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Timestamp: 2018-12-10 07:40:52+00:00
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responsabilità Ministero patologie trasfusioni - Avv. Ezio Bonanni
Cassazione Civile, sez. VI, Ordinanza 04-02-2016, n. 2232
Responsabilità del Ministero della Salute per patologie da trasfusioni infette
La Cassazione si pronuncia sulla responsabilità del Ministero della Salute per le infezioni da emotrasfusioni contratte prima del 1978.
In caso di patologie conseguenti ad infezione da virus Hbv, Hiv e Hcv, contratte a seguito di emotrasfusioni o di somministrazione di emoderivati, è configurabile la responsabilità del Ministero della Salute per l’omissione dei controlli in materia di raccolta e distribuzione del sangue per uso terapeutico e sull’idoneità dello stesso ad essere oggetto di trasfusione, già consentiti dalle conoscenze mediche e dai dati scientifici del tempo e ciò anche prima dell’anno 1978, in cui il virus dell’epatite B fu definitivamente identificato in sede scientifica, con conseguente scoperta dei mezzi di prevenibilità delle relative infezioni.
Nel caso di specie la sentenza della Corte di Appello aveva confermato la decisione di primo grado con cui erano stati riconosciuti i danni iure proprio della moglie e del figlio a seguito del decesso del di loro congiunto, avvenuto in conseguenza dell'aggravamento dell'epatite C, contratta a seguito di due trasfusioni cui lo stesso era stato sottoposto.
Per consolidata giurisprudenza è, infatti, ormai pacifica la responsabilità del Ministero della Salute, sul quale ricade, non solo l'obbligo di dare direttive, ma anche di vigilare sulla predisposizione di idonei controlli.
Tuttavia è ora riconosciuta la responsabilità di detto Ministero anche per il periodo precedente al 1978, in cui il virus fu definitivamente identificato, poichè lo stesso era tenuto a controllare che i trattamenti fossero esenti dal virus con idonei accorgimenti dell'epoca.
1 - Considerato che e' stata depositata relazione del seguente contenuto: "La Corte di appello di Venezia, con sentenza depositata in data 16/11/2012, confermava la decisione di primo grado che aveva riconosciuto il danno iure proprio patito da Ma. Ar. e Ba. Al. , moglie e figlio di Ba. Ma. , in conseguenza del decesso di quest'ultimo, avvenuto a causa dell'aggravamento dell'epatite cronica C da cui era affetto, derivata da infezione HCV contratta in conseguenza di due trasfusioni subite in data (OMISSIS) ed aveva condannato il Ministero al pagamento di euro 280.000,00 in favore della moglie e di euro 95.000,00 in favore del figlio. Riteneva la Corte territoriale, richiamando sul punto il decisum del Tribunale, sussistente la responsabilita' del Ministero sul quale ricadeva non solo l'obbligo di dare direttive ed organizzare controlli nell'impiego del sangue umano per uso terapeutico ma anche un obbligo di vigilanza che imponeva la predisposizione di idonei controlli per la verifica dell'osservanza delle direttive impartite. Rilevava che la carenza dei dati relativi ad uno dei due donatori integrava una ipotesi di mancata vigilanza. Avverso tale sentenza, il Ministero propone ricorso affidato ad un motivo. Resistono con controricorso i congiunti di Ba. Ma. . La questione posta dal ricorrente attiene al profilo relativo alla responsabilita' del Ministero per danni da emotrasfusioni, avvenute nell'anno (OMISSIS). La Corte di merito, riprendendo in genere la giurisprudenza delle Sezioni Unite in materia (si veda Cass. Sez. Un. n. 581 del 2008) e, soprattutto, una successiva decisione della terza sezione civile (Cass. n. 17685 del 2011), sostiene che il comportamento omissivo dei controlli da parte dell'Amministrazione ridonda in responsabilita', anche per trattamenti del 1974, precedenti alla data (1978) in cui il virus dell'epatite B fu definitivamente identificato in sede scientifica, in quanto gia' prima di tale evidenza era noto il rischio collegato alla trasmissione dell'epatite ed il Ministero era tenuto a controllare che i trattamenti fossero esenti da virus. Il ragionamento della Corte territoriale appare conforme ai principi piu' volte affermati da questa Corte (si vedano tra le piu' recenti Cass. 28 febbraio 2014 n. 4785; Cass. 8 ottobre 2014, n. 21256; Cass. 12 dicembre 2014, n. 26152, Cass. 22 gennaio 2015, n. 1131; Cass. 11 febbraio 2015, nn. 7126, 7127, 7129; Cass. 2 aprile 2015, n. 6746). La giurisprudenza di legittimita' - sulla scia delle note sentenze gemelle di Cass. Sez. Un., 11 gennaio 2008, nn. 576 ss. - e' ormai univoca nell'affermare che sussisteva a carico del Ministero della sanita' (oggi Ministero della salute), anche prima dell'entrata in vigore della L. 4 maggio 1990, n. 107, un obbligo di controllo e di vigilanza in materia di raccolta e distribuzione di sangue umano per uso terapeutico; sicche' il giudice, accertata l'omissione di tali attivita' con riferimento alle cognizioni scientifiche esistenti all'epoca di produzione del preparato, ed accertata l'esistenza di una patologia da virus HIV, HBV o HCV in soggetto emotrasfuso o assuntore di emoderivati, puo' ritenere, in assenza di altri fattori alternativi, che tale omissione sia stata causa dell'insorgenza della malattia e che, per converso, la condotta doverosa del Ministero, se fosse stata tenuta, avrebbe impedito il verificarsi dell'evento (per tutte: Cass. Sez. Un., 11 gennaio 2008, n. 576). Inoltre, per l'unicita' dell'evento lesivo - infezione da HBV, HIV, HCV e cioe' lesione dell'integrita' fisica (essenzialmente del fegato) in conseguenza dell'assunzione di sangue infetto - derivato dall'emotrasfusione (Cass. 29 agosto 2011, n. 17685; Cass. Sez. Un., 11 gennaio 2008, n. 576), la responsabilita' puo' agevolmente ricavarsi nell'omissione, da parte del Ministero, dei controlli, consentiti dalle conoscenze mediche e dei piu' datati parametri scientifici del tempo, sull'idoneita' del sangue ad essere oggetto di trasfusione (tra le altre: Cass. 14 luglio 2011, n. 15453; Cass. 30 agosto 2013, n. 19995), in epoca anche anteriore alla piu' risalente delle scoperte dei mezzi di prevenibilita' delle relative infezioni, individuabile nel (OMISSIS). Il suddetto orientamento consente di ritenere ormai superata la pronuncia di questa Corte del 31 gennaio 2013, n. 2250, richiamata dal Ministero ricorrente, con la quale era stata esclusa, senza la necessita' di ulteriori accertamenti da parte del giudice del merito, la ricorrenza di una "regolarita' causale" tra il mancato controllo da parte del Ministero ed i contagi anteriori al 1978. Nella presente fattispecie, la Corte territoriale, con un accertamento in fatto che non puo' essere scalfito in questa sede, ha, sulla base della consulenza tecnica d'ufficio posta gia' a fondamento della decisione di primo grado, ritenuto sussistente il nesso causale tra le trasfusioni ricevute dal Ba. ed il contagio da virus HCV stante l'idoneita' della modalita' di trasmissione, la compatibilita' dei tempi di sviluppo dell'epatite e della successiva cirrosi epatica, l'assenza di cause diverse dall'emotrasfusione ed ha altresi' accertato che la condotta richiesta alla P.A. preposta alla vigilanza sulle emotrasfusioni potesse considerarsi negligente, in relazione anche solo alle conoscenze dell'epoca (si veda il passaggio della consulenza tecnica d'ufficio, posta a base tanto della decisione di primo grado quanto di quella di appello, e ritualmente trascritto dai conttoricorrenti secondo il quale "all'epoca dei fatti, (OMISSIS), le cautele per la selezione dei donanti e del sangue donato ai fini della riduzione dei rischi di trasmissione virus epatici erano: - la selezione epidemiologica dei donatori; - la ricerca dell'HBasAg; - la determinazione delle ALT..."), per il fatto che vi era stata una totale carenza di dati relativi ad uno dei due donatori. In conclusione, si propone il rigetto del ricorso, con ordinanza ai sensi dell'articolo 375 c.p.c., n. 5".
2 - Solo i controricorrenti hanno depositato memoria ai sensi dell'articolo 380 bis c.p.c. (adesiva alle conclusioni della relazione) con allegata nota spese.
3 - Questa Corte ritiene che le osservazioni in fatto e le considerazioni e conclusioni in diritto svolte dal relatore siano del tutto condivisibili, siccome coerenti alla consolidata giurisprudenza di legittimita' in materia e che ricorra con ogni evidenza il presupposto dell'articolo 375 c.p.c., n. 5, per la definizione camerale del processo.
6 - Il ricorso e' stato notificato in data successiva a quella (31/1/2013) di entrata in vigore della legge di stabilita' del 2013 (L. 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17), che ha integrato del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, aggiungendovi il comma 1 quater del seguente tenore: "Quando l'impugnazione, anche incidentale e' respinta integralmente o e' dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l'ha proposta e' tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale, a norma articolo 1 bis. Il giudice da' atto nel provvedimento della sussistenza dei presupposti di cui al periodo precedente e l'obbligo di pagamento sorge al momento del deposito dello stesso". Tuttavia, nel caso di specie, tale disposizione non puo' trovare applicazione, in quanto il ricorrente e' esente per legge dal versamento del contributo unificato.
La Corte rigetta il ricorso; condanna il Ministero ricorrente al pagamento, in favore dei controricorrenti, delle spese del presente giudizio di legittimita' che liquida in euro 100,00 per esborsi ed euro 10.260,00 per compensi professionali oltre accessori di legge e rimborso forfetario in misura del 15%. In caso di diffusione del presente provvedimento, vanno omesse le generalita' e gli altri dati identificativi, a norma del Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articolo 52. Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, da' atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.
Cosi' deciso in Roma, il 16 dicembre 2015.