Source: https://it.scribd.com/document/106437761/lebeti-bronzei
Timestamp: 2019-10-18 13:13:36+00:00
Document Index: 156072881

Matched Legal Cases: ['art, 79', 'art, 33', 'art 1965', 'art 1965', 'art 1965', 'art, 1433', 'art, 1949', 'art 2', 'art, 34', 'art, 341', 'art, 814']

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S IA ANNU RIO
Volume LXXXVIII Serie III, 10 - 2010
LEMNO DAI TIRRENI AGLI ATENIESI
GLI ATENIESI FUORI DALLATTICA: MODI DINTERVENTO E DI CONTROLLO DEL TERRITORIO (Torino, 8-9 aprile 2010)
Le conSueTuDInI funerArIe DeLLLIte ATenIeSe: I LeBeTI BronzeI DI MyrInA (LeMnoS)
Questo contributo intende proseguire una riflessione avviata ormai da alcuni anni riguardo alle pratiche funerarie attestate a Lemnos nellet classica, vale a dire nellepoca successiva alla conquista ateniese dellisola e alla cacciata dei Tirreni, la popolazione indigena che loccupava almeno a partire dai primi secoli del I millennio1. In passato ho avuto il privilegio di studiare due contesti portati alla luce dagli scavi effettuati dalla Scuola Archeologica Italiana di Atene negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso nella chora di efestia, nello specifico due periboli funerari annessi a fattorie site a pochi chilometri di distanza luna dallaltra e continuativamente in uso tra il V e il IV secolo a.c.2 Le numerose domande storiche poste dai dati archeologici hanno indotto a riesaminare il dossier delle fonti e a tornare su temi da lungo tempo cari alla bibliografia e perci molto controversi nellopinione degli specialisti, in particolare lo statuto giuridico degli Ateniesi presenti a Lemnos nel V secolo a.c.3 Personalmente ho maturato la convinzione che si trattasse di cittadini ateniesi optimo iure, pi vicini cio allo statuto che caratterizza i cleruchi del IV secolo a.c. che non a quello dei comuni apoikoi, detentori di una cittadinanza diversa da quella della madrepatria. I pareri, tuttavia, rimangono fortemente discordi e dunque la questione deve essere considerata aperta4. Questa mi sembra, in estrema sintesi, la necessaria premessa al tassello che vado ora ad aggiungere al quadro. La riflessione prende le mosse da un nucleo di materiali conservati al Museo di Myrina, che finora non sembrano aver attirato lattenzione degli studiosi5. Si tratta di una serie di anse e di altri frammenti pertinenti ad almeno quattro esemplari di lebeti di bronzo di una tipologia molto nota e ben attestata nelle necropoli di Atene e dellAttica nel corso della prima met del V secolo a.c. credo che lo studio di tali materiali e, soprattutto, la loro comparazione con le analoghe occorrenze attiche, i cui contesti di provenienza sono in genere molto meglio conosciuti, possano offrire nuovi spunti al dibattito storico, in particolare in relazione a due temi specifici: la cronologia della piena presa di possesso ateniese dellisola di Lemnos e lo status sociale degli individui coinvolti.
1 Greco 2008 e Greco 2010a, con i riferimenti alla precedente bibliografia. 2 Devo al Prof. e. Greco lincarico, nellormai lontanissimo gennaio 2001, di studiare i due contesti in questione, nel quadro della ricerca condotta come Tesi di Specializzazione presso la Scuola Archeologica Italiana di Atene. Gli esiti sono stati pubblicati in MArchIAnDI 2003; cf., con qualche messa a punto, MArchIAnDI 2008a. Per i periboli funerari in generale v. MArchIAnDI 2011a e MArchIAnDI 2011b; la loro occorrenza nelle cleruchie stata oggetto di un contributo specifico: MArchIAnDI 2012.
Lo status quaestionis in MArchIAnDI 2010. A titolo esemplificativo, si vedano in questo volume i contributi di M. Moggi, c. Bearzot, e. culasso Gastaldi; cfr. inoltre MoGGI 2008, cuLASSo GASTALDI 2011a e cuLASSo GASTALDI cdsa. 5 La ricerca parte di un progetto finanziato nellambito del PrIn 2008/10, condotta sotto la guida della Prof.ssa e. culasso Gastaldi (universit di Torino) e coordinata a livello nazionale dal Prof. e. Greco (universit di napoli Lorientale).
ASAtene LXXXVIII, serie III, 10, 2010, 221-236
come noto, sia a Myrina che ad efestia i dati concernenti la topografia della citt classica rimangono molto nebulosi, a confronto di quanto sappiamo invece dei medesimi siti in et tirrenica e post-classica6. Per quanto riguarda in particolare la necropoli di Myrina, allo stato attuale della ricerca, sono note soltanto poche tombe isolate, site ad una distanza considerevole dal presumibile centro della polis, sulle direttrici in uscita, rispettivamente verso Sud e verso nord-est7. A nea Madytos stata portata alla luce nel 1989, in propriet (od. Vlachakou, ex od. naumachias Limnou), ununica sepoltura in sarcofago accompagnata da cinque lekythoi del tipo decorato a tralcio dedera su fondo bianco, le cosiddette Ivy Lekythoi molto diffuse in Attica, oltre che nella necropoli di efestia, e riportabili prevalentemente ai due quarti centrali del V secolo8. Altre due tombe, un enchytrismos e un sarcofago, sono emerse nel 1960 lungo leoforos Dimokratias9. I materiali di corredo, che stato possibile rintracciare solo in parte nei magazzini del Museo di Myrina, sono costituiti da una lekythos a fondo bianco e spalla rettilinea, certamente ancora del V secolo, da altre quattro lekythoi di forma ariballoide, databili tra la fine del V e gli inizi del IV secolo a.c., e da uno skyphos del IV secolo. Dalla medesima area proviene anche il frammento di una lekythos marmorea decorata con la rappresentazione di una dexiosis, del tipo dunque comunemente utilizzato nei periboli funerari dellAttica e delle cleruchie, tra le quali la stessa Lemnos10. Il rinvenimento sporadico, ma la prima traccia della presenza di tombe monumentali lungo la strada che congiungeva Myrina al settore orientale dellisola.
6 Per quanto riguarda Myrina v. ArchonTIDou ArGyrI 1994 e cf., per un quadro delle scoperte pi recenti, o. Philaniotou in questo volume. Per efestia rimando complessivamente a Greco - PAPI 2008; per la successiva, fondamentale scoperta di una casa del V secolo che si impianta su strutture di et tirrenica v. lintervento congiunto di S. camporeale, L. Danile e V. Tosti in questo volume. 7 non esistono, allo stato attuale delle nostre conoscenze, dati certi per definire lestensione della polis classica. I tratti noti delle fortificazioni urbane, quanto meno in parte verosimilmente riferibili alla tarda et classica/proto-ellenistica, purtroppo non aiutano in questo senso. essi infatti interessano soltanto la rocca, in quanto settore strategico cruciale per la difesa dellinsediamento e dellisola tutta, come dimostrano le vicende relative agli assedi subiti da Myrina nel corso del tempo: v. e.g. hDT. 6.140.2 (Milziade) e D.S. 19.68.3-4 (Aristotele, per conto di cassandro). un muro in poligonale, gi notato nellottocento e in genere ritenuto tirrenico sulla labile base della tecnica costruttiva, proteggeva la principale via di accesso al Kastro, sul lato est: v. conze 1860, 108-109 e freDrIch 1906, 245 e Abb. 1.b. Molto pi imponenti sono i resti delle mura in grandi blocchi parallelepipedi che recingevano il pianoro sommitale dellacropoli, cos come quelli di una piazzaforte quadrangolare posta sul versante meridionale del promontorio, in corrispondenza del punto pi stretto dellaccesso alla baia del porto. Sebbene ben note a tutti coloro che frequentano Myrina, tali strutture attendono ancora di essere studiate e adeguatamente valorizzate nella bibliografia. Appena pi indicativo circa lestensione della citt potrebbe essere un muro tuttora in parte visibile alla base del Kastro ed in genere ritenuto classico: freDrIch 1906, 245 e Abb. 1.c, PIcArD - reInAch 1912, 339 e BeSchI 2001a, 191 e tav. I.1, n 2. Diversamente da quanto ipotizzato finora, infatti, esso potrebbe proseguire verso sud, ad includere linsenatura del Tourkikos Ghials, sede del porto moderno e certo gi di quello antico, con un impianto dunque del tutto simile a quello tardo-classico delle fortificazioni del principale insediamento della cleruchia di Salamina, ad Ambelakia: ArchDelt 47 (1992) B1, 60-61; DeKouLAKou 2003a, 29-30 e
DeKouLAKou 2008, 11; per le fonti letterarie ed epigrafiche sulle mura di Salamina cf. TAyLor 1997, 113-114 . La cronologia del muro lemnio, di fatto, rimane molto problematica e non si pu escludere, sulla base dei pochi dati che possediamo, che sia pi tardo dellet classico/ellenistica. La presenza di fortificazioni a Myrina in et ellenistica sembra comunque assicurata da uniscrizione (IG II2 550), che menziona linvio di unambasceria ateniese (l. 6: []) certamente in relazione alla costruzione delle mura ricordate nella linea successiva (l. 7: [? ?] ). La cronologia dellepigrafe, fissata tradizionalmente allo scorcio del IV sec. (se pure con qualche oscillazione), stata di recente abbassata al periodo 280-240 a.c.: MAIer 1959, I, 199-200 n 54; BIeLMAnn 1994, 209-211 n 58; cArGILL 1995, 211-212; cf. TrAcy 2003, 109-110, accolto in oLIVer 2007, 72. 8 ArchDelt 44 (1989) B2, 409 e ArchonTIDou ArGyrI 1994, 53; cf. o. Philaniotou in questo volume ( ). Le cinque lekythoi sono conservate ed esposte al Museo di Myrina (nn inv. 12684-12688). Per lattestazione delle Ivy Lekythoi nella necropoli di efestia v. SAVeLLI 2008b, 97. In generale, per la tipologia delle Pattern Lekythoi, cui appartengono anche le Ivy Lekythoi, lo studio di riferimento rimane KurTz 1975, 130-155; cf. anche CIty beneAth the CIty, 123 n 107, 345 n 372 (con la menzione di ulteriori confronti). 9 ArchDelt 16 (1960) , 243; cf. o. Philaniotou in questo volume ( T/). I materiali sono conservati al Museo di Myrina e recano i numeri di inventario 2191-2197. Purtroppo stato possibile rintracciare soltanto i nn 2191-2193, 2196. 10 V. o. Philaniotou in questo volume ( . - . . ). Per le lekythoi marmoree nei periboli attici, v. MArchIAnDI 2011b, 56-57 (con i rimandi alla bibliografia specialistica). Per le attestazioni di vasi litici a Lemnos v. la raccolta della documentazione in MArchIAnDI 2003, 528-529; per il peribolo di rossopouli v. ibid., 514-517 e cf. MArchIAnDI 2008a, 107-109. Per le altre cleruchie v. MArchIAnDI 2012.
con ogni probabilit queste sepolture non appartengono alla necropoli urbana strutturata, che dobbiamo immaginare accentrata, fittamente frequentata e verosimilmente estesa. Tali sono infatti le caratteristiche della necropoli di efestia, il cui uso comincia alla fine del primo quarto (ca. 480 a.c.) e si intensifica nel secondo quarto del V secolo11. Tra i materiali sporadici, invece, consegnati alle autorit da privati cittadini a seguito di rinvenimenti casuali effettuati nel corso del tempo nellarea di Myrina, di norma nellambito di ordinari interventi edilizi, spicca una serie di anse bronzee esposte nella sala dei metalli del Museo locale (fig. 1)12. Si tratta di anse ad anello elissoidale mobile, passante per un attacco tubolare a sezione semicircolare, la cui forma, rastremata al centro, ricorda quella di un rocchetto, da cui il nome diffuso nella bibliografia specialistica di anse a rocchetto. La sagoma del rocchetto e la decorazione variano. In particolare, a Lemnos sono attestati: 1. un primo tipo fortemente strombato alle estremit, che presenta ununica costolatura centrale, cui associata una decorazione di perle a rilievo, replicata anche sui bordi del rocchetto (fig. 1a); 2. un secondo tipo di forma tubolare, la cui strombatura meno accentuata, decorato con una serie di coppie di anelli a rilievo poste ad intervalli regolari (fig. 1b). Si conservano inoltre due appliques senza foro passante, una per ciascuna delle due tipologie descritte. come si detto, questo genere di anse e di appliques tipico di una classe di lebeti bronzei ben attestata in Attica nel corso della prima met del V secolo. Tra gli ultimi esemplari rinvenuti in ordine di tempo, quello dello scavo della metropolitana di Atene, nellestensione della necropoli del ceramico oltre la moderna ods Pires, appare particolarmente ben conservato (fig. 2)13. Si tratta, come di norma, di un calderone in lamina bronzea martellata, con corpo sferoide. Gli attacchi con le anse passanti erano saldati a piombo allorlo del vaso, mentre due chiodi servivano a tener chiuso il coperchio. Altre due appliques senza foro passante erano disposte in maniera simmetrica sugli altri lati del vaso ed erano funzionali soltanto alla chiusura del coperchio medianti chiodi. I due vasi pi famosi della classe provengono invece, rispettivamente, da tombe di Maratona e di Ambelokipi e sono conservati al Museo canellopoulos di Atene e al Louvre14. essi devono la loro notoriet alliscrizione che corre sullorlo anulare a risalto (fig. 3). entrambi, infatti, recano, con lievi varianti, la stessa formula che li indica come premi () di gare svoltesi in onore di caduti di guerra ( ), dunque di giochi funebri15. Sulla base della paleografia, essi sono stati datati a qualche decennio di distanza, rispettivamente nel 480/70 e nel 460/50 a.c., e costituiscono in genere il punto di riferimento cronologico imprescindibile per la datazione degli
ArchDelt 43 (1988) B2, 465-466 (localit ran); ArchDelt 50 (1995) B2, 693-694 (localit Kokkinovrachos); SAVeLLI 2008a e SAVeLLI 2008b (vecchi scavi italiani). Altri rinvenimenti pi recenti effettuati dalleforia sono ancora inediti. ringrazio la Dott.ssa M. Malama per le informazioni a riguardo. 12 MMyrina nn inv. 2191-2197. Purtroppo non stato possibile accedere direttamente ai materiali, a causa della difficolt di rimozione della pesante teca che li custodisce. Pertanto non ho potuto procedere n alla misurazione n ad unosservazione pi dettagliata dei pezzi. 13 APPenDIce, n 7. 14 APPenDIce, nn 41 (Maratona) e 32 (Ambelokipi). I contesti originari sono purtroppo ignoti. Il lebete di Maratona fu rinvenuto alla fine degli anni cinquanta (1958?) non lontano dal Soros, il tumulo di norma attribuito agli Ateniesi caduti nella battaglia contro i Persiani (490 a.c.), ma possibilmente da ritenere una tomba di famiglia: v. MerSch 1995 (lopinione tradizionale, tuttavia, stata ribadita di recente da VALAVAnIS 2010). Larea appartiene con ogni probabilit al demos di Marathon: v. da ultimo WeBer 2010. un secondo lebete (APPenDIce, n 42) proviene invece dalla necropoli indagata da Sotiriadis in
localit Vran, quasi sicuramente nel territorio del demos di Probalinthos: v. MArchIAnDI 2011a, 635-636. un terzo esemplare (APPenDIce, n 43), infine, stato rinvenuto ultimamente nel vasto sepolcreto scoperto nellarea della nuova piscina olimpica, allestremit orientale della piana di Maratona. Pressoch ignoto resta invece il panorama funerario di Ambelokipi, la cui identificazione con il demos di Bate appare molto problematica: v. MArchIAnDI 2011a, 618; per la presenza di tumuli nellarea v. MILchhfer 1883, 21. 15 IG I3 523 e 524. Loccasione di tali giochi funebri controversa. La maggior parte degli studiosi guarda allepitaphios Agon, vale a dire la gara che si svolgeva a cadenza annuale presso il Demosion Sema ateniese in concomitanza con la cerimonia di sepoltura dei caduti dellanno: v. e.g. VAnDerPooL 1971, 4-5; roLLer 1981a, 7-9; KyLe 1993, 43-45. In alternativa, AMAnDry 1971, 612-625 ha proposto di collegare i tre vasi a giochi funebri che si sarebbero svolti a Maratona, durante gli herakleia, per celebrare i caduti contro i Persiani nella battaglia del 490 a.c.. cf. KePhALIDou 1996, 116 per unipotesi combinatoria. Sui giochi funebri in generale v., roLLer 1981a e roLLer 1981b; KyLe 1993, 10-11, 15-16, 18-20, 29-30, 57-60.
fig. 1. - Anse ed appliques di lebeti bronzei provenienti da Myrina ed esposte nel museo locale (foto autore)
fig. 2. - Atene, ceramico (ex Lachanagora): lebete bronzeo rinvenuto durante gli scavi connessi alla metropolitana (CIty beneAth the CIty, n 351)
fig. 3. - Atene, Museo canellopoulos: dettaglio delliscrizione del lebete di Maratona (SPeTSIerI choreMI 2006, n 128)
esemplari non iscritti. come si pu notare osservando le fotografie (figg. 4-5), le anse dei due recipienti attici sono esattamente delle due tipologie attestate a Lemnos (fig. 1). una serie numerosa di esemplari analoghi, rinvenuti a pi riprese in tutta lAttica, consente di recuperare dettagli preziosi ai fini di ricostruire i contesti perduti dei lebeti di Myrina. stato infatti possibile, allo stato attuale della documentazione, recensire ben sessantacinque vasi distribuiti in gran parte della regione, sia nelle necropoli urbane (diciannove casi) che in quelle demotiche (quarantasei casi)16. In genere essi sono contenuti in custodie litiche di vario genere, prevalentemente massicci dadi provvisti di un ricettacolo circolare17 (figg. 7-8a), ma anche urne di marmo o di poros18. Pi di rado si registrano casse costruite in lastre19, casse lignee20 o semplici fosse scavate nella terra21. Talvolta sono state rinvenute le tracce della stoffa in cui il cinerario era stato fasciato prima di essere deposto nel contenitore pi esterno22. Anche le ossa combuste e i resti del rogo risultano di
16 LAPPenDIce raccoglie i rimandi alla bibliografia relativa a ciascun lebete. un censimento parziale gi in renDeLI 2005. 17 V. e.g.: Atene, ceramico (APPenDIce, nn 1, 5, 7); Atene, necropoli fuori dalla Porta del Kolonos hippios (cd. hippades) (APPenDIce, n 11); Atene, necropoli lungo una strada che collegava il Dromos alla via per il Kolonos hippios (APPenDIce, n 13); Pale faliro (APPenDIce, n 23); eleusi (APPenDIce, nn 27-28); Kiphissi (APPenDIce, n 34); Acarne (APPenDIce, n 37); Glyk ner (APPenDIce, n 44); Koropi (APPenDIce, nn 48-54); Merenda (APPenDIce, nn 57, 59); Salamina (APPenDIce, n 63). 18 V. e.g.: nikea (APPenDIce, n 21); Kallithea (APPenDIce, n 22); Acarne (APPenDIce, nn 36, 38); Drafi (APPenDIce, n 40); Maratona (APPenDIce, n 43); Liopesi/Peania (AP-
nn 46-47); Korop (APPenDIce, nn 48-54). V. e.g.: Merenda (APPenDIce, nn 55-56). A Salamina il lebete era probabilmente contenuto in un sarcofago monolitico: APPenDIce, n 65. 20 V. e.g.: Atene, necropoli fuori dalla Porta del Kolonos hippios (cd. hippades) (APPenDIce, n 8). 21 V. e.g.: Atene, necropoli lungo la via per il Phaleron (APPenDIce, n 17-18); Acarne (APPenDIce, n 35); Korop (APPenDIce, nn 48-54); Merenda (APPenDIce, n 58); Thorikos (APPenDIce, n 62). 22 Il dato apparso evidente fin dai primi rinvenimenti: De rIDDer 1894, 7. V. e.g.: Atene, ceramico (APPenDIce, nn 2, 5). Il coperchio del lebete n 5 era inoltre fermato da bende di tessuto passate attraverso le anse.
fig. 4. - Atene, Museo canellopoulos: il lebete di Maratona (SPeTSIerI choreMI 2006, 207)
fig. 5. - Parigi, Louvre: il lebete di Ambelokipi (AMAnDry 1971, fig. 11)
norma avvolti in una pezza di stoffa, allinterno dellurna: quasi sempre si tratta di lino e, nei rari casi in cui stato possibile definirne il colore, il porpora sembra essere ricorrente23. nella maggior parte delle occorrenze questo tipo di tombe privo di corredo, cosa che rende assai complicato fissarne la cronologia. Tra le tredici eccezioni rilevate si segnala una tomba della necropoli occidentale di eleusi (fig. 6)24. I resti del rogo erano avvolti in un panno di lino; un secondo panno analogo era ripiegato sotto il lebete. Allinterno del cinerario si trovava una lucerna fittile, mentre fuori dal lebete, nella custodia marmorea, erano deposte cinque lekythoi appartenenti a tipologie ben note, che hanno consentito di datare il contesto al 470/60 a.c. (fig. 7). negli altri casi, lekythoi e alabastra sono i materiali di gran lunga pi comuni, ma sono presenti anche due strigili, un anello di ferro e un disco fittile25. Le indagini condotte ultimamente sul materiale contenuto nel gi ricordato lebete di Ambelokipi (fig. 5) hanno tuttavia aperto una nuova prospettiva, rivelando sui resti ossei consistenti tracce di metallo fuso nel rogo, nonch un frammento di spada, il che indica evidentemente la presenza di armi26. probabile che il caso sia tuttaltro che isolato, anche se inosservato nella larga maggioranza delle attestazioni, in assenza di analisi specifiche. inoltre possibile che altri materiali deperibili fossero presenti allinterno dei cinerari, come sembra indicare un caso del ceramico, che ha restituito il ramo di una corona di mirto27. un rinvenimento recente di Acarne lunico caso, a mia conoscenza, che conserva le tracce del monumento sovrastante, una colonna di cui rimane la base, di ordine ionico (fig. 8)28. Pi in generale, nel quadro delle singole necropoli, si tratta in genere di un rituale nettamente minoritario. Basti pensare ai sette casi del ceramico, su centinaia di tombe databili nel V secolo29, o ai due casi della necropoli occidentale di eleusi, sulle centoquindici sepolture del V secolo30. cronologicamente, le occorrenze, se pure con le difficolt di datazione alle quali si fatto cenno, si concentrano nella prima met del V secolo, tra le Guerre Persiane e il 450 ca. a.c. Le testimonianze della seconda met del secolo sono decisamente pi rare31. evidente che, in una realt a inumazione prevalente, quale lAttica del V secolo, lincinerazione di per s un rituale elitario32. Lincinerazione secondaria poi, con la raccolta dei resti del
Anche in questo caso, il dato era rilevato gi dai primi commentatori: v. De rIDDer 1894, 8 n 16. Le conferme successive sono numerose. V. e.g.: Atene, ceramico (APPenDIce, nn 2, 5-6); Atene, necropoli fuori dalla Porta del Kolonos hippios (cd. hippades) (APPenDIce, n 9); hellenik (APPenDIce, n 24); eleusi (APPenDIce, n 28); Maroussi (APPenDIce, n 33); Drafi (APPenDIce, n 40); Maratona (APPenDIce, n 43); Merenda (APPenDIce, n 59); Salamina (APPenDIce, n 64). I rinvenimenti pi recenti (nn 33, 43, 64) sono stati oggetto di indagini specifiche, rese possibili dalle moderne tecnologie: v. SPAnTIDAKI MouLherAT 2004. 24 Le tombe provviste di materiali di accompagnamento, allo stato attuale delle conoscenze, risultano essere tredici: APPenDIce, nn 1, 8, 13, 17-18 (con un corredo comune), 21, 22, 28, 35-38, 41, 55-56 (con un corredo comune); per la composizione dei corredi v. la n. 25 infra. La tomba di eleusi la n 28. 25 APPenDIce, n 1 (Atene, ceramico, Tumulo 59): 2 lekythoi a f.n.; ca. 480 a.c. APPenDIce, n 8 (Atene, fuori dalla Porta del Kolonos hippios): una Ivy Lekythos. APPenDIce, n 13 (Atene, necropoli lungo una strada che collegava il Dromos alla via per il Kolonos hippios): strigile bronzeo. APPenDIce, nn 17-18 (Atene, necropoli lungo la via del Phaleron): due lekythoi ariballoidi a f.r., due lekythoi a f.b., una oinochoe a f.r., una coppetta a v.n., un disco fittile; scorcio del V sec. APPenDIce, n 21 (nikea): due alabastra, una lekythos miniaturistica, uno strigile bronzeo, un coperchio ligneo di pisside. APPenDIce, n 22 (Kallithea): due alabastra. APPenDIce, n 35 (Acarne): otto lekythoi. APPenDIce,
n 36 (Acarne): un alabastron. APPenDIce, n 37 (Acarne): un anello di ferro. APPenDIce, n 38 (Acarne): sette alabastra, di cui due ricoperti di lamina doro. APPenDIce, n 41 (Maratona): due lekythoi a f.r. APPenDIce, nn 55-56 (Merenda): una lekythos a v.n. 26 cArLIer et alii 2009 (APPenDIce, n 32). 27 APPenDIce, n 6. 28 APPenDIce, n 37. A Paleo faliro unincinerazione in lebete bronzeo era sovrastata da un soros di pietre: APPenDIce, n 23. 29 KerAmeIKoS VII.1-2. 30 MyLonAS 1975. 31 La tipologia dei materiali di corredo di una tomba sita lungo la via diretta al Phaleron e contenente due lebeti bronzei consente di datarla con sicurezza sullo scorcio del V sec.: APPenDIce, n 17-18; per i materiali v. n. 25 supra. probabile che anche le anse dei lebeti in questione siano di tipo diverso da quelle a rocchetto peculiari della prima met del secolo, come sicuramente il caso di altri due lebeti ateniesi, che potrebbero ugualmente appartenere alla seconda met del V secolo: APPenDIce, n 9 (Atene, necropoli fuori dalla Porta del Kolonos hippios) e n 13 (Atene, necropoli lungo una strada che collegava il Dromos alla via per il Kolonos hippios). Sicuramente si datano alla seconda met del secolo due incinerazioni in dinoi-crateri rinvenute, rispettivamente, al ceramico e in prossimit del Pireo: v. n. 53 infra. 32 Sul valore ideologico dellincinerazione, nellambito di una bibliografia molto vasta, segnalo in particolare, in ragione dellattenzione prestata ai contesti ateniesi: MorrIS 1995 e TIenne 2005.
fig. 6. - eleusi, necropoli occidentale: corredo della tomba 14 (MyLonAS 1975, tav. 312.a)
fig. 7. - eleusi, necropoli occidentale: la tomba 14 (MyLonAS 1975, tav. 310.b)
a fig. 8. - Acarne, od. Themistokleous: base della colonna ionica che sovrastava una tomba con lebete bronzeo (PLATonoS GIoTA 2004, figg. 67-68)
rogo entro un vaso bronzeo, non pu che richiamare alla memoria le sepolture eroiche. nei poemi omerici i casi della phiale doro di Patroclo, della larnax doro di ettore e dellanfora doro che accoglieva le ceneri riunite di Achille e di Patroclo sono ben noti33. Lo stesso modello ricorre nella tragedia classica, per esempio nel caso del lebete contenente le false spoglie di oreste34. ovviamente quella con omero lassociazione evocata pi di frequente dai commentatori moderni e non mi ci soffermo35. Mi limito a rilevare che sia luso di avvolgere le ossa del defunto nella stoffa36, che la pratica di deporre un corredo di armi, tuttaltro che usuale nellAttica classica, rimandano al medesimo immaginario37. Di segno analogo appare anche il quadro semantico di riferimento dei contesti di appartenenza dei lebeti, quando noti. In diversi casi, essi provengono da tumuli: due occorrenze al ceramico (Tumulo 59 e rundbau); unoccorrenza nella necropoli urbana sita fuori dalla Porta del Kolonos hippios (cd. hippades); una a Glyk ner; una ad Anavyssos (finikia)38. In alternativa, i lebeti si trovano in aree di necropoli che mostrano una lunga continuit duso, ad opera verosimilmente di una stessa famiglia. emblematico il lotto indagato ad Acarne, da cui provengono ben tre lebeti. In uno spazio ristretto, che nella piena et classica recinto da un peribolo, si concentrano in strati sovrapposti ventisette sepolture databili tra il VII e linizio del IV secolo a.c.39. nel complesso, dunque, linterpretazione delle incinerazioni secondarie in lebeti bronzei non pone grandi problemi esegetici. Si tratta, nella sostanza, di rimandi consapevoli alle sepolture degli
33 Il. 23, 253 (Patroclo); Il. 24, 795 (ettore); Il. 23.91-92, od. 24.74 (Achille e Patroclo). Si noti che stato proposto di identificare la phiale omerica con il lebete (VALenzA MeLe 1982). Per il rituale di sepoltura omerico in generale rimangono fondamentali: MyLonAS 1967, GArLAnD 1982 e SchnAPP GourBeILLon 1982; cf. zurBAch 2005. 34 A. Ch. 686 e S. el. 1401; cf. il lebete come forma peculiare del cinerario in A. A. 444. 35 V. e.g.: MorrIS 1995; TIenne 2005. 36 cf. e.g. Il. 23, 252-254 (Patroclo) e Il. 24, 795-796 (ettore).
37 In generale, sul significato di esibire le armi nella Grecia arcaica v. VAn WeeS 1998. esse sono in genere ritenute dai commentatori moderni una presenza ricorrente sul rogo delleroe omerico; cf. BouVIer 1999 e 2002. Tra le rarissime tombe con corredo di armi nellAttica classica spicca una sepoltura sita lungo la strada diretta al Kolonos hippios e certo riferibile ad un cavaliere: ALexAnDr 1973. 38 V., rispettivamente, APPenDIce, nn 1, 2, 9, 44, 60. 39 APPenDIce, nn 35/37, per il peribolo cf. MArchIAnDI 2011a, catalogo: Acharn.13.
eroi, sorta di citazioni dotte che connotano inequivocabilmente il rango del defunto ed il suo orizzonte culturale e sociale di riferimento. con tale significato, del resto, il medesimo rituale ricorreva gi nella tarda et geometrica e nellalto arcaismo, soprattutto in ambito euboico e nelle aree culturalmente affini o soggette allinfluenza delleubea, tra le quali la stessa Atene40. La ripresa e la relativa diffusione delle incinerazioni in lebete nellAttica post-persiana, quando cio si stava definitivamente affermando luso di seppellire i caduti di guerra, senza distinzione di sorta, nei polyandreia comuni del Demosion Sema, si colora evidentemente di una valenza ideologica molto forte41. Mi sembra infatti assolutamente condivisibile la posizione di Marco rendeli, che di recente ha interpretato le incinerazioni in lebete come forme di resistenza aristocratica allideologia livellante del Demosion Sema42. Lipotesi perfettamente in linea con la persistenza di altri elementi della tradizione funeraria arcaica nel panorama delle necropoli attiche del V secolo, per il resto fortemente uniformato, quale per esempio la continuit di tumuli e Grabbauten al ceramico, non certo a caso il sepolcreto pi politicamente connotato di Atene43. Purtroppo soltanto due casi tra quelli noti consentono concretamente unapertura prosopografica sullidentit dei proprietari dei lebeti. Ad Anavyssos (finikia), siamo nellambito del tumulo di Kroisos, in uso almeno a partire dallinizio del VI secolo. La base iscritta, che ricorda la morte del giovane in battaglia, ben nota, cos come il kouros del Museo nazionale di Atene che di norma vi associato44. Lappartenenza del personaggio agli Alkmeonidai suggestiva, ma rimane largamente ipotetica45. Del rango della famiglia testimonia comunque il fatto che dal tumulo vengano sicuramente un secondo kouros, ora a new york, e possibilmente anche un terzo, di cui sembrano essersi perse le tracce46. considerata la rarit del tipo (il numero dei kouroi funerari attici si aggira intorno ai quaranta esemplari), evidente che una tale concentrazione appare di per s notevole47. Ad Acarne, invece, lo scavo ha consentito di recuperare un pinakion dicastico dellet classica appartenente a Kephisodoros Acharneus, cio il membro di una famiglia liturgica di cui conosciamo a grandi linee la storia tra il V e il IV secolo48. Il lotto funerario apre dunque prospettive inedite sui secoli precedenti. Significativamente, come si detto, esso ha restituito ben tre lebeti49. comunque si voglia interpretare il dato, esso il segno manifesto della persistenza nel tempo (attraverso pi generazioni contigue) o della diffusione orizzontale (tra individui coetanei) di un habitus di marca fortemente aristocratica allinterno di una stessa famiglia.
40 V. e.g., senza pretesa di esaustivit: eretria, cd. heroon della Porta ovest (BLAnDIn 2007, II, 35-58, con i rimandi alla vasta bibliografia precedente); Atene, ceramico (KerAmeIKoS V.1, 205, 251-252, 258-260); Atene, necropoli fuori dalla Porta del Kolonos hippios (cd. hippades) (BrcKner - PernIce 1893, 92-95, 104-106); Atene, cd. necropoli dei Macelli (BrcKner 1893); Sciro (SAPounA SAKeLLArAKI 2002, 130); cuma (ALBore LIVADIe 1975 e 1977/9; VALenzA MeLe 1981; Guzzo 2000); Pontecagnano (DAGoSTIno 1977); francavilla Marittima (zAncAnI MonTuoro 1977); Siracusa (ALBAneSe ProceLLI 2000). Si noti che gi le ceneri del Signore di Lefkandi, nella prima met del x sec., erano avvolte in un panno di lino e deposte allinterno di un vaso bronzeo, unanfora di produzione cipriota risalente alla fine del xIII-xII sec.: LefKAnDI II.2, 17-22, 81-96. 41 Per lideologia del Demosion Sema si veda la bibliografia raccolta in MArchIAnDI 2008b; cf. ora ArrInGTon 2010 e ArrInGTon 2011. 42 renDeLI 2005. Il concetto di resistenza aristocratica in ambito funerario stato coniato da MorrIS 1994, 74-78 ed stato ripreso in seguito: v. e.g. GIuDIce 2002 per spiegare la sporadica presenza del patronimico nelle iscrizioni di acclamazione a kalos presenti su un piccolo numero di lekythoi a fondo bianco. 43 MArchIAnDI 2008b e MArchIAnDI 2011a, 25-29.
44 Per la base v.: IG I3 1240 (540/30 a.c.?) = KISSAS 2000, 54-55, A 20; per il kouros Atene, Mn 3851 v. KALTSAS 2001, 58, n 69 (con i rimandi alla principale bibliografia); per il tumulo v. MASTroKoSTAS 1974. Sullassociazione problematica della base di Kroisos al kouros Atene, Mn 3851 v. DonofrIo 1982, 141, n 10. nel 1997 una vasta necropoli in uso dallet geometrica fino alla met ca. del IV sec. a.c. stata portata alla luce nella stessa area: TSArAVoPouLoS et alii 2001, 190-198; TSArAVoPouLoS - PAPAThAnASIou 2009, 207-208. 45 Lassociazione agli Alkmeonidai stata proposta dalla Jeffery ed stata ripresa in seguito da numerosi studiosi: Jeffery 1962, 143-144, n 57; cf. e.g. APf, p. 374 e gli ulteriori riferimenti citati in DonofrIo 1982, 141 n. 15. condivisibili appaiono tuttavia i dubbi avanzati in DonofrIo. 1998, 115. 46 Jeffery 1962, 143-144, n 57; cf. eLIoT 1962, 70-72 e DonofrIo 1982, 140 n 2, 141 n 10. 47 Al catalogo DonofrIo 1982, 140-146, che annoverava dodici kouroi funerari sicuri, altri diciotto possibili e otto basi di kouroi, va ora aggiunto il nuovo esemplare del ceramico: nIeMeIer 2002; cf. anche KISSAS 2000, passim. 48 SeG 41.106. Per la famiglia v. APf 8367; per un commento puntuale cf. MArchIAnDI 2011a, catalogo: Acharn.13. 49 APPenDIce, nn 35-37.
rimane un ultimo aspetto da rilevare, che finora stato relativamente trascurato nella bibliografia che si occupata di questo genere di rituale funerario, ma che pu contribuire, almeno a mio giudizio, ad arricchire notevolmente il quadro ideologico di riferimento. Il tema merita sicuramente altri spazi di approfondimento e mi limiter qui soltanto ad accennarlo, con lauspicio di riprenderlo in futuro in forma pi esaustiva. Gli unici due lebeti iscritti, i gi ricordati vasi di Maratona e di Ambelokipi (figg. 3-5), sono inequivocabilmente premi di agoni funebri celebrati in onore di caduti di guerra e reimpiegati come cinerari soltanto in un secondo momento. Lo stesso vale per altri due vasi appartenenti allo sparuto corpus di lebetes utilizzati come urne al di fuori dallAttica e risalenti sostanzialmente allo stesso orizzonte cronologico tardo-arcaico/proto-classico50. Lesemplare di eretria indicato come premio di giochi locali in onore di eracle, mentre lesemplare di cuma proviene dallagone funerario di un tale onomastos, figlio di Pheidoleos51. numerosi altri cinerari bronzei iscritti di forma diversa, essenzialmente hydriai e dinoi-crateri, confermano la pratica, di fatto diffusa in tutto il mondo greco, di riciclare nelle tombe i preziosi vasi ricevuti come athla in competizioni di varia natura52. In Attica si segnala in particolare un dinos risalente al terzo quarto del V secolo e proveniente dai giochi in onore di hera argiva, rinvenuto allinizio dellottocento in un grande tumulo sito poco distante dal Pireo e fantasiosamente attribuito ad Aspasia53. Ad esso si affianca una hydria sequestrata nel 1897 e verosimilmente proveniente da uno dei numerosi scavi clandestini allepoca in corso nelle necropoli attiche; liscrizione menziona giochi, forse tessali, in onore di Protesilao54. hydriai originariamente messe in palio in Attica, in agoni celebrati in onore di Poseidone e, possibilmente, in onore dei Dioscuri venerati nellAnakeion, sono state rinvenute in tombe di Pydna e del chersonesos55. una hydria proveniente dalla necropoli macedone dellantica Therme reca invece la stessa iscrizione dei lebeti pi volte citati di Maratona e di Ambelokipi, sebbene di poco pi recente (450-40 a.c.): ancora una volta, dunque, il vaso era lathlon di giochi funebri ateniesi 56. Anche i premi degli heraia di Argo del V secolo mostrano una larga diffusione: oltre al dinos del cd. Tumulo di Aspasia, una hydria stata rinvenuta in una tomba di Sinope, mentre per altre due hydriai di origine analoga appare oggi impossibile precisare il contesto originario57. una hydria messa in
50 Allo stato attuale delle mie conoscenze, il corpus relativo alla Grecia propria ammonta complessivamente a sei esemplari. oltre ai due lebeti iscritti, per cui v. la n. 51 infra, segnalo: 1. corinto (Ar 51, 2004/5, 18); 2. corcira (De rIDDer 1894, 7 n. 7); 3-4. Pydna (BeSIoS 2010, 170 e 268). Per loccidente v. ALBAneSe ProceLLI 2000 e eLIA 2006. 51 IG xII.9, 272 = KePhALIDou 1996, 116 n 18; cf. AMAnDry 1971, 617, VI (eretria, secondo quarto del V sec.); IG xIV, 862 = ArenA 1994, 33-34 n 27 = DuBoIS 1995, 46-48, n 16 = KePhALIDou 1996, 115, n 14; cf. AMAnDry 1971, 618, xI (cuma, ca. 500 a.c.) 52 Per luso delle hydriai come cinerari v. in generale DIehL 1964, 146-168. Per quanto riguarda i dinoi, invece, noto che ladozione del nome dinos per riferirsi ad una tipologia ben nota di grandi vasi globulari privi di anse puramente convenzionale. Le fonti antiche, infatti, indicano il dinos come una coppa per bere, funzionalmente del tutto analoga allo skyphos: v. i riferimenti citati in rIchTer MILne 1935, 10. Sulla base delle rappresentazioni vascolari, invece, non ci sono dubbi sul fatto che i cd. dinoi avessero la stessa funzione dei crateri, fossero cio un vaso in cui il vino e lacqua erano mescolati preliminarmente al simposio: v. e.g. uno stamnos a Bruxelles, Muse du cinquantenaire, n 2190 (riprodotto in rIchTer - MILne 1935, 9, dove il vaso in questione erroneamente chiamato lebete). 53 IG I3 1386bis; cf. AMAnDry 1971, 615, III.c. Si noti che KePhALIDou 1996, 116, n 19 considera erroneamente il vaso una hydria. Per il contesto di rinvenimento v. SMITh 1926. Si noti che il dinos del tutto simile a quello non
iscritto rinvenuto al ceramico ed attribuito ad Alcibiade: KerAmeIKoS VII.1, 83-84, tav. 29; VII.2, 74-5, tav. 48. Per un terzo esemplare analogo proveniente dal recente scavo della necropoli di Pydna v. BeSIoS 2010, 170. 54 KePhALIDou 1996, 115, n 16; cf. DIehL 1964, 218, B 115 e AMAnDry 1971, 617-618, VIII . 55 SeG 46.802 = KePhALIDou 1996, 117, n 24; cf. BeSIoS 2010, 220-221 ([] ; Pydna, necropoli di Alykes Kitrous). SeG 46.801 = KePhALIDou 1996, n 22.II; cf. BeSIoS 2010, 249 ( ; Pydna, necropoli di Alykes Kitrous). DIehL 1964, 219, B 133 = KePhALIDou 1996, 117, n 22; cf. AMAnDry 1971, 615, II.b ( ; chersonesos). una terza hydria risulta priva di luogo di provenienza: KePhALIDou 1996, 117 n 22.I; cf. AMAnDry 1971, 615, II. 56 IG I3 525 = KePhALIDou 1996, 116, 21; cf. VAnDerPooL 1971, 3, n 3; AMAnDry 1971, 608-609. 57 DIehL 1964, 150 e 216, B 77 = KePhALIDou 1996, 116, n 19; cf. AMAnDry 1971, 615, III (Sinope, ca. 460 a.c.). DIehL 1964, 216, B 78 = KePhALIDou 1996, 116, n 19; cf. AMAnDry 1971, 615, III.b (senza luogo di provenienza). La terza hydria fin in et romana nella casa di Giulio Polibio, a Pompei, certamente come pezzo di antiquariato: v. LAzzArInI - zeVI 1988-89. probabilmente da riferire a giochi argivi, forse non di hera, anche una quarta hydria, la cui iscrizione molto frammentaria: DIeheL 1964, 216, B 82; cf. AMAnDry 1971, 617, IV.
palio nella prima met del V secolo nei giochi funebri di un Lampsaceno viene invece da una tomba di notion58. Significativamente, finivano nelle sepolture non soltanto i vasi reimpiegabili come cinerari, ma anche athla di altro genere, a testimonianza della forte valenza ideologica attribuita ai premi, in primo luogo quali connotanti della virt del defunto. un tripode, per esempio, premio anchesso dei giochi di hera argiva intorno al 430/20 a.c., fu deposto, diverso tempo dopo, nella tomba di Verghina attribuita a filippo II59. Analogo sembra essere il destino di una serie di dischi litici, per lo pi marmorei, rinvenuti in tombe dellAttica tardo-arcaica: sulla base delle iscrizioni essi provenivano da agoni funebri o da giochi locali60. Accanto agli athla, una hydria-cinerario del 470 ca. a.c., scoperta a Thasos, autorizza lipotesi che anche i doni fossero riutilizzati in contesto funerario: secondo liscrizione, infatti, il vaso fu dato ad una donna di nome nikippa da un uomo di nome Diogenes61. una seconda hydria proveniente dal Pireo, di cui oggi sembrano essersi perse le tracce, era il doron, presumibilmente ospitale, di un individuo dal nome problematico62. Anche in assenza di iscrizioni, infine, mi pare di grande rilevanza, ad ulteriore conferma di quanto osservato finora, il fatto che non di rado sia possibile riscontrare una sensibile seriorit dei cinerari bronzei, qualunque sia la loro forma, rispetto alle tombe che li contengono63. Il dato indica al di l di ogni dubbio una tendenza al riciclo di oggetti che evidentemente erano dotati di un valore non soltanto intrinseco. La logica, del resto, non molto diversa da quella che alla base di una pratica profondamente radicata nellhabitus religioso greco fin dalle epoche pi antiche, luso cio di dedicare agli dei i premi delle gare. come noto, esiodo vot alle Muse dellelicona il tripode vinto in un agone poetico svoltosi in occasione dei giochi funebri di Anfidamante, a calcide64. Le conferme epigrafiche non mancano, provengono da diversi santuari del mondo greco e non riguardano soltanto i tripodi, ma anche i lebetes e le phialai, che le iscrizioni indicano pressoch invariabilmente come athla di agoni funebri65. Mi pare abbastanza evidente, a questo punto, che in quanto oggetti di prestigio, keimelia dotati di una storia pregressa, una vera e propria biografia, che i vasi metallici concludevano il loro ciclo di vita nelle tombe, cos come nei santuari66. In tale prospettiva, pertanto, occorre forse ripensare e ridimensionare in parte la teoria esegetica che ha visto nella scelta di utilizzare come cinerari lebeti, hydriai e crateri esclusivamente ragioni di natura religiosa ed escatologica67. che si tratti di o di , ci muoviamo piuttosto allinterno di un codice sociale e com-
58 DIehL 1964, 218, B 120 = KePhALIDou 1996, 115, n 15; cf. AMAnDry 1971, 618, Ix (notion, colofone). 59 SeG 30.648 = KePhALIDou 1996, 116, n 19. 60 IG I3 1394/1397; il repertorio raccolto in KePhALIDou 1996, 118; per linterpretazione v. roLLer 1981a. Tra gli esempi noti solo IG I3 1397 fu rinvenuto in sepulcro, mentre gli altri dischi provengono dal mercato antiquario. Lipotesi di un originario contesto funerario rimane tuttavia la pi probabile, anche alla luce del rinvenimento recente di un nuovo disco marmoreo iscritto in una tomba probabilmente ubicata nel territorio del demos di Probalinthos: u 2009, 281, 284 fig. 28. Significativamente un disco fittile anepigrafe figura tra gli oggetti del corredo che accompagnava due lebeti bronzei nella necropoli ateniese che si estendeva lungo la via diretta al Phaleron: APPenDIce, nn 17-18. 61 DIehL 1964, 218, B 116; cf. SALVIAT - BernArD 1967, 593-596, n 42 (ca. 470 a.c.). 62 De rIDDer 1894, 10, n 26. 63 Tale il caso, per esempio, di un lebete del ceramico (rundbau: APPenDIce, n 2), pi vecchio di qualche decennio rispetto allurna marmorea che lo conteneva. non a caso, esso indicato dalleditore, u. Knigge, come un probabile athlon: KerAmeIKoS xII, 69-70. Significative con-
ferme vengono da scoperte pi recenti effettuate nelle necropoli di Pydna: due hydriai del VI sec. risultano reimpiegate come cinerari in tombe della met del IV sec. (BeSIoS 2010, 96-97 e 166-169), mentre una terza hydria del V sec., che liscrizione indica come (v. n. 55 supra), ammodernata con laggiunta di unapplique nel III sec., quando fu riutilizzata come cinerario: SeG 46.801 = KePhALIDou 1996, n 22 .II; cf. BeSIoS 2010, 249. Si noti che, gi nella prima met del x sec. a.c., lanfora che racchiudeva i resti del Signore di Lefkandi, la prima cremazione secondaria in cinerario bronzeo nota sul suolo greco, era pi antica di oltre due secoli rispetto alla deposizione; per i riferimenti v. n. 40 supra. 64 heS. op. 654-659. Per i giochi funebri in eubea v., da ultima, BLAnDIn 2007, I, 134-135. 65 V. il censimento di roLLer 1981a, 2-3. 66 Sugli oggetti con biografia in omero v. GreThLeIn 2008, 35-43. con attenzione al reimpiego dei keimelia nelle tombe e nei luoghi di culto rimando a crIeLAArD 2002, 249-256. 67 V. e.g. eLIA 2006 e, in particolare, per le valenze escatologiche del lebete hALM TISSerAnT 1993; cf. anche BLAnDIn 2007, 49-51 e huGuenoT 2008, 195-196.
portamentale, che , nella sostanza, quello comune a tutte le aristocrazie arcaiche del mondo greco, di omerica memoria, ma profondamente radicato nellideologia delle lites almeno fino alla fine del V secolo68. Tra i pilastri portanti dellaristeia figurano sicuramente, da un lato, la fama derivante dalla vittoria atletica, quel potere donato dal dio che rendeva leroe momentaneamente invincibile e che gli Antichi chiamavano kydos e, dallaltro lato, lospitalit, la xenia mostrata verso lo straniero, espressa in primo luogo attraverso lo scambio di doni, fondamento dei legami tra le famiglie ma anche tra le poleis69. Mi pare significativo, infine, il fatto che alla vittoria atletica sembri rimandare anche il tipo di sema associato alle tombe con lebeti bronzei, almeno nellunico caso che conosciamo. La colonna rinvenuta di recente ad Acarne e gi ricordata in precedenza (fig. 8) appartiene infatti ad una tipologia di monumento funerario relativamente raro, che stato attribuito, su basi del tutto autonome rispetto alle nostre, agli athlophoroi70. Tornando a questo punto a Lemnos, si conservano al Museo di Myrina sette appliques con ansa inserita e due appliques senza foro passante (fig. 1). Sulla base delle dimensioni e della decorazione, mi pare di poter distinguere tre coppie, alle quali si aggiunge unansa solitaria, il che significa sicuramente almeno quattro lebeti. In generale, non poco, considerato che il ceramico di Atene ha restituito sette vasi, come Korop, mentre Merenda cinque, Acarne ed eleusi quattro, Maratona e Salamina tre, Liopesi/Peania due e tutti gli altri siti uno soltanto71. Purtroppo i contesti lemnii sono perduti. Per una parte di essi tuttavia (cinque dei sette pezzi) stato possibile trovare qualche traccia nei vecchi inventari del Museo, stilati ai tempi dellallestimento degli anni Sessanta, curato da Luigi Bernab Brea, lo scopritore di Poliochni e del cabirion. Da una pagina di inventario apprendiamo che le cinque anse a rocchetto pi strombato furono rinvenute presso la centrale elettrica e consegnate da un certo sig. Dondou nel 1960, assieme allorlo di un lebete72, ad un coperchio di piombo73, ad un sostegno anulare e ad una lekythos a tralcio dedera. Gi lo scrivente non aveva dubbi ad attribuire i materiali alla necropoli di Myrina. ne traiamo una serie di dati preziosissimi, innanzitutto riguardo alla cronologia dei lebeti. Se non bastasse il tipo delle anse, che, come abbiamo visto, trova un confronto molto stretto nei due lebeti iscritti, quello di Maratona e quello di Ambelokipi, datati rispettivamente al 480/70 e al 460/50 a.c. (figg. 4-5), la lekythos decorata a tralcio dedera riporta al secondo quarto del V sec. e trova anchessa un riscontro preciso, per esempio, nel corredo del gi ricordato lebete di eleusi, datato al 470/60 a.c. (figg. 6-7). Siamo quindi in un momento molto vicino a quello dellarrivo degli Ateniesi a Lemnos, tra la fine del primo quarto (ca. 480 a.c.) e il secondo quarto del V secolo. Significativamente la stessa data delle tombe pi antiche della necropoli di efestia, dove finora non sono attestati cinerari bronzei74. Le cinque anse (corrispondenti cio ad almeno tre lebeti) furono donate assieme dallo stesso individuo e presumibilmente assieme furono anche ritrovate, nella medesima propriet. La presenza di pi lebeti in uno stesso lotto funerario attestata in Attica, se pure di rado. In due casi, due lebeti bronzei erano deposti nella stessa tomba75. A Korop ben sette lebeti si trovavano in un medesimo lotto, ad Acarne tre, a Liopesi/Peania due76. come si detto, il segno del radicamento di un habitus fortemente caratterizzato in senso aristocratico allinterno di una famiglia.
In generale, sulletica aristocratica v. da ultimo Du-
PLouy 2006.
69 Sulla mentalit agonistica delle aristocrazie arcaiche si veda in generale: nIchoLSon 2005; cf. DuPLouy 2007, con attenzione allesempio dei filaidi. Sulle vittorie atletiche e il kydos v. KurKe 1993. Sullo scambio di doni rimando al recente status quaestionis di WAGner hASeL 2006. 70 McGoWAn 1995. non a caso, ursula Knigge, nella sua proposta di ricostruzione del monumento arcaico dellolympionikes Alkmeon al ceramico, ha posto, accanto alla stele centrale, due lebeti sostenuti da colonne: v. KnIGGe 2006, 143, fig. 4. 71 V. APPenDIce, ad voces.
72 non di rado la sottile lamina del corpo del vaso, in bronzo martellato, erosa dallossidazione e non si conserva, a differenza delle anse realizzate a fusione piena. V. in proposito AMAnDry 1971, 608 e 626 n 11; cf. e.g. APPenDIce, nn 14, 60, 65. 73 Luso di sigillare i lebeti con un coperchio di piombo, in alternativa a uno bronzeo, ben attestato in Attica; v. e.g. APPenDIce, nn 1 (Atene, ceramico), 10 (Atene, necropoli lungo la strada per il Kolonos hippios), 62 (Thorikos). 74 SAVeLLI 2008b. 75 V. APPenDIce, rispettivamente, nn 17-18 (Atene, necropoli lungo la via del Phaleron) e nn 55-56 (Merenda). 76 V. APPenDIce, rispettivamente, nn 35-37, 46-47, 48-54.
fig. 9. - Lekythoi a figure nere possibilmente provenienti da una tomba della necropoli di Myrina (foto autore)
evidente che trovare questo genere di materiale a Lemnos obbliga ad una serie di riflessioni riguardo allo status almeno di alcuni membri del primo gruppo di coloni. Venendo infine alla topografia, anche a questo proposito linventario del Museo di Myrina fornisce un dato molto prezioso: la propriet del sig. Dondou si trovava presso la vecchia centrale elettrica, cio nellisolato compreso tra le attuali odoi Garophalidis e chrysis77. Il che parrebbe indicare che la necropoli di Myrina vada cercata in unarea decisamente pi interna di quanto si fosse finora ritenuto. La zona purtroppo, sita al centro dellabitato moderno e quindi urbanizzata da molto tempo, stata scarsamente indagata. essa appare pressoch totalmente intoccata dagli interventi di emergenza che hanno accompagnato lo sviluppo edilizio pi recente e che per ora si sono limitati a sondare i livelli pi superficiali, rinvenendo tracce pertinenti alloccupazione tarda dellarea. Da questarea, per, probabile che provenga anche una serie di materiali che le tipologie e/o lo stato di conservazione consentono di ricontestualizzare plausibilmente in ambito funerario. Sono tutti rinvenimenti anteriori agli anni Sessanta, consegnati al Museo da privati cittadini nel corso del tempo. Gli oggetti pi antichi, come quattro lekythoi a figure nere, registrate sotto un unico numero di inventario e quindi possibilmente rinvenute assieme in ununica tomba, si riportano agevolmente allo stesso orizzonte cronologico dei lebeti (fig. 9)78. Se lipotesi cogliesse nel segno, dovremmo immaginare di conseguenza un insediamento originariamente di estensione piuttosto limitata, tutto raccolto attorno al porto, sulla baia meridionale, il della citt moderna, dominato dalla rocca. Lo spazio funerario si situerebbe nellimmediata periferia orientale, ai lati della principale strada diretta a nord-est, verso laltra polis dellisola. chiaramente soltanto i futuri scavi potranno fornire conferme definitive. Daniela marchiandi
77 Desidero ringraziare il Sig. Ioannis Panos e il Sig. Photis Bezs, rispettivamente archiphylakas e phylakas del Museo di Myrina, per le preziosissime indicazioni fornitemi
circa la vecchia topografia della citt, che diversamente sarebbe stato per me molto difficile recuperare. 78 MMyrina n 2079.
APPenDIce: I LeBeTI BronzeI In ATTIcA
1. Atene, ceramico, fuori dalla Porta del Dipylon, Tumulo 59, tomba VDT 8: K. Gebauer - h. Johannes, AA 1937, 200, fig. 10; cf. KerAmeIKoS xII, 69 e KnIGGe 1991, 159-160, fig. 154. 2. Atene, ceramico, Via Sacra, fuori dalla hiera Pyle, tumulo cd. rundbau, urnengrab 21 (rB 14): K. Gebauer, AA 1940, 334-335, fig. 18; KerAmeIKoS xII, 68-70, fig. 13, tav. 25.1-2. 3-4. Atene, ceramico, lato nord della Via Sacra: K. Vierneisel, ArchDelt 18 (1963) B1, 29; K. Vierneisel, AA 1964, 455. 5. Atene, ceramico, Via delle Tombe, sotto il peribolo di Koroibos: K. Gebauer, AA 1940, 334335; KerAmeIKoS xII, 69-70, fig. 14, tavv. 26.2, 27. 6. Atene, ceramico, proseguimento della Via delle Tombe fuori del sito archeologico, nella carreggiata di od. Pires: Prakt 1884, 20. 7. Atene, ceramico, Lachanagora: CIty beneAth the CIty, 332-333, nn 350-351. 8. Atene, necropoli fuori dalla Porta del Kolonos hippios (cd. hippades), od. Psaromilingou, propriet Karatzas, tomba 22: BrcKner - PernIce 1893, 160-161, tav. VI.2. 9. Atene, necropoli fuori dalla Porta del Kolonos hippios (cd. hippades), od. Kal. Samouil, propriet Sapountzakis, tomba 4 : BrcKner - PernIce 1893, 89, 160 fig. 32, tav. VII. 10. Atene, necropoli fuori dalla Porta del Kolonos hippios (cd. hippades), od. Kal. Samouil: ArchDelt 30 (1975) B1, 21, 23. 11. Atene, necropoli fuori dalla Porta del Kolonos hippios (cd. hippades), od. Pires 57: ArchDelt 23 (1968) B1, 79-84, fig. 34, tavv. 45-47. 12. Atene, necropoli lungo la via per il Kolonos hippios, incrocio leof. Kostantinoupoleos - od. Lenormant: zAchArIADou - rIAKou - BAzIoToPouLou 1985, 46; cf. KArAyorGA STAThAKoPouLou 1988, 96-97. 13. Atene, necropoli lungo una strada che collegava il Dromos alla via per il Kolonos hippios, od. V. Benaki 13: ArchDelt 23 (1968) B1, 43-48. 14. Atene, necropoli fuori dalla Porta di Acharnai, od. eolou: AMAnDry 1971, 609 n. 62. 15. Atene, necropoli nord-est, lotto delle vecchie Scuderie reali: KyPArISSIS 1927, 71; cf. KArouzou 1948, 388. 16. Atene, necropoli fuori dalla Porta del Phaleron (cd. halades), incrocio od. falirou - Petmez: CIty beneAth the CIty, 119. 17-18. Atene, necropoli lungo la strada per il Phaleron, od. M. Votsari 32/34 - Dimitrakopoulou 56, tomba I: ArchDelt 32 (1977) B1, 24. 19. Kallithea, necropoli lungo la strada per il Phaleron, cd. dei Macelli: c. Watzinger, Am 25 (1900), 453-455. 20. Pireo, necropoli nord-ovest: roSS 1855, 63. 21. nikea, od. Tivn 217: ArchDelt 42 (1987) B1, 60. 22. Kallithea, od. Dimosthenous 266: ArchDelt 34 (1979) B1, 67, tav. 19c. 23. Paleo faliro, necropoli dellIppodromo, tomba 14: PeLeKIDIS 1917, 16. 24. hellenik: KAzA PAPAGeorGIou 2006, 130, fig. a p. 126. 25. Votanik, necropoli lungo la Via Sacra, od. Kassandras 18 - Verias, tomba VI: ArchDelt 32 (1977) B1, 22. 26. Dafni, Via Sacra: De rIDDer 1894, 7, n. 4.
27. eleusi, necropoli occidentale, tomba 14: MyLonAS 1975, I, 107, tavv. 236-237. 28. eleusi, necropoli occidentale, tomba 15: MyLonAS 1975, I, 256-259, tavv. 310-312. 29-30. eleusi, necropoli Settentrionale, od. Koughioumtzoglou: ArchDelt 40 (1985) , 37. 31. eleusi, necropoli Settentrionale, od. Iroon Politechniou: Ar 52 (2005-06), 11 con fig. 32. Ambelokipi: VAnDerPooL 1971, 2-3, n 2, tav. 3; AMAnDry 1971, 608, 606 fig. 11; cArLIer et alii 2009, fig. 3.1; cf. IG I3 524. 33. Maroussi, Pelika: SchILArDI 2005, 68-69 e SchILArDI 2009a, 152; SPAnTIDAKI - MouLherAT 2004, 8, figg. 11-14. 34. Kifissi, od. Pleiadon 11 - nikitara 12: SchILArDI 2009b, 604, fig. 7. 35-37. Acarne, Themistokleous 6, tombe K1, MTh1 e PTh1: ArchDelt 42 (1987) 1, 65-67, tav. 39; cf. PLATonoS GIoTA 2004, 142-150, 172-173, 184, 275 n 12, 286-290 (con varie figg.) e MArchIAnDI 2011a, catalogo: Acharn.13. 38. Acarne, od. K. Koubouri - D. Karaoli, tomba M1: ArchDelt 52 (1997) 1, 93-94; cf. PLATonoS GIoTA 2004, 155-156, 275, 291, con fig. 39. Decelea: ArVAnIToPouLou 1959, 17-22, tav. , fig. 70. 40. Drafi: bCh 81 (1957), 518-519, fig. 17. 41. Maratona, vicino al Soros: VAnDerPooL 1971, 1-2, n 1, fig. 1, tavv. 1-2; AMAnDry 1971, 602625, n 8, figg. 9-10; SPeTSIerI choreMI 2006, 206-207, n 128, con 2 figg.; cf. IG I3 523. 42. Maratona, Vrana: SoTIrIADIS 1935, 88-89, 91 fig. 3 e 94 fig. 3a. 43. Maratona, necropoli della Grande Palude, tomba 17: u 2004, 132-133, 143 fig. 63a-b; SPAnTIDAKI - MouLherAT 2004, 5-6. 44. Glyk ner, fouresi, od. Anatolis: KAKAVoyAnnI - KouTroBI - DounI 2008, 389, 401 fig. 1. 45. Glyk ner, fouresi, od. Kykladon: KAKAVoyAnnI - KouTroBI - DounI 2008, 398. 45-47. Liopesi/Peania, od. Markopoulou: ArchDelt 25 (1970) 1, 127, tav. 9a-b. 48-54. Korop nord, od. Lavriou - erchias, propriet Toula: KAKAVoyAnnI - GALIATSATou 2009, 402. 55-56. Merenda, cd. necropoli est: KAKAVoyAnnI 2003, 42-43, n 19, fig. 4. 57-58. Merenda, propriet Panaghiotou, tombe 23 e 37: ArchDelt 25 (1970) 1, 129, tav. 94.b; cf. VIVLIoDeTIS 2005, 175 fig. 56. 59. Merenda, cd. necropoli classica: KAKAVoyAnnI 2003, 37, n 15, fig. 2. 60. Anavyssos (finikia): MASTroKoSTAS 1974, 224, 227 fig. 12a-b. 61. Laurion: Prakt 1888, 61; cf. De rIDDer 1894, 9, n 19. 62. Thorikos, necropoli ovest 4, tomba 8: BInGen 1963, 76-77; cf. MArchIAnDI 2011a, catalogo: Thorikos.1. 63. Salamina, Kamater, leof. Dimokratias: ArchDelt 34 (1979) 1, 68. 64. Salamina, Kamater: 05/07/2006. 65. Salamina, Kolones, tomba : DeKouLAKou 2003c, 154, 1, fig. 23a; DeKouLAKou 2003b, 51.
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