Source: https://www.formazionegiuridica.org/truffa-aggravata-malversazione-danno-dello-cass-pen-sez-un-206642017/
Timestamp: 2020-04-01 01:14:34+00:00
Document Index: 139266942

Matched Legal Cases: ['art. 316', 'art. 640', 'art. 316', 'art. 640', 'sentenza ', 'art. 316', 'art. 316', 'art. 640', 'art. 316', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 649', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 649', 'art. 640', 'art. 81', 'art. 129', 'art. 316', 'art. 1']

Truffa aggravata e malversazione in danno dello Stato Cass. Pen., Sez. Un., 20664/2017 - Formazione Giuridica
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Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno affermato che il delitto di malversazione in danno dello Stato, previsto dall’art. 316 bis cod. pen., può concorrere con quello di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche di cui all’art. 640 bis cod. pen.
Il reato di malversazione in danno dello Stato (art. 316 -bis cod. pen.) concorre con quello di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 -bis cod. pen.).
1. La Corte di appello di Genova, con sentenza del 18 febbraio 2016, ha confermato la pronuncia del Tribunale di Genova che ha condannato S.P. e B.F. quali responsabili del reato di cui all’art. 316 bis c.p., realizzato con la malversazione dei beni strumentali di proprietà della CED &amp; Multiservice s.a.s., società di cui la prima risultava, all’atto della costituzione, socia accomandataria, e dal dicembre 2006 amministratrice, e la seconda socia di fatto: beni acquistati con l’impiego di finanziamenti pubblici, di cui non risultavano restituite ventuno delle ventotto rate che la società era tenuta a rimborsare. La pronuncia di primo grado ha determinato la sanzione a carico della S. in mesi otto di reclusione ed a carico della B. in anni uno di reclusione, con concessione ad entrambe della sospensione della pena, subordinata al pagamento della provvisionale in favore della parte civile. Il primo giudice ha inoltre applicato le pene accessorie e condannato le predette in solido al risarcimento del danno in favore della parte civile, a cui favore ha liquidato una provvisionale.
L’accertamento di responsabilità è stato circoscritto alla sottrazione dei beni strumentali acquistati con i finanziamenti ottenuti ed al correlativo mancato pagamento delle rate residue allo scioglimento della società, riguardanti il prestito agevolato concesso, condotta che si è ritenuto integrare la violazione dell’art. 316 bis c.p..
2.1. Violazione della legge penale e vizio della motivazione, in relazione all’applicazione dell’art. 640 bis c.p..
2.2. Mancanza, contraddittorietà e illogicità della motivazione, quanto alla verifica di sussistenza del reato di cui all’art. 316 bis c.p., connesso alla distrazione dei beni strumentali, accertato nel presupposto della natura fittizia dell’attività della CED &amp; Multiservizi s.a.s., conclusione che si contesta.
3. L’esame sulla fondatezza dell’una o dell’altra soluzione interpretativa deve prendere le mosse dalla considerazione dei principi vigenti sul concorso apparente di norme che ricorre ove, attraverso un confronto degli elementi strutturali, più fattispecie risultino applicabili al medesimo fatto, e che è regolamentato dall’art. 15 c.p., secondo cui: “Quando più leggi penali o più disposizioni della medesima legge penale regolano la stessa materia, la legge o la disposizione di legge speciale deroga alla legge o alla disposizione di legge generale, salvo che sia altrimenti stabilito”.
Sul rapporto di specialità si fonda anche la comparazione, e quindi l’applicazione delle componenti accessorie del reato, posto che le disposizioni di cui agli artt. 68 e 84 c.p., informano le correlazioni tra gli elementi eventuali del reato nei medesimi termini previsti dall’art. 15, i cui principi sono volti ad evitare l’addebito plurimo di un accadimento, ove unitariamente valutato dal punto di vista normativo: condizione che si porrebbe in contrasto col principio del ne bis in idem sostanziale.
4.1. Dall’attenta lettura dei provvedimenti richiamati si ricava la presenza di un costante riferimento alla necessità di una comparazione concreta e complessiva delle fattispecie con particolare distinzione – quanto alla verifica del presupposto processuale di cui all’art. 649 c.p.p., e del suo corrispondente convenzionale dell’art. 4 Prot. 7 CEDU – al fatto oggetto di contestazione e, quanto all’individuazione dell’unitarietà della fattispecie contestata, agli elementi costitutivi della stessa, caratterizzati come sempre dalla correlazione azione – evento – elemento psicologico, e dalla loro concreta attribuzione, attraverso il capo di imputazione, alla persona sottoposta a giudizio.
4.2. Nè al fine di sostenere la necessità di un ampliamento del campo di azione del concorso apparente di norme, al di là della previsione legale, risulta potersi utilmente evocare la sentenza della Corte cost. n. 200 del 2016 che ha ridefinito l’applicazione dell’art. 649 c.p.p., prescrivendola anche nell’ipotesi in cui oggetto del giudizio concluso sia un reato in concorso formale con l’altro posto in comparazione.
Analogamente, il richiamo all’intera disposizione di cui all’art. 640 c.p., utilizzato dalla parte descrittiva della nuova disposizione per definirne i contorni caratterizzanti, impone di escludere che questo si riferisca solo alla circostanza aggravante del danno apportato all’ente pubblico di cui al comma 2, n. 1, dovendosi intendere riferito anche alla fattispecie di cui al primo comma. Ciò rende rilevante, ai fini della consumazione del reato, anche la verificazione di un danno economico nei confronti dell’operatore concorrente, escluso illegittimamente dall’accesso ai fondi, per effetto della falsa rappresentazione della realtà esposta dall’autore del reato.
Per contro, le esigenze di giustizia sostanziale di correlazione della sanzione alla gravità del fatto trovano ampia possibilità di tutela con l’applicazione dei criteri ordinari in tema di concorso dei reati e nella previsione del contemperamento del cumulo materiale della sanzione conseguente all’applicazione dell’art. 81 c.p., ove se ne riconoscano i presupposti.
10. Passando all’analisi degli ulteriori motivi di ricorso proposti si deve escludere l’ammissibilità della deduzione inerente alla mancanza di elementi caratterizzanti l’ipotesi di truffa, poichè la declaratoria di prescrizione del reato impone una modifica della pronuncia sul punto solo nell’ipotesi dell’emergere di risultanze che dimostrino la presenza di condizioni che impongono il proscioglimento, secondo quanto espressamente previsto dall’art. 129 c.p.p., comma 2: ipotesi, questa, esclusa con argomentazioni adeguate e logiche, perciò incensurabili, dalle pronunce di merito.
11. Anche per la contestazione riguardante la sussistenza del reato di cui all’art. 316 bis c.p., connesso alla distrazione dei beni strumentali, risulta dirimente rilevare che tutte le deduzioni contenute nell’atto di impugnazione non si rapportano con le risultanze specificamente evidenziate dai giudici di merito, ma sottolineano aspetti di fatto che, anche ove dimostrati, risulterebbero inidonei a porre nel nulla le circostanze poste a logico fondamento dell’accertamento di responsabilità. Nè l’esame della norma sulla base della quale è stato erogato il finanziamento evidenzia la non imperatività del carattere della novità dell’attività beneficiata, in quanto tale presupposto costituisce, sulla base del testo del D.Lgs. 21 aprile 2000, n. 185, la condizione legittimante l’erogazione espressa dall’art. 1 ove prevede: “Le disposizioni del presente titolo sono dirette a favorire l’ampliamento della base produttiva e occupazionale nonchè lo sviluppo di una nuova imprenditorialità”: novum che non è dato riscontrare nell’ipotesi di costituzione di una società paravento, quale quella accertata nella specie.