Source: https://www.libellulaedizioni.com/2016/08/
Timestamp: 2020-07-07 13:09:00+00:00
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Agosto 2016 - Libellula Edizioni
La prima ASN, ossia le prime due tornate di abilitazione sono state per certi versi un disastro: hanno determinato un contenzioso di dimensioni colossali, impegnando il TAR Lazio (Roma) e il Consiglio di Stato con migliaia di procedimenti. Nessuno allo stato, ha osato una stima dei costi complessivi dell’operazione, che includa gli oneri di soccombenza dell’amministrazione nei giudizi innanzi alla magistratura amministrativa. Comunque sia, come tutti sanno alla seconda tornata è seguita una lunga pausa motivata dall’esigenza di rivedere le procedure.
Vi era dunque la speranza che il decisore politico prendesse atto di quanto accaduto e accedesse a più ragionevoli consigli. Niente di tutto ciò. Alla fine l’ASN 2.0 è arrivata, carica degli stessi difetti di quella che l’aveva preceduta. Anzi, forse peggio. Infatti, i filtri quantitativi non solo sono stati mantenuti, ma irrigiditi, poiché essi sono ora vincolanti anche per i candidati. In più le cosiddette soglie, sostitutive delle mediane, ma alla fine dei percentili stabiliti ad libitum dall’Agenzia che infatti già conosce il numero dei commissari sorteggiabili per ogni S.C. (e dunque immaginiamo, i loro nomi), sono state calcolate in modo opaco ancora una volta, sembra di capire, sulla base dei dati “sporchi” contenuti nel loginmiur: dell’anagrafe della ricerca si sono infatti perse le tracce, così come del tentativo fallimentare di sostituirla con Orcid. Insomma, ancora una volta la procedura appare un gigante dai piedi di argilla, piena di falle (nei prossimi mesi avremo modo di renderne conto) e del tutto discutibile. Nel caldo agostano essa è piombata su di una semi-addormentata accademia italiana, le cui reazioni – per una volta vivaci – sono state bellamente ignorate, così come nel cestino è finito un pur argomentato è ragionevole parere CUN; ai dubbi già sollevati sugli indicatori e altri aspetti della procedura si aggiunge poi la questione degli oneri informativi.
Sin dalla prima ASN e dalla prima VQR ci si è ficcati in un assurdo labirinto quantitativo costruito su fondamenta instabili. Ci limitiamo in questa sede alle aree c.d. non bibliometriche: l’introduzione di parametri quantitativi di produttività non può fare a meno della definizione delle tipologie dei prodotti editoriali. Lasciamo pure stare la vexata quaestio delle riviste di fascia A, sulle quali torneremo prossimamente. Ma che cosa è una monografia? Come la identifico? Andiamo oltre e addentriamoci nel labirinto. Una altra tipologia di prodotto non gradita all’ASN sono le recensioni, un genere letterario peraltro piuttosto glorioso nell’ambito delle scienze umane e non solo.
Tuttavia l’impossibilità di distinguere automaticamente fra recensioni critiche e semplici segnalazioni di nessun valore spinse a suo tempo Anvur a cestinare l’intero genere letterario (salvo individuare quale rivista di fascia A un periodico costituito di sole recensioni, la Bryn Mawr Classical Review). In ogni caso non sappiamo se i nostri Guardiani della Rivoluzione allora si resero conto di stare uccidendo un genere letterario tanto nobile quanto antico: forse no, poiché lo resuscitarono, già morto, stabilendo che le recensioni su riviste di fascia A (positive, negative, neutre, stroncatorie, non importa) costituiscono un positivo elemento di valutazione delle monografie. Schizofrenia? No, furberia: uno degli obiettivi dell’agenzia, infatti, e del Presidente Graziosi (già rivoluzionario in Lotta Continua, nonché corrispondente dagli USA per l’omonimo giornale) e prima di lui di Bonaccorsi è da sempre quello di potenziare il sistema delle fasce A come volano di una supposta internazionalizzazione e di immaginari standard qualitativi, costi quel che costi, anche al prezzo di introdurre nel sistema accademico una nuova forma di corruttela morale, che ha al momento il grande vantaggio di sfuggire ai giornalisti in cerca di scandali accademici. Al momento. Tutto ciò in un pacifico, crasso, placido, rilassato disinteresse (non ignoranza, che sarebbe forse meglio) del dibattito internazionale in materia: gli ex rivoluzionari evidentemente faticano a depurarsi da un malinteso leninismo. Si può fare, perché nel frattempo il (Lumpen?) Proletariat fa le anastatiche a tempo pieno, corteggia direttori di riviste di fascia A, è preso a spezzettare studi ripetitivi in tante piccole monografie.
Un altro prodotto indigesto all’ASN sono infatti le note a sentenza. Si tratta di scritti tipici dell’area giuridica, dedicati al commento, appunto, di sentenze. È vero che spesso tali scritti sono opera di studiosi alle prime armi ed è pure vero che in molti casi essi hanno scarso valore scientifico. Il caso però, è affine a quello delle recensioni: così come vi possono essere testi banali e di scarso interesse, non mancano note a sentenza assai ricche e concettose che in realtà sono dei veri e propri articoli, talora caratterizzate da un impatto significativo. Le note a sentenza, infatti, sono anche scritti con i quali gli studiosi si confrontano con le ricostruzioni e con le interpretazioni che i giudici, anche delle più alte magistrature, compresa la Corte Costituzionale, danno di molti istituti. Non sono mancate note a sentenza che hanno anche indotto ripensamenti alle stesse magistrature e al legislatore: in ciò talvolta risiede il vero impatto dello studio giuridico o se si vuole una sorta di sua terza missione, molto più di quanto potrebbero mai citazioni amicali e reciproche interne a gruppi. In ogni caso, ancora una volta ci si trova davanti al puzzle di distinguere categorie entro un genere letterario ma senza addentrarsi nella lettura dello scritto: una operazione del tutto impossibile.
Ebbene, in prima istanza (ossia nella precedente ASN) le note a sentenza furono cassate al fine del superamento degli indicatori. Nell’ultima VQR quindi reintrodotte, quando equiparabili ad articoli (i.e. a discrezione dei revisori). Da ultimo, nell’ASN 2.0, nuovamente cassate, pare a opera di Cineca. Risulta infatti che la piattaforma attraverso la quale si può presentare domanda al fine di rivestire il ruolo di commissario ASN filtri automaticamente tutti i prodotti censiti come “nota a sentenza”, sulla base di una rigida interpretazione letterale (data da Cineca?) dell’art. 2 d.m. 29 luglio 2016 n. 602, sicché le note a sentenza non sarebbero articoli. A questo punto, ci chiediamo, le cronache di convegno, in assoluto uno dei prodotti più scadenti e scientificamente irrilevanti nelle scienze umane e sociali (si tratta di brevi resoconti di incontri congressuali redatti da giovani studiosi) sono invece considerate “articoli” dai nostri illuminati reggitori, purché tale sia la categoria di appartenenza scelta dall’autore nel guazzabuglio di Loginmiur? Sicché qualche insipida cronacuzza pubblicata su rivista di fascia A consentirà agli amici degli amici di superare le soglie?
Non solo, vorremmo con un esempio che il lettore apprezzasse fino in fondo il livello di degrado morale e scientifico al quale ci stanno conducendo. Immaginiamo il professor Tizio, che essendo un tipo smaliziato ha fiutato l’aria: costui ha classificato le sue note a sentenza come articoli (e magari lo aveva già fatto in occasione di ASN 1.0). I responsabili del suo archivio istituzionale della ricerca non osano contestare la scelta, anche se per via della sbadataggine dell’editor della rivista i pezzi appaiono in una sezione denominata proprio “note a sentenza” (solo questione di tempo ed essa verrà prontamente ridenominata). Il professor Caio invece è un tipo testardamente scrupoloso, sembra uscito da un racconto di Elias Canetti e classifica le sue note come note. Morale Tizio supera le soglie ed è sorteggiabile mentre Caio no, paga lo scotto della sua scrupolosità.
Come finisce questa storia? Finisce male per le sorti dell’accademia italiana, trascinata nella fanghiglia di espedienti e mezzucci sotto il pretesto del miglioramento e dell’internazionalizzazione.
Di Antonio Banfi and Alessandro Bellavista
Sole 24 Ore: con le soglie esagerate dell’Anvur «avremo una competizione truccata, scorretta e malata»
Ecco un sunto de il Sole 24 Ore pensiero sulla nuova Abilitazione Scientifica Nazionale.
Partiamo dalle nuove soglie imposte: la soglia prevede la pubblicazione di 10 lavori su riviste peer-reviewed in 5 anni.
“…Le implicazioni di questo numero, insignificante nella sua apparente banalità, sono inquietanti e bene ha fatto il Consiglio Universitario Nazionale (Cun) il 26 luglio a esprimere all’unanimità serissime e motivatissime riserve. Perché ciò significa, in primo luogo, che un giovane ricercatore che, per scelta o prassi del laboratorio in cui opera, abbia svolto un piccolo o piccolissimo ruolo in molti progetti divenuti lavori scientifici e abbia pubblicato molti lavori di livello medio o basso avrà la possibilità di essere valutato dalla Commissione, mentre un ricercatore che, per scelta o per prassi etica del suo laboratorio, abbia avuto la responsabilità di un progetto o abbia pubblicato pochi lavori di elevato (o elevatissimo) livello non avrà la possibilità di essere valutato dalla Commissione…”
Se è così, quale giovane sceglierà di imbarcarsi in progetti difficili o complessi, che possono richiedere la messa a punto di nuove tecniche o strumenti e portare a risultati di qualità? E, se è così, chi continuerà a dire ai propri giovani collaboratori che essere autore di un lavoro scientifico è un privilegio che spetta solo a chi contribuisce in maniera importante e decisiva alla sua pubblicazione e che un lavoro scientifico non è merce di scambio? E, se è così, prospererà l’abitudine, immorale e purtroppo già diffusa, per cui tutti i membri di un gruppo (e a volte non solo, perché potrebbero esserci addirittura scambi tra gruppi) diventano autori di tutti i lavori del gruppo. L’intrapresa scientifica è una scelta etica e la buona scienza non si misura a chilogrammi, ma per quello che riesce a dare in termini di aumento delle conoscenze e di applicazioni. Così la snaturiamo, così non sarà più scienza, ma un’attività commerciale. E avremo una competizione truccata, scorretta e malata. Dove, tra chi potrà giocarsi le proprie chances, saranno sempre più numerosi i furbi, i cinici e gli spregiudicati…”
Una scelta di questo tipo avrà conseguenze anche, se non soprattutto, sul sistema della ricerca italiana. Rita Levi Montalcini, tanti anni fa, disse che per poter svolgere un ruolo nell’agone mondiale la ricerca italiana non doveva inseguire i modelli di paesi economicamente più prosperi (enormi laboratori, modelli “industriali”) – che porterebbero al massimo a essere colonie o succursali di altri —, ma caratterizzarsi per la presenza di gruppi piccolio medio-piccoli che svolgessero la propria attività in nicchie di ricerca in cui era inferiore la competizione con i più ricchi utilizzando modelli “artigianali” o “artistici”, dove sviluppare le proprie idee con serietà, dedizione e con la creatività che ci caratterizza.
e in chiusura una bocciatura senza appello…
«Modificare la soglia proposta [dall’Anvur per l’ASN] non altererebbe l’impostazione della nuova abilitazione e non richiederebbe molto tempo. Ma eviterebbe il rischio o il peggioramento della deriva commerciale della scienza e spingerebbe i nostri giovani ricercatori a mirare alla qualità e al rigore piuttosto che alla quantità e al mercimonio».
Redazione Libellula Edizioni University Press
anche tratto da http://www.roars.it/online/?p=52720
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