Source: http://www.diritto-penale.it/accesso-abusivo-a-sistemi-informatci.htm
Timestamp: 2020-04-09 17:27:00+00:00
Document Index: 155275108

Matched Legal Cases: ['art. 615', 'art. 615', 'art. 615', 'art. 615', 'art. 615', 'art. 615', 'art. 81', 'art. 615', 'art. 615', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 615', 'art. 319', 'art. 615', 'art. 2', 'art. 615', 'art. 326', 'art. 615', 'art. 615', 'art. 69']

Dal 12/06/09 7573256
In materia di accesso abusivo a sistemi informatici di cui all'art. 615 ter cp, si è posta la questione se chi è competente ad accedere al sistema possa essere incriminato laddove ecceda le attribuzioni in relazione alle quali risulta abilitato all'accesso.
Il contrasto di giurrisprudenza sul punto viene così compendiato dalle Sezioni Unite investite del compito di risolverlo:
a concludere che integri la fattispecie criminosa prevista dall'art. 615-ter cod. pen. anche chi, autorizzato all'accesso per una determinata finalità, utilizzi il titolo di legittimazione per una finalità diversa e, quindi, non rispetti le condizioni alle quali era subordinato l'accesso. Infatti, se l'accesso richiede un'autorizzazione e questa è destinata a un determinato scopo, l'utilizzazione dell'autorizzazione per uno scopo diverso non può non considerarsi abusiva".
L'enunciata interpretazione era stata ribadita, sempre dalla Quinti) Sezione, con le sentenze: n. 37322 del 08/07/2008, Bassani, n. 1727 del 30/09/2008, Romano, n. 18006 dei 13/02/2009, Russo, n. 2987 del 10/12/ 2009, Matassich, n. 19463 del 16/02/2010, Jovanovic, n. 39620 del 22/09/2010, Lesce.
In particolare, nelle sentenze Bassani e Lesce, era stato espressamente enunciato che l'art. 615-ter c.p., comma 1 sanziona non soltanto l'introduzione abusiva in un sistema informatico protetto, ma anche il mantenersi al suo interno - contro la volontà espressa o tacita di chi abbia il diritto di escluderlo - da parte di soggetto abilitato, il cui accesso, di per sè legittimo, diviene abusivo, e perciò illecito, per il suo protrarsi all'interno del sistema per fini e ragioni estranee a quelle d'istituto.
Le Sezioni Unite, in estrema sintesi, hanno accolto l'orientamento più rigoroso ed estensivo in merito alla punibilità con alcune precisazioni.
L'accesso abusivo si verifica anche allorchè un soggetto sia abilitato all'accesso per finalità determinate che vengano tuttavia travalicate.
Ha, però, puntualizzato che le finalità eventualmente illecite per le quali il soggetto abilitato all'accesso utilizzi i dati legittimamente acquisite non possono rilevare al fine di un'incriminazione ex art. 615 ter cp ma eventualmente per altri titoli di reato.
Cassazione penale sez. un. 27 ottobre 2011 n. 4694
La fattispecie di accesso abusivo ad un sistema informatico protetto commesso dal pubblico ufficiale o dall'incaricato di pubblico ufficio con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio costituisce una circostanza aggravante del delitto previsto dall'art. 615 ter, comma primo, cod. pen. e non un'ipotesi autonoma di reato.
Integra la fattispecie criminosa di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico protetto, prevista dall'art. 615 ter c.p., la condotta di accesso o di mantenimento nel sistema posta in essere da soggetto che, pure essendo abilitato, violi le condizioni ed i limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema per delimitarne oggettivamente l'accesso. Non hanno rilievo, invece, per la configurazione del resto, gli scopi e le finalità che soggettivamente hanno motivato l'ingresso al sistema.
a) ribadiva l'affermazione della responsabilità penale di S. G. in ordine al delitto di cui all'art. 81 c.p., comma 2, e art. 615-ter c.p., comma 2, n. 1, e comma 3, perchè, quale maresciallo in servizio presso la stazione dei Carabinieri di Roma - Flaminio, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, abusivamente si introduceva nel sistema informatico denominato S.D.I. (Sistema di Indagine), in dotazione alle forze di polizia, sistema protetto da misure di sicurezza, con abuso dei poteri e violazione dei doveri inerenti la funzione di ufficiale di p.g. e con violazione delle direttive concernenti l'accesso allo S.D.I. da parte di appartenenti alle forze dell'ordine e all'Arma dei Carabinieri: in particolare, accedendo a tale sistema informatico nonostante fosse fuori dal servizio e, comunque, non dovesse svolgere alcuna indagine sul conto di M.C. ed T.A., si impossessava di notizie afferenti la sfera privata e le vicende giudiziarie di entrambi, nonchè di altre otto persone legate a vario titolo al M. (in (OMISSIS));
c) confermava le statuizioni risarcitorie in favore del M., costituitosi parte civile, 2. Secondo la ricostruzione dei fatti operata dai giudici del merito, il S. si era introdotto nel sistema informatico S.D.I., protetto da misure di sicurezza e relativo all'ordine pubblico e alla sicurezza pubblica, usando il proprio codice di identificazione per finalità diverse da quelle che gli consentivano l'accesso:
Il S. aveva quindi (acquisito una serie di informative relative alla persona del M. ed ai procedimenti penali in cui quello era coinvolto e le aveva consegnate al C., che, insieme alla T., aveva spedito la documentazione più imbarazzante al M., con la scritta "io so", quale: elemento di pressione ai fini dei procedimento di separazione quanto alla qualificazione giuridica del fatto ascritto al S., la Corte di appello specificava di condividere l'orientamento espresso dalla Corte di cassazione, Sez. 5, n. 1727 del 30/09/2008, dep. 2009, Romano, secondo il quale l'ipotesi di reato prevista dall'art. 615-ter c.p., comma 2, n. 1, sanziona anche la condotta del pubblico ufficiale che, pur essendo specificamente abilitato a consultare il sistema informatico, vi abbia però fatto accesso "con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti la funzione o il servizio ... o con abuso della qualità di operatore del sistema".
d) manifesta illogicità del trattamento sanzionatorio posto che la Corte di appello ha limitato l'efficacia delle riconosciute attenuanti generiche e operato un consistente aumento a titolo di continuazione in ragione di un tornaconto personale del S., che risulta meramente affermato a fronte dell'esclusione di ogni interesse economico del medesimo soggetto.
1. La questione di diritto per la quale i ricorsi sono stati rimessi alle Sezioni Unite è la seguente; "se integri la fattispecie criminosa di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico protetto la condotta di accesso o di mantenimento nel sistema posta in essere da soggetto abilitato ma per scopi o finalità estranei a quelli peri quali la facoltà di accesso gli è stata attribuita".
In questo senso ha argomentato, per la prima volta la Quinta Sezione, con la sentenza n. 12732 del 07/11/2000, Zara, concernente una vicenda in cui un soggetto, essendo autorizzato solo all'accesi" "per controllare la funzionalità del programma informatico", si era indebitamente avvalso di tale autorizzazione "per copiare i dati in quel programma inseriti", rilevando che; "il delitto di violazione di domicilio è stato notoriamente il modello di questa nuova fattispecie penale, tanto da indurre molti a individuarvi, talora anche criticamente, la tutela di un domicilio informatica".
Analoghe considerazioni sono state svolte dalla Seconda Sezione, con la sentenza n. 30663 del 04/05/2006, Grimoldi, ed ulteriormente sviluppate dalla Quinta Sezione con la sentenza n. 37322 del 08/07/2008, Bassani, dove è stato posto in evidenza che "la norma in esame tutela, secondo la più accreditata dottrina, motti beni giuridici ed interessi eterogenei, quali il diritto alla riservatezza, diritti di carattere patrimoniale, come il diritto all'uso indisturbato dell'elaboratore per perseguire fini di carattere economico e produttivo, interessi pubblici rilevanti, come quelli di carattere militare, sanitario nonchè quelli inerenti all'ordine pubblico ed alla sicurezza, che potrebbero essere compromessi da intrusioni o manomissioni non autorizzate. Tra i beni e gli interessi tutelati non vi è alcun dubbio ... che particolare rilievo assume la tutela del diritto alla riservatezza e, quindi, la protezione del domicilio informatico, visto quale estensione del domicilio materiale. Tanto si desume dalla lettera della norma che non si limita soltanto a tutelare i contenuti personalissimi dei dati raccolti nei sistemi informatici, ma prevede uno ius excludendi alios quale che sia il contenuto dei dati .... D'altro canto il reato di accesso abusivo ai sistemi informatici è stato collocato dalla L. 23 dicembre 1993, n. 547, che ha introdotto nel codice penale i cd.
computer's crimes, nella sezione concernente i delitti contro la inviolabilità del domicilio e nella relazione al disegno di legge i sistemi informatici sono stati disfiniti un'espansione ideale dell'area di rispetto pertinente al soggetto interessato, garantite dall'art. 14 Cost., e penalmente tutelata nei suoi aspetti più essenziali e tradizionali dagli artt. 614 e 615 cod. pen.".
Lei sentenza n. 19463 del 16/02/2010, Jovanovic, ha ravvisato la configurabilità del reato di cui all'art. 615-ter cod. pen. per "il pubblico ufficiale che, pur avendo titolo e formale legittimazione per accedere ad un sistema informatico o telematico, vi si introduca su altrui istigazione criminosa nel contesto di un accordo di corruzione propria". In tal caso già l'accesso del pubblico ufficiale - che, in seno ad un reato plurisoggettivo finalizzato alla commissione di atti contrari ai doveri d'ufficio (art. 319 cod. pen.), diventi la longa manus del promotore del disegno delittuoso - è stato ritenuto in sè "abusivo" e integrativo della fattispecie incriminatrice di cui all'art. 615-ter cod. pen., in quanto "effettuato al di fuori dei compiti d'ufficio e preordinato all'adempimento dell'illecito accordo con il terzo, indipendentemente dalla permanenza nel sistema contro la volontà di chi ha il diritto di escluderlo".
Un ulteriore argomento viene tratto dalla formula normativa "abusivamente si introduce", la quale, per la sua ambiguità, potrebbe dare luogo ad imprevedibili e pericolose dilatazioni della fattispecie penale se non fosse intesa nel senso di "accesso non autorizzato", secondo la più corretta espressione di cui alla cd.
"lista minima" della Raccomandazione R(89)9 del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, sulla criminalità informatica, approvata il 13 settembre 1989 ed attuata in Italia con la L. n. 547 del 1993, e, quindi, della locuzione "accesso senza diritto" (access ... without right) impiegata nell'art. 2 della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica (cyber crime) fatta a Budapest il 23 novembre 2001 e ratificata con la L. 18 marzo 2008, n. 48. Peraltro, come per ogni norma me rappresenta la trasposizione o l'attuazione di disposizioni sovranazionali, anche per l'art. 615-ter cod. pen. va privilegiata, tra più possibili letture, quella di senso più conforme a tali disposizioni.
In tale decisione è stato escluso che l'imputato avesse effettuato un accesso non consentito o si fosse indebitamente trattenuto, oltre modi o tempi permessi, nei registri informatizzati dell'amministrazione della giustizia, poichè l'interrogazione era stata effettuata con lei utilizzazione della chiave logica (o password) legittimamente in suo possesso. E' stato altresì evidenziato che non solo non esiste norma o disposizione interna organizzativa che inibisca al cancelliere addetto alla singoli sezione di consultane i dati del registro generale e le assegnazioni ai diversi uffici (giacchè nessuna limitazione di tal genere è prevista per la lettura dei dati ad opera degli utilizzatori del sistema), ma una inibizione siffatta sarebbe contraria ad ogni buona regola organizzativa, attese le necessità di consultazione di un ufficio giudiziario.
reato del quale viene prospettata l'esclusione sotto i profili sia della mancanza di un pericolo effettivo per gli interessi protetti dalla norma incriminatrice, sia della mancanza di prova del dolo.
La giurisprudenza di Questa Corte, che il Collegio condivide e ribadisce, configura il delitto di cui all'art. 326 cod. pen. quale reato di pericolo effettiva (e non meramente presunto) per gli interessi tutelati, nel senso che la rivelazione del segreto è punibile, non già in sè e per sè, ma in quanto suscettibile di produrre nocumento, alla pubblica amministrazione o ad un terzo, a mozzo della notizia da tenere segreta. Ne consegue che il reato non sussiste, oltre che nella generale ipotesi della notizia divenuta di dominio pubblico, qualora notizie d'ufficio ancora segrete siano rivelate a persone autorizzate a riceverle (e cioè che debbono necessariamente esserne informate per la realizzazione dei fini istituzionali connessi di segreto di cui si tratta) ovvero a soggetti che, ancorchè estranei di meccanismi istituzionali pubblici, le abbiano già conosciute, fermo restando per tali ultime persone il limite della non conoscibilità dell'evoluzione della notizia oltre i termini dell'apporto da esse fornito (vedi Sez. 6, n. 9306 del 06/06/1994, Bandiera; Sez. 5, n. 30070 del 20/03/2009, C).
- "il legittimo impedimento a comparire dell'imputato, oltre che grave e assoluto, deve presentare il carattere dell'attualità e cioè deve sussistere in relazione all'udienza per la quale egli è stato citato, in quanto l'impossibilità a presenziare alla stessa deve risultare dagli elementi addotti, come non altrimenti superabile" (così Sez. 5, n. 3392 del 14/12/2004, dep. 2005, Curaba;
9.3 Deve affermarsi pertanto l'ulteriore principio di diritto (conforme peraltro al concorde orientamento della dottrina) secondo il quale "l'ipotesi dell'abuso delle qualità specificate dall'art. 615-ter c.p., comma 2, n. 1, costituisce una circostanza aggravante delle condotte illecite descritte al comma 1 e non un'ipotesi autonoma di reato".
9.4 Nella vicenda in esame la responsabilità del S. è stata ravvisata in ordine al delitto di cui all'art. 615-ter c.p., comma 2, n. 1, e comma 3, sicchè la Corte di merito avrebbe dovuto operare il giudizio di bilanciamento delle riconosciute attenuanti genetiche con le due circostanze aggravanti (ex art. 69 cod. pen.).
Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2012