Source: https://www.scribd.com/document/29839551/QuaDocNomadi-N8-Lombardia
Timestamp: 2018-03-18 22:12:33+00:00
Document Index: 158701212

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 151', 'art. 5', 'art. 14', 'art. 3']

QuaDocNomadi_N8 Lombardia
Description: Rom e Sinti in Lombardia: alcuni tratti distintivi della cultura, dell'istruzione e del lavoro. Quaderno di documentazione
Rom e Sinti in Lombardia: alcuni tratti distintivi della cultura, dell'istruzione e del lavoro. Quaderno di documentazione
Rom e Sinti in Lombardia: alcuni tratti distintivi della cultura, dell’istruzione e del lavoro
Quaderno di documentazione
a supporto dell’esame dei progetti di legge riguardanti le popolazioni nomadi o seminomadi nel territorio lombardo
CONSIGLIO REGIONALE DELLA LOMBARDIA Documentazione ad uso interno
Servizio Valutazione Processo Legislativo e Politiche regionali Ufficio Analisi Leggi e Politiche regionali Gruppo di ricerca: Pinuccia Dantino (project leader) Elvira Carola (coordinamento) Paola Comini Francesco Pellegrini Editing e segreteria: Daniela Carnelli, Laura Gabetta, Loredana Invernizzi Stampa a cura di: Centro Stampa del Consiglio Regionale della Lombardia
Si ringraziano per la collaborazione: Rosella Petrali, Antonello Grimaldi e Clara Demarchi della Direzione Generale Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia; il Centro di documentazione della Fondazione ISMU; Rosa Spadaro dell’Ufficio Scolastico regionale. Documentazione ad uso interno Distribuzione gratuita Nessuna riproduzione, traduzione o adattamento può essere pubblicata senza citarne la fonte.
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1. I popoli rom e sinti 1.1. Terminologia e cenni storici 1.2. Essere una minoranza 1.3. Nomadismo e stanzialità 2. Origini e disposizione sul territorio 2.1. I gruppi presenti in Italia e in Lombardia 2.2. Alcuni dati demografici 2.3. Presenza e distribuzione in Lombardia 2.4. Approfondimento: gli insediamenti di Milano e provincia 3. L’istruzione dei minori e degli adulti 3.1. Politiche, disposizioni e raccomandazioni 3.2. Scuola ed educazione nella quotidianità degli insediamenti lombardi 3.3. Approfondimento: i minori rom e sinti e la scuola 3.4. Alfabetizzazione degli adulti 4. Il lavoro: fra tradizione e modernizzazione 4.1. Le occupazioni di Rom e Sinti 4.2. I lavori nella quotidianità degli insediamenti lombardi 4.3. Una strategia per l’integrazione: la mediazione linguistico – culturale Appendice Normativa e documentazione nazionale ed internazionale Legislazione statale e regionale Documenti internazionali Enti e organizzazioni per lo studio e la tutela di Rom e Sinti Riviste e monografie della Biblioteca del Consiglio Regionale Bibliografia generale e webgrafia 7 7 9 10 13 13 15 15 18 24 24 26 29 32 33 33 34 35 36 37 37 39 43 46 48
1. I popoli rom e sinti
Le etnie dei Rom e dei Sinti (insieme ai Caminanti ed altre meno numerose), sono comunemente raggruppate sotto l'appellativo di zingari. Spesso ci si riferisce a q ueste etnie anche con il termine nomadi, anche se molti di essi non lo sono più, oppure con il termine rom, ma non tutti appartengono a questo ceppo. In questo capitolo cercheremo prima di tutto di chiarire il significato di questi termini, non sempre equivalenti, con i quali nel linguaggio comune ci riferiamo a queste popolazioni e cercheremo anche di tratteggiarne le origini e la storia. 1.1. Terminologia e cenni storici Gli Zingari appartengono ad un gruppo etnico migrante, risalente ad un ceppo indiano (come si evince dai caratteri somatici), incrociatosi poi con le popolazioni di altri paesi d’adozione1. Le migrazioni verso occidente delle popolazioni zingare “incominciano a datare dal IX secolo, quando dalle zone nord-occidentali dell'India si spostarono Terminologia verso la Persia e da qui verso la Turchia e la Grecia, da dove poi si diffusero in tutta l'Europa”2. La parola italiana zingaro, come il Se tracciamo “una linea immaginaria che congiunge Roma francese tsigane e il tedesco Zigeuner, ad Helsinki, passando per Vienna e Praga, ad est di deriva da: athinganoi parola greca questa ipotetica divisione troviamo le comunità che si “αθιγγάνος”, traducibile con “non colpito”, autodenominano Rom, mentre ad ovest della linea “non toccato”, quindi “intoccabile”. troviamo gruppi dai nomi differenti: Sinti, Manus, Kale, Romanichals (o Romanicèls), con esigue minoranze di La parola gitano, come l'ungherese cigány, l'inglese gypsy, il francese e Rom”3. La presenza degli zingari in Italia viene fatta risalire all'invasione dei Balcani da parte dei Turchi. Dai paesi slavi e dalla Grecia si spostarono verso l'Italia: per via terra, attraverso i Balcani e i territori tedeschi, giunsero nel nord Italia; per via mare, dalla Grecia raggiunsero le coste calabresi, siciliane, pugliesi e abruzzesi. Anche se le ricerche storiche non hanno ancora accertato la data di arrivo dei Sinti, sembra che alcuni gruppi di essi siano giunti in Italia all’inizio del 1900. I Rom dell'Italia centro-meridionale risultano presenti sin dalla fine del XIV secolo, invece, altri gruppi rom sono giunti in Italia dalla fine del 1800, dopo la loro emancipazione dalla schiavitù in Romania. Altri gruppi provenienti dalla Russia, dalla Serbia e dalla Croazia hanno raggiunto l’Italia nord-occidentale dopo la prima guerra mondiale, mentre dopo la seconda guerra mondiale si è andata intensificando l’immigrazione dai Paesi dell’Est4. Gli zingari oggi presenti in Italia appartengono principalmente a due gruppi: i “Rom”, più diffusi al Centro e al Sud e maggiormente tendenti alla sedentarizzazione e i “Sinti” che vivono al Nord e hanno mantenuto più viva la tradizione del nomadismo.
spagnolo gitan, il portoghese cigano, alimenta la leggenda di una loro provenienza dall'Antico Egitto.
L’etnonimo rom (romnì al femminile) nella loro lingua significa “uomo/donna”, o “marito/moglie rom”, oppure “appartenente al popolo rom”, è una parola che li differenzia dai non zingari, nel loro idioma detti “gagè”. L’aggettivo singolare maschile è romanò, mentre il femminile è romanì; il plurale romanès vale per entrambi. Al contrario di quello che comunemente si pensa, non c’è nessuna connessione tra questo termine e il nome Romania, intesa come stato, che deriva dal rumeno e non dalla lingua parlata dai rom. L’etimologia del termine sinti è invece oscura, si può ipotizzare che la sua origine derivi dalla parola “sinto” che nel dialetto dei sinti significa “parente”, ma non è comprovabile.
Da Mario Scalia, Le comunità sprovviste di territorio, i Rom, i Sinti e i caminanti in Italia, Ministero dell’Interno – Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, Roma 2006, p. 4. Ministero degli Interni, “Le Comunità sprovviste di territorio. I Rom, i Sinti e i Caminanti in Italia”, 2006. Per approfondire la conoscenza del fenomeno del nomadismo e tutelarne la cultura, il Ministero dell’Interno ha istituito nel 2006 un Tavolo Tecnico interministeriale coordinato dal Prefetto Perla Stancari, direttore centrale per i diritti civili. 3 Leonardo Piasere, I rom d’Europa, Laterza Editori, Roma-Bari 2004, p. 46. 4 Ibidem.
La tradizione e la cultura rom sono state per secoli tramandate oralmente. La conoscenza del loro passato, quindi, si basa soprattutto su ciò che hanno lasciato scritto le varie culture dominanti con cui essi sono venuti in contatto. La lingua dei Rom (il romanés, in italiano) è simile al sanscrito e questa è un’altra ragione per la quale sembra probabile che provenissero dall'India, dalla quale sarebbero fuggiti intorno all'anno mille. La parola “rom” è un “termine universale che rimanda ad una miriade di sottogruppi: la loro etimologia si riferisce a diverse tipologie, come la stirpe, la nazionalità, il mestiere tradizionalmente praticato ed ulteriori ripartizioni che si basano su determinati elementi di identificazione. Non sono quindi caratteri distintivi precisi a definire questo popolo eterogeneo, ma una serie di somiglianze che includono la lingua, le modalità di vita, la cultura e l’organizzazione familiare. Così come non possiamo trascurare il fatto che i Rom non sono sfuggiti alla pluralità di influenze culturali delle popolazioni incontrate durante il loro percorso, con cui hanno convissuto nel corso dei secoli”5. La distinzione comunemente impiegata tra i Sinti e i Rom “non ha valenza così assoluta: infatti per i Sinti anche i Rom sono Sinti, come per la maggior parte dei Rom anche i Sinti sono Rom”6. I Sinti, attestati originariamente nelle regioni di lingua tedesca, sono emigrati verso l’Italia settentrionale e la Francia in era moderna. Malgrado le differenziazioni interne, “i Sinti sono accomunati da uno stile di vita essenzialmente simile sia per quanto riguarda l’economia che le tradizioni. Sono generalmente nomadi o seminomadi, date le loro attività, ma attualmente si sta delineando in alcuni gruppi una tendenza alla sedentarizzazione con attività di commercio” 7.
Zoran Lapov, Vac’aré romanè? Diversità a confronto: percorsi delle identità rom, FrancoAngeli, Milano 2004, p. 30. Leonardo Piasere, opera citata, p. 46. Ministero degli Interni, “Le Comunità sprovviste di territorio. I Rom, i Sinti e i Caminanti in Italia”, 2006.
1.2. Essere una minoranza Nel 1978 ventisette rappresentanti zingari di altrettanti Paesi chiesero, in un documento indirizzato all’ONU, di essere riconosciuti come popolo senza territorio. Nella Conferenza stampa tenutasi al Palazzo delle Nazioni Unite essi dichiararono di riconoscersi come un unico popolo e scelsero come simbolo la bandiera verde e blu: l'azzurro come colore del cielo e della libertà, il verde della madre terra e in mezzo alla bandiera una ruota a 32 raggi (la ruota indiana, nazione che ha dato l'origine agli zingari) che rappresenta il nomadismo dell'ultima popolazione nomade europea.
Figura n . 1 – Bandiera “Romani”
In base alla legislazione nazionale sui Rom e sui Sinti, in questo paragrafo cercheremo di chiarire le differenze fra il “popolo senza territorio” (espressione con la quale le popolazioni zingare hanno chiesto all’ONU di essere riconosciute) e le “minoranze linguistiche”. Queste ultime infatti sono tutelate per dettato costituzionale, in particolare attraverso l’art. 6 nel quale si dichiara esplicitamente che: “la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”. Alcuni contenuti di una ricerca del Ministero dell’Interno8, che riportiamo testualmente, consentono di fare chiarezza su questo tema: «Le minoranze riconosciute e la legislazione La legge 15 dicembre 1999, n. 482 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche” riconosce e tutela 12 minoranze etnicolinguistiche storiche (albanese, catalana, germaniche, greca, slovena, croata, francese, francoprovenzale, friulana, ladina, occitana e sarda), tenendo conto dei criteri: etnico, linguistico e storico nonché la localizzazione in un territorio definito. Tre dei quattro criteri si riscontrano anche nella minoranza zingara di antico insediamento presente in Italia in quanto: 1) Criterio della storicità: Rom, Sinti e Caminanti sono presenti in Italia da circa 600 anni; 2) Criterio dell’etnicità: Rom, Sinti e Caminanti hanno una origine etnica; 3) Criterio linguistico: Rom, Sinti e Caminanti hanno una propria lingua denominata “romanés”, riconosciuta dagli organismi internazionali e dai linguisti quale lingua minoritaria.
Definizioni Una minoranza nazionale è un gruppo numericamente inferiore rispetto al resto della popolazione di uno Stato, i cui membri, che sono cittadini di quello Stato, hanno caratteristiche etniche, religiose o linguistiche diverse da quelle del resto della popolazione, e sono animati dalla volontà di salvaguardare la propria cultura, tradizione, religione o lingua. Una minoranza storica è una minoranza nazionale con l’aggiunta della storicità. L’insediamento nel territorio è considerato antico se protrattosi fino al 1800 (principio uniformemente accettato in Europa occidentale). Una minoranza nuova è una minoranza nazionale con l’aggiunta di un insediamento relativamente recente (gruppi di immigrati dopo la prima guerra mondiale). Una minoranza etnica è una minoranza nazionale con specificità della loro etnia (origine etnica). Per etnia, infatti si intende un gruppo umano determinato in base ai criteri di classificazione che possono essere di tipo molto diverso (linguistici, culturali, tratti fisici, ecc). Peraltro, il concetto di etnia è assunto unicamente come strumento di indagine e non come determinazione della realtà. Una minoranza linguistica è una minoranza nazionale con l’aggiunta dell’aspetto linguistico (criterio della lingua come elemento di valutazione del patrimonio culturale delle minoranze).
Da Mario Scalia, Le comunità sprovviste di territorio, i Rom, i Sinti e i caminanti in Italia, Ministero dell’Interno – Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, Roma 2006, p. 6-8. Per approfondire la conoscenza del fenomeno del nomadismo e tutelarne la cultura, il Ministero dell’Interno ha istituito nel 2006 un Tavolo Tecnico interministeriale coordinato dal Prefetto Perla Stancari, direttore centrale per i diritti civili. Per la composizione di tale gruppo di lavoro, si rimanda alla sezione che riporta gli organismi che si occupano delle popolazioni nomadi.
La legge ha inteso tutelare le minoranze etnico-linguistiche storiche presenti nel nostro Paese, (escludendo le nuove) al fine di attuare, in maniera compiuta, il dettato dell’art. 6 e degli artt. 2 e 3 della Costituzione. Nel testo del disegno di legge era compresa, tra le minoranze storiche, anche quella zingara, per la quale si prevedevano medesime disposizioni di tutela. L’approfondimento parlamentare fece emergere, però, la difficoltà di applicazione alla popolazione zingara di molte delle norme dell’articolato, per il mancato ancoraggio della stessa ad un territorio definito. Si decise, così, di prevedere per essa l’approfondimento in altro, Diritti riconosciuti alle specifico, provvedimento. minoranze etnico-linguistiche Pertanto, allo stato attuale, non esiste nel nostro storiche ordinamento alcuna norma che preveda e disciplini “l’inclusione” e il “riconoscimento” delle popolazioni Rom - Insegnamento delle lingue nelle nel concetto di “minoranza etnico-linguistica”. scuole dell’obbligo; Nella minoranza zingara storica la posizione giuridica (l’80% - uso della lingua dei sedentarizzati Rom storici sono cittadini italiani) non è nell’Amministrazione pubblica; riconducibile ed accomunabile a quella degli zingari immigrati, - uso della lingua nei media; provenienti in massima parte dall’Est Europeo, cosiddetti - uso della lingua nella rifugiati Rom e richiedenti asilo. Le popolazioni zingare sono toponomastica ed onomastica locale. presenti in Italia da circa 600 anni (…)». La tutela delle comunità “sprovviste di territorio” Le comunità “sprovviste di territorio”, residenti in Italia, sono prive di norme per la salvaguardia della loro cultura e della loro lingua. Il rapporto tra le istituzioni e le comunità zingare si presenta ancora difficile anche se sono stati fatti progressi nel riconoscimento dei loro diritti. Oggi, infatti, essi vengono regolarmente iscritti all’anagrafe comunale, ottengono regolari licenze di commercio, di spettacolo viaggiante e di artigianato. Inoltre hanno la possibilità di iscrivere i figli a scuola e godono dell’assistenza sanitaria ordinaria. Gli Organismi europei richiedono da tempo il riconoscimento e la tutela della minoranza zingara. Il Consiglio d’Europa se ne è occupato sin dal 1969 ed ha creato un apposito gruppo di esperti. Anche il Parlamento europeo e, infine, la Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, oggi Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) si sono interessati alla stessa tematica. Il 31 gennaio 2008 il Parlamento europeo ha votato a larghissima maggioranza una risoluzione9 per definire una strategia europea per i Rom. In base a questo provvedimento la Commissione europea dovrebbe affidare ad uno dei suoi commissari la responsabilità di coordinare le politiche a favore dei cittadini Rom e Sinti che vivono all'interno dell'Unione europea. In sintesi, la risoluzione chiede di porre fine alla segregazione dei Rom nell'istruzione, sostenendone l'integrazione nel mercato del lavoro e, con microcrediti, aiutarli ad avviare attività imprenditoriali. Viene, quindi, sollecitata la Commissione a sviluppare una strategia quadro europea per l'inserimento dei Rom, che miri a dare coerenza alle politiche della UE a favore della loro inclusione sociale e ad elaborare un piano d'azione comunitario dettagliato che fornisca un sostegno finanziario per la realizzazione di questo obiettivo. 1.3. Nomadismo e stanzialità Per comprendere le ragioni che impediscono agli zingari di integrarsi completamente nella nostra società nonostante comportamenti sempre più stanziali, occorre conoscerne tradizioni e stili di vita che ancora oggi sopravvivono pur adattate alle contingenze delle metropoli contemporanee. Nonostante sei secoli di convivenza, conosciamo ancora poco della storia, dei costumi, delle tradizioni, dell'arte e della lingua di questo popolo. Ad esempio, solo il 6% degli italiani stima
Una strategia europea per i Rom, Risoluzione del Parlamento europeo del 31 gennaio 2008, P6_TA-PROV(2008)0035. Il testo della risoluzione è disponibile all’indirizzo internet: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&reference=P6-TA-2008-0035&language=IT&ring=P6-RC-20080050#ref_1_1ref_1_1
correttamente il numero di zingari in Italia, mentre la maggior parte non sa (56%), o sovrastima il fenomeno (35%)10. Uno dei principali tratti distintivi della cultura di queste popolazioni è il nomadismo, tuttavia abbiamo già sottolineato che la denominazione “nomadi” non può essere usata per designare, in generale, le popolazioni rom e sinti. In Italia, infatti, convivono oggi forme di nomadismo e forme di stanzialità che solo in parte derivano dai tratti culturali e dalle origini di queste popolazioni. Ciò che si osserva è, in primo luogo, che non necessariamente la sedentarizzazione segue al nomadismo (come se fosse uno stadio evolutivo successivo dell’organizzazione sociale dei Rom e Sinti); in secondo luogo che il nomadismo viene praticato in molte forme. Nomadismo e stanzialità sembrano quindi modelli di vita diversi che la popolazione romanì adotta sulla spinta di circostanze esterne di natura sociale ed economica, che quindi possono mutare nel tempo. “Il nomadismo implica modi di vita, valori, orientamenti, in primo luogo la concezione e l’organizzazione stessa del tempo e dello spazio, talmente diversi da quelli delle società industrializzate che spesso si verifica una totale assenza di comunicazione, in grado di ostacolare una piena partecipazione a molte delle attività che costituiscono la vita sociale (frequenza scolastica regolare, attività lavorativa stabile, ecc.)”11. Quali tipi di nomadismo possiamo riconoscere fra quelli praticati da Rom e Sinti in Italia? Si può parlare, prima di tutto, di un nomadismo di tipo “simbolico” che “si manifesta in un diverso utilizzo degli spazi e degli ambienti, negli arredi di case che ancora ricordano l’interno degli antichi carrozzoni e delle tende, nella presenza delle roulotte in sosta accanto alle abitazioni; lo si percepisce nel senso di costrizione che molti Rom e Sinti manifestano quando debbono rimanere fermi in un posto per troppo tempo”12. Possiamo poi riconoscere: - una mobilità “stagionale”, motivata “da richiami di natura economica (la raccolta della frutta, la vendemmia, la partecipazione a fiere e a festività, l’esercizio di mestieri itineranti, ecc.) o da richiami di natura familiare (visita a parenti che si trovano in altre località)”13; - una mobilità “circolare” “che procede seguendo un determinato itinerario all’interno di un territorio limitato e in cui il punto di partenza coincide con il punto di arrivo e corrisponde a una località nella quale ha luogo un lungo soggiorno che include la stagione autunnale e invernale”14; - una mobilità “pendolare” “tra una località principale e una o più località situate a breve distanza”15. Ogni tipo di mobilità non esclude le altre: possono coesistere all’interno dello stesso gruppo etnico, possono succedersi nel tempo oppure, talvolta, trasformarsi in vere e proprie migrazioni, quando ad esempio l’allontanamento da un punto di partenza è motivato da dinamiche relazionali interne al gruppo o dalla ricerca di un impiego stabile. Mutamenti degli stili di vita e dei costumi Molte sono le cause dei mutamenti negli stili di vita e nei costumi delle popolazioni Rom e Sinti. Tra queste le principali possono essere attribuite16: 1) al passaggio dalla società agricola a quella industriale. Infatti “Attività un tempo redditizie quali il commercio e i mestieri artigianali, così come attività collaterali praticate dalle donne, ad esempio la chiromanzia o la vendita di chincaglierie e articoli di merceria a domicilio, erano pianificate da costanti spostamenti sul territorio. Esse sono state spesso sostituite da forme di accattonaggio slegato da ogni forma di nomadismo o, peggio ancora, da un incremento di
Risultati di una recente ricerca condotta da ISPO, presentata da R. Mannheimer alla Conferenza Europea sulla popolazione rom, organizzata dal Ministero dell’Interno, nel gennaio 2008. 11 IRES Piemonte , Rom e Sinti in Piemonte, a cura di Sergio Franzese e Manuela Spadaro, Torino, 2005. 12 Ibidem. 13 Ibidem. 14 Ibidem. 15 Ibidem. 16 Ibidem.
attività illecite favorite dallo stato di necessità e dal contatto con le fasce più emarginate della società maggioritaria”; 2) alla scomparsa dei mezzi di trasporto tradizionali, sostituiti da mezzi di locomozione più sofisticati e costosi: “i carrozzoni tradizionali, utilizzati dai Sinti e dai Rom all’inizio di questo secolo, sono stati inizialmente soppiantati da roulotte di varie dimensioni e da case mobili trainate da auto e furgoni, i cui costi sono molto più elevati rispetto a quelli dei tradizionali carrozzoni trainati da cavalli utilizzati ancora fino agli anni Sessanta. Tali mezzi comportano spese assai elevate per carburante, bollo di circolazione, assicurazione, ecc., e un uso continuo ne determinerebbe un rapido deterioramento. Per questa ragione Rom e Sinti tendono sempre più a “immobilizzare” queste strutture all’interno dei campi di sosta o su terreni di proprietà”; 3) al divieto di sostare fuori dalle aree riservate che, offrendo un numero limitato di posti, possono indurre la mobilità.
Il nomadismo Il nomadismo è un aspetto culturale corrispondente alla mancanza dell’insediamento stabile e quindi allo spostamento perpetuo o periodico del gruppo o della comunità. Da una risoluzione contenente raccomandazioni sulla situazione sociale dei nomadi in Europa adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa il 22 maggio 1975 possiamo ricavare una semplice definizione per indicare quelle persone inclini al nomadismo: “Per quanto riguarda la presente risoluzione, l'espressione nomadi significa persone che per ragioni storiche conducono abitualmente un modo di vita itinerante, come pure persone di origine nomade che trovano difficoltà ad integrarsi nella società per ragioni sociologiche, economiche o simili”.
In generale la mobilità delle popolazioni rom e sinti è diminuita sempre più, ma essi sono stati un popolo tradizionalmente nomade all’interno di un territorio geografico e culturale come quello europeo che non conosce altre forme di nomadismo. Lo stile di vita nomade è talmente estraneo alla cultura europea occidentale da suscitare spesso forti resistenze: “la resistenza da parte della società maggioritaria ad accettare l’idea che si possa vivere in una roulotte all’aperto deriva dal fatto che le nostre abitudini di vita escludono l’uso dello spazio esterno come spazio abitativo. Nella nostra cultura, che separa nettamente i luoghi ed i tempi della vita privata da quelli della vita pubblica, lo spazio abitativo segna i confini metaforici dello spazio individuale e corrisponde al luogo fisico che difende il nostro diritto all’intimità e agli affetti. Al contrario lo spazio esterno, organizzato per accogliere tutte le strutture che consentono la vita sociale e le attività produttive, corrisponde allo spazio della nostra identità sociale ...”17. Grandi differenze di cultura e stile di vita stanno alla base delle difficoltà di comunicazione tra Rom e non Rom e frequentemente hanno determinato l’esigenza di ricorrere al nomadismo, come ricerca di luoghi più ospitali. Paradossalmente proprio queste difficoltà di relazione fra comunità romanès e comunità gagè (non rom) hanno contribuito alla conservazione da parte di tale minoranza della propria identità culturale, perchè il tempo di permanenza in un determinato paese non era tale da consentire l’assimilazione e la sedimentazione di valori culturali diversi. Questo diverso modo di rappresentarsi lo spazio ed il tempo sono alla base delle scelte di vita ed abitative dei Rom e dei Sinti e dovrebbero costituire un orientamento nell’individuare politiche che, a partire dal rispetto di queste culture, intervengano per tutelare queste minoranze ma nel contempo per favorirne l’integrazione, a partire dai minori, per evitare una marginalizzazione che può essere foriera di conflitti sociali.
A.R. Calabrò, Il vento non soffia più. Gli zingari ai margini di una grande città, Marsilio ed. Venezia 1992.
2. Origini e disposizione sul territorio
In questo capitolo forniamo qualche sintetica indicazione sui gruppi Rom e Sinti presenti in Italia e, in particolare, in Lombardia, con alcuni dati demografici sulla popolazione e gli insediamenti. Richiamiamo l’attenzione sul fatto che la classificazione dei gruppi etnici si fonda su elementi etnico-linguistici, ma ad essa non corrisponde un preciso riconoscimento giuridico. 2.1. I gruppi presenti in Italia e in Lombardia18 In Italia sono presenti numerosi gruppi Rom e Sinti che, in diverse epoche e con diversa provenienza, sono giunti nel nostro paese insediandosi in numerose regioni. Nella cartina che segue li abbiamo identificati con il nome specifico e la provenienza. Come si può notare, in molte regioni (Abruzzo, Molise, Lazio, Puglia, Marche e Lombardia) è diffuso il gruppo dei Rom abruzzesi che risulta anche il più importante numericamente, economicamente attivo e socialmente integrato. I Rom abruzzesi “mantengono forti i legami delle famiglie estese ... sono sedentari e tendono a raggrupparsi nella stessa strada o nello stesso quartiere, possibilmente in case monofamiliari, proprio per mantenere la coesione sociale. Alcuni piccoli nuclei hanno recentemente ripreso la carovana o la campina: una parvenza di nomadismo, perché sono andati a stanziarsi in alcune città del nord. Tradizionalmente calderai, ma soprattutto mercanti di cavalli, oggi i Rom abruzzesi si dedicano in particolare al commercio, anche se non mancano giovani inseriti in lavori dipendenti”19. In Lombardia sono poi presenti da lunga data i Sinti “italiani”. Essi “si suddividono in gruppi a denominazione regionale: piemontesi (diffusi anche in Francia), lombardi, veneti, emiliani, marchigiani; però le orbite del loro nomadismo si estendono a tutto il territorio italiano. Tradizionalmente dediti allo spettacolo viaggiante (musica, acrobazia, ammaestramento di animali, spettacolo ambulante, circo, luna-park) hanno sempre integrato le loro risorse economiche con il piccolo artigianato (oggetti in legno e vimini, riparazione di ombrelli o di sedie impagliate, affilatura di coltelli, ecc.) e con il piccolo commercio di merceria praticato dalle donne per strada o di porta in porta. (...). Malgrado le differenziazioni interne, i Sinti sono accomunati da uno stile di vita essenzialmente simile sia per quanto riguarda l’economia che le tradizioni. Sono generalmente nomadi o seminomadi, date le loro attività, ma attualmente si sta delineando in alcuni gruppi una tendenza alla stanzialità”20. Le difficoltà economiche nei paesi dell’Europa orientale e soprattutto la guerra nell’ex Jugoslavia hanno portato un flusso sempre crescente di nuovi gruppi zingari in Italia.
Per questo paragrafo ci avvaliamo del saggio di Mirella Karpati, Gruppi zingari in Italia, in Jean Pierre Liégeois (curato da), Rom, Sinti, Kalé ... zingari e viaggianti in Europa, Edizioni Lacio drom, Roma 1995. 19 M. Karpati, opera citata. 20 M. Karpati, opera citata.
Figura n. 2 – distribuzione delle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti in Italia
Sinti gàckane, che individua zingari immigrati dalla Germania attraverso la Francia, in tutta l’Italia centro-settentrionale
Sinti estrekhària, (da Osterreich = Austria) si trovano in Trentino Alto Adige oltre che in Austria
Sinti lombardi, presenti in Lombardia, in Emilia e parte anche in Sardegna
Sinti piemontesi, stanziati in tutto il Piemonte e Liguria
Sinti Kranària, nella zona della Carnia Sinti Kranària, nella zone del Carso
Sinti veneti, presenti nel Veneto
Sinti emiliani, nella parte centrale dell’Emilia Romagna Sinti marchigiani, presenti nelle Marche, nell’Umbria e nel Lazio Sinti lombardi, presenti in Lombardia, in Emilia e parte anche in Sardegna
Rom abruzzesi dal XIV secolo, diffusi oltre che in Abruzzo e Molise, anche nel Lazio, in Campania, in Puglia, nelle Marche. Un nucleo notevole si trova a Milano e in altre città del nord insieme a Rom di origine Rumena;
Ròmje pugliesi, stanziati in Puglia
Ròmje basalisk, presenti in Basilicata e i Rom lucani I Rom napoletani (detti napulengre) sono fortemente mimetizzati nel capoluogoi; i Rom cilentani vivono nel Cilento
Rom calabresi, stabilitisi da secoli in Calabria
I Caminanti siciliani sono presenti nella provincia di Siracusa e in particolare Noto
Sinti Rom Caminanti 14
Rom Kalderasa, Lovara e Churara appartengono alla seconda ondata risalente al XIX secolo e si trovano sparsi per tutta la penisola
2.2. Alcuni dati demografici Non esistono censimenti ufficiali che consentano di quantificare il variegato mondo rom e sinti in Italia. Ci baseremo, quindi, su stime di organismi attendibili che hanno affrontato il problema. Nel febbraio 2007 l'Opera Nomadi21 ne ha tracciato una fotografia in occasione di un congresso nazionale. Le stime parlano di 160 mila persone di cui 70 mila con cittadinanza italiana (quasi il 45%); le altre 90 mila provengono dai Balcani, per metà dalla ex Jugoslavia (dal 1966) con punte altissime nei primi anni novanta, e metà dalla Bulgaria e dalla Romania, "direttrice che registra un costante aumento"22. Altri dati disponibili sono quelli riportati da ERRC (European Roma Rights Center)23 che valutano la presenza di zingari in Italia intorno a 150.000 unità, di cui oltre i 2/3 di cittadinanza italiana, mentre il terzo rimanente ha altre cittadinanze della Comunità Europea o della ex Jugoslavia. In Europa la minoranza rom/sinta è stata definita "la minoranza più numerosa dell'Unione europea". In Italia rappresenta lo 0,3 per cento della popolazione. In genere si può dire si tratti di popolazioni giovani (il 60% ha meno di 18 anni), ma con una bassa speranza di vita. L’età media è tra i 40 e i 50 anni mentre gli ultra sessantenni si stima siano pari al 2 – 3% della popolazione. 2.3. Presenza e distribuzione in Lombardia In questo paragrafo cerchiamo di dare una dimensione al fenomeno nell’ambito del territorio lombardo, avvalendoci dell’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia contenuta nel Rapporto 2006 dell’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità – Fondazione ISMU24. Gli autori richiamano l’attenzione sui limiti dell’attendibilità di questo tipo di ricerche per diversi motivi: - «“ragioni teoriche”, derivanti dall’incertezza e dalle sovrapposizioni tra le nozioni con cui le popolazioni di riferimento vengono identificate: “nomadi” e “zingari”; - la mancanza di “criteri precisi per classificare una persona o un gruppo come zingari”; - “la stessa precarietà degli insediamenti e della presenza zingara nel territorio rende difficili le rilevazioni”, facendo si che “il numero di presenze in un insediamento è quasi sempre un dato approssimativo, così come spesso lo sono le informazioni sulle caratteristiche degli abitanti”25». L’indagine, svolta tra giugno e ottobre 2006, ha individuato un numero di 241 insediamenti (ripartiti in “irregolari permanenti”, “regolari permanenti”, regolari temporanei”) con una presenza di 8.496 persone. Nella tabella 1, i dati relativi al Comune di Milano sono indicati separatamente da quelli della Provincia per mettere in evidenza la peculiarità della situazione milanese. A questi valori occorre aggiungere quelli relativi alle persone che abitano in case convenzionali, circa 1.003 unità, più 1.428 giostrai (dei quali però non è certo se vi sia sovrapposizione con gli
L’Opera Nomadi, riconosciuta a livello nazionale nel 1965, nel 1970, con Decreto del Presidente della repubblica n. 347, è elevato a Ente Morale Nazionale. Si configura come un’associazione apartitica e aconfessionale, promotrice della partecipazione diretta di Rom e Sinti. In generale, l’Opera Nomadi si fa mediatrice tra i pubblici poteri ed i gruppi di rom e sinti per la tutela dei loro diritti e per favorire interventi specifici atti a sanare le situazioni di svantaggio. L’associazione si articola sul territorio in sezioni (provinciali o regionali) o gruppi di collaboratori autonomi. http://www.operanomadimilano.org 22 Opera Nomadi nazionale – IX Seminario Nazionale, Roma – Ministero Istruzione 10 e 11 febbraio 2007 – “Rom/Sinti e le Metropoli”. 23 http://www.errc.org/Links_index.php 24 Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e Sinti in Lombardia, Rapporto 2006, Capitolo 3, a cura di Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi, Fondazione ISMU, Milano. 25 L’attendibilità è diversa per i diversi tipi di insediamenti. Il punto critico riguarda il grosso numero di piccoli insediamenti familiari su terreni di proprietà della famiglia, che rappresentano uno dei principali sviluppi delle strategie insediative in questi anni anche in Lombardia. La difficoltà di identificare queste presenze, che in molti casi comportano elementi di irregolarità, influisce sull’attendibilità delle informazioni relative a questo tipo di insediamenti (in molti casi ascrivibili alla tipologia “insediamento irregolare”). L’indagine è stata svolta attraverso l’invio di un questionario ai comuni con la verifica e integrazione delle informazioni attraverso contatti con gli operatori ed esponenti di associazioni attive sul territorio. La copertura dei comuni è stata superiore all’80%. Per Milano città i dati utilizzati sono quelli del “censimento” condotto dalla Polizia locale nel 2005 nelle aree occupate abusivamente da cittadini extracomunitari, aggiornati con i dati dei Servizi sociali del comune relativi al 2006. Questi dati sono stati integrati sulla base delle informazioni fornite dall’Opera Nomadi di Milano e dalla Caritas ambrosiana. Le stesse associazioni hanno anche fornito informazioni sulle presenze in alloggi convenzionali.
abitanti di insediamenti). In Lombardia dunque un totale di circa 11mila persone, e in ogni caso si tratta di cifre sottostimate26.
Tabella n. 1 – Insediamenti per tipo e area territoriale
tipo di insediamento Insediamenti abitanti segnalati alloggi convenzionali
regolare stabile
regolare temporaneo
segnalati giostrai
insed. Bergamo Brescia Como Cremona Lecco Lodi Mantova Milano Pavia Sondrio Varese Comune Milano Totale 14 36 1 9 3 2 6 77 24 1 23 45 241 323 748 5 205 54 12 154 1.843 758 10 704 3.680 8.496 7 23 0 6 1 0 4 19 10 0 4 13 87
abit. 230 603 0 150 13 0 119 459 524 0 275 1.690 4.063
insed. 2 5 0 2 1 0 0 3 1 1 1 0 16
abit. 30 38 0 35 26 0 0 42 0 10 34 0 215
insed. 5 8 1 1 1 2 2 53 13 0 18 32 136
abit. 63 107 5 20 15 12 35 1.272 234 0 395 1.990 4.148
insed. 0 0 0 0 0 0 0 2 0 0 0 0 2
abit. n. comuni 0 0 0 0 0 0 0 70 0 0 0 0 70 5 4 0 2 0 2 4 8 3 0 5 1 34
pop. 245 283 0 84 0 22 62 55 44 0 58 150 1.003
n. comuni 7 7 0 2 3 10 3 20 4 3 5 1 65
pop. 75 187 0 35 51 282 67 303 62 35 31 300 1.428
La distribuzione territoriale ovviamente è molto disomogenea, con una maggiore presenza nell’area milanese e nelle aree contigue. La sola Milano conta infatti 45 insediamenti, con 3.680 presenze circa, mentre in provincia di Milano ne risultano 77 per un totale di 1.843 presenze.
Figura n. 3 – Rom e Sinti, popolazione stimata per province
Per quanto riguarda i tre tipi di insediamenti (“irregolari permanenti”, “regolari permanenti”, regolari temporanei”) le tabelle di seguito riportate forniscono diverse indicazioni. Le principali: - Tab. 2. tipologie abitative: la roulotte e il camper sono ancora (con l’eccezione di Milano) la sistemazione prevalente: sono presenti nel 76% degli insediamenti; - Tab. 3. proprietà dell’area: un terzo degli insediamenti si trovano in aree di proprietà pubblica, quasi metà sono in aree di proprietà di chi vi abita: il dato documenta lo sviluppo del “campo familiare” che si è verificato in questi anni (che ha interessato in particolare alcune province:
Cfr. nota 30.
Varese, Milano provincia, Brescia). Gli insediamenti in aree pubbliche, che sono di maggiori dimensioni, ospitano quasi il 60% dei Rom e dei Sinti presenti in Lombardia; - Tab. 4. gruppi: quasi due terzi degli insediamenti sono abitati da Rom; due soli casi di insediamenti misti di Rom e Sinti sono stati registrati: - Tab. 5. nazionalità: oltre la metà degli insediamenti ospita soltanto italiani27.
Tipologia insediamento regolare stabile regolare temporaneo irregolare n.d. Totale Tabella n. 2 – Tipo di insediamento e tipologia abitativa (percentuali)28 camper e case/ numero baracche camper camper e case n. d. totale baracche immobili insediamenti 1,1 0,0 10,3 0,0 6,2 46,0 75,0 33,8 0,0 40,7 13,8 6,3 21,3 0,0 17,4 18,4 0,0 15,4 0,0 15,4 10,3 0,0 14,7 0,0 12,0 10,3 18,8 4,4 100,0 8,3 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 87 16 136 2 241
Tipologia insediamento regolare stabile regolare temporaneo irregolare stabile n.d. Totale
Tabella n. 3 – Tipo di insediamento e proprietà dell’area (percentuali) privata di privata di pubblica n.d. chi totale altri vi abita 43,7 46,0 6,9 3,4 100,0 87,5 22,1 0,0 34,0 6,3 57,4 0,0 49,4 0,0 15,4 0,0 11,2 6,3 5,1 100,0 5,4 100,0 100,0 100,0 100,0
numero insediamenti 87 16 136 2 241
Tabella n. 4 – Tipo di insediamento e gruppi di appartenenza (percentuali) Tipologia numero rom sinti entrambi n.d. totale insediamento insediamenti regolare stabile 37,9 47,1 1,1 13,8 100,0 87 regolare temporaneo irregolare stabile n.d. Totale 31,3 72,1 50,0 56,8 43,8 19,9 50,0 31,5 0,0 0,7 0,0 0,8 25,0 7,4 0,0 10,8 100,0 100,0 100,0 100,0 16 136 2 241
Tabella n. 5 – Tipo di insediamento e nazionalità (percentuali) Tipologia insediamento regolare stabile regolare temporaneo irregolare stabile n.d. Totale italiani 65,5 75,0 41,2 50,0 52,3 stranieri 20,7 6,3 50,0 50,0 36,5 entrambi 6,9 0,0 5,1 0,0 5,4 n.d. 6,9 18,8 3,7 0,0 5,8 totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 numero insediamenti 87 16 136 2 241
“Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e Sinti in Lombardia”, Rapporto 2006, Capitolo 3. Ibidem, pagg .62-65.
2.4. Approfondimento: gli insediamenti di Milano e provincia Prima di descrivere la situazione insediativa nel comune di Milano, riportiamo alcune informazioni tratte dal censimento quantitativo effettuato dalla Provincia di Milano pubblicato nell’estate 200629. La rilevazione è stata effettuata nel 2005 relativamente al territorio provinciale, città di Milano esclusa; la particolarità di questo caso, la sua consistenza, richiedono infatti una trattazione a parte. La Provincia di Milano Anche qui occorre premettere la difficoltà di raccogliere i dati, specie nei contesti di irregolarità. I Comuni che hanno risposto al censimento sono stati 154 su 18930. Il censimento provinciale non è comparabile con quello effettuato dall’ISMU (la raccolta dei dati da parte della provincia è avvenuta un anno prima (2005); i comuni che hanno risposto non sono gli stessi censiti dall’ISMU; i parametri adottati sono stati diversi; tuttavia tale rilevazione è importante in quanto fornisce informazioni interessanti sugli aspetti relativi alla distribuzione del fenomeno sul territorio provinciale di Milano. Il comune con il maggior numero di insediamenti risulta essere Corbetta con 9 insediamenti registrati come “non regolari”; si tratta però di insediamenti molto piccoli, che singolarmente non superano i 5 abitanti. Più significativa è invece la presenza nei Comuni di Sesto San Giovanni, Pioltello, Garbagnate Milanese, Rho e Cernusco sul Naviglio dove, si concentra oltre il 75% della popolazione Rom di tutta la provincia, peraltro in condizione di instabilità. Significativi sono inoltre gli insediamenti, questa volta regolari, dei comuni di Buccinasco e Lissone, che con un insediamento regolare e permanente a testa raccolgono oltre il 50% della popolazione sinti. A questi dati, confermati anche dalle Polizie Locali, vanno aggiunte alcune informazioni messe a disposizione dall’Opera Nomadi. Ci viene, infatti, segnalata presenza di insediamenti Rom nei comuni di Boffalora, Trezzo, Agrate Brianza, Rozzano, Locate Triulzi, Settimo; inoltre sappiamo della presenze di insediamenti sinti nei comuni di Monza e Solaro. Si tratta di piccoli insediamenti, che non superano le 40-50 presenze in totale31. Il censimento inoltre, descrive i fenomeni insediativi dividendo la popolazione rom da quella sinta. La popolazione rom32 La popolazione rom censita dalla Provincia di Milano è all’incirca di 1149 persone di cui 1106 vive all’interno di un insediamento non regolare33; I minori sono all’incirca 362 e corrispondono al 31% della popolazione totale censita. Questo dato dimostra l’alta percentuale di minori tra i Rom e Sinti che supera quella registrata per i bambini stranieri (non più del 20%). Come già segnalato in precedenza i Comuni aventi il più alto numero di Rom tra i propri abitanti sono quelli di Sesto San Giovanni, di Pioltello, Garbagnate e Rho. La presenza di Rom aumenta in corrispondenza di centri abitati maggiori, in particolare nelle vicinanze della città di Milano34, e tende a diminuire nei centri più piccoli. Per quanto riguarda le cittadinanze possiamo notare che solo in un caso troviamo Rom con cittadinanza straniera in insediamenti regolari: si tratta di uno dei due insediamenti del comune di Vittuone, per altro regolare solo in parte, popolato di Rom italiani e stranieri in percentuali rispettive del 40% e 60%.
Censimento popolazioni Rom e Sinti – Osservatorio per le Politiche Sociali – Provincia di Milano – 2006, a cura della Dr.ssa Marta Lovison Ufficio Dati area Minori e Immigrazione – Servizio Osservatorio per le Politiche Sociali. 30 “A causa della complessità dell’argomento trattato e delle caratteristiche delle popolazioni censite, i dati di seguito riportati non possono essere ovviamente considerati definitivi; sono comunque gli unici dati, a nostra disposizione, provenienti dalle Amministrazioni Comunali e possono indubbiamente essere considerati buon indicatore di un fenomeno di cui è difficile avere una stima definitiva”. 31 Dal censimento della Provincia di Milano, anno 2006, op. citata. 32 Ibidem. 33 Confrontando i dati con quelli della ricerca ISMU di cui al Cap. precedente, risulta che in un anno le presenze negli insediamenti della provincia sono aumentate fino a 1843 unità. 34 Un esempio è rappresentato dal campo di Via Monte Bissino ai confini del Comune di Baranzate di Bollate con Milano
Tutti gli altri Rom di cittadinanza straniera vivono in insediamenti registrati come non regolari, sia per quanto riguarda le norme urbanistiche e/o di edilizia, sia per quanto riguarda l’occupazione di spazi non meglio identificati. Per quanto riguarda la popolazione Rom avente cittadinanza italiana, questa si distribuisce equamente in situazioni di regolarità e probabile irregolarità. Questa situazione è indicativa dei processi di integrazione temporale di questa popolazione: come per i Sinti, anche le popolazioni Rom di più vecchio insediamento cominciano a vivere in situazioni di regolarità, sia di permanenza che abitativa, ma la maggioranza vive ancora in condizioni di profonda precarietà. La popolazione sinti35 Il censimento mostra che la popolazione sinti in provincia si aggira intorno alle 500 persone. Di queste meno del 15% (una cifra che corrisponde a 70 persone) vivono in condizioni di irregolarità e in particolare in due campi: quello di Boffalora sopra Ticino e quello di Senago. La percentuale di minori è molto alta: circa il 30% (per un totale di circa 150 bambini-ragazzi). I Sinti si dividono per la maggior parte in due insediamenti di grandi dimensioni: quello del Comune di Lissone e quello situato sul territorio di Buccinasco. Il resto della popolazione si distribuisce in modo più o meno omogeneo nei restanti comuni. Per quanto riguarda la cittadinanza di appartenenza i dati rilevati confermano che i Sinti, data la presenza più antica, hanno quasi tutti acquisito la cittadinanza italiana (solo il Comune di Senago ci segnala una presenza di Sinti stranieri, insediati in un campo non regolare) e nella maggior parte dei casi vivono in situazioni di regolarità di insediamento. Anche le condizioni abitative sembrano essere migliori: tutti gli insediamenti sono infatti composti da case prefabbricate o immobili preesistenti riusati, non risultano segnalazioni di Sinti abitanti in baracche, camper o roulottes; questo dato, come quello della cittadinanza, può essere letto come indicativo di una maggiore stabilità insediativa. La situazione nella città di Milano Gli insediamenti nel Comune di Milano, secondo i dati del Rapporto ISMU 200636, sono 45 per un totale di circa 4.130 persone. Questi valori comprendono le 150 unità che abitano in case convenzionali e i 300 giostrai segnalati (di cui è incerta la sovrapposizione con gli abitanti di insediamenti).
Tabella n. 6 – distribuzione della popolazione Rom-Sinti nel Comune di Milano per tipo di insediamento tipo di insediamento segnalati segnalati alloggi regolare regolare giostrai irregolare n.d. convenzionali stabile temporaneo Insediamenti abitanti insed. 3.680 13 abit. 1.690 insed. abit. insed. 0 0 32 abit. 1.990 insed. abit. 0 0 n. comuni 1 pop. 150 n. pop. comuni 1 300
La maggioranza di essi è di cittadinanza italiana. A Milano, su di una popolazione residente di 1.304.26337, gli zingari sono poco più dello 0,3%. In rapporto alla popolazione straniera censita alla stessa data (170.000) sono il 2,4%. Come si vede nella tabella n. 6, a fronte di 13 insediamenti regolari e stabili, troviamo ben 32 situazioni di irregolarità, ma il dato che colpisce (parlando di un popolo tradizionalmente nomade) è che non risultano campi regolari a carattere temporaneo.
Dal censimento della Provincia di Milano, anno 2006, op. citata. Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, Milano, marzo 2007. 37 Dati Comune di Milano, aggiornati al 2006.
Gli insediamenti comunali autorizzati Riportiamo qui di seguito alcune informazioni sugli insediamenti stabili presenti sul territorio comunale38, segnalando che le differenti situazioni di tali insediamenti e le difficoltà di rilevazione delle informazioni determinano, in alcuni casi, un diverso livello di approfondimento. Campo di Via Idro Anno di nascita del campo 1989 – Zona decentramento 2 – Mq 20.000 circa. E’ in fase di ristrutturazione. Ogni nucleo familiare dispone di un servizio igienico, le piazzole sono ben definite, da tempo non ci sono occupazioni abusive dell’area. Gran parte dei minori frequentano le scuole della zona. All’interno del campo è sorta nel 1990 la “Laci Buti“ (buon lavoro), una cooperativa sociale che attualmente occupa tre squadre di Rom del campo (c.a 15 persone.) in appalti pubblici di manutenzione del verde. Abitanti: Cittadini Italiani di origine Rom che non praticano più da tempo il nomadismo presenti in Italia da almeno mezzo secolo. Famiglie 29 – Persone 116 – Minori 47 – Anziani 1. Lavoro: Oltre ai soci della cooperativa vi sono 2 lavoratori dipendenti. Scuola: Materna 5 bambini – Elementare 19 – Medie inferiori 11. Mediazione Culturale: 2 donne del campo lavorano come mediatrici culturali all'interno della scuola elementare di zona. Strutture: all’interno del campo vi sono un Centro Polifunzionale in muratura e una serra di 250 mq, non più funzionante, di proprietà della coop. Laci Buti. Campo di Via Bonfadini Anno di nascita del campo 1987 – Zona decentramento 4 – Mq 5.000. Nel corso degli anni all’interno del campo i Rom hanno edificato casette in muratura. La popolazione è aumentata notevolmente per i numerosi matrimoni e le nuove nascite. Nel campo ora non c’è quasi più spazio. Infatti, limitrofo al campo comunale è sorto un insediamento di 8 famiglie di Rom harvati per un totale di 31 persone con prefabbricati e roulottes. Il contratto stipulato con il Comune era valido fino al 2000, ma le famiglie sono rimaste sull’area. Gran parte dei minori frequentano le scuole ed è sorta una cooperativa sociale: la “Romano Drom”. Abitanti: cittadini con cittadinanza italiana di origine rom che non praticano più da tempo il nomadismo, originari dell'Abruzzo, emigrati a Milano negli anni '60. Famiglie 29 – Persone 129 – Minori 40 – Anziani 1 – Invalidi civili 1. Lavoro: dipendenti 4 persone; autonome 2 persone. Scuola: Materna 5 bambini – Elementare 2 – Media inferiore 3. Mediazione Culturale e Sanitaria: 2 donne del campo lavorano come mediatrici culturali all'interno della scuola elementare e 1 donna lavora come mediatrice sanitaria presso il Consultorio familiare. Campo di Via Martirano Anno di nascita del campo 1987 – Zona decentramento 7 – Mq 7000. Si trova in aperta campagna, molto isolato. Dispone di un solo blocco di servizi igienici. I minori frequentano le scuole, ma la situazione complessiva con la zona circostante è conflittuale, soprattutto per la presenza di altri Rom che attuano occupazioni abusive. Abitanti: si tratta di cittadini italiani di origine rom che non effettuano più da tempo il nomadismo. Sono presenti in Italia da oltre mezzo secolo. Famiglie 22 – Persone 93 – Minori 41 – Anziani 2 (1 è pensionato sociale) – Invalidi Civili 3 di cui 2 sono minori. Lavoro: autonomi 2 persone. Scuola: Materna 11 bambini – Elementare 14 – Media Inferiore 13 – Media superiore 1 (ragioneria). Mediazione Culturale: 2 donne del campo lavorano come mediatrici culturali all'interno della scuola elementare di zona.
Comune di Milano, Settore Acquisti di Beni e Servizi – Settore Adulti in Difficoltà “Affidamento del servizio di gestione sociale delle aree abitative comunali per cittadini di origine rom e sinti – periodo 2008/2011”.
Campo di Via Negrotto Anno di nascita del campo 1968 – Zona di decentramento 8 – Mq 10.000. E’ stato ristrutturato nell’anno 2000. Con la ristrutturazione si è dotata ogni famiglia di un blocco di servizi igienici con doccia e questo ha migliorato la situazione igienico sanitaria. La popolazione è stabile. Abitanti: si tratta di cittadini italiani di origine rom harvati che non praticano più da tempo il nomadismo. Sono in Italia da oltre mezzo secolo. Famiglie 18 – Persone 84 – Minori 32 – Anziani 3 di cui 1 è pensionata sociale. Lavoro: dipendenti 1 (operaia pulizie); autonomo 1 (arrotino). Scuola: Materna 3 iscritti – Elementare 10 – Media Inferiore 3. Non vi sono realtà organizzate del privato sociale che intervengono sul campo ma unicamente 2 suore che conducono da anni un laboratorio di taglio e cucito. Campo di Via della Chiesa Rossa Anno di nascita del campo 2000 – Zona di decentramento 5 – Mq 13.000. E’ stato realizzato nell’anno 2000 al fine di trasferire all’interno dello stesso numerose famiglie di Rom harvati , presenti sul territorio cittadino da oltre quarant’anni. Il campo è suddiviso in quattro aree, in quanto sono quattro le famiglie allargate che vi sostano (imparentate tra loro). Le attrezzature sono ottime. Come in altri campi è sorta una cooperativa sociale formata dai Rom, la “Nevi Bait”. Abitanti: si tratta di cittadini italiani di origine Rom che non effettuano più da tempo il nomadismo. Famiglie 42, Persone 158 – Minori 50 – Anziani 2 (pensionati sociali) - Invalidi civili 7 di cui 3 sono minori. Lavoro: dipendenti 7 (compresi in 2 famiglie). Scuola: Materna 1 bambino – Elementare 21 – Media inferiore 7. Mediazione Culturale: 3 donne del campo lavorano all'interno delle scuole elementari di zona come mediatrici culturali. Strutture: Il campo è dotato di un ottimo centro polifunzionale e di un campetto per il gioco del calcio. Campo di Via Impastato Anno di nascita del campo 2004 – Zona decentramento 4 – Mq 2.500. Nel campo di via Impastato i Rom hanno posizionato fabbricati (facilmente rimovibili e non ancorati a terra) e delimitato le aree occupate con reti da giardino. Si tratta di una sola famiglia allargata con una buona integrazione sociale. Abitanti: cittadini italiani di origine rom che non praticano più da tempo il nomadismo. Famiglie 11 – Persone 31 – Minori 9 – Anziani 2 (pensionati) di cui 1 invalido civile. Lavoro: dipendenti 6 persone di cui 3 part-time; autonome 4 persone. Scuola: Materna 3 bambini – Elementare 3 – Medie Inferiori 1 – Media Superiore1 (elettricista). Campo di Via Novara Anno di nascita del campo 2001 – Zona di decentramento 7 – Mq. 3.000 circa. Trattandosi di famiglie numerose le stesse, accanto ai container messi a disposizione dall’Amministrazione comunale, hanno edificato abusivamente. Abitanti: si tratta di cittadini Macedoni e Kosovari di origine rom, non più nomadi, presenti a Milano dalla seconda metà degli anni ‘90. Famiglie 40 – Persone 233 – Minori 116 (63 Kossovari e 53 Macedoni). Lavoro: dipendenti 21 (molti part-time e lavori precari). Scuola: Materna 7 bambini – Elementare 34 – Media inferiore 14 – Media superiore 1 (+1 scuola professionale). Campo di Via Rogoredo Anno di nascita del campo 2003 – Zona di decentramento 4. Abitanti: 30 Rom Harvati con cittadinanza italiana.
Campo di Via Triboniano 112 Anno di nascita del campo 2001 – Zona di decentramento 8. Abitanti: 48 Rom Harvati con cittadinanza straniera. Campo di Via Triboniano 110 Anno di nascita del campo 2001 – Zona di decentramento 8. Il campo è stato realizzato per porre fine all’insediamento abusivo di via Barzaghi. Il progetto comunale prevede strutture per 25 famiglie, mentre attualmente ve ne sono il doppio. Vi sono tensioni dovute al sovraffollamento. La gestione del campo è affidata a Opera Nomadi. Il campo è posto dopo il cimitero Maggiore, molto distante da altre zone abitate. Le famiglie rom vivono in vecchie roulotte e in baracche costruite con materiale di recupero, prive di requisiti minimi di vivibilità: dal punto di vista igienico-sanitario il Comune di Milano ha provveduto alla fornitura di servizi chimici il cui numero è però largamente insufficiente, l’area in cui sono insediati è cosparsa di rifiuti che nel corso del tempo si sono accumulati rappresentando un grave pericolo per la salute e l’incolumità soprattutto dei minori. Questa situazione è ulteriormente aggravata dall’incostante presenza d’acqua: le condizioni di vita estremamente precarie nelle quali si trovano a vivere i Rom si ripercuotono in modo particolarmente negativo sui minori. La frequenza dei bambini Rom alla scuola dell’obbligo è varia: per alcuni alunni la frequenza è costante, mentre per altri è discontinua. Abitanti: 170 Rom Harvati con cittadinanza straniera – Famiglie 50. Campo di Via Barzaghi Anno di nascita 2004 – Zona di decentramento 8. Recentemente ampliato. Abitanti: 130 Rom Rumeni con cittadinanza straniera. Campo roulottes di Via Triboniano Area in via di definizione Abitanti: 250 Rom Rumeni con cittadinanza straniera. Così il Rendiconto di gestione del Comune di Milano, anno 2006: «i campi comunali attrezzati, con esclusione dei tre campi collocati in Via Triboniano/ Barzaghi, la cui ristrutturazione è avvenuta a fine 2006, sono stati gestiti avvalendosi di due convenzioni con Cooperative Sociali formate da zingari che hanno svolto compiti di custodia e piccola manutenzione. Per il campo di Via Novara, abitato da Rom macedoni e kossovari si è incaricata del coordinamento la Fondazione Caritas. L’insieme delle attività svolte: l’azione degli operatori dell’ufficio nomadi del comune, l’opera di mediazione sviluppata attraverso operatori nomadi e gli interventi per i minori, hanno permesso un miglioramento dei rapporti tra Rom e cittadini, l’aumento della scolarizzazione dei minori, un incremento degli inserimenti nel mondo del lavoro e il consolidarsi dell’esperienza delle cooperative sociali formate da zingari sorte nei campi di Via Idro, Bonfadini e Chiesa Rossa. Per la gestione dei campi e per le altre attività quali: borse di studio, convenzioni con le cooperative sociali, Caritas e Opera Nomadi per il coordinamento delle mediatrici culturali il costo complessivo sostenuto dal Comune di Milano nel 2006 è stato di 412.000,00 Euro»39. Come si vede nella cartina che segue, gli insediamenti si sono concentrati nelle zone periferiche della città, con una maggiore incidenza a nord-ovest (zone 7 e 8 ). Accanto a quelli cosiddetti regolari «…si sono sviluppate, spesso spontaneamente, altre soluzioni abitative, in genere all’insegna della provvisorietà o dell’abusivismo: parcheggio di roulottes in terreni di proprietà, costruzioni spontanee, insediamenti non autorizzati su aree pubbliche, ecc. Anche quando queste pratiche riescono ad evolvere verso soluzioni stabili e dignitose, devono fare i conti con il problema delle licenze edilizie e con quello dell’ostilità dei vicini, benché si tratti spesso di zone agricole distanti dalle abitazioni. (…) Proprio l’organizzazione degli insediamenti “temporanei”, con la parallela difficoltà di trovare altre aree di sosta, tende a far diventare permanenti soluzioni che dovrebbero essere provvisorie, istituisce sovente grandi contenitori
Relazione al rendiconto della gestione 2006 del Comune di Milano, ex art. 151 D.lgs. n. 267/2000.
difficili da controllare e gestire, obbliga alla convivenza forzata famiglie e gruppi spesso fra loro ostili»40.
Mappa di localizzazione dei campi nomadi a Milano (Autorizzati/Abusivi/di Proprietà)
Abusivi area mercato comunale Via Barzaghi
Abusivi nel Campo Comunale
V. Negrotto, 23
Abusivi Via Sturzo
V. Triboniano, 110 -112
Proprietà nom. V. Stephenson
Proprietà nom., contenzioso V. Paradisi
V. Idro, 62
Concessione com. V. Cascia
Abusivi area AMSA
V. Novara, 523
Baggio Fuoriusciti V. Novara Proprietà nomade V. Martirano Proprietà nom., confine Cusago Abusivi nel Campo Comunale
Abusivi area AMSA v. Zama
V. Bonfadini, 39 V. Martirano, 71
Abusivi svincolo Tangenziale
Affitto demaniale, v. S. Abbondio
Abusivi V.le Cassala
Proprietà nomade, vicino campo comunale
Chiesa Rossa, 351
Abusivi in area privata V. Boffalora
Abusivi in area privata V. Vaiano Valle
CAMPI COMUNALI ATTREZZATI
Affitto demaniali,v. O
ALTRI CAMPI Fonte: www/milano.istruzione.lombardia.it/intercultura
Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, Milano, marzo 2007. pag. 224.
3. L’istruzione dei minori e degli adulti
Spesso Rom e Sinti presentano bassi livelli d’istruzione tanto che la scarsa comprensione della lingua italiana orale e l’analfabetismo rappresentano uno dei maggiori ostacoli all’integrazione. Ma in molti casi gli adulti tendono a considerare queste difficoltà come un problema che riguarda solo i minori, “se si riesce a superare la sospettosa diffidenza del Rom adulto, si sente spesso ripetere la stessa frase: “Io me la cavo a modo mio e così continuerò ormai. Ma fate qualcosa per questi (e il gesto indica i bambini, i preadolescenti); loro, non è giusto che vadano avanti così”. I progressi della scolarizzazione sono legati anche a questo; se appena possono fermarsi, mandano i bambini a scuola, fanno conseguire loro la licenza elementare. Il numero dei ragazzi e delle ragazze che frequentano regolarmente le medie fino al conseguimento della licenza aumenta”41. Purtroppo però la mancanza di comunicazione e la diffidenza reciproca, tra il mondo dei Rom, la scuola e le istituzioni in genere, possono creare forti ostacoli all’innalzamento dei livelli d’istruzione anche quando vi è da parte dei bambini un forte desiderio di vivere l’esperienza scolastica, da parte delle famiglie la consapevolezza dell’importanza di tale scelta e da parte della scuola la volontà di accoglierli e collaborare. 3.1. Politiche, disposizioni e raccomandazioni La politica scolastica a favore di Rom e Sinti si è sviluppata, a livello nazionale, fin dagli anni Sessanta, quando il Ministero della Pubblica Istruzione ha stipulato una convenzione con Opera Nomadi e con l’Università di Padova ed ha avviato l’esperienza delle classi speciali per bambini zingari, denominate “Lacio drom” (buon cammino). Nel corso degli anni successivi questa esperienza è stata oggetto di revisione critica fino a che le classi speciali sono state definitivamente soppresse per indirizzare tutta la popolazione zingara in età scolare verso le classi normali, pur riconoscendo l’importanza di introdurre un insegnante di sostegno con la funzione di mediazione fra la scuola e l’ambiente esterno. Inoltre nel 1986 il ministero ha disdetto la convenzione con Opera Nomadi, assegnando tutte le competenze in materia alle istituzioni scolastiche e stabilendo il principio fondamentale secondo cui “la scuola costituisce sì un obbligo per tutti i bambini rom ma lo Stato, dal canto suo, ha il compito di favorire in tutti i modi l’espletamento di quest’obbligo”42. Verso la fine degli anni Ottanta si è affermata la prospettiva interculturale43, tuttavia nella pratica questo tipo di educazione, “soprattutto per quanto riguarda la scolarizzazione dei bambini rom e sinti, non ha provocato quei radicali cambiamenti che era lecito aspettarsi da tanti proclami: nonostante alcuni indubbi successi, restano molti problemi. E la ragione principale di questa situazione è l’assenza di una politica concertata e globale, della quale la scolarizzazione, ancorché di importanza fondamentale, dovrebbe costituire soltanto una parte”44. Con una risoluzione del 1975, contenente raccomandazioni sulla situazione sociale dei nomadi in Europa, il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa riconosce che: “Il basso livello di frequenza scolastica dei figli dei nomadi ostacola gravemente le loro possibilità di progresso sociale ed economico”. Pertanto per quanto riguarda la scolarizzazione, l’orientamento e l’istruzione professionale: “1. La scolarizzazione dei bimbi nomadi sarà promossa con i metodi più adatti, i quali devono tendere al loro inserimento nelle classi comuni. 2. Allo stesso tempo, ove sia necessario, si promuoverà l'istruzione generale degli adulti, ivi compresa l'alfabetizzazione. 3. I nomadi e i loro figli dovrebbero poter effettivamente accedere alle varie istituzioni esistenti per l'orientamento, l'addestramento e la riconversione professionale.
Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, Milano marzo 2007, p. 28. Ibidem. 43 In contrapposizione ad una scuola orientata prevalentemente in modo monoculturale, la prospettiva interculturale propone una prassi pedagogica per l’inserimento attivo degli stranieri nella scuola ed un ripensamento degli insegnamenti. L’obiettivo è quello di sviluppare negli alunni procedimenti mentali che cerchino di unificare saperi diversi e farli dialogare fra loro, con l’introduzione anche di nuove materie indispensabili per far fronte alla mondializzazione dell’economia, della politica, della cultura o dell’informazione (come l’inglese, l’informatica, usi e costumi stranieri, l’educazione civica, ambientale, dei diritti dell’uomo, ecc.). 44 Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, Milano marzo 2007, p. 28.
4. Nell'ambito dell'ordinamento e dell'istruzione professionale si terrà sempre il massimo conto delle abilità naturali”45. In una risoluzione del 1993, riguardante invece ruolo e responsabilità delle autorità locali e regionali, la Conferenza Permanente dei Poteri Locali e Regionali d'Europa invita le autorità locali e regionali: “ad adottare le misure necessarie mediante un approccio globale per facilitare l'integrazione dei Rom e dei Sinti nella comunità locale, nei settori dell'istruzione, delle aree di sosta, della salute, del sostegno all'espressione ed allo sviluppo della loro dignità e cultura”. E chiede al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa di incaricare il Consiglio della Cooperazione Culturale: “a) di intensificare il lavoro svolto da una decina di anni a questa parte mediante attività di pubblicazione ai fini della formazione e informazione nell'ambito della scolarizzazione e della formazione dei bambini e dei giovani rom e sinti; d) di approfondire la riflessione sulla questione rom e sinta, specificamente nel quadro del nuovo progetto "Democrazia, Diritti dell'uomo, Minoranze: aspetti educativi e culturali"; e) di considerare la possibilità di promuovere un Itinerario Rom e Sinto Europeo in seno al programma Itinerari Culturali Europei”46. Nella vigente legge regionale della Lombardia che dal 1989 disciplina l’“Azione regionale per la tutela delle popolazioni appartenenti alle «Etnie tradizionalmente nomadi e seminomadi»”, vengono previste iniziative in campo scolastico e professionale: “1. Ferme restando le competenze istituzionali dei soggetti preposti ai diversi tipi di intervento, per la realizzazione del piano triennale, in campo scolastico e professionale, la Regione, sentita la consulta per il nomadismo, attraverso il competente settore regionale può stipulare apposite convenzioni con i comuni, maggiormente interessati al fenomeno del nomadismo, al fine di realizzare iniziative congiunte. 2. Le iniziative congiunte comportano il concorso finanziario dei comuni che provvedono alla loro gestione”. E con riferimento ad un piano degli interventi si dispone che questo comprenda delle azioni volte a: “favorire l'inserimento scolastico e la formazione professionale dei giovani nomadi, nonché l'alfabetizzazione degli adulti ivi compreso il bando di borse di studio riservate per la frequenza ai corsi di formazione professionale correlati ad attività tipiche dei nomadi e l'accesso a provvidenze per la frequenza alle scuole medie superiori e all'università”47.
Risoluzione (75) 13 contenente raccomandazioni sulla situazione sociale dei nomadi in Europa. Adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa il 22 maggio 1975 (durante la 245a riunione). 46 Risoluzione 249. I Rom e i Sinti in Europa: ruolo e responsabilità delle autorità locali e regionali, adottata dal Consiglio d'Europa (Conferenza Permanente dei Poteri Locali e Regionali d'Europa, Strasburgo 16 e 18 marzo 1993) il 18 marzo 1993, durante la 20° sessione. 47 Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 77 “Azione regionale per la tutela delle popolazioni appartenenti alle «Etnie tradizionalmente nomadi e seminomadi»”, art. 5 e art. 14.
3.2. Scuola ed educazione nella quotidianità degli insediamenti lombardi Le ragioni che spingono gli abitanti degli insediamenti nomadi a relazionarsi con ciò che li circonda sono: la necessità di lavorare e di fare la spesa, le esigenze sanitarie ed anche quelle che hanno a che vedere con l’istruzione dei bambini. Nella cultura dei popoli zingari, la famiglia e la comunità assumono un’estrema importanza educativa. È attraverso la famiglia che i bambini imparano rapidamente a capire le relazioni sociali, vengono educati alla vita di gruppo ed alle relazioni interpersonali alle quali si assegna la massima importanza; vengono educati alla capacità d’iniziativa, sollecitati a sviluppare comportamenti esplorativi e la responsabilità viene valorizzata in un quadro flessibile, senza mai imporre orari rigidi né costrizioni particolari. Il controllo è compito dell’intero gruppo e i comportamenti dei bambini sono indirizzati ad una precoce autonomia. Solitamente verso i dodici anni i figli danno un importante contributo alle attività dei loro genitori che completano la loro formazione professionale e sociale sempre all’interno delle famiglie e con l’aiuto del gruppo. Le differenze fra questo modello educativo e quello proposto dalla scuola italiana sono evidenti e possono indurre i genitori nomadi/zingari a percepire l’inserimento dei propri figli nei percorsi scolastici come un problema: il timore che la scuola possa allontanarli dalla cultura di appartenenza e che metta in discussione il ruolo formativo della famiglia estesa sono, talvolta, alla base di atteggiamenti di “diffidenza”48. I bambini, dal canto loro, spesso faticano ad accettare regole rigide, soffrono nel trattenere sentimenti ed opinioni senza poterli esprimere immediatamente e stentano ad abbandonare lo spirito d’iniziativa al quale sono abituati. L’istruzione primaria “costituisce uno degli spazi problematici (…). Potremmo dire che il mondo della scuola, e la marginalità dei bambini rom rispetto a esso, viene generalmente vissuto in maniera rassegnata e distante”49. Tra gli stessi bambini la scuola è spesso vissuta con distacco e negli adolescenti maschi “emerge un modello di comportamento contrassegnato dal “sentirsi diversi” dalla normalità dei coetanei gagé, (non rom) quantunque le modalità espressive, l’abbigliamento e le abitudini televisive siano identiche. La differente durata delle fasi della vita (esplicitata dalla precocità del matrimonio e della paternità, elementi caratterizzanti il passaggio all’adultità), impone necessariamente una diversa percezione della propria adolescenza e una presa di coscienza della propria specificità”50. Inevitabilmente questi particolari aspetti dell’adolescenza vissuta dai ragazzi zingari hanno dei riflessi nel loro rapporto con la scuola, istituzione educativa che appare aliena e distante dalle loro abitudini e dai loro progetti futuri e spesso viene percepita come inutile. In considerazione della non disponibilità di dati sulla frequenza scolastica e sulle ragioni che favoriscono od ostacolano l’integrazione dei minori, abbiamo ritenuto utile riportare i dati del Rapporto dell’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multi etnicità 200651 che contiene un approfondimento qualitativo su alcuni campi nomadi. Pertanto pur senza pretese di generalizzazioni quest’analisi consente di formarsi un’opinione su come i residenti dei campi vivano il rapporto con le istituzioni scolastiche. Gli insediamenti presi in esame nel precitato Rapporto sono52: - campo comunale di Via Novara a Milano, con presenza di macedoni e kosovari sia regolari sia irregolari, provenienti da un campo abusivo sgomberato da Via Barzaghi; - campo di Via Monte Bisbino a Baranzate, costituito da abitazioni autocostruite su un terreno di proprietà e abitato da Rom serbi khanijarjia perlopiù irregolari;
Cfr. in merito Rosi Spadaro, Approfondimento. Minori nomadi e scuola, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, Milano, marzo 2007, p. 210. 49 Giovanni Semi, Alessia Cicuto e Alessandro Corradi, Il villaggio e il quartiere: il campo di via Monte Bisbino, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, Milano, marzo 2007, p. 110. 50 Alfredo Alietti, I campi a Voghera: tra nomadismo forzato e volontà di sedentarizzazione, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), opera citata, p. 185. 51 Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), opera citata. 52 La ricerca ha utilizzato il metodo etnografico, basato sull’osservazione partecipante, su interviste a testimoni privilegiati (in modo particolare, operatori sociali impegnati sul campo), sulla raccolta di articoli di stampa e altro materiale documentario, su colloqui e interviste non strutturate, sulla partecipazione ad alcuni momenti della vita delle popolazioni rom e sinte, sulla produzione autonoma di materiale fotografico, e si è avvalsa della collaborazione di organizzazioni da tempo impegnate nel sostegno alle popolazioni rom e sinti.
campo spontaneo di Via San Dionigi a Milano, abitato da Rom provenienti dalla Romania, stabilitisi qui dopo l’incendio di un precedente insediamento; campo Sinti di Voghera, di cui, nel corso della ricerca, si è realizzato il trasferimento da un insediamento irregolare ma tollerato nel centro della città, a un campo autorizzato e attrezzato ai margini estremi del territorio comunale; insediamenti sparsi, di piccole dimensioni, nelle province di Mantova e Cremona (Casalmaggiore), abitati da Sinti italiani.
Le principali osservazioni che emergono da queste analisi sono le seguenti: • il primo grosso problema che si incontra nell’insegnamento ai bambini Rom e Sinti è di tipo linguistico, sia nel caso di Rom e Sinti appena arrivati, sia nel caso di cittadini italiani, anche per questi ultimi infatti l’italiano è una seconda lingua e in famiglia viene parlato esclusivamente il romanes. Tanto che ad esempio nel campo di via Novara “un dato rilevante risulta essere quello dell’alto tasso di difficoltà nel comprendere la lingua italiana sia scritta che orale e dell’analfabetismo soprattutto tra i ventenni (…)”53. Le difficoltà che gli zingari devono affrontare nel linguaggio non si limitano alla comprensione delle frasi in italiano ed alla loro formulazione, ma sono relative a molteplici aspetti, alcuni dovuti ad esempio al fatto che la cultura zingara sia solamente orale e l’appartenenza ad una comunità che non pratica la scrittura determina modalità peculiari di sviluppo cognitivo; • la maggior parte dei bambini non frequenta con regolarità la scuola, e quelli che lo fanno in molti casi sono spinti dai genitori per ragioni che non riguardano la loro educazione, come ad esempio la possibilità per gli adulti di non doversi occupare di loro per alcune ore o, come accadeva spesso in passato, la speranza di ottenere il permesso di soggiorno (ex art. d.l. 286/1998); • i bambini incontrano molte difficoltà nell’apprendimento all’interno del sistema scolastico e in molti casi questo determina anche l’abbandono degli studi. Nell’insediamento di via San Dionigi, ad esempio, “ne è un segnale evidente il fatto che i bambini che lo scorso anno erano iscritti alla scuola media siano stati bocciati e che molti abbiano preventivamente abbandonato il percorso scolastico”54. Dato che si conferma nei campi di Voghera dove “il rapporto con l’istituzione scolastica diviene problematico nel passaggio alle medie a causa della mancanza di un sostegno adeguato alle problematiche dei ragazzi sinti. Nessuno degli adolescenti presenti dopo la scuola media ha proseguito negli studi”55; • in qualche caso si rileva uno squilibrio tra il livello di frequenza di bambini e bambine, con una maggior difficoltà per quest’ultime di poter frequentare la scuola. Nel campo di via Novara “la proporzione di genere (…) vede le ragazze in netto svantaggio rispetto ai loro coetanei maschi. Attualmente sono iscritti alla scuola elementare 38 bambini mentre due sono ancora in attesa di essere inseriti; di questi quaranta 14 sono femmine mentre i restanti 26 sono maschi. (…) In controtendenza rispetto alle generazioni precedenti, notiamo che le ragazze sono più propense a proseguire gli studi dopo la terza media, questo dato potrebbe dipendere dal fatto che le stesse hanno frequentato in Italia classi alte del ciclo elementare o l’intero ciclo delle scuole medie; le ragazze che arrivate in Italia non hanno frequentato subito la scuola media inferiore rarissimamente hanno in seguito conseguito la licenza media o proseguito gli studi dopo di essa”56.
Tabella n. 7 - Carriera scolastica: alunni rom risiedenti al campo rom di via Novara numero esito frequenza iscritti promossi bocciati costante buona altalenante scarsa inesistente 37 13 7 36 7 3 1 6 4 1 3 23 3 3 9 1 1 3 5 3 1 1 -
scuola elementari medie inferiori Cfp e superiori
Marco Trezzi, Nella forma la sostanza: i rom di via Novara, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, Milano, marzo 2007, p. 160. 54 Paolo Cottino, Gloria Pessina, Case senza mattoni, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), opera citata p. 87. 55 Alfredo Alietti, I campi a Voghera: tra nomadismo forzato e volontà di sedentarizzazione, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), opera citata, p. 185. 56 Ibidem.
Dai discorsi dei genitori, raccolti nel corso di alcune interviste nel campo di Via Monte Bisbino, sembra sia prioritario che i bambini “imparino almeno a leggere e scrivere, poi il resto sembra contare relativamente. (…) Il “saper leggere e scrivere” è il pacchetto-base di competenze che tutti considerano essenziali e si aspettano che la scuola offra ai propri figli. Al di là di quello, la scuola sembra rilevante soprattutto perché si prende carico per alcune ore del giorno dei figli”57. Inoltre, come anticipato, vi sono ragioni culturali che rendono difficoltoso il rapporto di Rom e Sinti con il sistema scolastico “il senso di sfiducia, che riflette più in generale il rapporto distante con ogni altra istituzione dello Stato, e che costituisce un patrimonio condiviso dagli abitanti, si tramuta poi in alcuni rapporti privilegiati con i pochi operatori scolastici che negli anni hanno insistito nell’intrattenere rapporti con i figli (…). Questa personalizzazione del rapporto con le istituzioni, cui va il merito di aver garantito nel tempo il consolidarsi di diversi rapporti tra figli, genitori e insegnanti, rappresenta il lato pragmatico del rapporto asimmetrico e formale che si è costituito nel tempo tra i cittadini-clienti-utenti rom dell’area di Via Monte Bisbino e le istituzioni scolastiche”58. Per i genitori l’inserimento scolastico dei figli è difficoltoso non solo per ragioni di tipo culturale ma anche economico ed organizzativo. Spesso infatti i bambini sono una risorsa in grado di dare un contributo al sostentamento economico della famiglia, possono sbrigare le faccende di casa e partecipare ai lavori utili allo svolgimento delle vita quotidiana. In alcuni casi l’inserimento scolastico di più figli diventa difficoltoso poiché gli stessi, che potrebbero frequentare il medesimo istituto, vengono assegnati a istituti diversi con tutti i disagi che ne conseguono. Nel campo di Via Novara, ad esempio, “nel caso dell’anno scolastico 2006/2007 su dodici nuclei familiari con più figli per nucleo inseriti alla scuola elementare, soltanto sette hanno potuto godere della possibilità di inserire i figli nella stessa scuola. Se guardiamo gli inserimenti in prima elementare dell’anno scolastico 2006/2007 soltanto 2 bambini su 5 sono stati inseriti in una scuola dove già andava un fratello o una sorella. Il fatto di essere divisi in più istituti disincentiva i genitori a seguire i figli nel loro percorso scolastico”59. Generalmente i genitori trovano molte difficoltà nello stabilire dei contatti con il corpo docenti della scuola che i figli frequentano. Se poi i bambini vengono dislocati in scuole diverse, il fatto di doversi interfacciare con più insegnanti rende particolarmente difficile la partecipazione e la cura da parte dei genitori della carriera scolastica dei propri figli. Esperienze in controtendenza sono quelle vissute nel campo di Via del Porto a Casalmaggiore dove “sotto il profilo della scolarizzazione sembra che l’attività di integrazione dei bambini sinti nella comunità cremonese abbia raggiunto risultati apprezzabili. I tassi di scolarizzazione sono buoni, secondo quanto dichiarato dalla Onm60 e, a riprova dell’interesse reciproco per questo tema, esiste un servizio di trasporto per i bambini che agevola la permanenza scolastica dissuadendo l’abbandono. L’unico inconveniente segnalato è che il trasporto dei bambini non viene effettuato direttamente al campo, ma sulla vicina tangenziale lasciando così esposti i bambini al traffico veicolare. Tale servizio inoltre non copre che i livelli di istruzione inferiori riducendo ulteriormente l’incentivo alla continuazione del percorso scolastico oltre le scuole dell’obbligo”61. In alcuni casi, la consapevolezza dell’importanza di possedere il diploma della scuola media inferiore, per ottenere un lavoro, può essere un utile stimolo e può contribuire a mutare l’atteggiamento di rifiuto nei confronti del sistema scolastico. Un’esperienza simile si è verificata, ad esempio, nel campo di Sinti italiani di Voghera, nel quale un ragazzo, per poter accettare un contratto in regola offertogli da una ditta locale, ha deciso di intraprendere le scuole serali; “è opportuno rilevare, in questo caso, il rinforzo della madre nel sostenere la necessità di ottenere il diploma e l’esempio del padre, l’unico con un contratto di lavoro”62. Nell’insediamento di Via San Dionigi invece “per quanto riguarda i ragazzi di età superiore ai 14 anni sia l’associazione Nocetum che la Casa della Carità stanno lavorando a organizzare il loro inserimento nell’ambito di corsi professionalizzanti, e in particolare di quelli della durata di 150 ore
Giovanni Semi, Alessia Cicuto e Alessandro Corradi, Il villaggio e il quartiere: il campo di via Monte Bisbino, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), opera citata, p. 111. 58 Ibidem. 59 Marco Trezzi, Nella forma la sostanza: i rom di via Novara, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), op. cit., p. 160. 60 Opera Nomadi di Mantova. 61 Andrea Molle, I nomadi di Mantova e Casalmaggiore: tra mediazione e intervento, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), opera citata, p. 198-199. 62 Alfredo Alietti, I campi a Voghera: tra nomadismo forzato e volontà di sedentarizzazione, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), opera citata, p. 185.
(per meccanico, l’aiuto cuoco, l’elettricista) finanziati dal Fondo sociale europeo, integrandoli con una preparazione centrata sull’insegnamento della lingua italiana”63. 3.3. Approfondimento: i minori Rom e Sinti e la scuola In questo paragrafo il tema della scolarizzazione e delle pratiche educative viene approfondito riportando uno studio sul contesto educativo nel quale sono inseriti i minori delle famiglie rom e sinti in Lombardia. Vengono presentati alcuni dati tratti dal Rapporto 2006 dell’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multi etnicità, volti a quantificare i diversi aspetti delle esperienze fatte dai minori ed analizzare in modo specifico le realtà di quattro province lombarde64. Scolarizzazione in Lombardia Il Rapporto dell’Osservatorio evidenzia che, nell’anno scolastico 2005-06, i minori iscritti nelle scuole lombarde sono stati 1.631. Tuttavia, non sono disponibili informazioni che permettano di cogliere il successo o l’insuccesso scolastico dei minori rom e sinti nomadi che risultano iscritti ai diversi gradi di scuola e, non conoscendo con esattezza il totale di tali minori presenti nella nostra regione, non possiamo nemmeno sapere quale sia il livello complessivo di scolarizzazione. Attraverso le notizie raccolte dalle interviste sul campo è emerso che anche nei casi in cui si registra la disponibilità delle famiglie a iscrivere i propri figli a scuola e in cui si riscontra tutta la buona volontà per favorirne la frequenza, si evidenzia un alto grado di dispersione, dovuta a una serie di complicazioni che condizionano il percorso scolastico di questi minori; un percorso che nella maggior parte dei casi risulta discontinuo o addirittura si arresta prima della conclusione. La scolarizzazione è ancora un problema irrisolto, sia per motivi interni alla famiglia, sia per l’organizzazione della scuola e del territorio, e l’iter scolastico seguito si limita spesso alla scuola secondaria di I grado, sono pochissimi coloro che riescono a conseguire una formazione di II grado.
Grafico n. 1 – Alunni rom e sinti in Lombardia per province anno scolastico 2005-06.
Be rg am o Br es ci a Cr em on a Co m o
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Fonte: Elaborazioni dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità su dati del Ministero dell’Università e della Ricerca.
Tra le province lombarde la distribuzione degli alunni rom e sinti risulta disomogenea, si evidenziano realtà come quella della città di Milano con oltre il 70% delle presenze regionali e di città come Sondrio dove tali presenze risultano quasi inesistenti (grafico n. 1). Non tutti i dati riportati nel grafico rispecchiano la situazione reale perché le rilevazioni “vengono realizzate in determinati periodi, durante i quali la scuola non ha ancora registrato eventuali trasferimenti e/o
Paolo Cottino, Gloria Pessina, Case senza mattoni, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), opera citata, p. 88. Rosi Spadaro, Approfondimento. Minori nomadi e scuola, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, Milano, marzo 2007, p. 209-219. Alcune parti di questo testo sono state omesse per motivi di sinteticità o perché non completamente inerenti alle tematiche affrontate dal presente quaderno di documentazione. Per chi volesse prendere visione del testo integrale si rimanda alla versione contenuta nella pubblicazione dell’Osservatorio.
nuovi arrivi. Ma aldilà delle possibili inesattezze occorre pensare che, rispetto al numero dei frequentanti registrati, una grossa fetta di minori in età di obbligo scolastico non assolve tale dirittodovere. Nel tentativo di costruire un mosaico di informazioni sono state prese in considerazione le notizie tratte dalle analisi di caso, riportate in tabella, creando un collegamento fra tipologie degli insediamenti, gruppi etnici, regolarità del soggiorno e rapporto con le scuole. Dal quadro di sintesi emerge che gli adulti intervistati hanno dato risposte dalle quali emerge che il loro rapporto con la scuola è piuttosto problematico nella maggioranza dei casi. Le situazioni più positive si riscontrano per il campo di Via Novara a Milano e quello di Casalmaggiore in provincia di Cremona. Incrociando i dati relativi al tipo di rapporto con la scuola con quelli riferiti al tipo di insediamento si coglie una maggiore positività nei rapporti con la scuola fra insediamenti autorizzati dal Comune rispetto agli altri. Sempre dal confronto di tali dati si rileva che la positività del rapporto non è strettamente collegato al gruppo etnico né al tipo di permanenza (regolare o irregolare)”65.
Tabella n. 8 – Sintesi dei rapporti scuola-campi (informazioni tratte da interviste)
Insediamento Campo spontaneo/ baracche villaggio soggiorno sito S. Dionigi Milano nazionalità/ gruppi rumeni nuclei minori rapporto con la scuola/frequenza difficoltoso irregolare 44 175 poche frequenze Problematico serbi-croati 300 abit. n.d. molte frequenze soddisfacente macedoni e kosovari 240 abit. 121 buona la frequenza apprezzabile buona la frequenza Problematico sufficiente la frequenza Problematico sufficiente la frequenza Casa Carità Ass. Nocetum Facilitatori Ufficio scolastico provinciale (Usp) Caritas Usp Opera Nomadi Opera Nomadi Comune Usp supporti
Terreno di proprietà/ case in muratura
Monte Bisbino Milano/ Baranzate Via Novara Milano Cremona Casalmaggiore
campo comunale/ container campo comunale/ area parcheggio campo comunale/ microarea/ terreno di proprietà campo comunale/roulotte
regolare/ irregolare
sinti italiani
sinti lombardi
Pavia/Voghera
La realtà scolastica nelle province di Milano, Cremona, Mantova e Pavia Riportiamo sinteticamente le informazioni raccolte da un’indagine svolta dall’Osservatorio che ha coinvolto 4 province cui è stato somministrato un questionario inviato dall’Ufficio scolastico regionale alle sedi territoriali. Milano – Nell’anno scolastico 2005-06, la maggior parte dei 902 alunni iscritti alle scuole di Milano e provincia frequenta le scuole primarie e secondarie di I grado. Dalla rilevazione “Minori Nomadi nelle scuole di Milano e provincia” promossa dal Centro Servizi Amministrativi (CSA) nell’aprile del 2005, si possono ricavare ulteriori notizie: i minori provenienti dai 7 campi nomadi comunali, dai 6 insediamenti di proprietà e dagli 11 insediamenti “spontanei” della provincia “frequentavano le scuole in numero di 832, di cui il 53% a Milano e il 47% nei comuni della provincia, primo fra questi Baranzate, (…) la maggior parte dei minori censiti (oltre 500) risultava nata in Italia e in massima parte in Lombardia e (…) il numero maggiore di presenze si registrava nella fascia di età 10 -13 anni. Infine un ultimo dato, seppur sintetico, riguarda la frequenza che risultava regolare per il 61%, mentre il restante 39% si divideva in irregolare per il 23% e quasi nulla per il 16%”66.
Rosi Spadaro, Approfondimento. Minori nomadi e scuola, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, Milano, marzo 2007, p. 212. 66 Rosi Spadaro, Approfondimento. Minori nomadi e scuola, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, Milano, marzo 2007, p. 212.
Cremona – In questa città e nella sua provincia gli alunni rom e sinti frequentanti sono 39, di cui 19 nelle scuole di Casalmaggiore. La distribuzione nelle scuole evidenzia una loro maggiore presenza nelle scuole elementari. Mantova – Qui si registra la presenza di minori nomadi anche nelle scuole superiori (3 studenti), nel complesso gli alunni frequentanti sono 50 maggiormente distribuiti nelle scuole elementari. Pavia – La maggior parte dei 142 alunni rom e sinti presenti nelle scuole di Pavia e provincia frequenta le scuole primarie e sono pochissimi quelli inseriti nelle scuole secondarie di II grado. Dai dati del CSA di Pavia riguardanti i 13 alunni sinti, che frequentano le scuole di Voghera, si ricava “che 10 minori sono nati in Italia, che la maggior parte sono di religione cattolica e che 8 su 13 sono femmine. Dalle interviste sul campo non sono emerse ulteriori significative informazioni, ma solo l’affermazione che “il rapporto con l’istituzione scolastica appare problematico, soprattutto nelle scuole medie a causa della mancanza di sostegno adeguato alle difficoltà dei ragazzi sinti” 67.
Grafico n. 2 – Alunni rom e sinti nelle province di Milano, Cremona, Mantova e Pavia, per tipo di scuola scolastico 2005- 06.
Milano Cremona Mantova Pavia 0 100 Pavia DDS ICS SMS SS 71 46 25 0 200 300 Mantova 19 22 6 3 400 Cremona 12 25 2 0 500 600 Milano 192 619 86 5 700
Classificazione amministrativa delle scuole: DDS – Direzioni Didattiche Statali (elementari e in qualche raro caso anche materne) ICS – Istituti Comprensivi Statali (elementari + medie e in qualche raro caso anche materne) SMS – Scuole Medie Statali (medie) SS – Scuole Superiori (superiori)
Fonte: Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità.
Sul territorio lombardo si sono sviluppate diverse esperienze volte ad agevolare l’inserimento scolastico dei bambini rom e sinti, tra queste si possono ricordare alcuni tipi di intervento particolarmente significativi, come: - i progetti delle singole scuole, che sono tantissimi e che mirano a costruire percorsi di educazione e di istruzione personalizzati e comuni per realizzare un clima relazionale positivo per tutti gli alunni della scuola (vedi Banca dati Progetti per l’Educazione Interculturale/Osservatorio Regionale-Ismu); - il progetto regionale promosso da Regione Lombardia Ufficio Scolastico regionale, Asl e Opera Nomadi per affrontare in concreto i problemi, in area materno infantile, dei soggetti disagiati, destinato alla formazione di Mediatori culturali rom in campo sociosanitario ed educativo. Tale progetto interessa, da un biennio, in forma sperimentale i territori di Milano e Pavia; - il progetto “Rete RomSinti” promosso dal CSA di Milano sul territorio di Milano e di alcuni comuni limitrofi, come Rho e Baranzate, per favorire innanzitutto l’informazione alle scuole, per raccogliere le iscrizioni scolastiche delle famiglie rom e sinti, per coordinare gli inserimenti scolastici nelle scuole e garantire i servizi di trasporto in collaborazione con il Comune; - il progetto della Casa della Carità che, d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e le scuole, sta lavorando per sperimentare un modello che integra aspetti socio-educativi dentro e fuori la scuola. Il Rapporto 2006 dell’Osservatorio si conclude con alcune considerazioni sulla necessità di costruire una conoscenza più approfondita ed organica del rapporto fra Rom/Sinti e scuola, in grado di supportare maggiormente le scelte di intervento: “quanto emerso fin qui evidenzia non solo la problematicità del rapporto nomadi-scuola, ma anche la mancanza di dati quantitativi e qualitativi sui minori che frequentano o no la scuola; dati che possano permettere analisi comparate e studi approfonditi, funzionali alla risoluzione delle problematiche emerse. La
frammentarietà dei dati, la difformità delle rilevazioni locali che impediscono un confronto fra categorie, nel tempo e nello spazio, l’approssimazione delle risposte date dalle famiglie e l’assenza del punto di vista dei minori e degli operatori delle scuola, richiedono l’avvio immediato di una indagine regionale approfondita su tale tema, come già convenuto in sede di Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità. Una indagine che permetta di cogliere e analizzare quali dinamiche si sottendono alla non iscrizione a scuola, alla saltuaria frequenza scolastica e all’insuccesso scolastico/formativo che spesso accompagna il percorso scolastico dei minori nomadi. Una indagine da realizzare attraverso la raccolta di informazioni con diverse modalità. (…) Obiettivi prioritari della ricerca saranno quelli di cogliere le cause che determinano l’insuccesso scolastico-formativo e di individuare delle piste di intervento che, partendo dalle buone pratiche già esistenti, traducano in positivo le potenzialità registrate”68. 3.4. Alfabetizzazione degli adulti Per quanto riguarda gli adulti, non sono disponibili dati e studi sui livelli di istruzione ed alfabetizzazione. Le informazioni reperibili si limitano alla considerazione che non risultano iscrizioni di Rom e Sinti nelle scuole serali, né nei Centri Territoriali Permanenti per EDA (Educazione degli adulti). Al contrario di quanto avviene comunemente per gli adulti stranieri, che spesso frequentano corsi appositi di italiano, non risultano attivi corsi analoghi destinati in modo specifico ad adulti rom o sinti. L’unica esperienza che ha visto donne rom impegnate in corsi di formazione è l’intervento di Regione Lombardia per la formazione di mediatrici culturali in ambito educativo e sanitario, che oltre ad un percorso formativo mirato, elaborato in collaborazione con l’Università Bicocca, ha portato alcune mediatrici a conseguire la certificazione in Italiano L2, grazie al progetto “Certifica il tuo italiano”.
Rosi Spadaro, Approfondimento. Minori nomadi e scuola, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, Milano, marzo 2007, p. 218-219.
4. Il lavoro: fra tradizione e modernizzazione
In questo paragrafo verranno affrontati gli aspetti riguardanti le attività e le occupazioni dei Rom e dei Sinti. Anche in questo caso ci avvarremo di ricostruzioni offerte da alcune ricerche etnografiche condotte sulle realtà degli insediamenti lombardi. In passato quello del lavoro non era un problema così critico come lo è ora; come accennato nei capitoli precedenti, appena giunti in Europa gli zingari erano identificabili anche attraverso attività ed abilità particolari: quali la musica, la danza, l’arte di lavorare i metalli e di intrecciare i vimini, l’allevamento dei cavalli e l’addestramento di animali, l’acrobazia e lo spettacolo in grado di garantire un minimo di reddito. Oggi invece la società zingara vive una crisi dovuta ai grandi mutamenti che la nuova società industriale e telematica impone. 4.1. Le occupazioni di Rom e Sinti Gli zingari faticano a convertire i loro mestieri tradizionali in attività che rispondano alle nuove esigenze di mercato ed in loro rimane viva la convinzione che il lavoro debba essere soltanto uno strumento. L’occupazione nella cultura zingara rappresenta una necessità piuttosto che un fine e non le viene attribuita una specifica valenza sociale. Difficilmente il Rom/Sinto concepisce il lavoro dipendente, né riesce ad adattarsi facilmente a degli orari fissi, a dei vincoli e alla prospettiva di svolgere la medesima occupazione per tutta la vita. La società occidentale propone invece un modello fondato sul lavoro e la produzione, un modello di tipo individualistico che vede il primato della persona e questo contrasta con le abitudini di tipo comunitario degli zingari. Inoltre i mestieri tradizionali "sono entrati in crisi, in un processo che si è accelerato con gli anni Settanta man mano che la moderna economia di mercato faceva scomparire i residui spazi economici “arcaici” (...). Questo vuoto, questa morte dei loro lavori viene riempito da un arrangiarsi quotidiano fatto anche di espedienti. D’altronde spesso i posti di lavoro offerti scompaiono immediatamente, se il richiedente è rom”69. I bassi livelli d’istruzione e la mancanza di titoli di studio determinano notevoli difficoltà nell’inserimento lavorativo e c’è anche “l’elemento di demoralizzazione, di distorsione che introduce nella psicologia di una collettività l’essere a lungo esclusa dal lavoro e rinchiusa nell’economia degli espedienti. Su questa demoralizzazione, su questa distorsione interviene da alcuni anni, creando grande allarme tra i Rom più anziani, la malavita organizzata”70. Per le famiglie l’unico reddito sicuro è dato dal lavoro della donna che svolge l’attività che tuttora persiste: quella del chiedere l’elemosina71. Il peso del sostentamento della famiglia si è dunque spostato dall’uomo alla donna, con conseguente ribaltamento dei ruoli e crisi della struttura familiare. Gli uomini generalmente cercano di arrotondare raccogliendo ferro vecchio e svolgendo lavori occasionali; soprattutto i ragazzi appena sposati cercano lavori stagionali per poter comprare quanto serve alla famiglia appena formata. Ma comunque è necessario tenere presente che “in realtà le strategie di sopravvivenza di Rom e Sinti variano a seconda delle comunità e dei luoghi, così come varia il loro grado di marginalità e il loro coinvolgimento nei diversi tipi di attività lavorativa”72. Alcune ricerche evidenziano “una diversificazione nell’importanza conferita alla dimensione del lavoro. L’esperienza di un reddito garantito incomincia a pesare nelle valutazioni e tende a crescere d’importanza nella vita quotidiana delle famiglie sinte: lo testimonia la partecipazione di alcuni adolescenti alle attività di raccolta stagionali nelle cascine vicine, e gli stessi adulti di fronte alla fatica di mantenere una soglia minima di guadagno dalle attività svolte saltuariamente prospettano un possibile avvenire di lavoro “regolarizzato”. Tale termine non vuole indicare esclusivamente la volontà di attività subordinate, piuttosto evidenzia la possibile ricerca di forme lavorative ibride che rispondano al bisogno di continuità delle entrate e consentano di mantenere un minimo di autonomia nel gestire i tempi di vita”73.
Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), Vivere ai margini. Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, Milano, marzo 2007, p. 28. Ibidem. 71 Attività che in romanes viene indicata con la parola “mangel”. 72 Maurizio Ambrosiani e Antonio Tosi, opera citata p. 29. 73 Alfredo Alietti, I campi a Voghera: tra nomadismo forzato e volontà di sedentarizzazione, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), op. cit., p. 182.
4.2. I lavori nella quotidianità degli insediamenti Lombardi La mancanza di dati e di ricerche quantitative in grado di descrivere le attività lavorative di Rom e Sinti, e gli aspetti a queste correlati, è ancor più marcata rispetto a quanto già sottolineato nei paragrafi precedenti in riferimento ai livelli d’istruzione ed alla scolarizzazione. Anche in questo caso abbiamo dunque ritenuto utile utilizzare le informazioni di tipo qualitativo raccolte dalle ricerche etnografiche riportate nel Rapporto 2006 dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità74, che descrivono anche gli aspetti lavorativi della vita di Rom e Sinti in alcuni campi lombardi. Da queste analisi emergono alcuni punti che accomunano le esperienze vissute nei diversi insediamenti: • sono in pochi ad avere “un lavoro regolare, mentre molti sembrerebbero sopravvivere grazie a diversi espedienti”75 o comunque grazie ad attività saltuarie, stagionali, precarie e non in regola; • quando viene intrapresa un’attività lavorativa, spesso si tratta di attività in proprio: il musicista, l’autotrasportatore, il meccanico76; si può tuttavia osservare anche che “le nuove generazioni, rispetto alle generazioni precedenti, accettano di buon grado anche il rapporto di lavoro dipendente: tendenzialmente i capi famiglia preferiscono il lavoro dipendente a “piccole dosi” e non sempre dimostrano una tenuta del lavoro sul lungo periodo preferendo spesso rassegnare le proprie dimissioni”77; • il sostentamento familiare, soprattutto da parte delle donne e comunque per coloro che non sono impiegati in attività lavorative “è basato soprattutto sul mangel: per questi Rom mangel assume sia il senso limitativo di andare a chiedere l’elemosina ma soprattutto il mantenimento di quella rete di appoggio che, tramite parrocchie, centri di ascolto e conoscenze personali permette loro di riuscire a mantenersi”78; • infine i problemi dell’occupazione sono strettamente legati a quelli dell’analfabetismo, in particolare quello “presente tra i giovani adulti, condizione che produce uno svantaggio aggiuntivo nell’accesso nel mercato del lavoro oltre a quelli collegabili ai pregiudizi esterni e alla mancanza di una qualifica professionale”79. A titolo esemplificativo, si può considerare la situazione degli abitanti dei campi di Milano-via Novara e di Voghera. Nel primo, “su 60 residenti adulti maschi, solo 25 hanno un impiego lavorativo e per molti il lavoro è comunque precario (tramite cooperative o agenzie che, in base al carico di lavoro, chiamano i soci o gli iscritti). Gli altri adulti maschi esercitano lavori irregolari o di tipo autonomo”80. Nei campi nomadi di Voghera “alcuni uomini hanno già avuto esperienza di lavoro dipendente per periodi più o meno brevi, anche se in questo momento un solo capofamiglia risulta occupato presso un’azienda agricola della zona da circa tre anni, mentre gli altri svolgono principalmente attività di recupero e rivendita di materiali ferrosi o si dedicano a piccoli trasporti e traslochi”81. Non è poi inusuale che alcune attività lavorative si sviluppino all’interno stesso del campo ed al servizio dei suoi abitanti: “saltuariamente compaiono anche piccole attività economiche di servizio, interne al quartiere, come rivendite informali di beni di consumo, soprattutto dolciumi e bevande”82. L’insediamento di via San Dionigi ad esempio “è dotato di tre “bar” all’interno di tre baracche (…) gestiti da una o più persone della medesima famiglia che servono caffè, bibite fresche e prodotti acquistati al discount e rivenduti a prezzi leggermente maggiorati. Tra i clienti del bar non vi sono solo gli abitanti del campo: vengono anche da fuori (…). Presso due dei tre bar viene venduta anche l’elettricità prodotta dai due grandi generatori. In secondo luogo presso l’insediamento è attivo un forno per la produzione quotidiana di pane (...). Per quanto riguarda poi il servizio di pulizia: l’incarico per le pulizie del campo e degli spazi esterni a ciascuna baracca è stato affidato a
Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), opera citata. Giovanni Semi, Alessia Cicuto e Alessandro Corradi, Il villaggio e il quartiere: il campo di via Monte Bisbino, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), opera citata, p. 108. 76 Ibidem 77 Marco Trezzi, Nella forma la sostanza: i rom di via Novara, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), opera citata, p. 149. 78 Marco Trezzi, opera citata, p. 149-150. 79 Alfredo Alietti, opera citata, p. 182-183. 80 Marco Trezzi, opera citata, p. 149. 81 Alfredo Alietti, opera citata, p. 182-183. 82 Giovanni Semi, Alessia Cicuto e Alessandro Corradi, Il villaggio e il quartiere: il campo di via Monte Bisbino, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), op. cit., p. 108.
un abitante (...) e comprende la pulizia dell’esterno, il trasporto dell’immondizia alla discarica, la pulizia dei bagni”83. Un’esperienza positiva per lo più per i giovani maschi, in quanto accettata dalla famiglia, è quella relativa alle borse lavoro. “Tale strumento è però funzionale se si tratta del primo ingresso nel mondo del lavoro: la retribuzione minima non è di ostacolo per i genitori proprio perché si considera questa una prima esperienza lavorativa con caratteristiche formative. Per le stesse ragioni la borsa lavoro non è considerata una valida alternativa alla disoccupazione degli adulti che si considerano già formati”84. 4.3. Una strategia per l’integrazione: la mediazione linguistico–culturale In Lombardia a partire dall’anno scolastico 2004/2005 Che cos’è la mediazione culturale è stata avviata la sperimentazione “Mediazione linguistico-culturale in area materno infantile a favore di Il tentativo di relazionarsi, compiuto da utenze svantaggiate”, realizzata attraverso le risorse soggetti appartenenti a culture differenti, del Fondo Nazionale per le politiche sociali. Questa può fallire a causa di un diverso iniziativa vede coinvolti Regione Lombardia (Direzione significato assegnato alle parole, ai gesti, Generale Famiglia e Solidarietà Sociale), l’Ufficio alle azioni, alle domande, alle richieste o alle risposte. Per questo motivo può Scolastico Regionale per la Lombardia, l’Asl Città di emergere la necessità di strumenti di Milano (dipartimento Assi) e il comune di Pavia85. Il mediazione linguistica e culturale, progetto ha come obiettivo quello di assicurare ai capaci di veicolare da una cultura minori rom e sinti e alle loro famiglie una rete di all’altra, da una lingua all’altra, da un servizi sanitari e socioeducativi di informazione, codice interpretativo all’altro. L’obiettivo è accoglienza e supporto nella fruizione dei servizi quello di facilitare la convivenza pacifica l’integrazione nelle società stessi. Obiettivo trasversale è stato invece quello della e formazione professionale dei mediatori e delle multietniche, tramite lo scambio, la mediatrici rom e sinti, che prestano servizio presso le comunicazione e la conoscenza. scuole, i consultori e i campi nomadi delle province di “Compito del mediatore culturale non è eliminare un conflitto, ma renderlo Milano e Pavia. La sperimentazione così “oltre ad esplicito. La riconciliazione non è avere una ricaduta sull’utenza e sugli operatori dei l’obiettivo, ma il mezzo e lo strumento servizi socio-sanitari (…), ha contribuito nel far per avviare il dialogo”*. Nelle situazioni di crescere in queste donne rom la coscienza del proprio migrazione, la mediazione culturale ruolo professionale e sociale. Infatti, in questi anni il solitamente viene effettuata da persone progetto ha permesso di formare un gruppo di 12 appartenenti al Paese di provenienza mediatrici culturali esperte e di altre 5 operatrici di degli immigrati. campo di primo livello, dotando loro non solo delle competenze necessarie per esercitare tale lavoro sia in campo scolastico che sanitario, ma altresì, orientando ciascuna verso la funzione lavorativa più adatta e consentendo loro di raggiungere una maggiore autonomia e consapevolezza di se stesse, della propria identità e utilità sociale”86. Il lavoro di mediazione linguistico-culturale può essere molto utile ad esempio nei consultori, dove, grazie alla presenza di mediatrici, le donne provenienti dai campi nomadi possono essere più disposte a ricevere informazioni, accettare consigli e a farsi seguire nel corso della gravidanza. Più in generale, questo lavoro può aiutare l’avvicinamento degli zingari alle istituzioni socio-sanitarie con un conseguente aumento della possibilità di effettuare dei controlli sulla salute dei bambini, vaccinarli ed inserirli in circuiti educativi e scolastici.
Paolo Cottino, Gloria Pessina, Case senza mattoni, in Maurizio Ambrosini e Antonio Tosi (a cura di), opera citata, p. 82. Marco Trezzi, opera citata, p. 149-150. 85 Alla realizzazione dell’intervento hanno attivamente collaborato anche altri soggetti pubblici e privati, quali: l’Università di Milano Bicocca, gli Uffici Scolastici Provinciali di Milano e Pavia, l’Opera nomadi di Milano, consultori familiari, scuole dell’obbligo e formazione professionale. 86 Così Clara Demarchi, funzionario della Direzione Generale Famiglia e Solidarietà Sociale, nella sua relazione durante il ventunesimo convegno nazionale dell’ Associazione Italiana Zingari Oggi (AIZO), tenutosi il 5 ottobre 2007 a Rovereto (TN). * Elisabetta Nigris, in Sabrina Ignazi e Monica Napoli (a cura di), L’inserimento scolastico dei bambini rom e sinti, Caritas Ambrosiana Centro COME, FrancoAngeli, Milano 2004, p 75.
Normativa e documentazione nazionale ed internazionale
In questo capitolo forniremo una sintesi della legislazione statale e regionale e dei principali documenti nazionali ed internazionali volti a definire le politiche riguardanti le popolazioni zingare e il riconoscimento dei loro diritti. Legislazione statale e regionale Normativa statale D.P.R. 26 marzo 1970, n. 347 “Riconoscimento dell’Ente morale opera Nomadi”. Legge 13 ottobre1975, n. 654 “Ratifica di convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale”. D.M. Ministero dell’Interno, 7 aprile 1989 “Individuazione dei comuni interessati alla predisposizione di infrastrutture necessarie alla realizzazione di aree attrezzate per ospitalità delle minoranze nomadi“. Legge 27 maggio 1991, n. 176, di ratifica della Convenzione sui Diritti del fanciullo (New York 20 novembre 1989). Legge 25 giugno 1993, n. 205 “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”. D.P.R. 21 aprile 1994, n. 394 “Regolamento recante semplificazione dei procedimenti di concessione di contributi a favore di attività teatrali di prosa, cinematografiche, musicali e di danza, circensi e di spettacolo viaggiante, nonché dei procedimenti di autorizzazione per l’esercizio di attività circensi e per parchi di divertimento”. Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286, “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”. Legge 6 marzo 1998, n. 40 “Disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”. Legge 15 Dicembre 1999, n. 482 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche“. “Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia – D.P.R. n. 380 del 6 giugno 2001”. Legge 30 luglio 2002, n. 189 “Modifiche alla normativa in materia di immigrazione e asilo“. Decreto Legislativo 19 novembre 2007, n. 251 “Attuazione della direttiva 2004/83/CE recante norme minime sull’attribuzione a cittadini di Paesi terzi o apolidi della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta”. Circolari ministeriali Ministero dell'Interno: - Circolare Min. Int. Amm. Civ. Enti Locali. n. 17/73 dell'11.10.1973 su ”Problema dei nomadi“ - Circolare Min. Int. Amm. Civ. Enti Locali (80) 19 (1) del 31.7.1980 su “Spettacoli viaggianti e correlate iniziative teatrali e culturali itineranti di vario tipo.” - Circolare Min. Int. Amm. Civ. Enti Locali (85) n. 4 del 5.7.1985 su “Problema dei nomadi“. - Circolare Min. Int. Amm. Civ. Enti Locali (88) n. 6 del 6.6.1988 su “Legge 18.3.1968 n. 337 – Spettacoli viaggianti”. - Circolare Min. Int. Amm. Civ. Enti Locali n. 8 (89) dell’1.7.1989 su “Ordinanza sindacale d’urgenza. Responsabilità – Controllo”. - Circolare Min. Int. Dip. P. S. n. 4 del 18.1.1991 “Oggetto: Insediamenti di nomadi, zingari ed extracomunitari. Attività di vigilanza e di controllo“. - Circolare Min.Int. Dip. P. S. del 28.5.1993 su “Nomadi – Dislocazione sul territorio”. - Circolare Min. Int. Amm. Civ. Enti Locali. n. 8 (95) del 29.5.1995 su “Precisazioni sull'iscrizione nell'anagrafe della popolazione residente, di cittadini italiani“.
Ministero della Giustizia: - Circolare del 21.5.1965 su “Legislazione attinente gli zingari“. Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca: - Raccomandazione del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione del 14.4.1981. - Circolare n. 207 del 16.7.1986 su “Scolarizzazione degli alunni zingari e nomadi nella scuola materna, elementare e secondaria di primo grado”. - Circolare n. 400 del 31.12.1991 su “Iscrizione degli alunni alle scuole materne, elementari e secondarie di primo grado”. - Circolare n. 67 del 7.3.1992 su “Legge 23.12.91 n. 423. Soppressione della ratifica ministeriale ai fini dell'iscrizione negli istituti e scuole di istruzione secondarie di studenti provenienti dall'estero”. - Circolare n. 5 del 12.1.1994 su “Iscrizione nelle scuole e negli istituti di ogni ordine e grado di minori stranieri privi di permesso di soggiorno. Modifiche e integrazioni del paragrafo 7 della C. M. 31.12.91 n. 0400, già modificato dalla C. M. 7.3.92 n. 67“. - Documento del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione del 14.7.1995. Ministero per i Beni e le attività culturali: - Circolare n. 337 del 18.3.1968 Oggetto: Disposizioni sui circhi equestri e sugli spettacoli viaggianti. Leggi regionali Lombardia - L.r. 22.12.1989, n. 77 “Azione regionale per la tutela delle popolazioni appartenenti alle etnie tradizionalmente nomadi e seminomadi”. L’art. 3 di tale legge, riguardante la realizzazione di campi di sosta o di transito è stato abrogato dalla: - L.r. 04.03.2008, n. 82 “Ulteriori modifiche ed integrazioni alla legge regionale 11.3.2005, n. 12, Legge per il governo del territorio”, che definisce nuove disposizioni per regolare la localizzazione, la realizzazione ed il mantenimento dei campi di sosta e di transito dei nomadi. Emilia Romagna - L.r. 12.1.1985, n. 2 “Riordino e programmazione delle funzioni di assistenza sociale”. - L.r. 23.11.1988, n. 47 “Norme per le minoranze nomadi in Emilia Romagna”. - L.r. 6.9.1993, n. 34 contenente modifiche della l.r. 23.11.1988, n. 47 “Norme per le minoranze nomadi in Emilia Romagna” e della l.r. 12.1.1985, n. 2 “Riordino e programmazione delle funzioni di assistenza sociale”. Friuli-Venezia Giulia - L.r. 14.3.1988, n. 11 “Norme a tutela della cultura 'Rom' nell’ambito del territorio della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia”. - L.r. 20.6.1988, n. 54 "Modificazione alla l.r. 14.3.1988, n. 11 "Norme a tutela della cultura 'Rom' nell'ambito del territorio della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia”. - L.r. 24.6.1991, n. 25 “Modificazioni ed integrazioni alla l.r. 14.3.1988, n. 11 "Norme a tutela della cultura 'Rom' nell'ambito del territorio della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia”, già modificata dalla l.r. 20.6.1988, n. 54. Lazio - L.r. 3.5.1985, n. 59 "Disciplina dei complessi ricettivi campeggistici". - L.r. 24.5.1985, n. 82 “Norme in favore dei Rom”. - L.r. 30.3.1992, n. 29 "Norme per l'attuazione del diritto allo studio". Liguria - L.r. 27.8.1992, n. 21 “Interventi a tutela delle popolazioni zingare e nomadi”.
Marche - L.r. 5.1.1994, n. 3 “Interventi a favore degli emigrati, degli immigrati, dei rifugiati, degli apolidi, dei nomadi e delle loro famiglie”. Piemonte - L.r. 10.6.1993, n. 26 “Interventi a favore della popolazione zingara”. Sardegna - L.r. 9.3.1988, n. 9 “Tutela dell’etnia e della cultura dei nomadi”. Toscana - L.r. 8.4.1995, n. 73 “Interventi per i popoli Rom e Sinti”. Trentino - Alto Adige - L.p. 2.9.1985, n. 15 “Norme a tutela degli zingari”. Umbria - L.r. 27.4.1990, n. 32 “Misure per favorire l’inserimento dei nomadi nella società e per la tutela della loro identità e del loro patrimonio culturale”. Veneto - L.r. 22.12.1989, n. 54 “Interventi a tutela della cultura dei Rom e dei Sinti”. Le rimanenti Regioni (Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Abruzzo, Molise, Valle D'Aosta) non hanno legiferato nella materia di cui trattasi. Documenti internazionali Unione Europea Consiglio Risoluzioni: - Concernente la scolarizzazione dei figli degli zingari e dei girovaghi. N. 89/C 153/02 del 22/5/1989 (G.U.C.E. N. C 153/3 del 21.6.89). Parlamento europeo Risoluzioni: - Concernente l'istruzione dei figli di genitori senza fissa dimora. S. n. del 16/3/1984. (G.U.C.E. N. C 104/144 del 16.4.84). - Sur la situation des Tziganes dans la Communauté. Testo in francese e italiano. (G.U.C.E. N. C 172/153 del 24.5.1984). - Sull'analfabetismo e l'istruzione dei bambini i cui genitori non hanno dimora stabile. Documento A2-0379/88 del 17/3/89 (G.U.C.E. N. C 96/250 del 17.4.89). - Sulle minoranze linguistiche e culturali nella Comunità europea. N. A3-0042/94 del 9.2.94. (G.U.C.E. N. C 61/111 del 28.2.94). - Sulla situazione degli zingari nella Comunità del 21.4.94. (G.U.C.E. N. C 128/372 del 9.5.94). - Sulla situazione dei Rom dell’Unione Europea del 28.4.2005 (G.U.C.E. C 45E/129 del 23.2.05). - Sulla situazione delle donne Rom nell’Unione Europea del 1.06.06 (G.U.C.E. N. C 298E del 8.12.06). - Sull’applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati Membri, 15.11.07. - Su una strategia europea per i rom, del 31 gennaio 2008 (non ancora pubblicata).
Relazioni: - Sulla situazione degli Zingari nella Comunità. A nome della Commissione giuridica. Documento 1-1544/83 del 19.3.1984. - Su l'analfabetismo e l'istruzione dei bambini i cui genitori non hanno dimora stabile. A nome della Commissione per la gioventù, la cultura, l'istruzione e lo sport. Documento A2-0379/88 del 3/2/89. Consiglio d'Europa Comitato dei Ministri Convenzioni: - Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali. Adottata il10.11.1994. Raccomandazioni: - Relative aux nomades apatrides ou de nationalité indéterminée. N. R (83) 1 adoptée le 22/2/1983. Testo in francese, inglese e italiano. - Recommandation n. R(2000) 4 du Comité des Ministres aux Etats members sur l’éducation des enfants roms/tsiganes en Europe. Testo in francese. Risoluzioni: - Containing recommendations on the social situation of nomads in Europe. N. (75) 13 adopted on 22/5/1975. Testo in inglese e italiano. Assemblea Parlamentare Raccomandazioni: - Relative à la situation des Tziganes et autres nomades en Europe. N. 563 (1969) adopté le 30.9.1969. Testo in francese, inglese e italiano. - Relative aux Tziganes en Europe. N. 1203 (1993) adopté le 2.2.1993. Testo in francese ed inglese. Rapporti: - Sur les Tziganes en Europe. Doc. 6733 dell'11/1/1993. Testo in francese ed inglese. Conferenza Permanente dei Poteri Locali e Regionali dell'Europa (CPLRE) Risoluzioni: - Sur le rôle et la responsabilité des collectivités locales et régionales face aux poblémes culturels et sociaux des populations d'origine nomade. Testo in francese e italiano. N. 125 (1981) adottata il 29.10.1981. - On Gypsies in Europe: the role and responsability of local and regional authorities. N. 249 (1993) del 18.3.1993. Testo in inglese. - Il contributo degli zingari alla costruzione di un'Europa tollerante. Testo in italiano e francese. N. 16 (1995) adottata il 31.5.1995. Audizioni: - Les Tziganes et l'Europe: transmission de la tradition dans une Europe en mutation. Testo in francese. N. CPL/Cult (27) 11 del 12-13 luglio 1991. Conclusioni: - Les Tziganes dans la commune, Conclusions du colloque. 15-17 octobre 1992. Testo in francese. N. Coll/Tsi (92) 16 rév. Del 25.11.1992.
Rapporti: - Les Tziganes en Europe: rôle et responsabilités des autorités locales et régionales, 16-18 mars 1993 (aboutit à la résolution 125 (1981). Testo in francese. N. CPL (28) 10 Part I del 16.3.1993. Comitati di esperti Conferenza dei Ministri europei della Giustizia – Comitato di esperti per i documenti d'identità e la circolazione delle persone (CAHID) Rapporti: - Examen des question juridiques liées à la circulation des nomades. Testo in francese. Projet de rapport final d'activité CAHID (86) 3 del 31.7.1986. Convenzione Culturale Europea – Consiglio della Cooperazione Culturale (CDCC) Rapporti: - La formation des enseignants des enfants tziganes. 20éme séminaire de Donauedchingen, Allemagne, 20-25 juin 1983 (avec une recommandation). Testo in francese. N. DECS/EGT (83) 63. Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI) Raccomandazioni: - La lotta contro il razzismo e l'intolleranza verso i rom/zingari. N. 3 del 6.3.1998. Comitato europeo sulle migrazioni (CDMG) Rapporti: - La situazione degli zingari (rom e sinti) in Europa. N. (95) adottato il 5.5.1995. Altri Organismi internazionali Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (CSCE) Documenti: - Riunione di Copenhagen. Testo in italiano e francese. 5-29 giugno 1990, Copenhagen, 1990 - Réunion d'experts de la CSCE sur les minorités nationales. Testo in francese. 1-19 juillet 1991, Genève, 1991. - Riunione di Mosca della conferenza sulla dimensione umana. Testo in italiano e francese. 10 settembre – 4 ottobre 1991, Mosca, 1991. - Document de Helsinki. Les défis du changement. Testo in italiano (con omissis) e francese. 12 juin 1992, Helsinki, 1992. Organizzazione delle Nazioni Unite Etude des droits des personnes appartenant aux minorités ethniques, religieuses et linguistiques. Commission des droits de l'homme. Projet de ésolution. Testo in francese. E/CN.4/Sub.2/L.670 (26.8.1977). Rapport de la lutte contre les mesures discriminatoires et de la protection des minorites. Etude des droits des personnes appartenant aux minorités ethniques, religieuses et linguistiques. Commission des droits de l'homme. Testo in francese. E/CN.4/1261 – E/CN.4/Sub.2/399 (24.10.1977). NGO committee recommends 30 organizations for consultative status (version anglaise). Press release Committe on NGOs (1.3.1979) 393 rd Meeting (PM) Protection des minorités.
Commission des droits de l'homme. Projet de résolution. Testo in francese. E/CN.4/Sub.2/1991/L.9 (19.8.1991). Le droit de toute personne de quitter tout pays, y compris le sien, et de revenir dans son pays. Commission des droits de l'homme. Projet de décision. Testo in francese. E/CN.4/Sub.2/1991/L.65 (28.8.1991). Prevention of discrimination and protection of minorities. Commission of human rights. Testo in inglese. E/CN.4/Sub.2/1992/L.11/Add.5 (28.8.1992). Iniziativa Centro Europea (CEI)
Strumento CEI per la tutela dei diritti delle minoranze. Testo in italiano e inglese. Budapest (15 novembre 1994). Varie
Associazione mondiale dei Rom - Romani Union: - Statuto dell'Associazione, organismo non governativo riconosciuto dall'O.N.U. il 2 marzo 1979. - Documento degli zingari italiani presentato al 3° Congresso mondiale della Romani Union (Maggio 1981).
Enti e organizzazioni per lo studio e la tutela di Rom e Sinti
The European Roma Rights Centre (ERRC) è un’organizzazione internazionale di pubblico interesse volta alla tutela giuridica nei confronti delle popolazioni Rom per combattere il razzismo e l’abuso dei diritti umani ai Danni di questa popolazione. Sorta nel 1996, ha procurato alla popolazione Rom gli strumenti necessari a combattere la discriminazione e ottenere pari diritti nell’accesso alla politica, all’ istruzione, alla casa, alla salute e ai pubblici servizi.(testi in lingua inglese). http://www.errc.org/English_index.php ECRI – La Commissione del Consiglio d’Europa contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) è stata fondata in occasione della conferenza al vertice di Vienna del 1993. Gli esperti dell'ECRI operano su mandato degli Stati membri del Consiglio d'Europa ma in modo assolutamente indipendente. Dal 1997, queste istituzioni collaborano alla realizzazione di alcuni progetti. Nel sito internet dell’ECRI si possono consultare i rapporti e le raccomandazioni, e ottenere altre interessanti informazioni nelle pagine dedicate alle “minoranze”. (testi in lingua inglese). www.coe.int The Decade of Roma Inclusion 2005–2015 (Dieci anni di integrazione Rom 2005-2015) è un comitato senza precedenti nella storia, formato dai governi dei Paesi europei centrali e orientali per promuovere le condizioni socio economiche e l’integrazioni del popolo Rom in un progetto interregionale. E’ un’iniziativa internazionale che unisce i governi, le associazioni intergovernative e non governative per accelerare il processo di miglioramento delle condizioni dei Rom in modo tangibile e trasparente. “La decade” ha posto come priorità i temi dell’istruzione, salute, casa e lavoro. L’idea di questa iniziativa ha preso il via da una Conferenza generale sui Rom tenutasi a Budapest nel 2003, dal titolo “I Rom nell’allargamento europeo, sfide per il futuro” i Primi Ministri dei governi partecipanti hanno siglato la Dichiarazione per “Decade of Roma Inclusion“a Sofia, il 2 febbraio 2005. I nove Paesi che prendono parte a questo progetto sono: Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia, and Slovakia. Tutti questi Paesi hanno un numero considerevole di minoranze Rom che sono state nel tempo discriminate e svantaggiate. http://www.romadecade.org/ Ministero dell’Interno – Le comunità sprovviste di territorio Per una più ampia conoscenza dell’attuale situazione in cui si trovano le comunità rom e sinti, è stato istituto un Tavolo tecnico interministeriale, coordinato dal Prefetto Perla Stancari, direttore centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze. Il fine del Tavolo è quello di esaminare tutte le questioni emergenti e individuare possibili soluzioni, anche normative, che tutelino gli aspetti culturali delle stesse comunità rom, sinte e caminanti, prestando attenzione all’equilibrio tra diritti e doveri. Al tavolo partecipano le amministrazioni competenti in materia: Presidenza del Consiglio dei Ministri, Affari Esteri, Pubblica istruzione, Giustizia, Salute, Solidarietà sociale, Affari regionali e autonomie locali, Diritti e Pari opportunità, Politiche per la Famiglia, Anci; Upi, Conferenza dei Presidenti delle Regioni e Province autonome ed il Confemili (Comitato nazionale Federativo minoranze linguistiche d’Italia). http://www.interno.it/mininterno/ L’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità, ISMU istituito dalla Giunta della Regione Lombardia con provvedimento n. 2526 del 5 dicembre 2000, nasce non solo dall’esigenza di conoscere e monitorare il fenomeno della presenza straniera ma anche dalla consapevolezza che l’immigrazione è un fenomeno strutturale che ha investito e continuerà ad investire in modo privilegiato l’Italia per la sua collocazione geografica e la Lombardia per la sua attività economica e produttiva. Con d.g.r. n. 19977 del 23 dicembre 2004, la Giunta ha istituzionalizzato la rete degli Osservatori Provinciali sull'immigrazione quali preziosi terminali per la realizzazione di un sistema informativo integrato sulla realtà migratoria a scala locale. L’ISMU costituisce uno strumento funzionale all’acquisizione di dati certi e puntuali, costantemente aggiornati, sul
fenomeno dell’immigrazione nel territorio regionale della Lombardia. Facendo convergere ruoli e competenze e coniugando il lavoro di enti di ricerca non solo universitari, l’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità analizza gli aspetti quantitativi e caratterizzanti la popolazione immigrata. Uno degli aspetti considerati dalla ricerca dell’Osservatorio e quello della presenza di Rom e Sinti nella Regione. http://www.ismu.org L'Opera Nomadi nasce a Bolzano nel 1963 come associazione regionale del Trentino Alto Adige e diventa una associazione di carattere nazionale nel 1965. Il 26/3/1970, con Decreto del Presidente della Repubblica n. 347, è elevata a Ente Morale Nazionale. L'Associazione è nata dalla consapevolezza che fosse necessario un movimento di volontari organizzato per promuovere interventi atti a togliere gli zingari ed altri nomadi,o gruppi di origine nomade dalla situazione di emarginazione in cui sono relegati e per aprire la collettività nazionale alla comprensione e all'accoglienza dei diversi. Per corrispondere meglio allo sviluppo di una società pluralistica e aperta, l'Opera Nomadi si configura come un'associazione apartitica, aconfesionale, promotrice della partecipazione diretta di Rom e Sinti. In generale, l'Opera Nomadi si fa mediatrice tra i pubblici poteri ed i gruppi di rom e sinti per la tutela dei loro diritti e per favorire interventi specifici atti a sanare le situazioni di svantaggio. L'Associazione si articola sul territorio in sezioni (provinciali o regionali) o gruppi collaboratori autonomi. Ha una struttura nazionale che si riunisce periodicamente a Roma ed elegge ogni 3 anni un Presidente e un Direttivo, analogamente alle sezioni locali. La sezione di Milano è rappresentata dal Presidente Anna Ricci, dal Vicepresidente Maurizio Pagani, dal Segretario Giorgio Bezzecchi, dal Tesoriere Andrea Bertol e dal Consigliere Costantin Marin. http://www.operanomadimilano.org/ La Caritas è stata costituita in Italia nel 1971 da un’intuizione di Papa Paolo VI come organismo pastorale finalizzato a promuovere la testimonianza della carità all'interno della comunità cristiana. "La Caritas …assume una prevalente funzione pedagogica: il suo aspetto spirituale non si misura con cifre e bilanci, ma con la capacità che essa ha di sensibilizzare la Chiesa locale e i singoli fedeli al senso e al dovere della carità in forme consone ai bisogni e ai tempi". Così Papa Paolo VI espresse ai Presidenti delle Caritas Diocesane al Primo Convegno Nazionale della Caritas Italiana il 27 settembre 1972 la propria idea di missione della Caritas. La Caritas Ambrosiana è l'organismo pastorale istituito dall'Arcivescovo al fine di promuovere la testimonianza della carità della comunità ecclesiale diocesana e delle comunità minori, specie parrocchiali, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica. La Caritas Ambrosiana collabora attivamente con il Comune di Milano per l’area di bisogni relativa all’integrazione dei rom e sinti nei campi comunali ed è impegnata in studi e ricerche in collaborazione con l’ISMU e il Politecnico di Milano. http://www.caritas.it/ Sucar Drom – Istituto di Cultura Sinta In Lombardia, presso Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Mantova Sucar Drom è un’organizzazione formata da appartenenti alla società maggioritaria (in senso numerico) e da appartenenti alle società sinte e rom.La mission di Sucar Drom è il riconoscimento dei pieni diritti di cittadinanza delle Minoranze Nazionali ed Europee Sinte e Rom. L’organizzazione contrasta tutte le forme di discriminazione, dirette e indirette, che attualmente colpiscono le popolazioni sinte e rom.Sucar Drom agevola le relazioni tra gli individui, le società e le culture per la realizzazione di una cultura della conoscenza, del dialogo e della comprensione, fondata sull'acquisizione responsabile di diritti reciproci. Opera anche a livello internazionale. http://www.sucardrom.eu/cenni.html OsservAzione – Centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti è un'associazione di promozione sociale - onlus che nasce ufficialmente nel 2005. Successivamente, si è costituita della rete Conares, il coordinamento nazionale rom, sinti e gagé,
che ha partecipato ad alcune delle battaglie più significative per i diritti dei rom e dei sinti in Italia, contribuendo a far conoscere in Europa le gravi forme di discriminazione, razzismo e segregazione che colpiscono queste persone in Italia. Il “Paese dei campi”, il rapporto sulla discriminazione razziale di rom e sinti in Italia, pubblicato e diffuso in tutta Europa dallo European Roma Right Center (ERRC), ha generato un processo a catena che ha portato la Commissione delle Nazioni Unite contro il Razzismo e la Discriminazione (CERD) e la Commissione Europea contro il Razzismo e l'Intolleranza (ECRI) ad esprimere pubblicamente pareri critici verso l'Italia e le sue politiche verso rom e sinti. http://www.osservazione.org Il Centro Studi Zingari ha iniziato la propria attività nell'anno 1965 presso l'Università di Padova e si è costituito come ente autonomo nell'anno 1970 a Roma. Ha come scopo la promozione e la realizzazione di studi e ricerche sulle tematiche del mondo zingaro; la pubblicazione della rivista Lacio Drom (cessata nel 1999) e di quaderni speciali; la collaborazione con Enti, Istituti culturali e organizzazioni allo scopo di promuovere, diffondere e difendere la cultura zingara. http://members.xoom.alice.it/mcrs/centro_studi_zingari.htm Il Comitato Rom e Sinti Insieme si è costituito il 14 Aprile 2007 a Mantova, Si sono riuniti i delegati dei diversi gruppi Rom e Sinti. All’unanimità sono stati eletti 22 delegati di diversi gruppi rom e sinti che costituiscono ufficialmente il Comitato Rom e Sinti Insieme. Tra le finalità del Comitato vi è quella di sollecitare il Governo italiano al riconoscimento delle minoranze Rom e Sinte come ha già fatto più volte il Consiglio d'Europa e l’Unione Europea. In Italia le minoranze Rom e Sinte non sono riconosciute nè come Minoranze Etniche Linguistiche nè come Minoranze Nazionali e pertanto non beneficiano dei diritti che questi status prevedono. Il Comitato è stato invitato tra le organizzazioni che si occupano della difesa delle minoranze alla Conferenza europea sulle popolazioni rom e sinte che si è tenuta a Roma presso il Ministero dell’Interno il 22, 23 gennaio 2008. http://www.comitatoromanophralipe.it/index.html
Riviste e monografie della biblioteca del Consiglio Regionale87
Monografie Osservatorio Regionale per l’integrazione e la Multietnicità, ISMU, Vivere ai margini – Un’indagine sugli insediamenti rom e sinti in Lombardia, Milano, 2007. F. Motta, S. Geraci e M. Converso, Rom, Sinti e Camminanti in Italia, in Dossier Statistico Immigrazione 2006 - XVI Rapporto sull'Immigrazione, Caritas/Migrantes, Roma 2006. N. Sigona, I confini del “problema zingari”. Le politiche dei campi nomadi in Italia, in T. CAPONIO e A. COLOMBO (a cura di), Migrazioni globali, integrazioni locali, Il Mulino, Bologna, 2005, p. 267-293. A. Tosi, Rom e sinti: un’integrazione possibile, in COMMISSIONE PER LE POLITICHE DI INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI, Secondo rapporto sull’integrazione degli immigrati in Italia, a cura di G. ZINCONE, Il Mulino, Bologna, 2001, cap. XIV. Periodici P. Arrigoni e T. Vitale, Quale legalità? Rom e gagi a confronto, in Aggiornamenti sociali, n. 3/2008, p.182-194. D. Pizzuti, Accogliere i Rom – Una rete di solidarietà a Napoli, in Aggiornamenti sociali, n. 3/2007, p. 211-221. L.Mancini, Antropologia e diritto zingaro, in Sociologia del diritto, n. 3/2004, p. 43-55. F.M. Galanti, I bambini degli zingari e il reato di maltrattamenti in famiglia, in Questione giustizia, n. 3/2003, p. 652-661. L. Mancini, Il debole riconoscimento giuridico di una minoranza:il caso degli zingari, in Diritto, immigrazione e cittadinanza, n. 3/2001, p. 65-72. C. Landuzzi, Gli zingari: un nomadismo in crisi, in Sociologia urbana e rurale, n. 59/1999, p. 189-219. A. Simoni, Il giurista e gli zingari: lezioni dalla Common Law, in Politica del diritto, n. 4/1999, p. 629-666. R. Pezzano, Bambini “argati” e riduzione in schiavitù: primo intervento della Cassazione, in Foro Italiano, 1990, parte II, p. 369-374 In I rom nella scuola italiana, Quaderni di sociologia, n. 3/2004 (numero monografico) C. Saletti Salza, Non c’è proprio niente da ridere. Sulle strategie di gestione del quotidiano scolastico di alcuni alunni rom, p. 7-29. S. Menchinelli, Il rapporto di una comunità rom kalderasha con la scuola, p. 31-49. S. Pontrandolfo, Alla ricerca dei rom di Melfi: i rom immaginati e l’archivio scolastico, p. 5172. A.V. Sorani, Gli insegnanti degli alunni rom e sinti. Un’indagine nazionale, p. 73-110.
I testi segnalati sono disponibili al prestito e consultazione presso la Biblioteca consiliare.
Documentazione digitale S. Franzese e M. Spadaro, Rom e sinti in Piemonte a dodici anni dalla legge regionale 10 giugno 1993, n. 26, “Interventi a favore della popolazione zingara”, IRES, 2005
http://www.piemonteimmigrazione.it/pubblicazioni.html#societa
Bibliografia generale e webgrafia
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La collana QUADERNI DI DOCUMENTAZIONE comprende:
1. I Consiglieri regionali: status, risorse e strutture Marzo 2001 2. Progetto di legge n. 102 "Norme per l'incremento e la tutela del patrimonio ittico e l'esercizio della pesca nelle acque della Regione Lombardia" Marzo 2001 3. Progetto di legge n. 75 “Norme per protezione della fauna selvatica e per la tutela dell’equilibrio ambientale e disciplina dell’attività venatoria” Ottobre 2001 4. Conoscere la Lombardia – Guida ai siti internet del Consiglio e della Giunta regionale Maggio 2002 5. Il sistema regionale allargato Una prima mappa su enti, fondazioni, aziende e società regionali Dicembre 2005 6. Il sistema regionale allargato Mappa degli enti, società, aziende e fondazioni regionali – Aggiornamento 2006 Dicembre 2006 7. Norme sul sistema educativo di istruzione e formazione della Regione Lombardia Maggio 2007 Fuori collana: Progetto di legge n. 54 – Istituzione del Corpo forestale regionale Novembre 2000 Rapporto sugli strumenti informativi di sostegno alla funzione legislativa e di controllo Luglio 2002 Quali regole a sostegno della rappresentanza politica delle donne? Ottobre 2002 Le esperienze di analisi ex-post delle leggi nei Consigli regionali, nelle Assemblee e nelle Province autonome – Un'indagine empirica Maggio 2003 Progetti di legge in materia di asili-nido e altri servizi per l'infanzia (raccolta di documentazione a supporto della Commissione Sanità ed Assistenza) Ottobre 2003 Un passo avanti verso l'accountability. Gli strumenti di controllo e rendicontazione nel Consiglio Regionale della Lombardia Novembre 2004 Un passo avanti verso l'accountability. Gli strumenti di rendicontazione: procedure e contenuti – II parte Giugno 2005 Raccolta di documentazione in materia di Programmazione Negoziata regionale Ottobre 2006 Raccolta di documentazione a supporto del processo decisionale per l’istituzione del Garante regionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza Aprile 2007
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