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Timestamp: 2018-06-24 15:17:11+00:00
Document Index: 37309719

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 157', 'art. 3', 'art. 55', 'art. 8', 'art. 157', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 175', 'art. 139', 'art. 26', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 15', 'art. 12', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 27', 'art. 30', 'art. 31', 'art. 26', 'art. 28', 'art. 29', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 28', 'art. 30', 'art. 34', 'art. 50', 'art. 51', 'art. 32', 'art. 28', 'art. 52', 'art. 53', 'art. 13', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 4', 'art. 15', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 12', 'art. 5']

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1 INFORMAZIONE FORMAZIONE - ASSISTENZA CONSULENZA PER LA SALUTE E LA SICUREZZA DEI LAVORATORI la Scheda Ottobre 2003 L AMIANTO E LE SUE PROBLEMATICHE 1. Definizione Amianto (Cas. n ) è il nome generico di una serie di silicati fibrosi naturali molto diffusi in natura, che possono essere divisi in due principali classi, gli anfiboli ed il gruppo della roccia serpentina. Si tratta di fibre sostanzialmente dotate di incombustibilità, di resistenza alle alte temperature, all'usura, all'aggressione delle sostanze chimiche, alla trazione, virtualmente indistruttibili, facilmente filabili, estremamente flessibili, dotate di proprietà fonoassorbenti e termoisolanti. 2. Classificazione Classificazione dei minerali di asbesto 1
2 Appartengono alla classe degli anfiboli l'actinolite, l'amosite, la crocidolite ("amianto blu") e la tremolite, mentre appartiene al gruppo del serpentino il crisotilo ("amianto bianco"). Il crisotilo è soffice, setoso, con elevata resistenza meccanica e buona tenuta agli agenti alcalini, formato da fibre di lunghezza variabile. La crocidolite, invece, si presenta sotto forma di fibre diritte e flessibili; la resistenza meccanica e la tenuta agli agenti acidi sono superiori a quelle degli altri tipi di amianto. Per quanto riguarda la resistenza alla trazione, si ottengono valori elevati per crisotilo e crocidolite, mentre antofillite e tremolite si collocano a livelli inferiori. In ultimo, tra i tipi di fibre utilizzati in ambito industriale vi è l'amosite, che ha fibre lunghe, diritte e fragili, particolarmente stabili al calore tanto da essere utilizzata prevalentemente come isolante termico. Infine, solo crocidolite, antofillite e tremolite posseggono buona resistenza agli acidi. 3. Manufatti Contenenti Amianto (o che lo possono contenere) Nel nostro paese l'utilizzazione del crisotilo ha rappresentato il 75% della utilizzazione totale di amianto ed il 75% di tutto l'amianto usato è stato impiegato nel settore edilizio e delle costruzioni (fibrocemento). Fibre di amianto sono state utilizzate nella produzione di una vasta gamma di prodotti tra i quali, soprattutto, i prodotti per l'edilizia in amianto-cemento. I dati relativi al consumo di amianto in Italia nel 1988 indicavano che il 72% dell'amianto utilizzato veniva impiegato proprio per i prodotti in amianto-cemento, tra i quali in prevalenza le lastre per coperture, i tubi, le condotte e le canalizzazioni. In particolare, nel fibrocemento, si determinava una miscela di giusta plasticità e consistenza ad umido così da consentire la formazione di lastre ondulate e tubi. 2
3 Il contenuto di crisotilo era generalmente dal 12% al 16% con piccole percentuali di anfiboli (crocidolite) per favorire filtrazione, dispersione e rinforzo. L'utilizzazione di fibre di amianto per materiali di attrito impegnava all'epoca (1988), nel nostro Paese, solo il 10% dell'amianto consumato, mentre per il 3% le fibre minerali naturali venivano utilizzate per carte e cartoni, per il 3% nel confezionamento e nella produzione di materiali plastici ed ancora per il 3% usate per la fabbricazione dei tessuti. Infine, il 9% dell'amianto consumato in Italia veniva utilizzato per la produzione di altri tipi di manufatti. Nella tabella sono riportati i principali tipi di materiali contenenti amianto e loro approssimativo potenziale di rilascio delle fibre Tabella 1 Principali tipi di materiali contenenti amianto e loro approssimativo potenziale di rilascio delle fibre 3
4 4. Inquinamento ambientale Il D.Lgs. n. 114/1995 ha fissato per l'amianto 0,1 mg/mc il limite di emissione in atmosfera e 30 g/mc il limite di materia totale in sospensione per metro cubo di effluente liquido, nonchè i metodi analitici per la determinazione dei valori. Tali limiti però potranno 4
5 anche essere aggiornati o modificati con decreto interministeriale (art. 3, comma 3, L. n. 257/1992). Resta valido il D.Lgs. n. 277/1991 per quanto riguarda la dispersione di fibre o polveri di amianto negli ambienti di lavoro (art. 3, D.Lgs. n. 114/1995) (0,6 fibre/cm cubo per il crisotilo e 0,2 fibre/cm cubo per le altre varietà di amianto). 5. Assorbimento e tossicità La lunghezza delle fibre è relativamente poco importante per la respirabilità mentre è fondamentale per determinare la penetrazione e la persistenza all'interno dei polmoni. Le fibre più lunghe sembrano dotate di maggiore nocività, mentre le fibre corte (al di sotto dei 5 micron) sono efficacemente depurate e distrutte dalle cellule di difesa dell'organismo (macrofagi). Una fibra sospesa nell'aria, per essere considerata respirabile, deve soddisfare a tre requisiti: - lunghezza superiore o uguale a 5 micron; - larghezza (diametro) inferiore o uguale a 3 micron; - rapporto lunghezza/larghezza (diametro) superiore o uguale a 3 micron. L'amianto può causare: 1) la produzione di una malattia respiratoria polmonare a decorso progressivo, fortemente invalidante, causa di insufficienza respiratoria cronica (fibrosi polmonare) denominata asbestosi, conseguente all'accumulo di fibre nel polmone. Si tratta di una malattia che, anche dal punto di vista radiologico, è più evidente ai lobi inferiori dei polmoni. Il fumo di sigaretta agisce sfavorevolmente sul decorso della malattia, aggravandola. Sembra che in numerosi Paesi industriali l'asbestosi sia praticamente scomparsa nelle popolazioni professionalmente esposte a concentrazioni pari o inferiori a 1-2 fibre/cc.; 2) un effetto cancerogeno: a) per il polmone, specie quando l'inalazione delle fibre avvenga da parte di un soggetto fumatore (carcinoma bronchiale). Il tumore si presenta più frequentemente nei lobi inferiori; b) per le sierose (mesotelioma pleurico, cardiaco, peritoneale). Data la estrema rarità nella popolazione umana in generale, i mesoteliomi vengono ritenuti il tumore "spia" di una esposizione ad amianto, anche se in qualche caso tale tipo di tumore può verificarsi anche in soggetti per i quali non si riesce ad invidividuare all'anamnesi l'esposizione professionale. Il mesotelioma sarebbe determinato soprattutto dagli anfiboli e sembrerebbe quindi correlato più al tipo di fibra che all'entità dell'esposizione. Esposizioni professionali anche di modesta entità e durata agli anfiboli comporterebbero un rischio apprezzabile (così come, del resto, le esposizioni negli ambienti di vita), perché le fibre degli anfiboli (crocidolite in particolare) rigide, fragili, rettilinee, possono 5
6 più agevolmente migrare verso la pleura. Al contrario, le fibre lunghe, flessibili e curve del crisotilo non migrerebbero in quantità sufficiente a provocare la risposta neoplastica; c) in sede laringea ancora non dimostrato con evidenza epidemiologica; 3) la comparsa di ispessimenti pleurici e/o di placche pleuriche, lesioni fibrotiche che interessano la pleura parietale e diaframmatica, localizzate prevalentemente nella parte inferiore della gabbia toracica, evidenti soprattutto alla TAC, asintomatiche, a prognosi favorevole, non correlate alla comparsa di tumori, considerate "spie" di passate esposizioni alle fibre di amianto; 4) la comparsa di versamenti pleurici benigni, relativamente rari e considerati come precoce manifestazione clinica dovuta all'amianto; 5) la comparsa di verruche asbestosiche espressione della penetrazione di aghi di amianto nella pelle. 6. Questioni interpretative L'identificazione e la conta delle fibre richiedono metodi sofisticati di analisi. Il D.Lgs. n. 277/1991 tratta solo della MOCF (microscopia ottica a contrasto di fase) in quanto più facilmente attuabile, ma sono anche possibili indagini mediante SEM (microscopia elettronica a scansione) o TEM (microscopia ottica a trasmissione); le ultime due tecniche, relativamente costose, hanno una maggiore sensibilità ma non vi sono protocolli d'analisi che possano offrire risultati univoci. Il TEM è ritenuto più affidabile in quanto può individuare fibre molto sottili e si ritiene che abbia la capacità di discriminare le fibre di amianto senza ambiguità. Il SEM è più sensibile della MOCF ma meno sensibile del TEM. La MOCF richiede un operatore esperto, dà risultati discreti, necessita di minor tempo ed ha costi minori. Per quanto riguarda i protocolli relativi ai rilevamenti, alle analisi dei rivestimenti degli edifici, alla pianificazione e programmazione delle attività di fissaggio e rimozione dell'amianto sono riportate nel decreto ministeriale 6 settembre Nei contratti di fornitura di lavoro temporaneo sono vietate le lavorazioni che richiedono una sorveglianza medica speciale e i lavori particolarmente pericolosi (legge 24 giugno 1997, n. 196, art. 1, comma 4, lettera f). In particolare il legislatore, considerando che il lavoratore temporaneo è potenzialmente meno informato sui rischi lavorativi, ha evidenziato la necessità di individuare le lavorazioni particolarmente pericolose in quanto presentano un rischio di infortunio grave per il lavoratore interessato e per i compagni di lavoro e in quanto, per alcune fattispecie, sono prive di specifica disciplina normativa. Sono state inoltre individuate le lavorazioni a rischio di tecnopatia, che richiedono una sorveglianza medica speciale in quanto comportano l'opportunità di accertamenti sanitari anche dopo la cessazione dell'attività lavorativa; tale prosecuzione della sorveglianza sanitaria sarebbe ovviamente impossibile per i lavoratori temporanei. 6
7 Pertanto, con D.M. 31 maggio 1999, artt. 2 e 3, il Ministero del lavoro ha individuato le lavorazioni per le quali è vietata la fornitura di lavoro temporaneo; tra queste sono state inserite le lavorazioni che espongono all'amianto. 7. Interventi di bonifica Il decreto ministeriale del 6 settembre 1994 detta norme e metodologie per la valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica di materiali contenenti amianto presenti nelle strutture edilizie. La circolare del Ministero Sanità del 12 aprile 1995, n. 7 estende la validità del sopracitato decreto anche agli impianti tecnici nei quali è presente amianto o componenti contenenti amianto. In particolare la circolare si sofferma sugli interventi di manutenzione straordinaria e programmata degli impianti tecnici e sugli interventi di bonifica generalizzata degli impianti stessi. Il decreto regola finalmente un aspetto molto importante nella prevenzione contro le fibre di amianto aerodisperse visto che il 75% di questo prodotto era utilizzato nel settore edilizio. Le normative e metodologie indicate nel decreto ministeriale sopracitato si sviluppano attraverso momenti di intervento successivi. In particolare: a) Localizzazione e caratterizzazione delle strutture edilizie Il campionamento e l'analisi dei materiali (rivestimenti di superfici, rivestimenti isolanti di tubazioni, lastre, pannelli ecc.) devono partire da un programma di ispezione, previa una procedura del personale incaricato dell'ispezione. Nell'allegato 5 del D.M. 6 settembre 1994 sono riportate le schede per la registrazione di tutte le informazioni relative alla presenza di materiali contenenti amianto negli edifici. b) Valutazione del rischio La valutazione dei rischi si deve sviluppare attraverso una analisi dello stato in cui si trova il materiale contenente amianto la cui presenza in un edificio non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti. Se il materiale è in buone condizioni e non viene manomesso è certamente improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre di amianto. Se invece il materiale è danneggiato bisogna subito attuare un campionamento ed una analisi delle fibre disperse in aria. Nella tabella 2 è riportata la metodologia sopra esposta. 7
8 Tabella 2 c) Metodi di bonifica Esistono alcuni metodi di bonifica tra i quali i più utilizzati sono: - Rimozione dei materiali di amianto. E' il più utilizzato in quanto elimina il problema alla radice. Produce rifiuti tossici-nocivi comportando costi di smaltimento elevati. - Incapsulamento. Consiste nel ricoprire il materiale che contiene amianto con prodotti penetranti e inglobanti così da determinare una pellicola protettiva tra l'ambiente e la fibra di amianto. - Confinamento. Il confinamento consiste nel creare una struttura che separa il materiale contenente amianto dall'ambiente. Il costo è più contenuto rispetto ai precedenti. Il rilascio delle fibre avviene all'interno del confinamento. d) Procedure di controllo dei materiali di amianto in sede Dal momento che viene determinata la presenza di amianto in un edificio è necessario mettere in atto un programma di controllo e manutenzione al fine di ridurre al minimo l'esposizione degli occupanti. e) Misure di sicurezza da rispettare durante gli interventi di bonifica I lavori di bonifica devono essere eseguiti tenendo conto: - dell'allestimento e collaudo del cantiere in cui avviene l'intervento; - della necessità di realizzare un'area di decontaminazione dei lavoratori addetti alla bonifica; - di proteggere i lavoratori; - di adottare le tecniche di rimozione del materiale contenente amianto; - di predisporre un adeguato imballaggio e allontanamento dei rifiuti contenenti amianto; - della decontaminazione del cantiere durante e alla fine dei lavori di bonifica; - di proteggere le zone esterne all'area di lavoro; - di monitorare l'ambiente predisponendo due soglie di allarme in caso di aumento di fibre areodisperse. 8
9 f) Criteri per la certificazione della restituibilità di ambienti bonificati La certificazione di aree bonificate dovrà essere eseguita da funzionari delle USL le cui spese sono a carico di chi commissiona i lavori di bonifica. g) Coperture in cemento-amianto Le lastre piane o ondulate di cemento-amianto, impiegate per le coperture in edilizia, sono costituite da materiale non friabile che quando è nuovo o in buono stato di conservazione non tende a liberare fibre spontaneamente. Il cemento-amianto quando si trova all'interno degli edifici, anche dopo molto tempo, non va incontro ad alterazioni significative tali da determinare un rilascio di fibre, se non viene manomesso. Invece lo stesso materiale esposto ad agenti atmosferici subisce un progressivo degrado per azione anche delle piogge acide, degli sbalzi termici, dell'erosione eolica e di microrganismi vegetali. Di conseguenza, dopo anni dall'istallazione si possono determinare alterazioni corrosive superficiali con affioramento delle fibre e fenomeni di dispersione nell'ambiente. Il decreto ministeriale del 14 maggio 1996 ha fissato le metodologie e le procedure per le bonifiche dei siti dismessi nei quali è stata riscontrata la presenza di amianto (art. 1, D.M. 14 maggio 1996). In verità il sopracitato documento prende in considerazione all'art. 2 anche l'uso e gli interventi di manutenzione di prefabbricati contenenti amianto adibiti ad esempio a mense, alloggi, scuole, piccoli ospedali, ecc. (all. 2, D.M. 14 maggio 1996). In particolare nell'allegato sono riportate le modalità operative per l'installazione di lastre in cemento-amianto (Eternit) nonchè l'uso dei dispositivi di protezione individuale in caso di interventi di manutenzione o installazione. L'art. 3 del D.M. 14 maggio 1996 regolamenta gli interventi di uso e manutenzione e di bonifica di tubazioni e di cassoni di cemento-amianto. Il problema delle fibre di amianto disperse nell'acqua è emerso negli ultimi anni. Infatti alcuni studiosi hanno ravvisato un rischio di tumori gastro intestinali causati da fibre di amianto contenute nell'acqua potabile (all. 3, D.M. 14 maggio 1996). Tale rischio è stato sostanzialmente escluso, ad oggi, dall'organizzazione mondiale della Sanità e da studi epidemiologici condotti anche in Italia. Infine, il D.M. 14 maggio 1996 non esclude la possibilità di utilizzare tubature in cemento-amianto negli interventi di manutenzione-sostituzione di condotte per le acque cittadine delle reti idriche e fognanti. 9. Sorveglianza medica e dispositivi di protezione individuale La sorveglianza medica del personale esposto ad amianto è regolamentata dal D.P.R. n. 1124/1965 e dal D.M. 21 gennaio 1987, che stabiliscono, il primo, la periodicità annuale del controllo sanitario degli esposti e l'esecuzione di un accertamento radiografico annuale nonché il tipo di scheda medica da utilizzare per i controlli del personale ed il modello di giudizio di idoneità da adottare (art. 157, D.P.R. n. 1124/1965). Il secondo decreto stabilisce che l'accertamento radiografico annuale possa essere sostituito dalla ricerca di almeno tre dei seguenti indicatori: 1) prove di funzionalità respiratoria (insufficienza ventilatoria restrittiva), 2) ricerca dei siderociti nell'espettorato; 3) ricerca di rantolini crepitanti basilari molto fini e persistenti; 4) compromissione della diffusione alveolo-capillare dei gas (emogasanalisi); 5) corpuscoli dell'asbesto nell'espettorato. 9
10 Le visite mediche sono effettuate da parte del medico competente (ai sensi del comma 1c dell'art. 3 è un medico, ove possibile, dipendente del S.S.N. in possesso di specializzazione o docenza in medicina del lavoro, medicina preventiva dei lavoratori, tossicologia industriale, igiene industriale o fisiologia ed igiene del lavoro ovvero con deroga rilasciata dalla Regione e prevista dall'art. 55 per aver svolta l'attività di medico del lavoro per almeno 4 anni all'entrata in vigore del D.Lgs. n. 277/1991). Il medico competente istituisce ed aggiorna la cartella sanitaria e di rischio, fornisce informazioni ai lavoratori sul significato dei controlli sanitari e sul loro stato di salute, visita gli ambienti di lavoro almeno due volte l'anno e partecipa alla programmazione del controllo dell'esposizione dei lavoratori. Inoltre, esprime i giudizi di idoneità specifica e fornisce parere sull'allontanamento temporaneo dei lavoratori. Contro tale parere è ammesso ricorso, entro 30 giorni dalla comunicazione, all'organo di vigilanza ai sensi dell'art. 8 del D.Lgs. n. 277/1991. E' consigliata l'utilizzazione dei seguenti mezzi di protezione personale: a) tuta integrale possibilmente monouso con cappuccio b) soprascarpe, anch'esse, possibilmente, monouso c) guanti di protezione con resistenza all'usura adeguata ai lavori da svolgere d) maschere respiratorie dotate di filtro antipolvere almeno P3 preferibilmente a facciale totale e con fattore di protezione non inferiore a 400; sono preferibili autorespiratori o maschere collegate con una sorgente d'aria non contaminata mantenuta in sovrapressione in caso di esposizione a quantità rilevanti di fibre (D.M. 6 settembre 1994, all. 4). Le maschere devono essere pulite ogni volta che devono essere utilizzate, e dovrebbero essere raccolte, alla fine di ogni turno di lavoro, nella parte pulita delle docce di una unità di decontaminazione. Gli addetti alla bonifica non dovrebbero avere barba, baffi o basette se utilizzano respiratori (per possibile perdita di tenuta del mezzo di protezione). Sui facciali filtranti, vi è un giudizio sostanzialmente negativo espresso da molti istituti (NIOSH, EPA ed HSE in Inghilterra vietano l'uso di tali mezzi in presenza di lavorazioni che espongono al rischio di amianto). Il NIOSH fornisce le seguenti indicazioni: Conc/amianto fino a 10 volte il limite consentito dalle norme (0,2 ff/cm3) = semimaschera con filtro ad alta efficienza Conc/amianto fino a 50 volte il limite consentito = maschera intera con filtro ad alta efficienza Conc/amianto fino a 100 volte il limite consentito = elettrorespiratore con filtro ad alta efficienza La tipologia, periodicità e modalità dei controlli sanitari sono descritte negli artt del D.P.R. n. 1124/1965. Norme e procedure per l'espressione del giudizio di idoneità nonché l'eventuale procedura di appello vengono descritte negli artt del D.P.R. n. 1124/1965. L'accertamento collegiale, previsto, del resto dal comma 5, dell'art. 157, deve essere attivato tramite apposita richiesta del lavoratore da effettuarsi entro 30 giorni dal ricevimento del giudizio di idoneità. 9. Adempimenti amministrativi A - Obblighi per le AZ. UU.SS.LL. 10
11 Per quanto riguarda le scuole dovranno essere effettuati sopralluoghi conoscitivi in tutte le strutture edilizie per verificare la presenza, nei locali, di materiali contenenti amianto o sospetti tali e lo stato di conservazione delle superfici. Effettuata l'analisi dei campioni a cura del SPISAL /ARPAV, nei casi in cui lo stato di conservazione sia pessimo o mediocre, si dovrebbe quindi disporre di procedere alle operazioni di bonifica (rimozione dell'amianto e sostituzione con altri materiali o confinamento dell'amianto con opportuni materiali e secondo precisi protocolli) stabilendo la riconsegna poi, al termine dei lavori da parte delle ditte appaltatrici, dei locali con certificazioni finali della AUSL attestanti che la concentrazione di fibre non è tale da superare il doppio del valore di fondo. Nei casi in cui lo stato di conservazione dei locali, per la presenza di amianto, sia risultato buono o ottimo, si dovrà procedere alla determinazione dei livelli di contaminazione. Inoltre, le AZ.UU.SS.LL. effettuano le analisi dei rivestimenti degli edifici nei quali siano presenti materiali o prodotti contenenti amianto libero o in matrice friabile, con priorità per gli edifici pubblici, per i locali aperti al pubblico o di utilizzazione collettiva e per i blocchi di appartamenti, avvalendosi anche di personale degli uffici tecnici erariali e degli enti locali. Le AZ. UU.SS.LL. inoltre devono predisporre relazioni annuali sulle condizioni dei lavoratori esposti da trasmettere alle Regioni (art. 9 comma 2, L. n. 257/1992), vigilare sul rispetto delle norme del D.Lgs. n. 277/1991, istituire un registro nel quale deve essere segnalata la localizzazione dell'amianto floccato o in matrice friabile presente negli edifici (art. 12 comma 5, L. n. 257/1992). B - Obblighi per le imprese che rimuovono l'amianto e per i proprietari di immobili contenenti amianto L'art. 12 della legge n. 257/1992 stabilisce che le imprese che utilizzano amianto direttamente o indirettamente nei processi produttivi o che svolgono attività di smaltimento o di bonifica dell'amianto, inviino annualmente alle Regioni ed alle UU.SS.LL. nel cui ambito di competenza sono situati gli stabilimenti o si svolgono le attività dell'impresa, una relazione in conformità al modello predisposto dal Ministero dell'industria, commercio e artigianato con la circolare n del 17 febbraio I proprietari di immobili, sanzionabili in caso di inadempienza con una multa da L. 5 a L. 10 milioni, devono comunicare alle UU.SS.LL. i dati relativi alla presenza di amianto. Le imprese incaricate di eseguire i lavori di manutenzione negli edifici sono tenute ad acquisire, presso le UU.SS.LL., le informazioni necessarie per l'adozione di misure cautelative per gli addetti (art. 12, L. n. 257/1992). 11
12 C - Obblighi per i datori di lavoro delle aziende che utilizzano, producono o smaltiscono amianto I datori di lavoro delle imprese che svolgono attività con rischio di esposizione ad amianto devono effettuare non oltre 180 giorni dall'inizio dell'attività, una "valutazione del rischio" con determinazione della esposizione personale, registrandone i risultati, previa consultazione dei lavoratori ed attuando particolari cautele igieniche ed operative allorché si utilizzi ancora amianto come materia prima (fattispecie prevista fino all'aprile 1994) o venga superato il limite dei 0,1 fibra/cc (misurazioni trimestrali o ridotte ad una volta l'anno se non intervengono modifiche o se non viene superato il 50% dei valori limite specificati all'art. 31, D.Lgs. n. 277/1991, procedimenti di notifica e registrazione dell'esposizione con consegna di copia del registro all'ispesl ed alla USL, informazione annuale ai lavoratori, delimitazione dei luoghi, disponibilità di mezzi di protezione, che devono essere custoditi in locali appositi e puliti con aspirazione dopo l'uso, installazione di servizi igienici adeguati con docce, indumenti conservati in armadi separati e lavaggio effettuato da aziende appositamente attrezzate). In caso di attività di demolizione o rimozione dell'amianto o di materiali contenenti amianto da edifici, strutture, apparecchi, impianti o mezzi di trasporto, il datore di lavoro prima dell'inizio dei lavori (D.M. 6 settembre 1994) deve predisporre un piano di lavoro con le misure necessarie per garantire sicurezza e salute dei lavoratori e protezione dell'ambiente esterno. Tale piano deve prevedere la rimozione dell'amianto prima della demolizione, la fornitura di mezzi individuali di protezione ai lavoratori, misure "adeguate" di protezione e decontaminazione del personale incaricato dei lavori, misure per la protezione di terzi e per lo smaltimento e raccolta dei materiali secondo le vigenti procedure di legge. Copia del piano deve essere inviata alla USL con informazioni sulla durata presumibile dei lavori, luogo ove questi verranno effettuati, tecniche lavorative attuate per la rimozione dell'amianto, natura dell'amianto e caratteristiche degli impianti da utilizzare per la decontaminazione, nonché indicazioni sui materiali previsti per le operazioni di decoibentazione. Se l'organo di vigilanza non emana prescrizioni entro 90 giorni i lavori possono essere effettuati. Inoltre, i lavoratori hanno accesso alla documentazione che riguarda il piano di lavoro. La documentazione che dovrebbe essere esibita in caso di smaltimento di manufatti contenenti amianto è la seguente: 1) capitolato delle spese relativamente alla gestione dei rifiuti; 2) analisi dei campioni dei rifiuti; 3) autorizzazione allo stoccaggio provvisorio; 4) registro di carico e scarico; 5) contratto con la ditta autorizzata allo smaltimento con indicazione della frequenza del ritiro dei rifiuti; 6) copia dell'autorizzazione regionale al trasporto, trattamento e stoccaggio dei rifiuti tossici e nocivi; 7) formulario d'identificazione dei rifiuti tossici e nocivi contenente, tra l'altro, le caratteristiche fisico-chimiche ed il peso dei rifiuti, la denominazione della ditta autorizzata, la ragione sociale del produttore, il luogo di produzione, il destinatario ed il luogo di destinazione; 8) copia dell'autorizzazione regionale alla discarica. 12
13 L'imballaggio dovrà essere effettuato con accorgimenti atti a ridurre il pericolo di rotture accidentali, avviando il materiale di risulta in doppi contenitori ed imballando separatamente i materiali taglienti. Il primo contenitore potrà essere di polietilene di adeguato spessore (0,2 mm) e di capacità non superiore ai 50 litri, il secondo contenitore dovrà essere un sacco da chiudere con termosaldatura o doppio legaccio oppure un fusto rigido. Anche l'allontanamento dall'area di lavoro deve essere effettuato in modo adeguato, sottoponendo i sacchi dopo la chiusura ad una pulizia con aspirazione della superficie esterna ed attaccandovi l'etichettatura prevista per tali rifiuti ai sensi del D.P.R. n. 215 del 24 maggio In caso di materiali di grandi dimensioni si dovrà evitarne lo sbriciolamento e sarà utile la bagnatura se non si avvia subito alla discarica. Il materiale in oggetto dovrà essere trasportato su mezzi dotati di sponde e teli per la copertura del carico e potrà essere smaltito, previo assenso dell'autorità competente, anche in discariche tipo 2B a condizione che non si possa determinare rilascio di fibre e che il materiale sia di adeguata compattezza. Particolari cautele sono infine stabilite allorché sia prevedibile una esposizione con superamento dei valori limite secondo il disposto dell'art. 31 del D.Lgs. n. 277/1991: - fornitura di indumenti adeguati di prevenzione - rigoroso isolamento dell'area di lavoro con installazione di filtri assoluti - affissione di appositi cartelli segnaletici - predisposizione di apposito piano di lavoro da trasmettere all'organo di vigilanza. Per quanto riguarda l'etichettatura, ai sensi del D.P.R. n. 215 del 24 maggio 1988, all. 2, i prodotti contenenti amianto o il loro imballaggio devono essere muniti di una etichetta chiaramente leggibile ed indelebile comportante il simbolo "a", l'indicazione dei relativi pericoli, le istruzioni di sicurezza. Se il prodotto contiene crocidolite, deve essere specificato: "contiene crocidolite/amianto blu". Inoltre per l'amianto è obbligatoria l'applicazione delle norme di imballaggio ed etichettatura con le indicazioni stabilite dal D.M. 16 febbraio 1993 e sottoriportate: NOME Amianto Formula Cas. n CEE n Note Classificazione Carc. Cat. 1 (R 45) Può provocare il cancro (R 48/23) Tossico: pericolo di gravi danni alla salute in caso di esposizione prolungata per inalazione Etichettatura (S 53) Evitare l'esposizione - Procurarsi speciali istruzioni prima dell'uso (S 45) In caso di malessere o di incidente consultare il medico (se possibile mostrargli l'etichetta) 13
14 Per quanto riguarda i campionamenti dell'aria ambientale, questi sono regolati dall'allegato V del citato decreto; è stabilito che i campionamenti debbano essere effettuati da personale qualificato ed i campioni debbano essere analizzati in microscopia ottica a contrasto di fase in laboratori autorizzati (con D.P.C.M. saranno stabilite le modalità di autorizzazione), essendo considerate solo le fibre regolamentate. 10. Sanzioni Per inadempienza alle norme inerenti il controllo sanitario dei lavoratori è prevista un'ammenda da a (da L a L ) o l'arresto da 3 a 6 mesi (art. 175, D.P.R. n. 1124/1965). L'omissione di denuncia da parte del medico competente di malattia professionale (asbestosi) alla USL è sanzionata con ammenda massima di (L ) o con l'arresto da 2 a 4 mesi (art. 139, D.P.R. n. 1124/1965). L'inosservanza delle disposizioni di legge in materia di tutela del lavoro dei fanciulli e degli adolescenti (divieto di adibire fanciulli minori di 16 anni e donne minori di 18 anni a lavori insalubri) è sanzionata con l'arresto fino a 6 mesi (art. 26, L. n. 977/1967). L'inosservanza dell'art. 9 della L. 27 marzo 1992, n. 257 (notifica annuale relativa all'attività di scoibentazione o smaltimento dell'amianto) e dell'art. 12, comma 5 (comunicazione alle UU.SS.LL. da parte dei proprietari di immobili dell'amianto in matrice friabile degli edifici ed acquisizione preliminare di dati da parte delle imprese presso le UU.SS.LL.) è punita con una sanzione amministrativa da a (da L a L ) (art. 15, p. 4, L. n. 257/1992). Le imprese che effettuano attività di smaltimento, rimozione o bonifica dell'amianto senza essere iscritte nell'elenco nazionale previsto all'art. 12, comma 4, della L. n. 257/1992 sono oggetto di sanzione amministrativa da a (da L a L ) (art. 15, p. 3, L. n. 257/1992). L'inosservanza delle disposizioni di divieto previste dall'art. 1, comma 2 e la mancata adozione delle misure volte a garantire il rispetto dei valori limite di cui all'art. 3 (es.: 0,6 ff/cc per il crisotilo) sono sanzionati con ammenda da a (da L a L ) (art. 15, p. 1, L. n. 257/1992). Sanzioni a carico dei dirigenti e datori di lavoro (D.Lgs. n. 277/1991) Per quanto riguarda le responsabilità di datori di lavoro e dirigenti, l'omessa valutazione del rischio (art. 24, D.Lgs. n. 277/1991), l'omessa notifica in caso di lavorazioni che comportano esposizioni superiori a 0,1 ff/cc di amianto (art. 25), l'omessa attuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali previste dall'art. 27 e del controllo dell'esposizione dei lavoratori (commi 1-8 dell'art. 30), il superamento dei valori limite di esposizione (art. 31, commi 1-8), le misure da adottare ai sensi degli artt. 32, 33, 34 (commi 1-6) e 37 sono oggetto di un'ammenda massima di (L ) in alternativa all'arresto da 3 a 6 mesi. La mancata informazione dei lavoratori (art. 26), e le omissioni in merito alle cautele igieniche da adottare ai sensi dell'art. 28 (comma 2) ove esistano condizioni di inquinamento superiore o pari ad 1 ff/cc, nonchè le inosservanze in merito al controllo sanitario previsto dall'art. 29 sono oggetto di un'ammenda massima di (L. 14
15 ) in alternativa all'arresto da 2 a 4 mesi. Alla stessa pena soggiaciono datori di lavoro e dirigenti che violano le disposizioni degli artt. 31 (comma 9) e 35 (registrazione dei lavoratori - comma 1, 2, 3). Datori di lavoro e dirigenti sono oggetto di un'ammenda massima di (L ) in alternativa all'arresto fino a 3 mesi in caso di inadempienza all'art. 24 (comma 9): consultazione preventiva dei lavoratori prima delle valutazioni del rischio), in caso di mancato accesso alla documentazione oggetto della notifica (art. 25, comma 4), in caso di mancata attuazione delle pulizie e della separazione dei locali prevista dall'art. 28 (comma 1), in caso di inadempienza all'art. 30 (comma 9: frequenza almeno annuale delle misure) ed all'art. 34 per quanto attiene l'accesso dei lavoratori al piano di lavoro in caso di demolizione o rimozione dell'amianto (art. 50, D.Lgs. n. 277/1991). Sanzioni a carico dei preposti (D.Lgs. n. 277/1991) E' prevista un'ammenda massima di (L ), in alternativa all'arresto da 1 a 3 mesi, in caso di inosservanza agli artt. 24 (valutazione del rischio: commi 1-8); 25 (notifica: commi 1-3), 27 (misure tecniche, organizzative, procedurali), 28 (comma 2: misure igieniche in condizioni di inquinamento superiore a 1 ff/cc), 29 (controllo sanitario), 30 (commi 1-8: controllo dell'esposizione dei lavoratori), 31 (superamento dei valori di esposizione: commi 1-8), 32 (misure d'emergenza), 33 (operazioni lavorative particolari), 34 (commi 1-6: lavori di demolizione e rimozione dell'amianto), 37 (attività vietate). E' prevista un'ammenda massima di (L ), in alternativa all'arresto fino a 2 mesi, per le inadempienze alle norme di cui agli artt. 24 (comma 9: consultazione preventiva dei lavoratori in merito alle valutazioni), 25 (comma 4: accesso dei lavoratori alla documentazione concernente la notifica), 26 (informazione dei lavoratori), 28 (comma 1: pulitura dei locali e delimitazione di aree speciali per mensa e sosta nei lavori che espongono ad amianto), 30 (comma 9: frequenza annuale delle valutazioni), 31 (comma 9: informazione dei lavoratori e consultazione sulle misure da adottare in caso di superamento dei TLV), 34 (comma 7: accesso alla documentazione del piano di lavoro da parte dei lavoratori), 35 (commi 1, 2, 3: registrazione dell'esposizione dei lavoratori) (art. 51, D.Lgs. n. 277/1991). Sanzioni a carico dei lavoratori (D.Lgs. n. 277/1991) E' prevista un'ammenda dell'importo massimo di (L ), in alternativa all'arresto fino a 1 mese, in caso di inadempienza all'obbligo di abbandonare le zone interessate da un incremento rilevante di polvere d'amianto o per accesso non autorizzato in dette zone (art. 32, comma 1). E' prevista un'ammenda dell'importo massimo di 413 (L ), in alternativa all'arresto fino a 15 giorni, nel caso in cui vi sia inosservanza all'art. 28, comma 1 (b: divieto di fumare, mangiare o bere con esclusione di aree all'uopo predisposte) e comma 2 (b: lavaggio degli indumenti non effettuato secondo le procedure stabilite ed abiti tenuti in modo promiscuo) (c: mezzi di protezione opportunamente custoditi, conservati e puliti) (art. 52, D.Lgs. n. 277/1991). Sanzioni a carico del medico competente (D.Lgs. n. 277/1991) E' prevista un'ammenda dell'importo massimo di (L ), in alternativa all'arresto fino a 1 mese, per la mancata comunicazione ai lavoratori di informazioni sulle visite mediche effettuate (art. 53, D.Lgs. n. 277/1991). 15
16 11. Questioni previdenziali L'art. 13, comma 8, della legge n. 257/1992 dà la possibilità a chi è stato esposto alle fibre di amianto di usufruire di alcuni benefici pensionistici (l'inps riconosce 0.5 anni in più di contribuzione figurativa per ogni anno di esposizione per un periodo superiore a 10 anni). L'INAIL (circolare 23 novembre 1995, n. 252) specifica quali sono le ipotesi per il riconoscimento dei benefici di cui sopra. In particolare l'ente assicurativo individua due categorie di dipendenti: quelli che hanno lavorato in aziende soggette al rischio di asbestosi (es. miniere di amianto, produzione di manufatti in cemento-amianto, di freni e frizioni, di guarnizioni, di corde ecc.) le quali hanno pagato il premio supplementare e quelli che hanno prestato la loro opera in aziende non soggette al premio assicurativo supplementare per l'asbestosi ma che hanno comunque operato anche saltuariamente in ambienti di lavoro con presenza di fibre di amianto. l'inail, su incarico dell'inps sul quale ricadono i costi derivanti dall'erogazione dell'eventuale pensione riconosciuta, deve, nel caso di lavoratori appartenenti alla seconda categoria, stabilire se l'esposizione media annuale calcolata sulle 8 ore lavorative giornaliere è stata superiore a 0.1 fibre/cm cubo (INAIL, nota tecnica 26 settembre 1995). Se è dimostrato che l'esposizione personale ha superato il limite di 0,1 fibre/cm cubo, l'inail è orientata a riconoscere al lavoratore la possibilità di accedere al riconoscimento di cui all'art. 13, comma 8, legge n. 257/1992. Attualmente, dopo decine di sentenze pubblicate, la situazione del contenzioso nei confronti degli enti previdenziali per il riconoscimento dei c.d. "benefici amianto" è così riassumibile: Ambito di applicazione: Dopo alcune oscillazioni interpretative si è ormai stabilizzato l'orientamento secondo il quale i dipendenti di tutte le imprese, a prescindere dal settore produttivo, possono fruire (se sussistono le condizioni che si specificheranno più avanti) dei "benefici". E ciò indipendentemente dal tipo di attività lavorativa svolta, dall'inquadramento e dall'istituto assicuratore. Sono stati riconosciuti i "benefici" in questione a dirigenti, ad impiegati, operai, in generale, a dipendenti assicurati presso INPS L'INPDAP, L'INPDAI ecc. Controparti Malgrado il diverso orientamento di alcuni Tribunali, la Corte di Cassazione ha ormai definitivamente stabilito che unica controparte in queste cause deve essere l'istituto previdenziale che dovrà procedere al pagamento delle pensioni. INAIL e datore di lavoro potranno solamente essere sentiti come testi, o come informatori. 16
17 Condizioni per la sussistenza del diritto Malgrado diverse (e molto diversificate) sentenze relative all'entità dell'esposizione "necessaria" per il riconoscimento dei "benefici", anche a seguito della sentenza nr. 5/2000 della Corte Costituzionale, si è ormai definitivamente consolidato il concetto di "esposizione qualificata". E l'esposizione è definibile qualificata quando è considerata sufficiente a determinare l'obbligo per l'impresa di attivare il "premio supplementare asbestosi" previsto dall'inail. In tutti quei casi in cui il premio è stato pagato, ed il lavoratore ne ottiene la certificazione dall'inail, non esistono problemi ed il riconoscimento dei "benefici" è sostanzialmente automatico. I problemi sorgono quando il premio non è stato pagato, o per evasione dell'obbligo, o perché il datore di lavoro e l'inail non erano a conoscenza dell'esposizione all'amianto o perché l'inail non è l'ente assicuratore di riferimento. L'attuale valore limite per far scattare l'obbligo assicurativo" è di 0,2 fibre libere per centimetro cubico d'aria se si tratta di amianto tipo crocidolite o amosite e di 0,6 fibre se si tratta di amianto crisotilo. Tale limite è applicabile utilmente anche con riferimento al passato quando, cioè, particolarmente negli anno '60 e '70, il limite per l'assicurazione era ben maggiore (per lo meno di dieci volte). L' "esposizione qualificata" deve essersi comunque protratta per un orario normale giornaliero e per almeno dieci anni se non è insorta alcuna malattia professionale. Sono utili al fine del computo dei dieci anni i periodi di ferie, la malattia, la maternità ecc. I periodi di attività con esposizione possono essere sommati anche se svolti alle dipendenze di diversi datori di lavoro e in epoche diverse. Pur non esistendo precedenti specifici non sono probabilmente considerabili utili la CIG e l aspettativa. Si deve osservare che l esposizione qualificata" è concetto diverso da quello di "rischio concreto" che, come è noto, per quanto riguarda l'esposizione all'amianto, non è mai uguale a zero, particolarmente con riferimento a determinate patologie (mesoteliomi) che possono insorgere in soggetti a bassa esposizione come i familiari dei lavoratori o gli abitanti in aree vicine a stabilimenti industriali che utilizzavano amianto. In ogni caso, tutti coloro che non hanno subito l esposizione qualificata" avranno diritto ai benefici solo qualora contraggano patologie riconducibili all'esposizione all'amianto (mesotelioma, carcinomi, asbestosi). Per quanto riguarda mesoteliomi ed asbestosi opera una sorta di automatismo, in quanto le patologie in questione sono direttamente ed esclusivamente ricollegabili all'amianto. In questi casi sarà sufficiente provare l'esposizione per motivi professionali, indipendentemente dalla sua entità (quindi anche con livelli inferiori a quelli dell' "esposizione qualificata") per ottenere il riconoscimento dei " benefici". 17
18 Per quanto riguarda i carcinomi, invece, occorre una valutazione medica caso per caso, dato che tratta di patologie che possono essere indotte da fattori diversi. In ogni caso, in presenza di patologie riconducibili all'amianto i "benefici" scatteranno in favore dei lavoratori già esposti al rischio, indipendentemente dall'entità dell'esposizione e dalla sua durata. Se il rischio risultasse dei tutto assente dall'ambiente di lavoro e, quindi, la patologia risultasse contratta per motivi extra professionali, non si avrebbe il riconoscimento di alcun beneficio previdenziale; è questo il caso, ad esempio dei famigliari dei lavoratori; ciò significa, comunque, che per i lavoratori esposti, il beneficio, in caso di patologie, sarà riconosciuto per tutti i periodi di esposizione, anche se inferiori ai dieci anni. Ovviamente, in caso di malattia professionale, ai benefici pensionistici dovrà aggiungersi l'obbligo risarcitorio (a carico dei datore di lavoro) per il danno biologico, morale e, eventualmente, esistenziale. Tali danni dovranno essere però richiesti, con autonomo e separato giudizio, direttamente al datore di lavoro. Esclusioni Non possono usufruire dei benefici i lavoratori pensionati (per anzianità o vecchiaia) prima dell'entrata in vigore della legge 257/1992. Onere della prova e problemi concreti La maggiore difficoltà, oggi, nell'affrontare questo tipo di cause è quello determinato dal fatto che l esposizione qualificata", nelle quantità e per i periodi prima ricordati, deve essere provata in giudizio da ciascun singolo lavoratore che richiede il riconoscimento dei "benefici". Ciò significa che, sulla base di riscontri oggettivi, il lavoratore dovrà essere in grado di dimostrare, a volte con riferimento a periodi di tempo molto lontani, la presenza nell'ambiente di lavoro di almeno 0,2 fibre per centimetro cubo d'aria di amianto per 8 ore al giorno e per almeno dieci anni. Praticamente, ciò è spesso quasi impossibile in quanto mancano, particolarmente per periodi lontani nel tempo, le rilevazioni ambientali oggi obbligatorie per legge in caso di presenza di amianto. In concreto, sarà possibile accertare la presenza della "esposizione qualificata" prevalentemente in quei casi in cui, per i più vari motivi (processi penali, contenzioso aziende - INAIL circa l'esistenza del rischio, ecc.) siano state svolte, in passato, rilevazioni ambientali. In tutti gli altri casi, essendo sostanzialmente indifferente la prova (spesso solo testimoniale), circa la generica presenza di amianto nell'ambiente o nelle lavorazioni, pur essendo teoricamente possibile richiedere una consulenza tecnica d'ufficio circa l'esistenza della esposizione qualificata", occorrerà valutare caso per caso l'opportunità (anche in relazione ai prevedibili costi economici) di tale richiesta. 18
19 SETTORE MARITTIMO Con riferimento alla condizione specifica dei lavoratori addetti alla navigazione marittima, la situazione risulta invece meno lineare, anche in considerazione dei fatto che, in tale settore, l'ente assicurativo di riferimento è l'ipsema e non l'inail e che la legge 257 prevedeva solo quest'ultirno Istituto quale soggetto "certificatore". Inoltre è impossibile valutare a priori se, ed in quali casi, vi sia stata "esposizione qualificata", e per quali periodi. Tale impossibilità è del resto motivabile anche dal punto di vista giuridico il D. Lgs. 277/91 (relativo anche all'accertamento del rischio espositivo) esclude i settori della navigazione aerea e marittima); a conferma di quanto appena esposto, c'è la proposta di Direttiva europea 2001/C 304E/07 (di modifica della 83/477/CEE), recentemente approvata dal Consiglio ed in via di pubblicazione, che prevede l'estensione della tutela dai rischi espositivi all'amianto ai settori marittimo ed aereo; solo nel 1999 (DM Sanità dei 20 agosto) sono state previste norme tecniche per gli interventi di bonifica sulle navi; solo con il D. lgs. 271/99, è stata prevista la valutazione dei rischi sulle navi, con l'estensione di quanto già contemplato con il 626/94 anche per il settore della navigazione marittima ma con i limiti del citato D.Lgs 277/91 che ne ha condizionato pesantemente l'applicazione; risulta una forma regolamentata solo per la bonifica delle navi militari attraverso l'utilizzazione del DM (Ce. Arsenale di La Spezia). E' indubbio che lo scafo delle navi realizzate fino al 1992 siano integralmente coibentate in amianto e che alcuni motori marini (sicuramente quelli prodotti dalla Fiat) fossero anch'essi coibentati con tale materiale. Ciò non significa tuttavia però che, automaticamente e su tutte le navi, vi fosse dispersione nell'aria di fibre nella quantità sopra ricordata, o che in tutti gli ambienti della nave vi fosse la medesima esposizione. E' necessario, perciò, per procedere ad una valutazione di opportunità, conoscere, anche con la collaborazione di tecnici esperti o attraverso il parere di ASL che anche in tempi non recenti hanno effettuato rilevazioni negli ambienti navali, la concreta situazione di fatto esistente, nonché ricostruire, per ogni lavoratore, i periodi di concreta esposizione, con il dubbio che, per via legale, possano essere computati periodi diversi da quello dell'imbarco. 19
20 Quest'ultima annotazione, vuole segnalare che, dal punto di vista previdenziale, per tale settore, sono stati previsti dei "prolungamenti contributivi" (art. 24 e 25 L. 413/84) che, senza determinare un anticipo dell'anzianità contributiva, hanno tenuto conto di un orario di lavoro dei lavoratori imbarcati (e quindi, per quanto ci riguarda,. dell'eventuale esposizione all'amianto), non certo assimilabile per la durata giornaliera e settimanale, a quelli degli altri settori. Al momento è utile segnalare che dai riscontri statistici e giurisprudenziali fino ad oggi in nostro possesso, l'area del personale di macchina è quella risultata maggiormente esposta al rischio. SETTORE AEREO Per quanto riguarda questo settore va distinta l'area dei naviganti da quella del personale di terra. Considerando che: a) per i primi va ancora verificato, attraverso un riscontro di tipo tecnico, circa il reale rischio espositivo per coloro che hanno navigato sui DC9-30 e B (aeromobili presumibilmente coibentati con l'amianto); b) più attenzione deve essere invece posta per i servizi di terra i cui lavoratori, potrebbero aver subito un'esposizione, se non tutelati attraverso adeguati dispositivi protettivi, nel corso delle attività svolte per la manutenzione di tali velivoli. 12. Fonti normative Norme giuridiche - DECRETO PRESIDENTE REPUBBLICA 19 marzo 1956, n. 303 (Norme generali per l'igiene del lavoro) - DECRETO PRESIDENTE REPUBBLICA 30 giugno 1965, n (Testo unico delle disposizioni per l'assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali) Art. 141 (Disposizioni generali) Art. 157 (Visita medica) Art. 158 (Esenzione dall'obbligo della visita) Art. 159 (Richiesta di visite mediche) Art. 160 (Modalità della visita medica) Art. 175 (Sanzioni) Allegato 4 - Voce 56 - Amianto - DECRETO MINISTERIALE 18 aprile 1973 (Elenco delle malattie per le quali è obbligatoria la denuncia contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali) - LEGGE 29 maggio 1974, n. 256 (Classificazione e disciplina dell'imballaggio ed etichettatura delle sostanze e dei preparati pericolosi) - DECRETO PRESIDENTE REPUBBLICA 5 maggio 1975, n. 146 (Regolamento di attuazione dell'art. 4 della legge 15 novembre 1973, n. 734, concernente la corresponsione di indennità di rischio al personale civile, di ruolo e non di ruolo, ed agli operai dello Stato) Tabella A - Gruppo IV - punto 4 - Esposizione ad amianto, composti e derivati 20
21 - DECRETO MINISTERIALE 21 gennaio 1987 (Norme tecniche per l'esecuzione delle visite mediche periodiche ai lavoratori esposti al rischio di asbestosi) - DECRETO PRESIDENTE REPUBBLICA 24 maggio 1988, n. 215 (Attuazione delle direttive CEE numeri 83/478 e 85/610 recanti, rispettivamente, la quinta e la settima modifica - amianto - della direttiva CEE n. 76/769 per il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi, ai sensi dell'art. 15 della legge 16 aprile 1987, n. 183) Art. 5 (Etichettatura) - DECRETO LEGISLATIVO 15 agosto 1991, n. 277 (Attuazione delle direttive n. 80/1107/CEE, n. 82/605/CEE, n. 83/477/CEE, n. 86/188/CEE e n. 88/642/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell'art. 7 della legge 30 luglio 1990, n. 212) Art. 24 (Valutazione del rischio) Art. 25 (Notifica) Art. 26 (Informazione dei lavoratori) Art. 28 (Misure igieniche) Art. 29 (Controllo sanitario) Art. 30 (Controllo dell'esposizione dei lavoratori) Art. 31 (Superamento dei valori limite di esposizione) Art. 32 (Misure d'emergenza) Art. 34 (Lavori di demolizione e di rimozione dell'amianto) Art. 35 (Registrazione dell'esposizione dei lavoratori) - LEGGE 27 marzo 1992, n. 257 (Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto) - DECRETO PRESIDENTE REPUBBLICA 8 agosto 1994 (Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni ed alle province autonome di Trento e Bolzano per l'adozione di piani di protezione, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica dell''ambiente, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall'amianto) - DECRETO MINISTERIALE 6 settembre 1994 (Normative e metodologie tecniche di applicazione dell'art. 6, comma 3, e dell'art. 12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, relativa alla cessazione dell'impiego dell'amianto) - DECRETO LEGISLATIVO 17 marzo 1995, n. 114 (Attuazione della direttiva n. 87/217/CEE in materia di prevenzione e riduzione dell'inquinamento dell'ambiente causato dall'amianto) - DECRETO MINISTERIALE 14 maggio 1996 (Normative e metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compresi quelli per rendere innocuo l'amianto, previsti dall'art. 5, comma 1, lettera f), della legge 27 marzo 1992, n. 257, recante: "Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto") - DECRETO LEGISLATIVO 25 novembre 1996, n. 645 (Recepimento della direttiva 95/85/CEE concernente il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento) 21