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Timestamp: 2019-08-25 08:51:02+00:00
Document Index: 166184380

Matched Legal Cases: ['art. 40', 'art. 255', 'sentenza ', 'art. 256', 'art. 255', 'art. 173', 'sentenza ', 'art. 255', 'art. 256', 'art. 256', 'art. 255', 'art. 255', 'art. 255', 'sentenza ', 'art. 256', 'art. 40', 'art. 255', 'sentenza ']

Cass. Pen. Sez. III 28/03/2019 n. 13606 - Abbandono di rifiuti: quali responsabilità in caso di inerzia da parte del proprietario del terreno? - Tuttoambiente.it
Abbandono di rifiuti: quali responsabilità in caso di inerzia da parte del proprietario del terreno?
n. 13606
La semplice inerzia, conseguente all'abbandono di rifiuti da parte di terzi, o la consapevolezza da parte del proprietario del fondo di tale altrui condotta non sono idonee a configurare un’ipotesi di concorso nell’illecito di abbandono di rifiuti, poiché una condotta omissiva può dare luogo a responsabilità solo nel caso in cui ricorrano gli estremi del comma secondo dell'art. 40 cod. pen., owero sussista l'obbligo giuridico di impedire l'evento in discorso. Inoltre non può ritenersi che il detto obbligo giuridico scaturisca dall'ordinanza di rimozione, che è provvedimento successivo all'abbandono e la cui inosservanza integra un’autonoma fattispecie di reato, prevista e punita ai sensi dell’art. 255 comma 3 D.Lvo n. 152/06.
1.Il Tribunale di Napoli Nord, con sentenza del 28 marzo 2018 ha dichiarato la penale responsabilità di P. L. e M. M. per il reato di cui all'art. 256, comma 1, d.lgs. 152/2006, così qualificando l'originaria imputazione riferita all'art. 255, comma 1 del medesimo decreto e le ha condannate alla pena dell'ammenda in relazione ad una condotta, descritta nell'imputazione, come riferita alla loro qualità di proprietarie di due aree di terreno, per avere "gestito uno sversamento e deposito di notevole quantità di residui di calcinacci di provenienza edile, pneumatici di veicoli ecc. ricoperti da erbacce e arbusti selvatici in assenza di autorizzazione". Il fatto risulta accertato in Sant'Antimo, in data 7 Aprile 2016.
Avverso tale pronuncia le predette propongono distinti ricorsi per cassazione, di contenuto sostanzialmente identico, tramite i rispettivi difensori di fiducia, deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione, ai sensi dell'art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
2.Con un unico motivo di ricorso deducono la violazione di legge ed il vizio di motivazione, rilevando che il Tribunale avrebbe affermato la loro penale responsabilità pur in presenza di una diversa contestazione per un fatto non costituente reato, punito con la sola sanzione amministrativa.
2.Va premesso che l'imputazione, la sentenza ed i ricorsi sono caratterizzati da numerosi erronei riferimenti a disposizioni concernenti la disciplina dei rifiuti ed alla interpretazione degli stessi effettuata dalla giurisprudenza di questa Corte.
L’imputazione, in primo luogo, come è stato rilevato anche dalle ricorrenti, richiama espressamente l'art. 255, comma 1 d.lgs. 152/06, il quale riguarda l'illecito amministrativo dell'abbandono di rifiuti effettuato al di fuori delle ipotesi di cui all'art. 256, comma 2 d.lgs. 152\06, mentre, nella descrizione del fatto, come si è detto, si contesta alle imputate di avere "gestito uno sversamento e deposito di notevole quantità di residui...", poi descritti nelle loro caratteristiche.
3.L’art. 256, comma 2 d.lgs. 152\06 stabilisce che le pene individuate dal primo comma del medesimo articolo per le ipotesi di illecita gestione siano applicabili anche ai titolari di imprese ed ai responsabili di enti che abbandonano o depositano in modo incontrollato i rifiuti, ovvero li immettono nelle acque superficiali o sotterranee in violazione del divieto di cui all'articolo 192, commi 1 e 2.
Se, dunque, l'abbandono viene effettuato da tali soggetti, si configura una violazione penale, mentre se l'autore dell'abbandono non possiede la qualità suddetta, la sanzione è quella amministrativa di cui all'art. 255, comma 1.
4.Ciò posto, deve rilevarsi che nel capo di imputazione è contenuto un richiamo, del tutto inconferente, all'illecito amministrativo di cui all'art. 255, comma 1 d.lgs. 152/06, mentre la descrizione della condotta è riferita, come si è già detto, alla gestione, in assenza di autorizzazione, di uno "sversamento e deposito" di "residui".
5.Nonostante tali imprecisioni, tuttavia, la contestazione è chiaramente riferita, a dispetto dell'errato richiamo all'art. 255, comma 1 d.lgs. 152/06 ed alla terminologia utilizzata, ad una ipotesi di illecita gestione, essendo evidente che si imputava alle ricorrenti di aver ricevuto e mantenuto i rifiuti su un terreno di proprietà in difetto del necessario titolo abilitativo.
6.Nondimeno, le ricorrenti, con riferimento alla violazione ritenuta in sentenza pongono in evidenza, seppure senza particolari approfondimenti, elementi di criticità del provvedimento impugnato, in punto di motivazione sulla responsabilità e sussistenza dell'elemento psicologico, meritevoli di considerazione.
7.Si specifica, nella motivazione della sentenza, che, all'atto di un primo sopralluogo sui terreni, veniva riscontrata una parziale recinzione riguardante il confine adiacente il fronte strada, mentre gli altri confini risultavano liberamente accessibili.
8.Rileva dunque il Collegio come la motivazione posta a sostegno dell'affermazione di responsabilità risulti del tutto carente rispetto al reato che il Tribunale ha ritenuto essere stato effettivamente contestato alle imputate e, cioè, quello di illecita gestione di rifiuti.
Se, invece, si è ritenuto che la responsabilità delle imputate sia dovuta a mera inerzia ed alla mancanza di adeguata recinzione dei terreni, sui quali ignoti terzi hanno semplicemente abbandonato i propri rifiuti, senza, dunque, porre in essere attività specifiche di gestione, ma ponendo in essere una condotta occasionale ed estemporanea in assenza di attività prodromiche o successive al conferimento del rifiuto, il Tribunale avrebbe dovuto eventualmente qualificare la condotta come rientrante nell'ipotesi di cui all'art. 256, comma 2 d.lgs. 152/06, tenendo tuttavia conto del fatto che, con riferimento al reato di abbandono di rifiuti, non sempre la posizione del proprietario o possessore dell'area può configurare un'ipotesi di concorso nel reato, tanto è vero che la giurisprudenza di questa Corte ha evidenziato, in modo pienamente condivisibile, che la semplice inerzia, conseguente all'abbandono da parte di terzi o la consapevolezza, da parte del proprietario del fondo, di tale condotta da altri posta in essere, non siano idonee a configurare il reato e ciò sul presupposto che una condotta omissiva può dare luogo a ipotesi di responsabilità solo nel caso in cui ricorrano gli estremi del comma secondo dell'art. 40 cod. pen., owero sussista l'obbligo giuridico di impedire l'evento (v., ad es., Sez. 3, n. 40528 del 10/6/2014, Cantoni, Rv. 260754; Sez. 3, n. 49327 del 12/11/2013, Merlet, Rv. 257294; Sez. 4, n. 36406 del 26/6/2013, Donati e altro, Rv. 255957; Sez. 3, n. 2477 del 09/10/2007 (dep. 2008), Marciano e altri, Rv. 238541; Sez. 3, n. 32158 del 1/7/2002, Ponzio A, Rv. 222420; Sez. 3, n. 2206 del 12/10/2005 (dep. 2006), Bruni, Rv. 233007).
L’ obbligo giuridico di impedire l'evento, peraltro, non poteva certamente essere ravvisato nella inottemperanza all'ordinanza di rimozione, provvedimento successivo all'abbandono, che presuppone, infatti, il previo accertamento dello stesso e l'inosservanza del quale configura autonomo reato, sanzionato dall'art. 255, comma 3 d.lgs. 152/06 (cfr. Sez. 3, n. 39430 del 12/6/2018, Pavan, Rv. 273841).
9.Quanto evidenziato impone, conseguentemente, l'annullamento della sentenza impugnata con rinvio, per nuovo giudizio, al Tribunale di Napoli Nord.