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Timestamp: 2020-04-02 04:33:31+00:00
Document Index: 174560058

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Sentenza Cassazione Civile n. 19277 del 29/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19277 del 29/09/2016
Cassazione civile sez. III, 29/09/2016, (ud. 23/06/2016, dep. 29/09/2016), n.19277
sul ricorso 27696/2013 proposto da:
R.S.R., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,
VIALE G. MAZZINI 11, presso lo studio dell’avvocato GIANFRANCO
TOBIA, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato ROBERTO
ARTURO LAVORATTI giusta procura speciale in calce al ricorso;
UNIPOL ASS.NI SPA, in persona del suo procuratore speciale e legale
rappresentante p.t. Dott. D.M., elettivamente domiciliata
in ROMA, presso lo studio dell’avvocato PAOLO FIDOLINI che la
avverso la sentenza n. 69/2013 del TRIBUNALE DI AREZZO – SEZIONE
DISTACCATA di MONTEVARCHI, depositata il 15/04/2013;
udito l’Avvocato ROBERTO ARTURO LAVORATTI;
1. Con sentenza del 15 aprile 2013 il Tribunale di Arezzo, sezione distaccata di Montevarchi, ha rigettato l’appello proposto da R.S.R. avverso sentenza del 17 gennaio 2011 con cui il giudice di pace di Montevarchi aveva respinto la sua domanda di condanna al risarcimento dei danni che sarebbero stati da lei patiti come pedone in un sinistro stradale presentata nei confronti di V.G. (proprietario e conducente dell’auto che l’avrebbe urtata) e la sua compagnia assicuratrice, UGF Assicurazioni S.p.A..
2. Ha presentato ricorso la R. sulla base di un unico motivo.
Si difende con controricorso la compagnia assicuratrice, ora Unipol Assicurazioni S.p.A..
Mediante l’unico motivo, la ricorrente denuncia, ex art. 360 c.c., comma 1, n. 5, insufficiente e contraddittoria motivazione su fatto controverso e decisivo, consistente nel punto di attraversamento della carreggiata da parte della ricorrente quale pedone investito. Non sarebbe stato considerato il rapporto dei vigili urbani, surrogato solo dall’esame dello schizzo planimetrico allegato, redatto non in scala e con annotazioni ambigue e ingannevoli, in contrasto con il contenuto del verbale.
Deve anzitutto rilevarsi che il punto di attraversamento della carreggiata da parte del pedone non è qualificabile come fatto decisivo, vista la complessiva motivazione offerta dal giudice d’appello; ma soprattutto non è affatto sostenibile che, nella sentenza impugnata, cui è applicabile il testo vigente dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, il giudice abbia omesso di considerare anche tale elemento (v. in particolare le pagine 5-6 della motivazione). E ciò di per sè sarebbe già sufficiente a condurre il ricorso alla inammissibilità. Deve peraltro osservarsi che quanto la ricorrente adduce sull’errore che il giudice avrebbe commesso rispetto al rapporto dei vigili urbani (“fuorviato dallo schizzo planimetrico assai equivoco ha confuso la “freccia”…con la indicazione di metri 3,98 rappresentanti graficamente il luogo dell’investimento posto alla citata distanza di metri 3,98 con la presunta ubicazione dell’auto post investimento” così sovvertendo il rapporto dei vigili perchè “la precisazione ivi contenuta secondo cui il pedone “si era immesso per metri 3,98 nella carreggiata attraversando in prossimità del passaggio pedonale” viene trasformato (sic) in un presunto attraversamento della carreggiata a m.3,98 dalle strisce pedonali”; e sarebbe stato altresì frainteso il verbale redatto dai vigili laddove indica che la carreggiata è larga m. 5,90 e che il pedone si era immesso per metri 3,98 quando fu investito, perchè il giudice afferma che il pedone al momento dell’urto sarebbe stato a distanza di metri 2,55 “dall’arrivo sull’altro lato della strada” – ricorso, pagine 9-10 -) è riconducibile alla fattispecie di cui all’articolo 395 c.p.c., n. 4. Quello che viene denunciato, infatti, integra un errore fattuale che emergerebbe, appunto, dal documento indicato dalla ricorrente stessa, cioè dal rapporto dei vigili urbani. Un siffatto vizio, in tal modo configurato, deve denunciarsi proprio con la specifica impugnazione revocatoria ex art. 395 c.p.c., n. 4 (v. Cass. sez. 3, 27 luglio 2005 n. 15672 – per cui il vizio di motivazione “postula che il giudice di merito abbia formulato un apprezzamento, nel senso che, dopo aver percepito un fatto di causa negli esatti termini materiali in cui è stato prospettato dalla parte, abbia omesso di valutarlo in modo che l’omissione venga a risolversi in un implicito apprezzamento negativo sulla rilevanza del fatto stesso, ovvero lo abbia valutato in modo insufficiente o illogico”, mentre se il giudice è incorso in una falsa percezione della realtà, da cui derivi l’omessa valutazione, è configurabile un errore di fatto deducibile esclusivamente con l’impugnazione per revocazione ai sensi appunto dell’art. 395 c.p.c., n. 4, nonchè le successive conformi Cass. sez. 3, 18 gennaio 2006 n. 830, Cass. sez. 3, 2 marzo 2006 n. 4660, S.U. 20 giugno 2006 n. 14100, Cass. sez. 3 25 agosto 2006 n. 18498), mentre in questa sede, esorbitando appunto dalla serie tassativa delle doglianze indicate dell’art. 360 c.p.c., comma 1, su cui fondare il ricorso ordinario per cassazione, risulta inammissibile (sulla inammissibilità nel ricorso per cassazione di un motivo denunciante errore di fatto ut supra descritto, Cass. sez. 1, 25 gennaio 2001 n. 061, Cass. sez. 3, 25 maggio 2004 n. 10027 e Cass. sez. 3, 27 maggio 2005 n. 11276; e cfr. pure Cass. sez. 1, 1 marzo 2002 n. 3024, Cass. sez. 3, 18 novembre 2004 n. 21870 e Cass. sez. 2 14 novembre 2012 n. 19921 e, da ultimo, Cass. sez. 3, 14 marzo 2016 n. 4893).
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente a rifondere alla controricorrente le spese processuali, liquidate in un totale di Euro 1800, di cui Euro 200 per esborsi, oltre agli accessori di legge.