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Timestamp: 2020-01-21 13:53:08+00:00
Document Index: 7853962

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1355', 'art. 1358', 'art. 1359', 'e contrario', 'art. 1359', 'art. 142', 'art. 142']

Blog – Pagina 4 – Studio Legale Avv.Giuseppe Lupoi
Contratto preliminare condizionato alla concessione del mutuo ( Cassazione del 2018 n. 22046)
4 gennaio 2019 avvocatogiuseppelupoi
Quando si sottoscrive un contratto preliminare di compravendita di un immobile, è possibile subordinare la stipula dell’atto notarile alla concessione del mutuo necessario per il pagamento di tutto o di parte del prezzo?
Recentemente la Suprema Corte (con sentenza del 2018 n. 22046) ha confermato tale possibilità.
Il dubbio che potrebbe sorgere è che la condizione sospensiva della concessione del mutuo, in alcuni casi, possa rientrare nel novero delle c.d condizioni meramente potestative.
Esse sono definite dall’art. 1355 c.c., che così recita: ” È nulla l’alienazione di un diritto o l’assunzione di un obbligo subordinata a una condizione sospensiva che la faccia dipendere dalla mera volontà dell’alienante o, rispettivamente, da quella del debitore ”
Il legislatore sanziona con la nullità tali condizioni, poiché non reputa serio che un soggetto ceda un diritto o che un debitore si assuma un obbligo del tipo : ” pagherò se vorrò”, con totale dipendenza dalla volontà della parte.
Se, ad esempio, il promissario acquirente entra nel possesso dell’immobile prima del contratto definitivo ( per effettuare lavori di ristrutturazione) si potrebbe sostenere che egli non abbia più interesse a cooperare per l’avveramento della condizione ( concessione del mutuo), rendendo , di tal guisa, il promittente venditore succube della mera volontà del promissario acquirente( condizione meramente potestativa).
In realtà la Cassazione, nella pronuncia in esame, smentisce categoricamente tale assunto, sul presupposto che la condizione sospensiva del preliminare alla concessione del mutuo da parte della banca è una condizione mista( in parte dipende dal caso o dall’opera di terzi e in parte dal promissario acquirente, che si deve attivare per ottenere il prestito).
Se di condizione mista si tratta, per la parte non casuale si applica l’art. 1358 c.c., che impone alle parti, in pendenza di una condizione sospensiva, di comportarsi secondo buona fede per conservare integre le ragioni dell’altra parte.
Nel dettaglio il promissario acquirente deve, in buona fede, attivarsi per cercare di ottenere il muto dalla banca( anche se poi la concessione dipenderà da altri situazioni) al fine di cooperare per il raggiungimento del risultato finale, rispettando anche l’interesse della controparte.
Naturalmente la violazione dell’obbligo giuridico di correttezza e buona fede va dimostrato e provato da parte del promittente venditore.
Alla condizione mista si applica anche l’ art. 1359 c.c. ” La condizione si considera avverata qualora sia mancata per causa imputabile alla parte che aveva interesse contrario all’avveramento di essa “.
Si tratta di una finzione di avveramento della condizione quando la mancata realizzazione della stessa ( nel caso di specie la concessione del mutuo) sia dipesa da dolo o colpa della parte interessata al mancato compimento della condizione( dolo o colpa che il creditore è tenuto a dimostrare).
Appare chiaro che nel caso in esame l’art. 1359 ( pur applicabile in via generale alle condizioni miste) non può configurarsi, poiché il promissario acquirente è interessato alla concessione del mutuo( che è l ‘evento dedotto in condizione) non ” tifando” certo per la mancata concessione del prestito.
In conclusione è valida ed efficace la previsione che subordina la vendita alla concessione del mutuo per il pagamento del prezzo
Autovelox e segnaletica di avvertimento
16 dicembre 2018 16 dicembre 2018 avvocatogiuseppelupoi
L’art. 142 del Codice della Strada stabilisce l’importo delle sanzioni amministrative pecuniarie conseguenti al superamento dei limiti di velocità, ferma restando l’applicazione di altre sanzioni accessorie ( sospensione della patente di guida):
entro i 10 km/h oltre il limite: sanzione amministrativa da 41 euro a 168 euro (v. comma 7);
tra i 10 km/h e max i 40 km/h: sanzione amministrativa da 168 euro a 674 euro (v. comma 8);
tra i 40 km/h e max i 60 km/h: sanzione amministrativa da 527 euro a 2.108 euro (v. comma 9);
oltre i 60 km/h oltre il limite: sanzione amministrativa da 821 euro a 3.287 euro (v. comma 9/bis)
Con una recentissima ordinanza( del 2018 n. 26663) la Corte di Cassazione si è occupata del rapporto tra gli l’autovelox e la segnaletica di avvertimento della presenza degli stessi.
Sia per legge che per precedente giurisprudenza della Suprema Corte ( Cass. del 2016 n. 9770; Cass. del 2013 n. 25769), occorre che l’autovelox sia segnalato con adeguato anticipo, in modo da garantire il tempestivo avvistamento.
Tra la segnaletica e la postazione di rilevamento della velocità,deve esserci una distanza non superiore ai 4 chilometri.
Nulla è previsto in relazione alla distanza minima, che dovrà essere comunque adeguata allo stato de luoghi ( perciò da accertare in concreto).
A nulla rileva, non essendo richiesta, la mancata ripetizione della segnalazione di divieto dopo ciascuna intersezione per gli automobilisti che proseguono lungo la medesima strada.
Le disposioni normative, inoltre, non impongono un particolare strumento di segnalazione ( può essere un cartello orizzonatale, veriticale, luminoso o con luci intermittenti), con conseguente discrezionalità dell’amministrazione.
Difatti l’art. 142 ,comma 6 bis così recita : ” le postazioni di controllo per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli ” o” di dispositivi di segnalazione luminosi( dall’autilizzo della disgiunzione ” o ” si comprende l’alternativa).
L’importante è che la distanza tra l’autovelox e la segnalazione sia adeguata alla situazione stradale concreta( e comunque non superiore a 4 chilometri) e che la postazione di controllo della velocità sia ben visibile.
Nel caso di specie, la Suprema Corte ha cassato con rinvio la decisione del Tribunale ( competente per l’appello avverso le decisioni del giudice di pace) per violazione di legge, avendo il Tribunale rigettato l’appello del Comune sul presupposto della mancanza di segnaletica stradale “e” di segnali luminosi ( l’autovelox era segnalato solo con un cartello stradale verticale a 400 metri di distanza).
Piuttosto, afferma la Cassazione, il Tribunale avrebbe dovuto valutare se, in base allo stato dei luoghi, la distanza di 400 metri fosse adeguata. Diversamente l’utilizzo di dispositivi luminosi non è un obbligo di legge, mantenendo il Comune discrezionalità in merito allo strumento di segnalazione da utilizzare.