Source: https://www.diritto.it/cyberbullismo-fattispecie-criminosa-ed-orientamento-giurisprudenziale/
Timestamp: 2020-08-15 02:57:29+00:00
Document Index: 14546495

Matched Legal Cases: ['art. 582', 'art. 594', 'art. 595', 'art. 610', 'art. 612', 'art. 635', 'art 2048', 'art.61', 'sentenza ', 'art. 2048', 'art. 2', 'sentenza ']

Le moderne tecnologie ed internet hanno trovato ampio spazio nella quotidianità di ognuno, modificando radicalmente i modi di comunicare e le peculiarità dell’interagire interpersonale.
L’utilizzo sempre più intenso degli strumenti informatici e del web caratterizzano fortemente il vivere sociale delle odierne generazioni ed, inoltre, la celerità e la gratuità delle comunicazioni e delle informazioni rappresentano una vera e propria rivoluzione.
Invero, i detti vantaggi, unitamente alla garanzia dell’anonimato e dell’assenza dei limiti spazio-temporali, si rivelano particolarmente adeguati all’estrinsecarsi dell’agire deviante.
Il cyberspazio si presta alla commissione di numerose fattispecie criminose, alcune tradizionali, altre del tutto nuove. Tra le svariate condotte illecite realizzabili mediante l’utilizzo di internet è opportuno ricordare, a titolo esemplificativo e non esaustivo, le condotte di cyberpedofilia, di accesso illegale ai sistemi informatici, di riciclaggio di proventi illeciti (cyberlaundering) ed i comportamenti integranti il cyberstalking.
Proprio con riferimento a tale ultimo fenomeno, deve evidenziarsi come la celere ed efficace comunicazione che avviene a mezzo della rete possa assumere le forme della molestia. Alle insidie derivanti dal capillare utilizzo delle moderne tecnologie non sono estranei i giovani, neppure se minorenni, i quali, soffrendo la mancanza di un’identità adulta e della maggiore fragilità psicologica, sono spesso vittime di nuove e più sofisticate forme di violenza.
La delicata questione delle prevaricazioni tra coetanei costituisce grave problematica dell’odierno contesto sociale da non sottovalutarsi e la connessa proiezione all’interno del cyberspazio aggrava notevolmente l’attitudine lesiva delle relative condotte.
Questi comportamenti saranno probabilmente conservati nei ricordi e riportati nei racconti, ma non restano impressi su pagine internet, profili facebook o social network. Differentemente da quanto avviene nel contesto reale, il mondo virtuale memorizza l’episodio, cristallizzando l’umiliazione e la sconfitta della vittima in modo incontrollabile e spesso drammaticamente irreversibile.
Anche le condotte moleste o minacciose qualora siano realizzate nel cyberspazio sono in grado di produrre conseguenze tutt’altro che virtuali.
Il soggetto agente, forte dell’assenza di limiti e della comune convinzione che la distanza fisica renda la condotta telematica meno grave, potrebbe porre in essere molestie più subdole e pericolose, rivelando un’invadenza ben più grave di quella esercitata con il mero pedinamento nella vita reale.
La fattispecie telematica consente al carnefice di esercitare sulla vittima forme di sorveglianza, pressione e controllo praticamente ininterrotte.
Poste tali premesse sull’indubbia gravità delle condotte persecutorie e prevaricatorie realizzate con l’ausilio dei mezzi informatici, occorre indagare cosa debba intendersi con il termine bullying e quali siano le condotte riconducibili all’interno di questo fenomeno.
Il Parlamento italiano ha approvato il 18 maggio 2017 La legge 71/2017, “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”, una legge a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto al cyberbullismo, che prevede misure prevalentemente a carattere educativo/rieducativo.
La legge pone al centro il ruolo dell’istituzione scolastica nella prevenzione e nella gestione del fenomeno e ogni istituto scolastico dovrà provvedere ad individuare fra i docenti un referente con il compito di coordinare le iniziative di prevenzione e di contrasto del cyberbullismo. Questi aspetti vengono chiariti nel dettaglio dalle Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, previste dalla legge.
lesione personale(art. 582),
ingiuria(art. 594),
diffamazione(art. 595),
violenza privata(art. 610),
minaccia(art. 612),
danneggiamento(art. 635).
Conseguenze e responsabilità
La legge sancisce che “nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se al momento in cui l’ha commesso, non era imputabile”. Cosa si intende per “imputabilità”? Vuol dire avere la cosiddetta “capacità d’intendere e volere”.
i genitori,perché devono educare adeguatamente e vigilare, in maniera adeguata all’età del figlio, cercando di correggerne comportamenti devianti. Questa responsabilità generale persiste anche per gli atti compiuti nei tempi di affidamento alla scuola.
Nei casi in cui l’episodio criminoso si consuma negli ambienti scolastici interviene l’art 2048 codice civile (responsabilità dei precettori) e l’art. art.61 della L. 312/1980 n. 312 (responsabilità patrimoniale del personale direttivo, docente educativo e non docente). In base a queste norme, quindi, gli insegnanti sono responsabili dei danni causati a terzi “dal fatto illecito dei loro allievi… nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza”.
Se si tratta di una scuola pubblica, la responsabilità si estende alla pubblica amministrazione, che si surroga al suo personale nelle responsabilità civili derivanti da azioni giudiziarie promosse da terzi. Se si tratta di una scuola privata, sarà la proprietà dell’istituto a risponderne.
Gli insegnanti potranno essere chiamati a rispondere personalmente solo in caso di azione di rivalsa per dolo o colpa grave, da parte dell’amministrazione. L’insegnante ha un dovere di vigilanza e di conseguenza viene addebitata, in caso di comportamento illecito del minore affidato, una colpa presunta, cioè una “culpa in vigilando”, come inadempimento dell’obbligo di sorveglianza sugli allievi. Di questa colpa/responsabilità di può essere liberati dimostrando di non aver potuto impedire il fatto. Praticamente significa che deve essersi trattato di un caso fortuito, non prevedibile o non superabile con la normale attenzione e diligenza di fronte allo specifico evento. Si tiene conto in questi casi dell’étà e del grado di maturità dei ragazzi, della concreta situazione ambientale, etc.
Nomina del Referente per le iniziative di prevenzione e contrastoche:
Parallelamente, nel caso in cui si ipotizzi che ci si possa trovare di fronte ad una fattispecie di reato (come ad esempio il furto di identità o la persistenza di una condotta persecutoria che mette seriamente a rischio il benessere psicofisico del bambino/a o adolescente coinvolto/a in qualità di vittima) si potrà far riferimento agli uffici preposti delle Forze di Polizia per inoltrare la segnalazione o denuncia/querela e permettere alle autorità competenti l’approfondimento della situazione da un punto di vista investigativo. E’ in tal senso possibile far riferimento a queste tipologie di uffici: Polizia di Stato – Compartimento di Polizia postale e delle Comunicazioni; Polizia di Stato – Questura o Commissariato di P.S. del territorio di competenza; Arma dei Carabinieri – Comando Provinciale o Stazione del territorio di competenza; Polizia di Stato – Commissariato on line (attraverso il portale http:// www.commissariatodips.it)
Elementi innovativi della normativa
In particolare la Legge prevede, tra le maggiori novità:
OSCURAMENTO: il minore che abbia compiuto almeno 14 anni e i genitori o esercenti la responsabilità sul minore, possono inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore, diffuso nella rete internet. Se non si provvede entro 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della Privacy che interviene direttamente entro le successiv
La giurisprudenza di merito intervenuta di recente sul tema, ha escluso il dovere generale di sorveglianza e di controllo in capo al gestore al punto da integrare una responsabilità solidale per tutti i comportamenti tenuti dagli utenti lesivi degli altrui diritti, nonostante l’Internet Provider ha specifici obblighi giuridici in favore dei propri iscritti.
Il Tribunale di Sulmona (Tribunale di Sulmona, sez. civile, sentenza 9 aprile 2018, n. 103) ha accolto la richiesta di risarcimento danni avanzata una coppia di coniugi, in proprio e nella loro qualità di genitori di una ragazza minore di anni 18, in conseguenza agli illeciti, riconducibili ad episodi di cyberbullismo, commessi ai danni della figlia ad opera di suoi coetanei. In particolare, il giudice abruzzese ha sancito la responsabilità per “culpa in educando” ex art. 2048 c.c. dei genitori degli autori dei fatti illeciti, questi ultimi ritenuti colpevoli di avere offerto e ceduto ad altri minori, senza alcuna autorizzazione, materiale pedopornografico (una fotografia della vittima senza indumenti) mediante l’utilizzo del proprio telefono cellulare, e di avere pubblicato il suddetto materiale all’interno di un falso profilo Facebook. Tali condotte, lesive di interessi attinenti la sfera della persona, costituzionalmente rilevanti e protetti dall’art. 2 della Costituzione, quali il diritto alla riservatezza, alla reputazione, all’onore, all’immagine, comportano l’obbligo per i genitori dei cyberbulli (sul presupposto del loro mancato assolvimento dei propri obblighi educativi e di controllo sui figli) di risarcire i danni non patrimoniali conseguiti dalla vittima e dai suoi familiari.
Le Sezioni Unite negano la possibilità di estendere i principi della sentenza della Corte Edu nel caso Contrada ai “fratelli minori”