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Timestamp: 2019-02-23 12:46:26+00:00
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Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 24 luglio 2015, n. 15573. Appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia avente ad oggetto l'impugnazione del provvedimento con il quale l'Ufficio provinciale della Motorizzazione civile, per effetto dell'azzeramento dei punti, disponga la sottoposizione del trasgressore a revisione della patente di guida mediante nuovo esame di idoneità tecnica - Renato D'Isa
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sentenza 24 luglio 2015, n. 15573
sul ricorso 3358/2014 proposto da:
(OMISSIS), rappresentato e difeso, per procura speciale a margine del ricorso, dagli Avvocati (OMISSIS) e (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio del secondo;
MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI, in persona del Ministro pro tempore, domiciliato in Roma, via dei Portoghesi 12, presso gli uffici dell’Avvocatura Generale dello Stato, che lo rappresenta e difende ope legis;
MOTORIZZAZIONE CIVILE DI ROMA, S.I.I.T. LAZIO ABRUZZO SARDEGNA – U.M.C. DI ROMA;
avverso la sentenza del Tribunale Civile di Roma n. 13065/2013, depositata il 13 giugno 2013;
sentito, per il ricorrente, l’Avvocato (OMISSIS), con delega orale;
sentito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SALVATO Luigi, che ha chiesto l’accoglimento del primo motivo, assorbito il secondo.
Il Ministero dei Trasporti, S.I.I.T. Lazio Abruzzo Sardegna U.m.c. di Roma – Reparto Incidenti disponeva, con atto n. (OMISSIS) del 6 marzo 2012, la revisione della patente di guida categoria B rilasciata a (OMISSIS), sul presupposto della perdita totale del punteggio originariamente assegnatogli. Ordinava, pertanto, che il (OMISSIS) si sottoponesse, nel termine di trenta giorni dal ricevimento della comunicazione, all’esame di idoneita’ tecnica teorico-pratico, pena la sospensione della patente a tempo indeterminato.
Il ricorrente proponeva opposizione dinnanzi al Giudice di pace di Roma chiedendo l’annullamento della nota dell’Ufficio della Motorizzazione Civile di Roma, della presupposta nota dell’Anagrafe Nazionale degli abilitati alla Guida dalla quale risultava l’esaurimento del punteggio, nonche’ dei verbali di accertamento di violazioni elevati a suo carico (mai notificatigli) dai quali derivavano le decurtazioni di punteggio comminategli (anch’esse mai comunicategli).
L’adito Giudice di Pace, ritenendo che la fattispecie concreta dovesse essere ricondotta in quella astratta delineata all’articolo 128 C.d.S., con ordinanza del 12 ottobre 2012, dichiarava il proprio difetto di giurisdizione in favore del giudice amministrativo, anche alla luce di talune sentenze di questa Corte, e, per l’effetto, concedeva il termine di 30 giorni dalla notificazione dell’ordinanza per riassumere il giudizio dinnanzi al Tribunale Amministrativo Regionale territorialmente competente.
Avverso tale provvedimento, il (OMISSIS) proponeva appello dinnanzi al Tribunale di Roma chiedendo che la causa venisse rimessa al Giudice di pace della medesima citta’ o, in via subordinata, che il medesimo Tribunale decidesse nel merito e disponesse l’annullamento delle note di cui sopra, nonche’ dei presupposti verbali di accertamento di violazione.
Con sentenza n. 13065 del 2013, il Tribunale di Roma condivideva la soluzione adottata dal Giudice di pace.
Avverso tale provvedimento, il (OMISSIS) ha quindi proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi.
L’intimato Ministero delle infrastrutture e dei trasporti non ha resistito con controricorso, ma ha depositato atto di costituzione ai fini della partecipazione all’udienza di discussione.
In prossimita’ dell’udienza, il ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’articolo 378 c.p.c..
1. – Con il primo motivo di ricorso il (OMISSIS) deduce, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., nn. 1 e 3, violazione e/o falsa applicazione della Legge 24 novembre 1981, n. 689, articolo 22, del Decreto Legislativo 30 aprile 1992, n. 285, articolo 126 bis, comma 6, articoli 128 e 205, e del Decreto Legislativo 1 settembre 2011, n. 150, articolo 6, dolendosi del fatto che i giudici di merito abbiano declinato la giurisdizione a favore del giudice amministrativo.
In proposito, il ricorrente richiama dapprima il generale criterio di riparto tra giudice ordinario e giudice amministrativo, in base al quale, al di la’ delle materie di giurisdizione esclusiva di quest’ultimo, a rilevare, ai fini della corretta individuazione del giudice cui rivolgersi, e’ la qualificazione, in termini di diritto soggettivo ovvero di interesse legittimo, della posizione giuridica lesa dal provvedimento amministrativo, avuto riguardo al petitum sostanziale dedotto in giudizio; rileva, poi, che, nel caso di specie, alcun esercizio di discrezionalita’ da parte della Motorizzazione Civile di Roma poteva rinvenirsi. Quest’ultima, infatti, nel disporre che egli, per effetto della decurtazione del punteggio dalla patente di guida derivante da violazioni al codice della strada, delle quali contesta la sussistenza, dovesse sottoporsi all’esame di idoneita’ tecnica, avrebbe posto in essere un atto amministrativo di contenuto vincolato, atteso che la fattispecie concreta non doveva essere sussunta nel disposto dell’articolo 128 C.d.S., come i giudici di merito hanno erroneamente sostenuto, ma andava ricondotta al disposto dell’articolo 126 bis, comma 6, del medesimo codice, il quale prevede che, alla perdita totale del punteggio, il titolare della patente debba senz’altro sottoporsi all’esame di idoneita’ tecnica di cui al citato articolo 128.
A differenza di quest’ultimo, dunque, l’articolo 126 bis, comma 6, non attribuisce alla Motorizzazione Civile la facolta’ di disporre, ove lo ritenga opportuno, l’esame di idoneita’ tecnica; piuttosto, pur richiamandone la procedura, configura l’ordine di sottoposizione a tale esame in termini di atto vincolato che la Motorizzazione Civile deve adottare per il sol fatto che si sia verificato il fatto-perdita totale dei punti della patente. Da cio’ discenderebbe, quale diretta conseguenza, che la nota con la quale gli e’ stato ordinato di sottoporsi all’esame di idoneita’ tecnica integra una sanzione accessoria rispetto a quelle di volta in volta comminate (e consistenti in graduali decurtazioni di punteggio) con i presupposti verbali di accertamento delle violazioni al codice della strada (che il ricorrente assume non essergli mai state notificate), e in quanto tale, opponibile davanti al medesimo giudice competente per l’opposizione ai verbali, secondo il disposto di cui al Decreto Legislativo n. 150 del 2011, articolo 7, comma 4.
Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente, denunciando la violazione e/o falsa applicazione delle medesime disposizioni di cui al primo motivo, nonche’ dell’articolo 112 c.p.c., si duole che il Tribunale non abbia pronunciato sulla domanda di accertamento della nullita’ o non abbia comunque annullato i verbali di accertamento delle violazioni sottesi al provvedimento di revisione della patente.
2. – Il primo motivo di ricorso e’ fondato.
Queste Sezioni Unite hanno gia’ avuto modo di affermare che “in tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, l’opposizione giurisdizionale, nelle forme previste dalla Legge 24 novembre 1981, n. 689, articoli 22 e 23, ha natura di rimedio generale esperibile, salvo espressa previsione contraria, contro tutti i provvedimenti sanzionatori, ivi compresi quelli di sospensione della validita’ della patente di guida e quelli prodromici a tale sospensione, quali la decurtazione progressiva dei punti” (Cass., S.U., n. 20544 del 2008), sicche’ essi, ai sensi degli articoli 204 bis e 205 C.d.S., e articolo 216 C.d.S., comma 5, rientrano nella competenza del giudice di pace (Cass., S.U., n. 9691 del 2010).
2.1. – A tale generale devoluzione della giurisdizione al giudice ordinario non si sottraggono neanche i provvedimenti adottati dall’amministrazione per effetto della perdita dei punti della patente di guida.
Il Decreto Legislativo n. 285 del 1992, articolo 126 bis, comma 6, statuisce che “alla perdita totale del punteggio, il titolare della patente deve sottoporsi all’esame di idoneita’ tecnica di cui all’articolo 128. Al medesimo esame deve sottoporsi il titolare della patente che, dopo la notifica della prima violazione che comporti una perdita di almeno cinque punti, commetta altre due violazioni non contestuali, nell’arco di dodici mesi dalla data della prima violazione, che comportino ciascuna la decurtazione di ameno cinque punti. Nelle ipotesi di cui ai periodi precedenti, l’ufficio del Dipartimento per i trasporti terrestri competente per territorio, su comunicazione dell’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, dispone la revisione della patente di guida. Qualora il titolare della patente non si sottoponga ai predetti accertamenti entro trenta giorni dalla notifica del provvedimento di revisione, la patente di guida e’ sospesa a tempo indeterminato con atto definitivo, dal competente ufficio del Dipartimento per i trasporti terrestri, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici. Il provvedimento di sospensione e’ notificato al titolare della patente a cura degli organi di polizia stradale di cui all’articolo 12, che provvedono al ritiro ed alla conservazione del documento”.
Nel caso di specie, per effetto dell’azzeramento dei punti, l’Ufficio provinciale della Motorizzazione civile di Roma ha disposto la sottoposizione del (OMISSIS) a revisione della patente di guida, mediante nuovo esame di idoneita’ tecnica.
Il provvedimento in questione si configura come atto dovuto e partecipa della medesima natura propria della disciplina posta dal codice della strada con riguardo alla c.d. “patente a punti”, costituendo la conseguenza della definitiva perdita della dotazione di punti a disposizione del titolare della patente di abilitazione alla guida. Da qui la affermazione della giurisdizione del giudice ordinario.
3. – Non osta a tale soluzione la sentenza n. 15966 del 2009 di queste Sezioni Unite, nella quale si e’ affermato che “l’impugnazione del provvedimento di revisione della patente di guida emesso dal direttore dell’Ufficio provinciale della Motorizzazione Civile ai sensi dell’articolo 128, 1 comma, del codice della strada rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo, trattandosi di provvedimento la cui adozione, sganciata dall’accertamento di una qualsiasi violazione delle norme sulla circolazione stradale, e’ rimessa alla discrezionalita’ della P.A. che, nell’espletamento delle sue funzioni istituzionali di tutela del pubblico interesse, deve aver cura di evitare che la conduzione degli autoveicoli possa essere consentita a soggetti incapaci”.
L’articolo 128 C.d.S., comma 1, invero, dispone che “gli uffici competenti del Dipartimento per i trasporti terrestri, nonche’ il prefetto nei casi previsti dagli articoli 186 e 187, possono disporre che siano sottoposti a visita medica presso la commissione medica locale di cui all’articolo 119, comma 4, o ad esame di idoneita’ i titolari di patente di guida qualora sorgano dubbi sulla persistenza nei medesimi dei requisiti fisici e psichici prescritti o dell’idoneita’ tecnica. L’esito della visita medica o dell’esame di idoneita’ sono comunicati ai competenti uffici del Dipartimento per i trasporti terrestri per gli eventuali provvedimenti di sospensione o revoca della patente”.
Orbene, e’ sufficiente il confronto tra la formulazione letterale dell’articolo 128, comma 1, e quella dell’articolo 126 bis C.d.S., comma 6, e in particolare tra le forme verbali adoperate nell’uno e nell’altro caso (“possono” nell’ipotesi di cui all’articolo 128; “deve” nel caso di cui al comma 6 dell’articolo 126-bis), per rivelare la diversita’ della natura dei provvedimenti emessi, che si configurano come atti discrezionali nel primo caso e come atti vincolati nel secondo.
A differenza dell’articolo 128 C.d.S., dunque, il citato articolo 126 bis, comma 6, non attribuisce alla Motorizzazione Civile la facolta’ di disporre, ove lo ritenga opportuno, l’esame di idoneita’ tecnica; piuttosto, pur richiamandone la procedura, configura l’ordine di sottoposizione a tale esame in termini di atto vincolato che la Motorizzazione civile deve adottare per il sol fatto che si sia verificato il fatto costituito dalla perdita totale dei punti della patente, senza che alcun apprezzamento in merito alla opportunita’ di tale provvedimento possa essere compiuto dall’Ufficio chiamato ad adottarlo.
Si conferma, quindi, che il provvedimento con il quale viene ordinato al titolare della patente di abilitazione alla guida di sottoporsi all’esame di idoneita’ tecnica nel caso di azzeramento dei punti partecipa della medesima natura di sanzione accessoria propria della perdita dei punti, applicata in conseguenza delle singole violazioni alle norme di comportamento nella circolazione stradale; sanzione in relazione alla quale non e’ dubitabile la giurisdizione del giudice ordinario, essendo avverso la stessa proponibile opposizione davanti al medesimo giudice competente per l’opposizione ai verbali di contestazione, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo n. 150 del 2011, articolo 7, comma 4 (vedi Cass., S.U., n. 3936 del 2013: “in tema di sanzioni amministrative conseguenti a violazioni del codice della strada che, ai sensi dell’articolo 126 bis, comportino la previsione dell’applicazione della sanzione accessoria della decurtazione dei punti dalla patente di guida, il destinatario del preannuncio di detta decurtazione – di cui deve essere necessariamente fatta menzione nel verbale di accertamento – ha interesse e puo’ quindi proporre opposizione dinanzi al giudice di pace, ai sensi dell’articolo 204 bis dello stesso codice, onde far valere anche vizi afferenti alla detta sanzione amministrativa accessoria, senza necessita’ di attendere la comunicazione della variazione di punteggio da parte dell’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida”).
4. – L’accoglimento del primo motivo di ricorso comporta l’assorbimento del secondo e la dichiarazione della giurisdizione del giudice ordinario.
La sentenza impugnata deve quindi essere cassata, con rinvio al Giudice di pace di Roma, dinnanzi al quale vanno rimesse le parti previa riassunzione nei termini di legge.
Quanto alle spese del presente giudizio, il Collegio, preso atto della dichiarazione del difensore del ricorrente in ordine alla insussistenza dell’interesse di quest’ultimo alla riassunzione della causa se non per ottenere la liquidazione delle spese del giudizio, ritiene che si possa procedere alla liquidazione delle spese dell’intero giudizio sin qui maturate; liquidazione che viene effettuata in dispositivo.
La Corte, pronunciando a Sezioni unite, accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo; dichiara la giurisdizione del giudice ordinario; cassa la sentenza impugnata e rimette le parti dinnanzi al Giudice di pace di Roma, previa riassunzione nei termini di legge.
Condanna il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti al pagamento delle spese dell’intero giudizio, che liquida, per il giudizio di primo grado, in euro 500,00 per compensi, oltre agli accessori di legge; per il giudizio di appello in euro 600,00 per compensi, oltre agli accessori di legge e, per il giudizio di cassazione, in euro 2.200,00, di cui euro 2.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie e agli accessori di legge.
Corte di Cassazione, sezioni unite, sentenza 19 gennaio 2015, n. 735....