Source: http://pmbitonto.altervista.org/impianti.htm
Timestamp: 2017-08-23 15:49:48+00:00
Document Index: 154755773

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1117', 'art. 2051', 'art. 1120', 'art. 1102', 'art. 1139']

Sentenze relative al condominio in materia di Impianti
Condominio: diritto del condòmino ad installare l'ascensore su parti comuni
Condominio che non ha gli scarichi delle acque allacciati alla rete fognaria, pagamento del canone per il servizio di depurazione
Condizionatore rumoroso? non può essere riconosciuto il danno morale se non si fornisce la prova di emissioni pericolose
Tubazioni, danni da infiltrazioni proveniente dalla colonna montante condominiale, responsabilità
Cass. civ., sez. II, 10 novembre 2009, n. 23807
La questione dell'istallazione dell'ascensore ha sempre formato oggetto di decisioni confliggenti, da un lato, in quanto la normativa sul condominio non contempla la fattispecie specifica, limitandosi a disciplinare le innovazioni, dall'altro, in quanto la legge sulla eliminazione delle barriere architettoniche è intervenuta, con elementi nuovi, a modifica di una disciplina sulla maggioranza necessaria, che mal si attaglia con i principi del Codice Civile.
Inoltre, la pronuncia in esame presenta una statuizione degna di rilevanza; la S.C., infatti, stabilisce che, nel condominio, debba governare il principio di solidarietà, cui devono essere informati i rapporti condominiali, attraverso il contemperamento degli interessi di tutti. Il principio di solidarietà, ricavato dall'art. 2 della Costituzione, obbliga i cittadini a condotte inderogabilmente dirette al bene collettivo, anche nelle formazioni sociali alle quali, il condominio, sembra essere ricondotto.
Cass. civ. Sez. V, sentenza del 10/07/2008 n. 19130
Il condominio che non ha gli scarichi delle acque effettivamente allacciati alla rete fognaria è, comunque, obbligato al pagamento del canone per il servizio di depurazione delle acque di rifiuto provenienti da superfici e fabbricati privati. Infatti dal combinato disposto degli artt. 14 della legge n. 36/1994, 16 e 17 della legge n. 319/1976 risulta che non è consentito mantenere fabbricati privi del collegamento agli impianti di raccolta dei reflui e che la corresponsione di tale canone-tributo si rende obbligatoria in quanto relativa ad un servizio pubblico irrinunciabile.
Tribunale di Bari, sentenza del 14 gennaio 2010 n.104
Ai sensi dell'art. 1117 cc le tubazioni sono di proprietà comune fino al punto di diramazione, esse assolvendo ad una funzione comune fino all'ingresso nella singola unità immobiliare privata, dove la conduttura è predisposta al servizio esclusivo della porzione di proprietà individuale. Pertanto, trattandosi di beni di proprietà comune, il condominio può essere chiamato a rispondere ex art. 2051 cc in presenza di infiltrazioni dannose dovute a difettosità od omessa manutenzione o ristrutturazione delle condutture, gravando sullo stesso, in qualità di custode, l'obbligo di mantenerle e conservarle in maniera tale da evitare la produzione di eventi dannosi.
Trib. civ.Salerno, sez. I, 3 novembre 2009
La disciplina dell'uso delle cose comuni consentita all'assemblea che deliberi a maggioranza e non all'unanimità dei partecipanti è esclusivamente quella diretta ad assicurare a tutti i condomini il migliore godimento e la migliore utilizzazione della cosa, in conformità alle prescrizioni legali e convenzionali; non può comprendere anche provvedimenti che impediscano di usare della cosa secondo una delle sue possibili destinazioni. Costituisce innovazione (come tale sottoposta alle limitazioni dell'art. 1120 c.c.) non qualsiasi modificazione della cosa comune, ma solamente quella che alteri l'entità materiale del bene, operandone la trasformazione, ovvero che determini la modificazione della sua destinazione, nel senso del bene comune a cui l'opera si riferisce, in seguito alle opere innovative eseguite, presenti una diversa consistenza materiale, ovvero sia utilizzato per fini diversi da quelli anteriori all'esecuzione delle opere. Quando, invece, la modificazione della cosa comune non assuma tale rilievo, ma risponda allo scopo di un uso del bene più intenso e proficuo, si versa nell'ipotesi dell'art. 1102 c.c. che, pur dettato in tema di comunione in generale, è applicabile in materia di condominio degli edifici per il richiamo contenuto nell'art. 1139 c.c. Gli effetti dell'uso del bene comune devono essere valutati considerando che il singolo condomino può utilizzare la cosa comune non solo secondo la sua destinazione normale, ma anche in modo particolare e diverso da quello degli altri condomini, purché da ciò non derivi un cambiamento della destinazione del bene comune.