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Timestamp: 2018-11-18 02:01:47+00:00
Document Index: 62066433

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 218', 'art. 205', 'art. 218', 'art. 219', 'art. 97', 'art. 7', 'sentenza ']

Formulario fac simile Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica avverso il provvedimento di revoca della patente
Formulario fax simile Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica avverso il provvedimento di revoca della patente
Ex art. 8 D.P.R. 1199/1971
Nell'interesse del Sig. _______, nato a _______ il _______, residente in _______, alla Via _______, elettivamente domiciliato, ai fini del presente atto, in _______ alla Via _______, presso e nello studio dell'Avv. _______, che lo rappresenta e difende, come da nomina e procura rilasciate in calce,
per l'annullamento e sospensione
del provvedimento prot. n. _______, emesso il _______ e notificato il _______, con cui il Prefetto di _______ ha ordinato la revoca della patente cat. _______ n. _______ rilasciata dall'Ufficio _______ di _______ in data _______ al Signor _______.
1) Con rapporto _______ del _______ la Questura di _______ riferiva alla Prefettura di _______ di aver accertato l'infrazione di cui all'art. _______ C.d.S. presuntivamente commessa dal _______, poiché in data _______ in _______ alla guida del veicolo _______, tg. _______.
2) Conseguentemente, con provvedimento prot. n. _______, emesso il _______ e notificato il _______, il Prefetto di _______ ordinava la sospensione della patente del _______ per _______.
3) Con verbale n. _______, i Carabinieri di _______ contestavano al Sig. _______ la violazione dell'art. 218 c. 6 C.d.S., perché in data _______ avrebbe circolato alla guida di un veicolo durante il periodo in cui la patente risultava sospesa.
4) Il Prefetto di _______, visto il citato verbale di accertamento dei Carabinieri, da un lato, con provvedimento prot. n. _______, emesso il _______ e notificato il _______, ordinava il pagamento di € _______, e dall'altro, con provvedimento prot. n. _______, emesso il _______ e notificato il _______, ordinava la revoca della patente rilasciata al Sig. _______ (doc. 1).
5) Avverso il primo provvedimento, il _______, presentava, in data _______, ricorso in opposizione ex art. 205 C.d.S., impugnando tanto il merito della violazione, quanto il corredo sanzionatorio amministrativo applicato, quanto, infine, la legittimità del provvedimento di revoca.
Stante quanto sopra – visto peraltro il mancato accertamento dell'illecito che ha portato all'adozione del provvedimento presupposto, consistito nell'adozione dell'ordinanza di sospensione della patente, da parte della competente autorità giudiziaria penale – il _______ propone ricorso straordinario avverso l'ordinanza di revoca della patente di guida della quale, considerata la sua manifesta e palese illegittimità, chiede l'annullamento previa sospensiva, per i seguenti
I) Sul procedimento di accertamento della violazione
1) Insussistenza della violazione contestata per assenza dell'elemento oggettivo
A fronte di tali elementi non si ritiene integrata la contestazione relativa all'abusiva circolazione di cui all'art. 218 c. 6 C.d.S.
2) Mancanza di responsabilità per assenza dell'elemento soggettivo
Per questo, mancando la plena probatio della colpevolezza amministrativa che si vorrebbe ascrivere al contravventore, lo stesso non risulta punibile.
II) Sul corredo amministrativo sanzionatorio
derivante dalla contestata violazione
3) Illegittimità della revoca della patente
Stante quanto sopra, l'insussistenza della violazione e l'illegittimità della sanzione principale travolgono necessariamente la validità delle sanzioni accessorie, etimologicamente di supporto alla sanzione principale (accessorium sequitur principale).
Ne deriva che non può essere disposta la revoca della patente, e il relativo provvedimento adottato è da ritenersi illegittimo.
Infatti, nel caso de quo, la disposta sanzione accessoria resta priva di idoneo supporto provvedimentale amministrativo, in quanto tale inesistente in juris natura e, perciò, nulla e priva di effetti.
III) Sulla legittimità del provvedimento di revoca
4) Eccesso di potere per difetto di istruttoria
Ai sensi dell'art. 219 C.d.S., l'autorità prefettizia nel deliberare sulla fondatezza dell'accertamento, avrebbe dovuto procedere alla valutazione della fattispecie concreta, onde verificarne la corrispondenza, nei suoi elementi oggettivi e soggettivi, in fatto e in diritto, a quella astrattamente contemplata dalla legge.
È, infatti, fuori dubbio che i procedimenti seguiti per l'accertamento da parte dell'autorità di polizia, costituiscono presupposti necessari di quello attraverso il quale l'autorità competente perviene all'emanazione del provvedimento, onde è che anche i singoli atti di tali procedimenti vengono a trovarsi in una relazione di presupposizione con il provvedimento stesso. Nel caso di specie, la Prefettura, prima di decidere, avrebbe potuto (rectius dovuto), disporre d'ufficio tutti gli accertamenti opportuni onde verificare in concreto, mediante l'apporto di una seria istruttoria, il nesso relazionale tra la violazione contestata e il comportamento posto in essere, in quanto il principio di buona amministrazione, il cui fondamento costituzionale è rinvenibile nell'art. 97 Cost., non implica che l'autorità debba rimanere vincolata alle valutazioni della Polizia.
Nulla in tal senso si rinviene, invece, nel provvedimento.
Per tutto quanto già osservato, l'insussistenza della violazione, si risolve nell'illegittimità del provvedimento prefettizio che deve, pertanto, essere annullato.
5) Eccesso di potere-violazione di legge per vizi afferenti la motivazione
Va altresì notato che, essendo il provvedimento un atto amministrativo, la sua validità è subordinata alla presenza dei requisiti richiesti in via generale per un tale tipo di atto. Particolare importanza riveste, in proposito, la motivazione, espressamente prescritta a pena di nullità dagli artt. 18 L. 689/1981 e 3 L. 241/1990.
L'obbligo di motivazione deve, quindi, attenersi ai criteri della:
– “sufficienza”, tale da esternare l'iter logico-giuridico seguito nel pervenire all'affermazione della responsabilità di un soggetto in ordine alla violazione amministrativa di cui trattasi;
– “completezza”, intesa quale idoneità ad involgere i punti rilevanti della controversia.
La sua estrinsecazione non può rispondere ad uno standard fisso ed immutabile (prestampato), con richiamo a formule generiche o omnicomprensive; deve, invece, variare in ragione degli effetti restrittivi che il provvedimento è destinato a produrre nella sfera giuridica dei destinatari e della più o meno elevata interferenza degli interessi privati con quello pubblico perseguito (cfr. Consiglio di Stato, sez. IV, 29 aprile 2002, n. 2281).
Orbene, il provvedimento in questione, si è limitato a recare soltanto una serie di “visto”, per farne discendere, automaticamente e sul mero presupposto dell'esistenza di un verbale di polizia, la revoca della patente, senza fornire alcuna valutazione in merito all'affermazione della responsabilità, né, tantomeno, congruo supporto in ordine alla effettiva sussistenza della violazione.
Tale modo di procedere va censurato.
In consonanza con la migliore giurisprudenza, infatti, non basta il mero riferimento agli atti del procedimento a consentire di ricostruire l'iter logico seguito dall'amministrazione nel pervenire all'adozione dell'atto.
Ne deriva che il provvedimento di revoca risulta illegittimo per palese insufficienza di motivazione (cfr. Cass., Sez. I, 23 giugno 1995 n. 7138).
Come già osservato, infatti, più opportunamente l'amministrazione, nel perseguimento dell'interesse pubblico con rispetto del diritto del singolo, avrebbe dovuto procedere ad una più attenta analisi in merito alla sussistenza della violazione e alla legittimità dell'irrogazione della sanzione accessoria.
Sulla base di tutto quanto osservato, l'ordinanza è da ritenersi illegittima per eccesso di potere e difetto di motivazione, atteso che la revoca della patente si configura come atto che incide consistentemente nella sfera giuridica del titolare, stante anche il suo inerire sull'attività lavorativa dello stesso (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 11 giugno 1992, n. 618).
6) Violazione dell'art. 7 L. 241/1990
Per mero tuziorismo, ritenuta la sufficienza di tutto quanto fin qui dedotto, si osserva.
Il provvedimento di revoca sembra, inoltre, viziato per violazione dell'obbligo di comunicazione di avvio del procedimento amministrativo al soggetto nei cui confronti il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti, necessario al fine di consentire la partecipazione dell'interessato a fini istruttori. In consonanza con le numerose statuizioni del Giudice amministrativo recentemente rese, infatti, tale forma di garanzia per il cittadino riguarda tutte le ipotesi di valutazione compiute dalla P.A., e nella materia in esame, può essere escluso solo in caso di sospensione provvisoria della patente, venendo in tal caso in rilievo l'urgenza di tutela dei beni dell'ordine e della sicurezza pubblica (cfr. T.A.R. Calabria, Catanzaro, sez. I, 20 marzo 2003, n. 897); e non certo per il procedimento diretto all'emanazione della revoca della patente di guida che, essendo destinato a rimuovere gli effetti di un precedente provvedimento di primo grado ampliativo di una sfera giuridica, è destinato a produrre effetti particolarmente pregiudizievoli per il destinatario (cfr. T.A.R. Campania, sez. III, 6 maggio 2002, n. 2580).
Nell'ipotesi in esame, d'altronde, non risultavano nemmeno quelle particolari esigenze di celerità che giustificano la deroga dalla regola, considerata la circostanza che, come risulta dalla stessa ordinanza, la patente si trovava già agli atti della Prefettura di (cfr., in tal senso, anche T.A.R. Piemonte, sez. I, 12 febbraio 2003, n. 203 e Cons. Stato, sez. IV, 26 maggio 2003, n. 2807).
In conclusione, nel caso de quo, l'amministrazione aveva l'obbligo di comunicare all'interessato l'avvio del procedimento amministrativo, in quanto il provvedimento di revoca della patente, pur se volto per sua natura a garantire la sicurezza della circolazione, non presentava caratteristiche di urgenza, tali da escludere il detto onere (T.A.R. Lombardia, Milano, sez. III, 6 giugno 2005, n. 1180; conforme, T.A.R. Lombardia, Milano, sez. I, 7 marzo 2002, n. 986).
L'ordinanza impugnata risulta, quindi, illegittima e, come tale, deve essere annullata.
Dal tenore giuridico e dalla scansione temporale degli eventi sopra riportati, si evince che l'intera attività provvedimentale della P.A. non ha rispettato le norme poste a presidio del procedimento amministrativo.
Istanza di sospensione cautelare dell'esecuzione dell'atto impugnato
Il cittadino al quale l'ordinamento giuridico consente la tutela delle proprie ragioni, non può essere assoggettato a sanzione prima che sia divenuto definitivo il provvedimento presupposto.
Una misura di tal fatta, risulta troppo gravosa e limitativa del diritto di libera circolazione del ricorrente per una violazione, la cui responsabilità, non è stata ancora accertata.
Nelle more del giudizio, si impone, allora, la sospensione dell'esecuzione e dell'efficacia dei provvedimenti impugnati e di tutti i provvedimenti conseguenti, per la sussistenza dei presupposti di legge che la consentono.
Quanto al fumus boni iuris si rinvia a quanto ampiamente argomentato nei punti che precedono.
Sussiste, altresì, il pericolo di un pregiudizio grave e irreparabile (c.d. periculum in mora), per la compromissione di un bene primario quale è il diritto alla circolazione per il ricorrente, il quale verrebbe a subire un pregiudizio irreparabile dall'esecuzione del provvedimento, in quanto necessitato del documento di guida per svolgere il proprio lavoro.
Il _______, infatti, di professione _______, dovrebbe interrompere la sua attività lavorativa con conseguente detrimento economico, restando privo di una lecita fonte di sostentamento, con tutti i danni gravi e irreparabili che conseguirebbero anche in termini morali.
Pur non essendo espressamente prevista, la sospensione del provvedimento impugnato con il ricorso straordinario, trova ammissione nella migliore giurisprudenza (in tal senso, v. tra le altre Cons. Stato, comm. spec., 3 maggio 1991 n. 16) e dottrina (cfr. Gallo, in Dir. Proc. Amm., 1993, 548; Sestito, in Foro Amm., 1992, 1604), anche in virtù della sentenza della Corte Costituzionale n. 8 del 1982, che ha definito la misura cautelare come “indefettibile completamento” di ogni contenzioso impugnatorio.
D'altronde, stanti i presumibili tempi di decisione del ricorso straordinario la sospensione si pone a garanzia della legalità complessiva dell'azione amministrativa e dell'interesse pubblico generale, una volta riscontrata la sussistenza in concreto del periculum e del fumus che, come detto, sono in re ipsa.
Piaccia all'Ill.mo Signor Presidente, in accoglimento del presente ricorso ed in conformità alle censure proposte: previa sospensione dell'esecuzione per i gravi motivi esposti – stante l'infondatezza ed illegittimità dell'ordinanza irrogativi della sanzione della revoca della patente – annullare il provvedimento impugnato.
Si allegano in copia, i seguenti documenti:
2) _______.
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