Source: http://www.studiocutri.it/ultime-news/
Timestamp: 2019-02-22 11:31:35+00:00
Document Index: 145858328

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'sentenza ']

Con la recente Ordinanza n. 4922 del 20 febbraio 2019, la Corte di Cassazione ha affermato che i proventi derivanti dalla locazione di immobili di proprietà dell’IPAB che svolge attività di assistenza anziani devono ritenersi imponibili, anche se reimpiegati per statuto nell’attività istituzionale
L’Agenzia delle Entrate ha emesso la cartella di pagamento nei confronti dell’ente IPAB che svolge attività di centro ospitalità per anziani accertando il mancato versamento delle imposte in relazione ai redditi di fabbricati derivanti dalla locazione di quattro unità immobiliari di proprietà del medesimo ente.
Il ricorso dell’ente è stato accolto dai giudici tributari, i quali hanno rilevato la sussistenza dei requisiti soggettivo e oggettivo per accedere all’esenzione dall’imposta; in particolare, per quanto riguarda quello oggettivo, in considerazione del fatto che le rendite derivanti dalla locazione del patrimonio immobiliare, erano, per statuto, reimpiegate a supporto e finanziamento dell’istituzionale attività di assistenza.
Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari affermando che la disciplina fiscale, nel disporre che l’esercizio di attività previdenziali, assistenziali e sanitarie da parte di enti pubblici istituiti esclusivamente per tali finalità non costituisce attività commerciale, non esclude che siano soggetti ad imposta i redditi provenienti da altre attività svolte da tali enti, come quelli fondiari derivanti dalla locazione di immobili, senza che, peraltro, assuma rilevanza la circostanza che i proventi di dette attività siano statutariamente destinati all’esercizio dell’attività istituzionale.
D’altra parte, precisano i giudici della Suprema Corte, l’utilizzazione degli immobili per l’esercizio di attività previdenziali, assistenziali e sanitarie, non equivale a destinare le rendite conseguite attraverso negozi di diritto privato al raggiungimento degli scopi istituzionali, giacché, nel primo caso, si realizza il presupposto dell’agevolazione (l’immobile è direttamente utilizzato per l’esercizio dell’attività di interesse pubblico), nel secondo caso, detto presupposto non si realizza, verificandosi una diversa fattispecie: di percezione (e non di diretta fruizione) di ricchezza da parte dell’ente, successivamente soltanto destinata a realizzare scopi istituzionali.
In conclusione, i redditi prodotti da fabbricati in proprietà di un istituto di assistenza (IPAB), non usufruiscono dell’esenzione sul presupposto che tali redditi per statuto devono essere riutilizzati a fini di assistenza, pertanto i medesimi redditi vanno tenuti separati da quelli conseguenti la mera attività di assistenza, e tassati prima del reimpiego in quanto provenienti da attività non esente.
Pronti i codici tributo per consentire il versamento tramite il modello “F24” delle somme oggetto della definizione agevolata delle controversie tributarie (Agenzia delle entrate – risoluzione 21 febbraio 2019).
A seguito dell’approvazione del modello di domanda per la definizione agevolata delle controversie tributarie in cui è parte l’Agenzia delle entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, e della definizione delle modalità e dei termini per il versamento delle somme dovute, per consentire il versamento tramite il modello “F24” delle suddette somme, si istituiscono i seguenti codici tributo, da esporre nella sezione “ERARIO” esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati“, per i quali si riportano le modalità di compilazione degli altri campi del modello di pagamento:
PF30 – IVA e relativi interessi – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF31 – Altri tributi erariali e relativi interessi — Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF32 – Sanzioni relative ai tributi erariali – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF33 – IRAP e addizionale regionale alT IRPEF e relativi interessi – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF34 – Sanzioni relative all’IRAP e all’addizionale regionale all’IRPEF – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF35 – Addizionale comunale all’IRPEF e relativi interessi – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF36 – Sanzioni relative all’addizionale comunale all’IRPEF – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018.
Definita, per l’anno 2019, la misura della contribuzione dovuta dai soggetti che operano nei settori delle comunicazione elettroniche e dei servizi media, nonché i termini e le modalità di versamento (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – delibera n. 527/2018).
Va preliminarmente detto che il contributo non deve essere corrisposto:
– dai soggetti il cui imponibile sia pari o inferiore a euro 500.000,00;
– dalle imprese che versano in stato di crisi avendo attività sospesa, in liquidazione, ovvero essendo soggette a procedure concorsuali;
– dalle imprese che hanno iniziato la loro attività nell’anno 2018.
Per gli operatori soggetti ad autorizzazione generale, la contribuzione dovuta è fissata in misura pari a 1,30 per mille dei ricavi di cui alla voce A1 del conto economico, o voce corrispondente per i bilanci redatti secondo i principi contabili internazionali, risultanti dall’ultimo bilancio approvato. Per le imprese operanti nei restanti mercati, la contribuzione è fissata in misura pari a 1,90 per mille dei ricavi di cui alla voce A1 del conto economico, o voce corrispondente per i bilanci redatti secondo i principi contabili internazionali, risultanti dall’ultimo bilancio approvato.
Gli operatori non tenuti alla redazione del bilancio calcolano l’importo del contributo sull’ammontare dei ricavi delle vendite e delle prestazioni applicando l’aliquota dell’1,90 per mille alle corrispondenti voci delle scritture contabili o fiscali obbligatorie.
Il versamento deve essere effettuato entro il 1° aprile 2019 ed entro la medesima data deve essere presentata la dichiarazione telematica anagrafica, nonché la comunicazione dell’avvenuto versamento.
Non è soggetto a IRAP il contribuente che impieghi beni strumentali non eccedenti il “minimo indispensabile” all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive (Corte di Cassazione – Ordinanza 15 febbraio 2019, n. 4577).
La Suprema Corte ribadisce che il presupposto dell’IRAP è l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi.
L’IRAP non è un’imposta sul reddito, bensì un’imposta di carattere reale che colpisce il valore aggiunto prodotto dalle attività autonomamente organizzate, mentre l’elemento organizzativo è connaturato alla nozione stessa di impresa, altrettanto non può dirsi per quanto riguarda l’attività di lavoro autonomo, ancorché svolta con carattere di abitualità, nel senso che è possibile ipotizzare un’attività professionale svolta in assenza di organizzazione di capitali o lavoro altrui, con la conseguente inapplicabilità dell’imposta, per difetto del suo necessario presupposto, l’autonoma organizzazione, il cui accertamento, in mancanza di specifiche disposizioni normative, costituisce questione di mero fatto, rimessa pertanto al giudice di merito.
Con riferimento all’attività di agente di commercio, riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.
L’Agenzia delle Entrate, nel caso di specie, censura innanzitutto la motivazione del provvedimento impugnato nella parte in cui, dopo aver dato atto che il contribuente aveva dedotto di avvalersi della collaborazione di una segretaria per rispondere al telefono, ha ritenuto «irrilevanti i costi della collaboratrice non essendo addetta alla vendita». La pretesa insufficienza della motivazione sul punto – sostenuta con riferimento esclusivo alle risultanze contabili relative ai costi per salari e stipendi, e senza contestare che il contribuente abbia impiegato un sola dipendente con funzioni di segreteria – appare infondata, in quanto il giudice a quo, sia pur sinteticamente, ha dato conto dell’accertamento che la fattispecie concreta controversa non supera l’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria, ritenuta la soglia minima da oltrepassare per poter presumere ragionevolmente la sussistenza dell’autonoma organizzazione, a sua volta presupposto dell’IRAP.
Parimenti infondata è la denuncia della pretesa insufficienza della motivazione della sentenza impugnata riguardo alla mancata esplicita considerazione dell’asserita disponibilità, da parte del contribuente, «di due studi, anche se in uso promiscuo con l’abitazione». Con riguardo all’utilizzo di più studi, il fatto che il professionista operi presso due (o più) strutture materiali non è circostanza che possa dar luogo ad un’autonoma organizzazione, ove tali studi costituiscano semplicemente uno strumento per il migliore (e più comodo per il pubblico) esercizio della attività professionale autonoma. L’attribuzione della rilevanza di fatto decisivo alla questione relativa alla pretesa disponibilità dei locali in questione avrebbe quindi comunque richiesto, nella censura dell’asserita insufficienza motivazionale, anche la specificazione della concreta rilevanza funzionale (e non meramente quantitativa) del dato rispetto alla sussistenza dell’autonoma organizzazione, ciò che invece difetta nel contesto dell’elaborazione del motivo.
Comunicate dal Ministero dei beni culturali le nuove date valide per la presentazione delle domande per usufruire della tax credit di cui all’articolo 10 del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83. (MIBAC – Comunicato 08 febbraio 2019).
Al fine di migliorare la qualità dell’offerta ricettiva per accrescere la competitività delle destinazioni turistiche, per il periodo d’imposta 2014 e per i due successivi, alle imprese alberghiere esistenti alla data del 1° gennaio 2012 è stato riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 30 per cento delle spese sostenute fino ad un massimo di 200.000 euro nei periodi d’imposta sopra indicati per gli interventi di ristrutturazione edilizia, o interventi di eliminazione delle barriere architettoniche.
Il credito d’imposta è stato poi riconosciuto anche per i periodi d’imposta 2017 e 2018, nella misura del 65 per cento.
Sono compresi tra i beneficiari del credito d’imposta anche le strutture che svolgono attività agrituristica, nonché gli stabilimenti termali per la realizzazione di piscine termali e per l’acquisizione di attrezzature e apparecchiature necessarie per lo svolgimento delle attività termali.
Le domande per il Click day, si potranno inviare esclusivamente dalle ore 10:00 del 3 aprile – alle ore 16:00 del 4 aprile 2019. A breve sarà online sulla pagina Tax Credit Riqualificazione e sulla home page del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo il nuovo Portale dei procedimenti dove si potranno presentare l’istanza insieme all’attestazione di effettività delle spese sostenute.