto delle stesse da parte del giudice e, poi, eventualmente, della Corte di Cassazione, attribuisce al provvedimento amministrativo convalidato una sorta di giudicato interno, non più censurabile in sede cognitiva.
Tra l'altro, la mancata indicazione delle competizioni sportive non è ritenuto dalla giurisprudenza di questa Corte motivo di illegittimità del provvedimento questorile, poiché il suo ambito di operatività risulta compiutamene individuato anche attraverso la indicazione generica delle partite giocate dalla squadra, senza ulteriori specificazioni, la cui mancanza altro non può significare che il provvedimento deve intendersi efficace relativamente a tutti gli incontri disputati dalla suddetta squadra.
Cass., Sez. III, 5.9.2014, n. 37186
Patteggiamento - confisca per equivalente - mancata previsione nell'accordo - irrilevanza - obbligatorietà della confisca - sussistenza
La confisca per equivalente è operante, oltre che in caso di condanna, anche, in virtù del testuale contenuto della norma, in ipotesi di sentenza di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p.; la stessa va poi applicata in quanto obbligatoria, pur laddove la stessa non abbia costituito oggetto dell'accordo delle parti (cfr. Sez. 2, n. 20046 del 04/02/2011), conclusione, questa, ulteriormente discendente dal fatto che la sentenza di patteggiamento è sentenza vincolata relativamente al solo profilo del trattamento sanzionatorio e non anche a quello relativo alla confisca, per il quale la discrezionalità del giudice si riespande come in una normale sentenza di condanna, sì che, ove accordo tra le parti su tale punto vi sia comunque stato, il giudice non è obbligato a recepirlo o a recepirlo per intero (cfr. Sez. 2, n. 19945 del 19/04/2012, Rv. 252825). Nè è necessario, per l'assenza di norme che dispongano in senso contrario, che la confisca per equivalente sia preceduta dal sequestro preventivo dei beni oggetto della stessa (Sez.3, n. 17066 del 04/02/2013, Rv. 255113). Il precedente contrario (sez. 6^, 11 marzo 2010 n.12508) secondo cui il giudice non può accogliere la richiesta di applicazione della pena se l'accordo intervenuto tra le parti non comprende anche l'oggetto della confisca prevista per il reato cui il patteggiamento si riferisce ovvero non consente la determinazione certa dei beni destinati all'ablazione non appare convincente.
Cass., sez. I, 5.12.2013, n. 48882
Misure di prevenzione – incidente di esecuzione –legittimazione – società del proposto – esclusione
La necessità di coinvolgere nell’accertamento di prevenzione soggetti «terzi» è correlata alla possibilità di aggredire tutte le realtà economiche riferibili al proposto, ma da ciò non deriva alcun effetto di legittimazione processuale di compagini societarie lì dove non via sia detta «alterità» tra il titolare del bene (nel caso di specie le quote sociali) ed il soggetto proposto. Lì dove, pertanto, siano state sottoposte a sequestro quote sociali formalmente intestate al soggetto proposto (siano esse quote di s.r.l. o azioni di s.p.a.) non può rinvenirsi alcuna legittimazione della società in quanto tale (pur essendo la stessa dotata di personalità giuridica) a costituirsi nella procedura di prevenzione, posto che la stessa rappresenta esclusivamente la «proiezione patrimoniale» del soggetto proposto e viene in rilievo esclusivamente a tal fine. L’ente subisce le conseguenze non di condotte «autonome» ma, più semplicemente, della condizione di fatto (e di diritto) rappresentata dall’essere (attraverso la proprietà delle quote sociali, oggetto del sequestro) un bene «del» soggetto proposto.
Cass., sez. VI, 29 aprile.2013, n. 18799
Confisca per equivalente – dichiarazione estinzione reato – conseguenze – caducazione
La confisca per equivalente trova il suo fondamento e limite nel vantaggio tratto dal reato e prescinde dalla pericolosità derivante dalla res, in quanto non è commisurata nè alla colpevolezza dell'autore del reato, nè alla gravità della condotta, avendo come obiettivo quello di impedire al colpevole di garantirsi le utilità ottenute attraverso la sua condotta criminosa. Ne consegue che nonostante la definizione codicistica dell'istituto come misura di sicurezza patrimoniale, l'effettiva ratio di questo tipo di confisca consista in un ampliamento oggettivo delle cose confiscabili per finalità prevalentemente sanzionatore. Deve affermarsi il principio che l'estinzione del reato preclude la confisca per equivalente delle cose che ne costituiscono il prezzo (e il profitto), prevista come obbligatoria dall'art. 322 ter c.p., richiamato anche dall'art. 640 quater c.p.
Cass., sez. III, 1° febbraio 2012, n. 4369, Pres. De Maio, Rel. Amoresano
Misure di prevenzione – DASPO – indicazione delle manifestazioni sportive vietate – determinabilità – condizioni - partite amichevoli - esclusione
In relazione al divieto di accesso alle manifestazioni sportive, il riferimento contenuto nell’art. 6 l. 13 dicembre 1989, n. 401, a “manifestazioni specificamente indicate” richiede non che queste siano indicate nominativamente (il che sarebbe impossibile, sia per la evidente “lunghezza” della elencazione, sia perché non è dato sapere in relazione alla possibile lunga durata della prescrizione quali incontri verranno disputati da una squadra), ma che esse siano determinabili, con certezza, dal destinatario del provvedimento. Tale determinabilità non sussiste per le partite amichevoli che possono essere decise, senza una preventiva programmazione, in rapporto alle esigenze del momento, alla individuazione delle squadre avversarie, all’accordo con le stesse, alla disponibilità dell’impianto sportivo.