Source: https://studiolegaleaulino.com/2015/02/01/
Timestamp: 2020-04-05 12:39:37+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 551', 'art. 552', 'art.549', 'art. 549', 'art. 692', 'art.2441', 'art.2441', 'art. 2441']

01 | febbraio | 2015 | Studio legale giuseppe aulino
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L’art. 551, c.c. regola l’istituto del legato sostitutivo della porzione legittima.
Ai sensi del primo comma di quest’articolo, se ad un legittimario è lasciato un legato in sostituzione della legittima, egli può rinunziare al legato chiedere la legittima.
Se il legittimario preferisce accettare il legato, questi non acquista la qualità di erede, e perde ogni diritto a chiedere un supplemento nel caso in cui il valore del legato sia inferiore a quello della legittima.
Non occorrono forme particolari: è sufficiente che emerga chiaramente l’intento del testatore di soddisfare per intero in forza del legato i diritti di legittima spettanti al legittimario.
In poche parole, con il legato in sostituzione di legittima, il testatore produce l’effetto di escludere uno dei legittimari della successione.
Si tratta di una disposizione a titolo particolare sottoposto a condizione risolutivo- potestativa, nel senso che la disposizione perde di efficacia se il beneficiario vi rinuncia.
Il legato in sostituzione di legittima va distinto dal legato in conto di legittima, ex art. 552 c.c., ove quest’ultimo costituisce una disposizione a titolo particolare che il legittimario è chiamato ad imputare alla sua quota legittima.
Ciò premesso, il legittimario a favore del quale sia stato disposto il legato in sostituzione di legittima può scegliere di conseguire il legato: in questo caso il beneficiario sarà considerato meramente legatario e non erede, e perderà altresì il diritto di domandare l’integrazione del valore del legato qualora risultasse di valore inferiore rispetto alla quota di legittima.
L’accettazione del legato sostitutivo non è vincolata all’osservanza di speciali formalità e non può essere effettuata sia espressamente che tacitamente.
La dottrina si è interrogata su alcune questioni, tra cui il quesito se al legato in sostituzione si debba o meno applicare il divieto di apporre pesi e condizioni così come disciplinato dall’art.549 c.c.
Una parte della dottrina risponde positivamente ritenendo che si debba garantire al legittimario la stessa tutela che avrebbe se accettasse un legato di riserva.
La dottrina prevalente invece ritiene che con il legato sostitutivo si attribuisce un legato, che seppure abbia lo stessi valore economico della legittima, a questa non può essere equiparata.
Di conseguenza non può trovare applicazione l’art. 549 c.c., che può applicarsi solo nel caso di eredità.
Un altro problema affrontato dalla dottrina riguarda il rapporto tra il legato in sostituzione di legittima e la successione legittima.
Nell’ipotesi in cui il de cuius non abbia disposto completamente del suo patrimonio e si ricorre ad aprire contestualmente anche una successione legittima, la dottrina si è interrogata circa il quesito se il legittimario dopo aver accettato il legato in sostituzione, avesse o meno diritto di acquistare la qualità di erede legittimo.
Una parte della dottrina, qualificando il legato in sostituzione come una diseredazione implicita, conclude negativamente, ritenendo escluso dalla successione legittima il beneficiario che ha accettato il legato in sostituzione.
Altra parte della dottrina, invece, risponde positivamente, ritenendo che il legato sostitutivo non abbia un effetto diseredativo e privativo totale, ma limitatamente a quanto disposto.
Clausola si sine liberis decesserit
Con la clausola <<si sine liberis decesserit>> si intende la nomina ad erede sotto condizione risolutiva che l’istituito muoia senza aver generato figli, con la contemporanea istituzione di altro soggetto sotto la condizione sospensiva del medesimo evento.
L’ammissibilità di una condizione strutturata in questo modo ha sollevato numerose contestazioni in dottrina, soprattutto a causa dei molti punti di contatto tra questa condizione e l’istituto della sostituzione fedecommissaria.
L’articolo 692, 1° co., c.c. sancisce che ciascuno dei genitori o altri ascendenti in linea retta o il coniuge dell’interdetto possono istituire rispettivamente: il figlio, il discendente o il coniuge con l’obbligo di conservare e restituire alla sua morte i beni anche costituenti la legittima, a favore della persona o degli enti che, sotto la vigilanza del tutore, hanno avuto cura dell’interdetto medesimo.
Secondo una parte della dottrina questa clausola sarebbe nulla in quanto sostanzialmente riproducente il meccanismo vietato della sostituzione fedecommissaria (ex art. 692, ultimo comma, c.c.).
Un’altra parte della dottrina afferma la nullità della clausola, sia per il fatto che è contraria ad un principio di ordine pubblico (con riferimento alla libera circolazione dei beni), sia perché pur essendo strutturalmente diversa dalla sostituzione fedecommissaria, comunque perviene a risultati sostanzialmente identici.
Prevale però in dottrina, a seguito anche della più recente giurisprudenza della Cassazione (Cass. 23278/2013). L’idea che la clausola risolutiva si sine liberis decesserit sia valida in quanto distinta rispetto alla sostituzione fedecommissaria, e la peculiarità sta nella contemporanea chiamata di due soggetti, uno dei quali sotto condizione risolutiva retroattiva, e l’altro sotto condizione sospensiva, laddove nel fedecommesso vi è un ordine successivo e al primo istituito succede il secondo sostituito.
Ciò non esclude che la clausola si sine liberis decesserit possa essere impiegata per eludere il divieto del fedecommesso, in quel caso sarà da considerarsi nulla.
L’opzione indiretta
Il diritto di opzione, disciplinato all’art.2441 c.c., è il diritto dei soci attuali di essere preferiti ai terzi nella sottoscrizione dell’aumento del capitale sociale a pagamento; in questo modo si consente di mantenere inalterata la proporzione in cui ciascun socio partecipa al capitale e al patrimonio sociale.
Secondo il settimo comma dell’art.2441 c.c., il diritto di opzione non viene escluso qualora le azioni di nuova emissione siano state sottoscritte da banche, da enti, o da enti o società finanziarie soggetti al controllo della Consob, ovvero da altri soggetti autorizzati all’esercizio dell’attività di collocamento di strumenti finanziari, con l’obbligo di offrirle poi agli azionisti nel rispetto della disciplina del diritto di opzione.
Questa forma di collocamento delle azioni è cosiddetta opzione indiretta.
Per quanto non espressamente previsto si ritiene che la norma del settimo comma sia applicabile anche all’emissione di obbligazioni convertibili.
Si può parlare di opzione indiretta e quindi, di non applicabilità del quinto comma dell’articolo 2441 c.c., il quale prevede che quando l’interesse della società lo esige, il diritto di opzione può essere escluso o limitato con la deliberazione di aumento del capitale, soltanto quando l’intermediario qualificato abbia assunto espressamente l’obbligo di offrire le azioni di nuova emissione agli azionisti attuali.
Si ritiene che i diritti patrimoniali relativi alle azioni debbano essere esercitati dall’intermediario a vantaggio degli azionisti.
È necessario che questa opzione indiretta sia espressamente prevista dalla delibera di aumento del capitale.
Le spese dell’operazione sono per legge a carico della società.
Un’altra tecnica con cui si può ottenere un analogo effetto di differire o diluire nel tempo un aumento di capitale a pagamento è quella della emissione di warrants di sottoscrizione, che deve comunque rispettare la disciplina del diritto di opzione di cui all’art. 2441, c.c., in quanto i warrants attribuiscono un’opzione contrattuale che sostituisce quella ex lege; per cui questi devono essere offerti ai soci attuali, se non ricorrono i presupposti per l’esclusione del diritto di opzione.
Questa tecnica si presenta vantaggiosa rispetto al mero aumento del capitale con termini lunghi per l’esercizio del diritto di opzione.
Infatti dal momento in cui scade il termine breve fissato agli azionisti per la richiesta di assegnazione dei warrant, la società è libera di collocare subito sul mercato i warrant rimasti inoptati, essendosi ormai consumato il diritto di opzione ex lege degli azionisti.
Questi allo stesso tempo se hanno richiesto i warrant, dispongono di un più lungo periodo per la sottoscrizione delle azioni o per la cessione più agevole di warrant a terzi.