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Timestamp: 2018-05-28 03:24:50+00:00
Document Index: 75764597

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 18', 'art. 19', 'art, 12', 'art. 12', 'art. 14', 'art. 15']

Informazione Editoria Giornalismo: Commercio Elettronico ed e-contract
Commercio Elettronico ed e-contract
Lo svolgimento delle attività economiche e commerciali, non è mai stato interamente
libero, ma soggetto a vincoli da parte dei poteri pubblici.
Quando l'attività economica e commerciale non viene svolta in maniera fisica e materiale,
ma sulla rete, introduce nell'ordinamento giuridico una serie di questioni. Innanzitutto il legislatore si è chiesto se le norme che regolano le attività economiche nel mondo reale,
possono essere trasferite in internet. La conclusione è stata di doppia impostazione: c'è chi ha affermato che sono la stessa cosa, dunque debbano essere assoggettate alle stesse norme. E c'è chi ha affermato che il web non può essere assoggettato alle regole del mondo reale. Tra questi due estremi si è arrivati a una soluzione intermedia che ha definito la nozione di e-commerce e ha delineato le principali caratteristiche dello stesso.
La Comunità europea ha definito l'e-commerce come il commercio che ha per oggetto lo svolgimento degli affari in rete le quali caratteristiche, sulle quali si fonda la nuova disciplina contrattuale, sono:
– la scomparsa della componente della materialità, base solida della disciplina
contrattuale tradizionale
– e la transnazionalità della rete, dunque la difficile collocazione di chi svolge il commercio elettronico in quanto se in un Paese vi sono norme che favoriscono particolarmente questo commercio, è ovvio che le imprese si allineeranno alle regolamentazioni di quel Paese.
I numerosi vantaggi della rete, quali l'abbattimento dei costi e delle distanze geografiche,
la rapidità e semplicità delle procedure, hanno permesso la diffusione di un mercato digitale che oggi stima più di 2 miliardi di dollari e la nascita di contratti stipulati e conclusi in rete, (e-contract) che devono necessariamente essere regolamentati.
In ambito europeo, la direttiva 31/2000 sul commercio elettronico ha introdotto una serie di norme volte da un lato alla liberalizzazione, dall'altro ha imposto dei vincoli che tutelano le imprese e soprattutto i consumatori.
Dal punto di vista delle liberalizzazioni, la scelta dell'Unione Europea è innovativa rispetto al passato, si basa infatti, sul principio dell'assenza di un'autorizzazione preventiva.
L'attività commerciale in rete dunque, può essere svolta da chiunque, diversamente dal mondo reale che prevede licenze e limitazioni da rispettare.
La direttiva precisa anche quali tipi di attività possono essere svolte online, qualsiasi tipo di attività, ricordando limitazioni precise, ad esempio il divieto di vendere online i farmaci.
Oltre a delineare un quadro giuridico dell'e-commerce, la direttiva ha come obbiettivo
quello di incrementare l'esercizio delle libertà dello stabilimento del prestatore,
abbattendo dunque le frontiere nazionali e eliminando le differenze giuridiche tra gli stati. A tal proposito la direttiva chiarisce che il luogo di stabilimento per le imprese che forniscono beni o servizi tramite il web, sia il luogo in cui le società esercitano le attività economiche e non quello dove si trova a tecnologia di supporto del sito.
Affianco a queste liberalizzazioni la direttiva 31/2000 pone una serie di vincoli,
limitazioni e divieti a favore degli utenti della rete.
Il principale obbligo posto agli operatori del commercio elettronico riguarda le informazioni che obbligatoriamente bisogna dare del prodotto che l'impresa vuole vendere. Se nel mondo reale infatti, l'acquirente ha la possibilità di vedere il prodotto e avere un rapporto diretto con questo, sulla rete si ha un'immagine virtuale, dunque la direttiva impone l'obbligo di indicare: il nome del prestatore, in modo che il soggetto sia identificabile, l'indirizzo geografico del prestatore, ovvero il luogo dove l'impresa ha la sua sede legale, l'obbligo di indicare se si dispone o meno di un'attività fisica commerciale.
Altri obblighi informativi riguardano l'attività che viene fatta sula rete:
l'obbligo di indicare in modo chiaro e inequivocabile il prezzo, l'obbligo di far si che la pubblicità sul bene o servizio sia chiaramente identificabile.
La direttiva 31/2000 viene percepita dal diritto italiano con il dlgs 70/2003 che prosegue con le stesse finalità e obiettivi della stessa. In recepimento alla direttiva comunitaria, ildlgs ricalca le norme relative al luogo dello stabilimento, alla liberalizzazione e prevede
dei doveri di informazione da parte del prestatore dei servizi. All'art. 11 indica inoltre le norme di esclusione, ovvero quei contratti che non possono essere stipulati online: quelli relativi al trasferimento dei diritti di beni immobili, quelli disciplinati dal diritto di famiglia e di successione...
all'art. 18, intitolato “Codici di condotta” prevede strumenti di autoregolamentazione da parte dei prestatori e all'art. 19 il decreto illustra chiarimenti e risoluzioni sulle controversie.
il decreto n 185/1999 sui contratti a distanza, attuato dalla direttiva 1997/7/CE si riferisce all'e-contract definendolo un contratto stipulato tra un fornitore e un consumatore impiegando tecniche di comunicazione a distanza per l'esecuzione e la conclusione del contratto stesso. Per tecniche di comunicazione a distanza si intende
qualunque mezzo senza la presenza fisica e simultanea delle 2 parti.
il codice civile definisce il contratto come un accordo di almeno due parti che costituiscono tra loro un rapporto giuridico patrimoniale.
Gli elementi essenziali del contratto sono l'accordo tra le parti, dunque il consenso reciproco, l'oggetto del contratto, la causa e la forma del contratto, ovvero il mezzo attraverso il quale si manifesta l'accordo. Entrando specificatamente nel merito dei contratti sulla rete, il mezzo telematico cambia le caratteristiche stesse del contratto. Il fornitore o prestatore dei servizi, grazie all'acceso a internet, sarà titolare di un sito nel quale svolgerà la propria attività.
Il contratto telematico, regolamentato con la dir. 31/2000 e il conseguente DGLS N. 702003, prevede la successione di tre fasi:
1. la fase di promozione, ovvero l'attività di advertising svolta dall'impresa sul web attraverso banner, links o email
2. l'invito ad offrire
3. l'offerta vera e propria l'e-contract si definisce un contratto per adesione in quanto contraddistinto da una serie di condizioni generali predisposte unilateralmente dal contraente e l'altra parte può decidere se aderire o meno.
La conclusione del contratto avviene quando l'utente preme “il tasto di negoziazione virtuale” accompagnato o no dall'invio degli estremi della carta di credito per pervenire al pagamento. La pressione del tasto corrisponde dunque alla firma e all'accettazione del contratto stesso.
IL DECRETO LEGGE N. 70 DEL 2003 obbliga il prestatore a inviare, subito dopo la firma digitale, una ricevuta al destinatario contenete un riepilogo generale e le informazioni di prezzo, di recesso, di costi e tempi di consegna.
– l'ordine, ovvero il messaggio che l'utente manda e la ricevuta, il messaggio ricevuto dall'utente si considerano pervenuti quando le due parti hanno possibilità di accesso alla rete.
Il luogo di conclusione del contratto è indicato dall'ordinamento giuridico come il luogo dove è situato il domicilio del consumatore.
Il prestatore inoltre, prima della conclusione del contratto deve fornire precise informazioni in quanto le problematiche più grandi dell'e-commerce, sono legate all'incertezza dell'identità e dell'onesta della controparte e alla scarsa trasparenza delle condizioni di contratto, dunque a direttiva e il conseguente dgls nel designare le norme impongono precisi obblighi informativi che riguardano:
1. informazioni generali obbligatorie riguardanti il nome, la ragione sociale, il
domicilio, il numero di iscrizione al Rea
2. informazioni che concernono comunicazioni commerciali, la pubblicità deve essere identificabile come tale
3. informazioni dirette alla conclusione del contratto ovvero quelle riguardanti le fasi da seguire per la conclusione dell'accordo, i mezzi per correggere i dati da parte del destinatario, i codici di condotta...
l'accesso a tali informazioni deve essere facile e diretto, se le informazioni non vengono indicate il contratto può essere considerato nullo. Altre ipotesi di nullità riguardano l'illeceità di causa, ovvero quando la causa stessa del contratto va contro l'ordine pubblico, il buon costume o il diritto d'autore. Il contratto è nullo se una delle parti è incapace di intendere o volere o se il contratto è “in frode di legge” o riguarda la commercializzazione di materiale pornografico, o che inciti all'odio, al razzismo, al terrorismo.
La dir. 31/2000 agli art, 12-15 disciplina la responsabilità sulla rete in quanto nelle attività commerciali online vi operano numerosi soggetti e è difficile capire chi risponde ai danni civili o penali.
All'art. 12 sancisce il “mere conduit” o semplice trasporto sostenendo che il prestatore della connessione non è responsabile dell'illecito del soggetto in rete a condizione che non dia origine alla comunicazione, non selezioni il destinatario o il messaggio. Al prestatore può comunque essere richiesto dalle autorità di vigilanza di rimuovere le informazioni che ha memorizzato.
All'art. 14 la direttiva parla di Hosting, ospitare. Il soggetto che ospita le informazioni non è responsabile se non è al corrente della natura illecita dei messaggi, rimuove prontamente o disabilita l'accesso a tali informazioni.
All'art. 15 la direttiva sancisce il principio di divieto generale di controllo preventivo, il provider non ha obbligo di sorveglianza.
La preoccupazione circa un uso distorto dei dati della persona, con i contratti in rete trova l'apice in quanto le imprese hanno la possibilità di raccogliere informazioni sulla persona con estrema facilità (che vengono immessi dalla persona stessa) e in quanto il soggetto quando accede alla rete lascia delle tracce informatiche che vengono registrate e che rendono facile il disegno dell'identità dell'utente.
La risposta giuridica a tale problematica è individuabile nella direttiva 46/1996 sul trattamento dei dati personali dove si afferma che i dati delle persone devono essere accessibili alle autorità giudiziarie di tutti i paesi europei e nella dir. 58/2002espressamente dedicata al problema di raccolta e circolazione dei dati sulle reti di comunicazione elettronica e in particolare alla memorizzazione dei dati che avviene ogniqualvolta un soggetto accede alla rete. Si tende a limitare al massimo la osservazione e la memorizzazione di dati da parte di soggetti privati: i dati possono essere utilizzati soltanto per l'erogazione e la prestazione du un servizio e per il tempo necessario all'erogazione e al pagamento del servizio stesso.
Pubblicato da Editoria Giornalismo a 17:19