Source: http://annavillani.blog.kataweb.it/anna_villani_giornalista/2006/06/05/
Timestamp: 2019-03-23 07:17:11+00:00
Document Index: 41942894

Matched Legal Cases: ['art. 31', 'art. 9', 'art. 11', 'art. 8', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6']

Kataweb.it - Blog - Anna Villani - giornalista » 2006 » June » 05
Archivio del 5 June 2006
Cara Anna, volevo sapere cosa pensa di quanto segue:
sono stata informata più volte da mio figlio, il quale non si avvale dell'insegnamento religioso, che durante il corso del presente anno scolastico 2005-2006, alla scuola elementare di XXX si tengono atti di culto durante l'ora di lezione, in particolare e a titolo di esempio:
-preghiera quotidiana ogni mattina nella classe di mio figlio (III classe)
-invio di lettere dagli alunni al vescovo della zona da parte della classe di mio figlio
-frequenza (in data lunedì 8 maggio u.s.) degli alunni della scuola alla "supplica" alla Madonna in chiesa, durante l'orario scolastico, a partire dalle 11,30 (in questo caso sono stata avvertita dall'insegnante e mio figlio non vi ha preso parte)
-ieri, 9 maggio, visita con benedizione da parte di un prete anche nella classe di mio figlio
-durante tutto il mese di maggio, nella pausa di ricreazione, preghiera quotidiana di tutta la scuola (incluso mio figlio) davanti a un altarino della Madonna portato appositamente a scuola.
Nella sua qualità di Dirigente, Le sarà sicuramente noto che la normativa in vigore non consente che il normale svolgimento delle lezioni nelle scuole pubbliche statali venga modificato per celebrazioni di carattere confessionale; la programmazione di atti di culto è infatti consentita solo al di fuori dell'orario delle lezioni, come è chiaramente verificabile nelle leggi e nelle sentenze di seguito citate:
- d. lgs 16 aprile 1994, n. 297, recante il testo unico in materia di istruzione, che all'art. 31 fa divieto, nelle classi nelle quali sono presenti alunni che abbiano dichiarato di non avvalersi di insegnamenti religiosi, di svolgere pratiche religiose in occasione dell'insegnamento di altre materie o secondo orari che abbiamo comunque effetti discriminanti;
- la legge 11 agosto 1984, n. 449, di approvazione con la Tavola Valdese, che all'art. 9, vieta ogni eventuale pratica religiosa che si svolga in orario scolastico o secondo orari che abbiano effetti discriminanti per gli alunni, nelle classi in cui sono presenti alunni che abbiano dichiarato di non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica;
- la legge 22 novembre 1988, n. 516, relativa all'intesa con l'Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno (art. 11); la legge 22 novembre 1988, n. 517, relativa all'intesa con le Assemblee di Dio in Italia (art. 8); la legge 8 marzo 1989, n. 101, relativa all'intesa con le comunità ebraiche italiane (art. 11); la legge 12 aprile 1995, n. 116, relativa all'intesa con l'Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia (art. 10); la legge 29 novembre 1995, n. 520, relativa all'intesa con la Chiesa Evangelica Luterana in Italia (art. 8): le quali, con disposti analoghi, vietano che siano previste forme di insegnamento religioso diffuso nello svolgimento dei programmi di altre discipline e che siano richieste agli alunni pratiche religiose e atti di culto;
- la sentenza del TAR per l'Emilia Romagna, Bologna, sez. II, del 17 giugno 1993, n. 250, che annulla le delibere dei Consigli di circolo che avevano autorizzato lo svolgimento di cerimonie religiose in orario scolastico;
- la sentenza del TAR per il Veneto, sez. II, del 20 dicembre 1999, n. 2478, che dichiara illegittima la delibera del Consiglio di circolo che disponeva lo svolgimento di attività religiose in orario scolastico.
In particolare, con tale ultima decisione, il TAR ha annullato anche la Circolare del Ministro per la Pubblica Istruzione del 13 febbraio 1992, prot. n. 13377/544/MS, nella quale il ministro affermava di ritenere che " il Consiglio di Istituto ... possa deliberare ... di far rientrare la partecipazione a riti e cerimonie religiose tra le manifestazioni ed attività extrascolastiche previste dalla lettera d) dell'art. 6, D.P.R. 416/74".
Sono spiacente di dover intervenire per chiedere il rispetto della normativa vigente e per oppormi a iniziative che operano una vera e propria forma di discriminazione nei confronti di mio figlio; mi auguro che nella sua qualità di Dirigente scolastico si premuri di far cessare al più presto questo tipo di manifestazioni durante l'orario scolastico.
gentilissima madre,
ho letto con attenzione la lettera lasciatami e La ringrazio di avermene resa partecipe. Rappresenta quei genitori che si interessano moltissimo ai figli e non delegano su tutto alle istituzioni scolastiche, scendendo direttamente in campo formativo. Non è cosa da poco visto che mi interesso di studi sui rapporti tra genitori e figli e vedo quanto si deleghi alle istituzioni. Veramente complimenti! Sul quesito dico che la libertà religiosa vale per tutti, ma è sempre il più sublime e contrastante dei principi. Da cattolica cristiana dico che quella descritta è una scuola ideale dove far crescere i propri figli, da laica dico che un alunno, proveniente da una famiglia di diverso Credo o di nessun Credo, può provare confusione, comprensibile a quell’età. Mentre da adulti abbiamo la responsabilità di non confonderli ma di orientarli senza violenze nell’animo. Non sia turbato l’animo di un minore. Per la scuola esisterebbe Dio, per i genitori no, oppure sì, ma dipinto diversamente. Non la metterei però sul piano che per garantire il libero Credo a qualcuno dovrei privarmi io ed altri dei miei simboli e del mio culto. Non si favorisce l’integrazione ed il rispetto delle donne islamiche vestendoci tutte dello chador o diventando poligami, o infine studiando pure noi il Corano, che pure bene ci farebbe… ci sono perle di saggezza su cui va chinato il capo. Se questa scuola è l’unica nelle vicinanze della vostra casa allora chieda di esonerare suo figlio in quei frangenti di esercizio di culto, di predisporre l’alternativa, se poi non è l’unica scuola, non lancerei sfide e lo porterei altrove. Succede all’Università di studiare direttamente sui testi del docente con cui si deve sostenere l’esame e scoprire che è di diversa fede, diametralmente opposta alla mia. Cosa fare? Chiedo all’Università di mettermi invece di un docente geovista uno cattolico? Per integrare il prossimo non devo rinunciare alla mia professione di fede, dunque studio i testi, mantenendo i miei principi, che sarà un piacere mantenere dopo avere scoperto quelli altrui.