Source: http://dirittiefrontiere.blogspot.com/2016/01/protesta-dei-migranti-lampedusa-prima.html
Timestamp: 2018-07-17 09:52:10+00:00
Document Index: 160907851

Matched Legal Cases: ['art. 78', 'art. 5', 'art.20', 'art. 20', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 1', 'art.1', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 19', 'art. 7', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 80', 'art. 9', 'art. 14', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 11', 'art. 14', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 13']

Diritti e Frontiere: Protesta dei migranti a Lampedusa, prima accoglienza e confinamento. Degrado irrecuperabile nel Cspa di Pozzallo. Respingimenti "frettolosi" nell'Hot Spot di Trapani Milo. Dopo il fallimento della Road Map italiana, occorrono proposte praticabili in tempi brevi. Nessuna prospettiva di apertura a livello europeo.
Protesta dei migranti a Lampedusa, prima accoglienza e confinamento. Degrado irrecuperabile nel Cspa di Pozzallo. Respingimenti "frettolosi" nell'Hot Spot di Trapani Milo. Dopo il fallimento della Road Map italiana, occorrono proposte praticabili in tempi brevi. Nessuna prospettiva di apertura a livello europeo.
21:29 | Pubblicato da Fulvio Vassallo | Modifica post
Mentre si avvia il semestre di presidenza olandese dell'Unione Europea, rimane irrisolta la questione dell'Agenda europea sulle migrazioni adottata lo scorso anno, e si verifica il fallimento della correlata Road Map italiana che prevedeva l'apertura di nuovi "HOTSPOTS", l'avvio delle operazioni di rilocazione verso altri paesi europei, e la intensificazione dei voli di rimpatrio, gestiti in parte dall'Agenzia FRONTEX. Di certo, quale che fosse la base normativa, la "decisione" di avviare le procedure di rilocazione non è stata ritenuta vincolante da parte di nessuno degli stati che originariamente vi avevano aderito, ed anzi la Svezia si è sfilata del tutto, a fronte dell'elevato numero di richieste di asilo ricevute nel corso dell'anno. Il vizio di fondo dell'intera operazione sta nella vincolatività del trasferimento, perché appare evidente che imponendo ad un eritreo o ad un siriano di finire confinato in un paese dove non ha alcun riferimento, o dove non viene neppure accettato dalla popolazione, pensiamo alla Repubblica Ceca, o alla Romania, equivale a dirgli di non rilasciare le impronte digitali, anche a costo di tagliarsi le dita.
http://www.eunews.it/2016/01/06/relocation-trasferimenti-italia-grecia-inesistenti/47569
Qui la lista dei paesi che avrebbero dovuto accogliere i migranti "rilocati" e gli attuali progetti della nuova presidenza olandese, che non vedo molto propensa a garantire la cd. "efficacia vincolante" delle decisioni europee sulla rilocazione.
dutch-eu-presidency-tough-line-refugees-soft-poland-borders-council
http://www.euronews.com/2016/01/06/hopes-of-concrete-solutions-to-migrant-crisis-as-netherlands-starts-eu/#.Vo2ASlC4GTs.facebook
Secondo l'art. 78, par. 3 del TFUE "Qualora uno o più Stati membri debbano affrontare una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi, il Consiglio, su proposta della Commissione, può adottare misure temporanee a beneficio dello Stato membro o degli Stati membri interessati. Esso delibera previa consultazione del Parlamento europeo.
Sulla creazione degli Hot Spot e sulla questione ancora più confusa del prelievo forzato delle impronte digitali è mancata una vera "consultazione" con il Parlamento Europeo, che ha trattato le due questioni soltanto in alcune riunioni della Commissione LIBE, ma non ha mai deliberato al riguardo. Inoltre mi sembra arduo includere " tra le misure temporanee a beneficio dello stato membro o degli Stati membri interessati" la prassi di polizia che applica il trattenimento a tempo indeterminato e il prelievo forzato delle impronte digitali. Inoltre il trattenimento a tempo indeterminato per il prelievo delle impronte contraddice le finalità degli Hot Spots e rischia di renderli del tutto inagibili, con il congestionamento per effetto del confinamento prolungato ( ben oltre le 48-72 ore) di centinaia di persone che rifiutano di farsi prelevare le impronte, come da ultimo si sta verificando a Lampedusa. In una situazione di totale promiscuità, della quale possono giovarsi solo i trafficanti di esseri umani e i politici che speculano sull'emergenza immigrazione.
Il diritto italiano "per circolare". Ecco quella che dovrebbe essere la base legale degli Hot Spots in Italia. In contrasto con atti normativi di rango superiore come leggi e Direttive dell'Unione che NON consentono di distinguere a seconda della nazionalità o della percentuale di accoglimento delle richieste di asilo tra rifugiati, richiedenti asilo e "migranti economici". Gli unici migranti economici che il nostro ordinamento conosce sono coloro che potevano entrare con i decreti flussi annuali, che il governo adesso ha sospeso, bloccando ogni possibilità di ingresso legale per lavoro in Italia.
http://www.piemonteimmigrazione.it/mediato/images/news_materiali/circolare_ministero_interno_n_14106_del_6_10_2015_hotspot_accoglienza.pdf
Il rinforzo dei poteri e delle funzioni dell'agenzia Frontex, viene correlato da diversi paesi al mantenimento del regime di libera circolazione dettato dal Regolamento Schengen 562 del 2006. Un Regolamento che gli stati sospendono sempre più spesso, temporaneamente, ma già come prova generale di un ricatto agli stati più esterni, ai quali si rimprovera di non controllare le loro frontiere con i paesi terzi. Su questo occorre dire come stanno le cose, nessuno si illude di modificare posizioni ormai consolidate del governo italiano o dei gruppi di burocrati che, su mandato dei governi più conservatori o apertamente populisti, riempiono di contenuto senza basi legali le politiche europee, a ridosso delle "decisioni" del Consiglio e della Commissione
http://www.statewatch.org/analyses/no-281-frontex-schengen-refugees.pdf
Si annuncia a Bruxelles l'ennesima riapertura del dibattito per modificare l'iniquo Regolamento Dublino III, una richiesta dell'Italia, da tempo, ma che potrebbe essere anche occasione per scaricare sui paesi di primo ingresso l'onere di accoglienza dei richiedenti asilo, mentre alcuni paesi rimettono in discussione la libera circolazione dettata dal Regolamento Schengen, o si posizionano apertamente contro la Convenzione di Ginevra del 1951 che prevede soltanto lo status di rifugiato, uno status che viene riconosciuto soltanto al 5 per cento delle persone sbarcate, o comunque entrate in territorio europeo. Proposte di questo tipo fanno capire quanto sia improbabile che questi stessi paesi convengano su aperture delle restrizioni imposte dal Regolamento Dublino alla libera circolazione dei richiedenti asilo.
http://www.theguardian.com/world/2016/jan/06/un-backlash-against-call-to-scale-back-geneva-convention-on-refugees?CMP=share_btn_fb
Di fatto, tutte le decisioni adottate nel corso del 2015 dal Consiglio su proposta della Commissione non hanno trovato riscontro in corrispondenti deliberati da parte del Parlamento Europeo, e dunque, sebbene abbiano cercato di collegare la materia dell'immigrazione e dell'asilo con le questioni della sicurezza e del terrorismo, che consentono procedure più rapide, le nuove prassi di polizia negli HOTSPOTS sono rimaste ancora prive di basi legali. Non vi è dunque alcun fondamento legale per il trattenimento prolungato dopo lo sbarco al fine esclusivo di prelevare le impronte digitali né per il ricorso all'uso della forza, per costringere le persone a posare le loro dita sui lettori utilizzati per la registrazione delle impronte. Le procedure di identificazione e di selezione sono particolarmente complesse, e presentano ancora differenze notevoli nei centri di soccorso e prima accoglienza (CSPA di Lampedusa e Pozzallo) in atto, sembrerebbe, già definiti come Hot Spot, nel nuovo Hot Spot di Trapani Milo ( all'interno del vecchio CIE dove continua ad operare peraltro la Commissione territoriale) e nei porti di sbarco, tanto che a Catania, a differenza di quanto avviene a Palermo, le impronte digitali si prelevano direttamente allo sbarco al porto, da mesi.
Ecco quello che dicono i tribunali quando i Maliani, generalmente ritenuti dalla polizia di frontiera come "migranti economici" riescono a fare ricorso. Si riconosce loro il diritto alla protezione.
http://www.asgi.it/ultime-notizie/mali/
Continua a Lampedusa la protesta degli eritrei e degli altri migranti che chiedono di raggiungere altri paesi europei per presentare lì la loro richiesta di asilo. Ormai la favoletta che dopo il prelievo delle impronte si poteva essere ritrasferiti verso altri paesi europei non funziona più. La rilocazione consentita dall'Unione Europea, dopo la chiusura di Svezia e Germania, impone trasferimenti forzati verso paese nei quali i migranti non vogliono andare, perché lontani da quelli che ospitano le loro famiglie o i propri connazionali.
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo/cronaca/16_gennaio_06/lampedusa-protesta-migranti-contro-impronte-digitali-f41efd28-b471-11e5-984e-c61a0c03baf7.shtml
http://www.agi.it/cronaca/2016/01/07/news/proteste_per_i_migranti_a_lampedusa_sindaco_noi_ignorati-398379/
http://it.radiovaticana.va/news/2016/01/07/lampedusa,_rientra_protesta_il_parroco_persone,_non_merce/1199458
http://agensir.it/quotidiano/2016/1/7/lampedusa-rientrata-la-protesta-don-zerai-habeshia-al-commissario-ue-non-trattarli-come-pacchi/
Solo il riconoscimento di un diritto di asilo "europeo", con il riconoscimento in tutta Europa delle decisioni che concedono uno status di protezione, potrebbe risolvere il problema della prima identificazione. Ma la soluzione è lontana per l'assenza di una volontà politica in tal senso, considerando che in Europa alcuni paesi non riconoscono la protezione umanitaria, prevista dalla legge italiana ( art. 5.6 del T.U. 286 del 1998), e che altri paesi hanno adottato una lista di "stati terzi sicuri" ( che manca ancora in Italia), respingendo tutte le domande di asilo delle persone che provengono da quei paesi.
http://www.statewatch.org/news/2015/oct/ecre-comments-safe-countries.pdf
In definitiva occorre prendere atto che in materia di immigrazione ed asilo l'Unione Europea trova posizioni comuni solo quando si tratta di inasprire i controlli di frontiera affidati all'Agenzia Frontex, o di stipulare accordi con paesi che, anche a costo di sacrificare la vita dei profughi di guerra, si impegnano a bloccare le partenze, come ha promesso la Turchia di Erdogan.
In 'assenza di basi normative certe la gestione degli Hot Spot affidata alla discrezionalità dei questori e delle forze di polizia, in assenza delle informazioni legali dovute per legge. Si diffondono sistemi di selezione dei migranti che sono frutto di veri e propri trucchi per stabilire chi è richiedente asilo e chi è "migrante economico" e dunque come tale risulta immediatamente destinatario di un provvedimento di respingimento differito,con l'obbligo di lasciare entro sette giorni il territorio nazionale, un provvedimento che nessuno potrà mai rispettare in assenza di mezzi economici e di documenti di viaggio.
http://openmigration.org/en/fact-checking/what-is-the-real-number-of-refugees-arriving-in-italy/
Si dimentica che la maggior parte delle persone che arrivano dalla Libia in queste settimane fuggono davanti all'avanzata delle milizie legate direttamente ad Isis, che uno dopo l'altro sta conquistando porti e terminali petroliferi, dove erano impegnati lavoratori immigrati da tempo in Libia, molti anche marocchini, che dunque sono costretti a partenze forzate per salvare la vita, non avendo altra possibilità di lasciare la Libia per la totale chiusura delle frontiere da parte dei paesi confinanti.
https://twitter.com/AGomati/status/685041038944256000/photo/1?utm_source=fb&utm_medium=fb&utm_campaign=AGomati&utm_content=685041038944256000
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Libia-camion-bomba-contro-centro-di-addestramento-polizia-decine-di-morti-e-feriti-Isis-rivendica-022b2309-f878-4254-8bd2-94f1c79d8508.html
http://www.lastampa.it/2016/01/07/esteri/attacchi-agli-impianti-petroliferi-in-libia-cresce-loffensiva-dellisis-SOql0KB85uDf0QMYDbl8BJ/pagina.html
http://www.longwarjournal.org/archives/2016/01/islamic-state-releases-photos-from-captured-libyan-town-of-bin-jawad.php
Nel 2011 si adottò, rispetto ad una situazione molto meno grave, un provvedimento di carattere generale, in base all'art.20 del T.U. 286 del 1998, che consentì il riconoscimento della protezione umanitaria ed il rilascio di un documento di viaggio valido per l'espatrio. Oggi la continua minaccia dell'apertura di una procedura di infrazione da parte dell'Unione Europea nei confronti dell'Italia, sta bloccando l'utilizzazione di uno strumento legislativo previsto dal nostro ordinamento, e contemplato anche dal Diritto dell'Unione, in particolare dalla Direttiva 2001/55/CE che però richiede il consenso di tutti gli stati membri per il riconoscimento della protezione temporanea a colo che risultano sfollati, in caso di un "afflusso massiccio" come quello che si sta verificando in questi ultimi anni.
http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri=CELEX:32001L0055
http://www.meltingpot.org/La-protezione-temporanea-degli-sfollati.html#.Vo7r0YeFP3g
Ma il vento in Europa è profondamente cambiato, populisni e nazionalismi spadroneggiano ovunque, l'allarme terrorismo condiziona le politiche nazionali, ormai il vero obiettivo delle prassi di sbarramento nei confronti dei migranti, in assenza di canali legali di ingresso, non sono più i "clandestini" ma i richiedenti asilo. Anzi si creano tutte le condizioni per trasformare i potenziali richiedenti asilo in clandestini, come si sta facendo con il ricorso alla categoria del migrante economico, con i respingimenti "differiti" ( in Italia) e con la imposizione del prelievo forzato delle impronte digitali, in combinazione con il Regolamento Dublino ( e con il correlato Regolamento Eurodac). Ad avvantaggiarsene sono soltanto i trafficanti di esseri umani che tutti a parole sostengono di combattere.
http://www.a-dif.org/2016/01/06/la-gabbia-europa/
Anche agli sbarchi nei porti si rischia un inasprimento delle procedure di prima identificazione, con forme di selezione sempre più celeri che rischiano di impedire la tempestiva individuazione dei soggetti più vulnerabili, dei minori non accompagnati, delle vittime di tratta. Senza la presenza di mediatori specializzati molti minori dichiarano di essere maggiorenni, e tra questi anche vittime di tratta.
Quando poi si ripristina la legalità e si riesce ad ottenere una corretta informazione e l'ammissione alla procedura di asilo, dopo una frettolosa selezione come "migranti economici", come è successo a Trapani nei giorni scorsi, grazie all'attività di mediazione e di ripristino della legalità svolta dal Prefetto, non mancano le polemiche strumentali da parte di chi ritiene un onere insopportabile l'arrivo di qualche decina di persone, richiedenti asilo, in una città come Milano. Il provvedimento di respingimento, un provvedimento illegittimo che i tribunali continuano a sospendere, viene ritenuto come un marchio indelebile sulla pelle di chi non ha ricevuto alcuna informazione allo sbarco
Occorre rivedere tutto il sistema della prima accoglienza in Italia, soprattutto in quei luoghi che, già da tempo Centri si soccorso e prima accoglienza al di fuori delle regole, adesso sono stati presentati all'opinione pubblica come Hot Spot, magari "sperimentali" ma dove continuano tutte le prassi già denunciate da tempo, da singole associazioni e da grandi organizzazioni umanitarie. Il Centro di soccorso e prima accoglienza di Pozzallo continua a funzionare con tempi di trattenimento più lunghi di quelli consentiti dalla legge, in un ambiente di elevata promiscuità tra adulti maschi, donne e minori, con la possibilità per gli agenti consolari di entrare e di procedere ai riconoscimento delle persone che le forze di polizia ritengono qualificabili come "migranti economici", con il rischio di un respingimento collettivo e di un rimpatrio forzato, prima ancora che abbiano potuto formalizzare la domanda di protezione internazionale, se provengono da paesi con i quali l'Italia ha stretto accordi bilaterali di riammissione che contemplano "procedure semplificate"( Egitto, Nigeria, Tunisia).
http://www.vita.it/it/article/2016/01/07/di-carlo-msf-tornare-al-cpsa-di-pozzallo-quando-le-istituzioni-faranno/137848/
Questo l'inferno dal quale fuggono i migranti che arrivano dalla Libia. Date le attuali condizioni del paese di dovrebbe ruconoscere a tutti loro un permesso di soggiorno per motivi umanitari, in base all'art. 20 del T.U. 286 del 1998, come si fece nel 2011 nel corso della cd. emergenza Nord-Africa
Occorre un intervento normativo urgente a livello nazionale che stabilisca il rispetto delle garanzie procedurali sancite dalle Direttive dell'Unione Europea e dai decreti legislativi di attuazione in favore dei potenziali richiedenti asilo. vanno ritirate tutte le più recenti circolari del ministero dell'interno, che risultano in violazione di legge e di norme di rango superiore, come le Convenzioni internazionali o i Regolamenti europei. A partire dai diritti di informazione legale ( negata) sulla condizione giuridica dei migranti soccorsi in mare e sbarcati nei porti italiani.
Occorre soprattutto sottrarre alla discrezionalità delle forze di polizia, nell'ammissione alla procedura per il riconoscimento dello status di protezione internazionale.magari sulla base della provenienza nazionale e degli accordi di riammissione esistenti con i paesi di origine. In Italia NON è in vigore una lista di "paesi terzi sicuri", e la categoria del "migrante economico" utilizzata poche ore dopo lo sbarco costituisce un uso distorto ed illegittimo della discrezionalità amministrativa.
La prassi dei respingimenti differiti deve essere contrastata perché si può tradurre in respingimenti collettivi vietati dall'art. 4 del Quarto Protocollo allegato alla Cedu. Va abrogato l'art. 10 comma 2 del T.U. 286 del 1998 perchè norma palesemente in contrasto, per come viene applicato, con gli articoli 3, 13 e 24 della Costituzione italiana. Altrimenti vanno sollevati ricorsi a raffica contro i provvedimenti di respingimento e in quella sede si deve arrivare ad un pronunciamento della Corte Costituzionale.
Va chiarito il ruolo delle organizzazioni già coinvolte in passato nel Progetto Praesidium, soprattutto nella prima identificazione, nella individuazione dei soggetti vulnerabili, delle vittime di tortura, delle vittime di tratta e dei minori non accompagnati. Attività che sempre più spesso sono svolte dai volontari presenti agli sbarchi. Fino a quando i porti non saranno del tutto blindati. Come già è successo a Catania.
Occorre denunciare pubblicamente il fallimento dei piani di rilocazione dall'Italia verso altri paesi europei, e sollecitare, anche per questa ragione, una modifica sostanziale del Regolamento Dublino, con il riconoscimento di un diritto di asilo "europeo" valido in tutti i paesi UE.
Vanno aperti canali umanitari per evitare che i migranti debbano affidarsi a trafficanti senza scrupoli, che soprattutto nei mesi invernali, possono lucrare su viaggi della disperazione che si concludono in naufragi o che comportano un numero sempre più elevato di vittime per la fame ed il freddo.
ASGI AL MINISTERO DELL’INTERNO:
Documento del Consiglio direttivo del 21/10/2015
Dopo che il Consiglio europeo ha approvato nel settembre 2015 le decisioni sulla ricollocazione dei richiedenti asilo dall’Italia verso altri Stati dell’Unione europea, in Italia le forze di polizia e le autorità di pubblica sicurezza sembrano avere modificato le prassi circa il soccorso, l’identificazione e l’accoglienza dei richiedenti asilo e dei migranti stranieri soccorsi e sbarcati.
Le nuove prassi paiono motivate anche dall’obiettivo imposto dal Ministero dell’Interno di attuare in Italia gli Hot Spot (metodi o luoghi, la cui istituzione e attività è di per sé priva di alcuna efficacia giuridicamente vincolante in Italia perché nessuna norma italiana o dell’UE li precisa) e gli impegni presi dal Governo italiano nella Italy’s road map inviata il 15 settembre alla Commissione europea per poter fruire della ricollocazione dei richiedenti asilo sbarcati in Italia (impegni privi di qualsiasi efficacia giuridica diretta nel diritto nazionale perché sono inseriti in un mero documento di lavoro riservato).
Tali nuove prassi adottate spesso comportano atti illegittimi e lesivi dei diritti di cui godono i migranti e i richiedenti asilo soccorsi in mare e sbarcati sul suolo italiano.
In particolare si segnalano molti casi di provvedimenti di respingimento adottati dai Questori nei confronti di stranieri soccorsi in mare e sbarcati sul territorio italiano, attuati prima che potessero effettivamente manifestare la loro volontà di presentare domanda di asilo. Tali provvedimenti sono stati adottati soprattutto in Sicilia e nell’ambito dei cd. “Hotspot” di recente attivazione (a Pozzallo, Porto Empedocle, Trapani e Lampedusa), che sembrano configurati come luoghi chiusi nei quali operano le forze di polizia italiane, supportate dai rappresentanti delle agenzie europee (Frontex, Europol, Eurojust ed EASO, l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo), in cui gli stranieri appena sbarcati in Italia sono sottoposti a rilievi fotodattiloscopici ai fini della loro identificazione e sarebbero poi distinti e qualificati come richiedenti asilo o migranti economici e a seconda di questo tipo di “catalogazione” sommaria sarebbero poi inviati alle strutture di accoglienza per richiedenti asilo oppure sarebbero destinatari di un provvedimento di respingimento per ingresso illegale e poi lasciati sul territorio italiano senza alcuna misura di accoglienza non essendo comunque possibile alcun rimpatrio.
In proposito occorre ribadire l’esigenza di garantire sempre i diritti fondamentali degli stranieri soccorsi e sbarcati, nei cui confronti invece talvolta si adottano atti illegittimi e perciò si chiede al Ministero dell’Interno di intervenire subito per farli cessare immediatamente e per provvedere in modo generale a colmare eventuali lacune e a prevenire interpretazioni o prassi non conformi alle norme vigenti in modo da evitare discrezionalità eccessiva e il ripetersi di atti illegittimi, anche impartendo precise direttive o circolari o predisponendo norme regolamentari.
A tale fine le autorità che provvedono al soccorso e allo sbarco devono con la massima cautela e comprensione (anche in rapporto alle condizioni di salute e ai traumi patiti nel viaggio e nel salvataggio) dedicare tempo per comprendere la situazione di ogni persona straniera soccorsa e la sua provenienza, la sua età, i suoi legami familiari, i motivi del viaggio verso l’Italia, la presenza di familiari in Italia o in altri Stati UE, le circostanze del viaggio e dell’eventuale naufragio.
Nel fare ciò è evidente che lo straniero deve potersi esprimere nella sua lingua e deve ricevere informazioni precise e complete sulla sua condizione giuridica nella sua lingua.
In particolare deve comprendere modi e tempi per manifestare la volontà di presentare domanda di asilo e deve comprendere tempi e modi delle procedure di presentazione della domanda in Italia, incluse le procedure di identificazione, nonché delle possibilità (o impossibilità) di presentare domanda di asilo in altri Stati dell’UE e delle possibilità di essere ricollocato come richiedente asilo in altro Stato UE.
Si ricorda che il decreto legislativo n. 142/2015 (attuativo della Direttiva 2013/33/UE sull’accoglienza dei richiedenti la protezione internazionale e della Direttiva 2013/32/UE sulla qualifica della protezione internazionale) qualifica come richiedente asilo/protezione internazionale colui che ha “manifestato la volontà di chiedere tale protezione” (cioè prima ancora di avere verbalizzato la richiesta) e chiarisce che le misure di accoglienza si riferiscono ai “richiedenti protezione internazionale nel territorio nazionale, comprese le frontiere e le relative zone di transito, nonché le acque territoriali, e dei loro familiari inclusi nella domanda di protezione internazionale” (art. 1, comma 1) e che le misure di accoglienza “si applicano dal momento della manifestazione della volontà” (art.1, comma 2).
In proposito si ricorda che le navi italiane in mare aperto sono comunque considerate territorio italiano dall’art. 4 del codice della navigazione, sicché di queste misure la persona deve potere fruire fin dal suo soccorso a bordo delle navi.
Nessuno può verificare con certezza se prima dell’adozione di provvedimenti di respingimento o di espulsione, lo straniero sia stato effettivamente informato in modo completo e in lingua a lui comprensibile del diritto di manifestare la volontà di presentare domanda di asilo, alla quale consegue il diritto ad avere tutte le informazioni sull’accoglienza e sulla possibilità di contattare le organizzazioni umanitarie, anche ai centri alle frontiere (come prescrive l’art. 10-bis d.lgs. n. 25/2008, introdotto dal d.lgs. n. 142/2015).
Nessuno sa, dunque, se lo straniero abbia potuto effettivamente manifestare la volontà di chiedere la protezione internazionale, in quanto non vi è alcun controllo né sulle navi, né negli uffici di polizia, né nei centri di accoglienza.
2. Ogni straniero soccorso in mare e sbarcato in Italia e sprovvisto di titoli per il soggiorno non può essere respinto od espulso senza una valutazione completa della situazione della persona o soltanto perché le autorità di pubblica sicurezza presumono che la sua nazionalità o lo Stato di provenienza non abbia alcuna rilevanza ai fini di un’ipotetica domanda di asilo o sulla base di accordi bilaterali conclusi in forma semplificata con gli Stati di origine
Non è possibile comprendere quali siano i criteri in base ai quali ogni straniero soccorso e sbarcato è poi distinto tra richiedente asilo o migrante economico e a tal fine non può essere sufficiente neppure ciò che dice lo straniero stesso senza un accertamento approfondito della sua situazione.
Anche la Cassazione ha ribadito il dovere della Pubblica amministrazione di informare tutti i cittadini stranieri al loro arrivo della possibilità e del significato di avanzare una domanda di protezione internazionale ed anzi ha espressamente affermato il principio secondo cui “qualora vi siano indicazioni che cittadini stranieri o apolidi, presenti ai valichi di frontiera in ingresso nel territorio nazionale, desiderino presentare una domanda di protezione internazionale, le autorità competenti hanno il dovere di fornire loro informazioni sulla possibilità di farlo, garantendo altresì servizi di interpretariato nella misura necessaria per favorire l'accesso alla procedura di asilo, a pena di nullità dei conseguenti decreti di respingimento e trattenimento” (Cass., sez. VI civ., ord. 5926 del 25.03.2015).
Infatti i provvedimenti di respingimento disposti dai Questori sono motivati in modo assai sommario senza alcuna descrizione precisa e individualizzata della situazione dell’interessato che potrebbe essere comunque inespellibile a seguito di altre circostanze che le autorità devono rilevare d’ufficio anche a prescindere da una sua manifestazione di volontà di presentare domanda di asilo, perché p.es. nel suo Paese sarebbe oggetto di persecuzione (divieto di espulsione o respingimento previsto dall’art. 19, comma 1 del d. lgs. n. 286/1998) o di violenze o di conflitti o di torture o di trattamenti inumani o degradanti (divieto imposto ad ogni Stato dall’art. 3 CEDU).
In ogni caso una persona che entri irregolarmente nel territorio dello Stato, ma che manifesta la volontà di presentare domanda di asilo in via generale non può mai essere destinatario di un provvedimento di respingimento (art. 10, comma 4, e art. 19, comma 1 d. lgs. n. 286/1998).
Inoltre allorché una persona manifesti volontà di presentare domanda di asilo dopo che ha già ricevuto un provvedimento di respingimento ha comunque diritto di restare sul territorio dello Stato fino alla decisione definitiva sulla sua domanda (art. 7 d. lgs. n. 25/2008) e il Questore deve comunque revocare il provvedimento che in base all’art. 10, comma 4 d. lgs. n. 286/1998 cessa di avere efficacia in caso di applicazione delle norme sul diritto di asilo; in tali ipotesi va altresì revocato, perché privo di ogni base giuridica anche l’ordine di lasciare il territorio nazionale impartito dal questore ai sensi dell’art. 14, comma 5-bis d. lgs. n. 286/1998 e dunque in tali casi non si può neppure disporre il trattenimento di questo straniero per il solo fatto che non ha ottemperato a tale ordine.
Peraltro, ogni provvedimento di respingimento deve ritenersi comunque nullo allorché lo straniero sia stato ammesso nel territorio dello Stato per necessità di pubblico soccorso quando è stato soccorso in acque internazionali ed è giunto in Italia soltanto perché trasportato in Italia da una nave che l'ha soccorso in virtù degli obblighi previsti dal diritto internazionale del mare.
In ogni caso, le persone salvate e sbarcate che sono oggetto di respingimento (ma ciò avviene anche in diversi aeroporti e porti italiani) sono stranieri che avrebbero dichiarato di essere migranti economici e che perciò consapevolmente dichiaravano di non volere protezione e di essere quindi migranti economici.
Tuttavia più probabilmente si è trattato di casi di fraintendimentoderivante dal fatto che taluni stranieri sono analfabeti o non comprendono bene la lingua con cui si parla loro o i moduli che sono loro forniti, il che è stato verosimilmente favorito dalle forze di polizia, che (tra l'altro) in questi giorni hanno apprestato un formulario da sottoporre ai richiedenti al loro arrivo, strutturato in forma di risposta multipla relativa alle ragioni per le quali si è deciso di venire in Italia, in cui compaiono diverse possibili risposte legate a motivazioni economiche, ma non l'intenzione di richiedere protezione internazionale. Al contempo, è noto come nel corso dell'ultimo anno moltissimi cittadini egiziani e tunisini sbarcati in Sicilia siano stati rimpatriati forzatamente nell'immediatezza del loro arrivo, subito dopo una intervista condotta tramite un mediatore delle forze dell'ordine dalla quale emergeva che l'interessato non voleva avanzare domanda di protezione internazionale ma era giunto in Italia per ragioni esclusivamente economiche. L'intervista era condotta senza la presenza di un avvocato o di un organo di garanzia. Appare poco plausibile che nessuno di questi stranieri avesse voluto presentare la domanda di protezione internazionale, mentre è ragionevole supporre che le forze di polizia abbiano indotto lo straniero ad essere frainteso.
In definitiva, nessuna norma attribuisce alle forze di polizia la facoltà di distinguere tra richiedenti asilo (inespellibili) e migranti economici irregolari (espellibili), sicché i fatti che si ripetono con costanza in questi giorni sono realisticamente da imputare a una prassi illegittima delle forze dell'ordine contraria alla normativa italiana ed europea e configurante verosimilmente un comportamento illecito.
Occorre dunque cambiare fin da subito questa prassi, modificare i formulari di pre-identificazione prevedendo espressamente anche la richiesta di asilo e di protezione internazionale ed anzi fare in modo che in tutti i valichi di frontiera e nei luoghi preposti alla raccolta delle domande di asilo e/o all'identificazione degli stranieri giunti irregolarmente sia comunque previsto in modo chiaro e riconoscibile (anche scritto in varie lingue conoscibili agli stranieri) un canale o uno sportello che consenta sempre la presentazione delle domande di asilo.
In ogni caso è forte il dubbio che la selezione tra richiedenti asilo e “migranti economici” avvenga sulla base di affermazioni fatte nell’immediatezza del soccorso dagli stranieri che spesso si trovano in situazione di disorientamento o di impaurimento e che non sono completamente informati delle conseguenze delle loro affermazioni oppure sulla base della nazionalità dichiarata dagli stranieri sbarcati o meramente supposta, il che però viola sia il diritto d’asilo (che consente a chiunque di avere accesso alla procedura per l’esame della propria domanda da parte della competente autorità, cioè in Italia le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale), sia il divieto di espulsioni o respingimenti collettivi, previsto dall’art. 4 del Protocollo n. 4 alla Convenzione europea dei diritti umani, reso esecutivo in Italia con d.p.r. 14 aprile 1982, n. 217, la cui violazione da parte dell’Italia è già stata accertata più volte dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che l’ha condannata perché sulle navi o nei centri di primo soccorso e accoglienza il respingimento è stato disposto senza alcuna forma di esame individuale di ogni straniero o da parte di personale impreparato per effettuare delle interviste a ciascuno e senza che i respinti abbiano avuto a disposizione degli interpreti o dei consulenti legali e ciò per la Corte è sufficiente per affermare l’assoluta assenza di garanzie sufficienti per valutare realmente ed individualmente la situazione dei migranti presi a bordo o soccorsi a terra. (si vedano le sentenze della Cedu 21.10.2014, caso 16643/09 Sharifi e altri contro Italia e Grecia, caso 27765/09 23.02.2012 Hirsi Jamaa ed altri c. Italia).
In particolare, la Corte, proprio a proposito di respingimenti disposti dal Questore nei confronti di stranieri (tunisini) soccorsi e ospitati in un centro di primo soccorso e accoglienza, ha affermato che il divieto di espulsioni collettive è violato ogniqualvolta decreti di respingimento siano disposti nei confronti di stranieri della medesima nazionalità che si trovino in analoghe circostanze e non contengano alcun riferimento alla situazione personale degli interessati ovvero non si possa provare che i colloqui individuali sulla situazione specifica di ogni straniero si siano svolti prima dell'adozione di questi decreti, ovvero allorché gli accordi bilaterali con i loro Stati di provenienza non sono stati resi pubblici e prevedano il rimpatrio dei migranti irregolari tramite procedure semplificate, sulla base della semplice identificazione della persona interessata da parte delle autorità consolari (si veda la sentenza della CEDU 1.09.2015 Khlaifia e altri c. Italia nella causa n. 16483/12).
In proposito è inquietante che nel documento Italy’s Roadmap si affermi che il Ministero dell’Interno sta cercando di stipulare Accordi veloci con alcuni paesi per agevolare i rimpatri forzati; tra essi vi sono Paesi dai quali provengono gran parte dei richiedenti asilo in Italia (Gambia, Costa d’Avorio, Pakistan, Bangladesh) e che hanno diritto di accesso alla procedura per l’esame della domanda ed eventualmente a rivolgersi all’Autorità giudiziaria in caso di esito negativo.
Si tratta, in ogni caso, di accordi che comportano atti di natura politica (trattandosi spesso di accordi con regimi non democratici) o che incidono su materia coperta da riserva di legge e perciò devono essere comunque sottoposti a legge di autorizzazione alla ratifica da parte delle Camere ai sensi dell’art. 80 Cost., in mancanza della quale la loro applicazione è del tutto illegittima.
3. Ogni straniero soccorso in mare e sbarcato può essere sottoposto ad identificazione soltanto nei casi, nei modi e nei termini previsti dalle norme UE e dalle norme italiane, ma in generale non può essere sottoposto a misure coercitive per i rilievi fotodattiloscopici, né può essere trattenuto con misure coercitive al solo fine di essere identificato
Il regolamento UE n. 603/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 (entrato in vigore il 20 luglio 2015) istituisce il sistema EURODAC e prescrive di effettuare i rilievi fotodattiloscopici nei confronti di stranieri di età non inferiore a 14 anni che abbiano presentato domanda di protezione internazionale (art. 9), o che siano fermati dalle competenti autorità di controllo in relazione all'attraversamento irregolare via terra, mare o aria della frontiera in provenienza da un paese terzo e che non siano stati respinti, o che rimangano fisicamente nel territorio e che non siano in stato di custodia, reclusione o trattenimento per tutto il periodo che va dal fermo all'allontanamento sulla base di una decisione di respingimento (art. 14) e in entrambi i casi i rilevamenti devono essere effettuati quanto prima e devono essere trasmessi al sistema centrale EURODAC entro 72 ore.
In presenza di tali obblighi identificativi da parte delle autorità la legislazione italiana consente agli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza al più di accompagnare gli stranieri per l’identificazione (art. 4 testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, art. 6, comma 4 d. lgs. n. 286/1998) e in particolare l’identificazione del richiedente asilo può essere effettuata presso luoghi aperti e non già presso luoghi “chiusi”, cioè deve avvenire presso i centri di primo soccorso e accoglienza (art. 8, comma 2 d. lgs. n. 142/2015) o presso i centri governativi di prima accoglienza (art. 9 d. lgs. n. 142/2015) o presso le questure (art. 11, comma 4 d. lgs. n. 142/2015), salve le ipotesi di richiedente asilo che sia trattenuto in un centro di identificazione ed espulsione.
Infatti, i rilievi fotodattiloscopici non possono avvenire con misure limitative della libertà personale fuori delle ipotesi previste dalla legge di trattenimento in un centro di identificazione e di espulsione disposto nei confronti di straniero già espulso (art. 14 d. lgs. n. 286/1998), o nei confronti di richiedenti asilo che abbiano presentato la domanda di asilo quando erano già destinatari di provvedimenti di espulsione o sottoposti a provvedimento di trattenimento (cioè che chiedano asilo dopo quei provvedimenti), o che siano ritenuti pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica (avendo subito condanne per determinati reati) o se pericolosi socialmente o sospetti terroristi, o nel caso di rischio di fuga (se il richiedente asilo ha, precedentemente alla domanda di asilo, fornito sistematicamente false generalità al solo scopo di impedire l’esecuzione o l’adozione del provvedimento di espulsione) (art. 6 d. lgs. n. 142/2015).
Anche il regolamento UE che istituisce EURODAC ingiunge di effettuare i rilievi quanto prima, mentre il termine di 72 ore riguarda soltanto la trasmissione dei rilievi già fatti agli organismi europei e non autorizza di per sé alcuna forma di trattenimento.
Inoltre ogni eventuale imposizione al richiedente asilo a non lasciare un determinato luogo o a soggiornare in un altro determinato luogo può derivare soltanto dagli obblighi di permanenza notturna nei centri governativi di accoglienza (art. 10 d. lgs. n. 142/2015), mentre in tutti gli altri casi altri vincoli non sono previsti e al singolo richiedente asilo non trattenuto in un CIE può essere al più soltanto imposto l’obbligo di un determinato luogo di residenza o di una area geografica in cui circolare, ma tali eventuali restrizioni devono essere prescritte volta per volta dal Prefetto del luogo in cui la domanda è stata presentata o in cui si trova il centro con atto scritto e motivato e comunicato ad ogni richiedente asilo (art. 5, comma 4, d. lgs. n. 142/2015).
Perciò, qualsiasi altra forma di privazione della libertà in questa fase è da considerarsi illegittima per violazione dell’art. 13 Cost. (probabilmente configurando un reato di sequestro di persona) al di fuori delle ipotesi di accompagnamento presso gli uffici di polizia previsti per tutti coloro (italiani o stranieri) che rifiutino di farsi identificare (art. 11 d.l. 21.03.1978, n. 59, conv. in legge n. 191/1978) e al di fuori del fermo identificativo previste per tutti i cittadini (anche italiani), ipotesi nelle quali l’accompagnamento e il fermo sono da effettuarsi sotto il controllo costante della magistratura penale e con la possibile partecipazione di un difensore e comunque per un periodo non superiore alle 24 ore. Non sono previste, in altre termini, nuove forme di detenzione o di trattenimento. Conseguentemente, sono da ritenersi illegittime le pratiche occasionalmente utilizzate nel centro di Pozzallo nel recente passato (e testimoniate da importanti organizzazioni no profit) e soprattutto sono illegittime le intenzioni del Governo italiano che nella RoadMap ha assicurato alle istituzioni europee che in questi centri di primo soccorso i cittadini stranieri saranno privati della loro libertà fino al momento della identificazione.
La normativa italiana non consente in alcun modo di utilizzare la forza per vincere la resistenza passiva dei cittadini stranieri che si rifiutano di farsi identificare. L'Asgi ha già avuto modo di stilare un documento in cui dettagliatamente si evidenzia l'impossibilità da parte delle forze dell'ordine di fare uso della forza per costringere i cittadini stranieri a sottoporsi al rilevamento delle impronte. I comportamenti contrari a tale divieto assumono un rilievo penale (maltrattamenti, lesioni o altro).
Pertanto si chiede che il Ministero dell’Interno provveda immediatamente e nelle apposite linee guida sui centri di accoglienza per richiedenti asilo chiarisca la natura giuridica deglihotspot, fermo in ogni caso il rispetto del diritto di asilo garantito dall’art. 10, comma 3 Cost. e delle riserve assolute di legge e delle riserve di giurisdizione per le misure restrittive della libertà personale previste dall’art. 13 Cost., e che negli “hotspot” sia consentita una immediata e completa informazione circa il diritto di chiedere la protezione internazionale, senza che in essi avvenga alcuna forma di artificiosa selezione tra richiedenti asilo e migranti economici senza discriminazioni basate su criteri vietati dalla legge e consentendo che in tali strutture sia sempre garantita la presenza dell’UNHCR e delle associazioni umanitarie.