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Timestamp: 2020-05-25 12:24:49+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 5015 del 01/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 5015 del 01/03/2011
Cassazione civile sez. lav., 01/03/2011, (ud. 25/01/2011, dep. 01/03/2011), n.5015
sul ricorso 5178-2009 proposto da:
tempore, domiciliato in Roma, Via dei Portoghesi n. 12 presso
l’Avvocatura Generale dello Stato che lo rappresenta difende ope
avverso la sentenza n. 60/2008 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO,
depositata il 28/03/2008, R.G.N. 344/06;
S.V., dipendente dell’Amministrazione finanziaria, chiese e ottenne dal Tribunale di Campobasso, nei confronti del Ministero dell’Economia e della Finanze, decreto ingiuntivo relativo alle somme trattenutegli in busta paga a titolo di contributi previdenziali in pendenza della sospensione del loro versamento per effetto della normativa emergenziale successiva al sisma che aveva colpito il Molise nell’anno 2002 (O.P.C.M. n. 3253 del 2002 e successive ordinanze di integrazione e proroga).
Il Tribunale di Campobasso rigettò l’opposizione svolta dalla parte ingiunta (la quale aveva sostenuto l’applicabilità della normativa di riferimento ai soli datori di lavoro privati) e la Corte d’Appello di Campobasso, con sentenza in data 20.2 – 28.3.2008, rigettò l’impugnazione proposta dall’Amministrazione, osservando, in particolare, che:
Avverso tale sentenza della Corte territoriale, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha proposto ricorso per cassazione fondato su tre motivi.
L’intimato S.V. non ha svolto attività difensiva.
1. Con il primo motivo parte ricorrente denuncia nullità del procedimento e della sentenza osservando che, alla data del ricorso monitorio, erano già operative le Agenzie Fiscali, cosicchè sia il decreto ingiuntivo che tutto il successivo procedimento dovevano ritenersi nulli, siccome resi nei confronti di un soggetto carente, ab initio, di legittimazione processuale.
Con il secondo motivo parte ricorrente denuncia violazione dell’O.P.C.M. n. 3253 del 2002, art. 7 assumendo la sua riferibilità soltanto ai datori di lavoro del settore privato, sia per il riferimento della sospensione ai “versamenti”, fase conclusiva del ciclo di spesa successiva alla trattenuta in busta paga della quota a carico dei lavoratori; sia per i richiami testuali ai “soggetti residenti” o “aventi sede legale”, riferibili al concetto aziendalistico di sede operativa; sia in considerazione della ratio del provvedimento, finalizzato alla liberazione di risorse da sfruttare per la produzione di beni e servizi e non all’incremento della retribuzione dei dipendenti pubblici.
Con il terzo motivo parte ricorrente denuncia violazione del D.L. n. 263 del 2006, art. 6, comma 1 bis, convenite in L. n. 290 del 2006, assumendone la riferibilità anche alla ridetta O.P.C.M. n. 3253 del 2002, siccome emessa ai sensi della L. n. 225 del 1992, art. 5 in linea con quanto ritenuto dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 325/2008.
2. Il primo motivo di ricorso deve ritenersi inammissibile per violazione del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, non essendo stata ivi precisata l’Agenzia Fiscale alla quale l’odierno intimato sarebbe stato addetto alla data della proposizione della domanda, tenuto anche conto che tale indicazione neppure risulta fornita nel richiamato ricorso monitorio.
3. La L. 24 febbraio 1992, n. 225, art. 5, comma 2, prevede che “Per l’attuazione degli interventi di emergenza conseguenti alla dichiarazione di cui al comma 1 deliberazione dello stato di emergenza, si provvede … anche a mezzo di ordinanze in deroga ad ogni disposizione vigente, e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico”.
Il D.L. n. 263 del 2006, art. 6, comma 1 bis, convertito in L. n. 290 del 2006, stabilisce che “La L. 24 febbraio 1992, n. 225, si interpreta nel senso che le disposizioni delle ordinanze di protezione civile che prevedono il beneficio della sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi assicurativi si applicano esclusivamente ai datori di lavoro privati aventi sede legale ed operativa nei comuni individuati da ordinanze di protezione civile”.
L’O.P.C.M. n. 3253 del 2002, all’art. 7, comma 1, stabilisce che “Nei confronti dei soggetti residenti, aventi sede legale od operativa alla data degli eventi sismici iniziati il 31 ottobre 2002 nel territorio di cui al D.P.C.M. 31 ottobre 2002 e del D.P.C.M. 8 novembre 2002, sono sospesi, fino al 31 marzo 2003, i versamenti dei contributi di previdenza e dì assistenza sociale e dei premi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, ivi compresa la quota a carico dei lavoratori dipendenti, nonchè di quelli con contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Per lo stesso periodo sono sospesi i termini per l’effettuazione degli adempimenti connessi al versamento dei contributi di cui sopra”; i suddetti termini sono stati poi prorogati dall’O.P.C.M. n. 3279 del 2003, O.P.C.M. n. 3300 del 2003 e O.P.C.M. n. 3308 del 2003.
La ridetta O.P.C.M. n. 3253 del 2002 fa espresso e prioritario riferimento alla L. n. 225 del 1992 (“Visto la L. 24 febbraio 1992, n. 225, art. 5”); nel preambolo viene altresì richiamato anche il D.L. n. 245 del 2002, con significativo riferimento, “in particolare” all’art. 2, comma 2, “con il quale si rinvia la disciplina e la definizione delle modalità degli interventi di emergenza ad ordinanze di protezione civile”.
Pertanto deve convenirsi che anche l’O.P.C.M. n. 3253 del 2002 rientra fra le ordinanze di protezione civile contemplate dal D.L. n. 263 del 2006, art. 6, comma 1 bis, convenite in L. n. 290 del 2006.
Ne discende la sua applicabilità anche alla disposizione di cui al ricordato art. 7 di tale Ordinanza e la non concludenza del rilievo secondo cui l’ordinanza in parola era stata emanata anche in base al D.L. n. 245 del 2002.
Il D.L. n. 263 del 2006, art. 6, comma 1 bis, convenite in L. n. 290 del 2006, è norma di interpretazione autentica, secondo quanto esplicitato dal dato testuale e, come tale, di portata retroattiva.
Deve al contempo escludersi una sua efficacia soltanto innovativa rispetto al contenuto precettivo dell’art. 7, poichè l’interpretazione autenticamente affermata rientra fra quelle possibili della norma in esame, alla luce in particolare del riferimento testuale ai versamenti – ossia agli adempimenti dell’obbligo previdenziale riservati alla parte datoriale e successivi alla trattenuta delle quote a carico dei lavoratori – e alla ratto della disposizione, individuabile nell’intento di favorire la liberazione di risorse economiche da destinare al sostegno delle attività imprenditoriali.
La norma di interpretazione autentica è stata inoltre ritenuta costituzionalmente legittima dalla Corte Costituzionale (cfr Corte Cost., sentenza n. 325/2008), la quale ha rilevato che corrisponde ad un principio di non irragionevole esercizio della discrezionalità del legislatore la scelta di limitare il beneficio della sospensione del versamento contributivo ai soli datori di lavoro del settore privato, posto che questi ultimi, a differenza delle amministrazioni pubbliche, spesso non dispongono di sufficienti risorse e di idonea capacità organizzativa per fronteggiare in modo adeguato emergenze come quelle originate dall’evento sismico, e che neppure sussiste un’ingiustificata disparità di trattamento, perchè eventuali agevolazioni previste per i datori di lavoro privati ben possono, non irragionevolmente, non essere estese anche ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni, stante la non omogeneità dei due termini che vengono presi a paragone.
Atteso pertanto che il O.P.C.M. n. 3253 del 2002, art. 7, comma 1, va interpretato alla stregua del disposto del D.L. n. 263 del 2006, art. 6, comma 1 bis, convertito in L. n. 290 del 2006 e, pertanto, come riferibile soltanto ai datori di lavoro privati, deve riconoscersi la fondatezza del secondo e terzo motivo di ricorso.
4. La sentenza impugnata deve quindi essere cassata in relazione ai motivi accolti e, non sussistendo la necessità di ulteriori accertamenti di fatto, la controversia può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, con la revoca del decreto ingiuntivo opposto e il rigetto della domanda azionata.
Le incertezze ermeneutiche relative alla portata della normativa di riferimento, che hanno condotto all’adozione di un’interpretazione autentica, consigliano la compensazione delle spese relative all’intero processo.
La Corte accoglie il secondo e il terzo motivo di ricorso, dichiara inammissibile il primo, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e, decidendo nel merito, revoca il decreto ingiuntivo opposto e rigetta la domanda d’ingiunzione, compensando le spese dell’intero processo.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 25 gennaio 2011.