Source: https://www.laleggepertutti.it/95177_la-cartella-di-pagamento-dellagenzia-entrate-riscossione
Timestamp: 2019-01-18 04:32:09+00:00
Document Index: 23584371

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 36', 'art. 1', 'art. 36', 'art. 30', 'art. 36', 'art. 7', 'art. 28', 'art. 29', 'art. 31', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 39', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 52', 'art. 113', 'art. 113', 'art. 53', 'art. 52', 'art. 36', 'art. 113', 'art. 52']

La cartella di pagamento dell'Agenzia Entrate Riscossione
La cartella di pagamento dell’Agenzia Entrate Riscossione
Agenzia Entrate Riscossione: come funziona la cartella esattoriale per le somme iscritte a ruolo, termini, notifica, modalità di pagamento, sospensione della cartella, riscossione dei tributi locali, imputazione dei pagamenti.
L’intimazione a adempiere l’obbligo risultante dal ruolo è contenuta nella cartella di pagamento. Ai sensi dell’art. 25 del D.P.R. 602/73, l’agente della riscossione deve provvedere alla notifica della cartella esattoriale (al debitore iscritto a ruolo o al coobbligato nei confronti dei quali procede), a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del:
— secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo per le somme dovute in base agli accertamenti dell’Ufficio;
— terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione — o a quello di scadenza del versamento dell’unica o ultima rata se il termine per il versamento delle somme risultanti dalla dichiarazione scade oltre il 31 dicembre dell’anno in cui la dichiarazione è presentata — per le somme dovute in seguito all’attività di liquidazione di cui all’art. 36bis del D.P.R. 600/73. Ai fini di adeguare la normativa senza pericolo di decadenza dell’azione amministrativa sono stati stabiliti termini più ampi per le notificazioni relative agli anni precedenti. In particolare, la notifica deve avvenire entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, relativamente alle dichiarazioni presentate negli anni 2002 e 2003, ed entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, relativamente alle dichiarazioni presentate entro il 31 dicembre 2001 (art. 1, co. 5bis, D.L. 196/2005);
— quarto anno successivo a quello di presentazione delle dichiarazioni del sostituto d’imposta per le somme che risultano dovute nei casi di tassazione separata di cui agli artt. 19 e 20 del D.P.R. 917/86;
— quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione per le somme dovute in seguito all’attività di controllo formale di cui all’art. 36ter del succitato decreto.
Per il debitore, invece, il termine per l’adempimento — pena l’esecuzione forzata — è di sessanta giorni dalla notificazione. Decorso inutilmente tale termine, l’agente della riscossione può procedere all’espropriazione forzata, salvo che non sia stata richiesta la rateazione del pagamento. Se l’espropriazione non è iniziata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento, l’espropriazione stessa dovrà essere preceduta da un avviso contenente l’intimazione ad adempiere entro cinque giorni. In ogni caso, sulle somme iscritte a ruolo si applicano, dalla data della notifica della cartella e fino alla data del pagamento, gli interessi di mora al tasso determinato annualmente con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze con riguardo alla media dei tassi bancari attivi (art. 30 del D.P.R. 602/73).
Giova ricordare che, ai fini della scadenza del termine di pagamento, il sabato è considerato giorno festivo.
La cartella di pagamento, che contiene anche l’indicazione della data in cui il ruolo è stato reso esecutivo, deve essere redatta in conformità al modello approvato con il D.M. 28-6-1999, successivamente più volte modificato, che ne stabilisce anche il contenuto minimo.
Essa sicuramente deve contenere l’indicazione della motivazione ossia dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’Amministrazione. Ciò è stato da ultimo confermato dalla Corte di Cassazione, con la sent. 16-12-2009, n. 26330.
La cartella di pagamento deve contenere, a pena di nullità, anche l’indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo, nonché di emissione e notificazione della cartella stessa (art. 36, co. 4ter, del D.L. 248/2007, conv. in L. 31/2008).
La mancata indicazione dei responsabili dei procedimenti nelle cartelle di pagamento relative ai ruoli consegnati prima di tale data non è causa di nullità delle stesse.
Ciò conferma quanto disposto dalla sent. n. 49-14-2007 in relazione all’art. 7 della L. 212/2000 (Statuto del contribuente) in base alla quale nell’ipotesi in cui non sia indicato il responsabile del procedimento nelle cartelle di pagamento notificate non si può comunicare alcuna specifica sanzione di nullità non essendo prevista dallo stesso.
La notificazione della cartella di pagamento
La materiale notificazione della cartella di pagamento può avvenire a cura:
— degli ufficiali della riscossione;
— dei soggetti abilitati dall’agente della riscossione nelle forme previste dalla legge;
— dei messi comunali o dagli agenti della polizia municipale, previa eventuale convenzione tra comune e agente della riscossione.
La notifica della cartella esattoriale può essere eseguita anche mediante raccomandata con avviso di ricevimento; in tal caso, la cartella deve essere notificata in plico chiuso e la notifica si considera avvenuta nella data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto dal destinatario o da persone di famiglia o addette alla casa, all’ufficio o all’azienda o dal portiere dello stabile dove è l’abitazione, l’ufficio o l’azienda.
La notifica può anche essere eseguita a mezzo posta elettronica certificata (PEC), all’indirizzo risultante dagli elenchi a tal fine previsti dalla legge.
L’agente della riscossione è tenuto a conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso di ricevimento ed ha l’obbligo di esibirla su richiesta del contribuente o dell’amministrazione.
Il pagamento delle somme iscritte a ruolo può essere effettuato presso gli sportelli dell’agente della riscossione, le agenzie postali e le banche. In caso di versamento presso le agenzie postali e le banche, i costi dell’operazione sono a carico del contribuente. Fuori del territorio nazionale, il pagamento può essere effettuato mediante bonifico bancario sul conto corrente bancario indicato dall’agente della riscossione nella cartella di pagamento. Le modalità di pagamento, anche con mezzi diversi dal contante, sono stabilite con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze; in ogni caso, devono prevedere l’indicazione del codice fiscale del contribuente e gli estremi identificativi dell’imposta pagata (art. 28).
Il pagamento effettuato con mezzi diversi dal contante si considera omesso:
— in caso di utilizzazione di un assegno, se l’assegno stesso risulta scoperto o non pagabile;
— in caso di utilizzazione di una carta di credito, se il gestore della carta non fornisce la relativa provvista finanziaria.
Per ciascun pagamento relativo ad imposte iscritte a ruolo, l’agente della riscossione deve rilasciare quietanza al contribuente e annotare ciò nella scheda al medesimo intestata. Le quietanze possono essere firmate anche dai dipendenti dell’agente della riscossione espressamente autorizzati dal titolare (art. 29).
L’agente della riscossione non può rifiutare pagamenti parziali di rate scadute e pagamenti in acconto per rate di imposte non ancora scadute (art. 31). Se, tuttavia, il contribuente è debitore di rate scadute, il pagamento non può essere imputato alle rate non scadute, se non per l’eventuale eccedenza sull’ammontare delle prime, comprese le indennità di mora, i diritti e le spese maturati a favore dell’agente della riscossione. Per quanto attiene alle rate scadute, l’imputazione è fatta, rata per rata, iniziando dalla più vecchia, al debito d’imposta o di sanzione pecuniaria e poi al debito per indennità di mora; solo dopo la completa estinzione del debito per le rate scadute e le relative indennità di mora l’imputazione può essere fatta ai diritti ed alle spese maturati a favore dell’agente della riscossione.
Sospensione della riscossione della cartella di pagamento
Ai sensi dell’art. 19 del D.Lgs. 546/92, il contribuente è legittimato a proporre ricorso avverso il ruolo e la cartella di pagamento. Il ricorso contro il ruolo non sospende la riscossione; tuttavia, la Direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate ha facoltà di disporla, in tutto o in parte, fino alla data di pubblicazione della sentenza della commissione tributaria provinciale con provvedimento motivato notificato all’agente della riscossione e al contribuente. Il provvedimento può essere revocato nel caso in cui vi sia fondato pericolo per la riscossione (art. 39 D.P.R. 602/73).
L’art. 1, co. 537-543, L. 24-12-2012, n. 228 (legge di stabilità) ha introdotto un’ulteriore ipotesi di sospensione della riscossione (cd. sospensione legale) qualora il debitore, entro 90 giorni dalla notifica del primo atto di riscossione o di un atto della procedura cautelare o esecutiva, presenti all’agente della riscossione una dichiarazione, debitamente documentata con la quale attesti che gli atti emessi dall’ente creditore o la cartella di pagamento o l’avviso sono:
— caduti in prescrizione o decaduti;
— oggetto di un provvedimento di sgravio dell’ente creditore;
— oggetto di una sospensione amministrativa o giudiziale o di una sentenza di annullamento in tutto o in parte;
— oggetto di pagamento effettuato in data antecedente alla formazione del ruolo stesso;
— oggetto di una qualsiasi altra causa di non esigibilità del credito stesso.
L’agente della riscossione contatterà l’ente creditore per richiedere la fondatezza della pretesa. Quest’ultimo dovrà riscontrare l’istanza prodotta e comunicare l’esito di tale controllo. Decorsi 220 giorni dalla presentazione dell’istanza, senza che sia stato inviato un riscontro da parte dell’Amministrazione finanziaria, la pretesa è annullata. La sospensione, in base anche ad una precisazione dell’Agenzia delle entrate, fa riferimento anche alle somme affidate a seguito di accertamenti esecutivi, trascorso inutilmente il termine ultimo di pagamento. In tal caso il contribuente può chiedere la sospensione solo dopo l’affidamento del carico all’agente della riscossione.
In tal caso la domanda potrà essere inoltrata dopo che siano trascorsi 30 giorni dalla scadenza per il pagamento delle somme dovute e, quindi, dopo 60 giorni dalla notifica dell’accertamento, nel caso in cui non sia stata proposta istanza di adesione, ovvero 150 giorni dalla notifica in ipotesi di adesione.
Nel caso in cui il contribuente produca una documentazione falsa, ferma restando la responsabilità penale, si applica la sanzione amministrativa dal 100% al 200% dell’ammontare delle somme dovute con un minimo di 258 euro. Se entro 220 giorni l’amministrazione non si esprime il ruolo verrà automaticamente annullato.
Riscossione dei tributi locali
Il D.L. 70/2011, conv. in L. 106/2011 (cd. decreto sviluppo) ha riformulato le norme relative alla riscossione, sia volontaria che coattiva, dei tributi degli enti locali.
L’art. 7, co. 2, lett. gg-ter) prevede, infatti, a decorrere dal 30 giugno 2015 (termine prorogato dall’art. 1, co. 642, L. 190/2014) che le attività di accertamento, liquidazione e riscossione, spontanea e coattiva, delle entrate tributarie dei comuni siano svolte direttamente dagli stessi con l’esclusione di Equitalia S.p.a.
La riscossione può essere effettuata mediante l’ingiunzione fiscale di cui al R.D. 639/1910 nonché secondo le disposizioni di cui al D.P.R. 602/73.
L’accertamento e la riscossione spontanea, ai sensi dell’art. 52 D.Lgs. 446/97, possono essere affidati a terzi, anche disgiuntamente. In tal caso le relative attività potranno essere attribuite:
a) ai soggetti iscritti nell’albo di cui all’articolo 53, co. 1, del medesimo decreto legislativo;
b) agli operatori degli Stati membri stabiliti in un Paese dell’Unione europea che esercitano le menzionate attività, i quali devono presentare una certificazione rilasciata dalla competente autorità del loro stato di stabilimento dalla quale deve risultare la sussistenza di requisiti equivalenti a quelli previsti dalla normativa italiana di settore;
c) alle società a capitale pubblico di cui all’art. 113, co. 5, lett. c) del D.Lgs. 267/2000 mediante convenzione;
d) alle società di cui all’art. 113, co. 5, lett. b), del D.Lgs. 267/2000, iscritte nell’albo di cui all’art. 53, co. 1, del presente decreto.
Quanto alla riscossione coattiva è previsto che per i tributi e le altre entrate di spettanza delle province e dei comuni essa viene effettuata mediante ruolo, se affidata agli agenti della riscossione, o mediante ingiunzione, se svolta in proprio dall’ente locale o è affidata a terzi diversi dagli agenti della riscossione, ossia ai soggetti indicati nell’art. 52, co. 5, lett. b) del D.Lgs. 446/97 (art. 36, co. 2, D.L. 248/2007 (conv. in L. 31/2008).
In tale caso la riscossione delle entrate viene effettuata mediante l’apertura di uno o più conti correnti di riscossione, postali o bancari, intestati al soggetto affidatario e dedicati alla riscossione delle entrate dell’ente affidante.
Anche secondo l’orientamento del Ministero dell’economia e delle finanze il potere regolamentare degli enti locali risulta ristretto dalla nuova disposizione del D.L. 70/2011.
Sul punto con la nota n. 19194 del 14-11-2011 il Ministro ha precisato che la riscossione spontanea può essere effettuata solo dai Comuni, ovvero mediante affidamento alle società a capitale interamente pubblico di cui all’art. 113, co. 5, lett. c), D.Lgs. 267/2000, senza possibilità di affidamento a terzi, con la implicita abrogazione delle disposizioni di cui all’art. 52 D.Lgs. 446/97 nella parte in cui consente l’affidamento della riscossione spontanea delle entrate degli enti locali.