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Timestamp: 2020-08-08 15:51:57+00:00
Document Index: 80367590

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 2', 'art. 25', 'art. 2235', 'art. 646', 'sentenza ', 'art. 21']

Numero 48 23 dicembre 2015
Reverse charge, Iva, riscossione e minimi
Il Consiglio nazionale dei commercialisti ha approvato le «Linee guida in materia di amministrazione giudiziaria dei beni sequestrati e confiscati»; l’ aggressione ai patrimoni illeciti tramite i fondamentali strumenti del sequestro e della confisca rappresenta un indispensabile mezzo di contrasto alle criminalità organizzata. Grazie alla L. 7.3.1996, n. 109 , le risorse illecite così confiscate vengono restituite alla cittadinanza tramite Associazioni, Enti locali, attività di promozione sociale e lavoro. La rilevanza della tematica impone una rigorosa e seria gestione dei beni dal momento del sequestro fino alla confisca definitiva, gestione che coinvolge inevitabilmente il commercialista chiamato a svolgere la delicata funzione di amministrazione giudiziario e/o di coadiutore dell’Agenzia Nazionale. Tramite il supporto del Gruppo di lavoro ristretto e della Commissione di studio sono state elaborate le presenti linee guida operative, onde semplificare e quindi migliorare il procedimento di gestione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati.
Autotutela parziale a sanzioni ridotte
Il termine autotutela sta ad indicare la potestà che ha la pubblica Amministrazione di intervenire, sia d’ ufficio che su istanza di parte , al fine di modificare od annullare provvedimenti precedentemente emessi, consentendo quindi alla stessa Amministrazione di autodifendersi dai propri errori , così da assolvere correttamente i propri compiti istituzionali . L’art. 11, D.Lgs. 24.9.2015, n. 159, interviene sull’art. 2-quater, D.L. 30.9.1994, n. 564, conv. con modif. dalla L. 30.11.1994, n. 656 [CFF4754c] , consentendo di usufruire delle sanzioni ridotte nel caso di annullamento o revoca parziale dell’ atto di accertamento , alle medesime condizioni esistenti alla data di notifica dell’ atto , purché rinunci al ricorso .
Compensi a sportivi dilettanti
Le previsioni contenute negli artt. 67, co. 1, lett. m) , e 69, co. 2, D.P.R. 22.12.1986, n. 917 [CFF5167 e 5169] , e nell’ art. 25, co. 1, L. 13.5.1999, n. 133 [CFF5744] , assegnano un’importante agevolazione a taluni soggetti che percepiscono compensi da società e associazioni sportive dilettantistiche , in quanto riconoscono loro un’ esenzione fiscale e contributiva fino ad importi non eccedenti € 7.500 . Al superamento di tale limite, pur permanendo l’agevolazione contributiva, trovano applicazione sui compensi una ritenuta Irpef del 23% e le relative addizionali all’Irpef, da intendersi a titolo di imposta fino ad un’ulteriore soglia e a titolo di acconto per l’ulteriore eccedenza. È tuttavia con riferimento al tema della corretta applicazione delle addizionali all’Irpef che si sono riscontrate negli anni le maggiori difficoltà applicative , complici una non chiara formulazione della norma e un cambio di interpretazione da parte dell’Agenzia delle Entrate. Cercheremo, quindi, nel presente contributo di offrire agli operatori una corretta chiave di lettura delle citate disposizioni.
Accertamento analitico-induttivo e contabilità inattendibile
La presenza di scritture contabili formalmente corrette non esclude la legittimità dell’ accertamento analitico-induttivo del reddito d’impresa e del volume d’affari , a condizione che la contabilità stessa possa considerarsi complessivamente e sostanzialmente inattendibile , in quanto confliggente con i criteri della ragionevolezza (Cass. 15.5.2015, n. 9968). Al ricorrere di tali ipotesi, è consentito all’Agenzia delle Entrate desumere – sulla base di presunzioni semplici , purché gravi , precise e concordanti – maggiori ricavi o minori costi , determinando il reddito del contribuente mediante le percentuali di ricarico . Il ricorso al sistema della media semplice , anziché di quella ponderata , non è legittimo quando tra i vari tipi di merce esiste una notevole differenza di valore , ed i più venduti presentano un coefficiente di ricarico inferiore a quello medio .
Studio professionale: cliente moroso e restituzione dei documenti
Studi di consulenza sospesi tra obblighi del dovere professionale di diligenza e monitoraggio dei flussi finanziari indispensabili per il mantenimento della struttura. Il mancato pagamento degli onorari da parte del cliente di studio non consente, tuttavia, al professionista di trattenere i documenti ed i libri contabili fino all’ integrale soddisfacimento della pretesa , ferma restando la possibilità di sospendere, previo preavviso, il servizio di assistenza contabile. La disposizione civilistica di ordine generale, di cui all’art. 2235 c.c. oltre che le norme contenute nel Codice deontologico Cndcec suggeriscono, comunque, al professionista di consegnare la documentazione al cliente , anche se non abbia ricevuto il pagamento delle parcelle e delle spese anticipate. Il comportamento da adottare dovrà essere valutato anche alla luce dei recenti orientamenti dei Giudici penali secondo cui la violazione dell' obbligo di restituzione di libri contabili e documenti configura l’ipotesi di consumazione del reato di appropriazione indebita , ex art. 646 c.p.
Accertamento non eccepibile con l'impugnazione della cartella di Equitalia
Si pone in oggettivo conflitto con il sistema normativo tributario l'affermazione secondo cui la « nullità » o l’« inesistenza » dell’atto impositivo, non contestata tempestivamente , possa comunque essere fatta valere per la prima volta dal contribuente con l’ impugnazione dell'atto conseguenziale; né, emergendo il vizio dagli stessi atti processuali, è possibile una rilevazione d’ufficio da parte del Giudice tributario. In base a questo principio, la Corte di Cassazione – con la sentenza 18.9.2015, n. 18448 – impone, conseguentemente, al contribuente, di proporre l’ eccezione relativa a tali vizi avanti le Commissioni tributarie senza attendere la cartella di Equitalia e quindi nel termine di decadenza previsto dall’ art. 21, D.Lgs. 31.12.1992, n. 546 [CFF4672] ; infatti, in difetto di tale proposizione il provvedimento tributario viziato da «nullità» si consolida, rendendo definitivo il rapporto obbligatorio sottostante e legittimando irrimediabilmente l'Amministrazione finanziaria alla riscossione coattiva della imposta.