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Timestamp: 2020-07-09 11:54:19+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art.10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 178', 'art. 178', 'art. 178', 'art. 142', 'art. 26', 'art. 4', 'art. 55', 'art. 31', 'art. 2', 'art. 20', 'art. 27', 'art. 1', 'art. 27', 'art. 2', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 2327', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 35', 'art. 14', 'art. 2359', 'art. 35', 'art. 27']

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La comunicazione FINMA riguardante il traffico dei pagamenti nella blockchain
settembre 9, 2019 /in Articoli /da twister
In data 26 agosto 2019, L’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) ha pubblicato una comunicazione riguardante il traffico dei pagamenti per i soggetti che offrono servizi finanziari assoggettati alla propria vigilanza.
La FINMA riconosce il grande potenziale che la tecnologia blockchain può apportare al mondo del Fintech ma risulta di primaria importanza contemperare i potenziali benefici dell’innovazione tecnologica con le esigenze di contrasto al riciclaggio di denaro (AML) e al finanziamento del terrorismo (CFT).
A tal riguardo, FINMA precisa che l’art. 10 dell’Ordinanza FINMA sul riciclaggio di denaro (ORD-FINMA) si applica anche alle transazioni economiche che sfruttano la tecnologia blockchain[1]. Ne consegue che l’obbligo di trasmettere informazioni riguardanti l’ordinante e il beneficiario del pagamento si applicano anche ad una transazione effettuata mediante blockchain. Tale disposizione normativa permette all’intermediario che riceve la transazione di effettuare controlli sul mittente (ad esempio, se il suo nominativo figura nelle liste antiriciclaggio e antiterrorismo), ma anche di effettuare controlli sulle informazioni che riguardano il beneficiario, verificando che siano corrette; oppure, in caso di discrepanze, se si debba procedere alla restituzione del pagamento.Gli intermediari devono quindi indentificare le loro controparti ed accertare i titolari effettivi, adottando un approccio basato sul rischio: in caso di operazioni sospette scatta l’obbligo di effettuare la segnalazione al Money-Laundering Reporting Office Switzerland (MROS) –autorità di controllo elvetica equivalente all’Italiana UIF –.[2]
La presa di posizione della FINMA, ispirata dal principio di neutralità tecnologica, non fa che allinearsi con quanto già espresso dal Gruppo d’Azione Finanziaria – Financial Action Task Force (GAFI – FATF)[3] e con quanto previsto dalla IV e V Direttiva Antiriciclaggio, ossia rendere più difficile alle persone e agli Stati oggetto di sanzioni, nonché ai terroristi, operare in modo anonimo all’interno del sistema del traffico dei pagamenti utilizzando la tecnologia blockchain. Rimangono, tuttavia, alcune perplessità circa la portata applicativa della disposizione in oggetto con riferimento al sistema dei pagamenti mediante l’utilizzo di questa nuova tecnologia. Ad oggi, non esiste a livello elvetico o internazionale alcun sistema/protocollo che consenta di trasmettere in maniera attendibile i dati identificativi inerenti al traffico dei pagamenti su blockchain. Pertanto, nell’attuale scenario tecnico e regolamentare, se un prestatore di servizi relativi alle valute virtuali, assoggettato alla vigilanza della FINMA, non è attualmente in grado di garantire in maniera attendibile i dati d’identificazione inerenti a questo tipo di transazioni, il traffico dei pagamenti da e a wallet esterni è permesso esclusivamente se questi appartengono (i) a un cliente del prestatore di servizi e (ii) se vi è stata una previa verifica della riconducibilità del/i wallet esterno/i al cliente. Gli operatori economici assoggettati alla vigilanza della FINMA non possono dunque ricevere token da clienti di altri prestatori di servizi o inviarli a clienti di questi ultimi. Probabilmente, l’estensione dell’art. 10 (ORD-FINMA) non risolve completamente il tema dell’anonimato in questo tipo transazioni economiche[4], ma ha il merito di individuare nei prestatori di servizi vigilati i “baluardi” del mercato: attraverso di essi si ha, infatti, una prima “mappatura” dei wallet.
Tutto ciò va inquadrato nel più ampio contesto della recente autorizzazione bancaria e al commercio di valori mobiliari concessa da FINMA a due prestatori di servizi relativi alle valute virtuali: rispettivamente, la SEBA Crypto SA con sede a Zugo e la Sygnum Ltd con sede a Zurigo. È bene precisare che le due autorizzazioni concesse[5], non sono nuove tipologie di autorizzazioni create ad hoc per gli operatori del mondo blockchain; le due società hanno infatti dovuto seguire il tradizionale iter autorizzativo per ottenere la licenza bancaria svizzera e per l’intermediazione mobiliare[6]. Seppur i servizi offerti saranno limitati solo a clienti istituzionali e professionali, si tratta comunque del primo caso di operatori svizzeri nel mercato crypto dotati di una licenza bancaria e per commercio di valori mobiliari[7]. Le due società saranno un ottimo banco di prova, dunque, per testare le nuove linee guida della FINMA riguardanti il rispetto delle norme anti-riciclaggio nel settore blockchain.
Il quadro che emerge dalla precedente analisi, pare confermare la tendenza a livello mondiale ad un allineamento regolamentare dei vari paesi su degli standard comuni in ambito AML/CFT per il traffico dei pagamenti nella blockchain. Rimane, ora, da chiedersi quali saranno i prossimi paesi a riconoscere le licenze bancarie e di intermediazione finanziaria agli operatori del mondo crypto.
[1] L’Ordinanza FINMA sul riciclaggio di denaro prevede all’art. 10 (Informazioni nell’ambito di ordini di bonifico) che: “Per gli ordini di bonifico l’intermediario finanziario dell’ordinante indica il nome, il numero di conto e l’indirizzo dell’ordinante nonché il nome e il numero di conto del beneficiario. In mancanza di un numero di conto, è indicato un numero di riferimento relativo alla transazione. L’indirizzo dell’ordinante può essere sostituito dalla data di nascita e dal luogo di nascita, dal numero d’identificazione come cliente o dal numero d’identità nazionale dell’ordinante.[…] L’intermediario finanziario del beneficiario stabilisce la procedura da rispettare in caso di ordini di bonifico contenenti informazioni incomplete sull’ordinante o sul beneficiario. In tal caso, esso procede secondo un approccio basato sul rischio.”
[2] La Svizzera, allineandosi agli standard europei ed internazionali, ha infatti esteso l’ambito applicativo della Legge federale relativa alla lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo nel settore finanziario (Legge sul riciclaggio di denaro, LRD), includendovi i prestatori di servizi nel settore blockchain. Cfr. “Rapport du Conseil fédéral: Bases juridiques pour la distributed ledger technology et la block-chain en Suisse”, dicembre 2018, <https://www.newsd.admin.ch/newsd/message/attachments/55152.pdf>, (05/09/2019).
[3] Si ricorda che le recenti linee guida del Gruppo d’Azione Finanziaria, “Guidance For a Risk-Based Approached: Virtual Assets and Virtual Asset Service Providers”, giugno 2019, p. 56, stabiliscono che: “Countries should ensure that originating VASPs obtain and hold required and accurate originator information and required beneficiary information on virtual asset transfers, submit the above information to the beneficiary VASP or financial institution (if any) immediately and securely, and make it available on request to appropriate authorities. Countries should ensure that beneficiary VASPs obtain and hold required originator information and required and accurate beneficiary information on virtual asset transfers and make it available on request to appropriate authorities. Other requirements of R. 16 (including monitoring of the availability of information, and taking freezing action and prohibiting transactions with designated persons and entities) apply on the same basis as set out in R. 16. The same obligations apply to financial institutions when sending or receiving virtual asset transfers on behalf of a customer.”
[4] La fattispecie giuridica a rimanere chiaramente esclusa dal campo di applicazione dell’art.10 (ORD-FINMA) sarebbe quella del trasferimento peer-to-peer tramite wallet non previamente identificati da un prestatore di servizi. Un cliente potrebbe infatti inviare un pagamento da un wallet (non identificato) direttamente – ovvero senza passare per un exchange o un servizio di custodia di chiavi crittografiche – ad un wallet (non identificato) di un altro cliente, rendendo molto arduo – se non impossibile – tracciare e controllare la transazione da parte delle autorità.
[5] Le licenze per SEBA Crypto SA sono state concesse su base condizionata ed entreranno in vigore solo una volta che verranno soddisfatti i criteri secondari specificati dalla FINMA.
[6] È opportuno precisare che le società in questione non hanno beneficiato di alcun iter autorizzativo semplificato.
[7] I servizi offerti includeranno, tra gli altri, la custodia, l’asset management ed il trading di criptovalute.In data 26 agosto 2019, L’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) ha pubblicato una comunicazione riguardante il traffico dei pagamenti per i soggetti che offrono servizi finanziari assoggettati alla propria vigilanza. La FINMA riconosce il grande potenziale che la tecnologia blockchain può apportare al mondo del Fintech ma risulta di primaria importanza contemperare i potenziali benefici dell’innovazione tecnologica con le esigenze di contrasto al riciclaggio di denaro (AML) e al finanziamento del terrorismo (CFT). A tal riguardo, FINMA precisa che l’art. 10 dell’Ordinanza FINMA sul riciclaggio di denaro (ORD-FINMA) si applica anche alle transazioni economiche che sfruttano la tecnologia blockchain . Ne consegue che l’obbligo di trasmettere informazioni riguardanti l’ordinante e il beneficiario del pagamento si applicano anche ad una transazione effettuata mediante blockchain. Tale disposizione normativa permette all’intermediario che riceve la transazione di effettuare controlli sul mittente (ad esempio, se il suo nominativo figura nelle liste antiriciclaggio e antiterrorismo), ma anche di effettuare controlli sulle informazioni che riguardano il beneficiario, verificando che siano corrette; oppure, in caso di discrepanze, se si debba procedere alla restituzione del pagamento. Gli intermediari devono quindi indentificare le loro controparti ed accertare i titolari effettivi, adottando un approccio basato sul rischio: in caso di operazioni sospette scatta l’obbligo di effettuare la segnalazione al Money-Laundering Reporting Office Switzerland (MROS) – autorità di controllo elvetica equivalente all’Italiana UIF –. La presa di posizione della FINMA, ispirata dal principio di neutralità tecnologica, non fa che allinearsi con quanto già espresso dal Gruppo d’Azione Finanziaria – Financial Action Task Force (GAFI – FATF) e con quanto previsto dalla IV e V Direttiva Antiriciclaggio, ossia rendere più difficile alle persone e agli Stati oggetto di sanzioni, nonché ai terroristi, operare in modo anonimo all’interno del sistema del traffico dei pagamenti utilizzando la tecnologia blockchain. Rimangono, tuttavia, alcune perplessità circa la portata applicativa della disposizione in oggetto con riferimento al sistema dei pagamenti mediante l’utilizzo di questa nuova tecnologia. Ad oggi, non esiste a livello elvetico o internazionale alcun sistema/protocollo che consenta di trasmettere in maniera attendibile i dati identificativi inerenti al traffico dei pagamenti su blockchain. Pertanto, nell’attuale scenario tecnico e regolamentare, se un prestatore di servizi relativi alle valute virtuali, assoggettato alla vigilanza della FINMA, non è attualmente in grado di garantire in maniera attendibile i dati d’identificazione inerenti a questo tipo di transazioni, il traffico dei pagamenti da e a wallet esterni è permesso esclusivamente se questi appartengono (i) a un cliente del prestatore di servizi e (ii) se vi è stata una previa verifica della riconducibilità del/i wallet esterno/i al cliente. Gli operatori economici assoggettati alla vigilanza della FINMA non possono dunque ricevere token da clienti di altri prestatori di servizi o inviarli a clienti di questi ultimi. Probabilmente, l’estensione dell’art. 10 (ORD-FINMA) non risolve completamente il tema dell’anonimato in questo tipo transazioni economiche , ma ha il merito di individuare nei prestatori di servizi vigilati i “baluardi” del mercato: attraverso di essi si ha, infatti, una prima “mappatura” dei wallet. Tutto ciò va inquadrato nel più ampio contesto della recente autorizzazione bancaria e al commercio di valori mobiliari concessa da FINMA a due prestatori di servizi relativi alle valute virtuali: rispettivamente, la SEBA Crypto SA con sede a Zugo e la Sygnum Ltd con sede a Zurigo. È bene precisare che le due autorizzazioni concesse , non sono nuove tipologie di autorizzazioni create ad hoc per gli operatori del mondo blockchain; le due società hanno infatti dovuto seguire il tradizionale iter autorizzativo per ottenere la licenza bancaria svizzera e per l’intermediazione mobiliare . Seppur i servizi offerti saranno limitati solo a clienti istituzionali e professionali, si tratta comunque del primo caso di operatori svizzeri nel mercato crypto dotati di una licenza bancaria e per commercio di valori mobiliari . Le due società saranno un ottimo banco di prova, dunque, per testare le nuove linee guida della FINMA riguardanti il rispetto delle norme anti-riciclaggio nel settore blockchain. Il quadro che emerge dalla precedente analisi, pare confermare la tendenza a livello mondiale ad un allineamento regolamentare dei vari paesi su degli standard comuni in ambito AML/CFT per il traffico dei pagamenti nella blockchain. Rimane, ora, da chiedersi quali saranno i prossimi paesi a riconoscere le licenze bancarie e di intermediazione finanziaria agli operatori del mondo crypto.
Le novità dell’intervento Banca d’Italia sulla definizione di default di banche e intermediari finanziari
luglio 2, 2019 /in Articoli /da twister
In data 26 giugno 2019, la Banca d’Italia ha dato attuazione al Regolamento delegato UE 171/2018 e alle Linee Guida dell’EBA 2016/07 sull’applicazione della definizione di default contenuta nell’art. 178 del Regolamento UE 575/2013 (CRR).
Quest’ultimo, in particolare, ha definito le due precondizioni – che devono essere presenti congiuntamente – affinché un debitore possa essere considerato in stato di default:
l’ente valuta improbabileche il debitore possa adempiere integralmente alle sue obbligazioni, senza il ricorso ad azioni quale l’escussione delle garanzie (condizione soggettiva);
Il debitore è in arretrato da oltre 90 giorni su un’obbligazione creditizia rilevante verso l’ente (condizione oggettiva).
La citata norma ha altresì dettato disposizioni dirette a introdurre:
una facoltà di scelta sul trattamento delle posizioni al dettaglio in ordine alla predetta definizione di default, se cioè considerare il defaultin relazione alla singola linea di credito ovvero alla totalità degli obblighi del debitore verso l’ente;
i criteri in base ai quali stabilire se si è in presenza o meno della condizione soggettiva;
le regole per valutare la presenza della condizione oggettiva. In tale ambito, ha operato un doppio rinvio. Ha assegnato alle autorità competenti il compito di prevedere la sogliaper stabilire la rilevanza delle obbligazioni in arretrato e ha rinviato all’ABE (Autorità Bancaria Europea) il compito di emanare le norme tecniche per precisare le condizioni in base alle quali le Autorità scelgono la predetta soglia.
Infine, la norma in commento ha delegato alla Commissione il potere di adottare norme tecniche di regolamentazione sulla nozione di default.
Proprio con riferimento a tali rinvii dell’art. 178 e alla successiva emanazione del Regolamento Delegato della Commissione (171/2018) e delle Linee Guida dell’ABE (Linee Guida), è stato effettuato l’intervento della Banca d’Italia volto a modificare la relativa normativa interna secondaria per le banche a fini segnaletici e di bilancio.
Come chiarito dall’Autorità di Vigilanza, l’ambito delle novità sulla definizione di default concerne le banche e i gruppi bancari.
Pertanto, l’intervento modificativo della Banca d’Italia del 26 giugno u.s. ha riguardato solo la normativa di dettaglio concernente le banche, i gruppi bancari e le SIM cui si applica il Regolamento 575/2013 (CRR). E’ stata già prevista, tuttavia, la prossima estensione della disciplina in commento anche agli altri intermediari finanziari, a Sim, gruppi di Sim, Istituti di pagamento e IMEL e OICR.
Normative di dettaglio incise
Le novità introdotte il 26 giugno u.s. riguardano la seguente normativa secondaria applicata agli intermediari rientranti nell’ambito di applicazione:
Circolare n. 285 del 17 dicembre del 2013 “Disposizioni di vigilanza per le banche”;
Circolare n. 262 del 22 dicembre 2005 “Il bilancio bancario: schemi e regole di compilazione”.
Descrizione delle novità
L’introduzione della nuova disciplina è avvenuta attraverso la modifica della parte generale della Matrice dei Conti relativa alla qualità del credito (cfr. provvedimento del 26 giugno u.s.). Le disposizioni delle Circolari n. 115 del 1990 sulle segnalazioni e n. 262 del 2005 sul bilancio ne risultano automaticamente modificate poiché fanno rinvio, nelle parti in questione, alla Matrice dei Conti.
In primo luogo, il Provvedimento del 26 giugno u.s. stabilisce che, ai fini dell’identificazione e classificazione delle esposizioni creditizie deteriorate, le banche tengano anche conto di quanto previsto dalle Linee Guida sull’applicazione della definizione di default. Invero, la Matrice dei Conti, nelle parti che hanno formato oggetto di modifica, fa specifico rinvio ai paragrafi delle Linee Guida che dovranno essere osservati.
In definitiva, la parte della Circolare in commento che ha formato oggetto di modifiche è quella concernente alcuni aspetti generali e soprattutto il trattamento degli scaduti / sconfinanti deteriorati.
In particolare, le novità hanno riguardato:
L’introduzione delle soglie di rilevanza oggettiva per la classificazione dell’esposizione creditizia scaduta in stato di default. In merito, la nuova Matrice dei Conti ha riguardato, con riferimento al concetto di rilevanza, l’introduzione di: i) una soglia assoluta di euro 100, per le esposizioni al dettaglio, e di euro 500, per le altre esposizioni nonché di ii) una soglia in termini relativi dell’1% dell’importo complessivo di tutte le esposizioni verso il debitore, sia al dettaglio sia per le altre esposizioni. Ambedue le soglie devono essere superate per considerare rilevante lo scaduto.
La scelta se procedere ad applicare la nozione di default in relazione al debitore ovvero alla singola linea di credito per tutte le esposizioni al dettaglio è disciplinata dalla Linee Guida, che impongono l’aggancio al parametro generale delle prassi di gestione del rischio interne all’ente (cfr. Par. 87 delle Linee Guida). In proposito, gli enti possono applicare la nozione di default a livello di un debitore, per alcuni tipi di esposizione al dettaglio, e a livello di singola esposizione per altri tipi di esposizione, qualora ciò sia giustificato sempre da prassi di gestione del rischio interne (cfr. Par. 88 delle Linee Guida) ([1]).
Qualora sia scelto l’approccio per singolo debitore, per la nozione di default occorre che sia superata sia la soglia dei 100 euro per le esposizioni retail che quella dei 500 euro per le altre esposizioni mentre, qualora sia scelto l’approccio per singola transazione verso i soggetti retail, affinché ricorra la nozione di default è necessario il superamento della sola soglia assoluta dei 100 euro, oltre naturalmente al superamento della medesima soglia relativa dell’1%;
i criteri di calcolo dei giorni di scaduto per la classificazione in default. In proposito, la Matrice dei Conti si è uniformata al Regolamento delegato 171/2018 e alla Circolare 285. In sostanza, le soglie di cui alla lettera sub a) devono essere superate per 90 giorni consecutivi ([2]). Per il conteggio dei giorni di arretrato sono seguite le disposizioni delle Linee Guida dai paragrafi 16 – 20, riguardanti, ad es., i casi in cui siano intervenute modifiche al programma dei pagamenti, vi sia un diritto del debitore di modificare le scadenze, vi sia stata una sostituzione di un debitore a un altro, ad es. per una intervenuta fusione, etc. o, infine, per l’avvio di una controversia. Disposizioni specifiche si applicano ai contratti di factoring, sulla base dei paragrafi 27 – 32 delle Linee Guida, che innovano l’attuale normativa contenuta nella Circolare 272 (Matrice dei Conti).
Più in generale e, quindi, non solo con riferimento agli scaduti/sconfinanti, ma con riguardo a tutti i crediti deteriorati,le modifiche hanno riguardato:
i criteri di uscita dallo stato di default. In proposito, a fini segnaletici, è stato precisato chele esposizioni creditizie deteriorate devono, durante il “cure period” di 3 mesi previsto dal paragrafo essere segnalate nelle pertinenti categorie nelle quali le stesse si trovavano;
gli indicatori di probabile inadempimento per la valutazione della condizione soggettiva dello stato di default(l’improbabilità che il debitore adempia senza il ricorso ad azioni quali l’escussione della garanzia). In argomento, il Par. 58 delle Linee Guida precisa che gli enti dovrebbero prevedere nelle proprie policy e procedure interne quali siano le eventuali altre indicazioni dell’improbabile adempimento, oltre a quelle previste dall’art. 178 del CRR. Tali indicazioni, inoltre, dovrebbero essere specificate per tipologia di esposizioni (cfr. art. 142 CRR) e per tutte le linee di business, per le persone giuridiche e le aree geografiche. Una volta che un’indicazione supplementare si verifichi, ciò dovrebbe comportare l’automatica riclassificazione della posizione in stato di default o far scattare, comunque, una valutazione caso per caso.
In tale contesto, le Linee Guida si preoccupano di fornire alcuni esempi di indicazioni ulteriori (cfr. Par. 59), che possono riguardare direttamente comportamenti del debitore (ad es. le fonti di reddito ricorrenti del mutuatario vengono meno, il mutuatario aumenta la leva finanziaria) ovvero iniziative del medesimo ente (esercizio di un collateral, segnalazione di una esposizione come deteriorata) e di dettare norme di comportamento degli enti affinché le proprie decisioni siano adottate in esito a valutazioni complete anche alla luce di banche dati esterne (cfr. Par. 60) e siano omogenee, attraverso ad es. la definizione di policy dirette a garantire un’applicazione uniforme della definizione di default (cfr., in proposito, Par. 64).
In definitiva, per quanto concerne le posizioni Past Due, le principali differenze della nuova normativa rispetto a quella ancora attualmente vigente sono le seguenti:
nell’approccio per debitore, l’introduzione di una soglia di 500 euro e la soglia relativa sarà pari all’1% mentre l’attuale è pari al 5%. Inoltre, non vi sarà più la possibilità di effettuare compensazioni tra esposizioni scadute/sconfinanti e margini disponibili verso il medesimo debitore;
nell’approccio per transazione, l’attuale quadro normativo non prevede alcuna soglia mentre è stata ora introdotta la soglia assoluta pari a 100 euro e quella relativa dell’1%;
per ambedue gli approcci, allo stato attuale, il conteggio dei giorni di scaduto inizia il giorno successivo a quello di inadempimento a prescindere se sia superata o meno la soglia di rilevanza. Per contro, le novità introdotte fanno perno, per l’inizio del conteggio, sul superamento delle soglie di rilevanza;
Stabilire sulla base delle evidenziate differenze se la nuova normativa, concernente le posizioni da classificare in Past Due, sia più o meno stringente non appare semplice. Tuttavia, ad un primo esame delle disposizioni, sembra di poter dire che le differenze evidenziate possano giocare un ruolo decisivo nel ritenere che le nuove norme siano complessivamente più stringenti. Anche se l’introduzione di un doppio parametro per l’identificazione dello stato di default, rende più stringente la griglia del passaggio di status, la diminuzione del parametro della soglia di rilevanza relativa dal 5% all’1% e l’esclusione della possibilità di effettuare compensazioni tra esposizioni scadute/sconfinanti e margini disponibili verso il medesimo debitore comporterà, una maggiore severità nella classificazione del credito in parte attenuata dalla previsione che il conteggio dei giorni di scaduto inizia dal superamento delle soglie, a differenza delle regole ora vigenti che ne prevedono l’immediato inizio.
Come già osservato, le modifiche alla Matrice di Conti impattano direttamente sulla Circolare n. 115 del 7 agosto 1990. (segnalazioni di vigilanza su base consolidata) e sulla Circolare n. 262 del 22 dicembre 2005 (bilancio bancario). Dette modifiche entreranno in vigore a partire dal 31 dicembre 2020 e dai bilanci chiusi o in corso a tale data. Tuttavia, le banche significative possano optare per un recepimento immediato del Regolamento Delegato e delle Linee Guida, applicando i nuovi criteri segnaletici a partire dal mese di adozione anticipata delle nuove norme. A tale scopo, il Provvedimento del 26 giugno u.s. prevede che le banche siano“tenute a comunicarlo nel più breve tempo possibile” alla Banca d’Italia. Alle predette banche “saranno fornite indicazioni circa le modalità con cui fornire dati di raccordo tra le segnalazioni inviate secondo le nuove definizioni di esposizioni creditizie deteriorate e quelle preesistenti.”.
[1] Ad. Es. laddove si dimostri che ciò accade perché una propria controllata abbia un diverso modello di business e il numero dei casi in cui gli stessi clienti siano soggetti a diverse definizioni di default sia minimo.
[2] Fanno eccezione alcune tipologie di esposizioni di natura commerciale assunte verso le amministrazioni centrali, le autorità locali e gli organismi del settore pubblico per le quali si applicano le disposizioni previste nei paragrafi 25 e 26 delle Guidelines. Queste ultime dispongono, tra l’altro, che gli enti possono applicare un trattamento specifico per tali esposizioni se sono soddisfatte le seguenti condizioni: i) che non sussistono, a parte il ritardo nel pagamento, altri indicatori dell’improbabile pagamento e la situazione finanziaria del debitore è sana; ii) che il contratto di fornitura richieda determinati controlli, prima che il pagamento possa essere effettuato; iii) che l’obbligazione è in arretrato da non più di 180 giorni.
maggio 17, 2019 /in Articoli /da twister
Il 1° maggio 2019 è entrato in vigore il regolamento IVASS n. 44/2019 (di seguito: “il Regolamento”) che contiene disposizioni indirizzate a imprese e intermediari assicurativi in materia di organizzazione, procedure e controlli interni nonché di adeguata verifica della clientela.
Su tali aspetti, pertanto, il quadro regolamentare attuativo della IV direttiva antiriciclaggio si completa per il comparto assicurativo, mentre nel settore creditizio e finanziario si attende l’emanazione del regolamento della Banca d’Italia sull’adeguata verifica della clientela.
Il Regolamento non è un mero riordino di disposizioni già contenute nei provvedimenti n. 41/2012 e n. 5/2014. Né poteva esserlo, in quanto il regolatore ha dovuto ovviamente tenere conto degli indirizzi della IV direttiva antiriciclaggio, degli orientamenti internazionali e delle norme già emanate o in corso di emanazione nel settore creditizio e finanziario.
Concentrando l’attenzione sugli intermediari assicurativi, l’impressione è che tale categoria dovrà sopportare un impatto significativo in ragione dell’introduzione di maggiori obblighi e adempimenti diretti, che non sono più – o lo sono parzialmente – demandabili alle imprese per conto delle quali operano.
Emblematico è l’art. 26 del Regolamento che impone agli intermediari assicurativi di osservare “comunque” le disposizioni in materia di organizzazione e controlli, mentre la previgente disciplina contemperava l’obbligo con la proporzionalità alla dimensione e complessità operativa.
Da ciò derivano conseguenze importanti, soprattutto sugli adempimenti di registrazione e conservazione dei dati, come d’altra parte evidenziato inequivocabilmente nella relazione illustrativa del Regolamento. Qui si legge infatti che le scelte definitorie operate a livello di normativa primaria hanno reso necessario disciplinare detti obblighi “in capo agli intermediari assicurativi mentre in precedenza potevano essere assolti mediante la mera trasmissione all’impresa di riferimento”.
In prospettiva, poi, ulteriori incombenze dovranno essere affrontate dagli intermediari assicurativi che supereranno le soglie dimensionali rilevanti da stabilirsi con separato provvedimento, richiamato dall’art. 4, comma 4 del Regolamento. Anche a tale proposito la relazione illustrativa è molto chiara nell’affermare che tali intermediari, in quanto esposti a maggiori rischi di riciclaggio, saranno tenuti ad adottare presidi, controlli e procedure “sinora non previsti”.
È verosimile ritenere che un aggravio maggiore nell’adeguamento dei propri processi operativi possa interessare i mediatori o broker (iscritti nella sezione b del registro unico degli intermediari) in quanto, per definizione, privi di uno stretto collegamento con una impresa di assicurazione per conto della quale agiscono e alla quale possano appoggiarsi per contenere l’impatto degli adempimenti organizzativi.
Anche il tema dell’adeguata verifica della clientela riserva qualche novità. La semplice lettura dell’art. 55 del Regolamento, se confrontato con l’art. 31, comma 1, del regolamento n. 5/2014, lascia intendere una maggiore estensione degli adempimenti. Ciò deriva in primo luogo dalle modifiche intervenute nelle normative di rango superiore, ma anche dalla combinazione con le specificità del comparto assicurativo.
La presenza nelle polizze vita di ruoli contrattuali affatto peculiari (contraente, assicurato e beneficiario) intuitivamente amplia, laddove detti ruoli siano riferibili a soggetti diversi, gli approfondimenti da condurre circa le figure rilevanti per l’antiriciclaggio (cliente, esecutore e titolare effettivo). In ipotesi di pagamento della prestazione assicurativa a soggetto indicato dal beneficiario designato, si dovrà individuare il c.d. “titolare effettivo sub 3”, novità assoluta introdotta dal Regolamento.
I legami tra le citate figure sono rilevanti sia per l’identificazione dei titolari effettivi sia per l’indagine su natura e scopo del rapporto continuativo o dell’operazione occasionale e potrebbero in concreto rendere particolarmente complessi approfondimenti e valutazioni degli intermediari assicurativi.
Un’ultima annotazione concerne l’auspicio che in un contesto come quello tratteggiato, di nuove e impegnative sfide per gli intermediari assicurativi, non si nascondano insidie aggiuntive dietro un coordinamento non impeccabile tra le autorità a vario titolo chiamate ad emanare disposizioni di attuazione della legge. Circostanza che non può dirsi scongiurata nella regolamentazione che qui ci occupa, come si può vedere nei due esempi che seguono.
In primo luogo, il ricordato emanando regolamento della Banca d’Italia in materia di adeguata verifica della clientela contiene, nel testo diffuso in consultazione, disposizioni che impattano anche sul comparto assicurativo e che sarebbe quindi opportuno consolidare quanto prima. Ci si riferisce in particolare alla soglia di importo rilevante per poter considerare a basso rischio i prodotti assicurativi del ramo vita (al momento tale soglia sarebbe fissata in un premio annuale non eccedente i 1.000 euro o in un premio unico di importo non superiore a 2.500 euro).
In secondo luogo, il Regolamento (art. 2, comma 1, lett. vv) stabilisce espressamente che le società di persone sono equiparate alle società di capitali per l’applicazione dei criteri di legge sull’individuazione dei titolari effettivi. Su identica questione il Ministero dell’economia e delle finanze, nelle risposte ai quesiti più frequenti pubblicate nel proprio sito internet istituzionale, sembra affermare l’esatto opposto, equiparando le società di persone alle persone fisiche e così sottraendole, parrebbe, ai criteri stabiliti dall’art. 20 del D.Lgs. 231/2007.
Risulta davvero arduo rintracciare nelle peculiarità dei contratti assicurativi argomenti su cui fondare tale diversità di trattamento.
Le Società di investimento semplice prendono forma (e si rifanno il “look”): le ultime disposizioni del Decreto crescita
maggio 6, 2019 /in Articoli /da twister
In un precedente contributo, apparso su queste pagine qualche giorno fa avevamo segnalato l’introduzione, da parte del c.d. “Decreto crescita”, di un nuovo veicolo di investimento, volto ad agevolare la raccolta dei capitali destinati alle piccole e medie imprese e a quelle in fase di crescita: le cosiddette “Società di investimento semplice” (“SiS”). Rispetto alle regole tratteggiate nello schema di decreto (oggetto delle nostre precedenti note) il testo approvato dal Consiglio dei ministri il 23 aprile u.s. pone rimedio a numerose imprecisioni, armonizzando le SiS alla disciplina del mercato dei capitali nella quale, naturaliter, essesi collocano.
Il punto di maggior novità rispetto allo schema di decreto consiste nell’aver allineato la disciplina delle SiS con quella comunitaria della gestione collettiva del risparmio: un profilo, in vero, centrale per la stessa sopravvivenza, ed il possibile sviluppo, di questi nuovi veicoli. Se, infatti, lo schema di decreto ipotizzava una non realistica sottrazione delle SiS dall’intero corpo delle regole che presiedono alla gestione collettiva del risparmio (con un chiaro disallineamento rispetto alle regole comunitarie introdotte dalla Direttiva AIFMD), il nuovo art. 27 del Decreto crescita le riconduce in tale ambito, applicando alle stesse talune semplificazioni proprie dei cc.dd. gestori “sotto-soglia”. Le SiS, dunque, vengono a tutti gli effetti riconosciute come gestori collettivi del risparmio, in quanto tali soggette alla relativa disciplina, ma in forma attenuata, in quanto, per l’appunto, al di sotto delle soglie previste dalla disciplina europea.
In questo senso, l’art. 1, comma 1 del TUF viene novellato mediante l’inserzione della nuova definizione di “società di investimento semplice (SiS)”, identificata come “il FIA italiano, riservato a investitori professionali, costituito in forma di Sicaf che gestisce direttamente il proprio patrimonio e che rispetta tutte le seguenti condizioni: (omissis)”.
Trattandosi, come già previsto dalla bozza di decreto, di un gestore collettivo in forma societaria, e, in particolare, di un OICR di tipo chiuso, la forma a tal fine prevista è quella della SICAF, peraltro riservata a investitori professionali. Il nuovo art. 27 non fa più riferimento alla misteriosa categoria dei “business angels” che pur figurava nella bozza di decreto, pur in mancanza di una precisa definizione della stessa. Tale circostanza, oltre a meglio chiarire la platea degli investitori ai quali la SiS si rivolge, risolve in nuce il problema dell’eventuale applicazione a questi nuovi veicoli della disciplina del prospetto informativo: trattandosi, infatti, di OICR rivolti ai soli investitori professionali, la disciplina del prospetto risulta non applicabile alle SiS, sebbene esse debbano rispettare le disposizioni in materia di commercializzazione di OICR dettate dalla Consob (v. infra).
Meglio definite risultano anche le caratteristiche della SiS, declinate direttamente nella norma definitoria (con una parziale sovrapposizione tra definizioni e disciplina, che non giova comunque alla chiarezza). In primo luogo, il limite di 25 milioni di euro è ora espressamente riferito al patrimonio netto della società, così risolvendo i dubbi interpretativi sollevati dall’originaria formulazione del decreto che si riferiva unicamente ad azioni e strumenti finanziari. In secondo luogo, l’oggetto dell’investimento è limitato alle “PMI non quotate su mercati regolamentati di cui all’art. 2, par. 1, lett. f), primo alinea del regolamento (UE) n. 2017/1129 del 14 giugno 2017, che si trovano nella fase di sperimentazione, di costituzione e di avvio dell’attività, in deroga all’art. 35-bis, comma 1, lett. f)” del TUF. Le imprese target della SiS sono, dunque, in ogni caso PMI, secondo la definizione che ne fornisce il Regolamento UE sul prospetto informativo, e segnatamente: (i) società che in base al loro più recente bilancio annuale o consolidato soddisfino almeno due dei tre criteri seguenti: numero medio di dipendenti nel corso dell’esercizio inferiore a 250, totale dello stato patrimoniale non superiore a 43 000 000 EUR e fatturato netto annuale non superiore a 50 000 000 EUR; oppure (ii) piccole e medie imprese quali definite all’articolo 4, paragrafo 1, punto 13, della direttiva 2014/65/UE.
La circostanza per la quale le imprese target della SiS si trovino in una fase di “sperimentazione, costituzione o avvio” dell’attività connota, per tale via, l’oggetto dell’investimento sul piano della “qualità” dello stesso, e non già della sua “natura”: non si tratta, insomma, di una categoria di imprese diverse dalle PMI, come invece poteva dubitarsi in base al testo originario, ma di imprese target che presentino determinate caratteristiche. Il criterio viene, così, a rappresentare un normale indicatore della politica di investimento di un OICR analogamente, ad esempio, a quello geografico, merceologico, ecc.
Viene anche chiarito che la SiS non può ricorrere alla leva finanziaria: si risolve per tale via in radice il dubbio – sollevato dallo schema di decreto – circa la possibilità per la stessa di ricevere finanziamenti, e del loro eventuale computo nel limite dei 25 milioni di euro di raccolta massima.
Si prevede, infine, che la SiS debba disporre – in deroga all’art. 35-bis, comma 1, lett. c) TUF – di un capitale sociale almeno pari a quello previsto dalla disciplina societaria (art. 2327 c.c.), con un chiaro intento agevolativo per queste nuove iniziative.
Come già detto, trattandosi di un gestore c.d. “sotto-soglia”, le SiS formano oggetto di un regime semplificato: in particolare, il novellato art. 1, c. 1, lett. i-quater TUF) prevede la disapplicazione, nei confronti delle SiS, dell’art. 6, commi 1, 2 e 2-bis del TUF. In pratica, non trovano applicazione alle SiS gran parte e disposizioni di rango secondario emanate dalla Banca d’Italia e dalla Consob in materia di gestione collettiva: a tacer d’altro, quelle che individuano i requisiti patrimoniali; criteri e divieti di investimento del patrimonio; norme prudenziali di contenimento e frazionamento del rischio; prospetti contabili; metodi di calcolo del valore delle azioni dell’OICR; governo societario; politiche di remunerazione; organizzazione interna; trasparenza e correttezza dei comportanti, ecc. In sostanza, le SiS sono un OICR particolarmente “light” sul piano dei requisiti, e anche del regime loro applicabile.
A parziale correzione di quanto precede, si prevede, tuttavia, che le SiS debbano dotarsi di un “sistema di governo e controllo adeguato per assicurare la sana e prudente gestione delle SiS e l’osservanza delle disposizioni loro applicabili”: un elemento, questo, che spetterà alla Banca d’Italia, e alla Consob, valutare all’atto del rilascio dell’autorizzazione, e sul quale le Autorità saranno chiamate a vigilare anche nel continuo.
Inoltre, le SiS:
– devono stipulare un’assicurazione sulla responsabilità civile professionale adeguata ai rischi derivanti dall’attività svolta (in conformità, peraltro, alla disciplina UE);
– applicano le disposizioni in materia di commercializzazione di OICR dettate dalla Consob (di cui, allo stato, non si conoscono i contorni, ma che è auspicabile vengano allineate all’impianto della nuova disciplina).
Restano, inoltre, applicabili all’attività di distribuzione delle azioni delle SiS le disposizioni recate dalla disciplina di recepimento di MiFID II.
Un ulteriore alleggerimento rispetto alle regole generali è poi previsto in merito ai requisiti dei partecipanti al capitale che, in deroga all’art. 35-bis, comma 1, lett. e) TUF, devono rispettare unicamente i requisiti di onorabilità previsti dall’art. 14 del TUF, e non anche quelli di competenza e di correttezza.
Meglio formulata risulta, infine, anche la disposizione volta ad evitare il ricorso seriale alle SiS, già abbozzata dallo schema di decreto. Si prevede, infatti, che “i soggetti che controllano una SiS, i soggetti da questi direttamente o indirettamente controllati o controllanti, ovvero sottoposti a comune controllo anche in virtù di patti parasociali o vincoli contrattuali ai sensi dell’art. 2359 c.c., nonché i soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso una o più SiS possono procedere alla costituzione di una o più SiS, nel rispetto del limite complessivo di euro 25.000.000”. In sostanza, sparisce il riferimento ad un arco temporale di 12 mesi (originariamente individuato come limite per la costituzione di una nuova SiS da parte di chi già avesse fatto ricorso al veicolo), e prevale il criterio quantitativo, dovendosi allora cumulare il patrimonio raccolto attraverso più SiS, sino al raggiungimento del massimo. Non essendovi più un arco temporale di riferimento, permane il problema di stabilire se il limite debba intendersi riferito unicamente alle SiS in essere, oppure se si debba tener conto anche di quelle che, nel frattempo, siano cessate, e siano state liquidate, eventualmente anche in epoche remote. Salvi eventuali chiarimenti, pare preferibile ritenere che il limite complessivo vada computato con riguardo unicamente alle SiS in essere, con esclusione di quelle cessate, e cancellate dal registro delle imprese.
Fermo quanto precede, preme osservare che – in base alle disposizioni del Decreto crescita – le SiS restano assoggettate alle altre regole previste dal TUF, in quanto non disapplicate dal Decreto crescita stesso. In particolare, e a differenza di quanto prevedeva la bozza del decreto, le SiS restano assoggettate all’obbligo di autorizzazione preventiva da parte della Banca d’Italia, sentita la Consob, secondo quanto previsto, in generale per tutte le SICAF, dall’art. 35-bis del TUF (non disapplicato dall’art. 27 del Decreto crescita, ma soltanto integrato secondo quanto già osservato), e alla(e) relativa(e) vigilanza(e). Il sistema italiano, per tale via, mantiene ferma la propria impostazione in base alla quale anche ai cc.dd. gestori sottosoglia si applica la procedura di autorizzazione ordinaria alla costituzione (o allo svolgimento dell’attività), e non già una più snella forma di registrazione del veicolo, come consentirebbe la disciplina europea, e come effettivamente attuato in numerosi altri ordinamenti europei.
In definitiva, la SiS assume oggi – sulla base del testo del Decreto crescita approvato il 24 aprile u.s. – caratteri più chiari, e maggiormente in linea con il sistema. La notevolissima semplificazione prevista sul piano dei requisiti applicabili agli OICR, e dei conseguenti oneri, le rende un veicolo attraente, e snello per la realizzazione di iniziative nel settore del private equity e del venture capital rivolto alle PMI. Una “mini-SICAF”, insomma, ben calibrata sulle esigenze delle piccole e medie imprese, senza però trascurare l’esigenza di tutelare gli investitori.
aprile 18, 2019 /in Articoli /da twister
Il documento posto in consultazione sulla disciplina delle Initial Coin Offerings (ICOs) e degli scambi delle cc.dd. “cripto-attività” (comunemente “token”) pubblicato dalla Consob in data 19 marzo 2019 formula interessanti proposte, per addivenire ad una disciplina del fenomeno, tenendo conto dei suggerimenti degli esperti e degli operatori del mercato su tematiche particolarmente complesse in ambito FinTech.
L’idea del crowdfunding quale naturale alveo in cui favorire uno sviluppo “ordinato” del fenomeno ICOs permea tutto il Documento. Un approccio non dissimile è adottato dal legislatore europeo. Consob sembra convergere sull’idea che una efficace implementazione della disciplina del crowdfunding – soprattutto con riferimento al secondario – potrebbe contribuire allo sviluppo di quel mercato, fungendo anche da volano per lo sviluppo di nuovi modelli di business in ambito di criptoattività e blockchain. Tale scelta sarebbe inoltre coerente con gli scopi delle recenti modifiche alla disciplina del crowdfunding con le quali il legislatore italiano ha deciso di consentire, in via generale, a tutte le piccole e medie imprese di accedere a questo canale di raccolta di capitale (Legge di Bilancio 2017).
In tale solco, si inserisce la scelta di favorire l’innovazione tecnologica apportata dalla blockchain e dai token permettendo ai c.d. “exchange” di testare il loro business attraverso un meccanismo di opt-in.
Nonostante l’impostazione generale del Documento sia da valutarsi favorevolmente, permangono alcune questioni problematiche.
Su di un piano generale, le proposte della Consob andranno coordinate con la disciplina europea e con quella domestica, in materia di strumenti finanziari e prodotti finanziari. Questi ultimi, infatti, sono soggetti a regole molto strutturate (MiFID; prospetto informativo, ecc.), e là dove sia qualificabile alla stregua dell’uno, o dell’altro, andrà meglio chiarito se, ed in quale misura, le regole attuali dovranno o potranno applicarsi.
Al riguardo è utile osservare come la definizione di “cripto-attività”, porti comunque a superare un diffuso equivoco, ovvero che tutto ciò che circola nel mondo della blockchain sia una “criptovaluta”: definizione fin qui utilizzata indistintamente per identificare token o beni molto differenti tra di loro, spesso completamente privi di alcuna vocazione valutaria.
Tornando alla consultazione, sebbene, al momento, il modello più diffuso di exchange sia quello centralizzato, l’Autorità – in un’ottica di neutralità tecnologica e per coerenza con l’impostazione di fondo del Documento – farebbe bene a considerare anche quelli decentralizzati. Peraltro, la stessa qualificazione di “cripto-asset” potrebbe cambiare in funzione della sua negoziabilità su di una piattaforma multilaterale di scambi, stante le definizioni attualmente rinvenibili in ambito europeo di “valori mobiliari” e di “strumenti finanziari”. Infine, qualche dubbio sembra sollevare la previsione per la quale i sistemi di scambio dovrebbero dotarsi di “regole e procedure idonee per l’accesso e l’identificazione dei partecipanti in modo tale da rendere inutilizzabili tecnologie basate su registri distribuiti nella forma c.d. permissionless”. L’opportunità di tale scelta è opinabile sia da un punto di vista tecnologico che commerciale. Dal primo punto di vista, è bene sottolineare che le blockchain permissionless permettono solo un pseudoanonimato e che il mercato sta sviluppando smart contracts che identificano i soggetti acquirenti in tutte le le fasi di scambio. Dal secondo punto di vista, costituendo le blockchain permissionless quasi la totalità delle blockchain presenti sul mercato, una restrizione di questo tipo potrebbe compromettere la finalità di costituire un attivo mercato secondario di criptoattività.
A&C Annunziata & Conso