Source: https://www.neldiritto.it/appdottrina.asp?id=8218&id=8218
Timestamp: 2020-06-03 06:15:56+00:00
Document Index: 15854412

Matched Legal Cases: ['art. 2059', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 366', 'Cass. Sez. ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 14', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 2059', 'art. 185', 'art. 32', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2']

| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | MERCOLEDÌ 3 GIUGNO AGGIORNATO ALLE 8:15
la Suprema corte fa il punto sul fondamento normativo prima del Codice del Turismo
Si anticipa un estratto dell’Approfondimento di diritto Civile che sarà inserito nel fascicolo di prossima uscita della Rivista cartacea NelDiritto
L’Autrice, partendo dall’analisi del concetto di vacanza rovinata, alla luce delle indicazioni offerte dal Codice del Turismo (non applicabile, ratione temporis, al caso esaminato dalla Suprema Corte), ripercorre le tradizionali questioni che, in dottrina e in giurisprudenza, sono state scandagliate con riferimento alla più ampia tematica del danno non patrimoniale.
L’analisi si sofferma sui presupposti per la risarcibilità del danno ex art. 2059 c.c. e, in particolare, sulla necessità della gravità della lesione dell'interesse e del superamento di una soglia minima di tollerabilità che, come evidenziato più di recente dalla Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, trova fondamento nella sempre più accentuata valorizzazione della regola di correttezza e buona fede oggettiva, cioè della reciproca lealtà di condotta, che, secondo gli orientamenti attuali di dottrina e giurisprudenza, accompagna il contratto in ogni sua fase; regola specificativa - nel contesto del rapporto obbligatorio tra soggetti determinati - degli inderogabili doveri di solidarietà, di cui all'art. 2 Cost., e la cui violazione può essere indice rivelatore dell'abuso del diritto, nella elaborazione teorica e giurisprudenziale.
Vengono, infine, analizzate le questioni squisitamente processuali attiennti al profilo della quantificazione del danno e dell’allegazione e dell’onere della prova del medesimo.
Corte di Cassazione, sez. III, sentenza 11 maggio 2012, n. 7256
Pres. Spirito - Est.Carluccio
1. Già prima dell’entrata in vigore del Codice del Turismo (d. Lgs. 23 maggio 2011, n. 79), in caso di inadempimento del contratto avente ad oggetto pacchetti turistici, il danno non patrimoniale da vacanza rovinata, ossia il pregiudizio conseguente alla lesione dell'interesse del turista di godere pienamente del viaggio organizzato come occasione di piacere e di riposo, era risarcibile in virtù del combinato disposto degli artt. 2059 c.c. ed artt. 2 e 32 Cost..
2. La richiesta di risarcimento di danni non patrimoniali per disagi e fastidi da qualificarsi minimi, avuto presente la causa in concreto del contratto, contrasta con i principi di correttezza e buona fede e di contemperamento dei contrapposti interessi contrattualmente pattuiti, e costituisce un abuso, in danno del debitore, della tutela accordata al consumatore/creditore. In mancanza di delimitazioni normative, spetta al giudice del merito - salvo il controllo di legittimità in ordine alla logicità della motivazione - individuare il superamento o meno di tale soglia, avuto riguardo alla causa in concreto – costituita, nel caso di contratti aventi ad oggetto “pacchetti turistici”, dalla "finalità turistica", che qualifica il contratto, determinando l'essenzialità di tutte le attività e dei servizi strumentali alla realizzazione del preminente scopo vacanziero - emergente dal complessivo assetto contrattuale e considerando l'autonoma valutabilità dell'interesse allo svago e riposo rispetto al danno patrimoniale subito, atteso che il primo, in base al peso della prestazione contrattuale non adempiuta, può ben superare il secondo e non può appiattirsi su questo (nella specie, si trattava di un viaggio di nozze, considerato dalla Suprema Corte quale vicenda irripetibile).
2.1.1. Entrambi i motivi sono inammissibili per difetto di autosufficienza, non essendo riprodotti nel ricorso i contenuti dei documenti richiamati e sui quali si fondano le censure. Documenti, che non sono neanche indicati (se si esclude il riferimento alla produzione nel fascicolo della (OMISSIS) del catalogo viaggi a pag. 15), ai sensi dell'art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, novellato dal D.Lgs. n. 40 del 2006. (Cass. Sez. Un. 25 marzo 2010, n. 7161).
2.2. Con il primo profilo del terzo motivo del ricorso principale, si deducono tutti i vizi motivazionali (art. 360 c.p.c., n. 5) in riferimento alla parte della sentenza che ha detratto Euro 51 dal danno patrimoniale, rispetto al soggiorno a (OMISSIS). Nella esplicazione si argomenta nel senso della ultra petizione, non essendo stato contestato tale soggiorno dalla (OMISSIS), e nel senso dell'omessa valutazione della documentazione prodotta dai ricorrenti in primo grado.
Ma, ognuna di queste ipotesi non è riconducibile all'art. 360 c.p.c., n. 5, perché questo attiene alla ricostruzione della c.d. quaestio facti e perché la Corte di cassazione è giudice del fatto processuale nella sua interezza e non con le limitazioni indicate nell'art. 360 c.p.c., n. 5, (in motivazione, Cass. 23 febbraio 2009 n. 4329).
2.3. Il primo motivo del ricorso incidentale, con il quale si deduce violazione del D.Lgs. 17 marzo 1995, n. 111, art. 14, della L. 27 dicembre 1977, n. 1084, art. 18, comma 2, oltre che erroneità della motivazione, censura la sentenza nella parte in cui ha condannato in solido la (OMISSIS) per il pernottamento aggiuntivo a Los Angeles (pari a Euro 90), deducendo l'esclusiva responsabilità dell'agenzia di viaggi (OMISSIS) per il volo intercontinentale con tappa a Los Angeles, che aveva dovuto prolungarsi di un giorno a causa dell'errore nell'indicazione della data di rientro.
Secondo la controricorrente incidentale, stante l'applicabilità della normativa suddetta, con conseguente responsabilità separata di organizzatore e venditore, la responsabilità sarebbe unicamente attribuibile alla (OMISSIS), avendo la (OMISSIS) venduto solo i servizi a terra, come risulterebbe: dalla documentazione allegata dai ricorrenti dinanzi al giudice di pace; dalla testimonianza di una ex dipendente della (OMISSIS).
a) Perché il danno non patrimoniale da vacanza rovinata non rientra nella tutela assicurata dall'art. 2059 c.c., come interpretato dalla giurisprudenza di legittimità, la quale, escluse le sottocategorie enucleate dalla dottrina e dalla giurisprudenza, ne ha riconosciuto la risarcibilità, oltre che ai sensi dell'art. 185 c.p., solo in presenza di interessi inerenti la persona, costituzionalmente tutelati o normativamente garantiti. Mentre, l'interesse a un viaggio di piacere, anche quando è viaggio di nozze, non può ricondursi all'art. 32 Cost., né all'art. 2 Cost., anche considerando che la sentenza delle Sez. Un. n. 26972 del 2008 ha escluso la risarcibilità di pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie e la possibilità di invocare diritti immaginari quali la qualità della vita, lo stato di benessere, la serenità; nonché considerando il rilievo dato dalla stessa giurisprudenza alla gravità dell'offesa, anche in riferimento a diritti costituzionali.
b) Perché, sempre alla luce della suddetta giurisprudenza, il danno deve essere allegato e provato, anche nel caso si faccia ricorso alla prova presuntiva; mentre, nella specie, il danno è stato ritenuto in re ipsa, mancando qualunque prova sull'incidenza dell'inadempimento sulla sfera esistenziale e biologica.
c) Perché, liquidando Euro 500,00 a fronte di un danno patrimoniale pari a Euro 197, non ha applicato la prassi di quantificare il danno non patrimoniale in misura non inferiore a 1/4, e non superiore a 1/2 del danno patrimoniale.
3.2.2. Questione collegata - emergente dal richiamo, nel motivo di ricorso, alla gravità dell'offesa e alla esclusione della risarcibilità di diritti immaginari in riferimento ai diritti inviolabili della persona, secondo la richiamata decisione delle Sez. Un., n. 26972 del 2008 - sul presupposto che, in ipotesi di inadempimento integrante la risoluzione del contratto la gravità della lesione è implicita, è se, nel caso di inesatta esecuzione del contratto, la lesione dell'interesse alla vacanza contrattualmente pattuita, che trova riconoscimento nella disciplina normativa del pacchetto turistico, posta a tutela del consumatore, debba o meno avere il carattere della gravità, nel senso che l'offesa di tale interesse, per essere risarcibile, debba superare una soglia minima di tollerabilità. In linea di principio, a stretto rigore normativo, la risposta non può non essere negativa. Limiti non emergono né dalla lettera normativa, né dall'interpretazione fornitane dalla Cotte di Giustizia. Tuttavia, ritiene il Collegio, che limiti discendano, anche in questo caso, sia pure con caratterizzazione diversa, sempre dall'art. 2 Cost..
Danno non patrimoniale da vacanza rovinata:
1.- Danno da vacanza rovinata. 2.- Novità del Codice del Turismo (d. Lgs. 23 maggio 2011, n. 79). 3.- Questione problematica. 4.- Indicazioni della giurisprudenza di legittimità … 4.1.- … e della Corte di Giustizia Europea. 5.- Limiti alla risarcibilità del danno non patrimoniale. 5.1.- Diritti inviolabili della persona (dovere di solidarietà di cui all’art. 2 Cost.). 6.- Correttezza e buona fede oggettiva e il superamento della soglia minima di tollerabilità. 7.- Determinazione del danno. 7.1.- Allegazione e prova del danno.
1.- Danno da vacanza rovinata.
Il “danno da vacanza rovinata” è il pregiudizio risentito dal turista per non avere potuto godere pienamente del viaggio organizzato[1].
La vacanza costituisce occasione di riposo (successivo ad un periodo di lavoro o di studio) o di svago culturale; talvolta può coincidere con un momento importante della propria vita (si pensi al viaggio di nozze).
Il danno è la lesione dell’interesse a godere pienamente del viaggio come occasione di piacere senza essere costretto a soffrire il disagio psicofisico che talora si accompagna alla mancata realizzazione, in tutto o in parte, del programma previsto.
Come evidenziato dalla dottrina[2], le cause possono essere le più svariate: ritardi eccessivi nelle partenze degli aerei; mancate partenze, dovute all’overbooking o alla cancellazione del volo; mancanza dei servizi essenziali negli alloggi (acqua, corrente elettrica, ecc.); mancanza dei servizi “promessi in contratto”; difformità tra i luoghi di soggiorno rispetto a quelli rappresentati nei depliant; insoddisfacente sistemazione alberghiera; inesistenza della stessa struttura turistica (non sono mancati casi di turisti giunti in villaggi-vacanze ancora in costruzione); disservizi riconducibili alla negligenza dell’organizzatore del viaggio e quindi da quest’ultimo evitabili.
[1] Per un maggior approfondimento v. GRAZIUSO, Il danno da vacanza rovinata tra vecchi orientamenti e nuove prospettive, in Resp. civ. e prev. 2010, 6, 1316; MORANDI, Il danno da vacanza rovinata, in Il danno esistenziale. Una nuova categoria della responsabilità civile, P. Cendon-P. Ziviz (a cura di), Milano, 2000, 638.
[2] de GIOIA-SPIRITO, Mai più vacanze rovinate, Forlì, 2011, 53 e ss.