Source: https://arperoma.it/impugnazione-delle-delibere
Timestamp: 2020-07-03 09:32:08+00:00
Document Index: 19419948

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1130', 'art. 1137', 'sentenza ', 'art. 1421']

impugnazione delle delibere | Arpe Amministratori di condominio
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Condominio: dietro l’impugnazione di una delibera
La sezione XIII civile del Tribunale di Milano (23 agosto 2019, sentenza n. 7888, dottoressa Savignano) si è pronunciata su un’impugnativa di delibera in cui gli attori allegavano numerose doglianze che, partendo dalla nullità della convocazione dell’assemblea, passavano per l’illegittimità del consuntivo, perché privo della nota esplicativa, per arrivare all’errata allocazione dei costi riguardanti i solleciti legali inviati ai morosi.
Tale sentenza è l’occasione per fare il punto sui più frequenti motivi di impugnazione delle delibere condominiali, soprattutto quando il sotteso scopo sembra non essere tanto la dichiarazione di illegittimità della delibera bensì la sostituzione di un amministratore che non piace più.
Quale primo motivo di impugnazione veniva lamentata l’illegittimità della delibera perché l’assemblea era stata convocata da un amministratore la cui nomina era nulla. In proposito, il Tribunale rigettava la domanda perché – richiamando un consolidato orientamento giurisprudenziale – l’amministratore, seppur nominato con delibera nulla/annullabile, conserva i suoi poteri fino a quando non è sostituito (dall’autorità giudiziaria ovvero a seguito di nuova nomina da parte dell’assemblea). Ciò, come si legge nella sentenza, in considerazione del carattere «perenne e necessario dell’ufficio» che non «ammette soluzioni di continuità». Ne consegue che se non è impugnata in via diretta la delibera di nomina dell’amministratore, la stessa – fino a quando non è dichiarata nulla/annullata – comporta la validità delle successive convocazioni disposte da tale amministratore.
Il secondo motivo d’impugnazione aveva ad oggetto la lamentata omessa redazione della nota sintetica di cui all’art. 1130-bis cod. civ.; circostanza risultata pacifica all’esito delle difese di parte convenuta, la quale si era difesa asserendo di aver adempiuto a tale onere mediante l’illustrazione orale in assemblea dell’attività gestionale complessivamente svolta. Sul punto, il Tribunale rigettava il motivo di impugnazione perché «Non può perciò dirsi che non sia stato assolto, nella sostanza, il relativo obbligo informativo, sia pure con modalità differenti da quelle previste dalla legge». In sintesi il Tribunale riteneva assolto l’onere di redazione della nota esplicative, a fronte di una illustrazione orale dell’attività gestionale per raggiungimento dello scopo sotto una prospettiva sostanziale. A parere di chi scrive, tale motivazione –oltre che distante dalla lettera del codice – presta il fianco a numerose osservazioni; soprattutto laddove si pensi che la forma orale della nota esplicativa non consentirebbe, ovviamente, agli assenti di aver contezza degli aspetti gestionali, ma anche ai presenti di conservare una fedele memoria “storica” di quanto illustrato.
Quale ultimo motivo d’impugnazione, la parte attrice lamentava l’attribuzione nel rendiconto dei costi dei solleciti legali ricevuti a proprio esclusivo carico. In proposito, il Tribunale accoglieva la domanda, annullando la delibera sul punto, e richiamava il precedente così massimato: «È affetta da nullità – e quindi sottratta al termine d’impugnazione previsto dall’art. 1137 c.c. – la deliberazione dell’assemblea condominiale che incida sui diritti individuali di un condomino, come quella che ponga a suo carico totale le spese del legale del condominio per una procedura iniziata contro di lui, in mancanza di una sentenza che ne sancisca la soccombenza, e detta nullità, a norma dell’art. 1421 c.c., può essere fatta valere dallo stesso condomino che abbia partecipato all’assemblea ancorché abbia espresso voto favorevole alla deliberazione, ove con tale voto non si esprima l’assunzione o il riconoscimento di una sua obbligazione» (Cass. civile Sez. II, 26/04/1994, n. 3946, cfr Cass. n. 24696/2008 e 751/2016).
In altre parole è possibile imputare i costi del recupero credito direttamente al moroso soltanto in caso di provvedimento giudiziale che disponga sulle spese di lite ovvero di espresso assenso da parte del condomino.