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Timestamp: 2017-05-29 03:53:17+00:00
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Matteo Marrone - Istituzioni di diritto romano
Documenti Appunti Appunti Giurisprudenza Appunti Diritto Romano france9871 dicembre 2010Matteo Marrone - Istituzioni di diritto romano, Appunti di Diritto Romano. Università di PadovaUniversità di PadovaDiritto Romano,GiurisprudenzaDOC (617 KB)65 pagine50Numero di download1000+Numero di visite90%su 11 votiNumero di voti11Numero di commentiDescrizione Breve Sintesi delle istituzioni del Marrone. Ottimo per il ripasso!Aggiungi ai preferitiCommentaSegnala il documento40puntiPunti download necessari per scaricarequesto documentoScarica il documentoAnteprima3 pagine / 65Questa è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 65 totaliScarica il documentoQuesta è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 65 totaliScarica il documentoQuesta è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 65 totaliScarica il documentoQuesta è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 65 totaliScarica il documentoCarica altriCerca nell'estratto del documento
(di Matteo Marrone)
CAPITOLO 1: il diritto romano e le sue fonti
Varie definizioni di diritto:
☺ Diritto: 2 diverse concezioni → normativa: diritto = regola, norma
→ istituzionale: diritto = ordinamento giuridico
Diritto oggettivo: norma agendi (es. diritto romano, diritto privato)
Diritto soggettivo: facultas agendi (aspetto attivo della posizione giuridica del soggetto; la
pretesa di un soggetto è garantita dal diritto oggettivo, cui corrisponde il dovere di
soddisfare quella pretesa.
 Posizioni soggettive attive:
 Potestà o diritto potestativo: il titolare esercita un potere su altri soggetti
 Facoltà: sono le possibilità riconosciute e garantite al soggetto in virtù di un
 Posizioni soggettive passive:
 Obbligo: il dovere di fare o non fare in relazione al diritto soggettivo altrui
 Soggezione: situazione in cui un soggetto deve sottostare ad altrui potestà
 Onere: è il sacrificio che il diritto soggettivo addossa ad un individuo affinché
possa conseguire un risultato
Diritto Romano: diritto di quella collettività politica organizzata che fece capo all’antica
Roma; dura per oltre 1300 anni:
 Origine: Roma VII secolo a.C., 745 a.C.
 Termine: morte di Giustiniano 565 d.C. (Corpus iuris civils)
 Il diritto romano è tra i diritti dell’antichità classica l’unico che fu scientificamente
elaborato e solo Roma ebbe veri “giureconsulti” (giuristi, esperti di diritto)
 È la matrice di molti sistemi privatistici di molti paesi mondiali e del nostro Diritto
Privato, il vigente Codice Civile.
 IUS: corrisponde alla comune parola “diritto”.
 Uso termine: diritto oggettivo (ius civile, ius gentium); diritto soggettivo ( ius
utendi); significato di “potestà”.
 Anticamente: indicato come il “luogo del giudizio”
 Età postclassica: indicava globalmente la giurisprudenza classica.
 Significato più usato: situazione giuridica soggettiva di un rapporto giuridico:
 Attiva: diritto soggettivo
 Passiva: corrispondente obbligo.
Diritto Privato: diritto che regola i rapporti tra individui (ius privatum)
Diritto Pubblico: regola l’organizzazione e il funzionamento della collettività e degli interessi
pubblici (ius publicum)
 Periodi della storia del diritto romano:
 Età arcaica
 Età preclassica
 Età classica
 Età postclassica
 Età giustinianea
 ETÀ ARCAICA:
 Periodo: da 754 a.C. a metà del III secolo a.C.
 Regime costituzionale: prima monarchico (rex, senato, assemblee popolari), poi
repubblicano (senato, magistratura, assemblee popolari), espansione di Roma, potenza
militare e grandi attività commerciali
 Caratteri IUS: il diritto romano è un diritto povero di strutture, formalistico per una
società rurale , è un diritto vero e proprio per i soli cittadini romani
 MORES: il diritto dell’età arcaica era basato sulla consuetudine: il diritto era fondato sui
mores che erano i costumi giuridici dei MAIORES ( antichi romani)
 LEGES: provvedimenti normativi; erano 3 tipi:(2007) DonaR
a. Legge delle XII Tavole: lex data, scritte su tavole di bronzo distrutte nell’incendio
di Roma nel 387 a.C.
b. Leges rogatae: proposte dal magistrato che “rogava”(interrogava) il popolo in
assemblea. L’assemblea poteva:
i. Approvare la proposta: il testo veniva rettificato dal Senato e
prendeva il nome di “LEX + nome magistrato proponente”.
ii.Rifiutare la proposta: no LEX
c. Mores : fonte principale del diritto romano
 Pontefici: avevano la conoscenza e l’interpretazione del diritto; erano i primi giuristi
romani; atmosfera di segretezza.
 Il diritto dell’età arcaica si qualifica:
o Prima: ius Quiritium
o Dopo: ius civile
 Ius Quiritium: “diritto dei quirini”, una delle prime collettività romane. Venivano
riconosciute le posizioni giuridiche soggettive assolute, cioè posizioni di potere su cose o
persone. Tale potere si è espresso nel tempo come:
o Prima: ex iure quiritium (questa cosa è mia)
o Poi: dominium (dominio)
o Successivamente: proprietas (proprietà)
 Ius civile: riguarda solo i cives (cittadini) romani; le fonti erano: mores, leges e
interpretatio pontificale; comprende lo ius Quiritium, ma è più ampio; vennero riconosciute
nuove posizioni giuridiche: le obbligazioni. L’obbligatorietà che ha il debitore verso il
creditore è espressa con il verbo “oportere”.
ETÀ PRECLASSICA:
 Periodo: III secolo a.C. a 27 a.C.: apice e crisi della repubblica. Ha inizio con le guerre
puniche (264 a.C.). Roma si estende.
 Caratteri IUS: riconoscimento e tutela dei nuovi negozi giuridici per esigenze di
commercio; tali negozi erano utilizzati anche dai non cittadini (peregrini) ; il diritto dell’età
preclassica perde la povertà della struttura tipi dell’età arcaica.
 FONTI: mores, leges, plebisciti (deliberazione presa dall’assemblea della plebe), leges
rogatae.
 Pontefici: persero il monopolio della conoscenza e interpretazione del diritto. Maggiore
ruolo del pretore e della giurisprudenza laica.
 Giurisprudenza: i pareri espressi dai giuristi erano considerati ius, o meglio fonte del ius
civile. Giurista oggi: privato che interpreta una norma, ma la sua opinione non è vincolante.
I primi giuristi furono i pontefici; poi vennero i laici con attività consultiva, insegnamento e
opere giuridiche (vocabolario tecnico). Giuristi più noti: Giunio Bruto, Publio Mucio,
Manio Manilio (“fondarono” lo ius civile). Nell’età preclassica si affianca allo ius civile e si
contrappone il “diritto onorario”.
 Ius civile: maggiore importanza allo ius civile: tutela giudiziaria ed efficacia giudiziaria a
nuovi negozi giuridici compiuti dai cittadini romani e dai peregrini. Il giudice doveva
valutare la bona fides: il giudice chiamato a decidere su una lite insorta tra le parti doveva
valutare secondo la buona fede i doveri del debitore.
 Ius gentium: erano i negozi giuridici compiuti dai cittadini romani e dai peregrini. Era
parte integrante del ius civile.
 Ius Honorarium: diritto risultante dall’attività creativa di alcuni organi giurisdizionali
(pretori urbani e peregrini, edili curuli, governatori delle province, magistrati con carica
o Pretore urbano: (367 a.C.) magistrato cum imperio; compiti: dicere ius
o Pretore peregrino: (242 a.C.) istituito più tardi per aumento traffici
commerciali; compito: dicere ius tra cittadini romani e stranieri (peregrini) o
tra stranieri. Pari dignità pretore urbano.
o Edili curuli: magistrato incaricato della cura dei templi e degli edifici pubblici.
Magistrati sine imperio; compito: cura annonae e poteri di vigilanza sui
mercati e relativa giurisdizione.
o Governatori provinciali: attività giurisdizionale delle province dei territori di
o Magistrati: attività edittale. Editto: ordinanza emanata da una pubblica(2007) DonaR
Quindi ius honorarium = ius pretorio: da pretore urbano che emanava un editto con
durata di 1 anno (come la sua carica) con un programma che indicava le promesse di
strumenti giudiziari e i provvedimenti che avrebbe emanato. I pretori successivi
confermavano l’editto del precedente pretore, creando gradualmente un nucleo edittale
che si trasmetteva: fu l’edictum tralaticium.
 Periodo:. Dalla fine della repubblica romana e all’avvento del principato di Ottaviano
Augusto (27 a.C.) inizia l’età classica. Termina con l’abdicazione di Diocleziano (305 d.C.).
Aspetto costituzionale: no repubblicano e no monarchico, sopravvivono formalmente organi
repubblicani cui si contrappongono princeps e i suoi funzionari. Espansione di Roma e società
 FONTI:
☺ aumento delle fonti: senatoconsulti e costituzioni imperiali
☺ estinzione attività legislativa del popolo
☺ il pretore perde il carattere innovativo del ius
 Editto perpetuo: 130 d.C., Salvio Giuliano, su incarico d’Adriano, fa il testo definitivo
dell’editto pretorio → editto perpetuo
 Giurisprudenza: i giureconsulti raggiungo il più alto grado di importanza; l’età classica fu
caratterizzata da 2 tipi di scuole (sectae) di giuristi:
☺ Sabiniani: capostipite Ateio Capitone, ma il nome fu preso da Masurio Sabino.
☺ Proculiani: capostipite Marco Antistio Labeone, giureconsulto; la scuola prese il nome
dal successore di Labeone, Procuro.
ETÀ POSTCLASSICA
 Periodo:. Dal 312, con l’ascesa di Costantino si parla di età postclassica.
 Aspetto costituzionale: non più un principato, ma un impero suddiviso in 2 parti:
a. pars occidentis:con capitale Roma: a capo 1 imperatore
b. pars orientis: con capitale Bisanzio, divenuta Costantinopoli: a capo 1
Per motivi interni ed esterni:
a. fine impero romano d’Occidente: Romolo Augusto sconfitto dal re ostrogoto
Odoacre. L’impero d’occidente non sarà più ricostruito.
b. sopravvivenza impero romano d’Oriente: Giustiniano imperatore d’oriente.
 Diritto: il diritto privato è in decadenza; l’unica fonte del diritto è l’imperatore. Lo studio
del diritto sopravvive : “Codice Teodosiano”, era una compilazione delle costituzioni imperiali
da Costantino a Teodosio II. Dal V secolo maggiore impulso agli studi giuridici che nel VI secolo
Giustiniano poté adottare la compilazione della giurisprudenza classica e delle costituzioni
imperiali che oggi porta il nome di “Corpus iuris civils” : le differenze tra ius civile e ius
honorarium furono diminuite.
FONTI DI COGNIZIONE DEL DIRITTO ROMANO
 Corpus Iuris Civilis:
 Principale fonte di cognizione del diritto romano
 La denominazione indica: iura (giurisprudenza classica) + leges (costituzioni
imperiali di Giustiniano)
 È diviso in 4 parti:
1. Institutiones: divisa in 4 libri; sono la parte più breve e semplice della
compilazione; sono scritte in forma di discorso diretto; hanno funzione
2. Digesta: divisa in 50 libri; è la parte di maggior pregio e grandezza del Corpus
Iuris. È un’antologia giuridica.
3. Codex: diviso in 12 libri ; contiene le costituzioni di diritto privato di
4. Novellae: sono le costituzioni di Giustiniano raccolte dopo la sua morte.
 Fonti di cognizione pregiustinianee:
o Istituzioni di Gaio: scoperte a Verona nel 1816 e sono formate da 4 libri (cose,
persone, azioni)
o Codice Teodosiano: fatte nel 438 da Teodosiano II; diviso in 16 libri; conteneva(2007) DonaR
le costituzioni imperiali ordinate per materia da Costantino a Teodosio II.
CAPITOLO 2: il processo
PROCESSO PRIVATO E DIRITTO SOSTANZIALE
 Processo privato: complesso delle attività volte all’accertamento e alla realizzazione di
diritti soggettivi o posizioni giuridiche soggettive attive. Procedimento:
 Il singolo soggetto privato dà l’impulso per l’accertamento ed interviene un
organo pubblico, l’organo giudiziario.
 Diritto sostanziale: norme primarie che regolano i rapporti tra uomini nella vita
 Azione: potere di promuovere in giudizio per far valere le proprie ragioni. Il titolare di
quella pretesa ha il potere di dare avvio ad un processo per far valere le sue ragioni. Questo
strumento si chiama Azione, actio. Ad ogni azione corrisponde un diritto soggettivo. Le
actiones erano tipiche.
 Tipi di processo nell’evoluzione giuridica romana:
A ) Le legis actiones dell’età arcaica
B ) Il processo formulare
C ) Le cognitiones extra ordinem dell’età classica
D ) Il processo postclassico e giustinianeo.
A) LE LEGIS ACTIONES
 Caratteristiche:
o Unico processo privato utilizzato dai cittadini romani nell’età arcaica
o In verità erano 5 riti processuali tra loro diversi ma per caratteristiche comuni:
 Dichiarative: sacramenti, per iudicis arbitrive postulationem, per
condictionem.
→ Accertamento di situazioni giuridiche incerte o controverse
 Esecutive: per manus iniectionem , per pignioris capionem.
→ Realizzazione di posizioni giuridiche certe.
 Caratteristiche comuni:
 La denominazione: legis actio
 Solo per i cittadini romani
 Oralità
 Rigido formalismo (si esigeva la pronunzia di certe parole: certa verba)
 La presenza di ambedue i litiganti
 Partecipazione del magistrato con iuris dictio (responso). Questo ruolo
fu sostituito in seguito dal pretore.
 Procedimento:
o Il pretore aveva il potere di emanare alcuni provvedimenti
o I due contendenti dovevano essere presenti davanti al pretore e
doveva essere cura dell’attore assicurare la presenza
o Chiamata in giudizio “in ius vocatio”: atto privato nel quale
una parte ingiungeva all’altra di seguirla dinanzi al magistrato.
Non era possibile sottrarsi alla chiamata in giudizio: l’altra parte
era autorizzata ad usare la forza per trascinarlo in giudizio.
 Le legis actiones dichiarative avevano il procedimento suddiviso in 2 fasi:
1. In iure: aveva luogo davanti al magistrato; venivano fissati i
termini giuridici della lite. In questa fase i contendenti potevano(2007) DonaR
invocare dei testimoni. Il pretore alla fine nominava un giudice
(iudicem dabat) perché le parti potessero procedere alla fase apud
2. Apud iudicem: tale fase si svolgeva davanti al giudice, spesso un
privato cittadino, come giudice (iudex) o arbitro (arbiter), il quale
raccoglieva prove e emanava la sentenza.
 Le legis actiones più antiche furono:
1. legis actio sacramenti: dichiarativa
2. legis actio manus iniectionem: esecutiva
 Legis dichiarativa utilizzata con largo impiego perché considerata generale. Poteva
 Legis actio sacramentiin rem: era impiegata per il riconoscimento e la tutela delle
posizioni giuridiche soggettive assolute, dette “vindicationes”. Con tale legis, il
proprietario perseguiva la cosa che affermava appartenergli.
 Procedimento:
1. era necessaria la presenza di entrambi i contendenti dinanzi al
magistrato giusdicente (in iure)
2. doveva essere presente anche la cosa della controversia
3. una parte che aveva preso l’iniziativa della lite con in mano una
bacchetta (festuca) affermava solennemente che gli apparteneva
4. l’altra parte compiva gli stessi gesti.
5. alla vendicatio di una parte seguiva la controvendicatio dell’altra
6. il pretore interveniva ordinava ai litiganti di depositare la cosa
(mittite ambo rem).
7. i 2 contendenti obbedivano, ma si dovevano sfidare al
sacramentum: scommessa di pagare all’erario
8. prestato il sacramentum, il pretore emanava un provvedimento
(vindicias dicebat) con il quale assegnava il possesso provvisorio
della cosa controversa a quella delle parti in lite che assicurasse
l’intervento di garanti (praedes) ritenuti più idonei. Questi garanti
in caso di perdita della parte alla quale il magistrato aveva
assegnato il possesso provvisorio della cosa, avrebbero garantito
la restituzione della cosa avversario insieme con i frutti maturati
1. entrambe le parti dimostrano che la cosa gli appartiene
2. il giudice raccolte le prove doveva pronunziare su quali dei due
sacramenta fosse:
a. iustum (conforme a ius): è il sacramentum di chi fosse
risultato essere proprietario della cosa
b. iniustum (non conforme a ius): è il sacramentum dell’altro
c. il soccombente – perdente avrebbe pagato all’erario
l’importo del sacramentum.
 Legis actio sacramenti in personam:
 Con tale legis si agiva per la tutela di posizioni giuridiche soggettive relative, in
particolare i crediti.
1. il creditore insoddisfatto agisce contro il debitore affermando (in
iure) ciò che gli doveva
2. il debitore poteva:
a. ammettere: confessio in iure, con conseguente interruzione
b. negare: le parti si sfidavano reciprocamente al
sacramentum (stesso procedimento del sacramentum)
3. nel caso in cui il debitore persisteva con l’inadempimento, il(2007) DonaR
creditore avrebbe esercitato la legis actio per manus iniectionem.
LA LEGIS ACTIO MANUS INIECTIONEM
 Tale legis aveva carattere esecutivo
 Con essa si agiva per la realizzazione di posizioni giuridiche soggettive per le quali una legge vi
avesse fatto espressamente rinvio.
 Poteva essere attuata per l’esecuzione di un giudicato (secondo le XII Tavole di Gaio)
 Manus iniectio iudicati: il creditore che aveva a suo favore una sentenza (iudicatum) poteva
dare esecuzione contro l’avversario ritenuto debitore di una somma di denaro. Con manus
iniectio si procedeva sempre quando il debitore (iudicatus) dopo 30 gg dalla sentenza non
avesse ancora pagato.
 Iudicatus: era il confessus, colui che aveva ammesso il proprio debito (confessus pro iudicato
 Con la manus iniectio si procedeva anche in situazioni riconosciute certe a priori:
 Manus iniectio pro iudicato
 Manus iniectio pura
 Procedimento:
 davanti al magistrato dovevano presentarsi creditore e debitore
 il ruolo attivo inizialmente era del presunto creditore
 Il creditore pronunciava, adottando un formulario rigidamente predeterminato
(certa verba) , indicando l’importo e dichiarava la manum inicere, afferrando il
 Il debitore poteva indicare un vindex (garante, difensore), grazie al quale:
 Lo avrebbe sottratto dalla manum iniectio
 Poteva negare il debito.
 Se il debitore non avesse dichiarato nessun vindex, o nessun vindex venuto in
suo favore, il pretore pronunziava:
 L’addictio del debitore in favore del creditore
 Il creditore avrebbe potuto trascinare presso di sé l’addictus e tenerlo in
catene per 60 gg.
LE ALTRE LEGIS ACTIONES
1. Legis actiones per pignoris capionem: esecutiva, no presenza magistrato e
avversario, il creditore con pronunzia certa verba e prendeva in pegno le cose
appartenenti al debitore
2. Legis actiones per iudicis arbitrive postulationem: dichiarativa, per crediti
nascenti da stipulatio e per divisione di eredità e per divisione di beni comuni
3. Legis actiones per condictionem: dichiarativa, per crediti aventi ad oggetto:
a. una determinata forma di denaro (certa pecunia)
b. cose determinate diverse dal denaro (certa res)
B IL PROCESSO FORMULARE
Nel processo per legis actiones sono tutelate le situazioni giuridiche riconosciute:
 dallo ius civile
 erano ammessi solo i cittadini romani
Con l’intensificarsi delle relazioni commerciali tra romani e stranieri, vi era l’esigenza di
strutture processuali diverse. La figura del pretore urbano consentiva ed imponeva agli
interessati di litigare per formulas, cioè nasce il “processo formulare” che si realizza in forza
dei poteri del pretore (iurisdictio e imperium).
Dinanzi al pretore urbano si poté litigare:
o per legis actiones
o per formulas
Ma un solo pretore non bastò e venne istituito un secondo pretore, il praetor peregrinus
(242 a.C.), con il compito di dicere ius tra:
o cittadini romani e stranieri
o anche solo tra stranieri.(2007) DonaR
Abolizione delle legis actiones:
 Le legis actiones andarono sempre più a manifestarsi inadeguate, e quindi soppresse
 Il processo formulare andò a sostituire le legis actiones
 Il processo formulare divenne il “processo privato ordinario” per tutta l’età classica.
 Il processo formulare fu applicato a Roma, in tutto il territorio italico e buona parte delle
I caratteri del processo formulare:
 Il processo formulare aveva carattere unitario: aveva un solo procedimento per qualsiasi
 Per ciascuna actiones era previsto nell’editto una diversa formula.
 Il procedimento, aperto ai cittadini romani e non, era diviso in 2 fasi:
 In iure
 Apud iudicem.
 Le due fasi con funzioni analoghe al processo per legis actiones, ma con una differenza:
 Nel processo per legis actiones, le parti erano ammesse ad esprimere le loro
ragioni solo nella fase apud iudicem
 Nel processo formulare, sia nella fase in iure sia nella fase apud iudicem.
 Introduzione della scrittura nel processo formulare.
La chiamata in giudizio (ius vocatio):
 Per assicurare la presenza dell’avversario si provvedeva con il ius vocatio.
 Era un atto privato
 Compiuto dall’attore il quale invitava l’altra parte a seguirlo dinanzi al magistrato
 Nel processo formulare, se il vocatus si rifiutava di seguirlo in giudizio, l’attore non poteva
far ricorso all’uso della forza, ma era infatti compito del pretore esercitare la coazione
indiretta contro il vocatus che non avesse seguito l’attore.
 Più avanti venne usato il vadimonium, che fece decadere in ius vocatio.
 Nel vadimonium era lo stesso convenuto a promettere all’avversario di comparire dinanzi al
magistrato nel giorno concordato.
La fase in iure:
 Venivano fissati i termini giuridici della lite
 Presenza attore, convenuto e magistrato iuris dictio.
 Il magistrato con la datio actiones approvava il testo della formula (detta anche iudicium –
azione giudiziaria, causa, processo) concordata tra le parti e concedeva l’azione richiesta.
 La FORMULA: era un breve documento scritto dove c’era
 il nome del giudice
 la futura sentenza
 termini della controversia determinanti per la decisione
 I magistrati giusdicente erano:
 Pretore urbano
 Pretore peregrino
 Edile curule
 Governatori provinciali
 Tutti coloro che esercitavano giurisdizione sulla base dell’editto (maggiore
importanza, l’editto del pretore urbano)
 Dinanzi al pretore le parti manifestavano le proprie ragioni
 L’attore indicava all’avversario la formula dell’azione che intendeva promuovere facendo
riferimento all’albo pretorio (editio actionis) che riproduceva l’editto, dove erano indicati i
diversi modelli delle formule.
 Faceva seguito la postulatio actionis che era rivolta al pretore, nella quale l’attore
chiedeva che si procedesse con l’azione indicata. (l’attore indicava la sue pretese)
 Se il convenuto non ammetteva: dibattito informale tra le parti con la partecipazione del
01 ) Denegatio actionis: quando il pretore ritenesse infondata o iniqua la pretesa
dell’attore. In questo caso la parte attrice rimaneva impregiudicata perché la
denegatio non era una sentenza. (2007) DonaR
02 ) La formula e la datio actionis: spesso però il pretore dava l’azione; con la datio
actionis dava il via al procedimento.
03 ) La litis contestatio: una volta che il pretore fosse stato d’accordo sul testo della
formula compiva la datio actionis: la iudicium dabat, dava cioè l’azione richiesta
autorizzando il procedimento sulla base della formula.
a. L’attore recitava il contenuto: iudicium dictabat
b. Il convenuto accettava: iudicium accipiebat
c. Erano tutti degli atti volontari che costituivano la litis contestatio:
i. Dare iudicium del pretore
ii.Dictare iudicium dell’attore
iii. Accipere iudicium del convenuto
d. La litis contestatio:
i. Presupposto indispensabile per dare un giudizio di merito ad una
ii.Aveva effetto preclusivo: non poteva essere ripetuta
iii. Aveva effetto conservativo: qualunque evento successivo non
l’avrebbe pregiudicata
04 ) L’indefensio: quando il convenuto assumeva un atteggiamento passivo di non
collaborazione all’istituzione della lite (indefensio), il pretore minacciava sanzioni
La litis contestatio chiude la fase in iure.
La fase apud iudicem :
 Avveniva davanti al giudice che aveva deciso la controversia.
 Il giudice non era un pretore ma un cittadino privato, infatti, era scelto dalle parti in comune
accordo con il magistrato.
 Il nome di tale giudice compariva all’apertura della formula: “Titius iudex esto” (Tizio sia
 Il giudice poteva essere :
 una persona singola (iudex unus)
 organi collegiali (recuperatores) : erano 3 al max; giudicavano nei giudizi di
libertà e alcuni delitti più gravi (rapina e iniuria – offesa, ingiuria)
 Nel processo formulare valeva il principio indicato nelle XII Tavole: se una parte era assente
oltre mezzogiorno del giorno fissato per l’udienza apud iudicem, il giudice avrebbe dovuto
decidere in favore nella parte presente. Se erano presenti entrambi le parti, il procedimento
si svolgeva senza alcun formalismo.
 Ciascuna parte esponeva le proprie ragioni:
 L’attore l’onere di provare la propria pretesa
 Il convenuto negare la pretesa.
 I 2 contendenti dovevano dimostrare l’inconsistenza delle prove avversarie.
 La fase apud iudicem si concludeva con la sentenza era definitiva:
 Condanna del convenuto: era sempre espressa in denaro e dava luogo alla
obligatio iudicati.
 Assoluzione del convenuto
Le parti “ordinarie” della formula:
 la formula era divisa in più partes:
 1 Nomina del giudice (iudicis nominatio: Titius iudex esto)
 4 ordinarie:
 intentio: non poteva mancare, era la pretesa vantata dall’attore; caratterizzava
la formula, indicava la natura e consentiva di stabilire il tipo d’azione. L’intentio
poteva essere certa o incerta:
 certa: quando la pretesa era determinata
 incerta: negli altri casi
 demonstratio: indicava la causa, la fonte e i fatti che avevano dato vita alla
pretesa; non tutte le formule avevano demonstratio e cioè non erano espresse;
iniziava con la parola “quod” (poiché); era collocata prima dell’intentio.
 condemnatio: invitava il giudice a condannare il convenuto, se sussistevano le
condizioni nella stessa formula indicate, oppure ad assolverlo. Perché la(2007) DonaR
condanna pecuniaria non superasse certe limiti, la condemnatio era integrata da
una taxatio.
 adiudicatio: era prevista solo nelle formule di azioni provvisorie ( actio
communi dividundo) o azioni per il regolamento di confini (actio finium
regundorum) e autorizzavano il giudice ad “aggiudicare” ai partecipanti alla
comunione o ai confini.
La praescriptio (titolo, intestazione, preambolo):
 Poteva figurare nella formula
 Era scritta prima della iudicis nominatio, con cui la formula vera e propria iniziava: da qui la
denominazione. Era un rimedio che giovava l’attore.
L’exceptio (eccezione, clausola):
 Era un rimedio a favore del convenuto
 Nella formula era inserita:
 Prima della condemnatio
 Dopo l’intentio.
 Era una condizione negativa della condanna. Il giudice avrebbe dovuto:
 Condannare il convenuto solo se le circostanze dedotte nell’exceptio non
risultassero vere.
 Assolvere il convenuto
 Era richiesta dal convenuto stesso
 Era inserita nella formula a richiesta del convenuto
 L’exceptio era un rimedio pretorio, cioè un mezzo d’attuazione dell’equità pretoria volta a
correggere lo ius civile.
 Era diversa dalla denegatio actionis.
 L’attore, dopo l’exceptio, poteva porre una replecatio, che se fondata avrebbe dato la
possibilità al giudice di non tener conto dell’exceptio.
Classificazioni delle azioni:
 Le actiones era classificabili in categorie:
 Azioni civili e azioni onorarie (spesso azioni pretorie):
 Azioni civili: fondate sullo ius civile
 Azioni onorarie: fondate sul diritto onorario.
 L’appartenenza a quale tipo di categoria si stabiliva dall’intentio della
formula, a seconda che essa la pretesa attrice apparisse o non fondata
sullo ius civile.
 Erano fondate sullo ius civile:
 Appartenenti allo ex iure Quiritium
 Spettanti ad uno ius
 Obbligazioni a carico del convenuto espressa col verbo oportere.
 Ogni altra pretesa era diritto onorario.
 Il pretore:
 Riproduceva nell’editto i modelli delle formule-tipo, sia civili che pretorie:
 Le azioni civili: erano fondate nello ius civile e bastasse che l’editto le contemplasse
 Le azioni pretorie: avevano fondamento in apposite clausole contenute nello stesso
 In sintesi: ogni azione pretoria presupponeva una promessa edittale.
 IUDICIA BONAE FIDEI
 Iudicia bonae fidei era tra le azioni civili.
 Era un’azione in personam, nella cui intentio c’era scritto “oportere ex fide bona”(che
esprimeva l’obbligazione del convenuto), in modo che il giudice fosse invitato a stabilire
secondo i criteri di buona fede.
 AZIONI PRETORIE
a. Le azioni pretorie erano dei rimedi per riparare delle lacune
dello ius civile. Potevano essere:
i. Utiles (facevano rif. a ius civile)
ii.Con trasposizione di oggetti (facevano rif. a ius(2007) DonaR
iii. In factum (no riferimento: ius Quiritium, a ius,
oportere)
Actiones in rem e actiones in personam :
 Actio in rem: la pretesa attrice era nell’intentio ed era erga omnes. Il giudice doveva
accertare il potere assoluto dell’attore sulla cosa della controversia. Ciò è un diritto verso
una cosa => riguardava i diritti reali
Nell’intentio: figurava solo il nome dell’attore
Nella condemnatio: figurava il nome dell’attore e del convenuto
 Actio in personam: la pretesa dell’attore (creditore) era verso un soggetto
determinato (debitore), il quale era tenuto ad un certo comportamento.
La pretesa dell’attore ha carattere relativo e non assoluto, infatti il nome del convenuto e
dell’attore erano scritti sia nell’intentio che nella condemnatio.
Si parla di diritti verso una persona => diritti relativi
Entrambe le azioni avevano diverso regime processuale e diversi regimi degli effetti preclusivi
della litis contestatio.
Le azioni arbitrarie:
 Le azioni arbitrarie erano azioni la cui formula conteneva una particolare clausola: la
clausola restitutoria o arbitraria.
 Con questa clausola il giudice, dopo aver verificato l’intentio, prima di procedere alla
condanna pecuniaria avrebbe dovuto invitare il convenuto a restituire oppure a condannarlo
solo in caso di mancata restituzione.
 Nel caso in cui il convenuto su invito del giudice non avesse restituito, a stabilire l’importo
della condanna pecuniaria sarebbe stato l’attore sotto giuramento. Solitamente l’attore
avrebbe giurato una somma molto più elevata di quella del mercato.
 La clausola restitutoria valeva solo nei casi in cui la pretesa dell’attore non fosse in denaro
(diritti reali).
Azioni penali e azioni reipersecutorie:
 Tali azioni riguardano il diritto privato.
 Azioni penali:
o Erano azioni in personam
o Poenam persequimur: il privato vittima dell’illecito perseguiva l’autore
dell’illecito con una pena che aveva funzione punitiva.
o La pena poteva essere:
 Pecuniaria: era percepita dalla stessa vittima
 Corporale: veniva inflitta dalla vittima, e non ai suoi eredi; si comulava
contro più responsabili, era civile o pretoria.
 Azioni reipersecutorie:
o Rem persequirum: si perseguiva la res, intesa come ogni interesse patrimoniale
che si considerava leso.
o La funzione era risarcitoria.
o Le azioni reali erano tutte reipersecutorie, le azioni in personam no.
Col passare del tempo le azioni penali tendevano ad unirsi sempre di più alle azioni
reipersecutorie, facendo in modo che nascessero azioni “miste”: il diritto penale da diritto
privato entra a far parte del diritto pubblico.
 Nascono poi un tipo particolare di azioni penali: actiones noxalis:
o Erano delle azioni penali che si esercitavano per gli illeciti commessi da soggetti
a potestà:
 Schiavi
 Filis familias.
o La formula era data come noxalis contro l’avente potestà, dominus o pater
Actio iudicati :
 Era un actio iudicati, un actio in personam, che serviva per l’esecuzione della sentenza.
 Aveva 2 presupposti:
 Condanna espressa in denaro
 Il fatto che il debitore non avesse adempiuto al pagamento entro 30gg.(2007) DonaR
  L’atteggiamento del convenuto che si fosse opposto negando i presupposti dell’azione
costituiva la condanna al doppio in caso di contestazione infondata.
Procedure esecutive contro il iudicatus :
 L’esecuzione contro il iudicatus poteva essere:
o Personale: quando, nel caso di mancato pagamento, l’attore poteva tenere
nelle proprie carceri il convenuto finché non avesse estinto il debito o col denaro
o con il lavoro.
o Patrimoniale: si parla di bonorum venditio.
 Era l’alternativa introdotta dal pretore all’esecuzione personale e avveniva così:
o Missino in bona: il pretore immetteva il creditore nel possesso dei beni del
debitore, funzione di custodia e conservazione
o Proscriptio: con cui si dava notizia della procedura a tutti gli altri creditori, in
modo di dar loro l’opportunità di intervenire. Se il debitore, trascorsi 30 gg dalla
proscriptio senza che il creditore fosse stato soddisfatto, diventa infamis.
o Nomina di curator bonorum: nominato dal pretore per gestire
provvisoriamente il patrimonio del debitore.
o Nomina di magister bonorum: nominato dai creditori per preparare la vendita
all’asta dello stesso patrimonio e stabilire anche delle condizioni.
o Bonorum venditio: la vendita veniva fatta quando venivano approvate le
condizioni. Vinceva la gara e quindi acquistava in blocco in tutto chi offriva di
pagare la più alta percentuale dei debiti: l’acquirente era detto bonorum emptor.
Procedure esecutive in assenza di giudicato:
 L’actio iudicati presupponeva un precedente iudicatum.
 Si poteva in ogni caso dare luogo a procedure esecutive senza avere una precedente
Cessio bonorum e bonorum distractio :
 Erano procedure molto severe sia l’esecuzione personale sia quella patrimoniale.
 Esistevano delle eccezioni:
o Al debitore insolvente, la cui insolvenza giuridica non era ugualmente imputabile
l’insolvenza morale, si consentì la cessio bonorum, cioè la cessione volontaria di tutto il
patrimonio ai creditori: era una procedura concorsuale nella quale veniva venduta all’asta
e acquistati dei beni da un bonorum emptor, ma non una proscriptio e infamia.
o L’esecuzione personale e l’infamia si risparmiarono in virtù di una disposizione dell’editto
a taluni incapaci. In questi casi, il pretore nominava un curator bonorum, il quale
provvedeva a soddisfare i creditori con il ricavato della vendita dei cespiti patrimoniali
ereditari. Si parlava di bonorum distractio.
I rimedi pretori:
 Nell’ambito del processo formulare, il pretore apprestava dei rimedi propri, che erano:
 Denegatio actionis
 Exceptio
 Actiones utiles
 Azioni con trasposizione di soggetti
 Actiones in factum
Altri rimedi pretori furono:
1. Gli interdicta :
 Interdire: impedire, proibire.
 Interdicta: erano ordini pretori che vietavano determinati comportamenti.
 Gli interdicta erano emessi su domanda di un privato e contro un altro privato.
 Erano di 3 tipi:
o Prohibitoria (che vietavano)
o Restitutoria (che ordinavano di restituire)
o Exhibitoria (che ordinavano di esibire)
 Gli interdicta erano tipici ed erano previsti nell’editto per singoli tipi, infatti ogni caso
diverso era precisato.
2. La in integrum restitutio :(2007) DonaR
 È considerata tra i rimedi pretori come corrigendi iuris civilis gratia.
 Era il ripristino della situazione giuridica precedente all’evento.
 Nel processo: era il pretore a decidere nel contraddittorio tra le parti la sussistenza o no
delle ragioni per la concessione della restitutio.
3. Le cautiones , o stipulationes praetoriae :
 Erano rimedi pretori ai quali si ricorreva quando mancava un obbligo giuridico al
compimento di una certa prestazione e il pretore riteneva invece giusto che quell’obbligo ci
4. Le missiones in possessionem :
 Erano disposte dal pretore con decretum.
 In forza della missio l’interessato era autorizzato ad immettersi in possessionem di un bene
o di un patrimonio.
 Questi rimedi pretori si davano solo se erano previsti nell’editto.
La scomparsa del processo formulare:
A. Per tutto il corso dell’età classica, il processo formulare fu il procedimento ordinario per le
liti tra privati.
B. Fu abolito con l’avvento dei figli di Costantino, Costanzo e Costante. (342), ma subentrerò il
concorso delle cognitiones extra ordinem.
C. LE COGNITIONES EXTRA ORDINEM :
 Il primo caso si ha quando Augusto diede riconoscimento giuridico ai fedecommessi e stabilì
la competenza dei consoli per le controversie…
 Organi competenti a giudicare extra ordinem:
o nelle province, i governatori
o a Roma, magistrati dell’ordine costituzionale repubblicano e funzionari nominati
e dipendenti dal principe
 Avvio di una prassi: il Principe (princeps) interviene nei giudizi privati
 Differenze da prima:
o Chiamata in giudizio, intervento di un organo pubblico, il convenuto che non si
presentava era considerato “contumace” (assente)
o Non più divisione in iure e apud iudicem, il giudizio si svolgeva davanti ad un
organo pubblico che aveva il potere di emanare la sentenza
o No litis contestatio
o Assenza di formalismo, la difesa del convenuto era detta “praescriptio” , che
corrispondeva in sostanza all’exceptio formulare
o La condanna poteva essere in denaro: quindi nel caso concreto il giudice che
aveva emesso la sentenza poteva anche imporre l’esecuzione forzosa.
D. I PROCESSI POSTCLASSICO E GIUSTINIANEO:
 Il processo si unifica
 Gli organi delle circoscrizioni territoriali sono anche organi giurisdizionali
 Al vertice c’è l’imperatore che decide in ultima istanza
 Il procedimento si irrigidisce: no potere discrezionale dei giudici
 Dalla fine del IV secolo, la legislazione imperiale proibisce le carceri private, ma
l’esecuzione personale per debiti non scompare.
 Scompare la figura del pretore e non c’è più distinzione tra azioni civili e azioni pretorie.(2007) DonaR
CAPITOLO 3: Gli atti negoziali
Fatti, atti e negozi giuridici.
 Fatto giuridico: qualsiasi evento volontario o non che incide sulla realtà giuridica dando
luogo a:
o Nascita situazione giuridiche nuove
o Modifica o estinzione di situazioni giuridiche esistenti
È in sostanza ogni evento produttivo d’effetti giuridici.
 Fatto giuridico involontario: che si verificano indipendentemente dalla volontà
 Fatto giuridico volontario: sono azioni umane volontarie.
 I fatti giuridici si dicono atti giuridici.
 Gli atti giuridici possono essere:
o Atti leciti: consentiti dall’ordinamento; la categoria più importante è quella dei
NEGOZI GIURIDICI. Sono volontari.
o Atti illeciti: vietati dall’ordinamento, ma anche questi fatti giuridici sono volontari
 Negozi giuridici: manifestazioni di volontà da parte dei privati dirette al conseguimento di
risultati definibili in termini di:
o modificazione
Negozi giuridici.
 Sono atti leciti, consentiti dall’ordinamento giuridico e gli effetti che gli sono collegati sono
gli stessi voluti dall’autore o autori dell’atto.
 Tipicità: nelle fonti romane è assente l’idea del negozio giuridico, ma molti atti e
comportamenti volontari rientrano nello schema di “negozio giuridico”.
 Elementi: il negozio giuridico ha una struttura divisa in:
 Elementi essenziali: essentialia negotii; sono gli elementi strutturali fondamentali del
negozio giuridico. È esenziale la manifestazione della volontà; i soggetti devono
avere la capacità di agire (capacità intellettuale) e essere legittimati a compiere il
 Elementi naturali: naturalia negotii; sono in sostanza gli effetti del negozio giuridico
pur nel silenzio delle parti.
 Elementi accidentali: accidentalia negotii; sono delle clausole non essenziali, che le
parti possono, se vogliono, inserire nel negozio. In particolare, sono elementi
accidentali: condizione, termine, modus. (2007) DonaR
 Invalidità e inefficacia: il negozio si dice:
 Invalido: uno dei suoi elementi ha un difetto intrinseco
 Inefficace: non produce effetti veri e propri
 Il negozio invalido è anche inefficace, ma il negozio inefficace può essere valido.
 Dottrina moderna: distingue 2 specie di invalidità:
 Nullità: quando il negozio per difetto di uno dei suoi elementi essenziali o
per altro grave motivo, non produce i suoi effetti (nasce morto)
 Annullabilità: quando il negozio presenta vizi “meno gravi”(nasce vivo
ma malato). Con l’annullamento, il negozio non produce più i suoi effetti,
diventa inefficace e l’inefficacia è retroattiva.
 Dottrina romana: nelle fonti romane il concetto il concetto di nullità è previsto, ma non
quello di annullabilità. Nel diritto romano la nullità e l’invalidità sono considerati identici.
4. Classificazioni:
 Formali: la volontà deve essere manifestata in una forma determinata. La forma
prescritta è l’elemento essenziale di tale negozio.
 Non formali: la volontà può essere manifestata in qualsiasi forma.
 Causali: la causa determina la struttura del negozio; la causa è l’elemento
essenziale del negozio.
 Astratti: la causa non emerge dalla struttura del negozio. Gli effetti del negozio
sono indipendenti dalla causa del negozio.
3. Manifestazione volontà
 Unilaterali: a manifestare la volontà deriva da una sola parte (testamento)
 Bilaterali: convergono manifestazioni di volontà tra 2 parti (contratti)
 Plurilaterali: convergono manifestazioni di 3 o più parti (societas)
4. Le parti: ogni parte rappresenta un centro di interessi
 Persona singola
 Più persone: portatrici di interessi identici
 A titolo oneroso: ciascuna parte consegue un vantaggio dietro corrispettivo
(compravendita)
 A titolo gratuito: una parte consegue un vantaggio senza corrispettivo (comodato)
6. Quando si producono gli effetti :
 inter vivos: producono effetti solo se il soggetto o soggetti sono in vita
 mortis causa: producono effetti solo dopo la morte dell’autore del negozio
7. Tipi di effetti:
 Reali: trasferimento della proprietà o costituzione o estinzione di diritti reali
 Obbligatori: nascita o estinzione d’obbligazioni
5. Forme della manifestazione della volontà: ogni negozio giuridico 1 o più
manifestazioni di volontà, ma deve essere manifestata. Ci sono 2 tipi di forme di
A) negozi formali
B) negozi non formali
6. Negozi formali: erano come gli atti giudiziari (legis actiones), perché le formalità erano
fondamentalmente orali, richiedendo l’uso di parole stabilite (certa verba).
 La mancipatio: vendita, alienazione; era un negozio dello ius Quiritium e
quindi solo utilizzabile dai cittadini romani. Era uno dei “gesta per aes
et libram”: erano atti che si compivano con il rame o con il bronzo (aes)
e con la bilancia (libra). Erano presenti al negozio, come testimoni, 5
cittadini romani puberi (adolescente) e di un libripens (pesatore ufficiale,
che teneva la bilancia per la formalità della vendita) che reggeva la
bilancia e pesava i metalli.
Le parti erano:
 Il mancipante, mancipio dans: perdita del potere su cose o persone
 mancipio accipiens : acquisto del potere su cose o persone.
La mancipatio era impiegata per:
 il trasferimento della proprietà sulle res mancipi (beni acquistati)(2007) DonaR
 acquisto manus di una donna (mano)
 ecc…
Esempio di mancipatio: mancipazione di uno schiavo
 il mancipante
 l schiavo
 5 cittadini
 il pesatore ufficiale
 il mancipio accipiensProcedimento:
1. il mancipio accipiens teneva lo schiavo e diceva “ dico che
quest’uomo è mio ex iure Quiritium e sia a me acquistato in
forza di questo metallo e di questa bilancia”.
2. contestualmente, il mancipio accipiens poneva sulla bilancia il
rame o il bronzo
3. il libripens provvedeva a pesare il metallo
4. il mancipio accipiens consegnava il metallo al mancipio dans.
1. con il mancipatio, il mancipio accipiens acquista sul servo lo
stesso potere di proprietà che aveva prima il mancipante.
 La in iure cessio: cessione; era un negozio dello ius civile, fruibile solo
dai cittadini romani.
Procedimento: si compiva davanti ad un magistrato o pretore; le parti
erano il cedente (chi cede un diritto) e il cessionario (il destinatario di
una cessione).
Esempio della cessione di uno schiavo:
 Il cedente intendeva trasferire al cessionario la proprietà dello
 Il cessionario tenendo lo schiavo pronunciava la formula “questo
uomo è mio ex iure Quiritium “
 Il pretore interrogava il cedente, e in caso di consenso, pronunciava
l’addictio del servo in favore del cessionario.
 La in iure cessio scomparve in età post-classica.
 la stipulatio: stipulazione, contratto; negozio formale bilaterale
con effetti obbligatori.
a. lo stipulante (stipulator): chi fa con un altro un atto
b. il promittente (promissor): chi si obbliga verso terzi con una
Procedimento: lo stipulante chiedeva al promittente se manteneva
l’impegno di un determinato comportamento.
Nasceva così a carico del promittente, divenuto debitore, e in favore del
stipulate, divenuto creditore, un’obbligazione che era sanzionata iure civili
ed avente ad oggetto la prestazione promessa.
7. Altre forme negoziali: i negozi non formali sono:
☺ la traditio: consegna, resa; negozio bilaterale riconosciuto a Roma per il
trasferimento del possesso e della proprietà.
☺ contratti consensuali: a Roma, furono la compravendita, locazione, società,
mandato e i patti.
8. Divergenza tra manifestazione e volontà: poteva accadere che una persona
manifestasse una volontà che non aveva, e perciò determinava una divergenza tra
volontà e manifestazione.
Bisogna distinguere tra negozi solenni dello ius civile ed altri negozi:
☺ Negozi solenni: il compimento delle formalità richieste era considerato
necessario per la validità dell’atto.
☺ Contratti consensuali e negozi non formali: la mancanza di volontà
comportava la nullità dei contratti, il negozio sarebbe stato non produttivo di
effetti giuridici.(2007) DonaR
☺ Dichiarazioni fatte per scherzo o in ambito teatrale non venivano considerate
☺ Riserva mentale: era il caso in cui qualcuno dichiarava ciò che non voleva
☺ Simulazione: era il caso in cui c’era la consapevolezza di entrambe le parti di
non volere il negozio. La simulazione portava alla nullità del negozio perché
non vi era una manifestazione della volontà.
Casi di divergenze:
A) ERRORE: quando la divergenza tra dichiarato e voluto non è consapevole.
L’errore è una svista, un fraintendimento, a volte anche di lingua. Si distingue
i. Errore ostativo (o nella dichiarazione): era un errore che escludeva la
ii.Errore-vizio: non escludeva la volontà
iii. Errore di diritto: è l’errore che dipende da ignoranza o
fraintendimento di norme e d’istituti giuridici. In questo caso il negozio è
iv. Errore su elementi di fatto: nullità del negozio anche se doveva
essere al contempo scusabile (errore non grossolano) ed essenziale
(errore che investe il negozio nei suoi aspetti fondamentali).
B) DOLO: la parola dolo assume significati diversi nel linguaggio giuridico:
1. esprime l’idea della volontarietà di un comportamento e delle
relative conseguenze per altri pregiudizievoli (svantaggiosi)
2. il dolo si contrappone alla colpa
3. comportamento iniquo
4. significato dolo negoziale: macchinazione volta a trarre in inganno
un'altra persona facendo si che questa compia un negozio per lei
svantaggioso che diversamente non avrebbe voluto e compiuto,
oppure avrebbe compiuto a condizioni diverse. Nel dolo si guarda
chi induce in errore e non chi cade in errore.
Nell’antica tradizione giuridica, il dolo poteva non essere rilevante, ma
dall’età preclassica, lo era.
Quando si parla di dolo negoziale si parla di “dolus malus”, e non di
“dolus bonus”:
dolus bonus: sono le furberie tollerate dal costume, che
vengono usate per trattare i propri affari. Non viene preso in
considerazione dal diritto.
dolus malus: è la vera e propria macchinazione per trarre
altri in inganno.
In origine, in iure civili, il negozio viziato da dolo era valido ed efficace.
Ci furono successive deroghe, in particolare nel campo dei negozi che
davano luogo a giudizi di buona fede: dolo e buona fede si escludono
Nel I secolo a.C. il pretore introdusse nell’editto la clausola che
prometteva l’exceptio doli (mali): era uno strumento per invalidare i
negozi dai quali nascevano azioni che non erano in buona fede.
L’exceptio doli aveva una doppia valenza:
exceptio doli praeteriti: se il raggiro era avvenuto prima del
exceptio doli praesentis: se il raggiro si commetteva al
momento dell’azione e non era un inganno ma un semplice
comportamento iniquo.
Nel caso in cui la vittima del dolo avesse dato esecuzione al negozio,
soccorreva l’actio de dolo:
A) fu introdotta per iniziativa del giurista Aquilio Gallo (tra il 70 e 60
B) era utilizzato dalla vittima verso l’autore del dolo: l’importo della
pena corrisponde al danno subito dall’attore.
C) L’azione del dolo poteva essere esercitata contro l’autore del dolo,
non contro i suoi eredi e l’azione non poteva essere fatta oltre
l’anno dalla commissione del dolo. (2007) DonaR
D) Il negozio già eseguito non veniva invalidato, ma l’ingannato
poteva con l’actio de dolo ottenere la condanna dell’autore del
dolo a una pena corrispondente alla stima del danno subito.
C) METUS:
☺ è un altro vizio della volontà
☺ è il timore generato da altrui violenza(vis = forza, violenza)
☺ è la minaccia di provocare un male se il minacciato non compie un certo
negozio: è una violenza morale, la c.d. vis compulsava o vis animo illata.
☺ la minaccia di un male genera timore (metus = timore, paura)
☺ il metus è una minaccia grave, in quanto la vittima, dovendo scegliere tra
la minaccia e il compimento del negozio, sceglie quest’ultimo. La minaccia
comunque doveva essere seria ed ingiusta
☺ in principio, il negozio estorto (ottenuto con violenza) compiuto per metus
era iure civili valido ed efficace.
☺ ma nel I secolo a.C. il pretore contemplò nel suo editto l’exceptio quod
metus causa, o exceptio modus, in virtù della quale la persona convenuta per
l’adempimento di un negozio estorto con la violenza avrebbe ottenuto
D) CAUSA:
i. È la ragione d’essere oggettiva del negozio.
ii. Ogni negozio è compiuto dal suo autore per una causa: la causa è la
funzione che si intende realizzare attraverso gli effetti che il negozio andrà a
iii. Esempi:
1. la causa negoziale sarà lo scambio di cosa contro prezzo
2. la realizzazione di un prestito nel mutuo
iv. la causa determina la struttura del mutuo: rappresenta l’elemento
costitutivo: in questi casi si parla di “negozi causali”.
v. Negozi astratti: la causa non è espressa; tali negozi potranno essere
compiuto per cause esterne diverse.
vi. In principio per i negozi astratti, erano e restavano validi pure se la causa
mancasse o fosse illecita, poi, con l’età preclassica, si ammise il ricorso:
1. alla “condictio” : rimedio civilistico per la restituzione di quanto già
2. all’”exceptio” : rimedio pretorio per l’annullamento degli effetti che
derivavano dal negozio astratto.
vii. CONDICTIO:
1. fu la versione formulare della legis actio per condictionem
2. con essa si perseguivano crediti per cui l’attore pretendeva
sussistere a carico dell’altra parte un obbligo di dare, con il verbo
3. si trattava di un’azione civile, in personam
4. la condictio presupponeva che l’attore avesse in precedenza
trasferito al convenuto la proprietà di una res.
5. il convenuto soccombente aveva l’obbligo di trasferire all’attore la
 della stessa cosa ricevuta: se si trattava di una cosa
individuata nella specie
 equivalente: tantundem, se si trattava di denaro o di altre
cose fungibili.
6. La condictio era impiegata anche come rimedio contro il difetto di
causa nei negozi astratti di trasferimento. Esempio:
 Se una persona avesse trasferito la proprietà di qualcosa
nell’erronea convinzione di esservi obbligato (solutio indebiti)
, il falso creditore sarebbe stato perseguibile con la condictio(2007) DonaR
(condictio indebiti), e avrebbe dovuto restituire o la stessa
cosa o tantundem.
9. Gli elementi accidentali nel negozio giuridico: è possibile aggiungere ai negozi
giuridici delle clausole diverse a seconda che si voglia modificare o integrare gli effetti
negoziali.tali clausole sono espressamente incluse dalle parti nel negozio. Le più comuni
a. Condizione:
i. È una clausola che indica un evento futuro ed incerto, da cui dipendono gli
ii.Indica sia la causa che l’evento in sé
iii. Erano di 2 tipi:
1. sospensive: sospendono gli effetti del negozio (il negozio non produce
effetti fino al verificarsi dell’evento)
2. risolutive: risolvono gli effetti del negozio (il negozio produce i suoi
effetti, ma cessano automaticamente con il verificarsi dell’evento)
iv. actus legitimi: erano dei negozi che non prevedevano l’aggiunta di
condizioni. Nel caso venivano inserite, comportava l’invalidità del negozio.
Tali negozi erano:
1. la mancipatio
2. la in iure cessio
3. l’acceptilatio
4. la manumissio
erano tutti i negozi che si compivano mediante la pronunzia di certa
verba ( e perciò detti legitimi)
v.condicio iuris: gli effetti di taluni atti erano subordinati al verificarsi di certi
vi. condiciones in praesens vel in praeteritum conlatae: facevano
dipendere gli effetti da eventi attuali o passati: no futuri o incerti.
vii. Condizioni impossibili: l’evento poteva essere materialmente o
giuridicamente impossibile. Se accadeva ciò, il negozio era invalido, perché
non avrebbe mai potuto produrre i suoi effetti.
viii. Condizioni illecite: il negozio era nullo se la condizione era illecita
(contra legem, turpis, contra bonos mores)
ix. Condizioni positive e negative, potestative, casuali e miste:
1. positive: gli effetti sono subordinati al verificarsi dell’evento
2. negative : gli effetti sono subordinati al non verificarsi dell’evento
3. potestative: sono quelle condizioni che dipendono da un atto
volontario di una persona interessata
4. casuali: le condizioni si avverano o dal caso o dalla volontà di terzi
5. miste: le condizioni si avverano da una persona interessata, dal caso
o dalla volontà di terzi.
x. Condicio pendet, deficit, exstitit:
1. condicio pendet: è la condizione pendente: non si è verificata la
condizione ed è incerto se si verificherà. Il negozio è valido ma non si
sa quando si produrranno gli effetti.
2. condicio deficit: la condizione viene a mancare: il negozio non avrà
mai effetti.
3. condicio exstitit: la condizione si è verificata: il negozio comincerà a
produrre i suoi effetti
xi. condizioni risolutive: si fecero ricorso raramente, era eccezioni.
b. Termine:
i. elemento accidentale del negozio giuridico;
ii.riguarda un evento futuro, ma è certo che esso si verificherà e dalla quale
dipendono gli effetti del negozio.
iii. riguarda sia la clausola che l’evento in sé.
iv. dies: era la parola romana per indicare il termine; poteva essere una data
o un evento certo.
c. Modus (onere):
i. Imposizione al destinatario di un atto di liberalità di adottare un(2007) DonaR
comportamento ed era volontario.
ii.Il negozio modale è immediatamente efficace ed efficace rimane a
prescindere dall’adempimento del modus.
10. Imputazione degli atti negoziali :
☺ gli effetti del negozio sono imputati solitamente in via diretta ed esclusiva alle parti facenti
parte il negozio.
☺ Il nuntius: messaggero; è un semplice portavoce il quale riferisce quanto è stato invitato a
riferire. Non dichiara la propria volontà ma quella dell’autore del negozio. A Roma non
potevano essere compiuti tramite nuntius negozi formali e solenni. Si a contratti
☺ La rappresentanza organica:
a. Sono delle persone fisiche che concludono negozi come organi di quelle
collettività riconosciute come soggetti giuridici.
b. Questi rappresentanti legali esprimono una propria volontà, ma gli effetti
ricadono direttamente in capo all’ente.
☺ rappresentanza :
a. un soggetto giuridicamente capace, detto “rappresentante”, conclude un
negozio in nome per conto di un terzo soggetto, detto “rappresentato”, con
effetti in via immediata in capo al rappresentato.
b. La rappresentanza può essere:
i. Volontaria: quando i poteri del rappresentante sono conferiti dal
rappresentato con un suo atto volontario
ii.Legale: negli altri casi, es. nel caso del tutore
c. Rappresentanza indiretta: concludere un negozio per conto altrui ma in nome
proprio. Gli effetti si imputano al dichiarante, ma sarà dovere di costui trasferire
al terzo per conto del quale ha concluso il negozio i diritti e gli obblighi acquisiti
(di Matteo Marrone)(2007) DonaR
CAPITOLO 4: le Cose
1. Le res: ha significati molteplici, entità materiale, porzione limitata del mondo, esterno, beni
in generale. Classificazioni:
 res corporales : termini utilizzati dai giuristi romani per indicare le entità materiali,
intendendo proprio le res quae tangi possunt [le cose che si possono toccare]. Solo le
cose corporales erano suscettibili di possesso.
 res incorporales: si contrappongono alle res corporales, in quanto sono res quae tangi
non possunt [che non si possono toccare]. I giureconsulti utilizzarono questa
espressione per indicare: eredità, usufrutto…
 cose in commercio: erano oggetto di proprietà privata, di rapporti giuridici
 cose fuori commercio: non erano oggetto di proprietà privata. Erano fuori dal
o le res divini iuris [le cose di diritto divino]: in particolare erano:
 res sacrae: altari, templi, santuari
 res religiosae: luoghi utilizzati per la sepoltura
 res sanctae: le porte e le mura della città.
o le res humani iuris: si contrapponevano alle res divini; [era il diritto
umano] ; potevano essere:
 pubbliche: res publicae: appartenevano allo Stato – populus
Romanus - , erano fuori commercio se erano destinate all’uso pubblico
(strade, piazze, teatri,…) oppure in commercio se lo stato ricavava un
reddito o un’utilità.
 private: res privatae, erano in commercio.
 res mancipi: erano i fondi su suolo italico (terreni, edifici), gli schiavi, gli animali e le
servitù rustiche. Erano le cose di maggior pregio, e per il loro trasferimento di proprietà
si chiese il rito del mancipatio e successivamente in iure cessio.
 res nec mancipi: erano tutte le altre. Il trasferimento di proprietà dei res nec mancipi
era sufficiente la traditio.
→ Le classificazioni delle res mancipi e res nec mancipi furono soppresse da Giustiniano
 beni mobili: sono gli animali e gli oggetti trasportabili e quindi amovibili (mobili); nel
diritto romano, anche gli schiavi.
 beni immobili: è il suolo insieme a ciò che vi è all’interno stabilmente
→ Le classificazioni dei beni mobili e immobili acquisirono un gran significato, a riguardo
del passaggio di proprietà, in età postclassica perché vi era l’obbligatorietà della
scrittura per le donazioni e le vendite immobiliari.
 beni fungibili: sono le cose che si rivelano in rapporto a peso, numero, misura, sono
cose alle quali è rappresentabile un equivalente (tantundem);
 beni infungibili: che non è sostituibile con altra cosa, è fine a se stessa nella sua
 cose di genere: sono in sostanza le cose fungibili; riguarda l’appartenenza ad una
categoria (genus): es. un pallone.
 cose di specie: sono le cose infungibili; si fa riferimento a cose perfettamente
individuate: es. il pallone di Tizio.
 cose consumabili: suscettibili di una sola consumazione perché si consumano per il
semplice fatto che vengono usate (ipso usu consumuntur) [es. gli alimenti]
 cose inconsumabili: consentono un uso continuato [es. il terreno, un edificio].
 cose divisibili: suscettibili di essere materialmente divise senza perire e apprezzare
 cose indivisibili: il contrario delle cose divisibili
 cose semplici: una unità naturale [es. schiavo, pietra]
 cose composte: costituite da cose semplici congiunte tra loro artificialmente [es.
edificio, nave, armadio]
 cose collettive: costituite da cose semplici non congiunte ma considerate
unitariamente [es. un gregge, la biblioteca]
 i frutti:
o i Romani consideravano i frutti i frutti naturali delle piante e degli animali.
o Punto di vista del diritto: erano frutti quando venivano separati dalla cosa(2007) DonaR
madre, perché prima della separazione erano considerati partes e non erano
giuridicamente autonomi.
o Erano considerati frutti le attività lavorative dei servi (operae servorum)
2. I diritti reali:
 Sono i diritti soggettivi su una cosa, hanno carattere assoluto e sono quindi opponibili
contro terzi (erga omnes)
 I terzi devono avere un comportamento negativo verso un diritto reale su cosa altrui,
nel senso che devono astenersi da azioni che possano essere in contrasto con quel
 Diritto di credito: è un diritto patrimoniale relativo tra 2 parti:
i. 1 o più creditori
ii.1 o più debitori
iii. la parte debitrice è tenuta in favore dell’altra all’adempimento di una
prestazione che consiste in un comportamento positivo.
 Diritto di proprietà:
i. Diritto reale per eccellenza
ii.Tale diritto attribuisce al proprietario un potere generale e illimitato al
godimento e alla disposizione del bene che ne è oggetto.
 Diritti reali su cosa altrui [iura in re aliena]:
i. Quando su una stesa cosa possono gravare e coesistere altri diritti reali
ii.Sono i diritti reali di godimento e di garanzia
 LA PROPRIETA’
o Diritto soggettivo di natura reale per questo al proprietario, chè è titolare, si
riconosce sulla cosa che n’è oggetto una signoria generale.
o La proprietà ha dei limiti:
 limitazioni legali: limitazioni imposte dall’ordinamento giuridico
 limitazioni volontarie: ad opera del proprietario, attraverso la concessione
di diritti reali limitati di godimento (servitù, usufrutto,…)
 una volta estinti tali limiti, la facoltà di godimento del proprietario
ritornano a espandersi fino alla pienezza della cosa.
o Il diritto di proprietà non si perde di per sé, ma solo se si verifica un fatto che ne
determini l’estinzione (es. vendita della cosa).
o Di norma il proprietario è anche il possessore della cosa, ma può non essere il
possessore e restare proprietario.
o La proprietà non si perde per un non uso (è un diritto imprescrittibile)
1. La proprietà e le proprietà del diritto romano:
o Il concetto di proprietà e del suo uso ci deriva a partire dalla fine dell’età
arcaica, in quanto vi era l’idea del “possesso come stato di fatto non
suscettibile “e dell’appartenenza (questa cosa è mia). Da ciò si pose la base
per il concetto di proprietà.
o Alla fine dell’età repubblicana compare un’espressione più incisiva per
indicare la proprietà romana: dominium ex iure Quiritium. Dominus s’indicò il
o L’uso di proprietas e proprietarius avviene nell’età classica.
o La nuova terminologia non comportò l’abbandono della vecchia: si continuò
ad esprimere la proprietà in termini d’appartenenza anche nel Corpus iuris
giustinianeo.
2. Il dominium ex iure Quiritium:
o Era solo per i cittadini romani
o Ad oggetto potevano esserci le res corporalis, che potevano essere sia
mancipi sia nec mancipi, sia mobili sia immobili.
1 Le origini della proprietà privata immobiliare a Roma:
 Alla formazione della città di Roma, le terre appartenevano alla
collettività ed erano adibite al pascolo; non riconoscevano insomma la
proprietà privata sui beni immobili.
 Le terre erano le ager publicus.
 Queste terre venivano lasciate in buona parte in godimento esclusivo(2007) DonaR
a provati.
 Nel periodo dell’età regio alcune ager publicus venivano assegnate a
carattere definitivo, divenendo tali beni propri dei privati ex iure
 Per l’assegnazione delle ager publicus si procedeva mediante limitatio,
che era un rito con connotazioni sacrali e che si compiva con
l’intervento di un magistrato e di un agrimensore (gromaticus):
 Si tracciavo sul suolo parallele e perpendicolari per
determinare i confini e venivano lasciati 5 piedi attorno ad ogni
appezzamento perché non poteva essere usucapito. Tale spazio
era chiamato limes o iter limitare.
2 La rappresentazione del dominium ex iure Quiritium come potere
assoluto e limitato:
 Il dominiumex iure Quiritium poteva avere come oggetto sia un bene
mobile sia un bene immobile.
 Per quanto riguarda i contenuti, il dominium era rappresentato come un
potere assoluto e illimitato: da qui l’idea della proprietà [ius utendi et
abutendi re sua – diritto di usare ed abusare della propria cosa ].
 La proprietà civile immobiliare era esente dai tributi (solo con
Diocleziano nel 292).
 Il dominio quiritario sugli immobili si estendeva illimitatamente sia in
altezza sia in profondità: “Sino alle stelle e sino agli inferi” [usque ad
sidera, usque ad inferos].
 Come la limitatio tra fondi contigui, anche in casi di edifici (aedes)
contigui appartenenti a proprietari diversi, era necessario uno spazio
chiamato ambitus di 5 piedi di larghezza, e neanche questo non poteva
essere acquistato per usucapione.
 In età repubblicana, il rito della limitatio incominciò a scomparire.
1 Limitazioni legali:
 C’era la possibilità di interferenze reciproche tra immobili appartenenti a
proprietari diversi, di cui alcune di esse dovevano essere tollerate. (fumi,
acqua,…)
 Le limitazioni legali riguardano la proprietà (vedere più avanti).
2 I modi di acquisto:
 dominium ex iure Quiritium si acquistava in relazione al tipo di
 romano
 oppure peregrino(non cittadino romano)
 furono qualificati come:
 ius civile
 ius gentium
 i modi di acquisto possono essere:
 a titolo originario: prescindono da ogni relazione tra chi
acquista e il precedente proprietario, perché possono avere ad
oggetto una cosa di nessuno o una cosa altrui. (occupazione,
accensione, specificazione).
 A titolo originario, il diritto di proprietà si determina sulla base
dell’acquisto in se.
 a titolo derivativo: il modo di acquisto dipende dalla
trasmissione che ne fa il titolare, cioè c’è una concessione tra
chi trasmette (dell’autore auctor – dante causa) e chi acquista
(avente causa). (mancipatio, in iure cessio, traditio, legato per
vindicationes, adiudicatio, pagamento della litis aestimatio)
 usucapione: né a titolo originario, né a titolo derivativo
 A titolo derivativo, il diritto di proprietà viene acquistato così
come era presso il precedente proprietario.
 Nessuno può trasferire ad altri più di quanto egli stesso non
abbia [nemo plus iuris ad alium transferre potest quam ipse
haberet]. (2007) DonaR
Occupazione:occupatio
 Era un modo di acquisto originario della proprietà
 Consisteva nella presa di possesso di cose che non
appartenevano a nessuno (res nullius) ed erano:
 Animali selvatici
 Cose trovate sulla riva del mare
 Le cose che i privati avevano sottratto al nemico in stato
 L’isola emersa dal mare
 L’isola formatasi nel letto di un fiume
 Le cose abbandonate (res derelictae) perché res nec
mancipi (delle res mancipi il proprietario manteneva il
dominio finché un eventuale occupante ne fosse
divenuto egli stesso proprietario per usucapione)
 Tesoro. Denaro e preziosi seppelliti in un fonda da epoca
tanto remota da non determinare una data: tale tesoro
spettava prima al proprietario del fondo, ma
l’imperatore Adriano, se rinvenuto da persona diversa
dal proprietario del fondo, il tesoro spettasse per metà
al dominus fundi (proprietario del fondo) e per l’altra
metà a chi l’avesse scoperto.
Accessione:accessio
Quando una cosa corporale (detta cosa principale) subisce un
incremento per l’aggiunta di un’altra cosa, (detta cosa
accessoria) appartenente a diverso proprietario
Unione organica: unione di cose di qualità diversa ma che si ha
un’unione organica: la cosa accessoria diventa un tutt’uno con
la cosa principale. (semina propria in terreno altrui)
 Incrementi fluviali:
 l’alveo abbandonato (letto di un fiume abbandonato –
alveus derelictus)
 isola affiorata in un fiume (insula in flumine nata),
 ecc…
 La inaedificatio: costruzione di un edificio con materiale
appartenente a persona diversa del proprietario del suolo che
diventava automaticamente proprietario anche dell’edificio.
 Specificazione:
 Modo di acquisto a titolo originario della proprietà
 Si intende la trasformazione di una cosa altrui (aliena) sino a
farne altra cosa che nel comune apprezzamento appare nuova
(es. uva in vino)
Età classica: teoria di chi avrebbe ottenuto la proprietà per
 Specificazione reversibile: il dominus materiae ne
manteneva la proprietà (vaso ricavato da una massa
d’argento)
 Specificazione non reversibile: lo specificatore
acquistava la proprietà res nova (uva trasformata in
 La mancipatio e la in iure cessio : La mancipio e in iure cessio trasferivano la proprietà civile sulle
res mancipi (avevano quindi effetti reali) ma comportavano
anche il passaggio di possesso solo quando si trattava di beni
mobili. Per i beni immobili, si esigeva che l’alienante ne facesse
ulteriormente traditio. Erano dei modi di acquisto derivativo.
 Traditio: consegna
 Era un negozio bilaterale che si compiva con la consegna di
una cosa mobile o immobile e trasferiva comunque il possesso.
Modo di acquisto derivativo.
 Riguardava soltanto le res corporales perché trasferiva solo il(2007) DonaR
 Quando erano oggetto le res nec mancipi, la traditio trasferiva
anche la proprietà: aveva quindi effetti reali.
 La consegna:
 Era considerata traditio ogni comportamento che
facesse conseguire all’accipiens la disponibilità della
cosa, anche se non era una materiale consegna.
 La traditio poteva essere:
o symbolica : es. la consegna delle merci
contenute nel magazzino che si ritiene compiuta
mediante consegna delle chiavi dello stesso
o longa manu: es. si ritiene valida la consegna del
fondo con l’indicazione dei confini dall’alienante
o brevi manu: es. si realizza quando l’acquirente
teneva già la cosa che l’alienante gli trasmetteva
 la traditio riguardava solo i casi in cui chi riceveva la
consegna acquistava il possesso; quindi no:
o custodia o deposito
 La volontà nella traditio:
 Con la traditio di res nec mancipi il dominus trasferiva al
contempo proprietà e possesso
 Per il passaggio di possesso era necessaria la concorde
volontà di tradens e accipiens di fare acquistare
all’accipiens una posizione indipendente in ordine alla
cosa che veniva consegnata.
 La iusta causa traditionis:
 Era la ragione per la quale si procedeva alla traditio, e
che giustificava l’acquisto della proprietà.
 La iusta causa poteva essere:
o causa vendendi: il venditore consegnava la cosa
venduta al compratore
o causa donandi: il donante che consegna la cosa
donante al donatario
o causa solvendi: il creditore che adempiva
un’obbligazione di dare
 Legato per vindicationes:
 era un modo di acquisto derivativo
 era un atto mortis causa
 era una disposizione testamentaria con la quale il testatore
attribuiva direttamente una cosa propria ad un terzo, detto
 Una volta morto il testatore e il testamento divenuto efficace, il
legatario acquisiva la proprietà civile di quel bene.
 L ’adiudicatio: assegnazione
 Pronuncia del giudice formulare che traeva fondamento nella
della formula pure essa detta adiudicatio e che riguardava i
giudizi divisori e per il regolamento di confini.
 Il giudice assegnava con l’adiudicatio a ciascuna parte una o
più res (o porzioni) dell’oggetto della divisione.
 La litis aestimatio:
 Una condanna pronunciata dal giudice formulare doveva essere
espressa in denaro
 L’importo della condanna pecuniaria (litis aestimatio)
corrispondeva al valore della cosa rivendicata.
 Con l’offerta di pagare la litis, il convenuto manteneva il
possesso della cosa rivendicata e se era nec mancipi anche la
 Usucapione: usucapio(2007) DonaR
 Oggi detta prescrizione acquisitiva
 Fondamento nelle XII Tavole
 Comportava l’acquisto del dominium ex iure Quiritium
 Era riservata ai cittadini romani
 I requisititi dell’usucapione erano:
 res habilis : erano usucapibili tutte le cose suscettibili
di dominium ex iure Quiritium. Non erano res habilis le
res furtivae (cose rubate) e le res vi possessae
(impossessate con la violenza) anche in buona fede.
 titulus o iusta causa: era la ragione che stava alla
base dell’acquisto del possesso per giustificare
l’acquisto della proprietà per possesso continuato per il
tempo stabilito. Il titolo più comune era tituluspro
emptore: tale titolo era posseduto dal compratore
quando il venditore avesse trasmesso il possesso della
cosa venduta ma non la proprietà.
 fides : con l’età repubblicana si richiese anche la buona
fede (bona fides): il possessore doveva essere convinto
di non recare danni con il proprio possesso ad altri. La
buona fede doveva sussistere al tempo dell’acquisto del
 possessio : il possesso era solo di colui che teneva la
cosa come propria (animus domini)
 tempus : l’usucapione si compiva:
o 2 anni immobili
o 1 anno altre cose
o possederla in modo continuo ed interrotto
o età preclassica: alla morte del possessore il
tempus usucapionis continuava con l’erede:
iniziava quindi dal defunto e terminava con
 L’usucapio pro herede:
 Chi ha possesso una o più cose ereditate purché appartenente
ad eredità giacente, trascorso 1 anno acquista l’eredità nel suo
complesso, anche in difetto di titolo e in mala fede.
3 La difesa della proprietà quiritaria:
 La rei vindicatio:
La rei vindicatio era la rivendica, ed era utilizzata per la difesa
del dominium ex iure Quiritium.
La rei vindicatio si rivolgeva contro il possessore non proprietario
e tendeva far conseguire al proprietario il possesso.
 Il pretore attribuiva all’una o all’altra parte il possesso della cosa
controversa durante il processo, e su ognuna di esse gravava
l’onere di fornire la prova dell’appartenenza a se della cosa
 L’onere della prova: onus probandi
 A carico dell’attore
 Difficile provare la proprietà soprattutto in acquisto a titolo
derivativo, ma bastava l’usucapione perché l’attore
dimostrasse di aver posseduto la cosa.
 Spese:
 Sono a carico dell’attore prima della restituzione a patto che
fossero necessarie ed utili
 Legittimazione passiva:
 La rivendica era diretta contro il possessore
 Furti e danni:
 Il convenuto per l’assoluzione doveva restituire i frutti percepiti
e risarcire i danni arrecati
 Usucapione del bene rivendicato: commenti (11)shamanuOttimigilda67Molto ben fatto. GraxiebergasseChiaro e conciso!buksgrande!laura19911esame superato con 25 :D SONO OTTIMI QUESTI RIASSUNTI :)123Questa è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 65 totaliScarica il documentoAppunti correlatiSintesi MARRONE istituzioni diritto romanoIstituzioni diritto romano Matteo MarroneIstituzioni diritto romano Matteo MarroneIstituzioni diritto romano Matteo MarroneIstituzioni diritto romano Matteo MarroneIstituzioni diritto romano Matteo MarroneCarica altriCondividiIntegra questo contenuto sul tuo sito<iframe src="https://www.docsity.com/it/docs/embed-player/matteo-marrone-istituzioni-di-diritto-romano-1/" width="383px" height="550px"></iframe>dello stesso utenteIl diritto internazionale privato - Appunti di Mosconi- Campiglio Capi...Il processo Litisconsortile - Diritto Processuale Civile - De Cristofa...Appunti di Diritto Penale - Uni Padova - 2007Consolo Tomo I Capitolo 2 115 -137Consolo Tomo I Capitolo 1 pag 91-115Materie similiDiritto4299Diritto Bizantino16Diritto Comune274Diritto Privato Romano247Diritto Romano II285Giurisprudenza2537Istituzioni Di Diritto Romano1586Storia Del Diritto Romano983 Il ProgettoIl TeamContattiDocumentiDomandeTutorsBlog	StoreCookie PolicyTermini d'utilizzoPrivacy	Made with love in Rome and Turin	Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti,