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Timestamp: 2017-09-20 05:41:40+00:00
Document Index: 157451720

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 21', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3']

Documento n. 2 di 2
BELLEZZE NATURALI (Tutela delle) Vincoli edilizi
Consiglio di stato , Sez. VI, 08 luglio 1998, n. 1040
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione  Sesta)  ha
sul ricorso in appello proposto dal Ministero dei  Beni  Culturali
e Ambientali, in persona del  Ministro  in  carica,  rappresentato  e
difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso i  cui  Uffici  è
domiciliato in Roma, Via dei Portoghesi n. 12;
{Rousseau  Colzi  Raffaella}  e  {Rousseau    Colzi    Diomira}
rappresentate e difese dagli Avv.ti Giulio Padoa  e  Fabio  Lorenzoni
presso lo studio del quale sono elettivamente  domiciliate  in  Roma,
Via Alessandria n. 130;
della  sentenza  del  Tribunale  Amministrativo  Regionale  della
Toscana, Sez. I 14 luglio 1993 n. 574;
Visto l'atto  di  costituzione  in  giudizio  di  {Rousseau  Colzi
Raffaella} e {Rousseau Colzi Diomira};
Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle  rispettive
Alla pubblica udienza del 23 gennaio 1998 relatore il  Consigliere
Franco Zeviani Pallotta. Uditi l'Avv.  dello  Stato  Spina  e  l'Avv.
Loria per delega dell'Avv. Lorenzoni;
Con ricorso avanti il TAR della Toscana, {Rousseau Colzi Raffaella} e {Rousseau Colzi Diomira} chiesero l'annullamento del decreto del Ministro dei Beni Culturali e Ambientali 9.6.1989, con il quale era stato disposto un vincolo indiretto di inedificabilità assoluta, ai sensi dell'art. 21 della l. 1.6.1989, su un terreno di loro proprietà situato nella zona che costeggia il "Fosso Fiumetto" nel Comune di Forte dei Marmi.
Con sentenza n. 574 del 14.7.1993, il TAR della Toscana, Sez. I, ha accolto il ricorso, in relazione al denunciato motivo di eccesso di potere per sviamento e difetto di motivazione.
Di tale sentenza ha chiesto l'annullamento il Ministero dei Beni Culturali e ambientali, con il ricorso in appello in epigrafe, sostenendo che il vincolo indiretto era stato legittimamente imposto e adeguatamente motivato.
Infatti, contrariamente a quanto ritenuto dal TAR - si sostiene nell'appello - il vincolo di tutela indiretta è stato, effettivamente, adottato a salvaguardia del "Fosso Fiumetto" che costituisce un bene di proprietà pubblica di eccezionale valore storico.
Si sono costituite in giudizio {Rousseau Colzi Raffaella} e {Diomira}, depositando - altresì - ampie memorie difensive, resistendo all'appello e chiedendone il rigetto.
Venuta la causa in decisione, all'udienza del 3 maggio 1996, questa Sezione, con decisione interlocutoria 12.8.1996 n. 1020, ha disposto l'acquisizione di documenti a cura dell'amministrazione.
Il ricorso è stato nuovamente trattenuto in decisione, all'udienza del 23 gennaio 1998, insistendo le parti nelle rispettive precedenti conclusioni.
Correttamente la sentenza appellata ha ritenuto fondato il motivo del ricorso in primo grado con il quale si denuncia l'eccesso do potere per sviamento e difetto di motivazione in quanto, con il provvedimento impugnato, dichiaratamente impositivo del vincolo monumentale "indiretto" di cui all'art. 21 della l. n. 1089/ 1939, si è - in realtà - inteso adottare un nuovo vincolo diretto sulla zona e non tanto per finalità di tutela di un bene di valore storico, artistico o archeologico, quanto per finalità ambientali e paesaggistiche.
Infatti, il provvedimento impugnato è stato emanato allo scopo, dichiarato, di tutelare, mediante l'imposizione del vincolo indiretto ex art. 21, l'immobile direttamente vincolato, a norma della stessa legge n. 1089/1939, denominato "Fosso Fiumetto" costituito da un antico alveo torrentizio. Peraltro, per la vastità della zona sottoposta a vincolo di inedificabilità e per le stesse caratteristiche di tale zona, quali emergono dalla relazione ministeriale che dovrebbe integrare la motivazione del provvedimento, emerge con evidenza che la misura di tutela adottata si rileva sproporzionata e inadeguata rispetto alla finalità dichiarata, apparendo obiettivamente finalizzata a tutelare la zona di cui trattasi in sè e per sè e non in funzione di fascia di rispetto del bene storico - archeologico che si dichiara di voler tutelare. La vasta area sulla quale il vincolo è stato imposto viene, infatti, ritenuta meritevole di salvaguardia in quanto costituente un "habitat residenziale integrato nel verde e nel bosco su modello delle città giardino, con edifici che testimoniano una tendenza storicizzata dell'architettura", non allo scopo di garantire la migliore conservazione e fruibilità dell'immobile denominato "Fosso Fiumetto", ma "per non compromettere l'attuale assetto costruito - natura e per mantenere l'attuale configurazione...." di un ben più ampio contesto ambientale il cui valore è indipendente da quello dell'immobile direttamente tutelato rispetto al quale si pone solo in rapporto di contiguità spaziale.
Ne deriva l'evidente vizio di eccesso di potere per sviamento, essendosi imposto il vincolo indiretto di cui all'art. 21 della legge n. 1089/1939, allo scopo di sottoporre a regime di assoluta inedificabilità un'area costituente un insieme di valore ambientale in sè considerato, per il quale scopo avrebbe dovuto - semmai - farsi ricorso al diverso potere di imposizione del vincolo diretto di cui agli artt. 1, 2 e 3 della stessa legge n. 1089.
Sotto altro profilo, il provvedimento impugnato si rileva affetto da ulteriore vizio di eccesso di potere per sviamento e difetto di motivazione in relazione alle considerazioni, in relazione alle considerazioni, in concreto, addotte all'amministrazione a sostegno della misura di tutela imposta. Dalla motivazione del provvedimento e dalla relazione redatta in sede istruttoria, emerge - infatti - che le effettive ragioni poste alla base del vincolo di inedificabilità si identificano prevalentemente nella salvaguardia di un ampio contesto ambientale rilevante come "complesso rustico - urbano" e costituente un habitat pregiato come "città giardino" sotto il profilo delle "peculiarità estetiche del paesaggio, che hanno alimentato suggestioni letterarie e pittoriche". Siffatta motivazione, peraltro, oltre ad essere estranea alle finalità del vincolo indiretto per le ragioni già evidenziate, appare anche più idonea a sorreggere - semmai - l'adozione del vincolo di tutela paesaggistico ai sensi della legge n. 1497 del 1939, piuttosto che di quello adottato a norma della legge n. 1089/1939 (cfr. per un'ipotesi analoga, Cons. di Stato, Sez. VI 11.3.1980 n. 304) del quale - nella specie - è stata fatta immotivata applicazione.
Per le suesposte considerazioni, l'appello deve essere respinto.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, definitivamente pronunciando, respinge l'appello in epigrafe indicato.
Condanna il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali al pagamento delle spese, competenze ed onorari del presente grado del giudizio, che liquida in complessive lire 4.000.000 (quattro milioni).
Ordi na che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma, il 23 gennaio 1998 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale - Sez. VI - nella Camera di Consiglio, con l'intervento dei Signori:
Franco ZEVIANI PALLOTTA Est Consigliere
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 8 LUG. 1998.
LS 1 giugno 1939 n. 1089 art. 1 l.
LS 1 giugno 1939 n. 1089 art. 2 l.
LS 1 giugno 1939 n. 1089 art. 3 l.