Source: http://www.immigraticittadini.it/joomla/index.php?option=com_content&view=section&layout=blog&id=12&Itemid=78
Timestamp: 2017-06-29 14:09:36+00:00
Document Index: 91150079

Matched Legal Cases: ['art, 29', 'art. 12', 'art. 3', 'art.4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10']

PROTEZIONE INTERNAZIONALE AI CITTADINI DEL MALI	La Commissione Nazionale per il Diritto d'Asilo in data 13 giugno 2012 ha esaminato le richieste pervenute dalle Commissioni territoriali in merito al comportamento da tenere nei confronti di richiedenti la protezione internazionale provenienti dal Mali.Poiché la situazione conflittuale in continua evoluzione non permette di delimitare precise aree di rischio, la Commissione ritiene che alle persone provenienti dal Mali debba essere riconosciuta, in linea di principio, la protezione sussidiaria.
E' quanto raccomandato in una circolare del 15 giugno, indirizzata alle Commissioni Territoriali e al Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione.Per coloro che hanno già ricevuto una decisione negativa rispetto alla loro richiesta di status di rifugiato, intervenuta prima della crisi umanitaria, la Commissione Nazionale ricorda la possibilità di far ricorso alla reiterazione della domanda nella quale gli elementi sopraggiunti in base all'art, 29, lettera b) del Dlgs 25/2008 - precisa la circolare - siano costituiti dalla sopravvenuta crisi umanitaria nel Paese.Le Questure dovranno essere sollecitate dalle Commissioni territoriali a trattare con priorità tali decisioni reiterate rispetto a casi di cittadini provenienti da altri Paesi.Inoltre, in base all'art. 12, comma 2 del Dlgs 25/2008, viene ricordato che è possibile accogliere le domande senza procedere all'audizione dell'interessato, qualora siano riscontrati tutti gli elementi per il riconoscimento dello status di rifugiato.Fonte: Asgi
Il decreto legislativo 25/2008
Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Giugno 2012 22:08	Respingimenti, Italia condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.	Sul sito dell'UNHCR la notizia www.unhcr.it
La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo ha condannato l’Italia per aver violato la CEDU, Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, art. 3, e l'art.4 del IV Protocollo aggiuntivo della Convenzione, che vieta i respingimenti collettivi, nel 2009, intercettando e rinviando in Libia un gruppo di cittadini somali ed eritrei senza esaminare le loro necessità di protezione. Il caso è noto come Hirsi Jamaa e altri contro Italia. Ne dà notizia l'Unhcr, l'Agenzia Onu per i rifugiati, riportata dalle principali testate giornalistiche e dai siti sul diritto di asilo.“Questa sentenza – afferma l'Unhcr – costituisce un'importante indicazione per gli stati europei circa la regolamentazione delle misure di controllo delle frontiere e intercettazione. Ci auguriamo che rappresenti un punto di svolta per ciò che riguarda le responsabilità degli Stati e la gestione dei flussi migratori”.In qualità di parte terza nel caso – si legge in una nota dell'Agenzia – l'Unhcr ha evidenziato l'obbligo dell'Italia di non rinviare forzatamente le persone in paesi dove potrebbero essere a rischio di persecuzione o di subire un danno grave. Si tratta – prosegue la nota – del principio del non respingimento (non-refoulement). Nella propria esposizione alla Corte, l'Unhcr ha sottolineato che data la prevalente situazione in Libia in quel momento, la politica italiana dei respingimenti minava l'accesso all'asilo e violava il fondamentale principio del non respingimento che si applica in qualsiasi luogo gli stati esercitino giurisdizione sulle persone, anche in alto mare.
Leggi il commento di Laura Boldrini, referente Unhcr, http://boldrini.blogautore.repubblica.it/2012/02/una-sentenza-per-il-futuro/?ref=HREC2-7 ;
per la sentenza in inglese>: www.asgi.it ;
Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Febbraio 2012 20:31	DIRITTO DI ASILO	Definizione:
Secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, i richiedenti asilo sono “persone che hanno subito persecuzioni o temono, sulla base di fondati motivi, di subire una persecuzione individuale a causa della loro razza, della loro religione, della loro nazionalità, della loro appartenenza a un certo gruppo sociale o delle loro opinioni politiche.”
Asilo e ordinamento italiano.
Il diritto d’asilo nell’ordinamento italiano ha come fondamento il 3° comma dell’art. 10 della Costituzione Italiana: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”.
In base a tale principio è dunque consentita ai cittadini stranieri la permanenza nel territorio italiano a seguito di richiesta asilo, anche se la Costituzione ha poi lasciato al legislatore il compito di precisare quali forme di asilo fossero riconosciute.
Ciò in Italia non è avvenuto per effetto di interventi legislativi specifici in materia, lo stesso T.U. sull'Immigrazione, Legge 286/98, contiene norme di carattere generale, ma per effetto dell'applicazione di normative internazionali, come la Convenzione di Ginevra prima, nel 1954, del regolamento Dublino e delle Direttive europee, in seguito.
Le forme di asilo Dunque, a partire dal 1 gennaio 2008, conseguentemente all’attuazione con D.lvo 251/2007 della direttiva Europea 2005/85/CE l’ordinamento italiano ha attuato il curriculum d’asilo europeo comune a tutti gli Stati membri dell’U.E., che ha portato a individuare tre forme di asilo: Ultimo aggiornamento Venerdì 10 Febbraio 2012 15:36	Leggi tutto...	Menu Principale
HomeNewsSportello diritti e antidiscriminazioneE' permesso ?Soggiorno comunitariCittadinanzaDiritti umani e asiloManuale tutela richiedenti asiloSaluteUtiliGiovaniCulturaCorsiProgettiEventiIl puntoPartnersCommunity	Ultime notizie