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Timestamp: 2019-08-22 17:37:10+00:00
Document Index: 81062430

Matched Legal Cases: ['art. 1283', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 644', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Gli interessi anatocisti
Il comportamento delle banche e delle società finanziarie da sempre rappresenta l'estrinsecazione di un potere forte che agisce molto spesso in spregio alle norme del nostro ordinamento.
Il rapporto che intercorre fra la banca e il consumatore nasce di per sé con un assetto di forze asimmetrico dove l'istituto di credito, potere forte, impone le proprie regole e il consumatore accetta, il più delle volte inconsapevolmente, quanto proposto senza un minimo di preventiva reale contrattazione. Capita, spesse volte, specie in caso di inadempimento da parte del consumatore, che la somma richiesta dalla banca contenga in se interessi anatocisti. Si definisce anatocismo una particolare tecnica di calcolo degli interessi vietata dalle norme vigenti. Il divieto di questa pratica come principio generale è confermato in numerosi provvedimenti giudiziari in tutti i gradi di giudizio. L'anatocismo prevede che la capitalizzazione degli interessi su un determinato capitale siano a loro volta produttivi di altri interessi (in pratica è il calcolo degli interessi sugli interessi).
La pratica dell’anatocismo sul conto corrente, in forza dell'art. 1283 del Codice Civile è da sempre vietata, mentre, la dichiarazione della sua illegittimità, è stata emessa, per la prima volta, con la sentenza della Corte di Cassazione n. 2374 dell’anno 1999. Nel corso degli ultimi anni si sono succedute altre importantissime sentenze ne hanno ribadito l’assunto, e, tra queste ultime, le più rilevanti e definitive sono quelle emesse dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione il 4 novembre 2004, n. 21095, nella quale si afferma l’illegittimità, anche per il passato, degli addebiti bancari per anatocismo, nonché dalla famosa sentenza 24418 del 2 dicembre 2010.
Tassi usurai da parte delle banche
Corte di cassazione, Sez. I Civile - Sentenza 11 gennaio 2013, n.603
Con riferimento a fattispecie anteriore alla L. 108 del 1996 (disciplina "anti - usura"), in mancanza di una previsione di retroattività, la pattuizione di interessi ultralegali non è viziata da nullità, essendo consentito alle parti di determinare un tasso di interesse superiore a quello legale, purché ciò avvenga in forma scritta. L'illiceità si ravvisa soltanto ove sussistano gli estremi del reato di usura ex art. 644 c.p.: vantaggio usurario, stato di bisogno del soggetto passivo, approfittamento di tale stato da parte dell'autore del reato. Valide dunque le predette clausole contrattuali, è esclusa l'automatica sostituzione del tasso originariamente determinato con quello legale. Al contrario, qualora si tratti di rapporti non esauriti al momento dell'entrata in vigore della L. 108 (con la previsione di interessi moratori fino al soddisfo), va richiamato l'art. 1 L. n. 108 del 1996 che ha previsto la fissazione di tassi soglia (successivamente determinati da decreti ministeriali), al di sopra dei quali, gli interessi corrispettivi e moratori, ulteriormente maturati, vanno considerati usurari (al riguardo,) e dunque automaticamente sostituiti, anche ai sensi degli artt. 1419, secondo comma e 1319 c.c., circa l'inserzione automatica di clausole, in relazione ai diversi periodi, dai tassi soglia.
Con atto di citazione in data 22 ottobre 1996, W.G.M.U. proponeva opposizione avverso decreto ingiuntivo, emesso dal Presidente del Tribunale di Roma in data 11/06/1996 ed integrato in data 10/07/1996, con cui egli era stato condannato a pagare alla Banca Nazionale del Lavoro la somma di lire 650.450.206, oltre interessi. Costituitasi, la Banca chiedeva rigettarsi l'opposizione. Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 1819/1999 rigettava la domanda. Avverso la predetta sentenza proponeva appello il W.G.. Si costituiva la Banca, che chiedeva il rigetto dell'appello. La Corte d'Appello di Roma, con sentenza 26/01/ - 13/09/2005, accoglieva parzialmente l'appello, revocava il decreto ingiuntivo e condannava l'appellante al pagamento della somma di Euro. 529.660, oltre interessi. Ricorre per cassazione il W.G.. Resiste, con controricorso, e propone ricorso incidentale la Banca Nazionale del Lavoro SpA. Resiste con controricorso al ricorso incidentale il W.G..