Source: https://www.codicedeontologico-cnf.it/?cat=5
Timestamp: 2017-12-18 20:08:17+00:00
Document Index: 14309584

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 51', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 66', 'art. 49', 'art. 66', 'art. 49']

Giurisprudenza CNF | Codice Deontologico Forense
Archivi categoria: Giurisprudenza CNF
La rinuncia all’impugnazione proposta da parte del ricorrente determina la immediata estinzione del relativo procedimento, non essendo a tal fine necessaria la sua accettazione da parte del Consiglio territoriale appellato (Nel caso di specie, la rinuncia riguardava il ricorso proposto avverso la delibera con cui il Consiglio dell’Ordine aveva respinto la domanda di iscrizione nel Registro dei Praticanti Avvocati di un dipendente pubblico presso la Guardia di Finanza con la qualifica di Ufficiale addetto alla Sezione di Polizia Giudiziaria presso il Tribunale della Procura della Repubblica).
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Gaziano), sentenza del 10 ottobre 2017, n. 149
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/149, rel. Gaziano
Il procedimento amministrativo avanti al COA non ha un termine massimo di durata (a pena di nullità)
Il procedimento disciplinare di primo grado ha sì natura amministrativa, ma speciale, in quanto disciplinato specificamente dalle norme di cui agli artt. 38, 45 – 50 del RDL n. 1578/1933 e dagli artt. 47-51 del R.D. n. 37/1934, che non contengono termini perentori per l’inizio, lo svolgimento e la definizione del procedimento stesso davanti al Consiglio dell’Ordine circondariale all’infuori di quelli posti a tutela del diritto di difesa, nonché quello di prescrizione dell’azione disciplinare fissato in cinque anni dall’art. 51 RDL n. 1578/1933. In tale procedimento, pertanto, non trovano applicazione l’art. 2, co. 3, L. n. 241/1990 (sulla durata del procedimento amministrativo) né gli artt. 24 Cost. e 6 Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo in tema di ragionevole durata del processo.
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Pardi), sentenza del 10 ottobre 2017, n. 148
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/148, rel. Pardi
Divieto di abuso del processo e plurime azioni promosse per conto di soggetti diversi nei confronti del medesimo convenuto
L’avvocato non deve aggravare con onerose o plurime iniziative giudiziali la situazione debitoria della controparte, quando ciò non corrisponda ad effettive ragioni di tutela della parte assistita (art. 66 ncdf, già art. 49 cdf). Deve peraltro escludersi che costituisca violazione del predetto divieto la proposizione, da parte del medesimo difensore, di distinte domande -quand’anche assimilabili per causa petendi e petitum – per conto di soggetti diversi ed in tempi differenti, giacchè l’esercizio di autonome azioni volte ad esercitare singoli diritti tutelabili da plurimi individui non configura di per sè comportamento vessatorio (Nel caso di specie, il professionista agiva separatamente nei confronti di un medesimo convenuto per conto di un condominio e di due singoli condomini, con distinti ricorsi aventi per oggetto la medesima domanda, ovvero la reintegrazione contro la apposizione di una sbarra tale da impedire a ciascuno di essi il diritto di passaggio. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha accolto il ricorso, annullando la sanzione disciplinare comminata al professionista dal Consiglio territoriale, dando nel contempo atto che, nel corso dei predetti giudizi, il tribunale aveva rigettato l’istanza di riunione proposta da parte resistente).
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/148, cdf (nuovo) art. 66, cdf (prev.) art. 49, rel. Pardi
Il principio della colpevolezza “al di là di ogni ragionevole dubbio” vale anche in sede disciplinare
Ai fini della condanna disciplinare, la prova della responsabilità dell’incolpato deve essere raggiunta oltre ogni ragionevole dubbio, così da superare la presunzione di non colpevolezza.