Source: https://www.sicuromagazine.it/jobs-act-modifiche-tu-sicurezza/
Timestamp: 2019-09-21 12:02:01+00:00
Document Index: 48410551

Matched Legal Cases: ['art. 2087', 'art. 2043', 'art. 1225', 'sentenza ', 'art.323', 'art.479']

Jobs Act: modifiche al T.U. sicurezza | Sicuro Magazine
Jobs Act: modifiche al T.U. sicurezza
Jobs Act: modifiche al T.U.…
Le modifiche al T.U. della sicurezza introdotte dal Jobs Act anche in materia ispezioni.
a cura del Prof. Fabrizio Bottini
Direttore Nazionale Ufficio giuridico di garanzia AIFES
Docente Universitario in legislazione prevenzionale
Diritto del lavoro e tutela assicurativa.
È ormai ampiamente risaputo, dall’operatore prevenzionale, che l’obbligo di sicurezza ricade principalmente sul datore di lavoro, come soggetto responsabile dell’intera organizzazione e garante del sistema antinfortunistico.
Sotto il profilo giuridico al principio della responsabilità penale, chiaro centro unitario di formale imputazione, si contrappone il concetto della complessità dell’organizzazione aziendale ponendo ad evidenza come anche altri soggetti “aziendali” rispondano, potenzialmente, per una moltitudine di reati omissivi.
Analizzando nel dettaglio, le ipotesi di responsabilità non si può non iniziare dal disposto dell’art. 2087 del codice civile (L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro) norma per eccellenza del sistema prevenzionale, che vede in capo al datore di lavoro una duplice “veste” di responsabilità:
di natura contrattuale per violazione di un diritto di credito; (La responsabilità del datore di lavoro è di natura contrattuale, per cui, ai fini del relativo accertamento, sul lavoratore che lamenti di aver subito a causa dell’attività lavorativa svolta un danno alla salute, incombe l’onere di provare l’esistenza del danno e la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’uno e l’altro elemento, mentre grava sul datore di lavoro l’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno)
di natura extracontrattuale per violazione di un diritto assoluto della persona (detta responsabilità è originata da qualunque fatto colposo o doloso che cagioni ad altri un danno ingiusto. Gli elementi fondamentali della responsabilità extracontrattuale, così come individuati dall’ art. 2043 c.c., sono, dunque, il fatto illecito, il danno ingiusto, il nesso di causalità giuridica e materiale tra il fatto illecito, l’evento lesivo ed il danno ingiusto, la colpevolezza dell’agente e l’imputabilità del fatto lesivo. La responsabilità extracontrattuale viene, di norma, messa a raffronto con la responsabilità contrattuale, della quale condivide l’obbligazione risarcitoria ma dalla quale si distingue in ordine alla fonte dell’obbligazione e quanto alla relativa disciplina giuridica.
In tale prospettiva, mentre nell’ambito della responsabilità contrattuale l’obbligazione risarcitoria si giustappone o si sostituisce alla precedente obbligazione contrattuale, nell’ambito della responsabilità extracontrattuale esiste esclusivamente l’obbligazione risarcitoria che nasce, per l’appunto, in conseguenza del fatto illecito produttivo del danno ingiusto.
Ulteriore elemento di distinzione è quello relativo all’onere della prova della colpa in quanto nell’ambito della responsabilità extracontrattuale è il danneggiato che deve fornire la prova del comportamento colpevole dell’autore dell’illecito mentre, nella responsabilità contrattuale, l’onere di provare il comportamento diligente nonostante il mancato adempimento della prestazione grava sul debitore.
Altro elemento di differenziazione riguarda l’ambito dei danni risarcibili in quanto, in caso di responsabilità extracontrattuale, l’obbligo risarcitorio non è limitato, come nella contrattuale, ai danni prevedibili al momento in cui è sorta l’obbligazione (cfr. l’art. 1225 c.c.).
Tanto premesso, negli ultimi anni si è molto dibattuto sulla applicabilità di fattispecie penalistiche prima d’ora, relative a ben altri reati che non quelli prevenzionali.
Ci riferiamo alla triste vicenda della acciaieria torinese della Thyssenkroup all’interno della quale, la notte tra il 5 ed il 6 dicembre 2007, si originò un tragico incendio che portò alla morte sette lavoratori dello stabilimento.
Il caso destò particolare interesse nell’opinione pubblica e fu caratterizzato da una sentenza di primo grado, come definita da più voci, “epocale”, per aver riconosciuto per la prima volta la sussistenza del dolo eventuale in caso di incidente mortale sul lavoro (l’agente si sia rappresentato come probabile e possibile anche l’evento morte e, ciononostante, abbia agito, così accettando di esso preventivamente il rischio e mostrando in definitiva di volerlo cagionare) nei confronti dell’Amministratore Delegato, per poi scaturire in ben altre fattispecie penalistiche riconducibili alla colpa cosciente (mal governo di un rischio e mancata adozione di cautele doverose, idonee a evitare le conseguenze pregiudizievoli che caratterizzano l’illecito) per quanto riguarda gli altri “attori” coinvolti.
Oltre quanto esposto, l’altra evidente particolarità che ha contraddistinto la vicenda in esame, è l’aver posto l’attenzione, da parte della Procura della Repubblica anche ad altri soggetti “estranei” all’azienda, oggetto di separato procedimento penale.
Ci riferiamo ad “alcuni” organi ispettivi, che sarebbero (condizionale d’obbligo) stati particolarmente benevolenti nei confronti della Azienda. Sembrano, infatti, essersi verificati episodi punibili ex art.323 c.p. – abuso d’ufficio (salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni). La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravi
ed art.479 c.p. – falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati o in autorizzazioni amministrative.
(Il pubblico ufficiale che, ricevendo o formando un atto nell’esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente che un fatto è stato da lui compiuto o è avvenuto alla sua presenza, o attesta come da lui ricevute dichiarazioni a lui non rese, ovvero omette o altera dichiarazioni da lui ricevute, o comunque attesta falsamente fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, soggiace alle pene stabilite nell’articolo 476) testi la cui attendibilità è stata confermata rilevano infatti che l’impresa veniva messa al corrente delle visite da parte dell’A.S.L. con qualche giorno di anticipo, in modo tale da poter procedere a pulizie ad hoc, appositamente in funzione dell’imminente verifica, al fine di conferire un aspetto presentabile al sito produttivo.
Il rinvenimento ed il sequestro di alcune mail a riguardo provenienti dagli imputati e dirette ai dirigenti, ai capireparto ed ai capiturno del sito torinese costituiscono un indicatore particolarmente solido della conoscenza delle condizioni precarie ed “impresentabili” dello stabilimento.
In aggiunta, è opportuno segnalare come i controlli e le prescrizioni fossero connotati da una “complessiva scarsità e […] carente incisività”
In ultimo è bene precisare con incisività giuridica che tutto quanto riportato non può attenuare, comunque, le responsabilità̀ del datore di lavoro, posto il cruciale ruolo che egli riveste nell’individuazione e nella riduzione al minimo dei pericoli per l’incolumità̀ dei suoi lavoratori.
Categoria: ApprofondimentiDi Redazione 10 Novembre 2016 Lascia un commento
Tags datore lavorojobs actsicurezza
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