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Timestamp: 2018-08-19 12:00:00+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 182', 'art. 146', 'art. 160', 'art. 32', 'art. 182', 'art. 182', 'art. 182', 'art. 182', 'art. 182', 'art. 32', 'art. 182', 'art. 182', 'art. 182', 'art. 32', 'art.32', 'art. 1']

La transazione fiscale: le ultime modifiche normative | Commercialista Telematico
La transazione fiscale: le ultime modifiche normative
Con circolare n. 14/E del 10 aprile 2009 le Entrate sono intervenute – ancora una volta – sulla transazione fiscale.
Ripercorriamo il dettato normativo ed analizziamo le ultime istruzioni diffuse agli uffici.
L’art. 3, comma 3, del D.L. 8 luglio 2002, n. 138, convertito con modificazioni dalla legge n. 178 dell’8.8.2002, in vigore dal 23 febbraio <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />2003, ha introdotto la transazione del debito tributario, per i casi in cui venga accertata la maggiore economicità e proficuità, rispetto all’attivazione delle ordinarie procedure di riscossione coattiva del debito stesso, norma però abrogata dal 16 gennaio 2006 per effetto del D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 – cd. legge fallimentare – .
La “nuova”
transazione fiscale, come prevista dall’art. 182-ter della Legge fallimentare, inserito dall’art. 146 del D.Lgs. n. 5/2006, è entrata in vigore dopo sei mesi dall’abrogazione della precedente.
A partire dal 1° gennaio 2008 – data di entrata in vigore delle norme contenute nel cd. Decreto correttivo – D.Lgs. n. 169 del 12 settembre 2007 – sono state apportate ulteriori modifiche che hanno ampliato la portata della norma .
E pertanto, dal 1° gennaio 2008, l’imprenditore in stato di crisi può avvalersi dell’istituto della transazione, presentando apposita richiesta con il piano di riparto di cui all’art. 160 della L.F., ovvero dopo aver formulato domanda per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo.
Da ultimo, l’art. 32, comma 5 del D.L. 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, è nuovamente intervenuto sulla disciplina della transazione fiscale, sostituendo il primo comma dell’articolo 182-ter della L.F. con il seguente: “Con il piano di cui all’articolo 160 il debitore può proporre il pagamento, parziale o anche dilazionato, dei tributi amministrati dalle agenzie fiscali e dei relativi accessori, nonché dei contributi amministrati dagli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie e dei relativi accessori, limitatamente alla quota di debito avente natura chirografaria anche se non iscritti a ruolo, ad eccezione dei tributi costituenti risorse proprie dell’Unione europea; con riguardo all’imposta sul valore aggiunto, la proposta può prevedere esclusivamente la dilazione del pagamento. Se il credito tributario o contributivo è assistito da privilegio, la percentuale, i tempi di pagamento e le eventuali garanzie non possono essere inferiori a quelli offerti ai creditori che hanno un grado di privilegio inferiore o a quelli che hanno una posizione giuridica ed interessi economici omogenei a quelli delle agenzie e degli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie; se il credito tributario o contributivo ha natura chirografaria, il trattamento non può essere differenziato rispetto a quello degli altri creditori chirografari ovvero, nel caso di suddivisione in classi, dei creditori rispetto ai quali è previsto un trattamento più favorevole.”.
In forza dell’originario dettato normativo – senza quindi tenere conto delle ultime modifiche normative – l’accesso è quindi consentito anche nell’ambito delle trattative che precedono la stipula dell’accordo di ristrutturazione di cui all’art. 182-bis.
Il debitore, nel chiedere al Tribunale l’ammissione alla procedura di concordato preventivo, può proporre ai creditori una ristrutturazione dei debiti e una soddisfazione dei crediti secondo un piano di riparto, accompagnato dalla relazione di un professionista, munito dei requisiti previsti dagli artt. 67 e 28 della L.F., che attesti la veridicità dei dati risultanti dalla documentazione e la fattibilità del piano stesso. Con la domanda di ammissione, da proporre con ricorso, il debitore deve presentare, oltre alle copie delle dichiarazioni fiscali per le quali non è pervenuto l’esito dei controlli automatici, “uno stato analitico ed estimativo delle attività e l’elenco nominativo dei creditori, con l’indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione”.
Copia della domanda e della relativa documentazione, contestualmente al deposito presso il tribunale, deve essere presentata al competente concessionario del servizio nazionale della riscossione ed all’ufficio fiscale competente sulla base dell’ultimo domicilio fiscale del debitore, unitamente alla copia delle dichiarazioni fiscali per le quali non è pervenuto l’esito delle liquidazioni nonché delle dichiarazioni integrative relative al periodo sino alla data di presentazione della domanda, al fine di consentire il consolidamento del debito fiscale.
L’ufficio, nello stesso termine, deve procedere alla liquidazione dei tributi risultanti dalle dichiarazioni ed alla notifica dei relativi avvisi di irregolarità, unitamente ad una certificazione attestante l’entità del debito derivante da atti di accertamento ancorché non definitivi, per la parte non iscritta a ruolo, nonché da ruoli vistati, ma non ancora consegnati al concessionario.
Relativamente ai tributi non iscritti a ruolo, ovvero non ancora consegnati al concessionario del servizio nazionale della riscossione alla data di presentazione della domanda, l’adesione o il diniego alla proposta di concordato è approvato con atto del direttore dell’ufficio, su conforme parere della competente Direzione regionale, ed è espresso mediante voto favorevole o contrario in sede di adunanza dei creditori, ovvero nei modi previsti dall’articolo 178, primo comma, della L.F.
Relativamente ai tributi iscritti a ruolo e già consegnati al concessionario del servizio nazionale della riscossione alla data di presentazione della domanda, quest’ultimo provvede ad esprimere il voto in sede di adunanza dei creditori, su indicazione del direttore dell’ufficio, sempre previo conforme parere della competente direzione regionale.
Con la circolare n. 8/E del 4 marzo 2005, l’Agenzia delle Entrate ha diramato agli uffici le prime indicazioni. Successivamente, con circolare n. 40 del 18 aprile 2008 l’Agenzia delle Entrate ha fornito una serie di indicazioni sul nuovo assetto della transazione fiscale (1).piano concordatario,
In particolare, in ordine alla procedura il citato documento di prassi afferma che la domanda di transazione fiscale, redatta su carta semplice ed indirizzata al competente Ufficio dell’Agenzia delle entrate, dovrà contenere, oltre agli allegati richiesti dalla legge almeno: le indicazioni complete del contribuente che richiede la transazione (denominazione o nome, codice fiscale, rappresentante legale, ecc.); se del caso, gli elementi identificativi della procedura di concordato preventivo in corso (indicazione degli organi giudiziari competenti, dati identificativi del procedimento, del decreto di ammissione ecc.); la completa ed esauriente ricostruzione della posizione fiscale del contribuente, così come a lui nota, con indicazione di eventuali contenziosi pendenti; l’illustrazione della proposta di transazione, con indicazione dei tempi, delle modalità e delle garanzie prestate per il pagamento, tenendo conto di tutti gli elementi utili per un giudizio di fattibilità e convenienza della transazione; l’indicazione, anche sommaria, del contenuto del piano concordatario (il piano andrà comunque allegato alla domanda di transazione, con tutta la documentazione relativa, prevista dagli articoli 160 e seguenti della L.F.); ogni altro elemento che il contribuente riterrà utile all’accoglimento della proposta e che, comunque, ponga l’Ufficio in condizione di effettuare le proprie valutazioni.
Entro il termine (non perentorio) di trenta giorni dalla presentazione della domanda di transazione, l’Ufficio, previa verifica del rispetto dei requisiti posti dalla legge per l’ammissibilità della proposta di transazione, dovrà provvedere, qualora ne ricorrano i presupposti, ai necessari adempimenti connessi con l’attività di controllo (liquidazione tributi risultanti dalle dichiarazioni e notifica delle relative comunicazioni di irregolarità; notifica avvisi di accertamento). Nell’identificare il debito di imposta gli Uffici terranno altresì conto degli atti acquisiti anche nei trenta giorni successivi alla presentazione della domanda, quali: 1) avvisi di accertamento notificati, inclusi, ovviamente, gli accertamenti parziali di cui all’articolo 41-bis del DPR n. 600 del 1973, per la parte non iscritta a ruolo; 2) ruoli vistati ma non ancora consegnati all’agente della riscossione alla data di presentazione della domanda; 3) processi verbali di constatazione; 4) inviti al contraddittorio di cui agli articoli 5 e 11 del D.Lgs. n. 218/97 inviati al contribuente.
L’agente della riscossione, nel termine di trenta giorni dalla data di presentazione della domanda e della relativa documentazione, deve trasmettere al debitore una certificazione attestante l’entità del debito iscritto a ruolo, scaduto o sospeso. Il debito di imposta dovrà essere unitariamente determinato e, quindi, deve essere comprensivo di tutte le somme (tributi, interessi e sanzioni) iscritte a ruolo, nonché degli interessi di cui all’articolo 30 del DPR n. 602 del 1973. Nella determinazione del debito dovranno essere considerate anche le somme relative alle cartelle di pagamento notificate, per le quali non sia ancora scaduto, alla data di presentazione della domanda di transazione, il termine previsto dall’articolo 50 del DPR n. 602 del 1973.
La proposta deve essere depositata presso l’Ufficio competente in relazione all’ultimo domicilio fiscale del debitore – tenuto alla liquidazione dei tributi risultanti dalle dichiarazioni ed alla notifica dei relativi avvisi di irregolarità – e presso il competente agente della riscossione – tenuto a trasmettere al debitore la certificazione attestante l’entità del debito iscritto a ruolo scaduto o sospeso. Nei trenta giorni successivi l’assenso alla proposta di transazione è espresso, in relazione ai tributi non iscritti a ruolo ovvero non ancora consegnati all’agente della riscossione alla data di presentazione della domanda, con atto del Direttore dell’Ufficio, su conforme parere della competente Direzione regionale. Relativamente ai tributi iscritti a ruolo e già consegnati all’agente della riscossione alla data di presentazione della domanda, l’assenso è espresso con atto dell’agente della riscossione su indicazione del Direttore dell’Ufficio, previo parere conforme della Direzione regionale.
Successivamente, attraverso la R.M. n. 3/E del 5 gennaio 2009 è stata data risposta ad un quesito di un contribuente in ordine alla contestualità della presentazione della domanda davanti al tribunale e al fisco. Le Entrate, prendono le mosse dal dettato normativo – art. 182-ter della L.F. – e dalle indicazioni già offerte con la circolare n. 40/E del 2008 (punto 5.1, 5.2 e 5.5). In altri termini, atteso che la presentazione della proposta di transazione fiscale, con la relativa documentazione, ha lo scopo di consentire all’Ufficio dell’Agenzia – per i tributi non iscritti a ruolo ovvero iscritti in ruoli non ancora consegnati all’Agente della riscossione alla data di presentazione della domanda – e all’Agente della riscossione – per i tributi iscritti in ruoli già consegnati allo stesso alla data di presentazione della domanda – di esprimere, secondo le modalità indicate dai commi terzo e quarto del predetto art. 182-ter, l’adesione o il diniego alla proposta di transazione fiscale, le Entrate ritengono che la locuzione “contestualmente al deposito presso il tribunale”, contenuta nel secondo comma dell’art. 182-ter della L.F., “non implica necessariamente che la domanda di transazione debba essere presentata all’Ufficio e all’Agente della riscossione nello stesso giorno in cui viene depositata presso il Tribunale la domanda di ammissione al concordato preventivo”. Al riguardo va tuttavia considerato che il termine dei trenta giorni previsto per avviare di fatto la procedura, decorre “comunque decorre dalla data in cui l’Ufficio e l’Agente della riscossione ricevono la domanda, con la conseguenza che è interesse dell’istante assicurare la contestualità prevista dal legislatore”.
Diversamente, in ordine alla mancata presentazione della proposta a tutte e tre le strutture indicate dall’art. 182-ter della L.F. (Ufficio dell’Agenzia, Agente della riscossione e Tribunale), le Entrate riprendono quanto già evidenziato al punto 4 della citata circolare n. 40/2008, ove si è chiarito che “per effetto del richiamato principio di indisponibilità del credito tributario, non è possibile pervenire ad una soddisfazione parziale dello stesso al di fuori della specifica disciplina di cui all’articolo 182-ter. Ciò comporta che la falcidia o la dilazione del credito tributario è ammissibile soltanto qualora il debitore si attenga puntualmente alle disposizioni disciplinanti la transazione fiscale di cui all’articolo 182-ter, mentre va esclusa nel caso in cui, con il piano richiesto dall’articolo 160 della L.F. ai fini del concordato preventivo, ovvero nell’ambito delle trattative che precedono la stipula dell’accordo di ristrutturazione di cui all’articolo 182-bis della L.F., la proposta di transazione fiscale non sia formulata in conformità alle disposizioni predette”.
L’ultimo intervento di prassi
Come abbiamo anticipato, con circolare n. 14/E del 10 aprile 2009 le Entrate hanno riaffrontato la questione, esaminando le ultime modifiche normative, fornendo i necessari chiarimenti in merito alle modifiche apportate dal decreto all’articolo 182-ter della L.F..
Osservano le Entrate che con l’art. 32, comma 5, lettera a) del D.L. n. 185/2008 il legislatore è intervenuto per chiarire che oggetto della proposta di transazione fiscale può essere anche il pagamento dilazionato del credito tributario.
L’estensione all’IVA della transazione fiscale
L’art. 182-ter della L.F. individua in maniera tassativa le tipologie di crediti tributari che possono formare oggetto della transazione fiscale.
In particolare il primo comma del predetto art. 182-ter esclude espressamente dalla transazione fiscale i “tributi costituenti risorse proprie dell’Unione europea.”.
Per quanto concerne l’IVA – cfr. punto 4.2.1 della circolare n. 40/E del 2008 – gli Uffici sono stati invitati ad escludere l’IVA dalle transazioni fiscali, con la precisazione che nella certificazione del debito complessivo tributario, prevista dal secondo comma dell’articolo 182-ter della L.F., andava comunque indicato anche il debito tributario relativo all’IVA.
Infine, al medesimo punto 4.2.1 della circolare n. 40/E del 2008 si è osservato che, in base al disposto del primo comma dell’art. 182-ter della L.F., l’esclusione dell’IVA dalla transazione fiscale riguardava il solo tributo e, di conseguenza, potevano formare oggetto di transazione fiscale gli accessori relativi all’IVA, vale a dire gli interessi e le sanzioni.
Ciò premesso, gli estensori dell’ultimo documento di prassi, osservano che l’art. 32, comma 5, lettera a) del decreto ha modificato il primo comma del citato articolo 182-ter della L.F., il quale attualmente dispone che, “con riguardo all’imposta sul valore aggiunto, la proposta (di transazione fiscale, n.d.r.) può prevedere esclusivamente la dilazione del pagamento.”.
Con la modifica richiamata “il legislatore ha stabilito l’estensione all’IVA della transazione fiscale, limitatamente all’ipotesi di pagamento dilazionato del tributo. Ne consegue che:
– la proposta di transazione fiscale può prevedere il pagamento dilazionato dell’IVA;
– si conferma che non è ammessa la falcidia del credito tributario relativo all’IVA;
– limitatamente agli accessori all’IVA, si ribadisce che il debitore può proporre il pagamento parziale o anche dilazionato del relativo credito (cfr. punto 4.2.1 della circolare n. 40/E del 2008)”.
In merito al contenuto e alla valutazione della proposta di dilazione del pagamento dell’IVA, la nota rinvia alle istruzioni fornite al punto 5.6 della citata circolare n. 40/2008.
Viene ribadito, infine, “che nella certificazione del debito complessivo tributario, di cui al secondo comma dell’articolo 182-ter della L.F., gli Uffici sono invitati a indicare il debito tributario relativo all’IVA, secondo le istruzioni fornite ai paragrafi 4.2.1 e 5.2 della circolare n. 40/E del 2008”.
La decorrenza della nuova disposizione è il 29 novembre 2008.
Al riguardo, la C.M. n. 14/2009 precisa quanto segue, in relazione alle procedure di concordato preventivo e di accordo di ristrutturazione dei debiti in corso alla predetta data del 29 novembre 2008.
Per effetto della modifica legislativa in commento, il debitore può prevedere il pagamento dilazionato dell’IVA anche nell’ambito di una procedura di concordato preventivo in corso alla data del 29 novembre 2008.
“A tal fine occorre tuttavia la presentazione, da parte del debitore, di una nuova proposta di transazione fiscale, anche mediante integrazione della domanda precedentemente presentata. In proposito si osserva che il secondo comma dell’articolo 175 della L.F., inserito dall’articolo 15 del D.Lgs. n. 169 del 2007, stabilisce che “La proposta di concordato non può più essere modificata dopo l’inizio delle operazioni di voto”. Ciò comporta che la modifica normativa in commento non può trovare applicazione oltre il termine individuato dal citato articolo 175 della L.F”.
La possibilità per il debitore di proporre un pagamento dilazionato dell’IVA trova applicazione anche nell’ambito delle trattative, di cui all’articolo 182-bis, in corso alla data del 29 novembre 2008.
“In particolare, limitatamente alla fase nella quale si svolgono le trattative per la stipula dell’accordo di ristrutturazione, il debitore può integrare, modificare o ripresentare la proposta di transazione sulla base della modifica legislativa in commento, ferme restando le istruzioni fornite con la circolare n. 40/E del 2008, in particolare al punto 5.4”.
Modifiche apportate dalla legge di conversione
Come abbiamo visto, in sede di conversione del decreto è stata modificata la lettera a) del comma 5 dell’art.32. Per effetto di tale modifica è stato sostituito l’ultimo periodo del primo comma dell’articolo 182-ter della L.F., il quale attualmente dispone che “se il credito tributario o contributivo ha natura chirografaria, il trattamento non può essere differenziato rispetto a quello degli altri creditori chirografari ovvero, nel caso di suddivisione in classi, dei creditori rispetto ai quali è previsto un trattamento più favorevole”.
La disposizione da ultimo citata individua i requisiti previsti dalla legge per la proposta di transazione dei crediti tributari chirografari, in relazione ai quali l’Ufficio effettua le opportune valutazioni, tenendo conto dei chiarimenti e delle istruzioni impartiti al punto 5.5 della circolare n. 40/E del 2008.
“A seguito della modifica citata, in sede di valutazione della sussistenza dei requisiti formali e procedimentali, l’Ufficio deve ora riscontrare, nel caso in cui venga effettuata una suddivisione in classi dei creditori chirografari, che il trattamento del credito tributario chirografario non sia diverso rispetto a quello previsto per i creditori chirografari ai quali sia riconosciuto il trattamento più favorevole, ferme restando le ulteriori indicazioni di cui al punto 5.5 della circolare n. 40/E del 2008”.
Trattandosi di modifica intervenuta in sede di conversione del decreto, questa trova applicazione a decorrere dal 29 gennaio 2009, data di entrata in vigore della legge di conversione ai sensi del comma 2, art. 1 della legge n. 2 del 2009.
Ulteriori modifiche apportate dal decreto
Come richiamato in premessa, la lettera b) del medesimo comma 5 dell’articolo 32 del decreto ha introdotto, all’inizio del secondo comma dell’articolo 182-ter della L.F. le parole “Ai fini della proposta di accordo sui crediti di natura fiscale,”.
Precisano le Entrate che la modifica ha lo scopo di chiarire che le procedure necessarie al perfezionamento della transazione fiscale trovano applicazione anche nell’ambito delle trattative che precedono la stipula&nbs