Source: http://www.replegal.it/it/restructuring-insolvency2/itemlist/tag/fallimento
Timestamp: 2019-03-20 17:13:37+00:00
Document Index: 116998702

Matched Legal Cases: ['art. 161', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 147', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 118']

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La Suprema Corte, con ordinanza n. 12017 del 16.5.2018, ha definitivamente confermato l’orientamento secondo il quale i crediti sorti in funzione di una procedura concorsuale (nella fattispecie, per la redazione della relazione ex art. 161, c. 3 L.F.) sono riconosciuti in prededuzione proprio per la loro intrinseca strumentalità alla procedura, a tal fine non rilevando in alcun modo la concreta utilità che ne possa derivare per la massa dei creditori.
La Cassazione, con l’ordinanza n. 9290 del 16.4.2018, ha affermato che la sola proposizione della domanda di concordato preventivo, anche se non ammesso, costituisce elemento sufficiente per consentire che, in caso di successivo fallimento, sia ipotizzabile la consecuzione tra procedure, con la specificazione che occorre sempre tenere in considerazione la continuità dello stato di crisi patrimoniale e l’effettiva consistenza della finestra temporale tra le due procedure, cosicché se questa risulta eccessivamente ampia, non potrà riscontrarsi la predetta consecuzione sostanziale.
Startup innovative: il Tribunale può verificare l’effettiva sussistenza dei requisiti
Il socio di società di persone non fallita può accedere alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento
Il Tribunale di Prato, con la sentenza del 16 novembre 2016, ha stabilito che è consentito al socio illimitatamente responsabile di una società di persone non fallita ricorrere alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento (nel caso di specie mediante la liquidazione dei beni ai sensi dell’art. 14 – ter della L. 27 gennaio 2012, n. 3), non integrando la fallibilità del socio per estensione ai sensi dell’art. 147 L.F. un’ipotesi preclusiva di accesso alla procedura, essendo comunque consentito al curatore in tale eventualità acquisire l’attivo nel frattempo conservato a tutela dei creditori.
Spetta ai creditori sociali dimostrare la “non coincidenza” tra sede legale ed effettivo centro di interessi della società
La Corte di Cassazione a sezioni unite, con la sentenza 26 maggio 2016 n. 10925, ha stabilito che, in caso di trasferimento della sede legale all’estero, è onere dei creditori che hanno presentato istanza di fallimento provare i fatti idonei a vincere la presunzione di coincidenza tra sede statutaria ed effettivo centro di interessi della società, non essendo possibile attribuire alla medesima l’onere di provare il reale trasferimento della sede sociale.
La chiusura della procedura fallimentare in presenza di cause pendenti
Il Tribunale di Bergamo, con sentenza del 14 gennaio 2016, ha stabilito, ai sensi del novellato art. 118, comma 1, n. 3 L.F., che la pendenza di cause attive, il cui esito favorevole comporti l’acquisizione di ulteriori risorse monetarie, non preclude la chiusura del Fallimento e autorizza il curatore a non cancellare la società dal Registro delle Imprese e a mantenere aperti il conto corrente e la partita IVA intestati alla procedura.