Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-22320-del-25-09-2017
Timestamp: 2020-05-27 21:37:17+00:00
Document Index: 133272071

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 617', 'sentenza ', 'art. 369', 'art. 372', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 372', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 12', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 22320 del 25/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22320 del 25/09/2017
Cassazione civile, sez. VI, 25/09/2017, (ud. 27/06/2017, dep.25/09/2017), n. 22320
avverso la sentenza n. 423/2016 del TRIBUNALE di LECCO, depositata il
l’avv. P.A. ricorre, affidandosi a due motivi, per la cassazione d la sentenza n. 423 del 14.6.16, notificata il 16.6.16, con cui Tribunale di Lecco ha rigettato le opposizioni ex art. 617 cod. proc. civ. da lui proposte con atti di citazione notificati il 28.1.15 avverso notifiche a lui operate il 22.1.15 in via telematica dall’avv. C.R. e relative a precetti fondati su sentenze nn. 361/14 del giudice di pace di Lecco e 861/14 del tribunale di Lecco, incentrate sull’illeggibilità degli allegati con estensione “.p7m”;
deve darsi atto che, indicato in ricorso che la sentenza impugnata (la n. 423/16 del tribunale di Lecco) è stata notificata in data 16/06/2016, la copia notificata non risulta ritualmente depositata in atti entro il termine previsto dall’art. 369 c.p.c., comma 1, in quanto a tanto il ricorrente si è indotto soltanto con la notifica di documenti ai sensi dell’art. 372 c.p.c. non prima del 07/06/2017, come risulta dal relativo elenco prodotto in atti: non rilevando la dedotta difficoltà di scarico del relativo documento informatico, oltretutto nemmeno essendo stata al riguardo formulata una rituale istanza di rimessione in termini e sempre ammesso che ne risultassero i presupposti, visto che, per quanto si dirà, sarebbe stato comunque onere del professionista destinatario della notifica munirsi dei minimali strumenti informatici richiesti dal sistema normativo, anche secondario, per leggere o decodificare le notifiche delle controparti (o le comunicazioni o notifiche della cancelleria) eseguite col sistema della posta elettronica certificata;
al riguardo, la giurisprudenza di questa Corte è fermissima nel comminare la sanzione dell’improcedibilità in caso di mancato deposito della copia notificata della sentenza gravata entro il termine di venti giorni dall’ultima notificazione del ricorso, tutte le volte che lo stesso ricorrente – come avviene nella specie – deduca che la sentenza stessa gli sia stata notificata, ammettendo solo un deposito tardivo ai sensi dell’art. 372 c.p.c., purchè esso avvenga appunto entro il medesimo termine previsto a pena di improcedibilità (per tutte: Cass. Sez. U. ord. 16/04/2009, n. 9005, seguita da numerose successive; nè potendo operare, nella specie e per le sue peculiarità, il principio più permissivo in questi giorni affermato da Cass. Sez. U. 02/05/2017, n. 10648, che esclude l’improcedibilità ove la copia notificata sia comunque stata presente, entro quel termine, negli atti del fascicolo, non importa da chi prodotta o come acquisita);
ad oggi (ma con disposizioni di contenuto sostanzialmente analogo a quelle previgenti ed applicabili ai precetti resi oggetto delle opposizioni per cui è causa), il formato dell’atto del processo in forma di documento informatico è regolato, in via di sostanziale delegificazione, dall’art. 12 del Provvedimento 28/12/2015 del Direttore Generale per i sistemi informativi automatizzati (DGSIA) del Ministero della Giustizia in forza dell’art. 11 del decreto del Ministro della giustizia del 21/02/2011, n. 44, recante il “Regolamento concernente le regole tecniche per l’adozione nel processo civile e nel processo penale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in attuazione dei principi previsti dal D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, ai sensi del D.L. 29 dicembre 2009, n. 193, art. 4, commi 1 e 2, convertito nella L. 22 febbraio 2010, n. 24 e successive modificazioni”;
quanto al secondo motivo, è di lampante evidenza che non può integrare violazione dei doveri di lealtà e probità una condotta che si è mantenuta nel pieno rispetto della normativa, anche solo di rango regolamentare, in tema di notificazione telematica degli atti del processo, quando ad essa è poi corrisposto il mancato assolvimento di un preciso onere di autodotazione di strumenti di decodifica o lettura idonei a mettere in grado il professionista di interagire con il sistema di notifiche telematiche di atti processuali nativi informatici reso legittimo dalla normativa primaria e da quella secondaria ad essa complementare e da essa espressamente a tanto abilitata: tale pieno rispetto essendo stato accertato dal giudice del merito e non essendo stato oggetto di valida impugnazione neppure in questa sede; mentre non sussiste giammai un diritto del soccombente totale – quale deve, nella specie, definirsi il P. – alla compensazione, che resta sempre, anche nel caso di novità della domanda, rimessa alla valutazione discrezionale del giudicante (per tutte: Cass. ord. 31/03/2017, n. 8421; Cass. 19/06/2013, n. 15317; Cass. 03/07/2000, n. 8889);
rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 900,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis, dello stesso art. 13.