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Timestamp: 2020-02-21 13:14:10+00:00
Document Index: 60851856

Matched Legal Cases: ['art.10', 'art.4', 'art 4', 'de lege ferenda', 'art.12', 'art.2', 'art.4', 'art.4', 'art. 2', 'art. 46', 'de lege lata', 'art.1', 'art. 99', 'art 122', 'art. 107', 'art.5', 'art. 3', 'art. 71', 'art. 122', 'art.10', 'art.4', 'art 4', '§ 6']

DIMT.IT - ghidini
"Confini e fronti dell'innovazione biotecnologica", volume a cura dei Proff. Emanuela Arezzo, Valeria Falce e Gustavo Olivieri
[caption id="attachment_12274" align="alignright" width="300"] Anno di edizione: 2014 Pagine: X - 278 Codice unico: 024190608 ISBN: 9788814183874[/caption] "Il volume offre al lettore un giacimento importante e fruttuoso di dati, argomenti e proposte per il progresso sulla via di un’amministrazione giuridica ragionevole e aggiornata degli interessi mobilitati dall’innovazione biotecnologica e affranca un tema da sempre esposto alle deformazioni del pregiudizio confessionale o settario dagli a priori che ne hanno contrassegnato l’imporsi all’attenzione della giurisprudenza teorica e pratica. Se mi si passa uno slogan: questo libro segna un’affermazione non trascurabile del potere della ragione sulle ragioni dei Poteri". Così il Prof. Paolo Spada introduce "Confini e fronti dell'innovazione biotecnologica per la proprietà intellettuale", volume a cura dei Proff. Emanuela Arezzo (Università degli Studi di Teramo), Valeria Falce (Università Europea di Roma) e Gustavo Olivieri (Università LUISS Guido Carli di Roma) ed edito da Giuffrè nei Quaderni di Giurisprudenza Commerciale. È una citazione ad aprire l'abstract della Prof.ssa Falce: “Siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti: con questa immagine Bernando di Chartes dipingeva in modo assai felice il processo conoscitivo, un percorso cioè che è sempre frutto di scambio, collaborazione e arricchimento reciproco. Già nel XII secolo era chiaro che la direzione e gli avanzamenti della ricerca sono fortemente condizionati dal contesto e dall’ambiente circostante, perché è sul relativo bagaglio di conoscenze e saperi che una specifica linea di ricerca si innesta e ad essa attinge. Non stupisce dunque che la scelta tra i diversi modelli che si presentano oggi alle imprese per accelerare il processo innovativo e tradurne i frutti in innovazioni sul mercato sia strettamente legato al sistema di regole che governa a livello nazionale, comunitario e internazionale l’accesso, lo scambio e la rielaborazione di informazioni tecniche". "Ebbene - prosegue - nell’esercitare la suddetta scelta, ricercatori e imprese si trovano di fronte ad un bivio. Per un verso, l’opzione del modello aperto viene cavalcata come la più promettente ed appetibile. D’altra parte, a ridimensionarne la portata contribuiscono taluni limiti e lacune che nel mercato globale discendono da un sistema di regole eterogeneo ed incerto. Muovendo da questa premessa, l’obiettivo dell’analisi che segue è proprio quello di analizzare le evoluzioni in corso, di comprenderne la genesi e le giustificazioni ultime, nonché di verificare se i presidi giuridici invocabili consentano effettivamente di ritenere le licenze aperte come l’opzione preferibile e comunque funzionale ad incentivare l’attività inventiva in maniera effettiva ed efficace". "La problematica delimitazione dell’area del brevettabile fra ricerca pura e ricerca applicata" è invece il titolo del contributo del Prof. Gustavo Ghidini (Università LUISS Guido Carli di Roma e Università degli Studi di Milano); in essa si spazia da "I frutti della ricerca ‘pura’ come beni comuni, e la ‘privatizzazione’ di quelli della ricerca ‘applicata’" a "La c.d. ricerca finalizzata, terra di mezzo fra ricerca «pura» e ricerca applicata Assimilazione normativa alla prima". "Dal quadro dei contributi raccolti in questo bel volume - si legge infine nelle conclusioni curate dal Prof. Alberto Gambino - emerge con nitida definizione come il diritto dei brevetti dei nostri giorni sia chiamato a confrontarsi con sfide complesse (o con 'fronti', come dice Paolo Spada nella Sua Prefazione) ingenerate dalla costante emersione di nuovi trovati tecnologici, ognuno con particolarità e specificità, che costringono sia il legislatore, sia l’interprete a ripensare il diritto brevettuale c.d. ‘generale’ così da poterlo adattare alle necessità dei nuovi subject matters. Si comprende bene, allora, perché l’architettura del diritto brevettuale contemporaneo, di matrice europea e nord-americana, disegni un complesso corpus di norme di portata generale, applicabili in maniera trasversale a tutti i campi della tecnologia, ma poi il legislatore interno, più spesso le Corti, specie negli Stati Uniti, provvedano ad introdurre interi sottogruppi di norme ovvero singole disposizioni ad hoc, dal carattere spiccatamente technology specific, volte ad accogliere le istanze di singoli trovati tecnologici". Il volume è stato pubblicato con il contributo del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università Europea di Roma nell’ambito del Progetto di Ricerca di Interessi Nazionali (PRIN) “La regolamentazione giuridica delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) quale strumento di potenziamento delle società inclusive, innovative e sicure", del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Luiss “Guido Carli”, della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Teramo e del Dipartimento di Scienze Giuridiche e Sociali dell’Università degli Studi G. d’Annunzio di Chieti-Pescara. Di seguito i video degli interventi dei Curatori e di alcuni degli Autori del volume al convegno “Le nuove frontiere dell’innovazione tra diritto d’autore e brevetto”, evento che ha avuto luogo a Roma lo scorso 29 ottobre e che ha ospitato la presentazione della ricerca. 11 novembre 2014
Di seguito i video degli interventi al convegno “Diritti e benessere del consumatore nell’ecosistema digitale”, evento che ha avuto luogo il 14 maggio 2015 a Roma ed è stato promosso dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato e dall’Accademia Italiana del Codice di Internetin occasione della pubblicazione del volume “I nuovi diritti dei consumatori. Commentario al D.Lgs. n. 21/2014”,curato dal Prof. Alberto Gambino e dall’Avv. Gilberto Nava, nonché dell’avvio della III edizione del Master in diritto della concorrenza e dell’innovazioneorganizzato dall’Università LUISS Guido Carli e dall’Università Europea di Roma.
Il report e i materiali del convegno
Prof. Giovanni Pitruzzella Presidente Agcm
Prof. Gustavo Olivieri Università LUISS Guido Carli e Direttore del Master
Prof. Paul Nihoul University of Louvain e Presidente di Ascola
On. Stefano Quintarelli Deputato di Scelta Civica e Presidente del Comitato di Indirizzo Agid
Prof. Alberto Gambino Presidente Accademia Italiana del Codice di Internet
Dott.ssa Gabriella Muscolo Componente Agcm
Prof. Marco Gambaro Università degli Studi di Milano
Prof.ssa Valeria Falce Università Europea di Roma
Prof. Massimiliano Granieri Università degli Studi di Brescia
Prof. Vincenzo Meli Università degli Studi di Palermo
Dott. Giovanni Calabrò Direttore generale Tutela del Consumatore in Agcm
Prof. Gustavo Ghidini Università LUISS Guido Carli 22 maggio 2015
Anno III - Numero 4 - Ottobre/Dicembre 2013
Scarica il Quaderno [pdf]
Lorenzo Delli Priscoli, Valeria Falce, Gustavo Ghidini, Daniela Messina,
Maria Cecilia Paglietti, Giuseppe Pennisi e Marco Scialdone
Il ruolo degli utenti nella generazione dei contenuti creativi di Marco Scialdone
Scarica il contributo [pdf]
Trade Secret Protection in the Innovation Union. From the Italian approach to the UE solution di Valeria Falce
Appraisal Parameters, Selection Criteria and Regulations for Long-Term Investment in Europe: Issues and Possible Solutions di Giuseppe Pennisi
Beauty rules: la responsabilità per la circolazione giuridica dei cosmetici alla luce del Reg. 1223/2009 di Maria Cecilia Paglietti
Comunicazioni elettroniche, audiovisivo e garanzie
Il pluralismo radiotelevisivo nel panorama della convergenza tecnologica: il caso della Web TV e delle Over-the-Top TV di Daniela Messina
Internet e il diritto alla riservatezza dei dati personali contenuti in atti parlamentari di Lorenzo Delli Priscoli
Rubrica “Diverso Avviso” a cura di Gustavo Ghidini
Proprietà Intellettuale: per una prospettiva sistematica
Anno IV - Numero 1 - Gennaio/Marzo 2014
Giulia Arangüena, Vincenzo Lino, Gilberto Nava, Giulio Pascali, Giorgio Santoro
Il Regolamento AGCOM in materia di tutela del Diritto d’autore sulle Reti di comunicazione elettronica (d.lgs. 9 aprile 2003, n. 70) di Giorgio Santoro
Bitcoin: una sfida per policymakers e regolatori di Giulia Arangüena
Il legislatore interviene nuovamente sul riparto di competenze tra Agcom e Autorita di settore in merito all'applicazione delle pratiche commerciali scorrette: la soluzione definitiva? di Gilberto Nava
Le pratiche commerciali scorrette tornano ad AGCM…o forse no? Un primo imprevisto effetto della pubblicazione del D.lgs.n.21/2014 di Giulio Pascali
Gli enti non-profit nello Stato, nella Società Civile e nel Mercato. Dal liberismo al liberalismo sociale di Vincenzo Lino
Opere dell’ingegno: più libertà per i “derivati culturali”
Contenuti creativi e pluralismo radiotelevisivo, privacy negli atti parlamentari, Trade Secret Protection e cosmetici: online il nuovo Quaderno di Dimt
di Marco Ciaffone È online il quaderno numero 4 del III Anno di attività dei Quaderni di Diritto Mercato Tecnologia, raccolta trimestrale della nostra Rivista Scientifica. Il numero di Ottobre/Dicembre 2013 è aperto dal contributo dell'avvocato Marco Scialdone "Il nuovo ruolo degli utenti nella generazione di contenuti creativi", nella cui premessa si legge:
La digitalizzazione dell’informazione, da un lato, e la sempre maggiore penetrazione delle reti di comunicazione elettronica, dall’altro, hanno alterato in modo significativo il modo in cui le persone creano, distribuiscono, usano e accedono alle informazioni".
Inizia così un percorso che a seguito della disamina in merito ai problemi definitori della nozione di User Generated Content, analizza la loro posizione "tra diritto d’autore e libertà di espressione". Subito dopo, il focus si sposta sugli utenti come “sperimentatori” all'interno di "un’innovazione senza permesso". Le conclusioni puntano dritto al cuore di uno dei fenomeni contemporanei più interessanti: il ritorno dei "makers". "Trade Secret Protection in the Innovation Union. From the Italian approach to the UE solution" è il titolo del contributo della professoressa Valeria Falce. Al suo interno si ripercorrono le tappe e gli elementi caratterizzanti dell'approccio italiano, tradizionalmente inserito all'interno del paradigma della concorrenza sleale. Dopo l'analisi del nuovo regime normativo e di quelli che ne sono i principali driver economici si passa al contesto europeo per concludere con la necessità di una radicale revisione del quadro regolatorio italiano per l'armonizzazione dello stesso ai nuovi trend continentali. Il professor Giuseppe Pennisi è autore di "Appraisal Parameters, Selection Criteria and Regulations for Long-Term Investment in Europe: Issues and Possible Solutions", nel quale si passano in rassegna le principali problematiche che emergono nella valutazione degli LTI sulla base della recente letteratura e di esperienze pratiche come la pianificazione aeroportuale in Nord Europa e la sostituzione della televisione analogica in Italia con il Digitale terrestre. Si propone altresì una serie di conclusioni da sottoporre al Long Term Investment Club (LTIC) e alla Commissione Europea. Il tutto finalizzato alla messa a punto di un'agenda per un programma di ricerca che abbia come scopo la revisione di alcuni standard, linee guida e pratiche in materia di LTI. La professoressa Maria Cecilia Paglietticoncentra la sua attenzione su "Beauty rules: la responsabilità per la circolazione giuridica dei cosmetici alla luce del Reg. 1223/2009". Dopo il focus sul diritto dei cosmetici nella prospettiva del diritto dei consumatori, vengono analizzate le fattispecie generatrici di responsabilità da prodotto cosmetico per passare ai “cosmeceutici” e alle relative esclusioni della responsabilità per il rischio da sviluppo. L'analisi della disciplina delle prove nel sistema europeo e in quello interno è propedeutica ad una immersione nel contesto italiano. "Il pluralismo radiotelevisivo nel panorama della convergenza tecnologica: il caso della Web TV e delle Over-the-Top TV" è il titolo dell'analisi dell'Avvocato Daniela Messina, in un percorso che parte da una consapevolezza:
L’avvento della tecnologia digitale ed il parallelo processo di convergenza dei mezzi di comunicazione di massa hanno modificato in maniera indelebile il panorama del sistema radiotelevisivo così come tradizionalmente inteso.
Finiscono così sotto la lente i rilievi critici e la disciplina normativa relativi alla Web Tv, prima di concentrarsi su Over-the-Top TV e "pluralismo esterno". La direttiva 2010/13/UE è il riferimento di un iter verso la piena convergenza tra il settore radiotelevisivo e la Rete Internet, un passaggio che precede l'analisi delle criticità e delle problematiche del nuovo scenario delle piattaforme diffusive. Nelle riflessioni conclusive si ricompongono e vengono messi a sistema gli elementi che caratterizzano la complessità del nuovo contesto mediatico digitale. È un particolare aspetto delle sfide imposte alla tutela della privacy quello focalizzato dal professor Lorenzo Delli Priscoli in "Internet e il diritto alla riservatezza dei dati personali contenuti in atti parlamentari". Recita l'abstract:
L’obiettivo del Parlamento italiano è quello di creare un sistema che protegga l’interesse alla riservatezza dei dati personali senza gravare di oneri eccessivi coloro che li trattano, tenendo presente che le esigenze di riservatezza risultano tanto più stringenti quanto più il dato sensibile è un dato personale, come nel caso di quelli riguardanti le condizioni di salute".
L'analisi si sviluppa così dai problemi sollevati da una delibera della Camera dei Deputati in tema di riservatezza degli atti parlamentari della fine del 2013, per poi esaminare il quadro normativo in materia. L’autodichia e il principio di pubblicità dei lavori della Camera sono il focus che precede quello sulla tutela della riservatezza e del diritto all’oblio in internet. Dopo aver proposto alcune esperienze straniere, il contributo si sofferma sul bilanciamento tra valori costituzionali e il nucleo essenziale dei diritti fondamentali. Il fascicolo si chiude con "Proprietà Intellettuale: per una prospettiva sistematica", il primo contributo di "Diverso Avviso", rubrica a cura del professor Gustavo Ghidini. Scarica il quaderno Anno III – Numero 4 – Ottobre/Dicembre 2013 [pdf] 14 marzo 2014
[caption id="attachment_18521" align="alignright" width="181"] Extent: 224 pp Publication Date: 2015 ISBN: 978 1 78471 576 2[/caption] Edited by Dana Beldiman As innovation processes become increasingly collaborative, new relationships among players in the innovation space emerge. These developments demand new legal structures that allow horizontally integrated, open and shared use of intellectual property (IP). This book examines the fundamental issues regarding the collaborative use of IP and discusses emerging trends including: the interpretation of FRAND terms in the context of standard essential patents; secondary liability of technology providers; contractual arrangements in trademark law, and the treatment of IP issues in specific emerging industries. Chapter 1: Coopetition: the role of IPRs Download Pdf by Gustavo Ghidini and Andrea Stazi Extract More and more typically, collaboration between competitors (hence: coopetition) is the way of creating innovation, and doing business at large, in a contemporary economic scenario which increasingly requires that both R & D and production of goods and services be based on multiple technological contributions. Coopetition is an expression of contractual freedom, a functional profile of the ‘freedom to conduct business’ as per Article 16 of the Charter of Fundamental Rights of the European Union (CFREU), which translates into the right to choose if, when, how, and with whom to cooperate for entrepreneurial purposes and projects. In particular, such collaboration is pursued in order to create ‘value networks’that: achieve lower costs and higher research and development (R & D); develop and expand markets; address major technological challenges; comply with new regulations; and develop new industry standards. The philosophy of sharing as a prerequisite for the achievement of more advanced efficient industrial models stretches well beyond the field of information technologies and those lato sensu related to communications, which we usually think of in terms of network industries. That philosophy indeed permeates also more traditional sectors, in which industries have established – ‘silently’, in order not to tarnish the image of ‘uniqueness’ of products – production models largely based on projects developed in common, where the distinctive/competitive function is primarily entrusted to differentiation in design, trademarks, marketing policies, and so on.
Opere dell'ingegno: più libertà per i “derivati culturali”
di Gustavo Ghidini * Introduzione La protezione contro la utilizzazione non autorizzata delle opere dell’ingegno comprende sia l’appropriazione "diretta" - la vera e propria riproduzione - sia quelle “appropriations indirectes” costituite da “changements, additions ou retranchements, non essentiels, sans présenter d’ailleurs le caractère d’une nouvelle oeuvre originale” (art.10 Conv. Berna, testo del 1886; nella stessa linea sostanziale si esprime l’art.4 LA). Si tratta in sostanza di opportuni e ragionevoli adattamenti "materiali" del divieto di contraffazione. Ma allorché si realizzino, dell’opera originaria, “elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa” (art 4 LA), si è in presenza di un’opera cd derivata, oggetto di propria protezione autoriale “senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria” (art. cit.). Si dischiude qui una problematica complessa quanto cruciale, che dai rapporti fra autori di opere derivate, e titolari (autori od editori) dei diritti di sfruttamento delle opere originali si proietta sul piano del perseguimento della missione propulsiva della cultura e dell’informazione dell’istituto che ci occupa. L’ importanza del tema merita una specifica riflessione, orientata ad esplorare soluzioni―interpretative ove possibile, altrimenti de lege ferenda - idonee a comporre in modo equilibrato i conflitti di interesse fra gli autori ed editori dell’opera originaria (interessi nonnecessariamente coincidenti, come vedremo) ed autori e (potenziali) editori delle opere derivate. In modo equilibrato esotto l’egida del valore-obbiettivo costituzionale della promozione e della diffusione della cultura. Il cuore della problematica Analogamente a quanto avviene nel campo scientifico e tecnico, anche in quello delle “opere letterarie e artistiche” il fenomeno delle elaborazioni realizzate ‘lavorando su’ opere precedenti, è di eminente rilievo. Basti pensare alla traduzione, strumento principe della circolazione internazionale della cultura. O alle riduzioni di opere letterarie per l’infanzia, a trasposizioni teatrali e cinematografiche di romanzi, alle "variazioni" musicali etc. Oggi, poi, le tecniche digitali hanno aperto la strada alle trasformazioni cd interattive realizzate da utenti di opere diffuse su reti telematiche: è anche questo un aspetto del fenomeno, di crescente rilievo, del cd User Generated Content. Sul piano, insomma, della creatività (e della conseguente diffusione di nuove opere) gli autori di… derivati culturali, a differenza di quelli finanziari, non meritano diffidenza: e proprio per la loro capacità di contribuire allo sviluppo della cultura. Ovviamente, come poc’anzi accennato, la valorizzazione del loro apporto creativo deve essere bilanciata, in modo ‘proporzionato’, sia con i diritti dei titolari dell’opera originaria sia con quelli della collettività a fruire delle nuove produzioni culturali. Ora, che diritto dell’autore sull'opera si estenda in linea di principio alle diverse forme di "sfruttamento derivato" della sua opera (quando vi sia un tale effettivo sfruttamento: sul che v. in appresso) va certo approvato. Tale estensione (art.12 LA) appare congrua con l'obbiettivo di una piena tutela dell'autore rispetto all’ampia varietà dei possibili modi di sfruttamento dell'opera stessa. Ma il punto è che questa estensione non dovrebbe avvenire in modi tali da impedire la circolazione di nuovi contributi culturali, e per ciò stesso quel doveroso equilibrato componimento fra i legittimi interessi dei titolari dell’opera originale e quelli sia degli autori derivati (e loro aventi causa ) sia della collettività dei potenziali fruitori. Il vigente assetto normativo assicura un siffatto virtuoso equilibrio? Se ne può dubitare. Beninteso: non viene in questione, in linea di principio generale, la piena libertà di creazione, e quindi la piena appartenenza originaria all’autore (con la deroga, di dubbia costituzionalità, in materia di design e di software: cfr. artt.12 bis e 12 ter LA) di siffatto tipo di opere ( lo stesso avviene, sotto il profilo in parola, per l’inventore “dipendente”). Tale piena libertà, già deducibile a contrariis dalla citata norma di Berna 1886, è affermata sia dal testo attuale della Convenzione (art.2.3) sia da quello della LA (art.4). Il punto problematico riguarda (non, appunto, la creazione, bensì) la pubblicazione dell’opera derivata. E precisamente, la soggezione dell’autore "derivato" al placet (e quindi al…dazio) del titolare dell'opera originaria appunto per poter l’opera - la sua . A tal proposito, sia il testo di Berna sia quello della LA, prospettano una soggezione tout court, in termini, a quel placet. La lettera delle norme è tranchante: “senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria…” (art.4 LA), “senza pregiudizio dei diritti dell’autore dell’opera originale….” ( art. 2.3. Convenzione). Nessuna riserva, nessuna eccezione. La formulazione letterale potrebbe dunque incoraggiare la equiparazione tout court del concetto normativo di "derivazione" con quello dell’uso linguistico comune, riferito semplicemente ad una riconoscibile evocazione, anche solo tematica, dell’opera originale. Con la conseguenza di confermare la soggezione incondizionata, e a 360°, degli autori di opere derivate al placet, e dunque al potere interdittivo dei titolari di quelle originarie, per tutta la lunghissima durata del diritto di questi ultimi. Ora, è lapalissiano osservare che, al di là del piano dei rapporti economici fra le parti private, l’accoglimento di una soluzione siffatta può direttamente riflettersi in pregiudizio delle dinamiche della creatività e della diffusione della cultura. Ogniqualvolta si interdica all’autore ‘derivato’, o al suo (e/o editore avente causa) di pubblicare la sua opera, si priva il pubblico della conoscenza di nuovi contributi culturali e informativi. E se ‘tutto’ quel che evoca l’originale, anche ― ripeto ― sul mero piano tematico e/o concettuale, fosse soggetto a quella interdizione, il rischio per la circolazione di nuove opere della cultura si farebbe immanente. ( Ed è altresì ragionevole opinare che il rischio di interdizione della pubblicazione, e quello…derivato, di imposizione di condizioni gravose per concedere il consenso, possano disincentivare la stessa attività di creazione dell’opera derivata, e - ancor più - la disponibilità di un editore ad acquistarla). Certo: sul piano dell’interpretazione, non basta adducere inconveniens né ripetere, con San Paolo, “littera occidit”. Ma quella indiscriminata, direi bulimica estensione del diritto del titolare dell’opera originale non appare positivamente sostenibile alla luce del fondamentale principio dicotomico che esclude "le idee" dalla protezione autoriale. La coerenza con detto principio consente di mettere a fuoco il concetto giuridico di "derivazione", scremando così ciò che deve da ciò che non deve pagar dazio. E così, di distinguere derivate "dipendenti" da derivate "autonome". Cominciamo con l’osservare che elementi quali "il tema", "la storia", "il significato" e simili rappresentano intrinsecamente "idee": le quali, sappiamo, non sono tutelabili dal diritto d’autore. Dunque, l’ "aggancio", e persino il "furto’ tematico", la adozione della stessa "tesi", pur ove riconoscibilissimi, non bastano a configurare un’opera come derivata in senso giuridico. E’ illuminante il riferimento all’opera derivata musicale contenuto nella prima legislazione del Regno d’Italia nel quale si negava la sussistenza di una violazione del diritto dell’autore dell’opera originaria nei “casi in cui un motivo di un’opera originale diventi occasione o tema di una composizione musicale che costituisca una nuova opera” (corsivo originale). Il "motivo", il Motif: cioè l’ideamusicale… Il concetto giuridico di "derivazione" va dunque riferito al piano della "espressione": e quindi alla riconoscibile ascendenza di impronta espressiva,allacomunanza/continuità (percepibile al di là della eventualmente diversa tipologia rappresentativa) di ispirazione stilistica. In questa prospettiva ( che mi pare sostanzialmente abbracciata sia dalla decisione della Corte USA - 2nd Cir. April 25, 2013 in Cairou v. Prince - sia da quella di Trib Milano - ord. 14 luglio 2013, in Fondation Giacometti c. Fondazione Prada) è quello della parodia il più convincente esempio di "derivata autonoma": che non deve "chiedere permesso", né (quindi) pagar dazio anche agli effetti della pubblicazione. Come statuì conobbe il Tribunale di Milano nel noto caso Tamaro/Luttazzi (ord. 29 gennaio 1996, Tamaro e Baldini & Castodi c. Comix srl e PDE srl, in AIDA,1996, 669), la stessa ampia riproduzione di brani e sequenze di un’opera altrui (e proprio il genere parodistico impone che la riproduzione sia ampia), se effettuata all’insegna e all’interno di una cifra espressiva tutta diversa, anzi smaccatamente opposta a quella dell’opera originaria, fonda la piena autonomia dell’opera parodistica. La beffarda scurrilità goliardica di “Va dove ti porta il clito” (sic) di Daniele Luttazzi è opera autonoma rispetto a quella, ispirata a delicato intimismo, del famoso romanzo di Susanna Tamaro. Proposte di riforma Questo, dunque, della radicale autonomia espressiva, è il postulato, e lo spazio, della nozione giuridica di "derivazione indipendente" - analogamente, e con le debite differenze, a quanto avviene in campo brevettuale per le cd invenzioni di nuovo uso (art. 46.4 CPI). Al di là di questo non ravviso, de lege lata, ulteriori spazi interpretativi per realizzare un regime che non assoggetti l’opera derivata al placet - e al dazio - del titolare di quella originaria per tutta la durata del copyright (ma rispetto all’interesse alla circolazione di nuove opere culturali è troppo lungo persino il termine ventennale, per di più rinnovabile, del/i contratto/i di edizione). Da qui l’esigenza di una equilibrata attenuazione dell’assolutezza e semi-perpetuità di quel potere interdittivo. Esigenza che può essere soddisfatta solo da un intervento riformatore. Allo scopo, e in termini tecnici, si possono concepire tre vie. Una prima è quella dell’accorciamento del termine dell’esclusiva rispetto a utilizzazioni derivate, sulla falsariga del modello normativo inaugurato dall’ Austria nel 1846 e seguito dal Regno d’Italia nel 1865 e dalla Conv di Berna nel 1886 in materia di traduzione, l’opera derivata essenziale per la diffusione internazionale della cultura. La seconda concepibile via è quella seguita, sempre a proposito della traduzione, dall’Acte additionel del 1896 di Berna. E’ la via di un diritto di licenza per "mancata attuazione" della traduzione in una certa lingua entro un determinato (dieci anni, art.1.III Acte cit.). La attribuzione di detta licenza - non esclusiva, "fair and non discriminatory" (FRAND) - dovrebbe essere affidata prima al negoziato fra le parti (eventualmente delegato a società di gestione collettiva) con intervento giudiziale solo in caso di mancato accordo. La terza via, che (anche qui) prediligo, è quella del modello istituito dall’art. 99 LA per i progetti di lavori dell’ingegneria e altri lavori analoghi. Il modello, dunque di un accesso libero - ab initio, o al massimo dopo due/tre anni dalla creazione originaria - e pagante. In tal modo si compenserebbe/ro il/i titolare/i dell’opera originaria, senza privare il pubblico, per lunghi anni, dal fruire di una nuova (e pur "dipendente") opera e senza parimenti privare per lunghi anni l’autore di questa di ottenere la chance di farla pubblicare, nell’interesse morale suo, e in quello economico suo e del suo editore. Il richiamo, di nuovo, alla traduzione, conforta decisamente la proposta: si pensi, in particolare, alla esigenza di far circolare internazionalmente opere scientifiche che indichino nuove vie per la cura di gravi malattie. O, parimenti, opere letterarie e saggistiche di alto livello culturale. Analoga riflessione critica, e proposte di riforma, suscita la incondizionata permanenza del potere escludente del titolare del copyright anche rispetto alle ristampe (dunque riproduzioni) di opere da tempo non ripubblicate: ormai fuori catalogo, come si dice. Permanenza che può protrarsi per tutta la durata - sino a venti anni, per di più rinnovabile - del/i contratto/i di edizione(licenze, in sostanza) ex art 122 LA - Ovvero addirittura per l’intera durata del diritto se questo fu oggetto di cessione (cfr art. 107 LA). Anche rispetto a tale ipotesi, infatti, non si vede valida ragione per consentire di bloccare la pubblicazione di un'opera che l'editore originario abbia da anni "abbandonato", e per la quale eventualmente rinasca un interesse da parte di altri editori. Anche qui, l'evoluzione è stata regressiva: si pensi che la cessazione del copyright, in un tale caso, era stata decretata da una Ordinanza danese del 1741. A proposito della traduzione, è istruttivo ricordare la involuzione protezionistica subita dal relativo regime. Nella citata prima legge autoriale del Regno d'Italia (R.D. 2358/1865) e, poi, nella Convenzione di Berna del 1886, il diritto di fare o autorizzare traduzioni era riservato esclusivamente all'autore per 10 anni (art.5), dopo che i terzi avrebbero potuto liberamente pubblicare le loro traduzioni. Dieci anni dopo, come appena ricordato, l’Acte additionel sostituì il regime originario con uno fondato su un diritto dei terzi ad ottenere una a licenza in caso di mancata esecuzione di traduzioni entro il decennio dalla prima pubblicazione dell’opera. Il regime successivo, e tuttora vigente, introdotto con la Conferenza di Revisione di Berlino del 1908, previde tout court la integrale riconduzione del diritto di tradurre al termine generale di durata del copyright, senza più alcuna sanzione dell’inerzia . Va ricordato che il modello normativo fatto proprio sia dalla citata legge italiana del 1865, sia dal testo del 1886 di Berna, era stato anticipato, ed anzi con ben maggiore "apertura" (un solo anno di esclusiva sulle traduzioni) dalla legislazione del 1846 dell’ impero Austro-ungarico. Impero che riuniva numerosi popoli di diversa lingua (22), e favoriva quindi con lungimiranza la traduzione come strumento di coesione delle diverse culture nazionali. Coraggio - diceva Flaiano - il meglio è passato. Note [1] TU delle leggi 2337 del 1865, 2652 del 1875 e 756 del 1882, promulgato con R.decreto n.1012 del 1882 :ivi, art. 3. co.3) [2] Per elementare correttezza, informo che nella vertenza milanese fui co-difensore di Daniele Luttazzi. [3] Riterrei altresì che una siffatta licenza dovrebbe essere ‘incrociabile’(cross-licence) con una analoga a favore dell’autore dell’opera originaria, sul modello previsto per le invenzioni dipendenti di alto profilo (art. 71.2 CPI). E ciò in nome della promozione della ‘creatività successiva’ , ossia delle chances di sviluppo di nuove elaborazioni creative (…derivate dalle derivate, ‘a catena’) da parte, appunto, dello stesso autore dell’opera originaria. [4] Sulla discrezionalità del potere dell’editore in tema di ristampe cfr. art. 122 ult.co. LA. [5] V. il testo in lingua inglese in S. Ladas, The International Protection of Literary and Artistic Property, New York,1938, I, 18. * Questo contributo è il secondo della rubrica “Diverso Avviso” curata dal Professor Gustavo Ghidini LEGGI "Proprietà Intellettuale: per una prospettiva sistematica" Immagine in home page: 4.bp.blogspot.com 7 marzo 2014
di Gustavo Ghidini Introduzione La protezione contro la utilizzazione non autorizzata delle opere dell’ingegno comprende sia l’appropriazione "diretta" - la vera e propria riproduzione - sia quelle “appropriations indirectes” costituite da “changements, additions ou retranchements, non essentiels, sans présenter d’ailleurs le caractère d’une nouvelle oeuvre originale” (art.10 Conv. Berna, testo del 1886; nella stessa linea sostanziale si esprime l’art.4 LA). Si tratta in sostanza di opportuni e ragionevoli adattamenti "materiali" del divieto di contraffazione. Ma allorché si realizzino, dell’opera originaria, “elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa” (art 4 LA), si è in presenza di un’opera cd derivata, oggetto di propria protezione autoriale “senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria” (art. cit.). Si dischiude qui una problematica complessa quanto cruciale, che dai rapporti fra autori di opere derivate, e titolari (autori od editori) dei diritti di sfruttamento delle opere originali si proietta sul piano del perseguimento della missione propulsiva della cultura e dell’informazione dell’istituto che ci occupa.
Presentation of the book “TRIPS and Developing Countries: Towards a New IP World Order?”, by G. Ghidini, R.J.R. Peritz & M. Ricolfi
The Iternational Training Centre of the ILO and the University of Turin are pleased to invite to the presentation of the book “TRIPS and Developing Countries: Towards a New IP World Order?”, edited by Gustavo Ghidini, Rudolph J.R. Peritz and Marco Ricolfi (Edward Elgar, Cheltenham, U.K., 2014) The authors will discuss the book with Mr George Jadoun, Assistant Director of the Turin School of Development at ITC-ILO, and with the public. The presentation will be held at the campus of the International Training Centre of the ILO in Turin, viale Maestri del Lavoro, 10, Classrooms Asia 151-152 in September 10, 2014, from 17:00 pm.
Presentation of the book “TRIPS and Developing Countries: Towards a New IP World Order?”, by G. Ghidini, R.J.R. Peritz & M. Ricolfi - 10 settembre 2014
Product-by-process patent = product patent?
by Gustavo Ghidini (via IpLens.org)
A recent decision of EPO’s Enlarged Board of Appeal in the cases Tomato II and Broccoli II (respectively, Case Number G2/12 and Case Number G 2/13, available here and here), has stated that even a product-by-process patent is a ‘product patent’ autonomously protected from the process that describes the former and from which the implementation as product depends.
Such approach (see, in each decision: Reasons, Legal erosion of the exceptions to patentability,§ 6.(b), p.61) is open to criticism. On one side it risks paralyzing the competitive dynamics of process innovation, viceversa stimulated by an interpretation of articles 64(2) EPC and 34 TRIPs whereby third parties are allowed to make the same product with a totally different process, thus, without any absolute block imposed by pre-existing product patents that are the fruit of a totally different intellectual process. On the other side, EPO’s opinion ‘forgets’ that in absence of that process, the product wouldn’t even exist, as the facts of the cases highlighted that no other processes were available to achieve the same result.
The final outcome of said decisions is even more debatable as the process through which the product was described and claimed was essentially biological, thus as such non patentable: with the paradoxical ultimate result of allowing the patenting of a product that could be realized only through a process not patentable by definition!
di Gustavo Ghidini* E’ quasi superfluo rimarcare quanto il complessivo quadro normativo della PI si sia complicato - e con speciale intensità nell’ultimo cinquantennio - rispetto alla classica rappresentazione delle grandi Convenzioni di fine ‘800, Parigi e Berna. In estrema sintesi, alla intrinseca diversità di oggetto, funzione, lineamenti caratteristici dei singoli paradigmi fondamentali (brevetto, marchio, diritto d’autore), sì è aggiunta una progressiva frammentazione interna, per così dire, dei medesimi. Si pensi alla varietà di modelli brevettuali ‘speciali’ (per novità vegetali, biotecnologie, topografie di semiconduttori) [1] , o alla varietà di (regimi dei ) diritti c.d. connessi con il diritto d’autore.
di Gustavo Ghidini* E’ quasi superfluo rimarcare quanto il complessivo quadro normativo della PI si sia complicato - e con speciale intensità nell’ultimo cinquantennio - rispetto alla classica rappresentazione delle grandi Convenzioni di fine ‘800, Parigi e Berna. In estrema sintesi, alla intrinseca diversità di oggetto, funzione, lineamenti caratteristici dei singoli paradigmi fondamentali (brevetto, marchio, diritto d’autore), sì è aggiunta una progressiva frammentazione interna, per così dire, dei medesimi. Si pensi alla varietà di modelli brevettuali ‘speciali’ (per novità vegetali, biotecnologie, topografie di semiconduttori) [1] , o alla varietà di (regimi dei ) diritti c.d. connessi con il diritto d’autore. Si pensi poi alla crescente reciproca ‘ibridazione’ e sovrapposizione (cd overlapping) dei paradigmi medesimi: come avviene, ad esempio, per la tutela dei prodotti dell'industrial design, affidata ad un regime di registrazione che fonde lineamenti di stampo brevettuale con altri caratteristici della tutela dei segni distintivi. E altresì alla cd cumulabilità di detto regime con la protezione di diritto d’autore. Non ultimo fattore di complicazione è costituito dalla presa di coscienza della necessaria ‘interferenza’ delle norme sulla concorrenza (sleale e antitrust) nel regime dei diversi paradigmi della PI. Il tutto, poi, è oggetto di una sempre più intensa alluvione regolatoria, sia nazionale sia internazionale, comunitaria in particolare. La continua (dis)articolazione del quadro normativo della PI ha favorito il radicarsi di una riflessione e persino di una didattica che sogliono ricostruire i singoli istituti - e i loro ‘sottosistemi’ - secondo un’ottica per così dire separatista. Che quegli istituti legge isolatamente: non solo l’uno dagli altri, bensì anche rispetto al complessivo panorama di principi giuridici che investe le attività e gli interessi coinvolti dall’esercizio dei diritti di proprietà intellettuale. Un panorama che ovviamente comprende, in cima alla piramide, i riferimenti costituzionali. Detta tendenza ‘separatista’ (cui non pare azzardato ricollegare un modo di produzione legislativa sempre più ‘formato’ da interessi settoriali, e conseguentemente sempre più insensibile all’imperativo di coerenza sistematica) ha indubbiamente contribuito e contribuisce a produrre risultati di alto approfondimento analitico. Tuttavia essa espone l’interprete al rischio di sacrificare due preminenti esigenze metodiche, che un’autorevole dottrina anglosassone definisce con i termini, rispettivamente, di consistency e di coherence [2]. Quella, da un lato, di leggere la disciplina di uno specifico paradigma in senso non contraddittorio con l’indicazione normativa che, rispetto alla stessa ‘materia’, un altro paradigma esprima in relazione ad una funzione protettiva distinta, e come tale intrinsecamente ‘non conflittuale’. L’esigenza, dunque, che…la destra sappia quel che fa la sinistra, evitando di metter capo ad altrimenti facili contraddizioni interne alla disciplina della PI. L’altra esigenza che una ricostruzione a compartimenti stagni dei diversi paradigmi della PI rischia di sacrificare, è quella or ora accennata - e che anche la nostra Corte di Cassazione fece propria, nell’ultimo decennio del secolo trascorso, sotto l’impulso di Giuseppe M. Berruti - e cioè di interpretare la disciplina della PI in modo coerente con i principi di rango costituzionale (nella sintesi di formale e materiale) complessivamente riferibili alle attività coinvolte ed alle pretese fatte valere nell’ambito dei conflitti di interesse fra titolari diversi, e fra titolari e terzi, scaturenti dall’esercizio di diritti di proprietà intellettuale. Un insieme di principi, riconducibili in essenza alle due fondamentali ‘libertà eguali’ di iniziativa economica (e quindi di concorrenza), e di espressione (nel lato attivo e passivo). Principi che la disciplina di quei paradigmi avvince, e il ruolo direttivo dei quali - ruolo primario, non residuale - nell’interpretazione della normativa ordinaria non potrebbe esercitarsi in modo organico nell’ambito, appunto, di una ricostruzione ‘separatista’ dei diversi paradigmi. E v’è (ben) di più. Quei principi di rango costituzionale esprimono i canoni etico-politici della comunità organizzata, storicamente elaborati ed affermati attraverso la dialettica, spesso accesamente conflittuale, tra diversi interessi sociali. Preterire quei principi, e comunque non valorizzarli effettivamente come stella polare della ricostruzione della disciplina, comporta l’ulteriore e ancor più grave rischio di non capire dove (e perché) ‘si va’, o se si preferisce, cui prodest cui nocet, a seguito dell’adozione di questo, o quell’altro, provvedimento legislativo, o indirizzo interpretativo. Il rischio dunque, per i giuristi, di ridursi a pur eleganti esegeti e/o pur eruditi ‘specialisti’: bravissimi a contare gli alberi ma incapaci di vedere la foresta, e di percepire il vento che l’attraversa. O peggio ancora: bravissimi nell’usare sapienza esegetica ed erudizione specialistica per mascherare ‘tecnicamente’ soluzioni al servizio di obbiettivi (leggi: interessi particolari) non dichiarati. Note [*] Questo contributo è il primo della rubrica "Diverso Avviso" [1] Richiamo la nota, felice definizione di “stellare”, che Vincenzo Di Cataldo riferisce al sistema brevettuale contemporaneo.
[2] N.MacCormick, Coherence in Legal Justification, in A. Peczenik, L. Lindhal, B. van Roermund (eds.), Theory of Legal Science, Reidel,Dordrecht, 1984, 235-251.
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Recepimento della Direttiva 2014/104/UE sul risarcimento del danno antitrust: i video del convegno
Di seguito i video degli interventi al convegno "Verso il recepimento della Direttiva 2014/104/UE sul risarcimento del danno antitrust", organizzato nell’ambito della III Edizione del Master in Diritto della concorrenza e dell’innovazione da Università Europea di Roma e LUISS Guido Carli, con il patrocinio dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
Giovanni Pitruzzella Presidente Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato Prof. Alberto Gambino Direttore del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università Europea di Roma Prof. Gustavo Olivieri Direttore del Master in Diritto della concorrenza e dell’innovazione Unier-LUISS Prof. Richard Whish Emeritus Professor, QC (Hon) Prof. Josef Drexl Direttore Max Planck Institute for Innovation and Competition Roberto Chieppa Segretario Generale Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato Prof. Bruno Sassani Università di Roma “Tor Vergata” Prof. Alberto Heimler Scuola Nazionale dell’Amministrazione Andrea Pezzoli Direttore Generale Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato Marcella Panucci Direttore Generale Confindustria Prof.ssa Valeria Falce Università Europea di Roma Luisa Crisigiovanni Segretario Generale di Altroconsumo Prof. Gustavo Ghidini LUISS Guido Carli
Verso il recepimento della Direttiva 2014/104/UE sul risarcimento del danno antitrust - Roma, 11 settembre 2015
Anche in Italia si è entrati nel vivo del recepimento della Direttiva sul private enforcement (Dir. 2014/104/UE). Con questa si conclude un percorso tortuoso che si è snodato attraverso il Libro Verde del 2005 e il Libro Bianco del 2008, per approdare ad una articolata disciplina di armonizzazione (non massima) tesa a rafforzare l'effettività delle regole di concorrenza. La strada da intraprendere è chiaramente tracciata dal Legislatore e consiste nel realizzare un più efficace coordinamento tra gli ordinamenti nazionali in materia di risarcimento del danno antitrust. Come pure è chiaramente delineato il metodo da seguire, incentrato sulla necessità di ricomporre l’asimmetria informativa che normalmente sconta chiunque (impresa, consumatore o autorità’ pubblica) subisca un danno derivante da un illecito concorrenziale. La portata innovativa di alcune delle misure di genesi comunitaria da un lato e la discrezionalità lasciata agli Ordinamenti in sede di recepimento dall'altro impongono al Legislatore ‎di operare un sapiente bilanciamento tra le diverse istanze nel rispetto del principio di proporzionalità e di qui a verificare scrupolosamente la necessità di introdurre adeguati pesi e contrappesi. Di questo si discuterà alla LUISS il prossimo 11 settembre in un Convegno organizzato nell’ambito della III Edizione del Master in Diritto della concorrenza e dell'innovazione dall’Università LUISS Guido Carli insieme all’Università Europea di Roma, con il patrocinio dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Al Convegno, coordinato scientificamente dalla Proff.sa Valeria Falce e dal Prof. Gustavo Olivieri, che introdurrà i lavori in qualità di Direttore del Master in Diritto della concorrenza e dell'innovazione, interverranno oltre al Prof. Giovanni Pitruzzella, Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, e al Prof. Alberto Maria Gambino, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università Europea di Roma, i Proff. Richard Whish e Josef Drexl, che analizzeranno le opportunità e i limiti schiusi dalla Direttiva in una prospettiva comparata. Seguirà una Tavola Rotonda sulle principali questioni problematiche che si presenteranno al legislatore nazionale in sede di recepimento, a cui prenderanno parte oltre al Cons. Roberto Chieppa, Segretario Generale della stessa Autorità e al Dott. Andrea Pezzoli, che di questa è Direttore Generale, i Proff. Bruno Sassani, dell’Università di Roma "Tor Vergata", Valeria Falce, dell’Università Europea di Roma, e Alberto Heimler, della Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Il punto di vista delle imprese verrà presentato dall’Avv. Marcella Panucci, Direttore Generale di Confindustria, mentre quello dei consumatori verrà esaminato da Luisa Crisigiovanni, Segretario Generale di Altroconsumo. Le conclusioni saranno affidate al Prof. Gustavo Ghidini, dell’Università LUISS Guido Carli. Presidente e moderatore della Tavola Rotonda sarà il Cons. Massimo Scuffi, Presidente del Tribunale di Aosta. Il convegno di studi, con la partecipazione di illustri studiosi ed eminenti rappresentanti delle istituzioni, si propone di offrire al legislatore nazionale spunti di riflessione e possibili soluzioni per il difficile compito che lo attende. La partecipazione al Convegno attribuisce crediti per la formazione continua degli Avvocati e dei Dottori Commercialisti. La partecipazione è gratuita, previa iscrizione all’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Settimana 37196