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Timestamp: 2017-05-22 15:31:07+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 69', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 69', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 55', 'art. 69', 'art. 55', 'art. 73', 'art. 8', 'art. 13', 'art. 54', 'art. 21', 'art. 117', 'art. 74', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 64', 'art. 3']

«BLOG LOMBARDIA 18 marzo 2009» creato dal coordinamento IUniScuola PerunFederalismocheUnisceEUROPA: 2010
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« Confermati 25.558 tagli alle cattedre e 15.000 al personale non docente (amministrativi, tecnici ed ausiliari). I tagli riguarderanno 22.018 posti in organico di diritto e 3.540 in organico di fatto. Tagli maggiori alle superiori ed al sud. Nessun tagli agli insegnanti di sostegno»IUniScuoLa : ECCO LA CIRCOLARE n. 37 del 13 aprile 2010 Prot. n. AOODIP/1228Si trasmette l’unito schema di decreto, sottoscritto dal Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca e in via di perfezionamento in relazione al concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, recante disposizioni, per l’anno scolastico 2010/2011, in ordine alla rilevazione delle dotazioni di organico del personale docente, alla relativa quantificazione a livello nazionale e regionale, ai criteri di ripartizione da adottare con riferimento alle diverse realtà provinciali e alle singole istituzioni scolastiche.Le disposizioni di cui sopra sono il risultato di un articolato e ponderato lavoro di analisi e di elaborazione dei dati e degli elementi che concorrono alla individuazione delle diverse esigenze gestionali ed operative, nonché alla quantificazione del personale occorrente per il corretto funzionamento del sistema d’istruzione, lavoro reso particolarmente articolato e complesso per l’avvio della riforma del secondo ciclo, che con riferimento all’anno scolastico 2010/2011 coinvolge le sole classi prime, lasciando in vigore, nelle classi successive, gli ordinamenti previgenti, ancorché modificati nelle quantità-orarie dell’istruzione tecnica e dell’istruzione professionale.Si è avuto modo di far presente in altre occasioni che gli interventi finalizzati alla elaborazione delle dotazioni di organico richiedono confronti e interazioni con le Regioni e gli Enti locali, per essere questi titolari di specifiche ed importanti attribuzioni in materia di politiche scolastiche dei rispettivi territori, di dimensionamento e distribuzione della rete scolastica e dei punti di erogazione del servizio, di programmazione dell'offerta formativa e del diritto allo studio.Per visualizzare lo schema di Decreto Interministeriale e la Circolare Ministeriale n. 37 del 13 aprile 2010 Clicca QUì
Un docente con un rapporto di impiego continuativo con la Pubblica Amministrazione non può esercitare la professione di avvocato in cause che vedano come parte la P.A., in generale, e la Scuola, in particolare.Lo stabilisce l’art. 1, comma 56 bis, della Legge n. 662 del 23 dicembre 1996 e lo ribadisce, con la nota 6133 del 15 marzo 2010, la Direzione Generale per la Sicilia.Infatti “ai dipendenti pubblici iscritti ad albi professionali e che esercitino attività professionale non possono essere conferiti incarichi professionali dalle amministrazioni pubbliche; gli stessi dipendenti non possono assumere il patrocinio in controversie nelle quali sia parte una pubblica amministrazione".La legge, tuttora vigente, non consente, quindi, al docente con un rapporto di lavoro continuativo di svolgere l’attività forense in cause in cui una delle parti sia la P.A. o la Scuola.Un diverso comportamento sarebbe, infatti, contrario agli obblighi di lealtà e fedeltà del pubblico dipendente.Oltre alla rilevanza sul piano disciplinare, la violazione di tale divieto incide anche sulla validità del contraddittorio ed è rilevabile in ogni fase del procedimento giudiziario e, comunque, dovrà essere eccepita ogni volta che la Scuola è chiamata in giudizio.A tal fine, la Direzione Generale del Miur invita dirigenti scolastici e UU.SS.PP. ad acquisire, da parte dei docenti che esercitino la suddetta attività, la dichiarazione esplicita di astenersi dall’assumere il patrocinio in cause nelle quali sia convenuta un’Istituzione scolastica statale o l’Amministrazione scolastica.I comportamenti illegittimi accertati dall’Amministrazione saranno soggetti a procedimento disciplinare, ai sensi dell’art. 69 del D.L.vo n. 150/2009.Diverso è il caso, invece, del docente a tempo determinato. Recentemente, infatti, il Consiglio Nazionale Forense si è così espresso circa la condizione di un iscritto, il quale, svolgendo l’attività di docente di discipline giuridiche presso un istituto di istruzione secondaria, era stato diffidato dal locale dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale dall’assumere il patrocinio legale di insegnanti o di altro personale della scuola in controversie contro l’amministrazione scolastica di appartenenza:“Il professionista che svolga l’attività di professore di materie giuridiche presso istituti d’istruzione superiore a tempo definito è iscritto nell’Albo come avvocato del libero foro: per questi la legge non prevede limitazioni dello ius postulandi o rispetto alla possibilità di assumere mandati professionali da parte di qualsiasi cliente (come avviene, di contro, allorquando il docente presti servizio come professore a tempo pieno).Non vi è dunque alcuna ragione giuridicamente fondata per escludere che l’avvocato possa patrocinare cause nell’interesse degli altri insegnanti”. (Parere 25 novembre 2009, n. 47)La Commissione Consultiva ha altresì ricordato che l’avvocato ha comunque il dovere deontologico di evitare conflitti di interesse ed è soggetto ad un generale obbligo di riservatezza nell’utilizzo delle informazioni acquisite in dipendenza dal mandato. Pertanto, l’interessato dovrebbe prestare particolare attenzione ad evitare gli incarichi professionali che comportino un concreto rischio di commettere illeciti deontologici. E comunque l’operato del professionista sarà, anche sotto questo profilo, oggetto della vigilanza da parte del Consiglio dell’Ordine competente.di Lara La Gatta La Tecnica della scuola26/03/2010
«I Comuni italiani e le politiche di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati:risultati dell'indagine territoriale»«I minori stranieri non accompagnati presi in carico/contattati: quanti sono ,chi sono, da dove provengono, dove vivono?»IUniScuoLa, Rapporto ANCI 2009:«Presentazione di Flavio Zanonato-Sindaco di Padova-Vice Presidente dell'ANCI con delega all'Immigrazione»«I Comuni italiani e le politiche di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati: risultati dell'indagine territoriale»«I minori stranieri non accompagnati presi in carico/contattiti: quanti sono ,chi sono, da dove provengono, dove vivono?»Visualizza per leggere nel dettaglio il"Terzo Rapporto Anci sui Minori stranieri non accompagnati"BUONA Lettura!!!Crescono i Comuni che accolgono i minori stranieri non accompagnati.Alla fine del 2008 sono stati 93 i Comuni che hanno preso in carico l'85% dei minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia; una cifra in crescita rispetto al 2006, quando il 75% del totale dei minori contattati o presi in carico era distribuito in 39 realtà comunali.E' quanto emerge dal "Terzo Rapporto Anci sui Minori stranieri non accompagnati", con un'indagine rivolta a tutti i Comuni italiani, a cui hanno risposto 5.784 amministrazioni, il 71,4% del totale.Il rapporto e' stato presentato l '11 marzo scorso nella sede nazionale dell'associazione durante una conferenza stampa alla presenza di Flavio Zanonato, Sindaco di Padova e Vice Presidente dell'ANCI con delega all'immigrazione, Giuseppe Maurizio Silveri, Direttore Generale Immigrazione del Ministero del lavoro e politiche sociali e Presidente del Comitato Minori Stranieri e Mario Morcone, Capo Dipartimento per le Liberta' Civili e l'Immigrazione del Ministero dell'Interno.Secondo i dati, sono in aumento sia i comuni che offrono prima accoglienza in strutture di pronto intervento con permanenza breve (da 30 a 51 amministrazioni nel 2008), sia i comuni che gestiscono i servizi nella fase di seconda accoglienza in comunità, case famiglia, ecc. (da 30 a 46, per un totale di 3.841 minori assistiti). Tra il 2006 e il 2008 la presenza dei minori stranieri non accompagnati è rimasta sostanzialmente stabile in Italia, con un lieve calo dell'8,3%: da 7870 nel 2006, si è passati a 7216 nel 2008. Questo nonostante la flessione tra il 2006 e il 2007, legata al fatto che i minori rumeni e bulgari sono nel frattempo divenuti comunitari.A prendere in carico i minori non accompagnati sono principalmente le città con più di 100 mila abitanti (47,5%), ma anche i Comuni medi che ne hanno accolti il 23,2%, e quelli medi e piccoli (13,7%).Il Rapporto evidenzia anche che nel 2008 è diminuito il numero di minori non accompagnati nelle quattro grandi città in cui la presenza è più numerosa (Roma, Milano, Torino e Trieste). Riduzione analoga a Napoli, ed anche nelle città medie quali Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Trento, Cremona e Caltagirone. Il numero dei minori aumenta, invece, a Venezia, Ancona e Bologna, così come in altre città medie quali Ravenna, Pesaro, Macerata e Cividale del Friuli.L'aumento maggiore ha riguardato i minori originari dell'Afganistan che dal 2006 al 2008 sono quasi triplicati (+170%). Consistenti anche gli incrementi di minori che giungono da Paesi africani instabili o in conflitto (Nigeria, Somalia, Eritrea, ecc.) e dunque potenziali richiedenti asilo, ai quali si aggiungono coloro che provengono dall'Egitto. Questo fatto determina un aumento dei minori non accompagnati nelle zone di frontiera o nelle aree di primo arrivo: Veneto, Marche, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Sicilia. Queste cinque regioni nel 2008 risultano di fatto interessate dal 50,5% dei minori contattati presi in carico.Dal punto di vista della ripartizione regionale, il Rapporto rileva come nel 2008 piu' della meta' dei minori, pari al 58% del totale, si e' concentrata in Sicilia, Emilia-Romagna, Lazio e Friuli Venezia Giulia.I minori non accompagnati presi in carico dai Comuni italiani nel 2008 sono perlopiù di minori di genere maschile (89,7%) poco sotto la maggiore età (il 51,9% ha 17 anni), provenienti soprattutto da Afghanistan, Albania, Egitto, Marocco, e Kosovo.I dati raccolti ed analizzati hanno confermato l'esigenza di arrivare ad una standardizzazione degli interventi e di passare, sia a livello nazionale sia in particolare in alcune aree critiche del Paese, da una fase emergenziale ad una più strutturata.A queste esigenze ha dato una prima, importante risposta il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, promuovendo il Programma nazionale di protezione dei minori stranieri non accompagnati, realizzato dall'Anci in stretto coordinamento con il Comitato Minori Stranieri e avviato nei primi mesi del 2008.Grazie al programma, è stato possibile sperimentare un sistema coordinato a livello centrale e diffuso su tutto il territorio nazionale che, sostenendo una rete di Comuni nelle attività di pronta accoglienza, ha favorito una migliore gestione del fenomeno e quindi un'accresciuta tutela dei minori stessi, in un'ottica di condivisione di responsabilità e oneri tra amministrazione centrale e autonomie locali.Lo studio è stato realizzato dall'Anci con i fondi dell'otto per mille della Presidenza del Consiglio dei ministri a diretta gestione statale.Fonte: Ministero dell'interno
D.D.G. 11 marzo 2010–depennamento graduatorie esaurimento personale docente con contratto a tempo indeterminato nelle scuole statali
«Il personale docente ed educativo, iscritto nelle graduatorie ad esaurimento, che ha già stipulato contratto a tempo indeterminato nella scuola statale per posto di insegnamento o classe di concorso è depennato, in applicazione dell’art. 1, comma 4 –quinquies della legge 24 novembre 2009, n. 167 di conversione, con modificazioni, del decreto legge 25 settembre 2009, n. 134, a decorrere dall'anno scolastico 2010-2011, dalle citate graduatorie ad esaurimento e dalle corrispondenti graduatorie di circolo e di istituto di I fascia dove eventualmente sia iscritto».«Il personale che ha stipulato contratto a tempo indeterminato per l’insegnamento della religione cattolica e che, ai sensi dell’art. 4, comma 1,della legge 186/03, non può chiedere il passaggio ad altro posto o ad altra classe di concorso, ma solo al ruolo del medesimo insegnamento direligione cattolica in diverso settore formativo, non è destinatario del depennamento previsto per il personale di cui al comma 1 che, invece, può fruire dell’istituto della mobilità professionale, a norma del vigente C.C.NL.del comparto scuola, sottoscritto il 29 novembre 2007».IUniScuola: Ecco D.D.G. 11 marzo 2010–depennamento graduatorie esaurimento
graduatorie esaurimento personale docente
«L'inosservanza della prescrizione verrà valutata secondo i criteri ordinari responsabilità disciplinare con l'irrogazione delle sanzioni in relazione alle violazioni accertate»I dipendenti delle amministrazioni pubbliche che svolgono attività a contatto con il pubblico sono tenuti dal 13 febbraio scorso a rendere conoscibile il proprio nominativo mediante l'uso di cartellini identificativi o di targhe da apporre presso la postazione di lavoro. E' quanto dispone la circolare esplicativa n.3 del 2010 del ministro Renato Brunetta indirizzata a tutte le amministrazioni centrali e periferiche che intende dare indicazioni più concrete sull'obbligo di identificazione introdotto dall' art. 69 del decreto legislativo n. 150/2009 (Riforma della Pubblica Amministrazione) che persegue l'obiettivo di attuare la trasparenza nell'organizzazione e nell'attività delle pubbliche amministrazioni e comprende tutti i dipendenti pubblici “contrattualizzati”, mentre non riguarda direttamente il personale di cui all'art. 3 del d.lgs n. 165 del 2001.Ecco la Circolare:Alle Amministrazioni pubbliche di cui all'art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001OGGETTO: art. 55 novies del decreto legislativo n. 165 del 2001 - identificazione del personale a contatto con il pubblico.PremessaL'art. 69 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, ha introdotto nel corpo del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, l'art. 55 novies. Quest'ultima disposizione prevede che "1. / dipendenti delle amministrazioni pubbliche che svolgono attività a contatto con il pubblici sono tenuti a rendere conoscibile il proprio nominativo mediante l'uso di cartellini identificathi o di targhe da apporre presso la postazione di lavoro. 2. Dall'obbligo di cui al comma 1 è esc uso il personale individuato da ciascuna amministrazione sulla base di categorie determinate, in relazione ai compiti ad esse attribuiti mediante uno o più decreti del Presidente del Consig, io dei Ministri o del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, su proposta del Ministro competente ovvero, in relazione al personale delle amministrazioni pubbliche non statali, i previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano o di Conferenza Stato-città ed autonomie locali".L'art. 73, comma 2, del medesimo d.lgs. n. 150 ha disciplinato l'entrata in vigore della nuova norma stabilendo che "L'obbligo di esposizione di cartellini o targhe identificativi, previsto dall'articolo 55-novies del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, introdotto dall'articolo S9 del presente decreto, decorre dal novantesimo giorno successivo all'entrata in vigore del presente decreto. ". La norma, pertanto, è entrata in vigore il 13 febbraio.Si ritiene utile fornire alcune indicazioni generali sulla portata della disposizione.Finalità della normaLa norma persegue l'obiettivo di attuare la trasparenza nell'organizzazione e nell'atività delle pubbliche amministrazioni. Essa riprende alcune indicazioni già diramate in via amministrativa e si inserisce nell'ampio contesto delle misure amministrative e normative introdotte nell'ordinamento con il fine di rendere conoscibile e trasparente l'organizzazione e l'izione amministrativa e di agevolare i rapporti con l'utenza (basti ricordare, a titolo di esempio, l'art. 8 della legge 7 agosto 1990 n. 241, che prevede l'indicazione del responsabile del procedimento nella comunicazione di avvio; l'art. 13 del decreto legislativo 30 giugno 2003 n. 196, che, disciplinando il contenuto dell'informativa sul trattamento dei dati personali, prevede la comunicazione anche degli estremi identificativi del titolare e del responsabile del trattamento; l'art. 54 del decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82, il quale prevede che sui siti internet delle amministrazioni siano pubblicati, tra gli altri, l'organigramma, l'articolazione degli uffici, le attribuzioni e l'organizzi tzione di ciascun ufficio, i nomi dei dirigenti responsabili dei singoli uffici; l'art. 21 della legge 18 giugno 2009 n. 69, che introduce l'obbligo di pubblicare nel proprio sito internet, tra gli altri, gli indirizzi di posta elettronica e i numeri telefonici ad uso professionale dei dirigenti e dei segretari comi nali e provinciali).Attraverso l'attuazione della trasparenza, la disposizione persegue l'obiettivo di agevolare l'esercizio dei diritti e l'adempimento degli obblighi da parte degli utenti nonché quello di responsabilizzare i destinatari della prescrizione, i pubblici dipendenti che svolgono attività a contatto con il pubblico, poiché il processo di responsabilizzazione passa anche attraverso la pronta individuabilità del soggetto interlocutore.Ambito soggettivoa) Le amministrazioni interessate.La disposizione si applica nei confronti di tutte le pubbliche amministrazioni di cui all' ut. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001. Essa rappresenta esercizio della potestà legislativa esclusiva dello Stato ai sensi dell'art. 117, comma 2. lett. 1) ed m), della Costituzione, come risulta inche dall'art. 74 del d.lgs. n. 150 del 2009, e, pertanto, è immediatamente operante anche per le Regioni e gli Enti locali.b) Le categorie di dipendenti interessati.La prescrizione riguarda tutti i dipendenti delle pubbliche amministrazioni soggètti a contrattazione collettiva, mentre non riguarda direttamente il personale di cui all'art. 3 del d.l *s. n. 165 del 2001. Quindi la norma non si applica ai magistrati e agli avvocati dello Stato, ai professori universitari, al personale appartenente alle forze armate e alle forze di polizia, al corpo nazi male dei vigili del fuoco, al personale delle carriere diplomatica e prefettizia e alle altre categorie che, ai sensi del menzionato art. 3, sono disciplinate dai propri ordinamenti. Rimane in ogni caso salva, anche in questi casi, la possibilità per le amministrazioni di adottare direttive e introdurre misur * per consentire una rapida identificazione del personale a contatto con il pubblico, mediante cartel ini e targhe, nel rispetto dei principi di non eccedenza e pertinenza relativi al trattamento dei dati personali (art. 11 decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196).Come stabilisce il comma 2 della disposizione, eventuali deroghe al regime generale possono essere stabilite soltanto per categorie determinate di pubblici dipendenti in relazione ai compiti ad esse attribuiti. Il regime derogatorio quindi è giustificato per circostanze paricolari limitate dal punto di vista soggettivo ed oggettivo. Dal punto di vista formale, le deroghe debbono essere indicate in decreti del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, adotati su proposta del Ministro competente, ovvero, in relazione al personale delle amministrazioni pubbliche non statali, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regie ni e le province autonome di Trento e di Bolzano o di Conferenza Stato-città ed autonomie locali. Pertanto, in assenza di tali provvedimenti, la norma è vincolante nei confronti della generalità dei dipendenti che operano a contatto con il pubblico.Il concetto di attività a contatto con il pubblicoSecondo la legge, l'obbligo di identificazione sussiste per i dipendenti che svolgono attività a contatto con il pubblico. Per attività a contatto con il pubblico si intendono quelle svolte in pubblico e luogo aperto al pubblico nei confronti di un'utenza indistinta.Considerata la varia tipologia di funzioni e servizi svolti dalle pubbliche amministrizioni, l'individuazione delle attività rilevanti è rimessa alla valutazione di ciascuna amministrazione. A titolo esemplificativo, rientrano nel concetto in esame le attività svolte per il pubblico allo sportello o presso la postazione del dipendente, quelle svolte dall'ufficio relazioni con il pubblico, le attività di servizio nelle biblioteche aperte al pubblico, le attività svolte dagli addetti ai servizi di portierato nelle pubbliche amministrazioni, le attività del personale sanitario a contatto con il pubblicc strutture ospedaliere e sanitarie.Rimane in ogni caso salva la possibilità per le amministrazioni di adottare diret introdurre misure per consentire una rapida identificazione del personale anche se non prepo»to ad attività che comportano il contatto con il pubblico, nel rispetto dei principi di non eccedenza e pertinenza relativi al trattamento dei dati personali (art. 11 decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196).L'identificazione del dipendenteIn base alla norma, l'identificazione del dipendente avviene mediante l'uso di "cartellini identificativi o di targhe da apporre presso la postazione di lavoro.''. La scelta tra l'una e modalità è rimessa all'amministrazione e sarà effettuata a seconda della tipologia di attività, restando che possono essere adottate contemporaneamente entrambe le modalità e che non è rilevante lo strumento di per sé quanto piuttosto il soddisfacimento dell'esigenza sottesa quello dell'identificazione dell'addetto.La disposizione individua gli elementi per l'identificazione nel nominativo del dipendente. Si tratta di un contenuto minimo e l'amministrazione può valutare se e quando amare l'identificazione anche attraverso ulteriori elementi soprattutto in riferimento al ruolo del soggetto nell'ambito dell'organizzazione: posizione professionale, profilo, qualifica se dirigente, ufficio di appartenenza. Nel dare attuazione alla norma le amministrazioni debbono tener conto della fi] ìalità della prescrizione, evitando la diffusione di dati personali non pertinenti od eccedenti la finalità (art. 11 del d.lgs. n. 196 del 2003). Così, non sembra rispondere ad un principio di corretto utilizzo (dei dati personali l'indicazione nel cartellino delle generalità del dipendente, complete dell"indie azione della data di nascita. Occorre, infatti, l'individuazione di modalità sufficienti ed adegua e che, salvaguardando il pubblico interesse, evitino di compromettere la sfera personale del soggetteL'attuazione della norma e l'inosservanza della prescrizioneLa disposizione si riferisce direttamente ai pubblici dipendenti. Pur essendo questi i soggetti direttamente tenuti all'osservanza dell'obbligo, è chiaro che le amministrazioni di appartenenza debbono da un lato diramare istruzioni operative, dall'altro fornire gli strumenti per l'identificazione ai dipendenti interessati, in modo che la norma venga attuata in maniera uriforme nell'ambito della stessa amministrazione.L'inosservanza della prescrizione verrà valutata secondo i criteri ordinari responsabilità disciplinare con l'irrogazione delle sanzioni in relazione alle violazioni accertate.IL MINISTRO PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E L’INNOVAZIONERenato Brunetta
dentificazione del dipendente
Ufficio Scolastico Regionale per la LombardiaDirezione Generale Ufficio IV Via Ripamonti, 85 -20141 Milano Decreto n. 42 - IL DIRETTORE GENERALEVISTO il D.P.R. del 18.6.1998, n. 233 “Regolamento recante norme per il dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche e per la determinazione degli organici funzionali dei singoli istituti, a norma dell’art. 21della legge 15 marzo 1997, n. 59”;CONSIDERATO che, in attuazione del D.P.R. 233/98, la Regione ha approvato la D.G.R. n .48116 del 14.2.2000 avente per oggetto “Dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche – Piano regionale sulla base dei piani provinciali ai sensi del d.p.r. 18.6.1988, n. 233, art. 3, c.8”;VISTE le successive delibere di modifica del Piano;VISTO il D.M. 12 novembre 1999, n. 271 riguardante le dotazioni organiche dei dirigenti scolastici per l’anno 1999/2000;VISTO il D.M. 20 dicembre 2000, n. 285 riguardante le dotazioni organiche dei dirigenti scolastici per l’anno 2000/2001;VISTO il D.M. 15 marzo 2002. n. 33 che definisce la consistenza complessiva delle dotazioni organiche dei dirigenti scolastici, per l’anno 2001/2002;VISTO il D.M. n.41 del 21 aprile 2008, riguardante la consistenza complessiva delle dotazioni organiche dei dirigenti scolastici a partire dall’a.s. 2008/2009;VISTA la legge regionale 6 agosto 2007 n. 19 “Norme sul sistema educativo di istruzione e formazione della Regione Lombardia” che all’art. 7 stabilisce le nuove modalità di programmazione dell’offerta scolastica eformativa;VISTO il D.M. 25 ottobre 2007, recante la “Riorganizzazione dei centri territoriali permanenti per l’educazione degli adulti e dei corsi serali, in attuazione dell’art. 1, comma 632, della legge 27 dicembre 2006, n. 296” il quale definisce i criteri generali per il conferimento dell’autonomia, di cui al D.P.R. n. 275/99, ai Centriprovinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA);PRESO ATTOdegli esiti dei lavori del Tavolo Tecnico costituito dalla Regione Lombardia di cui fanno parte l’URS Lombardia, l’ANCI Lombardia e le Province lombarde, per la definizione di procedure e modalità di aggiornamento del Piano regionale di dimensionamento;VISTA la DGR n.VIII^/11253 del 10/02/2010 avente oggetto "rete delle istituzioni scolastiche in Lombardia ai sensi del D.P.R.n. 233/1998. approvazione del dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche - piano regionale a.s. 2010-2011- sulla base dei piani provinciali"CONSIDERATA l’esigenza di dare esecuzione al predetto provvedimento regionale, con la predisposizione dei relativi atti amministrativi per la parte di competenza del Ministero della Pubblica Istruzione; ACCERTATO il rispetto dei parametri previsti dal D.P.R. del 18.6.1998, n. 233 per il riconoscimento dell’autonomia funzionale, organizzativa e didattica, regolamentata dal D.P.R. n. 275/99, attuativo dell’art. 21 della L. 59/97;VISTI gli schemi di decreto del Presidente della Repubblica recanti norme concernenti il riordino degli istitutitecnici, professionali e dei licei, a norma dell’art. 64, comma 4, del decreto- legge 25 giugno 2008, n.112, convertito dalla legge 6 agosto 2008 n. 133, approvati in seconda lettura il 4.02.2010 dal Consiglio dei Ministri;D E C R E T AArt.1) Con effetto dal 1.9.2010, in applicazione della DGR n.VIII^/11253 del 10/02/2010 avente oggetto"rete delle istituzioni scolastiche in Lombardia ai sensi del D.P.R.n.233/199. approvazione del dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche - piano regionale a.s. 2010-2011- sulla base dei piani provinciali", viene ridefinito il dimensionamento delle istituzioni scolastiche come da variazioni contenute nell’allegato A che fa parte integrante del presente decreto Art.2) Gli Uffici Scolastici Provinciali provvederanno, d’intesa con il Ministero della Pubblica Istruzione, all’adeguamento dell’anagrafe degli istituti di competenza. Il presente decreto è impugnabile con ricorso giurisdizionale al T.A.R. Lombardia o ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, rispettivamente entro sessanta o centoventi giorni dalla data di pubblicazione all’Albo e sarà inviato alla competente Ragioneria Regionale per il prescritto visto.Milano, 16.02.2010 IL DIRETTORE GENERALE f.to Giuseppe Colosio GPPer saperne di più, CLICCA QUI,QUI e QUi
IUniScuola. Stranieri a scuola, sono 1.000 i progetti per il loro inserimento
Quando parliamo di inserimento degli alunni stranieri nelle scuole lombarde è necessario distinguere tra i servizi (buoni scuola, voucher, mense, trasporti, ecc) che vengono garantiti a loro come lo sono agli alunni italiani, senza alcuna discriminazione, ed invece i progetti che mirano a facilitare la loro integrazione nel nostro contesto linguistico, culturale e sociale. A questo proposito è stato assai prezioso il lavoro fatto dal nostro Osservatorio regionale per la Multietnicità che da dieci anni fornisce, non solo a noi ma a tutta l'Italia, preziosi dati sui quali poi è possibile elaborare le scelte più adeguate".Lo ha sostenuto l'assessore alla Famiglia e Solidarietà Sociale della Regione Lombardia, Giulio Boscagli, intervenendo questo pomeriggio alla Tavola rotonda, organizzata dalla casa editrice Mursia per presentare alcune sue nuove proposte editoriali realizzate per aiutare i ragazzi immigrati ad apprendere l'italiano e ad inserirsi nel programma di studio. Alla Tavola rotonda ha partecipato anche il direttore scolastico regionale per la Lombardia Giuseppe Colosio."In Lombardia - ha detto l'assessore Boscagli - nell'ultimo anno scolastico gli alunni stranieri sono stati 152.000; erano 21.700 dieci anni fa. Un flusso in costante crescita che si prevede debba aumentare quest'anno di circa 8/10.000 nuovi studenti".Nelle scuole lombarde, dalle materne alle medie, un alunno su 8 è straniero (in media il 12-13% del totale degli alunni). La percentuale è di poco inferiore nelle scuole secondarie di secondo grado (7%).In media costituiscono il 10% del totale degli alunni lombardi, contro una media nazionale del 6,4%"."Di fronte a questa realtà - ha affermato l'assessore - il nostro Osservatorio ha censito oltre mille progetti di educazione interculturale realizzati nelle scuole della Lombardia; un numero superiore a quello di qualsiasi altra Regione italiana"."Il modo migliore per favorire l'inserimento - ha concluso l'assessore - credo comunque sia quello di tener conto delle specificità, non solo dei ragazzi ma anche delle diverse realtà e situazioni. Per quanto riguarda quindi la presenza nelle classi di ragazzi che non parlano l'italiano, condivido la scelta del ministro Gelmini, di stabilire un tetto, anche se, come ha accennato anche il direttore Colosio, questa, penso, debba poi essere lasciata, in ultima istanza e con senso di realismo, alla decisione responsabile della direzione generale regionale".(Lombardia Notizie) Ln - MilanoPer saperne di più, clicca QUI
«un piano di intervento articolato e sistemico, affinché tuttisiano adeguatamente informati»IUniScuola: Ecco la lettera del Direttore Generale Ministero dell'istruzione, dell'università edella ricerca-Ufficio Scolastico Regionale per la LombardiaVia G.Ripamonti,85 - 20141 MilanoPROT. N. MIUR AOODRLO R.U.2030 Milano, 9 febbraio 2010-Ai Dirigenti degli Uffici Scolastici Provinciali-Ai Dirigenti scolastici-Alle Associazioni professionali dei Dirigenti e dei docenti-Alle associazioni regionali dei genitori-Al FORAGCari Dirigenti,Cari docenti,Cari genitori,i tragici episodi che anche di recente sono avvenuti all’interno delle mura scolastiche richiamano il mondo della scuola nelle sue diverse articolazioni a riflettere sui problemi del disagio che coinvolge sempre più spesso i nostri ragazzi nel delicato momento dell’adolescenza, allo scopo di collegare l’analisi e la definizione più chiara del problema con la ricerca di soluzioni operative.Rispetto a questi temi l’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia ha avviato da tempo un percorso di confronto e di collaborazione con i diversi attori del proprio territorio con cui condividere strategie d’intervento e strumenti per supportare il lavoro quotidiano dei docenti e sostenere gli studenti che esprimono nelle diverse forme la loro situazione didifficoltà.Voglio porre all’attenzione delle scuole non solo quanto fin qui è statorealizzato, ma definire le linee di sviluppo di un piano di intervento articolato e sistemico, affinché tutti siano adeguatamente informati e trovino strumenti per affrontare con il senso di responsabilità necessario anche le situazioni più problematiche.Nel 2005 è stato sottoscritto un protocollo di intesa tra l’USR e l’Associazione L’AmicoCharly, una ONLUS con riconoscimento giuridico della Regione Lombardia, che si occupa del disagio giovanile con intenti di prevenzione primaria, secondaria e terziaria,riconoscendo tale Associazione quale interlocutore privilegiato in materia di disagio giovanile nell’ambito scolastico. Nel corso di questi anni L’amico Charly ha promosso iniziative e organizzato servizi mirati per le scuole attraverso l’apertura di uno spazio di ascolto e dialogo con i ragazzi indifficoltà, il supporto per la gestione di situazioni di crisi, la realizzazione di moduli formativi per docenti, la produzione di materiali di approfondimento. Ho incontrato in questi giorni il Comitato scientifico dell’AssociazioneL’Amico Charly insieme ai Dirigenti scolastici dei Licei milanesi in cui si sono verificati gli ultimi due tragici episodi di suicidio e tentato suicidio per interrogarci sulle possibili strategie da condividerecon voi tutti allo scopo di dotarci di qualche ulteriore strumento per leggere i segnali di un disagio che appare oggi sempre più diffuso e imparare a individuare il possibile rischio.Anche nelle circostanze di questi giorni è apparso indispensabile che all’interno di ogni scuola si avvii un percorso consapevole di riflessione sulle possibilità di esser colpiti daeventi critici; la letteratura scientifica, l’esperienza degli operatori più qualificati ci dicono, infatti, che è impossibile trovare nessi causali certi di origine sociale, economica o ambientale in quanto tali fenomeni sono diffusi ampiamente e presentano una genesi multifattoriale di difficile previsione.Rispetto a ciò è apparsa utile l’esperienza, realizzata in alcuni istituti lombardi, della costituzione di un comitato di crisi, uno strumento culturale e preventivo e al tempo stesso operativo che individui una strategia d’azione per la prevenzione e metta a punto un protocollo di intervento per la gestione di eventi traumatici, al fine di evitare errori di comportamento che possano ripercuotersi sui singoli e sulla collettività.E’ di tutta evidenza quanto sia indispensabile il coinvolgimento e la consapevolezza di tuttigli adulti che costituiscono la comunità scolastica: docenti, personale ATA e genitori. Sarà fondamentale prevedere momenti di riflessione, di confronto e di formazione ad hoc perciascuna di queste componenti, anche attraverso specifici focus group che potranno valersi della presenza di esperti.Uno degli elementi fondamentali per incidere sulla prevenzione è,infatti, il rafforzamento del rapporto educativo e della gestione del proprio ruolo da parte diciascuno e di tutti.È emersa più volte, a tale proposito, la necessità di rilanciare alla riflessione di tutti alcuni temi quali la valutazione, il rispetto delle regoledella comunità, la corresponsabilità educativa.Avvalendoci della consulenza scientifica dell’Associazione L’Amico Charly stiamo avviandola costituzione, a livello provinciale, di Gruppi di intervento che troveranno la loro collocazione in alcune scuole della nostra regione.Tali “antenne” costituiranno non solo dei punti di monitoraggio dei fenomeni a livello territoriale, ma definiranno anche un modellodi intervento per poter agire tempestivamente nelle situazioni emergenziali. Si prevede che al loro interno possano agire esperti che provengano dal mondo della sanità, della scuola,del mondo accademico e scientifico per poter tenere sotto controllo allo stesso tempo i diversi aspetti-clinici, educativi e culturali- di cui è necessario tener conto in tali situazioni.Sarà compito anche di tali strutture dare suggerimenti e indicazioni circa percorsi formativi, anche a distanza, per le diverse componenti della comunità scolastica.Voglio in ogni caso ribadire che la consapevolezza maturata in questi anni nella gestione di situazioni purtroppo anche tragiche mi spinge a ritenere che il percorso intrapreso, anche se indubbiamente ha portato risultati concreti, non possa ritenersi concluso.Ed in questo senso penso di poter assicurare che la Direzione supporterà tutte le scuole che vorrannocogliere l’opportunità di avviare percorsi formativi, di interscambio, di riflessione sui temi inquestione.Certo della vostra collaborazione e confidando nel senso di responsabilità con cui sapreteagire per condividere nelle vostre comunità scolastiche il senso di questa mia lettera, colgol’occasione per inviarvi i miei migliori saluti.Il Direttore Generale Giuseppe ColosioRIFERIMENTI:Prof.ssa Bruna BaggioUSR per la Lombardia Tel 02 574627208 Mail bruna.baggio@istruzione.it
Regione Lombardia: protocollo d'Intesa, lezioni di protezione civile in classe
«Formare gli insegnanti ed educare i ragazzi lombardi in tema di protezione civile è lo scopo del Protocollo d'Intesa che gli assessori regionali Gianni Rossoni (Istruzione, Formazione e Lavoro) e Stefano Maullu (Protezione civile, Prevenzione e Polizia locale) hanno sottoscritto questa mattina con il provveditore di Milano Stefania Pupazzoni, in rappresentanza del Direttore dell'Ufficio scolastico regionale,Giuseppe Colosio»«Il Protocollo prevede che gli insegnati e gli studenti delle scuole lombarde vengano coinvolti in attività di formazione e informazione in materia di protezione civile con l'obiettivo di promuovere comportamenti civilmente e socialmente responsabili tra le nuove generazioni»Per saperne di più clicca QUi
Ecco la Comunicazione della Direzione Generale«Ufficio IV - Politiche formative e rapporti con la Regione, gli enti locali e il mondo del lavoro- Via Ripamonti, 85 – 20141 Milano - Tel. 02 574 627 253 – Fax 02 574 627 248E-mail: formazioneintegrata.lombardia@istruzione.itPosta Elettronica Certificata: drlo@postacert.istruzione.it»Prot. n. MIUR AOODRLO R.U. 818 Milano, 20 gennaio 2010Ai dirigenti scolasticidegli istituti professionali e tecnici statali della Lombardiacon percorsi di istruzione e formazioneOggetto:“Avviso per la presentazione di domande di accesso a contributi per l’ammordernamento delle dotazioni laboratoriali delle istituzioni formative accreditate e iscritte alla sezione A dell'«Albo regionale degli operatori accreditati per i servizi di istruzione e formazione professionale» e degli istituti tecnici e professionali statali che erogano percorsi di istruzione e formazione professionale di secondo ciclo, in attuazione della dgr del 23 dicembre 2009, n. 10881”Con Decreto N. 213 del 18 gennaio 2010 Regione Lombardia ha emanato l’avviso cui all’oggetto indirizzato alle istituzioni formative accreditate e agli istituti Tecnici eProfessionali statali che abbiano attivato nell’anno formativo 2009/2010 percorsi di istruzione e formazione professionale di secondo ciclo, ai sensi dell’art. 3 dell'Intesa siglata tra Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e Regione Lombardia il 16 marzo 2009 e si avvalgano, per l’erogazione degli stessi, dell’utilizzo di laboratori siti nel territorio della regione.Per l’ammodernamento dei laboratori vengono concessi contributi fino ad un massimo di€ 150.000, secondo le modalità descritte nell’allegata comunicazione di Regione Lombardia e nei relativi allegati.Le domande possono essere presentate a partire dal giorno successivo alla pubblicazione del provvedimento sul Burl ( previsto per il 25 e fino alle h. 12 del 26 febbraio 2010. Le domande devono essere inviate alla casella di posta elettronica certificata (PEC) formazione@pec.regione.lombardia.it, inserendo in oggetto la dicitura “Avviso Dotazioni Laboratoriali”.La Direzione Generale Istruzione Formazione e Lavoro di Regione Lombardia invita i Dirigenti Scolastici o un loro rappresentante ad un momento di condivisione dell’avviso presso l’auditorium «Sala Bianca, in Via Cardano, 10 a Milano,il giorno 4febbraio 2010 alle ore 10.30»Vista l’importanza dell’occasione e dell’opportunità costituita da tale finanziamento, si invitano tutti gli istituti interessati a partecipare.Si coglie l’occasione per porgere i migliori salutiIl dirigente Giuliana PupazzzoniPer saperne di più clicca QUi
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