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Timestamp: 2020-08-07 22:06:09+00:00
Document Index: 155063122

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Stalking: per la condanna basta l'accusa
Stalking: per la condanna basta l’accusa
Chi tormenta un estraneo e viene denunciato alle autorità può essere condannato anche se l’unica prova è la dichiarazione della vittima.
Più facile condannare il colpevole di stalking: chi tormenta un’altra persona – sia essa un ex fidanzato, un vicino di casa, una persona conosciuta su una chat di internet, ecc. – tanto da provocare in quest’ultima un grave stato di ansia e costringerla a cambiare abitudini di vita (basterebbe una semplice assenza dal lavoro, il modificare il percorso di strada per rientrare a casa, l’assumere tranquillanti, ecc.) compie il delitto di stalking, ossia di atti persecutori [1]. Ma attenzione: per la condanna del colpevole basta la semplice dichiarazione della vittima, qualora ritenuta attendibile dal giudice. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [2]: un avvertimento a tutti i disturbatori professionali che, anche nei rapporti di vicinato e, in particolar modo, in quelli tra condòmini, sono soliti perseguitare le loro prede sino a costringerle a modificare aspetti essenziali della loro quotidianità.
Difatti, il reato di stalking scatta quando qualcuno, in modo reiterato (ma bastano anche pochi episodi) minaccia o molesta un’altra persona in modo da:
provocare a quest’ultima un grave stato di ansia o di paura;
oppure da provocarle un fondato timore per l’incolumità propria o di un familiare o di persona al medesimo legata da relazione affettiva;
oppure da costringerla ad alterare le proprie abitudini di vita.
Perché si configuri lo stalking – dice poi la norma – è necessario che il comportamento sia reiterato. Questo sicuramente significa che non basta una singola azione; ma, per alcune sentenze, sono stati sufficienti anche due semplici episodi a far scattare l’incriminazione del reo. Ciò che conta è la gravità dei comportamenti.
Di recente, poi, la giurisprudenza ha riconosciuto la possibilità che lo stalking si realizzi anche nei rapporti tra vicini di casa, elaborando la figura del cosiddetto stalking condominiale, che si verifica tutte le volte in cui il condòmino molesta e perseguita il o i vicini di casa con una serie di azioni dirette a:
– ingenerare in loro un fondato timore per l’incolumità propria o di un familiare;
– esasperarli così tanto da costringerli a cambiare le proprie abitudini di vita.
La prova dello stalking
La sentenza in commento tratta un aspetto delicato dello stalking: quello della prova delle condotte persecutorie. Queste ultime, materializzandosi spesso in atti che non possono essere documentati (si pensi a un pedinamento) o che, avvenendo in piena segretezza, non possono essere dimostrati con testimoni, difficilmente potrebbero anche essere puniti. Così, in questi casi, la legge consente di arrivare a una condanna anche sulla base delle semplice accuse della vittima nei confronti dell’imputato. A riguardo, le Sezioni Unite della Cassazione hanno affermato che le dichiarazioni della persona offesa del reato possono da sole bastare per giungere a una sentenza di condanna dell’imputato, sempre che tali dichiarazioni siano ritenute attendibili e credibili dal giudice. Il magistrato, nella propria decisione, dovrà comunque motivare le ragioni per cui ritiene degno di fiducia il racconto reso dalla vittima e la sua “testimonianza”.
Detto in parole semplici, se nel processo non vengono portate altre prove del reato oltre alle sole dichiarazioni, rese in dibattimento dalla vittima stessa, queste ultime sono più che sufficienti ad arrivare a una sentenza di colpevolezza. Come dire che l’adagio popolare “È la sua parola contro la mia” non vale nell’abito del processo penale.
Le accuse esposte dalla persona offesa del reato devono quindi trovare riscontri oggettivi, come ad esempio, nelle conseguenze dei comportamenti persecutòri sulla condizione di vita della persona offesa, costretta ad assentarsi dal lavoro ed assumere tranquillanti; eventi, quest’ultimi, che dimostrano, secondo la suprema Corte, un mutamento delle abitudini di vita e l’insorgere di un grave stato d’ansia nella vittima.
La prova dello stalking – dice la Cassazione – e del grave e perdurante stato d’ansia o di paura generato nella vittima deve essere ancorata ad elementi sintomatici di tale turbamento psicologico, ricavabili dalle dichiarazioni della stessa vittima del reato, dai suoi comportamenti conseguenti alla condotta posta in essere dal colpevole [3] .
Lo stalking viene, di norma, associato a comportamenti che attengono alla sfera sentimentale e affettiva, come nel caso di condotte poste ai danni di un ex amante, di una donna o di un uomo le cui attenzioni non vengono ricambiate, di un ex coniuge a seguito della separazione o del divorzio. Tuttavia, le vittime non sono sempre partner ed “ex”, in particolar modo donne; lo stalking, infatti, ben può configurarsi al di fuori di una relazione sentimentale. È infatti sufficiente il compimento di più atti molesti o minatori che ledano l’altrui sfera psico-affettiva o inducano la vittima a mutare stile di vita. In quest’ottica si colloca il cosiddetto “stalking condominiale”, ormai divenuto una realtà, come dimostra anche la sentenza in commento.
[1] Art. 612-bis cod. pen.
[2] Cass. sent. n. 26878/2016 del 28.06.2016.
[3] Cass. sent. n. 14391/2012.
Simone Donati ha detto:
18/07/2016 alle 07:48
E lo stato d’ansia e l’atroce violenza che invece colpiscono i falsamente denunciati per stalking dove lo mettiamo??????? E’ veramente vergognoso che in Italia si condanni senza neanche le prove eppure le false violenze sono ormai la stragrande maggioranza, sono ormai un abituè ……più che altro si dovrebbero fare leggi severe contro le false violenze e il falso stalking!!!!!!
ANom. ha detto:
20/12/2017 alle 19:41
E poi scusate tanto, ma CHI dice che se una persona prende ansiolitici, deve essere per colpa di qualcuno che le porta dei fiori invece per problemi SUOI magari già noti e patologici?
Questa legge incoraggia e legalizza la CALUNNIA, ma ci rendiamo conto o no?
26/11/2016 alle 20:02
a quanto ammontano, indicativamente, le spese in caso di condanna per stalking?
01/12/2016 alle 18:48
E QUESTA SAREBBE LA GIUSTIZIA?????? BASTA SOLO LA PAROLA DI UNA DONNA, PER DISTRUGGERE LA VITA DI UN UOMO??? SENZA PROVE E SENZA TESTIMONI????? MI VIENE SEMPRE PIU’ IL VOMITO!!!
E SAREBBERO LE DONNE QUELLE CHE NON HANNO GIUSTIZIA IN ITALIA?????
Questo significa che siamo in una situazione di ricatto permanente, bastano le parole della vittima, uno stato d’ansia (ma pensiamo…. povere…..) due soli episodi, per essere condannati e tutto solo per come lei percepisce la cosa, nessuna prova, solo la percezione della donna serve per condannarti alla galera. Questa è la società della punizione maschile.
23/05/2017 alle 18:01
Io e la mia famiglia, per una causa per stalking condominiale, in cui noi siamo la parte lesa, abbiamo dovuto produrre moltissime prove, le nostre testimonianze, quelle di amici e conoscenti che hanno assistito a delle scene specifiche, cartelle cliniche, verbali di interventi delle forze dell’ordine e altro ancora, prima che si concretizzasse qualcosa abbiamo dovuto fare una quindicina di denunce, io e mia madre siamo finite dallo psichiatra, e mia madre nel mentre ha avuto due infarti che hanno come concausa questa vicenda di stalking condominiale. E la causa non è ancora finita.
14/10/2017 alle 08:20
anche la vita mia distrutta da un seriale caso di finto stalking inventato di sana pianta
20/12/2017 alle 19:40
Quindi lo si dica chiaramente: in caso di stalking, TUTTE le norme costituzionali, i principi giuridici a cominciare da quello che bisogna che l’accusa PROVI l’azione illegale, sono rovesciate!
In altre parole, basta che qualcuno, per esempio una ex che vuole tenersi i figli, denunci per prima (tanto agli uomini quasi mai credono) che persino dei tentativi di chiarimento vengano presi come stalking?
Ma da quando lo stato è autorizzato ad entrare nella vita delle persone e nelle loro discussioni personali a gamba tesa? Questi sono abusi totalmente INCOSTITUZIONALI che ledono ogni senso di civilità.
Le discussioni tra persone, se non parte di altro reato più grave (lesioni, minacce, sequestro di persona ecc ecc) DEVONO restare tra persone, e non metterci lo stato che poi è mono-direzionale.
Il principio di DIFESA dalle accuse deve essere garantito. Qui invece si portano avanti dei processi STALINISTI in cui quel che conta è la delazione fatta da A (quasi sempre una donna) a B (uomo). Questo è totalmente ABOMINEVOLE, chiaro o no?
21/12/2017 alle 17:41
anche dalla sicilia, un caso di falso stalking….una donna e’ stata fatta letteralmente impazzire…le accuse perpetrate da un uomo e i suoi figli. il volto dell accusato in prima pagina nei giornali locali. nessun altro testimone se non i figli. l accusato e’ morto nell ansia…
26/05/2018 alle 15:09
Parlo io che sono vittima io stesso di false accuse di stalking.
nonostante il processo civile di separazione sta andando nel verso opposto ( ho ottenuto casa e bambino ) grazie alle testimonianze.
al penale sono alla 3° udienza e posso ammettere di avere gli stessi diritti di un ebreo sotto sentenza del tribunale dell SS. sono state rigettate le mie prove e testimoni, e tutto di basa sulla sua sola deposizione dell’ex moglie e madre.
basta che il giudice ammettava le ordinanze della sentenza di separazione che tutto si chiudeva.
invece sono a cirva 25 mila euro di spese avvocati. piu stess e ansia il quale la condanna ovviamente sicura dato impossibilità a difendermi è dai 6mesi ai 4 anni.
ovviamente avvocato mi ha detto che si ridiscuterà in appello. ovviamente altri 3 – 4 anni di processo e spese…..
sistema che premia gli estorsori !! W Italia !!