Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23666-del-24-09-2019
Timestamp: 2020-08-05 08:26:52+00:00
Document Index: 158355919

Matched Legal Cases: ['art. 91', 'art. 2233', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 4', 'art. 4']

Sentenza Cassazione Civile n. 23666 del 24/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23666 del 24/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 24/09/2019, (ud. 28/02/2019, dep. 24/09/2019), n.23666
sul ricorso 33171-2018 proposto da:
T.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GOLAMETTO 4,
avverso il decreto n. 1371/2018 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
1 La Corte d’appello di Perugia, con decreto 4.5.2018, ha condannato il Ministero della Giustizia al pagamento della somma di 792,00 in favore di T.S., a titolo di equa riparazione ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, per l’irragionevole durata di un precedente giudizio di equa riparazione ed ha liquidato le spese in Euro. 210,00 per compensi professionali oltre IVA e accessori di legge.
2 Per la cassazione di questo decreto la T. ha proposto ricorso con unico motivo mentre il Ministero della Giustizia è rimasto intimato.
La parte ricorrente deduce la violazione e/o errata applicazione dell’art. 91 c.p.c.; dell’art. 2233 c.c., comma 2, nonchè del D.M. n. 55 del 2014 e del D.M. n. 37 del 2018, dolendosi della liquidazione delle spese del procedimento, operata in Euro. 210,00 e quindi in violazione di quanto previsto dallo scaglione relativo al valore della causa.
Inoltre, è bene chiarire che nella specie non possa trovare applicazione la disposizione di cui al D.M. Giustizia 20 luglio 2012, n. 140, (alla cui stregua “in nessun caso le soglie numeriche indicate, anche a me:.-o di percentuale, sia nei minimi che nei massimi, per la liquidazione del compenso, nel presente decreto e nelle tabelle allegate, sono vincolanti per la liquidazione stessa”).
Ed infatti, rispetto al predetto D.M. n. 140 del 2012, il D.M. n. 55 del 2014 (che non contiene alcuna disposizione analoga a quella del D.M. n. 140 del 2012, art. 1, comma 7) è prevalente, in quanto non solo costituisce lex posterior regolativa, quanto agli avvocati, dell’intera materia già disciplinata dal D.M. n. 140 del 2012 (cfr. art. 15 preleggi) ma costituisce anche loti.pecialis; in quanto disciplina i compensi per i soli avvocati, mentre il D.M. n. 140 del 2012 regolamenta la determinazione dei parametri per la liquidazione, da parte di un organo giurisdizionale, dei compensi per tutte le professioni vigilate dal Ministero della Giustizia.
Ebbene, il D.M. n. 55 del 2014 indica i parametri medi del compenso professionale dell’avvocato, dai quali il giudice si può si discostare, purchè si mantenga tra il minimo ed il massimo risultanti dall’applicazione delle percentuali di scostamento, in più o in meno, previste da tale D., art. 4, comma 1: cfr., al riguardo, Cass. 2383/17, in motivazione: “Con riferimento all’asserito vincolo del giudice alla determinazione media del compenso professionale ai sensi del D.M. n. 55 del 2014, si deve rilevare che tale vincolo non trova fondamento nella normativa, secondo la quale (artt. 1 e 4) il giudice deve soltanto liquidare il compenso tra il minimo ed il massimo delle tariffe. Con riferimento al D.M. 140 del 2012 era stato anche precisato che il giudice era tenuto ad indicare le concrete circostanze che giustificavano le deroga ai minimi e massimi stabiliti dal D.M. n. 140 del 2012 (cfr. Cass. n. 18167 del 16/ 09 / 2015; Cass. 11 gennaio 2016 n. 253; Cass. 3 agosto 2016, n. 16225)”.
Venendo al caso in esame e tenuto conto del valore della causa (da Euro. 0,01 a Euro 1.100,00), la liquidazione del compenso professionale effettuata dalla corte territoriale, in complessivi Euro 210,00, risulta porsi al di sotto dei minimi imposti dal D.M. n. 55 del 2014, pur applicando, in ragione della speciale semplicità dell’affare, la massima riduzione prevista dal medesimo D.M. n. 55 del 2014, art. 4, comma 1 (pari al 70% per la fase istruttoria ed al 50%, per le altre fasi) e senza che sia stata fornita alcuna motivazione al riguardo.
Per quanto precede, il provvedimento impugnato va cassato.
Così deciso in Roma, il Roma, 28 febbraio 2019.