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Timestamp: 2018-06-20 03:44:21+00:00
Document Index: 43488555

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Written by Administrator on 19 Maggio 2018 . Pubblicato in Uncategorised
N. 00285/2018REG.PROV.COLL.
N. 00977/2015 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 977 del 2015, proposto da
Assessorato regionale dell'istruzione e della formazione professionale, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata ex lege in Palermo, via De Gasperi n. 81;
ECAP di Agrigento, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Girolamo Rubino, con domicilio eletto presso il suo studio in Palermo, via Oberdan n. 5;
della sentenza del T.A.R. SICILIA - PALERMO, sez. III n. 1842/2015, resa tra le parti, concernente revoca accreditamenti provvisori per lo svolgimento nella Regione siciliana dell'attività riconosciuta di orientamento e di formazione professionale
Visto l'atto di costituzione in giudizio di ECAP di Agrigento;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 11 aprile 2018 il Cons. Giuseppe Barone e uditi per le parti l’avvocato dello Stato per l'Assessorato regionale dell'Istruzione e della Formazione Professionale e l’avvocato Piazza Davide su delega orale dell'avvocato Rubino per ECAP di Agrigento;
1. L’“ECAP di Agrigento” è un ente di formazione professionale accreditato dalla Regione siciliana, che da anni ha svolto la propria attività nell’ambito dei piani regionali per l’offerta formativa (c.d. PROF), approvata ai sensi della l.r. n. 24/1976.
2. A seguito di un controllo effettuato dalla Guardia di finanza di Agrigento era emerso che nel 2011 erano stati assunti con contratto a tempo indeterminato, attraverso la trasformazione di precedenti contratti a progetto, 4 dipendenti in presunta violazione del blocco delle assunzioni, di cui all’art. 1, comma 10, l.r. n. 25/2008.
A seguito di tale controllo l’Assessorato regione dell’istruzione e della formazione professionale emanava il decreto n. 5508 del 14.10.2014, con il quale aveva revocato i precedenti decreti nn. 486, 487, 488 e 489 del 27.3.2007, con cui erano stati rilasciati gli accreditamenti provvisori, avendo ritenuto che l’Ente fosse incorso nella violazione dell’art. 11 comma 4, lett. d), delle disposizioni per l’accreditamento.
3. Il provvedimento di revoca veniva impugnato dall’Ente davanti al competente TAR, che, con ordinanza n. 1042 del 19.12.2014, sospendeva il provvedimento di revoca.
4. La Regione tuttavia trasmetteva all’ECAP la nota prot. 9610 del 24.12.2014 con cui, da un lato, sospendeva l’accreditamento e, dall’altro, comunicava di avere avviato un nuovo procedimento di revoca dell’accreditamento stesso. Tale nota veniva impugnata con un primo ricorso per motivi aggiunti.
5. A seguito del rinnovo del procedimento, di cui alla nota prot. 96101/14, si perveniva all’adozione del d.d.g. n. 384 del 28.1.2015, con il quale veniva nuovamente adottato il provvedimento di revoca dei decreti di accreditamento provvisorio n. 486, 487, 488 e 489.
Il provvedimento veniva impugnato con un secondo ricorso per motivi aggiunti, che veniva ad aggiungersi “a un primo ricorso per motivi aggiunti con cui era stata impugnata la nota dello stesso Assessorato n. 96101 del 24.12.2014”.
Resisteva l’amministrazione intimata.
6. Il TAR, con la sentenza impugnata, ha proceduto in primo luogo a riassumere i motivi che giustificavano la revoca dell’accreditamento, individuandoli nella 1) violazione dell’art. 1, comma 10, l.r. 25/08 (c.d. blocco delle assunzioni pubbliche a partire dal 1.1.2009), 2) mancata trasmissione della documentazione richiesta a seguito dell’attività di audit; coinvolgimento di un componente del comitato direttivo in un procedimento penale.
Quindi, dopo avere dichiarato improcedibile il ricorso introduttivo e il primo ricorso per motivi aggiunti, ha accolto il secondo ricorso per motivi aggiunti e, per l’effetto, ha annullato il d.d.g. 384 del 28.1.2015.
7. Avverso la sentenza ha proposto appello l’Assessorato, che l’ha criticata riproponendo, in maniera più articolata, le stesse difese del primo grado e insistendo in maniera particolare sulla piena legittimità del motivo posto a base della revoca e cioè a dire l’avvenuta costituzione da parte dell’ente appellato di una serie di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, i cui costi graverebbero sull’amministrazione regionale, incorrendo, pertanto, nell’inosservanza dell’art. 1, comma 10, l.r. siciliana n. 25/2008.
Si è costituito con breve memoria del 19.10.2015 l’ECAP, che ha quindi depositato più ampia memoria difensiva il 13.11.2015.
8. All’udienza dell’11.4.2018 l’appello è stato trattenuto per la decisione.
9. Con il primo motivo di appello l’Assessorato appellante ritiene che il provvedimento di revoca sarebbe legittimo in quanto motivato dalla rilevazione “a carico dell’ente di una serie di irregolarità contabili tali da alterare il rapporto fiduciario e da giustificare il ritiro dell’accreditamento … più in particolare dalla mancata trasmissione dei bilanci di esercizio 2010 e 2011”.
Altresì, secondo l’appellante, il primo Giudice avrebbe dovuto tenere conto che “con nota del 25.3.2013 della G.d.F. sono stati segnalati alla Procura della Repubblica di Agrigento una serie di reati a carico dell’ex presidente e tutt’ora componente del direttivo dell’ECAP”. È stato disposto il rinvio a giudizio degli imputati e l’udienza dibattimentale si celebrerà il 12 ottobre).
L’Assessorato appellante conclude nel senso che la base normativa essenziale del provvedimento di revoca è costituito dall’art. 10 l.r. n. 24/1976, che sarebbe stato correttamente applicato, così che il provvedimento di revoca appariva (e appare) immune da vizi, per il quale il TAR ha ritenuto di annullarlo.
9.1. Ad avviso del Collegio le tesi dell’amministrazione non possono essere seguite.
È bene precisare che il motivo di maggior rilievo, utilizzato alla Regione per l’adozione dell’atto di revoca, fa riferimento alla violazione da parte dell’appellato del c.d. blocco delle assunzioni, che finirebbe per integrare gli estremi della violazione dell’art. 11, comma 4, lett. d) delle disposizioni per l’accreditamento 2013, che prevedeva la revoca dell’accreditamento nel caso di “gravi e/o reiterate carenze e/o irregolarità nell’applicazione delle norme sul lavoro, accertate a seguito di controlli e/o verifiche…”.
Il TAR non ha ritenuto che tale motivazione della revoca dell’accreditamento fosse corretta, giacché, considerato che l’ECAP ha natura di soggetto privato, si sottrae all’applicazione dell’art. 1, comma 10, l.r. n. 25/2008 e non può essere incluso nel settore pubblico allargato. Peraltro i soggetti assunti non sono stati posti a carico della Regione, ma dell’ECAP stesso.
L’appellante critica l’assunto del TAR soprattutto sulla base del rilievo che l’ECAP “continua ad operare unicamente in virtù delle erogazione di risorse (in parte regionale ed in parte comunitarie) vincolate allo svolgimento dell’attività medesima”.
L’ente, quindi, farebbe parte del “settore pubblico allargato”.
Il Collegio non può condividere le critiche dell’amministrazione.
Gli enti ancorché privati, che possono essere considerati facenti parte del settore pubblico allargato sono connotati da finanziamenti pubblici costanti e generici delle complessive attività che essi svolgono.
Nel caso all’esame del Collegio l’ECAP viene “finanziato” (e non solo dalla Regione) solo in maniera eventuale, solo cioè nel momento in cui avanza singole proposte formative, a seguito dell’ammissione a specifiche e distinte procedure selettive, con verifica successiva in merito all’utilizzo dei fondi.
Potrebbe bene succedere, quindi, che l’ECAP avanzi proposte che non ottengano l’approvazione regionale e, quindi, non riceva nessun finanziamento, come avviene appunto per qualunque ente privato, che possa ricevere aiuti economici per singole iniziative a differenza di altre forme di finanziamento, che hanno il carattere della continuità e coprono la complessiva attività dell’ente finanziato, che ben a ragione, in questo differente, caso può dirsi ricompreso nel “settore pubblico allargato”.
Il motivo di appello va quindi rigettato perché infondato.
10. Con il secondo motivo l’appellante deduce che “il provvedimento impugnato era fondato su ulteriori ragioni idonee a supportarlo autonomamente”.
Si tratterebbe “in particolare della mancata trasmissione dei bilanci di esercizio 2010 e 2011, mentre per quanto riguarda il 2012 la trasmissione è stata incompleta ed irregolare”.
10.1. L’ECAP contesta le affermazioni dell’appellante, asserendo di avere trasmesso tutta la documentazione richiesta nel corso dell’attività di audit.
10.2. Il mezzo è infondato.
Il Collegio osserva che il primo Giudice ha rigettato le tesi dell’amministrazione concernenti questa specifica doglianza con una motivazione precisa e puntuale, facendo riferimento alla “documentazione in atti”.
A fronte di tale specifica motivazione della sentenza, l’appellante si limita ad osservare che “la visita di audit, effettuata dall’amministrazione, non ha consentito di rinvenire quanto necessario”.
Mancando una critica puntuale di quanto deciso dal TAR il motivo di appello va giudicato inammissibile per genericità.
11. Con l’ultimo motivo l’appellante, premettendo che la base normativa essenziale del provvedimento (impugnato) non sarebbe costituita dal decreto assessoriale, quanto dal segnalato art. 10 della l.r. n. 24/1976 a norma del quale nel caso di accertate gravi irregolarità amministrative, l’assessore dispone la revoca del riconoscimento di idoneità conferita, conclude che nel caso sussisterebbero gli elementi giustificativi della revoca. E tali elementi consisterebbero nella nota del 25.3.2013 della Guardia di finanza con la quale sono stati segnalati alla Procura della Repubblica una serie di reati a carico dell’ex presidente e tuttora componente del “direttivo” dell’ECAP.
11.1. Il mezzo è infondato.
A parte la circostanza che dalla visura camerale, quale risulta dal certificato del 12.2.2015, al momento dell’adozione del provvedimento impugnato il soggetto non faceva più parte del Comitato direttivo dell’ECAP, ritiene il Collegio che la pendenza di un procedimento penale, ancor non giunto a sentenza, non possa da solo e a prescindere da valutazioni autonome dell’amministrazione in merito ai fatti contestati, giustificare un provvedimento di autotutela che, come ricordo la stessa appellante e come afferma l’art. 10 della l. n. 24/1976, può adottarsi solo nel caso di “accertate” gravi irregolarità, accertamento che al momento non sembra sussistere.
12. Conclusivamente tutti i motivi di appello vanno rigettati perché infondati e con essi l’appello.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando, rigetta l’appello e conferma la sentenza di primo grado.