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Timestamp: 2017-12-15 04:43:27+00:00
Document Index: 41199378

Matched Legal Cases: ['art. 1337', 'art. 1337', 'sentenza ', 'art. 191', 'art. 153', 'art. 194', 'art. 81', 'art. 1337', 'sentenza ', 'art. 1337']

Non vi è responsabiltà precontrattuale se la procedura viene sospesa tempestivamente, prima dell'aggiudicazione (TAR Sent.N.00479/2012)
Non vi è responsabiltà precontrattuale se la procedura viene sospesa tempestivamente, prima dell’aggiudicazione (TAR Sent.N.00479/2012)
Lazzini Sonia, 23 ottobre 2012
Qui la sentenza: Non vi è responsabiltà precontrattuale se la procedura viene sospesa tempestivamente, prima dell'aggiudicazione (TAR Sent.N.00479/2012)
La responsabilità precontrattuale della P.A. ex art. 1337 c.c. non è configurabile anteriormente alla scelta del contraente
nella fase, cioè, in cui gli interessati non hanno ancora la qualità di futuri contraenti, ma soltanto quella di partecipanti alla gara e vantano esclusivamente una posizione di interesse legittimo al corretto esercizio dei poteri della pubblica amministrazione.
Conseguenzialmente si è ritenuto che non sussista il diritto al risarcimento del danno ex art. 1337 c.c. a favore dell’impresa che abbia presentato domanda di partecipazione a una procedura ad evidenza pubblica, che la stazione appaltante abbia revocato, adducendo motivi finanziari (ex plurimis, Cons. Stato, V, 8 settembre 2010, n. 6489; 28 maggio 2010, n. 3393).
Nella specie, va ribadito che la sospensione degli atti di gara è intervenuta antecedentemente all’aggiudicazione e, comunque, a brevissima distanza (soltanto un giorno) dalla prima seduta di gara, per cui, anche sotto tale profilo, va esclusa la responsabilità extracontrattuale della P.A., anche per assenza dell’elemento soggettivo, non essendo, ad avviso del Collegio, ravvisabile la colpa (né tantomeno il dolo) dell’Amministrazione resistente che ha tempestivamente e doverosamente, sospeso la procedura concorsuale e, poi, ritirato gli atti di gara non appena resasi conto dell’inesistenza della copertura finanziaria;
Passaggio tratto dalla sentenza numero 479 del 29 febbraio 2012 pronunciata dal Tar Sicilia, Palermo
a fronte di un’ affidamento privo dell’impegno di spesa e di copertura finanziaria , l’Amministrazione comunale non poteva far altro che applicare la disciplina prevista dall’art. 191 T.U.E.L., per cui “Gli enti locali possono effettuare spese solo se sussiste l’impegno contabile registrato sul competente intervento o capitolo del bilancio di previsione e l’ attestazione della copertura finanziaria di cui all’art. 153, comma 5…. Nel caso in cui vi è stata l’acquisizione di beni e servizi in violazione dell’obbligo indicato nei commi 1, 2 e 3, il rapporto obbligatorio intercorre, ai fini della controprestazione e per la parte non riconoscibile ai sensi dell’art. 194, comma 1, lettera e), tra il privato fornitore e l’amministratore, funzionario o dipendente che hanno consentito la fornitura. Per le esecuzioni reiterate o continuative detto effetto si estende a coloro che hanno reso possibili le singole prestazioni”;
– perciò, la giustificazione addotta dal Comune deve ritenersi legittima in quanto conforme al costante e condiviso orientamento giurisprudenziale per il quale “il corretto svolgimento dell’azione amministrativa, ed un principio generale di contabilità pubblica risalente all’art. 81 della Costituzione, esigono che i provvedimenti comportanti una spesa siano adottati soltanto se provvisti di adeguata copertura finanziaria” (Cons. Stato, IV, 19 marzo 2003, n. 1457) e ciò al fine di porre al riparo l’interesse pubblico dalla stipula di un contratto che l’amministrazione non potrebbe fronteggiare per carenza delle risorse finanziarie occorrenti (Cons. Stato, Adunanza Plenaria 5 settembre 2005, n. 6; cfr. anche: T.a.r. Sicilia, Palermo, I, 10 febbraio 2011, n. 210; T.a.r. Lazio, Roma, III, 22 giugno 2009, n. 5986);
RITENUTO che nel caso di revoca o annullamento d’ufficio di un atto endoprocedimentale inserito in una gara d’appalto non è richiesta alcuna comunicazione di avvio del procedimento, dovendosi ritenere la stazione appaltante obbligata al rispetto delle garanzie partecipative solo quando l’esercizio del potere di autotutela abbia ad oggetto l’aggiudicazione definitiva, in ragione della posizione di vantaggio che solo quest’ultima costituisce in capo all’impresa aggiudicataria. Gli atti endoprocedimentali, avendo effetti instabili ed interinali, non sono, infatti, idonei a generare nei partecipanti una posizione consolidata di vantaggio, con la conseguenza che sull’Amministrazione, la quale intende esercitare il potere di autotutela, incombe un onere di motivazione fortemente attenuato circa le ragioni di interesse pubblico che lo hanno determinato, essendo sufficiente che sia reso palese il ragionamento seguito per giungere alla determinazione negativa attraverso l’indicazione degli elementi concreti ed obiettivi, in base ai quali si ritiene di non dare corso ulteriore al procedimento (in termini: T.A.R. Sicilia, Palermo, I, 4 febbraio 2011 n. 210;cfr. anche: T.A.R. Puglia, Bari, I, 14 settembre 2010, n. 3459, ma anche T.A.R. Lazio, Roma, III, 9 settembre 2010, n. 32177; T.A.R. Lombardia, Milano, III, 5 maggio 2010, n. 1222; T.A.R. Sardegna, I, 12 giugno 2009, n. 976 T.A.R. Lazio, Roma, II ter, 9 dicembre 2008, n. 11146);
CONSIDERATO che, nel caso di specie, il ritiro è intervenuto in una fase nella quale non era stato adottato alcun provvedimento di aggiudicazione, neppure provvisorio e, quindi, l’Amministrazione non ha annullato in autotutela un’aggiudicazione, ma ha soltanto “interrotto” la procedura di gara, con conseguente esclusione dell’obbligo di comunicazione dell’avvio del relativo procedimento. Ne discende, altresì, che non vi era necessità di una motivazione “rafforzata”, che si soffermasse sui profili di illegittimità dell’atto e sulle ragioni di interesse pubblico sottostanti al ritiro, dovendosi, pertanto, il provvedimento impugnato ritenere adeguatamente giustificato dal riferimento della mancanza della copertura finanziaria dell’appalto già al momento della indizione della gara al fine di evitare, doverosamente, l’affidamento dell’appalto e la successiva stipulazione del contratto (vedi T.A.R. Lazio, Roma, III, 22 giugno 2009, n. 5986; T.A.R. Sicilia, Palermo, I, 18 aprile 2005, n. 560);
RITENUTO perciò che il provvedimento impugnato sia sostenuto da sufficiente motivazione sotto il profilo esaminato, potendosi prescindersi dall’esame della congruità e della coerenza dell’ulteriore parte motiva relativa alla opportunità di modifica delle modalità di presentazione delle offerte tecniche, trattandosi di atto plurimotivato. Secondo la consolidata giurisprudenza condivisa dal Collegio, anche con riguardo alla fattispecie di che trattasi, infatti, nel caso in cui il provvedimento impugnato sia fondato su una pluralità di autonomi motivi (c.d. provvedimento plurimotivato ), il rigetto della doglianza volta a contestare una delle sue ragioni giustificatrici comporta la carenza di interesse della parte ricorrente all’esame delle ulteriori doglianze proposte avverso le altre ragioni giustificatrici del medesimo provvedimento atteso che, seppure tali ulteriori censure si rivelassero fondate, il loro accoglimento non sarebbe, comunque, idoneo a soddisfare l’interesse del ricorrente ad ottenere l’annullamento del provvedimento impugnato che resterebbe supportato dall’autonomo motivo riconosciuto sussistente (cfr. Cons. Stato, IV, 10 dicembre 2007, n. 6325; IV, 26 aprile 2006, n. 2296; V, 18 gennaio 2006, n. 110; tra le più recenti, v. T.A.R. Lombardia, Milano, sez. I, 25 maggio 2011, n. 1313; T.A.R. Puglia, Bari, sez. III, 26 maggio 2011, n. 810; T.A.R. Campania, Salerno, sez. II, 13 maggio 2011, n. 921; T.A.R. Sicilia, Catania, sez. IV, 2 maggio 2011, n. 1079; T.A.R. Campania, Napoli, sez. VII, 8 aprile 2011, n. 2009; T.A.R. Sicilia, Palermo, sez. II, 31 marzo 2011, n. 619; T.A.R. Campania, Napoli, sez. VII, 24 febbraio 2011, n. 1137; T.A.R. Campania, Salerno, sez. II, 17 gennaio 2011, n. 63; T.A.R. Basilicata, Potenza, Sez. I, 28 giugno 2010, n. 456).
RITENUTA, per quanto sopra, la legittimità della determinazione impugnata e la conseguente infondatezza del ricorso, per la parte relativa alla richiesta di annullamento della stessa;
decisione numero 6489 dell’ 8 settembre 2010 pronunciata dal Consiglio di Stato
sono effettivamente rinvenibili le condizioni indicate dalla legge affinchè si configuri la violazione delle regole di correttezza e di buona fede di cui all’art. 1337 c.c., tenuto conto delle attività imposte all’impresa e del tempo trascorso prima di pervenire alla definizione della situazione.
Con il primo motivo , l’appellante censura la sentenza di primo grado per avere il Tar esteso la responsabilità precontrattuale a comportamenti, consistenti nell’omissione del previo accertamento della fattibilità dell’intervento, propri di una fase anteriore all’individuazione del contraente ed all’instaurazione delle trattative, nella quale non potrebbe operare l’obbligo di comportarsi secondo buona fede stabilito dall’art. 1337 c.c.
Per meglio comprendere la vicenda, occorre distinguere , nell’ambito del programma di riqualificazione della Villa Pangea, tra due distinte fasi procedurali consistenti, rispettivamente, nella selezione della proposta progettuale svolta dal Comune, in base ad un avviso pubblico, con l’obbligo per l’impresa prescelta di presentare un progetto esecutivo sulla base delle indicazioni dei competenti uffici tecnici del Comune, iniziata con l’avviso pubblico del 24.8.2004, e terminata con approvazione da parte della giunta comunale della scelta della proposta della Ditta Ricorrente(deliberazione del 20 dicembre 2004) e dello schema di convenzione (deliberazione del 21 dicembre 2004) , e nella realizzazione dell’intervento, condizionata dalla necessaria approvazione regionale previa rimodulazione del PSU, non intervenuta.
Il rilevato comportamento contrario agli obblighi di correttezza e buona fede contrattuale attiene esclusivamente alla procedura di selezione dell’idea progettuale , da considerarsi conclusa mediante la individuazione della Ditta Ricorrente e la richiesta di redazione di progetto esecutivo da sottoporre, di seguito, alle necessarie approvazioni.
L’appellante, infine, contesta la condanna al risarcimento del danno per carenza assoluta di prova.