Source: http://www.medialaws.eu/hate-speech-e-misure-nazionali-di-sospensione-delle-trasmissioni-televisive-il-caso-rtr-planeta/
Timestamp: 2020-07-12 19:23:50+00:00
Document Index: 93459834

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 27', 'art. 6', 'art. 27', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 53', '§ 1', 'art. 62', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 28']

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Sommario: 1. Introduzione – 2. La procedura di cui all’art. 3 Direttiva SMAV – 3. Il caso RTR Planeta – 4. Conclusioni
La Commissione europea con decisione del 4 maggio 2018[1] si è espressa a favore della compatibilità con il diritto dell’Unione europea della misura adottata dall’Authority lituana sui servizi radiotelevisivi (LRTK) di sospensione temporanea delle trasmissioni della rete russa RTR Planeta, sulla base delle previsioni eccezionali contenute nell’art. 3 della direttiva 2010/13/UE (Direttiva sui servizi di media audiovisivi, c.d. “Direttiva SMAV”).
L’analisi della decisione della Commissione, che tra l’altro non è la prima che ha interessato RTR[2], emittente russa che ritrasmette dalla Svezia, costituisce lo spunto per svolgere alcune riflessione sulla procedura di cui all’art. 3 della Direttiva SMAV, che, in deroga al principio dell’home country control[3], concede agli Stati la possibilità di interventi restrittivi nei confronti delle libertà informative.
La procedura di cui all’art. 3 della Direttiva SMAV
L’art. 3 della Direttiva SMAV, dopo aver affermato il dovere degli Stati membri di assicurare la libertà di ricezione dei servizi di media audiovisivi e ponendo il divieto di ostacolare la ritrasmissione di quelli provenienti da altri paesi membri «per ragioni attinenti ai settori coordinati dalla presente direttiva» prevede, al c. 2, alcune deroghe a tale principio al ricorrere di precise condizioni, relative sia alle tipologie di condotte che a previsioni di tipo procedurale.
Per consentire la deroga del principio dell’home country control vi deve essere una violazione «in maniera evidente, grave e seria» di alcuni obblighi previsti in funziona di tutela dei diritti delle persone dall’art. 27, par. 1 o 2, e/o dall’art. 6 (lett. a). In particolare, l’art. 27 prevede, al c. 1. un divieto assoluto di programmi che possano «nuocere gravemente allo sviluppo fisico, mentale o morale dei minori, in particolare programmi che contengono scene pornografiche o di violenza gratuita» e, al c. 2, un divieto relativo di altri programmi che possano nuocere allo sviluppo fisico, mentale o morale dei minori «a meno che la scelta dell’ora di trasmissione tecnico o qualsiasi altro accorgimento tecnico escludano che i minori che si trovano nell’area di diffusione vedano o ascoltino normalmente tali programmi».
L’art. 6 invece, che sarà quello invocato nel caso che qui si esamina, afferma, in termini più generali, che gli Stati membri debbano assicurare «con misure adeguate» che i servizi di media audiovisivi soggetti alla loro giurisdizione «non contengano alcun incitamento all’odio basato su razza, sesso, religione o nazionalità».
Il caso RTR Planeta
Il 14 febbraio 2018 la LRTK adotta una decisione di sospensione sul territorio lituano delle trasmissioni dell’emittente RTR Planeta per un periodo di 12 mesi, sulla base delle previsioni contenute nella normativa interna in materia, la Law on Provision of Information to the Public. Al centro delle contestazioni della LRTK vi erano alcuni programmi (“Duel. Vladimir Solovyov Programme”, “Evening with Vladimir Solovyov”) i cui contenuti avrebbero incitato all’odio e alla violenza sulla base della nazionalità e avrebbero istigato alla guerra e al terrorismo violando l’art. 6 della Direttiva SMAV. In particolare, nel corso di tali trasmissioni sarebbero state auspicate forme di violenza fisica contro il popolo americano e inglese, si sarebbe paventata un’invasione dell’Ucraina e della Francia, minacciandosi un ritorno all’Unione sovietica.
Le Autorità lituane aprono un procedimento nei confronti di tali trasmissioni che si conclude, a seguito dei vari step procedimentali previsti dall’art. 3 della Direttiva SMAV, e dopo il fallimento del tentativo amichevole di risoluzione della controversia, con la decisione di sospensione delle trasmissioni di RTR Planeta per un periodo di dodici mesi.
La Commissione è quindi chiamata a valutare la compatibilità di una misura nazionale incidente sulla libertà d’informazione con il diritto europeo, e in particolare con l’art. 3 della Direttiva SMAV, avendo la facoltà, in caso che non la ritenga conforme, di disporne la revoca[12].
Risulta evidente come, in questo caso, l’attività interpretativa della Commissione operi in un ambito estremamente delicato segnato, da un lato, dalla tutela di un diritto fondamentale, riconosciuto anche nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (art. 11), la libertà di espressione e dall’altro dalla necessità di tutelare altri valori, collegati alla tutela di interessi privati e pubblici, quali il benessere psico-fisico dei minori, il divieto di “incitamento all’odio”, di veicolare idee discriminatorie o aventi contenuto “terroristico”.
Con particolare riferimento alla vicenda RTR possiamo registrare come gli orientamenti maggiormente favorevoli a un’interpretazione assai ampia delle libertà informative mal sopportino l’imposizione di limiti all’informazione e questo pare l’atteggiamento della Svezia, affiancata dalla Russia, laddove essa nella sua “linea difensiva” sostiene che nel corso di programmi di informazione politica in diretta debba essere consentito ai partecipanti di esprimere la propria opinione senza alcuna limitazione. Tale assunto viene invece respinto dalla Commissione che, sulla scia della giurisprudenza europea sul punto (sentenza Mesopotamia Broadcast e Roy TV), ritiene che i programmi in questione costituiscano “incitamento all’odio” ai sensi dell’art. 3 della Direttiva SMAV.
La Commissione, dopo aver ribadito la centralità della freedom of expression, «founding element of democratic states», precisa tuttavia come questa possa incontrare dei limiti collegati a interessi pubblici (la national security) e alla protezione della reputazione delle persone. Sulla scorta della giurisprudenza europea viene precisato come il divieto di «incitamento all’odio», previsto nell’art. 6 della Direttiva, costituisce un motivo di divieto fondato sull’ordine pubblico diverso da quello relativo alla tutela dei minori[16] e come con la nozione di “odio” si intenda «un sentimento di animosità o di ripulsa contro un insieme di persone»[17].
Sulla base dunque di tali indicazioni, per la particolare natura dei contenuti trasmessi da RTR, che richiamano minacce di occupazione o distruzione di altri Stati compresi alcuni paesi baltici, a nulla rilevando che questi siano stati espressi in trasmissioni di informazione politica in diretta, la Commissione ritiene di ravvisare «manifestly, seriously and gravely» una violazione dell’art. 6 della Direttiva SMAV.
Il nuovo art. 3 sulle trasmissioni transfrontaliere, che prevede il regime di eccezioni all’obbligo di ritrasmissione, viene riscritto unificandosi la disciplina, prima differenziata, tra servizi lineari e non lineari e modificandosi alcuni aspetti procedurali. Tra le condotte che possono giustificare divieti nazionali di ritrasmissioni, prima applicabili ai soli servizi di media audiovisivi a richiesta[20], ora si prevede anche «il rischio serio e grave di pregiudizio per la pubblica sicurezza, compresa la salvaguardia della sicurezza e della difesa nazionale» e il pregiudizio per la sanità pubblica[21]. Molto interessanti e innovative appaiono poi le previsioni relative all’hate speech. In via preliminare la nuova versione della direttiva prevede nel Considerando 8 che la definizione di «incitamento all’odio» dovrebbe essere allineata alla definizione contenuta nella decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio che la definisce come «istigazione pubblica alla violenza e all’odio» richiedendosi anche un’armonizzazione dei motivi su cui si basa l’istigazione alla violenza o all’odio. Inoltre nei Considerando 26 e 28 si sottolinea come particolare attenzione debba essere prestata ai contenuti nocivi e ai discorsi di incitamento all’odio trasmessi sulle piattaforme di condivisione, con particolare riguardo alla tutela dei minori, prevedendosi poi specifici divieti[22].
Nel nuovo art. 6 con riferimento ai servizi di media audiovisivi i contenuti dell’hate speech vengono identificati «nell’istigazione alla violenza e all’odio nei confronti di gruppi di persone o un membro di tale gruppo definito in riferimento al sesso, all’origine razziale o etnica, alla confessione alla disabilità, all’età o all’orientamento sessuale». Viene poi ribadito che, nell’adozione di misure adeguate per la tutela dei diritti delle persone occorre svolgere un delicato bilanciamento tra diritti fondamentali anche alla luce del principio di proporzionalità (Considerando 31).
[7] Mancando al riguardo la base giuridica che appare comunque necessariamente collegata alla libera prestazione dei servizi nel mercato interno (art. 53, § 1 del TFUE in combinato disposto con l’art. 62 del TFUE).
[11] Tale termine appare eccessivamente breve e infatti nella proposta di revisione della Direttiva il termine per concludere il tentativo di soluzione amichevole viene aumentato a 30 giorni (v. nuovo art. 3, c. 2, lett. c).
[12] Tale attività costituisce un’esplicazione settoriale di quel potere generale di supervision riconosciutele come “guardiana dei Trattati” dalla normativa primaria; per tale funzione v. K. Lenaerts-P.V. Nuffel, Constitutional Law of the European Union, London, 2005, 427 ss.
[14] Nella proposta di revisione della Direttiva nella procedura viene coinvolto anche l’ERGA con funzione consultiva v. art. 3, c. 4.
[21] Art. 3, c. 2, lett. b) e c).
[22] Cfr. art. 28-bis, c. 1, lett. b) che prevede per i fornitori delle piattaforme di condivisione di video la «tutela di tutti i cittadini da contenuti che istighino alla violenza o all’odio nei confronti di un gruppo di persone o un membro di tale gruppo definito in riferimento al sesso, alla razza, al colore, alla religione, all’ascendenza, all’origine nazionale o etnica».