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Timestamp: 2020-01-25 08:10:18+00:00
Document Index: 21870032

Matched Legal Cases: ['art. 452', 'art. 54', 'art.452', 'art. 452', 'art.452', 'art. 434', 'art. 452', 'art. 452', 'art. 260', 'art. 452', 'art. 452', 'art. 434', 'art. 452']

Cass. Pen. Sez. III 03/07/2018 n. 29901 - Disastro ambientale e pubblica incolumità: quale relazione? - Tuttoambiente.it
Disastro ambientale e pubblica incolumità: quale relazione?
n. 29901
In tema di danno ambientale, costituiscono disastro ambientale, di cui all’art. 452-quater del codice penale, l'alterazione irreversibile dell'equilibrio di un ecosistema, così come l'alterazione dell'equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa, e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali, e come l'offesa alla pubblica incolumità, vale a dire qualsiasi comportamento che, ancorché non produttivo degli specifici effetti predetti, determini un’offesa alla pubblica incolumità di particolare rilevanza per l'estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi, ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo. Trattasi di comportamenti comunque incidenti sull’ambiente, rispetto ai quali il pericolo per la pubblica incolumità rappresenta una diretta conseguenza, pur in assenza delle altre situazioni contemplate dalla norma: anche l’ipotesi di disastro ambientale in termini di offesa alla pubblica incolumità presuppone, quindi, che le conseguenze della condotta svolgano i propri effetti sull’ambiente in genere o su una delle sue componenti. Nei delitti contro l’ambiente, infatti, il legislatore ha inteso riferirsi alla più ampia accezione di ambiente, estesa anche alle conseguenze dell’intervento umano, ponendo in evidenza la correlazione tra l’aspetto ambientale e quello culturale, considerando quindi non soltanto l’ambiente naturale, ma anche l’ambiente inteso come risultato delle trasformazioni operate dall’uomo e meritevoli di tutela.
1. Il Tribunale di Crotone con ordinanza del 22 febbraio 2018 ha accolto l'appello del Pubblico Ministero avverso l'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di quella città del 26 gennaio 2018 ed ha conseguentemente disposto il sequestro preventivo di due immobili e di una pubblica via nel comune di P., ipotizzandosi il delitto di cui agli articoli 452-quater, comma 1, n. 3 e 452-quinquies, comma 2 cod. pen. nei confronti di A.N.e S.R., nelle loro rispettive qualità di sindaco del comune di P. e di responsabile dell'ufficio tecnico, settore gestione del territorio e lavori pubblici, nel medesimo comune.
Aggiungono che la figura di disastro ipotizzata dai giudici dell’appello consisterebbe nel crollo di una costruzione e, cioè, in una figura specificamente tipicizzata dal codice penale nell'articolo 434.
3. Con un secondo motivo di ricorso deducono la violazione degli articoli 40, comma 2 e 41 cod. pen. e la mera apparenza della motivazione dell'ordinanza impugnata riguardo all’omissione loro contestata.
4. Con un terzo motivo di ricorso deducono la violazione di legge e la mera apparenza della motivazione del provvedimento impugnato con riferimento alle modalità abusive della condotta come possibile causa del pericolo di disastro colposo, rilevando che, nell'ordinanza, l'abusività della condotta sarebbe riconducibile alla costruzione in assenza di valido titolo edilizio dei due immobili oggetto di sequestro, costruzione avvenuta in epoca remota, mentre analogo riferimento non sarebbe riscontrabile riguardo alla omissione addebitata agli indagati e, cioè, alla mancata evacuazione dalla zona interessata dal rischio di tutta la popolazione residente.
Dalla dettagliata ricostruzione della vicenda effettuata dal Tribunale emerge comunque, per quel che qui rileva, che, a seguito dell’improvvisa apertura di una voragine di circa 10 metri quadrati all’interno di un magazzino di proprietà di un privato, i Vigili del Fuoco riscontrarono la sussistenza di un concreto ed attuale pericolo di cedimento strutturale dell’intero edificio e dell’immobile adiacente, esposto a pericolo di crollo per induzione.
L’edificio oggetto di verifica, di cinque piani, presentava l’esplosione ed il completo deterioramento di tre pilastri interni, in corrispondenza del nodo di congiunzione pilastro/trave ed il copri ferro inesistente ed i ferri di armatura verticali inefficaci non venivano ritenuti idonei a garantire la sicurezza statica dell’edificio.Entrambi gli edifici risultavano essere completamente abusivi, così come tutti quelli ubicati nella via C., perché costruiti senza alcun titolo abilitativo e mai sanati o condonati (pag. 3 ordinanza).
A fronte di tale situazione, gli indagati emettevano due ordinanze ai sensi dell’art. 54, comma 2 d.lgs. 276/2000, con le quali si disponeva lo sgombero degli edifici e la chiusura al traffico di un tratto di strada. I provvedimenti, tuttavia, ad un successivo controllo risultavano non eseguiti, in quanto tutti gli appartamenti, tranne uno, risultavano abitati, gli esercizi commerciali erano aperti e sulla strada si circolava liberamente.
Descritti gli esiti di altre verifiche tecniche ed indagini, l’ordinanza specifica che la Procura della Repubblica avanzava richiesta di sequestro al Giudice per le indagini preliminari, rilevando che gli indagati, fino a quel momento, pur essendo obbligati in virtù delle cariche ricoperte, non avevano adottato alcune iniziativa concreta effettivamente idonea a fronteggiare la situazione di pericolo accertata, limitandosi all’adozione di una ordinanza di sgombero mai eseguita, causando, conseguentemente, un perdurante, concreto incombente pericolo di disastro ambientale, tale da integrare il delitto di cui agli artt. 113, 452-quater, commi 1 e 2 n. 3 e 452-quinquies cod. pen.
Il Tribunale, accogliendo l’appello del Pubblico Ministero e dando conto dell’accertata sussistenza del pericolo, ha invece ritenuto astrattamente ipotizzabile il delitto, collocando le condotte contestate nell’ambito dell’art.452-quater, comma 1, n. 3 cod. pen., osservando che il disastro ambientale, oltre che nei casi descritti ai nn. 1 e 2 della citata disposizione, si configura anche mediante “...una qualsivoglia offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi o per il numero delle persone offese o esposte al pericolo” e che, nel caso specifico, la causa della concreta situazione di pericolo di crollo dei due fabbricati era da rinvenire nelle condotte omissive tenute dagli indagati, obbligati ad agire in ragione delle rispettive posizioni all’interno dell’amministrazione comunale anche ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di protezione civile.
3. L’art. 452-quater cod. pen.,rientrante nella Parte Sesta-bis del codice penale, introdotta con la legge 22 maggio 2015 n. 68, stabilisce testualmente: “fuori dai casi previsti dall'articolo 434, chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni. Costituiscono disastro ambientale alternativamente:
Quando il disastro e' prodotto in un'area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena e' aumentata”.
L’art.452-quinquies cod. pen. stabilisce, inoltre che “se taluno dei fatti di cui agli articoli 452-bis e 452-quater e' commesso per colpa, le pene previste dai medesimi articoli sono diminuite da un terzo a due terzi.
Nei delitti contro l'incolumità pubblica, poi, si fa esclusivo riferimento ad eventi tali da porre in pericolo la vita e l'integrità fisica delle persone ed il danno alle cose viene preso in considerazione solo nel caso in cui sia tale da produrre quelle conseguenze, tanto che la scelta del termine «incolumità», come ricorda la relazione ministeriale al progetto del codice penale, non è affatto casuale, mentre il disastro ambientale può verificarsi anche senza danno o pericolo per le persone, evenienza che viene chiaramente presa in considerazione quale estensione degli effetti dell’alterazione dell’ecosistema.
Delle differenze tra le due fattispecie si è ripetutamente interessata la dottrina, mentre l’ambito di operatività dell’art. 434 cod. pen., nella figura, di creazione giurisprudenziale, del c.d. disastro ambientale innominato, è stata più volte presa in considerazione da questa Corte (da ultimo, v. Sez. 1, n. 2209 del 10/1/2018, Tatò, non massimata, con richiami ai prec., nonché Sez. 1, n. 58023 del 17/5/2017, Pellini, Rv. 271840, che prende in considerazione anche le differenze tra le due fattispecie).
Un primo requisito del disastro ambientale, come emerge dalla lettura della norma, è quello della “abusività” della condotta, comune anche ad altri delitti contro l’ambiente, quali l’inquinamento ambientale, sanzionato dall’art. 452-bis cod. pen. e rispetto al quale questa Corte, richiamando anche i principi precedentemente affermati con riferimento al delitto ora contemplato dall’art. 452-quaterdecies cod. pen. (e prima sanzionato dall’art. 260 d.lgs. 152\06), ha avuto già modo di pronunciarsi (Sez. 3, n. 18934 del 15/3/2017, Catapano, non massimata; Sez. 3, n. 15865 del 31/1/2017, Rizzo, Rv. 269491; Sez. 3, n. 46170 del 21/9/2016, P.M. in proc. Simonelli, Rv. 268060, con richiami ai prec.), ritenendo, in sintesi, che la condotta "abusiva" è non soltanto quella svolta in assenza delle prescritte autorizzazioni o sulla base di autorizzazioni scadute o palesemente illegittime o comunque non commisurate alla tipologia di attività richiesta, ma anche quella posta in essere in violazione di leggi statali o regionali - ancorché non strettamente pertinenti al settore ambientale - ovvero di prescrizioni amministrative.
Nel caso in esame rileva esclusivamente quella indicata la n. 3 dell’art. 452-quater cod. pen., in quanto oggetto della provvisoria incolpazione.
La fattispecie descritta nell’art. 452-quater al n. 3 si pone, di fatto, a chiusura del sistema di condotte punibili e riguarda qualsiasi comportamento che, ancorché non produttivo degli specifici effetti descritti nei numeri precedenti - poiché, altrimenti, come rilevato da più parti in dottrina, una simile previsione sarebbe superflua - determini un’offesa alla pubblica incolumità di particolare rilevanza per l'estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi, ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo.
Tale soluzione interpretativa trova peraltro plurime conferme, in primo luogo, nella collocazione della condotta tra le ipotesi di disastro ambientale, quindi di un fenomeno che logicamente svolge i suoi effetti sull’ambiente, trattandosi, appunto, di un delitto contro l’ambiente; un ulteriore motivo di distinzione è dato dal fatto che, escludendo tale necessario collegamento con l’ambiente e considerando il solo riferimento alla pubblica incolumità, verrebbe meno ogni distinzione rispetto al disastro innominato di cui all’art. 434 cod. pen. ed, infine, assume rilievo anche il tenore stesso della disposizione, laddove l'offesa alla pubblica incolumità appare chiaramente quale conseguenza di un fatto caratterizzato da una compromissione - evidentemente dell’ambiente o di una sua componente – estesa, ovvero che abbia significativi effetti lesivi o che coinvolga un numero di persone offese o esposte al pericolo altrettanto significativo.
Inoltre, anche nella giurisprudenza costituzionale si rinvengono considerazioni che depongono nel senso di una concezione più ampia di ambiente, laddove si parla, ad esempio, dell'ambiente “come "valore" costituzionalmente protetto, che, in quanto tale, delinea una sorta di materia "trasversale", in ordine alla quale si manifestano competenze diverse… (Corte Cost. sent. 407 del 10 luglio 2002), affermandosi anche che “… quando si guarda all'ambiente come ad una “materia” di riparto della competenza legislativa tra Stato e Regioni, è necessario tener presente che si tratta di un bene della vita, materiale e complesso, la cui disciplina comprende anche la tutela e la salvaguardia delle qualità e degli equilibri delle sue singole componenti (…). Occorre, in altri termini, guardare all'ambiente come “sistema”, considerato cioè nel suo aspetto dinamico, quale realmente è, e non soltanto da un punto di vista statico ed astratto” (Corte Cost. sent. 378 del 14 novembre 2007).
8. Ciò posto, occorre considerare che, alla luce di quanto precedentemente osservato, deve escludersi che i fatti presi in considerazione dall’ordinanza impugnata possano essere ricondotti alla fattispecie astratta di cui all’art. 452-quater comma 1, n. 3 cod. pen.
Invero, si tratta, nella fattispecie, di edifici completamente abusivi, costruiti negli anni ‘80 del secolo scorso su terreno ad elevato rischio idrogeologico, che presentano lesioni strutturali dovute verosimilmente all’effetto dell’acqua che attraversa il sottosuolo e che rischiano quindi di crollare, costituendo un pericolo per l’incolumità delle persone.