Source: https://www.sicurdue.it/incidente-stradale-nel-parcheggio-centro-commerciale-chi-paga/
Timestamp: 2020-08-09 05:40:34+00:00
Document Index: 171398209

Matched Legal Cases: ['art. 2054', 'art. 2054', 'art. 2054', 'sentenza ', 'art. 2054', 'sentenza ', 'art. 2043', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2054', 'art. 157', 'sentenza ', 'art. 2054', 'art. 2054', 'art. 46', 'art. 47', 'sentenza ', 'art. 2054', 'art. 2054', 'art. 47', 'art. 2054', 'art. 2054', 'art. 2043']

Incidente stradale nel parcheggio centro commerciale, chi paga?
30 Aprile 2017 di Domenico Chirico
Ci sono casi in cui non è possibile invocare la copertura assicurativa?
Per rispondere a questi quesiti, sarà opportuno una disamina completa ed esaustiva dei presupposti oggetti dettatti dall’art. 2054 c.c., in presenza dei quali sarà possibile invocare la copertura R.c. auto.
L’art. 2054, I comma, c.c., prevede espressamente: “Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per eviatre il danno”.
Ovviamente, in assenza di tali presupposti, il danneggiante dovrà risarcire tutti i danni cagionati personalmente e con il proprio patrimonio.
Il primo e fondamentale pressuposto oggettivo è rappresentato dalla circolazione stradale.
Infatti, le disposizione dell’art. 2054 c.c. si applicano se, e solo se, vengano in rilievo danni cagionati a cose o persone prodotti dalla circolazione stradale.
Ma cosa si intende per circolazione stradale?
Circolazione stradale è ogni situazione in cui un veicolo percorra una strada pubblica o una strada privata soggetta ad uso pubblico o cumunque adibita al traffico di pedoni o di veicoli (definizione secondo la Suprema Corte di Cassazione sentenza n. 965 del 30/02/1997).
Due sono gli elementi che caratterizzano la nozione di circolazione stradale:
l’esistenza di un’area aperta al traffico veicolare e/o pedonale;
la presenza su detta area di almeno un veicolo.
In linea di princìpio, la suddetta nozione non pone nessun problema.
In realtà, nelle applicazioni pratiche, ci sono almeno due questioni che la Cassazione ha risolto egreggiamente.
Cosa deve intendersi per “area privata soggetta ad uso pubblico” sulla quale sarà configurabile una circolazione stradale rilevante ai fini dell’art. 2054 c.c.?
La Cassazione, con sentenza n. 8846 del 12/08/1995, ha precisato:
“Per aree private aperte alla circolazione del pubblico deve intendersi tutte quelle aree private in cui la circolazione è consentita ad una cerchia indeterminata di persone, diverse dai titolari dei diritti sulle aree medesime, sia pure sotto specifiche condizioni o per particolari finalità”.
Nel dettaglio, affinché un’area privata possa considerarsi aperta alla circolazione stradale, è necessaria la presenza dei seguenti requisiti:
accessibiltà da parte del pubblico, vale a dire un numero indeterminato di persone;
l’area, per le sue caratteristiche, sia adibita al traffico veicolare e/o pedonale.
Va precisato che, ricorrendo i suddetti requisiti, non si potrà escludere la configurabilità della circolazione stradale il fatto che l’accesso è consentito per determinati scopi ovvero ricorrendo determinate condizioni.
A questo punto è possibile già rispondere al quesito che dà il titolo a questo articolo.
Sicuramente l’area di parcheggio di un centro commerciale può essere considerata area privata ad uso pubblico (il parcheggio viene utilizzato da un numero indeterminato di persone, a nulla rilevando il fatto che l’accesso è consentitto per determinate finalità ), cosicché la circolazione automobilistica al suo interno è soggetta al regime di cui all’art. 2043 c.c., nonché alla normativa sull’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile.
Quindi, in caso di incidente stradale con danni a cose o a persone all’interno del parcheggio di un centro commerciale, il responsabile potrà invocare l’applicazione della normativa sull’assicurazione obbligatoria (Cass. Civ. sentenza 23/07/2009 n. 17279).
E’ opportuno precisare che il discorso non cambia neanché nell’ipotesi in cui il parcheggio del centro commerciale sia a pagamento in quanto, come abbiamo visto, non rileva il fatto che l’accesso all’area sia sottoposto a determinate condizioni (nel caso di specie al pagamento del pedaggio). La stessa Corte di Cassazione, con sentenza n. 8846/1995, ha confermato l’applicabilità dell’art. 2054 c.c..
Idem deve dirsi per le aree all’interno:
pompe di benzina o stazioni di servizio
del circolo golfistico
strade vicinali aperte all’uso collettivo ed alla circolazione su strade interpoderali
Invece, non si potrà invocare la copertura assicurativa nell’ipotesi in cui il sinistro stradale dovesse verificarsi all’interno delle aree adibite a:
√ parcheggio condominiale
√ parcheggio riservato
Nella definizione di circolazione stradale rientrano solo i veicoli in movimento oppure anche quelli che si trovino in fase di sosta e fermata?
Brevemente ricordiamo cosa deve intendersi per sosta e fermata secondo quanto previsto dall’art. 157 codice della strada:
FERMATA si intende si intende la temporanea sospensione della marcia anche se in area ove non sia ammessa la sosta, per consentire la salita o la discesa delle persone, ovvero per altre esigenze di brevissima durata. Durante la fermata, che non deve comunque arrecare intralcio alla circolazione, il conducente deve essere presente e pronto a riprendere la marcia;
SOSTA si intende la sospensione della marcia del veicolo protratta nel tempo, con possibilità di allontanamento da parte del conducente.
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 3437/2006, ha espressamente affermato:
“….una corretta lettura della norma di cui all’art. 2054 c.c. conduce a ritenere del tutto indifferente, affinché lo si possa considerare in circolazione, che un veicolo sia in marcia ovvero in sosta in luoghi ove si svolga il traffico veicolare”.
Questo significa che tutti i danni cagionati da veicolo in sosta o in fermata devono interdersi prodotti durante la fase di circolazione e, come tali, sono coperti dall’assicurazione R.C.a..
Ricordati che la copertura assicurativa entra in gioco a condizione che il veicolo sia in sosta o ferma su una strada pubblica oppure su una strada privata aperta alla pubblica circolazione (devono sempre ricorrere tutti i presupposti oggettivi).
Il secondo presupposto oggettivo affinché si possano applicare le reogole della responsabilità R.C.a. è rappresentato dalla necessità che il danno sia cagionato da un veicolo.
Ma tutti i veicoli?
Ad esempio lo stesso art. 2054 c.c. prevede espressamente l’inapplicabilità nel caso di veicoli su rotaie (tram, filobus e treni).
Nello specifico, per evitare errori è sufficiente rifarsi all’art. 46 del Codice della Strada, il quale stabilisce che:
“Ai fini delle norme del presente codice, si intendono per veicoli tutte le macchine di qualsiasi specie, che circolano sulle strade guidate dall’uomo.
Non rientrano nella definizione di veicolo:
Il secondo presupposto non pone particolari problemi anche se è opportuno fare due precisazioni:
le biciclette sono a tutti gli effetti dei veicoli in ossequio all’art. 47 CdS che prevede nella classificazione dei veicoli i cosiddetti velocipedi.
La stessa Corte di Cassazione, con sentenza n.12524/2000, ha ribadito l’applicabilità dell’art. 2054 c.c. nel caso di scontro tra auto/moto e bicicletta.
Gli animali possono essere considerati veicoli a condizione che siano condotti dall’uomo (esempio il cavallo cavalcato dall’uomo)
Il terzo ed ultimo presupposto oggettivo è rappresentato dal conducente.
Il conducente altro non è che colui che ha la materiale disponibilità del veicolo. Vale a dire tutti quei soggetti che, al momento del sinistro, si trovavano o alla guida del veicolo o abbiano lasciato il veicolo in sosta su una strada pubblica o aperta alla pubblica circolazione.
Anche qui, non ci sono da fare particolari considerazioni salvo per un caso.
Cosa accade nel caso di danni cagionati da bici condotta a mano?
Semplicemente non sarà possibile applicare la presunzione ex l’art. 2054 c.c..
In precedenza abbiamo visto che la bicicletta è considerata ex art. 47 CdS veicolo a tutti gli effetti, tuttavia, nel caso di incidente stradale in cui è coinvolta una bici condotta a mano, non sarà possibile applicare la presuzione ex art. 2054 c.c. in quanto manca il terzo presupposto, vale a dire la figura del conducente (Cass. n.57/1991).
Interpretare in modo corretto l’art. 2054 c.c. comporta:
l’dentificazione di tutti quei casi in cui, di fronte a danni – sia materiali che fisici – cagionati dai veicoli, si potrà invocare la copertura assicurativa, liberando dall’obbligazione risarcitoria il conducente e/o il proprietario del veicolo.
L’onere della prova da parte del danneggiato più favorevole (nel senso che il danneggiato sarà per così dire agevolato nel dimostrare la responsabilità altrui).
In caso contrario, l’obbligazione risarcitoria troverà la sua fonte in un fatto illecito extracontrattuale ex art. 2043, con conseguenze particolarmente negative:
la mancata copertura assicurativa r.c.a (il responsabile dei danni dovrà risarcire con il patrimonio personale).
L’onere della prova del danneggiato sarà più severa.