Source: https://www.scribd.com/document/248357226/Danno-Ambiente
Timestamp: 2018-11-13 22:51:51+00:00
Document Index: 27856709

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 28', 'art. 303', 'art. 2050', 'art. 311', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 313', 'art. 18', 'art. 48402', 'art. 16', 'art. 725', 'Cass. Sez. ', 'art. 311', 'art. 242', 'art. 26', 'art. 60']

Danno Ambiente
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ANNO 2011 / NUMERO 1
GIAN DOMENICO COMPORTI1
La responsabilità per danno ambientale2
SOMMARIO: 1. La lezione dei fatti. – 2. Il ruolo strategico, ma non esaustivo
della responsabilità civile. – 3. Il carattere relazionale dei rimedi al danno ed i
limiti dell’approccio tipologico. – 4. L’operazione rimediale ed i suoi principi: la
priorità della tutela in forma specifica e la procedimentalizzazione della
responsabilità. – 5. Il carattere residuale del risarcimento per equivalente ed il
ruolo strategico della valutazione economica dei danni. – 6. Conclusioni.
1. La lezione dei fatti.
Per condurre un’analisi adeguata del tema ed evitare di incagliarsi subito
nelle dispute di carattere ideologico e di principio che, soprattutto quando si parla
di responsabilità e di ambiente, finiscono per prevalere su una documentata analisi
della realtà, pare utile partire dall’analisi dei fatti. Ciò anche perché è stato da
tempo notato che le questioni su cui dibattono i giuristi sono sovente il frutto di un
«processo elaborativo che si compie in altre sedi»3. Da queste vicende periferiche
conviene, dunque, prendere le mosse per mettere progressivamente a fuoco le
dinamiche che si mettono in moto al verificarsi di un danno ambientale, per tale
intendendosi qualunque accadimento o evento che possa avere effetti dannosi
sull’ambiente nel suo complesso.
Partendo dall’episodio più recente, ancora oggi in fase di evoluzione, può
così ricordarsi che il 20 aprile 2010 un’esplosione ha colpito la Deepwater
Horizon, una piattaforma petrolifera della compagnia svizzera Transocean che
eseguiva perforazioni per conto della British Petroleum a 50 km dalle coste della
Louisiana. 11 operai sono morti e 17 sono rimasti gravemente feriti, ma alla
tragedia che ha colpito i lavoratori si è aggiunto il danno ambientale: la fuoriuscita
di migliaia di barili di petrolio al giorno dai due buchi posizionati nella trivella a
5.000 metri di profondità. Nel suo discorso televisivo del 15 giugno 2010, il
Presidente Usa Obama ha parlato del peggiore disastro ambientale che ha colpito
l’America: infatti, non si è trattato di un incidente da utilizzo, né di un evento che
ha prodotto un unico effetto in un limitato arco temporale, ma di una specie di
epidemia (così l’ha definita Obama) che produrrà conseguenze a molteplici livelli
∗ Professore ordinario di Diritto amministrativo, Università degli Studi di Siena
2 Relazione presentata al Convegno su «Principio di precauzione e impianti petroliferi costieri»,
Livorno, 17 settembre 2010.
Chiarisce bene simili aspetti S. NESPOR, Il dibattito internazionale sulla responsabilità per danno
ambientale, in B. POZZO (a cura di), La nuova responsabilità civile per danno all’ambiente, Giuffrè,
Milano, 2002, pp.19 e 3.
Obama ha infine sottolineato come l’unico approccio che è inaccettabile in casi del genere è l’inazione.050 periti). la creazione di un team di scienziati e anche tecnici di BP. Si stima che tale evento abbia provocato la morte di 250. con il compito di trovare il modo di bloccare la fuoriuscita di petrolio. quella derivante dalla navigazione. che ha gestito anche il fondo per le vittime dell’11 settembre. 250 acquile di mare e 22 orche. 2. in Diritto all’ambiente. a tale operazione tecnica. b) poi. tecnici. c) quindi. mentre BP ha reso noto che sono state presentate oltre 106. che hanno messo in allarme i vertici dell’azienda ed il governo britannico per le possibili ricadute negative sul valore delle azioni (a metà giugno è stata decisa l’istituzione di un fondo costituito da 20 miliardi di dollari e gestito in modo terzo ed indipendente da Kennet Feinberg. 2009. rovesciando in mare 50.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 nei prossimi anni. Questa sintesi evidenzia la comparsa sulla scena del sito inquinato di una pluralità di attori (politici. Nel marzo del 1989 la petroliera Exxon Valdez si incagliò su un fondale basso e roccioso della baia di Prince William.900 km di coste dell’Alaska meridionale. in senso lato. economici e. Lo stesso Obama ha poi analizzato in serie le azioni avviate e quelle da intraprendere: a) anzitutto. citati da L. Elementi ricorrenti di un collaudato copione appaiono i seguenti: a) percezione della novità dell’evento e della sua entità: ogni episodio viene avvertito come nuovo e più grave nella storia dell’umanità. nessuna richiesta è stata respinta e sono presenti sul posto più di 1.800 lontre. ciascuno dei quali rispondenti a logiche di responsabilità e di azione differenti. Concentrando l’attenzione sulla più diffusa tipologia di inquinamento marino 4.000 uomini operanti presso 4 Stati sotto la direzione dell’ammiraglio Thad Allen. CRISTOFARO. clean up condotta da un insieme di circa 30. Una panoramica sulle principali forme di inquinamento dell’ambiente marino. le prime richieste risarcitorie. oltre alla 4 Secondo recenti calcoli dell’International Owners Pollution Federation. dal 1970 a causa di incidenti alle petroliere sarebbero stati versati in mare circa 5. Anche negli anni passati è così accaduto che gravi fenomeni di inquinamento siano stati salutati come disastri ecologici di entità epocale.000 mila uccelli marini.000 domande di risarcimento a fonte delle quali sono stati erogati 164.d.9 milioni di dollari.000 tonnellate di greggio che inquinarono 1. Nel riassumere il proprio punto di vista. 3 . si è associata un’attività di c. si possono citare i seguenti casi. sociali).65 milioni di tonnellate di petrolio greggio. un piano a lungo termine (long term Gulf Coast Restoration Plan) per ripristinare le bellezze della regione colpita e l’istituzione di una commissione nazionale di indagine per scoprire le cause del disastro e suggerire raccomandazioni per migliorare gli standards di protezione e sicurezza nei casi di perforazioni offshore (la National Commission on the BP Deepwater Horizon Oil Spill and Offshore Drilling è stata costituita con l’executive order del 21 maggio 2010 che ha concesso 6 mesi di tempo per produrre un final public report). apparendo inammissibile il principio del «too big and too difficult to meet». 300 foche.
RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 perdita di lavoro dei pescatori della zona ed a danni immensi all’economia della regione. le dichiarazioni della geochimica Jaqueline Missel che coordina la pulitura delle coste della Lousiana: «l’impatto è stato molto. con tre pacchetti di direttive (Erika I e Erika II del marzo e dicembre 2000 e Erika III del 2009) che hanno condotto all’introduzione dell’obbligo del doppio scafo (con il reg. ha indotto a modificare in modo significativo la legislazione marittima europea.il rapporto «BP Deepwater Horizon Oil Budget: What Happened To the Oil?» del National Incident Command (Nic) della National Oceanic and Atmosphere Administration (Noaa) e di altre agenzie federali del governo Usa. che annunciava. Inoltre.) costituisce tecnica altamente redditizia in termini di consenso: denunciare costa poco e rende molto. più si creano i presupposti per proclamare il successo delle iniziative intraprese. l’Organizzazione Marittima Internazionale (Omi) ha introdotto l’obbligo del doppio scafo nella Convenzione internazionale sulla prevenzione dell’inquinamento causato dalle navi (Convenzione Marpol firmata a Londra il 2 novembre 1973). che il 74% del greggio sversato sarebbe evaporato o bruciato e che dunque rimarrebbe disperso solo il 24% di una marea nera calcolata in 4 milioni e 900 mila barili dal Flow rate techical group creato da Obama. ecc. il cui messaggio è chiaro: non abbiate paura. in risposta al caso Exxon Mobil. Il caso Erika. in conseguenza di ciò. c) attivazione di un tavolo di tecnici ed esperti scientifici per capire le cause dell’accaduto e trovare i rimedi specifici. per tornare al caso californiano. ad alta visibilità (l’inquinamento. 417/2002). fino al liberatore bagno di Obama e della figlia Sasha nelle salmastre acque di Panama City il giorno di Ferragosto dinanzi ad una folla di fotografi. nel 1990 gli Usa hanno adottato l’Oil Pollution Act che ha imposto l’obbligo del doppio scafo a tutte le navi che volessero approdato nei porti americani. dunque. Non a caso. a rilevante impatto sociale e. le acque non sono così inquinate come credevamo e la situazione è ormai sotto controllo. b) spettacolarizzazione della risposta sul piano politico. il debito pubblico. invece. la povertà. come la sicurezza pubblica.000 tonnellate di petrolio su un’area di circa 400 km di costa. CE n. molto inferiore a quel che si era temuto». alla nascita dell’Agenzia Europea per la Sicurezza 4 . in toni giudicati da Greenpeace Usa anche troppo ottimistici. Il 2 dicembre 1999 la petroliera Erika battente bandiera maltese affondava a circa 70 km a largo della punta di Penmarc’h (Francia) versando in mare circa 20. d) intervento a livello regolatorio per introdurre limiti e controlli più stringenti. pertanto tutte le navi consegnate a partire dal luglio 1996 devono essere equipaggiate con un’intercapedine di circa 1. più è elevato il tono della denuncia ed il livello di allarme diffuso nell’immediatezza dei fatti.5/2 metri tra lo scafo esterno e le cisterne di carico per contenere la eventuale fuoriscita di petrolio. Così. E’ noto che la denuncia di problematiche diffuse. perché nobilita e manifesta l’impegno di una certa parte politica su tematiche di interesse generale. all’allarmato messaggio televisivo del 15 giugno hanno fatto seguito: il 4 agosto – lo stesso giorno in cui BP annunciava il definitivo stop kill del vulcano petrolifero .
GIACOMINI (a cura di). 5 .RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 Marittima. 6 Cfr. Bollati Boringhieri. ed il superamento della responsabilità del solo proprietario della nave affermata dalla Civil Liability Convention di Bruxelles del 1969. I. un potente fattore di risposta8 ai timori ingenerati dalle emergenze ambientali e strumento di mobilitazione di una serie articolata di azioni destinate ad interagire a livelli diversi in uno scenario complesso che coinvolge una pluralità di interessi ed 5 Una più distesa analisi di tali aspetti. oltre a 5 miliardi per danno ambientale) che la Corte Suprema il 25 giugno 2008 aveva giudicato eccessivamente punitiva. trad. Introduzione. p. La cura del mondo. it. Giuffrè. alla creazione ed implementazione di un sistema comunitario di monitoraggio e informazione. Paura e responsabilità nell’età globale. Il caso “Erika” al vaglio della Corte di Giustizia. Il problema responsabilità. 7 E. p. attraverso il disvelamento «dell’importanza strategica della paura nel predisporre gli uomini all’imperativo ineludibile della sopravvivenza». e l’armatore e gestore della petroliera per non avere effettuato i necessari lavori di riparazione al fine di contenere i costi. 2° ed. Milano. CURI. la cui sede è stata istituita a Lisbona dal dicembre 2003. p. Padova. noleggiatrice della nave. p. PULCINI. dal tardo latino respondĕre: cfr. 2009. dir. Einaudi. JONAS. vendita e trasporto abbiano contribuito al rischio dell’evento inquinante5. 2004. in funzione del rafforzamento del principio «chi inquina paga». 2009. La vicenda giudiziaria che ha fatto seguito al disastro Exxon Mobil si è conclusa dopo circa 20 anni. Il 27 agosto 2008 la Exxon Mobil ha accettato di pagare ai pescatori e lavoratori danni equivalenti al 75% di quanto calcolato dalla Corte Suprema. il Tribunale di Parigi ha condannato in solido nel gennaio 2008 la Total. FRANZONI. che la responsabilità rappresenta la chiave di attivazione di un circuito di facoltà intellettive. Un’etica per la civiltà tecnologica.. Essa costituisce. 5.6. in B. H. il Registro Navale Italiano per avere rilasciato il certificato nonostante le precarie condizioni strutturali del mezzo. «euristica della paura». in data 16 giugno 2009. in generale. con la condanna da parte della Corte di appello federale americana.4 miliardi di dollari.d. M. immaginative e regolative capaci di sviluppare la c. U. Il principio responsabilità. RELLA. in Riv. 8 Come si evince dalla radice etimologica di responsabilità. Cleup. 2010. a cura di P. può leggersi in A. vale a dire circa 383 milioni di dollari e poi la Corte di appello ha confermato il limite massimo citato. L’illecito. 13. Da simili considerazioni si evince. Das Prinzip Verantwortung. in via di prima approssimazione. indicando un tetto massimo di 507 milioni di dollari. a una multa di 500 milioni di dollari oltre 480 milioni di interessi. 5. per imprudenza. 2009. Torino. dei trasporti e dell’ambiente.P.7. dell’economia. e) denuncia delle responsabilità civili ed attivazione dei rimedi risarcitori. PORTINARO. Nel caso Erika. inducendo la Corte di Giustizia CE nel giugno 2008 a creare una vera e propria filiera di responsabilità ampliando la sfera di imputazione della stessa in capo a tutti coloro che nelle fasi della produzione. 197. cifra molto ridotta rispetto alla condanna di primo grado (risarcimento di 33 mila persone tra pescatori e lavoratori marittimi per circa 3. Torino. ovverosia di condurre «dalla paura alla cura» del problema.
culturali ed economici) ad opera di un Codice (art. p.. sussistendo il rapporto di causalità». le considerazioni che precedono trovano singolare corrispondenza nella lunga elaborazione che. cit. architettonici. ROSSI (a cura di). 10 I riferimenti al carattere relazionale e processuale del diritto ambientale sono tratti dal lavoro di M. Illecito e responsabilità civile. Torino.lgs. che essa rappresenta un «modo per far sì che il pubblico realizzi di dovere rispondere per le possibili conseguenze dei suoi atti nei 9 Cfr. naturalistici. Tale dimensione relazionale si riflette necessariamente sugli strumenti di intervento e di tutela. va collocata la tecnica della responsabilità civile. Giappichelli. p. muovendo dalla concezione dell’ambiente come bene immateriale unitario formato da varie componenti. già da tempo la più avvertita dottrina ha ritenuto non trattarsi dello strumento più efficace per amministrare i danni diffusi cagionati da disastri di massa12 .lgs. p. L’illecito. preposizione. BESSONE (a cura di). 3 aprile 2006. paesaggistici. P. 11 Così M. FRANZONI. 7. fisici. 195.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 appare suscettibile di letture unificanti unicamente percorrendo la prospettiva che muove dall’evento inquinante alla esigenza di adottare rimedi per la protezione delle generazioni umane presenti e future. CAFAGNO. ma non esaustivo della responsabilità civile. proprietà). c) d. come novellato dal d. 12 Cfr. Principi e strumenti di tutela dell’ambiente come sistema complesso. in generale. n.152) che pone come obiettivo primario la promozione di adeguati «livelli di qualità della vita umana» (art. 6 . Trattato di diritto privato. comune. 2008. E’ certamente vero. anche per adeguati e completi riferimenti G. Giappichelli. lett. che consiste nel «collegare ad un soggetto un evento dannoso. 2. 95. adattivo. Torino. Il ruolo strategico. 11. nel senso che essi. 4). In termini più propriamente giuridici. con l’ausilio di un criterio di imputazione (colpevolezza. 5. non solo devono salvaguardare le condizioni per un equilibrato rapporto tra le risorse da risparmiare e quelle da trasmettere alle generazioni future (come impone il principio dello sviluppo sostenibile codificato dall’art. giunge fino alla sua definizione quale «sistema di relazioni» fra molteplici fattori (antropici. Diritto dell’ambiente.G. Proprio in ragione delle sue caratteristiche. 3 quater. Torino. comma 1). MONATERI. ciascuna delle quali suscettibile di autonome forme di tutela e distinte situazioni giuridiche soggettive9. custodia. ma devono tra loro combinarsi e rapportarsi entro processi di «mobile ricerca di percorsi adattivi» che conducano alla scoperta della risposta più adeguata alle sollecitazioni del momento 10. 2002. In siffatto contesto. in M. 2. 2007. chimici. climatici. Giappichelli. cui si può fare rinvio per ogni approfondimento. 16 gennaio 2008 n.
Per una riforma della responsabilità civile per danno all’ambiente. G. 1974. non solo relativamente al rapporto tra l’azione e l’evento. 1994. 7 . FINESCHI. BACCINI-A. di limitazioni risarcitorie volte ad evitare condanne eccessive e spropositate che potrebbero condurre al fallimento dei danneggianti con conseguenti gravissime ripercussioni su importanti settori dell’economia. è stato esattamente notato che insistere eccessivamente su tale modalità rimediale può condurre ad un suo utilizzo puramente declamatorio. 137. e che affinché simile tecnica costituisca una risposta adeguata occorrono criteri chiari per l’identificazione dell’autore. Per tali motivi. Strumenti di politica economica per la tutela dell’ambiente. presentato dalla Commissione CE il 9 febbraio 2000. l’incertezza del profilo causale. SHAVELL.Note economiche. p. 15 Così le sempre attuali considerazioni di P. la quantificazione dei danni e la determinazione dell’apporto causale dei potenziali fattori e soggetti inquinanti. S. p. Giuffrè. 21. Milano. lo strutturale divario tra componenti individuali e collettive. in Monte dei Paschi di Siena . in quanto la minaccia della sanzione risarcitoria nei confronti dei soggetti che hanno il controllo di un’attività inquinante sollecita l’adozione di modalità operative e di tecniche più rispettose dell’ecosistema. La responsabilità ambientale. Torino. Per una riforma della responsabilità civile per danno ambientale. POZZO (a cura di). 17 F. Giappichelli. Il futuro della responsabilità civile per danni all’ambiente in Italia. la negazione 13 Così si legge nell’Introduzione del Libro bianco sulla responsabilità per danni all’ambiente. Il danno all’ambiente.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 confronti della natura». «dà anche importanza ai beni materiali che sono causa del deterioramento ambientale denunciato» 17. come tipica figura di mass tort. p. ma anche tra l’evento ed i vari danni che ne conseguono14. che segue una prospettiva essenzialmente consequenzialista e pone attenzione al fronte del benessere sociale più che al profilo della compensazione delle vittime16 . nell’intento di rafforzare il principio «chi inquina paga». MONATERI. Dal canto suo l’analisi economica. 2005. Giuffrè. si allontana decisamente da simile paradigma per il carattere diffuso e diversificato degli interessi protetti e delle conseguenze dannose. come tale inefficiente e «fonte di incertezze ed eventualmente di eccessi casuali e dannosi»15. 2004. p. ed. Di qui la rilevanza di un approccio pragmatico che induce a valutare se i pregiudizi di una certa attività economica siano compensati dai benefici che la stessa arreca e che si traduce nell’introduzione. Analisi economica del diritto. E’ però altrettanto vero che il campo normale di applicazione della responsabilità civile è rappresentato da eventi circoscritti che coinvolgono una sola vittima o gruppi ben individuabili di vittime. 14 P. sul piano normativo o giurisprudenziale. TRIMARCHI. 54. ROMANI. evidenzia anche un altro importante profilo: la collettività. 16 Cfr. in B. Milano. it. e che la stessa vale a diffondere un comportamento maggiormente informato alla prudenza. in ID (a cura di).13. a cura di A. Come anche la vicenda BP da cui si è preso le mosse lascia intendere. 246. oltre a dare importanza alla qualità dell’ambiente e della vita.
13. 18 Simili notazioni sono sviluppate con estrema chiarezza da P. 27 febbraio 2009. n. ha ammesso il risarcimento autonomo del danno non patrimoniale derivante da reato. Gli orientamenti del giudice amministrativo sulla bonifica nel passaggio tra il vecchio ed il nuovo regime. Significativo è altresì l’istituto del contratto di transazione globale che. 25 ottobre 1999. F. p. pp. Icmesa e Givaudan dall’altra. Da ultimo Cass. Tale contratto. in quanto. 8 . Il caso Seveso: ampliamento della risarcibilità del danno non patrimoniale e riflessi sulla nozione di bene-amiente. con l’ambiente inquinato ne hanno presuntivamente subito conseguenze in termini di «patema d’animo indotto dalla preoccupazione per il proprio stato di salute». con commento di E. 471. GIAMPIETRO–A.G. Illecito e responsabilità civile.m. n. dagli esiti del noto caso Seveso. per ragioni di residenza o di frequentazione abituale. la gestione processuale di una pluralità di domande risarcitorie si appalesa ancora più costosa. 20 Vicenda su cui si vedano: A. 208. 19 Ibid.. anche in relazione agli esiti incerti e lontani nel tempo. QUARANTA. Sez. p. e la soc. Altro profilo da considerare. in Ambiente & Sviluppo.20 . MILONE. è che spesso al risarcimento vero e proprio si giunge solo all’esito e sulla base di percorsi e modalità concordate tra gli attori della vicenda ed anche grazie alla mediazione politica.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 da parte del Presidente Obama del principio «too big and too difficult to meet» non giunge fino al punto di escludere la vigenza del correttivo principio «too big to fail». ivi. 30 dicembre 2008. 1010. 13 maggio 2009. MONATERI. in favore di coloro che in virtù di un rapporto di vicinanza. recante «Misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell’ambiente». III. 2009. 2 del d. Ciò è confermato dai veduti sviluppi della vicenda Exxon Valdez e. 5 febbraio 1997. L’esperienza dimostra che la transazione ha più successo delle condanne giudiziarie. p. introdotto per ovviare al pratico insuccesso dei meccanismi di bonifica dei siti inquinati disciplinati dal d.. numero 0. in questa Rivista. definito con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di approvazione di un atto di accollo e di transazione delle liti tra lo Stato e la Regione Lombardia. 11059. è stato codificato dall’art. da una parte. n. 22 e dal d. pur in assenza di danno biologico.l. all’esito di una prassi ministeriale sperimentata con la conclusione di accordi di programma allo scopo di mettere fine al notevole contenzioso esistente con i destinatari di prescrizioni impositive di obblighi di messa in sicurezza e di bonifica. tanto che le parti preferiscono giungere ad un accordo anche perché tendono a comportarsi sociologicamente come un gruppo riuscendo a veicolare istanze unitarie e coerenti nei confronti dei soggetti responsabili18 . contrariamente a quanto sostenuto a livello teorico circa i presunti elevati costi transattivi dei danni diffusi e la conseguente scarsa appetibilità delle pratiche concordatarie. convertito nella l. lgs. BLASI. 200-201.. 2010. e giunto all’esame dei tribunali civili solo per residue richieste di danni non patrimoniali 19. cit. 2008. per rimanere entro i confini domestici. n. Bonifica dei siti di interesse nazionale: le recenti pronunce del giudice amministrativo. n. 205. 199 e nota 19. viene inquadrato nell’ambito degli strumenti di attuazione degli interventi di bonifica e messa in sicurezza di uno o più siti di interesse nazionale con l’obiettivo di definire la spettanza e la quantificazione degli oneri di bonifica.
Per verità. delle osservazioni e della conferenza di servizi. con la necessaria dimostrazione 21 Chiare in tal senso le notazioni svolte da P. per il risarcimento del danno ambientale nonché per le altre eventuali pretese risarcitorie azionabili per i medesimi fatti dallo Stato e dagli altri enti territoriali. p.G. crit. in Riv. in quanto non è sufficiente traslare i costi dei danni in capo ai presunti colpevoli per rendere l’ambiente più pulito e ridurre per il futuro i rischi di ulteriori incidenti 21 . MONATERI. pp. cit. 8 luglio 1986. i limiti e le particolarità del modello di responsabilità applicato al danno ambientale sono stati evidenziati sin dall’entrata in vigore della prima disciplina introdotta dall’art. la stipula dell’atto comporta l’abbandono del contenzioso pendente e preclude ogni ulteriore azione per il rimborso degli oneri di bonifica e di ripristino. Giappichelli. 643 ss.. non sono in grado di incidere in modo preventivo i potenziali danneggiati. ritenuto inadeguato a fronteggiare fenomeni spesso legati ad attività imprenditoriali o. 349. PATTI. ad incidenti di cui non è facile ricostruire la dinamica in modo da individuare profili di colpevolezza ed in cui. che proiettava il rimedio risarcitorio in una logica punitiva e sanzionatoria ritenuta estranea al sistema generale della responsabilità civile22. si tratta però di una risposta che non può essere né esclusiva né esaustiva. D. Da queste notazioni si può desumere una prima conclusione che funge da sviluppo di quanto già notato in apertura: la responsabilità civile rappresenta una risposta necessaria. Il futuro della responsabilità civile per danni all’ambiente in Italia. BUSNELLI – S. BUSNELLI. in quanto anche le mediazioni politiche e le procedure transattive appena vedute operano non nel vuoto ma in un ambiente mobilitato e presidiato da regole di tort che possono svolgere una funzione strategica e propulsiva per l’individuazione di soluzioni adeguate. 18 della l. rispettivamente. 3. priv. p. D. ora in F. cui siamo abituati a guardare quando parliamo di responsabilità civile. Della stessa furono in particolare criticati: il criterio soggettivo di imputazione della responsabilità. dir.. Torino. 2003. il ricorso al discusso principio dell’antigiuridicità. 1988. il quale osserva che la sfera classica del tort. 22 Così F. Essa apparve subito come «una sorta di mostruoso incrocio tra categorie di diritto pubblico e categorie del diritto privato». Sovradimensionarne la portata può essere pertanto rischioso e controproducente. Il carattere relazionale dei rimedi al danno ed i limiti dell’approccio tipologico. in ogni caso. comunque. cui è riservata l’acquisizione e valutazione di tutti gli interessi rilevanti. 155 ss. il relativo schema è assoggettato ad adeguate procedure di contraddittorio e di coordinamento infrastrutturale mediante le tecniche. La parabola della responsabilità civile. 9 .RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 di ripristino e di risarcimento del danno ambientale e degli altri eventuali danni che possano essere chiesti dallo Stato e dagli altri enti territoriali. n. rappresenta solo un sottoinsieme di un «insieme molto più grande» composto da tutti i danni all’ambiente. 139-140. Danno e responsabilità civile.
tradizionalmente considerata quale termine di riferimento di ogni ipotesi di responsabilità pubblica. sui limiti della codificazione in materia ambientale. molte energie siano state investite proprio nell’analisi delle tecniche risarcitorie e delle relazioni configurabili tra le varie tipologie previste dal legislatore.VV. Un fenomeno analogo si è verificato anche nel campo della responsabilità per esercizio illegittimo della funzione amministrativa: introdotta con la nota sentenza Cass. Un. Milano. è noto che la nuova disciplina non è applicabile al danno ambientale pregresso. se si volge attenzione alla parte quarta del Codice dell’ambiente (artt. essa ha suscitato accesi dibattiti teorici e vivaci contrasti tra le giurisdizioni civile e amministrativa. Sotto il primo profilo. in AA. p. 2043 c. 25 In generale. 14. Liber amicorum per Francesco Donato Busnelli. 269. CHITI e R. E’ così accaduto che. p. a dispetto della veduta marginalità del risarcimento nel contesto delle risposte ordinamentali ai danni ambientali. 299-318). la felice sintesi delle problematiche che «fanno del risarcimento del danno ambientale uno degli ambiti più controversi della responsabilità civile» svolta da M. 24 Cfr. si rinvia a F. 500 e poi codificata con la l. i richiami testuali e culturali alla responsabilità aquiliana dell’art. III. 21 luglio 2000. si ha la netta impressione della compresenza di normative diverse sia ratione temporis sia con riferimento ai possibili destinatari.c. risarcimento in forma specifica: dei vari volti della riparazione del danno all’ambiente. hanno indotto dottrina e giurisprudenza ad interrogarsi a lungo. Giuffrè. 1987.. Studi sul Codice dell’ambiente.. 205. P. su possibili consonanze o devianze rispetto al totalizzante modello generale. in generale M. 10 . polarizzando l’attenzione ed il dibattito sul meta-problema della comparazione di assetti disciplinari24 .RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 della violazione di norme e provvedimenti relativi all’ambiente. Così. n. URSI (a cura di). GORGONI.. La responsabilità per danno ambientale. 22 luglio 1999.. Il che ha condotto all’elaborazione di un assetto normativo che difetta di unitarietà e coerenza ed appare più il frutto della stratificazione di discipline e visioni differenti 25 che non di una scelta strategica e consapevole. Giappichelli. il non coerente rapporto con la misura della riduzione in pristino ed i criteri di liquidazione dei danni23 . con approccio tipologico. ai quali ha fatto riscontro una limitata applicazione pratica ed il forte ridimensionamento operato con le recenti riforme del processo sugli appalti e la codificazione del processo amministrativo. 324.. ove sono anche reperibili i principali riferimenti alla dottrina e giurisprudenza sull’argomento. in Foro it. Torino. però. in M. n. abbia operato avendo riguardo soprattutto alle tesi dibattute piuttosto che alle problematiche verificatesi nell’applicazione concreta degli istituti. Sez.. Nello stesso tempo. 2008. “Codificare” l’ambiente. bonifica. Simile impostazione ha condizionato anche le riforme che si sono succedute nel ventennio che va dalla istituzione del Ministero dell’Ambiente all’approvazione del Codice dell’ambiente. COMPORTI. Ripristino. Sembra infatti che il legislatore. per tale intendendosi quello «causato da 23 Cfr. FRACCHIA. oltretutto fortemente vincolato dal livello comunitario. per esempio. p. 2009.
18 della l. 311. f).l. lett. Il risarcimento del danno ambientale: un confronto tra vecchia e nuova disciplina. p. prevedono una ipotesi di responsabilità generale e residuale per chiunque arrechi danno all’ambiente nell’esercizio di attività biologiche o imprenditoriali indifferenziate. ad applicarsi l’art. SALANITRO. GALLO. PAGLIANTINI . La responsabilità per danno all’ambiente: sintesi di leggi e giurisprudenza messe a confronto con la direttiva 2004/35/CE e con il T. U.E. Giuffrè. 311 e ss. 300 e 304 e ss. p. in S. lett. 226 del Trattato CE. 2406. n. 18. 135/2009.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 un’emissione. facendo peraltro salva la ultrattività di altre disposizioni speciali (es. GIAMPIETRO. 2010. dunque. 1828. 29 Cfr. 166. 2006. 20 novembre 2009. che. 18 della l. 11 . ha esteso alle domande risarcitorie proposte o da proporre ai sensi dell’art. Si assiste. in quanto riferita ad attività assoggettate a stringenti controlli preventivi e standards di emissione impositivi di valori di qualità del corpo recettore che già contemplano il livello ottimale di inquinamento 26 Cfr. n. commi 2 e 3 del Codice. a del Codice) produrrà effetto solo con riguardo ai fatti accaduti ed accertati successivamente a tale data26. L’evoluzione sociale e giuridica del concetto di danno ambientale. la cui abrogazione (disposta dall’art. Sotto il secondo profilo.. 2010. con l’unico limite dei giudizi definiti con sentenze passate in giudicato. 2008.n. p. ad una disapplicazione parziale del contenuto dell’art. 27 Una illustrazione dei vari sistemi di responsabilità vigenti alla vigilia del Codice si deve a F. 25 settembre 2009. 303. 349/1986. in Ambiente&Sviluppo. TADDEI. da impiego di organismi geneticamente modificati. giur. 19. infatti. 262. allo scopo di superare la procedura di infrazione n. 2007/4679 promossa dalla Commissione ai sensi dell’art. 28 Su questi aspetti. contemplano una responsabilità speciale per le specifiche e selezionate attività professionali (elencate nell’allegato III della direttiva) sottoposte a regolamentazione amministrativa ai sensi della direttiva 2004/35/CE. comma 2. SINESIO (a cura di). La prima forma di responsabilità..D. n. da incendi boschivi. 126. QUADRI . gli artt. E. n. in Amministrare. i): a tali eventi anteriori al 29 aprile 2006 continuerà. amb. lett. 349/1986 l’applicazione dei criteri di determinazione dell’obbligazione risarcitoria stabiliti dall’art. convertito con modificazioni nella l. in quanto ritenute potenzialmente pericolose per la salute e l’ambiente29. da attività nucleare. 5 bis del D. o sia stata avviata o sia intervenuta la bonifica dei siti nel rispetto delle norme vigenti» (art. si veda G.U. Scritti in onore di Marco Comporti. 135. La ultrattività del regime previgente è stata solo in parte mitigata dall’art. e la conforme giurisprudenza ivi citata. 318. Il risarcimento del danno ambientale dopo l’art. da incenerimento di rifiuti 27) e restando irrisolto il problema dei rinvii recettizi da alcune di esse fatti all’art. 303. in Riv. p. né alle situazioni di inquinamento per le quali siano già state «avviate le procedure relative alla bonifica. Milano.A. un evento o un incidente verificatisi prima della data di entrata in vigore della parte sesta» (art. per i danni da inquinamento marino. mentre gli artt.L. 5 bis del d.
alla luce di una interpretazione costituzionalmente orientata. n. mentre lo stesso è esonerato dai relativi costi solo se è in grado di fornire le prove liberatorie indicate dall’art. misurabile con riferimento al deterioramento diretto o indiretto di una risorsa naturale o delle utilità da essa assicurate (art. nel pubblico interesse. secondo cui l’art. 2050 c. ormai strettamente collegato al rispetto dei limiti legali di immissione. 8 marzo 2010. posto che gli obblighi di prevenzione e di ripristino scattano per il mero verificarsi del danno e la sua ascrivibilità all’operatore. 5564.. Ne consegue che le immissioni acustiche determinate da un’attività produttiva che superino i normali limiti di tollerabilità fissati. con conseguente esclusione della figura del danno presunto o danno-evento (lesione in sé dell’ambiente) e coloritura in senso per lo più compensativo di una 30 Sulla progressiva tipizzazione del concetto di salubrità ambientale. Il riferimento ad operatori professionali qualificati parrebbe giustificare il rinvio ad una soglia rilevante di danno. dovendo riconoscerle come tali. pare avvicinarsi notevolmente al modello della responsabilità oggettiva o presunta di cui all’art. commi 4 e 5.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 ritenuto compatibile con la salubrità ambientale30.c. Sez. II.c. e da verificarsi in riferimento alle condizioni del fondo che le subisce. da leggi o regolamenti. si veda da ultimo Cass. sicché il giudice. 308. 12 . 844 c. 300).. dovendo considerarsi prevalente rispetto alle esigenze della produzione il soddisfacimento ad una normale qualità della vita. può addivenire ad un contemperamento delle esigenze della produzione soltanto al fine di adottare quei rimedi tecnici che consentano l’esercizio della attività produttiva nel rispetto del diritto dei vicini a non subire immissioni superiori alla normale tollerabilità». «deve essere letto. tenendo conto che il limite della tutela della salute è da ritenersi ormai intrinseco nell’attività di produzione oltre che nei rapporti di vicinato. sono da reputarsi illecite.
anche in caso di sua presunzione. 437. POZZO. p. fortemente relazionale e connotato da 31 In questi termini puramente oggettivi è stata definita la responsabilità di operatori economici «che producono e ritraggono profitti attraverso l’esercizio di attività pericolose. sembra ricalcare il modello soggettivo del vecchio art. giur. comma 2. in quanto ex se inquinanti» dal Consiglio di Giustizia amministrativa della Regione Sicilia. aveva invece offerto una lettura unificante e combinata delle varie disposizioni del Codice (seguita e sviluppata anche da B.. laddove il fatto illecito è collegato ad azioni od omissioni compiute con violazione di legge. come veduto.. imprudenza o violazione di norme tecniche (art. 311.). 61 ss. dunque. con sentenza 9 marzo 2010.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 responsabilità che è collegata al rischio d’impresa e si configura. unitamente alla soglia indeterminata del danno. Ma. 1254. 2010. II. «non la società e neppure i terzi. ord. sez. La cura del mondo. in termini di responsabilità da posizione o imprenditoriale31. E. Nelle conclusioni dell’Avvocato Generale Juliane Kokott. amb. bensì l’inquinatore è il soggetto tenuto a sopportare le spese per eliminare un inquinamento. 13 . pp. per approfondimenti H. che. identificato in via generale con qualunque alterazione dell’ambiente. cit. La direttiva 2004/35/CE e il suo recepimento in Italia. vale a dire questi ultimi vengono inglobati nei costi di produzione dell’impresa inquinatrice» (par. nesso causale e giusto procedimento (nota a Corte di Giustizia 9 marzo 2010 in C 378/08 e CC 379-380/08). di regolamento o di provvedimento amministrativo. Sulla questione. Responsabilità. 311. Anche nelle ipotesi di responsabilità oggettiva. cit. presentate il 22 ottobre 2009. dell’idea di rispondere a qualcuno. con cui si traduce in tedesco il principio «chi inquina paga».. dunque. n. pp. 225-262. in Ambiente&Sviluppo. è da ultimo intervenuta la Corte giust. in un contesto. l’aspetto generale che rende maggiormente arduo seguire i consueti approcci pare essere la compresenza. rendendo conto delle proprie azioni secondo una logica retributiva e simmetrica. comma 2). soprattutto. 85 e 98). in luogo di quello di strict liability ritenuto anche inefficiente dal punto di vista della tutela ambientale. con negligenza. 18. JONAS. accanto alla tradizionale idea di rispondere di qualcosa. il principio «chi inquina paga» impone l’accertamento dell’origine della contaminazione e della sua imputazione causale all’attività dell’imprenditore. La seconda forma di responsabilità. sono compensati dal criterio selettivo della colpa e dalla coloritura in senso per lo più punitivo della responsabilità. 32 Cfr. in data 2 aprile 2008) avverso la sentenza del TAR Sicilia. Una responsabilità per32 che. la quale ha evidenziato la centralità del nesso di causalità chiarendo che. Il carettere indifferenziato dei soggetti e delle attività. privilegiando il criterio della colpa di cui all’art. imperizia. si legge che il termine «Verursacherprinzip» (letteralmente «principio del soggetto causatore»). Si veda il commento di G. 20 luglio 2007. in causa C-378/08. TADDEI. p. 117. «quali la vicinanza dell’impianto dell’operatore all’inquinamento accertato e la corrispondenza tra le sostanze inquinanti ritrovate e i componenti impiegati da detto operatore nell’esercizio della sua attività». in sede di appello cautelare (cfr.. con riferimento al noto caso dell’inquinamento della Rada di Augusta per effetto della realizzazione negli anni ’60 del polo petrolchimico Augusta-Priolo-Melilli. La conseguenza è che si verifica una internalizzazione dei costi ambientali. PULCINI. mira a stabilire che colui che ha provocato un inquinamento è responsabile per la sua eliminazione e che «una responsabilità svincolata da un contributo causale alla causazione del danno non corrisponderebbe all’orientamento della direttiva» potendo produrre il controproducente effetto di attenuare la responsabilità del soggetto effettivamente responsabile: infatti. 2010. in Riv. l’autorità competente deve comunque disporre «di indizi plausibili» in grado di darvi fondamento. invece. Il principio responsabilità.
da leggere anche in connessione con il fondamentale canone della precauzione. e doveri di solidarietà ambientale. che implica una risposta capace di assicurare l’evolutiva ed adattiva valutazione degli interessi in gioco in modo da adeguarne la composizione al mutare delle circostanze di fatto e di diritto.giustamm. rispetto a quella per equivalente. alla stregua di una via di fuga.it. lascia invece immutato l’assetto di interessi che si è venuto a creare in un certo momento monetizzandone lo scompenso prodotto dall’ illecito evento perturbativo. Napoli. Sulla configurazione giuridica unitaria dell’ambiente: art. FRACCHIA. pp. Scientifica. appare poco proficuo ed anzi fuorviante. 14 . si configura come «farsi carico del futuro» e si declina secono una logica asimmetrica che privilegia «l’attenzione all’unicità dell’altro. Il principio di consensualità tra bilanci e prospettive. alla specificità della situazione. Ragionare dunque per modelli e relativi assetti disciplinari. 257-258. La voce flebile dell’altro tra protezione dell’ambiente e tutela della specie umana. 2010. con riferimento alla nozione di operazione. inducendo a misurare il rarefatto ambiente della responsabilità con l’ambito concreto ed operativo dell’esperienza. 4/2010. economia. cit. attraverso la combinazione di diversi strumenti. possa condurre al soddisfacente risultato di integrare il fiducioso sguardo per il futuro con l’ineludibile rendiconto con il passato. 35 Per la cui messa a fuoco. dovendosi invece preferire un approccio operazionale35 che. COMPORTI. L’operazione rimediale ed i suoi principi: la priorità della tutela in forma specifica e la procedimentalizzazione della responsabilità. Per una migliore comprensione del punto pare utile volgere lo sguardo al già accennato versante del risarcimento da illegittimo esercizio della funzione 33 Messi particolarmente in evidenza da F. Dalle superiori considerazioni discende l’ipotesi di lettura della fattispecie «responsabilità per danno ambientale» in termini di operazione unitaria e complessa in cui si susseguono e si associano strumenti di azione e di reazione. p. sia consentito rinviare a G. Scontato il richiamo ai principi dell’azione preventiva e della correzione dei rischi alla fonte. Lo sviluppo sostenibile. 34 E. 215. allo scopo di metterne in evidenza continuità o cesure nel passaggio dei vari regimi giuridici. in Dir. La cura del mondo. D. 4. in www. ID. Ed. alle relazioni nelle quali il soggetto si trova di volta in volta a essere inserito e delle quali non può fare a meno di tenere conto in quanto significative per la sua stessa identità e per il suo stesso progetto di vita» 34. 2002. PULCINI.. spinge l’interprete a fuoriuscire da un atteggiamento meramente esegetico per configurare la reazione ai singoli fenomeni di inquinamento in termini di operazione unitaria che. n. che. Si tratta ora di vedere i principi fondamentali che regolano i rapporti tra tali strumenti e reggono lo svolgimento di simile operazione. 2 Cost..RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 principi solidaristici33. conviene in questa sede soffermarsi sulla priorità della tutela in forma specifica.
con commento di M. 722. fino all’azione di condanna e/o adempimento) idonei ad incidere su precedenti decisioni distributive di beni e risorse ed attribuire a chi ne ha diritto l’utilità pretesa. cadendo entro un rapporto plurisoggettivo che tocca profili non confinabili entro i limiti della relazione bipolare vittima-danneggiante.effetti conformativi della sentenza giudizio di ottemperanza. Questa assume una funzione minimale nell’economia dei rimedi esperibili. n. ma in quella divisata dal Consiglio di Stato di misura residuale entro un sistema che consente il passaggio a riparazioni per equivalente solo quando l’interesse legittimo sia stato impiegato quale strumento di 36 In questi termini Cass. 15 . rappresenta occasione per attivare gli strumenti (quali il potere di autotutela) ed i rimedi (che vanno da quelli interni al ben noto circuito: azione di impugnazione . Sez. rendendo percorribile solo in via residuale e complementare la via della compensazione per equivalente. p. che dunque assumerebbe natura accessiva a quella base di tipo risarcitorio. in Danno e responsabilità. in linea di principio. non già nel senso indicato dalla Corte di Cassazione. Per quanto il dibattito che ha interessato la tematica abbia nel tempo assunto i toni esoterici di uno scontro ideologico incentrato sulla figura della pregiudizialità e condizionato dal confronto competitivo tra giurisdizioni. spettando comunque «al titolare della situazione protetta. difficilmente può essere disgiunta da un preliminare momento di valutazione comparativa degli interessi in gioco. L’illecito. 2009. cioè in quanto «misura minima e perciò necessaria di tutela di un interesse» 36. 30254. 23 dicembre 2008. suscettibili di assumere portata collettiva.. scegliere a quale fare ricorso in vista di ottenere ristoro al pregiudizio provocatogli dall’essere mancata la soddisfazione che è attesa attraverso la condotta altrui». chiariva che a tale forma di tutela può aggiungersi anche quella impugnatoria.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 amministrativa.. onde consentire un loro rinnovato assetto. Clarich. lo stesso ha comunque rivelato una questione di fondo: la riparazione di un pregiudizio sofferto dal titolare di una situazione soggettiva posta in relazione a situazioni soggettive terze. Un.
212.lgs. è stato definito in sede di riordino del processo amministrativo (cfr. 53 e poi per lo più confluiti nel Codice del processo amministrativo). La stessa Relazione all’atto del Governo n. p. 2002.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 conformazione dell’attività amministrativa37. introdotti dal d. e tenuto conto degli interessi delle parti. 29 aprile 2002. 30 del d. Sez. pure all’esito di un travagliato iter e con lievi varianti. Simile impostazione è già stata codificata nel settore degli appalti pubblici (cfr. IV. in modo da mettere la stazione appaltante in condizione di attivare in via di autotutela misure di correzione o di bonifica dell’errore alla fonte. E’. ed anzi spinge a ritenere che proprio la tutela risarcitoria patrimoniale deve essere considerata sussidiaria rispetto alla prima. recante lo schema di decreto legislativo di attuazione della delega per il riordino del processo amministrativo. 104). 20 marzo 2010. ha addotto «evidenti esigenze di stabilizzazione delle vicende che coinvolgono la pubblica amministrazione» a giustificazione della previsione di termini decadenziali per l’esercizio dell’azione risarcitoria e del richiamo ai principi dell’art. 1. gli artt. 2008. in Foro it. IV. nel cui ambito soltanto è possibile «conformare l’azione amministrativa affinché si realizzi un soddisfacente e legittimo equilibrio tra l’uno e gli altri interessi». predicata a livello costituzionale dagli articoli 24 e 113. pl. Stato. n.. è quindi attribuita al giudice amministrativo giurisdizione esclusiva tanto in ordine all’aggiudicazione quanto sulla sorte del contratto al fine di disporre.lgs. Sez. 3 febbraio 2009. 21 aprile 2009. 2280. infatti. Sez. n. n. è stato.S. 536. dei vizi riscontrati e dello stato di avanzamento della fattispecie.d.. con la conseguenza che essa deve considerarsi praticabile solo quando quella restitutoria non possa essere conseguita con successo». Cons. 16 . VI. 22 ottobre 2007. n. Id.c. 163. Ad. 243 bis. 12 aprile 2006. p. 1684. in Foro amm. Per esempio. pregiudizialità «composta»). di conseguenza. l’aggiudicazione ed il subentro nel contratto in favore del terzo pretermesso. in Foro it. 2009. 1227 c. 400). p.d. Id. 2436. n. Stato. o si è fatto appello ai principi di coerenza dell’ordinamento e di certezza delle situazioni giuridiche di diritto pubblico.C. Stato. VI. impone di non considerare la tutela restitutoria o ripristinatoria come eventuale o eccezionale.d. 897. 12.. pregiudizialità di annullamento) e dopo avere dichiarato la inefficacia totale e parziale del secondo (c. ha sostenuto che la «effettività della tutela del cittadino nei confronti dell’attività provvedimentale o materiale della pubblica amministrazione.lgs. 2001... n. Si legge infatti nella sentenza n. previsto che il ricorso giurisdizionale sia preceduto da una informativa relativa ai vizi rilevati. n. 22 marzo 2001. 2 luglio 2010. 578. Sez. limitata ad ipotesi residuale. del d. 245 quinques.. n. 245 quater. anticipando così il più generale assetto delle tutele che. Altre volte si è richiamato il «doveroso contemperamento dei principi di civiltà giuridica conseguenti al riconoscimento della risarcibilità della lesione degli interessi legittimi con quelli di doverosa tutela degli interessi anche patrimoniali dell’amministrazione» (Cons. Simili prospettazioni hanno alimentato una linea di pensiero che è giunta almeno fino a Cons. limitato il rimedio risarcitorio all’ipotesi residuale e subordinata in cui il giudice non dichiari 37 Parte della giurisprudenza amministrativa ha ritenuto di poter ricavare simili affermazioni dai principi costituzionali. 12/2007 che il «coinvolgimento» dell’interesse del singolo nell’interesse della collettività spiega la priorità dell’azione impugnatoria. 245 bis. art. in Foro amm. p. 245 ter. a seguito dell’annullamento del primo atto (c.
d. 39 Cfr. lasciando così immutato l’assetto degli interessi esistente38. p. perché. in ragione dell’assunto – ripetuto da costante giurisprudenza – che dalla condotta illecita dell’agente normalmente scaturiscono. Per un verso. 660. si vedano: M. 2010. infatti. al verificarsi di un evento potenzialmente in grado di contaminare l’ambiente o in presenza di rischi di aggravamento di situazioni di contaminazione storiche. così le politiche comunitarie in campo ambientale hanno da tempo evidenziato la necessità di evitare che il medesimo principio della concorrenza potesse essere pregiudicato dall’esistenza di inefficienti regimi di responsabilità. BARTOLINI – S. all’esito delle quali si perverrà. 311. Il decreto legislativo di recepimento della direttiva ricorsi: il nuovo rito in materia di appalti. G. 304. A. il responsabile dell’inquinamento deve mettere in opera entro le successive 24 ore le necessarie misure di prevenzione con le modalità di cui all’art. 38 Per approfondimenti. in Urb. anche sequele di effetti lesivi permanenti o destinati a rinnovarsi nel tempo futuro e a colpire categorie indeterminate di soggetti e beni con conseguenze. si è tradotta nella preferenza accordata già nel vecchio art. p. ed eventualmente di messa in sicurezza di urgenza. la normativa attuale introduce alcuni elementi di maggiore chiarezza. Appare pertanto evidente che. viene inserita nella disciplina generale la rinnovata normativa in materia di bonifica dei siti inquinati risalente al c. la stessa disposizione normativa chiarisce che la bonifica deve necessariamente precedere il risarcimento. Rispetto a tale impostazione. valorizzando così la effettiva tutela del terzo in funzione della bonifica delle procedure inquinate. 419. del Codice. lacuali e fluviali.. lo standstill contrattuale e l’inefficacia del contratto.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 l’inefficacia del contratto.-Tar. 2010. XCI. oltre tutto. comma 2. priorità. Tale procedura. oltre ad effetti dannosi istantanei. LIPARI. app. di difficile previsione e di ancor più opinabile quantificazione in termini monetari. TADDEI. 17 . Come negli appalti si è sentita la necessità di evitare che un assetto di interessi viziato ed inefficace potesse permanere in danno della collettività. Il recepimento delle “direttiva ricorsi”: il nuovo processo super-accelerato in materia di appalti e l’inefficacia “flessibile” del contratto. in Ambiente&Sviluppo. si configura quale misura di ripristino delle matrici ambientali contaminate che si pone in termini di specialità e di priorità rispetto al risarcimento per equivalente: specialità. comma 2. decreto Ronchi del 1997. Simile esigenza. in linea con la prassi seguita dalle amministrazioni soprattutto con riferimento agli inquinamenti marini. che dunque assume carattere soltanto residuale 39. Non è allora un caso se un altro e correlato settore a forte incidenza comunitaria ha ricevuto una sistemazione sostanzialmente analoga. perché definisce in modo puntuale e particolare la serie di adempimenti volti ad integrare la nozione di ripristino della precedente situazione cui fa generico riferimento l’art. in Foro amm. Il rapporto tra bonifica e risarcimento del danno ambientale. 242 e ss. 18 al ripristino dello stato dei luoghi. FANTINI – F. 2009. FIGORILLI. ora contemplata dagli artt.
252 bis del Codice. e da ultimo 6 luglio 2010. 922.. M. La prima è che la tutela delle posizioni soggettive coinvolte avviene soprattutto per il tramite dell’interesse alla partecipazione procedimentale. denunce. 762. presidiata dalla garanzia del contraddittorio sin dalle preliminari verifiche istruttorie (es. Sez. VIPIANA PERPETUA. 252 del Codice.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 passando per una serie articolata di sub-procedimenti40 . Il procedimento si ramifica nelle seguenti principali fasi: indagine preliminare sui parametri oggetto dell’inquinamento al fine di verificare il livello delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC). osservazioni.. motivazione. diviene improponibile ed improcedibile (art. da parte del TAR Toscana. 1133. in caso di superamento dei valori CSR. app. approvazione del progetto operativo di bonifica. accordi di programma. delle ulteriori misure di riparazione e ripristino ambientale. in caso di non superamento dei valori CSR. conferenze di servizi. p. p. L’istruttoria nei procedimenti di bonifica dei siti inquinati. 312. n. che si caratterizza dunque solo per la competenza accentrata in capo al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e per le preliminari operazioni di individuazione e perimetrazione dei siti che sono espressive dell’indirizzo politico-amministrativo. il pagamento di una somma pari al valore economico del danno accertato. in mancanza. comma 7). valutazione comparativa dei vantaggi e svantaggi delle differenti opzioni esistenti sul campo e proporzionalità. ibid. 41 Se ne veda l’adeguata applicazione assicurata. intese. tra gli altri. che ruota intorno al meccanismo consensuale dell’accordo di programma. coordinamento infrastrutturale. alla definizione del progetto operativo degli interventi di bonifica o di messa in sicurezza operativa o permanente e. al fine di minimizzare e ricondurre ad accettabilità il rischio derivante dallo stato di contaminazione presente nel sito (art. 313 cui il Ministro dell’ambiente può fare ricorso per ingiungere il ripristino ambientale o. ben si comprende che il risarcimento avviene più per via procedimentale che non processuale ed è retto dai fondamentali principi di adeguatezza istruttoria. ID. ispezioni. partecipazione. accesso agli atti). La bonifica dei siti contaminati: considerazioni sui profili procedimentali. 2316. in caso di superamento delle medesime CSC. 2010. verificazioni e ricerche ex art. nelle sentenze: 6 maggio 2009. commi 3 e 4) e destinata a svolgersi secondo le svariate modalità all’uopo previste (accordi. per l’annullamento degli atti e provvedimenti adottati 40 Per il cui esame si rinvia ora a P. 3973. con eventuale definizione di un programma di monitoraggio. 315). dichiarazione di conclusione positiva del procedimento. concerti. piuttosto che per mezzo dell’azione giurisdizionale. 242. approvazione del documento di analisi del rischio sito specifica per la verifica delle concentrazioni soglia di rischio (CSR). 1540. II. in sede di giurisdizione esclusiva. deduzioni. Se si tiene conto anche del concorrente potere di ordinanza ex art. 18 . Analogo svolgimento ha anche la procedura di bonifica dei siti di interesse nazionale di cui all’art. per suo effetto. Simile procedimentalizzazione dell’operazione riparatoria implica alcune rilevanti conseguenze. 18 dicembre 2009. contraddittorio. ora disciplinato dall’art. consulenze tecniche. n. in Urb. 14 ottobre 2009. ove necessario. n. che regolano l’attività amministrativa 41.. n. A tale ampia legittimazione procedimentale fa naturalmente riscontro una generale legittimazione a ricorrere al giudice amministrativo. autorizzazione del piano di caratterizzazione recante la descrizione delle operazioni da svolgere per la ricerca delle sostanze contaminanti. In termini di specialità si configura invece il procedimento di bonifica dei siti di preminente interesse pubblico per la riconversione industriale. con conseguente assorbimento anche del giudizio risarcitorio che.
quale ente esponenziale di un interesse collettivo a carattere nazionale ed unitario. Così già Cass.. Sez. per quanto non escluda 42 una concorrente ed autonoma legittimazione processuale in capo alle Regioni ed altri enti territoriali sul cui territorio si sia consumato il vulnus ambientale43 o alle associazioni ambientaliste che agiscano per fare valere iure proprio il differente pregiudizio44 patito dal sodalizio rappresentato a causa del 42 Come sottolinea Corte cost. lett.a. GRATANI. 15 aprile 1998. Enti territoriali e azione risarcitoria ambientale dopo il TUA. appare a questo punto logico che. si associ una limitazione delle forme di accesso alla residuale azione risarcitoria per danno ambientale. Cfr. amb. s. 755. p. Per contro. punto 12 della motivazione. 3807. Tale opzione accentratrice. per esempio. allo Stato. I. Cass. o per la contestazione del silenzio inadempimento o ancora per il risarcimento del danno subito non già a causa dell’illecito ambientale ma per effetto del ritardo nell’attivazione da parte del Ministro delle misure di precauzione. III. 2043 c. n. 133. 11 novembre 2004. 44 Comprensivo anche del danno all’immagine. dell’ente per il discredito derivante alla propria sfera funzionale dal danno ambientale.. n. III. 1999.. ad una tutela fortemente sbilanciata sul privilegiato fronte amministrativo (procedimento e processo). civ. Sez. anche turistica. p.. 581.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 dall’amministrazione. 310 in relazione all’art. ord. 235. per una ragione di coerenza e simmetria funzionale. 2010. anche Cass. giur. in Giust. 23 luglio 2009. c. in Riv. prevenzione o contenimento del danno (art. Sez. 19 .. con note di Cacciavillani e Lo Iudice sul disastro del Vajont. 18 febbraio 2010.). distaccata di Poggibonsi. nonché Trib. 11 gennaio 2010. Sez. la cui legittimazione risulta adesso riservata ex art. n. comma 1. con nota di A. pen. a riconoscere una autonoma legittimazione a promuovere l’azione civile in sede penale ai sensi della clausola generale di cui all’art. 48402. 43 A tali enti un orientamento giurisprudenziale meno formalistico tende. che richiama altri precedenti. 223.c. pen. per il tramite del Ministro dell’ambiente. n.: cfr. III. 311.p. Siena.
45 Così. Sez. Relazione tematica n. II. 1830.n. II. 25 giugno 2008. con conseguente possibile incremento della concorrenza tra le giurisdizioni (civile. Resta inoltre sempre salva la possibilità di intervenire nei giudizi per danno ambientale. che. Per una diffusa ed aggiornata panoramica dei vari orientamenti giurisprudenziali.M. 20 . 349/1986 non abrogato dall’art. Id. comuni a più persone e non sucettibili di appropriazione individuale. 836. Sez. Sul punto la giurisprudenza è ferma nell’ammettere la legittimazione processuale delle associazioni nazionali destinatarie del decreto di riconoscimento di cui all’art. ha ricordato come la legittimazione non riguarda il danno ambientale di natura pubblica ed è limitata alle associazioni non portatrici di interessi meramente diffusi. 349/1986. come segnalato. V. TAR Toscana. giur. A. 2 dicembre 2009. possa condurre ad esiti più apprezzabili in termini di tutela ambientale. purché abbiano fra gli scopi statutari la tutela ambientale. Piuttosto. 916.. scongiurando il rischio di duplicazioni e dispersioni delle iniziative e valorizzando il principio della collaborazione intersoggettiva (art. 16 aprile 2010. n. TAR Piemonte. amb. La bonifica dei siti contaminati. 1505). operino nell’area geografica che viene in rilievo. 7. della legge n. n. 25 settembre 2009. III. Sez. L’amministrazione fa male all’ambiente e all’impresa. il radicamento nel territorio anche attraverso sedi sociali. ai sensi dell’art. DE CESARIS. 318 del Codice (TAR Toscana.L. in Riv. VI. 112 del 1° settembre 2010. la cui concreta differenziazione e soggettivizzazione più desumersi da circostanze quali: il fine statutario. 9 marzo 2010.. par. n. pen. VIPIANA PERPETUA. 13 della stessa l. 6 ottobre 2009. 14828.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 degrado ambientale45. ma esponenziali di interessi ambientali. si rinvia a Corte di Cassazione – Ufficio del Massimario e del Ruolo.. comma 5. cit. 3234. n. p. 1403). 2007. 299. 23 aprile 2003. nel riassumere la giurisprudenza sul punto. I. la continuità del suo contributo a difesa del territorio. sempre relativamente alla costituzione di parte civile nel processo penale. n. Cons. Sez. che non hanno autonomia neppure relativamente ad atti ad efficacia territoriale limitata (Cons. Stato. p.. il collegamento stabile nel tempo con il territorio di riferimento e un’azione dotata di apprezzabile consistenza anche tenuto conto del numero e della qualità degli associati (cfr. Sez. 2292. Sez. la rappresentatività di un numero significativo di consociati. e non alle relative articolazioni regionali o territoriali. Stato. la segnalata procedimentalizzazione della responsabilità comporta. Sez. la diffusione di un notevole contenzioso 46 di competenza del giudice amministrativo. e rivestano una posizione differenziata in virtù di un adeguato grado di rappresentatività. comma 2). 2584). dal titolo «Riferimenti normativi vecchi e nuovi nella delineazione delle responsabilità da illecito ambientale e profili soggettivi di risarcibilità a favore del soggetto leso». esiste altresì un crescente indirizzo volto a ritenere possibile una legittimazione caso per caso in favore di associazioni o comitati anche non riconosciuti. n. Cass. 46 Cfr. VI. 18. P. n. si risolve in definitiva in una semplificazione della cabina di regia dell’intera operazione in funzione della conduzione di una strategia unitaria che.
2007. p. infine. si veda ancora la citata Relazione tematica n. Per una analisi dei termini del problema. si avrà una responsabilità connotata da diverse valutazioni degli elementi essenziali» indicati dalla normativa. a seconda del giudice investito della controversia. il quale osserva che la conseguenza «è che. 21 . Tenendo conto dei rilievi formulati dalla Commissione CE nella procedura di infrazione n. FOLLIERI. quindi. 311 operata dal citato art. intesa come misura di ripristino delle condizioni originarie. dei servizi pubblici e dei rifiuti. risulta ora meglio illustrata la articolazione e successione delle misure di riparazione in forma specifica del danno ambientale. La responsabilità per danno all’ambiente: la concorrenza delle giurisdizioni.. «Riferimenti normativi vecchi e nuovi nella delineazione delle responsabilità da illecito ambientale e profili soggettivi di risarcibilità a favore del soggetto leso». poi. 112 della Corte di Cassazione. 135. amm. a seguito della riformulazione dell’art. 725. Per una ragionata messa a fuoco dei confini. in W. 8. un livello di risorse naturali e/o servizi analogo a quello che si sarebbe ottenuto se il sito danneggiato fose tornato alle condizioni originarie. della via attraverso cui giungere a tale esito: se attraverso scelte individuali rimesse ai soggetti agenti o attraverso una scelta generale compiuta a livello normativo. GIAMPIETRO. Riserve e valutazioni ciritiche sono espresse anche da E. ove si dimostra che. con esclusione dell’azione risarcitoria del danno ambientale di matrice pubblica. Aspetti problematici della tutela risarcitoria contro i danni all’ambiente.. sia consentito rinviare a G. in Danno e resp. 25 settembre 2009. che non appare in linea con il principio della semplificazione e concentrazione delle tutele che dovrebbe fungere da contrappeso alla moltiplicazione delle azioni disponibili ed essere condizione ineludibile per il satisfattivo sviluppo dell’unitaria operazione rimediale48. nelle materie dell’urbanistica e dell’edilizia. CORTESE (a cura di). 2010. proc. nell’ordine: l’adozione di misure di riparazione «complementari». volte a compensare la perdita temporanea di risorse naturali e servizi in attesa del ripristino e consistente in ulteriori miglioramenti alle specie e agli habitat naturali protetti o alle acque nel sito danneggiato o in un sito alternativo. l’ambito della giurisdizione amministrativa esclusiva è riferito alle sole controversie sui riflessi individuali della compromissione ambientale. par. 122. 48 Altra essendo poi la questione del valore da attribuire alla concentrazione e. è così prevista. 2008.l. p. Palermo. si è creato un esplicito collegamento tra la disposizione normativa in esame e gli istituti della riparazione complementare e compensativa contemplati dall’Allegato II della direttiva 2004/35/CE. Il sindacato del giudice delle obbligazioni pubbliche. Diritto al paesaggio e diritto del paesaggio. in Dir. contabile ed amministrativa) 47 abilitate ad intervenire sulle medesime vicende. 413. 5 bis del d. In mancanza di riparazione «primaria». eventualmente anche in un sito alternativo geograficamente collegato a quello danneggiato tenuto conto degli interessi della popolazione colpita. 2007/4679. aventi lo scopo di ottenere.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 penale. n. 47 Giudicata di dubbia legittimità costituzionale da F. l’adozione di misure di ripazione «compensativa». COMPORTI. D. Per altro verso. con eslcusione di forme di compensazione finanziaria all’ente pubblico esponenziale della collettività. p.
suolo. 2058 c. devono essere svolti d’ufficio dalla pubblica amministrazione competente. via di fuga legittimante il risarcimento per equivalente. sociali e temporali che caretterizzano il singolo evento. infatti.c. ripendendo un principio che era già desumibile. comma 2. si può rinviare allo studio dell’APAT. dall’art. consiste nella scomposizione dell’ambiente nelle risorse elementari naturali che lo compongono (di tipo abiotico: aria. con specifico riferimento al potere di ordinanza ministeriale. acqua. diretti (assicurati dalla risorsa in quanto direttamente fruibile da parte di individui e/o in processi economici) o indiretti (assicurati dalle interazioni tra componenti abiotiche e biotiche che garantiscono l’equilibrio dell’ecosistema) e/o valori passivi. del Codice: quello del carattere residuale del risarcimento monetario. nei limiti dell’aumento di valore del sito a seguito 49 L’approccio per matrici. individuata alla luce del principio di sussidiarietà nel livello territoriale proporzionato alla tipologia ed all’estensione dell’inquinamento (dunque. o biotico: flora e fauna) ed i relativi ecosistemi specifici (es. 311. il danneggiante è obbligato «in via sostitutiva al risarcimento per equivalente patrimoniale nei confronti dello Stato». economiche. quindi. Così dispone la seconda parte del nuovo art. bonifica ingiustificatamente ritardata. impossibili o eccessivamente onerose ai sensi dell’art. l’ecosistema fluviale) e consente di associare a tali unità le funzioni o i servizi che possono essere interessati dal danno in termini di valori d’uso. si va dal comune al Ministero per i siti di interesse nazionale). 2006. Roma. comma 2. apparendo così configurabile una tendenziale distinzione tra ipotesi di danno pieno. Si tratta. che funge da elemento di chiusura del sistema della responsabilità. anche di carattere emergenziale. Il carattere residuale del risarcimento per equivalente ed il ruolo strategico della valutazione economica dei danni. riferito alle altre risorse naturali e graduabile per ordine di importanza secondo la seguente scala: bonifica. di una forma di riparazione a carattere sostitutivo. l’ipotesi della mancata. ovvero degli effetti fisicamente misurabili in termini qualitativi e quantitativi. capp. 313. bonifica in tutto o in parte omessa o comunque attuata in modo incompleto o difforme rispetto a quanto prescritto.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 5. Non costituisce invece impedimento alla bonifica e. secondo le circostanze. 22 . assai frequente in tema di inquinamento diffuso o storico. sotteso anche alla direttiva comunitaria 2004/35. in tutto o in parte impossibile o eccessivamente onerosa. impossibile o oltremodo difficoltosa individuazione del soggetto responsabile. gli interventi di recupero ambientale. o comunque attuate in modo incompleto o difforme rispetto a quanto prescritto. riferito a risorse naturali non suscettibili in quanto tali di bonifica. Il risarcimento del danno ambientale: aspetti teorici e operativi della valutazione economica. La sua pratica consistenza dipende peraltro dal tipo di matrice49 ambientale danneggiata e dalle circostanze fisiche. e ipotesi di danno residuo. Tale procedura permette dunque di legare la valutazione scientifica del danno. 6 e 7. Quando l’effettivo ripristino o l’adozione delle vedute misure di riparazione complementare o compensativa risultino in tutto o in parte omessi. Per una adeguata illustrazione di simile metodologia operativa. infatti. complementare e succedeneo. Il diritto al recupero delle relative spese nei confronti dei proprietari incolpevoli. In simili casi. alla valutazione economica del danno attraverso l’individuazione delle funzioni compromesse per ogni risorsa naturale.
Tali benefici sono misurati sia in termini di valori d’uso che gli individui associano a determinate risorse. 837. considerato come un peggioramento del flusso di benessere proveniente da un bene a fruizione collettiva. n. TAR Toscana. pure senza esservi tenuto 50. per esempio: TAR Friuli Venezia Giulia. Né può confondersi con i rimedi risarcitori l’azione di rivalsa verso l’effettivo responsabile che spetta al mero proprietario del fondo che sia stato colpito dall’azione di arricchimento dell’amministrazione o abbia provveduto spontaneamente. non altrettanto può dirsi della operazione di valutazione del danno. 984 e 6 luglio 2010. ma anche dell’eccessiva onerosità che costituisce causa di legittimo passaggio dalla tutela in forma specifica a quella per equivalente. l’ambito applicativo del risarcimento monetario sia circoscritto.d. Lo stesso principio direttivo è poi richiamato dal novellato terzo comma dell’art. l’autorità competente può scegliere le misure di riparazione complementare e compensativa i cui costi siano equivalenti al valore monetrario stimato delle risorse naturali e/o servizi perduti. situazione con). 253 del Codice). Si tratta. non soltanto del risarcimento per equivalente. 2316. come sin qui veduto.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 dell’esecuzione della bonifica. 23 . Trattasi di procedura complessa ed articolata. a porre in essere gli interventi di bonifica per mantenere l’area interessata libera da pesi. dalle quali si differenzia per l’esistenza di particolari forme di garanzia (onere reale e privilegio speciale immobiliare) che assicurano il recupero stesso (art. presupposta e condizionante dell’intera operazione.d. Sez. e si sviluppa a partire dagli aggiustamenti posti in essere dai soggetti colpiti per minimizzare la portata delle conseguenze negative (stima indiretta) per giungere alla stima diretta delle variazioni di utilità in caso di assenza di strategie di adattamento. 17 dicembre 2009. o lo fossero ma con tempi e costi eccessivi. e che sono analizzabili secondo le 50 La giurisprudenza amministrativa è ferma nel ritenere illegittime tutte le determinazioni amministrative che pongono in tutto o in parte a carico del proprietario o del detentore del fondo i costi e gli oneri anche procedurali di bonifica.risorsa o servizio . Già la direttiva 2004/35/CE lega la scelta concreta delle misure di riparazione alla valutazione del danno e prescrive che. che afferisce non solo all’appendice residuale del risarcimento per equivalente ma interessa. n. individuando la somma in grado di fornire agli stessi un insieme di utilità equivalente a quello perduto.servizio non fossero praticabili. dunque. La valutazione del danno ambientale. in via preliminare. va ricondotto nell’alveo delle azioni di ingiustificato arricchimento. Sez. senza che sia stata accertata nel caso concreto e nel rispetto del principio del contraddittorio l’effettiva responsabilità in ordine all’inquinamento. situazione senza) e quelli erogabili dalla medesima risorsa dopo l’evento dannoso (c. di uno snodo fondamentale che assume portata decisiva. 311 quale termine di riferimento per la definizione ministeriale dei criteri di determinazione. n. I. Per quanto. II. anche tutte le forme di riparazione che integrano la modalità del ripristino. tende a tradurre in termini economici la contrazione del benessere sofferta dai fruitori presenti e futuri del bene danneggiato. Cfr. 5 giugno 2009. Essa implica il confronto tra i benefici prodotti dalla risorsa naturale in assenza di danno (c. nel caso in cui i metodi di equivalenza risorsa .
ha chiarito che «non sussiste una duplicazione risarcitoria qualora il responsabile sia condannato al ripristino dello stato dei luoghi ed al pagamento di una somma di denaro a titolo di risarcimento. I metodi di misurazione sono classificabili in tre principali categorie: preferenze imputate. in Giur. 17 aprile 2008. it. il costo di viaggio) che consentono di cogliere soprattutto i valori d’uso avendo riguardo al comportamento dei soggetti nei mercati reali. il profitto indebito. le funzioni di produzione. 52 Cass. Sez. con nota di P. salva sempre la possibilità di fare valere il danno da perdite temporanee ed il danno non patrimoniale 52.. il costo del ripristino.. 2708. diviene invece decisiva allorché siano danneggiate in modo irreversibile risorse o servizi non riproducibili né surrogabili. diretto e materiale ma in relazione al desiderio che le stesse continuino ad esistere e ad essere fruibili in futuro. è che il prima condiziona e conforma il dopo: nel senso che. il costo di surrogazione. essendo la condanna volta ad elidere. ed appare accettabile quando il danno è ripristinabile e reversibile ed i valori passivi sono di entità trascurabile. i prezzi di mercato. quelle per le azioni urgenti di primo intervento e di messa in sicurezza. per il primo aspetto. 75 ss. quello patrimoniale verificatosi nel periodo successivo al verificarsi dell’evento lesivo». limite che è compensato dalle esigenze informative relativamente contenute e quindi dai costi e tempi ridotti. per il secondo. preferenze rilevate e preferenze dichiarate. nel senso che si basano sull’equivalenza tra utilità perduta e somma di denaro in grado di ripristinarla facendo leva sugli adattamenti dei fruitori valutabili come variazioni della spesa o dei costi di produzione di beni e servizi scambiati sul mercato. ma anche il pricing applicato dagli istituti di credito al finanziamento di attività che presentano rischi ambientali elevati (con conseguente aumento del rischio di insolvenza del cliente). La tutela risarcitoria a seguito del danno ambientale. 2008. p. 53 Comprendenti anche le spese per le polizze assicurative. Le prime due seguono un approccio duale. e quindi sotto forma di spese difensive 53. La terza. Il risarcimento del danno ambientale. FIMIANI. in cui azione e reazione si tengono e si connettono. quanto più si è potuto/dovuto fare in sede di azione preventiva e di bonifica. che appare sicuramente più onerosa in termini di costi e di tempi basandosi sulla simulazione di mercati ipotetici cui si giunge attraverso interviste a mezzo di questionari di un campione di individui. III. p. n. i prezzi edonici. Ad esse sono riconducibili metodi (il costo per le spese difensive. L’idea di fondo che scaturisce dal complesso delle superiori indicazioni metodologiche51 calate nel contesto funzionalmente unitario dell’operazione.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 note teorie del consumatore e/o produttore. di 51 Per approfondimenti ed esemplificazioni. si rinvia al citato studio dell’APAT. sia in termini di valori passivi espressi da fruitori in senso lato non già in relazione ad un uso economico. 10118. 24 . il pregiudizio non patrimoniale del vulnus all’ambiente in quanto bene giuridico unitario ed immateriale e.
Simile prospettiva dovrebbe. I due momenti non possono essere gestiti con logiche autonome e scollegate e un importante elemento di collegamento è rappresentato proprio da quel processo di valutazione delle varie componenti del danno che. sulla scorta anche di adeguate analisi costi . 25 . che in più parti fa riferimento all’adozione di misure «che non comportano costi sproporzionati» in relazione agli obiettivi da perseguire (es. recante attuazione della direttiva 2008/50/CE per un’aria più pulita in Europa. comma 1 e 13 comma 1). oltre tutto avendo riguardo al procedimento per ordinanza. 56 Analogo criterio di commisurazione del grado di interventi da compiere per fronteggiare gli eventi che rischiano di compromettere la qualità dell’aria ambiente. giardini pubblici). la funzione idrogeologica di un bosco compromessa a seguito di disboscamento abusivo può essere ripristinata. Nella indicata prospettiva assumono particolare importanza i riferimenti normativi alla individuazione delle «migliori tecniche di intervento a costi sostenibili»56. che compaiono con riferimento alle procedure di bonifica (art. comma 3). tanto meno sarà richiesto fare in sede di risarcimento per equivalente. attarverso manufatti alternativi come briglie o muri di sponda). anziché essere confinata ex post nelle anguste e problematiche vicende peritali che condizionano l’esito dei processi. in tale caso la riproduzione riguarda beni con caratteristiche diverse o in siti alternativi che siano in grado di assicurare la stessa funzionalità di quello danneggiato (es. 58 del d. commi 8 e 10). 11 54 Si distingue tra ripristino in senso stretto. Ad esso viene fatto sovente ricorso per valutare i siti ricreativi compromessi da un evento (parchi. n. 314. dovrebbe sorreggere e guidare sin dall’inizio la definizione della più appropriata opzione di riparazione (come recita il punto 1. Tale metodo tende ad avvicinarsi alla surrogazione e implica il problema di tenere conto dei valori passivi e d’uso che gli individui associano al bene perduto. alla necessità di operare in modo compatibile con la prosecuzione della attività ed ai costi sostenuti per il ripristino. che si riferise alle condizioni ed ai materiali originari e consente di fare riferimento agli attuali prezzi di mercato. comma 3). ove viene fatto sibillino riferimento al valore monetario stimato delle risorse e dei servizi perduti (art.lgs. come quella ancora oggi riproposta dall’art. 311. 55 Il cui costo è dato dalla somma delle spese affrontate per sostituire il bene danneggiato con altri beni capaci di svolgere le stesse funzioni o fornire le stesse utilità. e ripristino funzionale. artt.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 ripristino 54 e di surrogazione55 . 155. pure presente nel vecchio art. 242. nell’ambito della disposizione normativa volta ad indirizzare la determinazione per via ministeriale dei criteri di liquidazione del danno. è richiamato dal recente d. condurre ad arginare la logica punitiva che si cela dietro la scorciatoia delle liquidazioni condotte per via equitativa o tabellare e forfettaria.3 dell’Allegato 3 alla parte quarta del Codice). 308) ed a quella per ordinanza ministeriale (art. in definitiva. di prevenzione e ripristino (art. comma 3 del Codice che. 314. 18. mentre desta perplessità il mancato richiamo di tale fondamentale parametro. 9. proeitta in un problematico campo di applicazione generale il meccanismo di conversione sanzione-danno che l’originario art.efficacia. 13 agosto 2010.lgs. senza riprodurre il bosco.
. Manuale di diritto pubblico. cit. 2002. nel caso di simultaneità di eventi avversi. p. in F. in quanto i potenziali inquinatori sono indotti a non adottare le cautele necessarie a ridurre l’inquinamento ove le probabilità di vedersi addossato un obbligo risarcitorio non risultino commisurate nell’an e nel quantum alle condotte esigibili dal soggetto agente: in tali casi. l’art. 26 . From Political Slogans to Legal Rules. R. 1058 e note 47-48. n. 209. che è sottesa al principio «chi inquina paga» 58. 2010. p. 42 ss. 58 Cfr. soc. 311. oltre tutto. 306. FERRARA. 2006. più in generale. prescrive che l’autorità competente deve tenere conto anche della natura.. p. infatti. Oxford. Ed. 152/2006: rilievi problematici. in generale DE SADELEER. in Quaderni reg. FRACCHIA (a cura di). Ai fini della relativa decisione. L’enunciazione necessariamente sintetica di simili questioni ha lo scopo non già di disorientare il lettore. n. p. Napoli. rendendo tendenzialmente uguale la posizione del soggetto che investe in misure di contenimento dei rischi e di quello che invece risparmia su tali spese di aggiornamento tecnologico..RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 maggio 1999. La responsabilità per danno all’ambiente nel TUA. La protezione dell’ambiente e il procedimento amministrativo nella “società del rischio”. Environmental Principles. Tutto ciò implica un mutamento della tradizionale prospettiva giustizialista che non appare pienamente colto dal dato normativo (art. 60 Oltre alla scelta del tipo di intervento. POZZO. comma 3. GIAMPIETRO. si pensi anche alla priorità da dare alla riparazione di certi danni. 9. p. in proposito. sia consentito rinviare all’analisi sviluppata in G. la teoria della responsabilità civile insegna che tali derive sanzionatorie ancora presenti nel sistema rischiano di limitare la funzione deterrente. entità e gravità dei diversi casi di danno nonché della possibilità di un ripristino naturale. Scientifica. Il procedimento amministrativo. se è vero che. 512. 59 Incertezza che induce.. ripreso da B. 2010. quanto di renderlo consapevole delle profonde variabili in gioco e della presenza di delicate opzioni valoriali60 che si collocano al di là del dato meramente economico e della relativa prospettiva efficientista e si presentano ad essere meglio colte. p. oltre ad avere incrementato le sedi giudiziarie abilitate a pronunciarsi sulle vicende 57 Si leggano. in Dir. D’altra parte. le condivisibili osservazioni critiche di F. manifestano una capacità di presa diretta. D. 152 contemplava per i soli illeciti amministrativi e penali previsti in materia di scarichi57 . comma 3). 496. analizzate e sviluppate in seno ai procedimenti amministrativi piuttosto che nei processi. come riferito da A CROSETTI. COMPORTI. si introducono elementi di incertezza e casualità che interrompono il rapporto esistente tra il costo delle polizze assicurative59 per danno ambientale ed il potenziale carico risarcitorio. muovendosi in un ambiente dialogico e negoziale idoneo a selezionare anche le migliori competenze tecniche. Danno ambientale e risorse naturali dopo il D. in termini contraddittori con l’impianto complessivo fin qui descritto. infatti. nota 50. I primi. La direttiva 2004/35/CE e il suo recepimento in Italia. molte compagnie a non sottoscrivere più le polizze assicurative per attività con elevate esposizioni ambientali.. 61 Cfr. tempestiva e continuativa con la realtà dei fatti che ai secondi manca61. cit. Lgs.
10). it. Il Mulino. 63 Per riprendere il messaggio di C. 2010. SUNSTEIN. trad. con l’avvertenza che le misure non comportino costi sproporzionati). 9. 13 agosto 2010. classificazione delle zone e degli agglomerati ai fini della valutazione della qualità dell’aria (artt. di U. 4-5). in presenza di significative e comprovate circostanze attinenti alla durata e gravità del rischio ed alla possibilità di ridurlo (art.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 contermini al danno ambientale. Oltre il principio di precauzione. lgs. Il diritto della paura. la riforma ha individuato nei metodi liquidatori impiegati dalla pregressa giurisprudenza nazionale e comunitaria un parametro guida cui attenersi nella fissazione degli attesi criteri ministeriali di valutazione dei risarcimenti. 3). adozione mediante opportune procedure di raccordo e concertazione di piani e misure per agire sulle principali sorgenti di emissione e ripristinare i valori limite nel più breve tempo possibile (art. Bologna. n. che prevede la seguente sequenza di interventi: zonizzazione del territorio (art.gestione dei rischi ambientali62 capace di condurre «oltre il principio di precauzione». impedendo il ripetersi di errori ai quali finisce per essere esposta la gente che soccombe alla paura63. Come dire che ci si prepara al futuro guardando ancora al passato. Laws of Fear. R. piani e misure per ridurre il rischio di superamento dei valori limite. 155. 62 Tecnica di cui si può apprezzare la recente declinazione per opera del d. 27 . Beyond the Precautionary Principle (2005). nel caso di accertato superamento dei valori limite. in materia di qualità dell’aria ambiente. IZZO. E’ invece nell’amministrazione più che nella giurisdizione che vanno ricercate le risorse e competenze per assicurare una regolazione .
che fornisce una serie di spunti sintomatici di un crescente favor verso forme riparatorie alternative al mero risarcimento per equivalente. focusing to anti-pollution techniques which take place outside the litigation and. al quale è difficile applicare un paradigma rimediale concepito con riferimento a fattispecie molto più semplici e lineari. in the context of an increasing participation to the preliminary evaluation in the administrative procedure. Environmental damage is in fact a typical example of mass tort: so it is difficult to apply to this kind of damage a paradigm designed with reference to much more simple situations. particularly. -------------------------------------------------------------------------------------------------The compensation for damages is not the most effective way in order to administer the widespread damage caused by mass disasters. sollecitando la riflessione sulla necessità di sperimentare tecniche di contrasto all’inquinamento che si esprimano soprattutto al di fuori del processo. which provides a set of cues revealing a growing appreciation for remedies which are alternative to mere compensation for equivalent. The paper underdraws these cues critically. Tali difficoltà trapelano anche dalla odierna legislazione. L’articolo ripercorre in modo critico questi spunti. These difficulties are often underlined by the environmental law. e in particolare nell’ambito di una sempre più partecipata istruttoria procedimentale.RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL'AMBIENTE ANNO 2011 / NUMERO 1 ABSTRACT Gian Domenico Comporti – La responsabilità per danno ambientale La tecnica della responsabilità civile non costituisce lo strumento più efficace per amministrare i danni diffusi causati da disastri di massa. 28 . Il danno ambientale rappresenta infatti il tipico esemplare di mass tort.
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