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Timestamp: 2017-07-23 04:40:40+00:00
Document Index: 154918506

Matched Legal Cases: ['art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360']

MORTE DEL PARENTE FAMIGLIARE IN OSPEDALE RISARCIMENTO | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
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MORTE DEL PARENTE FAMIGLIARE IN OSPEDALE RISARCIMENTO
MORTE DEL PARENTE FAMIGLIARE IN OSPEDALE RISARCIMENTO la responsabilità medica il danno risarcibile
M.G.C., R.P. e P.L. agirono in giudizio risarcitorio contro la ASL Roma X, la dottoressa M.T. e la Regione Lazio sostenendo che il decesso della propria congiunta F.P. era da attribuirsi all’omissione, da parte dei medici del pronto soccorso dell’ospedale di Bracciano (in particolare, la menzionata T.), dei trattamenti necessari in relazione alla particolare condizione fisiopsichica della vittima.
MORTE DEL PARENTE FAMIGLIARE IN OSPEDALE RISARCIMENTO Questa, infatti, risolve in radice il problema della correttezza o meno della prestazione sanitaria svolta (e, dunque, della responsabilità da malasanità) attraverso l’accertamento dell’assoluta mancanza di nesso eziologico tra il comportamento del medico e l’evento mortale in questione. Accertamento che si fonda sulle considerazioni che: alla paziente fu consigliato dal medico del pronto soccorso il ricovero (restando irrilevante che il consiglio fosse stato dato in considerazione della gravità della situazione o come mero rimedio precauzionale); il ricovero fu rifiutato dalla paziente ed, anzi, il rifiuto del ricovero venne avallato dalla sottoscrizione, da parte della madre, della relativa dichiarazione; ogni ulteriore accertamento diagnostico, così come il trasferimento in autoambulanza presso altra struttura ospedaliera, non potevano essere svolti se non dopo il ricovero della paziente; non esistevano i presupposti per un ricovero coatto.
– Il Collegio rileva che i detti quesiti non solo non si conformano ai criteri dettati dalla giurisprudenza (in particolare, specificità ed idoneità di per sé soli a consentire la delibazione della questione sottoposta all’esame della Corte di legittimità, nonché momento di sintesi quanto alla censura di cui al n. 5 dell’art. 360 c.p.c.), ma soprattutto difettano di qualsiasi correlazione con il tenore stesso della sentenza impugnata.
1.- Ed, invero, date le circostanze in fatto accertate dalla Corte territoriale, sarebbe stata del tutto superflua qualsiasi attività d’indagine volta a verificare se l’eventuale ricovero avrebbe potuto o meno impedire l’evento verificatosi. Al riguardo, è decisivo il fatto che il ricovero, pur consigliato dal sanitario, venne rifiutato dalla paziente e dai suoi famigliari; fatto, sul quale si fonda il decisum della sentenza impugnata e che, in sé, non è contestato, ed anzi è dato per presupposto, dai ricorrenti.
Gli unici elementi addotti a fondamento del lamentato vizio di motivazione sono, come detto, le risultanze dell’interrogatorio della convenuta e della deposizione di tale M.
Tuttavia, l’affermazione della decisività di tali risultanze, contenuta in ricorso, è del tutto apodittica. In particolare, né nel quesito c.d. di fatto – relativo al vizio di cui all’art. 360 n. 5 cod. proc. civ. – né nell’illustrazione del motivo sono indicate le ragioni per le quali, a giudizio dei ricorrenti, dette risultanze, se espressamente e specificamente considerate, avrebbero dovuto indurre il giudice di merito ad una differente decisione.
Nel caso di specie, le risultanze istruttorie addotte dai ricorrenti a fondamento del ricorso non solo non sono decisive nel senso risultante dal principio appena richiamato, ma, per di più, in sé considerate (cfr. pagg. 8 e 9 del ricorso, in cui si riportano gli esiti della prova orale espletata in primo grado), sono del tutto compatibili con la conclusione raggiunta dal giudice di merito quanto allo svolgimento dei fatti, ed in particolare al comportamento tenuto dal sanitario di turno al pronto soccorso.
Alla stregua di tali accertamenti di fatto, non censurabili in sede di legittimità, risulta corretta in diritto l’esclusione della responsabilità del sanitario, per non essere stata dimostrata dai danneggiati, cui incombe il relativo onere probatorio, la sussistenza del nesso eziologico tra la sua condotta, in occasione del consiglio del ricovero e del relativo rifiuto dopo la visita di pronto soccorso, e l’evento mortale occorso alla paziente volontariamente sottrattasi a detto ricovero.
MEDICO CHE SBAGLIA RISARCIMENTO DANNI AVVOCATO MALASANITA’
Sentenza 11 aprile – 10 giugno 2013, n. 14530 (Presidente Berruti – Relatore Barreca)
Propongono ricorso per cassazione i congiunti della vittima (la madre M.G.C. ed i fratelli P.R. e L. ) mediante tre motivi. Rispondono con controricorso la Regione Lazio, la T. e la ASL Roma X. Quest’ultima propone anche ricorso incidentale attraverso un solo motivo. La C. ed i P. hanno depositato memoria per l’udienza.
– “se la T. aveva l’obbligo giuridico di dimostrare che l’inadempimento fu determinato da impossibilità o da causa alla T. imputabile“;
– “se l’aggravamento del paziente o l’insorgenza di nuove malattie comporti, per il sanitario, una presunzione semplice in ordine all’inadeguata o negligente prestazione“;
– “se la T. aveva l’obbligo di fornire la prova che la sua prestazione professionale fosse stata eseguita in modo idoneo e quegli eventi peggiorativi (e cioè la morte della paziente) fossero stati determinati da un evento imprevisto ed imprevedibile“;
1.3.- Col terzo motivo si denuncia violazione dell’art. 360 n. 5 cod. proc. civ., con riguardo agli elementi di prova costituiti dall’interrogatorio della T. e dalla deposizione del testimone M., che la sentenza impugnata avrebbe trascurato, pur avendo, secondo i ricorrenti, “una importanza decisiva ai fini del decidere”.
2.1.- Ed, invero, date le circostanze in fatto accertate dalla Corte territoriale, sarebbe stata del tutto superflua qualsiasi attività d’indagine volta a verificare se l’eventuale ricovero avrebbe potuto o meno impedire l’evento verificatosi. Al riguardo, è decisivo il fatto che il ricovero, pur consigliato dal sanitario, venne rifiutato dalla paziente e dai suoi famigliari; fatto, sul quale si fonda il decisum della sentenza impugnata e che, in sé, non è contestato, ed anzi è dato per presupposto, dai ricorrenti.
Gli unici elementi addotti a fondamento del lamentato vizio di motivazione sono, come detto, le risultanze dell’interrogatorio della convenuta e della deposizione di tale M. Tuttavia, l’affermazione della decisività di tali risultanze, contenuta in ricorso, è del tutto apodittica. In particolare, né nel quesito c.d. di fatto – relativo al vizio di cui all’art. 360 n. 5 cod. proc. civ. – né nell’illustrazione del motivo sono indicate le ragioni per le quali, a giudizio dei ricorrenti, dette risultanze, se espressamente e specificamente considerate, avrebbero dovuto indurre il giudice di merito ad una differente decisione.
Il ricorso è infondato. Nella specie non si tratta di una “situazione debitoria” facente carico alle gestioni stralcio (al dicembre del 1994 non era stata neppure proposta l’azione della quale ora si discute), bensì del soggetto ipoteticamente ritenuto responsabile di un’obbligazione risarcitoria al momento del fatto; e non v’è dubbio che all’epoca l’ospedale di Bracciano (al cui personale è stato imputato l’evento dannoso) fosse amministrato dalla già costituita ASL Roma X.