Source: http://www.politicaprima.com/2011/08/province-aboliamole.html
Timestamp: 2018-10-19 13:28:55+00:00
Document Index: 168519039

Matched Legal Cases: ['art. 114', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 45']

PoliticaPrima: Province. Aboliamole!
di Giangiuseppe Gattuso - Da qualche tempo forze politiche, giornalisti e opinionisti hanno trovato la soluzione ai problemi italiani. Le province vanno abolite. La crisi economica non consente più di mantenere un ente sostanzialmente inutile.
Peccato, però, che i padri costituenti ne hanno espressamente prevista l'istituzione e regolata la funzione. "La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione", così recita l'art. 114.
Ma lasciamo perdere il dibattito nazionale. In Sicilia, il Presidente Lombardo ne ha più volte annunciato, con ferma convinzione, l'abolizione.
E la soluzione è nei "liberi consorzi di comuni". Liberi da che, non si capisce. L'art. 15 dello Statuto siciliano, approvato il 15 marzo del 1948, per la verità, aveva stabilito che "Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi e l'ordinamento degli enti locali si basa sui Comuni e sui liberi Consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria".
La Regione, però, pur avendo potestà esclusiva in materia di enti locali non attuò mai le regole per l'ordinamento amministrativo previsto dall'art. 15. E soltanto nel 1986, con l'approvazione della legge regionale n. 9, e cioè dopo quasi 38 anni, veniva risolta la questione con la nascita delle "Province Regionali". La legge regionale n. 9 dell'86, all'art. 3, stabilisce: "l'amministrazione locale territoriale nella Regione Siciliana è articolata, ai sensi dell'art. 15 dello Statuto regionale, in comuni ed in liberi consorzi di comuni denominati "province regionali".
Si volle dare, così, un quadro normativo che riordinava la struttura amministrativa nel territorio siciliano creando gli "enti intermedi", i liberi consorzi di comuni, in sostituzione dele vecchie amministrazioni provinciali. La stessa legge, inoltre, ha soppresso (art. 45) le comunità montane, tuttora vive e vegete nel resto d'Italia, e trasferito le competenze e il personale alle province. Veniva lasciata aperta, invece, la possibilità di nuove aggregazioni di comuni secondo limiti e criteri territoriali e di popolazione. Insomma fu una grande conquista.
Importanti funzioni e competenze andavano decentrare, e interi settori dell'amministrazione regionale dovevano passare alle province. Di tutto questo, però, si è fatto ben poco. Per non parlare delle "città metropolitane". Le forze politiche, nessuno escluso, hanno voluto mantenere a tutti i costi il "potere" nelle mani della burocrazia e del governo regionale. Adesso, che grande novità, bisogna rifare i "liberi consorzi di comuni". Sostituiranno le province, e la regione affiderà a loro competenze, risorse economiche e il personale che dalle province passerebbe ai consorzi, liberi. Un grande risultato
Dare, invece, i poteri, le competenze e le funzioni stabilite dalla legge n. 9 dell'86 alle province regionali che, tutti riconoscono, sono enti ben strutturati sul territorio, con buone capacità d'intervento, competenze amministrative e gestionali, e con bilanci sostanzialmente in regola, no. Costano troppo. Cioè bisogna eliminare la classe politica che le amministra per sostituirli con qualche sindaco, assessori e consiglieri dei comuni. I sindaci, notoriamente pieni di tanto tempo libero, potranno dedicarsi alla gestione dei liberi consorzi, organizzarne la struttura amministrativa e provvedere a tutto ciò che un "nuovo" ente territoriale necessita per funzionare meglio di quello che sostituisce.
E tutto questo gratis! Forse, lo diciamo sommessamente, sarebbe molto più proficuo ridurre il numero di consiglieri e assessori. Adeguare al ribasso i compensi, tutti, razionalizzare le spese e assegnare compiti e risorse adeguate alle attuali province regionali. Troppo semplice?
Anonimo 16 agosto 2011 12:59
e se a Enna (171,000 abitanti pari ad 1/5 del comune di Palermo) aboliamo i 20 comuni e lasciamo il governo del territorio solo alla provincia, considerato che i servizi si prestano attraverso consorzi, a sua volta cancellabili se le compet...enze vengono date appunto alla provincia, e lasciando nei comuni i servizi anagrafici e sociali? tagli quasi 400 poltrone tra sindaci, assessori e consiglieri, con i relativi costi che non sono solo le indennità, ma ad esempio nessuno parla dei rimborsi dovuti dai comuni ai datori di lavoro dei consiglieri per le giornate dedicate dagli stessi alla loro attività istituzionale. Al comune di palermo ogni anno si spendono circa 2 milioni di euro. In un comune di 8/9mila abitanti si parla di 30/40 mila euro all'anno, spesso una cifra più alta delle stesse indennità. Stesso discorso si potrebbe fare per Caltanissetta dove escluso il capoluogo e Gela siamo in presenza di piccole comunità, ma anche a palermo si dovrebbe procedere all'accorpamento di comune territorialmente non più distingubili: vedi isola, capaci, torretta o sangiuseppe iato e san cipirrello, o ancora balestrate trappeto e così via. Se il Coinres che aggrega 22 comuni, fosse stato gestito da un organismo politico come la Provincia, già il rispetto del patto di stabilità interno cui l'ente locale è tenuto avrebbe evitato le assunzioni selvagge che hanno portato sul lastrico il consorzio stesso. Per cui i tagli vanno fatti, ma con vero intendimento di efficacia. un comune di 1000 abitanti con un bilancio di poco più di un milione di euro, la gran parte spesa per il personale, quanto risparmio comporta al paese? mi sa di osso da gettare ai cani di chi vede la politica come la causa di tutti i mali. Ma se allora è così, tanto vale essere incisivi sul serio, senza cedere al facile populismo, di chi vede la provincia inutile a prescindere.
Anonimo 10 settembre 2011 13:58
Sono contrario all'abolizione delle Province, perchè non solo si verrebbe a creare il caos amministrativo sul controllo di ciascun territorio provinciale, ma inoltre aumenterebbero gli sprechi anzichè diminuire contrariamente a quanto ci hanno fatto capire i politici.
Angelo Rocca 11 settembre 2011 22:02
Una volta sentivo questo proverbio:
Falla comu vuoi sempre cucuzza resta.
Allora mi viene in mente come in questi ultimi anni i problemi si sono sempre affrontati cambiando nome alle cose ma non la sostanza, solo che così facendo si sono imastardite le cose talmente che non si riconoscono più.
una volta lo spazzino conosceva vita morte e miracoli di una strada e non si offendeva se qualcuno diceva la c'è u spazzinu e a za Rosa o a za Cuncetta erano felici quando u spazzinu bussava per farsi dare a munnizza, e tutti anche i bambini avevano rispettoper questa persona.
Oggi gli operatori ecologici sanno dire solo boh oppure non mi compete e se si fa presente qualche problema risponde fate un esposto al giornale nemmeno all'amministrazione.
ora non vorrei che col cambio nome da Province a Consorzi succede lo stesso, cioè tutto quello che adesso funziona poi passa nelle non competenze o peggio nei boh che sono!!!!!!
GIUSEPPE A: 22 settembre 2011 18:30
Perchè non ridurre tutti i rappresantanti del Parlamento (deputati e senatori in testa), Regioni, Provincie e Comuni del 50%; abbassando anche gli stipendi di un buon 25%. Quanto si risparmierebbe?
Forse, come qualcuno ha commentato, è così semplice che non si può fare perchè si ridurrebbero i posti del potere.
Sergio Potenzano 19 ottobre 2011 10:57
Stranamente il Presidente della Regione Lombardo quando era Presidente della Provincia Regionale di Catania, per un quinquennio, non ha mai accennato a ipotesi di soppressione. Adesso, e già da tempo, continua la sua strenua lotta per l’abolizione delle province, come se fosse la soluzione di tutti i mali. Personalmente mi sento di dire che porterà solo enormi difficoltà sulle competenze e sull’organizzazione amministrativa, e sul risparmio che ne deriverebbe, l'esperienza ci insegna che eliminati i consiglieri e gli organi di governo, le risorse risparmiate verranno utilizzate per altre figure (consulenti etc). Una grande presa in giro.
Anonimo 26 ottobre 2011 12:07
Eliminazione delle Provincie e costituzione di CONSORZI di Comuni ovvero carrozzoni a partecipazione pubblica per catalizzatori di voti elettorali con promesse di assunzioni in strutture private a capitale pubblico, con sprechi senza fondo e senza risparmi, l'alibi dei tagli ai costi della politica viene ampiamente superato dai costi fiscali, dai costi per consulenze fiscali, legali, tecniche etc., dai costi per i consigli di amministrazione, dai costi per i servizi e le funzioni a detrimento della libera concorrenza dei mercati, e da tanti altri sprechi che lieviteranno sempre a danno delle tasche dei contribuenti.
V E R G O G N A T E V I I P O C R I T I .
Se volete veramente risparmiare riducete numero e compensi ai veri POLITICI per la gestione della RES PUBBLICA e riorganizzate risorse umane e funzioni in ambito REGIONALE (il tanto ormai ristretto trattamento economico del C.C.N.L. dei dipendenti degli Enti Locali consentirà i veri risparmi).
NON COSTRUITE ALTRI MOSTRI, L’UNIONE EUROPEA E GLI ALTRI OSSERVATORI INTERNAZIONALI, MA SOPRATTUTTO GLI ELETTORI NON VI PERDONERANNO.