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Timestamp: 2019-12-06 12:50:38+00:00
Document Index: 108187604

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 34', 'art. 14', 'art. 281', 'art. 276', 'art. 276', 'art. 158', 'sentenza ', 'art. 354']

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Posted on 14 giugno 2016 by Avv. Giuseppe Tripodi
Sentenza 4 maggio – 6 giugno 2016, n. 11581
Presidente Bernabai – Relatore Di Virgilio
Il Giudice del merito, ritenuta la propria competenza, dovendosi escludere la competenza del giudice di pace in quanto il rito prevede la decisione collegiale della causa introdotta con rito sommario, ha ritenuto: non necessaria la riunione col giudizio 5097/12, dal momento che non era stata contestata la prestazione d’opera professionale; che risultavano provati documentalmente l’incarico e l’espletamento dell’attivita’ professionale da parte dell’avv. L. ; che per la liquidazione occorreva applicare la tariffa professionale, in quanto l’attivita’ si era esaurita prima dell’abrogazione delle tariffe; che la contestazione della societa’ era generica, da cui la non necessita’ della trasformazione del rito; che non poteva utilizzarsi lo scaglione relativo al valore della transazione intervenuta tra le parti.
E’ opportuno altresi’ rilevare che, con la recente sentenza 4002/2016, questa Corte, all’esito dell’ampia ricognizione della novella legislativa, ha affermato che le controversie per la liquidazione delle spese, degli onorari e dei diritti dell’avvocato nei confronti del proprio cliente previste dall’articolo 28 della l. n. 794 del 1942 – come risultante all’esito delle modifiche apportate dall’art. 34 del d.lgs. n. 150 del 2011 e dell’abrogazione degli artt. 29 e 30 della medesima legge n. 794 del 1942 – devono essere trattate con la procedura prevista dall’art. 14 del suddetto d.lgs. n. 150 del 2011, anche nell’ipotesi in cui la domanda riguardi l’”an” della pretesa, senza possibilita’ per il giudice adito di trasformare il rito sommario in rito ordinario o di dichiarare l’inammissibilita’ della domanda.
Detta ordinanza deve ritenersi affetta da nullita’, in quanto emessa dal Collegio che non aveva come tale partecipato all’udienza ex art. 281 sexies c.p.c., con cio’ determinandosi la violazione dell’art. 276 c.p.c., e quindi il vizio di costituzione del giudice; come infatti affermato, tra le altre, nelle pronunce 15629/05, 20859/09, la decisione di primo grado deliberata in camera di consiglio da un collegio diverso, in uno o piu’ membri, da quello che ha assistito alla discussione della causa, in violazione dell’art. 276, primo comma, c.p.c., e’ causa di nullita’ della sentenza, riconducibile al vizio di costituzione del giudice ai sensi dell’art. 158 c.p.c. ed e’ soggetta al relativo regime, con la conseguenza che il giudice d’appello che rilevi anche d’ufficio detta nullita’, e’ tenuto a trattenere la causa e a deciderla nel merito, provvedendo alla rinnovazione della decisione come naturale rimedio contro la rilevazione della nullita’ (salvo dar corso anche ad eventuali attivita’ cui sia stato sollecitato nell’ambito del regime dei “nova” in appello), e non deve, invece, rimettere la causa al primo giudice che ha pronunciato la sentenza affetta da nullita’, in quanto non ricorre nella specie alcuna delle ipotesi di rimessione tassativamente previste dall’art. 354 c.p.c., mentre, ove il vizio venga rilevato (anche d’ufficio) dalla Corte di cassazione, la causa va rimessa al giudice d’appello ovvero al giudice che ha pronunciato in unico grado per la rinnovazione della decisione, non potendo la rinnovazione della decisione essere effettuata nel giudizio di legittimita’.
3.1.- Conclusivamente, respinto il primo motivo, va accolto il secondo motivo e, dichiarata la nullita’ dell’ordinanza impugnata, va cassata la pronuncia in oggetto, con rinvio al Tribunale di Parma in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.
La Corte respinge il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo; dichiara la nullita’ dell’ordinanza impugnata, cassa la pronuncia in oggetto e rinvia al Tribunale di Parma in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.