Source: http://www.lexform.it/aggiornamenti/nuovo-appello-esempio-di-censura-in-materia-di-responsabilita-da-insidia-stradale/
Timestamp: 2017-03-30 08:51:27+00:00
Document Index: 144522278

Matched Legal Cases: ['art. 2051', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 342']

Nuovo appello, fac-simile. Esempio di censura in materia di responsabilità da insidia stradale • Lex & Formazione
di Mirco Minardi - 15 settembre 2013	Tizio conviene in giudizio un Comune per ottenere il risarcimento dei danni riportati a causa della caduta dal suo ciclomotore, avvenuta in una via del centro, alle due di notte a causa di una macchia di olio presente sulla sede stradale.
Il Tribunale rigetta la domanda, ritenendo inapplicabile alla fattispecie la disciplina di cui all’art. 2051 c.c. sul rilievo che tale norma “non può disciplinare la responsabilità della P.A. per danni cagionati da beni demaniali affidati ad un uso generalizzato della collettività”.
Esempio di appello.
Il sottoscritto Avv. Mirco Minardi, codice fiscale MNR MRC 69T06A271W, indirizzo di p.e.c. …….@pec-ordineavvocatiancona.it, in qualità di procuratore e difensore di ….omissis ……. tutti elettivamente domiciliati presso lo studio dello scrivente difensore, sito in Senigallia, via Armellini n. 14, fax presso cui effettuare le notifiche 0717912550, come da delega a margine del presente atto rilasciata da …………………..
1. SULLA VIOLAZIONE DI LEGGE PER AVERE IL GIUDICE DI PRIMO GRADO RITENUTO INAPPLICABILE LA NORMA DI CUI ALL’ART. 2051 C.C. TRATTANDOSI DI BENE DEMANIALE AFFIDATO AD UN USO GENERALIZZATO DELLA COLLETTIVITÀ
Con il presente atto di appello si censura l’impugnata sentenza nella parte in cui il Tribunale ha ritenuto inapplicabile alla fattispecie la disciplina di cui all’art. 2051 c.c., e ciò sul rilievo che tale norma “non può disciplinare la responsabilità della P.A. per danni cagionati da beni demaniali affidati ad un uso generalizzato della collettività”.
Così argomentando, il giudice di primo grado ha fatto proprio un orientamento giurisprudenziale ormai superato, non tenendo conto dell’evoluzione della giurisprudenza in subiecta materia a partire dalla nota pronuncia n. 156 del 10.5.1999 della Corte costituzionale.
Ne deriva che il fattore decisivo per l’applicabilità della disciplina ex art. 2051 c.c. debba individuarsi nella possibilità o meno di esercitare un potere di controllo e di vigilanza sui beni demaniali, con la conseguenza che l’impossibilità di siffatto potere non potrebbe ricollegarsi puramente e semplicemente alla notevole estensione del bene e all’uso generale e diretto da parte dei terzi, da considerarsi meri indici di tale impossibilità, ma all’esito di una complessa indagine condotta dal giudice di merito con riferimento al caso singolo, che tenga in debito conto innanzitutto gli indici suddetti.
L’evoluzione giurisprudenziale è culminata nell’affermazione contenuta nella sentenza Cass. n. 20427 del 2008 secondo la quale andava superata la giurisprudenza della stessa Corte che riteneva l’art. 2051 c.c. applicabile nei confronti della P.A., per le categorie di beni demaniali quali le strade pubbliche, solamente quando, per le ridotte dimensioni, ne è possibile un efficace controllo ed una costante vigilanza da parte della P.A., tale da impedire l’insorgenza di cause di pericolo per gli utenti (Cass. 26 settembre 2006, n. 20827; Cass. 12 luglio 2006, n. 15779; Cass. 6 luglio 2006, n. 15383).
La S.C. ha ritenuto di dover affermare il diverso principio secondo il quale la responsabilità da cosa in custodia presuppone che il soggetto cui la si imputa abbia con la cosa un rapporto definibile come di custodia; perchè questo rapporto ci sia è necessario che il soggetto abbia (e sia in grado di esplicare riguardo alla cosa) un potere di sorveglianza, il potere di modificarne lo stato e quello di escludere che altri vi apporti modifiche.
S’è ulteriormente precisato che per le strade aperte al traffico, è certo che l’ente proprietario si trova in questa situazione: in particolare, una volta accertato che il fatto dannoso si è verificato a causa di una anomalia della strada stessa (e l’onere probatorio di tale dimostrazione grava, palesemente, sul danneggiato), è comunque configurabile la responsabilità dell’ente pubblico custode, salvo che questo ultimo non dimostri di non avere potuto far nulla per evitare il danno. L’ente proprietario non può far nulla quando la situazione che provoca il danno si determina non come conseguenza di un precedente difetto di diligenza nella sorveglianza della strada ma in maniera improvvisa, atteso che solo questa ultima (al pari della eventuale colpa esclusiva dello stesso danneggiato in ordine al verificarsi del fatto) integra il caso fortuito previsto dall’art. 2051 c.c., quale scriminante della responsabilità del custode. E si è concluso, in sintesi, che agli enti pubblici proprietari di strade aperte al pubblico transito in linea generale è applicabile l’art. 2051 c.c., in riferimento alle situazioni di pericolo immanentemente connesse alla struttura o alle pertinenze della strada, essendo peraltro configurabile il caso fortuito in relazione a quelle provocate dagli stessi utenti, ovvero da una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa che, nonostante l’attività di controllo e la diligenza impiegata allo scopo di garantire un intervento tempestivo, non possa essere rimossa o segnalata, per difetto del tempo strettamente necessario a provvedere (Cass. 29 marzo 2007, n. 7763. Analogamente, Cass. 2 febbraio 2007, n. 2308).
In questa direzione si è orientata negli ultimi anni la giurisprudenza della Corte di Cassazione i cui più recenti arresti hanno segnalato, con particolare riguardo al demanio stradale, la necessità che la configurabilità della possibilità in concreto della custodia debba essere indagata non soltanto con riguardo all’estensione della strada, ma anche alle sue caratteristiche, alla posizione, alle dotazioni, ai sistemi di assistenza che lo connotano, agli strumenti che il progresso tecnologico appresta, in quanto tali caratteristiche acquistano rilievo condizionante anche delle aspettative degli utenti, rilevando ancora, quanto alle strade comunali, come figura sintomatica della possibilità del loro effettivo controllo, la circostanza che le stesse si trovino all’interno della perimetrazione del centro abitato (v. Cass. n. 21328 e 21329/10; 12695/10; 24529/09; 9546/09; 3651/06; 15384/06).
Tali principi sono stati condivisi e ribaditi dal S.C. nella recente sentenza 3640/2013.
Alla luce di quanto sopra esposto, manifesta è la violazione di legge commessa dal Tribunale di …..
2. SULLA RILEVANZA DELLA DEDOTTA VIOLAZIONE DI LEGGE
Per quanto concerne la rilevanza della violazione di legge, richiesta dall’art. 342, 1° comma, n. 2 c.p.c., è appena il caso di osservare che qualora il giudice di primo grado avesse fatto corretta applicazione dei principi di diritto ormai consolidati in materia, avrebbe dovuto senz’altro accogliere la domanda, essendo stato provato in giudizio, come risulta dalla stessa sentenza, che l’attore era rovinato a terra a causa di una macchia di olio presente sull’asfalto. Pertanto, una volta data la dimostrazione dell’evento e del nesso di causalità con la res, e stante l’assoluta mancanza, ancor prima della prova, della stessa allegazione del caso fortuito da parte del Comune convenuto, il Tribunale avrebbe dovuto riconoscere la responsabilità di quest’ultimo e conseguentemente condannarlo al risarcimento dei danni subiti, così come accertati dal CTU, quanto al danno non patrimoniale, e dalle fatture prodotte con i n.ri 14 e 17, quanto al danno patrimoniale, fatture oltretutto confermate dai testimoni sig.ri ………………… rispettivamente …………………… nelle deposizioni resa all’udienza del …………………….
In particolare, all’udienza di precisazione delle conclusioni tenutasi il …………………, il danno complessivo subito dall’attore era stato così quantificato: ……..