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Timestamp: 2020-06-01 09:54:39+00:00
Document Index: 170465885

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Sentenza Cassazione Civile n. 17453 del 31/08/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17453 del 31/08/2016
Cassazione civile sez. lav., 31/08/2016, (ud. 21/07/2016, dep. 31/08/2016), n.17453
sul ricorso 27555-2010 proposto da:
D.M., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,
avverso la sentenza n. 3273/2009 della CORTE D’APPELLO di BARI,
depositata il 12/11/2009 R.G.N. 2419/07;
21/07/2016 dal Consigliere Dott. DANIELA BLASUTTO;
1. D.M., inserito nella graduatoria permanente provinciale di Foggia ad esaurimento per il conferimento delle supplenze del personale ATA, profilo di collaboratore scolastico, aveva presentato domanda per l’aggiornamento o la permanenza in detta graduatoria, ma gli era stato negato il diritto di precedenza di cui al D.M. n. 75 del 2001, art. 4, comma 2 del con la conseguenza che non aveva ricevuto incarichi di supplenza annuale negli anni scolastici indicati nel ricorso introduttivo.
3. Il Tribunale aveva accolto la domanda e la Corte di Appello di Bari, adita dagli originari convenuti, con la sentenza n. 3273/2009, in riforma della sentenza di primo grado, ha respinto la domanda.
6. Avverso detta sentenza D.M. ha proposto ricorso per cassazione fondato su due motivi. Il Ministero intimato non ha svolto attività difensiva.
3. Con il secondo motivo la parte ricorrente, denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione del D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 401, commi 1 e 3, della L. n. 124 del 1999, art. 4, commi 1, 2, 5, 6, 11 e del D.M. n. 123 del 2000, art. 6, comma 7, art. 2 commi 1 e 4 e del D.M. n. 430 del 2000, art. 2, comma 1 in combinato disposto, oltre alla falsa applicazione del D.M. n. 75 del 2001, art. 1, comma 2 e art. 4, comma 2.
6. Il Collegio ritiene di dare continuità all’orientamento giurisprudenziale espresso nelle decisioni sopra richiamate secondo cui: e non è configurabile acquiescenza alla sentenza di primo grado, preclusiva dell’impugnazione ai sensi dell’art. 329 c.p.c., nella condotta della Amministrazione compendiatasi nell’adeguamento della graduatoria permanente provinciale, volta ad evitare i pregiudizi derivanti dall’eventuale esito sfavorevole del gravame proposto nei confronti della sentenza di condanna pronunciata in primo grado e svincolata dalla corresponsione, a titolo di risarcimento del danno, delle retribuzioni maturate nel periodo riconosciuto, in relazione al quale fu del pari pronunciata sentenza di condanna. L’acquiescenza tacita alla sentenza, preclusiva dell’impugnazione ai sensi dell’art. 329 c.p.c. (e configurabile solo anteriormente alla proposizione del gravame, giacchè successivamente allo stesso è possibile solo una rinunzia espressa all’impugnazione da compiersi nella forma prescritta dalla legge), può ritenersi sussistente soltanto quando l’interessato abbia posto in essere atti da quali sia possibile desumere, in maniera precisa ed univoca, il proposito di non contrastare gli effetti giuridici della pronuncia, e cioè gli atti stessi, siano assolutamente incompatibili con la volontà di avvalersi dell’impugnazione (in tal senso si leggano anche Cass. SSUU 9687/2013; Cass. 17788/2013, 2826/2008).
I collaboratori scolastici, già inseriti nelle graduatorie provinciali ad esaurimento finalizzate al conferimento delle supplenze temporanee ed annuali, in caso di accesso alle graduatorie di nuovi aspiranti, hanno, ai sensi del D.M. 19 aprile 2001, n. 75, artt. 4 e 7 un diritto di precedenza limitatamente alle graduatorie di circolo o di istituto e non anche, in assenza di specifica indicazione normativa, ed a differenza di quanto previsto per il personale docente dal D.M. 27 marzo 2000, n. 123), per gli elenchi e le graduatorie provinciali ad esaurimento non ripartite in fasce.
7. Il rispetto degli obblighi di sintesi e concisione – imposti dall’art. 132 c.p.c., n. 4 e art. 118 disp. att. c.p.c., nella lettura imposta dalla disposizione contenuta nell’art. 111 Cost. sulla durata ragionevole del processo – di cui la redazione della motivazione costituisce segmento processuale e temporale (Cass. SSUU 642/2015; Cass. 11985/2016 11508/2016, 13708/2015), esime il Collegio dalla ripetizione delle argomentazioni motivazionali spese nelle sentenze sopra richiamate e consentono il rinvio per relationem a dette argomentazioni.
8. Queste ultime resistono alle osservazioni critiche di parte ricorrente, che nella memoria depositata ex art. 378 c.p.c. ha fatto unicamente leva sulla asserita omessa considerazione di quanto disposto dalla L. n. 124 del 1999, art. 6, comma 7. La disposizione citata, peraltro, non risulta applicabile alla fattispecie, perchè chiaramente riferibile alle graduatorie permanenti di cui al D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 553 relative ai concorsi per titoli dei responsabili amministrativi. Il legislatore, infatti, modificato l’art. 553 del T.U. (prevedendo la periodica integrazione delle graduatorie da effettuarsi “secondo le modalità definite dal regolamento di cui al comma 3 dell’art. 401”), ha dettato al comma 6 la disciplina della “prima integrazione delle graduatorie permanenti di cui all’art. 553 testo unico” ed ha, poi, previsto al comma 7 che “il regolamento di cui all’art. 401, comma 3 testo unico….stabilisce anche le modalità della prima integrazione delle graduatorie permanenti”. I commi citati, pertanto, sono strettamente correlati e riguardano i soli responsabili amministrativi, in linea con l’impianto sistematico del T.U. che agli art. 550 e seguenti disciplina diversamente le assunzioni del personale ATA, differenziandone le modalità in relazione alla qualifica funzionale.
11. Quanto alle richieste di rinvio pregiudiziale, formulate in sede di note di replica alle requisitorie orali del P.G., e relative al contrasto con le clausole 4 n. 1 e 5 nn. 1 e 2 dell’Accordo Quadro sul Lavoro a tempo determinato CES-UNICE-CEE allegato alla direttiva 70/99/CE della “prassi” amministrativa seguita dal CSA di Foggia nell’elaborazione delle graduatorie provinciali ad esaurimento al momento dell’entrata in vigore della suddetta direttiva e del suo recepimento con il D.Lgs. 368 del 20011, osserva il Collegio che il mancato riconoscimento dell’invocato “diritto di precedenza” non rileva sul piano del contrasto tra la normativa nazionale di cui alle pagine che precedono e le invocate clausole 4 e 5, posto che quanto alla clausola 4 – essa afferma la non discriminazione tra contratto a tempo determinato e contratto a tempo indeterminato e – quanto alla clausola 5 ed alla applicazione al personale scolastico – non vi è che da far richiamo alla giurisprudenza della Corte di giustizia europea di cui alla sentenza 26 novembre 2017 in causa C-2213, Mascolo.
12. Nulla va disposto quanto alle spese del giudizio di legittimità, stante l’assenza di attività difensiva di parte intimata.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 21 luglio 2016.
Depositato in Cancelleria il 31 agosto 2016