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Timestamp: 2018-02-25 23:29:56+00:00
Document Index: 176490726

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 32', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 40', 'art. 17', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 43', 'art. 35', 'art. 40', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 40', 'art. 43', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 26']

Novità fiscali del 25 febbraio 2011: non residenti: occorre l’indicazione del codice fiscale per l’apertura di rapporti con operatori finanziari; accertamento fiscale: novità nei confronti dei soggetti che aderiscono al consolidato nazionale; l’avviso di accertamento fiscale può essere annullato e sostituito; modello EAS: entro il 31 marzo 2011 il primo invio per gli enti associativi; inapplicabili gli studi di settore al commerciante che abbassa i prezzi; falsa fatturazione e truffa: ne risponde anche il dipendente
1) Non residenti: occorre l’indicazione del codice fiscale per l’apertura di rapporti con operatori finanziari
2) Accertamento fiscale: novità nei confronti dei soggetti che aderiscono al consolidato nazionale
3) L’avviso di accertamento fiscale può essere annullato e sostituito
4) Istituito il nuovo Centro operativo di Cagliari
5) Modello EAS: entro il 31 marzo 2011 il primo invio per gli enti associativi
6) Inapplicabili gli studi di settore al commerciante che abbassa i prezzi
7) Falsa fatturazione e truffa: ne risponde anche il dipendente
Obbligo per i non residenti di indicazione del codice fiscale per l’apertura di rapporti con operatori finanziari.
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 4/E del 15 febbraio 2011, si è soffermata anche sull’art. 34 del D.L. n. 78/2010 (convertito in Legge n. 122/2010) che ha modificato l’art. 6 del D.P.R. n. 605/1973. Tale norma individua gli atti in cui deve essere indicato il codice fiscale. Detta modifica tende a superare le difficoltà connesse all’acquisizione dei dati relativi ai rapporti finanziari continuativi dei clienti non residenti e privi di codice fiscale, così da rendere più facilmente accertabili le violazioni fiscali da parte degli stessi o di terzi.
A tal fine è stata introdotta nel citato art. 6, al comma 1, la lettera gquinquies)
che dispone l’obbligo di indicare il codice fiscale anche su “atti o negozi delle società e degli enti di cui all’art. 32, comma 1, numero 7), del D.P.R. n. 600/1973, ossia delle banche, Poste Italiane S.p.A, intermediari finanziari, imprese di investimento, organismi di investimento collettivo del risparmio, società di gestione del risparmio e società fiduciarie, “conclusi con i clienti per conto proprio ovvero per conto o a nome di terzi clienti, riguardanti l’apertura o la chiusura di qualsiasi rapporto continuativo”.
Le persone fisiche non residenti in Italia prive del codice fiscale, possono chiederne l’attribuzione alla rappresentanza diplomatico-consolare italiana nel Paese di residenza, presentando la domanda (modello AA4/7) personalmente o a mezzo di persona delegata, in alternativa, possono presentare la domanda ad un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate.
All’atto della presentazione della domanda, il richiedente deve esibire un documento di identità valido; in caso di delega, la persona delegata deve esibire un proprio documento di identità e la copia del documento di identità del richiedente, entrambi in corso di validità.
Viene, inoltre, rammentato che per “rapporto continuativo” si intendono i “rapporti finanziari caratterizzati, in generale, da un unico rapporto di durata, rientrante nell’esercizio dell’attività istituzionale dell’operatore finanziario, che possa dar luogo a più operazioni di versamento, prelievo o trasferimento di denaro o di altri valori”.
L’elenco di tali rapporti è riportato nella tabella “allegato 1” al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 29 febbraio 2008.
Sono, invece, escluse dal novero dei rapporti continuativi le operazioni “extra conto”, ossia “quelle effettuate per cassa (cd. operazioni allo sportello) contro presentazione di denaro contante o assegni, senza transito in un qualsiasi rapporto”.
Il D.L. n. 78/2010 (art. 35), contiene misure finalizzare alla razionalizzazione dell’accertamento nei confronti dei soggetti che aderiscono al consolidato nazionale.
In tale ambito, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 4/E del 15 febbraio 2011, ha illustrato le novità. In particolare, il comma 1 dell’art. 35 ha inserito nel D.P.R. n. 600/1973 l’art. 40-bis. Ciò al fine di migliorare l’efficienza dell’azione amministrativa nonché garantire una maggiore tutela del diritto di difesa dei contribuenti sottoposti a controllo nell’ambito del consolidato nazionale di cui agli artt. 117 e seguenti del TUIR, introduce alcune novità per quel che concerne il procedimento di accertamento.
L’Agenzia ha, pertanto, commentato le seguenti principali novità.
Tale disposizione, eliminando il meccanismo del doppio livello accertativo (disciplinato dall’art. 17 del D.M. 09 giugno 2004 che, ai sensi dei commi 3 e 4 dell’art. 35 del decreto, è abrogato con effetto dal 1° gennaio 2011), consente ad entrambi i soggetti coinvolti nell’accertamento di partecipare sin dall’inizio alle diverse fasi del procedimento.
La norma, inoltre, introduce sul piano processuale un’ipotesi di litisconsorzio necessario tra la società consolidata e la consolidante.
La definizione dell’atto unico in sede contenziosa produce i suoi effetti in modo univoco nei confronti di entrambi i soggetti, evitando il formarsi di giudicati contrastanti.
Con tale previsione, il legislatore ha inteso eliminare la compensazione “automatica” del maggior reddito complessivo globale accertato con le perdite del consolidato non utilizzate subordinandola alla presentazione di una apposita istanza.
Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 29 ottobre 2010, prot. n. 2010/154309 – previsto dal comma 3 dell’art. 35 – è stato approvato il modello per la presentazione della predetta istanza, le modalità di presentazione (esclusivamente per via telematica direttamente dai contribuenti abilitati ad Entratel o Fisconline, ovvero mediante soggetti incaricati di cui ai commi 2-bis e 3 dell’articolo 3 del d.P.R. n. 322 del 1998) e le conseguenti attività dell’ufficio competente.
Fino alla scadenza del termine di decadenza stabilito nell’art. 43 del D.P.R. n. 600/1973, l’accertamento del reddito complessivo globale può essere integrato o modificato in aumento, mediante la notificazione di nuovi avvisi, in base agli esiti dei controlli previsti dai precedenti commi (comma 5).
Il comma 2 dell’art. 35 del D.L. n. 78/2010 (convertito in Legge n. 122/2010) in conseguenza di quanto previsto dall’art. 40-bis del D.P.R. n. 600/1973, ha inserito nel D.Lgs. n. 218/1997 l’art. 9-bis, apportando importanti novità in tema di accertamento con adesione qualora a prendere parte al procedimento siano soggetti aderenti al consolidato nazionale.
– Al procedimento di accertamento con adesione avente ad oggetto le rettifiche delle singole dichiarazioni di ciascuna consolidata (previste dal comma 2 dell’articolo 40-bis del d.P.R. n. 600 del 1973) partecipano sia la consolidante sia la consolidata interessata dalle rettifiche, innanzi all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente alla data in cui è stata presentata la dichiarazione.
L’atto di adesione, sottoscritto anche da una sola di esse, si perfeziona qualora gli adempimenti di cui all’art. 9 del D.Lgs. n. 218/1997 (ovvero, il versamento delle somme dovute in base all’atto di adesione o il versamento della prima rata con la prestazione della garanzia, nei termini e secondo le modalità di cui all’articolo 8 del medesimo D.Lgs.) siano posti in essere anche da parte di uno solo dei predetti soggetti (comma 1);
– Anche in fase di adesione la consolidante ha la facoltà di chiedere che siano computate, in diminuzione dei maggiori imponibili, le perdite di periodo del consolidato non utilizzate, fino a concorrenza del loro importo (comma 2).
La stessa norma detta la disciplina anche per le ipotesi di adesione all’invito a comparire e di adesione ai verbali di constatazione, previste, rispettivamente, dagli artt. 5, comma 1-bis, e 5-bis del D.Lgs. n. 218 del 1997.
In entrambi i casi, alla prescritta comunicazione di adesione deve essere allegata l’istanza cartacea, presentata in ogni caso in via telematica, per l’eventuale compensazione con le perdite del consolidato non utilizzate, prevista dal comma 3 dell’art. 40-bis del D.P.R. n. 600/1973.
Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 29 ottobre 2010 ha delineato i tempi, le modalità di presentazione, nonché le conseguenti attività dell’ufficio nell’ipotesi in cui l’istanza per il computo in diminuzione delle perdite sia presentata nel corso del procedimento di accertamento con adesione, ovvero di adesione ai sensi degli artt. 5, comma 1-bis, e 5-bis del D.Lgs. n. 218/1997.
Infine, la norma ha fissato l’entrata in vigore delle neo disposizioni al 1° gennaio 2011, le quali si applicano con riferimento ai periodi di imposta per i quali, alla predetta data, sono ancora pendenti i termini per l’accertamento di cui all’art. 43 del D.P.R. n. 600/1973.
Nel caso in cui l’ufficio del fisco si rende conto di avere notificato un atto viziato può validamente annullarlo, per sua autotutela, chiedendo la cessazione della materia del contendere ed emettendone uno nuovo.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4372 del 23 febbraio 2011.
Nel caso esaminato dalla citata sentenza un contribuente aveva impugnato l’atto di accertamento ricevuto in cui si imputava una rendita catastale per un fabbricato. Nel ricorso chiedeva l’annullamento dell’atto perché privo delle aliquote necessarie per stabilire l’Irpef.
In tale fattispecie, la Suprema Corte ha così respinto il primo e il terzo motivo del ricorso presentato da un contribuente che contestava un secondo avviso di accertamento che secondo lui andava a integrare il primo già impugnato. Secondo la Cassazione sulla lite fiscale non deve essersi formato il giudicato e non deve essere scaduto il termine per l’accertamento.
Per la Corte Suprema la seconda notifica non era un’integrazione ed è quindi legittima.
Il contribuente, in secondo grado di giudizio, aveva impugnato il secondo atto impositivo del Fisco che aveva annullato (in autotutela), il primo, giudicandolo inammissibile.
E’ stato istituito il nuovo Centro operativo di Cagliari: Efficienza organizzativa e risparmi per l’Agenzia delle Entrate.
Concentrazione dei lavori di “massa” in centri specializzati, utilizzo più efficace delle risorse disponili e, in definitiva, più personale da dedicare ai servizi per i contribuenti.
Sono questi gli obiettivi della delibera adottata dall’ultimo Comitato di gestione, che si è tenuto il 21 febbraio 2011, e che ha istituito un nuovo Centro operativo con sede a Cagliari. Una nuova struttura a tutti gli effetti che, nei suoi collegamenti funzionali e di governance interna, dipende dalla direzione regionale della Sardegna e opera sotto il coordinamento funzionale della direzione centrale Servizi ai contribuenti.
La creazione del nuovo Centro si è resa necessaria per razionalizzare l’esecuzione e incrementare il volume complessivo delle lavorazioni della stessa tipologia di quelle svolte presso il Centro di Venezia.
Si occuperà, quindi, delle attività connesse alla gestione delle imposte dichiarate dai contribuenti, tra le quali il controllo preventivo sugli esiti del controllo automatizzato.
In seguito (seconda fase), curerà anche la gestione delle imposte sulle assicurazioni, nonché le dichiarazioni di successione e il controllo dei contratti di locazione pluriennali.
In termini di efficienza organizzativa e di economia, il nuovo ufficio consentirà di ottimizzare l’impiego delle risorse disponibili attraverso l’accentramento di lavori di massa, oggi frammentati tra i vari uffici territoriali. Questo permetterà alle sedi locali di avere più personale disponibile per intensificare le attività di servizio e di assistenza all’utenza.
Successivamente sarà stabilita la data di avvio del nuovo ufficio e bandito un concorso pubblico per l’assunzione di nuovo personale.
(Agenzia delle Entrate, comunicato del 24 febbraio 2011)
Ai tempi supplementari la compilazione e l’invio telematico del modello Eas da parte degli enti non commerciali di natura associativa.
Difatti, è ancora possibile, in particolare entro il 31 marzo 2011, trasmettere all’Agenzia delle Entrate la comunicazione dei dati e delle informazioni di natura fiscale.
La modifica dei termini di presentazione del modello Eas è stata introdotta, come ha ricordato la circolare n. 6/E dell’Agenzia delle Entrate del 24 febbraio 2011, dal Decreto “Milleproroghe”, D.L. 225/2010, che nel posticipare al 31 marzo del 2011 le scadenze relative a determinati regimi giuridici, elenca tra questi anche i termini per l’invio del modello Eas.
Effetto proroga, il nuovo calendario per l’Eas
Riaperti i termini previsti per l’invio del modello Eas. Nel dettaglio, la novità del citato Decreto “Milleproroghe” prevede, infatti, come ha evidenziato l’Agenzia, le seguenti variazioni: innanzitutto, gli enti già esistenti alla data di entrata in vigore del D.L. 185/2008 (29 novembre 2008) dovranno presentare il modello entro il 31 marzo 2011.
La stessa scadenza vale anche per gli enti che si sono costituiti dopo il 29 novembre 2008 e, quindi, dopo l’entrata in vigore del decreto istitutivo del modello Eas, D.L. 185/2008, a patto che il sessantesimo giorno scada prima del 31 marzo 2011.
Infine, l’Agenzia ha precisato che la comunicazione, con il modello, va presentata all’Agenzia entro 60 giorni dalla data di costituzione da tutti gli enti per i quali il termine di 60 giorni dalla costituzione scade a decorrere dal 31 marzo 2011, cioè sia nel caso in cui la scadenza coincide con questa data sia qualora le sia successiva.
La platea dei soggetti interessati e le finalità della norma
La presentazione del modello Eas interessa gli enti associativi di natura privatistica. Il modello serve a tutelare le forme associazionistiche incentivate e, al contempo, a contrastarne l’uso distorto che lede la libertà di concorrenza tra gli operatori commerciali.
E’ legittima la riduzione dei prezzi di vendita. Serve per sopravvivere ai grandi supermercati.
Il piccolo negoziante che ha abbassato i prezzi nei confronti dei propri clienti al fine di potere competere con le grosse strutture di vendita è pienamente giustificato dall’avere conseguito uno scostamento con le risultanze derivanti dagli accertamenti sulla base degli studi di settore.
In tale ipotesi, l’abbassamento dei prezzi da parte del piccolo negoziante legittimità lo scostamento.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 4582 del 24 febbraio 2011.
Peraltro, di recente la Suprema Corte ha individuato tra le diverse cause di inapplicabilità degli studi di settore: la situazione di accertata e non contestata crisi economica (Cass. 19136/2010).
Inoltre, secondo l’ordinanza n. 3923 del 2011 della Corte di Cassazione è illegittimo l’accertamento da studi nei confronti di un commerciante al dettaglio di articoli di cartoleria e cancelleria, quando il contribuente dimostra che lo scostamento è dipeso dalla misura particolarmente ridotta dell’esercizio e dalla presenza, nelle vicinanze, di diversi esercizi dedicati alla stessa attività.
In tal modo, la Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un contribuente contro la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva riconosciuto legittimità all’accertamento fondato esclusivamente su dati parametrici ricavati dallo studio di settore, specificamente contestati dal contribuente e non altrimenti supportati dall’Agenzia delle Entrate.
Da ricordare, infine, che le Sezioni Unite della Cassazione, hanno stabilito che le risultanze degli studi di settore non bastano a supportare l’accertamento se non sono confortate da elementi concreti desunti dalla realtà economica dell’impresa.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4638 del 9 febbraio 2011, ha stabilito che risponde del reato di truffa e falsa fatturazione l’impiegata che compila i documenti fittizi e la relativa fasulla contabilizzazione, nonostante ciò avvenga per eseguire le indicazioni del proprio datore di lavoro.
– Festa nazionale, D.L. in Gazzetta
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 44 del 23 febbraio 2011 il Decreto Legge n. 5 del 22 febbraio 2011, con il quale il Governo ha emanato disposizioni per la festa nazionale del 17 marzo 2011, 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
– Indice TFR del mese di gennaio 2011
L’indice TFR del mese di gennaio 2011 è stato rilevato in 0,421749.
– Separazioni fittizie per ottenere vantaggi fiscali
Spettano solo alla Guardia di Finanza su delega della Magistratura civile le attività di controllo e contrasto per limitare il fenomeno delle separazioni fittizie, finalizzate all’ottenimento di vantaggi fiscali.
E’ quanto ha ribadito il 23 febbraio 2011 Sottosegretario all’Economia in risposta ad una interrogazione parlamentare.
(Interrogazione Camera dei deputati n. 5-04260 del 23/02/2011,)
– Contrasto gioco illecito: istituiti diversi codici tributo da utilizzare nel Mod. F24 Accise
Istituiti i codici tributo per il versamento, tramite modello “F24 Accise”, delle somme dovute all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, a titolo di imposta, interessi e sanzioni ai sensi dell’art. 1, commi 65, 70, 80, 81 e 82, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 e dell’art. 26, della legge 24 novembre 1981, n. 689
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 23/E del 24 febbraio 2011)
– Milleproroghe, chiesta la fiducia
Dopo i rilievi del Presidente della Repubblica, il Governo ha presentato un maxi-emendamento, interamente sostitutivo dell’articolo unico del disegno di legge, preannunziando l’intenzione di porvi la questione di fiducia.