Source: http://proteo.rdbcub.it/article.php3?id_article=113&artsuite=3
Timestamp: 2019-04-20 13:24:39+00:00
Document Index: 184213242

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 23', 'art. 15', 'art. 25', 'art. 3', 'art. 35', 'art. 36', 'art. 57', 'art. 13', 'art. 9', 'art. 27', 'art. 36']

L’art. 4 comma 2 del decreto legislativo n.29 del 1993 - anch’esso modificato dal decreto legislativo n.80 del 1998, adottato a seguito della legge “Bassanini” n.59 del 1997 [1] - testualmente recita: “Nell’ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all’articolo 2, comma 1, le determinazioni per l’organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro”.
Ed infatti, prevede il secondo comma dell’art. 3 del decreto legislativo n.29 del 1993 (anch’esso modificato dal decreto legislativo 31 marzo 1998 n.80), “ai dirigenti spetta l’adozione degli atti e provvedimenti amministrativi, compresi tutti gli atti che impegnano l’amministrazione verso l’esterno, nonché la gestione finanziaria, tecnica e amministraativa mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo. Essi sono responsabili in via esclusiva dell’attività amministrativa, della gestione e dei relativi risultati” [2].
Resta all’organo politico-amministrativo la definizione degli obiettivi dell’azione amministrativa e l’indicazione delle priorità e dei programmi da attuare, con il connesso potere di emanare le direttive generali per l’attività amministrativa e per la gestione e di effettuare “l’assegnazione ai dirigenti preposti ai centri di responsabilità delle rispettive amministrazione delle risorse” (art. 14 decreto legislativo n.29 del 1993) [3].
Il ruolo unico dei dirigenti delle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, - conformemente alle disposizioni di cui all’art. 23 del decreto legislativo 29/1993, sostituito dall’art. 15 del decreto legislativo 80/1993 - è istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e la retribuzione del personale con qualifica dirigenziale viene determinata da contratti collettivi appositamente previsti per le aree dirigenziali. Viene prevista in modo distinto - dall’art. 25 bis dello stesso decreto legislativo - la qualifica dirigenziale per i capi di istituto preposti alle istituzioni scolastiche ed educative alle quali viene attribuita personalità giuridica ed autonomia ai sensi della legge delega n.59/1997 [4].
Lo stesso decreto legislativo del 1993 detta norme per la dirigenza del Servizio sanitario nazionale e prevede che [5] “le regioni a statuto ordinario, nell’esercizio della propria potestà statutaria, legislativa e regolamentare, e le altre pubbliche amministrazioni, nell’esercizio della propria potestà statutaria e regolamentare, adeguano ai principi dell’art. 3 e del presente capo i propri ordinamenti, tenendo conto delle rispettive peculiarità. Gli enti pubblici non economici nazionali si adeguano, anche in deroga alle speciali disposizioni di legge che li disciplinano, adottando appositi regolamenti di organizzazione”.
ed alla gestione del personale in disponibilità -art. 35 bis [6]) e per il reclutamento del personale, la cui assunzione “avviene con contratto individuale di lavoro” (art. 36).
Non è questo il luogo per richiamare le disposizioni su contrattazione collettiva e rappresentatività sindacale [7], che pure segnano - anche attraverso l’istituzione delle r.s.u. - un momento qualificante della nuova normativa (specie a seguito dell’approvazione del decreto legislativo n.396/97 in attuazione della delega contenuta nella legge n.59 del 1997): sul punto e sulla specifica questione della rappresentanza e della rappresentatività sindacale si rimanda alle argomentazioni già sviluppate nei primi numeri della rivista. Anche in relazione a questa materia occorrerà però in seguito concentrare la nostra attenzione al fine di valutare l’impatto che su di essa potrà determinare la riforma costituzionale del marzo 2001.
Il rapporto di lavoro nel suo complesso è disciplinato (salvo il rinvio alla contrattazione collettivo) dal titolo IV del decreto legislativo n.29 del 1993 nel senso di un significativo ingresso di disposizioni di stampo privatistico sia pur temperate da previsioni specifiche (si pensi all’art. 57 sulla disciplina delle mansioni, che si discosta significativamente dai principi contenuti nell’art. 13 dello Statuto dei Lavoratori).
[1] Ampiamente richiamata nell’articolo citato di A.Salerni sul numero di Proteo 3/2000, prima parte del presente dossier.
[2] La versione precedente del comma era la seguente: “Ai dirigenti spetta la gestione finanziaria, tecnica ed amministrativa, compresa l’adozione di tutti gli atti che impegnano l’amministrazione verso l’esterno, mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane e strumentali e di controllo. Essi sono responsabili della gestione e dei ralativi risultati”.
[3] Sostituito dall’art. 9 del decreto legislativo n.80 del 1998.
[4] Della legge n.59 del 1997 (la cosiddetta legge Bassanini) si è ampiamente trattato nel precedente numero della rivista.
[5] Primo comma dell’art. 27bis introdotto con il decreto legislativo n.80 del 1998.
[6] Tutti gli articoli citati sono stati sostituiti o introdotti con l’adozione del decreto legislativo n.80 del 1998, così come il successivo art. 36.
[7] Contenute nel titolo III del decreto legislativo n.29 del 1993.