Source: http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/37472-divorzio-breve-gli-aspetti-procedurali
Timestamp: 2017-05-01 04:15:04+00:00
Document Index: 63464598

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 12', 'art. 708', 'art. 711', 'sentenza ', 'art. 709']

Divorzio breve: gli aspetti procedurali :: Diritto di famiglia :: Diritto & Diritti
Pubblicato dal 20/10/2015
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Michele Angelo Lupoi, DS redazione
Estratto dal volume "Le nuove discipline della separazione e del divorzio", Maggioli Editore, 2015
Autori Michele Angelo Lupoi
Estratto dal volume "Le nuove discipline della separazione e del divorzio", Maggioli Editore, 2015 La legge n. 55 del 6 maggio 2015, come noto, ha introdotto il c.d. divorzio “breve”. Si tratta di una riforma lungamente attesa ma dalla portata innovativa tutto sommato ridotta. Resta infatti immutato il principale presupposto per la pronuncia di divor- zio, ovvero la previa separazione tra le parti. La vera rivoluzione sarebbe stato rendere solo facoltativo (se non abrogare tout court) il requisito in esame, ma anche stavolta il legislatore non ha saputo o voluto compiere tale coraggiosa scelta. De minimis, dunque, l’art. 1 della legge n. 55 si limita a ridurre la “distanza” temporale che deve separare l’istanza di divorzio dalla separazione, passando da tre anni ad uno (in caso di separazione giudiziale) o a sei mesi (in caso di separazione consensuale). Tale nuovo termine, ai sensi dell’art. 3, si applica “ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore” della legge, anche nei casi in cui il procedimento di separazione che ne costituisce il presupposto risulti ancora pendente alla me- desima data. In sostanza, tale disposizione presuppone il deposito di un ricorso prima del decorso del triennio in precedenza previsto dalla legge, con una sorta di sanatoria retroattiva, per evitare una pronuncia di inammissibilità dell’istanza. Ai fini della pronuncia del divorzio nei nuovi termini abbreviati resta comun- que necessaria, ai sensi dell’art. 3, n. 2, lett. b) della legge n. 898 del 1970, la previa pronuncia con sentenza passata in giudicato della separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero l’omologazione della separazione consensuale o, ancora, la separazione di fatto se iniziata almeno due anni prima del 18 dicembre 1970 ovvero, infine, anche se la norma per difetto di coordinazione non lo prevede espressamente, il previo accordo di separazione intervenuto tra i coniugi a seguito di negoziazione assistita matrimoniale (art. 6 d. l. n. 132 del 2014) ovvero da loro formalizzato avanti all’ufficiale di stato civile (art. 12 d. l. n. 132 del 2014). Sul piano procedurale, la nuova legge, non dice sostanzialmente nulla, se non confermare che il termine per la richiesta
Le nuove discipline della separazione e del divorzio, così come delineate dal D.L. 12 SETTEMBRE 2014, N. 132 (conv. con mod. in L. 10 novembre 2014, n. 162) e dalla L. 6 MAGGIO 2015, N. 55, costituiscono l�@�@�@approdo normativo, forse non...
richiesta di divorzio decorre, rispetto ai procedimenti che si svolgono davanti al Tribunale, dalla data di comparizione delle parti avanti al Presidente del Tribunale (ai sensi dell’art. 708 c. p. c. in caso di separazione giudiziale e dell’art. 711 c. p. c. in caso di consensuale). Opportunamente, inoltre, si è equiparata alla separazione nata come consen- suale quella che, introdotta come giudiziale, sia poi “convertita” in consensuale all’udienza presidenziale. A tale ipotesi, sembra doversi aggiungere per analogia, quella della separazione proposta con le forme giudiziali e decisa con sentenza, ma sulla base di conclusioni congiunte delle parti: anche in questo caso, infatti, alla pronuncia della separazione si arriva sulla base di un accordo tra i coniugi recepito dal Tribunale. Resta, d’altro canto, difficilmente giustificabile, anche sul piano del principio costituzionale di eguaglianza, il diverso trattamento riservato alla separazione giudiziale rispetto a quella consensuale. La ratio legis sembra quella di “premia- re” i coniugi poco litigiosi, favoriti sul piano temporale, a scapito di quelli più conflittuali, rispetto ai quali lo spatium deliberandi viene raddoppiato. Lo scarto temporale, peraltro, è sufficientemente lungo da rappresentare un’ingiustizia ma, per converso, troppo breve per essere razionalmente giustificabile. Non è dunque peregrina l’ipotesi di una pronuncia di incostituzionalità della nuova norma. Nell’ipotesi di separazione giudiziale, peraltro, l’abbreviazione dei tempi per la richiesta del divorzio renderà routinaria una situazione procedurale che invero già in precedenza si verificava con una certa frequenza: a seguito della pronuncia della sentenza non definitiva di separazione, ai sensi dell’art. 709-bis c. p. c., infatti, i coniugi possono proporre ricorso di divorzio mentre ancora pende il procedimento di separazione per la decisione in merito alle altre que- stioni sottoposte all’attenzione del Tribunale (addebito, rapporti patrimoniali, responsabilità genitoriale). In questi casi, i due procedimenti possono procedere in parallelo, salva