Source: http://www.neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=17653
Timestamp: 2020-01-28 01:39:24+00:00
Document Index: 72908198

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 416', 'art. 58', 'art. 27', 'art. 4', 'art. 416', 'art. 58', 'sentenza ', 'art. 630', 'art. 416', 'art. 4', 'art. 30']

CORTE COSTITUZIONALE - SENTENZA 4 dicembre 2019, n.253
CORTE COSTITUZIONALE - SENTENZA 4 dicembre 2019, n.253MASSIMA
Va dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 4-bis, comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui non prevede che, ai detenuti per i delitti di cui all’art. 416-bis del codice penale e per quelli commessi avvalendosi delle condizioni previste dallo stesso articolo ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni in esso previste, possano essere concessi permessi premio anche in assenza di collaborazione con la giustizia a norma dell’art. 58-ter del medesimo ordin. penit., allorché siano stati acquisiti elementi tali da escludere, sia l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, sia il pericolo del ripristino di tali collegamenti. In via conseguenziale, va dichiarata, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l’illegittimità costituzionale dell’art. 4-bis, comma 1, della legge n. 354 del 1975, nella parte in cui non prevede che ai detenuti per i delitti ivi contemplati, diversi da quelli di cui all’art. 416-bis cod. pen. e da quelli commessi avvalendosi delle condizioni previste dallo stesso articolo ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni in esso previste, possano essere concessi permessi premio anche in assenza di collaborazione con la giustizia a norma dell’art. 58-ter del medesimo ordin. penit., allorché siano stati acquisiti elementi tali da escludere, sia l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, sia il pericolo del ripristino di tali collegamenti.
CORTE COSTITUZIONALE - SENTENZA 4 dicembre 2019, n.253 - Pres. Lattanzi – est. Zanon
La parte conclude ritenendo che alcun sostegno potrebbe apportare alla tesi dell’Avvocatura generale dello Stato la (pur da quest’ultima richiamata) sentenza n. 188 del 2019, che, nell’evidenziare la disomogeneità delle scelte di politica criminale che, nel corso del tempo, hanno ampliato il catalogo delle fattispecie ostative per finalità di prevenzione generale, si sarebbe limitata a scattare «una fotografia dell’attuale situazione normativa». In ogni caso, evidenzia la parte, vi sarebbe differenza tra «il rimuovere una fattispecie dai delitti di prima fascia (l’art. 630 c.p., ove sia stata ritenuta l’ipotesi gradata [...]) e, invece, rimuovere una preclusione assoluta per l’accesso ai benefici».
7.– Venendo al merito, questa Corte ritiene opportuno scrutinare in primo luogo le questioni sollevate dal Tribunale di sorveglianza di Perugia, in quanto, riferendosi alla posizione del condannato sia per partecipazione all’associazione di cui all’art. 416-bis cod. pen., sia per reati di “contesto mafioso”, la decisione su di esse potrebbe assorbire quelle sollevate dalla Corte di cassazione esclusivamente in riferimento al condannato per questi-ultimi delitti.
11.– Con la presente sentenza, in relazione ai reati indicati, è perciò sottratta all’applicazione del meccanismo “ostativo” previsto dall’art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. la disciplina relativa alla concessione del beneficio del permesso premio, di cui all’art. 30 ter del medesimo ordin. penit.