Source: http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/124-TLT-C-00-03-04.php
Timestamp: 2018-01-20 19:10:51+00:00
Document Index: 26077354

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 669', 'art.23', 'sentenza ', 'art.700', 'art.23', 'art. 669', 'art.23', 'sentenza ', 'art.23', 'art.23']

documento 124/2004
Tribunale di Latina – Giudice Dr. Castaldi – Provvedimento del marzo 2004.
Procedimento cautelare societario – Strumentalità del procedimento al successivo giudizio di merito – Indicazione della proponenda azione di merito – Necessità.
(124-m)
Non può essere condivisa la tesi secondo la quale, per effetto dell’art. 23, 7° co., d. lgs. 5/03 e della conseguente inapplicabilità dell’art. 669 octies c.p.c. ai procedimenti cautelari societari precedenti alla instaurazione del giudizio di merito, sarebbe venuta meno la necessaria strumentalità del procedimento e del provvedimento cautelare rispetto alla successiva cognizione piena, non essendo più subordinato il permanere della efficacia della pronuncia cautelare alla tempestiva introduzione del giudizio di merito.
Deve, infatti, ritenersi che il requisito di strumentalità del cautelare non sia stato eliminato dalla norma in questione, ma meramente attenuato, con incidenza esclusiva sulla efficacia della misura cautelare, che rimane sì provvisoria (ovvero non assimilabile al giudicato: v.art.23,8° co., d.lgs.17.01.2003, n.5), ma stabile (sino all’eventuale pronuncia della sentenza di merito che si sostituisca al cautelare e non più sino alla vana decadenza del termine per introdurre il giudizio a cognizione piena).
Tale attenuazione non comporta tuttavia il venir meno della necessaria indicazione dell’azione di merito (eventualmente) proponenda. Tale indicazione non è, infatti, solo funzionale al raffronto tra tutela cautelare richiesta e successive conclusioni nel merito, ma è anche, e soprattutto, indispensabile per valutare la competenza del Giudice adito, pur sempre determinata per relationem con quella del Giudice della cognizione piena, nonché alla verifica del fumus boni iuris, che va parametrato alla situazione giuridica soggettiva che il ricorrente si attribuisce ed alle modalità con le quali vuole tutelarla.
(124-t)
sciogliendo la riserva di decidere sul ricorso di Verdi F. M., rileva che
a) il ricorso principale, in tutte le domande che lo compongono (sequestro giudiziale, sequestro conservativo e provvedimento cautelare atipico ex art.700 c.p.c.) è inammissibile, non contenendo la chiara ed univoca indicazione del petitum e della causa petendi dell’azione (o delle azioni) che lo stesso ricorrente intende far valere in sede di cognizione ordinaria.
Preliminarmente, in ordine alla necessità di tale allegazione, deve disattendersi la tesi del ricorrente, secondo la quale, per effetto dell’art.23, 7° co., d. lgs. 17.1.2003, n.5, e della conseguente inapplicabilità ai procedimenti cautelari societari precedenti all’instaurazione del giudizio di merito, dell’art. 669 – octies c.p.c., sarebbe venuta meno la necessaria strumentalità del procedimento, e del provvedimento cautelare rispetto alla successiva cognizione piena, non essendo più subordinato il permanere dell’efficacia della pronuncia cautelare alla tempestiva introduzione del giudizio di merito.
Infatti, concordando con la tesi più accreditata in dottrina, deve ritenersi invece che il requisito di strumentalità del cautelare non sia stato eliminato dalla norma in questione, ma meramente attenuato, con incidenza esclusiva sulla efficacia della misura cautelare, che rimane sì provvisoria (ovvero non assimilabile al giudicato: v.art.23,8° co., d.lgs.17.01.2003, n.5), ma stabile (sino all’eventuale pronuncia della sentenza di merito che si sostituisca al cautelare, e non più sino alla vana decadenza del termine per introdurre il giudizio a cognizione piena).
Tale attenuazione (la cui estensione è peraltro dubbia, dipendendo dall’opzione tra un’interpretazione lata dell’espressione “altri provvedimenti idonei ad anticipare gli effetti della decisione di merito” contenuta nell’art.23, 1° co, ed un’interpretazione invece più rigorosa, che escluda dalla portata della norma provvedimenti cui viene attribuita una funzione conservativa e non anticipatoria, come i sequestri) non comporta tuttavia il venir meno della necessaria indicazione dell’azione di merito (eventualmente) proponenda.
Infatti tale indicazione non è solo funzionale al raffronto tra tutela cautelare richiesta e successive conclusioni nel merito, ma è anche, e soprattutto, indispensabile per valutare la competenza del Giudice adito, pur sempre determinata per relationem con quella del Giudice della cognizione piena. Inoltre la allegazione della domanda di merito è funzionale anche alla verifica del fumus boni iuris, che va parametrato alla situazione giuridica soggettiva che il ricorrente si attribuisce ed alle modalità, tra le diverse ipotizzabili, nelle quali vuole tutelarla.
Ed ancora, proprio a proposito del provvedimento d’urgenza atipico, l’indicazione dell’azione di merito eventualmente instauranda è indispensabile per valutare quale sarebbe il tempo occorrente per far valere il diritto in via ordinaria, e quindi per ritenere ammissibile il ricorso.
Come pure nel sequestro giudiziario (qualora si ritenga che anche a tale provvedimento, di natura conservativa, si applichi l’art.23, 1° co.), l’indicazione dell’azione di cognizione piena indispensabile al fine di valutare se sia configurabile quella controversia sulla proprietà o sul possesso che costituisce, pur nell’interpretazione lata della giurisprudenza consolidata, un requisito di ammissibilità del ricorso.
a1) Accertata quindi la necessità che il ricorrente in sede cautelare societaria indichi l’azione di merito eventualmente instauranda, deve rilevarsi che nel caso sub iudice il Verdi non ha assolto a tale onere, come eccepito dalle controparti.
Invero dalle pagine 12 e 13 del ricorso (che la stessa parte, nelle note conclusive, indica quali sede dell’esposizione della causa petendi e del petitum di merito) non si ricava che l’allegazione dell’avvenuto recesso dalla società XX s.r.l. e conseguente diritto alla liquidazione della propria quota, senza che venga profilata una futura eventuale azione di condanna, ed anzi lasciando trasparire una finalità di mero accertamento, come rende evidente la circostanza stessa che il Verdi solo nelle note conclusive si spinga a chiarire la volontà di azionare le richieste “conseguenti”, ovvero le azioni finalizzate ad ottenere il rimborso della quota. Nè, peraltro, dal resto del ricorso si può evincere in maniera chiara ed inequivocabile (ovvero senza che il Giudice sia chiamato, più che ad interpretare l’atto nella sua globalità, a scegliere egli stesso quali, tra le diverse azioni di merito teoricamente esercitabili, sarà quella prospettata dal ricorrente) l’indicazione dell’azione instauranda a cognizione piena.
Nè, infine, ad ovviare a tale vizio genetico del ricorso può bastare la circostanza che il ricorrente, nelle note conclusive depositate dopo l’udienza, abbia elencato una serie di azioni di merito cui il ricorso sarebbe strumentale. Infatti tale pretesa sanatoria, operata soltanto quando non vi era più spazio per il contraddittorio successivo, e dunque per i nova, è indiscutibilmente tardiva.
Il ricorso principale è pertanto, in ogni petitum, inammissibile.
b) il ricorso riconvenzionale di XX s.r.l. e avente per oggetto il sequestro giudiziario della quota di partecipazione al capitale di XX s.r.l. della quale è titolare il Verdi, deve dichiararsi inammissibile, poichè la preannunciata contestazione della legittimità del recesso del Verdi, che pure investirebbe la qualità di socio in capo a quest’ultimo, non configura una controversia circa il possesso o la proprietà della quota, ipotizzabile tra soci o tra un socio ed un terzo, ma non tra il socio e la società.
Peraltro, nel merito, la stessa domanda andrebbe rigettata per difetto di fumus boni iuris, non essendo stata fornita, in questa sede, alcuna indicazione circa il contenuto della predetta contestazione del recesso.
c) il ricorso riconvenzionale del Veneruso, che chiede il sequestro conservativo della quota di XX s.r.l. di pertinenza del Verdi, va respinto, poichè le condotte esplicitamente e dettagliatamente attribuite al ricorrente principale (con esclusione di ogni generico richiamo a tutte le vicende litigiose che da tempo affannano le parti e, di conseguenza, le compagini societarie interessate e questo Tribunale) si concretizzano in iniziative giudiziarie nelle quali, in questa sede, non è dato cogliere un evidente abuso del diritto.
d) Tutte le domande per lite temeraria vanno respinte, non essendo, nella condotta di alcuna parte, ravvisabile mala fede o colpa grave;
e) Per soccombenza reciproca, si compensano le spese tra Verdi e Veneruso e tra Verdi e XX s.r.l.;
f) Le spese a favore delle altre parti chiamate dal ricorrente a partecipare ad un giudizio inammissibile si liquidano come da dispositivo.
1) dichiara inammissibile il ricorso di Verdi F. M.;
2) condanna Verdi F. M. a rifondere le spese di questo giudizio come segue:
a) a Alfas.p.a. € 200,00 per spese; € 1.500,00
per diritti ed € 2.150,00 per onorari, oltre IVA e CPA;
b) alla Provincia di Latina € 200,00 per spese; € 1.500,00 per diritti
ed € 2.150,00 per onorari, oltre IVA e CPA;
c) a Omega s.p.a. € 200,000 per spese; € 1.500,00 per
diritti ed € 2.150,00 per onorari, oltre IVA e CPA;
d) al Comune di **di Latina € 200,00 per spese; € 1.500,00
per diritti ed € 2.150,00 per onorari, oltre IVA e CPA.