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Timestamp: 2020-07-04 00:29:52+00:00
Document Index: 35979670

Matched Legal Cases: ['art. 1226', 'sentenza ', 'art. 1226', 'art. 1126', 'art. 2051', 'art. 93', 'sentenza ', 'art. 1655', 'art. 1667', 'art. 1667', 'art. 1667', 'art. 1668']

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02/04/2011 / 0 Comments
01/12/2011 / 0 Comments
12/28/2010 / 0 Comments
Infiltrazioni d’acqua dalla terrazza / lastrico solare: i danni vanno ripartiti tra tutti i condomini ai sensi dell’art. 1226 cod. civ.
Con sentenza n. 9084 del 15.4.2010 la Corte di Legittimità ha ribadito quanto già più volte affermato: poiché il lastrico solare dell’edificio (soggetto al regime del condominio) svolge la funzione di copertura del fabbricato anche se appartiene in proprietà superficiaria o se è attribuito in uso esclusivo ad uno dei condomini, tutti i condomini, sono tenuti all’obbligo di provvedere alla sua riparazione o alla sua ricostruzione in concorso con il proprietario superficiario o con il titolare del diritto di uso esclusivo.
Pertanto, in caso di danni cagionati all’appartamento sottostante per infiltrazioni d’acqua provenienti dal lastrico (deteriorato per difetto di manutenzione), rispondono tutti i condomini secondo le ripartizioni stabilite dall’art. 1226 cod.civ.
La Suprema Corte ha tuttavia precisato che la disposizione dell’art. 1126 c.c., il quale regola la ripartizione fra i condomini delle spese di riparazione del lastrico solare di uso esclusivo di uno di essi, si riferisce alle riparazioni dovute a vetustà e non a quelle riconducibili a difetti originari di progettazione o di esecuzione dell’opera, indebitamente tollerati dal singolo proprietario. In tale ultima ipotesi, ove trattasi di difetti suscettibili di recare danno a terzi, la responsabilità relativa, sia in ordine alla mancata eliminazione delle cause del danno che al risarcimento, fa carico in via esclusiva al proprietario del lastrico solare, ex art. 2051 c.c., e non anche – sia pure in via concorrenziale – al condominio.
Risarcibilità del danno morale da vacanza rovinata
11/30/2010 / 0 Comments
Si avvicinano le feste natalizie.
Molti, come di consueto, si stanno accingendo a prenotare le proprie vacanze presso i vari Tour Operator.
Alcuni, purtroppo, al loro arrivo presso la località turistica troveranno spiacevoli sorprese e torneranno a casa insoddisfatti se non addirittura stressati.
E’ bene ricordare che il consumatore-acquirente del pacchetto turistico trova ampia tutela nel Codice del Consumo – Dlgs n. 206/2005 –.
In caso di mancato o inesatto adempimento delle obbligazioni assunte con la vendita del pacchetto turistico, l’art. 93 del Codice del Consumo prevede in particolare l’obbligo del risarcimento del danno a carico dell’organizzatore e del venditore, secondo le rispettive responsabilità a meno che non provino che il mancato o inesatto adempimento è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a loro non imputabile.
Ma quali sono i danni risarcibili in caso di inadempimento delle pattuizioni contrattuali da parte dell’organizzatore o del venditore?
In caso di cattiva organizzazione del viaggio è certamente risarcibile il danno patrimoniale sofferto dal viaggiatore, oltre al rimborso della differenza tra le prestazione pattuite e quelle effettivamente godute dal consumatore.
Non solo. E’ altresì risarcibile il danno biologico che abbia inciso sull’integrità psicofisica del viaggiatore.
Si pone, invece, il problema delle sofferenze di carattere puramente morale subite dal viaggiatore in conseguenza dei disagi e delle difficoltà affrontate nel corso della vacanze.
Al riguardo, è emersa dapprima in dottrina ed in seguito anche da parte della giurisprudenza, una riflessione riguardante il c.d. danno da vacanza rovinata.
Sul punto si è altresì pronunciata la Corte di Giustizia Ce (sentenza 12 marzo 2002 Causa C: 168/2000) con una decisione destinata a sciogliere ogni dubbio. I giudici europei, intervenendo sulla normativa comunitaria relativa ai “viaggi tutto compreso” , hanno dato un’interpretazione favorevole al consumatore ritenendo che la direttiva 90/314/Cee, “riconosce implicitamente l’esistenza di un diritto al risarcimento dei danni diversi da quelli corporali, tra cui il danno morale”.
La giurisprudenza italiana non ha potuto fare a meno di tenere in considerazione le posizione adottate dai giudici europei. Invero la maggior parte dei giudici italiani ha confermato l’atteggiamento favorevole al riconoscimento del danno in questione come danno di natura non patrimoniale (cito, ad esempio: Tribunale di Roma 9.2.2004, n. 4217; Giudice di Pace di Massa 17.11.2003, n. 406; Tribunale di Roma 19.5.2003, n. 18613; Giudice di Pace di Monza 19.10.2002).
Può pertanto ritenersi che il viaggiatore, oltre al risarcimento del danno patrimoniale, abbia altresì diritto al risarcimento del c.d. danno da vacanza rovinata, determinato dal disagio o stress sopportato a causa dell’inesatta esecuzione della prestazione promessa, ove sia stato leso irrimediabilmente o compromesso il suo interesse al godimento di un periodo di vacanza, organizzato come occasione di svago e/o riposo, conforme alle sue aspettative.
L’appalto ed i vizi dell’opera (art. 1655 e seg. cod. civ.)
11/25/2010 / 0 Comments
L’appaltatore ai sensi dell’art. 1667 cod. civ. è tenuto alla garanzia per le difformità ed i vizi dell’opera. La garanzia viene esclusa se il committente ha accettato l’opera ed i vizi erano da lui conosciuti o riconoscibili, purché non taciuti in mala fede dall’appaltatore.
Qualora, invece, il committente non abbia accettato l’opera, l’appaltatore risponde ai sensi dell’art. 1667 cod. civ. ed il committente non è tenuto ad altro ulteriore adempimento.
Nel caso in cui il committente venga a conoscenza di vizi occulti dopo l’accettazione dell’opera, l’art. 1667 cod. civ. sancisce che questi ha sessanta giorni di tempo per denunciare la presenza del vizio o delle difformità, a pena di decadenza.
Il committente, ai sensi dell’art. 1668 cod. civ., potrà chiedere che le difformità o i vizi siano eliminati a spese dell’appaltatore, oppure in via alternativa che il prezzo sia proporzionalmente diminuito, salvo il diritto di ottenere il risarcimento del danno in caso di colpa dell’appaltatore. Qualora le difformità o i vizi dell’opera siano tali da rendere quest’ultima del tutto inadatta alla sua destinazione, il committente potrà richiedere la risoluzione del contratto.