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Timestamp: 2019-08-23 05:59:15+00:00
Document Index: 154877160

Matched Legal Cases: ['art. 2059', 'art. 1226', 'art. 3', 'art. 1917', 'art. 1322', 'art. 1917', 'art. 1341']

Risarcito il danno al figlio da privazione del rapporto genitoriale e ammessa l’azione di ripetizione del genitore condebitore in solido
16 Dicembre 2014 | di Ilaria Pepe
La violazione dei doveri di mantenimento, istruzione ed educazione dei genitori verso la prole, a causa del disinteresse mostrato nei confronti dei figli, integra gli estremi dell’illecito civile, cagionando la lesione di diritti costituzionalmente protetti, e dà luogo ad un’autonoma azione dei medesimi figli volta al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell’art. 2059 c.c. Comportamento rilevatore di responsabilità genitoriale è l’avere deprivato i figli della figura genitoriale paterna e idoneo ad integrare un fatto generatore di responsabilità aquiliana. La voce di pregiudizio in esame sfugge a precise quantificazioni in moneta e, pertanto, si impone la liquidazione in via equitativa ex art. 1226 c.c. In merito alla quantificazione in concreto può essere applicata la voce ad hoc prevista dalle tabelle giurisprudenziali adottate dall’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano (perdita del genitore).
12 Dicembre 2014 | di Roberta Nocella
Anche se è provato sia il conferimento dell’incarico di gestire la contabilità di una società, sia che il commercialista aveva omesso di procedere al deposito telematico della dichiarazione annuale IVA, non è possibile condannare quest’ultimo al risarcimento richiesto dalla società attrice quantificandolo sulla base delle cartelle esattoriali notificate dall’Erario, ove il professionista (su delega dell’assistito) abbia impugnato le stesse ed il procedimento sia pendente in Cassazione, senza che la società contribuente abbia versato importi all’amministrazione tributaria e la parte attrice non abbia adempiuto all’onere probatorio avente ad oggetto almeno la presunzione di definitività del recupero credito da parte di quest’ultima.
La natura della responsabilità civile del medico che cura all'interno di strutture pubbliche
10 Dicembre 2014 | di Luca Minniti
In tema di responsabilità civile sanitaria il tenore dell’art. 3 comma 1 della legge Balduzzi non consente di ritenere che la responsabilità del medico, per condotte interne a struttura pubblica, sussista solo in presenza di tutti gli elementi dell’illecito aquiliano perché tale distinzione non è ricavabile dal tenore della norma che ha ad oggetto esclusivo l’esimente penale della colpa lieve per gli esercenti professioni sanitarie senza distinzione tra sanità pubblica e privata.
La vessatorietà delle clausole Claims made la decide il giudice
09 Dicembre 2014 | di Massimiliano Naso
Il contratto di assicurazione della responsabilità civile con clausola cosiddetta “a richiesta fatta” (claims made) non rientra nella fattispecie tipica prevista dall’art. 1917 c.c., ma costituisce un contratto atipico, generalmente lecito ex art. 1322 c.c.. Spetta al giudice di merito accertare, caso per caso, se la clausola "a richiesta fatta", riducendo l'ambito oggettivo della responsabilità dell'assicuratore, fissato dall'art. 1917 c.c., configuri una clausola vessatoria ai sensi dell'art. 1341 c.c.
La P.A. deve risarcire la chance persa se si identifica con la mancata possibilità di conseguire un risultato utile
04 Dicembre 2014 | di Amelia Laura Crucitti
Il danno risarcibile dalla P.A a titolo di responsabilità precontrattuale in relazione alla mancata stipula di un contratto d’appalto o in relazione all’invalidità dello stesso, comprende le spese sostenute dall’impresa per aver partecipato alla gara (danno emergente), ma anche la perdita di ulteriori occasioni di stipulazione di altri contratti altrettanto o maggiormente vantaggiosi, impedite dalle trattative indebitamente interrotte (lucro cessante). Il criterio per l’accertamento del danno da perdita di chance è quello del «più probabile che non», elaborato dalla giurisprudenza della Cassazione.
Limiti di risarcibilità del danno da lesione e perdita dell’animale da affezione
02 Dicembre 2014 | di Eloisia Minolfi
Il danno morale da perdita dell’animale da affezione va riconosciuto quando concorrano gli estremi del reato; il danno non patrimoniale è risarcibile una volta accertata la rilevanza penale della condotta del convenuto e se il fatto illecito abbia reciso e turbato il rapporto interattivo-affettivo tra proprietario e animale. Il risarcimento del danno patrimoniale non può avere a parametro di valutazione il solo valore economico del bene. Il proprietario troverà il limite al risarcimento del danno patrimoniale nei danni che non costituiscono conseguenza immediata e diretta del fatto e in quelli che potevano essere evitati dal creditore usando l'ordinaria diligenza. (Trib. Milano, Sez. X, sent., 1 luglio 2014, n. 8698).
Inadempimento del professionista e diritto al compenso
28 Novembre 2014 | di Rosaria Giordano
“Nel caso di errore professionale che abbia reso del tutto inutile l’attività professionale, tale da dover ritenere la prestazione totalmente inadempiuta e improduttiva di effetti nei confronti del cliente, ne deriva la conseguenza della simmetrica perdita, da parte del professionista, del diritto a percepire il compenso”.
24 Novembre 2014 | di Mauro Di Marzio
Nella causa di risarcimento da sinistro stradale promossa dal danneggiato contro l'assicuratore del responsabile, quando ricorrono i presupposti per l’applicazione della procedura di risarcimento diretto, è inammissibile l'intervento volontario dell'assicuratore del danneggiato.
Morte conseguita alle lesioni dopo 83 giorni: agli eredi va liquidato il danno biologico permanente
21 Novembre 2014 | di Mauro Di Marzio
Nel caso di morte conseguita dopo 83 giorni alle lesioni riportate dalla vittima di un sinistro stradale, al fine di evitare la disparità di trattamento che altrimenti si verificherebbe nei confronti di chi, dopo aver riportato un danno permanente, sopravviva, si deve riconoscere agli eredi del defunto il danno biologico permanente da quest’ultimo patito, parametro però non alla vita media bensì all’effettivo periodo di vita che la vittima ha vissuto dopo il sinistro.