Source: http://www.exeo.it/ebook/diffida_adempiere_intimazione_mora_monizione_sinallagmatici_importanza_inadempimento_adempimento_inesatto_termine_proroga_revoca_rinuncia_effetti_risolutori_risoluzione_barchi_ma5
Timestamp: 2017-05-28 02:51:07+00:00
Document Index: 74611376

Matched Legal Cases: ['art 1454', 'art 1455', 'art 1453', 'art 1219', 'art. 1454', 'art. 1454', 'art. 1454', 'art. 1453']

PATRIZIA BARCHI - LA DIFFIDA AD ADEMPIERE
HOMEPubblicazioniMONOGRAFIELA DIFFIDA AD ADEMPIERE
Sciogliersi dal contratto senza ricorrere al giudice
106 in formato A4 (cm 21X29,7), corrispondenti a 180 in formato libro (cm 17X24)
-L’inadempimento definitivo e la possibilità dell’adempimento da parte del diffidato-Diffida ad adempiere ed adempimento inesatto-Diffida ad adempiere e rapporto tra l’esecuzione, la difformità, i vizi dell’opera
978-88-95578-47-7
L’inadempimento definitivo e la possibilità dell’adempimento da parte del diffidatoDiffida ad adempiere ed adempimento inesattoDiffida ad adempiere e rapporto tra l’esecuzione, la difformità, i vizi dell’opera
Il diritto di determinare la risoluzione del contratto per inadempimento si può esercitare in due modi.
Con una domanda giudiziale, la parte adempiente può chiedere al giudice di risolvere il contratto ed eventualmente di condannare l’altra parte a restituire la prestazione ricevuta, salvo sempre il risarcimento dei danni.
In via extragiudiziale (c.d. procedimento monitorio) invece è sempre possibile ottenere la risoluzione attraverso una diffida ad adempiere, cioè un atto scritto con cui si intima all’altra parte di adempiere entro un termine adeguato non inferiore a quindici giorni, con dichiarazione che, trascorso inutilmente il termine, il contratto si intenderà risoluto di diritto. Se manca quest’ultima dichiarazione, la sola intimazione di adempiere costituisce l’altra parte in mora, ma non porta alla risoluzione.
I presupposti fondamentali richiesti dal diritto sostanziale per rendere applicabile il meccanismo della risoluzione stragiudiziale previsto dall’art 1454 c.c. sono due: lo stato di inadempienza – di non scarsa importanza – di un contraente, il diffidato, e la non inadempienza dell’altro contraente, il diffidente. La produzione dell’effetto risolutivo derivante dalla diffida presuppone un grave inadempimento, ovvero di non scarsa importanza, secondo la regola generale enunciata all’art 1455 c.c.
Per gli Autori che ricostruiscono l’effetto risolutivo in una prospettiva sanzionatoria, come reazione all’illegittimo comportamento tenuto dalla controparte, è necessario che l’inadempimento sia imputabile al debitore a titolo di dolo o colpa. Opposta a questa prospettiva si pone la dottrina dominante, che ritiene l’imputabilità confinata al solo profilo del risarcimento dei danni subiti dal cr
La questione è se sia possibile un potere dispositivo in capo al diffidante circa la sorte finale del vincolo contrattuale. La dottrina si pone in antitesi con la tesi giurisprudenziale e quindi osteggia la disponibilità degli effetti in capo all’intimante (malgrado l’indirizzo giurisprudenziale favorevole in tal senso risulti decisamente consolidato).
Il termine “controdiffida” è utilizzato per indicare due atti diversi tra loro. In tal modo viene definita anzitutto una diffida intimata dal diffidato stesso a chi gli aveva già a sua volta comunicato la diffida. Così viene chiamato, però, anche l’atto con il quale il debitore intimato contesta il fondamento o la validità della diffida ricevuta. Si sostiene infatti che, di fronte alla diffida, il debitore si trova in una situazione di soggezione, che tipicamente si contrappone al diritto potestativo, che compete al creditore.
L’intimazione di una diffida ad adempiere e la proposizione di una domanda giudiziale di risoluzione si pongono su piani radicalmente diversi sia dal punto di vista strutturale sia dal punto di vista degli effetti. Con la domanda giudiziale, il creditore manifesta in modo definitivo la scelta di affrancarsi dal vincolo contrattuale.
Il contraente che, invece, opta per la diffida, sollecita l’altra parte ad adempiere entro un termine congruo.
Quando è già maturato un inadempimento “grave” ed attuale, è probabile che il creditore non conceda all’inadempimento alcuna possibilità di recupero del rapporto, optando, allora, per la via giudiziale.
Se si opta per la risoluzione ex art 1453 c.c. il contratto non può più salvarsi. Nella diffida, al contrario, la parte diffidata può adempiere e quindi salvare il contratto.
La diffida sembra coincidere nel suo contenuto con l’intimazione necessaria e sufficiente ai fini della costituzione in mora del debitore (art 1219 c.c.). Presenta in realtà, rispetto a questa, una maggiore complessità, richiedendo infatti, oltre all’intimazione, altri due elementi: la fissazione del termine entro il quale l’adempimento deve avvenire e la monizione al debitore circa le conseguenze giuridiche dell’inadempimento alla diffida.
La monizione introduce nella dinamica dei rapporti contrattuali una possibilità nuova accanto a quella dell’esecuzione del contratto: la sua risolubilità.
La legge stabilisce che il termine non può essere inferiore a quindici giorni; tuttavia codesto termine è stabilito in modo unico per la diffida relativa all’adempimento di qualsiasi prestazione. E’ ovvio che i quindi giorni fissati possono risultare sufficienti per alcuni casi, per altri no.
L'opera fornisce un quadro aggiornato dei risultati raggiunti da dottrina e giurisprudenza in tema di diffida ad adempiere, la quale permette di evitare un oneroso ricorso alla tutela giurisdizionale, con evidente risparmio di risorse sia per l'impresa che per il consumatore. Descrizione
L'opera fornisce un quadro aggiornato dei risultati raggiunti da dottrina e giurisprudenza in tema di diffida ad adempiere. Fondamento di tale tipica forma di risoluzione di diritto è l’esigenza di tutelare l’interesse della parte adempiente a non essere più vincolata da un contratto la cui attuazione sia stata compromessa dal grave inadempimento della controparte. Con quest'opera si intende dunque dimostrare come la diffida ad adempiere permetta di evitare un oneroso ricorso alla tutela giurisdizionale, con evidente risparmio di risorse sia per l'impresa che per il consumatore. Sommario
CAPITOLO I	INTRODUZIONE	1. Profili generali	2. L’istituto della diffida ad adempiere	3. Origine storica della diffida ad adempiere	4. La funzione dell’istituto	CAPITOLO II	IL CAMPO DI APPLICAZIONE DELL’ART. 1454 c.c.	SEZIONE I	LE TIPOLOGIE CONTRATTUALI	1. I contratti sinallagmatici	2. I contratti a titolo gratuito e la donazione	3. I contratti con comunione di scopo e i contratti collegati	SEZIONE II	I PRESUPPOSTI DELLA DIFFIDA AD ADEMPIERE	1. Generalità	2. L’importanza dell’inadempimento	2.1. Il momento e i criteri di accertamento della non scarsa importanza	2.2. L’inadempimento definitivo e la possibilità dell’adempimento da parte del diffidato	2.3. L’adempimento inesatto e il rapporto tra l’esecuzione, la difformità, i vizi dell’opera e la diffida ex art. 1454 c.c.	2.4. Rapporto con la costituzione in mora: il contegno della parte inadempiente	3. Imputabilità e colpevolezza nell’inadempimento	4. La non reciprocità dell’inadempimento	4.1. Valutazione comparativa delle reciproche condotte	CAPITOLO III	L’ATTO DI DIFFIDA	SEZIONE I	LA MANIFESTAZIONE DI VOLONTÀ	1. Natura giuridica dell’atto di diffida	2. Legittimazione attiva e passiva	2.1. Diffida emessa dal rappresentante	SEZIONE II	LA FORMA DELLA DIFFIDA	1. Requisiti formali e pubblicità dell’atto di diffida	2. Il carattere recettizio dell’intimazione	SEZIONE III	IL CONTENUTO DELL’ATTO	1. L’intimazione ad adempiere	2. La monizione	SEZIONE IV	IL TERMINE EX ART. 1454 c.c.	1. Analisi della disposizione di cui all’art. 1454 c.c.	2. Il giudizio sulla congruità del termine assegnato	3
2.1. I criteri di valutazione	2.2. Il dies a quo	3. La mancata indicazione del termine	4. La proroga del termine fissato nella diffida	5. Il difetto dei requisiti	CAPITOLO IV	GLI EFFETTI EX ART. 1454 C.C.	SEZIONE I	LA RISOLUZIONE DI DIRITTO DEL CONTRATTO	1. Il terzo comma dell’art. 1454 c.c.	2. Rapporto tra la risoluzione giudiziale ex art. 1453 c.c. e la risoluzione per diffida	3. Il giudizio di accertamento	4. Il risarcimento del danno a favore della parte adempiente	SEZIONE II	LA POSIZIONE DELL’INTIMANTE	1. La disponibilità degli effetti della diffida da parte dell’intimante	2. Revoca della diffida	3. La rinuncia agli effetti della diffida	SEZIONE III	LA POSIZIONE DEL DESTINATARIO	1. Il rifiuto di adempiere	2. La c.d. contro diffida	CAPITOLO V	CONCLUSIONI	BIBLIOGRAFIA	Autore/i
Laureata in giurisprudenza Chi Siamo