Source: https://www.avvocatosironi.it/tra-diritto-e-psicologia/
Timestamp: 2020-07-04 11:33:26+00:00
Document Index: 184171237

Matched Legal Cases: ['art. 315', 'art. 155', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 32']

Tra Diritto e Psicologia - Studio Legale
GIUSTIZIA FAMILIARE E ASCOLTO DEL MINORE , IL RUOLO DELLA C.T.U. NEI PROCEDIMENTI DI FAMIGLIA
Il sistema della giustizia italiana concerne un groviglio complesso di norme giuridiche che ne costituiscono l’impianto legislativo, ma ciò implica anche una serie di valutazioni che non appartengono al campo giuridico strictu sensu, e che pertanto richiedono competenze ed esperienze differenti.
L’intreccio di diversi parametri, in particolare quello normativo e valutativo in senso psicologico, formano un unicum all’interno del panorama delle scienze sociali, in quanto sia la psicologia che il diritto si occupano della persona e delle relazioni tra i vai gruppi sociali, al fine di garantire benessere e dirimere contrasti di varia natura che possono insorgere nella vita quotidiana.
Psicologia e diritto hanno campi di osservazione e di analisi in parte sovrapponibili e complementari, soprattutto per quanto riguarda le aree relative alla persona, alla sua identità ed autodeterminazione, ma anche ai conflitti che possono nascere all’interno di relazioni primarie e familiari.
Per un operatore del diritto, quale è l’avvocato che si occupa soprattutto di diritto di famiglia e minorile, è essenziale avere una preparazione che si estenda oltre il mero dato giuridico, perché, quando ci si trova di fronte a situazioni delicate e complesse emotivamente quali separazioni, affidamenti o adozioni, non basta solo fornire una consulenza strettamente legale, ma è bene avere una visione più ampia della vicenda, anche da un punto di vista sociale e psicologico.
Per quanto attiene alla giustizia familiare, la compenetrazione tra giudizi normativi e valutazioni psicologiche è molto evidente e si realizza a livello istituzionale con la previsione di uno specifico organo giurisdizionale, ossia il Tribunale per i Minorenni, in cui sono presenti, accanto a Giudici “di carriera” o “togati”, professionalità con competenze socio-psico-pedagogiche che forniscono un autorevole supporto nelle decisioni in materia minorile.
In particolare, se la competenza penale del Tribunale per i Minorenni è esclusiva, nel senso che è l’unico Giudice dei reati commessi durante la minore età, la competenza civile concorre con quella del Tribunale Ordinario che, in materia di affidamento dei figli minorenni in sede di interruzione della comunione di vita, separazione o divorzio dei genitori, valuta la loro responsabilità nei confronti proprio dei minori e può limitarla.
Tuttavia, diversamente dal Tribunale per i Minorenni, quello ordinario non ha al suo interno Giudici con competenza psicologica e pertanto è prassi ricorrere in maniera massiva all’ausilio di consulenti tecnici qualora il giudicante sia chiamato a valutare le capacità genitoriali.
Infatti, la consulenza tecnica d’ufficio è prevista in generale dal codice di procedura civile e penale e viene disposta dal Giudice quando si trova a dover decidere questioni che richiedono una competenza extragiuridica; come tale, non è qualificato quale mezzo di prova bensì quale elemento di valutazione di prove che le parti hanno dedotto e non sono già state assunte.
Il CTU non ha pertanto il compito di decidere la controversia insorta, ma di fornire al Giudice quegli strumenti di conoscenza che gli consentano di avere una panoramica più completa della questione al fine di decidere con maggiore coscienza e conoscenza.
Quando viene disposta una CTU, le parti hanno diritto di nominare un consulente di parte, il quale sostiene la posizione della difesa, ma è parimenti tenuto ad obblighi di trasparenza e correttezza nei confronti delle altre parti del processo.
A tal proposito, proprio in materia di valutazione delle condizioni per l’affidamento dei figli in caso di rottura della convivenza tra genitori, sono state elaborate delle linee guida di carattere metodologico cui i consulenti e gli esperti dovrebbero conformarsi, affinché sia garantita la tutela psicofisica dei minori coinvolti.
In particolare, si segnalano le “Linee guida per la consulenza tecnica in materia di affidamento dei figli a seguito di separazione dei genitori: contributi psico-forensi” elaborate da una autorevole equipe di psicologici, psichiatri, avvocati e magistrati a conclusione di un convegno ad hoc tenutosi a Milano il 16 e 17 marzo 2012; in tale protocollo vengono evidenziati i parametri cui il perito deve attenersi nel caso in cui venga incaricato dal Giudice o dalle parti di effettuare idonea consulenza relativa alle capacità genitoriali e all’audizione del minore.
Tra i ruoli e i limiti del consulente, preme evidenziare come il Protocollo ponga l’accento sui requisiti di autonomia e professionalità: l’esperto, infatti, deve da un lato accettare l’incarico solo se ritiene di avere una specifica competenza settoriale, e dall’altro ha l’onere di mantenere autonomia scientifica nei rapporti con magistrati e parti del processo, soprattutto nella scelta di metodi, tecniche e strumenti psicologici, avendo infatti come fine precipuo quello di salvaguardare il benessere psico-fisico del minore.
Fondamentale è, in un procedimento di separazione o volto alla limitazione della responsabilità genitoriale, l’audizione del minore: previsto dall’art. 315 bis comma III c.c., esso prevede che “il figlio minore che abbia compiuto i 12 anni e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano”.
È stata in questo modo recepita la prescrizione generale di cui all’art. 155 sexies c.c., introdotto con la legge numero 54/2006 sull’affidamento condiviso, in base al quale il Giudice deve disporre “l’audizione del figlio minore che abbia compiuto i 12 anni e anche di età inferiore ove capace di discernimento”.
Da un punto di vista processuale, l’ascolto del figlio minorenne non può essere assimilato ad un mezzo di prova, in quanto non è volto ad acquisire elementi istruttori ma a garantire al minore il suo diritto ad esprimere i suoi bisogni e i suoi desideri ed insieme il suo diritto ad essere informato da giudice sui termini della controversia in cui è coinvolto in moda che venga limitata la confusione che può derivare da informazioni parziali e interessate.
Peraltro, anche la prevalente giurisprudenza è concorde nel ritenere che l’ascolto del minore di almeno dodici anni, e anche di età minore, ove capace di discernimento, costituisce una modalità, tra le più rilevanti, di riconoscimento del suo diritto fondamentale ad essere informato e ad esprimere le proprie opinioni nei procedimenti che lo riguardano, nonché elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse (da ultimo, Cassazione civile, sez. I, sentenza 2270/2017).
Va tuttavia precisato che tale diritto sussiste soltanto nei procedimenti instaurati per la trattazione di questioni di natura “familiare” e, segnatamente, quelli concernenti l’esercizio della responsabilità genitoriale, il mantenimento, l’istruzione e l’educazione dei figli, la fissazione della residenza, l’affidamento, il collocamento e il diritto di visita dei figli di genitori separati o divorziati, nonché i procedimenti per la sottrazione internazionale di minori (secondo quanto precisato da Cassazione civile, sez. I, sentenza 3319/2017).
In definitiva, è possibile riconoscere alla psicologia un effettivo e finanche determinante contributo all’interno dei procedimenti di famiglia e minorili, giacché la comprensione delle dinamiche relazionali e l’ascolto dei minori di età coinvolti in questioni delicate e complesse sono fattori essenziali per giungere ad una decisione giudiziale che tenga conto del preminente interesse dei minori e favorisca il generale benessere a questi ultimi e ai loro genitori.
Del resto, i diritti costituzionalmente accolti alla realizzazione piena della personalità di ciascun cittadino (art. 3) e alla tutela della salute (art. 32) non posso essere ancorati ad un riduzionismo meramente biologico, ma necessitano di una loro estrinsecazione anche da un punto di vista psico-fisico, e pertanto l’apporto psicologico nella giustizia, specialmente familiare e minorile, è fondamentale per raggiungere un grado di benessere superiore.