Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-20569-del-30-08-2017
Timestamp: 2020-06-04 06:23:40+00:00
Document Index: 4454539

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 36', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 36', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 384', 'art. 380', 'art. 375', 'art. 13', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 20569 del 30/08/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20569 del 30/08/2017
Cassazione civile, sez. VI, 30/08/2017, (ud. 06/07/2017, dep.30/08/2017), n. 20569
sul ricorso 26175-2013 proposto da:
P.R., (OMISSIS), S.G., (OMISSIS), elettivamente
domiciliati in ROMA, V. NAZARIO SAURO 16, presso lo studio
MASSIMO PISTILLI;
avverso la sentenza n. 275/2013 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,
depositata il 23/07/2013;
partecipata del 06/07/2017 dal Consigliere Dott. GHINOY PAOLA;
1. che la Corte d’appello di Trieste confermava la sentenza del Tribunale del lavoro della stessa sede che aveva rigettato la domanda proposta da P.R. e S.G. con la quale, sul presupposto di avere prestato servizio in qualità di docenti per il Ministero dell’istruzione Università e ricerca in virtù di una successione di contratti a termine in successione tra loro, senza indicazione della specifica ragione transitoria e per soddisfare necessità permanenti dell’amministrazione scolastica, chiedevano in principalità la conversione in contratto di lavoro a tempo indeterminato della successione dei contratti ed al pagamento delle conseguenti differenze retributive ovvero, in via subordinata e/o aggiuntiva, il risarcimento del danno subito, quantificabile nella misura di 20 mensilità della retribuzione globale di fatto o nella diversa somma maggiore o minore ritenuta di giustizia;
2. che per la cassazione della sentenza P.R. e S.G. hanno proposto ricorso, affidato a tre motivi, cui ha resistito con controricorso il MIUR;
1. che con il primo motivo la parte ricorrente, denunciando la violazione della direttiva europea 1999/70/CE e dell’Accordo quadro alla stessa allegato, nonchè di plurime disposizioni del D.Lgs. n. 368 del 2001 e della L. 4 giugno 1999, n. 124, art. 4, rileva che le supplenze nel settore scolastico sono volte a soddisfare esigenze permanenti sia nella ipotesi in cui attengano a vacanze sul cosiddetto organico di diritto, sia qualora si riferiscano a posti disponibili di fatto, atteso che solo i contratti a termine previsti dal richiamato art. 4, comma 3, presuppongono una ragione effettivamente temporanea e transitoria, essendo per lo più stipulati nei casi di sostituzione di personale assente; secondo i ricorrenti la normativa speciale, in quanto in insanabile contrasto con le previsioni del D.Lgs. n. 368 del 2001, è stata da quest’ultimo abrogata, in forza della norma di chiusura dettata dall’art. 11 dello stesso decreto e comunque il sistema del reclutamento del personale a termine della scuola viola la direttiva richiamata in rubrica, perchè consente la reiterazione del contratto a tempo determinato in assenza di ragioni oggettive, non potendosi ritenere tali le esigenze di contenimento della spesa pubblica, e senza porre alcun limite al numero dei rinnovi o alla durata massima dei contratti;
2. che con il secondo motivo la parte ricorrente, lamentando la violazione del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 36, oltre che della direttiva eurounitaria e del già richiamato D.Lgs. n. 368 del 2001, sostiene che, una volta accertata la illegittimità della reiterazione, dovrebbe essere disposta la trasformazione del rapporto a termine in contratto a tempo indeterminato, in quanto il personale da immettere definitivamente nei ruoli del Ministero viene individuato sulla base della posizione rivestita nelle graduatorie permanenti, utilizzate anche per il conferimento delle supplenze annuali. Aggiunge che nell’ambito scolastico, alla pronuncia di conversione non risulta ostativo il principio costituzionale del pubblico concorso, giacchè il reclutamento, anche nella sua forma ordinaria, prescinde da quest’ultimo e che, in ogni caso, deve essere riconosciuto il risarcimento del danno in misura congrua e con finalità anche sanzionatorie;
3. che il terzo motivo, denunciando la violazione della direttiva 1999/70/CE nonchè dell’art. 6 della CEDU, sostiene che il comma 4 bis del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 10, introdotto dal D.L. n. 70 del 2011, non può avere natura interpretativa, perchè così qualificato violerebbe il richiamato art. 6, e comunque si pone in contrasto con la clausola di non regresso prevista dall’art. 8 dell’accordo quadro;
4. che questa Corte, con le sentenze pronunciate all’udienza del 18.10.2016 (dal n. 22552 al n. 22557 e numerose altre conformi, tra cui da ultimo Cass. ord., 07/04/2017 n. 9042), ha affrontato tutte le questioni che qui vengono in rilievo e, dopo avere ricostruito il quadro normativo e dato atto del contenuto delle pronunce rese dalla Corte di Giustizia (sentenza 26 novembre 2014, Mascolo e altri, relativa alle cause riunite C-22/13; C-61/13; C-62/13; C-63/13; C-418/13), dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 187 del 20.7.2016) e dalle Sezioni Unite di questa Corte (sentenza n. 5072 del 15.3.2016) ha affermato i seguenti principi di diritto:
B) per effetto della dichiarazione di illegittimità costituzionale della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, commi 1 e 11 e in applicazione della Direttiva 1999/70/CE 1999 è illegittima, a far tempo dal 10.07.2001, la reiterazione dei contratti a termine stipulati ai sensi della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, commi 1 e 11, prima dell’entrata in vigore della L. 13 luglio 2015, n. 107, rispettivamente con il personale docente e con quello amministrativo, tecnico ed ausiliario, per la copertura di cattedre e posti vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l’intero anno scolastico, sempre che abbiano avuto durata complessiva, anche non continuativa, superiore a trentasei mesi;
C) ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, (originario comma 2, ora comma 5), la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le medesime pubbliche amministrazioni, ferma restando ogni responsabilità e sanzione;
7. che nella fattispecie, inoltre, il carattere abusivo della reiterazione non può neppure essere affermato quale conseguenza della dichiarazione di illegittimità costituzionale della L. n. 124 del 1999, art. 4, commi 1 e 11, perchè sono a ciò ostativi i principi di diritto di cui alle lettere B e H, in quanto l’abuso sussiste solo a condizione che le supplenze abbiano riguardato l’organico di diritto e si siano protratte per oltre trentasei mesi, mentre non emerge dalla lettura del ricorso – nè dalla sentenza impugnata- che tale ipotesi si sia nel caso verificata;
8. che, quindi, la sentenza impugnata, seppur erronea nella parte in cui ha escluso qualsiasi profilo di contrasto fra la normativa speciale del settore scolastico e la direttiva 1999/70/CE, deve essere confermata, ex art. 384 c.p.c., comma 4, perchè il suo dispositivo è conforme a diritto sulla base della diversa motivazione qui enunciata;
9. che per tali motivi, condividendo il Collegio la proposta del relatore notificata ex art. 380 bis c.p.c., all’esito della quale le parti non hanno depositato memorie, il ricorso, manifestamente infondato, va rigettato con ordinanza in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5;
10. che la complessità della questione giuridica, risolta sulla base delle pronunce della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia intervenute in corso di causa, giustifica la integrale compensazione delle spese del giudizio di legittimità;
11. che sussistono i presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 6 luglio 2017.