Source: http://mobile.ilcaso.it/codice_societario/2189
Timestamp: 2018-09-26 03:32:25+00:00
Document Index: 69602588

Matched Legal Cases: ['art. 2189', 'art. 11', 'art. 2485', 'art. 2189', 'art. 2189', 'art. 2191', 'art. 2189', 'art. 2191', 'art. 2188', 'art. 2191', 'art. 11', 'art. 2188', 'art. 2189', 'sentenza ', 'art. 742', 'art. 742', 'art. 17', 'art. 2188', 'art. 2191', 'art. 2495', 'art. 2456', 'art. 10', 'art. 2495', 'art. 2312', 'art. 2324', 'art. 2495', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 2323', 'sentenza ', 'art.2188', 'art. 2189']

Art. 2190
Modalità dell'iscrizione
I. Le iscrizioni nel registro sono eseguite su domanda sottoscritta dall'interessato.
II. Prima di procedere all'iscrizione, l'ufficio del registro deve accertare l'autenticità della sottoscrizione e il concorso delle condizioni richieste dalla legge per l'iscrizione.
III. Il rifiuto dell'iscrizione deve essere comunicato con raccomandata al richiedente. Questi può ricorrere entro otto giorni al giudice del registro, che provvede con decreto.
Registro imprese - Compito del conservatore di verifica delle condizioni richieste dalla legge per l'iscrizione - Qualificazione dell'atto presentato per l'iscrizione - Accertamento della conformità al modello di atto previsto dalla legge - Verifica della compatibilità logica-giuridica tra le diverse iscrizioni
Registro imprese - Verifica delle condizioni richieste dalla legge per l'iscrizione - Accertamento della nullità dell'atto - Condizioni e limiti - Vizio di nullità tale da escludere che l'atto stesso possa essere ricondotto nello schema tipico - Vizi di validità che siano individuabili prima facie e tali da rendere l'atto presentato immeritevole di iscrizione - Valutazione di merito dell'atto depositato - Esclusione.
Al conservatore compete di verificare il “concorso delle condizioni richieste dalla legge per l’iscrizione” (art. 2189, comma 2, c.c.), compito che implica l'accertamento della corrispondenza dell'atto o del fatto del quale si chiede l'iscrizione a quello previsto dalla legge (art. 11 d.p.r. 7 dicembre 1995, n. 581) in ciò sostanziandosi il c.d. controllo qualificatorio.
Il conservatore non deve pertanto limitarsi a ricevere l'atto e a verificare la regolarità e la completezza della domanda sotto il profilo formale, ma deve altresì procedere alla qualificazione dell'atto presentato per l'iscrizione onde accertare se sia conforme al modello di atto previsto dalla legge per il quale è prescritta l'iscrizione. In altre parole, è riconosciuto al conservatore (e, quindi, al giudice del registro) il potere di verificare se l'atto di cui si richiede l'iscrizione integri gli estremi della fattispecie per cui è richiesta l'iscrizione e, quindi, se l’atto da iscrivere corrisponda al modello legale (controllo di tipicità).
Inoltre, sotto altro profilo, il conservatore ha la funzione di verificare la compatibilità logica-giuridica tra le diverse iscrizioni; ad opinare diversamente (nel senso, cioè, che il conservatore non possa verificare la compatibilità dell’atto con le risultanze del registro) verrebbe ad essere vanificata la stessa funzione del registro delle imprese, in quanto si verificherebbe la possibilità di iscrizioni tra loro incompatibili con conseguente venir meno di ogni possibile legittimo affidamento da parte dei terzi in ordine alla legalità ed alla validità delle informazioni contenute nel registro stesso. In questa prospettiva, è stato ritenuto che la verifica della continuità delle iscrizioni e, in particolare, la verifica della compatibilità delle diverse iscrizioni implica (recte: può implicare) una attività di interpretazione sotto il profilo giuridico del contenuto dell’atto o del provvedimento da iscrivere (Trib. Roma, decr., 17 aprile 2016, in proc. n. 4294/2014 v.g.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Sebbene sia stata affermata, sia in dottrina che nella giurisprudenza meno recente, la possibilità che l’ufficio e poi il giudice del registro valuti l’eventuale nullità assoluta di un atto da iscrivere, deve ritenersi preferibile, al contrario, l’orientamento secondo il quale esula dai poteri del conservatore - e, quindi, del giudice del registro - il controllo sul merito di una (possibile) lite tra i soci; così, un atto o una deliberazione devono essere considerati come validamente assunti finché non interviene l’annullamento o la revoca in via giudiziale o stragiudiziale (per la giurisprudenza di altri giudici del registro, cfr., Trib. Napoli, 27 giugno 2013; Trib. Verona, 28 settembre 2009; Trib. Bari, 3 giugno 2009; Trib. Catania, 9 aprile 2009).
In conformità alla giurisprudenza maggioritaria, si ritiene che al conservatore competa il controllo e la formale verifica della corrispondenza tipologica dell'atto da iscrivere a quello previsto dalla legge, senza alcuna possibilità di accertamento in ordine alla validità negoziale dell'atto, poiché tale controllo potrà essere fatto unicamente in sede giurisdizionale (Trib. Padova, decr., 16 febbraio 2007, decr., Trib. Napoli, decr., 8 ottobre 1996).
Con la precisazione che nella categoria e nell'ambito del controllo c.d. qualificatorio viene fatto rientrare altresì il controllo circa la legittimità dell'atto da iscrivere, nella misura in cui il vizio di nullità da cui l'atto sia affetto sia tale da escludere che l'atto stesso possa essere ricondotto nello schema tipico previsto per quell'atto dal legislatore.
In quest’ottica, è stato ammesso un controllo di legalità dato dalla verifica della corrispondenza tipologica dell'atto o del fatto del quale si chiede l'iscrizione a quello previsto dalla legge e, anche in tale ottica, un controllo di legittimità sostanziale limitato alla rilevazione di quei vizi di validità che siano individuabili prima facie e tali da rendere l'atto presentato immeritevole di iscrizione perché non corrispondente a quello previsto dalla legge (Trib. Catania, decr., 26 novembre 2001). In altre parole, la radicale illiceità dell’atto può venire in rilievo solo se compromette la riconducibilità al 'tipo' giuridico di atto iscrivibile (Trib. Verona, decr., 14 settembre 2009; Trib. Napoli, decr., 27 giugno 2013).
È, peraltro, certo che il controllo di tipicità non può sconfinare in una valutazione di merito dell'atto depositato, non potendo implicare un giudizio relativo all'eventuale non corrispondenza al vero di quanto in esso rappresentato (Trib. Catania, decr., 9 aprile 2009). Si è così correttamente affermato che la previsione ex art. 2485 c.c. di accertamento da parte degli amministratori in ordine alla ricorrenza di causa di scioglimento di società disegna in capo all'organo gestorio una specifica ed esclusiva competenza dichiarativa in ordine a tale evento, non sindacabile nell'ambito del controllo c.d. qualificatorio spettante al Conservatore in sede d'iscrizione ex art. 2189 c.c., ma semmai solo controvertibile in sede contenziosa (Trib. Milano, decr., 29 febbraio 2016; Trib. Reggio Emilia, decr., 29 febbraio 2016). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 12 Gennaio 2018. Segue...
Società - Cancellazione dal registro delle imprese - Rapporti giuridici ancora esistenti dopo la cancellazione - Prosecuzione in capo agli ex soci - Potere del Conservatore di verifica delle condizioni per l'iscrizione della cancellazione - Cancellazione della iscrizione in mancanza delle condizioni di legge.
Come evidenziato anche da altri giudici del registro (Giudice registro Milano, 22 novembre 2013; Trib. Bologna, 21 luglio 2014), pur ricostruendo la cancellazione di società dal Registro delle imprese in termini di efficacia estintiva e disegnando quindi il regime dei rapporti giuridici (ancora) sussistenti dopo la cancellazione dell'ente dal Registro delle imprese come un fenomeno latu sensu successorio coinvolgente gli (ex) soci e, così, venendo ad escludere la necessità di cancellazione di iscrizione di cancellazione nel caso di mancato compimento della liquidazione in riferimento a taluni rapporti giuridici facenti capo all'ente estinto, rapporti appunto destinati a proseguire in capo agli ex soci - la nuova disciplina non sottrae del tutto la iscrizione della cancellazione di società al regime generale ex art. 2189 c.c. e a quello, conseguente, della cancellazione d'ufficio ex art. 2191 c.c., anche per la iscrizione della cancellazione di società dal Registro, dovendo quindi tuttora ritenersi sussistente il potere del Conservatore ex art. 2189 secondo comma c.c. di verifica "delle condizioni richieste dalla legge per l'iscrizione" e, correlativamente, la competenza del Giudice del registro ex art. 2191 c.c. ad ordinare la cancellazione della iscrizione "avvenuta senza che esistano le condizioni richieste dalla legge". (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Aprile 2016. Segue...
Giudice del Registro – Cancellazione d’ufficio dal registro delle imprese – Natura ed estensione dei poteri .
In virtù dell’art. 2188 c.c., il Giudice del Registro ha essenzialmente la funzione di vigilare sull’operato dell’ufficio del registro.
In tema di cancellazione d’ufficio d’iscrizioni camerali, tenuto conto che l’art. 2191 c.c. fa riferimento alle “condizioni richieste dalla legge”, va affermato che prima il Conservatore e poi il Giudice del Registro esercitano un controllo di natura formale, limitato alla verifica delle condizioni formali prescritte dalla legge per quell’atto, con esclusione d’indagine sulla relativa legittimità sostanziale. Ciò salve le ipotesi in cui la radicale illiceità contenutista dell’atto finisca addirittura per metterne in discussione la riconducibilità al “tipo” giuridico di atto iscrivibile. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 21 Ottobre 2015. Segue...
Sui poteri del conservatore del registro delle imprese (e, quindi, del giudice del registro) in punto di valutazione concernente la validità, formale e sostanziale, degli atti da iscrivere nel registro delle imprese e sui controlli che i menzionati soggetti devono operare.
Secondo la costante giurisprudenza del Giudice del registro presso il Tribunale di Roma, il registro delle imprese ha assunto, per volontà del legislatore del 1993, le funzioni tipiche di un pubblico registro cui è assegnata una insostituibile funzione informativa e pubblicitaria, costituendo in particolare l'unica fonte con validità legale dei fatti ed atti riguardanti il mondo delle imprese. Il registro, dunque, è destinato a creare nei confronti dei terzi un legittimo affidamento, giuridicamente tutelato, della legalità e validità delle informazioni e dei dati ivi inseriti; la funzione specifica di un pubblico registro consiste nel diritto, riconosciuto ad ogni cittadino, di accedervi ricavandone informazioni che hanno piena valenza giuridica, il che significa che le stesse sono normalmente esatte e veritiere, che possono essere utilizzate in ogni contenzioso da parte dei soggetti in lite e che il giudice le deve assumere come vere.
Il conservatore del registro delle imprese non ha, però, funzionalmente il compito di sindacare la validità, sotto il profilo civilistico, del contenuto dei provvedimenti da iscrivere nel registro medesimo: egli è tenuto all’iscrizione obbligatoria previo esercizio del solo controllo di regolarità formale, senza possibilità di sindacarne la regolarità sostanziale demandata alla valutazione dell’autorità giudiziaria su impulso dei soggetti interessati e legittimati per legge. Per regolarità formale deve, peraltro, intendersi il controllo sui soli requisiti formali dell’atto (competenza dell’ufficio, provenienza e certezza giuridica della sottoscrizione, riconducibilità dell’atto da iscrivere al tipo legale, legittimazione alla presentazione dell’istanza di iscrizione) e salvo che l’illiceità dell’atto comprometta la riconducibilità al tipo legale giuridico di atto iscrivibile.
Sebbene sia stata affermata, sia in dottrina che nella giurisprudenza meno recente, la possibilità che l’ufficio e poi il giudice del registro valuti l’eventuale nullità assoluta di un atto da iscrivere, deve ritenersi preferibile, al contrario, l’orientamento secondo il quale esula dai poteri del conservatore - e, quindi, del giudice del registro - il controllo sul merito della lite tra i soci: così, una deliberazione deve essere considerata come validamente assunta finché non interviene la sua revoca in via giudiziale o stragiudiziale (per la giurisprudenza di altri giudici del registro, cfr., Trib. Napoli, 27 giugno 2013; Trib. Verona, 28 settembre 2009; Trib. Bari, 3 giugno 2009; Trib. Catania, 9 aprile 2009).
Approfondendo tali ordini di concetti, e per il rilievo che avrà nel prosieguo della trattazione, deve necessariamente ritenersi che il Conservatore debba, tuttavia, esercitare un potere di controllo di legittimità formale. Infatti, l'art. 11, sesto comma del Regolamento prevede, tra l'altro, che l'ufficio accerti la corrispondenza dell'atto o del fatto del quale si chiede l'iscrizione a quello previsto dalla legge: si tratta del c.d. controllo qualificatorio. Come detto, la disposizione non attribuisce al conservatore poteri di valutazione circa la legittimità, la validità né tantomeno il merito sull'atto ovvero sul fatto da iscrivere, ma riconosce al Conservatore il potere di accertare che il fatto ovvero l'atto di cui si richiede l'iscrizione integri gli estremi della fattispecie per cui è richiesta l'iscrizione e, quindi, che l’atto da iscrivere corrisponda al modello legale (controllo di tipicità).
In altre parole, fermo restando che non tutti gli atti inerenti ad una determinata società devono o possono essere iscritti nel registro delle imprese, ma soltanto quelli previsti dalla legge (art. 2188 c.c.), al momento della presentazione di una istanza di iscrizione, il Conservatore deve valutare la corrispondenza tra atto da iscrivere e modello legale: conseguentemente, deve procedere all’iscrizione soltanto ove tale controllo dia esito positivo.
Sotto altro e consequenziale profilo, non ci si può esimere dall’osservare che il conservatore ha certamente la funzione di verificare la compatibilità logica-giuridica tra le diverse iscrizioni, in tal senso dovendosi interpretare il secondo comma dell’art. 2189 c.c. secondo il quale, prima di procedere all’iscrizione, l’ufficio deve verificare, oltre che l’autenticità delle sottoscrizioni, il “concorso delle condizioni richieste dalla legge per l’iscrizione”. Ad opinare diversamente - nel senso, cioè, che il conservatore non possa verificare la compatibilità dell’atto con le risultanze del registro - verrebbe ad essere vanificata la stessa funzione del registro delle imprese, in quanto si verificherebbe la possibilità di iscrizione tra loro incompatibili con conseguente venir meno di ogni possibile legittimo affidamento da parte dei terzi in ordine alla legalità ed alla validità delle informazioni contenute nel registro stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 15 Aprile 2015. Segue...
Registro imprese - Cancellazione della società - Teoria della estinzione sostanziale - Inapplicabilità - Irrilevanza della persistenza di rapporti debitori o creditori.
Registro imprese - Cancellazione della società - Società di persone - Effetti - Prova del fatto dinamico della prosecuzione dell'attività - Critica..
In tema di cancellazione delle società dal registro delle imprese e dei relativi effetti, non può più trovare applicazione la teoria dell'estinzione sostanziale (in base alla quale l'effetto estintivo della società veniva subordinato alla definizione di tutti i rapporti patrimoniali in essere), dovendosi prendere atto del regime di estinzione formale conclamato dal nuovo articolo 2495 c.c., in forza del quale ai fini della valida cancellazione della società non ha rilievo la persistenza di rapporti debitori o creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Suscita perplessità l'affermazione contenuta nella sentenza delle Sezioni unite della Corte di cassazione n. 6070 del 2013, secondo la quale la prova del "fatto dinamico" costituito dalla prosecuzione dell'attività dopo la cancellazione dal registro delle imprese consentirebbe, nelle società di persone, di superare l'effetto estintivo previsto dall'articolo 2495 c.c. La tesi pare, infatti, contraria al dato legislativo contenuto nella citata norma ("ferma restando l'estinzione della società") e difficilmente conciliabile con la previsione dell'articolo 2490, comma 6, c.c., il quale, nel consentire la cancellazione d'ufficio della società sul mero presupposto formale del mancato deposito dei bilanci per tre anni consecutivi, nega logicamente qualsivoglia rilievo all'effettiva prosecuzione dell'attività d'impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 03 Maggio 2014. Segue...
Cancellazione della revoca della cancellazione di una società – Presupposti cancellazione d’iscrizione avvenuta in assenza delle condizioni di legge – Controllo sostanziale – Esclusione – Controllo di legittimità formale – Sussistenza – Natura provvedimenti giudice del registro – Presupposti per loro revoca o modifica ex art. 742 cpc – Sussistenza di circostanze sopravvenute o, se preesistenti, ignorate al momento della pronuncia del provvedimento – Esclusione..
I provvedimenti del giudice del registro possono essere impugnati nel termine di quindici giorni dalla loro comunicazione innanzi al Tribunale. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
L’art. 742 c.p.c. prevede la modificabilità e revocabilità dei provvedimenti emessi a seguito di procedimento in camera di consiglio, tra cui rientrano i decreti del giudice del registro. Tale revocabilità è subordinata alla sussistenza di circostanze sopravvenute o, se preesistenti, ignorate al momento della pronuncia del provvedimento, circostanze in cui non può comprendersi il mero mutamento di orientamento della giurisprudenza di legittimità. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Il giudice del registro può e deve ordinare la cancellazione d’ufficio di un’iscrizione posta in essere dall’ufficio del registro in quanto l’iscrizione medesima sia avvenuta in assenza delle condizioni richieste dalla legge. L’ufficio del registro non può, in presenza di siffatto ordine, esimersi dal darvi corso (art. 17 comma 2 d.p.r. n. 581/1995), né, come del resto anche in ogni altro caso di iscrizione su domanda, può entrare nel merito della vicenda oggetto d’iscrizione, in virtù del combinato disposto di cui agli artt. 11 D.P.R. 581/1995 e 2189 c.c.. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Il giudice del registro, in virtù dell’art. 2188 c.c., ha la funzione di vigilare sull’operato dell’ufficio del registro e, in particolare, in tema di cancellazione d’ufficio, esercita il solo controllo di legittimità formale dell’atto della cui iscrizione si tratta con esclusione d’indagine sulla legittimità sostanziale. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 14 Novembre 2013. Segue...
Cancellazione di una società di capitali in liquidazione – Presupposti – Approvazione bilancio di liquidazione – Sussistenza.
Reclamo avverso bilancio finale di liquidazione – Legittimazione attiva creditori sociali – Esclusione.
Cancellazione di una società di capitali – Passività insoddisfatte – Fatto impeditivo – Esclusione.
Cancellazione di una società – Effetti estintivi – Cancellazione di tale cancellazione ex art. 2191 cc – Presupposti – Prova contraria dell’operatività dell’ente – Sussistenza.
Cancellazione di una società di capitali – Estinzione – Successione dei soci nelle passività – Sussistenza – Responsabilità intra vires dei soci – Sussistenza.
Giudice del registro – Accertamento del presupposto della cancellazione (approvazione di bilancio finale di liquidazione formalmente valido) – Sussistenza – Verifica contenuto sostanziale del bilancio – Esclusione..
In conformità a quanto sostenuto dalle le S.U. della Cassazione, con le sentenze “gemelle” del 12.3.2013 nn. 6070 e 6071, chiamate a prendere posizione sugli effetti della cancellazione delle società dal registro delle imprese, dopo la riforma organica del diritto societario attuata dal D. Lgs. n. 6 del 2003 e con le precedenti sentenze nn. 4060 e 4061 del 2010, nelle modifiche apportate dal legislatore al testo dell'art. 2495 c.c. (rispetto alla formulazione del precedente art. 2456 c.c., che disciplinava la medesima materia) va rinvenuta valenza innovativa, racchiusa essenzialmente nell’introduzione di una clausola di salvezza dell’effetto estintivo della cancellazione, tramite l’incipit del secondo comma della norma citata (“ferma restando l’estinzione della società”). (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
La cancellazione di una società di capitali dal registro delle imprese, che nel precedente regime normativo si riteneva non valesse a provocare l'estinzione dell'ente, qualora non tutti i rapporti giuridici ad esso facenti capo fossero stati definiti, è ora invece da considerarsi senz'altro produttiva di quell'effetto estintivo: effetto destinato ad operare in coincidenza con la cancellazione, se questa abbia avuto luogo in epoca successiva al 1 gennaio 2004, data di entrata in vigore della citata riforma, o a partire da quella data se si tratti di cancellazione intervenuta in un momento precedente. Per ragioni di ordine sistematico, desunte anche dal disposto della novellata L. Fall., art. 10, la stessa regola è applicabile anche alla cancellazione volontaria delle società di persone dal registro, quantunque tali società non siano direttamente interessate dalla nuova disposizione del menzionato art. 2495, e sia rimasto per loro in vigore l'invariato disposto dell'art. 2312, (integrato, per le società in accomandita semplice, dal successivo art. 2324). La situazione delle società di persone si differenzia da quella delle società di capitali, a tal riguardo, solo in quanto l'iscrizione nel registro delle imprese dell'atto che le cancella ha valore di pubblicità meramente dichiarativa. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Intervenuta la cancellazione dal registro delle imprese, la prova contraria rispetto all’estinzione della società non può vertere più sul solo dato statico della pendenza di rapporti non ancora definiti facenti capo alla medesima società, perché ciò condurrebbe in sostanza ad un risultato corrispondente alla situazione preesistente alla riforma societaria. Per superare la presunzione di estinzione occorre, invece, la prova di un fatto dinamico: cioè che la società abbia continuato in realtà ad operare - e dunque ad esistere - pur dopo l'avvenuta cancellazione dal registro. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
La cancellazione dal registro, pur provocando l'estinzione dell'ente debitore, determina il trasferimento dei debiti si trasferiscano in capo a dei successori.
Il descritto meccanismo successorio opera nei confronti dei soci a prescindere dal fatto che questi abbiano goduto di un qualche riparto in base al bilancio finale di liquidazione, fermo però restando il loro diritto di opporre al creditore agente il limite di responsabilità nei limiti di quanto ricevuto. Il successore che risponde solo intra vires dei debiti trasmessigli non cessa, per questo, di essere un successore; e se il suaccennato limite di responsabilità dovesse rendere evidente l'inutilità per il creditore di far valere le proprie ragioni nei confronti del socio, ciò si rifletterebbe sul requisito dell'interesse ad agire (ma si tenga presente che il creditore potrebbe avere comunque interesse all'accertamento del proprio diritto, ad esempio in funzione dell'escussione di garanzie) ma non sulla legittimazione passiva del socio medesimo. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
La presenza di passività non onorate non può considerarsi impeditiva della cancellazione e nemmeno sintomatica di una cancellazione avvenuta in mancanza dei presupposti previsti dalla legge, in quanto fondata su bilanci falsi o sulla falsa rappresentazione della situazione contabile. Invero, alla luce del precetto contenuto nell’art. 2495 c.c., la liquidazione deve ritenersi compiuta e la società estinta con la cancellazione dal registro delle imprese, anche qualora rimangano creditori insoddisfatti. In definitiva, il procedimento di liquidazione può ritenersi ultimato anche in presenza di obbligazioni non onorate dalla società e non vi è spazio per un accertamento sostanziale, in particolare da parte del Giudice del Registro, di insussistenza del presupposto (l’approvazione di valido bilancio finale di liquidazione) fondante la legittimità della istanza di cancellazione della società. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
I poteri del giudice del registro delle Imprese sono limitati al controllo di legittimità formale dell’atto della cui iscrizione si tratta. La conclusione, del resto, appare saldamente ancorata al dettato degli artt. 2189, comma secondo, cod. civ., e 11, comma sesto, lett. a)-e), del D.P.R. 7.12.1995 n. 581, attuativo dell’art. 8 della L 23.12.1993, n. 580. Si avrà, così, un controllo limitato alla verifica delle condizioni formali prescritte dalla legge per quell’atto (verifica della competenza dell’ufficio, provenienza e certezza giuridica delle sottoscrizioni, riconducibilità dell’atto iscrivendo al tipo giuridico previsto dalla legge, legittimazione alla presentazione dell’istanza di iscrizione, etc.), con esclusione dell’indagine sulla legittimità sostanziale, salvo che la radicale illiceità contenutista dell’atto finisca addirittura per metterne in discussione la riconducibilità al “tipo” giuridico di atto iscrivibile. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 05 Novembre 2013. Segue...
Registro imprese - Società cooperative - Provvedimenti cautelari ex articolo 700 c.p.c. - Richiesta di sospensione dell’iscrizione di delibera ritenuta illegittima - Legittimazione attiva della società - Esclusione.
Ai sensi dell’articolo 2377, comma 2, c.c. le deliberazioni assembleari non conformi alla legge o allo statuto possono essere impugnate esclusivamente dai soci assenti, dissenzienti o astenuti, dagli amministratori, dal consiglio di sorveglianza e dal collegio sindacale ma non dalla società, la quale non è, pertanto, legittimata a richiedere in via cautelare e d’urgenza ai sensi dell’articolo 700 c.p.c. la sospensione della procedura di iscrizione (o, se già avvenuta, la sua cancellazione) della delibera che abbia disposto la revoca degli organi amministrativi e di controllo della società cooperativa e provveduto alla loro sostituzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Luglio 2012. Segue...
Società in accomandita semplice - Nomina di amministratore provvisorio - Iscrizione nel registro delle imprese - Sentenza di esclusione del socio accomandatario - Natura costitutiva - Passaggio in giudicato - Necessità..
Non può essere iscritto nel Registro delle Imprese l'atto di nomina di un amministratore provvisorio di una società in accomandita semplice prima del passaggio in giudicato della sentenza che ha disposto l'esclusione del socio accomandatario dalla società in accomandita semplice e la sua revoca dalla carica di amministratore, poiché difetta il presupposto di cui all'art. 2323, comma 2, c.c. della mancanza di tutti gli accomandatari, essendo la sentenza indicata di natura costitutiva non produttiva di effetti prima del passaggio in giudicato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 03 Luglio 2012. Segue...
Registro delle imprese - Atti soggetti a trascrizione - Interpretazione estensiva del sistema normativo - Trascrizione di domanda giudiziale di accertamento della proprietà di partecipazioni con intestazione fiduciaria - Ammissibilità..
I compiti di pubblicità-notizia assegnati al Registro delle Imprese rispondono all’esigenza di assicurare ai terzi che si accingono a stringere rapporti giuridici con la società o con la compagine di essa adeguata informazione in ordine a taluni assetti cruciali della vita sociale onde non metterne a rischio le eventuali attività negoziali (si pensi alle notizie afferenti la sede sociale, le persone degli amministratori, il capitale sociale, la dinamica circolatoria delle partecipazioni e gli atti di disposizione che le riguardono, le modificazioni statutarie sopravvenute, etc.); deve , pertanto, accedersi all’interpretazione “estensiva” del sistema normativo di cui agli artt. 2188 e 2189 c.c., non essendo immaginabile che il legislatore possa aver negato pubblicità erga omnes ad eventi che comunque investono – sia pure in forma interlocutoria – atti e/o fatti per i quali è prevista invece l’iscrizione obbligatoria, posto che simile scelta finirebbe per inficiare gravemente, minandola, la qualità stessa dell’iscrizione tipica (nel caso di specie, il tribunale ha ordinato al conservatore del registro delle imprese di iscrivere la domanda giudiziale avente ad oggetto l'accertamento della proprietà di partecipazioni di di S.r.l. con l'intestazione fiduciaria ed il trasferimento delle stesse ai fiducianti). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 01 Aprile 2012. Segue...
Registro imprese – Rifiuto di iscrizione della domanda diretta ad ottenere l’esecuzione in forma specifica dell’obbligo di contrarre relativo alla cessione di quote societarie di s.r.l. – Non iscrivibilità della domanda – Principio di tipicità degli atti iscrivibili – Inapplicabilità degli artt. 2471, 2652, 2690 c.c..
La domanda diretta ad ottenere l’esecuzione in forma specifica dell’obbligo di contrarre relativo alla cessione di quote societarie di società a responsabilità limitata non è iscrivibile nel Registro delle Imprese per il principio di tipicità degli atti iscrivibili espresso dall’art.2188 c.c.. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Il principio di tassatività degli atti iscrivibili nel Registro delle Imprese presuppone la tipicità degli effetti degli atti iscrivibili. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 19 Febbraio 2012. Segue...
Registro imprese - Richiesta di iscrizione - Interesse - Interesse specifico - Necessità..
La legittimazione a proporre la domanda d’iscrizione al Registro delle Imprese, ai sensi dell’art. 2189, 1° comma, c.c., discende da un interesse specifico che sussiste in quanto la legge obblighi o autorizzi un determinato soggetto a richiedere l’iscrizione, mentre l’interesse generico - quale quello ravvisabile in capo ai creditori dell’imprenditore o della società - non legittima la proposizione della domanda e consente la sola presentazione di un’eventuale denuncia all’Ufficio del Registro delle Imprese, affichè provveda autonomamente all’iscrizione. Tribunale Venezia, 09 Febbraio 2012. Segue...
Registro Imprese – Società fiduciaria estera – Cessione di quota – Autorizzazione ad operare in Italia – Non necessità – Rifiuto di iscrizione – Illegittimità..
Una società fiduciaria estera, benché priva di autorizzazione ad operare in Italia, può cedere a terzi la propria quota di partecipazione in una società italiana, proprio per non dover operare in assenza di autorizzazione. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 07 Febbraio 2012. Segue...
Registro imprese - Principio di tipicità degli atti soggetti all'iscrizione - Ratio - Incertezza in ordine agli atti da pubblicizzare - Esclusione - Facoltà di pubblicizzare atti diversi da quelli previsti dalla legge - Esclusione..
Il principio generale di tipicità degli atti soggetti all’iscrizione nel registro delle imprese è immanente alla stessa funzione pubblicitaria, la quale non tollera incertezza in ordine agli atti da pubblicizzare né ammette mere facoltà di pubblicizzare atti al di fuori dei casi previsti, in quanto l’affidamento dei terzi sarebbe compromesso dalla possibilità che siano pubblicizzati, con effetti pregiudizievoli, atti dei quali si ignorava incolpevolmente la soggezione a pubblicità. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 17 Maggio 2010. Segue...