Source: https://www.universitapopolaremilano-lex.com/2018/07/universita-popolare-di-milano-ricorso.html
Timestamp: 2019-05-27 14:09:37+00:00
Document Index: 88570782

Matched Legal Cases: ['art. 352', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 9', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 15', 'art. 14', 'art. 1']

Università Popolare di Milano - Leggi e norme: UNIVERSITÀ POPOLARE DI MILANO - RICORSO AL TAR
TRIBUNALE REGIONALE AMMINISTRATIVO DEL LAZIO
RICORSO EX ARTT. 40 SS. E 135 C. P. A.
Per: Università Popolare degli Studi di Milano (di seguito UPM), partita IVA 97447730157, nella persona del legale rappresentante pro tempore, Marco Edgardo Grappeggia, codice fiscale GRPMRC66H10I625F, nato a Seregno (MI) il 10 giugno 1966, residente a Milano in Via Zuretti Gianfranco n. 2/A, rappresentato e difeso dall’Avv. Giovanni Neri, giusta delega a margine con relativa elezione di domicilio.
L’Avv. Giovanni NERI dichiara di voler ricevere le comunicazioni al seguente numero di fax 06.xxxxxxx – 06.xxxxxx ovvero all’indirizzo PEC giovannineri@ordineavvocatiroma.org;
Il Provvedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (di seguito “Garante” o AGCM) assunto in occasione dell’adunanza del 29 settembre 2016 presieduta dal Presidente pro tempore dell’Autorità, Prof. Giovanni Pitruzzella, Segretario Generale pro tempore Dr. Roberto Chieppa, Relatore Prof. Michele Ainis, notificato in data 9.10.2016, con il quale si irroga alla UPM una sanzione amministrativa quantificata in euro 50.000,00 (cinquantamila/00) per pubblicità ingannevole ex artt. 20, 21, 22 e 27 del Codice del Consumo (cfr. All. 1), per invocare l’annullamento dello stesso
- che in data 9.10.2016 veniva notificato all’Avv. Michele BONETTI, a mezzo PEC all’indirizzo michelebonetti@ordineavvocatiroma.org, provvedimento sanzionatorio da parte dall'AGCM (Cfr.all.1);
Al fine di ripercorrere le attività inspiegabilmente censurate alla ricorrente dall’AGCM e al fine di fornire, per chiarezza espositiva e trasparenza, le attività e gli accreditamenti tutti in possesso della ricorrente U.P.M., si rappresentano di seguito, sinteticamente e cronologicamente, i singoli passaggi necessari per esprimere i motivi di doglianza relativi al provvedimento del Garante e segnatamente:
a) L’Università Popolare degli studi di Milano nasce come associazione, con identica denominazione "Università Popolare degli Studi di Milano" - Campus Interuniversitario per la cooperazione e lo sviluppo - (cfr.all.2), ritualmente registrata in data 24/10/2006, con oggetto statutario e dichiarazione d’intenti articolando la propria attività su 3 specifici aspetti:
1. attività di ricerca;
2. cura dei rapporti universitari internazionali con particolare riguardo all’ Africa e al Centro America e con intenti collaborativi con UPF Nicaragua, UIBS Costa d’Avorio e NUS Somalia ed altri sviluppi scientifici con enti universitari internazionali;
3. Attività formativa tradizionale tipica delle Università Popolari.
b) che successivamente, ovvero 3 mesi dopo la registrazione dell’atto costitutivo e dello statuto, l’U.P.M. otteneva l’accreditamento raggiungendo puntualmente gli standard progettuali per ricoprire la veste di continuità storica da confederato C.N.U.P.I. e protrarre i principi storici di Università Popolare in Milano, come Università confederata al C.N.U.P.I., con la qualifica di Università Popolare. La ricorrente conseguiva le prerogative delle Università Popolari unitamente a quelle conferite dallo statuto, con implicita capacità di assolvimento delle altre attività afferenti allo statuto, fra le quali in particolare: << b1) condivisione delle convenzioni della CNUPI in cui si includono rapporti con le Università Italiane e rapporti culturali accademici vari - b2) Legittimità nell’utilizzo della denominazione "Università Popolare" che precede il nome prescelto, e nella nostra denominazione da “degli studi di Milano”-b3) Continuità storica per competenza territoriale e progettuale. L’accoglimento CNUPI ha concesso, in virtù dell’istanza della ricorrente, l’investitura territoriale per Milano per la continuità storica del Movimento Popolare in Milano delle varie associazioni fondate un quarto di secolo precedentemente alla Università Statale di Milano>> nonché la piena legittimità dell'utilizzo della denominazione di Università Popolare degli Studi di Milano (cfr. All. 3 - 3a).
c) che, successivamente, l’U.P.M. richiede ed ottiene l’Iscrizione allo schedario dell’Anagrafe Nazionale delle Ricerche con la nota n. 9/18 del 31 gennaio 2007 sempre dal MIUR, ottenendo il definitivo codice di ricerca (cfr.all.4).
d) Nel corso degli anni 2008/2009, L’U.P.M. ha operato su due differenti fronti:
1. La Formazione culturale non Universitaria esclusivamente formativa di carattere popolar-culturale associando il sito in via esclusiva www.unipmi.org;
2. Le collaborazioni inter-universitarie Nazionali attraverso alcune convenzioni CNUPI - insieme ad atenei italiani come UniNettuno, Uniso etc. - e rapporti universitari internazionali (cfr.all 5).
Nel corso dei primi tre anni di attività, oltre a ottenere e richiedere le sopra richiamate autorizzazioni, vengono registrati i Marchi di riferimento di cui la U.P.M. ha piena facoltà di utilizzo, segnatamente: “Università Popolare degli studi di Milano” (nome della stessa Associazione), “Università Popolare di Milano” (Brand Utilizzato per la formazione NON Universitaria) nonché “Università Popolare Milanese” ed infine “Università Proletaria Milanese”. Tutti i prefati Marchi sono in concessione alla stessa Università Popolare degli studi di Milano. Essendo Marchi riconducibili alla Università Popolare degli studi di Milano accreditata CNUPI (con le virtù da decreto Ministeriale MIUR dell’utilizzo legittimo della parola “Università Popolare” preceduta dalla denominazione) tutti i Marchi sopracitati hanno capacità libera espressiva, in piena linea nel rispetto delle normative vigenti (cfr.all.6).
L’Università Popolare degli Studi di Milano risulta chiaramente già legittimata nella pienezza della sua denominazione: “Università Popolare” in virtù dell’accreditamento del C.N.U.P.I. e “degli studi” coerentemente con l’esercizio delle proprie attività di studio con le accademie/università nazionali, internazionali e relativi accordi bi- o plurilaterali, unitamente al riferimento “di Milano”, esplicitato nella denominazione per i luoghi di originaria appartenenza della stessa.
Ovviamente, nel rispetto di tutte le logiche di trasparenza, le proprie origini e la propria legittimazione erano implicitamente riconfermate, nella pienezza della loro denominazione, attraverso il provvedimento amministrativo prot. 313/11 del M.I.U.R. ed i suoi relativi approfondimenti facenti parte dello stesso provvedimento: con ciò consacrando nuovamente la sua legittimità non solo di esercizio, ma di implicita regolarità della denominazione con la quale la stessa ricorrente viene autorizzata. È chiaro ed evidente che il MIUR non avrebbe mai concesso l'esercizio di funzioni universitarie ad un organo come la ricorrente, qualora fosse stato deviante o fuorviante nella sua denominazione.
Peraltro, l’utilizzo del termine “degli studi”, al quale si farà riferimento in seguito, non appare regolamentato o vietato in nessuna norma, modo o maniera, specificamente individuata e, comunque, viene riconfermato ulteriormente dallo stesso MIUR nella richiamata "presa d’atto", provvedimento amministrativo prot 313/11 MIUR, oggetto di ulteriore e successivo approfondimento.
e) Nel corso dell’anno 2009, L’U.P.M. siglava un accordo multilaterale di concessione con l’ente United University of Popular Nations (di seguito UUPN, gruppo francofono con circa 52.000 studenti), diventando quindi partner di due atenei esteri: segnatamente, l’Università di Stato Bouaké (Costa d’Avorio) e l'Università di Stato, Université de Ouagadougou (Burkina Faso). Sempre nel 2009, venivano proposte le istanze per la richiesta d’esercizio delle funzioni universitarie, al quale farà seguito un iter di attività composto di pareri e modifiche della durata di circa 3 anni.
f) Nel corso dell’anno 2011, su istanza della ricorrente, il MIUR, raccolti i pareri favorevoli dagli organismi di competenza, decretava U.P.M. idonea all’esercizio dell’attività universitaria, con provvedimento amministrativo definitivo autorizzato e sottoscritto dal sottosegretario incaricato alle attività universitarie con poteri di firma -, mandatario al MIUR per le funzioni Universitarie - includendo nello stesso provvedimento gli approfondimenti tecnici di competenza da parte del gabinetto MIUR che, a sua volta, ne concedeva la pienezza delle funzioni nel corpo e negli allegati dello stesso provvedimento, in perfetta sintonia con il dettato normativo della Convenzione di Lisbona. Trattasi di un provvedimento indiscutibilmente completo, esauriente in tutti i suoi aspetti, compiuto dopo tre anni di minuziose analisi, pareri e confronti, nonché numerosi e ripetuti incontri nel corso dei medesimi tre anni con i direttori generali del MIUR ed i suoi funzionari.
Detto procedimento è stato ultimato sia con delibera di natura politica del sottosegretario, sia dal Gabinetto tecnico professionale. Il provvedimento amministrativo che ne scaturita, prot 313/11 MIUR, realizzato nel pieno rispetto delle normative vigenti, era la c.d. “ presa d’atto” con tutti i suoi relativi approfondimenti, composto da n. 6 documenti autorizzativi, comprendenti ovviamente la denominazione “Università Popolare degli studi di Milano”, denominazione già comunque in perfetta armonia con le normative di riferimento, di per sé autorizzativa ed in linea di continuità con la precedente legittimazione, nonché la sua relativa capacità giuridica d’esercizio delle Funzioni Universitarie (cfr. all. 7 e ss.), riconfermata poi dal Consiglio Stato con ordinanza n. 1059 del 2015(cfr. all. 8).
Giova ricordare che il MIUR, ormai da decenni, utilizza la normativa del procedimento amministrativo di “Presa d’Atto” soprattutto nell'alveo delle scuole superiori che, per l'appunto, esercitano attività in virtù dello stesso provvedimento, come ribadito dallo stesso nel testo di numerose Circolari - si cita, a fini esemplificativi, quella del 3 agosto 1998, n. 342, Prot. n. 5473:
<< "Presa d’atto". La fonte normativa primaria è costituita dalle disposizioni contenute nell'art. 352 del D.L. 16 aprile 1994, n. 297. A termini delle disposizioni vigenti (si richiama anche la sentenza della Corte Costituzionale n. 36 del 19 giugno 1958, pubblicata sul numero 148 della Gazzetta Ufficiale del 21 giugno 1958) il gestore non ha un obbligo di notifica dell'istituzione scolastica aperta, ma la facoltà di comunicare all'Amministrazione scolastica l'iniziativa assunta; e ciò allo scopo di ottenere una "presa d'atto" del regolare funzionamento. La "presa d'atto", quindi, si configura quale provvedimento amministrativo, attivato su istanza di parte e realizza un potere-dovere di vigilanza che si conclude con un semplice accertamento dichiarativo (si richiama la circolare ministeriale n. 214 prot. n. 9405 del 18 settembre 1994 - paragrafi 1, 2, 3)>>.
g) Nel corso dell’anno 2012, il 6 agosto, perveniva la nota del MIUR (Prot. 1130/12 - cfr.all.1130/12) la quale, in maniera del tutto scoordinata nonché confusa, riconfermava, da una parte, la capacità giuridica dell’esercizio di funzioni universitarie in favore della ricorrente U.P.M., con relativo valore legale ai sensi della c.d. “Convenzione di Lisbona”, dall’altra, affermava erroneamente che solo le istituzioni universitarie italiane, pubbliche o private, possano rilasciare titoli accademici.
Tutto ciò non corrisponde al vero. In verità i titoli accademici possono essere erogati non solo da Università pubbliche o private riconosciute dallo Stato, ma anche da altri soggetti qualificati: tra cui le Accademie (per es. Accademia delle Belle arti di Breda, di Roma, Accademia delle Belle Arti Fidia, di cui la ricorrente è partner in virtù di Accordo bilaterale, ecc.), le istituzioni autorizzate al rilascio di titoli di alta formazione (IED, Istituto Marangoni), doppi titoli (Joint Title, Joint degree) e la loro normativa nonché le Università straniere attive nel territorio Italiano regolate dal Decreto Ministeriale 214/04, di cui la ricorrente non fa parte in quanto affiliata ad Università straniera non operante direttamente in Italia (cfr.all. 7a) e, pertanto, esente dal Decreto medesimo (cfr.all.10), così come citato correttamente nel provvedimento amministrativo Prot. 313/11 MIUR (cfr.all. 7 e ss.).
La comunicazione Prot. 1130 del 6.8.2012 MIUR è pertanto in piena contraddizione con la c.d. “presa d’atto”, prot 313/11 MIUR del 14.10.2011, con la quale il MIUR stesso riconosceva che l’Università Popolare degli Studi di Milano “potesse rilasciare i titoli accademici per conto della UUPN, secondo quanto previsto dalla Convenzione di Lisbona e dalla normativa vigente”. Giova a tal proposito evidenziare che la prefata comunicazione non consiste in una “diffida", così come artatamente rappresentata dal MIUR anche innanzi all'AGCM, bensì in una mera comunicazione, per giunta inviata con lettera ordinaria, peraltro per oltre la metà della missiva (le prime 11 righe) confermativa della capacità giuridica di esercizio delle funzioni universitarie. È chiaro che se il MIUR non avesse riconosciuto tali facoltà alla ricorrente, quest’ultima non avrebbe mai pubblicizzato il rilascio di titoli universitari validi nella regione europea. Si ribadisce, inoltre, che il MIUR veniva interrogato dall’UPM con successive richieste di chiarimenti e quest'ultimo mai rispondeva ai quesiti posti sui punti oggetto di domanda (cfr.all 11).
h) Nel corso dell’anno 2013, a seguito della mancanza di risposte da parte del MIUR, per maggior chiarezza e trasparenza, l’UPM ha richiesto parere all’Avvocatura di Stato la quale, preliminarmente e solo per mero spirito collaborativo, riconfermava apparentemente il potere di esercizio di attività universitaria da parte della ricorrente, in virtù di espresso riconoscimento con Prot. MIUR 313 del 14.10.2011 del potere di rilasciare titoli accademici aventi valore legale (cfr.all.12). A seguito del parere dell’Avvocatura di Stato, Il MIUR rispondeva positivamente alle richiesta di referenza telefonica di potenziali matricole sulle capacità di esercizio dell’UPM, la quale stipulava nel frattempo accordi con soggetti giuridici qualificati - tra cui Albo degli agronomi ingegneri, Accademie, Ministeri, ecc.
Il provvedimento amministrativo MIUR 313/11 viene applicato nelle forme e maniere delineate dal MIUR nelle sue stesse indicazioni e direttive, generando ciò che oggi è la sua applicazione tangibile quale riconoscimento pieno nelle sue convenzioni e riconoscimenti nazionali ed internazionali. A prova indiscussa dell’assoluta perfezione del provvedimento MIUR, la ricorrente stringeva i principali rapporti con Albi, Ministeri e Accademie, a riprova della piena equipollenza, dell’equivalenza e del riconoscimento dei titoli. Tutte convenzioni/partnership attualmente attive ed efficaci.
i) Nel corso dell’anno 2014 il MIUR, con una mera missiva e senza alcun atto specifico o motivazione manifestata in atto ad hoc, ha richiesto di cessare l’attività universitaria dell’U.P.M. con diffida prot. 20736 del 28.7.2014 (cfr.all.13). L’Università Popolare degli studi di Milano ricorreva dunque al TAR Lazio per la sospensiva, la quale non veniva concessa per ragioni di presentazione del ricorso fuori dai termini di legge, richiamando la nota 1130 MIUR 2012 (cfr. all.9). Non per mero tuziorismo difensivo, ma solo per maggior chiarezza, si sottolinea che detta nota presenta profili di contraddittorietà di seguito meglio esposti, anche in considerazione della riconferma (esplicita nelle prime unici righe, appunto), della capacità giuridica di esercizio delle funzioni universitarie in favore della ricorrente.
j) Tra Settembre e Ottobre del 2014, il presidente della UPM chiedeva un appuntamento con il firmatario della diffida - Dott. Daniele Livon, direttore Generale MIUR - che invitava lo stesso, tramite sua la segreteria, a richiamare 6 mesi dopo per fissare un appuntamento.
La ricorrente richiedeva dunque all’autorità gerarchicamente superiore al direttore generale del MIUR di avere una tempestiva fissazione di un colloquio con lo stesso, al fine di ottenere un’udienza chiarificatrice sulle note pervenute.
La segreteria del dott. Livon fissava dunque l'appuntamento ed informava il presidente della UPM dell'incontro, ponendo la singolare condizione della sua presenza senza poter essere accompagnato da alcun avvocato, con particolare riguardo a coloro i quali, all'epoca, erano incaricati di seguire la vicenda: l’Avv. Michele Bonetti o l'Avv. Prof. Antonio Baldassarre.
Il dott. Livon incontrava quindi per due volte il presidente della UPM, Marco Grappeggia: in entrambe le occasioni, il dott. Livon lamentava, con inspiegabile suscettibilità, di essere stato escluso nel processo istruttorio del provvedimento e che pertanto lo avrebbe ignorato e non riconosciuto per una personale presa di posizione.
Solamente nel secondo incontro il Presidente della ricorrente, sentendosi dire per l’ennesima volta dal dott. Livon che tutto il lavoro svolto di pareri, delibere e concessione amministrativa fosse inidoneo, rappresentava animatamente i contenuti di seguito riportati: “… Quindi i tre anni di Istanze poste da illustrissimi professionisti come il nostro Avv. Sen. Franco Mugnai, pareri, decine di incontri con l’ ex direttore generale MIUR Marco Tomasi, Direttore alla ricerca MIUR Mario Alì, decine di incontri con Federico Cinquepalmi (assistente del Ministro Maria Stella Gelmini), con Elisa Gregorini (segretaria particolare del Ministro), altri decine di appuntamenti svolti, il Gabinetto nella persona di Sabrina Bono, il sottosegretario con delega all’Università Sen. Guido Viceconte, il suo gabinetto, Roberto Leoni ed ancora i pareri anche negativi come quello discusso e ridiscusso con la parte contraria del MIUR Teresa Cuomo ed altro ancora è stato tutto inutile e parte di un procedimento amministrativo frutto di una farsa inutile di tre anni?”; Livon rispondeva affermativamente, finché fosse lui stesso preposto alle prefate funzioni.
A quel punto, il presidente della UPM replicava provocatoriamente: “… Quindi la Gelmini (allora Ministro) è una incompetente, come l’Avv. Senatore Mugnai, Guido Viceconte…”; interrotto da Livon per il tenore della conversazione, il Presidente della UPM veniva invitato ad uscire dall’Ufficio, nonostante le scuse prontamente poste.
k) Successivamente alla proposizione del ricorso al TAR Lazio di cui al punto i), a seguito alla mancata concessione della sospensiva, l’UPM nel corso dell’anno 2015 ricorreva al Consiglio di Stato, il quale, entrando nel merito della vicenda per cui è processo ed in merito alle funzioni del provvedimento concessorio di esercizio di attività (la c.d. “presa d’atto”) ne ribadiva “la persistente efficacia” (cfr.all.8).
Il MIUR persisteva inoltre nel fornire indicazioni contraddittorie circa l’efficacia del provvedimento amministrativo Prot. 313/11 MIUR e non forniva le eventuali modifiche sui contenuti dei siti web di appartenenza, così come le "periferiche" del MIUR come CIMEA discreditavano il provvedimento amministrativo (cfr.all.14).
l) Sempre nel corso dell’anno 2015, l’AGCM, su segnalazione del Sig. Gianluca Grande, apriva un procedimento contro l’Università Popolare degli studi di Milano. Gianluca Grande, quale esponente, segnalava, come comportamento scorretto da parte dell’Università Popolare degli Studi di Milano, l’utilizzo della storia e del nome della “vera Università Popolare di Milano”; non già, così come lamentato dal MIUR, l’utilizzo nella propria denominazione del termine “degli studi”. Il Ministero stesso nelle informazioni rese in data 28.10.2015 affermava che “l’Università Popolare degli studi di Milano ex D.M. 21 maggio 1991 fa parte delle Università Popolari” (cfr.all.15). Si rilevava, a tal proposito, una palese incongruenza tra i fatti segnalati in data 7 luglio 2015 e le informazioni rese dal MIUR in data 28.10.2015, che evidenziavano come quest’ultimo insistesse nel reiterare costantemente richieste di chiarimenti su fatti, situazioni e documentazione già formata e perfezionata, tra cui il provvedimento amministrativo Prot. 313/11 MIUR .
m) L’AGCM archiviava tacitamente il provvedimento di cui al punto l), ma durante la la fase istruttoria il MIUR ha continuato a disconoscere tutti gli atti e documenti autorizzativi dell’esercizio e della capacità giuridica della ricorrente, facendo scaturire un endoprocedimento, recante peraltro numerazione cronologica differente, sempre innanzi all’AGCM, oggi oggetto di impugnazione innanzi a codesto ecc.mo Tribunale Amministrativo Regionale Lazio. La pratica commerciale contestata faceva riferimento a profili di “presunta illiceità” nient’affatto provati e già tutti smentiti nelle memorie difensive, gli atti e documenti, le memorie conclusive e i depositi anche successivi, peraltro sempre degli stessi documenti già versati in atti, da parte del "professionista" in ordine ad una presunta “campagna pubblicitaria” tendente a qualificare la predetta istituzione tra le università che rientrano nel novero di quelle afferenti all'ordinamento italiano, nonché al rilascio di titoli aventi in Italia il medesimo valore legale dei titoli rilasciati da università italiane statali e non statali, appartenenti all'ordinamento universitario italiano o di titoli equipollenti alla stessa.
Sempre per manifestare la chiarezza con la quale gli accreditamenti della ricorrente sono stati rappresentati sui siti web di appartenenza, si evidenzia che, sempre sui siti internet di riferimento, l'Università Popolare degli studi di Milano pur avendo, come di seguito meglio evidenziato, il pieno riconoscimento nelle modalità e nella forme espresse dal MIUR negli atti e documenti a corredo del presente ricorso, ha sempre indicato di essere Università Internazionale riconosciuta tramite la Convenzione di Lisbona, dedicando più del 20% del sito di riferimento (e a riguardo, addirittura ben 2 Link di sottopagina - su 9 link esclusa la homepage - dedicati alle sole "note legali" e "atti MIUR") a ribadire che i titoli erogati hanno valenza in virtù del procedimento amministrativo Prot. 313/11 MIUR e della prefata Convenzione, di seguito più diffusamente e meglio esplicitata.
- che il provvedimento notificato alla Università Popolare degli Studi di Milano si disvela palesemente infondato, illegittimo, ingiusto e lesivo degli interessi legittimi e diritti della odierna istante in quanto la medesima ha provveduto, come meglio verrà specificato di seguito, a produrre ogni idonea documentazione volta ad acquisire piena capacità giuridica nell’esercizio delle funzioni universitarie e di aver rappresentato correttamente e coerentemente le informazioni relative alla propria legittimazione inerente alla natura e alle qualifiche del “professionista” a mezzo dei propri siti Internet www.unimilano.org e www.unipmi.org; quest’ultimo sito privo di alcun riferimento ad attività universitaria propriamente detta, sia da un punto di vista di contenuti dei corsi, che da quello dell’offerta formativa, presentata come esclusivamente culturale, quindi senza alcun riferimento a CFU o quant’altro.
- che la ricorrente ha in effetti conseguito, nel corso degli anni, tutti gli accreditamenti idonei e sufficienti per integrare ed erogare i titoli contestati e per l'esercizio delle funzioni dell’attività universitaria cui si fa riferimento nel provvedimento del garante, i quali correttamente sono stati riportati nei siti internet oggetto di indagine e del provvedimento sanzionatorio reso oltre che prodotti innanzi a codesto ecc.mo Tribunale Amministrativo Regionale Lazio. I predetti atti e documenti sono stati tutti pedissequamente depositati ed esplicitati nelle singole fasi di fronte all’AGCM, e paradossalmente disattesi nella puntuale disamina richiesta;
- che i profili relativi alla pubblicità ingannevole, così come stigmatizzati nel provvedimento del AGCM, non sarebbero invero meritevoli di alcun apprezzamento, in considerazione del compendio probatorio prodotto dalla ricorrente nel procedimento impugnato, che di per sé avrebbe dovuto caducare la denuncia presentata dal Sig. Gianluca GRANDI, poi non coltivata dallo stesso esponente e inspiegabilmente proseguita dal AGCM col sostegno indiretto del MIUR nel successivo endoprocedimento scaturito.
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quanto sopra premesso, l’Università Popolare degli Studi di Milano, ut supra rappresentata, domiciliata e difesa,
all’Ecc.mo Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio
invocando l’annullamento
del suddetto provvedimento emesso dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nonché di tutti i provvedimenti che a quest’ultima hanno messo capo, per i seguenti motivi di
VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELL’ ART. 21 QUINQUIES LEGGE 241/90
L’infondatezza delle deduzioni relative all’inconsistenza giuridica della presa d’atto da parte dell’AGCM, sulla falsariga delle laconiche e contraddittorie segnalazioni del MIUR sul “provvedimento amministrativo - prot. 313/11” e relativi approfondimenti facenti parte sempre dello stesso provvedimento, emergono da quanto autorevolmente affermato dal Presidente Emerito della Corte Costituzionale (cfr. all. 16): il quale, nel parere pro veritate reso in data 14 ottobre 2014, nega che la nota del MIUR del 28 luglio 2014 possa legittimamente paralizzare la “persistente efficacia” del provvedimento amministrativo, prot. 313 del 2011 MIUR. Invero il provvedimento de quo non può ritenersi munito di un contenuto precettivo al quale possa legarsi un corrispondente dovere di ottemperanza in capo al destinatario dello stesso. Conformemente al principio di ordine generale del “contrarius actus” (art. 21 quinquies l. 241/1990), un provvedimento amministrativo tendente alla rimozione di un precedente atto esistente ed efficace deve essere adottato con le medesime formalità procedimentali seguite per l’adozione dell’atto rimosso, essendone richiesta, imprescindibilmente, l’identità dello svolgimento procedimentale. Ne consegue, dunque, la inidoneità di un atto di matrice meramente dirigenziale, quale la nota 20736 del MIUR del 2014, a caducare un provvedimento, quale la presa d’atto, adottato dal Sottosegretario che, come vedremo in seguito, ha pienamente legittimità ed autorità anche in considerazione delle deleghe peculiari allo stesso attribuite, ed espressamente tipizzato dal legislatore (D. L.16 aprile 1994, n. 297). Conseguentemente, la capacità giuridica di esercizio dell’attività universitaria da parte della ricorrente è riconosciuta sulla base di un provvedimento pienamente valido che, pur attestando la peculiarità del suo status - in quanto Università di diritto internazionale - al contempo non ne rinnega la idoneità al rilascio di validi titoli accademici. È opportuno ricordare che, se pur diversamente riconosciuti, i titoli rilasciati hanno lo stesso pieno valore legale e le stesse caratteristiche di quelli di università statali e private riconosciute, così come espresso e concesso chiaramente dal MIUR nello stesso provvedimento sez. “Approfondimento II - Lisbona” (cfr.all.7e), in cui specifica distintamente, esplicitamente ed inconfutabilmente i primari 3 pilastri caratterizzanti del valore legale di un titolo: (da estratto da provvedimento 313/11 MIUR) [… . Ammissibilità ai concorsi pubblici … . ]; [Accesso all’esercizio delle Professioni ed all’Esame di Stato… .] [… . Continuità degli studi ed uso della qualifica accademica … .] (cfr.all.7e). E’ palese comprendere che non si tratti di “interpretazione”, ma piuttosto di un’evidente concessione al rilascio di titoli aventi perfetto valore legale, come espresso anche nel Modulario MIUR 177 e successivi approfondimenti (cfr.all.7a), aventi per l'appunto il medesimo valore legale, nella sua più tipica applicazione legittima dei sui riconoscimenti che operano immediatamente, così come espresso dal parere dell’Avvocatura di Stato (per quanto fornito per mera collaborazione - cfr.all.12) ed infine riconfermato dal l'ordinanza del Consiglio di Stato n 1302/2015 del 25 marzo 2015 (cfr. all.8).
Ancora una volta emerge inconfutabilmente che nessun presupposto di ingannevolezza è mai stato posto in essere dalla ricorrente, sempre in considerazione della natura degli accreditamenti tutti e delle autorizzazioni conseguite dal MIUR. Per propria natura e giuridicità la ricorrente non può manifestare contenuti diversi da quelli legittimamente espressi e riconosciuti. Ogni asserzione scaturita dal provvedimento dell'AGCM risulta pertanto priva di pregio alcuno e destituita di ogni fondamento, in fatto ed in diritto.
2. ECCESSO DI POTERE. ECCESSO DI POTERE PER INGIUSTIZIA MANIFESTA.
Il provvedimento gravato innanzi a codesta sezione del T.A.R. concerne, in ordine alle valutazioni conclusive espressa dall’AGCM, i punti 43, 44, 46, 49, 53 e 55 che determinano in capo alla odierna ricorrente, la sanzione pecuniaria di euro 50.000/00, nonché il mancato deposito della documentazione richiesta dal garante e la revisione dei contenuti dei siti internet, senza peraltro alcun riferimento specifico alle modifiche da apportare agli stessi, emettendo un provvedimento privo di intrinseca coerenza. In particolare, l’Università Popolare degli Studi di Milano, contrariamente alle affermazioni espresse dal Garante nelle valutazioni conclusive del provvedimento sanzionatorio impugnato, non ha mai impiegato espressioni e informazioni suscettibili di essere assimilabili a qualsivoglia Università appartenente all’ordinamento universitario italiano, sebbene il titolo erogato sia perfettamente legittimo e di pari valenza ed efficacia poiché legittimato dal provvedimento amministrativo Prot. 313/11 MIUR e dai relativi approfondimenti (cfr. all. 7 e ss.).
Contrariamente a quanto affermato dall'AGCM al punto 43, la ricorrente ha ottenuto la propria legittimazione attraverso una pluralità di atti aventi piena forza di legge che, a loro volta, ne legittimano le funzioni nell’ordinamento dello Stato.
L’Autorità garante, nel tentativo di sanzionare l’U.P.M., ha grottescamente confuso in più circostanze la ricorrente Università Popolare degli studi di Milano con l’Università Popolare di Milano.
Detta realtà vanta profili ed accreditamenti diversi, svolgendo differenti attività formative, non assimilabili né tantomeno accostabili. L’Università Popolare di Milano è un marchio registrato scaturito dall’Università Popolare degli studi di Milano e non è corretta la qualificazione espressa nel provvedimento reso dal Garante, il quale delibera una sanzione a carico della ricorrente censurando il marchio come ingannevole (proposto dunque senza la "®" di marchio registrato) afferente all’Università Popolare di Milano. A riprova della negligenza con la quale il Garante, nell’assurdo e incomprensibile provvedimento reso, ha ravvisato la pratica commerciale come ingannevole, la pedanteria sfociata nella confusione, da parte del Garante stesso, tra due realtà distinte e separate, quali appunto l’Università Popolare di Milano (brand registrato) e l’Università Popolare degli studi di Milano, ente con capacità giuridica di esercizio delle funzioni universitarie, che vantano strutture e riconoscimenti di natura giuridica diversa e diversamente accreditate presso distinte realtà scientifico - universitario - ministeriali e la pretestuosità di voler associare entrambe le realtà confondendone i reciproci accreditamenti ad uso strumentale del provvedimento reso, è l’ennesima puntualizzazione della mancata rappresentazione grafica da parte del ricorrente del segno del marchio registrato dei brand (tutti riconducibili alla medesima titolarità) per i quali non è fatto alcun obbligo (così come, invece, invocato nel provvedimento del Garante) di indicarli, se è lo stesso titolare del marchio a rappresentare i segni distintivi della propria azienda (cfr. all. 17) - ne tantomeno restrizioni o vincoli sull'apposizione "r" di marchio registrato .
E’ chiaro che il Garante non ha prestato la dovuta attenzione, generando nel provvedimento un’evidente confusione, nell’esame degli atti autorizzativi di seguito richiamati, i quali legittimano pienamente l’esercizio di funzioni universitarie della ricorrente.
In primis, non vi è alcuna assimilabilità tra le due Università richiamate e non vi è alcun parametro di riferibilità tra l’una all’altra nel provvedimento impugnato.
Tale punto viene brevemente anticipato deducendo la registrazione dei marchi in concessione d’uso da BTS e relativi copyright ben antecedenti ai fatti su cui si controverte.
Anche le attività tra i due siti internet di appartenenza risultano completamente diversificate: l’uno di carattere prevalentemente culturale, privo di menzione delle attività accademiche ed universitarie; l'altro specificamente orientato alle attività di competenza del provvedimento amministrativo prot.313/11 MIUR.
I marchi riferibili all’Università Popolare degli studi di Milano sono registrati presso il Ministero di Competenza, ovvero il MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO Direzione Generale Lotta alla Contraffazione Ufficio Italiano Brevetti e Marchi www.Uibm.gov.it. (Cfr.all.6)
Anche con interrogazione on-line si evince la proprietà di diritto per:
“Università Popolare di Milano”, “Università Popolare degli studi di Milano”, “Università Popolare Milanese”, “Università Proletaria Milanese” (denominata nel sociale: “del dopolavoro” o “Università popolare di Milano”) (cfr. all. 6).
L'esame condotto dal Garante nell'istruttoria e le determinazioni rese, relative alla rappresentazione sui siti di appartenenza delle caratteristiche della ricorrente, Università di diritto internazionale, che sembrerebbero ingannevoli tanto da non farla apparire, invero, come una università di diritto internazionale, sono tutte destiuite di fondamento.
Sui siti di appartenenza e nel contratto con lo Studente, mai contestato dall'AGCM per chiarezza e coerenza (cfr.all.18) la ricorrente fa sempre presente che la stessa è università di diritto internazionale e che la veste grafica adottata (che in prima pagina mostra studenti stranieri da varie etnie), lungi dall'essere ingannevole, in verità è un punto sempre manifestato con orgoglio e fierezza. Nessun candidato studente ha la possibilità di iscriversi on-line alla UPM e tutti gli iscritti sono regolati dal contratto con lo Studente, mai contestato e quindi in perfetta armonia ed in linea con il Garante.
Non vi é, pertanto, alcuna forma decettiva manifesta: la scritta "Università Internazionale" è segnalata tutto in carattere maiuscolo sotto il nome dell'università in corsivo, ed è solo l'8% più piccola degli altri titoli di scritta.
Per quanto riguarda l’utilizzo della denominazione “Università Popolare” inoltre:
“L’Università Popolare ha il pieno diritto di adoperare la denominazione “Università Popolare”, e ciò in virtù del riconoscimento di personalità giuridica che la CNUPI ha acquisito in virtù di un apposito decreto legge (del 21.5.1991 e pertanto successivamente alla legge del 1973), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale delle Leggi dello Stato nel n° 203 in data 30.8.1991 (cfr.all.15). Il diritto di fregiarsi della denominazione “Università Popolare” è parimenti fruibile da parte delle confederate CNUPI. Infatti il Consiglio di Stato, nell’adunanza della Sezione Seconda del 6.2.1991, ha approvato lo Statuto della CNUPI nel quale alle consociate di quest’ultima è attribuita, appunto, la qualifica di Università Popolari oltre che le virtù di condivisione delle convenzioni collaborative.
Riportiamo in citazione la presente nota sull’utilizzazione della denominazione “Università” redatta dal Prof. Giancarlo Rinaldi, Docente presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, Presidente della Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane:
"In questi ultimi anni, specialmente, assistiamo ad un proliferare di associazioni e di enti di formazione che si fregiano della denominazione “Università”. Sorge spontaneo il quesito relativo alla legittimità dell’uso di tale titolo, quesito che rivesta una importanza di ampio rilievo in considerazione dell’àmbito educativo entro il quale vanno ad operare tali forme di associazionismo. Valga come eloquente esempio l’attività ed il ruolo che talvolta rivestono le cosiddette “Università” della Terza Età o dell’Età Libera. A tal proposito valga in primis la contraddizione stridente tra l’accezione primaria del termine “Università”, che implica una totale apertura ed inclusione sia di tematiche che di soggetti fruitori, e la limitativa specificazione “della terza Età” la quale, inequivocabilmente si riferisce ad un particolare segmento cronologico dell’arco della vita, tra l’altro il meno coinvolto nei veri e propri processi formativi. Ma v’è di più. Il decreto legge n° 580 del 1° ottobre 1973, convertito nella legge n° 766 nel 30 novembre 1973, nel suo articolo 10, fa chiaramente divieto dell’utilizzazione della denominazione “Università”, riservando allo Stato, soltanto, il conferimento di tale qualifica. Ciò veniva successivamente ribadito dal telegramma n° 200/1372/VE.80.7.3 del 20 marzo 1995 da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Affari Regionali. Da quanto sopra esposto deriva la patente illegalità di quegli enti oppure associazioni che inseriscano nella propria denominazione il vocabolo “Università”. D’altro canto, la Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane (CNUPI) rivendica, per sé e per le proprie confederate, il pieno diritto di adoperare la denominazione “Università”, e ciò in virtù del riconoscimento di personalità giuridica che la CNUPI ha acquisito in virtù di un apposito decreto legge (del 21.5.1991 e pertanto successivamente alla legge del 1973), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale delle Leggi dello Stato nel n° 203 in data 30.8.1991. La ratio legis che pervade i provvedimenti di cui sopra è da individuarsi nella volontà del legislatore di riconoscere la denominazione, il ruolo ed il rilievo storico delle antiche Università Popolari le quali, sorte tra la fine del secolo XIX e l’inizio del XX, nel 18.9.1982 diedero vita alla CNUPI in virtù di quello Statuto, tuttora vigente, il quale è alla base del riconoscimento di personalità giuridica. Per quanto sopra esposto, la CNUPI rivendica la continuità storica con le classiche Università Popolari, nonché il diritto di adoperare nella denominazione sua e delle sue associate il vocabolo “Università”; diffida ogni altro tipo di sodalizio, che non gode di conferimento da parte dello Stato del diritto di denominarsi “Università”, di far uso di tale denominazione; richiama i poteri costituiti a compiti di vigilanza e di rispetto della legalità nei confronti di quante associazioni impropriamente si fregiano del nome Università, in generale, ed Università Popolare in particolare. L’urgenza di tale intervento, tra l’altro, è dettata dalla odierna costituzione di un sistema integrato di agenti formativi il quale comprenda anche gli Enti per l’Educazione non Formale. Una chiarezza nelle denominazioni ed una, conseguente, piena legalità delle forme statutarie e pubblicitarie si configura come indispensabile, specialmente nel settore dell’Istruzione e della Formazione a tutela dei cittadini fruitori"
Inoltre è bene comprendere che confederandosi alla CNUPI non è significato di censura o di alcun conflitto di ulteriori azioni collaborative, sia nel più comune dei luoghi di attività formativa come le ECM e continua educazione / terza età come le stesse collaborazioni Universitarie già istituite con rapporti con la CNUPI (cfr.all.5).
Sempre a tal proposito, alleghiamo un secondo parere redatto dal sopra richiamato Prof. Giancarlo Rinaldi: Università Popolari e Università di Stato (cfr. all. 19). Detto secondo parere richiama le collaborazioni tra le Università Popolari le Università Statali e non Statali riconosciute, in ordine alle alte formazioni, con particolare riguardo ai Master (che possono dirsi tali solo se rilasciati da Università Statali e non statali riconosciute) conferendo alle Università Popolari una piena collaborazione nella formazione per la collaborazione del rilascio dei titoli, ribadendone l’importanza nella relazione assunta e nell’auspicio di legami via via sempre più stretti.
Si ribadisce che il nome dell’Associazione “Università Popolare degli Studi di Milano” nasce con la sua pregressa legittimità di “Università Popolare” - per virtù confederata CNUPI- cui si aggiunge "degli studi di Milano” con coerenza di attività.
Sulla decettività delle informazioni di "Università Internazionale"
L'esame condotto dal Garante relativo alla rappresentazione sui siti di appartenenza delle caratteristiche della ricorrente, relativamente alla mancata o decettiva informazione sul rilievo di essere e dover manifestare in maniera evidente di essere "UNIVERSITÀ DI DIRITTO INTERNAZIONALE" e che, ad avviso del Garante, sembrerebbero ingannevoli tanto da non farla apparire come una "UNIVERSITÀ DI DIRITTO INTERNAZIONALE", sono tutte destituite di fondamento.
Sul sito di appartenenza e nel contratto con lo Studente, la ricorrente fa sempre presente che la stessa è università di diritto internazionale e che la veste grafica adottata, lungi dall'essere ingannevole, in verità si colloca in piena visibilità a quella utilizzata nel marchio registrato. Si sottolinea altresì che in tutte le pagine del sito web la ricorrente è rappresentata con la scritta "UNIVERSITÀ' DI DIRITTO INTERNAZIONALE" (tutto in maiuscolo). Sebbene ala scritta sia graficamente l'8 % piu piccola degli altri titoli di scritta, la dicitura "UNIVERSITÀ' DI DIRITTO INTERNAZIONALE" viene redatta tutta in maiuscolo per delineare maggior espressività, ed è comunque posizione come protagonista nella sua rappresentazione visiva, ovvero sempre in testata e sempre in piena, centrale localizzazione visiva. Inoltre è importante comprendere che oltre al suo collocamento grafico di indiscussa visibilità, è comunque apprezzabile il fatto (essenziale) che tale scritta in carattere maiuscolo "UNIVERSITA' DI DIRITTO INTERNAZIONALE è FACENTE PARTE dello stesso Logo/Brand di appartenenza, generando così una perfetta fusione di Brand e attività sociale, Università Popolare degli studi di Milano, UNIVERSITÀ' DI DIRITTO INTERNAZIONALE. Rimane ovvio e palese per qualsiasi forma comunicativa e di marketing che la dizione "Università di diritto internazionale" è maggiormente permeante di quello degli altri contenuti espressi ed in armonia ed in piena linea con le direttive MIUR (cfr.all.7 G).
Inoltre, la stessa espressività di Università di diritto Internazionale come indicato dal MIUR e seguito dalla ricorrente nelle sue indicazione, non può avere alcun riferimento ingannevole ma bensì di positivo apprezzamento nei confronti della ricorrente, la quale, lo ripetiamo, oltre a proporre la scritta in ogni pagina del sito, la investe di una particolare importanza, valorizzandone la grafica, enfatizzandone i contenuti "UNIVERSITÀ' DI DIRITTO INTERNAZIONALE" in perfetta armonia col Brand. La ricorrente ha sempre teso a valorizzare come valore aggiunto, il fatto di essere una università internazionale e pertanto ha sempre voluto valorizzare questi aspetti relativi alla propria identità e internazionalità. Ed ancora: l’ingannevolezza non può comunque sussistere in quanto i titoli emessi dalla ricorrente sono pienamente allineati con le normative MIUR scaturenti sempre dal provvedimento amministrativo 313/11.
- Sul provvedimento amministrativo Prot. 313/11 MIUR, c.d. "Presa d’atto" del Miur 14.10.2011, punti 45, 46 e 50 sub VI delle valutazioni conclusive del Garante.
L'Università Popolare degli Studi di Milano ha chiarito che tutte le informazioni che la predetta Università diffonde attraverso i propri siti internet non risultano ingannevoli in quanto sono legittimate dal provvedimento amministrativo prot 313/11 MIUR c.d." presa d’atto" del Ministero dell’Università e relativi annessi approfondimenti (procedimento amministrativo già compiutamente perfezionatosi) - cfr.all.7 e ss.- “che l’Università Popolare degli Studi di Milano possa rilasciare i titoli accademici per conto della UUPN, secondo quanto previsto dalla Convenzione di Lisbona e dalla normativa vigente”. Detta "presa d’atto" prot.amm.vo 313 /11 MIUR risale al 14 ottobre 2011 ed è perfettamente efficace, così come ribadito dal Consiglio di Stato con ordinanza n. 1302/2015 del 25 marzo 2015 (cfr.all.8) la quale riferisce che la il procedimento amministrativo Prot. 313/11 MIUR, c.d. "presa d'atto" vanta "persistente efficacia".
Il provvedimento amministrativo Prot. 313/11 MIUR è da considerarsi dunque di “PERSISTENTE EFFICACIA”, ciò non solo perchè trattasi di atto formale ministeriale, ma anche poiché vi è un giudicato cautelare del Consiglio di Stato che non può essere messo in discussione dall’autorità Garante. Essa, tuttavia, non ne fa alcuna menzione. Una diversa valutazione dell’Autorità Garante si è configurata ed appare oggi nel provvedimento impugnato come illegittima interferenza su un procedimento giudiziario ancora pendente. Quanto dedotto dal Ministero non può essere preso in considerazione, poiché trattasi di una posizione assunta a livello cautelare, disattesa dal Consiglio di Stato e in fase di accertamento in un ricorso di merito.
Dunque, non già una università Italiana, pubblica o privata, ma una università di "diritto internazionale", come ben rappresentato anche in forma scritta sui siti internet di riferimento, riconosciuta diversamente proprio dal ministero con atto legittimo, ad hoc, e relativi approfondimenti, ai quali ci si richiama (cfr. all. 7 e ss.). Non può essere ingannevole alcuna informazione fornita dalla ricorrente in quanto è lo stesso MIUR che chiarisce negli approfondimenti della presa d'atto che il titolo rilasciato è legittimo, valevole per i concorsi pubblici, utili ed utilizzabili per accessi ad albi professionali in linea con la persistente efficacia riconfermata dall'ordinanza del Consiglio di Stato 1302/2015 del 25 marzo 2015 (cfr.all. 8)
L’Università Popolare degli Studi di Milano ha infatti utilizzato, in senso stretto sui propri siti internet, i soli contenuti della "presa d'atto" prot.amm.vo 313 /11 MIUR e dei relativi approfondimenti ottenuti dal MIUR già dall'anno 2011: diligentemente e prudentemente il professionista, in virtù dell'ottenimento della "presa d'atto“ e degli uniti contestuali approfondimenti tecnici da parte del gabinetto del Ministero, ha poi pubblicizzato i propri servizi in maniera neutra ed asettica.
Ad ulteriore chiarimento e sempre per avvalorare la tesi dello scrivente, sulla validità dei titoli rilasciati dall’Università sopra citata, si è fatto altresì riferimento, ed anche nei siti internet di appartenenza, alla sezione sesta della Convenzione di Lisbona sul riconoscimento dei titoli accademici, nella quale si stabilisce “richiede l'espletamento riconoscere i titoli di istruzione superiore conseguiti all'estero, salvo l'esistenza di differenze sostanziali di formazione; il riconoscimento comporta la possibilità di accedere a livelli successivi di istruzione superiore e di utilizzare il titolo accademico; il riconoscimento può facilitare l'accesso al mercato del lavoro nel rispetto delle normative nazionali; la valutazione dei titoli accademici stranieri può assumere le forme di pareri finalizzati all'accesso al lavoro o all'ammissione a programmi di formazione; il riconoscimento di titoli rilasciati da istituti stranieri operanti sul territorio nazionale può essere subordinato a condizioni specifiche previste dalla legislazione nazionale”. Questa affermazione è ad ulteriore ennesima conferma dell'errata interpretazione da parte del Garante del procedimento amministrativo Prot. 313/11 MIUR, non necessitando di alcuna procedura di riconoscimento sia ai fini accademici sia ai fini dell'esercizio di attività professionale. La ricorrente non ha alcuna necessità di ulteriore riconoscimento, già riconosciuta dal MIUR nel richiamato protocollo ed inoltre attuato nel riconoscimento professionale nell'albo di competenza dei titoli professionali ed applicato nei protocolli bilaterali. Giova a tal proposito richiamare ulteriormente che i titoli della ricorrente sono riconosciuti equipollenti in ambito comunitario (cfr. all. 20). Ad ulteriore conferma di quanto dedotto, i titoli rilasciati dall’Università Popolare degli Studi di Milano sono riconosciuti ai fini delle prove per esami di stato presso albo convenzionati (cfr. allegati 21).
È dunque pacifico, provato ed inconfutabilmente vero che il professionista ha pubblicizzato i propri corsi in virtù della presa d’atto del MIUR del 14.10.2011 e dei relativi approfondimenti che mettono in luce, tra i tanti, due aspetti fondamentali, richiamati nei "presunti profili di illiceità e palesemente in violazione ed in spregio alle norme di diritto che regolamentano” e segnatamente:
- L'utilizzo della denominazione "Università Popolare degli Studi di Milano" già legittimata nella pienezza della sua denominazione, in quanto “Università Popolare” in virtù dell’accreditamento del CNUPI (cfr.all.3), e “degli studi” coerentemente con l’esercizio delle proprie attività di studio con le accademie/università nazionali, internazionali e relativi accordi bi o plurilaterali, unitamente al riferimento al riferimento “di Milano” (cfr.all.1), esplicitato nella denominazione per i luoghi di originaria appartenenza della stessa, riconferma (implicitamente) le proprie origini e la propria legittimazione, nella pienezza della sua denominazione, attraverso la presa d'atto prot. 313/11 del M.I.U.R. e i relativi approfondimenti. Nessuna pubblicità ingannevole, dunque, è stata mai posta in essere dal "professionista" odierno ricorrente, con particolare riguardo all'utilizzo del termine "degli studi", che è stato legittimamente concesso ed approvato dal MIUR e pertanto correttamente utilizzato (cfr.all.7 e ss). Costituirebbe, a contrario (e quindi utilizzando una denominazione diversa da quella della provvedimento amministrativo prot. 313/11 MIUR) un potenziale illecito pubblicizzare il "professionista" con altra denominazione, effettivamente non corretta, in palese contrasto con la denominazione implicitamente confermata. Appare dunque quantomeno curioso che, né il MIUR, né l'esponente della prima segnalazione, non abbiano recepito questi profili, possibili da cogliere già ictu oculi, chiari ed inequivocabili. Il professionista, ovvero la richiamata Università Popolare degli studi di Milano, è altresì ente di ricerca, iscritto all'anagrafe nazionale delle ricerche nonché "università popolare" (cfr.all. 4 e 3), e regolarmente riconosciuta dal CNUPI e iscritta tra le istituzioni ad esso afferenti, ma vanta anche il richiamato riconoscimento della convenzione di Lisbona e della successivo provvedimento amministrativo Prot. 313/11 MIUR con relativi approfondimenti (cfr.all.7), non rilevando peraltro profili di incompatibilità alcuna l'appartenenza ad altre associazioni quali il CNUPI o l'aver ottenuto altri accreditamenti scientifici, i quali confermano i profili richiamati.
Tuttavia il MIUR in piena contraddizione con la presa d'atto del 14.10.2011 del MIUR stesso, ha sostenuto che “l’Università Popolare degli Studi di Milano non può utilizzare nella propria denominazione il termine “degli studi”. Senza riconoscimento alcuno e per tutto ciò premesso l’Università Popolare degli Studi di Milano ai sensi dell’art. 9 della Delibera AGCM 1 aprile 2015 si sarebbe anche impegnata a rimuovere dalla denominazione della predetta università il termine “degli studi”, sempre che ciò non avesse violato le disposizioni del Ministero stesso e le stesse autorizzazioni concesse per tale specifica denominazione.
Quanto ai titoli rilasciati dal professionista e la legittimità degli stessi, detto provvedimento autorizzativo al rilascio degli stessi è riportato integralmente sui siti internet dell’Università Popolare degli Studi di Milano. All’interno dei predetti siti e con particolare riguardo alle richieste del Garante sul punto II sub. 3 e ss. della fase istruttoria, l’Università Popolare degli Studi di Milano ha sempre ben specificato il valore legale dei titoli emessi, i quali sono legittimamente conformi a quanto stabilito dalla "presa d’atto" prot.amm.vo 313 /11 del MIUR e i relativi contestuali approfondimenti facenti parte integrante del medesimo procedimento amministrativo di cui all'allegato 7 e ss., avendo altresì sempre esplicitato in maniera chiara ed evidente il centrale riferimento alla Convenzione di Lisbona, ribadendo chiaramente, nelle varie sezioni dei siti internet di riferimento, la lettura unitaria veicolata dai contenuti espressi, tutti teleologicamente connessi alle autorizzazioni previamente ottenute e sempre confermate da successivi approfondimenti. Sempre per evidenziare l’effettiva trasparenza e chiarezza delle informazioni rese, le autorizzazioni concesse dal MIUR sono pubblicate integralmente sui siti internet di riferimento del professionista, privi di commenti o giudizi di valore intesi ad alterarne il loro reale contenuto o tendenti a enfatizzare il reale, effettivo valore legale. Con particolare riguardo alla natura dei servizi offerti, il consumatore evidentemente non può minimamente essere indotto (e non è mai stato indotto) in errore in ordine alla caratteristica dei servizi offerti che sono sempre stati rappresentati in totale trasparenza e chiarezza e conformemente a quanto autorizzato dal MIUR nella c.d. "presa d'atto" e relativi approfondimenti.
La ricorrente è infatti autorizzata dal MIUR a rilasciare titoli quali "laurea, laurea triennale, laurea magistrale, facoltà, master, percorsi accademici" sempre sulla base del più volte citato provvedimento amministrativo e dei suoi approfondimenti ad esso collegati, approfondimenti tutti allegati nella memoria difensiva e pubblicizzati sui siti internet del professionista. Gli approfondimenti al provvedimento amministrativo Prot. 313/11 MIUR richiesti e forniti dallo stesso MIUR garantiscono quanto pubblicizzato: le motivazioni contrarie successivamente addotte dal MMIUR ED assorbite dall'AGCM, in evidente palese contrasto con quanto precedentemente concesso dallo stesso MIUR alla ricorrente già a far data dall'anno 2011 con il provvedimento amministrativo prot. 313 MIUR c.d. "presa d'atto" e gli uniti "approfondimenti", sono del tutte destituite di veridicità, poiché smentite documentalmente attesa la "persistente efficacia" dichiarata dal Consiglio di Stato (cfr.all.8), avallata anche dal parere pro veritate del Presidente emerito della Corte Costituzionale, anch’esso allegato alla memoria difensiva (cfr.all. 16).
l’Università popolare è certamente in possesso della piena “capacità giuridica di esercizio delle funzioni (…) di elargizione della formazione degli insegnamenti e del rilascio dei titoli accademici nel territorio italiano (…) in conformità ed in linea con la Convenzione di Lisbona e delle Direttive dell’Unione europea recepite nel nostro ordinamento”, ed illegittimamente con la nota assorbita nel provvedimento del garante, viene diffidata dallo svolgimento delle proprie funzioni.
D’altra parte, appare ormai acquisito in giurisprudenza che “l'art. 21 septies, L. n. 241 del 1990, ha codificato la categoria concettuale del provvedimento amministrativo nullo, includendo nelle ipotesi di nullità anche i casi di mancanza di uno degli elementi essenziali dell'atto, che vanno individuati, in assenza di una esplicita indicazione legislativa, secondo le nozioni sostanziali di derivazione civilistica, concernenti il contratto e il negozio giuridico. Il provvedimento amministrativo, pertanto, può considerarsi assolutamente nullo o inesistente solo nelle ipotesi in cui esso sia espressamente qualificato come tale dalla legge (…). Non può, invece, parlarsi di inesistenza o nullità dell'atto allorché si discuta unicamente dei vizi del procedimento che lo ha preceduto, e perciò delle modalità di esercizio del potere che fa capo all'Amministrazione e di cui questa si è avvalsa. In tali ipotesi, l'atto finale rimane integro nei suoi elementi essenziali e costitutivi, potendosi discutere solo della conformità a legge del complessivo comportamento osservato dall'autorità (legittimità) tenendo presente che, la radicale nullità dell'atto, a meno che non sia espressamente ed inequivocabilmente disposta da una norma primaria, ricorre soltanto quando l'atto costituisca manifestazione di poteri spettanti ad organi che operino in settori del tutto diversi, ovvero sia destinato a spiegare efficacia al di fuori dell'area fisica su cui insiste l'ente territoriale di cui tali organi facciano parte” (T.A.R. Lazio, Sez. II, 18 giugno 2012, n. 5587).
Solo ed eventualmente all’esito di un procedimento di secondo grado, peraltro, potrà valutarsi la portata e la scelta dell’Amministrazione circa l’eventuale annullamento in autotutela del provvedimento amministrativo 313/11 MIUR, c.d. “presa d’atto”, e relativi approfondimenti, al momento neanche larvatamente annunciata.
Non vi è chi non veda come la vicenda sulla quale si controverte è palesemente infondata e priva di pregio sotto tutti i profili azionati.
Gli atti di autotutela dei provvedimenti amministrativi, quale deve essere qualificato il provvedimento fatto proprio dal Garante ed assunto come legittimo e qui impugnato, ove ritenuto idoneo a ribaltare il provvedimento amministrativo 313/11 MIUR, c.d. “presa d’atto” e relativi approfondimenti di cui all'allegato 7 e ss, devono seguire il medesimo iter procedimentale che ha condotto all’adozione del provvedimento originario, giacché l’attività di riesame che poi porta all’adozione del c.d. contrarius actus è finalizzata a garantire i principi di legalità, imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa. Nella specie, invece, l’amministrazione (MIUR) che ha emesso il provvedimento, a firma del dottor Livon, inviato all’ AGCM ha rappresentato (seppur illegittimamente ed infondatamente) o ha inteso rappresentare come il precedente provvedimento autorizzativo prot. 313/11 MIUR fosse stato caducato, senza seguire, a contrario, il complesso iter procedimentale previsto per la c.d. "presa d’atto ministeriale", a suo tempo adottata dal Sottosegretario ministeriale con i poteri del Ministro. Ed infatti, “in applicazione del principio del "contrarius actus", la revoca ed in generale gli atti di secondo grado adottati in funzione di autotutela devono seguire la medesima procedura osservata per l'adozione del provvedimento poi ritirato ed essere disposti dallo stesso organo che li ha emanati” (Cons. St., Sez. V, 18 dicembre 2012, n. 6505).
A differenza di quanto rappresentato dal MIUR, facedone convergere all’AGCM le proprie infondate e superate convinzioni a fronte della successiva pronuncia dell’ordinanza del Consiglio Stato che ha ribadito e confermato invece la “persistente efficacia” del provvedimento amministrativo 313/11 MIUR, c.d. “presa d’atto” e relativi approfondimenti, questa mera “nota”del MIUR (cfr.all.9) non è in grado di esprimere un immediato onere all’appellante Università popolare di ottemperare al contenuto precettivo in essa contenuto, non potendo debellare il precedente provvedimento ministeriale, allo stato, perfettamente efficace.
È noto, infatti, in base al principio generale del “contrarius actus”, ormai consacrato dall’art. 21 quinquies L. n. 241/1990, che la revoca di un provvedimento amministrativo deve essere disposta, di regola, dallo stesso organo che l’ha emanato (ex plurimis, T.A.R. Umbria, 20 luglio 1994, n. 523; T.A.R. Sicilia-Palermo, Sez. I, 29 aprile 1991, n. 244). La nota di diffida in parola, dunque, non è in grado di sovvertire l’assetto di interessi di cui alla presa d’atto del 14 ottobre 2011.
È assolutamente pacifico, peraltro, che “secondo il principio del contrarius actus, nell'esercizio del potere di autotutela il provvedimento dell'amministrazione tendente alla rimozione di precedente atto esistente ed efficace deve essere adottato con le medesime formalità procedimentali seguite per l'adozione dell'atto rimosso: pertanto, l'amministrazione è tenuta a porre in essere un procedimento gemello di quello a suo tempo seguito per l'adozione dell'atto revocando, richiedendosi una speculare, quanto pedissequa, identità dello svolgimento procedimentale” (Cons. Stato, Sez. V, 27 settembre 2004, n. 6291).
- Sulla mancata segnalazione sui siti internet gestiti dall’Università Popolare di Milano (ancora una volta menzionandola Università Popolate di Milano invece di Università Popolare degli studi di Milano) di non aver fornito chiarimenti su ciò che significa essere iscritto all'iscrizione all’anagrafe Nazionale delle ricerche, punto 49 sub VI delle valutazioni conclusive del provvedimento gravato.
Il Garante ha incentrato su un'altra argomentazione priva di pregio i propri assunti conclusivi, in base ai quali l'iscrizione all'anagrafe nazionale delle ricerche - ripetutamente menzionata nei documenti a corredo delle memorie difensive della ricorrente innanzi al Garante ed allegata presente atto al n. 4 - non equivarrebbe in alcun modo ad un’attestazione di valore scientifico e quindi ad una prova di valore per il rilascio dei titoli erogati. Invero la ricorrente ha indicato l’accreditamento ai fini della possibilità di percepire fondi pubblici e privati per la ricerca, non già per altre recondite e mai appalesate rappresentazioni utili al rilascio dei titoli. Si tralascia, invece, reiteratamente, nel provvedimento del Garante il provvedimento amministrativo Prot. 313/11 MIUR ed i relativi allegati - la cui persistente efficacia è confermata dal Consiglio di Stato nell'ordinanza più volte richiamata n . 1302/2015 del 25 marzo 2015 (cfr. all. 8) - che la abilitano la ricorrente ad esercitare le attività Universitarie, nonché a rilasciare i titoli pubblicizzati.
Sulla convenzione di Lisbona e sulla valenza sul territorio dei titoli rilasciati dalla ricorrente di cui al punto 51 sub VI delle valutazioni conclusive del Garante, si richiama il già citato provvedimento amministrativo prot. 313/11 MIUR e le deduzioni già svolte e dispiegata nel presente ricorso e negli atti a cognizione del Garante.
Completamente disatteso dall’AGCM invece è stato il contratto con lo studente, in allegato al presente ricorso e richiesto in fase istruttoria dal garante (cfr. all. 18), del quale neanche si fa menzione nel corpo del provvedimento sanzionatorio, e oggetto di valutazione (poi però non trattato in alcun modo sebbene richiesto dall’autorità Garante stessa), anch’esso depositato dalla ricorrente nel corso dell’istruttoria innanzi all'AGCM ed effettivamente integrante tutti i chiarimenti del caso sulle specifiche attività, accreditamenti e qualifiche della ricorrente, a presidio del candidato studente per le informazioni veicolate.
Si è evidenziato poi, ed ancora una volta per completezza espositiva si ribadisce, come di per sé, non risulterebbero decettive le informazioni fornite dall’U.P.M., ancora una volta nominata dal garante con terminologia impropria e confusa “Università Popolare di Milano” anziché “Università Popolare degli Studi di Milano”, per cui la sola Convenzione di Lisbona, in ordine al riconoscimento dei titoli accademici nella regione europea, normativa dell’11 aprile 1997, ratificata dalla legge dell’11 luglio 2002 n. 148 G.U. 25 luglio 2002, n.173 suppl. ord. n. 151/L, legittimi la predetta Università Popolare degli Studi di Milano.
È stato altresì ribadito che la Convenzione di Lisbona ha forza estensiva e non ha solo come protagonista la comunità europea, ma ha riguardo a tutti i popoli, basandosi, su un principio di equità senza discriminazione (art. IV.6 C. Lisbona) avendo una specifica sezione (la VII con i suoi articoli) volta al riconoscimento dei titoli di studio accademici di TUTTO IL MONDO. L'AGCM interviene sulla interpretazione di Valore legale del Titolo, omettendo, nel merito che in Italia nessuna legge fornisce una definizione chiara di valore legale del titolo di studio, cosicché nel seguito converrà fare riferimento a quanto autorevolmente scritto dal Servizio studi del Senato: “Con l’espressione “valore legale del titolo di studio” si indica l’insieme degli effetti giuridici che la legge ricollega ad un determinato titolo scolastico o accademico, rilasciato da uno degli istituti scolastici o universitari, statali o non, autorizzati a rilasciare titoli di studio e dome si evince dalla ricorrente i principali punti del riconoscimenti sono legati all’approfondimento MIUR Lisbona II del 313/11. Il valore legale del titolo di studio non è dunque un istituto giuridico che trovi la sua disciplina in una specifica previsione normativa, ma va desunto dal complesso di disposizioni che ricollegano un qualche effetto al conseguimento di un certo titolo scolastico o accademico.”
L’impostazione dell’ordinamento italiano, fondato sul valore legale del titolo di studio, è già presente nella legge Gentile [4], ed in particolare modo il Garante nel suo provvedimento omette nella sostanza di evidenziare insieme al MIUR la nostra indicazione basata sulle leggi attualmente in vigore circa l'indicazione dell'. 167 ..Le Università e gli Istituti superiori conferiscono, in nome della Legge, le lauree ed i diplomi determinati dall’ordinamento didattico ed in fattispecie ciò che risulta il nostro operato riferito (Art. 172). “Le lauree e i diplomi conferiti dalle Università e dagli Istituti superiori hanno esclusivamente valore di Qualifiche accademiche. L’abilitazione all’esercizio professionale è conferita in seguito ad esami di Stato, cui sono ammessi soltanto coloro che hanno avuto un Riconoscimento sostanziale di un programma didattico riconosciuto dall'ordinamento vigente".
Il Provvedimento amministrativo prot. 313/11 MIUR, la c.d. “presa d’atto” con i suoi relativi approfondimenti, individua ed attesta l'esercizio delle funzioni in qualità di un valore legale dei titoli di Studio inseriti in questo contesto evidenziando come la Convenzione di Lisbona sia l'orientamento legislativo capace di accogliere questa istanza (cfr.all. 7 e ss.).
L’operato accademico della ricorrente, a seguito degli accreditamenti, tutti, ottenuti mira a rilasciare formazioni universitaria con un valore legale indicando la “immediata spendibilità” giuridica sempre tramite ciò che il MIUR ha decretato e conferito. Lo studente, mai indotto in errore nella campagna pubblicitaria, ha quindi la possibilità spendere il titolo conseguito dalla ricorrente nell’immediato, consente direttamente di accedere all'esame di Stato (cfr.all.21).
Viene così a formarsi una caratteristica importante del significato del "Valore legale del Titolo" che indica una ufficialità, una validità ed una spendibilità nella Regione Europea di cui l'Italia ne è certamente parte integrante, con dovere di disporre l'applicazione della legge.
L'AGCM omette di recepire l'efficacia in merito alla c.d."Presa d'Atto" prot.amm.vo 313 /11 MIUR rilasciata da Istituti ministeriali quali il MIUR, non rispettando il provvedimento emesso da autorità giudiziarie quali il Consiglio di Stato che evidenzia la “Piena e persistente efficacia della presa d'Atto rilasciata alla UPM”, ed inoltre omette di evidenziare come non vi sia una chiara norma legislativa sul Valore legale del Titolo, ed atri provvedimenti di enti dello Stato tra cui il Ministero di Giustizia (cfr.all.21), Ministero della Difesa (cfr,all.22) e rapporti con le Università ed Accademie (cfr.all.23). Invero il Garante evidenzia nei propri giudizi una interpretazione “ad personam” che non trova riferimento in una Applicazione di un Giusto processo, ignorando totalmente tutti gli atti in allegati riportati e palesemente favorevoli alla ricorrente.
Assai curiosa la circostanza che, a fronte di un notevole compendio probatorio e di atti amministrativi che legittimano la ricorrente L'AGCM ha tenuto in considerazione esclusivamente le mere "note" del MIUR a firma del responsabile incaricato, Dott. Livon.
- Sulla quantificazione della sanzione comminata alla ricorrente dalla ricorrente di cui al punto 55, 56 e 59 sub VI . Quantificazione della sanzione da parte dell’autorità Garante.
L’AGCOM ha determinato in capo alla odierna ricorrente, la sanzione pecuniaria di euro 50.000,00 (cinquantamila/00) e la revisione dei contenuti dei siti internet, senza peraltro alcun riferimento specifico alle modifiche da apportare agli stessi. Ciononostante, l’U.P.M. ha inviato al garante una comunicazione via P.E.C. al fine di richiedere le modalità con cui correggere i contenuti dei siti internet di appartenenza. il Garante non ha fornito chiarimenti a riguardo (cfr.all. 24).
Contrariamente poi a quanto affermato dal Garante al punto 56 sub VI del provvedimento impugnato, L’Università Popolare degli Studi di Milano ha invece tempestivamente fornito i propri dati contabili nel corso dell’istruttoria, indicando cifre e numeri. A riprova di ciò si verifichi il fascicolo e gli allegati depositati al garante prot. 27371 del 5/4/2016 allegato 4 (cfr.all.25): ennesima conferma delle omissioni e della superficialità dell'indagine condotta all'AGCM. Il Garante, nel provvedimento reso, sanziona ancora una volta, inspiegabilmente, l’Università Popolare di Milano e non già l’Università Popolare degli studi di Milano, creando ancora una volta confusione e sgomento nei confronti della ricorrente.
2. ECCESSO DI POTERE PER TRAVISAMENTO DEI FATTI.
Nel richiamare quanto già espresso nel precedente motivo, facendo proprie le deduzioni ivi contenute anche per eccesso e travisamento dei fatti e con particolare riguardo ai punti 45, 47, 48, 52 e 53 sub V delle valutazioni del Garante, si rappresenta il che paradosso scaturito dal provvedimento dell'AGCM trae evidentemente origine dalla confusione e dal mancato approfondimento dell'autorevolezza dei due parametri posti a confronto, ovvero il provvedimento autorizzativo Prot. 313/11 MIUR e il mero e contraddittorio parere sempre reso dal MIUR nella fase istruttoria del procedimento impugnato (cfr.all.13), che destituirebbe l'Università popolare degli studi di Milano di ogni potestà di esercizio.
Invero il provvedimento autorizzativo Prot. 313/11 MIUR reso in favore della ricorrente, unitamente agli allegati approfondimenti resi nel corso dell'anno 2011, è un atto amministrativo singolare con forza pienamente efficace nelle finalità espresse e propriamente legale. Esso, giova ribadirlo, è stato largamente utilizzato dal MIUR quale strumento autorizzativo nelle scuole superiori parificate, le quali a tutt'oggi operano e svolgono attività piena e sempre in virtù del predetto provvedimento. Il parere espresso dal MIUR e già richiamato nel procedimento dell'AGCM, non è, di contro, nemmeno lontanamente accostabile, come forza normativa, al provvedimento autorizzativo prot. 313/11 MIUR, né trattasi di atto contrario con potere di revoca del prefato provvedimento (vedi sopra). Siamo in ambiti gerarchici completamente diversi, che non possono operare su uno stesso piano in quanto il primo ha forza di regolamentazione, assoluta e piena, l'altro può essere assimilato a un mero parere, espresso su richiesta, privo di forza cogente e tantomeno può trattarsi di un retro atto, inidoneo a revocare il precedente provvedimento amministrativo Prot. 313/11 MIUR.
A tal proposito giova richiamarsi ai principi generali della gerarchia delle fonti (e segnatamente: costituzione, codici, leggi, decreti) che viene solo parzialmente fatto eccezione dal principio per il quale "lex specialis derogat generali".
Nel quadro di riferimento, il provvedimento amministrativo Prot. 313/11 MIUR ha efficacia piena ed assoluta, attesi i poteri conferiti al Sottosegretario firmatario del provvedimento di cui, appunto, al Prot. 313/11 MIUR ed i relativi annessi approfondimenti, del quale, in virtù dei poteri conferitigli (cfr.all 10 Gazzetta 258 del 4.11.2010, DECRETO 6 Agosto 2010 - Conferimento delle deleghe al Sottosegretario di Stato). Se ne riportano, di seguito, i contenuti in forma integrale evidenziandone, per maggiore intellegibilità, le coerenza del dell'indiscutibile valore legale dell'atto e del provvedimento amministrativo prot 313/11 MIUR c.d. "Presa d'atto" :
“IL MINISTRO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA
Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, recante disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ed in particolare l'art. 10 relativo ai Sottosegretari di Stato;
Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 e successive modificazioni ed integrazioni, recante riforma dell'organizzazione del Governo, a norma dell'art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59, ed in particolare gli articoli 7, 49 e 50;
Visto il decreto-legge 16 maggio 2008, n. 85, recante «Disposizioni urgenti per l'adeguamento delle strutture di Governo in applicazione dell'articolo 1, commi 376 e 377, della legge 24 dicembre 2007, n. 244» e, in particolare, l'articolo 1, commi 1, 5 e11;
Visto l'art. 15, comma 3-bis, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 7 maggio 2008, recante, tra gli altri, la nomina dell'on. Mariastella GELMINI a Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica del 4 marzo 2010, recante la nomina a Sottosegretario di Stato all'istruzione, all'universita' e alla ricerca del Sen. Guido VICECONTE;
Ritenuto di dover delegare la trattazione di alcune materie al suddetto Sottosegretario di Stato;
1. Al Sen. Guido VICECONTE, Sottosegretario di Stato del Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca e' conferita la delega a trattare, sulla base delle indicazioni del Ministro, gli affari inerenti le materie relative ad aree e progetti indicati al successivo articolo 2.
2. Resta ferma la competenza del Ministro sugli atti e provvedimenti per i quali una espressa disposizione di legge o di regolamento escluda la possibilita' di delega, nonche' quelli che, sebbene delegati, siano dal Ministro specificatamente a se' avocati o comunque direttamente compiuti.
3. Nelle materie di cui all'articolo 2, gli atti e i provvedimenti sono inviati alla firma del Sottosegretario di Stato per il tramite dell'Ufficio di Gabinetto del Ministro.
1. Al Sen. Guido VICECONTE e' conferita la delega a trattare:
a) rapporti con il Ministero della salute, con particolare riferimento alla disciplina delle scuole di specializzazione mediche e alla disciplina delle aziende ospedaliero-universitarie di cui al decreto legislativo 21 dicembre 1999, n. 517;
b) diritto allo studio universitario;
c) elaborazione di proposte al Ministro per specifici interventi nel settore della ricerca biomedica;
d) dispersione scolastica;
e) istruzione post-secondaria, educazione ed istruzione permanente degli adulti;
f) tematiche relative al rapporto tra titoli di studio e accesso al lavoro e alle professioni;
g) educazione ambientale;
h) problematiche relative all'edilizia scolastica nelle regioni dell'Italia meridionale;
i) ricerca scientifica svolta dall'Agenzia Spaziale Italiana nel settore della geodesia sul territorio nazionale;
l) questioni specifiche di volta in volta individuate dal Ministro nell'ambito delle materie di competenza del Ministero.
2. Il Sottosegretario di Stato Sen. Guido VICECONTE e' delegato, in caso di impedimento del Ministro e sulla base delle indicazioni del Ministro, ad intervenire presso le Camere, in rappresentanza del Ministro, per lo svolgimento di interrogazioni a risposta orale e per ogni altro intervento che si renda necessario nel corso dei lavori parlamentari.
3. In caso di impedimento, il Ministro puo' delegare, di volta in volta, al Sottosegretario di Stato, Sen. Guido VICECONTE, i rapporti con le istituzioni comunitarie e internazionali nelle materie di competenza, la partecipazione alle missioni internazionali nelle materie di competenza del Ministero, nonche' la presidenza di commissioni e comitati operanti nell'ambito delle attribuzioni del Ministero e la partecipazione alle riunioni della Conferenza Stato-Regioni, della Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e della Conferenza Unificata e alle riunioni di Comitati interministeriali.
1. Il Sottosegretario di Stato, Sen. Guido Viceconte e' delegato a firmare gli atti relativi alle materie di propria competenza.
2. Al coordinamento necessario all'attuazione del presente decreto provvede l'ufficio di Gabinetto cui devono essere inviati tutti i provvedimenti per la firma del Ministro e del Sottosegretario.
1. Non sono compresi nella delega di cui all'articolo 2, oltre agli atti espressamente riservati alla firma del Ministro o dei dirigenti da leggi o regolamenti, quelli di seguito indicati:
a) gli atti e i provvedimenti che implichino una determinazione di particolare importanza politica, amministrativa o economica; i programmi, gli atti, i provvedimenti amministrativi connessi alle direttive di ordine generale; gli atti inerenti alle modificazioni dell'ordinamento delle attribuzioni delle direzioni generali del Ministero, nonche' degli enti e degli istituti sottoposti a controllo o vigilanza del Ministro; tutti gli atti da sottoporre al Consiglio dei Ministri e ai Comitati interministeriali;
b) i decreti di nomina degli organi di amministrazione ordinaria e straordinaria e di controllo degli enti ed istituti sottoposti a controllo o vigilanza del Ministero, nonche' le nomine e le designazioni, previste da disposizioni legislative, di rappresentanti del Ministero in seno ad enti, societa', collegi, commissioni e comitati;
d) la valutazione sulle prestazioni svolte dai dirigenti preposti ai centri di responsabilita' sulla base degli elementi forniti dall'organo di valutazione e controllo strategico e sui risultati delle analisi effettuate annualmente dal medesimo organo di controllo sul conseguimento degli obiettivi operativi fissati dall'organo di direzione politica;
e) le determinazioni sulle relazioni che i responsabili degli uffici sono tenuti a sottoporre al Ministro per le questioni che presuppongono le risoluzioni di tematiche di rilievo generale o il coordinamento delle attivita' tra le direzioni del Ministero;
f) le assegnazioni finanziarie ai sensi dell'art. 14 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni ed integrazioni;
g) i rapporti con gli organi costituzionali o ausiliari del Governo, nonche' le risposte agli organi di controllo sui provvedimenti del Ministro;
h) l'adozione degli atti amministrativi generali inerenti alle materie di cui agli articoli 4 e 14 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni ed integrazioni;
i) i conferimenti di incarichi individuali ad esperti e la nomina di arbitri.
1. Ogni pubblica presa di posizione di rilevanza politica del Sottosegretario di Stato su questioni riguardanti la politica e l'organizzazione dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, deve previamente essere concordata con il Ministro.
Il presente decreto sara' trasmesso ai competenti organi di controllo per la registrazione e sara' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Registrato alla Corte dei conti il 13 ottobre 2010 Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei servizi alla persona e dei beni culturali, registro n. 16, foglio n. 316”
A questo non v'è chi non veda come sia il procedimento amministrativo di cui all'allegato.7 e ss., sia i pieni e coerenti poteri autorizzativi conferiti al Sottosegretario incaricato sub 2 b,e,f e sub 3 n.1 di cui al richiamato Decreto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana in Roma, 6 agosto 2010 di cui sopra siano formalmente e materialmente ineccepibili sotto ogni profilo e che legittimano, ancora una volta e pienamente la capacità giuridica di esercizio delle funzioni Universitarie e delle attività tutte rappresentate asetticamente nei siti di appartenenza da parte della ricorrente.
É altresì opportuno ripercorrere il tracciato delle informazioni, erronee e contraddittorie, fornite dal MIUR nel corso della fase istruttoria del procedimento innanzi all'AGCM e di cui al punto i) di seguito riportato:
I) Le informazioni fornite dal MIUR e richieste dal Garante
13. Il MIUR nella sua riposta del 28 ottobre 2015 alla richiesta di informazioni da parte del Garante [omissis... Le Università Popolari, infatti, hanno natura giuridica e competenze diverse da quelle degli studi.] estratto AGCM.
Si rileva chiaramente, dalle informazioni fornite MIUR, che le Università Popolari sono legittimamente e formalmente riconosciute. Le Università popolari possono altresì svolgere formazione e nulla osta, nel rispetto delle norme, che la stesse possono conseguire altri accreditamenti e svolgere attività sempre in linea con le normative vigenti.
14. Il MIUR ha anche osservato che i titoli accademici [… .] estratto AGCM
Contraddicendo pienamente gli atti di concessione di cui al prot. MIUR 313/11, il Ministero appalesa una situazione del tutto opposta a quella formalmente e materialmente concessa, e, addirittura, obiettando persino l’evidente merito del Consiglio di Stato, che ne ribadisce la "persistente efficacia", sia in armonia e in piena linea con la convenzione di Lisbona (cfr.all.8).
15. Il MIUR ha fatto altresì fatto presente che le denominazioni di università, ateneo, politecnico… possono essere utilizzati solo dalle Università degli Studi [… .] estratto agcm
Il MIUR rappresenta, in maniera del tutto opinabile e priva di oggettivi riscontri normativi, la circostanza che solo le Università degli studi possano utilizzare il nome Università. Tuttavia quanto affermato contrasta in maniera evidente con i contenuti espressi sempre dal MIUR e di cui al punto 13. Se il MIUR infatti concede, attraverso la CNUPI, l’autorizzazione ad oltre 40 università popolari e le facoltà di utilizzo della denominazione "Università" (così come riportato nel suindicato richiamo di cui al punto 13) negandolo invece alla ricorrente, che è a sua volta è confederata CNUPI e peraltro attestata e riconfermata implicitamente anche nel protocollo- provvedimento 313/11 come "Università", si riconferma in mano ragazzi evidente la paese contraddittorietà delle informazioni fornite al Garante da parte del Ministero stesso, ai limiti del risibile.
16. IL MIUR ritiene che L’Università Popolare di Milano millanta […..] estratto AGCM
Il Garante, con profili di incomprensibile logicità, ancora una volta attribuisce errata denominazione alla ricorrente (Università Popolare di a Milano invece di Università Popolare degli Studi di Milano) ed in spregio al provvedimento amministrativo prot 313/11 MIUR, ne smentisce la fondatezza, unitamente alla pronuncia del Consiglio di Stato che ne ribadisce la persistente efficacia, sorvolando su altro punto essenziale, ovvero che la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale relativa all'esercizio di funzioni universitarie da parte della ricorrente (cfr.all.26), viene emanata per volontà dello stesso MIUR e nel rispetto del provvedimento 313/11.
Il MIUR prosegue nella sua infondata opera di screditamento, informando inoltre il Garante delle due note pervenute alla ricorrente, di cui peraltro la prima era nella prima parte confirmatoria all'esercizio di funzioni ( e non già inibitoria). La seconda “nota”, già oggetto di giudizio innanzi al TAR e al Consiglio di Stato (con ordinanza già confermativa della persistente efficacia del procedimento amministrativo prot.313/11 MIUR e della sua "persistente efficacia"), faceva riferimento esclusivamente al sito accademico (Università Popolare di Milano - www.unipmi.org) e non a quello Universitario (Università Popolare degli Studi di Milano - www.unimilano.org) forse ancora una volta per superficialità e poca attenzione posta da parte del MIUR. I punti che proseguono sempre nel presente punto 16 è sviluppato in Italia,II,III,IV,V:
I) La "presa d'atto" ovvero tecnicamente il provvedimento amministrativo prot 313/11 MIUR non varrebbe come autorizzazione…, (estratto agcm cfr.all.1)
Ancora una volta si ribadisce con assoluta incoerenza le affermazioni, sempre promanate dal MIUR a firma dello stesso Dr. Livon, di rinnegare il provvedimento per motivazioni verosimilmente personali.
II) Rimanere nelle competenze proprie, (estratto agcm - cfr.all.1)
Si reitera l'abuso di potere nel censurare la più nobile delle azioni come quella culturale sanzionando anche il sito www.unipmi.org che offre formazione accademica culturale e on universitaria.
III) Sopprimere la propria denominazione…, (estratto agcm - all.1)
Il Garante ha sostenuto il tema dianzi esposto quando, in verità, detta asserzione non è mai stata in nessun modo o maniera affermata dal MIUR in alcun contesto, atto o fatto produttivo di eventi giuridici.
IV) Rimuovere dai propri siti ogni riferimento legato … (estratto agcm. -cfr.all.1)
Nuovamente si rammenta che il MIUR ha fatto riferimento nella nota del 28/7/2014 n.20736 - cfr.all. 13) forse per ennesimo errore di valutazione o superficialità, al sito accademico didattico, www.unipmi.org e non già a www.unimilano.org: pertanto la tesi svolta si articola su un sito di diverso oggetto giuridico con capacità e attribuzioni differenti, errando ancora una volta nella loro tesi accusatorio.
V) Procedere alla pubblicazione sulla Gazzetta… . (estratto AGCM - cfr. all.1)
Nel provvedimento impugnato, il Garante riferisce che il MIUR, al solito parzialmente esplicitando i contenuti a sua cognizione, ha ordinato di pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale, la rettifica "concessione giuridica di esercizio ed apertura di facoltà universitaria". Questa indicazione, fuorviante, contrasta da una parte con l'indicazione richiesta dal MIUR nel procedimento amministrativo Prot. 313/11 di "dare comunicazione con annuncio presso la Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - serie speciale o similare - di "Bando di Apertura facoltà per studenti ", dall'altra di voler imporre alla ricorrente un obbligo di comunicazione con profili di illiceità e di contraddizione con le autorizzazioni concesse dallo stesso ministero con la precedente comunicazione risalente ad appena otto mesi prima. L'indicazione fornita dal ministero si appalesa come del tutto fuorviante rispetto a quella resa in precedenza che peraltro è stata fatta oggetto di altro giudizio, conclusosi con ordinanza del Consiglio di Stato (cfr.all8) che, nel ribadire la persistente efficacia del provvedimento amministrativo prot. 313/11 MIUR, né ha anche confermato i contenuti in ordine alla veridicità della pubblicazioni e in Gazzetta Ufficiale.
- Quanto al punti 45 e 47, Il Garante ha proseguito persecutoriamente e senza alcuna logica finalistica se non quella di delegittimare l’attività ministeriale, già consacrata nei documenti di seguito allegati e segnatamente riproposti innanzi a codesto Giudicante, il cui contenuto e tenore è pacifico, inequivocabile, chiaro, intellegibile, avente piena forza e valore legale e di cui l’efficacia non è in discussione (Cfr. presa d’atto e relativi approfondimenti, ordinanza del Consiglio di Stato, parere pro veritate del Presidente emerito della Corte Costituzionale, parere dell’Avvocatura di Stato). L’Università Popolare degli Studi di Milano ha diffuso le informazioni sulla sua attività, attraverso i propri siti internet, in virtù dei provvedimenti che si elencano pedissequamente:
Provvedimento amministrativo n. 177 del Modulario MIUR / provvedimento amministrativo prot.313 / 11 MIUR “di concessione giuridica di esercizio di: funzioni universitarie, formative lauree I, II, III livello/ciclo Master, Perf., di valore legale nel territorio italiano in conformità della Convenzione di Lisbona e dell’esenzione dal d.m. 214 del 2004 per affiliazione” (cfr.all.7e ss.);
- Presa d’atto del MIUR del 14.10.2011 nella quale si sottolinea che “l’Università Popolare degli Studi di Milano possa rilasciare titoli accademici” (cfr.all. alla memoria difensiva - cfr.all.7 e ss.).
- Primo approfondimento della presa d’atto del 14.10.2011, avente numero di protocollo 313/11 in cui si specifica che è ”un provvedimento amministrativo che concede la capacità giuridica di esercizio delle funzioni all’Università Popolare degli Studi di Milano di elargizione della formazione degli insegnamenti e del rilascio dei titoli accademici nel territorio italiano di Lauree 1° ciclo pari a 180 ECTS, di 2° ciclo pari a 120 ECTS con i relativi Master di livello pari a 60 ECTS, di 3° ciclo e dei Diplomi di Specializzazione biennale, perfezionamenti e quinquennali in piena conformità ed in linea con la Convenzione di Lisbona e delle Direttive dell’Unione Europea recepite dal nostro ordinamento”(cfr.all.7 ss);
Parere tecnico giuridico emesso attraverso l’approfondimento II estensione del Prot. 313/11 della presa d’atto del 14.10.2011 sulla Convenzione di Lisbona, con il quale si interpretano le funzioni d’esercizio dell’Università Popolare degli Studi di Milano, attinenti l’applicazione della Convenzione di Lisbona che consente “l’ammissibilità ai concorsi pubblici, l’accesso all’esercizio delle professioni ed all’esame di stato e la continuità degli studi ed uso della qualifica accademica secondo la Convenzione sul riconoscimento dei Titoli Relativi all’Insegnamento superiore nella Regione europea” (cfr.all. 7 e ss.)
- Pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale 5° serie speciale anno 152° n. 146 dell’Università Popolare degli Studi di Milano in cui si precisa “l’apertura universitaria delle facoltà come già dal 14.10.11 da p.a. 3131 MIUR” (cfr.all.15)
- Iscrizione allo schedario dell’Anagrafe Nazionale delle Ricerche con la nota n. 9/18 del 31 gennaio 2007 sempre dello stesso MIUR (cfr.all.4);
Pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale serie generale anno 132° n. 203 (cfr.all.15) nella quale si riconosce la personalità giuridica delle Università Popolari Italiane, parere positivo sull'utilizzo della denominazione "Università" da parte del Prof. Rinaldi, Presidente del CNUPI e Prof. Ordinario alla Federico II di Napoli (cfr.all. alla memoria difensiva al garante). Non può configurarsi assolutamente alcuna violazione del Codice del Consumo in quanto la pubblicità attuata dall’Università Popolare degli Studi di Milano è palese, veritiera e corretta. Detta pubblicità soddisfa pienamente le condizioni previste dalla legge, non “è idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge” e “non è idonea a ledere alcun un concorrente”. Il provvedimento impugnato e richiamato e successivo alla presa d’atto del 14.10.2011 è invero del tutto privo di presupposti in quanto la circostanza per cui “nell’ordinamento universitario italiano solo le istituzioni di cui all’art. 1, punti uno e due, del R.D. 1592/33 possono rilasciare titoli accademici aventi valore legale è del tutto priva di fondamento: si rimanda ancora una volta a tutte le precedenti deduzioni già dispiegate sulla Convenzione di Lisbona (che anche nella gerarchia delle fonti del diritto è fonte sovraordinata in quanto sovranazionale e più recente - temporalmente - rispetto a quella erroneamente e strumentalmente richiamata dal MIUR) e sul valore della "presa d'atto"prot.amm.vo 313/11 del MIUR, ottenuta dall'Università Popolare degli Studi di Milano con tutti i successivi approfondimenti, ad ulteriore conferma (già di per se espressa nei contenuti della presa d'atto stessa riguardo l'università Popolare degli Studi di Milano) della legittimità e liceità dei titoli erogati ed erogabili, con valore legale ai sensi della più volte richiamata “Convenzione di Lisbona”. Sul punto si è anche espressa la Procura della Repubblica del Tribunale di Roma, la quale ha archiviato una denuncia presentata dal MIUR, del tutta destituita di fondamento. È chiaro che la presente sede non è quella opportuna da adire per la risoluzione di questa vicenda. I profili di doglianza riportati sono invero oggetto di separato giudizio pendente innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. Pertanto non si intende in alcun modo interferire con tale giudizio. Le informazioni sul contenzioso tra l'Università Popolare degli Studi di Milano ed il MIUR sono state comunque tutte esplicitate sui siti internet dell'Università e sull'unito contratto con lo Studente (cfr.all.18 e all.alla memoria difensiva). Al fine di meglio chiarire la posizione dell'Università Popolare degli Studi di Milano in ordine a quanto richiesto ed ottenere la definitiva archiviazione del procedimento in questione, facendo ulteriore chiarezza sui punti di seguito indicati e nella logica della massima trasparenza, si rimanda alla allegata e già richiamata determinazione del Consiglio di Stato in ordine all’efficacia della presa d'atto del MIUR, il quale stabilisce che"... La presa d'Atto Ministeriale è da considerarsi di PERSISTENTE EFFICACIA" rimandando al TAR Lazio esclusivamente le questioni afferenti al sito internet (cfr.all. alla memoria difensiva al garante) a cui si tenta di sottrarre con il presente giudizio la giurisdizione. Ciò posto, le ulteriori richieste avanzate all'Università Popolare degli Studi di Milano da parte del MIUR, risulterebbero del tutto assorbite nelle statuizioni del Consiglio di Stato, avendo la predetta Magistratura Superiore, già valutato gli atti e i documenti da voi oggi richiesti, essendosi pronunciata favorevolmente sull'attività (già sindacata) dell'Università Popolare degli Studi di Milano, sulla c.d. "presa d'atto"e sulle attività didattiche tutte dell'Università Popolare degli Studi di Milano. Inoltre la spendibilità del titolo nel territorio Italiano, comunitario ed internazionale, non è interpretabile come riporta il Garante in quanto i titoli erogati dalla ricorrente sono immediatamente riconosciuti dai paesi francofoni, da cui derivano e dai rapporti bilaterali e multilaterali in essere, riconosciuti in Europa e pienamente equipollenti in Spagna. In Italia essi sono riconosciuti nel percorso e nelle procedure e scelte dell’Ateneo ricevente che ne valuta il titolo a sua piena discrezione e volontà, sia dai riconoscimenti bilaterali già ottenuti dalla ricorrente come quello della Accademia delle Belle Arti FIDIA (cfr.all.23) riconosciuta dal MIUR per l’esercizio di erogazione titoli, che riconosce pienamente le formazioni così come il riconoscimento da parte di Università e Politecnici ed il già citato riconoscimento di ammissione all'albo (cfr.all.21). La ricorrente eroga titoli con il diploma supplement, mai contestato da nessuna realtà universitaria o accademica europea ne tra quelle ivi menzionate. Ancora a riprova del pieno riconoscimento del titolo, si dimostra nuovamente che i titoli vengono implicitamente riconosciuti dal Ministero della Difesa (cfr.all.22) in cui si candidano allo svolgimento di Stage presso lo stesso ministero, che oltre ad aver firmato un protocollo di intesa, ne riconosce a tacito implicito consenso di piena conformità e rispetto il titolo di studio erogato dalla UPM. Ancora una volta vengono appalesate le sviste e le imprecisione dell'AGCM. Come si evince con estrema chiarezza dalla convenzione di RICONOSCIMENTO del titolo al fine dell’ESAME di STATO firmato il 03 maggio 2014 con MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli agrotecnici LAUREATI la convenzione ha come intento ed oggetto quello testualmente riportato: " La Convenzione consente ai laureati presso L’UNIVERSITA’ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO (in una delle classi di lauree che danno accesso all’Albo professionale degli Agronomi e degli Agronomi Laureati - L-7, L-18 ed L-26) di sostenere l’ Esame di Stato per l’esercizio della libera professione di “Agrotecnico Laureato” senza la necessità di frequentare ulteriore tirocinio. [… .] e valido ai fini dell'accesso all'esame di Stato. Estratto e sintesi della convenzione allegata (Cfr.all. 22). Pertanto si evince palesemente l’inconfutabile ennesimo errore da parte di AGCM che sanziona la ricorrente per ingannevolezza di titoli che, a suo avviso, necessiterebbero di riconoscimento, quando in verità gli stessi non solo sono già riconosciuti, ma ulteriormente accreditati dal profilo accademico, titolo emesso rafforzato dal riconoscimento dell'accesso agli albi. I titoli erogati dalla ricorrente sono riconosciuti ai fini degli esami di Stato e pertanto vantano pieno riconoscimento.
Quanto ai punti 52 e 53 sub VI delle valutazioni conclusive del Garante relativamente ai titoli rilasciati dal professionista e la legittimità degli stessi, detto provvedimento autorizzativo al rilascio è riportato integralmente sui siti internet dell’Università Popolare degli Studi di Milano. All’interno dei predetti siti e con particolare riguardo alle Vs. richieste sul punto II sub. 3 e ss. l’Università Popolare degli Studi di Milano ha sempre ben specificato il valore legale dei titoli emessi è mai ingannevolmente, i quali sono legittimamente conformi a quanto stabilito dalla presa d’atto del MIUR e i relativi contestuali approfondimenti facenti parte integrante del medesimo procedimento amministrativo, avendo altresì sempre esplicitato in maniera chiara ed evidente il centrale riferimento alla Convenzione di Lisbona, ribadendo chiaramente, nelle varie sezioni dei siti internet di riferimento, la lettura unitaria veicolata dai contenuti espressi, tutti teleologicamente connessi alle autorizzazioni previamente ottenute e sempre confermate da successivi approfondimenti. Sempre per evidenziare l’effettiva trasparenza e chiarezza delle informazioni rese, le autorizzazioni concesse dal MIUR sono pubblicate integralmente sui siti di riferimento del professionista, privi di commenti o giudizi di valore intesi ad alterarne il loro reale contenuto o tendenti a enfatizzare il reale valore legale. Con particolare riguardo alla natura dei servizi offerti, il consumatore evidentemente non può minimamente essere indotto ( e non è mai stato indotto) in errore in ordine alla caratteristica dei servizi offerti che sono sempre stati rappresentati in totale trasparenza e chiarezza e conformemente a quanto autorizzato dal MIUR nella c.d. "presa d'atto" e relativi approfondimenti. Il professionista rilascia infatti titoli accademici sempre sulla base della più volte citata e riportata presa d'atto prot 313 /11 MIUR (cfr. All. 7 e ss.) e dei suoi approfondimenti, approfondimenti tutti allegati nella memoria difensiva e pubblicizzati sui siti internet del professionista. Gli approfondimenti alla presa d'atto richiesti e forniti dal MIUR garantiscono quanto pubblicizzato: le motivazioni contrarie successivamente addotte dal MIUR, in evidente palese contrasto con quanto precedentemente concesso dallo stesso MIUR al professionista già a far data dall'anno 2011 con la "presa d'atto" e gli uniti "approfondimenti", sono del tutte destituite di veridicità, poiché smentite documentalmente ed oggetto di separati giudizi innanzi alle competenti autorità giudiziarie (anche per profili diversi) attesa la "persistente efficacia" dichiarata dal Consiglio di Stato, avallata anche dal già citato parere pro veritate del Presidente emerito della Corte Costituzionale, anch’esso allegato alla memoria difensiva e al presente Atto. Non vi è chi non veda come la vicenda sulla quale si controverte è palesemente infondata e priva di pregio sotto tutti i profili azionati. Si è evidenziato poi, ed ancora una volta per completezza espositiva si ribadisce, come di per sé, già la sola Convenzione di Lisbona, in ordine al riconoscimento dei titoli accademici nella regione europea, normativa dell’11 aprile 1997, ratificata dalla legge dell’11 luglio 2002 n. 148 G.U. 25 luglio 2002, n.173 suppl. ord. n. 151/L, legittimi la predetta Università Popolare degli Studi di Milano, per conto della University of United Popular Nations (UUPN) - (cfr.all.27) È stato altresì ribadito che la Convenzione di Lisbona ha forza estensiva e non ha solo come protagonista la comunità europea, ma ha riguardo a tutti i popoli, basandosi, su un principio di equità senza discriminazione (art. IV.6 C. Lisbona) avendo una specifica sezione (la VII con i suoi articoli) volta al riconoscimento dei titoli di studio accademici di TUTTO IL MONDO. Come si è evinto nel corpo de presente ricorso ed in tutti i suoi riferimenti, l'unico appunto che può essere mosso alla ricorrente ha avuto l'unico di aver sempre manifestato le proprie caratteristiche ed accreditamenti in sordina, dimessamente e sottotono ma sempre prudenzialmente verso il consumatore. È stato dimostrato documentalmente che il provvedimento amministrativo prot. 313/11 MIUR non solo vanta "persistente efficacia"e ha pieno valore legale, come da concessione MIUR, sul titolo erogato valevole per i concorsi pubblici, convezioni con albi professionali di cui la ricorrente ha riportato la convenzione con accesso diretto all’esame di Stato, al riconoscimento con le accademie/università e ministeri. Ne discende, di contro, solo un chiaro e palese ed ingannevole fatto: Il MIUR, manifesta con evidente contraddizioni e diffonde informazioni e documenti privi di rilevanza giuridica a fronte di quelli prodotti dallo stesso MIUR per il tramite della ricorrente, e dichiarazioni e note non veridiche, che penalizzano i fruitori e detentori dei titoli erogati. Si ribadisce ancora una volta, che ove vi fossero state le motivazioni addotte dal MIUR contro la ricorrente tali per poter revocare il provvedimento amministrativo MIUR 313/11 , lo stesso MIUR avrebbe dovuto emanare un retro atto motivato e di pari intensità giuridica di quello concessorio di esercizio di attività universitaria. In alcun modo il MIUR o il Garante, con le costruzioni e forzature giuridiche, possono scalfiggere la persistente efficacia di una atto amministrativo così definito dal Consiglio di Stato nella più volte citata ordinanza e con una sua applicazione istituzionale stabile in linea e coerenza con la ribadita convenzione di Lisbona di cui fa parte.
Alla luce di quanto sopra, per le ragioni tutte superiormente esposte, appare senza dubbio ricorrere il “fumus boni iuris” a sostegno del presente ricorso avendo la ricorrente fornito ogni titolo legittimante all'esercizio di attività universitaria e avendolo espresso nei siti di appartenenza in maniera chiara ed esplicita. Il provvedimento sanzionatorio reca altresì un grave pregiudizio economico alla ricorrente e un grave danno alla immagine della stessa.
- Per quanto attiene al requisito del “periculum in mora” giova precisare nuovamente che il provvedimento del Garante, che disattende ogni principio di logica coerenza con l'unità documentazione a cui ci si richiama, da un lato pregiudica tutti quei "consumatori" che nel corso degli anni hanno conseguito un titolo accademico e lo hanno speso, trovando collocazioni lavorative, dall'altro, gettando immotivato disdoro, impoveriscono la ricorrente, creando grave e irreparabile danno che mina alla sua esistenza, avendo fornito il Garante erronee informazioni fornite dal MIUR, contrarie ai provvedimenti emessi in favore della ricorrente e alla Convenzione di Lisbona, cui ci si richiama in ordine ai riferimenti già citati.
- Pertanto, ricorrendo i presupposti, si chiede che l’Ecc.mo Tribunale Amministrativo Regionale adito Voglia accogliere, in via preliminare e provvisoria, l’istanza incidentale di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato
in VIA PRELIMINARE e PROVVISORIA
si insiste affinché l’Ecc.mo Tribunale Amministrativo Regionale adito Voglia provvedere a sospendere l’impugnato provvedimento rappresentando nuovamente la sussistenza del “fums boni iuris” e del “periculum in mora” per la sospensiva dell’impugnato provvedimento sottolineandosi nuovamente il pregiudizio grave ed irreparabile che comporta e comporterà all’ Università Popolare degli Studi di Milano.
Nelle more occorrenti per la trattazione del giudizio, si impone un intervento cautelare di codesto On.le Tribunale che consenta di continuare l’attività didattica dei titoli accademici in conformità alle indicazioni della presa d’atto prot.313 del 14 ottobre 2011 caducando le richieste economiche invocate. Allo stato, peraltro, l’Università popolare conta ormai molti studenti per i quali si porrebbe, nelle more della definizione del merito del giudizio, una situazione di intollerabile ed irreparabile danno circa il loro percorso di studi riverberandosi sulla immagine dell’Università e discendentemente sul MIUR stesso, che ha concesso l’esercizio di attività Universitaria alla ricorrente. Anche gli studenti stranieri e tutti gli accordi internazionali verrebbero compromessi, così come, allo stato, sta accadendo: il tutto sempre basandosi su un’attività mai pronunciata o scritta o lontanamente rappresentata che si chiama revoca della capacità giuridica.
L’Università popolare, inoltre, ha in essere una convenzione con l’albo agronomi laureati per il riconoscimento del tirocinio che dovrebbe essere revocato con irreparabile danno ai discenti ed all’ordine convenzionato.
Verrebbero irrimediabilmente meno, inoltre, gli impegni di ricerca e borse di studio, non per ultimo ma per maggiore importanza i rapporti ministeriali ed impegni non profit. Essendo L'Università di presupposti storici 1901 e con politica universitaria nell’aiuto delle classi più deboli ha come impegno di competenza oltre 30 persone a UUPN dedicate a codesta iniziativa ha in essere oltre 8 progettazioni sostenute da progetti WOFA Worlwide Organization Association Foundation for Africa tutti sostenuti economicamente dalla presente iniziativa.
L’Università popolare dovrebbe interrompere tutti i progetti in corso e bloccare l’erogazione di oltre 1.500 borse di studio concesse per interruzione introiti derivanti dalle matricole in essere italiane. Ogni matricola italiana, infatti, corrisponde a circa 3 matricole sostenute in West Africa che saranno immediatamente sospese in esecuzione del provvedimento impugnato.
Il provvedimento cautelare, inoltre, non arrecherebbe alcun pregiudizio all’Amministrazione.
Voglia l’Ecc.mo Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, sede di Roma, contrariis reiectis, previa sospensiva anche presidenziale, annullare l’impugnato provvedimento accertandone, con efficacia di giudicato e dichiarandone l’illegittimità; e per l’effetto, annullare tutti i provvedimenti precedenti e susseguenti, che a quest’ultimo hanno messo capo.
Con vittoria di spese, competenze ed onorari da distrarsi in favore del sottoscritto Avvocato, procuratore antistatario.
Roma, lì 26.10.2016
(Avv. Giovanni NERI)
Ai fini di quanto previsto dal d.P.R. 30.5.2002, n. 115 e successive modifiche ed integrazioni, la presente causa deve intendersi di valore indeterminato onde il contributo unificato dovuto è pari ad Euro 650,00. (Avv. Giovanni NERI)
Legalmente richiestone, come in atti, io sottoscritto Aiutante Ufficiale Giudiziario addetto all’Ufficio Unico Notifiche presso la Corte di Appello di Roma ho notificato il suesteso atto:
a ov’egli per la carica è domiciliato:
ivi consegnandone copia conforme all’originale
Indice degli atti e dei documenti
1. Ricorso al TAR Lazio, sede di Roma, con delega a margine, notificato in data ___________;
- idem veline –
2. copia dell’atto costitutivo dell'Universita Popolare degli Studi di Milano
- Sede di Roma -
Il sottoscritto Avv. Giovanni NERI, del Foro di Roma, con studio in Roma, Ostia Lido, Via Quinto Aurelio Simmaco n. 7, procuratore e difensore procuratore e difensore del Sig. Marco Edgardo Grappeggia, nato a 7, elettivamente domiciliato in xxxx xxxxx, Via xxxx xxxxx, presso lo studio dell’Avv. Giovanni NERI (cod. fisc. NRE GNN 75L17 xxxxx), nel ricorso in opposizione alla ---------, ricorso iscritto in data odierna nel ruolo dell’On. Intestato Tribunale Amministrativo, al numero /15 R.G.
intesa alla fissazione, con ogni sentita sollecitudine, del predetto ricorso.
Il sottoscritto Avv. Giovanni NERI, del Foro di Roma, con studio in Roma, Ostia Lido, Via Quinto Aurelio Simmaco n. 7, procuratore e difensore procuratore e difensore del Sig. Marco Edgardo Grappeggia, nato a 7, elettivamente domiciliato in xxxx xxxxx, Via xxxx xxxxx, presso lo studio dell’Avv. Giovanni NERI (cod. fisc. NRE GNN 75L17 xxxx), nel ricorso in opposizione alla ---------, ricorso iscritto in data odierna nel ruolo dell’On. Intestato Tribunale Amministrativo, al numero /15 R.G.
che il predetto ricorso venga iscritto al ruolo.