Source: http://www.vasonlus.it/?p=60741
Timestamp: 2019-09-19 10:27:56+00:00
Document Index: 81337294

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 31', 'art. 34', 'art. 44', 'art. 8']

La Procura della Repubblica di Roma si occupi dei tagli boschivi di Castel Romano, nella riserva naturale “Decima – Malafede”, se le motoseghe non verranno spente! – Verdi Ambiente e Societa' (VAS)
L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato (27 marzo 2018) una specifica istanza alla Città metropolitana di Roma Capitale (Dipartimento VI “Pianificazione territoriale generale” – Servizio 3 “Geologico e difesa del suolo, protezione civile in ambito metropolitano”) per l’adozione di un provvedimento di immediata revoca (art. 21 quinques della legge n. 241/1990 e s.m.i.) del taglio di un bosco con governo a ceduo esteso 21 ettari in località Castello Romano, nella riserva naturale regionale “Decima – Malafede”, da parte della Società agricola Le Tenute s.r.l. (sede in Via della Cesarina, 22 – Roma), sui terreni della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Propaganda Fide), detentrice di estese proprietà immobiliari nell’Agro Romano.
I tagli boschivi sono, infatti, iniziati il 16 marzo 2018, nel pieno del periodo di nidificazione dell’avifauna selvatica presente nell’area, le spallette boschive di Castel Romano, bosco misto (Quercia, Cerro e Leccio, Corbezzolo, Lentisco, Fillirea, Ginestra, Perastro, Prugnolo), con presenza di numerose specie faunistiche, fra cui Falco pecchiaiolo, Poiana, Tasso, Istrice, Nibbio bruno, Daino, Picchio Verde, Picchio rosso maggiore, il rarissimo Ululone dal ventre giallo, Rana dalmatina.
L’istanza è stata inviata anche alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma e ai Carabinieri Forestale per verificare l’eventuale commissione di reati in danno della fauna selvatica.
Coinvolti il Ministero per i beni e attività culturali e il turismo, Roma Capitale, la Città metropolitana di Roma Capitale, i Municipi IX e X, di Roma Capitale, la Soprintendenza per archeologia, belle arti e paesaggio di Roma, l’Ente “Roma Natura”.
Il taglio del bosco è stato autorizzato dalla Città metropolitana di Roma Capitale (Dipartimento VI “Pianificazione territoriale generale” – Servizio 3 “Geologico e difesa del suolo, protezione civile in ambito metropolitano”) con nota prot. n. 488 dell’8 marzo 2018 (regio decreto n. 3267/1923 e s.m.i., legge regionale Lazio n. 39/2002, regolamento Regione Lazio n. 7/2005).
Antecedentemente il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus aveva inoltrato (9 febbraio 2018) una specifica richiesta di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti finalizzata a mantenere il bosco di Castel Romano.
In precedenza l’Ente “Roma Natura”– al di là del comunicato stampa di smentita del 10 febbraio 2018 del presidente Maurizio Gubbiotti – aveva rilasciato due autorizzazioni con prescrizioni, sotto il profilo strettamente connesso alla gestione dell’area naturale protetta (artt. 13 della legge n. 394/1991 e s.m.i., 28 della legge regionale Lazio n. 29/1997 e s.m.i.), per il taglio boschivo.
La Soprintendenza speciale Archeologia, Beni Culturali e Paesaggio non si è espressa nei termini di legge ai fini del vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).
La Città metropolitana di Roma Capitale ha quantomeno ristretto le ipotesi di taglio piuttosto ampie confermate dall’Ente “Roma Natura” (nota prot. n. 950 del 7 marzo 2018), in particolare:
* “dovranno essere preservati dal taglio sia le formazioni rupestri, che gli esemplari arborei vetusti”
* “durante le operazioni selvicolturali dovranno essere preservati dal taglio gli esemplari arborei costituenti un ricovero per la fauna selvatica silvestre, con particolare riguardo a quelli ospitanti eventuali nidi di piciformi e/o di rapaci”
* “dovranno essere preservati dal taglio, ai sensi della L.R. n. 61/74, gli esemplari di agrifoglio (Ilex aquifolium) e le altre specie protette eventualmente presenti nonché … gli esemplari di sughera (Quercus suber) e i fruttiferi”
* “è fatto assoluto divieto di aprire nuove piste permanenti per l’esbosco e di eseguire qualsiasi altro intervento che possa arrecare danno al suolo, al soprassuolo ed all’ambiente naturale”.
Tuttavia, è oggettivamente improbabile che non si rechi disturbo all’avifauna selvatica nel periodo riproduttivo impiantando un cantiere per i tagli boschivi e scatenando le motoseghe.
In ogni caso, tale pratica dovrebbe essere attuata con le necessarie attenzioni e cure nei confronti dell’avifauna nidificante negli alberi oggetto di taglio, al fine di prevenire un abbandono dei nidi da parte delle specie coinvolte.
Come noto, l’art. 5 della direttiva n. 2009/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica, esecutiva in Italia con la legge n. 157/1992 e s.m.i., comporta in favore di “tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri” (art. 1 della direttiva) “il divieto:
Il disturbo/danneggiamento/uccisione delle specie avifaunistiche in periodo della nidificazione può integrare eventuali estremi di reato, in particolare ai sensi degli artt. 544 ter cod. pen., 30, comma 1°, lettera h, della legge n. 157/1992 e s.m.i. o violazioni di carattere amministrativo ai sensi dell’art. 31 della legge n. 157/1992 e s.m.i.;
Alla luce di tali disposizioni, qualsiasi intervento di taglio delle specie arboree o di potatura della vegetazione andrebbe effettuato con le cautele idonee alla salvaguardia delle specie nidificanti presenti, in modo tale da evitare di arrecare loro disturbo nel periodo di riproduzione.
Tuttavia, non si è a conoscenza di alcun censimento preventivo dei nidi esistenti né delle necessarie cautele adottate per evitare il disturbo alla nidificazione determinato dal rumore e da tutte le ulteriori attività antropiche connesse al taglio boschivo.
Ciò nonostante continuano i tagli dei boschi governati a ceduo.
Ma non si può tralasciare il fatto che simili operazioni sono favorite dalla mancata approvazione definitiva di numerosi piani di assetto, i piani di gestione delle riserve naturali, da parte della Regione Lazio: solo alcuni piani sono stati approvati, mentre i restanti, compreso quello della riserva naturale “Decima – Malafede”, non sono stati approvati e le relative misure di salvaguardia sono decadute, consentendo numerosi interventi di grave trasformazione del territorio mediante piani ambientali di miglioramento agricolo (PAMA) comprendenti impianti di compostaggio, centro di vendita ortofrutticola e nuove volumetrie (es. Quarto della Zolforatella).
Anche Roma Capitale potrebbe fare la sua parte per la tutela dell’Agro Romano, con una variante del piano regolatore generale (P.R.G.) che classifichi “zone di salvaguardia – H” tutte le residue aree boschive con divieto di nuovi tagli.
Nelle more, potrebbero destinare qualche decina di migliaia di euro (perché, in fondo, si parla di tali cifre) per acquisire i relativi diritti di taglio (art. 34 della legge regionale Lazio n. 29/1997): sono, infatti, del tutto insufficienti gli “appelli” lanciati dagli amministratori locali. alla benevolenza della società di ambito ecclesiastico ben poco incline a seguire gli indirizzi dell’Enciclica “Laudato si” di Papa Francesco.
Questo sarebbe solo l’inizio della fine della povera riserva naturale: all’orizzonte avanzano i progetti della nuova autostrada Roma – Latina e della bretella stradale A 12 – Tor de’ Cenci.
Siamo, però, ancora in tempo per evitare questi ulteriori scempi ambientali annunciati.
ed ecco un piccolo reportage dei tagli boschivi di questi giorni (foto di Paolo Avetrani, marzo 2018)
e ancora (foto da http://riservadecima-malafede.blogspot.it/)
(Articolo pubblicato con questo titolo il 29 marzo 2018 sul sito del Gruppo d’Intervento Giuridico)
N.B. – Non risponde al vero che sarebbero decadute le “misure di salvaguardia” della riserva naturale di Decima-Malafede: il comma 11 dell’art. 44 della legge regionale n. 29/1997 dispone che “fino all’adozione da parte degli organi competenti di specifiche norme di salvaguardia ovvero fino all’approvazione dei relativi piani, e comunque non oltre il 31 dicembre 2018, alle aree protette istituite con legge regionale e a quelle istituite nonché ampliate si applicano le norme di cui all’articolo 8, commi 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9”.
Ma la lettera d) del comma 4 dell’art. 8, così come modificata dalla passata Giunta Zingaretti, consente gli interventi previsti da Piani di Utilizzazione Aziendale anche in deroga alle prescrizioni dei piani territoriali paesistici (PTP e PTPR).
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