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Timestamp: 2020-07-08 05:39:12+00:00
Document Index: 168293226

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2697', 'art. 52', 'art. 4', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 366', 'art. 183', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 19644 del 03/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19644 del 03/10/2016
Cassazione civile sez. III, 03/10/2016, (ud. 31/03/2016, dep. 03/10/2016), n.19644
sul ricorso 2704/2014 proposto da:
PAVISA SPEDIZIONI SPA, in persona del legale rappresentante pro
tempore, sig. G.A., elettivamente domiciliata in ROMA,
VIA BENOZZO GOZZOLI 60, presso lo studio dell’avvocato REMO MONTONE,
rappresentata e difesa dall’avvocato LAURA GIUSEPPINA DESAYMONET
P.R., elettivamente domiciliato in ROMA, V.LE G. MAZZINI
119, presso lo studio dell’avvocato MARIA GRAZIA BATTAGLIA, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato OTTAVIANO DURANTE
avverso la sentenza n. 1063/2013 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
udito l’Avvocato REMO MONTONE per delega;
udito l’Avvocato MARIA GRAZIA BATTAGLIA;
Con sentenza del 17/5/2013 la Corte d’Appello di Torino, in parziale accoglimento del gravame interposto dal sig. P.R. e in conseguente (parziale) riforma della pronunzia Trib. Saluzzo 30/11/2010, ha condannato l’originaria convenuta società Pavisa Spedizioni s.p.a. al pagamento di somma in favore del primo a titolo di differenze tariffarie calcolate secondo le tariffe “a forcella” per trasporti di merce dal predetto effettuati in favore della medesima negli anni (OMISSIS).
Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito la società Pavisa Spedizioni s.p.a. propone ora ricorso per cassazione, affidato a 2 motivi.
Con il 1 motivo la ricorrente denunzia “errata interpretazione e/o falsa applicazione” dell’art. 2697 c.c., L. n. 298 del 1974, art. 52, D.M. 18 novembre 1982, art. 4, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Con il 2 motivo denunzia “omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio che hanno fornito oggetto di discussione tra le parti (ex art. 360 c.p.c., n. 3), relativamente all’eccezione di prescrizione quinquennale di cui al D.L. 29 marzo 1993, n. 82 convertito in L. 2 maggio 1993, n. 162.
Va anzitutto osservato che i motivi risultano formulati in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, atteso che il ricorrente fa riferimento ad atti e documenti del giudizio di merito (es., all’atto di citazione notificato in data 23/7/2005 (e poi rinnovato in data 10/2/2006) “, alla propria comparsa di costituzione e risposta, alle “depositate memorie esplicative, all’interrogatorio libero, alla propria “memoria ex art. 183 c.p.c. “, alle “memorie istruttorie”, ai 58 documenti contenuti in 6 scatole e 3 faldoni”, agli atti di appello, alle “pre-fatture versate agli atti”) limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente – per la parte d’interesse in questa sede – riprodurli nel ricorso ovvero, laddove riprodotti, senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).
Non può d’altro canto sottacersi, con riferimento al 1 motivo, che la denunzia di violazione di norme di diritto risulta inammissibilmente formulata con riferimento al n. 5, anzichè al n. 3 dell’art. 360 c.p.c.; e con riferimento al 2 motivo, che l’omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio che hanno fornito oggetto di discussione tra le parti” risulta inammissibilmente denunziato con riferimento al n. 3, anzichè al n. 5 dell’art. 360 c.p.c..
Emerge evidente, a tale stregua, come lungi dal denunziare vizi della sentenza gravata rilevanti sotto i ricordati profili, le deduzioni della ricorrente, oltre a risultare formulate secondo un modello difforme da quello delineato all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, in realtà si risolvono nella mera rispettiva doglianza circa la dedotta erronea attribuzione da parte del giudice del merito agli elementi valutati di un valore ed un significato difformi dalle loro aspettative (v. Cass., 20/10/2005, n. 20322), e nell’inammissibile pretesa di una lettura dell’asserto probatorio diversa da quella nel caso operata dai giudici di merito (cfr. Cass., 18/4/2006, n. 8932).
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 4.800,00, di cui Euro 4.600,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.