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Timestamp: 2019-11-13 17:34:11+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 118', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 7', 'art. 2448', 'sentenza ', 'art. 164', 'art. 9', 'art. 2504', 'art. 2', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 118', 'art. 654', 'art. 652', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360']

Cassazione sez. Lavoro Civile n. 14197 del 7 agosto 2012 - testo integrale Sentenza
Cassazione sez. Lavoro Civile n. 14197 del 7 agosto 2012
Lavoro · investigatori privati · luoghi aziendali · carabinieri · abitazione · autovettura · licenziamento · indagini · civile
"9.- Quanto all’ambito di applicazione della L. n. 300 del 1970, art. 6, questa Corte ha avuto modo di precisare (cfr. Cass. n. 1461/88) che l’art. 6 cit. – nel prevedere i casi in cui sono consentite, ai fini della tutela del patrimonio aziendale, le visite personali di controllo sul lavoratore – riguarda unicamente le ispezioni corporali, ma non anche quelle sulle cose del lavoratore, atteso che la norma citata – da interpretarsi letteralmente – contempla solo la “visita personale”, che nell’ordinamento processuale sia civile (art. 118 c.p.c.) che penale (artt. 244-246 c.p.p.) e’ tenuta distinta dall’ispezione di cose e luoghi.
10.- Alla luce dei principi di diritto enunciati, la sentenza impugnata – che ha affermato la legittimita’ del ricorso all’attivita’ di investigatori privati qualora il controllo riguardi, come nella specie, atti illeciti commessi dal dipendente che non siano riconducibili al mero inadempimento dell’obbligazione lavorativa, evidenziando anche come la verifica del contenuto dell’autovettura del lavoratore sia avvenuta fuori dei locali aziendali, peraltro ad opera dei Carabinieri appositamente accorsi sul luogo – non merita le censure che le sono state mosse con il secondo motivo di ricorso.
"questa Corte ha gia’ precisato che ai fini della legittimita’ del licenziamento disciplinare irrogato per un fatto astrattamente costituente reato, non rileva la valutazione penalistica del fatto ne’ la sua punibilita’ in sede penale, dovendosi effettuare una valutazione autonoma in ordine alla idoneita’ del fatto ad integrare gli estremi della giusta causa o giustificato motivo del recesso"
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO
Dott. LAMORGESE Antonio – Presidente - Dott. VENUTI Pietro – Consigliere - Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere - Dott. BRONZINI Giuseppe – Consigliere - Dott. FILABOZZI Antonio – rel. Consigliere - ha pronunciato la seguente:
La Corte d’appello di Palermo ha confermato la sentenza di primo grado che aveva rigettato la domanda proposta da ... ... nei confronti della societa’ Villa ... Alberghiere spa perche’ venisse accertata l’illegittimita’ del licenziamento intimatogli dalla societa’ con lettera del 19.5.2005 per avere sottratto beni di proprieta’ dell’azienda.
A tali conclusioni la Corte territoriale e’ pervenuta – dopo avere respinto l’eccezione di improcedibilita’ dell’appello sollevata dalla societa’ ... Turismo spa (societa’ incorporante la Villa ... Alberghiere spa) e le eccezioni sollevate dal lavoratore in ordine alla necessita’ della previa affissione del codice disciplinare ed alla legittimita’ del ricorso da parte del datore di lavoro all’attivita’ di investigatori privati per il controllo dell’operato dei propri dipendenti – osservando che la condotta addebitata al lavoratore, consistita nell’essersi appropriato di un quantitativo di beni aziendali che non poteva essere giustificato dalla prassi secondo cui alcuni generi alimentari non consumati potevano essere portati via dal personale, doveva ritenersi tale da comportare una irrimediabile lesione dell’elemento fiduciario e da giustificare cosi’ il recesso del datore di lavoro.
Avverso tale sentenza ricorre per cassazione \... ...\ affidandosi a tre motivi di ricorso cui resiste con controricorso la societa’ ..., che ha proposto anche ricorso incidentale fondato su un unico motivo.
La societa’ ha depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..
1.- Con il primo motivo del ricorso principale si denuncia violazione della L. n. 300 del 1970, art. 7, nonche’ vizio di motivazione, nella parte in cui la Corte territoriale ha ritenuto che, nella specie, non vi fosse necessita’ dell’affissione del codice disciplinare in relazione ad addebiti che riguardavano la violazione di norme di legge e comunque di doveri fondamentali del lavoratore.
2.- Con il secondo motivo si denuncia violazione della L. n. 300 del 1970, artt. 3 e 6, relativamente alla statuizione con la quale la Corte territoriale ha ritenuto che il ricorso da parte del datore di lavoro all’attivita’ di investigatori privati fosse giustificato poiche’, nella specie, si trattava di atti illeciti commessi dal dipendente non riconducibili al mero inadempimento dell’obbligazione lavorativa.
3.- Con il terzo motivo si denuncia il vizio di motivazione in relazione al fatto controverso e decisivo per il giudizio, rappresentato dalla proporzionalita’ tra la sanzione irrogata ed il fatto contestato.
4.- Con il ricorso incidentale la societa’ denuncia violazione dell’art. 2448 c.c., artt. 137 e 324 c.p.c., riproponendo l’eccezione di improcedibilita’ dell’appello, gia’ respinta dalla Corte territoriale, evidenziando che, nella specie, al giudice del gravame era sfuggito che la sentenza era stata notificata ad istanza della societa’ ..., con l’espressa indicazione che tale societa’ aveva “fuso per incorporazione la Villa ... Alberghiere”, e che la notifica del ricorso in appello (alla societa’ Villa Igea) era stata effettuata, quindi, nei confronti di una societa’ estinta. Ne’ il vizio poteva ritenersi sanato per effetto della costituzione in giudizio della societa’ ... Turismo spa, attesa la natura perentoria del termine di impugnazione e l’eccezione formulata al riguardo dall’appellata.
5.- Esaminando nell’ordine logico le questioni proposte dalle parti, deve anzitutto essere respinta l’eccezione di improcedibilita’ dell’appello riproposta dalla societa’ con il ricorso incidentale.
L’eccezione e’ infondata in quanto, come questa Corte ha gia’ avuto modo di precisare (Cass. n. 16099/2006), in caso di proposizione dell’atto di appello nei confronti di societa’ incorporata da un’altra societa’, la costituzione in giudizio da parte della societa’ incorporante sana il vizio dell’atto di citazione con effetto “ex tunc”, in applicazione della norma contenuta nell’art. 164 c.p.c., comma 3, (nel testo sostituito dalla L. 26 novembre 1990, n. 353, art. 9), a tenore della quale la costituzione del convenuto sana i vizi della citazione e restano salvi gli effetti sostanziali e processuali della domanda.
6.- Il rilievo che precede ha carattere assorbente. Va rilevato, per completezza, che, a seguito della nuova formulazione dell’art. 2504 bis c.c., in base al cui primo comma “la societa’ che risulta dalla fusione o quella incorporata assumono i diritti e gli obblighi delle societa’ partecipanti alla fusione, proseguendo in tutti i loro rapporti, anche processuali, anteriori alla fusione”, la fusione configura una vicenda meramente evotutivo-modificativa del medesimo soggetto giuridico (allo stesso modo di quanto avviene con la trasformazione), senza la produzione di alcun effetto successorio ed estintivo, con la conseguenza che essa, implicando ora anche la continuita’ nei rapporti processuali, non comporta piu’, a norma degli artt. 110, 299 e 300 c.p.c., interruzione del processo in cui sia parte una societa’ partecipante, per l’appunto, ad una fusione (Cass. n. 14526/2006, Cass. sez. unite n. 2637/2006).
7.- Il primo motivo del ricorso principale e’ infondato. La Corte di merito si e’, infatti, uniformata al principio di diritto ripetutamente enunciato da questa Corte (cfr. ex plurimis Cass. n. 27104/2006, Cass. n. 19306/2004) secondo cui la pubblicita’ del codice disciplinare, necessaria, in ogni caso, al fine della validita’ delle sanzioni disciplinari conservative, non e’ necessaria al fine della validita’ del licenziamento disciplinare, qualora il licenziamento sia intimato per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, come definiti dalla legge, mentre e’ necessaria qualora lo stesso licenziamento sia intimato per specifiche ipotesi giustificatrici del recesso previste da normativa secondaria collettiva o legittimamente posta dal datore di lavoro.
8.- Anche il secondo motivo e’ infondato. Questa Corte ha gia’ precisato (cfr. ex plurimis Cass. n. 18821/2008, Cass. n. 9167/2003) che le disposizioni (L. n. 300 del 1970, artt. 2 e 3) che delimitano - a tutela della liberta’ e dignita’ del lavoratore, in coerenza con disposizioni e principi costituzionali – la sfera di intervento di presone preposte dal datore di lavoro a difesa dei propri interessi - e cioe’ per scopi di tutela del patrimonio aziendale (art. 2) e di vigilanza dell’attivita’ lavorativa (art. 3) – non precludono il potere dell’imprenditore di ricorrere alla collaborazione di soggetti (come le agenzie investigative) diversi dalle guardie particolari giurate per la tutela del patrimonio aziendale, ne’, rispettivamente, di controllare l’adempimento delle prestazioni lavorative e quindi di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, ai sensi degli artt. 2086 e 2104 c.c., direttamente o mediante la propria organizzazione gerarchica. Tuttavia, il controllo delle guardie particolari giurate, o di un’agenzia investigativa, non puo’ riguardare, in nessun caso, ne’ l’adempimento, ne’ l’inadempimento dell’obbligazione contrattuale del lavoratore di prestare la propria opera, essendo l’inadempimento stesso riconducibile, come l’adempimento, all’attivita’ lavorativa, che e’ sottratta alla suddetta vigilanza, ma deve limitarsi agli atti illeciti del lavoratore non riconducibili al mero inadempimento dell’obbligazione (nel caso esaminato dalla seconda sentenza sopra citata, si trattava dell’appropriazione indebita di danaro riscosso per il datore di lavoro e sottratto alla contabilizzazione).
9.- Quanto all’ambito di applicazione della L. n. 300 del 1970, art. 6, questa Corte ha avuto modo di precisare (cfr. Cass. n. 1461/88) che l’art. 6 cit. – nel prevedere i casi in cui sono consentite, ai fini della tutela del patrimonio aziendale, le visite personali di controllo sul lavoratore – riguarda unicamente le ispezioni corporali, ma non anche quelle sulle cose del lavoratore, atteso che la norma citata – da interpretarsi letteralmente – contempla solo la “visita personale”, che nell’ordinamento processuale sia civile (art. 118 c.p.c.) che penale (artt. 244-246 c.p.p.) e’ tenuta distinta dall’ispezione di cose e luoghi.
11- Parimenti infondato e’ il terzo motivo del ricorso principale, che investe l’accertamento dei fatti addebitati al lavoratore ed il giudizio di gravita’ e di proporzionalita’ dei fatti medesimi in rapporto alla sanzione irrogata.
12.- Invero, nei licenziamenti per motivi disciplinari l’accertamento dei fatti addebitati al lavoratore e il giudizio di gravita’ e di proporzionalita’ dei fatti medesimi rispetto al licenziamento disciplinare, sono riservati al giudice di merito e, come tali, non sono sindacabili in sede di legittimita’ se sorretti da motivazione congrua e immune da vizi logici (cfr. ex multis Cass. n. 9167/2003).
13.- Sotto altro profilo, questa Corte ha gia’ precisato che ai fini della legittimita’ del licenziamento disciplinare irrogato per un fatto astrattamente costituente reato, non rileva la valutazione penalistica del fatto ne’ la sua punibilita’ in sede penale, dovendosi effettuare una valutazione autonoma in ordine alla idoneita’ del fatto ad integrare gli estremi della giusta causa o giustificato motivo del recesso (Cass. n. 20731/2007, cui adde Cass. n. 37/2011). Ed ha puntualizzato (Cass. n. 17652/2007) che nel giudizio relativo alla legittimita’ del licenziamento disciplinare intimato al lavoratore sulla base di un fatto per il quale sia stata esercitata l’azione penale, il giudice civile non e’ vincolato dal giudicato penale ed e’, quindi, abilitato a procedere autonomamente alla valutazione del materiale probatorio acquisito al processo, nel caso di mancata partecipazione al giudizio penale del datore di lavoro, che pure era stato posto in condizione di farlo. Ed infatti l’art. 654 c.p.p., diversamente dall’art. 652 relativo ai giudizi civili di risarcimento del danno, esclude che possa avere efficacia in un successivo giudizio civile la sentenza penale di condanna o di assoluzione, con riferimento ai soggetti che non abbiano partecipato al giudizio penale, indipendentemente dalle ragioni di tale mancata partecipazione.
14.- Alla luce dei principi di diritto enunciati, la sentenza impugnata – che ha motivatamente accertato la gravita’ dei fatti addotti a sostegno del licenziamento e la proporzionalita’ della sanzione rispetto alla gravita’ di tali fatti – non merita le censure che le sono state mosse con il terzo motivo, ed in particolare sotto il profilo del vizio di motivazione.
15.- Al riguardo, vale rimarcare che, come questa Corte ha costantemente ribadito, il controllo sulla motivazione non puo’ risolversi in una duplicazione del giudizio di merito e che alla cassazione della sentenza impugnata puo’ giungersi non per un semplice dissenso dalle conclusioni del giudice di merito – poiche’ in questo caso il motivo di ricorso si risolverebbe in un’inammissibile istanza di revisione delle valutazioni e del convincimento dello stesso giudice di merito, che tenderebbe all’ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, sicuramente estranea alla natura e alle finalita’ del giudizio di cassazione – ma solo in caso di motivazione contraddittoria o talmente lacunosa da non consentire l’identificazione del procedimento logico-giuridico posto alla base della decisione (cfr. explurimis, Cass. n. 10657/2010, Cass. n. 9908/2010, Cass. n. 27162/2009, Cass. n. 13157/2009, Cass. n. 6694/2009, Cass. n. 18885/2008, Cass. n. 6064/2008). In altri termini, il controllo di logicita’ del giudizio di fatto – consentito al giudice di legittimita’ (art. 360 c.p.c., n. 5) – non equivale alla revisione del “ragionamento decisorio”, ossia dell’opzione che ha condotto il giudice del merito ad una determinata soluzione della questione esaminata; che una revisione siffatta si risolverebbe, sostanzialmente, in una nuova formulazione del giudizio di fatto, riservato al giudice del merito, e risulterebbe affatto estranea alla funzione assegnata dall’ordinamento al giudice di legittimita’.
16.- Nella specie, il ricorrente, lungi dal denunciare lacune o contraddizioni logiche nella motivazione che sorregge l’accertamento di fatto sul quale e’ fondata la decisione impugnata, prospetta inammissibilmente una diversa ricostruzione dei medesimi fatti, proponendone un giudizio valutativo parimenti diverso, sicche’ anche il terzo motivo di ricorso non puo’ trovare accoglimento.
17.- In conclusione, sia il ricorso principale che quello incidentale devono essere rigettati. Sussistono giusti motivi, desumibili anche dalla soccombenza reciproca, per compensare integralmente tra le parti le spese del presente giudizio di legittimita’.
La Corte riunisce i ricorsi e li rigetta entrambi; compensa tra le parti le spese del presente giudizio.
Cosi’ deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 12 aprile 2012.
Depositato in Cancelleria il 7 agosto 2012
Lavoro Investigatori privati Luoghi aziendali Carabinieri Abitazione Autovettura Licenziamento Indagini Civile