Source: https://galbiate5stelle.it/galbiate-5-stelle/temi/servizi-sociali/item/125-criticita-delle-modalita-di-gestione-dei-servizi-sociali-dell-ambito-lecchese.html
Timestamp: 2018-11-13 23:33:26+00:00
Document Index: 86599993

Matched Legal Cases: ['art.49', 'art.239', 'art. 89', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 89', 'art. 82']

Per ottemperare a quanto previsto dalla Legge Regionale n. 23 del 2015 il Comune è chiamato a decidere a quale realtà affidare l'erogazione dei servizi sociali per i cittadini di Galbiate.
È bene sapere che ad oggi vi sono tre realtà che operano nella nostra provincia: la Comunità Montana, Rete Salute e l'Ambito Distrettuale di Lecco, al quale aderiamo; i Comuni come il nostro stanno valutando la proposta della città di Lecco di affidare i servizi sociali ad una nuova società mista (pubblico-privato) in via di costituzione.
(di Giovanni GALIMBERTI - Cons.Comunale di Molteno)
L'assenza di volontà dei Sindaci lecchesi di prendere al volo l'occasione di revisione del sistema (offerto dalla L.R. 23 del 2015) per poter riunire la gestione/erogazione dei servizi sociali nella nostra provincia è incoerente con quanto previsto nel piano di zona unitario degli ambiti distrettuali di Bellano, Merate e Lecco per gli anni 2015-2017.
È bene ricordare che all'interno delle linee strategiche che furono dettate dal Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci erano presenti chiari e inequivocabili riferimenti all'obiettivo di definire un piano provinciale unitario avente il fine di erogare servizi di qualità al giusto prezzo e di avere una realtà che opera con programmazione e gestione congiunta fra i Comuni lecchesi.
E’ assurdo che nella nostra provincia, che conta appena 340mila abitanti, per la gestione/erogazione dei servizi sociali vi siano tre realtà disomogenee fra loro dal punto di vista strutturale e non confrontabili dal punto di vista della valutazione del rapporto costi/servizi.
I Sindaci sono i fautori di questa divisione, responsabili della mancata unificazione: molti di loro solo pochi mesi fa riempivano le pagine dei giornali locali e i verbali delle sedute di consiglio comunale, con fiumi di parole su quanto sarebbero state belle le “Aree Vaste” e l'unificazione dei servizi.
Ignorata quindi la possibilità di un affidamento omogeneo per tutti i Comuni della provincia di Lecco, al tavolo ci sono due proposte: la prima è l'azienda speciale “Rete Salute”, che opera da Barzago a Merate, giudicata positiva da moltissimi Comuni, la seconda proposta è la cosiddetta “impresa sociale” proposta da Lecco, che sarebbe il primo esperimento in tutta Italia.
“Rete Salute”, attiva da dieci anni, è a completa partecipazione pubblica, ha all'interno risorse umane per erogare servizi nei Comuni aderenti e il controllo da parte dei Comuni è naturalmente garantito.
L'impresa sociale invece è compartecipata dal pubblico (i Comuni) e dal privato; il capitale sarà detenuto per il 49% dai Comuni e per il 51% dal privato, che dovrà essere individuato con gara pubblica europea (una dozzina di milioni di Euro), che rischia di consegnare il territorio a realtà sociali fuori dal territorio lecchese con le immancabili ripercussioni, fra le quali la mancanza di sinergia con il territorio sviluppato in questi anni di co-progettazione.
La responsabilità dell'assenza di una proposta unitaria provinciale è imputabile al Sindaco di Lecco, ai Sindaci lecchesi, ma soprattutto al Partito Democratico lecchese, che esprime appunto il Sindaco di Lecco, Virginio Brivio, il quale anni fa, da presidente della Provincia, auspicava la formazione di un ente gestore unico provinciale per i servizi sociali. Brivio ha sostenuto che con la nuova Ast di Monza, in cui Lecco ha un peso minore, si sarebbe dovuta avere una realtà di peso decisionale maggiore. Invece con una delibera di consiglio comunale propone il frazionamento definitivo dei servizi sociali della provincia di Lecco. Questa frammentazione è un chiaro fallimento del Partito Democratico lecchese che fino a pochi mesi fa predicava l'introduzione delle Aree Vaste e la formazione degli Ambiti Ottimali per l'erogazione di servizi.
LEGITTIMITÀ, PIANO FINANZIARIO E ASSENZA DI COMPARAZIONE
Il Consiglio Comunale di Lecco ha deliberato il 30 ottobre 2017 in favore di questa “impresa sociale pubblica-privata”, tale delibera ha aperto la discussione della proposta sulla quale stiamo discutendo noi e tutti gli altri Comuni coinvolti.
Soffermiamoci sulla delibera di Lecco, citando l'acuta osservazione di Alberto Anghileri, Consigliere Comunale di Lecco:
La deliberazione consiliare approvata dal Consiglio Comunale di Lecco stabilisce in maniera incredibile che il deliberato non ha ripercussioni finanziarie né comporta oneri finanziari e patrimoniali e per questo, a mio parere illegittimamente, non contiene né il parere di regolarità contabile ai sensi dell’art.49 del TUEL né tanto meno il parere del Collegio dei Revisori del Comune di Lecco, ai sensi dell’art.239 del TUEL che prescrive l’obbligo del parere dell’Organo di revisione sulle deliberazioni relative alle “modalità di gestione dei servizi e proposte di costituzione e partecipazione ad organismi esterni”.
Un altro problema delicato è quello che riguarda il fatto che la scelta della “impresa sociale” trova un forte fondamento soprattutto nel risparmio IVA, tale beneficio viene presentato anche nella relazione e nella bozza di progetto in cui si dice che l'art. 89 c. 7 del D. Lgs. 117/2017 introduce l'esenzione IVA per le imprese del terzo settore, modificando l'art. 10 del DPR 633/1972 (norme sull’IVA). Ma rimane il dubbio che si possa trattare di una esenzione di natura oggettiva (ovvero solo per la tipologia di servizi elencati dall'art. 10 del DPR 633 e modificati dalla norma) e non soggettiva come invece affermato con sicurezza nella relazione. Inoltre l'art. 89 c. 7 rinvia l'applicazione della norma agli enti non commerciali del terzo settore di cui all'art. 82 c. 1, che a sua volta sembra escludere le imprese sociali costituite in forma di società.
Sono solo dubbi in una materia difficile come quella fiscale, ma possibile che a nessuno sia venuto in mente, prima di deliberare, di far suffragare queste tesi fiscali con pareri di esperti fiscali o meglio ancora dell’Agenzia delle Entrate con un interpello, visto che non è stato dato nessun parere di regolarità contabile preventivo, che dovrebbe anche verificare la regolarità fiscale?
Il quadro non risulta rassicurante per le responsabilità economico-patrimoniali sia dei funzionari comunali e dei Collegi dei revisori dei vari Comuni al momento di dare il proprio parere, sia dei Sindaci e dei consiglieri comunali al momento della votazione.
È intuibile che l'assenza di pareri obbligatori per Legge sia dovuta all’assenza di una proposta di comparazione finanziaria ed economica tra più modelli di gestione: la gestione in economia, l'azienda speciale, l'appalto di servizi.
Inoltre il piano finanziario presentato non è asseverato, non è stato valutato da una società di revisione, non è certificata la sua sostenibilità sulla base di elementi chiari e misurabili, ma è basato su una sola ipotesi, quella che prende in considerazione le condizioni ottimali per l'erogatore.
L'eventuale illegittimità della delibera di Lecco potrebbe comportare una illegittimità anche delle deliberazioni consiliari degli altri Comuni, fra cui il nostro.
CONTROLLO DA PARTE DEI COMUNI
In questa “impresa sociale”, il socio privato, di maggioranza, pur potendo avere una responsabilità sociale, risponderà alle logiche del proprio equilibrio economico e del profitto, non dell’interesse pubblico.
Altro punto a sfavore è che i Comuni, specie quelli più piccoli, non avranno più voce in capitolo, il loro ruolo sarà solamente quello di acquirente dei servizi proposti nel catalogo della società mista, senza avere la possibilità di influenzare direttamente la qualità dei servizi, anche con possibili conseguenze in termini di tariffe pagate dagli utenti e di costi.
Nella “impresa sociale” il controllo spetterà al soggetto privato che sarà anche socio erogatore del servizio e la presidenza non può essere assunta dai rappresentati delle pubbliche amministrazioni.
Come potranno i Comuni (Sindaci, Assessori, Consiglieri) analizzare i bilanci ed i rendiconti del socio privato? Come potranno porre domande su passaggi non condivisi? Come potrà il socio pubblico intercettare per tempo situazioni di crisi aziendali, molto comuni anche nel terzo settore, derivanti magari da situazioni gestionali e rischi assunti dal socio nell'esecuzione ed erogazione si servizi al di fuori dell'ambito d'azione dell'impresa sociale?
Già ci rendiamo conto di quanto sia difficile ed impervio esercitare il “controllo analogo” nelle società in controllo pubblico con affidamento in house; immaginiamoci cosa succederebbe con una SRL in cui tutti i Comuni (anche messi insieme) saranno socio di minoranza.
C'è un problema enorme di visione politica sul ruolo dei Comuni. Se il pubblico abdica al suo ruolo, trasformandosi in mero erogatore di denaro, concedendo peraltro la maggioranza al socio privato (poco importa se "privato sociale") ci troveremo succubi del peso dei numeri che vedranno sempre e comunque il socio debole (i Comuni) prendere atto di scelte gestionali e di dinamiche di cui sarà solamente spettatore ed erogatore di denaro. A cosa riduciamo l'ente comunale?
Oggi, con queste premesse, nessuno può essere rassicurato sulle seguenti questioni:
che la deliberazione sia legittima
che la cosiddetta “impresa sociale” pubblica-privata che ci viene proposta sia la scelta migliore sotto il profilo economico e finanziario
che siano state valutate altre possibilità
che la cosiddetta “impresa sociale” pubblica-privata possa dare ai Comuni gli strumenti di controllo della gestione del servizio
Per tutte queste criticità il parere del Movimento 5 Stelle Galbiate è contrario all’affidamento dei servizi sociali ad una nuova società mista (pubblico-privato).
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Sono disponibile a discutere con altri soggetti per affrontare il problema.
Rapporto Gianni Fumagalli Martedì, 13 Marzo 2018 19:53 Link al commento