Source: https://www.aiga.it/delibere/
Timestamp: 2020-07-15 04:52:33+00:00
Document Index: 132368430

Matched Legal Cases: ['art. 70', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 111', 'art 15', 'art 15', 'art 130', 'sentenza ', 'art. 106', 'art. 106', 'art. 136', 'art 130', 'art 15', 'art 130', 'art. 624', 'art 624', 'sentenza ', 'artt 614', 'art. 52', 'art. 55', 'art. 59', 'art. 52', 'art. 55', 'art. 59', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 47', 'art. 21', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 49', 'art. 29', 'art. 18', 'art. 2', 'art 39', 'art 6', 'art 2', 'art 6', 'art 6', 'art 6', 'art. 17', 'art. 4', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 15', 'art. 4', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 97', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 4', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 15', 'art. 4', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 97', 'art. 17', 'art20', 'sentenza ', 'art. 49', 'art. 29', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 29', 'art. 19', 'art. 13', 'art 13', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 43', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 1', 'art. 49', 'art. 43', 'art. 46']

AIGA - Delibere
Delibera di Giunta Nazionale n. 16 del 15 dicembre 18 mamme avvocato
Delibera di Giunta Nazionale n. 16 del 15 dicembre 2018 La Giunta Nazionale dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati - riunitasi in data 15 dicembre 2018 presso la sua sede di Roma – via Tacito n. 50, in relazione alla questione relativa alle “mamme avvocato” premesso - che il D.lgs. n°150/2001 (Testo unico sulla maternità e paternità), al capo XII, detta la disciplina in materia di indennità di maternità per le libere professioniste, applicabile anche alle esercenti la professione di avvocato; - che, a norma dell’art. 70 del citato decreto, l’indennità di maternità viene corrisposta per i due mesi antecedenti la data del parto e i tre mesi successivi alla stessa, in misura pari ai 5/12 del solo reddito professionale percepito e denunciato ai fini fiscali come reddito da lavoro autonomo dalla libera professionista nel secondo anno precedente a quello dell’evento; valutato - che il regolamento assistenza di Cassa Forense, con riferimento alle provvidenze a sostegno della genitorialità, si limita a rimandare al Consiglio di Amministrazione per l’emanazione di specifici bandi; - che nel 2010 è stato realizzato dal CENSIS, di concerto e con la partecipazione della CPO del CNF, e con la collaborazione di AIGA, un progetto sulla situazione delle donne avvocato, il cui rapporto finale è stato diffuso tra le istituzioni politiche e forensi; - che, nonostante siano passati numerosi anni dalla stesura di tale rapporto, le problematiche ivi evidenziate, purtroppo, sono rimaste di grande attualità, tenuto conto che la donna che non è messa nelle condizioni di conciliare la professione con il proprio ruolo all’interno della famiglia, si trova spesso costretta a rinunciare a legittime aspirazioni; - che sta divenendo preoccupante consuetudine che la donna, dopo la gravidanza, decida di abbandonare la professione per le difficoltà di ricollocarsi nel mondo del lavoro, disperdendo così le risorse personali, professionali ed economiche dedicate negli anni alla costruzione di una carriera forense; considerato - che, le statistiche evidenziate dalla stessa Cassa Forense e dall’Istat, certificano che le libere professioniste, al fine di non disperdere la propria esperienza lavorativa, scelgono di non avere figli sia per evitare di uscire dal mondo del lavoro, in cui faticosamente sono entrate, sia a causa di in una situazione economica attualmente sfavorevole, che colpisce soprattutto i più giovani; - che nell’attuale contesto socio-politico, economico e professionale, è più che mai necessario ed urgente che si prendano in considerazione iniziative tendenti a tutelare la posizione svantaggiata della donna che esercita la professione di avvocato, che siano complementari a quelle in essere presso gli ordini ed i CPO, stante gli esiti rivedibili delle attività svolte in tal senso nell’ultimo decennio; - che la tutela della donna avvocato non può limitarsi semplicemente all’erogazione di una inadeguata indennità di maternità, ma deve accompagnare la professionista in tutta la delicata fase in cui diventa madre, senza dimenticare che ormai, sempre più spesso, le gravidanze sono accompagnate da patologie temporaneamente invalidanti per la donna, con ricadute necessariamente negative sulla professione; ritenuto - che AIGA, in quanto associazione generalista, negli ultimi anni si è adoperata nello studio delle possibili tutele in favore della donna avvocato, con particolare attenzione alla condizione di madre della giovane professionista; - che il Congresso Ordinario di Foggia e quello Straordinario di Bari/Trani ha visto le Sezioni sollecitare una forte presa di posizione da parte dell’Associazione sulla tutela della maternità e la conciliazione famiglia/lavoro, con proposte di azione politica approvate all’unanimità dall’assise congressuale; tanto sopra premesso, valutato, ritenuto, considerato, la Giunta Nazionale delibera di impegnare l’associazione attivamente alla promozione e realizzazione di iniziative dirette alla tutela della genitorialità e alla conciliazione famiglia/lavoro per i giovani avvocati, sollecitando le istituzioni competenti a: a) ridefinire le modalità di restituzione dell’indennità di maternità, mediante un criterio rateale (da 0 a 9 rate) a scaglioni fondato sul reddito medio del professionista determinato annualmente da Cassa Forense in base alle dichiarazioni del Modello 5 (ad esempio da reddito € 0 a 15.000 restituzione dello 0% dell’indennità; da reddito € 15.001 a 30.000 restituzione del 35% dell’indennità; da reddito € 30.001 a reddito 50.000 restituzione del 50% dell’indennità, e così via); b) chiedere l’istituzione, in sostituzione e/o accanto all’indennità di maternità, di un’ulteriore misura, definita “contributo di maternità”, sul modello di quella erogata dalla Cassa dei Commercialisti, pari a 5/12 dell’80% del reddito netto professionale dichiarato nell’anno precedente a quello dell’evento, in ogni caso di importo non inferiore a € 5.012,80 e non superiore a € 25.064,00; c) chiedere a Cassa Forense l’istituzione di appositi bandi per l’erogazione di contributi per il rimborso delle retribuzioni versate ad un collaboratore domestico assunto per la cura del figlio minore, e/o dei compensi versati ad un collega/collaboratore di studio per le sostituzioni nell’attività professionale; d) istituire un fondo per la gravidanza a rischio; e) promuovere e favorire progetti, anche interattivi, di sostituzione d’udienza in favore del genitore avvocato, mediante progetti finanziati da Cassa Forense che prevedano l’erogazione di un compenso minimo; f) chiedere una maggiore equità delle politiche fiscali per la madre avvocato, con l’applicazione di un regime speciale per la madre avvocato che non riesca a fatturare per documentate esigenze personali, come ad esempio una gravidanza a rischio; g) informare l’avvocato sulle normative esistenti in tema di tutela della genitorialità “professionale”, anche mediante la predisposizione di una guida/manabile da diffondere tra le sezioni, ovvero di eventi ad hoc organizzati in collaborazione con Cassa Forense, quale soggetto erogatore delle tutele; h) attuare, sin dall’università, un orientamento alla professione di avvocato, al fine di avere donne consapevoli delle difficoltà, della fatica e del tempo richiesto dalla professione; i) sollecitare la realizzazione di sportelli di ascolto per rispondere a questioni attuali ed aperte per la mamma avvocato anche attraverso servizio di consulenza relativa al recupero dell’autostima e al reinserimento nel mondo professionale dopo la gravidanza; j) chiedere l’inserimento nelle Scuole Forensi di moduli specifici per le pari opportunità, in modo da cambiare la cultura della classe forense, dedicando lezioni specifiche all’adozione di strategie antidiscriminatorie nell’ambito dell’organizzazione dello studio legale; k) vigilare sull’attività dei CPO affinché perseguano gli scopi per cui sono nati; l) promuovere convenzioni per prodotti assicurativi che possano erogare una rendita mensile alla mamma avvocato. Roma, 15 dicembre 2018 Il Presidente Alberto Vermiglio
Delibera di Giunta Nazionale n. 15 del 14 dicembre 18 elezioni ordini
Delibera di Giunta Nazionale n. 15 del 14 dicembre 2018 La Giunta Nazionale dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati - riunitasi in data 14 dicembre 2018 presso la sua sede di Roma – via Tacito n. 50, in relazione alla questione relativa alle elezioni per il rinnovo dei consigli degli ordini forensi premesso - che la legge 12 luglio 2017, n. 113, Disposizioni sulla elezione dei componenti dei consigli degli ordini circondariali forensi (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.168 del 20-7-2017, in vigore dal 21/07/2017) reca la disciplina dell'elettorato attivo e passivo e delle modalità per l'elezione dei componenti dei consigli degli ordini circondariali forensi. - che nella legge, all’articolo 4, sono disciplinate le modalità di voto ed il numero massimo di preferenze esprimibili (2/3), nel rispetto delle c.d. quote di genere meno rappresentato; - che gli articoli 8 e 10 della medesima legge prevedono la possibilità esclusivamente di candidature individuali, senza perciò la possibilità di voti di lista; valutato - che, la legge forense prevede un limite alla possibilità di svolgere mandati da consiglieri nel numero di un massimo di due consecutivi, con ulteriore limite alla ricandidatura se non trascorsi almeno lo stesso numero di anni di quelli per cui si è svolto il mandato di consigliere; - che una normativa delle elezioni che finalmente riconosce il divieto del voto di lista, la parità di genere, il rispetto delle minoranze, il limite dei mandati, ha come scopo quello di garantire la massima rappresentatività degli organi istituzionali presso i fori circondariali; considerato - che le norme contenute nella legge 133/2017 e 247/2012 applicano, finalmente, alcuni principi tipici dell’AIGA che ha tra i propri fondamentali valori quelli della rotazione e del limite dei mandati negli incarichi sia per gli incarichi locali che nazionali all’interno dell’associazione; - che è auspicabile che le istituzioni forensi, sia locali che nazionali, viste le nuove norme, abbiano la lungimiranza di favorire un massiccio accesso di giovani avvocati nelle istituzioni al fine di consentire un naturale passaggio di consegne nel momento in cui le preclusioni sul numero dei mandati impedirà agli attuali consiglieri di continuare in una eccessiva cristallizzazione delle posizioni di vertice; ritenuto - che, dunque, è proprio dalla valutazione di tale nuova impostazione delle regole elettorali forensi che diviene indefettibile un maggiore impegno delle componenti giovani della categoria forense nella rappresentanza istituzionale attraverso candidature nelle prossime elezioni con la condivisioni di principi che possano essere il più possibile condivisi con l’intera categoria; - che AIGA deve rendere pubblici questi punti fondamentali del proprio impegno politico attraverso una strategia di comunicazione che possa portare il Manifesto AIGA ad essere condiviso partendo dalle quotidiane esigenze che i colleghi appalesano nell’esercizio della professione forense; - che tra le esigenze che verranno evidenziate nel manifesto elettorale vi sarà quella di una maggiore trasparenza delle attività ordinistiche, di uno sportello per i giovani praticanti, di una concreta tutela della professionalità anche per quanto concerne il c.d. “equo compenso”, di un controllo delle liquidazioni dei compensi legati alle difese d’ufficio e patrocini a spese dello Stato e di una effettiva rotazione degli incarichi, istituzionali e non; tanto sopra premesso, valutato, ritenuto, considerato, la Giunta Nazionale delibera 1) di predisporre un Manifesto AIGA che possa contenere i principi su cui potranno bassare il proprio impegno i candidati i prossimi candidati alle elezioni dei consigli degli ordini forensi per il quadriennio 2019-2022; 2) di sollecitare le sezioni AIGA ed i singoli soci ad organizzare candidature di giovani colleghi che possano, nel rispetto dei principi AIGA, garantire un effettivo ricambio generazionale all’interno dei consigli anche al fine di garantire la continuità amministrativa degli ordini circondariali. Roma, 14 dicembre 2018 Il Presidente Alberto Vermiglio
Delibera di Giunta Nazionale n.14 del 10 novembre 2018 prescrizione
Delibera di Giunta Nazionale n. 14 del 10 novembre 2018 La Giunta Nazionale dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati - riunitasi in data 10 novembre 2018, in relazione al DDL n. C1189 c.d. “spazza-corrotti” premesso - che il DDL Spazza-corrotti contiene una pluralità di interventi di riforma in materia penale che possono suddividersi in tre macro-direttrici: a) inasprimento delle sanzioni previste per la corruzione e altri delitti contro la p.a.; b) introduzione di nuovi mezzi, anche investigativi, finalizzati a far emergere la corruzione e il malaffare nella p.a.; c) previsione di una nuova disciplina volta a introdurre norme di trasparenza tracciabilità dei contributi destinati ai partiti e ai movimenti politici; - che, seguendo una prassi già invalsa e criticata nelle precedenti legislature, sono stati presentati degli emendamenti al disegno di legge volti ad ampliarne il contenuto oltre la materia riportata nel titolo; - che, in particolare, è stato proposto un emendamento che introduce una riforma radicale dell’istituto della prescrizione del reato, ancora più invasiva della riforma approvata poco più di un anno fa con la C.d. Legge Orlando; - che detto emendamento (n. 1.124) intenderebbe bloccare il corso della prescrizione dopo la sentenza (sia di condanna che di assoluzione) di primo grado (o dopo il decreto penale di condanna) fino all’esecutività della sentenza che definisce il procedimento (o irrevocabilità del decreto penale di condanna), introducendo così una nuova ipotesi di sospensione della del termine prescrizionale; - che il breve lasso di tempo intercorso tra la riforma Orlando e l’attuale emendamento non consente nemmeno una piena valutazione degli effetti della prima; ritenuto - che una riforma di tale portata, destinata a incidere drasticamente sulla giustizia penale e sulla sua amministrazione non può essere introdotta con un emendamento ad un disegno di legge su una materia diversa, al di fuori di un organico progetto di riforma del Codice di procedura penale; - che una simile riforma espone l’imputato (assolto o condannato) al rischio concreto di subire un processo “senza fine” che, nei giudizi successivi a quello di primo grado, potrebbe, con altissima probabilità, rallentare in assenza del deterrente della prescrizione, che come noto agli “addetti ai lavori” oggi determina la priorità nella fissazione delle udienze in appello e in Cassazione; - che una tale prospettazione propone un elevato rischio di aperta violazione del principio costituzionale della ragionevole durata del processo ai sensi dell’art 111 Cost e propone una riforma potenzialmente dannosa per l’erario, atteso che è prevedibile un notevole aumento delle procedure per il risarcimento del danno da eccessiva durata del processo; considerato - che una tale riforma appare palesemente incostituzionale per violazione del principio della ragionevole durata del processo, come immediatamente denunciato dall’avvocatura compatta; - che anche la terminologia utilizzata nel titolo del testo (spazza corrotti) evoca l’idea di un processo penale usato come strumento di massacro giuridico, in aperto contrasto con il diritto di difesa; - che la riforma, così come congegnata, in assenza di una diretta correlazione ad ulteriori interventi di riforma volti ad incidere sulle plurime cause di lentezza del processo penale, non farà altro che produrre un aumento esponenziale dei tempi dei processi e la paradossale impunità proprio dei reati più gravi; tanto sopra premesso e considerato, la Giunta Nazionale delibera 1) di manifestare la propria netta contrarietà all’emendamento n. 1.124 che modifica l’articolo 159 c.p. in quanto contrario ai principi costituzionali che reggono il processo penale; 2) di chiedere immeditatamente un confronto con il Ministro della Giustizia per chiedere una riforma del processo penale che parta dallo stanziamento di nuove risorse per l’implementazione delle piante organiche, da una rivisitazione dell’obbligatorietà dell’azione penale, da una decisa depenalizzazione di alcuni illeciti, da una riforma delle indagini preliminari con precisi termini cui le procure dovranno attenersi, da una nuova e concreta responsabilizzazione della magistratura. Roma, 10 novembre 2018 Il Presidente Alberto Vermiglio
Delibera di Giunta Nazionale n. 13 del 27 ottobre 2018 dl sicurezza e spese giustizia
Delibera di Giunta Nazionale n. 13 del 27 ottobre 2018 La Giunta Nazionale dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati - riunitasi in data 27 ottobre 2018, in relazione all’ art 15 DL 113/2018 pubblicato sulla GU n. 231 del 4 ottobre 2018 premesso - che il DL 113/2018 recante “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’Interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata” tra le disposizioni introdotte prevede una modifica del TU sulle spese di giustizia (DPR 30 maggio 2012, n 115); - che in particolare l’art 15 del Decreto Legge succitato inserisce nel TU l’art 130 bis che dispone: “Nel processo civile, quando l’impugnazione, anche incidentale, è dichiarata inammissibile, al difensore non è liquidato alcun compenso. Non possono altresì essere liquidate le spese sostenute per le consulenze tecniche di parte che, all’atto del conferimento dell’incarico, apparivano irrilevanti o superflue ai fini della prova”; considerato - che l’esclusione in questione andrebbe collegata a specifiche cause di inammissibilità, in quanto, come afferma la Corte costituzionale con sentenza 30 gennaio 2018 n. 16, il tenore letterale dell’art. 106, comma 1, d.P.R. n. 115/2002 (norma già in vigore nel processo penale) “non preclude affatto una interpretazione che consenta di distinguere fra le cause che determinano l’inammissibilità dell’impugnazione, tenendo conto della ricordata ratio legis”; (v. carenza d’interesse a ricorrere sopravvenuta per ragioni del tutto imprevedibili al momento della proposizione del ricorso); - che il fine può apparire l’allineamento della disciplina civile a quella penale, mutuando quanto previsto in sede penale dall’art. 106 d.P.R. n. 115/2002, ma sul punto occorre tner conto di quanto sotteso dalla Corte Costituzionale in ordine all’opportunità di una concreta distinzione in merito alla causa della inammissibilità; considerato ancora - che la “disattenzione” del difensore nella materia del patrocinio a spese dello Stato è già disciplinata dall’art. 136 del d.P.R. n. 115/2002, prevedendo che venga revocata l’ammissione in caso di azione o resistenza in giudizio da parte dell’ammesso con malafede o colpa grave (ed in tal caso con la revoca non si ha alcuna liquidazione del compenso al difensore); - che la norma che esclude il compenso al difensore per le impugnazioni dichiarate inammissibili non andrebbe comunque applicata nel caso in cui il difensore proponga impugnazione per resistere all’appello del p.m. (Cass. pen. sez. IV, 3 marzo 2004, Bastone); rilevato - che detta norma, nel tenore in cui è oggi formulata, non costituisce un freno all’accesso al patrocinio a spese dello Stato dei “migranti” nei procedimenti di richiesta di asilo, come paventato da alcuni, ma determina, invece, un limitato accesso all’istituto per tutti i cittadini (anche italiani) in tutti i procedimenti civili; - che peraltro detta modifica obbligherebbe l’avvocato ad effettuare un vaglio ex ante sull’ammissibilità dell’impugnazione che risulta alquanto difficoltosa se non addirittura impossibile; - che detta norma con un conseguente taglio generale al ricorso all’istituto del c.d. gratuito patrocinio, sia “scoraggiando” le impugnazioni che “limitando” l’esborso per consulenze tecniche di parte, appare un evidente compressione del diritto alla difesa sancito dall’articolo 24 della Costituzione, allorquando prevede l’esclusione della liquidazione dei compensi per le impugnazioni definite inammissibili, con evidente fine di dissuadere la proposizione delle stesse; - che è necessario che si intervenga in relazione all’introduzione dell’art 130 bis nel TU spese di giustizia, magari prevedendo un diverso parametro ai fini dell’esclusione dei benefici di cui al patrocinio a spese dello Stato tanto sopra premesso, considerato e rilevato, la Giunta Nazionale delibera di sollecitare la politica ad adottare un emendamento relativo all’art 15 DL 1113/2018 laddove introduce l’art 130 bis al TU Spese di Giustizia. Roma, 27 ottobre 2018 Il Presidente Alberto Vermiglio
Delibera di Giunta Nazionale n. 12 del 27 ottobre 18 legittima difesa
Delibera di Giunta Nazionale n. 12 del 27 ottobre 2018 La Giunta Nazionale dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati - riunitasi in data 27 ottobre 2018 presso la sua sede di Roma – via Tacito n. 50, in relazione alla proposta di legge sulla legittima difesa premesso - che in Parlamento sono in discussione, presso le Commissioni Giustizia del Senato, otto disegni di legge di modifica degli artt. 52, 55, 614, 624 bis e 628 c.p. e per l’introduzione di un’apposita norma all’interno del Testo Unico in materia di spese di giustizia. - che l’istituto della legittima difesa, dopo una prima apparizione nel codice Zanardelli del 1889, viene codificato nell’ordinamento italiano nel 1930 con l’articolo 52 del codice Rocco che stabilisce: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”; - che il legislatore, inserendo il principio della proporzionalità, ha di fatto aperto alla discrezionalità del giudice, al quale viene affidato il compito di valutare la legittimità dell’intervento; - che per restringere il campo della discrezionalità del giudice, il 13 febbraio 2006, il Parlamento ha approvato la legge 59 che ha aggiunto due commi all’articolo 52 nei quali si afferma che, nei casi di violazione del domicilio (articolo 614 del codice penale) o dei luoghi in cui si esercitano attività commerciali, professionali o imprenditoriali, “sussiste il rapporto di proporzione” per chi si difende “con un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo”; rilevato - che già la legge n. 103 del 2017 è intervenuta, quanto meno in relazione al reato di cui all’art. 624 bis c.p., con un innalzamento dei limiti edittali; - che, secondo la proposta in oggetto, la concessione della sospensione condizionale per il reato di cui all’art 624 bis deve essere subordinata al pagamento integrale dell’importo dovuto per il risarcimento del danno alla persona offesa; - che la disciplina relativa al difensore d’ufficio comporta il pagamento dei compensi professionali da parte dello Stato solo a fronte della dimostrata irrecuperabilità del credito da parte del difensore, il quale è onerato di promuovere ogni azione volta a recuperare il proprio credito professionale nei confronti del proprio assistito. considerato - che, l’aggiunta dell’avverbio ‘sempre’, secondo i promotori dei ddl consentirebbe sostanzialmente di affermare che sussiste sempre il rapporto di proporzione richiesto dalla norma nei casi individuati dal legislatore, con l’effetto di “rendere il giudice un po’ più rigido nella sua azione”; - che, oltre a modificare l’articolo 52, il ddl punta a cambiare anche l’articolo 55 del codice penale al fine di introdurre il principio del ‘grave turbamento’, derivante dalla situazione di pericolo in atto, che opera come causa di non punibilità nel momento in cui si agisce nella salvaguardia della propria o altrui incolumità; - che la presunzione legale introdotta con la novella del 2006, pur incidendo sul requisito della proporzione, non ha fatto comunque venir meno la necessità di accertamento da parte del Giudice di tutti gli altri requisiti dell’istituto in esame, quali quello del pericolo attuale (Cass. Pen. n. 25653 del 2008, n. 23221 del 2010, n. 691 del 2014, n. 50909 del 2014), dell’offesa ingiusta e della necessità della reazione; - che l’esigenza di sicurezza sociale, particolarmente sentita dai Cittadini nell’attuale momento storico, merita sicuramente di essere soddisfatta, con strumenti che siano in linea con i principi costituzionali, di diritto europeo e internazionale; - che non sembra soddisfare questa esigenza il semplice inasprimento delle pene previste nei reati di furto, rapina e violazione di domicilio, come pure previsto nei disegni di legge in discussione, visto che un mero potenziamento della fase repressiva delle condotte di reato, soprattutto per quelli contro il patrimonio, non si è mai rivelato utile per scoraggiare le condotte criminose; - che la proposta di applicazione degli artt. 82 e 83 del d.P.R. n. 115 del 2002, in ordine ai compensi professionali del difensore, nel caso di sentenza di archiviazione, non luogo a procedere ovvero proscioglimento in relazione ai procedimenti penali scaturenti da ipotesi di eccesso colposo nella legittima difesa, così come formulata, sembra non poter realizzare l’effetto sperato, ovvero non gravare il cittadino da possibili spese legali in detti casi; valutato - che, considerando la forte componente recidivante nei reati oggetto dell’intervento legislativo, il trattamento sanzionatorio rischia di risultare ulteriormente aggravato in applicazione delle norme vigenti in materia di recidiva. In particolare gli aumenti di pena che sarebbero previsti per i reati di cui agli artt 614 e 624 bis cp comporterebbero un aumento, nella maggior parte dei casi, del doppio del minimo edittale e/o comunque di aumento di pena come da circostanza ad effetto speciale; - che, con riferimento alla sospensione condizionale, occorre rilevare come non sia specificato se detto risarcimento riguardi il danno patrimoniale o morale o entrambi, senza sottacere che all’interno di un procedimento penale non è possibile la quantificazione, per cui necessiterebbe quantomeno una consulenza tecnica, del danno patrimoniale che, ad oggi, per la persona offesa costituita parte civile, è liquidato solo in via provvisionale dal giudicante penale, che rimanda al giudizio civile la quantificazione definitiva. - che in concreto l’ accertamento giudiziario è insuperabile, diversamente dovendosi dare ingresso nell’ordinamento ad un indiscriminato diritto di difesa o addirittura ad un diritto di offesa; - che il vaglio giudiziario sulla condotta fattuale, ineliminabile, esclude che si possano porre a carico dello Stato le spese di giustizia relative ai procedimenti penali nei riguardi di colui che ha esercitato il diritto di difesa, visto che l’accertamento fattuale, connesso all’attività giudiziaria, con i relativi costi, non solo economici, grava su tutti i cittadini (innocenti, indagati o imputati) chiamati a difendersi in un processo, con la conseguenza che l’introduzione di una siffatta previsione violerebbe il principio di uguaglianza, creandosi un trattamento più favorevole per chi si è difeso, rispetto a chi in ipotesi non abbia commesso il fatto contestatogli; - che l’esigenza sociale di sicurezza merita di essere soddisfatta ed in tal senso, fermi gli elementi fondamentali già ben delineati nella disciplina vigente, ben possono essere considerati maturi i tempi per una riscrittura dell’art. 52 c.p. o per una migliore individuazione degli elementi relativi all’eccesso colposo nella legittima difesa di cui all’art. 55 c.p. o all’erronea sussistenza di cause di giustificazione di cui all’art. 59 c.p., anche con riferimento al cd. turbamento psichico, che incida sulla facoltà di proporzionare la difesa all’offesa ricevuta, così da consentire ai cittadini, nonché alla Magistratura, di individuare con oggettività il perimetro dell’autodifesa legittima; tanto sopra premesso e considerato, la Giunta Nazionale delibera di fornire spunti al dibattito parlamentare al fine di una riscrittura dell’art. 52 c.p. o per una migliore individuazione degli elementi relativi all’eccesso colposo nella legittima difesa di cui all’art. 55 c.p. o all’erronea sussistenza di cause di giustificazione di cui all’art. 59 c.p., anche con riferimento al cd. turbamento psichico, che incida sulla facoltà di proporzionare la difesa all’offesa; Roma, 27 ottobre 2018 Il Presidente Alberto Vermiglio
Delibera di Giunta Nazionale n. 11 del 22 giugno 2018 proroga esame
Delibera di Giunta Nazionale n. 10 del 08 giugno 18 manifesto CF
Delibera di Giunta Nazionale n. 10 dell’ 08 giugno 2018 La Giunta Nazionale dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati - riunitasi in data 08 giugno 2018 presso la sua sede di Roma – via Tacito n. 50, in relazione alle prossime elezioni dei delegati alla Cassa Forense premesso - che con provvedimento del Presidente della Cassa Forense del 22 febbraio 2018 sono state indette le elezioni per il rinnovo dei componenti del Comitato dei Delegati della Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense per il quadriennio 2019/2022; - che la vigente normativa statutaria prevede che il Comitato dei Delegati sia formato da 80 componenti eletti nei Collegi Elettorali, con rappresentanza diretta di tutti i Distretti di Corte d’Appello; ognuno dei 26 Collegi Elettorali sarà rappresentato da almeno uno e da non più di dieci delegati, a seconda del numero degli aventi diritto al voto; - che avranno diritto di elettorato attivo gli avvocati ed i praticanti iscritti alla Cassa e ad almeno un albo o registro il giorno precedente quello di indizione delle elezioni, e diritto di elettorato passivo gli elettori che siano in possesso dei requisiti di cui all’art. 13, comma 2 dello Statuto e che non si trovino nelle condizioni di ineleggibilità previste dall’art. 13 primo comma dello Statuto della Cassa e dall’art. 47 comma 6 della L. 247/2012; valutato - che le finalità della Cassa Forense sono garantire agli avvocati ed ai loro superstiti un trattamento previdenziale, erogare assistenza ai propri iscritti ed ai loro congiunti, gestire forme di previdenza integrativa e complementare; - che per il raggiungimento di detti scopi la Cassa Forense, anche al fine di migliorare la sua gestione ed organizzazione, può svolgere attività e promuovere iniziative anche attraverso la costituzione e partecipazione a società, enti, fondazioni ed associazioni; - che la Cassa Forense può attuare e partecipare ad iniziative tendenti allo sviluppo, consolidamento e qualificazione sociale e professionale degli avvocati; considerato - che la politica previdenziale di Aiga vuole evitare aumenti dei contributi previdenziali, cercando, ove possibile, una riduzione del contributo soggettivo per i giovani, implementando, a tal fine, il profilo degli investimenti di Cassa; - che appare necessario garantire un maggior sostegno ai giovani, applicando anche ai praticanti iscritti alla Cassa il regime delle agevolazioni di cui all’articolo 9 del Regolamento di attuazione dell’art. 21 commi 8 e 9 Legge 247/2012 (riduzione a metà del contributo annuale); - che la Cassa Forense dovrebbe prevedere un sostegno concreto alla maternità, promuovendo una riduzione dei minimi e del contributo soggettivo per le colleghe nell’anno di nascita del figlio, nonché assicurare ai giovani gli strumenti per apertura studio e formazione specialistica, aumentando il numero dei bandi annuali ed implementando i fondi per giovani praticanti ed avvocati destinati all’avvio della professione ed alla formazione professionale; - che appare condivisibile sostenere i colleghi con redditi non elevati, impegnandosi a prevedere un termine dilatorio di decorrenza delle sanzioni per i giovani colleghi sotto soglia (€ 10.300), attivando altresì la copertura infortunistica, inserendo nella polizza anche la copertura degli infortuni patiti dai colleghi in conseguenza dell’attività svolta nell’esercizio della professione; - che sembra congruo costituire un fondo genitorialità, prevedendo un contributo, a titolo di indennità, per colleghi padri nel caso in cui la madre non usufruisca dell’indennità di maternità; - che nel rispetto dei propri scopi, la Cassa Forense dovrebbe riconoscere un concreto sostegno tra generazioni, impegnandosi a promuovere, a carico degli avvocati in pensione, delle forme di sostegno dei colleghi più giovani nel rispetto del principio di solidarietà; ritenuto - che, il Dipartimento per una “rappresentanza della giovane avvocatura”, istituito nel 2017, intende promuovere le aspettative dei giovani avvocati sottoponendole ai candidati alle elezioni dei delegati alla Cassa Forense al fine di ottenere il massimo sostegno nel prossimo comitato dei delegati; - che le proposte che i giovani avvocati dovranno avanzare dovranno partire dal concetto, da sempre portato avanti da AIGA, che un professionista deve sostenere gli oneri previdenziali, al fine di garantire a se stesso la massima dignità nel presente ed una maggiore sicurezza nel futuro; - che l’AIGA ha interesse ad incidere nelle scelte previdenziali, assistenziali e sociali della Cassa Forense al fine di orientarne le scelte sia nel presente, per una maggiore flessibilità dei prelievi da parte dell’ente di previdenza, che nel futuro, sotto forma di trattamenti pensionistici adeguati ed in line a con sostenibilità del bilancio dell’ente; tanto sopra premesso, valutato, ritenuto, considerato, la Giunta Nazionale delibera di predisporre un manifesto elettorale che indichi i punti fondamentali delle istanze della giovane avvocatura in vista delle prossime elezioni dei delegati alla Cassa Forense, chiedendo a ciascun candidato di sottoscrivere il manifesto così aderendo alle richieste ed aspettative dei giovani avvocati. Roma, 08 giugno 2018 Il Presidente Alberto Vermiglio
Delibera di Giunta Nazionale n. 9 del 08 giugno 18 monocommittenza
Delibera di Giunta Nazionale n. 9 dell’ 08 giugno 2018 La Giunta Nazionale dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati - riunitasi in data 08 giugno 2018 presso la sua sede di Roma – via Tacito n. 50, in relazione alla questione relativa si c.d. avvocati mono-committenti premesso - che quello dei c.d. collaboratori di studio, o anche c.d. avvocati mono-committenti o monomandatari (avvocati che esercitano la professione in forma di collaborazione continuativa, ma precaria e non contrattualizzata, presso uno studio legale) è da tempo un tema oggetto di approfondimento da parte dell’AIGA; - che già nel 2013 è stato istituito un Dipartimento allo scopo di analizzare il tema, e al Congresso Nazionale Forense di Venezia del 2014, l’AIGA ha presentato una mozione con la quale si chiedeva di dare mandato a tutti gli Organismi Forensi, ciascuno per quanto di propria competenza, di promuovere l’adozione di una modifica della legge professionale che tenesse conto di questa nuova figura di professionista ormai largamente diffusa; - che nel 2015, l’AIGA ha promosso una serie di incontri, allo scopo di esporre una Proposta di Legge (c.d. Pdl Mazziotti – “Come Minimo”) che disciplinava il tema dei collaboratori di studio prevedendo: - l’obbligo di un compenso minimo per collaboratori di studio e praticanti, l’obbligo di disciplinare contrattualmente questo tipo di rapporto lavorativo, la previsione di un diritto di recesso; - che i numerosi incontri organizzati da AIGA hanno avuto il loro epilogo in un dibattito organizzato anche presso il CNF il 21 settembre 2016 ed in quella sede, per la prima volta, i principali esponenti dell’Avvocatura (tra cui il Presidente del CNF ed il Presidente di Cassa Forense) si sono confrontati sul tema del c.d. Avvocato monocommittente, prendendo atto che la questione, che riguarda migliaia di colleghi, soprattutto giovani, non potesse essere oltremodo rinviata; valutato - che l’intervento legislativo dovrà prevedere la possibilità per l’Avvocato di svolgere la professione forense anche in forma di collaborazione stabile e continuativa con un avvocato o una associazione professionale, nel rispetto, comunque, della libertà, della autonomia e dell’indipendenza sanciti dalla Legge Professionale; - che un tale accordo dovrà prevedere la stipula di un contratto in forma scritta (“contratto di collaborazione professionale”) da sottoporre al COA di appartenenza dell’avvocato collaboratore, per la verifica della sua conformità ai canoni deontologici, quanto alla adeguatezza del compenso e delle altre condizioni previste; - che per rendere sostenibile tali contratti dovrà essere prevista la deducibilità fiscale per l’avvocato o l’associazione professionale dei costi inerenti il collaboratore di studio (formazione, previdenza, assicurazione). considerato - che trattandosi di un argomento assai delicato per la categoria forense, necessiterà della massima condivisione con le istituzioni ed associazioni forensi, con un serio confronto anche con il Ministero del Lavoro, non solo per venire incontro alle giuste aspettative di neo laureati e neo avvocati, ma anche per non svilire, in una certa condizione di sottoccupazione, il patrimonio di professionalità che detti professionisti hanno acquisito e garantiscono a molti studi legali; - che, recentemente, anche altre associazioni forensi (ANF e MGA) si sono occupate del problema, sostenendo una proposta di legge, presentata dall’On. Chiara Gribaudo, orientata ad inquadrare il rapporto di lavoro dei c.d. collaboratori di studio nella forma del lavoro subordinato; ritenuto - che, il Dipartimento “Collaboratori di studio” è stato confermato nel 2015 e nel 2017, anche in considerazione della sempre maggiore diffusione su tutto il territorio nazionale della figura dell’Avvocato mono.committente; - che l’AIGA, dopo aver avuto il merito di aver tentato, in questi anni, di porre al centro del dibattito politico forense il tema dei c.d. collaboratori di studio, ritiene ormai non più rinviabile una organica e sistematica disciplina della collaborazione professionale dell’avvocato che, nel rispetto della libertà, autonomia e indipendenza della professione forense, affronti la questione traducendola in una modifica della legge professionale; - che in vista del Congresso Forense di Catania del 04-06 ottobre 2018 si dovrà tentare di portare il Congresso finalmente ad affrontare la questione con un deliberato che possa anche prevedere uno schema di contratto di collaborazione; tanto sopra premesso, valutato, ritenuto, considerato, la Giunta Nazionale delibera 1) di sollecitare l’elaborazione di una proposta legislativa che disciplini la figura dell’avvocati dei monocommittenti in vista del Congresso Forense di Catania 2018; 2) di sollecitare una concreta e diffusa riflessione sul ruolo del collaboratore di studio, anche sotto il profilo del rispetto delle norme deontologiche, e del corretto rapporto di colleganza tra avvocati per quanto concerne il riconoscimento dei trattamenti economici connessi alle prestazioni professionali. Roma, 08 giugno 2018 Il Presidente Alberto Vermiglio
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Delibera di Giunta Nazionale n. 8 del 04 maggio 18 Poseidone bis
Delibera di Giunta Nazionale n. 8 del 04 maggio 2018 La Giunta Nazionale dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati - riunitasi in data 04 maggio 2018 presso la sua sede di Roma – via Tacito n. 50, in relazione alla questione relativa alle operazioni c.d. Poseidone premesso - che da tempo l’Associazione Italiana Giovani Avvocati è impegnata sul fronte delle c.d. “operazioni Poseidone”, avviate dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale al fine di contrastare forme di ritenuta evasione ed elusione contributiva, mediante l’iscrizione d’ufficio al Fondo di gestione separata INPS (con il relativo recupero dell'imposizione previdenziale, maggiorata di interessi e sanzioni) di numerosi avvocati, per gli anni di attività professionale non coperti dall'iscrizione obbligatoria alla Cassa Forense e nel regime previgente l'entrata in vigore della Legge professionale forense n. 247/2012; - che con mozione approvata al Congresso Nazionale di Perugia del 24 ottobre 2017, l’Associazione Italiana Giovani Avvocati si è impegnata “... ad intervenire in tutte le sedi politiche ed istituzionali competenti al fine di promuovere un intervento di qualsiasi natura diretto a risolvere il succitato problema dell’iscrizione d’ufficio degli avvocati alla Gestione Separata INPS ovvero che consenta di ricongiungere, senza oneri aggiuntivi, i contributi versati alla Gestione Separata INPS in favore di Cassa Forense...”; - che Cassa Forense, con una nota pubblicata sul portale istituzionale il 27 ottobre scorso, ha comunicato agli iscritti l’approvazione, da parte del proprio C.d.A., della Circolare n. 2/2017, recante indicazioni operative sul nuovo istituto del “cumulo gratuito” (Legge 24/12/2012, n. 228, modificata dal comma 195 dell’art. 1 della legge 11/12/2016, n. 232) esteso anche agli iscritti alla Cassa, a decorrere dal 01/01/2017; valutato - che, sulla base del nuovo impulso fornito dagli arresti giurisprudenziali adottati dalla Suprema Corte a partire dalla sentenza n. 30343/2017 (per cui “l’iscrizione alla gestione separata è obbligatoria per i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo di cui all’art. 49(ora 53), comma 1 , T.U. n. 917/1986, l’esercizio della quale non sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi professionali ovvero, se subordinato all’iscrizione ad un albo, non sia soggetto ad un versamento contributivo agli enti previdenziali di riferimento che sia suscettibile di costituire in capo al lavoratore autonomo una corretta posizione previdenziale”), con delibera del Consiglio Direttivo Nazionale del 06.04.2018, l'Associazione Italiana Giovani Avvocati si è quindi impegnata a “... 1) sollecitare il Parlamento all’adozione di una norma che disponga la riapertura dei termini di cui all’art. 29 della L. n. 576/1980; 2) prevedere, di concerto con Cassa Forense, eventuali ulteriori soluzioni che consentano, in particolar modo ai giovani avvocati interessati, di retrodatare l’iscrizione alla Cassa al fine di evitare le richieste dell’INPS a seguito della coattiva iscrizione alla Gestione Separata...” considerato - che appare opportuno considerare anche la percorribilità di un'opzione “politica”, finalizzata alla sollecitazione del rinvenimento di una soluzione mediata da parte dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, che preveda l'esclusione dell'applicazione del regime sanzionatorio di cui all’articolo 116, comma 8 e ss. della Legge n° 388 del 22 dicembre 2000, nei confronti degli avvocati destinatari degli avvisi di pagamento conseguenti alla disposta iscrizione d'ufficio presso il Fondo di Gestione Separata INPS, i quali saranno pertanto tenuti alla corresponsione dei soli contributi previdenziali richiesti, ma non anche al pagamento delle pesanti sanzioni ed interessi di mora previsti dal disposto normativo testè menzionato, peraltro rinnovabili per ogni annualità di omesso versamento contributivo; - che, invero, l'applicazione del regime sanzionatorio di cui all’articolo 116, comma 8 e ss. della Legge n° 388 del 22 dicembre 2000 appare oltremodo afflittiva ed ingiusta, considerando i vari interventi normativi e giurisprudenziali che hanno caratterizzato l'evoluzione della c.d. “operazione Poseidone”; - che, in particolare, l'intervento del Ministero delle Finanze prima (il quale con la risoluzione n. 109 del 11.07.1996 aveva chiarito la natura previdenziale a tutti gli effetti del contributo integrativo versato alla Cassa di appartenenza), la successiva norma di interpretazione autentica contenuta nell'art. 18, comma 12 del D.L. 98/2011, convertito con modifiche nella L. 111/2011 (con la quale il legislatore aveva evidenziato come “... l’art. 2, co. 26, l. n. 335/1995, si interpreta nel senso che i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo tenuti all’iscrizione presso l’apposita gestione separata INPS sono esclusivamente i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11, in base ai rispettivi statuti e ordinamenti, con esclusione dei soggetti di cui al comma 11), la cospicua produzione giurisprudenziale intervenuta a disciplinare la materia e generalmente orientata (sino all'arresto motivazionale della Suprema Corte con le sentenze n. 30344 e n. 30345 del 18 dicembre 2017) per la declaratoria di illegittimità dell'iscrizione d'ufficio degli avvocati alla Gestione Separata INPS, nonchè la stessa condotta adottata dall'Istituto Nazionale di Previdenza sociale (il quale con propria circolare interna, aveva esortato gli Uffici periferici ad interrompere l'emissione degli avvisi di addebito, tanto da determinare la conclusione della c.d. “Operazione Poseidone 1”), sembravano aver cristallizzato in via definitiva la materia, tanto da determinare l'affidamento degli avvocati facultati della possibilità di non iscrizione alla Cassa Forense per motivi di mancato raggiungimento della soglia reddituale minima ai fini professionali, circa l'esclusione dell'operatività, nei loro confronti, dell'obbligo sancito dalla L. 335/95; ritenuto - che, dunque, è proprio dalla valutazione di tale forma di sostanziale affidamento incolpevole dell'avvocatura coinvolta nella pretesa impositiva de qua, che consegue l'opportunità di prevedere una sollecitazione “politica” di AIGA, auspicabilmente supportata dall'intervento adesivo di Cassa Forense, affinchè l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale intervenga a regolare la materia, disponendo l'esclusione dell'applicazione del regime sanzionatorio di cui all’articolo 116, comma 8 e ss. della Legge n° 388 del 22 dicembre 2000, per gli avvocati che risultino destinatari degli avvisi di addebito emessi in conseguenza della disposta iscrizione d'ufficio al Fondo di Gestione Separata INPS tanto sopra premesso, valutato, ritenuto, considerato, la Giunta Nazionale delibera 1) di sollecitare l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale a disporre l'esclusione dell'applicazione del regime sanzionatorio di cui all’articolo 116, comma 8 e ss. della Legge n° 388 del 22 dicembre 2000, nei confronti degli avvocati iscritti destinatari degli avvisi di pagamento conseguenti alla disposta iscrizione d'ufficio presso il Fondo di Gestione Separata INPS, i quali saranno pertanto tenuti alla corresponsione dei soli contributi previdenziali richiesti, ma non anche al pagamento delle pesanti sanzioni ed interessi di mora previsti dal disposto normativo testè menzionato; 2) di sollecitare l'intervento adesivo di Cassa Forense, adoperandosi per la ricerca di eventuali ulteriori soluzioni e proposte, anche congiunte, al fine di poter coadiuvare i giovani avvocati attinti dalle procedure di iscrizione coattiva alla Gestione separata INPS ed esposti alle relative forme di recupero contributivo e connesso regime sanzionatorio. Roma, 04 maggio 2018 Il Presidente Alberto Vermiglio
Delibera di Giunta Nazionale n. 8 del 04 maggio 18 - Poseidone bis
Delibera di Giunta Nazionale n. 7 del 20 aprile 2018 (astensione)
Delibera di Giunta Nazionale n. 7 del 20 aprile 2018 La Giunta Nazionale dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati - riunitasi in data 20 aprile 2018, in relazione all’ astensione dalle udienze organizzata da UCPI per il 2/3 maggio 2018 premesso - che con deliberazione del 7 ottobre 2016, ai sensi e per gli effetti di cui all’art 39 comma 3 Legge 31-12.2012 n. 247, il Congresso Nazionale Forense istituiva l’Organismo Congressuale Forense; - che in tale data il Congresso Nazionale Forense, in forza della sua funzione e delle sue potestà, approvava altresì il suo statuto; - che l’art 6 del predetto Statuto rubricato “Organismo Congressuale Forense” prevede alla lettera e) che OCF “proclama l’astensione dalle udienze nel rispetto del codice di autoregolamentazione”; - che UCPI nel corso degli anni ha “proclamato” l’astensione in numerose occasioni; considerato - che è pendete presso la Corte Costituzionale un procedimento per la valutazione della legittimità costituzionale dell’art 2 bis della legge 146 del 1990 (norme sull’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e sulla salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati) - che il procedimento avanti la Corte di Legittimità è sorto in seno ad un procedimento penale ove alcuni avvocati difensori di imputati in stato di custodia cautelare avevano aderito ad astensione proclamata da UCPI ; ritenuto - che il potere di proclamazione delle astensioni, ai sensi dell’art 6 dello Statuto del Congresso Nazionale Forense parrebbe spettare unicamente ad OCF; - che è necessario che OCF chiarisca la portata dell’art 6 dello Statuto per evitare che vengano indette ulteriori astensioni da soggetti non legittimati a tale attività anche in considerazione della prossima pronuncia della Consulta; tanto sopra premesso, considerato e ritenuto, la Giunta Nazionale delibera di chiedere a OCF l’interpretazione autentica dell’art 6 lettera e) dello Statuto laddove prevede che l’ Organismo “proclama l’astensione dalle udienze nel rispetto delle disposizioni del codice di autoregolamentazione” , in particolare chiarendo se detto articolo è da intendersi nel senso che solo OCF piò procalmare le astensioni dell’avvocatura o se dette possano essere proclamate altresì dalle altre associazioni di categoria . Roma, 20 aprile 2018 Il Presidente Alberto Vermiglio
Delibera di Giunta Nazionale n. 7 del 20 aprile 2018 astensione
Delibera di Giunta Nazionale n. 6 del 16 marzo 18 – verifiche appalti legali
Delibera di Giunta Nazionale n. 6 del 16 marzo 2018 La Giunta Nazionale dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati - riunitasi in data 16 marzo 2018 presso la sua sede di Roma – via Tacito n. 50, con riferimento agli ultimi appalti di servizi legali da parte delle PP.AA. Premesso - che da tempo l’Associazione Italiana Giovani Avvocati è impegnata a verificare che i conferimenti d’incarichi di assistenza, rappresentanza e difesa in giudizio da parte delle Pubbliche Amministrazioni non siano lesivi per la giovane avvocatura e non si pongano in contrasto con la normativa di riferimento in materia di affidamento di appalti e contratti pubblici; - che tale ultima normativa è stata oggetto di riforma ad opera del Decreto Legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (d’ora innanzi Codice), il quale è intervenuto anche in punto di affidamento dei servizi legali, da parte delle Pubbliche Amministrazioni, ad Avvocati del libero Foro, ed in particolare, l’art. 17, comma 1, lett. d) del Codice ha assimilato il conferimento di alcune tipologie di servizi legali (incarichi di patrocinio in giudizio, consulenza “pregiudiziale” comunque collegabile ad un giudizio futuro e/o alla prospettiva di instaurazione di un giudizio futuro ed incarichi comunque connessi all’esercizio di pubblici poteri) all’appalto od alla concessione di servizi, ma ne ha disposto l’esclusione dall’ambito di applicazione delle procedure di affidamento di detti appalti e concessioni, disciplinate dal Codice stesso; - che, tuttavia, il medesimo Codice impone, all’art. 4, che gli affidamenti di servizi esclusi dall’ambito di applicazione delle procedure dallo stesso disciplinate debbano, in ogni caso, rispettare i principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità e pubblicità; - che l’affidamento dei servizi legali, diversi da quelli elencati all’art. 17 comma 1 lett. d) del Codice, e specificamente individuati all’Allegato IX del Codice stesso, è invece rimesso a procedure di affidamento semplificate disciplinate dagli artt. 140, 142, 143 e 144 del Codice; - che l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha già espresso alcuni orientamenti d’indirizzo per l’applicazione dei suddetti principi (per quanto riguarda i servizi legali di cui all’art. 17 comma 1 lett. d)) e procedure (per quanto riguarda invece i servizi legali di cui all’Allegato IX) ed approverà, sul punto, specifiche “Linee Guida”; - che ai fini dell’affidamento di servizi legali da parte delle PP.AA. assume rilievo anche la Legge 27 dicembre 2017, n. 205 (c.d. Legge di Bilancio 2018), recentemente intervenuta (commi 487 e 488) in materia di equo compenso, confermando la necessità che il compenso pattuito non leda il decoro della professione, come riconosciuto dalla stessa giurisprudenza (Cass., sez. VI, ordinanza n. 24492/2016); - che, in relazione a tale ultimo punto, il d.m. 8 marzo 2018 n. 37 ha reintrodotto il principio di inderogabilità dei compensi minimi individuati dal d.m. n. 55/2014, e che la Relazione introduttiva e quella tecnica al Disegno di legge A.C. 4631 intitolato “Disposizioni in materia di equo compenso e clausole vessatorie nel settore delle prestazioni legali”, oltreché la relativa Analisi tecnico-normativa hanno rilevato l’opportunità di tutelare maggiormente il professionista legale rispetto a clienti c.d. “forti” in grado di imporre condizioni di ingaggio irragionevolmente sfavorevoli sotto il profilo economico e distorsive della concorrenza in ambito professionale; - che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (2000/C 364) tutela all’art. 15 il lavoro professionale valorizzandone, per quanto di sua competenza, l’esercizio a condizioni eque. Valutato - che, come confermato negli orientamenti d’indirizzo espressi dall’ANAC con specifico riferimento all’applicazione dei principi di cui all’art. 4 del Codice per l’affidamento dei servizi legali elencati all’art. 17 comma 1 lett. d) del Codice stesso: 1) il principio di economicità comporta che “il risparmio di spesa non dovrebbe essere il criterio di guida nella scelta che deve compiere l’amministrazione” ma che, “tuttavia, […] implica la necessità di tener conto dell’entità della spesa”, con la conseguenza che il compenso può essere pattuito (e giustificato) sulla base della spesa sostenuta per precedenti analoghi incarichi, ovvero utilizzando i parametri individuati nel d.m. n. 55/2014; 2) il principio di parità di trattamento “richiede che gli operatori si trovino in una situazione di “eguaglianza formale”, ossia di reciproca parità rispetto al modulo procedimentale seguito dalla stazione appaltante”, con le conseguenze (i) che qualsiasi vantaggio ingiustificato per uno, o solamente alcuni, dei concorrenti, dev’essere escluso, (ii) che i criteri di selezione non devono essere discriminatori e (iii) che gli ostacoli alla presentazione di offerte ed alla loro valutazione dev’essere eliminata; 3) il principio di proporzionalità, secondo il quale l’azione amministrativa dev’essere sempre idonea ed adeguata alle finalità dello specifico incarico da affidare, “impone di formulare requisiti di partecipazione proporzionati all’oggetto ed al valore dell’appalto” e di espletare procedure di selezione dell’incaricato di complessità proporzionata alla tipologia ed al valore del servizio che si intende affidare; 4) il principio di trasparenza impone che tutti i concorrenti abbiano piena cognizione delle scelte operate dall’Amministrazione prima, durante ed all’esito della procedura, al fine di consentire il controllo sull’imparzialità dell’Amministrazione stessa; - che la Corte Costituzionale italiana ha avuto modo di affermare nella sentenza n. 407/2007 in materia di tutela della concorrenza nei contratti pubblici l’imperativo “di assicurare l’adozione di uniformi procedure di evidenza pubblica nella scelta del contraente, idonee a garantire, in particolare, il rispetto dei principi di parità di trattamento, di non discriminazione, di proporzionalità e di trasparenza” precisando che “[s]ul piano interno, l’osservanza di tali principi costituisce, tra l’altro, attuazione delle stesse regole costituzionali della imparzialità e del buon andamento, che devono guidare l’azione della pubblica amministrazione ai sensi dell’art. 97 Cost. e che “sia stata proprio l’esigenza di uniformare la normativa interna a quella comunitaria, sul piano della disciplina del procedimento di scelta del contraente, che ha determinato il definitivo superamento della cosiddetta concezione contabilistica, che qualificava tale normativa interna come posta esclusivamente nell’interesse dell’amministrazione, anche ai fini della corretta formazione della sua volontà negoziale”. Considerato - che ai fini dell’affidamento dei servizi legali di cui in premesse vengono sempre più comunemente effettuate, dalle PP.AA., procedure volte alla previa predisposizione di elenchi / short list di avvocati tra i quali, poi, individuare selettivamente l’incaricato al momento dell’affidamento del servizio; - che tanto gli atti indittivi di tali procedure volte alla formazione di short list, quanto più in generale la selezione del professionista cui affidare servizi legali inclusi nell’elenco di cui all’art. 17 comma 1 lett. d), si pongono in contrasto con i principi poc’anzi illustrati (e confermati dall’ANAC) ledendo ingiustamente ed ingiustificatamente la giovane avvocatura, laddove prevedano: 1) quale requisito di partecipazione alla procedura selettiva e/o di idoneità, l’iscrizione all’Albo Speciale per il patrocinio innanzi alle Giurisdizioni superiori, allorquando l’affidamento del servizio legale non abbia ad oggetto esclusivamente il patrocinio innanzi a tali Giurisdizioni; 2) quale requisito di partecipazione alla procedura selettiva e/o di idoneità l’aver assunto un determinato numero (soprattutto se elevato) di precedenti incarichi di difesa presso specifici enti pubblici e non, genericamente, incarichi relativi alla specifica materia oggetto dell’incarico; 3) che ai fini del conteggio di cui al punto precedente, il patrocinio in diversi gradi del medesimo giudizio valga come un unico incarico di difesa; 4) che ai fini del conteggio di cui punto 2 debba essere indicato (e valutato) anche l’esito del giudizio precedentemente patrocinato, attribuendo rilevanza, nelle valutazioni per l’affidamento dell’incarico, alla presenza di un pregresso contenzioso che si è concluso con esito positivo per l’amministrazione, e ciò nonostante tale esito non sempre dipenda, come noto, dalla diligenza e competenza del professionista; 5) quale requisito di partecipazione alla procedura selettiva e/o di idoneità, l’essere in possesso di una polizza di assicurazione da responsabilità civile professionale con massimali sproporzionati; 6) l’abbattimento dei compensi al di sotto dei cc.dd. “minimi” individuati dal D.M. n. 55/2014; 7) che numerosi Ordini forensi hanno già assunto formalmente posizioni critiche relativamente a taluni bandi selettivi per l’affidamento di servizi legali da parte di PP.AA.; 8) che, tuttavia, si registrano anche esperienze di bandi che tendono a valorizzare la giovane avvocatura ai fini del conferimento di incarichi di difesa, incentivando, a parità di altri requisiti, l’attribuzione di incarichi ai giovani avvocati. Ritenuto - che la deroga ai parametri ministeriali, la richiesta dimostrazione del precedente affidamento di diversi incarichi da parte della stessa amministrazione nonché il requisito dell’abilitazione presso le giurisdizioni superiori quando l’incarico non contempli un tale grado di giudizio, o quello del possesso di polizze assicurative R.C. professionali con massimali proibitivi, non solo non corrispondono ad interessi meritevoli di tutela per la Pubblica Amministrazione ma contrastano con i principi espressi dal Codice degli Appalti e ledano ingiustamente ed ingiustificatamente la giovane avvocatura, la cui valorizzazione e promozione è, invece, meritevole di tutela. Tanto sopra premesso, valutato, ritenuto e considerato, la Giunta Nazionale delibera 1) di effettuare una periodica ricognizione a livello nazionale dei bandi per la formazione di short list di Avvocati del libero Foro e, più in generale, per l’affidamento di servizi legali, che, prevedendo i requisiti, sopra illustrati, di ammissione, idoneità, selezione o predeterminazione dei compensi, si ponessero in contrasto con i principi sanciti dal Codice degli Appalti; 2) di segnalare, sulla base di quanto rilevato, al Consiglio Nazionale Forense ed al Ministero della Giustizia gli eventuali bandi individuati come lesivi di tali principi; Roma, 16 marzo 2018 Il Presidente Alberto Vermiglio
Delibera di Giunta Nazionale n. 6 del 16 marzo 18 verifiche appalti legali
Delibera di Giunta Nazionale n. 5 del 16 marzo 2018 – appalti di servizi legali da parte delle PP.AA.
Delibera di Giunta Nazionale n. 5 del 16 marzo 2018 La Giunta Nazionale dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati - riunitasi in data 16 marzo 2018 presso la sua sede di Roma – via Tacito n. 50, con riferimento agli ultimi appalti di servizi legali da parte delle PP.AA. Premesso - che da tempo l’Associazione Italiana Giovani Avvocati è impegnata a verificare che i conferimenti d’incarichi di assistenza, rappresentanza e difesa in giudizio da parte delle Pubbliche Amministrazioni non siano lesivi per la giovane avvocatura e non si pongano in contrasto con la normativa di riferimento in materia di affidamento di appalti e contratti pubblici; - che tale ultima normativa è stata oggetto di riforma ad opera del Decreto Legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (d’ora innanzi Codice), il quale è intervenuto anche in punto di affidamento dei servizi legali, da parte delle Pubbliche Amministrazioni, ad Avvocati del libero Foro, ed in particolare, l’art. 17, comma 1, lett. d) del Codice ha assimilato il conferimento di alcune tipologie di servizi legali (incarichi di patrocinio in giudizio, consulenza “pregiudiziale” comunque collegabile ad un giudizio futuro e/o alla prospettiva di instaurazione di un giudizio futuro ed incarichi comunque connessi all’esercizio di pubblici poteri) all’appalto od alla concessione di servizi, ma ne ha disposto l’esclusione dall’ambito di applicazione delle procedure di affidamento di detti appalti e concessioni, disciplinate dal Codice stesso; - che, tuttavia, il medesimo Codice impone, all’art. 4, che gli affidamenti di servizi esclusi dall’ambito di applicazione delle procedure dallo stesso disciplinate debbano, in ogni caso, rispettare i principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità e pubblicità; - che l’affidamento dei servizi legali, diversi da quelli elencati all’art. 17 comma 1 lett. d) del Codice, e specificamente individuati all’Allegato IX del Codice stesso, è invece rimesso a procedure di affidamento semplificate disciplinate dagli artt. 140, 142, 143 e 144 del Codice; - che l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha già espresso alcuni orientamenti d’indirizzo per l’applicazione dei suddetti principi (per quanto riguarda i servizi legali di cui all’art. 17 comma 1 lett. d)) e procedure (per quanto riguarda invece i servizi legali di cui all’Allegato IX) ed approverà, sul punto, specifiche “Linee Guida”; - che ai fini dell’affidamento di servizi legali da parte delle PP.AA. assume rilievo anche la Legge 27 dicembre 2017, n. 205 (c.d. Legge di Bilancio 2018), recentemente intervenuta (commi 487 e 488) in materia di equo compenso, confermando la necessità che il compenso pattuito non leda il decoro della professione, come riconosciuto dalla stessa giurisprudenza (Cass., sez. VI, ordinanza n. 24492/2016); - che, in relazione a tale ultimo punto, il d.m. 8 marzo 2018 n. 37 ha reintrodotto il principio di inderogabilità dei compensi minimi individuati dal d.m. n. 55/2014, e che la Relazione introduttiva e quella tecnica al Disegno di legge A.C. 4631 intitolato “Disposizioni in materia di equo compenso e clausole vessatorie nel settore delle prestazioni legali”, oltreché la relativa Analisi tecnico-normativa hanno rilevato l’opportunità di tutelare maggiormente il professionista legale rispetto a clienti c.d. “forti” in grado di imporre condizioni di ingaggio irragionevolmente sfavorevoli sotto il profilo economico e distorsive della concorrenza in ambito professionale; - che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (2000/C 364) tutela all’art. 15 il lavoro professionale valorizzandone, per quanto di sua competenza, l’esercizio a condizioni eque. Valutato - che, come confermato negli orientamenti d’indirizzo espressi dall’ANAC con specifico riferimento all’applicazione dei principi di cui all’art. 4 del Codice per l’affidamento dei servizi legali elencati all’art. 17 comma 1 lett. d) del Codice stesso: 1) il principio di economicità comporta che “il risparmio di spesa non dovrebbe essere il criterio di guida nella scelta che deve compiere l’amministrazione” ma che, “tuttavia, […] implica la necessità di tener conto dell’entità della spesa”, con la conseguenza che il compenso può essere pattuito (e giustificato) sulla base della spesa sostenuta per precedenti analoghi incarichi, ovvero utilizzando i parametri individuati nel d.m. n. 55/2014; 2) il principio di parità di trattamento “richiede che gli operatori si trovino in una situazione di “eguaglianza formale”, ossia di reciproca parità rispetto al modulo procedimentale seguito dalla stazione appaltante”, con le conseguenze (i) che qualsiasi vantaggio ingiustificato per uno, o solamente alcuni, dei concorrenti, dev’essere escluso, (ii) che i criteri di selezione non devono essere discriminatori e (iii) che gli ostacoli alla presentazione di offerte ed alla loro valutazione dev’essere eliminata; 3) il principio di proporzionalità, secondo il quale l’azione amministrativa dev’essere sempre idonea ed adeguata alle finalità dello specifico incarico da affidare, “impone di formulare requisiti di partecipazione proporzionati all’oggetto ed al valore dell’appalto” e di espletare procedure di selezione dell’incaricato di complessità proporzionata alla tipologia ed al valore del servizio che si intende affidare; 4) il principio di trasparenza impone che tutti i concorrenti abbiano piena cognizione delle scelte operate dall’Amministrazione prima, durante ed all’esito della procedura, al fine di consentire il controllo sull’imparzialità dell’Amministrazione stessa; - che la Corte Costituzionale italiana ha avuto modo di affermare nella sentenza n. 407/2007 in materia di tutela della concorrenza nei contratti pubblici l’imperativo “di assicurare l’adozione di uniformi procedure di evidenza pubblica nella scelta del contraente, idonee a garantire, in particolare, il rispetto dei principi di parità di trattamento, di non discriminazione, di proporzionalità e di trasparenza” precisando che “[s]ul piano interno, l’osservanza di tali principi costituisce, tra l’altro, attuazione delle stesse regole costituzionali della imparzialità e del buon andamento, che devono guidare l’azione della pubblica amministrazione ai sensi dell’art. 97 Cost. e che “sia stata proprio l’esigenza di uniformare la normativa interna a quella comunitaria, sul piano della disciplina del procedimento di scelta del contraente, che ha determinato il definitivo superamento della cosiddetta concezione contabilistica, che qualificava tale normativa interna come posta esclusivamente nell’interesse dell’amministrazione, anche ai fini della corretta formazione della sua volontà negoziale”. Considerato - che ai fini dell’affidamento dei servizi legali di cui in premesse vengono sempre più comunemente effettuate, dalle PP.AA., procedure volte alla previa predisposizione di elenchi / short list di avvocati tra i quali, poi, individuare selettivamente l’incaricato al momento dell’affidamento del servizio; - che tanto gli atti indittivi di tali procedure volte alla formazione di short list, quanto più in generale la selezione del professionista cui affidare servizi legali inclusi nell’elenco di cui all’art. 17 comma 1 lett. d), si pongono in contrasto con i principi poc’anzi illustrati (e confermati dall’ANAC) ledendo ingiustamente ed ingiustificatamente la giovane avvocatura, laddove prevedano: 1) quale requisito di partecipazione alla procedura selettiva e/o di idoneità, l’iscrizione all’Albo Speciale per il patrocinio innanzi alle Giurisdizioni superiori, allorquando l’affidamento del servizio legale non abbia ad oggetto esclusivamente il patrocinio innanzi a tali Giurisdizioni; 2) quale requisito di partecipazione alla procedura selettiva e/o di idoneità l’aver assunto un determinato numero (soprattutto se elevato) di precedenti incarichi di difesa presso specifici enti pubblici e non, genericamente, incarichi relativi alla specifica materia oggetto dell’incarico; 3) che ai fini del conteggio di cui al punto precedente, il patrocinio in diversi gradi del medesimo giudizio valga come un unico incarico di difesa; 4) che ai fini del conteggio di cui punto 2 debba essere indicato (e valutato) anche l’esito del giudizio precedentemente patrocinato, attribuendo rilevanza, nelle valutazioni per l’affidamento dell’incarico, alla presenza di un pregresso contenzioso che si è concluso con esito positivo per l’amministrazione, e ciò nonostante tale esito non sempre dipenda, come noto, dalla diligenza e competenza del professionista; 5) quale requisito di partecipazione alla procedura selettiva e/o di idoneità, l’essere in possesso di una polizza di assicurazione da responsabilità civile professionale con massimali sproporzionati; 6) l’abbattimento dei compensi al di sotto dei cc.dd. “minimi” individuati dal D.M. n. 55/2014; 7) che numerosi Ordini forensi hanno già assunto formalmente posizioni critiche relativamente a taluni bandi selettivi per l’affidamento di servizi legali da parte di PP.AA.; 8) che, tuttavia, si registrano anche esperienze di bandi che tendono a valorizzare la giovane avvocatura ai fini del conferimento di incarichi di difesa, incentivando, a parità di altri requisiti, l’attribuzione di incarichi ai giovani avvocati. Ritenuto - che la deroga ai parametri ministeriali, la richiesta dimostrazione del precedente affidamento di diversi incarichi da parte della stessa amministrazione nonché il requisito dell’abilitazione presso le giurisdizioni superiori quando l’incarico non contempli un tale grado di giudizio, o quello del possesso di polizze assicurative R.C. professionali con massimali proibitivi, non solo non corrispondono ad interessi meritevoli di tutela per la Pubblica Amministrazione ma contrastano con i principi espressi dal Codice degli Appalti e ledano ingiustamente ed ingiustificatamente la giovane avvocatura, la cui valorizzazione e promozione è, invece, meritevole di tutela. Tanto sopra premesso, valutato, ritenuto e considerato, la Giunta Nazionale delibera 1) di effettuare una periodica ricognizione a livello nazionale dei bandi per la formazione di short list di Avvocati del libero Foro e, più in generale, per l’affidamento di servizi legali, che, prevedendo i requisiti, sopra illustrati, di ammissione, idoneità, selezione o predeterminazione dei compensi, si ponessero in contrasto con i principi sanciti dal Codice degli Appalti; 2) di segnalare, sulla base di quanto rilevato, al Consiglio Nazionale Forense ed al Ministero della Giustizia gli eventuali bandi individuati come lesivi di tali principi; Roma, 16 marzo 2018 Il Presidente
Delibera di Giunta Nazionale n. 5 del 16 marzo 2018
La Giunta Nazionale dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati
- riunitasi in data 16 marzo 2018 presso la sua sede di Roma – via Tacito n. 50, in relazione alla attuale diversità di procedure in ambito processuale civile, amministrativo e tributario premesso - che fin dal 2013 l’Associazione Italiana Giovani Avvocati si è fatta sostenitrice e promotrice del processo telematico favorendo la conoscenza e la diffusione dello stesso a diversi livelli; - che, con mozione approvata al Congresso Ordinario di Foggia 2017, l’Associazione Italiana Giovani Avvocati si è impegnata sia sul fronte dell’estensione del processo telematico al Giudice di Pace che della semplificazione delle procedure attualmente sviluppatesi nell’ambito del PCT; - che l’attuale diversità delle procedure, non solo in termini di rito, ma anche sotto i profili squisitamente tecnici, ha creato confusione ed incertezza tra gli operatori del diritto, costretti a studiare e ad imparare ad utilizzare tre diversi riti processuali-telematici; - che le differenze esistenti attengono a diversi istituti processuali, tanto che per gli stessi possono crearsi antitetiche interpretazioni a seconda del rito in cui si verificano, con ulteriore grave incertezza per gli operatori; - che le principali differenze possono essere sintetizzate e rappresentate nella seguente tavola sinottica:
… (VEDI DOCUMENTO ALLEGATO) ...
considerato - che, nel rispetto delle diversità dei riti sotto il profilo processuale, è sicuramente possibile individuare delle modalità tecniche uniformi e condivise che, ad esempio, sfruttino opportunamente una medesima piattaforma telematica e, quindi, una medesima licenza software e non tre diverse licenze come attualmente accade, triplicando i costi per il sistema Giustizia; - che l’unificazione della procedura, quantomeno sotto il profilo tecnico, permetterebbe una uniforme gestione della procedura telematica innanzi alla Corte di Cassazione, ove tutti e tre i processi, civile, amministrativo e tributario, possono comunque giungere per motivi di legittimità; - che le tre diverse piattaforme in essere prevedono un sistema di autenticazione mediante certificato digitale di autenticazione basato su un certificato contenuto su un dispositivo hardware (token USB o smartcard) e che le suddette prevedono diverse tipologie di firma digitale (anch’esse basate su un certificato contenuto su un dispositivo hardware) per gli atti depositati sulle medesime: - PADES o CADES per documenti e atti nel PCT ma solo CADES per la busta di trasporto; - solo PADES per documenti e atti nel PAT; - solo CADES per documenti e atti nel PTT; - che, alla luce delle recenti modifiche introdotte al Codice dell’amministrazione Digitale, D.Lgs. 07/03/2005, n. 82, art20 e salvo quanto previsto dal c.1-quater del medesimo articolo, la fattispecie prevista al comma 1 bis, identificabile anche con il cosiddetto SPID ovvero Sistema Pubblico di Identità Digitale, potrebbe andare a costituire il sistema di autenticazione degli operatori del processo telematico, sia esso, civile, amministrativo o tributario, semplificando ed uniformando il processo di autenticazione degli utenti e di firma dei documenti grazie alla tecnologia blockchain che di fatto rende non più necessario l’utilizzo, a tali fini, di dispositivi hardware quali token USB e/o smartcard; - che l’attuale sistema di deposito telematico attraverso l’invio di file a mezzo PEC con apposite buste di trasporto crittografate crea inoltre notevoli volumi di traffico dati non necessario (ricevuta di accettazione, ricevuta di consegna, email per esito controlli automatici ed email per avvenuta accettazione da parte della cancelleria) oltre a posticipare la conferma circa la correttezza o meno di un deposito ad un momento successivo, più o meno distante nel tempo, a seconda della diligenza dell’operatore di cancelleria nella lavorazione delle buste dei depositi, creando ulteriore incertezza circa il buon esito del deposito telematico; - che già ad oggi la piattaforma PAT introduce, seppur come modalità residuale, un sistema di deposito basato sull’upload diretto dei documenti e degli atti piuttosto che sull’invio a mezzo PEC; - che ad oggi le piattaforme telematiche per il processo sono già predisposte per l’autenticazione degli utenti che vi accedono, con modalità idonee a garantire la sicurezza degli accessi e delle operazioni di consultazione dei documenti; - che, in considerazione di ciò, è evidente che le suddette piattaforme, una volta in grado di autenticare in modo certo l’operatore potrebbero anche permettere allo stesso il deposito mediante upload diretto nel fascicolo invece che mediante l’invio del deposito a mezzo PEC; - che le piattaforme suddette, a tal fine, potrebbero infatti già effettuare, sulla base dei medesimi parametri automatici applicati in fase di ricezione delle PEC (cd “controlli automatici”) un controllo automatico sui singoli file caricati dall’operatore, accettando o respingendo il documento in considerazione di formato/dimensione/caratteristiche tecniche dello stesso, dando quindi in tempo reale all’operatore il cosiddetto esito controlli automatici; - che le piattaforme suddette, una volta superato il controllo automatico in tempo reale dei documenti caricati, potrebbero altresì accettare il deposito generando, sempre in tempo reale, una apposita ricevuta, immediatamente disponibile per l’operatore mediante download oppure inviata automaticamente alle PEC delle parti associate al fascicolo processuale telematico, dando così certezza all’operatore del buon esito del deposito ed al tempo stesso notizia alle altre parti processuali; - che detto sistema, responsabilizzando l’operatore, gli permetterebbe un maggior controllo dell’intera procedura di deposito, eliminando al tempo stesso l’intervento, ora necessario, dell’operatore di cancelleria al solo fine di validare il deposito effettuato; - che eventuali problemi connessi alle caratteristiche tecniche delle attuali infrastrutture, quali ad esempio la capacità di sopportare i picchi di traffico generati da un sistema di upload diretto rispetto ad un sistema di deposito mediante invio di PEC, possono essere, allo stato della tecnica, agevolmente superati con modesti investimenti, sicuramente adeguati e sostenibili alla luce dell’obiettivo prefissato, di miglioramento del processo telematico; - che per l’implementazione delle misure innanzi proposte è sicuramente utile un confronto tra tutti gli operatori del processo, interni ed esterni, ed in particolare delle loro rappresentanze a livello istituzionale ed associativo come in passato avvenuto con l’introduzione del Tavolo permanente per l’attuazione del processo civile telematico; tanto sopra premesso e considerato, la Giunta Nazionale delibera 1) nell’ottica di ridurre i costi del sistema giustizia e di ottimizzare la fruibilità dei servizi telematici offerti agli operatori, di sollecitare l’individuazione di una piattaforma comune per i processi civile, amministrativo e tributario telematico, nella quale sia previsto, per tutti gli operatori del diritto, un unico sistema di autenticazione e di firma, semplificato ma al tempo stesso sicuro, ad esempio attraverso il sistema SPID; 2) nell’ottica di dare maggior certezza alle procedure di deposito degli atti telematici, responsabilizzando gli operatori esterni ed alleggerendo il carico di lavoro degli operatori di cancelleria, di sollecitare l’adozione, all’interno della suddetta piattaforma comune, di un sistema di deposito mediante upload diretto sui server preposti, sostitutivo dell’attuale sistema di deposito mediante PEC; 3) di sollecitare la costituzione di un tavolo trasversale sul processo telematico, civile, amministrativo e tributario, a cui parteciperanno le rappresentane istituzionali e associative degli operatori del diritto, finalizzato ad individuare le più corrette e condivise modalità di attuazione di quanto previsto ai punti 1) e 2) della presente delibera. Roma, 16 marzo 2018 Il Presidente
" ART. 20 CAD Validità ed efficacia probatoria dei documenti informatici 1-bis. Il documento informatico soddisfa il requisito della forma scritta e ha l'efficacia prevista dall'articolo 2702 del Codice civile quando vi è apposta una firma digitale, altro tipo di firma elettronica qualificata o una firma elettronica avanzata o, comunque, è formato, previa identificazione informatica del suo autore, attraverso un processo avente i requisiti fissati dall'AgID ai sensi dell'articolo 71 con modalità tali da garantire la sicurezza, integrità e immodificabilità del documento e, in maniera manifesta e inequivoca, la sua riconducibilità all'autore. In tutti gli altri casi, l'idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio, in relazione alle caratteristiche di sicurezza, integrità e immodificabilità. La data e l'ora di formazione del documento informatico sono opponibili ai terzi se apposte in conformità alle Linee guida. 1-ter. L'utilizzo del dispositivo di firma elettronica qualificata o digitale si presume riconducibile al titolare di firma elettronica, salvo che questi dia prova contraria. 1-quater. Restano ferme le disposizioni concernenti il deposito degli atti e dei documenti in via telematica secondo la normativa, anche regolamentare, in materia di processo telematico. 3. Le regole tecniche per la formazione, per la trasmissione, la conservazione, la copia, la duplicazione, la riproduzione e la validazione dei documenti informatici, nonché quelle in materia di generazione, apposizione e verifica di qualsiasi tipo di firma elettronica, sono stabilite con le Linee guida. 4. Con le medesime regole tecniche sono definite le misure tecniche, organizzative e gestionali volte a garantire l'integrità, la disponibilità e la riservatezza delle informazioni contenute nel documento informatico. 5. Restano ferme le disposizioni di legge in materia di protezione dei dati personali. 5-bis. Gli obblighi di conservazione e di esibizione di documenti previsti dalla legislazione vigente si intendono soddisfatti a tutti gli effetti di legge a mezzo di documenti informatici, se le procedure utilizzate sono conformi alle Linee guida"
Delibera di Giunta Nazionale n. 4 del 24 feb 18 (astensione)
Delibera di Giunta Nazionale n. 4 del 24 febbraio 2018 La Giunta Nazionale dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati - riunitasi in data 24 febbraio 2018 presso la sua sede di Roma – via Tacito n. 50, in relazione alla questione relativa all’astensione proclamata dall’ Organismo Congressuale Forense premesso - che per il giorno 23 febbraio 2018 l'Organismo Congressuale Forense ha indetto una giornata di astensione a carattere nazionale da tutte le udienze e dalle altre attività giudiziarie, nell’ambito della manifestazione denominata “GIORNATA DELLA DIGNITÀ E DELL'ORGOGLIO DELL'AVVOCATURA E DELLA SALVAGUARDIA DELLE TUTELE: PARLIAMONE PRIMA” che si sarebbe dovuta organizzare presso ogni sede di Distretto di Corte d’Appello; - che l’astensione ha fatto seguito alla manifestazione unitaria del 16 febbraio a Roma, dal medesimo titolo, con l’intervento di alcuni rappresentati della politica per verificare la disponibilità dei partiti a recepire le istanze dell’Avvocatura; valutato - che tra gli obiettivi delle suddette manifestazioni vi era certamente quello di sensibilizzare l'opinione pubblica, la politica ed i possibili rappresentanti del governo prossimo venturo sui "valori irrinunciabili" legati alla professione forense; - che nell’enunciazione di detti valori è stato acclarato che la professione è uno "strumento di composizione delle distorsioni sociali e del mercato", sono state affermate l’irrinunciabilità della tutela giudiziaria dei diritti, anche nella forma della giustizia di prossimità, nonché l’autonomia e l'indipendenza dell'Avvocatura ed il diritto ad una “giusta” remunerazione della prestazione professionale; considerato - che non vi è stata da parte dei Colleghi la partecipazione alle iniziative che era logico attendersi; - che a fronte di una flebile comunicazione dell’evento presso i Colleghi, nell’indolenza di alcuni e nella prematura rassegnazione dei più, gli eventi suddetti hanno censito molti astanti e pochi astenuti; - che la composta protesta dell'astensione collettiva dovrebbe mirare a rivendicare la restituzione della dignità del ruolo e la conseguente adozione da parte delle Istituzioni di provvedimenti che consentano l’efficace esercizio della funzione; ritenuto - che la gravità del momento quanto al disconoscimento dell’importanza del ruolo - che è e rimane presidio essenziale nella garanzia dei diritti costituzionali della collettività - e la ferma necessità di un intervento Istituzionale in merito, avrebbero dovuto suggerire una promozione dell’evento ed una attenta riflessione e presa di coscienza dell’Avvocatura tutta circa l’importanza di una partecipazione quanto mai attiva alle attività di politica forense che la riguardano, sulla necessità di una vera e concreta comunione di intenti; - che l’Avvocatura non deve e non può più attendere, dovendosi rendere parte attiva nella battaglia volta alla restituzione di condizioni che le consentano di assolvere con rettitudine, piena competenza ed efficacia il ruolo che le è attribuito; - che deriva in capo ai componenti tutti dell’Avvocatura, dai meno ai più giovani, dai più ai meno affermati, non un diritto, bensì un preciso obbligo di farsi carico delle proprie sorti e di rivendicare attivamente i propri diritti, a beneficio dell’ossequio alla legalità, a garanzia della democrazia del Paese. tanto sopra premesso, valutato, ritenuto, considerato, la Giunta Nazionale delibera 1) di sollecitare tutte le Istituzioni Forensi a favorire una maggiore partecipazione dei Colleghi agli eventi di carattere nazionale posti effettivamente a tutela della categoria e del sistema giustizia; 2) di monitorare che l’utilizzo dello strumento dell’astensione dalle attività giudiziarie sia sempre rispettoso delle norme previste dal codice di autoregolamentazione e delle modalità di astensione stabilite dalla legge, con particolare attenzione alle motivazioni sottese alla proclamazione da parte degli organi a ciò preposti. Roma, 24 febbraio 2018 Il Segretario Antonio De Angelis Il Presidente Alberto Vermiglio
Delibera di Giunta Nazionale n. 3 del 24 feb 18 (gestione separata INPS)
Delibera di Giunta Nazionale n. 3 del 24 febbraio 2018 La Giunta Nazionale dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati - riunitasi in data 24 febbraio 2018 presso la sua sede di Roma – via Tacito n. 50, in relazione alla questione relativa all’iscrizione alla gestione separata INPS (c.d. Operazione Poseidone) premesso - che con delibera del 04.02.2017 la Giunta Nazionale AIGA si impegnava “sollecitare un urgente intervento (di qualunque natura), vincolante per l’INPS e la CASSA FORENSE che impedisca la duplicazione nel versamento dei contributi previdenziali da parte degli Avvocati , che preveda quale unico destinatario Cassa Forense , e di sollecitare il legislatore ad intervenire sul tema per impedire all’INPS di emettere ulteriori avvisi di addebito, specie se relativi a periodi per i quali il professionista ha richiesto e ottenuto la retrodatazione dell’iscrizione”; - che, con mozione approvata al Congresso Nazionale di Perugia del 24 ottobre 2017, l’Associazione Italiana Giovani Avvocati si impegnava “ad intervenire in tutte le sedi politiche ed istituzionali competenti al fine di promuovere un intervento di qualsiasi natura diretto a risolvere il succitato problema dell’iscrizione d’ufficio degli avvocati alla Gestione Separata INPS ovvero che consenta di ricongiungere, senza oneri aggiuntivi, i contributi versati alla Gestione Separata INPS in favore di Cassa Forense.” valutato - che, a seguito del coordinamento messo in atto dal Comitato Nazionale Avvocati No Gestione Separata INPS, il contenzioso generato dalla notifica degli avvisi di pagamento da parte dell’INPS ha trovato un’iniziale soluzione grazie alle positive pronunce rese dai Tribunali di merito; - che, tuttavia, con la sentenza n. 30343/2017 la Suprema Corte ha invertito l’orientamento della giurisprudenza di merito stabilendo il principio secondo il quale “l’iscrizione alla gestione separata è obbligatoria per i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo di cui all’art. 49(ora 53), comma 1 , T.U. n. 917/1986, l’esercizio della quale non sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi professionali ovvero, se subordinato all’iscrizione ad un albo, non sia soggetto ad un versamento contributivo agli enti previdenziali di riferimento che sia suscettibile di costituire in capo al lavoratore autonomo una corretta posizione previdenziale”. considerato - che il rimedio giurisdizionale, messo in atto da tantissimi colleghi, rischia di non esaurirsi nonostante la pronuncia contraria resa dalla Corte di Cassazione; - che, al di fuori della querelle giurisdizionale degli avvocati attinti dalle cartelle di pagamento relative all’iscrizione alla gestione separata dell’INPS, l’AIGA ha approfondito varie ipotesi di soluzione “politica” della questione, anche di concerto con il Comitato Nazionale No Gestione Separata, al fine di poter prevedere un sistema che consenta agli avvocati interessati di potersi iscrivere, per le annualità oggetto di richiesta, alla Cassa Forense, con l’obiettivo di paralizzare l’iscrizione alla gestione separata dell’INPS. ritenuto - che anche alla luce dei precedenti deliberati con congressuali si ritiene opportuno valutare una soluzione che preveda la riapertura dei termini dell’istituto della retrodatazione a Cassa Forense, previsto oggi solo al momento dell’iscrizione, entro un termine di decadenza e solo per alcune annualità; - che già in passato il legislatore ha concesso agli avvocati di poter richiedere la retrodatazione dell’iscrizione alla Cassa. In particolare l’art. 29 della L. 576 del 1980 prevedeva “Entro il termine perentorio di un anno dall'entrata in vigore della presente legge, gli avvocati, i procuratori ed i praticanti abilitati al patrocinio che abbiano esercitato con carattere di continuità la professione o il praticantato a norma dell'art. 2 della legge 22 luglio 1975, n. 319, possono chiedere l'iscrizione con effetto retroattivo o la retrodatazione degli effetti dell'iscrizione, se già iscritti, risalendo al massimo all'iscrizione agli albi e ai registri dei praticanti e comunque non oltre il 1952.” Successivamente con l’entrata in vigore dell’art. 3 della L. n. 175/1983 è stato previsto “Il termine di cui al primo comma dell'articolo 29 della legge 20 settembre 1980, n. 576, è riaperto per la durata di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.”, ed ancora una seconda riapertura dei termini è stata prevista dall’art. 12 della L. 141/1992 “ Il termine di cui al primo comma dell'articolo 29 della legge 20 settembre 1980, n. 576, è riaperto per la durata di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai soli fini della retrodatazione degli effetti di iscrizioni già avvenute”; tanto sopra premesso, valutato, ritenuto, considerato, la Giunta Nazionale delibera 1) di sollecitare il Parlamento all’adozione di una norma che disponga la riapertura dei termini di cui all’art. 29 della L. n. 576/1980. 2) di prevedere, di concerto con Cassa Forense, eventuali ulteriori soluzioni che consentano, in particolar modo ai giovani avvocati interessati, di retrodatare l’iscrizione alla Cassa al fine di evitare le richieste dell’INPS a seguito della coattiva iscrizione alla Gestione Separata. Roma, 24 febbraio 2018 Il Segretario Antonio De Angelis Il Presidente Alberto Vermiglio
Delibera di Giunta Nazionale n. 2 del 16 dic 17 (equo compenso)
Delibera di Giunta Nazionale n. 2 del 16 dicembre 2017 La Giunta Nazionale dell’A.I.G.A. – Associazione Italiana Giovani Avvocati – riunitasi in data 16.12.2017 presso la sua Sede di Roma – via Tacito n. 50, in relazione alla legge “sull’equo compenso”: premesso - che nei primi dieci mesi del 2017 il tema dell’equo compenso, e della reintroduzione dei minimi tariffari, è stato oggetto di un amplissimo dibattito politico che ha condotto alla proposizione di diversi disegni di legge in materia; - che al Congresso Ordinario dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati, tenutosi a Foggia nei giorni del 26 - 28 ottobre 2017, l’Assemblea ha dato mandato alla Giunta, nel biennio 2017 - 2019, di perseguire l’obiettivo d’introduzione dell’equo compenso nella professione forense; - che al primo Consiglio Direttivo Nazionale A.I.G.A. tenutosi a Roma il 25 novembre u.s., la proposta sull’equo compenso è stato oggetto di discussione, in ragione della sua centralità nel dibattito politico in vista dell’approvazione della cd. Legge di Bilancio; - che in data 06.12.2017 è entrata in vigore la legge 4 dicembre 2017 n. 172, che all’art. 19 quaterdecies, co. 1, reca la disposizione rubricata Introduzione dell'articolo 13 bis della legge 31 dicembre 2012, n.247, in materia di equo compenso per le prestazioni professionali degli avvocati; valutato - che il principio informatore dell’impianto normativo è quello di tutelare il Professionista, individuato come contraente debole, affinché nel rendere le proprie prestazioni professionali si veda corrisposto un compenso equo, proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione legale; - che il co. 5 dell’art. 13 bis legge n. 247/2012 elenca le clausole che il Legislatore considera vessatorie salvo che siano state oggetto di specifica trattativa e approvazione; - che la norma, indipendentemente dalla specifica approvazione, considera vessatorie le clausole di cui al co. 5 lettere a) e c); - che, tenuto conto della vessatorietà della clausola di cui al co. 5 lettera c) - con la quale si attribuisce al Cliente la facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive che l'avvocato deve eseguire a titolo gratuito - nel rispetto della ratio legis è opportuno considerare altresì vessatorie, indipendentemente dalla specifica trattativa e approvazione, anche altre clausole elencate nell’art 13 bis co. 5; - che anche le clausole di cui al co. 5 lettere e), g), h) devono considerarsi vessatorie indipendentemente da una specifica trattativa e approvazione; considerato - che il dibattito acceso sul tema e l’accelerazione impressa dal Governo, attestata dall’introduzione di un’apposita norma inserita nella cd. Legge di Bilancio, impongono una rapida presa di posizione a tutela degli interessi della giovane Avvocatura la quale, chiaramente, è attualmente gravemente penalizzata dalle norme che caratterizzano il sistema vigente; - che, in particolare: (I) la clausola di cui al co. 5 lettera e) relativa alla previsione di clausole che impongono all'avvocato la rinuncia al rimborso delle spese direttamente connesse alla prestazione dell'attività professionale oggetto della convenzione; (II) la clausola di cui al co. 5 lettera g), relativa alla previsione che, in ipotesi di liquidazione delle spese di lite in favore del cliente, all'avvocato sia riconosciuto solo il minore importo previsto nella convenzione, anche nel caso in cui le spese liquidate siano state interamente o parzialmente corrisposte o recuperate dalla parte; (III) la clausola di cui al co. 5 lettera h), relativa alla previsione che, in ipotesi di nuova convenzione sostitutiva di altra precedentemente stipulata con il medesimo cliente, la nuova disciplina sui compensi si applichi, se comporta compensi inferiori a quelli previsti nella precedente convenzione, anche agli incarichi pendenti o, comunque, non ancora definiti o fatturati si concretano tutte, di fatto, in una violazione del principio di proporzionalità rispetto alla quantità e qualità del lavoro svolto, alterando le caratteristiche della prestazione legale che invece la norma approvata - con particolare riferimento alla clausola di cui al co. 5 lettera c) relativa alle prestazioni gratuite - si propone di tutelare e salvaguardare, nonché con particolare riferimento alla clausola di cui al co. 5 lettera g) si genererebbe di fatto un’ipotesi di ingiustificato arricchimento in favore del Cliente; - che il co. 9 dell’art. 13 bis legge n. 247/2012 stabilisce che l'azione diretta alla dichiarazione della nullità di una o più clausole delle convenzioni di cui al comma 1 è proposta, a pena di decadenza, entro ventiquattro mesi dalla data di sottoscrizione delle convenzioni medesime. - che detta norma, in relazione all’esigenza che con essa si vuole salvaguardare, appare irragionevole sia rispetto alla normale durata degli incarichi conferiti ed alla possibile ritardata insorgenza delle situazioni comportanti le ipotesi di vessatorietà delle clausole, sia rispetto alle norme del codice civile che lo stesso co. 11 della citata disposizione richiama, stabilendo che per quanto non previsto dal presente articolo, alle convenzioni di cui al comma 1 si applicano le disposizioni del codice civile; - che, da ultimo, il co. 10 della citata disposizione stabilisce che il giudice, accertate la non equità del compenso e la vessatorietà di una clausola a norma dei commi 4, 5 e 6 del presente articolo, dichiara la nullità della clausola e determina il compenso dell'avvocato tenendo conto dei parametri previsti dal regolamento di cui al decreto del Ministro della giustizia adottato ai sensi dell'articolo 13, comma 6; - che infine il co. 3 della citata disposizione stabilisce che la pubblica amministrazione, in attuazione dei principi di trasparenza, buon andamento ed efficacia delle proprie attività, garantisce il principio dell'equo compenso in relazione alle prestazioni rese dai professionisti in esecuzione di incarichi conferiti dopo la data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto; ritenuto - che, ai sensi del combinato disposto degli artt. 1421 e 1422 c.c., l’azione di nullità di un contratto è imprescrittibile e può essere rilevata d’ufficio dal Giudice, di talché si ritiene essere in linea con l’impianto normativo e con le stesse norme del codice civile, far decorrere il termine di decadenza per l’esperimento dell’azione di nullità dal termine del mandato; - che appare preferibile stabilire con ragionevole certezza il criterio con il quale il giudice procede alla determinazione dell’equo compenso; - che, nel rispetto del principio informatore che ha animato il Legislatore, è preferibile estendere l’equo compenso, cui giustamente anche la Pubblica Amministrazione deve uniformarsi, ad ogni rapporto professionale con la stessa Pubblica Amministrazione; - che l’Ufficio per i rapporti col Parlamento e le Istituzioni di A.I.G.A. ha predisposto un emendamento che risponde alle esigenze evidenziate nel dibattito congressuale e nel successivo Consiglio Direttivo Nazionale A.I.G.A. di Roma; tanto sopra premesso, valutato, ritenuto, considerato, la Giunta Nazionale delibera di trasmettere la proposta di emendamento suddetta ai referenti dei partiti politici presso la Commissione Bilancio, affinché possa essere recepita per modificare il testo di legge sull’equo compenso attualmente in discussione. Roma, 16 dicembre 2017 Il Segretario Antonio De Angelis Il Presidente Alberto Vermiglio
Delibera di Giunta Nazionale n. 1 del 16 dic 17 (regolamento specializzazioni)
Delibera di Giunta Nazionale n. 1 del 16 dicembre 2017 La Giunta Nazionale dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati – riunitasi in data 16.12.2017 presso la sua Sede di Roma – via Tacito n. 50, in relazione alla sentenza n. 5575 del 28.11.2017 con la quale la quarta sezione del Consiglio di Stato ha cassato il regolamento N. 144/2015 sulle specializzazioni professionali: premesso che la suddetta pronuncia ha confermato l’impianto generale del regolamento bocciando in particolare l’art. 3, concernente la suddivisione delle materie oggetto di specializzazione, e l’art. 6, comma 4, relativo alla previsione del colloquio presso il CNF per l’accesso all’attribuzione per la verifica della c.d. “Comprovata esperienza”. Che con riferimento all’elenco dei settori di specializzazione, il giudice amministrativo ha accertato la palese irragionevolezza ed arbitrarietà della suddivisione derivante dalla rilevata “impossibilita’” di ricostruire il criterio ordinatore dei settori di specializzazione contenuti nel regolamento” (sent. N. 5575/17 cit.); valutato che, con ogni evidenza, gli effetti della pronuncia oggetto di esame hanno prevaricato le singole illegittimità riscontrate finendo con il menomare severamente l’impianto alla base della disciplina sulle specializzazioni, rimaste prive del proprio oggetto oltre che di una delle due modalità di conseguimento del titolo di specialista. Il legislatore, su impulso del Ministero della Giustizia, si è dimostrato prontamente determinato a colmare il vulnus normativo creatosi proponendo alcuni emendamenti alla legge di bilancio, di modifica dell’art. 9 della legge 247/12 che: 1) individuano settori di specializzazione parzialmente diversi da quelli proposti in precedenza per il diritto civile; 2) individuano quattro settori di specializzazione per il diritto penale; 3) mantengono la forma del colloquio quale elemento valutativo per la domanda fondata sulla comprovata esperienza. considerato - che l’AIGA ha pubblicamente espresso la propria ferma non condivisione rispetto ad interventi estemporanei ed avventati da parte del Legislatore in ambito di riforma della professione forense; - che la figura del c.d. “avvocato specializzato” attiene ad un tema complesso che va inquadrato in un discorso organico che passa dall’accesso alla professione (anzi addirittura dalla scelta del percorso universitario) e che non può prescindere dal riconoscimento dell’accesso al patrocinio alle magistrature superiori; - che le suddivisioni fino ad ora proposte, così come i percorsi per l’accesso al titolo di specializzato (es. 20 giudizi affrontati innanzi alla Corte d’Appello negli ultimi 4 anni) sono frutto di una concezione ormai obsoleta e vetusta della professione, poiché oggi il professionista va riqualificato nel senso di consulente qualificato e partner imprescindibile del proprio assistito; - che le suddivisioni per settori finora proposte non hanno preso in considerazione percorsi di specializzazione di tipo interdisciplinare (come ad es. specialista in diritto ambientale) ritenuto che in data 7 dicembre 2017 si è formalmente costituito il Comitato delle Associazioni Specialistiche Forensi, di cui Aiga è parte attiva; Stante l’attuale contesto politico normativo, si impone l’obbligo delle rappresentanze del neo costituito Comitato, di ripensare alle specializzazioni forensi in termini di opportunità lavorativa e formativa, di costi e di prospettive; La rielaborazione del catalogo dei settori di specializzazione debba opportunamente partire dalla ricognizione delle esperienze concretamente maturate dalla classe forense su tutto il territorio italiano;la disciplina non tiene conto della situazione peculiare in cui versano i collaboratori di studio, ai quali dovrebbe essere consentito di dimostrare il bagaglio esperienziale acquisito, pur in mancanza di un patrocinio formale delle cause trattate. tanto sopra premesso, valutato, ritenuto, considerato, la Giunta Nazionale delibera 1) di approvare la proposta avanzata dal Dipartimento specializzazioni e nuove aree di mercato, di avviare un’indagine tra i propri iscritti, con il precipuo intento di individuare concretamente i settori in cui è possibile, oltre che necessario, considerare percorsi di specializzazione, e le relative modalità di accesso volte all’ottenimento di una o più qualifiche. 2) di diffondere anche all’esterno di AIGA gli esiti dell’indagine svolta e di presentarne i risultati presso il Comitato delle Associazioni Specialistiche Forensi 3) di sollecitare il Ministero e il CNF a prevedere un automatismo di iscrizione all’albo presso le giurisdizioni superiori o comunque una “corsia preferenziale” per gli avvocati che conseguono la specializzazione; Roma, 16 dicembre 2017 Il Presidente Alberto Vermiglio
Delibera di Giunta n. 23 del 22 apr 17 (patto di quota lite)
Delibera di Giunta n. 23 del 22apr17 (patto di quota lite)
Delibera di giunta n. 22 del 4 feb 17 (previdenza forense e ricongiungimento gestione separata inps)
Delibera di giunta n 22 del 4feb17 (previdenza forense e ricongiungimento gestione separata inps)
Delibera di Giunta n. 21 del 4 feb 17 (avvocato monocommittente)
Delibera di Giunta Nazionale n. 20 del 4 febbraio 2017 (dichiarazioni Presidente ANM – Davigo)
Delibera di Giunta n. 20 del 4 feb 17
Delibera di Giunta Nazionale n. 19 del 4 febbraio 2017 (terzo decreto sisma)
Delibera di Giunta Nazionale n. 19 del 4 febbraio 2017
Delibera di Giunta Nazionale n. 18 del 3 dicembre 2016 (decreto sisma)
Delibera di Giunta Nazionale n. 18 del 3 dicembre 2016 decreto sisma
Delibere Congresso Straordinario AIGA Perugia, 22–24 settembre 2016
MOZIONE N. 1 – Rappresentanza Forense Presentata da: Giunta MOZIONE N. 2 – Requisiti soggettivi per elezione CNF Presentata da: Carlo Battipede (Varese) MOZIONE N. 3 – Previdenza Forense Presentata da: Giovanni Pansini (Trani) MOZIONE N. 4 – Contributi minimi Cassa Forense Presentata da: Giovanni Pansini (Trani) MOZIONE N. 5 – Art. 22 comma 4 Legge Professionale Presentata da: Manuela Calautti (Locri) MOZIONE N. 6 – Cordinamento regolamento “cassazionisti” e regolamento specializzazioni Presentata da: Angela Bellusci (Castrovillari) MOZIONE N. 7 – Esame avvocato Presentata da: Simona Manno (Locri) MOZIONE N. 8 – ADR Presentata da: Roberta Stornelli (Avezzano) MOZIONE N. 9 – Opportunità di lavoro ed equità fiscale Presentata da: Tiziana Carabellese (Trani) MOZIONE N. 10 – Opportunità di lavoro ed equità fiscale Presentata da: Giacomo Guidoni (Venezia) e Alessia Chilovi (Trento)
tutte le delibere sono state approvate all'unanimità
Mozione 3
Mozione 5
Mozione 6
Mozione 7
Mozione 9
Deliberati Congresso straordinario Perugia
Delibera di Giunta Nazionale n. 14 del 27 mag 2016 (contratti prematrimoniali)
Delibera-di-Giunta-Nazionale-n.-14-del-27mag16-%28contratti-prematrimoniali%29.pdf
Delibera di giunta nazionale n 13 del 23apr16 (pct)
Delibera-di-Giunta-Nazionale-n.-13-del-23apr16-PCT.pdf
Delibera di giunta nazionale n 12 del 23 apr 16 (riforma magistratura onoraria)
Delibera-di-Giunta-Nazionale-n.-12-del-23apr16-riforma-magistratura-onoraria.pdf
Delibera di giunta nazionale n 11 del 23 apr 16 (abolizione commissioni tributarie)
Delibera di Giunta Nazionale n. 11 del 22 giugno 2018 La Giunta Nazionale dell’AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati - riunitasi in data 22 giugno 2018, in relazione all’esame di abilitazione per la professione forense premesso - che il capo II della legge 247/2012 disciplina il nuovo esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato; - che dall'analisi dei lavori preparatori alla Riforma Forense, emerge con chiarezza l'obiettivo di ridisegnare il percorso di accesso alla professione in modo da garantire che i nuovi avvocati siano adeguatamente formati, facendo sì che gli alti livelli di professionalità siano mantenuti durante tutta la carriera, prevedendo un'adeguata formazione permanente, prescrivendo come essenziale l'esercizio effettivo e continuativo della professione da parte degli iscritti agli albi; - che il Legislatore, ispirandosi a questi principi, ha modificato anche la disciplina della pratica forense, riducendone la durata al fine di inserire più celermente i giovani laureati nel mondo delle professioni, ed al tempo riformando il tirocinio professionale, che oltre nella pratica svolta presso uno studio, ai sensi dell'art. 43, consiste altresì nella frequenza obbligatoria e con profitto, per un periodo non inferiore a diciotto mesi, di corsi di formazione di indirizzo professionale tenuti da ordini e associazioni forensi, nonché dagli altri soggetti previsti dalla legge. - che l'art. 49 prevede una graduale applicazione della nuova disciplina sull'esame di stato, stabilendo che per i primi due anni dall'entrata in vigore della nuova legge (2 febbraio 2013) l'esame di abilitazione all'esercizio della professione di avvocato si effettui, sia per le prove scritte che orali, secondo la normativa previgente; valutato - che il testo originario dell'art. 49 prevedeva, dopo il primo biennio dall'entrata in vigore della legge, un ulteriore periodo di regime transitorio della durata triennale, ma che tale disposizione fu, tuttavia, soppressa dalla Camera dei Deputati, che nell'esaminare il disegno di legge, non tenne conto delle oggettive difficoltà che le Istituzioni Forensi avrebbero riscontrato nell'applicazione del regime previsto dalla nuova Legge Professionale; - che il Milleproroghe 2016 (D.L. n°244/16 conv. Legge 27 febbraio 2017 n°19), su proposta AIGA conseguente alla mozione presentata al Congresso Straordinario di Perugia 2016, ha infatti modificato solamente l'art. 49 della Legge Professionale stabilendo che "Per i primi cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge l'esame di abilitazione all'esercizio della professione di avvocato si effettua, sia per quanto riguarda le prove scritte e le prove orali, sia per quanto riguarda le modalità di esame, secondo le norme previgenti". considerato - che l'art. 1 della Legge Professionale sancisce il principio di favorire l'ingresso e l'accesso alla professione, in particolare alle giovani generazioni, con criteri di valorizzazione del merito; - che il nuovo esame di Stato di cui all'art. 49 è strettamente connesso con la nuova pratica professionale ed, in particolar modo, con la frequenza dei corsi di formazione obbligatori previsti dall'art. 43, propedeutici all'esame; - che allo stato attuale né le Università né le attuali Scuole Forensi forniscono ai giovani praticanti gli strumenti e la metodologia di studio necessari per affrontare il nuovo esame di stato di cui all'art. 46; - che pertanto, rebus sic stantibus, prorogare l'entrata in vigore del "nuovo" esame di abilitazione, in corrispondenza dell'entrata in vigore del Regolamento Ministeriale, al fine di evitare situazioni di iniquità, come peraltro già parzialmente recepito dal Legislatore con la proroga attuata dal Milleproroghe 2018; ritenuto - che qualora il nuovo esame di abilitazione entrasse in vigore prima dell'attuazione della nuova pratica forense e soprattutto prima dell'istituzione dei Corsi di formazione obbligatori, i praticanti subirebbero un'ingiusta limitazione del loro diritto a un'adeguata formazione finalizzata all'accesso alla professione, in spregio a quelle che, dai lavori preparatori, erano le intenzioni del Legislatore; - che AIGA ha tra i propri scopi statutari quello di garantire ai praticanti una idonea formazione professionale, che in mancanza di un coordinamento delle varie norme potrebbe essere non garantita dall’attuale schema di esame di abiliotazione; tanto sopra premesso, considerato e ritenuto, la Giunta Nazionale delibera 1) di chiedere al Ministro della Giustizia, a tutte le forze politiche in Parlamento ed alle Istituzioni Forensi di procedere con una nuova proroga dell’entrata in vigore delle norme relative all’esame di abilitazione; 2) di chiedere a tutte le Istituzioni interessate una organica rivisitazione dei metodi di accesso alla professione con particolare riferimento alle Scuole Forensi, alle possibilità di formazione alternativa alla pratica forense ed alla riforma dell’ esame di abilitazione Roma, 22 giugno 2018 Il Presidente Alberto Vermiglio
Delibera-di-Giunta-Nazionale-n.-11-del-23apr16-abolizione-commissioni-tributarie.pdf
Delibera CDN del 9 aprile 2016 (regolamento indennità e gettoni di presenza CNF)
Deliberato del Consiglio Direttivo Nazionale AIGA (regolamento gettoni di presenza CNF) 9apr16
Delibera di Giunta Nazionale n. 10 del 12mar16 (patrocinio a spese dello Stato e ADR)
Delibera di Giunta Nazionale n. 9 del 12mar16 (esami strumentali microlesioni)
Delibera di Giunta Nazionale n. 8 del 11mar16 (patti commissori)
Delibera di Giunta Nazionale n. 7 del 11marzo 2016 (elaborato commissione Rodorf)
Delibera di Giunta Nazionale n. 6 del 20feb16 (TU Spese di Giustizia)
Delibera-di-Giunta-Nazionale-n.-6-del-20feb16-TU-Spese-di-Giustizia.pdf
Delibera di Giunta Nazionale n. 5 del 19 feb 16 (gettoni presenza)
Delibera-di-Giunta-Nazionale-n.-5-del-19feb16-gettoni-presenza.pdf
Delibera di Giunta Nazionale n. 4 del 23gen16 (omicidio stradale)
Delibera di Giunta Nazionale n. 3 del 9 gen 16 (pignoramenti in proprio)
Delibera-di-Giunta-Nazionale-n.-3-del-9gen16-pignoramenti-in-proprio.pdf
Delibera di Giunta Nazionale n. 2 del 9 gen 16 (DDL Cirinnà)
Delibera-di-Giunta-Nazionale-n.-2-del-9gen16-DDL-Cirinnà.pdf
Delibera di Giunta Nazionale n. 1 del 19 dic 15 (regolamento Cassazionisti)
Delibera-di-Giunta-Nazionale-n.-1-del-19dic15-regolamento-Cassazionisti.pdf