Source: https://it.scribd.com/document/298701448/Il-Punto-Sulla-Giurisprudenza-in-Tema-Di-1
Timestamp: 2019-10-16 22:16:34+00:00
Document Index: 38144595

Matched Legal Cases: ['art. 702', 'art. 702', 'art.\n50', 'art. 702', 'sentenza ', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 447', 'art. 442', 'art. 709', 'art. 183', 'art. 426', 'art. 183', 'art. 420', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 183', 'art. 420', 'art. 83', 'art. 702', 'art. 163', 'art. 702', 'art. 167', 'art. 54', 'art. 702', 'art. 437', 'art. 420', 'art. 619', 'art. 615', 'art. 617', 'art. 615', 'art. 24', 'art.\n645', 'art. 702', 'art. 645', 'Cass. Sez. ', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 700', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 5', 'art. 702', 'art. 5', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 163', 'art. 38', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 2909', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 106', 'art. 107', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 669', 'art. 702', 'art. 81', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 42', 'art. 38', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 41', 'art. 42', 'art. 702', 'art. 177', 'art.\n111', 'art. 702', 'art. 111', 'art. 702', 'art. 183', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 183', 'art.\n709', 'art. 183', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 187', 'art. 183', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 81', 'art. 81', 'art. 81', 'art. 279', 'art. 279', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 340', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 340', 'art. 186', 'art. 614', 'art. 702', 'art. 295', 'art. 337', 'sentenza ', 'art. 702', 'sentenza ', 'art. 702', 'art. 40', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 2909', 'art. 702', 'art.\n702', 'art. 12', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 35', 'art. 342', 'art. 359', 'art. 359', 'Cass. Sez. ', 'art. 359', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 342', 'art.\n702', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'sentenza ', 'art. 1137', 'art. 4', 'art. 327', 'art. 702', 'art. 345', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 342', 'art. 702', 'art.\n345', 'art.\n702', 'art. 345', 'art. 183', 'art. 702', 'art. 345', 'art. 702', 'art. 183', 'art. 702', 'art. 345', 'art. 702', 'art. 345', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 345', 'art. 702', 'art. 345', 'art. 24', 'art. 702', 'art.\n702', 'art. 702', 'art. 345', 'art. 437', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 345', 'art. 702', 'art. 345', 'art. 702', 'art. 702', 'art.\n702', 'sentenza\n', 'art. 702', 'art. 439', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 426', 'art. 426', 'art. 702', 'art. 2909', 'art. 345', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 702', 'art. 348', 'sentenza ', 'art. 702', 'art. 348', 'art. 348']

SalvaSalva Il Punto Sulla Giurisprudenza in Tema Di (1) per dopo
Mediazione civile - Tribunale di Mantova 25 6 2012
Capitolo Vi - La Prova
Il punto sulla giurisprudenza in tema di procedimento
sommario di cognizione ex artt. 702-bis sgg. c.p.c.
Sara Maffei e Francesco Campione*
Nelle cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica, la domanda pu
essere proposta con ricorso al tribunale competente. Il ricorso, sottoscritto a norma dellarticolo 125, deve contenere le indicazioni di cui ai numeri 1), 2), 3), 4), 5) e 6) e lavvertimento
di cui al numero 7) del terzo comma dellarticolo 163.
A seguito della presentazione del ricorso il cancelliere forma il fascicolo dufficio e lo presenta senza ritardo al presidente del tribunale, il quale designa il magistrato cui affidata
la trattazione del procedimento.
Il giudice designato fissa con decreto ludienza di comparizione delle parti, assegnando
il termine per la costituzione del convenuto, che deve avvenire non oltre dieci giorni prima
delludienza; il ricorso, unitamente al decreto di fissazione delludienza, deve essere notificato al convenuto almeno trenta giorni prima della data fissata per la sua costituzione.
Il convenuto deve costituirsi mediante deposito in cancelleria della comparsa di risposta, nella quale deve proporre le sue difese e prendere posizione sui fatti posti dal ricorrente
a fondamento della domanda, indicare i mezzi di prova di cui intende avvalersi e i documenti che offre in comunicazione, nonch formulare le conclusioni. A pena di decadenza
deve proporre le eventuali domande riconvenzionali e le eccezioni processuali e di merito
che non sono rilevabili dufficio.
Se il convenuto intende chiamare un terzo in garanzia deve, a pena di decadenza, farne
dichiarazione nella comparsa di costituzione e chiedere al giudice designato lo spostamento
delludienza. Il giudice, con decreto comunicato dal cancelliere alle parti costituite, provvede a fissare la data della nuova udienza assegnando un termine perentorio per la citazione
del terzo. La costituzione del terzo in giudizio avviene a norma del quarto comma.
Gli autori si sono suddivisi i vari argomenti, specificando nei titoli del sommario lestensore.
1. Introduzione (S. Maffei) - 2. Lambito di applicazione: esclusione delle controversie
devolute al Giudice di pace e delle controversie innanzi al tribunale in fase di appello
(S. Maffei) - 3. Segue. le controversie soggette al rito del lavoro (S. Maffei) - 4. Segue: gli
incidenti di cognizione legati alla tutela esecutiva (S. Maffei) - 5. Segue. le opposizioni
a decreto ingiuntivo (S. Maffei) - 6. Segue. la tutela cautelare (S. Maffei) - 7. Il rapporto
tra mediazione obbligatoria e procedimento sommario di cognizione (S. Maffei) - 8. Il
ricorso e la comparsa di risposta (S. Maffei) - 9. La trascrizione del ricorso (S. Maffei)
- 10. Le preclusioni per domande ed eccezioni (S. Maffei) - 11. La chiamata di terzi (S.
Maffei) - 12. Listruzione (S. Maffei)
La l. 18 giugno 2009, n. 69, ha introdotto un nuovo rito, che il legislatore denomina procedimento sommario di cognizione, al quale dedicato il capo III-bis del Titolo I interamente disciplinato agli articoli 702-bis, 702-ter e 702-quater del codice di rito.
Il nuovo rito ispirato, come in tutti gli ultimi interventi di riforma, alla esigenza di una
pi celere definizione della controversia, in ossequio al principio costituzionale di effettivit della tutela giurisdizionale dei diritti, e ad una deformalizzazione del processo, pur
senza rinunciare alla certezza e cio al giudicato, secondo i principi del giusto processo.
Le tre norme che novellano il codice di rito, da sole disciplinano il nuovo istituto, lasciando aperti tuttavia numerosi interrogativi interpretativi che la dottrina e la giurisprudenza hanno tentato a pi riprese di risolvere.
I dubbi applicativi sul procedimento di cui agli articoli 702-bis, 702-ter e 702-quater
c.p.c. sono allorigine dello scarso impiego che, trascorsi tre anni dalla introduzione,
continua a riscontrarsi nelle aule giudiziarie. Scrivono M. Gerardo e A. Mutarelli
[Procedimento sommario di cognizione ex art. 702-bis c.p.c.: primo bilancio operativo,
in www.judicium.it] che le incertezze del rito dissuadono il potenziale ricorrente ad
usufruire dello stesso per il pericolo di dare corso ad un processo in cui, dinnanzi alla
possibile strategia difensiva del convenuto e delle scelte istruttorie del giudice, gli sfugga
di mano ogni gestione istruttoria. Sicch allo stesso ricorrente risulta preferibile dar corso
ad un ordinario giudizio a cognizione piena.
quindi necessario chiedersi quali siano queste incertezze ed individuare i tentativi
di risposta dati dalla giurisprudenza e dalla dottrina.
2. Lambito di applicazione: lesclusione delle controversie devolute al Giudice di
pace e delle controversie innanzi al tribunale in fase di appello
Stando alla lettera dellart. 702-bis c.p.c., nelle cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica la domanda pu essere proposta con ricorso al tribunale competente.
il punto sulla giurisprudenza in tema di procedimento sommario di cognizione ex artt.
sgg. c.p.c.
Il nuovo rito non applicabile a tutte quelle cause che, per espressa previsione dellart.
50-bis c.p.c., sono di competenza del collegio; stessa sorte per le cause che devono essere
decise in unico grado dalla corte dappello e per quelle di competenza del giudice di pace,
dato che lart. 702-bis c.p.c. espressamente recita Nelle cause in cui il Tribunale giudica
in composizione monocratica.
Sul punto opportuno anzitutto ricordare lordinanza n. 23691 dell11 novembre 2011
della Sezione Seconda Civile della Corte di Cassazione [tratta dal Centro Elettronico di
Documentazione ItalGiure Web]. Con questo provvedimento, la Corte si espressa nel
senso che il procedimento previsto dagli artt. 702-bis e seguenti c.p.c. applicabile esclusivamente nelle controversie di competenza del tribunale in composizione monocratica,
con la conseguente esclusione, tra le altre, delle controversie di competenza del giudice di
pace. In questo modo viene ribadito il requisito essenziale per accedere al c.d. processo
sommario e cio il dato che la controversia rientri nella competenza, per valore e/o materia, del Tribunale, in composizione monocratica.
Lincertezza sorge qualora il Tribunale in composizione monocratica sia investito
dellappello verso una sentenza del giudice di pace. Tale competenza va esclusa se si
richiama la disciplina dellappello nel procedimento sommario di cognizione ai sensi
dellart. 702-quater c.p.c. (infra, sub art. 702-quater c.p.c.), che suppone un giudizio di primo grado. Sarebbe poco coerente un sistema che faccia seguire ad un giudizio a cognizione piena nel primo grado un appello sommario [in questo senso si veda Mondini, Il nuovo
giudizio sommario di cognizione: ambito di applicazione e struttura del procedimento, Il
nuovo procedimento sommario di cognizione: novit normative e prassi applicativa, atti del
convegno tenuto a Marina di Massa, potuti consultare per la cortesia dellautore, 5 sgg.].
3. Segue. le controversie soggette al rito del lavoro
Quanto allapplicabilit delle speciali forme al rito del lavoro, sono ben presto emersi
due orientamenti, entrambi ampiamente argomentati. Il primo ritiene applicabile anche
alle controversie di lavoro il rito sommario, laltro, al contrario, sfavorevole. opportuno ricostruire, sia pur brevemente e nelle loro linee essenziali, i due indirizzi [per una
riesamina approfondita di tutti i punti si veda Mondini, In tema di inapplicabilit del
procedimento sommario di cognizione alle controversie soggette al rito del lavoro e delle
locazioni; le conseguenze in appello, nota ad App. Lecce, 16 dicembre 2010, in Foro it.,
2012, I, 912 sgg.].
Il primo fonda lapplicabilit al rito del lavoro (e quindi ex art. 447-bis c.p.c. alla materia di locazione, comodato, affitto dazienda, affitto di immobili urbani, ma anche alle
controversie in materia di previdenza e assistenza obbligatorie ai sensi dellart. 442 c.p.c.)
sulla base di diversi argomenti:
1)	Il legislatore precisa letteralmente che la controversia debba essere di competenza
del tribunale in composizione monocratica. Non rileva il rito prescritto in relazione
alloggetto del contendere [in questo senso Trib. Lamezia Terme, ord. 12 marzo 2010,
in Giur. It., 2011, 393 sgg.].
2)	Il dato letterale, per cui lart. 709-ter c.p.c. richiama lart. 183 c.p.c. e le forme del libro
secondo del codice di procedura, non rileva per delimitare le materie assoggettabili
a questo rito. Il riferimento esclusivamente unindicazione da seguire qualora per
quella controversia sia necessaria unistruttoria non sommaria. Il richiamo comunque non vincolante giacch si potrebbe anche applicare lart. 426 del codice di rito
[Trib. Sulmona, ord. 6 ottobre 2010, in Giur. It., 2012, 388 sgg., in particolare sostiene
che il riferimento operato allart. 183 c.p.c. andrebbe visto esclusivamente come
unintenzione del legislatore di indicare la strada da seguire in caso di prosecuzione a
cognizione piena, il che renderebbe il suddetto richiamo del tutto conciliabile anche
con ludienza prevista dallart. 420 c.p.c. previa modifica del rito; in dottrina Benati,
Pretese limitazioni allapplicabilit del procedimento speciale sommario introdotto
con il nuovo art. 702-bis c.p.c., nota a Trib. Palermo, 24 gennaio 2011, in Il giusto proc.
civ., 2011, 505]. Lindirizzo pure adottato quando si abbia unopposizione a decreto
ingiuntivo in una controversia soggetta al rito del lavoro [Trib. Latina, ord. 3 marzo
2011, in Giur. di merito, n. 10-2011, 2412 sgg.; Trib. Napoli, ord. 25 maggio 2010, in
Giur. It., 2011, 393 sgg.; Trib. Lamezia Terme, ord. 12 marzo 2010 cit.].
3)	La scelta di collocare il procedimento sommario di cognizione nel libro quarto del
codice di rito, dedicato ai procedimenti speciali, deve essere interpretata nel senso
di una sua compatibilit con ogni controversia. Viceversa, se il procedimento fosse
stato previsto unicamente per le liti soggette al rito ordinario, il legislatore lo avrebbe
collocato nel libro secondo del codice di procedura.
4)	Optare per uninterpretazione che ammette lapplicabilit del procedimento sommario di cognizione alle controversie assoggettate al rito del lavoro indirizzo aderente
al principio costituzionale della ragionevole durata del processo. Allo stesso modo
rispecchia la ratio della legge 69/2009, che ha introdotto il nuovo procedimento [Trib.
Napoli, ord. 25 maggio 2010 cit.; Trib. Sulmona, ord. 6 ottobre 2010 cit.; Trib. Latina,
ord. 3 marzo 2011 cit.].
5)	Consentire lapplicazione del rito sommario di cognizione alle controversie assoggettate al rito del lavoro permette di garantire il principio del simultaneus processus
(infra, sub art. 702-ter c.p.c., 10) in caso di connessione forte tra una causa di lavoro,
o assimilata, e una di una diversa natura [Trib. Napoli, ord. 25 maggio 2010 cit.].
La tesi opposta, contraria allapplicabilit del rito sommario di cognizione alle controversie soggette al processo del lavoro, evidenzia:
1)	Come non sia possibile prescindere dal dato letterale del richiamo allart. 183 del
codice di rito. A riprova si consideri che lart. 420 c.p.c. non mai menzionato dagli
artt. 702-bis e seguenti del codice di procedura. Questo indice della precisa volont del legislatore di creare un procedimento che dialoghi con il rito ordinario, ma
non con quello del lavoro [Trib. Modena, ord. 18 gennaio 2010, in Il caso.it, Sezione
II - Dottrina, opinioni e interventi, documento n. 201/2010, 49 sgg.; App. Lecce, 16
dicembre 2010, con nota di Mondini in Foro it., 2012, I, 912 sgg., in particolare, con
riferimento al richiamo allart. 83 e 163 c.p.c., afferma che ampliare sino ad applicare
questo processo alle liti in materia di lavoro e locazioni osta il chiaro tenore letterale
del testo normativo; ed in dottrina Dalfino, Sullinapplicabilit del nuovo procedimento sommario di cognizione alle cause di lavoro, in Foro it., 2009, V, 393 sgg.].
Inoltre lart. 702-bis c.p.c., nel disciplinare il ricorso che introduce il procedimento, richiama lart. 163 del codice di rito e dunque il contenuto dellatto di citazione che apre
il rito ordinario. Allo stesso modo, lart. 702-ter c.p.c., nelloccuparsi della costituzione
del convenuto, rinvia allart. 167 del codice di procedura. Questo conferma lesistenza
di un dialogo tra il rito sommario di cognizione e quello ordinario; dialogo dal quale
escluso il rito del lavoro [Trib. Torino, ord. 26 marzo 2010, inedito; in dottrina Dalfino,
op. cit.; Luiso, Il procedimento sommario di cognizione, in www.judicium.it]
Allo stesso modo deve essere interpretato il richiamo alle forme del libro secondo del
codice di rito [Trib. Torino, 26 marzo 2010 cit.].
La legge 69/2009 allart. 54 traccia tre modelli ai quali ispirarsi per ridurre i procedimenti di cognizione: il rito ordinario, il rito del lavoro e quello sommario. Il medesimo
articolo prevede che i procedimenti in cui sono prevalenti caratteri di concentrazione processuale, ovvero di officiosit dellistruzione, sono ricondotti al rito disciplinato
dal libro secondo, titolo IV, capo I, del codice di procedura civile. Il procedimento
sommario di cognizione previsto dagli artt. 702-bis sgg. c.p.c. non presenta questo
elemento e non pu dunque relazionarsi e ricondursi al rito del lavoro [Trib. Napoli,
ord. 25 maggio 2010 cit.; Trib. Lamezia Terme, ord. 12 marzo 2010 cit.; in dottrina
Porreca, Il procedimento sommario di cognizione: un rito flessibile, in Riv. trim. dir. e
proc. civ., 2010, 3, 823 sgg.].
Lart. 702-quater c.p.c. nel disciplinare listituto dellappello si relaziona allappello ordinario ma non allart. 437 c.p.c. [Frendeani, Sullincompatibilit tra il nuovo procedimento sommario di cognizione e le controversie in materia di locazione e comodato, nota
a Trib. Napoli, ord. 25 maggio 2010, cit.; Trib. Lamezia Terme, ord. 12 marzo 2010, cit.].
Le preclusioni rigide che caratterizzano il rito del lavoro sono troppo distanti da
quelle del processo sommario che pertanto non applicabile alle controversie assoggettate al rito del lavoro [Trib. Modena, ord. 18 gennaio 2010 cit.]. Infatti, se viene
instaurato un processo sommario di cognizione, la parte non tenuta ad esercitare
certi poteri istruttori, poteri che per perderebbe se il rito potesse essere convertito ai
sensi dellart. 420 del codice di rito [Dalfino, cit.]. Inoltre potrebbe anche accadere,
aprendo il rito sommario alle liti in materia di lavoro, che la parte scelga il procedimento ex artt. 702-bis e seguenti c.p.c. allo scopo di eludere le preclusioni rigide del
rito del lavoro [App. Lecce, sent. 16 dicembre 2010 cit.].
Il rito del lavoro predisposto affinch si concluda in ununica udienza; pertanto
non necessita di quella ulteriore velocizzazione indispensabile al rito ordinario [App.
Lecce, sent. 16 dicembre 2010 cit.; Trib. Modena, ord. 18 gennaio 2010 cit.; Trib.
Grosseto, ord. 16 dicembre 2009, inedita].
8)	Il processo del lavoro presenta delle particolarit, come ad esempio il tentativo di
conciliazione, che servono a tutela di quei beni ed interessi tipici delle liti laburistiche. Ammettendo lapplicabilit del processo sommario alle controversie soggette al
rito del lavoro si perderebbe questa specificit di tutela.
4. Segue. gli incidenti di cognizione legati alla tutela esecutiva
In dottrina si ritiene piuttosto pacifica lammissibilit del procedimento sommario
di cognizione alle cause di opposizione di terzo ai sensi dellart. 619 del codice di rito. Viceversa, si registra ampia discussione con riferimento alle cause di opposizione
allesecuzione ex art. 615 c.p.c. e di opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 del codice
di procedura. Chi nega lammissibilit con riferimento ad unopposizione allesecuzione gi iniziata fa leva sulla necessit di una fase precedente di competenza del giudice
dellesecuzione. Dunque, per i fautori di questa tesi, con riferimento allopposizione ex
art. 615 c.p.c., lammissibilit sussisterebbe solo a fronte di esecuzioni non ancora iniziate
quando proposta lopposizione.
Al contrario, altra tesi ritiene che si possa estendere lutilizzabilit del rito sommario di
cognizione anche alle esecuzioni gi iniziate. Infatti, a seguito della pronuncia del giudice
sulla sospensione, lopponente libero di scegliere la via sommaria per quanto riguarda
la fase successiva alla sospensione.
Diverso il problema riguardante lopposizione agli atti esecutivi, rispetto alla quale
non proponibile appello. Ritenere applicabile a questo procedimento la deformalizzazione e il conseguente incompleto dispiegarsi del diritto alla difesa, mal si concilia con
le garanzie proprie del giusto processo. Una simile scelta sembrerebbe effettivamente
comprimere lart. 24 della Costituzione. Contrario allapplicazione del procedimento
sommario di cognizione in tale contesto anche il Protocollo sul procedimento sommario
di cognizione, Osservatorio valore prassi di Verona [in Foro it., 2010, V, 86], il quale afferma che, in tale ipotesi, servirebbe un tale sforzo interpretativo da vanificare le specialit
proprie del procedimento sommario.
5. Segue. le opposizioni a decreto ingiuntivo
Sul punto si sono registrate in dottrina due diverse e opposte posizioni. I fautori dellinammissibilit [cos il Protocollo generale per le udienze civili del Tribunale di Ariano Irpino e
il Protocollo del Tribunale di Verona, cit.] partono dal fatto che, stando alla lettera dellart.
645 c.p.c., il procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo si apre con atto di citazione. Il ricorso richiesto invece ai sensi dellart. 702-bis c.p.c. potrebbe condurre a problematiche circa lindividuazione della tempestivit o meno di tale opposizione. Inoltre,
sempre in questottica, diverrebbe altres arduo dimezzare i tempi per comparire, cos
come prevede lart. 645 c.p.c. [in questo senso Acierno, Il nuovo procedimento sommario:
le prime questioni applicative, Corr. Giur., 4, 2010].
Al contrario, chi ritiene che il procedimento sommario di cognizione sia perfettamente ammissibile con riferimento allopposizione al decreto ingiuntivo [si veda tra tutti
Mondini, Il nuovo giudizio, cit., 10] scioglie quei nodi sopra presentati. In particolare,
con riferimento al primo di essi, richiama lipotesi di opposizione a decreto ingiuntivo
che riguarda un credito di lavoro. pacifico ritenere che in tale ipotesi alla citazione sia
equiparato il ricorso. Sul secondo punto, per individuare il momento in cui pende lopposizione, si potr far riferimento al deposito del ricorso per avere una data certa [in tal
senso si espressa anche Cass. Sez. Un. 20596/2007, in Mass. Giust. Civ., 2007, 10]. Infine,
lultimo nodo superato dallAutore volgendo lo sguardo ancora al rito del lavoro e dando uninterpretazione analogica. Cos corretto ritenere che quando lart. 702-bis c.p.c.
prevede un termine di comparizione, questo concepito in un rito che vuole condurre ad
unaccelerazione dei tempi e rappresenta il termine minimo affinch il convenuto possa
presentare le sue difese.
altres interessante interrogarsi su quanto possa avvenire qualora il giudice del caso
di specie ritenga inapplicabile il procedimento sommario di cognizione allopposizione a
decreto ingiuntivo ed emetta una pronuncia dinammissibilit. Lingiunto potrebbe avere
ancora aperti i termini per proporre regolarmente, con atto di citazione, lopposizione al
decreto ingiuntivo ed in questo caso nulla quaestio. Ma se, al contrario, questi termini fossero decorsi, ci si potrebbe chiedere quali possibilit restino allingiunto. In particolare, a
patto di non voler uscire dal seminato Costituzionale, bisognerebbe ritenere ancora aperti
i termini per lopposizione e far retroagire il tutto al momento della notificazione del ricorso ex art. 702-bis c.p.c. [si veda in questo senso Porreca, Il procedimento sommario di
cognizione, Orientamenti, applicazioni e protocolli dei fori italiani, Milano, 2011].
6. La tutela cautelare
In dottrina prevale la tesi sulla possibilit di applicare il procedimento sommario qualora, in seguito alla concessione di un provvedimento cautelare, si debba instaurare un
giudizio di merito. Infatti, se i fatti sono gi stati adeguatamente ricostruiti nella fase ante
causam, la scelta per il rito sommario consente di evitare la ripetizione di attivit gi svolte
e comunque di evitare le cadenze del rito ordinario [cos si esprime Mondini, Il nuovo
giudizio sommario di cognizione, cit., 10].
Sulla compatibilit del procedimento sommario con il processo cautelare si pronunciato il Tribunale di Lucera [ord. 24 marzo 2010, inedita]. In particolare si era verificato
che la ricorrente, affinch fosse rilasciato immediatamente un suo immobile locato, aveva
inserito un ricorso cautelare ex art. 700 c.p.c. nel ricorso introduttivo del procedimento
sommario ex art. 702-bis, ter e quater codice di rito. Il Tribunale si espresso nel senso
che, almeno in linea teorica, deve ritenersi possibile depositare un ricorso cautelare
allinterno di un procedimento sommario, alla luce dei suoi tempi di definizione estremamente celeri.
Cfr. anche il protocollo generale per le udienze civili, elaborato il 31 marzo 2010
dallOsservatorio sulla Giustizia Civile del Tribunale di Ariano Irpino, nel quale si afferma
che il procedimento sommario di cognizione applicabile per il giudizio di merito successivo a un provvedimento cautelare.
Anche il Tribunale di Nola [ord. 8 aprile 2012, in www.ilcaso.it] si espresso sulla
compatibilit tra richiesta cautelare e procedimento ex art. 702-bis, ter e quater c.p.c.
giungendo ad una soluzione opposta a quella appena prospettata del Tribunale di Lucera
(supra). In particolare, ha affermato che il procedimento sommario traccia una strada che
non usurpa al processo di cognizione ordinaria il suo ruolo di via maestra per introdurre
le domande processuali per questo deve ritenersi preclusa la possibilit di ipotizzare
la percorribilit di domande cautelari al suo interno. Se cos non fosse, il procedimento
sommario ex art. 702-bis, ter e quater c.p.c. sembrerebbe divenire una risposta emergenziale di tipo sommario alla domanda di giustizia, una sorta di contenitore generale in
cui poter far rifluire ogni sorta di domanda o di pretesa, con la conseguente sommarizzazione dellintera giurisdizione civile.
7. Il rapporto tra mediazione obbligatoria e il procedimento sommario di cognizione
Premesso che il problema si pone con riferimento alle materie obbligatorie dellelenco
tassativo contenuto nellart. 5 del decreto legislativo n. 28 del 4 marzo 2010, si sono registrate due decisioni le quali sono entrambe giunte alla medesima soluzione. In particolare
si ritiene che anche qualora il ricorrente opti per lutilizzo del procedimento sommario,
per le materie obbligatorie, rimane fermo lobbligo di esperire il tentativo di mediazione.
Si tratta, in particolare, del Tribunale di Varese [ord. 20 gennaio 2012, in Il Caso.it,
Sezione II - Dottrina, opinioni e interventi, documento n. 201/2010, 44 sgg.] il quale si
pronunciato stabilendo che lopzione di proporre un ricorso, ai sensi dellart. 702-bis
c.p.c., non esonera dal dover preliminarmente esperire il procedimento di mediazione.
Questo in ragione del dato che, la mediazione obbligatoria, non dipende dal rito da seguire bens dalla natura della lite.
Anche il Tribunale di Genova [ord. 18 novembre 2011, in Giur. di merito, 2012, 5, 1080]
si trovato a misurarsi con tale questione ed ha ritenuto che sia comunque necessario
instaurare il procedimento di mediazione prima di poter accedere al rito di cognizione
sommaria. Infatti, non vi sono indicazioni normative tali da ritenere che il procedimento
sommario di cognizione sia escluso dalla mediazione obbligatoria. Anzi, lart. 5 del d.lgs.
28/2010 richiede che vi sia unesclusione esplicita di certi procedimenti affinch si possa
arrivare ad evitare di esperire la mediazione.
Alla luce dellart. 702-bis c.p.c. il procedimento si introduce con ricorso. La peculiarit
risiede nel dato che, al di la del nomen, questo ricorso deve contenere gli stessi elementi
della citazione [cos Luiso, Diritto processuale civile, 2009, IV, Milano, 112]. In effetti,
lart. 702-bis del codice di rito espressamente richiede che il ricorso contenga lindicazione del giudice adito, delle parti, delloggetto della domanda, dei fatti e degli elementi di
diritto sui quali fondata la domanda, le conclusioni e le prove, ovverosia i nn. 1, 2, 3, 4, 5,
6 dellart. 163, III del codice di procedura. La norma recita poi che il ricorso deve avvertire
il convenuto che la costituzione oltre il termine di dieci giorni prima delludienza implica
le decadenze di cui allart. 38 e allart. 702-bis, IV e V, c.p.c.. Questo ricorso, sottoscritto
da un difensore munito di mandato, deve essere notificato al convenuto almeno trenta
giorni prima della data fissata per lo svolgimento delludienza [Luiso, Diritto processuale
civile, 2009, IV, Milano,112].
Sulla ratio che ha spinto il legislatore ad optare per il ricorso come forma dellatto
introduttivo parte della dottrina [Carratta, Il nuovo procedimento sommario (art. 702bis ss. c.p.c.), in Rass. for., 2009, 3, 453] ha ritenuto che la ragione della scelta da individuarsi nel fatto che nel corso della fase sommaria il giudice, rilevando linutilizzabilit
del procedimento sommario, possa disporre la prosecuzione con le forme dellordinario
processo a cognizione piena ed esauriente. Lindicazione dei mezzi di prova nel ricorso
non prevista a pena di decadenza. Allo stesso modo, la comparsa di risposta che il convenuto deposita in cancelleria per costituirsi non deve contenere a pena di decadenza i
mezzi di prova; ci nonostante, previsto che con la costituzione il convenuto proponga
le sue difese, prenda posizione sui fatti che lattore ha posto a fondamento della domanda, indichi i mezzi di prova e formuli le conclusioni. Vige, stavolta a pena di decadenza,
lobbligo di proporre domande riconvenzionali ed eccezioni non rilevabili dufficio. Nella
sostanza se qui la proposizione della domanda segue la tecnica del ricorso, mentre nel
rito ordinario essa segue la tecnica dellatto di citazione, non siamo per in presenza di
due quadri molto diversi uno dallaltro [Bove, Il procedimento sommario di cognizione,
in Il giusto proc. civ., 2010, 435].
Una forte differenza, fonte di gravi perplessit, concerne invece i termini a difesa del
convenuto che ammontano a soli trenta giorni. Cos il convenuto, che gi deve subire
la scelta del rito, ha questo breve termine a difesa, termine che non pu recuperare neppure nel caso in cui il giudice ritenga di convertire e ricondurre la controversia nei binari
del rito ordinario. Per evitare profili di incostituzionalit sul punto autorevole dottrina
[Balena, Il procedimento sommario di cognizione, in Foro it., 2009, V, c. 328] ritiene che
nellipotesi di conversione del rito sommario in ordinario si recuperi il termine a difesa
del convenuto [nello stesso senso si espressa la circolare del Presidente del Tribunale di
Genova, del 30 settembre 2009, in Foro it., 2010, 2, V, c. 49; in senso contrario Bove, op.
cit., 437].
9. La trascrizione del ricorso
Il ricorso ex art. 702-bis c.p.c. rientra nel novero delle domande trascrivibili ai sensi degli
artt. 2652 e 2653 del codice civile. La dottrina evidenzia che la trascrivibilit del ricorso
introduttivo si desume da quella dellordinanza conclusiva del procedimento sommario.
Da un punto di vista pratico per la trascrizione necessario il secondo originale del
ricorso con il decreto di fissazione delludienza, e non la semplice compia [cos Lanni,
Commento art. 702-bis c.p.c., in Codice di procedura civile commentato - La riforma del
2009, Iposoa 2009].
Ordinanza interessante sul punto quella del Tribunale di Milano [ord. 23 febbraio
2010, in Il Caso.it, Sezione II - Dottrina, opinioni e interventi, documento n. 201/2010, 58
sgg.] che si occupata delle problematiche connesse allistituto della trascrizione. I dubbi
sono sorti a causa della preoccupazione del reclamante circa la possibilit di trascrivere
il ricorso ex art. 702-bis c.p.c. prescindendo dalla notifica alla controparte. Ci sarebbe
ingiusto in quanto lemissione del decreto di fissazione delludienza a seguito di ricorso
ex art. 702-bis c.p.c. dipende esclusivamente dalle esigenze del tribunale. In altre parole
si verrebbe a verificare lipotesi per cui il periodo pi o meno breve di attesa cui sarebbe
sottoposto il ricorrente deriverebbe unicamente dalloperato del tribunale. Da ci conseguirebbe per il resistente anche limpossibilit di bloccare, tramite trascrizione appunto,
gli atti compiuti dalla controparte in suo pregiudizio. Nel rito ordinario di cognizione
consentita la pronta trascrizione della domanda. Ma, il diverso trattamento tra processo
sommario e ordinario motivato dal fatto che il secondo, caratterizzato da pi oneri,
consente questo vantaggio. Daltro canto, il processo sommario previsto dagli artt. 702-bis
e seguenti c.p.c. non lunico strumento a disposizione della parte che, nellesercitare la
sua facolt di scelta, deve ben soppesare vantaggi e svantaggi delle due strade. Dunque,
concepibile che, chi decida di prendere liniziativa processuale attraverso questo procedimento sommario di cognizione, giacch lunico artefice della scelta, ne ricavi anche
un diverso trattamento quanto al regime della trascrizione. Lordinanza che conclude il
processo sommario produce gli effetti dellart. 2909 c.c.; dunque, qualora non sia fatta
oggetto di appello, questa provvisoriamente esecutiva ed titolo per iscrivere ipoteca
giudiziale e per essere trascritta, o comunque annotata.
10. Le preclusioni per domande ed eccezioni
Il problema delle preclusioni per domande ed eccezioni in realt strettamente connesso
alla disciplina delle preclusioni prevista per il procedimento ordinario. In dottrina si
osservato che una volta che il giudice si sia pronunciato sulla perseguibilit della controversia mediante il rito sommario, ai sensi dellart. 702-ter, 5 comma, non pi possibile
alcuna modificazione del thema decidendum. Per questo motivo autorevole dottrina
[Menchini, Lultima idea del legislatore per accelerare i tempi della tutela dichiarativa
dei diritti: il processo sommario di cognizione, in Corr. giur., Ipsoa, 2009, 8, 85 ] ritiene
che lattore debba necessariamente proporre nella prima udienza le domande che siano
conseguenza della riconvenzionale o delle difese del convenuto, restando altrimenti le
medesime precluse nellipotesi in cui il giudice, ritenga di potere proseguire con il rito
sommario. Stante il principio della parit delle armi tra attore e convenuto si deve ritenere
che il resistente possa compiere le stesse attivit dellattore.
Nello stesso senso si mossa la pronuncia del Tribunale di Varese [ord. 18 novembre
2009, in www.ilcaso.it] che ha affermato che le parti possono formulare richieste istruttorie sino alla pronuncia del giudice in ordine alla decidibilit della controversia con le
forme del sommario (art. 702-ter, comma V, c.p.c.) e, dunque, sino allordinanza che
provvede sulle richieste di prova indicando gli atti di istruzione ritenuti rilevanti.
In particolare, alludienza di prima comparizione, prima della pronuncia sulla prosecuzione del processo, possibile precisare le domande gi formulate negli atti introduttivi
e la formulare istanze istruttorie conseguenti alle difese della controparte.
11. La chiamata di terzi
Lart. 702-bis c.p.c. nelloccuparsi della possibilit di chiamare un terzo in causa fa riferimento esclusivamente alla chiamata in garanzia senza richiamare lintero art. 106 del
codice di rito. Per salvare la coerenza del sistema in dottrina si afferma che non vi ragione per escludere la chiamata per comunanza di causa [Luiso, cit., 112].
Sul punto si sono registrati anche due interventi giurisprudenziali, giunti per a conclusioni antitetiche.
Il Tribunale di Genova [ord. 16 gennaio 2010, in Il Caso.it, Sezione II - Dottrina, opinioni e interventi, documento n. 201/2010,48] ha ritenuto che in questo tipo di processo
sia possibile solo ed esclusivamente la chiamata in garanzia alla quale non equiparabile
la chiamata del terzo responsabile esclusivo (c.d. laudatio auctoris). Ha inoltre affermato
che questo compatibile con la ratio di introdurre nellordinamento un procedimento di
rapida definizione. Lintervento del Tribunale si caratterizza per uninterpretazione che
rimane molto ancorata alla lettera della norma.
Sulla chiamata da parte del giudice si espresso il Tribunale di Verona [ord. 5 febbraio
2010, in Giur. di merito, 2010, 9, 2166] ritenendo ammissibile anche nel procedimento
sommario ex artt. 702-bis e seguenti c.p.c. la chiamata in causa del terzo disciplinata
dallart. 107 del codice di rito. Infatti, ritenendo il procedimento sommario un processo
speciale a cognizione tendenzialmente piena, rispondente ad un modello di trattazione
semplificata la chiamata iussu iudicis risulta perfettamente idonea con riferimento al
nuovo rito al quale sono quindi applicabili [] tutte le disposizioni dettate per il processo
ordinario a cognizione piena compatibili [] con le esigenze di semplificazione e accelerazione proprie di questo procedimento. Dunque, secondo il Tribunale, si applicano al
rito sommario gli artt. 102, 105, 106 e 107 del codice di procedura. Ci anche in ragione
del fatto che il procedimento sommario mira ad ottenere un giudicato; dunque senzaltro utile far partecipare al processo tutti i soggetti che saranno poi toccati dalla decisione
finale. Per questo si ritiene che, nonostante il dato letterale dellart. 702-bis c.p.c. circoscriva la chiamata del terzo esclusivamente allipotesi di quella in garanzia, nella logica
di non estendere eccessivamente il contraddittorio in un procedimento sommario in
realt affinch sia conforme alla nostra Costituzione andrebbe interpretato in modo
da consentire le stesse possibilit di chiamata in causa di terzi previste per il convenuto
nel rito ordinario (interpretazione, questa, proposta anche nella relazione di inaugurazione dellanno giudiziario del 2010 del Primo Presidente della Corte di Cassazione).
Ovviamente nellassenza di indicazioni normative circa i termini per effettuare questa
chiamata in causa alla luce della ratio di questo procedimento il Tribunale afferma che
la chiamata pu essere effettuata con atto di citazione a comparire alludienza fissata
dal giudice, nel rispetto dei termini di comparizione e di costituzione del terzo previsti
dallart. 702-bis c.p.c. per il convenuto.
12. Listruzione
A norma dellart. 702-ter, V, c.p.c. il giudice, sentite le parti, omessa ogni formalit non
essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene pi opportuno agli atti di
istruzione rilevanti in relazione alloggetto del provvedimento richiesto e provvede con
ordinanza allaccoglimento o al rigetto delle domande. Il legislatore quindi richiama
lart. 669-sexies, I c.p.c. e dunque la disciplina dellistruzione cautelare apportando un
unico cambiamento; in questo contesto si parla di atti di istruzione rilevanti in relazione
alloggetto del provvedimento richiesto mentre in ambito cautelare il riferimento agli
atti di istruzione indispensabili in relazione ai presupposti e ai fini del provvedimento
richiesto. Ci in ragione del fatto che con riferimento al processo sommario listruzione
attiene ai fatti rilevanti con riferimento alloggetto della domanda [Luiso, cit., 117], mentre nel procedimento cautelare, stante la sua necessit di celerit, listruzione deve essere
circoscritta esclusivamente a ci che indispensabile.
Stando alla lettera dellart. 702-ter c.p.c., come sopra richiamato, si pu ritenere che
alla prima udienza il giudice potrebbe gi procedere con gli atti di istruzione. Tuttavia,
le parti non hanno lobbligo sancito a pena di decadenza di formulare i mezzi istruttori
rispettivamente nel ricorso e nella comparsa di costituzione (supra), dunque potrebbero
anche decidere di articolarli in udienza. Inoltre le parti potrebbero anche avere la necessit di richiedere un termine per articolare una prova contraria.
Se rileva che la domanda non rientra tra quelle indicate nellarticolo 702-bis, il giudice,
con ordinanza non impugnabile, la dichiara inammissibile. Nello stesso modo provvede
sulla domanda riconvenzionale.
Se ritiene che le difese svolte dalle parti richiedono unistruzione non sommaria, il giudice, con ordinanza non impugnabile, fissa ludienza di cui allarticolo 183. In tal caso si
applicano le disposizioni del libro II.
Quando la causa relativa alla domanda riconvenzionale richiede unistruzione non
Se non provvede ai sensi dei commi precedenti, alla prima udienza il giudice, sentite le
parti, omessa ogni formalit non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene
pi opportuno agli atti di istruzione rilevanti in relazione alloggetto del provvedimento
richiesto e provvede con ordinanza allaccoglimento o al rigetto delle domande.
Lordinanza provvisoriamente esecutiva e costituisce titolo per liscrizione di ipoteca
giudiziale e per la trascrizione.
Il giudice provvede in ogni caso sulle spese del procedimento ai sensi degli articoli 91 e
1. Sulla natura del procedimento ex artt. 702-bis sgg. c.p.c. (S. Maffei) - 2. Le ordinanze
di incompetenza ed altre ordinanze di rito (F. Campione) - 3. Le ordinanze di inammissibilit (F. Campione) - 4. Lordinanza di conversione e i suoi effetti (F. Campione) - 5.
La trattazione nella fase sommaria (S. Maffei) - 6. Listruttoria sommaria (S. Maffei) - 7.
Sullapplicabilit dellart. 81-bis disp. att. c.p.c. allistruttoria del procedimento sommario (S. Maffei) - 8. Lammissibilit delle ordinanze non definitive (F. Campione) - 9.
Altri provvedimenti emanabili (F. Campione) - 10 La sospensione per pregiudizialit (F.
Campione) - 11. Lordinanza di merito ed i suoi effetti (F. Campione)
1. Sulla natura del procedimento ex artt. 702-bis sgg. c.p.c.
In dottrina vi stato ampio dibattito circa la natura del procedimento ex artt. 702-bis e ss
del codice di rito. In particolare, il punctum dolens risiede nella qualificazione della cognizione, cio se questa, al di l del suo nome, sia piena bench deformalizzata.
Si evidenzia lindirizzo di pi autori [cos Balena, La nuova pseudo-riforma della giustizia civile, Il Giusto Processo Civile, 2009,749 sgg.; Biavati, Appunti introduttivi sul nuovo
processo a cognizione semplificata, Riv. Trim. Dir. Proc. Civile, 2009] a parere dei quali il
nuovo procedimento sarebbe in realt un modello di trattazione per le cause semplici ma
a cognizione piena. Infatti, nonostante la dislocazione topografica e il nomen, il processo sommario in realt sarebbe assimilabile ad un vero e proprio processo a cognizione
piena. Questo gi per via dellatto introduttivo del processo, il ricorso, il cui contenuto
plasmato sugli elementi forma-contenuto della citazione introduttiva del processo a
cognizione piena; e per le modalit di costituzione del convenuto ai sensi dellart. 702-bis
c.p.c., ossia con comparsa di risposta (e non con memoria), nella quale deve inserire tutte
le difese tipiche del processo a cognizione piena (domande ed eccezioni riservate alla
parte), salvo subire le decadenze del processo ordinario.
Ancora, si pensi che se il giudice, ai sensi dellart. 702-ter c.p.c., valutando le difese
portate dalle parti, ritiene necessaria unistruttoria complessa pu, con ordinanza, fissare
ludienza di cui allart. 183 c.p.c. e convertire il processo da rito sommario a rito a cognizione piena. Questo implica una piena continuit tra la fase sommaria e quella a cognizione piena oltre al dato che la fase sommaria fa maturare preclusioni che valgono nella fase
a cognizione piena (tanto che il giudice fissa ludienza dellart. 183 c.p.c.). Ci significa,
nella visione che qui si prospetta, che la fase sommaria gi appartiene alla cognizione
piena, infatti, non si riaprono i termini difensivi. Pertanto secondo questa ricostruzione il
processo ex art. 702-bis, ter e quater c.p.c. non un processo sommario ma un processo
semplificato che si utilizza solo quando le attivit istruttorie da compiere sono semplici
ed estremamente rapide.
Ci detto la cognizione del giudice piena su atti distruzione semplice, la parte a
fronte di questioni difensive prospettate semplici o di rapida istruzione da compiere pu
preferire questo processo alternativo a quello ordinario.
Anche il protocollo generale per le udienze civili, elaborato il 31 marzo 2010 dallosservatorio sulla giustizia civile del Tribunale di Ariano Irpino, qualifica il nuovo procedimento come uno strumento utilizzabile per la definizione delle cause pi semplici, ovvero
che non presentino pluralit di questioni da risolvere n richiedano attivit istruttorie
lunghe o complesse.
Al contrario, nella ricostruzione che ne fa altra autorevole dottrina [Carratta, Come
cambia il processo civile, Torino, 2009,135 sgg.; Luiso, cit., 111], si tratterebbe effettivamente di un procedimento a cognizione sommaria.
Il Tribunale di Varese il 18 novembre 2009 [in Il Caso.it, Sezione II - Dottrina, opinioni
e interventi, documento n. 201/2010, 44] per occuparsi del caso che aveva di fronte, ha
ripercorso le discussioni in dottrina sulla natura del rito sommario ed in particolare sulla
sua bifasicit. Cos ha richiamato sia la posizione di quanti ritengono che sia bifasico
avendo un primo grado a fase sommaria ed un secondo a cognizione piena; per altri
invece proprio un rito ordinario a cognizione piena il cui provvedimento finale passa
in giudicato. Anche il Tribunale cui si fa riferimento ritiene che non si tratti di un procedimento a cognizione sommaria bens solamente di un rito semplificato di cognizione.
E argomenta questa tesi facendo leva su pi punti. In primis la comunicabilit tra il rito
sommario di cognizione e quello ordinario nel senso di una grande continuit tra la
fase sommaria e la fase a cognizione piena; ci anche con riferimento al fatto che la fase
sommaria fa maturare le preclusioni che valgono poi nella fase a cognizione piena. Ma
anche le particolarit degli effetti dellordinanza che conclude il procedimento sommario di cognizione che ne fa un processo di cognizione speciale alternativo al processo a
cognizione piena ed idoneo ad impartire tutela dichiarativa nella stessa identica misura
di questultimo.
Il Tribunale di Sulmona [ord. 6 ottobre 2010, cit.] si esprime dando una sua definizione del nuovo procedimento sommario di cognizione come di un processo speciale a
cognizione piena caratterizzato da un modello di trattazione semplificato, utilizzabile per
le cause semplici. Tra laltro allineandosi alla dottrina maggioritaria e allindirizzo dato
dai vari protocolli (in particolare si vedano quelli di: Roma, Verona, Modena, Bologna e
Novara). Nella lettura di questo giudice il procedimento sommario alternativo a quello
ordinario nella sua forma innanzi al Tribunale ed ha la duplice finalit di applicare il principio delleconomia processuale senza rinunciare ad ottenere un giudicato.
Il Tribunale di Lucera [ord. 24 marzo 2010, cit.] si pronunciato ed ha fornito un suo
inquadramento del ricorso ex art. 702-bis c.p.c. ritenendo che questo debba necessariamente essere caratterizzato da unistruzione sommaria e deformalizzata ma che, nonostante ci, resti un giudizio di merito a cognizione piena. In particolare afferma che il
legislatore ha voluto dunque introdurre una forma rapida di definizione del giudizio, in
alternativa alla forma ordinaria del processo di cognizione, che consenta, con una struttura agevole e con una modalit di istruttoria deformalizzata, di addivenire alla definizione
del giudizio in tempi celeri.
2. Le ordinanze di incompetenza e le altre ordinanze di rito
Il comma 1 dellart. 702-ter stabilisce che il giudice, se ritiene di essere incompetente, lo
dichiara con ordinanza.
Tale provvedimento sottoponibile al regolamento necessario ex art. 42 c.p.c.
[Acierno, cit., 508; Porreca, Il procedimento sommario di cognizione: un rito flessibile,
cit., 836; Cea, Lappello nel processo sommario di cognizione, in Il giusto proc. civ., 2011, 1,
139; Carratta, Il nuovo procedimento, cit., 458]. Si applica il meccanismo di cui allart. 38
c.p.c., pertanto la parte dovr eccepire lincompetenza nella comparsa di risposta mentre
il giudice potr rilevarla sino alla prima udienza [Porreca, cit., 836; nello stesso senso,
lOsservatorio sulla Giustizia Civile del Tribunale di Roma].
Per quanto concerne i provvedimenti sulla giurisdizione, agli artt. 702-bis sgg. c.p.c.
non viene effettuata menzione alcuna delleventuale ordinanza che chiude in rito il giudizio per difetto di giurisdizione.
Alla luce della sentenza delle Sezioni Unite [Cass. Sez. Un., 31 ottobre 2008, n. 26296,
in Rep. Foro. it., 2008, voce Giurisdizione civile, n. 251] che ha escluso lesperibilit del regolamento preventivo di giurisdizione allorch sia intervenuta una qualunque decisione
di chiusura, anche in rito, del processo, la dottrina concorde nel ritenere non soggetta
al rimedio ex art. 41 c.p.c. lordinanza sommaria di difetto di giurisdizione. Rimane da
stabilire allora se essa sia appellabile ovvero ricorribile in via straordinaria in Cassazione.
Chi sostiene questultima soluzione [Acierno, cit., 509; anche Mondini, Il nuovo giudizio
sommario, cit., 27] fa leva sul tenore letterale degli artt. 702-ter e quater, che sembrerebbero limitare lappello alle ordinanze di merito (ma su tali profili, v. meglio infra sub
702-quater). Altri autori, superando con riflessioni di cui infra tale ultima impostazione,
ritengono che lordinanza di difetto di giurisdizione sia appellabile [Porreca, Il procedimento, cit., 837; Carratta, Il nuovo procedimento, cit., 458; a favore dellappellabilit
anche Menchini, Lultima idea, cit., 1029-1030]. Ad ogni modo viene scartata la soluzione
della non impugnabilit di siffatta ordinanza (v. infra n. 8 per quanto riguarda il problema
dellammissibilit di ordinanze affermative della competenza o della giurisdizione).
Con riferimento ad eventuali altre ordinanze di chiusura in rito del procedimento (ad
es. per carenza di un presupposto processuale diverso dalla competenza e dalla giurisdizione), alcuni autori ritengono applicabile il regime dellappellabilit [Carratta, Il nuovo
procedimento, cit., 458; Cea, cit., 144; Menchini, cit., 1029 e nota 13, il quale evidenzia che
trattandosi di un processo di cognizione, ancorch speciale, operano le regole generali in
materia di tutela dichiarativa, quindi, in assenza di norme specifiche, le disposizioni del libro I del codice di rito, in particolare quelle concernenti i presupposti processuali. Pertanto
lordinanza di chiusura in rito soggetta ad appello, salvo che, in ragione del suo contenuto,
sia previsto uno specifico mezzo (e qui lA. porta lesempio della declaratoria della litispendenza che, ai sensi dellart. 42 c.p.c., impugnabile mediante regolamento di competenza].
3. Le ordinanze di inammissibilit
Il comma 2 dellart. 702-ter dispone che il giudice, se ritiene che la domanda (anche riconvenzionale) non sia trattabile e decidibile col rito sommario (in quanto non appartenente
alla competenza del tribunale in composizione monocratica), la dichiara inammissibile
con ordinanza non impugnabile (quindi nemmeno modificabile n revocabile, ex art. 177,
comma 2, n. 2, c.p.c.).
Il problema se tale ordinanza sia o meno ricorribile in Cassazione ai sensi dellart.
111, comma 7, Cost.
Parte della dottrina ha negato lesperibilit del ricorso straordinario giacch lordinanza di inammissibilit non ha portata decisoria, non potendosi configurare, per cos
dire, un diritto al rito sommario [Luiso, Diritto processuale civile, cit., 117; Carratta,
Il nuovo procedimento, cit., 458]. Onde listante potrebbe riproporre la domanda, anche
nuovamente in sede sommaria, non producendosi alcuna preclusione. comunque
ricorribile in via straordinaria il capo relativo alle spese [Mondini, Il nuovo giudizio sommario, cit., 28].
Altra parte della dottrina si pone a favore della ricorribilit in via straordinaria dellordinanza di inammissibilit [Porreca, Il procedimento, cit., 839. Inoltre lA. richiama in
nota 49 Balena, Il procedimento sommario, cit., 327 il quale a sua volta, in nota 11, riprende la tesi della Cassazione secondo il quale la pronuncia sullosservanza delle regole processuali ha la stessa natura dellatto cui il processo preordinato, dunque ha, in tal caso,
natura decisoria, cfr. per es. Cass. 5 febbraio 2008, n. 2756, in Rep. Foro. it., voce Minore,
infanzia e maternit, n. 54; v. atres Lupoi, Sommario (ma non troppo), in www.judicium.
it, 17, il quale fa leva sulla necessit di tener conto della perdita degli effetti della domanda
a seguito del provvedimento di inammissibilit].
4. Lordinanza di conversione e i suoi effetti
Il comma 3 dellart. 702-ter stabilisce che il giudice se ritiene che le difese svolte dalle
parti richiedono unistruzione non sommaria [], con ordinanza non impugnabile, fissa
ludienza di cui allarticolo 183 []. Ai sensi del comma successivo quando la causa
relativa alla domanda riconvenzionale richiede unistruzione non sommaria, il giudice
ne dispone la separazione.
La scelta del rito sommario fatta dallattore; il giudice valuta per cos dire se confermarla; mentre il convenuto in tale contesto soggetto passivo, potendo tuttal pi predisporre difese che inducano il giudice a disporre la conversione del rito.
Lordinanza di conversione espressamente definita come non impugnabile (anchessa, dunque, altres non revocabile n modificabile).
Qui pure viene in considerazione il rilievo secondo il quale non pu ritenersi sussistente un diritto (processuale) al rito in modalit sommaria. Pertanto resta fuori gioco,
oltre ovviamente allappello, anche il ricorso straordinario ex art. 111, comma 7, Cost.
[Carratta, Il nuovo procedimento, cit., 459; Cea, cit., 145; Luiso, Diritto processuale civile, cit., 118].
Daltro canto, nulla lart. 702-ter dispone in caso di mancata conversione, ossia allorch il convenuto chieda la conversione e il giudice valuti invece le difese compatibili con
il rito sommario.
Dal fatto che lordinanza di non conversione non sia indicata espressamente come
non impugnabile discende che essa possa essere sempre modificata qualora emergano
valide ragioni di passaggio al rito ordinario successivamente alla sua emissione [cos
Luiso, Diritto processuale civile, cit., 118; Mondini, Il nuovo giudizio sommario, cit., 22].
Si ritiene che il provvedimento di non conversione possa essere messo in discussione
con la proposizione dellappello avverso lordinanza finale [Luiso, Diritto processuale
civile, cit., 118]. Lappellante deve per dedurre e dimostrare di avere subito un pregiudizio a causa del fatto che la causa sia stata trattata con il rito sommario anzich con il rito
In caso di cumulo processuale di cause ove una sia idonea ad essere trattata in via
sommaria e laltra invece debba essere soggetta al rito ordinario, come peraltro si vedr
meglio in seguito, la logica di fondo quella della separazione. Sicch, normalmente, il
giudice disporr in tal senso, fissando ludienza ex art. 183 c.p.c., secondo i meccanismi
appena visti della conversione, per la sola causa che richiede listruttoria non sommaria.
In caso di connessione c.d. forte, per, lesigenza di evitare gli inconvenienti cui la separazione potrebbe dar luogo, induce alla conversione al rito ordinario di tutte le cause
cumulate (v. anche infra n. 10).
5. La trattazione nella fase sommaria
Durante la prima udienza il giudice tenuto a effettuare le verifiche preliminari previste
dalle norme comuni del processo ordinario. Inoltre, dopo quelle regolate dalle regole
comuni (come, ad esempio, quella relativa alla regolarit della notificazione del ricorso e
del decreto di fissazione delludienza), il giudice deve verificare se vi sono le condizioni
per poter accedere al procedimento sommario. Compiuta tale verifica ed ottenuto un
esito positivo potr aprirsi la trattazione nelle forme semplificate. In pratica il giudice
qui chiamato a svolgere una valutazione di compatibilit delle difese delle parti con
il rito semplificato, a valutare, cio, se il procedimento instaurato possa essere trattato e
deciso con le modalit di cui allart. 702-ter c.p.c. [cos Arieta, Il rito semplificato di
cognizione, in www.judicium.it].
Il Tribunale di SantAngelo dei Lombardi [ord. 20 novembre 2009, in il Foro it., 2010,
1647] nel dover decidere un ricorso che si era trovato dinnanzi, ha avuto altres loccasione di occuparsi della trattazione nella fase sommaria. In particolare ha ritenuto che
il compito del giudice, a seguito dellintroduzione del procedimento ex art. 702-bis e
seguenti c.p.c., quello di considerare nellinsieme tutto il materiale di una certa controversia, di valutarlo e di pronosticare la quantit e la qualit dellattivit istruttoria che sar
necessaria al fine di giungere ad una decisione. La domanda che il giudice dovr porsi
sulla compatibilit di quella attivit istruttoria con le forme semplificate di un procedimento sommario. Nellipotesi che aveva di fronte il tribunale ha ritenuto di convertire in
modo da passare al rito ordinario, tramite ludienza dellart. 183 c.p.c., ai sensi dellart.
709-ter c.p.c. e ci proprio a causa della pluralit e variet dei mezzi istruttori richiesti
(prove orali, consulenza tecnica, perizia fonica, acquisizione di documentazione bancaria e di scritture private) tali da imporre necessariamente lo svolgimento di molteplici
udienze istruttorie.
Anche il Tribunale di Varese [ord. 18 novembre 2009, in Il Caso.it, Sezione II - Dottrina,
opinioni e interventi, n. 201/2010, 44] si occupato di questo punto. Il giudice lombardo
nel caso di specie evidenzia come durante la trattazione sommaria vi sia la necessit che
la piattaforma probatoria sia in qualche modo gi stabile al momento di quella valutazione. In particolare questo vuol dire che ludienza di prima comparizione il momento
nel quale per lultima volta le parti possono fare richieste istruttorie, momento che poi
per motivi di ordine sistematico e di coerenza con il rito spostato al momento
nel quale il giudice si pronuncia sulla decidibilit della controversia con le forme del rito
sommario. Da l rimane solo un potere di ufficio a provvedere nuovi mezzi di prova ma
non pi convertibile il rito.
6. Listruttoria sommaria
complesso tracciare una nozione di istruttoria sommaria alla luce delle scarse indicazioni normative. Il legislatore si limita a specificare che qualora il giudice ravvisi la necessit
di unistruttoria non sommaria per decidere sulla controversia egli deve fissare ludienza
di cui allart. 183 c.p.c. con ordinanza non impugnabile.
piuttosto intuitivo ritenere che qualora si sia dinnanzi a unipotesi ove la domanda
dellattore palesemente fondata, come nel caso contrario in cui visibilmente infondata,
in entrambi i casi perch in diritto o del tutto documentata, listruttoria sar inesistente e
non semplicemente sommaria.
Ma, al di fuori di queste circostanze, non semplice definire i criteri sulla base dei
quali il giudice possa affermare che unistruzione sommaria richiesta per quella data
controversia o meno. Per definire la nozione di istruzione sommaria importante interrogarsi sulla natura e sulla ratio del procedimento.
Un esempio su tutti, in questo senso, dato dal procedimento cautelare, nel quale
unistruttoria sommaria funzionale alla ratio del procedimento stesso e alla congenita
necessit di celerit.
Il Protocollo generale per le udienze civili, elaborato il 31 marzo 2010 dallosservatorio sulla giustizia civile del Tribunale di Ariano Irpino, traccia una nozione di istruttoria
sommaria definendo tale quella di tipo esclusivamente documentale a prescindere dalla
complessit della materia [in questo senso anche il Tribunale di Lamezia Terme, ord. 12
marzo 2010 cit.].
Il Tribunale di Mondov [ord. 12 novembre 2009, in www.ilcaso.it] ha affermato che la
non sommariet dellazione debba valutarsi non tanto con riferimento alloggetto della
domanda, quanto piuttosto, in relazione alle prove necessarie per la decisione, sulla base
delle difese assunte dalle parti. Inoltre afferma che il rito sommario ex art. 702-bis e seguenti c.p.c. va utilizzato distinguendo non tra cause oggettivamente complesse e cause
semplici ma tra cause in cui listruttoria pu essere complessa e lunga ed altre cause in cui
listruttoria pu essere condotta in modo deformalizzato e con rapidit. E questo potrebbe dipendere dalla tipologia della controversia, dalla sua natura, ma anche dalla scelta di
ogni parte in lite nel determinare le domande e le eccezioni e ancora dallesercizio del diritto di contestare i fatti allegati dalla controparte. Secondo il Tribunale di Mondov, stante
il principio di disponibilit della prova, proprio lattivit connessa al diritto alla difesa di
ogni parte quella che aumenta o diminuisce la quantit di lavoro necessaria nella fase
istruttoria di quella lite. E potrebbe altres avvenire che una causa molto complessa dal
punto di vista teorico per il tema che investe sia poi decidibile in pratica senza la necessit
di utilizzare unistruttoria lunga e formale.
Anche il Tribunale di Torino [ord. 11 febbraio 2010, in Il Caso.it, Sezione II - Dottrina,
opinioni e interventi, documento n. 201/2010, 56], nello statuire in merito ad una controversia di diritto societario, ha dettato delle linee guida pratiche volte a ridurre il pi
possibile la discrezionalit del giudice nel valutare la sommariet o meno dellistruzione.
In particolare, si trattava di una lite tra una cooperativa ed una socia. La cooperativa aveva
escluso e dichiarato decaduta la socia in ragione del fatto che questa aveva interrotto il pagamento del canone mensile stabilito per il godimento di un certo bene immobile sociale.
Lattrice, cio la cooperativa, aveva prodotto in udienza copiosa, mentre la socia, convenuta, che formalmente non si era costituita in udienza, pur essendo comparsa, aveva
riconosciuto la sua situazione di morosit. Alla luce di questa documentazione e di questo
comportamento processuale, non era di nessuna utilit escutere i testimoni o svolgere
le altre prove orali richieste dalla parte attrice e la causa era decidibile con unistruttoria
sommaria. Cos il Tribunale di Torino si espresso circa le modalit per determinare la
non sommariet dellistruzione e nel farlo ha richiamato la pronuncia del Tribunale di
Mondov [ord. 12 novembre 2009, cit.] (supra) e si posto in linea con quellordinanza.
Pertanto, ha affermato che, per valutare la non sommariet dellistruzione, sono da assumere come riferimento le prove necessarie per la decisione, sulla base delle difese assunte
dalle parti. Pu pertanto facilmente accadere, come in questo caso, che una controversia
in linea teorica estremamente complessa ed articolata sia poi di facile decisione, magari
esclusivamente sulla base degli atti.
Il Tribunale di Trieste [ord. 16 dicembre 2010] nellesaminare lesistenza dei presupposti previsti dallart. 702-bis e seguenti c.p.c. si espresso sul tema dellistruzione
ritenendo che la decisione pu basarsi essenzialmente sulla documentazione prodotta
dalle parti, senza necessit di ulteriori attivit istruttorie. In questo passaggio il Tribunale
sembra quasi ritenere che sia questo il criterio che deve guidare nellindividuazione di
unistruttoria sommaria.
Il Tribunale di Sulmona [ord. 6 ottobre 2010, cit.] si pronunciato con riferimento alla
nozione di istruzione non sommaria riferendosi ad non complessit istruttoria ed ha
evidenziato le ricadute che il principio di non contestazione pu avere sul tema. Il giudice
nel caso di specie si richiama allart. 115, 1 comma, c.p.c. che prevede, a seguito della sua
nuova formulazione dovuta alla l. n. 69/09, che il giudice deve porre a fondamento della
decisione le prove proposte dalle parti nonch i fatti non specificamente contestati dalla
parte costituita. La circostanza che il convenuto sia tenuto ad assumere una sua posizione con riferimento ai fatti che lattore pone a fondamento del suo ricorso, anche alla luce
del cit. art. 115 c.p.c., conduce il giudice ad affermare che proprio la non contestazione il
principio che consente al giudice di valutare che listruttoria non sia complessa e quindi
di proseguire la trattazione della causa con il rito sommario. Addirittura il principio di
non contestazione viene definito il cuore-motore del procedimento sommario.
Il Tribunale di Lamezia Terme [ord. 12 marzo 2010, cit.] definisce sommaria listruttoria marginale, snella, veloce [si vedano in questo senso Trib. Varese 18 novembre
2009, ord. cit. e Trib. Mondov 12 novembre 2009, ord. cit.]. Il Tribunale ritiene che la
marginalit dellistruttoria deve essere ravvisata quando appaiono prevalenti le questioni
in diritto sollevate dalle parti ovvero quando assume una valenza assorbente la prova
precostituita documentale prevista dallart. 187 c.p.c.. Viene sottolineato il dato per cui
opportuno verificare la sommariet dellistruttoria in relazione alle questioni e alle
prove precostituite prodotte, ma anche alla natura dellistruttoria da espletare sulla base
di quanto stato richiesto dalle parti. Sar opportuno pronosticare lattivit istruttoria
necessaria da compiere sulla base della linea difensiva di ogni parte e delle richieste
probatorie da essa avanzate per supportarla. In particolare il Tribunale si pronuncia nel
senso che non la complessit delle questioni poste, sul piano teleologico, ad inibire la
decisione con il rito sommario bens, sul piano meramente strumentale, la formazione
della prova, ancora in divenire.
Il Tribunale di Grosseto [ord. 18 dicembre 2009, cit.] si pronunciato sullindividuazione del concetto distruzione non sommaria. In particolare, era avvenuto che la parte
convenuta avesse chiesto lespletamento di attivit, quali laudizione di testimoni, la
c.t.u. e lordine di esibizione, necessarie non solo ai fini della domanda riconvenzionale
(nel qual caso il Tribunale avrebbe potuto disporre la separazione delle due cause) bens
finalizzate a contestare la domanda principale. A modo di vedere del Tribunale questo
impedisce di trattare la causa col rito sommario ed impone la fissazione delludienza
ex art. 183 c.p.c.. Cos il Tribunale ha emesso ordinanza sulla base dellart. 702-ter c.p.c.
fissando ludienza di prima comparizione delle parti e trattazione della causa.
Il Tribunale di Bologna [ord. 29 ottobre 2009, in Foro it., 2010, 1647] si pronunciato
sullistruzione non sommaria in occasione di un ricorso proposto per un risarcimento danni a causa di diffamazioni contenute in alcune missive. In particolare, lattore,
un avvocato, era stato accusato dal convenuto di non avergli consegnato un assegno
emesso dalle Generali a suo favore e di avere tenuto comportamenti per niente in linea
con i principi di deontologia. Il convenuto nel costituirsi, per contestare la fondatezza
della domanda dellattore, formulava dei capitoli di prova testimoniale. Il Tribunale ha
ritenuto che se la superfluit di unistruzione probatoria orale pu considerarsi sicuramente come un indice rilevante della compatibilit del rito sommario, la sua necessit
pu considerarsi compatibile con la struttura del rito sommario solamente qualora sia
limitata ad un numero esiguo di testi, da escutere su limitate circostanze di fatto; pena
una compressione inaccettabile di quella radicale deformalizzazione di cui al V comma
dellart. 702-ter c.p.c..
7. Sullapplicabilit dellart. 81-bis disp. att. c.p.c. allistruttoria del procedimento
Il Tribunale di Varese [ord. 18 novembre 2009, cit.] si pronunciato sul calendario del
processo, come disciplinato dallart. 81-bis c.p.c. ritenendo che non sia compatibile
con il rito sommario di cognizione, diversamente si andrebbe ad introdurre un elemento
di rigidit nellistruttoria deformalizzata del procedimento semplificato e a vulnerare la
natura del rito sommario.
In senso contrario a quanto affermato da Varese (supra) si espresso il Tribunale di
Mondov [ord. 11 novembre 2009, cit.] il quale, sia pur senza esprimere considerazioni al
riguardo, ha ritenuto utilizzabile lo strumento del calendario del processo. In particolare
detto tribunale ha ravvisato che le parti che le stesse saranno invitate alla discussione
immediata alludienza successiva al deposito della CTU, che fin dora si fissa, anche ai
sensi di quanto previsto dallart. 81 - disp. att. c.p.c., al []. Si adotta pertanto lallegato
calendario del processo.
8. Lammissibilit delle ordinanze non definitive
Un primo ostacolo sulla via dellammissibilit delle pronunce non definitive (su questioni
pregiudiziali di rito o preliminari di merito) nel rito sommario (nel quale esse eventualmente devono assumere la forma dellordinanza, atteso che con tale forma viene definito
fisiologicamente il giudizio) potrebbe essere ravvisato nel fatto che le pronunce non
definitive vengono tendenzialmente emesse in forma di sentenza, atto che nel processo
sommario di cognizione non contemplato.
Da questo punto di vista, tuttavia, in giurisprudenza [Trib. Padova, ordinanza del 25
luglio 2011, in Nuova Giur. Civ. Comm., 2012, I, 148 sgg.] stato rilevato che, con la riforma del 2009, il legislatore ha modificato il comma 1 dellart. 279 c.p.c., sancendo espressamente che la decisione (anche non definitiva) sulla competenza nel rito ordinario deve
essere presa con ordinanza. Pertanto il sistema gi conosce una fattispecie di ordinanza
V poi il delicato profilo relativo alleventuale incompatibilit delle decisioni non definitive con la ratio del processo sommario, nel senso che lemanazione di una ordinanza
non definitiva pregiudicherebbe oltremodo le finalit acceleratorie del rito di cui agli artt.
702-bis sgg. c.p.c.
Invero, ad avviso del Tribunale di Padova, neanche tale ultimo aspetto pu essere considerato un ostacolo allammissibilit delle ordinanze (sommarie) non definitive. Anzi,
una siffatta decisione su questione pregiudiziale di rito o preliminare di merito potrebbe
consentire significativamente una riduzione dellattivit istruttoria da svolgere prima di
giungere alla ordinanza conclusiva del giudizio.
Sul punto la dottrina prevalente in senso opposto [v. Balena, La nuova pseudo
riforma, cit., 59 sgg., il quale per distingue tra le pronunce non definitive su questione
(inidonee al giudicato) e pronunce non definitive su domanda, non ammissibili ma se
emesse idonee al giudicato, quindi appellabili; in tale ultimo senso anche Scala, Il procedimento sommario di cognizione - Lappello nel procedimento sommario di cognizione,
in Giur. it., 2010, 738; Basilico, Il procedimento sommario di cognizione, in Giusto proc.
civ., 2010, 767; Ferri, Il procedimento sommario di cognizione, in Riv. Dir. Proc., 2010,
1, 96, secondo il quale nel giudizio sommario non si applica lart. 279 c.p.c.; Olivieri, Il
procedimento sommario di cognizione - Il procedimento di primo grado, in Giur. it., 2010,
733; Porreca, Lappellabilit dellordinanza di rigetto nel procedimento sommario di cognizione: deformalizzazione, giudicato e giusto processo, in Giur. di merito, 11/2011, 2681,
per il quale lart. 702-ter, comma 6, disciplinando lordinanza di merito conclusiva, concorre a segnalare che non sono ammissibili pronunce non definitive, poich tale norma,
unitamente allart. 702-quater, colloca lappello in un ambito logicamente incompatibile
con la disciplina di cui allart. 340 c.p.c.].
La motivazione principale discende dalla presunta contraddittoriet di un sistema
che istituisca, nellottica di una maggiore celerit nella definizione delle cause civili, un
procedimento ad istruttoria semplificata e snella e poi, allinterno di tale modello, consenta lemanazione di pronunce non definitive su questioni pregiudiziali o preliminari (o
anche su singole domande), attivit questultima che infatti rischierebbe di cagionare un
rallentamento significativo dei tempi processuali.
Inoltre, al di l degli stessi dati normativi gi presi in considerazione dal Trbunale di
Padova, viene dato rilievo ai primi due commi dellart. 702-ter, ove si disciplina da un
lato lordinanza di incompetenza, dallaltro lato lordinanza di inammissibilit in ragione dellinapplicabilit del rito sommario alla controversia sottoposta al giudice adito ex
art. 702-bis. Il legislatore qui prende in considerazione, con riferimento a due questioni
idonee a chiudere in rito il giudizio, solo il provvedimento di rigetto [lo rileva Turroni,
Decisioni non definitive nel procedimento sommario di cognizione. Autopsia di un intervento in causa R.C. Auto, in Nuova Giur. Civ. Comm., I, 2012, 152 sgg.]. Ebbene, tali disposizioni darebbero conto della volont codicistica di considerare le eventuali ordinanze su
questioni preliminari o pregiudiziali che non chiudono il giudizio, pronunce a carattere
meramente ordinatorio [in questo senso Balena, La nuova pseudo riforma, cit., 59 sgg.].
Una parte minoritaria degli interpreti considera compatibili le ordinanze non definitive col modello processuale del rito sommario di cognizione. Esse infatti ben potrebbero
anche risultare in tale contesto procedimentale utili, laddove lattivit istruttoria non
sia cos semplice e rapida ma tuttavia idonea a giustificare loperativit del rito sommario, nel senso che il ricorso alla pronuncia non definitiva potrebbe evitare rallentamenti
processuali e alimentare lefficienza dei giudizi [Turroni, cit., 153; Cea, cit., 135 sgg.]. Ne
consegue poi che tali ordinanze, in quanto atti di esercizio del potere decisorio, sarebbero
appellabili, anche con riserva ex art. 340 c.p.c., giacch in caso contrario, dovendosi esperire unimpugnazione immediata, si andrebbe a collidere con la esigenza di speditezza
del giudizio sommario.
Secondo una particolare impostazione (a cui gi s fatto cenno), nel processo sommario di cognizione non sono ammissibili le ordinanze non definitive. Tuttavia, se comunque emesse, le ordinanze che decidono soltanto su una delle domande proposte
(ordinanza non definitiva su domanda, o parzialmente definitiva) sono idonee al giudicato, attesa la loro portata decisoria, e pertanto appellabili [cos Balena, La nuova pseudo
riforma, cit., 59 sgg.].
9. Altri provvedimenti emanabili
In dottrina si rilevato che non sussistono valide ragioni per ritenere inconcialibili il modello procedimentale ex artt. 702-bis sgg. c.p.c. con la possibilit di emettere le ordinanze
di cui agli artt. 186-bis (per il pagamento delle somme non contestate) e 186-ter (che dispone sullistanza di ingiunzione di pagamento o di consegna).
In quanto incompatibile invece con la logica del rito sommario, va considerata non
emanabile in tale sede procedimentale lordinanza ex art. 186-quater (successiva alla
chiusura dellistruzione).
Si ritiene poi applicabile lart. 614-bis, sicch con lordinanza di condanna il giudice
pu porre a carico del soccombente il pagamento di una somma di danaro per lipotesi
di violazione di obblighi di fare infungibili e di non fare [per questa ricostruzione v. Zema,
Il provvedimento conclusivo del processo sommario di cognizione e la sua impugnazione,
relazione tenuta allincontro di studio sul tema: riforma delle norme sul rito civile introdotta dalla legge m. 69/2009, Roma, 28-30 aprile 2010, p. 4].
10. La sospensione per pregiudizialit
Con riferimento alla configurabilit del potere del giudice, adito ai sensi dellart. 702-bis
c.p.c., di sospendere il giudizio in ragione dellart. 295 c.p.c. (quando pendente altro
processo il cui oggetto si pone in una relazione di pregiudizialit tecnica rispetto a quello
del giudizio sommario di cognizione, delineandosi qui una fattispecie di sospensione
necessaria) ovvero ex art. 337, comma 2, c.p.c. (quando lautorit di una sentenza impugnata invocata nel giudizio sommario ex artt. 702-bis sgg. c.p.c., venendo qui in rilievo
unipotesi di sospensione discrezionale), recentemente la Suprema Corte [Cass., ord. 2
gennaio 2012, n. 3, in Il civilista, 2012, 2, 17] ha stabilito che il giudice del processo sommario di cognizione non pu sospendere il giudizio pendente dinanzi a s, n in caso di
sospensione necessaria, n in ipotesi di sospensione discrezionale, contrastando la logica
di tali fattispecie di arresto del processo con la ratio sottesa allistituzione del nuovo procedimento di cui agli artt. 702-bis sgg. c.p.c.
In particolare, per il giudice della legittimit, allorch dinanzi al tribunale in composizione monocratica adito secondo le forme previste dallart. 702-bis c.p.c venga sollevata
una questione pregiudiziale oggetto di un separato giudizio o di una sentenza impugnata,
non pu avere luogo qualunque ipotesi di sospensione del processo poich, da un lato
larresto del giudizio contrasta necessariamente con lintento acceleratorio che alla base
dellintroduzione del procedimento sommario di cognizione; dallaltro lato la decisione
sulla sospensione del processo deve essere preceduta da una cognizione del giudice nel
contraddittorio delle parti secondo meccanismi procedimentali (rectius, istruttori) niente
affatto sommari, sicch risulta doveroso per il giudice della causa dipendente disporre
la conversione al rito ordinario. Leventuale adozione del provvedimento sospensivo da
parte del giudice del sommario sarebbe pertanto solo illegittima.
In dottrina [Trisorio Liuzzi, Il procedimento sommario di cognizione e la sospensione
per pregiudizialit, in Il Giusto Proc. Civ., 2012, 157 sgg.], si rilevato che, alla luce di
tale decisione, possibile ricavare per cos dire indirettamente la soluzione al problema
interpretativo aperto dal comma 4 dellart. 702-quater, secondo il quale quando la causa
relativa alla domanda riconvenzionale richiede unistruzione non sommaria, il giudice ne
dispone la separazione.
Orbene, la disposizione citata pu essere considerata uneccezione a quanto si ricava
dalla norma generale di cui allart. 40 c.p.c. in materia di connessione e del relativo favor
codicistico per la realizzazione del simultaneus processus, inteso come elemento di valore,
nellottica della coerenza delle decisioni e delleconomia processuale. Il legislatore del
2009, istituendo il giudizio sommario di cognizione come sede processuale accelerata alternativa al rito ordinario, e introducendo una norma come quella di cui allart. 702-quater, comma 4, ha invece dato segno di voler far cedere il passo al principio del cumulo a
favore di quello della separazione [in questo senso, v. tra gli altri Luiso, Diritto processuale
civile, cit., 119]. In tale ottica pu essere letta anche la norma ex art. 702-ter, comma 2, secondo la quale, quando la domanda riconvenzionale introduce una causa che deve essere
decisa dal collegio, il giudice monocratico la dichiara inammissibile.
Sennonch la logica della separazione rischia di creare problemi nei casi in cui tra
loggetto della riconvenzionale (da decidersi necessariamente mediante unistruzione
non sommaria oppure dinanzi al collegio) e quello della domanda principale (idonea
ad essere definita in sede sommaria) intercorra una connessione forte, in particolare di
pregiudizialit-dipendenza. La dottrina assolutamente maggioritaria si era gi espressa
nel senso che, in tale ipotesi, la soluzione da seguire fosse quella del cumulo, dovendo
il magistrato giudicante convertire il giudizio sommario sulla domanda principale in un
processo a rito ordinario [Luiso, Diritto processuale civile, cit., 119].
Nellarresto sopra ricordato la Cassazione d (indiretta) conferma della correttezza
dellorientamento sostenuto dalla prevalente dottrina.
11. Il provvedimento di merito e i suoi effetti
Lesito per cos dire fisiologico del procedimento sommario di cognizione che il giudice
si pronunci sulla domanda attorea, provvedendo con ordinanza allaccoglimento o al
rigetto di essa. Tale provvedimento provvisoriamente esecutivo e costituisce titolo per
liscrizione di ipoteca giudiziale e per la trascrizione.
In giurisprudenza si affermato che solo lordinanza di accoglimento nel merito,
nellambito del procedimento sommario di cognizione, idonea allefficacia di cosa giudicata ex art. 2909 c.c. [App. Roma, 11 maggio 2011, in Giur. di merito, 2011, 11, 2672 sgg.]
Ad avviso del giudice laziale, la conclusione sostanzialmente scontata alla luce della
formula desordio dellart. 702-quater, laddove si prevede che lordinanza emessa ai
sensi del sesto comma dellarticolo 702-ter produce gli effetti dellarticolo 2909 del codice
civile se non appellata entro trenta giorni [].
Il ragionamento fatto proprio dalla Corte territoriale romana quindi il seguente: lart.
702-quater fa espresso riferimento alla ordinanza provvisoriamente esecutiva, valida ai
fini della iscrizione di ipoteca giudiziale e della trascrizione, quindi alla ordinanza di accoglimento; ergo, solo tale ordinanza appellabile, dunque idonea al giudicato sostanziale
se non appellata. In sostanza, secondo la Corte dappello, poich nellapplicare la legge
non si pu ad essa attribuire altro senso che quello fatto valere dal significato proprio delle
parole, secondo la connessione di esse, ai sensi dellart. 12 disp. prel. c.c., pur nel quadro
della ratio legis, non v modo di ritenere che lart. 702-quater c.p.c., richiamando soltanto
il comma 6 dellart. precedente, possa essere riferito anche al comma 5.
Tale ricostruzione, peraltro, avrebbe una giustificazione per cos dire sistematica, nel
senso che gi esiste nel nostro sistema un modello procedimentale sommario ove contemplata lattitudine a cosa giudicata del (solo) provvedimento di accoglimento (se non
opposto), mentre per la pronuncia di reiezione (nel merito) prevista la possibilit, senza
preclusione alcuna, della riproposizione della domanda: tale il modello del decreto ingiuntivo di cui agli artt. 632 sgg. c.p.c.
Sicch, per la Corte di merito, anche a seguito dellordinanza sommaria di rigetto nel
merito ex art. 702-ter, comma 5, non affatto configurabile, in caso di decadenza dallappello (o di acquiescenza), lattitudine al giudicato, mentre rimane salva la possibilit di
riproporre la domanda anche ricorrendo alle vie ordinarie.
Una parte minoritaria della dottrina [Caponi, Un modello ricettivo delle prassi migliori: il procedimento sommario di cognizione, in Foro it., 2009, V, 335, nota 5], seguendo il
medesimo approccio ermeneutico della Corte di appello di Roma, ritiene che il richiamo
al comma 6 dellart. 702-ter da parte dellart. 702-quater sottenda la volont legislativa
di limitare lappellabilit alle sole ordinanze di accoglimento. Tuttavia, si riconoscono
anche le criticit (anche in punto di legittimit costituzionale) di siffatta impostazione, e
si ravvisa la possibilit di giungere ad opposte conclusioni mediante uninterpretazione
costituzionalmente orientata [ancora Caponi, cit., 335].
Daltro canto, la dottrina assolutamente maggioritaria contraria alla tesi sostenuta
dal giudice romano [ex multis, Arieta, Il rito semplificato di cognizione, in www.judicium.it; Balena, Il procedimento sommario, cit., 331-332; Luiso, Diritto processuale civile,
cit., 121; Mandrioli, Corso di diritto processuale civile, III, Torino, 2009, 274; Menchini,
Lultima idea, cit., 1032].
In particolare [Porreca, Lappellabilit, cit., 2680 sgg.] si rilevato che la snellezza procedimentale non intacca la pienezza della cognizione, che con tali caratteristiche si manifesta
tanto in caso di accoglimento quanto in caso di rigetto. Poi, il comma 6 dellart. 702-ter pu
ben essere considerato una specificazione del comma precedente, il quale a sua volta indica
in generale lordinanza che decide nel merito, sia accogliendo, sia rigettando la domanda.
Inoltre, anche lordinanza di rigetto va considerata provvisoriamente esecutiva, almeno con riferimento al capo relativo alle spese del giudizio. Daltra parte, non tutte le
ordinanze di accoglimento sono trascrivibili o possono valere come titolo per liscrizione
di ipoteca, come quelle di mero accertamento, sicuramente da considerare ammissibili
nelle forme del procedimento ex artt. 702-bis sgg. c.p.c.
Ancora, escludendo lidoneit al giudicato dellordinanza di rigetto, si produrrebbero
conseguenze irragionevoli: per esempio il ricorrente potrebbe riproporre la domanda
(rigettata) allinfinito. Tale rilievo d conto della possibilit, seguendo limpostazione
fatta propria dalla Corte laziale, di ledere il principio costituzionale della ragionevolezza e
della parit di trattamento. Ed allora, se risulta percorribile la strada di uninterpretazione
costituzionalmente orientata, questultima che va intrapresa.
Non giova, poi, ai fini dellorientamento della Corte di appello, richiamare, a paradigma sistematico che giustifica lesclusione dellefficacia di giudicato in capo allordinanza
di rigetto, il modello procedimentale del decreto ingiuntivo, atteso che in questultimo
caso la cognizione superficiale e si sviluppa sulla base di una peculiare e limitata piattaforma probatoria, ed in assenza di contraddittorio, sicch non ci si pone in un rapporto di
vera alternativit rispetto al rito ordinario.
Occorre infine considerare che con la riforma dei riti, operata con il d.lgs. del 21 settembre 2011, n. 150, molti procedimenti speciali extracodicistici a cognizione piena, nei
quali senzaltro contemplato il giudicato di rigetto, sono adesso sottoposti al procedimento sommario di cognizione (ad es. in materia di controversie relative al riconoscimento della protezione internazionale ex art. 35 d.lgs. n. 28 del 2005) [per tutti questi rilievi si
veda ancora Porreca, Lappellabilit, cit., 2680 sgg.].
Lidoneit al giudicato anche dellordinanza sommaria di rigetto espressamente
contemplata dai protocolli dei tribunali di Verona e Ariano Irpino. LOsservatorio sulla
Giustizia Civile del Tribunale di Roma non , in parte qua, altrettanto esplicito, tuttavia,
considerando il provvedimento conclusivo del giudizio sommario di cognizione, si esprime in termini di ordinanza decisoria, senza distinguere tra pronuncia di accoglimento
e pronuncia di rigetto.
Lordinanza emessa ai sensi del sesto comma dellarticolo 702-ter produce gli effetti di
cui allarticolo 2909 del codice civile se non appellata entro trenta giorni dalla sua comunicazione o notificazione. Sono ammessi nuovi mezzi di prova e nuovi documenti quando il
collegio li ritiene indispensabili ai fini della decisione, ovvero la parte dimostra di non aver
potuto proporli nel corso del procedimento sommario per causa ad essa non imputabile. Il
presidente del collegio pu delegare lassunzione dei mezzi istruttori ad uno dei componenti
1. Latto introduttivo (F. Campione) - 2. I termini per appellare (F. Campione) - 3. Sui nova in appello: le prove (F. Campione) - 4. Segue. le nuove allegazioni (F. Campione) - 5.
Sullapplicabilit degli artt. 353 e 354 c.p.c. (F. Campione) - 6. Sulle conseguenze di una
pronuncia di primo grado fuori dallambito applicativo (F. Campione) - 7. Gli altri mezzi
dimpugnazione (F. Campione) - 8. Rapporti tra appello del rito sommario e appello di
rito ordinario dopo la novella con legge 7 agosto 2012, n. 134. (F. Campione)
1. Latto introduttivo
Secondo una parte della giurisprudenza di merito [App. Perugia, 2 novembre 2011, in Il
giusto proc. civ., 2012, 1, 183 sgg.], alla luce del silenzio normativo in ordine alle modalit
di proposizione dellappello nel procedimento sommario di cognizione, rimane applicabile lart. 342 c.p.c. in materia di appello ordinario, ai sensi del quale il gravame va proposto con citazione. Di guisa che non pu affatto essere sostenuta lidea che la proposizione
dellatto di appello avverso lordinanza sommaria segua le forme dellatto introduttivo del
giudizio di primo grado, ossia venga esperita mediante ricorso, giacch non entra qui in
gioco la norma, invero soltanto residuale, di cui allart. 359 c.p.c., secondo la quale nei
procedimenti dappello davanti alla Corte o al tribunale si osservano, in quanto applicabili, le norme dettate per il procedimento di primo grado davanti al tribunale, se non sono
incompatibili con le disposizioni del presente capo.
In altri termini, la Corte perugina esclude loperativit del principio della c.d. ultrattivit del rito, ai sensi del quale, sulla base dellart. 359 c.p.c., vi sarebbe una sorta di continuit procedurale tra il giudizio di primo e di secondo grado.
Invero, come hanno sostenuto le Sezioni Unite [Cass. Sez. Un., 18 novembre 2010, n.
23285, in Arch. Giur. Circ. e Sin., 2011, 2, 112] a proposito della novella relativa allappello avverso le sentenze in materia di opposizione a sanzioni amministrative (introdotta
dal d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40), lapplicabilit al giudizio di seconde cure delle norme
procedimentali dettate per il primo grado deve essere esclusa allorch manchino norme
specifiche in tal senso. Onde in assenza di tali espresse disposizioni, la disciplina dellappello segue le proprie regole ordinarie di cui agli artt. 339 sgg. c.p.c., delineandosi lart. 359
c.p.c. gi lo si rilevato come norma solamente residuale. La S.C., in tale arresto, ha aggiunto che la logica della sua ricostruzione trova per cos dire giustificazione e conferma
normativa nelle previsioni, per lappunto specifiche, che caratterizzano la peculiarit di
giudizi di appello quali quello per le controversie di lavoro, per le controversie in materia
di previdenza e assistenza obbligatoria, per le cause di locazione, comodato e affitto, per
le liti in materia di separazione e divorzio, e cos via.
Sulla tematica della forma dellatto introduttivo dellappello avverso lordinanza
sommaria ex art. 702-ter aveva invero espresso la propria posizione anche la gi ricordata
Corte di appello romana [App. Roma, 11 maggio 2011, cit.]. In tale decisione, tra laltro, la
Corte laziale ha affermato che lappello di cui allart. 702-quater deve essere avviato con
citazione, ossia secondo la norma ordinaria di cui allart. 342 c.p.c., non contenendo lart.
702-quater alcuna specifica disposizione sul rito da applicare in sede di impugnazione. Ed
anche in questultimo arresto viene segnalata linoperativit del principio di ultrattivit
del rito, il quale per funzionare avrebbe proprio bisogno di una disciplina del processo
dappello omologa rispetto al rito la cui ultrattivit venga invocata. Disciplina che nel caso
dellart. 702-quater, per lappunto, manca.
In dottrina [Scalamogna, Brevi osservazioni sulla forma dellatto di appello nel procedimento sommario di cognizione, in Il giusto proc. civ., 2012, 1, 185-186] si segnalato che,
per individuare pi correttamente la disciplina della forma dellatto di appello, non serve
rifarsi alle soluzioni offerte dalla giurisprudenza per altri riti, pure carenti di una specifica
normativa per il secondo grado, ma basta soffermarsi ad esaminare la natura del procedimento sommario di cognizione.
Da questo punto di vista, la medesima dottrina ha efficacemente ricostruito il dibattito dottrinale sullargomento, evidenziando come gli interpreti sostengano due opposte
Cos, da un lato v chi considera il rito di cui agli artt. 702-bis sgg. c.p.c. a cognizione
sommaria in primo grado e a cognizione piena in appello [Carratta, Nuovo procedimento
sommario di cognizione e presupposto dellistruzione sommaria: prime applicazioni, in
Giur. it., 2010, 902 sgg.; Id., Le condizioni di ammissibilit del nuovo procedimento sommario di cognizione, ivi, 776 sgg.; Luiso, Il procedimento sommario di cognizione, in Giur.
it., 2009, 1568 sgg.; Menchini, Il rito semplificato a cognizione sommaria per le controversie semplici introdotto con la riforma del 2009, in Il giusto proc. civ., 2009, 1100 sgg.; Id.,
Lultima idea, cit., 1025 sgg.; Proto Pisani, La riforma del processo civile: ancora una legge
a costo zero (note a prima lettura), in Foro it., 2009, V, 223; Romano, Appunti sul nuovo
procedimento sommario di cognizione, in Il giusto proc. civ., 2010, 165 sgg.]; dallaltro lato,
chi qualifica tale procedimento come un rito a cognizione piena ma con semplificazione
delle forme processuali [in questo senso Balena, Il procedimento, cit., 323 sgg.; Basilico,
Rapporti con il processo di cognizione ordinaria, in Giur. it., 2010, 734 sgg.; Besso, Il nuovo
rito ex art. 702-bis c.p.c.: tra sommariet del procedimento e pienezza della cognizione, in
Giur. it., 2010, 722 sgg.; Bove, Il procedimento sommario di cognizione, in Il giusto proc.
civ., 2010, 431 sgg.; Caponi, cit., 334 sgg.; Consolo, La legge di riforma 18 giugno 2009,
n. 69: altri profili significativi a prima lettura, in Corr. giur., 2009, 882; Dittrich, Il nuovo
procedimento sommario di cognizione, in Riv. Dir. Proc., 2009, 1582 sgg.; Lombardi, Il procedimento sommario di cognizione generale, in Il giusto proc. civ., 2010, 473 sgg.].
In sostanza, secondo la prima tesi lappello nel rito sommario di cognizione serve a
recuperare la pienezza della cognizione, necessariamente carente in primo grado (secondo una logica non dissimile da quella che sta alla base dellopposizione al decreto
ingiuntivo). Sulla base dellopposto orientamento, al contrario, come in prime cure la
cognizione piena (laddove la semplificazione e la snellezza si riferiscono in particolar
modo allistruzione) cos essa si presenta in sede di gravame. Onde nel primo caso la conseguenza che lappello deve essere proposto con citazione, nel secondo invece, avendo
il giudizio di gravame le stesse caratteristiche del processo di primo grado soprattutto in
punto di pienezza della cognizione, con ricorso [per una pi approfondita analisi circa la
natura del procedimento sommario di cognizione, v. supra sub art. 702-ter n. 1].
Tra chi propende per la seconda impostazione, v chi sottolinea che non sussiste
incompatibilit tra un modello processuale semplificato, ideato evidentemente per cause
ove la quaestio facti appaia di facile soluzione, e la pienezza della cognizione, con tutti i
corollari che questa reca con s, soprattutto in termini di garanzie per le parti. Inoltre,
accettando la prima soluzione, si finirebbe col legittimare un processo di appello oltremodo appesantito (in particolare, da nuove istanze istruttorie), rispetto alla sua naturale
struttura ex artt. 339 sgg. c.p.c. [Scalamogna, cit., 185-186].
Tale seconda ricostruzione peraltro fatta propria dalla prevalente giurisprudenza [ex
multis Trib. Taranto 2 marzo 2010, Trib. Torino 11 febbraio 2010, Trib. Mondov 12 novembre 2009, Trib. Bologna 29 ottobre 2009, tutte in Giur. Merito, 2010, 2450, con nota di
Chesta, Procedimento sommario di cognizione, un bilancio provvisorio alla luce della giurisprudenza di merito; Trib. Verona 5 febbraio 2010, in Giur. Merito, 2010, 2166, con nota
di Biavati, Alla prova il nuovo rito a cognizione semplificata; Trib. Varese 18 novembre
2009 e Trib. Mondov 5 novembre 2009, in Giur. Merito, 2010, 404, con nota di Didone, Il
nuovo procedimento sommario di cognizione: collocazione sistematica, disciplina e prime
applicazioni pretorie].
2. I termini per appellare
La gi citata Corte dappello di Perugia [App. Perugia, 2 novembre 2011, cit.], accogliendo
lindirizzo giurisprudenziale che ravvisa la tempestivit dellatto introduttivo non gi secondo i moduli del rito erroneamente utilizzato, bens sulla base della disciplina dellatto
a cui la parte avrebbe dovuto far ricorso [in questo senso, ex multis, Cass. 7 marzo 2008, n.
6196, in Guida al dir., 2008, 15, 53; Cass. 16 novembre 2007, n. 23813, in Foro it., 2008, 1,
I, 113], giunta alla conseguenza dellinammissibilit dellatto introduttivo erroneamente
proposto con ricorso, allorch entro il termine previsto dallart. 702-quater (30 giorni dalla comunicazione o dalla notificazione dellordinanza) non sia stata richiesta la notifica
dellatto introduttivo stesso, a nulla valendo pertanto, ai fini della tempestivit dellimpugnazione, il deposito in cancelleria del ricorso.
Pure la gi citata Corte dappello di Roma [App. Roma, 11 maggio 2011, cit.] ha ravvisato nella notificazione dellatto introduttivo il momento in cui valutare la tempestivit
dellimpugnazione, facendo cos dipendere le sorti dellammissibilit dellatto di proposizione del gravame dalla disciplina prevista per il rito non rispettato, anzich per quello
erroneamente seguto.
In dottrina [Balena, Lerrore sulla forma dellatto introduttivo, in Il giusto proc. civ.,
2011, 653] si cercato di dimostrare linfondatezza di tale ricostruzione (anche) giurisprudenziale, portando pure elementi di diritto positivo che denotano lincongruit delle
conseguenze connesse allerrore sulla forma dellatto introduttivo.
Un primo elemento concerne la disciplina della domanda proposta al giudice carente
di giurisdizione: con la riforma del 2009, se viene esperita una domanda giudiziale ad
unautorit priva di giurisdizione, possibile far salvi gli effetti della stessa (in tal senso,
erroneamente proposta) se essa sia riproposta al giudice (indicato come) fornito di giurisdizione entro un certo termine dalla chiusura in rito del primo processo (c.d. traslatio
iudicii). Ebbene, alla luce di un siffatto meccanismo, alla dottrina de qua pare irragionevole che in caso di errore sulla forma dellatto introduttivo conseguano effetti pi gravi
rispetto al caso dellerrore, per cos dire, nellindividuazione dellautorit giurisdizionale
fornita del potere di decidere.
Non va poi trascurato (e questo costituisce il secondo elemento) il combinato disposto
degli artt. 40, comma 5 e 426, 427 e 439 c.p.c., dai quali si ricava che lerrore di rito sullatto
introduttivo non conduce a conseguenze pregiudizievoli per lattore, dovendo il giudice
convertire alluopo il rito erroneamente utilizzato in quello corretto. A tale meccanismo,
provenendo il richiamo alle tre disposizioni del processo del lavoro da una norma del
libro I del codice di rito, pu essere attribuita una portata generale, a nulla rilevando che
esso concerna il caso di cause connesse soggette a riti diversi, giacch non appare ragionevole inferire loperativit di una disciplina penalizzante per lattore in caso di controversia con ununica domanda.
Viene per giunta ricordato un obiter dictum di una sentenza della Sezioni Unite [Cass.
Sez. Un. 14 aprile 2011, n. 8491, in Giust. Civ., 2011, 5, 1163] le quali, in materia di impugnazione delle delibere assembleari, hanno stabilito che in caso di erronea proposizione
dellatto introduttivo (con ricorso anzich con citazione) esso comunque da ritenere
tempestivo se, nel termine ex art. 1137 c.c., venga depositato in cancelleria (quindi quantunque non notificato). La S.C. qui riconosce da una parte lidoneit dellatto erroneamente proposto a costituire il rapporto processuale, dallaltra la mancanza di apprezzabili
interessi in capo al convenuto che legittimino la produzioni di conseguenze pregiudizievoli a danno dellattore.
Altra dottrina [Scalamogna, cit., 193 e 194] ha altres evidenziato che allart. 4, comma
5, del recente d.lgs. 1 settembre 2001, n. 150 (c.d. decreto sulla semplificazione dei riti, il
quale ha sostanzialmente ricondotto quasi tutti i riti speciali extracodicistici ai tre modelli
del rito ordinario, del rito del lavoro e del rito sommario di cognizione) previsto che, in
caso di errore sulla forma dellatto introduttivo del giudizio, il giudice disponga il mutamento del rito con ordinanza, mantenendo peraltro la domanda (erroneamente proposta)
i propri effetti sostanziali e processuali. Sicch rileva tale dottrina non sembrano esistere fondate ragione per escludere lapplicazione in via analogica di siffatto meccanismo
pure nel caso di proposizione erronea dellatto introduttivo del giudizio dimpugnazione.
Con riferimento alla possibilit di impugnare lordinanza sommaria nel termine lungo di 6 mesi in mancanza di notifica ovvero di comunicazione della stessa, la dottrina
prevalente ha ribadito che, in assenza di previsioni specifiche, al gravame disciplinato
nellambito del procedimento sommario di cognizione si applicano le norme sullappello per cos dire ordinario. Sicch anche in questo caso si applica il termine lungo di
cui allart. 327 c.p.c., ch, a ragionar diversamente, si dovrebbe concludere che senza la
notifica o la comunicazione lordinanza non passa mai in giudicato [in questo senso, tra
gli altri, Bove, cit., 440-441; Cea, cit., 153, il quale aggiunge che tale termine decorre dal
deposito dellordinanza, fattispecie che si integra necessariamente in caso di pronuncia
fuori udienza, mentre in caso di lettura in udienza decorre il termine breve; si veda anche
Luiso, Diritto processuale civile, cit., 121; contra lapplicazione del termine lungo invece
Menchini, Lultima idea, cit., 1032].
3. Sui nova in appello: le prove
Lattuale formulazione dellart. 702-quater frutto della recentissima novella legislativa
operata con la L. 7 agosto 2012 n. 134 di conversione del D.L. 22 giugno 2012 n. 83 (su
cui v. pi approfonditamente infra n. 8). Essa, nella parte sui nova istruttori in appello,
ha sostituito il termine rilevanti con indispensabili, peraltro sottraendo questultimo
dallart. 345, comma 3, c.p.c., in sede di appello per cos dire ordinario.
Sulla base della precedente disciplina, sui problematici profili relativi allistruzione
probatoria nellappello ex art. 702-quater aveva avuto modo di esprimersi la gi ricordata
Corte dappello di Roma [App. Roma, 11 maggio 2011, cit.].
La seconda parte dellart. 702-quater disponeva: Sono ammessi nuovi mezzi di prova
e nuovi documenti quando il collegio li ritiene rilevanti ai fini della decisione, ovvero la
parte dimostra di non aver potuto proporli nel corso del procedimento sommario per
causa ad essa non imputabile.
Gi si visto che la Corte romana, trattando della questione concernente la forma
dellatto introduttivo, ritiene che lappello, nel rito sommario di cognizione, sia retto dalle
regole ordinarie ex artt. 339 sgg. c.p.c. Sicch esso funge da revisio prioris istantiae, con la
necessit per lappellante di indicare specifici motivi di doglianza ex art. 342 c.p.c.
Si trattava per di capire se e in che termini lart. 702-quater derogasse rispetto ad
unaltra norma per cos dire generale nellambito della disciplina dellappello, ossia lart.
345, comma 3, c.p.c., il quale stabiliva che (nel processo di gravame) non sono ammessi
nuovi mezzi di prova e non possono essere prodotti nuovi documenti, salvo che il collegio
non li ritenga indispensabili ai fini della decisione della causa ovvero che la parte dimostri
di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non
imputabile. Pu sempre deferirsi il giuramento decisorio.
Invero, ad avviso del giudice laziale, la differente terminologia utilizzata dallart.
702-quater (ove si parlava di prove rilevanti) rispetto allart. 345 (ove invece ci si esprimeva in termini di prove indispensabili) non conduceva affatto a concludere che la
prima norma derogasse alla seconda. In particolare, la rilevanza, a cui faceva riferimento
la prima disposizione, non poteva avere la stessa portata semantica che essa assume
nellart. 183, comma 7, c.p.c., laddove si fa riferimento allutilit del mezzo di prova ai fini
della dimostrazione del fatto dedotto a sostegno della domanda o delleccezione. Se cos
intesa, lespressione sarebbe risultata superflua, perch era come se la norma vietasse di
introdurre prove irrilevanti, il che irragionevole, in quanto ovvio che i mezzi istruttori
debbano essere rilevanti.
Inoltre avrebbe avuto ben poco senso chiedere, ai fini dellammissibilit delle prove
in appello, la loro rilevanza e poi aggiungere la giustificazione della mancata produzione
in primo grado per causa non imputabile (anche qui sarebbe emersa una evidente superfluit nonch, ancora, un elemento di irragionevolezza, perch era come se la norma
consentisse la deduzione di prove rispetto alle quali maturata la decadenza incolpevole,
ancorch irrilevanti).
Allora per la Corte territoriale laziale, fondamentalmente, quella dellart. 702-quater
era una formulazione letterale imperfetta della medesima norma insita nellart. 345 c.p.c.,
sicch anche nellappello avverso lordinanza sommaria erano ammissibili nuove prove
purch indispensabili.
Propendere per lautonomia concettuale della rilevanza ex art. 702-quater secondo
limpostazione del giudice romano avrebbe condotto ad una irragionevole disparit di
disciplina per chi volesse optare per il rito ordinario, il quale poi avrebbe dovuto per cos
dire subire le limitazioni probatorie in appello, rispetto a chi scegliesse la strada del rito
sommario di cognizione, sede in cui sarebbe stato ben possibile formulare tutte le istanze
di prove che si voleva (correndo tuttal pi il rischio che il giudice disponesse il passaggio
al rito ordinario fissando ludienza ex art. 183 c.p.c.) e nella quale il successivo gravame
sarebbe diventato fase processuale aperta ad illimitate richieste istruttorie.
In un certo senso, alla luce del risultato a cui giunge, la Corte romana ha preconizzato
lintervento legislativo di cui al d.l. n. 83 del 2012.
In dottrina, in termini molto generali, chi sostiene che il giudizio sommario sia caratterizzato da una cognizione piena, tendeva ad assumere una posizione vicina a quella della
Corte dappello di Roma qui analizzata. Chi, invece, propugna la tesi della cognizione
sommaria, giustificava la diversa formulazione, in parte qua, dellart. 702-quater rispetto
allart. 345 in ragione della necessit, con lappello avverso lordinanza sommaria, di
recuperare in sede di gravame quella pienezza della cognizione fattuale e delle garanzie
delle parti in causa, evidentemente carenti in prime cure a cagione della semplificazione
e snellezza delle forme procedimentali.
Invero, allinterno di tale dicotomia ermeneutica di carattere generale, erano autorevolmente sostenute tesi per cos dire trasversali, o meglio che non potevano essere sic et sempliciter considerate una logica conseguenza delladesione alluno o allaltra orientamento.
Fondamentalmente, la formulazione dellart. 702-quater poneva due problemi: tentare di coordinare la prima e la seconda parte, ossia i due presupposti in presenza dei quali
erano ammissibili nuove prove (la rilevanza da un lato, la mancata produzione in primo
grado per causa non imputabile dallaltro); definire la differenza tra la rilevanza ivi prevista, e lindispensabilit di cui allart. 345 c.p.c.
Una parte della dottrina aveva evidenziato le palesi difficolt a cui andava incontro
linterprete nel tentativo di dare un senso alla formulazione dellart. 702-quater in punto
di nova. Infatti, le due soluzioni che sembravano imporsi dalla lettera della legge, peraltro
oggetto di un certo sforzo ermeneutico, erano: o che si interpretasse la congiunzione ovvero non in senso di alternativit sibbene di aggiunta, se non di vera e propria specificazione, ossia nel senso di e, nonch, onde sarebbero divenute ammissibili nuove prove
rilevanti che la parte dimostrasse di non aver potuto allegare in primo grado non per sua
colpa. Ma in tal guisa la disciplina della novit istruttorie in appello ex art. 702-quater
sarebbe risultata pi restrittiva di quella vigente nellappello ordinario, ove i criteri erano
lindispensabilit e la decadenza incolpevole in primo grado rispetto alle prove rilevanti;
oppure che si ritenesse come non presente la parte relativa alla ammissibilit di prove
non dedotte in prime cure per decadenza incolpevole, ma cos facendo si snobbava
palesemente il dato letterale della legge. Ecco che, allora, lunica soluzione interpretativa
appagante sarebbe stata quella di considerare la rilevanza di cui parla lart. 702-quater
concetto omologo a quello di indispensabilit ex art. 345 [cos Dittrich, cit., 1598-1599;
ad analogo risultato, muovendo peraltro dagli stessi presupposti esegetici circa la natura
del procedimento sommario, inteso come rito a istruttoria semplificata ma a cognizione
piena, sicch listruzione probatoria in appello non concepita come una sorta di mezzo
di recupero della cognizione piena come fosse una sorta di giudizio di opposizione, giungeva Bove, cit., 431 sgg.].
Sulla base di unaltra ricostruzione, la rilevanza costituiva il requisito per lammissione di ogni mezzo di prova, ma si doveva necessariamente trattare di una richiesta che non
era stato possibile formulare in primo grado per causa non imputabile. Avrebbe integrato
una violazione del principio della ragionevole durata del processo consentire di presentare in sede di gravame istanze che la parte ben poteva avanzare in prime cure. Lidea
di fondo era che alla contrazione dei termini e delle facolt assertive e di integrazione
probatoria nel primo grado, corrisponde, evidentemente, una struttura dellappello pi
aperta a nuove istanze di prova. Ma questo, come non vuol dire che il primo grado non
sia a cognizione piena, non vuol dire neppure che in secondo grado si possa chiedere lac-
coglimento di ogni istanza istruttoria, senza alcun limite se non quello della rilevanza.
Si riconosce comunque che per questa via la lettura dellart. 702-quater risultava diversa
da quella dellart. 345 c.p.c., poich per questultima norma doveva trattarsi di mezzi di
prova che non si erano potuti chiedere prima e senza i quali non si era in grado di comprendere la ricostruzione dei fatti circoscritti nel tema da provare. Nellappello avverso
lordinanza sommaria, invece, baster che si tratti di un mezzo di prova influente sulla
ricostruzione, anche solo diversa, dei fatti venuti in rilievo [Porreca, Il procedimento,
cit., 857; Id., Lappellabilit, cit., 2687-2688].
Secondo altri [Mondini, Il nuovo giudizio sommario, cit., 29-30], nei casi in cui il giudizio di seconde cure venisse effettivamente instaurato (considerando comunque una
non alta probabilit di avvio di impugnazioni avverso ordinanze sommarie [in questo
senso anche Acierno, cit., 516-517]), esso dovrebbe garantire il recupero del pieno diritto di prova, anche in conformazione allart. 24 Cost. Ci spiegava lutilizzo del termine
rilevanti in luogo di indispensabili. Infatti, nel procedimento ex artt. 702 sgg. c.p.c.,
listruzione probatoria deformalizzata sia con riferimento alla fonti di prova (prove
atipiche), sia con riguardo ai metodi di acquisizione delle prove. Sicch in tale contesto
ben possibile che non venga a trovare pieno dispiegamento il diritto di difesa, soprattutto
a danno del convenuto, il quale si trova a dover subire lopzione processuale dellattore. Il
medesimo autore riconosceva lambiguit della formulazione letterale dellart. 702-quater. Tuttavia, riprendendo un indirizzo propugnato dal Presidente Emerito della Suprema
Corte [Carbone, Relazione sullamministrazione della giustizia], aveva suggerito di superare limpasse propugnando una lettura che guardasse prettamente al concreto svolgimento del giudizio di primo grado. Cos, se in questultimo la cognizione era stata piena,
in appello, ai fini dellammissibilit dei nova probatori, occorreva dimostrare la causa
non imputabile. Se, al contrario, la sommariet in prime cure si era rivelata cos spinta
da non consentire la piena esplicazione del diritto di difesa, allora in sede di gravame era
sufficiente la sola rilevanza delle istanze istruttorie e documentali.
Sempre nellottica di attribuire rilievo a entrambi i presupposti previsti dallart.
702-quater, altra dottrina, invero secondo unimpostazione non molto dissimile da quella da ultimo riportata, aveva rilevato che nel procedimento sommario di cognizione
ben possibile che il giudicante chiuda in rito la causa, senza concedere alle parti alcuna
possibilit dintegrazione delle iniziali istanze probatorie, pertanto in tale situazione ben
poteva essere sufficiente la rilevanza. Viceversa, se in primo grado vi era stato modo di
dispiegare in un contesto di pienezza le prerogative istruttorie, allora in appello sarebbe
stato necessario dimostrare la causa non imputabile che non aveva consentito la presentazione dellistanza in prime cure [cos Balena, Il procedimento, cit., 332; ha aderito a tale
tesi Lombardi, Il procedimento sommario di cognizione generale, in Il giusto proc. civ.,
2010, 2, 492].
Altra parte della dottrina, nel tentativo di avvicinare la portata dellart. 702-quater a
quella dellart. 345 (ma anche dellart. 437 c.p.c. per ci che attiene al processo del lavoro), aveva sostenuto che la differente formulazione delle due norme non era decisiva
come poteva sembrare. Essa era senzaltro il segnale della volont legislativa di costruire
un appello, nel caso del rito sommario, pi aperto ai nova probatori (di quanto lo fosse
lappello, diciamo cos, ordinario) a cagione della semplificazione delle forme istruttorie
in prime cure. Cos, da un lato, le peculiari dinamiche del processo di primo grado potevano legittimare la presentazioni di istanze istruttorie in sede di gravame che non si
erano potute richiedere prima (per es. in caso di chiusura immediata in rito del giudizio;
laddove si ammettessero nuove allegazioni fattuali in appello; oppure semplicemente a
causa del taglio deformalizzato del processo di primo grado); dallaltro lato, lo specifico
requisito della rilevanza (e non gi della indispensabilit) era volto al perseguimento
della decisione giusta, onde risultavano ammissibili prove che, pur deducibili in prima
istanza, risultavano idonee a garantire il raggiungimento di una decisione giusta perch
fondata sullaccertamento veritiero dei fatti. Sostanzialmente, la diversa terminologia
(rilevanti; indispensabili) dava conto dellintento politico del legislatore di costruire
un appello pi aperto in ragione della sommariet strutturale del giudizio di prime cure
[CEA, cit., 161-163].
Ovviamente non mancava chi riteneva che, a cagione della natura sommaria non solo
dellistruzione bens pi in generale della cognizione del giudizio sommario, lappello
fungesse da sede di recupero della pienezza cognitiva, ove risultava giustificata lampiezza delle facolt istruttorie in capo alle parti risultante dalla formulazione dellart. 702-quater [in questo senso, tra gli altri, Carratta, Il nuovo procedimento, cit., 474-476; Luiso,
Il procedimento, cit, 1598 sgg.; Id., Diritto processuale civile, cit., 121-122; Menchini,
Lultima idea, cit, 1032-1033; Basilico, cit., 766, la quale peraltro sottolinea che proprio
in ragione dellampliamento dellattivit istruttoria in appello, il legislatore ha previsto
altres la possibilit, per il collegio, di delegare lassunzione della prova ad uno dei suoi
componenti (art. 702-quater, ultimo periodo)].
In particolare, era stato evidenziato un presunto vizio logico della disposizione di cui
allart. 702-quater, laddove in sostanza prevedeva la produzione di un effetto giuridico
(il diritto a chiedere nuove prove in appello) in presenza di due fattispecie ove luna era
composta dagli stessi elementi dellaltra pi un ulteriore elemento. Per giungere a tale
conclusione, si era prima messo in luce lassurdit della seconda parte della norma, ove
sembrava consentire, in alternativa alla prima, la produzione di nuove istanze istruttorie,
rispetto alle quali vi fosse stata decadenza incolpevole in primo grado, ancorch irrilevanti. Per cui necessariamente pure la seconda parte doveva riferirsi a prove rilevanti,
ma se era cos allora leffetto giuridico (il diritto a chiedere nuove prove) veniva ad esser
composto da un lato dalla rilevanza, e dallaltro dalla rilevanza pi la causa imputabile.
Onde, per ovviare al vizio logico, la conclusione era che in appello erano ammissibili
nuove prove se rilevanti, senza che occorresse dimostrare la causa non imputabile [cos
Luiso, Diritto processuale civile, cit., 121-122].
Ora che nellart. 702-quater la rilevanza, come requisito valido ai fini dellammissibilit di nuove prove nel giudizio di gravame, stata sostituita dallindispensabilit, pare
lecito ritenere che in sede interpretativa si ripropongano le medesime problematiche ese-
getiche che si sono sviluppate in materia di nova nellappello ordinario ex art. 345, comma
3, vecchia formula (v. ampiamente infra, n. 8).
4. Le nuove allegazioni
Lart. 702-quater omette qualunque riferimento ai nova fattuali, limitandosi a contenere,
come s visto ampiamente, una disposizione specifica per le nuove istanze probatorie.
Tale silenzio normativo, unitamente alla esplicita previsione circa le nuove prove in
appello, potrebbe essere letto in due modi: o sia pure con un discreto sforzo ermeneutico come volont derogante alla disciplina ex art. 345 c.p.c., in ragione, diciamo cos,
di una deroga gi espressa in punto di prove; o, pi semplicemente, come intenzione di
mantenimento, in materia di asserzioni, della regolamentazione per cos dire ordinaria.
Questultima lettura ha trovato concordi gli interpreti, che hanno in sostanza equiparato il silenzio del legislatore ad una dimenticanza [Cea, cit., 163]. Sicch anche nellappello ex art. 702-quater non sono ammesse nuove domande; sono consentite nuove
eccezioni che siano rilevabili anche dufficio (considerando poi che per le eccezioni in
senso stretto vale la preclusione di cui allart. 702-bis, comma 4); ammessa la modificazione delle domande e lallegazione di nuovi fatti, purch non ne derivi una mutatio libelli
[Menchini, Lultima idea, cit., 1033].
5. Sullapplicabilit degli artt. 353 e 354 c.p.c.
Si posto in dottrina il problema dellapplicabilit al gravame disciplinato dallart.
702-quater degli artt. 353 e 354 c.p.c., i quali disciplinano, da un lato la pronuncia (rescindente) di remissione in primo grado per motivi di giurisdizione, dallaltro lato il provvedimento, sempre rescindente, di remissione al primo giudice per altri motivi (nullit
della notificazione della citazione introduttiva; mancata integrazione del contraddittorio
o illegittima estromissione di una parte; inesistenza della sentenza; riforma della sentenza
Parte degli interpreti di avviso contrario. Cos, si sostenuto che non sembra ragionevole far regredire la causa in primo grado per far svolgere il giudizio sommario, laddove
invece, in ossequio al principio della ragionevole durata del processo, pare pi opportuno
che sia la Corte di appello a definire la controversia, previa rinnovazione degli atti invalidi,
secondo gli schemi della cognizione piena. Si riconosce in teoria la possibilit della remissione allorch venga integrata una fattispecie ex artt. 353 e 354 e il giudice del gravame
rinvii al giudice di prima istanza affinch svolga un processo a cognizione piena, oppure
quando il giudice dappello ritenga che il primo giudicante abbia erroneamente seguito
il rito sommario. Ma alla fine lopzione scartata sempre per ragioni di (dis)economia
processuale [tale il ragionamento di Menchini, Lultima idea, cit., 1033-1034, e nota 35;
contrario allapplicazione degli artt. 353 e 354 anche Nania, Il procedimento sommario
di cognizione, in www.dirittoeprocesso.com].
Altri autori sono invece favorevoli. La sommariet del giudizio di primo grado non
vista, al fine della rimessione ex artt. 353 e 354, di ostacolo. Ad ogni modo la soluzione
positiva si imporrebbe nellipotesi del litisconsorte necessario pretermesso, il quale non
potrebbe essere privato di un grado di giudizio [cos Dittrich, cit., 1600]. Inoltre, stato
rilevato come possa ben accadere che, il vizio legittimante la rimessione da parte del giudice dappello, impedisca la trattazione a cognizione piena in primo grado (ad es. la causa
richiede unistruttoria ordinaria eppure il giudice porta avanti un giudizio sommario). In
questi casi la rimessione risponderebbe non solo alla ratio sottesa agli artt. 353 e 354, ma
anche allesigenza di ripristinare le condizioni per valutare effettivamente lidoneit della
causa ad essere trattata col rito sommario. Ovviamente, la fattispecie che determina la
chiusura del primo grado non consentendo lo sviluppo del giudizio nelle forme ordinarie, deve corrispondere ad una di quelle tassativamente contemplate dagli artt. 353 e 354
c.p.c. [Cea, cit., 158].
6. Sulle conseguenze di una pronuncia di primo grado fuori dallambito applicativo
Quid iuris se il giudice di primo grado pronuncia nel merito quando invece avrebbe dovuto dichiarare linammissibilit della domanda perch ricompresa tra quelle di riserva
collegiale, oppure se si tratta di appello avverso sentenze del giudice di pace, o ancora di
domanda soggetta al rito del lavoro?
Per alcuni autori [in particolare, Mondini, Il nuovo giudizio sommario, cit., 30; Luiso,
Il procedimento, cit., per il quale non esiste valido motivo che giustifichi che, in appello,
la domanda venga trattata in maniera diversa da come avrebbe dovuto essere trattata in
prime cure] il giudice di appello dovrebbe annullare lordinanza e dichiarare linammissibilit della domanda. Per altri [Porreca, Il procedimento, cit., 839; Arieta, cit.], il giudice
di appello dovrebbe, in ragione del principio di ragionevole durata del processo, annullare la decisione di prime cure e decidere nel merito.
In caso di domanda soggetta al rito ex artt. 409 sgg. c.p.c., atteso che lorientamento
prevalente esclude la compatibilit del procedimento sommario di cognizione per le
cause soggette al rito del lavoro (su cui v. supra sub art. 702-bis), le possibilit sarebbero
o quella della dichiarazione di inammissibilit, ovvero quella del mutamento di rito in
appello ai sensi dellart. 439 c.p.c. [Mondini, Il nuovo giudizio sommario, cit., 31]. Invero,
qui il problema nasce gi in primo grado (v. supra sub art. 702-ter), con una parte degli
interpreti che ritiene operi linammissibilit ex art. 702-ter, comma 2, senza che entri in
gioco lart. 426 c.p.c. [in giurisprudenza si veda Trib. Modena 18 gennaio 2010 in Foro it.,
I, 1015; in dottrina Fradeani, Sullincompatibilit tra il nuovo procedimento sommario
di cognizione e le controversie in materia di locazione e comodato, nota a Trib. Napoli
25 maggio 2010 e a Trib. Lamezia Terme 12 marzo 2010, in Giur. it., 2011, 397], ed altra
parte che invece sostiene lapplicabilit della conversione del rito ex art. 426 c.p.c. [Trib
Catanzaro 16 novembre 2009; Dalfino, Sullinapplicabilit del nuovo procedimento sommario di cognizione alle cause di lavoro, in Foro it., 2009, V, 393 sgg.].
In sede di appello, controverso se se il giudice debba dichiarare linammissibilit
della domanda [Fradeani, cit., 397; Luiso, Il procedimento, cit.] ovvero se possa giudicare
nel merito [Arieta, cit.].
Sul punto peraltro intervenuta di recente la giurisprudenza di merito [App. Lecce, 16
marzo 2011 in Foro it., 2012, I, 915 sgg., con nota di Mondini, In tema di inapplicabilit del
procedimento sommario di cognizione alle controversie soggette al rito del lavoro e della locazioni; le conseguenze in appello], la quale ha optato per la declaratoria di inammissibilit.
7. Gli altri mezzi dimpugnazione
Parte della dottrina ha avuto modo di occuparsi anche della possibilit di impugnare lordinanza di merito conclusiva del giudizio sommario di cognizione mediante altri mezzi,
nel tentativo di equiparare il regime dellordinanza sommaria a quello della sentenza.
Attesa la natura decisoria del provvedimento di merito ex art. 702-ter, comma 5 e la sua
attitudine a produrre gli effetti tipici della cosa giudicata ai sensi dellart. 2909 c.c., si ritenuto che esso possa essere altres impugnato mediante gli altri mezzi predisposti dallordinamento, in particolare con la revocazione ex artt. 395 sgg. c.p.c. e con lopposizione di
terzo di cui agli artt. 404 sgg. c.p.c. [Lombardi, cit., 492-493; esclude per limpugnabilit
per revocazione Zema, cit., 6, laddove si ritenga il rito sommario incompatibile con quelle
cause ove prevista linappellabilit della decisione (per es. opposizione agli atti esecutivi); ma sullambito applicativo del rito ex artt. 702 sgg. c.p.c. v. supra], nonch con ricorso
per cassazione [Sala, Nuovo procedimento sommario di cognizione e astreintes: brevi note
sullennesima riforma del processo civile, in www.tribunale.varese.it, p. 22].
8. Rapporti tra appello del rito sommario e appello di rito ordinario dopo la novella
con legge 7 agosto 2012, n. 134
Come accennato in precedenza, proprio di queste ultime settimane lapprovazione (con
modificazione) della legge di conversione (l. 7 agosto 2012, n. 134) del d.l. 22 giugno 2012,
n. 83, recante misure urgenti per la crescita del paese.
La recentissima novella ha inciso, in maniera rilevante, anche sulla disciplina dellappello.
In particolare, in punto di nuove prove, sono stati modificati sia lart. 345, comma 3,
c.p.c., sia lart. 702-quater.
Con riferimento alla prima disposizione, sono state soppresse le parole che il collegio non li ritenga indispensabili ai fini della decisione della causa ovvero, onde adesso
nellappello per cos dire ordinario non sono ammessi nuovi mezzi di prove e non possono essere prodotti nuovi documenti, salvo che la parte dimostri di non aver poturo proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile. In dottrina
[Caponi, La riforma dellappello civile dopo la svolta nelle commissioni parlamentari, in
www.judicium.it, 9] si segnalato che ci suscita poche preoccupazioni, nel senso che
allesigenza di tutela effettiva della parte chiamata a rispondere una ragionevole interpretazione della norma sulla rimessione in termini.
Nella seconda disposizione, ossia nellart. 702-quater, stata soppressa la parola rilevanti, la quale stata sostituita con indispensabili. Sicch lindispensabilit stata
sottratta allappello ordinario ed stata trasferita allappello nel procedimento sommario
di cognizione. Da questo punto di vista, si parlato di inasprimento della proponibilit
di nuove prove nel giudizio sommario [Caponi, La riforma dellappello, cit., 9].
Probabilmente, ma il discorso ipotetico, si tratter di riversare sullart. 702-quater i
variegati orientamenti interpretativi della giurisprudenza e della dottrina circa il concetto
di indispensabilit della prova.
Cos, possibile fare riferimento a un arresto della S.C.[Cass. 19 aprile 2006, n. 9120,
in Rep. Foro it., voce Appello civile, n. 70], per il quale sono indispensabili i mezzi di prova
dotati di uninfluenza causale pi incisiva sulla decisione finale rispetto alle prove meramente rilevanti.
In dottrina si sono registrati diversi tentativi di lettura. Si pensato: allindispensabilit come una sorta di correttivo probatorio nei casi in cui in primo grado la decisione sia
stata presa applicando meccanicamente la regola sullonere della prova; oppure ai mezzi
di prova aventi ad oggetto fatti idonei a determinare in maniera decisiva il convincimento
del giudice; ovvero solo alle prove che, da sole, consentono di giungere alla soluzione
della lite [la ricostruzione in Porreca, Lappellabilit, cit., 2685,]. Per altri presumibile
che lespressione debba essere interpretata come coincidente con la situazione prevista
per il deferimento del giuramento suppletorio: una situazione, dunque, di semiplena probatio [Luiso, Diritto processuale civile, II, Milano, 2011, 393].
Non ragionevole attribuire il crisma dellindipensabilit alle prove eventualmente
concesse in secondo grado in ragione delleventuale ammissibilit di nuove allegazioni,
trattandosi qui di rilevanza [Porreca, Lappellabilit, cit., 2686].
Inoltre, lindispensabilit della prova non consente non consente lammissione in
appello di prove rispetto alle quali le parti siano incorse nella decadenza per non averle
richieste nel precedente grado [Cass., 19 agosto 2003, n. 12118, in Giur. it., 2004, 136].
La novella ha anche introdotto una peculiare fattispecie di inammissibilit dellappello (ordinario), ora disciplinata al nuovo art. 348-bis c.p.c. In particolare, la disposizione
stabilisce che fuori dei casi in cui deve essere dichiarata con sentenza linammissibilit
o limprocedibilit dellappello, limpugnazione dichiarata inammissibile dal giudice
competente quando non ha una ragionevole probabilit di essere accolta.
Inoltre, ai sensi del secondo comma della norma in questione, il comma 1 non si
applica, tra laltro, quando lappello proposto a norma dellart. 702-quater (art. 348-
bis, comma 2, lett. b). Pertanto il raggio dazione di tale fattispecie dinammissibilit non
ricomprende lappello proposto avverso lordinanza sommaria.
La nuova norma ex art. 348-bis, la quale peraltro potrebbe incentivare il ricorso al rito
sommario di cognizione [come riportato da Caponi, Contro il nuovo filtro in appello e per
un filtro in cassazione nel processo civile, in www.judicium.it], stata fortemente criticata
in ragione sia dellorientamento dottrinale prevalente in punto di natura del procedimento sommario, sia della circostanza che, se il d.l. n. 83 del 2012 effettivamente vuol dire
che il giudizio sommario tale anche nella cognizione, essendo unica sede di pienezza
cognitiva il gravame, allora diverrebbero automaticamente incostituzionali tutti quei
procedimenti ove, ai sensi del d.lgs. n. 150 del 2011, il rito sommario previsto in unico
grado [la critica di De Cristofaro, Appello e cassazione alla prova dellennesima riforma urgente: quando i rimedi peggiorano il male (considerazioni di prima lettura del d.l.
n. 83/2012), in www.judicium.it, come riportata da Caponi, Contro il nuovo filtro, cit., 12].
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