Source: https://www.exeo.it/free/piani-urbanistici-attuativi-programmi-di-recupero-urbano
Timestamp: 2018-03-23 14:53:42+00:00
Document Index: 59207162

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 16', 'art. 28', 'art. 29', 'art. 27', 'art. 28']

Piani urbanistici attuativi: Programmi di Recupero Urbano
Accostati dal Legislatore al P.R.G. e alle sue varianti, i Programmi di Recupero Urbano possono integrare e specificare (senza derogare) quanto già stabilito nel piano generale. Sotto il profilo giuridico, è uno strumento urbanistico sostanzialmente attuativo, finalizzato ad organizzare razionalmente ed esteticamente il patrimonio edilizio esistente senza incrementarlo.
Il piano di recupero costituisce uno strumento attuativo delle previsioni urbanistiche contenute nel piano regolatore generale, equivalente ad un piano particolareggiato e di livello gerarchicamente subordinato.
I Programmi di Recupero Urbano rientrano tra i nuovi strumenti urbanistici di pianificazione "indiretta", che il Legislatore ha accostato al P.R.G. ed alle sue varianti generali e dei quali il piano particolareggiato in variante rappresenta solo un tipo.
Il piano di recupero può integrare e specificare e non già derogare le previsioni contenute nel P.R.G..
L'integrazione e la specificazione ad opera del piano di recupero delle previsioni del P.R.G. può avvenire solo in conformità della sua funzione tipica, che è il recupero del patrimonio edilizio esistente, non già l'incremento del medesimo, in alterazione degli standards stabiliti dalla disciplina urbanistica generale.
Il Piano di recupero rientra nell'ipotesi generale del piano particolareggiato.
Il piano di recupero è, sotto il profilo giuridico, uno strumento urb... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...stanzialmente attuativo delle scelte urbanistiche primarie contenute nel piano regolatore generale ed è, quindi, equivalente al piano particolareggiato: esso è per sua natura finalizzato ad organizzare razionalmente ed esteticamente il patrimonio edilizio preesistente, avendo come connotazione tipica - che ne individua anche i limiti oggettivi - quella di disciplinare la conservazione, ricostruzione e riutilizzazione del patrimonio preesistente.
Il piano di recupero è notoriamente, sotto il profilo giuridico, uno strumento urbanistico sostanzialmente attuativo delle scelte urbanistiche primarie contenute nel piano regolatore generale ed è quindi equivalente al piano particolareggiato, dal quale si differenzia in quanto finalizzato piuttosto che alla complessiva trasformazione del territorio al recupero del patrimonio edilizio ed urbanistico esistente con interventi rivolti alla conservazione, ricostruzione e alla migliore utilizzazione del patrimonio stesso.
Il piano di recupero non può introdurre vincoli nuovi ed ulteriori rispetto a quelli esistenti nello strumento urbanistico generale in vigore né può essere adottato in variante al PRG.
Il Piano di Recupero[Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...e; assimilato – ex art. 28 l. 457/78 – al piano particolareggiato, ed ha efficacia per dieci anni dalla data di approvazione, ai sensi dell'art. 16 della l. 18 agosto 1942 n. 1150.
Il piano di recupero è a tutti gli effetti un piano attuativo e non comportando l'inedificabilità assoluta, in quanto il vincolo di destinazione è realizzabile anche attraverso l'iniziativa privata o promiscua senza previa ablazione del bene, deve escludersi la natura espropriativa dello stesso.
L'individuazione, nell'ambito dei piani regolatori generali, delle zone di recupero del patrimonio edilizio esistente ex L. n. 457/1978 e gli stessi piani di recupero non introducono vincoli preordinati all'esproprio, limitandosi a prevedere degli interventi che, in generale, possono essere eseguiti dagli stessi proprietari singoli, o riuniti in consorzio. E' solo la successiva decisione dell'amministrazione di attuare direttamente il piano, nei casi consentiti dalla citata L. n. 457/1978, art. 28, comma 5, lett. B, n. 3, che comporta, con l'approvazione dell'opera pubblica a tal fine necessaria, un vincolo preordinato all'esproprio.
Il piano di recupero è uno strumento urbanistico equivalente, sotto il pr... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...efficacia giuridica, al piano particolareggiato, dal quale si differenzia perché finalizzato, piuttosto che alla complessiva trasformazione del territorio, al recupero del patrimonio edilizio ed urbanistico esistente con interventi rivolti alla conservazione, rifacimento, ricostruzione e alla migliore utilizzazione del patrimonio stesso.
I piani di recupero del patrimonio edilizio esistente di cui alla legge 457/1978 sono strumenti di pianificazione urbanistica di carattere esecutivo e, in quanto tali, sono vincolati al rispetto delle previsioni dello strumento urbanistico generale.
Quanto alle zone di recupero, il piano di recupero ex l. n. 457/1978 ha pacifico valore di piano particolareggiato, sì che ogniqualvolta una norma faccia riferimento in relazione a dette zone ad un piano particolareggiato quale strumento attuativo, gli stessi effetti devono intendersi attribuiti dalla norma stessa ad un piano di recupero.
Il piano di recupero è uno strumento urbanistico attuativo che ha lo scopo di ridefinire il tessuto urbanistico di un'area per recuperare un patrimonio edilizio e urbanistico degradato, ossia per conservare e riutilizzare lo stesso sia con riferimento all'assetto territoria... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...e sia con riguardo allo sviluppo programmato attraverso gli strumenti di pianificazione generale.
La predisposizione del piano di recupero non rappresenta per il Comune un obbligo ma una facoltà.
È illegittimo il diniego di approvazione del piano di recupero motivato nel senso della "non conformità con la disciplina urbanistica" qualora la C.E.C. abbia approvato detto piano e la compatibilità con gli atti di pianificazione sovraordinati e con la valutazione integrata emerga dalla relazione illustrativa del piano di recupero stesso.
Pur essendo il presupposto richiesto per legittimare la redazione e approvazione di un Piano di Recupero rappresentato principaliter dall'esistenza concreta ed effettiva di un patrimonio edilizio degradato, tuttavia i piani medesimi possono riguardare aree ed immobili che abbisognino di un intervento di conservazione, risanamento, ricostruzione e utilizzazione razionale del patrimonio immobiliare al di là dell'esistenza o meno di uno stato di degrado inteso stricto sensu.
E' legittimo ritenere, secondo una valutazione che rientra nel «merito amministrativo», che l'abuso edilizio non sia condonabile così com'&... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...nza un previo piano di recupero che ne disegni il corretto inserimento, anche in un contesto di urbanizzazione primaria e secondaria.
Come si ricava dall'art. 29 della l. n. 47/1985, sotto tale profilo costituente normativa di principio vincolante per le Regioni, dal punto di vista logico il recupero urbanistico–paesistico precede la verifica di condonabilità dell'opera.
Per definizione il piano di recupero è finalizzato alla conservazione di ciò che già esiste, mediante un'operazione pianificatoria di inserimento in un tessuto di urbanizzazione primaria e secondaria e mediante interventi di lifting dei fabbricati esistenti: tale non può essere, pertanto, il piano con il quale non si recupera ciò che c'è, ma lo si elimina per sostituirlo con opere radicalmente differenti.
Non è possibile deliberare l'adozione di un piano di recupero che preveda l'edificazione di un organismo edilizio con un massimo di tre piani e successivamente (una volta scaduti i termini per la presentazione delle osservazioni) recepire dei pareri della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio con i quali si faccia riserva di verificare, sulla base di successivi ap... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ti, la possibilità di ammettere una diversa soluzione progettuale (che contempla l'edificazione di quattro piani), valutata infine ammissibile, senza che sia stata espressa da parte del Consiglio comunale una chiara ed inequivoca manifestazione di volontà in merito a tale diversa soluzione progettuale.
Qualora il piano di recupero è approvato in sede di variante allo strumento urbanistico generale, viene meno la necessità di adozione della distinta delibera di individuazione delle aree degradate, soggetta a decadenza, poiché il comma 2 dell'art. 27 della L. n. 457/1978 consente che l'individuazione avvenga, in alternativa, proprio "in sede di formazione dello strumento urbanistico generale". In tali ipotesi l'atto di individuazione delle zone di recupero segue le sorti dello strumento urbanistico generale al quale accede e, dunque, è destinato a valere tendenzialmente per un tempo indeterminato.
Il piano di recupero è deputato al risanamento del patrimonio edilizio esistente e non può essere surrettiziamente utilizzato in luogo del piano particolareggiato, su aree del tutto inedificate.
Il piano di recupero si configura come strumento urbanistico attuativo de... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... pone in posizione equivalente al piano particolareggiato, dal quale però si differenzia in quanto finalizzato non alla complessiva trasformazione del territorio, ma al recupero del patrimonio edilizio ed urbanistico esistente con interventi rivolti alla conservazione, ricostruzione e alla migliore utilizzazione del patrimonio stesso.
È illegittimo il provvedimento che rigetta un'istanza di modifica del piano di recupero sulla base di motivi diversi da quelli squisitamente urbanistici ed in particolare di motivi di tutela degli insiemi e dei beni culturali, di cui però nel piano di recupero da modificare non vi sia traccia.
In sede di modifica di un piano di recupero non possono essere introdotti vincoli nuovi ed ulteriori rispetto a quelli esistenti nel PRG, neppure quanto tale modifica trovi la sua giustificazione in una richiesta del privato.
Ai sensi dell'art. 28, c. 5° della legge 457/78, quando i Comuni sono gli attuatori del piano di recupero, per gli interventi da attuare mediante esproprio, devono provvedere alla previa diffida nei confronti dei proprietari delle aree interessate a procedere alle opere di recupero entro un termine prefissato dallo stesso Comune.
[Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ibilità di un intervento urbanistico compreso in un piano attuativo va riferita, non solo agli aspetti del piano come strumento in sé considerato, ma anche al corretto inserimento di esso nel contesto urbanistico esistente; laddove la sua realizzazione imponga il reperimento di ulteriori aree o spazi privati, ai fini di un'ottimale armonizzazione con il tessuto urbanistico ovvero per attenuare l'impatto dell'intervento in termini di aumento di carico urbanistico sul contesto esistente, appare logico che le aree occorrenti siano comprese nel piano attuativo alla cui realizzazione sono essenzialmente collegate.
L'atto di adozione del Piano di Recupero è suscettibile di autonoma impugnazione.
L'esistenza di un'edificazione disomogenea non solo giustifica la previsione urbanistica che subordina la modifica dei luoghi alla emanazione di un piano di recupero ma impone, altresì, che questo piano vi sia e sia concretamente attuato.
L'obbligo di formazione del piano di recupero ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...e dalla mera individuazione delle zone di recupero, ma dalla individuazione, contestuale o successiva alla prima degli immobili, complessi edilizi, isolati o aree da assoggettare ad intervento edilizio.
La manutenzione dell'immobile (nel caso di specie) interessato da piano di recupero, sin quando resti nella libera disponibilità del privato, e dunque sino alla sua occupazione d'urgenza, costituisce un onere gravante sulla proprietà, sicché l'eventuale degrado non potrebbe essere addebitato all'amministrazione successivamente occupante.
Nella procedura di approvazione del piano di recupero non è necessaria l'acquisizione del parere della commissione edilizia comunale.
Nella procedura di approvazione del piano di recupero il parere della commissione edilizia comunale non può sostituire il necessariamente espresso e formale provvedimento terminale del procedimento che solo il consiglio comunale è deputato ad emettere.