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Timestamp: 2018-10-23 12:59:51+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 9', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 32', 'art. 1', 'art. 32', 'art. 25', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 32']

Ordinanza n. 326 del 2 dicembre 2011 Corte Costituzionale (GU n. 51 del 7-12-2011 ) - Tutto Stranieri
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Straniero e apolide – Conversione del titolo di soggiorno rilasciato per “minore eta’” in quello per “lavoro subordinato” – Estensione della disciplina originariamente prevista per i soli minori “non accompagnati” ai minori affidati ai sensi dell’art. 2 della legge n. 184 del 1983 e a quelli sottoposti a tutela, nonche’ agli stranieri che, gia’ entrati in Italia come “non accompagnati”, abbiano ottenuto il permesso di soggiorno per “minore eta’” e siano
in grado di documentare la sussistenza di una condizione di affidamento ovvero di tutela in epoca anteriore all’entrata in vigore della legge n. 94 del 2009 – Denunciata lesione dei principi di ragionevolezza e di uguaglianza, nonche’ asserita violazione dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario – Sopravvenuto mutamento del quadro normativo – Necessita’ di una nuova valutazione della rilevanza della questione – Restituzione degli atti al rimettente.
– D.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 32, commi 1 e 1-bis, come modificato dall’art. 1, comma 22, lett. v), della legge 15 luglio 2009, n. 94.
– Costituzione, artt. 3, 10, primo comma, e 117, primo comma;
direttiva 27 gennaio 2003, n. 2003/9/CE, art. 2, lett. h);
risoluzione CE del 26 giugno 1997, art. 1, comma 1.
nei giudizi di legittimita’ costituzionale dell’articolo 32, commi 1 e 1-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dall’art. 1, comma 22, lettera v), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), promossi dal Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte con tre ordinanze del 10
febbraio 2011 e con due ordinanze del 22 gennaio 2011 rispettivamente iscritte ai nn. 78, 79, 80, 94 e 95 del registro ordinanze 2011 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 20 e 23, 1ª serie speciale, dell’anno 2011.
udito nella camera di consiglio del 18 ottobre 2011 il Giudice
Ritenuto che il Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte, con tre ordinanze di identico tenore, rispettivamente due del 22 gennaio 2011 (r. o. n. 94 e n. 95 del 2011) e una del 10 febbraio 2011 (r. o. n. 78 del 2011), ha sollevato – in riferimento agli artt. 3, 10, primo comma, e 117, primo comma, della Costituzione
– questione di legittimita’ costituzionale dell’art. 32, commi 1 e 1-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), nella parte in cui, nel testo risultante dalle modifiche introdotte dall’art. 1, comma 22, lettera v), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), estende ai minori affidati ai sensi
dell’art. 2 della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia), e a quelli sottoposti a tutela la disciplina originariamente prevista per i soli minori «non accompagnati», in virtu’ della quale, per la conversione del titolo di soggiorno rilasciato per «minore eta’» in quello rilasciato per «lavoro subordinato», e’ necessario aver partecipato per un periodo non inferiore a due anni ad un progetto di integrazione sociale e civile gestito da un ente pubblico o privato che abbia rappresentanza nazionale;
che il TAR e’ chiamato a decidere su ricorsi avverso provvedimenti del Questore di Torino di rigetto dell’istanza di conversione del permesso di soggiorno per minore eta’, in «attesa occupazione» o in «lavoro subordinato» e in un caso (ord. n. 78 del 2011) anche della legittimita’ del provvedimento del Prefetto di Torino con il quale e’ stato respinto il ricorso gerarchico presentato avverso il provvedimento del Questore;
che i ricorrenti nel giudizio principale sono tutti stranieri, entrati clandestinamente in Italia, che hanno ottenuto il rilascio di un permesso di soggiorno per minore eta’ e che sono stati affidati dall’autorita’ giudiziaria all’assessorato all’assistenza del Comune di Torino e, in un caso, ad uno zio materno (ord. n. 95 del 2011);
che in tutti e tre i giudizi, il TAR ha ritenuto di sollevare d’ufficio questione di legittimita’ costituzionale, provvedendo, con separate ordinanze, a disporre la sospensione cautelare dei provvedimenti impugnati sino alla prima camera di consiglio successiva alla restituzione degli atti da parte della Corte costituzionale;
che il remittente ritiene infondata la tesi sostenuta dai ricorrenti secondo la quale la normativa censurata sarebbe applicabile soltanto per il futuro, cioe’ esclusivamente nei confronti degli stranieri minorenni entrati in Italia, dotati di permesso di soggiorno per minore eta’ e affidati ai sensi dell’art. 2 della legge n. 184 del 1983 dopo l’entrata in vigore della legge 15 luglio 2009, n. 94, in quanto, in base al principio tempus regit actum, ritiene di dover applicare la normativa vigente al momento dell’emissione del provvedimento;
che, a parere del Tribunale amministrativo, la normativa censurata introdurrebbe una definizione di straniero «minore non accompagnato» assolutamente difforme rispetto a quella antecedentemente conosciuta dal diritto comunitario e nazionale e, tale normativa, nella sua irrazionalita’ e arbitrarieta’, frustrerebbe l’affidamento dell’interessato nella sicurezza giuridica, elemento fondamentale dello Stato di diritto;
che, pur nella consapevolezza che il divieto di retroattivita’ e’ elevato a precetto costituzionale solo per la materia penale, si profila, ad avviso del remittente, un contrasto con il principio di ragionevolezza (di cui all’art. 3 Cost.) del disposto diniego di conversione del titolo di soggiorno nei confronti
di coloro che al momento dell’entrata in vigore della legge n. 94 del 2009 erano gia’ entrati in Italia, avevano ottenuto il permesso di soggiorno per minore eta’ e si trovavano in una documentabile condizione di affidamento ad un adulto;
che, in tali casi, i minori stranieri si sono venuti a trovare, senza colpa, nell’impossibilita’ materiale e giuridica di partecipare e concludere prima del raggiungimento della maggiore eta’ il progetto di integrazione previsto dalla nuova normativa;
che le disposizioni censurate, inoltre, sarebbero in contrasto con il principio di uguaglianza, perche’ attribuiscono lo stesso trattamento a due diverse categorie di soggetti, quali sono i minori non accompagnati e i minori che, invece, possono documentare l’esistenza di una situazione di affidamento ad adulti;
che, infine, sarebbero violati gli artt. 10, primo comma, e 117, primo comma, Cost., perche’ la nuova definizione di «minore non accompagnato» si porrebbe in contrasto con le disposizioni comunitarie sopra richiamate;
che lo stesso TAR del Piemonte, con due ordinanze di identico tenore del 10 febbraio 2011 (r.o. n. 79 e n. 80 del 2011), ha sollevato – in riferimento agli artt. 3, 10, primo comma, e 117, primo comma, della Costituzione – questione di legittimita’ costituzionale dell’art. 32, commi 1 e 1-bis, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, cosi’ come modificato dalla lettera v) del comma 22 dell’art. 1 della legge 15 luglio 2009, n. 94, limitatamente alla parte in cui: a) estende ai minori affidati ai sensi dell’art. 2 della legge 4 maggio 1983, n. 184, e a quelli sottoposti a tutela, la disciplina originariamente prevista per i soli minori «non accompagnati», in virtu’ della quale, per la conversione del titolo di soggiorno rilasciato per «minore eta’» in quello rilasciato per
«lavoro subordinato», e’ necessario aver partecipato per un periodo non inferiore a due anni ad un progetto di integrazione sociale e civile gestito da un ente pubblico o privato che abbia rappresentanza nazionale; b) si applica anche agli stranieri – gia’ entrati in Italia come non accompagnati – che abbiano ottenuto il permesso di soggiorno per minore eta’ e siano in grado di documentare la sussistenza di una condizione di affidamento, ovvero di tutela, in
epoca antecedente alla data di entrata in vigore della legge n. 94 del 2009;
che in entrambi i giudizi il TAR e’ chiamato a decidere su ricorsi avverso decreti del Questore della provincia di Torino di rigetto dell’istanza di conversione del proprio permesso di soggiorno da «minore eta’» in «lavoro subordinato», ai sensi dell’art. 32 del d.lgs. n. 286 del 1998;
che, anche in questi casi, i ricorrenti nel giudizio principale sono stranieri entrati clandestinamente in Italia che hanno ottenuto il rilascio di un permesso di soggiorno per minore eta’ e che sono stati affidati dall’autorita’ giudiziaria alla tutela di parenti o all’assessorato all’assistenza del Comune di Torino;
che, infatti, nel caso specifico ricorrevano tutti i presupposti per ritenere applicabile l’art. 32, comma 1, del d.lgs. n. 286 del 1998 nella sua precedente formulazione, trattandosi di minori che erano stati «affidati», ancorche’ di fatto, ai sensi dell’art. 9, comma 4, della legge n. 184 del 1983 e, nel primo caso (ord. n. 79 del 2011), anche di minore sottoposto a tutela con provvedimento della competente autorita’;
che a seguito dell’introduzione della norma oggetto di censura l’intervenuto «affidamento» ai sensi della legge n. 184 del 1983, nonche’ il deferimento della tutela, non sono piu’ sufficienti ai fini della conversione del permesso di soggiorno gia’ rilasciato per «minore eta’» in quanto, anche in questi casi, il minore, «affidato» o sottoposto a tutela, deve sottoporsi al percorso di inserimento sociale e civile previsto dal comma 1-bis;
che la nozione di minore «non accompag nato», ma pur sempre «affidato» ovvero «sottoposto a tutela», di cui al nuovo comma 1-bis dell’art. 32 del d.lgs. n. 286 del 1998, si riferisce, secondo il rimettente, a quei minori che fanno ingresso in Italia come «non accompagnati» e che sono, in un momento successivo, «affidati» o sottoposti a tutela;
che la possibilita’ di ottenere la conversione del permesso di soggiorno senza la necessita’ del percorso di inserimento sociale e civile, ai sensi del comma 1, e’ stata limitata solo ai minori «affidati» e, al tempo stesso, «accompagnati»;
che, a giudizio del rimettente, la situazione dei ricorrenti si trova ad essere disciplinata, in virtu’ del principio tempus regit actum, proprio dai commi 1 ed 1-bis quali modificati dalla legge n. 94 del 2009 (legge priva, per tale aspetto, di alcuna disposizione transitoria), in quanto la domanda di conversione del permesso di soggiorno e’ stata avanzata all’amministrazione in un momento in cui era gia’ in vigore la legge nuova, e con essa il nuovo regime di
regolarizzazione degli stranieri minori al momento del compimento della maggiore eta’;
che, dunque, i ricorrenti non avrebbero piu’ titolo ad ottenere la conversione del permesso di soggiorno ai sensi del comma 1 dell’art. 32 (come, invece, sarebbe stato nella vigenza della vecchia legge), avendo fatto ingresso in Italia come «non accompagnati» e non avendo frequentato il percorso biennale di integrazione sociale e civile descritto dal comma 1-bis;
che la normativa censurata introdurrebbe una definizione di straniero «minore non accompagnato» assolutamente difforme rispetto a quella antecedentemente conosciuta dal diritto comunitario e nazionale e, tale normativa, nella sua irrazionalita’ e arbitrarieta’, frustrerebbe l’affidamento dell’interessato nella sicurezza giuridica, elemento fondamentale dello Stato di diritto;
che, pur nella consapevolezza che il divieto di retroattivita’ e’ elevato a precetto costituzionale solo per la materia penale, ad avviso del remittente, il diniego di conversione del titolo di soggiorno nei confronti di coloro che, al momento dell’entrata in vigore della legge n. 94 del 2009 erano gia’ entrati in Italia, avevano ottenuto il permesso di soggiorno per minore eta’ e si trovavano in una documentabile condizione di affidamento ad un adulto, si porrebbe in contrasto con il principio di ragionevolezza;
che nei giudizi e’ intervenuto, con atti di analogo contenuto, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o, in subordine, non fondata;
che il remittente avrebbe omesso di considerare che il principio tempus regit actum non si sottrae alla regola costituzionale secondo cui, tra diverse interpretazioni possibili di una norma e dei relativi effetti, deve darsi la prevalenza a quella piu’ aderente al canone di ragionevolezza, come riconosciuto dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato, anche nella materia in argomento;
che, quanto al merito della questione, l’interveniente sostiene che non si configura alcun contrasto con gli artt. 10, primo comma, e 117, primo comma, Cost., perche’ le disposizioni in argomento non hanno introdotto una nuova definizione di «minore non accompagnato», ma hanno esteso i requisiti richiesti per la conversione del permesso di soggiorno dei minori non accompagnati anche ai minori in stato di affidamento ai sensi della legge n. 184 del 1983 o sottoposti a tutela;
che la scelta operata dal legislatore nell’ambito della sua discrezionalita’ e’ stata quella di richiedere, come condizione per la conversione del permesso di soggiorno al raggiungimento della maggiore eta’, l’ammissione ad un progetto di integrazione, sia per i minori in stato di affidamento familiare sia per quelli sottoposti a tutela, cosi’ come gia’ anteriormente previsto per i «minori non accompagnati», sul presupposto incontestabile che in tutte le
suddette ipotesi si tratta di minori che non convivono con i relativi genitori;
che, pertanto, si e’ in presenza di una scelta non arbitraria ne’ irragionevole.
Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte, con le ordinanze indicate in epigrafe, ha sollevato questione di costituzionalita’ dell’art. 32, commi 1 e 1-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dalla lettera v) del comma 22 dell’art. 1 della legge 15 luglio 2009, n. 94
(Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), in riferimento agli articoli 3 (principi di ragionevolezza, imparzialita’ ed uguaglianza), 10, primo comma, e 117, primo comma, della Costituzione, parametro evocato con riguardo all’art. 2, lettera h), della direttiva 27 gennaio 2003, n. 2003/9/CE (Direttiva del Consiglio recante norme minime relative all’accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri), all’art. 1, comma 1, della risoluzione CE del 26 giugno 1997 (Risoluzione del Consiglio sui minori non accompagnati, cittadini di paesi terzi), nonche’ al principio di «sviluppo e consolidamento dello Stato di diritto»;
che, con le prime tre ordinanze (r. o. nn. 78, 94 e 95 del 2011), i commi suddetti sono censurati, limitatamente alla parte in cui estendono ai minori affidati ai sensi dell’art. 2 della legge 4 maggio 1983, n. 184, e a quelli sottoposti a tutela, la disciplina originariamente prevista per i soli minori «non accompagnati», in virtu’ della quale, per la conversione del titolo di soggiorno rilasciato per «minore eta’» in quello rilasciato per «lavoro subordinato», e’ necessario aver partecipato per un periodo non inferiore a due anni ad un progetto di integrazione sociale e civile gestito da un ente pubblico o privato che abbia rappresentanza nazionale;
che con ulteriori due ordinanze il Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte, in riferimento ai medesimi parametri, ha censurato l’art. 32, commi 1 e 1-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, come modificato dalla lettera v) del comma 22 dell’art. 1 della legge n. 94 del 2009 anche nella parte in cui estende la propria applicazione agli stranieri – gia’ entrati in Italia come «non accompagnati» – che abbiano ottenuto il permesso di soggiorno per
minore eta’ e che siano in grado di documentare la sussistenza di una condizione di affidamento, ovvero di tutela, in epoca antecedente alla data di entrata in vigore della legge n. 94 del 2009;
che, preliminarmente, va disposta la riunione dei suddetti giudizi in ragione dell’identita’ delle questioni di costituzionalita’ oggetto degli stessi, affinche’ siano unitariamente decisi;
che analoghe questioni sollevate dal medesimo TAR sono gia’ state decise da questa Corte nel senso della manifesta inammissibilita’ perche’ il rimettente non aveva tenuto conto della diversa interpretazione formatasi nella giurisprudenza amministrativa, cosi’ omettendo di esplorare la possibilita’ di pervenire, in via interpretativa, alla soluzione conforme a Costituzione (ordinanza n. 222 del 2011);
che, in particolare, gia’ nella vigenza dell’art. 32, comma 1-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, come aggiunto dal comma 1 dell’art. 25 della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), e prima della novella introdotta dalla legge n. 94 del 2009, il Consiglio di Stato (sezione VI, decisioni n. 3690 del 2007 e n. 2951 del 2009) riteneva l’impossibilita’ di applicare il comma 1-bis ai soggetti che avessero compiuto la maggiore eta’ prima della entrata in vigore della legge n. 189 del 2002, ovvero nei due anni successivi, in quanto gli stessi non avrebbero potuto, in termini materiali e giuridici, partecipare ad un progetto di integrazione sociale e civile della durata minima di due anni prima del compimento della maggiore eta’, come previsto dal citato comma 1-bis;
che tale orientamento giurisprudenziale e’ stato confermato anche con riguardo all’art. 32 del d.lgs. n. 286 del 1998, come modificato dalla legge n. 94 del 2009 sia in grado di appello (Consiglio di Stato, sezione VI, ordinanze n. 2919 del 2010 e n. 4232 del 2010) che in primo grado (TAR Lazio, Sezione di Roma, sezione II quater, sentenza n. 2681 del 2011);
che, successivamente alle ordinanze di rimessione e alla pronuncia di inammissibilita’ sopra citata, la norma oggetto di censura e’ stata modificata dalla lettera g-bis) del comma 1 dell’art. 3, del decreto-legge 23 giugno 2011, n. 89 (Disposizioni urgenti per il completamento dell’attuazione della direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e per il recepimento della direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi irregolari) convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 129;
che, con la nuova formulazione dell’art. 32, il legislatore ha ripristinato la distinzione tra minori stranieri «non accompagnati» e minori stranieri «comunque affidati», prevedendo solo per i primi, ai fini del rilascio del permesso di soggiorno al compimento della maggiore eta’, la necessita’ che siano ammessi a frequentare, per almeno due anni, un progetto di integrazione sociale e civile;
che compete al rimettente verificare se la motivazione in ordine alla rilevanza della questione, prospettata nell’ordinanza di rimessione, resti o meno valida alla luce del novum normativo, tenuto altresi’ conto del diverso orientamento giurisprudenziale circa il momento dal quale ritenere applicabile la norma oggi ulteriormentemodificata;
Cosi’ deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 novembre 2011.
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