Source: http://www.geologi.info/normativa/ministero-per-le-riforme-e-le-innovazioni-nella-pubblica-amministrazione-direttiva-6-dicembre-2007-n-8-principi-di-valutazione-dei-comportamenti-nelle-pubbliche-amministrazioni/
Timestamp: 2018-10-23 22:49:33+00:00
Document Index: 165689209

Matched Legal Cases: ['art.  70', 'art. 11', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 13', 'art.  11', 'sentenza ', 'art.  2104']

MINISTERO PER LE RIFORME E LE INNOVAZIONI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - DIRETTIVA 6 dicembre 2007, n.8 - Principi di valutazione dei comportamenti nelle pubbliche amministrazioni - Geologi.info | Geologi.info
<AUTORITA’ PER L’ ENERGIA ELETTRICA E IL GAS – DELIBERAZIONE 28 dicembre 2007
AUTORITA’ PER LA VIGILANZA SUI CONTRATTI PUBBLICI DI LAVORI, SERVIZI E FORNITURE – DETERMINAZIONE 10 gennaio 2008>
MINISTERO PER LE RIFORME E LE INNOVAZIONI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – DIRETTIVA 6 dicembre 2007, n.8 – Principi di valutazione dei comportamenti nelle pubbliche amministrazioni
MINISTERO PER LE RIFORME E LE INNOVAZIONI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - DIRETTIVA 6 dicembre 2007, n.8 - Principi di valutazione dei comportamenti nelle pubbliche amministrazioni - responsabilita' disciplinare. (GU n. 41 del 18-2-2008)
DIRETTIVA 6 dicembre 2007, n.8
Principi   di   valutazione   dei   comportamenti   nelle   pubbliche
amministrazioni – responsabilita’ disciplinare.
Alle  amministrazioni dello Stato anche
Al  Consiglio  di  Stato  – Ufficio del
Alla  Corte  dei  conti  –  Ufficio del
All’Avvocatura  generale  dello Stato –
amministrazione – Roma
Agli   Enti   pubblici   non  economici
Agli  Enti  pubblici  (ex  art.  70 del
decreto legislativo n. 165/01)
Agli   Enti   di   ricerca  (tramite  i
Ministeri vigilanti)
Alle Istituzioni universitarie (tramite
il       Ministero      dell’istruzione
dell’Universita’ e della ricerca)
Alle   Camere  di  commercio  industria
agricoltura  e  artigianato (tramite il
Alle  Aziende  del  Servizio  sanitario
Alla  Conferenza  dei  presidenti delle
L’attribuzione  all’area  dirigenziale  del  ruolo e dei poteri del
datore  di  lavoro, impone una continua ed attenta disamina in merito
alla condotta mantenuta dal personale assegnato alle varie strutture,
sia  sotto  il  profilo  dell’esatto  adempimento  delle prescrizioni
contrattuali che della conformita’ alle regole deontologiche previste
per  i dipendenti pubblici. Le prestazioni lavorative di tutti coloro
che agiscono all’interno degli apparati pubblici devono garantire non
il  semplice ossequio alle prescrizioni contrattuali, ma una completa
adesione   ai   valori   che   sormontano  l’azione  delle  pubbliche
Le  amministrazioni devono infatti perseguire l’interesse pubblico,
garantendo ai cittadini, nel contempo, modalita’ di comunicazioni che
assicurino  la comprensibilita’ e l’affidabilita’ degli atteggiamenti
e  dichiarazioni  di  ogni  addetto.  Si  ricorda che con decreto del
Ministro  della  funzione  pubblica  del  28 novembre  2000, e’ stato
approvato  il  Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni e che e’ stata successivamente adottata, dallo stesso
Ministro  la  circolare 12 luglio 2001, n. 2198 inerente le norme sul
comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni.
Le  prescrizioni contenute nel Codice di comportamento tratteggiano
i  principi  cui  i dipendenti delle pubbliche amministrazioni devono
conformarsi  non solo in occasione dell’adempimento della prestazione
lavorativa,  ma  anche  con riguardo ai contatti sociali. Il suddetto
codice,  infatti,  pone  degli  specifici  vincoli con riferimento ai
rapporti  con  il pubblico (art. 11 del Codice) nonche’ alle condotte
da mantenere nella vita sociale (art. 9).
E’  opportuno  ricordare  che  tutte  le prescrizioni contenute nel
Codice di condotta assumono, oltre che un valore etico, uno specifico
rilievo  giuridico, atteso che e’ sulla base dello stesso che possono
essere comminate le sanzioni di piu’ tenute afflittivita’.
2.  La  valutazione  delle  condotte  dei  dipendenti delle pubbliche
amministrazioni alla luce del Codice di comportamento.
Con  riferimento  alle  sanzioni  del  rimprovero verbale o scritto
(censura)   o   della   multa  di  importo  pari  a  quattro  ore  di
retribuzione,  i  contratti  collettivi associano, generalmente, tale
misura alla «a) inosservanza delle disposizioni di servizio, anche in
tema  di  assenze  per  malattia,  nonche’  dell’orario di lavoro; b)
condotta   non  conforme  ai  principi  di  correttezza  verso  altri
dipendenti o nei confronti del pubblico; c) negligenza nella cura dei
locali  e  dei beni mobili o strumenti a lui affidati o sui quali, in
relazione   alle  sue  responsabilita’,  debba  espletare  azione  di
vigilanza; d)  inosservanza  delle  norme  in  materia di prevenzione
degli  infortuni e di sicurezza sul lavoro nel caso in cui non ne sia
derivato    un    pregiudizio    al   servizio   o   agli   interessi
dell’amministrazione o di terzi; e) rifiuto di assoggettarsi a visite
personali  disposte a tutela del patrimonio dell’amministrazione, nel
rispetto  di  quanto previsto dall’art. 6 della legge 20 maggio 1970,
n.  300;  f) insufficiente rendimento» (cosi’ l’art. 13 del Contratto
collettivo  nazionale  di  lavoro  relativo al personale del comparto
ministeri  per il quadriennio normativo 2002-2005 e biennio economico
I  dirigenti  delle  varie  strutture  destinatarie  della presente
direttiva  sono  tenuti  a  verificare che le condotte dei dipendenti
siano  conformi  a  tali indicazioni. In particolare, l’«inosservanza
delle disposizioni di servizio», presuppone che i dirigenti assegnino
specifiche responsabilita’ in capo ai dipendenti.
L’art.  11  del  Codice  di  comportamento  prescrive  che  ciascun
«dipendente  in  diretto  rapporto  con  il  pubblico presti adeguata
attenzione alle domande di ciascuno e fornisca le spiegazioni che gli
siano  richieste  in  ordine  al  comportamento  proprio  e  di altri
dipendenti   dell’ufficio.  Nella  trattazione  delle  pratiche  egli
rispetta  l’ordine  cronologico  e  non rifiuta prestazioni a cui sia
tenuto motivando genericamente con la quantita’ di lavoro da svolgere
o la mancanza di tempo a disposizione. Egli rispetta gli appuntamenti
con i cittadini e risponde sollecitamente ai loro reclami».
Se  si  combina  quanto  previsto  nel  Codice di comportamento con
quanto  prescritto nei vari C.C.N.L. si evince che i dipendenti delle
pubbliche amministrazioni sono tenuti ad una condotta improntata alla
sollecitudine  e  correttezza  dell’azione amministrativa, diretta ad
impedire  generiche quanto, molto spesso, pretestuose giustificazioni
all’inazione  o  ai  ritardi.  La  regola  comportamentale,  infatti,
qualifica  come  indebito il rinvio della trattazione delle questioni
d’ufficio,   in   ragione  di  un  indimostrato  (ed  indimostrabile)
eccessivo   carico   di   lavoro.  Devono  quindi  censurarsi  quelle
amministrazioni  che  giustificano  il  mancato  rispetto dei termini
procedimentali  in  considerazione della mole di lavoro ovvero con la
difficolta’ nel reperimento della documentazione istruttoria.
Tali  comportamenti, peraltro, comportano censure di illegittimita’
da parte dell’autorita’ giurisdizionale amministrativa, in tutti quei
casi  in  cui  il  trascorrere  del  termine  per  la conclusione del
procedimento,   equivale   a   provvedimento  di  diniego.  Cosi’  la
giurisprudenza  amministrativa  ha  qualificato  come  illegittimo il
rigetto  dell’istanza, ove cio’ sia ricondotto ad una «difficolta’ di
reperimento  del  fascicolo» (TAR Lazio, sentenza 14 ottobre 2003, n.
8356).
3. In particolare, l’«insufficiente rendimento».
L’insufficienza  del  rendimento  dei  dipendenti  delle  pubbliche
amministrazioni,   integra   il  presupposto  per  l’applicazione  di
sanzioni  disciplinari  di vario livello, in ragione della gravita’ e
continuita’   della   condotta  mantenuta  (in  genere  dal  semplice
rimprovero  verbale  o  scritto alla multa di importo pari a 4 ore di
retribuzione fino al licenziamento con preavviso).
Il   parametro   cui  occorre  fare  riferimento,  deve  rinvenirsi
nell’art.  2104  del  codice  civile,  secondo  cui «il prestatore di
lavoro   deve   usare  la  diligenza  richiesta  dalla  natura  della
prestazione  dovuta,  dall’interesse  dell’impresa».  Presupposto per
l’applicazione  della  sanzione disciplinare e’ l’imputabilita’ della
condotta  negligente  e  non il semplice mancato raggiungimento delle
prestazioni attese. La mancata realizzazione delle prestazioni attese
potrebbe,  infatti,  essere  addebitabile  a  ragioni  oggettive, non
imputabili  in  quanto  connesse  alle  condizioni  psico-fisiche del
L’esigenza  di  commisurare  la condotta del personale addetto alle
varie  strutture pone a carico dei responsabili degli uffici, l’onere
di precisare la qualita’ della prestazione attesa da ciascuno.
Con riferimento all’intestazione della qualita’ di responsabile del
procedimento,   appare   opportuno  precisare  l’inderogabilita’  del
rispetto  delle  prescrizioni contenute nella legge 7 agosto 1990, n.
241  e successive modifiche ed integrazioni, recante norme in materia
di  procedimento  amministrativo e di diritto di accesso ai documenti
Le modifiche apportate alla legge n. 241 del 1990, hanno introdotto
MINISTERO PER LE RIFORME E LE INNOVAZIONI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – DIRETTIVA 6 dicembre 2007, n.8 – Principi di valutazione dei comportamenti nelle pubbliche amministrazioni redazione redazione 2015-05-19T00:29:27+00:00