Source: https://aibstudi.aib.it/article/view/12182/11581
Timestamp: 2020-08-04 16:34:23+00:00
Document Index: 172949824

Matched Legal Cases: ['art. 101', 'art. 101', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 114', 'art. 105', 'art. 114']

Questioni di metodo: i comunicati AIB a... | Ponzani | AIB studi
Vicepresidente nazionale AIB; Biblioteca dell'Istituto superiore di sanità, Roma
Presidente nazionale AIB; Biblioteca di ateneo, Università di Napoli “Parthenope”
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i comunicati AIB a supporto delle biblioteche e dei bibliotecari di fronte all’emergenza da Covid-19
di Vittorio Ponzani e Rosa Maiello
La raccolta di dati e informazioni sull’emergenza sanitaria: risultati della ricerca scientifica ed esame delle fonti normative
Fin dai primi giorni di emergenza sanitaria da Covid-19, tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo 2020, l’Associazione italiana biblioteche ha iniziato a raccogliere e a mettere a disposizione in AIB-WEB un repertorio delle fonti informative più autorevoli dove reperire informazioni sulla malattia e sulle principali disposizioni delle autorità governative e sanitarie1.
Il 4 marzo è stato pubblicato un d.p.c.m. che stabiliva che «sono sospesi i servizi educativi per l’infanzia […] e le attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché la frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, comprese le Università»2.
In seguito alle numerose richieste di chiarimento da parte di colleghi, perplessi riguardo all’applicabilità o meno di tali disposizioni anche alle biblioteche, l’AIB, il 6 marzo, ha pubblicato un comunicato3 ove si chiariva che le biblioteche offrono servizi diversi dai corsi scolastici e universitari, sono «istituti e luoghi della cultura» ai sensi dell’art. 101 del d.lgs. 42/2004, Codice dei beni culturali e del paesaggio, per i cui servizi di base continuava a fare fede quanto previsto da un precedente d.p.c.m. del 1o marzo, con la conseguenza che essi non potevano essere interrotti ma, coerentemente con le misure governative adottate, contingentati riguardo agli accessi, regolati nei flussi e limitati a quelli indispensabili. Alcuni colleghi hanno interpretato queste indicazioni come una presa di posizione dell’AIB a favore dell’apertura incondizionata e ne è sortita una polemica prima su Facebook, poi in AIB-CUR.
L’8 marzo è stato pubblicato un altro d.p.c.m.4, che ha rafforzato ed esteso a tutte le regioni più colpite dal coronavirus le misure di sicurezza previste inizialmente solo per 11 comuni, prevedendo tra l’altro la sospensione dell’apertura al pubblico dei musei e degli altri luoghi della cultura di cui all’art. 101 del Codice dei beni culturali e del paesaggio. In questa categoria, per l’appunto, rientrano le biblioteche di tutte le tipologie (civiche, pubbliche statali, di università e istituti di ricerca ecc.). Il giorno successivo, 9 marzo, un altro d.p.c.m.5, modificando il precedente decreto, ha esteso la chiusura di musei e degli altri istituti e luoghi della cultura, tra cui le biblioteche, all’intero territorio nazionale.
Nel frattempo, l’8 marzo l’AIB diffondeva un nuovo comunicato6 in cui invitava tutti i colleghi e i datori di lavoro al rispetto delle misure di sicurezza previste dal d.p.c.m., raccomandando che i datori di lavoro adottassero misure organizzative tali da consentire al personale – come previsto anche dalle recenti disposizioni – di optare per forme di telelavoro o di smart working, facendo in modo che le biblioteche attrezzate per farlo potessero continuare a erogare servizi a distanza, magari potenziandoli nei limiti consentiti dalle norme in materia di diritto d’autore, per soddisfare – nei limiti del possibile e con attenzione, ragionevolezza e tutela della salute degli operatori della biblioteca e degli utenti – i diritti fondamentali allo studio e alla ricerca. In risposta alle polemiche sviluppatesi nei social e in AIB-CUR, in questo comunicato si sottolineava che l’AIB non ha mai ritenuto di invocare la chiusura (o l’apertura) generalizzata di tutte le biblioteche su tutto il territorio nazionale e indipendentemente dalle condizioni di sicurezza che riuscivano ad assicurare, poiché in linea di principio decisioni come quella del lockdown non possono che fondarsi sul parere documentato degli esperti in materia sanitaria, quali noi non siamo. Si esprimeva inoltre soddisfazione per la capacità dimostrata da numerose biblioteche di attrezzarsi per osservare le misure di sicurezza previste, nonché le indicazioni ulteriori dei loro uffici sicurezza, riuscendo inoltre a garantire servizi almeno a un livello minimo a quanti avessero urgenza, per i loro studi e il loro lavoro, di consultare materiale non altrimenti disponibile, o di ottenere indicazioni su come reperirlo. Si segnalava inoltre come molte biblioteche fossero riuscite a inventare nuove soluzioni e nuovi servizi per superare gli ostacoli esistenti. Riferivamo poi che in molte sedi si era constatato che l’utenza si era spontaneamente contingentata, nel senso che l’affluenza e le richieste di prestito sono drasticamente diminuite, probabilmente perché gli utenti che non avevano urgenze e scadenze hanno scelto di aspettare la fine dell’emergenza. Il comunicato (pubblicato, è opportuno ribadirlo, alla vigilia del d.p.c.m. che ha disposto la chiusura generalizzata) si concludeva con l’osservazione che le biblioteche, tutte le tipologie di biblioteche, le civiche come quelle di ricerca e quelle di conservazione, e i servizi culturali, come del resto le scuole, sono essenziali al pari della sanità e dei trasporti e, mentre ciò non significa che una biblioteca debba essere aperta a qualsiasi costo, e tantomeno a costo della salute delle persone, appariva evidente che una biblioteca chiusa rappresenta un costo sociale notevolissimo, sebbene spesso non calcolato, da limitare allo strettissimo necessario.
Il 9 aprile, sempre in risposta alle richieste di supporto provenienti dalle biblioteche in vista della cosiddetta Fase 2, quella della graduale riapertura al termine del periodo di totale chiusura, è stato pubblicato Covid-19 e tutela della salute in biblioteca: rassegna delle fonti e alcune raccomandazioni sul trattamento dei materiali e la gestione degli ambienti7, un documento a cura di Rosa Maiello e Vittorio Ponzani volto a fornire suggerimenti per affrontare adeguatamente, in base ai risultati riportati nella letteratura scientifica più aggiornata, la questione del trattamento, della movimentazione e dell’utilizzo di libri e altri materiali e delle attrezzature e quella della sicurezza degli ambienti. Come vedremo nei prossimi paragrafi, una delle questioni più controverse è risultata essere quella del necessario tempo di isolamento raccomandabile per i materiali consultati o rientrati dal prestito.
Il 10 aprile un nuovo d.p.c.m.8 ha prorogato fino al 3 maggio 2020 le disposizioni relative alle misure di contenimento della diffusione del virus, tra cui quella riguardante la chiusura delle biblioteche (art. 1, c. 1, l. j).
Il d.p.c.m. 26 aprile 20209 è poi nuovamente intervenuto in due punti riguardo alle biblioteche: all’art. 1, c. 1, l. j ha ulteriormente prorogato le disposizioni relative alle misure di contenimento della diffusione del virus, tra cui quella riguardante la chiusura delle biblioteche. Allo stesso tempo, all’art. 1, c. 1, l. n, recita:
Nelle università […] è altresì consentito [dal 4 maggio, n.d.r.] l’utilizzo di biblioteche, a condizione che vi sia un’organizzazione degli spazi e del lavoro tale da ridurre al massimo il rischio di prossimità e di aggregazione e che vengano adottate misure organizzative di prevenzione e protezione, contestualizzate al settore della formazione superiore e della ricerca.
Il d.p.c.m. 17 maggio 202010 ha infine dato indicazioni sulla eventuale riapertura delle biblioteche (tutte le biblioteche), a partire dal 18 maggio, stabilendo (art. 1, c. 1, l. p) le condizioni per l’apertura al pubblico, anche tenendo conto dei protocolli o linee guida adottati dalle regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome11.
Rispetto alle strategie di riorganizzazione delle attività, molto intenso è stato ed è l’impegno della Commissione nazionale biblioteche pubbliche dell’AIB che, a esito di un ampio confronto con i responsabili di numerose reti bibliotecarie attive sul territorio nazionale, ha pubblicato il documento Disegnare la fase due: progettare la riapertura delle biblioteche pubbliche12, che prova a guardare oltre l’emergenza proponendo una prima elaborazione della lezione appresa sulle opportunità da cogliere e le criticità attuali e potenziali da fronteggiare per andare incontro ai bisogni tradizionali e nuovi delle diverse fasce di pubblico che compongono la comunità di riferimento.
La tutela della salute in biblioteca
Nel sopra citato comunicato del 6 aprile, si faceva il punto sulla situazione: le biblioteche italiane erano state chiuse al pubblico dopo i d.p.c.m. dell’8 e del 9 marzo e il d.p.c.m. dell’11 marzo aveva stabilito che il lavoro agile (smart working) è modalità ordinaria di espletamento della prestazione negli enti pubblici, che viene raccomandata anche ai datori di lavoro privati «per tutte le attività non sospese», e si faceva obbligo alle pubbliche amministrazioni di individuare le sole attività ‘indifferibili’ da rendere in presenza.
Conseguentemente, il personale delle biblioteche lavorava prevalentemente o esclusivamente da casa, assicurando l’offerta di servizi a distanza e lo svolgimento delle attività tecniche e amministrative di back office strumentali al funzionamento.
Si osservava tuttavia che non tutte le attività di back office possono essere riorganizzate in modo tale da essere svolte da casa. Tra queste, quelle non indifferibili sarebbero dovute restare sospese almeno fino al termine dell’emergenza. Alcune attività però – come ad esempio la verifica della regolarità delle forniture di materiali tangibili, che può essere fatta solo in sede ed è funzionale al pagamento delle relative fatture – non potevano essere sospese, dato che le scadenze dei pagamenti della pubblica amministrazione alle aziende non rientravano tra quelle sospese o prorogate per decreto.
A ciò si aggiungevano due circostanze: l’autonomia organizzativa degli enti pubblici, che – fermo il divieto di apertura delle biblioteche al pubblico, divieto fatto dal Governo nazionale per evitare che il pubblico si muova da casa per recarsi in biblioteca o in altri istituti e luoghi della cultura, e che a nostro modo di vedere rende illegittimi anche il prestito o la consultazione in sede su appuntamento – possono individuare al loro interno le attività d’ufficio indifferibili da svolgere in sede.
Pertanto, si segnalava la necessità per le biblioteche, dal momento della chiusura e fino alla riapertura al termine dell’emergenza, di applicare adeguate misure di prevenzione dei rischi per lo staff e per gli utenti, rischi connessi non solo alla presenza di più persone nei locali e per i quali si poteva far riferimento alle raccomandazioni fatte dalle autorità governative a tutti gli uffici pubblici (adottare il lavoro agile come modalità organizzativa ordinaria per la durata dell’emergenza; prescrivere l’astensione dal recarsi in sede in presenza di sintomi sospetti; assicurare il rispetto delle distanze di sicurezza; vietare gli assembramenti e favorire il distanziamento sociale e l’evitamento di contatti fisici di qualsiasi tipo). I rischi da considerare in biblioteca comprendevano anche la necessità di maneggiare materiali di vario tipo (libri e altri documenti, modulistica, plichi postali, apparecchiature, piani di lavoro ecc.), alcuni dei quali (i materiali bibliografici, facenti parte del patrimonio culturale) non possono essere sanificati coi normali disinfettanti allo stesso modo di superfici comuni, per evitarne il danneggiamento.
Per affrontare adeguatamente la questione del trattamento, della movimentazione e dell’utilizzo di libri e altri materiali e delle attrezzature e quella della sicurezza degli ambienti, in attesa di indicazioni dalle autorità sanitarie preposte, si raccomandava di basarsi sui risultati della ricerca scientifica più aggiornata e si riportava una rassegna delle principali fonti reperite sul tema, quale fondamento del metodo seguito per giungere infine ad alcune conclusioni/raccomandazioni in termini di indicazioni operative che venivano elencate nella parte finale del documento.
Tutte le biblioteche italiane e, in particolare, quelle di università e ricerca e quelle di pubblica lettura – la cui missione principale non è acquisire e conservare per le generazioni future quanto viene pubblicato, ma è anzitutto assicurare la fruizione dei prodotti dell’ingegno utili, qui e ora, per i rispettivi pubblici di riferimento – sono state mobilitate nella predisposizione e implementazione di onerosi piani organizzativi che hanno incluso la riconfigurazione di spazi, arredi, attrezzature, tempi e modalità di lavoro del personale, collezioni e servizi, al fine di rispondere adeguatamente, da un lato, alle esigenze di massima tutela della salute delle persone (staff e utenti) e, dall’altro, a quelle dell’accesso più ampio e rapido possibile alle fonti della conoscenza, che non sono solo documenti e servizi digitali, ma che in grandissima parte sono tuttora libri e riviste a stampa, cui si aggiungono ulteriori tipologie di risorse fissate su supporti ottici o magnetici.
Uno degli aspetti che maggiormente interessano l’attività dei bibliotecari nell’erogazione dei servizi al pubblico è la persistenza del virus sui libri (sulla carta, sulla plastica delle copertine ecc.).
Su questo tema la posizione prevalente nella comunità scientifica è quella espressa dall’autorevolissimo New England Journal of Medicine13: fino a 4 ore sul rame, fino a 24 ore sul cartone e fino a 72 ore su plastica e acciaio.
Diversa è la posizione espressa sul Journal of Hospital Infection14, che segnala che il ceppo endemico di coronavirus umano può rimanere attivo a temperatura ambiente su diverse superfici inanimate come metallo, vetro o plastica tra 2 ore e 9 giorni. Tale indagine è però relativa a tutti i coronavirus, compresi SARS e MERS. Si tratta di una ricerca retrospettiva sulla letteratura relativa a tutti i coronavirus, e la durata più lunga ivi riportata (fino a 9 giorni sulla plastica a determinate condizioni simulate in laboratorio) risale a una ricerca fatta sulla prima SARS nel 2005.
Gli stessi autori precisano, nella parte conclusiva di quel saggio, che «coronavirus umani possono rimanere infettivi su superfici inanimate a temperatura ambiente per un massimo di 9 giorni. A una temperatura di 30° C o più la durata della persistenza è più breve».
E l’Istituto superiore di sanità, nelle sue Indicazioni ad interim per la prevenzione e gestione degli ambienti indoor in relazione alla trasmissione dell’infezione da virus SARS-CoV-2, chiarisce:
sebbene non sia al momento dimostrato che la trasmissione del virus derivi direttamente dal contatto con oggetti di uso comune sui quali esso si è depositato, esistono evidenze che virus appartenenti allo stesso gruppo (coronavirus, il virus della SARS e il virus della MERS) possono persistere su superfici inanimate fino a 9 giorni in funzione del materiale su cui si vengono a trovare, della quantità di fluido biologico e della concentrazione virale iniziale, della temperatura dell’aria (es. ad una temperatura superiore di 30°C la persistenza risulta minore) e dell’umidità relativa, anche se ad oggi non è stata dimostrata la loro capacità infettiva15.
Il 23 aprile 2020 l’Istituto centrale per la patologia degli archivi e del libro (ICPAL) ha pubblicato le Linee guida per la gestione delle operazioni di sanificazione e disinfezione degli ambienti di archivi e biblioteche – Misure di contenimento per il rischio di contagio da Coronavirus (Covid-19)16, che hanno fornito preziose indicazioni riguardo alla tutela del patrimonio bibliografico e archivistico e alle cautele per evitare di danneggiarlo in occasione delle attività di sanificazione. Al contempo, una delle raccomandazioni formulate nel documento ha suscitato forte preoccupazione, nostra e di numerosi bibliotecari di università e di pubblica lettura. Ci si riferisce alla raccomandazione presente nel paragrafo sulla Gestione delle collezioni, ove – per il materiale cartaceo – si raccomanda un tempo di isolamento di ben dieci (10) giorni, possibilmente dopo avere racchiuso il materiale in buste di contenimento.
Questo documento è stato inviato dalle Soprintendenze archivistico-bibliografiche e a tutti gli enti titolari di biblioteche e archivi con invito a conformarsi alle indicazioni in esso contenute, senza distinguere tra:
quelle a carattere prescrittivo, riguardanti la tutela del patrimonio bibliografico e documentario, che rientra nelle attribuzioni e competenze dell’ICPAL, volte a proteggere e non danneggiare il patrimonio con disinfettanti e prodotti corrosivi;
quelle – come la parte sul tempo di isolamento – che non sono finalizzate alla tutela del patrimonio e pertanto non possono che avere valenza di semplici suggerimenti, non rientrando la tutela della salute del personale e degli utenti tra i compiti di quell’Istituto.
Sappiamo infatti che i coronavirus non sono parassiti della carta o di altri materiali inanimati e che la loro eventuale presenza su oggetti inanimati, compresi quelli facenti parte del patrimonio archivistico o bibliografico, è di durata limitata nel tempo e non costituisce in alcun modo una minaccia di deterioramento per il patrimonio stesso.
Dieci giorni di quarantena sarebbero difficilmente gestibili dalle biblioteche di università e ricerca e da quelle di pubblica lettura, dove i libri si acquistano per essere usati e, in determinati periodi, uno stesso libro può essere soggetto a continue richieste di prestito o di consultazione; si pensi ad esempio alla difficoltà di bloccare un testo d’esame per dieci giorni dopo ogni singola consultazione, o a quella di reperire locali idonei a stoccare centinaia o in certi casi migliaia di volumi ‘in quarantena’.
Qualora una tale durata fosse necessaria per la salute pubblica, ovviamente faremmo il possibile per adeguarci.
Se invece, come tutto lascia supporre, questi dieci giorni di isolamento sono una cautela eccessiva e sproporzionata rispetto al tempo effettivo di persistenza oppure ad altre possibilità di prevenzione del contagio, sarà doveroso da parte delle biblioteche in questione optare per soluzioni organizzative diverse da quella raccomandata dall’Istituto.
Per questa ragione l’AIB ha inviato una lettera con richiesta di chiarimenti circa il fatto che scopo della vigilanza del MiBACT, attraverso le Soprintendenze, su biblioteche e archivi è la tutela del patrimonio, non la tutela delle persone, che invece compete alle autorità sanitarie17.
Nella risposta del 2 maggio 202018 l’ICPAL ha precisato che le linee guida pubblicate dall’Istituto
non si prefiggono di imporre comportamenti virtuosi rivolti alla difesa della persona, sia come fruitore che come operatore. È notorio che l’ICPAL, come altri Istituti del MiBACT, ha competenza sui beni culturali nella loro interezza e come tale suggerisce comportamenti corretti e in linea con la ricerca scientifica. Non impone ma consiglia e per questo i suoi esperti hanno suggerito linee di comportamento ispirate alla massima prevenzione dei problemi fisici dei beni, per la loro corretta fruizione e per la sicurezza di addetti e fruitori. In queste operazioni è stato consigliato il massimo del tempo di isolamento (almeno 10 giorni) prima di una nuova fruizione, rispetto a quanto riportato in letteratura (peraltro relativa alla categoria di Coronavirus noti finora e non al virus responsabile dell’attuale pandemia) per ‘disinnescare’, il rischio trasmissione da bene a uomo. Tutto ciò è stato dettato da un principio di massima precauzione.
Al momento la questione della persistenza del virus sulle superfici sembra definitivamente attestarsi sul limite delle 72 ore, anche a seguito delle recentissime raccomandazioni dell’Istituto superiore di sanità, Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza Covid-19: superfici, ambienti interni e abbigliamento, ove si dice che
Sulle plastiche e l’acciaio inossidabile il virus può resistere fino a 72 ore, anche se la carica infettiva sui suddetti materiali si dimezza dopo circa 6 ore e 7 ore, rispettivamente. Le superfici sulle quali si ha una minore persistenza sono il rame e il cartone, dove è stato osservato un abbattimento completo dell’infettività dopo 4 ore per il rame e 24 ore per il cartone19.
A questo proposito, senza essersi consultate tra loro, tutte le associazioni e istituzioni bibliotecarie che hanno affrontato il problema20, proprio a partire dalla ricerca sulle fonti biomediche più autorevoli sono giunte alla conclusione di raccomandare un tempo di isolamento di 72 ore dei materiali potenzialmente contaminati, in ambiente dedicato e ben aerato (un’altra raccomandazione ricorrente per facilitare l’eliminazione del virus riguarda appunto le buone condizioni di aerazione anziché l’imbustamento).
Un altro aspetto importante riguarda le distanze di sicurezza da rispettare tra individui apparentemente sani per evitare il contagio e anche il potenziale patogeno dell’aerosol sulle superfici, la misura raccomandata dai provvedimenti governativi, che recepisce le indicazioni dell’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), è di almeno un metro.
Tuttavia, è stato osservato che anche l’aerosol delle persone contagiate dal virus, ma asintomatiche, è contagioso e uno studio recente21 evidenzia che, in certe condizioni ambientali, le emissioni di gas derivante dalla respirazione possono raggiungere anche 7-8 metri di distanza e conseguentemente, se una persona è portatrice del virus Covid-19, può infettare da tale distanza persone e materiali, inclusi gli impianti di ventilazione e di riscaldamento o raffrescamento.
A questa documentazione si aggiungono le raccomandazioni dell’Istituto superiore di sanità riguardo all’igiene delle superfici, ambienti interni, abbigliamento e qualità dell’aria negli ambienti22.
All’avvio della cosiddetta Fase 2, quando è iniziata la ripresa (parziale e graduale) delle attività e quindi anche l’apertura delle biblioteche, le istituzioni preposte hanno comunicato le indicazioni necessarie per lavorare in sicurezza23.
Nel frattempo, dalla rassegna della letteratura scientifica citata sopra, è stato possibile trarre alcune conclusioni, anche prendendo spunto da un saggio di Lamberto Bravi dedicato alla disinfezione dei libri e igiene bibliotecaria – piuttosto datato (soprattutto riguardo alla tipologia di infezioni da contrastare e le metodologie di disinfezione), ma ancora utile sia per gli spunti di riflessione che fornisce sui molteplici aspetti da prendere in considerazione, sia perché ci induce a riflettere sulla molteplicità di bacilli e agenti patogeni che possono essere veicolati dai materiali e sul fatto che sarà bene mantenere alcune cautele in modo ordinario, anche dopo che il virus Covid-19 sarà stato debellato24.
Fino al termine dell’epidemia, le misure organizzative che appaiono generalmente opportune, in parte già previste dai provvedimenti finora adottati dalle autorità pubbliche, in parte desumibili dalla letteratura scientifica, sono le seguenti:
mantenere l’accesso contingentato anche dello staff e assicurare che le postazioni di lavoro occupate siano distanti almeno un metro l’una dall’altra (ma alla luce degli studi sulla distanza che può essere raggiunta dalle emissioni in determinate condizioni ambientali, è preferibile mantenere una distanza superiore, di 7-8 metri, o disporre l’utilizzo di mascherine di protezione);
raccomandare che tale distanza interpersonale sia rispettata per tutta la durata della permanenza in sede e vigilare in tal senso;
predisporre soluzioni disinfettanti all’ingresso e invitare tutti al loro utilizzo prima di proseguire;
raccomandare a tutti di non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani, a tutela della salute propria e altrui, informando che questo comportamento è necessario anche per mantenere l’igiene delle superfici (dei libri, dei plichi, dei moduli, dei tavoli, dei pc, delle tastiere, delle stampanti e di qualsiasi oggetto presente in biblioteca) ed evitare che diventino veicolo di contagio;
raccomandare a tutti di lavarsi spesso le mani, o di igienizzarle con la soluzione disinfettante;
raccomandare a tutti di coprirsi bocca e naso col gomito se si starnutisce o tossisce, fermo il divieto di uscire da casa per chi è risultato positivo al virus e la forte raccomandazione a non uscire da casa e chiamare il medico per chi presenta sintomi d’infezione respiratoria o febbre;
pulire spesso le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;
provvedere frequentemente alla loro igienizzazione e disinfezione;
accertarsi che gli impianti di ventilazione, se presenti, siano monitorati e mantenuti sistematicamente in perfetto esercizio;
nel periodo dell’emergenza, evitare possibilmente l’utilizzo di impianti di raffrescamento e riscaldamento, o assicurare la pulizia settimanale dei filtri;
prevedere l’uso da parte dello staff di guanti in lattice monouso (o in nitrile, sempre monouso) per maneggiare i libri o altri materiali consultati o restituiti dal prestito da parte di utenti dei quali non è possibile conoscere con certezza le condizioni di salute, mettendoli poi da parte per un periodo di 72 ore (3 giorni), meglio se in un luogo ben aerato, e rendendoli non disponibili alla consultazione e al prestito per lo stesso periodo di tempo;
analoga misura va adottata per maneggiare i libri e gli altri materiali acquistati di recente, così come quelli ricevuti in dono e quelli rientrati dal prestito interbibliotecario e i relativi imballaggi;
raccomandare inoltre agli utenti di
maneggiare i libri della biblioteca solo dopo avere pulito e disinfettato le mani;
non tossire né starnutire sui libri;
chiedere agli utenti di dichiarare, all’atto della restituzione di un libro o altro documento, se questo sia stato nella disponibilità di persona risultata positiva al virus Covid-19 (avendo però cura di garantire che questa dichiarazione non comporterà alcuna conseguenza per l’utente, solo una maggiore cautela nella gestione del libro);
predisporre e distribuire istruzioni scritte allo staff e agli utenti e affiggerle nei locali d’ingresso, negli uffici e nelle sale accessibili al pubblico.
È forse superfluo ribadire infine che anche dopo la conclusione dell’emergenza sanitaria e finché l’epidemia non sarà definitivamente terminata sarà opportuno promuovere quanto possibile il ricorso al lavoro agile, anche mediante nuove modalità organizzative e il potenziamento dell’offerta di servizi a distanza.
L’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 e le misure governative per il contenimento della sua diffusione, a cominciare da quelle riassunte dallo slogan #iorestoacasa, hanno determinato la chiusura al pubblico delle biblioteche e la contrazione e/o la sospensione delle attività lavorative al loro interno.
Questo ha messo in evidenza un’altra emergenza, che si è aggiunta a quella sanitaria: quella relativa al mondo del lavoro, in particolare dei lavoratori precari.
A seguito del d.p.c.m. del 9 marzo, che prescriveva la chiusura delle biblioteche, e alla pubblicazione del Protocollo sulla tutela dei lavoratori25, la risposta delle amministrazioni è stata infatti tutt’altro che univoca.
Le più scrupolose e quelle con la più ampia disponibilità di strumenti (non sempre le cose coincidono) hanno posto in essere ogni azione utile all’implementazione del lavoro agile, meglio noto come smart working; altre, forse la maggioranza – almeno nel caso delle amministrazioni comunali – hanno scelto di collocare il personale strutturato in ferie e sospendere i contratti in essere con società, cooperative, titolari di partita IVA ecc.
Tutto questo pesa e peserà sulle spalle di tanti lavoratori, dato che l’esternalizzazione dei servizi viene ormai utilizzata per contenere gli esiti del mancato turn over quando non, irresponsabilmente rispetto al condizionamento del mercato, al solo scopo di produrre risparmi per l’ente, al punto che i sistemi bibliotecari di alcuni territori (un esempio per tutti: la Sardegna) si reggono per la maggior parte sul lavoro di personale esternalizzato.
Quali tutele esistono per questi lavoratori che si sono visti recapitare dall’oggi al domani messaggi che dichiarano ‘l’impossibilità, visto il comma 6 dell’art. 1 del nuovo d.p.c.m., di recarsi a lavoro’? Alcuni sono stati raggiunti, presso la propria sede di lavoro, dall’invito telefonico a provvedere alla chiusura urgente dei locali e alla riconsegna delle chiavi, visto che i servizi al pubblico erano stati sospesi.
Molte amministrazioni committenti non hanno fatto alcun tentativo di verificare la fattibilità di una riprogrammazione degli orari di servizio o di una rimodulazione dei progetti, anche in modalità smart working.
Tutto ciò in presenza di contratti di servizio impegnativi per il numero degli occupati e per le prestazioni richieste (ma non di rado risibili per gli importi di gara), con clausole che vincolano il pagamento all’effettiva prestazione delle ore di servizio previste dal contratto stesso, ovvero non contemplano periodi di fruizione di ferie con costi a carico della stazione appaltante.
Quali prospettive ci sono dunque per i lavoratori e per le aziende o le cooperative da cui dipendono o di cui sono soci?
La risposta venuta dal Governo è stata quella del ricorso alla Cassa integrazione in deroga per i lavoratori e di agevolazioni fiscali per le aziende. Sarà possibile risollevare solo con questi strumenti un comparto già in sofferenza e tenerlo in uno stato di ‘animazione sospesa’ aspettando tempi migliori?
Non si può infine tacere la scelta del MiBACT di invitare tutti gli uffici periferici a verificare, vista la chiusura dei servizi al pubblico, la possibilità di sospendere i contratti in essere con ALES (società in house). Poiché la società ALES assume di norma con contratti di lavoro a termine che provvede a rinnovare nei limiti dati dalla normativa vigente, i primi risultati della verifica raccontano della cancellazione di ogni possibilità di rinnovo dei contratti a termine prossimi alla scadenza. Ancora una volta il sacrificio ricade sui lavoratori più deboli.
L’AIB, in un comunicato del 16 marzo26, ha chiesto a tutti i datori di lavoro pubblici e privati di contribuire – per quanto è nelle loro responsabilità e nelle loro capacità, compatibilmente con le misure previste dai d.p.c.m. sull’emergenza e dai protocolli sulla tutela della salute dei lavoratori – alla salvaguardia del comparto, attraverso ogni azione utile alla tutela del lavoro e al corretto utilizzo delle professionalità disponibili e tenendo conto che le soluzioni proposte dal Governo sarebbero state necessariamente limitate e non avrebbero dato risposte utili per tutti.
L’emergenza poteva quindi essere l’occasione per una programmazione o riprogrammazione delle attività di back office realizzabili sia in loco che in remoto e per esplorare soluzioni sostenibili e magari migliori per garantire, una volta superata la crisi, la fruizione pubblica di ambienti e servizi più funzionali e rispondenti alle rinnovate e nuove esigenze.
In questo contesto l’Osservatorio lavoro e professione dell’AIB ha promosso un sondaggio rivolto ai bibliotecari che operano nel settore pubblico e privato, attraverso il quale ricostruire lo scenario lavorativo determinato dalle misure adottate per il contenimento del contagio dal Covid-19, comprese quelle relative alle modalità del riavvio dei servizi (i dati ottenuti sono in corso di elaborazione).
Le biblioteche riaprono? Forse, chissà…27
Nel comunicato AIB del 14 maggio, si osserva che l’emergenza da Covid-19 ha evidenziato in modo drammatico ciò che tutti coloro che hanno avuto responsabilità politica o di gestione in materia di biblioteche e sistemi culturali avevano sotto gli occhi da sempre: le biblioteche sono un servizio pubblico essenziale affinché tutti – senza distinzione di età, condizione sociale, appartenenza a famiglie o a parrocchie – possano beneficiare del diritto di accesso alla conoscenza28. La presenza o l’assenza di una biblioteca ha sempre fatto la differenza, e in ambiente digitale la farà sempre di più: nei territori, nelle scuole, nelle università, per i lavoratori, chi potrà beneficiare di un buon servizio bibliotecario, ben dotato di collezioni e risorse professionali, avrà molte più chance di integrazione sociale e opportunità di guadagno e carriera rispetto a quanti dovranno farne a meno.
Secondo l’Anagrafe ICCU, le biblioteche italiane sono più di 11.000, con oltre 18.000 sedi. Ma quante di queste biblioteche erano aperte prima dell’emergenza, e quante erano in grado di assicurare quei livelli uniformi di qualità (o si potrebbe dire di decenza) che svariate commissioni designate da Stato e regioni avevano indicato come livelli minimi almeno fin dal 2014? Non sarà possibile saperlo finché non sarà emanato l’apposito decreto ministeriale che dovrebbe dare avvio all’attuazione dell’art. 114 del Codice dei beni culturali29 e consentirebbe di fissare obiettivi e indicatori sulla cui base valutare la situazione reale (lo stesso tipo di decreto ministeriale che per i musei è stato già emanato nel febbraio 2018).
In questo scenario, forse ci siamo distratti, o forse l’esistenza dei servizi bibliotecari viene data per scontata, ma ci ha colpito il silenzio delle istituzioni nei confronti di una categoria professionale caratterizzata dalla più alta età media del personale strutturato e dal più alto tasso di esternalizzazioni – tradottesi spesso in licenziamenti, cassa integrazione, mancati rinnovi di appalti – che pure, in molte sedi, è riuscita a superare tantissime difficoltà e a riconfigurare in fretta e furia i servizi lavorando infaticabilmente nell’interesse dei loro pubblici di riferimento.
Il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo si è impegnato a reperire un fondo di 210 milioni di euro «per il libro e per i musei» e il d.lgs. del 16 maggio 2020, n. 33 (Decreto ripartenza), attualmente in discussione in Parlamento per la conversione in legge, prevede effettivamente misure a favore dei «musei e degli altri istituti e luoghi della cultura» (questa la locuzione adottata dalle recenti misure governative, diversamente dal Codice dei beni culturali, che all’art. 105 li elenca e li descrive quali «istituti e luoghi della cultura», tutti aventi pari dignità): una parte di questo fondo (si parla di 30 milioni di euro) sarà distribuita alle biblioteche per l’acquisto di libri presso le librerie del territorio e questo sicuramente ci conforta, perché offrirà un po’ di ossigeno alle piccole librerie e permetterà di arricchire l’offerta culturale delle biblioteche. Ma le biblioteche sono organizzazioni di collezioni, persone e servizi, tre elementi essenziali, che devono essere compresenti per farle funzionare. Occorrono misure urgenti per tutti i tre elementi e soprattutto sulle persone, sugli operatori professionali, affinché le biblioteche possano davvero ripartire a beneficio della collettività.
Ultima consultazione siti web: 24 giugno 2020.
Si ringrazia Lucia Antonelli (Osservatorio legislativo AIB) per la collaborazione.
1 Ne è nato un repertorio volutamente semplice e non esaustivo, ma che riporta le fonti principali più autorevoli e aggiornate: Covid-19: dove informarsi per saperne di più, a cura di Vittorio Ponzani. 3 giugno 2020, https://www.aib.it/attivita/2020/79884-Covid-19-dove-informarsi-per-saperne-di-piu/. Anche molte biblioteche italiane si sono impegnate nella selezione di fonti informative autorevoli: solo a titolo di esempio si segnala la Biblioteca dell’Istituto superiore di sanità che, insieme ai ricercatori e al servizio Comunicazione, ha svolto ricerche negli archivi di preprint, PubMed e altri database per realizzare una allerta quotidiana per il Presidente dell’ISS in qualità di membro del Comitato tecnico scientifico, la produzione di bollettini di aggiornamento settimanali su Covid-19 diretti agli operatori e la pubblicazione di 8 numeri di COVID Contents, un aggiornamento bibliografico delle pubblicazioni internazionali su Covid-19.
2 D.p.c.m. 4/3/2020, Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, applicabili sull’intero territorio nazionale. G.U. 4/3/2020, n. 55, https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/04/20A01475/sg.
3 AIB, Comunicato su Covid-19 e biblioteche. 6 marzo 2020, https://www.aib.it/attivita/2020/79849-comunicato-covid19-biblioteche/.
4 D.p.c.m. 8/3/2020, Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. G.U. 8/3/2020, n. 59, https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/08/20A01522/sg.
5 D.p.c.m. 9/3/2020, Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, applicabili sull’intero territorio nazionale. G.U. 9/3/2020, n. 62, https://www.gazzettaufficiale.it/atto/stampa/serie_generale/originario.
6 AIB, Nuovo DPCM sull’emergenza da coronavirus e alcune informazioni e considerazioni. 8 marzo 2020, https://www.aib.it/attivita/2020/79857-nuovo-dpcm-sullemergenza-da-coronavirus-e-alcune-informazioni-e-considerazioni/.
7 Covid-19 e tutela della salute in biblioteca: rassegna delle fonti e alcune raccomandazioni sul trattamento dei materiali e la gestione degli ambienti, a cura di Vittorio Ponzani e Rosa Maiello. 18 maggio 2020, https://www.aib.it/attivita/2020/80418-Covid-19-e-tutela-della-salute-in-biblioteca.
8 D.p.c.m. 10/4/2020, Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19, applicabili sull’intero territorio nazionale. G.U. 11/4/2020, n. 97, https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/04/11/20A02179/sg.
9 D.p.c.m. 26/4/2020, Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, applicabili sull’intero territorio nazionale. G.U. 27/4/2020, n. 108, https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/04/27/20A02352/sg.
10 D.p.c.m. 17/5/2020, Disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19. G.U. 17/5/2020, n. 126, https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/05/17/20A02717/sg.
11 Si veda in particolare l’Allegato 17 del d.p.c.m. 17/5/2020, Linee guida per la riapertura delle attività economiche e produttive della Conferenza delle regioni e delle province autonome del 16 maggio 2020, all’ultima scheda tematica Musei, archivi e biblioteche, https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/05/17/20A02717/sg.
12 Disegnare la fase due: progettare la riapertura delle biblioteche pubbliche, a cura della Commissione nazionale biblioteche pubbliche dell’AIB. 12 maggio 2020, https://www.aib.it/attivita/2020/81918-disegnare-la-fase-due-progettare-la-riapertura-delle-biblioteche-pubbliche/.
13 Neeltje van Doremalen [et al.], Aerosol and surface stability of SARS-CoV-2 as compared with SARS-CoV-1, «New England Journal of Medicine», 382 (2020), n. 16, p. 1564-1567, https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2004973, DOI:10.1056/NEJMc2004973. Si veda anche la spiegazione in italiano (e l’infografica) presente sul sito Medical facts del prof. Roberto Burioni: Coronavirus: quanto resiste sulle varie superfici. 16 marzo 2020, https://www.medicalfacts.it/2020/03/16/coronavirus-quanto-resiste-sulle-varie-superfici.
14 Günter Kampf [et al.], Persistence of coronaviruses on inanimate surfaces and their inactivation with biocidal agents, «Journal of Hospital Infection», 104 (2020), n. 3, p. 246-251, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0195670120300463, DOI: 10.1016/j.jhin.2020.01.022.
15 Istituto superiore di sanità, Indicazioni ad interim per la prevenzione e gestione degli ambienti indoor in relazione alla trasmissione dell’infezione da virus SARS-CoV-2. Versione del 25 maggio 2020 (Rapporto ISS Covid-19 n. 5/2020), p. 4, https://tinyurl.com/y98tl9yj.
16 Istituto centrale per la patologia degli archivi e del libro, Linee guida per la gestione delle operazioni di sanificazione e disinfezione degli ambienti di archivi e biblioteche – Misure di contenimento per il rischio di contagio da Coronavirus (Covid-19). 23 aprile 2020, http://www.saf-icpal.beniculturali.it/Covid-19-linee-guida-per-archivi-e-biblioteche.
17 AIB, Osservazioni e richiesta di chiarimento sul documento intitolato Linee guida per la gestione delle operazioni di sanificazione e disinfezione degli ambienti di archivi e biblioteche – Misure di contenimento per il rischio di contagio da Coronavirus (Covid-19). 2 maggio 2020, https://www.aib.it/attivita/comunicati/2020/81502-osservazioni-documento-linee-guida-gestione-operazioni-sanificazione-disinfezione-ambienti-archivi-biblioteche/.
18 Risposta dell’ICPAL alle osservazioni e richieste dell’AIB. 22 maggio 2020, https://www.aib.it/attivita/comunicati/2020/82344-risposta-icpal-osservazioni-aib/.
19 Istituto superiore di sanità, Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza Covid-19: superfici, ambienti interni e abbigliamento. Versione del 15 maggio 2020 (Rapporto ISS Covid-19 n. 25/2020), p. 3, https://tinyurl.com/ycspygkq.
20 Per l’Italia, si vedano le raccomandazioni dell’AIB, Covid-19 e tutela della salute in biblioteca cit.; per l’Europa si veda la rassegna pubblicata nella newsletter di Eblida, Guidelines on access policies, personnel security, social distancing and sanitation of collections. 6 aprile 2020, https://mailchi.mp/75d312f57c24/eblida-newsletter-4155369?e=e072aa3f18#president, cui si aggiungono le raccomandazioni della Deutsche Bibliotheksverband, Associazione delle biblioteche tedesche, e quelle dell’ABF, Associazione dei bibliotecari francesi; per gli USA si veda North East Document Conservation Center, Disinfecting books and other collections. 5 giugno 2020, https://www.nedcc.org/free-resources/preservation-leaflets/3.-emergency-management/3.5-disinfecting-books; una indagine condotta dall’International Federation of Library Associations and Institutions. Più in generale, si vedano i repertori di risorse su Covid-19 e le biblioteche, pubblicati da IFLA, Covid-19 and the global library field. 19 giugno 2020, https://www.ifla.org/Covid-19-and-libraries e dall’American Library Association, Pandemic preparedness: resources for libraries. 11 giugno 2020, http://www.ala.org/tools/atoz/pandemic-preparedness/.
21 Lydia Bourouiba, Turbulent gas clouds and respiratory pathogen emissions: potential implications for reducing transmission of Covid-19, «JAMA», 323 (2020), n. 18, p. 1837-1838, https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2763852, DOI: 10.1001/jama.2020.4756.
22 Istituto superiore di sanità, Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza Covid-19 cit.
23 Cfr. Istituto nazionale assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione. Aprile 2020, https://www.inail.it/cs/internet/docs/alg-pubbl-rimodulazione-contenimento-covid19-sicurezza-lavoro.pdf.
24 Lamberto Bravi, Disinfezione dei libri e igiene bibliotecaria. Gubbio: Tip. Eugubina, 1943; disponibile sul sito della Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio, http://www.sa-lazio.beniculturali.it/getFile.php?id=263.
25 La versione più aggiornata del Protocollo è stata pubblicata nel d.p.c.m. 17/5/2020, in particolare nell’Allegato 12 Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro fra il Governo e le parti sociali.
26 AIB, Esternalizzazioni ai tempi del Coronavirus. 16 marzo 2020, https://www.aib.it/attivita/2020/79988-esternalizzazioni-covid19.
27 Il titolo di questo paragrafo riproduce quello del comunicato AIB: Le biblioteche riaprono? Forse, chissà…. 14 maggio 2020, https://www.aib.it/attivita/2020/82130-biblioteche-riaprono-forse-chissa.
28 Per le prospettive future delle biblioteche pubbliche dopo l’emergenza Covid-19 si veda il documento Disegnare la fase due cit.
29 D.lgs. 22/1/2004, n. 42, Codice dei beni culturali e del paesaggio, art. 114: «1. Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, anche con il concorso delle università, fissano i livelli minimi uniformi di qualità delle attività di valorizzazione su beni di pertinenza pubblica e ne curano l’aggiornamento periodico. 2. I livelli di cui al comma 1 sono adottati con decreto del Ministro previa intesa in sede di Conferenza unificata. 3. I soggetti che, ai sensi dell’articolo 115, hanno la gestione delle attività di valorizzazione sono tenuti ad assicurare il rispetto dei livelli adottati».