Source: http://www.laleggepertutti.it/codice-penale/art-95-codice-penale-cronica-intossicazione-da-alcool-o-da-sostanze-stupefacenti
Timestamp: 2016-10-23 23:49:30+00:00
Document Index: 61728274

Matched Legal Cases: ['art. 88', 'art. 95', 'art. 95', 'art. 94', 'art. 3', 'art. 94', 'art. 3']

RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Per i fatti commessi in stato di cronica intossicazione prodotta da alcool ovvero da sostanze stupefacenti, si applicano le disposizioni contenute negli articoli 88 e 89.
Giurisprudenza annotataCronica intossicazione da alcool.
Per escludere o diminuire l’imputabilità e l’intossicazione da sostanze stupefacenti non solo deve essere cronica (cioè stabile), ma deve produrre un’alterazione psichica permanente –cioè - una patologia a livello cerebrale implicante psicopatie che permangono indipendentemente dal rinnovarsi di un’azione strettamente collegata all’assunzione di sostanze stupefacenti.
Tribunale Napoli sez. XXVI 30 aprile 2014 n. 926 L'intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti può influire sulla capacità di intendere e di volere soltanto qualora, per il suo carattere ineliminabile e per l'impossibilità di guarigione, provochi alterazioni psicologiche permanenti configurabili quale vera e propria malattia, dovendo escludersi dal vizio di mente di cui agli art. 88 e 89 c.p. anomalie non conseguenti ad uno stato patologico. Dichiara inammissibile, App. Brescia, 31/05/2012
Cassazione penale sez. VI 24 ottobre 2013 n. 47078 Affinché si possa ritenere esclusa o diminuita la imputabilità dell'agente, l'intossicazione da sostanze stupefacenti deve essere caratterizzata dalla permanenza e dall'irreversibilità e, cioè, da condizioni psichiche che permangono indipendentemente dal rinnovarsi dell'assunzione o meno di sostanze stupefacenti, condizioni che, in ogni caso, debbono essere valutate con riferimento al momento in cui il fatto-reato è stato commesso. Dichiara inammissibile, App. Salerno, 02/11/2012
Cassazione penale sez. II 15 ottobre 2013 n. 44337 In tema di imputabilità, al fine escludere la capacità di intendere e volere in un soggetto dedito abitualmente all'uso di alcool o stupefacenti non basta che il soggetto faccia un uso abituale delle predette sostanze - provando un irrefrenabile bisogno delle stesse (c.d. craving) e manifestando una vera e propria dipendenza che provochi disturbi in caso di astinenza - occorre invece una situazione che, per il suo carattere ineliminabile e per l'impossibilità di guarigione, provochi alterazioni patologiche permanenti, cioè una patologia a livello cerebrale implicante psicopatie che permangono indipendentemente dal rinnovarsi di un'azione strettamente collegata all'assunzione di sostanze alcoliche o stupefacenti, tali da fare apparire indiscutibile che ci si trovi di fronte a una vera e propria malattia psichica.
Corte assise La Spezia 31 luglio 2012 n. 1 In tema di imputabilità, la tossicodipendenza non costituisce condizione, di per sé integrante causa di esclusione della imputabilità, a meno che non ricorra l’ipotesi di cronica intossicazione da sostanze stupefacenti, ai sensi dell'art. 95 c.p. e l'abuso di droga abbia prodotto nel tossicomane un vero e proprio stato patologico permanente idoneo ad alterarne i processi intellettivi o cognitivi.
Corte appello Catanzaro 12 marzo 2012
L'ubriachezza abituale ex art. 95 c.p. presuppone sempre una riconducibilità alla volontà dell'agente nel mentre se l'ubriachezza deriva da caso fortuito o da forza maggiore, non vi è responsabilità penale.
Ufficio Indagini preliminari Bologna 28 ottobre 2011
Cassazione penale sez. III 08 maggio 2007 n. 35872 Affinché si possa ritenere esclusa o diminuita la imputabilità dell'agente, l'intossicazione da sostanze stupefacenti deve essere caratterizzata dalla permanenza e dall'irreversibilità e, cioè, da condizioni psichiche che permangono indipendentemente dal rinnovarsi dell'assunzione o meno di sostanze stupefacenti, condizioni che, in ogni caso, debbono essere valutate con riferimento al momento in cui il fatto-reato è stato commesso.
Cassazione penale sez. V 29 ottobre 2002 n. 7363 La cronica intossicazione da alcool si distingue dalla ubriachezza abituale - situazione che, a differenza della prima, per volontà di legge non esclude nè riduce l'imputabilità dell'agente ed anzi rappresenta un elemento aggravatore della responsabilità - in quanto nella prima, terminato l'effetto della sostanza alcoolica, si determina una "restitutio in integrum" della personalità del soggetto, mentre nella seconda l'interruzione della assunzione non elide i sintomi invalidanti, di natura somatica, neurologica e psicopatologica, della intossicazione. In sostanza, per quanto il concetto di "cronicità" non costituisca equivalente di "irreversibilità", lo stesso implica la durata e persistenza nel tempo della sintomatologia, al di là della - ed oltre la - concomitante assunzione di alcool. (Fattispecie in tema di oltraggio a pubblico ufficiale commesso da persona affetta da cronica intossicazione da alcool, assolta perché non imputabile).
Pretura Busto Arsizio 24 maggio 1999
Cassazione penale sez. VI 22 dicembre 1998 n. 7885 È infondata la q.l.c. degli art. 94 e 95 c.p., nella parte in cui - pur nell'assenza di sicure nozioni scientifiche, tale da determinare irragionevoli disparità di trattamento e l'impossibilità di dare la dovuta motivazione al provvedimento giurisdizionale - distinguono tra abitualità nell'ubriachezza e nell'uso delle sostanze stupefacenti e cronica intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti, in riferimento agli art. 3 e 111 cost.
Corte Costituzionale 16 aprile 1998 n. 114 È infondata la q.l.c. degli art. 94 e 95 c.p., sollevata, in riferimento agli art. 3 e 111 cost., nella parte in cui la giurisprudenza, in contrasto con la scienza medico legale, individua nel carattere della irreversibilità l'elemento caratterizzante lo stato di cronica intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti rispetto alla condizione di assuntore abituale di dette sostanze (la Corte ha osservato che è il riferimento alla colpevolezza o meno del soggetto quello che deve permettere di distinguere, dal punto di vista della volontà del legislatore e per le conseguenze dalla legge previste, la intossicazione acuta da quella cronica: colpevole quella acuta, sia pure dandosi spazio a tutti i trattamenti di recupero e agli altri provvedimenti ritenuti adeguati sul piano dell'applicazione e dell'esecuzione delle pene; incolpevole, o meno colpevole, quella cronica, sia pure attraverso il passaggio, nell'ipotesi della pena soltanto diminuita, per la discussa e discutibile figura della semi-imputabilità).
Corte Costituzionale 16 aprile 1998 n. 114 Art. precedente
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