Source: https://sicurezza626.blogspot.it/2015/03/
Timestamp: 2017-09-21 13:59:14+00:00
Document Index: 106484234

Matched Legal Cases: ['art. 40', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 25', 'art.583', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 590', 'art.9', 'art.300', 'sentenza ']

Sicurezza d lgs 81 2008: marzo 2015
RSPP, Amianto, Allegato 3B
Allegato 3B, amianto, rspp
Novità accordo RSPP, Scadenza comunicazione Allegato 3B, Documenti INAIL
Pubblicato da Lilino Albanese | 23:57
È stata da tempo dimostrata l’esistenza del ruolo causale dell’inalazione di fibre aerodisperse di amianto nell’insorgenza del mesotelioma, tumore raro e rapidamente progressivo del mesotelio.
Studi epidemiologici indicano che l’incidenza è in aumento in tutto il mondo. Questo aumento è stato attribuito a una precedente esposizione ad amianto. Nonostante l’uso di asbesto sia stato bandito in Italia dal 1992, la diffusione del mesotelioma è destinata a proseguire nei prossimi anni, dato il lungo periodo di latenza.
Esposizione professionale ad #amianto http://t.co/mTjkDruJML #sicurezzasullavoro @StampaInail pic.twitter.com/LMzhtok4uf
— portaleconsulenti (@portaleconsulen) 27 Marzo 2015
comunicazione informazioni, di cui all’allegato 3B
Pubblicato da Lilino Albanese | 23:54
Il medico competente ha l’obbligo di trasmettere ai servizi competenti per territorio i dati aggregati sanitari e di rischio dei lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria (art. 40, decreto legislativo 81/2008 e s.m.i., all.3B). Le informazioni, elaborate evidenziando le differenze di genere, devono essere inviate esclusivamente per via telematica entro il primo trimestre dell’anno successivo a quello di riferimento.
L’Istituto ha predisposto un applicativo web, in base all’intesa in Conferenza Unificata del 20 dicembre 2012 (atto n.153/CU), strutturato secondo modalità semplificate e standardizzate in modo tale da consentire l'inserimento dei dati così come previsto dall’allegato II (all.3 B del d.lgs 81/2008) del decreto interministeriale del 9 luglio 2012.
Ministero del Lavoro, tre Interpelli n. 3/2015, 4/2015 e 5/2015
4/2015 e 5/2015, Ministero del Lavoro, tre Interpelli n. 3/2015
Ministero del Lavoro: tre Interpelli n. 3/2015, 4/2015 e 5/2015
Pubblicate sul sito del Ministero del Lavoro, in data 6 marzo 2015, le risposte a tre istanze: benefici economici e contributivi – cause ostative; personale con tasso di rischio INAIL pari o superiore al 60 per mille; fondo di solidarietà residuale e lavoratori svantaggiati delle cooperative sociali.
La Direzione Generale per l'Attivita' Ispettiva del Ministero del Lavoro ha fornito risposta, in data 6 marzo 2015, ai seguenti quesiti:
destinatario: Unione Nazionale Istituti di Vigilanza
istanza: fondo di solidarietà residuale e lavoratori svantaggiati delle cooperative sociali.
destinatario: AGCI, Confcooperative, Legacoop
Allegato 3B comunicazione del medico competente
Casellario dell’assistenza.
Pubblicato il 10 marzo 2015 in Gazzetta Ufficiale il decreto 16 marzo 2014 n.206, Regolamento recante modalità attuative del Casellario dell’assistenza, a norma dell’articolo 13 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
Il regolamento, che entrerà in vigore il 25 marzo 2015, riguarda l’istituzione di una banca dati attraverso la quale verrà creata una “cartella sociale” di ogni cittadino, una cartella che riunirà informazioni in merito a tutte le prestazioni sociali, da quelle Ipns a quelle fiscali, fino a quelle pertinenti Regioni e Comuni.
Il Casellario, istituito presso l’Inps, sarà quindi “strumento di raccolta delle informazioni sui beneficiari e sulle prestazioni sociali loro erogate” e la sua attività avrà il fine di “migliorare il monitoraggio, la programmazione e la gestione delle politiche sociali”. Sarà un’anagrafe generale delle posizioni assistenziali, che dovrà accogliere anche dati in merito a presa in carico, informazioni sulle caratteristiche personali e familiari, e sulla valutazione del bisogno.
Tre le componenti principali: banca dati delle prestazioni sociali agevolate, banca dati delle prestazioni sociali, banca dati delle valutazioni multidimensionali.
Enti locali ed enti erogatori di prestazioni sociali dovranno mettere a disposizione del casellario le proprie informazioni.
Ministero Lavoro nota Casellario assistenza
Strage di operai in Qatar per i mondiali 2022
Il numero uno della Fifa scarica le responsabilità delle oltre 1200 vittime nel paese del Golfo Persico sulle imprese che stanno costruendo gli stadi
Mondiali 2022 1.200 operai morti nei #cantieri http://t.co/Rh7uJyZPYM #sicurezzacantieri #sicurezzasullavoro pic.twitter.com/xjjSxROq4B
— portaleconsulenti (@portaleconsulen) 24 Marzo 2015
Sicurezza sul lavoro e Testo unico 81 2008
sicurezza sul lavoro, Testo unico 81 2008
33.297 infortuni riconosciuti da Inail nel 2013, 54 i casi mortali, 2.537 le malattie professionali. Questi alcuni dei dati discussi ieri dalla Regione Toscana, in occasione di un incontro ufficiale a tema sicurezza sul lavoro e Testo unico 81 2008.
Dati sugli infortuni da fonti Inail e dati sull’attività di vigilanza e prevenzione attuata nel territorio. Nel 2014 la Regione attraverso il lavoro di 483 persone tra medici, ingegneri, tecnici, infermieri ha effettuato 22.966 sopralluoghi e ispezionato 4.552 cantieri. Di questi 1.231 si sono rivelati completamente a norma. 3.430 sono stati in tutto i verbali di polizia giudiziaria, 94 i sequestri, e ancora “5.756.904 i proventi delle verifiche di impianti e macchine. 3.717.544 i proventi delle sanzioni penali, 62.398 i proventi delle sanzioni amministrative”.
Area vasta Firenze-Prato-Pistoia
Nell’incontro si è parlato anche del piano straordinario Lavoro sicuro che la Regione ha attivato dopo la tragedia del 2013 negli stabilimenti tessili cinesi di Prato. 74 i nuovi operatori per la vigilanza formati e assunti destinati alle Asl dell’Area vasta Centro, per un progetto che come già abbiamo visto in passato, mira a ispezionare entro 3 anni 7.700 aziende.
“I risultati dell’attività svolta in questo primo semestre appaiono confortanti e ci incitano a proseguire in questa direzione” – ha dichirato Renzo Berti, coordinatore del Piano straordinario per il lavoro sicuro nell’Area vasta centro – “Sono state verificate 1.647 imprese, qualcuna di più di quelle preventivate. Il 69% di queste non è risultato in regola, con dati diversi tra le diverse Asl: per esempio, sono l’84% le imprese irregolari a Prato, mentre a Firenze sono il 52%. Sono stati chiusi oltre 150 dormitori e 99 cucine abusive. Le criticità più frequenti riguardano i macchinari (406) e gli impianti elettrici (361)”.
Sicurezza e lavoro in Regione Toscana
Milleproroghe rinviato il patentino e la revisione per le macchine agricole
Pubblicato da Lilino Albanese | 18:17
patentino e la revisione per le macchine agricole
Milleproroghe: rinviato il patentino e la revisione per le macchine agricole. Con l’approvazione del decreto avvenuta il 26 febbraio, è stato prorogato il termine per l'entrata a regime della revisione obbligatoria delle macchine agricole obsolete soggette a immatricolazione, come anche l'abilitazione al loro uso, il cosiddetto “patentino”.
La revisione è prevista dall’articolo 111 del codice della strada e la sua entrata in vigore è stata posticipata al 31 dicembre 2015
; le disposizioni attuative saranno emanate mediante un decreto del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, entro il 30 giugno 2015. La revisione riguarderà le macchine agricole che sono state immatricolate antecedentemente al 1°gennaio 2009.
Inoltre è stato prorogato, sempre al 31 dicembre 2015, l’obbligo di conseguimento dell’abilitazione all’uso delle macchine agricole (il precedente termine era fissato al 22 marzo 2015). L’obbligo riguarda tutti gli operatori che utilizzano macchine agricole, sia in modo professionale che saltuario/occasionale.
Per conseguire il patentino occorre frequentare un corso di formazione. La durata del corso per conseguire l’abilitazione varia in base all’esperienza del soggetto: occorre effettuare una distinzione tra coloro che sono in possesso di esperienza pregressa e chi è privo di esperienza e di crediti formativi.
- gli operatori che possono vantare esperienza, almeno biennale, seguiranno solo un corso di aggiornamento di 4 ore entro 12 marzo 2017 (termine rimasto invariato)
- gli operatori che non hanno precedente esperienza/crediti formativi dovranno seguire un corso di 8 ore entro il 31 dicembre 2015 (precedentemente entro il 22 febbraio 2015).
Milano 25 marzo: Convegno “Il volto degli invisibili: l’umano. La questione della disabilità oggi in Italia” in ricordo di Franco Bomprezzi
Pubblicato da Lilino Albanese | 12:36
In programma per mercoledì 25 marzo a Milano nell’Aula NI 110 dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Via Nirone n. 15, dalle ore 9.00 alle ore 13.30, a cura del Centro di Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica di Milano, in collaborazione con l’Istituto Neurologico Besta Convegno “Il volto degli invisibili: l’umano. La questione della disabilità oggi in Italia”: è questo il titolo del seminario a ingresso libero, organizzato per il 25 marzo a Milano, in ricordo di Franco Bomprezzi, scomparso nel dicembre dello scorso anno.
Vi interverranno Adriano Pessina, direttore del Centro di Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica di Milano; Matilde Leonardi, responsabile del Settore di Neurologia, Salute Pubblica e Disabilità alla Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Besta di Milano; Pietro Barbieri, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore; Riccardo Bonacina, direttore di «Vita», no profit magazine; Giampiero Griffo, componente dell’Esecutivo Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International); Antonio Giuseppe Malafarina, giornalista, firma spesso presente anche in «Superando.it»; Mario Melazzini, assessore alle Attività Produttive, alla Ricerca e all’innovazione della Regione Lombardia; Isabella Menichini, direttore del Settore Servizi Persone con Disabilità, Salute Mentale e Disabilità del Comune di Milano; Maria Villa Allegri, succeduta proprio a Bomprezzi alla Presidenza della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).
La valutazione, in senso generale, è il confronto dei risultati di un’attività con gli obiettivi prefissati, il cui scopo consiste nella possibilità di esprimere un giudizio di merito in vista della prosecuzione dell’intervento oppure in funzione della sua trasferibilità o ripetibilità.
La valutazione di efficacia degli interventi di prevenzione pubblica supporta l’azione dei decisori pubblici con l’obiettivo di valorizzare le attività di documentata efficacia e di modificare o dismettere quelle a scarsa ricaduta. Negli interventi di promozione della sicurezza nelle scuole piemontesi, promossi da Regione Piemonte, INAIL Piemonte e Ufficio Scolastico Regionale, sono sempre state previste attività di monitoraggio e valutazione, con l'utilizzo di diversi strumenti quali riunioni periodiche di verifica, griglie, questionari e relazioni di avanzamento lavori. In queste attività valutative non erano mai stati presi in considerazione degli indicatori di impatto sulla salute degli studenti in termini di riduzione degli eventi infortunistici. Per la prima volta, i progetti delle Reti di scuole per la sicurezza realizzati nel 2013 sono stati affiancati da un progetto di valutazione di impatto sulla salute, affidato al Servizio di Epidemiologia dell’ASL TO3 della Regione Piemonte.
L’indagine ha preso avvio dai seguenti interrogativi: gli interventi didattici condotti nelle scuole hanno contribuito alla diminuzione degli infortuni scolastici? Dove e come avvengono gli infortuni a scuola? E’ corretto agire sui comportamenti messi in atto dai discenti in tipiche situazioni scolastiche ? Oppure è meglio concentrarsi solo sugli interventi strutturali di messa in sicurezza delle scuole? Partendo da questi interrogativi, il progetto si è posto i seguenti obiettivi: - progettare e realizzare un piano di valutazione di impatto sugli eventi infortunistici delle azioni didattiche attivate dalle Reti di scuole per la sicurezza nel biennio 2010-11; - descrivere gli infortuni scolastici accaduti in Piemonte negli ultimi anni, individuando le dinamiche più frequenti al fine di attivare le opportune azioni di prevenzione. E’ stato adottato un modello di studio pre-post, misurando l’incidenza infortunistica prima e dopo l’intervento e affiancando analoghe analisi su un gruppo di controllo.
Il gruppo di intervento è stato individuato tra le scuole che hanno realizzato degli interventi di promozione della sicurezza nel 2010-11.
Il gruppo di controllo è stato individuato tra le scuole che non hanno realizzato progetti sulla sicurezza nello stesso periodo. In entrambi i gruppi di scuole sono stati rilevati gli infortuni accaduti nel periodo 2008-2012. I risultati finali del progetto si basano sull’elaborazione di un campione significativo di infortuni scolastici da cui è stato possibile ricavare indicazioni sull’efficacia delle azioni finora svolte nelle scuole scelte come gruppo di intervento, ma anche sugli indici e sulle frequenze infortunistiche nella scuola.
I risultati ottenuti indicano come nelle scuole di intervento il fenomeno infortunistico sia in decrescita rispetto alle scuole di controllo. In questo numero, la rendicontazione dei risultati del lavoro di valutazione di efficacia degli interventi di promozione della sicurezza svolto dal Servizio di Epidemiologia dell’ASL TO3 è corredata da un’analisi sull’andamento infortunistico nelle scuole del Piemonte.
Sezione lavoratore, sezione datore di lavoro, sezione dati retribuiti. Sono queste le aree interessate dalle novità, accompagnate dalle relative istruzioni. Sono:
Detergenti in capsule
I bambini non vedono la differenza. Tieni le capsule lontano dalla loro portata.
Questo il tema di una nuova campagna lanciata dall’Ocse Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e segnalata dal Ministero della Salute, che ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblicata sui rischi derivanti dagli incidenti domestici e sull’esposizione ad agenti chimici presenti nei detergenti.
Consumatori, genitori. L’iniziativa è centrata in particolare su detersivi e detergenti in capsule e quindi su come evitare il rischio che i bambini, in particolare i più piccoli, ne vengano in contatto.
Abbiamo già parlato giorni fa della serie di pubblicazioni Inail nella quale sono stati affrontanti i rischi domestici, chimici, e per i bambini. Ora vediamo le indicazioni che su temi simili sta diffondento l’Ocse.
Innanzitutto conservare i prodotti in luoghi non alla portata dei bambini, o almeno protetti da serrature efficaci, con i prodotti in ogni caso completamente chiusi nei contenitori originali. Quindi leggere attentamente le istruzioni d’uso riportate sulle confezioni ed evitare di manipolare e utilizzare i prodotti con i bambini nelle vicinanze.
In caso di esposizione queste potrebbero essere le conseguenze:
in caso di ingestione: vomito, tosse, disturbi respiratori, nausea, sonnolenza, rash;
in caso di contatto con gli occhi: congiuntivite, dolore negli occhi, irritazione oculare.
in caso di contatto con la pelle: rash, irritazione cutanea, ustioni chimiche.
Queste invece le indicazioni per un primo intervento: sciacquare la bocca e il viso del bambino se la capsula viene messa in bocca; non provocare vomito; lavare accuratamente occhi e mani; chiamare un medico, un centro antiveleni o dirigersi a un pronto soccorso.
Ocse nella campagna riporta indicazioni anche per le imprese e gli stakeholder, invitando a seguire buone prassi di sicurezza ed etichettatura anche nei Paesi dove ciò non sia totalmente regolato e a sensibilizzare i consumatori sull’uso sicuro.
Il Ministero della Salute infine ricorda che la “Commissione europea ha recentemente adottato un regolamento sulle misure di sicurezza supplementari per i detersivi liquidi in capsule, che si applicano a partire dal 10 giugno 2015″.
Ocse campagna sensibilizzazione detergenti in capsule
Pubblicato da Lilino Albanese | 16:09
Testo unico per la sicurezza e l'igiene del lavoro
In Toscana si torna a parlare del Testo unico per la sicurezza e l'igiene del lavoro. Proprio in fase di elaborazione del testo unico, la Regione Toscana ha svolto un ruolo di coordinamento interregionale dei servizi di prevenzione sui luoghi di lavoro. Nel corso di un incontro che a Palazzo Strozzi Sacrati è stata consegnata a tutti i partecipanti la nuova edizione del testo, aggiornato con tutte le numerose modifiche avvenute dalla sua adozione ad oggi.
Il convegno è stata l'occasione per fare il punto sulle attività della Regione in tema di sicurezza sul lavoro, con interventi di Giuseppe Petrioli (direttore del Dipartimento di prevenzione della Asl 10), Emanuela Balocchini (responsabile del Settore prevenzione e sicurezza in ambienti di vita e di lavoro della Regione Toscana), Renzo Berti (coordinatore del Piano straordinario per il lavoro sicuro nell'Area vasta centro), Stella Lanzilotta (coordinatrice della Rete regionale Rls). Le conclusioni erano affidate all'assessore al diritto alla salute Luigi Marroni.
"Alta continua ad essere l'attenzione della Regione alla prevenzione sui luoghi di lavoro, ma anche alla repressione dei reati connessi con la sicurezza sul lavoro, con gli infortuni e con le malattie professionali - ha detto l'assessore Marroni - Anche in questo momento così difficile per carenza di risorse pubbliche, la Regione Toscana ha ritenuto indispensabile mantenere alta l'attenzione sulla prevenzione e, in particolare, sulla sicurezza del lavoro. Anche il Piano socio-sanitario da poco approvato ribadisce il nostro impegno sulla prevenzione e la nostra attenzione ai Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza". L'assessore ha ricordato gli impegni riconfermati nel Piano socio-sanitario: sostegno alle imprese, attenzione ai servizi a maggior rischio, attenzione alle patologie emergenti, impegno per la formazione, semplificazione organizzativa. E ha detto anche che, a seguito dell'approvazione del Piano Nazionale della Prevenzi one, verrà approvato a breve anche il Piano Regionale della Prevenzione, che prevederà tra l'altro progetti e azioni nell'ambito del sostegno ai Rls.
Questi i dati sulla sicurezza sul lavoro in Toscana Nel 2013 (fonte Inail), gli infortuni sul lavoro riconosciuti dall'istituto assicuratore in Toscana sono stati 33.297, di cui 54 mortali. La malattie professionali riconosciute da Inail nel corso del 2013 sono state 2.537. Ancora non sono disponibili i dati Inail completi relativi al 2014, ma la tendenza verso una significativa riduzione del fenomeno infortunistico sembra essere confermata dal confronto dei dati relativi ai mesi di gennaio 2013-2014-2015. Nel gennaio 2013 gli infortuni denunciati a Inail sono stati 4.426; nel gennaio 2014, 3.975; nel gennaio 2015, 3.494.
Le forze messe in campo dalla Regione per la vigilanza e la prevenzione nel 2014 sono state di 483 persone (medici, ingegneri, tecnici, infermieri, ecc.). 22.966 i sopralluoghi effettuati, 4.552 i cantieri ispezionati, di cui solo 1.213 a norma. 3.430 i verbali di polizia giudiziaria. 94 i sequestri.
5.756.904 i proventi delle verifiche di impianti e macchine.
3.717.544 i proventi delle sanzioni penali, 62.398 i proventi delle sanzioni amministrative. Rispetto alla realtà nazionale: lo standard nazionale di aziende con dipendenti ispezionate nelle regioni nel 2012 è del 5%, quello toscano del 9,7%. Per quanto riguarda i cantieri, lo standard nazionale è del 15%, quello toscano del 21%.
Ma c'è anche un Piano straordinario per il lavoro sicuro.
Dopo la tragedia del 1° dicembre 2013, che provocò la morte di 7 lavoratori cinesi in una fabbrica di Prato, la Regione ha varato un Piano straordinario e si è assunta l'impegno di fare ogni sforzo per portare a un livello accettabile il profilo di sicurezza di chi lavora in Toscana, a prescindere dall'etnia di origine e dalla tipologia produttiva. Sul fronte dell'incremento dei controlli sono stati assunti e formati a tempo di record 74 operatori, che sono stati destinati alle quattro Asl dell'Area vasta centro. E' stato sottoscritto un protocollo d'intesa con le Procure della Repubblica. L'attività della Regione si è coordinata con quella delle tre Prefetture. Così dal 1° settembre 2014 ha preso il via il piano di intensificazione dei controlli, che consentirà di ispezionare entro 3 anni tutte le 7.700 aziende censite. "I risultati dell'attività svolta in questo primo semestre appaiono confortanti e ci incitano a proseguire in questa direzione", dice Renzo Berti, coordinatore del Piano straordinario per il lavoro sicuro nell'Area vasta centro. Sono state verificate 1.647 imprese, qualcuna di più di quelle preventivate. Il 69% di queste non è risultato in regola, con dati diversi tra le diverse Asl: per esempio, sono l'84% le imprese irregolari a Prato, mentre a Firenze sono il 52%. Sono stati chiusi oltre 150 dormitori e 99 cucine abusive. Le criticità più frequenti riguardano i macchinari (406) e gli impianti elettrici (361)
Il 20 aprile 2015 scade il termine entro cui i preposti e lavoratori addetti alla revisione, integrazione e apposizione della segnaletica stradale destinata alle attività lavorative in presenza di traffico veicolare, che alla data del 20 aprile 2013 operavano in tale settore da almeno 12 mesi, sono tenuti ad effettuare il corso di aggiornamento di cui al punto 10 del decreto interministeriale 4 marzo 2013, essendo esonerati dal corso di formazione di cui al punto 5 dello stesso decreto.
L'aggiornamento va garantito per mezzo di un corso teorico-pratico di durata minima di 3 ore, di cui 1 ora di contenuti tecnico-pratici.
A riguardo, si ritiene utile richiamare l'interpello formulato dall'Ance alla relativa Commissione in merito al numero massimo di partecipanti ai corsi di aggiornamento tecnico-pratici.
La Commissione ha puntualizzato che il contenuto tecnico-pratico previsto nel corso di aggiornamento, qualora non si concretizzi in attività svolte direttamente dal discente e relative alle procedure di revisione, integrazione e apposizione della segnaletica stradale, non è da ritenersi ''attività addestrative pratiche'' (per cui opererebbe il vincolo del rapporto istruttore/allievi di 1 a 6), pertantoil vincolo è costituito dal numero massimo dei partecipanti per ogni corso pari a 25 unità.
Si sottolinea inoltre che il requisito dell'avere operato nel settore per un periodo di 12 mesi, come anche chiarito all'Ance dal Ministero del lavoro (vedi lettera allegata), si considera soddisfatto non solo nel caso in cui il soggetto abbia svolto continuativamente l'attività nel settore di riferimento, ma anche nel caso in cui il soggetto dimostri di aver svolto l'attività, in modo non continuativo ma complessivo, per almeno 12 mesi nel triennio anteriore al 20 aprile 2013 (data di entrata in vigore del regolamento).
Procedura di calcolo per la valutazione del rischio associato a sorgenti per illuminazione generale
Pubblicato da Lilino Albanese | 12:14
E' stata pubblicata ed è disponibile sul Portale Agenti Fisici una procedura software che consente di valutare il rischio da esposizione a radiazioni ottiche artificiali in presenza di sistemi l’illuminazione generale ad alogenuri metallici, siano essi per uffici o per ambienti di dimensioni maggiori come capannoni industriali.
In linea di principio tali sorgenti, in quanto destinate all'illuminazione dell'ambiente, non dovrebbero mai rappresentare un rischio per i soggetti esposti.
Con la pubblicazione della presente procedura si completa lo strumento disponibile sul PAF per la valutazione del rischio ROA associato alle sorgenti di illuminazione generale potenzialmente pericolose, sulla base delle caratteristiche illuminotecniche e di installazione delle sorgenti stesse.
Il risultato è espresso su 3 livelli di rischio: basso, medio ed alto, secondo il seguente criterio:
Portale PAF
sentenza del 25 febbraio 2015 n. 8531
Pubblicato da Lilino Albanese | 12:07
Con la sentenza del 25 febbraio 2015 n. 8531, la Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha precisato quali siano i presupposti giuridici minimi che consentono l’applicazione ad un’Azienda del regime della responsabilità amministrativa a seguito di infortunio sul lavoro, ricordando che “in conformità al D.Lgs. n. 231 del 2001, art. 25-septies, comma 3, la responsabilità giuridica dell’ente richiede, con riferimento alla commissione del reato di lesioni colpose, l’avvenuta verificazione di un’ipotesi di lesione grave (ai sensi dell’art.583 c.p.), ossia di una lesione comportante, tra le altre ipotesi, la determinazione di una malattia della durata superiore ai 40 giorni”.
Nella fattispecie, la Corte si è pronunciata su un ricorso presentato da due Società a Responsabilità Limitata - un Hotel e la Società che a questi aveva venduto la piscina nella quale era caduto il lavoratore infortunato - che erano state condannate dal Tribunale alla sanzione pecuniaria di euro 15.480 ciascuna , perché, avendo i rispettivi amministratori commesso il delitto di lesioni personali colpose con violazione di norme antinfortunistiche, tali Società “non avevano adottato alcun preventivo modello di organizzazione e di gestione relativo a una politica aziendale per la salute della sicurezza […] idoneo a prevenire reati della stessa specie”.
La Corte ha accolto il motivo di ricorso presentato da entrambe le Società secondo cui il Tribunale “sarebbe incorso in un’evidente contraddizione nel ritenere superiore a 40 giorni la durata della malattia della persona offesa conseguente alla commissione del reato presupposto, essendosi il tribunale basato su una comunicazione Asl avvenuta in data…, a soli 20 giorni dalla verificazione dell’infortunio.”
E ha quindi annullato la sentenza con rinvio al Tribunale di Varese per un nuovo esame.
Andando più nello specifico, la Cassazione ha avvalorato le ragioni delle Società ricorrenti in quanto ha riconosciuto che in effetti “il tribunale di Varese ha ritenuto sussistente un’ipotesi di malattia della durata superiore a 40 giorni dapprima richiamando una comunicazione (non meglio precisata) in data 30/3/2009 (e, pertanto, di soli quattro giorni dopo la verificazione dell’infortunio), e in seguito sottolineando testualmente come “la persona offesa permaneva in infortunio quantomeno sino al 15 aprile 2009, con una durata di malattia quindi superiore a giorni 40 (cfr. comunicazione inchiesta infortuni in data 15/4/2009)”.
Dunque il Tribunale era incorso “nell’evidente errore di ritenere superiore al termine di 40 giorni l’intervallo di tempo intercorso tra la data dell’infortunio del 26/3/2009 e quella relativa alla “comunicazione inchieste infortuni” del 15/4/2009, successiva di soli 20 giorni al ridetto infortunio.”
Pertanto, secondo la Cassazione, risulta “non adeguatamente motivata la decisione concernente la sussistenza del necessario presupposto fondante la responsabilità amministrativa delle società odierne ricorrenti, consistente nella pretesa avvenuta commissione di un reato di lesioni personali gravi, ai sensi del D.Lgs. n. 231 del 2001, art. 25 septies.”
Come noto, infatti, quando il legislatore nel 2007 con la legge 123 [2] ha esteso il regime della responsabilità amministrativa dell’ente ai reati di salute e sicurezza sul lavoro [3], non ha scelto di far seguire l’applicazione del D.Lgs.231/01 alla commissione di tutti i tipi di lesioni personali colpose previste dall’art. 590 c.p., bensì ha previsto “l’applicazione ai reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose gravi e gravissime commessi in violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro, delle disposizioni sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231”.
L’anno seguente, poi, l’art.9 della legge 123/2007 è stato implicitamente abrogato e sostituito dall’art.300 del D.Lgs.81/2008 - ancora in vigore - che in ogni caso ha confermato pienamente tale scelta.
E’ importante a questo punto avere chiaro in cosa consistano le lesioni “gravi” e le “lesioni gravissime” sotto il profilo giuridico.
Come ricordato anche dalla Cassazione nella sentenza in commento, se è vero che la norma che punisce il reato di lesioni personali colpose è quella contenuta nell’articolo 590 del codice penale, le nozioni di lesioni personali gravi o gravissime (che rilevano anche per le conseguenze legate alla procedibilità d’ufficio per quanto attiene alla responsabilità penale della persona fisica, oltre che per il fatto che rappresentano il presupposto minimo perché si abbia applicazione nei confronti della persona giuridica del D.Lgs. 231/2001 a seguito dei reati di salute e sicurezza) si ricavano da un’altra norma, che è quella contenuta nell’articolo 583 del codice penale, di seguito riportato:
“Art. 583. Circostanze aggravanti.
4) la deformazione, ovvero lo sfregio permanente del viso.”
Va in ultimo osservato che i reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose gravi o gravissime atti a far scattare, se commessi nell’interesse o a vantaggio dell’Azienda, la responsabilità amministrativa dell’ente ai sensi del decreto 231/01, presuppongono, in capo alla persona fisica, una colpa specifica in quanto la legge richiede che essi siano stati commessi con “violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro” e quindi, ad esempio, di quelle contenute nel D.Lgs.81/2008 o anche in fonti normative esterne a tale decreto.
E’ utile ricordare, infine, che l’applicazione delle disposizioni sulla responsabilità amministrativa consegue ai reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose gravi e gravissime commessi in violazione delle norme prevenzionistiche derivanti non solo da infortunio ma anche da malattia professionale.
Telelavoro domiciliare e sicurezza lavoro
L’INPS, con la Circolare n. 52/2015, ha fornito le istruzioni operative per consentire l’adozione e/o il consolidamento dei percorsi di telelavoro domiciliare e satellitare. In particolare, per l’attivazione del telelavoro domiciliare e satellitare è necessaria la redazione – da parte dei Direttori Regionali e Centrali – del Piano di Sviluppo del Telelavoro (PST) che dovrà contenere: l’indicazione delle aree geografiche di intervento e/o le aree dirigenziali interessate; le attività telelavorabili; le postazioni attivabili per ciascuna struttura afferente il territorio regionale e/o Area Dirigenziale (nel limite massimo del 5% del personale assegnato a ciascuna di esse); le tipologie professionali; il numero previsto di unità lavorative effettivamente coinvolte comunque distinte per sede e/o area e gli obiettivi di miglioramento attesi.
Il PST può avere un arco temporale compreso tra i 12 e i 36 mesi in caso di telelavoro domiciliare e compreso tra i 12 e i 24 mesi nel caso di telelavoro satellitare.
L’Accordo – Il 15 ottobre 2014 è stato sottoscritto l’Accordo Nazionale di telelavoro domiciliare e progetto sperimentale di telelavoro satellitare (in breve “Accordo”). Tale Accordo si costituisce di due specifiche sezioni: telelavoro domiciliare e telelavoro satellitare.
Al fine di verificare la corretta attuazione della normativa in materia di tutela della salute e sicurezza da parte del lavoratore a distanza, il datore di lavoro, le rappresentanze dei lavoratori e le autorità competenti hanno accesso al luogo in cui viene svolto il lavoro nei limiti della normativa nazionale e dei contratti collettivi, dovendo tale accesso essere subordinato al preavviso e al consenso del lavoratore qualora la prestazione sia svolta presso il suo domicilio.
Il datore di lavoro potrà svolgere tale accesso anche avvalendosi delle figure previste dalla vigente normativa in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro (Responsabile e addetti al Servizio di Prevenzione e Protezione, Medico Competente, preposti) e gli accessi saranno effettuati previa richiesta indirizzata al telelavoratore. Il lavoratore a distanza può chiedere ispezioni ai propri locali.
Tutti coloro che si occupano di salute e sicurezza sul luogo di lavoro possono usare questa sezione per reperire informazioni pratiche, linee guida e casi di studio utili per risolvere un'ampia gamma di problematiche.
I modelli di buona prassi che risultano efficaci in un determinato luogo di lavoro, con gli opportuni adeguamenti, possono essere applicati in contesti differenti. Prima di attuare qualsiasi modello di buona prassi, occorre svolgere una valutazione dei rischi e dei pericoli presenti nel luogo di lavoro, anche alla luce della normativa nazionale vigente.
Dalle cadute alle ustioni. Arriva la guida del Ministero per prevenirle
Pubblicato da Lilino Albanese | 00:12
Dalle cadute alle ustioni.
Il vademecum analizza rischi, pericoli e soluzioni per i bambini da 0 a 6 anni analizzandone specificamente la varie fasi della crescita.
Ad esempio per i bambini più piccoli tra gli 0 e 6 mesi, prima di iniziare qualsiasi operazione complessa, per es. il cambio del pannolino, è necessario avere tutto a disposizione; non rispondere ai campanelli (di casa, del telefono, del cellulare ecc.) fino ad impresa ultimata L'acqua del boiler poi deve essere a temperatura inferiore a 50°C per evitare spiacevoli effetti “gambero” in caso di bagnetto a temperatura superiore. E’ consigliata almeno la “prova gomito” prima che l’acqua tocchi il pargoletto.
Tra i 9 e 12 mesi tocca tutto esplora con la bocca tutto quello che gli passa a tiro, inizia a camminare. Batte le mani. Imita i suoni. I Rischi principali sono quelli di: caduta, asfissia/annegamento, ustione e incidente a bordo dell’automobile. Suggerito l’uso di fasciatoio e lettino con bordi alti con timbro CE. Nel bagnetto non lasciare il bambino MAI solo, anche se c’è solo qualche cm di acqua. Può scivolare e soffocare. No al girello e bloccare i mobili bassi per evitare contusioni, usate i paraspigoli. Le tende devono essere robuste. Occhio agli oggetti taglienti e di piccole dimensioni (cordini, braccialetti, orecchini, piercing, I-pod, Mp3 ecc.). In auto sempre sul seggiolino adeguato.
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