Source: http://www.rivistadirittotributario.it/2019/11/20/caso-falsificazione-dei-documenti-transito-anche-lautista-risponde-dellobbligazione-doganale/
Timestamp: 2020-05-30 10:52:57+00:00
Document Index: 79862500

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 203', 'art. 79', 'sentenza ', 'art. 226', 'art. 215', 'art. 233', 'art. 233', 'sentenza ', 'art. 79', 'art. 79', 'sentenza ']

In caso di falsificazione dei documenti di transito anche l’autista risponde dell’obbligazione doganale
Di Lorenzo Ugolini - 20 novembre 2019
(commento a Cass., sez. trib., 27 giugno 2019, n. 17237)
1. Il soggetto che guida il camion di proprietà della società sub-vettore è responsabile in solido con essa dell’obbligazione doganale sorta a seguito del mancato appuramento del regime del transito esterno.
Egli, infatti, in qualità di autista del mezzo, avrebbe dovuto, secondo ragione, sapere che si trattava di merce vincolata a un regime doganale, giacché la stessa era scortata dai documenti di trasporto T1 emessi da un’autorità doganale europea.
Tale principio è stato espresso dalla Corte di Cassazione, la quale, con la sentenza 27 giugno 2019, n. 17237, si è pronunciata sull’individuazione della figura del debitore quando l’obbligazione doganale sorge in seguito a inosservanza.
La vicenda trae origine da una verifica effettuata dalla Dogana italiana su documenti T1 trasmessi dalla Dogana francese per un controllo in merito alla loro autenticità. Tali esemplari, infatti, sarebbero stati restituiti alle autorità estere timbrati, ma le firme di appuramento dei funzionari nazionali sarebbero risultate false.
L’Ufficio ha così recuperato i maggiori diritti doganali in capo all’autista, incaricato del trasporto della merce dalla Svizzera a Paesi extracomunitari, transitante per la Francia e l’Italia, con uscita dall’Ue presso la città di Trieste.
Tale soggetto, in particolare, è stato ritenuto obbligato in solido con la Società sub-vettore, ai sensi dell’art. 203 Reg. CEE 2913/92 (attuale art. 79, Reg. Ue 952/2013, Codice doganale dell’Unione, CDU), giacché sapeva, o avrebbe dovuto ragionevolmente sapere, che l’introduzione dei beni nell’Unione europea era irregolare, non essendo il regime di transito mai stato realmente appurato.
Per tale motivo, secondo l’Agenzia delle dogane, sarebbe sorta un’obbligazione tributaria per sottrazione della merce al controllo doganale, indipendentemente dalla consapevolezza dell’autista del mezzo circa la falsificazione dell’appuramento dei documenti di transito T1.
2. Com’è noto, il regime speciale del transito doganale si distingue in: transito unionale (le merci circolano, sotto controllo doganale, da una località all’altra dell’Ue) e transito comune (le merci circolano, sotto controllo doganale, tra l’Ue e i Paesi EFTA, nonché tra questi ultimi).
Il transito unionale, a sua volta, può essere esterno ovvero interno (sul tema, v. D’ALFONSO F., Il regime speciale del transito, in L’Iva, 2019, 23 ss. e Manuale del transito, Taxud/A2/TRA/003/2016-IT, in www.adm.gov.it./portale/documents).
Quest’ultimo consente, in estrema sintesi, a merci unionali di circolare da un punto a un altro del territorio doganale dell’Ue, attraversando un paese o un territorio non facente parte dell’Unione, senza che muti la loro posizione doganale.
Il transito esterno, invece, oggetto della sentenza in esame, è un regime sospensivo che permette a merce non unionale di circolare all’interno del territorio doganale dell’Unione senza essere soggetta a dazi all’importazione, altri oneri e altre misure di politica commerciale (art. 226, CDU).
Ai sensi dell’art. 215, par. 2, CDU, il regime di transito è appurato dalle autorità doganali quando esse sono in grado di stabilire, sulla base di un confronto tra i dati di cui dispone l’ufficio doganale di partenza e quelli di cui dispone l’ufficio doganale di destinazione, che il regime si è concluso correttamente.
La conclusione del regime di transito, che ha luogo presso l’ufficio doganale di destinazione, non equivale all’appuramento del regime stesso: spetta, infatti, all’ufficio doganale di partenza, sulla base delle informazioni fornite dall’ufficio doganale di destinazione, decidere se il regime di transito può essere appurato o meno.
3. L’art. 233, CDU prevede che il soggetto responsabile della procedura è, in primo luogo, il titolare del regime di transito, il quale è tenuto a presentare le merci intatte alla Dogana di destino nel termine prescritto.
Sono altresì obbligati a tale adempimento anche gli spedizionieri o i destinatari di merci, che le accettano sapendo che esse circolano in regime di transito (art. 233, par. 3, CDU).
Con particolare riferimento alla figura dello spedizioniere, la Corte di Giustizia, con la sentenza 21 dicembre 2016, C-547/15, ha affermato che tale nozione “designa ogni persona, compreso un sub-spedizioniere, che realizzi il trasporto effettivo di merci poste in regime di transito comunitario estero e abbia accettato detto trasporto sapendo che le merci erano soggette a tale regime”.
Nel caso in cui il regime di transito non venisse appurato per mancata presentazione della merce all’ufficio doganale di destinazione, si verifica un’ipotesi di sottrazione al controllo doganale, inteso nel senso di qualsiasi azione od omissione che ha come risultato impedire all’autorità doganale competente di accedere a beni sotto vigilanza doganale (Corte di Giust., 25 giugno 2015, C-187/14 e 29 ottobre 2015, C-319/14, entrambe in www.curia.europa.eu)
Anche la falsificazione dell’appuramento dei documenti di transito T1 rappresenta un’ipotesi di sottrazione alla vigilanza doganale che ha l’effetto di impedire all’autorità competenti di effettuare gli opportuni accertamenti doganali, i quali consentono all’Ufficio di determinare concretamente se il regime di transito si sia concluso in modo corretto.
Tali inadempimenti integrano un presupposto impositivo, ai sensi dell’art. 79, par. 1, lett. a), CDU, il quale prevede espressamente che “per merci soggette ai dazi all’importazione, sorge un’obbligazione doganale all’importazione in seguito all’inosservanza di uno degli obblighi stabiliti dalla normativa doganale in relazione all’introduzione di merci non unionali nel territorio doganale dell’Unione, alla loro sottrazione alla vigilanza doganale o per la circolazione, la trasformazione, il magazzinaggio, la custodia temporanea, l’ammissione temporanea o la rimozione di siffatte merci all’interno di tale territorio”.
4. Nei casi di inosservanza, derivante dalla sottrazione alla vigilanza doganale di merce vincolata al regime del transito per falsificazione dell’appuramento dei documenti di trasporto T1, il debitore, ex art. 79, par. 3, CDU, deve essere individuato in:
qualsiasi persona che era tenuta a rispettare gli obblighi in questione;
qualsiasi persona che sapeva o avrebbe dovuto ragionevolmente sapere che non era rispettato un obbligo previsto dalla normativa doganale e che ha agito per conto della persona tenuta a rispettare l’obbligo, o che ha partecipato all’atto che ha dato luogo al mancato rispetto dell’obbligo;
qualsiasi persona che ha acquisito o detenuto le merci in questione e che sapeva o avrebbe dovuto ragionevolmente sapere nel momento in cui le ha acquisite o ricevute che non era rispettato un obbligo previsto dalla normativa doganale.
In virtù di tale disposizione e dell’orientamento giurisprudenziale della Corte di Giustizia (causa C-547/15, pag. 26), a seguito dell’inosservanza delle disposizioni comunitarie relative al regime del transito esterno, sorge un’obbligazione doganale in capo al soggetto che ha sottratto i prodotti al controllo dell’autorità competente, il quale, in qualità di sub-spedizioniere, ha realizzato il trasporto effettivo dei beni e doveva essere a conoscenza del vincolo gravante sugli stessi.
A tale conclusione è giunta la Corte di Cassazione con la sentenza in commento, secondo cui la responsabilità solidale dell’autista del camion si fonda sul fatto che “quest’ultimo avrebbe dovuto, secondo ragione, sapere che si trattava di merce soggetta al regime di transito comunitario esterno, essendo la merce trasportata scortata dai documenti di transito esterno T1 emessi dalla dogana francese e attestanti che la merce caricata sul camion (…) aveva proseguito il viaggio verso i Paesi [extracomunitari] e uscita dalla Comunità di Trieste – il che non era avvenuto”.
Il mancato appuramento del transito fa, pertanto, sorgere un’obbligazione doganale anche nei confronti di colui che realizza il trasporto effettivo delle merci vincolate a tale regime, in quanto co-responsabile del buon esito dell’operazione.
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