Source: https://www.diritto.it/fermo-di-beni-mobili-registrati-ctp-cosenza-ordinanza-di-rimessione-alla-corte-costituzionale-n-498207-dell-8-3-2007-depositata-il-23-11-2007-presidente-relatore-avv-c-lucia-filomia/
Timestamp: 2018-09-25 07:18:49+00:00
Document Index: 123368219

Matched Legal Cases: ['art.50', 'art.2946', 'art.50', 'art.50', 'art.35', 'art.91', 'art.16', 'art.86', 'art.86', 'art.91', 'art.86', 'art.50', 'art.86', 'art.86', 'art.3', 'art. 86', 'art.86', 'art.35', 'art.19', 'sentenza ', 'art.86', 'art.86', 'art.12', 'art.11', 'art.50', 'art.50', 'art.111', 'art.86', 'art.86', 'art.24', 'art. 496', 'art.214', 'art.86', 'art.86']

fermo di beni mobili registrati: CTP COSENZA, ORDINANZA di rimessione alla Corte Costituzionale n. 498/2/07 dell’8.3.2007, depositata il 23.11.2007 (Presidente relatore avv.C.Lucia Filomia)
Con ricorso notificato in data 9.1.2006 alla Etr s.p.a.,concessionario della riscossione, e ritualmente depositato in data 27.1.2006 nella segreteria di questa Commissione,il sig.———————-,nato a ———————— il ———- ed ivi residente,impugnava il preavviso di fermo ,a lui notificato dal concessionario in data 28.12.2005, con il quale gli si comunicava che,a fronte del mancato pagamento di un carico scaduto di complessivi € 846,34,era stato disposto il fermo della autovettura Toyota Avensis 2.0 TD targata _____________, di proprietà di esso ricorrente.
Eccepiva il ricorrente : a) che le cartelle di pagamento poste a base del provvedimento di fermo non gli erano state mai notificate e si riferivano comunque a tasse ormai travolte dalla prescrizione; b) che il fermo era da considerarsi illegittimo per la mancata previa notifica dell’avviso di cui all’art.50 comma 2 d.p.r. 602/73; c) che era intervenuta decadenza dal potere di riscossione per tardività della iscrizione a ruolo.
Chiedeva,quindi,che ,previa sospensione della esecuzione del provvedimento impugnato,il medesimo fosse revocato ,dichiarando inoltre che nulla era dovuto dal ricorrente ,con condanna della Etr s.p.a. al pagamento delle spese e competenze del giudizio.
Con controdeduzioni depositate in data 20.11.2006,si costituiva in giudizio la Etr s.p.a.,che eccepiva in via preliminare la inammissibilità del ricorso, in quanto non preceduto dalla impugnazione delle cartelle di pagamento,che, a differenza di quanto sostenuto dal ricorrente, erano state regolarmente notificate,come emergeva dagli avvisi di ricevimento relativi a due di esse,che venivano prodotti, e dalla interrogazione all’ufficio postale,relativa alla terza cartella. Eccepiva,inoltre,la carenza di legittimazione passiva del concessionario in ordine alle doglianze relative alla legittimità della iscrizione a ruolo, di competenza esclusiva dell’Ente impositore. Respingeva l’eccezione di prescrizione ex adverso sollevata, rilevando che il termine di prescrizione per l’azione esecutiva del concessionario era quello ordinario decennale di cui all’art.2946 c.c., decorrente dalla data in cui il ruolo era stato consegnato al concessionario. Evidenziava infine,che,stante la natura cautelare del provvedimento di fermo, esso non necessitava della preventiva notifica dell’avviso di cui all’art.50 d.p.r. 602/73.Chiedeva ,quindi ,il rigetto del ricorso e la conferma del provvedimento opposto,con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e competenze del giudizio.
Con ordinanza dell’8.6.2006,la Commissione adita rigettava l’istanza di sospensione dell’esecuzione dell’atto.
All’udienza di trattazione del merito,tenutasi il giorno 8 marzo 2007, la causa veniva trattenuta dal Collegio per la decisione.
Ritiene questa Commissione,con riferimento alle eccezioni sollevate dal ricorrente, che:
a) vada rigettata l’eccezione di decadenza dal potere di riscossione per tardività della iscrizione a ruolo, attenendo essa ad un fase di competenza dell’Ente impositore ,neppure evocato in giudizio,mentre la legittimazione passiva del concessionario sussiste solo in relazione ad impugnazioni relative a vizi propri degli atti dal medesimo posti in essere;b) vada altresì rigettata la eccezione di prescrizione dei crediti azionati dal concessionario, non essendo decorso il termine di prescrizione decennale dalla notifica delle cartelle di pagamento;c) vada,ancora ,rigettata la eccezione di illegittimità del fermo per mancata preventiva notifica dell’avviso di cui all’art.50 II comma d.p.r. 602/73, essendo la notifica di detto avviso necessaria solo prima che si inizi la fase della espropriazione forzata in senso proprio.
Va ,invece, esaminata la questione relativa alla legittimità del fermo in sé, per la sua rilevanza nel giudizio che ci occupa, dal momento che ,avendo il concessionario dimostrato pienamente l’avvenuta notifica di almeno due delle cartelle di pagamento poste a base del provvedimento impugnato, risultano sussistenti i presupposti formali per l’adozione del provvedimento stesso.
La soluzione della questione non può prescindere dall’esame della evoluzione normativa dell’istituto del fermo di beni mobili registrati e dalla individuazione della sua natura,ad oggi controversa, in correlazione anche alla riforma della riscossione introdotta con il D.lgs 46/1999 nonché alla recente attribuzione di giurisdizione alle commissioni tributarie ex art.35 comma 26 quinquies d.l. 4.7.2006 n.223,conv. in legge 4.8.2006 n.248.
L’originario testo del d.p.r. 29 settembre 1973 n.602 (“Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito”)non conteneva alcuna disposizione in materia di fermo di beni mobili registrati,che erano pertanto assoggettabili alla sola esecuzione ordinaria nelle forme della espropriazione forzata mobiliare.
La prima modifica normativa in materia è stata introdotta con il D.L. 31.12.1996 n.669,convertito in legge 2 febbraio 1997 n.30, che ha aggiunto nel corpo del d.p.r. 602/73 l’art.91 bis ,intitolato “Fermo dei veicoli a motore ed autoscafi” e rimasto in vigore sino al 30.6.1999.
Si evinceva da tale disciplina che il provvedimento di fermo,di competenza della direzione regionale delle entrate ,su richiesta del concessionario,si inseriva nella fase della esecuzione forzata, costituendone il presupposto il mancato rinvenimento del bene in sede di pignoramento.
La norma prevedeva ,altresì, che il contribuente,il cui autoveicolo veniva assoggettato a fermo, venisse a conoscenza del provvedimento solo dopo la sua avvenuta iscrizione nei registri mobiliari .
Successivamente l’art.16 del d.lgs 46/99 ha sostituito il titolo II del d.p.r. n.602/1973 ed ha modificato ,fra gli altri,l’art.86 del predetto d.p.r.,posto nel capo III intitolato “Disposizioni particolari in materia di espropriazione di beni mobili registrati”, sostanzialmente trasfondendo nell’art.86 il testo dell’art.91 bis sopra citato, con la sola ulteriore previsione della possibilità di eseguire il fermo ,oltre che nei confronti del contribuente debitore ,anche nei confronti di eventuali coobbligati.
L’istituto del fermo di beni mobili registrati ha subito ,invece,una ben più rilevante modifica con il D.Lgs 27 aprile 2001 n.193,che ha riscritto il primo comma dell’art.86 d.p.r. 602/73 in questi termini :
“Decorso inutilmente il termine di cui all’art.50 comma 1 (Ndr sessanta giorni dalla notificazione della cartella di pagamento) il concessionario può disporre il fermo dei beni mobili del debitore o dei coobbligati iscritti nei pubblici registri dandone notizia alla Direzione regionale delle entrate e alla Regione di residenza”.
La nuova norma,pertanto, non solo ha sottratto alla Direzione regionale delle entrate il potere di disporre il fermo,attribuendolo direttamente al concessionario della riscossione,ma ha anche svincolato la disposizione del fermo dalla necessità di un previo pignoramento infruttuoso ed ha mantenuto inalterati gli altri commi del precedenti art.86,continuando a prevedere che il contribuente riceva notizia del fermo dal concessionario,solo dopo la avvenuta iscrizione del provvedimento nei registri mobiliari.
Successivamente ,con decreto 31.3.2003 del Direttore delle Entrate,è stato disposto che,per dare piena conoscenza al debitore del pericolo “ganasce fiscali” incombente sui propri veicoli,nelle cartelle esattoriali relative ai ruoli consegnati ai concessionari della riscossione a decorrere dal 1° maggio 2003,debba essere riportato l’avvertimento che il mancato pagamento potrà comportare il fermo dei beni mobili registrati: E con successiva nota n.2003/57413 dell’Agenzia delle Entrate è stato previsto un ulteriore invito al contribuente (il cd.preavviso di fermo), con il quale ,dopo che il concessionario ha emesso il provvedimento di fermo e prima di provvedere alla sua iscrizione nei registri mobiliari, si concede al contribuente medesimo il termine di venti giorni per provvedere al pagamento delle somme iscritte a ruolo,degli interessi di mora e delle spese esecutive,in mancanza del quale si procederà alla iscrizione del fermo.
L’ultimo comma dell’art.86 dpr 602/73 rinvia ad un decreto ministeriale per la definizione delle modalità,dei termini e delle procedure di attuazione del fermo,decreto che ad oggi non è stato emanato,continuandosi ad adottare le prescrizioni di cui al precedente d.m. 503/1998.
A fronte dei provvedimenti giurisdizionali ( tra gli altri TAR Lazio sez.II ord.23.6.2004 n.3042,confermata in appello da Cons.Stato sez.IV 13.7.2004 n.3259) che censuravano l’assenza di nuova regolamentazione attuativa, è intervenuto il legislatore che ,con l’art.3 comma 41 del d.l. 30 settembre 2003 n.205,convertito con modificazioni,dalla legge 2.12.2005 n.248, ha statuito che,fino alla emanazione del decreto attuativo previsto dal IV comma dell’art. 86 dpr 602/1973,il fermo può essere eseguito dal concessionario sui veicoli a motore nel rispetto delle disposizioni contenute nel decreto del Ministro delle Finanze n.503 del 7 settembre 1998.
Sono noti,altresì,i contrapposti orientamenti giurisprudenziali in ordine alla giurisdizione sulle controversie aventi ad oggetto l’impugnazione dei provvedimenti di fermo di beni mobili registrati,emessi ai sensi del su citato art.86 dpr 602/73.
Anche in tal caso è intervenuto però il legislatore ,che con l’art.35 comma 26-quinquies del d.l. 4 luglio 2006 n.223,introdotto in sede di conversione dalla legge 4.8.2006 n.248, integrando l’elencazione di cui all’art.19 comma 1,del d.lgs.546/1992, ha previsto espressamente l’autonoma impugnabilità degli atti di fermo di ben mobili registrati adottati dal concessionario della riscossione davanti al giudice tributario.
Anche in ordine alla natura del fermo di beni mobili registrati non v’è concordia di opinioni in giurisprudenza,sostenendosi da taluni la sua natura di atto della procedura esecutiva,volta alla realizzazione coattiva del credito di cui è titolare la P.A.,temporalmente successivo alla notifica della cartella di pagamento e preordinato al buon esito dell’eventuale procedimento di esecuzione forzata;da altri che esso sia misura cautelare,collocandosi in una fase anteriore all’esecuzione forzata,ossia la fase della riscossione,di cui costituisce l’ultimo eventuale atto; da altri ancora che si tratti di provvedimento in senso proprio,in quanto estrinsecantesi nella emanazione di un atto unilaterale idoneo ad incidere in modo autoritativo nella sfera giuridico-patrimoniale del destinatario,con la imposizione di un vincolo di indisponibilità del bene che implica una temporanea privazione del diritto di godimento e che si risolve anche in un divieto di utilizzazione del mezzo,la cui violazione espone all’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria e all’asportazione del veicolo affidato in custodia a depositario autorizzato.
I contrasti non sono stati sopiti neppure dalla sentenza emessa dalla Cassazione a Sezioni Unite ( la n.2053 del 31.1.2006) che ha attribuito al fermo la natura di atto funzionale preordinato all’espropriazione forzata e quindi mezzo di realizzazione del credito, affermando ,sia pure prima della recente modifica legislativa di cui alla legge 248/2006, la giurisdizione del giudice ordinario.
L’excursus legislativo e giurisprudenziale che precede consente a questo Giudice di sollevare dubbio di illegittimità costituzionale dell’art.86 d.p.r. 602 / 1973 sotto vari profili.
Infatti il recente intervento legislativo ,affermando la giurisdizione del giudice tributario in ordine al fermo di beni mobili registrati non ha risolto ,se non in minima parte,i problemi di tutela del contribuente,ciò in violazione di diritti costituzionalmente garantiti.
A) Violazione degli artt.3 e 97 Cost.-
Il potere attribuito dall’art.86 più volte citato al concessionario della riscossione, soggetto investito dell’esercizio di pubblici poteri agente in regime di concessione amministrativa , appare svincolato da ogni regolamentazione e limite.
Eliminata,infatti,la necessità del previo pignoramento negativo,il concessionario “può” disporre il fermo dei beni mobili registrati del debitore , purchè sia decorso il termine di sessanta giorni dalla notificazione della cartella di pagamento e non vi sia stato il pagamento.
Pertanto ,in base al disposto di legge:
– il concessionario può disporre il fermo quale che sia l’importo del credito portato dal titolo e quindi anche per importi assolutamente irrisori (l’iscrizione a ruolo non è consentita ex art.12 bis d.lgs 46/99 solo per somme inferiori a lire ventimila), non proporzionati al valore del bene assoggettato a fermo; il che è avvenuto anche nel caso che ci occupa,essendosi proceduto al fermo di una autovettura per un credito di € 846,34;
–non è previsto che il provvedimento di fermo sia motivato né in ordine al “fumus” né in ordine alla sussistenza di un pregiudizio che giustifichi la cautela , potendo esso iscriversi anche ove il patrimonio del debitore offra ampie garanzie di recupero del credito,né è previsto un previo vaglio giurisdizionale sulla sua ammissibilità,come invece avviene in ipotesi di ipoteca e sequestro di cui all’art.11 d.lgs. 18.12.1997 n.472;
-esso potrebbe protrarsi anche indefinitamente,dal momento che il primo comma dell’art.50 del D.lgs 46/99 prevede per la successiva esecuzione forzata un termine iniziale (inutile decorso del termine di sessanta giorni dalla notifica della cartella di pagamento) ,ma non un termine finale. Infatti il secondo comma del precitato art.50 dispone soltanto che “se l’espropriazione non è iniziata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento,l’espropriazione stessa deve essere preceduta dalla notifica di un avviso che contiene l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro cinque giorni” ed il terzo comma prevede che tale avviso perda efficacia trascorsi centottanta giorni dalla data di notifica; ma nulla esclude che l’esecuzione possa essere iniziata negli ordinari termini di prescrizione del titolo e che nelle more il fermo conservi la sua efficacia.
Emerge inoltre dalla norma il carattere assolutamente discrezionale del provvedimento, palesato dalla locuzione “può”, che può dar luogo a disparità di trattamento ,sulla base della mera ed insindacabile decisione del concessionario della riscossione..
B) Violazione dell’art.111 Cost.-
Per quanto sopra detto, anche il principio della parità delle armi nel processo viene dall’art.86 d.p.r. ,così come formulato, assolutamente compresso.
Infatti, non contenendo la norma dell’art.86 d.p.r. 602/73 alcun riferimento alla necessità che il provvedimento di fermo ( che pure comporta gravi limitazioni di diritti costituzionalmente protetti per il contribuente) sia motivato ovvero alla necessità che sussista ,a suo fondamento,il presupposto del “periculum in mora”, la cognizione del giudice tributario ,laddove la cartella di pagamento sia stata ritualmente notificata ( come è avvenuto nella fattispecie) ,deve necessariamente arrestarsi, non essendo consentito,sulla base della norma in questione, alcun sindacato in ordine alla legittimità sostanziale del provvedimento .
C) Violazione dell’art.24 Cost.
La tutela del contribuente di fronte al provvedimento di fermo è ,per quanto sopra esposto, del tutto limitata, non essendo possibile alcun sindacato sostanziale sulla legittimità della misura.
Inoltre, data la infrazionabilità della misura medesima, il debitore non avrebbe neppure la possibilità di chiederne la riduzione,possibilità concessa in caso di pignoramento a qualunque debitore dall’art. 496 c.p.c,laddove l’importo del credito erariale azionato sia manifestamente sproporzionato per difetto rispetto al valore del bene mobile registrato assoggettato al fermo.
D) Violazione degli artt.4 e 41 Cost.-
Esso incide irragionevolmente ,non essendo previsto alcun rapporto di proporzionalità,sui diritti soggettivi del proprietario del bene sottoposto a fermo,con effetti sulla sfera di diritti costituzionalmente garantiti,quali il diritto al lavoro ed alla libera iniziativa economica ,comportando l’iscrizione del fermo la assoluta indisponibilità del bene da parte del proprietario, pena la sanzione di cui all’art.214 comma 8 d.lgs.30 aprile 1992 n.285- Spiega quindi effetti ancor più penetranti di un atto esecutivo vero e proprio,quale il pignoramento, cui consegue la sola indisponibilità giuridica del bene e non quella di fatto,salvo che si proceda alla sostituzione del custode.
La rilevanza nel giudizio che ci occupa.
Il concessionario della riscossione ha dimostrato in giudizio l’avvenuta notifica di almeno due delle tre cartelle esattoriali poste a base del provvedimento di fermo. Il contribuente non ha dimostrato di aver effettuato il relativo pagamento.
E dunque ,alla luce del contenuto dell’art.86 d.p.r.602/1973,che condiziona l’adozione del fermo solo alla previa notifica della cartella esattoriale ed al persistente inadempimento del debitore, del tutto legittimo sotto il profilo formale si appaleserebbe il provvedimento del concessionario.
La Commissione Tributaria Provinciale di Cosenza sez.II ,ritenuta rilevante e non manifestamente infondata la questione,rimette gli atti alla Corte Costituzionale perché sia dichiarata la illegittimità costituzionale dell’art.86 d.p.r. 602/1973,in relazione agli artt.3-97-111-24-4 e 41 Cost.,nella parte in cui detta norma non fissa criteri e limiti ai poteri del concessionario della riscossione in ordine alla adozione del provvedimento di fermo di beni mobili registrati ,né prevede che il provvedimento medesimo sia motivato con riferimento alla sussistenza del timore di perdere la garanzia del credito nonchè con riferimento alla necessità della misura in relazione al patrimonio del contribuente.
Sospende pertanto il giudizio e dispone l’immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale.
Ordina che a cura della cancelleria la presente ordinanza di rimessione sia notificata alle parti in causa nonché al Presidente del Consiglio dei Ministri e sia comunicata anche ai Presidenti delle due Camere del Parlamento.
Cosenza,li 08 marzo 2007.