Source: https://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3828
Timestamp: 2019-01-19 15:00:41+00:00
Document Index: 160367269

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 44']

Presentata alla Camera. PROPOSTA DI LEGGE D’INIZIATIVA DEI DEPUTATI PISICCHIO, ZAMPA, MAZZUCA, PIONATI, MERLO, GIULIETTI, RAO, SALVINI e LEHNER NORME RELATIVE ALLA RIFORMA DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI. Si tratta di una riforma profondamente innovativa, basata su tre punti cardine che modificano, rivoluzionandola, la legge istitutiva dell'Ordine risalente a 46 anni fa. I punti di forte innovazione riguardano l'accesso alla professione, lo snellimento del Consiglio Nazionale realizzato attraverso la sostanziale riduzione del numero dei consiglieri, l’importante modifica della composizione e delle procedure degli organi chiamati a giudicare sulle violazioni al codice deontologico.
Progetto di legge 2393, primo firmatario Pino Pisicchio, recante “Modifiche alla legge 3 febbraio 1963, n. 69, in materia di ordinamento della professione di giornalista”, presentato alla Camera dei Deputati il 22.04.2009.
L'informazione giornalistica registra ormai da decenni trasformazioni profonde, rapide e continue. I suoi confini sono sempre più indefiniti e l'Ordine dei giornalisti, modellato su una realtà lontana quasi mezzo secolo, incontra molte difficoltà nel governare il cambiamento. Molti operatori dell'informazione lo vivono come una struttura a cui è faticoso accedere, e a volte anche come un ingombro. L'Ordine dei giornalisti rivendica con orgoglio, pur nelle difficoltà create da norme non più rispondenti alla nuova realtà dell'informazione, l'impegno profuso nella promozione di una cultura dell'informazione, nella tutela dei soggetti deboli, nel forzare le strettoie dell'accesso, nell'introdurre regole deontologiche più severe. Condizione perché questo impegno possa esprimersi pienamente è una riforma radicale che cambi le regole dell'accesso, consenta una formazione permanente, renda possibile una puntuale e rapida applicazione dei principi deontologici, ridefinisca i meccanismi di selezione della rappresentanza. Nel dettaglio, la legge istitutiva dell'Ordine dei Giornalisti, 69/1963, ha compiuto ormai 45 anni. Le impostazioni di principio sono ancora validissime - anzi, si può dire che risultino persino più attuali e importanti oggi - mentre i dettami strutturali e organizzativi richiedono una profonda riforma. Infatti, nel tempo trascorso molte trasformazioni sono avvenute nel campo dell'informazione e dei media (basti pensare ad Internet, fenomeno inedito e largamente rivoluzionario, e al peso della TV come fonte primaria di informazione dei cittadini, quale non poteva essere immaginata all'epoca in cui il legislatore provvedeva a normare la professione giornalistica). Grandi modificazioni sono avvenute anche nella società, e segnatamente nella qualificazione delle attività formative e professionali: su di esse sono intervenute ampiamente le legislazioni nazionali e comunitarie, con riflessi che nel settore del giornalismo sono soltanto indiretti. C'è da sottolineare che le rappresentanze dei giornalisti, in primis proprio quelle dell'Ordine, sollecitano da alcuni lustri un adeguamento normativo. Ricordiamo qui che <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Corte Costituzionale, a più riprese ha confermato la legittimità dell'Ordine dei giornalisti, riconoscendo che la legge 69/1963 disciplina esclusivamente il giornalismo come professione, e quindi non limita in nulla l'accesso ai mezzi di informazione come libera espressione del pensiero. <?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Occorre, infatti, distinguere tra l'informazione e altre libere manifestazioni, come le opinioni e più in generale ogni tipo di espressione. L'informazione, in regime democratico, non soltanto è diritto ma anche un dovere. Del diritto sono titolari sia i giornalisti (libertà di stampa) sia i cittadini tutti (diritto di essere informati); il dovere, invece è in capo ai soli giornalisti, come esplica la legge Gonella all'art. 2. Dire dunque che l'informazione la fanno i giornalisti, ed essi soltanto, lungi dal configurare una esclusione o una limitazione di diritti di tutti, significa invece affermare una garanzia democratica, in continuità con l'articolo 21 della Costituzione che riconosce a tutti il diritto "di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione". In concreto, non potrebbe, e non è riservata ai soli iscritti all'Ordine la facoltà di scrivere sui giornali o esprimersi con altri mezzi che ad essi si possono assimilare.
È competenza dei giornalisti la ricerca, l'elaborazione, il commento, la verifica delle notizie. Non sono di pertinenza giornalistica prestazioni attinenti alle informazioni di servizio, pubblicitarie e di contenuto commerciale.
L'esperienza di questi 45 anni ha fatto emergere i limiti dell'ordinamento attuale – ovviabili in gran parte con una riforma che renda più agile ed effettiva l'azione dell'Ordine dei giornalisti - ma ha anche confermato l'importanza di esso come strumento in grado di dare ancoraggio e certezze normative all'indipendenza del giornalista.
All'attivo del bilancio di lungo periodo stanno diversi fattori. Innanzitutto la promozione de l'applicazione di regole deontologiche sempre più puntuali e severe: per il rispetto dei soggetti deboli e per la tutela dei minori, per svincolare l'informazione da condizionamenti della pubblicità, e per evitare i conflitti di interessi in settori molto sensibili come l'informazione economico-finanziaria e quella rivolta ai consumatori. L'Ordine ha sviluppato in tutto questo periodo la cultura dell'informazione, anche attraverso le scuole di formazione al giornalismo, e promosso iniziative di formazione permanente (in quest'ultimo settore gli interventi sono ancora embrionali, e necessitano di nuovi impegni ed investimenti).
Essi sono ottimamente riassunti nell'art. 2: "è insopprimibile diritto dei giornalisti la libertà di informazione e di critica, limitata dall'osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui". E ancora: "è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti". Importante per una libera professione anche il comma che recita "Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse.
C'è anche da rilevare che la Consulta, confermando con la sentenza n. 11/1968 la legittimità dell'Ordine ne sottolinea la capacità di tutelare, con la deontologia, "la libertà degli iscritti nei confronti del contrapposto potere economico dei datori di lavoro, compito, questo, che supera di gran lunga la tutela sindacale dei diritti della categoria e che perciò può essere assolto da un Ordine a struttura democratica che con i suoi poteri di ente pubblico vigili, nei confronti di tutti e nell'interesse della collettività, sulla rigorosa osservanza di quella dignità professionale che si traduce, anzitutto e soprattutto, nel non abdicare mai alla libertà di informazione e di critica e nel non cedere a sollecitazioni che possono comprometterla" .
Una riforma della legge dell'Ordine deve perciò mantenere inalterate queste impostazioni di principio, modificando invece alcuni punti specifici che sono:
I processi attraversati dalla società, e dalla stessa editoria giornalistica, suggeriscono un approccio differente. Di fatto si constata che nell'ultimo decennio più di 3 su 4 delle persone che sostengono l'esame per diventare professionisti hanno una laurea. L'Ordine dei giornalisti ha stipulato convenzioni con numerose università per corsi specialistici che danno accesso all'esame professionale, nel rispetto della legge e delle norme che definiscono il praticantato. È dunque maturo un cambiamento, che preveda un canale di accesso unico attraverso:
1) Laurea magistrale in giornalismo che conduca all'esame professionale;
2) Master specifico riconosciuto dall'Ordine dei giornalisti;
La presente proposta di legge si conforma a questi principi ispiratori recependo, all'art. 1, l'impianto suggerito dall'Ordine dei giornalisti con il documento di indirizzo per la riforma.
I pubblicisti costituiscono un prezioso patrimonio di saperi e competenze, e concorrono in modo sostanzioso all'informazione quotidiana e periodica, stampata e no.
Oggi la via per l'accesso all' elenco dei pubblicisti è il riconoscimento di una attività continuativa nell’arco di almeno due anni. Nessuna prova di ingresso è richiesta.
Nella proposta di legge i giornalisti pubblicisti mantengono i medesimi requisiti di accesso con l'aggiunta però di corsi specifici di cultura e norme che regolano il giornalismo (art. 2) e terminano con una prova conclusiva sulle materie studiate.
La proposta tiene conto (art. 3), inoltre, dei "pubblicisti di necessità", collocati in un elenco che non sarebbe il loro proprio, ma è finora l'unico che possa ospitarli in base alle norme fissate dalla L. 69/1963.
In base alla proposta resta nella disponibilità degli attuali pubblicisti la scelta di rimanervi senza il passaggio all'elenco dei professionisti in una dimensione transitoria.
Con l'art. 4 vengono indicati nuovi principi relativi alle regole elettorali per l'elezione dei Consiglieri nazionali. Infatti uno dei punti in cui le norme stabilite 45 anni fa appaiono più bisognose di cambiamenti è quello delle modalità di elezioni dei consiglieri nazionali.
Varate in un'epoca in cui gli addetti al giornalismo erano poche centinaia, oggi hanno portato ad una cifra spropositata di consiglieri nazionali (con la certezza che la situazione peggiorerà ancora, se non si interviene).
Infatti, mentre negli anni '60, all'esordio, i consiglieri nazionali erano 45, oggi superano la cifra di 130. Tutto ciò comporta oneri eccessivi, lungaggini, problemi anche di spazio.
Una drastica riduzione del numero dei consiglieri nazionali è, quindi, un obiettivo irrinunciabile della riforma, che si intende cogliere rinviando definizione del procedimento elettorale ad un regolamento da emanarsi a cura del Ministro della Giustizia.
A rendere urgente una modifica delle procedure in campo disciplinare è l'esperienza passata e recente: il Consiglio nazionale funge da tribunale deontologico d'appello rispetto alle deliberazioni dei singoli Consigli regionali. Un collegio formato da più di 130 giudici non raggiunge quasi mai il plenum; rischia continuamente la dispersione e le lungaggini; procedendo a scrutinio segreto richiede tempi enormi anche per decisioni apparentemente semplici: è frequente che il lavoro si paralizzi perché viene meno il numero legale.
Con l'articolo 5 si istituisce, pertanto, una Commissione nazionale deontologica, composta da nove membri espressione del CN, competente in materia disciplinare.
GIURI' PER LA CORRETTEZZA DELL'INFORMAZIONE
L'articolo 6 recepisce la proposta dell'Istituzione di un Giurì per la correttezza dell'informazione.
Con l'articolo 7 si prevede l'utilizzo anche della posta prioritaria, insieme ad altri strumenti di comunicazione, per la convocazione del Consiglio nazionale. Statuizioni di eguale contenuto procedurale sono nell' articolo 8 e nell'articolo 9.
ARTICOLO 1. REQUISITI PER L'ACCESSO
a) di una laurea specialistica o magistrale il cui percorso formativo biennale
sia almeno per il 50 per cento costituito da attività pratica orientata alla professione di giornalista e disciplinata sulla base di convenzioni tra l'università e il Consiglio nazionale dell' ordine dei giornalisti, che verifica anche 1'effettivo tirocinio professionale svolto;
c) di corsi biennali presso Istituiti di formazione al giornalismo riconosciuti con deliberazione del Consiglio nazionale dei giornalisti.
ARTICOLO 2. STATUS DI PUBBLICISTA
"L'iscrizione è subordinata all'effettuazione di un colloquio presso il consiglio regionale dell'Ordine cui viene presentata la domanda, concernente le materie previste dalle lettere d), e) del secondo comma, art. 44, del DPR 4 febbraio 1965 n. 115 e successive modificazioni cd integrazioni. La domanda resta sospesa sino all'esito positivo del colloquio. L'effettuazione del colloquio può essere sostituita, dalla frequenza di corsi formativi della durata di almeno 45 ore organizzati dai consiglio regionali o dal consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti",
ARTICOLO 3. NORME TRANSITORIE
ARTICOLO 4. COMPOSIZIONE DEL CN DELL'ORDINE
ARTICOLO 5. COMMISSIONE NAZIONALE DEONTOLOGICA
ARTICOLO 6. GRAN GIURI' PER LA CORRETTA INFORMAZIONE
2) I membri dei Giurì durano in carica cinque anni non prorogabili. Si applicano le cause di
incompatibilità previste per i componenti dell' Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni.
3) L'organizzazione e il funzionamento del Giurì nonché le procedure e i termini per
l'espletamento del tentativo di conciliazione, sono disciplinati da apposito regolamento emanato
dal Ministro della Giustizia d'intesa con il consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle
comunicazioni e il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti.
Testo in: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=2724