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Timestamp: 2018-08-16 16:20:53+00:00
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Le norme del licenziamento disciplinare
Di Massima Di Paolo	 3 novembre 2011 2 commenti
Il licenziamento disciplinare costituisce la forma più grave di licenziamento per inadempienza degli obblighi contrattuali del lavoratore. E’ disciplinato oltre che dalla L 604/66 (procedura per il licenziamento individuale), dall’art 7 dello Statuto dei lavoratori (adozioni di sanzioni disciplinari) che detta sicuramente una disciplina più garantista per il lavoratore.
Pertanto, il licenziamento sarà illegittimo se il datore di lavoro non osserva i requisiti previsti da questa legge.
L’Art. 7 Statuto dei lavoratori dispone che:
Pubblicità del codice disciplinare e contestazione addebito
Il comma 2 dell’art. 7 Statuto dei lavoratori prescrive che il datore di lavoro non possa adottare
alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore (fatto salvo il rimprovero verbale) senza avergli preventivamente contestato l’addebito e senza averlo sentito a sua difesa.
La Cassazione ha affermato che : La contestazione deve essere immediata rispetto all’accadimento del fatto o alla sua venuta conoscenza.
Inoltre, gli Ermellini, con sentenza n. 4435 del 4 marzo 2004, intervenendo sul tema ha chiarito l’addebito e la tempestività della contestazione e del recesso datoriale vanno intesi in senso relativo, potendo essere compatibili con un intervallo necessario, in relazione al caso concreto ed all’organizzazione aziendale, per una adeguata valutazione della gravità. Da ciò ne consegue che tra l’interesse del datore a prolungare le indagini senza un motivo oggettivamente valido ed il diritto del lavoratore ad una pronta e sollecita difesa, prevale la posizione tutelata dalla legge (ossia quella del lavoratore), come affermato, più volte, dalla stessa Suprema Corte.
Inoltre, la contestazione deve essere sempre scritta (co. 5 art 7) ; devono essere descritti in maniera puntuale le circostanze di tempo e luogo relative all’addebito mosso al lavoratore e, il provvedimento disciplinare non può essere applicato prima che siano decorsi 5 giorni dalla contestazione.
La contestazione è immodificabile pena l’illegittimità del provvedimento disciplinare; pertanto il datore non può irrogare sanzioni per motivazioni differenti da quelle contenute nella lettera di contestazione, o addirittura, sulla fatti e circostanze ulteriori di cui il lavoratore viene a conoscenza solo in occasione della emanazione della sanzione.
Con sentenza n. 2610 del 23 febbraio 2002, la Cassazione ha affermato che il termine di cinque giorni dalla contestazione dell’addebito, previsto dall’art. 7, comma 5, della legge n. 300/1970 per l’irrogazione della sanzione disciplinare (ivi compreso il licenziamento) persegue un triplice obiettivo:
Il lavoratore che ha ricevuto una contestazione disciplinare può farsi assistere nella difesa da una organizzazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato(co3 art. 7).
Impugnazione della sanzione
I commi 6 e 7 dell’art 7 dello statuto dei lavoratori disciplinano l’impugnazione da parte del lavoratore della sanzione; sono mezzi di impugnazione:
conciliazione ed arbitrato oppure;
analoghe procedure previste dai contratti collettivi di lavoro
Con l’attivazione della conciliazione, la sanzione disciplinare è sospesa fino alla decisione del collegio
Se, è instaurata la conciliazione e il datore di lavoro non provvede, entro dieci giorni dall’invito rivoltogli dall’ufficio del lavoro, a nominare il proprio rappresentante in seno al collegio di cui al camma precedente, la sanzione disciplinare non ha effetto.
Alcune sentenza della Cassazione in tema di licenziamento disciplinare:
illegittimità del licenziamento e buona fede del datore di lavoro
licenziamento per scarso rendimento licenziamento disciplinare e rifiuto di trasferimento