Source: http://www.fmslex.com/index.php/2018/06/
Timestamp: 2018-07-17 11:40:57+00:00
Document Index: 105872819

Matched Legal Cases: ['art. 844', 'art. 844', 'art. 844', 'art. 15', 'art. 31', 'art. 2050']

﻿ giugno 2018 - FMSLEX
appropriazione indebita, coniugi, convivenza, riconciliazione, separazione
immissioni rumorose, risarcimento del danno, salute, sopportabilità, tollerabilità
La valutazione della sopportabilità delle immissioni si fonda, pertanto, sul criterio della normale tollerabilità sancita dal 1° comma dell’art. 844 c.c., anche se la norma in oggetto, in realtà non è l’unico criterio di valutazione della tollerabilità di un rumorose derivante da un’attività produttiva, poiché dalla lettura dello stesso articolo si evince la sussistenza del criterio di contemperamento delle esigenze della produzione con le ragioni della proprietà e la priorità d’uso (2° comma dell’art. 844 c.c.).
Il giudizio di normale tollerabilità nei rapporti tra soggetti privati è quindi da riferirsi alle norme codicistiche indicate.
Sebbene l’ordinamento tenda a bilanciare l’interesse privatistico, teso allo svolgimento degli atti di normale vita quotidiana, con gli interessi sociali che derivano dallo sviluppo di produzione, le immissioni rumorose persistenti, dovute ad attività produttiva, devono essere considerate illecite nel momento in cui ledano la normale realizzazione del vivere quotidiano, nonché il diritto alla salute dei vicini (Cass. n. 5564/2010).
Le immissioni, infatti, sono da considerarsi illecite allorquando le stesse, al di là delle prescrizioni normative speciali, pregiudichi le altrui condotte di vita ai sensi dell’art. 844 c.c. (Cass. n. 939/2011).
La Cassazione ha anche precisato che il rumore che non superi i limiti oggettivi della normale tollerabilità sanciti da misurazioni oggettive, ma che sia protratto per molte ore, pone ingiustamente a repentaglio valori importanti come il riposo notturno, la serenità e l’equilibrio della mente e la vivibilità della casa, determinando un danno morale/esistenziale da risarcire sulla base del mero accertamento della sussistenza di tali immissioni (ex multis Cass. Civ. n. 26899/2014).
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attività pericolose, cassazione+, codice della privacy, dati personali, indebito utilizzo, misure idonee di siscurezza, phising, risarcimento danno
Segnaliamo un’interessante pronuncia della Corte di cassazione sezione sesta civile la quale con ordinanza in data 13.02.2018 n. 9158 ha sancito la responsabilità di Poste Italiane e il conseguente obbligo della medesima di risarcire il cliente truffato con il sistema del “phishing”. Sempre più frequentemente capita di sentir parlare di frodi informatiche ai danni di ignari correntisti ai quali vengono carpiti password e username per l’accesso ai conti.
Occorre rammentare che le banche dispongono dei dati sensibili del cliente e quindi trova applicazione anche l’art. 15 del D.Lgs 196/03 (codice privacy) che obbliga colui che detiene dati personali ha risarcire i danni cagionati da un indebito utilizzo nonché ex art. 31 alla predisposizione di misure idonee per la loro sicurezza in modo da poter ridurre al minimo l’indebito utilizzo dei medesimi.
La Cassazione ha in buona sostanza assimilato l’attività degli istituiti di credito all’esercizio di attività pericolose previsto dall’art. 2050 codice civile: trattasi di un caso di responsabilità oggettiva. Nel caso di operazioni effettuate tramite strumenti elettronici spetta all’istituto verificare che le operazioni “ordinate on line” siano riconducibili alla volontà del cliente con l’impiego della diligenza qualificata del banchiere accorto. Predisponendo l’utilizzo degli strumenti informatici a pagamento l’istituto di credito si accolla il rischio del fraudolento utilizzo dei medesimi da parte dei terzi. Rischio che rientra nella prevedibilità del prestatore di servizi e che può essere evitato con il corretto utilizzo di appropriate misure tecniche conformi allo stato delle conoscenze del momento volte a garantire la sicurezza dei dati personali e delle transazioni. Misure di sicurezza che devono essere aggiornate costantemente in base all’evolversi delle conoscenze in campo tecnico.
La banca in tal modo non risponde del danno solo qualora possa dimostrare che l’evento dannoso sia riconducibile al dolo del titolare o a comportamenti incauti del medesimo.
https://www.commissariatodips.it/approfondimenti/phishing.html