Source: http://europapenale.blogspot.com/2007/01/
Timestamp: 2017-12-16 09:19:27+00:00
Document Index: 72352133

Matched Legal Cases: ['art. 670', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 670', 'art. 6', 'art. 5', 'sentenza ', 'art.18']

Dell'Europa e delle pene: gennaio 2007
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Cassazione: non esecuzione di una condanna non conforme alla CEDU
ESECUZIONE - CONDANNA GIUDICATA NON EQUA DALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO - MANCANZA DI UN MEZZO PROCESSUALE PER LA RINNOVAZIONE DEL GIUDIZIO - ESEGUIBILITA' DEL GIUDICATO - ESCLUSIONE
Sentenza n. 2800 del 1° dicembre 2006 - depositata il 25 gennaio 2007(Sezione Prima Penale, Presidente E. Fazzioli, Relatore G. Silvestri)
La Corte ha stabilito che «il giudice dell’esecuzione deve dichiarare, a norma dell’art. 670 c.p.p., l’ineseguibilità del giudicato quando la Corte europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali abbia accertato che la condanna è stata pronunciata per effetto della violazione delle regole sul processo equo sancite dall’art. 6 della Convenzione europea e abbia riconosciuto il diritto del condannato alla rinnovazione del giudizio, anche se il legislatore abbia omesso di introdurre nell’ordinamento il mezzo idoneo ad instaurare il nuovo processo». Questa decisione viene a dare l’attesa soluzione ad una nota vicenda giudiziaria nella quale un condannato era rimasto detenuto in Italia in espiazione di una condanna, nonostante che la Corte europea avesse decretato sin dal 1998 il carattere non equo del processo da lui subito per violazione del diritto dell’imputato di “interrogare o fare interrogare i testimoni a carico”. Le più alte istanze del Consiglio d’Europa avevano più volte richiamato lo Stato italiano ad una puntuale esecuzione alla sentenza della Corte europea, ovvero riconoscendo al condannato, attraverso la riapertura del processo, il diritto ad un “procès équitable”. La mancanza nel nostro ordinamento di un rimedio che permettesse in tali casi la riapertura del processo aveva sinora giustificato l’inadempimento dello Stato italiano. Conclusione, questa, ritenuta dalla Corte Suprema «assolutamente inaccettabile», poiché finiva per disconoscere la precettività delle norme della Convenzione e la forza vincolante delle decisioni della Corte europea. La Corte Suprema ha infatti ricordato che l’obbligo “positivo”, derivante da una sentenza della Corte europea, di ripristinare una procedura rispondente alla legalità sancita dalla Convenzione allo specifico fine di eliminare le conseguenze pregiudizievoli verificatesi in dipendenza della violazione accertata, incombe su tutti gli organi dello Stato, compresi quelli investiti del potere giurisdizionale. In tale prospettiva, la Corte Suprema, chiamata a decidere sull’eseguibilità del giudicato ex art. 670 c.p.p., ha stabilito che la «essenziale correlazione» esistente tra il carattere equo del processo, garantito dall’art. 6 Cedu, e la regolarità della condanna che può legittimare, a norma dell’art. 5 Cedu, la restrizione della libertà personale, impedisce di considerare «legittima e regolare» una detenzione fondata su una sentenza di condanna pronunciata in un giudizio nel quale siano state poste in essere violazioni delle regole del giusto processo accertate dalla Corte europea, sì da rendere non “équitable” non soltanto la procedura seguita, ma anche la pronuncia di condanna.
à 11:56 AM 1 commentaires Liens vers ce message blog
La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il testo di legge della Comunitaria 2006, ora regolata dalla legge n. 11 /2005, che ha sostituito la famigerata La Pergola (il testo della Comunitaria 2006).
Già disponibili le proposte di decisione quadro relativa all'inclusione del Trattato di Prum nel corpus del diritto dell'Unione europea.
Si tratta di un obiettivo perseguito con decisione dalla presidenza tedesca; la portata istituzionale di tale operazione è assai rilevante.
Due i testi proposti:
1) relativo al rafforzamento della cooperazione nella lotta al terrorismo;
2) finalizzato al miglioramento della cooperazione su richiesta di uno Stato membro.
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La Corte d'appello di Venezia muta indirizzo sul mandato di arresto europeo
A distanza di un mese dalla pronunzia che aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'art.18 lett.e) l. n.69/2005 di attuazione della decisione quadro in materia di mandato di arresto europeo, la Corte d'appello di Venezia, provando ad anticipare la decisione delle Sezioni Unite della Cassazione sul medesimo tema, sollecitata dalla sesta sezione della Cassazione (ord.n. 38852/06), opera un radicale mutamento di rotta, attestandosi sulle coordinate motivazionali espresse nella ricordata ordinanza interlocutoria.
Rese note le priorità della presidenza tedesca del Consiglio dell'Unione Europea.
Disponibile un documento redatto dal Governo di Berlino dal titolo: "Living Europe Safely".
In primo piano riforma di Europol e l'integrazione del Trattato di Prum (cui oggi aderiscono soltanto 11 Stati) nel diritto UE, finalizzato soprattutto alla semplificazione degli scambi di informazioni tra le polizie europee.