Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-24963-del-06-12-2016
Timestamp: 2020-06-01 17:39:17+00:00
Document Index: 37225334

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 8', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 19', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 38', 'art. 38', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 24963 del 06/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24963 del 06/12/2016
Cassazione civile sez. VI, 06/12/2016, (ud. 19/10/2016, dep. 06/12/2016), n.24963
sul ricorso 14472/2015 proposto da:
disgiuntamente, dagli avvocati MAURO EMANUELA CAPANNOLO e CLEMENTINA
PULLI, giusta procura speciale a margine del ricorso;
S.B., MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, MINISTERO
DELL’INTERNO, REGIONE CALABRIA;
avverso la sentenza n. 577/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
emessa il 24/04/2014 e depositata il 05/06/2014;
2. La Corte di appello di Catanzaro, con sentenza del 5 giugno 2014, accoglieva il gravame svolto da S.B. e, per l’effetto, riconosceva il diritto all’assegno ordinario di invalidità, con decorrenza dall’1/1/2008 (riconosciuto, invece, dal primo giudice, solo dal 18/11/2009, data di iscrizione nelle liste speciali di collocamento).
3. Riteneva la Corte territoriale adeguatamente provato lo stato di effettiva disoccupazione, mediante l’iscrizione nelle liste ordinarie di collocamento e raggiunta la prova solo in seguito alla modifica normativa con L. n. 247 del 2007, della L. n. 118 del 1971, art. 13; fissava, pertanto, la decorrenza del beneficio, dal 1/1/2008.
4. Avverso tale sentenza ricorre l’INPS, con ricorso affidato ad un motivo (per violazione di legge).
5. L’intimata, ora M.B., non ha resistito.
6. I Ministeri dell’Economia e delle Finanze e dell’Interno, la Regione Calabria sono rimasti intimati.
7. Il ricorso è qualificabile come fondato.
8. La questione posta dal ricorso è se il diritto all’assegno mensile di cui alla L. n. 118 del 1971, art. 13, decorre dalla data di iscrizione nelle liste speciali del collocamento degli invalidi civili (18/11/2009) ovvero da data antecedente (come pretende l’assistita, invocando la decorrenza dal giugno 2007, data di insorgenza del requisito sanitario come definita dal ctu officiato in giudizio; ovvero, come ritenuto dalla Corte territoriale, dalla data di entrata in vigore della novella alla L. n. 118 del 1971, art. 13).
9. In continuità con l’orientamento già espresso da questa Corte (ex multis, Cass. nn. 9292/2016, 3538/2015, 19833/2013, 9502/2012), in materia di assegno di invalidità civile, il requisito della incollocazione al lavoro, nello specifico contesto normativo che caratterizza il periodo di tempo tra l’entrata in vigore della L. n. 68 del 1999 e l’entrata in vigore della L. n. 247 del 2007 (come nella vicenda in oggetto), sussiste qualora l’interessato provi di non aver svolto attività lavorativa e di aver richiesto l’accertamento di una riduzione dell’attività lavorativa, in misura tale da consentirgli l’iscrizione negli elenchi di cui alla L. n. 68 del 1999, art. 8 da parte delle commissioni mediche competenti a tal fine.
10. Così da ultimo, Cass. n. 3538/2015: “La norma base è costituita dalla L. 30 marzo 1971, n. 118, art. 13.
11. Tale articolo è stato modificato nel 2007, ma la modifica non si applica ratione temporis al caso in esame, che deve essere deciso in base al testo previgente, che così recitava: “Ai mutilati ed invalidi civili di età compresa fra il diciottesimo ed il sessantacinquesimo anno nei cui confronti sia accertata una riduzione della capacità lavorativa, nella misura pari o superiore al 74%, incollocati al lavoro e per il tempo in cui tale condizione sussiste, è concesso a carico dello stato ed a cura del ministero dell’interno, un assegno mensile di Lire 12.000 per tredici mensilità, con le stesse condizioni e modalità previste per l’assegnazione della pensione di cui allo articolo precedente”.
12. Oltre al requisito sanitario, si richiedeva, quindi, che il soggetto fosse “incollocato al lavoro”, tale intendendosi non chi fosse semplicemente disoccupato, ma il disabile che, essendo privo di lavoro, fosse iscritto o avesse chiesto di essere iscritto negli elenchi speciali per l’avviamento al lavoro, cioè avesse attivato il meccanismo per l’assunzione obbligatoria.
13. Tale disciplina è poi mutata, in quanto la normativa dettata dalla L. n. 482 del 1968, è stata totalmente modificata dalla L. n. 68 del 1999. Il cambiamento è molto incisivo e riguarda anche il caso in esame, essendo intervenuto sin dal 1999.
14. La L. del 1968 (con la quale si coordinava la legge sulla invalidità civile del 1971 nel suo testo originario) consentiva all’invalido di chiedere l’iscrizione negli elenchi mediante la presentazione di una domanda munita della necessaria documentazione attestante la sussistenza dei requisiti.
15. In questo contesto, l’incollocato al lavoro era l’invalido privo di occupazione che, mediante la presentazione della domanda di iscrizione negli elenchi, si era reso disponibile all’assunzione obbligatoria.
16. Ricostruendo il quadro normativo dell’epoca, le Sezioni unite affermarono: “Ai fini del diritto all’assegno d’invalidità previsto dalla L. 30 marzo 1971, n. 118, art. 13, l’invalido è da ritenersi “incollocato al lavoro” non per effetto del mero stato di disoccupazione o non occupazione ma solo quando, essendo iscritto (o avendo presentato domanda d’iscrizione ai sensi della L. n. 482 del 1968, art. 19) nelle speciali liste degli aventi diritto al collocamento obbligatorio, non abbia conseguito un’occupazione in mansioni compatibili”. (Sez. U, Sentenza n. 203 del 10/01/1992).
17. La normativa sulle assunzioni dei disabili introdotta nel 1999 è più complessa, perchè si può richiedere l’iscrizione negli elenchi previsti dalla L. n. 68 del 1999, art. 8, solo se è stata esperita una fase preliminare volta all’accertamento dei requisiti sanitari previsti dal primo comma dell’art. 1 (minorazioni che comportino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%, o situazioni analoghe previste dalle ulteriori lettere del medesimo articolo).
18. Per espressa previsione dell’art. 1, comma 4, il diritto ad accedere al sistema per l’inserimento lavorativo dei disabili (e quindi la possibilità di fare la domanda di iscrizione nelle liste) sorge solo dopo l’accertamento dei requisiti sanitari su indicati ad opera delle commissioni mediche previste dalla L. n. 104 del 1992, art. 4.
19. Questa fase è stata pertanto definita “rigorosamente propedeutica” (Cass. 9502 del 2012). Se non viene esaurita, se la riduzione della capacità lavorativa non è stata accertata (L. n. 68 del 1999, art. 1, commi 1 e 4), il disabile non può chiedere l’iscrizione nelle liste.
20. E fino a quando non sia stato accertato il requisito sanitario il disabile non ha diritto di proporre la domanda per essere iscritto negli elenchi, perchè quel diritto nasce solo a seguito dell’accertamento positivo della commissione.
21. Una domanda quando l’accertamento non è stato ancora effettuato sarebbe inutile per il disabile e dannosa per l’amministrazione, che dovrebbe esaminare e congelare istanze in parte destinate a non avere seguito.
22. L’assetto normativo su ricostruito, se applicato continuando a collegare il requisito della incollocazione al lavoro alla iscrizione negli elenchi o anche semplicemente alla domanda di iscrizione, comporterebbe un serio problema di compatibilità con i principi fissati dall’art. 38 Cost..
23. La Corte costituzionale ha ritenuto incostituzionali, sotto il profilo della ragionevolezza coordinato con i principi dell’art. 38 Cost., previsioni che fissavano la decorrenza di una prestazione previdenziale alla data del rilascio di un certificato, il quale può ritardare oltre i tempi tecnici occorrenti per l’accertamento, a causa di disfunzioni dell’apparato burocratico.
24.11 giudice delle leggi ha ritenuto che, quando all’atto della introduzione del procedimento amministrativo sussistono tutti i presupposti del diritto alla prestazione previdenziale, la durata del procedimento non deve andare a detrimento delle ragioni fatte valere con la domanda (Corte cost., sentenza n. 483 del 1995).
25. Nel caso in esame, il tenore delle disposizioni consente di operare una interpretazione che eviti il contrasto con i principi su richiamati, affermando, in conformità a Cass. 9502/2012, che, ai fini della sussistenza del requisito dell’incollocazione al lavoro, è sufficiente la prova della richiesta (non di iscrizione negli elenchi, ma anche solo) di essere sottoposto agli accertamenti medici da parte delle commissioni previste dalla L. n. 104 del 1992, art. 4 (che, nel sistema della L. n. 68 del 1999, sono condizione necessaria per poter chiedere l’iscrizione negli elenchi).
26. In conclusione, dall’entrata in vigore della L. n. 68 del 1999 sino a quando la L. n. 247 del 2007, non ha trasformato il requisito occupazionale (da incollocazione al lavoro in mera mancanza di occupazione), il disabile che richiede l’assegno d’invalidità civile deve provare non solo di non aver lavorato, ma anche di essersi attivato per essere avviato al lavoro nelle forme riservate ai disabili.
27. Questa attivazione, sino a quando le commissioni mediche competenti all’accertamento delle condizioni sanitarie per l’iscrizione negli elenchi non si sono pronunciate, può essere provata dimostrando di aver richiesto detto accertamento. Una volta che – invece – sia intervenuto l’accertamento positivo, la prova può essere data dimostrando di essere stato iscritto negli elenchi o quanto meno di aver richiesto l’iscrizione” (in tal senso Cass. n. 3538/2015).
28. Inoltre, sullo stato di incollocazione al lavoro quale elemento costitutivo del diritto alla prestazione assistenziale, la cui allegazione e prova è. a carico del soggetto richiedente, è. più volte intervenuta questa Corte di legittimità (cfr, ex plurimis, Cass., nn. 4067/2002; 13967/2002; 14035/2002; 13046/2003; 13279/03; 13966/2003; 14696/2007; 22899/2011).
29. Conseguentemente non risulta corretta la decisione della Corte territoriale che ha fissato la decorrenza del beneficio da epoca diversa ed antecedente al momento in cui si e perfezionato l’elemento costitutivo socio-economico.
30. In conclusione, all’accoglimento del ricorso segue la cassazione della sentenza impugnata e, per non essere necessari ulteriori accertamenti in fatto, la controversia può essere decisa nel merito, riconoscendo il diritto dell’assistita all’assegno di invalidità a decorrere dal 18 novembre 2009, come statuito dal giudice di primo grado.
31. Quanto alla regolazione delle spese del giudizio di merito, va confermata la statuizione di primo grado e disposta la compensazione delle spese del grado di appello in considerazione dell’evoluzione giurisprudenziale sulla questione posta all’esame dei giudici d’appello e del coevo consolidamento; le spese del giudizio di legittimità seguono invece la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e riconosce il diritto dell’assistita all’assegno di invalidità dal 18 novembre 2009, come statuito dal giudice di primo grado; conferma la statuizione di primo grado quanto alle spese; compensa le spese del grado di appello; condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese, liquidate in Euro 100,00 per esborsi, Euro 2.000,00 per compensi professionali, oltre accessori e rimborso forfettario spese generali.