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Timestamp: 2019-02-22 07:17:39+00:00
Document Index: 81482201

Matched Legal Cases: ['art. 750', 'art. 111', 'art. 710', 'art. 750', 'art. 750', 'art. 739', 'art. 158', 'sentenza ']

Art. 710 codice civile: Esonero dell'esecutore testamentario | La Legge per tutti
Art. 710 codice civile: Esonero dell’esecutore testamentario
Su istanza di ogni interessato, l’autorità giudiziaria può esonerare l’esecutore testamentario dal suo ufficio per gravi irregolarità nell’adempimento dei suoi obblighi (1), per inidoneità all’ufficio (2) o per aver commesso azione che ne menomi la fiducia.
Esonero: [v. 709].
(1) Le irregolarità in questione non devono necessariamente essere compiute con la consapevolezza di arrecare danno, ma è sufficiente che siano frutto di un comportamento negligente dell’esecutore testamentario nell’espletamento dei suoi compiti.
(2) L’inidoneità deve identificarsi nell’impossibilità o nell’estrema difficoltà per l’esecutore testamentario di assolvere efficacemente ai propri compiti.
Cassazione civile sez. VI 01 settembre 2014 n. 18468
È inammissibile il ricorso ordinario per cassazione avverso l'ordinanza resa in sede di reclamo contro un provvedimento relativo ad esecutore testamentario, in quanto, trattandosi di pronuncia non impugnabile ai sensi dell'art. 750, terzo e quarto comma, cod. proc. civ., l'unico rimedio esperibile è il ricorso straordinario ex art. 111 Cost. Dichiara inammissibile, App. Cagliari, 14/12/2010
Cassazione civile sez. VI 26 novembre 2013 n. 26473
Il provvedimento di esonero dell'esecutore testamentario per gravi irregolarità nell'adempimento dei suoi obblighi è assunto - in considerazione dell'espresso richiamo all'art. 710 c.c. contenuto nell'art. 750, ultimo comma, c.p.c. - dal Presidente del tribunale con ordinanza reclamabile davanti al Presidente della Corte d'appello; la decisione assunta da quest'ultimo in sede di reclamo non è ricorribile in cassazione, in conformità alla previsione specifica dell'art. 750 c.p.c. ed alla regola generale di cui all'art. 739 c.p.c..
Cassazione civile sez. II 28 gennaio 2008 n. 1764
L'assegno di mantenimento a favore del coniuge, fissato in sede di separazione personale, decorre dalla data della relativa domanda, in applicazione del principio per il quale un diritto non può restare pregiudicato dal tempo necessario per farlo valere in giudizio. Tale principio attiene soltanto al profilo dell'"an debeatur" della domanda, e non interferisce, pertanto, sull'esigenza di determinare il "quantum" dell'assegno alla stregua dell'evoluzione intervenuta in corso di giudizio nelle condizioni economiche dei coniugi, né sulla legittimità della determinazione di misure e decorrenze differenziate, in relazione alle modificazioni intervenute fino alla data della decisione. Cassa e decide nel merito, App. Messina, 27/03/2007
Cassazione civile sez. I 11 luglio 2013 n. 17199
Qualora, nel corso di un procedimento per separazione dei coniugi, un genitore chieda l'adozione di una decisione riguardante un figlio minore malgrado l'opposizione del coniuge alla richiesta, il giudice competente a decidere non è il G.i. del procedimento, ma il Tribunale in veste collegiale, fermo restando che è da evitare, ove possibile, ogni trauma in danno del minore, trauma che nuocerebbe al suo profitto scolastico di fine d'anno, e che, con ogni probabilità, indurrebbe il minore a non collaborare.
Tribunale Pisa 14 maggio 2007
Le pattuizioni intervenute tra i coniugi anteriormente o contemporaneamente al decreto di omologazione della separazione consensuale, e non trasfuse nell'accordo omologato, sono operanti soltanto se si collocano, rispetto a quest'ultimo, in posizione di "non interferenza" - perché riguardano un aspetto che non è disciplinato nell'accordo formale e che è sicuramente compatibile con esso, in quanto non modificativo della sua sostanza e dei suoi equilibri, ovvero perché hanno un carattere meramente specificativo - oppure in posizione di conclamata e incontestabile maggiore o uguale rispondenza all'interesse tutelato attraverso il controllo di cui all'art. 158 c.c. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto correttamente motivata la sentenza impugnata, che aveva escluso l'invalidità dell'accordo intervenuto tra i coniugi per l'alienazione della casa coniugale, di proprietà esclusiva del marito ed assegnata alla moglie, e per la ripartizione del ricavato tra loro, in quanto la perdita dell'abitazione da parte del coniuge assegnatario era giustificata dall'intenzione di quest'ultimo di trasferirsi in un'altra città, ed era comunque compensata dal beneficio economico derivante dall'attribuzione di parte del corrispettivo, che avrebbe consentito alla moglie di far fronte più largamente alle proprie esigenze ed a quelle della figlia a lei affidata).
Cassazione civile sez. I 20 ottobre 2005 n. 20290
L'assegno di mantenimento a favore del coniuge, fissato in sede di separazione personale, decorre dalla data della relativa domanda, in applicazione del principio per il quale un diritto non può restare pregiudicato dal tempo necessario per farlo valere in giudizio. Tale principio attiene soltanto al profilo dell'an debeatur della domanda, e non interferisce, pertanto, sull'esigenza di determinare il "quantum" dell'assegno alla stregua dell'evoluzione intervenuta in corso di giudizio nelle condizioni economiche dei coniugi, nè sulla legittimità di fissare misure e decorrenze differenziate dalle diverse date in cui i mutamenti si siano verificati.
Cassazione civile sez. I 22 ottobre 2002 n. 14886
Il provvedimento del giudice della separazione, che assegna la casa coniugale al coniuge che non sia l'originario conduttore, comporta un'ipotesi di cessione "ex lege" del contratto in favore del coniuge assegnatario, con la conseguenza che il rapporto in capo al coniuge originario conduttore si estingue e non è più suscettibile di reviviscenza neppure nell'ipotesi in cui la casa locata venga abbandonata dal coniuge separato, nuovo conduttore.
Cassazione civile sez. III 04 novembre 1993 n. 10890