Source: https://stradesicure.wordpress.com/2017/10/30/lodo-sulla-presidenza-dellaifvs-alcuni-passaggi-scelti-da-claudio-martino-1-arbitrato-irrituale-lodo-libero-pronuncia-di-natura-negoziale/
Timestamp: 2018-03-22 00:22:30+00:00
Document Index: 15322581

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1362', 'art. 23', 'art. 822', 'art. 829', 'art. 828']

LODO SULLA PRESIDENZA DELL’AIFVS – Alcuni passaggi scelti da Claudio Martino / 1) Arbitrato irrituale – lodo libero – pronuncia di natura negoziale | SICUREZZA STRADALE
LODO SULLA PRESIDENZA DELL’AIFVS – Alcuni passaggi scelti da Claudio Martino / 1) Arbitrato irrituale – lodo libero – pronuncia di natura negoziale
​A seguito della novella codicistica del 2006, le due tipologie di arbitrato – rituale e irrituale – risultano accomunate dallo scopo, primario, di rappresentare strumenti giuridici finalizzati a comporre le controversie aventi ad oggetto diritti disponibili, contraddistinti dalla volontà dei contendenti di affidarne la risoluzione a uno o più soggetti privati, che sfocia in un lodo, a conclusione di un procedimento svoltosi in contraddittorio delle parti. Più in particolare, l’efficacia della decisione posta a definizione del giudizio, nell’irrituale ha natura di mera determinazione negoziale, insuscettibile di exequatur, mentre nell’arbitrato rituale il lodo acquista un’efficacia analoga a quella della sentenza del giudice ordinario, sebbene pronunziata da un giudice privato.
Entrambe le tipologie di arbitrato traggono origine dal cosiddetto “patto compromissorio”, altrimenti definito quale “convenzione d’arbitrato”, che si esplica nella forma del “compromesso” ovvero della “clausola compromissoria”, di per sé atto avente natura negoziale, espressione della libertà di opzione che l’ordinamento giuridico riconosce ai soggetti bisognosi di trovare una soluzione alle proprie contese: adire, quindi, la giurisdizione ordinaria ovvero devolverne la composizione a giudici privati.
La differenziazione tra l’arbitrato rituale, disciplinato dagli artt. 806 e ss. del codice di rito civile, e quello irrituale, risiede sia nella finalità che nella natura della decisione finale: nel primo, al lodo viene riconosciuta identica valenza rispetto a quella propria della sentenza emanata dai giudici statuali, mentre nell’arbitrato irrituale, denominato anche “libero”, il lodo assume natura contrattuale e, perciò, tra le parti in contesa ha la peculiare valenza di determinazione “negoziale”.
​Al fine di determinare se si verta in tema di arbitrato rituale o irrituale, occorre far riferimento alla clausola compromissoria in atti, la quale nel caso concreto non dà adito a dubbi, poiché, alla stregua dei normali canoni ermeneutici ricavabili dall’art. 1362 cod. civ.,
sia con riferimento al dato letterale, sia alla comune intenzione delle parti e al comportamento complessivo delle stesse, anche successivo alla conclusione del contratto,
emerge chiaramente che le stesse abbiano previsto una decisione non suscettibile di exequatur.
​Diversamente che nell’ipotesi della domanda giudiziale, in cui è impossibile individuare “la comune intenzione delle parti”, i canoni ermeneutici negoziali sono applicabili alla clausola compromissoria, in cui le parti hanno affidato all’arbitrato la soluzione della controversia soltanto attraverso lo strumento contrattuale, riconducibile all’istituto del mandato collettivo o congiunto, mediante una composizione amichevole ovvero del negozio di accertamento riferibile alla volontà delle stesse parti, le quali si sono impegnate a considerare la decisione arbitrale quale espressione della loro stessa volontà.
​Infatti, dall’esame del contenuto della convenzione d’arbitrato di cui all’art. 23 dello statuto dell’AIFVS O.n.l.u.s.,
emerge che la scelta dell’arbitrato irrituale è avvenuta con disposizione espressa e per iscritto, per mezzo della quale le parti hanno manifestato la volontà che la controversia sia definita dall’arbitro mediante determinazione contrattuale. Il dato letterale è chiaro nel senso di escludere espressamente un arbitrato rituale, atteso che le parti hanno specificato nella clausola compromissoria che la decisione deve essere irrituale, ossia con natura negoziale.
​Ora, per l’ermeneutica di tale clausola, occorre precisare che, ai fini della configurabilità di un arbitrato libero, non sono stati ritenuti decisivi né il conferimento agli arbitri del potere di decidere, come nel caso di specie, secondo equità, ovvero in qualità di amichevoli compositori o arbitratori, né la previsione dell’inappellabilità del lodo o dell’esonero degli arbitri dalle formalità di procedura, dovendosi, piuttosto, valorizzare espressioni terminologiche coerenti con l’attività del giudicare e con il risultato di un giudizio in ordine a una controversia e, perciò, compatibili con la previsione di un arbitrato rituale.
La giurisprudenza ha ritenuto significativo della ritualità di un arbitrato l’impiego nella convenzione arbitrale di espressioni che evochino chiaramente l’espletamento da parte degli arbitri di un’attività processuale, che si concretizzi nel compimento di un’attività di giudizio e che dia esito a una pronuncia che stabilisca il torto o la ragione delle parti.
Le espressioni sopra richiamate, quali “decisione secondo equità”, “amichevoli compositori”, “esonero dalle formalità di procedura”, descrivono delle modalità di svolgimento dell’attività arbitrale che si attagliano indistintamente sia all’arbitrato rituale che a quello irrituale: le parti, infatti, ai sensi dell’art. 822 c.p.c., possono pretendere dagli arbitri un lodo secondo equità, pur avendo scelto un arbitrato rituale; rientra nelle loro facoltà, ex art. 829 c.p.c., richiedere una pronuncia non impugnabile, seppur all’esito di un procedimento rituale; possono infine volere un arbitrato senza formalità di procedura che, rimettendo alle parti la determinazione delle regole del procedimento, conferisca loro la più ampia libertà sul punto e, indi, anche la possibilità di non prevedere alcun vincolo procedurale.
​Nondimeno, il dato letterale della clausola compromissoria, secondo cui si abbia luogo, in caso di controversia tra associati o tra associati e associazione, ad arbitrato irrituale, è confermato dal criterio ermeneutico della comune intenzione delle parti, oggettivamente considerata.
In particolare, “si ha arbitrato irrituale quando le parti conferiscono all’arbitro il compito di definire in via negoziale le contestazioni insorte o che possono insorgere tra loro in ordine a determinati rapporti giuridici mediante una composizione amichevole riconducibile alla loro volontà” sicché la decisione di questo arbitro sarà sottratta all’impugnazione per nullità ai sensi dell’art. 828 c.p.c
Nell’arbitrato irrituale, come il presente, è compito di questo arbitro “elaborare una soluzione transattiva di una questione su cui esiste controversia tra le parti, le quali si impegnano ad assumere tale soluzione come contenuto della propria volontà, cioè del negozio transattivo cui esse si sono obbligate, fondandosi l’arbitrato irrituale su un mandato per una definizione negoziale, che attiene all’intera controversia”.
ALCUNI PASSAGGI DEL LODO EMESSO SULLA PRESIDENZA DELL’AIFVS (testo integrale: https://goo.gl/F9W5WK) SCELTI DA CLAUDIO MARTINO
← LODO SULLA PRESIDENZA DELL’AIFVS ONLUS, emesso il 2 settembre 2017 dall’avvocato Carlo AFFINITO (testo in pdf: https://goo.gl/F9W5WK) Frosinone / Vittime della strada / “La prevenzione non può aspettare” / EDITORIALE OGGI CIOCIARIA del 19 novembre 2017 / di Massimiliano Pistilli / https://goo.gl/XKaKGo OBIETTIVO SICUREZZA Claudio Martino, responsabile nazionale dell’ufficio stampa di AIFVS, parla della legge introdotta nel 2016 →