Source: http://condomini.altervista.org/ContrattoManutenzione.htm
Timestamp: 2017-07-24 04:36:33+00:00
Document Index: 108074762

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.1393', 'sentenza ', 'art. 1469', 'art. 1373', 'art. 13', 'art.1469', 'sentenza ', 'sentenza ']

Recesso dal contratto manutenzione programmata di impianto condominiale
I contratti di manutenzione di lunga durata possono esser dichiarati vessatori By Mary
"il Giudice di Pace di Torino con cinque sentenze ( numeri 2884-2885-2886-2887 del 28 ottobre 1999 ) ha dichiarato risolti i contratti di assistenza decennale condannando il Condominio al pagamento in favore della ditta fornitrice ad una annualità del canone contrattuale.
1) Un contratto di tale durata richiede necessariamente l’assenso dell’assemblea condominiale poiché esso proprio per la durata è da ritenersi esorbitante dalle normali attribuzioni dell’amministratore condominiale. 2) A sostegno di tale interpretazione il Giudice di Pace cita anche una precedente decisione emessa dalla procura di Bologna (28/11/1992 n.948) che ha introdotto il medesimo principio.
3) Il fatto che comunque il Condominio avesse accettato e retribuito le prestazioni della ditta fornitrice è da considerare come contratto di somministrazione di servizi avente cadenza annuale , rinnovabile tacitamente di anno in anno.
4) Ulteriore sostegno alla teoria della risoluzione del contratto decennale , è la legge 52/96 ; tale norma definisce come vessatorie tutte le clausole contrattuali disposte da uno dei due contraenti (il fornitore) che determinano un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.
Una penale di 10 annualità è una clausola vessatoria!
E ancora….Tribunale di Pesaro sentenza 98/2000 oltre che per i motivi di cui sopra ha stabilito che “ il principio dell’appartenenza o dell’affidamento senza colpa , richiamato dall’attrice (la ditta manutentrice) è inapplicabile nella concreta fattispecie sia perché comuni regole di esperienza imponevano alla società attrice di verificare i poteri del rappresentante giusta l’art.1393 cod.civ. , sia perché questa elementare precauzione doveva essere una conoscenza acquisita da parte di una società che eroga servizi per la manutenzione degli impianti ascensore e che quindi stipula i contratti proprio con gli amministratori di Condominio”.
dal contratto manutenzione programmata di impianto condominiale
Tribunale civile di Pescara, 28
febbraio 2003, n. 1073/2003 (Giudice: dott. Angelo Angelini).
Un condominio è
stato convenuto in giudizio da una ditta manutentrice di ascensori per il
pagamento dell’importo previsto da un articolo del contratto che prevede, in
caso di ‘disdetta’, la corresponsione di tutti i canoni concordati fino alla
naturale scadenza del contratto.
La sentenza conferma, prima di tutto, un
ormai consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui:
§ il “condominio” è qualificabile come “consumatore”,
pertanto ad esso sono applicabili gli art. 1469bis e ss. del cod. civ.;
§ il contratto di manutenzione, essendosi rinnovato dopo l’entrata
in vigore della l. 52/1996, è sottoposto alla disciplina di cui alla legge n.
52/1996 (clausole vessatorie nei contratti dei consumatori);
Il Giudice di Pescara ha, inoltre,
affermato un principio molto importante
per quanto riguarda la somma che la ditta manutentrice chiede al momento della
risoluzione del contratto che, nella maggior parte dei casi, ammonta a tutti i
canoni residui fino alla scadenza contrattualmente prevista.
Il Tribunale, in
riferimento al contratto sottoscritto dal condominio, ha affermato che:
§ “il contratto di appalto di servizi consente il libero
recesso dal rapporto d’appalto ma impone al committente l’obbligo di
continuare a corrispondere i canoni concordati per la manutenzione
dell’impianto”;
§ “tale obbligo, sempre secondo la medesima clausola, soccorre
anche nell’ipotesi in cui il committente [il
condominio, n.d.r.] versi in colpa”;
§ “Stante tali disposizioni è agevole dedurre che
effettivamente attraverso la clausola stessa si realizza uno
squilibrio economico significativo in danno della parte recedente la
quale è costretta a non poter esercitare il diritto di recesso dal rapporto
essendo comunque costretta a continuare a corrispondere i canoni dovuti come se
il contratto non fosse stato giammai disdettato”;
§ “detto squilibrio in danno della parte committente prescinde
addirittura da qualsiasi condizione soggettiva del contraente che recede che
è obbligato a pagare i canoni accordati sia nell’ipotesi in cui egli versi in
colpa, sia nell’ipotesi in cui non possa configurarsi alcun comportamento
colposo”;
§ “Quanto da ultimo considerato induce a ritenere che la
clausola n. 13 non possa
considerarsi alla stregua di una clausola penale poiché la stessa
presuppone un inadempimento della parte obbligata a corrisponderla”;
§ “Neppure poi può sostenersi che con la stessa sia stato
previsto un corrispettivo del diritto a recedere dal rapporto in quanto,
nella specie, il corrispettivo che pure avrebbe potuto pretendersi dalla
controparte (art. 1373 c.c.)
addirittura si identifica nella prestazione posta contrattualmente a carico
del committente”;
§ “Da tutti tali elementi è da
concludersi che la clausola di cui sopra (art. 13
del contratto) ha il
solo scopo di tenere legato in modo irreversibile il contraente al contratto ricevendo
così l’appaltatore [la ditta manutentrice,
n.d.r.] un beneficio evidente e sproporzionato in quanto, a
fronte del pagamento del corrispettivo concordato la società appaltatrice non
deve affrontare alcun onere ricavandone addirittura un beneficio maggiore
rispetto a quello derivante dall’esecuzione del contratto, ipotesi questa
nella quale invece la società appaltatrice deve in ogni caso affrontare i costi
del servizio da espletare ivi compresi i compensi ai dipendenti. Diversamente
dovrebbe invece giudicarsi nell’ipotesi in cui la società appaltatrice, in
presenza di recesso volontario ed incolpevole dal rapporto da parte del
committente, si limitasse a pretendere un corrispettivo diverso da quello
concordato e di importo inferiore al fine di compensare i costi generali
necessari per la prestazione del servizio non solo nei confronti della parte
recedente ma anche di tutti gli altri elementi committenti”;
§ “ciò posto e considerato, attesa la inefficacia della
clausola n. 13 del contratto,
nulla può pretendere l’attrice [la ditta
manutentrice, n.d.r.] per l’anticipato recesso da parte del
condominio convenuto”.
La Legge 6 febbraio 1996, n. 52, che ha recepito nell'ordinamento italiano
la Direttiva 93/13/CEE, del Consiglio del 5 aprile 1993, ha determinato l'inserimento nel Codice Civile di una serie di articoli (1469 bis, ter, quater, quinquies e sexies), organizzati nel Capo XIV bis, e dedicati alle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori. Sono considerate vessatorie le clausole che, "malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto stipulato tra questi ed un professionista, inteso quale persona fisica o giuridica, pubblica o privata, che nel quadro della sua attività imprenditoriale o professionale utilizza un contratto avente ad oggetto la cessione di beni o la prestazione di servizi". art.1469
In conformità con quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 10086 del 24.7.2001 il Condominio è giuridicamente qualificato quale soggetto consumatore e, come tale, legittimato a invocare tutta la normativa a favore dei consumatori prevista dal nostro Codice Civile.
Molti tribunali, poi, con diverse sentenze si sono già pronunciati a favore del Condominio, ad esempio in merito ad alcune tipologie di contratti stipulati dallo stesso con la ditta manutentrice del proprio ascensore. Molti contratti, infatti, contengono clausole definite "vessatorie" ovvero clausole che impediscono al consumatore di effettuare scelte libere e consapevoli. Da ciò ne deriva che alcune aziende sottopongono ai propri clienti contratti contenenti disposizioni lesive dei diritti fondamentali del consumatore: tra le tante, ad esempio, l'imposizione di mantenere il rapporto con la stessa società per lunghissimi periodi di tempo, pena il pagamento di rilevanti penali, e con rinnovo tacito del contratto, con richieste di canoni di manutenzione decisamente esorbitanti a fronte, talvolta, di nessuna prestazione.
A questo proposito, il Tribunale di Bologna con la recente sentenza n. 1270/2007 ha nuovamente risolto positivamente per il condominio il contenzioso tra l'attore, condomino dello stabile, e la ditta manutentrice dell'impianto elevatore imputandole "canoni indebitamente percepiti". La ditta, infatti, aveva fatto richiesta al condomino di corrispondere della penale prevista dal contratto di manutenzione per anticipata risoluzione dello stesso. La giurisprudenza in materia ha, invece, stabilito da tempo che tale clausola penale ha carattere vessatorio per cui il condomino può recedere il contratto senza pagare nessuna penale.
Risulta inoltre che talune società, vedendosi recapitare la disdetta anticipata del contratto per inadempienze del proprio servizio di manutenzione, offrono lo stesso servizio applicando sconti di quasi il 50% sui canoni precedentemente pretesi. Ciò dimostra che i prezzi applicati ordinariamente da tali imprese sono del tutto ingiustificati e quindi lesivi dei diritti del consumatore, nel caso sopraccitato del condomino.
Il Tribunale di Bologna, quindi, ha rigettato il ricorso della ditta accogliendo l'opposizione del cliente-consumatore e condannando la ditta manutentrice a corrispondere delle spese di lite.