Source: https://www.laleggepertutti.it/106343_condanna-alle-spese-piu-alta-se-lavvocato-di-controparte-e-bravo
Timestamp: 2018-10-16 02:45:50+00:00
Document Index: 108685143

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 8']

Condanna alle spese più alta se l'avvocato di controparte è bravo
Condanna alle spese più alta se l’avvocato di controparte è bravo
Causa e sentenza con condanna alle spese: il giudice aumenta il compenso all’avvocato di controparte se ha saputo difendere bene il proprio assistito.
Per chi perde la causa non c’è solo la condanna alle spese e, in caso di azione temeraria, il rischio di un risarcimento del danno per responsabilità processuale aggravata: un decreto ministeriale dell’anno scorso [1] prevede la possibilità che il giudice aumenti sino ad un terzo le spese poste a carico della parte soccombente tutte le volte in cui l’avvocato di controparte sia riuscito a dimostrare la fondatezza delle sue pretese in modo semplice e, soprattutto, veloce. In buona sostanza, tanto più è bravo l’avvocato nel dimostrare chiaramente la correttezza della propria tesi, con le prove che la legge richiede, così accelerando l’esito del processo e semplificando il lavoro del giudice nel redigere la sentenza, tanto più viene premiato con un aumento del suo onorario: onorario che, neanche a dirlo, dovrà pagare la parte soccombente.
Una delle prime applicazioni di tale principio viene da una recente sentenza del Tribunale di Verona [1].
La nuova norma, inserita nel capo del DM dedicato alla liquidazione giudiziale delle spese – ossia quella che fa il giudice in favore della parte che vince la causa – ha due finalità:
– da un lato scoraggiare pretestuose resistenze processuali
– dall’altro, soprattutto, valorizzare e premiare l’abilità tecnica dell’avvocato che, attraverso le proprie difese, sia riuscito a far emergere che la posizione del suo assistito era chiaramente e pienamente fondata nonostante le difese avversarie. L’avvocato deve riuscire in tale compito già solo con gli atti introduttivi del giudizio o, al massimo, con le successive memorie, senza dover ricorrere a prove testimoniali, interrogatori o perizie (cosiddette “prove costituende”). Insomma, il giudice deve convincersi già solo grazie all’apporto argomentativo del legale.
Si tratta di una sentenza incoraggiante per gli avvocati che si sforzano di svolgere al meglio la professione: il giudice ha infatti deciso di aumentare sino ad un terzo il compenso dell’avvocato vincitore, riconoscendone l’abilità tecnica e la capacità di persuasione.
Quando la norma può essere applicata?
Ecco qualche esempio: l’aumento del terzo può trovare applicazione in tutti i casi in cui la causa risulti di pronta soluzione sulla base di prove documentali di facile intelligibilità, ovvero perché riguardi questioni giuridiche relativamente semplici o ancora perché non vi è stata contestazione dei fatti rilevanti ai fini della decisione.
All’avvocato spetta anche il compenso per la mediazione
Un altro punto importante della sentenza è quello in cui si riconosce il diritto al compenso, all’avvocato della parte vittoriosa, per l’attività di assistenza prestata in fase di mediazione.
Ancora, al difensore della convenuta spetta il compenso per l’attività di assistenza prestata nella fase di mediazione,.ai sensi dell’art. 20 del d.m. 5512014 essendosi trattato di attività con autonoma rilevanza rispetto a quella di difesa svolta nel presente giudizio. Il relativo importo va determinato in misura pari al valore medio di liquidazione previsto per le prestazioni di assistenza stragiudiziale (euro 4.320,00).
Il Giudice unico del Tribunale di Verona, definitivamente pronunciando ogni diversa ragione ed eccezione disattesa e respinta, rigetta la domanda avanzata dall’attrice opponente e per l’effetto condanna la stessa a rifondere alla convenuta opposta le spese dei presente giudizio che liquida nella somma di euro 18.093,50, oltre rimborso spese generali nella misura del 15 % del compenso, ]va, se dovuta e Cpa.
Visto l’art. 8 comma V del digs. 28/2010 condanna l’attrice al versamento della somma di euro 330,00 all’entrata del bilancio dello Stato.
Avv. Luciano Chiarenza ha detto:
13/12/2015 alle 10:19
Francamente mi pare un atto di sottomissione dell’Avvocatura al giudicante che decide, bontà sua, chi è un bravo avvocato e chi no.
Principio questo molto pericoloso per la nostra indipendenza di avvocati e di libertà di come gestire le difese…..