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Timestamp: 2020-04-09 12:57:22+00:00
Document Index: 156519041

Matched Legal Cases: ['§1', '§2', '§3', '§4', '§5', '§5', '§6', '§7', '§8', '§9', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 8']

Sommario: Introduzione - §1. L’oggetto del decreto - §2. La terminologia utilizzata dal legislatore - §3. L’ambito di applicazione della normativa - §4. Le modalità di informazione e consultazione dei lavoratori - §5. Il divieto di rivelazione delle informazioni… - §5.1 … e le eccezioni all’obbligo di informazione - §6. La tutela dei rappresentanti dei lavoratori - §7. Il quadro sanzionatorio - §8. Il rapporto con le altre disposizioni nazionali in materia di informazione e consultazione - §9. Le disposizioni transitorie
Quanto al concetto di occupabilità - inteso come sviluppo delle possibilità di impiego del lavoratore nell’impresa - esso assume un ruolo centrale nei processi di trasformazione aziendale, ampliando le prospettive lavorative della risorsa umana.
2) agevolazione dell’accesso dei lavoratori alla formazione nell’ambito dell'impresa in un quadro di sicurezza;
Può dirsi che mentre attraverso le procedure informative il datore di lavoro è tenuto ad assicurare ai lavoratori una garanzia di partecipazione passiva (fase della conoscenza e dell’esame delle questioni), la consultazione svolge la funzione di garantire una forma di partecipazione attiva, completando la fase di ascolto con un intervento dei lavoratori (rectius, dei loro rappresentanti) atto ad incidere sulla risoluzione da adottarsi.
1) L’impresa. La nozione di “impresa” fornita dal legislatore, oltre a circoscrivere l’operatività del decreto alle sole imprese situate in Italia, individua le tipologie imprenditoriali cui va estesa l’applicazione della normativa: si tratta delle imprese - sia pubbliche che private - che svolgono un’attività economica, anche senza fine di lucro.
Diversamente, nella Direttiva n. 98/50 (ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di stabilimenti), recepita in Italia con il D.lgs. n. 18/2001, l’attenzione si sposta sul profilo dinamico della nozione di datore di lavoro, che viene considerato - coerentemente con gli scopi del legislatore comunitario – nella veste di cedente e cessionario dell’impresa.
La ratio di tale previsione è quella di garantire la conoscenza del contesto occupazionale attuale e futuro dell’impresa ed al contempo rendere partecipi i lavoratori - in ossequio agli intenti del legislatore comunitario – dei rimedi da attuare in caso di rischio per i livelli occupazionali. E’ d’uopo sottolineare che la conoscenza della situazione più strettamente occupazionale è collegata al principio dell’occupabilità, altro baluardo eretto dal legislatore comunitario a tutela della posizione dei lavoratori.
Una deroga al principio della riservatezza delle informazioni opera in tutte quelle ipotesi in cui i contratti collettivi nazionali autorizzano – prevedendo adeguate modalità - i rappresentanti dei lavoratori ed eventuali loro consulenti a trasmettere le informazioni ai lavoratori o a terzi vincolati da un obbligo di riservatezza.
Il comma 2 dell’art. 5 contiene una importante deroga all’obbligo di informazione e consultazione gravante sul datore di lavoro, espungendo dall’area di partecipazione dei lavoratori tutte quelle informazioni che, per comprovate esigenze tecniche, organizzative e produttive, siano di natura tale da creare notevoli difficoltà al funzionamento dell’impresa o da arrecarle danno.
Al fine di evitare che il carattere riservato delle informazioni e la salvaguardia delle esigenze tecniche, organizzative e produttive dell’impresa finiscano per svilire l’obbligo di informazione e consultazione gravante sul datore, diminuendone la portata applicativa, il legislatore dispone che i contratti collettivi nazionali di lavoro debbano disciplinare l’istituzione, la composizione ed il funzionamento di una commissione di conciliazione per le contestazioni relative alla natura riservata delle notizie fornite e qualificate come tali, nonchè per la concreta determinazione delle esigenze tecniche, organizzative e produttive che rendono pregiudizievole la comunicazione delle informazioni (comma 3).
L’art. 6 è indice del favor del legislatore nei confronti dei rappresentanti dei lavoratori investiti dell’esercizio dei diritti in materia di informazione e consultazione: la norma estende loro la stessa protezione e le stesse garanzie previste per i rappresentanti dei lavoratori dalla normativa vigente ovvero dagli accordi e contratti collettivi applicati, in maniera tale da assicurare un adeguato espletamento delle funzioni loro attribuite.
Alle procedure di verifica delle violazioni e di irrogazione delle sanzioni si applicano – in quanto compatibili – le disposizioni della legge n. 689/1981 (Modifiche al sistema penale) e del decreto legislativo n. 124/2004 (Razionalizzazione delle funzioni ispettive in materia di previdenza sociale e di lavoro, a norma dell'art. 8 della legge 14 febbraio 2003, n. 30).
L’art. 8 fissa la relazione tra le norme del decreto e le altre disposizioni in materia di informazione e consultazione dei lavoratori: restano in vigore le procedure di informazione e di consultazione della legge 29 dicembre 1990, n. 428 (Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee), quelle della legge 23 luglio 1991, n. 223 (Norme in materia di cassa integrazione, mobilità, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunità europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro) nonchè le previsioni di cui al decreto legislativo 2 aprile 2002, n. 74 (attuazione della direttiva 94/45/CE relativa all'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie).
Sono fatti salvi, inoltre, tutti gli altri diritti riconosciuti dalla normativa vigente e dai contratti collettivi applicati in materia di informazione, consultazione e partecipazione.