Source: https://www.ricercagiuridica.com/sentenze/sentenza.php?num=883&search=Giudice%20esecuzione
Timestamp: 2020-06-06 13:50:01+00:00
Document Index: 18302489

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 95', 'art. 12', 'art. 532', 'art. 632', 'art. 306', 'sentenza ', 'art. 553', 'art. 624', 'art. 12']

In mancanza di espressa normativa come quella di cui all'art. 12 della legge 302/98, che ha previsto che il G.E. - ove richiesto - debba liquidare le spese sostenute dalle parti, non sussiste il diritto al recupero extra processum delle spese di esecuzione incapienti nella massa.
nella causa iscritta al n° 3981/00 R.G. – Affari Contenziosi Civili – avente ad oggetto:
COMUNE DI ..., in persona del Sindaco pro-tempore, elett.te dom.to in Napoli alla Via...n... presso lo studio degli avv.ti Giovanni ... e Domenico ... che lo rapp.tano e difendono giusta delibera della G.M. n.138 del 4/4/00 e procura a margine dell’atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo;	OPPONENTE
Avv. ..., procuratore di se stesso, elett.te dom.to in Pozzuoli (NA) alla Via ...n...;	OPPOSTO
Per l’opponente: revocare il decreto ingiuntivo N. 110 del 3/3/00 emesso dal Giudice di Pace di Pozzuoli; condannare l’opposto al pagamento delle spese, diritti ed onorari del procedimento.
Per l’opposto: rigettare l’opposizione in quanto inammissibile, improcedibile ed infondata in fatto ed in diritto; confermare il decreto ingiuntivo opposto; condannare l’opponente alle spese di giudizio.
A seguito di ricorso N.R.G. 114/00, depositato in Cancelleria il 22/2/00 dall’avv. ..., il Giudice di Pace del Mandamento di Pozzuoli ingiungeva, con decreto n.110 del 3/3/00 al COMUNE DI ..., in persona del Sindaco pro-tempore, di pagare al ricorrente la somma di £.1.742.425 oltre accessori e spese della procedura monitoria.
Avverso il decreto notificato il 17/3/00, proponeva opposizione l’ingiunto con citazione notificata il 26/4/00, contestando la fondatezza della pretesa del ricorrente perché tendente a conseguire la liquidazione di spese, diritti ed onorari maturati in altro giudizio; pretesa contraria al principio secondo il quale la condanna alle spese costituisce sempre provvedimento del giudice del processo, sia esso di cognizione che di esecuzione.
Deduceva, altresì, l’opponente:
- che nella prospettiva di cui all’art. 95 c.p.c., proprio in considerazione del fatto che le spese sono governate dal principio della soggezione all’esecuzione del debitore esecutato, le stesse costituiscono non già un obbligo in senso stretto a carico del debitore stesso, bensì il costo obiettivo del processo, ponendosi come onere che viene a gravare sulla massa da distribuire;
- che in mancanza di espressa disposizione normativa, come quella di cui all’art. 12 della legge 302/98 la quale, a modifica dell’art. 532 c.p.c. ha previsto che il giudice dell’esecuzione, ove richiesto, debba liquidare le spese sostenute dalla parti, non sussista il fondamento normativo del diritto al recupero extra processum delle spese di esecuzione incapienti nella massa;
- che alla luce delle predette considerazioni, s’imponeva la dichiarazione d’inammissibilità della domanda proposta dall’istante in quanto diretta ad ottenere il recupero di spese assegnategli a causa dell’insufficienza della massa nell’ambito di procedimenti di espropriazione presso terzi.
Si costituiva l’opposto contestando l’opposizione e chiedeva la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo che, non veniva concessa. Eccepiva, il ricorrente, alla luce di molteplici riferimenti dottrinari e giurisprudenziali, che la prova del credito era consacrata nello stesso provvedimento di chiusura del procedimento esecutivo, laddove il G.E. ha proceduto alla liquidazione delle spese. Argomentava, altresì, che se il diritto al rimborso delle spese di esecuzione non spettasse al creditore rimasto in tutto o in parte insoddisfatto, non si riuscirebbe a giustificare l’utilità della predetta pronuncia del G.E. che si sarebbe dato carico di procedere ad una liquidazione del tutto inutile delle spese medesime.
Sulle rassegnate conclusioni, all’udienza del 26/1/01, con termine di giorni 30 per il deposito di note, la causa veniva assegnata a sentenza.
La questione sottoposta all’esame di questo Giudice attiene all’ammissibilità di un’azione di cognizione avente ad oggetto la condanna del debitore esecutato al pagamento delle spese del processo esecutivo, così come determinato dal G.E. ed in particolare delle spese non distribuite per insufficienza della massa da distribuire.
Per una corretta impostazione della questione s’impone la necessità di analizzare la natura del provvedimento emesso dal G.E. in ordine alle spese afferenti il processo esecutivo e se il diritto al rimborso delle stesse sia passibile di accertamento autonomo.
Tale indagine involge l’esame di complesse problematiche giuridiche, ancora aperte ad oscillanti soluzioni interpretative a livello sia dottrinario sia giurisprudenziale, con la conseguenza che non si è ancora pervenuti ad un pacifico assetto interpretativo, né ad un univoco orientamento anche sul piano della pratica attuazione dell’istituto, con le immaginabili implicazioni agli effetti dell’individuazione della disciplina positiva cui far riferimento per risolvere la questione.
Per una migliore intelligenza del dilemma che pone il diverso orientamento e dei corollari desumibili sul terreno dell’attività decisoria, giova una breve panoramica del travagliato iter giurisprudenziale intorno alla controversia ed all’attuale suo approdo.
E’ noto come, secondo un primo indirizzo, sul primo punto della questione, la Suprema Corte di Cassazione si sia espressa nel ritenere che la pronuncia sulle spese, siano esse relative a procedimento contenzioso o a procedimento non contenzioso, decide definitivamente circa la sussistenza di un diritto soggettivo di natura patrimoniale ed è idonea al giudicato, e la stessa deve ritenersi impugnabile mediante ricorso per Cassazione (Cass. 20/2/98 n.1833).
Seguono lo stesso orientamento quelle pronunce che hanno ammesso il ricorso de quo avverso l’ordinanza di liquidazione delle spese del processo di esecuzione, prevista dall’art. 632, in relazione all’art. 306 comma 4° c.p.c. che prevede espressamente la non impugnabilità di detto provvedimento.
Da questo primo orientamento si discosta la Corte di Cassazione allorquando assume che il provvedimento di liquidazione delle spese non ha contenuto decisorio ma, solo la funzione di verifica del relativo credito, sul presupposto che nel procedimento esecutivo, l’onere delle spese non segue il principio della soccombenza come nel giudizio di cognizione ma, quello di soggezione del debitore all’esecuzione (Cass. 11/10/94 n.789).
Tale problema è stato ampiamente esaminato dal Giudice Unico Dr. ... del Tribunale di Napoli, Sezione staccata di Pozzuoli, nella sentenza n.600/99, resa tra le stesse parti.
Il suddetto Giudice è pervenuto alla conclusione, condivisibile anche da parte di questo giudicante, che si debba aderire al primo orientamento giurisprudenziale secondo il quale l’ordinanza con cui un giudice dell’esecuzione assegni ad uno dei creditori in concorso una quota del credito pignorato, parziale soddisfo delle spese, alla stregua di quanto stabilito dall’art. 553 c.p.c., deve considerarsi, quanto a natura ed efficacia, come un’ordinanza di assegnazione idonea all’integrale soddisfo di ogni pretesa azionata.
Da ciò deriva che la determinazione del credito per spese di procedura è governata dal principio della soggezione del debitore all’esecuzione perché il procedimento azionato, comunque, porta al risultato espropriativo cui esso era preordinato.
Necessariamente ne deriva che l’ordinanza con la quale il G.E. ha determinato il credito per spese, per la parte residua rispetto all’assegnazione parziale, non riveste carattere decisorio ed è priva di efficacia di giudicato.
La predetta conclusione impone di risolvere negativamente anche la questione relativa all’ammissibilità dell’azione di cognizione, come nel caso di specie, proposta e finalizzata al recupero delle spese del processo esecutivo per insufficienza della massa. Il cd. diritto al rimborso delle spese va qualificato come una situazione giuridica soggettiva di contenuto patrimoniale che sorge e si esaurisce nell’ambito del fenomeno processuale per il cui svolgimento è preordinata.
Pertanto, la predetta situazione giuridica non potrà essere oggetto di un accertamento autonomo al di fuori del processo di esecuzione il quale, giunto alla fase distributiva, ai sensi dell’art. 624 comma 2° c.p.c., rimane sospeso fino alla definizione del descritto incidente cognitivo.
In adesione alla summenzionata sentenza, ed in mancanza di espressa normativa come quella di cui all’art. 12 della legge 302/98 che ha previsto che il G.E., ove richiesto, debba liquidare le spese sostenute dalle parti, questo Giudicante ritiene che non sussiste il diritto al recupero extra processum delle spese di esecuzione incapienti nella massa.
Pertanto, in base alle risultanze istruttorie ed alla documentazione esibita, si deve revocare il decreto ingiuntivo opposto per inammissibilità del ricorso.
La peculiarità della questione trattata induce il Giudicante a compensare, interamente, tra le parti le spese del procedimento.
Il Giudice di Pace del Mandamento di Pozzuoli, definitivamente pronunciando sull’opposizione proposta dal COMUNE DI ..., in persona del Sindaco pro-tempore, nei confronti dell’avv. ..., disattesa ogni altra istanza ed eccezione, così provvede:
2) revoca il decreto ingiuntivo n. 110 del 3/3/00, emesso dal Giudice di Pace di Pozzuoli, nei confronti del COMUNE DI ...;
3) compensa, interamente, tra le parti le spese del procedimento;
Pozzuoli, 06 giugno 2001