Source: https://studiolegalemeiecalcaterra.wordpress.com/category/differenze-retributive/
Timestamp: 2017-07-24 16:49:06+00:00
Document Index: 81275940

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2103', 'art. 2103', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 2041', 'sentenza ', 'art. 56', 'art. 25']

differenze retributive «Studio Legale Mei & Calcaterra Studio Legale Mei & Calcaterra
Per la lavoratrice licenziata durante il periodo di gravidanza, il diritto alla retribuzione decorre dal giorno della presentazione del certificato medico attestante le sue condizioni
mercoledì, Mar 19 2008 avvocati and avvocato and Cassazione and contratto collettivo and contratto di lavoro and differenze retributive and diritti del lavoratore and diritti delle donne and diritto del lavoro and giurisprudenza and lavoratrice madre and lavoro and lavoro femminile and maternità and processo del lavoro and risarcimento danni and sentenza and studi legali
8:53 am	PER LA LAVORATRICE LICENZIATA DURANTE IL PERIODO DI GRAVIDANZA, IL DIRITTO ALLA RETRIBUZIONE DECORRE DAL GIORNO DELLA PRESENTAZIONE DEL CERTIFICATO MEDICO ATTESTANTE LE SUE CONDIZIONI – A titolo di risarcimento del danno (Cassazione Sezione Lavoro n. 5749 del 3 marzo 2008, Pres. Sciarelli, Rel. Stile).
E’ possibile accertare che la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce quietanza – In sede giudiziaria
mercoledì, Ott 31 2007 avvocati and avvocato and Cassazione and differenze retributive and diritti del lavoratore and diritto del lavoro and giurisprudenza and lavoro and processo del lavoro and sentenza and studi legali
1:17 pm	Non esiste una presunzione assoluta di corrispondenza della retribuzione effettivamente percepita dal lavoratore con quella risultante dalla busta paga. E’ sempre possibile in sede giudiziaria l’accertamento che la sottoscrizione eventualmente apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce quietanza (Cassazione Sezione Lavoro n. 21913 del 19 ottobre 2007, Pres. De Luca, Rel. Curcuruto).
Ancora mobbing: rivendicazione di qualifica superiore e differenze retributive
mercoledì, Set 19 2007 avvocato and Cassazione and differenze retributive and diritto del lavoro and giurisprudenza and processo del lavoro and rapporto di lavoro and retribuzione and sentenza and studi legali
10:41 am	La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza del 4 settembre 2007, n. 18570 ha chiarito che il diritto alle differenze retributive è completamente slegato dal diritto alla qualifica superiore e che la domanda di qualifica superiore inoltrata al giudice interrompe comunque la prescrizione del diritto alle differenze retributive.
Un dipendente delle Ferrovie dello Stato ha ottenuto il riconoscimento di qualifica superiore con sentenza passata in giudicato e su tu tale base, ha richiesto ed ottenuto decreto ingiuntivo di pagamento contro la Rete Ferroviaria Italiana.
Contro tale decreto, la Rete Ferroviaria Italiana s.p.a. si è opposta, eccependo l’avvenuta prescrizione del diritto alle differenze retributive, in quanto la domanda giudiziaria di qualifica superiore non sarebbe atto valido ad interrompere la prescrizione del distinto diritto alle relative differenze retributive.
Il giudice prima e la Corte d’appello poi hanno stabilito che la domanda giudiziale ha efficacia interruttiva della prescrizione per tutti i diritti che si colleghino con stretto nesso di causalità al rapporto dedotto in causa, senza necessità che il loro titolare proponga nello stesso o in altro giudizio una domanda specifica diretta a farli valere.
Le motivazioni della società
Contro tale sentenza la Rete Ferroviaria Italiana s.p.a. ha proposto ricorso per Cassazione in quanto, affinché un atto possa acquisire efficacia interruttiva della prescrizione, deve contenere l’esplicitazione di una pretesa, ovvero una intimazione o richiesta scritta di adempimento, idonea a manifestare l’inequivocabile volontà del titolare del credito di far valere il proprio diritto nei confronti del soggetto passivo, con l’effetto di costituirlo in mora (a norma dell’articolo 2943, quarto comma, codice civile).
Fa rilevare la società, inoltre, che il giudice del merito non aveva emesso pronuncia sulle differenze retributive, quindi ciò comporta rigetto implicito della domanda.
La decisione della Corte di Cassazione La Corte di Cassazione ha ritenuto infondate le motivazioni della società in quanto la domanda giudiziale, proposta davanti ad un giudice ordinario o speciale, da uno dei soggetti di un rapporto giuridico, ed avente ad oggetto la sussistenza o meno degli elementi costitutivi del rapporto stesso, ha efficacia interruttiva della prescrizione, ai sensi degli artt. 2943 e 2945 c.c., con riguardo a tutti i diritti che si ricolleghino con stretto nesso di causalità a quel rapporto, senza che occorra che il loro titolare proponga, nello stesso o in altro giudizio, una specifica domanda diretta a farli valere, ed anche quando tale domanda non sia proponibile nel giudizio pendente.
Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 4 settembre 2007, n. 18570.
mercoledì, Mag 16 2007 avvocato and differenze retributive and diritto alla retribuzione and diritto civile and diritto del lavoro and giurisprudenza and lavoro and mansioni superiori and sentenza and studi legali and tribunale and tutela
3:05 pm	L’individuazione dell’attività che il lavoratore si impegna a prestare è fondamentale al fine di determinare quali sono i diritti e doveri delle parti nel rapporto di lavoro. L’oggetto della prestazione lavorativa è individuato dalle mansioni in relazione alle quali si stabiliscono le qualifiche.
Il diritto alla qualifica superiore previsto dall’art. 2103 c.c. è fondato sullo svolgimento delle mansioni superiori, fatto oggetto giuridicamente qualificato dal suo presupposto, costituito dal livello delle mansioni svolte. La qualificazione giuridica di tale presupposto, per la sua stessa natura, è nella norma (legale o contrattuale) e non discende, pertanto, dalla volontà datoriale. Ove, quindi, la qualificazione del livello sia subordinatamente connessa alla classificazione dell’ambito aziendale dove le mansioni sono svolte, il datore di lavoro non può ritardare il formale riconoscimento del livello superiore (Cass. Civ., sez. lav., 3 gennaio 2005, n. 24.
Inoltre, la reiterata assegnazione a mansioni superiori per periodi inferiori singolarmente considerati, al termine previsto dall’art. 2103 c.c., ma superiori per cumulo di più di esse, può rilevare l’intento del datore di lavoro meramente elusivo della disposizione finalizzata alla c.d. “promozione automatica”, quando non sussista contemporaneamente la prova, il cui onere è a carico del datore di lavoro, di aver fatto ricorso a tali modalità nella gestione delle assegnazioni provvisorie per assicurare la vacanza del posto da coprire obbligatoriamente per il tramite della procedura concorsuale o selettiva, e per il periodo necessario alla definizione della stessa (Cass. Civ.., sez.lav., 7 luglio 2004, n. 12534. Ma non basta, ai fini dell’acquisizione da parte del prestatore di lavoro del diritto all’assegnazione definitiva delle mansioni superiori dopo un periodo fissato dai contratti collettivi in conformità delle disposizioni di legge, ai sensi degli artt. 2103 c.c. e 6 della legge 13 maggio 1985, n. 190, come sostituito dall’art. 1 della legge 2 aprile 1986, n. 106, è irrilevante la soppressione formale nell’organigramma aziendale della posizione lavorativa corrispondente a quelle mansioni ove di fatto si sia protratta l’assegnazione del lavoratore al loro espletamento ( Cass. Civ., sez. lav., 1 luglio 2004, n. 12103).
Retribuzione delle mansioni superiori dei dipendenti pubblici
venerdì, Mag 11 2007 avvocato and consiglio di stato and differenze retributive and dipendenti pubblici and diritto del lavoro and giurisprudenza and lavoro and sentenza and studi legali
10:44 am	Irretroattività delle differenze retributive per svolgimento di mansioni superiori
Il Consiglio di Stato, sezione quinta, con sentenza del 12 aprile 2007, n. 1722, ha chiarito l’applicazione dell’art. 15, D.Lgs. n. 387/98 (concernente la retribuzione delle mansioni superiori) affermando che questo non ha efficacia retroattiva e che, conseguentemente, non è possibile remunerare le mansioni superiori svolte prima della sua entrata in vigore.
Un dipendente pubblico aveva chiesto la differenza retributiva per aver svolto mansioni superiori per il periodo di tre anni, chiedendo la condanna della P.A. per arricchimento ingiustificato (ex art. 2041 cc), ma la sentenza di primo grado e quella di appello al riguardo non sono state favorevoli e il dipendente ha presentato ricorso al Consiglio di Stato.
La Corte di Cassazione aveva già ritenuto in contrasto con i principi costituzionali il mancato riconoscimento del diritto del dipendente pubblico alle differenze retributive in casi di svolgimento di mansioni superiori, nonostante il Consiglio di Stato avesse ribadito l’esclusione dal diritto alle differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori.
La materia è ora disciplinata dall’art. 56 del D.L.gs.n. 29 del 1993 nel testo sostituito con l’art. 25 del D. Lgs. n. 80 del 1998 che prevede espressamente la retribuibilità dello svolgimento delle mansioni superiori, ma ne rinvia l’applicazione in sede di attuazione della nuova disciplina degli ordinamenti previsti dai contratti collettivi e con la decorrenza da questi stabilita…[continua…]
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