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Timestamp: 2018-06-23 23:50:58+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 85', 'art. 57', 'art. 2', 'art. 58', 'art. 3', 'art. 59', 'art. 4', 'art. 60', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 75', 'art. 7', 'art, 84', 'art. 8', 'art. 85', 'art. 9', 'art. 27', 'art. 34', 'art. 14', 'art. 60', 'art. 69', 'art. 84', 'art. 85', 'art. 85', 'art. 79', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 58', 'art. 13', 'art. 1']

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Italo Cortese
1 il geometra ligure anno 51º - n. 5 settembre-ottobre 2002 Spedizione in abbonamento postale 70% - sede di Genova Autorizzazione del Tribunale di Genova n. 318 del 29/11/54 Direttore responsabile Segretari di redazione Redattori Servizio fotografico Arnoldo Juvara Maura Mignone Marco Russello Roberta Arena Pier Emilio Copello Alessio Danovaro Paolo De Lorenzi Ettore Fieramosca Filippo Finocchiaro Mario Gramigni Mauro Mattei Andrea Merello Adolfo Morasso Liliana Olcese Alessandro Ombrina Roberto Ombrina Carlo Papi Adriano Rodari Lorenzo Traverso Adolfo Morasso Foto di copertina del geom. Adolfo Morasso Direzione Amministrazione Genova Redazione e Distribuzione Viale Brigata Bisagno, 8/1-2 Tel Sapore di sale sommario La presente pubblicazione è distribuita gratuitamente agli iscritti all albo professionale della Provincia di Genova ed ai Collegi dei Geometri d Italia. La riproduzione degli articoli, schizzi e fotografie è permessa solo citando la fonte. Le opinioni espresse dagli Autori, Redattori, Corrispondenti non impegnano né la Direzione, né la Redazione, né il Collegio di cui il periodico è l organo. Stampato nel mese di settembre 2002 dalle Grafiche Fassicomo - Via Imperiale, Genova Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana 190 Via S. Lorenzo e il contributo dell Ufficio Estetica Urbana al rinnovo dei colori delle facciate, per il G8 a Genova 195 Gli acquedotti romani 198 L.R. Liguria n. 36/97 (legge urbanistica regionale) Modifiche relative ai procedimenti concertativi ed al riparto delle competenze sugli strumenti urbanistici assoggettati alla legislazione previgente in attuazione della Legge Costituzionale n. 3/ Modifiche ex legge reg. n. 19 in via generale. 203 A proposito di Iscrizione all Albo e lavoro dipendente 205 Legislazione dello Stato 211 Legislazione Regionale 215 Giurisprudenza 217 Informatica Navigando in rete 218 Cultura Ligure L ombra del tempo 224 Recensioni 227 Atti del Collegio
2 Via S. Lorenzo e il contributo dell Ufficio Estetica Urbana al rinnovo dei colori delle facciate, per il G8 a Genova Arch. Mario Tasso (Dirigente dell Ufficio Estetica Urbana del Comune di Genova) La nuova Via S. Lorenzo Via S. Lorenzo è un rettilineo in salita costruito nel 1835 allargando un precedente carruggio che scendeva dalla Chiesa del Gesù fino alla Cattedrale e tagliando un pezzo del tessuto storico per sbucare davanti al quartiere del Porto Franco. Gli edifici tagliati vennero ricostruiti con le corrispondenti facciate nello stile dell epoca. Solo in un caso si arretrò il fronte preesistente, a righe di marmo bianco e nero. La piazza della Cattedrale fu ampliata, demolendo tutta l area a valle dell asse di via Chiabrera - via Scurreria. Grazie ai lavori per il G8 e all ordinanza di pedonaliz- zazione emessa in contemporanea dalla Civica Amministrazione Comunale, Via S. Lorenzo è stata restaurata ed è oggi, per genovesi e turisti, il principale luogo di passeggio del centro, collegando Palazzo S. Giorgio e il Porto Antico alla Cattedrale, al Palazzo Ducale e alla centrale Piazza De Ferrari. È diventata una strada di carattere monumentale e di rappresentanza, paragonabile ai più famosi percorsi della Via dei Calzaioli a Firenze o della Via del Corso a Roma, che parimenti collegano luoghi di grande richiamo ed importanza monumentale e che convogliano gente da tutto il mondo. È veramente un piacere poter finalmente camminare in mezzo alla strada, liberi di procedere a zig zag o lungo i lati, senza incontrare ostacoli e senza più preoccuparsi dell auto che sfiora o del camion che investe! Genovesi e turisti possono godersi la bella prospettiva sulla facciata della chiesa del Gesù o la veduta suggestiva che fa scorgere, dall alto, il profilo dei monti al di là del porto, sopra il tetto in ardesia della casa rosa che chiude la strada su piazza Raibetta Possono apprezzare la varietà dei colori che si accostano sugli angoli della piazza o lungo la strada, con alcune decorazioni a trompe l oeil C è chi si accorge della curiosa lunga statua che sorregge uno spigolo del cam- Alcuni particolari meno noti e curiosi dei fronti di Via S. Lorenzo.
3 Via S. Lorenzo e il contributo dell Ufficio Estetica Urbana al rinnovo dei colori delle facciate 191 panile della Cattedrale, e scopre le sculture disposte sul suo fianco o gli intarsi di marmi multicolori della facciata Qualcuno si stupisce di non aver mai notato le imponenti colonne del portale del civ. 12, i suoi stucchi e i suoi delicati marmorini rosati Qualcun altro sorride piacevolmente dei buffi mascheroni intagliati nel marmo sopra le finestre del civ. 17 e delle severe teste di barbuti signori che spiano i passanti, sporgendosi dalla sommità degli archi, nel basamento dei civv. 7 e 9 Si può indugiare ad ammirare sculture e stucchi sulla piazza della Cattedrale o quelli occhieggianti dietro le grosse colonne della loggia al primo piano del civ. 5 e accorgersi delle modanature finemente intagliate del civ. 3 o degli eccezionali pannelli decorativi in ghisa, incastonati nel portone in legno del civ (1). L intervento sulle facciate non monumentali La riscoperta dell immagine della strada è dovuta in buona parte al rifacimento delle facciate: una felice iniziativa del consorzio Consedil-Cel Aniem che è riuscita a convogliare sul progetto per il G8, le forze e le risorse di Enti pubblici, proprietari, imprese e colorifici. L Ufficio Estetica Urbana vi si è trovato coinvolto per compito istituzionale, dovendo rispondere alla richiesta degli operatori che così ottemperavano al dettato del Regolamento Edilizio Comunale. L Ufficio che dirigo è stato chiamato per la definizione delle coloriture, nel febbraio 2001, quando l iniziativa era stata avviata da qualche mese. Materiali e tecniche erano già state stabilite nei capitolati approvati e appaltati alle imprese. Alcuni cantieri erano quasi pronti per la tinteggiatura. Un primo rilievo delle tinte visibili da terra sulle facciate, era stato prodotto dallo studio Ombrina. I lavori dovevano concludersi improrogabilmente il 31 maggio, in tempo per gli ultimi preparativi per il summit di luglio. Si trattava di scegliere contemporaneamente le tinte di 13 palazzi (di cui due monumentali seguiti direttamente dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali della Liguria) affacciati su uno stesso importantissimo percorso cittadino. Fu subito evidente che la definizione delle tinte non poteva essere affrontata dall Ufficio, come di consueto, in contraddittorio con i singoli proprietari: ogni colore condizionava la scelta degli altri, non solo sulla singola facciata ma anche su quelle adiacenti lungo lo stesso fronte, su quelle sul fronte opposto e su quelle visibili di scorcio nelle visuali prospettiche che si godono percorrendo la strada. Si poteva ricorrere all apparentemente più comoda soluzione di confermare le tinte preesistenti... Già, ma quali? Ogni tinta precedentemente rilevata da terra andava riscontrata sui ponteggi, confrontata con le eventuali tracce di più antiche coloriture e poi verificata in un immagine d insieme. Era necessario un piano delle coloriture che consentisse di controllare contemporaneamente tutte le scelte. L occasione era unica: permetteva di verificare criticamente i colori della strada e di configurarne una nuova immagine che, a differenza di tanti piani colore che restano sulla carta, sarebbe stata subito realizzata! Il G8 incombeva, i cantieri fremevano, non c era tempo né soldi per un nuovo incarico professionale. L interesse dell Amministrazione La maggiore differenziazione dei colori tra un edificio e l altro è stata ricercata nei basamenti, più direttamente percepibili dal passante.
4 192 Il geometra ligure Il progetto dei colori per le facciate rinnovate sul lato destro salendo. Comunale per l immagine di questa via era primario, se non altro perché di lì a poche settimane la strada sarebbe stata percorsa avanti e indietro dai grandi della terra che si recavano a Palazzo Ducale, sotto l occhio di tutte le telecamere del mondo. L Ufficio Estetica Urbana dovette pertanto assumersi direttamente l onere di approntare il progetto delle coloriture, impegnando chi scrive, affiancato dall arch. Riccarda Giordano, coordinatrice dei lavori sulle facciate per parte degli operatori (teneva i rapporti con condomini, imprese e Soprintendenze, oltre a collaborare nelle scelte coloristiche). Non erano state fatte ricerche sui documenti originali per rintracciare eventuali indicazioni sui colori. Non c era più il tempo per farle. Ci si è affidati quindi ad un attenta osservazione dello stato di fatto lungo i fronti della strada, scoprendo quanto restava dei colori più antichi, a contatto diretto con gli intonaci, sui ponteggi. Al di là di una generica unitarietà temporale e stilistica della quasi totalità delle facciate da tinteggiare, gli edifici hanno subito evidenziato caratteri disomogenei. La qualità delle forme architettoniche, delle finiture e dei materiali appariva piuttosto modesta per alcune facciate, ricca ed ornata per altre, superba per gli edifici monumentali (2). Gli intonaci di diverse facciate risultavano essere stati rinnovati negli ultimi decenni e dipinti con tinte lavabili di tonalità beige. I colori più antichi rilevati sugli arenini ancora conservati, testimoniavano, sia sulle facciate che sui basamenti, la prevalenza di tonalità di giallo ocra molto intenso e scuro e di senape più o meno scuro, con tracce di mattone chiaro. Gran parte di quegli antichi colori e dei loro accostamenti sembravano francamente oggi improponibili: poco intonati ai colori dei marmi e dei marmorini che stavano emergendo dai restauri dei palazzi monumentali e non più rispondenti al gusto odierno. Le nuove tinte previste a capitolato erano inoltre del tipo ad effetto coprente e non avrebbero consentito di ottenere, ancorché si fosse riprodotta la tonalità, gli effetti di trasparenza e di patina delle tinte più antiche. Si è ritenuto pertanto di procedere sfruttando al meglio le potenzialità dei prodotti e delle tecniche applicative previste a capitolato, con scelte di colore anche diversificate rispetto alle tinte preesistenti, purché coerenti con gli stili architettonici delle facciate Le caratteristiche di Via S. Lorenzo non apparivano né quelle di un vivace borgo marinaro rivierasco né quelle dell aristocratica Circonvallazione a monte. Non era quindi pensabile dipingere la strada, come ci veniva proposto da qualche condomino, con una fantasmagoria di tinte vivaci o con sistematici trompe l oeil. Si sono individuati alcuni criteri di base: - l immagine complessiva doveva essere più luminosa possibile; - le facciate monumentali, architettonicamente più signi-
5 Via S. Lorenzo e il contributo dell Ufficio Estetica Urbana al rinnovo dei colori delle facciate 193 ficative, erano da considerare come elementi fulcro attorno ai quali le altre dovevano accostarsi armonicamente; - i colori dei prospetti che segnavano l ingresso della strada da Piazza Matteotti, dovevano riequilibrare il contrasto tra il tono chiaro generale della piazza (di Palazzo Ducale e della Chiesa del Gesù) e i toni vivaci del fronte rosa dell Arcivescovado, e nel contempo individuare possibilmente in modo invitante l imbocco stradale; - i colori delle facciate su Piazza S. Lorenzo, dovevano esaltare le architetture neoclassiche, accostandosi in modo sobrio ed elegante ai colori dei fronti della piazza e ai marmi dei monumenti, senza prevaricarli; - i colori della parte inferiore di Via S. Lorenzo, dovevano più liberamente accordarsi con il rosa-arancio della facciata che chiude la strada su Piazza Raibetta, con il vivace risvolto rosso, grigio e crema del palazzo porticato di Via F. Turati e con i colori degli altri fronti monumentali (rosa e grigio). Si doveva inoltre tenere presente che: - i colori delle facciate degli edifici che non avevano aderito all iniziativa originata dal G8, condizionavano i colori di quelli che vi si sarebbero accostati; - le condizioni di luminosità della strada, orientata Est- Ovest, ponevano un fronte stradale un po più in luce rispetto all altro, accrescendo la varietà di resa dei colori nelle varie esposizioni e privilegiando il fronte esposto a Sud; - i colori del basamento e della facciata avevano un peso ed una visibilità assai diverse nelle proporzioni di ciascun fronte. Lungo la strada in pendenza, il colore dei basamenti alti era, nelle viste da vicino, più importante di quello delle soprastanti facciate; nelle viste dall imbocco della strada dall alto, acquistavano invece visibilità le tinte delle parti alte delle facciate più lontane, seppur di scorcio. Il colore degli aggetti di lesene, cornici, marcapiani, aveva anch esso una diversa rilevanza rispetto a quella del fondo. Percorrendo la strada, prevaleva la vista del colore dei rilievi più sporgenti rispetto a quella dei fondi facciata, che si percepivano solo arrivando in prossimità dell edificio. Ne conseguiva che la varietà coloristica, per essere adeguatamente percepita, doveva essere concentrata nei basamenti e nelle facciate più in vista sulla piazza. Il progetto colore è stato costruito affiancando su un cartone grigio i vari campioncini di tinta via, via ipotizzati e poi definiti su ogni facciata. Per il civ. 13, posto in posizione di cerniera tra Piazza S. Lorenzo e Largo Sanguineti, la scelta dell alternativa più idonea ha richiesto anche la produzione di bozzetti colorati. Con frequenti sopralluoghi, si sono esaminati i campioni di colore, stesi su cartoncini, traguardandoli contro le facciate corrispondenti e cercando d immaginare il quadro d insieme, nelle varie visuali della strada. Ogni campione prodotto Il Bozzetto di lavoro preparato dall arch. Mario Tasso per le coloriture del civ. 13.
6 194 Il geometra ligure I colori delle facciate sulla Piazza riprendono quelli dei marmi della Cattedrale. dal colorificio (con encomiabile disponibilità) è stato verificato più volte nella sua resa e nei suoi accostamenti, in diverse condizioni di luce; molte prime scelte sono state scartate in seconda o terza battuta, in condizioni di luce mutate. Dopo più di un centinaio di campionature, le tinte alla fine individuate sono state venticinque. Solo una è stata unificata per tutti i palazzi: quella delle parti in rilevato. Ciò ha consentito di caratterizzare in modo abbastanza unitario l immagine prospettica della strada, fin dagli imbocchi, e di farne invece scoprire le originalità, man mano che si cammina o si sosta lungo il suo percorso (3). A ponteggi puntualmente smontati il 30 Maggio, il nuovo volto della strada è apparso luminoso, caratterizzato dal colore chiaro e uniforme degli aggetti e da quello, pure prevalentemente chiaro ma variato, dei fondi facciata; movimentato in basso dall alternarsi delle tinte contrastanti dei basamenti di diversa altezza. A fronte di un esito che pare esteticamente soddisfacente e largamente condiviso, resta un lieve rammarico, almeno per i palazzi affacciati su Piazza S. Lorenzo, di non aver potuto per tempo punta- re sulla ripresa d intonaci colorati a marmorino, da affiancare più propriamente ai marmi e ai marmorini dei vicini, superbi edifici monumentali. Note (1) Si spera che gli sforzi fatti per recuperare la bellezza di questa strada, continuino a trovare una Civica Amministrazione attenta a conservare quegli spazi e quelle prospettive il più possibile liberi da arredi permanenti e invasivi, che paiono incompatibili con il carattere monumentale e di rappresentanza assunto dalla strada e con la godibilità del passeggio che vi si svolge. (2) Facciate di disegno essenziale (basamento a bugnato con o senza arcate, più o meno alto, facciate lisce o con semplici cornici classiche alle finestre, cornicione e marcapiano) si distinguono nettamente da palazzi arricchiti con più modanature, lesene, timpani, o con l uso di marmi e intonaci pregiati, o con decorazioni lavorate a stucco o con sculture marmoree. (3) I lavori sulle facciate, eseguiti contemporaneamente al rifacimento della pavimentazione e delle utenze stradali, sono stati possibili grazie alla sistemazione dei cantieri su un eccezionale ponteggio sopraelevato, progettato dall Ing. Manetti a formare una piattaforma continua sopra la strada, all altezza dei primi piani dei palazzi, per tutta l estensione dei cantieri contigui. Non c è niente da guadagnare a conoscere il futuro; poiché è solo miseria angustiarsi senza poter evitare ciò che deve essere. Cicerone
7 Gli acquedotti romani geom. Alessio Danovaro L acqua da sempre è stata il simbolo della potenza economica e della capacità ingegneristica di una civiltà: come esempio basta citare Petra, la città fantasma nel deserto della Giordania, ove le famiglie più facoltose mostravano tutta la loro ricchezza attraverso sfarzose cascate che scendevano lungo le facciate dei loro palazzi. Comunque, nel passato, poche furono le civiltà che realizzarono imponenti sistemi di captazione e adduzione delle acque: gli Etruschi, pur avendo lasciato opere di idraulica, non costruirono mai veri acquedotti così come i Greci, prima dell influenza romana. Infatti l acquedotto, come opera monumentale sopraelevata, é una tipica creazione dell architettura romana, delle cui forme e leggi fisiche che ne erano alla base si hanno sia testimonianze monumentali, sia riferimenti scritti in opere di autori come Vitruvio, Plinio e Frontino. Lo scrittore di maggior aiuto, insieme a Frontino, allo studio degli acquedotti romani é sicuramente Vitruvio. La sua opera, il De Architectura, pubblicata a Roma tra il 25 ed il 23 a.c., é di grande importanza perché rappresenta una raccolta delle tecniche a disposizione dei costruttori romani del suo tempo. È quindi l espressione delle potenzialità dell ingegneria romana nel periodo compreso tra il I secolo avanti Cristo e il I secolo dopo Cristo. Proprio questo periodo fu un momento di grandi fermenti costruttivi che, partendo dalle premesse repubblicane, portò alle elaborazioni architettoniche e tecniche dei secoli successivi. Nella realizzazione delle opere di captazione di un acquedotto, i Romani utilizzavano le tecniche che ancora noi oggi, se pur migliorate da quasi due millenni di esperienze e dalla tecnologia sviluppata, usiamo e che di seguito descrivo. Il primo problema era individuare una idonea fonte d acqua, fosse essa sorgente o corso d acqua; Vitruvio, nel cap. VIII del suo trattato, forniva alcuni criteri per la sua localizzazione, basati sull osservazione diretta del terreno e della sua configurazione, della vegetazione e dell umidità dell aria. Per verificarne poi la potabilità e le caratteristiche organolettiche, lo stesso Vitruvio consigliava di esaminare le condizioni delle popolazioni autoctone, con particolare riguardo al loro aspetto fisico: Se risulteranno vigorosi di corpo, freschi di colorito, con gambe non difettose ed occhi non lippi, abbiano piena approvazione (le sorgenti oggetto di indagine). Una volta individuata la fonte di approvvigionamento dell acqua bisognava realizzare un impianto di captazione: nel caso di corsi d acqua veniva realizzata una briglia (chiamata saepta) per permettere di deviare in un bacino adiacente il quantitativo d acqua necessario. La condotta di presa era realizzata a 45 rispetto al flusso della corrente ed il fondo del canale era ad una quota di circa 1 metro inferiore al pelo libero dell acqua. Per favorire la precipitazione delle impurità in sospensione, l acqua veniva convogliata nella piscina limaria : schematicamente la si può rappresentare come una semplice espansione del canale
8 196 Il geometra ligure lungo il suo stesso tracciato o come un serbatoio, laterale al tracciato del condotto. Qui l acqua, aumentando la sezione del canale, rallentava permettendo la sedimentazione delle particelle trasportate. Lasciando la sorgente o la piscina limaria, l acqua si immetteva nel canale (o specus): il trasporto dell acqua poteva essere effettuato in due modi: mediante condotte in pressione oppure non in pressione (a pelo libero). Il primo sistema fu usato dai Romani molto raramente; il secondo sistema consisteva nel far scorrere l acqua in un canale, scavato a cielo libero nel terreno ovvero a tunnel sotto le montagne o sostenuto da imponenti opere murarie nel caso di depressioni, dandogli una giusta pendenza che permetteva all acqua di fluire. Negli acquedotti a pelo libero il primo svantaggio era che la sorgente doveva avere quota superiore a quella degli utenti e che la quota dell acquedotto doveva diminuire costantemente lungo il suo percorso. E intuitivo che i problemi sorgevano dinanzi ad ostacoli naturali, come monti o valli e si riducevano al modo di superarli senza perdere più quota del previsto. Nel caso di valli non molto profonde ed ampie, si procedeva alla costruzione, a seconda dell altezza dell acquedotto, di muri continui o di arcate; in caso contrario si costeggiava la valle con tracciati che seguivano le curve di livello. Da notare come le arcuazioni fuori terra costituirono, beninteso, il punto debole degli acquedotti: infatti, nei numerosi assedi che Roma subì, gli assedianti non ebbero difficoltà ad assetare la popolazione interrompendo il flusso delle acque; si spiega così che qualche acquedotto, come il Vergine, costruito prevalentemente in sotterraneo, abbia potuto resistere alla furia dei Vandali, tanto che non è stato difficile ripristinarne il flusso quando, all epoca dei Pontefici, fu ripresa la conduzione delle acque PISCINA LIMARIA 1) Piscina Limaria 2 canale; 3) paratia di misura; 4) paratia di sbarramento. in Roma (l acquedotto Vergine, tuttora in funzione, utilizza sostanzialmente lo stesso speco del millenario acquedotto romano). Gli acquedotti romani sviluppavano un percorso molto superiore alla distanza in linea retta tra le sorgenti e l arrivo in città e ciò per diverse ragioni tra le quali principalmente quella derivante dalla necessità di attraversare terreni che offrissero sufficienti garanzie per la stabilità dell opera e quella di seguire un tracciato che, pur permettendo di conservare un adatta pendenza, evitasse il più possibile opere murarie fuori terra. Le sezioni degli specus degli acquedotti romani sono, per forma e per struttura, le più diverse; fu largamente usata la forma rettangolare con copertura triangolare (acquedotto Marcio) oppure a volta a mezzo esagono (Anius Venus) ovvero a volta a tutto sesto (Traiano) o a volta ellittica (Giulia, Tepula); frequente fu anche la copertura con grandi pietre in piano (Vitruvio raccomandava, per motivi igienici ed affinché i raggi del sole non alterassero la temperatura dell acqua, la copertura del canale nei tratti in cui la stessa scorreva a pelo libero). Per quanto attiene alla sezione, si è osservato che, nello stesso acquedotto, si hanno evidenti variazioni dovute probabilmente alla diversa natura dei terreni attraversati: dove il terreno era roccioso spesso le pareti venivano rivestite da un ottimo calce-
9 Gli acquedotti romani 197 struzzo formato con coccio pesto; nei terreni di poca compattezza si faceva talora il rivestimento con più ordini di pietra squadrata, talvolta le pareti venivano rivestite a reticolato, tal altra a cortina. Le pendenze degli acquedotti a pelo libero sono variabilissime ed oscillano dall 1 % al 0,2 e anche meno (per esempio l acquedotto Vergine su una lunghezza di 18,5 chilometri circa ha una caduta di appena m 3,25 il che equivale ad una pendenza del 0,176 circa). La preferenza data dai costruttori romani agli acquedotti a pelo libero in muratura, in alternativa agli acquedotti a pressione, è da ricercare nella mancanza di materiali adatti alla costruzione di tubazioni capaci di resistere a forti sollecitazioni, in quanto il principio del sifone era ben noto fin d allora, tanto che Vitruvio ne consigliava in taluni casi l impiego. Infatti, per la costruzione delle condotte l unico materiale metallico di cui si disponeva era il piombo: il suo impiego, per questioni di economicità, doveva necessariamente limitarsi alle piccole portate. Quando, con pressioni elevate, occorreva distribuire portate rilevanti, l adozione dei tubi di piombo, a parte la difficoltà di realizzare i necessari forti spessori, diveniva antieconomica nei confronti degli acquedotti a pelo libero. Tuttavia acquedotti-sifoni di qualche entità sono frequenti nell antichità: basti ricordare, tra i più importanti, quello di Lione costruito, sembra, da Claudio con tubi di piombo. Con questo sifone furono superate tre vallate consecutive d ampiezza fino ad un massimo di m. 400 circa e di profondità fino a m. 100 circa. Allo scopo di ridurre lo spessore dei tubi, la portata complessiva dell acquedotto fu distribuita in un numero di tubi variabile da 9 a 12 e ad ogni tubo fu assegnato un diametro di circa 22 centimetri ed uno spessore di circa 3 centimetri. Ancora più ardito e più antico di quello di Lione, è il sifone dell acquedotto di Alatri (presso Frosinone) che risale all anno 150 a.c.. Da rinvenimenti sul posto e secondo gli studi del Padre Sechi, la conduttura forzata, della lunghezza di circa 5 km, era costituita da un tubo di terracotta compressa del diametro di m. 0,345 e spessore di cm. 6,10, rivestito con muratura di calcestruzzo dello spessore di m. 0,47. Impressionante la pressione a cui era sottoposto (superiore a 10 atmosfere) e la portata che era di circa 188 litri al minuto secondo. Altri sifoni che meritano di essere ricordati sono quelli di Aspendus in Pamfilia e quello di Patarae nella baia di Kalamaki (Asia Minore), costruiti con tubi di pietra. Vestigia dell acquedotto romano di Acqui Terme (AL). BIBLIOGRAFIA CORSETTI GIANPELINO Gli acquedotti di Roma - Editore Palombi - Roma FASSITELLI ENZO - Tubi e valvole dell antica Roma - Editore Petrolieri d Italia - Milano MASOTTI LUIGI - Alla ricerca dell acqua potabile - Editore Calderini - Bologna TOLLE-KASTENBEIN RENATE - Archeologia dell acqua - Editore Longanesi - Milano DEPUIS - Traité de la conduite des eaux de Paris
10 L.R. Liguria n. 36/97 (legge urbanistica regionale) Modifiche relative ai procedimenti concertativi ed al riparto delle competenze sugli strumenti urbanistici assoggettati alla legislazione previgente in attuazione della Legge Costituzionale n. 3/2001. Modifiche ex legge reg. n. 19 in via generale. avv. Roberto Damonte In data è entrata in vigore la l.r. 19 del , contenente alcune modifiche alla legge urbanistica regionale 4 settembre 1997 n. 36, relativamente alla disciplina dei procedimenti concertativi (Accordi di Pianificazione, Accordi di Programma e Conferenze di Servizi), nonché al riparto delle competenze tra Regione e Province nel periodo transitorio (e cioè nei confronti dei Comuni ancora dotati di strumento urbanistico generale approvato ex L. n. 1150/1942 e s.m.). Tali modifiche costituiscono un anticipazione rispetto al progetto di complessiva revisione della suddetta legge regionale, già annunciato in diverse sedi, ed in corso di prossima definizione alla luce delle problematiche registrate nei quasi cinque anni dalla sua entrata in vigore. Con la L.R. n. 19/2002, la regione si è data carico di affinare ed aggiornare le disposizioni della L.U.R. in un ottica di semplificazione delle procedure concertative, con contestuale allargamento del campo di applicazione della Conferenza di Servizi e dell Accordo di Pianificazione. In via generale le principali innovazioni introdotte dalla L.R. n. 19 sono le seguenti: 1) eliminazione dell obbligo di acquisizione del parere degli organi tecnico-consultivi; 2) ampliamento del campo di applicazione, sotto il profilo urbanistico, dell istituto della Conferenza di Servizi; 3) razionalizzazione delle procedure per l approvazione di varianti al vigente PTCP; 4) riequilibrio del sistema delle competenze regionali e provinciali nel ridetto periodo transitorio, già previsto nell art. 85, anche tenuto conto di quanto nel frattempo stabilito dalla l.r n. 44. Le modifiche. La legge n. 19/2002 ha apportato modifiche ai seguenti articoli della L.U.R.: - art. 57, commi 1 e 2 (art. 2 legge 19/2002); - art. 58, commi 1, 2, 3, 5, 6, 7, 9 e 11 (art. 3.egge 19/2002); art. 59, commi 1 (inserito 1bis e 1ter), 2, 3 (art. 4 legge 19/2002). - art. 60, commi 1 e 2 (art. 5 legge 19/2002); - artt. 69, 70, 71, 72 e 73 (art. 6 legge 19/2002); - art. 75, 76, 84 e 85 (art. 7 legge 19/2002); - art, 84 comma 1 e 2 (art. 8 legge 19/2002); - art. 85 (art. 9 legge 19/ 2002); Articolo 2 (Modifiche all articolo 57) Si tratta di modifiche atte a snellire la procedura dell Accordo di Pianificazione sia la possibilità di utilizzo di detta procedura anche per l approvazione di strumenti di programmazione negoziale del territorio in applicazione di speciali disposizioni di legge statali e regiona-
11 Modifiche alla L.R. Liguria n. 36/97 li, quali i Programmi di Riqualificazione Urbana e di Sviluppo Sostenibile del Territorio ed i Patti Territoriali od i Contratti d Area. Articolo 3 (Modifiche all articolo 58) Si tratta di una serie di modifiche alla disciplina dell Accordo di Programma nell intento di rendere in forma più chiara e semplice il campo di applicazione dell istituto. Sul punto è bene osservare che le disposizioni previste nell articolo 58, commi 2 e 3, della L.R. n. 36/97 sono andate ad integrare la disciplina statale dell Accordo di Programma stabilita in origine nell articolo 27, comma 1, della L. n. 142/ 1990 e s.m. e i., in seguito sostituito dall articolo 34 del D.Lgs. n. 267/2000, mediante la previsione della possibilità che tale istituto sia applicato anche per l approvazione di opere o di interventi di natura privata (mentre è noto che il legislatore statale ha dettato la suddetta disciplina con riferimento ad opere od interventi aventi natura pubblica o di interesse pubblico). Con la seconda delle modifiche contenute nella legge n. 19 si è dovuto chiarire la possibilità che l Accordo di Programma abbia ad oggetto l approvazione di opere od interventi anche esclusivamente di natura privata. Pertanto nel secondo è stato specificato che l Accordo di Programma può essere promosso anche per l approvazione di opere od interventi esclusivamente privati purché: 1) il ricorso a tale procedura speciale sia individuato e definito nei piani territoriali di livello regionale, provinciale o comunale ovvero in altri piani o programmi di iniziativa pubblica anche solo adottati; 2) o in alternativa la possibilità dell Amministrazione che intenda promuovere un Accordo di Programma di certificare contestualmente l interesse pubblico perseguito con l iniziativa privata. Nel nuovo comma 3 è stabilito in aggiunta a quanto al comma 2 che è possibile fare ricorso all Accordo di Programma per l approvazione di opere o di interventi di natura privata ove gli stessi non costituiscano l oggetto principale dell Accordo stesso, collegati ad altre opere pubbliche. Tutte le altre modifiche concernenti l articolo 58 hanno ad oggetto aspetti procedurali e relativamente al comma 5 si è fin dalla conferenza iniziale previsto l assenso dei rispettivi organi competenti per i soli Enti promotori, mentre per le Amministrazioni partecipanti, l assenso del rispettivo organo competente è richiesto solamente prima dell effettuazione della conferenza deliberante. Al comma 6 è previsto che mediante Accordo di Programma, sono approvabili: 199 1) Progetti Urbanistici Operativi; 2) le varianti al P.T.R. anche nelle specificazioni settoriali e di ambito; 3) le varianti al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale; 4) qualunque tipo di variante ai Piani Urbanistici Comunali (PUC). Al comma 7 è stata compiuta una riformulazione in chiave di semplificazione e/ o di eccelerazione del procedimento ex comma 6 tra cui: 1) riduzione del periodo di pubblicità degli atti a 30 giorni; 2) obbligo del Comune di pronunciarsi sulle osservazioni attraverso apposita deliberazione consiliare, eliminazione del termine di quindici giorni per l esperimento della relativa istruttoria comunale; 3) eliminazione, parere degli organi tecnici-consultivi prima della sottoscrizione dell Accordo di Programma; 4) specificazione, che la sottoscrizione dell Accordo di Programma comprende tutti gli assensi, nulla-osta, autorizzazioni, concessioni e pareri di natura urbanistica, paesistica, ambientale da assumere previamente e formalmente a cura delle Amministrazioni competenti in vista della loro esternazione nella seduta di conferenza deliberante. È stata disposta la soppressione dell originario comma 9 ed è stato modificato il comma 11 nel riferimento all art. 27 L. n. 142/90 sosti-
12 200 Il geometra ligure tuito da quello all art. 34 del T.U. Enti locali n. 267/2000. Articolo 4 (Modiche all articolo 59) Con il rubricato articolo sono state apportate modifiche alla disciplina delle Conferenze di Servizi volte a: a) estendere il campo di applicazione, sotto il profilo urbanistico, di tale istituto alla luce dell evoluzione legislativa registratasi in proposito a livello regionale; b) affinare le relative disposizioni di carattere procedurale. Ciò senza che la disciplina oggetto dell articolo a commento incida sulla regolamentazione della Conferenza di Servizi stabilita nelle vigenti leggi regionali speciali o di settore (ad es. L.R. n. 9/99 e 19/99). Le modifiche in ordine al testo originario sono le seguenti: - al comma 1 a) il legislatore regionale ha voluto specificare l applicabilità delle disposizioni sul campo di applicazione e sulle regole organizzative ex artt. 14, 14 bis, 14 ter della L. n. 241/90, mentre ha evidenziato la non applicabilità delle disposizioni ex art. 14 quater relative al superamento dei dissensi in sede di Conferenza. Al comma 2 è stato introdotto un affinamento della procedura della Conferenza, da seguirsi in caso di progetti comportanti varianti al PUC o al PTCP ovvero approvativi di PUO, mediante: 1) obbligo dell Amministrazione che intende indire una Conferenza di Servizi di acquisire il preventivo assenso dell organo competente; 2) più razionale collocazione degli adempimenti di pubblicità- partecipazione; 3) osservazioni e obbligo del Comune di pronunciarsi sull accoglimento o sulla reiezione delle stesse attraverso apposita deliberazione consiliare; 4) obbligo di fissare, nella Conferenza referente, il termine finale entro il quale l Ente indicente convocherà la Conferenza in seduta deliberante e in caso di sua mancata fissazione in tale contesto, la data della conferenza deliberante non potrà superare il termine di novanta giorni; 5) nel caso in cui il progetto da approvarsi sia stato sostanzialmente modificato è previsto un obbligo dell Amministrazione indicente di acquisire un nuovo assenso dell organo competente; 6) qualora l Ente indicente sia il Comune, potrà formulare la propria proposta di decisione sulle osservazioni nel contesto della deliberazione consiliare lettera e); 7) eccezione alla regola generale consistente nell esonero all obbligo della Amministrazione indicente di riacquisire, l assenso dell organo competente nell ipotesi in cui il progetto sia stato sostanzialmente modificato esclusivamente per esigenze di tutela della salute, dell incolumità pubblica, del paesaggio e dell ambiente; 8) le Amministrazioni che partecipano ad una Conferenza di Servizi devono comunque assicurare l assenso dei rispettivi organi competenti in relazione agli atti da approvare in tale Conferenza; Al comma 3 sono inserite le seguenti modifiche: a) la specificazione che le determinazioni assunte in sede di conferenza deliberante comprendono tutti gli assensi, nulla - osta, autorizzazioni, concessioni e pareri di natura urbanistica, paesistica, ambientale cui sono sottoposte le opere, b) a fronte dei nuovi adempimenti procedurali non è più prevista la fase di successiva ratifica da parte del Consiglio comunale. Articolo 5 (modifiche all art. 60) L articolo in esame si limita: a) a precisare che la pubblica utilità, costituente presupposto per l avvio delle procedure espropriative, b) ad allungare ad 1 anno il termine decadenziale originariamente fissato in 6 mesi per l inizio dei lavori. Articolo 6 (Sostituzione degli artt. da 69 a 73) Con la norma indicata in rubrica è stata disposta una
13 Modifiche alla L.R. Liguria n. 36/97 semplificazione ed unificazione delle procedure stabilite negli articoli da 69 a 73, per l approvazione di varianti al vigente PTCP, attraverso l introduzione (comma 1) del principio dell unificazione e dell assorbimento delle procedure di approvazione delle varianti al PTCP nell ambito della procedura già stabilita dalla L.R. n. 36/1997. Ai comma 2 e 3 è stato inserito l obbligo di acquisizione del nulla-osta del Consiglio regionale soltanto ove dette varianti non siano di mera precisazione di confini e riguardino aree: 1) di trasformazione, relativamente a tutti gli assetti; 2) di conservazione, relativamente a tutti gli assetti; 3) di mantenimento, limitatamente alle aree non insediate di cui si proponga il passaggio al regime normativo di trasformabilità; Pertanto si è inteso assicurare il coinvolgimento del Consiglio Regionale con riferimento ai casi di varianti al PTCP ritenute più significative ed incidenti; Nel comma 4 è ora specificato che nelle procedure volte all approvazione delle varianti al PTCP sono da coinvolgere soltanto gli Enti territorialmente interessati. Al successivo comma 5, è stata introdotta la facoltà della Regione di disporre, in sede di approvazione delle varianti al PTCP di cui ai commi precedenti, l assoggettamento ad approvazione regionale, comprensiva del rilascio dell autorizzazione paesistico-ambientale: 1) degli interventi in attuazione delle previsioni oggetto delle suddette varianti al PTCP; 2) degli interventi comportanti rilevanti trasformazioni in aree sottoposte a vincolo paesistico-ambientale. Tale modifica trova la propria ragione nella esigenza di assicurare un controllo diretto, da parte della Regione, sotto il profilo sia urbanistico delle relative trasformazioni, sia paesistico-ambientale. Articolo 7 (modifiche agli artt. 75, 76, 84 e 85). Sostituisce i riferimenti agli articoli sostituiti dal nuovo art. 69 con un riferimento solo a quest ultimo. Articolo 8 (modifiche all art. 84) 201 Sono state introdotte due modificazioni. La prima modifica (comma 1) consiste nella riformulazione in chiave aggiornata del testo del comma 1, accompagnata dall eliminazione di richiami superflui e di un errore materiale. La seconda modifica (comma 2) è finalizzata all estensione del campo di applicazione delle Conferenze di Servizi nel ridetto periodo transitorio. Ciò in coerenza con l analoga estensione della possibilità relativamente all articolo 59, comma 1 (vedi supra). La norma modificata prevede così la possibilità dell utilizzo delle Conferenze di servizi per l approvazione di progetti che: a) comportino approvazione di varianti parziali agli S.U.G.; b) l approvazione di varianti contestuali oltrechè connesse agli S.U.G. anche in itinere; Articolo 9 (modifiche all art. 85) La modifica della LUR ha disposto altresì un riequilibrio del riparto delle competenze tra Regione e Province nel periodo transitorio in modo da configurare un sistema di governo del territorio più coerente con le funzioni nel frattempo residuate in capo all Amministrazione Regionale. In particolare, (nuovo comma 1) sono state innanzitutto individuate le competenze trasferite alle Province, con un incremento per quanto concerne le funzioni di approvazione relative alle varianti parziali ai vigenti strumenti urbanistici generali. Nel nuovo comma 2 si è prevista una più precisa formulazione delle funzioni subdelegate alle Province in tema di rilascio delle autorizzazioni paesistico-ambientali nel contesto di procedimenti di varianti parziali agli strumenti urbanistici generali.
14 202 Il geometra ligure Ricomprendendo in detta competenza anche le ipotesi di istanze di nulla osta al rilascio di titoli edilizi in deroga che, invece, nell originaria formulazione erano rimaste escluse dalla subdelega in questione. Nel nuovo comma 3 dell art. 85 sono state riassestate le competenze residuate alla Regione essenzialmente per: 1) circoscrivere la competenza residuata alla Regione in merito all approvazione delle varianti parziali agli strumenti urbanistici generali approvati a norma della legislazione previgente ai casi in cui dette varianti: a) siano espressamente riservate alla competenza regionale da leggi speciali o di settore; b) siano adottate da Comuni aventi il PRG soggetto a revisione decennale; c) comportino varianti ai Piani Territoriali di Coordinamento; 2) integrare le competenze residuate alla Regione con quella di approvazione degli strumenti urbanistici attuativi che siano individuati di interesse regionale dai vigenti Piani Territoriali di Coordinamento; 3) sancire la permanenza in capo alla Regione della competenza approvativa delle varianti parziali agli strumenti urbanistici generali i cui atti siano già stati trasmessi a tale Amministrazione prima dell entrata in vigore della l.r. n. 19/2002, ciò al fine di assicurare la continuità nella conclusione dei relativi procedimenti. Articolo 10 (Abrogazione del parere del Comitato della Programmazione) Sempre in un ottica di semplificazione dei procedimenti amministrativi la norma ha disposto la soppressione del parere del Comitato della Programmazione nelle procedure di formazione del P.T.R. e delle sue varianti e nell espressione del parere regionale sul primo Piano di Coordinamento provinciale (in origine stabilito ex art. 79, comma 2, lett. b). Il mercatino dell usato Inserzione Il sottoscritto geom. LONDERO PAOLO Indirizzo: SALITA ISELLA, 7A Comune: USCIO N tel.: N fax: N iscrizione Albo: N 2317 Contenuto inserzione VENDO TAVOLO DA DISEGNO NEOLT ARNAL E TECNIGRAFO NEOLT KL
15 A proposito di Iscrizione all Albo e lavoro dipendente avv. Pier Paolo Capponi Recentemente la Suprema Corte si è pronunciata in senso diametralmente opposto sulla possibilità per il geometra dipendente di iscriversi all Albo Professionale. La possibilità è stata riconosciuta per gli impiegati dell INPDAP in quanto l ordinamento dell Ente consente che vengano autorizzati ad espletare singoli incarichi professionali conferiti da altre amministrazioni o da terzi (Cass. 14/11/2001 n ). La possibilità è stata invece negata per gli impiegati comunali anche se l ordinamento dell Ente consente che vengano autorizzati ad espletare singoli incarichi professionali conferiti da altre amministrazioni o da terzi (Cass. 30/7/2001 n ). Va ricordato che l art. 7 del R. D. 11/2/1929 n. 274 esclude la possibilità di iscrizione nell Albo dei Geometri per impiegati dello Stato e delle altre pubbliche amministrazioni, i quali, secondo gli ordinamenti loro applicabili, sia vietato l esercizio della libera professione. La norma è stata diversamente interpretata dalla giurisprudenza che ha tenuti conto del diverso contenuto degli ordinamento dei singoli enti. Si svolge qui di seguito una breve rassegna giurisprudenziale in merito al diritto di iscrizione all Albo dei Geometri. È stato ritenuto il divieto di iscrizione: 1) per gli impiegati comunali (Cass. 30/7/ 2001 n ; Cass. 9/2/2000 n e Cass. 28/7/1998 n. 7417, sul rilevo che modeste prestazioni, autorizzate di volta in volta, non possono confondersi con l esercizio di un attività professionale e con l iscrizione al relativo Albo). 2) Per gli impiegati statali (Cass. 3/4/1998 n. 3457, con la precisazione dell irrilevanza del nulla osta all iscrizione eventualmente rilasciato dall amministrazione). 3) Per i dipendenti delle A.S.L. (Cass. 27/5/1995 n. 5942, 14/4/1994 n. 3477). 4) Per i dipendenti dell ENEA (Cass. 13/2/1992 n. 1723). È stata invece ritenuta la possibilità dell iscrizione: 1) Per gli impiegati dell INPDAP (Cass. 9/12/ 1992 n , Cass. 15/ 6/1992 n. 7299). 2) Per gli insegnanti (Cass. 9/ 12/1992 n. 7299). 3) Per i dipendenti dell ENEL (Cass. 11/6/1993 n. 6490). 4) Per i dipendenti dell Ente Ferrovie dello Stato (Cass. 15/6/1992 n. 6490). 5) Per i dipendenti dell INA (Cass. 15/6/1992 n ). 6) Per i dipendenti di istituti di credito privati (Cass. 3/ 2/1998 n. 1065). 7) Per i dipendenti pubblici La possibilità del Geometra impiegato di iscriversi all Albo professionale è in relazione con l Ente da cui dipende.
16 204 Il geometra ligure in pensione (Cass. 29/11/ 1994 n ). 8) Per i dipendenti part time, anche per quelli pubblici (Cass. 20/4/2001 n. 5903, Cass. 23/9/1994 n. 7845). A quest ultimo proposito si ricorda che: L art. 1, comma 56, L. 23 dicembre 1996 n. 662 ha previsto che le disposizioni dell art. 58, 1 comma, d. leg. 29/93, nonché le disposizioni di legge e di regolamento che vietano l iscrizione in albi professionali non si applicano ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni con rapporto di lavoro a tempo parziale, con prestazione lavorativa non superiore al cinquanta per cento di quella a tempo pieno. È evidente come la disparità di trattamento del geometra che sia impiegato presso l uno o l altro Ente debba essere eliminata e vi è perciò da auspicarsi un intervento legislativo che regoli in modo unitario l intera materia. Il mercatino dell usato Inserzione Il sottoscritto geom. FABIO SILLA Indirizzo: VIA PIACENZA 124/18C Comune: GENOVA N tel.: 010: N fax: N iscrizione Albo: N 2560 Contenuto inserzione VENDESI TECNIGRAFO ETIBI DIM. 100X170 FUNZIONANTE A EURO 100 Mi ricordo anche delle cose che non vorrei ricordare; e non posso dimenticare quelle che vorrei dimenticare. Cicerone
17 Legislazione dello Stato MINISTERO DELL ISTRUZIONE DELL UNI- VERSITÀ E DELLA RICERCA DECRETO 9 Maggio Standard minimi dimensionali e qualitativi e linee guida relative ai parametri tecnici ed economici concernenti la realizzazione di alloggi e residenze per studenti universitari di cui alle leggi 14 novembre 2000, n. 338 e 23 dicembre 2000 n (Decreto n. 118). Pubblicato su S.O. alla G.U. n. 117 del MINISTERO DELL INTERNO CIRCOLARE 1 marzo 2002, n. 4. Linee guida per la valutazione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro ove siano presenti persone disabili. Ai sigg. prefetti della Repubblica Al sig. commissario del Governo per la provincia di Trento Al sig. commissario del governo per la provincia di Bolzano Al sig. presidente della giunta regionale della Valle d Aosta Al sig. comandante delle scuole centrali antincendi Al sig. direttore del Centro studi ed esperienze antincendi Ai signori ispettori aeroportuali e portuali dei servizi antincendi Ai signori ispettori interregionali e regionali dei vigili del fuoco Ai signori comandanti provinciali dei vigili del fuoco Come noto il decreto legislativo n. 626/1994, e le successive modifiche ed integrazioni, impone, tra l altro, di predisporre un documento per la valutazione dei rischi nei luoghi di lavoro. In particolare il decreto ministeriale 10 marzo 1998, emanato ai sensi dell art. 13 del decreto legislativo n. 626/1994, ha fornito elementi per la valutazione di uno specifico rischio qual è appunto il rischio di incendio. Le disposizioni citate richiamano l attenzione anche sui casi in cui le persone possono essere esposte a rischi particolari a causa della loro disabilità. Ciò premesso, al fine di fornire ai datori di lavoro, ai professionisti ed ai responsabili della sicurezza, un ausilio per tenere conto nella valutazione del rischio della presenza di persone con ridotte o impedite capacità motorie, sensoriali o mentali, sono state elaborate, da questa amministrazione in collaborazione con la Consulta nazionale delle persone disabili e delle loro famiglie, le linee guida allegate alla presente circolare. In tali linee guida, inoltre, sono forniti a scopo esemplificativo e nell ambito dei criteri generali stabiliti dal decreto ministeriale 10 marzo 1998, alcuni indirizzi di carattere progettuale, gestionale e di intervento aventi lo scopo di migliorare il livello di sicurezza nei luoghi di lavoro in relazione alla valutazione compiuta. Stante la rilevanza esterna degli argomenti trattati nel documento allegato, si invitano le SS.LL. a curarne la massima diffusione nell ambito del territorio di competenza, significando che questa amministrazione provvederà, altresì, alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Il capo Dipartimento dei Vigili del fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile MORCONE MINISTERO DELL INTERNO ALLEGATO DIPARTIMENTO DEI VIGILI DEL FUOCO DEL SOCCORSO PUBBLICO E DELLA DIFESA CIVILE CONSULTA NAZIONALE DELLE PERSONE DISABILI E DELLE LORO FAMIGLIE LINEE GUIDA PER LA VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA ANTINCENDIO NEI LUOGHI DI LAVORO OVE SIANO PRESENTI PERSONE DISABILI. 1. Introduzione Scopo. Queste linee guida sono state concepite nell ambito dei criteri generali stabiliti dal decreto 10 marzo 1998 come ausilio ai datori di lavoro, ai professionisti ed ai responsabili della sicurezza per tenere conto nella
18 206 Il geometra ligure valutazione del rischio della presenza (prevista dal decreto stesso), negli ambienti di lavoro, di persone con limitazioni permanenti o temporanee alle capacità fisiche, mentali, sensoriali o motorie. In particolare, le linee guida, in relazione alla valutazione del rischio ed alla conseguente scelta delle misure, sono ispirate ai seguenti principi generali: prevedere ove possibile (ad esempio, quando sono già presenti lavoratori disabili), il coinvolgimento degli interessati nelle diverse fasi del processo; considerare le difficoltà specifiche presenti per le persone estranee al luogo di lavoro; conseguire adeguati standard di sicurezza per tutti senza determinare alcuna forma di discriminazione tra i lavoratori; progettare la sicurezza per i lavoratori con disabilità in un piano organico, che incrementi la sicurezza di tutti, e non attraverso piani speciali o separati da quelli degli altri lavoratori Articolazione delle linee guida. Secondo lo schema previsto dal decreto legislativo n. 626 del 1994 e dal decreto ministeriale 10 marzo 1998, le linee guida forniscono le indicazioni necessarie per svolgere una specifica analisi del rischio di incendio, indicando, a puro titolo esemplificativo, alcune delle misure di tipo edilizio o impiantistico che possono essere adottate per compensare i rischi individuati. In tale ambito sono esposte alcune misure di carattere gestionale che, integrando e sostituendo quelle edilizie ed impiantistiche, concorrono al raggiungimento degli obiettivi di sicurezza imposti dalla legge. Con un successivo documento redatto con le associazioni aderenti alla Consulta nazionale delle persone disabili e delle loro famiglie saranno descritti con maggiore dettaglio, tra le altre cose, i principi da tenere presente nella valutazione, i requisiti delle misure individuate in queste linee guida ed alcuni suggerimenti di intervento da adattare, caso per caso, alla situazione riscontrata. 2. La valutazione del rischio L identificazione delle caratteristiche ambientali. Lo scopo della valutazione e della conseguente scelta delle misure di sicurezza si intende raggiunto se nei luoghi considerati risultano risolte, anche attraverso i sistemi di gestione, tutte quelle condizioni che rendono difficile o impossibile alle persone con limitazioni alle capacità fisiche, cognitive, sensoriali o motorie il movimento, l orientamento, la percezione dei segnali di allarme e la scelta delle azioni da intraprendere al verificarsi di una condizione di emergenza. Il primo passo da compiere per conseguire tale obiettivo è quello di individuare le difficoltà di carattere motorio, sensoriale o cognitivo che l ambiente può determinare, verso le quali dovrà essere prestata la massima attenzione e intraprese le necessarie e adatte misure di contenimento e abbattimento del rischio. Per quanto riguarda i criteri da seguire è possibile elaborare una classificazione che riguarda le caratteristiche relative: alla mobilità; all orientamento; alla percezione del pericolo e/o dell allarme; all individuazione delle azioni da compiere in caso di emergenza. Di seguito si specificano alcuni degli elementi di tipo edilizio, impiantistico o gestionale che possono considerarsi rilevanti ai fini di tali caratteristiche: la relativa elencazione deve essere considerata puramente indicativa e non esaustiva dei problemi individuabili nell ambito del processo valutativo La mobilità in caso di emergenza. Gli elementi che rendono difficile la mobilità in caso di emergenza possono essere individuati negli ostacoli di tipo edilizio presenti nell ambiente. In particolare, una prima sommaria elencazione può comprendere: la presenza di gradini od ostacoli sui percorsi orizzontali; la non linearità dei percorsi; la presenza di passaggi di larghezza inadeguata e/o di elementi sporgenti che possono rendere tortuoso e pericoloso un percorso; la lunghezza eccessiva dei percorsi; la presenza di rampe delle scale aventi caratteristiche inadeguate, nel caso di ambienti posti al piano diverso da quello dell uscita. Insieme agli elementi puramente architettonici, possono esserne considerati altri di tipo impiantistico o gestionale: presenza di porte che richiedono uno sforzo di apertura eccessivo o che non sono dotate di ritardo nella chiusura, al fine di consentire un loro impiego e utilizzo, senza che ciò determini dei rischi nei confronti di persone che necessitano di tempi più lunghi per l attraversamento; organizzazione/disposizione degli arredi, macchinari o altri elementi in modo da non determinare impedimenti ad un agevole movimento degli utenti; mancanza di misure alternative (di tipo sia edilizio che gestionale) all esodo autonomo lungo le scale, nel caso di ambienti posti al piano diverso da quello dell uscita L Orientamento in caso di emergenza. Al verificarsi di una situazione di emergenza la capacità di orientamento può essere resa difficile dall inadeguatezza della segnaletica presente in rapporto all ambiente o alla conoscenza di questo da parte delle persone. La relativa valutazione deve essere svolta anche tenendo conto della capacità individuale di identificare i percorsi (e le porte) che conducono verso luoghi sicuri e del fatto che questi devono essere facilmente fruibili anche da parte di persone estranee al luogo. In tale ambito è necessario valutare anche la mancanza di misure alternative (edilizie, impiantistiche o gestionali) rispetto alla cartellonistica, che è ba-
19 Legislazione dello Stato 207 sata esclusivamente sui segnali visivi. Questa, infatti, viene usualmente utilizzata come unico strumento di orientamento, ma costituisce solo una parte della segnaletica di sicurezza, così come definita nell art. 1.2.a del decreto legislativo n. 493/1996, che considera la necessità di elaborare modalità di segnalazione che utilizzino più canali sensoriali. Infine, i segnali visivi devono poter soddisfare in pieno l esigenza di orientamento dei soggetti (es.: quelli non udenti) che possono avvalersi solo di questo canale sensoriale La percezione dell allarme e del pericolo. La percezione dell allarme o del pericolo può essere resa difficile dall inadeguatezza dei relativi sistemi di segnalazione. In particolare, è frequente il caso in cui deve rientrare nella valutazione la mancanza di misure alternative ai segnali acustici. Inoltre, anche per quanto riguarda i segnali acustici, deve essere valutato il segnale in rapporto al messaggio da trasmettere: in relazione all ambiente, ai rischi e alla conoscenza degli ambienti da parte delle persone, anche il messaggio trasmesso con dispositivi sonori deve essere percettibile e comprensibile da tutti ivi comprese le persone estranee al luogo. È necessario, altresì, che l allarme e il pericolo siano segnalati anche con segnali visivi, per permettere la loro percezione ai soggetti che utilizzano solo tale modalità percettiva L individuazione delle azioni da compiere in caso di emergenza. L individuazione delle azioni da compiere in caso di emergenza può essere resa difficile dall inadeguatezza del sistema di comunicazione. Tale condizione può spesso essere ricondotta all eccessiva complessità del messaggio o all uso di un solo canale sensoriale (ad esempio solo acustico o solo visivo). Anche in questo caso deve essere tenuta in considerazione la necessità che la segnaletica di sicurezza non si esaurisca solo con la cartellonistica, quindi deve essere oggetto di valutazione da parte del responsabile alla sicurezza anche l eventuale mancanza di sistemi alternativi, che permettano la comunicazione in simultanea del messaggio anche attraverso canali sensoriali diversi da quello visivo. Oltretutto, il messaggio visivo deve essere completo e semplificato, in modo da non vanificare il suo obiettivo, tenuto conto delle limitate capacità di comprensione del linguaggio scritto da parte di taluni soggetti (ad es., se sordi segnanti) che, tuttavia, utilizzano solo il canale sensoriale visivo. 3. Misure edilizie ed impiantistiche. Le misure di tipo edilizio o impiantistico devono essere necessariamente coordinate con quelle di carattere gestionale, tenendo conto che queste ultime possono, in caso di necessità, integrare o sostituire le altre. Le indicazioni fornite nella successiva descrizione sono puramente indicative e non esaustive delle soluzioni possibili e vanno sommate a quelle prescritte sia dalle specifiche norme in materia di prevenzione incendi che quelle finalizzate al superamento delle barriere architettoniche. 3.1 Le misure per facilitare la mobilità. Le misure finalizzate a rendere più agevole l esodo in caso di emergenza possono riguardare, anche in questo caso a puro titolo esemplificativo e non esaustivo, i seguenti punti: adeguamento dei percorsi ai requisiti di complanarità della pavimentazione; adeguamento delle scale ai requisiti di comodità d uso; eliminazione di gradini o soglie di difficile superamento, anche attraverso la realizzazione di rampe; riduzione della lunghezza dei percorsi di esodo; ampliamento dei passaggi di larghezza inadeguata; installazione di corrimano anche nei percorsi orizzontali; realizzazione di spazi calmi, ovvero di adeguata compartimentazione degli ambienti, con l obiettivo di risolvere i problemi che possono insorgere in caso di esodo attraverso scale; realizzazione di ascensori di evacuazione quando l esodo è possibile solo attraverso le scale; adeguamento degli spazi antistanti e retrostanti le porte ai requisiti di complanarità della/e pavimentazione/i; verifica della complessità nell utilizzo dei dispositivi di apertura delle uscite di sicurezza sia in relazione alla loro ubicazione nel contesto del serramento, sia dello sforzo da applicare (ovvero della capacità fisica degli utenti) per aprirle. 3.2 Le misure per facilitare l orientamento. Tale obiettivo si può essenzialmente raggiungere integrando la cartellonistica di sicurezza con l adozione di sistemi ad essa complementari e/o alternativi, secondo il criterio stabilito anche dal decreto legislativo n. 493 del In particolare, dovrà essere verificato che la condizione elaborata sia adeguata alle necessità di lettura ed alle capacità di comprensione da parte di tutti i possibili fruitori, ivi comprese le persone estranee al luogo stesso. Per quanto i sistemi di comunicazione alternativi ma non in sostituzione alla cartellonistica, le misure possono essere individuate, ad esempio, tra le seguenti: realizzazione di sistemi di comunicazione sonora; realizzazione di superfici in cui sono presenti riferimenti tattili; verifica della presenza di altri particolari indicatori; verifica che la segnaletica sul piano di calpestio abbia un buon contrasto acromatico e, possibilmente, anche cromatico rispetto alla pavimentazione ordinaria. La percezione di tale contrasto deve essere garantita nelle diverse condizioni di illuminamento e su piani di calpestio in condizioni asciutte e bagnate; segnaletica luminosa e/o lampeggiante. Ove possibile (ad esempio, quando sono già presenti lavoratori disabili), i piani di emergenza, devono esse-
20 208 Il geometra ligure re concordati con il coinvolgimento diretto e propositivo degli interessati Le misure per facilitare la percezione dell allarme e del pericolo. La percezione dell allarme può avvenire attraverso segnali acustici, segnali luminosi o vibrazioni. Sovente, peraltro, nei luoghi di lavoro l allarme è trasmesso attraverso segnali acustici privi di specifiche informazioni relative all evento che sta accadendo o al tipo di comportamento da adottare. Pertanto, tra le misure atte a facilitare la percezione dell allarme si possono includere: adozione di segnali acustici contenenti informazioni complete sull oggetto della comunicazione; installazione di impianti di segnalazione di allarme ottici; installazione di impianti di segnalazione di allarme a vibrazione (nel caso di persone che dormono o che possono non percepire i segnali ottici o acustici) Le misure per facilitare la determinazione delle azioni da compiere in caso di emergenza. L individuazione delle misure per facilitare le azioni da intraprendere quando si verifica una situazione di emergenza richiede una valutazione sulla capacità di comprendere i messaggi da parte delle persone presenti ivi comprese le persone estranee al luogo stesso. Risulta difficile, in questo caso, fornire indicazioni generali, poiché i comportamenti da adottare dipendono dalle singole situazioni ambientali e individuali, che possono richiedere gradi diversi di complessità della risposta umana. A questo proposito, quindi, nella valutazione del rischio deve essere evidenziata la congruenza tra il livello di complessità del comportamento richiesto alle persone e la capacità delle persone stesse, anche in rapporto alla conoscenza dei luoghi e dei rischi con il coinvolgimento del responsabile alla sicurezza. Ove possibile (ad esempio, quando sono già presenti lavoratori disabili), ogni intervento deve essere concordato con il coinvolgimento diretto e propositivo degli interessati. Infine, come richiamato al punto 2.1.4, occorre che le istruzioni siano semplificate in maniera da risultare accessibili anche da parte di soggetti con inadeguata conoscenza del linguaggio scritto. 4. Misure organizzative e gestionali. Il decreto 10 marzo 1998 prevede che, all esito della valutazione dei rischi d incendio e dei provvedimenti intrapresi per eliminarli, ovvero ridurli, il datore di lavoro o il responsabile della sicurezza del luogo adotta le necessarie misure organizzative e gestionali da attuare in caso d incendio, riportandole in un piano di emergenza elaborato in conformità ai criteri di cui all allegato VIII al decreto stesso. In tale piano dovranno essere considerate le specifiche misure da porre in atto, a cura di personale appositamente formato a tale scopo, per assistere le persone disabili o temporaneamente incapaci a mettersi in salvo seguendo quanto indicato al punto 8.3 del predetto allegato. La scelta delle misure di tipo organizzativo e gestionale, quindi, dipende dalla valutazione compiuta e dalle misure edilizie e impiantistiche presenti. Per questo motivo, fermo restando che alcune procedure specifiche saranno oggetto di trattazione nel documento indicato nel punto 1.2., è possibile fornire solo alcune indicazioni di carattere generale: ai fini dell adozione di procedure gestionali e di emergenza che siano praticabili ed idonee agli scopi, è opportuna che la loro definizione avvenga, ove possibile (ad esempio, quando sono già presenti lavoratori disabili), a seguito di una consultazione dei diretti interessati abitualmente ivi presenti; la persona o le persone incaricate di porgere aiuto devono essere adeguatamente addestrate ad accompagnare una persona con difficoltà sensorali ed a trasmettere alla stessa, in modo chiaro e sintetico, le informazioni utili su ciò che sta accadendo e sul modo di comportarsi per facilitare la fuga; la persona o le persone incaricate di porgere aiuto devono essere adeguatamente addestrate per agevolare i soccorritori e per dare a questi i riferimenti per meglio trarre in salvo la persona. 5. Appendice informativa Le norme vigenti in materia di abbattimento di barriere architettoniche. Legge 9 gennaio 1989, n. 13 (Disposizioni per favorire il superamento e l eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici pivati). Decreto ministeriale 16 giugno 1989, n. 236 (Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l accessibilità, l adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell eliminazione delle barriere architettoniche). Art. 4.6 (Raccordi con la normativa antincendio). Qualsiasi soluzione progettuale finalizzata a garantire l accessibilità o la visitabilità deve prevedere una adeguata distribuzione degli ambienti e specifici accorgimenti tecnici per contenere i rischi di incendio anche nei confronti di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale. A tal fine dovrò essere preferita, ove tecnicamente possibile e nel rispetto delle vigenti normative, la suddivisione dell insieme edilizio in compartimenti antincendio piuttosto che l individuazione di sistemi di via d uscita costituiti da scale di sicurezza non utilizzabili dalle persone con ridotta o impedita capacità motoria. La suddivisione in compartimenti, che costituiscono luogo sicuro statico cosi come definito dal decreto ministeriale 30 novembre 1983, recante termini definizioni generali e simboli grafici di prevenzione incendi, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 339 del 12 dicembre 1983, deve essere effettuata in modo da prevedere ambienti protetti opportunamente distribuiti ed in numero adeguato, resistenti al fuoco e facilmente raggiungibili in
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