Source: https://danielemajori.com/2016/05/18/laggiudicataria-del-servizio-sostitutivo-di-mensa-e-tenuta-a-fornire-la-dimostrazione-del-possesso-della-rete-dichiarata-in-sede-di-gara-prima-della-sottoscrizione-del-contratto/
Timestamp: 2020-02-19 22:42:53+00:00
Document Index: 61679340

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 285', 'art. 75', 'art. 285', 'art. 12', 'art. 285', 'art. 75', 'art. 117', 'art. 167']

L’aggiudicataria del servizio sostitutivo di mensa è tenuta a fornire la dimostrazione del possesso della rete dichiarata in sede di gara prima della sottoscrizione del contratto: l’aggiudicazione definitiva e la stipula del contratto, di conseguenza, devono essere subordinati all’esito positivo delle verifiche a seguito dell’aggiudicazione provvisoria (nella fattispecie, il Consiglio di Stato ha sottolineato che l’esito negativo dei controlli e, quindi, la mancata attivazione della rete richiesta – costituendo causa di decadenza dell’aggiudicazione per inammissibilità dell’offerta, da ritenersi non affidabile – comporta altresì l’escussione della cauzione provvisoria). | Avvocato Daniele Majori
L’aggiudicataria del servizio sostitutivo di mensa è tenuta a fornire la dimostrazione del possesso della rete dichiarata in sede di gara prima della sottoscrizione del contratto: l’aggiudicazione definitiva e la stipula del contratto, di conseguenza, devono essere subordinati all’esito positivo delle verifiche a seguito dell’aggiudicazione provvisoria (nella fattispecie, il Consiglio di Stato ha sottolineato che l’esito negativo dei controlli e, quindi, la mancata attivazione della rete richiesta – costituendo causa di decadenza dell’aggiudicazione per inammissibilità dell’offerta, da ritenersi non affidabile – comporta altresì l’escussione della cauzione provvisoria).
Inviato da Avv. Daniele Majori ⋅ 18 maggio 2016 ⋅ Lascia un commento
Archiviato in aggiudicazione, aggiudicazione definitiva, aggiudicazione provvisoria, art. 12 d.lgs. n. 163/2006, art. 285 d.P.R. n. 207/2010, art. 75 d.lgs. n. 163/2006, codice dei contratti pubblici, dimostrazione del possesso della rete dichiarata in sede di gara, escussione della cauzione provvisoria, inaffidabilità, inammissibilità dell'offerta, Regolamento di esecuzione e attuazione del Codice dei contratti pubblici, Servizi sostitutivi di mensa, stipula del contratto, verifiche
(Consiglio di Stato, sez. V, 12 maggio 2016, n. 1912)
«[A]i sensi dell’art. 285, comma 8, d.P.R. n. 207 del 2010 l’aggiudicataria del servizio sostitutivo di mensa è tenuta a fornire la “dimostrazione del possesso della rete dichiarata in sede di gara”, “in un momento antecedente alla sottoscrizione del contratto”.
L’aggiudicazione definitiva e la stipula del contratto devono, di conseguenza, essere subordinati all’esito positivo delle verifiche a seguito dell’aggiudicazione provvisoria, ai sensi dell’art. 12 d.lgs. n. 163 del 2006.
L’art. 285, comma 8, esclude, dunque, che la disciplina di gara possa esigere, quale requisito di partecipazione alla procedura di scelta del contraente, il possesso attuale della rete, dovendosi al contrario ritenere sufficiente l’impegno alla costituzione della rete.
Tuttavia, i controlli da porre in essere nella fase antecedente alla stipula del contratto mirano ad accertare che l’aggiudicatario abbia onorato, nel termine indicato nel bando, l’impegno alla costituzione della rete di esercenti e, naturalmente, come è ovvio, la relativa dimostrazione deve essere data innanzitutto mediante l’invio alla stazione appaltante degli accordi di convenzionamento.
E’ altrettanto evidente che, nell’ambito di tali controlli è possibile lo svolgimento di ispezioni presso gli esercizi convenzionati, anche a campione, in modo da verificare la serietà e la veridicità degli impegni assunti dall’aggiudicatario in sede di offerta, in special modo ove dalle verifiche documentali emergano atti discordanti, come è avvenuto nel caso in esame e come è stato descritto nella parte in fatto.
Inoltre, deve ritenersi legittima la fissazione di una soglia minima di conformità o di tolleranza, nella lex specialis, delle eventuali discordanze, soglia che non costituisce ex se una causa di esclusione, ma rappresenta una limitazione alla possibilità di dichiarare la decadenza e l’esclusione dell’offerta del concorrente se la stessa rientra nei limiti di tale soglia.
Limiti che, nel caso in esame, risultano pacificamente ed ampiamente superati, come già descritto nella parte in fatto.
Di conseguenza, il primo e il terzo motivo d’appello devono ritenersi infondati.
3. Sono di conseguenza infondati i motivi d’appello dedotti in ordine alla regolarità dell’attività istruttoria e di controllo svolta dall’Amministrazione, peraltro non specificamente precisati nel secondo motivo d’appello e, dunque, anche inammissibili.
E’ altrettanto evidente che l’esito negativo dei controlli e, quindi, la mancata attivazione della rete richiesta, che non potrebbe essere effettuata in assenza dei convenzionamenti richiesti dal bando di gara, entro il termine indicato, essendo, come detto, causa di decadenza dell’aggiudicazione per inammissibilità dell’offerta, da ritenersi non affidabile, comporta altresì l’escussione della cauzione provvisoria ex art. 75, comma 6, d.lgs. n. 163 del 2006.
Il quarto motivo d’appello è, di conseguenza, infondato […]».
« Le amministrazioni comunali, al fine di rilasciare il permesso di costruire, non sono tenute a verificare la sussistenza di limiti negoziali al diritto di proprietà: difatti, mentre i limiti legali sono destinati ad investire anche il rapporto pubblicistico, quelli negoziali ne esulano e, quindi, il Comune non è tenuto a ricercarli, a meno che questi ultimi siano o immediatamente conoscibili, o effettivamente e legittimamente conosciuti nonché del tutto incontestati, di guisa che il controllo si traduca in una semplice presa d’atto.
Il mancato rispetto del termine di novanta giorni previsto per l’emanazione del parere della Soprintendenza in relazione alla sanatoria di abuso edilizio ricadente su area vincolata: a) consente all’interessato di proporre il ricorso previsto dall’art. 117 c.p.a. avverso il silenzio dell’amministrazione; b) non rende illegittimo il parere tardivo; c) comporta che comunque il provvedimento conclusivo del procedimento deve far riferimento motivato al parere emesso dall’organo statale, sia pure dopo il superamento del termine fissato dall’art. 167, co. 5, del Codice dei beni culturali e del paesaggio. »