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Timestamp: 2020-06-06 13:48:50+00:00
Document Index: 132971928

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 6', 'art. 23', 'art. 102', 'art. 102', 'art. 102', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 194', 'art. 194', 'art. 30', 'art. 102', 'art. 102', 'art. 102', 'art. 190', 'art. 194']

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Il tentativo di conciliazione obbligatorio e l’alternative dispute resolution nelle controversie legate alle “misure tecnologiche di protezione”
1. L’attuazione della direttiva 2001/29/CE e le “misure tecnologiche di protezione efficaci”
La lettera f) dell’art. 30 della Legge 1 marzo 2002 n. 39 (legge comunitaria 2001)[1], nell’indicare i parametri secondo cui sarebbe stato necessario dare attuazione alla Direttiva 2001/29/CE[2], richiamava la necessità di progettare le più opportune ed efficaci strategie per resistere agli “attacchi” tesi all’elusione dei meccanismi tecnologici per la protezione del diritto d’autore e dei diritti connessi tecnologici, richiamando il testo dell’art. 6 della Direttiva[3]. Pertanto, la delega al Governo prevedeva che fosse contemplata tale adeguata protezione giuridica contro la fabbricazione, l’importazione, la distribuzione, la vendita, il noleggio, la pubblicità per la vendita o il noleggio o la detenzione a scopi commerciali di attrezzature o prodotti ideati per rendere possibile o facilitare l’elusione di efficaci misure tecnologiche[4].
L’art. 23 Decreto Legislativo 9 aprile 2003, n.68, nel dare attuazione alla direttiva 2001/29/CE, ha introdotto nel nostro ordinamento le Misure tecnologiche di protezione, efficacemente definite da Giusella Finocchiaro “antifurto digitale”[5]. Così, nella legge 633/41 è stato introdotto il Titolo II ter interamente dedicato alle “Misure tecnologiche di protezione e alle informazioni sul regime dei diritti”[6].
L’art. 102 quater l.d.a. fa riferimento esclusivamente alle “misure tecnologiche di protezione efficaci”, che comprendono tutte le tecnologie, i dispositivi o i componenti che, nel normale corso del loro funzionamento, sono destinati a impedire o limitare atti non autorizzati dai titolari dei diritti. Come ricordato dalla Finocchiaro, “le misure di protezione sono quindi di due tipi: misure antiaccesso e misure anticopia”[7].
Il comma secondo dell’art. 102 quater l.d.a. stabilisce che “le misure tecnologiche di protezione sono considerate efficaci nel caso in cui l’uso dell’opera o del materiale protetto sia controllato dai titolari tramite l’applicazione di un dispositivo di accesso o dì un procedimento di protezione, quale la cifratura, la distorsione o qualsiasi altra trasformazione dell’opera o del materiale protetto, ovvero sia limitato mediante un meccanismo di controllo delle copie che realizzi l’obiettivo di protezione”.
Tali “misure tecnologiche di protezione efficaci” possono essere apposte dai titolari di diritti d’autore e di diritti connessi, nonché del diritto di cui all’art. 102 bis, comma III (id est, il diritto dei costitutori di banche dati).
2. La rimozione delle misure tecnologiche ai sensi dell’art. 71 quinquies. l.d.a.
L’art. 71 quinquies l.d.a., introdotto dal D. L.gs. n. 68/2003, dispone che che “i titolari di diritti che abbiano apposto le misure tecnologiche di cui all’articolo 102 quater sono tenuti alla rimozione delle stesse, per consentire l’utilizzo delle opere o dei materiali protetti, dietro richiesta dell’autorità competente, per fini di sicurezza pubblica o per assicurare il corretto svolgimento di un procedimento amministrativo, parlamentare o giudiziario”.
Peraltro, viene stabilito che i titolari dei diritti sono tenuti ad adottare idonee soluzioni, anche mediante la stipula di appositi accordi con le associazioni di categoria rappresentative dei beneficiari, per consentire l’esercizio di talune eccezioni[8] “su espressa richiesta dei beneficiari ed a condizione che i beneficiari stessi abbiano acquisito il possesso legittimo degli esemplari dell’opera o del materiale protetto, o vi abbiano avuto accesso legittimo ai fini del loro utilizzo, nel rispetto e nei limiti delle disposizioni di cui ai citati articoli, ivi compresa la corresponsione dell’equo compenso, ove previsto”. Inoltre, i titolari dei diritti non sono tenuti a tali adempimenti in relazione alle opere o ai materiali messi a disposizione del pubblico in modo che ciascuno vi possa avere accesso dal luogo o nel momento scelto individualmente, quando l’accesso avvenga sulla base di accordi contrattuali.
3. Le dispute: il tentativo di conciliazione obbligatorio
Il comma IV dell’art. 71 quinquies l.d.a. dispone che le associazioni di categoria dei titolari dei diritti e gli enti o le associazioni rappresentative dei beneficiari delle eccezioni possono svolgere trattative volte a consentire l’esercizio di dette eccezioni. In mancanza di accordo, ciascuna delle parti può rivolgersi al comitato di cui all’articolo 190 perché esperisca un tentativo obbligatorio di conciliazione[9].
E’ stato previsto, quindi, un caso di alternative dispute resolution disciplinato dal nuovo art. 194 bis, che chiarisce come tale richiesta di conciliazione debba essere sottoscritta dall’associazione o dall’ente proponente e debba essere consegnata al Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore o spedita mediante raccomandata con avviso di ricevimento[10]. Entro dieci giorni dal ricevimento della richiesta, il presidente del comitato nomina la commissione speciale. Copia della richiesta deve essere consegnata o spedita a cura dello stesso proponente alla controparte.
Ai sensi del comma II dell’art. 194 bis l.d.a., “la richiesta deve precisare:
b) l’indicazione delle ragioni poste a fondamento della richiesta”.
Se non accoglie la richiesta formulata dalla controparte, entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta, la parte convenuta deposita presso la commissione osservazioni scritte. Entro i dieci giorni successivi al deposito, il presidente della commissione fissa la data per il tentativo di conciliazione. A questo punto, sono configurabili due ipotesi:
1) se la conciliazione riesce, viene redatto separato processo verbale (cha ha valore di titolo esecutivo) sottoscritto dalle parti e dal presidente della commissione;
2) qualora non sai possibile raggiungere l’accordo tra le parti, la commissione formula una proposta per la definizione della controversia. Nel caso in cui la proposta non sia accettata, i termini di essa sono riassunti nel verbale con l’indicazione delle valutazioni espresse dalle parti.
Nel successivo giudizio sono acquisiti, anche d’ufficio, i verbali concernenti il tentativo di conciliazione non riuscito. Il giudice valuta il comportamento tenuto dalle parti nella fase conciliativa ai fini del regolamento delle spese.
Una volta trascorsi 90 giorni dalla promozione del tentativo di conciliazione, la domanda giudiziale diventa procedibile[11].
[1] Legge 1 marzo 2002 n. 39, Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee – Legge comunitaria 200, pubblicata in G.U. n.72 del 26 Marzo 2002, suppl. ord.
[2] Direttiva 2001/29/CE sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione.
[3] Cfr.: G. FINOCCHIARO, Banche dati al sicuro con lo scudo delle protezioni, in Guida al Diritto, n. 19/2002, pag. 55 e M. BARBUTO, Entra in scena l’ADR, ma senza norme generali, in Guida al Diritto, n. 19/2002, pag. 66.
[4] Sia consentito rinviare a: A. SIROTTI GAUDENZI, Il nuovo diritto d’autore, seconda edizione, Maggioli, 2003, pag. 257 e ss.
[5] G. FINOCCHIARO, op. cit., pagg. 55 e ss.
[6] La lettera g) dell’art. 30 della Legge comunitario 2001, delegando all’Esecutivo la predisposizione dei necessari atti normativi tesi all’attuazione della Direttiva 2001/29/CE indicava la necessità di prevedere “un’adeguata protezione giuridica a tutela delle informazioni sul regime dei diritti, stabilendo idonei obblighi e divieti”.Il nuovo art. 102 quinquies l.d.a. introduce il concetto di “Informazioni elettroniche sul regime dei diritti”. Se le misure tecnologiche hanno la funzione di evitare l’accesso o la copia dell’opera intellettuale, le “informazioni elettroniche” ex art. 102 quinquies l.d.a. ha come scopo quello di indentificare “l’opera o il materiale protetto, nonché l’autore o qualsiasi altro titolare dei diritti” (art. 102 quinquies, comma II, l.d.a.). Peraltro, queste informazioni possono contenere anche “indicazioni circa i termini o le condizioni d’uso dell’opera o dei materiali, nonché qualunque numero o codice che rappresenti le informazioni stesse o altri elementi di identificazione”. Le “informazioni elettroniche sul regime dei diritti” possono essere inserite dai titolari di diritti d’autore e di diritti connessi e dal titolare dei diritti del costitutore della banca dati. Tali informazioni possono essere fatte apparire anche nella comunicazione al pubblico.
[7] G. FINOCCHIARO, op. cit., pag. 55.
[8] Precisamente, le eccezioni di cui agli articoli 55, 68, commi 1 e 2, 69, comma 2, 70, comma 1, 71 bis e 71 quater l.d.a.
[9] L’art. 190 l.d.a. stabilisce: “E’ istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un comitato consultivo permanente per il diritto di autore.
Il Comitato esperisce il tentativo di conciliazione di cui all’articolo 71-quinquies, comma 4”.
[10] Si veda: M. BARBUTO, Entra in scena l’ADR, ma senza norme generali, in Guida al Diritto, n. 19/2002, pagg. 66 e ss.
[11] Ai sensi del comma VIII dell’art. 194 bis l.d.a., “il giudice che rileva che non è stato promosso il tentativo di conciliazione secondo le disposizioni di cui ai precedenti commi o che la domanda giudiziale è stata promossa prima della scadenza del termine di 90 giorni dalla promozione del tentativo, sospende il giudizio e fissa alle parti il termine perentorio di 60 giorni per promuovere il tentativo di conciliazione. Espletato quest’ultimo o decorso il termine di 90 giorni, il processo può essere riassunto entro il termine perentorio di 180 giorni. Ove il processo non sia stato tempestivamente riassunto, il giudice dichiara d’ufficio l’estinzione del processo con decreto cui si applica la disposizione di cui all’articolo 308 del codice di procedura civile”. L’eventuale successivo giudizio sarà svolto osservando i seguenti principi:
– sono acquisiti, anche d’ufficio, i verbali concernenti il tentativo di conciliazione non riuscito;
– il giudice valuta il comportamento tenuto dalle parti nella fase conciliativa ai fini del regolamento delle spese;
– la domanda giudiziale diventa procedibile trascorsi novanta giorni dalla promozione del tentativo di conciliazione;
– il giudice che rileva che non è stato promosso il tentativo di conciliazione o che la domanda giudiziale è stata promossa prima della scadenza del termine di 90 giorni dalla promozione del tentativo, sospende il giudizio e fissa alle parti il termine perentorio di 60 giorni per promuovere il tentativo di conciliazione;
– espletato quest’ultimo o decorso il termine di 90 giorni, il processo può essere riassunto entro il termine perentorio di 180 giorni.
– Nel caso in cui il processo non sia stato tempestivamente riassunto, il giudice dichiara d’ufficio l’estinzione del processo con decreto cui si applica la disposizione di cui all’articolo 308 del codice di procedura civile.