Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2009/06/lassenza-del-cvs-fa-perdere-lagevolazione.html
Timestamp: 2018-08-19 12:01:41+00:00
Document Index: 85170056

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 10', 'art. 62', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 97', 'art. 3', 'art. 97', 'art. 62', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 8', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 10']

L’assenza del CVS fa perdere l’agevolazione | Commercialista Telematico
L’assenza del CVS fa perdere l’agevolazione
Come è noto, il Legislatore, nel corso di questi anni, per il rilancio dell’economia, ha introdotto, fra l’altro, l’art. 8 della L. 23.12.2000 n. 388, con il quale ha concesso, per i soggetti titolari di reddito di impresa operanti nel meridione d’Italia e nelle aree depresse del Centro-Nord, un credito di imposta in relazione alla effettuazione di investimenti consistenti in acquisizioni di beni strumentali nuovi.
In base alla norma sopra richiamata la fruizione del beneficio era automatica, nel senso che il contribuente stesso era chiamato a calcolare l’ammontare del credito d’imposta spettante sugli investimenti realizzati.
Le disposizioni introdotte dal D.L. 8.7.2002 n. 138, conv. con modif. dalla L. 8.8.2002 n. 178, hanno modificato le regole applicative.
In particolare, è stato previsto l’obbligo di portare preventivamente a conoscenza dell’A.F. gli investimenti che gli stessi intendono effettuare ed attendere l’ammissione al beneficio (cvs, contributo, agevolazione, con l’art. 10 del D.L. 8.7.2002 n. 138 la disciplina è stata profondamente revisionata pure in ordine all’ambito soggettivo dell’agevolazione e ai limiti di intensità di aiuto).
Ulteriori modificazioni sono state apportate dall’art. 62 della L. 27.12.2002 n. 289: in particolare, tale norma, con il precipuo fine di assicurare una corretta applicazione delle disposizioni in materia di agevolazioni per gli investimenti nelle aree svantaggiate di cui all’art. 8 della legge n. 388/2000, nonché di favorire la prevenzione di comportamenti elusivi, ha introdotto il monitoraggio della fruizione dei crediti d’imposta, attraverso l’invio telematico di un modello di comunicazione:
· CVS (per i soggetti che avevano conseguito il diritto al contributo anteriormente alla data dell’08 luglio 2003);
· CTS (per i soggetti che hanno conseguito l’assenso relativamente alle istanze presentate ai sensi dell’art. 8 della legge n. 388/2000).
Tale adempimento è posto a pena di decadenza dal «contributo automaticamente conseguito».
Con ordinanza n. 180 del 23.05.2007 la Corte Costituzionale ha risolto favorevolmente per l’A.F. la questione relativa alla legittimità costituzionale delle disposizioni contenute nell’art. 62 della L. n. 289/2002.
Il fatto sottoposto al vaglio della Corte Costituzionale trae origine dalla questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Benevento, dell’art. 62 in relazione agli artt. 24 e 97 della Costituzione nonché per violazione delle disposizioni contenute nell’art. 3 dello Statuto dei diritti del contribuente (legge n. 212/2000).
Per il giudice remittente la previsione, in epoca successiva, di un obbligo (invio della comunicazione), originariamente non previsto, avrebbe leso il diritto di difesa del contribuente (art. 24 Cost.), il buon andamento dell’amministrazione (art. 97) nonché il principio della irretroattività della legge fiscale sancito dall’art. 3, comma 2, dello Statuto dei diritti del contribuente.
Richiamando la precedente ordinanza n. 124 del 20 marzo 2006 (1), il giudice di legittimità ha ritenuto «manifestamente infondate» le questioni sottoposte al suo vaglio.
In ordine all’art. 97 della Costituzione, la Corte rileva l’erroneo presupposto interpretativo della presunta natura retroattiva dell’art. 62 della legge n. 289/2002, sollevato dal giudice di Benevento.
Infatti, la norma censurata «[…] non dispone per il passato, ma fissa per il futuro un obbligo di comunicazione di dati a pena di decadenza dal contributo, a nulla rilevando che tale decadenza abbia ad oggetto un contributo già conseguito (2)».
Per quanto riguarda la presunta violazione del diritto di difesa – art. 24 Cost. – la Corte non non ne ravvisa l’incostituzionalità, in quanto l’art. 3 della L. n. 212/2000 «[…] non costituisce parametro idoneo a fondare il giudizio di legittimità costituzionale (ordinanza n. 216 del 2004)» e il termine per l’invio del modello CVS non ha «natura processuale», e quindi estraneo all’ambito di tutela riservata dall’art. 24 della Cost. (ex plurimis, ordinanze n. 940 e 21 del 19888; n. 324/1987).
L’ultima ordinanza della Cassazione
Con ordinanza n. 8311/2009 (udienza dell’11 marzo 2009) la Corte di Cassazione, nel riprendere i passaggi più significativi dell’ordinanza della Corte Costituzionale n. 124 del 2006, rispondendo al quesito posto dalle Entrate, ha ritenuto che non incorre in violazione di legge il giudice tributario che assuma che in materia di utilizzazione del credito d’imposta ex art. 8 della legge n. 388/2000, la mancata presentazione del modello CVS comporti la decadenza dal beneficio già goduto.
“La comminatoria di tale sanzione è diretta a garantire il rilevante interesse pubblico all’immediata disponibilità dei dati non ricavabili dalla dichiarazione dei redditi all’epoca presentata, ma necessari allo svolgimento sia di uniformi ed organiche politiche di incentivazione, sia di più agevoli e solleciti controlli sulla spettanza del contributo; …e dunque, la previsione della decadenza dal contributo appare adeguata e coerente con la ratio della norma censurata e non eccede i limiti dell’ampia discrezionalità riservata al legislatore in materia di agevolazioni”.
L’Ordinanza della Cassazione continua a ritenere la permanente efficacia della norma che prevede la decadenza in cui incorre il contribuente che non invia il CVS.
L’attesa ordinanza della Corte dirime i dubbi che si presentavano agli operatori e fa venir meno le speranze di chi ritenesse l’invio del CVS un elemento meramente formale.
E la cosa non è di poco conto: perché magari a fronte di ingenti investimenti – effettivamenti realizzati – vaniscono i benefici per la mancata trasmissione del modello CVS.
(1) La Corte ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 62, comma 1, lettera a), della L. 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge finanziaria 2003), sollevata in riferimento agli artt. 23, 25, 53 e 97 della Costituzione. L’ordinanza di rimessione da parte del giudice a quo deve contenere tutti gli elementi atti ad integrare la motivazione in punto di rilevanza e non manifesta infondatezza onde consentire alla Corte il vaglio di merito sulla fattispecie concreta. La mancata ottemperanza a tale obbligo comporta la manifesta inammissibilità della questione. È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 62, comma 1, lettera a) della L. 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge finanziaria 2003), sollevata in riferimento all’art. 3 della Costituzione. L’emendamento all’art. 8 della L. n. 388 del 2000 operato dall’art. 10 del D.L. n. 138 del 2002 ha mutato il quadro di riferimento della disciplina della fruizione delle agevolazioni per gli investimenti nelle aree svantaggiate prevedendo il previo assenso dell’Amministrazione finanziaria. La nuova procedura di acquisizione dei dati consente una maggior tempestività e minor onerosità delle verifiche della spettanza del contributo rispondendo ad esigenze di pubblico interesse. Alla luce della ratio della disposizione scrutinata, la previsione della decadenza dal contributo appare adeguata e coerente non eccedendo i limiti dell’ampia discrezionalità riservava al legislatore in materia di agevolazioni.
(2) Cfr. Ordinanza della Corte Costituzionale n. 124 del 2006