Source: http://www.camerepenali.it/cat/70/osservatorio_carcere.html
Timestamp: 2017-09-22 20:46:23+00:00
Document Index: 180879369

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 21', 'art. 11', 'art. 275', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 15', 'art. 47', 'sentenza ', 'art 78', 'art 416', 'art 74', 'art 7', 'art 73', 'art 37', 'art 4', 'art 78', 'sentenza ', 'art. 17']

Osservatorio Carcere - Camere Penali sito ufficiale
L’Osservatorio Carcere e le strutture decentrate (rappresentate dai Referenti locali delle Camere Penali), operando secondo linee condivise dalla Giunta per il perseguimento delle finalità assegnate all’organismo, studiano i problemi normativi e pratici dell’ordinamento penitenziario e della realtà carceraria, seguono la produzione legislativa in materia penitenziaria, organizzano e attuano il monitoraggio della situazione carceraria attraverso le visite dei singoli istituti penitenziari, propongono interventi alla Giunta. L’Osservatorio Carcere ha stabilito in questi anni un rapporto permanente con le associazioni che si occupano di carcere, al fine di consolidare il proprio ruolo politico attraverso lo scambio di esperienze e conoscenze nel settore e per promuovere dibattiti e convegni.
Tra gli obiettivi dell'Osservatorio vi è quello di avvicinare l'opinione pubblica alle problematiche relative alla detenzione, per una grande sfida culturale di modifica del concetto di esecuzione della pena.
Avv. Simone Bergamini
Avv. Gianluigi Bezzi
Avv. Fabio Bognanni
Avv. Giuseppe Cherubino
Avv. Roberta Giannini
Avv. Giovanni Giordano
Avv. Davide Mosso
Avv. Ninfa Renzini
Avv. Renato Vigna
Visite alle carceri e ai CIE
Sezione Distaccata della Gorgona della Casa Circondariale di Livorno. 22 luglio 2017.
LE VISITE DELL’OSSERVATORIO
La nostra delegazione è composta da Giuseppe Cherubino, Filippo Fedrizzi, Davide Mosso, Ninfa Renzini e Gabriele Terranova, per l’Osservatorio Carcere, Enrica Accardo, Nando Bartolomei, Aurora Matteucci e Lorenza Musetti, per la Camera Penale di Livorno. É con noi anche Marco Solimano, Garante dei Diritti delle Persone Private della Libertà Personale del Comune di Livorno.
Si parte dal Porto Mediceo di Livorno con il battello privato Urgon (nome storico dell’Isola), che effettua servizio di trasporto pubblico ed è attualmente l’unico mezzo per raggiungere l’isola della Gorgona, dopo poco più di un’ora di navigazione. Il costo del biglietto è di 52 € a persona, per chi, come noi, non fruisce dell’escursione guidata sull’isola. Attualmente anche i rifornimenti avvengono con questo mezzo, poiché sono state recentemente soppresse, per ragioni economiche, le due motovedette della Polizia Penitenziaria che effettuavano i trasporti logistici. Apprendiamo che è questo uno dei motivi di una vivace protesta in atto del personale, condotta anche con uno sciopero della fame, che trova eco anche sulla stampa (Agenti: i veri reclusi siamo noi). Nei giorni successivi alla visita, è stata diffusa la notizia che, in accoglimento di queste rivendicazioni, l’Amministrazione si è impegnata a ripristinare il servizio di almeno una delle due motovedette.
Prima ancora di attraccare, il personale del battello ci informa che è vietato fotografare l’isola perché area penitenziaria. Appena sbarchiamo, lasciamo cellulari, macchine fotografiche ed ogni altro strumento teconologico.
Raggiungiamo a piedi, guidati da Marco Solimano, la Caserma della Polizia Penitenziaria, attraversando il piccolo borgo di pescatori che si snoda intorno all’insenatura del Porto, dove solo pochi fortunati, quasi tutti discendenti delle tre famiglie che furono inviate a colonizzare l’isola nel 1820, possiedono delle abitazioni in concessione demaniale. Ci riferiscono che l’unica persona che dimora stabilmente sull’isola, oltre al personale della Casa Circondariale, è una signora ultranovantenne, mentre gli altri residenti fanno la spola con la terraferma.
La Caserma domina la baia e gode di un grande e bellissimo terrazzo panoramico.
Ci riceve il Comandante del Reparto di Polizia Penitenziaria, Comm. Gisberto Granucci, in assenza della Direttrice, Dott.ssa Santina Savoca, che viene di rado, poiché dirige anche l’Istituto di Livorno, del quale quello che si trova sull’isola, da tre anni, è divenuto una sezione distaccata a custodia attenuata, sebbene sul sito del Ministero della Giustizia venga ancora indicato come Casa di Reclusione autonoma. C’è anche il Dott. Stefano Turbati, responsabile dell’Area Educativa, che ci accompagnerà per tutta la visita.
Il colloquio preliminare con il Comandante si svolge sulla terrazza, dopo un caffè presso lo spaccio della Caserma, unico luogo dove i pochi dimoranti dell’isola possono effettuare acquisti, anche di beni di prima necessità.
Ci viene riferito che, prima dell’accorpamento alla Casa Circondariale di Livorno, l’assegnazione dei detenuti alla Gorgona era vagliata, con criterio di premialità, da una commissione composta dal Direttore e dagli educatori, che ne valutava l’idoneità sul piano disciplinare, lavorativo ed anche sanitario (non possono essere ammesse persone con patologie che richiedano cure particolari perché il presidio sanitario sull’isola è minimale, anche se è sempre presente un medico e personale infermieristico). Oggi invece gli ingressi vengono decisi autonomamente dall’Amministrazione Penitenziaria secondo le regole ordinarie e si è registrato un significativo incremento di soggetti giunti a seguito di sfollamenti da altri Istituti, talvolta senza adeguata selezione e perfino senza che ne abbiano fatto richiesta. Ciò rappresenta un problema perché la vita sull’isola comporta un elevato grado di isolamento dall’esterno al quale non tutti sono in grado di adattarsi. E ciò vale anche per il personale qui dislocato, che effettua lunghi turni lontano dalle famiglie, accumulando i riposi per tornare periodicamente a casa. Inoltre, la stessa natura del complesso penitenziario, che si estende su spazi aperti, richiede che la popolazione detenuta sia idonea al regime di custodia attenuata, che comporta anche la libertà di muoversi con una certa libertà. Qualche mese fa, alcuni detenuti che non avevano gradito l’assegnazione a questo istituto hanno ingerito per protesta delle pile e, per trasportarli in Ospedale, è stato necessario l’intervento dell’elisoccorso. Eventi drammatici che, in un Istituto come questo, diventano di difficile gestione.
L’Istituto ospita attualmente 80 reclusi, 19 dei quali in regime di art. 21 O.P., con alta percentuale di stranieri. Rispetto ad un anno fa, c’è stato un incremento di 20 unità. La capienza regolamentare è di 84, quella massima tollerabile, secondo il Ministero, di 120, ma il Comandante sostiene che, in base al numero delle camere detentive disponibili, che sono 56, la capienza massima si aggiri realisticamente intorno alle 100 unità.
Tutti lavorano, anche se non tutti in attività compatibili con i rispettivi profili lavorativi elettivi. Le attività presenti sono agricole e di allevamento animali (mucche, pecore, maiali, galline, tacchini, conigli, cavalli, asini), oltre a quelle funzionali alla gestione dell’Istituto (cucina, pulizie, manutenzione degli ambienti ecc.). C’è anche un vigneto dove si produce un vino di pregio, gestito in concessione dall’Impresa Frescobaldi, che impiega alcuni detenuti ed ha anche assunto a tempo indeterminato 2 ex reclusi dell’isola.
L’organico del personale di Polizia Penitenziaria ammonta a 54 unità, ma solo 25 attualmente sono coperte, ciò accentua la necessità di un regime di vigilanza che si affidi molto al contegno responsabile dei detenuti e l’esigenza che questi siano adeguatamente selezionati. Gli educatori sono 3, come prevede la pianta organica, ma ci viene segnalato che, per ragioni logistiche, ci sono difficoltà a svolgere regolari riunioni di equipe. É praticamente assente il personale volontario, che non ha la possibilità di organizzare alcuna attività, non potendo soggiornare sull’isola e visti gli orari dei trasporti, che non consentono di trattenersi sufficientemente nelle ore pomeridiane, quando i detenuti sono liberi dal lavoro.
Incamminandoci a piedi sulla strada che risale la collina retrostante la baia del porto, incontriamo il vecchio ufficio postale, oggi in disuso, e la Chiesa, con annessa abitazione del cappellano, che non vi soggiorna stabilmente, ma garantisce la celebrazione delle funzioni religiose tutte le domeniche alle 11:00.
Accanto alla Chiesa, c’è l’ambiente destinato ai colloqui con i familiari, con un’ampia area verde attrezzata. I colloqui si svolgono solo il sabato, ma hanno una durata di 6 ore consecutive, nel corso delle quali i detenuti possono cucinare in apposita cucina e consumare i pasti con i loro familiari. Visto che non è agevole venire spesso, ci si è attrezzati per cumulare le ore di colloquio e consentire di fruirne accorpandole. Qui si svolgono anche i colloqui con gli avvocati. I colloqui telefonici avvengono ancora attraverso il centralino, senza l’uso di schede e non è stata purtroppo allestita alcuna possibilità di usare strumenti per colloquio in videoconferenza.
Nelle vicinanze c’è anche una foresteria, attualmente non in uso. Ce n’è un’altra, ad esclusivo uso del personale di Polizia Penitenziaria, con 15 posti. Ci viene spiegato che, per scelta dell’Amministrazione, poiché c’è penuria di acqua, si preferisce contenere il numero delle presenze sull’isola per non dovere sostenere costi necessari a fronteggiarne un maggiore fabbisogno. Anche per questa ragione è stato accantonato un progetto di albergo diffuso che era stato in passato preso in considerazione. Del resto, il fatto che anche reclusi in regime detentivo ordinario si muovano liberamente per motivi di lavoro non permette di consentire l’accesso all’isola di estranei. I pochi turisti che possono accedervi, sono costantemente accompagnati e seguono un itinerario di visita rigidamente predeterminaro.
Il Garante Solimano ed il Dott. Turbati ci spiegano che è questo il principale limite ai contatti con l’esterno. Perfino i volontari qui non possono venire perché dovrebbero fermarsi a pernottare, ma non è consentito. Questo impedisce di organizzare attività trattamentali diverse dal lavoro. Per tale ragione, ad esempio, si è dovuto recentemente accantonare anche il progetto di un corso di diritto costituzionale che era stato ideato da volontari e che aveva raccolto l’adesione di un docente universitario. In passato non è sempre stato così, come testimoniano i corsi di formazione (scuola edile e corso sub), che ancora sono indicati sul sito del Ministero.
Risalendo lungo la collina, incontriamo l’edificio che ospita i reclusi in art. 21O.P., che godono di celle singole, con bagno e doccia piuttosto angusti. Lo stato degli ambienti non è molto accogliente, ma in compenso c’è una spaziosa cucina, con annesso refettorio, dove ogni detenuto dispone del suo armadietto e del suo frigorifero. Un detenuto è intento a preparare la pasta per la pizza e ci fa notare che, all’esterno, c’è anche il forno a legna.
Ci soffermiamo a colloquiare con alcuni dei detenuti presenti, che si mostrano soddisfatti del proprio regime detentivo e motivati dalle particolarità che offre questo istituto, anche se comporta la rinuncia alle visite dei familiari, per chi ne ha. Uno dei presenti, ha la famiglia a Firenze, ma riceve visite non più di 3 o 4 volte all’anno. Un altro detenuto si lamenta per l’assenza di corsi di formazione, sottolineando che l’attività che presta in questo istituto non gli consente di migliorare il suo curriculum lavorativo.
Si muovono liberamente anche al di fuori della sezione detentiva ed anche oltre gli orari lavorativi. La sezione chiude dalle 21:00 alle 06:00 e, di notte, quando le celle sono chiuse, non c’è nessun operatore. In caso di necessità, i reclusi dovrebbero poterli chiamare con un campanello, ma non funziona.
Risalendo lungo la strada per alcune centinaia di metri, incontriamo infine, la sezione detentiva a custodia attenuata. É primo pomeriggio e molti detenuti sono presenti, avendo già esaurito i propri impegni lavorativi che, essendo spesso connessi ad attività agricole o di allevamento animali, cominciano la mattina molto presto. La Sezione è recintata e presidiata dal personale di vigilanza. Nell’orario di apertura delle celle, dalle 06:00 alle 21:00, i reclusi si muovono liberamente negli spazi comuni, che anche qui comprendono cucina e refettorio, oltre ad una palestra (con attrezzi piuttosto vecchi), una barberia ed un campetto da calcio in ottime condizioni. C’è anche una biblioteca, fornita di circa 1400 volumi. Il detenuto che svolge funzioni di bibliotecario, ci mostra il registro del prestito e l’inventario dei libri, sottolineando che ha svolto un corso di catalogazione. Le camere detentive si affacciano direttamente su un porticato aperto che circonda il cortile. Quindi gli spazi comuni sono in massima parte all’aperto. A monte, dove si trova il campetto da calcio, non c’è recinzione e la sezione detentiva confina direttamente con un impervio pendio coperto dal bosco.
Nelle ore del mattino, quando si recano al lavoro, anche i detenuti della sezione a custodia attenuata si muovono liberamente sull’isola per raggiungere i propri posti di lavoro.
Anche qui ci soffermiamo a colloquiare con diversi detenuti e notiamo che alcuni scontano pene medio – brevi. Molti sono stranieri ed uno di essi ci riferisce che fra circa sei mesi raggiungerà i limiti di pena per chiedere l’espulsione. Alcuni si lamentano per l’eccessivo isolamento e per i lunghi ritardi nella consegna della corrispondenza. Qualcuno ci dice che non tutti riescono ad adattarsi alla vita sull’isola, sia per l’isolamento, sia per l’impegno lavorativo, che è significativamente maggiore rispetto agli altri Istituti. Per questo, alcuni, dopo avere fatto domanda per venire, se ne pentono.
Le camere detentive sono quasi tutte doppie ed hanno bagni con doccia piuttosto angusti. Quelle del piano superiore hanno anche un antibagno.
Visitiamo anche la cucina, dove lavorano 3 detenuti. Uno di questi ci dice che anche la consegna dei generi alimentari avviene spesso in ritardo. I rifornimenti arrivano tutti dalla terraferma e non è consentito l’utilizzo dei prodotti dell’attività agricola e di allevamento che si volge sull’isola.
Lasciata la sezione detentiva, proseguiamo visitando le stalle, gli ovili, i recinti degli animali, l’orto, il tutto seguendo una strada sterrata contornata a monte dal bosco, dalla quale si gode di una splendida vista sul mare. Accompagnati dal Dott. Turbati, ci soffermiamo anche nei pressi delle rovine del vecchio Convento dei frati che colonizzarono l’isola nei secoli passati e presso un piccolo cimitero che ospita le tombe degli antenati delle 3 famiglie degli isolani (come si nota dai cognomi, che sono sempre gli stessi), insieme a quella di un ex recluso che qui ha finito i suoi giorni ed ha chiesto di esservi sepolto.
La visita si conclude con l’impressione che questo Istituto, che coniuga l’isolamento geografico con la custodia attenuata, rappresenti un esperimento di grande interesse, soprattutto per l’ottima offerta lavorativa di cui godono i detenuti, tutti impegnati in attività che si svolgono all’aria aperta e che danno prodotti di pregio. É un vero peccato che, salvo l’eccezione del vino Frescobaldi, i prodotti non siano valorizzati commercialmente, ciò che potrebbe fornire anche risorse per sviluppare ulteriori attività trattamentali diverse dal lavoro, che sono invece drammaticamente carenti.
Ha inoltre trovato piena conferma, anche per un episodio di violenza fra reclusi verificatosi il giorno successivo alla nostra visita di cui abbiamo appreso dalla stampa, la concretezza del rischio che una insufficiente selezione della popolazione detenuta qui destinata rischi di compromettere l’equilibrio del sistema, che peraltro si giova di un organico di operatori decisamente ridotto.
Forse sarebbe auspicabile – ed è un suggerimento che si permettiamo di rivolgere all’Amministrazione – che entrambe le sezioni dell’Istituto fossero trasformate in sezioni riservate a semiliberi ed a soggetti ammessi al lavoro all’esterno, garantendo così un vaglio giurisdizionale agli ingressi e riducendo gli ostacoli che oggi limitano l’accesso di ospiti sull’isola, in modo da favorire anche una maggiore interazione sociale.
Chissà che non se ne possa discutere in futuro proprio in questa splendida cornice, organizzandovi un convegno sui temi dell’esecuzione penale, come si propongono i colleghi della Camera Penale di Livorno che hanno partecipato alla visita.
Casa di reclusione di Parma - 15.03.2017
Casa di reclusione di Parma - 15 marzo 2017
Su richiesta della Camera Penale di Parma, l'Osservatorio ha visitato la locale Casa di Reclusione
Hanno partecipato i membri dell'Osservatorio Gianluigi Bezzi, Fabio Bognanni, Ninfa Renzini, Gabriele Terranova e Renato Vigna nonché, in rappresentanza della Camera Penale di Parma Monica Moschioni (referente Osservatorio Carcere), Michele Cammarata, Monica Alpini, Sergio Ghiretti, Michele Villani, Federica Folli e Roberto Cavalieri.
In assenza del Direttore del Carcere sono stati ricevuti ed accompagnati dalla vice Direttrice Lucia Monastero e dal Comandante Domenico Gorla.
La casa di reclusione è funzionante dal 1990.
I detenuti presenti attualmente in Istituto sono 608 (solo uomini) rispetto alla capienza regolamentare di 468 posti e a quella tollerabile di 731 posti; tra i 608 presenti non vi sono detenuti comuni qualificabili come “sex offenders”, in quanto il reparto protetto è stato dismesso e i detenuti presenti a Parma sono stati trasferiti presso altre carceri. Attualmente le celle sono quasi tutte occupate da due persone, stanti i numeri sopra indicati. Per quanto riguarda i detenuti definitivi, nel numero totale di 461 presenze, sono così ripartiti: 180 AS3, di cui 13 allocati nella sezione SAI (ex CDT) e 9 nella sezione paraplegici – 36 AS1 di cui 2 allocati nella sezione ex CDT – 328 detenuti qualificati di media sicurezza (MS). Attualmente sono presenti n. 63 detenuti in regime di 41 bis, sezione rispetto alla quale non è stata autorizzata la visita da parte del DAP.
Ai numeri sopra indicati devono sommarsi n. 8 detenuti semiliberi e n. 11 detenuti in art. 11 (lavoro esterno)-colpisce il numero particolarmente esiguo di detenuti ammessi al lavoro esterno o alla semilibertà, che è stato giustificato dalla vice direttrice in ragione dell’ostatività della posizione giuridica della gran parte dei detenuti ospitati a Parma rispetto alla ammissione ai benefici penitenziari e al conseguente percorso trattamentale extramurario (v. anche griglia analitica dei reati per i quali i detenuti ospitati a Parma stanno scontando la pena – punto 6 del questionario)
I detenuti ammessi al lavoro interno sono, invece, 181 (per il mese di marzo) a turnazione (turnazione per tutte le mansioni, ad eccezione degli addetti alla MOF, in ragione della loro specializzazione) e con mansioni “tipiche” ovvero scopino, portavitto, addetto cucina (cuoco e aiuto cuoco), barbiere, addetto MOF, addetto lavanderia o piantone; non ci sono in questo momento ditte esterne che propongano attività lavorative da svolgersi all’interno dell’Istituto o appaltino lavorazioni, ma è stato finanziato dalla Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza un progetto per la realizzazione di una lavanderia industriale, per la quale devono ancora essere indette le gare per l’acquisto dei macchinari
Rispetto alla suddivisione in reparti (punto 8 del questionario), è stato precisato dalla vice direttrice prima della visita che non c’è in Istituto una sezione a custodia attenuata per le persone tossicodipendenti e che è in costruzione un nuovo padiglione, la cui realizzazione è programmata per la fine dell’anno 2017, salvo l’ulteriore tempistica necessaria per l’allestimento degli arredi, che ospiterà n. 200 posti in celle da tre persone dalla metratura di 18 mq, probabilmente destinate a detenuti di categoria AS. Contemporaneamente è stato previsto l’ampliamento dell’area colloqui famigliari in area adiacente a quella già esistente. Rispetto al SAI (ex CDT) la vice direttrice ha precisato che la capienza è assolutamente insufficiente rispetto al numero delle persone assegnate a Parma anche per trasferimento da altri Istituti: per la precisione vi sono 18 celle regolamentari nella sezione, nella quale è garantita la presenza del medico ogni mattina, a fronte di n. 180 detenuti in attesa di allocazione al SAI, attualmente collocati in sezione ordinaria
La visita all’interno del carcere ha riguardato le sezioni AS1 (solo la sezione 3A), AS3 (solo la sezione 3B), MS (solo la sezione 2A, quella attualmente con regime aperto), la sezione isolamento cd IRIDE (attualmente utilizzata sia per la alta che per la media sicurezza), le cucine AS, l’area destinata a kinesiterapia (attualmente inutilizzata, con visione della piscina), l’infermeria generale, la sezione SAI (AS + MS) e il reparto paraplegici
Le sezioni AS 1 e 3 che ospitano complessivamente 230 detenuti (di cui 70 studenti e 13 studenti universitari) prevedono tutte l’apertura delle celle solo per 2 ore al mattino e 2 ore al pomeriggio, durante le quali i detenuti possono accedere alle salette per attività ricreative dalle ore 9.00 alle ore 11.00 e dalle ore 13.00 alle 15.00, mentre possono fruire (alternativamente) dell’ore d’aria nell’area passeggi nell’arco temporale tra le ore 9.00 e le ore 12.00 e tra le ore 13.00 e le ore 15.00; gli orari coincidono con quelli per l’accesso alle salette computer, per cui, a detta del comandante di reparto (circostanza confermata anche dal Garante dei detenuti di Parma, presente alla visita), i detenuti sono costretti a scegliere se frequentare il corso di computer o accedere alla saletta per studiare, soprattutto se frequentanti l’università, utilizzando il proprio computer (che può essere utilizzato solo nelle predette salette e non anche nella cella) ovvero fruire dell’ora d’aria o della socialità in saletta ricreativa.
Durante la visita alla sezione AS1 è stato verificato che le celle misurano 9 mq, comprensivi della branda (inamovibile e a castello) e dello spazio per l’armadio (inamovibile), oltre allo spazio per il bagno (dotato di WC e doccia): vi è un piccolo tavolo sul quale vi è il fornelletto per la cucina, mentre le vivande sono stipate sopra o sotto il medesimo tavolo o sulla branda superiore, quando non occupata da altro detenuto. Le celle sono 25 e i detenuti della sezione 3A sono 31, quindi sei detenuti sono costretti a condividere la cella in due persone. La saletta per la socialità collocata nella medesima sezione misura circa 4x5 mq ed è arredata con alcune sedie di plastica e tavoli di plastica, nonché un tavolo da ping pong (che un detenuto riferisce essere rotto), nonché un biliardino. L’ora d’aria viene fruita in un cortile interno in cemento ed è possibile per i detenuti AS e MS utilizzare a rotazione un campo da calcio, destinato solamente al gioco dei detenuti durante le ore d’aria. Nella sezione vi è un apparecchio telefonico nel corridoio, destinato alle comunicazioni con i famigliari e con l’avvocato, senza la protezione di una cabina e senza l’apposizione di altre protezioni per la privacy
È stato possibile visitare anche la saletta pc utilizzata per la formazione all’uso del computer, che attualmente è dotata di 8 postazioni (da utilizzare a turno da parte dei detenuti ammessi al corso)
È stato possibile inoltre visitare la saletta destinata alla Redazione di Ristretti orizzonti e si è appreso che 10 detenuti AS fanno parte della redazione e accedono alla saletta una volta alla settima, il giovedì, unitamente ai redattori esterni (presente una volta ogni quindici giorni la responsabile): la saletta attualmente non è attrezzata con un computer né con una stampante e i detenuti hanno riferito che, anche quando redigono gli articoli sul proprio computer, devono manoscriverli per consegnarli alla redattrice.
È stata visitata la sezione isolamento IRIDE, nella quale sono attualmente presenti sia detenuti AS che MS (per quanto riferito dal comandante a causa di una recente rissa tra extracomunitari, che ha coinvolto una trentina di detenuti, tutti sanzionati con l’isolamento- questa era stata riferita in sede di colloquio preliminare come una delle criticità della vice direttrice, unitamente alla presenza di detenuti comuni pericolosi e della problematica del proselitismo islamico). Le celle sono arredate con mobili ancorati al suolo e in alcune di esse il mobilio è assente (il tavolo è un blocco di cemento), essendo destinate a detenuti che hanno dimostrato particolare pericolosità e il rischio di gesti autolesionistici e aggressivi verso terzi)
È stata visitata la sezione paraplegici, dotata di 9 celle, nella quale è stato riferito dal comandante che la presenza del medico è garantita h24: durante la visita, nella quale ci si è soffermati anche a parlare con un detenuto, che ha richiamato la delegazione, non è stato mai incontrato alcun medico né personale infermieristico. La sezione, a detta del comandante, è dotata di un detenuto con mansioni di piantone e presenta una saletta socialità (di dimensioni quasi doppie rispetto a quella visionata nella sezione AS) attrezzata con un biliardino, una saletta educatori, una saletta operatori, un bagno assistito.
Prima di accedere alla sezione sanitaria SAI (ex CDT) abbiamo visitato l’area infermieristica e destinata alle visite specialistiche, comune ai reparti CC e CR, nella quale sono presenti ambulatori ecografico, radiologico, dentistico, chinesiologico, ortopedico e un ambulatorio generico. Abbiamo incontrato l’unica fisioterapista dell’istituto, presente per sei ore al giorno tutti i giorni: non ci sono sostituti e la stessa deve occuparsi delle cure da apprestare a tutti i detenuti dell’istituti bisognosi, ovviamente seguendo delle liste di attesa tanto per le terapie fisiche che per quelle di elettrostimolazione
Il reparto CDT è diviso tra reparto CDT per i soli detenuti 41 bis (nel quale sono ospitati 9 detenuti) e SAI destinato ai detenuti comuni e AS, nel quale sono attualmente ospitati 15 detenuti allocati in altrettante e 4 piantoni , occupanti n. 2 celle ulteriori: la capienza totale del reparto SAI è di 19 persone. Presso il reparto SAI (l’unico visitato, in quanto il reparto CDT 41 bis è stato escluso dalla visita) durante la visita abbiamo incontrato unicamente personale infermieristico e non medico. Adiacente a tale reparto vi è la piscina destinata alla idrokinesiterapia, attualmente inutilizzata per problematiche burocratiche della AUSL
L’istituto è dotato di n. 3 cucine (1 per i detenuti AS, 1 per i detenuti MS e 1 per gli agenti) e la nostra visita ha riguardato la cucina AS, dove attualmente sono impiegati, come riferito dal comandante, come detenuti lavoranti 9 cuochi, 9 aiuto cuochi e due addetti alle cucine; vi sono, inoltre, 12 detenuti AS1 addetti al corso di panificazione, che si occupa della produzione del pane per la mensa di Padre Lino. Durante la visita ci è stato riferito dal personale della polizia penitenziaria presente che, per l’acquisto dei generi di sopravvitto, i detenuti fanno riferimento ad una lista di bene, i cui prezzi sono attualmente forniti dalla CONAD, quale supermercato più vicino e con i prezzi più concorrenziali
I colloqui famigliari sono prenotabili telefonicamente (parenti di detenuti 41 bis e detenuti comuni) e anche a mezzo email (solo parenti di detenuti comuni), mentre i colloqui visivi con il difensore non sono prenotabili in alcun modo (né telefonicamente né a mezzo email) e neppure è possibile dall’esterno comunicare con l’ufficio matricola per la verifica della nomina o della presenza del proprio assistito
L’istituto di pena, pur nella sua complessità, non è ancora dotato di un regolamento interno, per la cui predisposizione è stato riferito che la Direzione “sta lavorando con il Magistrato di Sorveglianza”; non è stata prevista neppure in termini consultivi alcuna interlocuzione con l’avvocatura locale per il tramite della CP di Parma (che pure aveva inoltrato in data 3 febbraio u.s. richiesta di incontro al Direttore per risolvere alcune problematiche, meglio elencate nella missiva allegata) né con l’osservatorio carcere della UCPI, che ha dichiarato la propria disponibilità in tal senso in sede di visita
Questa chiusura della Direzione del carcere nei confronti dei contributi esterni e le problematiche relative all'incredibile numero di detenuti in attesa di assistenza sanitaria (18 posti a fronte di 180 richieste), rappresentano le principali criticità emerse nel corso della visita.
Relazione a cura dell’Avv. Monica Moschioni
Referente Osservatorio Carcere
Casa Circondariale di Sollicciano - Firenze 30.11.2016
L’Osservatorio è tornato a Sollicciano, dopo la visita del 6 maggio 2015, per le segnalazioni avute dalla locale Camera Penale e in occasione della “2^ Giornata dei braccialetti” organizzata a Firenze, per denunciare la carenza dei mezzi di controllo a distanza previsti dall’art. 275 bis C.P.P. e 58 quinques O.P.
Hanno partecipato il Presidente della Camera Penale di Firenze, Avv. Luca Bisori, il Responsabile dell’Osservatorio Carcere, Avv. Riccardo Polidoro, l' Avv. Gabriele Terranova, componente del direttivo e l’Avv. Luca Maggiora, Referente dell’Osservatorio per la Camera Penale di Firenze.
Con loro, Rita Bernardini, Presidente d’onore di “Nessuno Tocchi Caino” e la Dott.ssa Christine Von Borries, S. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze.
La delegazione ha avuto preliminarmente un incontro con la , Dott.ssa Loredana Stefanelli, con il Comandante della Polizia Penitenziaria , Mario Salzano, con il cappellano Vincenzo Russo e con il Responsabile dell’Area Educativa. Dal colloquio sono emerse enormi criticità, che troveranno poi riscontro nella successiva visita e faranno comprendere che la situazione è notevolmente peggiorata rispetto al maggio 2015.
Nel riportarci alla precedente relazione, teniamo ad evidenziare le seguenti circostanze:
I detenuti presenti sono 748 (di cui 85 donne), a fronte di una capienza regolamentare di 450 unità. A causa del sovraffollamento si è dovuto ricorrere alla terza branda a castello in alcune celle e ad usare il Reparto Transito (buio ed in pessime condizioni) per molti più giorni di quelli generalmente previsti;
Nonostante il 70% dei reclusi siano extracomunitari, mancano mediatori culturali. Sono solo 3 e vengono 2 ore a settimana.
Vi sono 2 detenuti che dovrebbero essere portati alla REMS di Volterra, dove non c’è posto e sono, pertanto, piantonati a vista .
Vi sono 2 detenuti per i quali il Magistrato ha disposto gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico, ma per la carenza del dispositivo sono stati posti in lista di attesa e quindi scontano una detenzione in carcere dovuta esclusivamente ad un’inadempienza dello Stato.
Detenuti, insieme alle rispettive madri, anche 2 bambini, di 8 mesi e 2 anni. Hanno un reparto loro, definito “nido”, ma che non è assolutamente idoneo ad una sana crescita;
In media, v è un turn-over di detenuti pari a 2.000 all’anno;
L’Istituto continua a non avere un Regolamento Interno. Criticità che riguarda anche moltissimi altre strutture, nonostante l’Ordinamento Penitenziario lo preveda dal 1975;
Il muro di cinta (1 Km. e 800 mt.) è inagibile e parti di esso sono a rischio crollo. Circostanza che impedisce il controllo dall’alto e i camminamenti. La vigilanza esterna è stata praticamente soppressa;
Vi sono diffuse e notevoli infiltrazioni di acqua dalla copertura e dalle mura. Piove nelle celle e nei corridoi posti all’ultimo piano.
In alcuni corridoi i mattoni di vetro-cemento sono letteralmente esplosi, a causa della forte differenza termica giorno-notte, e vi è il pericolo che altri possano rompersi.
Molte celle, così come constatato nella precedente visita, non offrono lo spazio vitale minimo. La situazione si è aggravata per l’aumento delle presenze;
Permane l’assenza di acqua calda nelle celle. La maggior parte sprovviste di docce. Quelle comuni sono in locali fatiscenti, umidi e con notevoli incrostazioni sui muri e con acqua calda “a singhiozzo”;
La scorso agosto vi è stato un problema di materassi con le zecche, che tutt’ora permane;
Nelle aree passeggio si stanno apportando modifiche. In alcune si è eliminato un muro, sostituito con rete metallica, per consentire più luce;
L’enorme area esterna, fatta eccezione per il reparto femminile, è del tutto abbandonata e potrebbe, invece, consentire una valida attività lavorativa;
Il personale è del tutto insufficiente. Carenze nell’area educativa, di psicologi, educatori e anche nella polizia penitenziaria;
Enormi le problematiche relative all’organizzazione sanitaria. Si ricorre spesso all’invio in Ospedale esterno, dove manca un reparto detentivo e i pazienti devono essere piantonati, con grande spreco organizzativo e di risorse. Danaro che potrebbe, invece, essere speso per acquistare strumentazione sanitaria.
La c.d. “vigilanza dinamica” è operativa, tranne in due sezioni. C’è da sottolineare che, in mancanza di attività trattamentali, la maggior parte dei detenuti passeggia nei corridoi in pieno ozio.
La V Sezione “Giudiziario” è in condizioni pessime e sovraffollata. Celle piccolissime, con tre brande a castello. Bagni umidi e con mura scrostate. Corridoi strettissimi che non consentono spazi adeguati. Docce sporche e insufficienti. Livello igienico pari a zero.
All’esito della visita, possiamo ribadire, con maggiore forza, che l’emergenza carcere non è affatto superata e Sollicciano rappresenta pienamente tale condizione. La direttrice ci ha riferito che vi sono alcuni progetti per superare le più evidenti criticità, ma da tempo l’istituto attende la soluzione delle palesi emergenze.
Resta un carcere “in attesa” mentre le sue strutture crollano e i diritti dei detenuti, già non rispettati, precipitano verso l’assoluto oblio.
Casa Circondariale di Livorno - 16.11.2016
Su impulso della Camera Penale di Livorno, l’Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali Italiane, rappresentato dall’Avv. Gabriele Terranova, ha visitato, il 16 novembre 2016, la Casa Circondariale di Livorno.
La delegazione della locale Camera Penale era composta dagli Avvocati Marco Talini, Nando Bartolomei, Lorenza Musetti, Ettore Puppo, Ilaria Nannipieri, Barbara Luceri, Aurora Matteucci.
Ha partecipato alla visita anche il Garante dei Diritti dei Detenuti, Marco Solimano.
Dopo l’incontro con la Direttrice, Dott.ssa Santina Savoca, il Commissario Capo, Marco Garghella e il Responsabile dell’Area Educativa, Lucio Coronelli, per un confronto sull’attuale situazione in cui versa l’istituto, vi è stata la visita ai reparti, che ha confermato le criticità evidenziate nel corso del colloquio.
Attualmente la popolazione detenuta presso la Casa circondariale è composta da 204 detenuti di cui 108 in regime di Alta Sicurezza (AS3) (tra questi, 106 provenienti dal meridione) e 96 in regime di media sicurezza (dei quali 79 in regime di custodia cautelare e soltanto 17 definitivi, prevalentemente con revoca di misura alternativa, quindi senza prospettive). In generale i definitivi sono 119.
Alcuni detenuti assegnati al penitenziario livornese (40) sono stati provvisoriamente dirottati verso altre carceri nell’attesa dell’ultimazione dei lavori nel padiglione del c.d. ex femminile. Padiglione, questo, estremamente fatiscente, destinato fino a qualche mese fa ad ospitare i detenuti in isolamento. I detenuti ammessi al lavoro all’esterno sono 4 (due in conto amministrazione, due presso ditte esterne, grazie ad un progetto Uepe per pulizie), ex art. 21 o.p. I semiliberi sono 11 (alcuni intramoenia). In generale, i lavoranti ex art. 21 o.p. vengono trasferiti proprio perché non c'è nessuna previsione di attività lavorativa interna. In sede di ristrutturazione sono stati previsti molti spazi per le attività, ma non per lavorazioni interne.
La struttura del Carcere di Livorno
I padiglioni sono in tutto 5:
1) il nuovo reparto A.S.;
2) il reparto “nuovi giunti” (che attualmente ospita anche un detenuto A.S. in isolamento volontario);
3) il c.d. transito (per i detenuti in M.S.);
4) l’ex femminile, che prima ospitava 50 detenute ed ora è chiuso per lavori di ristrutturazione e che sarà destinato ad ospitare la sezione per l’osservazione psichiatrica (oggi mancante) ed infine
5) il reparto dei detenuti in regime di semilibertà.
Questa classificazione tradizionale è oggi superata da una diversa disposizione per colori.
Il c.d., reparto verde ospita 8 detenuti, il reparto arancio 16 semiliberi e 78 lavoranti, quello blu gli AS3. A ciò si aggiunge un reparto di media sicurezza con circa 40 ristretti. Il reparto di transito ospita i nuovi giunti e l'isolamento disciplinare. La capienza totale è di circa 300 unità.
Il responsabile dell'area trattamentale, sig. Lucio Coronelli riferisce che, dopo la ristrutturazione del reparto verde, cercheranno di prevedere una progressione fra le varie aree. Al reparto verde resteranno i lavoranti, i detenuti della sezione di media sicurezza; nel reparto giallo i cosiddetti “ridefiniti”, cioè declassificati da 41 bis. Nel reparto verde sarà attuato il regime delle porte aperte, per 12 ore al giorno. Nell'alta sorveglianza invece le celle sono chiuse e sono garantite soltanto sei ore di permanenza fuori dalla cella, in locali appositi, oltre alle attività trattamentali.
C’è la scuola di primo e secondo grado (ragioneria) e vi sono studenti universitari iscritti al polo di Pisa. Vengono attivati corsi di lettura, rugby, cineforum.
Le criticità ravvisate
Sezione A.S.
Quest’area del penitenziario è stata di recente ristrutturata (i lavori non sono ancora ultimati e quelli per la ristrutturazione dei reparti destinati ad ospitare i detenuti in regime di media sicurezza inizieranno a giugno del 2017).
Ad oggi l’unico “padiglione” di nuova costruzione è quello in cui vivono i detenuti in regime di A.S. Il reparto dei detenuti in M.S., come sarà descritto meglio successivamente, versa in condizioni di totale degrado e di abbandono.
Indubbiamente la costruzione del nuovo reparto ha, in parte, migliorato le condizioni dei detenuti in A.S. I locali suono nuovi, al loro interno vi è una palestra, una libreria e l’infermeria. Tuttavia sembra mancare, anche in questa nuova espressione di edilizia carceraria, il rispetto dell’obiettivo della finalità rieducativa della pena. In primo luogo perché non sono state né progettate né realizzate aree destinate al lavoro all’interno del Carcere (circostanza, questa che, a detta della Direttrice, impedisce di fatto, l’attuazione di progetti di lavoro all’interno dell’istituto: i detenuti, infatti, si lamentano che manca il lavoro, uno ci riferisce che le attese superano i 13 mesi e si lavora per un mese. Lui ha quattro bambini fuori).
In secondo luogo perché le celle sono indubbiamente piccole se le immaginiamo, come accaduto anche in passato, abitate da tre detenuti. Va segnalata infatti la protesta che i detenuti in regime di A.S. hanno portato avanti per l’introduzione in cella della c.d. terza branda. Al momento del nostro ingresso la branda è stata predisposta ma non vi erano condizioni accertate di sovraffollamento. Il bagno ha doccia e antibagno con lavello, dove è collocato il fornellino. Dalla finestra si vede il campo sportivo che avrebbe bisogno di un nuovo manto. Le finestre hanno tutte grate metalliche a maglia stretta che rendono più difficoltosi i passaggi d’aria e la vista esterna.
Altra situazione estremamente critica riguarda la cucina della nuova area. Interamente costruita e consegnata alla direzione del carcere da un anno, la stessa è TOTALMENTE INUTILIZZATA per la mancanza delle condizioni necessarie al rilascio della certificazione di prevenzione incendi. Tale situazione, sicuramente grave (sarebbe interessante conoscere nel dettaglio la spese sostenuta dal Ministero per quella cucina), è ancor più incresciosa se calata nella specifica realtà dell’Istituto. Questo spazio, infatti, ove funzionante, potrebbe ben essere destinato a consentire agli ospiti in regine di A.S. di svolgere attività lavorative che sono attualmente impossibili stante, come detto, la carenza di spazi a ciò destinati. D’altra parte, la cucina attualmente esistente, come denunciato ultimamente anche dal Garante Marco Solimano, è del tutto fatiscente.
Accanto alla palestra si trovano gli uffici dell'area giuridico pedagogica. C'è anche un'aula scolastica con tv dove vengono organizzate sessioni di cineforum. La biblioteca conta 800 libri, provenienti da donazioni, gestito da un bibliotecario detenuto.
Saliamo al primo piano, sala ricreativa, accessibile in alternativa ai passeggi - di limitatissime dimensioni- nelle ore destinate all’aria. Nei pressi sono stati allestiti spazi per barbiere e ambulatorio.
Le celle sono chiuse e si garantiscono sei ore di permanenza fuori dalla cella, in locali appositi, oltre alle attività trattamentali.
C'è la scuola di primo e secondo grado, studenti universitari iscritti al polo di Pisa, corsi di lettura, rugby, cineforum. Le stesse attività, spesso proposte in media sicurezza, sono fallite
Sezione M.S.
I detenuti in regime di M.S. sono ospitati nel reparto c.d. “transito”. Qui vi dimorano per lo più persone in esecuzione di misura cautelare e definitivi (in tutto 17), questi ultimi quasi tutti reduci da misure alternative revocate; quindi senza prospettive trattamentali proiettate verso l'esterno. Non esiste, infatti, nel penitenziario una differenziazione logistica tra detenuti in regime cautelare e definitivi. Tutto il padiglione è fatiscente: le celle sono molto piccole ed ospitano 3 detenuti, vi sono problemi considerevoli con il riscaldamento (il cui servizio è stato appaltato ad una società privata di Treviso non facilmente reperibile in caso di guasto, che controlla da remoto l’erogazione del servizio). I detenuti si sono esplicitamente lamentati del mancato funzionamento e denunciano la complessiva criticità della loro condizione per il sovraffollamento e per il totale degrado degli ambienti. Il locale comune ove sono allestite le docce (due sole per 88 persone) è in condizioni di assoluto degrado e sporcizia. Le docce sono indecenti. Troviamo anche un trapiantato di fegato chi si lamenta la scarsa assistenza per le lunghe attese per ogni domandina. Ad aggravare questa situazione l’impossibilità di realizzare progetti lavorativi o ricreativi all’interno del carcere. Le poche “ore d’aria” (in tutto 2 ore e 45 minuti al mattino e 2 ore e 45 minuti il pomeriggio) non vengono quasi mai utilizzate per la realizzazione di progetti o di attività lavorativa all’interno del carcere.
La Direttrice ha riferito che le attività per i detenuti in A.S. sono molte ma che per i detenuti in M.S. il problema esiste. Si parla comunque sempre e solo di attività non lavorative, essendo trasversale il problema delle attività lavorative intramurarie che non sono state attivate, se non quelle minime alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria (attività di pulizia). E’ palese la violazione dell’art. 15 o.p. che individua il lavoro come uno degli elementi qualificanti del trattamento rieducativo stabilendo che, salvo casi di impossibilità, al condannato e all’internato è assicurata un’occupazione lavorativa. Mancano in sostanza convenzioni con le cooperative sociali ex art. 47 r.e.. Problematico anche il c.d. ‘volontariato’ per quanto dalla Direzione sia stato riferito che le associazioni che si muovono dentro il carcere sono diverse.
Da questo reparto si accede a una sala ricreativa, al campo e alla palestra. Attualmente molti spazi sono occupati dalla scuola. Vediamo la sala ricreativa, abbellita da studenti dell'istituto d'arte. C'è un biliardino e un tavolo da ping pong.
Il cortile per il passeggio è ridicolo (probabilmente 4x4 o 5x5). La sala polivalente è chiusa dal 2011 e dovrebbe essere riaperta quando sarà completata la ristrutturazione.
Anche questa area – destinata, in teoria, alla provvisoria collocazione dei detenuti in attesa della loro assegnazione ai reparti più consoni alla gestione del loro trattamento penitenziario- non sembra ispirata ai principi della rieducazione della pena (anche se in misura inferiore rispetto a quanto accertato nel reparto del .c.d “transito”): celle singole, molto piccole e i detenuti ospitati non partecipano alle attività all’esterno. In tutto otto celle singole, con bagno e doccia interni. Il reparto è stato aperto nel 2011, dopo ristrutturazione. I detenuti escono solo per i passeggi. La Direttrice accenna al fatto che alcuni pretenderebbero di stare qui perché si trovano bene, prevalentemente per le celle singole ( il caso riguarda in particolare un detenuto che sceglie l’isolamento anziché la condivisione di una cella in AS perché da dividere con altri due detenuti in condizioni di sovraffollamento). Ammette lei stessa che gli ambienti destinati ai passeggi sono allucinanti.
Secondo l’orientamento della direzione i detenuti possono telefonare al difensore solo in casi di urgenza e se l’istanza è motivata da ragioni processuali legate alla fissazione di un’udienza. Quanto ai detenuti in AS (definitivi) la Direttrice riferisce della presenza di circolari che impediscono il contatto diretto con il difensore se non previa istanza motivata. Abbiamo chiesto di darci contezza di queste circolari. Si è riservata.
Relazione a cura dell’Avv. Aurora Matteucci
Casa di reclusione di Vigevano - 15.07.2016
15 luglio 2016 – Casa di reclusione di Vigevano
Su richiesta della Camera Penale di Pavia e Vigevano, l’ Osservatorio ha visitato la Casa di reclusione di Vigevano. Hanno partecipato gli Avvocati Filippo Castellaneta e Davide Mosso, componenti del direttivo, Maria Rosaria Carisano e Emanuela Martinozzi, rispettivamente Presidenti della Camera Penale di Pavia e di Vigevano, Marco Rossini, Segretario della Camera Penale di Pavia, Vanna Jahier, Garante dei Diritti dei Detenuti del Comune di Vigevano.La delegazione è stata ricevuta dal Dott. Davide Pisapia, Direttore dell’istituto, dall’ Educatrice , Dott.ssa Gaeta e da alcuni funzionari ed agenti della polizia penitenziaria.
Della visita all’interno dell’Istituto
La/e celle di isolamento.
Quella che si può visitare, perché non occupata è sporca e fatiscente. Sul tavolaccio c’è un materassino in spugna in pessime condizioni. Il lavabo è sbrecciato. L’altra, occupata, sembra essere nelle medesime condizioni, anzi anche priva di finestra verso l’esterno.
I laboratori dedicati al lavoro.
La visita continua nella zona in cui vi sono due laboratori In uno si lavora nel campo dei database, nell’altro come addetti al call center di un operatore di telefonia.
Vi sono impiegate complessivamente una trentina di persone. Alle quali si aggiungono quelle impegnate in un piccolo laboratorio che fa prodotti di tipo artigianale. Mentre però in quelli in cui operano call center e “database” vi sono più persone al lavoro, in quello in cui viene svolta l’attività artigianale, non c’è nessuno. Viene spiegato che le presenze sono, invece, in crescita per la partecipazione ad esposizioni e fiere.
Qualche attrezzo, materiale scarso ed obsoleto. Ci sono 3 persone che si allenano.
Ce ne sono alcune. Si va dai corsi elementari a quelli professionali. Ora sono in pausa estiva.
Primo piano della sezione maschile.
Le celle sono aperte. Le persone vanno, più o meno stancamente, su e giù per il corridoio centrale.Le sole due docce a servizio dell’intero piano sono in condizioni fatiscenti. Uno dei signori detenuti fa notare che il bagno della cella è angusto al punto che per usare il water e chiudere la porta si è costretti a tenere le gambe di sbieco.
Secondo piano della sezione maschile
Qui il regime è a celle chiuse. Da questa e quell’altra cella si levano le lamentele di alcuni, tutte legate peraltro al fatto di stare lì chiusi a fare niente. Per altro verso, tanto da parte delle persone con le quali si è parlato nelle prima sezione, quanto in questa emerge un generale apprezzamento del lavoro del personale di polizia penitenziaria.
Al reparto femminile viene mostrato il locale adibito alla sartoria
Lo spazio pare adeguato, i macchinari sembrano in buono stato. Ha però rischiato di chiudere. L’attività è proseguita grazie ai proventi di un’asta benefica con cui si sono acquistate macchine da cucire per la lavorazione delle pelli. Le persone impiegate peraltro sarebbero poche, ma allo stato non lavorano. La responsabile della produzione è in permesso premio.
Primo piano femminile.
Le persone ivi detenute sono tutte in regime di Alta Sicurezza (perché ritenute affiliate ad organizzazioni criminali di stampo mafioso et similia).
Qui la sorpresa più eclatante: l’ordinamento penitenziario che trova attuazione. Le “stanze di pernottamento” non sono le solite squallide celle ma le camere singole, come previsto dalla legge.
Occupate ognuna da una persona soltanto, hanno pareti tappezzate con carta da parati, in prevalenza in tinta unica colori pastello. Il corredo del letto ed i tessuti e le tendine, con cui vengano mascherati gli anonimi arredi forniti dall’amministrazione, sono dello stesso colore.Un senso di armonia; finalmente, luoghi dignitosi!
Il direttore spiega che tutto ciò è “a cura e spese” delle signore detenute. Che stanno con le celle aperte 12 ore al giorno e si impegnano regolarmente nelle attività che vengono loro proposte.
Piano terra femminile.
Le “ospiti” sono pressoché tutte tossicodipendenti e/o di nazionalità rom. La situazione è tutt’altra rispetto al piano di sopra. Si levano lamentele quanto all’ambiente in generale ma soprattutto per la zona doccia che non consente un adeguato igiene personale. Viene criticata anche la mancanza di attività trattamentali. A fronte di questo rilievo l’educatrice Gaeta replica però osservando che non è che non vi siano state e non vengano fatte proposte.La questione, secondo lei, è che, passato un primo breve periodo di adesione, una dopo l’altra quelle che si sono iscritte abbandonano l’attività.
Della “chiaccherata” con il direttore.
Il carcere di Vigevano è stato edificato a partire dal 1987, fu aperto nel 1993, è gemello di quello di Pavia, non è mai stato ristrutturato, fu uno di quelli dello scandalo delle cd. “carceri d’oro”.
Alle vicissitudini interne legate all’avvicendamento nel corso degli anni del personale, degli operatori del trattamento e dei direttori, si accompagna un deficit della struttura in sé che lui ritiene difficilmente sanabile.
Nato come Casa Circondariale è poi divenuto Casa di Reclusione.
E lo è a tutti gli effetti: tutte le persone detenute sono in esecuzione di pene definitive. Molti peraltro per pene inferiori ai tre anni. Ospita un reparto maschile ed uno femminile. In quest’ultimo ci sono 80 persone, metà in una sezione “comune” metà in “Alta sicurezza”.A fronte di una capienza regolamentare di 239 persone, ne sono presenti 399 (quella “tollerabile” sarebbe 457).Le celle sono di 11 mq, bagno compreso. Costruite con la previsione di ospitarvi una persona, nella realtà di regola ne ospitano due. Non rispondono ai nuovi parametri della tipologia della cella, ma i costi per l’adeguamento sono enormi e non ci sono le risorse in questo momento.
Molti degli impianti elettrici non sono a norma. In ogni sezione, ognuna delle quali ospita 50 detenuti, ci sono 6 docce. Capita però che non tutte siano funzionanti ovvero non ci sia l’acqua calda.Il personale di polizia penitenziaria è composta da 140 unità. Gli educatori sono 5, i volontari una decina. Sarebbe peraltro benvenuto un maggior apporto di volontari anche perché potrebbero contribuire ad un’incentivazione delle attività il pomeriggio. Per quanto concerne l’assistenza religiosa, oltre al cappellano della chiesa cattolica, entrano in carcere ministri del culto evangelico. E’ stata di recente accolta la richiesta delle persone di religione musulmana di avere a loro volta un’assistenza. Il D.a.p. sta poi vagliando se mettere a disposizione uno spazio interno per la preghiera. La Caritas ha reso disponibile un appartamento in città in cui vengono accolte sia persone in permesso sia chi, in difficoltà economica, venga da lontano per svolgere il colloquio con il proprio familiare.Il direttore si mostra consapevole dell’importanza dello svolgimento dell'azione trattamentale ed in particolare dell’offrire il più possibile a tutti un’attività lavorativa.
Rileva tuttavia che nella sostanza l’aumento delle persone detenute registratosi da fine 2014, tra le quali molte non comunitarie e/o senza fissa dimora, ha accresciuto le criticità già esistenti. I molti stranieri richiederebbero più mediatori culturali. Spesso sorgono questioni legate alle domande di rinnovo del permesso di soggiorno e non si sa come risolverle.
Quanto al lavoro, di base si sostanzia nelle classiche attività interne di pulizia, spesa e distribuzione dei pasti, alle quali si viene affidati con l’altrettanto classico sistema a rotazione.Peraltro nella sua esperienza è stato ed è assai difficile far entrare in carcere lavori da aziende e cooperative che operano all’esterno. Solo di recente, in virtù della collaborazione con una società già presente nel carcere di Opera, si sono creati, nel reparto maschile, i due laboratori che abbiamo visitato Le attività “trattamentali” sono costituite dai corsi scolastici di differenti livelli e dal teatro.Si aggiungono, sostenute finanziariamente dal Comune, varie attività di natura culturale: una rassegna letteraria, la collaborazione di registi locali nello svolgimento delle manifestazioni teatrali, gli incontri con persone del mondo della cultura e dello spettacolo (viene fatto l’esempio di Nando Dalla Chiesa e Paolo Sorrentino).
Il regolamento interno parrebbe essere stato predisposto con l’intervento del Magistrato di Sorveglianza ed inviato al Provveditorato. Ad oggi però di fatto non c'è.Viene consegnato un opuscolo, dato in dotazione dal Ministero con la traduzione in arabo, francese e spagnolo. Le celle rimangono aperte per 12 ore al giorno, ad eccezione che nella cd. “sezione 1”. Dal punto di vista sanitario operano 6 medici in orario compreso dalle 7 alle 23. La guardia medica “funziona” 24 ore su 24.Non c’è una sezione dedicata alle persone tossicodipendenti, che sono peraltro un’ottantina. Viene uno psicologo del Sert per 6 ore a settimana. L’ultimo suicidio si è verificato nel 2005. Vi è poi stato un atto autolesionistico grave nel 2011.
Quanto ai Magistrati di Sorveglianza, che fanno capo all’Ufficio di Pavia, è da tempo che non si recano più in carcere, avendo sostituito le visite con gli incontri in video conferenza. Per porre rimedio alle deficienze strutturali - celle inadeguate, docce in comune, impianto elettrico fatiscente, infiltrazioni d’acqua - il direttore ha relazionato al Ministero ed al Provveditorato senza però ricevere al momento proposte concrete. L’unica possibilità ritiene sia redigere progetti con un massimo di spesa di € 50.000, sperando vengano poi approvati.Il contributo offerto dall’esterno è, a giudizio del direttore, modesto (anche perché le varie associazioni culturali “perdono piuttosto tempo a litigare tra loro”).Per concludere due note ancora: non è mai stato stipulato alcun protocollo con Camera Penale e Consiglio dell’Ordine locali.E quanto alla raccomandazione del Documento finale degli Stati Generali (cfr. ad es. pag. 8) di modificare da parte degli operatori penitenziari il linguaggio infantilizzante (domandina, spesino, scopino, etc) nella prospettiva di passare ad un modello di responsabilizzazione delle persone detenute, beh, qui al momento non pare essere stata ancora recepita. Speriamo lo sia in un futuro.
Casa di reclusione di Is Arenas - 4.5 giugno 2016
CASA DI RECLUSIONE DI IS ARENAS
Il Responsabile dell’Osservatorio Carcere, Avv. Riccardo Polidoro, ha visitato la Casa Penale di Lavoro all’aperto di IS ARENAS, in Sardegna. Istituita nel novembre del 1961, ha un’estensione di 2.758 ettari in un’area SIC (Sito d’interesse comunitario). Comprende una parte montana estesa per circa 1.000 ettari, ricoperta di macchie boschive, che scendono in forte pendio fino al fiume Bau; una parte collinare a larghe ondulazioni, che arriva fino al mare, su cui si affaccia per un fronte di circa 5 km.
Il Direttore, Dott. Pier Luigi Farci (che dirige anche gli istituti di Oristano e Nuoro) , unitamente al Comandante della Polizia Penitenziaria, Vice-Commissario Adriano Comito, al Responsabile della Segreteria Antonello Musa e all’Agronomo Mauro Pusceddu, ha illustrato l’attuale situazione della struttura, consentendo la visita dell’intero territorio.
I detenuti presenti sono 76, a fronte di una capienza di 116 unità. La scheda del Ministero della Giustizia – aggiornata al 26 febbraio 2016 – riporta una presenza di 72 persone, per una capienza regolamentare di 237 unità, con posti regolamentari non disponibili in numero di 11.
Il contrasto è dovuto alla circostanza che la zona detentiva è divisa in tre edifici: il “Centrale” , il “Conca d’Oro”, il “Conca Verde”. Solo il primo è attivo. Le altre due, denominate “Diramazioni”, sono chiuse per assenza di detenuti. La Diramazione “Conca d’oro” , con capienza 54 unità, potrebbe essere aperta, senza necessità di grandi interventi, mentre l’altra necessita di lavori più importanti, in particolare al tetto. La capienza effettiva, pertanto, va calcolata sommando i posti della “Centrale”, più quelli della Diramazione “Conca d’Oro”, escludendo “Conca verde”. Le 3 strutture sono del tutto autonome e distanti tra loro. In passato si è giunti a più di 200 presenze.
L’organico della polizia Penitenziaria è composto da 75 effettivi (di cui 11 a cavallo), a fronte di un organico previsto di 83 unità.
All’interno dell’area vi è un “villaggio” destinato alle vacanze del personale dell’ Amministrazione Penitenziaria. 25 bungalow da 6 posti. E’ aperto dal 15 maggio al 30 settembre, con turni di gg.15. Vi si accede per sorteggio, viste le numerose richieste. Se sorteggiati, si potrà presentare una nuova richiesta dopo 5 anni. All’interno del villaggio vi lavorano 5 detenuti e, comunque, non è un’area riservata, ma aperta. La gestione è dell’ E.A.P., Ente di assistenza per il Personale Amministrazione Penitenziaria.
Numerose le attività. Agricole (vaste aree ad orto e serre), Allevamento (bovino, suino, equino, ovino, caprino, apistico, avicolo), Lattiero Caseario (formaggi di vario tipo; progetto Galeghiotto), Produzione di Miele, Lavorazione delle carni.
I tipici asinelli sardi (razza protetta) sono numerosi e tenuti in libertà. Nell’area s’incontrano anche cervi.
Sono 4 i c.d. “capi d’arte”, cioè coloro che insegnano i mestieri. Sono civili a contratto. Figure essenziali per tutte le tipologie di lavoro.
Vi è una scuderia, con 30 box, curata dai detenuti. I cavalli sono 40. Il reparto a cavallo della Polizia Penitenziaria, consta di 11 unità.
Si effettua la vendita diretta dei numerosi prodotti, anche ad aziende esterne all’amministrazione. Carni, formaggi, miele, ortaggi, frutta.
Vi è un bar-spaccio, un ristorante-pizzeria, sia per i detenuti, sia per gli ospiti del villaggio.
L’edificio c.d. “centrale” , un immobile luminoso di un piano, con ampie finestre sull’esterno, ospita le stanze di pernottamento. Finalmente l’uso di questo termine è appropriato. I detenuti, infatti, passano l’intera giornata all’esterno, impegnati nei vari lavori. Sono 14 le stanze. Molto grandi, ospitano da 6 a 8 persone. Vi sono 4 stanze singole. Luce e spazio non mancano, ma vi sarebbe necessità di una ristrutturazione, soprattutto per i bagni. Per la socialità vi è un ping pong, biliardini e un campo di calcio quasi regolamentare, in cui vengono effettuati spesso veri e propri tornei. Vi sono laboratori per la lavorazione del sughero e del legno. Una biblioteca. Una cucina ben attrezzata. I cibi vengono consumati in stanza, non vi è una sala mensa. L’infermeria risulta ben attrezzata. E’ prevista la Guardia Medica per 24 ore. Vi è uno studio dentistico. Gli specialisti hanno dei turni e la visita si effettua su prenotazione. L’insegnamento scolastico si effettua in una classe elementare/media. E’ possibile telefonare con le schede, fino alle ore 19.00. I colloqui si effettuano il sabato ovvero su prenotazione.
Nonostante la totale libertà che i detenuti godono all’interno dell’area, pochissimi gli eventi critici. Vi è un clima sereno e in tutte le attività si riscontra una vera passione per il lavoro svolto.
Andrebbero ristrutturati i due edifici denominati Conca D’Oro e Conca Verde, per consentire l’ingresso di altre persone, in quanto il senso della pena trova ampio riscontro in questo istituto. L’aspetto negativo è certamente l’ isolamento. Il paese più vicino dista 25 Km. e il luogo va raggiunto necessariamente in auto e non è vicino a stazioni e/o aeroporti.
C’è da chiedersi se le persone detenute rinuncerebbero ai frequenti colloqui con i familiari, per scontare la pena lavorando in condizioni dignitose e in un luogo che è di rara bellezza. Ma per coloro che non hanno rapporti stabili con il territorio di appartenenza, Is Arenas rappresenterebbe un’occasione unica di reinserimento sociale, sia per l’attività svolta sia per i rapporti umani.
Conclusa la visita, ci si chiede perché non incentivare questo tipo di detenzione su altri territori, riducendo il limite della lontananza dai familiari e costituendo, in aree demaniali, attività utili alla comunità ed allo stesso tempo in linea con quanto previsto dalla nostra Costituzione, sul senso della pena. Terreni incolti, potrebbero sorgere a nuova vita; zone devastate, potrebbero tornare a risplendere. Le aree ci sono, le persone anche, quello che manca è il pensiero istituzionale che non riesce ad andare oltre le mura di una detenzione spesso inutile e dannosa per tutti.
Casa Circondariale di Napoli Poggioreale G.Salvia - 30 maggio 2016
CASA CIRCONDARIALE DI NAPOLI-POGGIOREALE “G.SALVIA”
La delegazione dell’Osservatorio Carcere dell’ U.C.P.I., composta dal Responsabile Avv. Riccardo Polidoro, e dai componenti il direttivo Avv. Fabio Bognanni, Avv. Ninfa Renzini, Avv. Gabriele Terranova e Avv. Renato Vigna ha visitato il 30 maggio 2016 la Casa Circondariale di Napoli –Poggioreale. Presenti anche il Vice-presidente dell’Unione, Avv. Domenico Ciruzzi e i rappresentanti della Camera Penale di Napoli e de “Il Carcere Possibile Onlus” , Avv. Marialessandra Cangiano, Avv. Sabina Coppola, Avv. Angelo Mastrocola e Avv. Tommaso Pelliccia. Segnalati dall’ Osservatorio Giovani UCPI, hanno partecipato alla visita l’Avv. Attilio Borricelli e l’Avv. Anna Chiara Iovane .
Il direttore Dott. Antonio Fullone, unitamente al dirigente dell’Area Trattamentale Dott. Formisano, ha ricevuto gli Avvocati nella sala conferenze. Presente alla visita anche il Magistrato di Sorveglianza, Dott.ssa Monica Amirante.
L’ “Osservatorio Carcere” aveva già visitato l’Istituto il 30 novembre 2012.
E’ stato immediatamente affrontato il tema dell’annunciata vendita dell’istituto, notizia pubblicata, con grande evidenza, sul quotidiano “La Repubblica” due giorni prima, il 28 maggio. Alcuna comunicazione è pervenuta alla direzione e soprattutto è stato evidenziato che vi sono imponenti lavori in corso e 15 milioni di euro già stanziati per continuare la ristrutturazione in atto. In questo palese contrasto, emerge la certezza che sul tema della detenzione in Italia l’attenzione deve essere sempre e costantemente alta. Inoltre la vendita per costruire altra struttura in periferia, sarebbe in contrapposizione con i lavori degli Stati Generali dell’ Esecuzione Penale, che hanno indicato la strada di un carcere integrato con il territorio. Posizione condivisa dall’ Osservatorio Carcere UCPI, che è favorevole alla dismissione e vendita degli istituti fatiscenti, ma per consentire il finanziamento di misure alternative al carcere. La pena detentiva deve sempre più diventare residuale, in favore di un nuovo catalogo di pene, che comprenda misure alternative, oggi dette di comunità. Sarebbe opportuno definirle “pene alternative”, al fine di chiarire che sono comunque “pene”.
L’istituto è, dunque, interessato da lavori in corso. Nei primi giorni di giugno aprirà il Padiglione Torino e verrà chiuso il Venezia, poi sarà la volta del Salerno. I tecnici stanno anche valutando il miglioramento delle aree destinate al “passeggio”, secondo i progetti presentati da “Il Carcere Possibile” Onlus della Camera Penale di Napoli e dalla Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi Federico II.
Il sovraffollamento permane, ma non vi sono più le 3.000 presenze degli anni passati. Il 30 novembre 2012, quando l’Osservatorio visitò Poggioreale le presenze erano 2694. Tra il 2014 e il 2015 non si è mai superato il numero di 2000 detenuti. Desta allarme, però, una tendenza in crescita dall’inizio del 2016. Al momento della visita le presenze sono 2035, a fronte di una capienza di 1640 unità, ridotta a 1500 per i lavori in corso. Il sovraffollamento è , dunque, di 516 detenuti .
Non vi è la possibilità di far accedere tutti al trattamento, né tanto meno al lavoro. Fondamentale e indispensabile il contributo del volontariato. Gravissima la mancanza di spazi in comune , che non consente la socialità.
Solo il 60% dei presenti usufruisce del regime “aperto” (otto ore con il cancello della stanza aperto), che però si concretizza nella sola possibilità di passeggio nel corridoio, per i molti che non svolgono alcuna attività. Il restante 40% resta nelle celle , con la possibilità di uscire solo per le due ore d’aria. Il regime “aperto” è impedito anche per ragioni strutturali, in quanto alcuni padiglioni – come il Napoli – sono su più livelli, ma senza solai che li dividono e le stanze affacciano quindi su uno stretto corridoio.
Quanto visto contrasta con la recente nota del Dipartimento, in cui si dichiara che negli istituti di pena il 95% dei detenuti è a “regime aperto”.
Non è ancora in funzione il sistema di schede per le telefonate, circostanza che limita molto la possibilità di usufruire del contatto con l’esterno.
Le cucine sono due. Ma quella del Centro Clinico serve solo tale struttura e prepara cibi per diete particolari. Ha una potenzialità di 350 pasti al giorno. L’altra, che serve l’intero istituto, deve, pertanto fornire il resto dei pasti, circa 1700. La qualità ovviamente ne risente. La maggior parte dei detenuti cucina nelle stanze e non mangia il cibo fornito dall’amministrazione. Nei reparti non ancora oggetto di ristrutturazione, sono costretti a usare lo strettissimo bagno – dove vi è il solo water e il lavandino - per cucinare e lavare le stoviglie. Nei prossimi lavori di ristrutturazione sono previste altre due cucine.
Nel visitare il Centro Clinico, la delegazione ha incontrato il Dirigente Sanitario, Dott. Bruno Di Benedetto che ha riferito che sono stati investiti circa 2 milioni di euro per migliorare la struttura ed è in corso una gara per l’attrezzatura radiologica. Vi è carenza di personale, dovuta anche al frequente turn over. Gravissima la situazione per i ricoveri all’esterno. Attese dai 3 mesi ai 2 anni, nonostante l’urgenza dei casi.
L’istituto è diviso in padiglioni che hanno il nome di città : Napoli, Milano, Livorno, Genova, Torino, Venezia, Avellino, Firenze, Salerno, Roma, più un padiglione denominato Italia.
Il Torino, come abbiamo detto, è stato interessato a lavori di ristrutturazione, iniziati la scorsa estate e sarà riaperto a breve. Stanze con bagno fornito di doccia. Vi è un ambiente separato per cucinare.
Il Venezia è davvero indecente. Il contrasto tra i due padiglioni, posti, tra l’altro, vicini, è raccapricciante. Il bagno è piccolissimo, con il solo water e lavandino. I detenuti vi cucinano e gli alimenti e le stoviglie sono ivi riposti. Muri fatiscenti e umidi. Non è possibile il regime celle aperte. Situazione igienico-sanitaria oltre i limiti di guardia. Un vero scandalo. Il Direttore riferisce che, nei prossimi giorni, le persone del Venezia saranno trasferiti nel rinnovato Torino, anche per consentire i lavori di ristrutturazione del padiglione, non più rinviabili.
Il Napoli è anch’esso in pessime condizioni . Muri scrostati, umidità dappertutto. Non è possibile il regime “celle aperte”, anche per il limitatissimo spazio esterno, in quanto la struttura si sviluppa su tre livelli, ma senza solai di divisione.
Il Roma, che ai primi due piani ospita tossicodipendenti e all’ultimo i sex-offender , è pure esso invivibile. Il bagno, in pratica non esiste, in quanto water e lavandino sono separati dal resto della stanza da una sporca tenda di fortuna. A questi elementi si aggiunge la presenza del solo blindato, senza il cancello. Circostanza questa che limita moltissimo l’ ingresso di luce e il ricambio d’aria.
L’Italia, che ospita i lavoranti, ha la particolarità di avere i blindati in legno. Anche qui i bagni delle stanze sono senza doccia.
Le aree di passeggio sono prive di tutto e consistono in spazi ricavati tra un padiglione e l’altro, dove i detenuti possono solo camminare. In caso di pioggia o di sole caldo, una piccola tettoia li ripara. Come abbiamo già riferito, per queste aree, vi sono progetti di rifacimento.
La situazione logistica, dunque, è in piccola parte migliorata. Ma vi sono ancora moltissime criticità, in violazione di legge. L’aumento delle presenze registrato in questi ultimi mesi, desta un giustificato allarme. Oggi Poggioreale è ancora per la maggior parte dei detenuti invivibile. Solo un immediato intervento di ristrutturazione, accompagnato ad una drastica riduzione del numero di presenze (ben al di sotto di quello ritenuto regolamentare) , potrebbe recuperare alla legalità la storica struttura napoletana. Vi è moltissimo spazio , che va sfruttato non per stipare detenuti, ma per gestire attività di recupero. Questa la strada da seguire. Va detto che l’attuale direzione fa il possibile per limitare gli enormi disagi, dovuti alle innumerevoli carenze logistiche e alla mancanza di risorse.
Il trattamento è riservato a pochissime persone. Vi è una falegnameria che fornisce gli arredi a molti istituti. Vi è una tipografia. Un laboratorio per l’arte presepiale. Vengono effettuati corsi di teatro, d’informatica, di cucina . La maggior parte delle attività è affidata al volontariato.
Nel 1998 è stato realizzato un tunnel di collegamento tra l’istituto ed il Palazzo di Giustizia, che consente il trasferimento dei detenuti, senza uscire dal carcere. Ma il tunnel, di 900 metri, deve necessariamente essere percorso comunque con i blindati, vista la lunghezza. Vi è, inoltre, il problema che spesso si allaga, in quanto posto a ben 16 metri sotto il livello del piano stradale, perché deve passare sotto la linea della metropolitana.
Casa Circondariale di Bergamo - 26 febbraio 2016
La delegazione di visitatori è composta da un componente l’'Osservatorio Carcere dell'UCPI (avv. Gianluigi Bezzi), nonché dal Presidente della Sezione di Bergamo della Camera Penale della Lombardia Orientale (avv. Monica Di Nardo), da membri del Direttivo della medesima Sezione (avv. Carlo Cofini, avv. Andrea Temporin, avv. Marialaura Andreucci, avv. Barbara Bruni, avv. Paolo Maestroni, avv. Alessandro Magni), da un membro del consiglio Direttivo Distrettuale della Camera Penale della Lombardia Orientale (avv. Riccardo Tropea), oltre che da alcuni associati della Sezione di Bergamo della Camera Penale della Lombardia Orientale (avv. Miriam Campana, avv. Michele Comotti, avv. Arianna Gherardi, avv. Giacomo Zozzini, avv. Flaminio Maffettini, avv. Paola Noris, avv. Marta Valvassori, avv. Lorenzo Ventura). E' infine presente un componente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Bergamo, oltre che associato UCPI, (avv. Emilio Tanfulla).
La Sezione di Bergamo della Camera Penale ha ritenuto importante invitare i propri iscritti, pur nei limiti di disponibilità numerica indicata dalla dirigenza della Casa Circondariale, a una ampia partecipazione; invito accolto dagli associati che, numerosi, hanno aderito all'iniziativa.
La delegazione è stata accompagnata, per tutta la durata della visita, dal Direttore della Casa Circondariale, Dr. Antonino Porcino, dal Comandante del Corpo di Polizia Penitenziaria, Commissario Antonio Ricciardelli, dal Vicecommissario Daniele Alborghetti, dalla Dr.ssa Anna Maiolo, responsabile dell'Area Trattamentale della Casa Circondariale, nonché dal cappellano della Casa Circondariale, Don Fausto Resmini.
La delegazione viene accolta, alle ore 14.00, dal Direttore della Casa Circondariale, Dr. Antonino Porcino, e dal suddetto personale di Polizia Penitenziaria.
Prima di iniziare la visita, si svolge, nella sala conferenze, un colloquio preliminare con il Direttore nel corso del quale vengono, innanzi tutto, meglio chiarite e approfondite le finalità dell'incontro, in modo da mirare il successivo accesso alla struttura.
Il Direttore fornisce, poi, qualche cenno storico (il cantiere della Casa Circondariale fu aperto nell'anno 1955 e l'inaugurazione fu nel 1978) e illustra le attuali linee organizzative, sottolineando come la struttura carceraria non sia più, come avveniva in passato, "autoreferenziale", ma come l'accento sulla finalità rieducativa della pena abbia giustamente imposto, nel tempo, un'apertura e un'interazione con le altre istituzioni (si pensi alla stretta collaborazione con il Ministero della Sanità - sempre nell'ottica che il benessere psico-fisico dei detenuti sia presupposto essenziale per l'accettazione e l'attuazione di percorsi riabilitativi - sia con il Ministero della Pubblica Istruzione).
Sempre al fine di ottimizzare i vari aspetti organizzativi, si svolge, con cadenza indicativamente mensile, una "Conferenza di Servizio", nel mentre annualmente (ma con possibilità di modifiche e integrazioni al bisogno) viene elaborato un Documento Unico di Programmazione.
Il Direttore tocca poi il tema dell'adeguamento della struttura alle disposizioni della sentenza Torreggiani e, dunque, conferma come il parametro (3 m per ogni detenuto) sia attualmente rispettato; come, pur con una popolazione carceraria superiore a quella regolamentare (che sarebbe di n. 320 posti), si sia, attualmente, in un ambito di tollerabilità e come la tendenza della direzione sia quella di mantenere una vivibilità interna attraverso forme di responsabilizzazione dei detenuti (con la sottoscrizione di un "Patto di Responsabilità"). Ai detenuti definitivi si chiede di sottoscrivere un "Patto Trattamentale", una dichiarazione di adesione a un percorso rieducativo e di inserimento sociale.
Viene infine trattato il tema della osservazione della personalità che - spiega il Direttore - deve essere sì individuale, ma anche volto al monitoraggio del singolo, calato nelle dinamiche di gruppo.
Alle 14.30 la delegazione inizia la visita, sempre accompagnata dal Direttore, dal comandante del Corpo di Polizia Penitenziaria, Commissario Antonio Ricciardelli, dal Vicecommissario Daniele Alborghetti, dalla Dr.ssa Anna Maiolo, da Don Fausto Resmini.
La struttura della Casa Circondariale è costituita da due blocchi di edifici, entrambi accessibili dall'esterno, ma anche collegati dall'interno.
In uno vi sono i reparti della circondariale, nell'altro si trova la Sezione Penale (nell'ex aula bunker).
La delegazione inizia la visita dall'area riservata agli Uffici (Direzione e Comando), per proseguire nell'area riservata alle udienze e ai colloqui dei detenuti con i difensori. Si procede, poi, attraverso l'area dedicata agli uffici degli educatori, dei soggetti preposti alle attività trattamentali, degli psicologi, dei funzionari del SERT.
Si passa quindi alla zona ove sono situati il Casellario e l'Ufficio Matricola.
Si inizia la visita della Sezione Maschile della Casa Circondariale.
Viene visitata l'area nella quale si trovano le stanze (n. 6) deputate ai colloqui con i familiari. Sono locali abbastanza ampi, con arredi costituiti unicamente da tavoli e sedie in plastica; tra una e l'altra vi sono degli spazi dedicati al controllo visivo (e non auditivo) da parte del personale di polizia penitenziaria. Vi è una sala deputata al colloquio con i minori (con arredi e corredi di pertinenza).
Si accede, dunque, ad un'area esterna deputata ai colloqui all'aperto, attrezzata anche con un parco giochi per i bambini ove si svolgono, più volte durante l'anno, anche delle feste per creare momenti ludico/conviviali tra i detenuti-genitori e i minori.
In struttura contigua a tale area si trova la palestra della Casa Circondariale: è un ambiente coperto unico, molto ampio, costituito essenzialmente da un campo per pallavolo/pallacanestro. Sul fondo vi è un'area attrezzata con qualche macchina (step, macchine per la pesistica ecc.). La palestra è aperta tutti i giorni, con turni mattutini e pomeridiani e con possibilità di accesso dei detenuti a rotazione settimanale a seconda della sezione. Vi è poi un campo sportivo all'aperto.
La delegazione accede poi alla zona del panificio (gestito da Cooperativa Esterna) che garantisce una piccola produzione destinata alla Casa di Riposo e una produzione dolciaria (pasticceria secca) destinata alla vendita nel circuito equo-solidale. Vi lavorano 5 detenuti di sesso maschile.
Si passa quindi all'Ufficio Sopravvitto, presso il quale i detenuti (utilizzando le somme che eventualmente abbiano in deposito) possono rifornirsi di generi alimentari e di prima necessità (con controllo dei prezzi che viene effettuato con periodica comparazione con quelli della grande distribuzione della medesima realtà territoriale).
La delegazione accede poi al teatro interno alla struttura ove è in corso una lezione tenuta da un docente di un’associazione teatrale. I detenuti mostrano spontanea curiosità per la presenza della delegazione e per le ragioni della visita. I detenuti che accedono al corso di teatro sono, indicativamente, 30 per anno.
La visita prosegue con l'accesso alla zona cucina. E' un ambiente con attrezzature professionali. E' soggetto a verifiche ASL. A cucinare sono i detenuti stessi (previo nulla osta sanitario). Vi è un'apposita commissione (sempre composta da detenuti) addetta ai controlli e alle valutazioni qualitative e quantitative delle somministrazioni alimentari. Vi è la possibilità di un vitto specifico per coloro che necessitino di diete particolari o che abbiano regimi alimentari legati alla fede religiosa.
La delegazione viene quindi introdotta nelle varie Sezioni Maschili della Casa Circondariale disposte su 3 piani. In ogni piano vi sono tre sezioni a raggio, con una zona centrale (la c.d. "rotonda") di smistamento. In totale, dunque, vi sono 9 sezioni (una dedicata ai detenuti protetti) e una sezione di semiliberi.
Alcune celle (a seconda delle necessità del momento) possono essere riservate a detenuti non fumatori.
La delegazione accede alle sezioni a regime aperto (con chiusura delle celle dalle ore 21.00 alle ore 08.30) e ha modo di interagire con i detenuti che, anche in questo caso, si mostrano incuriositi dalla presenza dei visitatori e ne chiedono le ragioni. Senza difficoltà alcuna consentono di far vedere le celle. Queste si presentano con spazi effettivamente minimi; sono arredate con letti a castello e sono per lo più multiple (tre o più letti). Lo spazio è occupato da derrate alimentari ed effetti personali. Non vi sono aree riservate per cucinare: vengono quindi utilizzati, per chi lo ritiene, gli spazi della stanza posizionando fornellini a gas. Le celle hanno servizi igienici separati. Non tutte sono dotate di docce. Vi sono quindi anche docce comuni per ogni sezione. Complessivamente la struttura mostra i segni del tempo. Ci viene riferito che sono in corso progetti per l'ammodernamento dei servizi igienici e per realizzare le docce in ogni cella. I detenuti, in regime aperto, occupano il corridoio e le sale di socialità (ve ne è una per ogni sezione), nelle quali è presente qualche tavolo, una TV, alcuni giornali.
La delegazione visita quindi la zona dell'infermeria e di pronto Soccorso. Trattasi di presidio sanitario dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII, legato, dunque, al Servizio Sanitario Nazionale al quale sono passate le competenze della sanità penitenziaria (gestita secondo le leggi nazionali e regionali e secondo protocolli di intesa tra la dirigenza dell'Azienda Ospedaliera e la direzione della Casa Circondariale).
Il servizio prevede un ambulatorio medico infermieristico con presenza di un medico SIAS (Servizio Integrativo di Assistenza Sanitaria) sulle 24 ore (con tre turni giornalieri); il servizio è garantito da 7 medici. Vi è un coordinatore medico che opera per 18 ore settimanali. E' poi garantita la presenza, a turnazione, di medici specialisti (compreso il servizio di psicologia clinica). L'accesso alle visite è programmato su richiesta del detenuto o su valutazione del medico. Le sale visita sono moderne e corredate con strumentazione e attrezzature anche specialistiche. Per i soggetti tossicodipendenti è operativo un SERT e per i detenuti affetti da malattie quali HIV/AIDS è previsto monitoraggio infettivologico.
La delegazione accede poi alla Cappella. Don Fausto Resmini, cappellano della Casa Circondariale, fornisce qualche cenno storico (la cappella fu inaugurata nel 1980), segnala che da parte dei detenuti vi è gran rispetto per il luogo di culto (tanto che non si è mai resa necessaria manutenzione straordinaria), che non si registrano conflittualità legate alla diversa fede religiosa e che, in ogni caso, ai musulmani che ne facciano richiesta è riservata, per la preghiera, una sala della Sezione. La messa viene celebrata nella giornata di sabato, in corridoio, per i detenuti "protetti", nel mentre la messa comune è domenicale. La catechesi è settimanale.
La delegazione si sposta verso i locali destinati alla scuola (ivi compresa una sala biblioteca). Sono garantiti corsi di alfabetizzazione, le scuole primarie e secondarie, l'indirizzo di Ragioneria e alcuni corsi universitari (attualmente vi sono 6 detenuti iscritti a corsi universitari).
Si visita poi la sezione c.d. di "accoglienza", nella quale i detenuti si trattengono il tempo strettamente necessario affinché lo staff (composto, oltre che dal personale di polizia penitenziaria, dal medico, dallo psicologo e dall'educatore) ne valuti il collocamento più idoneo.
La delegazione effettua anche un passaggio dalla sezione isolamento.
Si passa poi attraverso alcuni camminamenti esterni (dai quali si vedono altri cortili cintati, tutti in cemento, senza spazi verdi, nonché un separato spazio riservato ad una serra) e si accede ad un ambiente occupato da detenuti (circa 10) che svolgono attività di call center. Il locale si trova in uno spazio del tutto simile a un piccolo capannone, posto a piano terra, organizzato con circa 10 postazioni. I detenuti vi sono addetti a tempo pieno.
La visita prosegue con l'accesso alla Sezione Penale
La Sezione penale accoglie detenuti in espiazione pena (ma altri, nel medesimo regime, sono anche presenti nella Casa Circondariale) ed è situata in una struttura indipendente dell'intero complesso (ex aula bunker). Ha una cucina autonoma, proprie aule scolastiche, una propria cappella. Anche nella Sezione Penale vi è una sala di socialità e una piccola palestra. Le celle appaiono di dimensioni un po’ più ampie di quelle di cui alla Casa Circondariale e lo status generale rivela interventi di manutenzione più recenti.
La delegazione ha quindi modo di interagire con alcuni detenuti (e con i loro insegnanti) impegnati in un corso che si svolge in collaborazione con la GAMEC di Bergamo (Galleria di Arte Moderna e Contemporanea). I detenuti (il corso ne impegna attualmente circa 15/16) stanno realizzando lavori di cartotecnica. Sono disponibili nell'illustrare la loro esperienza e il frutto del loro lavoro.
La visita termina con l’accesso alla Sezione Femminile nella quale si trovano, attualmente, 36 detenute. Non vi sono bambini.
Anche questa sezione è dotata di sale colloqui per i difensori; sala colloqui per le famiglie; ambulatorio infermieristico, cucina, una zona colloqui all'aperto, una cappella, una sala biblioteca.
Le detenute si mostrano disponibili a mostrare le celle (che sono dotate di servizi igienici). Le dimensioni sono analoghe a quelle delle sezioni maschili della Casa Circondariale. Non vi sono però le medesime problematiche di sovraffollamento il che rende la vivibilità senza dubbio migliore.
Terminata la visita, la delegazione viene dunque congedata dal Direttore Dr. Porcino.
Molto precisa e articolata è risultata essere la risposta al questionario predisposto dall'Osservatorio Carcere e che la Direzione ci ha fatto avere nei giorni successivi, a dimostrazione di un buon livello di professionalità all'interno della struttura, anche se risulta evidente come l'attenzione dell'Istituto e del suo storico Direttore sia rivolta ad una detenzione sicura, umana e rispettosa dei diritti fondamentali degli ospiti piuttosto che all'elaborazione di percorsi di recupero individuale costituzionalmente orientati al reinserimento personale e sociale delle persone.
Casa Circondariale F. Falsone di Palmi - 23.01.2016
CASA CIRCONDARIALE “F. SALSONE” DI PALMI
La delegazione dell’Osservatorio Carcere dell’UCPI ha visitato la Casa Circondariale di Palmi. Presenti, il Responsabile Riccardo Polidoro, e i componenti il direttivo Franco Villa, Gianluigi Bezzi, Simone Bergamini, Fabio Bognanni, Roberta Giannini, Ninfa Renzini, Giuseppe Cherubino e Renato Vigna. Erano altresì presenti il Presidente della Camera Penale di Palmi Avv. Armando Veneto, il Presidente del COA di Palmi Avv. Francesco Napoli e gli Avvocati Francesco Formica e Maria Grazia Salerno, indicati dall’ Osservatorio Giovani dell’UCPI.
L’autorizzazione all’accesso era stata richiesta dall’Osservatorio a seguito di una missiva dei detenuti delle Sezioni Alta Sicurezza che chiedevano di prendere atto delle numerose criticità che presentava il carcere di Palmi..
La delegazione è stata accolta dal Direttore Dr. Romolo Pani, e da una folta delegazione della Polizia Penitenziaria .
L’Istituto F. Salsone di Palmi è stato fondato nel 1979 e nasce come vero e proprio Carcere di Massima Sicurezza per i detenuti per reati in materia di terrorismo; un tempo questa struttura ha avuto anche il braccio femminile.
Allo stato la struttura :
vanta una capienza di 152 posti estensibili per tolleranza massima a 213;
allo stato attuale ospita 176 detenuti di cui 132 in regime di Alta Sicurezza
non dispone di sezione femminile
ospita 13 detenuti stranieri tra i quali vi sono 11 extracomunitari
ospita 149 detenuti in attesa di giudizio e 27 condannati a pena definitiva.
si è recentemente dotato di un Regolamento Interno seppur non ancora definitivamente approvato dal Competente Ufficio del DAP.
ospita 5 soggetti dichiarati tossico dipendenti
dispone di 121 unita di Polizia Penitenziaria di cui 25 risultano però distaccate in missione presso altri istituti ; di questi 121, 18 operano presso gli uffici mentre gli altri sono addetti a vigilanza piantonamenti e traduzioni
dispone di 5 educatori ( funzionari giuridico pedagogici ) e di 3-4 assistenti sociali che fanno capo all’UEPE di Reggio Calabria
dispone di 10 assistenti volontari ex art 78 OP
dispone di 15 volontari provenienti dal mondo delle associazioni che partecipano alla azione rieducativa dei condannati
dispone di 6 furgoni protetti per trasportare i detenuti ,a solo 2 risultano efficienti, di un Furgone Ducato e di 3 autovetture di servizio .
la stragrande maggioranza dei detenuti presenti nelle sezioni AS risente di provvedimenti coercitivi per violazione dell’art 416 bis c.p. per art 74 dpr 309/90 oltre che pe delitti aggravato dall’art 7 L.203/91
la stragrande maggioranza dei detenuti presenti nelle sezioni di MS risente di provvedimenti coercitivi per delitti in materia di armi, per quello cui all’art 73 dpr 309/90 e per rapina.
dispone di 6 sezioni e di due tipologie di celle : a) i cubicoli - nei quali dovrebbe trovare allocazione una sola persona ; b) i camerotti - nei quali dovrebbero trovare allocazione max 4 persone.
le celle (tranne quelle della sezione isolamento) pur essendo dotate di WC non dispongono di doccia; i detenuti pertanto fruiscono di docce comuni funzionanti tutti i giorni con acqua corrente caldo-fredda .
è dotato di riscaldamento con 2 radiatori per ogni camerotto di cui uno allocato nel bagno con tempi ed orari di accensione collimanti con le regole previste dall’area climatica B (nella quale ricade il Comune di Palmi)
non dispone di impianti di aria condizionata, e durante l’estate tenta di far fronte alla calura favorendo l’aerazione ovvero lasciando completamente aperti i blindi delle celle.
prevede lo svolgimento di colloqui della durata di 1 ora tra detenuti e familiari previo prenotazione a mezzo mail da inoltrarsi dalle ore 9 alle ore 16.00 di ogni giorno . Vi è un colloquio domenicale una volta al mese ed il numero di colloqui ai quali è ammesso ogni singolo detenuto dipende dal titolo di reato per il quale lo stesso è ristretto ( restrizioni ex art 37 co,,a 9 dpr 230/2000 per reati ostativi ex art 4 bis )
dispone di 4 sale colloqui con postazioni variabili da 5 ad 8 più un area verde fruibile dai detenuti di MS solo durate le belle stagioni.
prevede che la posta in entrata ed in uscita viene smistata e ritirata per l’inoltro ogni giorno ad orario pomeridiano fisso.
prevede che in occasione dei colloqui possano essere consegnati alimenti seguendo un elenco di generi consentiti.
dispone di un infermeria centrale e di servizio di assistenza medica erogabile h 24 con assistenza infermieristica per 14 ore al giorno.
dispone di un servizio di medici specialisti di varie branche consultabili alla bisogna e di un esperto psicologo che segue i detenuti nuovi giunti, quelli affetti da dipendenza da droghe o alcool od altri eventualmente segnalati dal Servizio; da circa due anni non dispone più della cardiologia in quanto l’ASP seppur debitamente compulsata avrebbe omesso di individuare lo specialista di tale branca.
dispone di una cucina nella quale lavorano 5 detenuti ( 1 cuoco – 1 aiuto cuoco – 3 inservienti) che quotidianamente confezionano i pasti per l’intera popolazione carceraria attenendosi al menù previsto dalle tabelle ministeriali e rispettando le diete speciali e le indicazioni ricevute sulla base della religiosità del detenuto consumatore del pasto.
prevede che il detenuto di AS possa trascorre fuori dalla cella solo 4 ore presso i c.d. passeggi all’aria aperta oltre ad una ora di c.d. socialità-
prevede che i detenuti di MS possano trascorrere 8 ore fuori dalla camera di pernottamento tra passeggi e salette di socialità.
dispone di un campo sportivo
dispone di un teatro nel quale anche grazie al supporto prestato da volontari esterni è appena stata allestita e rappresentata l’Opera Romeo e Giulietta interamente recitata dai detenuti e della quale è stato realizzato un DVD di cui la direzione ha fatto dono ad ognuno dei componenti della delegazione;
dispone di un luogo di culto, o meglio di una Cappella che di fatto appare l’unica cosa di ottima manifattura e che versa in perfetto stato di conservazione;
dispone di aule scolastiche sia nel reparto AS che in quello MS;
dispone di una biblioteca con 3078 volumi servizio di distribuzione volumi ai detenuti
dispone di un campo di calcio che viene usato a turno dai detenuti di AS e da quelli di MS ;
dispone di una palestra ( che però può essere usata solo dai detenuti della AS )
prevede che le attività trattamentali vengano svolte dagli operatori interni dell’area pedagogica dai docenti del CPIA di Reggio Calabria e dai volontari ex art 78 OP oltre che dagli esterni che di volta in volta ottengono l’autorizzazione da parte del Magistrato di Sorveglianza di Reggio Calabria;
prevede che dietro autorizzazione espressa si possa usare il pc ai fini della visualizzazione di atti processuali o per ascoltare i file audio che costituiscono materiale probatorio di processi nei quali è stato fatto ricorso a delle intercettazioni telefoniche od ambientali .
Su specifica richiesta la direzione ha precisato che ogni detenuto dispone della Carta dei diritti e che le disposizioni interne vengono ritualmente comunicate affiggendo degli appositi avvisi presso le sezioni e/o nei luoghi frequentati dai familiari dei reclusi.
A seguito della visita protrattasi per circa 4 ore in tutti gli ambienti si è potuto verificare che le doglianze dei detenuti erano tutte assolutamente fondate, in quanto più o meno tutti gli alloggi, risultano danneggiati per vetustà e perché sia nei cubicoli che nei camerotti i detenuti dispongono di spazi minori di quelli espressamente previsti a seguito della c.d. sentenza Torreggiani .
Notevoli e diffuse appaiono infatti le tracce di umidità nei muri delle singole celle, ed i detenuti lamentano in particolare l’assenza di un adeguato sistema di riscaldamento, l’assenza delle docce presso le camere, ma anche e soprattutto del fatto che a protezione di ogni singola cella esista ancora una tipologia di inferriata a maglie strettissime che rende la detenzione opprimente e che sopprime il diritto dei reclusi di Palmi di godere adeguatamente di quella stessa luce del giorno di cui possono invece bearsi tutti gli altri detenuti della penisola .
La parte della struttura in cui alloggiano i detenuti in regime di media sicurezza (ex braccio femminile) è in pessime condizioni. La situazione di questo specifico settore appare a dir poco insostenibile, per lo stato di abbandono in cui esso versa. In tutti gli ambienti chiusi vi è un intenso tanfo reso pungente dalle diffuse macchie di umidità che appaiono coperte solo grazie ad interventi manutentivi estemporanei ed inadeguati.
Il carcere di Palmi, dunque, presenta delle criticità evidenti , delle quali dovrebbe immediatamente prendere atto il Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria, che imporrebbero la temporanea chiusura di almeno uno dei due bracci al fine di veder effettuati i lavori più essenziali ( quelli necessaria rende gli ambienti salubri ed accoglienti) al fine di garantire l’igiene e la salute dei detenuti.
In questo carcere sostanzialmente, ed anche da quanto ci dice l’efficace e competente Direttore Dr. Romolo Pani non ci sono particolari problemi di sicurezza, nonostante la popolazione dei reclusi sia costituita da soggetti interessati a processi di criminalità organizzata.
I detenuti, sono apparsi particolarmente delusi dal modus in cui stanno scontando la loro attuale privazione della libertà personale. Dal colloquio con alcuni di loro abbiamo verificato che, nonostante i loro curricula sono persone molto motivate, ben disposte ad una pausa rieducativa ed animati da valori sociali e umanitari.
Il Direttore è una persona che, in quanto giovane, vanta un’ esperienza limitata alla quale sopperisce con la propria diligenza e la propria competenza, che lo fanno apparire come una persona estremamente dedita al proprio lavoro e ben predisposto ad esperienze dal contenuto umano.
Un altro spunto di riflessione lo pretende lo sguardo dato alla saletta destinata ai colloqui tra i detenuti e gli avvocati, la quale è dotata di solo 5 postazioni . Quanto ai turni previsti la AS ha diritto al colloquio avvocati per 4 ore mattutine e 2 pomeridiane il lunedì ed il mercoledì ; stesso vale per la MS che invece ne ha diritto agli stessi orari durante il Martedì ed il giovedì.
Tutto accade in una sala vetusta ed allestita con attrezzature spartane ed inadeguate che risultano controllate da un solo Agente della Polizia Penitenziaria,.
La visita effettuata, nel suggerire serissimi spunti di riflessione, ha ancora una volta offerto la dimostrazione sul campo che i luoghi di detenzione, verso i quali tradizionalmente l'avvocatura penalista associata nutre ragionevoli riserve, meriterebbero di essere passati in rassegna uno per uno da una commissione di esperti espressamente incaricata di tracciare il piano degli interventi più necessari e non rimandabili.
Le denunce dei detenuti di Palmi sullo stato del carcere hanno trovato pieno riscontro e smentiscono gli annunci del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che proclamano la fine dell’emergenza. Moltissimo c’è ancora da fare ed è bene che tutti lo sappiano.
Casa Circondariale Bellizzi Irpino - Avellino - 3.12.2015
Casa Circondariale “Bellizzi Irpino” di Avellino
La delegazione dell' Osservatorio Carcere dell'U.C.P.I. , composta dal Responsabile Avv. Riccardo Polidoro , dal Presidente della Camera Penale Irpina, Avv. Gaetano Aufiero , dal Referente Territoriale, Avv. Giovanna Perna e dall'Avv. Patrizio Dello Russo, ha visitato il 3 dicembre 2015, la Casa Circondariale di Bellizzi Irpino.
Accolti dal direttore Paolo Pastena e dal Comandante Attilio Napolitano, gli Avvocati si sono prima intrattenuti negli uffici della direzione per rivolgere alcune domande sull'istituto, che poi hanno visitato.
La struttura, inaugurata nel 1984, si trova fuori città in frazione Bellizzi Irpino e ospita sia uomini che donne. È formata da un lungo corridoio centrale sul quale se ne innestano altri che portano ai reparti. Il nuovo padiglione è stato costruito in un’area che precedentemente era vuota e messo in collegamento con i vecchi. E’operativo dal maggio 2012 e può ospitare 147 detenuti.
L'Osservatorio Carcere UCPI aveva già visitato il carcere l'11 luglio 2014. In quella occasione a parte il problema del sovraffollamento erano stati evidenziati problemi strutturali con particolare riferimento alla sezione cd “ex transito” e gravi deficienze collegate al Magistrato di Sorveglianza, territorialmente competente che non si portava all’interno dell’Istituto e non provvedeva con tempestività sulle istante dei detenuti.
Dopo poco più di un anno vi sono stati alcuni miglioramenti, ma persistono forti criticità per quanto riguarda i vecchi reparti e per il rapporto con la Magistratura di Sorveglianza che non visita affatto l'istituto e, come riferito, da alcuni detenuti e detenute è del tutto assente, con pratiche inevase per lungo tempo.
Non vi è un Regolamento interno. La capienza regolamentare è di 500 unità, al momento della visita vi erano 547 detenuti , fra questi 26 donne. All'epoca del precedente accesso ,le presenze erano 637.
Anche qui, come nella recente visita all'istituto di Como, si è dovuto constatare, purtroppo, la presenza di bambini. Vi è una c.d. "Area nido", costituita da una grande stanza con culle e passeggini , dove vi lavorano le assistenti d'infanzia dell' ASL di Avellino. Due i bambini presenti, rispettivamente di due anni e un anno e mezzo. Il primo dormiva nel passeggino, mentre l'altro da alcuni giorni viveva in cella con la madre, per un problema –evidentemente-di “attaccamento naturale”. Ovviamente la cella della mamma del piccolo era condivisa con altre detenute. La delegazione, infatti, lo incontrerà nel corso della visita al reparto femminile. Nell'anno 2015 , si è arrivati fino alla presenza di ben 8 detenute madri, con i loro figli.
Il direttore riferisce che, entro il prossimo giugno, dovrebbe essere prevista l'apertura dell'ICAM (istituto a custodia attenuata per le madri) di Lauro dove le detenute con i loro figli saranno trasferite.
L'Osservatorio solleciterà il Dipartimento, anche in questo caso, come per Como, a prendere immediati provvedimenti per il trasferimento delle detenute madri in strutture più idonee, mantenendo l'impegno preso dal Ministro della Giustizia : “entro fine dicembre non vi saranno più bambini in carcere” .
La direzione sta tentando di mantenere una diversa collocazione tra detenuti definitivi ( che sono circa i due terzi) e quelli in attesa di giudizio. Sul totale di 547 detenuti, vi sono 62 stranieri.
I detenuti tossicodipendenti sono 98 e non hanno un reparto a loro assegnato. In caso di necessità vengono trasferiti nel nuovo padiglione dove è consentito un trattamento specifico.
Le pene vengono scontate soprattutto per i delitti di associazione a delinquere, per spaccio di stupefacenti, per omicidio, per rapina.
All’ingresso la delegazione ha incontrato 4 splendidi cani pastori tedeschi del Nucleo Regionale Cinofili Antidroga della Polizia Penitenziaria. Gli animali vengono utilizzati sia per l’eventuale ritrovamento di sostanze stupefacenti all’interno dell’istituto, sia per il controllo degli ospiti che effettuano i colloqui.
Vi è una differenza “macroscopica” tra la vecchia struttura, che comprende anche il Femminile, e la nuova. Nella prima vi sono lavori in corso per l’adeguamento a quanto indicato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, come ad esempio la doccia nel bagno. Poiché non vi è la possibilità di spostare i detenuti, le opere sono eseguite alla loro presenza, con notevole disagio per gli stessi, costretti a respirare, dormire, mangiare etc. con i lavori in corso.
Le celle del nuovo padiglione hanno una misura standard e sono tutte uguali. E’ prevista anche una cella per disabili, con un bagno a norma. Nel vecchio variano da 10 mq. a 25 mq.. La delegazione ha visitato una cella della vecchia struttura, già oggetto di lavori e quasi completata. E’ stato riferito che avrebbe ospitato 3 detenuti e, invero, tenuto conto che andavano sistemati tre letti e altrettanti mobiletti ed almeno un tavolo con tre sedie, lo spazio restante è stato giudicato del tutto insufficiente e, ad avviso della delegazione, non a norma. A fronte di quest’aspetto negativo di rilevante importanza, resta comunque un passo avanti la pulizia dei muri e l’istallazione della doccia nel bagno.
Il Reparto Femminile dovrebbe essere urgentemente oggetto di lavori. In alcune celle anche 5 detenute, con uno spazio certamente non sufficiente. I bagni non hanno doccia, ma il bidet. Lo stesso spazio è adoperato per conservare cibi e cucinare.
Nel reparto “Alta Sicurezza” le celle restano chiuse l’intera giornata, con apertura solo 9.00/11.00 – 13.00/15.00, mentre dalle 16.00 alle 17.00 è possibile recarsi in un’altra cella del reparto per la socialità. Qui è presente un biliardino, una cyclette e un tapis roulant. Innumerevoli sono però gli stendini per i panni lavati, che occupano gran parte dello spazio. Previste celle per “non fumatori”.
Il “passeggio” (4 ore) nella vecchia struttura è davvero mortificante! Nonostante i lavori, infatti, il cortile si presenta con un’area centrale dove vi è del terreno recintato che dovrebbe essere utilizzato alla coltivazione (ma, allo stato, presenta solo poche piccole piantine di melenzane) e ai lati strutture di cemento chiuse con la rete. Delle vere e proprie gabbie, la cui superficie, rispetto alla precedente visita dell’Osservatorio è aumentata, ma resta comunque del tutto insufficiente. Questa era l’area già attenzionata a seguito della precedente visita dell’Osservatorio nel luglio del 2014 e portata all’attenzione del Ministero.
Il “passeggio” nella nuova struttura offre spazi più grandi, ma completamente vuoti .
Le docce in bagno sono presenti solo nella nuova struttura. Nella vecchia, in ogni reparto vi è un unico locale, che presenta problemi di umidità. La doccia è consentita tre volte a settimana.
Le celle della nuova struttura hanno un piccolo spazio per cucinare, mentre nella vecchia i detenuti devono ricavare tale spazio nel piccolo bagno a loro disposizione. Restano, dunque, gravissimi problemi d’igiene, laddove a pochi centimetri dal wc, si cucina e sono conservate derrate alimentari.
Situazione che si aggrava ancora di più nel periodo estivo, per la frequente mancanza di acqua. Da luglio in poi, sono previsti turni per l’erogazione. L’attuale cisterna è di 300 metri cubi, ma è ancora insufficiente.
L’acqua calda vi è solo nella nuova struttura, mentre nella vecchia solo per le docce.
Il riscaldamento è a gasolio nella vecchia struttura e a gas nella nuova. E’ acceso 3 ore al mattino e 4 nel pomeriggio.
I colloqui con i familiari sono 6 al mese; 4 per coloro che sono in Alta Sicurezza, con possibilità di un quinto per particolari esigenze. Vi è anche la possibilità di farli nel pomeriggio e si sta sperimentando l’eventuale accesso la domenica. I turni sono così suddivisi: Lunedì e Venerdì per l’Alta Sicurezza. Martedì, Giovedì e Sabato, per i detenuti Comuni. Mercoledì, per i c.d. Protetti e coloro che sono al Nuovo Padiglione. D’estate è prevista un’area per incontrare i figli piccoli. In occasione del colloquio vengono portati oggetti di prima necessità ed alimenti consentiti, così come indicato dagli elenchi predisposti dalla direzione dell’istituto.
Vi è un’infermeria operativa 24 ore. Non vi è un centro diagnostico, né un Pronto Soccorso. E’ presente una Guardia Medica . Medici specialisti frequentano l’istituto con turni regolari generalmente mensili: radiologo, cardiologo (una volta a settimana), psichiatra (2 volte a settimana), dermatologo, psicologo, oculista, otorino, dentista. Vi è un protocollo d’intesa con l’ASL ed è operativo il Sert, con un medico incaricato.
Vi sono tre cucine: una per il vecchio padiglione che serve 400 detenuti, con 8 lavoranti; una per il Femminile, con 3 lavoranti; una per il nuovo padiglione, con 5 o 6 lavoranti. Sono serviti anche menù differenziati per musulmani, diabetici, celiaci.
Le attività intramurarie sono danza jazz e uncinetto (femminile), teatro, sartoria, falegnameria, arte presepiale. La Curia ha offerto la scheda “Premium” per la TV. Vi sono alcuni computer nelle aule scolastiche. Non è previsto internet. Vi è una biblioteca centrale con circa 7.000 libri e piccole biblioteche nelle Sezioni. Sono gestite dai detenuti. Vi sono corsi scolastici: istituto superiore, liceo artistico, media e elementari. Inoltre un corso di alfabetizzazione per stranieri. La Caritas offre il quotidiano “Il Mattino”. Una società privata gestisce lo spaccio e propone i prezzi che vengono verificati e parificati a quelli del vicino Conad.
Le unità di Polizia Penitenziaria sono 319 e comprendono sia il Reparto che il nucleo interprovinciale. Gli educatori sono 8 e svolgono ciascuno 36 ore settimanali. Gli Assistenti Sociali, sono 2, in forza all’UEPE (Ufficio Esecuzione Penale Esterna). I volontari sono 43 in art. 17. La maggior parte sono d’ispirazione religiosa e provvedono a fornire ai detenuti generi di prima necessità.
Vi è una cappella. Non sono previsti spazi per altre fedi religiose. Sono effettuati turni per partecipare alla Messa che viene celebrata in poche occasioni.
Il trasferimento dei detenuti è operato dal Nucleo Traduzioni. La direzione dispone di due autovetture. Ma una è guasta e l’altra viene utilizzata per la ronda.
Il Magistrato di Sorveglianza viene raramente in istituto. E’ disponibile l’uso di teleconferenza per il colloquio con il detenuto.
La struttura è stata quest’anno oggetto di visite di politici 4/5 volte.
L’Istituto trasmette le nomine al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati.
I difensori possono prenotare il colloquio con il proprio assistito solo il sabato. Negli altri giorni il servizio viene effettuato senza prenotazioni, con orario 9.00/13.30 e con notevoli disagi in relazione ai tempi di attesa che non sono mai inferiori a un’ora, due ed in alcune occasioni, quando vi è un unico addetto della penitenziaria, anche più di due ore.
Il referente dell’Osservatorio della locale Camera Penale, da circa un anno, si occupa della organizzazione dello sportello di assistenza gratuita all’interno del carcere. A seguito della iniziativa della Camera Penale Irpina, ogni primo giovedì del mese gli Avvocati che hanno aderito alla iniziativa si portano, alternandosi, presso l’Istituto dalle ore 10 e segg., per prestare attività di orientamento e assistenza a tutti i detenuti, che ne sono sprovvisti.
CIE di Ponte Galeria - Roma - 18.12.2015
CIE di Ponte Galeria Roma 18 dicembre 2015
Il 18 dicembre 2015 la delegazione ha visitato il CIE di Ponte Galeria, presenti i componenti dell'Osservatorio Carcere: Roberta Giannini, Ninfa Renzini, Gabriele Terranova, Renato Vigna e Franco Villa, nonché Claudia Prioreschi della Commissione Carcere della Camera Penale di Roma.
Al nostro arrivo presso il CIE, ci attende una sorpresa: ci riferiscono che il settore maschile è stato evacuato a seguito di una rivolta scoppiata una settimana prima. Tutti gli alloggi, nonché parte delle pareti in plexiglas che sormontano le cancellate di recinzione sono stati danneggiati dalle fiamme appiccate dai migranti trattenuti, che hanno risparmiato solo i locali adibiti alle pratiche di culto (una moschea ed una cappella) ed uno degli alloggi che al momento della rivolta non era occupato.
Gli ospiti sono stati tutti trasferiti in altri centri o dimessi.
Visitiamo quindi questa parte della struttura nell'attuale stato di abbandono, in un clima di “quiete dopo la tempesta”, in cui le evidenti tracce del tumulto rendono palpabile la tensione che deve averlo caratterizzato.
Sebbene sia passata una settimana, è ancora presente in tutti gli ambienti chiusi un intenso odore di fumo, reso più pungente dalla diffusa umidità lasciata dall'intervento degli idranti che condensa la fuliggine dappertutto.
Solo nelle latrine fa ancora capolino l'odore acre dell'urina.
Gli avanzi dell'ultimo pasto che è stato distribuito, abbandonati qua e là, fanno pensare ad un'escalation improvvisa e ad una concitata e precipitosa evacuazione.
La precedente visita dell’ “Osservatorio Carcere” risaliva al 9 aprile 2013, ed anche allora la delegazione aveva constatato i segni di una rivolta incendiaria consumatasi pochi giorni prima.
La struttura è costituita da singole unità abitative, abbastanza ampie, ciascuna con un dormitorio da otto posti letto, un soggiorno arredato con tavoli e panche, un bagno con docce, lavandini e latrine “alla turca” tutte in metallo ed uno spazio esterno molto ampio, anch'esso attrezzato con tavoli e panche.
Le unità sono circondate da alte cancellate, alcune anche sormontate da barriere di plexiglass, e si affacciano su un ampio cortile centrale di forma rettangolare, anch'esso racchiuso dalle cancellate. Quest'ultimo è accessibile solo di giorno e consente di passare liberamente da un'unità all'altra e di raggiungere quelle che sono adibite a spazi comuni, precisamente la moschea, la cappella per il culto cristiano e la barberia (dove è sempre presente un operatore che controlla accuratamente che le lamette vengano cestinate prima di uscire). Di notte invece gli ospiti sono chiusi nelle singole unità, che godono comunque di un ampio spazio esterno.
C'è anche un campetto da calcio con erba sintetica, anch'esso recintato da alte cancellate, ma si trova fuori dal perimetro del settore e vi si accede a turno, in piccoli gruppi, per evitare pericolosi assembramenti, come alla mensa, collocata nell'edificio adiacente, dove i pasti vengono distribuiti attraverso una grata.
Tutto il mobilio, comprese le panche della cappella, è inchiodato stabilmente al suolo, per ragioni di sicurezza, le stesse per le quali i sanitari sono in metallo e non in ceramica (come nel settore femminile), è vietato cucinare, detenere accendini (sono consentiti solo cerini tipo “Minerva”), corde di ogni tipo (compresi i lacci delle scarpe) e perfino usare l'olio per condire i cibi (a richiesta vengono conditi prima della distribuzione).
Il Direttore della struttura, Enzo Lattuca, che ci accompagna nella visita insieme ad altri 4 operatori, ci spiega efficacemente che l'ospite medio di sesso maschile dedica ogni momento della sua permanenza presso il centro ad escogitare forme di protesta o a cullare propositi di evasione. Qualsiasi arredo o suppellettile che ne sia suscettibile viene distrutto. Qualsiasi oggetto può diventare strumento per auto-infliggersi lesioni che richiedano interventi sanitari urgenti (capitava spesso, ad esempio, che venissero inghiottiti i tappi delle bottiglie di plastica, con conseguente necessità di intervento ambulatoriale per la rimozione, prima che si adottasse il sistema di distribuire le bottiglie senza tappo). Per questo, nel settore maschile, non ci sono televisori (anche se, in qualche unità, notiamo ancora gli attacchi predisposti per ancorarli alle pareti) e neppure i telefoni pubblici che sarebbero previsti dal regolamento unico dei CIE, sostituiti da apparecchi cellulari privi di fotocamera che vengono distribuiti all'ingresso (il costo, di circa 15 € ciascuno, viene detratto dal ticket money, la diaria quotidiana che i trattenuti ricevono).
Molto diversa appare la situazione del settore femminile, che ospita ancora circa 90 migranti, in gran parte nigeriane (vi sono poi alcune sudamericane, qualche cinese, una cittadina della Mongolia, una iraniana, una ucraina, una iraniana ecc.).
La struttura è identica a quella del settore maschile, con la differenza che qui le unità abitative ospitano 6 letti invece che 8, i servizi igienici sono in porcellana e gran parte degli ambienti sono abbelliti da colorati graffiti murali dai contenuti che spesso evocano le origini delle migranti. Ci riferiscono che sono opera delle stesse migranti, ma il filo conduttore tematico e lo stile grafico, sempre lo stesso, lasciano intendere l' attribuibilità di quasi tutti ad un'unica ospite, forse una cittadina georgiana da poco rimpatriata.
Qui non ci sono i problemi di sicurezza che si incontrano nel settore maschile, non solo per la differenza di genere, ma anche – probabilmente – per la diversa tipologia delle ospiti migranti di sesso femminile, in massima parte (circa l'80/90%) provenienti da respingimenti di frontiera e dunque direttamente dai barconi approdati sulle nostre coste mediterranee, mentre gli ospiti di sesso maschile sono quasi tutti espulsi dal territorio e quasi sempre provengono da istituti di detenzione, per scarcerazione a fine pena.
Il Direttore ci riferisce che, fino al luglio 2015, il numero degli ospiti di sesso femminile era di una ventina circa. Poi sono iniziati gli arrivi di migranti provenienti da sbarchi, il primo, composto di 68 cittadine nigeriane, il 23/07/2015, e le presenze si sono attestate sulle 180 unità, equamente divise fra i generi.
Non ci vengono forniti dati precisi sulla durata media della permanenza dei migranti nel centro, ma apprendiamo che spesso superano il limite normativo dei tre mesi, dato che quasi tutti presentano richiesta di asilo.
Anche le donne fruiscono di un campetto, attrezzato con una rete da pallavolo, al quale però accedono liberamente. Ne troviamo alcune che vi consumano il pasto a mo' di pic nic, sedute al sole della giornata quasi primaverile.
La differenza rispetto al settore maschile si nota particolarmente alla mensa. Anche quella femminile si trova fuori dal settore dove soggiornano le ospiti, ma è aperta e priva di inferriate. Vi si accede senza limitazioni di numero e viene utilizzata anche per attività ricreative e culturali, come testimoniano i festoni allestiti per festeggiare una recente ricorrenza e le scritte sulla lavagnetta, usata per lo svolgimento di lezioni di lingua italiana.
Appena fuori dall'area recintata, si trova una piccola biblioteca, riservata alle ospiti donne (ma i libri sono utilizzati, a richiesta, anche dagli uomini).
Sul muro di uno delle abitazioni, campeggia una scritta che riassume efficacemente l'atmosfera che si respira. Vi si legge: “La tranquillità è importante, ma la libertà è tutto!”. Nonostante il clima molto più sereno, infatti, anche nel settore femminile, dagli sguardi trapelano stati d'animo, se non di rabbia, di rassegnata disperazione e, nelle parole delle poche migranti che hanno accettato di parlarci, il tema dominante è l'insofferenza verso l'attuale condizione di trattenimento, che viene avvertita come ingiusta ed umiliante.
Il resto della struttura, al di fuori delle imponenti cancellate che delimitano i settori dove alloggiano i migranti trattenuti, ospita gli uffici del personale della GESPA, la società francese specializzata nella gestione di istituti di detenzione che gestisce la struttura su appalto del Ministero dell'Interno, in convenzione con la Questura. Vi sono anche gli uffici distaccati della Questura, l'aula per le udienza di convalida dei trattenimenti (nella cui anticamera notiamo colorite scritte di protesta), un'unica sala colloqui e gli spazi destinati all'assistenza sanitaria. Un presidio di Carabinieri garantisce la sicurezza, esercitando però, di fatto, solo una vigilanza perimetrale, condivisa con personale dell'Esercito, che controlla i documenti all'Entrata della struttura. Gli operatori della GESPA ci riferiscono che i Carabinieri non accedono mai all'interno dell'area “residenziale”, limitandosi a controllare i pacchi in entrata. Non lo hanno fatto neppure in occasione del recente tumulto, quando sono stati gli stessi operatori, insieme al Direttore, ad entrare ed a negoziare con i migranti in protesta per consentire l'accesso dei Vigili del fuoco.
Esiste comunque un sistema di videosorveglianza che riprende tutta l'area del campo, ad eccezione dell'interno degli alloggi.
Gli operatori della GESPA gestiscono il centro da poco più di un anno. Sono arrivati subito dopo la modifica normativa che ha ridotto la durata dei tempi di permanenza (l. 30/10/2014 n. 163) e sostengono che, anche per questo, dopo le note precedenti proteste (molti ricordano quella c.d. delle bocche cucite), durante la loro gestione, il clima era sempre stato molto sereno, fino alla sommossa di pochi giorni fa', che hanno avvertito come un “fulmine a ciel sereno”.
Tutti appaiono molto motivati e animati da valori sociali e umanitari. Il Direttore è un manager con alle spalle esperienze totalmente eterogenee e si dichiara molto gratificato da questa esperienza dai forti contenuti umani. Alcuni sono stranieri (incontriamo, in particolare, un ragazzo nigeriano ed una cittadina statunitense, che opera in questo centro da quando era gestito dalla Croce Rossa
internazionale). Un ragazzo siciliano, che è stato assunto dopo una prima esperienza presso il CIE di Trapani, ed uno romano, ci raccontano come hanno intrapreso quasi per caso questo lavoro così coinvolgente.
L'organico comprende 32 operatori addetti all'accoglienza impegnati a tempo pieno, 2 addetti all'informativa legale, 3 mediatori culturali, 2 assistenti sociali, 1 psicologo, 1 psichiatra, 1 economo e 2 amministrativi, oltre al Direttore.
L'assistenza sanitaria è garantita da un presidio costante (h 24) assicurato da 5 medici e 6 infermieri, a rotazione.
Gli operatori della GESPA accompagnano all'esterno gli ospiti che necessitano di cure mediche più specialistiche presso i presidi sanitari territoriali, cosa che accade con cadenza sostanzialmente quotidiana.
All'ingresso, i migranti ricevono, come prevede il regolamento unico dei CIE, un'informativa legale scritta, tradotta in varie lingue, che viene illustrata verbalmente ad ognuno, viene sottoscritta ed è anche affissa nei locali destinati all'accoglienza.
Ciascun ospite viene dotato di un badge munito di fotografia, che servirà ad identificarlo durante tutta la permanenza, essenziale, ad esempio, quando viene distribuita la terapia.
All'interno del centro operano anche diverse associazioni di volontariato. Ci vengono indicate Be Free, Differenza Donna, A Buon Diritto, Suore USMI (che gestiscono anche un interessante programma di rimpatrio assistito ed offrono anche assistenza all'esterno, a coloro che vengono dimessi per il superamento dei limiti massimi di trattenimento), Comunità di Sant'Egidio, Charitas Diocesana (con la quale esiste anche un protocollo), Centro Astali.
Le autorizzazioni all'accesso competono alla Questura, che autorizza con i medesimi criteri sia l'accesso dei familiari per i colloqui, sia quello di chi entra per altre ragioni (eventuali fornitori di servizi, addetti alle pulizie ecc.), escludendo praticamente solo chi ha precedenti penali (oltre, ovviamente, a chi non è munito di regolare titolo di soggiorno).
I colloqui si svolgono dalle 09:00 alle 12:00 in un'unica sala colloqui, destinata anche ai colloqui con gli Avvocati.
La visita ci ha offerto numerosi spunti di riflessione.
Ci ha colpito la qualità delle professionalità impiegate dalla GESPA, gestore privato che opera in convenzione con l'Amministrazione pubblica. Gestore, scelto nel panorama internazionale della gestione privata dei luoghi di detenzione, verso il quale tradizionalmente, anche da parte dell'avvocatura penalista associata, si nutrono ragionevoli riserve e che, invece, nel caso di specie, sembrerebbe, almeno per quanto abbiamo potuto constatare, fornire un esempio positivo.
Notiamo, in particolare, che, nonostante gli enormi problemi di sicurezza, oggettivamente molto accentuati rispetto a quelli che usualmente ricorrono nei penitenziari, con adeguati accorgimenti architettonici, si coniuga un regime detentivo aperto (tale è indubbiamente, senza infingimenti terminologici, la condizione dei migranti trattenuti, che sono di fatto dei reclusi), con una vigilanza
solo perimetrale del personale in divisa, a dispetto del diffuso allarme che ha recentemente suscitato la prospettiva dell'adozione di analoghe modalità di gestione della sicurezza prevista per le REMS. Si deve peraltro constatare che tale regime, escludendo totalmente l'intervento del personale addetto alla sicurezza all'interno dell'area di detenzione, probabilmente per la comprensibile scelta di evitare l'uso della forza nei confronti dei migranti, si rivela tuttavia del tutto inadeguato a prevenire ed a contenere eventi critici quali quello registratosi pochi giorni prima della nostra visita, pur riducendo al minimo il corredo degli arredi e limitando drasticamente l'accesso di beni anche vagamente suscettibili di uso improprio, cosa che di per sé influisce molto negativamente sulla qualità della vita dei soggetti ristretti.
Non si può non constatare infine come la detenzione amministrativa dei migranti irregolari, per sua stessa natura ed ancor più per la modalità spesso casuale con cui viene adottata nei confronti solo di una piccola parte dei numerosissimi stranieri irregolari presenti sul territorio nazionale, per quanto si possa cercare di umanizzarla, non può che essere avvertita, anzitutto da chi la subisce, come una forma di ingiusta ed insensata prevaricazione, dettata più dall'esigenza politica di mostrare un apparente rigore nei confronti del fenomeno dell'immigrazione clandestina, piuttosto che da reali necessità di sicurezza e di contenimento del medesimo fenomeno.
Chi è aduso a frequentare gli istituti penitenziari, dove quasi sempre la sofferenza è accompagnata dalla speranza di un riscatto futuro, dalla consapevolezza di un debito con la società e talvolta anche da qualche sorriso, avverte immediatamente il sentimento di profonda frustrazione e di ribellione, più o meno latente, che si respira nei CIE.
Visite agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e alle REMS
REMS Volterra - 31 maggio 2016
31 maggio 2016 – REMS di Volterra
Il 31 maggio 2016, il componente del direttivo dell’Osservatorio Carcere, Gabriele Terranova, unitamente ai Referenti della Camera Penale di Firenze e di Pisa, Luca Maggiora e Serena Caputo, ha visitato la Rems di Volterra.
L’istituto, inaugurato nel mese di dicembre 2015, è stato ricavato all’interno dell’Ospedale della città, molto rinomato in questa zona in particolare per il reparto ortopedico, che si raggiunge dopo aver costeggiato le suggestive mura medievali del centro cittadino. La struttura ospedaliera composta da vari edifici è immersa nel verde all’apice della collina ma non possiamo fare a meno di notare che la Rems, motivo di orgoglio per il sindaco della città, è stata ricavata nell’ala estrema dell’ultimo degli edifici, quello più lontano rispetto al centro cittadino, quasi a volerla nascondere.
Il reparto poi, anche a non volerlo notare, si riconosce subito, perché a differenza degli altri edifici circondati da giardini incorniciati da splendide piante secolari, è arginato da cancellate di ferro e lunghe sbarre, rese meno austere solo perché dipinte di colore bianco, come a volere attutire l’austerità delle recinzioni.
Mentre aspettiamo di essere tutti, ci sediamo sull’unica panchina di fronte all’ingresso e, memori delle lunghe code di familiari che spesso ci capita di vedere di fronte al carcere, quella panchina isolata ci sembra insufficiente.
In verità, in attesa non c’è nessun familiare, più tardi infatti apprenderemo che i colloqui con i familiari sono stabiliti per soli 2 giorni alla settimana (molto meno di un carcere!) ma che il personale medico, a sua discrezione, cerca di favorire gli incontri con i pazienti oltre questo limite assolutamente incongruo per un luogo di cura, non più istituto giudiziario.
L’unica persona in vigilanza presente in tutta la struttura, priva ovviamente di agenti di polizia penitenziaria, si trova all’ingresso: non ci sono le formalità di controllo di un istituto di pena, ma le modalità di accesso sono analoghe, anzi più farraginose, di quelle di un carcere. Per entrare è necessario oltrepassare almeno tre cancelli sbarrati; di fronte ad ogni cancello è presente un allarme da suonare ed è necessario attendere l’apertura, cosa che non avverrà, ci spiegano, fintanto che tutte le altre uscite non saranno contemporaneamente chiuse; veniamo accompagnati dal personale medico e per oltrepassare tutti e tre i cancelli trascorrono almeno 5/6 minuti resi insopportabili dal rumore continuo degli allarmi che suonano senza interruzione: la dottoressa che ci scorta ci confida subito che tutto il personale medico è ossessionato da questo rumore e che questa farraginosità di ingresso non li fa sentire affatto tutelati, tutt’altro, dal momento che in caso di pericolo, sono consapevoli che l’agente non potrà avere accesso immediato ai reparti. Si ipotizza che il tecnico che ha progettato la struttura, consapevole dell’assenza della polizia penitenziaria, abbia voluto intensificare i sistemi di controllo meccanici per sopperire a quella che è stata percepita come una “carenza” di sicurezza.
L’ingresso al reparto del piano terra, per fortuna ci rincuora: l’impressione iniziale è che si tratti di una struttura ospedaliera a tutti gli effetti, nuovissima ed ordinata, con bei corridoi luminosi, alcune stanze dei degenti tutte aperte, ben pulite e sistemate, un piccolo bar/spaccio con alcuni tavolini dove si trovano alcuni “pazienti” impegnati a giocare a carte e spazi comuni; i pazienti sono tutti vestiti come se fossero pronti per uscire, nessuno è in pigiama a differenza di un ospedale, alcuni ci guardano da lontano, altri si avvicinano incuriositi. Un paio di loro ci seguono a passo lento un po’ smarriti, si vede che non stanno bene e questo un po’ ci rattrista e commuove allo stesso tempo. Uno di loro ci mostra la sua stanza orgoglioso del poster del Pisa appeso sulla testata del letto, è ben speranzoso che possa passare in B: ad oggi avrà già gioito per la notizia e speriamo che questo gli abbia fatto bene.
Tutte le stanze hanno uno, massimo due letti, gli armadietti, le finestre, il bagno esterno grande e nuovo spesso comune a più stanze. Tutti i pazienti si muovono liberamente, possono stare negli spazi comuni allestiti con sedie e tavolini. Al piano terra nessuno di loro è affiancato dal personale medico, al piano superiore, dove si trovano pazienti più problematici si avverte un maggiore “controllo”.
Dal bar si può accedere al giardino esterno, ma l’accesso al prato è impedito da un’ ulteriore fila di lunghe sbarre bianche poste a quadrato, come a formare una piccola “gabbia”: all’interno della stessa sull’unica sedia presente notiamo, una persona intenta a fumare che guarda a terra; non alza lo sguardo nemmeno quando lo salutiamo. Lo spazio interno alla recinzione di sbarre è molto piccolo e siamo costretti ad entrare non più di due alla volta per vedere il giardino, purtroppo inaccessibile.
Appeso alle sbarre troviamo un accendino legato con uno spago ed un posacenere artigianale per scuotere la cenere, una scena classica per le sbarre di una cella di un carcere, abbastanza anomala per questa struttura, dove non si comprende perché i ragazzi non possano accedere liberamente all’esterno dove si trova un prato verde e rigoglioso, privo di luoghi di pericolo, dal momento che non potrebbero mai uscire dalla struttura, interamente circondata da sbarre.
La dott.ssa che ci accompagna ci racconta che in una occasione uno dei “pazienti” più problematici con istinti molto violenti, l’ha trattenuta all’interno di questa “celletta”, chiudendola dentro e minacciando violenza contro chi tentava di avvicinarsi: lo racconta tutto sommato con una certa tranquillità, condividendo con noi il giudizio negativo su tale scelta strutturale (le sbarre!) e dimostrando una certa sicurezza sul fatto che il paziente, che lei segue personalmente, non le avrebbe mai fatto del male, anche se spesso diventa difficile contenere le sue reazioni così come sarà difficile il suo reinserimento nella società.
Al piano terreno è presente l’unica stanza a disposizione del personale, dove veniamo accolti dal direttore sanitario, Dott. Alfredo Sbrana, dal responsabile della struttura, da alcuni medici psichiatri dell’Ospedale, da altri rappresentanti del personale infermieristico ed educatori, per la maggior parte donne ed ognuno di loro pronto a rispondere alle nostre domande: all’interno della rems si trovano 8 medici psichiatri, 10 educatori professionali e tecnici per la riabilitazione psichiatrica, 30 infermieri, 12 o.ss e uno psicologo. I pazienti attualmente presenti sono 28, dei quali 12 sono toscani (7/8 trasferiti qui dal vecchio opg di Montelupo Fiorentino), 3 umbri, alcuni liguri e sardi, anche se non si potrebbero accogliere pazienti non residenti nella regione toscana. In futuro sono previsti 32/33 pazienti. Apprendiamo che sono ricoverati nella struttura almeno 10/12 pazienti stranieri, “ senza nome” ossia condannati come alias, che non parlano la lingua italiana e con i quali il medico psichiatra, per questa ragione, non è in grado di svolgere correttamente i colloqui e le sedute terapeutiche assolutamente necessarie, insieme alla somministrazione dei farmaci, per la cura della malattia mentale dalla quale sono affetti.
Il personale presente è numericamente sufficiente, ma essendo la rems ancora in fase di assestamento (un piano della struttura è ancora chiuso e deve essere terminata la ristrutturazione) ci sono ancora molte carenze soprattutto per le attrezzature fornite: in tutta la struttura c’è un solo computer su cui lavorare, c’è un solo telefono per ognuno dei due piani presenti da cui chiamare in caso di emergenza e pertanto invece di essere tenuto con sé dal medico, si trova appoggiato in terra nella stanza comune dove medici ed infermieri lavorano insieme, i medicinali forniti sono però più che sufficienti per le esigenze e gli armadietti che ci vengono mostrati ne sono stracolmi. L’ambiente è sereno e si avverte un clima di forte collaborazione.
Il personale medico ci informa che la maggior parte dei pazienti sono affetti da gravissime problematiche e che il loro reinserimento all’esterno sarà molto difficile anche se i programmi prevedono il reinserimento in società di tutti i pazienti attualmente ricoverati, ad eccezione di uno di loro: i medici, per quanto di loro competenza, predispongono dei piani terapeutici individualizzati, attraverso i colloqui e le cure farmacologiche, e come in una normale struttura ospedaliera, cercano per step di raggiungere l’obiettivo di curare la malattia mentale e di contribuire in tal modo al graduale reinserimento nella società. Apprendiamo però che coloro che sono affetti da gravi schizofrenie non potranno mai guarire del tutto e che per tutta la vita dovranno essere curati e monitorati. Nella struttura ci sono ragazzi giovanissimi 20 max 30 anni “condannati” in modo perpetuo a questa malattia.
Sul piano della curabilità di questa tipologie di malattie la visione non è certo ottimistica, così come la scienza medica non è affatto in grado allo stato di porre in correlazione la malattia con il tasso di recidiva, poiché non ci sono sufficienti dati statistici.
Secondo la valutazione “puramente medica” gli psichiatri con cui ci confrontiamo ritengono che allo stato attuale il 20/30 per cento dei pazienti non sia ancora pronto per essere reinserito nella società, per i restanti pazienti sono state formulate già diagnosi positive ma gli stessi sono in attesa del provvedimento del magistrato di sorveglianza, che non è mai tempestivo ed anzi, spesso, necessita di conferme o rivalutazioni sanitarie.
Gli step per il turn over ed il reiserimento sociale in ottemperanza alla L. 9/2012 prevedono il passaggio dalla rems, ove è prevista la cura e la stabilizzazione dei pazienti alla Comunità Morel 3 (sempre a Volterra) che ospita pazienti in “licenza finale esperimento” o comunque alla fine della misura di sicurezza oltre alla struttura a vocazione riabilitativa con minore intensità assistenziale cd. centro “Basaglia” di Pisa, dove i pazienti in libertà vigilata non detentiva o con misure di sicurezza, sono tenuti insieme ad altri pazienti con problematiche psichiatriche.
I parametri della normativa sono quindi, almeno formalmente, tutti rispettati.
Conquistare la libertà non è facile per questi “pazienti” così come non è facile per noi riconquistare l’uscita, scendiamo le scale, rifacciamo la trafila dei cancelli e degli allarmi e quando siamo fuori, non possiamo far a meno di girarci a cercare quella “gabbietta” sul prato e sperare che non ci sia più nessuno che guardi a terra fumando, consapevoli del fatto che almeno per ora non sarà così.
La relazione è di Serena Caputo- Referente dell’Osservatorio Carcere per la Camera Penale di Pisa
OPG Napoli - 20 ottobre 2015
20 ottobre 2015 - O.P.G. NAPOLI
L’Osservatorio è stato contattato dalla redazione del TG3 Campania della RAI, per un servizio televisivo sugli O.P.G. della Regione.
All’indomani del documento e del comunicato stampa dell’Unione sugli OPG, l’invito è stato accolto volentieri.
Ad oltre sei mesi, infatti, dalla formale chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, l’Unione Camere Penali Italiane, con il suo Osservatorio Carcere, ha lanciato l’allarme per una situazione che rischia drammaticamente di peggiorare travolgendo i principi di diritto e di civiltà che sono alla base della riforma.
Al 12 ottobre 2015, vi sono ancora 220 internati negli O.P.G. e le Regioni, quelle che hanno già le REMS (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza), hanno comunicato che non vi sono più posti per accogliere altre persone nelle loro strutture, già sovraffollate. Per rendersi conto delle effettive condizioni in cui gli internati sono detenuti si pensi che a Castiglione delle Stiviere – prima O.P.G., oggi REMS – dove si era ipotizzato di costituire 8 REMS, ciascuna per 20 unità - allo stato vi sono ben 270 presenze.
La struttura di Castiglione delle Stiviere, a cui è stata solo cambiata la targa all’ingresso, da OPG a REMS, è diventata la “residenza” nazionale, ospitando soggetti provenienti da tutta Italia.
La Legge è, pertanto, tradita e l’UCPI chiede un intervento immediato. Le Regioni sono in gran parte inadempienti nonostante i rinvii che vi sono stati in passato per l’entrata in vigore della Legge ed il Governo deve fare la sua parte, con le risorse necessarie e facendo scattare subito il commissariamento.
E’ stata, dunque, concordata la visita con la RAI all’OPG di Napoli. Unitamente alla giornalista Francesca Ghedini e a coloro che hanno effettuato le riprese-video, hanno partecipato alla visita l’Avv. Riccardo Polidoro, Responsabile dell’ “Osservatorio Carcere” dell’U.C.P.I., l’Avv. Angelo Mastrocola, in rappresentanza della Camera Penale di Napoli, l’Avv. Alessandro Marino, in rappresentanza del “Il Carcere Possibile”, onlus della Camera Penale di Napoli.
Il Direttore, Dott. Carlo Brunetti, il Direttore Sanitario Dott. Michele Pennino e il Comandante della Polizia Penitenziaria Carmela Finestra, hanno illustrato l’attuale situazione dell’ O.P.G. , con accesso a tutta la struttura.
L’Osservatorio era già stato nell’ istituto il 19 giugno 2014 e, all’epoca, erano presenti 97 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 100 posti. Oggi vi sono 35 internati (diminuzione dovuta agli effetti della Legge 81/2014), di cui 11 provenienti dal Lazio, 1 pugliese, 3 stranieri, 20 campani. Il Direttore riferisce che è stato già firmato il decreto di chiusura definitiva dell’OPG, così come previsto dalla riforma e che entro la fine di novembre del corrente anno vi sarà la cessazione di ogni attività. La struttura ritornerà ad essere parte del carcere di Secondigliano. Si trova, infatti, all’interno della cinta muraria del predetto istituto e, prima che diventasse OPG , era destinata ad area verde per tossicodipendenti. Nel 2008, fu chiusa la sede di Sant’Eframo , collocata al centro di Napoli, ormai fatiscente e con enormi criticità, e gli internati furono trasferiti a Secondigliano.
Gli attuali 35 ospiti saranno, nei prossimi giorni, avviati presso altre strutture, a seconda della situazione personale e della Regione di provenienza. Per la Campania si sta attendendo l’apertura delle REMS di Calvi Risorta e San Nicola Baronia, che dovrebbe avvenire alla fine di questo mese, mentre sono operative le REMS provvisorie, ma che probabilmente diverranno anch’esse definitive, di Mondragone e Rocca Romana. Gli operatori sanitari stanno lavorando affinché alcuni internati vadano nelle SIR (Strutture Intermedie Riabilitative), che fanno parte del Distretto di Salute Mentale, evitando il ricovero nelle REMS.
Sembrerebbe, dunque, da quanto riferito che, almeno per l’OPG di Napoli, per la fine di novembre, la Legge dovrebbe trovare concreta applicazione.
Per la diminuzione delle presenze 2 dei 4 reparti sono stati chiusi ed oggi sono operative 30 stanze, 15 per ogni reparto. Vi sono 5 stanze da 4 posti e 10 stanze da 1 posto , per ciascun reparto. Le stanze sono tutte con un piccolo vano bagno con lavandino e wc, mentre le docce sono comuni e vi è un locale dedicato in ciascun reparto. Vige il regime di celle aperte, come è stato constatato durante la visita e parlando con gli internati.
Alcuni hanno acconsentito ad essere intervistati dalla giornalista RAI e ad essere ripresi. Il Responsabile dell’ Osservatorio Carcere UCPI, ha chiesto espressamente che, anche se è stato ottenuto il consenso alla ripresa video, il volto venisse oscurato nella messa in onda.
E’ consentito fumare ed anzi il fumo è visto come assolutamente necessario.
I cibi vengono consumati nelle stanze e proviene dalla cucina della struttura, affidata ad una ditta esterna. Contrariamente agli anni passati, pertanto, la preparazione dei pasti non viene gestita dagli stessi internati.
E’ consentito l’uso del fornellino a gas, per cucinare, ma soprattutto per preparare il caffè, il cui consumo, viene riferito è abbondante. I fornellini vengono poi ritirati a fine giornata, per evitare incidenti.
L’ora d’aria è prevista dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 17.00.
Vi è un’intensa attività sia relativa alla socializzazione, che al trattamento, favorita anche dal ridotto numero di persone. Scuola (corso di scuola media), musicoterapia, restauro, pittura, riciclo creativo, arte presepiale, cineforum, murales. Vi è uno spazio teatro, una biblioteca, una palestra con numerosi attrezzi, un campo di calcio ben tenuto. Sono effettuati corsi di giardinaggio e di cucina. L’attività teatrale ha consentito di partecipare, ogni anno, alla Rassegna teatrale “Il Carcere Possibile”, organizzata dall’omonima onlus della Camera Penale di Napoli, che si tiene nel teatro stabile della città, il “Mercadante”.
La Magistratura di Sorveglianza è molto presente ed il Magistrato viene almeno una volta a settimana e incontra gli internati.
Da giugno 2010 non si fa più contenzione . Nel 2009 era stata praticata in 9 casi. Nel 2010 solo ad uno.
Vi sono 2 psichiatri, 1 psicologo. Guardia medica h24. Per il resto analisi, visite specialistiche, urgenze, ricoveri, interventi, ci si rivolge a strutture sanitarie estrerne. Vi è un’infermeria in ogni reparto.
Il personale di Polizia penitenziaria è composto da 60 unità.
I colloqui (due giorni a settimana, il martedì e il venerdì) avvengono in uno spazio con tavolini e sedie. Una stanza è attrezzata con giochi per gli incontri con i figli.
La Comunità di Sant’Egidio organizza ogni anno il pranzo di Natale e a giugno una gita al mare.
Nel lasciare la struttura, una gradita sorpresa. Nella sala teatro un internato – musicista professionista – ha suonato al pianoforte numerosi brani, passando da Munasterio ‘e Santa Chiara a Stranger in the night, con una maestria unica . L’emozione dei visitatori, purtroppo, difficilmente potrà essere recepita nelle immagini che andranno in televisione.20 ottobre 2015 - O.P.G. NAPOLI
Nel lasciare la struttura, una gradita sorpresa. Nella sala teatro un internato – musicista professionista – ha suonato al pianoforte numerosi brani, passando da Munasterio ‘e Santa Chiara a Stranger in the night, con una maestria unica . L’emozione dei visitatori, purtroppo, difficilmente potrà essere recepita nelle immagini che andranno in televisione.
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