Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-7331-del-22-03-2017
Timestamp: 2020-08-08 09:57:44+00:00
Document Index: 21171792

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 41', 'art. 360', 'art. 2727', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 7331 del 22/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7331 del 22/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 22/03/2017, (ud. 02/02/2017, dep.22/03/2017), n. 7331
sul ricorso 6411-2016 proposto da:
B.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MONTI
PARIOLI 48, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE MARINI,
rappresentato e difeso dall’avvocato ANDREA CODEMO;
avverso la sentenza n. 1297/26/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di VENEZIA, depositata il 11/08/2015;
Con sentenza in data 6 luglio 2015 la Commissione tributaria regionale del Veneto accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate, ufficio locale, avverso la sentenza n. 47/3/09 della Commissione tributaria provinciale di Treviso che aveva accolto il ricorso di B.G. contro l’avviso di accertamento IRAP, IRPEF, IVA ed altro 2005. La CTR osservava in particolare che trattandosi di un’ipotesi di dichiarazione omessa, era da considerarsi legittimo l’utilizzo dell’accertamento induttivo da parte dell’Ente impositore; che gli esiti della verifica erano pienamente compatibili con lo studio di settore correlativo, il quale era stato comunque non solo puntualmente richiamato, ma altresì prodotto in giudizio dall’Agenzia fiscale; che le difese del contribuente non inficiavano le presunzioni utilizzate nell’atto impositivo.
Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione il contribuente deducendo 9 motivi.
Con il primo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – il ricorrente lamenta falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 41 e 38, poichè la CTR non ha ben valutato gli elementi indiziari allegati dall’Ente impositore.
Trattandosi di accertamento induttivo a seguito di dichiarazione omessa, nel caso di specie erano utilizzabili ai fini dell’accertamento ed anche quindi del giudizio di merito presunzioni anche prive dei requisiti della gravità, precisione, concordanza ossia c.d. “presunzioni supersemplici”, la concreta utilizzazione delle quali non è sindacabile in questa sede, essendo una valutazione tipicamente riservata al giudice del merito (cfr. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 5228 del 30/03/2012).
Con il secondo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – il ricorrente si duole di violazione di legge per omesso rilievo dell’invalidità dell’atto impositivo impugnato in quanto non indicante la tipologia accertativa prescelta.
Non vi è alcuna previsione normativa che sancisce l’invalidità eccepita e d’altro canto è del tutto chiaro nel caso di specie che si tratti di accertamento induttivo a seguito di dichiarazione omessa, D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 41.
Con il terzo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, – il ricorrente denuncia en-or in indicando, per violazione dell’art. 2727 in quanto la CTR ha tratto “presunzioni da presunzioni”.
La censura è inammissibile, poichè chiaramente riguarda il giudizio di fatto che non è sindacabile in questa sede.
Con il quarto motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – il ricorrente lamenta violazione/falsa applicazione delle norme codicistiche che fissano i principi in materia di giudizio presuntivo.
La censura è inammissibile, anzitutto in quanto a-specifica e comunque perchè non riguarda l’applicazione delle norme evocate, quanto il giudizio di merito della CTR.
Con il quinto motivo, il sesto motivo ed il settimo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 35 – il ricorrente si duole di violazione/falsa applicazione delle norme disciplinanti l’accertamento basato sugli studi di settore e di vizio motivazionale.
Le censure sono inammissibili, poichè non colgono la ratto decidendi della sentenza impugnata, non essendo la stessa incentrata sull’applicazione dello studio di settore, bensì sulla comparazione fatta con le risultanze delle dichiarazioni precedenti, in quanto congrue rispetto allo studio di settore, al fine della valutazione delle presunzioni “supersemplici” utilizzate nell’accertamento d’ufficio de quo.
Con l’ottavo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – il ricorrente si duole di violazione di legge per la mancata allegazione dello studio di settore.
La censura è infondata, risultando dalla stessa sentenza impugnata che in sede giudiziale tale allegazione è avvenuta e che comunque era superflua in quanto l’avviso di accertamento impugnato aveva precisi riferimenti allo studio di settore utilizzato, sia pure ai limitati fini motivazionali di cui si è detto sopra.
Con il nono motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – il ricorrente lamenta violazione di legge in ordine alla sottoscrizione dell’atto impositivo impugnato.
La censura è inammissibile poichè proposta per la prima volta nel presente giudizio di legittimità.
La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 2.300 oltre spese prenotate a debito.