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Timestamp: 2019-01-19 22:29:16+00:00
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Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 1 giugno 2015, n.11333. In tema di notificazione della sentenza ai fini del decorso del termine breve di impugnazione, se la notificazione sia stata eseguita, dal punto di vista del notificante, presso il domicilio irritualmente eletto e solo in un momento successivo (e, dunque, non coevamente, cioè con attività di richiesta risultante “unico actu”, in modo che il destinatario possa percepire tale dato), sempre dal punto di vista del notificante, presso la cancelleria ed entrambe le notifiche si perfezionino, dal punto di vista del destinatario, la notifica idonea a far decorrere il termine breve è solo la prima, ancorché nei confronti del destinatario si sia perfezionata dopo l'altra, dato che l'attività notificatoria a quest'ultima relativa è stata compiuta senza che ve ne fosse la facoltà, che era stata per fatto concludente rinunciata. In tema di notificazione della sentenza ai fini del decorso del termine breve di impugnazione, quando il difensore agente al di fuori del circondario di iscrizione, avendo eletto domicilio in un comune diverso da quello sede dell'ufficio giudiziario adito, si debba considerare ex lege domiciliato presso la cancelleria ai sensi dell'art. 82 del r.d. n. 37 del 1934, si deve ritenere che tale domiciliazione, essendo prevista nell'interesse della controparte, comporti a carico di quest'ultima non già l'obbligo, ma solo la facoltà di notificare presso la cancelleria, potendo a sua scelta anche notificare presso il domicilio (sebbene irritualmente) eletto. Ne consegue che, qualora detta parte eserciti quest'ultima scelta con l'attivazione del procedimento notificatorio presso il domicilio irritualmente eletto, si deve considerare che abbia rinunciato ad avvalersi della possibilità di notificazione presso la cancelleria, potendo tale possibilità recuperarsi solo se il procedimento notificatorio così attivato non risulti perfezionato nei confronti del destinatario. - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 1 giugno 2015, n.11333. In tema di notificazione della sentenza ai fini del decorso del termine breve di impugnazione, se la notificazione sia stata eseguita, dal punto di vista del notificante, presso il domicilio irritualmente eletto e solo in un momento successivo (e, dunque, non coevamente, cioè con attività di richiesta risultante “unico actu”, in modo che il destinatario possa percepire tale dato), sempre dal punto di vista del notificante, presso la cancelleria ed entrambe le notifiche si perfezionino, dal punto di vista del destinatario, la notifica idonea a far decorrere il termine breve è solo la prima, ancorché nei confronti del destinatario si sia perfezionata dopo l’altra, dato che l’attività notificatoria a quest’ultima relativa è stata compiuta senza che ve ne fosse la facoltà, che era stata per fatto concludente rinunciata. In tema di notificazione della sentenza ai fini del decorso del termine breve di impugnazione, quando il difensore agente al di fuori del circondario di iscrizione, avendo eletto domicilio in un comune diverso da quello sede dell’ufficio giudiziario adito, si debba considerare ex lege domiciliato presso la cancelleria ai sensi dell’art. 82 del r.d. n. 37 del 1934, si deve ritenere che tale domiciliazione, essendo prevista nell’interesse della controparte, comporti a carico di quest’ultima non già l’obbligo, ma solo la facoltà di notificare presso la cancelleria, potendo a sua scelta anche notificare presso il domicilio (sebbene irritualmente) eletto. Ne consegue che, qualora detta parte eserciti quest’ultima scelta con l’attivazione del procedimento notificatorio presso il domicilio irritualmente eletto, si deve considerare che abbia rinunciato ad avvalersi della possibilità di notificazione presso la cancelleria, potendo tale possibilità recuperarsi solo se il procedimento notificatorio così attivato non risulti perfezionato nei confronti del destinatario.
SENTENZA 1 giugno 2015, n.11333
Il Gestore dei Servizi Energetici S.p.a. (di seguito GSE), già G.R.T.N. (Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale s.p.a.) ha proposto ricorso per cassazione contro M.A. e l’Enel Distribuzione s.p.a. avverso la sentenza del 26 settembre 2013, con la quale il Tribunale di Catanzaro ha dichiarato inammissibile per tardività l’appello da essa ricorrente proposto contro la sentenza n. 676 del 2007 del Giudice di Pace di Chiaravalle Centrale, con la quale quel giudice, investito dal M. di una domanda di risarcimento dei danni sofferti a causa del noto black out intervenuto nella distribuzione dell’energia elettrica fra il 27 ed il 28 settembre del 2003, aveva rigettato la domanda di risarcimento danni dell’attore nei riguardi dell’Enel Distribuzione e l’aveva accolta nei confronti della qui ricorrente.
p.2. Il Tribunale di Catanzaro ha dichiarato la tardività dell’appello, in quanto ha ritenuto che esso fosse stato proposto tardivamente rispetto alla notificazione della sentenza di primo grado impugnata, la quale era stata effettuata presso la cancelleria del Giudice di Pace, in applicazione dell’art. 82 del r.d. n. 37 del 1934, per avere nel giudizio di primo grado i difensori della qui ricorrente eletto domicilio in Catanzaro e non nel comune sede del giudice di pace.
p.3. Nessuno degli intimati ha svolto attività difensiva.
p.1. Con il primo motivo di ricorso si denuncia ‘violazione dell’art. 47 c.c. – Violazione e falsa applicazione dell’art. 82 R.D. n. 37 del 22 gennaio 1934, nonché degli artt. 24 e 111 della Costituzione italiana: art. 360 n. 3 c.p.c. – Omessa motivazione: art. 360 n. 5 c.p.c.’.
p.1.1. Con la prima si prospetta che erroneamente il Tribunale avrebbe ritenuto nulla la notificazione eseguita presso il domicilio eletto per il giudizio di primo grado dai difensori della ricorrente in Catanzaro, nel cui circondario era compreso l’ufficio del giudice di pace adito: l’elezione di domicilio in questione, essendo atto di autonomia privata doveva considerasi al contrario valida ed efficace, con la conseguenza che non ne poteva derivare la nullità della notificazione presso tale domicilio eseguita.
p.1.2. Con la seconda censura si prospetta sostanzialmente che in ogni caso il Tribunale avrebbe erroneamente reputato che l’elezione di domicilio in Catanzaro e, dunque, nell’ambito della circoscrizione del tribunale in cui era compreso l’ufficio del giudice di pace, fosse da considerare idonea a dare luogo all’applicazione della domiciliazione ex lege presso la cancelleria dell’ufficio del giudice di pace e ciò perché l’art. 82 del r.d. n. 37 del 1934, alludendo ad un agire fuori della circoscrizione del tribunale dovrebbe essere inteso, evidentemente anche quando il difensore agisce al di fuori della circoscrizione del tribunale presso cui è iscritto, nel senso che il difensore, pur esercente al di fuori della circoscrizione di iscrizione, possa utilmente domiciliarsi anche in luogo sito nel comune sede del tribunale di cui fa parte l’ufficio del giudice di pace.
p.2. Questa seconda censura, il cui esame è logicamente preliminare, è manifestamente inammissibile ai sensi dell’art. 360-bis n. 1 c.p.c..
Nelle ordinanze nn. 17764 e 17908 del 2013, sulla base dell’evocazione dei principi affermati da Cass. sez. un. n. 5100 del 1990 e n. 5704 del 1990 a proposito del problema con riferimento all’ufficio pretorile e, quindi, di quelli affermati da Cass. sez. un. 10143 del 2012 è già stato affermato il principio di diritto secondo cui “L’art. 82 del r.d. n. 37 del 1934, là dove impone all’avvocato iscritto nella circoscrizione di un determinato tribunale di domiciliarsi, allorquando agisce al di fuori della sua circoscrizione di iscrizione, presso l’autorità giudiziaria adita, prevede questo obbligo anche qualora detta autorità sia rappresentata da un giudice di pace, dovendo, dunque, escludersi che egli si possa domiciliare presso il comune sede del tribunale nella cui circoscrizione agisce (o presso un diverso comune in essa compresa) ed essendo necessaria la domiciliazione nel comune sede del giudice di pace adito, senza che in contrario possa rilevare che la domiciliazione sia stata fatta comunque presso un avvocato iscritto nella circoscrizione in cui è compreso quel giudice. Ne segue che, ove il detto avvocato, come nella specie, si sia domiciliato in primo grado presso un comune diverso da quello del giudice di pace adito, la sentenza gli viene notificata correttamente agli effetti dell’art. 325 c.p.c. presso la cancelleria di quel giudice”.
p.3. Il motivo è, invece, fondato quanto alla prima censura.
p.3.1. Deve, infatti, ritenersi che erroneamente il Tribunale abbia considerato che la notificazione della sentenza di primo grado eseguita presso il domicilio eletto dai difensori della ricorrente in Catanzaro fosse nulla in quanto l’elezione di domicilio in quel luogo si sarebbe dovuta considerare tamquam non esset.
p.3.2. Si rileva, al riguardo, che già Cass. n. 976 del 1977 aveva precisato quanto segue: “L’art. 82 del r.d. 22 gennaio 1934 n. 37 (ordinamento della professione di avvocato e procuratore), il quale dispone che il procuratore della parte, ove eserciti il suo ministero fuori della circoscrizione del tribunale cui e assegnato, e non abbia provveduto ad eleggere domicilio nella sede del giudice adito, deve ritenersi domiciliato presso la cancelleria di quest’ultimo, mira a rendere più agevoli e sollecite le comunicazioni e notificazioni al difensore degli atti processuali, ma non osta a che le medesime possano essere validamente eseguite, oltre che presso quel domicilio, anche in luogo diverso (nella specie, presso lo studio del procuratore)”.
Si rammenta, altresì, che proprio nella logica sottesa allo stesso principio già Cass. n. 12064 del 1995 ebbe ad affermare che “L’art. 82, secondo comma, del R.D. 22 gennaio 1934, n. 37 (applicabile anche dopo l’entrata in vigore dell’attuale codice di rito) stabilendo che se il procuratore che esercita il proprio ufficio in un giudizio svolgentesi fuori della circoscrizione del tribunale al quale è assegnato non ha eletto domicilio nel luogo dove ha sede l’autorità giudiziaria procedente il domicilio si intende eletto presso la cancelleria della stessa autorità giudiziaria, comporta che tutte le notificazioni degli atti del processo, ivi compresa la sentenza conclusiva dello stesso, possono essere eseguite presso la cancelleria di detto giudice. La suddetta disposizione, essendo dettata al solo fine di esonerare la parte alla quale incombe la notificazione dai maggiori oneri connessi all’esecuzione della stessa fuori del circondario non implica, tuttavia, alcuna nullità della notificazione eseguita al domicilio eletto dalla controparte presso lo studio del difensore esercente fuori del circondario (ma nel medesimo distretto), giacché in tal caso la parte interessata alla notificazione adempie in maniera ancor più diligente agli obblighi che le incombono ai fini della ritualità della notifica stessa, che in siffatta forma vale ancor più a far raggiungere all’atto lo scopo previsto dalla legge”.
Da ultimo, mette conto di rilevare che tale indirizzo, già costantemente ribadito, è stato riaffermato da Cass. n. 4247 del 2015, che ha così statuito: “L’art. 82, secondo comma, del r.d. 22 gennaio 1934, n. 37, nello stabilire che, se il procuratore esercente il proprio ufficio fuori della circoscrizione del tribunale al quale è assegnato non ha eletto domicilio nel luogo dove ha sede l’autorità giudiziaria procedente, il domicilio si intende eletto presso la cancelleria della stessa autorità giudiziaria, va interpretato nel senso che tutte le notificazioni degli atti del processo, ivi compresa la sentenza conclusiva dello stesso, possono essere eseguite presso la cancelleria di detto giudice. La suddetta disposizione, essendo dettata al solo fine di esonerare la parte alla quale incombe la notificazione dai maggiori oneri connessi all’esecuzione della stessa fuori del circondario, non implica, tuttavia, alcuna nullità della notificazione eseguita al domicilio eletto dalla controparte presso lo studio del difensore esercente fuori del circondario (ma nel medesimo distretto), giacché, in tal caso, la parte interessata alla notificazione adempie in maniera ancor più diligente agli obblighi che le incombono ai fini della ritualità della notifica stessa, che, in siffatta forma, vale ancor più a far raggiungere all’atto lo scopo previsto dalla legge” (Cass. n. 4247 del 2015).
Deve, poi, rammentarsi che, in linea generale, “La notificazione della sentenza, ai fini della decorrenza del termine breve per l’impugnazione, nel caso del difensore iscritto all’albo della circoscrizione del giudice adito il quale abbia indicato il domicilio in un comune al di fuori di detta circoscrizione (ma nel medesimo distretto), è valida sia che venga eseguita nel domicilio indicato nel comune fuori della circoscrizione dell’albo cui è iscritto, poiché in tal caso la parte interessata adempie in maniera ancor più diligente agli obblighi che le incombono ai fini della ritualità della notifica stessa (che in siffatta forma vale ancor più al raggiungimento dello scopo dell’atto), sia che venga eseguita nel domicilio che la legge gli assegna nella circoscrizione del giudice adito, poiché la diversa indicazione del domicilio in comune di altra circoscrizione non comporta ipotesi di revoca ovvero di inoperatività del domicilio ex lege che autorizzi, perciò, la notificazione in cancelleria” (Cass. n. 14254 del 2004).
p.3.3. Sulla base delle emergenze della richiamata giurisprudenza di questa Corte, risulta a questo punto palese che l’affermazione del Tribunale di Catanzaro che la notificazione della sentenza al domicilio eletto in Catanzaro fosse nulla appare priva di fondamento.
p.4. Una volta rivelatasi fallace l’affermazione de qua, ai fini dello scrutinio del motivo, là dove essa postula che la notificazione nel domicilio eletto dovesse considerarsi l’unica idonea a far decorrere il termine di breve, va dato rilievo ad una circostanza che questa Corte, al di là della prospettazione della ricorrente, deve rilevare nell’esercizio del proprio potere di esatta individuazione del diritto applicabile con riferimento alla questione proposta.
p.4.1. Il punto di partenza per l’esame della detta questione dev’essere il rilievo che, una volta considerato che erroneamente il Tribunale calabrese ha considerato nulla la prima di dette notificazioni, il problema di quale fra di esse fosse stata idonea a far decorrere il termine breve si deve risolvere considerando, sulla base della giurisprudenza sopra evocata, che la situazione nella quale la parte rappresentata da difensore che, agendo fuori della circoscrizione di appartenenza, si domicili in un comune diverso da quello sede del giudice adito, nello stesso distretto (od anche in altro), è tale che, in ragione della determinazione di tale situazione, la controparte non ha l’obbligo, bensì – a fini di agevolazione dell’esercizio del proprio diritto di difesa – soltanto la facoltà di considerare che ai fini della notificazioni il luogo rilevante sia la cancelleria del giudice adito.
p.4.2. Si può e si deve semmai ritenere, in ragione della funzione di assicurare l’agevole esercizio del diritto di impugnazione che è da riconoscere alla domiciliazione ex lege presso la cancelleria, che solo se ed in quanto la notificazione eseguita elettivamente al domicilio (irritualmente eletto) non vada in porto perché nel luogo indicato come domicilio il procedimento di notificazione non si completi e si perfezioni nei confronti del destinatario, gli effetti della detta scelta vengano meno e si risolvano e che, dunque, per una nuova notificazione si possa utilizzare il domicilio ex lege che prima non si era utilizzato. Ciò, appunto perché, gli effetti della scelta di non avvalersi di quest’ultimo, si debbono ragionevolmente reputare venuti meno.
p.4.3. Può, però, accadere che la controparte di chi risulti domiciliato ai sensi dell’art. 82 del r.d. n. 37 del 1934 ed abbia indicato un domicilio in luogo diverso da quello sede del giudice adito, attivi il procedimento notificatorio contemporaneamente presso il domicilio ex lege e presso quello elettivo richiedendo contemporaneamente la notificazione all’ufficiale giudiziario o redigendo ai sensi dell’art. 3, comma 1, lett. a), della l. n. 53 del 1994 la relata di notificazione, sicché sull’originale da notificarsi e sulla copia risultino entrambe le richieste.
p.5. Questo descritto essendo, dunque, il funzionamento della previsione dell’art. 82 del r.d., si tratta di applicare gli esposti principi al caso di specie.
p.5.1. La censura è, però, procedibile, la dove ai fini del suo scrutinio importa stabilire quale fra i due procedimenti notificatori venne attivato per primo dalla qui ricorrente.
p.5.2. Da tanto consegue che il Tribunale avrebbe dovuto considerare decorso il termine breve soltanto dalla notificazione della sentenza effettuata presso il domicilio irritualmente eletto, essendo stata priva di rilevanza la notifica della sentenza presso la cancelleria.
p.6. La sentenza impugnata dev’essere, dunque cassata in accoglimento per quanto di ragione del primo motivo, sulla base del seguente principio di diritto: “In tema di notificazione della sentenza ai fini del decorso del termine breve di impugnazione, quando il difensore agente al di fuori del circondario di iscrizione, avendo eletto domicilio in un comune diverso da quello sede dell’ufficio giudiziario adito, si debba considerare ex lege domiciliato presso la cancelleria ai sensi dell’art. 82 del r.d. n. 37 del 1934, si deve ritenere che tale domiciliazione, essendo prevista nell’interesse della controparte, comporti a carico di quest’ultima non già l’obbligo, ma solo la facoltà di notificare presso la cancelleria, potendo a sua scelta anche notificare presso il domicilio (sebbene irritualmente) eletto. Ne consegue che, qualora detta parte eserciti quest’ultima scelta con l’attivazione del procedimento notificatorio presso il domicilio irritualmente eletto, si deve considerare che abbia rinunciato ad avvalesi della possibilità di notificazione presso la cancelleria, potendo tale possibilità recuperasi solo se il procedimento notificatorio così attivato non risulti perfezionato nei confronti del destinatario. Da tanto deriva che, se la notificazione della sentenza sia stata eseguita dal punto di vista del notificante presso il domicilio irritualmente eletto e solo in un momento successivo (e, dunque, non coevamente, cioè con attività di richiesta risultante unico actu, in modo che il destinatario possa percepire tale dato) sempre dal punto di vista del notificante, presso la cancelleria ed entrambe le notifiche si perfezionino dal punto di vista del destinatario, la notifica idonea a far decorrere il termine breve è solo la prima, ancorché nei confronti del destinatario si sia perfezionata dopo l’altra, dato che l’attività notificatoria a quest’ultima relativa è stata compiuta senza che ve ne fosse la facoltà, che era stata per fatto concludente rinunciata”.
p.7.1 restanti due motivi restano assorbiti.
La Corte accoglie per quanto di ragione il primo motivo di ricorso. Dichiara assorbiti gli altri motivi. Cassa la sentenza impugnata in relazione e rinvia al Tribunale di Catanzaro, che deciderà in persona di diverso magistrato addetto all’ufficio anche sulle spese del giudizio di cassazione.