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Timestamp: 2019-12-06 06:21:42+00:00
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Per paradosso: una sentenza con una cattiva motivazione e un buon dispositivo serve, una sentenza con una buona motivazione e un cattivo dispositivo NON serve.
La regola sul dispositivo, nel frattempo introdotta in protocolli elaborati da altri Osservatori, è stata indirizzata -proprio per la sua funzione- a far sì che esso non consenta equivoci sulla sua portata precettiva, in modo da non far sorgere fra le parti un contenzioso sulla sua individuazione.
Naturalmente, essa non poteva prevedere tutti i casi, e, attraverso quelli più frequenti, indica il riferimento da tenere presente nella redazione del dispositivo.
L'aspetto da cui partire è la necessità dell'autosufficienza della sentenza per l'interpretazione del dispositivo: la Cassazione negli ultimi anni ha ripetuto costantemente -dopo qualche oscillazione in anni passati- il principio che la portata precettiva della sentenza deve essere tratta da dispositivo e motivazione con esclusione di ogni riferimento ad elementi esterni e senza possibilità, per il giudice della opposizione all'esecuzione, di integrare una sentenza dubbia facendo riferimento a norme di dritto o ad un determinato orientamento giurisprudenziale (ad es: 1.6.2004, n. 10504; 25.3.2003, n. 4382; 14.1.2003, n. 445).
Quindi, tenuto conto che uno dei requisiti del titolo esecutivo è la liquidità, senza la quale un titolo esecutivo in senso sostanziale non esiste:
• la somma che il soccombente è condannato a pagare –se non determinata- dovrà essere determinabile in base ad elementi certi indicati nella sentenza (con riferimento ai crediti da lavoro, saranno indicati in sentenza "qualifica e contenuto dei contratti individuale o collettivo applicabili ");
• se si fa riferimento a un 'conteggio', esso sarà riportato, almeno per le parti necessarie;
• sarà indicato se il tasso degli interessi è quello legale o uno convenzionale, in tal caso sarà quantificato –e non sarà solo richiamato quello indicato in contratto;
• sarà indicata la data di decorrenza degli interessi e della rivalutazione monetaria;
se in dispositivo si dice che decorrono dalla data della domanda o dalla data del fatto, esse saranno indicate nella motivazione;
• se si dispone la 'rivalutazione'
- sarà specificato se gli interessi (e quali) si applicano sulla somma capitale-base o su quella rivalutata;
- in tal caso sarà specificato se vanno conteggiati sulla somma rivalutata interamente o su quella via via rivalutata (e con che cadenza);
• le spese saranno quantificate distintamente per diritti, onorari, spese vive e spese generali e non sarà semplicemente richiamata la notula;
• quanto all'IVA sulle spese giudiziali
–che notoriamente non costituisce un costo per la parte vittoriosa che la possa 'scaricare' e che quindi in tal caso non deve essere posta a carico della parte soccombente-
o verrà espressamente esclusa quando tale ipotesi si verifica
o comunque sarà indicato che il rimborso è dovuto solo se essa resta a carico della parte vittoriosa, facendo sul punto una sentenza condizionata (la frase di stile 'come per legge' non può essere interpretata in questo senso);
• in caso di compensazione delle spese sarà precisato se la cifra liquidata indica l'intero o la parte a carico del soccombente,
• se si dispone la rimessione in pristino, si descriverà in cosa consistesse, eventualmente riportando la descrizione del CTU.
Come si vede, sono regole pratiche, a volte anche banali, ma che l'esperienza mi fa dire utili per evitare ulteriori controversie fra le parti che traggano origine proprio dalla incerta individuazione del contenuto precettivo della sentenza; proprio l'esperienza da Giudice dell'esecuzione, e nessuna presunzione, ho portato in questo mio contributo.