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Timestamp: 2019-11-18 13:14:41+00:00
Document Index: 44298784

Matched Legal Cases: ['art. 106', 'art 95', 'art. 52', 'art. 45', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 146', 'art. 823', 'art. 823', 'art. 7']

È legittimo assoggettare l’occupazione di suolo pubblico ad una distanza minima dal demanio culturale
Il decreto che vieta l'occupazione di suolo pubblico nella fascia dei 50 metri da alcune aree e immobili facenti parte ope legis del demanio culturale in quanto di proprietà pubblica è correttamente adottato ai sensi dell'articolo 20 del decreto legislativo n. 42 del 2004, secondo cui “i beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico, oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione”.
La stessa persona non puo’ dichiarare l’interesse culturale di un bene e definire il relativo ricorso gerarchico
Il provvedimento che decide il ricorso amministrativo (nella specie, avverso la dichiarazione di interesse culturale del bene demaniale) presenta una illegittimità che rientra in senso lato nel vizio di incompetenza se la stessa persona fisica ha adottato, seppur in esito a procedimenti che hanno visto ampio sviluppo istruttorio, sia l'atto oggetto di ricorso quanto quello che ha deciso il gravame amministrativo.
Coltivazione di area archeologica: si applica il d.lgs. 42/2004 e non la normativa agraria
In caso di un'area di interesse archeologico ma coltivata non può di certo sostenersi la prevalenza della normativa agraria di cui alla l.n. 203/82 sul d.lgs. 42/2004. Ai fabbricati insistenti su proprietà pubblica riconosciuta di particolare interesse archeologico deve applicarsi la disciplina di cui al d.lgs. 42/2004 e in particolare, l'art. 106, ai sensi del quale il Ministero ha facoltà di determinare il canone dovuto a fronte di un'eventuale concessione amministrativa dei beni culturali, che rimane comunque un'ipotesi eccezionale.
Un'area classificata quale “bene culturale” ex art 95 del codice dei beni culturali e del paesaggio, non è insuscettibile di essere espropriata ai sensi degli artt. 96 e 97 del medesimo codice, atteso che ciò che effettivamente rileva a fini ablativi non è tanto la classificazione del bene da espropriare, quanto le finalità che si intendono perseguire mediante la sua apprensione al demanio statale.
Le misure di tutela indiretta del bene culturale che implicano restrizioni al commercio su area pubblica vanno coordinate tra tutte le amministrazioni preposte
Tutela indiretta del bene culturale: le misure vanno coordinate tra tutte le amministrazioni coinvolte se implicano restrizioni al commercio su area pubblica
Ai sensi dell'art. 52 e dall'art. 45 del d.lgs 42/2004, le misure di tutela indiretta del bene culturale, la cui individuazione è in facoltà del MIBAC e delle sue articolazioni territoriali, quando implicano restrizioni al commercio su area pubblica, la relativa disciplina - avente carattere generale - comporta la necessità di un coordinamento tra le diverse amministrazioni preposte alle rispettive tutele (ovvero il Comune e, dopo l'intervento della Corte Costituzionale con la sentenza nr. 140/2015, la Regione).
La concessione di un bene culturale non necessita del previo assenso della soprintendenza
Diversamente dagli atti diretti all'esecuzione di opere e lavori su beni culturali, la concessione di un bene demaniale e l'ordine di rimozione di una preesistente recinzione e di altri manufatti chiaramente estranei al regime di tutela dei beni culturali (lampioncini, cancelletto d'ingresso, etc.) non necessitano della preventiva autorizzazione della Soprintendenza.
Misure di tutela indiretta di un bene culturale: se implicano restrizioni al commercio su area pubblica vanno coordinate tra tutte le amministrazioni preposte
Il bene pubblico gravato da vincolo culturale non può essere usucapito
Dal momento in cui il compendio assoggettato a vincolo di tutela storico-archeologica assume natura demaniale, e perlomeno fino alla sua inclusione nel programma di assegnazione a terzi, esso diventa insuscettibile di usucapione.
La comunicazione con l'elenco dei beni di interesse culturale non ha natura costitutiva del vincolo
La comunicazione di cui all'art. 5 D. Lgs. n. 490/1999 effettuata dalle amministrazioni pubbliche è l'adempimento di un obbligo procedurale che consente di dare avvio al procedimento che potrà sfociare o meno in un decreto di vincolo non avendo invece natura costitutiva dello stesso.
Il possesso di beni di interesse archeologico appartenenti come tali al patrimonio indisponibile dello Stato si presume illegittimo a meno che il detentore non dimostri di averli legittimamente acquistati in epoca antecedente all'entrata in vigore della L. n. 364 del 1909.
Dall'art. 1 del codice dei beni culturali e del paesaggio si evince che la conservazione del patrimonio è il primo e ineludibile passo per la sua valorizzazione
Il principio generale del Codice dei beni culturali e del paesaggio espresso all'art. 1, comma 2, per il quale “la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura”, non costituisce la fruizione pubblica e la valorizzazione del bene quale unica finalità della funzione, ma iscrive anche la tutela a pieno e pari titolo, essendo del tutto evidente che la conservazione di un bene è il primo e ineludibile passo per la sua valorizzazione.
Ai beni culturali non si applica l'inefficacia per decorso di cinque anni prevista per le autorizzazioni paesaggistiche
L'art. 21 del d.lgs. 42 del 2004 prevede, per le autorizzazioni aventi ad oggetto interventi su beni culturali, un regime temporale specifico ed incompatibile con l'inefficacia automatica prevista per le autorizzazioni paesaggistiche dall'art. 146 d.lgs. n. 42 del 2004.
Interesse culturale: il vincolo originario resta valido anche in presenza di ricostruzione
Il comune può ordinare lo sgombero dei propri beni culturali occupati da lunga da data
Il bene demaniale (nella specie appartenente al demanio culturale) non è usucapibile per l'espresso disposto dell'art. 823 comma 1 c.c.: è dunque legittimo che l'ente proprietario, per tutelarsi avverso una occupazione senza titolo, eserciti il potere di ordinanza conferitogli dall'art. 823 comma 2 c.c..
Prima del d.lgs. 42/2004 i beni culturali non potevano essere attribuiti alle regioni
La sanzione ministeriale per distruzione di beni culturali non si trasmette agli eredi
La sanzione amministrativa irrogata dal Ministero sul rilievo dell'impossibilità materiale di far luogo al ripristino dello stato dei luoghi e dei beni oggetto di tutela, appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato e distrutti dal privato (il quale, nella specie, aveva distrutto i resti di una villa romana nel corso di lavori di sbancamento del terreno) si estingue ope legis (art. 7, legge n. 689/1981) con la morte del trasgressore, non essendo trasmissibile agli eredi, con la conseguenza che gli eredi non hanno giuridicamente interesse a coltivare la relativa impugnazione.
Nessuno è più pericoloso di un uomo privo di idee, il giorno che ne avrà una gli darà alla testa come il vino a un astemio (Gilbert Keith Chesterton)