Source: https://www.laleggepertutti.it/142221_le-camere-riunite-in-seduta-comune
Timestamp: 2018-04-20 01:27:17+00:00
Document Index: 19025783

Matched Legal Cases: ['art. 83', 'art. 91', 'art. 90', 'art. 135', 'art. 104', 'art. 135', 'art. 63']

Le Camere riunite in seduta comune
Professionisti Le Camere riunite in seduta comune
Il funzionamento del Parlamento, Camera dei Deputati e dei Senatori, le materie per le quali decidono in seduta commune: elezione del Presidente della Repubblica ed altri casi.
La Costituzione del 1948, innovando rispetto allo Statuto Albertino, attribuisce al Parlamento una natura unitaria, al punto tale da conferirgli rilevanti funzioni da svolgere in seduta comune.
Le ipotesi in cui ciò avviene sono tassativamente indicate dalla Costituzione:
l’elezione del Presidente della Repubblica (art. 83);
il giuramento del Presidente della Repubblica (art. 91);
la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica per alto tradimento o per attentato alla Costituzione (art. 90);
la compilazione dell’elenco di cittadini tra cui devono essere sorteggiati i giudici aggregati che devono intervenire nei giudizi di accusa contro il Presidente della Repubblica, innanzi alla Corte costituzionale (art. 135);
l’elezione di un terzo dei membri del Consiglio superiore della magistratura (art. 104);
l’elezione di un terzo dei giudici costituzionali (art. 135).
Il Parlamento in seduta comune è presieduto dal Presidente della Camera (art. 63, comma 2, Cost.) ed utilizza il regolamento e le strutture della Camera dei deputati. Tale scelta non è casuale: di contro, al Presidente del Senato spetta la supplenza del Presidente della Repubblica. Il Costituente, cioè, nell’affidare i cd. «poteri di riserva» degli organi costituzionali, ha ripartito le più delicate competenze con ponderato equilibrio per evitare un possibile e pericoloso cumulo di cariche (anche se provvisorie) in capo ad un solo organo.
Controversa in dottrina è la natura giuridica del Parlamento riunito in seduta comune.
In particolare, parte della dottrina (BALLADORE-PALLIERI) ha sostenuto che questo costituisca solo una forma particolare di riunione delle due Camere, che conserverebbero dunque la loro identità. Altra parte (PALADIN, DI CIOLO, CIAURRO) sostiene invece che poiché nel caso dell’elezione del Presidente della Repubblica, partecipano anche i delegati regionali, che costituiscono elementi estranei alle Camere e per di più con diritto di voto, il Parlamento in seduta comune deve considerarsi un organo autonomo.
Discusso è anche il riconoscimento a tale assemblea del potere di discutere la materia oggetto della sua convocazione.
La prassi parlamentare è decisamente orientata nel senso di negare tale carattere soprattutto quando si atteggia a collegio elettorale (il che accade per la maggior parte delle sue attribuzioni).
Parte della dottrina (PALADIN, ARMAROLI, MANZELLA), invece, sembra propensa ad ammettere la discussione almeno quando si tratti di esercitare le funzioni accusatorie (messa in stato d’accusa), laddove si debba accertare la sussistenza dei reati attribuiti al Presidente della Repubblica.