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Timestamp: 2020-08-07 08:54:33+00:00
Document Index: 11513821

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Sentenza Cassazione Civile n. 15728 del 28/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15728 del 28/07/2016
Cassazione civile sez. VI, 28/07/2016, (ud. 09/06/2016, dep. 28/07/2016), n.15728
sul ricorso 19362-2015 proposto da:
C.V., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR
presso la CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato GRAZIA
PULVIRENTI giusta procura in calce al ricorso;
ISTITUTO AUTONOMO CASE POPOLARI DELLA PROVINCIA DI CATANIA (IACP), in
persona del Commissario, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA
DANIELA CASTRONOVO, giusta procura speciale in calce al
avverso la sentenza n. 736/2015 della CORTE D’APPELLO di CATANIA del
24/04/2015, depositata il 29/04/2015;
udito l’Avvocato Daniela Castronovo difensore del controricorrente
“1. Con ricorso al Tribunale di Catania, Sezione distaccata di Giarre, C.V. convenne in giudizio il Comune di Giarre e l’Istituto autonomo case popolari della Provincia di Catania, proponendo opposizione avverso l’ordinanza del predetto Comune con cui era stato loro ordinato lo sgombero dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica da loro occupato.
2. La sentenza è stata impugnata dall’attrice soccombente e la Corte d’appello di Catania, con sentenza del 29 aprile 2015, ha rigettato il gravame, confermando la pronuncia di primo grado e condannando gli appellanti al pagamento delle ulteriori spese del grado.
La Corte territoriale ha osservato, fra l’altro, che dalla prova documentale era emerso che l’immobile in questione non poteva essere abitato alla data del 31 dicembre 2001 in quanto non ancora completato, e che la prova testimoniale sollecitata dall’appellante era inammissibile in quanto ininfluente ai fini della dimostrazione del dato temporale relativo all’occupazione dell’immobile.
Quanto, poi, all’obbligo di riservare alcuni alloggi popolari in dipendenza di sopraggiunte necessità di pubblica utilità, la sentenza ha osservato che le norme invocate dall’appellante richiedevano, come condizione per beneficiare dell’assegnazione, la dimostrazione dell’esistenza delle condizioni di legge (quale, ad esempio, la qualità di soggetto sottoposto a sfratto per morosità), condizioni che, nella specie, non erano state in alcun modo provate.
3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Catania ricorre C.V. con atto affidato a tre motivi.
7. Con il terzo motivo di ricorso si denuncia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, costituito dall’omessa determinazione di una riserva di alloggi in ordine agli interventi di cui all’art. 6 della L.R. Siciliana n. 11 del 2002.
Nel primo motivo di ricorso (p. 7) si osserva che l’occupazione di fatto degli alloggi può essere provata solo con testimoni, ma non si contesta in alcun modo la ratio decidendi della sentenza impugnata che ha dichiarato inammissibile per genericità la prova per testi dedotta; mentre sia nel secondo che nel terzo motivo di ricorso vengono richiamati alcuni atti (l’istanza di regolarizzazione del rapporto locativo rivolta all’IACP di Catania e la Delib. 28 febbraio 2008 del Comune di Giarre, attestante lo stato di emergenza abitativa) senza rispettare i requisiti di autosufficienza di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6), poichè non è chiaro nè se nè dove tali documenti siano stati prodotti e siano eventualmente consultabili in questa sede (v. Sezioni Unite, sentenza 3 novembre 2011, n. 22726).
8.2. Tanto premesso in ordine ai requisiti di ammissibilità del ricorso, occorre rilevare che le fondamentali argomentazioni con le quali la Corte d’appello ha rigettato il gravarne non sono, in realtà, contestate. La prima argomentazione – costituita dal rilievo per cui l’immobile in questione non poteva essere abitato alla data del 31 dicembre 2001, in quanto non ancora completato – non è contestata, anzi è sostanzialmente ammessa nel primo motivo di ricorso.
A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione medesima e di doverne fare proprie le conclusioni, giacchè le considerazioni contenute nella memoria ribadiscono censure ed argomentazioni già confinate nella relazione stessa, senza modificare i termini della questione giuridica.
Rileva il Collegio, inoltre, che il controricorso non è tardivo (come vorrebbero la ricorrente), perchè il ricorso è stato notificato il 22 giugno 2015 e il controricorso è stato notificato il successivo 14 luglio 2015, quindi nel rispetto dei termini di cui all’art. 370 c.p.c..
Pur sussistendo le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, non va disposta la condanna della ricorrente al versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, poichè la stessa è stata ammessa al patrocinio a spese dello Stato con provvedimento de Consiglio dell’ordine degli avvocati di Catania in data 12 giugno 2015.