Source: http://www.giurisprudenzapenale.com/2013/11/13/la-tutela-processuale-della-vittima-di-violenza/
Timestamp: 2019-11-13 08:31:34+00:00
Document Index: 59887935

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 49', 'art.111', 'art.6', 'art.282', 'art. 282', 'art. 392', 'art. 472', 'art. 498', 'art.56']

Articolo scritto da Francesca Di Muzio il 13 Novembre 2013
[Testo della relazione al XIV Workshop “Amori Violenti – Profili psicologici e criminologi della violenza e dell’omicidio di genere” organizzato dal Centro Ricerca e Formazione in Psicologia Giuridica in collaborazione con l’Università degli studi di Urbino il 19 aprile 2013]
I problemi maggiori, come è evidente, si pongono proprio per quelle tipologie di vittime che, per definizione, assumono il nome c.d. “vittime vulnerabili” [1] ovverosia coloro che, come è noto, per le caratteristiche legate al soggetto (minore o infermo di mente) o al tipo di violenza hanno subito un trauma in conseguenza del reato e rischiano di essere indotte alla c.d. “vittimizzazione secondaria”, ovvero al patimento di un nuovo trauma indotto dal processo e connesso alla riedizione del ricordo.
Forte è quindi l’esigenza di farsi carico, come società civile, di assicurare la migliore tutela alle vittime di violenza siano esse persone offese o testimoni. Ed in tal senso si muove il lavoro dei Centri Antiviolenza sul territorio e della Rete nazionale antiviolenza [2].
Va segnalata, innanzitutto, la Decisione quadro del Consiglio dell’Unione europea n. 2001/220/GAI [3] la quale, relativamente alla posizione della vittima nel procedimento penale, la definisce come “la persona fisica che ha subito un pregiudizio, anche fisico o morale, sofferenze psichiche, danni materiali causati direttamente da atti o omissioni che costituiscono violazione del diritto penale di uno Stato membro”.
La medesima decisione quadro fissa inoltre un vero e proprio statuto dei diritti delle vittime del reato, stabilendo all’art. 2 che “Ciascuno Stato membro prevede nel proprio sistema giudiziario penale un ruolo effettivo ed appropriato delle vittime. Ciascuno Stato membro si adopererà affinché alla vittima sia garantito un trattamento debitamente rispettoso della sua dignità personale durante i procedimento”.
Vanno ricordate altresì le varie Raccomandazioni approvate dal Comitato dei ministri del Consiglio D’Europa come la Raccomandazione n 85/11[4], sulla posizione della vittima nel processo penale, nonché la “Declaration of Basic Principle of Abuse of Power” delle Nazioni Unite [5].
Questi atti rappresentano il comune denominatore dal quale partire quando si parla di tutela processuale della vittima di reato, e nello specifico, delle vittime di violenza.
Non da ultimo in questo senso occorre evidenziare come l’Italia ha ratificato a dicembre la Convenzione di Istanbul, Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica [6].
In particolare il capitolo IV, dall’ art. 49 e seguenti, enuncia i criteri da seguire nella fase delle indagini soffermandosi in particolare sulle misure di protezione da adottare prima e durante il procedimento penale. E da non da ultimo sulla scia dell’intervento del legislatore europeo , il cosiddetto decreto sul “femminicidio” decreto legge 93/2013 che ha sollevato non più di una perplessità se non fosse altro per il valore di emergenzialità che viene dato al fenomeno della violenza.
Difatti, il difficile contemperamento e bilanciamento tra la posizione dell’imputato e quella della vittima esige una forte riflessione alla luce delle norme processualpenalistiche, in quanto è pressoché pacifico che il nostro codice è improntato alla tutela dell’imputato, basti pensare all’art.111. della Cost. e all’ art.6 Cedu.
Di contro, l’irragionevole durata del nostro processo esaspera le criticità del sistema di tutela delle vittime.
Per quel che concerne il microsistema cautelare, certamente un passo in avanti si è raggiunto con l’introduzione degli art.282 bis c.p.p. e 282 ter. c.p.p., utili strumenti di tutela delle vittime di stalking, maltrattamenti familiari, violenza domestica ecc.
Mentre l’art. 282-bis c.p.p., in un contesto caratterizzato dalla convivenza fra la vittima e il soggetto maltrattante (marito o convivente ecc), il nucleo centrale della cautela consiste nell’imposizione all’indagato di allontanarsi dalla casa familiare, cui corrisponde, anche se indirettamente, un divieto di avvicinamento.
Pertanto il nostro codice recependo la legge comunitaria ha previsto che nel corso delle indagini preliminari e nella fase dell’udienza preliminare, ove si proceda per il reato di maltrattamenti, per i delitti più gravi in materia di libertà sessuale, di sfruttamento della prostituzione minorile, di stalking, di riduzione in schiavitù e tratta di persone la testimonianza del minore o di persona maggiorenne può essere assunta mediante incidente probatorio anche al di fuori delle ipotesi di non rinviabilità dell’atto: il c.d. incidente probatorio “liberalizzato”( art. 392 comma 1 bis.cp.p.) [8]
La disposizione di cui all’art. 472 comma 3 bis c.p.p. prevede i casi in cui il processo debba essere celebrato a porte chiuse, mentre l’art. 498 comma 4 ter c.p.p. prevede che per i reati violenza sessuale, tratta delle persone, stalking nel caso di soggetto minore o maggiorenne infermo di mente l’esame può avvenire tramite l’uso di determinate tecniche quali il vetro specchiato e/o impianto citofonico.
In tal senso la normativa europea , ed in ultimo la Convezione di Istanbul stabilisce all’art.56 lett. ì) che gli stati membri adottino le misure affinché le vittime possano testimoniare in aula senza essere fisicamente presenti grazie al ricorso a tecnologie di comunicazione adeguate, quale la sempre più invocata anche nel nostro ordinamento, “videoconferenza” che eviterebbe altresì il contatto tra vittima e aggressore.
Ebbene, la deroga ai limiti reddituali attualmente in vigore (euro 9.723,84) determina, evidentemente, una sostanziale modifica dell’istituto così come è stato tradizionalmente inteso.
[3] Cfr. il testo della Decisione Quadro del 15 Marzo 2001 sulla posizione della vittima nel procedimento penale, in Dir. pen.e proc.2001, p.652 ss. Inoltre il testo è consultabile sul sito Web//.hptt//www.europa.eu.int
[4] « Raccomandation n. R (85) 11 du Comité des Ministres aux Etats Membres sur la position de la victime dans la cadre du droit pénal et de la procédure pénale », adottata il 28 giugno 1985. Per la traduzione italiana v. l’indice penale, 1985,p.712. In specie, il Consiglio d’Europa,tra il 1977 e il 2002, ha approvato circa 40 documenti, che si connotano per la peculiare attenzione dedicata alla tutela della vittima, divenuta ora uno dei punti topici delle politiche penali dell’Istituzione e linea guida dell’azione programmata, auspicata o sollecitata. In questi termini, cfr. D. Cappuccio “,La vittima del reato,” ( Parte prima ) in, Diritto e formazione,2003,p 926.
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