Source: http://www.laleggepertutti.it/codice-proc-penale/art-476-cod-proc-penale-reati-commessi-in-udienza
Timestamp: 2016-12-10 03:00:13+00:00
Document Index: 150309745

Matched Legal Cases: ['art. 476', 'art. 55', 'art. 476', 'art. 476', 'art. 55', 'art. 476', 'art. 371', 'art. 476', 'art. 371', 'art. 3', 'art. 476', 'art. 371', 'art. 242', 'art. 476', 'art. 390']

RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	1. Quando viene commesso un reato in udienza, il pubblico ministero procede a norma di legge, disponendo l’arresto dell’autore nei casi consentiti.
Giurisprudenza annotataReati commessi in udienza
L'arresto della persona informata sui fatti, effettuato dalla P.G. o dal p.m. mentre la stessa viene sentita nel corso delle indagini preliminari ed è sospetta di falsità o reticenza, integra la violazione dell'art. 476 comma 2. c.p.p., che sancisce il divieto dell'arresto in udienza del testimone falso o reticente.
Cassazione penale sez. VI 30 maggio 1994
Nel caso di reati per i quali è previsto l'arresto in flagranza, il p.m. ha il potere di disporre l'arresto dell'autore dei medesimi: ciò si deve ritenere in base all'interpretazione sistematica degli art. 55 comma 2 e 56 comma 1 c.p.p. che riconoscono al p.m. un potere di sovraordinazione, di indirizzo e di direttiva della polizia giudiziaria anche in materia coercitiva. D'altro canto la concezione che verrebbe riservata alla polizia giudiziaria ed interdetto al p.m. il potere di arresto in flagranza in virtù di una interpretazione restrittiva della direttiva n. 32 della l. delega del 1987, trova smentita significativa nell'art. 476 comma 1 c.p.p. che prevede appunto una legittimazione in tal senso del p.m. per i reati commessi in udienza (principio affermato con riferimento a connesso reato di false dichiarazioni al pubblico ministero).
Considerati la subordinazione della p.g. al p.m., quale emerge dagli artt. 55 e 56 c.p.p. ed il potere di ordinare l'arresto nell'ipotesi prevista dall'art. 476 c.p.p., deve riconoscersi, in via generale, al p.m. la facoltà di ordinare alla p.g. di procedere all'arresto in ogni caso di flagranza o quasi flagranza di reati per i quali sia consentito (fattispecie in tema di false informazioni al p.m.).
Attesa la subordinazione della P.G. al p.m., quale delineata negli art. 55 e 56 c.p.p., e considerato che il p.m., ai sensi dell'art. 476 c.p.p., è anche legittimato a ordinare l'arresto in flagranza per i reati commessi in udienza, deve ritenersi che spetti allo stesso p.m., in generale, la facoltà di ordinare alla P.G. di procedere all'arresto in ogni caso di flagranza o quasi flagranza di reati per i quali l'arresto sia consentito (principio affermato con riferimento al reato di cui all'art. 371 bis c.p.).
Il divieto previsto dall'art. 476 comma 2 c.p.p., di arresto del teste in udienza per i reati concernenti il contenuto della sua deposizione si estende a qualunque reato commesso dal teste durante la sua testimonianza. (Fattispecie relativa a reato di calunnia).
Tribunale S.Maria Capua V. 14 marzo 1994
È manifestamente infondata la eccezione di incostituzionalità sollevata dalla difesa, con riferimento al reato contestato di cui all'art. 371 bis c.p. e in relazione al principio di eguaglianza sancito dall'art. 3 cost., poiché diverse sono le esigenze sottese alla disposizione di cui all'art. 476 comma 2 c.p.p. e a quella di cui all'art. 371 bis c.p.: invero, nel primo caso, il legislatore ha ritenuto inopportuno l'arresto del teste, essendo ancora in corso la verifica dibattimentale del materiale probatorio già raccolto; nel secondo caso, invece, ritenendo opportuno fornire il p.m. di mezzi di pressione legale per ricercare la prova dei fatti sui quali indaga, ha inteso punire severamente - ed anche arrestare in flagranza di reato - chiunque renda dichiarazioni false o reticenti allo stesso p.m.
Tribunale Milano 04 marzo 1993
Mentre il procedimento per il reato di falsa testimonianza, dato l'intrinseco collegamento, ricavabile anche dalla disciplina di diritto sostanziale, con il processo principale, deve ritenersi assoggettato, se commesso in un'udienza relativa a processo in corso alla data di entrata in vigore del nuovo codice, alla disciplina di diritto intertemporale di cui agli art. 242 e seguenti delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del nuovo c.p.p., i procedimenti per altri reati commessi in udienza, in quanto solo occasionalmente collegati al processo principale, sono assoggettati, se commessi in un'udienza relativa a processo in corso alla data di entrata in vigore del nuovo codice e che prosegue con l'applicazione delle norme anteriormente vigenti, alla nuova disciplina codicistica. Ne consegue che, se nel corso di uno di tali processi, venga commesso in udienza un reato diverso dalla falsa testimonianza, competente a disporre l'arresto è il p.m. a norma dell'art. 476 comma 1 c.p.p. 1988 e competente per la convalida è il giudice per le indagini preliminari, a norma degli art. 390 e 391 dello stesso codice.
Cassazione penale sez. VI 06 giugno 1991
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