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Timestamp: 2017-02-23 12:06:14+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 14', 'art.7', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 56', 'art. 57', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 56', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 22', 'art 170', 'art. 17', 'art. 11', 'art. 20', 'art. 7']

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE EUROPEE GUIDA ALL UTENTE - PDF
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1 PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE EUROPEE DPE 2 italia2014.eu GUIDA ALL UTENTE Direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali Presidenza del Consiglio dei Ministri DIPARTIMENTO PER L INFORMAZIONE E L EDITORIA2 Presidenza del Consiglio dei Ministri DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE EUROPEE GUIDA ALL UTENTE DIRETTIVA 2005/36/CE RELATIVA AL RICONOSCIMENTO DELLE QUALIFICHE PROFESSIONALI Presidenza del Consiglio dei Ministri DIPARTIMENTO PER L INFORMAZIONE E L EDITORIA3 4 INTRODUZIONE Lo scopo di questa guida all utente è quello di fornire ai cittadini uno strumento chiaro e sintetico esplicativo della normativa e delle procedure relative al riconoscimento delle proprie qualifiche professionali in uno Stato membro diverso da quello dove le qualifiche sono state ottenute. Contiene, inoltre, una panoramica delle principali novità introdotte dalla nuova normativa europea, attualmente in fase di recepimento. Il Trattato dell Unione Europea assicura la libera circolazione dei lavoratori all interno della Comunità e, in particolare, disciplina il diritto di stabilimento che investe qualsiasi attività di lavoro svolta in regime di non subordinazione e in modo stabile. In questa guida vengono esplicate le procedure previste per i cittadini dell UE che intendono ottenere il riconoscimento delle proprie qualifiche professionali in Italia e per i cittadini italiani interessati a spostarsi in uno dei Paesi membri, per stabilirsi o per esercitare in regime di libera prestazione. Il diritto di stabilimento ricorre nei casi in cui un professionista qualificato intende esercitare la propria professione in uno Stato membro diverso da quello in cui ha ottenuto la qualifica professionale. Tuttavia, poiché ogni Stato membro può subordinare l accesso a una determinata professione al possesso di una qualifica professionale specifica, che può variare negli Stati a seconda dei rispettivi ordinamenti, la qualifica ottenuta nel proprio Stato di origine potrebbe non essere spendibile sul territorio di un altro Stato membro. Questo potrebbe costituire un impedimento alla libera circolazione dei professionisti nell Unione Europea; pertanto, sin dagli anni 70, l UE ha introdotto norme che regolano il reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali tra gli Stati membri. La libera prestazione di servizi (novità della direttiva 2005/36/CE rispetto alla precedente disciplina), permette al cittadino di esercitare temporaneamente la propria professione in qualsiasi Stato dell UE, senza necessità di dover ottenere il riconoscimento della propria qualifica professionale. III5 6 INDICE Introduzione 1. LA DIRETTIVA 2005/36/CE, RELATIVA AL RICONOSCIMENTO DELLE QUALIFICHE PROFESSIONALI Il Coordinatore nazionale e il Punto di contatto IL DIRITTO DI STABILIMENTO I Regimi di riconoscimento delle qualifiche professionali: Sistema a riconoscimento automatico Sistema Generale Sistema basato sull esperienza professionale Riconoscimento della professione di avvocato Formazione plurifase e formazione mista Conoscenze linguistiche LA LIBERA PRESTAZIONE DI SERVIZI La dichiarazione preventiva e i documenti AUTORITÀ COMPETENTI, DOCUMENTI RICHIESTI E CODICE DI CONDOTTA Le Autorità competenti e le professioni regolamentate Documenti richiesti Il Codice di condotta RICONOSCIMENTO DELLE QUALIFICHE PROFESSIONALI PER I CITTADINI NON UE IL RICONOSCIMENTO DEL DIPLOMA ACCADEMICO O EQUIPOLLENZA DEI TITOLI DI STUDIO La partecipazione a un concorso pubblico in Italia Valutazione di titoli e certificazioni comunitarie IL PROFESSIONISTA ITALIANO NELL UE SOLVIT ACCORDO TRA L UE E LA SVIZZERA ALLEGATI Allegato 1 Dichiarazione sostitutiva dell atto di notorietà Allegato 2 Accordi governativi stipulati dall Italia sul riconoscimento dei titoli di studio Allegato 3 Richiesta equivalenza titolo di studio Indice V7 Allegato 4 Punti nazionali di contatto per il riconoscimento delle qualifiche professionali Allegato 5 Codice di condotta Allegato 6 Elenco delle professioni regolamentate in Italia VI Indice8 1. LA DIRETTIVA 2005/36/CE, RELATIVA AL RICONOSCIMENTO DELLE QUALIFICHE PROFESSIONALI Nel 2005, con la direttiva n. 36 si è proceduto a un riordino della materia in quanto le raccomandazioni del Consiglio europeo di Stoccolma del 2001 invitavano la Commissione a elaborare un regime più uniforme, trasparente e flessibile del riconoscimento delle qualifiche professionali. Pertanto, la direttiva ha stabilizzato in un unico testo le precedenti tre direttive relative al regime generale di riconoscimento delle qualifiche professionali (riconoscimento dei diplomi, dei certificati e dei titoli conseguiti al termine dell insegnamento superiore prolungato 89/48/CEE, riconoscimento dei diplomi, dei certificati e dei titoli diversi da quelli rilasciati al termine di un altro tipo di istruzione e formazione professionale 92/51/CEE e meccanismo di riconoscimento delle qualifiche per l artigianato, il commercio ed alcuni servizi 99/42/ CEE), e le precedenti dodici direttive relative alle professioni settoriali (infermiere 77/452/ CEE e 77/453/CEE, dentista 78/686/CEE e 78/687/CEE, veterinario 78/1026/CEE e 78/1027/ CEE, ostetrica 80/154/CEE e 80/155/CEE, architetto 85/384/CEE, farmacista 85/432/CEE e 85/433/CEE, medico 93/16/CEE). NOVITÀ Nel 2013, con la Direttiva n. 55, entrata in vigore il 17 gennaio 2014, la Direttiva 2005/36/CE ha subito alcune importanti modifiche ed integrazioni discendenti dall esperienza nell applicazione delle norme in essa contenute, finalizzate a rendere il sistema di riconoscimento delle qualifiche professionali sempre più trasparente, efficiente e basato sulla cooperazione amministrativa fra Stati Membri. Le nuove disposizioni normative dovranno essere recepite, ed entreranno in vigore, entro il 17 gennaio A chi si applica? La direttiva si applica a tutti i cittadini dei 28 Stati membri dell Unione Europea (UE), nonché ai cittadini dell Islanda, Norvegia e Liechtestein, che intendono esercitare una professione regolamentata 1 in uno Stato membro diverso da quello in cui hanno acquisito le loro qualifiche professionali, sia come lavoratori autonomi sia come lavoratori dipendenti. La direttiva prevede oltre alla «libertà di stabilimento» la possibilità della «libera prestazione di servizi». Con la libera prestazione di servizi ogni cittadino dell UE legalmente stabilito in uno Stato membro può prestare servizi in modo temporaneo e occasionale in un altro Stato membro con il proprio titolo professionale d origine, senza dover chiedere il riconoscimento delle proprie qualifiche in detto Stato membro. Con la «libertà di stabilimento» un professionista può stabilirsi in un altro Stato membro per svolgervi un attività professionale in modo stabile. La possibilità di stabilirsi è subordinata al riconoscimento della qualifica professionale, che può seguire uno dei tre regimi di riconoscimento previsti dalla Direttiva (sistema generale, riconoscimento automatico, riconoscimento in base all esperienza professionale). Se la professione esercitata dal cittadino comunitario che intende operare in Italia non è regolamentata dal nostro Paese, non è necessario richiedere il riconoscimento delle qualifiche 1 Professione regolamentata: un attività o un insieme di attività professionali il cui accesso, esercizio o una delle modalità di esercizio siano subordinati direttamente o indirettamente, ai sensi delle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, al possesso di qualifiche professionali determinate; l utilizzazione di un titolo professionale limitata da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, per i detentori di una qualifica professionale determinata, costituisce in particolare una modalità di esercizio. 1. La Direttiva 2005/36/CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali 19 professionali, si può iniziare ad esercitare la professione e, quindi, non si applica la direttiva 2005/36/CE. La direttiva si applica anche ai cittadini di paesi terzi familiari di un cittadino dell Unione Europea, che eserciti il proprio diritto alla libera circolazione all interno dell Unione Europea. Infatti, la direttiva 2004/38/CE, nei considerando 5 e 6, estende ai familiari dei cittadini dell Unione europea il diritto di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri e all art. 2 puntualizza che si intende per: a) cittadino dell Unione : qualsiasi persona avente la cittadinanza di uno Stato membro; b) familiare : il coniuge; il partner di un cittadino dell Unione che ha contratto con questi un unione registrata, qualora la legislazione dello Stato membro ospitante equipari l unione registrata al matrimonio e nel rispetto delle condizioni previste dalla pertinente legislazione dello Stato membro ospitante; i discendenti di età inferiore a 21 anni e o a carico e quelli del coniuge o partner di cui alla lettera b); d) gli ascendenti diretti a carico e quelli del coniuge o partner di cui alla lettera b). La direttiva 2005/36/CE è altresì applicabile: a) ai cittadini di paesi terzi cui sia riconosciuto lo stato di soggiornanti di lungo periodo (Direttiva 2003/109/CE, relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo); b) ai cittadini di paesi terzi cui sia riconosciuto lo stato di rifugiato in uno Stato membro (Direttiva 2004/83/CE, recante norme minime sull attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta). c) ai cittadini di paesi terzi titolari di diploma, ottenuto nell ambito dell insegnamento superiore, che abbiano ricevuto un offerta di lavoro dipendente, per attività altamente qualificate (titolari di una carta blu ), (Direttiva 2009/50/CE sulle condizioni di ingresso e soggiorno di cittadini di Paesi terzi che intendano svolgere lavori altamente qualificati). Qualora la qualifica professionale non sia stata acquisita nell Unione Europea, la direttiva 2005/36/CE non è applicabile dallo Stato membro al quale viene presentata per la prima volta la domanda di riconoscimento della qualifica professionale nell Unione Europea. La direttiva è applicabile soltanto a partire dalla seconda domanda di riconoscimento. NOVITÀ La Direttiva, inoltre, a seguito delle modifiche apportate dalla Direttiva 2013/55/UE, definisce le regole relative all accesso parziale a una professione regolamentata (vedi infra capitolo 2)) nonché al riconoscimento di tirocini professionali effettuati in un altro SM (vedi infra capitolo 2). Come è stata recepita la direttiva nell ordinamento italiano? La direttiva 2005/36/CE è stata recepita nell ordinamento italiano con il decreto legislativo del 9 novembre 2007, n. 206 che, in linea con le disposizioni e le finalità della direttiva, stabilisce 2 1. La Direttiva 2005/36/CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali10 le regole e disciplina le modalità amministrative che assicurano ai cittadini dell Unione Europea, che hanno acquisito una qualifica professionale in un altro Stato membro, la possibilità di accedere ad una professione regolamentata in Italia e di esercitarla con gli stessi diritti previsti dalla normativa nazionale. L obiettivo del recepimento della direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali è facilitare la mobilità in Europa per l esercizio della professione, nonché il riconoscimento dei titoli professionali. L Italia è stato il 1 Paese comunitario a trasporre la direttiva nell ordinamento interno. Il decreto legislativo di recepimento ha sostituito, abrogando in tutto o in parte, la normativa nazionale che regolava la materia dei riconoscimenti professionali. Il testo di recepimento riguarda le cosiddette professioni regolamentate e la definizione delle professioni regolamentate italiane è affidata all art. 4, comma 1, lettera a) del d.lgs. n.206/07. Il decreto si applica ai cittadini degli Stati membri dell Unione Europea che vogliano esercitare sul territorio nazionale, quali lavoratori subordinati o autonomi, compresi i liberi professionisti, una professione regolamentata in base a qualifiche professionali conseguite in uno Stato membro dell Unione Europea e che, nello Stato d origine, li abilita all esercizio di detta professione. La professione può essere esercitata in regime di stabilimento o con prestazione transfrontaliera temporanea e occasionale. Il riconoscimento delle qualifiche professionali, operato ai sensi del nuovo decreto, permette di accedere alla professione corrispondente per la quale i cittadini europei sono qualificati nello Stato membro d origine e di esercitarla alle stesse condizioni previste dall ordinamento italiano. La professione che l interessato eserciterà sul territorio italiano sarà quella per la quale è stato qualificato nel proprio Stato membro d origine, se le attività sono comparabili. NOVITÀ Il decreto legislativo 206/2007 dovrà essere modificato per recepire le novità previste dalla nuova normativa europea. Fra queste assume particolare rilevanza la Tessera Professionale Europea (EPC). TESSERA PROFESSIONALE EUROPEA (artt. da 4 bis a 4 sexies) L EPC rappresenta uno strumento di semplificazione alternativo alla procedura di richiesta di riconoscimento tradizionale, a scelta del richiedente, volto ad accelerare lo scambio di informazioni tra lo SM ospitante e lo SM di origine, attraverso l utilizzo di procedure elettroniche. Le professioni per le quali sarà possibile richiedere la tessera saranno individuate dalla Commissione mediante atti di esecuzione, secondo i seguenti criteri: significativa mobilità o significativa potenziale mobilità nella professione interessata; sufficiente interesse degli stakeholders; la professione o l istruzione e la formazione che portano alla professione sono regolamentate in un numero sufficiente di Stati membri. L introduzione dell EPC deve essere preceduta da una valutazione della sua adeguatezza per tale professione e del suo impatto sugli Stati membri. La Commissione valuterà i criteri sopraesposti e proporrà l introduzione dell EPC nei casi in cui la professione in questione li soddisfi pienamente. L EPC avrà la forma di un certificato elettronico che le autorità competenti dello Stato mem- 1. La Direttiva 2005/36/CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali 311 bro di origine e di quello ospitante si scambieranno tramite il sistema di informazione del mercato interno (IMI). L EPC sarà disponibile tanto per la prestazione temporanea e occasionale di servizi quanto in caso di stabilimento. L EPC dovrebbe essere a disposizione per un primo gruppo di professioni interessate a decorrere dalla scadenza del termine di recepimento della direttiva, ovvero da gennaio I. PROFESSIONI AL MOMENTO INDIVIDUATE DALLA COMMISSIONE. In collaborazione con gli SM la Commissione sta procedendo all individuazione delle professioni per le quali verrà prioritariamente introdotta la tessera professionale europea nel rispetto dei suddetti criteri, previsti dalla Direttiva stessa. Le professioni per le quali sarà possibile richiedere l EPC a partire dal 18 gennaio 2016 dovrebbero essere: - infermiere responsabile dell assistenza generale; - farmacista; - fisioterapista; - guida alpina; - agente immobiliare. Successivamente verrà attivata una seconda fase di implementazione che coinvolgerà altre professioni. Con atti di esecuzione la Commissione adotterà anche le misure necessarie a garantire l applicazione uniforme delle disposizioni riguardanti le EPCs, tra cui il formato delle tessere, il trattamento delle domande, presentate per iscritto e non on-line, le eventuali traduzioni che il richiedente dovrà fornire. Inoltre indicherà, sempre con la stessa tipologia di atti, i dettagli dei documenti che dovranno essere presentati per la richiesta della prima libera prestazione di servizi, ai sensi dell art. 7.2, della direttiva 2005/36/CE, o per l espletamento della procedura di riconoscimento, nonchè per quale tipo di documenti le Autorità competenti potranno chiedere copie certificate per la professione interessata. Tutti gli oneri a carico dei richiedenti per le procedure connesse al rilascio della EPC dovranno essere ragionevoli, proporzionati e commisurati ai costi sostenuti dagli Stati e non dovranno dissuadere il migrante dal richiedere la EPC. Gli Stati membri garantiranno la disponibilità on line, attraverso gli Sportelli Unici (di cui all art. 6 della Direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno), dell elenco di tutte le professioni per le quali è disponibile una tessera professionale europea, compresi i diritti a carico dei professionisti, indicando le Autorità competenti per il rilascio. Inoltre gli Stati dovranno garantire che le Autorità competenti e i centri di assistenza informino i cittadini e in particolare i potenziali richiedenti in merito al funzionamento e al valore aggiunto della EPC, per le professioni per le quali essa è possibile (Considerando 4 della direttiva 2013/55/UE). Qualora il professionista chieda l EPC, sia per lo stabilimento sia per la libera prestazione di servizi, l Autorità competente dello Stato membro d origine completerà tutte le fasi concernenti il fascicolo personale del richiedente nell ambito del sistema IMI - Internal Market Information. Gli Stati Membri designeranno le Autorità competenti per la gestione dei fascicoli IMI e il rilascio delle EPC. Esse sono tenute a garantire un trattamento imparziale, obiettivo e tempestivo delle domande di EPC La Direttiva 2005/36/CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali12 Qualora il titolare di una EPC eserciti in libera prestazione servizi al di fuori di quelli previsti dall art. 7.4 (professioni regolamentate aventi ripercussioni in materia di pubblica sicurezza o di sanità pubblica per le quali lo Stato membro ospitante può chiedere una verifica preliminare della qualifica professionale), la EPC è rilasciata dall Autorità competente dello Stato Membro di origine, ove applicabile, e costituisce la dichiarazione preventiva di cui all art. 7. In caso di stabilimento o di prestazione di servizi ai sensi di detto art. 7.4, l Autorità competente dello Stato membro d origine completa tutte le fasi preparatorie concernenti il fascicolo personale del richiedente, elettronicamente, utilizzando il sistema IMI. L Autorità competente dello Stato membro ospitante rilascia l EPC. Il rilascio della tessera, ai fini dello stabilimento, non conferisce un diritto automatico all esercizio della professione se nello Stato membro ospitante è in vigore una legislazione per quella professione, antecedente all introduzione della EPC, che prevede requisiti di registrazione o altre procedure di controllo. Contro le decisioni dell Autorità competente, o per mancata decisione entro i termini previsti dalla direttiva, il richiedente può presentare ricorso in base al diritto interno. II. PROCEDURE INTRODOTTE NELLA DIRETTIVA Domanda di tessera professionale europea e creazione fascicolo IMI (Internal Market Information) 1. Il titolare di una qualifica professione richiede all Autorità competente del suo Paese d origine il rilascio della EPC, mediante uno strumento on-line fornito dalla Commissione, che crea automaticamente un fascicolo IMI. Il titolare può anche presentare una richiesta cartacea, se possibile nello Stato membro di origine, ma in questo caso lo Stato Membro dovrà predisporre tutte le misure necessarie alla creazione del fascicolo IMI e al rilascio della tessera. Le domande sono corredate dai documenti richiesti negli atti di esecuzione. 2. Entro una settimana dal ricevimento della domanda l autorità competente dello Stato membro d origine comunica al richiedente l avvenuta ricezione dell istanza e, lo informa, eventualmente, della documentazione mancante. 3. La citata Autorità competente verifica che il richiedente sia legalmente stabilito nel proprio Stato, nonché l autenticità e la validità della documentazione necessaria. In caso di dubbi giustificati, l autorità competente consulta l organismo competente e può chiedere copie certificate dei documenti. Se il richiedente presenta ulteriori domande, per altri Stati Membri, non sarà possibile richiedere nuovamente documenti già presenti, e ancora validi, nel fascicolo IMI. La Commissione, mediante atti di esecuzione, può adottare le specifiche tecniche, le misure necessarie per garantire l integrità, la riservatezza e l accuratezza delle informazioni contenute nella EPC e nel fascicolo IMI. Nonchè adottare le condizioni e le procedure necessarie per rilasciare al richiedente la EPC, inclusa la possibilità di scaricarla e produrre aggiornamenti per il fascicolo IMI. II. PROCEDURE INTRODOTTE NELLA DIRETTIVA 513 Procedura per il rilascio della tessera per la LIBERA PRESTAZIONE DI SERVIZI al di fuori dei casi di cui all articolo 7, paragrafo 4 (art. 4 quater) 1. L Autorità dello Stato membro di origine verifica la richiesta e i documenti giustificativi nel fascicolo IMI e rilascia la tessera professionale europea entro tre settimane dal ricevimento della documentazione mancante, qualora richiesta. In assenza di richiesta di documentazione integrativa, la scadenza è di quattro settimane dal ricevimento della domanda. 2. L Autorità trasmette immediatamente la tessera a ciascuno Stato membro interessato e conseguentemente informa il richiedente. 3. Lo Stato membro ospitante, per i successivi 18 mesi non può richiedere nessuna ulteriore dichiarazione. 4. Il titolare della tessera, se intende prestare servizi in ulteriori Paesi rispetto a quelli indicati originariamente, può fare domanda di estensione. Deve informare l Autorità competente anche qualora intendesse prestare servizi oltre i 18 mesi. Il titolare fornisce anche tutte le informazioni relative a mutamenti oggettivi della situazione comprovata nel fascicolo IMI che potrebbero essere richieste dall Autorità competente dello Stato Membro d origine. 5. L Autorità competente dello Stato d origine dovrà aggiornare la tessera e trasmetterla agli Stati membri ospitanti interessati. 6. La tessera è valida sull intero territorio di tutti gli Stati ospitanti interessati per tutto il tempo in cui il titolare conserva il diritto di esercitare la professione, sulla base di documenti e informazioni contenute nel fascicolo IMI. Procedure per il rilascio della tessera per lo STABILIMENTO e per la PRESTAZIONE DI SERVIZI DI CUI ALL ARTICOLO 7 PARAGRAFO 4. (art. 4 quinquies) La seguente procedura sostituisce la domanda di riconoscimento. 1. L Autorità competente dello Stato membro d origine deve verificare, entro un mese, l autenticità e la validità dei documenti giustificativi inseriti nel fascicolo IMI. 2. Il periodo decorre dal ricevimento dei documenti mancanti oppure dalla settimana successiva al ricevimento della richiesta, se non è stata richiesta ulteriore documentazione. 3. Successivamente alla suddetta verifica la richiesta è trasmessa immediatamente all autorità competente dello Stato membro ospitante e della trasmissione viene informato il richiedente. 4. Lo Stato membro ospitante decide, nei casi previsti dagli artt. 16, 21, 49 bis e 49 ter, (riconoscimento automatico sulla base dell esperienza professionale, riconoscimento automatico per le professioni settoriali, riconoscimento automatico sulla base di un quadro comune di formazione) entro un mese dalla data di ricevimento della domanda trasmessa dallo Stato membro d origine, se rilasciare la EPC. 5. Entro due mesi dal ricevimento della domanda da parte dello Stato d origine per i casi di cui all art. 7.4 e art. 14 (misure compensative) lo Stato membro ospitante decide se rilasciare la tessera o se applicare misure compensative. 6 II. PROCEDURE INTRODOTTE NELLA DIRETTIVA14 6. In caso di dubbi debitamente giustificati lo Stato membro ospitante può chiedere ulteriori informazioni allo Stato membro d origine. Può altresì richiedere l inclusione della copia certificata di un documento da parte dello Stato membro d origine. In tali casi lo Stato membro d origine deve presentarlo non oltre due settimane dalla presentazione della richiesta. Nonostante tale richiesta i termini previsti si applicano ugualmente tranne la possibilità di chiedere una proroga di 2 settimane. Per usufruire di tale proroga lo Stato membro ospitante è tenuto a illustrarne le ragioni e ad informare il richiedente. Tale proroga può essere ripetuta per una sola volta e se strettamente necessaria, in particolare per ragioni relative alla salute pubblica o alla sicurezza dei destinatari del servizio. 7. Se lo Stato membro ospitante non riceve dallo Stato membro d origine o dal richiedente le informazioni, necessarie e richiedibili in conformità alla Direttiva, per decidere in merito al rilascio della EPC, può rifiutarsi di rilasciare la tessera. Il rifiuto deve essere debitamente motivato. 8. Qualora lo Stato membro ospitante non adotti una decisione nei termini precitati, o non riesca ad organizzare la prova attitudinale ai sensi dell art.7.4, la tessera si considera rilasciata ed è inviata automaticamente dal sistema IMI al richiedente. III. ELABORAZIONE E ACCESSO AI DATI RIGUARDANTI LA TESSERA PROFESSIONALE EUROPEA (art. 4 sexies) Le autorità competenti di entrambi gli Stati (origine e ospitante) devono aggiornare con tempestività il fascicolo IMI nel caso di azioni disciplinari o sanzioni penali che vietino o restringano l attività professionale del titolare della tessera, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali e sulla libera circolazione dei dati. Tra gli aggiornamenti rientra la soppressione delle informazioni non più necessarie. Ogni qualvolta viene effettuato un aggiornamento di un fascicolo IMI è necessario informare le autorità competenti che hanno accesso al fascicolo e il titolare della tessera. Il contenuto degli aggiornamenti delle informazioni riguardano: - l identità del professionista, - la professione interessata, - l autorità o il tribunale che ha adottato la decisione di divieto o di restrizione, - l ambito di applicazione del divieto o della restrizione e il periodo nel quale si applica tale divieto o restrizione. L accesso alle informazioni contenute nel fascicolo IMI è riservato alle autorità competenti. Il titolare della tessera è informato, su sua richiesta, delle informazioni contenute nel fascicolo. Lo Stato membro ospitante deve prevedere la possibilità per i datori di lavoro, consumatori, pazienti, autorità pubbliche e altri soggetti interessati di verificare l autenticità e la validità dell EPC presentatagli dal titolare della tessera. Con atti di esecuzione la Commissione stabilirà le norme per l accesso al fascicolo IMI, i mezzi tecnici e le procedure di verifica. Le informazioni contenute nella EPC saranno quelle necessarie per accertare il diritto del titolare all esercizio della professione per la quale la tessera è stata rilasciata: nome e cognome, luogo e data di nascita, professione, qualifiche formali e regime applicabile, au- III. Elaborazione e accesso ai dati riguardanti 715 torità competenti coinvolte, numero di tessera, caratteristiche di sicurezza e riferimento a un documento di identità valido, informazioni concernenti l esperienza professionale e l eventuale misura compensativa superata. I dati personali possono essere trattati per tutto il tempo necessario ai fini della procedura di riconoscimento e come prova del riconoscimento o della trasmissione della dichiarazione preventiva. Il titolare della tessera può chiedere, in ogni momento e senza costi, la rettifica dei dati inesatti o incompleti inseriti nel fascicolo IMI oppure la soppressione o il blocco del fascicolo. Di tale diritto il titolare è informato al momento del rilascio della EPC e gli sarà ricordato ogni 2 anni. Quando viene soppresso un fascicolo IMI relativo alla EPC per stabilimento o per prestazione di servizi di cui all art. 7.4, le Autorità competenti dello Stato membro ospitante rilasciano al titolare un attestato di riconoscimento delle qualifiche professionali. 1.1 IL COORDINATORE NAZIONALE E IL PUNTO DI CONTATTO Quali sono gli organi ausiliari e di riferimento per l applicazione della direttiva 2005/36/ CE in Italia? Sulla base di quanto disposto dall art. 56, par. 4, e dall art. 57 della direttiva, che stabiliscono che ogni Stato membro designi un Coordinatore delle attività connesse ai riconoscimenti professionali e un Punto di contatto nazionale al fine di promuovere un applicazione uniforme della direttiva, l art. 6, comma 1, del d.lgs. n. 206/2007, attribuisce al Dipartimento per le politiche europee presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, i compiti di Coordinatore nazionale e di Punto nazionale di contatto. Il Coordinatore promuove l applicazione uniforme del decreto legislativo n. 206/2007 da parte delle autorità competenti (indicate dall art. 5 del decreto), e la circolazione di ogni informazione utile per la sua applicazione, in particolare quelle relative alle condizioni di accesso alle professioni regolamentate negli Stati membri (l articolo 6 del decreto legislativo di recepimento ha ripreso le disposizioni della direttiva e ha confermato i compiti di Coordinatore nazionale al Dipartimento Politiche Europee). Il Coordinatore nazionale per l Italia è attualmente la dott.ssa Lidia Germani dell Ufficio per la Cittadinanza Europea, il Mercato Interno e gli Affari Generali, del Dipartimento per le Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In base alla Decisione della Commissione europea del 19 marzo 2007, che ha istituito il gruppo dei Coordinatori Nazionali, è stata prevista anche la figura del Vice Coordinatore, ruolo attualmente ricoperto dalla Dott.ssa Giovanna Messere dell Ufficio per la Cittadinanza Europea, il Mercato Interno e gli Affari Generali, del Dipartimento per le Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il punto di contatto assicura ai cittadini e ai punti di contatto degli altri Stati membri sia le informazioni utili ai fini dell applicazione del decreto legislativo n. 206/2007 e in particolare ogni informazione sulle procedure di riconoscimento delle qualifiche professionali, sia (disposizione nuova rispetto alle precedenti direttive) l assistenza per l ottenimento dei diritti conferiti dalla direttiva, cooperando eventualmente con altri punti di contatto e con le competenti autorità dello Stato membro ospitante (l articolo 6 del decreto legislativo di recepimento ha ripreso tali disposizioni e ha confermato il punto di contatto presso il Dipartimento per le politiche europee). 8 la tessera professionale europea16 Svolge i compiti di Punto di contatto: Sig.ra Giovanna Corrado Tel NOVITÀ Il nuovo testo della Direttiva 2005/36/CE prevede che gli attuali punti di contatto nazionali siano trasformati in Centri di assistenza. Tali Centri, oltre a fornire informazioni, dovranno fornire attività di consulenza e assistenza ai cittadini, ivi compresa la possibilità di un assistenza diretta attraverso uno sportello fisico. Avranno, altresì, il compito di fornire informazioni ai centri di assistenza degli altri Stati membri relativamente alla materia del riconoscimento delle qualifiche professionali interessate dalla direttiva, incluse le informazioni sulla legislazione nazionale applicabile, sulla legislazione sociale ed eventualmente sul codice deontologico. Tutte le Autorità competenti dello Stato membro d origine e ospitante dovranno prestare piena collaborazione ai Centri di assistenza. I Centri informeranno la Commissione, su sua richiesta, delle domande in trattazione, entro due mesi dal ricevimento della richiesta. Relativamente alla Tessera professionale europea, gli Stati membri dovranno decidere se i Centri debbano: - fungere da autorità competente nello Stato membro d origine, oppure - assistere la competente autorità nella gestione delle domande di tessera professionale e nel trattamento dei fascicoli IMI. Relativamente alla libera prestazione di servizi, per le professioni non regolamentate nel Paese di origine, i Centri di assistenza di tali Paesi possono fornire le informazioni previste per la cooperazione amministrativa sulla rete IMI. I coordinatori (art. 56) possono sollecitare l aiuto dei Centri di assistenza al fine di riunire ogni utile informazione per l applicazione della Direttiva e in particolare quelle relative alle condizioni di accesso alle professioni regolamentate negli Stati membri. Entro il 18 gennaio 2016 ogni Stato membro dovrà designare un Centro di assistenza per lo svolgimento dei compiti previsti dalla direttiva. la tessera professionale europea 917 18 2. IL DIRITTO DI STABILIMENTO 2.1 I REGIMI DI RICONOSCIMENTO DELLE QUALIFICHE PROFESSIONALI Quali sono i regimi che regolano i riconoscimenti professionali per il prestatore che intende stabilirsi? Con riferimento al diritto di stabilimento, il decreto ripropone la disciplina già consolidata dal precedente diritto comunitario secondo la quale i regimi che regolano i riconoscimenti professionali sono tre: a) Un regime basato sull armonizzazione preventiva dei percorsi formativi e che assicura un riconoscimento automatico. Tale regime si applica alle professioni di medico con formazione di base e medico specialista, infermiere responsabile dell assistenza generale, odontoiatra, odontoiatra specialista, veterinario, ostetrica, farmacista e architetto. La direttiva, per ciascuna di queste professioni, ha individuato dei requisiti minimi di formazione, in presenza dei quali gli Stati membri possono procedere al riconoscimento automatico delle qualifiche professionali possedute dai cittadini dell altro Stato membro. Ogni Stato membro ha individuato nell Allegato V i titoli del proprio sistema formativo che per ciascuna professione assicurano il possesso di tali requisiti. Per i cittadini dell UE in possesso di titoli elencati nell Allegato V è, quindi, possibile ottenere il riconoscimento automatico delle proprie qualifiche da parte degli altri Stati membri. b) Un regime basato sulla mutua fiducia tra gli Stati membri (detto Sistema Generale); si applica se la professione è regolamentata in Italia e se il professionista ha esercitato, o è abilitato a esercitare, la stessa professione nello Stato di provenienza. Il riconoscimento non è automatico ma prevede un confronto tra i percorsi formativo - professionale previsti nei due Stati e la possibilità, in caso di differenza sostanziale, di condizionare il riconoscimento a misure compensative (prova attitudinale o tirocinio di adattamento Art. 23 del decreto). Tale regime si applica ad un numero di professioni che può variare tra gli Stati membri, atteso che la direttiva non impone agli Stati alcun obbligo di regolamentazione, per cui il decreto legislativo non introduce novità nella relativa normativa nazionale in materia di disciplina dell accesso alle professioni. c) Un regime basato sull esperienza professionale maturata nello Stato membro d origine. Il sistema si applica ad attività di tipo artigianale, commerciale o industriale specificatamente indicate nell allegato IV della direttiva e prevede un riconoscimento automatico se sono rispettate le condizioni espressamente previste per le singole categorie professionali (ad esempio, nel settore edile per la professione di impiantista, se si è maturata un esperienza professionale autonoma, in uno Stato UE, di sei anni consecutivi, e l attività non è terminata da più di dieci anni alla data della presentazione della documentazione completa dell interessato all Autorità Competente, è possibile usufruire di un riconoscimento automatico sulla base della sola esperienza professionale). NOVITÀ La direttiva 2013/55/UE ha introdotto un nuovo istituto, il c.d. ACCESSO PARZIALE che pcotrà consentire al cittadino richiedente di esercitare la propria attività in un altro Stato membro, solo nel settore corrispondente a quello per il quale è qualificato (nello Stato 2. il diritto di stabilimento 1119 membro di origine) ma che, allo stesso tempo, si inserisce nell ambito di una professione più ampia, regolamentata nello Stato membro ospitante. La Commissione ha sostenuto l introduzione nella direttiva di questo principio poiché aumenta le garanzie offerte ai professionisti, quali ad esempio i termini per l adozione dei decreti di riconoscimento. (Il diritto all accesso parziale è stato riconosciuto dalla Corte di Giustizia nella sentenza C-330/03 del 19 gennaio 2006). Tuttavia il principio dell accesso parziale può non applicarsi dove vi siano motivi imperativi di interesse generale. Questo può essere il caso delle professioni sanitarie. La Corte di Giustizia, inoltre, con la sentenza C-575/11 del 27 giugno 2013, nel richiamare i principi già sanciti nella precedente pronuncia del 2006, e riportati nei criteri introdotti dal nuovo articolo sull accesso parziale, ha operato, nell ambito delle professioni sanitarie, un distinguo fra settore medico e paramedico, affermando che per quest ultimo, poiché è comprensivo di una vasta gamma di attività diverse, in molti casi esecutive di terapie prescritte da un medico il principio dell accesso parziale, non può non applicarsi a priori (in quanto professioni sanitarie ). Il paese ospitante dovrà valutare caso per caso l opportunità di riconoscimento dell accesso parziale o dell assegnazione di misure compensative. L accesso parziale non si applica ai professionisti che beneficiano del riconoscimento automatico. La nuova direttiva prevede che l autorità competente dello Stato membro ospitante possa concedere l accesso parziale ad una attività professionale, nel suo territorio, qualora siano soddisfatte le seguenti condizioni: 1) le differenze tra l attività professionale esercitata legalmente nello Stato membro di origine e la professione regolamentata nello Stato membro ospitante devono essere tali che l applicazione di misure compensative non consenta al richiedente di completare il programma di formazione richiesto nello Stato membro ospitante per avere accesso totale alla professione regolamentata nel Stato membro ospitante; 2) l attività professionale può oggettivamente venire separata dalle altre attività che rientrino nel quadro delle professioni regolamentate nello Stato membro ospitante. Ai fini di cui al punto (2), un attività verrà considerata separabile se viene esercitata come attività autonoma nello Stato membro di origine. In deroga al comma 6, dell articolo 7 (4) e dell articolo 52 (1) della direttiva 2005/36/ CE, nel momento in cui viene concesso l accesso parziale, l attività professionale si esercita con il titolo professionale dello Stato membro di origine Sistema a riconoscimento automatico Le professioni settoriali sono quelle i cui requisiti minimi di formazione sono stati armonizzati a livello comunitario e sono: medico con formazione di base e medico specialista, infermiere responsabile dell assistenza generale, odontoiatra, odontoiatra specialista, veterinario, ostetrica, farmacista e architetto (Capo III della direttiva 2005/36/CE). Ai fini del riconoscimento, la direttiva fissa condizioni minime di formazione per ciascuna delle suddette professioni, anche per quanto riguarda la durata minima degli studi. Nell allegato V della direttiva figurano i titoli di formazione conformi alla direttiva rilasciati dagli Stati membri, che permettono ai titolari di esercitare la professione in tutto l ambito UE. Detta formazione deve essere iniziata dopo la data di riferimento indicata dall all. V della direttiva il diritto di stabilimento20 La Commissione europea, il 3 marzo 2011, ha adottato il regolamento n. 213 (pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell Unione Europea L. 59/4 del 4 marzo 2011), che modifica gli allegati II e V della direttiva 2005/36/CE. In particolare, sono state introdotte, nel punto dell Allegato V, la specializzazione di oncologia medica e quella di genetica medica. Pertanto anche tali specializzazioni potranno essere riconosciute sulla base del c.d. Sistema a riconoscimento automatico. Per poter beneficiare del suddetto sistema, a partire dal mese di marzo 2011 (data del regolamento), il periodo minimo di formazione necessario dovrà essere, per la specializzazione di oncologia medica, pari a 5 anni, mentre per la specializzazione di genetica medica è richiesto un periodo minimo di formazione pari a 4 anni. Tutti i professionisti che hanno intrapreso la specializzazione di oncologia medica prima dell entrata in vigore del regolamento, e che hanno un percorso formativo pari a 4 anni, potranno beneficiare del riconoscimento automatico solo se dimostrano 3 anni di attività professionale nel corso degli ultimi 5 anni (diritti acquisiti). La domanda deve essere corredata da un certificato dell Autorità competente dello Stato membro di origine attestante che il titolo di formazione soddisfa i requisiti stabiliti dalla direttiva per le formazioni specialistiche. La domanda di riconoscimento viene presentata all Autorità competente dello Stato membro ospitante, le quali non possono entrare nel merito della formazione ma solo verificare che il titolo di formazione rientra nell allegato V e, in caso di formazione di durata di 4 anni, che il titolo venga accompagnato dal certificato dell autorità competente nazionale che attesta la conformità della formazione ai requisiti minimi fissati dalla direttiva. In questa ultima ipotesi, come detto sopra, l interessato dovrà anche certificare il compimento di un periodo di pratica professionale della durata di 3 anni nel corso degli ultimi 5 anni. Se non si è in possesso della esperienza sopra indicata, il riconoscimento della qualifica sarà valutato in base al Sistema Generale. La Commissione europea ritiene che l esperienza professionale richiesta, ai fini dei diritti acquisiti, debba essere effettuata a tempo pieno. Questo significa che le attività devono essere svolte durante la durata standard della settimana lavorativa e in accordo con la normativa nazionale. L art. 22 della direttiva autorizza il ricorso alla formazione part-time a condizione che la durata complessiva, il livello e la qualità di tale esperienza formativa non sia inferiore a quella garantita dal tempo pieno. Al riguardo, la Commissione europea ritiene che il requisito della qualità non possa essere soddisfatto qualora la formazione part-time sia di durata inferiore alla metà di una settimana lavorativa a tempo pieno. Le disposizioni sui diritti acquisiti richiedono, altresì, che l esperienza professionale sia continuativa, ossia, in linea di principio, senza interruzioni. Le interruzioni dovute a maternità, servizio militare, malattia, o a brevi interruzioni ritenute ammissibili, caso per caso, dall Autorità competenti, sono giustificabili. NOVITÀ La Direttiva 2013/55/UE sottolinea l importanza dell aggiornamento professionale continuo delle conoscenze, abilità e competenze, quale strumento per gli Stati membri idoneo ad assicurare, per i professionisti, le cui qualifiche rientrano nel sistema del riconoscimento automatico, il mantenimento di prestazioni professionali sicure ed efficaci nonché il tenersi al passo con i progressi della professione. Per apprendimento permanente si intende l intero complesso di istruzione generale, istruzione e formazione pro- 2. il diritto di stabilimento 13 Vedere altro
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