Source: https://ilcantodellebalene.com/rimborso-pensione-blocco-stipendiale/
Timestamp: 2017-11-22 07:29:29+00:00
Document Index: 41866750

Matched Legal Cases: ['art. 2697', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art 1', 'sentenza ', 'sentenza ']

Rimborsi e Ricorsi: dalla pensione al blocco stipendiale • il Canto delle Balene
INPS: Rimborsi e come ricorrere contro le richieste di denaro
Blocco stipendiale: come ottenere il risarcimento
L'INPS, sta inviando a numerosi pensionati, lettere con le quali chiede loro il rimborso di denaro indebitamente accreditato, il problema è che nella maggior parte dei casi non ne ha diritto.
In particolare si tratta della differenza tra la pensione definitiva e quella provvisoria, cosicché l'Istituto di previdenza, attraverso la missiva informa il titolare di aver ricevuto assegni maggiorati, chiedendo quindi la restituzione di tali somme in un'unica soluzione, oppure attraverso la rateizzazione delle stesse.
Quanto accade è dovuto ad errori di calcolo e già in passato la Corte di Cassazione tramite sentenze, ha più volte sentenziato che in casi del genere, in base all'art. 2697 del codice civile, spetta all'Istituto provare la causa di un indebito, tanto più se questo va ad incidere notevolmente sul patrimonio del pensionato o destinatario che sia.
A gennaio 2017, la Cassazione con la sentenza n.482 ha nuovamente confermato quanto già espresso in passato con sentenze come la n.19762 del 2008 e la n.198 del 2011, ovvero che la richiesta di rientrare in possesso a distanza di anni, di importi non dovuti da parte del pensionato, deve reggersi su un provvedimento che abbia una motivazione indicante presupposti e ragioni giuridiche, altrimenti la pretesa di recupero, come si legge, è infondata.
Quanto la domanda di rientro avanzata dall'INPS, sia da considerarsi illegittima a prescindere, sta anche nel fatto che il pensionato non ha alcuna responsabilità ed ed è ignaro di un possibile errore compiuto dell'Ente, che da parte sua, è invece in possesso di tutte le informazioni per una corretta erogazione, tanto più, che l'Istituto di previdenza, è chiamato per legge alla verifica annuale delle posizioni pensionistiche e di conseguenza a provvedere entro l'anno successivo all'eventuale recupero di somme pagate in eccedenza.
Incidenti che spesso avvengono anche per la cessione del quinto della pensione e molti, sentendosi impotenti davanti all'INPS preferiscono pagare, magari rinunciando persino alla difesa di un avvocato, considerando le eventuali spese che potrebbero aggravarsi qualora la causa andasse persa.
Dalle pagine del proprio sito, Rimborsopensioni.it ribadisce come l'INPS non possa «richiedere a distanza di anni la differenza tra la pensione definitiva e quella provvisoria o comunque qualsiasi somma erogata in più a causa di un errore del’istituto» aggiungendo che per far fronte alle richieste dell'INPS, oltre all'avvocato, è possibile avvalersi anche della meno cara magistratura contabile o Corte dei Conti.
L'iniziativa Rimborsopensioni.it - nata dalla collaborazione tra lo Studio Legale Frisani e Gestione Crediti Pubblici s.r.l. - attraverso ricorsi collettivi, ha lanciato la campagna affinché i pensionati possano vedersi riconosciuti per intero, gli importi relativi alla rivalutazione della pensione sospesa dal governo Monti, in virtù della sentenza della Corte Costituzionale del 2015, che il famigerato bonus Poletti ha però ignorato in buona parte.
In attesa della pronuncia della sull'incostituzionalità del bonus, Rimborsopensioni.it, così come altre associazioni come Codacons o Movimento Consumatori, sta adesso intraprendendo una nuova azione legale contro il blocco dei rinnovi contrattuali, mosso ai danni dei dipendenti statali.
Da gennaio 2010, l’art. 9 comma 17 del Decreto Legge 78/2010 convertito dall’art 1 comma 1 della Legge n. 122/2010, ha disposto il blocco stipendiale sulla paga base dei lavoratori pubblici, ma ancora la Corte Costituzionale con la famosa sentenza n. 178 del 30 luglio 2015, ha ratificato l’illegittimità delle norme che hanno permesso il congelamento della contrattazione collettiva nel pubblico impiego, in quanto violano la legge che stabilisce, per i dipendenti pubblici, il diritto all’adeguamento annuale dello stipendio rispetto al crescente costo della vita.
Va da sé che sia incostituzionale anche l'eccessivo protrarsi del blocco, contro il quale dunque, dipendenti comunali, di provincie, regioni, ministeri o di qualunque ente pubblico ed altrettanto i pensionati che non hanno avuto diritto al rinnovo, possono far ricorso anche attraverso le suddette azioni collettive, chiedendo indennizzo o risarcimento allo Stato per inadempimento.
Nonostante la sentenza preveda che l'indennizzo debba essere calcolato a partire dalla notificazione della stessa, secondo il Codacons, ogni dipendente potrà richiedere da 100 euro al mese per il periodo che va dal 2010 al 2015 oppure 200 euro nel caso in cui si parta dalla data del 30 luglio 2015 fino a che non ci sarà il via libera allo sblocco.
Rimborsopensioni.it, che si rivolgerà alla Corte Europea dell'Uomo, parla di circa 70 euro al mese, calcolato sull'intero arco temporale, quindi dal 2010 a data da destinarsi, in entrambi i casi, si tratta di somme più che ragguardevoli.
Rimborsi e Ricorsi: dalla pensione al blocco stipendiale ultima modifica: 2017-10-20T11:00:42+00:00 da Giuseppe Logandi