Source: https://www.avvocatolomaistro.it/successione-testamento-eredita-avvocato/
Timestamp: 2019-05-24 19:47:15+00:00
Document Index: 150369703

Matched Legal Cases: ['art. 456', 'art. 43', 'art. 460', 'art. 459', 'art. 480', 'art. 481', 'art 536', 'art. 549', 'art. 549']

Successioni ereditarie - Avvocato Cristian Lomaistro
Successione testamento eredità Avvocato Cristian Lomaistro - Altamura
QUALI FORME DI SUCCESSIONE ESISTONO?
Sulla base della disciplina del codice civile, è possibile effettuare alcune classificazioni nell’ambito delle successioni ereditarie, fra le quali vanno menzionate quelle che contrappongono, da un lato, la successione a titolo universale a quella a titolo particolare e, dall’altro lato, la successione legittima a quella testamentaria.
Circa quest’ultima distinzione, la successione testamentaria è quella in base alla quale la divisione della massa ereditaria avviene secondo il volere del de cuius (cioè, del defunto), purché tale volontà sia espressa in una delle forme indicate dall’ordinamento giuridico (v., più avanti, le forme del testamento) e sia rispettosa di alcune regole volte a salvaguardare, prevalentemente, l’interesse degli stretti congiunti a non essere diseredati o, comunque, lesi (si parla, al proposito, di successione “necessaria”). Solo nel caso in cui non sia reperibile alcun testamento idoneo a produrre effetti giuridici, si procede alla successione legittima, così definita perché è la legge a stabilire chi e in che misura ha diritto di ereditare, a seconda delle varie combinazioni di successibili (cioè, aventi diritto a succedere) che si possono in concreto verificare.
Per quanto riguarda, d’altro canto, la distinzione fra la successione a titolo universale e quella a titolo particolare, la prima si verifica quando un soggetto (che prende il nome di erede) subentra, da solo ovvero in concorso con altri (nel qual caso si parla di “comunione ereditaria”), nell’universalità o in una quota del patrimonio (o asse) ereditario, ossia nell’insieme dei rapporti patrimoniali attivi e passivi suscettibili di trasferimento, facenti capo al defunto al momento della sua morte. La successione particolare (detta “legato“), al contrario, avviene allorché taluno (che prende il nome di legatario), in base alla legge o al disposto testamentario, succede solamente in uno o più rapporti ben determinati, i quali non vengono presi in considerazione come quota dell’intera eredità.
Tra le principali differenze è da evidenziare, innanzitutto, che solo l’erede (e non il legatario) subentra in tutti i rapporti patrimoniali trasmissibili, acquisisce anche gli eventuali debiti ed è legittimato nei processi e procedimenti che aveva instaurato in vita il de cuius. Strettamente connessa a tale circostanza è la regola secondo la quale l’eredità deve essere accettata, in una delle forme che stiamo per vedere, mentre il legato, essendo sostanzialmente migliorativo della posizione giuridica del ricevente, viene acquisito anche senza accettazione, salvo facoltà di rinuncia da parte del legatario.
QUANDO SI HA L’APERTURA DELLA SUCCESSIONE?
L’art. 456 c.c. dispone che la successione si apre al momento della morte nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto individuato ai sensi dell’art. 43 c.c.
Il luogo è rilevante ai fini dell’individuazione dell’autorità giudiziaria competente nelle cause successorie e in tutti i casi in cui il codice richieda la preventiva autorizzazione per l’espletamento di determinate attività relative alla successione (si pensi all’autorizzazione relativa alla vendita di beni ereditari da compiersi ad opera del chiamato ai sensi dell’art. 460 c.c.). La residenza del defunto è rilevante è rilevante al fine dell’individuazione della legge applicabile, nel caso in cui si pongano problemi di diritto internazionale privato e dell’ufficio competente per la presentazione della dichiarazione di successione.
Il momento della morte, invece, è rilevante ai fini dell’individuazione della legge applicabile, della capacità a succedere, del termine per accettare l’eredità o per redigere l’inventario, della determinazione del valore dei beni ai fini del calcolo della quota disponibile o della collazione per imputazione.
All’apertura della successione non si verifica l’automatico subentro degli eredi nella posizione giuridica del defunto: perché l’eredità venga trasmessa dal defunto ai suoi eredi è necessaria la loro accettazione (art. 459 c.c.).
L’accettazione, a differenza del testamento, non è un atto personalissimo e può, pertanto, essere effettuata anche dal rappresentante, legale o volontario, così come dal curatore dell’eredità giacente.
L’accettazione dell’eredità può essere espressa o tacita, pura o con beneficio di inventario.
L’accettazione espressa richiede una dichiarazione, contenuta in un atto pubblico o in una scrittura privata, con la quale il chiamato accetta l’eredità o assume la qualità di erede. Essa non ammette termini o condizioni, né può essere parziale.
L’accettazione tacita richiede, invece, il compimento di un atto che presuppone la volontà di accettare e che può essere compiuto solo da chi possiede la qualità di erede.
ENTRO QUALE TERMINE BISOGNA ACCETTARE L'EREDITÀ?
L’art. 480 c.c. fissa il termine massimo entro il quale è possibile accettare l’eredità in 10 anni dall’apertura della successione o, in caso di istituzione sotto condizione sospensiva, dal verificarsi della condizione.
Considerato il lungo arco temporale che la legge lascia all’erede per procedere all’accettazione, per ovviare a incertezze e dubbi l’art. 481 c.c. consente a chiunque vi abbia interesse di rivolgersi all’autorità giudiziaria (c.d. actio interrogatoria) al fine di ottenere la fissazione di un termine entro il quale l’erede dichiari se intende accettare o rinunciare all’eredità.
CHE COS'È L'ACCETTAZIONE CON BENEFICIO DI INVENTARIO?
Con l’accettazione dell’eredità il patrimonio del defunto viene a confondersi con quello dell’erede, il quale, pertanto, si espone al rischio che il patrimonio ereditario sia gravato da debiti di ammontare superiore al valore dell’attivo (c.d. eredità damnosa). Per ovviare a tale rischio, l’erede può accettare l’eredità con beneficio di inventario: in tal modo, il suo patrimonio personale resta separato da quello del defunto e può essere chiamato a rispondere dei debiti ereditari nei limiti dell’attivo ereditario e utilizzando esclusivamente beni ereditari.
Per poter godere del beneficio di inventario il chiamato deve accettare espressamente l’eredità con tale beneficio, con dichiarazione resa ad un notaio o al cancelliere del tribunale nel cui circondario si è aperta la successione. Alla dichiarazione si deve accompagnare la redazione, nei termini di legge, dell’inventario di tutti i beni ereditari.
Sì. La rinuncia è un atto tramite il quale il chiamato manifesta la propria volontà di non acquistare l’eredità. In tal caso, non è consentita l’apposizione di termini e condizioni. Essa deve essere ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale nel cui circondario si è aperta la successione. È consentita la revoca della dichiarazione di rinuncia se nessun avente diritto ha accettato l’eredità e non si è prescritto per il rinunciante il diritto di accettare.
CHE COS'È LA SUCCESSIONE NECESSARIA?
Con l’espressione successione necessaria si indica il complesso di norme che riconoscono ad alcune categorie di soggetti (c.d. “legittimari”) una posizione privilegiata nella successione, che costituisce un limite alla libertà del defunto di disporre per testamento. La “necessità” non deve essere intesa in senso assoluto: essa implica che il legittimario che veda leso il proprio diritto successorio, a causa di donazioni fatte in vita dal de cuius oppure per via di disposizioni testamentarie, ha la possibilità di ottenere il riconoscimento per via giudiziale della propria posizione, conseguendo in tal modo la porzione di beni a lui spettante. I legittimari (anche “riservatari” o “eredi necessari”), ossia coloro ai quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti successori sono: il coniuge, i figli e gli ascendenti. L’art 536, comma 3 c.c. dispone altresì che i discendenti dei figli che vengano alla successione in luogo di questi hanno gli stessi diritti di legittima dei loro ascendenti.
COME VENGONO TUTELATI I DIRITTI DEI LEGITTIMARI?
Il codice civile stabilisce il c.d. “principio di intangibilità della legittima”, secondo cui le disposizioni testamentarie non possono pregiudicare i diritti che la legge riserva ai legittimari.
La tutela di tali diritti è garantita, nel nostro sistema, attraverso due rimedi. L’uno è contenuto nell’art. 549 c.c., che vieta di porre pesi e condizioni sulla quota spettante ai legittimari; l’altro consiste nell’azione di riduzione in senso lato, di cui agli artt. 553 ss. c.c.
Il divieto posto dall’art. 549 c.c. fa sì che le disposizioni testamentarie lesive debbano considerarsi nulle, senza la necessità di effettuare alcun calcolo finalizzato a verificare il loro carattere lesivo, in quanto è certo a priori che esse incideranno sulla quota di riserva del legittimario.
L’azione di riduzione, invece, presuppone un accertamento della lesione della legittima e, quindi, un calcolo del valore spettante a tale titolo ai vari legittimari. L’azione di riduzione comprende oltre all’azione personale contro il beneficiario dell’attribuzione lesiva, anche l’azione di restituzione contro lo stesso soggetto, nonché l’azione di restituzione contro il terzo avente causa.
CHI SONO GLI EREDI NELLA SUCCESSIONE LEGITTIMA?
Nel caso in cui il defunto non abbia provveduto, anche solo in parte, a disporre per testamento di tutti i propri beni, si apre la successione legittima: la devoluzione dei beni ereditari è disciplinata, cioè, dal codice civile, che individua i soggetti che saranno chiamati ad assumere la qualità di eredi (c.d. successibili), nonché le quote loro spettanti. È possibile individuare tre classi di soggetti: i parenti, il coniuge e lo Stato.
QUANTI TIPI DI TESTAMENTO CI SONO?
La legge stabilisce, a pena di nullità, quali sono le possibili forme del testamento. Il codice civile, infatti, prevede delle forme ordinarie e delle forme speciali di testamento. Caratteristica comune è il requisito della forma scritta.
Il testamento olografo è redatto interamente di proprio pugno ed è datato e sottoscritto dal testatore. È sostanzialmente una scrittura privata che ha il pregio di poter essere redatta in qualsiasi momento e su qualsiasi supporto, anche in forma di lettera.
Il testatore può apportare al proprio testamento modifiche, cancellature o aggiunte.
Altra forma ordinaria di redazione del testamento è quella per atto di notaio (c.d. testamento pubblico), ricevuto da quest’ultimo alla presenza di due testimoni.
Il testamento segreto, inoltre, racchiude in sé la caratteristica della riservatezza dello stesso, propria del testamento olografo, nonché quella dell’intangibilità dell’atto e della certezza della data, proprie del testamento pubblico. Esso viene scritto dal testatore o da un terzo, e consegnata al notaio in busta sigillata o da sigillare in presenza di questi e dei testimoni.
I testamenti speciali, infine, sono quei testamenti redatti in forme diverse da quelle ordinarie, quando per varie ragioni non è possibile avvalersi di queste ultime (ad esempio, il testamento redatto in caso di malattie contagiose o calamità naturali, a bordo di navi o aeromobili, il testamento dei militari).
CHE COS’È L’EREDITÀ GIACENTE?
Quando colui che è chiamato all’eredità non abbia ancora accettato l’eredità e non sia nel possesso dei beni ereditari, si configura quella situazione giuridica denominata “eredità giacente”. In tale caso, il Tribunale competente in base al luogo di apertura della successione nomina un curatore. Secondo la giurisprudenza, è sufficiente che vi sia incertezza sull’identità dell’erede, perché si possa parlare di giacenza dell’eredità (Cfr. Cass. 31 marzo 1987, n. 3087). Il curatore cessa dalle sue funzioni quando l’eredità è stata accettata e non quando il chiamato consegua il solo possesso del patrimonio ereditario dopo la nomina del curatore. Quando vi sono più chiamati e solo uno o alcuni di essi hanno accettato l’eredità, si parla di giacenza pro quota.
CHE COS’È L’AZIONE DI PETIZIONE DI EREDITÀ?
Con l’azione di petizione di eredità, l’erede può chiedere il riconoscimento della sua qualità contro chiunque possieda, anche e solo in parte, beni ereditari a titolo di erede o senza titolo alcuno, ovvero contro i loro aventi causa, allo scopo di ottenere la restituzione dei medesimi. L’azione mira ad assicurare all’erede il ripristino della stessa situazione in cui di fatto si trovava il defunto rispetto a tutti i beni che, in vario modo, si trovavano al momento della morte nella sua disponibilità. L’accoglimento della domanda comporta per il convenuto la condanna alla restituzione dei beni ereditari di cui sia possessore. Tale azione è imprescrittibile.
La collazione è quell’obbligazione in forza della quale alcuni soggetti sono tenuti a conferire nell’asse ereditario tutto ciò che è stato loro donato, direttamente o indirettamente, dal defunto, al fine di ricostruire l’asse ereditario stesso, salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati.
I soggetti tenuti alla collazione sono: i figli, i loro discendenti e il coniuge che concorrano alla successione.
Diritto successorio erede legato - Studio legale Lomaistro Altamura