Source: http://usiait.it/sentenze/157-diritto-del-farmacista-all-mantenimento-dellativita.html
Timestamp: 2018-03-20 21:14:24+00:00
Document Index: 19686823

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 117', 'art. 1', 'art. 104', 'art. 1', 'art. 104', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 16', 'art. 15', 'art. 11', 'art. 117', 'art. 117']

Diritto del Farmacista all mantenimento dell'attività
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• Paolo GROSSI “
udito nell’udienza pubblica del 20 ottobre 2009 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi l’avvocato dello Stato Sergio Fiorentino per il Presidente del Consiglio dei ministri e gli avvocati Valeria Pellegrino per la Regione Puglia e Massimo Luciani per la Federfarma – Federazione nazionale unitaria dei titolari di farmacia italiani e Federfarma Puglia, Unione regionale delle associazioni sindacali dei titolari di farmacia della Puglia.
Per il ricorrente la previsione in oggetto esorbiterebbe «manifestamente» dalla competenza legislativa concorrente attribuita alla Regione, in materia di «tutela della salute», dall’art. 117, terzo comma, Cost. E dalla competenza legislativa residuale ad essa riconosciuta in materia di
«commercio» dall’art. 117, quarto comma, Cost.
Al fine di assicurare l’omogenea distribuzione delle farmacie su tutto il territorio nazionale, la dislocazione degli esercizi farmaceutici viene effettuata, in base all’art. 1 della legge 2 aprile 1968, n. 475 (Norme concernenti il servizio farmaceutico) ed all’art. 104 del regio decreto n. 1265 del
1934, tenendo conto del criterio numerico della popolazione e di quello della distanza rispetto agli altri esercizi farmaceutici. Ai sensi dell’art. 1 della legge n. 475 del 1968, nei comuni con popolazione fino a 12.500 abitanti le autorizzazioni sono rilasciate in modo che vi sia una farmacia ogni 5.000 abitanti. L’art. 104 del regio decreto n. 1265 del 1934 fissa la distanza di almeno 3.000 metri tra i vari esercizi farmaceutici.
Si rendono, quindi, necessarie, anche in ambito regionale, limitazioni volte ad evitare che l’abuso
di poteri forti possa incidere negativamente sul diritto alla salute. Se è vero che la legge statale non pone esplicitamente il divieto di modificare le percentuali stabilite di ripartizione del prezzo dei farmaci di fascia “A”, alla Regione resistente appare sicuramente prevalente il generale interesse a sottrarre alla libera iniziativa dei privati il controllo e la vigilanza sulla tutela della salute pubblica.
3.3. – Quanto alla doglianza avente per oggetto l’art. 17, la resistente sostiene che il direttore generale di una A.s.l., nominando il direttore sanitario ed il direttore amministrativo, dà vita ad una squadra che si propone di realizzare un programma politicoeconomico sanitario nell’arco temporale del mandato affidatogli. Se nel corso dello svolgimento del mandato viene a mancare uno di tali elementi, il raggiungimento degli obiettivi e la realizzazione del programma rischiano di essere pregiudicati. Il diritto alla salute è garantito anche dalla realizzazione di questi programmi. Il contestato art. 17 mirerebbe, perciò, a garantire la funzionalità delle strutture sanitarie «per meglio salvaguardare il diritto alla salute dell’utente e, non certo, quello di rendere un beneficio agli interessati da questa legge».
La Regione Puglia ha inteso uniformare la disciplina relativa alla durata del rapporto di lavoro dei direttori amministrativi e dei direttori sanitari delle Aziende sanitarie locali e delle Aziende ospedaliere alle normative vigenti in materia. L’art. 16 del decreto legislativo n. 502 del 1992 ha
riconosciuto ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche – non esclusi quelli delle Aziende e degli Enti del servizio sanitario nazionale – la facoltà di richiedere il trattenimento in servizio fino al compimento del settantesimo anno di età. Sicché, a detta della resistente, il disposto dell’art. 15- nonies del predetto decreto, che fissa a sessantacinque anni per i dirigenti medici del servizio sanitario nazionale il limite massimo di età per il collocamento a riposo, «è una norma non ancora adeguata alle recenti disposizioni legislative che hanno innalzato il limite dell’età pensionabile, se non addirittura liberalizzato».
Peraltro – prosegue la difesa regionale – con specifico riferimento agli IRCCS l’art. 11, comma 3, del decreto legislativo n. 288 del 2003 prevede la facoltà per i dirigenti apicali di rimanere in servizio per un ulteriore periodo di un biennio oltre i limiti di età. Posto che la durata delle cariche
dirigenziali negli enti sanitari è legislativamente fissata in un periodo compreso tra i tre ed i cinque
anni, alla difesa regionale non è chiaro il motivo per cui la censurata disposizione «possa minare il
diritto alla salute una volta che non prevede la possibilità di rimanere “ad oltranza” ma soltanto sino alla fine della naturale scadenza del mandato».
Secondo la consolidata giurisprudenza della Corte, infatti, il giudizio di legittimità costituzionale in via principale si svolge esclusivamente fra soggetti titolari di potestà legislativa, fermi restando per i soggetti privi di tale potestà i mezzi di tutela delle loro posizioni soggettive, anche costituzionali, di fronte ad altre istanze giurisdizionali ed eventualmente anche di fronte a questa
Corte in via incidentale (tra le più recenti v. le sentenze n. 254, n. 250, n. 249, n. 247 e n. 246 del 2009).
3.2. – Le quote di spettanza sono fissate direttamente dal legislatore nazionale. Una eventuale modifica delle stesse è implicitamente rimessa all’autonomia contrattuale dei soggetti del ciclo produttivo e distributivo attraverso convergenti manifestazioni di volontà. L’impugnata disposizione ha palesemente oltrepassato i confini che presidiano la competenza esclusiva del legislatore statale in materia di «ordinamento civile», avendo prescritto che «al di fuori degli accordi tra sistema sanitario regionale e sistema produttivo e distributivo dei farmaci» non sarebbe consentito «modificare, ancorché mediante intesa fra le parti, le quote di spettanza, previste per legge, alle componenti aziende, grossisti e farmacisti per l’erogazione di farmaci di fascia A».
L’impugnata disposizione, afferendo alla delimitazione temporale dei rapporti di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni sanitarie, strumentale alla prestazione del servizio, è, invece, espressione della potestà legislativa regionale nella materia concorrente della «tutela della salute» di cui all’art. 117, terzo comma, della Costituzione, come già riconosciuto da questa Corte (così,
La deroga introdotta dalla impugnata disposizione regionale contraddice il principio fondamentale enunciato, in questo ambito, dal legislatore statale, così violando l’art. 117, terzo