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Timestamp: 2020-07-14 00:54:09+00:00
Document Index: 177527362

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 21', 'art. 30', 'art. 2', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 41', 'art. 36', 'art. 03', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 35']

Il rilascio o l’ampliamento di una concessione demaniale marittima non devono pregiudicare altri interessi pubblici rilevanti
È necessario che il rilascio della concessione demaniale marittima, ovvero l'ampliamento di una concessione già rilasciata, non comportino conseguenze anche solo potenzialmente pregiudizievoli su altri interessi pubblici di fondamentale rilevanza.
A seguito dell'entrata in vigore del D.lgs. n. 112/1998 spettano alle Regioni e agli enti locali le funzioni e le competenze in materia di rilascio di concessioni di beni del demanio marittimo e di zone del mare territoriale e conseguentemente rientra nella competenza dell'amministrazione comunale e non del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l'adozione dei relativi atti.
La concessione di uno specchio d'acqua, salvo contrario avviso espressamente previsto, per definizione si riferisce solo alla superficie d'acqua occupata e non può estendersi anche alle catenarie e ai corpi morti, che sono collocate nei fondali e che spesso si trovano a diversi metri di profondità dalla superficie d'acqua. Tale soluzione è la più coerente con l'intima essenza della concessione demaniale marittima, che ha la precipua funzione di abilitare il concessionario alla messa a disposizioni di specchi d'acqua per l'attracco di natanti e imbarcazioni di una dimensione sostanzialmente corrispondente allo stesso specchio d'acqua messo a disposizione.
Il rigetto dell'istanza di rinnovo della concessione demaniale marittima deve essere preceduto dal preavviso di diniego
E' illegittimo il rigetto dell'istanza di rinnovo della concessione demaniale marittima in caso di omessa comunicazione del preavviso di rigetto di cui all'art. 10 bis, stante il carattere eteronomo del procedimento volto all'ottenimento del rinnovo di una concessione marittima che come tale impone all'amministrazione il rispetto delle invocate garanzie partecipative, tanto più che trattandosi di una scelta certamente discrezionale l'esito dello stesso non è affatto scontato, con la conseguenza che l'apporto partecipativo dell'interessato può certamente incidere sulla decisione adottata dalla Autorità.
La proroga della concessione demaniale marittima richiesta dalla parte privata non può prescindere da una valutazione in concreto dell'Amministrazione: quanto meno per verificare se sussistano i presupposti per ritenere inapplicabile il divieto di proroga ex lege, ossia se si possa escludere, in ragione delle relative caratteristiche geografiche ed economiche, un interesse transfrontaliero certo, da valutarsi sulla base di tutti i criteri rilevanti, quali l'importanza economica dell'appalto, il luogo della sua esecuzione o le sue caratteristiche tecniche, tenendo conto delle caratteristiche proprie dell'appalto in questione.
Il termine di 18 mesi entro cui un atto può essere annullato d’ufficio non si applica alle concessioni marittime emesse prima della l. 124/2015
Il termine di 18 mesi entro il quale un atto amministrativo illegittimo può essere annullato d'ufficio, ai sensi dell'art. 21 nonies, l. 241/90 non si applica in relazione all'annullamento di concessioni demaniali marittime emesse anteriormente all'entrata in vigore della legge n. 124/2015, che ha introdotto tale termine, i quali restano assoggettati al regime di annullabilità “entro un termine ragionevole”, vigente anteriormente alla l. n. 124/2015.
In area con vincolo paesaggistico la p.a. può legittimamente imporre la rimozione delle strutture balneari al cessare dell’esigenza stagionale
L'autorizzazione alla permanenza per l'intero anno delle strutture balneari è ipotesi eccezionale, in parte giustificata dal carattere comunque temporaneo delle concessioni demaniali, con la conseguenza che se nella valutazione dell'Amministrazione il pregio paesaggistico richiede che solo i manufatti amovibili possano essere ritenuti compatibili con il vincolo sussistente sull'area concessa, quando cessi l'esigenza stagionale che ne aveva richiesto l'istallazione, è del tutto coerente sotto il profilo logico ancora prima che giuridico che di tali manufatti si preveda la rimozione.
La scelta della p.a. di concedere spazi di arenile va effettuata considerando sempre il superiore interesse pubblico a garantire la libera balneazione
In base agli artt. 30 e 36 del Codice della Navigazione è rimessa al potere ampiamente discrezionale dell'amministrazione marittima la valutazione di quale tra i vari usi del bene demaniale si presenti nel caso singolo più proficuo e conforme all'interesse della collettività; la scelta dell'amministrazione stessa di concedere spazi di arenile va effettuata considerando sempre il superiore interesse pubblico a garantire la libera balneazione e rapportando, quindi, tale esigenza alla situazione effettiva delle persone e all'esistenza di spiagge sufficienti a soddisfare il bisogno collettivo.
L'occupazione anticipata del bene demaniale non puo' essere sanzionata con il diniego di concessione
Non è legittimo l'atto di diniego della concessione temporanea che sia sorretto soltanto dal riferimento all'approntamento anticipato della banchina, anche allorché, in ipotesi, sussistessero invece i presupposti normativi per assentire il titolo provvisorio richiesto, in funzione di un buon uso del bene demaniale. Un diniego in tal senso motivato, finisce per assumere una specifica valenza sanzionatoria, rispetto alle condotte precedentemente assunte, venendo quindi a perseguire un fine (sanzionatorio) diverso da quello proprio del procedimento in svolgimento (buon uso dei beni demaniale) e venendosi quindi in tal modo ad integrare i presupposti dello sviamento di potere.
È legittima la proroga ex lege della concessione demaniale ottenuta prima delle puntualizzazioni della corte di strasburgo
I principi della tutela dell'affidamento e della certezza del diritto sono idonei a giustificare la deroga al principio dell'evidenza pubblica e la proroga del rapporto concessorio dedotto in giudizio soltanto quando i titoli autorizzativi o concessori siano stati rilasciati oppure si siano rinnovati, senza procedura selettiva, in un'epoca in cui non era ancora stato dichiarato (dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea) che i contratti aventi un interesse transfrontaliero certo dovessero essere soggetti a obblighi di trasparenza. Entro i suddetti limiti, può essere riconosciuta la possibilità di una proroga a finalità transitoria, ragionevolmente limitata nel tempo e proporzionata all'obiettivo di permettere ai concessionari in essere, i quali abbiano confidato in una più duratura disponibilità dei beni oggetto della concessione, di ammortizzare gli investimenti da essi sostenuti.
È illegittimo il silenzio serbato dal comune sull'istanza di subingresso nella concessione demaniale marittima
Tutta la normativa vigente (artt. 46 del codice della navigazione; art. 30 del relativo regolamento di esecuzione), in uno ai principi generali in tema di procedimento amministrativo (art. 2 e ss. L. n. 241/90) obbliga il comune a provvedere, mediante l'adozione di un provvedimento espresso, in ordine all'istanza avente ad oggetto il subingresso nella titolarità formale della concessione demaniale marittima.
L’art. 47 cod. nav., nel prevedere che la p.a. può dichiarare la decadenza del concessionario, indica un potere vincolato al riscontro dei presupposti
L'art. 47 cod. nav., nella parte in cui stabilisce che la P.A. può dichiarare la decadenza del concessionario, nei casi tassativamente previsti dalla stessa norma, tra i quali l'omesso pagamento del canone concessorio, indica un potere della P.A. concedente che si concretizza in un atto vincolato dovendosi la PA limitare al riscontro dei relativi presupposti fattuali.
Le concessioni demaniali marittime con finalità turistico ricreative sono unicamente quelle indicate nelle lettere da a) ad f) dell'art. 1, comma 1, d.l. n. 400/1993, in cui non rientrano anche le concessioni riguardanti i «punti di ormeggio»; la diversa natura delle due tipologie di concessione è comprovata peraltro dall'estensione della disciplina sulle misure dei canoni, che ne presuppone quindi la diversità.
La reiterazione di comunicazioni di avvio del procedimento impedisce la sospensione ex lege dei procedimenti sanzionatori
In caso di pluralità di comunicazioni di avvio del procedimento non può ritenersi che si tratti di unico procedimento, per cui una comunicazione di avvio antecedente al 15.11.2015, se non ha portato all'adozione dell'atto conclusivo ed è stata seguita da nuove ed autonome comunicazioni di avvio di nuovo procedimento, non rende applicabile la sospensione dei procedimenti pendenti di cui all'art. 1, comma 484, della legge 208/2015.
L'uso pubblico costituisce la normalità della fruizione del bene demaniale, discendente direttamente dall'art. 41 della Costituzione, del quale l'art. 36 del codice della navigazione costituisce applicazione. Tale norma pone, quale principio generale, la preminenza dell'uso pubblico rispetto a quello privato, che ha natura eccezionale in relazione all'intrinseca demanialità del bene: ne deriva che, in quanto eccezione rispetto alla regola generale (della diretta fruizione pubblica inerente alla stessa definizione del demanio marittimo), di ciò si deve tener conto nel valutare la motivazione del provvedimento dell'amministrazione che intenda restituire all'uso pubblico il bene stesso.
Il termine massimo ventennale per le concessioni demaniali marittime turistico-ricreative ex d.l. 400/1993 non si applica ai rapporti già in essere
Il termine ventennale, corrispondente alla durata massima prevista per le concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative dall'art. 03, co. 4-bis, del decreto-legge n. 400/1993, aggiunto dall'art. 1, co. 253, della legge n. 296/2006 e poi modificato dall'art. 11, co. 1, lett. c), della legge n. 217/2011 (Legge comunitaria 2010), concerne le nuove concessioni, da rilasciare o rinnovare con procedure di evidenza pubblica ai sensi degli artt. 15 e 16 del d.lgs. n. 59/2010, che recepisce la direttiva 2006/123/CE, e non può trovare applicazione ai rapporti concessori già in essere.
In presenza di concessione stagionale è legittimo ordinare la demolizione delle opere rimaste al termine della stagione balneare
In caso di revoca della concessione annuale e di perdurante efficacia della sola concessione stagionale, l'ordine di rimozione delle opere insistenti sul suolo demaniale al di fuori della stagione estiva trova pieno fondamento nell'art. 35 del d.P.R. n. 380 del 2001: le opere non rimosse dal terreno demaniale, scaduto il termine della stagione balneare, devono infatti ritenersi abusive.
L'amore coniugale, che persiste attraverso mille vicissitudini, mi sembra il più bello dei miracoli, benché sia anche il più comune (François Charles Mauriac)