Source: http://info.assind.vi.it/notiziario/notiziariovi.nsf/codicewebNe/VI27146
Timestamp: 2018-01-21 06:59:40+00:00
Document Index: 137072220

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art.2', 'art.51', 'art.51', 'art.1', 'art.51', 'art.12']

Associazione Industriali della Provincia di Vicenza - Notizia internet n. VI27146 del 01/09/2018
Cod. notizia:VI27146
Legge di Bilancio 2018: per gli abbonamenti al trasporto pubblico, detrazione Irpef del 19% ed esclusione dal reddito di lavoro dipendente dei servizi prestati e delle somme erogate dall’azienda
La Manovra per il 2018 introduce la detraibilità dall’Irpef delle spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico, fino a 250 euro annui; nonché l’esclusione dal reddito di lavoro dipendente dei servizi prestati e delle somme erogate dal datore di lavoro per l’acquisto dei titoli di viaggio del dipendente e dei suoi familiari a carico. Si amplia così la gamma delle possibilità previste per il welfare aziendale.
La Legge di Bilancio 2018 (legge n. 205/2017) ha disposto alcuni benefici fiscali a favore dei contribuenti persone fisiche che utilizzano il trasporto pubblico, così intendendo - come si legge nella Relazione illustrativa - incentivare l’uso dei mezzi pubblici, riducendo quello dei mezzi privati e decongestionando il traffico veicolare, con vantaggi di carattere ambientale, in particolare nelle grandi aree urbane.
Le disposizioni in questione sono contenute nell’articolo 1, comma 28, lettere a) e b). Esse agevolano l’acquisto di “abbonamenti” ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. Negli atti parlamentari preparatori (le “Schede di lettura” predisposte dagli uffici della Camera e del Senato), si ricorda che, secondo l’Agenzia delle entrate, con il termine “abbonamento”, s’intende “il titolo di trasporto che consenta al titolare autorizzato di poter effettuare un numero illimitato di viaggi, per più giorni, su un determinato percorso o sull’intera rete, in un periodo di tempo specificato” (Guida “Le nuove agevolazioni fiscali per la famiglia”, edizione 2008, pag.26).
Esaminiamo di seguito i principali aspetti delle norme in questione, fornendone un primo commento, in attesa di auspicabili chiarimenti ufficiali.
a) La detrazione al 19% per l’acquisto di abbonamenti al trasporto pubblico (articolo 1, comma 28, lettera a) ).
La Manovra introduce la detraibilità al 19% delle spese, fino a un massimo di 250 euro, sostenute per l'acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, inserendo tale voce tra gli oneri detraibili del comma 1 dell’articolo 15 del TUIR, con la nuova lettera i-decies). Si tratta di un’agevolazione già prevista in passato, ma per i soli anni 2008 e 2009 (per il 2008, legge n. 244/2007, art.1, comma 309; per la proroga al 2009, art.2, comma 7, legge n.203/2008).
Di conseguenza, si modifica anche il comma 2, 1.o periodo, dell’articolo 15 del TUIR, prevedendosi che la detrazione compete anche per le spese sostenute dal contribuente nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico, fermo restando il limite complessivo della spesa, stabilito - come detto - in euro 250. Ciò significa che il limite massimo di spesa deve intendersi riferito cumulativamente alle spese sostenute dal contribuente per il proprio abbonamento e per quello dei familiari a carico.
b) Gli abbonamenti al trasporto pubblico come strumento di welfare aziendale (articolo 1, comma 28, lettera b) ).
La Legge di Bilancio 2018 prevede, inoltre, per la prima volta, una nuova fattispecie di “somme e valori” non-concorrenti alla formazione del reddito di lavoro.
Inserendo nel comma 2 dell’articolo 51 del TUIR, la nuova lettera d-bis), si stabilisce l’esclusione dalla formazione del reddito imponibile delle somme erogate o rimborsate alla generalità o a categorie di dipendenti dal datore di lavoro o delle spese direttamente sostenute da quest’ultimo, volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto, di accordo o di regolamento aziendale, per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei familiari a carico.
Il cosiddetto “welfare aziendale” sia “volontario” (vale a dire, erogato per liberalità del datore di lavoro) sia “obbligatorio” (ovvero prestato in virtù di obbligazioni scaturenti da contratto, accordo o regolamento aziendale) si arricchisce, quindi, di nuove possibili forme di benefits non tassati. In virtù della nuova norma, ad esempio, appare oggi possibile che l’azienda rimborsi ai dipendenti, nell’ambito del proprio piano di welfare, la spesa sostenuta per l’abbonamento al trasporto pubblico locale, per i figli a carico, acquistato con “tariffa-studenti”. Secondo l’interpretazione preferibile, infatti, il servizio di trasporto pubblico non può essere incluso nella nozione legale di “trasporto scolastico” la cui spesa è ammessa al rimborso come “spesa di istruzione”, in base alla lettera f-bis) del comma 2 dell’art.51 del TUIR.
Le caratteristiche del benefit in discorso appaiono schematizzabili come segue.
b.1) il beneficio dovrà essere erogato dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti oppure a tutti i dipendenti appartenenti ad una determinata “categoria omogenea”.
La nozione di “categoria di dipendenti” è stata definita, nell’ambito della normativa tributaria, dalla prassi dell’Amministrazione finanziaria; secondo il Ministero delle finanze (Circolare n.188/E/1988, p.to 4), l'espressione "categorie di dipendenti", non va intesa soltanto con riferimento alle categorie previste nel Codice civile (dirigenti, operai, eccetera), bensì va riferita a tutti i dipendenti di un certo tipo (ad esempio, tutti i dirigenti, o tutti quelli di un certo livello o una certa qualifica); per esempio, l’insieme di "tutti gli operai del turno di notte" individuerebbe una categoria di dipendenti nel senso richiesto dal legislatore poiché sarebbe sufficiente a impedire in senso teorico che siano concesse erogazioni ad personam in esenzione totale o parziale dalle imposte.
b.2) Il beneficio può assumere tre diverse forme, potendo consistere in:
somme erogate ai lavoratori
somme rimborsate ai lavoratori;
spese direttamente sostenute dal datore di lavoro.
La norma codifica, quindi, le modalità di erogazioni delle prestazioni, già ammesse dall’Agenzia delle entrate in sede di prassi interpretativa. Infatti, la Circolare n.28/E/2016 (par.2.2), con riferimento alla fattispecie della lettera f-bis) dell’art.51, comma 2, TUIR (in tal caso, si tratta dell’esclusione dal reddito di lavoro dipendente prevista per “le somme, i servizi e le prestazioni erogati dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti per la fruizione, da parte dei familiari indicati nell'articolo 12, dei servizi di educazione e istruzione anche in età prescolare, compresi i servizi integrativi e di mensa ad essi connessi, nonché per la frequenza di ludoteche e di centri estivi e invernali e per borse di studio a favore dei medesimi familiari”), precisa che sussiste la possibilità che il datore di lavoro
eroghi i servizi direttamente o tramite terzi, oppure
attraverso la corresponsione ai dipendenti di somme di denaro da destinare alle finalità indicate, oppure, infine,
a titolo di rimborso di spese già sostenute;
sempreché - rimarca la Circolare - il datore di lavoro acquisisca e conservi la documentazione comprovante l’utilizzo delle somme da parte del dipendente coerentemente con le finalità per le quali sono state corrisposte.
Da quest’ultima precisazione ufficiale, deriva - com’è noto - la necessità che il dipendente comprovi al datore di lavoro, per mezzo dell’opportuna documentazione, la ricorrenza di tutte le condizioni previste dalla normativa, in presenza delle quali il datore di lavoro può erogare, in particolare, i rimborsi delle spese in parola, senza farli concorrere al reddito del lavoratore.
b.3) L’esclusione dalla concorrenza al reddito di lavoro riguarda la spesa per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico che il lavoratore dipendente sostiene per se medesimo, oppure per i propri familiari fiscalmente a carico (la norma si riferisce ai “familiari indicati nell’articolo 12, che si trovano nelle condizioni previste nel comma 2 del medesimo articolo 12”).
A tale proposito, va anche tenuto presente che la Manovra interviene sul limite di reddito complessivo dei figli per poterli considerare a carico: per i figli di età non superiore a 24 anni, tale limite è elevato a 4.000 euro, ma solo a decorrere dal 1° gennaio 2019 (art.1, commi 252 e 253).
Sotto questo profilo, pertanto, la nuova fattispecie si differenzia dalle ipotesi già in vigore per il cosiddetto “welfare rimborsuale”, previste dalle lettere f-bis) ed f-ter) del comma 2 dell’art.51 del TUIR, relative, rispettivamente, alle somme erogate per i servizi di educazione ed istruzione fruibili dai familiari del dipendente (lettera f-bis) ed a quelle erogate per le prestazioni di assistenza per i familiari anziani o non autosufficienti (lettera f-ter) sempre del dipendente. Queste due disposizioni ammettono l’erogazione di somme per i servizi fruiti dai familiari del lavoratore, inclusi nel “perimetro teorico” delle detrazioni per carichi di famiglia (art.12, TUIR), anche se non effettivamente a carico, ma escludono, al contempo, le spese per i medesimi servizi direttamente fruiti da costui.
L’ampia formulazione della norma e la sua ratio esposta in premessa inducono a ritenere che la non-concorrenza al reddito di lavoro dipendente sia riconosciuta anche per l’acquisto di abbonamenti utilizzabili non solo per le linee di trasporto pubblico che coprano il tragitto casa-lavoro, ma anche per abbonamenti utilizzabili sull’intera rete di trasporto pubblico considerata, oppure in giornate non-lavorative, salvo - beninteso - future diverse interpretazioni dell’Agenzia delle entrate.
Notizia n. VI27131 del 3 gennaio 2018
Articolo 1, comma 28, lettere a) e b), legge 27 dicembre 2017, n. 205, pubblicata nel Supplemento Ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 62 Comma 28.pdf