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Timestamp: 2019-04-22 16:14:41+00:00
Document Index: 72240934

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art.4', 'art.127', 'art.3', 'art.3', 'art.127', 'art.119', 'art. 4', 'art.3', 'art. 3', 'art.4', 'art.3', 'art.3', 'art.128', 'art.128', 'art.114', 'art.1', 'art.11']

Basterebbe che lo Stato dichiarasse queste agevolazioni trasferibili tra soggetti prima del loro utilizzo, per avere una moneta fiscale già pronta e utilizzabile negli scambi, in grado di rilanciare l'economia più di quanto facciano già oggi queste agevolazioni.
Ma veniamo alle argomentazioni che l'autore utilizza per dimostrare che la moneta fiscale "si scontra non solo con l’austerità necessitata dell’euro, ma con il diritto dei trattati UE".
Secondo l'autore, i due presupposti errati sono l'affermazione che gli Stati appartenenti all’UE e all’Eurozona abbiano conservato, da un lato, la sovranità monetaria e dall’altro, la competenza esclusiva in materia di politica fiscale.
Cominciamo dalla sovranità monetaria
Essa è certamente “il diritto o potere da parte di una Stato di creare moneta, in linea con le sue scelte di politica economica”.
Politica economica che, a sua volta, consiste nelle scelte di politica monetaria e di politica fiscale. Orbene:
a norma dell’art. 2 TFUE (trattato sul funzionamento dell’Unione europea) “quando i trattati attribuiscono all’Unione una competenza esclusiva in un determinato settore, solo l’Unione può legiferare e adottare atti giuridicamente vincolanti. Gli Stati membri possono farlo autonomamente solo se autorizzati dall’Unione oppure per dare attuazione agli atti dell’Unione”;
l’art. 3, comma 1°, lett. C) TFUE attribuisce all’Unione la competenza esclusiva nel settore della “politica monetaria per gli Stati membri la cui moneta è l’euro”.
Chiariamo innanzi tutti che le politiche economiche sono di competenza degli Stati, perchè non rientrano tra le competenze esclusive dell'Unione previste all’art. 3 TUE, ma neanche tra le competenze concorrenti definite dall'art.4 del TFUE.
Per quanto riguarda le politiche monetaria, non bisogna confonderle con la sovranità monetaria.
La sovranità monetaria è il diritto o potere di creare moneta, e il fatto che questo diritto appartenga agli Stati viene dichiarato da Bankitalia nel suo sito http://www.bancaditalia.it/compiti/emissione-euro/signoraggio/index.html dove è scritto in grassetto: "Oggi, quindi, il signoraggio viene percepito in prima battuta dalle banche centrali, le quali tuttavia lo riversano poi agli Stati, titolari ultimi della sovranità monetaria"..
Le politiche monetarie invece sono l'insieme degli strumenti, degli obiettivi e degli interventi (ndr generalmente adottati da uno Stato), per modificare e orientare la moneta, il credito e la finanza, al fine di raggiungere obiettivi prefissati di politica economica, di cui la politica monetaria fa parte.
Quindi le politiche monetarie vanno intese come uno degli strumenti, insieme alle politiche fiscali, con i quali si devono raggiungere gli obiettivi di politica economica, quindi sono ad essa strettamente legate.
La dimostrazione che la sovranità monetaria è dello Stato la si trova nei bilanci della BCE e della Banca d'Italia, dove il signoraggio concorre alla formazione
dell'utile, che viene effettivamente versato per la maggior parte allo Stato italiano.
La BCE invece ha l'esclusiva solo delle politiche monetarie, che riguardano gli strumenti, gli obiettivi e gli interventi tesi ad orientare la moneta, il credito e la finanza, ma non possono riguardare il campo della creazione monetaria.
Quindi la sovranità monetaria è di competenza esclusiva dei singoli Stati, come dimostrano le monete metalliche che sono di loro proprietà esclusiva. Analizziamo ora nel dettaglio l'art.127 comma 1° del TFUE:
"L'obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali, in appresso denominato «SEBC», è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui all'articolo 119".
Il fatto che l’ “obiettivo principale” del “mantenimento della stabilità dei prezzi”, in un periodo a rischio deflazione come quello attuale, sia perseguito attraverso manovre che provocano deflazione salariale e conseguente riduzione della domanda interna, è in aperto contrasto con gli obiettivi dell'art.3 del TUE. La BCE invece che sostenere "le politiche generali dell'Unione" va contro di esse, perseguendo la disoccupazione e la decrescita economica. La dicitura “fatto salvo” non significa che l'obiettivo principale può essere raggiunto senza preoccuparsi degli altri obiettivi.
Per chiarire meglio cosa significa "fatto salvo", utilizziamo questo esempio. Supponiamo di decidere che l'obiettivo principale di chi cucina i nostri pasti, sia quello di garantire un determinato apporto calorico per sopravvivere, ma fatto salvo questo obiettivo, il pasto deve contribuire a farci mangiare cibi sani e naturali: fatto salvo significa che posso mangiare anche solo patatine fritte e maionese per avere quell'apporto calorico? Certamente no, a meno che non siano rimaste solo patate fritte e maionese, ma non è questo il caso della BCE che ha "ampie risorse per far fronte a tutte le nostre emergenze", come ha ammesso Mario Draghi quando gli è stato chiesto se i soldi possono finire.
Quindi quando nei Trattati si fa sempre esplicito riferimento alla stabilità dei prezzi, viene sempre evidenziato il sostegno agli obiettivi dell'Unione previsti all'art.3 comma 3° TUE, concetto sottolineato sia nell'art.127 comma 1° TFUE che nell' art.119 comma 2° TFUE.
Tra l'altro l’art. 4, comma 3°, ultimo periodo, TUE impone agli Stati membri dell’Unione di astenersi “da qualsiasi misura che rischi di mettere in pericolo la realizzazione degli obiettivi dell’Unione”, che non sono solo la stabilità dei prezzi, ma anche la piena occupazione e la crescita economica equilibrata.
In conclusione lo Stato ha ancora la sovranità monetaria e in una situazione come quella attuale a rischio di deflazione, può e deve utilizzarla per raggiungere gli obiettivi previsti dall'art.3 comma 3° TUE che sono tra gli altri crescita economica equilibrata e piena occupazione.
E' altresì chiaro, come avverte giustamente Marco Mori, che “qualsiasi tentativo di esercitare la sovranità monetaria, con qualsiasi forma, da parte di uno Stato membro comporterebbe l’immediata e violentissima reazione di Bruxelles”. Per questo, al fine di evitare manovre ritorsive come il blocco dei bancomat e di tutti i sistemi di pagamento, è necessario riprendere il controllo del sistema bancario sia su Banca d'Italia che creando banche pubbliche.
Passiamo alla politica fiscale
L’affermazione che essa sia “sicuramente di competenza esclusiva degli Stati” è dimostrata dal fatto che questa competenza non rientra tra le competenze esclusive dell'Unione previste all’art. 3 TUE, ma non rientra neanche tra le competenze concorrenti definite dall'art.4 del TFUE.
E' chiaro che esistono trattati come il Fiscal Compact che introducono vincoli, ma nessuno prende in considerazione la sovranità monetaria e fiscale, che è il potere dello Stato di creare moneta o riduzioni fiscali direttamente senza passare per la Banca Centrale.
Uno strumento monetario accettato per il pagamento delle tasse o uno strumento fiscale accettato come riduzione delle tasse, ha per i cittadini e per l'economia lo stesso effetto benefico, anche se sono ad accettazione volontario. Ma essendo strumenti generati dallo Stato senza debito, possono circolare liberamente senza che debbano essere pagati interessi ad alcuno.
D'altro canto sfatiamo anche questo mito della necessità dell'accettazione obbligatoria derivante dal corso legale, oggi più del 90% della moneta che usiamo è una moneta elettronica bancaria (o meglio credito bancario) che è ad accettazione volontaria. Infatti nessuno ricorda che le uniche monete a corso legale sono le monete metalliche e le banconote, o la moneta elettronica emessa dalla BCE, tutto il resto è da noi accettato come fosse moneta a corso legale, ma in realtà è credito creato dal nulla dalle banche private.
In conclusione, i Trattati è vero che introducono norme e vincoli che riducono gli ambiti di manovra degli Stati, ma gli obiettivi dell'Unione sono sempre gli stessi e non possono essere disattesi, come oggi sta avvenendo.
Fino a prova contraria la crescita economica equilibrata e la piena occupazione sono ancora tra gli obiettivi dell'Unione, è l'unico modo di realizzarli è utilizzare la sovranità monetaria e fiscale degli Stati, che permetterebbe di ridurre il debito pubblico e privato, e paradossalmente di rispettare anche i trattati come il Fiscal Compact o il pareggio di bilancio.
Quindi l'utilizzo delle sovranità monetaria e fiscale per raggiungere gli obiettivi dell'art.3 del TUE e rispettare i vincoli come il Fiscal Compact o il pareggio di bilancio non solo è possibile, ma è addirittura necessario per rispettare la nostra Costituzione, in particolare l'art.3.
Come può essere utilizzata la sovranità monetaria e fiscale?
Vediamo ora quali sono le politiche monetarie della BCE:
l'art.128 comma 1° TFUE dice che "La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote in euro all'interno dell'Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell'Unione".
l'art.128 comma 2° TFUE dice che "Gli Stati membri possono coniare monete metalliche in euro con l'approvazione della Banca centrale europea per quanto riguarda il volume del conio. Il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e della Banca centrale europea, può adottare misure per armonizzare le denominazioni e le specificazioni tecniche di tutte le monete metalliche destinate alla circolazione, nella misura necessaria per agevolare la loro circolazione nell'Unione".
Quindi le banconote sono uno strumento monetario esclusivo della BCE, ma rimangono all'interno del sistema bancario perchè possono essere solo prestate alle banche che ne hanno necessità. Infatti la BCE crea le banconote al passivo del proprio bilancio, dovendo sempre inserire nell'attivo, garanzie fornite dalle banche e costituite da obbligazioni di vario genere.
La conferma che la sovranità monetaria è degli Stati è esplicitata nel 2° comma, dove è specificato che gli stati stessi possono coniare le monete metalliche, dovendo solo farsi approvare il volume di conio dalla BCE. Questa approvazione da parte della BCE si rende necessaria perchè le monete metalliche, pur essendo di proprietà dei singoli Stati e diverse tra di loro, hanno un rapporto di cambio fisso e possono circolare liberamente in tutta l'Unione.
In realtà diversi paesi, come ad esempio la Germania o la Finlandia, coniano monete metalliche da collezione di valore superiore a 2 euro, che hanno validità a corso legale solo all'interno del proprio territorio, a dimostrazione che la sovranità monetaria esiste ancora ed è dei singoli Stati.
Un altro esempio di come lo Stato possa oggi esprimere la propria sovranità monetaria è dato dai biglietti di stato, che sono l'equivalente cartaceo delle monete metalliche e che possono essere emessi dallo Stato ed hanno validità solo sul proprio territorio; questa fattispecie giuridica, ma non essendo minimamente citata dai trattati, può essere utilizzata senza violarli.
Un altro esempio ancora più evidente, sono le monete fiscali, che non essendo moneta a corso legale, ma ad accettazione volontaria, non rientrano neanche all'interno delle politiche monetarie perchè fanno sicuramente parte delle politiche fiscali che sono di competenza esclusiva dello Stato.
Per non parlare della moneta elettronica che anche lo Stato può emettere come le banche private:
l'art.114bis comma 2° del Testo Unico Bancario dice che "Possono emettere moneta elettronica, nel rispetto delle disposizioni ad essi applicabili, la Banca centrale europea, le banche centrali comunitarie, lo Stato italiano e gli altri Stati comunitari, le pubbliche amministrazioni statali, regionali e locali, nonché Poste Italiane".
Se oggi possono emettere monete elettronica le banche private che non hanno certo sovranità monetaria, figuriamoci se non possono farlo gli Stati che hanno sovranità monetaria e quindi non hanno bisogno di garanzie per creare denaro.
Ma questo è un tema un pò più complesso che dovrebbe portarci a riflettere sul motivo per cui più del 90% di tutto il denaro che usiamo è in realtà creato dal sistema bancario privato con i prestiti e per questo paghiamo continuamente interessi, generando un debito pubblico e privato inestinguibile che cresce in modo esponenziale.
Quindi in realtà non è lo Stato nè la BCE che controllano la quantità e la destinazione della moneta all'interno del sistema economico e finanziario.
Abbiamo chiarito che le sovranità monetaria e fiscale sono ancora di competenza esclusiva degli Stati e la nostra Costituzione ci aiuta nel difendere questo nostro diritto.
Infatti l'art.1 della nostra Costituzione ci dice che "la sovranità appartiene al popolo", ma soprattutto l'art.11 della nostra Costituzione ci ricorda che sono vietate cessioni di sovranità, al massimo possono essere limitate "in condizioni di parità con gli altri Stati", ma solo se "necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni".
Nel quadro dell’euro l'utilizzo della sovranità monetaria e fiscale permetterebbe di evitare le politiche di austerità, che non sono necessarie, ma anzi in questi anni hanno dimostrato che non permettono neanche di rispettare i vincoli dei trattati, perchè fanno aumentare il rapporto debito/PIL.
Purtroppo oggi lo Stato ha smesso di utilizzare la sovranità monetaria e per questo motivo siamo costretti ad utilizzare in prestito la moneta elettronica creata dalle banche private, che genera debito e costringe al pagamento continuo di interessi.
Il problema non è l'euro, ma un sistema monetario in cui la moneta viene creata solamente attraverso il prestito e gli interessi, mentre dovrebbe essere lo Stato a crearla senza debito per conto dei cittadini.
La moneta creata con i prestiti dovrebbe servire ad aumentare la moneta in circolazione solo se necessario ed in modo temporaneo. Lo Stato dovrebbe garantire una quantità di moneta stabile e senza debito, che sia più vicina alle necessità dell'economia reale, senza costringerci tutti a ricorrere ai prestiti bancari.
La moneta deve essere di proprietà dei cittadini e libera dal debito, non certo come è oggi, di proprietà del sistema bancario privato e generatrice di debito perchè gravata da interessi.
Non comprendere tutto questo e proporre solo l'uscita dall'euro e dall'Unione Europea come panacea di tutti i mali, significa non aver capito come funziona realmente il sistema monetario e bancario attuale ed in quale direzione stiamo andando: la completa privatizzazione della creazione, controllo e gestione del sistema monetario e bancario.