Source: http://forum.grnet.it/polizia-penitenziaria-f46/assente-alla-visita-fiscale-art-5-legge-n-638-83-t7474.html
Timestamp: 2018-01-18 00:20:31+00:00
Document Index: 119608652

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 5', 'art. 5', 'art.5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 120', 'art. 32', 'art. 120', 'art. 5', 'art. 52', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5']

Assente alla visita fiscale. Art. 5 legge n. 638/83 : POLIZIA PENITENZIARIA - GrNet.it
1) - Art. 5 comma 14 della legge 11 novembre 1983 n. 638.
2) - Assenza dal proprio domicilio durante la fascia di reperibilità in sede di controllo fiscale.
3) - Quanto al motivo dell’assenza può ritenersi giustificato in presenza di due condizioni:
- esistenza di una valida ragione di tale visita ed assoluta impossibilità di rispettare le fasce orarie ( Cass. Civ. sez. lav. 16 aprile 1994, n. 3639; Cass. Civ. sez. lav. 27 giugno 1994, n. 61666; Cass. Civ. sez. lav. 21 ottobre 1995, n. 10965).
09/07/2012	201005586 Definitivo	2	Adunanza di Sezione 23/05/2012
Numero 03141/2012 e data 09/07/2012
Adunanza di Sezione del 23 maggio 2012
NUMERO AFFARE 05586/2010
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dal signor OMISSIS, per l’annullamento del provvedimento 24 giugno 2010, con il quale il provveditore regionale di Bologna ha respinto il ricorso gerarchico presentato per l’annullamento dell’atto con il quale il direttore della casa circondariale di Bologna ha disposto la perdita del trattamento economico per essere risultato assente al proprio domicilio durante visita fiscale.
Vista la relazione del ministero della giustizia, dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, prot. n. 447319-2010, vistata dal ministro l’1 dicembre 2010, con la quale viene chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso straordinario in oggetto;
visto il ricorso, proposto con atto del 29 settembre 2010;
Il signor OMISSIS, assistente del Corpo della polizia penitenziaria, in servizio presso la casa di reclusione di Bologna, rimasto assente per malattia per giorni cinque, dal 19 al 23 gennaio 2009, non veniva trovato al proprio domicilio durante la fascia di reperibilità in sede di controllo fiscale effettuato il 21 gennaio 2009.
A giustificazione dell’assenza, il ricorrente ha sostenuto di essersi nell’occasione recato presso lo studio del proprio medico curante.
Il dirigente della casa circondariale di Bologna, ritenuto il ricorrente assente ingiustificato dal proprio domicilio durante l’accertamento fiscale, con provvedimento 21 ottobre 2009, ai sensi dell’art. 5 comma 14 della legge 11 novembre 1983, n. 638 di conversione del decreto legge 12 settembre 1983 n. 463, ha conseguentemente disposto la decadenza dal trattamento economico previsto per la durata di giorni cinque, dal 19 al 23 gennaio 2009. Contro detto provvedimento, il 26 marzo 2010, il ricorrente ha proposto ricorso gerarchico al provveditore regionale, che lo respingeva, con atto del 24 giugno 2010.
A fondamento del ricorso in esame il ricorrente, lamentando che l’amministrazione non abbia considerato la propria giustificazione idonea ai fini della sottrazione alla sanzione della decadenza dal trattamento economico, deduce l’intempestività della contestazione dell’assenza a visita fiscale, la prescrizione del diritto ad agire della pubblica amministrazione, il difetto di motivazione e l’eccesso di potere.
L’amministrazione si esprime per il rigetto del ricorso per l’infondatezza delle censure dedotte dal ricorrente.
La disposizione di cui all’art. 5 comma 14 della legge 11 novembre 1983 n. 638 - “Qualora il lavoratore, pubblico o privato, risulti assente alla visita di controllo senza giustificato motivo, decade dal diritto a qualsiasi trattamento economico per l’intero periodo sino a dieci giorni e nella misura della metà per l’ulteriore periodo, esclusi quelli di ricovero ospedaliero o già accertati da precedente visita di controllo” - presenta portata generale, essendo tesa alla disciplina del controllo sanitario dei lavoratori nei casi di infermità comportante incapacità lavorativa; pertanto, sussiste l’obbligo del dipendente di rendersi reperibile, nel quadro della necessaria collaborazione che egli deve prestare affinché siano realizzate le condizioni richieste per l’erogazione del trattamento di malattia (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 2 marzo 2011, n. 1330).
Come anche la giurisprudenza amministrativa ha da tempo chiarito, la normativa in materia prevede che solo in presenza di giustificato motivo di assenza si possa escludere la sanzione della decadenza dal diritto al trattamento di malattia per il mancato reperimento del lavoratore in occasione della prescritta visita di controllo e, dunque, il dovere del dipendente di sottoporsi al controllo sanitario dell’amministrazione.
Quanto al motivo dell’assenza può ritenersi giustificato in presenza di due condizioni: esistenza di una valida ragione di tale visita ed assoluta impossibilità di rispettare le fasce orarie ( Cass. Civ. sez. lav. 16 aprile 1994, n. 3639; Cass. Civ. sez. lav. 27 giugno 1994, n. 61666; Cass. Civ. sez. lav. 21 ottobre 1995, n. 10965).
Nel caso in esame, invece, la visita che il ricorrente ha effettuato presso lo studio medico non presenta i presupposti dell’urgenza, nulla avendo certificato al riguardo il sanitario che si è limitato a dichiarare dì aver visitato il ricorrente, senza che dalla carta intestata dello specialista si possa rilevare un preciso orario di ricevimento e senza una sua specifica dichiarazione. Lo stesso ricorrente non ha dimostrato nemmeno che la visita non potesse essere effettuata in ore diverse da quelle corrispondenti alle fasce di reperibilità.
Tanto basta per considerare il ricorso destituito di fondamento, ritenendo assorbite le ulteriori censure lamentate dal ricorrente, che, in definitiva, ha posto in essere un comportamento negligente, tale da impedire in concreto l’accertamento del proprio stato di infermità da parte del sanitario incaricato.
Pertanto, predetto comportamento del ricorrente legittimamente integra le condizioni di cui all’art. 5 comma 14 della legge 11 novembre 1983, n. 638.
Per le suesposte considerazioni il ricorso risulta privo di fondamento e deve essere respinto.
Paolo La Rosa	Alessandro Pajno
Re: Assente alla visita fiscale. Art. 5 legge n. 638/83
da panorama » sab set 08, 2012 10:18 pm
Decurtazione economica per essere risultato assente al proprio domicilio durante visita fiscale.
1) - Praticamente nel contesto la visita di controllo era stata effettuata alle ore 16.50 ovvero prima dell’orario previsto per le visite fiscali domiciliari (10.00-12.00/17.00- 19.00).
Ricorso Accolto. Il resto potete leggerlo nel presente Parere del C.d.S. a seguito del ricorso proposto al P.D.R..
Numero 03800/2012 e data 05/09/2012
NUMERO AFFARE 00942/2011
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dal signor OMISSIS, per l’annullamento del provvedimento 9 luglio 2010 del provveditore regionale per la Lombardia con il quale è stato respinto il ricorso gerarchico presentato per l’annullamento dell’atto 13 maggio 2010 con il quale il direttore della casa circondariale di Vigevano ha applicato al ricorrente la decurtazione economica per essere risultato assente al proprio domicilio durante visita fiscale.
Vista la relazione del ministero della giustizia, dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, prot. n. 518810-2010, vistata dal ministro il 21 febbraio 2011, con la quale viene chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso straordinario in oggetto;
visto il ricorso, proposto con atto del 13 dicembre 2010;
Il signor OMISSIS, agente scelto del Corpo della polizia penitenziaria, in servizio presso la casa circondariale di Vigevano, rimasto assente per malattia per giorni dieci, dall’11 al 20 gennaio 2010, non veniva trovato al proprio domicilio durante la fascia di reperibilità in sede di controllo fiscale effettuato il 15 gennaio 2010.
A giustificazione dell’assenza, il ricorrente sosteneva di essersi recato presso lo studio del proprio medico curante e di aver preavvisato l’ufficio circa la necessità di assentarsi temporaneamente dal proprio domicilio durante le fasce di reperibilità. A sostegno della propria tesi, il signor OMISSIS presentava certificazione medica, datata 15 gennaio 2010, che attestava che il ricorrente “era presso l’ambulatorio per controlli clinici dalle ore 16.00 alle ore 17.30”.
Il dirigente della casa circondariale di Vigevano, ritenuto il ricorrente assente ingiustificato dal proprio domicilio durante l’accertamento fiscale, con provvedimento 13 maggio 2010, ai sensi dell’art. 5 comma 14 della legge 11 novembre 1983, n. 638 di conversione del decreto legge 12 settembre 1983 n. 463, ha conseguentemente disposto la decadenza dal trattamento economico previsto per la durata di dieci giorni, dall’11 al 20 gennaio 2010.
Contro detto provvedimento il signor OMISSIS, il 27 maggio 2010, ha proposto ricorso gerarchico al provveditore regionale, in particolare lamentando che la visita di controllo era stata effettuata alle ore 16.50 ovvero prima dell’orario previsto per le visite fiscali domiciliari (10.00-12.00/17.00- 19.00).
Il provveditore regionale rigettava il citato ricorso gerarchico, con atto del 30 giugno 2008 impugnato dal signor OMISSIS con il ricorso straordinario in esame, nel quale lamenta che l’amministrazione non abbia favorevolmente considerato la propria giustificazione.
L’amministrazione si esprime per l’infondatezza delle censure dedotte dal ricorrente e per il rigetto del ricorso.
La censura dedotta dal ricorrente è fondata.
Dalla documentazione in atti e, in particolare, dal verbale compilato dal medico ispettore, risulta in maniera inequivocabile che la visita fiscale al domicilio del ricorrente è stata effettuata alle ore 1650 del giorno 15 gennaio 2010, circostanza peraltro confermata nella relazione ministeriale.
Non può, al riguardo, la Sezione condividere l’opinione del ministero riferente che considera inconferente detta circostanza dell’orario della visita fiscale, avvenuta dieci minuti in anticipo rispetto al previsto orario, in considerazione del fatto che, comunque, l’assenza dal domicilio si è protratta ben oltre alle ore 1700, d’inizio della fascia oraria, avendo il medico dichiarato le 1730 quale ora di termine della menzionata visita. Ciò che rileva, ai fini della disposizione di cui all’art. 5 comma 14 della legge 11 novembre 1983 n. 638, relativa all’obbligo del dipendente di rendersi reperibile, è che il controllo fiscale in parola sia avvenuto in orario anteriore a quello d’inizio della prevista fascia oraria di reperibilità, anche se di soli dieci minuti, senza poi che il personale ispettore abbia atteso o certificato di avere atteso fino alle 1700, come avrebbe dovuto fare per rendere il controllo coerente con la richiamata normativa.
Paolo La Rosa	Roberto Garofoli
Elvira Pallotta
da panorama » mer set 12, 2012 5:36 pm
Che strana norma.
Ma perchè una persona non può avere un malore prima di intraprendere il servizio?
Le malattie mica inviano un avvisano con congruo anticipo solo per garantire un turno di lavoro.
Questo ricorso al PDR riguarda la sanzione disciplinare della censura per aver comunicato l'assenza dal servizio per malattia in ritardo rispetto alle disposizioni dettate al fine di assicurare, in caso di assenze, la necessaria sostituzione per garantire l’ordine e la sicurezza interna. - art. 2, lett. a), d. lgs. n. 449 del 1992.
10/09/2012	201003018 Definitivo	2	Adunanza di Sezione 04/07/2012
Numero 03841/2012 e data 10/09/2012
Adunanza di Sezione del 4 luglio 2012
NUMERO AFFARE 03018/2010
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dall’Ag. P.P. OGGETTO avverso la sanzione disciplinare della censura.
Vista la relazione senza numero dell’11 giugno 2010, pervenuta in Segreteria il 28 giugno 2010, con la quale il Ministero della Giustizia (Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria) chiede il parere del Consiglio di Stato sull’affare in oggetto;
Vista la nota dell’Amministrazione n. GDAP-0177483-2012 dell’8 maggio 2012 pervenuta in Segreteria il 22 successivo, ed i relativi allegati;
In data … ottobre 2008, l’Agente OMISSIS, comandato di servizio nel turno 12.00/18.00 per la vigilanza della 3^ sezione, come dal Mod. 14/A, dava comunicazione della propria assenza dal servizio per malattia solo alle ore 11,45, in ritardo rispetto alle disposizioni dettate al fine di assicurare, in caso di assenze, la necessaria sostituzione per garantire l’ordine e la sicurezza interna.
In data 8 novembre 2008, il Direttore della Casa circondariale di Busto Arsizio, contestata l’infrazione, di cui all’art. 2, lett. a), d. lgs. n. 449 del 1992, dopo aver vagliato le giustificazioni prodotte dall’Ag. OMISSIS, applicava la sanzione della censura per l’infrazione disciplinare prevista dal predetto d.lgs. n. 449 del 1992.
In data 11 febbraio 2009, giungeva al Provveditorato regionale, tramite la Direzione della Casa circondariale di Busto Arsizio, il ricorso gerarchico presentato dall’interessato avverso il provvedimento di censura.
Il Provveditore regionale, esaminato il ricorso, ritenendo non fondate le argomentazioni addotte, lo respingeva con decreto dell’8 maggio 2009 notificato il 1° luglio 2009.
Contro la suddetta reiezione del proprio ricorso, insorgeva il OMISSIS con ricorso straordinario del 30 ottobre 2009, deducendo la mancata conoscenza della variazione operata sul turno di servizio del giorno … ottobre 2008, il cui inizio originariamente era previsto per le ore 16.00.
A tale deduzione l’Amministrazione replicava che il nuovo turno era a conoscenza di tutto il personale sin dal 26 ottobre e riteneva, quindi, il ricorso infondato.
La Sezione esaminava il ricorso nell’adunanza del 7 dicembre 2011 e – considerato che il ricorrente aveva chiesto all’Amministrazione taluni documenti, atti a provare che non avrebbe potuto avere conoscenza materiale della variazione del turno, essendo smontato dal servizio lo stesso 26 ottobre (evidentemente prima dell’affissione del nuovo turno), e si era riservato di proporre motivi aggiunti – chiedeva all’Amministrazione di fornire più precise notizie sui tabulati telefonici e sull’affissione dei turni di servizio.
Con la nota dell’8 maggio 2012 citata in epigrafe, l’Amministrazione faceva presente che al momento dell’affissione della variazione del turno il ricorrente “si trovava in riposo” e di non essere in grado di provare né l’esatta ora di pubblicazione della variazione del turno né se quest’ultima era stata portata a conoscenza del ricorrente.
Dalla documentazione esibita dall’Amministrazione risultano, con ragionevole probabilità, fondate le giustificazioni del ricorrente in ordine all’impossibilità per lo stesso di conoscere con congruo anticipo la variazione del proprio turno di servizio. Tale circostanza gli avrebbe reso quanto meno assai difficoltoso dare notizia della propria assenza per malattia prima dell’inizio del proprio turno di servizio e, quindi, osservare le disposizioni che impongono quest’ultimo obbligo al personale.
In altri termini, la comunicazione delle ore 11,45 appare tardiva rispetto ad un turno, che avrebbe dovuto avere inizio alle ore 12, ma ben poteva essere tempestiva rispetto all’inizio del turno alle ore 16.
Appurato quindi realistiche le giustificazioni del ricorrente, sembra alla Sezione che il provvedimento inflittivo della sanzione disciplinare sia carente di motivazione nella parte in cui non tiene conto (ed eventualmente contesta) delle (le) giustificazioni del ricorrente.
Il ricorso deve pertanto essere accolto, fatti salvi gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione.
Esprime il parere che il ricorso deve essere accolto, fatti salvi gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione.
Damiano Nocilla	Pietro Falcone
da panorama » mar gen 15, 2013 5:40 pm
1) - Perdita del trattamento economico per giorni otto per essere risultato assente al proprio domicilio durante visita fiscale.
Ricorso al P.D.R. perso.
10/01/2013	201205926 Definitivo	2	Adunanza di Sezione 28/11/2012
Numero 00029/2013 e data 10/01/2013
Adunanza di Sezione del 28 novembre 2012
NUMERO AFFARE 05926/2012
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dal signor OMISSIS, per l’annullamento del provvedimento 5 marzo 2009 n. 168, con il quale il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria di Genova ha respinto il ricorso gerarchico presentato per l’annullamento dell’atto con il quale il direttore della casa circondariale di Sanremo ha disposto la perdita del trattamento economico per giorni otto per essere risultato assente al proprio domicilio durante visita fiscale.
Vista la relazione del ministero della giustizia, dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, prot. n. 250218-2009, vistata dal ministro il 27 aprile 2012, con la quale viene chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso straordinario in oggetto;
L’amministrazione, con nota 24 luglio 2012 prot. n. GDAP 275341, ha comunicato di aver adempiuto l’incombente istruttorio disposto dal presidente della II Sezione del Consiglio di Stato, inviando al ricorrente la relazione dipartimentale, ai fini dell’esercizio del diritto previsto dall’art. 10 della legge 7 agosto 1990 n. 241, senza peraltro che risulti che il ricorrente abbia fatto seguire alcuna integrazione ai propri atti di censura.
In ordine al fatto oggetto dell’impugnato provvedimento, rileva che il signor OMISSIS, vice sovrintendente del Corpo della polizia penitenziaria, in servizio presso la casa circondariale di Sanremo, rimasto assente per malattia per giorni cinque, dal 2 al 6 ottobre 2008, non sia stato trovato al proprio domicilio durante la fascia di reperibilità in sede di controllo fiscale effettuato l’8 ottobre 2008, alle ore 1830, come da referto n. ….dell’ASL della provincia di Imperia.
A giustificazione dell’assenza, il ricorrente con nota del 21 gennaio 2009, ha sostenuto di avere preavvisato il datore di lavoro del proprio allontanamento dall’abitazione a partire dalle 1400 del giorno 8 ottobre, per l’espletamento della fisioterapia riabilitativa prescrittagli dal medico. Il dirigente della casa circondariale di Sanremo, non avendo ritenuto tali spiegazioni idonee a giustificarne l’assenza dal domicilio durante l’effettuazione della visita fiscale, con provvedimento 28 gennaio 2009, ai sensi dell’art. 5 comma 14 della legge 11 novembre 1983, n. 638 di conversione del decreto legge 12 settembre 1983 n. 463, ha conseguentemente disposto nei confronti del signor OMISSIS la decadenza dal trattamento economico per la durata di giorni otto, dal 2 al 9 ottobre 2008. Contro detto provvedimento, il 28 gennaio 2009, il signor OMISSIS ha proposto ricorso gerarchico al provveditore regionale, che lo respingeva, con provvedimento del 5 marzo 2009, notificato in data 19 marzo 2009.
A fondamento del ricorso, il ricorrente lamenta che l’amministrazione non abbia considerato la propria giustificazione idonea ai fini della sottrazione alla sanzione della decadenza dal trattamento economico per giorni otto, richiamando la propria dedizione al servizio ripreso in anticipo rispetto alle prescrizioni mediche.
La disposizione di cui all’art. 5 comma 14 della legge 11 novembre 1983 n. 638 - “Qualora il lavoratore, pubblico o privato, risulti assente alla visita di controllo senza giustificato motivo, decade dal diritto a qualsiasi trattamento economico per l’intero periodo sino a dieci giorni e nella misura della metà per l’ulteriore periodo, esclusi quelli di ricovero ospedaliero o già accertati da precedente visita di controllo” - presenta portata generale, essendo tesa alla disciplina del controllo sanitario dei lavoratori nei casi d’infermità comportante incapacità lavorativa; pertanto, sussiste l’obbligo del dipendente di rendersi reperibile, nel quadro della necessaria collaborazione che egli deve prestare affinché siano realizzate le condizioni richieste per l’erogazione del trattamento di malattia (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 2 marzo 2011, n. 1330).
Come anche la giurisprudenza amministrativa ha da tempo chiarito, la normativa in materia prevede che solo in presenza di giustificato motivo di assenza si possa escludere la sanzione della decadenza dal diritto al trattamento di malattia per il mancato reperimento del lavoratore in occasione della prescritta visita di controllo e, dunque, il dovere del dipendente di sottoporsi al controllo sanitario dell’amministrazione ( Cass. Civ. sez. lav. 16 aprile 1994, n. 3639; Cass. Civ. sez. lav. 27 giugno 1994, n. 61666; Cass. Civ. sez. lav. 21 ottobre 1995, n. 10965).
Nel caso in esame, invece, il ricorrente, pur non avendo trascurato di preavvisare il datore di lavoro del proprio allontanamento dall’abitazione per l’espletamento della fisioterapia, ha tuttavia omesso di esplicitare con chiarezza i tempi, il luogo e le modalità di effettuazione dell’attività riabilitativa prescrittagli dal medico. Così, come giustamente rilevato dall’amministrazione, le esigenze terapeutiche sottese all’allontanamento, se per certi versi appaiono legittimare l’assenza al domicilio del dipendente, tuttavia non trovano conforto in atti che diano conto dell’urgenza e dell’indifferibilità del trattamento terapico praticato e delle modalità prescelte per effettuarlo.
A fronte dell’assenza al domicilio in occasione dell’accertamento fiscale dell’8 ottobre 2008 alle ore 1830, il ricorrente aveva non solo l’onere di provare che l’allontanamento, al fine della tutela della salute, costituisse una necessita prevalente rispetto a quella del mantenimento della reperibilità, ma anche che il genere di terapia da lui prescelto fosse l’unico ragionevolmente praticabile, in specie considerando che, non essendosi rivolto ad alcun centro specializzato di fisioterapia, autonomamente optando per la terapia in bicicletta in luogo della cyclette prescritta, e non risultando vincolato a particolari orari, avrebbe dovuto dimostrare l’effettiva impossibilità di effettuare la fisioterapia in orario diverso da quello corrispondente alle fasce orarie di reperibilità.
Lo stesso ricorrente non ha nemmeno dimostrato che la durata del trattamento terapico prescelto dovesse prevedere un arco temporale esteso quale quello risultante dalle dichiarazioni da lui rilasciate, dalle 1400 alle 1830.
Tanto basta per considerare il ricorso destituito di fondamento per avere il ricorrente posto in essere un comportamento negligente, tale da impedire in concreto l’accertamento del proprio stato d’infermità da parte del sanitario incaricato, integrante le richiamate condizioni di cui all’art.5 comma 14 della legge 11 novembre 1983, n. 638.
da panorama » mer nov 13, 2013 3:04 pm
Provvedimento di perdita del trattamento economico, per essere risultato assente a visita fiscale
1) - A giustificazione dell’assenza, il ricorrente ha sostenuto che “nel momento in cui si presentava il medico fiscale mi trovavo presso il domicilio indicato nell’istanza di aspettativa e precisamente nell’androne dello stabile ed in corrispondenza con la porta che accede al mio appartamento”.
2) - A fondamento del ricorso in esame, il ricorrente, ..........., sostiene lo stato di necessità che l’avrebbe determinato ad attendere la visita fiscale all’esterno della propria abitazione, nei pressi della porta della stessa, in conseguenza di un’avaria al citofono che avrebbe impedito l’accesso del medico. A sostegno della propria giustificazione, ....... ha prodotto una dichiarazione del tecnico che ha effettuato la riparazione del citofono.
IL CdS. chiarisce:
In disparte l’estensione del concetto di “domicilio”, appare chiaro che, da un lato, il rapporto medico legale ... riporta che il OMISSIS era “assente all’indirizzo”, d’altro lato, il ricorrente dichiara che era nell’androne dell’edificio, nei pressi della porta d’ingresso e, dunque, nelle condizioni di ricevere la visita e che quanto dichiarato non è stato contestato al ricorrente nell’impugnato provvedimento di rigetto del ricorso gerarchico, che pure ha ritenuto tale giustificazione non valida ai fini giustificativi della mancata effettuazione della visita fiscale.
12/11/2013	201200003 Definitivo	2	Adunanza di Sezione 16/10/2013
Numero 04540/2013 e data 12/11/2013
Adunanza di Sezione del 16 ottobre 2013
NUMERO AFFARE 00003/2012
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dal signor OMISSIS, nato il …….., residente a Vicenza, per l’annullamento del provvedimento 5 maggio 2006, con il quale il Provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria per il Veneto - Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige non ha accolto il ricorso gerarchico proposto dal ricorrente contro il provvedimento di perdita del trattamento economico, per essere risultato assente a visita fiscale.
Vista la relazione del Ministero della giustizia, Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, prot. n. 289831/2006, vistata dal Ministro il 15 dicembre 2011, con la quale viene chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso straordinario in oggetto;
visto il ricorso, proposto con atto del 11 luglio 2006;
Il signor OMISSIS, sovrintendente del Corpo della polizia penitenziaria, in servizio presso la casa circondariale di Vicenza, rimasto assente per malattia per giorni dieci, é stato dichiarato assente al proprio domicilio durante la fascia di reperibilità in sede di controllo fiscale, effettuato alle ore 11.39 del 15 settembre 2005.
A giustificazione dell’assenza, il ricorrente ha sostenuto che “nel momento in cui si presentava il medico fiscale mi trovavo presso il domicilio indicato nell’istanza di aspettativa e precisamente nell’androne dello stabile ed in corrispondenza con la porta che accede al mio appartamento”.
Il dirigente della casa circondariale di Vicenza, ritenuto il ricorrente assente ingiustificato dal proprio domicilio durante l’accertamento fiscale, ai sensi dell’art. 5, comma 14, della legge 11 novembre 1983, n. 638, di conversione del decreto legge 12 settembre 1983 n. 463, ha conseguentemente disposto, con provvedimento del 27 febbraio 2006, la decadenza dal trattamento economico previsto per la durata di giorni dieci.
Contro predetto provvedimento il ricorrente ha proposto, il 27 marzo 2006, ricorso gerarchico al Provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria per il Veneto - Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige l’Emilia Romagna, che lo ha respinto, con l’impugnato provvedimento del 5 maggio 2006.
A fondamento del ricorso in esame, il ricorrente, lamentando che l’Amministrazione non abbia considerato la propria giustificazione idonea ai fini della sottrazione alla sanzione della decadenza dal trattamento economico, sostiene lo stato di necessità che l’avrebbe determinato ad attendere la visita fiscale all’esterno della propria abitazione, nei pressi della porta della stessa, in conseguenza di un’avaria al citofono che avrebbe impedito l’accesso del medico. A sostegno della propria giustificazione, il signor OMISSIS ha prodotto una dichiarazione del tecnico che ha effettuato la riparazione del citofono.
Il gravame é fondato.
Ritiene, al riguardo, la Sezione che, nel merito della questione, a fronte della disposizione di cui all’art. 5, comma 14, della legge 11 novembre 1983 n. 638 - “Qualora il lavoratore, pubblico o privato, risulti assente alla visita di controllo senza giustificato motivo, decade dal diritto a qualsiasi trattamento economico per l’intero periodo sino a dieci giorni e nella misura della metà per l’ulteriore periodo, esclusi quelli di ricovero ospedaliero o già accertati da precedente visita di controllo” – per la quale sussiste l’obbligo del dipendente di rendersi reperibile, nel quadro della necessaria collaborazione che egli deve prestare affinché siano realizzate le condizioni richieste per l’erogazione del trattamento di malattia (cfr., fra le tante, Cons. Stato, Sez. IV, 2 marzo 2011, n. 1330), nel caso in specie, la motivazione del provvedimento impugnato non sia sufficiente a inficiare le giustificazioni addotte dal ricorrente in ordine alla propria effettiva presenza al controllo fiscale di cui trattasi e, in particolare, della propria diligenza per rendere possibile l’effettuazione di detto controllo così come previsto.
In disparte l’estensione del concetto di “domicilio”, appare chiaro che, da un lato, il rapporto medico legale n. 2391 del 19 luglio 2005 riporta che il OMISSIS era “assente all’indirizzo”, d’altro lato, il ricorrente dichiara che era nell’androne dell’edificio, nei pressi della porta d’ingresso e, dunque, nelle condizioni di ricevere la visita e che quanto dichiarato non è stato contestato al ricorrente nell’impugnato provvedimento di rigetto del ricorso gerarchico, che pure ha ritenuto tale giustificazione non valida ai fini giustificativi della mancata effettuazione della visita fiscale.
Considerate le descritte circostanze, dichiarate dal ricorrente e non negate in corso procedimentale, ritiene la Sezione che il provvedimento impugnato avrebbe dovuto ben più adeguatamente motivare come il caso in specie configuri le condizioni per le quali si possa ritenere possibile la sanzione della decadenza dal diritto al trattamento di malattia per il mancato reperimento in occasione della prescritta visita di controllo.
Tanto basta perché il ricorso sia considerato fondato e venga accolto.
esprime il parere che il ricorso debba essere accolto, nei sensi descritti in motivazione.
Paolo La Rosa	Gerardo Mastrandrea
da panorama » gio nov 13, 2014 11:05 am
Ricorso straordinario al PDR. PERSO
1) - riesame del provvedimento con il quale è stata disposta la perdita del trattamento economico per giorni tre, per essere risultato assente al proprio domicilio durante visita fiscale.
2) - A giustificazione dell’assenza, il ricorrente ha sostenuto di non essere stato trovato nella propria abitazione essendosi dovuto recare presso la caserma dell’istituto penitenziario, necessitando di terapie delle quali disponeva solo in loco.
3) - Quanto al motivo dell’assenza può ritenersi giustificato alla presenza di due condizioni:
- ) - esistenza di una valida ragione di assenza, quindi, dell’esistenza di situazioni cogenti o comunque tali da comportare adempimenti urgenti e indifferibili, e
- ) - assoluta impossibilità di rispettare le fasce orarie (Cass. Civ., Sez. lav. 16 aprile 1994, n. 3639; Cass. Civ., Sez. lav. 27 giugno 1994, n. 61666; Cass. Civ., Sez. lav. 21 ottobre 1995, n. 10965).
4) - Nel caso in esame, invece, l’assenza del ricorrente per recarsi in caserma non presenta i presupposti dell’urgenza e dell’indifferibilità.
5) - Tanto basta per considerare il ricorso destituito di fondamento, avendo il ricorrente posto in essere un comportamento negligente, tale da impedire in concreto l’accertamento del proprio stato d’infermità da parte del sanitario incaricato.
6) - Proprio in considerazione del fatto che si trattava di accedere alle terapie presenti solo in caserma, il ricorrente avrebbe dovuto programmare avvertitamente la propria assenza dal domicilio.
07/11/2014	201303010 Definitivo	2	Adunanza di Sezione 08/10/2014
Numero 03469/2014 e data 07/11/2014
Adunanza di Sezione del 8 ottobre 2014
NUMERO AFFARE 03010/2013
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, proposto dal signor -OMISSIS-, per il riesame del provvedimento con il quale è stata disposta la perdita del trattamento economico per giorni tre, per essere risultato assente al proprio domicilio durante visita fiscale.
Vista la relazione prot. n. -OMISSIS-, con la quale il Ministero della giustizia, Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso straordinario in oggetto indicato;
visto il ricorso, proposto con atto del -OMISSIS-;
Il signor-OMISSIS-, assistente del Corpo della polizia penitenziaria, in servizio presso la casa circondariale di -OMISSIS-, rimasto assente per malattia per giorni tre, a decorrere dal -OMISSIS-, non é stato trovato al proprio domicilio durante la fascia di reperibilità in sede di controllo fiscale effettuata alle ore -OMISSIS-.
A giustificazione dell’assenza, il ricorrente ha sostenuto di non essere stato trovato nella propria abitazione essendosi dovuto recare presso la caserma dell’istituto penitenziario, necessitando di terapie delle quali disponeva solo in loco.
Il dirigente della casa circondariale di -OMISSIS-, ritenuto il ricorrente assente ingiustificato dal proprio domicilio durante l’accertamento fiscale, effettuato il -OMISSIS-, ai sensi dell’art. 5 comma 14 della legge 11 novembre 1983, n. 638 di conversione del decreto legge 12 settembre 1983 n. 463, con provvedimento -OMISSIS-, ha conseguentemente disposto la decadenza dal trattamento economico previsto per la durata di giorni tre. Contro detto provvedimento, il -OMISSIS-, il ricorrente ha proposto ricorso gerarchico al provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria per -OMISSIS-
A fondamento del ricorso, con il quale chiede il riesame della propria posizione, il ricorrente deduce prioritariamente l’inapplicabilità della sanzione ai sensi dell’art. 120 del decreto del Presidente della Repubblica n. 3 del 10 gennaio 1957 per il quale il procedimento si estingue quando siano decorsi novanta giorni dall’ultimo atto senza che nessun ulteriore atto sia stato compiuto, come nel caso di specie considerato che il primo atto è stato notificato il -OMISSIS-, oltre i 90 giorni previsti dalla legge. Il ricorrente sostiene, inoltre, che la propria assenza alla visita di controllo deve essere considerata alla luce dell’art. 32 della Costituzione, che tutela il bene della salute soprattutto come diritto fondamentale dell’individuo, oltre che come interesse della collettività.
Rileva, innanzitutto, la Sezione, l’inaccessibilità nel caso di specie ai principi propri del procedimento disciplinare di cui all’art. 120 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957 n. 3, essendo la questione dell’obbligazione di reperibilità regolata in caso d’inadempimento dall’art. 5, comma 14, della legge 11 novembre 1983 n. 638, che non commina una sanzione disciplinare, ma una decadenza dal trattamento economico che si inserisce, come rilevato correttamente dall’Amministrazione, nell’ambito del sinallagma contrattuale dei rapporto di lavoro. Stabilisce, infatti, detta disposizione: “Qualora il lavoratore, pubblico o privato, risulti assente alla visita di controllo senza giustificato motivo, decade dal diritto a qualsiasi trattamento economico per l’intero periodo sino a dieci giorni e nella misura della metà per l’ulteriore periodo, esclusi quelli di ricovero ospedaliero o già accertati da precedente visita di controllo” - presenta portata generale, essendo tesa alla disciplina del controllo sanitario dei lavoratori nei casi d’infermità comportante incapacità lavorativa; pertanto, sussiste l’obbligo del dipendente di rendersi reperibile, nel quadro della necessaria collaborazione che egli deve prestare affinché siano realizzate le condizioni richieste per l’erogazione del trattamento di malattia (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 2 marzo 2011, n. 1330).
Come anche la giurisprudenza amministrativa ha da tempo chiarito, la normativa in materia prevede che solo in presenza di giustificato motivo di assenza si possa escludere la sanzione della decadenza dal diritto al trattamento di malattia per il mancato reperimento del lavoratore in occasione della prescritta visita di controllo e, dunque, il dovere del dipendente di sottoporsi al controllo sanitario dell’Amministrazione. Quanto al motivo dell’assenza può ritenersi giustificato alla presenza di due condizioni: esistenza di una valida ragione di assenza, quindi, dell’esistenza di situazioni cogenti o comunque tali da comportare adempimenti urgenti e indifferibili, e assoluta impossibilità di rispettare le fasce orarie (Cass. Civ., Sez. lav. 16 aprile 1994, n. 3639; Cass. Civ., Sez. lav. 27 giugno 1994, n. 61666; Cass. Civ., Sez. lav. 21 ottobre 1995, n. 10965).
Nel caso in esame, invece, l’assenza del ricorrente per recarsi in caserma non presenta i presupposti dell’urgenza e dell’indifferibilità.
Tanto basta per considerare il ricorso destituito di fondamento, avendo il ricorrente posto in essere un comportamento negligente, tale da impedire in concreto l’accertamento del proprio stato d’infermità da parte del sanitario incaricato. Proprio in considerazione del fatto che si trattava di accedere alle terapie presenti solo in caserma, il ricorrente avrebbe dovuto programmare avvertitamente la propria assenza dal domicilio.
A nulla rileva, peraltro, che il ricorrente abbia o no telefonicamente preavvisato la casa circondariale della propria assenza, circostanza peraltro non chiarita dall’esame della documentazione in atti, comunque irrilevante a fronte di una condotta del ricorrente non rispettosa del succitato dovere di collaborazione.
esprime il parere che il ricorso debba essere respinto. Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, per procedere all’oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi del ricorrente, manda alla Segreteria di procedere all’annotazione di cui ai commi 1 e 2 della medesima disposizione, nei termini indicati.
Paolo La Rosa	Antonio Catricala'
da panorama » gio nov 13, 2014 11:24 am
decadenza dal trattamento economico previsto.
1) - A giustificazione dell’assenza, il ricorrente ha sostenuto di non essere stato trovato nella propria abitazione in quanto, per sopravvenuto stato di malessere, ha contattato telefonicamente il medico curante, che, non potendo effettuare la visita domiciliare, lo ha invitato a recarsi in ambulatorio negli orari di visita
2) - Nel caso in esame, invece, la visita che la ricorrente ha effettuato presso l’ambulatorio medico non presenta i presupposti dell’urgenza e dell’indifferibilità, nulla avendo certificato al riguardo il sanitario che si è limitato a dichiarare, che il ricorrente è stato sottoposto a visita medica attendendo il suo turno, senza recare alcun elemento dal quale si possa dedurre la necessità ed urgenza di recarsi presso l’ambulatorio in un orario fuori dalle fasce di reperibilità.
3) - In tal senso, la certificazione prodotta a titolo giustificativo della mancata reperibilità a firma del medico curante, pur prevedendo gli orari di ambulatorio, dalle 15.00 alle 19.00, non soddisfa le condizioni necessarie per escludere la decadenza dal trattamento economico.
4) - Al riguardo, la Sezione, condivide il giudizio dell’Amministrazione che rileva come il dipendente, avrebbe potuto usare maggiore diligenza, trattandosi peraltro dell’ultimo giorno di malattia, recandosi con congruo anticipo presso l’ambulatorio del proprio medico all’inizio dell’attività dello stesso, avendo certificato che l’inizio delle visite pomeridiane, alle ore 15.00, era compatibile con quello della reperibilità alla visita di controllo.
5) - Puntualmente, poi, l’Amministrazione segnala che il sanitario non fa accenno ad alcuna terapia praticata o a situazioni emergenziali (anzi si attesta l’ordinaria attesa del proprio turno) né tanto meno a “ipertensione arteriosa con tachicardia”, né prescrive ulteriori giorni di prognosi.
6) - Tanto basta per ritenersi provata la violazione di quel dovere di collaborazione sopra richiamato, non risultando che il ricorrente abbia provveduto a comunicare per tempo la propria assenza alla direzione, consentendo alla stessa di avvisare tempestivamente l’ufficio visite fiscali e di richiedere eventualmente all’azienda sanitaria locale di effettuare la visita in orario diverso da quello in cui il lavoratore avesse dovuto recarsi a visita medica.
07/11/2014	201303004 Definitivo	2	Adunanza di Sezione 08/10/2014
Numero 03465/2014 e data 07/11/2014
NUMERO AFFARE 03004/2013
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, proposto dal signor -OMISSIS-, per l’annullamento del decreto dirigenziale -OMISSIS-, con il quale il provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria -OMISSIS- ha rigettato il ricorso gerarchico proposto dal ricorrente contro la perdita del trattamento economico per essere risultato assente al proprio domicilio durante visita fiscale.
Il signor-OMISSIS-, assistente capo del Corpo della polizia penitenziaria, in servizio presso la casa circondariale di-OMISSIS-, rimasto assente per malattia per -OMISSIS-, non é stato trovato al proprio domicilio durante la fascia di reperibilità in sede di controllo fiscale effettuato alle -OMISSIS-.
A giustificazione dell’assenza, il ricorrente ha sostenuto di non essere stato trovato nella propria abitazione in quanto, per sopravvenuto stato di malessere, ha contattato telefonicamente il medico curante, che, non potendo effettuare la visita domiciliare, lo ha invitato a recarsi in ambulatorio negli orari di visita dalle-OMISSIS-.
Il medico curante, con dichiarazione del -OMISSIS- ha confermato la presenza del ricorrente presso il proprio studio dalle -OMISSIS-.
Il dirigente della casa circondariale di-OMISSIS-, ritenuto il ricorrente assente ingiustificato dal proprio domicilio durante l’accertamento fiscale, ai sensi dell’art. 5 comma 14 della legge 11 novembre 1983, n. 638 di conversione del decreto legge 12 settembre 1983 n. 463, con provvedimento del -OMISSIS-, ha conseguentemente disposto la decadenza dal trattamento economico previsto per la durata di -OMISSIS-. Contro detto provvedimento, il -OMISSIS-, il ricorrente ha proposto ricorso gerarchico al provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria -OMISSIS-, che lo ha respinto con atto del -OMISSIS-, per la mancanza di un giustificato motivo e di alcun presupposto di urgenza del trattamento terapeutico.
Il signor-OMISSIS- ha impugnato detto provvedimento con il ricorso straordinario in epigrafe, a fondamento del quale, lamentando che l’Amministrazione non abbia considerato la propria giustificazione idonea ai fini della sottrazione alla sanzione della decadenza dal trattamento economico, deduce:
- violazione di legge per la falsa applicazione dell’art. 5, comma 14, decreto legge 12 settembre 1983 n. 463;
- eccesso di potere per contraddittorietà tra più atti, carenza di presupposti, carenza d’istruttoria, erroneità e travisamento dei fatti, ingiustizia e illogicità manifesta.
Sostiene, il ricorrente, potersi ragionevolmente riconoscere il giustificato motivo, atteso che ha avvisato della propria assenza la direzione dell’istituto da cui dipende, recandosi in ambulatorio nell’orario di apertura di questo (15.00-19.00), producendo la certificazione rilasciata dal sanitario secondo la sua discrezionalità professionale.
L’Amministrazione, nell’evidenziare la discrepanza degli orari comunicati dal ricorrente per recarsi dal “medico curante”, si esprime per il rigetto del ricorso per l’infondatezza delle censure dedotte dal ricorrente.
Quanto al motivo dell’assenza può ritenersi giustificato alla presenza di due condizioni: esistenza di una valida ragione per recarsi dal medico curante per una visita, quindi, dell’esistenza di situazioni cogenti o comunque tali da comportare adempimenti urgenti e indifferibili, e assoluta impossibilità di rispettare le fasce orarie (Cass. Civ., Sez. lav. 16 aprile 1994, n. 3639; Cass. Civ., Sez. lav. 27 giugno 1994, n. 61666; Cass. Civ., Sez. lav. 21 ottobre 1995, n. 10965).
Nel caso in esame, invece, la visita che la ricorrente ha effettuato presso l’ambulatorio medico non presenta i presupposti dell’urgenza e dell’indifferibilità, nulla avendo certificato al riguardo il sanitario che si è limitato a dichiarare, che il ricorrente è stato sottoposto a visita medica attendendo il suo turno, senza recare alcun elemento dal quale si possa dedurre la necessità ed urgenza di recarsi presso l’ambulatorio in un orario fuori dalle fasce di reperibilità. In tal senso, la certificazione prodotta a titolo giustificativo della mancata reperibilità a firma del medico curante, pur prevedendo gli orari di ambulatorio, dalle 15.00 alle 19.00, non soddisfa le condizioni necessarie per escludere la decadenza dal trattamento economico.
Al riguardo, la Sezione, condivide il giudizio dell’Amministrazione che rileva come il dipendente, avrebbe potuto usare maggiore diligenza, trattandosi peraltro dell’ultimo giorno di malattia, recandosi con congruo anticipo presso l’ambulatorio del proprio medico all’inizio dell’attività dello stesso, avendo certificato che l’inizio delle visite pomeridiane, alle ore 15.00, era compatibile con quello della reperibilità alla visita di controllo.
Peraltro, a fronte di possibili diverse considerazioni sull’urgenza della visita a causa della sopravvenienza di un malessere, non può non richiamarsi la puntuale ricostruzione delle evenienze, così come enunciata dall’Amministrazione:
- dalle giustificazioni del ricorrente, risulta che abbia contattato telefonicamente, alle -OMISSIS-, il medico curante per avvertirlo del sopraggiunto malessere;
- dall’attestazione del sanitario, risulta che il ricorrente fosse già nel suo ambulatorio dalle -OMISSIS-;
- dagli atti della direzione dell’Istituto Penitenziario di-OMISSIS-, emerge che il ricorrente abbia comunicato l’allontanamento dal domicilio alle ore -OMISSIS-
Puntualmente, poi, l’Amministrazione segnala che il sanitario non fa accenno ad alcuna terapia praticata o a situazioni emergenziali (anzi si attesta l’ordinaria attesa del proprio turno) né tanto meno a “ipertensione arteriosa con tachicardia”, né prescrive ulteriori giorni di prognosi.
Tanto basta per ritenersi provata la violazione di quel dovere di collaborazione sopra richiamato, non risultando che il ricorrente abbia provveduto a comunicare per tempo la propria assenza alla direzione, consentendo alla stessa di avvisare tempestivamente l’ufficio visite fiscali e di richiedere eventualmente all’azienda sanitaria locale di effettuare la visita in orario diverso da quello in cui il lavoratore avesse dovuto recarsi a visita medica.
Pertanto, ritiene, la Sezione, che il ricorrente, in definitiva, abbia posto in essere un comportamento negligente, tale da impedire in concreto l’accertamento del proprio stato d’infermità da parte del sanitario incaricato. Ciò porta la Sezione a considerare che predetto comportamento legittimamente integri le condizioni di cui all’art. 5 comma 14 della legge 11 novembre 1983, n. 638 e, ritenendo assorbite le ulteriori censure lamentate dal ricorrente, renda il ricorso destituito di fondamento.
da panorama » gio nov 13, 2014 11:54 am
non funzionamento del citofono dell’abitazione.
Ricorso straordinario al PdR. PERSO.
1) - Il ricorrente, omissis, sostiene che il medico fiscale fosse in possesso di un indirizzo diverso rispetto a quello fornito dallo scrivente nel momento in cui ebbe a comunicare il proprio stato di malattia e cioè -OMISSIS-, come dimostrato dal referto medico legale -OMISSIS- in cui è indicato un domicilio diverso da quello fornito dal dipendente, concludendo che il medico fiscale non si sarebbe mai presentato presso la sua abitazione, dando cosi luogo alla mancata effettuazione della visita di controllo.
2) - Dunque, il signor -OMISSIS-, pur presente nel domicilio come dal medesimo asserito, non ha mantenuto un comportamento tale da consentire al medico sia l’immediato accesso nell’abitazione, sia la possibilità della visita di controllo, non certo per una negligenza del sanitario, ma del lavoratore stesso, il quale, essendo a conoscenza dell’obbligo di reperibilità connesso al proprio stato di salute, non ha provveduto ad attivarsi in maniera idonea per consentire l’accesso del sanitario presso la propria abitazione.
3) - Del mancato funzionamento del citofono, circostanza palesemente ostativa per il reperimento dell’interessato nella propria abitazione e, dunque, per l’effettuazione della visita di controllo, il ricorrente avrebbe dovuto informare, con tempestività, la direzione della casa circondariale di-OMISSIS-, con comunicazione successiva a quella del -OMISSIS- che, invece, non risulta essere stata effettuata.
4) - La mancata indicazione del cognome sul citofono non funzionante e su una cassetta della posta non utilizzabile è, come giustamente considera l’Amministrazione, conseguenza logica di un superficiale approccio del ricorrente a detto adempimento,
07/11/2014	201303009 Definitivo	2	Adunanza di Sezione 08/10/2014
Numero 03467/2014 e data 07/11/2014
NUMERO AFFARE 03009/2013
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, proposto dal signor -OMISSIS-, con il quale il provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria per il -OMISSIS- ha rigettato il ricorso gerarchico proposto dal ricorrente contro la perdita del trattamento economico per essere risultato assente al proprio domicilio durante visita fiscale.
visto il ricorso, proposto con atto -OMISSIS-;
Il signor -OMISSIS-, assistente del Corpo della polizia penitenziaria, in servizio presso la casa della Casa Circondariale di-OMISSIS-, rimasto assente per malattia per giorni per giorni-OMISSIS-, non è stato trovato al proprio domicilio durante la fascia di reperibilità in sede di controllo fiscale effettuato -OMISSIS-
I motivi giustificativi dell’assenza, sostenuti dal ricorrente, non sono stati ritenuti validi dal dirigente della casa di reclusione di-OMISSIS-, che, ritenuto il ricorrente assente ingiustificato dal proprio domicilio durante l’accertamento fiscale, ai sensi dell’art. 5 comma 14 della legge 11 novembre 1983, n. 638 di conversione del decreto legge 12 settembre 1983 n. 463, ha conseguentemente disposto la decadenza dal trattamento economico previsto per la durata di -OMISSIS-, il ricorrente ha proposto ricorso gerarchico al provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria di-OMISSIS-, che lo ha respinto con atto del -OMISSIS-, impugnato dal ricorrente con il ricorso straordinario in epigrafe indicato.
A fondamento del ricorso in esame, il ricorrente, lamentando che l’Amministrazione non abbia considerato la propria giustificazione idonea ai fini della sottrazione alla sanzione della decadenza dal trattamento economico, sostiene che il medico fiscale fosse in possesso di un indirizzo diverso rispetto a quello fornito dallo scrivente nel momento in cui ebbe a comunicare il proprio stato di malattia e cioè -OMISSIS-, come dimostrato dal referto medico legale -OMISSIS- in cui è indicato un domicilio diverso da quello fornito dal dipendente, concludendo che il medico fiscale non si sarebbe mai presentato presso la sua abitazione, dando cosi luogo alla mancata effettuazione della visita di controllo.
D’altra parte, per consolidata giurisprudenza, è legittimo considerare ingiustificata l’assenza di un dipendente se non sia stato possibile eseguire la visita medica domiciliare, per mancata risposta all’indirizzo del lavoratore oggetto della visita stessa. Nel caso in specie, come correttamente richiamato dall’Amministrazione, é fuori di dubbio che la mancata partecipazione del ricorrente al dovere di collaborazione non ha permesso di annullare le difficoltà di ordine pratico, quali ne possano essere state le cause, che si sono frapposte all’incontro con il medico, in particolare il non funzionamento del citofono dell’abitazione.
Dunque, il signor -OMISSIS-, pur presente nel domicilio come dal medesimo asserito, non ha mantenuto un comportamento tale da consentire al medico sia l’immediato accesso nell’abitazione, sia la possibilità della visita di controllo, non certo per una negligenza del sanitario, ma del lavoratore stesso, il quale, essendo a conoscenza dell’obbligo di reperibilità connesso al proprio stato di salute, non ha provveduto ad attivarsi in maniera idonea per consentire l’accesso del sanitario presso la propria abitazione.
I singoli motivi richiamati dal ricorrente, a sostegno, prima, delle giustificazioni al direttore della casa circondariale, poi, del ricorso gerarchico al provveditore regionale e, infine, del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, sono privi di pregio alla luce delle controdeduzioni espresse dall’Amministrazione e riportate nella relazione ministeriale; in particolare:
- l’inesattezza dell’indirizzo dell’abitazione in possesso della -OMISSIS- presso il quale il ricorrente avrebbe trascorso il periodo di malattia è irrilevante, in quanto il medico fiscale non ha avuto alcuna difficoltà a trovare il domicilio del ricorrente, come si evince dalla lettera di chiarimenti redatta dal medico stesso, che aveva ben presente l’indirizzo, anche perché -OMISSIS-;
- le prove testimoniali e fotografiche attestanti l’ indicazione dei cognomi dei condomini sui rispettivi citofoni prodotte dal ricorrente, recanti la data del -OMISSIS- e quanto affermato dai testi non risulta suffragato da alcuna prova documentale, mentre i chiarimenti forniti dal medico fiscale (tutti i campanelli sono senza cognome) oltre a far fede fino a querela di falso sono coerenti con quanto dichiarato nel referto (sconosciuto all’indirizzo);
- il cambiamento di abitazione comunicato dal ricorrente alla direzione di appartenenza il -OMISSIS- e la richiesta di adesione al servizio “seguimi” delle Poste italiane con il quale l’interessato chiedeva che la posta venisse recapitata al nuovo indirizzo a partire dal -OMISSIS- ed il non funzionamento del citofono che si è verificato, come dichiarato dallo stesso ricorrente e da un teste a discarico, il -OMISSIS- giorno in cui è stato redatto il referto, devono essere considerati ulteriori elementi e circostanze che confermano quanto repertato e chiarito dal medico.
Del mancato funzionamento del citofono, circostanza palesemente ostativa per il reperimento dell’interessato nella propria abitazione e, dunque, per l’effettuazione della visita di controllo, il ricorrente avrebbe dovuto informare, con tempestività, la direzione della casa circondariale di-OMISSIS-, con comunicazione successiva a quella del -OMISSIS- che, invece, non risulta essere stata effettuata.
La mancata indicazione del cognome sul citofono non funzionante e su una cassetta della posta non utilizzabile è, come giustamente considera l’Amministrazione, conseguenza logica di un superficiale approccio del ricorrente a detto adempimento, mentre irrilevante é da ritenersi la documentazione fotografica prodotta dal ricorrente, atteso che riproduce lo stato dei luoghi circa un mese e mezzo dopo l’evento.
Tanto basta per considerare destituito di fondamento il ricorso in esame, a fronte del negligente comportamento del ricorrente che ha impedito in concreto l’accertamento del proprio stato d’infermità da parte del sanitario incaricato, così da integrare legittimamente le citate condizioni di cui all’art. 5 comma 14 della legge 11 novembre 1983, n. 638.
Per le suesposte considerazioni il ricorso deve essere respinto, con l’assorbimento della domanda di sospensiva.