Source: http://www.urbium.it/site/d_NewsList.asp?CategoriaNews=138&stat=
Timestamp: 2019-09-22 08:50:29+00:00
Document Index: 130267431

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 32', 'art. 42', 'art. 41', 'art. 10', 'art. 19']

Venendo in rilievo, per la loro natura (viabilità e verde di arredo stradale), previsioni urbanistiche ‘particolari' - poiché incidenti su beni determinati -, funzionali alla localizzazione di un'opera pubblica e ad un utilizzo esclusivamente collettivo dell'area, tali da svuotarla dunque di ogni potenzialità edificatoria, si tratta di vincoli di carattere espropriativo, assoggettati al limite di durata quinquennale previsto dall'art. 9, commi 2 e 3, DPR n. 327/2001.
L'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio imprime all'area privata una destinazione a futura opera pubblica che importa una inedificabilità assoluta (nella vigenza del vincolo), con impossibilità da parte del privato proprietario della stessa di eseguire interventi edilizi volti alla nuova edificazione o all'ampliamento dell'esistente. Simile inedificabilità vale a seguito dell'adozione dello strumento urbanistico (con l'applicazione delle misure di salvaguardia) e a maggior ragione a seguito dell'approvazione definitiva dello strumento urbanistico con il quale il vincolo diviene perfetto e definitivo (ancorché per soli 5 anni). L'impossibilità di realizzare nuove costruzioni o ampliamenti da parte del proprietario dell'area soggetta a vincolo espropriativo è funzionale ad evitare che il programma di realizzazione delle opere pubbliche ossa essere impedito o ostacolato da parte del privato con la nuova edificazione o possa subire maggiori oneri in sede di determinazione dell'indennità di esproprio, che l'art. 32 del T.U espropriazioni, di cui al D.P.R. 327 del 2001 ha inteso evitare.
UNA DESTINAZIONE A ZONA F PARCO URBANO CHE SI INCENTRA SULL'ACQUISIZIONE PUBBLICA DELLE AREE, HA NATURA ABLATORIA E LA SUA IMPOSIZIONE VA MOTIVATA
Una destinazione a zona F Parco Urbano che si incentra sulla previsione dell'acquisizione delle aree da parte dell'Amministrazione, in quanto tale acquisizione costituisce il presupposto della realizzazione da parte della medesima Amministrazione delle strutture ammissibili e dell'eventuale loro affidamento a soggetti diversi dalla stessa Amministrazione, ha natura ablatoria. Di conseguenza, l'imposizione del vincolo in questione non sfugge alla necessità di un'idonea istruttoria e di un'adeguata motivazione del pubblico interesse perseguito.
IL VINCOLO AMBIENTALE/IDROGEOLOGICO NON INIBISCE QUELLO ESPROPRIATIVO
Né il vincolo ambientale, né quello idrogeologico impediscono l'attuazione del vincolo a carattere espropriativo.
La decadenza dei vincoli urbanistici preordinati all'esproprio (essendo tali quelli che permettono la realizzazione di opere destinate esclusivamente alla fruizione soggettivamente pubblica) comporta l'obbligo, per gli enti preposti, di reintegrare la disciplina urbanistica dell'area interessata dal vincolo decaduto con una nuova pianificazione, che definisca le condizioni di utilizzabilità del bene e non lasci, al contrario, il bene privo di concreta disciplina urbanistica.
VERDE PUBBLICO CON PARCHEGGIO (SOLO) ASTRATTAMENTE REALIZZABILE DAI PRIVATI: VINCOLO DI NATURA ESPROPRIATIVA
Per quanto attiene ai presupposti che possono consentire di prestare valore all'iniziativa privata riconosciuta per la realizzazione della destinazione pubblica dell'area vincolata ,occorre avere riguardo alla ‘effettiva' possibilità per il privato di poter realizzare il tipo di iniziativa necessaria per soddisfare le finalità pubbliche, in concreto ed effettivamente; il giudizio sulla natura conformativa o espropriativa dei vincoli di destinazione non deve dipendere soltanto dalla astratta possibilità attribuita al privato di realizzare l'intervento (o parte di esso) in alternativa all'ente pubblico, ma anche dall'interesse soggettivo del privato all'utile e fruttuoso sfruttamento dell'area, rispetto alla realizzazione, ad esempio, di un parcheggio sotterraneo: laddove, nella fattispecie, per realizzare determinate destinazioni si dovrebbe disporre di mezzi e/o di una organizzazione di cui normalmente non si dispone.
L'interesse ad agire è quello di ottenere la caducazione degli atti impugnati, nella parte in cui non consentono al ricorrente di realizzare un impianto privato [distribuzione di carburanti] da impiantare su area oggetto di espropriazione; entro tali limiti, pertanto, il ricorso del gestore dell'impianto può ritenersi ammissibile, non potendosi invece configurare alcuna legittimazione a far valere eventuali vizi del P.U.A. riguardanti la determinazione dell'indennità di esproprio o le scelte di fondo operate dall'Amministrazione in ordine alla estensione della previsione espropriativa ed ambito di operatività del P.U.A. medesimo, che incidono sulla posizione del proprietario del bene e non del gestore dell'impianto.
LA REVOCA DELL'ADOZIONE DELLA VARIANTE URBANISTICA NON IMPRIME UN VINCOLO ESPROPRIATIVO
La revoca della delibera di adozione di una proposta di variante urbanistica non vale a imprimere al fondo un vincolo espropriativo, limitandosi a interrompere la procedura di variante in corso di svolgimento.
La destinazione a viabilità costituisce un vincolo espropriativo, in quanto l'intervento per realizzare un sedime stradale non può certamente rappresentare operazione disciplinante una intera zona del territorio comunale che, in quanto conformativa in termini generali, permette di escludere la previsione di un indennizzo. A ciò va aggiunto che tale destinazione comporta il sostanziale svuotamento del contenuto economico del diritto di proprietà, atteso che, per sua intrinseca natura, la strada è destinata a una pubblica utilizzazione, con relativa configurazione del vincolo come di natura sostanzialmente espropriativa.
Il dies a quo per l'impugnazione delle disposizioni contenute in strumenti urbanistici generali, anche qualora contengano vincoli preordinati all'esproprio, va individuato nella scadenza del termine di pubblicazione dell'avviso di deposito degli atti presso gli uffici comunali. L'acquisto di un bene immobile collocato in un territorio disciplinato da uno strumento di pianificazione urbanistica non consente all'interessato di impugnare l'atto programmatorio, inoppugnabile per scadenza dei termini di impugnazione, che sottopone a vincoli l'immobile. Lo strumento urbanistico, altrimenti, sarebbe esposto all'infinito e in qualsiasi momento a contestazione giudiziaria, indipendentemente dai termini di impugnazione prestabiliti dalla legge.
LA DESTINAZIONE ALBERGHIERA, SE DURA TROPPO A LUNGO O È DISECONOMICA, DIVENTA UN VINCOLO ESPROPRIATIVO
I vincoli di destinazione alberghiera sono in via di principio legittimi, hanno ragione di esistere in ragione di esigenze concrete e sono destinati naturalmente ad affievolirsi. Tuttavia, le discriminazioni introdotte con un regime vincolistico troppo lungo, sconfinano oltre il ragionevole esercizio della discrezionalità legislativa, venendo così a violare il principio costituzionale di eguaglianza. La previsione del vincolo alberghiero, dunque, per essere costituzionalmente legittima, deve essere il frutto di un accorto bilanciamento tra valori egualmente tutelati in Costituzione, in modo da rendere compatibile il principio di funzionalizzazione della proprietà enunciato dall'art. 42 Cost., con la sussistenza stessa del diritto di proprietà (in modo da evitare che un vincolo stringente nella destinazione ed indefinito nel tempo possa costituire un intervento di fatto espropriativo), e con la libertà di iniziativa economica che - fermi i liniti imposti dall'art. 41 Cost. - impedisce l' "imposizione coattiva" dello svolgimento di attività allorché non sussista la convenienza economica delle stesse.
UN INDICE DI 1 MC/MQ NON È UN VINCOLO ESPROPRIATIVO
Si deve certamente escludere che l'attribuzione di un indice di edificabilità pari ad 1 mc/mq costituisca reiterazione di un vincolo espropriativo, trattandosi di un vincolo puramente conformativo che consente l'edificabilità.
Una destinazione a «verde di permeabilità ecologica», (orti per l'autoconsumo, frutteti, spazi alberati, spazi per attività all'aperto), sostanzialmente riconducibile ad una zona agricola o a verde privato all'interno di ambiti insediativi urbani, con una funzione di interruzione del territorio edificato quale elemento qualificante il paesaggio e di supporto alla rete ecologica, non contraddice la tipizzazione delle zone omogenee, né è ascrivibile ai vincoli ablatori, atteso che essa non è prodromica all'espropriazione e non è ostativa alla fruizione del fondo da parte del proprietario, il quale vedrà limitata esclusivamente la propria facoltà di godimento dello stesso.
ATTREZZATURE SCOLASTICHE: IL VINCOLO È SOSTANZIALMENTE ESPROPRIATIVO QUANDO NON PUÒ ESSERE SFRUTTATO DAL PROPRIETARIO
Nel caso di una destinazione ad attrezzature scolastiche, per la quale sia consentito l'intervento diretto del privato in alternativa alla mano pubblica, qualora vi siano limitazioni soggettive (solo enti no-profit), oggettive e procedimentali (unità di intervento da concordare con il Comune, previa stipula di convenzione che preveda la riserva di uso pubblico e le modalità di gestione) tali da impedire di fatto al proprietario di sfruttare il lotto a fini economici, va riscontrata la natura espropriativa del vincolo.
SEMPRE NECESSARIO APPORRE IL VINCOLO PREORDINATO ALL'ESPROPRIO, O CON LE LEGGI REGIONALI, O CON L'ART. 19 TUES
Non ricorrendo le situazioni nelle quali le norme regionali consentono variazioni di piani regolatori derivanti dall'approvazione di progetti di opere pubbliche, per potere espropriare è necessario dar corso alle attività necessarie al coinvolgimento della Regione nel procedimento di variante urbanistica finalizzata all'imposizione di vincolo preordinato all'esproprio, secondo le previsioni dell'art. 10 ovvero dell'art. 19 del D.P.R. n. 327/2001.
UNA DESTINAZIONE PUBBLICISTICA SCISSA DALLA PREVISIONE DI UNA DETERMINATA OPERA PUBBLICA, NON È VINCOLO PREORDINATO ALL'ESPROPRIO
La rappresentazione della dislocazione o del tracciato, sia pure di massima, delle opere cui è finalizzato il vincolo di esproprio risponde allo scopo di dimostrare la reale natura del vincolo stesso (espropriativo e non conformativo) e di dare contezza della proporzionalità della scelta localizzativa, ed è comunque resa necessaria dalla funzione di programmazione propria dello strumento urbanistico. Quest'ultimo non può introdurre vincoli ablatori unicamente sulla base di argomentazioni discorsive e di perimetrazioni grafiche dei lotti interessati dall'esproprio, senza prefigurare il nuovo assetto derivante dalle opere previste; una pur minima configurazione dell'assetto delle urbanizzazioni assunte a presupposto del preconizzato esproprio consentirebbe una almeno embroniale comprensione dei presupposti del corretto esercizio della discrezionalità tecnico amministrativa sottesa alla scelta di istituire il contestato vincolo.
È ESPROPRIATIVO IL VINCOLO PREVISIONALE DI UNA MODESTA STRADA DI COLLEGAMENTO
Ha natura espropriativa la previsione vincolistica di una strada di collegamento tra due tracciati viari di consistente scorrimento, quando, per le sue caratteristiche intrinseche (dimensioni non cospicue, natura di mero collegamento, coinvolgimento di poche particelle) non manifesta il carattere di intervento di grande viabilità, non potendosi desumere tale carattere (la cui previsione urbanistica configurerebbe vincolo conformativo e non espropriativo) dalle caratteristiche delle strade collegate.
Solo i difetti dei ricchi sembrano virtù (William Shakespeare)