Source: http://biblus.acca.it/wp-content/uploads/2018/09/news_579.htm
Timestamp: 2019-01-17 22:52:31+00:00
Document Index: 100804931

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 10', 'art. 1122', 'art. 1102', 'art. 69', 'sentenza ', 'sentenza ']

Newsletter n. 579 del 6 settembre 2018
Privacy, pubblicato il dlgs di adeguamento al GDPR, il Regolamento sulla protezione dei dati
Con la sentenza 5008/2018 il Consiglio di Stato chiarisce ulteriormente la differenza tra:
pergolato/pergola
Con un provvedimento del 2005 un Comune ingiunge ad un proprietario la demolizione di:
una struttura in legno di mq 40 circa avente un’altezza che varia da m 2,50 a m 2,85 e copertura con teli plastificati
realizzata sul terrazzo della sua abitazione, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, la cui presenza era stata accertata in un precedente sopralluogo dei vigili urbani.
Il proprietario presenta ricorso davanti al Tar Lazio, il quale lo respinge, chiarendo che:
l’intervento necessita del rilascio di permesso di costruire, trattandosi di una tettoia incidente sulla sagoma della struttura principale, di dimensioni non definibili “modeste” (pari a circa mq. 40), nonché priva di un collegamento funzionale con il soddisfacimento di esigenze meramente temporanee, la quale non può che essere ricondotta nell’ambito di operatività dell’art. 10 del D.P.R. n. 380/01
Viene così proposto appello al Consiglio di Stato con i seguenti punti:
il provvedimento di demolizione è affetto da causa di sopravvenuta inefficacia in quanto le opere contestate sono oggetto di domanda di condono edilizio non ancora definita
l’ordinanza impugnata in primo grado andava preceduta dalla comunicazione dell’avvio del procedimento in considerazione del notevole lasso di tempo trascorso dalla data dell’effettuato sopralluogo e dell’acquisto della proprietà
il Tar non ha considerato che l’intervento è costituito dalla installazione di una struttura in legno, amovibile e aperta su tutti i lati, come tale non meritevole della sanzione demolitoria
L’appello non merita accoglimento secondo il CdS poiché:
il primo motivo d’appello, col quale si lamenta la sopravvenuta inefficacia dell’ordine demolitorio, si palesa inammissibile non essendo stato articolato in primo grado
infondato è il secondo motivo poichè secondo la giurisprudenza “l’ordine di demolizione è un atto vincolato ancorato esclusivamente alla sussistenza di opere abusive e non richiede una specifica motivazione circa la ricorrenza del concreto interesse pubblico alla rimozione dell’abuso, l’Amministrazione ha il dovere di adottarlo, non è pertanto necessaria la preventiva comunicazione di avvio del procedimento, né un’ampia motivazione”
infondato è anche il terzo motivo d’appello, col quale si lamentano il difetto di legittimazione e la irrilevanza urbanistica dell’opera poiché tettoie e pensiline, specie se realizzate su terrazzi, rientrano nell’alveo applicativo del regime concessorio
Il Consiglio di Stato definisce i seguenti interventi:
PERGOLATO. Esso è una struttura realizzata al fine di adornare e ombreggiare giardini o terrazze, costituita da un’impalcatura formata da montanti verticali ed elementi orizzontali che li connettono ad una altezza tale da consentire il passaggio delle persone. Di norma quindi il pergolato, come struttura aperta su tre lati e nella parte superiore, non richiede alcun titolo edilizio
TETTOIA. Quando il pergolato è coperto superiormente, anche in parte, con una struttura non facilmente amovibile, diventa una tettoia, ed è soggetto alla disciplina relativa. Nel caso in specie, dalla documentazione dai reperti fotografici si è rilevato che la struttura in questione presenta appunto una copertura che non assume carattere precario e transitorio e quindi è indispensabile il permesso di costruire
PERGOTENDA. Essa è un mero arredo esterno, di modeste dimensioni, che non modifica la destinazione d’uso degli spazi esterni ed è facilmente ed immediatamente rimovibile, con la conseguenza che la sua installazione si va ad inscrivere all’interno della categoria delle attività di edilizia libera e non necessita quindi di alcun permesso.
Con la riforma del condominio (legge 220/2002) il singolo condòmino può procedere al frazionamento dell’unità immobiliare, ossia alla divisione in due unità distinte dell’appartamento, salvo che il Regolamento non la vieti espressamente. Frequenti, tuttavia, sono le problematiche legate a questo tipo di intervento anche alla luce delle semplificazioni introdotte dal decreto SbloccaItalia.
Le semplificazioni del decreto SbloccaItalia
Il decreto SbloccaItalia (dl 133/2014) ha, infatti, semplificato le pratiche autorizzative per ottenere il frazionamento di un immobile prevedendo che questi tipi di interventi ricadano in “manutenzione straordinaria” (precedentemente considerati, invece, di ristrutturazione edilizia).
In definitiva, i lavori si possono realizzare senza titolo abilitativo ma con semplice CILA (Comunicazione Inizio Lavori Asseverata), strumento che prevede la asseverazione di un tecnico abilitato e la presentazione di un progetto allo sportello unico dell’Edilizia del Comune dove è ubicato l’immobile.
Al riguardo, l’Ance (Associazione Nazionale Costruttori edili) ha pubblicato un approfondimento, Il frazionamento dell’abitazione: questioni condominiali, in cui evidenzia i limiti agli interventi di frazionamento liberalizzati dal decreto Sblocca Italia.
In particolare, analizza le questioni giuridiche ricorrenti legate al frazionamento di un’unità immobiliare, ossia:
Il frazionamento è sempre ammesso?
E’ possibile l’apertura di nuove porte/finestre?
Cosa cambia per i parcheggi già esistenti?
È necessaria la revisione delle tabelle millesimali?
Ad ogni problematica analizzata vengono allegati i riferimenti dei principali orientamenti giurisprudenzali in materia (sentenze del Tar, del CdS e di Cassazione).
Quando è ammesso il frazionamento in un condominio?
In linea generale, il condominio non può opporsi al frazionamento se non vengono modificate le parti comuni e se la divisione non è espressamente vietata dal Regolamento di condominio.
L’art. 1122 del codice civile così si esprime in merito:
Nell’unità immobiliare di sua proprietà ovvero nelle parti normalmente destinate all’uso comune, che siano state attribuite in proprietà esclusiva o destinate all’uso individuale, il condomino non può eseguire opere che rechino danno alle parti comuni ovvero determinino pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza o al decoro architettonico dell’edificio. In ogni caso è data preventiva notizia all’amministratore che ne riferisce all’assemblea”.
Limitazioni al frazionamento possono, come anticipato, essere contenute nel regolamento condominiale ma solo in quello di origine contrattuale; l’eventuale divieto deve essere in tal caso espresso in forma chiara ed univoca.
Al fine di verificare la legittimità dell’intervento edilizio anche da un punto di vista “condominiale” è necessario verificare che esso non determini o sia potenzialmente in grado di arrecare pregiudizio all’utilizzazione e al godimento della cose comuni da parte degli altri condomini.
In ogni caso il proprietario che intenda frazionare l’unità immobiliare è tenuto ad informare preventivamente l’amministratore che a sua volta riferirà in assemblea.
Apertura di nuove porte e finestre in condominio
A seguito dell”intervento di frazionamento può nascere l’esigenza di creare nuove aperture: una porta di ingresso sul pianerottolo o nuove finestre sui muri comuni del condominio; in tal caso, come chiarito dall’Ance facendo riferimento all’art. 1102 del codice civile, si ha
Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa. Il partecipante non può estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri partecipanti, se non compie atti idonei a mutare il titolo del suo possesso.”
Inoltre, va tenuto in considerazione il fatto che l’apertura di finestre può influire sull’estetica e sul decoro del fabbricato e ed è condizionata al rispetto delle distanze legali.
Per quanto riguarda i muri perimetrali, invece, avendo evidenziato che si tratta di elementi strutturali aventi la funzione di reggere la copertura dell’edificio, ma anche di essere al servizio di ogni singolo appartamento, si ha che ogni singolo proprietario può utilizzare le pareti sia interne che esterne dei muri che circondano il proprio appartamento.
Frazionamento e parcheggi già esistenti
Nel caso di intervento di frazionamento e di parcheggi già esistenti, le questioni andrebbero regolate caso per caso.
Tuttavia, in line generale, nel caso in cui una delle 2 unità viene ceduta e si è in presenza di un posto auto legato da vincolo pertinenziale, sarà necessario definire gli aspetti giuridici nell’atto notarile.
Nel caso, invece, di parcheggio di proprietà condominiale utilizzato, ad esempio, in turnazione si pone il problema della presenza di un nuovo soggetto potenzialmente interessato a fruire dello spazio comune. In tal caso o il nuovo comproprietario viene estromesso dall’utilizzo oppure dovrebbe essere inserito nell’uso turnario. In tal caso la nuova assegnazione dei parcheggi dovrà però essere deliberata dall’assemblea.
Nel caso di frazionamento di un appartamento, le tabelle millesimali potrebbero essere oggetto di revisione, tuttavia occorre valutare caso per caso.
Le tabelle millesimali possono essere oggetto di revisione nei casi disposti dall’art. 69 del codice civile; nel caso di frazionamento si applica il n. 2 del codice., ossia:
Tali valori possono essere rettificati o modificati, anche nell’interesse di un solo condomino, con la maggioranza prevista dall’articolo 1136, secondo comma, del codice, nei seguenti casi: 1) (omissis); 2) quando, per le mutate condizioni di una parte dell’edificio, in conseguenza di sopraelevazione, di incremento di superfici o di incremento o diminuzione delle unità immobiliari, è alterato per più di un quinto il valore
proporzionale dell’unità immobiliare anche di un solo condomino. In tal caso il relativo costo è sostenuto da chi ha dato luogo alla variazione”.
se l’intervento non comporta aumenti di superfici e di volumi ma si concretizza in sole modifiche interne sarà sufficiente dividere i valori riferiti all’unità intera sulle due unità risultanti dal frazionamento
se, invece, il frazionamento ha alterato i valori millesimali in misura superiore al 20% bisognerà procedere, a cura e spese dell’interessato, alla revisione.
L’approvazione di nuove tabelle millesimali è comunque obbligatoria nel caso in cui uno dei due appartamenti sia destinato alla vendita, altrimenti il nuovo proprietario non potrebbe avere millesimi.
Dal 25 maggio 2018 è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri il Regolamento UE 2016/679, noto come GDPR (General Data Protection Regulation), in riferimento alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento e alla libera circolazione dei dati personali; tuttavia, si aspettava il decreto legislativo per adeguare la normativa nazionale alle forti novità euoropee.
Con la sentenza n. 39335/2018 la corte di Cassazione ribadisce che il deposito al genio civile, per mezzo dello sportello unico per l’edilizia del comune, è obbligatorio per tutti gli interventi in zona sismica, che potrebbero costituire una possibile fonte di rischio, indipendentemente dal materiale o dal fatto che siano strutturali o meno.
Il Tribunale di Avellino con una sentenza di luglio 2017 ha dichiarato, due proprietari di un immobile, responsabili dell’omesso deposito presso il genio civile degli atti progettuali delle seguenti opere (realizzate nel 2013):
aumento della originaria volumetria di un fabbricato
sbancamento del terreno lungo i lati dell’edificio, con conseguente aumento del carico urbanistico dovuto alla nuova volumetria fuori terra
movimenti di terra con formazione di terrazzamenti a monte, per un’altezza complessiva di circa 6 metri , livellamento a valle dell’edificio
spostamento dell’accesso al fondo e creazione di un nuova rampa di accesso, per una superficie di circa 1000 metri quadrati
apertura di un vano porta e di due finestre nel piano fuori terra creatosi
eliminazione delle aperture posizionate nella parte a monte del fabbricato
altezza interna del manufatto pari a m. 4,30, superiore rispetto a quella riportata nei grafici, pari a metri 4
I proprietari presentano ricorso alla cassazione, rilevando che:
l’articolo 65 del Testo Unico dell’edilizia statuirebbe che l’obbligo della prescritta denuncia in materia di normativa antisismica riguarda soltanto le opere in conglomerato cementizio armato, escludendo dal predetto obbligo tutti i lavori che non si sostanziano in tale tipologia. Osservano, inoltre, che le opere erano tutte originariamente assentite e che il progetto era stato depositato presso il Genio Civile, con conseguente regolare realizzazione degli interventi strutturali, mentre le opere successivamente realizzate e descritte nel capo di imputazione non sarebbero state soggette ad analoga disciplina autorizzatoria, non rientrando tra le opere per le quali l’articolo 65 d.P.R. 380/01 richiede la denuncia al genio civile, trattandosi di opere non strutturali e non realizzate in conglomerato cementizio, né delle opere di cui all’articolo 93 dello stesso testo unico
Secondo la Cassazione i ricorsi sono inammissibili premettendo che:
i fatti addebitati ai ricorrenti riguardano la realizzazione delle opere descritte nel capo di imputazione in violazione della disciplina antisismica.
Detti interventi hanno comportato, secondo quanto ritenuto dal giudice del merito, la emersione, previo sbancamento del terreno, di tre lati, precedentemente interrati, di un preesistente edificio regolarmente assentito, con la realizzazione di un piazzale di circa 1.000 metri quadrati, il terrazzamento della parete di terra rimasta alle spalle di uno di tali tre lati e fino ad un’altezza di sei metri e lo spostamento di una rampa di accesso la fondo
I giudici hanno precisato che in materia antisismica è irrilevante :
la natura delle opere e ciò in quanto la violazione delle norme antisismiche richiede soltanto l’esecuzione di lavori edilizi in zona sismica
la natura dei materiali usati e delle strutture realizzate, in quanto le disposizioni relative alla disciplina antisismica hanno una portata particolarmente ampia e si applicano a tutte le costruzioni la cui sicurezza possa comunque interessare la pubblica incolumità
la eventuale precarietà dell’intervento, attesa la natura formale dei relativi reati ed il fine di consentire il controllo preventivo, da parte della pubblica amministrazione, di tutte le costruzioni realizzate in zone sismiche
la natura pertinenziale dell’intervento
Si è anche espressamente escluso che l’applicabilità della disciplina antisismica riguardi i soli edifici in cemento armato (Sez. 3, n. 48005 del 17/9/2014, Gulizzi e altro, Rv. 261155; Sez. 3, n. 34604 del 17/6/2010, Todaro, Rv. 248330, cit.).
I giudici quindi ribadiscono che:
qualsiasi intervento edilizio in zona sismica, comportante o meno l’esecuzione di opere in conglomerato cementizio amato, indipendentemente dalla natura dei materiali usati, dalla tipologia delle strutture realizzate, dalla natura pertinenziale o precaria, deve essere previamente denunciato al competente ufficio al fine di consentire i preventivi controlli e necessita del rilascio del preventivo titolo abilitativo, conseguendone, in difetto, l’applicazione delle relative sanzioni, sfuggendo a tale disciplina solo gli interventi di semplice manutenzione ordinaria
Il ministro dell’istruzione Marco Bussetti ha annunciato l’avvio della mappatura satellitare degli edifici scolastici, in collaborazione con:
CNR – Consiglio Superiore delle Ricerca
I nostri figli devono poter frequentare scuole sicure. È un loro diritto. Abbiamo dati ancora preoccupanti sugli edifici scolastici. Sono stati stanziati soldi, ma senza mettere mano a quelle procedure farraginose che impediscono di far arrivare in fretta le risorse agli Enti locali proprietari degli edifici scolastici. È un problema che stiamo risolvendo con norme che semplificheranno le procedure e velocizzeranno la spesa. Non è mai stato fatto
Il ministero, col fine di intervenire al meglio ed individuare le priorità, vuole migliorare la raccolta di dati sulle condizioni delle scuole.
Quasi 40.000 edifici saranno fotografati attraverso il sistema COSMO-Skymed, in grado di misurare dall’alto lo spostamento degli immobili al decimo di millimetro.
Le informazioni che si otterremo dai satelliti ASI saranno trasmesse al CNR, che le rielaborerà ricavandone un quadro dettagliato degli edifici scolastici, in modo da far partire verifiche e segnalazioni. Accelerando i tempi dei controlli e dei conseguenti interventi di adeguamento.
Secondo il ministro Busetti:
In un mese e mezzo avremo già i primissimi dati.
La speranza ed i dubbi provenienti dal mondo dell professioni tecniche è che questa “mappatura satellitare”, e quindi a distanza, venga accompagnata da un rafforzamento delle verifiche e dei controlli in sito.
Cosa è COSMO-SkyMed
Il sistema COSMO-SkyMed è un sistema di quattro satelliti radar, in funzione dal 2008, per l’osservazione del pianeta fondato dall’Agenzia Spaziale Italiana e dal Ministero della Difesa italiano.
COSMO-SkyMed rappresenta l’avanguardia italiana nella tecnologia spaziale, utilizzando sensori radar ad alta risoluzione per osservare la Terra giorno e notte, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche.
Il suo scopo è quello di monitorare la Terra ai fini:
della gestione dei rischi ambientali e delle emergenze
della difesa e sicurezza nazionale
scientifici e commerciali, fornendo dati su scala globale per supportare una varietà di applicazioni
Il sistema COSMO-SkyMed è gestito dal Centro Spaziale di Matera da cui sono controllati i satelliti.
Promesse semplificazioni per velocizzare le ristrutturazioni
Inoltre, secondo il Miur la semplificazione dei passaggi burocratici, che molte volte rallentano o fermano l’apertura dei cantieri, permetterà di velocizzare e portare a termini i lavori negli istituti. A tal fine il prossimo 6 settembre sarà discussa durante la conferenza unificata al ministero una bozza di intesa per velocizzazione tali procedure.
L’intesa stabilisce inoltre i criteri di ripartizione per i fondi destinati all’edilizia scolastica:
43% in base al numero degli studenti
42% in base al numero degli edifici
10% in relazione al rischio sismico delle aree
5% in base all’affollamento
Questi criteri di ripartizione sono piaciuti poco ai governatori di Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo, colpiti dal sisma del 2016, che li ritengono:
sbilanciati a favore del numero degli studenti
disattenti al rischio sismico
Per gli interventi di edilizia scolastica dovrebbero essere disponibili 7 miliardi di euro, di cui 3 miliardi di euro provenienti immediatamente dal Fondo Infrastrutture Strategiche e dalla programmazione triennale 2018/2020, secondo il Miur.
Da lunedì 3 settembre sono terminati i dazi imposti dall’Unione Europea, cinque anni fa, sulle importazioni di pannelli fotovoltaici dalla Cina.
Bruxelles nel dicembre 2013 aveva imposto le misure antidumping e antisussidi sui pannelli solari cinesi e sulla componentistica, che poi erano stati rinnovati, per una seconda volta nel 2017. L’introduzione delle restrizioni era stata promossa dal gruppo di produttori europei Eu ProSun nel 2012, nel pieno della grande crisi finanziaria globale.
La Commissione Europea ha deciso di non rinnovare più il bando, dopo aver valutato i bisogni dei produttori europei, degli importatori e degli installatori, giungendo alla conclusione che era interesse di tutta l’UE far scadere la misura senza più rinnovarla.
I produttori cinesi tuttavia sono stati autorizzati a vendere i pannelli solari nel mercato Europeo rispettando un prezzo minimo, se non sarà rispettato le importazioni saranno soggette nuovamente a dazi fino al 65 %.
La decisione è stata presa dopo un lungo dibattito in cui erano in gioco diverse esigenze:
l’obiettivo europeo di diffondere maggiormente le energie rinnovabili
l’esigenza degli installatori di far scendere i prezzi dei pannelli per permettere una ripresa del mercato
l’esigenza dei produttori europei, che vorrebbero eliminare il divieto solo dopo che i prezzi dei prodotti cinesi si siano allineati a quelli di mercato, in modo da non danneggiare eccessivamente i prodotti europei
I produttori europei pertanto avevano richiesto una nuova proroga del bando, richiesta respinta dalla Commissione che non ha ritenuto più giustificabile ulteriori dazi.
La decisione è stata accolta in maniera opposta dalle associazioni:
Eu ProSun ( produttori europei ) secondo cui ci sarebbero state le condizioni per una un’ulteriore estensione delle misure da parte della Ue nei confronti della Cina, sottolineando che i produttori europei rischiano di essere devastati dalla fine delle misure. Essi non escludono inoltre una possibile ricorso alla corte di giustizia europea.
SolarPower Europe ( importatori e installatori ) ha accolto con favore la decisione ritenendola indispensabile per l’industria solare europea, al fine di permettere la crescita del settore.
L’introduzione delle misure antidumping e antisussidi sui pannelli solari cinesi nel 2013 aveva alimentato un forte clima di tensione internazionale, si rischiava infatti una guerra commerciale Europa – Cina .
Oggi con l’abolizione dei dazi il ministero del commercio cinese ha accolto con sollievo la fine delle restrizioni, credendo che ora sarà possibile riportare il mercato ad un equilibrio nuovamente favorevole sia per la Cina sia per l’Europa, con un clima sereno per gli imprenditori, più stabile e prevedibile, ed un vantaggio reciproco.Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati
La condizione delle periferie dovrebbe essere al centro delle politiche sociali, ambientali, energetiche, sulla sicurezza e per lo sviluppo economico: non c’è formazione politica che non l’abbia affermato in campagna elettorale. Eppure la Camera nelle prossime settimane potrebbe confermare l’emendamento già approvato al Senato che sospende i fondi per la riqualificazione delle periferie in cento città italiane, a progetti avviati o approvati, tutti co-finanziati da privat
L’Inail ha comunicato (avviso del 3 settembre 2018) che sono disponibili on line gli elenchi definitivi in ordine cronologico delle domande presentate (click day del 14 giugno 2018) in riferimento al bando Isi 2017 per la sicurezza sul lavoro.
Ricordiamo che il bando ha una dotazione di oltre 249 milioni di euro, ripartiti in singoli avvisi pubblici regionali e provinciali, e finanzia 5 diversi Assi di intervento, al fine di incentivare le imprese a realizzare progetti per il miglioramento delle condizioni di salute e di sicurezza dei lavoratori.
I finanziamenti a fondo perduto sono assegnati dall’Inail fino ad esaurimento delle risorse finanziarie stanziate in base all’ordine di arrivo delle istanze. Nell’arco di 2 settimane dal click day sono stati pubblicati gli elenchi provvisori in ordine cronologico di tutte le domande inoltrate, con evidenza di quelle collocatesi in posizione utile per l’ammissione al finanziamento; a questi fanno ora seguito gli elenchi definitivi, con l’aggiornamento dello stato delle domande.
Elenchi definitivi bando isi 2017
Gli elenchi cronologici regionali e provinciali delle domande di accesso al bando sono reperibili nella sezione: Attività > Prevenzione e sicurezza > Agevolazioni e finanziamenti > Incentivi alle imprese > Bando Isi 2017.
Negli elenchi sono individuate le domande ammesse, quelle che dovranno essere convalidate tramite l’invio di ulteriore documentazione entro il 3 ottobre 2018, le domande decadute e infine quelle definitivamente non ammissibili per carenza di fondi. In particolare:
le domande la cui ammissione negli elenchi provvisori è confermata, contrassegnate con la lettera “S”
le domande subentrate per l’ammissibilità, contrassegnate con la lettera “S-AMS”
le domande decadute, contrassegnate con la lettera “N-DEC”
le domande definitivamente non ammissibili per carenza di fondi, contrassegnate con la lettera “N”
In caso di ammissione al finanziamento, il progetto dovrà essere realizzato (e rendicontato) entro 365 giorni dalla data di ricevimento della comunicazione di esito positivo della verifica tecnico amministrativa da parte dell’Inail.