Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2007/05/adeguamento-agli-studi-di-settore-nellambito-del-modello-unico-2007-periodo-2006.html
Timestamp: 2018-04-20 03:00:30+00:00
Document Index: 122952983

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 71', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 1']

Per i periodi d’imposta in cui si applicano per la prima volta gli studi di settore, o le modifiche conseguenti alla loro evoluzione, non si applicano le sanzioni e gli interessi nei confronti dei contribuenti che indicano, nel proprio modello Unico, ricavi o compensi non annotati nelle scritture contabili per adeguare gli stessi, anche ai fini dell’IRAP, a quelli derivanti dall’applicazione dei predetti studi di settore.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Per i suddetti periodi d’imposta, ai fini dell’IVA è possibile adeguarsi alle risultanze derivanti dall’applicazione degli studi di settore senza il pagamento di sanzioni ed interessi, effettuando il versamento della relativa imposta entro il termine previsto per il versamento a saldo dell’imposta sul reddito, utilizzando il codice tributo 6494.
Entro lo stesso termine, i maggiori corrispettivi devono essere annotati in un’apposita sezione dei registri IVA (di cui agli artt. 23 e 24 del D.P.R. n. 633/1972), e riportati nella dichiarazione annuale.
L’adeguamento agli studi di settore, per i periodi d’imposta diversi da quelli in cui trova applicazione per la prima volta lo studio, o le modifiche conseguenti alla revisione del medesimo, è effettuato a condizione che il contribuente versi una maggiorazione del 3%, calcolata sulla differenza tra ricavi o compensi derivanti dall’applicazione degli studi e quelli annotati nelle scritture contabili.
Tale maggiorazione deve essere versata entro il termine per il versamento a saldo dell’imposta sul reddito, utilizzando, mediante l’apposito mod. F24, il codice tributo “4726”, per le persone fisiche, oppure il codice tributo “2118”, per i soggetti diversi dalle persone fisiche.
La maggiorazione non è dovuta se la predetta differenza non è superiore al 10% dei ricavi o compensi annotati nelle scritture contabili.
L’adeguamento in dichiarazione ai ricavi o compensi derivanti dall’applicazione dello studio di settore preclude l’attività di accertamento da parte dell’Amministrazione Finanziaria prevista dall’art. 10 della citata legge n. 146/1998.
Il contribuente esercente attività per le quali si applicano gli studi settore è tenuto alla compilazione dell’apposito modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.
In caso di omessa presentazione del suddetto modello, si applica la sanzione amministrativa da euro 258 a euro 2.065, ridotta ad un quinto del minimo se la presentazione avviene entro il
termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione.
L’adeguamento in dichiarazione: Evoluzione storica
Con l’art. 1, comma 411, della finanziaria per il 2005 sono state introdotte modifiche alle regole in materia di adeguamento in sede di dichiarazione dei redditi.
L’art. 2 del regolamento recante disposizioni concernenti i tempi e le modalità di applicazione degli studi di settore, D.P.R. 31 maggio 1999, n. 195, prevedeva che i contribuenti potessero effettuare l’adeguamento dei ricavi o dei compensi dichiarati a quelli presunti sulla base degli studi stessi nella dichiarazione dei redditi, soltanto per il periodo d’imposta di prima applicazione di uno studio di settore o di una sua revisione.
Negli anni scorsi sono state previste deroghe a tale principio generale, in modo da consentire l’adeguamento in dichiarazione, senza applicazione di sanzioni o interessi, anche per periodi di imposta diversi da quello di prima applicazione.
– con riferimento al periodo d’imposta 1999, l’art. 71 della legge 21 novembre 2000 n. 342, (collegato fiscale alla legge finanziaria per il 2001), prevedeva la possibilità di effettuare l’adeguamento nella dichiarazione dei redditi, senza applicazione di sanzioni o interessi, anche per i 45 studi di settore applicabili a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 1998;
– con riferimento ai periodi d’imposta 2001 e 2002 veniva consentito l’adeguamento in dichiarazione alle stesse condizioni per effetto delle disposizioni contenute nell’art. 9, commi 12 e 13, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, (finanziaria per il 2002).
Con le modifiche apportate all’art. 2 del Regolamento concernente i tempi e le modalità di applicazione degli studi di settore, è introdotta la possibilità di adeguarsi in dichiarazione come regola generale, sia con riferimento agli studi o alle revisioni che si applicano per la prima volta, sia con riferimento a periodi d’imposta diversi da quelli di prima applicazione. In quest’ultima ipotesi, è dovuta una maggiorazione del tre per cento calcolata sulla differenza tra l’ammontare dei ricavi o compensi annotati nelle scritture contabili e quelli presunti in base agli studi di settore. Se la predetta differenza non è superiore al dieci per cento, la maggiorazione non è dovuta.
Il medesimo comma 411 del citato art. 1 dispone, inoltre, che l’adeguamento in dichiarazione dei redditi rileva ai fini Irap. In passato, l’adeguamento alle risultanze degli studi di settore effettuato in dichiarazione non rilevava ai fini Irap, poiché lo stesso non costituisce voce classificabile nel conto economico. Pertanto, nei periodi di imposta per i quali furono concesse deroghe (il 1999, il 2001 e il 2002, come sopra precisato) si è avuta una disparità di trattamento tra i contribuenti che effettuavano l’adeguamento in corso d’anno e coloro che si adeguavano nella dichiarazione dei redditi con riferimento a periodi d’imposta diversi da quello di prima applicazione. I primi, pur essendo stati più “attenti” alle regole, determinavano l’Irap sull’intera base imponibile, mentre i secondi determinavano l’Irap soltanto sui ricavi o compensi annotati nelle scritture contabili e non sull’importo dell’adeguamento effettuato in dichiarazione.
Infine, il D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito in Legge 248/2006, riguardo le regole di accertamento, ha rimosso le cautele esistenti nei confronti delle imprese in contabilità ordinaria e degli esercenti arti e professioni.
Pertanto, a decorrere dal periodo d’imposta 2005, l’accertamento da studi di settore può essere condotto nei confronti di tutte le tipologie di contribuenti con le medesime regole. Resta preclusa la possibilità di procedere ad accertamento da studi di settore nei confronti dei professionisti fino a quando gli studi relativi alle loro attività saranno approvati in via “sperimentale” o prevedendo una fase di “monitoraggio”.