Source: http://www.ristretti.it/areestudio/territorio/opera/documenti/esecuzione/zappa.htm
Timestamp: 2018-01-21 20:30:04+00:00
Document Index: 94277055

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art.86', 'art. 23', 'art. 20', 'art. 18', 'art. 9', 'art.21', 'art.22', 'art.10', 'art. 28', 'art. 27', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 3']

Minori e trattamento penale
I recenti, gravissimi reati commessi da minorenni, ampiamente descritti ed amplificati dai "media", hanno scosso l’opinione pubblica, riaccendendo il mai sopito dibattito tra i "giustizialisti" ed i "buonisti" come si usa dire molto impropriamente perché quando si tratta di giustizia penale bisogna attenersi ai principi fondamentali del nostro ordinamento che non sono né buoni né cattivi: devono essere applicati e basta essendo in linea con uno Stato moderno, civile, fondato sul diritto e non, per esempio, sull’inumana ferocia che eliminava neonati deformi gettandoli dalla Rupe Tarpea.
Innanzi tutto il minore, come il malato di mente, non è imputabile e come tale non può essere assoggettato ad alcuna pena, quella capitale compresa, qualunque reato abbia commesso, perché "non in condizioni o di comprendere l’illiceità del fatto o di agire in conformità a tale valutazione".
In altri termini bisogna, secondo qualcuno, rivedere il testo degli articoli 97 e 98 del codice penale, che fissano a 14 anni il limite sotto il quale vi è presunzione assoluta di non imputabilità ed a 18 anni il limite oltre il quale scatta la presunzione contraria. Fra i due limiti suddetti "è imputabile chi… aveva capacità di intendere e di volere, ma la pena è diminuita". Mancano presunzioni di sorta ed il giudizio è emesso caso per caso.
Pagliaro (art. 14) esclude l’imputabilità se il minore "non aveva capacità di intendere o di volere".
Ritz (art.86) fra i 14 ed i 16 anni propone la diminuzione di pena pari a 2/3 fra i 16 ed i 18 pari ad 1/3. Ciò presuppone che il minore di 18 anni non è imputabile "se il giudice accerta l’incapacità di intendere o di volere per immaturità".
Grosso propone la non imputabilità se il soggetto "non era in grado di comprendere l’illiceità del fatto o di agire in conformità a tale valutazione" e pertanto la conservazione del sistema Rocco, il meno peggiore, pur definendo arbitraria la fissazione di limiti di età e vaghi i criteri per l’accertamento della maturità. Se il soggetto infradiciottenne risulta capace, la pena deve essere finalizzata a rendere "l’autore capace di inserirsi correttamente nella società superando eventuali carenze…" mediante l’affidamento a comunità chiuse o aperte o al servizio sociale.
età inferiore ai nove anni: non imputabilità assoluta ma in caso di delitto medio-grave il minore poteva essere rinchiuso in un istituto di rieducazione o di correzione per un tempo "che non oltrepassi la maggiore età";
età dai nove ai quattordici anni: "se non risulta che abbia agito con discernimento, non soggiace a pena" salva l’adozione di provvedimenti di cui al numero precedente;
Con RDL 1404/1934 (POI MODIDIFICATO DALLA L. 835/1935) il forte governo dell’epoca ruppe gli indugi imponendo (allora i dissenzienti non avevano "vox in Capitulo") un nuovo ufficio giudiziario finalmente separato dal caravanserraglio della giustizia ordinaria dei maggiorenni.
Negli ultimi decenni sono stati predisposti vari progetti di riforma, ma nessuno ha visto la luce, in forza anche del principio di "opposizione al nuovo" che ogni istituzione, buona o cattiva che sia, frappone perché tende, per principio naturale a conservarsi.
In pratica la custodia cautelare in carcere per i minori è così stata se non abolita, massicciamente ridimensionata (art. 23): il minore, arrestato o fermato, subito dopo l’interrogatorio da parte del PMM, viene o lasciato libero con precise prescrizioni (art. 20), o assegnato ad un Centro Di Prima Accoglienza (struttura nuova, non penitenziaria, art. 18 e art. 9 Disp Att.) o posto agli arresti a domicilio (art.21) oppure "collocato" (termine orribile che sa di pacco postale e che sarebbe stato bene evitare) in una comunità con obbligo di studio o di lavoro (art.22e art.10 Disp. Att.).
L’autentica novità è però recata dall’art. 28 (e art. 27 Disp. Att.) che prevede l’istituto della sospensione del processo con "messa alla prova" per un anno (che diventano tre qualora si proceda per un reato punito con l’ergastolo o con la reclusione non inferiore a 12 anni), il termine della quale il Tribunale:
Altra novità da non sottacere è costituita dall’art. 27 che consente al PM di chiedere al giudice la sentenza di proscioglimento per la "tenuità del fatto" e "l’occasionalità del comportamento".
Le cifre suddette confermano che i minori più a rischio sono gli immigrati i quali, per mancanza di valido appoggio famigliare e sociale "pagano" i loro errori con il carcere: sotto questo aspetto la situazione è identica a quella dei maggiorenni, anche perché… la storia non fa salti, ma si ripete con implacabile monotonia.
È "normale" che il minore possa essere immaturo, ma è altrettanto normale che possa essere recuperato senza bisogno del carcere se sottoposto a misure terapeutiche serie, effettive, attuate in ambiente chiuso o aperto, tanto più pesanti quanto più è grave il reato. In genere il minore alla prima esperienza vira su posizioni accettabili se sottoposto ad opportuno trattamento, soprattutto se può contare sul valido sostegno della famiglia e del gruppo sociale.
Su una cosa sola sono d’accordo con la proposta del Governo: la misura terapeutica deve essere vera ed effettiva, sentita anche dal minore come un forte richiamo alla sua responsabilità di uomo. Non può essere una finzione, una remissione in libertà senza obblighi e senza controlli. Se ciò accade, e può accadere, non si fa della corretta terapia, si deresponsabilizza il minore che è autorizzato a ritenere di "averla fatta franca". In tal caso si induce nella gente sfiducia nell’azione dello Stato e dei suoi organi.
A volte la terapia, pur non penitenziaria, può e deve essere seria e "forte" se vogliamo che sia efficace. Su tale punto non si discute: la gente ha ragione.
Si direbbe, se è lecito usare una terminologia sportiva, che questo governo è entrato a "gamba tesa" nell’ambiente giudiziario, usando un’inusitata durezza, per altro già annunciata esplicitamente fin dalla campagna elettorale.
l’azione penale è e deve continuare ad essere obbligatoria e non ci devono essere isole salvagente per nessuno; al più si potrebbe studiare una sorta di collegamento istituzionale a livello di vertice che eviti interferenze pesanti tra le iniziative dei PM e le "cose" (più che per le persone) della politica interna ed internazionale;
ai magistrati spetta in prima battuta il compito di denunciare alla Corte Costituzionale eventuali ASPETTI ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE DELLE LEGGI atteso che anche il Parlamento può sbagliare (anche questa è una forma di controllo che il potere legislativo non può rifiutare in uno Stato di diritto).
L‘effetto sarà devastante se arriveranno in porto, infatti il Tribunale per i minorenni viene decapitato e la massa del suo lavoro trasferita alle sezioni specializzate "per la famiglia ed i minori", create presso i tribunali ordinari (e presso le corti d’Appello) entro 240 giorni e con competenza non esclusiva (art-.1) "purché ciò non comporti ritardo nella trattazione delle controversie previste dalla presente legge".
Ovviamente presso la Procura deve essere costituito "l’ufficio specializzato per la famiglia ed i minori".
"in qualche caso… un pericoloso abbassamento della accuratezza delle decisioni" con inevitabili ricadute sulla credibilità del sistema (l’uso del termine "accuratezza" suona come un eufemismo che significa in effetti "superficialità, improvvisazione, mancanza di analisi e di studio") e quindi "clamorosamente sbagliate."
Le nuove sezioni dei tribunali saranno subissate, oltre che dal lavoro ordinario da cui non sono esonerate (IL CHE INCIDE PESANTEMENTE e negativamente SULL’INSISTITO CONCETTO DI SPECIALIZZAZIONE che di fatto sarà annullato), dal lavoro "proprio", da quello ereditato dal Tribunale Minorile, da quello del giudice tutelare, (proprio del soppresso pretore), dalle cause di cui all’art. 3 del disegno di legge:come specializzazione non c’è male! Si tratterà di vedere come e dove si potranno reperire i magistrati "specializzati" aspiranti … suicidi.
8) Il "nuovo" processo penale minorile: è di moda il restauro antiquario
Si evince dalla relazione che la decisione di adottare "interventi correttivi dell’ordinamento penale" è necessaria per fornire "risposte adeguate" all’aumento della criminalità, legato al "mutato clima sociale" odierno rispetto al 1988: abile ma scoperto modo di non accusare di fallimento la riforma dell’88, ma di attuare comunque una clamorosa marcia indietro, sollecitata da "diffuse richieste" e dall’allarme sociale.
Sempre secondo la relazione è necessaria anche la rivalutazione dei meccanismi procedurali "più sensibili" sul piano del contrasto della criminalità, apparendo la situazione attuale "non adeguata".
Fuor di metafora, vale anche qui il principio secondo cui "chi vince ha sempre ragione" e quindi "ciò che ha
deciso l’avversario è sbagliato e deve essere corretto".
La relazione tenta la smentita affermando che si è deciso di "confermare … l’impianto complessivo preesistente" ma è facile dimostrare il contrario perché:
Ha un bel dire la relazione di "sostanziale validità" dell’istituto che merita conferma, ma poi ricorda "taluni eccessi" rivelati nella pratica operativa che esigono riduzione dell’ampia discrezionalità concessa al giudice ed il conferimento alla prova dei caratteri di "rigore ed obiettività" garantiti da una durata "adeguata".
Gli artt,. da 7 a 10 del disegno incidono sulle misure della custodia cautelare specie inframurale, nel senso di un giro di vite, con censura della eccessiva discrezionalità concessa al giudice che ha rivelato "differenze applicative spesso incomprensibili".
Eppure l’idea della solidarietà vera, non interessata, non legata a scelte contingenti, è il principio base ispiratore della nostra Costituzione, dal quale nasce la cultura nuova dell’accoglienza, della condivisione, del farsi carico in quanto cittadini dei gravi problemi nascenti dalla presenza di troppi soggetti "sgraditi" e pertanto a forte rischio di repressione penale.
Il puro e semplice ritorno alla centralità di "questo" carcere, che purtroppo abbiamo costruito insieme, se non deliberatamente, a forza di tolleranza, rifiuto o disinteresse colpevoli, è un’istituzione ormai indifendibile, residuale, storicamente superata e perciò non è né elegante né originale presentarla ancora oggi come il mezzo più efficace per contrastare l’aumento della criminalità, in particolare di quella minorile.