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Timestamp: 2018-09-20 23:12:45+00:00
Document Index: 171318197

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 190', 'art. 2721', 'art. 2721', 'art. 2721']

Decreto ingiuntivo: la sola fattura prova il credito?
17 marzo 2017 | Autore: Maura Corrado
La fattura basta per ottenere un decreto ingiuntivo in quanto prova il credito. Ma nel giudizio di opposizione le cose cambiano: occorrono altre prove.
Una fattura rappresenta idonea prova scritta di un credito ai fini dell’emissione di un decreto ingiuntivo (sempre che ne risulti la regolarità amministrativa e fiscale); tuttavia, il suo valore probatorio relativamente alla certezza, alla liquidità e alla esigibilità del credito dichiaratovi e ai fini della dimostrazione del fondamento della pretesa, viene meno nel giudizio di merito e in quello di opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto. In parole povere, se il decreto ingiuntivo viene opposto, la fattura non basta più. Ciò in quanto essa è solo una dichiarazione indirizzata all’altra parte riguardo fatti attinenti un rapporto già costituito. Ne consegue che, quando tale rapporto è oggetto di lite tra le parti, la fattura, proprio perché si forma per volontà del soggetto che intende avvalersene – non può essere prova del contratto, ma solo un indizio della sua stipulazione e dell’esecuzione della prestazione [1]. A stabilirlo è il Tribunale di Torre Annunziata in una recente sentenza [2], in una vicenda relativa proprio a fatture non pagate per le quali era stato emesso decreto ingiuntivo.
1 Decreto ingiuntivo: cos’è?
2 Decreto ingiuntivo: cosa occorre?
3 Decreto ingiuntivo: la fattura basta?
Decreto ingiuntivo: cos’è?
Il decreto ingiuntivo è lo strumento tramite il quale il creditore di una somma di denaro certa, liquida ed esigibile, di una determinata quantità di cose fungibili (ad esempio, il denaro o 10 kili di grano) o chi ha diritto alla consegna di cosa mobile determinata, che sia in grado di provare per iscritto il proprio credito, può chiedere al giudice (mediante una azione c.d. monitoria) di ingiungere al debitore di provvedere, entro un termine determinato, al pagamento della somma o alla consegna del bene. In pratica, non è altro che la condanna del debitore a pagare immediatamente quanto è dovuto al creditore.
Se il debito è costituito da una somma di denaro, il creditore può chiedere la condanna al pagamento a condizione che essa sia:
liquida, cioè precisata nel suo importo senza necessità di conteggi o di aggiunte;
esigibile, nel senso che il credito deve essere scaduto.
Decreto ingiuntivo: cosa occorre?
Abbiamo detto, poi, che il creditore, per ottenere l’emissione di un decreto ingiuntivo, deve essere munito della prova scritta su cui tale diritto si fonda. Sono prove scritte idonee le fatture, le polizze e promesse unilaterali per scrittura privata e i telegrammi, le parcelle dei professionisti come avvocati e commercialisti, assegni e cambiali e in generale tutti i documenti da cui risulti con certezza l’esistenza del diritto di credito.
Decreto ingiuntivo: la fattura basta?
Proprio in merito alle fatture si pronuncia nella sentenza in commento il Tribunale campano affermando, da un lato, che essa rappresenta idonea prova scritta di un credito ai fini dell’emissione di un decreto ingiuntivo, dall’altro che il suo valore probatorio relativamente alla certezza, alla liquidità e alla esigibilità del credito dichiaratovi e ai fini della dimostrazione del fondamento della pretesa, viene meno nel giudizio di merito e in quello di opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto (l’opposizione viene proposta dal debitore con l’obiettivo di dimostrare l’infondatezza della pretesa creditoria). Ciò significa che se il rapporto di credito è oggetto di lite tra le parti, la fattura, anche se annotata nei libri obbligatori – e formata per volontà della stessa parte che intende avvalersene – non può essere prova del contratto, ma solo un indizio della sua stipulazione e dell’esecuzione della prestazione. In parole povere, nel momento in cui il debitore decide di opporsi al decreto ingiuntivo, istaurando il relativo giudizio, il creditore, che quel decreto aveva ottenuto semplicemente presentando la fattura, dovrà dimostrare il proprio diritto in altro modo, ad esempio ricorrendo ad altri documenti o ai testimoni. La fattura non basta più e se non ci sono altre prove, il creditore perderà il giudizio di opposizione e il decreto ingiuntivo verrà revocato. Il debitore potrà “farla franca” semplicemente contestando quella stessa fattura.
Non è tutto: nei contratti che hanno ad oggetto la consegna di una quantità di merce, la prova di questa consegna può essere fornita con ogni mezzo, ad esempio con le cosiddette bolle di consegna, a patto che esse contengano la firma del destinatario e tale firma non sia stata disconosciuta dalla controparte (in pratica se il soggetto che prende il consegna un bene dice che la firma contenuta sulla bolla non è la sua). In quest’ultimo caso, chi ha consegnato ha due possibilità:
proporre istanza di verificazione di scrittura privata, che serve proprio a provare la paternità della firma;
chiedere di provare la consegna con altri mezzi, come la prova testimoniale: ad esempio, il testimone Tizio potrà dire di aver assistito alle trattative per la consegna di un tavolo tra Caio e Sempronio e come sono andate.
[1] Cass. sent. n. 15383 del 28.06.2010; Cass. sent. n. 8549 del 03.04.2008.
[2] Trib. Torre Annunziata sent. n. 453 del 13.02.2017.
in composizione monocratica, in persona del giudice dr.ssa Mariacristina Carpinelli, ha
reso la seguente
nella causa civile iscritta al n. 500049-2013 del ruolo generale degli affari contenziosi
avente ad oggetto: vendita di cose mobili.
D’ESPOSITO CONCETTA (avv. Giovanna De Simone)
SORRENTO MARMI S.N.C., in persona del legale rappresentante p.t., Russo Angelo (avv. Vitaliano
Esposito)
PARTE OPPOSTA CONCLUSIONI DELLE PARTI E RAGIONI IN FATTO IN DIRITTO
DELLA DECISIONE1
All’udienza del 17 novembre 2016 D’Esposito Concetta concludeva riportandosi al verbale del 3.11.2015. Nella medesima udienza, Sorrento Marmi s.n.c. si riportava a tutti i propri scritti, difese e conclusioni.
Giova osservare in fatto che, con ricorso per decreto ingiuntivo del 2.11.2012, Sorrento Marmi s.n.c. chiedeva ed otteneva decreto ingiuntivo nei confronti di D’Esposito Concetta per il pagamento di € 6.542,35, oltre interessi legali dalla notifica del ricorso sino al soddisfo, per forniture e lavorazione di materiale, sulla scorta delle fatture emesse dalla stessa ricorrente accompagnate da dichiarazione di conformità. Avverso tale decreto ingiuntivo proponeva opposizione, con atto del 9.1.2013, D’Esposito Concetta disconoscendo, ai sensi degli artt. 2702, 2712 e 2719, la conformità alla realtà dei fatti in essi indicati e, segnatamente, l’avvenuta consegna della merce ivi riportata. Parte opponente evidenziava, altresì, una palese contraddizione con riferimento all’importo richiesto relativamente alla fattura n. 134/07.
Con comparsa di costituzione e risposta del 5.6.2013, si costituiva, nel giudizio di opposizione, Sorrento Marmi s.n.c., insistendo nelle proprie richieste e producendo a tal fine documenti di trasporto, sottoscritti dalla parte opponente, relativi alle forniture effettuate di cui al decreto ingiuntivo. Parte opposta rilevava, inoltre, la esistenza di un errore di calcolo contenuto nel ricorso per decreto ingiuntivo nella parte in cui veniva indicata come somma dovuta quella di € 6.542,35, in luogo di quella effettivamente dovuta, pari ad € 6.782,20.
Instauratosi il contraddittorio tra le parti, all’udienza, del 3.7.2014, D’Esposito Concetta disconosceva, altresì, ai sensi degli artt. 2702, 2719 c.c. e 214 c.p.c. come proprie tutte le sottoscrizioni poste in calce ai documenti di trasporto. Ammessa ed espletata la prova testimoniale articolata da parte opposta, all’udienza del 17.11.2016, la causa veniva assegnata in decisione con concessione dei termini ex art. 190 c.p.c.
L’opposizione a decreto ingiuntivo proposta da D’Esposito Concetta è parzialmente fondata e va accolta per quanto di ragione i seguenti motivi.
In diritto, va preliminarmente evidenziato che la fattura rappresenta idonea prova scritta del credito quale richiesta ex lege per l’emissione di un decreto ingiuntivo (sempre che ne risulti la regolarità amministrativa e fiscale); tuttavia, il valore probatorio della stessa in ordine alla certezza, alla liquidità e alla esigibilità del credito dichiaratovi, come ai fini della dimostrazione del fondamento della pretesa, viene meno nel giudizio di merito e anche in quello di opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto, atteso che essa si inquadra tra gli atti giuridici a contenuto partecipativo, consistendo nella dichiarazione indirizzata all’altra parte di fatti concernenti un rapporto già costituito. Ne consegue che, quando tale rapporto è contestato tra le parti, la fattura, anche se annotata nei libri obbligatori – proprio per la sua formazione a opera della stessa parte che intende avvalersene – non può assurgere a prova del contratto, potendo rappresentare al più un mero indizio della stipulazione di esso e dell’esecuzione della prestazione (cfr. Cassazione civile, sez. III, 28/06/2010, n. 15383; Cassazione civile, sez. III, 03/04/2008, n. 8549).
Va, poi, aggiunto che nei contratti aventi ad oggetto la consegna di una quantità di merce da una parte all’altra, la prova della consegna all’acquirente è libera, nel senso che essa può essere fornita con ogni mezzo, salvo i limiti imposti dalla legge, anche quando siano state rilasciate bolle di consegna. In tale ultimo caso, tuttavia, la prova della consegna della merce può ritenersi raggiunta qualora i documenti di trasporto siano corredati dalla firma del destinatario e tale firma non sia stata ritualmente disconosciuta dalla controparte.
Viceversa, nel caso in cui la sottoscrizione apposta su tali bolle sia stata disconosciuta, la parte può scegliere se proporre istanza di verificazione di scrittura privata, affidando all’esito del relativo procedimento la dimostrazione della consegna, oppure, alternativamente, chiedere di provare la consegna con altri mezzi, ivi inclusa la prova testimoniale (nella quale è peraltro ammesso il riferimento alle bolle), non potendosi risolvere in una limitazione delle facoltà probatorie della parte la predisposizione di una prova documentale astrattamente idonea a favorirla (cfr. Cassazione civile, sez. III, 22/06/2007, n. 14594).
Orbene, a fronte il tempestivo disconoscimento effettuato dalla parte opponente di tutte le firme apposte in calce ai documenti di trasporto prodotti dalla parte opposta, quest’ultima ha fornito la prova testimoniale dell’avvenuta consegna delle merci di cui alle fatture n. 143/07, 148/07, 5/08 e 46/08 poste a fondamento del decreto ingiuntivo opposto, relative ai documenti di trasporto n. 166 del 7.1.2007, n. 171 del 19.12.2007, n. 8 del 30.1.2008 e n. 54 del 30.4.2008, mentre alcuna prova risulta essere stata fornita della consegna della merce di cui alla fattura 103/08 relativa al documento di trasporto n. 116 del 24.11.2008. Difatti, i testi Pollio Giuseppe, Scala Serafina e Celentano Salvatore, della cui attendibilità non vi è alcun motivo per dubitare, hanno concordemente riferito che, negli anni 2007/2008, D’Esposito Concetta ha fatto importanti ordinativi presso la società opposta in quanto doveva realizzare una scala in marmo bianco di Carrara e delle soglie in marmo. Nel dettaglio, il teste Pollio Giuseppe ha riferito della fornitura contenuta nel documento di trasporto n. 166 del 7.12.07, affermando che tale documento è riferito alla scala in marmo di cui sopra, mentre il teste Celentano Salvatore ha riferito delle forniture riportate nei documenti di trasporto n. 8 del 30.1.2008, 54 del 30.4.08, 171 del 19.12.07 e 166 del 7.12.07 (cfr. verbale del 17.11.2014).
Quanto al corrispettivo pattuito, Scala Serafina, dopo aver affermato di aver assistito alle trattative intercorse tra D’Esposito Concetta e Russo Angelo, nella qualità di legale rappresentante della Sorrento Marmi s.n.c., e di aver annotato il prezzo pattuito per le forniture al fine di redigere le fatture, ha dichiarato che nelle fatture prodotte dalla parte opposta è riportato il prezzo, secondo gli accordi raggiunti tra le parti (cfr. verbale del 17.11. 2014).
Non va sottaciuto al riguardo, che la parte opponente, in comparsa conclusionale, ha dedotto che la prova testimoniale espletata, poiché risulta diretta a provare l’esistenza di contratti di compravendita di valore superiore ad € 2,58, non potrebbe essere utilizzata ai fini della decisione in quanto l’art. 2721, primo comma, c.c. vieta espressamente che la prova di contratti di valore eccedente le vecchie 5.000 lire possa darsi per testi.
Ebbene, sul punto giova osservare che, secondo la giurisprudenza consolidata, le limitazioni poste dagli art. 2721 e ss. c.c. all’ammissibilità della prova testimoniale non attengono a ragioni di ordine pubblico, ma sono dettate a tutela di interessi di natura privatistica; pertanto, la loro violazione non solo non può essere rilevata d’ufficio dal giudice, ma neppure è rilevabile dalle parti ove non sia stata dedotta in sede di ammissione della prova, ovvero nella prima istanza o difesa successiva o, quanto meno, in sede di espletamento della stessa (cfr. Cassazione civile, sez. II, 28/04/2006, n. 9925).
Ne discende che, avendo la parte opponente dedotto l’inammissibilità della prova testimoniale articolata da parte opposta ai sensi dell’art. 2721 c.c., per la prima volta, nella comparsa conclusionale, tali deduzioni non possono trovare accoglimento.
Stante quanto precede, va revocato il decreto ingiuntivo opposto e D’Esposito Concetta va condannata al pagamento in favore di Sorrento Marmi s.n.c. delle forniture di cui alle fatture n. 143/07, 148/07, 5/08 e 46/08, per un importo complessivo di € 6.062,50, oltre interessi legali dalla notifica del ricorso per decreto ingiuntivo al saldo.
Le spese di lite, ivi compreso le spese relative alla fase monitoria, seguono la soccombenza della parte opponente per un’aliquota dell’80% stante il parziale accoglimento dell’opposizione e vanno liquidate, ai sensi del DM. 55/14, come in dispositivo.
il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni contraria o diversa istanza e deduzione disattesa, così provvede:
1) revoca il decreto ingiuntivo n. 209/12 e condanna D’Esposito Concetta al pagamento in favore di Sorrento Marmi s.n.c. della somma di € 6.062,50, oltre interessi legali dalla notifica del ricorso per decreto ingiuntivo al saldo;
2) condanna D’Esposito Concetta alla rifusione a favore di Sorrento Marmi s.n.c. dell’80% delle spese processuali sostenute, che liquida in € 130,00 per esborsi ed € 3.200,00 per compensi, oltre rimborso generale delle spese al 15% ed oltre accessori previdenziali e tributari, se documentati a mezzo fattura e non detraibili con attribuzione in favore dell’avv. Vitaliano Esposito dichiaratosi antistatario;
3) compensa la restante aliquota del 20% delle spese di lite.
Così deciso in data 13 febbraio 2017.
dr.ssa Mariacristina Carpinelli