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Timestamp: 2016-10-23 14:29:23+00:00
Document Index: 147534030

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2506', 'art. 35', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 2507']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 327 del 30.07.2008
Istanza di interpello - Stabile organizzazione. Partita Iva. Articolo 35 del
decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1972, n. 633
La società Alfa (casa madre) residente in Francia, opera nel settore
della progettazione, dello sviluppo e della costruzione di navi da guerra.
La società Alfa, ha costituito una stabile organizzazione in Italia.
In particolare, le attività della stabile organizzazione ove opera con
personale fornito da imprese italiane ed estere consistono nei servizi di
sviluppo di software per il combattimento destinati esclusivamente alla casa
La società istante effettua anche operazioni intracomunitarie nel
territorio dello Stato italiano, e a tal fine ha provveduto a dotarsi di
partita Iva ex articolo 35 ter del dPR 633 del 1972 (identificazione
diretta) che utilizza per fatturare tali ultime operazioni.
L'interpellante intende conoscere se sia possibile:
1) dichiarare la cessazione dell'attività di impresa della stabile
organizzazione ai soli fini Iva, con conseguente chiusura
2) utilizzare la posizione fiscale per cui ha richiesto partita Iva
mediante l'identificazione diretta per assolvere obblighi ed
esercitare diritti relativi a quella che, ai fini delle
imposte sui redditi, è una stabile organizzazione;
3) utilizzare l'istituto della compensazione per i tributi
riferibili alla stabile organizzazione e l'Iva relativa
alla posizione fiscale per cui si è dotata di partita Iva
mediante l'identificazione diretta.
L'interpellante ritiene che la partita Iva relativa alla stabile
organizzazione possa essere chiusa e che, per le operazioni passive alla
stessa riferibili sia possibile utilizzare la partita Iva richiesta mediante
l'identificazione diretta, poiché il soggetto passivo ai fini Iva è, in
ogni caso, la società Alfa.
Ne consegue, che secondo l'istante, è possibile operare la
compensazione tra i tributi ed i contributi riferibili alla stabile
organizzazione e l'Iva relativa alla posizione fiscale per cui si è identificata direttamente, considerato che il soggetto passivo dei tributi
è, in ogni caso, sempre la società istante.
Al fine di un corretto inquadramento della questione,
è necessario delineare il concetto di "stabile organizzazione", partendo dalla considerazione che, in ambito Iva, in mancanza di una definizione
legislativa, occorre far riferimento alla prassi amministrativa ed alla giurisprudenza.
Al riguardo, come chiarito dalla sentenza della Corte di Cassazione
del 19 settembre 1990, n. 9580, "L'assoggettabilità ad IVA dei soggetti
non residenti in Italia presuppone, ai sensi degli artt. 7 e 35 del
DPR n. 633 del 1972, una stabile organizzazione nel territorio nazionale. Il concetto di stabile organizzazione ai fini IVA ha,
però, una portata più ampia di quello di società estera di cui all'art. 2506 c.c, che prescrive un obbligo di
pubblicità al pari
delle società costituite in Italia. Infatti, a prescindere dalla
dichiarazione di cui all'art. 35 del DPR citato, ai fini tributari
rilevano le situazioni di fatto che denotino lo scopo degli stessi
soggetti ad esercitare nello Stato un' attività imprenditoriale e che
siano caratterizzate, oltre che dal collegamento non occasionale con luoghi del territorio nazionale e con persone ivi operanti,
dall'effettivo impiego di beni e di attività lavorative, coordinati per la produzione e/o lo scambio di beni e di servizi e da una
effettiva, anche se limitata, autonomia funzionale ".
La risoluzione del Ministero delle Finanze del 23 marzo 1999, n. 52 ha
riconosciuto, poi, che la stabile organizzazione provvede ad assolvere tutti
gli adempimenti ordinari, ivi compresa la tenuta dei registri previsti dalla
Alla luce di quanto sopra precisato, dunque, al fine di riconoscere la
stabile organizzazione quale centro di imputazione fiscale, è necessario
verificare se l'attività della società nel territorio nazionale abbia o
meno natura commerciale.
A tal proposito, l'articolo 9, paragrafo 1, della Direttiva
2006/112/CE di rifusione della sesta direttiva (ex articolo 4) dispone che
"Si considera "soggetto passivo" chiunque esercita, in modo indipendente e
in qualsiasi luogo, un' attività economica, indipendentemente dallo scopo
o dai risultati di detta attività.
Si considera "attività economica" ogni attività di produzione, di
commercializzazione o di prestazione di servizi, comprese le attività
estrattive, agricole, nonché quelle di professione libera o assimilate. Si
considera, in particolare, attività economica lo sfruttamento di un bene
materiale o immateriale per ricavarne introiti aventi carattere di stabilità".
Ne consegue, pertanto, che ai sensi della direttiva richiamata,
considerare soggetto passivo Iva chi esercita attività avente un carattere economico, anche a prescindere dalla rilevanza delle singole operazioni ai
fini dell' applicazione dell'imposta.
Al riguardo, la sentenza della Corte di Giustizia del 29 febbraio 1996,
ha chiarito che " L'art. 4 della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio
1977, 77/388/CEE, (...) dev' essere interpretato nel senso che
- quando l'amministrazione fiscale ha riconosciuto la qualità di soggetto
passivo IVA di una società che ha dichiarato la sua intenzione di avviare
un'attività economica che dà luogo ad operazioni imponibili, ordinare uno
studio sulla redditività dell'attività programmata può essere
considerato come un' attività economica ai sensi di tale articolo, anche
se questo studio ha come fine di esaminare in quale misura l'attività programmata sia redditizia, e che
- salvo nei casi di situazioni fraudolente o abusive, la qualità di
soggetto passivo IVA non può essere revocata con effetto retroattivo a tale
società qualora, in considerazione dei risultati di tale studio, si sia
deciso di non passare alla fase operativa e di metterla in liquidazione, di modo che
l'attività economica prevista non ha dato luogo ad operazioni
imponibili".
L'articolo 4 del dPR n. 633 del 1972, nel recepire la direttiva
comunitaria, ha dettagliato il concetto fiscale di "impresa" stabilendo che "Per esercizio di imprese si intende l'esercizio per professione
abituale, ancorché non esclusiva, delle attività commerciali o agricole
di cui agli articoli 2135 e 2195 del codice civile, anche se non
organizzate in forma di impresa, nonché l'esercizio di attività,
organizzate in forma di impresa, dirette alla prestazione di servizi che non
rientrano nell'articolo 2195 del codice civile.
1) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte dalle
società in nome collettivo e in accomandita semplice, dalle società per azioni e in accomandita per azioni, dalle
società a responsabilità limitata, dalle società cooperative, di mutua
assicurazione e di armamento, dalle società estere di cui
all'art. 2507 del codice civile e dalle società di fatto;
2) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte da
altri enti pubblici e privati, compresi i consorzi, le
associazioni o altre organizzazioni senza personalità
giuridica e le società semplici, che abbiano per oggetto
esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciali o agricole".
Dall'esame della norma risulta chiaro che ai soggetti diversi dalle
persone fisiche e dagli enti non commerciali, la soggettività passiva d'imposta sia attribuita indipendentemente dalla effettuazione di operazioni
Tanto premesso, con riferimento al caso di specie, ciò che occorre
considerare, pertanto, è la natura dell'attività svolta dalla stabile
Al riguardo, non vi è dubbio che la stabile organizzazione della
società istante rientri nell'ambito degli enti commerciali: la sua attività consiste, infatti, nello sviluppo di software per il combattimento
destinati alla casa madre.
Né tanto meno inficia questo ragionamento la risoluzione della
scrivente Direzione del 16 giugno 2006, n. 81, che, nell'adeguare la prassi
amministrativa alla pronuncia della Corte di Giustizia nella causa C -
210/2004 ha precisato che " (...) le prestazioni di servizio intercorrenti tra casa madre estera e stabile organizzazione italiana ovvero tra
casa madre italiana e stabile organizzazione estera, sono fuori campo di
applicazione dell'imposta sul valore aggiunto".
Con tale risoluzione si è voluto semplicemente dirimere il contrasto
tra prassi ministeriale e giurisprudenza in merito al rapporto esistente tra
casa madre e la propria stabile organizzazione.
Per le ragioni sopra illustrate, la circostanza che le prestazioni
effettuate tra la casa madre e la stabile organizzazione siano fuori campo Iva, nulla toglie alla natura commerciale
dell'attività svolta dalla
stabile organizzazione che, pertanto, è da considerare soggetto passivo ai
fini Iva; d'altronde non esistono limiti a che la stabile organizzazione
svolga anche operazioni nei confronti di soggetti terzi che dovrebbero
essere regolarmente fatturate e registrate.
Ne consegue, quindi, che la stabile organizzazione deve essere munita
di partita Iva e deve adempiere a tutti gli obblighi previsti dalla
Ad ulteriore conferma di quanto sopra esposto, si aggiunga che
l'articolo 35 del dPR del 26 ottobre 1972, n. 633, stabilisce che " I
soggetti che intraprendono l'esercizio di un'impresa, arte o
professione nel territorio dello Stato, o vi istituiscono una
stabile organizzazione, devono farne dichiarazione entro trenta giorni ad
uno degli uffici locali dell'Agenzia delle entrate ovvero ad un ufficio
provinciale dell'imposta sul valore aggiunto della medesima Agenzia; la
dichiarazione è redatta, a pena di nullità, su modelli conformi a
quelli approvati con provvedimento del direttore dell'Agenzia
delle entrate. L'ufficio attribuisce al contribuente un numero di partita I.V.A. che
resterà invariato anche nelle ipotesi di
variazioni di domicilio fiscale fino al momento della cessazione dell'attività e che deve essere indicato nelle dichiarazioni, nella
home-page dell'eventuale sito web e in ogni altro documento ove richiesto".
Alla luce di quanto sin qui esposto, stante l'autonomia delle posizioni
fiscali della casa madre identificata direttamente e della sua stabile
organizzazione, la scrivente è dell'avviso che la la società Alfa
- non possa procedere a dichiarare la cessazione
dell'attività della
stabile organizzazione ed alla conseguente chiusura della partita Iva;
- non possa utilizzare la posizione fiscale per cui ha richiesto
partita Iva mediante l'identificazione diretta per assolvere obblighi
ed esercitare diritti relativi a quella che, ai fini delle imposte sui
redditi, è una stabile organizzazione;
- non possa procedere alla compensazione di posizioni debitorie e
creditorie riferibili a soggetti fiscali diversi.