Source: https://pbiffis.wordpress.com/2015/05/12/pensioni-rimborsi-piu-bassi-a-chi-ha-meno-contributi/
Timestamp: 2018-04-25 16:04:26+00:00
Document Index: 44588024

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 53', 'art. 81', 'art. 38', 'art. 36']

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Questo post è stato scritto da Paolo Biffis e pubblicato il maggio 12, 2015 alle 11:13 am in pensioni. Segnati il permalink. Segui i commenti a questo post con il feed RSS per questo post. Posta un commento o usa questo indirizzo per il trackback.
Inviato maggio 15, 2015 alle 5:38 pm | Permalink | Rispondi
Inviolabilità dei diritti significa che lo Stato non può negarne l’attribuzmione, ma deve “riconoscerli e garantirli”. Fin dalle sue prime sentenze la Consulta ha avuto modo di osservare che l’inviolabilità non è prerogativa di tutti i diritti fondamentali costituzionalmente protetti, ma solo di quelli espressamente dichiarati tali dal testo costituzionale (es. art. 13 libertà personale) o almeno riconducibili alla clausola generale di cui all’art. 2 Cost. (diritti inviolabili “dell’uomo” es. diritto alla salute).
Non tutti i diritti costituzionalmente protetti sono inviolabili. Inoltre l’inviolabilità riconosciuta a taluni diritti non esclude comunque che il loro esercizio possa essere limitato in presenza di valori costituzionali antagonisti di rango uguale o superiore. Le limitazioni dei diritti inviolabili deve limitarsi alle modalità di esercizio e non possono essere tali da incidere su quel “minimun” di contenuto, senza il quale il diritto stesso verrebbe meno.
Sempre la giurisprudenza costituzionale ha da tempo osservato che tra i diritti fondamentali ve ne sono alcuni (le c.d. libertà civili es. libera m anifestazione del pensiero) che non “costano” allo Stato perché consistono in un divieto di interferenza dei poteri pubblici, ed altri che, consistendo nella pretesa a prestazioni pubbliche (es. diritto all’istruzione) incidono sulla spesa pubblica.
Quest’ultimi, ossia i c.d. diritti pubblici di prestazione – inviolabili o meno – non solo possono a) essere limitati nelle modalità loro esercizio, e b) di norma comportano un “correlativo” obbligo – riconducibile al dovere inderogabile di solidarietà (art. 2) del cittadino di concorrere alla spesa pubblica secondo la propria capacità contributiva e secondo un criterio tendenziale di progressività (art. 53), ma anche c) per loro natura, devono essere “bilanciati” (la metafora della bilancia è la chiave del presente ragionamento) sia col principio costituzionale dell’obbligo di copertura finanziaria delle leggi di spesa (art. 81 vecchio 4° comma oggi 3°) sia con quello correlato ed oggi esplicitato del pareggio di bilancio (legge costituzionale 1/2012).
Che diritti sono quelli relativi alle prestazioni previdenziali? Sicuramente sono diritti di prestazione, avendo per oggetto la pretesa ad erogazioni finanziarie da parte di enti pubblici. diritti costituzionalmente protetti, pur negandosi generalmente che si tratti di diritti “inviolabili”. La copertura costituzionale è anzitutto assicurat dall’art. 38 comma 2 secondo il quale “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Si ritiene inoltre che i trattamenti pensionistici, soprattutto per le pensioni di anzianità, siano forme sostanzialmente di “retribuzione differita”, per le quali vale anche l’art. 36 co. 1 costituzione, secondo il quale “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.” La natura retributiva emerge in particolare nei sistemi (o per quella parte dei sistemi) previdenziali nei quali la misura dell’erogazione è commisurata ai contributi versati e non alle retribuzioni percepite negli ultimi anni.
Da quanto sopra si ricaverebbe che non possa essere esclusa l’introduzione di un “sistema di prestazioni regressive” per far fronte, ad esempio, a problemi di bilancio prodotti da fattori esogeni quale ad esempio la crisi economico-finanziaria globale. In quanto diritti di prestazione, infatti, quelli previdenziali vanno per definizione “bilanciati” coll’obbligo costituzionale di copertura. I bilanci pubblici infatti (come quelli privati, del resto) dipendono solo dalle decisioni di spesa o di entrata, ma anche da fatti esterni e successivi, a volte imprevedibili, che incidono sulle coperture di bilancio. Pacta sunt servanda, certamente. Tuttavia i diritti acquisiti non possono valere che rebus sic stantibus. In base allo stesso criterio, il problema che si pone dei rimborsi di quanto negato dallo Stato a seguito delle stop delle indicizzazioni ora dichiarato dalla Corte costituzionale, sarebbe risolto in modo iniquo ove non si tenesse conto di ciò.
brunomartellone@hotmail.it
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