Source: http://www.privacy.it/archivio/garanterisp201409251.html
Timestamp: 2018-02-22 08:52:48+00:00
Document Index: 63178860

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 30', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 177', 'sentenza ', 'art.30', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 93']

DonatellaFerranti
Presidente Commissione giustizia
Cameradei deputati
CaraPresidente,
Inrelazione alla Sua nota del 18 settembre scorso, Le trasmetto il contributorichiesto, nell'ambito dell'attività di esame delle proposte di legge inmateria di anonimato materno.
Antonello Soro _______________
Disposizioniin materia di accesso del figlio adottato non riconosciuto alla nascita alleinformazioni sulle proprie origini e sulla propria identità (A. C. 784 e abbinate)
Leproposte di legge all'esame della Commissione sollevano questioni di notevolerilevanza, con particolare riguardo all'anonimato materno. Questo contributo silimiterà, tuttavia, a suggerire alcune riflessioni, che potrebbero risultareutili al dibattito parlamentare, sui profili relativi alla tutela dellariservatezza e dei dati personali che si rinvengono nelle proposte di legge inesame.
Latutela della riservatezza dell'identità delle madri che al momento del parto sisono avvalse del diritto di non essere nominate è attualmente prevista dalcombinato disposto dell'art. 28, comma 7 della legge 4 maggio 1983, n. 184(così come modificato dall'articolo 177, comma 2 del decreto legislativo 30giugno 2003, n. 196) e dall'art. 30, comma 1, del d.P.R. 3 novembre 2000 n.396. Analogamente l'articolo 93 del Codice in materia di protezione dei datipersonali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196), prevede che non possano essere resinoti, se non decorsi cento anni dalla formazione del documento, il certificatodi assistenza al parto o la cartella clinica, a meno che in essi non venganooscurati i dati personali che rendono identificabile la madre naturale cheabbia esercitato il diritto a non essere nominata. Le summenzionatedisposizioni, configurando ed assicurando la possibilità del cd. "parto inanonimato" o "parto anonimo", sono state immaginate al fine ditutelare il più possibile la salute della madre e la vita del nascituro,consentendo alla donna di partorire nella piena riservatezza ma anche con lamigliore assistenza possibile all'interno delle strutture ospedaliere.
Comenoto, la Corte costituzionale nella sentenza n. 278 del 2013 ha dichiaratol'illegittimità del citato art. 28, comma 7, della legge 4 maggio 1983, n. 184,come sostituito dall'art. 177, comma 2, del Codice in materia di protezione deidati personali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196) nella parte in cui non prevede, attraversoun procedimento stabilito dalla legge, la possibilità per il giudice diinterpellare la madre, su richiesta del figlio, al fine di una eventuale revocadella dichiarazione di non voler essere nominata.
Alriguardo, si rileva che la sentenza della Corte non ha scalfito il diritto allariservatezza delle madri che al momento del parto si sono avvalse del dirittodi non essere nominate, non avendo la pronuncia interessato il menzionato art.30 del d.P.R. n. 396/2000, ed avendo, al contrario, la Corte ribadito lanecessità di cautelare in termini rigorosi il diritto all'anonimato delle donne"attraverso un procedimento, stabilito dalla legge, che assicuri lamassima riservatezza" delle stesse.
Sistanno già verificando – come riportato dai principali organi diinformazione – casi in cui l'autorità giudiziaria ha dato immediataapplicazione alla sentenza della Corte costituzionale, consentendo ai figli dirintracciare le madri naturali anche nel caso in cui queste donne avesseroall'epoca esercitato la facoltà di non essere nominate nella dichiarazione dinascita. I rischi connessi ad una flessibilizzazione dell'anonimato della madrenaturale in assenza di adeguati supporti normativi che ne definiscano modalitàe procedure sono dunque già concreti e solo un organico intervento dellegislatore può assicurare che il diritto dei figli a conoscere le proprieorigini biologiche non vada a completo detrimento della riservatezza delledonne.
LaCorte costituzionale, infatti, ha individuato nella irreversibilità dellasegretezza dell'identità della madre naturale e nella"cristallizzazione" delle sue modalità di esercizio il vero vulnusagli articoli 2 e 3 della Costituzione, stigmatizzando così un divietodestinato a precludere in radice qualsiasi possibilità di reciproca relazionedi fatto – di carattere, dunque, sostanziale e non giuridico – tramadre naturale e figlio. Si fa presente che quest'ultimo è un tema a cui ilGarante in precedenti occasioni si è mostrato sensibile, scindendo il concettodi "genitorialità giuridica" da quello di "genitorialitànaturale" e valorizzando il rapporto di carattere sostanziale esistentetra madre e figlio (provv. 5 dicembre 2013).
IlGarante apprezza la scelta della Commissione di proseguire nell'esame dellevarie proposte di legge presentate sul tema, al fine di assicurare un correttobilanciamento tra la tutela rigorosa dell'anonimato della donna e il dirittodel figlio a conoscere le proprie origini.
Sitratta di un bilanciamento indubbiamente complesso, che presuppone in primoluogo l'individuazione di procedure tali da consentire al figlio di avanzare larichiesta di conoscere l'identità della madre e, ove il legislatore lo ritenga,la possibilità per la donna di rinunciare preventivamente all'anonimato aprescindere dall'istanza del figlio.
Inproposito, si può richiamare la scelta del legislatore francese, il quale haprevisto la possibilità che la madre naturale esprima, a prescindere dallapresentazione di un'istanza del figlio, la revoca dell'anonimato (Loi n.2002-93 del 22 gennaio 2002). La disponibilità alla revoca dell'anonimatoviene raccolta preventivamente, al fine poi di renderla nota esclusivamente incaso di istanza da parte del figlio.
Talemeccanismo sarebbe in grado di consentire pienamente, e a prescinderedall'istanza del figlio, il diritto ad esercitare la revoca dell'anonimato daparte della donna, unica e sola detentrice del potere di disporre della propriaidentità, ponendosi così in linea con quanto sostenuto dai giudicicostituzionali italiani nella già citata sentenza n. 278/2013.
L'istituzionedi una sorta di "registro delle revoche", "registro di desecretazione"o "registro delle identità materne" potrebbe ridurre sensibilmente lepreoccupazioni in materia di riservatezza, sia perché procedimentalizzerebbe eaccentrerebbe univocamente alcuni passaggi, sia perché, presupponendo unascelta consapevole da parte della madre naturale, contribuirebbe ad unagestione più razionale, più graduale e meno conflittuale della istanza diaccesso da parte del figlio.
InFrancia la tenuta di questo "registro delle revoche" è affidata ad unorgano ad hoc a composizione mista e paritetica, il Conseil national pourl'accés aux origines personelles istituito presso il Ministero degli affarisociali. Il Conseil ha poi il compito di gestire l'intera procedura successivaall'istanza del figlio. Alcuni degli esperti auditi dai membri dellaCommissione Giustizia della Camera hanno sottolineato l'opportunità di affidarela tenuta di questo registro ad un comitato ad hoc o anche all'Autorità Garanteper la protezione dei dati personali, al fine di evitare problemi dicoordinamento tra gli uffici dei Tribunali sparsi sull'intero territorionazionale.
Nonvi è dubbio che una tenuta centralizzata delle informazioni agevolerebbel'intera procedura, assicurando uno standard di riservatezza più elevato.L'eventuale scelta, poi, di affidare al Garante la tenuta del registro sarebbepienamente conforme con il quadro ordinamentale e normativo vigente e, inparticolare, con le funzioni assegnate all'Autorità. In generale l'attività dicontrollo e vigilanza sulle banche dati, infatti, rientra tra i principalicompiti istituzionali di questa Autorità e la particolare delicatezza di questidati, peraltro nell'ambito di un trattamento che sarebbe del tutto nuovonell'ordinamento, richiede un elevato livello di tutela del diritto diriservatezza, del diritto all'identità personale e di quello alla protezionedei dati personali. L'accentramento delle informazioni presso un unicoorganismo nazionale, piuttosto che presso i differenti tribunali dislocatisull'intero territorio nazionale, costituirebbe un vantaggio in termini di riduzionedei tempi di attesa e semplificazione delle procedure.
Percompletare il quadro su questo tema è opportuno evidenziare come l'eventualeprevisione di un ruolo del Garante nella gestione del "registro dellerevoche" andrebbe introdotta tramite una modifica del Codice privacy, siainserendo la tenuta del registro e la responsabilità dell'Autorità in materiatra i compiti di cui all'articolo 154 del Codice privacy sia istituendo perlegge il "registro delle revoche", con un intervento emendativo preferibilmenteall'interno del Capo VI (Disposizioni varie) del Titolo V, Parte II delmedesimo Codice.
Delresto – come sancito dalla Corte – va garantita l'assolutariservatezza anche della procedura di interpello della madre, da parte delgiudice e su istanza del figlio, nelle diverse ipotesi in cui la donna non sisia iscritta nel "registro delle revoche". Anche in tal caso, sipotrebbe valutare l'opportunità di assegnare all'Autorità la funzione digaranzia della riservatezza di tale procedura, ancor più delicata perchépotrebbe coinvolgere donne che intendano mantenere l'anonimato.
Suquesti presupposti, accanto all'esame della disposizione oggettodell'intervento della Corte e al citato art. 30 del d.P.R. n. 396/2000, sipotrebbe altresì riflettere sulla perdurante attualità della disciplina di cuiall'articolo 93, commi 2 e 3, del Codice in materia di protezione dei datipersonali (d.lg. 30 giugno 2003, n. 196) all'interno del nuovo quadro stabilitodalla Corte costituzionale e delle scelte normative che il legislatoreeventualmente compirà. Questo, al fine di valutare se e come il monito dellaCorte a favore della revocabilità dell'anonimato abbia degli effetti, inparticolare, sui commi 2 e 3 del citato art. 93, fondati sul concetto diirreversibilità dell'anonimato materno. Ove il legislatore intendessemodificare l'attuale disciplina del parto anonimo, occorrerebbe coordinare lenuove disposizioni con l'articolo 93, commi 2 e 3 del Codice privacy tramite unrinvio all'ipotesi di revoca dell'anonimato da parte della madre che al momentodel parto aveva optato per l'anonimato.
Roma25 settembre 2014