Source: https://www.mariogattiglia.it/capitale-umano/prevenzione-corruzione-e-trasparenza/
Timestamp: 2020-07-07 11:25:31+00:00
Document Index: 29488222

Matched Legal Cases: ['art. 314', 'art. 314', 'art. 316', 'art. 317', 'art. 319', 'art. 318', 'art. 319', 'art. 319', 'art. 320', 'art. 322', 'art. 316', 'art. 353', 'art. 354', 'art. 355', 'art. 356', 'art. 640', 'art. 316']

PREVENZIONE CORRUZIONE E TRASPARENZA AMMINISTRATIVA - Mario Gattiglia, sviluppo del capitale umano
PREVENZIONE CORRUZIONE E TRASPARENZA AMMINISTRATIVA
Una delle sfide più importanti per l'Italia di oggi e di sempre. Prima di tutto va ricordato che, quando si parla di corruzione in Italia, si fa riferimento a un fenomeno che è parimenti diffuso sia nelle organizzazioni pubbliche, sia in quelle private. Qui ci concentreremo sul problema dal punto di vista della pubblica amministrazione, principalmente in collegamento con la legge anticorruzione approvata nel 2012.
Nel 2010 i paesi del G20 hanno adottato un impegno formale volto all’approvazione di leggi nazionali sul whistleblowing.
Nel 2014 l'organizzazione australiana Blueprint for Free Speech ha pubblicato uno studio indipendente, finanziato dalle università di Melbourne e Griffith in Australia e da Transparency International-Australia. [1]
Tra i vari dati, riporto solo la seguente tabella in merito alle leggi riguardanti il settore pubblico con l’evidenziazione dell’Italia (colore verde= legislazione molto o abbastanza completa, colore giallo intermedio, colore rosso = legislazione assente o poco completa):
A colpo doppio si vedono sulla destra i paesi più virtuosi (dal punto di vista legislativo, occorre ricordarlo) : Australia, Stati Uniti, Canada, Regno Unito) caratterizzati da una maggiore presenza di colore verde. A sinistra la situazione opposta. Tra i 19 paesi analizzati, l’Italia è sest’ultima
L’analisi tiene già conto della nostra legge 190 del 2012. Se fosse stata fatta appena due anni prima, ci saremmo trovati nelle stesse condizioni dell’Argentina del Messico e della Turchia.
Anche l’OECD ha effettuato una propria indagine, i cui risultati sono stati presentati nel 2016 e confermano quanto sopra.
Siamo nella classica situazione in cui è difficile stabilire se “è nato prima l’uovo o la gallina”. Una cultura votata alla trasparenza e al senso civico favoriscono l’adozione di leggi di gestione del processo di whistleblowing e di protezione del whistleblower. Poi probabilmente buone leggi favoriscono l’ulteriore incremento di questa cultura.
Non è necessario dire quanto in Italia siamo lontani da questo circolo virtuoso e quanto delle buone leggi potrebbero al contrario iniziare a scardinare il circolo vizioso dell’omertà e della paura.
Ma, se questo ragionamento (che potremmo definire di tipo etico) non fosse sufficiente o addirittura suonasse moralistico ad alcuni, guardiamo brevemente alcuni dati economici.
Negli Stati Uniti, esiste un Whistleblower Protection Act dal 1989. Tra gennaio 2009 e settembre 2014, il governo americano ha recuperato 22,75 miliardi di dollari grazie alle denunce che hanno rivelato frodi e corruzioni.
Se in Italia riuscissimo ad avere lo stesso risultato[2], si tratterebbe di circa 2,5 miliardi di euro, circa mezzo miliardo di euro all’anno. Si tenga conto, per paragone, che il dato di recupero dell’evasione fiscale (fenomeno assai più grande) è stato nel 2016 di 14,9 miliardi, definito dal governo e dai giornali come un «record assoluto».
Negli USA una parte di questi recuperi (circa 1/6) sono andati proprio a beneficio di chi ha denunciato, perché esistono leggi che consentono di premiare chi lo fa.
Questa idea della ricompensa è molto lontana dalla nostra cultura.
Attualmente, i paesi che prevedono un riconoscimento economico per chi fa segnalazioni fondate e significative sono Australia, Belgio, Canada, Israele, Giappone, Corea del sud, Slovacchia e Stati Uniti.
Come noi, non prevedono premi circa 70% dei paesi monitorati dall’OECD.
Del resto, anche negli Stati Uniti non mancano i problemi. Ad es. Chelsea Manning (che ha rivelato a WikiLeaks documenti classificati per denunciare gravissimi abusi dei diritti umani nel settore militare) è finita in una prigione militare condannata a 35 anni in base a una legge del 1917, l' Espionage Act, pensata per i traditori della Prima guerra mondiale che passavano segreti al nemico. Chiaramente non ha seguito una procedura del tipo whistleblowing, perché non è attiva nei settori militari. Se nel suo caso fosse esistita una tutela del whistleblower, sarebbe stata più protetta? Chiaramente rimane il dubbio che, quando si arriva a denunciare i massimi sistemi del potere, la protezione legale regge poco e si è molto esposti.
In Italia, dopo la legge 190 del 2012 che prevede la costituzione del whistleblowing e la vigilanza dell’ANAC per la sua attuazione, la maggior parte degli enti ha creato una procedura formale, ma nella sostanza lo strumento è assai poco utilizzato.
L’ANAC ha realizzato un monitoraggio sullo stato dell’arte, presentato il 22 giugno 2016. I dati fanno riferimento a quello l’autorità definisce “un campione significativo” di 34 pubbliche amministrazioni e 6 società partecipate.
Nel suo campione, registra una media di circa 17 segnalazioni, decisamente superiore alle esperienze dirette di chi lavora in enti di minori dimensioni, dove le segnalazioni sono spesso nulle. Si deve tener conto, a mio giudizio, che andrebbe indagato il concetto di “campione significativo” quando stiamo parlando di solo 40 realtà organizzative e per di più di grandi dimensioni. Se da una parte questi dati segnalano un aspetto positivo (le segnalazioni stanno aumentando), dall’altra la realtà complessiva italiana è ancora molto arretrata su questa tipologia di strumento di prevenzione della corruzione.
Si deve concludere che non ci siano problemi da denunciare? Oppure che, per una complessa somma di fattori culturali e di lacune normative, il sistema ancora non funziona?
La Camera dei Deputati ha approvato nel 2016 un Disegno di legge sulle “Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato”. Questo primo testo era piuttosto moderato rispetto alle esperienze di area anglosassone. Ad esempio, non prevedeva le denunce anonime, non diceva nulla in merito alla protezione di dipendenti di aziende private, prevedeva per i datori di lavoro (che licenziano o facciano ritorsioni) sanzioni che Transparency International Italia giudica troppo deboli. La stessa Transparency ha inoltre proposto di istituire un fondo di garanzia, per le spese legali e la compensazione di eventuali problemi professionali e familiari.
Al Senato sono poi state depositate altre due proposte di legge che mirano ad emendare queste lacune e che sono state accorpate in un unico disegno di legge (DDL S. 2208). Ovviamente, se già le resistenze erano forti e trasversali sul primo testo, lo sono ancor più su quest’altro.
Il nuovo DDL in discussione al Senato si compone di due articoli. L’articolo 1 modifica l’attuale disciplina riferita ai lavoratori pubblici (e assimilati), l’articolo 2 è rivolto ai lavoratori del settore privato.
Intervistata da L’espresso, la professoressa Nicoletta Parisi, componente del Consiglio dell'ANAC, fa notare che «il meglio è nemico del bene: potrebbero essere necessarie misure progressive per introdurre un istituto come il whistleblowing, che è estraneo alla nostra cultura».
[2] Applicando la stessa percentuale sul PIL.
La relazione del presidente dell'Autorità naz. anticorruzione al Parlamento, tenuta il 6 luglio 2017
ANAC relazione al Parlamento 6 luglio 20
Accesso generalizzato: pubblicata circolare Dip Funz pubblica
CIRCOLARE 30 maggio 2017, n. 2 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica "Attuazione delle norme sull'accesso civico generalizzato (c.d. FOIA)".
Dato il fatto che la nuova disciplina prevede un accesso civico «generalizzato» e attribuisce a «chiunque» il «diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione (...), nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti», il tema più critico era la necessità di maggiori chiarimenti su questi ultimi “limiti” e le esclusioni.
Con delibera n. 1309 del 28 dicembre 2016, l'Autorita' nazionale anticorruzione (A.N.AC.) aveva adottato le «Linee guida recanti indicazioni operative ai fini della definizione delle esclusioni e dei limiti all'accesso civico».
Ora il Dipartimento della funzione pubblica, in raccordo con l' ANAC, ha adottato questa circolare con raccomandazioni operative che riguardano:
· modalità di presentazione della richiesta;
· uffici competenti;
· tempi di decisione;
· contro-interessati;
· rifiuti non consentiti;
· dialogo con i richiedenti;
· registro degli accessi.
La circolare propone anche una terminologia comune:
· accesso ex 241: “accesso documentale” o “procedimentale”
· accesso ex 33: “accesso civico” o “accesso civico semplice”
· accesso ex 97: “accesso generalizzato” o “accesso civico generalizzato”
18 lug 2017 Olivia Mertens di Reporters Without Borders mi scrive
IL GLOBAL CORRUPTION BAROMETER aggiornato al 2016
Mentre il corruption index rileva la percezione (quindi dati soggettivi), questo cerca di analizzare dati oggettivi.
In ogni caso, l'Italia non figura bene.
IL CORRUPTION PERCEPTION INDEX aggiornato al 2016
6 apr. 17 - RELAZIONE DI MARIO GATTIGLIA SUL FOIA
ALL'EVENTO AMB dedicato a
-finanziamenti europei
-bilanci pubblici
-nuovo Codice appalti
Gattiglia Acta 170406 FOIA.pdf
8 gen. 17 - L'AMIGDALA FRENA LA DISONESTA'
un articolo di Arnaldo Benini
L’amigdala frena la disonestà.pdf
2 dic. 16 - ITALIA: poca libertà di stampa
L’Italia è il peggior paese europeo ed uno dei peggiori del mondo nella classifica della libertà di stampa. Vedremo se il FOIA approvato a maggio 2016 ci aiuterà a migliorare.
Qui il link alla ricerca di Reporters Sans Frontieres.
Qui sotto l’articolo de La Stampa di oggi.
ITA poca libertà di stampa.pdf
7 sett. 16 - ANALFABETISMO E BUFALE
Una delle idee portanti dell’anticorruzione è che tramite la trasparenza si possa fare prevenzione. Da qui la necessità di informare i cittadini. Ma anche questi devono impegnarsi. Non fanno ben sperare i dati sull’analfabetismo funzionale in Italia, collegati alla propensione ad abboccare alle “bufale”. Due articoli, uno mio scaricabile qui sotto e uno di Doppiozero a questo link.
Sull’orlo dell’irrazionale - MGattiglia.
NEWS- 4 agosto 2016- Pubblicato il PIANO NAZIONALE ANTICORRUZIONE 2016
Sul sito ANAC
NEWS- maggio giugno 2016- FOIA
Il nuovo Decreto legislativo sulla trasparenza, che porta il numero 97 del 2016 ed è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’8 giugno, dà un grande impulso alla trasparenza dei dati pubblici, sul modello molto anglosassone del Freedom Of Information Act.
E' rilevante ai fini della prevenzione corruzione perché conferma definitivamente la scelta che avevamo già fatto: quella di fare confluire il Programma della trasparenza nel Piano prevenzione corruzione. La trasparenza è considerata in tutto il mondo uno degli strumenti più importanti di prevenzione della corruzione.
Dlgs 97/2016 in Gazzetta Ufficiale.
Nuova disciplina dell'accesso civico - M Gattiglia
Nuova disciplina dell'accesso civico - M
Sintesi del DLgs 97 2016 di MF Mattei
Sintesi del DLgs 97 2016 di MF Mattei.pd
OPEN DATA E TRASPARENZA AMMINISTRATIVA sono due cose diverse ma collegate. L’ideale e la strategia di dato aperto hanno diverse applicazioni (ad esempio, l'open source, l'open access e l'open content) e stanno crescendo sempre di più. Applicata al settore della pubblica amministrazione, questa visione si chiama prevalentemente in inglese open government ed in italiano trasparenza amministrativa.
Wired di ottobre 2014 cita i risultati di una ricerca Mc Kinsey (Open data: Unlocking innovation and performance with liquid information) ed afferma che con gli open data potrebbe nascere e crescere un business da 3.200 miliardi di dollari all'anno. Settori in cui l'utilizzo dei dati aperti potrebbe essere decisivo sono quelli dell'educazione, dei trasporti, dell'elettricità, del gas, del petrolio, della sanità e della finanza.
Letture di approfondimento su Big e open
Open Data Handbook.pdf
NEWS- 12 maggio 2016 - ITALIA MODELLO DA SEGUIRE PER DAVID CAMERON
Tanta fatica a volte premia. Dopo gli scandali di corruzione internazionale che hanno coinvolto molti paesi europei (ultimi i cosiddetti Panama papers), il premier inglese David Cameron ha fatto una dichiarazione importante al summit anticorruzione tenuto oggi a Londra. Alla presenza di circa 40 Paesi, della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, circa 300 economisti di 30 paesi, il primo ministro britannico ha indicato l'Italia come un modello per la sua legislazione anticorruzione, in particolare per quanto riguarda la confisca e la gestione dei beni confiscati.
La visione di base di questo summit è fortemente economica: la corruzione e l’evasione fiscale distruggono una ricchezza enorme a livello mondiale (e a farne le spese sono maggiormente i paesi poveri e più corrotti). L’obiettivo è quello di combattere fino alla scomparsa i cosiddetti “paradisi fiscali” ed adottare strumenti di coordinamento nella lotta alla corruzione e al riciclaggio.
La sfida non è solo quella dell’evasione, ma anche quella dell’elusione fiscale tramite la triangolazione internazionale che molte multinazionali mettono in campo da anni sfruttando le differenze dei regimi fiscali delle diverse nazioni, arrivando a pagare percentuali di tassazione talvolta ridicole. Anche questo è distruzione di risorse, poiché queste multinazionali sono le stesse che stanno sostituendo lavoro con tecnologia, generando disoccupazione a livello mondiale. Far pagare loro le giuste tasse, evitando questo gioco di furbizia fiscale, permetterebbe di creare più ricchezza per sostenere i sistemi di welfare, unici in grado di assorbire l’urto della diminuzione dell’occupazione.
NEWS - 28 Ottobre 2015
L'ANAC ha approvato l'aggiornamento al Piano Nazionale Anticorruzione. Qui è scaricabile una sintesi.
COME DIFENDERSI DAI COOKIE - 19 gennaio 2015
On line il nuovo video divulgativo del Garante privacy sul sito dell'Autorità (www.garanteprivacy.it), e sul canale YouTube (https://www.youtube.com/user/videogaranteprivacy), che già contengono altri filmati utili.
NEGLI USA. Dopo che gli specialisti lo affermavano da alcuni anni, il primo stato a capire l'importanza di open data per lo sviluppo economico sono stati, come accade spesso, gli USA nel 2009 , con la direttiva di Obama che ha obbligato tutte le agenzie federali a mettere on-line i dati in loro possesso . La vera scommessa, tuttavia, è fare in modo che tali dati siano analizzabili da software esterni , senza limitazioni e con interoperabilità.
IN ITALIA. Il collegamento tra trasparenza amministrativa e open data è molto ricco di opportunità, ma rischia di generare aspettative che, se troppo elevate, andranno deluse. È molto importante che tutte le Pubbliche amministrazioni mettano a disposizione i propri dati. Ma la trasparenza amministrativa , come è stata fatta fino ad ora, consiste sostanzialmente nel produrre informazione basata su file poco o per nulla lavorabili. Questo non è open data. Ciò non toglie il fatto che sia comunque utile per altri scopi, più politici, direi, intendendo il termine «politico» in senso non partitico ma semmai di gestione e controllo (da parte del cittadino) della Polis. L'applicazione di questo aspetto più sentita in questo momento è probabilmente la prevenzione della corruzione.
4 gennaio 2015 - REATI ANOMALI
Ciò di cui ci stiamo occupando riguarda reati che la criminologia ha per moltissimi anni considerato anomali e di difficile incasellamento.
In primo luogo, perché la tradizione del diritto e della criminologia ha quasi sempre collegato il reato a situazioni di povertà, economica o culturale.
Qui invece siamo di fronte a casi che possono spesso essere definiti come "criminalità dei potenti". Reati commessi da persone che posseggono risorse di denaro e di potere superiori a quelle delle loro vittime, non solo nel momento in cui commettono il delitto, ma in generale nella vita "normale", in conseguenza della loro collocazione nelle strutture sociali ed organizzative - lavorative.
Tra l'altro, questo potere alimenta la capacità e la propensione alla criminalità, poiché offre qualche sensazione di impunità: il potere consente spesso una certa capacità di controllare gli effetti e la visibilità del crimine commesso, una maggiore libertà di nascondere o manipolare la percezione della natura criminale delle proprie condotte.
Altra conseguenza non indifferente della presenza di questo potere è il fatto che esso si esercita spesso in una situazione di elevata distanza tra vittima e carnefice: sovente questi delitti non comportano un'interazione diretta con le vittime, poiché sono violazioni legislative nel campo del lavoro o dell'impresa o dell'ambiente o della sicurezza. Questo, ben lungi dal rendere invisibili le responsabilità etiche, permette tuttavia -in individui che io ritengo debbano essere in parte predisposti- una qualche forma di facilitazione nella commissione dell'atto criminale, poiché esso non implica un'azione diretta sul corpo o sulla vita della vittima, come nel caso di una rapina o di un omicidio.
Potremmo dire che la responsabilità etica non è invisibile, ma diventa per alcuni opaca.
Un altro aspetto che rende particolari questi crimini è il fatto che essi sono "reati occupazionali" [1], spesso commessi all'interno di organizzazioni legittime. Non, come accade più generalmente per la criminalità comune o per quella organizzata, legati all'essere affiliati ad organizzazioni fuorilegge, come le mafie.
Sutherland ha studiato a lungo questi crimini dei "colletti bianchi", trovandone una frequenza altissima nelle grandi imprese economiche, che è arrivato a descrivere come veri e propri "giganteschi criminali recidivi"[2].
Quando un'organizzazione diventa molto grande, inevitabilmente aumenta la sua complessità, si allungano le catene di comando e di controllo, si moltiplicano e diversificano territori in cui operano le persone ( tipico il caso delle multinazionali).
In queste grandissime organizzazioni, ciò che rimane a guidare la vita ed il comportamento degli individui è la forte pressione al raggiungimento degli obiettivi, in un clima di elevato agonismo, di pressione costante a prestazioni elevate, di timore di perdita del posto e del rango. Il tutto determina quello che Vaughan definisce "panico da status" [3], che può creare una pressione a commettere reati diversa da quella generata dalla semplice ingordigia. In questo senso, commettere reati "non è l'esito di scelta e calcolo, ma una manifestazione della cultura organizzativa che tende a normalizzare la devianza". L'esistenza di questo meccanismo sembrerebbe dimostrata anche dal fatto che, come dimostrano i verbali di quasi tutti i processi in materia, tra colleghi all'interno della stessa area organizzativa la condotta criminale non viene percepita come tale e quindi spesso non viene tenuta segreta.
Questo è un punto importante anche rispetto ai ragionamenti che si possono fare sulle sentinelle civiche, sui whistleblower.
Inoltre, in queste situazioni organizzative "chi ne fa parte si ritrova in un ambiente opaco nel quale i fini da perseguire e le modalità per perseguirli si fanno vaghi e negoziabili" [4]. Anche questo secondo aspetto, dunque, determina una opacizzazione della responsabilità e dell'etica.
E causa una difficoltà a ricondurre con chiarezza questi comportamenti nell'alveo della definizione di criminalità, per la quale occorrerebbero intenzionalità, mens rea, danno giuridicamente definibile, presenza di una norma violata e possibilità di una sanzione.
Infatti, la terza caratteristica che rende questo argomento di difficile trattazione è il fatto che questi crimini, molto più di altri, si collocano quasi sempre in un'area ambigua su un continuum legale-illegale.
Questa ambiguità opera in entrambi i sensi: da una parte può facilitare una sorta di "autogiustificazione" da parte di chi commette reati; ma può anche causare una tendenza “forcaiola”, come sta accadendo di questi tempi in un’opinione pubblica esasperata.
[1] R. Quinney, The Problem Of Crime, New York Dodd Mead, 1970
[2] E. Sutherland, White Collar Crime: The Uncut Version, Yale Univ. Press, 1983
[3] D. Vaughan, Controlling Unlawful Organizational Behavior, Univ. of Chicago Press, 1983
[4] V. Ruggiero, Perché i potenti delinquono, Feltrinelli, 2015
Sintesi Aggiornamento PNA.pdf
Il testo completo è sul sito dell'ANAC
BUONE PRASSI - FORMAZIONE E ETICA - 2015
Dopo le prime esperienze, prevalentemente di adempimento, ma in molti casi adeguate ed efficienti, abbiamo iniziato a realizzare formazione in una direzione decisamente innovativa, volta a garantire gli Enti in merito alla reale efficacia nella prevenzione e nel trattamento del rischio di corruzione.
L'approccio si basa su due filoni: l’etica e le neuroscienze. La parte di cui mi occupo io è la prima e lavora sugli aspetti:
- valoriali (“potersi guardare allo specchio la mattina”),
- di dignità (occorre invertire la tendenza e recuperare l’orgoglio di appartenere alla pubblica amministrazione, ovvero ad un’organizzazione che garantisce la qualità della vita dei cittadini)
- di motivazione (non basta “saper fare”, occorre “voler fare”)
che possono determinare realmente comportamenti corretti e prevenzione.
Siamo già partiti due anni fa, ma oggi (28 ottobre 2015), con nostro grande piacere, l’Autorità nazionale anticorruzione conforta il nostro lavoro citando nell’aggiornamento del PNA i valori e l’etica come una delle basi importanti su cui poggiare per passare da una logica di solo adempimento a quella di reale e concreta prevenzione del fenomeno corruttivo.
Sintesi L’ETICA NELLE ORG DI LAVORO.pdf
L’ETICA ALCUNE DEFINIZIONI.pdf
Lettura - Etica grande peccato.pdf
Lettura- Il male come non-pensiero.pdf
L’esperimento del treno e nueroscienze.p
BIBLIOGRAFIA AMICHEVOLE SULL ETICA NELLE
Il tema dell’errore - Copia.pdf
I VALORI DEGLI ITALIANI - ottobre 2015
Il responsabile di un Presidio di Libera, la nostra principale ONG che lavora per il contrasto alle mafie, mi racconta che al processo Minotauro contro la ‘ndrangheta nel Canavese un testimone si difende così: “Ma quella non era la mafia… Era solo corruzione!”.
Il punto è questo: quanto possiamo procedere a ritroso in questo modo?
Non era mafia, era solo corruzione... Non era corruzione, era solo evasione fiscale.... Non stavo evadendo, solo non pagavo il canone Rai... E così via discendendo, possiamo arrivare fino a non pagare il biglietto, tagliare la coda, parcheggiate in doppia fila…
Non voglio mettere l’ultimo anello di questa catena discendente sullo stesso piano del primo: è discendente, appunto. Ma mi pare evidente che si tratta della stessa catena.
Per questo ci occupiamo di etica parlando di anticorruzione. E libera lo fa parlando di antimafia.
Dovremmo farlo tutti parlando in generale dei valori degli italiani. Dovremmo avere il coraggio di tornare ad essere un po’ moralisti.
BUONE PRASSI - PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E CONTRASTO ALLE MAFIE - novembre 2015
Dalla sua analisi condotta su un campione di 1911 Pubbliche Amministrazioni, sommata ai dati derivati dagli incontri con i Responsabili per la prevenzione della corruzione e dai quesiti ad essa rivolti, l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) ha individuato molte aree di criticità e migliorabilità. Tra queste, il fatto che molto raramente le analisi di rischio sono collegate ad analisi del contesto esterno all’Amministrazione. Da questo punto di vista, quello che abbiamo deciso di fare con il Comune di Chivasso (TO) costituisce senz’altro una buona prassi. Un gruppo di esperti di performance della pubblica amministrazione (tra cui il sottoscritto) ed il coordinatore del Presidio chivassese di Libera sta incontrando tutti i dipendenti per parlare sia di prevenzione della corruzione, sia di contrasto alle mafie ed alla criminalità organizzata. La stessa ANAC dice nel suo documento di aggiornamento al Piano nazionale anticorruzione del 28 ottobre 2015: «Comprendere le dinamiche territoriali di riferimento e le principali influenze e pressioni a cui una struttura è sottoposta consente di indirizzare con maggiore efficacia e precisione la strategia di gestione del rischio. Si consideri, ad esempio, un’amministrazione collocata in un territorio caratterizzato dalla presenza di criminalità organizzata e da infiltrazioni di stampo mafioso.» Purtroppo, molte parti di Torino e provincia rispondono a questo profilo.
Relazione 2013 Ministro Alfano al Parlam
Relazione Comm Antimafia 2008.pdf
ALTRE BUONE PRASSI - 2015
Eu Anti-Corruption Report.pdf
Documento Adobe Acrobat 623.0 KB
Making Anti Corruption Agencies More Eff
UNA VISIONE D'INSIEME - gennaio 2015
I dati più recenti possono essere tratti dal report di Trasparency sulla percezione della corruzione nel mondo, presentati il 3 dicembre 2014. La situazione italiana è drammatica.
Il Rapporto «Scenari economici - Il rebus della ripresa» del Centro studi Confindustria presentato il 17 dicembre 2014 descrive uno scenario di lenta uscita dell’Italia dalla crisi economica, ma specialmente afferma che la corruzione, «è il vero freno per il progresso economico e civile» italiano. Se riuscissimo a ridurre la corruzione al livello della Spagna, avremmo un + 0,6 % di PIL; ancora di più se riuscissimo a combatterla come ha fatto la Francia.
Come sappiamo, l’Italia sta cercando di adeguarsi dal punto di vista normativo ed organizzativo-istituzionale: nel 2012 è stata promulgata una legge specifica per prevenire la corruzione nella pubblica amministrazione (la 190) e successivamente un’Authorithy è stata interamente dedicata a questo problema (ANAC).
Le fonti di riferimento per la Pubblica amministrazione sono sia il Diritto penale (principalmente i Capi I e II del Titolo II del Libro Secondo del Codice Penale), sia quello amministrativo. Buona parte della normativa in esame ha subito modificazioni ed integrazioni ad opera della consistente riforma dei reati contro la Pubblica Amministrazione, operata con la legge 26 aprile 1990, n. 86.
E il Servizio Anticorruzione e Trasparenza (SAeT), quando nel 2009 presenta il suo Primo Rapporto al Parlamento, definisce un ulteriore restringimento del perimetro, dichiarando come oggetto dalla propria attenzione “il danno rivolto anzitutto all’integrità del patrimonio della P.A., dei suoi beni o dei suoi mezzi aventi valore economico, a prescindere dalla circostanza che la commissione di questi reati determini costi sociali che si propagano ben al di là della sola dimensione economica.”
La risposta dovrebbe essere chiara a tutti, prevenire ed evitare la corruzione è connaturato al ruolo di cittadino e di funzionario pubblico.
Ma, in aggiunta, giova ricordare che:
-esiste una nuova legge (L. 190 del 2012) che impone una serie di obblighi e una serie di sanzioni;
-prevenire e combattere la corruzione significa difendere la democrazia del nostro paese (il report di Trasparency riguarda la corruzione percepita, ovvero la sensazione che la popolazione ha di quanto sia corrotto il proprio paese; è evidente che c’è un’emergenza nell’emergenza: gli italiani sono stufi, non ce la fanno più)
-prevenire e combattere la corruzione significa difendere e sviluppare il suo benessere economico, ad esempio garantendo la libera concorrenza e tornando ad attrarre gli investimenti esteri, che in questi anni sono declinati nettamente.
Abbiamo detto che qui non si tratta solo di adempiere a una nuova legge: prevenire e combattere la corruzione significa difendere la democrazia del nostro paese e il suo benessere economico, sia a livello nazionale, sia al nostro livello locale. Crediamo di non aver bisogno di convincere nessuno sull’importanza di tale azione. Ma qualche dato potrà chiarire meglio la situazione.
Come si sa, un fenomeno sociale può essere misurato con dati oggettivi e con dati soggettivi (la percezione che di esso hanno gli attori in gioco).
I dati oggettivi sono difficilmente calcolabili, vengono avanzate delle stime.
Nel 2004 la Banca Mondiale ha pubblicato un rapporto in cui teorizzava che la corruzione nel mondo fosse stimabile in mille miliardi di dollari. Considerato il PIL globale dell’epoca, la corruzione corrispondeva quindi ad oltre il 3% del prodotto mondiale.
La Relazione della UE sulla lotta alla corruzione del 3 feb 2014 stima un danno di circa 120 miliardi di euro all'anno per l’economia europea . Ma il dato drammatico è che un’ampia vulgata giornalistica ha diffuso l’idea che metà circa di questo danno stia in Italia. Questo dato non è stato avallato dalla Corte dei Conti , ma il punto è proprio questo: in Italia il danno è sicuramente alto e la stessa mancanza di dati precisi è in sé un segnale negativo.
Nel 2009 il Servizio Anticorruzione e Trasparenza (SAeT) tra le altre cose segnalava proprio il fatto che un elemento che non si misura non si gestisce, non si combatte, non si contrasta.
Il danno economico non è solo diretto (minore concorrenza, aumento dei costi, minore competitività, mancato gettito fiscale) ma anche indiretto (minore fiducia degli operatori, minore attrattività degli investimenti, ecc.). La Relazione della UE illustra la situazione nei vari Stati membri: quali sono le misure anticorruzione esistenti, quali di queste sono efficaci, cosa si potrebbe migliorare e in che modo .
Il 3 nov 2013 Price&Waterhouse è uscita con una ricerca per l’OLAF, l’Agenzia antifrode europea, in cui si afferma che le possibilità che in Italia un appalto pubblico sia viziato dalla corruzione arrivano al 10% delle gare, oltre tre volte il dato francese e più di dieci volte quello dell’Olanda.
I nostri dati sono simili (ma peggiori) a quelli di paesi entrati da poco nell’Europa comunitaria, come Ungheria e Romania. Posto a cento il livello della perfezione, noi ci fermiamo a 57 e i romeni a 55. Francia e Olanda sono rispettivamente a 91 e a 97.
Per quanto riguarda i dati percettivi, ovvero quelli che nascono dall’interrogare i cittadini, gli opinion leaders a altri attori coinvolti, un sondaggio Eurobarometro del 3 feb 2014 afferma che:
-per il 76% degli europei (e per il 97% degli italiani) la corruzione è un fenomeno dilagante nel proprio paese
-per più della metà degli europei (56%) il livello di corruzione nel proprio paese è aumentato negli ultimi tre anni
-quasi 2 cittadini europei su 3 e l’88% dei cittadini italiani ritiene che la corruzione e le raccomandazioni siano spesso il modo più facile per accedere a una serie di servizi pubblici
-un europeo su dodici (8%) afferma di essere stato oggetto o testimone di casi di corruzione nel corso dell'anno precedente.
Ma il dato più impressionante è probabilmente questa mappa del CORRUPTION PERCEPTION INDEX
I colori indicano il giudizio dei cittadini sulla corruzione nel settore pubblico. Più i colori sono vicini al rosso scuro, maggiore è la corruzione percepita. Più i colori sono vicini al giallo chiaro, minore è la corruzione percepita. L'Italia è messa piuttosto male!
COSA INTENDIAMO PER CORRUZIONE?
La legge 190/2012 non contiene una definizione di “corruzione”.
Il Dipartimento della Funzione pubblica (circolare n. 1 del 25 gennaio 2013) ha, tuttavia, precisato che:
“il concetto di corruzione deve essere inteso in senso lato, come comprensivo delle varie situazioni in cui, nel corso dell’attività amministrativa, si riscontri l’abuso da parte di un soggetto del potere a lui affidato al fine di ottenere vantaggi privati. Le situazioni rilevanti sono quindi evidentemente più ampie della fattispecie penalistica (…)”.
DI QUALI REATI STIAMO PARLANDO?
I reati che può commettere il pubblico ufficiale o comunque il dipendente di una pubblica amministrazione sono:
Peculato, articolato in
-peculato in senso stretto (art. 314 c.p.)
-peculato d’uso (art. 314, co. ii, c.p.)
-peculato mediante profitto dell’errore altrui (art. 316 c.p.)
Concussione, articolata in
-concussione in senso stretto (art. 317 c.p.)
-induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319-quater c.p.)
Corruzione, articolata in una pluralità di figure:
-corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318 c.p.);
-corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319 c.p.).
-corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter c.p.)
-corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio (art. 320 c.p.)
-istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.), per punire pubblici ufficiali o privati che abbiano sollecitato altri a commettere il reato di corruzione, nell’ipotesi in cui la corruzione non sia poi venuta in essere)
estesi anche a livello di Unione europea
OCCORRE ESSERE IN DUE!
Quelli sopraelencati sono i reati derivanti dalla condotta del pubblico ufficiale. Ma vi sono poi i reati commessi dal privato. È ovvio che nella maggior parte dei casi, perché ci sia corruzione occorre essere in due!
-Malversazione a danno dello Stato (art. 316-bis c.p.)
-Turbata libertà degli incanti (art. 353 c.p.)
-Astensione dagli incanti (art. 354 c.p.)
-Inadempimento di contratti di pubbliche forniture (art. 355 c.p.),
-Frode nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.).
-Truffa aggravata ai danni dello Stato (art. 640, co. 2, n. 1, c.p.)
-Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche art. (640-bis), introdotto dall’articolo 22 della legge 19 marzo 1990 n. 55
-Indebita percezione di erogazione a danno dello Stato (art. 316-ter c.p.), introdotto con legge 29 settembre 2000, n. 300.
UNA BUONA NOTIZIA - 23 dicembre 2014
Ogni tanto bisognerebbe dare anche le notizie buone, specialmente sotto Natale:
Nella classifica 2014 dell’ indice ONU che misura il livello di sviluppo di e-government dei paesi del mondo, l'Italia si colloca in 23-esima posizione, sopra le media europea e dei paesi ad alto reddito, ed ha migliorato di 9 posizioni rispetto al 2012.
Il merito di questi risultati va sicuramente a tutti quei dipendenti pubblici e a quelle amministrazioni che stanno, con fatica e con attenzione, attuando le politiche della trasparenza e della performance. Dopo cinque anni circa dal loro inizio, i risultati si vedono. Se riusciremo a fare la stessa cosa con l’anticorruzione, decisamente daremo un grande contributo alla ripartenza dell’Italia.
Colgo pertanto l’occasione per ringraziarli tutti di cuore e per augurare buone feste.
LA CORRUZIONE SI COMBATTE SU PIU' FRONTI -8 dicembre 2014
Con un solo giorno di distanza l’uno dall’altro, sono usciti in sequenza il report di Trasparency sulla percezione della corruzione nel mondo e, subito dopo, le notizie sulla vasta rete di connivenze criminali tra politica, criminalità e organizzazioni mafiose a Roma.
È evidente che, ad esempio, per attrarre investimenti esteri, qualsiasi job act evitare è assai meno importante che riuscire ad evitare fenomeni come questo. Ed è altrettanto evidente che quello della corruzione in Italia non è solo un problema, è una vera emergenza. Inoltre, come abbiamo visto in questi anni, la corruzione caratterizza tutte le regioni, nessuna esclusa.
Come sappiamo, l’Italia sta cercando di adeguarsi dal punto di vista normativo ed organizzativo-istituzionale: nel 2012 è stata promulgata una legge specifica per prevenire la corruzione nella pubblica amministrazione (la 190) e successivamente un’Authorithy è stata interamente dedicata a questo problema (ANAC).﻿
Ma occorre osservare alcune cose.
In modo piuttosto sconcertante, la legge 190 riguarda solo i funzionari e tiene fuori dal proprio perimetro la politica, che si sta dimostrando sempre più il vero problema del paese.
Poi, il report di Trasparency riguarda la corruzione percepita, ovvero la sensazione che la popolazione ha di quanto sia corrotto il proprio paese. Quindi, è evidente che c’è un’emergenza nell’emergenza: gli italiani sono stufi, non ce la fanno più.
In terzo luogo, anche l’osservatore più incline ad attribuire importanza alle leggi (e per conseguenza alle sanzioni) dovrà convenire che occorre lavorare anche sul piano dell’etica e della cultura, specialmente per quanto riguarda la prevenzione. Una delle cose che colpiscono di più nella mappa di Trasparency è quello che hanno in comune tutti i paesi con minore percezione della corruzione: la cultura anglosassone protestante. E, forse si potrebbe aggiungere, almeno in molti casi, un sistema giurisdizionale basato sul common law.
Quando si parla di etica e cultura, si possono fare molti esempi. Mi limiterò solo ad alcuni, per ragioni di spazio.
Sto lavorando come Organismo indipendente di valutazione con un Comune medio grande della provincia di Torino che, durante la passata amministrazione, ha dovuto fare i conti con l’infiltrazione mafiosa e lo scioglimento del consiglio comunale. L’azione che questo ente sta attualmente perseguendo per prevenire la corruzione non è solo l’attuazione della legge 190 (che lavora prevalentemente all’interno dell’amministrazione): sta anche provando a lavorare con i cittadini, nelle scuole, nelle associazioni culturali, direi nelle piazze. Gli amministratori ed i funzionari pubblici si devono confrontare con i cittadini, tutti quanti insieme si devono misurare con un dato di fatto: la corruzione è endemica, molto diffusa, richiede grande vigilanza.
Un secondo esempio: in un articolo del Sole 24 Ore di domenica 7 dicembre 2014, Gilberto Corbellini riporta queste affermazioni: « In occasione della pubblicazione del Manifesto per la Cultura avevo riportato su queste pagine che uno studio condotto da Niklas Potrafke su 125 Paesi (Intelligence and Corruption, Economics Letters 2013; 114: 109-112) aveva rilevato che dove ci sono livelli di prestazioni intellettuali più alti, la corruzione è più bassa. Il rapporto tra livello di intelligenza nazionale, intesa come misura del "capitale cognitivo", e un più efficace controllo sulla corruzione, oltre che sull'efficienza del governo e dello stato di diritto, è confermato da un recentissimo studio dell'economista sudafricano Isaac Kalonda Kanyama, che nel discutere i dati sottolinea come questo non significhi che ci sono Paesi abitati da persone più intelligenti, che realizzano istituzioni più efficienti, e Paesi abitati da stupidi, che mettono a punto istituzioni più povere. Il concetto che emerge da questo e altri studi sul ruolo del capitale cognitivo nella progettazione e nel governo dei sistemi liberali e capitalisti, è che il livello di comprensione cognitiva delle regole e dei principi, che fanno funzionare le istituzioni liberaldemocratiche, e la stretta cooperazione tra il capitale cognitivo e le istituzioni nazionali, sono importanti per la qualità della vita istituzionale di quel Paese (Quality of institutions: Does intelligence matter?, Intelligence 2014, 42: 44-52.)
La cura e la prevenzione della corruzione, se vuole davvero metterle in atto, richiedono di agire sulla formazione della psicologia cognitiva e morale individuale nelle fasi giovanili di maturazione e stabilizzazione delle capacità decisionali.»
In un passaggio molto famoso di un discorso del 1950, Piero Calamandrei dava alla scuola un ruolo di tipo costituzionale, come il Parlamento o il Presidente della Repubblica. Infatti, il suo compito non è tanto quello di sfornare diplomati, quanto quello di formare cittadini. Cittadini che vanno a votare, che si fanno votare, che determinano la moralità del popolo cui appartengono: «La scuola, come la vedo io, è un organo “costituzionale” […], un organo vitale della democrazia così come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue […].»
ALTRI MATERIALI di approfondimento prodotti dal mio gruppo di lavoro
1-Cosa intendiamo per corruzione.pdf
2- Possibili reati pubblico ufficiale.pd
3- Possibili reati privato.pdf
4 Codice di comportamento.pdf
5- Alcuni dati.pdf
6- Piano triennale di prevenzione della
7 Aspetti etici e di salute legati alla
8- Whistleblowing.pdf
9- in sintesi, cosa dobbiamo fare.pdf
10- Responsabilità e sanzioni.pdf
Legge anticorruzione 190 2012.pdf
Cod Penale Libro II Tit II - delitti con
Letture approfondimento prevenz corruzio
UE Relaz 3 feb 14 - ITALIA.pdf
DIP FUNZ PUBBL Relaz 2013 14.pdf
Legge 190 / 2012
www.actaconsulting.it