Source: https://www.safetygroupitalia.it/maternita-lavorare-fino-al-9-mese/
Timestamp: 2019-02-16 00:32:17+00:00
Document Index: 8822217

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 20', 'art 1', 'art. 28']

Safety Group Novità maternità: legge di bilancio 2019 - si può lavorare fino al 9 mese ! - Safety Group
Legge n. 145 del 30 dicembre 2018 ha introdotto la facoltà delle donne di lavorare fino al nono mese di gravidanza previa attestazione del medico del Servizio Sanitario Nazionale e del medico competente
D.lgs 151/01, legge di bilancio, maternità; tutela maternità
Legge di Bilancio 2019 (Legge n. 145 del 30 dicembre 2018) Legge n. 145 del 30 dicembre 2018, (c.d. legge di bilancio) modifica le disposizioni inerenti il congedo di maternità.
Le lavoratrici potranno lavorare fino al termine della gravidanza, rinviando la fruizione dell’intero periodo di congedo obbligatorio dopo il parto.
Il comma 485 art. 1 della Legge di bilancio ha inserito dopo il comma 1 dell’art. 16 del Decreto Legislativo 151 del 26 marzo 2001, il comma 1.1 che dispone “In alternativa a quanto disposto dal comma 1, e’ riconosciuta alle lavoratrici la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto entro i cinque mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.”
L’innovazione normativa, dunque, non abroga quanto precedentemente disposto ma introduce una alternativa ulteriore. Resta pertanto in vigore quanto disposto all’art. 16 comma 1, del D.Lgs 151/2001, ovvero il divietodi adibire al lavoro le donne durante i due mesi precedenti e i tre mesi successivi la data presunta del parto, resta in essere anche la flessibilità, già prevista dall’art. 20 del decreto legislativo n. 151/2001, nella gestione dei 5 mesi complessivi di congedo, con la facoltà di astenersi dal lavoro già a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi, a condizione che questa opzione non pregiudichi la salute del bambino. Infattiil comma 1 art. 20 del D.Lgs 151/2001 dispone:“Ferma restando la durata complessiva del congedo di maternita’, le lavoratrici hanno la facoltà di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi al parto, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro”.
L’innovazione introdotta dalla Legge di Bilancio prevede dunque una ulteriore possibilità.Pertanto attualmente la donna in stato di gravidanza può astenersi dal prestare attività lavorativa nei due mesi prima del parto e nei tre mesi successivi, oppure un mese prima del parto e quattro dopo, oppure 5 mesi dopo il parto. Queste tre possibilità non mutano la durata complessiva del congedo di maternità che resta di 5 mesi.
La condizione affinché la donna decida per questa nuova opzione, ma anche di quella prevista dall’art. 20 (1 mese prima del parto e 4 mesi dopo), è che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestinoche questo non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.
all’art 1 comma 485 Legge stabilisce che:
« 1.1. In alternativa a quanto disposto dal comma 1, è riconosciuta alle lavoratrici la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto entro i cinque mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro»”.
Ricordiamo in breve che il datore di lavoro deve in collaborazione con il medico competente, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) consultato il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS), identificare le mansioni/lavorazioni vietate per la gravidanza e/o l’allattamento. Inoltre deve, integrare il Documento di valutazione dei rischi (DVR) (art. 28 d.lgs. 81/2008) con l’analisi e l’identificazione delle operazioni incompatibili, indicando per ognuna di tali mansioni a rischio le misure di prevenzione e protezione che intende adottare nel caso di gravidanza:
effettuare la valutazione dei rischi specificatamente la tutela della maternità
informare tutte le lavoratrici in età fertile dei risultati della valutazione dei rischi e della necessità di segnalare lo stato di gravidanza non appena venga a conoscenza
la proibizione di adibire la lavoratrice a lavori ‘vietati’ e la modifica delle condizioni di lavoro e/o dell’orario di lavoro;
spostamento delle lavoratrici ad altra mansione non a rischio; e ove non possibile, deve fare richiesta agli Enti competenti di interdizione anticipata dal lavoro.l’astensione anticipata del congedo di maternità, nel caso di gravi complicanze della gestazione o quando vi siano condizioni di lavoro a rischio e la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni”.
In breve i lavori vietati in gravidanza.
lavori che comportano una posizione in piedi per più di metà dell’orario o che obbligano ad una posizione particolarmente affaticante e scomoda (es. commesse, addette alla ristorazione, ecc);
lavori su scale ed impalcature mobili e fisse, con pericolo di cadute;
movimentazione manuale di carichi, trasporto e sollevamento di pesi (es. lavori di magazzinaggio);
lavori con macchina mossa a pedale quando il ritmo sia frequente ed esiga sforzo;
uso di macchine o strumenti che trasmettono intense vibrazioni;
lavori con obbligo di sorveglianza sanitaria (es. rumore, agenti chimici, ecc.);
lavori a bordo di qualsiasi mezzo di comunicazione in moto (compresi aerei, treni, navi e pullman);
lavori che espongono a temperature troppo basse (es. magazzini frigoriferi) o troppo alte (lavori ai forni, di stiratura, ecc.);
Legge n. 145 del 30 dicembre 2018: “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021”è stata introdotta la facoltà delle donne di lavorare fino al nono mese di gravidanza previa attestazione del medico del Servizio Sanitario Nazionale e del medico competente:
La tutela della lavoratrice in gravidanza e dopo il parto
tutela maternità: modello per richiesta interdizione dal lavoro