Source: https://www.ergoncommercialisti.com/diario/crisi-di-impresa/
Timestamp: 2019-02-17 03:20:46+00:00
Document Index: 24144072

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 3', 'art. 2086', 'art. 14', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 6', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 24', 'art. 13', 'art. 25', 'art. 4', 'art. 13']

Crisi di impresa – Ergon
Le imprese devono attrezzarsi per gli strumenti di allerta della crisi
La previsione e anticipazione delle crisi d’impresa è da sempre una dei principali problemi degli operatori economici. Al di là delle ovvie necessità del sistema bancario, è generale convinzione che una diagnosi tempestiva, come per le malattie …
La previsione e anticipazione delle crisi d’impresa è da sempre una dei principali problemi degli operatori economici. Al di là delle ovvie necessità del sistema bancario, è generale convinzione che una diagnosi tempestiva, come per le malattie umane, sia più efficace ai fini della terapia.
Anche raccogliendo gli spunti europei, il legislatore italiano ha meritoriamente affrontato il tema, dando compiuta formulazione alla “procedura” di allerta.
Rispetto a una precedente bozza, il DLgs. recante il Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza in attuazione della L. 155/2017, approvato dal Consiglio dei Ministri e sottoposto al parere delle Commissioni parlamentari, ha accolto buona parte delle istanze provenienti dal mondo dell’economia reale sul tema. Pur con l’esigenza di qualche intervento di perfezionamento, oggi si può dire che la nuova norma costituisca lo strumento per attivare l’auspicato cambio culturale nell’intercettare la crisi e anche nel fare impresa. A una guida storicamente basata sullo specchietto retrovisore, si affiancano i fari che permettono di comprendere dove stia andando l’impresa. Questo è un valore a prescindere dalla situazione di crisi, poiché consente di assumere decisioni strategiche con maggiore consapevolezza, di monitorare l’andamento aziendale e di ridurre la commissione di errori per eccesso di confidenza.
Per quanto riguarda l’impianto normativo dell’allerta, in base all’art. 12 costituiscono strumenti di allerta della crisi sia la (temuta) segnalazione degli indicatori di crisi attraverso il processo dell’allerta interna, sia la (ancor più temuta) segnalazione da parte dei creditori qualificati, ma lo sono anche e prima ancora gli obblighi organizzativi di istituire presidi per la tempestiva rilevazione della crisi (art. 3 del Codice che modifica l’art. 2086 c.c.).
Si tratta con ogni evidenza di obblighi che, rispetto alle ottiche retrospettive, impongono il primato del forward looking al quale lo schema sembra riferirsi quando richiede la valutazione in continuo dell’equilibrio finanziario (art. 14 del Codice) e quando definisce la crisi in termini di inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate (art. 2 del Codice). Prima d’ora, lo aveva già fatto il principio contabile interno OIC 9 che, conformandosi a quello internazionale IAS 36, aveva chiesto un salto culturale nella valutazione di bilancio degli asset, riferendola al valore attuale dei flussi prognostici che ne deriveranno. Che si tratti di un salto culturale lo dimostra il fatto che ad oggi solo una parte delle imprese pare essersi attrezzata per rispettare pienamente il principio, redigendo il piano d’impresa, che ne è il necessario presupposto informativo.
Accanto ai presidi organizzativi si pongono gli obblighi di segnalazione interna (da parte dell’organo di controllo e del revisore) di cui all’art. 13 ed esterna (da pare di creditori pubblici qualificati) di cui all’art. 15. Questi ultimi sono stati mitigati per tenere in qualche modo conto dell’involontaria incentivazione alla violazione dei termini di pagamento derivante da una certa inerzia del creditore pubblico e dall’opportunità derivante dalle plurime disposizioni di clemenza che consentono di contenere il relativo onere per interessi e sanzioni addirittura al di sotto del costo del debito bancario. I primi, invece, sono stati rivisti nella loro struttura per evitare il rischio, temuto dagli aziendalisti, di “falsi positivi” e cioè di segnalazioni automatiche, pur in assenza di una concreta situazione di crisi, che avrebbero comportato di fatto la sua insorgenza in soggetti che ne erano esenti.
È ben vero che la norma individua gli indicatori interni di crisi negli squilibri economici, finanziari e patrimoniali, con il rischio che si pervenga a una pletora di indici, ma il testo del Codice si preoccupa subito di precisare che devono intendersi per tali quelli atti a intercettare (“che diano evidenza di”) un rischio di sostenibilità dei debiti scadenti nei sei mesi successivi o di pregiudizio della continuità aziendale nell’esercizio in corso (o, quando la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione è inferiore a sei mesi, per i sei mesi successivi). Il fatto che, per la rilevanza della segnalazione, l’insolvenza debba essere così prossima permette all’impresa ampi margini per gestire internamente le difficoltà finanziarie e nel contempo di evitare l’apertura di un numero eccessivo di tavoli di crisi presso l’OCRI, con il rischio di decretarne di fatto il fallimento per ingorgo già nella fase della sua prima implementazione.
Sono state anche valorizzate le caratteristiche specifiche delle imprese, prevedendo che il CNDCEC, chiamato a elaborare gli indici, li differenzi per settori di appartenenza e individui indicatori ad hoc per le start up e le PMI innovative, nonché per le imprese costituite da meno di due anni. Ma la vera novità al riguardo, da accogliere con grande favore, risiede nella possibilità del debitore di disattivare gli indici che ritiene a lui non applicabili, dai quali deriverebbe il rischio della generazione di falsi positivi, proponendone ex ante altri a lui più adeguati, a condizione che ciò venga attestato da un professionista indipendente e ne venga data notizia nella Nota integrativa. Con ciò si ottiene un ulteriore avvicinamento tra le partecipate pubbliche che, pur soggette alle disposizioni del Codice della crisi, dovevano già rappresentare nella relazione sul governo societario il programma di valutazione del rischio di crisi aziendale per effetto del disposto dell’art. 6 del DLgs. 175/2017.
Peraltro, non tutte le modifiche apportate convincono. Ci si riferisce agli indicatori individuati come “significativi” al primo comma dell’art. 13. Si tratta del rapporto tra flusso di cassa e attivo che necessiterebbe di essere rivisto in quanto in sé non è comprensibile: basti infatti osservare che all’attivo concorrono le disponibilità liquide e l’indicatore peggiorerebbe al crescere di esse.
È, infatti, indispensabile che gli indicatori (in verità “indici” nella specie) siano comprensibili nelle cause e razionali nella loro capacità predittiva; diversamente non si vede come l’organo amministrativo e l’attestatore possano proporre sostituzioni illustrandone le “ragioni” nella Nota integrativa. Sarebbe da modificare anche il secondo indicatore costituito dal rapporto tra patrimonio netto e passivo, il cui denominatore dovrebbe essere sostituito dall’indebitamento finanziario netto. Anche il terzo e ultimo indicatore, costituito dal rapporto tra oneri finanziari e ricavi, che nelle intenzioni del legislatore vorrebbe intercettare una situazione di insostenibilità del debito, potrebbe più utilmente vedere, al denominatore, la ben più rilevante grandezza della marginalità operativa. Il volume dei ricavi non è, infatti, diversamente dalla marginalità, indicativo del livello di sostenibilità del debito.
Le disposizioni del Codice non entreranno immediatamente in vigore ma è prevista una vacatio legis di 18 mesi. Si tratta di una disposizione quanto mai opportuna, non solo per rimuovere inevitabili imprecisioni ma principalmente per consentire alle imprese di attrezzarsi adottando internamente i presidi occorrenti e, quel che più conta, per permettere loro di rilevare situazioni che, con l’entrata in vigore della norma, comporterebbero le segnalazioni esterne. Nella relazione accompagnatoria si dà atto che almeno 12.000 imprese verserebbero già ora in tali situazioni.
Queste imprese dovranno attivarsi quanto prima per assumere le iniziative occorrenti per giungere preparate davanti all’OCRI il cui intervento a quel punto, da minaccia di una rapida escalation della crisi, diventerà il facilitatore nelle negoziazioni o nell’accesso alla procedura concordataria. Giova al riguardo osservare che, cogliendo una delle istanze pervenute dalle categorie professionali e dalle imprese, è stato previsto che uno dei membri del collegio dell’OCRI sia designato avendo prima sentito il debitore rimuovendo così, almeno in parte, la diffidenza dell’impresa nei confronti del nuovo istituto.
In sintesi, l’introduzione delle misure di allerta deve essere colta come un’opportunità, ma perché divenga veramente tale occorre che le imprese, sin da ora, assumano approccio proattivo, sviluppando l’attenzione al rischio e al mutamento necessaria oggi per competere sul mercato. In ciò fondamentale sarà il ruolo dei professionisti che le assistono e quello delle associazioni di categoria.
Fonte: http://www.eutekne.it/Servizi/EutekneInfo/Recensione.aspx?ID=701502
L’art. 2 comma 1 lett. a) dello schema di DLgs. recante il “Codice delle crisi di impresa e dell’insolvenza”, in attuazione della L. 155/2017, è particolarmente innovativo, in quanto introduce – per la prima volta, …
L’art. 2 comma 1 lett. a) dello schema di DLgs. recante il “Codice delle crisi di impresa e dell’insolvenza”, in attuazione della L. 155/2017, è particolarmente innovativo, in quanto introduce – per la prima volta, nell’ordinamento concorsuale italiano – i criteri per identificare la sussistenza di una situazione di crisi.
Tale circostanza è individuata, in termini generali, con lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore: quest’ultima continuerà ad essere definita nei termini previsti dal vigente art. 5 comma 2 del RD 267/1942, ovvero nell’esistenza di inadempimenti o fatti esteriori idonei a dimostrare che tale soggetto non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni (art. 2 comma 1 lett. b) dello schema di decreto).
Nel caso specifico dell’impresa, è precisato che la crisi si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate. Il legislatore attribuisce, pertanto, notevole rilevanza e centralità al ruolo del piano aziendale, soprattutto nella propria declinazione finanziaria, la cui solidità dipende, tuttavia, necessariamente dai sottostanti presupposti industriali e strategici.
In tal senso, un utile supporto operativo è fornito dall’art. 13 dello schema, dedicato agli indicatori della crisi, che costituiscono, secondo il comma 1, gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario – rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività aziendale svolta dal debitore, tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’operatività – rilevabili attraverso appositi quozienti, che diano evidenza del verificarsi di alcune condizioni:
– la sostenibilità dei debiti per almeno i 6 mesi successivi;
– le prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso oppure, quando la durata residua del periodo amministrativo al momento della valutazione è inferiore a 6 mesi, per i 6 mesi successivi.
A tali fini, rappresentano quozienti significativi il rapporto tra il flusso di cassa e l’attivo, quello tra il patrimonio netto e il passivo, nonché l’incidenza degli oneri finanziari sui ricavi, così come gli indicatori di reiterati e significativi ritardi nei pagamenti, anche sulla base di quanto previsto dall’art. 24 comma 1 dello schema di DLgs., che li individua nell’esistenza di debiti:
– per retribuzioni scaduti da almeno 60 giorni, in misura eccedente alla metà dell’importo complessivo mensile delle retribuzioni;
– verso fornitori scaduti da almeno 120 giorni, per un ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti.
L’art. 13 comma 2 dello schema stabilisce, inoltre, che il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, tenuto conto delle migliori prassi nazionali ed internazionali, elabora – con cadenza almeno triennale, in riferimento ad ogni tipologia di attività economica secondo le classificazioni Istat – gli indicatori di cui al precedente comma 1 che, valutati unitariamente, fanno ragionevolmente presumere la sussistenza di uno stato di crisi dell’impresa.
È pure previsto che il CNDCEC individui indicatori specifici per alcune realtà aziendali peculiari, come le start up innovative (art. 25 del DL 179/2012), le piccole e medie imprese innovative (art. 4 del DL 3/2015), le società in liquidazione e le imprese costituite da meno di 2 anni. Gli indicatori così elaborati saranno approvati con decreto del Ministero dello Sviluppo Economico.
Indicatori specifici del CNDCEC
L’art. 13 comma 2 dello schema di DLgs. ammette, tuttavia, la possibilità di derogare a tali parametri.
È, infatti, precisato che l’impresa, qualora – in considerazione delle proprie caratteristiche – non ritenga adeguati gli indicatori di cui al precedente comma 2, ne specifichi i motivi nella Nota integrativa al bilancio d’esercizio:
– riportando nella stessa i quozienti e i margini idonei a far ragionevolmente presumere la sussistenza del suo stato di crisi;
– allegando l’attestazione sull’adeguatezza degli indicatori identificati dall’impresa in base alle proprie specificità, formulata da un professionista indipendente, con efficacia per l’esercizio successivo.
Si segnala, infine, che le suddette disposizioni non entreranno in vigore immediatamente, ma non dopo il decorso di 18 mesi dalla pubblicazione, nella Gazzetta Ufficiale, del DLgs. recante il “Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza”: peraltro, tale provvedimento – a partire dalla propria pubblicazione, ancorché non ancora formalmente applicabile – potrebbe costituire un utile riferimento operativo nella valutazione delle situazioni di crisi e insolvenza, rispetto a tematiche non espressamente disciplinate dal vigente RD 267/1942, come quella della definizione di crisi e dei sottostanti indicatori di analisi.
Fonte: http://www.eutekne.it/Servizi/EutekneInfo/Recensione.aspx?ID=698104&AUTH=ok
Il Ministero della Giustizia ha licenziato ed inviato ai due ministeri concertanti (Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero dell’Economia e delle Finanze) lo schema di decreto legislativo recante il codice della crisi di impresa e dell’insolvenza in attuazione della Legge …
Fonte: http://ilfallimentarista.it/articoli/news/riforma-della-crisi-di-impresa-licenziato-dal-ministero-lo-schema-di-decreto