Source: https://canestrinilex.com/risorse/autovelox-e-apparecchio-tecnico-soggetto-ad-usura-senza-taratura-accertamento-nullo-cass-2288918/
Timestamp: 2019-11-17 13:30:17+00:00
Document Index: 152613467

Matched Legal Cases: ['art. 112', 'sentenza ', 'art. 346', 'sentenza ', 'art. 112', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 45', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 45', 'art. 3', 'art. 142', 'art. 142', 'art. 142', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 3', 'art. 2712', 'art. 116', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

29 Settembre 2018, Cassazione civile
La taratura dell'apparecchiatura risulta necessaria e il rilevamento è affidabile solo a condizione che vi sia espressa indicazione nel verbale dell'avvenuto adempimento, con conseguente onere dell'opponente di contestare la cattiva fabbricazione, installazione e/o funzionamento del dispositivo.
In tema di sanzioni amministrative per violazione del codice della strada, la circostanza che nel verbale di contestazione di una violazione dei limiti di velocità accertata mediante "autovelox" non sia indicato se la presenza dell'apparecchio fosse stata preventivamente segnalata mediante apposito cartello non rende nullo il verbale stesso, sempre che di detta segnaletica sia stata accertata o ammessa l'esistenza, ma si è altresì precisato che l'onere di provare siffatta circostanza, ove non altrimenti risultante dal verbale di accertamento dell'infrazione, incombe sull'amministrazione.
L'assenza di verifiche periodiche di funzionamento e di taratura è suscettibile di pregiudicare l'affidabilità metrologica a prescindere dalle modalità di impiego delle apparecchiature destinate a rilevare la velocità.
Qualsiasi strumento di misura, specie se elettronico, è soggetto a variazioni delle sue caratteristiche e quindi a variazioni dei valori misurati dovute ad invecchiamento delle proprie componenti e ad eventi quali urti, vibrazioni, shock meccanici e termici, variazioni della tensione di alimentazione e quindi deve essere verificato periodicamente.
I fenomeni di obsolescenza e deterioramento possono pregiudicare non solo l'affidabilità delle apparecchiature, ma anche la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale.
Un controllo di conformità alle prescrizioni tecniche ha senso solo se esteso all'intero arco temporale di utilizzazione degli strumenti di misura, poichè la finalità dello stesso è strettamente diretta a garantire che il funzionamento e la precisione nelle misurazioni siano contestuali al momento in cui la velocità viene rilevata, momento che potrebbe essere distanziato in modo significativo dalla data di omologazione e di taratura.
Ordinanza 26 aprile - 26 settembre 2018, n. 22889
COMUNE CASACANDITELLA, elettivamente domiciliato in ROMA, P.ZA PRATI DEGLI STROZZI 32, presso lo studio dell'avvocato ALESSANDRA PETTI, rappresentato e difeso dall'avvocato GIOVANNI MANIERI giusta procura in calce alla memoria di costituzione di nuovo difensore in sostituzione del precedente;
1. B.V. proponeva opposizione dinanzi al Giudice di Pace di Guardiagrele avverso il verbale di contestazione n. (OMISSIS) elevato dal Comando di Polizia Municipale di Casacanditella, in quanto alla guida della propria autovettura era transitato in data (OMISSIS), alle ore 12,32, alla velocità di kmh (OMISSIS) su di in tratto della strada provinciale per la quale era prescritto il limite di velocità di 50 kmh.
B.V. non ha svolto difese in questa fase.
2. Il primo motivo di ricorso denunzia la violazione e falsa applicazione dell'art. 112 c.p.c..
A fronte di tale doglianza il contravventore non proponeva alcun motivo di appello incidentale con la conseguenza che la sentenza di appello, nel rigettare il gravame ritenendo che non fosse stata indicata nel verbale la presenza dei cartelli di preavviso del controllo elettronico e che le apparecchiature utilizzate per la rilevazione non fossero state sottoposte a revisione periodica è evidentemente incorsa nella violazione del principio della corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
Da ciò consegue che, come peraltro ribadito anche dalla più recente giurisprudenza di questa Corte (cfr. da ultimo Cass. S.U. n. 11799/2017, a mente della quale solo quando un'eccezione di merito sia stata respinta in primo grado, in modo espresso o attraverso un'enunciazione indiretta che ne sottenda, chiaramente ed inequivocamente, la valutazione di infondatezza, la devoluzione al giudice d'appello della sua cognizione, da parte del convenuto rimasto vittorioso quanto all'esito finale della lite, esige la proposizione del gravame incidentale), i motivi assorbiti ben potevano essere riproposti in grado di appello avvalendosi della previsione di cui all'art. 346 c.p.c., del cui esercizio peraltro dà contezza la sentenza gravata, il che esclude che il loro accoglimento, una volta reputato fondato il motivo di appello principale concernente la individuazione del limite di velocità, comporti la lamentata violazione dell'art. 112 c.p.c..
3. Il secondo motivo di ricorso lamenta la violazione e falsa applicazione del D.L. n. 177 del 2007, art. 3, conv. nella L. n. 160 del 2007, nonchè del D.M. Trasporti 15 agosto 2007, art. 1.
4. Il terzo motivo di ricorso denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 45, nella parte in cui la sentenza gravata ha ritenuto che il Comune non avesse fornito la prova della taratura dell'autovelox utilizzato per rilevare l'infrazione.
Ed, invero, in disparte l'evidente carenza di specificità del motivo ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, nella parte in cui, pur richiamando il documento n. 5 versato in atti, omette di riprodurne il contenuto, onde apprezzare l'effettiva idoneità dello stesso a documentare l'avvenuta revisione periodica dell'apparecchio, la stessa succinta descrizione del suo contenuto sembra far riferimento alla originaria verifica e taratura, riferendosi invece, ma senza indicare le fonti di prova di tale affermazione, di una periodica verifica e taratura operata da parte del Comune, senza però chiarire quando ciò sia avvenuto e come sia documentato.
Al riguardo va in ogni caso rilevato che occorre esaminare la vicenda, come peraltro fatto anche dal giudice di appello, alla luce dell'intervenuta declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 45 C.d.S., comma 6, per contrasto con l'art. 3 Cost., della norma così come interpretata nel "diritto vivente", con sent. n. 113/2015. La Corte costituzionale ha rilevato come l'assenza di verifiche periodiche di funzionamento e di taratura è suscettibile di pregiudicare l'affidabilità metrologica a prescindere dalle modalità di impiego delle apparecchiature destinate a rilevare la velocità.
In particolare, la Consulta ha osservato che "quanto al canone di razionalità pratica, appare evidente che qualsiasi strumento di misura, specie se elettronico, è soggetto a variazioni delle sue caratteristiche e quindi a variazioni dei valori misurati dovute ad invecchiamento delle proprie componenti e ad eventi quali urti, vibrazioni, shock meccanici e termici, variazioni della tensione di alimentazione. Si tratta di una tendenza disfunzionale naturale direttamente proporzionata all'elemento temporale. L'esonero da verifiche periodiche, o successive ad eventi di manutenzione, appare per i suddetti motivi intrinsecamente irragionevole. I fenomeni di obsolescenza e deterioramento possono pregiudicare non solo l'affidabilità delle apparecchiature, ma anche la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale. Un controllo di conformità alle prescrizioni tecniche ha senso solo se esteso all'intero arco temporale di utilizzazione degli strumenti di misura, poichè la finalità dello stesso è strettamente diretta a garantire che il funzionamento e la precisione nelle misurazioni siano contestuali al momento in cui la velocità viene rilevata, momento che potrebbe essere distanziato in modo significativo dalla data di omologazione e di taratura".
Sotto il profilo della coerenza interna della norma, poi, la Corte Costituzionale ha evidenziato lo stretto legame che sussiste tra le disposizioni sull'uso delle apparecchiature di misurazione ed il valore probatorio delle loro risultanze nei procedimenti sanzionatori inerenti alle trasgressioni dei limiti di velocità.
Ciò, prendendo le mosse dalla ratio del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 142, comma 6, il quale prevede che "per la determinazione dell'osservanza dei limiti di velocità sono considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate, (..) nonchè le registrazioni del cronotachigrafo e i documenti relativi ai percorsi autostradali, come precisato dal regolamento".
Detta soluzione normativa si giustifica per via del carattere irripetibile dell'accertamento, realizzando un bilanciamento tra la tutela della sicurezza stradale e quella delle posizioni soggettive dei cittadini e, in definitiva, tra interessi pubblici e posizioni giuridiche dei privati cittadini.
E' vero infatti che la tutela di questi ultimi viene in qualche modo compressa per effetto della parziale inversione dell'onere della prova, dal momento che è il ricorrente contro l'applicazione della sanzione a dover eventualmente dimostrare - onere di difficile assolvimento a causa della irripetibilità dell'accertamento il cattivo funzionamento dell'apparecchiatura.
Tuttavia, detta limitazione trova una ragionevole spiegazione proprio nel carattere di affidabilità che l'omologazione e la taratura dell'autovelox conferiscono alle prestazioni di quest'ultimo. In altri termini, il bilanciamento che si agita dietro l'art. 142 C.d.S., si concreta in una sorta di presunzione, fondata sull'affidabilità dell'omologazione e della taratura dell'autovelox, che consente di non ritenere pregiudicata oltre un limite ragionevole la certezza della rilevazione e dei sottesi rapporti giuridici. Proprio la verifica costante di tale affidabilità rappresenta il fattore di contemperamento tra la certezza dei rapporti giuridici e il diritto di difesa del sanzionato.
Il ragionevole affidamento che deriva dalla custodia e dalla permanenza della funzionalità delle apparecchiature, garantita quest'ultima da verifiche periodiche conformi alle relative specifiche tecniche, degrada tuttavia in assoluta incertezza quando queste ultime non vengono mai effettuate.
Alla luce di tale percorso giustificativo, la Consulta ha ritenuto, così, che, "il bilanciamento dei valori in gioco realizzato in modo non implausibile nel vigente art. 142 C.d.S., comma 6, trasmoda così nella irragionevolezza, nel momento in cui il diritto vivente formatosi sull'art. 45, comma 6, del medesimo codice consente alle amministrazioni preposte agli accertamenti di evitare ogni successiva taratura e verifica.
Dunque, del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 45, comma 6 - come interpretato dalla consolidata giurisprudenza della Corte di cassazione - è stato dichiarato incostituzionale in riferimento all'art. 3 Cost., nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell'accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura.
Ne deriva che, nel caso di specie, la taratura dell'apparecchiatura risultava necessaria e che solo a condizione che vi sia espressa indicazione nel verbale dell'avvenuto adempimento, il rilevamento può presumersi affidabile, con conseguente onere dell'opponente di contestare la cattiva fabbricazione, installazione e/o funzionamento del dispositivo (cfr. da ultimo Cass. n. 5227/2018; Cass. n. 9645/2016).
5. il quarto motivo lamenta la violazione e falsa applicazione dell'art. 2712 c.c. e dell'art. 116 c.p.c., in relazione alle prove fotografiche e documentali, in quanto si deduce che pur essendo state versate in atti numerose fotografie riproducenti lo stato dei luoghi e la segnaletica ivi collocata, il Tribunale ha inopinatamente ritenuto che non vi fosse prova dell'esatta collocazione dei cartelli.
8. Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è rigettato, sussistono le condizioni per dare atto - ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto del Testo Unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater - della sussistenza dell'obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente del contributo unificato dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Verbale di infrazione non basta per attestare corretto funzionamento dell'autovelox (se contestato).