Source: https://www.dipendentistatali.org/2016/06/11/
Timestamp: 2020-06-04 03:32:00+00:00
Document Index: 45460488

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Archivi al giorno giugno 11th, 2016
sab, giu 11, 2016 Patrizia Caroli
E infine il colpo di scena: nell’impiego pubblico si continua ad applicare l’articolo 18 in materia di reintegrazione obbligatoria per il licenziamento illegittimo. A stabilire questo fondamentale principio è stata la Corte di Cassazione mediante la sentenza 11868/2016 (sez. Lavoro).
Pertanto le discipline contenute nella Legge Fornero (Governo Monti 2012) e nel Jobs Act di matrice renziana potranno essere applicate soltanto nel settore del lavoro privato. Decisione corretta che tutela il Pubblico Impiego alla luce dell’eminente principio di buon andamento della PA custodito nella “protezione di più generali interessi collettivi” (questo il punto di vista appoggiato anche dalle sigle sindacali)? Oppure questa decisione non fa altro che sconfessare quel processo di “privatizzazione” del pubblico impiego che avrebbe dovuto equiparare le regole vigenti per modernizzare l’amministrazione statale, creando una discriminazione palese nel campo delle tutele contrattuali impiego pubblico e privato? Il dibattito in questi giorni è aperto ed acceso.
Fonte: jobsnews.it
Licenziamenti Pubblico Impiego: riassunti della questione
Ma cerchiamo di riassumere la questione per capire meglio il senso di una decisione che avrà ripercussioni importaanti per i dipendenti pubblici. Bisogna infatti rammentare che la Legge Fornero del 2012 non specificava la platea a cui applicare le nuove norme in materia di lavoro (abolizione dell’art.18 compresa). Il Governo nei mesi passati ha sempre affermato che il nuovo art.18 si dovesse applicare solo ai lavoratori del settore privato. Ma nel novembre dell’anno scorso una “rumorosa” sentenza della Corte di Cassazione aveva statuito il contrario: il vecchio art.18 non esiste più, e dunque non può più essere applicato a nessuno. Veniva di fatto sancita la limitazione della reintegra ai casi di “manifesta insussistenza” delle ragioni alla base del licenziamento, con un ragionamento che avrebbe potuto condurre anche all’applicazione delle “tutele crescenti” previste dal Jobs Act per gli assunti dal 7 marzo del 2014 anche nel pubblico impiego. Ora la retromarcia.
L’articolo 18 continua ad essere applicato nel Pubblico Impiego
A parere dei supremi giudici, la legge Fornero nelle sue finalità “tiene conto unicamente delle esigenze proprie dell’impresa privata”, e di conseguenza la riformulazione dell’articolo 18 “introduce una modulazione delle sanzioni pensate in relazione al solo lavoro privato”. Una revisione delle tutele richiederebbe per i giudici “una ponderazione diversa degli interessi”, perché?nelle aziende private c’è da difendere solo il singolo lavoratore mentre nell’amministrazione pubblica bisogna pensare alla “protezione di più generali interessi collettivi”.
Riflessioni per il futuro
Ma cosa accade ora che sono state proninciate due sentenze relative allo stesso tema ma con decisioni diametralmente oppsote sotto il profilo del merito della questione? Quello che è certo è che entrambe le sentenze hanno un peso rilevante, ma non possiedono valore di fonte di diritto (l’Italia è un Paese di “civil law” dove il precedente giurisprudenziale non ha valore cogente, bensì solo effetto di criterio di riferimento). Tuttavia ora la situazione può essere risolta intraprendendo due strade: o la Corte di Cassazione si pronuncia a sezioni unite, in maniera tale da stabilire un criterio uniforme di applicazione delle norme, oppure, come chiede proprio la sentenza della scorsa settimana, attendere (ed auspicare) che il legislatore si pronunci in materia mediante “un intervento legislativo di armonizzazione”. La seconda ipotesi pare la più sensata: il legislatore deve intervenire in maniera esplicita, dirimendo una questione di vitale importanza.
Fonte: Sole24Ore, La Repubblica