Source: https://www.disabilialloscoperto.it/2015/03/disabilita-e-costituzione-siamo-attori-mai-piu-spettatori/
Timestamp: 2020-01-27 03:16:22+00:00
Document Index: 123919771

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 52', 'art. 27']

Disabilità e Costituzione: siamo attori, mai più spettatori! | Disabili allo Scoperto -
By disabilialloscoperto on 9 Marzo 2015
I tre ricorsi accolti dal TAR del Lazio contro il nuovo ISEE, sono il risultato dello sforzo delle persone con disabilità e famiglie che si sono messe in gioco senza timore. Chi ha fatto quel decreto non ha il consenso della maggioranza dei diretti interessati. E l’intermediazione è avvenuta solo con i rappresentanti di gruppi privati che non rappresentano tutti. Da notare che l’impegno di pochi ha permesso di raggiungere risultati per tutti e questo dovrebbe insegnare molto per il futuro. Prendiamoci la nostra voce, i nostri diritti e la nostra capacità di agire in prima persona.
In un Paese dove la corruzione è la regola, dove la politica non ascolta tutti i cittadini ma solo i rappresentanti di gruppi lobbistici che a volte usano il loro ruolo per arrivare ad incarichi pubblici senza titolo o merito alcuno, dove il malaffare è giustificato per non destabilizzare il sistema esistente……
RICORDATE che siamo noi gli attori e non gli spettatori. Siamo soggetti non oggetti. Ascoltiamo alcune voci dal passato che ancora denunciano, ci chiamano a “fare” e ad “essere”…e ci dicono che la Costituzione siamo noi ….ma quante cose ci ricorda Calamandrei….e quanto sono attuali. Leggetele di seguito e fatele VOSTRE.
Discorso sulla Costituzione. Milano, 26 gennaio 1955
L’art. 34 della Costituzione dice: «I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi»…….Eh!…… E se non hanno mezzi? ……
Allora nella nostra costituzione c’è un altro articolo che è il più importante di tutta la costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al tramonto, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi……. L’articolo 3 dice così: «E compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo……….Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo della Costituzione – «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro» – corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto un’uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società.
È stato detto giustamente che le costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle costituzioni c’è sempre, anche se nascosta dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica.
Questa polemica, di solito, è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime. Se voi leggete la parte della costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate e riaffermate solennemente, erano sistematicamente negate. Quindi, polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino contro il passato.
Ma non è una costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una costituzione che apre le vie verso l’avvenire. Non voglio dire rivoluzionaria, perché per rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sconvolge violentemente, ma è una costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società in cui può accadere che, anche quando ci sono, le libertà giuridiche e politiche siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della società.
Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferenza politica che è – non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani – una malattia dei giovani.
«La politica è una brutta cosa», «che me ne importa della politica»: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà, di quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: «Ma siamo in pericolo?», e questo dice: «Se continua questo mare, il bastimento tra mezz’ora affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda!». Quello dice: «Che me ne importa, non è mica mio!». Questo è l’indifferenza alla politica.
È così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io! Il mondo è così bello, ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa.
Quindi, voi giovani alla costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto – questa è una delle gioie della vita – rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell’Italia e nel mondo. Ora, vedete – io ho poco altro da dirvi –, in questa costituzione, di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato. Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli. E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane.
Quando io leggo, nell’art. 2 della Costituzione «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale»;
o quando leggo, nell’art. 11 «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie, dico: ma questo è Mazzini, questa è la voce di Mazzini;
o quando io leggo, nell’art. 8 «tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour;
o quando io leggo, nell’art. 5 «la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo;
o quando, nell’art. 52 io leggo, a proposito delle forze armate, «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popolo, ma questo è Garibaldi;
e quando leggo, all’art. 27 «non è ammessa la pena di morte», ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria. Grandi voci lontane, grandi nomi lontani.
Quindi, quando vi ho detto che questa – la Costituzione – è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione”.
fonte: https://eleonoracampus.wordpress.com/2015/02/21/disabilita-e-costituzione-siamo-attori-mai-piu-spettatori/