Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-26224-del-19-12-2016
Timestamp: 2020-08-03 18:24:16+00:00
Document Index: 137802392

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 96', 'art. 2', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 26224 del 19/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26224 del 19/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 19/12/2016, (ud. 15/09/2016, dep.19/12/2016), n. 26224
sul ricorso 24945-2015 proposto da:
avverso il decreto n. 567/2015 della Corte d’appello di Perugia,
depositato il 26 marzo 2015;
Ritenuto che, con ricorso depositato il 28 marzo 2011 presso la Corte d’appello di Perugia, G.G. chiedeva la condanna del Ministero dell’economia e delle finanze al pagamento dell’indennizzo dovuto per la irragionevole durata di un giudizio amministrativo, iniziato presso il TAR Lazio nel settembre 2000, ancora pendente alla data della domanda; giudizio volto ad ottenere il riconoscimento del compenso previsto dall’ordinanza del Ministro per il coordinamento della protezione civile del 21 febbraio 1986, e successive integrazioni e aggiornamenti, per il servizio speciale prestato presso il nucleo elicotteri dei Vigili del fuoco di Torino durante la campagna antincendio;
che la Corte d’appello rigettava la domanda rilevando che, dalla sentenza del TAR, che aveva definito il giudizio presupposto, emergeva che il ricorrente aveva agito per ottenere il compenso dovuto per il supporto prestato nelle campagne antincendi svoltesi in anni per i quali era certo che gli equipaggi del corpo nazionale dei Vigili del fuoco non avevano svolto la detta attività;
che, dunque, doveva escludersi il diritto all’indennizzo per la temerarietà della domanda azionata nel giudizio presupposto, non costituendo ostacolo a tale qualificazione la mancata pronuncia, nel giudizio presupposto, di una condanna ai sensi dell’art. 96 c.p.c.;
che con l’unico motivo di ricorso il ricorrente denuncia violazione e mancata applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 con contestuale violazione e mancata applicazione della L. n. 848 del 1955 (art. 6, par. 1, artt. 13, 19 e 53 della CEDU), e artt. 24 e 111 Cost., sostenendo che la qualificazione della domanda svolta nel giudizio presupposto come temeraria dipenderebbe da una inadeguata lettura della sentenza del TAR Lazio che ha definito il giudizio stesso, rigettando la domanda, atteso che dalla lettura integrale della detta sentenza emergerebbe, invece, che il rigetto è scaturito da una complessa ricognizione della normativa applicabile e della documentazione versata in atti dalle parti, sicchè la soluzione adottata dalla Corte d’appello finirebbe con il far coincidere una domanda semplicemente infondata con una domanda temeraria;
che il decreto impugnato non risulta poi censurabile ai sensi del nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5 (motivo, questo, formulato dal ricorrente, il quale pur lamentando l’omesso esame di fatto decisivo, svolge critiche all’apparato motivazionale del decreto della Corte d’appello), atteso che tale decreto è stato depositato il 21 febbraio 2014 e ad esso si applica, appunto, l’art. 360 c.p.c., n. 5, come modificato dal D.L. n. 83 del 2012, convertito dalla L. n. 134 del 2012 (sui limiti di deducibilità dei vizi di motivazione, Cass., S.U., n. 8053 del 2014);