Source: http://www.voipartners.it/it/blog/diritto-condominiale-e-immobiliare/ipotesi-di-responsabilita-dei-condomini-del-condominio-e-dei-gestori-delle-reti-per-l-installazione-di-antenne--tipi-di-responsabilita-e-di-danno-risarcibile
Timestamp: 2018-10-24 06:18:29+00:00
Document Index: 56176519

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 2043', 'art. 1', 'art.32', 'art.2055', 'art. 18', 'art.14', 'art. 1137', 'art 18', 'art. 2392', 'art. 2047', 'art. 18', 'art. 2043', 'art. 15', 'art. 2043', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 2043', 'art. 2057', 'art. 2059', 'art. 2043']

1.Premessa. 2. Il campo di indagine. 3. Il giudizio di responsabilità nei confronti del condominio. 4. (Segue) nei confronti del singolo condomino. 5. La responsabilità del gestore di telefonia. 6. Il danno risarcibile.
1. Secondo una stima apparsa recentemente sul mensile Focus in Italia sarebbero installate circa 50 mila antenne di cui 12.500 per le radio, 21.000 per le tv e circa 13.500 per la telefonia mobile; e si stima che siano in fase di installazione altre 55.000 antenne per il nuovo sistema di telefonia UMTS. E’ noto che queste antenne generano onde elettromagnetiche non ionizzanti, cioè esse non sono in grado di alterare i legami chimici delle molecole organiche, poiché l’energia è troppo bassa per rompere i legami atomici. I campi elettromagnetici utilizzati per i sistemi di telecomunicazione radiomobile sono considerate radiazioni non ionizzanti. Ad oggi non esistono dati scientifici sufficienti per affermare che l’esposizione a campi elettromagnetici (C.E.M.) in particolare a quelli prodotti dalle antenne per telefonia radiomobile producono effetti dannosi per la salute . In particolare l’Istituto Superiore di Sanità nella memoria del 15 ottobre 1999 inviata all’ Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nel provvedimento n. 7954 (PI2688) del 20 gennaio 2000, “Opuscoli TIM su elettromagnetismo” ha chiarito che vi è una generale convergenza del mondo scientifico verso la conclusione che non esistano indicazioni di effetti dannosi per la salute connessi all’uso dei telefoni cellulari. E di tale evidenza ne prendono atto anche i giudici italiani che a vario titolo sono chiamati a pronunciarsi in materia di inquinamento elettromagnetico da stazioni radio base . Come affrontare, quindi, la ricerca delle ipotesi di responsabilità dei condomini e dei gestori per telefonia radiomobile ? Se un uomo di media cultura, amante della montagna e che “va per funghi” un giorno si imbatte in un bellissimo fungo di cui, non è in grado di sapere se esso è nocivo o commestibile, si pone normalmente davanti a due alternative: la prima è quella di non raccoglierlo ed evitare così ogni possibile pericolo per la sua salute e di quella dei suoi commensali; la seconda è quella di raccoglierlo con tutte le precauzioni possibili, portarlo ad un esperto e comprendere così se è nocivo o meno. Nel primo caso egli adotta un principio di cautela che potremmo definire assoluto, nel dubbio, evito; nel secondo caso, relativo, poiché demanda ad un esperto, la valutazione, la quale viene adottata allo stato dell’arte.
2. La ricerca sulle ipotesi di responsabilità è per il fatto stesso delle cose “a futura memoria” poiché è troppo presto per affermare o negare che l’esposizione a campi elettromagnetici non ionizzanti generati dalle stazioni radio base (S.R.B.) producono danni alla salute.Il campo di indagine è quello della responsabilità extracontrattuale poiché ciò che deve essere eventualmente considerato è la lesione di un diritto soggettivo assoluto che trova nell’articolo 32 della Carta Costituzionale tutela primaria: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività….”. Il diritto ad un ambiente salubre è una valore ormai riconosciuto come costituzionale, sia sotto l’aspetto del diritto alla salute, sia come autonomo diritto alla personalità . Proprio con riferimento al diritto alla salute la Corte di cassazione a sezioni unite già nel 1979 ha avuto modo di affermare che esso è un vero e proprio diritto soggettivo, quando si ha riguardo alla tutela del bene della salute, non è disponibile e ne degradabile per l'intervento dell'amministrazione . Ed anticipando quanto andremo di seguito ad analizzare già l’art. 18 della legge istitutiva del Ministero dell’ambiente (8 luglio 1986 n.349), prevede che l’autore di qualunque fatto doloso o colposo che, in violazione di norme di legge arrechi danni all’ambiente, sia obbligato al risarcimento anche se in favore dello Stato. In particolare, poi, con un’interessante pronuncia la Corte di cassazione penale ha stabilito che l’assoluzione dal reato di danneggiamento oltre a non escludere le ipotesi di danno giuridico risarcibile se vi è violazione di particolari norme di legge sulla tutela ambientale, ha comunque come conseguenza privatistica il rimedio previsto dall’art. 2043 c.c. a favore dei privati o dei soggetti pubblici che abbiano subito un danno quale effetto della violazione .
3. Il giudizio di responsabilità per danni è classicamente descritto con la seguente sequenza: danno, imputazione, nesso causale, risarcimento. Nell’esame del primo elemento, il danno, appare chiaro che il singolo deve dimostrare di aver subito un danno particolare il quale come osserva il Bianca deve essere “eccedente quello sofferto dalla generalità degli abitanti della zona colpita.” La comunità scientifica ci informa che allo stato non esistono dati statistici che comprovino un serio rischio per la salute e ciò da 25 anni. Il danno giuridico deve quindi concordare con il danno medico e la medicina ci chiarisce come un effetto biologico non è un danno per l’organismo il quale si verifica quando l’effetto supera la capacità di compensazione dell’organismo. Sulla scorta delle accennate considerazioni e analizzando l’elemento dell’imputazione della responsabilità, dalla lettura codicistica del fatto colposo come l’inosservanza della normale diligenza, prudenza, imperizia del proprio comportamento secondo i parametri sociali normalmente avvertiti in un dato momento storico, appare quanto mai difficile una imputazione al condominio o al singolo condomino comunque fino a quando non verrà scientificamente accertata la dannosità per l’ambiente e per la salute delle onde elettromagnetiche emesse dalle stazioni radio base. I problemi sono innumerevoli. I dati scientifici ci dicono che il fascio di radiofrequenza prodotto dalle antenne delle S.R.B., paragonabile ad un cono luminoso od ad una torcia è pressoché parallelo al suolo. Per una piccola apertura verticale del fascio, l’intensità del campo RF sotto l’antenna è bassa e diminuisce rapidamente allontanandosi dall’antenna con una propagazione essenzialmente orizzontale. Sotto l’antenna la potenza irradiata è ridotta di 100 volte rispetto alla potenza diretta irradiata appena di fronte all’antenna e, comunque, vi è una ulteriore riduzione che può essere data dal tetto, dalla soletta a seconda dei materiali usati. Viene poi affermato che le case a più di 100 metri dal posizionamento dell’antenna non sembrano avere problemi. L’assemblea di condominio nel momento in cui le viene proposta l’installazione di una S.R.B. è di fronte al dilemma che potremmo definire del “cercatore di funghi” lascio il bellissimo fungo poiché non ne conosco esattamente la commestibilità o lo raccolgo e chiedo il parere dell’esperto ? Nel momento in cui l’assemblea dei condomini si trova a decidere sulla proposta del gestore, che, per l’affitto dello spazio comune e pronto a versare somme non indifferenti e che certe volte possono coprire l’intero fabbisogno del bilancio condominiale, è da presumere che i condomini si comporteranno con la diligenza media richiedendo informazioni e notizie tecniche al gestore in relazione all’impianto. Se il gestore offre le garanzie che rientrano nei parametri consentiti dalla legge, i condomini si sentiranno rassicurati nel rispetto degli stessi e quindi sulla protezione della loro salute e anche dell’ambiente poiché, come visto, l’irraggiamento è molto più intenso in linea orizzontale e pressoché minimo in linea verticale. Se diligentemente il condominio accerta il rispetto della normativa tecnica e in futuro venisse poi dimostrato una relazione tra CEM prodotti da S.R.B. e danno alla salute diventa comunque difficile una diretta imputazione della responsabilità ai condomini. Il legislatore con la legge quadro sulla protezione delle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici (legge 22 febbraio 2001 n.35), all’art. 1, si è assunto l’obbligo di assicurare la tutela della salute anche della popolazione dagli effetti dell’esposizione a determinati livelli di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici ai sensi e nel rispetto dell’art.32 della Costituzione. Nell’articolo 3 e 4 della legge 35/2001 vengono poi definiti gli obbiettivi e le funzioni dello Stato per la tutela della salute e dell’ambiente. Ora l’altissimo grado di conoscenze tecniche, scientifiche e mediche, a mio avviso vanno ad esonerare il condominio da ogni responsabilità in ordine a eventuali danni alla salute che l’installazione di una S.R.B. potrebbe causare a terzi. L’ imputazione è l’elemento centrale nella costruzione della responsabilità e sia che si voglia considerare la colpa come l’elemento soggettivo o psicologico dell’illecito, sia che ci si basi sulla nozione oggettiva della colpa, come inosservanza obbiettiva di una regola di condotta, diviene difficile imputare ai condomini la violazione di un comportamento prudente quando si parla dell’incerto ed il legislatore ha dettato dei parametri di irradiazione dallo stesso ritenuti tranquillizzanti. Se il CEM emesso dalla SRB rispecchia i parametri imposti dal legislatore i condomini che deliberano l’affitto di una parte comune per l’installazione di una stazione radio base, si sono tenuti ai canoni di comune diligenza e prudenza nessuna imputazione potrà essere loro mossa. Del resto già il Tribunale di Verona ha ritenuto che non può esservi un pregiudizio imminente e irreparabile quando il campo elettrico generato da una SRB ripecchi i valori della normativa statale . Potrebbe essere diverso il caso in cui il campo elettrico generato sia al di fuori dei parametri di legge; vi è da indagare se la conscia autorizzazione dell’assemblea possa poi configurarsi come responsabilità solidale ai sensi dell’art.2055 c.c. Anche qui il presupposto è che il superamento dei parametri di legge si causa di danno e che il danno sia riferibile a quella particolare SRB. Secondo una parte della dottrina il soggetto a cui è riferibile “una causa meramente mediata del danno o semplicemente ha un potere sulla cosa dal cui uso è derivato un danno a terzi, è solidalmente obbligato con l’autore diretto del danno verso il danneggiato” . In questo caso, allora, per imputare una responsabilità ai condomini, si dovrebbe perseguire quello che è stato definito lo “schema bipolare” della responsabilità “caratterizzato dalla coesistenza dei due principi della responsabilità per colpa e di quella oggettiva”, dove il criterio del rischio – inteso in senso generale e non riferito all’esercizio d’impresa nella nota costruzione del Trimarchi – è elemento idoneo a fondare la responsabilità. Ma tale criterio come osserva il Salvi “se inteso in senso ampio (sulle orme del vecchio broccardo cuius comoda ) si è rilevato ben presto generico e meramente descrittivo”. Tanto è vero che è stato subito circoscritto nel rischio tipico di una attività economica. Un aggancio di responsabilità solidale per danno ambientale e personale nel momento in cui sono violate disposizioni di legge di tutela dell’ambiente sembra essere riscontrabile nell’art. 18 settimo comma della legge 1986/349 la dove afferma esplicitamente che: “Nei casi di concorso nello stesso evento di danno, ciascuno risponde nei limiti della propria responsabilità individuale”. Ma dalla lettura anche delle norme della legge 2001/36 ed in particolare dell’art.14 sui controlli demandati a enti specialistici la responsabilità solidale appare del tutto meramente eventuale concretandosi solamente in un fatto cosciente che la SRB installata o installanda non sia rispettosa di tutti i parametri dettati dal legislatore.
4. Sempre tenendo ben fermi i presupposti sopra illustrati vi è ancora da indagare se una qualche responsabilità possa essere ascritta al condomino che abbia votato contro la delibera di affitto della parte comune per l’installazione di SRB. L’art. 1137 c.c. obbliga anche il condomino dissenziente ad osservare la delibera legittimamente adottata dall’assemblea e certamente lo stesso non può essere psicologicamente obbligato a vendere il proprio appartamento per essere sicuro di andare esente da ogni responsabilità. Per la precisa norma di legge non può essere pensabile l’applicazione in via analogica dell’art 18 c.c. sulla responsabilità degli amministratori nelle associazioni, i quali vanno esenti da responsabilità se hanno fatto constatare il loro dissenso, o dell’art. 2392 terzo comma c.c. sulla responsabilità degli amministratori della società. L’unica via potrebbe essere quella del ricorso al giudice al fine di una valutazione oggettiva dell’impianto e per il rispetto dei parametri di legge.
5. La legge ha provveduto in modo specifico a regolare le ipotesi di responsabilità per l’esercizio dell’attività in questione. Si è quindi fuori dal campo di applicazione dell’art. 2047 c.c. di responsabilità per l’esercizio di attività pericolose. La legge istitutiva del ministero dell’ambiente (legge 8 luglio 1996 n.349) all’art. 18 primo comma, con un assunto generale che richiama lo schema dell’art. 2043 c.c., obbliga al risarcimento del danno nei confronti dello Stato colui che compia qualunque fatto doloso o colposo in violazione di disposizioni di legge o di provvedimenti adottati in base alla legge e che comprometta l’ambiente. Anche l’art. 15 della legge quadro sulla protezione delle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici (legge 22 febbraio 2001 n.36) individua precise ipotesi di responsabilità per coloro che superino i limiti di esposizione ed i valori di attenzione previsti dal legislatore. Il giudizio di responsabilità scatta però solo nel caso in cui si violino precise disposizioni di legge sull’esercizio della particolare attività e ben si comprende come sia riservato al legislatore la valutazione dei limiti entro i quali l’attività può essere esercitata nonché i controlli successivi. Se da un lato sembra essere stato “tipizzato” l’illecito, dall’altro il legislatore, forse per un suo interesse economico personale dato dall’assegnazione delle licenze, appare essersi premurato per la costruzione di precisi parametri per la protezione del gestore di telefonia, il quale, rispettandoli non dovrebbe incorrere in particolari sanzioni. La sanzione, conseguenza della responsabilità, è riservata allo Stato, ma nei confronti dei singoli ci si dovrà rivolgere alla regola generale dell’art. 2043 c.c..
6. Il danno risarcibile opera su due livelli: il primo sempre nei confronti dello Stato è individuato dal ripristino dello stato dei luoghi, interventi di disinquinamento, bonifica ed in generale di ripristino ambientale (art. 18 commi 8 e 9bis legge 1986/349), il secondo nei confronti del singolo soggetto con riferimento al danno biologico. Purtroppo quando in medicina si inizia ad analizzare i danni ai singoli le ipotesi sono essenzialmente quelle che nella disciplina privatistica del risarcimento si collocano nella categoria dei danni permanenti e forse con uno sviluppo difficilmente inarrestabile che porta alla morte del soggetto. Il danno alla persona e quindi la risarcibilità del danno alla salute, nella nota sentenza della Corte Costituzionale , che lo ha ricondotto sotto la previsione dell’art. 2043 c.c., si sostanzia in tre categorie: 1) il danno alla integrità psico-fisica (anche qualificato come danno biologico o danno alla salute); 2) il lucro cessante per il quale viene in considerazione l’art. 2057 per i danni permanenti; 3) il danno morale (o non patrimoniale) risarcibile ai sensi dell’art. 2059 c.c.. E’ quindi dalla accertata lesione del danno all’integrità psico-fisica, bene costituzionalmente protetto, che poi discende la risarcibilità degli ulteriori danni permanenti (sub 2) e non patrimoniale (sub 3) anche se è stato rilevato che il lucro cessante, e danno concettualmente autonomo rispetto al danno alla salute ed ad esso non sovrapponibile . Un’ ultima annotazione riguarda poi una nuova categoria di danno che si sta facendo strada nella dottrina e nella giurisprudenza e che viene qualificato come danno esistenziale, cioè quel danno non necessariamente a carattere biologico e che consiste in un turbamento delle normali attivita' dell'individuo e della serenita' personale trattandosi di evento lesivo che ha ripercussioni suo rapporti familiari, sociali e culturali dei soggetti lesi , devono essere risarciti ai sensi dell'art. 2043 c.c. Questa categoria, tutta in evoluzione, non può essere sottovalutata o sottaciuta proprio in considerazione delle particolari patologie che parte della scienza reputa probabili a causa delle radiazioni non ionizzanti. A conclusione di questa ricerca, che non alcuna pretesa di essere esaustiva, emerge però un dato sostanziale di fondo e cioè della necessità della prova certa della nocività dei CEM e del nesso causale tra essi e l’insorgere di una patologia; se ciò dovesse essere provato potrebbe apparire all’orizzonte una responsabilità dello Stato il quale trae un indubbio profitto dallo sviluppo del settore delle telecomunicazioni grazie ai proventi delle licenze che esso rilascia ai gestori. Difficile poi rinvenire una responsabilità dei condomini nel momento che gli stessi si affidano alle leggi ed ai controlli imposti sia preventivi che periodici sulla rispondenza degli impianti alle prescrizioni normative.
DANNI SITUAZIONI GIURIDICHE AFFINI AL CONDOMINIO STUDIO LEGALE MEDIAZIONE PROPERTY MANAGEMENT ART. 1137 C.C. PRIVACY D.Lgs. 102/2014