Source: https://mauropresini.wordpress.com/2015/02/23/lip-ovvero-per-una-scuola-che-rispetta-e-attua-la-costituzione/
Timestamp: 2018-02-22 10:33:03+00:00
Document Index: 157526534

Matched Legal Cases: ['art. 33', 'artt 33', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25']

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LIP ovvero per una scuola che rispetta e attua la Costituzione
Date: 23 febbraio 2015Author: Mauro Presini 0 Commenti
di Corrado Mauceri (giurista e membro del comitato nazionale “Scuola e Costituzione”)
Dopo le piccate prese di posizione di taluni Dirigenti scolastici dell’ANP (vedi qui), ho letto con qualche stupore gli interventi, per la verità un po’ sbrigativi (e forse anche un po’ strumentali), degli amici Valentino (vedi qui) e Dacrema (con quest’ultimo ho lavorato per anni nella CGIL Scuola, ora FLC-CGIL).
Penso quindi che un chiarimento sia opportuno.
2) La Repubblica istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi ( art. 33, co 2 Cost.)
4) La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione (artt 33, co.2 e 117,co 2 lett. n. Cost.)
Che cosa significano in concreto questi principi nel loro insieme?
A mio avviso (penso che anche Dacrema e Valentino siano d’accordo) questi principi significano:
La Repubblica ha l’obbligo di garantire a tutti/e scuole statali per tutti gli ordini e gradi; il sistema scolastico statale deve essere quindi autosufficiente rispetto alla domanda sociale di istruzione; quindi la Costituzione non consente il sistema integrato pubblico-privato; le scuole private sono quindi aggiuntive e facoltative.
Le scuole statali devono garantire la libertà di insegnamento ed il pluralismo culturale; ciò significa che, nelle scuole statali, l’attività di ciascun docente – e più in generale il sistema scolastico nel suo complesso – devono essere esenti da qualsiasi forma di condizionamento esterno o ministeriale, diretto o indiretto; significa quindi che il personale docente è ovviamente dipendente statale, come lo sono i magistrati, con diritti e con doveri; ma, nello svolgimento della sua funzione docente, non può essere gerarchicamente subordinato alle direttive di nessuno; significa anche che deve esercitare la sua funzione per dare il suo libero ed incondizionato contributo, anche attraverso il confronto e la partecipazione agli organi collegiali, a tutta l’attività didattica e culturale sia a livello di istituto sia a livello nazionale.
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione significa che, al fine di garantire il pluralismo culturale e di evitare forme di condizionamento di parte, le norme generali sull’istruzione devono essere riservate all’organismo della Repubblica istituzionalmente rappresentativo del Paese, e cioè il Parlamento.
L’autonomia scolastica deve essere vista in questo contesto costituzionale e significa che non solo deve essere garantita la libertà di insegnamento di ciascun docente, ma deve essere garantita l’autonomia delle istituzioni scolastiche, come espressione della partecipazione democratica di tutti soggetti che operano nella scuola; quindi autonomia intesa come indipendenza da ogni forma di condizionamento esterno (anche ministeriale) e di partecipazione attiva sia nel governo della scuola sia nell’ambito del sistema nazionale.
La LIP senza dubbio su taluni aspetti si può e si deve discutere (gli stessi promotori ne sono convinti ed hanno avviato un percorso in tal senso); ma bisogna riconoscere che l’impianto complessivo va senza dubbio nella direzione dei principi costituzionali sopraindicati.
Gli amici Valentino e Dacrema criticano però la LIP con argomentazioni che mi sembrano per la verità prive di fondamento (è possibile però che io non le abbia capite); affermano difatti:
La LIP prevede l’abrogazione dell’art. 25 T.U.n. 165/01 ( Dirigenza scolastica)
Non prevede l’autonomia scolastica
Esclude la contrattazione sindacale.
A) in merito all’abrogazione dell’ art. 25 TU n.165/01
Premetto (ovviamente è una mia opinione personale) che ritengo che un dirigente o direttivo (la denominazione è indifferente), che comunque ha responsabilità di una istituzione complessa come quella scolastica, debba avere (come del resto anche il personale docente) un adeguato riconoscimento professionale ed economico.
Ciò premesso, è fuor di dubbio che la dirigenza scolastica delineata dall’art. 25 è semplicemente un monstrum giuridico, che non può che creare contrasti ed incertezze. Difatti si definiscono le funzioni del DS che però devono essere esercitate“ nel rispetto delle competenze degli organi collegiali”; cioè, secondo tale geniale formulazione, il DS ha le stesse funzioni che spettano agli OO.CC. (che il DS deve rispettare essendone, nel contempo, responsabile); una normativa palesemente contraddittoria, tanto è vero che prima Brunetta ed Aprea ed ora Renzi si propongono di modificarla, ovviamente eliminando ogni ruolo decisionale degli OO .CC.
Le alternative sono due: o si ridimensionano le competenze degli OO.CC., attribuendo al DS un pieno potere decisionale e manageriale e quindi si ripristina in pieno il rapporto di subordinazione gerarchica, già previsto nel regime fascista, e – di conseguenza – si stravolgono i principi costituzionali ed in primis il principio della libertà di insegnamento; oppure le decisioni sono affidate agli organi di democrazia scolastica, al fine di garantire il pieno svolgimento della libertà di insegnamento, restituendo al dirigente scolastico il ruolo importante del garante del regolare funzionamento della vita scolastica e delle regole definite negli organi di democrazia scolastica.
Si tratta cioè o di dare piena attuazione ai principi costituzionali o tornare, come vorrebbe Renzi, a modelli autoritari e privatistici.
La LIP invece, prevedendo il rafforzamento degli OO.CC (anche se a livello nazionale permane il ruolo preminente del Ministro) si propone indubbiamente ed oggettivamente il rafforzamento dell’autonomia scolastica che, in coerenza con i principi costituzionali , si realizza all’interno di un sistema scolastico statale e quindi di un progetto culturale statale; un’autonomia quindi, non aziendale, ma funzionale come arricchimento di progetto culturale complessivo e, nello stesso tempo, come garanzia di partecipazione di tutti i soggetti che operano nella scuola.
Non solo in nessuna norma della LIP è prevista l’abolizione della contrattazione, ma – al contrario – proprio in questi giorni il Coordinamento nazionale a sostegno della LIP ha affermato (e lo preciserà in modo più puntuale nel Seminario nazionale del 1 Marzo) che tutta la materia della carriera del personale della scuola non può essere scippata da Renzi alla contrattazione sindacale e disciplinata con atti unilaterali del Governo, anche se formalmente coperti da un voto di un Parlamento di nominati..
Né l’abrogazione dell’art. 25 TU 165/01 implica l’abolizione della contrattazione; difatti il dirigente – o comunque si chiami – o altra figura può benissimo avere la delega a contrattare a livello di istituto le materie contrattuali.
Antonio ValentinoCorrado MauceriCostituzioneFabrizio DacremaLegge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola per la RepubblicaLIP
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