Source: http://www.graffinrete.it/cittanova/articolo.php?id_vol=284
Timestamp: 2013-12-12 01:13:48+00:00
Document Index: 8096241

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 51', 'art.5', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 51', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 11', 'art. 52', 'art. 11']

il tornasole tredici - pace e guerra
Noi lo sapevamo da un pezzo. Lo sapevamo dall�inizio. E dall�inizio lo abbiamo testimoniato, assieme a milioni di persone che pi� volte, in questi ultimi anni, sono scese in piazza a manifestare le ragioni della Pace contro le mostruose assurdit� della guerra. Sapevamo che al di l� e al di sotto delle vergognose e spudorate menzogne con cui i Governi (indistintamente di centrodestra e di centrosinistra) hanno cercato di coprire la verit� (dalla Iugoslavia, all� Iraq, all� Afghanistan), lo Stato Italiano, assicurando, attraverso i suoi Governi, la partecipazione a quei teatri di guerra, stava scientemente brutalizzando e contravvenendo ad uno dei principali capisaldi su cui si fonda il Patto costituzionale della Repubblica democratica italiana nata dalla lotta della Resistenza contro il Fascismo. Si tratta dell�articolo 11, che espressamente detta:
�L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libert� degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parit� con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranit� necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo�.
Notazioni di Diritto Costituzionale
Provo a sintetizzare, a questo proposito, alcune note di diritto costituzionale, avendo in mente alcune note messe in rete nel maggio 2006 da Paolo Solimeno.
Le disposizioni di cui all�art. 11 della Costituzione sono chiare e inequivocabili, sono il parametro fondamentale di ogni attivit� internazionale dello Stato italiano che, come tale, incide sulla pace e sulla guerra. E sono diffusamente considerate non riformabili perch� caratterizzano lo stato. Esse rappresentano con evidenza un deciso passo avanti rispetto al principio dello stato assoluto, di quello liberale e poi di quello fascista secondo i quali la politica estera era un campo assolutamente libero dell�azione statale, estraneo a qualunque controllo rispondente a norme giuridiche o etiche. In questo si leggeva evidente il dualismo morale che permetteva di esercitare la violenza non per difendersi da un nemico, ma per perseguire interessi economici e strategici, conquistare territori, risolvere controversie su questioni di sovranit� e commercio internazionale.
L�art. 11 contiene diverse norme: non solo il ripudio della guerra, ma anche le limitazioni di sovranit� in favore di un ordinamento che assicuri pace e giustizia, nonch� il favore per la costruzione e promozione di organizzazioni internazionali rivolte a questi scopi.
Il ripudio della guerra, rendendo illegittime la guerra di aggressione e di intervento (ritenute guerre di �offesa alla libert� dei popoli�) e la guerra come strumento di politica nazionale, anche se sanzione a comportamento ingiusto, bandisce conseguentemente come illegittima anche la cosiddetta guerra �giusta�: la Costituzione preferisce una situazione ingiusta, ma pacifica, ad una situazione che pretenda di rispettare le esigenze di giustizia grazie all�uso della forza.
Guerra legittima, dunque, � unicamente quella che scaturisca da legittima difesa, intesa cio� come reazione ad una aggressione in atto.
Pertanto per l�art. 11 della Costituzione era sicuramente illegittima la Prima guerra all�Iraq del �91 perch� non vi era attacco in atto contro lo stato del Kuwait; ma era illegittima anche per lo Statuto dell�Onu, che all�art. 51 permette la difesa nel senso detto, che � richiamato persino dall�art.5 del Trattato Nord Atlantico.
Ed � senz�altro illegittima la Seconda guerra all�Iraq del 2003 in quanto guerra sferrata in mancanza di attacco armato o minaccia imminente di attacco (anche se le false prove fossero state vere).
Il principio di limitazione di sovranit� in favore di organizzazioni per la pace e la giustizia rinvia a strumenti per l�attuazione del principio pacifista della Costituzione, nata nella consapevolezza della armonia con i principi dell�Onu e dell�insufficienza di un pacifismo isolato.
Ma cosa succederebbe se l�Onu violasse tale principio? Il principio del ripudio della guerra sarebbe derogato in caso di legittima autorizzazione ONU?
No, perch� senz�altro le garanzie di diritto interno restano fondamentali: l� Onu pu� venir meno ai propri principi, autorizzare una guerra �illegittima�; e anche un governo mondiale democratico potrebbe violare il principio del ripudio della guerra. E allora? Semplice: una eventuale decisione del Consiglio di Sicurezza (o in pura ipotesi dell� Assemblea) delle Nazioni Unite adottata in contrasto col suo statuto (che come abbiamo visto � in sintonia con l�art. 11 della nostra Costitruzione) potrebbe essere disapplicata; come pure potrebbero essere disapplicati i conseguenti atti interni adottati, in quanto illegittimi sulla scorta della seconda e terza proposizione dell�art. 11.
L�autorizzazione di un intervento bellico in violazione della prima parte dell�art. 11 (quindi non per mera difesa) sarebbe un atto in contrasto con un �principio fondamentale del nostro ordinamento: tale livello normativo, come regola fondamentale superiore anche alle altre norme costituzionali, � stato ritenuto dalla Corte Costituzionale tale da funzionare da �controlimite� al limite alla sovranit� conseguente all�adesione all� Unione Europea. E non vi � ragione per non far valere il �controlimite� della prima parte dell�art. 11 rispetto alla limitazione di sovranit� posta dalla seconda parte dello stesso articolo: in altre parole un atto contrario al principio del ripudio della guerra, anche se adottato da un�organizzazione internazionale (quale l� ONU) che persegue per suo statuto fini di pace e giustizia fra i popoli, essendo in violazione di un principio fondamentale, non potrebbe avere esecuzione nel nostro ordinamento e dovrebbe essere pertanto disatteso ed ogni atto conseguente eventualmente adottato dovrebbe essere dichiarato illegittimo (Allegretti).
Venendo alla NATO, come ad ogni alleanza parziale, si noti che in via formale esse non potrebbero intervenire militarmente, salvo che per motivi di stretta difesa, ai sensi dell�art. 51 dello Statuto dell� Onu (e finch� non sia in grado di intervenire il Consiglio di sicurezza): cos� l�art. 5 del Trattato Nato rientra espressamente in questa previsione. Purtroppo spesso nella sua vita la Nato ha invitato alla violazione di tale principio, come ad esempio nel caso della Bosnia.
Dopo il 1989 la Nato ha aggiunto ai propri compiti ufficiali di difesa (gi� spesso travalicati nei decenni della guerra fredda) altri fini espressamente chiamati come �non art. 5″, quindi dichiaratamente estranei alla copertura dell�Onu: tali nuovi compiti sono stati assunti senza alcun coinvolgimento dei parlamenti degli stati membri della Nato e, per quanto riguarda l�Italia (ma non solo), essi sono senz�altro incostituzionali. �Non c�� una strada che porta alla pace, la pace � la strada� (Ghandi)
E veniamo adesso alla politica cinica di questi anni ed ai vergognosi tentativi di camuffamento con cui le missioni militari dell�esercito italiano sono state mascherate come pretese missioni di pace, o d�altro ancora. Smascherarle non sar� difficile, fino alle clamorose ammissioni di questi ultimi giorni rilasciate, con sfrontatezza pari allo sprezzo dei princ�pi fondamentali della Costituzione Repubblicana, da emeriti rappresentanti dell�attuale governo di destra.
Il gioco delle tre carte � il titolo di un articolo, pubblicato nel luglio del 2006 su Peacereporter, in cui Gino Strada spiegava, gi� allora, cosa ci stiamo a fare in Afghanistan e perch� dobbiamo andarcene. In esso l�autore smascherava le bugie dei politici, impegnati a giustificare la decisione di continuare la guerra in Afghanistan, come se non si trattasse di guerra ma di un doveroso rispetto delle �alleanze� e degli �impegni internazionali�. La risposta alle bugie Strada la trovava nello stesso sito del Ministero della Difesa, dove si poteva leggere nel capitolo sulle �operazioni militari in atto� (al 25 giugno 2006) che non solo l�Italia partecipa, a tutti gli effetti, alla Operazione Enduring Freedom, ma addirittura che �Il Comando dell�operazione � affidato al Comando Centrale americano (USCENTCOM) situato a Tampa (Florida, USA)�. L�operazione militare � parte della guerra globale che impegna la grande coalizione nella lotta contro il terrorismo, denominata Global War Againt Terrorism (GWAT)�. Commentava Gino Strada: �In altre parole, i comandi USA, basandosi sui racconti delle loro spie, indicano di volta in volta chi ammazzare, mandando truppe, o qualche aereo a bombardare. E fare a pezzi esseri umani si chiama ora �nel sito ufficiale del Ministero della Difesa italiano- �bonifica del territorio�. Nessun commento.�
E ancora.: �All�operazione, come ci informa lo stesso sito, �contribuiscono 70 Paesi dei quali 27, tra cui l�Italia, hanno offerto �pacchetti di forze� da impiegare, per la condotta dell�operazione militare vera e propria�. Inequivocabile�.
Ma se su Enduring Freedom non viene detta la verit� dai politici, tanto meno ci� accade per la missione spudoratamente definita �di pace�, che va sotto il nome di ISAF.
�Quando, verso la fine del 2001, l�ONU autorizza � una forza di sicurezza internazionale (ISAF) in Afghanistan, al governo italiano non par vero: finalmente si pu� essere in Afghanistan sotto l� �ombrello� dell�ONU, senza dover rendere conto a nessuno. O quasi. Perch� in realt� la missione ISAF � solo una manovra, un �gioco delle tre carte�. � Un trucco sopraffino: l� ONU mette in piedi, su richiesta USA, una forza ONU per l� Afghanistan; gli Inglesi � si offrono di guidarla � le truppe dell� ISAF (quelle dell� ONU), guidate da un inglese prendono poi ordini dai militari USA, mandati l� non dall� ONU, bens� dal Pentagono.� Nell�agosto del 2003 la missione ISAF passa definitivamente sotto il comando della NATO.
N� la guerra cosiddetta �umanitaria� del centrosinistra, n� quella �per la civilt�� del centrodestra possono far dimenticare che sempre e solo di guerra si tratta e che �ci� che ogni guerra produce � talmente ripugnante che nessun fine, neppure il pi� nobile, potr� mai �.
Lo stesso Gino Strada, assieme ad altri, aveva presentato il mese precedente al citato intervento un �Appello al nuovo Parlamento per un segnale forte di discontinuit��, con cui si chiedeva, �facendo appello alla libert� di coscienza, ed al rispetto dell�art. 11 della nostra Costituzione, di porre fine alla presenza militare italiana in Iraq e in Afghanistan, decidendo di non rifinanziare queste missioni di guerra�. Sappiamo tutti come � andata a finire. Se per la guerra in Iraq il governo di centro-sinistra trov� infine la forza di annunciare il ritiro dell�intero contingente militare italiano entro tempi brevi, non fu cos� per la missione italiana in Afghanistan, nonostante fosse ormai chiaro ed evidente, a chiunque avesse coscienza per vedere, che i militari italiani si trovavano ad agire sotto comando USA, per sostenere militarmente, in un vero e proprio teatro di guerra, un governo filo-USA, impegnati in un�azione di guerra contraria alla costituzione italiana.
Correttamente quindi, a mio giudizio, un attento osservatore quale Manlio Dinucci, in un suo quadro su �Italia e disarmo� del luglio 2007, commentando la finanziaria di guerra del governo Prodi (spesa militare italiana portata a oltre 21 miliardi di euro, con il consolidamento del settimo posto mondiale dell� Italia tra i paesi con le maggiori spese militari), poteva scrivere che con �il rifinanziamento delle missioni militari all'estero, il governo ha riconfermato l'impegno militare italiano in Afghanistan, nel quadro di una strategia i cui scopi sono sempre pi� chiari: non la presunta liberazione dell'Afghanistan dai talebani, ma l'occupazione dell'Afghanistan, area di primaria importanza strategica per gli Stati uniti�. Concludendo che siamo dunque �di fronte a una coerente linea politica, non di pace ma di guerra, non semplicemente imposta dall'esterno ma espressione di ben precisi interessi di gruppi di potere interni, che il governo Prodi, in continuit� con il governo Berlusconi, ha pienamente recepito nel suo programma. In funzione di tali interessi � stato elaborato e messo in atto un nuovo "modello di difesa". Secondo tale modello, mai discusso in quanto tale in parlamento, compito delle forze armate italiane non � la difesa della patria (art. 52 della Costituzione), ma la �difesa degli interessi vitali del paese�. Per tale ragione le forze armate devono operare nelle �aree di interesse nazionale�, ossia in quelle zone geografiche �nelle quali e verso le quali � possibile che l'autorit� politica decida di intraprendere iniziative, anche di carattere militare, al fine di salvaguardare gli interessi del paese. Al primo posto vi sono le aree di �interesse strategico� che comprendono l'Europa orientale, la regione del Caucaso, l'Africa settentrionale, il Corno d'Africa, il vicino e medio Oriente e il Golfo persico. Ci aspetta dunque una battaglia sempre pi� dura e complessa per riaffermare e ristabilire i principi fondamentali della nostra Costituzione. Dal suo esito non dipende solo l'indirizzo di politica estera. Dipende il futuro della nostra societ��.
E arriviamo al nostro drammatico 2008, che si apre con la denuncia dell�agenzia di stampa Peacereporter , che riferisce la notizia di operazioni di guerra in cui le truppe italiane sarebbero state impiegate in Afghanistan nell�ambito di un�operazione segreta denominata �Sarissa�.
Secondo quanto diffuso da Peacereporter, dall�estate 2006 sarebbe operativa nell�ovest dell�Afghanistan la Task Force 45, definita dagli esperti �la pi� grande unit� di forze speciali mai messa in campo dall�Italia dai tempi dell�operazione Ibis in Somalia�, comprendente i Ranger del 4� Alpini, gli incursori del Comsubin, il 9� Col Moschin e il 185� Rao della Folgore. Sarebbero cos� circa duecento uomini, impegnati fin dal settembre 2006 nell�operazione segreta volta a combattere i talebani a fianco delle Delta Force statunitensi e delle Sas britanniche. Nello stesso articolo si preannuncia che al vertice annuale della Nato all�Italia verr� esplicitamente chiesto di mandare i nostri soldati a combattere.
Il re � ormai nudo (e non ci potranno pi� essere infingimenti che tengano) e nudo lo sar� ancora di pi� con l�avvento del nuovo Governo Berlusconi.
Il 12 giugno scorso, un dispaccio d�agenzia da Parigi d� notizia che alla Conferenza Internazionale sull� Afghanistan, il ministro degli esteri, Franco Frattini mentre annuncia che per i prossimi tre anni, fino al 2011, l�impegno italiano per l� Afghanistan sar� portato a 50 milioni di euro l�anno, contestualmente ribadisce quanto aveva gi� in precedenza anticipato: che, cio�, �il nuovo governo italiano � pronto a maggiore flessibilit� nell�uso dei suoi 2600 soldati in Afghanistan, cambiando gli attuali caveat nazionali� (cio� le limitazioni all�impiego dei soldati italiani fuori dalle province occidentali), e riferisce che il segretario di stato Usa, Condoleeza Rice, ha espresso, a questo proposito, �grande soddisfazione�.
Ormai la spirale guerrafondaia del Governo Berlusconi � partita e sembra inarrestabile. In occasione della visita ufficiale del segretario generale della NATO, de Hoop, il 26 giugno a Roma, il governo delle destre (per l�occasione rappresentato dal ministro della difesa, La Russa, e dal Presidente del consiglio, Berlusconi) ha risposto con entusiastiche rassicurazioni alla duplice richiesta di pi� flessibilit� di movimento delle truppe italiane e di invio di ulteriori mezzi. In particolare, verr� inviata in Afghanistan una squadriglia di caccia bombardieri (probabilmente �Tornado�) e saranno rivisti i caveat, autorizzando la partecipazione a operazioni di guerra non classificabili come �azioni di difesa�. Tutto questo significa che, accorciati i tempi di risposta del governo per autorizzare i militari a intervenire in soccorso di alleati impegnati in combattimento, i soldati italiano potranno partecipare a loro volta a scontri offensivi anche al di fuori delle loro aree di competenza.
Appunto, il Re � ormai completamente nudo e l�art. 11 della Costituzione esplicitamente violato e contraddetto. A nessuno pi� sia consentito nascondersi dietro un dito.
p.s. il giorno 1 luglio 2008 il ministro della difesa del governo Berlusconi, Ignazio La Russa, ammette pubblicamente che in Afghanistan i militari italiani stanno combattendo �gi� da un anno�. E adesso? E la Corte Costituzionale? E il Capo dello Stato? E la sedicente opposizione parlamentare? E il Paese? E il �Popolo della Pace�?
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