Source: https://www.funerali.org/tutto-sulla-cremazione/cremazione/di-altri/eccezioni
Timestamp: 2020-01-28 07:51:29+00:00
Document Index: 170880620

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 424', 'art. 10', 'art. 421', 'art. 328', 'art. 643', 'art. 4']

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La persona eventualmente interdetta (priva, quindi della capacità di agire), per effetto di sentenza passata in giudicato, possiede il diritto di esprimersi, ma la manifestazione di volontà non può che avvenire a mezzo del nuovo tutore (art. 424 Codice Civile).
Lo status di ‘coniuge’ è da riferirsi al momento della morte del de cuius, successivamente il coniuge superstite può anche risposarsi.
Il rapporto di coniugio viene meno solo con la morte o con l’annotazione ex art. 10 L. 1° ottobre 1970, n. 898.
Vi è, però, una questione delicatissima: nell’ordinamento italiano la cosidetta incapacità naturale (= non dichiarata giudizialmente) non è considerata, cioè, la persona è capace fino a quando non abbia effetti (art. 421 Codice Civile) una eventuale dichiarazione giudiziale d’interdizione, al punto che in caso di rifiuto, il pubblico ufficiale potrebbe essere imputabile del reato di cui all’art. 328 Codice Penale; dall’altro lato, potrebbe esservi la ‘contro-Spada di Damocle’ del reato di circonvenzione d’incapace (art. 643 Codice Penale).
Se c’è l’impedimento a firmare vale l’art. 4 del D.P.R. 445/2000.
Se, invece, una persona si trovi all’estero tale condizione non costituisce ostacolo, siccome la dichiarazione di volontà alla cremazione può essere autenticata anche dall’autorità consolare.
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