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Timestamp: 2015-08-31 08:46:36+00:00
Document Index: 104431092

Matched Legal Cases: ['art. 83', 'art. 182', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 83', 'art. 182', 'art. 157', 'art. 708']

La procura alle liti nel giudizio di appello • Lex & Formazione
La procura alle liti nel giudizio di appello
di Mirco Minardi - 4 settembre 2011	Avv. Mirco Minardi
Per poter proporre appello il difensore deve essere munito di una valida procura. Va ricordato che l’ultimo comma dell’art. 83 c.p.c. stabilisce che la procura speciale si presume conferita soltanto per un determinato grado del processo quando nell’atto non è espressa una volontà diversa.
Assai numerose sono le questioni riguardanti la procura. Elenchiamo quelle più frequenti:
modi di rilascio della procura;
interpretazione della procura;
omesso deposito della procura generale;
illeggibilità della firma del conferente;
invalidità della procura;
sopravvenuto mutamento della persona fisica che rappresenta la società;
difensore di più parti.
La questione relativa alla nullità assoluta ed insanabile dell’atto di appello per mancanza di una valida procura ad litem rientra tra i poteri officiosi del giudice, esercitabile in ogni stato e grado del processo in quanto vertendo in tema di inammissibilità del gravame, attiene al controllo circa la sussistenza di un presupposto processuale dell’azione (Cass. 16264/2004). Va però tenuto presente che a seguito della modifica dell’art. 182, secondo comma, c.p.c. avvenuta con legge n. 69/2009 (applicabile però ai giudizi di primo grado introdotti dopo il 4 luglio 2009), il giudice che rileva un vizio che determina la nullità della procura è tenuto a concedere un termine perentorio per il rilascio o la rinnovazione della stessa.
a. Modi di rilascio della procura
Generalmente la procura viene apposta a margine o in calce all’atto di citazione, ma nulla impedisce di utilizzare quella già rilasciata per il giudizio di primo grado; in tal caso è onere della parte produrre il fascicolo contenente l’atto de quo. Se apposta a margine dell’appello è validamente conferita per il giudizio al quale l’atto si riferisce, pur se in essa non se ne fa menzione, attesa l’unicità del documento in cui sono contenuti i due atti (Cass. 11256/2003). La procura può essere rilasciata anche su foglio separato spillato all’atto di citazione, ovvero in calce alla sentenza notificata, ma in tal caso deve essere depositata al momento della costituzione (Cass. 7539/2002). Non è invece valida la procura a proporre appello rilasciata al difensore in calce al precetto pedissequo alla sentenza impugnata, atteso che, pur rientrando il precetto tra gli atti in calce ai quali, a norma dell’art. 83 cod. proc. civ., può essere apposta procura, la previsione deve intendersi riferita al processo esecutivo e non a quello di cognizione (Cass. 14720/2000; Cass. 3089/2001).
b. Interpretazione della procura
Il conferimento in primo grado di procura speciale alle liti mediante la formula «per il presente giudizio» o «per la presente procedura», senza specificazioni ulteriori, deve intendersi riferito secondo la giurisprudenza all’intero giudizio, articolato nei suoi diversi gradi, e consente quindi di ritenere la procura validamente conferita anche per il grado di appello (Cass. 40/2003).
c. Omesso deposito della procura generale
Nel caso di omesso deposito della procura generale ad lites, che sia stata semplicemente enunciata o richiamata negli atti della parte, il giudice è tenuto, in adempimento del dovere impostogli dall’art. 182 cod. proc. civ., ad invitarla a produrre il documento mancante, e tale invito può e deve esser fatto, in qualsiasi momento anche dal giudice d’appello, e solo in esito ad esso il giudice deve adottare le conseguenti determinazioni circa la costituzione della parte in giudizio (Cass. 10382/1998).
d. Illeggibilità della firma del conferente
In tema di illeggibilità della firma, la giurisprudenza più recente ha assunto una posizione meno rigida rispetto a quella di qualche lustro fa. Così, in tema di società, si è recentemente affermato che «l’illeggibilità della firma del conferente la procura, apposta in calce od a margine dell’atto con il quale sta in giudizio una società esattamente indicata con la sua denominazione, è irrilevante non solo quando il nome del sottoscrittore risulti dal testo della procura stessa o dalla certificazione d’autografia resa dal difensore, ovvero dal testo di quell’atto, ma anche quando detto nome sia con certezza desumibile dall’indicazione di una specifica funzione o carica, che ne renda identificabile il titolare per il tramite dei documenti di causa o delle risultanze del registro delle imprese. In assenza di tali condizioni, ed inoltre nei casi in cui non si menzioni alcuna funzione o carica specifica, allegandosi genericamente la qualità di legale rappresentante, si determina nullità relativa, che la controparte può opporre con la prima difesa, a norma dell’art. 157 c.p.c., facendo così carico alla parte istante d’integrare con la prima replica la lacunosità dell’atto iniziale, mediante chiara e non più rettificabile notizia del nome dell’autore della firma illeggibile» (Cass. 11015/2010).
E ancora, l’illeggibilità della firma della persona fisica che ha conferito la procura alla lite, apposta in calce o a margine dell’atto introduttivo del giudizio promosso da una società in accomandita semplice, non incide sulla validità della procura, in quanto essa si presume apposta, fino a comprovata smentita, dal socio accomandatario, che è il legale rappresentante dell’ente, esattamente indicato con nome e cognome nella denominazione sociale (Cass. 7331/2010).
e. Invalidità della procura
Qualora la procura rilasciata per il secondo grado sia invalida, non può dichiararsi l’inammissibilità dell’appello qualora il difensore sia munito di altra procura valida (anche per la proposizione dell’appello) rilasciatagli in primo grado; il richiamo della sola procura conferita con l’atto di impugnazione, infatti, non indica di per sé la volontà implicita dell’appellante di non avvalersi della prima per l’ipotesi in cui la seconda risulti invalida (Cass. 15340/2002).
f. Sopravvenuto mutamento della persona fisica che rappresenta la società
Il mandato ad litem rilasciato al difensore dal legale rappresentante di una società non si estingue per il sopravvenuto mutamento della persona fisica che rappresenta la società, ma continua a produrre effetti finché non sia revocato dal nuovo rappresentante, con la conseguenza che la sostituzione dell’amministratore unico di una società di capitali che sia parte in giudizio, intervenuta al momento della notifica dell’atto d’appello, non incide in alcun modo nella procedibilità del gravame (Cass. 6292/1998).
g. Difensore di più parti
Naturalmente lo stesso difensore può rappresentare e difendere più parti, ma deve prestare attenzione a che la loro posizione non sia in conflitto, in quanto in tal caso il giudice deve dichiarare anche d’ufficio l’improcedibilità dell’appello, in quanto investe il diritto di difesa ed il principio del contraddittorio, valori costituzionalmente garantiti (Cass. 2005/21350).
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Stefano	dicembre 9th, 2014 Ottimo articolo. …
Mirco Minardi	dicembre 11th, 2014 @Stefano: può farlo anche unitamente al merito
Articolo come sempre molto chiaro, anche da un punto di vista "pratico".	gennaio 23rd, 2015 Ho una domanda, forse banale, ma che sta destando molte perplessità in me e nei colleghi interpellati.
Mirco Minardi	gennaio 23rd, 2015 No, non è possibile alcuna chiamata in causa nel giudizio di appello
Enrico Bartolo	febbraio 28th, 2015 Buon giorno, avrei un quesito che mi arrovella.
Goffredo Pagliari	marzo 16th, 2015 Carissimo ,in primo grado il giudice ha tenuto conto solo dei suoi due CTU, non tenendo minimamente conto dei CTU di parte (illustri professionisti ).
Mirco Minardi	marzo 25th, 2015 @Goffredo: purtroppo accade molto (troppo) spesso
Gioele	aprile 13th, 2015 Gentilissimo avvocato, un’informazione per favore,
Mirco Minardi	aprile 14th, 2015 @Gioele: dipende da Corte a Corte e da Giudice a Giudice
Domenico	giugno 11th, 2015 Egregio avvocato le pongo il seguente quesito: proposto reclamo ex art. 708 CPC avverso un’ordinanza presidenziale che riconosceva a favore della madre collocataria un assegno per il mantenimento dei figli in soli euro 500,00 mensili a far data dal deposito del ricorso per separazione, la corte di appello, riconoscendo l’errore del presidente, ha così statuito: “accoglie il reclamo principale e per l’effetto, in parziale riforma dell’ordinanza presidenziale, ridetermina l’assegno a carico del reclamato in complessivi euro 1200,00 mensili, oltre ISTAT annuale”.
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