Source: https://www.mutui-prestiti-assicurazioni.it/quando-un-finanziamento-e-usuraio/
Timestamp: 2019-10-15 06:00:47+00:00
Document Index: 76821978

Matched Legal Cases: ['art. 1815', 'art. 1815', 'art. 121', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 644', 'art. 1815', 'art. 1815', 'art. 1815', 'art. 1815', 'art. 1815', 'art. 1418', 'art. 644', 'art. 1815', 'art. 1815', 'art. 644']

Quando un finanziamento è usuraio - Blog Finanziario
Quando un finanziamento è usuraio
Il Collegio di Coordinamento dell’ABF, risolvendo una questione di massima importanza, ha ritenuto che la sanzione di nullità di cui all’art. 1815 c.c. comporti per il mutuatario l’obbligo di restituire al mutuante tutti gli oneri da esso sostenuti in relazione alla concessione del credito (escluse imposte e tasse), ivi compreso il premio della polizza assicurativa funzionale a garantire il rimborso del capitale. Approfondisci
Il provvedimento in commento è di importanza centrale giacché testimonia di un sostanziale allineamento della giurisprudenza dell’ABF rispetto alle posizioni che si vanno cristallizzando nella giurisprudenza di legittimità.
La questione affrontata dal Collegio di Coordinamento, nello specifico, attiene non soltanto alla computabilità nel TEG degli oneri assicurativi funzionali alla restituzione del credito ma altresì alla portata delle conseguenze restitutorie della declaratoria di nullità di cui all’art. 1815, comma 2, c.c.
La vertenza a monte del provvedimento vede contrapposti, da un lato la finanziaria Alfa e, dall’altro, Tizio, al quale Alfa aveva concesso un prestito personale per un complessivo importo finanziato di oltre 10.000 Euro, comprendenti anche due polizze assicurative sottoscritte contestualmente al mutuo.
Tizio si era rivolto all’ABF lamentando:
a) la violazione della disciplina in materia di trasparenza, giacché l’intermediario non aveva computato nel TAEG indicato nel contratto l’importo delle polizze assicurative
b) la violazione del combinato disposto degli artt. 644 c.p. e 1815, comma 2, c.c. giacché, includendo nel TEG il costo delle predette polizze si sarebbe verificato uno sconfinamento rispetto al T.S.U. vigente al momento della conclusione del contratto
La società Alfa, per contro si era difesa contestando le asserzioni del ricorrente e rivendicando la piena legittimità del suo operato. In particolare, aveva affermato la congruenza della determinazione del TEG siccome in quanto calcolato conformemente alle “Istruzioni per la rilevazione dei tassi effettivi globali medi ai sensi della legge sull’usura – febbraio 2006”.
La computabilità degli oneri assicurativi nel TEG
Prima di affrontare la questione ritenuta controversa, il Collegio territoriale ha ritenuto fondata la censura formulata dal ricorrente, fondata sul superamento del T.S.U. in virtù del computo degli oneri assicurativi tra i costi correlati all’erogazione del credito.
La conclusione del Collegio di Coordinamento va nel senso di ritenere doveroso considerare tale voce di costo al fine di determinare gli oneri posti a carico del debitore e funzionali a verificare il rispetto della soglia di usura.
Il provvedimento, nel fondare tale conclusione, fa espresso riferimento ai principi stabiliti dal precedente Collegio di Coordinamento ABF 12.9.2017 n. 10621 che, tuttavia, si era pronunciato unicamente in ordine ai criteri di calcolo del TAEG ai sensi dell’art. 121 TUB.
Questo orientamento, peraltro, sembra aprire una breccia rispetto alla posizione, che appariva sostanzialmente tetragona, assunta sino a questo momento dall’ABF e tesa a negare rilevanza ai costi assicurativi in sede di determinazione del TEG.
Per la verità, va detto che i cennati principi erano stati coniati dall’organo di conciliazione, nello specifico, in tema di polizze obbligatorie collegate a contratti di cessione del quinto dello stipendio, facendo leva sull’espresso contenuto delle c.d. linee guida che escludevano tali oneri dalle rilevazioni dei TEGM, paradigma non completamente replicabile in materia di prestiti personali, laddove la polizza non è imposta per legge.
Al netto di queste considerazioni, tuttavia, non può non essere sottolineato come l’ABF, quantomeno sullo specifico argomento, si sincronizzi con l’orientamento ormai dominante in sede di legittimità.
Cass. civ. Sez. I Sent., 05-04-2017, n. 8806 per la quale: “Ai fini della valutazione dell’eventuale natura usuraria di un contratto di mutuo, devono essere conteggiate anche le spese di assicurazione sostenute dal debitore per ottenere il credito, in conformità con quanto previsto dall’art. 644, comma 4, c.p., essendo, all’uopo, sufficiente che le stesse risultino collegate alla concessione del credito. La sussistenza del collegamento può essere dimostrata con qualunque mezzo di prova ed è presunta nel caso di contestualità tra la spesa di assicurazione e l’erogazione del mutuo.”
Cass. civ. Sez. III, 06-03-2018, n. 5160 per la quale: “In tema di usura, la “centralità sistematica” dell’art. 644 c.p. in punto di definizione della fattispecie usuraria rilevante assume rilievo per l’intero arco normativo regolante il fenomeno dell’usura e quindi anche per le disposizioni regolamentari ed esecutive e per le istruzioni emanate dalla Banca d’Italia. Infatti, attesa l’esigenza di una lettura a sistema di queste varie serie normative, appare chiaro che al centro di tale sistema si pone la definizione di fattispecie usuraria tracciata dall’art. 644 c.p., alla quale si uniformano, e con la quale si raccordano, le diverse altre disposizioni che intervengono in materia. In relazione alla ricomprensione di una spesa di assicurazione nell’ambito delle voci economiche rilevanti per il riscontro dell’eventuale usurarietà di un contratto di credito, è necessario e sufficiente che la detta spesa risulti collegata all’operazione di credito. La sussistenza del collegamento, se può essere dimostrata con qualunque mezzo di prova, risulta presunta nel caso di contestualità tra la spesa e l’erogazione.”
Cass. civ. Sez. I Ord., 16-04-2018, n. 9298 per la quale: “Il costo della polizza assicurativa accessoria al finanziamento rientra nel concetto di spesa indicato dall’art. 644 c.p. ai fini della determinazione del tasso usurario. Ne discende la nullità del contratto di finanziamento, in caso di travalicamento della soglia di riferimento.”
Si tratta di tre pronunce della Suprema Corte che, ad avviso di chi scrive, segnano un orientamento difficilmente rimeditabile a seguito della recentissima pronuncia resa dalla S.C. a Sezioni Unite (n. 16303 del 20 giugno 2018), e ciò in quanto si fondano sul principio di onnicomprensività, sancito dall’art. 644 c.p. quale norma definitoria del fenomeno dell’usura, principio che deve guidare anche l’interpretazione della disciplina secondaria.
L’oggetto del contrasto: la portata degli obblighi restitutori conseguenti all’applicazione dell’art. 1815, comma 2, c.c.
Affrontato, e risolto, in questi termini il problema della computabilità dei costi assicurativi al fine di determinare il TEG, il Collegio territoriale ha sottoposto al Collegio di Coordinamento la questione giuridica – di obiettiva rilevanza – dell’estensione degli obblighi restitutori conseguenti alla declaratoria di nullità di cui all’art. 1815, comma 2, c.c.
Il problema può essere sintetizzato nella seguente proposizione: se l’obbligo restitutorio in questione riguardi solo gli interessi, intesi in senso stretto, oppure copra l’insieme dei costi rilevanti ai fini della determinazione del TEG e, quindi, anche gli oneri assicurativi.
Si tratta di una problematica pregna di precipitati pratici giacché il peso economico della polizza, in relazione a finanziamenti per un capitale ridotto, benché sottoposto a interessi corrispettivi molto alti, è assolutamente rilevante.
Il Collegio di Coordinamento ha chiaramente optato per una lettura estensiva della sanzione civilistica.
Dispone, infatti, l’art. 1815, comma 2, c.c. che qualora vengano pattuiti interessi usurari la clausola deve considerarsi nulla e nessun interesse dovuto.
Appare ormai assodato (per tutte Cass. civ. Sez. VI, Ord., 4.10.2017, n. 23192) che tale disposizione enunci, quale conseguenza del superamento del TSU, il principio di integrale gratuità del mutuo.
Occorre però intendersi sul significato del termine “interessi” di cui all’art. 1815 c.c.
Ad avviso di chi scrive (e, oggi, del Collegio di Coordinamento ABF) una lettura coerente della norma in uno con gli artt. 644 c.p. e 1 D.L. n. 394/2000 consente di escludere che il termine utilizzato possa riferirsi unicamente agli interessi corrispettivi, intesi in senso stretto.
L’art. 1815 c.c. è, infatti, pacificamente considerato il perno dell’impianto sanzionatorio dell’usura sul piano civile e ciò proprio perché, nel prevedere il cennato principio di gratuità, introduce un quid pluris rispetto alle conseguenze che sarebbero derivate da una semplice declaratoria di nullità del contratto ai sensi dell’art. 1418 c.c. per violazione di norma imperativa (l’art. 644 c.p.), giacché, in tale ipotesi, la somma mutuata (pur restando dovuta) avrebbe potuto produrre comunque interessi nella misura legale e, in presenza delle condizioni di legge, anche moratori (sempre nella misura legale).
Per questi motivi l’art. 1815 c.c. non può essere interpretato secondo canoni autonomi rispetto a quelli che governano la lettura della fattispecie usuraria.
Ne deriva, quindi, che il termine interessi usurari di cui alla prima parte della disposizione (“se sono pattuiti interessi usurari”) va letto come riferito all’insieme dei costi che contribuiscono a determinare il TEG.
E, se così è, non vi è ragione di ritenere che la dicitura “non sono dovuti interessi” di cui alla seconda parte della disposizione si riferisca ad altro di meno rispetto all’insieme dei costi che compongono il TEG.
Il Collegio di Coordinamento, si è mosso nell’ambito di questi binari e, sia consentito, nell’ambito di una interpretazione che conserva all’art. 1815 c.c. una sua coerenza interna.
Appare, quindi del tutto condivisibile la lettura offerta nel provvedimento in commento secondo la quale “…la conseguenza… è che, se le spese di assicurazione vanno calcolate ai fini della configurabilità dell’usura, debbono poi necessariamente essere considerate anche ai fini della sanzione che ne deriva…”.
Se, infatti, la definizione del fenomeno usurario è quella di cui all’art. 644 c.p. (ed, in particolare, quella contenuta nel quarto comma) non può dubitarsi che l’esigenza general preventiva sottesa alla riforma del 1996 postuli sia l’inclusione di tutti i costi connessi con l’erogazione del credito nel TEG, sia l’estensione degli effetti restitutori al medesimo compendio di oneri.
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