Source: https://www.lavocedegliergastolani.it/giurisprudenza-sul-carcere1
Timestamp: 2019-02-16 19:28:44+00:00
Document Index: 96536068

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'art. 58', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3']

Corte europea diritti dell'uomo, sezione I, 25/10/2018, n.5508
"Il regime speciale del 41-bis, previsto dall'ordinamento italiano per fini preventivi e di sicurezza, non è contrario alla Convenzione europea. Tuttavia, le autorità nazionali devono prevedere un continuo monitoraggio e fornire un'adeguata motivazione nel caso in cui il detenuto per il quale è stato disposto tale regime si trovi in gravi condizioni di salute e abbia subito una perdita cognitiva grave. Se ciò avviene si configura un trattamento inumano e degradante contrario alla Convenzione europea"
Cassazione Penale, sezione VI, n. 40270 del 2018
" La sorveglianza speciale di pubblica sicurezza è applicabile anche a persona detenuta in espiazione dell'ergastolo "
Cassazione Penale, n. 40270 del 2018
Corte Costituzionale, n. 149 del 2018
"Ergastolo e sequestro di persona"
Corte Costituzionale n. 149 del 2018 (art. 58quater l. 354 del 1975)
-uno spunto di riflessione sulla regressione trattamentale ed il 4bis-
Cassazione Penale, sezione I, n. 28390 del 2018
"a tutt'oggi, Tizio non ha usufruito di alcuno dei benefici penitenziari previsti dall'art. 4bis ord. penit., comma 1-bis. Ne consegue che nessuna regressione trattamentale è ipotizzabile nel caso di specie, tenuto conto del fatto che il ricorrente non ha mai goduto di permessi premio, il cui diniego-così come pronunciato dal Tribunale di sorveglianza di Torino-non determina alcuna lesione del principio di progressività trattamentale. Nè potrebbe essere diversamente, atteso che il concetto stesso di regressione trattamentale rappresenta una sorta di inversione speculare del concetto di progressione trattamentale e del connesso criterio di gradualità della concessione dei benefici penitenziari; quest'ultimo parametro, a sua volta, no costituisce una regola assoluta e codificata, ma risponde a un razionale apprezzamento delle esigenze rieducative e di prevenzione, collegato alla concreta valutazione dei reati commessi e della pericolosità sociale del condannato"
Spunto: Che dire nel caso in cui a Tizzo fosse già stato concesso un beneficio penitenziario?
-perché l'ergastolo ostativo è ritenuto compatibile con la CEDU e con la Costituzione-
Cassazione Penale, sezione I, n. 7428 del 2017
“la questione di legittimità costituzionale del cosiddetto ergastolo ostativo è stata già dichiarata infondata dalla Corte Costituzionale, proprio sul rilievo che in caso di provato ravvedimento il condannato all'ergastolo può essere ammesso alla liberazione condizionale anche per i cosiddetti reati ostativi, in relazione ai quali la collaborazione e la perdita di legami con il contesto di criminalità organizzata da cui era scaturito il reato altro non sono che indici legali di tale sicuro ravvedimento. In base ad osservazioni analoghe anche la Corte EDU ha più volte riconosciuto la compatibilità con la convenzione di sistemi, quali il nostro, che ammettendo pure a certe condizioni la liberazione condizionale, non negano in radice il diritto alla speranza.
E difatti, secondo la Corte Edu: " il semplice fatto che una pena della reclusione a vita possa in pratica essere scontata integralmente non la rende una pena non riducibile. Una pena riducibile de jure e de facto non solleva alcuna questione dal punto di vista dell'art. 3 (Kafkaris, sopra citata, p. 98). Al riguardo, la Corte ci tiene a sottolineare che non si pone alcuna questione dal punto di vista dell'art. 3 se, ad esempio, un condannato all'ergastolo che, in virtù della legislazione nazionale, può teoricamente ottenere una liberazione chiede di essere scarcerato ma la sua richiesta viene respinta in quanto costituisce ancora un pericolo per la società. In effetti, la Convenzione impone agli Stati contraenti l'adozione di misure volte a tutelare il pubblico dai reati violenti e non vieta loro di infliggere a una persona condannata per un reato grave una pena di durata indeterminata che permetta di mantenerla in detenzione quando ciò sia necessario per la tutela del pubblico (si vedano, mutatis mutandis, T. c. Regno Unito, p. 97, e V. c. Regno Unito, p. 98, sopra citate). Del resto, impedire a un delinquente di commettere altri reati è una delle "funzioni fondamentali" di una pena detentiva (Mastromatteo c. Italia (GC), n. 37703/97, p. 72, CEDU 2002 8^; Maiorano e altri c. Italia, n. 28634/06, p. 108, 15 dicembre 2009, e, mutatis mutandis, Choreftakis e Choreftaki c. Grecia, n. 46846/08, p. 45, 17 gennaio 2012).
Ciò si verifica in particolare nel caso dei detenuti riconosciuti colpevoli di omicidio o di altri reati gravi contro la persona. Il semplice fatto che essi siano forse già rimasti per molto tempo in carcere non attenua minimamente l'obbligo positivo di tutelare il pubblico che incombe sullo Stato: quest'ultimo può adempiere allo stesso mantenendo in detenzione i condannati all'ergastolo per tutto il tempo in cui rimangono pericolosi (si veda, ad esempio, la sentenza sopra citata Maiorano e altri)". "In secondo luogo, per decidere se, in un determinato caso, la pena perpetua possa risultare non riducibile, la Corte cerca di stabilire se si possa affermare che un detenuto condannato all'ergastolo abbia delle possibilità di essere liberato. Laddove il diritto nazionale offre la possibilità di rivedere la pena perpetua al fine di commutarla, sospenderla, porvi fine o liberare il detenuto con la condizionale, le esigenze dell'art. 3 sono soddisfatte (Kafkaris, sopra citata, p. 98)”