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Matched Legal Cases: ['art.3', 'art.12', 'art.12', 'art. 35', 'art. 12', 'art.12', 'art.4', 'art.12']

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Handicap, famiglia e scuola.
PubblicatoGisella Mancuso
Presentazione sul tema: "Handicap, famiglia e scuola."— Transcript della presentazione:
Handicap, famiglia e scuola.Corso di Formazione - F.I.S.M. Istituto Filippo Smaldone – Foggia 24 ottobre 2008 Handicap, famiglia e scuola. DOTT.SSA ANTONIETTA MOSCATO PSICOLOGA – PSICOTERAPEUTA Referente Regionale Integrazione Scolastica dei diversamente abili Ufficio Scolastico Regionale di Basilicata
PREMESSA L’Italia si è distinta per l’approvazione di Leggi rivoluzionarie ed è uno dei paesi nel mondo all’avanguardia per il riconoscimento legislativo dei diritti dei disabili. La definizione del “modello italiano” di integrazione piena viene guardato con particolare attenzione dai Paesi esteri che più hanno a cuore la qualità della vita delle persone disabili.
PREMESSA Il primo importante cambiamento che si è verificato nel corso di questi ultimi anni, sospinto da mutamenti sia del contesto sociale, culturale, politico e normativo, riguarda il nuovo modo d’intendere la condizione delle persone disabili e gli interventi in loro favore. Si è molto accentuata l’importanza della dimensione di progettazione e concertazione degli interventi, su scala regionale, zonale e comunale.
PREMESSA Il secondo importante cambiamento, legato allo sviluppo della normativa e della cultura dei servizi, riguarda la modalità d’approccio complessivo alla problematica dell’handicap. Le prospettive che si affermano sono sempre più quelle che tendono a mettere in evidenza le potenzialità delle persone e a contestualizzare le situazioni di disabilità negli ambiti dove si gioca, al di là delle prestazioni di servizio, la qualità della vita del disabile.
PREMESSA Altro elemento di cambiamento è dato dallo sviluppo, avutosi nel corso degli anni ’90, del solidarismo sociale organizzato, dopo la fase, negli anni ’80, di forte espansione del volontariato sociale diffuso. Questo nuovo contesto, l’articolato mondo dell’associazionismo, esprime richieste d’informazione e formazione, con modalità diverse dal passato, volendo essere accompagnato ( pensiamo alle associazioni dei genitori ) nelle proprie iniziative progettuali.
PREMESSA Un approccio essenziale allo sviluppo delle potenzialità dei disabili, è dato dai notevolissimi progressi delle nuove tecnologie, applicate alle problematiche dei disabili. Dette tecnologie hanno portato profonde innovazioni non solo a vantaggio dei processi educativi, formativi e riabilitativi, ma anche degli stili di vita e della qualità della vita stessa delle persone disabili.
UNA NUOVA CULTURA DELLA DISABILITA’.Sviluppare una nuova cultura della disabilità significa passare dal principio del sostegno a quello dell’inclusione e della partecipazione, facendo leva sulle capacità delle persone disabili ( centralità della persona), facilitando la loro esistenza indipendente, e promovendo l’integrazione sociale, anche attraverso il ciclo produttivo, nella prospettiva del rafforzamento della possibilità di istruzione e di formazione lungo tutto l’arco della vita. Il raggiungimento di questi obiettivi passa attraverso un processo lungo, di assimilazione e di sedimentazione sociale e culturale.
Integrazione: una scelta irreversibile.La scelta della piena integrazione è stata compiuta in Italia agli inizi degli anni ’70. Oggi è una scelta irreversibile in relazione a numerosi fattori: 1. ai rapporti tra etica, valori e diritti; 2. al quadro legislativo e normativo vigente; 3. alla constatazione che l’impegno per l’integrazione nella scuola di tutti e di ciascuno rappresenta la strategia fondamentale per lo sviluppo, la crescita e la conquista delle autonomie da parte di ogni persona in situazione di handicap; ma soprattutto costituisce la condizione fondamentale per la successiva integrazione sociale ( e, se possibile, lavorativa ) delle persone con deficit;
Integrazione: una scelta irreversibile.alla considerazione dei vantaggi che tale coeducazione comporta per gli altri alunni; all’esperienza umana, culturale e professionale maturata da un’ampia fascia di operatori scolastici, che non deve andare dispersa o relegata in nuovi ambiti speciali, ma messa a disposizione di tutta la scuola e di ogni alunno; all’idea ampiamente diffusa anche a livello europeo e internazionale, che la prassi della piena “inclusione” realizzata nel nostro Paese, costituisca un valore peculiare per la scuola italiana e che debba continuare a rappresentare occasione di scambio, di confronto e di reciproco incoraggiamento per innalzare la qualità della scuola e dell’integrazione; alla crescente attenzione della stessa opinione pubblica al diritto di cittadinanza delle varie forme di “diversità”.
IL QUADRO ETICO E VALORIALE DI RIFERIMENTOIl diritto all’educazione, all’istruzione e all’integrazione è da collocare sempre più nel quadro dei sistemi: scolastico-formativi, lavorativo, socio assistenziale, portando al centro dell’attenzione i bisogni fondamentali della persona diversamente abile, i suoi familiari, il suo contesto abituale di vita e richiamando competenze ed obblighi che le leggi vigenti assegnano a Enti Locali e Servizio Sanitario Nazionale.
IL QUADRO ETICO E VALORIALE DI RIFERIMENTO.In sintesi possiamo sostenere che: l’integrazione riguarda tutti gli allievi, indipendentemente dal tipo e dal livello di gravità dell’handicap; l’integrazione va ulteriormente potenziata, anche attraverso la valorizzazione delle risorse umane, delle competenze professionali maturate dagli operatori anche con l’utilizzo di adeguate strumentazioni tecnologiche; è importante poter partecipare per apprendere; i compiti a diversi livelli e in relazione alle potenzialità individuali, possono essere meglio appresi quando si consente “la partecipazione alla cultura del compito”; è fondamentale la flessibilità dell’organizzazione scolastica, la personalizzazione dei curricoli formativi, l’abitudine ad una valutazione rilevante in positivo che certifichi le competenze ( anche minime) concretamente acquisite sulle quali costruire successivi traguardi;
IL QUADRO ETICO E VALORIALE DI RIFERIMENTO.è necessario differenziare i percorsi formativi ( non solo per gli allievi in situazioni di handicap) con il criterio di trovare ancoraggi costanti con la programmazione di tutta la classe; individualizzazione non è sinonimo di insegnamento individuale; è importante trovare raccordi tra tutti i soggetti istituzionali che si occupano della piena integrazione sociale di ciascun individuo; per i soggetti in situazione di handicap la prospettiva è quella di una presa in carico di tutto l’arco dell’esistenza; occorre imparare a documentare le esperienze realizzate, per dar conto di come la consolidata prassi dell’integrazione scolastica consenta a ognuno, in base alle proprie potenzialità, di conseguire livelli importanti di autonomia, ma anche di conoscenze e di competenze, finalizzabili al raggiungimento di una migliore qualità dell’integrazione nella vita sociale e, se possibile, lavorativa.
IL DIRITTO ALL’INTEGRAZIONE SCOLASTICA.La Legge-quadro sull’handicap. Il diritto all’integrazione e all’istruzione degli alunni in situazioni di handicap nelle sezioni e classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado è disciplinato dalla Legge-quadro n. 104 del 5 febbraio 1992. “E’ persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà d’apprendimento, di relazione o d’integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione” art.3 Legge-quadro sull’handicap
IL DIRITTO ALL’INTEGRAZIONE SCOLASTICAFondamentali sono: Art. 12 Diritto all’educazione e all’istruzione. Art. 13 Strumenti per l’integrazione che devono essere messi a disposizione in maniera coordinata da Scuola, Enti Locali e Unita’ Sanitarie Locali. Art Modalità d’attuazione dell’integrazione, con espliciti richiami ai compiti del MPI.
OBIETTIVI DELL’INTEGRAZIONELa legge-quadro art.12 comma 3, sancisce che l’integrazione scolastica nelle classi comuni di ogni ordine e grado ha come compito lo sviluppo delle potenzialità della persona handicappata non solo ai fini dell’istruzione, ma nell’ordine: dell’apprendimento; della comunicazione; delle relazioni; della socializzazione; delle autonomie e della comunicazione personale. L’integrazione è dunque un concetto ben più ampio di quello che definisce il solo inserimento nelle classi comuni, e richiede a tutta la scuola dei piccoli e grandi cambiamenti, per evitare mere assimilazioni in un contesto educativo e formativo che non è capace di adattamenti reciproci.
OBIETTIVI DELL’INTEGRAZIONEIn quest’ordine di considerazioni, aggiungerei un ulteriore valore, tutt’altro che trascurabile, e cioè l’aspetto simmetrico all’inserimento scolastico dell’alunno in situazione di handicap: lo stimolo alla crescita e alla maturazione che gli stessi compagni normodotati ricevono dalla presenza di coetanei in difficoltà, nei cui confronti possono acuire la capacità di riconoscere e rispettare la diversità, recependo e sviluppando atteggiamenti di mutuo aiuto e sentimenti di solidarietà.
Dall’individuazione della situazione di handicap al Piano Educativo Individualizzato.Il comma 5 dell’art.12 della Legge-quadro identifica alcuni momenti significativi dell’iter finalizzato alla piena integrazione scolastica degli alunni in situazioni di handicap: individuazione dell’alunno come persona handicappata; la definizione di una diagnosi funzionale; la predisposizione di un profilo dinamico funzionale; la formulazione di un piano educativo individualizzato; Le occasioni di verifica degli interventi realizzati e di aggiornamento della documentazione. La definizione della modalità di svolgimento dei compiti attribuiti dalle norme vigenti alla Aziende Sanitarie Locali in materia di integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap è demandata ad un apposito Atto d’indirizzo e coordinamento che è stato emanato con Decreto del Presidente della Repubblica in data 24 febbraio 1994.
Dall’individuazione della situazione di handicap al Piano Educativo Individualizzato.SEGNALAZIONE ED INDIVIDUAZIONE DELL’ALUNNO IN SITUAZIONE DI HANDICAP. In riferimento all’applicazione del D.P.R , tenendo conto anche delle indicazioni del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 Febbraio 2006, n. 185 pubblicato sulla G.U. n. 115 del 19 Maggio 2006 Regolamento recante modalità e criteri per l’individuazione dell’alunno come soggetto in situazione di handicap, ai sensi dell’art. 35, comma 7, della Legge 27 dicembre 2002, n e della Conferenza Unificata della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 20 marzo 2008, le Aziende Sanitarie ai fini dell’individuazione dell’alunno come soggetto in situazione di handicap, devono disporre appositi accertamenti collegiali, nel rispetto di quanto previsto dall’art. 12 e 13 della Legge n. 104/92, su richiesta documentata dei genitori o degli esercenti la potestà parentale o la tutela dell’alunno medesimo. Il verbale, sottoscritto dai componenti il collegio, deve indicare la patologia stabilizzata o progressiva accertata con riferimento alle classificazioni internazionali dell’OMS e specificare l’eventuale carattere di gravità della medesima. Detti accertamenti devono essere effettuati in tempi utili rispetto all’inizio dell’anno scolastico, non oltre 30 giorni dalla ricezione della richiesta e sono propedeutici alla redazione della diagnosi funzionale. Il verbale d’accertamento, con l’eventuale termine di rivedibilità e il documento relativo alla diagnosi funzionale, sono trasmessi ai genitori o agli esercenti la potestà parentale o la tutela dell’alunno e da questi all’istituzione scolastica presso cui l’alunno va iscritto ai fini della tempestiva attivazione delle procedure amministrative previste.
Dall’individuazione della situazione di handicap al Piano Educativo Individualizzato.DIAGNOSI FUNZIONALE La D.F. consiste in una descrizione della compromissione funzionale dello stato psicofisico dell’alunno. Si articola in un profilo, nel quale vengono considerate difficoltà, capacità e potenzialità di sviluppo dell’alunno in ordine alle seguenti aree: cognitiva, affettivo-relazionale, linguistica, sensoriale, motorio-prassica, neuropsicologica e dell’autonomia personale e sociale. E’ atto successivo all’individuazione dell’alunno in situazione di handicap ed è da definire entro il 30 luglio per gli effetti previsti dalla legge 20 agosto 2001, n. 333. Alla diagnosi funzionale provvede l’Unità Multidisciplinare composta dal medico specialista nella patologia segnalata, dallo specialista in neuropsichiatria infantile, dal terapista della riabilitazione, dagli operatori sociali in servizio presso l’Unità Sanitaria Locale o in regime di convenzione con la medesima. La D.F. verrà stilata utilizzando l’apposito modello ( D.P.R ) secondo i criteri di classificazione di disabilità e salute previsti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. La D.F. è redatta all’atto della prima richiesta dell’intervento didattico specializzato, ed è aggiornata, nell’arco dell’intera carriera dell’alunno, in concomitanza ad eventuali variazioni significative del quadro clinico-funzionale e ogni qualvolta se ne ravvisino i presupposti sempre su richiesta dei genitori, degli esercenti la potestà parentale o la tutela dell’alunno medesimo.
Dall’individuazione della situazione di handicap al Piano Educativo Individualizzato.Qualora all’alunno non venga riconosciuto uno stato di disabilità ma la presenza di problematiche aspecifiche (vedi situazioni di grave svantaggio ), le ASL si impegnano a darne comunicazione alle scuole. La presentazione tardiva della D.F. rispetto ai tempi di programmazione delle risorse ( formazione degli organici) esonera l’USR regionale dall’obbligo di attivare le procedure di nomina degli insegnanti specializzati ed implica soluzioni organizzative compatibili con le risorse già deliberate e/o erogate.
Dall’individuazione della situazione di handicap al Piano Educativo Individualizzato.PROFILO DINAMICO FUNZIONALE Ai sensi dell’art.12, comma 5, della Legge 104 del 1992, il P.D.F. è atto successivo alla D.F. e indica il prevedibile livello di sviluppo che l’alunno in situazione di handicap dimostra di possedere in tempi brevi ( 6 mesi ) e nei tempi lunghi ( due anni ). Alla sua elaborazione partecipano gli insegnati curriculari e l’insegnante specializzato, almeno un operatore sanitario e sociale dell’U.M.D. e la famiglia. Il P.D.F. è da definire entro il 30 luglio per gli effetti previsti dalla legge 20 agosto 2001, n. 333. Naturalmente l’insegnante specializzato e quelli curriculari dovranno avere a disposizione un congruo periodo di tempo per conoscere adeguatamente l’alunno in questione e prendere parte attiva alla stesura del documento come previsto dall’art.4 del DPR 24/02/94. Il P.D.F. è aggiornato a conclusione della scuola dell’infanzia, della scuola primaria, secondaria di primo grado e durante il corso di istruzione secondaria superiore, come disposto dall’art.12, comma 8, della Legge 104/92. Il D.S. è responsabile di tutto il procedimento ai sensi della L. 241/90, ed ha il compito di indire gli incontri e di presiedere ai lavori. Il P.D.F. sarà redatto sulla base della modulistica prevista dal D.P.R
Dall’individuazione della situazione di handicap al Piano Educativo Individualizzato.Per ogni alunno in situazione di handicap inserito nella scuola viene definito uno specifico P.E.I., che documenta l’integrazione degli interventi predisposti a favore dell’alunno, per un periodo di tempo determinato, di norma annuale. Il Piano costituisce una variabile della programmazione educativo-didattica di classe, con la quale ha punti di convergenza. Il P.E.I. è redatto congiuntamente dagli insegnanti curriculari e dall’insegnante specializzato, da almeno un operatore sanitario e sociale dell’U.M.D. e dalla famiglia, subito dopo la stesura del P.D.F., è da definire entro il 30 luglio per gli effetti previsti dalla legge 20 agosto 2001, n. 333. La famiglia dell’alunno va riconosciuta come risorsa importante nella definizione e nella verifica del Piano.
Dall’individuazione della situazione di handicap al Piano Educativo Individualizzato.In sede di formulazione del P.E.I., i soggetti che provvedono alla sua elaborazione avanzano proposte relative all’individuazione delle risorse necessarie. Il P.E.I. è il documento in cui vengono descritti gli interventi didattici, educativi, riabilitativi e di socializzazione predisposti per ciascun alunno in situazione di handicap. Il P.E.I. costituisce un documento di sintesi dei dati conosciuti e di previsione degli interventi prospettati. In esso si definiscono: gli obiettivi educativo/riabilitativi perseguibili; gli obiettivi d’apprendimento riferiti alle aree e alle funzioni più educabili; i metodi, i materiali, i sussidi con cui organizzare le proposte d’intervento; i tempi di scansione degli interventi previsti; la forma e i modi di verfica e di valutazione del Piano; le forme d’integrazione tra scuola ed extrascuola.
Dall’individuazione della situazione di handicap al Piano Educativo Individualizzato.Il P.D.F. è aggiornato a conclusione della scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo grado e durante il corso dell’istruzione secondaria superiore. Il P.E.I . ha valenza annuale ed è aggiornato sulla base delle indicazioni emerse nel corso degli incontri previsti dalla normativa vigente. Annualmente nel mese di gennaio, i servizi sanitari forniscono tramite le famiglie, le certificazioni utili alle nuove iscrizioni o le eventuali revoche ed entro il mese di luglio, sempre tramite le famiglie, le relative D.F.
La famiglia del bambino disabile.La famiglia è il gruppo primario, l’intermediario vitale tra l’individuo e la società. La famiglia è la prima istituzione educativa, il cui compito non termina mai. Una famiglia sana, matura, non è minacciata dai conflitti, dalle situazioni di crisi ma considera questi fatti come un’occasione per costruire nuove strategie d’alleanze e di maturazione. Le caratteristiche della famiglia sana: una dose di sano equilibrio da parte dell’adulto basato su una realistica valutazione di se stessi e delle proprie capacità e sul desiderio consapevole di poter cambiare in modo valido; un atteggiamento ottimistico, guidato dal buon senso, su quanto di positivo possa accadere per la famiglia e per il bambino; un rapporto produttivo con la comunità e le istituzioni; capacità d’adattarsi ai cambiamenti; stabilire valori e traguardi alla portata della famiglia;
La famiglia del bambino disabileun’atmosfera tranquilla che permetta la crescita e lo sviluppo dell’identità individuale. E’ importante riconoscere che la famiglia del bambino disabile, rappresenta il primo e più importante agente educativo, abilitativo e riabilitativo ed è fondamentale che gli operatori della scuola e delle altre istituzioni sappiano costruire con la famiglia un rapporto sereno e produttivo, fondato sulla fiducia. La famiglia in cui sia nato un figlio disabile non corrisponde più al modello usuale. Stati d’ansia, sensi di colpa, tensioni tra i genitori, preoccupazioni economiche, le difficoltà di rapporto con i servizi e le istituzioni, contribuiscono a trasformare il clima familiare in senso negativo per l’educazione del bambino, collocandolo spesso al centro di un’esasperata attenzione di parenti e amici, nell’alternarsi di speranza e di disperazione. La famiglia di un bambino disabile da sola difficilmente saprà cosa fare. Ha diritto a ricevere tutta l’attenzione e l’aiuto necessario da parte delle scuola, dei servizi sociali e sanitari.
Accertamento e accettazione della disabilità: reazioni dei genitori.L’impatto sul nucleo familiare determinato dalla nascita di un bambino “diverso dagli altri” molte volte è devastante e l’accettazione profonda è un processo che dura tutta una vita. Tutti i genitori con figli minorati o disabili, all’inizio attraversano delle fasi fondamentalmente simili: Il sospetto che “qualcosa non funzioni” porta i genitori a vivere con uno stato d’animo di grandi incertezze e paure. In questo periodo sono su un’altalena emotiva fatta di disperazione e di esaltazione. La reazione dopo la diagnosi è uno stato di shoch, caratterizzato dall’estraniare il proprio IO dalla situazione di crisi. Di solito è una condizione breve, che dura poche ore o al massimo uno o due giorni, che funge da meccanismo difensivo per permettere ai genitori di superare lo stato iniziale di disperazione. Nello stadio dell’ammissione, i genitori iniziano a rendersi conto della gravità della situazione e a recepirla emotivamente. Ha inizio così una reazione di disperazione violenta, che comporta l’emergere di sentimenti molto intensi. La sensazione dominante sarà quella di sentirsi sopraffatti ed inadeguati a svolgere il compito di genitori.
Accertamento e accettazione della disabilità: reazioni dei genitori.Altra reazione sarà la totale confusione. Durante questo periodo i genitori provano un altro sentimento intenso: la rabbia. La rabbia insorge quando le aspettative vengono distrutte. E’ possibile che la rabbia/collera venga inconsciamente proiettata sullo specialista, sul medico che ha diagnosticato troppo tardi la disabilità o su chi non è stato capace di guarirla. La rabbia viene interiorizzata dai genitori: questo stadio si manifesta con uno stato depressivo. Un’altra forma di rabbia è il sentimento d’impotenza e di frustrazione. Altro sentimento, specialmente per la madre, è il senso di colpa. A questo punto, i genitori hanno un bisogno quasi ossessivo di scoprire le cause e di stabilire chi ha la colpa della minorazione. E’ lo stadio del “gioco delle accuse”. Un forte senso di colpa potrebbe portare alla formazione reattiva dell’iperprotezione. La madre dedicherà tutta la vita a fare del proprio figlio il migliore bambino disabile del mondo. Tutto questo sarà la copertura di una conflittualità profonda. Questa dedizione totale a volte può risultare dannosa per i rapporti con tutti gli altri membri della famiglia.
Accertamento e accettazione della disabilità: reazioni dei genitori.TESTIMONIANZE Una madre di un bambino sordo:”…l’insegnante dell’asilo speciale lesse attraverso la mia maschera e disse che avrei fatto bene a non viziare mio figlio se non volevo che avesse due handicap, dei quali l’essere viziato sarebbe stato il peggiore”. “….Penso di essere diventata necessariamente una persona migliore: forse più dura, più cinica, meno emotiva e molto meno tollerante di un tempo. Sento di essere una sopravvissuta..Porto con me una pena che occasionalmente viene a galla. A ogni cambiamento degno di nota nello sviluppo di mio figlio mi ritrovo a vivere le stesse ansie e angosce dei periodi di assestamento, come all’inizio..Alcune vengono a fasi differite; ho imparato a riconoscerle e so che l’angoscia passerà. Piango ancora….qualche volta. L’ unica differenza è che ora piango soprattutto perché sono orgogliosa di mio figlio…”
Le aspettative dei genitori dei bambini disabili.Molte delle aspettative dei genitori di un bambino disabile verranno deluse: quella di avere un bambino “ normale”; quella dello specialista che si prenda cura di loro guarendo la “parte danneggiata” del figlio; quello di uno specialista o di una scuola che si assuma la completa responsabilità dell’educazione del proprio bambino disabile; quella che il proprio figlio supererà benissimo tutte le difficoltà e sarà come i bambini “normali”. E’ essenziale analizzare insieme ai genitori tutte le loro aspettative, guidarli ad assumere un comportamento obiettivo nei confronti del proprio bambino che va considerato in tutti gli aspetti del suo sviluppo. Il genitore deve imparare ad affrontare giorno per giorno i problemi propri e quelli del figlio e a valorizzare adeguatamente i progressi, le conquiste del proprio bambino.
Principi sul rapporto scuola-famiglia.L’esperienza suggerisce tre principi generali fondamentali per creare e mantenere un rapporto produttivo tra la scuola e la famiglia: 1) sviluppare una base comune di conoscenza tramite lo scambio di informazioni ; 2) sviluppare ed appoggiare ciascuno il ruolo dell’altro; 3) pianificare insieme il programma educativo del bambino. La scuola e la famiglia possono avere aspirazioni diverse, ma è essenziale che siano d’accordo su un piano realistico d’aspettative, solo così sarà possibile valorizzare al massimo le potenzialità del bambino/ragazzo. Sia la scuola che i genitori devono in pratica condividere una conoscenza comune del bambino/ragazzo, rispettare ciascuno il ruolo dell’altro e pianificare insieme il futuro del ragazzo e la sua educazione.
L’importanza della collaborazione tra la scuola e la famiglia.La famiglia ha un ruolo essenziale nel processo educativo. La famiglia intesa come gruppo che appoggia, stimola, premia e considera l’apprendimento, è il fattore primario che influenza il successo scolastico di qualsiasi bambino. Gli altri due fattori sono il bambino stesso con le sue capacità evolutive e la scuola come ente specializzato. Solo quando questi fattori sono costruttivamente in rapporto tra loro, il bambino disabile trarrà il massimo beneficio dalla sua esperienza scolastica. E’ importante che la scuola e la famiglia del bambino disabile instaurino: una collaborazione aperta; un’interdipendenza operativa nelle rispettive competenze; sinergie su obiettivi condivisi.
L’importanza della collaborazione tra la scuola e la famiglia.Insegnanti e genitori hanno molto da imparare l’uno dall’altro, è questo il principio da cui si parte. E’ fondamentale una continua comunicazione, chiara, paritaria e democratica, delle reciproche aspettative, degli atteggiamenti e valori per definire obiettivi e linee di azione profondamente condivise e frutto di una elaborazione comune.
L’importanza della collaborazione tra la scuola e la famiglia.Questa modalità di lavoro di confronto e di raccordo che porta i genitori e gli insegnati del bambino disabile a collaborare e a condividere le stesse opinioni e la stessa modalità educativa, agevola il passaggio di informazioni; permette ai genitori di acquisire una maggiore consapevolezza delle capacità dei propri figli; determina da parte dei genitori e degli insegnanti la percezione di non essere più soli nel lavoro educativo/didattico; facilita la scelta dell’obiettivo su cui lavorare; permette di monitore l’efficacia dell’intervento in termini di prestazione del bambino. Anche i genitori e non solo gli alunni hanno bisogno di una scuola dell’accoglienza e della fiducia.
Niente di nuovo che sia realmente interessante nasce senza collaborazione.(J. Watson)
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