Source: http://www.movimentoperlagiustizia.it/csm/notizie/230-csm-news-n-66-del-9-novembre-2004.html
Timestamp: 2018-07-20 20:32:19+00:00
Document Index: 9539342

Matched Legal Cases: ['art. 105', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 110', 'art. 105', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.2', 'sentenza ']

In Movimento! - CSM NEWS n. 66 del 9 novembre 2004
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CSM NEWS n. 66 del 9 novembre 2004
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1. SOLLEVATO CONFLITTO DI ATTRIBUZIONI SUL D.L. "CARNEVALE"
2. CONCORSO PER IL POSTO DI PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA
3. SEMINARI FORMATIVI PER DIRIGENTI DEGLI UFFICI GIUDIZIARI
5. CRITERI DI ORGANIZZAZIONE E DI ASSEGNAZIONE DEGLI AFFARI PER GLI UFFICI REQUIRENTI
7. NUOVO MAGISTRATO SEGRETARIO AL CSM
8. AMMISSIONI A INCONTRI DI STUDIO INTERNAZIONALI
9. GIUDICI DI PACE E INCOMPATIBILITA'
1. SOLLEVATO CONFLITTO DI ATTRIBUZIONI SULLA CD. L. "CARNEVALE"
Con 20 voti favorevoli e solo 4 contrari (i laici del Polo hanno votato una proposta alternativa), il Consiglio ha approvato una serie di delibere (sostanzialmente analoghe) con cui si solleva il conflitto di attribuzioni dinanzi alla Corte Costituzionale in ordine alla richiesta di alcuni ex magistrati: Corrado Carnevale (Pres. agg. Cassazione), Antonio Albano (Appello Bologna), Giuseppe Stasi (Appello Catanzaro), Romano Dolce (Trib. Como), Pietro Fornace (Pres. sez. App. Torino) e Mario Costantini (cons. Cassazione) di riammissione in servizio, fruendo di quanto previsto dalla L. n. 116/2004, sul presupposto che la loro collocazione in quiescenza derivava da un procedimento penale conclusosi con il proscioglimento.
La legge in questione difatti prevede "il ripristino del rapporto di impiego, oltre i limiti di etÃ previsti dalla legge, per un periodo pari a quello della durata complessiva della sospensione ingiustamente subita" nonchÃ¨ di acquisire "anche in soprannumero" una funzione di "livello
immediatamente superiore" (ivi comprese quelle di presidente aggiunto o di procuratore generale aggiunto della Cassazione).
Si tratta di una decisione che abbiamo considerato come necessaria, atteso che il Consiglio ha ritenuto erose sue specifiche prerogative di rango costituzionale in ordine alla derivata preclusione (conseguente all'automatismo previsto dalla legge) di qualsiasi valutazione diretta a verificare se l'accertamento penale, pur favorevole all'imputato, abbia evidenziato elementi rilevanti al fine di stabilire l'idoneitÃ attuale ad esercitare le funzioni giudiziarie, ovvero il conferimento di funzioni
Cona la scelta adottata (la delibera Ã¨ giÃ stata trasmessa in lista), riteniamo di avere offerto una risposta "tecnica" ed istituzionale a quella che riteniamo un'ingiustificata compressione delle prerogative del CSM come dettate dall'art. 105 Cost., rimettendoci al "giudice delle leggi" con una sorta di "actio finium regundorum" diretta a verificare la limitazione costituzionale delle attribuzioni consiliari.
Con la delibera in sostanza il Consiglio dubita che siano lese le sue prerogative di rango costituzionale ( artt. 104 e 105) dalla normativa introdotta dal legislatore con l'art. 3, comma 57 e l'art. 2, comma 3 della legge n. 350 del 2003, cosÃ¬ come modificata ed integrata dal decreto legge n. 66 del 16 marzo 2004 e dalla successiva legge di conversione n. 126 del 2004, nella parte in cui prevedono che il Consiglio debba, senza procedere ad alcuna valutazione, riammettere in servizio il magistrato prosciolto in sede penale con una formula piena dopo che questi sia volontariamente cessato, a causa di tale pendenza, dall'ordine giudiziario, e laddove stabiliscono che a questi venga conferita, in caso di anzianitÃ non inferiore a dodici anni nell'ultima funzione esercitata, una funzione di livello immediatamente superiore, previa mera valutazione della sola anzianitÃ di ruolo e delle attitudini desunte dalle ultime funzioni esercitate e, nel caso di anzianitÃ inferiore, una funzione, anche in soprannumero, dello stesso livello e ciÃ² in ragione dell'incidenza di tali disposizioni sul rapporto funzionale dei magistrati che godono di uno status particolare; status che non puÃ² essere scisso in due fasi distinte ed autonome quali quella della riammissione e quella del conferimento delle funzioni.
Proprio tale diversitÃ di interpretazione distingue la proposta di maggioranza da quella di minoranza che, pur condividendo le perplessitÃ circa la correttezza della disciplina introdotta dalla legge 126/2004 ne rinviava la valutazione (con possibili profili di rilevanza del conflitto di attribuzione) alla fase successiva del conferimento delle funzioni, dando del frattempo attuazione alla legge con la sola delibera di riammissione in servizio.
Dal punto di vista tecnico giuridico il ricorso allo strumento dell'elevazione del conflitto di attribuzione) Ã¨ riconosciuto dalla Corte Costituzionale non solo in merito alla portata dell'atto di concerto del Ministro della Giustizia previsto per la nomina agli uffici direttivi (art. 11 legge n. 195 del 1958), giustificato esclusivamente, in questa singola fattispecie, dalle competenze riconosciute al Ministro in materia di organizzazione dei servizi relativi alla giustizia (art. 110 Cost.), atteso il particolare contenuto delle funzioni direttive, e tale da non intaccare, una volta posta in essere la doverosa interlocuzione con il Ministro, il potere di nomina del Consiglio Superiore (sentenze n. 379/1992 e 380/2003), ma anche al C.S.M. , in quanto organo abilitato ad esercitare attribuzioni proprie conferite dalla Costituzione, ed in particolare dall'art. 105, che puÃ² essere, pertanto, parte di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, come la Corte Costituzionale ha piÃ¹ volte affermato, da ultimo con l'ordinanza n. 112 del 12 marzo / 2 aprile 2003.
La Corte Costituzionale ( sentenza n. 457/99) ha osservato che il conflitto costituzionale Ã¨ preordinato alla garanzia dell'integritÃ della sfera di attribuzioni determinata per i vari poteri dalla Costituzione, "senza che, nÃ© dalla disciplina costituzionale nÃ© da quella legislativa, si dia alcun rilievo alla natura degli atti da cui possa derivare la lesione dell'anzidetta <>". Ne consegue che la giurisdizione costituzionale sui conflitti Ã¨ determinata in relazione alla natura dei soggetti in conflitto e non comporta un giudizio sulla legittimitÃ degli atti, pur se alla soluzione del conflitto possa seguire l'annullamento dell'atto lesivo.
Dalla corretta affermazione, contenuta nella sentenza n. 406 del 1989, circa la previsione nel sistema di giustizia costituzionale del sindacato incidentale come mezzo specificamente posto, nella generalitÃ dei casi, per il controllo di costituzionalitÃ delle leggi, non puÃ² derivare "l'esclusione assoluta dell'ammissibilitÃ di conflitti di attribuzione prospettati in relazione alla definizione delle competenze operata con legge - con l'eventualitÃ che all'invalidazione di tale atto si possa giungere anche all'esito di un giudizio su conflitto di attribuzione-â€¦".
In forza delle argomentazioni della Corte Costituzionale si rileva che, nel caso in cui la legge asseritamente lesiva dell'ordine costituzionale delle competenze chiami alla sua applicazione proprio l'organo le cui attribuzioni si ritengano lese, non Ã¨ dato altro rimedio che la denuncia di un conflitto tra poteri per tutelare l'ordine delle competenze disegnato dalla Costituzione.
In forza di un semplice ragionamento a contrariis, una volta ammesso il conflitto tra poteri su di una legge od atto equiparato, Ã¨ corretto concludere che la proposizione del conflitto giovi proprio ad evitare che della legge asseritamente incostituzionale, perchÃ© lesiva del riparto di competenze, sia data applicazione.
Naturalmente non ci sfugge il significato e la rilevanza di una decisione che abbiamo adottato con convinzione e con il supporto dei menzionati specifici precedenti che, lungi dal caratterizzarsi come "volontÃ di conflitto nei confronti del Parlamento" (come Ã¨ stato sostenuto in plenum), evidenzia le preoccupazioni nei confronti di una scelta legislativa che sembra inaugurare una stagione foriera di ulteriori limitazioni alle prerogative costituzionali dell'organo di autogoverno.
A seguito della prossima scadenza (16 gennaio 2005) dell'incarico dell'attuale Procuratore Nazionale Antimafia Luigi Vigna, Ã¨ stata disposta la pubblicazione del bando per la sua sostituzione.
Riprendendo un'iniziativa inaugurata nel corso della precedente consiliatura, il plenum ha approvato la proposta di svolgimento di "seminari formativi" destinati ai magistrati con funzioni direttive di nuova nomina.
Si tratta di un'iniziativa che si colloca nel quadro della formazione dei dirigenti, diretta ad offrire ai dirigenti di nuova nomina - con una metodologia seminariale - una specifica formazione per affrontare le peculiari funzioni amministrative e manageriali loro destinate.
Nell'ambito dell'iniziativa, organizzata a Roma dal 15 al 16 novembre, cui prenderanno parte tutti i 39 magistrati destinati a funzioni direttive nominati nel corso della presente consiliatura, saranno affrontati temi quali: i compiti dei dirigenti, la valutazione della professionalitÃ dei magistrati, il sistema gabellare, il coordinamento della magistratura onoraria, il rapporto con la dirigenza amministrativa, le relazioni sindacali, la sicurezza del lavoro, la gestione delle risorse, il coordinamento tra uffici requirenti e giudicanti.
ConcluderÃ il seminario un dibattito su: "La capacitÃ relazionale nella funzione dirigenziale: tecniche di comunicazione", con la partecipazione di esperti di comunicazione e giornalisti.
Unanime conferimento dei seguenti incarichi direttivi:
per due posti di Presidente di sezione della Corte d'Appello di Brescia sono stati designati i dott. MARIO SANNITE (Pres. sez. Trib. Verona) e GIORGIO DESSI' (Pres. sez. Trib. Brescia);
nuovo Presidente di sezione della Corte d'Appello di Cagliari (sez. distaccata di Sassari) Ã¨ il dott. GIOVANNI ANTONIO TABASSO (Appello Sassari).
Sebbene le norme dell'ordinamento giudiziario e, soprattutto, le circolari sulle tabelle emanate nel tempo forniscano linee direttive e prescrizioni analitiche idonee alla corretta impostazione dei criteri organizzativi degli uffici, l'esperienza derivante dall'esame, da parte del CSM, dei progetti organizzativi dei vari uffici ha rivelato un'oggettiva difficoltÃ di numerosi dirigenti a predisporli in termini rispettosi delle norme ed adeguati alle effettive caratteristiche ed esigenze di funzionalitÃ dell'ufficio.
In settima commissione si Ã¨ cosÃ¬ pensato di fornire ai dirigenti una sorta di "archivio" dei criteri organizzativi e di assegnazione degli affari estrapolando dai progetti organizzativi che sono stati approvati i diversi criteri. In tal modo si Ã¨ ritenuto di dotare i dirigenti di uno strumento che li aiutasse nell'individuare le soluzioni organizzative piÃ¹ adeguate alle specifiche esigenze dell'ufficio.
Si tratta, a nostro parere, di una iniziativa importante che si inserisce in una linea gestionale della politica riguardante la organizzazione degli uffici perseguita nel corso della presente consiliatura che tende a favorire, oltre che una sempre maggior consapevolezza da parte dei dirigenti della materia tabellare, la massima semplificazione (con conseguenti vantaggi sui tempi di approvazione) della formazione dei progetti.
Il raggiungimento di tale risultato consentirÃ finalmente di perseguire l'altro obbiettivo di grande rilievo e cioÃ¨ la elaborazione, da parte del dirigente, di un vero e proprio progetto di lavoro dell'ufficio che, attraverso una analisi dei vari fattori che caratterizzano lo stesso, definisca obbiettivi e modalitÃ di perseguimento degli stessi.
La delibera approvata in settimana dal plenum (giÃ trasmessa in lista) riguarda una prima fase del lavoro e si riferisce agli uffici requirenti distinguendo tra quelli che prevedono la presenza di gruppi e quelli che tale assetto non possono darsi.
E' in corso di esecuzione la rilevazione dei dati che interessano le Corti di Appello e quindi seguirÃ quella relativa agli uffici giudicanti di primo grado.
E' importante sottolineare che, come Ã¨ detto espressamente nella delibera, la indicazione dei criteri non Ã¨ vincolante (pertanto ogni dirigente potrÃ adottare, nel rispetto delle norme di ordinamento e delle direttive del CSM, i criteri che ritiene piÃ¹ adeguati) ma ha lo scopo di fornire elementi di conoscenza ai quali attingere per poter disegnare una struttura organizzativa il piÃ¹ possibile rispondente alle esigenze di funzionalitÃ dell'ufficio. Dopo l'avvenuta approvazione Ã© allo studio la predisposizione di un sistema informatico che consenta la loro consultazione nell'ambito del programma [email protected] in una prospettiva di miglioramento di questo sistema avente come obbiettivo quello di regolare l'inserimento dei dati secondo passaggi "obbligati" al fine di garantire la completezza e regolaritÃ del loro inserimento ( cosa che non sempre avviene).
Approvate in settimana le tabelle organizzative per il biennio 2004/2005 della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto, della Procura per i minori di Messina, Procura di Vasto, Procura di Oristano, Tribunale di Pinerolo, Procura di Alba.
Con solo voto contrario del cons. Buccico, il dott. CLAUDIO MARIA GALOPPI (p.m. a Como) Ã¨ stato designato quale nuovo magistrato segretario del C.S.M.
Selezionati per l'incontro di studi "Studio comparativo dei sistemi giudiziari concernenti le questioni dell'immigrazione" di Barcellona del 24 - 26 novembre 2004, i seguenti colleghi:
Claudia SPIGA (Trib. Agrigento), Marzia MINUTILLO-TURTUR (magistrato distrettuale giudicante presso la Corte di Appello di Bologna), Giustina CAPUTO (Trib. sorv. Santa Maria Capua Vetere), Valeria BENEDUCE (Trib. sorv. Napoli), Giovanna TOTERO (Trib. minori Perugina), Luca FERRERO (Trib. Torino), Pietro MOLINO (Trib. Grosseto), Luigi PATRONAGGIO (Pres. sez. Trib. Agrigento), Luca FADDA (p.m. Aosta), Ivo GIUDICE (Appello Bari).
Nel corso della valutazione dell'attivitÃ dei giudici di pace, l'ottava commissione consiliare Ã¨ sempre piÃ¹ spesso investita del delicato problema inerente l'esercizio di attivitÃ forense presso l'ufficio del magistrato onorario da parte di professionisti legati da vincoli parentali con il giudice di pace.
Si tratta di una situazione di fatto che non dÃ luogo ad alcuna incompatibilitÃ , atteso che quelle previste dagli artt. 18 e 19 Ordinamento Giudiziario non si estendono ai giudici onorari, ma che peraltro appare meritevole di valutazione investendo ragioni di opportunitÃ e, particolarmente, il prestigio e l'immagine di cui deve godere il giudice di pace.
Una pratica Ã¨ pendente presso la commissione per valutare l'applicabilitÃ ai giudici di pace dell'art.2 L. Guarentigie (trasferimento d'ufficio per incompatibilitÃ ).
Con riferimento a detta problematica va sottolineata la delibera con cui il plenum non ha confermato nell'incarico di giudice di pace due magistrati onorari operanti presso la sede di Nocera Inferiore poichÃ© presso il medesimo ufficio svolgevano attivitÃ forense ben sette avocati legati da rapporti di parentela con gli stessi, ritenendo che detta situazione (di cui si Ã¨ accertato il tentativo di occultamento) "nuoce in maniera gravissima alla credibilitÃ dell'istituzione giudiziaria", facendo cosÃ¬ venire meno i requisiti essenziali richiesti per lo svolgimento della funzione giurisdizionale, come richiesti dagli artt. 5 e 7 comma 2bis della legge n.374/1991.
Scaduto il 20 ottobre il termine per le domande, sono stati completati i parametri per i trasferimenti delle sedi destinate ai (92) colleghi titolari del beneficio previsto dalla L.133/98 per avere maturato un quinquennio di permanenza in sede disagiata, per cui nelle prossime settimane inizieranno le proposte di trasferimento.
PuÃ² essere rilevato sin da ora peraltro come per ben 106 dei posti vacanti oggetto di pubblicazione non vi siano state richieste, convergendo le aspirazioni dei colleghi unicamente su (poche) sedi particolarmente ambite: "record" delle domande (ben 26) per il Tribunale di Roma.
Nessuno dei 26 posti di magistrato distrettuale (come era largamente prevedibile) Ã¨ stato oggetto di richiesta di trasferimento, per cui detti posti verranno inseriti nel prossimo bollettino ordinario per i tramutamenti, con scarse possibilitÃ di copertura a domanda.
In sede di concerto, durante la periodica riunione con i componenti della quinta commissione consiliare, il ministro Castelli non ha ancora espresso alcuna valutazione in ordine alla proposta del dott. Adriano Sansa per la nomina a Presidente del Tribunale per i minori di Genova, riservandosi una specifica pronunzia dopo l'approfondito esame della sentenza (assolutoria) della sezione disciplinare che ha riguardato il dott. Sansa, per cui non sono ancora decorsi i termini per l'impugnazione.
Facendo seguito alle richieste avanzate dai consiglieri campani, a seguito degli incontri e del materiale documentale ricevuto presso gli uffici giudiziari i Torre Annunziata e S.Maria Capua Vetere, che avevano denunziato una situazione di particolare disagio, la settima commissione del Consiglio (pres. Arbasino) ha proposto al plenum l'effettuazione di una visita presso i predetti uffici (il 24 c.m. a Torre Annunziata, il 25 a Maria Capua Vetere), diretta ad accertare le difficoltÃ organizzative degli uffici giudiziari, anche con riferimento all'azione di contrasto della criminalitÃ organizzata, per azionare i piÃ¹ utili rimedi correttivi. Si tratta del primo accesso esterno della commissione nel corso della presente consiliatura, per cui la decisione riveste particolare significato, diretto a sottolineare la gravitÃ delle condizioni di lavoro dei colleghi operanti nei tribunali campani.