Source: https://www.meltingpot.org/stampa9566.html
Timestamp: 2020-02-20 14:53:28+00:00
Document Index: 149998065

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 43', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 43', 'art. 6']

«Libertà di stabilimento – Art. 43 CE – Direttiva 73/148/CEE – Cittadino di uno Stato membro residente in un altro Stato membro – Diritto di soggiorno del genitore del coniuge, entrambi cittadini di un paese terzo – Obbligo per tale genitore di soggiornare legalmente in uno Stato membro nel momento in cui si ricongiunge alla sua famiglia nello Stato membro di stabilimento – Prove da fornire per essere considerato come genitore a carico».
composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. P. Jann, C.W.A. Timmermans, A. Rosas, P. Kuris e E. Juhász, presidenti di sezione, dai sigg. J.N. Cunha Rodrigues (relatore), K. Schiemann, U. Lõhmus, E. Levits e A. Ó, Caoimh, giudici,
"Gli Stati membri sopprimono, alle condizioni previste dalla presente direttiva, le restrizioni al trasferimento e al soggiorno:
d) degli ascendenti e discendenti dei cittadini suddetti e del coniuge di tali cittadini che sono a loro carico, qualunque sia la loro cittadinanza".
"1. Gli Stati membri ammettono nel rispettivo territorio le persone di cui all’articolo 1 dietro semplice presentazione di una carta d’identità o di un passaporto validi.
2. Non può essere imposto alcun visto d’ingresso né obbligo equivalente, salvo per i membri della famiglia che non possiedono la cittadinanza di uno degli Stati membri. Gli Stati membri concedono a tali persone ogni agevolazione per l’ottenimento dei visti eventualmente necessari".
"Ai membri della famiglia che non abbiano la cittadinanza di uno Stato membro è rilasciato un documento di soggiorno di validità uguale a quello rilasciato al cittadino dal quale dipendono".
"Per il rilascio della carta e del permesso di soggiorno lo Stato membro può esigere dal richiedente soltanto:
b) la prova che egli rientra in una delle categorie di cui agli articoli 1 e 4".
"Gli Stati membri non possono derogare alle disposizioni della presente direttiva se non per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica".
8 Dalla decisione di rinvio risulta che la normativa svedese in materia di stranieri si trova principalmente nella legge 1989:529 sugli stranieri (utlänningslagen; in prosieguo: la "legge") e nel regolamento 1989:547 sugli stranieri (utlänningsförordningen; in prosieguo: il "regolamento"). A tale riguardo, la decisione in parola fornisce le seguenti indicazioni.
22 L’Utlänningsnämnden osserva in particolare che, secondo la giurisprudenza della Corte (sentenza 18 giugno 1987, causa 316/85, Lebon, Racc. pag. 2811, punti 20-22), la circostanza che un cittadino comunitario provveda ai bisogni di un membro della sua famiglia è decisiva per accertare l’esistenza di una situazione di dipendenza, senza che sia necessario stabilire le ragioni di tale dipendenza. La situazione di dipendenza non può tuttavia essere definita con precisione. Si dovrebbe presumere che tale situazione esiste se il famigliare del cittadino comunitario ha bisogno del suo sostegno economico per raggiungere o mantenere il livello di vita desiderato, o considerare che la situazione di dipendenza nasce dal fatto che, senza tale sostegno economico, il membro della famiglia sarebbe nell’impossibilità di raggiungere un livello di vita appena decente nel suo paese di origine o in quello in cui risiede abitualmente.
"1 a) Se, alla luce della sentenza pronunciata dalla Corte nella causa C-109/01 (sentenza 23 dicembre 2003, Akrich, Racc. pag. I-9607) l’art. 10 del regolamento (CEE) n. 1612/68 (regolamento del Consiglio 15 ottobre 1968, relativo alla libera circolazione dei lavoratori all’interno della Comunità (GU L 257, pag. 2)) debba essere interpretato nel senso che il cittadino di uno Stato terzo che è membro della famiglia di un lavoratore, nel modo previsto da tale articolo, come nel caso di specie, debba soggiornare legalmente nella Comunità per poter aver diritto di risiedervi insieme a tale lavoratore e se l’art. 1 della direttiva 73/148/CEE debba essere interpretato nel senso che il diritto di residenza di un cittadino di uno Stato terzo, membro della famiglia del cittadino dell’Unione, presuppone che il cittadino di uno Stato terzo soggiorni legalmente nella Comunità.
2 a) Se l’art. 1, n. 1, lett. d), della direttiva 73/148 debba essere interpretato nel senso che "(essere) a carico" significa che il membro della famiglia di un cittadino dell’Unione dipende economicamente da quest’ultimo per poter raggiungere un livello minimo di sussistenza accettabile nel suo Stato di origine oppure nello Stato in cui risiede permanentemente.
b) Se l’art. 6, lett. b), della direttiva 73/148 debba essere interpretato nel senso che gli Stati membri possono esigere dal famigliare di un cittadino dell’Unione europea, che afferma di essere a carico di tale cittadino o del suo coniuge, che presenti, oltre ad un impegno di assunzione a carico proveniente dal cittadino dell’Unione, documenti comprovanti l’esistenza di un’effettiva situazione di dipendenza".
34 L’art. 1, n. 1, lett. d), della direttiva 73/148 si applica solo degli ascendenti del coniuge del cittadino di uno Stato membro stabilito in un altro Stato membro per esercitarvi un’attività di lavoro autonomo che sono "a (suo) carico".
35 Dalla giurisprudenza della Corte risulta che la qualità di familiare "a carico" del titolare risulta da una situazione di fatto caratterizzata dalla circostanza che il sostegno materiale del familiare è garantito dal cittadino comunitario che si è avvalso della libertà di circolazione o dal suo coniuge (v., a proposito degli artt. 10 del regolamento n. 1612/68 e 1 della direttiva del Consiglio 28 giugno 1990, 90/364/CEE, relativa al diritto di soggiorno (GU L 180, pag. 26), rispettivamente, sentenze Lebon, cit., punto 22, nonché 19 ottobre 2004, causa C-200/02, Zhu e Chen, Racc. pag. I-9925, punto 43).
38 Tale conclusione si impone con riferimento all’art. 4, n. 3, della direttiva del Consiglio 15 ottobre 1968, relativa alla soppressione delle restrizioni al trasferimento e al soggiorno dei lavoratori degli Stati Membri e delle loro famiglie all’interno della Comunità (GU L 257, pag. 13), secondo cui la prova della qualità di ascendente a carico del lavoratore dipendente o del suo coniuge ai sensi dell’art. 10 del regolamento n. 1612/68 è fornita attraverso la presentazione di un documento rilasciato dall’autorità competente dello "Stato d’origine o di provenienza" che confermi che l’ascendente interessato è a carico del detto lavoratore o del suo coniuge. Infatti, malgrado la mancanza di precisione quanto al mezzo di prova ammesso affinché l’interessato provi che egli è compreso in una delle categorie di cui agli artt. 1 e 4 della direttiva 73/148, non vi è nulla che giustifichi che la qualità di ascendente a carico sia valutata diversamente a seconda che si tratti di un membro della famiglia di un lavoratore dipendente o di un membro di quella di un lavoratore autonomo.
40 Gli Stati membri sono tenuti ad esercitare i propri poteri in tale settore nel rispetto sia delle libertà fondamentali garantite dal Trattato CE sia dell’effetto utile delle disposizioni delle direttive che prevedano misure dirette all’abolizione, tra gli Stati membri stessi, degli ostacoli alla libera circolazione delle persone, affinché sia facilitato l’esercizio del diritto di soggiorno dei cittadini dell’Unione europea e dei loro familiari sul territorio di ogni Stato membro (v., per analogia, sentenza 25 maggio 2000, causa C-424/98, Commissione/Italia, Racc. pag. I-4001, punto 35).
41 Per quanto riguarda l’art. 6 della direttiva 73/148, la Corte ha giudicato che, dalla mancanza di precisione quanto al mezzo di prova ammesso affinché l’interessato dimostri di rientrare in una delle categorie di cui agli artt. 1 e 4 della direttiva 73/148 occorre concludere che una tale prova può essere fornita con ogni mezzo idoneo (v., in particolare, sentenza 5 febbraio 1991, causa C-363/89, Roux, Racc. pag. I-1273, punto 16, e 17 febbraio 2005, causa C-215/03, Oulane, Racc. pag. I-1215, punto 53).
43 Pertanto, occorre risolvere la seconda questione, lett. a) e b), nel senso che l’art. 1, n. 1, lett. d), della direttiva 73/148 deve essere interpretato intendendo per "(essere)a (loro) carico" il fatto che un famigliare di un cittadino comunitario stabilito in un altro Stato membro ai sensi dell’art. 43 CE, abbia bisogno del sostegno materiale di tale cittadino o del suo coniuge per sopperire ai suoi bisogni essenziali nello Stato d’origine o di provenienza di tale membro della famiglia al momento in cui chiede di ricongiungersi a tale cittadino. L’art. 6, lett. b), della stessa direttiva deve essere interpretato nel senso che la prova della necessità di un sostegno materiale può essere fornita con qualsiasi mezzo appropriato, mentre il mero impegno di assumersi a carico lo stesso famigliare, proveniente dal cittadino comunitario o dal suo coniuge, può non essere considerato come comprovante l’esistenza di una situazione di dipendenza reale da parte di quest’ultimo.
1) Il diritto comunitario, tenuto conto della sentenza 23 settembre 2003, causa C-109/01, Akrich, non impone agli Stati membri di subordinare la concessione di un permesso di soggiorno ad un cittadino di uno Stato terzo, membro della famiglia di un cittadino comunitario che si è avvalso della sua libertà di circolazione, alla condizione che tale membro della famiglia, in precedenza, abbia soggiornato legalmente in un altro Stato membro.
2) L’art. 1, n. 1, lett. d), della direttiva del Consiglio 21 maggio 1973, 73/148/CEE, relativa alla soppressione delle restrizioni al trasferimento e al soggiorno dei cittadini degli Stati membri all’interno della Comunità in materia di stabilimento e di prestazione di servizi, deve essere interpretato intendendo per "(essere) a (loro) carico", il fatto che il famigliare di un cittadino comunitario stabilito in un altro Stato membro ai sensi dell’art. 43 CE, abbia bisogno del sostegno materiale di tale cittadino o del coniuge per sopperire ai suoi bisogni essenziali nello Stato d’origine o di provenienza di tale famigliare al momento in cui chiede di ricongiungersi a tale cittadino. L’art. 6, lett. b), della stessa direttiva deve essere interpretato nel senso che la prova della necessità di un sostegno materiale può essere fornita con qualsiasi mezzo appropriato, mentre il mero impegno di assumersi a carico lo stesso famigliare, proveniente dal cittadino comunitario o dal suo coniuge, può non essere considerato come comprovante l’esistenza di una situazione di dipendenza reale da parte di quest’ultimo.
Lingua processuale: lo svedese.