Source: https://www.slideshare.net/ErnestoCappelletti/requisiti-di-sicurezza-delle-isole-robotizzate-la-norma-uni-en-iso-1021822011
Timestamp: 2019-07-19 23:27:43+00:00
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Requisiti di sicurezza delle Isole robotizzate (La norma UNI EN ISO…
Requisiti di sicurezza delle Isole robotizzate (La norma UNI EN ISO 10218-2:2011)
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, Consulente Sicurezza Macchine - Responsabile tecnico Quadra Srl
Presentazione di Quadra Srl di alcuni dei principali requisiti della norma UNI EN ISO 10218-2:2011 sulla sicurezza delle isole robotizzate
Beatrice Piazzi , Tecnico sicurezza sul lavoro Servizio Idrico Integrato presso Gruppo AIMAG at ufficio sicurezza
Fulvio Calvo , Internatinal Sales Manager at International Sales Manager
1. Quadra s.r.l. – Cornate d’Adda (MB) tel. 0396060383 – 0396060351 Requisiti di sicurezza delle isole robotizzate La norma UNI EN ISO 10218-2:2011
2. Novità normative 2015/2016 - 2 © Quadra s.r.l. – 04/2016 UNI EN ISO 10218-1 Robot e attrezzature per robot - Requisiti di sicurezza per robot industriali - Parte 1: Robot Robot industriale (§3.10): manipolatore multifunzione, programmabile in tre o più assi, che può essere sia fisso sia mobile e che è utilizzato in applicazioni industriali. I robot industriali comprendono: manipolatore, compreso l’attuatore, sistema di comando, inclusa la pulsantiera portatile e ogni interfaccia (hardware e software), ogni asse aggiuntivo.
3. Novità normative 2015/2016 - 3 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Scopo e campo di applicazione UNI EN ISO 10218-2 UNI EN ISO 10218-1: robot. UNI EN ISO 10218-2: sistemi e celle robotizzate. Altre norme di tipo C: macchine costituenti i sistemi e le celle robotizzate. UNI EN ISO 11161: sistema di produzione integrato (IMS) che include una o più celle/sistemi robotizzati. Sistemi di fabbricazione integrati (IMS) UNI EN ISO 11161 Sistemi ed integrazione di robot UNI EN ISO 10218-2 Robot UNI EN ISO 10218-1 Altre norme di tipo C per specifiche macchine
4. Novità normative 2015/2016 - 4 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Scopo e campo di applicazione UNI EN ISO 10218-2 (§1) Nonostante il rumore possa generare una situazione di pericolo, non è contemplato dalla norma. La norma non prende in considerazione rischi derivanti dai processi in atto (ad esempio radiazioni laser, fumi di saldatura, ecc.).
5. Novità normative 2015/2016 - 5 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Definizione degli spazi UNI EN ISO 10218-2 Lo spazio protetto deve essere delimitato da protezioni perimetrali. Lo spazio ristretto del sistema robotizzato deve essere definito da mezzi che limitino il movimento di robot, parte terminale del braccio, utensile e pezzo in lavorazione. Lo spazio ristretto dovrebbe essere inferiore allo spazio massimo. Lo spazio ristretto deve essere contenuto nello spazio protetto e dovrebbe coincidere per quanto possibile con lo spazio operativo. Le protezioni perimetrali non devono essere installate più vicine al pericolo rispetto allo spazio ristretto; se la protezione perimetrale è progettata per limitare i movimenti del robot, essa stabilisce il confine sia dello spazio ristretto che dello spazio protetto.
6. Novità normative 2015/2016 - 6 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Limitazioni del movimento dei robot Maximum space Safeguarded space Restricted space Operating space
7. Novità normative 2015/2016 - 7 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Limitazioni del movimento dei robot UNI EN ISO 10218-2:2011 (§5.4) I metodi per la limitazione dei movimenti possono essere: fermi meccanici conformi alla norma UNI EN ISO 10218-1, oppure altri metodi conformi alle indicazioni di cui alla norma UNI EN ISO 10218-1 per la limitazione degli assi. Tali metodi devono soddisfare il PL=d e la categoria 3 della norma UNI EN ISO 13849-1 o il SIL 2 con tolleranza ai guasti 1 della norma CEI EN 62061, tranne nel caso in cui la valutazione dei rischi giustifichi criteri differenti. In caso di dispositivi non meccanici, la definizione di spazio ristretto deve tenere in considerazione la distanza di arresto. Nella valutazione degli spazi di arresto del robot si deve considerare il carico reale del robot e la massima velocità di movimento, tranne nel caso in cui la velocità sia limitata da un sistema di monitoraggio che soddisfi il PL=d e la categoria 3 della norma UNI EN ISO 13849-1 o il SIL 2 con tolleranza ai guasti 1 della norma CEI EN 62061, tranne nel caso in cui la valutazione dei rischi giustifichi criteri differenti.
8. Novità normative 2015/2016 - 8 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Limitazioni del movimento degli assi UNI EN ISO 10218-1:2012 L’asse primario, ovvero quello con lo spostamento maggiore, deve essere limitato nei movimenti per mezzo di dispositivi meccanici la cui posizione deve essere regolabile (o limitazioni software di sicurezza). Il secondo e terzo asse (ovvero quelli con secondo e terzo maggiore spostamento) devono poter essere limitati mediante dispositivi meccanici o non meccanici la cui posizione deve essere regolabile.
9. Novità normative 2015/2016 - 9 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Limitazioni software del movimento degli assi UNI EN ISO 10218-2:2011 Le limitazioni software dei movimenti dei robot definiscono forme geometriche qualsiasi nelle quali il robot non può entrare o dalle quali il robot non può uscire. Le limitazioni software di sicurezza dei movimenti dei robot possono essere utilizzate per determinare lo spazio ristretto, tenendo in considerazione le posizioni di arresto effettivo del robot a velocità e carico massimi. I programmi che controllano il movimento sicuro degli assi devono soddisfare i requisiti per il PL=d della norma UNI EN ISO 13849-1 o per il SIL 2 della norma CEI EN 62061 (a meno che la valutazione dei rischi non specifichi un livello di prestazione differente) e devono essere modificabili solo da persone autorizzate. La violazione dei limiti software di sicurezza deve provocare un arresto di sicurezza.
10. Novità normative 2015/2016 - 10 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Limitazioni dinamiche del movimento dei robot UNI EN ISO 10218-2:2011 Le limitazioni dinamiche consistono nelle modifiche automatiche dello spazio ristretto durante una porzione del ciclo di lavoro della cella robotizzata. Limitazioni dinamiche del movimento dei robot possono essere utili, ad esempio, in caso di robot che asservono più postazioni di carico / scarico manuale. Mezzi per realizzare limitazioni dinamiche del movimento dei robot possono essere sensori azionati da camme, barriere fotoelettriche, laser scanner o fermi meccanici retraibili. I circuiti di comando associati devono soddisfare il PL=d e la categoria 3 della norma UNI EN ISO 13849-1 o il SIL 2 con tolleranza ai guasti 1 della norma CEI EN 62061, tranne nel caso in cui la valutazione dei rischi giustifichi criteri differenti. Le istruzioni per l’uso devono indicare chiaramente le limitazioni dinamiche del movimento dei robot adottate.
11. Novità normative 2015/2016 - 11 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Circuiti di comando che svolgono funzioni di sicurezza UNI EN ISO 10218-2 (§5.2) I livelli di prestazione dei circuiti di comando (PL in accordo alla norma UNI EN ISO 13849-1 oppure SIL in accordo alla norma CEI EN 62061) devono essere chiaramente riportati nelle istruzioni per l’uso. Le istruzioni per l’uso devono comprendere anche i dati ed i criteri utilizzati per effettuare i calcoli. Ogni guasto a livello delle SRP/CS deve comportare un arresto in categoria 0 oppure 1 in accordo alla norma CEI EN 60204-1. Le parti dei sistemi di comando correlate alla sicurezza devono essere progettate in modo da essere conformi (§5.2.2): al PL=d in categoria 3 come descritto nella norma UNI EN ISO 13849-1; al SIL 2 con tolleranza ai guasti hardware (HFT) pari a 1 con un intervallo di verifica periodica non inferiore a 20 anni come descritto nella norma CEI EN 62061.
12. Novità normative 2015/2016 - 12 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Circuiti di comando che svolgono funzioni di sicurezza UNI EN ISO 10218-2 (§5.2) I risultati di una valutazione dei rischi complessiva effettuata sul sistema robotizzato possono determinare che prestazioni delle parti del sistema di comando correlate alla sicurezza diverse siano giustificate per l'applicazione (§5.2.3). In questi casi i criteri utilizzati per la definizione dei livelli di prestazione richiesti devono essere specificatamente identificati e adeguate limitazioni e cautele devono essere indicate nelle istruzioni per l’uso.
13. Novità normative 2015/2016 - 13 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Progettazione ed installazione UNI EN ISO 10218-2:2011 (§5.3) I dispositivi di comando devono essere posizionati all’esterno delle protezioni perimetrali ed in modo tale da permettere piena visibilità dell’isola robotizzata. L’equipaggiamento elettrico deve essere conforme alla norma CEI EN 60204-1. L’equipaggiamento pneumatico deve essere conforme alla norma UNI EN ISO 4414. L’equipaggiamento oleoidraulico deve essere conforme alla norma UNI EN ISO 4413. Devono essere presenti sezionatori singoli per ogni sorgente di energia esterna, bloccabili in posizione di circuito isolato (ad esempio mediante lucchetti). Qualora siano presenti diversi sezionatori (ad esempio per installazioni grandi comprendenti numerosi robot), le parti sezionate da ogni singolo attuatore devono essere chiaramente indicate. Devono essere chiaramente identificati gli elementi che mantengono energia immagazzinata (ad esempio batterie, serbatoi, molle) dopo il sezionamento delle alimentazioni esterne.
14. Novità normative 2015/2016 - 14 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Arresto di emergenza UNI EN ISO 10218-2:2011 (§5.3.8.2) Ciascuna stazione di comando dalla quale è possibile comandare l’avvio dei movimenti oppure qualunque altra situazione pericolosa deve essere dotata di un comando di arresto di emergenza. Il comando di arresto di emergenza deve essere conforme ai requisiti indicati dalle norme UNI EN ISO 13850 e CEI EN 60204-1.
15. Novità normative 2015/2016 - 15 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Arresto di emergenza UNI EN ISO 10218-2:2011 (§5.3.8.2) I sistemi robotizzati devono avere una sola funzione di arresto di emergenza che agisce su tutto il sistema. Se lo spazio ristretto di due o più robot si sovrappone oppure se due o più robot sono accessibili all’interno di uno spazio protetto comune, questo spazio deve essere considerato un unico spazio di lavoro; tutti i comandi di arresto di emergenza per questo spazio di lavoro devono avere la stessa area di controllo. L’area di controllo di un comando di arresto di emergenza può comprendere più spazi di lavoro. In caso di sistemi complessi (ad esempio con più robot o con celle multiple) possono essere definite diverse zone di arresto di emergenza; tali zone devono essere chiaramente indicate in prossimità degli attuatori di arresto di emergenza.
16. Novità normative 2015/2016 - 16 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Arresto di emergenza UNI EN ISO 10218-2:2011 (§5.3.8.2) I comandi di arresto di emergenza devono funzionare anche se le postazioni di controllo non sono attive. Nel caso di postazioni di comando senza fili, deve essere chiaro quali sono le postazioni non attive, ad esempio ponendole in adeguate posizioni di deposito. Il comando di arresto di emergenza deve attivare un arresto di categoria 0 oppure 1 secondo la norma CEI EN 60204-1; la scelta della categoria di arresto deve essere effettuata in funzione della valutazione dei rischi. Le istruzioni per l’uso devono contenere informazioni sulle aree di controllo di ogni comando di arresto di emergenza.
17. Novità normative 2015/2016 - 17 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Arresto di sicurezza UNI EN ISO 10218-2:2011 (§5.3.8.3) L’isola robotizzata deve essere dotata di uno o più circuiti di comando per l’arresto di sicurezza (ad esempio comandato dai dispositivi di interblocco). Il circuito di arresto di sicurezza deve arrestare tutti gli elementi pericolosi presenti in categoria 0 oppure 1 (CEI EN 60204-1:2006). La categoria 2 è ammessa solo se il sistema di azionamento del motore è conforme alla norma CEI EN 61800-5-2:2009 (Azionamenti elettrici a velocità variabile - Parte 5-2: Prescrizioni di sicurezza - Sicurezza Funzionale).
18. Novità normative 2015/2016 - 18 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Confronto tra arresto di emergenza e arresto di sicurezza Parametro Arresto di emergenza Arresto di sicurezza Collocazioni dei mezzi di attivazione L’operatore ha accesso rapido e non ostruito Per i dispositivi di protezione, la collocazione è determinata dalla minima distanza di sicurezza in accordo a UNI EN ISO 13855 Attivazione Manuale Manuale, automatico o attivato automaticamente da una funzione di sicurezza Ripristino Solamente manuale Manuale o automatico Frequenza di utilizzo Infrequente Variabile; da ad ogni ciclo di funzionamento a infrequente Scopo Emergenza Protezione o riduzione del rischio Effetto Rimozione delle sorgenti di energia a tutti i pericoli Controllo sicuro dei pericoli protetti
19. Novità normative 2015/2016 - 19 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Dispositivi di abilitazione UNI EN ISO 10218-2:2011 (§5.3.13) I dispositivi di abilitazione devono essere conformi a quanto indicato dalla norma UNI EN ISO 10218-1. Nel caso sia previsto l’ingresso di più di una persona all’interno dello «safeguarded space», ciascuna persona deve essere protetta con un dispositivo di abilitazione. Occorre prevedere dei circuiti di comando adeguati per prevenire la sovrapposizione di più robot durante le operazioni manuali.
20. Novità normative 2015/2016 - 20 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Comando di abilitazione a tre posizioni UNI EN ISO 10218-1:2012 Posizione 1: funzione di disinserzione dell’interruttore (l’attuatore non è attivato). Posizione 2: funzione di abilitazione (l’attuatore è attivato in posizione centrale). Posizione 3: funzione di disinserzione (l’attuatore è attivato oltre la posizione centrale). Al ritorno dalla posizione 3 alla posizione 2, la funzione di abilitazione non è attivata.
21. Novità normative 2015/2016 - 21 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Ripari UNI EN ISO 10218-2:2011 (§5.10.4) Le protezioni perimetrali devono essere alte almeno 1400 mm dal piano di calpestio. ≥ 1400 mm
22. Novità normative 2015/2016 - 22 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Misure di protezione in corrispondenza delle stazioni manuali UNI EN ISO 10218-2:2011 (§5.10.6) Nel caso in cui un operatore ed un robot dovessero occupare lo stesso spazio, occorre: impedire che il robot raggiunga lo spazio di lavoro oppure fare in modo che sia in stato sicuro prima di raggiungere lo spazio di lavoro, oppure impedire che l’operatore raggiunga lo spazio di lavoro del robot o portare il robot in uno stato sicuro prima che l’operatore possa accedervi. Pe ragioni ergonomiche, sono tollerati ripari aventi un’altezza compresa tra 1000 mm e 1400 mm. Lo spazio massimo tra le stazioni mobili (ad esempio tavole rotanti) e gli elementi fissi (ad esempio parti della macchina o protezioni perimetrali) non deve essere superiore a 120 mm.
23. Novità normative 2015/2016 - 23 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Ripari UNI EN ISO 10218-2:2011 (§5.10.4) I ripari mobili devono essere scorrevoli lateralmente oppure devono aprirsi verso l’esterno (ovvero favorire l’eventuale fuga dalla zona pericolosa)
24. Novità normative 2015/2016 - 24 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Ripristino del funzionamento UNI EN ISO 10218-2:2011 (§5.6.3.4) Se non utilizzabili sensori di presenza, devono essere adottati mezzi per impedire avviamenti inattesi, quali: dispositivi di sezionamento degli equipaggiamenti pericolosi (bloccabili in posizione di circuito isolato), mezzi per bloccare le porte di accesso in posizione di apertura, dispositivi di ripristino addizionali nella zona protetta, limitati temporalmente.
25. Novità normative 2015/2016 - 25 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Ripristino del funzionamento UNI EN ISO 10218-2:2011 (§5.6.3.4) Se non applicabile, deve essere attivato un segnale di avvertimento acustico-luminoso che deve poter essere visto e sentito in tutta la zona protetta e deve durare un tempo sufficiente per consentire l’uscita dalla zona protetta. Devono essere presenti un numero sufficiente di comandi di arresto di emergenza azionabili durante il periodo di preavviso.
26. Novità normative 2015/2016 - 26 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Modalità di funzionamento manuale UNI EN ISO 10218-2:2011 Quando è richiesta la modalità manuale, il comando deve essere impartito mediante una pulsantiera portatile oppure una postazione di comando analoga (conforme alla norma UNI EN ISO 10218-1). Il comando in modalità di funzionamento manuale deve essere possibile solamente mediante una pulsantiera portatile dotata di un comando di abilitazione, o dispositivi analoghi. Per quanto possibile la postazione di comando deve essere posizionata in modo che l’operatore abbia chiara visuale della zona pericolosa. Un comando di arresto deve essere posto in prossimità di ciascun comando di avvio. Nel caso in cui sia selezionata la modalità manuale (controllo locale), l’avvio dei movimenti oppure il cambio di selezione non deve essere possibile se non dalla stessa postazione di comando. Il comando di abilitazione e di selezione della modalità di funzionamento devono soddisfare il PL=d e la categoria 3 della norma UNI EN ISO 13849-1 o il SIL 2 con tolleranza ai guasti 1 della norma CEI EN 62061, tranne nel caso in cui la valutazione dei rischi giustifichi criteri differenti.
27. Novità normative 2015/2016 - 27 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Modalità di funzionamento manuale UNI EN ISO 10218-2:2011 Nella modalità di funzionamento manuale a velocità ridotta, la velocità massima deve essere limitata a 250 mm/s (riferita al tool center point o TCP), tranne per gli elementi per i quali la valutazione dei rischi individua una velocità massima inferiore. Deve essere possibile selezionare velocità inferiori a 250 mm/s. La modalità di funzionamento manuale ad alta velocità (superiore a 250 mm/s) deve essere attivata solo in casi eccezionali per la verifica della correttezza della programmazione quando non è possibile eseguirla a velocità lenta (non deve essere usata in produzione). Le istruzioni per l’uso devono indicare che deve essere verificato il corretto funzionamento della pulsantiera di comando prima di attivare la modalità di funzionamento manuale ad alta velocità.
28. Novità normative 2015/2016 - 28 © Quadra s.r.l. – 04/2016 Layout UNI EN ISO 10218-2:2011 (§5.5) Nel caso sia possibile comandare il robot in modalità «manual high speed mode», è richiesto una spazio minimo pari a 500 mm (allo scopo di proteggere l’operatore dai rischi di schiacciamento, in accordo alla norma UNI EN 349). I dispositivi di comando devono essere posizionati ad un’altezza compresa tra 400 mm e 2000 mm. I quadri elettrici devono essere installati in modo tale che, anche con le relative porte aperte, sia sempre disponibile la via di fuga; ciò può essere garantito nei seguenti modi: le porte possono essere facilmente chiuse, tenendo in considerazione la via di fuga, oppure; lo spazio libero a porta aperta sia almeno pari a 500 mm. Deve essere impedita la possibilità di raggiungimento di zone pericolose di aree adiacenti. Devono essere ridotti i rischi dovuti al trasferimento di materiale da e verso aree adiacenti.
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