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Timestamp: 2019-01-16 15:33:14+00:00
Document Index: 105459046

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 27', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 597', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 609', 'art. 597', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 20']

Art. 20 codice penale: Pene principali e accessorie | La Legge per tutti
Art. 20 codice penale: Pene principali e accessorie
Le pene principali sono inflitte dal giudice con sentenza di condanna; quelle accessorie conseguono di diritto (1) alla condanna (2), come effetti penali di essa (3).
(1) Le pene accessorie conseguono di diritto alla sentenza di condanna e tale automaticità comporta, limitatamente ad esso la non obbligatorietà della motivazione. Al contrario, il giudice potrebbe discrezionalmente decidere per la non applicazione di una pena accessoria (per esempio, quella riguardante la responsabilità genitoriale).
(2) La norma va posta in relazione con l’art. 37: una volta fissato il principio di automatismo nell’applicazione delle pene accessorie, il legislatore ha dovuto prevedere criteri automatici di quantificazione della durata delle pene accessorie. Il principio è che le pene accessorie abbiano durata corrispondente a quella della pena principale inflitta, salvo che la loro durata sia espressamente determinata.
(3) Tra tali effetti penali rientrano, ad esempio, l’incapacità di godere dell’amnistia e dell’indulto etc.
Pene principali e pene accessorie
Nel caso di pluralità di reati - unificati dal vincolo della continuazione - la durata della pena accessoria secondo il criterio fissato dall'art. 37 cod. pen. va determinata con riferimento alla pena principale inflitta per la violazione più grave, con l'eccezione dell'ipotesi di continuazione fra reati omogenei, nella quale l'identità dei reati unificati comporta necessariamente la applicazione di una pena accessoria per ciascuno di essi, di modo che la durata complessiva va commisurata all'intera pena principale inflitta con la condanna, ivi compreso l'aumento per la continuazione. (Dichiara inammissibile, App. Venezia, 23/09/2013 )
Cassazione penale sez. III 05 giugno 2014 n. 29746
Le pene accessorie sono applicabili in appello, qualora non le abbia applicate il giudice di primo grado, quali effetti penali ex articolo 20 c.p., vale a dire - visto il principio della reformatio in peius - se l'applicazione discende direttamente dalla norma come conseguenza necessaria della condanna.
Cassazione penale sez. III 12 dicembre 2012 n. 3071
È manifestamente infondata, in riferimento agli art. 27, comma 3, e 111 cost., la q.l.c. degli art. 20 e 32 c.p., ove gli stessi prevedono che il condannato alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni, è, durante la pena, in stato di interdizione legale, giacché, sotto il primo profilo, detta pena accessoria incide solo sulla possibilità di compimento di atti a contenuto patrimoniale e non confina quindi il condannato in una condizione, degradante e mortificante, di assoluto isolamento dal contesto sociale, e, sotto il secondo, lungi dall'essere oggetto di automatica applicazione, trova giustificazione nell'accertamento di responsabilità per le violazioni più gravi e nelle legittime finalità di tutela dei terzi e del condannato. Rigetta, Ass.App. Roma, 02/02/2012
Cassazione penale sez. I 22 ottobre 2012 n. 44170
È legittima l'applicazione d'ufficio, da parte del giudice d'appello, delle pene accessorie non applicate da quello di primo grado, ancorché la cognizione della specifica questione non sia stata devoluta con l'impugnazione del pubblico ministero. Rigetta, App. Torino, 04/10/2010
Cassazione penale sez. VI 14 giugno 2011 n. 31358
Il rimedio accordato al pubblico ministeron ove la sentenza di condanna abbia omesso di applicare le pene accessorie, è il ricorso al giudice dell'esecuzione e non l'impugnazione. Dichiara inammissibile, App. L'Aquila, 10 dicembre 2009
Cassazione penale sez. VI 20 gennaio 2011 n. 13789
Ferma la possibilità di applicare, in appello, d'ufficio, pene accessorie senza infrangere il divieto di "reformatio in peius", qualora l'applicazione stessa sia vincolata all'"an", si deve applicare la pena accessoria nel minimo, se il legislatore abbia inteso fondare una tale sanzione come discrezionale nel "quantum", come per il caso dell'incapacità di contrattare con la p.a. a seguito di condanna per il delitto di usura.
Corte appello Napoli sez. II 28 ottobre 2010 n. 6024
È legittima l'applicazione d'ufficio, da parte del giudice di appello, delle pene accessorie non applicate in primo grado, ancorché la cognizione della specifica questione non gli sia stata devoluta con il gravame del p.m., in quanto la previsione di cui all'art. 597, comma 3, c.p.p. - che sancisce il divieto della "reformatio in peius" quando appellante sia il solo imputato - non contempla, tra i provvedimenti peggiorativi, inibiti al giudice di appello, quelli concernenti le pene accessorie, le quali, ex art. 20 c.p., conseguono di diritto alla condanna come effetti penali di essa.
Cassazione penale sez. V 17 febbraio 2010 n. 12775
Le pene accessorie, ex art. 20 c.p., conseguono di diritto alla condanna per taluni delitti (tra cui quello di cui all'art. 609 bis c.p.) sicché, in caso di omessa irrogazione da parte del giudice di primo grado, pur in mancanza di impugnazione da parte del p.m., le stesse vanno necessariamente applicate all'imputato da parte del giudice d'appello.
Corte appello L'Aquila 27 marzo 2009
È legittima l'applicazione d'ufficio, da parte del giudice di appello, delle pene accessorie non applicate in primo grado, ancorché la cognizione della specifica questione non gli sia stata devoluta con il gravame del pubblico ministero, in quanto la previsione di cui all'art. 597, comma 3, c.p.p. - che sancisce il divieto della reformatio in peius quando appellante sia il solo imputato - non contempla, tra i provvedimenti peggiorativi, inibiti al giudice di appello, quelli concernenti le pene accessorie, le quali, ex art. 20 c.p., conseguono di diritto alla condanna come effetti penali di essa.
Cassazione penale sez. V 22 gennaio 2008 n. 8280
In tema di cosiddetto patteggiamento in appello, il giudice è tenuto ad applicare ex officio la pena accessoria dell'interdizione legale che il giudice di primo grado abbia illegittimamente omesso di irrogare, dal momento che l'accordo delle parti sull'accoglimento di alcuni motivi con rideterminazione della pena non può avere ad oggetto l'esclusione della indicata pena accessoria.
Cassazione penale sez. I 24 ottobre 2007 n. 42284
Le pene accessorie, tra cui deve essere ricompresa la pubblicazione della sentenza, conseguono di diritto alla sentenza di condanna come effetti penali della stessa ai sensi dell'art. 20 c.p., con la conse guenza che non possono essere mantenute in caso di proscioglimento dell'imputato anche se pronunciato a seguito di estinzione del reato per prescrizione.
Cassazione penale sez. II 03 marzo 2005 n. 11033