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Timestamp: 2020-05-25 01:34:39+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 121', 'art. 122', 'art. 121', 'art. 117', 'art. 121', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 126', 'art. 127', 'art.127', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 118', 'art. 117', 'art. 119', 'art. 120', 'art. 5']

L'Apparato Amministrativo degli Enti Territoriali - Wikiversità
L'Apparato Amministrativo degli Enti Territoriali
1.1.1 Il Consiglio Regionale
1.1.1.2 Elezione
1.1.1.3 Scioglimento
1.1.1.4 Composizione
1.1.1.5 Organizzazione
1.1.1.6 Funzioni
1.1.1.7 Particolarità delle Regioni a statuto speciale
1.1.2 La Giunta Regionale
1.1.2.1 Elezione
1.1.2.2 Mandato
1.1.2.3 Funzioni
1.1.2.4 Organizzazione
1.1.2.5 Funzionamento
1.1.3 Il Presidente della Giunta Regionale
1.1.3.1 Elezione
1.1.3.2 Mandato
1.1.3.3 Funzioni
1.1.4 Il Vicepresidente della Giunta Regionale
1.2 Tipologie di Regione
1.2.1 Regioni a statuto ordinario
1.2.3 Province autonome
1.3 Autonomia della regione
1.4.1 Statali
1.4.2 Regionali
1.5 Bilanci
2.1.1 Riforma Delrio
La Regione[modifica]
La Regione è uno dei cinque elementi costitutivi della Repubblica Italiana.
Gli Organi di Governo della Regione sono:
Presidente della giunta regionale o Presidente della regione.
A livello regionale esistono due principali tipologie di forma di governo, una detta assembleare che si caratterizza per l'elezione diretta del solo consiglio regionale il quale elegge la giunta e il presidente della giunta; la seconda è detta presidenziale che si caratterizza per l'elezione diretta sia del consiglio regionale sia per il presidente della giunta il quale nomina i membri della giunta.
Fino al 1999 la forma di governo delle regioni ordinarie era determinata dalla Costituzione che imponeva il modello assembleare. Dal 1999 la Costituzione:
Rende libera ogni regione di determinare la propria forma di governo nel proprio statuto.
In attesa che le regioni adottino una nuova forma di governo nello statuto, impone a tutte le regioni ordinarie la forma di governo presidenziale.
Tutte le regioni italiane si sono uniformate alla scelta della Costituzione del 1999 e hanno quindi previsto la forma di governo presidenziale, questo è avvenuto per 3 motivi:
L'elezione diretta del presidente della regione ispirava più fiducia agli elettori.
Essa sembrava garantire una maggiore stabilità di governo mentre l'altra forma si era caratterizzata dall'ingovernabilità.
La scelta tentata da alcune regioni di differenziazione non ha avuto fortuna; vi sono stati 2 tentativi: il Friuli Venezia Giulia ha provato a introdurre la forma di governo assembleare ma gli elettori della regione l'hanno bocciata al referendum; alcune regioni invece tentarono di prevedere la forma di governo presidenziale introducendo però dei piccoli correttivi, in particolare hanno previsto la figura di un vice presidente della regione che doveva subentrare al presidente nel caso in cui questo fosse venuto meno per cause personali. Questa ultima scelta di differenziazione è stata bocciata dalla Corte Costituzionale la quale ha posto dei limiti alla libertà di scelta delle regioni nel caso in cui le regioni scelgano la forma presidenziale.
Tutti e tre gli organi regionali devono essere previsti (questo limite vale per entrambe le forme di governo).
Il presidente della giunta deve avere un ruolo centrale all'interno della giunta.
Tra il presidente e il consiglio deve esserci un rapporto di fiducia.
Il Consiglio Regionale[modifica]
Il Consiglio Regionale è l'organo legislativo rappresentativo di ogni Regione, previsto dall'art. 121 della Costituzione.
A livello nazionale i Consigli sono coordinati attraverso la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Legislative delle Regioni e delle Province Autonome. A livello europeo, i Presidenti dei Consigli regionali partecipano alla Conferenza delle Assemblee legislative regionali europee - CALRE.
Subito dopo nacquero i consigli regionali di altre tre regioni a statuto speciale (1948 il Trentino-Alto Adige, 1949 i consigli di Sardegna e Valle d'Aosta), mentre nel 1963 quello del Friuli-Venezia Giulia.
Con le elezioni regionali del 1970 si ha invece la nascita dei Consigli delle regioni ordinarie.
La legge determina i casi di esclusione dall'elettorato attivo e da quello passivo, nonché la disciplina dei subentri.
I Consigli regionali, per le regioni a statuto ordinario, sono composti da un minimo di 20 ad un massimo di 80 consiglieri, secondo quanto stabilito dai singoli statuti regionali. Il decreto-legge n. 138 del 13 agosto 2011 prevede che il numero massimo di consiglieri, escluso il presidente, deve essere uguale o inferiore a 20 per le regioni con una popolazione fino a un milione di abitanti; uguale o inferiore a 30 per le regioni con una popolazione fino a due milioni di abitanti; uguale o inferiore a 40 per le regioni con una popolazione fino a quattro milioni di abitanti; uguale o inferiore a 50 per le regioni con popolazione fino a sei milioni di abitanti; uguale o inferiore a 70 per le regioni con una popolazione fino ad otto milioni di abitanti; uguale o inferiore a 80 per le regioni con una popolazione superiore ad otto milioni di abitanti. Il decreto si ispira alla corrispondente legislazione amministrativa e considera esterno ed aggiuntivo il seggio riservato al presidente della regione. Ben più generosi sono invece i parametri imposti alle regioni a statuto speciale, che variano da un minimo di 35 consiglieri per la Valle d'Aosta (uno ogni 4 000 abitanti) ad un massimo di 90 per la Sicilia (uno ogni 55 000 abitanti).
Il Consiglio Regionale è cosi organizzato:
Presidente del Consiglio regionale: da non confondersi con il presidente della Giunta regionale. La figura giuridica autonoma di presidente del Consiglio regionale è prevista dal 3° comma dell'art. 122 della Costituzione Italiana e non è da confondere con il presidente della Giunta regionale ex art. 121 Costituzione Italiana, la sua attività viene disciplinata dallo Statuto delle varie Regioni italiane, in generale: rappresenta il Consiglio regionale, lo convoca, lo presiede e ne dirige i lavori; è un organo super partes del Consiglio regionale (si può dire che è l'omologo a livello regionale dei presidenti di Camera e Senato) e tutela le prerogative e assicura il pieno e libero esercizio del mandato di tutti i consiglieri regionali. È affiancato nella sua attività da un ufficio di presidenza composto da due vicepresidenti e due segretari. Viene eletto dal Consiglio regionale tra i consiglieri regionali (di solito viene eletto un membro della maggioranza consiliare), le modalità di elezione sono disciplinate dallo Statuto regionale e/o regolamento consiliare (di solito si prevede la maggioranza assoluta per le prime due votazioni e poi la maggioranza relativa), l'ufficio di presidenza viene anche eletto dal consiglio regionale tra i consiglieri regionali (ma qui devono essere garantite delle cariche anche all'opposizione consiliare).
Ufficio di Presidenza: è composto dal presidente del Consiglio, da 2 vice presidenti e da due segretari. Spetta all'ufficio mantenere la disciplina delle sedute del Consiglio e dirigere gli uffici che dipendono dal Consiglio stesso.
Commissioni consiliari, che possono essere permanenti o speciali: queste hanno funzioni referenti nel procedimento legislativo, o di controllo, di indagine o conoscitive sulle materie di competenza regionale.
Conferenza dei capigruppo: costituita dai rappresentanti dei vari gruppi consigliari, è presieduta dal presidente del Consiglio; ha lo scopo di coordinare e programmare i lavori del Consiglio e delle commissioni regionali.
Le funzioni del Consiglio regionale si suddividono in funzioni:
legislative: Il Consiglio regionale esplica le funzioni legislative sulle materie di competenza regionale. In particolare legifera sulle materie su cui la Regione ha competenza esclusiva, e in quelle su cui la Regione ha competenza complementare riguardo a quella dello Stato, rispetto alle quali legifera nei limiti e nei modi stabiliti dalla legge ordinaria (art. 117 cost.). Il Consiglio ha potere di iniziativa legislativa ordinaria, in quanto ha la facoltà di presentare al Parlamento, proposte di legge anche per materie per le quali non ha competenza, ma che hanno rilevanza per la Regione. Spetta al Consiglio regionale, l'approvazione e la modifica dello Statuto regionale.
amministrative: Spettano al Consiglio l'amministrazione degli uffici e dei servizi dell'ente regione, e l'organizzazione del personale regionale, oltre che le funzioni regolamentatrici riservategli dallo Statuto regionale.
di controllo: Il Consiglio regionale esplica funzioni di controllo sull'operato del Presidente della Giunta regionale e della Giunta regionale. In particolare il Consiglio approva, entro il 31 dicembre di ogni anno, il bilancio di previsione della Regione redatto dalla giunta. In mancanza di tale approvazione, tramite legge regionale, il Consiglio regionale, può autorizzare la giunta ed il presidente, all'esercizio provvisorio. Sempre il Consiglio approva, entro il 31 luglio di ogni anno, il bilancio consuntivo della Regione per l'esercizio dell'anno precedente (ad esempio entro il 31 luglio del 2000 si doveva approvare il bilancio consuntivo del 1999).
di indagine e d'inchiesta: Queste funzioni, svolte su materie di interesse regionale, vengono normalmente svolte tramite delle commissioni consiliari, appositamente costituite.
di indirizzo politico: La maggior parte degli statuti delle regioni ordinarie attribuisce al Consiglio il potere di determinare l'indirizzo politico ed amministrativo della regione.
Particolarità delle Regioni a statuto speciale[modifica]
In Sicilia il Consiglio è costituito dall'Assemblea regionale siciliana, composta da 90 deputati regionali, dalle elezioni del 2017 ridotti a 70. La sede dell'Assemblea è il Palazzo dei Normanni, a Palermo, capoluogo dell'isola.
Il Consiglio regionale della Sardegna è composto, a partire dalle elezioni del 2014, da 60 consiglieri eletti ogni 5 anni. Ha sede a Cagliari.
Il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia svolge la sua attività a Trieste ed è composto da 49 membri. Ciascun consigliere regionale per poter esercitare le sue funzioni deve prestare giuramento davanti all'assemblea secondo la formula: "Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello stato e della regione". Dopo averlo fatto in lingua italiana, è data facoltà ai consiglieri di ripetere il giuramento anche in una delle lingue dei gruppi linguistici della regione (friulano, sloveno e tedesco).
Il Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige svolge le sue attività a Trento e a Bolzano, in due sessioni separate di uguale durata. Ha anche la denominazione in tedesco di Regionalrat Trentino-Südtirol. Il Consiglio regionale non è eletto direttamente, ma è composto dai consiglieri eletti nei due consigli delle province autonome di Trento e di Bolzano. Prima della riforma del 2001 avveniva l'opposto: veniva eletto il Consiglio regionale, e i consiglieri erano anche consiglieri provinciali della provincia in cui erano stati eletti. Il Consiglio regionale è per questo privo di quasi tutti i poteri assegnatigli, in quanto esercitati dei Consigli delle due province autonome di Trento e di Bolzano.
In Valle d'Aosta il Consiglio regionale ha anche il nome francese di Conseil de la Vallée, ed è composto da 35 membri.
La Giunta Regionale[modifica]
Il Presidente della Giunta Regionale[modifica]
Il Presidente della Giunta Regionale (o Presidente della Regione) è, secondo l'art. 121 della Costituzione italiana, uno degli organi della regione; è al contempo presidente della regione, e come tale preposto ad un organo monocratico dell'ente, e presidente (oltre che membro) di un organo collegiale del medesimo ente, la giunta regionale. Dopo l'introduzione della sua elezione popolare diretta, similmente alla figura del governatore statale negli Stati Uniti, si è diffusa nel gergo politico e giornalistico l'abitudine di denominarlo impropriamente governatore.
Per le regioni a statuto speciale è invece disciplinata dallo statuto, che ha forza di legge costituzionale, peraltro in termini generalmente non dissimili rispetto alle regioni a statuto ordinario; va altresì notato che gli statuti di queste regioni adottano per lo più la denominazione "presidente della regione", in luogo di "presidente della giunta regionale" usata solitamente nelle regioni a statuto ordinario.
La loro ricandidatura è stata contestata a livello accademico, in quanto contrastante con l'art. 2, lett. f), legge n. 165/2004, che stabilisce la non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del presidente della giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto. Per altra dottrina, tale normativa di principio non sarebbe invece immediatamente applicabile in assenza di una legge elettorale regionale di recepimento ovvero il mandato in corso nel 2004 non sarebbe computabile, perché già iniziato all'entrata in vigore della legge n. 165/2004.
Pure escludendo il mandato 1995-2000, in cui venne eletto dal consiglio regionale e non a suffragio universale e diretto, Formigoni aveva governato per i successivi due mandati (2000-2005 e 2005-2010). Chi sosteneva la candidabilità di Formigoni per un quarto mandato la giustificava affermando che il mandato in corso nel 2004 non avrebbe dovuto essere preso in considerazione, perché già iniziato all'entrata in vigore della legge 165/2004, posticipando, quindi, al 2015 l'effettiva operatività del divieto di rielezione. Discorso analogo poteva essere fatto per Vasco Errani.
Va al riguardo ricordato che una sentenza della Corte Suprema di Cassazione (la n. 2001 del 2008) aveva escluso la possibilità di ricandidatura per i sindaci in una fattispecie analoga.
I Giudici sia per Vasco Errani che per Roberto Formigoni si sono espressi con diverse pronunce a favore dell'elezione dei due Presidenti per il terzo mandato poiché la legge n.165/2004 non è immediatamente applicabile ma richiede un recepimento a livello regionale (che né in Emilia-Romagna né in Lombardia è stato adottato).
Il Vicepresidente della Giunta Regionale[modifica]
Il Vicepresidente della Giunta Regionale (o Vicepresidente della Regione) è un componente della giunta regionale che sostituisce il presidente della stessa in caso di assenza o impedimento temporanei.
Si tratta di un componente della giunta al quale il presidente ha attribuito questa funzione, di solito cumulata con lo svolgimento delle normali funzioni assessorili. Nella pratica la nomina del vicepresidente, analogamente a quanto avviene per il Vice Presidente del Consiglio a livello nazione, ha lo scopo di assicurare visibilità a partiti della coalizione di maggioranza diversi da quello che esprime il presidente.
La figura non è prevista dalla Costituzione ma è stata introdotta da tutti gli statuti regionali. Peraltro, come chiarito anche dalla Corte Costituzionale, lo statuto di una regione a statuto ordinario non può prevedere che il vicepresidente, nominato dal presidente, subentri al presidente eletto a suffragio universale e diretto, in caso di sfiducia, rimozione, impedimento permanente, morte o dimissioni volontarie dello stesso, fino al termine della legislatura, poiché, diversamente, verrebbe aggirato il principio simul stabunt simul cadent, sancito dall'art. 126 della Costituzione, che fa conseguire a tali circostanze le dimissioni della giunta e il contestuale scioglimento del consiglio regionale. In questi casi subentra solo, per l'ordinaria amministrazione, fino alla data fissata per le elezioni anticipate.
Tipologie di Regione[modifica]
Regioni a statuto ordinario[modifica]
Province autonome[modifica]
Autonomia della regione[modifica]
Le Regioni godono di particolari autonomie:
Autonomia statutaria: Le sole regioni a statuto ordinario sono dotate di tale autonomia. Ciascuna regione ordinaria adotta con legge regionale uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i principi fondamentali di organizzazione e funzionamento. Lo statuto regola l'esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali. Le regioni a statuto speciale sono prive di tale autonomia (cioè del potere-dovere di darsi uno statuto), visto che gli statuti speciali sono leggi costituzionali dello Stato. Tuttavia la legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2, ha modificato gli statuti delle cinque regioni speciali, attribuendo a una legge statutaria la determinazione della forma di governo della regione e delle province autonome di Trento e di Bolzano. Solo per la regione Trentino-Alto Adige/Südtirol la forma di governo continua a essere disciplinata dallo statuto regionale.
Autonomia legislativa: In seguito alla riforma costituzionale del 2001, la potestà legislativa appartiene allo Stato e alle regioni, posti sullo stesso piano; la competenza è attribuita per materie. La competenza a legiferare può essere: esclusiva dello Stato; concorrente (statale e regionale); residuale delle regioni (interpretata come esclusiva). Per l'art. 127 della Costituzione "Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della Regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione". Così come la Regione " quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale entro 60 giorni dalla pubblicazione di una legge o dell'atto avente valore di legge" (art.127 co.2)
Autonomia regolamentare: L'autonomia regolamentare della regione è definita dall'art. 117 della Costituzione, 6° comma. La regione ha potestà regolamentare nelle materie su cui ha competenza esclusiva e su quelle in cui la competenza tra Stato e regione è di tipo concorrente. Ha potestà regolamentare nelle materie di competenza esclusiva dello Stato in quanto sia ad essa delegata. La titolarità della potestà regolamentare della regione non è definita a livello costituzionale. La corte costituzionale, nella sentenza n. 313/2003[1], ha infatti sostenuto la teoria della libertà di scelta degli Statuti delle Regioni, affermando che spetta alla singola Regione, nell'ambito della sua autonomia, decidere quale deve esser l'organo che in concreto svolge la funzione regolamentare. Il Consiglio Regionale esercita la potestà regolamentare nelle materie di competenza esclusiva statale delegate alle Regioni in base all'art. 117 comma 6 della Costituzione.
Autonomia amministrativa: L'autonomia amministrativa della regione è stabilita con l'art. 118 della Costituzione. L'autonomia amministrativa della regione, come di tutte le pubbliche amministrazioni, deve aderire ai principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. La regione, per il tramite di una legge regionale, può delegare le funzioni amministrative di cui è titolare ai Comuni, alle Province o alle Città metropolitane. Prima della modifica costituzionale per opera della legge n. 3/2001 vigeva il principio del parallelismo tra funzione legislativa e funzione amministrativa. Quindi alle regioni spettavano le funzioni amministrative in riferimento alle materie di cui all'art. 117 (anch'esso previgente alla riforma del titolo V). Inoltre: lo Stato poteva delegare funzione amministrative alle regioni in materie di propria competenza legislativa; lo Stato poteva attribuire direttamente funzioni agli enti locali, qualora si trattasse di funzioni di interesse strettamente locale; lo Stato poteva trattenere funzioni presso di sé, qualora si ravvisasse un interesse nazionale; le regioni avrebbero dovuto utilizzare le proprie funzioni amministrative tramite comuni e province utilizzando lo strumento della delega e dell'avvalimento.
Autonomia finanziaria: L'autonomia finanziaria della regione è stabilita con l'art. 119 della Costituzione. Esso prevede il cosiddetto federalismo fiscale, ma finora non ha trovato attuazione (per le regioni a statuto ordinario). La regione ha autonomia finanziaria di entrata e di spesa. Stabilisce e applica tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispone di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al proprio territorio. La regione ha un proprio patrimonio. Può ricorrere all'indebitamento solo per finanziare spese di investimento. Per disposizione dell'art. 120 della Costituzione la regione non può stabilire dazi sul commercio con le altre regioni.
Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia: Nell'ambito dell'organizzazione della giustizia di pace, delle norme generali sull'istruzione e della tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali, nonché delle materie di competenza concorrente, le regioni a statuto ordinario possono conseguire - su propria iniziativa, con legge statale approvata a maggioranza assoluta - forme e condizioni particolari di autonomia.
Statali[modifica]
Regionali[modifica]
Il costo stimato di consigli e giunte regionali nel 2012 è stato di 1,15 miliardi di euro. Benché la critica alla spesa per servizi pubblici spesso si intrecci con quella al clientelismo con cui essi vengono erogati, tecnicamente si deve considerare "costo della politica" regionale la sola spesa dei gabinetti assessoriali, del presidente di regione e dei gruppi consiliari regionali, tra i quali è sorto lo scandalo di rimborsopoli.
Dopo lo scandalo "Rimborsopoli", la voce di spesa dei consigli regionali è stata più attentamente monitorata, sia dall'opinione pubblica[6] che dalla magistratura (anche contabile) che dal Legislatore: quest'ultimo ha convertito il decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, con cui il governo Monti aveva emanato una rigorosa disciplina di controlli della Corte dei conti sulle spese dei gruppi all'interno dei consigli e delle assemblee regionali, con sanzioni anche di revoca degli emolumenti pubblici in caso di inadempimento degli obblighi.
Ciò potrebbe riguardare i nuovi casi, verificatisi o accertati, dopo le vicende del 2012 che innescarono lo scandalo. Più in generale, la tematica dei rimborsi si è presentata anche ad altri livelli istituzionali, sia superiori che inferiori: essa per certi aspetti va ricondotta alla degenerazione che ha fatto seguito all'abuso nel finanziamento pubblico ai partiti.
La Provincia[modifica]
La Provincia è un ente locale territoriale di area vasta il cui territorio è per estensione inferiore a quello della regione della quale fa parte, ed è superiore a quello dei comuni che sono compresi nella sua circoscrizione.
La disciplina delle province è contenuta nel titolo V della parte II della Costituzione e in fonti primarie e secondarie che attuano il disposto costituzionale.
Organizzazione amministrativa[modifica]
Ogni provincia appartiene ad una regione. A capo della provincia vi è il presidente della provincia, democraticamente eletto tramite elezioni provinciali a suffragio universale tra tutti i cittadini dei comuni interessati aventi diritto al voto (età maggiore di 18 anni), con poteri esecutivi assieme alla giunta provinciale, organo collegiale composto da un numero variabile di assessori provinciali da lui nominati in rappresentanza delle forze politiche che lo appoggiano (equivalente del consiglio dei ministri e del capo del governo a livello statale). Il presidente risiede nel sede della provincia durante il suo operato con un mandato che dura 5 anni a meno di dimissioni o decesso.
A supervisione di tutto vi è il consiglio provinciale, organo collegiale equivalente del Parlamento a livello statale, composto da consiglieri provinciali in rappresentanza di tutte le forze politiche del territorio con funzioni di approvazione del bilancio provinciale, delle delibere e provvedimenti emessi dal presidente/giunta. Altra figura chiave a livello amministrativo, oltre agli assessori e consiglieri provinciali, è quella del segretario provinciale. Una provincia con i suoi organi di amministrazione può essere commissariata per cattiva amministrazione ad opera di un commissario.
La legge nº 81 del 25 marzo 1993 aveva stabilito l'elezione popolare diretta dei presidenti delle province italiane, ricorrendo a un eventuale turno di ballottaggio qualora nessun candidato avesse raggiunto la maggioranza assoluta dei consensi. La durata in carica del presidente, originariamente fissata in quattro anni, fu prolungata a cinque, e l'intero sistema normativo venne consolidato nel Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, il d. lgs. nº 267 del 2000. In qualunque caso di morte, dimissioni, sospensione, sfiducia o decadenza del presidente, si procedeva all'indizione di nuove elezioni provinciali e, nel caso di crisi politica, alla gestione provvisoria dell'ente da parte di un commissario nominato dal prefetto. Contestualmente alla scelta del presidente, si tenevano le elezioni del Consiglio Provinciale, sul principio del governo di legislatura.
Riforma Delrio[modifica]
Con la legge 7 aprile 2014 nº 56 le province delle regioni ordinarie sono state trasformate in enti amministrativi di secondo livello con elezione dei propri organi a suffragio ristretto, mentre contestualmente è stata prevista la trasformazione di dieci province in città metropolitane. La legge in oggetto ha abolito la Giunta provinciale, redistribuendo le deleghe di governo all'interno del Consiglio provinciale, molto ridimensionato nel numero dei suoi membri, e introducendo così un'inedita forma di governo presidenziale pura, del tutto nuova alla vita politica italiana repubblicana. Un nuovo organo, l'Assemblea dei sindaci, assume il compito di deliberare il bilancio ed eventuali modifiche statutarie. Sono previste inoltre forme particolari di autonomia per le province montane, individuate con legge regionale.
In Friuli-Venezia Giulia è stata votata una riforma simile, che differisce però per il mantenimento della Giunta, una maggiore numerosità dei consigli, e soprattutto il ritorno ad una forma di governo parlamentare con un presidente cambiabile dal Consiglio tramite una sfiducia costruttiva. In Sicilia le province sono state commissariate da due anni, in attesa di un progetto di riforma, così come accaduto con le nuove province sarde. In Sicilia il 30 luglio 2015 si chiude l'era delle Province: con 36 voti a favore, 11 contrari e 6 astenuti, il Parlamento regionale ha approvato la riforma che istituisce sei liberi consorzi e le città metropolitane di Palermo, Catania e Messina. Ridisegnando l'assetto istituzionale nell'isola, la legge varata dal parlamento completa la riforma, approvata lo scorso anno, attribuendo funzioni e competenze ai neonati enti intermedi ed eliminando definitivamente le nove ex province della Sicilia, attualmente rette da commissari. Il governatore Rosario Crocetta ha definito "un fatto storico" l'approvazione del ddl in quanto la Sicilia è la prima regione d'Italia ad eliminare definitivamente le province.
Riduzione delle funzioni delle province[modifica]
la polizia provinciale, opera ai sensi del D.L. n. 78/2015 modificato e convertito in legge 6 agosto 2015, n. 125, all'art. 5 "misure in materia di polizia provinciale". I corpi o servizi di polizia provinciale esercitano compiti di polizia amministrativa, giudiziaria, stradale, ambientale, edilizia, ittica-venatoria, demaniale, protezione civile. La Polizia provinciale può esercitare funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza, sotto le direttive operative dell'autorità provinciale di pubblica sicurezza. I poliziotti provinciali, secondo i dati forniti dal Ministero degli Interni, al 31 dicembre 2011 erano 2.769 unità. Si tratta di un organismo specializzato, inquadrato nel contesto normativo della polizia locale. Negli ultimi anni ha notevolmente aumentato l'attività in diversi settori e ambiti operativi, con numerosissime operazioni e indagini di polizia, contribuendo concretamente al controllo, difesa e sicurezza del territorio sotto vari aspetti, specie nelle zone più periferiche;
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