Source: https://canestrinilex.com/risorse/spacciarsi-come-fotografo-per-adescare-e-reato-cass-5548117/
Timestamp: 2018-10-23 08:05:52+00:00
Document Index: 134075365

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 609', 'art 494', 'art. 609', 'art. 494', 'sentenza ']

In tema di violenza sessuale aggravata, tra le condizioni di "inferiorità psichica" rientrano anche quelle conseguenti all’ingestione di alcolici o all’assunzione di stupefacenti; anche in tal caso, infatti, si realizza quel doloso sfruttamento, da parte dell’autore del reato, delle condizioni di menomazione della vittima, la quale viene così strumentalizzata con l’obiettivo di accedere alla sua sfera intima a fini di soddisfacimento degli impulsi sessuali, che rappresenta la ratio della fattispecie in oggetto.
La somministrazione di sostanze stupefacenti o alcoliche alla vittima al fine di agevolare o rendere possibile la commissione del reato determina che la persona offesa risulta non in grado o meno in grado di opporsi alla proposta sessuale dell’agente, in quanto l’assunzione indotta della sostanza alcolica incide sulla capacità di autodeterminazione e, quindi, sul processo di libera formazione (e mantenimento durante l’atto) del consenso all’atto sessuale.
1. Con sentenza del 12.11.2015, il Tribunale di Roma, a seguito di giudizio abbreviato, dichiarava A.G. responsabile del reato di cui artt. 600 ter comma 1 n 1 cp (capo 1)- perché utilizzava la minore degli anni diciotto B.G. (n. (omissis)) il per la produzione di materiale pornografico costituito da numerosi scatti fotografici ed un filmato video nei quali la minore era rappresentata e ripresa in attività sessuali esplicite - e artt. 609 bis comma 2 n 1 e 2 nonché 61 n. 11 quinquies e 609 ter comma 1 n. 2 (capo 2)- perché dopo aver contattato via facebook la predetta minore ed averla tratta in inganno falsamente attribuendosi la qualifica professionale di fotografo, nell’occasione di cui al capo 1) le somministrava sostanze alcoliche fino a farle raggiungere lo stato di ubriachezza e, abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della p.o. la induceva ad intrattenere con lui i rapporti sessuali competi ripresi nel filmato di cui al capo a, in (omissis) )- e lo condannava alla pena di anni cinque e mesi quattro di reclusione ed Euro 20.000 di multa.
2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione A.G. , per il tramite del difensore di fiducia, articolando un unico complesso motivo e deducendo l’illegittimità della sentenza per vizio di violazione di legge e vizio di motivazione.
Quanto al primo profilo della condotta induttiva, va rammentato che secondo la consolidata e condivisibile giurisprudenza di questa Corte, l’ipotesi di violenza sessuale per induzione contemplata dall’art. 609 bis secondo comma n. 2 cod. pen. (che punisce chi induce taluno a compiere o a subire atti sessuali "traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona") è integrata non solo dallo scambio fisico fra persone ma anche dall’ipotesi in cui l’agente si sia attribuito un falso stato o false qualità, interpretandosi il concetto di sostituzione di persona conformemente alla nozione fornita dall’art 494 cod. pen. ("sostituzione della propria all’altrui persona ovvero attribuzione a sé o ad altri di un falso nome o di un falso stato ovvero di una falsa qualità cui la legge attribuisce effetti giuridici").
In particolare, questa Corte ha ritenuto integrato il reato in questione anche dalla falsa attribuzione di uno status professionale: Sez.3, n.20578 del 06/05/2010, Rv.247492 - in una fattispecie nella quale l’imputato aveva convinto la vittima a sottoporsi ad una visita ginecologica "tantrica" qualificandosi come medico ginecologo, qualifica di cui non era in possesso - ha affermato che il reato di induzione a compiere o subire atti sessuali con l’inganno per essersi il reo sostituito ad altra persona è integrato anche dalla falsa attribuzione di una qualifica professionale, rientrando quest’ultima nella nozione di sostituzione di persona di cui all’art. 609 bis cod. pen.; in caso sovrapponibile a quello in esame, Sez 3, 15 gennaio 2001 n. 250, non mass, ha ritenuto integrato il reato in questione in una fattispecie nella quale la condotta induttiva mediante inganno era consistita nel presentarsi in qualità di fotografo con il pretesto di procurare alle persone offese occasioni di lavoro nel mondo dello spettacolo, così inducendole a compiere e subire atti sessuali.
Il ricorrente invoca una lettura restrittiva dell’art. 494 cod.pen. in relazione alla nozione di "qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici", che dovrebbe limitarsi alle sole attività professionali il cui esercizio è sottoposto a disciplina legale attraverso l’iscrizione ad apposito albo.
1.2. Quanto al secondo profilo della condotta, giova ricordare che, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, è pacifico che tra le condizioni di "inferiorità psichica" rientrino anche quelle conseguenti all’ingestione di alcolici o all’assunzione di stupefacenti (cfr Sez.3, n.39800 del 21/06/2016, Rv.267757; Sez.3, n.38059 del 11/07/2013, Rv.257374; Sez.3, n. 40565 del 19/04/2012, D., non mass.; Sez. 3, n. 30547 del 15/07/2011, F.D., non mass.; Sez. 3, n. 1183 dei 23/11/2011, E. Rv. 251803; Sez. 3, n. 2646 del 27/01/2004, Laffy, Rv. 227029); anche in tal caso, infatti, si realizza quel doloso sfruttamento, da parte dell’autore del reato, delle condizioni di menomazione della vittima, la quale viene così strumentalizzata con l’obiettivo di accedere alla sua sfera intima a fini di soddisfacimento degli impulsi sessuali, che rappresenta la ratio della fattispecie in oggetto.
2. La censura relativa al trattamento sanzionatorio è, invece, fondata, nei limiti appresso precisati.
Nondimeno, nella quantificazione del trattamento sanzionatorio, i Giudici di merito, valutando di non applicare la relativa riduzione di pena nella massima estensione, hanno motivato in maniera contraddittoria e illogica rispetto alla rilevata congruità e integralità del risarcimento del danno, rimarcando, invece, la limitata entità dell’esborso rispetto alla gravità dei fatti ("avuto riguardo alla limitata entità dell’esborso effettuato rispetto alla oggettiva gravità dei fatti").
3. Tale contraddittorietà della motivazione vizia l’atto decisorio e, pertanto, la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio limitatamente al trattamento sanzionatorio, assorbite le relative ulteriori doglianze. Il ricorso va, poi, rigettato nel resto.