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Timestamp: 2017-11-22 10:47:51+00:00
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Possibile aumento del mantenimento se il coniuge dimostra capacità di risparmio – studio legale Minolfi&Minolfi
Pubblicato il febbraio 25, 2015 novembre 26, 2015 da eloisia minolfi
Il giudice è tenuto a disporre le indagini fiscali sul reddito dell’obbligato al mantenimento quando quest’ultimo, pur dichiarando un reddito limitato, dimostra un capacità di risparmio che consente, ad esempio, iscrizione in club palestra, piuttosto che vacanze frequenti o costose ecc.
Secondo la sentenza n.2490/2014 del Tribunale di Firenze, infatti, la grande capacità di risparmio a fronte di una contenuta dichiarazione reddituale fa presupporre un guadagno non dichiarato che rende necessaria la segnalazione alle Fiamme Gialle; all’esito delle indagini, evidenziato il guadagno in nero dell’obbligato all’assegno di mantenimento, il Tribunale disponeva l’aumento dell’assegno a favore della moglie.
Rimpatrio in Italia del genitore se questi esercitava solo il diritto di visita al minore
La Corte di Cassazione in data 26 marzo 2015 con sentenza n. 6139 ha stabilito che la madre potesse rimpatriare in Italia con il minore, dal momento che il padre esercitava il solo diritto di visita. Affinchè si possa parlare di sottrazione internazionale di minore, infatti, è necessaria la coabitazione e l’esercizio effettivo dell’affidamento.
Divorzio breve: è legge!
Con Legge n. del 22 aprile 2015 è entrato in vigore il divorzio breve.
Si può, pertanto, divorziare trascorsi 6 mesi dalla separazione nel caso in cui la separazione fosse stata consensuale o consensualizzata in corso di causa; si applica, invece, la riduzione da tre anni a 12 mesi in caso di separazione giudiziale.
Sono anche anticipati i termini della divisione dei beni fin dal momento in cui il giudice autorizza i coniugi a vivere separati.
Revocata l’assegnazione della casa, il coniuge non ha diritto a un assegno per l’affitto
Dal momento in cui il figlio convivente con il genitore collocatario diventa autosufficiente e viene meno l’assegnazione della casa coniugale, il coniuge no ha diritto a ricevere un assegno per affittare una casa di pari valore rispetto a quella coniugale abitata con il figlio convivente.
Lo ha sancito la Suprema Corte con sentenza n. 15272 del 21 luglio 2015 così rigettando il ricorso di una moglie cui non pareva sufficiente l’assegno di contributo al mantenimento ad essa assegnata.
Affido famigliare di minorenni
E’ sempre il Tribunale del luogo di appartenenza del minore da ricevere in affidamento a dover decidere sull’affidamento medesimo; infatti, in tema di affidamento dei minori il procedimento si instaura preso il luogo in cui il minore ha la residenza abituale, ove ha consolidato, consoliderà o può consolidare una rete di affetti e abitudini tali da assicurargli un corretto e sano sviluppo psico-fisico. Così ha statuito la Suprema Corte con sentenza 15971 definitivamente chiarendo un “regolamento di competenza” richiesto dal padre affidatario.
In separazione i coniugi possono decidere di vendere l’immobile a terzi per regolare i rapporti tra “ex”
In sede di separazione i coniugi possono sicuramente accordarsi per regolare i loro rapporti patrimoniali alienando a terzi il loro immobile, così che ciascuno di loro possa ricavarne proporzionalmente quanto investito in precedenza nell’appartamento de quo. Allo stesso modo è possibile l’assegnazione della casa coniugale a un coniuge, così come è previsto l’inserimento a verbale dell’impegno a vedere l’immobile che era stato adibito a casa coniugale per risolvere le questioni patrimoniali tra coniugi. Ne scaturisce, conseguentemente, un contratto atipico che, essendo volto a realizzare interessi meritevoli di tutela, è caratterizzato da una causa propria rispondendo a un originario criterio di organizzazione degli aspetti patrimoniali tra coniugi.
Se è impossibile proseguire la convivenza la separazione giudiziale procede senza istruttoria
Il comportamento processuale delle parti quali ad esempio l’irreperibilità di un coniuge o la sua contumacia, sono sufficienti a dimostrare la disaffezione verso l’altro coniuge e a far sì, pertanto, che il giudice si pronunci sulla separazione senza effettuare un’istruttoria specifica sull’impossibilità di proseguire la convivenza.
Così si è espresso il Tribunale di Milano con sentenza n. 3045/2015.
in soffitta lo ius sanguinis, vince lo ius soli temperato dallo ius culturae: ddl al Senato
E’ al vaglio del senato il ddl con cui si propone di conferire la cittadinanza italiana al neonato se figlio di almeno un lungo-soggiornante UE.
Non è previsto, tuttavia l’automatismo del rilascio del passaporto tricolore che è subordinato alla dichiarazione di volontà di almeno un genitore da presentare la Comune di residenza del minore entro il compimento della sua maggiore età.
Il Consiglio di Stato sulle nozze gay celebrate all’estero e trascritte in Italia: scrivetemi i vostri comenti
Come noto in data 27 ottobre 2015 con sent. n. 4899/15 il Consiglio di Stato ha definitivamente dichiarato che spetta al prefetto il potere di annullare le nozze omosessuali celebrate all’estero e trascritte in Italia.
Vengono pertanto sconfessate le decisioni dei ben quattro TAR (Piemonte, Lombardia, Toscana e Lazio) di cui l’ultima dello scorso giugno, che avevano individuato nel giudice di merito l’unico con i poteri di annullare la trascrizione delle nozze gay celebrate all’estero e registrate in Italia; il provvedimento veniva denominato “boccia Alfano” che aveva emesso poco tempo prima una circolare con la quale intendeva impedire ai Sindaci di trascrivere le nozze in parola.
Gli avvocati delle associazioni Lgbti preannunciano che faranno valere la tutela dei diritti lesi presso la Corte UE.
Sentitevi liberi di commentare la notizia!
La moglie straniera può conservare il cognome del marito italiano anche dopo il divorzio
Due coniugi (moglie svedese, marito italiano) divorziano e il giudice del divorzio dichiara la perdita della moglie del diritto all’uso del cognome del marito; la corte d’appello ribalta la decisione ritenendo applicabile al legge svedese in base alla quale il coniuge ha la facoltà di continuare a usare o meno il cognome del marito.
La corte di Cassazione con sentenza n. 23291 del 13 novembre 2015 ha respinto il ricorso del marito precisando che la Convenzione di Monaco vincola i paesi contraenti anche quando si debbano interfacciare con paesi non contraenti e all’art. 1 statuisce espressamente che “i cognomi e nomi di una persona vengono determinati dalla Legge dello Stato di cui il titolare è cittadino”; nel caso in esame la cittadina è svedese e, pertanto, questa sarà la norma applicabile rispetto al cognome e nome della resistente.
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