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Timestamp: 2017-02-22 03:54:00+00:00
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HOME Codice proc. penale Articoli Codice proc. penale Agg. il 15 aprile 2015 Codice proc. penale Art. 531 cod. proc. penale: Dichiarazione di estinzione del reato L’AUTORE: Redazione
1. Salvo quanto disposto dall’articolo 129 comma 2, il giudice, se il reato è estinto, pronuncia sentenza di non doversi procedere enunciandone la causa nel dispositivo.
Nel caso di sentenza di proscioglimento emessa, ai sensi dell'art. 531 c.p.p., per l'intervenuta prescrizione del reato, è illegittima la statuizione con la quale il giudice ponga a carico dell'imputato le spese di conservazione e custodia delle cose sequestrate. (Annulla in parte senza rinvio, App. Torino, 25/06/2013 )
Cassazione penale sez. IV 31 gennaio 2014 n. 6792 Nell'udienza preliminare il giudice, in presenza di elementi che risultano insufficienti o contraddittori, non deve decidere pro reo come se fosse applicabile il parametro degli art. 529 - 531 c.p.p.; la sentenza di non luogo a procedere trova la sua radice in un compendio probatorio non modificabile nel dibattimento (confermata nella specie la sentenza di non luogo a procedere emessa dal g.i.p. relativamente ad alcuni reati contestati ai titolari di agenzie di pompe funebri, ai loro dipendenti e ai necrofori, atteso che la inconsistenza - non la mera insufficienza - degli elementi a sostegno del teorema accusatorio non potevano essere colmata con ulteriori indagini o il vaglio dibattimentale).
Cassazione penale sez. III 20 settembre 2011 n. 41409 In presenza di una causa di estinzione del reato, l'eventuale difetto o contraddittorietà od insufficienza della prova della colpevolezza dell'imputato non consente di accedere al proscioglimento nel merito, ex art. 530, comma 2, c.p.p., potendo prevalere la causa di non punibilità, ai sensi dell'art. 129 cpv. c.p. e art. 531, comma 1, c.p.p., nel solo caso in cui quest'ultima sia "evidente", emerga in modo palese, "positivamente" dagli atti processuali. (c.p.p., art. 129, 530, 531).
Cassazione penale sez. IV 13 gennaio 2011 n. 13746 Ai sensi dell'art. 531, comma 2, c.p.p., ove sussistano incertezze sulla data di consumazione del reato, il dubbio deve essere risolto in favore dell'imputato, dichiarando decorso il termine di prescrizione: ciò in quanto l'onere di provare con precisione l'epoca del fatto non grava sull'imputato, bensì sull'accusa, sicché in mancanza di prova certa sulla data di consumazione, per il principio del "favor rei", va dichiarata l'estinzione del reato per compiuta prescrizione.
Cassazione penale sez. II 17 maggio 2007 n. 23395 In tema di revisione, l'art. 631 c.p.p. prevede che gli elementi in base ai quali si chiede la revisione debbano, a pena di inammissibilità della domanda, essere tali da dimostrare, "se accertati", che il condannato deve essere prosciolto a norma degli art. 529, 530 e 531 c.p.p. Pertanto, l'autorità giudiziaria, nella prima fase del procedimento, deve svolgere unicamente una sommaria delibazione degli elementi di prova addotti, finalizzata alla verifica dell'eventuale sussistenza di un'infondatezza che, in quanto definita come "manifesta" (art. 634 c.p.p.). deve essere rilevabile "ictu oculi", senza necessità di approfonditi esami. Mentre è soltanto nel successivo giudizio di merito che gli elementi posti a fondamento della domanda devono essere sottoposti a un'indagine volta ad accertarne la concreta sussistenza. In altri termini, la valutazione preliminare sulla richiesta non può mai consistere in un'anticipazione dell'apprezzamento di merito riservato al vero e proprio giudizio di revisione, da svolgersi nel contraddittorio delle parti, dovendo il giudice di merito, nel corso della fase rescindente che si concluda con la pronuncia in ordine all'ammissibilità della domanda, limitare il proprio compito alla valutazione in astratto, e non in concreto, della sola idoneità dei nuovi elementi dedotti a dimostrare, ove accertati, che il condannato, attraverso il completo riesame di tutte le prove, unitamente a quelle nuove prodotte, debba essere prosciolto.
Cassazione penale sez. IV 15 marzo 2007 n. 18350 In tema di dichiarazione di estinzione del reato, il "favor innocentiae" di cui all'art. 531 comma 2 c.p.p., per il quale il giudice dichiara non doversi procedere quando vi è dubbio sull'esistenza di una causa di estinzione del reato, può trovare applicazione allorché l'incertezza ricada su elementi fattuali dell'"iter criminis", come il "tempus commissi delicti", ma non con riguardo ad attività "post delictum" che, richieste all'imputato o da lui provocate, come l'oblazione, la sanatoria per i reati edilizi, i condoni previdenziali ed altro, devono risultare da atti formali e processuali inconciliabili con il dubbio sulla esistenza della dedotta causa di estinzione.
Cassazione penale sez. III 12 aprile 2006 n. 18772 Il giudice dell'udienza preliminare, investito della richiesta del p.m. di rinvio a giudizio dell'imputato, non può emettere sentenza di non doversi procedere per la ritenuta sussistenza di una causa di non punibilità senza la previa fissazione della udienza in camera di consiglio. (La Corte ha osservato che l'art. 129 c.p.p. non attribuisce al giudice un potere di giudizio ulteriore ed autonomo rispetto a quello già riconosciutogli dalle specifiche norme che regolano l'epilogo proscioglitivo nelle varie fasi e nei diversi gradi del processo - art. 425, 469, 529, 530 e 531 stesso codice -, ma enuncia una regola di condotta rivolta al giudice che, operando in ogni stato e grado del processo, presuppone un esercizio della giurisdizione con effettiva pienezza del contraddittorio).
Cassazione penale sez. un. 25 gennaio 2005 n. 12283 Il richiamo contenuto nell'art. 531 comma 1 c.p.p. all'art. 129 comma 2 c.p.p. come regola di giudizio nella scelta tra le formule di proscioglimento delle sentenze dibattimentali è indicativo della volontà del legislatore di non restringere la possibilità di un proscioglimento ampio nel merito in presenza di un fenomeno estintivo ai soli casi di prova manifesta. Il concetto di "evidenza" richiamato dall'art. 129 comma 2 c.p.p. non può infatti essere inteso come prova "prima facie" dell'innocenza dell'imputato, immediatamente rilevabile dalla lettura degli atti, perché l'estraneità dell'imputato al fatto può anche costituire la conclusione logico-giuridica del percorso seguito dal giudice nella valutazione della prova. Perciò, in presenza di una prova insufficiente o contraddittoria in merito alla sussistenza del fatto, alla sua attribuibilità all'imputato, alla sua configurabilità come reato, all'imputabilità, deve essere adottata la formula ampiamente liberatoria in luogo della pronuncia estintiva del reato (nella specie, per prescrizione).
Cassazione penale sez. I 16 settembre 2004 n. 40386 Il c.p.p. del 1988 detta la regola, innovativa e generale, dell'autonomia tra il giudizio civile e quello penale, regola rispetto alla quale le norme di cui agli art. 651 e 652 c.p.p. costituiscono, pertanto, altrettante eccezioni. Esse, unitamente con i successivi art. 653 e 654, individuano, in realtà, tre categorie di giudizi, quello (civile e amministrativo) di danno, quello disciplinare, ed infine, genericamente, "altri giudizi civili e amministrativi". Ne consegue che, se nell'ambito degli "altri giudizi civili o amministrativi", la sentenza di assoluzione o di condanna fa indifferentemente stato, tout court, sui fatti accertati dal giudice penale e rilevanti ai fini della decisione, quanto, invece, al giudizio civile per danni: 1) la sentenza di condanna di cui all'art. 651 c.p.p. ha efficacia di giudicato solo con riferimento all'accertamento del fatto - reato, della sua illiceità penale, della sua commissione da parte dell'imputato, ma non fa stato su tutti i fatti accertati nel corso del processo penale; 2) la sentenza di assoluzione ha efficacia di giudicato solo con riferimento all'accertamento che il fatto non sussiste, che l'imputato non l'ha commesso, che è stato compiuto in presenza dell'esimente di cui all'art. 51 c.p.p. (non anche, pertanto, con riferimento alle altre ipotesi assolutorie, quali la mancanza dell'elemento psicologico del reato, l'esistenza di una causa di giustificazione diversa da quella dell'art. 51, l'esistenza di una causa di non imputabilità o non punibilità dell'autore del reato); 3) la sentenza di non doversi procedere (che ha per oggetto esclusivamente l'accertamento di una situazione processuale di inesistenza di una condizione di procedibilità, ex art. 529 c.p.p., ovvero di esistenza di una causa di estinzione del reato, ex art. 531 c.p.p.) non ha mai efficacia di giudicato nei confronti dell'imputato (nè a suo favore, nè contro di lui), in quanto l'oggetto della decisione non è il previo accertamento del fatto - reato, onde passare alla successiva declaratoria di non doversi procedere, bensì l'accertamento dell'inesistenza di una condizione di procedibilità o di estinzione del reato stesso.
Cassazione civile sez. III 02 agosto 2004 n. 14770 Art. precedente
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