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Timestamp: 2018-04-25 10:55:47+00:00
Document Index: 69981939

Matched Legal Cases: ["art'4", 'art. 6', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 38', 'art. 41', 'art. 47', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 10', 'art.10', 'art. 10', 'art.140', 'art. 2', 'art 40', 'art. 43', 'art. 20', 'art. 10']

LA RETE DELLE AREE PROTETTE DOLOMITI UNESCO - PDF
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1 LA DOLOMITI UNESCO ANALISI RETE NATURA 2000 DOLOMITI UNESCO: Ipotesi di Armonizzazione Normativa e Gestione "aree 5%" DOLOMITI UNESCO data:
2 Assessore Giuseppe Verdichizzi SERVIZIO DOLOMITI UNESCO Il Dirigente Arch. Sergio Bergnach Geom. Walter Coletto Geom. Francesco Dainese RESONSABILE SCIENTIFICO Prof. Marco Tono VENETO PROGETTI s.c. pianificazione - architettura - ambiente urbanistica - infrastrutture - ricerca
3 INDICE 1. INQUADRAMENTO RETE NATURA INQUADRAMENTO NORMATIVO Origine e inquadramento normativo Le Linee Guida Ministeriali I canali di finanziamento attivati dalla UE Il rapporto tra Parchi e Rete Natura La Gestione dalla Rete Natura 2000 declinata nei territori Dolomiti UNESCO Provincia Autonoma di Trento Provincia Autonoma di Bolzano Regione Friuli Venezia Giulia Regione Veneto METODI E STRUMENTI del SISTEMA GESTIONALE ED IPOTESI PER ARMONIZZAZIONE Il metodo di analisi Le fasi del processo di analisi Fase 1. Analisi dello stato dell arte Provincia Autonomia di Trento Provincia Autonoma di Bolzano Regione Friuli Venezia Giulia Regione Veneto Fase 2. Confronto tra le diverse metodologie e strategie La strategia di gestione e di redazione degli strumenti di piano Fase 2a. Dettaglio degli elementi distintivi Provincia Autonoma di Trento Provincia Autonoma di Bolzano Regione Friuli Venezia Giulia Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 3 di 83
4 3.5.4 Regione Veneto Fase 2b. Elementi Comuni ELEMENTI RILEVANTI DI CONFRONTO Fase 3. INDIRIZZI PER L ARMONIZZAZIONE E LA DEFINIzIONE DELLE LINEE GUIDA Valutazione complessiva Azioni per l armonizzazione Obiettivi e fasi per l'armonizzazione "per sistemi" finalizzata alla definizione del Piano di Azioni condivise per i nove sistemi la costruzione delle unità gestionali LE "AREE 5%" ALLEGATI Schedatura Aree 5% e ipotesi di gestione Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 4 di 83
5 1. INQUADRAMENTO RETE NATURA 2000 Il presente studio fa specificamente riferimento alla Rete Natura 2000 del Patrimonio Dolomiti UNESCO. Le aree SIC e ZPS site all'interno dei 9 Siti Dolomiti UNESCO sono evidenziate nella seguente tabella in cui vengono evidenziati per ogni Sistema del Patrimonio, i SIC/ZPS presenti, la Regione o Provincia di riferimento, l'eventuale Piano di Gestione o Misura di Conservazione e l'individuazione, se presente, dell'ente Gestore. Sistema del Patrimonio Rete Natura 2000 : SIC e ZPS con rif. regionale Piani /misure Ente gestore N1. Pelmo Croda di Lago SIC IT Monte Pelmo - Mondeval - Formin (VENETO) Misure di Conservazione : Non definito D.M. 17 ottobre 2007 "Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS) N.2 Marmolada SIC IT Gruppo Marmolada (VENETO) Misure di Conservazione : Non definito D.M. 17 ottobre 2007 "Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS) SIC IT Ghiacciaio Marmolada (TRENTO) Misure di Conservazione : Provincia Autonoma Trento Misure di conservazione per le ZSC - D.G.P. 17 febbraio 2011, n. 259 Allegato A e B, modificato con D.G.P. 12 aprile 2013 Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 5 di 83
6 N. 3 "Pale di San Martino - San Lucano - Dolomiti Bellunesi - Vette Feltrine".. ZPS/SIC IT "Dolomiti Feltrine e Bellunesi"(VENETO) ZPS IT Lagorai (TRENTO) Piano di gestione Adottato 2009 Misure di conservazione per le ZSC - D.G.P. 17 febbraio 2011, n. 259 Allegato A e B, modificato con D.G.P. 12 aprile 2013 SIC IT Pale di San Martino (TRENTO) Misure di conservazione valevoli come Piano nel Piano. nel Parco Paneveggio adottato 2014 SIC ZPS IT Pale di San Martino: Focobon, Pape - San Lucano, Agner - Croda Granda (VENETO) SIC ZPS IT Civetta - Cime di San Sebastiano (VENETO) Non necessita di PdG Misure generali D.M. 17 ottobre 2007 DGR 2371 /2006 Piano di gestione Non ancora definito Provincia Autonoma Trento Parco Paneveggio Non definito Non definito N.4 " Dolomiti Friulane/Dolomitis Furlanis e d'oltre Piave c SIC ZPS IT Val Noana (TRENTO) ZPS/SIC IT Dolomiti Friulane (FRIULI) ZPS IT Dolomiti del Cadore e del Comelico (VENETO) SIC IT Val Talagona - Gruppo Monte Cridola - Monte Duranno (VENETO) N. 5 "Dolomiti ZPS/SIC IT "Dolomiti d'ampezzo". Settentrionali/Nördliche (VENETO) Dolomiten". Misure di Provincia Autonoma conservazione per le di Trento ZSC - D.G.P. 17 febbraio 2011, n. 259 Allegato A e B, modificato con D.G.P. 12 aprile 2013 Piano di Gestione Piano di gestione Non necessita di PdG Misure generali D.M. 17 ottobre 2007 DGR 2371 /2006 Piano di Gestione Parco Dolomiti Friulane Non definito Comunità Montana Centro Cadore (affidatario piano) Non definito Parco Dolomiti Ampezzane (affidamento redazione piano) SIC ZPS IT Gruppo del Popera - Dolomiti di Auronzo e di Val Comelico (VENETO) IT SIC ZPS Gruppo Antelao - Marmarole Sorapis (VENETO) Misure generali D.M. 17 ottobre 2007 DGR 2371 /2006 Piano di gestione 2010 IT SIC Lago di Misurina (VENETO) Non necessita di PdG Non definito Com. Mont. Centro Cadore (solo affidataria redazione piano) Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 6 di 83
7 N.6 Puez-Odle / Puez- Geisler / Pöz - Odles". 7 " Sciliar-Catinaccio / Schlern-Rosengarten - Latemar". ZPS/SIC IT Parco Naturale Fanes- Senes-Braies (BOLZANO) ZPS/SIC IT Parco Naturale Tre Cime. (BOLZANO) ZPS IT Col di Lana - Settsas - Cherz (VENETO) - ZPS/SIC IT Valle di Funes-Sas de Pütia Resciesa (BOLZANO) - SIC IT Gardena-Vallunga-Puez (BOLZANO) ZPS/SIC IT Parco Naturale dello Sciliar Catinaccio (BOLZANO) Misure generali D.M. 17 ottobre 2007 DGR 2371 /2006 Piano di gestione Provincia Autonoma approvato con delibera di Bolzano della Giunta provinciale del n Piano di gestione Provincia Autonoma approvato con delibera di Bolzano della Giunta provinciale del n Non necessita di PdG Misure generali D.M. 17 ottobre 2007 DGR 2371 /2006 Piano di Gestione Bolzano - ufficio approvato con delibera Parchi Naturali della Giunta provinciale del n Piano di Gestione Bolzano - ufficio approvato con delibera Parchi Naturali della Giunta provinciale del n n.8 Rio delle Foglie/Bletterbach SIC Nodo del Latemar IT (TRENTO) Misure di Provincia Autonoma SIC Val Duron IT (TRENTO) conservazione per le Trento ZSC - D.G.P. 17 febbraio 2011, n. 259 Allegato A e B, modificato con D.G.P. 12 aprile 2013 Non ci sono siti Natura 2000 PdG sito UNESCOassimilabile Bolzano - ufficio Parchi Naturali N.9"Dolomiti di Brenta". ZPS IT Brenta (TRENTO) SIC IT Dolomiti di Brenta (TRENTO) Misure nel piano Adamello Brenta adottato 2014 Parco Adamello Brenta Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 7 di 83
8 La Rete Natura 2000 del Patrimonio Dolomiti UNESCO è rappresentata graficamente nella seguente mappa: Figura 1. Patrimonio Dolomiti UNESCO e Rete Natura 2000 Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 8 di 83
9 2. INQUADRAMENTO NORMATIVO 2.1 Origine e inquadramento normativo Da molti anni, la comunità scientifica ha riconosciuto che la sola realizzazione di aree protette (parchi e riserve naturali) non è una misura sufficiente a garantire la sopravvivenza di molte specie selvatiche e degli habitat, ma è necessario estendere anche al di fuori del territorio protetto alcune misure volte a contenere i fattori che minacciano la biodiversità, attraverso l'integrazione dei criteri che supportano la conservazione della biodiversità. Tale concezione ha ispirato le due Direttive Comunitarie "Habitat" (Direttiva 92/43/CE) e "Uccelli" (Direttiva 79/409/CE sostituita dalla Direttiva 2009/147/CE) che rappresentano i principali strumenti innovatori della legislazione in materia di conservazione della Natura e della Biodiversità. In esse, infatti, è stata recepita l'importanza di una visione della tutela della biodiversità ad ampia scala geografica, per cui, l'approccio conservazionistico, in passato rivolto alle singole specie, va affiancato da azioni volte alla tutela (concetto non passivo che può implicare anche implemento, sviluppo) di tutta la diversità biologica, nei suoi tre fondamentali livelli: genetico, di specie e di ecosistemi. Le conoscenze acquisite negli ultimi anni nel campo dell'ecologia e della biologia della conservazione hanno messo in evidenza come, per la tutela di habitat e di specie, sia necessario operare in un'ottica di rete di aree che rappresentino, con popolazioni vitali e superfici adeguate, tutte le specie e gli habitat tipici dell'europa, con le loro variabilità e diversità geografiche. Tale concezione dinamica è finalizzata, inoltre, ad assicurare la continuità degli spostamenti migratori, dei flussi genetici delle varie specie, e a garantire la vitalità a lungo termine degli habitat naturali e seminaturali (fonte: Gabriella Buffa, Cesare Lasen. "Atlante dei Siti Natura 2000 del Veneto"). La Rete Natura 2000 è costituita dall'insieme dei siti denominati ZPS (Zone di Protezione Speciale) che sono aree istituite specificamente per la protezione degli uccelli e dei SIC (Siti di Importanza Comunitaria) che sono invece dedicati alla protezione di habitat e specie di flora e fauna individuati come di importanza comunitaria. I SIC vengono proposti dalle Regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano che ne danno comunicazione al Ministero dell'ambiente e della Tutela del Territorio (MATTM) ai fini della formulazione alla Commissione Europea, da parte dello stesso Ministero, dell'elenco dei proposti Siti di Importanza Comunitaria (psic) per la costruzione della Rete Ecologica Europea coerente di Zone Speciali di Conservazione denominata "Natura 2000". Spetta poi al MATTM designare con proprio Decreto, adottato d'intesa con ciascuna regione interessata ai Siti, quali Zone Speciali di Conservazione (ZPS) i Siti proposti alla Commissione Europea quali SIC ai sensi dell'art'4, par. 1, della Direttiva 92/43/CE. possono coincidere in tutto o in parte Mentre la Direttiva Uccelli ha per obiettivo la conservazione di tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo, la Direttiva Habitat ha per obiettivo la conservazione di alcuni particolari habitat naturali e seminaturali e di alcune specie di flora e fauna, ritenuti di interesse nel territorio dell'unione europea in quanto sono in pericolo o vulnerabili o rare. La Direttiva Habitat individua anche le specie prioritarie (indicate con *), ovvero quelle specie per la cui conservazione l'unione Europea ha una responsabilità particolare a causa dell'importanza della loro area di distribuzione naturale. Entrambe le direttive presentano degli allegati, contenenti elenchi di specie di fauna, di flora e di habitat da sottoporre a diversi gradi di tutela. La Direttiva Habitat è stata recepita in Italia con il D.P.R. n. 357 del 8 settembre 1997, Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche, modificato con il DPR n. 120 del 12 marzo Il Ministero dell Ambiente ha affidato alle Regioni ed alle Province autonome la realizzazione e la conservazione della Rete Natura 2000 assegnando ad essi il compito di stabilire ed adottare le misure di conservazione e gli eventuali piani di gestione dei Siti, così come le misure per evitare il degrado degli habitat e le perturbazione delle specie. Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 9 di 83
10 2.1.1 Le Linee Guida Ministeriali Al fine di dare attuazione alla strategia comunitaria e nazionale rivolta alla salvaguardia della natura e della biodiversità e di fornire supporto tecnico-normativo ai Soggetti chiamati ad elaborare i Piani di Gestione per i siti della rete Natura 2000, il Ministero dell'ambiente MATTM ha emanato con D.M. 3 settembre 2002 Linee guida per la gestione dei siti Natura Uno dei principali indirizzi proposti da queste linee guida è la necessità di integrare l insieme delle misure di conservazione con la pianificazione ai diversi livelli di governo del territorio (internazionale, nazionale, locale) secondo quanto previsto dall art. 6, paragrafo 1, direttiva Habitat: per le zone speciali di conservazione, gli Stati membri stabiliscono le misure di conservazione necessarie che implicano, all occorrenza, appropriati piani di gestione, specifici o integrati ad altri piani di sviluppo. La parola «all occorrenza» indica che i piani di gestione non debbono essere considerati obbligatori, ma misure da predisporre se ritenute necessarie per realizzare le finalità della direttiva. Nell interpretazione offerta dalla guida della Commissione europea, i piani di gestione, una volta predisposti, hanno priorità logica rispetto alle altre misure di conservazione. Le linee guida fornite attraverso questo documento lasciano ampio spazio di manovra alle amministrazioni regionali e provinciali responsabili dell attuazione delle misure specifiche concernenti i siti della rete Natura 2000, a condizione che esse rispettino le finalità generali della direttiva Habitat e gli indirizzi forniti dal presente documento. La struttura del Piano di Gestione proposta dal Decreto Ministeriale è la seguente: 1. Quadro conoscitivo relativo alle caratteristiche del sito. Il «quadro conoscitivo» riguarda le seguenti componenti: fisica; biologica; socio-economica; archeologica, architettonica e culturale e paesaggistica. 2. Analisi: valutazione delle esigenze ecologiche di habitat e specie. 3. Obiettivi. Una volta individuati i fattori di maggior impatto, e quindi i problemi, dovranno essere formulati gli obiettivi gestionali generali e gli obiettivi di dettaglio. Vanno inoltre evidenziati eventuali obiettivi conflittuali (ad esempio, esigenze conflittuali tra due specie animali o tra una di queste e l evoluzione delle componenti vegetali) e vanno definite le priorità d intervento sulla base di valutazioni strategiche che rispettino le finalità istitutive del sito. 4. Strategia gestionale. Questa fase consiste nella messa a punto delle strategie gestionali di massima e delle specifiche azioni da intraprendere, unitamente ad una valutazione dei costi che devono supportare tali azioni e dei tempi necessari per la loro realizzazione. I risultati dovranno essere monitorati periodicamente tramite appositi indicatori. Ciò consentirà di valutare l efficacia della gestione ed eventualmente modificare la strategia. Di notevole importanza anche il Decreto Ministeriale 17 ottobre 2007 Criteri minimi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e a Zone di Protezione Speciale (ZPS) che integra la disciplina afferente la gestione dei Siti che formano la Rete Natura 2000 in attuazione delle direttive n. 2009/147/CE e n. 92/43/CEE, dettando i criteri minimi sulla cui base le Regioni e le Province autonome adottano le misure di conservazione o all occorrenza i piani di gestione per tali aree, in adempimento dell art. 1, comma 1226, della legge 27 dicembre 2006, n I criteri minimi uniformi consentono di garantire la coerenza ecologica della Rete Natura 2000 e l adeguatezza della sua gestione nel territorio nazionale I canali di finanziamento attivati dalla UE Per il finanziamento della gestione della Rete Natura 2000 l Unione Europea mette a disposizione degli Stati membri importanti risorse attraverso la programmazione dei diversi fondi comunitari. Nell articolo 8 comma 4 della Direttiva Habitat viene introdotto il concetto di Prioritized Action Framework (PAF): Alla luce della Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 10 di 83
11 valutazione di cui ai paragrafi 2 e 3, la Commissione, seguendo la procedura enunciata all'articolo 21 e tenendo conto delle fonti di finanziamento disponibili in base agli strumenti comunitari pertinenti, adotta un quadro di azioni elencate per priorità in cui sono indicate le misure che richiedono un co-finanziamento nel caso di siti designati conformemente all'articolo 4, paragrafo 4. La Commissione ha infatti chiesto agli Stati Membri di individuare delle azioni prioritarie d intervento con particolare riferimento a Natura 2000, da tradurre in documenti regionali pluriennali per il periodo , in cui individuare le priorità d intervento per la tutela di habitat e specie e pianificare, attraverso un approccio integrato, il tipo e l entità dei finanziamenti necessari per realizzare tali priorità. In tal senso le informazioni contenute negli strumenti applicati a livello locale per la gestione dei siti Natura 2000 (piani di gestione, misure di conservazione) potranno supportare le autorità pubbliche nelle scelte da operare per investire al meglio nella Rete Il rapporto tra Parchi e Rete Natura 2000 Altro aspetto da considerare riguarda il problema del rapporto parchi/rete Natura 2000 che viene disciplinato a livello nazionale dal DPR 357/97 e successive modifiche ed integrazioni, quando all'art. 4 comma 3 prevede: 3. Qualora le zone speciali di conservazione ricadono all'interno delle aree naturali protette, si applicano le misure di conservazione per queste previste dalla normativa vigente. Aspetto ulteriormente specificato nel Decreto 17 ottobre che art. 2 comma 2 che prevede: Le misure di conservazione previste nei rispettivi decreti di designazione per le ZSC o per le loro porzioni ricadenti all'interno di aree naturali protette o di aree marine protette di rilievo nazionale istituite ai sensi della legislazione vigente, sono individuate ad eventuale integrazione delle misure di salvaguardia ovvero delle previsioni normative definite dai rispettivi strumenti di regolamentazione e pianificazione esistenti. 2.2 La Gestione dalla Rete Natura 2000 declinata nei territori Dolomiti UNESCO Di seguito si riporta una sintesi dell attuazione delle Direttive Comunitarie Habitat 92/43/CE e Uccelli 2009/147/CE e della normativa italiana di recepimento delle direttive comunitarie di cui sopra nelle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e nelle Province Autonome di Trento e Bolzano Provincia Autonoma di Trento Descrizione Rete Natura 2000 In Trentino sono presenti in totale 135 Siti di Importanza Comunitaria (SIC) per una superficie complessiva di circa ettari (pari a circa il 25% della superficie territoriale provinciale) e 19 Zone di Protezione Speciale (ZPS). I Siti Rete Natura 2000 ricadono completamente all interno della regione biogeografica alpina. 12 SIC coincidono con le omonime ZPS. Con Decreto del Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) del 28 marzo 2014 sono stati disegnati quali Zone Speciali di Conservazione (ZSC) 123 siti della regione biogeografica alpina insistenti nel territorio della Provincia autonoma di Trento, già proposti alla Commissione europea quali Siti di importanza comunitaria (SIC) ai sensi dell art. 4, paragrafo 1, della direttiva 92/43/CEE. Principale D.G.P. 12 aprile 2013, n.632 Individuazione e adozione delle misure di conservazione Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 11 di 83
12 Normativa Regionale di Riferimento per le Zone speciali di conservazione (ZSC), IT "Catena di Lagorai", IT "Passo del Broccon", IT "Val Cadino", IT "Val Campelle", IT "Valle del Vanoi", IT "Lago delle Buse, già ricompresi nei confini della Zona di protezione speciale (ZPS) IT "Lagorai", ai sensi degli artt. 37 e 38 della L.P. 23 maggio 2007, n. 11, in attuazione della direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 (denominata direttiva "Habitat"). Aggiornamento e riordino degli allegati della DGP n. 259 di data 17 febbraio D.G.P. 17 febbraio 2011, n. 259 Sostituzione degli allegati A e B della deliberazione della Giunta provinciale n di data 22 ottobre 2010, per correzione di errori materiali. D.G.P. 22 ottobre 2010, n Adozione delle misure di conservazione per le Zone speciali di conservazione (ZSC), ai sensi dell'articolo 38 della legge provinciale 23 maggio 2007, n. 11, in attuazione della direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 (denominata direttiva "Habitat"). D.G.P. 5 agosto 2010, n Individuazione delle Zone speciali di conservazione (ZSC), ai sensi dell'articolo 37 della legge provinciale 23 maggio 2007, n. 11, in attuazione della direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 Decreto n. 50 del 3/11/2008 Regolamento concernente le procedure per l'individuazione delle Zone speciali di conservazione e delle Zone di protezione speciale, per l'adozione e l'approvazione delle relative misure di conservazione e dei piani di gestione delle aree protette provinciali, nonché la composizione, le funzioni e il funzionamento della cabina di regia delle aree protette e dei ghiacciai e le disposizioni per la valutazione di incidenza (articoli 37, 38, 39, 45, 47 e 51 della legge provinciale 23 maggio 2007 n. 11). Legge Provinciale 23 maggio 2007, n. 11 Legge Provinciale sulle foreste e sulla protezione della Natura Delibera n. 328 del 22/2/2007 Integrazione della deliberazione della Giunta provinciale dell'8 aprile 2005, n. 655, come rettificata dalla deliberazione n del Estensione ed individuazione delle zone di protezione speciale (ZPS) in esecuzione della sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità europee 20 marzo 2003, causa c- 378/01, in attuazione della direttiva 79/409/CEE del Consiglio del 2 aprile 1979 D.G.P. 27 ottobre 2006, n Adozione delle misure di conservazione per le zone di protezione speciale (ZPS), ai sensi dell'art. 9, comma 5 della legge provinciale 15 dicembre 2004, n. 10, in attuazione della direttiva 79/409/CEE del Consiglio del 2 aprile 1979 (denominata direttiva "Uccelli") e della direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 (denominata direttiva "Habitat"). Delibera n del 30/12/2005 Legge provinciale 15 dicembre 2004, n. 10, art. 10, comma 1.- Individuazione delle misure di salvaguardia dei siti di importanza comunitaria (SIC), contro il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie, nonchè la perturbazione delle specie Misure di Conservazione Con Deliberazione n del 27 ottobre 2006 la Giunta Provinciale ha stabilito le misure di conservazione per le Zone di Protezione Speciale che ricadono all'esterno della superficie Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 12 di 83
13 dei parchi naturali provinciali e per quelle che coincidono con i biotopi di interesse provinciale, anche se localizzati all'interno dei parchi naturali provinciali. Per le zone che ricadono all'interno dei parchi stessi le misure di conservazione sono stabilite nell'ambito degli strumenti di pianificazione e programmazione previsti dalla legge provinciale 6 maggio 1988, n. 18 (Ordinamento dei parchi naturali). Tuttavia, nelle more dell adozione delle misure di conservazione da parte degli enti di gestione dei parchi naturali provinciali, le misure di conservazione previste dal provvedimento di cui sopra trovano applicazione anche per le zone di protezione che ricadono all interno dei territori dei parchi stessi. Con Deliberazioni della Giunta provinciale n del 5 agosto 2010, n del 22 ottobre 2010 (modificata con deliberazione n. 259 del 17 febbraio 2011) e n. 632 del 12 aprile 2013 (modificata con deliberazione n del 20 dicembre 2013), sono state individuate le Zone speciali di conservazione e le relative misure di conservazione generali e specifiche che sono immediatamente operative, nonché gli obiettivi di conservazione. Con Decreto del Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) del 28 marzo 2014 sono stati disegnati quali Zone Speciali di Conservazione (ZSC) 123 siti della regione biogeografica alpina insistenti nel territorio della Provincia autonoma di Trento, già proposti alla Commissione europea quali Siti di importanza comunitaria (SIC) ai sensi dell art. 4, paragrafo 1, della direttiva 92/43/CEE. Ai sensi dell art. 3, comma 1, del Decreto MATTM di cui sopra, la Provincia, entro 6 mesi dalla data del presente Decreto, comunica al Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare il soggetto affidatario alla gestione di ciascuna ZSC. Il comma 2 del sopra citato articolo, stabilisce che per le ZSC, o per le porzioni ricadenti all interno di aree naturali protette di rilievo nazionale la gestione rimane affidata all ente gestore dell area protetta. Le misure di conservazione per le ZSC o per le loro porzioni ricadenti all interno di aree naturali protette di rilievo provinciale, integrano le misure di salvaguardia e le previsioni normative definite dagli strumenti di regolamentazione e pianificazione esistenti e, se più restrittive, prevalgono sugli stessi. Le misure di conservazione potranno all occorrenza essere ulteriormente integrate e coordinate, entro sei mesi dalla data del Decreto MATTM, prevedendo appropriati piani di gestione specifici od integrati ad altri piani di sviluppo e specifiche misure regolamentari, amministrative o contrattuali. Piani di Gestione In relazione a quanto previsto dall art. 38, comma 5, della Legge Provinciale 23 maggio 2007, n. 11 i Soggetti individuati al comma 3 (Enti di Gestione dei Parchi Naturali Provinciali, Struttura Provinciale Competente in materia di Conservazione della Natura) adottano all'occorrenza, e comunque nei casi previsti da legge, appropriati piani di gestione, specifici o integrati con altri piani di sviluppo. L'art. 41, comma 1 della L.r. 11/2007 stabilisce che: "Alla conservazione dei siti e delle zone concorrono: gli enti di gestione dei parchi, per le zone e i siti che ricadono completamente o in parte all'interno dei territori dei parchi; i comuni o la comunità, se individuata come soggetto responsabile ai sensi dell'articolo 47, sulla base di un piano di gestione, per le zone e i siti gestiti attraverso la rete di riserve; Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 13 di 83
14 la struttura provinciale competente in materia di conservazione della natura, per le zone e i siti che non ricadono nelle lettere a) e b). Il comma 2 riporta inoltre che: "Nel caso in cui le zone o i siti siano adiacenti ad aree a parco naturale provinciale, il piano di gestione dev'essere coerente con il piano del parco. Inoltre il parco naturale provinciale può essere incaricato della conservazione, mediante accordo di programma sia delle zone che dei siti adiacenti alle stesse aree a parco e di quelli che, pur non adiacenti ad aree a parco naturale provinciale, ricadono comunque nel territorio di un comune del parco". Come evidenziato all'art. 47, comma 1 la rete di riserve è costituita dalle aree presenti fuori parco previste dall'articolo 34, comma 1, lettere a), c) e d) [ovvero la rete ecologica europea "Natura 2000", le riserve naturali provinciali e le riserve locali], nel caso in cui rappresentino sistemi territoriali che, per valori naturali, scientifici, storico-culturali e paesaggistici di particolare interesse, o per le interconnessioni funzionali tra essi, si prestano ad una gestione unitaria [...], nonchè allo sviluppo delle attività umane compatibili con le esigenze di conservazione. La Rete di Riserve è attivata su base volontaria attraverso accordi di programma tra i comuni e le comunità interessate e la Provincia e viene gestita attraverso un Piano di Gestione che può individuare ulteriori misure di tutela per ogni zona o gruppi di zone gestite attraverso la rete di riserve, in accordo con le misure di conservazione generali e specifiche disposte ai sensi della normativa vigente. All'indirizzo internet è possibile consultare l'elenco delle reti di riserve e il loro stato di attuazione, comprensivo anche dello dei Piani di Gestione. Cartografia Habitat di Interesse Comunitario All'indirizzo internet è possibile consultare le informazioni cartografiche relative agli habitat Natura2000 nel Territorio della Provincia Autonoma di Trento Provincia Autonoma di Bolzano Descrizione Rete Natura 2000 Principale Normativa Regionale di Riferimento Fino ad oggi in Alto Adige sono stati designati, a norma della direttiva "Habitat, 40 Siti di Interesse Comunitario (SIC) e a norma della direttiva "Uccelli, 17 Zone di Protezione Speziale (ZPS). La superficie delle ZPS coincide con la superficie dei SIC. Complessivamente essi si estendono su una superficie pari a ettari, che corrisponde al 20,3% del territorio provinciale. Gran parte di questi siti sono già tutelati ai sensi della legge provinciale. La Provincia di Bolzano è interessata esclusivamente dalla regione alpina. Legge provinciale del 12 maggio 2010, n. 6, in vigore (art. 20, 21 e 22) "Legge provinciale di tutela della natura e altre disposizioni" Delibera della Giunta provinciale del 28 gennaio 2008, n. 229 "Attuazione di Natura 2000" Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 14 di 83
15 Misure di Conservazione Con Delibera N. 229 del la Provincia di Bolzano ha stabilito Misure di conservazione per le Zone di protezione speciale (ZPS) previste dall'articolo 4 della direttiva 79/409/CEE e dall'articolo 6 della direttiva 92/43/CEE. Nel 2010 è stata promulgata una nuova legge sulla Tutela della natura, ove sono stati puntualizzati ed approfonditi gli obiettivi e le misure di tutela in tema Natura 2000 (cfr. art. 21). Piani di Gestione L'art. 21, comma 2 della L.P. 6/2010 stabilisce che per i Siti Natura 2000 la Giunta Provinciale stabilisce, all'occorrenza anche mediante l'approvazione di Piani di Gestione, gli obiettivi di tutela che riguardano in particolar modo la tutela degli habitat prioritari e delle specie prioritarie e le misure di conservazione. La Giunta provinciale ha deliberato di elaborare, in mancanza di dati di base come la delimitazione e lo stato di conservazione degli habitat, Piani di gestione Natura 2000 per i più grandi tra i siti Natura 2000 provinciali. Per tal ragione sono stati cartografati i singoli habitat e n è stato valutato lo stato di conservazione. Inoltre, per i singoli habitat, sono stati formulati un obiettivo di conservazione e le misure, che mirano alla tutela oppure al ripristino di uno stato di conservazione soddisfacente. Per lo stato di conservazione sono stati definiti tre criteri di valutazione: molto buono, buono o medio/scarso. Per l obiettivo di conservazione sono state definite tre possibilità: conservare con interventi, conservare senza interventi o sviluppare. Per la redazione dei piani sono stati incaricati, dalla Giunta provinciale, studi liberoprofessionali specializzati e per coinvolgere i singoli gruppi d interesse locali e gli altri servizi provinciali ed informarli del progredire del lavoro sono stati organizzati come incontri. Alla fine del 2007 la Giunta provinciale ha approvato i primi piani di gestione. I piani già approvati sono pubblicati all'indirizzo Cartografia Habitat di Interesse Comunitario Le cartografie relative ai piani sono state pubblicate sul landbrowser della provincia di Bolzano Regione Friuli Venezia Giulia Descrizione Rete Natura 2000 La regione è suddivisa in due aree biogeografiche terrestri (alpina e continentale) ed una marina ed è composta di 58 SIC e 8 ZPS, per un totale di circa ha. Con Decreto del Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) del 21 ottobre 2013 sono stati designati quali Zone Speciali di Conservazione (ZSC) 24 siti della regione biogeografica alpina e 32 siti della regione biogeografica continentale, già proposti alla Commissione Europea quali Siti di Importanza Comunitaria (SIC) ai sensi dell art. 4, paragrafo 1, della Direttiva 92/43/CEE (G.U. Serie Generale 8 novembre 2013, n. 262). Ai sensi dell art. 3, comma 1, del Decreto MATTM di cui sopra, la regione FVG, entro 6 Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 15 di 83
16 mesi dalla data del presente Decreto, comunica al MATTM il soggetto affidatario alla gestione di ciascuna ZSC. Il comma 2 del sopra citato articolo, stabilisce che per le ZSC, o per le porzioni ricadenti all interno di aree naturali protette di rilievo nazionale la gestione rimane affidata all ente gestore dell area protetta. Principale Normativa Regionale di Riferimento Legge Regionale 14 Giugno 2007, n. 14 Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Regione Friuli Venezia Giulia derivanti dall'appartenenza dell'italia alle Comunità europee. Attuazione degli articoli 4, 5 e 9 della direttiva 79/409/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici in conformità al parere motivato della Commissione delle Comunità europee C(2006) 2683 del 28 giugno 2006 e della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (Legge comunitaria 2006). Legge Regionale 21 luglio 2008, n. 7 Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Regione Friuli Venezia Giulia derivanti dall'appartenenza dell'italia alle Comunità europee. Attuazione delle direttive 2006/123/CE, 92/43/CEE, 79/409/CEE, 2006/54/CE e del regolamento (CE) n. 1083/2006 (Legge comunitaria 2007) DGR 922/2011 di approvazione del documento concernente "Indirizzi metodologici per la redazione degli strumenti di gestione dei siti Natura 2000 ai sensi dell articolo 10, comma 12, della legge regionale 7/2008". Misure di Conservazione La legge regionale 21 luglio 2008, n. 7 Disposizioni per l adempimento degli obblighi della Regione Friuli Venezia Giulia derivanti dall appartenenza dell Italia alle Comunità europee. Attuazione delle direttive 2006/123/CE, 92/43/CEE, 79/409/CEE, 2006/54/CE e del regolamento (CE) n. 1083/2006 (Legge comunitaria 2007) riporta all art. 9 misure di salvaguardia generali nei psic e SIC. Tali misure si applicano in ciascun psic e SIC sino all approvazione, ai sensi dell art. 10 della sopra citata legge, delle misure di conservazione specifiche per ciascun sito ovvero del Piano di Gestione. Ai sensi dell art. 10, comma 1 della L.r. 7/2008 La Giunta Regionale approva, con propria Deliberazione, le misure di conservazione specifiche necessarie e evitare il degrado degli habitat, nonché la perturbazione delle specie che hanno motivato l individuazione dei Siti Natura 2000, sentiti il Comitato Tecnico Scientifico di cui all art. 8 della L.r. 30 settembre 1996 n. 42 [ ], e il Comitato faunistico regionale di cui all art. 6 della L.r. 6 marzo 2008 n. 6 [ ] Il comma 2 della sopra citata legge stabilisce inoltre che Le misure di Conservazione (MSC) sono elaborate attraverso un processo partecipativo degli enti locali interessati e delle associazioni di categoria maggiormente rappresentative sul territorio, nel rispetto: a) delle linee guida per la gestione dei siti di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 3 settembre 2002 (Linee guida per la gestione dei siti Natura 2000); b) dei criteri minimi uniformi statali atti a garantire la coerenza ecologica e l'uniformità della gestione sul territorio nazionale, e a quanto disposto dalla normativa comunitaria e statale di recepimento; c) degli indirizzi metodologici regionali di cui al comma 12; d) degli usi, costumi e tradizioni locali. Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 16 di 83
17 Relativamente alla disciplina dei Siti della Rete Natura 2000 ricadenti in aree protette, l art. 11, comma 1 della L.r. 7/2008 stabilisce che Nei territori dei siti della Rete Natura 2000 ricadenti all'interno di parchi e riserve, si applicano le misure di tutela previste per tali aree, qualora siano idonee a garantire la tutela di habitat e specie per i quali il sito o la zona sono stati istituiti. Qualora le misure di tutela siano insufficienti, l'ente gestore adotta le necessarie misure di conservazione specifiche, integrando all'occorrenza il regolamento ovvero il piano di conservazione e sviluppo dell'area protetta. Qualora le misure di conservazione specifiche riguardino la gestione della fauna, le medesime sono adottate sentito il Comitato faunistico regionale di cui all'articolo 6 della legge regionale 6/2008. Di interesse anche il comma 2 che affida all Ente Parco delle Dolomiti Friulane lo svolgimento delle funzioni previste al comma 1 per i Siti SIC e ZPS Dolomiti Friulane, oltre che per il SIC Forra del Cellina e per il SIC Val Colvera di Jof. Le Misure di Conservazione (MSC) di 32 dei SIC della regione biogeografica continentale del Friuli Venezia Giulia sono state approvate con DGR 546 del e pubblicate sul I Supplemento ordinario n. 15 del al BUR n. 15 del Le MCS dei 28 SIC della regione biogeografica alpina della rete Natura 2000 sono state approvate con DGR n. 726 del e pubblicate sul III Supplemento ordinario n. 19 del 24 aprile 2013 al BUR n. 17 del 24 aprile 2013 sostituendo quelle adottate con DGR 2494 del Ai sensi dell art. 10 della LR 7/2008 le MCS entrano in vigore il giorno successivo alla pubblicazione sul BUR e prevalgono sulle disposizioni contrastanti eventualmente contenute in altri strumenti di regolamentazione e pianificazione urbanistica. Piani di Gestione Ai sensi dell art. 10, comma 5, della L.r. 7/2008 la Giunta Regionale adotta, all occorrenza un Piano di Gestione. Il Piano di Gestione (PdG) come definito dalla legge regionale del FVG è uno strumento di pianificazione ambientale ai cui contenuti si conformano gli strumenti urbanistici comunali. La formazione del piano coinvolge direttamente le amministrazioni e, attraverso i processi partecipativi, le comunità locali, i portatori di interesse, le associazioni, comitati, singoli cittadini. La Regione FVG ha dato avvio all elaborazione dei piani di gestione ad iniziare dai siti più complessi. Con DGR del 20 maggio 2011, n. 922, la Regione ha deliberato Indirizzi metodologici per la realizzazione degli strumenti di gestione dei Siti Natura 2000 ai sensi dell art.10, comma 12, LR 7/2008. La formalizzazione di indirizzi precisi consente alla Regione di mantenere una certa omogeneità nell elaborazione tecnica dei piani, che possono essere redatti dagli Uffici, affidati a specialisti esterni incaricati dalla Regione, o, a termini di legge, dagli Enti Parco o dagli Organi Gestori. Tra i documenti ritenuti significativi vi è il Manuale di indirizzo per la gestione delle aree tutelate del FVG che dà indicazioni sugli elementi della struttura di piano: Quadro conoscitivo: Raccoglie ed organizza le informazioni esistenti riguardanti gli aspetti geologici, la flora, la fauna, il contesto socio-economico, gli strumenti di pianificazione esistenti, ecc. Qui vengono valutate le esigenze ecologiche degli habitat e delle specie, per individuare le azioni di gestione più corrette. Obiettivi e strategia del piano di gestione: Gli obiettivi generali e specifici derivano Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 17 di 83
18 dall analisi delle esigenze ecologiche di habitat e specie, nella prospettiva di assicurare la loro conservazione. Le elaborazioni vengono compiute attraverso l utilizzo dei modelli di analisi DPSIR (determinanti, pressioni, impatti, stato, risposte) e SWOT (punti di forza, di debolezza, opportunità e minacce). Il piano di gestione viene diviso in Assi tematici e vengono individuati gli ambiti prioritari di intervento nei quali concentrare le azioni di gestione e le relative risorse. Azioni di gestione: Qui sono contenute le Schede tecniche e le descrizioni sintetiche riferite alle azioni proposte dal Piano di gestione. Le azioni sono classificate in 5 categorie: IA interventi attivi, RE regolamentazione, IN incentivi e indennità, MR monitoraggio e ricerca, PD programmi didattici. La fase di adozione e approvazione del PdG deve rispettare le procedure stabilite dall art. 10 della LR 7/2008, così come modificate dall art.140 comma 3 della LR 17/2010. Al seguente indirizzo internet è riportato il Quadro sintetico dei piani di gestione in corso di predisposizione aggiornato ad ottobre Cartografia Habitat di Interesse Comunitario La Regione FVG ha elaborato la cartografia degli Habitat di interesse comunitario che è reperibile nel Sito Internet della Regione. Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 18 di 83
19 2.2.4 Regione Veneto Descrizione Rete Natura 2000 Nella Regione del Veneto sono individuati 104 Siti di Interesse Comunitario per un'estensione di ettari e 67 Zone di Protezione Speciale per un'estensione di ettari. Per l'ampia sovrapposizione tra Siti di Interesse Comunitario e Zone di Protezione Speciale, la rete ecologica europea Natura 2000 del Veneto è caratterizzata da 130 siti con una superficie complessiva di I siti Rete Natura appartengono alla rete biogeografica alpina e continentale. Principale Normativa Regionale di Riferimento D.G.R del 26 luglio 2006 Direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE. D.P.R. 8 settembre 1997, n Approvazione del documento relativo alle misure di conservazione per le Zone di Protezione Speciale ai sensi delle direttive 79/409/CEE e 92/43/CEE e del D.P.R. 357/1997 D.G.R. del 10 ottobre 2006, n Nuove disposizioni relative all'attuazione della direttiva comunitaria 92/43/CEE e D.P.R. 357/1997. Guida metodologica per la valutazione di incidenza. Procedure e modalità operative. D.G.R. n del Rete Natura Indicazioni operative per la redazione dei Piani di gestione dei siti di rete Natura Procedure di formazione e approvazione dei Piani di gestione. Legge regionale 6 luglio 2012, n. 24 Disposizioni per l adempimento degli obblighi della Regione del Veneto derivanti dall appartenenza dell Italia all Unione Europea. Attuazione della direttiva 1992/43/CEE, della direttiva 2009/147/ce, della direttiva 2006/123/CE e della direttiva 2000/29/CE (legge regionale europea 2012). Misure di Conservazione Conseguentemente alla Direttiva europea che prevede per le Zone di Protezione Speciale (ZPS) uno status giuridico immediatamente prescrittivo ed operativo, la Regione Veneto ha approvato, con D.G.R del 26 luglio 2006, le misure di conservazione per tutte le ZPS e per i SIC in esse inclusi. Con tale strumento, per ciascuna ZPS, sono state definite le priorità di conservazione (obiettivi) mediante il confronto tra le esigenze ecologiche, lo stato di conservazione degli habitat e delle specie, e le vulnerabilità riconosciute per ogni Sito. Sulla base del Manuale per la gestione dei siti Natura 2000 pubblicato dal Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del DM 3 settembre 2002, le misure per le ZPS venete sono state distinte nelle seguenti tipologie: Gestione Attiva (GA) Incentivazione (IN) Monitoraggio e Ricerca (MR) Programmi didattici (PD) Piani di Gestione Con Deliberazione n del 2006 la Regione ha indicato per ciascuna ZPS la necessità (SI/NO) di una sua gestione mediante l elaborazione di uno specifico Piano. Questa condizione è stata riconosciuta per quelle situazioni in cui le misure di gestione sono molto Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 19 di 83
20 articolate e richiedono delle specifiche attività di monitoraggio che non possono essere incluse in altri strumenti oppure quando la molteplicità dei soggetti coinvolti nella gestione e le caratteristiche socio economiche del sito, comprese le aree circostanti, non garantiscono l efficacia delle misure di conservazione proposte. Sebbene previsti per 35 ZPS (DGR 2371 del 2006) i piani sono complessivamente 27 (alcuni interessano più ZPS) e risultano tutti in corso di elaborazione. I soggetti competenti alla redazione sono stati individuati con D.G.R del 28 dicembre 2007 tra Province, Comunità Montane, Enti gestori di aree naturali protette, Azienda Regionale Veneto Agricoltura e la Regione medesima. La stesura del Piano sarà inoltre conforme alle indicazioni operative formulate dalla Giunta Regionale con DGR n del Con tale provvedimento l Amministrazione Regionale ribadisce che il provvedimento di formazione del PdG si svolge nel rispetto dei principi di concertazione e partecipazione previsti dalla L.r. 11/2004 ed inoltre identifica le procedure di approvazione. Di interesse la Legge regionale 6 luglio 2012, n. 24 ed in particolare l'art. 2 "Piani di Gestione dei Siti Natura 2000" 1. In attesa di un'organica disciplina regionale dei compiti e delle funzioni amministrative in materia di tutela della biodiversità, al fine di dare attuazione agli obblighi derivanti dall'articolo 6 della direttiva 1992/43/CEE [...] e dall'articolo 4 della direttiva 2009/147/CE [...], le comunità montane e gli enti gestori delle aree naturali protette predispongono e adottano i piani di gestione nel rispetto delle disposizioni di cui al decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio 3 settembre 2002 "Linee guida per la gestione dei siti Natura 2000" e al decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 17 ottobre 2007 "Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione - ZSC e a Zone di protezione speciale - ZPS". 2. La Giunta regionale, nel rispetto delle norme di cui al comma 1, detta le disposizioni per la gestione dei siti Natura 2000, con particolare riferimento: a) alle modalità di redazione ed ai contenuti ed elaborati dei piani di gestione; b) alle misure di salvaguardia e agli interventi sostitutivi; c) alle procedure per la predisposizione e adozione dei piani di gestione nonché per la successiva approvazione da parte della stessa Giunta. 3. La Giunta regionale individua gli enti incaricati della gestione dei siti della rete Natura 2000 tra quelli indicati al comma 1, specificandone le rispettive funzioni. Al seguente indirizzo sono riportate informazioni riguardo lo stato di attuazione dei piani e gli eventuali siti internet relativi allo stato di avanzamento di ciascun piano. Attualmente nessuno dei 27 piani è stato approvato. Cartografia Habitat di Interesse Comunitario La regione Veneto, con l ausilio di altri Enti (CINSA, Comunità Montane, Enti Gestori delle Aree Naturali Protette, Veneto Agricoltura e Corpo Forestale dello Stato) ha realizzato una banca dati degli habitat di interesse comunitario di tipo georiferito, ovvero con associate le informazioni geografiche utili a localizzarli nel territorio che costituisce un presupposto indispensabile per qualsiasi azione gestionale e per l attuazione di forme di tutela. I provvedimenti amministrativi e la cartografia degli habitat sono consultabili al seguente link: Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 20 di 83
21 3. METODI E STRUMENTI DEL SISTEMA GESTIONALE ED IPOTESI PER ARMONIZZAZIONE 3.1 Il metodo di analisi La mappatura che segue analizza come ogni Regione e Provincia Autonoma del Patrimonio Dolomiti UNESCO ha declinato gli indirizzi delle direttive 2009/147/CE e 92/43/CEE al fine di definire i presupposti per l armonizzazione normativa delle Dolomiti UNESCO. Ogni Regione recependo il dettame normativo europeo e nazionale e sulla base delle linee guida predisposte dal Ministero dell Ambiente, del Territorio e del Mare, ha infatti emanato proprie norme e delibere riguardanti sia le misure di conservazione che la predisposizione dei Piani di Gestione. In tal senso sono state formulate linee metodologiche per uniformare gli strumenti internamente al territorio regionale/provinciale. Ogni ente ha costruito un data base relativo agli Habitat, alle specie vegetali ed animali. Il metodo utilizzato per fare questo quadro sinottico è similare a quanto fatto per la mappatura degli strumenti di pianificazione dei Parchi ed è anch esso finalizzato ad una valutazione comparativa utile ad individuare gli elementi su cui costruire ipotesi di armonizzazione per la gestione unitaria del bene UNESCO Dolomiti. Nello schema che segue sono rappresentate le fasi del processo: 3.2 Le fasi del processo di analisi FASE 1. ANALISI Dopo una lettura attenta delle migliaia di pagine che compongono il corposo bagaglio di norme e strumenti delle Regioni e delle Province Autonome relative sia alle più generali misure di conservazione sia alle specifiche forme di conservazione e gestione dei singoli componenti della rete natura 2000 appartenente al patrimonio mondiale, ci si è concentrati sui documenti che restituiscono gli elementi confrontabili in termini di contenuto metodologico e/o caratteristiche strutturali degli strumenti di gestione. Nel presente documento vengono quindi riportati per ogni Regione e Provincia Autonoma: 1. Caratteri generali della rete natura 2000: Dimensione quantitativa, percentuale territoriale e numero di siti; 2. Enti gestori; 3. Riferimenti normativi attinenti alle misure di conservazione e agli indirizzi per la costruzione dei Piani di gestione; 4. Metodologie generali per la redazione del Piano di Gestione (PdG) e/o definizione delle Misure di conservazione; 5. Struttura dei Piani o delle misure di conservazione ove queste sostituiscano gli strumenti di gestione (è il caso della Provincia Autonoma di Trento); 6. Elenco dei siti distinti o descritti in funzione di alcune caratteristiche specifiche rispetto agli argomenti trattati (per il trentino i siti interni/esterni ai parchi; per l Alto Adige le percentuali dello stato di Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 21 di 83
22 conservazione e gli obiettivi gestionali; per il Veneto si sono distinti i siti con piano, con misure di conservazione o nessuna forma di gestione ) FASE 2. ELEMENTI DISTINTIVI, COMUNI E CONFRONTABILI. Per ogni caso sono stati elencati gli elementi distintivi, utili non solo a fare leggere la complessità dello stato dell arte, ma anche ad individuare metodi o best practices esportabili in una ipotesi di cooperazione e armonizzazione delle regole. Allo stesso modo sono stati evidenziati gli elementi che accomunano la gestione della Rete Natura 2000 in quanto espressione delle direttive nazionali o per affinità metodologiche. Sono stati inoltre evidenziati alcuni elementi che, seppur riscontrati solo in alcuni casi, possono essere oggetto di confronto per dedurne regole o metodi armoniche. FASE 3. OPZIONI PER L ARMONIZZAZIONE Si sono espresse le possibili opzioni per una armonizzazione gestionale e per implementare la cooperazione tra soggetti gestori. Circa questi ultimi aspetti è da rimarcare che essi sono finalizzati ai tre obiettivi dati alla rete delle aree protette dalla stessa Fondazione UNESCI Dolomiti e per il cui raggiungimento si è predisposta una proposta di percorso partecipativo. Nello specifico gli obiettivi sono: OBIETTIVO 1. Incrementare la consapevolezza della necessità di una governance locale condivisa e multilivello OBIETTIVO 2. Promuovere la cooperazione tra le istituzioni che si occupano di gestione delle aree protette comprese nel WHS Dolomiti OBIETTIVO 3. Definire un Piano di Azioni condivise per le 9 aree cuore finalizzato a: conservazione e gestione, comunicazione, valorizzazione. Va specificato per quest ultimo punto che le azioni strategiche cui si mira, sono specificatamente relative alle aree protette anche finalizzate ad un adeguato equilibrio tra tutela e sviluppo. In tal senso esse andranno a dare un contributo specifico alla strategia generale a cura della fondazione Dolomiti UNESCO e si integreranno con le strategie settoriali definite dalla stessa in merito ai temi di competenza delle altre reti. 3.3 Fase 1. Analisi dello stato dell arte Provincia Autonomia di Trento Caratteri generali della rete La rete natura 2000 del trentino si compone di 135 SIC e 19 ZPS, in dodici vi è una sovrapposizione di SIC e ZPS. Cinque SIC e due ZPS fanno parte del patrimonio mondiale. La rete natura 2000 è inserita nella più generale e complessa rete delle aree protette del trentino che copre il 30% dell intero territorio provinciale e coinvolge circa 200 Comuni. Un vero e proprio sistema a cui è dedicato il Titolo V dalla legge provinciale 11 del 23 maggio 2007 Governo del territorio forestale e montano, dei corsi d acqua e delle aree protette e che è costituito da: - i parchi - le riserve naturali - le riserve locali - le aree di protezione fluviale - le reti di riserve Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 22 di 83
23 Enti gestori La legge provinciale 11/2007 art 40 definisce che concorrono alla gestione della rete natura 2000: a) gli enti di gestione dei parchi, per le zone e i siti che ricadono completamente o in parte all'interno dei territori dei parchi; b) i comuni o la comunità, se individuata come soggetto responsabile ai sensi dell'articolo 47, sulla base di un piano di gestione, per le zone e i siti gestiti attraverso la rete di riserve; c) la struttura provinciale competente in materia di conservazione della natura, per le zone e i siti che non ricadono nelle lettere a) e b). Normativa di riferimento/misure di conservazione e piani di gestione La normativa provinciale relativamente alla rete Natura2000 trova il primo riferimento nella L. n. 10/2004. Nel comma 5 dell articolo 9 di tale L.P. si stabilisce che, qualora le ZSC ricadano all interno dei Parchi Naturali, le misure di conservazione debbono essere adottate e assicurate dai Parchi stessi, nell ambito degli strumenti di pianificazione e programmazione previsti dalla L.P. 18/88 (Legge istitutiva dei Parchi). Il medesimo criterio è stato successivamente ribadito dalla L.P. 11/2007 (Capo II, articolo 38) che di fatto considera il Piano di Parco lo strumento nell ambito del quale individuare le misure di conservazione più appropriate per le ZSC ricadenti nei due Parchi Naturali del Trentino (art. 43 comma 2, lettera f : le misure di conservazione per i siti d'importanza comunitaria e per le zone di protezione speciale, ai sensi dell'articolo 38; in tal caso il piano costituisce piano di gestione ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE) ; Il riferimento normativo più recente riguardanti il dettaglio delle misure di conservazione generali è costituito dalla DGP 632/2013 e dallo specifico allegato in essa contenuto. Misure di conservazione Nell Allegato B della delibera DGP 632/2013 si distinguono, per quanto su detto, le misure di conservazione e gli obiettivi per la rete natura 2000 interna o limitrofa ai Parchi Naturali da quelli per i siti esterni ad essi. Nel primo caso le misure appaiono di natura generale e, nello specifico, per quanto attiene agli habitat si esprimono le azioni positive ( si tratta di attività che comportano benefici all'habitat sotto il profilo della sua conservazione; come tali - di norma - non necessitano di autorizzazione specifica ed anzi potranno essere oggetto di incentivazione), le azioni negative ( sono azioni che comportano incidenza negativa o peggioramento dello stato di conservazione dell'habitat; come tali - di norma - devono essere evitate o limitate al minimo, assoggettandole a valutazione di incidenza ai sensi della normativa vigente), le azioni compatibili (sono azioni compartibili con un soddisfacente stato di conservazione dell'habitat e che possono risultare positive se eseguite secondo le buone norme di settore e rispettando le condizioni sinteticamente richiamate per ognuna di esse) e le azioni di monitoraggio. Le misure sono riferite in prima battuta a tutti gli habitat e poi specificate rispetto alle classi di habitat che contraddistinguono la regione alpina come definita all'articolo 1, lettera c), punto iii), della direttiva 92/43/CEE Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 23 di 83
24 Figura 2. Estratto allegato B della DGP 632/2013 Allo stesso modo vengono definite misure generali per specie vegetali e animali per cui si definiscono i principali tipi di impatto che interferiscono in generale con la salute e la vita delle specie. Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 24 di 83
25 Figura 3. Estratto Misure di conservazione per le specie Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 25 di 83
26 Vengono elencate per gruppi le specie animali e vegetali che appartengono agli allegati 2, 4 e 5 della direttiva europea Habitat presenti nel territorio provinciale. Per ogni gruppo vengono descritte le misure di conservazione più appropriate. Di seguito un estratto dell allegato: Oltre alle misure di conservazione generali per habitat e specie vengono danno i generali obiettivi per i singoli SIC e ZPS interni ai Parchi. Di seguito uno stralcio riguardante il sito Dolomiti di Brenta interno al Parco Adamello: Figura 4. Estratto Misure di conservazione per le specie Misure per le zone esterne ai parchi Similmente alle misure per siti interni o limitrofi ai parchi, anche per le zone esterne ad essi si definiscono le Misure generali valide sia per gli habitat sia per le specie di interesse europeo censiti nei Siti di Importanza Comunitaria della Provincia Autonoma di Trento. Per quanto riguarda gli habitat questi sono stati raggruppati in sei categorie omogenee di conservazione generale che contraddistinguono la regione alpina (acque non marine, macchie,praterie, foreste, torbiere e paludi, e rocce, ghiaioni e sabbie dell entroterra). Per ciascuna categoria le misure di conservazione generale sono orientate a evitare fenomeni o processi di degrado e/o disturbo in atto o potenziali. Di seguito si riporta, a titolo esemplificativo, le misure generali per gli habitat di acqua non marine. ACQUE NON MARINE Questa categoria è rappresentata da nove tipi di habitat, quattro dei quali legati ad acque ferme 3130 Acque ferme oligomesotrofiche con vegetazione di Littorellatea e/o Isoeto-Nanojuncetea (che comprende i sottotipi 3131 Acque oligotrofe dell Europa centrale e perialpina con vegetazione dell ordine Littorellatea e 3132 Acque oligotrofe dell Europa centrale e perialpina con vegetazione annuale della classe Isoeto-Nanojunceteae) 3140 Acque oligomesotrofe calcaree con vegetazione bentica di Chara 3150 Laghi eutrofici naturali con vegetazione del tipo Magnopotamion o Hydrocharition 3160 Laghi e stagni distrofici naturali Queste formazioni sono assai vulnerabili e meritano un attenzione particolare. In generale si devono prevedere le seguenti misure di conservazione: Evitare le manomissioni del regime idrico naturale (bonifiche, canalizzazioni, trasformazioni di laghi in bacini per l approvvigionamento idrico, captazioni non a scopo potabile). Evitare le manomissioni / trasformazioni delle sponde lacuali. Evitare l apporto di azoto e di altri minerali per lo più derivanti dall agricoltura o pastorizia intensive o da scarichi fognari/reflui. Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 26 di 83
27 Cinque formazioni di questa categoria appartengono alle acque fluenti e alla vegetazione dei loro greti e sponde: 3220 Fiumi alpini con vegetazione riparia erbacea (che comprende i sottotipi 3221 Fiumi alpini con vegetazione riparia erbacea (Epilobietum fleisheri) e 3222 Fiumi collinari e montani e loro vegetazione riparia erbacea (Calamagrostis pseudophragmites) 3230 Fiumi alpini e loro vegetazione riparia legnosa di Myricaria germanica 3240 Fiumi alpini e loro vegetazione riparia legnosa di Salix elaeagnos 3260 Vegetazione sommersa di ranuncoli dei fiumi submontani e delle pianure 3270 Chenopodietum rubri dei fiumi submontani Questi habitat, ad eccezione del tipo a Myricaria germanica (cod. 3230), rarissimo, che deve essere rigorosamente conservato, si possono considerare meno vulnerabili rispetto alle acque ferme per la loro capacità di ripresa ad esempio in seguito ad eventi alluvionali. In generale si devono prevedere le seguenti misure di conservazione generale: Evitare le trasformazioni degli argini fluviali, il prelievo di sabbie e ghiaie, il deposito di materiali di qualsiasi tipo. Evitare la semplificazione del reticolo idrico attraverso canalizzazioni, intubamenti ecc. Evitare l apporto di azoto e di altri elementi inquinanti per lo più derivanti dall agricoltura o pastorizia intensive o da scarichi fognari/reflui. Sono in ogni caso consentiti gli interventi volti alla sicurezza del territorio Per quanto riguarda le specie, dopo aver rimandato alle leggi e agli strumenti provinciali per le specie non presenti nell allegato, si definiscono le misure generali del tutto uguali a quelle definite per le aree interne ai parchi già menzionati. Per quanto attiene alle misure ed obiettivi specifici (sempre divisi per le classi alpine) queste sono organizzate in schede riguardanti i singoli siti. Nello specifico per ogni sito viene descritto - il principale obiettivo di conservazione, le misure di conservazione passiva (con la X viene contrassegnato l habitat/la specie che beneficia direttamente della conservazione generale) - le misure di conservazione attiva (in grassetto). In questo caso sono indicati due livelli di priorità allo scopo di orientare l ordine degli interventi all interno di ciascun SIC: A = elevato, nel caso di azioni ritenute necessarie per il raggiungimento del principale obiettivo di conservazione o di azioni finalizzate a eliminare o mitigare fenomeni o processi di degrado e/o disturbo che si ritiene minaccino nel breve tempo la sopravvivenza di specie e/o habitat in Direttiva. B = basso, nel caso di azioni ritenute importanti ma non fondamentali per il raggiungimento del principale obiettivo di conservazione o di azioni finalizzate a eliminare o mitigare fenomeni o processi di degrado e/o disturbo che si ritiene non minaccino nel breve tempo la sopravvivenza di specie e/o habitat in Direttiva. Per ogni sito sono state fornite due tabelle riguardanti rispettivamente: - le specie animali e vegetali inseriti negli allegati 2,4 e 5 della Direttiva 92/43/CEE e dell allegato 1 della Direttiva 79/409/CEE (e s.m. 2009/147/CE) - gli habitat dell allegato 1 della Direttiva 92/43/CEE per i quali si è ritenuto opportuno proporre particolari misure. Per comprendere la fattibilità delle varie azioni proposte è fornita la proprietà dei territori interessati dai diversi raggruppamenti di habitat definendola cromaticamente: PROPRIETA PUBBLICA E PROPRIETA PUBBLICA PROPRIETA PRIVATA PRIVATA Di seguito a titolo esemplificativo la scheda relativa al sito del Nodo di Latemar: DATO MANCANTE Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 27 di 83
28 Figura 5. Estratto Scheda Nodo di Latemar Le specifiche misure redatte dai parchi (equiparati ai Piani di gestione) I parchi hanno approfondito e definito le misure di conservazione specifiche per i siti natura 2000 presenti all interno dei propri Piani dando così alle stesse valore di PIANO DI GESTIONE come definito dalla L.P. 11/2007. Entrambi i Parchi Naturali sono oggi impegnati alla revisione dei propri strumenti di governo territoriale i quali sono entrambi adottati e contenenti un allegato alle NTA specifico relativo alle misure di conservazione in cui si definiscono minacce, misure di conservazione generali e specifiche per ogni habitat. Di seguito vengono riportate la struttura con cui le misure vengono articolate negli specifici allegati ai Piani adottati (per Parco di Paneveggio aggiornati a maggio 2014 e per il parco Adamello Brenta a giugno 2014). Parco di Paneveggio Dopo una premessa che riporta i riferimenti normativi europei nazionali e provinciali a cui le misure fanno riferimento, vengono riportati i dati salienti e le tabelle relative agli habitat e alle specie animali e vegetali di interesse comunitario, ossia incluse negli allegati I della Direttiva Uccelli e II della Direttiva Habitat, così come segnalate nei Formulari Standard (Versione EUR 15, cfr. sito web della Provincia Autonoma di Trento Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 28 di 83
29 Per ogni sito viene riportata innanzitutto una schedatura che raccoglie l identificazione e i caratteri generali del sito, la classificazione dello stato di conservazione e una prima valutazione per ogni habitat e specie. Di seguito uno stralcio relativo alla ZPS Lagorai che, essendo appunto una zona di protezione speciale in base alla direttiva uccelli, si concentra sull analisi della popolazione della specie: POPOLAZIONE STANZIALE: Viene indicata la dimensione/densità della popolazione, specificando se la specie è comune (C), rara (R) o molto rara (V). In assenza di qualsiasi dato relativo alla popolazione, viene segnalata semplicemente la sua presenza sul Sito (P). POPOLAZIONE: considerando la percentuale risultante dal rapporto tra la popolazione presente sul Sito e quella sul territorio nazionale, si considerino le seguenti classi. A: 100% p > 15%; B: 15% p > 2%; C: 2% p > 0%; D: popolazione non significativa. CONSERVAZIONE: A: conservazione eccellente = elementi in condizioni eccellenti indipendentemente dalla notazione relativa alle possibilità di ripristino. B: buona conservazione = elementi ben conservati indipendentemente dalla notazione relativa alle possibilità di ripristino. = elementi in medio o parziale degrado e ripristino facile C: conservazione media o limitata = tutte le altre combinazioni. ISOLAMENTO: A = popolazione (in gran parte) isolata; B = popolazione non isolata, ma ai margini dell'area di distribuzione; C = popolazione non isolata all'interno di una vasta fascia di distribuzione. VALUTAZIONE GLOBALE: A: valore eccellente; B: valore buono; C: valore significativo. Figura 6. Estratto ZPS Lagorai Dopo questo primo quadro descrittivo per vengono definite le specifiche misure organizzandole in due tipologie di tabelle, una relativa ad habitat e specie vegetali contenente: - il codice del Sito di interesse comunitario in cui insiste la misura - Il codice dell habitat interessato dalla misura - la tipologia della misura (per quanto riguarda gli habitat è uniformata alla classificazione data dalle linee guida del Ministero ): o Interventi attivi (IA): sono generalmente finalizzati a rimuovere/ridurre un fattore di disturbo ovvero a orientare una dinamica naturale. Tali interventi spesso possono avere carattere strutturale e la loro realizzazione è maggiormente evidenziabile e processabile. Nella strategia di gestione individuata per il sito, gli interventi attivi sono necessari soprattutto nella fase iniziale di gestione, al fine di ottenere un recupero delle dinamiche naturali, configurandosi in tal senso come interventi una tantum a cui far seguire interventi di mantenimento o azioni di monitoraggio, ma non è da escludersi una periodicità degli stessi in relazione al carattere dinamico degli habitat e dei fattori di minaccia. o Regolamentazioni (RE): azioni di gestione i cui effetti sullo stato favorevole di conservazione delle specie sono frutto di scelte programmatiche che suggeriscano/raccomandino comportamenti da adottare in determinate circostanze e luoghi. I comportamenti in questione possono essere individuali o Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 29 di 83
30 della collettività e riferibili a indirizzi gestionali. Il valore di cogenza viene assunto nel momento in cui l autorità competente per la gestione del sito attribuisce alle raccomandazioni significato di norma o di regola. Dalle regolamentazioni possono scaturire indicazioni di gestione con carattere di interventi attivi, programmi di monitoraggio, incentivazioni. o Incentivazioni (IN): hanno la finalità di sollecitare l introduzione presso le popolazioni locali di pratiche, procedure o metodologie gestionali di varia natura (agricole, forestali, produttive ecc.) che favoriscano il raggiungimento degli obiettivi del Piano di Gestione. o Programmi di monitoraggio e/o ricerca (MR): hanno la finalità di misurare lo stato di conservazione delle specie, oltre che di verificare il successo delle azioni proposte dal Piano di Gestione; tra tali programmi sono stati inseriti anche gli approfondimenti conoscitivi necessari a definire più precisamente gli indirizzi di gestione e a tarare la strategia individuata. o Programmi didattici (PD): sono direttamente orientati alla diffusione di conoscenze e modelli di comportamenti sostenibili che mirano, attraverso il coinvolgimento delle popolazioni locali, alla tutela dei valori del sito. Figura 7. Estratto Tabelle Misure di Conservazione specifiche per habitat e specie presenti nel Parco Per quanto riguarda invece le specie faunistiche la schedatura include - il codice dell habitat Natura 2000 o della specie interessati - l oggetto e le motivazioni della misura, la descrizione della stessa - l Unità o le Unità Ambientali coinvolte - il numero progressivo della misura e la priorità della stessa. In questo caso le tipologie di misura sono conformi alle direttive date dalla normativa provinciale e così definite : - Azioni di monitoraggio - Attività di ricerca scientifica - Azioni per la conservazione dell habitat - Altre misure di conservazione Le misure sono dotate di complessivo piano di monitoraggio dotato di specifiche indicazioni per aree scelte, di seguito uno stralcio dell allegato: Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 30 di 83
31 Parco Adamello Brenta. Dopo un sintetico quadro analitico di ogni sito in cui si evidenziano le sue qualità specifiche e gli obiettivi generali di conservazione, vengono organizzate le misure in tabelle riguardanti i singoli siti (ma anche le speciali riserve interne ai siti stessi ) distinguendo quelle di natura trasversale da quelle specifiche che più propriamente si riferiscono alla conservazione dell habitat e delle specie. Si evidenziano le minacce e gli habitat interessati oltre cha le misure di monitoraggio. Un esempio di descrizione: Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 31 di 83
32 Stralcio delle tabelle contenenti le misure trasversali Stralcio delle tabelle relative alle misure specifiche Misure relativa alla flora Di seguito un quadro riassuntivo dei siti natura 2000 del trentino interne all area del patrimonio mondiale distinte in funzione della loro appartenenza o meno ai Parchi Naturali e, di conseguenza, alle diverse misure di conservazione come definite nell allegato alla DGP 632/2013 Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 32 di 83
33 SITI RETE NATURA 2000 SIC ZPS Val Noana IT (TRENTO) SIC Nodo del Latemar IT (TRENTO) SIC Val Duron IT Interne a Parco SIC IT Dolomiti di Brenta X Adamello Brenta, descrizione e obiettivi generali. scheda specifiche misure, minacce, habitat ZPS IT Brenta X Adamello Brenta Misure di conservazione allegato ZPS ZPS IT IT Lagorai X Parco Paneveggio scheda caratteri e dati generali e tabella misure habitat, priorità Esterne parco X misure generali allegati delibere provinciale X misure specifiche in allegato X misure specifiche in allegato Interne a rete di riserva X Misure interne al piano di gestione della rete di riserve.. SIC IT Ghiacciaio Marmolada (TRENTO) SIC IT Pale di San Martino X Parco Paneveggio scheda caratteri e dati generali e tabella misure habitat, priorità X Misure specifiche nell allegato Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 33 di 83
34 3.3.2 Provincia Autonoma di Bolzano Caratteri generali Fino ad oggi in Alto Adige sono stati designati, a norma della direttiva Habitat, 40 Siti di Interesse Comunitario (SIC) e a norma della direttiva Uccelli, 17 Zone di Protezione Speziale (ZPS). La superficie delle ZPS coincide con la superficie dei SIC. Complessivamente essi si estendono su una superficie pari a ettari, che corrisponde al 20,3% del territorio provinciale. Per la maggior parte di questi siti si tratta già di aree protette ai sensi della vigente normativa provinciale per il loro eccezionale valore naturalistico (zone facenti parte del Parco Nazionale dello Stelvio e dei Parchi Naturali, o dei più importanti Biotopi). Enti gestori La rete natura 2000, come per i parchi, ha come ente gestore di riferimento la Provincia Autonoma (ufficio parchi) anche se tutte le amministrazioni locali in cui ricade la rete natura 2000 sono coinvolte e direttamente interessate nella gestione attiva dei beni. Norme provinciali di riferimento Le due norme di riferimento sono: - La legge Legge provinciale del 12 maggio 2010, n. 6 "Legge provinciale di tutela della natura e altre disposizioni" che agli art. 20, 21 e 22 definisce le norme relative alla rete natura 2000; - La delibera della Giunta provinciale del 28 gennaio 2008, n. 229 "Attuazione di Natura 2000". Definizione delle Misure di conservazione Nella D.G.P. 28 gennaio 2008, n. 229 la Provincia definisce le misure di conservazione per le ZPS in un documento molto semplice e succinto in cui possono distinguersi i riferimenti alle classi di habitat e di specie presenti nella regione alpina. A corredo della definizione generale delle misure di conservazione sono state redatte delle sintetiche schede per ogni sito nelle quali si rimanda ai singoli piani per obiettivi e specifiche misure di conservazione. Le schede restituiscono, per ogni sito Natura 2000, la descrizione fisico/geografica/amministrativa, le qualità, le misure di conservazione generali e di breve termine, l elenco dettagliato di habitat e specie interni al sito stesso. Di seguito la scheda del sito: Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 34 di 83
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36 Inoltre, sempre dal sito della Provincia di Bolzano dedicato alla rete natura 2000, vi sono schede di carattere descrittivo relativamente ad ogni classe di habitat. Come esplicitato nel sito della Provincia stessa La Giunta provinciale ha deliberato di elaborare, in mancanza di dati di base come la delimitazione e lo stato di conservazione degli habitat, Piani di gestione Natura 2000 per i più grandi tra i siti Natura 2000 provinciali E da rimarcare che i siti natura 2000 che appartengono al patrimonio mondiale sono tutti interni ai parchi naturali e sono anzi identificati e anche nominalmente coincidenti con i Parchi stessi. I PdG hanno forma autonoma rispetto alla normativa che costituisce strumento di pianificazione dei Parchi naturali. I piani di gestione costituiscono anche un importante base per la redazione delle periodiche relazioni alla Commissione europea e consentiranno di condurre con maggiore facilità la valutazione d incidenza. Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 36 di 83
37 Le tipologie delle misure di conservazione nei PdG Le misure di conservazione, nel caso dell Alto Adige, sono definite In ogni piano adottando un unico metodo che fa scaturire le misure di conservazione dagli obiettivi gestionali attribuiti in funzione dello stato di conservazione di ogni habitat. E da specificare che le tipologie di obiettivi sono direttamente conseguenti allo stato di conservazione anche se non sempre linearmente e in maniera univoca, in altre parole ad uno stato di conservazione non vi è un solo obiettivo come esemplificato nello schema che segue: Figura 8. Schema Obiettivi Per quanto riguarda lo stato di conservazione sono stati definiti tre criteri di valutazione: - molto buono: da assegnare a quegli habitat per i quali l espressione di gran parte delle caratteristiche corrisponde a quella dell habitat di riferimento, ovvero ad un suo stadio di sviluppo naturale; la funzionalità ecologica dell habitat non è compromessa, se non in modo estremamente limitato. - buono : l espressione di una parte delle caratteristiche corrisponde solo parzialmente a quella dell habitat di riferimento, ovvero ad un suo stadio di sviluppo naturale; la funzionalità ecologica dell habitat è in parte compromessa - medio/scarso: l espressione di una parte delle caratteristiche non corrisponde a quella dell habitat di riferimento, ovvero ad un suo stadio di sviluppo naturale; la funzionalità ecologica dell habitat è compromessa. Per quanto riguarda gli obiettivi gestionali finalizzati alla di conservazione sono state definite tre possibilità: - conservare con interventi : -l attuale aspetto dell habitat concorda con quello dell habitat di riferimento e sono da tutelare le dinamiche naturali alla base della sua conservazione. Questa condizione favorevole è da preservare inoltre contro eventuali interventi o altri disturbi che possono esser causa di sviluppi negativi. La struttura degli habitat e la connessione tra loro è da garantire attraverso la protezione ed una gestione favorevole degli habitat confinanti; sono da evitare ulteriori isolamenti e interruzioni di corridoi tra gli Habitat - conservare senza interventi : l habitat è da mantenere nel suo attuale stato di conservazione attraverso la prosecuzione della forma di utilizzo esistente. Adattamenti ed ottimizzazioni della forma di gestione devono Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 37 di 83
38 evitare lo sviluppo di conseguenze negative sull habitat derivanti dall utilizzo stesso. Laddove cambiamenti o cessazione della forma di utilizzo abbiano causato effetti negativi sull habitat è necessario riprendere la passata gestione estensiva (ad esempio, ripresa di una gestione estensiva del bosco) - sviluppare: le forme di utilizzo in atto, non sono, o solo parzialmente,idonee al tipo di habitat, e sono da modificare allo scopo di permettere il raggiungimento di un miglioramento dello stato attuale dell habitat in riferimento al suo potenziale. Gli utilizzi che sono causa evidente di conseguenze negative sull habitat Ad ogni unità cartografica (poligono) è stato attribuito un numero, che trova riscontro anche nel piano di gestione e nelle cartografie del landbrowser A titolo esemplificativo si riportano le tipologie di misure specificate in funzione alle tre classi di obiettivi gestionali (tratti dal piano Sciliar Catinaccio che contiene gli aspetti metodologici definiti per tutti i Piani) Lo stato di conservazione viene riportato, sinteticamente e percentualmente per ogni sito natura 2000: Figura 9. Tipi di misure relative all obiettivo gestionale conservare senza interventi Figura 10. Tipi di misure relative all obiettivo gestionale conservare con interventi Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 38 di 83
39 Figura 11. Tipi di misure relative all obiettivo gestionale sviluppo Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 39 di 83
40 La struttura dei Piani di Gestione La struttura dei PDG, seguita pedissequamente in tutti i Piani di gestione della Provincia di Bolzano, segue la metodologia predisposta da EURAC che viene esemplificata in specifiche Linee Guida e che si ritrova esplicitata in un allegato del Piano dello Sciliar catinaccio (immagine che segue). L iter metodologico è il seguente: - descrizione e rilevamento dello stato attuale : A partire dalla fotointerpretazione e tenendo conto degli strumenti pianificatori esistenti si delimitano gli habitat Natura 2000 presenti internamente al Parco naturale evidenziandone caratteristiche e utilizzazioni. - esito dei rilievi : costituzione unita di terra, definiti e cartografati come una zonizzazione In funzione dei parametri ecologici degli habitat ; valutazione dello stato di conservazione (in base al la funzionalita ecologica si applicano le tre classi di giudizio molto buono, buono, medio/scarso); definizione degli obiettivi generali - definizione misure specifiche di conservazione In alcuni casi sono al termine riassunti problemi e indirizzi di soluzione (è il caso del parco PUez Odle di cui viene suggerito un ampliamento del sito natura 2000) oltre che alcune indicazioni relativamente al monitoraggio. Siti natura 2000 della Provincia Autonoma di Bolzano interni al Patrimonio e quadro generale dello stato di conservazione e obiettivi di gestione: Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 40 di 83
41 SIC7ZPS interne al Patrimonio ZPS/SIC IT Parco Naturale Fanes-Senes- Braies (nel parco anche il sito Prati dell Armentara non appartenente al patrimonio ma ininfluente come quantità) Percentuale rete natura 2000 nel Parco 95,35 % Percentuali stato conservazione e 67,04 % molto buono 32,44 % buono 0,52 % medioscarso Obiettivo gestionale complessivo 73,68 % Conservare senza interventi 23,95 % Conservare con interventi 2,38 % Sviluppare. Misure di conservazioni e obiettivi generali o specifici Sono presenti obiettivi generali legati allo stato di conservazione per tutto il sito e anche le specifiche misure per ogni habitat e specie vegetali e animali ZPS/SIC IT Parco Naturale dello Sciliar Catinaccio 83 % 65 % molto buono 33 % buono 2 % medio-scarso 42 % Conservare senza interventi 50 % Conservare con interventi 8 % Sviluppare Obiettivi di conservazione unita di terra ma anche generali tutto il sito ZPS/SIC IT Valle di Funes- Sas de Pütia Resciesa SIC IT Gardena- Vallunga-Puez Coprono interamente parte natura 2000 del Parco Puez Odle 98,47 69,70 % molto buono 29,60 % buono 0,69 % medioscarso. 56,50 % Conservare senza interventi 37,35 % Conservare con interventi 6,15 % Sviluppare Obiettivi di conservazione per singole unita di terra non complessive Indicazioni per aumentare perimetri, fare ricerche e monitoraggio ZPS/SIC IT Parco Naturale Tre Cime. 97,11 % 74,59 % molto buono 25,31 % buono 0,10 % medioscarso. 75,83 % Conservare senza intervento 23,81 % Conservare con intervento 0,36 % Sviluppare. Misure generali legate allo stato di conservazione per tutto il sito e anche le specifiche misure per ogni habitat e specie vegetali e animali Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 41 di 83
42 3.3.3 Regione Friuli Venezia Giulia Caratteri generali La Regione FVG è dotata di una rete natura 2000 composta di 56 SIC e 8 ZPS che interessano il 18,8% del territorio. Dei complessivi 56 SIC 28 appartengono alla regione biogeografica alpina. Il principale riferimento normativo per la rete natura 2000 del Friuli è la legge 7/2008. Unico sito rete natura 2000 appartenente al patrimonio UNESCO è quello delle Dolomiti Friulane identificato con la sigla SIC/ZPS IT Il Sito, oltre ad essere analizzato dalla Regione per la costruzione delle specifiche misure di conservazioni di cui si fa cenno di seguito, è dotato da un Piano di gestione. Enti Gestori Nelle legge 7/2008 vengono definiti gli enti gestori per i siti rientranti in zone di Parco o riserve :per i siti alpini insieme alla Regione vengono attribuite tali funzioni al parco dolomiti Friulane e all ente gestore della la riserva Foci Isonzo. Il sito appartenente al Patrimonio è quindi gestito dal Parco delle Dolomiti Friulane. Riferimenti normativi attinenti alle misure di conservazione e agli indirizzi per la costruzione dei Piani di gestione La stessa legge regionale 7/2008 definisce i preamboli per la definizione delle misure di conservazione e la metodologia per la redazione di eventuali piani di gestione previsti per i siti più complessi definiti nell allegato alla DGR 922/2011 " Indirizzi metodologici per la redazione degli strumenti di gestione dei siti Natura 2000 ai sensi dell articolo 10, comma 12, della legge regionale 7/2008". Le Misure di conservazione della rete Natura 2000 sono state approvate con DGR n. 726 del e pubblicate sul III Supplemento ordinario n. 19 del 24 aprile 2013 al BUR n. 17 del 24 aprile sostituendo quelle adottate con DGR 2494 del Definizione e struttura delle Misure di conservazione Le tipologie delle misure d conservazione sono distinte in maniera conforme a quanto previsto d agli indirizzi ministeriali : gestione attiva (GA), regolamentazione (RE), incentivi e indennità (IN), monitoraggi e ricerca (MR), programmi divulgativi e didattici (PD). La regione specifica inoltre che le cinque categorie definiscono in sostanza tre distinte tipologie di misure: regolamentari, amministrative o contrattuali: - Misure regolamentari: interventi di tipo normativo o regolamentare riferiti alle attività ammesse o vietate riguardanti lo stato di conservazione degli habitat e delle specie del sito. - Misure amministrative: provvedimenti delle autorità amministrative a contenuto (concreto e puntuale) riguardanti lo stato di conservazione di habitat e specie. Si tratta in particolare di ordini, autorizzazioni, divieti e prescrizioni riferite a singole aree o a singoli elementi. Tali misure possono essere emanate da qualsiasi autorità pubblica che abbia poteri amministrativi relativi all area. - Misure contrattuali: interventi previsti in accordi tra più soggetti, riguardanti lo stato di conservazione degli habitat e delle specie per i quali sono stati individuati i siti. Tali accordi possono essere stipulati tra soggetti privati o tra autorità pubbliche e soggetti privati, al fine di conservare gli habitat o le specie in questione. Ad esempio, convenzioni e contratti tra enti pubblici e soggetti Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 42 di 83
43 privati per la gestione delle aree o per il loro uso. Tra le misure contrattuali sono compresi anche gli strumenti della cosiddetta programmazione negoziata. Le misure di conservazione emanate dalla regione, elaborate dopo un percorso partecipativo articolato su tavoli tematici di condivisione (agricoltura, caccia e pesca, valorizzazione e turismo,zootecnia e gestione del bosco,attività produttive) si compongono di due parti, la prima che riguarda in generale tutti i siti appartenenti alla rete, contiene misure generali distinte in: - misure trasversali maggiormente attinenti alle azioni antropiche (le infrastrutture, il monitoraggio, gli incentivi, la divulgazione); - misure generali attinenti le caratteristiche degli habitat e delle specie vegetali e animali, in questo caso le specifiche misure sono applicate prima alle classi di habitat della regione alpina; - misure distinte per ogni singolo sito. In questo caso sono state redatte schede di sintesi nelle quali si trovano le caratteristiche del sito distinte per gli habitat e per le specie vegetali ed animali che caratterizzano il sito stesso. Le misure sono corredate da cartografie dettagliate e quadri d unione del sistema complessivo. Figura 12. Esempio di Misure di conservazione trasversali Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 43 di 83
44 Figura 13. Esempio di Misure di conservazione per habitat d acqua dolce Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 44 di 83
45 Figura 14. Esempio di Misure di conservazione per habitat Metodologia generale per la redazione dei Piani di Gestione Nella DGR 922/2011 sono definite le linee guida per la redazione dei Piani di Gestione. Nello specifico vengono definite le finalità del Piano. Il Piano di gestione, ai sensi dell art. 10 della LR 7/2008, ha le seguenti finalità: a) rilevare le esigenze ecologiche degli habitat e delle specie di interesse comunitario b) individuare le misure di conservazione regolamentari, amministrative e contrattuali finalizzate alla tutela degli habitat e delle specie di interesse comunitario; c) individuare le misure di gestione attiva di monitoraggio e ricerca di incentivazione e di divulgazione a fini didattici e formativi; Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 45 di 83
46 d) garantire l'integrazione degli obiettivi ambientali nella pianificazione territoriale; e) individuare l'uso delle risorse finalizzandolo alle esigenze di tutela e valorizzazione del sito. Ogni piano individua il ruolo del sito specifico rispetto all insieme dei siti che compongono la Rete Natura 2000 e definisce l obiettivo o gli obiettivi strategici generali del piano. Oltre agli obiettivi strategici generali il Piano individua gli obiettivi specifici. Ogni obiettivo può essere raggiunto da più misure di conservazione, individuate, a seconda della complessità del piano di gestione, tra le 5 Categorie di cui sopra. (fonte allegato delibera 922/11) Metodologie generali per redazione PdG Lo schema tipo di organizzazione dei contenuti di un piano di gestione per i siti Natura 2000 si articola sostanzialmente in quattro parti: - La parte A introduttiva. Inquadra funzioni, riferimenti normativi del piano illustrando, attraverso uno schema logico, le modalità con le quali è stato sviluppato - La parte B conoscitiva. Elenca e descrive le caratteristiche dell area tutelata rilevanti per le finalità del piano stesso, affrontando sia gli aspetti fisici e biologici che gli aspetti territoriali, economici e sociali, nonché gli aspetti inerenti la pianificazione e la programmazione territoriale. - La parte C valutativa. Riporta l esito delle attività di verifica e aggiornamento dei dati di presenza degli habitat e delle specie di interesse comunitario, e dell attività di valutazione del relativo stato di conservazione. - La parte D operativa. Propone l insieme delle misure di conservazione che costituiscono le effettive azioni specifiche da intraprendere, valuta i costi per supportare le misure di conservazione e i tempi necessari alla loro attuazione. I risultati dovranno essere monitorati periodicamente tramite gli indicatori individuati nelle singole misure. Ciò consentirà di valutare l efficacia della gestione ed eventualmente modificare la strategia. - Lo schema di piano prevede inoltre una parte relativa al processo partecipativo e al monitoraggio Carattere strategico/operativo del piano friulano Il piano si configura come un mix tra uno strumento di pianificazione ambientale e un piano strategico. Gli obiettivi specifici sono raccolti in Misure generali che a loro volta sono raccolte in Assi strategici: Figura 15. Esempio suddivisione per Asse Strategico del Piano di Gestione del modello FVG Per ogni asse devono poi essere definite le misure e gli obiettivi specifici sulla base della tipizzazione data dalle linee guida ministeriali: Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 46 di 83
47 Figura 16. Esempio suddivisione per Asse Strategico del Piano di Gestione del modello FVG Scendendo progressivamente verso la forma più operativa si definisce un programma d azione in cui sono individuate: Azioni, Assi, Misure, Priorità, Responsabile attuazione, Soggetti coinvolti e/o da coinvolgere, Indicatori di attuazione. A corredo del tutto devono poi essere redatte specifiche schede per ogni azione proposta: Figura 17. Esempio scheda descrittiva delle azioni Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 47 di 83
48 PIANO DI GESTIONE SITO NATURA 2000 DOLOMITI FRIULANE (nota: essendo l unico piano presente nella Regione FVG si è deciso di analizzarlo più nel dettaglio per restituire come l indirizzo metodologico si traduce nel caso specifico) La strategia di gestione individuata dal Piano mira ad assicurare la conservazione della biodiversità, con particolare attenzione ad habitat e specie di interesse comunitario, e al contempo, a favorire lo sviluppo del territorio attraverso il recupero delle attività tradizionali e la promozione sostenibile di attività turistiche. Il PdG esso si struttura come indicato dalla delibera 922/11. Vi è una approfondita analisi e valutazione dello stato dell arte riguardo alla definizione e qualità degli habitat e delle specie vegetali ed animali evidenziando minacce e pressioni, punti di forza e debolezza dell intero sistema. Ai fini del nostro studio appare di particolare interesse la parte più specificatamente legata alla strategia gestionale. Questa si struttura evidenziando quattro assi strategici (habitat; specie animali e vegetali; educazione; promozione ) sviluppati poi, in coerenza con gli obiettivi di piano e le misure di conservazione: Le misure sono state poi dettagliate e distinte come da indirizzo regionale in misure trasversali, specifiche per habitat e specie e ri-articolate in funzione degli assi e delle misure gestionali definendo obiettivi specifici e azioni. Anche in questo caso le azioni sono distinte, come da definizioni standard ministeriali, in interventi di gestione attiva (GA), regolamentazione (RE), incentivazione(in), programmi di monitoraggio e ricerca (MR), programmi educativi e di sensibilizzazione (PD). Ad ogni azione corrisponde una scheda (allegato 8) in cui vengono dettagliati finalità, ampiezza dell azione, interessi e soggetti attuatori e controllori, indicatori di monitoraggio, linee di finanziamento, risultati attesi e tempi. Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 48 di 83
49 Figura 18. Esempio di scheda Allegato 8 Le schede sono state sistematizzate in un quadro sinottico che si configura come vero e proprio un piano operativo in cui trovano riassunte azioni, assi, misure, priorità e soggetti coinvolti nell attuazione e gli indicatori di attuazione: Figura 19. Estratto del Quadro Sinottico delle azioni Il piano operativo è infine corredato dalla tempistica e dalle previsioni di costo previste per le azioni raggruppate in gruppi tipologici d intervento: Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 49 di 83
50 Figura 20. Estratto del Cronoprogramma con indicazioni di costo Come si è già detto, particolare attenzione è stata data al percorso partecipativo che ha visto impegnato direttamente il parco Dolomiti Friulane il quale ha avviato da novembre 2009 (il piano è stato adottato nel 2012) un processo che ha coinvolto tutta la popolazione, le associazioni, le amministrazioni locali e le attività produttive dei comuni di Ampezzo, Andreis, Cimolais, Claut, Erto e Casso, Forni di Sopra, Forni di Sotto, Frisanco, Socchieve e Tramonti di Sopra. Sono stati realizzati diversi momenti di confronto: forum con gli amministratori ed interviste agli stessi, forum territoriali con la popolazione, tavoli tematici con portatori di interesse (caccia e pesca, turismo, filiera legno, agricoltura ed elaborazione di questionari. Il processo molto articolato è semplificato nello schema generale presente nel sito dello stesso Parco Dolomiti Friulane. Figura 21. Schema Processo partecipativo Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 50 di 83
51 3.3.4 Regione Veneto Caratteri generali Nella Regione del Veneto, attualmente, ci sono complessivamente 128 siti di rete Natura 2000, con 67 ZPS e 102 SIC variamente sovrapposti.la superficie complessiva è pari a ettari (22,5% del territorio regionale) La provincia di Belluno,unica della Regione ad essere interessata dal Patrimonio mondiale, contiene la maggior quota di rete natura 2000 dell intera regione (oltre che delle altre province dolomitiche) : il 54% del territorio provinciale è infatti interessato da ben 45 siti della rete, tra SIC e ZPS spesso sovrapposti, ettari interessati che corrispondono a quasi metà (47,97%) dell intera rete natura della regione del veneto. Enti di gestione Per quanto riguarda la GESTIONE, la regione ha affidato con delibera regionale 4572/2007 la redazione dei piani di gestione di a Province, Comunità Montane ed Enti gestori delle Aree Naturali Protette, i soggetti istituzionali cui affidare l'attività di redazione dei piani di gestione. Inoltre sono stati evidenziati i siti per cui non è prescritto il piano. Misure di conservazione generali La DdG 2371 del 27 luglio 2006 e contiene tutti i riferimenti relativi alle misure di conservazione che vengono tipizzate come indicato dalle linee guida ministeriali e definite prima in forma generale e per ogni sito a cui è dedicata una schede dettagliata e la necessità o meno di fare il PdG Metodologia generale piani di gestione Con la dgr 4241 del 30 dicembre 2008 ha definito, con molto dettaglio i contenuti, le fasi e le procedure per la redazione omogenea di tutti piani di gestione. Lo Schema metodologico che segue è esemplificativo (fonte Piano di Gestione SIC/ZPS Gruppo Antelao, Marmarole, Sorapis (IT ) del processo seguito da tutti i piani di gestione dei siti interni al patrimonio mondiale. Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 51 di 83
52 FASE CONOSCITIVA Inquadramento ambientale Inquadramento territoriale Descrizione fisica del sito geologia, clima, idrologia etc. Descrizione biologica del sito flora e fauna, specie ed habitat di direttiva Descrizione Socio- Economica del sito fruizione del sito, attività umane presenti Descrizione Territoriale amministrativa vincoli ambientali, uso del suolo, descrizione del paesaggio e dei valori archeologici FASE VALUTATIVA Aggiornamento del Formulario Standard Natura 2000 Valutazione dello stato di conservazione e delle esigenze ecologiche di specie ed habitat di interesse comunitario Definizione delle criticità Analisi SWOT Concertazione con gli stakeholders FASE OPERATIVA Valutazione ecologica del sito Obiettivi a breve, medio e lungo termine: - di sostenibilità ecologica; - di sostenibilità socio-economica. Strategie a breve, medio, lungo termine: - di sostenibilità ecologica; - di sostenibilità socio-economica. Modalità di integrazione con gli altri strumenti di pianificazione già esistenti Definizione di interventi per la tutela di habitat e specie di interesse comunitario (interventi attivi, di monitoraggio, incentivazioni, regolamentazioni, programmi di educazione ed informazione) -Regolamentazione (norme per la gestione del sito) -Individuazione del soggetto gestore Predisposizione delle schede descrittive degli interventi di conservazione in correlazione alle criticità esistenti Organizzazione gestionale (funzioni preposte, gestione straordinaria/ordinaria degli interventi) Piano di Azione (priorità, tempi, costi degli interventi) e cronoprogramma Piano di monitoraggio dell attuazione del Piano: criteri, tecniche e metodi per il monitoraggio Figura 22. Schema metodologico Fonte: Piano di Gestione SIC/ZPS Gruppo Antelao, Marmarole, Sorapis (IT ) Infatti tutti i Piani redatti fin qui, purtroppo tutti ancora senza approvazione da parte della Regione, hanno una struttura sostanzialmente uguale La struttura dei piani consta di otto parti : 1. Metodo adottato e descrizione dei redattori che devono garantire la più vasta interdisciplinarietà 2. Quadro conoscitivo molto dettagliato che compone un vero e proprio sistema informativo a 360 e una adeguata banca dati geo-referenziata 3. Analisi dettagliata di minacce, pressioni e vincoli e delle esigenze ecologiche di ogni habitat e specie 4. Obiettivi di gestione. Sono descritti sia gli obiettivi generali sia quelli specifici, sia direttamente connessi alle specificità degli habitat e alle esigenze ecologiche sia più connessi a fattori non direttamente legati alle dimensioni ecologiche. Si evidenziano eventuali conflitti tra esigenze ecologiche e azioni antropiche. 5. Strategie di gestione. Il capitolo include i regolamenti e gli apparati normativi cui attenersi, la zonizzazione delle unità gestionali, l elenco degli interventi e la revisione delle misure di conservazione. In questa parte sono evidenziate anche le strategie legate alla governance del sito: strumenti, ruoli e funzioni per gestire il bene. Sono incluse indicazioni per gli interventi che debbono essere sottoposti a Valutazione d incidenza con lo scopo di semplificare e rendere maggiormente le procedure Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 52 di 83
53 6. Piano degli interventi. Il capitolo include l elenco delle schede che dettagliano gli interventi e ne definiscono finalità, tempi, costi e attori. le azioni sono tipizzate come da indicazioni ministeriali per le misure di conservazione (GA-RE-MR-PD-IN) 7. Piano di monitoraggio. Include gli indicatori e i metodi con cui attivare il monitoraggio sia dello stato degli habitat sia l efficacia del piano. 8. Revisione del Piano. Esplicita il metodo da utilizzarsi per la revisione del piano alla luce degli invitabili mutamenti del contesto. A queste parti se ne aggiunge un altra che include tutti gli Allegati. Sono da considerarsi tali le cartografie, l elenco dati, le mappature dei conflitti, l elenco degli incontri e dei metodi di condivisione. A tal proposito è bene ricordare che i Pdg del veneto sono assoggettati alle procedure partecipative definite nella Legge 11/2004. Siti della provincia della regione Veneto interni al Patrimonio UNESCO e il quadro della pianificazione gestionale allo stato attuale SIC ZPS SIC IT Monte Pelmo - Mondeval - Formin ZPS/SIC IT "Dolomiti Feltrine e Bellunesi" 2009 Piano Obbligato NO SI Ente affidatario redazione Presenza di misure in assenza piano Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi NO SIC IT Gruppo Marmolada SIC ZPS IT Pale di San Martino: Focobon, Pape - San Lucano, Agner - Croda Granda SIC ZPS IT Civetta - Cime di San Sebastiano 2010 ZPS IT Dolomiti del Cadore e del Comelico 2010 SIC IT Val Talagona - Gruppo Monte Cridola - Monte Duranno ZPS/SIC IT "Dolomiti d'ampezzo 2010 SIC ZPS IT Gruppo del Popera - Dolomiti di Auronzo e di Val Comelico NO NO SI SI NO SI NO COMUNITA MONTANA AGORDINA (Comunità Montana Cadore -Longaronese- Zoldo COMUNITA LONGARONESE ZOLDANA, VAL BOITE E CENTRO CADORE Comunità Montana Comelico - Sappada Ente Parco Naturale delle Dolomiti d'ampezzo NO MISURE DI CONSERVAZIONE PER LE ZPS NO MISURE DI CONSERVAZIONE PER LE ZPS SIC ZPS IT Gruppo Antelao - Marmarole Sorapis SI Comunità Montana Centro Cadore SIC IT Lago di Misurina NO NO ZPS IT Col di Lana - Settsas - Cherz NO MISURE DIC ONSERVAZIONE ZPS Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 53 di 83
54 Strategie di Gestione dei Piani Di seguito si riporta una sintesi della Strategia di Gestione dei Siti Rete Natura 2000 del Veneto. a. La Strategia del Sito ZPS IT Dolomiti del Cadore e del Comelico La strategia di gestione del Piano di Gestione del Sito Dolomiti del Cadore e del Comelico contiene: - indicazioni generali riguardanti le funzioni e i ruoli dei soggetti/organi designati alla gestione del Sito. Viene cioè definita la possibile la struttura organizzativa con indicate le professionalità che ciascun soggetto attuatore è in grado di svolgere e le funzioni previste con indicazione modalità e tempistiche. - la descrizione di come svolgere le attività di: monitoraggio; aggiornamento e redazione del quadro conoscitivo con periodicità ben definita; verifica delle indicazioni gestionali; eventuale modifica delle indicazioni gestionali e del piano di monitoraggio; attività di formazione e informazione. Governance Al momento sono stati definiti, quali possibili soggetti responsabili degli interventi: - Comunità Montane; - Comuni - formazione e informazione - Provincia di Belluno - formazione e informazione - Regione - formazione e informazione - Regole - formazione e informazione - Veneto Agricoltura (Valmontina e Piangrande) - formazione e informazione - Università - formazione e informazione/ monitoraggio - Azienda di Stato per le Foreste Demaniali (Val Tovanella) - formazione e informazione - Agricoltori/Allevatori/Pastori; - Ditte boschive; - Associazioni - formazione e informazione - Proprietari privati; - Riserve di caccia e distretti venatori - formazione e informazione/ monitoraggio - ARPAV - monitoraggio Ruoli dell'ente Gestore La Strategia di Gestione individua come principali compiti dell'organismo di gestione di un Sito Natura 2000: - dare attuazione direttamente e/o indirettamente alle azioni di piano; - monitorare anno per anno lo stato di attuazione del Piano; - reperire i finanziamenti necessari; - gestire finanziamenti che arrivano dalla Regione o da altri soggetti (UE, Fondazioni, etc.); - vigilare sulla conservazione degli habitat; - modificare cronoprogramma e priorità, sentita la Regione; - stendere un report annuale sulle azioni svolte e sui risultati; - curare i rapporti con i portatori di interesse, attraverso incontri almeno con cadenza annuale, siti internet, newsletter, ecc per discutere proposte, animare, stimolare e coinvolgere nelle scelte gestionali e rendicontare sulle attività svolte; in casi particolari prevedere scadenze di incontri più ravvicinate e azioni specifiche; - individuare nuove azioni da sottoporre alla Regione; - svolgere le azioni di informazione e di divulgazione previste dal Piano; - esprimere un parere vincolante sulle valutazioni di incidenza. Misure di Conservazione Dopo aver indicato le strategia di Gestione il Piano individua le Misure di Conservazione per ogni Habitat. Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 54 di 83
55 b. La Strategia del SIC ZPS Gruppo Antelao - Marmarole Sorapis La strategia del Piano di Gestione contiene: - indicazioni generali riguardanti le funzioni e i ruoli dei soggetti/organi designati alla gestione del Sito. Viene cioè definita la possibile la struttura organizzativa con indicate le professionalità che ciascun soggetto attuatore è in grado di svolgere e le funzioni previste con indicazione modalità e tempistiche. - la descrizione di come svolgere le attività di: monitoraggio; aggiornamento e redazione del quadro conoscitivo con periodicità ben definita; verifica delle indicazioni gestionali; eventuale modifica delle indicazioni gestionali e del piano di monitoraggio; attività di formazione e informazione. La strategia di gestione del sito è stata definita sulla base della valutazione dello stato di fatto relativo alla conservazione di habitat e specie, alla presenza di minacce sul territorio e al contesto socio-economico. Criteri minimi Criteri minimi uniformi per la definizione delle misure di conservazione per tipologie di ZPS. 1. ZPS caratterizzate dalla presenza di ambienti aperti alpini. Regolamentazione di: - circolazione su strade ad uso forestale e loro gestione, evitandone l'asfaltatura salvo che per ragioni di sicurezza e incolumità pubblica ovvero di stabilità dei versanti; - escursionismo ai sentieri negli ambienti d'alta quota; - uso di eliski e motoslitte; - avvicinamento a pareti occupate per la nidificazione da gipeto (Gypaetus barbatus), aquila reale (Aquila chrysaetos), falco pellegrino (Falco peregrinus), gufo reale (Bubo bubo) e gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax), mediante elicottero, deltaplano, parapendio, arrampicata libera o attrezzata e qualunque altra modalità; - tagli selvicolturali nelle aree che interessano i siti di nidificazione delle specie caratteristiche della tipologia ambientale, in connessione alle epoche e alle metodologie degli interventi e al fine di non arrecare disturbo o danno alla loro riproduzione. Attività da favorire: - mantenimento delle attività agrosilvopastorali estensive e in particolare il recupero e la gestione delle aree aperte a vegetazione erbacea; - mantenimento e recupero delle aree a prato pascolo; - pastorizia, evitando il sovrapascolo; - attività tradizionale di coltivazione dei prati magri di media montagna; - manutenzione e ripristino dei muretti a secco esistenti e realizzazione di nuovi attraverso tecniche costruttive tradizionali e manufatti in pietra; - mantenimento e recupero delle aree a vegetazione aperta; - pastorizia estensiva nei pascoli marginali di media e bassa quota. 2. ZPS caratterizzate dalla presenza di ambienti forestali alpini. Obblighi e divieti: - obbligo di integrazione degli strumenti di gestione forestale al fine di garantire il mantenimento di una presenza adeguata di piante morte, annose o deperienti, utili alla nidificazione ovvero all'alimentazione dell'avifauna. Regolamentazione di: - circolazione su strade ad uso forestale e loro gestione, evitandone l'asfaltatura salvo che per ragioni di sicurezza e incolumità pubblica ovvero di stabilità dei versanti; Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 55 di 83
56 - tagli selvicolturali nelle aree che interessano i siti di nidificazione delle specie caratteristiche della tipologia ambientale, in connessione alle epoche e alle metodologie degli interventi e al fine di non arrecare disturbo o danno alla loro riproduzione; - avvicinamento a pareti occupate per la nidificazione da gipeto (Gypaetus barbatus), aquila reale (Aquila chrysaetos), falco pellegrino (Falco peregrinus), gufo reale (Bubo bubo) e gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax), mediante elicottero, deltaplano, parapendio, arrampicata libera o attrezzata e qualunque altra modalità; - attività forestali in merito all'eventuale rilascio di matricine nei boschi cedui, alla eventuale indicazione di provvigioni minime o riprese massime, di estensione ed epoca degli interventi di taglio selvicolturale, di norme su tagli intercalari; - apertura di nuove strade e piste forestali a carattere permanente. Attività da favorire: - conservazione del sottobosco; - attività agrosilvopastorali in grado di mantenere una struttura disetanea dei soprassuoli e la presenza di radure e chiarie all'interno delle compagini forestali; - conservazione di prati all'interno del bosco anche di medio/piccola estensione e di pascoli ed aree agricole, anche a struttura complessa, nei pressi delle aree forestali; - mantenimento di una presenza adeguata di piante morte, annose o deperienti, utili alla nidificazione ovvero all'alimentazione dell'avifauna; - mantenimento degli elementi forestali, nei pressi di bacini idrici naturali e artificiali; - manutenzione, senza rifacimento totale, dei muretti a secco e dei manufatti in pietra esistenti e realizzazione di nuovi attraverso tecniche costruttive tradizionali; - gestione forestale che favorisca l'evoluzione all'alto fusto e la disetaneità e l'aumento della biomassa vegetale morta; - conservazione di radure e chiarie all'interno delle compagini forestali; - mantenimento degli elementi forestali, anche di parcelle di ridotta estensione, nei pressi di bacini idrici naturali e artificiali. Misure di Conservazione Dal punto di vista delle Misure di Conservazione, nel Piano di Gestione vengono riportate tutte le misure definite dal DM "Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS)" indicando con una barratura quelle non ritenute opportune o inerenti la ZPS in oggetto in merito a: - divieti; - obblighi; - attività da promuovere e incentivare. Vengono quindi riportate le Misure di Conservazione previste dalla DGR 2371/06 e dalla LR 1/2007 per gli habitat di interesse comunitario attraverso una tabella del tipo: Habitat Misure di conservazione previste nella DGR 2371/2006 Livello di Congruità della Misura rispetto al Sito Misure di conservazione aggiuntive proposte Governance - Funzioni e ruoli previsti dal Piano di Gestione Data la complessa e articolata rosa di enti amministrativi e gestionali che operano sul territorio, il funzionamento del PdG non potrà prescindere dalla identificazione e formalizzazione di un unico ente gestore, che garantisca da un lato una gestione unitaria del sito e dall altro il rispetto delle specifiche competenze territoriali. Tale ente Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 56 di 83
57 gestore svolgerà certamente un ruolo di coordinamento, mentre avrà responsabilità attuativa solo degli interventi che interesseranno l intero territorio del SIC/ZPS. I responsabili dell attuazione di interventi localizzati saranno, invece, i singoli enti amministrativi e di gestione, direttamente interessati dall azione (es. Comunità Montane, Comuni, Regole, ecc.). Viene quindi riportato uno schema sintetico dei soggetti attuatori del PdG e delle relative professionalità interne disponibili. Soggetto attuatore Professionalità interne all Ente Modalità di attuazione Riserva Naturale Orientata di Somadida Parco delle Dolomiti d Ampezzo Tecnici del comparto naturalistico/scienze della Terra Tecnici del comparto naturalistico/scienze della Terra Ordine di servizio Ordine di servizio Regole Nessuna Incarico esterno Comuni Nessuna Incarico esterno Comunità Montane Nessuna Incarico esterno In virtù della necessità di individuare un ente gestore unico, il Piano di Gestione formula delle ipotesi in cui si concretizzi un "tavolo operativo comune" formato da un Consorzio di Enti locali territorialmente interessati, associati in una formula leggera, che rimane da definire. Vengono in particolare formulate tre ipotesi di composizione del tavolo: IPOTESI 1: - Comunità Montana Centro Cadore - Comunità Montana Val Boite - C.F.S. - Riserva Naturale Orientata di Somadida - Ente Gestore del Parco Naturale Regionale delle Dolomiti D Ampezzo (per il territorio del SIC-ZPS di proprietà delle Regole d Ampezzo, contiguo al Parco delle Dolomiti d Ampezzo vista anche l ampia esperienza nella gestioni di aree naturali protette) IPOTESI 2: - Provincia di Belluno - C.F.S. - Riserva Naturale Orientata di Somadida - Comunità Montana Centro Cadore - Comunità Montana Val Boite IPOTESI 3: - C.F.S. - Riserva Naturale Orientata di Somadida - Comunità Montana Centro Cadore - Comunità Montana Val Boite - Regole (D Ampezzo, Borca di Cadore, Chiapuzza e Costa, San Vito di Cadore, Vallesella, Resinego e Serdes) c. La Strategia del Sito Dolomiti Ampezzo Il Piano di Gestione ha la stessa struttura del Piano di Gestione Dolomiti Cadore e Comelico e contiene: - indicazioni generali riguardanti le funzioni e i ruoli dei soggetti/organi designati alla gestione del Sito. Viene cioè definita la possibile la struttura organizzativa con indicate le professionalità che ciascun soggetto attuatore è in grado di svolgere e le funzioni previste con indicazione modalità e tempistiche. - la descrizione di come svolgere le attività di: monitoraggio; aggiornamento e redazione del quadro conoscitivo con periodicità ben definita; verifica delle indicazioni gestionali; eventuale modifica delle indicazioni gestionali e del piano di monitoraggio; attività di formazione e informazione. Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 57 di 83
58 Governance Il Piano rimanda ruolo prioritario di monitoraggio, formazione e informazione alle Regole che potranno essere coadiuvate dai seguenti: - Comunità Montane; - Comuni - Provincia di Belluno - Regione - Regole - Veneto Agricoltura - Università - Azienda di Stato per le Foreste Demaniali (Val Tovanella) - formazione e informazione - Agricoltori/Allevatori/Pastori; - Ditte boschive; - Associazioni - formazione e informazione - Proprietari privati; - Riserve di caccia e distretti venatori - formazione e informazione/ monitoraggio - ARPAV - monitoraggio Ruoli dell'ente Gestore La Strategia di Gestione individua come principali compiti dell'organismo di gestione di un Sito Natura 2000: - dare attuazione direttamente e/o indirettamente alle azioni di piano; - monitorare anno per anno lo stato di attuazione del Piano; - reperire i finanziamenti necessari; - gestire finanziamenti che arrivano dalla Regione o da altri soggetti (UE, Fondazioni, etc.); - vigilare sulla conservazione degli habitat; - modificare cronoprogramma e priorità, sentita la Regione; - stendere un report annuale sulle azioni svolte e sui risultati; - curare i rapporti con i portatori di interesse, attraverso incontri almeno con cadenza annuale, siti internet, newsletter, ecc per discutere proposte, animare, stimolare e coinvolgere nelle scelte gestionali e rendicontare sulle attività svolte; in casi particolari prevedere scadenze di incontri più ravvicinate e azioni specifiche; - individuare nuove azioni da sottoporre alla Regione; - svolgere le azioni di informazione e di divulgazione previste dal Piano; - esprimere un parere vincolante sulle valutazioni di incidenza. Misure di Conservazione Dopo aver indicato le strategia di Gestione, il Piano elenca le Misure di Conservazione per ogni Habitat. All interno di questo elenco è stata fatta un analisi tra le misure effettivamente utili e quelle invece che non si ritengono necessarie all interno del contesto ambientale in questione. Sono stati invece segnalati e riportati degli ulteriori provvedimenti e/o suggerimenti che sarebbe utile tenere in considerazione ai fini della gestione e conservazione delle risorse naturalistiche locali. Misure trasversali Il Piano di Gestione individua alcune misure per interventi non direttamente connessi con la gestione degli habitat ed in particolare: - Interventi di ripristino ambientale - Urbanizzazione e interventi di recupero edilizio Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 58 di 83
59 - Manifestazioni, attività culturali, sportive e del tempo libero - Attività didattiche propriamente dette - Attività di formazione rivolte a agricoltori/allevatori, operatori turistici, amministratori, tecnici delle Regole d'ampezzo - Attività divulgative - Strumenti per la didattica (tabellonistica, depliant, allestimento strutture museali,...) d. La Strategia del Sito Dolomiti Feltrine e Bellunesi La strategia di gestione del sito è stata richiama ed è stata formulata in linea con quanto già previsto dalle NTA e dai regolamenti del Parco con alcune integrazioni specifiche per specie e habitat di interesse comunitario. Governance Il principale soggetto attuatore delle azioni previste dal Piano è rappresentato dall Ente Parco che esercita anche la funzione di coordinamento. L Ente Parco si affianca ad altri Enti nell attuazione di alcune azioni: - Autorità di Bacino per i fiumi dell Alto Adriatico (azioni di gestione delle risorse idriche) - Provincia di Belluno (azioni inerenti le problematiche relative alla pesca e alla caccia, interventi infrastrutturali) - Veneto Strade (interventi infrastrutturali) - Corpo Forestale dello Stato (interventi infrastrutturali) - Regione (interventi infrastrutturali) - Comunità Montane (interventi infrastrutturali) - Comuni (interventi infrastrutturali) - Università (monitoraggio, redazione e aggiornamento del Quadro Conoscitivo) Ruoli dell'ente Gestore Non vengono elencati in maniera didascalica i ruolo dell'ente Gestore ma di rimanda comunque all'ente Parco come ente responsabile dell'attuazione e del coordinamento di tutte le azioni necessarie. Misure di Conservazione e Azioni Viene condotta una rassegna critica delle Misure di Conservazione previste dalla D.G.R. 2371/06 e la loro integrazione con le misure previste dal DM 17 ottobre Sono state valutate 61 misure di conservazione comprensive di circa 200 interventi/azioni. Le misure sono state verificate rispetto alle esigenze di conservazione emerse dall esame dei fattori di pressione, minacce, vincoli e agli obiettivi di gestione prefissati e sono state integrate con i criteri minimi individuati dal DM 17 ott 2007 e succ. modifiche. Le risultanze delle analisi sono riportate in una tabella in cui, scorrendo le colonne da sinistra a destra, si possono seguire le fasi in cui si è articolata l attività che sono: 1. acquisizione delle misure previste dalla Regione Veneto elencate nella DGR valutazione gli strumenti di gestione messi in atto o proposti dall Ente Parco e conferma o meno delle misure previste dalla Regione con l eventuale aggiunta di nuove misure 3. stesura dell elenco delle misure di conservazione risultanti, in verde quelle riformulate o aggiunte rispetto alla DGR 2371, integrate con le misure previste dal DM 17 ott Schede Azione del Piano di Gestione Accanto ad ogni misura viene riportata la tipologia di appartenenza: (GA) Gestione attiva; (RE) Regolamentazione; (IN) Incentivazione; (MR) Programma di monitoraggio e/o ricerca; (PD) Programma didattico. Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 59 di 83
60 Azioni trasversali Alcuni degli interventi previsti dal Piano di gestione comprendono azioni diverse dalla gestione diretta degli habitat o delle specie tutelati nel sito, che risultano essere significativi in una logica di definizione di una strategia di gestione condivisa. I temi degli interventi previsti sono: 1. Miglioramento dell habitat di specie 2. Ripristino delle popolazioni 3. Ripristino delle connessioni ecologiche 4. Studio e monitoraggio 5. Formazione: attività rivolte al miglioramento delle competenze professionali e alla crescita culturale del personale che opera nel sito, degli operatori economici e dei soggetti che a vario titolo operano nell area tutelata o collaborano con l Ente gestore 6. Educazione e sensibilizzazione per l accrescimento della cultura e della sensibilità ambientale delle popolazioni locali 7. Sostenibilità della fruizione con interventi che mirano alla promozione di modelli di fruizione compatibili con le esigenze di conservazione per garantire un corretto equilibrio tra conservazione e sviluppo turistico, nell ottica della 8. Valorizzazione delle ricchezze naturalistiche, culturali e delle tradizioni produttive locali 9. Mantenimento delle attività agro-pastorali tradizionali Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 60 di 83
61 3.4 Fase 2. Confronto tra le diverse metodologie e strategie La strategia di gestione e di redazione degli strumenti di piano Dal punto di vista metodologico, la diversa articolazione che viene fatta nei vari Piani di Gestione dei Siti Rete Natura 2000 mette in luce delle importanti potenzialità dal punto di vista della definizione di una strategia condivisa. Ogni Provincia (per quanto riguarda Trento e Bolzano) e ogni Regione (per quanto riguarda Veneto e Friuli Venezia Giulia), pur partendo da una comune normativa comunitaria e nazionale, ha sviluppato in maniera del tutto specifica delle proprie modalità di redazione degli strumenti di Piano. In particolare, attraverso una lettura trasversale, emerge che: - la Regione Veneto ha prestato particolare attenzione al tema della Governance, della definizione del ruolo che dovrà avere l'ente Gestore del Piano (pur senza individuarlo), dei diversi ruoli e funzioni che dovranno avere i soggetti che ruotano intorno alla gestione del Sito. In ogni Piano è infatti definito un elenco di coattori del Piano, definendo per ognuno le principali mansioni. Tra questi troviamo ad esempio: - Comunità Montane; - Comuni - Provincia - Regione - Regole - Università - Azienda di Stato per le Foreste Demaniali - Agricoltori/Allevatori/Pastori; - Ditte boschive; - Associazioni - Proprietari privati; - Riserve di caccia e distretti venatori - ARPAV - Consorzio di Bonifica Tale impostazione, potrà essere funzionale nella redazione dei Piani di Gestione dei Siti all'interno dei Sistemi Dolomiti UNESCO, in quanto la complessità degli attori che devono relazionarsi, interagire, decidere, agire rende necessaria la definizione di modello di Governance. Ad esempio, il Piano di Gestione del Sito SIC/ZPS Gruppo Antelao - Marmarole Sorapis, in virtù della necessità di individuare un ente gestore unico, formula delle ipotesi in cui si concretizza un "tavolo operativo comune" formato da un Consorzio di Enti locali territorialmente interessati, associati in una formula leggera. - la Regione Friuli, dal punti di vista della gestione, applica un modello simile al Quadro Logico, per cui individua una strategia suddivisa in Assi Strategici a cui sono agganciate le azioni specifiche. In questo modo la strategia di gestione è lineare ed è evidente la coerenza tra azioni direttamene interessate agli habitat e le azioni trasversali. I temi trasversali che potranno essere presi a riferimento nella formulazione di indirizzi comuni sono: - Infrastrutture - Viabilità extraurbana secondaria e locale Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 61 di 83
62 - Viabilità forestale - Rete sentieristica - Impianti di turismo invernale e strutture annesse - Infrastrutture energetiche - Infrastrutture idrauliche - Zootecnia e agricoltura - Caccia - Pesca - Turismo - Interventi nei Corsi d'acqua - Rifiuti e altri elementi inquinanti - Gestione Forestale - Indirizzi gestionali di tutela delle specie e degli habitat - Incentivi - Monitoraggi - Divulgazione e didattica - la Provincia di Bolzano, introduce le Unità di Terra attraverso le quali suddivide il sito in relazione ad aspetti geomorfologico-morfologici (morfologia, geologia, orografia e monti, idrografia e valli e articolazione del paesaggio) e ad aspetti ecologico-naturalistici ed emergenze naturalistiche. Ad ogni unità di terra corrispondono quindi stati definiti stato di conservazioni e obiettivo di conservazione, con l'indicazione delle misure principali previste per quell'unità. - La Provincia di Trento, costituisce la rete delle Riserve, di cui fa parte anche la Rete Natura 2000, con una nuova sperimentazione legata alla governance di ambiti più ampi del singolo sito (area vasta), finalizzata all integrazione e alla connettività ecologica e all equilibrio tra esigenze di conservazione e obiettivi di sviluppo economico sostenibile. 3.5 Fase 2a. Dettaglio degli elementi distintivi Provincia Autonoma di Trento Primo elemento distintivo è la definizione di misure di conservazione distinte per i siti interni od esterni ai parchi. La definizione di sistema di aree protette e la traduzione in termini istituzionali del concetto di rete ecologica e di coerenza di cui parla la direttiva Habitat rappresentano un elemento distintivo della politica delle aree protette del Trentino da cui poter trarre spunti e riferimenti per il lavoro in corso. In questo quadro lo sviluppo dell istituto della rete di riserva esplicitato nel progetto Life + T.E.N. (Trentino Ecological Network) e concretizzato in una decina di reti in cui si trovano anche alcuni siti natura 2000 del patrimonio., può ritenersi un utile riferimento metodologico per le strategie di gestione unitaria ed armonica della rete delle aree protette del patrimonio mondiale nonché per definire strumenti di governance basati sulla sussidiarietà e sulla co-responsabilità istituzionale (obiettivo 1 e 2 in premessa). Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 62 di 83
63 Nelle reti di riserva si instaurano infatti nuove forme di cooperazione di enti e soggetti i quali definiscono, sulla base di un accordo di programma, un piano di gestione per la rete che si configura come piano di gestione per i siti della rete natura 2000 interna alla rete. E il caso del sito Nodo di Latemar, appartenente alla rete di riserva Destra Avisio Nel piano vengono riportate le misure già specificate nell allegato alla delibera provinciale ma si specificano le azioni e le possibili connessioni con le altri componenti della rete di riserva non solo in termini di azioni di conservazione quanto soprattutto in relazione alle azioni sostenibili si sviluppo attinenti comunque alla tutela attiva e alla salvaguardia della biodiversità e della rete ecologica. Il caso della rete di riserve appare essere perfettamente in linea con gli obiettivi dettati dall UNESCO quali : - Integrazione: favorire l'integrazione, e quindi il reciproco completamento, tra le politiche di tutela del territorio e della biodiversità e l'uso sociale in senso economico, culturale e ricreativo delle risorse ambientali; - Partecipazione: mirare a una pianificazione partecipata e condivisa, in una parola democratica, della gestione del territorio da parte delle comunità locali. Il Piano di gestione va inteso come un piano che parte dal basso, grazie al coinvolgimento diretto, responsabile e propositivo della fascia il più ampia possibile di portatori di interesse; - Sussidiarietà responsabile Il caso potrebbe fornire un utile spunto di riflessione e un bagaglio di esperienza cui attingerla per- rispondere all obiettivo n.3 riportato in premessa oltre che rispondere alla richiesta di armonizzazione tra le pianificazioni fatta da UNESCO. Nello specifico si potrebbe: - Ridurre la frammentazione gestionale : il piano di azioni mette insieme l esistente; non sostituisce né elimina le diverse competenze degli enti locali ma trova i nodi comuni - Aumentare il peso dell approccio strategico integrato - Adottare adeguate forme di governance per ri-orientare gli attori/gestori verso obiettivi comuni e oltre i confini dell isola di protezione - Costruire forme pattizie di co-gestione che metta a sistema norme, piani e programmi esistenti (non aggiungendo vincoli né strumenti NUOVI ) Provincia Autonoma di Bolzano Probabilmente grazie alla sovrapposizione delle aree naturali protette con le aree parco e comunque con aree già tutelate, la normativa provinciale in merito sia alla definizione dei piani di gestione (previsti per tutti i siti) sia alle misure di conservazione appare alquanto semplificata rispetto alle altre Regioni e alla provincia autonoma di Trento. Questo non tanto rispetto al numero di norme quanto alla centralità dei contenuti focalizzati più di altri sulle caratteristiche ecologiche degli habitat e delle specie vegetali e animali e sugli utilizzi del suolo specificatamente attinenti alla conservazione e gestione degli habitat e delle specie tutelate. Elemento caratterizzante dei PdG dell Alto Adige, oltre alla semplicità espositiva per cui è particolarmente facile leggerli e capirne le linee, è certamente il raggruppamento degli Habitat in Unità di Terra le quali si configurano come zonizzazione funzionale ecologica ma anche gestionale (intesa come raggruppamento di misure di conservazione). La parte più corposa del Piano è proprio quella afferente alle specifiche misure di ogni zona che caratterizza le unità. A titolo esemplificativo si riporta l articolazione del Piano delle Dolomiti di Sesto: Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 63 di 83
64 Altro elemento specifico di distinzione, che rientra nel ottica della chiarezza e semplificazione nel recepimento delle misure è la connessione diretta tra le tre tipologie di valutazione dello stato di conservazione e gli obiettivi gestionali. Per ogni sito viene inoltre evidenziata la percentuale relativamente allo stato di conservazione. Questo da una immagine chiara e veloce dello stato dell arte e induce anche ad orientarsi rispetto agli obiettivi gestionali ( dalla conservazione senza interventi per le situazioni più positive allo sviluppo della qualità ecologica per le zone più critiche) Regione Friuli Venezia Giulia Elemento di novità rispetto agli altri è la contestuale redazione del Piano di sviluppo socioeconomico del Parco Dolomiti Friulane, ente di gestione che ha in carico anche il SIT/ZPS Dolomiti Friulane. I due strumenti, seppur percorrendo i propri specifici percorsi procedurali e le singole particolari finalità, sono quindi piani integrati sia per quanto riguarda le norme sia per quanto riguarda le azioni gestionali e operative. Inoltre per entrambi ci si è avvalsi dello stesso percorso partecipativo che è stato particolarmente articolato in un progetto ad hoc: - processo partecipativo - contemporaneità con piano di sviluppo del Parco - struttura piano strategico, molto finalizzato all operatività - relazione forte tra obiettivi di tutela e misure trasversali attinenti ad azioni antropiche Regione Veneto Forse più degli altri casi (eccetto per le reti di riserva) quello Veneto mette in evidenza: - il tema della gestione del Piano stesso, le forme di possibile governance - L interdisciplinarietà spinta - Dal punto precedente discende una buona base per la pianificazione integrata e intersettoriale - Unico caso in cui si include un vero e proprio apparato normativo - Come per il Friuli la parte del piano relativo alle strategie gestionali che, partendo dal generale arrivano a dettagliare costi, tempi e risultati attesi di ogni singola azione, da una natura ai piani fortemente operativa e pragmatica anche se la vastità delle azioni rischia di fare perdere di vista le priorità. - Nei piani di gestione c è la definizione di una normativa tecnica specifica del tutto simile alle NTA dei piani territoriali - La redazione affidata ad enti territoriali, parchi e comunità montane che ne fa auspicare la gestione diretta e il controllo dell efficacia del piano da parte del territorio Armonizzazione Normativa e Gestione aree 5% Pagina 64 di 83