Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2010&numero=350
Timestamp: 2020-02-25 18:15:30+00:00
Document Index: 82050935

Matched Legal Cases: ['art. 45', 'art. 18', 'art. 45', 'art. 20', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 45', 'art. 212', 'art. 117', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 212', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 117', 'art. 117', 'art 4', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 9', 'art. 212', 'art. 136', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 136', 'art. 136', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 18', 'art. 117']

Sentenza 350/2010 (ECLI:IT:COST:2010:350)
Udienza Pubblica del 03/11/2010; Decisione del 29/11/2010
Norme impugnate: Art. 18, c. 2°, della legge della Provincia autonoma di Bolzano 22/12/2009, n. 11.
Massime: 35148
Atti decisi: ric. 44/2010
Massima n. 35148
Ambiente - Norme della Provincia di Bolzano - Modifica dell'art. 45 della legge della Provincia di Bolzano n. 4 del 2006 - Gestione dei rifiuti e tutela del suolo - Attribuzione alla Giunta provinciale della facoltà di disciplinare le procedure e l'obbligo di iscrizione all'Albo nazionale gestori ambientali per lo svolgimento di attività riguardanti i rifiuti - Violazione del giudicato costituzionale - Illegittimità costituzionale - Assorbimento delle censure ulteriori.
È costituzionalmente illegittimo l'art. 18, comma 2, che modifica l'art. 45 della legge della Provincia di Bolzano 26 maggio 2006, n. 4 - il quale prevede che «La giunta provinciale può disciplinare le procedure e l'obbligo di iscrizione all'Albo nazionale gestori ambientali di cui all'art. 20» - per violazione di giudicato costituzionale, in quanto introduce una disposizione sostanzialmente identica a quella prevista dall'art. 16, comma 6 della legge provinciale 10 giugno 2008, n. 4, facendo rivivere dunque una disposizione dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 315 del 2009.
In tema di ordine di trattazione di questioni tra loro autonome, v. citate sentenze n. 293/2010, n. 181/2010 e n. 262/2009.
Sui presupposti per affermare la violazione del giudicato costituzionale, v. citate sentenze n. 262/2009, n. 78/1992, n. 922/1988, n. 223/1983, n. 73/1963 e n. 88/1966.
legge provincia Bolzano 22/12/2009 n. 11 art. 18 co. 2
legge provincia Bolzano 26/05/2006 n. 4 art. 45
1.2. – Siffatta previsione, tuttavia, si porrebbe in contrasto con l’art. 212 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), che disciplina in maniera inderogabile i termini e le procedure di iscrizione all’Albo nazionale dei gestori ambientali, norma questa, espressione della competenza statale in materia ambientale.
La Presidenza del Consiglio dei ministri ricorda come la consolidata giurisprudenza costituzionale abbia riconosciuto che la potestà di disciplinare l’ambiente nella sua interezza spetta in via esclusiva allo Stato, ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione. Nel mentre la Provincia di Bolzano non vanterebbe alcuna competenza né primaria né concorrente in materia.
1.3. – Il ricorrente, poi, sottolinea come la Provincia autonoma di Bolzano, nel disciplinare l’Albo nazionale gestori ambientali, non farebbe che riproporre lo stesso articolo contenuto nella legge provinciale 10 giugno 2008 n. 4 (Modifiche di leggi provinciali in vari settori e altre disposizioni), già dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale con sentenza n. 315 del 2009, per le identiche ragioni indicate già nella sentenza n. 62 del 2008, ossia in quanto la norma contrasta con l’art. 212 del d.lgs. n. 152 del 2006 che disciplina, in maniera inderogabile, le procedure e i termini di iscrizione all’Albo nazionale dei gestori ambientali, in attuazione di direttive comunitarie (art. 12 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 5 aprile 2006, n. 2006/12/CE, relativa ai rifiuti; art. 12 della direttiva del Consiglio 15 luglio 1975, n. 75/442/CEE, relativa ai rifiuti).
Il legislatore provinciale, dunque, eccedendo dalla sua competenza statutaria avrebbe, non solo violato la competenza statale ex art. 117, secondo comma, lettera s), ma anche l’art. 117, primo comma della Costituzione, nonché l’art 4, in combinato con l’art. 8, e l’art. 5 in combinato disposto con l’art. 9, del d.P.R. n. 670 del 1972, per il mancato rispetto dei vincoli comunitari, essendo l’art. 212 recepimento della citata direttiva comunitaria 2006/12/CE, che dispone obblighi di autorizzazione, registrazione e controllo da esercitare necessariamente in modo unitario su tutto il territorio nazionale.
3. – La questione relativa alla violazione dell’art. 136 Cost., merita di essere trattata preliminarmente.
Quando si è in presenza di «questioni tra loro autonome per l’insussistenza di un nesso di pregiudizialità» (sentenza n. 262 del 2009), è compito della Corte «valutare il complesso delle eccezioni e delle questioni costituenti il thema decidendum devoluto al suo esame» e «stabilire, anche per economia di giudizio, l’ordine con cui affrontarle nella sentenza e dichiarare assorbite le altre» (da ultimo, sentenze n. 293 del 2010, n. 181 del 2010 e n. 262 del 2009).
Nel caso di specie, la questione relativa alla violazione del giudicato costituzionale riveste carattere di priorità logica rispetto alle altre, poiché essa attiene all’esercizio stesso del potere legislativo, che sarebbe inibito dal precetto costituzionale di cui si assume la violazione.
5. – Questa Corte ha piú volte affermato (ex multis, sentenze n. 262 del 2009, n. 78 del 1992, n. 922 del 1988) che, perché vi sia violazione del giudicato costituzionale, è necessario che una norma ripristini o preservi l’efficacia di una norma già dichiarata incostituzionale. In particolare, nel chiarire la portata del primo comma dell’art. 136 Cost., la Corte ha precisato che «il rigore del citato precetto costituzionale impone al legislatore di “accettare la immediata cessazione dell’efficacia giuridica della norma illegittima”, anziché “prolungarne la vita” sino all’entrata in vigore di una nuova disciplina del settore» e che «le decisioni di accoglimento hanno per destinatario il legislatore stesso, al quale è quindi precluso non solo il disporre che la norma dichiarata incostituzionale conservi la propria efficacia, bensì il perseguire e raggiungere, “anche se indirettamente”, esiti corrispondenti a quelli già ritenuti lesivi della Costituzione» (sentenze n. 223 del 1983, n. 73 del 1963 e n. 88 del 1966).
Secondo la giurisprudenza della Corte, è violato l’art. 136 Cost., non solo qualora il legislatore disponga che una norma dichiarata incostituzionale conservi la sua efficacia, ma anche quando una legge persegua e raggiunga «lo stesso risultato» (sentenza n. 88 del 1966 cit.).
In particolare, l’art. 16, comma 6, della legge provinciale n. 4 del 2008, dopo il comma 2 della legge provinciale n. 4 del 2006, aggiungeva il seguente comma: «Con riguardo all’obbligo ed alle modalità di iscrizione all’Albo nazionale, la Giunta provinciale può emanare disposizioni per regolamentare le procedure e l’obbligo di iscrizione».
6. – Va pertanto dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 18, comma 2, della legge della Provincia autonoma di Bolzano, 22 dicembre 2009, n. 11, per violazione del giudicato costituzionale.
Restano, infine, assorbite le censure riferite agli artt. 4, 5, 8 e 9 dello statuto, nonché all’art. 117, primo comma, e secondo comma, lettera s), della Costituzione.