Source: http://www.avvocatolisetti.it/news.aspx?ID=47
Timestamp: 2019-02-17 00:27:13+00:00
Document Index: 174063590

Matched Legal Cases: ['art. 157', 'art. 157', 'art. 69', 'art. 25', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 10']

La data di oggi: 17/02/2019 1.27
Prescrizione causa di estinzione del reato
La prescrizione è una causa di estinzione del reato (artt. 157 ess. c.p.). La legge n. 251/05 ha modificato la disciplina codicistica, per cui attualmente la prescrizione viene calcolata sulla base della pena edittale massima stabilita dal codice penale ovvero dalla legge penale, e comunque partendo da un tempo minimo di 6 anni per i delitti e di 4 anni per le contravvenzioni.
Essa è soggetta a sospensione (si arresta il calcolo del tempo necessario a prescrivere il reato) così come alla interruzione (il tempo decorso ed utile alla prescrizione si azzera e ricomincia a decorrere ex novo) secondo la rispettiva disciplina di cui agli artt. 159, 160 e 161 c.p..
La prescrizione può essere oggetto di espressa rinuncia da parte dell'imputato.
La prescrizione non trova applicazione nel caso di reati per i quali è prevista la pena dell'ergastolo anche se ciò avvenga per l'applicazione di circostanza aggravanti.
La disciplina della prescrizione è contenuta nell'art. 157 cp così come riscritto dalla L. n. 251 del 5 dicembre 2005 (c.d. legge ex Cirielli) che è intervenuta, in materia, sotto molteplici profili.
Con la Legge ex Cirielli, il termine di prescrizione del reato base è, come detto, quello stabilito, nel massimo, dalla cornice edittale relativa alla fattispecie penale. Inoltre, la nuova disciplina della prescrizione del reato di cui all'art. 157 cp prevede che le circostanze aggravanti ed attenuanti comuni non incidano sul termine di prescrizione (in precedenza, invece, in caso di aggravanti si doveva aver riguardo all'aumento massimo di pena per esse previsto e, in caso di attenuanti, alla diminuzione minima di pena).
Una parziale deroga all'irrilevanza delle circostanze ai fini dell'individuazione del termine di prescrizione del reato, si ha con riferimento alle aggravanti autonome o ad effetto speciale. In tali casi, ai fini dell'individuazione del termine di prescrizione del reato, si ha riguardo all'incremento massimo di pena per esse previsto.
La nuova disciplina della prescrizione ha privato di rilievo, ai fini dell'individuazione del termine di prescrizione del reato, l'operazione di bilanciamento di cui all'art. 69 cp da parte del giudice in caso di concorso eterogeneo di circostanze.
Il dies a quo del decorso della prescrizione del reato è diverso a seconda delal tipologia e della struttura del reato medesimo. Per i reati consumati il termine prescrizionale decorre dal giorno della consumazione, per i reati permanenti dal giorno della cessazione della permanenza, per i reati abituali dal giorno della cessazione dell'abitualità, per i reati tentati dal giorno della cessazione dell'attività penalmente illecita concretante il tentativo punibile.
2) l'ordinanza che applica le misure cautelari personali, quella di convalida del fermo o dell'arresto;
3) l'interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o al giudice;
5) il provvedimento del giudice di fissazione dell'udienza in camera di consiglio per la decisione sulla richiesta di archiviazione;
Come abbiamo ampiamente esposto, la disciplina della prescrizione codicistica ha subito una profonda modificazione ad opera della Legge ex Cirielli. Per effetto dell'entrata in vigore della suddetta legge, dunque, taluni termini di prescrizione hanno subito un aumento ed altri sono diminuiti (la maggior parte).
Per il principio costituzionale dell'irretroattività della norma penale sfavorevole di cui all'art. 25 Cost, ove le nuove disposizioni abbiano l'effetto di produrre un incremento dei termini prescrizionali, esse potranno trovare applicazione solo con riferimento a fatti che si siano realizzati successivamente all'entrata in vigore della legge.
Con riferimento al principio di rango legislativo secondo il quale la disposizione più favorevole trova applicazione anche con riferimento ai fatti antecedenti, la Consulta ha chiarito come si tratti di un principio non costituzionalizzato e quindi come esso possa, con riferimento a specifiche esigenze, essere derogato dal legislatore ordinario a condizione che tale deroga non trasmodi in un regolamento irrazionale e come tale violativo del principio di cui all'art. 3 Cost.
Ed invece, in senso parzialmente derogatorio del principio di cui all'art. 2 cp, l'art. 10, comma 3 della L. n. 251 del 2005 ha previsto che, ove i termini di prescrizione risultino più brevi, essi si applicheranno anche ai processi ed ai procedimenti pendenti salvo che si tratti di procedimenti pendenti in grado di appello o in Cassazione e salvo che, in primo grado, vi sia stata già la dichiarazione di apertura del dibattimento.
E, tuttavia, ha argomentato la Corte, stante il rango di legge ordinaria, della fonte che ha posto tale principio (l'art. 2 cp), la suddetta deroga è costituzionalmente legittima ove sia rispettato il canone di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost. E proprio, sotto questo, profilo la Consulta ha censurato l'art. 10 comma 3° sopra citato nella parte in cui ha condizionato l'applicabilità della nuova disciplina più mite della prescrizione in primo grado all'apertura del dibattimento ritenendo illogica la scelta di condizionare tale applicabilità ad un fatto processuale sostanzialmente arbitrario come quello dell'apertura del dibattimento. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 393 del 23 novembre 2006 ha, dunque, dichiarato l'illegittimità dell'art. 10 comma 3 della Legge ex Cirielli limitatamente alle parole: "dei processi già pendenti in primo grado ove vi sia stata la dichiarazione di apertura del dibattimento nonchè".
[VIII]. La prescrizione non estingue i reati per i quali la legge prevede la pena dell'ergastolo, anche come effetto dell'applicazione di circostanze aggravanti.