Source: https://www.studiolegalebagnardi.com/la-clausola-claims-made/
Timestamp: 2019-04-22 07:01:53+00:00
Document Index: 80050512

Matched Legal Cases: ['art 1917', 'art. 1341', 'art. 1895', 'art. 1896', 'art. 1895', 'art. 1895', 'art 1895', 'art. 514', 'art. 1895']

La clausola claims made | Avvocato Roma - Studio Legale Bagnardi
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Omissis…”4.3.1. La validità e l’efficacia delle clausole claims made, apposte a contratti di assicurazione della responsabilità civile, ha dato luogo ad un acceso dibattito in dottrina e giurisprudenza.
Secondo un primo orientamento, tali clausole sarebbero radicalmente nulle in quanto contrarie alla previsione di cui all’art 1917, comma 1, c.c. in virtù del quale “nell’assicurazione della responsabilità civile l’assicuratore è obbligato a tenere indenne l’assicurato di quanto questi, in conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell’assicurazione, deve pagare a un terzo (…)” (in questo senso Trib. Bologna 2.10.2002 Rossetto c. Checchi, inedita).
Per un secondo orientamento, invece, le clausole claims made non sarebbero nulle di per sé, ma semplicemente vessatorie: esse pertanto non producono effetti se non sottoscritte due volte, ai sensi dell’art. 1341 c.c. (così App. Napoli 28.2.2001, AXA c. Pisani, inedita; nonché parrebbe, Trib. Crotone 8.11.2004, Magro c. ASL n. 5 inedita, la cui motivazione peraltro è troppo stringata per desumerne principi generali).
Di recente la S.C. sembra aver adottato una tesi intermedia, stabilendo che le clausole claims made non sono nulle, ma che possono concretamente risultare vessatorie, secondo un apprezzamento devoluto al giudice di merito (Cass., sez III, 15.3.2005 n. 5624, in www.lexior.it).
4.3.2. Ritiene questo tribunale che sulla questione qui in esame meriti di essere condiviso il primo degli orientamenti sopra ricordati, secondo cui la clausola claims made è nulla.
Ciò in quanto nel contratto di assicurazione contro i danni elemento essenziale è il rischio: la mancanza di esso comporta infatti la nullità del contratto (art. 1895 c.c.), la sua cessazione, lo scioglimento del vincolo (art. 1896 c.c.).
In quanto elemento essenziale del contratto di assicurazione, il rischio (inteso qui quale situazione di rischio, o rischio in astratto, e non fattispecie di rischio, o rischio in concreto) deve preesistere alla stipula del contratto, e perdurare dopo tale momento.
Tanto si desume dall’art. 1895 c.c., il quale in tema di nullità del contratto di assicurazione per inesistenza del rischio prevede due ipotesi.
La prima ipotesi di nullità prevista dall’art. 1895 c.c. è che il rischio non sia mai esistito, e ciò può accadere (nell’ass. contro i danni) quando la res oggetto dell’interesse protetto non esiste, ovvero non è mai stata esposto al pericolo di pregiudizio.
La seconda ipotesi di nullità prevista dall’art 1895 c.c. è che il rischio abbia cessato di esistere prima della stipula del contratto. Questa norma conferma indirettamente che il rischio dedotto nel contratto deve essere un evento futuro ed incerto. L’ipotesi della cessazione del rischio anteriore alla stipula può ricorrere, ad es., quando l’evento temuto si sia già verificato.
Da quanto esposto discende che la legge non consente né l’assicurazione retroattiva, quella cioè i cui effetti si producano con una data anteriore a quella della stipula del contratto (in tal senso già App. Milano 23.2.1968, in Assicurazioni 1969, II, 83), né l’assicurazione di rischi già verificatisi, ancorché le parti ne ignorino l’esistenza (c.d. rischio putativo). La conferma di tale conclusione si rinviene nel fatto che laddove il legislatore ha inteso consentire l’assicurazione di rischi putativi, l’ha fatto espressamente: è il caso dell’art. 514 cod nav..
Per “rischi già verificatisi” tuttavia debbono intendersi non solo gli eventi dannosi materialmente avvenuti prima della stipula del contratto, ma anche quelli i cui presupposti causali si siano già verificati al momento della stipula. In questo caso nulla rileva che l’evento si sia concretamente verificato dopo la stipula del contratto, quando l’avveramento del sinistro non rappresenta che una conseguenza inevitabile di fatti già avvenuti prima di tale momento. Così ad es. sarebbe nullo il contratto di assicurazione del credito se il fallimento del debitore dell’assicurato, dichiarato dopo la conclusione del contratto, sia stato reso inevitabile dal compimento di atti pregiudizievoli in epoca anteriore alla stipula, così come sarebbe del pari nullo il contratto di assicurazione contro il rischio di crollo di un immobile, se al momento della stipula si era già verificato il cedimento del terreno su cui poggiava l’edificio, e che ha prodotto quale conseguenza inevitabile il crollo della costruzione.
Or bene, nell’assicurazione della r.c. il “rischio” dedotto in astratto è l’impoverimento dell’assicurato, conseguente ad esborsi risarcitori a loro volta derivanti da fatti illeciti commessi dall’assicurato medesimo.
Pertanto, sebbene l’assicurato patisca materialmente il pregiudizio quando il terzo danneggiato esiga il risarcimento, non v’è dubbio che il “rischio” dedotto nel contratto è rappresentato non dalla richiesta di risarcimento proveniente dal terzo, ma dalla commissione di illeciti colposi da parte dell’assicurato.
Ne consegue che la clausola claims made , consentendo l’indennizzabilità dei rischi già verificatisi al momento della stipula del contratto, è nulla ex art. 1895 c.c. in quanto rappresenta l’assicurazione di un rischio putativo…”omissis.
DANNO SUBITO DALL’ALUNNO. RESPONSABILITA’ CONTRATTUALE ED EXTRACONTRATTUALE EX ART. 2048 C.C. SECONDO COMMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. DIFETTO DI LEGITTIMAZIONE PASSIVA DELL’INSEGNANTE EX ART. 61 LEGGE 11/7/1980 N. 312La responsabilità professionale del notaio. Principi generali