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Timestamp: 2019-03-24 03:49:28+00:00
Document Index: 27637315

Matched Legal Cases: ['art. 593', 'art. 67', 'art. 66', 'art. 522', 'art. 521', 'art. 676', 'art. 521']

Art. 521 cod. proc. civile: Nomina e obblighi del custode | La Legge per tutti
Art. 521 cod. proc. civile: Nomina e obblighi del custode
Non possono essere nominati custode il creditore o il suo coniuge senza il consenso del debitore, ne’ il debitore o le persone della sua famiglia che convivono con lui senza il consenso del creditore (1).
Il custode non può usare delle cose pignorate senza l’autorizzazione del giudice dell’esecuzione e deve rendere il conto a norma dell’art. 593 (3).
Processo verbale: [v. 126]; Ufficiale giudiziario: [v. 59]; Giudice dell’esecuzione: [v. 484]. Custode: è la persona, nominata dal giudice e, in alcuni casi, anche dall’ufficiale giudiziario con il compito di conservare e di amministrare le cose pignorate o sequestrate [v. 65]. Il (—) ha diritto ad un compenso per l’attività svolta, il cui importo è stabilito con decreto del giudice nel caso di nomina fatta dall’ufficiale giudiziario e in ogni altro caso dal giudice che l’ha nominato. Il (—) è tenuto ad esercitare la custodia con la diligenza del buon padre di famiglia, per la cui inosservanza è tenuto al risarcimento dei danni. Egli, inoltre, può essere condannato al pagamento di una pena pecuniaria se non esegue l’incarico assunto, ferme restando le disposizioni del codice penale, che sanzionano le violazioni dei suoi doveri primari.
(1) Tale consenso (sempre anteriore alla nomina) può essere espresso o tacito: tale ultima ipotesi si verifica quando il creditore o il debitore, presenti al pignoramento, non si oppongono alla nomina del custode.
(2) Per poter essere nominati custodi gli unici requisiti richiesti sono la maggiore età e la capacità d’agire; l’accettazione da parte di chi è nominato custode avviene mediante sottoscrizione del processo verbale.
(3) Per quanto riguarda gli obblighi che la legge espressamente pone a carico del custode, oltre a seguire le direttive impartite dall’ufficiale giudiziario per la conservazione dei beni pignorati e ad osservare il divieto previsto da tale comma, egli deve esercitare la custodia usando la diligenza del buon padre di famiglia [art. 67]. Non è, invece, positivamente dettato l’obbligo, che pure incombe sul custode, di segnalare al giudice dell’esecuzione i sequestri ed i pignoramenti successivamente intervenuti sui beni custoditi e di consegnare questi ultimi all’aggiudicatario, all’assegnatario o al debitore.
Nomina; 1.1. Contestazione della nomina; 2. Spese e compenso; 2.1. Anticipazione delle spese; 2.2. Compenso per la custodia delle parti; 2.3. Passività della gestione; 3. Restituzione di somme da parte del custode; 4. Legittimazione processuale.
1.1. Contestazione della nomina.
Con riguardo all’esecuzione mobiliare conseguente al sequestro conservativo di un autoveicolo, l’ordinanza di surroga del custode, la quale ha natura meramente conservativa, è sottratta ad ogni impugnazione (come, del resto, espressamente disposto dall’art. 66 c.p.c.), salvo che si contesti la stessa competenza del giudice ad emettere il provvedimento. Pure non impugnabili sono i provvedimenti lato sensu amministrativi inerenti all’uso della cosa pignorata o sequestrata e, in generale, gli atti adottati dal giudice nell’esercizio del suo potere di direzione del processo esecutivo, privi di autonoma rilevanza come momento dell’azione esecutiva (nella specie, il pretore aveva respinto la richiesta del debitore di essere nominato custode e di usare l’autovettura sequestrata). Cass. 30 maggio 1995, n. 6064.
Spese e compenso.
2.1. Anticipazione delle spese.
Nel caso in cui i beni pignorati non possano essere custoditi senza spese, queste debbono essere anticipate dal creditore procedente su provvedimento del G.E. Ove tale provvedimento non sia stato emesso o non venga eseguito, ed il custode non si dimetta, le suddette spese debbono essere erogate in proprio da esso custode, che ne chiederà il rimborso in sede di liquidazione, ovvero, su espressa autorizzazione del giudice, potrà provvedervi con i redditi ricavati dalle cose pignorate. Ne consegue che il custode non può assumere obbligazioni nei confronti dei terzi impegnando direttamente verso costoro il creditore procedente. Cass. 20 luglio 1976, n. 2875.
2.2. Compenso per la custodia delle parti.
L’ambito applicativo dell’art. 522, comma 2, c.p.c. - operante anche in tema di sequestro giudiziario - che, attraverso il rinvio all’art. 521 c.p.c., esclude il diritto al compenso in tutti i casi in cui sia nominata custode del bene sequestrato una delle parti sostanziali del giudizio, non può estendersi al di là del suo significato letterale, onde la norma non è riferibile all’attività svolta dal curatore fallimentare, il quale sia stato nominato custode dal giudice del sequestro, trattandosi di attività che, non essendo riconducibile all’ambito delle funzioni spettanti al medesimo quale amministratore del patrimonio del creditore sequestrante, va remunerata separatamente. Cass. 25 novembre 2011, n. 24959.
A norma del combinato disposto dagli artt. 521 e 522 c.p.c. - applicabili anche in tema di sequestro giudiziario, atteso il richiamo operato dall’art. 676 c.p.c. - è da escludersi il diritto a compenso in tutti i casi in cui sia nominata custode una delle parti in lite, anche se col consenso della controparte, posto che, se il contendente nominato custode risultasse poi soccombente, non avrebbe titolo per ottenere dalla controparte il compenso per un’attività resa necessaria da una sua pretesa o da una sua resistenza prive di fondamento, e se, viceversa, risultasse vittorioso, la sua attività si sarebbe risolta nella gestione del bene in favore di sé medesimo, onde sarebbe incongruo attribuirgli un compenso da porre a carico della controparte. Cass. 30 maggio 1997, n. 4870.
2.3. Passività della gestione.
Il custode sequestratario assume la qualità di amministratore dei beni sequestrati per conto di colui il quale, in definitiva, ne sia dichiarato proprietario o possessore, cosicché solo quest’ultimo resta vincolato per i negozi giuridici posti in essere dal sequestratario durante l’amministrazione; ne consegue che mentre le spese di custodia ed il compenso dovuto al custode vanno posti a carico della parte soccombente, le passività della gestione gravano sul proprietario (o possessore), nel cui interesse l’amministrazione è stata tenuta e nei cui confronti il custode sarebbe stato responsabile per comportamento doloso o colposo, contrario ai doveri dell’ufficio. Cass. 14 marzo 1988, n. 2429.
Restituzione di somme da parte del custode.
Divenuta inefficace la misura cautelare di sottoposizione a sequestro di una somma di danaro, di fronte alla mancata restituzione da parte del custode della somma, colui al quale essa spetta deve sperimentare, per ottenerne la restituzione, la procedura esecutiva nei modi e nelle forme dell’espropriazione forzata (artt. 483 ss. c.p.c.), nel caso in cui il custode sia stato autorizzato dal giudice ad utilizzare la somma (art. 521, comma 4, c.p.c.), oppure, nel caso in cui l’autorizzazione non sia stata concessa, la procedura esecutiva per consegna di cosa mobile (artt. 605 ss. c.p.c.). Cass. 16 gennaio 2006, n. 712.
Legittimazione processuale.
Il custode dei beni oggetto di sequestro giudiziario è legittimato ad agire o resistere nei soli giudizi concernenti l’amministrazione di tali beni o la loro conservazione in relazione ai rapporti da lui posti in essere o che attengano a circostanze verificatesi in pendenza della custodia cautelare; pertanto, non è legittimato ad agire per l’annullamento di un contratto di locazione delle cose sequestrate (nella specie, perché concluso dal rappresentante in conflitto di interessi), stipulato prima del sequestro, trattandosi di azione preesistente alla custodia. Cass. 24 maggio 2011, n. 11377.