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Timestamp: 2019-01-20 07:44:15+00:00
Document Index: 107427781

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 352', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 27 agosto 2015, n. 17198. In tema di azione di risarcimento dei danni da diffamazione a mezzo stampa, il diritto di cronaca soggiace al limite della continenza, che comporta moderazione, misura, proporzione nelle modalità espressive, le quali non devono trascendere in attacchi personali diretti a colpire l'altrui dignità morale e professionale, con riferimento non solo al contenuto dell'articolo, ma all'intero contesto espressivo in cui l'articolo è inserito, compresi titoli, sottotitoli, presentazione grafica, fotografie, trattandosi di elementi tutti che rendono esplicito, nell'immediatezza della rappresentazione e della percezione visiva, il significato di un articolo, e quindi idonei, di per sé, a fuorviare e suggestionare i lettori più frettolosi. La percezione visiva concorre quindi in maniera determinante all'attribuzione, da parte del pubblico dei lettori, di un significato diffamatorio alla pubblicazione a mezzo stampa. Questo carattere determinante dell'aspetto visivo è viepiù accentuato quando l'articolo è pubblicato su un quotidiano ad ampia diffusione rispetto al quale i lettori appartengono ad un pubblico notevolmente indifferenziato, e comunque non specialistico; trattasi di pubblico più incline ad una lettura poco approfondita, ed anche frettolosa, che può risolversi nella sola attenzione rivolta, sfogliando il giornale, ai titoli ed alle fotografie. Ne consegue la rilevanza dell'impaginazione; e, nel contesto dell'impaginazione, la rilevanza delle fotografie e dell'accostamento al contenuto scritto di immagini, titoli e sottotitoli - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 27 agosto 2015, n. 17198. In tema di azione di risarcimento dei danni da diffamazione a mezzo stampa, il diritto di cronaca soggiace al limite della continenza, che comporta moderazione, misura, proporzione nelle modalità espressive, le quali non devono trascendere in attacchi personali diretti a colpire l’altrui dignità morale e professionale, con riferimento non solo al contenuto dell’articolo, ma all’intero contesto espressivo in cui l’articolo è inserito, compresi titoli, sottotitoli, presentazione grafica, fotografie, trattandosi di elementi tutti che rendono esplicito, nell’immediatezza della rappresentazione e della percezione visiva, il significato di un articolo, e quindi idonei, di per sé, a fuorviare e suggestionare i lettori più frettolosi. La percezione visiva concorre quindi in maniera determinante all’attribuzione, da parte del pubblico dei lettori, di un significato diffamatorio alla pubblicazione a mezzo stampa. Questo carattere determinante dell’aspetto visivo è viepiù accentuato quando l’articolo è pubblicato su un quotidiano ad ampia diffusione rispetto al quale i lettori appartengono ad un pubblico notevolmente indifferenziato, e comunque non specialistico; trattasi di pubblico più incline ad una lettura poco approfondita, ed anche frettolosa, che può risolversi nella sola attenzione rivolta, sfogliando il giornale, ai titoli ed alle fotografie. Ne consegue la rilevanza dell’impaginazione; e, nel contesto dell’impaginazione, la rilevanza delle fotografie e dell’accostamento al contenuto scritto di immagini, titoli e sottotitoli
sentenza 27 agosto 2015, n. 17198
Le ricorrenti lamentano che, pur avendo richiesto sin dall’udienza di precisazione delle conclusioni, che fosse fissata un’udienza per la discussione orale della causa ai sensi dell’art. 352 cod. proc. civ. e pur avendo rinnovato la richiesta al presidente, nonché negli scritti conclusivi, la causa sia stata decisa senza discussione orale. Sostengono che sarebbe stato leso un fondamentale diritto della difesa e che questa violazione comporterebbe la nullità assoluta della sentenza.
Con un primo profilo di censura, le ricorrenti lamentano che il giornale avrebbe usato “espressioni diffamatorie”, per di più destinate ad un magistrato, allora Procuratore Capo della Repubblica di Parma, che – per quanto si legge in ricorso – “quale che sia il contesto in cui esse si inseriscono, recano in sé una portata offensiva che non ne giustifica in alcun modo la prolusione a ripetizione in seno agli articoli in contestazione”. Pertanto, non sarebbe conforme a diritto la sentenza impugnata che ha ritenuto che quegli articoli fossero espressione di critica giornalistica.
Nel ricorso si fa un generico riferimento ad un “contesto” nel quale le espressioni diffamatorie si sarebbero inserite, senza chiarire di quale contesto si tratti; così come si accenna in ricorso al “numero e […] successione temporale degli articoli”, senza indicare né l’uno né l’altra, così che potrebbero essere desunti soltanto dalla motivazione della sentenza ovvero dalla lettura degli atti difensivi dei precedenti gradi (senza che ciò, ovviamente, consenta di colmare le lacune del ricorso: cfr., per tutte, Cass. n. 1113/06 e n. 13556/06). Nemmeno appare sufficiente all’ammissibilità del ricorso l’accenno fatto alla pag. 6 ad un’isolata e non meglio contestualizzata espressione (“notabile di provincia, non è probabilmente un genio, sta dalla parte dei potenti, non si fa nemici”). Tanto più che questo accenno non è fatto per illustrare la censura di cui al secondo motivo, bensì nel contesto dell’illustrazione del primo motivo.
La percezione visiva concorre quindi in maniera determinante all’attribuzione, da parte del pubblico dei lettori, di un significato diffamatorio alla pubblicazione a mezzo stampa. Questo carattere determinante dell’aspetto visivo è viepiù accentuato quando l’articolo è pubblicato su un quotidiano ad ampia diffusione, come nel caso di specie, rispetto al quale i lettori appartengono ad un pubblico notevolmente indifferenziato, e comunque non specialistico; trattasi di pubblico più incline ad una lettura poco approfondita, ed anche frettolosa, che può risolversi nella sola attenzione rivolta, sfogliando il giornale, ai titoli ed alle fotografie. Ne consegue la rilevanza dell’impaginazione; e, nel contesto dell’impaginazione, la rilevanza delle fotografie e dell’accostamento al contenuto scritto di immagini, titoli e sottotitoli.
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza del 27 novembre 2015 n....