Source: https://www.dirittiregionali.it/2012/11/06/corte-cost-n-2122012-la-corte-si-pronuncia-ancora-sullassegnazione-degli-incarichi-dirigenziali/
Timestamp: 2018-04-25 08:37:22+00:00
Document Index: 120480477

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 81', 'art.4', 'art.1']

[Corte cost. n. 212/2012] La Corte si pronuncia ancora sull'assegnazione degli incarichi dirigenziali - Diritti Regionali
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[Corte cost. n. 212/2012] La Corte si pronuncia ancora sull’assegnazione degli incarichi dirigenziali
L’oggetto della sentenza n. 212/2012 della Corte costituzionale riguarda molte questioni, ma è forse utile soffermarsi ancora una volta sul complesso tema dell’assegnazione degli incarichi dirigenziali, stavolta con riferimento alla legge reg. Sardegna n. 16/2011 («Norme in materia di organizzazione e personale») e alla legge reg. Sardegna n. 26/1985, come modificata da quest’ultima. Tema di particolare attualità che ormai impegna da tempo la Corte, pronunciatasi recentemente molte volte, fra le quali si ricordano qui la sentenza n. 81/2010 (sull’illegittimità di un sistema transitorio di spoils system), la n. 324/2010 (sulla legittimità dei limiti degli incarichi dirigenziali esterni, che riguardava gli enti locali) e ancora le nn. 124 e 246/2011 (su incarichi conferiti a personale estraneo ai ruoli della PA), oltre alle note nn. 30/2012 e 108/2011, citate nel contributo.
In questa circostanza specifica, fra i tanti aspetti trattati dalla Corte costituzionale (che si è riservata di giudicarne alcuni in una pronuncia separata), si è ritenuto opportuno concentrarsi su tre filoni.
In primo luogo, a giudizio del ricorrente, «la possibilità per l’amministrazione regionale, gli enti e le aziende regionali di attribuire incarichi dirigenziali a dipendenti della categoria D», naturalmente in possesso dei requisiti necessari per la qualifica, sarebbe incostituzionale perché in questo modo si prescinderebbe dallo svolgimento di un concorso pubblico (sebbene si tratti di un sistema temporaneo di copertura di quelle posizioni) e si porrebbe, quindi, in contrasto con i principî tutelati dagli art. 3 e 97 Cost. Si ipotizza poi anche violazione dell’art. 81 Cost., non risultando qualificati gli oneri richiesti per far fronte alla nuova spesa. La Corte smonta questa impostazione, perché ritiene che la disciplina dell’art.4.5 della legge reg. Sardegna n. 16/2011 sia «lungi dal prevedere una progressione in carriera con definitiva acquisizione della categoria superiore», alla luce della temporaneità dell’assegnazione della mansione e della facoltà riconosciuta all’amministrazione di coprire i posti vacanti nelle more dell’espletamento del concorso per quegli stessi incarichi. Si tratterebbe poi di norma di organizzazione e non di spesa.
La Corte costituzionale, in materia di coordinamento di finanza pubblica, ritiene invece incostituzionali gli artt. 4.10, 4.11 e 5.1 (con una lunga argomentazione) della medesima legge, sottolineando l’assenza di limiti precisi e della quantificazione della necessaria copertura finanziaria, ma anche riaffermando (rispetto alla sent. n. 108/2011) che l’art.1.557 della legge n. 296/2006 rappresenta un principio fondamentale, obbligando le regioni alla «riduzione delle spese e al contenimento della dinamica retributiva».
Il terzo aspetto riguarda la costituzione della dirigenza del corpo forestale e di vigilanza ambientale, che per il ricorrente violerebbe ancora il principio del concorso pubblico. In quest’ambito è interessante seguire la distinzione operata dalla Corte costituzionale, che suddivide il problema. La censura statale è, infatti, infondata nelle ipotesi in cui l’amministrazione regionale attribuisca la qualifica dirigenziale a chi già rivestiva la medesima qualifica secondo l’ordinamento regionale: qui si tratta di una ragionevole scelta del legislatore regionale. Al contrario, vi è illegittimità costituzionale della norma che prevede l’accesso alla dirigenza per coloro che sono in possesso dei requisiti, ma non rivestivano ex ante tale incarico: qui si riscontra una lesione del principio del pubblico concorso.
In questa sentenza, la Corte costituzionale, da un lato, pare tollerante sulla temporaneità degli incarichi dirigenziali nelle more però del concorso (perché è chiaro che non vi è un’appropriazione definitiva della nuova qualifica), mentre, dall’altro, è inflessibile in tema di concorsualità: rafforza la lettura del principio del pubblico concorso, già illustrata nella sent. n.30/2012, in forza della quale esso si deve applicare sempre anche nei casi di passaggio a superiore qualifica, e conferma la necessità di un’apertura a più candidati, fra i quali deve essere operata un’effettiva comparazione.
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