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Timestamp: 2019-04-20 17:01:58+00:00
Document Index: 78824039

Matched Legal Cases: ['art. 35', 'art. 32', 'art. 9', 'art. 32', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Con il provvedimento n. 83 del 9 aprile 2019 il Garante privacy offre preziosi spunti e raccomandazioni da tenere in debita considerazione per lo svolgimento della “Privacy Impact Assessment” (c.d. “PIA”, cfr. art. 35 GDPR) e per l’adozione di misure di sicurezza tecniche e organizzative idonee a garantire la protezione dei dati personali (cfr. art. 32 GDPR).
Nel caso di specie l’Autorità, chiamata a pronunciarsi in merito all’adeguatezza dei sistemi informatici riferiti alla piattaforma Rousseau e ad altri siti connessi al “Movimento 5 Stelle”, ha prescritto l’adozione di misure necessarie e opportune al fine di rendere i trattamenti dei dati personali degli utenti di tali siti web conformi ai principi della disciplina in materia di protezione dei dati personali, a tal fine ingiungendo all’”Associazione Rousseau” “quale responsabile del trattamento e in tale qualità trasgressore, il pagamento entro 180 giorni dalla data di ricezione del presente provvedimento, di euro 50.000 a titolo di sanzione per la violazione di cui al combinato disposto degli artt. 32 e 83, paragrafo 4, lettera a) del Regolamento”.
L’Autorità, in particolare, ha ritenuto che, malgrado un sostanziale innalzamento dei livelli di sicurezza inizialmente previsti nell’ambito dei siti web oggetto del provvedimento n. 548 del 21 dicembre 2017, il trattamento di specie fosse comunque posto in essere in violazione della normativa vigente. Tanto in virtù dell’evidenza che il detto trattamento aveva ad oggetto anche dati particolari di cui all’art. 9 del GDPR e che la violazione si protraeva per un tempo significativo, interessando un rilevante numero di soggetti, riscontrandosi quindi una carenza di misure tecniche ed organizzative nonché l’utilizzo di sistemi e dispositivi obsoleti. Infatti, tale circostanza, unitamente a quanto rilevato in materia di auditing informatico, renderebbe evidente come le misure adottate -consistenti in procedure organizzative o comunque non basate su automatismi informatici- lasciando esposti i risultati delle votazioni ad accessi ed elaborazioni di vario tipo, non garantirebbero l’adeguata protezione dei dati personali relativi alle votazioni online.
Tanto premesso il Garante, in conformità con quanto previsto dall’art. 32 del GDPR, ha accertato il “mancato, completo tracciamento degli accessi al database del sistema Rousseau e delle operazioni sullo stesso compiuti” nonché la “condivisione delle credenziali di autenticazione da parte di più incaricati dotati di elevati privilegi per la gestione delle piattaforma Rousseau e la mancata definizione e configurazione dei differenti profili di autorizzazione in modo da limitare l’accesso ai solo dati necessari nei diversi ambiti di operatività”.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Alessia Lionello https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Alessia Lionello2019-04-12 16:04:152019-04-12 16:04:15L’Autorità garante per la privacy multa Rousseau, piattaforma del partito M5S
Il “Rating reputazionale” non è vietato: la sentenza del Tribunale di Roma
Con sentenza n. 5715/2018, il Tribunale di Roma ha stabilito che la mancanza di una disciplina normativa sul ‘rating reputazionale’ non osta allo sviluppo di infrastrutture capaci di attribuirlo.
Nel caso di specie, una associazione impugnava il provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali inibitorio del sistema di elaborazione dei dati da questa sviluppato per quantificare la reputazione di individui, persone giuridiche ed enti, pubblici e privati, assegnando loro un vero e proprio “rating”. Di avviso opposto rispetto al Garante, che aveva ritenuto che il complesso sistema di raccolta e di trattamento dei dati personali in oggetto sarebbe stato in grado di incidere sia sulla rappresentazione economica e sociale di un’ampia categoria di soggetti, sia sulla vita privata degli individui censiti, il giudice ordinario ha rilevato come siano ormai largamente diffusi gli organismi privati di valutazione e di certificazione, riconosciuti anche a fini di attestazione di qualità e/o di conformità a norme tecniche. Il Tribunale ha, dunque, stabilito che «non può negarsi all’autonomia privata la facoltà di organizzare sistemi di accreditamento di soggetti, fornendo servizi in senso lato ‘valutativi’, in vista del loro ingresso nel mercato, per la conclusione di contratti e per la gestione di rapporti economici», pertanto annullando il provvedimento del Garante, fermo il divieto di trattare i dati personali di soggetti non iscritti alla piattaforma, ancorché tratti da documenti liberamente conoscibili.
https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png 0 0 Alessia Lionello https://www.previti.it/wp-content/uploads/2016/02/logo-previti-1030x204.png Alessia Lionello2018-11-16 10:26:212018-11-16 10:26:21Il “Rating reputazionale” non è vietato: la sentenza del Tribunale di Roma