Source: http://zeta.vision/2019/09/il-caso-icardi/
Timestamp: 2020-01-26 14:17:25+00:00
Document Index: 29833151

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 11', 'art. 7', 'art. 2087', 'art. 15', 'art. 15']

﻿ Il caso Icardi - Zeta Vision
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Mentre si scrive, mancano poche ore al termine di questa sessione estiva di calciomercato e, come da tradizione, le ultime ore prima della chiusura non sono mai avare di colpi di scena. Il fenomeno mediatico che contraddistingue la nostra società ha ormai trasformato anche questo momento in uno spettacolo a sé stante, che viene raccontato tramite lunghe dirette televisive e aggiornamenti continui su social e testate web. Proprio in queste ore, però, sta succedendo qualcosa di profondamente diverso e, per certi versi, nuovo, rispetto a quanto siamo abituati a vedere e che è legato al nome del centravanti argentino Mauro Icardi. La notizia, per certi versi clamorosa, dell’avvio di una controversia tra il bomber argentino e l’Internazionale di Milano sta scuotendo il mondo del pallone con l’effetto di un terremoto di proporzioni mai viste.
La lettera di amore per i tifosi dell'Inter pubblicata da Icardi sul suo profilo Instagram
Intendiamoci, i precedenti ci sono (e.g. Pandev, Zarate, Marchetti), ma, finora, mai hanno riguardato un giocatore nel pieno della sua carriera e di livello mondiale come l’ormai ex numero 9 dell’Inter. Proprio per questo motivo, proveremo a mettere un po’ d’ordine su tutto quello che potrà succedere, di qui a pochi giorni, anticipando già che, per la velocità con cui si sta sviluppando questa vicenda, ad oggi, è molto difficile pronosticare l’esito finale di questa partita.
Ma procediamo con ordine. Ormai è di dominio pubblico che Icardi abbia chiesto con lettera del proprio legale rivolta direttamente a mezzo PEC alla società nerazzurra il reintegro e il risarcimento dei danni che sarebbero stati cagionati da asseriti comportamenti discriminatori della società. Qui, il condizionale è d’obbligo, dal momento che nel nostro sistema vige una regola generale che prevede il preciso onere a carico di chi fa una domanda di provarne tutti i fatti costitutivi che la sostengono. In altre parole, la domanda che si fa ad un giudice non può essere vaga e generica, ma deve essere corredata e sostenuta da tutti i fatti che, secondo chi la sta ponendo, la giustificano. Ad esempio, se mi hai escluso dalla squadra e non posso più allenarmi con gli altri, non posso più accedere ai campi ed alle strutture della società, o, addirittura, mi posso allenare solo in orari differenti rispetto agli altri giocatori. Lo stesso dicasi per il risarcimento di un danno (nel caso di specie, calcolato sulla base del 20% dello stipendio). L’esclusione degli ultimi mesi non mi ha permesso di concludere dei contratti di sponsorizzazione che stavano per essere conclusi, ma gli sponsor non hanno più voluto abbinare la loro immagine alla mia proprio perché da bomber della squadra sono passato ad emarginato. E così via.
Un processo, sia esso davanti ad un Tribunale o davanti ad un arbitrato (che deriva da un accordo per il quale si devolve una causa ad un giudice privato), altro non è che una narrazione, un racconto. Partendo dalle molteplici verità storiche, prospettate dalle singole parti di causa, viene ricostruita una verità processuale, che poi diventa l’unica perseguibile, quando viene emessa una sentenza e non viene impugnata nei termini (si dice, “passa in giudicato”). Per questo motivo, provare quello che si asserisce è la preoccupazione principale di ogni avvocato.
“Avvocato c’è spazio per una causa?” “Certo”.
“Il Giudice mi darà automaticamente ragione” “dipende”. Da questo.
I calciatori sono dei lavoratori subordinati è, quindi, assoggettati, oltre che alle regole speciali dello sport (che ha un suo ordinamento settoriale), anche a quelle generali dettate dal diritto civile. I calciatori hanno un contratto collettivo che viene sottoscritto tra la FIGC, la Lega Serie A e l’A.I.C. (Associazione Italiana Calciatori) e le norme di riferimento sono gli artt. 7.1 e 12.6.
Un processo, sia esso davanti ad un Tribunale o davanti ad un arbitrato (che deriva da un accordo per il quale si devolve una causa ad un giudice privato), altro non è che una narrazione, un racconto.
La lettera del legale di Icardi indirizzata alla società neroazzurra
Il primo prevede che: “la Società fornisce al Calciatore attrezzature idonee alla preparazione e mette a sua disposizione un ambiente consono alla sua dignità professionale. In ogni caso il Calciatore ha diritto di partecipare agli allenamenti e alla preparazione precampionato con la prima squadra, salvo il disposto di cui infra sub art. 11”.
Il secondo prevede che: “in ogni ipotesi in cui il Calciatore sia escluso, anche in via preventiva, dalla preparazione e/o dagli allenamenti con la prima squadra, resta comunque fermo l’obbligo della Società di fornire al Calciatore attrezzature idonee alla preparazione atletica e mettere a sua disposizione un ambiente consono alla sua dignità professionale ai sensi dell’art. 7.1., salva espressa rinuncia scritta del Calciatore”.
Per quanto riguarda le seconde, un accenno, forse, può essere fatto all’art. 2087 c.c., per cui il datore di lavoro “è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.
I fatti che testimonierebbero l’esclusione di Icardi sembrano essere, paradossalmente, quelli più lontani dal rettangolo verde e, forse, lesivi dell’integrità morale del calciatore, più che, come detto, di quella fisica. In particolare, l’aver tolto all’argentino, prima la fascia di capitano e poi la maglia numero 9 e l’averlo allontanato dalle iniziative promozionali della squadra. Queste circostanze possono essere giustificate dal fatto che il giocatore sia stato dichiarato cedibile e messo sul mercato dalla società già dall’inizio dell’attuale sessione di mercato. Se esclusione c’è stata, pertanto, diventa molto difficile sostenere che la stessa sia stata celata. Tra l’altro, questi comportamenti, presi singolarmente, sono del tutto insufficienti a provare che vi sia stato un preciso disegno di esclusione di un giocatore (anche perché, casi simili sono assolutamente all’ordine del giorno in tutti i campionati di calcio del mondo), ma il discorso potrebbe cambiare se questi fatti venissero affiancati da altri. La giurisprudenza ha incontrato, negli anni, atteggiamenti come l’allontanamento dai campi di allenamento o, addirittura, la sospensione del pagamento degli stipendi. Circostanze che, nel caso di specie, sembrano non essersi mai verificate.
I fatti che testimonierebbero l’esclusione di Icardi sembrano essere, paradossalmente, quelli più lontani dal rettangolo verde e, forse, lesivi dell’integrità morale del calciatore, più che, come detto, di quella fisica. In particolare, l’aver tolto all’argentino, prima la fascia di capitano e poi la maglia numero 9 e l’averlo allontanato dalle iniziative promozionali della squadra.
Un allenatore può benissimo decidere di escludere un giocatore senza possibilità alcuna che chiunque possa modificare le sue scelte. Se, al contrario, ci fossero state delle ingerenze della società nelle scelte tecniche del mister si tratterà di dimostrarlo.
Nel caso di Icardi, sembra che l’Inter stia – comunque – permettendo al giocatore di allenarsi regolarmente e che non gli sia mai stato precluso alcun accesso alle strutture sportive della società. Chiaramente, una simile circostanza cambierebbe tutto. Un conto è negare a un giocatore la possibilità concreta di allenarsi e mantenersi nella forma fisica necessaria a farlo giocare in ambito professionistico, un altro è non considerarlo tra i giocatori a fondamento di un progetto tecnico. Su questo punto c’è la più ampia discrezionalità dell’allenatore che, come da frase iconica delle interviste televisive “è pagato per fare delle scelte”. Icardi parrebbe lamentare l’esclusione dalle riunioni tattiche e dalle cd. “partitelle di allenamento” che sono preparatorie alle gare ufficiali. In questi momenti, un allenatore può benissimo decidere di escludere un giocatore, ad esempio perché non lo ritiene pronto fisicamente o non sufficientemente concentrato, senza possibilità alcuna che chiunque possa modificare le sue scelte. Se, al contrario, ci fossero state delle ingerenze della società nelle scelte tecniche del mister, si tratterà, appunto, di dimostrarlo. Cosa non affatto semplice.
Visto che ci siamo, approfondiamo un altro aspetto estremamente interessante di questa vicenda. Come detto, Icardi ha chiesto il reintegro (di cui si è parlato) e non la risoluzione del contratto che lo lega alla società nerazzurra. Avrebbe potuto farlo? A livello internazionale, l’art. 15 dell’ultima versione delle Regulations on the Status and Transfer of Players, prevede che: “An established professional who has, in the course of the season, appeared in fewer than ten per cent of the official matches in which his club has been involved may terminate his contract prematurely on the ground of sporting just cause. Due consideration shall be given to the player’s circumstances in the appraisal of such cases. The existence of sporting just cause shall be established on a case-by-case basis. In such a case, sporting sanctions shall not be imposed, though compensation may be payable. A professional may only terminate his contract on this basis in the 15 days following the last official match of the season of the club with which he is registered”. La FIFA prevede, quindi, una percentuale minima di impiego (10%) che un calciatore possa sfruttare a suo favore per richiedere di essere liberato dal vincolo che lo lega al club. Se l’impiego minimo non viene raggiunto, il calciatore ha diritto al recesso dal contratto. Ci sono, però, delle condizioni. Anche qui non si è in presenza di una condizione automatica, ma si dovrebbe, comunque, passare per il vaglio di un organo giudicante che ha, pur sempre, un’ampia discrezionalità. In primo luogo, occorrerà verificare il rispetto del termine di decadenza per la proposizione della domanda (15 giorni dall’ultima gara ufficiale della stagione). In parole semplici, “decadenza” vuol dire che se non si fa qualcosa entro un determinato lasso di tempo che è stabilito dalla legge, si perde quel diritto. Dopo di che, l’organo giudicante sarebbe chiamato a verificare la sussistenza non di una sola condizione, bensì di altre due condizioni preliminari:
1) Icardi è un “established player” al quale si piò applicare tale norma? (molto probabilmente, sì);
2) È stato effettivamente impiegato per meno del 10% delle gare ufficiali dell’Inter? (impossibile dirlo ad oggi);
Se tutte queste condizioni sussistono, allora l’organo giudicante dovrà verificare nel merito le specifiche circostanze rilevanti. Come ad esempio, il comportamento del giocatore ed i suoi eventuali infortuni, o il comportamento della società. Anche perché, tutto ruota attorno al concetto di “impIego”, che, naturalmente, è molto interpretabile. Per la giurisprudenza, tale termine non è sinonimo di far giocare un calciatore, bensì di convocare. Quindi, anche di portarlo in panchina. A ciò si aggiunga che se un giocatore venisse fatto giocare per i 5-10 minuti finali delle partite necessarie a raggiungere il 10% di quelle ufficiali, diverrebbe davvero molto difficile applicare l’ipotesi prevista dall’art. 15.
In conclusione, lo scenario tra Icardi e l’Inter appare ancora decisamente aperto e se le parti sceglieranno di proseguire con l’azione legale, la telenovela è destinata a prolungarsi ancora per alcuni mesi, essendo possibile, dopo i gradi ordinari della giustizia sportiva nostrana, anche un appello al TAS di Losanna.
Più facile, forse, prevedere una soluzione transattiva tra società e giocatore che lasci scontenti entrambi, ma che possa permettere di chiudere questa vicenda in tempi certamente più brevi. Sempre che non vi sia una cessione negli ultimi minuti di mercato.
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