Source: http://opinioni.ilcaso.it/opinione/3922/26-09-18/Il-difensore-distrattario-figlio-di-un-dio-minore
Timestamp: 2018-12-10 17:03:20+00:00
Document Index: 34731107

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 164', 'art. 38', 'art. 183']

(in calce il testo integrale della decisione commentata)
Appello Catania, 6 settembre 2018. Presidente Cardile. Rel. Maria Rosaria Carlà
Processo civile – Distrazione delle spese – Riforma della sentenza in appello – Posizione degli eredi del procuratore distrattario – Diritto ad interloquire sul merito della controversia o sulle statuizioni concernenti le spese processuali - Esclusione
Gli eredi del procuratore distrattario, obbligato alla restituzione delle somme incassate a titolo di spese legali in forza di una sentenza di primo grado successivamente riformata in appello, al pari del loro dante causa non sono parti del processo nel quale le statuizioni sulle spese di lite assumono carattere meramente accessorio, e in tale veste subiscono gli effetti dell’eventuale riforma in sede di gravame senza avere diritto ad interloquire sul merito della controversia o sulle statuizioni concernenti le spese processuali, salvo che per ciò che concerne la distrazione concessa od omessa nonostante la richiesta. Nessuna lesione al diritto di difesa del procuratore è giuridicamente ipotizzabile quando, come nel caso di specie, questi non è parte del processo, non è legittimato ad interloquire sul merito della controversia, sull’esito della stessa, sulle conseguenti statuizioni concernenti le spese di lite, con l’unica limitata eccezione di quelle che dispongano, o non dispongano, la distrazione.
Quanto alla questione della incompetenza per valore del Tribunale, la sentenza impugnata correttamente osserva come “il difensore dei convenuti eredi dell’avv. C. si sia soltanto riservato di proporre l’eccezione in esito alla indicazione di quanto ciascuno di essi fosse tenuto a versare pro quota e sul presupposto che detta indicazione spettasse all’attore”. Tale rilievo non solo trova puntuale conferma nella espressa riserva dei convenuti di proposizione di eccezione di incompetenza per valore del giudice adito in esito alla integrazione della domanda attorea sollecitata ai sensi dell’art. 164 co. 4 e 5 c.p.c. (riportata alla pag. 4 della comparsa di costituzione e risposta, ultimo capoverso), ma neppure è contrastato dal proposto motivo di gravame sul punto, dolendosi gli appellanti non che il giudice di prime cure abbia erroneamente interpretato le proprie difese, ma che non abbia espresso alcuna valutazione sul mancato rilievo d’ufficio della questione nel termine previsto dall’art. 38 c.p.c. (ovvero entro l’udienza di cui all’art. 183 c.p.c.). Tale censura non coglie però nel segno, posto che quando sia mancata tempestiva eccezione di parte di incompetenza del giudice
adito e questi abbia altresì omesso di rilevare d’ufficio la questione nel rispetto delle richiamate preclusioni poste dal codice di rito, la competenza deve intendersi ormai definitivamente radicata presso lo stesso giudice.