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Timestamp: 2019-12-08 16:11:26+00:00
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Il risarcimento dello straniero e reciprocita': Cassazione civile n. 450 dell'11 gennaio 2011
Assicurativo 2011-01-18 - Pdf - Stampa
"...il risarcimento dei danni (patrimoniali e non patrimoniali) subiti dallo straniero (anche extracomunitario) in conseguenza della lesione di tali diritti, può essere fatto valere con l'azione risarcitoria, indipendentemente dalla condizione di reciprocità di cui all'art. 16 delle preleggi, senza alcuna disparità di trattamento rispetto al cittadino italiano" Fonte: Tuttostranieri.org
Assume la ricorrente che, poiché il diritto all
4. egualmente nei confronti dello straniero va applic
8.1. alla legittimità dell'azione diretta nei c
9.1. va, quindi, affermato il seguente principio di d
Si costituiva l' Italiana Assicurazioni s.p.a e tra l'altro eccepiva la mancanza della condizione di reciprocità ai sensi dell'art. 16 delle preleggi, in relazione all'attrice albanese.
La Corte di appello di Napoli, adita dall'attrice, con sentenza depositata il 20 luglio 2009 rigetta l'appello, ritenendo che nella fattispecie operava la condizione di reciprocità di cui all'art. 16 delle preleggi, in relazione all'ordinamento albanese; che tale condizione doveva essere provata dall'attrice; che nessuna prova era stata offerta. L'attrice veniva condannata al pagamento delle spese processuali in favore dell'assicuratrice. Avverso questa sentenza ha proposto ricorso per cassazione l'attrice. Non hanno svolto attività difensiva gli intimati.
Assume la ricorrente che, poiché il diritto alla salute ed all'integrità fisica sono costituzionalmente garantiti, nella fattispecie non operava la condizione di reciprocità di cui all'art. 16 delle preleggi.
2.1. Il motivo è fondato e va accolto. L'art. 16 delle preleggi, in tema di trattamento dello straniero, statuisce al c. 1, che : "Lo straniero è ammesso a godere dei diritti civili attribuiti al cittadino a condizione di reciprocità e salve le disposizioni contenute in leggi speciali". La giurisprudenza afferma pacificamente che l'esistenza della condizione di reciprocità prevista dall'art. 16 delle preleggi si pone come fatto costitutivo del diritto azionato dallo straniero, che deve essere provato in caso di contestazione; che conseguentemente, la contestazione da parte del convenuto italiano della condizione di reciprocità attiene alla mera difesa nel merito e non integra l'eccezione di difetto di giurisdizione (Cass. S.U. n. 24814/2007).
2.2. Il problema si pone in relazione all'applicabilità della condizione di reciprocità in tema di risarcimento del danno alla persona da circolazione stradale. Sul punto vi è nella giurisprudenza di merito ampio contrasto.
Accanto a sentenze che escludono ogni forma di risarcimento in assenza della condizione di reciprocità ( quale è quella impugnata), ve ne sono altre ( antecedenti alla sentenza delle S.U. n. 26972/2008) che ammettono tale risarcimento anche indipendentemente dalla prova sull'esistenza della condizione di reciprocità per il solo danno biologico, quale diritto fondamentale. Altre estendono il risarcimento anche al danno morale della sola vittima; altre dispongono il risarcimento anche del danno morale sofferto dal prossimo congiunto.
In effetti la sentenza in questione, pur riconoscendo la tutela dei diritti inviolabili dello straniero, individuati dalla Costituzione, quanto alla tutela risarcitoria degli stessi attraverso il sistema assicurativo, ribadiva l'operatività in materia dell'art. 16, c. 1, disp. prel. c.c.. La questione relativa alla possibilità della domanda (da parte di danneggiato extracomunitario) di risarcimento del danno con azione diretta nei confronti dell'assicuratore per la rca, a prescindere dalla condizione di reciprocità, non risulta successivamente affrontata da questa Corte.
2.4. Nelle sentenze di questa Corte n. 10504 del 07/05/2009 e n. 4484 del 24.2.2010, risulta affermato il principio per cui l'art. 16 delle preleggi sulla condizione di reciprocità è applicabile solo in relazione ai diritti non fondamentali della persona dal momento che i diritti fondamentali, come quelli alla vita, all'incolumità ed alla salute, siccome riconosciuti dalla Costituzione, non possono essere limitati da tale articolo, con la conseguenza che la relativa tutela deve essere assicurata, indipendentemente dalla cittadinanza (italiana, comunitaria ed extracomunitaria).
Tuttavia entrambe le sentenze, al di là dell'affermazione suddetta di principio, non si pongono il diverso problema se l'inviolabilità del diritto leso comporti che il cittadino straniero, a prescindere dalla condizione di reciprocità, possa esperire la tutela risarcitoria non solo nei confronti del danneggiante, ma anche nei confronti di soggetto responsabile per fatto altrui (quale il proprietario, non conducente dell'auto, a norma dell'art. 2054 c.c., ovvero il padrone o il committente a norma dell'art. 2049 c.c.) ovvero possa proporre tale domanda risarcitoria direttamente nei confronti dell'assicuratore della rca.
In altri termini, come avevano ben osservato Cass. 10/02/1993, n. 1681 e la dottrina che la criticò, una questione è quella della risarcibilità del danno da lesione di diritto inviolabile dell'uomo, tutelabile ex art. 2 Cost. a prescindere dalla condizione di reciprocità anche se trattasi di cittadino extracomunitario, altra cosa è l'allocazione del costo del risarcimento di tale danno, e cioè oltre che nella sfera del danneggiante (come è nella logica delle cose), anche direttamente in quella di un soggetto diverso dal danneggiante (segnatamente l'assicuratore).
3.1.Ritiene questa Corte che l'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 16 dips. Prel. C.c., comporti non solo che della condizione di reciprocità non debba tenersi conto ai fini di assicurare allo straniero il risarcimento della lesione di un diritto inviolabile della persona costituzionalmente garantito (fin qui in applicazione dell'art. 2 Cost.), ma anche che lo straniero danneggiato possa avvalersi di tutti gli strumenti risarcitori apprestati per il cittadino, anche se essi sono diretti verso un soggetto diverso da quello che ha provocato la lesione.
In un clima più sensibile al principio di nazionalità, nonché a tutela dell'aumentato flusso migratorio degli italiani verso l'estero, il codice del 1942 (tanto le preleggi che il libro primo erano stati approvati, peraltro, già con il r.d. 12 dicembre 1938, n. 1852), pur ripetendo la medesima formula iniziale del codice del 1865, ha subordinato il godimento dei diritti da parte dello straniero nel territorio dello Stato alla "condizione di reciprocità".
Si è fatto riferimento, allo scopo agli artt. 2, 3, 10 e 24 Cost.. Si è affermato (con riferimento all'art. 24) che l'attribuzione a "tutti" (e quindi anche agli stranieri) della facoltà di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi, senza alcun riferimento alla reciprocità (in tal senso, ad es., Corte Cost. 15 marzo 1972, n. 50) comporterebbe l'incondizionata ammissione dello straniero al godimento anche di detti diritti ed interessi. Il richiamo è, in realtà, frutto di una confusione concettuale tra le posizioni di diritto sostanziale e la loro tutela giudiziale. Il diritto di accesso a tale forma di tutela non risolve, in realtà, il problema di diritto sostanziale, ma lo presuppone, nel senso che allorché sia riconosciuto dall'ordinamento un determinato diritto, si prescinde da ogni condizione di reciprocità ai fini della sua tutela giurisdizionale.
L'art. 2 Cost. "riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo", escludendo quindi, in tale ambito, qualsiasi distinzione fondata sul criterio della reciprocità. Il criterio della gerarchia delle fonti ed il principio cd. "driitt wirkung" (n.d.R. Drittwirkung è un concetto giuridico originariamente sviluppato in tribunali tedeschi che presuppone che un attore singolo può contare su un disegno di legge nazionale dei diritti di citare in giudizio un altro individuo o il governo per la violazione di tali diritti) delle norme costituzionali per cui le norme costituzionali di garanzia dei diritti fondamentali della persona sono pienamente e direttamente operanti, anche nei rapporti tra privati, cfr. Corte Cost., n. 184 del 1986), impongono quindi un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 16 d e l l e preleggi, per cui i diritti inviolabili della persona umana sono riconosciuti dal nostro ordinamento in favore di ogni individuo (sia esso anche extracomunitario), indipendentemente dal riconoscimento di eguale diritto in favore del cittadino italiano nello Stato a cui si appartiene lo straniero.
Ne consegue che l'art. 2 Cost. non ha comportato l'abrogazione dell'art. 16 prel., ma ha solo escluso che tra i diritti, la cui tutela è sottoposta alla condizione di reciprocità, rientrino anche quei diritti inviolabili dell'uomo, costituzionalmente garantiti, rimando tale norma, invece operativa per tutti gli altri "diritti civili".
3.6. Pertanto allo straniero, indipendentemente dalla condizione di reciprocità, compete il risarcimento dell'intero danno non patrimoniale, di cui all'art. 2059,cc., allorchè esso sia liquidato non come ipotesi espressamente prevista dalla legge (nella formulazione letterale ed originaria della norma), ma quale risarcimento della lesione di un valore della persona umana , costituzionalmente garantito, giusta l'interpretazione formatasi a seguito del revirement inaugurato dalle sentenze n. 8827 ed 8828 del 2003. Anche per il danno non patrimoniale risarcibile allo straniero vale quanto affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte con sentenza 11.11.2008 n. 26972, per cui il danno non patrimoniale da lesione della salute costituisce una categoria ampia ed omnicomprensiva, nella cui liquidazione il giudice deve tenere conto di tutti i pregiudizi concretamente patiti dalla vittima, ma senza duplicare il risarcimento attraverso l'attribuzione di nomi diversi a pregiudizi identici. Ne consegue che è inammissibile, perché costituisce una duplicazione risarcitoria, la congiunta attribuzione alla vittima di lesioni personali, ove derivanti da reato, del risarcimento sia per il danno biologico, sia per il danno morale, inteso quale sofferenza soggettiva, il quale costituisce necessariamente una componente del primo (posto che qualsiasi lesione della salute implica necessariamente una sofferenza fisica o psichica), come pure la liquidazione del danno biologico separatamente da quello c.d. estetico, da quello alla vita di relazione e da quello cosiddetto esistenziale. Il riferimento a determinati tipi di pregiudizio, in vario modo denominati (danno morale, danno biologico, danno da perdita del rapporto parentale), risponde ad esigenze descrittive, ma non . implica il riconoscimento di distinte categorie di danno. È compito del giudice accertare l'effettiva consistenza del pregiudizio allegato, a prescindere dal nome attribuitogli, individuando quali ripercussioni negative sul valore-uomo si siano verificate e provvedendo alla loro integrale riparazione„ ma senza duplicazioni.
5.l. Negli stessi termini, relativamente all'inoperatività della condizione di reciprocità , si pone la questione del risarcimento in favore dello straniero del danno patrimoniale, purché conseguente alla lesione di un valore della persona umana costituzionalmente garantito. Infatti il danno risarcibile, nella struttura della responsabilità aquilana, sia esso patrimoniale che non patrimoniale, è sempre un danno conseguenza di un fatto lesivo.
5.2.Eguale discorso va effettuato in caso di uccisione di congiunto dello straniero. Anche in questo caso la tutela risarcitoria (non derogata dalla condizione di reciprocità), derivando dall'evento lesivo dei valori costituzionali attinenti alla famiglia ed al rapporto parentale (artt. 2,29 e 30 Cost), e quindi integranti diritti inviolabili dell'uomo,copre sia il danno conseguenza patrimoniale che quello non patrimoniale.
5.3.Non potrà invece essere fatto valere, in assenza della condizione di reciprocità, il danno da perdita o danneggiamento di cose (generalmente il veicolo) subito dallo straniero extracomunitario (per i cittadini dell'Unione Europea, invece, opera l'art. 6 del Tratto CE, ratificato con 1. n. 3/1957, per cui essi non possono essere discriminati dalla legislazione italiana nell'esercizio dei diritti civili).
6.2.Coloro che hanno sostenuto l'esperibilità da parte dello straniero dell'azione diretta nei confronti dell'assicuratore o del fondo di garanzia hanno affermato che era sufficiente per ritenere esistente la condizione di reciprocità di cui al'art. 16 delle preleggi, che non vi fossero nei confronti del cittadino italiano discriminazioni nell'ordinamento dello straniero, indipendentemente da quale fosse la tutela ivi accordata.
6.3.Altra giurisprudenza ha ritenuto ammissibile l'azione diretta attraverso un'interpretazione lata del sintagma "diritti civili" e del concetto di "reciprocità" Questa giurisprudenza ha ritenuto, sulla base del precedente di questa Corte 10.2.1993, n. 1681 che, per potersi esperire l'azione contro il fondo di garanzia per le vittime della strada era sufficiente che nello stato estero vi fosse l'istituto dell'assicurazione per la responsabilità civile senza discriminazioni nei confronti del cittadino italiano, essendo la mancanza del Fondo di garanzia irrilevante, in quanto costituiva solo una modalità del risarcimento e non atteneva al diritto.
La suddetta sentenza, quindi, riteneva applicabile nella fattispecie la condizione di reciprocità di cui all'art. 16 preleggi, ma svalutava le disposizioni di cui agli art. 19 ,e 20 della 1. n. 990/1969 a mere modalità di esercizio di un diritto risarcitorio genericamente riconosciuto, attesa l'attribuita possibilità di azionarlo nei confronti di soggetti ulteriori, accanto al conducente ed al proprietario. La dottrina ha rilevato che nella fattispecie non si trattava di una generica modalità di esercizio dello stesso diritto risarcitorio ma della creazione di un'ulteriore situazione giuridica soggettiva in capo al danneggiato, consentendo l'indirizzarsi della pretesa risarcitoria direttamente nei confronti di soggetti che non lo sarebbero altrimenti ( nella fattispecie esaminata il Fondo di garanzia, ma l'osservazione vale anche per l'assicuratore convenuto con azione diretta), così accordando un'effettività risarcitoria altrimenti inesistente, poiché l'astratto riconoscimento di un diritto risarcitorio nei confronti di persona sconosciuta equivale a un "non diritto".
Per quanto, invece, riguarda l'azione risarcitoria da circolazione stradale per danni alle cose (generalmente il veicolo), al cittadino straniero, ma comunitario, egualmente competono le suddette azioni, nei casi in cui esse competono al cittadino italiano, stante il divieto di discriminazione tra cittadino italiano e cittadino comunitario. Per il cittadino straniero extracomunitario in tale ultima ipotesi opera la condizione di reciprocità e quindi il risarcimento per danni alle cose conseguenti a sinistro stradale è accordato nei limiti in cui eguale azione risarcitoria è esperibile dal cittadino italiano nella nazione dell'extracomunitario.
La premessa è sempre che, per effetto della lettura costituzionalmente orientata dell'art. 16 preleggi alla luce dell'art. 2 Cost., la tutela dei diritti inviolabili dell'uomo non è sottoposta alla condizione di reciprocità e quindi che essa va sempre accordata, con allocazione del costo del risarcimento quanto meno a carico del danneggiante.
9.1. Va, quindi, affermato il seguente principio di diritto: "Interpretando l'art. 16 delle preleggi alla luce degli artt. 2, 3 e 10 Cost. per il principio della gerarchia delle fonti, poiché costituiscono diritti inviolabili della persona umana sia il diritto alla salute ed all'integrità psicofisica sia il diritto ai rapporti parentali-familiari il risarcimento dei danni (patrimoniali e non patrimoniali) subiti dallo straniero (anche extracomunitario) in conseguenza della lesione di tali diritti, può essere fatto valere con l'azione risarcitoria, indipendentemente dalla condizione di reciprocità di cui all'art. 16 delle preleggi, senza alcuna disparità di trattamento rispetto al cittadino italiano, e quindi non solo contro il danneggiante ( o contro il soggetto tenuto al risarcimento per fatto altrui), ma anche con l'azione diretta nei confronti dell'assicuratore o del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada.
Link: http://www.tuttostranieri.org/le-norme/sentenze/57
2011-01-18 Chi: Spataro Fonte: Tuttostranieri.org
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