Source: http://www.fog.it/giurisprud/ca-08-08063-t.htm
Timestamp: 2017-12-15 12:07:23+00:00
Document Index: 50543246

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1378', 'art. 1378', 'art. 10', 'art. 8', 'art. 9', 'in fine', 'art. 1900', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1891', 'art. 1510', 'art. 1510', 'art. 1378', 'art. 1678', 'art. 1737', 'art. 1510', 'art. 1378', 'art. 1510', 'art. 1378', 'art. 1510', 'art. 1378', 'art. 2049', 'art. 1510', 'art. 1378', 'art. 1737', 'art. 1510', 'art. 1510', 'art. 1378', 'art. 1678', 'art. 1737', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 1370', 'art. 1900', 'art. 1900', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1900', 'art. 1900', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360']

Testo cassazione 8063/2008
Sez. 3, Sentenza n. 8063 del 28 marzo 2008
Presidente: Preden R. Estensore: Frasca R. Relatore: Frasca R. P.M. Abbritti P. (Conf.)
Navale Assicurazioni Spa (Adragna ed altro) contro Fall. Meridien Srl (Dondi ed altro)
(Sentenza impugnata: App. Bologna, 4 Febbraio 2003)
NAVALE ASSICURAZIONI SPA, in persona del procuratore speciale Tognan Gianna, elettivamente domiciliata in ROMA VIA LUCULLO 3, presso lo studio dell'avvocato ADRAGNA NICOLA, che la difende unitamente all'avvocato FRANCO FIORENZA, giusta delega in atti;
FALLIMENTO MERIDIEN SRL, in persona del Curatore Dott. Rossini Giovanni, elettivamente domiciliato in ROMA VIA BOEZIO 2, presso lo studio dell'avvocato CARLO MILANA, difeso dall'avvocato DONDI DANIELA, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 159/03 della Corte d'Appello di BOLOGNA, sezione 3 civile emessa l'11/10/2002, depositata il 04/02/03; RG. 1428/2000;
udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del 14/12/07 dal Consigliere Dott. Raffaele FRASCA;
udito l'Avvocato CARLO MILANA (per delega Avv. Daniela Dondi);
p. 1. Nel luglio del 1997 la Società Meridien s.r.l. conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Modea la Società Navale Assicurazioni s.p.a. per sentirla condannare, in forza di un contratto di assicurazione con essa stipulato, al pagamento dell'indennizzo dovuto riguardo al furto della merce trasportata su un autocarro di sua proprietà durante il trasporto all'acquirente in Lucca. La convenuta si costituiva ed eccepiva: a) il difetto di legittimazione dell'attrice nel presupposto che all'atto del furto si fosse già verificato il passaggio della proprietà della merce all'acquirente; b) l'inoperatività della polizza per non essere stata esibita la fattura, come da essa previsto nell'art. 10 delle sue condizioni; c) nonché per l'esistenza di un comportamento colpevole nella custodia dell'automezzo adibito al trasporto da parte dell'addetto. In subordine domandava l'applicazione della franchigia prevista dalla polizza.
La società attrice falliva e la sua curatela riassumeva il giudizio, all'esito della cui istruzione, mediante prove testimoniali e produzione di documenti, il Tribunale, con sentenza del giugno del 2000 rigettava la domanda per la mancata produzione della fattura relativa alla vendita della merce.
La sentenza veniva appellata dalla Curatela e nella resistenza della società assicuratrice la Corte d'Appello di Bologna, con sentenza del 4 febbraio 2003, accoglieva l'appello e condannava la Navale al pagamento a titolo di indennizzo, al netto della franchigia, della somma di Euro 17.535,02 oltre interessi, con gravame delle spese dei due gradi.
p. 1.1. La sentenza si fonda sulle seguenti ragioni: era infondata l'eccezione di difetto di legittimazione formulata dalla Navale, sotto il profilo che, trattandosi di contratto assicurativo per conto di chi spetta, l'indennizzo sarebbe spettato alla società acquirente; trattandosi di vendita di cose determinate solo nel genere trovava, infatti, applicazione il principio di cui all'art. 1378 c.c. per cui solo con l'individuazione fatta d'accordo fra le parti o nei modi da essa stabiliti si verificava la proprietà;
poiché le parti non avevano convenuto alcuna modalità in tal senso, solo la consegna della merce e l'accettazione da parte dell'acquirente avrebbero potuto operare l'individuazione e determinare il trasferimento della proprietà; trattandosi di trasporto eseguito a cura e spese della venditrice non poteva, del resto, trovare applicazione il disposto dell'art. 1378 c.c. in ordine all'operatività dell'individuazione con la consegna al vettore o spedizioniere nella vendita di cose da trasportarsi da un luogo ad un altro; infondata era l'eccezione di non operatività della polizza ai sensi dell'art. 10 delle condizioni particolari di polizza, per non essere stata esibita la fattura relativa alla vendita della merce, sia perché la clausola contrattuale non sanzionava con la decadenza dalla garanzia l'inadempimento, sia perché la Meridien si trovava nella condizione di non potere esibire la fattura, per non essere tenuta fiscalmente ad emetterla per una vendita che mai si era perfezionata; in tale situazione la Meridien non poteva che esibire - come aveva fatto - la proposta d'ordine della s.r.l. Finisport, che recava l'indicazione della quantità e del prezzo della merce, nonché la bolla di accompagnamento; ne', tenuto conto dei prezzi risultanti dalla detta proposta e della loro conferma in sede di testimonianze, era fondata l'ulteriore eccezione della Navale di non aver potuto liquidare l'indennizzo ai termini dell'art. 8 delle condizioni particolari, che prevedeva che il massimo assicurato fosse costituito dal prezzo di fattura esclusa l'I.V.A.; inoltre, la mancata esibizione della fattura non aveva alterato la proporzione tra l'importo del premio e l'entità del rischio, poiché l'applicazione della clausola di cui all'art. 9 delle condizioni particolari, prevedente un tasso lordo dello 0,10% alla somma del fatturato vendite, ben sarebbe stata possibile sulla base degli indicati documenti; in fine, infondata era anche l'eccezione di inoperatività della garanzia ai sensi dell'art. 1900 c.c., in quanto non poteva ritenersi che il sinistro fosse stato provocato da dolo o colpa grave del contraente, tenuto conto che dagli atti di causa ed in particolare dalla denuncia del sinistro stesso ai C.C., presentata dal conducente dell'automezzo, Paolo Bernardi, all'epoca socio della Meridien e addetto alle vendite, nonché dalla sua deposizione testimoniale risultava: che il viaggio per il trasporto delle merci avuto inizio a Modena con destinazione Lucca nelle prime ore del pomeriggio del 13 dicembre 1991; che, sopragiunta la notte, il conducente aveva deciso di fermarsi nella propria abitazione in condominio a Viareggio ed aveva parcheggiato l'automezzo nell'area condominiale - non accessibile liberamente dalla pubblica via, essendo recintata ed accessibile attraverso un cancello normalmente chiuso - con le portiere ed i finestrini chiusi a chiave e che i ladri, per impadronirsi della merce, avevano rotto il vetro della portiera posteriore destra ed aperto la portiera stessa; che sarebbe stato onere della Navale dimostrare l'inadeguatezza delle modalità di custodia dell'automezzo e, quindi, della colpa grave, ed in particolare che la notte del fatto il cancello estranei era rimasto aperto; che il cortile doveva ritenersi non agevolmente accessibile da estranei per essere chiuso il relativo cancello.
p. 2. Contro questa sentenza ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi la Navale Assicurazioni.
Ha resistito con controricorso il Fallimento Meridien s.r.l..
p. 1. Con il primo motivo di ricorso si deduce "violazione o falsa applicazione di norme di diritto sub artt. 1378 e 1510 c.c." e "omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia". Il motivo censura la sentenza impugnata per avere ritenuto che al momento del furto la merce fosse ancora di proprietà della Meridien in ragione del fatto che si trattava di merci individuate solo nel genere e che, in difetto di accordo sulle modalità della individuazione, quest'ultima sarebbe dovuta avvenire solo all'atto della consegna all'acquirente.
Al contrario le cose costituenti la merce dovevano ritenersi individuate perché erano state imballate e caricate a bordo dell'autocarro.
Da qui la violazione delle citate norme e la fondatezza dell'eccezione di legittimazione, sotto il profilo che trattandosi di contratto assicurativo per conto di chi spetta il diritto all'indennizzo competeva all'acquirente della merce. p. 1.1. Il motivo è destituito di fondamento.
Com'è noto, "Se il venditore di una merce di genere da piazza a piazza stipula un contratto di assicurazione del trasporto per conto di chi spetta (art. 1891 cod. civ.), la proprietà del carico si trasferisce al destinatario nel momento della consegna al vettore (artt. 1378 e 1510 cod. civ.) e pertanto, nel caso di sinistro durante il trasporto, il venditore non è legittimato ad agire nei confronti dell'assicurazione" (Cass. n. 484 del 1998; in senso conforme: Cass. n. 13597 del 1999; n. 10770 del 2003; si veda anche Cass. n. 11585 del 2005).
Più di recente, è stato statuito, nello stesso ordine di idee, che "In tema di assicurazione per conto di chi spetta nella vendita di cose mobili da trasportare da un luogo all'altro, il diritto all'indennizzo nell'ipotesi di perimento delle cose consegnate va riconosciuto non al mittente-venditore, bensì all'acquirente destinatario della merce in quanto titolare dell'interesse tutelato dalla garanzia assicurativa, dovendosi fare applicazione dell'art. 1510 cod. civ., comma 2, per cui il venditore, rimettendo al vettore o allo spedizioniere le cose oggetto della vendita, non solo si libera dell'obbligazione della loro consegna e dei rischi connessi al loro perimento, ma trasferisce all'acquirente, salvo patto contrario, anche la loro proprietà, con la conseguenza che, a seguito di detta consegna, la qualità di assicurato si trasferisce dal venditore all'acquirente" (Cass. n. 18514 del 2007).
Ora, l'applicazione di questi principi al caso di specie, che si postula con il motivo in esame, è impossibile ed è sostanzialmente stata esclusa dalla Corte territoriale per una ragione assorbente:
essa è che, quando l'art. 1510 c.c., comma 2, con logica che riprende il disposto dell'art. 1378 c.c., comma 2, prevede che, se la cosa dev'essere trasportata da un luogo ad un altro, il venditore si liberi, salvo patto contrario, con la consegna al vettore (o allo spedizioniere), avendosi in tal modo per individuata la merce venduta, assume come presupposto per il passaggio del rischio a carico del compratore la circostanza che la consegna sia fatta ad un terzo, con il quale sia stipulato un contratto in forza del quale tale terzo assume la qualità propria della figura del vettore o dello spedizioniere per come individuate dal codice civile. È necessario, quindi, che il terzo, per assumere la veste di vettore abbia stipulato un contratto di trasporto ai sensi degli artt. 1678 e ss. c.c. e, per assumere quella di spedizioniere abbia stipulato in contratto di spedizione ai sensi delle norme degli artt. 1737 e ss. La nozione di vettore e quella di spedizioniere sono infatti, nozioni tipiche - rispettivamente indicate dall'art. 1678 c.c., e dall'art. 1737 c.c. - in quanto corrispondenti a figure contrattuali nominate ed è, dunque, necessario ritenere che il legislatore, quando nell'art. 1510 c.c., comma 2 (e nell'art. 1378 c.c., secondo inciso) vi ha fatto riferimento abbia inteso riferirsi ad esse nella tipizzazione normativa.
Nella fattispecie, la Corte territoriale ha evidenziato che il trasporto era stato eseguito da un socio della venditrice e, quindi, sostanzialmente dalla venditrice, onde correttamente ha escluso l'operatività dell'art. 1510 c.c., comma 2, in relazione all'art. 1378 perché il detto socio non poteva considerarsi "vettore" ai sensi di tali norme e mancava, dunque, il presupposto per l'applicabilità di esse. Solo se la Meridien avesse stipulato con il suo socio (cosa possibile) un contratto di trasporto e, quindi, solo se quei socio fosse intervenuto non come semplice preposto della stessa Meridien - evidentemente nell'espletamento di un compito assegnatogli nella gestione della società - bensì come terzo titolare di un interesse del tutto autonomo, si sarebbe potuto verificare il presupposto per l'applicazione delle citate norme. È appena il caso di rilevare che la norma dell'art. 1510 c.c., comma 2, e quella dell'art. 1378 c.c., del resto, non usano nozioni generiche come quelle usate dagli artt. 1228 c.c. in tema di responsabilità contrattuale e dall'art. 2049 c.c., in tema di responsabilità extracontrattuale.
Mancando il presupposto per l'applicabilità dell'art. 1510 c.c., comma 2, è privo di pregio anche l'argomento svolto nel motivo in ordine all'essere stata la merce caricata sul furgone già imballata. Se questa deduzione volesse significare che l'imballaggio avrebbe assunto la funzione di individuare la merce compravenduta, si tratterebbe di assunto del tutto infondato, perché, per quanto osservato, l'attività di individuazione di cui discorrono gli artt. 1510 c.c., comma 2, e art. 1378 c.c., secondo inciso esige che la merce sia consegnata ad un vettore o spedizioniere individuati nei sensi sopra specificati. Non è (salvo naturalmente che così sia stato pattuito) individuazione rilevante agli effetti del passaggio del rischio e, quindi, per le implicazioni connesse alla stipula di un contratto assicurativo per conto di chi spetta, il fatto che il venditore, dovendo eseguire il trasporto esso stesso fino al compratore, abbia individuato in via di fatto la merce imballandola e caricandola sul mezzo con cui esso stesso debba eseguire il trasporto. Siffatta individuazione rileva solo nella sfera interna del venditore.
Il principio di diritto che giustifica la reiezione del motivo è, in definitiva, il seguente: "in tema di contatto di assicurazione per conto di chi spetta, nella vendita di cose mobili da trasportarsi da un luogo ad un altro, qualora il trasporto della merce venga eseguito dal venditore in proprio (nella specie, essendo il venditore una s.r.l., da un socio) e non tramite un vettore o uno spedizioniere (figure riconducibili ai contratti tipici di cui agli artt. 1678 c.c., e ss. e art. 1737 c.c., e ss.), il diritto all'indennizzo, nell'ipotesi di perimento delle cose durante il trasporto della merce e prima della consegna al compratore, va riconosciuto al mittente- venditore e non all'acquirente destinatario della merce, non potendosi fare applicazione dell'art. 1510, secondo comma, cod. civ., per cui il venditore, rimettendo al vettore o allo spedizioniere le cose oggetto della vendita, non solo si libera dell'obbligazione della loro consegna e dei rischi connessi al loro perimento, ma trasferisce all'acquirente, salvo patto contrario, anche la loro proprietà, con la conseguenza che, a seguito di detta consegna, la qualità di assicurato si trasferisce dal venditore all'acquirente. L'art. 1510 c.c., comma 2, infatti, non diversamente dall'art. 1378 c.c., secondo inciso, quando fanno riferimento alla consegna al vettore o allo spedizioniere alludono a tali figure come tipizzate dall'art. 1678 e dall'art. 1737 c.c.".
p. 2. Con il secondo motivo si lamenta "violazione di legge sub artt. 1218 e 1375 c.c." e "omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia", sotto il profilo che inesattamente la Corte territoriale avrebbe escluso l'inoperatività della polizza per non essere stata esibita la fattura di vendita come previsto dall'art. 10 delle condizioni particolari di polizza, sull'assunto che tale clausola non sanzionerebbe in alcun modo tale mancata esibizione e che la Meridien si sarebbe trovata nell'impossibilità di emettere un documento fiscale a fronte di una vendita che non si era perfezionata per la mancata consegna della merce.
Ad avviso della ricorrente questa conclusione sarebbe infondata, perché non terrebbe conto che la polizza era strettamente correlata al fatturato delle merci vendute e trasportate dalla Meridien, essendo il premio dovuto alla Navale determinato annualmente proprio in relazione ad esso. La previsione dell'art. 10 della polizza, là dove prescriveva che dovessero fornirsi la lettera di vettura, la fattura della merce, l'eventuale nota di protesta al vettore e la copia del reclamo ad eventuali terzi responsabili, evidenziava che la produzione della fattura si connotava come elemento fondamentale nell'equilibrio contrattuale fra esposizione al rischio e premio assicurativo. Nè sarebbe corretta l'argomentazione che la fatturazione non era possibile per non essere stata la merce consegnata: ciò emergerebbe "ove solo si considerino le chiare disposizioni di legge che regolano la materia".
Si insiste, pertanto, sulla violazione della clausola contrattuale di cui all'art. 10.
p. 2.1. Il motivo è inammissibile per due gradate ragioni. La prima è data dalla incongruenza fra l'intestazione del motivo e la sua illustrazione: infatti, quest'ultima critica la motivazione della sentenza impugnata senza alcuna congruenza sia con la denuncia di violazione delle due norme indicate, sia con il supposto vizio motivazionale afferente alla ricostruzione del fatto. Il motivo, infatti, svolge considerazioni critiche volte ad evidenziare che la clausola contrattuale di cui trattasi sarebbe stata male interpretata e, quindi, avrebbe dovuto denunciare la violazione delle norme in punto di interpretazione del contratto di cui nella sostanza si argomenta la violazione. Viceversa, nessuna indicazione in tal senso è fornita, ne' sotto il profilo che la Corte territoriale abbia malamente applicato un qualche criterio interpretativo individuandone il contenuto in astratto o l'ambito di applicazione in astratto (vizio di violazione o falsa applicazione, che avrebbe richiesto la denuncia ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 3, e l'indicazione delle norme sull'interpretazione violate sotto tali aspetti) ne' sotto il profilo dell'erronea sussunzione della fattispecie concreta sotto alcuna delle norme astratta in tema di interpretazione del contratto. La seconda ragione di inammissibilità risiede nell'inosservanza del noto (e consolidato nella giurisprudenza di questa Corte) principio di autosufficienza dell'esposizione del motivo di ricorso per cassazione: infatti, si discorre di una clausola contrattuale senza riprodurne il contenuto.
Ferma l'assorbenza di tali rilievi, si osserva comunque - del tutto ad abundantiam - che l'interpretazione della clausola operata dalla Corte territoriale per come svolta nella motivazione apparirebbe corretta alla stregua del criterio interpretativo di cui all'art. 1370 c.c..
p. 3. Il terzo motivo erroneamente indicato come numero 2) deduce "violazione di legge sub art. 1900 c.c." e "omessa, errata e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia". Vi si critica la motivazione con cui la Corte d'Appello ha escluso la fondatezza dell'eccezione di inoperatività della garanzia per l'esistenza della grave negligenza della Meridien nell'attendere alla custodia delle merci assumendo tale non sarebbe stata l'avere lasciato il mezzo per un'intera notte parcheggiato con le portiere ed i finestrini chiusi a chiave in un cortile privato e non agevolmente accessibile da estranei per essere il cancello chiuso a chiave. Questa valutazione sarebbe erronea e lesiva sia dell'art. 1900 c.c. sia dell'art. 2 dell'allegato alla polizza che, in coerenza con detta norma stabiliva l'esclusione dalla garanzia dei danni e delle perdite derivanti direttamente o indirettamente da dolo o colpa grave del contraente.
Ciò, tenuto conto che: a) dagli atti di causa risulterebbe che il viaggio per il trasporto delle merci aveva avuto inizio da Modena con destinazione Lucca alle ore 21 della sera e che il furgone era stato parcheggiato durante la notte in un parcheggio condominiale adiacente alla pubblica via; b) che i ladri avrebbero sottratto le merci mediante la semplice rottura di un finestrino del furgone. Siffatti elementi evidenzierebbero una colpa grave, poiché sarebbe notorio, non solo ad un operatore di media professionalità, ma anche al comune cittadino che lasciare beni esposti a bordo di un mezzo finestrate, in modo che chiunque con facilità possa avvedersi della presenza di merci, peraltro di non modico valore, integra, in ragione della probabilità di una sottrazione della stessa, una condotta altamente imprudente.
A sostengo di tale assunto viene citato un precedente di merito e Cass. n. 8403 del 1996.
p. 3.1. il motivo è inammissibile per come formulato, in quanto critica la motivazione della sentenza impugnata in punto di esclusione della sussistenza della colpa grave rivolgendo le critiche soltanto a parte di essa ed astenendosi dal farsi carico di un elemento decisivo nel suo svolgimento. Tale elemento è costituito dall'affermazione della sentenza impugnata che il cortile privato recintato in cui venne parcheggiato il furgone non era agevolmente accessibile da estranei per essere chiuso il relativo cancello. L'esposizione del motivo si disinteressa del tutto di tale affermazione della sentenza impugnata, che ha assunto un valore decisivo nella valutazione formulata dalla Corte di merito nel l'escludere che la vicenda di cui è causa fosse sussumibile come ipotesi di colpa grave sotto la norma astratta dell'art. 1900 c.c.. Ne consegue che il ragionamento giuridico con cui la Corte territoriale ha escluso l'applicabilità dell'art. 1900 c.c., risulta criticato in modo inidoneo a consentire a questa Corte di apprezzare se la sussunzione sia o meno avvenuta correttamente: invero, in presenza dell'essere rimasto incontestato il fatto che il furgone si trovava in un cortile privato recintato, che non era agevolmente accessibile da estranei per essere chiuso il relativo cancello, le critiche con cui il motivo censura la sussunzione per essere stata la merce lasciata a bordo di un mezzo finestrato e, quindi, in condizioni di visibilità ab externo, non appaiono idonee a giustificare la conclusione in questa sede di legittimità che la sussunzione sia stata erronea. È sufficiente osservare che, secondo l'id quod plerumque accidit, la circostanza dell'essere un furgone finestrato con a bordo della merce parcheggiato in un cortile recintato non agevolmente accessibile da estranei per essere chiuso con cancello si presta a valutazioni varie, potendo chi deve apprezzare tale circostanza ipotizzare: aa) che il non agevole accesso ad estranei sia tale da escludere colpa grave di chi abbia lasciato il furgone in detta condizione, se la recinzione del cortile, per il suo modo di essere, non consenta per la sua consistenza l'accesso aliunde; bb) che al contrario, per il suo modo di essere la recinzione non consenta tale accesso; cc) che il furgone resta accessibile comunque dall'interno del cortile, nel qual caso, per valutare se vi sia colpa grave o meno, diventa rilevante saper quali dimensioni abbia la platea dei soggetti che abbiano libero accesso tramite il cancello di ingresso.
La critica della conclusione della sentenza impugnata, là dove ha dato rilievo al fatto che il furgone trovatasi in un cortile recintato non facilmente accessibile da estranei perché chiuso da un cancello avrebbe richiesto allora la deduzione di circostanze di fatto esistenti in atti, idonee a consentire di reputare tale affermazione erronea per la ricorrenza o della situazione sub aa) (in ragione del modo di essere della recinzione: su cui nulla, invece, si dice ne' nella sentenza ne' nel motivo, onde non è dato sapere se tale punto sia stato oggetto di qualche emergenza istruttoria) o di quella sub cc) in termini tali da evidenziare un'esposizione del veicolo ad una rilevante platea di soggetti (punto su cui parimenti nulla risulta).
In tale situazione la critica al procedimento di sussunzione, cha la Corte ha fatto con diretto apprezzamento dei fatti quali emergenti dall'istruzione, appare inidonea a travolgere la relativa motivazione. E ciò, anche sotto il profilo dell'art. 360 c.p.c., n. 5, attesa la carenza di individuazione di elementi decisivi per infirmarla.
p. 4. Il ricorso è conclusivamente rigettato.
Ricorrono giusti motivi per la compensazione delle spese del giudizio di cassazione, che si ravvisano nella circostanza che nella specie l'accesso al giudizio di legittimità può essere stato giustificato dal diverso esito dei gradi di merito, avuto riguardo alla particolarità del caso di esecuzione del trasposto in proprio.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 14 dicembre 2007.