Source: http://corcioni.it/blog/decreto-ingiuntivo-e-prova-scritta-puo-un-ricorso-per-decreto-ingiuntivo-fondarsi-sugli-esiti-di-una-consulenza-tecnica-preventiva-ai-fini-della-composizione-della-lite-ex-art-696-bis-cpc/3/2016/2/17
Timestamp: 2018-11-18 05:58:07+00:00
Document Index: 67298763

Matched Legal Cases: ['art. 696', 'art. 696', 'art. 696', 'art. 669', 'art. 669', 'art. 669', 'art. 669', 'art. 669', 'art. 669', 'art. 696', 'art. 696', 'art. 696', 'art. 696', 'art. 696', 'art. 696', 'art. 186']

Il primo comma dell’art. 696 bis c.p.c., infatti, prevede che le parti possano richiedere l’espletamento di una consulenza tecnica, in via preventiva, ai fini dell’accertamento e della relativa determinazione dei crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito. Tale domanda può essere rivolta prima dell’inizio della causa di merito e, inoltre, in assenza di uno stato di periculum in mora, presupposto – quest’ultimo – dell’accertamento di cui all’art. 696 c.p.c.[2]
Il Giudice, qualora decida di accogliere la domanda, dispone pertanto la consulenza e la affida ad un esperto, il quale ex lege tenta la conciliazione tra le parti. In caso di buon esito, il Giudice, con decreto, attribuisce l’efficacia di titolo esecutivo all’accordo inserito nel verbale di conciliazione[3] (esente da imposta di registro). Nel caso in cui non si pervenga ad una conciliazione, ciascuna parte può, ai sensi del V co. dell’art. 696 bis c.p.c., chiedere che la relazione depositata dal consulente sia acquisita agli atti del successivo giudizio di merito, sostanziandosi pertanto quale mezzo istruttorio preventivamente acquisito.
Nonostante la sua collocazione nel codice di rito, la dottrina – seppur non unanimemente – ha concluso per la non riconducibilità dell’istituto in esame alla categoria dei procedimenti cautelari.[4] Già nel testo di legge, invero, non si rinviene il presupposto del periculum in mora, elemento strutturale nelle misure cautelari[5]. Tuttavia, ciò non osta che possano applicarsi alla consulenza tecnica preventiva le norme sui procedimenti di istruzione preventiva come, ad es., l’art. 669 septies c.p.c. sul provvedimento di rigetto dell’istanza cautelare e l’art. 669 terdecies c.p.c. in tema di reclamo cautelare[6].
La giurisprudenza, oramai costante[8], afferma che un qualsiasi documento meritevole di fede dal punto di vista dell’autenticità dello stesso e avente, al contempo, efficacia probatoria – ancorché non assoluta del diritto medesimo – può costituire prova scritta del diritto del ricorrente. Tale documento, reputato idoneo dal Giudice a comprovare il diritto fatto valere, può provenire non solo da debitore, ma anche da un terzo[9].
Sostenere l’impossibilità di fondare un procedimento monitorio per le caratteristiche richiamate non pare un assunto molto condivisibile. Se è vero che, da un lato, l’art. 669 novies, I co., c.p.c. stabilisce l’estinzione del provvedimento cautelare se il procedimento di merito non viene iniziato nel termine perentorio di cui all’art. 669 octies c.p.c., d’altro lato, è altrettanto chiaro ciò che prevede l’art. 669 quaterdecies c.p.c. laddove sancisce che le disposizioni relative al processo cautelare – salvo l’art. 669 septies c.p.c. – non si applicano ai provvedimenti di istruzione preventiva, cui si riconduce anche l’A.T.P. e la consulenza tecnica preventiva di cui all’art. 696 bis c.p.c.[14]
In tal senso si è espresso il Tribunale di Verona, nella persona del Giudice dott. Fontana, nel decreto ingiuntivo n. 5037/13 Ing. – n. 12694/13 R.G.I. La società ricorrente aveva stipulato con la resistente un contratto di fornitura e, a seguito di alcune fatture non pagate e di alcune contestazioni mosse da controparte relativamente a presunti vizi della merce consegnata, aveva depositato un ricorso ex art. 696 bis c.p.c.. Le due parti non riuscivano a pervenire ad una conciliazione, pertanto il consulente tecnico depositava il proprio elaborato. In tale atto, si indicava che le pretese della resistente, relativamente ai vizi riscontrati, erano pari a zero escludendo quindi qualsiasi motivazione per il mancato pagamento. A fronte quindi del persistente inadempimento della debitrice, in considerazione del fatto che in tal caso l’ingiunzione di pagamento era fondata su una consulenza preventiva tale da permettere al giudicante di determinare il diritto sulla base di un semplice calcolo matematico – senza la necessaria conoscenza di ulteriori elementi di fatto – il Giudice emetteva decreto ingiuntivo nei confronti della società debitrice.
[1] Per un esempio emblematico dei risultati dell’istituto di cui all’art. 696 bis c.p.c. si veda l’osservazione condotta dal Tribunale di Arezzo in D. Sestini, “Consulenza tecnica preventiva a fini conciliativi”, in Danno e responsabilità, 2014, 3, 340 e ss.
[2] Cfr. A. A. Romano in L. P. Comoglio, C. Consolo, B. Sassani, R. Vaccarella “Commentario del codice di procedura civile”, Vol. VIII – Tomo II – Artt. 670-705, Utet Giuridica, 2014, 445.
Si riporta una recente pronuncia del Tribunale di Verona (Giudice dott. Mirenda) del 14.01.2016 “Il Presidente osserva, in diritto, come l’accertamento tecnico preventivo di cui all’art. 696 bis c.p.c. abbia portata assai più ampia del tradizionale atp di cui all’art. 696 cpc, come è fatto chiaro dall’inciso, a cui la norma affida il regolamento dei presupposti di ammissibilità, “anche al di fuori delle condizioni di cui al primo comma dell'art. 696 “; osserva, così, che l’atp in funzione conciliativa (per il quale non è richiesto il requisito dell’urgenza) può trovare ingresso, oltre che per l’accertamento dello stato e/o della qualità di luoghi/cose/persone (e oltre che per trarre valutazioni in ordine alle cause e ai danni relativi all’oggetto della verifica), anche allo scopo di accertare e determinare i crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzioni di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito”; in www.ilcaso.it (http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/14076.pdf).
[7] R. Conte, “La prova nel procedimento per decreto ingiuntivo e nell’istanza di ingiunzione ex art. 186 ter” in Rivista Diritto Processuale, 1999, 2, 469.
[12] P. Calamandrei, “Introduzione allo studio sistematico dei provvedimenti cautelari”, Padova, 1936, 58.
[14] R. Sangineti “Dec. ing. su atp o consulenza” in www.claudiocecchella.it.
[15] Così G. N. Nardo “La nuova funzione conciliativa dell’accertamento tecnico preventivo alla luce della recente legge n. 80/2005” in www.judicium.it.
Tale conclusione è in linea con la Presentazione dei lavori della Commissione per la riforma del processo civile laddove, al punto n. 52 si afferma: “L’esperienza mostra che, spesso, il contrasto fra le parti riguarda la quaestio facti, di tal che, una volta effettuata l’istruttoria – e beninteso se non vi sono ragioni di contestazione sul modo con cui l’istruttoria si è svolta – la controversia viene conciliata. Se, dunque, si riesce ad anticipare la formazione della prova rispetto all’inizio del processo, le controversie caratterizzate da un contrasto in punto di fatto presumibilmente non verranno portate dinanzi al giudice”.