Source: http://www.ordineavvocativerbania.it/ForoVerbanese/21/page10.html
Timestamp: 2018-03-24 09:44:57+00:00
Document Index: 114613815

Matched Legal Cases: ['art. 55', 'art. 151', 'art. 148', 'art. 171', 'art. 55', 'art. 20', 'art. 55', 'art 405', 'art. 20', 'art. 112', 'art. 50', 'art.72', 'art. 178', 'art. 407', 'art. 17', 'art. 148', 'art.4']

compiere o e' tenuta ad eseguire».
Insieme di norme ispirate dall'esigenza di sottrarre la polizia giudiziaria da compiti diversi da quelli che più le sono propri ai sensi dell'art. 55 c.p.p. Viene in primo luogo riformato il sistema delle notificazioni, che potranno essere eseguite dalla Polizia Giudiziaria solo nell'eccezionale caso, caso, contemplato dal nuovo comma 1 dell'art. 151, c.p.p., in cui l'atto notificando debba compiuto o eseguito dalla P.G. notificante (ad esempio, potrà essere notificato dalla P.G. un decreto di sequestro da eseguirsi contestualmente alla notificazione). Al di fuori di tali ipotesi, gli atti del Pubblico Ministero dovranno essere notificati necessariamente dall'Ufficiale Giudiziario. L'art. 148 co. II, c.p.p. viene completamente riscritto: da un lato per ampliarne l'ambito di operatività (non più limitato ai procedimenti con detenuti, concernendo ora anche i procedimenti di riesame in generale, anche senza imputati detenuti, così venendo ad esservi ricompresso il caso prima contemplato dal comma 2-ter, ora abrogato); dall'altro lato, per specificare che l'attività notificatoria potrà essere, nei casi consentiti, espletata dalla Polizia Penitenziaria, e per limitare comunque l'operatività della disposizione ai casi ritenuti dal Giudice meritevoli d'urgenza. Quid iuris se, nonostante il divieto, la notificazione di un atto del P.M. venga eseguita dalla Polizia Giudiziaria al di fuori dei casi in cui ciò è consentito? E' ben vero che l'art. 171 c.p.p. non contempla tale ipotesi tra quelle che rendono nulla la notificazione, e però deve sottolinearsi che l'atto in tal modo compiuto potrebbe andare incontro addirittura alla declaratoria d'inesistenza, potendosi sostenere che ricorra un'ipotesi d'incompetenza assoluta al compimento dell'atto. Il terzo comma esime la Polizia Giudiziaria dall'espletamento di compiti di segreteria specificando che il dovere di esecuzione dei compiti affidati non può estendersi al di là delle funzioni proprie della Polizia Giudiziaria, come delineate dall'art. 55 c.p.p. L'amplissima riformulazione dell'art. 20 del D.lvo 274/2000 stravolge l'esercizio dell'azione penale nel procedimento davanti al Giudice di Pace. Secondo le disposizioni previgenti, fermo l'esercizio dell'azione penale da parte del Pubblico Ministero mediante formulazione dell'imputazione, l'atto di citazione a giudizio dell'imputato era proprio della polizia giudiziaria. La finalità di sottrazione della P.G. a compiti diversi da quelli indicati nell'art. 55 c.p.p. ha travolto il precedente sistema, essendo ora previsto che la citazione a giudizio sia sottoscritta dal Pubblico Ministero. Non vi è più dunque distinzione tra il soggetto che formula l'imputazione (il che equivale, ai sensi dell'art 405 c.p.p., ad esercitare l'azione penale) e quello che dispone la citazione a giudizio dell'imputato. Più di qualche perplessità suscita però la nuova disposizione nella parte in cui, nel nuovo art. 20, co. III, D.lvo 274/2000, sancisce la nullità della citazione ove non sottoscritta "dal pubblico ministero o dall'assistente giudiziario". L'uso della disgiuntiva induce a ritenere che la citazione sottoscritta (e, quindi, redatta) dal solo assistente giudiziario sfuggirebbe alla sanzione di nullità. Una tale interpretazione merita però di essere soppesata con la massima cautela, in quanto rischierebbe di mettersi in contrasto con il principio contenuto nell'art. 112 cost., per il quale l'esercizio dell'azione penale spetta al pubblico ministero (ma, contra, v. C. Cost. 84/1979, che distingue tra obbligatorietà e titolarità esclusiva). Con ulteriori disposizioni ispirate al medesimo fine (sollevare la PG da compiti diversi da quelli che istituzionalmente le sono propri), è stato previsto che il compito di rappresentare l'accusa in giudizio, tanto davanti al tribunale in composizione monocratica quanto davanti al Giudice di Pace penale, non possa più essere delegato ad agenti ed ufficiali di PG, potendo unicamente essere esercitato, oltre che dal Procuratore della Repubblica e dai suoi Sostituti, dai soggetti menzionati nel nuovo art. 50, co. I, lett. a), del D.lvo 274/2000 (quanto ai processi avanti al G.d.P.) e nel nuovo art.72, primo comma, dell'ordinamento giudiziario (quanto ai processi avanti al Tribunale in composizione monocratica). E' da sottolineare come l'eventuale violazione di queste nuove disposizioni genererebbe la nullità prevista dall'art. 178, lett. b), seconda ipotesi, c.p.p., da ritenersi soggetta al regime, quanto a rilevabilità e possibilità di sanatoria, delle nullità generali a regime intermedio. L'importanza e la delicatezza dei procedimenti per i gravi reati di cui all'art. 407, comma 2, lettera a), numeri 1), 3) e 4), del codice di procedura penale ha suggerito che, allorché si proceda per quei delitti, continui ad applicarsi la previgente normativa in tema di notificazioni, che quindi potranno essere effettuate anche dalla Polizia Giudiziaria. Curiosa la tecnica legislativa utilizzata, soprattutto nella parte in cui l'ultimo comma dell'art. 17 del Dl 144/2005 esclude l'applicabilità, in determinati casi, dei primi tre commi del medesimo articolo, tra i quali figurano anche disposizioni abrogative. Il che sta a significare che talune norme (ad esempio, l'art. 148, co. 2-ter), c.p.p.) sono abrogate solo in relazione a determinati procedimenti.
Le tre norme di chiusura del provvedimento disciplinano situazioni pratiche determinate dalle innovazioni più sopra ricordate. In primis, viene estesa (e finanziata) la possibilità d'impiegare guardie giurate dipendenti ed istituti di vigilanza privata nei servizi di sicurezza sussidiaria in strutture di comunicazione quali porti, stazioni ferroviarie, metropolitane e depositi nonché sui relativi mezzi. Trattasi d'impiego in compiti che non pertengano propriamente alle forze dell'ordine e non comportino esercizio di pubbliche potestà, compiti per i quali viene espressamente preveduto un idoneo percorso formativo. La fine del servizio militare di leva ha fatto venire meno una significativa risorsa umana che aveva dato ottima prova nelle emergenze criminalità in Calabria, Sicilia e Sardegna negli anni novanta né è pensabile immaginare che a siffatti compiti possano essere chiamati reparti militari oggi costituiti esclusivamente da volontari, specie alla luce degl'impegni internazionali dell'Italia nei Balcani ed in Asia. Per gli esborsi sostenendi al fine di realizzare i percorsi formativi succitati viene espressamente attribuito al Ministro dell'Economia e delle Finanze di decretare le opportune variazioni di bilancio. Secondariamente, secondo le medesime previsioni, è recuperato l'art.4 della LS 152/1975, intervento normativo a tutela dell'ordine pubblico adottato all'inizio dei cd. "anni di piombo", ovvero alle forze di polizia è consentita - oltreché l'identificazione - anche la perquisizione sul posto personale e del mezzo di trasporto (finalizzata all'accertamento del possesso di armi, esplosivi e strumenti d'effrazione) di persone sospette, senza previo provvedimento dell'autorità giudiziaria la quale va notiziata attraverso verbale nelle quarantottore successive. Da ultimo, la sicurezza dei XX Giuochi Olimpici Invernali Torino 2006 viene implementata attraverso l'adozione da parte del Comitato Olimpico su disposizione del Ministro dell'Interno d'idonee misure di sicurezza attive e passive per contrastare atti e condotte contro la pubblica incolumità, misure impiegande dalle sole forze dell'ordine. Anche in questo caso è preveduta idonea spesa reperita attraverso variazione di bilancio.