Source: https://renatodisa.com/2014/03/07/corte-di-cassazione-sezione-iii-sentenza-4-marzo-2014-n-10248-gli-atti-sessuali-tutti-quegli-atti-oggettivamente-idonei-a-compromettere-la-liberta-sessuale-del-soggetto-passivo-invadendo-la-sua/
Timestamp: 2018-10-18 11:19:39+00:00
Document Index: 17008055

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 660', 'art. 609']

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 4 marzo 2014, n. 10248. Gli atti sessuali tutti quegli atti oggettivamente idonei a compromettere la libertà sessuale del soggetto passivo, invadendo la sua sfera sessuale, mediante un rapporto corpore corpori, non riguardante, necessariamente, le zone genitali e che può estendersi anche a tutte le altre zone ritenute erogene prevenendo, così, ad una nozione definita "oggettiva" di atto sessuale, rispetto alla quale il dolo (generico) del reato si rinviene nella coscienza e volontà di compiere un atto lesivo della libertà sessuale della persona offesa, senza che assuma rilevanza l'ulteriore fine dell'agente, che è in genere quello di soddisfare la sua concupiscenza, ma può anche essere un fine ludico o di umiliazione della vittima. Con riferimento al bacio, lo si ritiene quale “atto sessuale” anche nel caso in cui si risolva nel semplice contatto delle labbra - Avvocato Renato D'Isa
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sentenza 4 marzo 2014, n. 10248
1. La Corte di appello di Palermo, con sentenza del 14.6.2012 ha confermato la decisione con la quale, in data 23.6.2009, il Tribunale di Agrigento aveva riconosciuto la responsabilità penale di M.L. in ordine al reato di cui agli artt. 81 cpv, 609-bis commi 1 e 3, 609-septies, comma 4 nn. 2 e 3 cod. pen., ivi assorbita l’originaria contestazione del reato di cui all’art. 660 cod. pen., perché, in diverse circostanze di tempo e di luogo, nella sua qualità di preside di un istituto scientifico, costringeva la minore V.R. (nata il (omissis) ), alunna dell’istituto e quindi a lui affidata per ragioni di istruzione, a subire diversi atti sessuali, sia chiamandola ripetutamente presso il suo ufficio ed ivi abbracciandola e baciandola, nonché chiedendole di baciarlo, sia baciandola ed abbracciandola nei locali dell’istituto, sia trattenendola al suo corpo, così impedendole di allontanarsi, sia facendole diversi complimenti (in (omissis) ).
Aggiunge che le azioni poste in essere non hanno mai coinvolto oggettivamente ed univocamente la corporeità sessuale della giovane alunna né, tanto meno, avrebbero inciso sulla sua libertà sessuale, restando peraltro invariate nel corso dei diversi episodi e che la Corte territoriale, uniformandosi alle conclusioni del primo giudice, non avrebbe adeguatamente motivato sul punto, senza affrontare nel dettaglio le censure mosse con l’atto di appello.
In alcune pronunce (Sez. III n.27762, 8 luglio 2008; Sez. III n.27469, 7 luglio 2008. V. anche Sez. III n. 6653, 5 giugno 1998) dette zone sono state individuate nei genitali e nelle parti del corpo che la scienza medica, psicologica e antropologica qualifica come zone erogene ed in quelle considerate tali dall’agente, al fine di distinguere il reato consumato dalle ipotesi di tentativo, ritenuto configurabile allorquando, per la pronta reazione della vittima o per altre ragioni, l’agente non riesca a toccare la parte corporea presa di mira ed il contatto corporeo sia solo superficiale e fugace, fermo restando lo scopo libidinoso, che deve comunque sussistere.
Precedentemente, il richiamo alla individuazione della nozione in esame comprendeva tutte quelle zone “ritenute dalla scienza non solo medica, ma anche psicologica ed antropologico-sociologica erogene, tali da dimostrare l’istinto sessuale con esclusione di quelle espressioni di libido connotate da una sessualità particolare (ex. Gr. bacio delle scarpe)” (Sez. III n.7772, 4 luglio 2000).
Si è altresì precisato (Sez. III n.25112, 2 luglio 2007), sempre alla luce delle precedenti elaborazioni giurisprudenziali, che una formulazione maggiormente convincente della nozione è quella che ricomprende negli atti sessuali tutti quegli atti oggettivamente idonei a compromettere la libertà sessuale del soggetto passivo, invadendo la sua sfera sessuale, mediante un rapporto corpore corpori, non riguardante, necessariamente, le zone genitali e che può estendersi anche a tutte le altre zone ritenute erogene prevenendo, così, ad una nozione definita “oggettiva” di atto sessuale, rispetto alla quale il dolo (generico) del reato si rinviene nella coscienza e volontà di compiere un atto lesivo della libertà sessuale della persona offesa, senza che assuma rilevanza l’ulteriore fine dell’agente, che è in genere quello di soddisfare la sua concupiscenza, ma può anche essere un fine ludico o di umiliazione della vittima.
Nella medesima decisione si precisava anche che, ai fini della configurabilità del reato, non può essere operata alcuna distinzione con riferimento all’intensità del bacio, tale da escludere la natura sessuale per i baci caratterizzati soltanto dal contatto delle labbra e riservare la nozione di atto sessuale solo quelli più penetranti, considerando che entrambe le tipologie sono idonee a ledere la libertà e integrità sessuale del soggetto passivo, concretandosi in un atto idoneo a invadere la sua sfera intima ed integrare, pertanto, uno degli elementi materiali del reato di violenza sessuale, tranne nel caso in cui si tratti di baci leggeri scambiati in contesti non erotici che ne escludano la connotazione sessuale (si richiamava, in quell’occasione, anche Sez. III, n. 25112/2007 cit.).
Altrettanto pacifica risulta la natura di circostanza attenuante del fatto di minore gravità di cui tratta l’ultimo comma dell’art. 609-bis cod. pen..
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2014-03-07T14:05:56+00:007 marzo 2014|Cassazione penale 2014, Corte di Cassazione, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti