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Timestamp: 2018-10-20 08:44:57+00:00
Document Index: 129044221

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 10', 'art. 41', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 132', 'art. 67', 'art. 13', 'art. 67', 'art. 13', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 50', 'sentenza ']

Novità fiscali del 27 agosto 2009: regime agevolato per avvio di nuove attività professionali o d’impresa; fatture per operazioni inesistenti; prestazioni socio-sanitarie e assistenziali rese a persone migranti; altre notizie fiscali tra cui: elenchi intrastat: verifica dati acquirente a carico del cedente | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 27 agosto 2009: regime agevolato per avvio di nuove attività professionali o d’impresa; fatture per operazioni inesistenti; prestazioni socio-sanitarie e assistenziali rese a persone migranti; altre notizie fiscali tra cui: elenchi intrastat: verifica dati acquirente a carico del cedente
1) Prestazioni socio-sanitarie e assistenziali rese a persone migranti, senza fissa dimora, richiedenti asilo
2) Regime agevolato per iniziare di nuove attività professionali o d’impresa: Applicazione caso per caso
3) Fatture per operazioni inesistenti
Per i cittadini migranti, i servizi sociosanitari e assistenziali sono esenti da Iva solo se vi siano situazioni di particolare disagio sociale.
E’ questa la precisazione dell’Agenzia delle Entrate, contenuta nella risoluzione n. 238/E del 26.08.2009, che ha, così, fornito l’interpretazione dell’art. 10, n. 27-ter) del D.P.R. n. 633/1972 sull’erogazione di prestazioni legate all’assistenza sociale.
Infatti, l’art. 10, n. 27-ter del DPR 26.10.1972, n. 633 prevede l’esenzione da IVA per “le prestazioni socio-sanitarie, di assistenza domiciliare o ambulatoriale, in comunità e simili, in favore degli anziani ed inabili adulti, di tossicodipendenti e di malati di AIDS, degli handicappati psicofisici, dei minori anche coinvolti in situazioni di disadattamento e di devianza, di persone migranti, senza fissa dimora, richiedenti asilo, di persone detenute, di donne vittima di tratta a scopo sessuale e lavorativo, rese da organismi di diritto pubblico, da istituzioni sanitarie riconosciute che erogano assistenza pubblica, previste dall’art. 41 della L. 23 dicembre 1978, n. 833, o da enti aventi finalità di assistenza sociale e da ONLUS”.
Tale disposizione subordina l’applicabilità dell’esenzione IVA ai seguenti requisiti:
2) le predette prestazioni devono essere rese in favore di soggetti, in condizioni di disagio, espressamente indicati dalla norma: anziani ed inabili adulti, tossicodipendenti e malati di AIDS, handicappati psicofisici, minori anche coinvolti in situazioni di disadattamento e di devianza, persone migranti, senza fissa dimora, richiedenti asilo, persone detenute, donne vittime di tratta a scopo sessuale e lavorativo;
3) le medesime prestazioni devono essere rese da organismi di diritto pubblico, da istituzioni sanitarie riconosciute che erogano assistenza pubblica, o da enti aventi finalità di assistenza sociale e da ONLUS, sia direttamente che in esecuzione di appalti, convenzioni e contratti in genere (circolare n. 43/E del 02.11.2004)
Per quanto riguarda, in particolare, il requisito di cui al punto 2), l’Agenzia ha evidenziato che le “persone migranti, senza fissa dimora, richiedenti asilo”, le “persone detenute”, le “donne vittime di tratta a scopo sessuale e lavorativo” sono state inserite tra i soggetti indicati dall’art. 10, n. 27-ter) del DPR n. 633/1972, come destinatari delle prestazioni socio-sanitarie esenti da IVA, dal comma 312 dell’art. 1 della L. n. 296/2006.
A parte ciò, riguardo l’interpretazione dell’espressione “persone migranti, senza
fissa dimora, richiedenti asilo”, la stessa Agenzia ha osservato che dalla formulazione letterale della norma emerge la necessità della coesistenza, in capo al soggetto beneficiario della prestazione agevolata, delle tre condizioni richieste, che sono riferite, qualificandolo, allo stesso sostantivo “persone”.
La struttura complessiva del testo, sotto il profilo formale, evidenzia altresì chiaramente la distinzione tra le diverse tipologie soggettive.
Ad esempio dopo aver indicato le “persone migranti, senza fissa dimora, richiedenti asilo” la disposizione elenca (ripetendo il sostantivo “persone”) le “persone detenute” e le “donne vittime di tratta a scopo sessuale e lavorativo”
L’interpretazione letterale della norma trova conferma nella ratio della stessa disposizione che – in conformità alle disposizioni di cui all’art. 132, lettera g) della Direttiva CEE n. 2006/112/CE, secondo la quale gli Stati membri possono esentare dall’IVA, tra l’altro, le prestazioni di servizi “strettamente connesse” con l’assistenza sociale – delimita a tal fine la tipologia di prestazioni e i soggetti che le effettuano nonché i beneficiari delle stesse individuati in relazione al particolare stato di disagio.
In conclusione, i soggetti migranti rientrano tra i destinatari delle prestazioni esenti da IVA allorché presentino particolari condizioni di disagio sociale dovuto alla assenza di una fissa dimora e alla condizione di richiedente asilo.
Per fruire del regime agevolato previsto per le nuove iniziative artistiche, professionali o d’impresa le due attività di Blogger e di autore intermediale devono essere valutate ed inquadrate caso per caso, tenendo conto sia del loro contenuto specifico sia del contesto in cui vengono esercitate.
Poiché ciò non possibile mediante l’istanza di interpello, peraltro prevista dallo statuto del contribuente.
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 239/E del 26.08.2009, la quale ha rilevato che il beneficio fiscale, che consiste nel pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef pari al 10% del reddito di lavoro autonomo o d’impresa, viene riconosciuto solo a patto che l’attività di blogger non sia una semplice prosecuzione di quella di autore intermediale che il contribuente svolgeva in precedenza.
Infatti, è stato osservato in tale risoluzione per classificare correttamente le professioni svolte in passato e confrontarle con quella per la quale si chiede l’agevolazione sono necessarie valutazioni di carattere fattuale che non possono però essere fatte in sede di interpello.
Nel caso di specie, è risultato che il contribuente ha dichiarato, sia per il 2006 (modello Unico PF 2007) che per il 2007 (modello 730/2008), compensi da attività di lavoro autonomo occasionale, costituenti redditi diversi ex art. 67, comma 1, lettera l), del Tuir.
Tale circostanza ha reso in linea con la prima delle due condizioni poste dalla speciale disciplina (art. 13, comma 2, lettera a), della legge n. 388/2000) ai fini della possibilità di potere accedere a tale regime agevolato.
La locuzione, ivi contenuta, di “attività artistica o professionale ovvero d’impresa” – il cui esercizio nei tre anni precedenti inibisce l’accesso al regime fiscale in esame – rinvia, infatti, alla nozione di esercizio in forma abituale di “arti e professioni” e di “imprese commerciali”, di cui, rispettivamente, agli articoli 53 e 55 del Tuir.
È escluso, invece, ogni rinvio alle attività commerciali e di lavoro autonomo svolte in forma occasionale, di cui, rispettivamente, al già menzionato art. 67, comma 1, lettere i) ed l), del Tuir.
Ne discende che l’attività professionale produttiva del reddito di lavoro autonomo occasionale dichiarato dal citato contribuente non inibisce, in linea di principio, l’accesso al predetto regime agevolato.
Riguardo alla seconda condizione (art. 13, comma 2, lettera b, della legge n. 388/2000), occorrere effettuare un’indagine sui contenuti delle attività di “autore intermediale” – svolta nel 2008 – e di “blogger”.
Tale indagine, peraltro, non è stata comunque ritenuta sufficiente, poiché risulta non conoscibile il tipo di attività svolta nel 2007 e nel 2006, produttiva dei redditi di lavoro autonomo occasionale dichiarati dal contribuente per quegli anni.
Ciò è, invece, un elemento indispensabile per poter escludere o meno, in relazione all’attività di “blogger”, la natura di “mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta” prevista dalla norma quale causa ostativa all’accesso del regime in parola.
Difatti, anche secondo le circolari n. 8/E e n. 59/E del 2001 la sostanziale continuità tra due attività deve essere verificata “caso per caso, con riguardo al contesto generale in cui la nuova attività viene esercitata”.
Regime agevolato per l’inizio di nuove attività professionali o d’impresa
L’art. 13 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria per l’anno 2001), dispone:
“1. Le persone fisiche che intraprendono un’attività artistica o professionale ovvero d’impresa, ai sensi, rispettivamente, degli articoli 49 e 51 del testo unico delle imposte sui redditi (…) possono avvalersi, per il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e per i due successivi, di un regime fiscale agevolato che prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, pari al 10 per cento del reddito di lavoro autonomo o d’impresa, (…).
a) il contribuente non abbia esercitato negli ultimi tre anni attività artistica o professionale ovvero d’impresa, anche in forma associata o familiare; b) l’attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni; (…)”.
Con riferimento alla prima condizione, la circolare n. 1/E del 3 gennaio 2001 chiarisce, al paragrafo 1.9.4, che “il contribuente non deve aver esercitato nei tre anni precedenti, neppure in forma associata o familiare, un’attività artistica, professionale o d’impresa, fatte salve le ipotesi di praticantato obbligatoriamente previsto ai fini dell’esercizio di arti o professioni.
Il regime agevolativo è infatti destinato ad incentivare esclusivamente la nascita di nuove iniziative.”
Riguardo alla seconda condizione, le circolari n. 8/E del 26 gennaio 2001, paragrafo 1.2, e n. 59/E del 18 giugno 2001, paragrafo 2.6, evidenziano che la norma “è finalizzata ad evitare gli abusi dei contribuenti, i quali, al solo fine di godere delle agevolazioni tributarie previste dal nuovo regime, potrebbero di fatto continuare ad esercitare l’attività in precedenza svolta, modificando solamente la veste giuridica in impresa o lavoro autonomo.
Più che avere riguardo, quindi, al tipo di attività esercitata in precedenza occorre porre l’accento sul concetto di mera prosecuzione della stessa attività. È da ritenersi certamente mera prosecuzione dell’attività in precedenza esercitata quella attività che presenta il carattere della novità unicamente sotto l’aspetto formale ma che viene svolta in sostanziale continuità, utilizzando, ad esempio, gli stessi beni dell’attività precedente, nello stesso luogo e nei confronti degli stessi clienti.
L’indagine diretta ad accertare la novità dell’attività intrapresa, infine, va operata caso per caso, con riguardo al contesto generale in cui la nuova attività viene esercitata”.
La Cassazione, con la sentenza n. 17377 del 24.07.2009, ha stabilito che il pagamento delle fatture e il relativo versamento dell’Iva non danno sempre diritto all’azienda di dedurre i costi.
Infatti, in caso di operazioni soggettivamente inesistenti, l’imprenditore deve provare non solo di essere estraneo all’operazione illecita ma anche di non saperne nulla.
I giudici hanno così accolto il ricorso del fisco ribaltando la decisione assunta dalla Ctp di Brescia e confermata dalla Ctr.
“Sul piano dell’onere della prova spetta all’ufficio che contesta la deduzione dimostrare che l’operazione cui essa si riferisce è soggettivamente inesistente, spetta invece al contribuente provare di non aver avuto consapevolezza della rilevata falsità, trattandosi di condizione necessaria al fine di ottenere la deduzione, in applicazione alla regola generale secondo cui, essendo il costo una voce che riduce il reddito imponibile, esso dev’essere provato dal contribuente.
Tale prova non può essere validamente fornita dal privato soltanto dimostrando che la merce è stata effettivamente ricevuta e ne è stato versato il corrispettivo, trattandosi di circostanze non concludenti”.
– Lista bianca Ocse, promossi in sei
Sei paradisi fiscali riammessi alla lista bianca dell’Ocse.
In cinque mesi Bermuda, Bahrain, Belgio, Lussemburgo, Isole Cayman e Isole Vergini britanniche sono riusciti a riscattare la propria immagine portando a casa i 12 accordi fiscali bilaterali necessari per il trasferimento dalla lista grigio-nera, all’Olimpo dei Paesi collaborativi.
– Revisione degli studi di settore: Più tempo
Per la revisione degli studi di settore la proroga ci sarà.
A confermarlo è il sottosegretario all’Economia, Daniele Molgora.
A veicolarla, aggiunge, sarà il primo provvedimento normativo utile, già a settembre prossimo, ma se non si facesse in tempo, il rinvio potrà arrivare anche successivamente.
L’allarme dei tempi stretti sembra così rientrato.
– Elenchi intrastat: verifica dati acquirente a carico del cedente
L’onere di verificare che l’acquirente comunitario sia effettivamente un soggetto passivo di imposta compete al cedente che deve fornire la prova di avere effettuato le opportune ricerche per assicurarsi dell’esattezza dei codici trasmessi dal cessionario; ciò al fine di impedire facili abusi nel settore delle cessioni intracomunitarie, peraltro cessioni effettuate in regime di non imponibilità Iva.
L’art. 50, comma 1, del D.L. n. 331/1993, pone a carico del cedente l’onere di verificare che l’acquirente comunitario sia effettivamente un “soggetto passivo di imposta”, richiedendo (allo stesso) il numero di identificazione Iva attribuito dallo Stato membro di appartenenza.
E’ quanto ha deciso la Ctp di Firenze, con la sentenza n. 101 del 27 luglio 2009.