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Timestamp: 2018-04-21 11:47:31+00:00
Document Index: 175013085

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 311', 'art. 117', 'art. 311', 'art. 309', 'art. 310']

Poligono di Tiro Sardegna - Corte Costituzionale n. 126/2016- L'ente locale può costituirsi parte civile. Come possono fare i cittadini per proteggersi . | Studio Legale avv. Paola Maddalena Ferrari
La normativa speciale sul danno ambientale si affianca (non sussistendo alcuna antinomia reale) alla disciplina generale del danno posta dal codice civile, non potendosi pertanto dubitare della legittimazione degli enti territoriali a costituirsi parte civile iure proprio, nel processo per reati che abbiano cagionato pregiudizi all’ambiente, per il risarcimento non del danno all’ambiente come interesse pubblico, bensì (al pari di ogni persona singola od associata) dei danni direttamente subiti: danni diretti e specifici, ulteriori e diversi rispetto a quello, generico, di natura pubblica, della lesione dell’ambiente come bene pubblico e diritto fondamentale di rilievo costituzionale.
Di conseguenza il danno ambientale ed il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale iure proprio degli enti locali non coincidono.
Con questa motivazione la Corte Costituzionale con la sentenza n. 126 del 1 Giugno, ha chiarito il ruolo degli enti locali nella gestione e tutela del patrimonio ambientale alla luce, anche della modifica costituzionale del titolo V della costituzione che ha riportato in sede centrale la legislazione in materia fornendo un’utile linea guida agli enti locali, comitati e cittadini che vivono in zone inquinate. .
Nel respingere la richiesta di incostituzionalità dell’art. 311, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio agisce, anche esercitando l'azione civile in sede penale, per il risarcimento del danno ambientale in forma specifica e, se necessario, per equivalente patrimoniale, oppure procede ai sensi delle disposizioni di cui alla parte sesta del presente decreto), promosso dal Tribunale ordinario di Lanusei nel procedimento penale a carico dei responsabili del Poligono di Tiro.
Nel corso dell’udienza preliminare e nella prima udienza dibattimentale, si costituivano o avevano fatto richiesta di costituzione di parte civile per il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale la Regione Sardegna, la Provincia di Cagliari ed alcuni Comuni, nonché numerose persone, tra cittadini, personale militare, allevatori e loro familiari, che avevano lamentato danni patrimoniali alla salute, da esposizione a sostanze nocive e da perdita parentale.
Il Ministero dell’ambiente, al contrario, non si è costituito parte civile per chiedere il risarcimento del danno ambientale.
Da qui la rimessione della questione di diritto al giudice delle leggi.
Al Ministro dell’Ambiente l’onere di agire a tutela del bene ambientale unitario
Il diritto ambientale divenne tale in virtù di elaborazione giurisprudenziale non esistendo nell’originario testo un rinvio specifico che elaborò il concetto di “ambiente come bene unitario”.
Il riconoscimento dell’esistenza di un «bene immateriale unitario», afferma la sentenza, non è fine a se stesso, ma funzionale all’affermazione della esigenza sempre più avvertita della uniformità della tutela, che solo lo Stato può garantire, senza peraltro escludere che anche altre istituzioni possano e debbano farsi carico degli indubbi interessi delle comunità che direttamente fruiscono del bene.
Concetto che è confluito nella recente riforma riforma del Titolo V, e della materia «tutela dell’ambiente, dell’ecosistema», all’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., quale competenza esclusiva dello Stato.
Il Ministero ha l’onere di attivazione a tutela dell’ambiente
In effetti, una volta messo al centro del sistema il ripristino ambientale, emerge con forza l’esigenza di una gestione unitaria: un intervento di risanamento frazionato e diversificato, su base “micro territoriale”, afferma la corte costituzionale, oltre ad essere incompatibile sul piano teorico con la natura stessa della qualificazione della situazione soggettiva in termini di potere (funzionale), contrasterebbe con l’esigenza di una tutela sistemica del bene; tutela che, al contrario, richiede sempre più una visione e strategie sovranazionali, come posto in evidenza, oltre che dalla disciplina comunitaria, dall’ultima Conferenza internazionale sul clima tenutasi a Parigi nel 2015, secondo quanto previsto dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.
L’art. 311, più volte citato, riconosce al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare la possibilità di scegliere tra la via giudiziaria e quella amministrativa finalizzata ad ingiungere ai responsabili il ripristino ambientale e, nel caso di omissione, deve procedere direttamente agli interventi necessari, determinando i costi delle attività occorrenti per conseguire la completa e corretta attuazione e agendo nei confronti del soggetto obbligato per ottenere il pagamento delle somme corrispondenti.
Gli enti locali ed ai cittadini hanno il diritto di agire in via risarcitoria anche nei confronti del Ministero inadempiente.
All’esigenza di unitarietà della gestione del bene “ambiente” non può sottrarsi la fase risarcitoria che però è parzialmente autonoma.
Gli enti locali ed i cittadini possono e devono, prima di tutto, farsi diligenti nella denuncia del danno e del rischio, in ragione del comma 1 dell’art. 309 del codice dell’ambiente secondo cui le Regioni, le Province autonome e gli enti locali, anche associati, oltre agli altri soggetti ivi previsti, «possono presentare al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, […] denunce e osservazioni, corredate da documenti ed informazioni, concernenti qualsiasi caso di danno ambientale o di minaccia imminente di danno ambientale e chiedere l’intervento statale a tutela dell’ambiente».
Di tale interesse – suscettibile di tutela giurisdizionale già secondo principi generali − è espressamente prevista l’azionabilità dinanzi al giudice amministrativo con le relative azioni dal successivo art. 310 (I soggetti di cui all'articolo 309, comma 1, sono legittimati ad agire, secondo i principi generali, per l'annullamento degli atti e dei provvedimenti adottati in violazione delle disposizioni di cui alla parte sesta del presente decreto nonche' avverso il silenzio inadempimento del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e per il risarcimento del danno subito a causa del ritardo nell'attivazione, da parte del medesimo Ministro, delle misure di precauzione, di prevenzione o di contenimento del danno ambientale.
La proposizione della domanda nel processo penale, afferma la cassazione, è solo una delle opzioni previste dal legislatore, potendo lo Stato agire direttamente in sede civile, o in via amministrativa, quel che conta è che l’interesse giuridicamente rilevante di cui sono portatori gli altri soggetti istituzionali non può che attenere alla tempestività ed effettività degli interventi di risanamento.
a cura Paola Ferrari
SENTENZA n. 126 del 1/6/2016
l'ente locale è legittimato a costituirsi parte civile nel danno ambientale