Source: http://www.ierfoponlusagrigento.it/2019/10/10/pass-disabili-strisce-blu-finalmente-gratis/
Timestamp: 2020-07-13 05:53:52+00:00
Document Index: 116628270

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 702', 'art. 380', 'art. 360', 'art. 21', 'art. 14', 'art. 360', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 14', 'art. 360', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 14', 'art. 360', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 2']

Pass disabili: strisce blu finalmente gratis. -
Gratis il parcheggio sulle strisce blu per accompagnatori dei disabili senza patente.
Rivoluzione in Cassazione: con uno stravolgimento dell’interpretazione sinora data da tutti i tribunali italiani, ieri i giudici supremi hanno affermato un nuovo principio in materia di utilizzo del pass invalidi: chi non riesce a trovare un posto libero nei parcheggi destinati ai disabili – quelli cioè contrassegnati dalle strisce gialle – ha diritto a lasciare l’auto sulle strisce blu gratis, ossia senza pagare il ticket. Non importa se l’interessato è senza patente e ad accompagnarlo in centro città è un parente. Sarebbe, infatti, discriminatorio prevedere una diversa disciplina tra chi, pur non potendo deambulare, ha la licenza di guida e chi, invece, non l’ha più.
La pronuncia è stata pubblicata il 7 Ottobre: si tratta di un’ordinanza che farà storia, almeno per quanto riguarda i diritti degli anziani e di tutti i portatori di handicap.
Sino ad oggi, l’orientamento seguito dai giudici è stato quello di ritenere che i titolari del pass invalidi non possano sostare sulle strisce blu gratuitamente, neanche se gli spazi a loro riservati sono tutti occupati. Difatti, il Codice della strada prevede, per i titolari del contrassegno, l’esonero dai limiti di tempo nelle aree di parcheggio “a tempo limitato” e dai divieti e limitazioni della sosta disposti dall’autorità competente; tuttavia, l’obbligo del pagamento di una somma è cosa diversa dal divieto o limitazione della sosta.
Scopo del contrassegno invalidi è favorire la mobilità delle persone con ridotte o assenti capacità di movimento per problemi fisici o psichici. Dalla gratuità della sosta deriva, invece, un vantaggio meramente economico, non un vantaggio in termini di mobilità. Pertanto, non vi è ragione di consentire, in mancanza di diversa previsione nel regolamento comunale, la sosta gratuita alla persona disabile che abbia trovato posto negli stalli a pagamento.
Come aveva detto in passato la stessa Cassazione, «è tenuto al pagamento del corrispettivo dovuto per la sosta del veicolo, il disabile che, a causa della indisponibilità dei posti gratuitamente riservati alle persone con ridotta capacità motoria abbia parcheggiato la propria autovettura negli stalli a pagamento essendo, al fine, irrilevante l’eventuale esposizione del contrassegno invalidi». In altri termini, il fatto di non trovare posto gratuito non legittima il portatore di handicap a parcheggiare gratuitamente sulle strisce blu.
Oggi, però, le carte potrebbero rimescolarsi. La vicenda decisa ieri dalla Cassazione prende le mosse dalla vicenda di un uomo, privo della patente, ma titolare di un pass invalidi. Questi aveva impugnato il regolamento del Comune di Torino che consentiva il parcheggio gratuito sulle strisce blu solo ai disabili con auto e non anche a coloro che venivano accompagnati dai familiari e che, quindi, si trovavano trasportati su una macchina altrui. A questi ultimi era eccezionalmente consentito di utilizzare il permesso sugli spazi a pagamento solo se in grado di dimostrare accessi frequenti nel centro cittadino per lo svolgimento di attività lavorative, di assistenza e cura.
Per la Cassazione, però, il regolamento «è discriminatorio» ai danni dei disabili privi di patente. L’ordinanza comunale, infatti, prevedeva disabili di serie A, quelli cioè muniti di patente che potevano accedere gratuitamente al centro cittadino per motivi di mero svago e di relazione sociale, e disabili di serie B che, invece, avrebbero potuto godere degli stessi diritti solo per finalità di lavoro o di cure mediche.
La pronuncia della Suprema Corte, nell’accogliere il ricorso del cittadino disabile, ha stabilito che i Comuni devono prevedere, anche per i disabili senza auto e senza patente, un permesso speciale per parcheggiare gratis all’ interno delle strisce blu, al di là delle esigenze professionali o di cura del titolare.
Per la Cassazione è, infatti, indiscutibile che i disabili, per accedere al centro cittadino, non abbiano le medesime opportunità delle persone non disabili, che possono servirsi senza difficoltà di altri mezzi di locomozione, quali biciclette o motocicli, che sono, invece, interdetti normalmente ai disabili, o mezzi pubblici il cui utilizzo è consentito anche ai disabili, ma con modalità di non sempre facile applicazione.
SENTENZA Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza 21 maggio – 7 ottobre 2019, n. 24936. Presidente Bisogni – Relatore Fidanzia
Con sentenza depositata il 24 aprile 2017 la Corte d’Appello di Torino, rigettando l’appello proposto da U.T.I.M. (Unione per la tutela delle persone con disabilità intellettiva) e B.S. , ha confermato l’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c. del 30.4.2016 con cui il Tribunale di Torino, dopo aver dichiarato cessata la materia del contendere in ordine alla domanda relativa alla concessione dello “spazio auto di sosta personale”, ha rigettato le restanti domande (inibitorie e risarcitorie) relative all’omessa previsione da parte del regolamento del Comune di Torino, per i disabili non provvisti di patente e auto, di usufruire del permesso gratuito di sosta nei parcheggi delimitati dalle strisce blu, ove non risultino disponibili gli spazi che il Comune prevede per i disabili.
I ricorrenti hanno, altresì depositato, la memoria ex art. 380 bis” c.p.c..
Con il primo motivo i ricorrenti hanno dedotto la violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 in relazione alla L. n. 67 del 2006, art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, degli artt. 5, 20, 28 e 30 della Convenzione Internazionale delle Nazioni Unite stipulata a New York sui diritti delle persone con disabilità, dell’art. 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Con il secondo motivo è stata dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 in relazione alla L. n. 67 del 2006, art. 2 dell’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, degli artt. 5, 20, 28 e 30 della Convenzione Internazionale delle Nazioni Unite stipulata a new York sui diritti delle persone con disabilità, dell’art. 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
In particolare, lamentano che la Giunta del comune di Torino, con Delib. 4 giugno 2003, n. 03663/006, ha previsto la possibilità per i disabili muniti di patente e proprietari di autoveicolo di fruire di permessi gratuiti di sosta che consentono loro di parcheggiare gratuitamente sulle strisce blu, escludendo, tuttavia, da tale agevolazione i disabili non muniti di patente e di autoveicolo – quelli afflitti da disabilità più grave – salvo che non dimostrino la necessità di doversi recare nel centro cittadino (almeno dieci volte al mese) per esigenze lavorative o di assistenza.
Con il terzo motivo è stata dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 in relazione alla L. n. 67 del 2006, art. 2, dell’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, degli artt. 5, 20, 28 e 30 della Convenzione Internazionale delle Nazioni Unite stipulata a new York sui diritti delle persone con disabilità, dell’art. 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Con il quarto motivo è stata dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 in relazione alla L. n. 67 del 2006, art. 2, dell’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, degli artt. 5, 20, 28 e 30 della Convenzione Internazionale delle Nazioni Unite stipulata a New York sui diritti delle persone con disabilità, dell’art. 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Lamentano i ricorrenti che il Tribunale di Torino – valutazione condivisa dalla sentenza impugnata – ha erroneamente giustificato il diverso trattamento all’interno della categoria dei disabili allo scopo di prevenire gli abusi dei familiari dei disabili sprovvisti di patente e autoveicolo.
Tutti i motivi, da esaminarsi unitariamente in ragione della loro stretta connessione, sono fondati e vanno accolti.
La Corte territoriale ha ritenuto che “la non previsione di gratuità della sosta per chi non abbia patente/auto e non dimostri di dover frequentare il centro città con una certa assiduità non è discriminatoria in sé”, risponda a criteri di equilibrio e ragionevolezza generali, concretizzandosi lo svantaggio nel solo onere di pagamento della sosta, con un esborso non esorbitante o anche solo consistente rispetto alle ordinarie capacità economiche della ricorrente, e non incidendo quindi sulla sua libertà di movimento.
In proposito, a norma della L. n. 67 del 2006, art. 2, comma 3 “si ha discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono una persona con disabilità in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone”. È proprio quello che è avvenuto, nel caso di specie, in cui il Comune, nel beneficiare una particolare categoria di disabili (quelli con patente ed autoveicolo), nè ha posto un’altra, presuntivamente con una patologia più grave, in posizione di svantaggio.
Nè, peraltro, può ritenersi che il legislatore, nella formulazione della norma, abbia inteso circoscrivere il rapporto suscettibile di dar luogo alla condotta discriminatoria solo a quello tra disabili e non. La locuzione “rispetto ad altre persone”, per la sua genericità, consente di individuare in concreto la sussistenza di un comportamento discriminatorio ponendo in relazione anche due distinte categorie di disabili, seppur con caratteristiche differenti.
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