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Timestamp: 2019-04-20 09:03:47+00:00
Document Index: 142450249

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 96', 'art. 1137', 'art. 1136', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 372', 'art. 1136', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 1136', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 1366', 'art. 360', 'art. 1136', 'sentenza ', 'art. 1136', 'art. 1136', 'art. 1136', 'art. 384', 'sentenza ']

Condominio News - Il condominio a portata di mano: CASSAZIONE 23 GENNAIO 2017, N. 1653: in tema di lavori straordinari
CASSAZIONE 23 GENNAIO 2017, N. 1653: in tema di lavori straordinari
CASSAZIONE 23 GENNAIO 2017, N. 1653
Il Dott. MANNA Felice - Presidente
B.A., Z.E., elettivamente domiciliati in ROMA, presso lo Studio dell'avvocato P. F., rappresentati e difesi dall'avvocato M. A.;
L.M., elettivamente domiciliato in ROMA, presso lo studio dell'avvocato N. D. P. che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato P. M.;
CONDOMINIO, in persona dell'Amministratore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, presso lo studio dell'avvocato C. V., che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato D. F.;
V.R. quale Amministratore pro tempore del Condominio;
avverso la sentenza n. 1100/2011 della CORTE D'APPELLO di VENEZIA, depositata il 04/05/2011;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 06/10/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIO ORICCHIO;
udito l'Avvocato O. F., con delega orale dell'Avvocato M. A. difensore dei ricorrenti, che ha chiesto l'accoglimento delle difese depositate;
udito l'Avvocato C. V., difensore del Condominio, la quale produce sentenza della 2^ Sezione Civile del 5/7/2016, e l'Avvocato Nicola Di Pierro, difensore di L.M., entrambi gli avvocati si sono riportati agli atti depositati ed hanno chiesto la condanna alle spese ex art. 96 c.p.c.;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CAPASSO Lucio, che ha concluso per il rigetto del ricorso
B.A. e Z.E., quali condomini del Condominio (OMISSIS), convenivano in giudizio, con un primo atto di citazione ex art. 1137 c.c., notificato il 12 aprile 2000, il suddetto Condominio. Parti attrici chiedevano l'annullamento delle delibere assembleari del detto condominio adottate il giorno 9 marzo 2000 e, per quanto occorrente, 28 gennaio 2000.
Tanto per una prospettata invalidità ex art. 1136 c.c., commi 2 e 4, nonchè - in subordine - perchè le delibere autorizzavano lavori per opere non necessarie e finalizzate all'utilità di solo alcuni condomini.
Costituitosi nel giudizio (recante il n. 1943/2000 R.G.) il convenuto condominio chiedeva il rigetto dell'avversa domanda. Interveniva, di seguito, nel medesimo processo il condomino L.M. chiedendo il rigetto della domanda e deducendo, altresì, la decadenza dalla facoltà di impugnazione della prima citata delibera del gennaio del 2000.
Nel conseguente scaturito giudizio (portante il n. 8/2001) veniva svolta domanda di accertamento dell'illegittimità dell'anzidetta ultima delibera assembleare condominiale e di quella del 9 marzo 2000 ed il loro annullamento "ove necessario" prospettando l'esistenza di plurime situazione di conflitto di interessi.
Anche in tale secondo giudizio il convenuto condominio si costituiva e chiedeva il rigetto della proposta impugnazione. Disposta, come da atti, la riunione dei due suddetti processi, l'adito Tribunale di Venezia, con sentenza n. 922/2008, dichiarava l'inammissibilità dell'impugnazione delle delibere di cui alla causa n. 1943/2000 R.G., rigettando - in quanto infondate nel merito - le rimanenti domande attoree, con condanna degli attori alla refusione delle spese di lite.
Con sentenza n. 1100/2011 l'adita Corte di Appello di Venezia rigettava il gravame, confermata l'impugnata sentenza e condannava gli appellanti al pagamento delle spese del giudizio.
Nell'approssimarsi dell'udienza hanno depositato memoria, ai sensi dell'art. 378 c.p.c., i ricorrenti B.- Z..
1.- Deve, innanzitutto, rilevarsi che non può essere preso in considerazione il documento come in atti prodotto dalla parte controricorrente in quanto non ammissibile ai sensi dell'art. 372 c.p.c..
2.- Con il primo motivo del ricorso si censura il vizio di violazione di legge o erronea applicazione degli artt. 1130 e 1131 c.c., art. 1136 c.c., commi 2 e 4, nonchè degli artt. 1112 (rectius 112), 359, - e 92 c.p.c., nonchè l'ulteriore vizio di omessa motivazione in relazione all'art. 360 n. 5 c.p.c. quanto ad un punto decisivo della controversia.
Il motivo - pur se con censure promiscue in unico contesto - si incentra, nella sostanza, sulla questione della pretesa mancata autorizzazione assembleare per costituzione in giudizio del condominio.
3.- Con il secondo motivo del ricorso si deduce il vizio di. violazione degli artt. 112 e 359 c.p.c. e ss., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3.
4.- Con il terzo motivo del ricorso si deduce la violazione ed erronea applicazione dell'art. 1136 c.c., commi 2 e 4, nonchè l'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, prospettato dalla parte, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 5.
Con la stessa indicazione numerica di terzo motivo (in quella che costituisce una vera e propria seconda parte del motivo come ripetutamente indicato) viene anche denunciata la "violazione e falsa applicazione di norme di legge e l'erronea applicazione degli artt. 1136 e 2931 c.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3".
5.- Con il quarto motivo del ricorso si prospetta il vizio di omessa o quantomeno insufficiente motivazione in ordine ad un punto decisivo della controversia ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 5.
6.- Con il quinto ed ultimo motivo si propongono promiscuamente svariate ed eterogenee censure per violazione di legge (art. 1366 c.c., artt. 345, 152, 112 e 359 c.p.c.), nonchè carenze motivazionali ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 5.
7.- La Corte ritiene di dover porre immediatamente la propria attenzione sull'esposto e complesso terzo motivo del ricorso ed, in particolare, su quella che costituisce la prima doglianza del medesimo ovvero la violazione dell'art. 1136 c.c., commi 2 e 4. Detta doglianza ha carattere del tutto dirimente della controversia.
La medesima parte ha anche allegato la circostanza i aver ribadito l'istanza in sede di appello.
Al riguardo va evidenziato che l'impugnata sentenza (a f 16), nel rigettare in quella sede il relativo motivo di appello, afferma erratamente di ritenere "che le delibere in esame, avendo carattere di mera attuazione ed esecuzione rispetto a quelle, mai impugnate, previamente adottate dall'assemblea, non richiedevano di certo la maggioranza di cui all'art. 1136 c.c., commi 2 e 4, necessaria solo per l'approvazione delle opere straordinarie di rilevante entità".
Senonchè nella assemblea del 9 marzo 2000 si deliberava, in sostanza, "la spesa per finire le opere" ed il "piano di pagamento dei costi complessivi" per il rifacimento del tetto dell'edificio condominiale.
E, nella successiva e collegata delibera, pure impugnata, del 23 novembre 2000 si decideva in merito all'approvazione del bilancio consuntivo dei medesimi lavori.
Non si era, pertanto, al cospetto di una mera delibera attuativa di precedente delibera assembleare, ma di vera e propria approvazione di proposta di spesa straordinaria per gli ingenti lavori di rifacimento del tetto dell'edificio condominiale.
Le relative delibere inerenti i lavori dovevano, senza dubbio, essere approvate - per il contenuto e la natura delle stesse - dalla maggioranza di tanti condomini da rappresentare i 500/1000 della proprietà ex art. 1136 c.c., commi 2 e 4.
Ebbene dalla semplice lettura del verbale dell'assemblea condominiale del 9 marzo 2000 emerge che la prima delibera di cui si chiede l'annullamento fu adottata con 477 millesimi e, quindi, in violazione del disposto di cui alla citata disposizione di legge.
Nè dubbio poteva esserci in ordine alla necessità della maggioranza ex art. 1136 c.c., attesa la tipologia e la straordinarietà dei lavori, peraltro non risultanti in precedenza già come tali approvati (il che fa venire meno il carattere di "mera attuazione ed esecuzione" di non risultanti precedenti delibere). Il motivo, in punto, è - quindi - fondato e comporta l'accoglimento del ricorso e la cassazione dell'impugnata sentenza.
Potendosi decidere nel merito, ai sensi dell'art. 384 c.p.c., va disposto l'annullamento delle delibere impugnate.
La Corte accoglie per quanto di ragione il terzo motivo del ricorso, assorbiti i rimanenti, cassa l'impugnata sentenza e, decidendo nel merito, annulla le delibere assembleari condominiali impugnate e condanna le parti controricorrenti, in solido, al pagamento in favore delle parti ricorrenti delle spese dell'intero giudizio in questa sede determinate - quanto al primo grado - in Euro 2.500,00 per diritti ed Euro 2.900,00 per onorari, oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori come per legge, quanto al secondo grado in Euro 2.698,00 per diritti ed Euro 3.000,00 per onorari, oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori come per legge e, quanto al presente giudizio, in Euro 6.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori come per legge.
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