Source: https://www.orizzontescuola.it/riforma-pensioni-lettera-aperta-al-governo-contro-tito-boeri/
Timestamp: 2018-04-20 16:15:26+00:00
Document Index: 142964235

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 38', 'art. 53', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 1']

Riforma Pensioni: lettera aperta al Governo contro Tito Boeri - Orizzonte Scuola
a) la recente intervista rilasciata dal presidente dell'INPS al Corriere della Sera in data 3 marzo 2015;
“I redditi derivanti dai trattamenti pensionistici — ricorda la Corte — non hanno, per questa loro origine, una natura diversa e minoris generis rispetto agli altri redditi presi a riferimento, ai fini dell'osservanza dell'articolo 53 Cost.”
Altra penalizzazione  costituita dalla modificazione in pejus del meccanismo rivalutativo di cui all'articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, ad opera dell'art. 1, comma 483, lett. e), introdotta dalla medesima Legge n. 147/2013.
Il sottoscritto non mancherà di proporre ricorso giurisdizionale davanti alla Corte dei conti per l’accertamento del suo diritto a ricevere un trattamento pensionistico esente da tali decurtazioni, previa rimessione alla Corte costituzionale della questione di costituzionalità della norma citata.
D’altra parte, pur se la nuova norma dispone che le somme derivanti dalle trattenute restano acquisite alla gestione previdenziale anziché al bilancio dello Stato, resta la fiscalità del prelievo stante la natura tributaria degli strumenti attuativi dell'art. 38 Cost. in quanto diretti all'attuazione di quei doveri di solidarietà che non possono prescindere dall'art. 53 Cost.
In questa situazione di pendenza di giudizi sulla legittimità costituzionale di norme recanti la reintroduzione di decurtazioni al trattamento pensionistico in essere, si starebbe ora studiando di introdurre ulteriori meccanismi decurtativi (non a carattere eccezionale e transitorio, come le norme pregiudizievoli sopra citate, ma addirittura permanenti), aventi effetto su una sola categoria di soggetti, con relativo vulnus alla certezza del diritto, per lesione dell'affidamento all’intangibilità del trattamento pensionistico legittimamente acquisito quale principio connaturato allo Stato di diritto. L’irragionevolezza e l’iniquità di una tale proposta, sotto il profilo della certezza giuridica e della stabilità dei rapporti nella prospettiva dei diritti acquisiti, sembrano dunque evidenti.
Invero, la Corte europea dei diritti dell'uomo è già stata chiamata a valutare, in un caso analogo (sentenza “caso Maggio” del 31 maggio 2011), la compatibilità con l'art. 6 CEDU (diritto a un equo processo) di una legge italiana recante una normativa retroattiva di riequilibrio nel sistema pensionistico, eliminando i vantaggi goduti da persone che avevano lavorato in Svizzera e versato contributi inferiori.
Lo Stato, secondo la CEDU, non può interferire in modo arbitrario nella procedura giudiziaria introducendo norme retroattive che hanno l'effetto di modificare definitivamente l'esito del giudizio pendente nel quale lo Stato è parte, rendendo inutile per i ricorrenti la prosecuzione del giudizio. Né considerazioni finanziarie possono da sole influire sull’esito delle controversie, e nemmeno l'interesse generale dell'ordinamento può considerarsi “sufficientemente impellente da superare i pericoli inerenti all'utilizzo della legislazione retroattiva” avente come risultato quello di favorire lo Stato nei giudizi ancora pendenti in cui esso stesso è parte.
Tale ventilata intenzione, se tradotta in norma di legge con effetti retroattivi sui trattamenti pensionistici di coloro cui le pensioni sono già state liquidate e che hanno maturato un legittimo affidamento al riguardo, comporterebbe, oltretutto, la violazione dell'art. 1 del Protocollo n. 1 della Convenzione EDU sul diritto di proprietà. Invero, la Corte di Strasburgo ha ripetutamente affermato che il diritto alla pensione è da ricondurre al diritto di proprietà ed, in tal modo, i pensionati diverrebbero “vittime” di una patente violazione della CEDU.
Deve inoltre considerarsi che la Corte costituzionale (es.: C. Cost. n. 78\2012), ha in più occasioni chiarito i limiti che il legislatore incontra nell'emanare norme retroattive, individuandolo, in generale, nell'esigenza di tutelare principi, diritti e beni di rilievo costituzionale, e non è questo il caso.
Il sottoscritto è, inoltre consapevole del fatto che nel bilancio dell’INPS la spesa pensionistica “pura” (senza dimenticare le imposte pagate dai pensionati) si accomuna impropriamente alla spesa assistenziale e che la separazione tra le due partite di bilancio non è mai stata effettivamente, completamente e trasparentemente attuata, nemmeno dopo la legge n. 88/1989. Il che non è irrilevante nella valutazione delle misure che si vorrebbero attuare per mantenere la sostenibilità del sistema previdenziale. Invero, se le coperture contributive del sistema previdenziale vanno a mescolarsi con il sistema assistenziale, la sostenibilità di quest’ultimo non potrà che essere affidata alla fiscalità generale e non alla “solidarietà” imposta retroattivamente su pensioni già liquidate.
Con riserva di agire nelle competenti sedi giudiziarie, porge distinti saluti."
15 aprile 2015 - 16:20 - Lucrezia Di Dio