Source: https://iris.unibocconi.it/handle/11565/3991780
Timestamp: 2017-05-23 18:38:38+00:00
Document Index: 14801730

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'sentenza ', 'art. 50', 'de lege lata', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 50', 'de lege lata']

Ne bis in idem e contrasto agli abusi di mercato: una sfida per il legislatore e i giudici italiani | IRIS Università Commerciale Luigi Bocconi
Il vigente sistema sanzionatorio dell’abuso di informazioni privilegiate e della manipolazione del mercato, imperniato sul ‘doppio binario’ penale e amministrativo, è stato giudicato dalla Corte di Strasburgo incompatibile con il diritto al ne bis in idem di cui all’art. 4, Prot. 7, CEDU nel caso Grande Stevens c. Italia. La sentenza sollecita tanto il giudice (comune e costituzionale) quanto il legislatore italiani ad armonizzare la disciplina italiana agli obblighi internazionali in materia di tutela di ne bis in idem, i quali derivano – oltre che dalla disposizione convenzionale citata – anche dall’art. 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, che è norma di diritto primario dell’Unione, idonea come tale a produrre effetto diretto negli ordinamenti nazionali. Il presente contributo analizza le possibili vie, de lege lata e ferenda, per giungere a tale risultato, in vista anche dell’imminente decisione della Corte costituzionale in materia e della prossima scadenza (luglio 2016) della legge delega sul riassetto delle sanzioni in materia di abusi di mercato.
http://hdl.handle.net/11565/3991780
Titolo: Ne bis in idem e contrasto agli abusi di mercato: una sfida per il legislatore e i giudici italiani
Abstract: Il vigente sistema sanzionatorio dell’abuso di informazioni privilegiate e della manipolazione del mercato, imperniato sul ‘doppio binario’ penale e amministrativo, è stato giudicato dalla Corte di Strasburgo incompatibile con il diritto al ne bis in idem di cui all’art. 4, Prot. 7, CEDU nel caso Grande Stevens c. Italia. La sentenza sollecita tanto il giudice (comune e costituzionale) quanto il legislatore italiani ad armonizzare la disciplina italiana agli obblighi internazionali in materia di tutela di ne bis in idem, i quali derivano – oltre che dalla disposizione convenzionale citata – anche dall’art. 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, che è norma di diritto primario dell’Unione, idonea come tale a produrre effetto diretto negli ordinamenti nazionali. Il presente contributo analizza le possibili vie, de lege lata e ferenda, per giungere a tale risultato, in vista anche dell’imminente decisione della Corte costituzionale in materia e della prossima scadenza (luglio 2016) della legge delega sul riassetto delle sanzioni in materia di abusi di mercato.
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