Source: http://www.diritto-civile.it/I-Contratti/Partite-Iva-e-cococo-dopo-la-Fornero.html
Timestamp: 2020-01-21 15:44:54+00:00
Document Index: 129242757

Matched Legal Cases: ['art. 61', 'art. 61', 'art. 1', 'art. 69', 'art. 69', 'art. 61', 'art. 69', 'art. 69']

Partite Iva e cococo dopo la Fornero
Dal 12/06/09 13336701
Partite Iva e cococo dopo la Fornero - la presunzione della sussistenza di collaborazioni coordinate e continuative con i titolari di partita IVA dopo la riforma Fornero
La disciplina e l'ambito applicativo delle collaborazioni coordinate e continuative sono stati modificati dalla legge n 92 del 2012 che è intervenuta, con finalità antielusive e di tutela, sul tessuto normativo di cui agli artt. 61 e ss del D.Lgs. n 276 del 2003 (c.d. Riforma Biagi).
Il citato decreto, con l'art. 61, aveva stabilito l'obbligo che tutte le collaborazioni coordinate e continuative fossero riconducibili ad un progetto o a una fase/programma di lavoro; tale progetto, programma o fase di lavoro dovevano poi individuarsi espressamente in un contratto in forma scritta.
In difetto, il contratto di collaborazione coordinata e continuativa poteva convertirsi, con pronuncia giudiziale, in un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Riforma Biagi, in sostanza, aveva, salvo eccezioni delle quali diremo, imposto il contratto a progetto quale forma contrattuale necessaria per intraprendere un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa.
Le eccezioni, individuate nell'art. 61 del D.Lgs. n. 276 del 2003 riguardavano (e tutt'ora riguardano):
i rapporti lavorativi non eccedenti i 30 giorni in un anno con un unico committente a condizione che il compenso complessivamente riconosciuto non sia superiore a Euro 5.000,00;
i rapporti lavorativi con gli iscritti ad Albi o Registri in relazione alle attività regolamentate per le quali sia richiesta l'iscrizione;
i rapporti lavorativi instaurati con i pensionati di vecchiaia;
i rapporti lavorativi con i componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e i partecipanti a collegi e commissioni
i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa comunque rese e utilizzate a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciute dal C.O.N.I.
Posto dunque l'obbligo di ricondurre le collaborazioni coordinate continuative nell'alveo di uno specifico progetto, una delicata questione riguardava la distinzione tra queste e i rapporti lavorativi autonomi che, in quanto tali, restavano al di fuori del campo d'applicazione degli artt. 61 e ss del D.Lgs. n 276 del 2006; ciò anche per la diversa disciplina previdenziale nelle due diverse ipotesi. Mentre l'obbligo contributivo, con riferimento alle collaborazioni coordinate e continuative, grava sul committente anche per la quota del lavoratore (con suddivisione del carico per 1/3 in capo al lavoratore e per 2/3 in capo al committente), detto obbligo, con riferimento ai rapporti di lavoro autonomo, grava sul lavoratore per intero in quale, con la fattura, addebita una maggiorazione del 4% al committente a titolo di rivalsa.
La Riforma Fornero è intervenuta con una specifica disposizione intesa a "stanare" le collaborazioni coordinate continuative "mascherate" da rapporti di lavoro autonomo dietro lo schermo formale dell'apertura della partita IVA.
E' stato così introdotto, dal comma 26 dell'art. 1 della Legge n 92 del 2012, l'art. 69 bis del D.Lgs. n 276 del 2003 che ha previsto l'applicazione dell'intera disciplina, anche per i profili previdenziali, relativa alle collaborazioni coordinate continuative di cui agli artt. 61 e ss del D.Lgs. n. 276 del 2003 con riferimento ai rapporti lavorativi instaurati con titolari di parita IVA se:
E' fatta comunque salva la facoltà di prova contraria per il committente.
La presunzione, peraltro, non opera qualora la prestazione lavorativa:
c) con riferimento alle prestazioni lavorative svolte nell’esercizio di attività professionali per le quali l’ordinamento richiede l’iscrizione ad un ordine professionale, ovvero ad appositi registri, albi, ruoli o elenchi professionali qualificati e detta specifici requisiti e condizioni.
Ai sensi del comma 4 del nuovo art. 69 bis, d.lgs. n. 276/2003, la sussistenza degli indici presuntivi di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa determina l’integrale applicazione delle disposizioni relative all’obbligo di apposizione del progetto (art. 61, e ss, d.lgs. n. 276/2003), ivi compresa la conversione del rapporto (da autonomo a subordinato) conseguente all’omessa o illegittima apposizione del progetto (art. 69, c. 1, d.lgs. n. 276/2003).
Sotto il profilo previdenziale, quando la prestazione di lavoro autonomo si configura come collaborazione coordinata e continuativa, gli oneri contributivi derivanti dall’obbligo di iscrizione alla gestione separata dell’INPS sono a carico per due terzi del committente e per un terzo del collaboratore, il quale, nel caso in cui la legge gli imponga l’assolvimento dei relativi obblighi di pagamento, ha il relativo diritto di rivalsa nei confronti del committente.
Le previsioni dell’art. 69 bis, d.lgs. n. 276/2003 si applicano ai rapporti instaurati successivamente alla data di entrata in vigore della legge.
Per i rapporti in essere al momento dell’entrata in vigore della legge le predette disposizioni si applicano decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.
Art. 61 e 69 bis D.Lgs. n 276 del 2003
Ferma restando la disciplina degli agenti e rappresentanti di commercio, i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa prevalentemente personale e senza vincolo di subordinazione, di cui all'articolo 409, numero 3), del codice di procedura civile, devono essere riconducibili a uno o piu' progetti specifici determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore. Il progetto deve essere funzionalmente collegato a un determinato risultato finale e non puo' consistere in una mera riproposizione dell'oggetto sociale del committente, avuto riguardo al coordinamento con l'organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l'esecuzione dell'attivita' lavorativa. Il progetto non puo' comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi o ripetitivi, che possono essere individuati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale (1).