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Timestamp: 2017-04-29 19:28:10+00:00
Document Index: 122635603

Matched Legal Cases: ['art. 291', 'art. 160', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 435', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 435', 'art. 435', 'arte\n8', 'sentenza ', 'art. 2119', 'art. 276', 'art. 435', 'art.\n163', 'art. 342', 'art. 291', 'art. 160', 'art. 156', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 435', 'sentenza\n', 'art. 435', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. LAVORO - SENTENZA 10 ottobre 2016, n.20335
SABATO 29 APRILE AGGIORNATO ALLE 21:28	Sezioni
LAVORO E PREVIDENZA SOCIALE Rito del lavoro: l’inosservanza del termine a comparire non comporta nullità dell’atto di appello CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. LAVORO - SENTENZA 10 ottobre 2016, n.20335MASSIMANel rito del lavoro l'inosservanza, in sede di ricorso in appello, del termine dilatorio a comparire non è configurabile come vizio di forma e di contenuto dell'atto introduttivo, atteso che, a differenza di quanto avviene nel rito ordinario, essa si verifica quando l'impugnazione è stata già proposta mediante il deposito dei ricorso in cancelleria, mentre nel procedimento ordinario di cognizione il giorno dell'udienza di comparizione è fissato dalla parte, considerato altresì, che tale giorno è fissato, nel rito dei lavoro, dal giudice col suo provvedimento. Pertanto, tale inosservanza non comporta la nullità dello stesso atto di appello, bensì quella della sua notificazione, sanabile "ex tunc" per effetto di spontanea costituzione dell'appellato o di rinnovazione, disposta dal giudice ex art. 291 c.p.c., costituendo questa norma espressione di un principio generale dell'ordinamento, riferibile ad ogni atto che introduce il rapporto processuale e lo ricostituisce in una nuova fase giudiziale, per cui sono sanabili "ex tunc", con effetto retroattivo a seguito della rinnovazione disposta dal giudice, non solo le nullità contemplate dall'art. 160 c.p.c., ma tutte le nullità in genere della notificazione, derivanti da vizi che non consentono all'atto di raggiungere lo scopo a cui è destinato, ossia la regolare costituzione del rapporto processuale, senza che rilevi che tali nullità trovino la loro origine in una causa imputabile all'ufficiale giudiziario o alla parte istante.CASUS DECISUSCon sentenza n. 4990/2013 la Corte di Appello di Napoli ha dichiarato l'improcedibilità dell'appello proposto dalla Multiservizi srl avverso la sentenza del Tribunale di Napoli, che aveva ritenuto illegittimo il licenziamento intimato a Maranta Luigi il 31.7.2008 e l'aveva condannata alla reintegrazione di quest'ultimo nel posto di lavoro ed a pagargli le retribuzioni maturate dal licenziamento a quello della effettiva reintegrazione.
2. La Corte territoriale ha rilevato che, nonostante il decreto presidenziale di cui all'art. 435 c.p.c. fosse stato comunicato alla società a mezzo fax in data 28.3.2012, quest'ultima aveva avviato la procedura notificatoria solo in data 6.2.2013, a fronte di udienza fissata per il giorno 7.2.2013.
3. Ha ritenuto che, in base ai principi espressi dalle Sezioni Unite di questa Corte nella decisione n. 20604 dei 2008, la notifica del ricorso e dei pedissequo decreto era inesistente in quanto inidonea a consentire alla parte appellata di svolgere le sue difese, per essere stata la notifica avviata solo il giorno precedente la prima udienza di trattazione (fissata per il giorno 7.2.2013).
4. Per la cassazione di tale sentenza la Multiservizi srl ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi. Maranta Luigi è rimasto intimato.
TESTO DELLA SENTENZACORTE DI CASSAZIONE, SEZ. LAVORO - SENTENZA 10 ottobre 2016, n.20335 - Pres. Macioce - est. Torrice
5. Con il ,primo
motivo la ricorrente denuncia illegittimità della sentenza impugnata per
lesione dei diritto di difesa e violazione e falsa applicazione degli artt.
435, 136, 421 e 291 c.p.c., sostenendo:
6. a. che l'avvenuta
comunicazione del decreto presidenziale di cui all'art. 435 c.p.c., effettuata
a mezzo fax al difensore di essa società, in assenza del tentativo di consegna
diretta del biglietto di cancelleria, ovvero di trasmissione a mezzo posta
elettronica certificata, renderebbe inesistente la comunicazione, mai pervenuta
allo studio del difensore.
7. b. che
l'improcedibilità dell'appello può essere dichiarata nei soli casi di inesistenza
della notifica e non nei casi, quale quello dedotto in giudizio, in cui la
notifica sia stata effettuata, sia pure in violazione dei termini posti,
dall'art. 435 c. 3 c.p.c., a tutela del diritto di difesa della parte
8. Con il secondo ed
il terzo motivo la ricorrente censura la sentenza di primo grado per violazione
e mancata applicazione dell'art. 2119 c.c. e per mancato riconoscimento dei
9. In applicazione
del principio della ragione più liquida, che, imponendo un nuovo approccio
interpretativo con la verifica delle soluzioni sul piano dell'impatto operativo
piuttosto che su quello tradizionale della coerenza logico-sistematica,
consente di sostituire il profilo di evidenza a quello dell'ordine di
trattazione delle questioni cui all'art. 276 c.p.c., con una soluzione
pienamente rispondente alle esigenze di economia processuale e di celerità dei
giudizio, ormai anche costituzionalizzata ( in termini espressi, Cass.
23621/2011 e, indirettamente, sulle conseguenze di tale postulato in materia di
giudicato implicito, Cass.SSUU 2093212011, 24883/2008, 29523/2008), il ricorso
deve essere accolto sulla base dello scrutinio della questione posta nella
lettera b. del primo motivo di ricorso, senza che sia necessario esaminare
previamente l'altra censura formulata nello stesso motivo (a: validità della
comunicazione del decreto ex art. 435 c.p.c. effettuata a mezzo fax). 10. Detta
questione è già stata scrutinata da questa Corte in numerose decisioni, tra le
quali. Cass. n.i 16479 dei 2015, 16154/2015, 7378/2014, 19818/2013, 8125/2013;
Ord. 10775/2016; Cass. SSUU, 9331/1996 (il principio enunziato da detta
decisione, da intendere con la correzione apportata dalla decisione delle
Sezioni Unite n. 30.07.08 n. 20604, per la quale il termine può essere concesso
ove la notifica sia nulla ma non quando sia inesistente).
11. Il Collegio
ritiene di dare continuità all'orientamento giurisprudenziale espresso nelle
decisioni sopra richiamate secondo cui:
12. nel rito del
lavoro l'inosservanza, in sede di ricorso in appello, del termine dilatorio a
comparire non è configurabile come vizio di forma e di contenuto dell'atto
introduttivo, atteso che, a differenza di quanto avviene nel rito ordinario,
essa si verifica quando l'impugnazione è stata già proposta mediante Il
deposito dei ricorso in cancelleria, mentre nel procedimento ordinario di
cognizione il giorno dell'udienza di comparizione è fissato dalla parte (art.
163 c.p.c., n. 7 e art. 342 c.p.c.), considerato altresì, che tale giorno è
fissato, nel rito dei lavoro, dal giudice col suo provvedimento. Pertanto, tale
inosservanza non comporta la nullità dello stesso atto di appello, bensì quella
della sua notificazione, sanabile 'ex tunc' per effetto di spontanea
costituzione dell'appellato o di rinnovazione, disposta dal giudice ex art. 291
c.p.c., costituendo questa norma espressione di un principio generale
dell'ordinamento, riferibile ad ogni atto che introduce il rapporto processuale
e lo ricostituisce in una nuova fase giudiziale, per cui sono sanabili 'ex
tunc', con effetto retroattivo a seguito della rinnovazione disposta dal
giudice, non solo le nullità contemplate dall'art. 160 c.p.c., ma tutte le
nullità in genere della notificazione, derivanti da vizi che non consentono
all'atto di raggiungere lo scopo a cui è destinato (art. 156 c. 3 c.p., ossia
la regolare costituzione del rapporto processuale, senza che rilevi che tali
nullità trovino la loro origine in una causa imputabile all'ufficiale
giudiziario o alla parte istante.
sovrapponibilità della vicenda dedotta in giudizio alle fattispecie esaminate
nelle richiamate decisioni di questa Corte, desunta dalle motivazioni che
sorreggono il 'decisum ' della sentenza oggi impugnata e dai motivi
del presente ricorso, esime il Collegio dalla ripetizione delle argomentazioni
motivazionali spese nelle richiamate sentenze di questa Corte, per nulla
contrastate dalla parte controricorrente, rimasta intimata e che non ha svolto
alcuna attività difensiva, e consentono il rinvio 'per relationem' a
dette argomentazioni.
14. Tanto nel
rispetto degli obblighi di sintesi e concisione, imposti dagli artt. 132 n. 4
c.p.c. e 118 disp. att. c.p.c., nella lettura imposta dalla disposizione
contenuta nell'art. 111 Cost. sulla durata ragionevole del processo, di cui la
redazione della motivazione costituisce segmento processuale e temporale (
Cass. SSUU 642/2015; Cass., 1198512016 11508/2016, 13708/2015).
15, II primo motivo
del ricorso, quanto al profilo correlato all'art. 435, c. 3 c.p.c., va accolto,
sulla scorta delle stesse ragioni esposte nelle sentenze richiamate nel punto
n. 10 di questa sentenza.
16. La sentenza
impugnata deve, pertanto, essere cassata, con rinvio al giudice individuato in
dispositivo, che in applicazione dei principi indicati nel punto 12 di questa
sentenza, dovrà assegnare un termine per la rinnovazione della notificazione
dell'atto di appello e fissare una nuova udienza di discussione, che
l'appellante dovrà notificare alla controparte, in una col ricorso, nel
rispetto del termine di cui all'art. 435 c.p.c., c.3.
17. Al giudice
designato competerà anche la statuizione sulle spese dei presente giudizio.
Accoglie il primo
motivo di ricorso. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e
rinvia alla Corte di Appello di Napoli che provvederà anche sulle spese dei
giudizio di legittimità in diversa composizione'.