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Timestamp: 2019-09-21 07:18:40+00:00
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Matched Legal Cases: ['art.4', 'art. 14', 'art.15', 'art. 14', 'art.13', 'art.13', 'art.14', 'art.14', 'art.13', 'art. 14', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 16']

LA DIFFIDA AMMINISTRATIVA EX ART.13 LEGGE N.124/04 | Francesco Colaci's BLOG
« ESAME DISPOSIZIONI IN MATERIA LAVORO CONTENUTE NELLA LEGGE DI CONVERSIONE DEL DECRETO ANTICRISI
INTERVENTO CORTE COSTITUZIONALE SU DISCIPLINA CONGEDO STRAORDINARIO PER ASSISTENZA PORTATORI HANDICAP IN CONDIZIONE DI GRAVITA’ »
LA DIFFIDA AMMINISTRATIVA EX ART.13 LEGGE N.124/04
Com’è ormai noto, l’articolo 13 della legge n.124/04 prevede che il personale ispettivo( nonchè dal 25.8.2007 anche il personale amministrativo degli istituti previdenziali ,ai sensi dell’art.4 comma 6 della legge n.123/07 ) , quando rilevi inadempimenti dai cui derivino sanzioni amministrative, ha l’obbligo di diffidare il datore di lavoro a regolarizzare le inosservanze “comunque sanabili”, fissando il relativo termine. In caso di ottemperanza alla diffida, il datore di lavoro potrà essere ammesso al pagamento delle sanzioni nella misura pari al minimo edittale ovvero nella misura pari ad un quarto della sanzione stabilita in misura fissa, con conseguente estinzione del procedimento sanzionatorio in caso di avvenuto pagamento. La diffida, peraltro, interrompe i termini di cui all’art. 14 della legge n. 689/1981, “fino alla scadenza del termine per la regolarizzazione”, mentre in caso di accertata inottemperanza, l’attività ispettiva riprenderà il suo corso.
E’ chiaro che il Legislatore ha inteso introdurre in tema di illeciti amministrativi una procedura che si riporta in parte a quella prevista dagli artt.20 e ss. del D.Lgs.758/94 in materia di illeciti penali contravvenzionali (cd. prescrizione obbligatoria), procedura, peraltro, estesa dall’art.15 del D.Lgs.124/2004 a tutte le ipotesi di reato in cui sia prevista la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda ovvero la contravvenzione sia punita con la sola ammenda.
Altrettanto chiaro è che la predetta intenzione del Legislatore è stata dettata dall’esigenza di contenere al massimo il contenzioso , premiando la collaborazione della parte datoriale .
Sull’argomento , onde prevenire e superare qualche perplessità degli operatori dei settori istituzionali coinvolti e dell’utenza interessata è intervenutla DGAI del Ministero del Lavoro con due distinte circolari d’indirizzo applicativo,recanti rispettivamente il n.24/ 2004 ed il n.9/2006.
Nella prima circolare si stabilisce che :
-il personale ispettivo delle Direzioni del Lavoro e degli Enti previdenziali per profili di competenza,constatata l’inosservanza di norme per inadempimenti cui la legge ricollega sanzioni amministrative
– nel verbale di ispezione deve provvedere “a diffidare il datore di lavoro alla regolarizzazione delle inosservanze comunque sanabili, fissando il relativo termine”,di conseguenza la diffida opera quale condizione di procedibilità ;
– sono da ritenersi escluse dall’ambito della diffida tutte le violazioni in cui l’interesse sostanziale (soprattutto relativo alla tutela dell’integrità psico-fisica e della personalità morale) protetto dalla norma non è in alcun modo recuperabile ,mentre sono da ritenersi “sanabili” le violazioni amministrative relative ad adempimenti omessi, in tutto o in parte, che possono ancora essere materialmente realizzabili, anche qualora la legge preveda un termine per l’effettuazione dell’adempimento (illeciti omissivi istantanei con effetti permanenti). ;
– è possibile attivare la procedura in esame anche nelle ipotesi in cui il trasgressore abbia, ancor prima dell’adozione della diffida, rientrando tale fattispecie seppur latamente, nella nozione di sanabilità in quanto la finalità tutelata dalla disposizione viene comunque salvaguardata mediante un comportamento posto in essere volontariamente dal trasgressore ,realizzandosi in questa ipotesi la c.d. diffida ora per allora;
-l’ottemperanza alla diffida comporta l’estinzione del procedimento sanzionatorio a seguito del pagamento di una somma agevolata a titolo di sanzione;
-la diffida interrompe i termini di cui all’art. 14 della legge n. 689/1981, “fino alla scadenza del termine per la regolarizzazione”, mentre, verificata l’inottemperanza, l’attività ispettiva riprende il suo corso ;
– la diffida trova applicazione a decorrere dal 27 maggio 2004 ed è applicabile anche alle violazioni commesse antecedentemente a tale data.
La seconda circolare,a cui risulta allegato l’elenco non esaustivo delle principali violazioni amministrative susscettibili di diffida,oltre a ribadire il carattere obbligatorio della diffida,nel senso che la stessa costituisce una condizione di procedibilità dell’azione sanzionatoria degli illeciti amministrativi in materia di lavoro e legislazione sociale, evidenzia che l’adozione della contestazione/notificazione di una violazione sanabile non preceduta dal provvedimento disciplinato dall’art.13 del dec.leg.vo n.124/04,risulta inficiata da un vizio di carattere procedimentale,che si ripercuote sulla legittimità del provverdimento stesso.
La stessa altresì esemplifica circa le situazioni in cui la regolarizzazione da parte del datore di lavoro non sia materialmente possibile ed afferma conclusivamente che per tutte le materie di competenza degli ispettori del lavoro ,compresa la sicurezza , ove residuano competenze accertative dello Stato,è applicabile la diffida.
Un aspetto particolare dell’istituto in esame concerne il termine che il personale ispettivo deve fissare nel provvedimento di diffida , precisando al datore di lavoro la scadenza per la regolarizzazione delle inosservanze accertate e che per prassi viene espresso di norma indicando ” entro gg …”.
Evidenziato che,come accennato, per espressa previsione dell’ art.13 del decreto leg.vo n.124/04, l’adozione della diffida interrompe i termini di cui all’art.14 della legge n.689/91(90 ovvero 360 giorni per la notificazione),anzitutto e’ da dire che al pèersonale ispettivo risulta noto che è confacente non assegnare un termine troppo lungo per il pagamento della sanzione ridotta ,in quanto lo stesso potrebbe trovarsi a disporre di tempi obbiettivamente ristretti per la notifica dell’illecito amministrativo,soprattutto se il trasgressore , non pagando , cerchi di inficiare il seguito della procedura.
Per il computo dei termini valgono le regole dettate dalle norme civilistiche (articoli 2963 cc e 155 cpc ) ,cosi’ che per il computo a giorni non si tiene conto del giorno iniziale ( costituito dalla data di intervenuta conoscenza della diffida) , mentre viene conteggiato nel calcolo numerico dei giorni utili quello finale(rappresentato dal giorno di scadenza del periodo in giorni assegnato in diffida ) .Nel caso in cui il giorno di scadenza sia un giorno festivo, la scadenza stessa del termine è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo, avendo cura di rammentare che il sabato non è considerato giorno festivo.
Si osserva peraltro che il termine viene detto perentorio se una data attività deve essere compiuta entro il periodo temporale di scadenza del medesimo.Se il termine non viene rispettato , l’attività, pur se eventualmente compiuta, risulta inutile, nel senso che non viene considerata utile ai fini di certi effetti favorevoli, con conseguente applicazione di effetti sfavorevoli.
Invece il termine viene detto ordinatorio, se, all’inosservanza del medesimo, non sono previste effetti sfavorevoli.Riguardo al termine della diffida ,dato atto della mancanza nella legge di un’esplicita previsione contraria ,nonchè tenuto conto dello scopo perseguito dall’istituto in esame , da indiviuduare ,come sopra detto,nell ‘esigenza, (peraltro risultante caratteristisca di tutto il decreto legislativo n.124/04 ) di contenere al massimo il contenzioso ,cosi ‘ da venir incontro alla disponibilità per l’ ottemperanza del datore di lavoro, l’orientamento è di escludere per lo stesso il carattere della perentorietà e di conseguenza di ammettere ,in presenza di valide e documentate ragioni ,tempestivamente rappresentate ed attentamente valutate dall’accertatore di riferimento,l’eventualità di una proroga in caso di inosservanza dello stesso per oggettivo impedimento a carico del datore di lavoro interessato.
Diversamente dal termine perentorio, la funzione di quest’ultimo è quella di “ordinare” l’attività amministrativa, indirizzandola verso determinate procedure ed esiti; per cui, il suo non rispetto non comporta il verificarsi di decadenze e l’applicazione di effetti sfavorevoli.
Viceversa, la funzione del termine perentorio è quella di obbligare, in termini assoluti, il compimento di una data attività entro un determinato lasso temporale, al fine di fornire tempestività e certezza temporale all’attività medesima.
Il termine ha carattere perentorio qualora la legge preveda una decadenza. Il problema sorge quando la legge nulla dice in merito e la qualificazione del medesimo come perentorio dipende dalla particolare esigenza perseguita dalla legge ,avvertendo che di norma i termini fissati dalla stessa per l’esercizio di un diritto hanno natura ordinatoria, salvo che non sia disposto espressamente il contrario ovvero che la perentorietà sia desumibile da concrete ragioni pubblicistiche di buon andamento dell’azione amministrativa ed in ta caso diventa importante la ricerca interpretativa atta ad individuare gli scopi perseguiti dalla legge.
Sembra oportuno aggiungere che in ogni caso detta eventuale proroga non potrà che essere di breve periodo,stante il rischio che, per il protrarsi dell’interruzione del termine ai fini dell’art.14 della legge n.689/81 , venga compromessa la procedura di notificazione dell’illecito.
Si conclude rinviando per quanto d’interesse conoscitivo all’unita scheda a suo tempo predisposta dalla D R L di L’ Aquila sul percorso operativo a carico delle strutture territoriali del Ministero del Lavoro e dell’utenza per dare attuazione alla diffida amministrativa disciplinata dall’art.13 del dec.leg ,vo n.124/04:
1.Quando il personale ispettivo della DPL nel corso dell’attività di viguilanza constata l’inosservanza delle norme in materia di lavoro e legislazione sociale e rileva inadempimenti comunque sanabili a cui si ricollegano sanzioni amministrative,predispone il verbale d’ispezione contenente la diffida al datore di lavoro per la regolarizzazione delle inosservanze comunque sanabili,fissando il relativo termine.
2) Il verbale d’ispezione viene notificato dalla DPL al datore di lavoro.
3) Entro il termine stabilito dall’ispettore, il datore di lavoro può ottemperare alla diffida, ponendo in essere gli adempimenti in precedenza omessi in tutto o in parte che possono ancora essere materialmente realizzabili e per cui le norme legislative stabiliscono sanzioni amministrative.
4) Il datore di lavoro documenta alla DPL competente di aver ottemperato alla diffida entro il termine fissato.
5) La DPL competente dà atto al datore di lavoro dell’avvenuta ottemperanza nel termine alla diffida comunicandogli l’ammissione al pagamento di una somma agevolata a titolo di sanzione ridotta, pari al minimo fissato dalla legge oppure, in caso di sanzioni in misura fissa, ad un quarto dell’importo stabilito.
6) Acquisita la documentazione relativa all’intervenuto pagamento agevolato per ottemperanza alla diffida, la DPL dispone l’estinzione del procedimento sanzionatorio, dandone comunicazione al datore di lavoro interessato.
7) In caso di decorso del termine assegnato con la diffida senza ottemperanza alla stessa, si determina a carico del datore di lavoro interessato, la riattivazione del procedimento sanzionatorio ordinario non operando più l’interruzione dei termini di cui all’art. 14 della legge 689/81, sancita dall’art. 13 c. 3 del D. L.vo 124/04.
N. B. Nella fattispecie in cui l’ammontare della somma, determinata ai sensi dell’art. 13 ( minimo fissato dalla legge ovvero, in caso di sanzione fissa, un quarto dell’importo stabilito ) sia superiore alla sanzione in misura ridotta quantificata ai sensi dell’art. 16 legge 689/81( un terzo del massimo ovvero se più favorevole il doppio del minimo), non risulta conforme alla finalità dell’istituto procedere all’atto di diffida.
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