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Timestamp: 2020-06-06 08:40:15+00:00
Document Index: 31428426

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

La Corte costituzionale (sentenza n. 77 del 2007) e le Sezioni Unite (sentenza n. 4109/2007) hanno affermato il principio secondo cui il giusto processo è diretto non allo scopo di sfociare in una decisione purchessia, ma di rendere una pronuncia di merit
Il Pio Sodalizio dei ****** non esercita poteri autoritativi di diritto pubblico, con la conseguenza che le situazioni giuridiche dedotte in giudizio dall’odierno appellante non hanno consistenza di interesse legittimo;
Il Consiglio di Stato con la decisione numero 3801 del 28 giugno 2007 ci insegna che:
< alla luce dei citati arresti della Corte costituzionale e delle Sezioni Unite, il Collegio ritiene che il principio della translatio iudicii sia operante anche nei rapporti tra giudice amministrativo e giudice ordinario, perchè altrimenti si verificherebbe l’inaccettabile conseguenza di un processo che si conclude con una sentenza sulla sola giurisdizione senza decidere sull’esistenza o meno della pretesa;>
sul ricorso in appello n. 2680/2007, proposto dall’Associazione Amici del Pio Sodalizio dei Fornai di Roma, in persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. ***************, presso lo studio del quale in Roma, via Edoardo D’******* n. 43, è elettivamente domiciliato;
il Pio Sodalizio dei ******, in persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv.to ***************, presso il cui studio in Roma Via Antonio *********, 29, è elettivamente domiciliato;
della sentenza del Tribunale Amministrativo per il Lazio, Roma, Sezione III, ter n. 1391/2004 in data 15 febbraio 2007, resa inter partes;
Relatore alla camera di consiglio del 27 aprile 2007 il Consigliere ******************, uditi altresì gli avvocati ******* e *********;
Ritenuti sussistenti i presupposti per definire il giudizio nel merito a norma dell’art. 26, comma 4, legge n. 1034 del 1971, accertata la completezza dell’istruttoria e del contraddittorio e sentite sul punto le parti costituite;
Considerato che vi è difetto di giurisdizione del giudice amministrativo trattandosi di una controversia tra soggetti privati;
ritenuto che il Pio Sodalizio dei ****** non esercita poteri autoritativi di diritto pubblico, con la conseguenza che le situazioni giuridiche dedotte in giudizio dall’odierno appellante non hanno consistenza di interesse legittimo;
considerato che la questione di giurisdizione, rilevata d’ufficio dal Collegio, è stata sottoposta al contraddittorio delle parti;
considerato, in definitiva, che la sentenza del T.a.r. va annullata, essendo il ricorso di primo grado inammissibile per difetto di giurisdizione;
considerato che la Corte costituzionale (sentenza n. 77 del 2007) e le Sezioni Unite (sentenza n. 4109/2007) hanno affermato il principio, che il Collegio condivide, secondo cui il giusto processo è diretto non allo scopo di sfociare in una decisione purchessia, ma di rendere una pronuncia di merito, stabilendo chi ha ragione e chi ha torto, onde esso deve avere per oggetto la verifica della sussistenza dell’azione in senso sostanziale e, nei limiti del possibile, non esaurirsi nella discettazione sui presupposti processuali;
ritenuto che, alla luce dei citati arresti della Corte costituzionale e delle Sezioni Unite, il Collegio ritiene che il principio della translatio iudicii sia operante anche nei rapporti tra giudice amministrativo e giudice ordinario, perchè altrimenti si verificherebbe l’inaccettabile conseguenza di un processo che si conclude con una sentenza sulla sola giurisdizione senza decidere sull’esistenza o meno della pretesa;
considerato, pertanto, che all’annullamento della decisione del T.a.r. debba seguire il rinvio della causa al giudice ordinario, con salvezza degli effetti sostanziali e processuali della domanda proposta davanti al giudice privo di giurisdizione (Corte cost. n. 77/2007);
ritenuto che sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese di giudizio;
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, annulla la sentenza impugnata per difetto di giurisdizione e rimette le parti davanti al giudice ordinario perché dia luogo al giudizio di merito.
Così deciso in Roma, il 27 aprile 2007 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale – Sez. VI – nella Camera di Consiglio, con l’intervento dei Signori:
****************** Consigliere Est.