Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2013/04/societa-cessate-ma-debiti-sopravvissuti-responsabilita-soci.html
Timestamp: 2019-08-21 22:11:15+00:00
Document Index: 123915085

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2495', 'art. 2312', 'art. 2324', 'sentenza ', 'art. 2495', 'art.36']

Società cessate, ma debiti sopravvissuti: ecco come ne rispondono i soci | Commercialista Telematico
Società cessate, ma debiti sopravvissuti: ecco come ne rispondono i soci
il punto sulla disciplina delle società cessate e cancellate dal registro imprese che hanno debiti ancora da onorare: ecco qual’è il regime di responsabilità dei soci
Con la sentenza n.6070 del 12 marzo 2013, la Corte di Cassazione, a SS.UU., ha indicato le linee che contribuenti e uffici devono seguire nei casi di cancellazione delle società dal registro delle imprese.
In apertura, la Corte di Cassazione a SS.UU. prende atto delle sentenze nn. 4060, 4061 e 4062 del 2010, ove è stato affermato che la cancellazione di una società di capitali dal registro delle imprese, che nel precedente regime normativo si riteneva non valesse a provocare l’estinzione dell’ente, qualora non tutti i rapporti giuridici ad esso facenti capo fossero stati definiti, è ora invece da considerarsi produttiva di quest’effetto estintivo. Per ragioni di ordine sistematico, la stessa regola è applicabile anche alla cancellazione volontaria delle società di persone dal registro, quantunque tali società non siano direttamente interessate dalla nuova disposizione del menzionato art. 2495 c.c. e sia rimasto per loro in vigore l’invariato disposto dell’art. 2312 (integrato, per le società in accomandita semplice, dal successivo art. 2324 c.c.).
Dalla lettura della sentenza emessa emerge che:
con l’estinzione della società derivante dalla sua volontaria cancellazione dal registro delle imprese, non si estinguono anche i debiti ancora insoddisfatti che ad essa facevano capo;
la volontaria estinzione dell’ente collettivo non comporta la cessazione della materia del contendere nei giudizi contro di esso pendenti per l’accertamento di debiti sociali tuttora insoddisfatti, in quanto ciò significherebbe imporre un ingiustificato sacrificio del diritto dei creditori;
i debiti insoddisfatti che la società aveva nei riguardi dei terzi si trasferiscono “in capo a dei successori e … la previsione di chiamata in responsabilità dei soci operata dal citato art. 2495 implica, per l’appunto, un meccanismo di tipo successorio, che tale è anche se si vogliano rifiutare improprie suggestioni antropomorfiche derivanti dal possibile accostamento tra l’estinzione della società e la morte di una persona fisica. La ratio della norma dianzi citata, d’altronde, palesemente risiede proprio in questo: nell’intento d’impedire che la società debitrice possa, con un proprio comportamento unilaterale, che sfugge al controllo del creditore, espropriare quest’ultimo del suo diritto. Ma questo risultato si realizza appieno solo se si riconosce che i debiti non liquidati della società estinta si trasferiscono in capo ai soci, salvo i limiti di responsabilità nella medesima norma indicati. Il dissolversi della struttura organizzativa su cui riposa la soggettività giuridica dell’ente collettivo fa naturalmente emergere il sostrato personale che, in qualche misura, ne è comunque alla base e rende perciò del tutto plausibile la ricostruzione del fenomeno in termini successori (sembra dubitarne Cass. 13 luglio 2012, n.11968, ma in base ad una motivazione in buona parte imperniata sulla disposizione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art.36, comma 3, operante solo nello specifico settore del diritto tributario)… Persuade di ciò anche il fatto che il debito del quale, in situazioni di tal genere, possono essere chiamati a rispondere i soci della società cancellata dal registro non si configura come un debito nuovo, quasi traesse la propria origine dalla liquidazione sociale, ma s’identifica col medesimo debito che faceva capo alla società, conservando intatta la propria causa e la propria originaria natura giuridica (si veda, in argomento, Cass. 3 aprile 2003, n.5113). Nessun ingiustificato pregiudizio viene arrecato alle ragioni dei creditori, del resto, per il fatto che i soci di società di capitali rispondono solo nei limiti dell’attivo loro distribuito all’esito della liquidazione. Infatti, se la società è stata cancellata senza distribuzione di attivo, ciò evidentemente vuoi dire che vi sarebbe stata comunque incapienza del patrimonio sociale rispetto ai crediti da soddisfare”;
anche nei rapporti attivi non…