Source: http://www.ateneoweb.com/approfondimenti-fiscali/trasformazioni-eterogenee-la-trasformazione-da-e-in-societa-consortili.html
Timestamp: 2016-12-09 17:24:07+00:00
Document Index: 59576978

Matched Legal Cases: ['art. 2082', 'art. 2602', 'art. 2500', 'art 2615', 'art 2369', 'art. 2545', 'art. 2545']

Lo scorso sabato 1 ottobre 2005 si è svolto in Piacenza un interessante convegno sul tema delle TRASFORMAZIONI ETEROGENEE, organizzato dal Collegio Notarile di Piacenza in collaborazione con l'Ordine Dottori Commercialisti di Piacenza e che ha visto la partecipazione anche di rappresentanti del Registro Imprese e dell'Agenzia Entrate	Relatori e programma
- Disciplina generale delle trasformazioni eterogenee
- L'opposizione dei creditori
Conservatrice dell'Archivio Notarile di Piacenza
- Modalità Esecutive presso il Registro delle Imprese
- Consorzi, società consortili e trasformazione Dott. WALTER MELI
- Società cooperative e trasformazioni Dott. AMEDEO FANTIGROSSI
- Associazioni, Fondazioni e trasformazione
- Aspetti fiscali: imposizione diretta e indiretta
Dall'evento riportiamo la relazione del Dott. Walter Meli, socio dello Studio Meli di Piacenza e collaboratore di AteneoWeb, sul tema
La trasformazione da e in Consorzi e Società Consortili.
La cessazione relativa con cui l'azienda muta la propria forma giuridica rappresenta la trasformazione aziendale ed il legislatore che ha riformato il diritto societario ne ha ampliato la codificazione.
Fino al 2003 la trasformazione aziendale era possibile solo come passaggio da una forma societaria ad un'altra forma societaria mediante interventi:
- di mantenimento (trasformazione nell'ambito delle società di persone oppure trasformazione nell'ambito delle società di capitali);
- di evoluzione (trasformazione da società di persone a società di capitali);
- di regressione (trasformazione da società di capitali a società di persone).
Oggi, il legislatore con la riforma societaria, oltre a disciplinare la trasformazione aziendale nelle ipotesi sopra riferite, conferma ed estende quanto già la prassi avvalorava in tema di trasformazioni eterogenee e della trasformazione da e in cooperativa.
La nuova disciplina dettata dal legislatore in tema di trasformazioni eterogenee (trasformazioni di scopo e di ente) rappresenta l'aspetto più innovativo della riforma societaria. La relazione accompagnatoria al progetto di riforma societaria legittima l'opportunità di "un unico procedimento di trasformazione con un unico passaggio e la conservazione in capo all'ente risultante dei diritti e obblighi dell'ente trasformato; ciò in aderenza a recenti orientamenti, anche giurisprudenziali, che hanno affermato sostanzialmente la trasformazione come strumento generale di risoluzione dei conflitti nelle operazioni di cambiamento della forma giuridica delle imprese.". In sostanza, il legislatore ha ravvisato che la trasformazione potesse rappresentare l'istituto più idoneo per salvaguardare il patrimonio sociale di provenienza e favorire la continuazione dell'attività con un vestito giuridico nuovo distinto dall'organizzazione.
Il consorzio e le società consortili
La definizione di consorzio viene fornita dall'articolo 2602 codice civile al primo comma "Con il contratto di consorzio più imprenditori istituiscono una organizzazione comune per la disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese".
Dalla definizione del legislatore si intuisce che lo scopo primario é quello di regolamentare lo svolgimento di determinate fasi delle imprese aderenti al consorzio mediante una organizzazione comune che controlli l'operato dei consorziati, interpreti gli accordi e giudichi sulle controversie interne.
Si può desumere la natura del consorzio dalla lettura dell'articolo 2608 (Organi preposti al consorzio): "La responsabilità verso i consorziati di coloro che sono preposti al consorzio é regolata dalle norme sul mandato." Infatti, si tratta di un contratto fra imprenditori come previsto dall'articolo 1703 (mandato) col quale una parte si obbliga a compiere uno o più atti giuridici per conto dell'altra.
L'articolo 2615- ter (società consortili) contempla al comma 1 che "Le società previste nei capi III e seguenti del titolo V [1] possono assumere come oggetto sociale gli scopi indicati nell'articolo 2602" da cui discende che i consorzi possano assumere la veste giuridica di società.
Esistenza di un consorzio o di una società consortile: i requisiti
Il requisito soggettivo é fissato dall'articolo 2602: i partecipanti sono imprenditori. Infatti, al consorzio partecipa l'operatore economico che esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi così come indicato dall'art. 2082. E' evidente che la formulazione permette di farvi rientrare gli imprenditori individuali e collettivi, pubblici e privati, commerciali e agricoli.
Il requisito di imprenditore é funzionale allo scopo: svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese attraverso un'organizzazione comune.
Il requisito soggettivo minimale é quindi la qualifica di imprenditore, per cui i soci possono introdurre nello statuto clausole che limitino maggiormente l'ingresso nell'organismo consortile (ad esempio specificando il settore merceologico, il numero dei dipendenti, i limiti dimensionali, l'ubicazione in una delimitata area geografica , ecc..).
La mancanza del requisito soggettivo potrebbe non consentire la trasformazione eterogenea da società di capitali in consorzio o in società consortile ma rientrare in una diversa ipotesi di trasformazione. Potrebbero prospettarsi i seguenti casi:
- dichiarare di volersi trasformare in un consorzio mentre si potrebbe rientrare in un'associazione non riconosciuta, come forma forse più appropriata per perseguire finalità non lucrative;
- dichiarare di volersi trasformare in una società consortile mentre si potrebbe rientrare in una trasformazione omogenea (ad esempio da S.p.A. a S.r.l.).
In pratica si presenta, sempre più spesso, il caso della trasformazione in consorzi o in società consortili da società di capitali aventi tra i soci degli enti pubblici. Infatti gli enti pubblici hanno lo scopo di garantire e promuovere la crescita di imprese del proprio territorio, molte volte nuove e ancora da costituire, assumendo la funzione di provvedere ai servizi di sostegno e di sviluppo che si possono qualificare come fasi delle imprese partecipanti, esistenti o in pectore, in questo aiutati dall'ente pubblico promotore del consorzio. La dottrina ha esteso da tempo in modo pragmatico il requisito soggettivo di imprenditore, comprendendo chi imprenditore lo é già chi sta per diventarlo.
Dal punto di vista puramente letterale dell'art. 2602, l'ente pubblico, in quanto tale, non rientra tra gli imprenditori e quindi in difetto del requisito soggettivo dovrebbe considerarsi nulla la sua partecipazione al consorzio in quanto in contrasto con la causa negoziale. Tuttavia, per effetto di leggi speciali, ma anche di semplici prospettive funzionali, la partecipazione dell'ente pubblico ottimizza e realizza la funzione di sostegno alle imprese che questi organismi consortili si prefiggono di raggiungere. La partecipazione di enti territoriali, non imprenditori, é giustificata dal perseguimento di interessi generali mediati dalla realizzazione delle finalità consortili: in questo caso sarà opportuno istituire una distinta categoria di soci con l'unica funzione di sostegno e sviluppo senza che si avvalgano delle prestazioni mutualistiche.
Inoltre, dalla lettura dell'articolo 2602 discende che non é possibile costituire enti consortili unipersonali e quindi non é consentita la trasformazione di società con unico socio in consorzio o società consortile. Infatti, l'articolo 2602 contempla la presenza di "più imprenditori". Naturalmente, in presenza di società con unico socio da trasformare in organismo consortile, si potrà porre rimedio ricostituendo la pluralità dei soci (ovviamente imprenditori), prima di procedere alla trasformazione.
Nel procedere alla trasformazione di una società di capitali in un consorzio o in una società consortile sarà praticamente impossibile mantenere lo stesso oggetto sociale. L'intento mutualistico dell'organismo consortile difficilmente consentirà di mantenere la stessa descrizione dell'attività indicata nell'oggetto a suo tempo modellato per le esigenze funzionali della società di capitali da trasformare, e ciò indipendentemente dalla capacità di produrre utile. L'oggetto dell'organismo consortile dovrà contemplare in modo evidente o almeno implicito che l'organizzazione comune serve per disciplinare e favorire le attività delle imprese partecipanti, le quali manterranno la loro indipendenza ed autonomia giuridico-economica.
Senza voler rincorrere le clausole che privatisticamente i partecipanti vogliono introdurre nella trasformazione, ci limitiamo a ricercare il rispetto dei requisiti minimi e nel consorzio e nella società consortile. Ricordiamo che le società consortili seguono le regole delle società e pertanto prima di procedere alla trasformazione dovremo preoccuparci dell'esistenza dei requisiti specifici del tipo di società prescelto. In sostanza ci dovremo porre anche gli stessi problemi della trasformazione omogenea di società di capitali.
Altro requisito di cui tener conto é la durata, che ai sensi dell'articolo 2604 é prevista in dieci anni in mancanza di determinazione. Con la riforma societaria le società di capitali possono avere durata indeterminata, salvo il diritto di recesso da parte del socio, come previsto dagli articoli 2328 n. 13 (per le S.p.A) e 2473 (per le S.r.l.) per cui, nel caso di trasformazione di società lucrativa con durata indeterminata in società consortile, si eviterà l'intervento suppletivo di cui all'articolo 2604 indicando la durata anche superiore ai dieci anni.
A dire il vero la dottrina si é posta il problema se a seguito di trasformazione di una società lucrativa a tempo indeterminato in una società consortile, quest'ultima possa avere durata indeterminata, facendo prevalere la disciplina societaria rispetto a quella consortile. In ogni modo la dottrina prevalente ritiene che non si possa prevaricare il disposto dell'articolo 2604.
Altro aspetto di particolare rilevanza di cui tener conto é la determinazione delle quote. Le quote trovano particolare richiamo negli articoli:
- 2609 comma 1 (recesso ed esclusione) "Nei casi di recesso e di esclusione previsti dal contratto, la quota di partecipazione del consorziato receduto o escluso si accresce proporzionalmente a quelle degli altri."
- 2615 secondo comma ultima periodo (ripartizione del rischio di insolvenza) "In caso d'insolvenza nei rapporti tra i consorziati il debito dell'insolvente si ripartisce tra tutti in proporzione delle quote."
La quota rappresenta la porzione di partecipazione al fondo consortile e come tale misura il rapporto di proprietà derivante dalla situazione patrimoniale ed esprime il peso del voto, se previsto esplicitamente, in quanto in assenza di previsioni é legittimato il voto per testa.
Con la trasformazione, il socio manterrà inalterato il proprio rapporto di proprietà preesistente sul fondo consortile come conseguenza della continuità dei rapporti giuridici sanciti dall'articolo 2498. Può invece variare la quota di contingentamento, che in base alla realtà consortile é differenziata sulle esigenze manifestate da ogni impresa partecipante. In pratica, dalla trasformazione, tenuto immutato il rapporto di proprietà del fondo consortile, i soci potranno stabilire quote di contingentamento diverse. E' evidente che se tale deliberazione avvenisse a maggioranza, il socio dissenziente potrà esercitare il diritto di recesso.
Il consorzio e i nuovi articoli 2500-septies e 2500-octies
Nel codice civile non si trova un significato sempre omogeneo del termine consorzio: enti o organismi distanti fra loro e a stento riconducibili a unità finiscono spesso per essere chiamati consorzi.
Oggi il nostro interesse é rivolto alla trasformazione e quindi ci limitiamo ai soggetti consortili indicati negli articoli 2500-septies e 2500-octies che si trasformano seguendo la disciplina della trasformazione eterogenea. I consorzi sono quindi quelli di cui all'articolo 2602, istituiti per la disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi dell' impresa.
La collocazione della trasformazione degli organismi consortili, comprese le società consortili, nel libro V del codice civile fa pensare ad un istituto plasmato in una logica d'impresa con norme da applicare esclusivamente agli enti di cui agli articoli 2602 (consorzi) e 2615-ter (società consortili).
La trasformazione eterogenea in o da società di capitali lucrativa riguarderà sia consorzi con attività interna (a scopo anticoncorrenziale) sia consorzi con attività esterna anche in base alla genericità derivante dalla definizione dell'articolo 2602.
Tuttavia la trasformazione eterogenea si realizzerà anche in presenza di altri modelli consortili derivanti da leggi speciali o da prassi negoziale. In questi casi il ricorso alla trasformazione eterogenea deve essere preceduto da un processo di qualificazione della natura dell'ente da trasformare.
Giurisprudenza e dottrina nell'analizzare soggetti denominati genericamente consorzi hanno rilevato un'anima tipica delle associazioni non riconosciute. Bisogna però ammettere che la trasformazione di associazioni non riconosciute differisce dalla trasformazione di consorzi intesa nell'accezione specifica. Pertanto prima di procedere alla trasformazione di un organismo denominato consortile, al di là del nome attribuito, occorre approfondire nel merito la vera natura dell'ente allo scopo di applicare correttamente le disposizioni normative più idonee e specificamente per quanto concerne la trasformazione eterogenea.
Solamente dopo aver accertato la natura dell'ente da trasformare si passerà all'azione applicando la disciplina di cui all'art. 2500-septies e 2500-octies anche ai complessi consortili contemplati da leggi speciali ogni volta che l'oggetto concerne lo svolgimento di fasi dell'attività delle imprese degli imprenditori partecipanti, con gli eventuali limiti e divieti imposti dalle leggi speciali.
Trasformazione da società di capitali
Il primo comma dell'articolo 2500-septies del codice civile sancisce la possibilità di trasformazione di società per azioni (S.p.A.), società in accomandita per azioni (S.a.p.a.) e società a responsabilità limitata (S.r.l.) in consorzi, società consortili, società cooperative, comunioni d'azienda, associazioni non riconosciute e fondazioni.
Il Legislatore con il nuovo articolo 2500-septies ha rimosso ogni dubbio sull'ammissibilità della trasformazione eterogenea regressiva ed ha così ratificato la posizione favorevole della dottrina in merito.
Prima della riforma societaria, non era ammessa la mutazione di scopo o ente argomentando che vi era inconciliabilità tra lo scopo lucrativo e quello associativo o consortile: l'istituto della trasformazione diveniva inaccessibile se veniva meno la concordanza di scopo.
Al fine di costruire una metodologia operativa concernente la trasformazione di una società di capitali in consorzio o in società consortile dobbiamo procedere progressivamente nell'analisi delle norme:
Tralasciamo, in questa esposizione, la fase 1 concernente le norme comuni e ci occupiamo, per le qualità specifiche degli enti implicati, delle fasi 2 e 3.
- la compatibilità della struttura organizzativa di partenza con quella di arrivo;
- la sussistenza delle peculiarità richieste per l'ente derivante dalla trasformazione e rispetto dei requisiti essenziali dettati dall'articolo 2500.
L'articolo 2500-septies contempla esplicitamente la trasformazione eterogenea da società di capitali in consorzi e in società consortili e di conseguenza la tutela dei creditori é regolata dall'articolo 2500-novies. La trasformazione ha effetto dopo sessanta giorni dall'ultimo degli adempimenti pubblicitari previsti dall'articolo 2500, salvo che consti il consenso dei creditori o il pagamento dei creditori che non hanno dato il consenso.
Qualora la trasformazione conduca ad una società consortile, la tutela del ceto creditorio si concretizza, a ben vedere, in una vera e propria sovrastruttura e, pertanto, il rimedio dell'opposizione previsto dall'articolo 2500-novies può sembrare eccessivo. Infatti:
- la società consortile costituita anch'essa con la forma giuridica di società di capitali richiama alla mente più una trasformazione omogenea fra società di capitali (di mantenimento) anziché una trasformazione eterogenea;
- la società consortile costituita con la forma giuridica di società di persone richiama la trasformazione omogenea regressiva che nel caso di specie trova applicazione a seguito del rimando all'articolo 2500-sexies da parte del secondo comma dell'articolo 2500-septies e più in generale con l'articolo 2615-ter. I creditori sociali trovano così tutela oltre che nel patrimonio sociale nella responsabilità illimitata dei soci.
Tuttavia le riflessioni appena riferite si infrangono contro il muro invalicabile del diritto positivo e, pragmaticamente, ogni caso di trasformazione eterogenea tipizzata normativamente, compresa quindi quella in società consortile, é da ritenersi assoggettata al disposto dell'articolo 2500-novies.
Il terzo comma dell'articolo 2500-septies del codice civile fissa:
- il quorum necessario per l'assunzione della delibera, voto favorevole dei due terzi (2/3) dei voti degli aventi diritto;
- il necessario consenso dei soci che assumono la responsabilità illimitata.
La trasformazione eterogenea da società di capitali richiede pertanto che la delibera sia approvata :
- con il voto favorevole dei 2/3 dei soci aventi diritto. Si tratta pertanto della maggioranza qualificata da raggiungere con il voto favorevole dei 2/3 delle teste e che i tra i voti favorevoli si annoverino anche quelli di coloro che dovranno assumere la qualifica di socio responsabile illimitatamente;
- con la maggioranza prevista dalla legge o dallo statuto per quote di partecipazione, che andrà aggiunta e non sostituita alla maggioranza per teste (con richiamo all'articolo 2500-sexies in quanto compatibile).
Tale accorgimento evita la situazione kafkiana, ma non improbabile nella realtà, che una società di capitale, partecipata da tre soci di cui uno al 90% e gli altri due al 5% ciascuno, deliberi la trasformazione eterogenea senza tener conto della volontà del socio che detiene il 90% del capitale, qualora quest'ultimo si trovasse anche nella situazione di non potersi opporre, in quanto la trasformazione non lo portasse ad assumere una responsabilità illimitata.
Come si vede si può rilevare l'analogia con la trasformazione regressiva di cui all'articolo 2500-sexies, in quanto il terzo comma dell'articolo 2500-septies ne richiama l'applicazione.
- gli amministratori, l'obbligo di predisporre una relazione che illustri le motivazioni e gli effetti della trasformazione. Copia della relazione deve restare depositata presso la sede sociale durante i trenta giorni che precedono l'assemblea convocata per deliberare la trasformazione;
- i soci, il diritto all'assegnazione di una partecipazione proporzionale al valore della sua quota o delle sue azioni;
- i soci che con la trasformazione assumono responsabilità illimitata, di rispondere illimitatamente anche per le obbligazioni sociali sorte anteriormente alla trasformazione.
La trasformazione della società di capitale in consorzio comporta l'estinzione della società e la costituzione di un contratto di mandato in cui un'organizzazione comune é identificata come centro di regolazione e amministrazione per lo svolgimento di determinate fasi dell'impresa
Ulteriori approfondimenti in merito al consenso dei soci nell'organismo consortile
Si vuole esaminare la posizione che assumeranno i soci nella società derivante dalla trasformazione ed in particolare nel nuovo impianto organizzativo.
La lettura dell'articolo 2615 (Responsabilità verso terzi) lascia diverse perplessità. Il primo comma prevede che: "Per le obbligazioni assunte in nome del consorzio dalle persone che ne hanno la rappresentanza, i terzi possono far valere i loro diritti esclusivamente sul fondo consortile." Il secondo comma prevede invece che: "Per le obbligazioni assunte dagli organi del consorzio per conto dei singoli consorziati rispondono questi ultimi solidalmente col fondo consortile. In caso d'insolvenza nei rapporti tra i consorziati il debito dell'insolvente si ripartisce tra tutti in proporzione delle quote."
La lettura del comma 2 dell'articolo 2615 fa pensare che, a seguito della trasformazione, si possa generare una posizione di illimitata responsabilità del socio per le obbligazioni assunte dal consorzio verso terzi e quindi estesa a tutti i debiti contratti nell'esercizio dell'attività consortile.
Le perplessità manifestate ci inducono a ricercare il punto fermo nel terzo comma dell'articolo 2500-septies come soluzione pragmatica: il consenso dei soci che assumono responsabilità illimitata.
Il consenso individuale alla trasformazione si ritiene necessario in tutti i casi in cui la posizione soggettiva del socio peggiori attraverso il nuovo rischio aggiunto di aggressione del proprio patrimonio personale da parte dei creditori sociali. Infatti dottrina autorevole assimila la responsabilità illimitata ad una fideiussione che provoca di fatto una dilatazione del conferimento.
Nel caso in cui il consorzio, o la società consortile di capitali, risultato della trasformazione adotti uno statuto che obblighi i soci a contributi in denaro, la delibera assembleare di trasformazione necessiterà del consenso del socio?
I contributi previsti per i consorzi all'articolo 2603 al n. 3 e per le società consortili al secondo comma dell'articolo 2615-ter, non rientrano nella categoria dei conferimenti bensì tra i versamenti previsti dallo statuto per garantire il pagamento dei costi di gestione. I contributi delle organizzazioni consortili costituiscono una deroga al principio generale che limita l'impegno dei soci ai soli conferimenti del contratto sociale.
I contributi rappresentano un obbligo meramente interno che, secondo parte della dottrina, non alterano il modello societario in tema di limitazione della responsabilità. Tuttavia pare che tutta la dottrina sia concorde nel ritenere che l'introduzione del nuovo obbligo a contribuire necessiti del consenso unanime dei soci, in quanto muterebbe la condizione soggettiva dei partecipanti. In questo caso, si può considerare sufficiente una decisione a maggioranza in quanto il socio può avvalersi dello strumento generale di salvaguardia consistente nell'esercizio del diritto di recesso. Infatti, i soci dissenzienti possono esercitare il diritto di recesso ai sensi dell'articolo 2473 o dell'articolo 2437 a seconda che sia coinvolta una società a responsabilità limitata o una società per azioni.
Il primo comma dell'articolo 2500-octies del codice civile sancisce la possibilità di trasformazione, tra l'altro, di consorzi e società consortili in società per azioni (S.p.A.), società in accomandita per azioni (S.a.p.a.) e società a responsabilità limitata (S.r.l.). Non é prevista la trasformazione in società di persone.
Ai sensi del secondo comma dell'articolo 2500-octies del codice civile:
- i consorzi possono assumere la delibera di trasformazione in società di capitali con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei consorziati;
- le società consortili deliberano con la maggioranza richiesta dalla legge o dall'atto costitutivo per lo scioglimento anticipato.
In merito all'opposizione dei creditori si ritiene applicabile l'articolo 2500-novies ma dovrebbe essere possibile, per i soci, ottenere la liberazione seguendo la regola enunciata dal secondo comma dell'articolo 2500-quinquies.
La responsabilità solidale di cui alla parte finale del secondo comma dell'articolo 2615 dovrebbe venir meno. Come si diceva in precedenza, la maggioranza della dottrina reputa che la responsabilità solidale abbia conseguenze solo interne al fine di conservare il fondo di dotazione quando i soci fossero tenuti, ex prima parte del secondo comma dell'articolo 2615, ad adempiere in luogo di altri soci insolventi in quanto esaurita la consistenza del fondo consortile. Avvenuta la trasformazione in società di capitale la ricostituzione del capitale per perdite avverrà, in modo analogo, applicando gli articoli 2446 e 2447.
Da società consortili
Le società consortili adottano la struttura delle società e pertanto le problematiche inerenti la loro trasformazione possono farsi rientrare tra quelle tipiche della trasformazione omogenea. In tema di quorum deliberativi l'articolo 2500-octies al secondo comma precisa che la deliberazione di trasformazione deve essere assunta nelle società consortili con la maggioranza richiesta dalla legge o dall'atto costitutivo per lo scioglimento anticipato. Ogni tipo di società utilizzabile a fini consortili ex art 2615-ter é soggetta, in caso di scioglimento anticipato, alle stesse maggioranze solitamente richieste per modificare l'atto costitutivo o lo statuto. In caso di assemblea straordinaria in seconda convocazione di società per azioni, il comma 5 dell'art 2369 richiede il voto favorevole di tanti soci che rappresentino più di un terzo del capitale sociale.
Con la massima numero 20 del 18 marzo 2004, la commissione società del consiglio notarile di Milano, in tema di trasformazione eterogenea, ritiene che:
- alla trasformazione di un ente diverso da società di capitali in società di capitali si applica il secondo comma dell'articolo 2500 ter c.c. con conseguente relazione di stima redatta ai sensi dell'articolo 2343 c.c. (nel caso in cui venga assunta la forma della s.p.a. o della s.a.p.a.) ovvero dell'articolo 2465 c.c. (nel caso in cui venga assunta la forma della s.r.l.).
- per la trasformazione eterogenea da o in società di persone non vi sia l'obbligo di perizia.
La perizia di trasformazione, qualora dovuta, dovrà quindi determinare il capitale della società risultante dalla trasformazione sulla base dei valori attuali degli elementi dell'attivo e del passivo.
Le società cooperative, i consorzi e le società consortili
La trasformazione da e verso società cooperative di consorzi e società consortili merita certamente un cenno anche se breve.
Trasformazione di società cooperativa in consorzio
L'articolo 2545-decies comma 1 prevede che le società cooperative diverse da quelle a mutualità prevalente possano deliberare la trasformazione in consorzio. Poiché l'articolo in esame richiama le società del titolo V pare possibile la sola trasformazione in società consortile.
- di almeno la metà dei soci in presenza di oltre cinquanta soci (art. 2545-decies comma 1);
- dei due terzi dei votanti se , in presenza di più di diecimila soci e con previsione statutaria, sono presenti personalmente o per delega almeno il venti per cento dei soci(art. 2545-decies comma 2).
Trasformazione di consorzio in società cooperativa
Il consorzio può trasformarsi in cooperativa?
- l'istituto della trasformazione non é più prerogativa delle società commerciali;
- gli scopi dei consorzi trovano senz'altro più parentela con quelli mutualistici delle cooperative che con quelli lucrativi delle società commerciali, eppure la legge prevede espressamente solo la trasformazione da società commerciali del titolo V in consorzi e viceversa.
Il consorzio dovrebbe trasformarsi prima in società di capitali come dettato dall'articolo 2500-septies e subito dopo in società cooperativa sempre secondo il disposto dell'articolo 2500-septies? Il caso appare comunque più teorico che pratico.
In caso di società consortile la trasformazione dovrebbe presentarsi più agevole e rientrare pienamente nel disposti dell'articolo 2500-septies primo comma.
Si tratta delle società in nome collettivo (capo III), delle società in accomandita semplice (capo IV), delle società per azioni (capo V), delle società in accomandita per azioni (capo VI), delle società a responsabilità limitata (capo VII).
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