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Timestamp: 2019-09-24 08:54:54+00:00
Document Index: 13027180

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 32', 'art. 44', 'art. 45', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 476', 'art. 479', 'art. 480', 'art. 483', 'art. 589']

Copia di specializzazioni — studio preziosi
Copia di specializzazioni
L'ambiente è tutelato dall'art. 9 della Costituzione secondo il quale: "La Repubblica …tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione", principalmente al fine di proteggere la salute della persona (art. 32 Cost.). Inoltre sia il codice penale che le leggi speciali prevedono precise fattispecie di reato e di illeciti amministrativi, cui di recente si sono aggiunte altre aggravanti grazie alla riforma del 2015.
L’abuso edilizio prevede la punibilità mista del soggetto sia sul versante penale che amministrativo. Il nostro ordinamento, in base all’art. 44 del Testo Unico dell’edilizia DPR 380/01, assoggetta l’abuso edilizio a due tipologie di sanzioni connesse tra loro:
Ammenda e/o reclusione penale, passibile di prescrizione;
Sanzione amministrativa edilizia, che consiste nel provvedimento ripristinante lo stato anteriore all’abuso, quali rimessa in pristino o la demolizione delle opere, non passibile di prescrizione in quanto rivolto a rimuovere il reato permanente perpetuato verso il territorio.
Per il T.U. dell’edilizia, salvo che il reato di abuso edilizio non costituisca un reato penalmente più grave fermo restando le sanzioni amministrative di rimessa in pristino, le sanzioni penali vigenti si applicano in caso di:
inosservanza di norme, prescrizioni e modalità esecutive nonché dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire;
opere in totale difformità o assenza del permesso di costruire o di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine di sospensione;
lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio;
interventi edilizi nelle zone sottoposte a vincolo storico, artistico, archeologico, paesistico, ambientale, effettuata con variazione essenziale, in totale difformità o in assenza del permesso di costruire.
Una volta accertato l’abuso edilizio e avviato il procedimento giudiziario sul piano penale, in base all’art. 45 del DPR 380/01 al titolare dell’abuso si aprono queste possibilità:
ripristinare lo stato legittimo dell’opera rimuovendo l’abuso;
ottenere rilascio in sanatoria del permesso di costruire (eventualità da verificare in presenza di doppia conformità), estinguendo così il reato contravvenzionale;
puntare alla prescrizione in sede di processo penale.
Con il d. lgs. n. 74/2000, sottoposto a revisione mediante l’attuazione della delega fiscale ( L. 23/2014) è stata introdotta una nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto. Per evitare al giudice penale di procedere all’accertamento dell’imponibile e dell’imposta evasa, la disciplina previgente prevedeva la repressione dei soli reati cosiddetti prodromici, ovvero delle fattispecie criminose propedeutiche a una successiva evasione. Obiettivo della nuova normativa è, invece, la repressione di comportamenti direttamente lesivi di interessi fiscali. Tra le principali figure criminose si afferma il reato di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2). Tale ipotesi delittuosa ricorre tutte le volte in cui la dichiarazione, oltre ad essere non veritiera, risulti “insidiosa”, ossia sorretta da un impianto contabile o documentale di comodo in grado di sviare o intralciare la successiva attività di accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria.
Commette, poi, il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante artifici, chiunque, con mezzi fraudolenti, al fine di evadere l’IVA o le imposte sui redditi, indichi nella dichiarazione annuale elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi fittizi, quando si verificano alcune condizioni previste dalla norma, quale l’evasione superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a 77.468,53 euro (art. 3).
Si ha dichiarazione infedele, - (art. 4) quando chiunque, anche se non obbligato alla tenuta della contabilità, al fine di evadere l’IVA e le imposte sui redditi, in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte, indica elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi fittizi.
L’Omessa dichiarazione consiste nella condotta di chiunque, al fine di evadere l’IVA o le imposte sui redditi, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni annuali relative a tali imposte, quando l’imposta evasa è superiore, rispetto a taluno dei singoli tributi, a 77.468,53 euro (art. 5).
L’Occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10), consiste nella distruzione, totale o parziale, di documenti o scritture contabili di cui si è obbligati alla conservazione per legge, qualora impedisca la ricostruzione dei redditi.
L’Omesso versamento dell’IVA - (art. 10 ter) si verifica quando, si ometta il versamento dell’Iva dovuta in base alla dichiarazione annuale per un ammontare superiore a 250.000 euro per ciascun periodo d’imposta, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo.
I delitti contro la pubblica amministrazione, disciplinati nel titolo II del libro II del codice penale italiano, sono una categoria di reati previsti dall'ordinamento penale italiano che attentano ai principi costituzionali di buon andamento e imparzialità degli organi pubblici e dei loro rappresentanti. Sono, suddivisi in due sottocategorie a seconda di chi sia l'autore del reato: il pubblico ufficiale interno alla pubblica amministrazione (reato proprio) oppure dal cittadino privato esterno a danno della pubblica amministrazione (reato comune). Sono delitti contro la Pubblica Amministrazione: il peculato, la concussione, la corruzione, l’abuso d’ufficio.
Delitti contro la Pubblica Fede
Il titolo VII del Libro II del codice penale, disciplina la categoria dei “delitti contro la pubblica fede”, nell’ambito del quale sono ricompresi quattro tipi di falsità: falsità in monete, in carte di pubblico credito e in carte di bollo ( capo I) , falsità in sigilli o in segni di autenticazione (capo II), falsità in atti (capo III) e falsità personali ( capo IV). Tutte le diverse fattispecie di falso ledono lo stesso bene giuridico, ossia la fede pubblica che potremmo definire come “fiducia che la società ripone negli oggetti, segni, forme esteriori (monete, emblemi, documenti), ai quali l’ordinamento giuridico attribuisce un valore importante”. Con il termine falso si intende una situazione idonea a far apparire la realtà diversa da quella che è veramente, allo scopo di produrre un giudizio contrario al vero. La falsità in atti riguarda essenzialmente le falsità documentali, l’azione va sotto il nome di documenti (atti pubblici o scritture private) ed è punita ai sensi dell’art. 476 c.p. e s.s. e si distingue in falsità ideologica e falsità materiale. Il falso ideologico è la menzogna contenuta in un documento, cioè l’atto è autentico ma il suo contenuto è infedele alla realtà. L’art. 479 c.p. punisce il pubblico ufficiale che nell’esercizio delle sue funzioni, attesta in un atto pubblico fatti non veritieri. L’art. 480 c.p. punisce invece il pubblico ufficiale che commetta la falsificazione ideologica in certificati o in autorizzazioni amministrative. Una sanzione meno grave spetta invece, secondo l’art. 483 c.p. al soggetto privato che dichiari fatti non veritieri al pubblico ufficiale incaricato di redigere un atto pubblico.
La falsità materiale, invece,si verifica quando è la provenienza dell’atto in sé a essere fasulla, alterata o contraffatta, indipendentemente dalla veridicità dei fatti in esso attestati. Gli artt. 476,477 e 478 c.p. prevedono tre distinte fattispecie di falsificazione materiale, cioè l’alterazione commesse dal pubblico ufficiale, aventi ad oggetto rispettivamente atti pubblici, certificati o autorizzazioni amministrative e copie autentiche di atti pubblici o privati e attestati del contenuto di atti.
I reati informatici sono quei reati compiuti per mezzo o nei confronti di un sistema informatico. In alcuni casi infatti l’illecito può consistere nel sottrarre o distruggere le informazioni contenute nel computer , altre volte invece è proprio quest’ultimo ad essere lo strumento tramite il quale si commette il reato. Ne sono un esempio la frode informatica, l’accesso abusivo a un sistema informatico o telematico e la diffamazione a mezzo social network.
Diritto Sanitario - Colpa medica
La responsabilità medica è la responsabilità professionale di chi esercita un'attività sanitaria per i danni derivati al paziente da errori, omissioni o in violazione degli obblighi inerenti all'attività stessa. i ha responsabilità medica quando sussiste un nesso causale tra la lesione alla salute psicofisica del paziente e la condotta dell'operatore sanitario in concomitanza o meno con le inefficienze e carenze di una struttura sanitaria.
Da una tale definizione, emerge primariamente la centralità del delicato rapporto tra l'esercizio del diritto alla salute da parte del cittadino e l'espressione della professione medico-sanitaria in tutte le sue possibili declinazioni: che si svolga autonomamente o in equipe, che intervenga su una determinata patologia o sulla sua possibile insorgenza, il fine ultimo dell'attività in esame coincide con gli obiettivi del processo di guarigione dalla malattia. Occorre sottolineare pertanto che il concetto di responsabilità medica si riferisce compiutamente all'azione di un sistema composito in cui il soggetto è destinatario di prestazioni mediche di ogni tipo (diagnostiche, preventive, ospedaliere, terapeutiche, chirurgiche, estetiche, assistenziali, ecc.) svolte da medici e personale con diversificate qualificazioni, quali infermieri, assistenti sanitari, tecnici di radiologia medica, tecnici di riabilitazione, ecc.. La casistica degli interventi medico-sanitari è comprensibilmente ampia perché certamente indirizzata anche a porre in essere tutte quelle metodiche finalizzate ad esempio a lenire la condizione di un malato incurabile o, per ipotesi meno infauste, a prevenire l'insorgenza di possibili patologie con la direzione e diffusione di pratiche di natura sanitaria dimostratesi efficaci nell'esperienza e osservazione quotidiana. Quando tuttavia gli effetti conseguiti non sono quelli sperati è possibile che ai sanitari possano essere attribuiti, secondo le ipotesi più frequenti, errori diagnostici, terapeutici o da omessa vigilanza e conseguentemente la sussistenza di una responsabilità penale o civile per l'aggravamento della situazione del paziente o addirittura per la sua morte.
L’evoluzione della legislazione penale in materia di sostanze stupefacenti, oggi contemplata nel titolo VIII del d.P.R. 309/1990 (t.u. in materia di stupefacenti), ha essenzialmente riguardato tre aspetti: il trattamento da riservare al mero consumatore, i limiti della rilevanza penale della condotta di detenzione e l’intervento pubblico di prevenzione, cura e riabilitazione. Va preliminarmente registrata l’assenza di una nozione onnicomprensiva di sostanza stupefacente, essendo il sistema normativo in materia costruito sul c.d. sistema tabellare: sono da considerare sostanze stupefacenti solo quelle che risultano inserite nelle tabelle allegate al suddetto d.P.R., periodicamente aggiornate ad opera del Ministero della Sanità. A seguito del D.L. 20 marzo 2014, n. 36, i novellati artt. 13 e 14 t.u. prevedono una tabella I, relativa alle c.d. droghe pesanti; una tabella II, relativa alle c.d. droghe leggere; una tabella III e una tabella IV relative alle sostanze medicinali equiparate ai fini sanzionatori rispetti alle droghe pesanti e alle droghe leggere; e, infine, una tabella dei c.d. medicinali.
Una legge di iniziativa popolare dal 2010 ha proposto l'istituzione di una specifica fattispecie penale, quella del cosiddetto omicidio stradale, una figura dedicata di reato che comminerebbe pene intermedie fra l'omicidio volontario e quello colposo, con l'arresto in flagranza di reato e l'interdizione a vita dalla guida di veicoli (cosiddetto "ergastolo della patente"). L'omicidio stradale non è altro che una particolare fattispecie di omicidio colposo che si verifica ogni qualvolta venga posta in essere una delle condotte precisamente individuate dall'art. 589 bis, che si sostanziano in violazioni di alcune norme che disciplinano la circolazione stradale. In generale, l'articolo 589-bis punisce chiunque cagiona, per colpa, la morte di una persona a seguito della violazione delle norme che disciplinano la circolazione stradale. La pena, in questo caso, è quella della reclusione da due a sette anni, ovverosia la stessa già prevista dall'articolo 589 del codice penale. Diverso è il caso in cui la morte di una persona sia causata per colpa da chiunque si ponga alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica quantificato con un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l o in stato di di alterazione psico-fisica derivante dall'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope. Con riferimento a tale fattispecie, l'articolo 589-bis prevede, infatti, un'ipotesi sanzionatoria più grave ovverosia quella della reclusione da otto a dodici anni. L'ultima ipotesi sanzionatoria contemplata dall'articolo 589-bis si verifica invece nel caso in cui la morte di una persona sia cagionata per colpa dal conducente di un veicolo a motore che si trovi in stato di ebbrezza alcolica quantificato con un tasso alcolemico compreso tra 0,8 e 1,5 g/l. In tal caso, infatti, la pena è quella della reclusione da cinque a dieci anni. La medesima pena è prevista anche in altre ipotesi. Innanzitutto, quando la morte è causata dal conducente di un veicolo a motore che circoli nel centro urbano a una velocità almeno pari al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h o che circoli su strade extraurbane a una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita.
Inoltre, quando la morte è causata dal conducente di un veicolo a motore che attraversi un'intersezione con il semaforo rosso o circoli contromano.
Infine, quando la morte è causata dal conducente di un veicolo a motore che inverta il senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o che sorpassi un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di una linea continua.