Source: https://www.studiocerbone.com/corte-di-cassazione-ordinanza-04-dicembre-2018-n-31344-in-tema-di-ricorso-per-cassazione-qualora-siano-prospettate-questioni-di-cui-non-vi-sia-cenno-nella-sentenza-impugnata-il-ricorrente-deve/
Timestamp: 2020-08-15 18:13:32+00:00
Document Index: 32222932

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 157', 'art.360', 'art. 54', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.13', 'art. 13']

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 04 dicembre 2018, n. 31344 - In tema di ricorso per cassazione, qualora siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, il ricorrente deve, a pena di inammissibilità della censura, non solo allegarne l'avvenuta loro deduzione dinanzi al giudice di merito ma, in virtù del principio di autosufficienza, anche indicare in quale specifico atto del giudizio precedente ciò sia avvenuto - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 04 dicembre 2018, n. 31344 – In tema di ricorso per cassazione, qualora siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, il ricorrente deve, a pena di inammissibilità della censura, non solo allegarne l’avvenuta loro deduzione dinanzi al giudice di merito ma, in virtù del principio di autosufficienza, anche indicare in quale specifico atto del giudizio precedente ciò sia avvenuto
Sei qui: Home » CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 04 dicembre 2018, n. 31344 – In tema di ricorso per cassazione, qualora siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, il ricorrente deve, a pena di inammissibilità della censura, non solo allegarne l’avvenuta loro deduzione dinanzi al giudice di merito ma, in virtù del principio di autosufficienza, anche indicare in quale specifico atto del giudizio precedente ciò sia avvenuto
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 04 dicembre 2018, n. 31344
Svolgimento di rapporti di lavoro in regime di tempo pieno – Accertamento ispettivo – Dichiarazioni dei lavoratori – Valutazione degli elementi di prova
la Corte d’Appello di Firenze, con sentenza n. 306/2013, previa riunione, decidendo le impugnazioni proposte dall’Inps, riformava le sentenze che avevano accolto le domande di T.G. in opposizione alle cartelle esattoriali emesse per conto dell’Inps accertando che i rapporti di lavoro intrattenuti con S.M., M.G., B.F. si fossero svolti in regime di part-time e non di tempo pieno, come preteso invece dall’Istituto previdenziale;
per contro la Corte d’Appello, sulla base dell’istruttoria svolta nel giudizio di gravame, rilevava che le dichiarazioni assunte nel corso dell’ispezione avessero trovato piena conferma e convalidato la tesi dell’Inps circa l’espletamento dei rapporti di lavoro in regime di tempo pieno;
contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione T.G. con cinque motivi nei quali deduce:
1) la violazione e falsa applicazione dell’articolo 345, 3 comma c.p.c., nonché degli artt. 244 e 245 c.p.c., (in relazione all’articolo 360 numero 3 c.p.c.) perché la prova testimoniale assunta nel giudizio era nulla mancando i capitoli di prova formulati ed ammessi in appello del necessario requisito della novità; essi vertevano infatti sugli stessi fatti che avevano formato oggetto delle deposizioni testimoniali rese davanti al giudice di primo grado; deposizioni che secondo le motivazioni dell’Inps avevano ingenerato confusione per la discordanza ed erano state fatte oggetto di richiesta di rinnovo in sede di appello;
2) violazione e falsa applicazione degli artt. 244 e 245 c.p.c. (in relazione all’articolo 360 comma 1 numero 3 c.p.c.) dato che la testimonianza di C.P., assunta all’udienza del 18 settembre 2012, era nulla perché non compresa tra i nominativi indicati dall’Inps nella lista dei testimoni ed essendo stata sentita a sorpresa la mattina dell’udienza al posto di altra teste che non si era presentata;
3) violazione falsa applicazione dell’articolo 24 della Costituzione, degli artt. 244, 245, 420 e 421 c.p.c. (in relazione all’articolo 360 comma 1 nn. 3 e 4 c.p.c.), posto che, anche a voler ritenere una mera irregolarità l’omessa indicazione del teste C.P., il giudice, in sede di pronuncia dei provvedimenti istruttori, avrebbe dovuto indicare alla parte istante la riscontrata irregolarità che non consentiva l’ammissione della prova, assegnandole un termine per porvi rimedio col corollario della decadenza nell’ipotesi di mancata ottemperanza allo spirare del termine, espressamente dichiarato perentorio dal quinto comma;
4) la violazione e falsa applicazione dell’articolo 112 c.p.c. (in relazione all’articolo 360 comma 1 numero 4) non essendosi la Corte d’Appello pronunciata sull’eccezione di inammissibilità delle prove testimoniali richieste, né sull’eccezione di nullità delle prove espletate quale motivo di rigetto;
5) l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti (ex art. 360 n. 5 c.p.c.), in quanto la decisione era fondata non su fatti specifici e circostanziati ma sulle dichiarazioni rese in forma libera dalle persone interessate e su valutazioni soggettive e ragionamenti presuntivi espressi dai testi, omettendo di svolgere una analitica ed effettiva considerazione delle risultanze testimoniali che costituivano il fulcro e il punto nodale della vicenda processuale sin dal giudizio di primo grado;
il ricorso è infondato atteso che i motivi dal n. 1 al n. 4 violano la regola dell’autosufficienza del ricorso in cassazione in quanto non sono trascritti nel ricorso, né prodotti unitamente allo stesso, gli atti su cui le medesime censure si fondano ossia il ricorso introduttivo, la sentenza di primo grado, i motivi dell’atto d’appello formulati dall’Inps, il provvedimento in base al quale la Corte territoriale ha disposto la rinnovazione della prova, la lista dei testimoni indicata dall’Inps, il provvedimento con il quale è stata ammessa la testimonianza della signora P.C.; e neppure risulta documentata l’eccezione di inammissibilità delle prove testimoniali richieste e quella di nullità delle prove espletate non essendo stati trascritti e prodotti i verbali di udienza; in proposito è opportuno ribadire che secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte (cfr. di recente sentenza n. 20694 del 09/08/2018) “in tema di ricorso per cassazione, qualora siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, il ricorrente deve, a pena di inammissibilità della censura, non solo allegarne l’avvenuta loro deduzione dinanzi al giudice di merito ma, in virtù del principio di autosufficienza, anche indicare in quale specifico atto del giudizio precedente ciò sia avvenuto, giacché i motivi di ricorso devono investire questioni già comprese nel “thema decidendum” del giudizio di appello, essendo preclusa alle parti, in sede di legittimità, la prospettazione di questioni o temi di contestazione nuovi, non trattati nella fase di merito né rilevabili di ufficio; deve essere inoltre ricordato che (v. ad es. Cass. n. 7110/2016) le nullità concernenti l’ammissione e l’espletamento della prova testimoniale hanno carattere relativo, derivando dalla violazione di formalità stabilite non per ragioni di ordine pubblico, bensì nell’esclusivo interesse delle parti, sicché non sono rilevabili d’ufficio dal giudice, ma, ai sensi dell’art. 157, comma 2 c.p.c., vanno denunciate dalla parte interessata nella prima istanza o difesa successiva al loro verificarsi dovendosene escludere, in difetto, la possibilità di farle valere in sede di impugnazione; il quinto motivo di ricorso è inammissibile perché attiene al merito della valutazione delle prove, mentre non risulta denunciato ritualmente alcun vizio di motivazione ovvero, dopo la novella nel testo del n. 5 dell’art.360 ( operata con l’art. 54, co. 1, lett. b), d.l. n. 83 del 2012, conv. con modificazioni in l. n. 134 del 2012), l’omessa valutazione di un fatto risultante dalla sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e che abbia carattere decisivo, tale per cui se esaminato avrebbe determinato un esito diverso della controversia; fermo restando altresì che l’omesso esame di elementi istruttori non integra di per sé vizio di omesso esame di un fatto decisivo, se il fatto storico rilevante in causa sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, benché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze istruttorie; le censure sollevate in ricorso a tale proposito tendano invece ad operare una contrapposizione non consentita di un diverso convincimento soggettivo della parte rispetto alla ricostruzione dei fatti operata dal giudice; in particolare prospettando un preteso migliore e più appagante coordinamento dei dati acquisiti; mentre tali aspetti del giudizio, interni alla discrezionalità valutativa degli elementi di prova e all’apprezzamento dei fatti, riguardano il libero convincimento del giudice e non i possibili vizi del suo percorso formativo rilevanti ai fini in oggetto; essendo noto che la valutazione delle risultanze delle prove e la scelta, tra le varie, delle risultanze probatorie ritenute più idonee a sorreggere la motivazione involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice di merito, libero di attingere il proprio convincimento dalle prove che gli paiano più attendibili, senza nemmeno alcun obbligo di esplicita confutazione degli elementi probatori non accolti, anche se allegati dalle parti (Cass. 16 dicembre 2011, n. 27197; Cass. 7 gennaio 2009, n. 42; Cass. 5 ottobre 2006, n. 21412);
le considerazioni svolte impongono dunque di rigettare il ricorso e di condannare il ricorrente alla rifusione delle spese processuali; sussistono altresì i presupposti per il pagamento dell’ulteriore somma dovuta a titolo di raddoppio del contributo unificato.
Ai sensi dell’art.13 comma 1 quater del Dpr 115 del 2002 da atto della sussistenza dei presupposti per versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma ibis dello stesso art. 13.