Source: http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoCivile/2019-01-08/volontaria-giurisdizione-materia-societaria-linee-guida-elaborate-tribunale-imprese-milano-104915.php
Timestamp: 2019-03-19 02:22:47+00:00
Document Index: 176829463

Matched Legal Cases: ['art. 742', 'art. 2409', 'art. 2485', 'art. 2487', 'art. 7', 'art. 2487', 'art. 2275', 'art. 2272', 'art. 3', 'art. 2501', 'art. 1349']

Volontaria giurisdizione in materia societaria: le linee guida elaborate dal tribunale delle imprese di Milano
Avv. Giorgio Grossi, cultore di diritto commerciale presso l'Università Cattolica di Milano e partecipante all'Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano | 08/01/2019 10:26
La Sezione Specializzata in materia d'Impresa – B del Tribunale di Milano ha recentemente pubblicato sul sito del Tribunale le proprie linee guida sui procedimenti di volontaria giurisdizione in materia societaria , elaborate di concerto con il Conservatore del Registro delle Imprese di Milano e gli enti rappresentativi di notai, avvocati, dottori commercialisti ed esperti contabili. Con tale documento il Tribunale si pone l'importante obiettivo di stilare un vademecum per tutti i soggetti che, a vario titolo, domandino l'adozione di un provvedimento di volontaria giurisdizione destinato a incidere su rapporti di natura societaria.
Come noto, la nozione di volontaria giurisdizione ricomprende tutti quei procedimenti in cui l'autorità giudiziaria, anziché decidere su controversie, è chiamata a emanare provvedimenti sostitutivi o integrativi della volontà delle parti, richiesti dalla legge per la costituzione di un determinato rapporto giuridico. Rispetto a quella contenziosa, dunque, la giurisdizione volontaria assolve a una funzione strumentale all'attività dei privati anziché decisoria. Conseguentemente, il legislatore prevede uno schema di trattazione semplificato (artt. 737 ss. c.p.c.), che si conclude con l'adozione di un decreto motivato anziché di una sentenza, inidoneo ad acquistare il valore di cosa giudicata poiché suscettibile di modifica o revoca in ogni tempo al mutare della situazione di fatto presupposta (art. 742 c.p.c.).
A fronte dell'evidente rilevanza applicativa, le linee guida in commento si fanno apprezzare anzitutto per l'attività di ricognizione svolta dal Tribunale, che individua la casistica dei procedimenti di volontaria giurisdizione in materia societaria. Tra questi, vi sono quelli in cui l'organo giurisdizionale è chiamato a integrare la fattispecie prevista dalla legge (ad es. designando un esperto o nominando un rappresentante); supplire all'inerzia degli organi sociali (ad es. nella convocazione dell'assemblea, nell'accertamento dello stato di liquidazione o nella nomina del liquidatore); rimuovere gravi irregolarità gestorie (ad es. a seguito di denuncia ex art. 2409 c.c.).
D'altra parte, eguale se non maggiore importanza riveste l'elenco delle ipotesi che il Tribunale di Milano esclude dal novero della volontaria giurisdizione. Nella specie, si tratta dei procedimenti aventi a oggetto la revoca giudiziale dei liquidatori ex artt. 2275 e 2487 c.c.; l'opposizione dei creditori a operazioni societarie (es. riduzione del capitale, trasformazione eterogenea, fusione, scissione, revoca dello stato di liquidazione); la determinazione del valore della partecipazione del socio receduto o escluso, nel caso in cui si deduca la manifesta iniquità o erroneità della valutazione dell'esperto nominato ex artt. 2437-ter, ultimo comma, e 2473, terzo comma, c.c.
Secondo un orientamento ormai consolidato del Tribunale di Milano, infatti, queste fattispecie assumono natura propriamente contenziosa e, pertanto, debbono essere dedotte in giudizio con atto di citazione, per essere sottoposte a contraddittorio pieno ed essere decise con sentenza. Sicché, l'introduzione della domanda con ricorso e la sua iscrizione a ruolo come procedimento di volontaria giurisdizione comportano inevitabilmente l'inammissibilità dell'azione (cfr. Tribunale Milano 10.11.2016 rg vg n. 2449/2016).
Dopo aver svolto alcune premesse in tema di competenza territoriale e forme di trattazione dei procedimenti, il Tribunale di Milano procede ad analizzare la casistica di maggior rilievo, allo scopo di sintetizzare i propri orientamenti e fornire indicazioni pratiche agli operatori del settore.
Con riguardo alle società di capitali, risulta anzitutto utile l'appunto con cui si sottolinea la legittimazione ex lege dell'organo amministrativo ad accertare l'esistenza di una causa di scioglimento dell'ente (art. 2485 c.c.), così come la competenza primaria dell'assemblea dei soci a nominare l'organo incaricato della liquidazione (art. 2487 c.c.). Da questo dato normativo, infatti, il Tribunale fa correttamente discendere l'inammissibilità del ricorso con cui l'amministratore domandi all'autorità giudiziaria l'accertamento dello stato di scioglimento dell'ente, oppure la nomina del liquidatore senza che sia stata previamente convocata un'apposita assemblea.
Sempre sul tema, il Tribunale opportunamente precisa che il decreto di nomina del liquidatore non dà origine a una procedura giudiziale, trattandosi piuttosto di un provvedimento che supplisce all'inerzia temporanea dell'assemblea, senza privarla delle competenze attribuitele per legge. Pertanto, si osserva che – dopo la conclusione del procedimento – l'assemblea dei soci conserva il proprio potere di revocare o sostituire il liquidatore nominato dal Tribunale e, su altro fronte, assume il dovere di determinare il compenso professionale a questi spettante.
A tal riguardo, nel lodevole tentativo di contemperare gli interessi di tutte le parti coinvolte, il Tribunale si spinge a suggerire un'innovativa procedura di nomina del liquidatore, che contempli il rischio dell'eventuale insussistenza di fondi utili a retribuire la sua attività professionale. In quest'ultima evenienza, infatti, il liquidatore che non intenda accettare l'incarico è invitato dal Tribunale a depositare una nota informativa, in cui attesti il mancato rinvenimento dei fondi sociali e la sussistenza o meno dei requisiti di fallibilità dell'ente.
Alla ricorrenza di questi ultimi, il Tribunale trasmette gli atti al PM ai sensi dell'art. 7 l. fall.; diversamente, il Tribunale si riserva la facoltà di non provvedere a ulteriori nomine, ritenendo che la società – già in stato di scioglimento – possa continuare a essere rappresentata dagli amministratori, in applicazione del regime di prorogatio ricavabile dall'art. 2487-bis c.c.
Con riferimento alla diversa disciplina della liquidazione delle società di persone, dopo aver premesso che in quest'ipotesi la competenza non è propria della Sezione Specializzata ma del Presidente del Tribunale nella cui circoscrizione ha sede la società (art. 2275 c.c.), il Tribunale rammenta il proprio orientamento secondo cui la legittimazione a richiedere la nomina del liquidatore è propria anche del singolo socio, purché dimostri la ricorrenza di una causa di scioglimento diversa da quella di cui al n. 3 dell'art. 2272 c.c., nonché la mancata collaborazione degli altri soci alla nomina del liquidatore.
La natura non decisoria del provvedimento di nomina, infatti, impedisce che l'accertamento sommario svolto in sede di volontaria giurisdizione possa assumere valore di giudicato, tanto che "ciascun interessato, purché legittimato all'azione, può promuovere un giudizio ordinario su dette questioni e, qualora resti provata l'insussistenza della causa di scioglimento, può ottenere la rimozione del decreto e dei suoi effetti" (così Cass. 27.2.2004 n. 41113). Sul tema, il Tribunale puntualizza ulteriormente che, ove ricorrano i presupposti per la cancellazione d'ufficio della società dal Registro delle Imprese ai sensi dell'art. 3 d.p.r. n. 274/2004, la nomina del liquidatore su istanza del Conservatore del Registro è dovuta solo nel caso in cui la società risulti intestataria di beni immobili.
L'ultima sezione delle linee guida, infine, è dedicata all'esame delle fattispecie aventi a oggetto la nomina o la designazione di esperti, con la rinnovata precisazione che – anche in questo caso – la nomina da parte del Tribunale non incide sul rapporto tra professionista e società, che conserva la propria natura negoziale anche quanto alla determinazione del compenso dovuto.
Più nel dettaglio, con riferimento all'istanza di nomina dell'esperto per la redazione di relazioni su operazioni sociali (artt. 2343 primo comma, 2343-bis secondo comma, 2500-ter secondo comma, 2501-sexies terzo e quarto comma, 2501-bis quarto comma, 2506-ter terzo comma, 2545-undecies secondo comma, c.c.), le linee guida indicano il contenuto minimo del ricorso, che deve riportare una descrizione sufficientemente dettagliata dell'operazione nonché l'indicazione dei professionisti a vario titolo legati alla società, in quanto privi del carattere di indipendenza e perciò inidonei alla nomina.
Con specifico riguardo alla relazione concernente la congruità del rapporto di cambio (art. 2501-sexies c.c.), il Tribunale sottolinea che la propria competenza alla nomina si limita al caso in cui la società incorporante o quella risultante dalla fusione sia una s.p.a. o una s.a.p.a., specificando ulteriormente che per le sole società quotate in mercati regolamentati ai sensi degli artt. 63 ss. TUF la scelta deve ricadere su una società di revisione sottoposta alla vigilanza della CONSOB.
Da ultimo, quanto alla nomina dell'esperto per la determinazione del valore della partecipazione dei soci receduti o esclusi (artt. 2473 ss. c.c.), il Tribunale di Milano ribadisce l'esperibilità del procedimento anche quando la società abbia omesso ogni determinazione nel termine di legge oppure abbia eccepito l'insussistenza dei presupposti per l'esercizio del recesso, ove tale eccezione sia stata ritenuta infondata nell'ambito di una valutazione incidenter tantum. Anche in questo caso, infatti, la natura non definitiva del provvedimento non preclude la proposizione di autonoma azione contenziosa, volta a ottenere un accertamento passibile di giudicato. Nello stesso senso, il Tribunale di Milano è chiaro nel sottolineare che, ove la censura delle parti ricada sulla determinazione di valore operata dall'esperto, la contestazione può essere fatta valere soltanto con distinto giudizio di cognizione ai sensi dell'art. 1349 c.c.
In conclusione, le linee guida predisposte dal Tribunale delle Imprese di Milano si dimostrano un utile punto di riferimento per tutti gli operatori giuridici che operano nel settore societario. Con uno stile sintetico e chiaro, infatti, il Tribunale è riuscito nel difficile compito di catalogare i propri orientamenti in tema di volontaria giurisdizione, non mancando di proporre nuove soluzioni interpretative che sicuramente continueranno a suscitare l'attenzione dei commentatori.