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Timestamp: 2018-06-24 22:08:22+00:00
Document Index: 126890922

Matched Legal Cases: ['art.\n2498', 'art. 2500', 'art. 2500', 'art. 2500', 'art. 2545', 'art. 2500', 'art. 67', 'art. 171', 'art. 144', 'art. 65', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 30', 'art. 3', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 2', 'art. 51', 'art. 51']

Novità fiscali del 10 luglio 2008, in evidenza: trasformazione di consorzio in società di capitali; il modello 770/2008 ordinario si presenta entro il 30/09/2008; ancora esenti i fringe benefit di valore inferiore ai 258,23 euro; IVA sulla cessione del contratto di leasing | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 10 luglio 2008, in evidenza: trasformazione di consorzio in società di capitali; il modello 770/2008 ordinario si presenta entro il 30/09/2008; ancora esenti i fringe benefit di valore inferiore ai 258,23 euro; IVA sulla cessione del contratto di leasing
1) Trasformazione di consorzio in società di capitali
2) Aggravio IVA sulla cessione del contratto di leasing
3) Il modello 770/2008 Ordinario si presenta entro il 30/09/2008
4) Ecco il codice tributo per il credito d’imposta a favore degli istituti universitari
5) Straordinari detassati – ancora esenti i fringe benefit di valore inferiore ai 258,23 euro
Prima della riforma del diritto societario erano previsti solo casi limitati di trasformazione
(da società semplici a società commerciali e viceversa).
Dopo l’avvento del D.Lgs. 17/1/2003, n. 6, in vigore dall’1/1/2004, i casi di trasformazione sono stati decisamente ampliati.
La trasformazione eterogenea, dal lato civilistico, è adesso ampiamente regolata dall’art.
2498 all’art. 2500-novies c.c.
Permane la trasformazione omogenea (da un tipo all’altro di società commerciale); la trasformazione eterogenea si ha quando da società commerciale ci si trasforma in ente non societario o viceversa.
E ciò comporta, tra l’altro, il mutamento dello scopo sociale (ad esempio, in caso di trasformazione da società lucrativa a cooperativa senza fine di lucro o viceversa).
Casi di trasformazione eterogenea
Le società di capitali (cioè S.p.a., S.r.l. e S.a.p.a) si possono trasformare nelle seguenti forme di enti non commerciali (art. 2500-septies, c.c):
Di contro, si possono trasformare in società di capitali (art. 2500-octies c.c.):
– consorzi e società consortili;
Per quanto riguarda le cooperative, è disposta la trasformazione da società di capitali in cooperative, mentre non è previsto il caso contrario; tuttavia, in deroga al divieto di trasformazione delle cooperative in società lucrative, l’art. 2545-decies c.c. consente la trasformazione delle cooperative a mutualità non prevalente in società semplice o in società commerciali o in consorzio.
La disciplina fiscale è, invece, più ampia, poiché prende in considerazione tutte le società commerciali soggette ad Ires e, quindi, comprese le società cooperative e di mutua assicurazione.
Trasformazione eterogenea commercializzante
Riguardo il caso della trasformazione di un ente non commerciale in società di tipo commerciale, l’art. 2500-octies c.c. prevede che i consorzi, le società consortili, le comunioni d’azienda, le associazioni riconosciute e le fondazioni si possono trasformare in S.p.a, S.r.l. e S.a.p.a..
Le plusvalenze dei beni dell’ente non commerciale che si trasforma in società commerciale vengono considerate fiscalmente come quelle realizzate da un privato cittadino, per cui sono tassate come redditi diversi, ai sensi dell’art. 67, co. 1, D.P.R. 917/1986.
Riguardo la trasformazione eterogenea commercializzante, l’art. 171, co. 2, D.P.R. 917/1986, quindi, equipara, dal punto di vista fiscale, la trasformazione al conferimento, giacché i beni dell’ente non commerciale assumono la qualifica di beni relativi all’impresa.
Sia la decommercializzazione, sia la commercializzazione, sono pertanto considerate realizzative.
Se i beni confluiscono nell’azienda o nel complesso aziendale, non muta lo stato di beni relativi all’impresa. E, quindi, la trasformazione, di per sé, è fiscalmente neutra.
Per stabilire se i beni continuano ad essere beni d’impresa occorre fare riferimento all’art. 144, D.P.R. 917/1986, che richiama le norme che disciplinano l’individuazione dei beni d’impresa dell’imprenditore individuale (art. 65, commi 1 e 3 bis, D.P.R. 917/1986.
Ciò vale particolarmente per i beni dell’ex ente non commerciale che prima erano inseriti nell’eventuale attività commerciale secondaria.
Determinazione del valore fiscale dei beni al momento del loro ingresso nel regime di impresa
Le operazioni di conferimento sono equiparate, ai fini fiscali, alle cessioni a titolo oneroso, il cui corrispettivo è rappresentato dalle partecipazioni ricevute in cambio del bene conferito (art. 9, co. 5, D.P.R. 917/1986).
Il comma 4 dell’art. 9, alla lett. b), dispone che, se la conferitaria è di nuova costituzione, rileva il valore del bene conferito.
Quindi, si tratta del valore normale del complesso dei beni dell’ente non commerciale che
diventa società commerciale.
A parere della dottrina ne può derivare una plusvalenza imponibile e, di conseguenza, una
nuovo valore fiscale, presso il soggetto trasformato, che costituisce valore di partenza del patrimonio ai fini delle successive vicende impositive delle plusvalenze.
Presentazione della dichiarazione nella trasformazione:
Infine, riguardo gli adempimenti dichiarativi:
In caso di trasformazione di società in altra di diverso tipo, (ad esempio, da società di persone a società di capitali soggetta all’Ires e viceversa), è previsto che la dichiarazione relativa al periodo compreso tra l’inizio dell’esercizio e la data in cui ha effetto la trasformazione, sia presentata:
– entro l’ultimo giorno del settimo mese successivo alla data in cui ha effetto la trasformazione.
A tal fine, la trasformazione decorre data di iscrizione della relativa delibera assembleare nel Registro delle imprese.
La dichiarazione relativa alla frazione di esercizio tra la data in cui diviene efficace la trasformazione fino alla fine del periodo d’imposta va, invece, presentata nei termini ordinari, cioè entro la fine del settimo mese successivo alla data di chiusura dell’esercizio.
Comunque, ai fini dell’adempimento della presentazione, normalmente, non assume rilevanza la data di approvazione del bilancio o del rendiconto, ma solo la data di chiusura del periodo d’imposta.
Inoltre, i contribuenti che, ai fini dell’Ires, hanno un periodo di imposta non coincidente con
l’anno solare, non possono presentare la dichiarazione in forma unificata.
Tuttavia, per motivi di semplificazione, la dichiarazione Irap deve essere comunque presentata congiuntamente alla dichiarazione dei redditi
Infine, le eventuali imposte dovute devono essere versate entro sei mesi a decorrere dal giorno in cui decorre la trasformazione.
Naturalmente, per il periodo di imposta successivo la trasformazione i termini di versamento sono quelli ordinari.
Che succede se una società, che ha acquistato un’autovettura in leasing e ne ha detratto l’IVA nella misura del 40%, decide di cedere il diritto di riscatto al concessionario di auto, emettendo la fattura per il corrispettivo pattuito.
In particolare, è stato chiesto di sapere se tale corrispettivo vada interamente soggetto ad IVA o meno.
In tale fattispecie, la cessione del contratto deve essere assoggettata ad IVA sul totale del corrispettivo (con aliquota ordinaria del 20%).
Di contro, se la società si fosse avvalsa del riscatto diretto e della successiva cessione al concessionario di auto, allora in tale caso, si renderebbe operativo il disposto di cui all’art. 10, n. 27-quinquies del decreto IVA, con la conseguente esenzione da IVA, giacché si tratterebbe di cessione di bene
In particolare, ai sensi dell’art. 3 del D.P.R. n. 633/72, la cessione di un contratto è normalmente soggetta ad IVA poiché si tratta di una prestazione di servizi.
Se il conduttore intende cedere il contratto prima della sua naturale conclusione, si crea una duplicazione d’imposta, attesa la previsione dell’art. 3 del decreto IVA che prevede, come detto, l’assoggettamento al tributo della cessione del contratto.
Infatti, in tale ipotesi non è applicabile la disposizione dell’art. 10 n. 27quinquies, atteso che detta norma è applicabile solo per la cessione di beni e non per le prestazioni di servizi, qual è appunto la cessione del contratto di leasing.
In altri termini, la cessione di un contratto di leasing costituisce, ai fini IVA, una prestazione di servizi ai sensi dell’art. 3, n. 5), del D.P.R. 633/1972.
Ai sensi dell’art. 3 del decreto IVA, la cessione di un contratto è normalmente soggetta ad IVA poiché si tratta di una prestazione di servizi.
Tale previsione normativa può creare alcune distorsioni nell’ipotesi in cui oggetto del contratto di leasing sia un bene il cui acquisto è oggettivamente indetraibile (totalmente o parzialmente).
Per tale operazione, pertanto, non si può invocare né il regime di esenzione da IVA di cui all’art. 10, n. 27-quinquies), dello stesso decreto (cessioni di beni per i quali all’atto dell’acquisto non si è detratta totalmente l’IVA), né quanto previsto dall’art. 30, comma 5, della L. 388/2000 il quale ha disposto che per le cessioni di veicoli per i quali sia stata operata la detrazione IVA parziale la base imponibile è costituita dalla percentuale di detraibilità applicata al prezzo pattuito.
Entrambe le disposizioni, infatti, riguardano esclusivamente le cessioni di beni.
Nel caso di specie, quindi, la cessione del contratto deve essere assoggettata ad IVA sul totale del corrispettivo (con aliquota ordinaria del 20%).
(Di Giancarlo Modolo, in Ipsoa del 09/07/2008)
Il modello 770 Ordinario va presentato entro il 30 settembre 2008.
A seguito delle richieste di chiarimento pervenute, l’Agenzia delle Entrate, ha voluto rassicurare i contribuenti, precisando che il differimento dei termini di presentazione delle dichiarazioni, decisi con il D.L. n. 97 del 03/06/2008, ha riguardato anche il modello 770 ordinario.
In particolare, la proroga al 30 settembre 2008, prevista dall’art. 3 del D.L. n. 97/2008, comprende, oltre ai vari modelli Unico 2008 PF – SP – SC, anche il 770 Ordinario utilizzato dai sostituti d’imposta per la comunicazione dei dati relativi in particolare alle ritenute operate su dividendi, proventi da partecipazione, redditi di capitale erogati nell’anno 2007 e altre operazioni di natura finanziaria.
Intanto, si ricorda che oggi (10/07/2008), scade, invece, il termine per presentare in via telematica il modello 770/2008 Semplificato.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 09/07/2008)
E’ stato istituito il codice tributo per l’utilizzo, con il modello F24, del credito d’imposta in favore degli istituti universitari di diretta emanazione delle università estere, autorizzati a rilasciare titoli ammessi a riconoscimento in Italia (art. 31, comma 3-ter, del D.L. 1 ottobre 2007, n. 159 convertito dalla Legge n. 222/2007).
Tale norma prevede la concessione di un contributo agli istituti universitari, diretta emanazione di università estere, autorizzati a rilasciare titoli ammessi a riconoscimento in Italia ai sensi della Convenzione di Lisbona dell’11 aprile 1997, e della legge 11 luglio 2002, n. 148, a sostegno dei programmi di formazione internazionale a studenti di nazionalità italiana e di ricerca con partecipazione anche di soggetti di alta formazione esteri.
La suddetta disposizione dispone che il contributo possa essere fruito anche come credito d’imposta riconosciuto automaticamente secondo l’ordine cronologico di presentazione delle relative domande al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Il decreto 22 febbraio 2008 del Ministero dell’Economia, nel dare attuazione alla norma, ha regolato la procedura di presentazione delle domande prescrivendo che nelle stesse sia indicata anche la modalità con cui si intende fruire del beneficio.
In particolare, viene disposto che il contributo può essere fruito sia mediante erogazione in denaro sia tramite l’istituto della compensazione.
A tal fine è stato istituito, con neo risoluzione, il seguente codice tributo:
“6806”, denominato “credito d’imposta in favore degli istituti universitari di diretta emanazione delle università estere – art. 31, comma 3-ter, del dl 159/2007 convertito dalla legge 29/11/2007, n. 222”.
Il codice tributo va esposto nella sezione erario del modello F24 in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, o nella colonna “importi a debito versati” nei casi di ravvedimento operoso.
Il campo “anno di riferimento” viene valorizzato, nel formato AAAA, con l’anno nel quale e’ stato concesso il credito.
Infine, il codice tributo è utilizzabile dal quinto giorno lavorativo successivo al 09/07/2008, cioè alla data della neo risoluzione.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 09/07/2008 n. 288)
5) Straordinari detassati
Il D.L. 27/5/2008, n. 93 pubblicato in G.U. n. 124 del 28/5/2008 ha introdotto misure urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie.
Il provvedimento, in corso di conversione in legge, introduce misure sperimentali per l’incremento della produttività del lavoro.
La norma in via generale prevede la possibilità di beneficiare di una tassazione ridotta al 10% per specifiche componenti di reddito prodotto dai lavoratori nel periodo 1° luglio 2008 – 31 dicembre 2008.
Le disposizioni agevolative si applicano ai lavoratori assunti con un contratto di lavoro subordinato, indipendentemente dalla tipologia, presso datori di lavoro appartenenti al settore privato.
Sono esclusi i soggetti titolari solo di redditi di lavoro assimilato a quello dipendente come, ad esempio, gli amministratori di società e collaboratori coordinati e continuativi.
Possono, invece, beneficiare della disposizione agevolativa i soggetti che nel corso del periodo di imposta 2007 hanno percepito un reddito di lavoro dipendente non superiore a 30.000 euro unitamente ad un reddito assimilato al lavoro dipendente anche superiore a tale limite.
E’ ammesso al beneficio il lavoratore che possa fare valere un reddito non superiore a 30.000 euro prodotto nel corso del 2007 indipendentemente dal fatto che nel corso del periodo di imposta 2008 egli superi il limite previsto dalla norma.
Possono, quindi, beneficiare del regime fiscale agevolato i lavoratori titolari di reddito da lavoro dipendente non superiore, nell’anno 2007, a 30.000 euro.
L’importo da considerare relativamente al periodo di imposta 2007 è comprensivo degli eventuali emolumenti percepiti dal lavoratore a titolo di straordinario o di premi di risultato nonché di ogni altro reddito che ha concorso alla formazione del reddito complessivo del lavoratore.
Sono da escludere dal computo del reddito per la verifica della condizione, le somme percepite a tassazione separata (come arretrati di lavoro dipendente oppure a seguito di erogazione del trattamento di fine rapporto).
Le somme agevolate
Sono agevolate le seguenti somme erogate a livello aziendale:
b) per prestazioni di lavoro supplementare o per prestazioni rese in funzione di clausole elastiche effettuate nel periodo suddetto e con esclusivo riferimento a contratti di lavoro a tempo parziale stipulati prima della entrata in vigore del provvedimento;
c) in relazione a incrementi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa, e altri elementi di competitività e redditività legati all’andamento economico dell’impresa.
La norma prevede espressamente che le somme agevolate sono quelle erogate per prestazione di lavoro straordinario effettuate ai sensi del D.Lgs. 8 aprile 2003, n. 66. Tuttavia, tenuto conto delle finalità del provvedimento, vengono ritenute agevolate anche le prestazioni straordinarie rese nel rispetto della regolamentazione prevista dal contratto collettivo applicato.
Così come, rientrano nell’alveo degli emolumenti agevolati anche gli straordinari forfetizzati.
Per quanto riguarda i rapporto di lavoro a tempo parziale sono agevolati sia il lavoro supplementare sia le ore svolte in applicazione delle clausole elastiche; tuttavia, in entrambi i casi il beneficio spetta solo ai lavoratori il cui contratto di lavoro è stato stipulato, ovvero trasformato, prima del 29 maggio 2008 (data di entrata in vigore del decreto n. 93/2008).
In altri termini, il legislatore ha voluto agevolare i rapporti a tempo parziale esistenti alla data di entrata in vigore del decreto legge relativamente all’orario già fissato a quella data.
Pertanto, non rilevano ai fini del riconoscimento dell’agevolazione eventuali variazioni in riduzione dell’orario di lavoro di rapporti già a tempo parziale alla data del 29 maggio 2008 e concordate tra le parti dopo tale data.
Retribuzione premiante
Per quanto riguarda gli elementi retributivi premianti debbono riguardare gli incrementi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa, e altri elementi di competitività e redditività legati all’andamento economico dell’impresa; queste somme non è necessario che siano contenute in un accordo collettivo aziendale di secondo livello ma possono essere previste anche in modo unilaterale dal datore di lavoro.
Il presupposto per la concessione del beneficio è che la somma corrisposta, anche se continuativa, sia riconducibile ad elementi di determinazione periodica.
Al contrario, vengono ritenute eslcuse dal novero delle somme agevolate gli importi stabilmente riconosciuti in misura fissa che sono entrati nel patrimonio del lavoratore (come ad esempio, il superminimo individuale).
Il periodo di riferimento interessato è quello che va dal 1° luglio 2008 al 31 dicembre 2008.
L’importo massimo su cui applicare l’agevolazione è pari a 3.000 euro lordi relativamente al semestre agevolato.
L’importo viene ritenuto una franchigia e quindi l’eventuale superamento determina l’applicazione del regime fiscale ordinario solo sulla parte eccedente.
Sulle somme incentivate si applica un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali pari al 10%.
Il richiamo all’importo “lordo” va inteso riferito al lordo della sola imposta sostitutiva e non del contributo previdenziale posto a carico dei lavoratori.
L’importo di 3.000 euro va riferito a ciascun lavoratore dipendente e per l’intero semestre e, quindi, non per ciascun rapporto di lavoro.
L’importo agevolato non concorre alla formazione del reddito complessivo e, quindi, il lavoratore, oltre alla riduzione della tassazione diretta, beneficia anche di un vantaggio indiretto derivante dalle maggiori detrazioni fiscali che sono commisurate al reddito complessivo prodotto.
All’imposta sostitutiva del 10% si applicano, ove compatibili, le norme ordinarie previste per l’accertamento, la riscossione, le sanzioni e il contenzioso.
Viene ammesso, quindi, essa possa essere oggetto di compensazione sia “interna” sia “esterna” in base alle ordinarie modalità applicate dal sostituto di imposta in materia di Irpef e addizionali regionali e comunali.
L’agevolazione è applicata direttamente dal sostituto d’imposta salvo espressa rinuncia scritta del lavoratore.
Tale rinuncia è necessaria laddove il lavoratore abbia avuto, ad esempio, più rapporti di lavoro che complessivamente hanno dato luogo ad un reddito superiore a 30.000 euro e che il sostituto di imposta non è in grado di conoscere nel suo complesso.
La rinuncia è solo eventuale per il lavoratore qualora dipenda da un calcolo di convenienza rispetto al regime ordinario.
Infatti, l’applicazione dell’imposta sostitutiva esclude il riconoscimento delle detrazioni fiscali normalmente previste sui redditi di lavoro dipendente.
La norma prevede che l’imposta sostitutiva è applicata dal sostituto d’imposta in via automatica salva rinuncia scritta da parte del lavoratore.
Se il sostituto di imposta che applica il beneficio non è lo stesso che ha rilasciato la certificazione unica dei redditi per il 2007, il lavoratore deve attestare per iscritto l’importo del reddito da lavoro dipendente conseguito nel medesimo anno 2007.
Si possono quindi verificare le seguenti situazioni:
1. lavoratore che nel corso del 2007 è stato dipendente per l’intero periodo di imposta presso il datore di lavoro che applica il beneficio: non è prevista alcuna dichiarazione da parte del lavoratore;
2. lavoratore che nel corso del 2007 è stato dipendente per una parte del periodo di imposta presso il datore di lavoro che applica il beneficio: non è prevista alcuna dichiarazione da parte del lavoratore anche se essa appare opportuna per la determinazione del diritto al beneficio fiscale;
3. lavoratore che nel corso del 2007 è stato dipendente per l’intero periodo di imposta presso un datore di lavoro diverso da quello che applica il beneficio: il lavoratore deve rilasciare una dichiarazione in cui attesta il reddito percepito;
4. lavoratore che nel corso del 2007 non ha prestato attività di lavoro dipendente: non è prevista alcuna dichiarazione da parte del lavoratore anche se essa appare opportuna per la determinazione del diritto al beneficio fiscale.
Nel caso di cessazione del rapporto durante il semestre di sperimentazione, il sostituto di imposta comunica al lavoratore la parte di reddito su cui è stata applicata l’imposta sostitutiva.
La norma prevede che l’importo agevolato non concorre alla determinazione della situazione economica equivalente alla formazione del reddito complessivo del percipiente o del suo nucleo familiare entro il limite massimo di 3.000 euro.
L’importo agevolato non si computa, dunque, nel calcolo della quota Ise e Isee.
In caso di nucleo familiare la norma prevede espressamente che le somme agevolate si computino “entro il limite massimo di 3.000 euro”.
Pertanto, se due coniugi beneficiano entrambi della detassazione nei rispettivi rapporti di lavoro, sarà possibile escludere tale reddito dal calcolo Isee solo nei limiti di 3000 euro complessivi.
Per tutte le altre prestazioni che non fanno riferimento a questi indicatori (il caso più comune sono gli assegni per il nucleo familiare) la norma prevede l’espresso computo nel reddito complessivo del contribuente.
Sono fatte salve le prestazioni in godimento sulla base del reddito dichiarato nel corso del 2007.
Il comma 6 dell’art. 2 del D.L. n. 93/2008 prevede la soppressione dell’art. 51, comma 2, lettera b) del Tuir.
Il provvedimento è entrato in vigore dal 29 maggio 2008.
Si tratta delle erogazioni liberali concesse in occasione di festività o ricorrenze alla generalità o a categorie di dipendenti non superiori nel periodo d’imposta a euro 258,23, nonché i sussidi occasionali concessi:
– in occasione di rilevanti esigenze personali o familiari del dipendente;
– a dipendenti vittime dell’usura ai sensi della legge 7 marzo 1996, n. 108, o ammessi a fruire delle erogazioni pecuniarie a ristoro dei danni conseguenti a rifiuto opposto a richieste estorsive legge n. 172/1992.
L’abrogazione si applica in base ad un principio di cassa.
Vale a dire che il beneficio non trova più applicazione a partire dal 29 maggio 2008 anche se l’azienda ha deliberato la concessione del beneficio prima dell’entrata in vigore del provvedimento e provvede all’erogazione dopo tale data.
L’abrogazione va intesa a titolo definitivo e non sperimentale.
Continuano a non concorrere alla formazione del reddito, ai sensi dell’art. 51 comma 3 del Tuir, i fringe benefit, ancorché erogati per liberalità, di valore inferiore ai 258,23 euro.
(Fondazione Studi Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, circolare n. 6 del 30/06/2008)