Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-17085-del-12-08-2016
Timestamp: 2020-08-03 11:38:50+00:00
Document Index: 162024053

Matched Legal Cases: ['art. 96', 'art. 22', 'art. 132', 'art. 132', 'art. 45', 'sentenza ', 'art. 96', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 17085 del 12/08/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17085 del 12/08/2016
Cassazione civile sez. I, 12/08/2016, (ud. 28/06/2016, dep. 12/08/2016), n.17085
sul ricorso 1256-2011 proposto da:
GAFFOIL DI FERRARA A. & C. S.N.C. (p.i. (OMISSIS)), in persona
ROMA, VIA VELLETRI 35, presso l’avvocato MARSILIO CASALE,
rappresentata e difesa dall’avvocato ALFONSO CATERINO, giusta
RISING HOUSE S.R.L. (c.f./p.i. (OMISSIS)), in persona del legale
VITTORIO EMANUELE II 154, presso l’avvocato ROSSETTI FRANCESCA,
rappresentata e difesa dall’avvocato ROSARIO MAGLIO, giusta procura
21/07/2010;
udito, per la ricorrente, l’Avvocato M. CASALE, con delega verbale,
udito, per la controricorrente, l’Avvocato S. GRASSI, con delega, che
SORRENTINO FEDERICO che ha concluso per l’inammissibilità, in
La Gaffoil di Ferrara A&amp;C s.n.c. chiese il fallimento di Rising House s.r.l. unipersonale, sul presupposto dell’insolvenza manifestata dal mancato pagamento di un credito di Euro 37.294,21 relativo a forniture di gasolio.
Il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi respinse il ricorso e condannò l’istante alle spese.
La Gaffoil propose reclamo alla corte d’appello di Napoli dolendosi (a) del rigetto dell’istanza di fallimento in luogo dell’archiviazione, che avrebbe dovuto essere disposta per l’intervenuta desistenza, (b) della esclusione dell’insolvenza, avendo la debitrice pagato dopo la presentazione dell’istanza di fallimento la sorte capitale dovuta ma non gli interessi di mora, (c) della condanna alle spese.
Radicatosi il contraddittorio la corte d’appello rigettava il reclamo e condannava la reclamante alle ulteriori spese, oltre che al pagamento di una somma – equitativamente determinata in Euro 5.000,00 – ai sensi dell’art. 96 c.p.c., comma 3.
Osservava che la reclamante non aveva interesse alla prima doglianza, atteso che, se anche il tribunale avesse adottato la formula dell’archiviazione, le conseguenze per la creditrice, in base al criterio di soccombenza virtuale, non sarebbero mutate; che l’insolvenza era da escludere avendo la debitrice comunque provveduto a saldare il debito pochi giorni dopo il deposito dell’istanza di fallimento e prima della notifica della stessa, in ciò dovendosi ravvisare un mero ritardo nel pagamento, mentre nessun ulteriore indice di rivelatore dell’insolvenza era in concreto emerso in giudizio; che non vi era contraddittorietà tra il capo della decisione di primo grado di condanna dell’istante alle spese processuali e il capo ulteriore di rigetto della domanda per lite temeraria, essendo la prima basata sul dato oggettivo della soccombenza.
Per la cassazione della sentenza, depositata il 21-72010, non notificata, la società Gaffoil ha proposto ricorso deducendo tre motivi.
1. – Col primo motivo la ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione della L. Fall., art. 22, dal momento che l’atto di desistenza aveva fatto venir meno l’istanza di fallimento; sicchè il tribunale, prima, e la corte d’appello, poi, avrebbero dovuto considerare che nessuna pronuncia diversa dall’archiviazione si sarebbe dovuta emettere nel caso di specie.
Il motivo è inammissibile in quanto non calibrato sull’effettiva ratio dell’impugnata sentenza, la quale ha deciso il profilo consegnato alla corrispondente censura ravvisandone l’inammissibilità per difetto di interesse.
2 – Col secondo motivo la ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, per avere la corte d’appello motivato in maniera inadeguata sull’identificazione dello stato d’insolvenza della società debitrice.
L’art. 132 c.p.c., n. 4, nel testo conseguente alla modifica da parte della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 45, comma 17, suppone che la sentenza contenga la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione al fine di rendere questa comprensibile nella sua ratio (e v. già, finanche a proposito del testo anteriore, Sez. 5^ n. 22845-10, Sez. 3^ n. 12864-15; post riforma, Sez. 6^-5 n. 920-15)-La corte d’appello non ha violato la detta norma, avendo sottolineato che il credito al quale l’istanza si riferiva era stato estinto e che nessun ulteriore indice rivelatore dell’insolvenza era stato acquisito, con specifico riferimento a pendenze debitorie, protesti o pignoramenti. Ha inoltre considerato, e specificamente mentovato, le risultanze dei bilanci della società e la situazione immobiliare della medesima.
3. – Col terzo motivo la società deduce la violazione o falsa applicazione dell’art. 96 c.p.c., censurando la sentenza nel capo afferente la condanna al ristoro delle spese del procedimento e dei danni nei confronti della resistente.
Il motivo è sotto entrambi i profili inammissibile.
Esula da tale sindacato e rientra nel potere discrezionale del giudice di merito la valutazione dell’opportunità di compensare o meno, in tutto o in parte, le spese di lite (cfr. ex aliis Sez. 2^ n. 273612; Sez. 1^ n. 17045-09; Sez. 3^ n. 406-08).
Quanto alla condanna per responsabilità processale aggravata, la ricorrente si limita ad affermare che ne difettavano i presupposti, essendo stata l’iniziativa per dichiarazione di fallimento avanzata in difetto del pagamento di quanto dovuto, dopo due dilazioni e dopo l’emissione di assegni a lunga scadenza, ed essendo stata la desistenza poi tempestivamente presentata sei giorni prima dell’udienza prefallimentare.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese processuali, che liquida in Euro 7.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi,oltre accessori e rimborso forfetario di spese generali nella percentuale di legge.