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Timestamp: 2017-10-19 09:22:07+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 612', 'sentenza ', 'art. 612', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 612', 'art. 660', 'sentenza ']

Anche l’e-mail è uno strumento per lo stalking
Corbi Mariagabriella, 7 ottobre 2010
Tutto ciò che è petulante, assillante nonché minaccioso ed ingiurioso rientra in una sorta di persecuzione nei confronti della vittima. Tale comportamento si configura con lo stalking.
La recente sentenza della Cassazione ha avallato le conclusioni del Tribunale di Sorveglianza di Potenza circa la custodia cautelare intimata ad un uomo indagato per aver recapitato (on line) una serie di film a luce rosse e fotografie alla ex e, pertanto, sfociato nel reato di “atti persecutori” di cui all’art. 612-bis c.p., introdotto con il D.L. 23 febbraio 2009, n. 11 : “stalking”. Infatti l’uomo, dopo la relazione conclusasi con la donna, le aveva spedito sia le riprese dei loro rapporti che le foto. Non contento aveva provveduto a recapitarne uno anche al nuovo compagno della donna. Da ciò è scaturita una denuncia che, dopo un preventivo passaggio in carcere, il Tribunale ha trasformato in arresti domiciliari. A nulla è valso il ricorso di lui in Cassazione. Infatti, la sesta sezione penale, con sentenza n.32404 del 30 agosto 2010, ha dichiarato inammissbile il ricorso perché l’ordinanza impugnata risulta essere “assistita da motivazione congrua e immune da censure di ordine logico” e confermata la pena in quanto .la “condotta persecutoria e assillante”, fatta nei confronti di una persona attraverso lo strumento di Facebook, costituisce una vera e propria molestia punibile in base al nuovo reato di stalking introdotto dall’art. 612 bis c.p. Nella medesima sentenza gli è stata comminata anche la multa di mille euro in favore della cassa delle ammende.
In una precedente sentenza (I^ sezione penale, sentenza n. 24510) la Cassazione aveva ritenuto l’uso di e-mail per offendere o perseguitare una persona non integrasse il reato punibile “poiché la posta elettronica è un mezzo di comunicazione asincrono, che non comporta un’interazione immediata, o quasi, tra il mittente e il destinatario e [……..] non permette un’intrusione diretta nella sfera privata del destinatario”.
L’essenza dell’art 612 bis c.p. (stalking) consiste che, “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque reiteratamente, con qualunque mezzo, minaccia o molesta taluno in modo tale da infliggergli un grave disagio psichico ovvero da determinare un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina o comunque da pregiudicare in maniera rilevante il suo modo di vivere, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a quattro anni”.
Per stalking s’intende l’insieme di comportamenti fastidiosi che, pur non rientrando nella categoria di reato vero e proprio, costituiscono reato procedibile a querela di parte, perché finalizzato allo sconvolgimento della vita della vittima portandola all’esasperazione. Infatti si attua mediante tre fasi:1) il comportamento specifico del reo; 2) la perseveranza nel comportamento; 3) l’insorgere di uno stato di disagio psico-fisico nella persona oggetto di “tali attenzioni”.
Con la ricezione di tale istanza, che deve essere compilata attentamente e supportata da quanta più documentazione (prove) per dimostrarne la fondatezza, il Questore si attiva ad ammonire verbalmente il soggetto nei cui confronti è stato chiesto l’intervento, invitandolo a tenere un comportamento conforme alla legge, considerando, nei suoi confronti, la possibilità di adottare eventuali provvedimenti restrittivi in ambito di armi e munizioni. Di tale azione “ammonitoria” viene stilato un verbale di cui viene rilasciata una copia al richiedente ed una all’ammonito.
2) “La pluralità di azioni di disturbo costituisce elemento costitutivo del reato di cui all’art. 660 c.p. e non può, quindi, essere riconducibile all’ipotesi di reato continuato”. Cassazione penale, sezione I, sentenza 24 marzo 2004, n. 14512.