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Timestamp: 2020-04-08 18:24:25+00:00
Document Index: 15102616

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 530']

EMODERIVATI INFETTI - Tribunale di Napoli, sezione Penale, 25 marzo 2019 - LA VERITA' SULLA IN-GIUSTIZIA
Interessi protetti - Interessi protetti - Emanuela Foligno - 26/08/2019
Il Tribunale di Napoli ha reso note le motivazioni del proscioglimento con formula piena degli imputati di omicidio colposo plurimo nella vicenda degli emoderivati infetti che vedeva coinvolti svariati manager delle Aziende farmaceutiche e Duilio Poggiolini.
I “titoloni” ad effetto pubblicati negli scorsi mesi, “sangue infetto strage di stato”, “strage del sangue infetto tutti assolti”, “tutti assolti perché il fatto non sussiste”, “una sentenza che lascia l’amaro in bocca a migliaia di persone che dopo essere entrate con fiducia in ospedale ne sono uscite infette”, ecc. non paiono molto lontani dall’ordito giuridico della Sentenza incriminata e dall’essere esaustivi.
Iniziamo dai numeri.
Tre ore di Camera di Consiglio e una Sentenza complessa e articolata, ma prevedibile nelle motivazioni esposte in punto di diritto.
Gli italiani (trasfusi e talassici) infettati da HIV o epatite sarebbero centoventimila, oltre quattromila le vittime. Trentamila infettati ricevono un indennizzo (500/700 euro) in base alla L. 210/1992.
Nel 2007 con le L. 222 e 244 lo Stato italiano ha previsto un risarcimento ad personam per ogni malato, con un tetto massimo di circa seicento mila euro, ma il successivo DM 162 del 2012 ha escluso la maggior parte di quelle domande, anche con motivazioni singolari.
Con la L. 114/2014, infine, viene stabilita, a titolo di equa riparazione, una somma di denaro, in un'unica soluzione, determinata nella misura di euro centomila per i danneggiati da trasfusione con sangue infetto e da somministrazione di emoderivati infetti.
Per tutte queste “lungaggini” l’Italia è stata condannata dalla Corte di Strasburgo a pagare all’incirca ventimilioni di euro per risarcire 371 soggetti infettati.
Il travaglio penale di questo processo inizia a Trento alla fine degli anni novanta e, poi trasferito nel 2006 a Napoli, riprende dopo svariate interruzioni nella primavera del 2016, ove, dopo 61 udienze e oltre cento audizioni testimoniali, giunge a sentenza nel marzo scorso.
Numeri a parte, su uno degli articoli pubblicati si legge “il Difensore di Poggiolini esprime viva soddisfazione per la sentenza di assoluzione e sottolinea con amarezza che nonostante fosse chiarissima la normativa che riferiva ad altri la responsabilità dei controlli sugli emoderivati siano stati necessari ben 23 anni per liberare il mio Assistito da una così pesante contestazione”.
Ed ancora, una delle associazioni rappresentativa di politrasfusi e talassemici scrive “Sapevamo che sarebbe stato difficile arrivare ad una condanna perché, nella maggior parte dei casi, era arduo, se non impossibile, stabilire quale prodotto avesse provocato il contagio per primo, tuttavia ci si aspettava almeno una assoluzione con una formula dubitativa. Purtroppo così non è stato e la piena assoluzione ci rende ancora una volta orfani di una giustizia, quella giustizia in cui avevamo riposto ancora un minimo di fiducia” e che “Tutti assolti perché “IL FATTO NON SUSSITE” è come negare 2.600 contagi e 500 morti, uccisi ancora una volta da uno stato, con la “s” molto minuscola, che non ha saputo proteggere i suoi cittadini e nulla ha fatto per trovare e condannare i responsabili di questo”.
In tutti i giudizi civili, invece, ove il Ministero è stato avocato è risultato soccombente e condannato al risarcimento del danno, (ndr anche dai Giudici partenopei), e per importi da capogiro.
I punti sono tre. Il primo: l’organismo deputato al controllo e alla vigilanza degli emoderivati, ovvero il Ministero della Salute, in questo processo non era imputato.
Il secondo: è stato impossibile stabilire quale “prodotto” sia stato il responsabile del contagio. Il terzo: questo processo è divenuto un “evento fenomeno” con il quale, forse, sono state illuse le parti civili.
E’ stato confermato dal giudizio che i concentrati di FVIII e FIX dell’epoca (anni ottanta) erano infetti e provenienti da soggetti ad alto rischio.
Sempre in quel periodo, in America, Chicago Tribunale Federale, viene individuata la documentazione delle case farmaceutiche americane Baxter, Bayer, Aventis Behring, Alpha. da cui emerge inequivocabilmente che il plasma proviene da donatori mercenari tossicodipendenti e da reclusi di Arkansas, Louisiana e Alabama. Vengono individuati addirittura annunci per la raccolta del sangue pubblicati sulle riviste per omosessuali. Il tutto nel 2003 viene presentato da tremila malati di 20 paesi differenti, tra cui circa quattrocento italiani, per accusare le industrie farmaceutiche di aver prodotto e commercializzato plasmaderivati infettati da HIV e HCV senza segnalare i rischi di cui erano a conoscenza. Le case farmaceutiche hanno risarcito.
Negli anni settanta e ottanta il 90% degli emoderivati disponibili era di origine statunitense.
Il test di laboratorio per l’HIV arriva nel 1985, in Italia nel 1989, quello per l’epatite C nel 1989, in Italia nel 1992, entrambi i test erano eseguibili, quantomeno nei primi due anni, in pochissimi ospedali italiani. Il Consiglio Europeo vietò l’uso di sangue proveniente da donatori pagati e nel 1993 il Ministero della Salute impose la distruzione dei prodotti emoderivati non sicuri.
Duilio Poggiolini, viene condannato nel 2012 a risarcire con 5 milioni di euro lo Stato italiano per le tangenti ricevute da svariate aziende farmaceutiche nel decennio 1982-1992 nell’ambito delle indagini di Tangentopoli.
Tale risarcimento non è ancora stato incamerato dallo stato e il “tesoro” di Poggiolini è tutt’ora depositato presso la filiale partenopea della Banca d’Italia.
Successivamente Duilio Poggiolini viene coinvolto nell’inchiesta di Trento in quanto all’epoca responsabile delle autorizzazioni alle industrie per l’importazione di plasma dall’estero, unitamente a un dipendente dell’Ospedale Cardarelli, rappresentanti della Co.pla ed ex manager delle aziende farmaceutiche Marcucci. Il procedimento viene poi trasferito a Napoli.
La conclusione del procedimento penale era scontata. L’eziologia sussiste, ma quello che non è stato possibile provare è il nesso tra l’utilizzo degli emoderivati e la malattia conseguentemente derivatane.
In altri termini, il nesso causale è ciò che lega la condotta all’evento e può assumere tre diverse accezioni: la causa che ha scaturito l’evento; la condizione senza la quale l’evento non si sarebbe verificato; l’occasione come mera situazione che favorisce la serie causale.
Stabilita quale è stata la condotta ad avere causato l’evento la si può porre sul piano causale.
Il Giudicante, con un giudizio ex post, partendo dall’evento, risale tutto il decorso causale e stabilisce quale condotta è stata condizione. Bisogna stabilire quando è possibile attribuire un evento a una condotta commissiva od omissiva dell’agente.
Ma il nesso causale è interrotto da cause sopravvenute che aumentando il rischio divengono le uniche a cui è imputabile l’evento di reato.
La causalità, invece, nell’illecito civile è più elastica poiché basata sul criterio della probabilità relativa. La causalità civile ha finalità differenti da quella penale perché è deputata a sanzionare un comportamento “riprovevole” e non a individuare il soggetto sul quale ricada il danno avvenuto.
Il punto è dunque: avere l’elemento che lega l’evento (contagio) alla condotta degli imputati (Poggiolini e dirigenti delle Aziende farmaceutiche). In teoria l’elemento legante è ravvisabile nel fatto che gli imputati erano a conoscenza della provenienza “discutibile” degli emoderivati.
All’epoca dei fatti la normativa vigente, ovvero: L. n. 519 del 1973, attribuiva all'Istituto Superiore di Sanità compiti attivi a tutela della salute pubblica; la L. 833/ 1978 che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale indirizzava al Ministero della Sanità, oltre al ruolo primario nella programmazione del piano sanitario nazionale con compiti di indirizzo e coordinamento delle attività amministrative regionali delegate in materia sanitaria, importanti funzioni in materia di produzione, sperimentazione e commercio dei prodotti farmaceutici e degli emoderivati (art. 6. lett. b, c); il D.L. n. 443 del 1987, che ha introdotto la farmacosorveglianza dei medicinali da parte della Sanità, a quest'ultimo attribuiva il potere di stabilire le modalità di esecuzione del monitoraggio sui farmaci a rischio, e di emettere provvedimenti cautelari relativamente ai prodotti in commercio; infine la L. n. 107/1990, attribuente all'Istituto Superiore di Sanità il compito di provvedere alla prevenzione delle malattie trasmissibili, di ispezionare e controllare le aziende di produzione di emoderivati e le specialità farmaceutiche emoderivate, nonchè di vigilare sulla qualità dei plasma derivati prodotti in centri individuati ed autorizzati dal ministero (art. 10) assegna al Ministero della Sanità il potere di autorizzare l'importazione di emoderivati pronti per l'impiego; la L. n. 178 del 1991, disciplinante (anche) le modalità di rilascio e revoca dell'autorizzazione ministeriale alla produzione, importazione e immissione in commercio delle specialità medicinali, con incisivi poteri ispettivi e di vigilanza del Ministero.
Solo nel 1991, dunque, viene disciplinata l'autorizzazione ministeriale all'importazione di sangue e plasma derivati.
Come accade spesso in Italia le Leggi vengono emanate dopo il disastro.
I fatti tragici accaduti sono il frutto di una mancanza di tutto il sistema sanitario nazionale e della classe politica. Ed è proprio per tale ragione, ma anche per rispetto nei confronti delle vittime e dei contagiati, che si attendeva una formula di assoluzione non ai sensi del primo comma art. 530 cpp (perché il fatto non sussiste), ma ai sensi del secondo comma (per insufficiente o contraddittoria prova).
In tutto ciò non si dimentichi che quando il Ministero della Salute viene condannato, non paga. I danneggiati, quindi, non potendo aggredire i beni della Pubblica Amministrazione -perché impignorabili- sono costretti a rivolgersi al Tribunale Amministrativo per la nomina di un Commissario che proceda con la liquidazione.
Anche i risarcimenti transattivi che lo Stato aveva offerto nel 2007 solo in minima parte sono stati versati. Da allora 12 anni.
Le sofferenze dei contagiati e dei familiari delle vittime si decuplicano, non trovano tutela penale e non ottengono il ristoro dalla tutela civile nonostante la condanna. E la tutela dello Stato è assente ingiustificata e ingiustificabile.