Source: https://www.bugnion.eu/it/i-limiti-della-limitazione-un-gioco-di-parole/
Timestamp: 2020-02-25 05:01:15+00:00
Document Index: 87043709

Matched Legal Cases: ['art. 69', 'art. 56', 'art. 105', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 69', 'art. 67']

I limiti della limitazione: un gioco di parole? | Bugnion
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Autore: Lucia Vittorangeli
Articolo pubblicato in ‘Notiziario dell’Ordine dei Consulenti in Proprietà Industriale’, N.2/Novembre 2019
Il Tribunale di Milano dichiara nulla la frazione IT del EP1283983.
Prima di presentare appello, nel 2012 il titolare richiede una limitazione presso l’EPO. Le modifiche apportate alla rivendicazione 1 rispetto al testo concesso nel 2006 sono le seguenti “…said waveguide (8) having an inner surface (10) presenting at least one portion converging in the direction of the second end (8b),…”.
La decisione di concessione della limitazione è pubblicata il 12 aprile del 2012.
Per finire, la Corte di Cassazione non condivide la posizione assunta dalla Corte di Appello di Milano. Citando l’art. 69, comma 2, EPC, la Corte di Cassazione afferma che “La norma è chiara, dunque, nell’attribuire al titolare del brevetto europeo la protezione, per come definita in ragione della disposta limitazione, fin dalla venuta ad esistenza del titolo di privativa [enfasi aggiunta]: come, cioè, se lo stesso fosse nato con quella restrizione. Una tale previsione è del resto coerente con la disciplina dei diritti conferiti dal brevetto europeo, come contenuta negli artt. 64 e 67 CBE: la limitazione incide, infatti, sull’oggetto della privativa ma non impedisce che la protezione accordata dalla Convenzione si attui, con riguardo al brevetto modificato, a partire dal momento della pubblicazione della domanda” [enfasi aggiunta].
Anche con riferimento all’art. 56, comma 1, CPI, la Corte di Cassazione indica che “tale previsione, la quale evoca il cit. art. 105-ter, comma 3, non osta a che la tutela derivante dalla procedura di limitazione abbia effetto retroattivo [enfasi aggiunta], come per l’appunto prescritto dall’art. 68, comma 2, CBE.”
Nel silenzio del CPI sull’effetto della limitazione, queste affermazioni possono sicuramente offrire una linea guida purché inserite correttamente nell’articolato contesto della limitazione stessa.
La limitazione infatti può essere vista come il risultato di due azioni distinte:
• la negazione di una porzione ampia dell’oggetto del brevetto concesso
• l’affermazione di un “nuovo” e limitato oggetto del brevetto
L’effetto relativo all’azione a), ossia alla negazione di una porzione ampia dell’oggetto del brevetto, è indicato nell’art. 68 EPC “The European patent application and the resulting European patent shall be deemed not to have had, from the outset, the effects specified in Articles 64 and 67, to the extent that the patent has been revoked or limited in opposition, limitation or revocation proceedings”
• prodotto P comprendente A
• prodotto P comprendente A + B.
Nel caso 2) l’azione b), ossia l’affermazione di un “nuovo” e limitato oggetto del brevetto, è invece rivolta ad una forma di realizzazione non compresa nel set di rivendicazioni della domanda pubblicata.
Ovviamente perché la limitazione sia valida, tale forma di realizzazione non deve aggiungere materia nuova e quindi deve essere ricompresa nella descrizione sin dal deposito.
Ricordiamo brevemente la genesi dell’art. 69(2) EPC. Non prevedendo ancora la limitazione, la sua formulazione nell’EPC1973 era leggermente differente ma la frase “incriminata” era già presente: “For the period up to grant of the European patent, the extent of the protection conferred by the European patent application shall be determined by the latest filed claims contained in the publication under Article 93. However, the European patent as granted or as amended in opposition proceedings shall determine retroactively the protection conferred by the European
patent application, in so far as such protection is not thereby extended”.
Dai lavori preparatori dell’EPC1973 (https://www.epo.org/law-practice/legal-texts/epc/archive/epc-1973/traveaux.html) emerge un contrasto proprio sull’interpretazione di questa frase dell’allora art. 67.
Sotto sono riportate le obiezioni sollevate da UNICE (Union des Industries de la Communaute europeenne), CEIF (Council of European Industrial Federations), FEMIPI (European Federation of Agents of Industry in Industrial Property) e CEEP (Centre Europeen de l’Entrenrise Publique) rispettivamente nei documenti M/19, M/22, M/23 e M/30.
Although this provision solves the problem of provisional protection in cases of a limitation or extension of the claims, it would appear that the problem of provisional protection in the case of
a shifting of claims remains open. In the latter case provisional protection on the basis of the claims first filed would not be justified and this point should therefore be clarified.
There is no explicit statement as to the extent of protection applicable when during examination the initial claims are withdrawn and replaced by a new set of claims covering elements of the
description that had not been claimed initially. This does of course concern a case of amendment during the procedure. One would wish assurance that this will also be considered a case
of extension of initial protection under Article 67, paragraph 2, even if the actual change is a shift rather than an extension. If the claims as finally granted contain no element whatever of the
initial claims, the latter would not give rise to any provisional protection.
In the opinion of some members of CEEP, the text seems to relate only to the possibility of an amendment of the extent of the claims; it can, however, happen that the nature of the definition
of the invention is completely changed (e.g. the definition may originally relate to a product and later to a process).
Le sopra citate obiezioni sono richiamate e riassunte nel documento M 54/1/11/111 che contiene la proposta di modifiche presentate dalla delegazione svizzera sotto riportata
Tale approccio non nega la possibile retroattività della limitazione ma ne valuta caso per caso l’applicabilità.
Infatti, i due casi citati corrispondono a due differenti situazioni che hanno portato in un caso ad ammettere un’efficacia retroattiva e nell’altro caso a negarla.
È vero che la certezza del diritto dei terzi deve essere bilanciata con il diritto del titolare di poter proteggere la propria invenzione, anche nel caso in cui emergano successivamente documenti rilevanti di arte nota.
È altrettanto vero che il Richiedente ha almeno due possibili momenti in cui poter chiaramente dichiarare fino a dove vorrebbe che si estendesse la protezione conferita dal suo brevetto. Un primo momento è ovviamente all’atto del deposito e un secondo momento è garantito sia di fronte all’EPO che di fronte alla WIPO o all’UIBM replicando prontamente al Rapporto di Ricerca in modo che le modifiche alle rivendicazioni possano essere inserite nella domanda pubblicata o comunque resa disponibile al pubblico.
A seconda delle varie procedure possono non essere esclusi a priori ulteriori momenti successivi, ed in particolare la possibilità di depositare una o più domande divisionali in qualunque momento nel corso della vita della domanda stessa.