Source: https://www.slideshare.net/AmmLibera/rapporto-labsus-2015-amministrazione-condivisa-dei-beni-comuni
Timestamp: 2019-06-17 12:52:36+00:00
Document Index: 44502986

Matched Legal Cases: ['art. 118', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 118', 'art. 11', 'art.118']

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A quasi due anni di distanza dalla presentazione del primo Regolamento per l’Amministrazione condivisa dei beni comuni, a Bologna, il 22 febbraio 2014, Labsus fa il punto con il Rapporto 2015. Il Consiglio comunale di Bologna, con una delibera del 19 maggio 2014 approvò definitivamente il Regolamento, mettendo in moto un meccanismo di diffusione che non si è ancora arrestato. Come ricorda nell’Introduzione il Presidente di Labsus, Gregorio Arena, quella contenuta nel Rapporto è una vicenda che parte da lontano che "a raccontarla non ci si crede, perché l’Italia di cui parliamo in queste pagine non si vede, non fa notizia".
La vicenda ha inizio all’incirca nel 1997 quando, in un saggio intitolato "Introduzione all’amministrazione condivisa", Gregorio Arena aveva ipotizzato l’evoluzione dell’amministrazione pubblica italiana verso un nuovo modello organizzativo fondato sulla collaborazione, anziché sul conflitto, fra cittadini e amministrazioni. Nel 2001, con la riforma del Titolo V della Costituzione, l’amministrazione condivisa divenne disposizione costituzionale grazie all’introduzione dell’art. 118, comma 4 in base al quale "Stato, regioni, province, città metropolitane e comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà". Sono così gettate le basi per la futura amministrazione condivisa, vale a dire un’alleanza fra amministrazioni e cittadini.
1. AMMINI STRAZIONE CONDIVISA DEIBENI COMUNI RAPPORTO LABSUS2015 SULL’AMMINISTRAZIONE CONDIVISA DEIBENICOMUNI
2. Rapporto Labsus 2015
3. RAPPORTO LABSUS2015 sull’amministrazione condivisa deibenicomuni
4. 2 Rapporto Labsus 2015
5. Rapporto Labsus 2015 3 Convincerti che ti conviene prenderti cura dei luoghi in cui vivi, perché dalla qualità dei beni comuni materiali e immateriali dipende la qualità della tua vita. Il tempo della delega è ﬁnito. L’Italia ha bisogno di cittadini attivi, responsabili e solidali. IL NOSTRO OBIETTIVO È SEMPLICE RAPPORTO LABSUS 2015 SULL'AMMINISTRAZIONE CONDIVISA DEI BENI COMUNI
6. 4 Rapporto Labsus 2015 Questo Rapporto è il risultato di un impegno collettivo e, come sempre, del tutto volontario, dell’intera redazione di Labsus. Per questo i singoli saggi che lo compongono non sono firmati. Ma un ringraziamento particolare meritano da un lato Fabrizio Rostelli per l’eccellente lavoro di impulso e coordinamento re- dazionale, dall’altro il comitato editoriale del Rapporto composto da Angela Gallo, Fabio Giglioni, Valentina Grassi e Cristina Mar- chetti in veste non soltanto di intelligenti ideatori ma anche di attenti e competenti autori del Rapporto. Un grazie va anche a Nicola Angelastro, Daniela Ciaffi, Simona D’Andrea, Ludovica Giacomoni, Laura Muzi, Chiara Patera, Mi- chela Piraino, Marylenia Radano, Emanuela Saporito, Valentina Taurini, il cui contributo in termini di idee e contenuti è stato es- senziale. Infine, è giusto cogliere questa occasione per inviare un ringra- ziamento molto sentito e affettuoso a tutti coloro (e sono tanti!) che in questi primi dieci anni di vita di Labsus hanno contribuito in vario modo alla vita dell’associazione e della rivista, garan- tendo l’autorevolezza e la credibilità del sito www.labsus.org, ormai punto di riferimento ineludibile per tutti coloro che si oc- cupano di cittadini attivi, sussidiarietà e beni comuni in Italia... e non solo. Le vicende raccontate in questo Rapporto non si sarebbero mai avverate se in questo ultimo anno e mezzo non fosse nata una comunità diffusa, presente su tutto il territorio nazionale, com- posta da singoli cittadini, amministratori locali, funzionari, as- sociazioni, professionisti, tutti coinvolti a titolo volontario in vari modi nella promozione del modello dell’amministrazione con- divisa. Sono la migliore dimostrazione che veramente un’altra Italia c’è, sta crescendo e sta dando un contributo fondamentale alla rinascita del nostro Paese. Sono centinaia, ricordarli tutti è impossibile, ma alcuni meritano qui un ringraziamento speciale per la dedizione e l’intelligenza con cui stanno radicando l’amministrazione condivisa nei rispet- tivi territori, da sud a nord: Pasquale Bonasora in Puglia, con Giovanna Magistro, Chiara Pa- tera, Cecilia Surace e la struttura della Regione PugliaCapitale- Sociale. Daniela Ciaffi in Sicilia, con Simona Sansone, Valentina Manda- lari, l’Università di Palermo, il Cesvop e tutti coloro che hanno partecipato alla redazione della “mappa dei palermitani attivi”. Raffaele Zito in provincia di Caserta. A Roma Elisabetta Salvatorelli ed Alberto Tabellini con i suoi col- laboratori. Rossana Caselli in Toscana con la sua comunità di funzionari co- munali, convinti assertori dell’amministrazione condivisa. Sempre in Toscana Silvia Mantovani, Giovanna Colombini dell’Università di Pisa ed Emanuele Rossi, Luca Gori e Paolo Rametta della Scuo- la Superiore Sant’Anna. A Bologna Giulia Allegrini e Donato Di Memmo, che applica con passione e intelligenza l’art. 118 ultimo comma della Costituzione. Valeria Baglione a L’Aquila, Paolo Dagazzini a Verona e Gigliola Vicenzo a Genova. Alessandra Valastro e la sua rete dei comuni dell’Umbria, costruita insieme con Valter Canafoglia e Francesca Malafoglia. Veronica Dini, Francesca Santaniello, Davide Zucchetti, il CSV di Milano, Emanuela Danili e i tanti altri “amici del progetto” in Lombardia. In Piemonte di nuovo Daniela Ciaffi che sta costruendo la rete piemontese insieme con Valter Cavallaro, Francesca Defilippi, Camilla Falchetti, Giovanni Ferrero, Roberta Guido, Giulia Marra, Alessandro Mondino, Emanuela Saporito, Ianira Vassallo. In Trentino infine Marco Bombardelli, Fulvio Cortese e tutti gli amici di Euricse. RINGRAZIAMENTI
7. Rapporto Labsus 2015 5 INDICE 7 INTRODUZIONE 1 11 L’ITALIA DEL REGOLAMENTO 12 1.1 Il Regolamento piace ai cittadini 15 1.2 La lunga marcia del Regolamento 2 19 I PROFILI GIURIDICI DEL REGOLAMENTO 3 27 I PATTI DI COLLABORAZIONE 4 31 DA SUD A NORD LA VOCE DEI CITTADINI ATTIVI 33 4.1 Clac a Palermo, un’organizzazione resiliente 34 4.2 Gli artigiani della partecipazione a Veglie 37 4.3 Il comune di Pontecorvo si prepara al Patto di collaborazione 38 4.4 Quelli che hanno messo in pratica l’amministrazione condivisa a Roma 43 4.5 Osservare gli spazi “indecisi” di Forlì con gli occhi della comunità 44 4.6 Lo spazio urbano e il diritto alla città 5 47 APPENDICE 48 5.1 Regolamento per l’amministrazione condivisa del comune di Bologna 48 5.2 Bozza di Regolamento per l’amministrazione condivisa del comune di Roma 49 5.3 I comuni che al 30 settembre 2015 hanno adottato il Regolamento 50 5.4 I comuni in cui al 31 ottobre 2015 è in corso la procedura di adozione 51 5.5 Patto del comune di Bologna 55 5.6 Patto del comune di Siena 60 5.7 Patto del comune di Casapulla (Ce) 65 5.8 Rassegna stampa 2014 69 5.9 Rassegna stampa 2015
8. 6 Rapporto Labsus 2015
9. Rapporto Labsus 2015 7 INTRODUZIONE Bologna, abbiamo tradotto l’ultimo comma dell’art. 118 della Costituzione in un Regolamento comunale di 36 ar- ticoli che il 22 febbraio 2014 è stato messo a disposizione di tutti i comuni italiani in un affollatissimo incontro a Bo- logna e poi sul sito di Labsus, da cui è stato scaricato da circa quattromila persone (il testo è in Appendice nella ver- sione online del Rapporto). Ad oggi il Regolamento è stato adottato, all’unanimità o con qualche astensione, dai consigli di 65 comuni e altri 82 lo stanno adottando. Fra questi c’era anche Roma, la cui Giunta aveva nominato nell’aprile 2015 un gruppo di lavoro composto da funzionari di vari dipartimenti e di cui faceva parte (senza oneri per l’amministrazione) anche un esperto esterno, il presidente di Labsus. Il gruppo ha lavorato in- tensamente fino ai primi di ottobre 2015 elaborando una bozza di Regolamento che sotto vari profili tiene conto dei miglioramenti apportati da altri comuni al testo base di Bo- logna, oltre che delle prime esperienze applicative in questi mesi. La bozza di Regolamento era appena stata trasmessa agli assessori competenti quando la Giunta Marino è caduta. In attesa che una nuova amministrazione capitolina decida di rimettere in moto il processo per adottare il Regolamento riteniamo doveroso non sprecare il prezioso lavoro svolto finora, mettendo a disposizione di chiunque voglia avva- lersene la bozza che riportiamo in Appendice nella versione online del Rapporto. Perché un regolamento e non una legge Dal punto di vista strettamente tecnico-giuridico potrebbe sembrare azzardata la scelta, in assenza di leggi in materia, di dare attuazione con un regolamento comunale ad un principio costituzionale. Ma l’esperienza di questi mesi di- mostra che è stata invece una scelta vincente, per vari mo- tivi. Innanzitutto, la procedura per l’approvazione di un re- golamento comunale è semplice e rapida. Inoltre ciascuno degli 8.057 comuni italiani può adattare il nostro regola- mento-tipo alla propria realtà e questa grande varietà di si- tuazioni, come si può constatare in questo Rapporto, ha portato a miglioramenti del testo. Infine i regolamenti co- munali sono facilmente modificabili alla luce dell’esperien- za, tant’è che i Regolamenti sull’amministrazione condivisa approvati finora prevedono un periodo sperimentale di ap- plicazione al termine del quale si farà una verifica dei ri- sultati. Il ruolo essenziale dei patti di collaborazione Un’altra scelta è stata cruciale, quella di prevedere che “La collaborazione tra cittadini e amministrazione si estrinseca nell’adozione di atti amministrativi di natura non autori- Questo è il primo Rapporto annuale di Labsus. Ma è anche il resoconto, dettagliato e approfondito, di una vicenda che a raccontarla non ci si crede, perché l’Italia di cui parliamo in queste pagine non si vede, non fa notizia. Eppure c’è, sta crescendo e prendendo consapevolezza di se stessa e nei prossimi anni è destinata ad avere un ruolo centrale nel di- battito pubblico e nella vita del Paese. La vicenda di cui parliamo in questo Rapporto ha radici lon- tane, perché già nel 1997, in un saggio intitolato Introduzione all’amministrazione condivisa, avevamo ipotizzato che la no- stra amministrazione pubblica stesse evolvendo verso un nuovo modello organizzativo fondato sulla collaborazione, anziché sul conflitto, fra cittadini e amministrazioni. Nel 2001 il modello dell’amministrazione condivisa da mera ipotesi teorica divenne disposizione costituzionale grazie all’introduzione nel nuovo Titolo V della Costituzione del principio di sussidiarietà, secondo questa formulazione: “Stato, regioni, province, città metropolitane e comuni fa- voriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e asso- ciati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà” (art. 118, ultimo comma). Si tratta di una formulazione che non legittima in alcun modo un ritrarsi dei poteri pubblici di fronte ad ini- ziative di interesse generale da parte dei privati, anzi prevede che tali iniziative diano vita ad un’alleanza fra amministra- zioni e cittadini. L’amministrazione condivisa, appunto. La Costituzione a volte non basta Per promuovere questa nuova idea di cittadinanza, attiva, responsabile e solidale nel 2005 fu fondato Labsus, il La- boratorio per la sussidiarietà. Ma dopo qualche anno ci ac- corgemmo che non bastava che la Costituzione riconoscesse che quando i cittadini si attivano non sono soltanto ammi- nistrati, secondo le categorie tradizionali del Diritto ammi- nistrativo, bensì soggetti responsabili e solidali che in piena autonomia collaborano con l’amministrazione nel perse- guimento dell’interesse generale o, detto in altro modo, nella cura dei beni comuni. Non basta perché leggi e regolamenti continuano a consi- derare i cittadini come amministrati anziché come alleati. Tant’è vero che quando i cittadini vogliono prendersi cura dei beni comuni del proprio territorio, spesso gli ammini- stratori locali non glielo consentono, temendo di assumersi responsabilità di vario genere. Nonostante ciò, Labsus in dieci anni ha raccolto una banca dati di oltre 500 casi di cit- tadini che si sono impegnati nella cura dei beni comuni ma- teriali e immateriali del territorio. Il Regolamento per l’amministrazione condivisa Ecco perché, con la collaborazione convinta del comune di
10. 8 Rapporto Labsus 2015 Ricostruire il Paese Noi proponiamo infatti di dar vita in tutte le città italiane, grandi e piccole, a comunità create condividendo attività di cura dei beni comuni, materiali e immateriali, presenti sul territorio, sulla base del principio di sussidiarietà. Si tratterebbe di ricostruire il Paese come nel dopoguerra, ma non investendo sulla produzione e sul consumo di beni privati, come negli anni del boom economico, bensì soprat- tutto sulla cura e lo sviluppo dei beni comuni materiali e immateriali. Questa ricostruzione è già in atto, migliaia di cittadini attivi si stanno già prendendo cura dei beni comuni presenti sul proprio territorio, ma senza la consapevolezza che le loro singole, spesso piccole ed isolate iniziative po- trebbero far parte di un più ampio movimento di ricostru- zione materiale e morale. Ricostruzione materiale, in quanto le attività di cura dei beni comuni svolte dai cittadini attivi contribuiscono in ma- niera significativa al miglioramento della qualità della vita di tutti i membri della comunità. Ma anche ricostruzione morale, perché in un Paese gover- nato da oligarchie spesso incompetenti e corrotte, il fatto che semplici cittadini si prendano cura dei beni di tutti con la stessa attenzione che riservano ai propri dimostra come nella società civile ci siano ancora senso di responsabilità e di appartenenza, solidarietà e capacità di iniziativa. Dare fiducia Non è un caso se comune (da cui comunità) viene dal latino cum + munus, che vuol dire svolgere un compito insieme. Perché la comunità si costruisce appunto svolgendo insieme un compito condiviso, si “fa comunità” lavorando insieme per un obiettivo che ci si è dati autonomamente. Per questo, quando dei cittadini si prendono cura degli spazi del proprio quartiere, quello che si vede sono delle persone che fanno la manutenzione di una piazza, un giardino, una scuola, etc. Ma in realtà quelle persone stanno facendo qual- cosa di molto più importante, cioè stanno rafforzando i le- gami che tengono insieme la loro comunità e producendo capitale sociale. Il loro stesso comportamento comunica che è possibile avere fiducia nel prossimo. Un altro modo di guardare alle persone Questo Rapporto dimostra che le risorse per curare e svi- luppare i beni comuni del nostro Paese ci sono, ma conti- nuano ad essere ignorate perché per farle emergere è ne- cessario considerare le persone come portatrici non soltanto di bisogni, ma anche di capacità. Se accettiamo questa “antropologia positiva” e promuoviamo la costruzione di comunità aggregate attorno ad attività di cura dei beni comuni possiamo affrontare la crisi valoriz- tativa” (art. 1, comma 3 del Regolamento) detti “patti di col- laborazione”. Sono disciplinati dettagliatamente dall’art. 5 e sono “lo strumento con cui Comune e cittadini attivi con- cordano tutto ciò che è necessario ai fini della realizzazione degli interventi di cura e rigenerazione dei beni comuni”. In sostanza, i patti di collaborazione sono lo snodo tecnico- giuridico su cui si fonda quella alleanza fra cittadini e am- ministrazione che dà vita all’amministrazione condivisa. Non per supplire con l’intervento dei cittadini a deficienze delle amministrazioni bensì per affrontare meglio, insieme, la complessità delle sfide che il mondo attuale pone a tutti, amministrazioni pubbliche e cittadini. Non ci sono più alibi Come si è detto, spesso in questi anni gli amministratori lo- cali si sono opposti al coinvolgimento dei cittadini nella cura dei beni comuni urbani perché mancando disposizioni le- gislative o regolamentari temevano l’assunzione di respon- sabilità derivanti dall’attuazione del principio costituzionale di sussidiarietà. Grazie al Regolamento quel vuoto normativo non c’è più e neppure l’alibi per tutti coloro che preferiscono che i cittadini non siano attivi e responsabili ma continuino ad essere sem- plici amministrati. Soprattutto, non c’è più l’ostacolo che, impedendo ai cittadini di assumersi la responsabilità della cura dei beni comuni urbani, impediva di liberare nell’in- teresse generale le infinite energie presenti nelle nostre co- munità locali. “Un popolo che si sente comunità” Perché alla fine il Regolamento è soltanto il mezzo per rag- giungere un obiettivo molto più grande e ambizioso, quello individuato dal Presidente della Repubblica Sergio Matta- rella nel suo discorso di insediamento alle Camere il 3 feb- braio 2015, quando disse che “Parlare di unità nazionale significa ridare al Paese un orizzonte di speranza” ma “Per- ché questa speranza non rimanga un’evocazione astratta, occorre ricostruire quei legami che tengono insieme la so- cietà”. Ma come si fa a ricostruire “i legami che tengono insieme la società”? Come si fa a fare in modo che “Un popolo si senta davvero comunità”, per usare le parole conclusive del discorso del Presidente? Ci sono molti modi, naturalmente, ma noi ne stiamo pro- ponendo uno che evidentemente risponde ad un bisogno profondo dei nostri concittadini in questa fase storica, perché ovunque andiamo la risposta è un’entusiastica conferma di un altro passaggio del discorso del Presidente, quando disse che “Esistono nel nostro Paese energie che attendono sol- tanto di trovare modo di esprimersi compiutamente”.
11. Rapporto Labsus 2015 9 di cittadini, ma che potrebbe in tempi relativamente brevi diventare un fenomeno molto più ampio, liberando le infinite preziosissime energie nascoste nelle nostre comunità. Un altro strumento fondamentale per la diffusione dell’am- ministrazione condivisa sarà, nei prossimi anni, la Scuola Italiana dei Beni Comuni (SIBEC) che Labsus ha fondato insieme con l’Università di Trento ed Euricse. Il suo scopo è formare due nuove tipologie di professionisti. Da un lato, funzionari comunali capaci di interagire con i cittadini attivi facilitandone le autonome iniziative per la cura dei beni co- muni. Dall’altro, persone capace di gestire il recupero e poi la gestione, in maniera economicamente sostenibile, di beni pubblici abbandonati di cui una comunità si assume la re- sponsabilità riconoscendoli come beni comuni. Sovrani e responsabili, non supplenti Insomma, la vicenda raccontata in questo Rapporto sembra dimostrare che molti italiani hanno capito che, come dicia- mo noi di Labsus: “Il tempo della delega è finito” e abbiano quindi deciso, in maniera del tutto autonoma, di assumersi la responsabilità della cura dei beni comuni materiali e im- materiali dei luoghi in cui vivono. Perché l’altro aspetto fondamentale di questo grande cam- biamento culturale sta appunto nell’attivarsi autonomo di persone che non si sentono né si comportano come supplenti che rimediano ad inefficienze dell’amministrazione pub- blica, bensì come cittadini che si riappropriano di ciò che è loro. Perciò lo fanno con entusiasmo, allegramente, ap- profittando dell’occasione per stare insieme con gli amici ed i vicini di casa, con quel gusto tutto italiano per la con- vivialità che è una delle nostre caratteristiche migliori. E tutto questo non soltanto dà un contributo fondamentale alla rinascita del nostro Paese, ma è bellissimo in sé. GreGorio ArenA Roma, dicembre 2015 zando nell’interesse generale le infinite risorse di intelli- genza, creatività e capacità di lavoro di cui siamo dotati noi italiani, liberando energie che, come ha osservato anche il Presidente della Repubblica, sono lì, pronte per entrare in gioco. Le nostre ma anche quelle di coloro che formalmente non sono cittadini italiani, cioè gli stranieri che vivono e lavorano nel nostro Paese e che prendendosi cura dei “nostri” beni comuni si sentirebbero veramente cittadini, in senso so- stanziale. E poi ancor di più dobbiamo riconoscere e valo- rizzare le capacità del milione circa di ragazzi e ragazze nati qui da genitori stranieri o arrivati qui da piccoli, che dovremmo far di tutto per integrare nella nostra società. Difendere la democrazia e il benessere Creare comunità grazie alla cura condivisa dei beni comuni è il miglior modo per essere cittadini ed è indispensabile sia per difendere la democrazia, sia il nostro benessere ma- teriale. La crisi infatti, impoverendo vaste aree della popolazione e creando incertezza per il futuro, alimenta il disprezzo per le istituzioni e le regole della democrazia rappresentativa, considerata non più in grado di dare risposte ai bisogni ed alle paure della società. Ai guasti provocati al tessuto de- mocratico dalla crisi si aggiungono ora anche gli attacchi alla nostra stessa convivenza civile ed ai nostri valori da parte di criminali ideologizzati, che cercano di insinuare fra di noi la paura, il sospetto e la diffidenza reciproca. Tanto più, dunque, oggi è cruciale rivitalizzare il senso di appar- tenenza alla comunità attraverso esperienze concrete di partecipazione alla vita pubblica, come la cura condivisa dei beni comuni. Al tempo stesso ciò consente di contrastare l’impoverimento dovuto alla diminuzione della disponibilità di beni privati, mantenendo una buona qualità della vita e garantendo il rispetto dei diritti di cittadinanza dei nostri concittadini in peggiori condizioni sociali ed economiche. Se la crisi fa di- minuire la ricchezza privata bisogna investire sulla produ- zione, cura e rigenerazione dei beni comuni, anche per pro- durre quel capitale sociale che costituisce un fattore essen- ziale di sviluppo, anche economico. Un cambiamento culturale profondo Il Regolamento per l’amministrazione condivisa è una piccola cosa, rispetto ai problemi del Paese. Ma a volte sono le piccole cose che fanno la differenza, se sono in sintonia con i grandi cambiamenti nel modo di pensare di tante persone. E il Re- golamento, ce ne siamo resi conto girando l’Italia in questi mesi, evidentemente è in sintonia con un cambiamento cul- turale profondo, che al momento riguarda una minoranza
12. 10 Rapporto Labsus 2015
13. Rapporto Labsus 2015 11 L’ITALIA DEL REGOLAMENTO 1. Dal 22 febbraio 2014, data nella quale il Regolamento è stato presentato a Bologna, si è messo in moto un meccanismo per la sua diffusione che ha investito tutto il Paese. Il passaparola degli amministratori e la possibilità di scaricare gratuitamente il testo del Regolamento dal sito di Labsus hanno creato un effetto contagio che nel giro di pochi mesi ha fatto registrare i primi successi.
14. 12 Rapporto Labsus 2015 69 21 10 Il testo è stato reso disponibile sul sito di Labsus nello spirito di renderlo un “wiki-Regolamento”, che si sarebbe arricchito con il contributo di tutti coloro che, leggendolo, avrebbero voluto suggerire riflessioni e miglioramenti. E così è stato, il testo ha vissuto e vive con il contesto: i co- muni che stanno adottando il Regolamento, in alcuni casi, apportano modifiche connesse con le peculiarità del loro territorio, che saranno analizzate nei prossimi capitoli di questo rapporto. Ma a ben vedere, come sottolinea il Vicesindaco di Siena, Fulvio Mancuso: Il Regolamento stesso è stato concepito come un bene comune, nel senso che la sua costruzione è avvenuta tramite un processo di partecipazione e condivisione molto ampio. Fulvio MAncuso, Vicesindaco di Siena Nel primo anno di vita del Regolamento, da febbraio 2014 a febbraio 2015, a scaricarlo sono stati in 3.838, tra citta- dini, amministratori (termine con il quale sono stati definiti tutti coloro che hanno un ruolo elettivo o professionale nelle pubbliche amministrazioni) e membri di associazioni attive sui territori. Il dato che colpisce immediatamente guardando il grafico (Fig.1) è che i cittadini che hanno scaricato il testo sono la grande maggioranza, 2.633 (69% del totale), mentre 811 sono gli amministratori (21% del totale) e 394 i mem- bri di associazioni (10% del totale). Evidentemente il Re- golamento risponde ad esigenze da tempo presenti nella cittadinanza attiva in Italia, che sente il bisogno di rap- portarsi con l’amministrazione per organizzare i propri in- terventi di cura e rigenerazione di beni comuni urbani nei diversi territori. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, i cittadini che hanno scaricato il Regolamento nel suo primo anno di vita sono distribuiti prevalentemente al Nord (44%), poi al Centro (30%) e in percentuale minore al Sud e nelle isole (26%). La distribuzione geograﬁca dei cittadini che hanno scaricato il Regolamento si ritrova anche per quanto riguarda gli am- ministratori, che vedono la prevalenza del Nord, con il Cen- tro e il Sud e le isole che seguono, a poca distanza l’uno da- gli altri. Le associazioni, invece, sono più equamente di- stribuite nelle tre aree geograﬁche del Paese. Per quanto riguarda le Regioni dalle quali provengono co- loro che hanno scaricato il Regolamento a prevalere è il La- zio, seguito dalla Lombardia. Terza è l’Emilia Romagna, in cui agisce evidentemente l’inﬂuenza di Bologna, poi ven- gono Toscana, Veneto, Puglia, Piemonte, Sicilia e Campania. Interessante risulta il dato comparato con quello delle Re- gioni a cui afferiscono i comuni che hanno adottato il Re- golamento: tra queste, nelle prime posizioni compaiono Campania, Toscana, Puglia e Lazio, tutte regioni che pre- sentano a loro volta, nel periodo che precede l’adozione del Regolamento da parte dei comuni, più di 200 soggetti che hanno manifestato interesse per il progetto scaricando il Regolamento dal sito di Labsus. Il dato relativo al Lazio e alla Lombardia è certamente in- fluenzato dalla presenza di comuni grandi, come anche quello della Campania e del Piemonte. Un’analisi generale di coloro che hanno scaricato il Rego- lamento nel suo primo anno di vita dà l’impressione di un interesse assai marcato nei confronti di uno strumento giu- ridico che evidentemente coglie in pieno un bisogno pre- sente nella cittadinanza attiva e nelle istituzioni. C’è volontà di conoscenza, di approfondimento e di utilizzo del Regolamento e questa volontà sembra crescere sempre di più con il passare del tempo. IL REGOLAMENTO PIACE AI CITTADINI 1.1 Figura 1 I soggetti che hanno scaricato il Regolamento dal sito di Labsus n cittadini n amministratori n associazioni 44 30 26 Figura 2 Distribuzione geograﬁca dei cittadini che hanno scaricato il Regolamento n nord n centro n sud
15. Rapporto Labsus 2015 13 0 200 Cittadini Amministratori Associazioni 400 600 800 1000 1200Figura 3 Distribuzione geograﬁca dei soggetti che hanno scaricato il Regolamento n nord n centro n sud L’ITALIA DEL REGOLAMENTO lazio 554 lombardia 501 emilia romagna 397 toscana 307 veneto 288 Puglia 282 Piemonte 274 sicilia 247 campania 209 trentino alto adige 126 marche 95 umbria 89 liguria 85 calabria 83 Friuli-venezia Giulia 80 sardegna 72 abruzzo 63 basilicata 46 estero 15 molise 12 valle d’aosta 6 trentino-alto adige 5 Piemonte- emilia romagna 1 umbria-lazio 1 Totale 3.838 Tabella 1 Le Regioni di coloro che hanno scaricato il Regolamento
16. 14 Rapporto Labsus 2015 L’ITALIA DEL REGOLAMENTO Figura 4 Le aree geograﬁche con il più elevato numero di Comuni che hanno adottato Regolamento n nord est n nord ovest n centro n sud Tutti a scuola senza inquinare Genova 2008 Anche nel capoluogo ligure i bambini di cinquecento scuole hanno provato l’ebrezza di recarsi a scuola sugli autobus umani, in quanto gli unici motori dei Pedibus sono le gambe e appunto i piedi di bambini e bambine che li usano, con “autisti e controllori” adulti. www.labsus.org/200 8/05/tutti-a-scuola- senza-inquinare 8 22 33 37
17. Rapporto Labsus 2015 15 da contesti a volte molto diversi tra loro e aspira a sua volta a obiettivi diversiﬁcati. Come ha affermato il Vicesindaco di Ivrea Enrico Capirone: Ad Ivrea esistevano già delle forme di collaborazione tra associa- zioni locali e gruppi di cittadini organizzati per la tutela e la va- lorizzazione dei beni comuni: adottando il Regolamento pensiamo di razionalizzare, uniformare ed estendere delle pratiche già pre- senti, ma destrutturate. Pensiamo inoltre di riconoscere formal- mente e dare maggiore dignità all’impegno spesso sottovalutato di molti cittadini. Con l’adozione del Regolamento vogliamo ren- dere strutturale all’azione amministrativa la collaborazione tra cittadinanza e amministrazione in tema di conservazione e valo- rizzazione dei beni comuni. enrico cApirone, Vicesindaco di Ivrea Il Regolamento consente anche di mantenere aperto un ca- nale di comunicazione con i cittadini che ponga gli ammi- nistratori nella condizione di ascolto nei confronti delle esi- genze del territorio, come nota il Sindaco di Pachino: Con questo regolamento viene ribaltato il concetto che vuole che di un bene pubblico se ne debba occupare esclusivamente un’isti- tuzione pubblica. Il ragionamento secondo il quale il bene comune è tale anche perché se ne occupa un’intera comunità, cittadini pri- vati, imprese, amministrazione pubblica, è forse una piccola rivo- luzione culturale che ci può consentire di superare i classici limiti degli interventi pubblici, con la cronica mancanza di risorse. E poi, così facendo, si rende il cittadino più consapevole dei beni pubblici che possiede e della diﬃcoltà di manutenzione e gestione”. roberto bruno, Sindaco di Pachino Tra i comuni della Campania, regione al vertice della clas- siﬁca, spiccano quelli della provincia di Caserta: Casal di LA LUNGA MARCIA DEL REGOLAMENTO Il percorso non si è fermato qui. Nel giro di pochi mesi il passaparola tra gli amministratori e l’azione di promozione di coloro che l’hanno scaricato ha messo in moto un mec- canismo di contagio tra amministrazioni e soggetti della so- cietà civile che ha condotto altri comuni ad approvarlo: a maggio 2014, subito dopo la presentazione a Bologna, è la volta di Siena, seguita da Ivrea, L’Aquila, Casal di Principe ﬁno ad arrivare ai 54 comuni che alla data del 30 settembre 2015, si sono dotati del Regolamento, ai quali se ne aggiun- gono, sempre alla stessa data, altri 79 che hanno avviato una procedura di approvazione o sono in procinto di appro- varlo. È così possibile disegnare la geograﬁa di un’Italia attiva e partecipativa sia sul fronte dei cittadini sia su quello delle istituzioni. Sono il Sud e le isole (37%) e il Centro (33%) a presentare il numero più elevato di Comuni che lo hanno già adottato. Le prime considerazioni interessanti scaturiscono dall’analisi delle Regioni di appartenenza dei comuni che hanno adot- tato il Regolamento. Al vertice della classiﬁca si colloca in- fatti la Campania con sette comuni, seguita a breve distanza da Toscana e Puglia (6), Lazio e Umbria (5). Solo a voler considerare queste posizioni si ricava un’immagine delle diverse motivazioni che possono essere alla base della sua adozione: una tradizione di attivismo civico (Toscana, Um- bria), un contesto socio-politico complesso e affatto immune da collusioni non sempre virtuose tra sistema politico ed economico (Campania, Lazio), un rinnovamento culturale in atto su diversi fronti (Puglia). Il Regolamento infatti da una parte va incontro a un’esigenza di regolamentazione di una serie di espressioni dell’attivismo civico che altrimenti rischiano di rimanere in un limbo nor- mativo al limite della clandestinità, dall’altra incontra una domanda di rinnovamento del rapporto cittadini-ammini- strazioni diffusa su tutto il territorio, ma che trae origine Figura 5 Comuni che hanno adottato il Regolamento per Regione al 30 settembre 2015 1 2 0 3 4 5 6 7 Campania Toscana Umbria Sicilia Abruzzo Lombardia Marche Friuli Venezia Giulia Liguria Puglia Lazio Piemonte Veneto Emilia Romagna Trentino Alto Adige Emilia Romagna Centro Molise 1.2
18. 16 Rapporto Labsus 2015 Figura 6 Ampiezza demograﬁca dei comuni 14 12 10 8 6 4 2 0 Meno o uguale a 1.000 1.001 2.000 2.001 5.000 5.001 20.000 20.001 50.000 Più di 50.000 1 3 10 14 14 12 con i cittadini. Come ha affermato Gianfranco Ginelli, As- sessore all’attuazione del programma, alla comunicazione, partecipazione ed ai rapporti con i quartieri del Comune di San Donato Milanese, intervistato da Labsus: Appena insediata la giunta, ho cercato quali fossero le modalità per coinvolgere concretamente i cittadini […] Partendo da questo assunto, ho trovato straordinariamente interessante il lavoro che Labsus stava svolgendo con il Comune di Bologna. Ho “intercettato” questa buona pratica, iniziando a lavorare di concerto con gli uﬃci, per mettere tali strumenti a disposizione della mia città, nella logica di un Patto di collaborazione sempre più forte tra am- ministratori e amministrati. GiAnFrAnco Ginelli, Assessore all’attuazione del programma, alla comunicazione, partecipazione e ai rapporti con i quartieri del Comune di San Donato Milanese Nei casi in cui sono state le amministrazioni ad attivarsi, si registra un maggiore attivismo da parte delle giunte di cen- tro-sinistra (29 casi) e delle liste civiche (18); i restanti casi (7) sono distribuiti tra centro, centro-destra, M5S. Non mancano i comuni in cui sono stati i cittadini a farsi promotori dell’adozione del Regolamento, intercettando una disponibilità da parte di alcune amministrazioni che rappresenta essa stessa un segno del cambiamento in atto. Il Vicesindaco di Acireale, Nando Ardita, intervistato da Labsus sulle ragioni che lo avevano spinto a proporre alla sua giunta il Regolamento ha dichiarato: Qualche mese fa, i ragazzi di una cooperativa di Acireale mi hanno segnalato la vostra iniziativa, pubblicizzandola come molto inte- ressante. Sono andato subito a cercarla e, non appena data un’oc- chiata, non ho potuto non comunicare al Sindaco e alla giunta la mia volontà di “importare” il Regolamento anche ad Acireale […] Principe, San Tammaro, Santa Maria Capua Vetere, Casa- pulla. Interessante è anche il confronto con l’ampiezza de- mograﬁca dei Comuni che hanno adottato il Regolamento. Allo stato attuale emerge una netta presenza dei Comuni con più di 2.000 abitanti e meno di 50.000; al di sotto di questa fascia il Regolamento risulta scarsamente presente, così come risulta decrescere al di sopra dei 50.000 abitanti. Tra i Comuni che hanno adottato il Regolamento solo Torino supera i 500.000. Si può ipotizzare che le ragioni della diffusione del Rego- lamento, almeno ﬁnora, in funzione dell’ampiezza demo- graﬁca dei comuni siano duplici: al di sotto di una certa di- mensione il Regolamento è forse considerato uno strumento “superﬂuo” perché le ridotte dimensioni facilitano il rap- porto dei cittadini con l’amministrazione per gli interventi di cura dei ben comuni del territorio; al di sopra, invece, la complessità del processo di approvazione dovuta alle mag- giori dimensioni potrebbe aver rallentato nei mesi scorsi l’adozione del Regolamento nelle grandi città. Tuttavia il Regolamento è stato adottato a Bari, a Milano e a Firenze è in corso il processo per l’approvazione, mentre a Roma era stato avviato ma si è fermato per le note vicende della Giunta. Il Regolamento è infatti uno strumento che necessita di un’adozione formale da parte dell’amministrazione che de- cide di regolamentare attraverso la stipula di successivi “Patti di collaborazione” le esperienze di collaborazione tra cittadini e amministrazione. I cittadini però possono farsi a loro volta promotori del Regolamento nei confronti dell’amministra- zione, grazie ad esempio alla mediazione di associazioni presenti sul territorio che fanno pressione sugli amministra- tori. In 34 dei 54 comuni che hanno adottato il Regolamento sono state le amministrazioni ad attivarsi, a riprova di una nuova sensibilità nei confronti delle forme di collaborazione L’ITALIA DEL REGOLAMENTO Cittadini azionisti delle biblioteche scolastiche Roma 2011 La cooperativa sociale e casa editrice Sinnos ha ideato e promosso, nell’ottobre 2010, la campagna "I libri? Spediamoli a scuola", ideata per favorire la conoscenza e la formazione dei ragazzi. I cittadini e le librerie possono aiutare le scuole che vogliono dotarsi di una biblioteca e che non ne hanno la possibilità. www.labsus.org/2011 /01/cittadini-azionisti- delle-biblioteche-scola stiche
19. Rapporto Labsus 2015 17 Cooperativa di comunità e fotovoltaico a Melpignano Lecce 2012 Legacoop e Borghi autentici d’Italia uniti nell’innovativo progetto che vede protagonista il comune di Melpignano, nel cuore del Salento. Una “cooperativa di comunità” per deﬁnire e realizzare il nuovo modello organizzativo che, attraverso il fotovoltaico, garantirà l’autogestione comunitaria delle risorse. www.labsus.org/2011/ 05/cooperativa-di- comunita-e-fotovoltaico- a-melpignano I Briganti del rugby di Librino Catania 2012 Da quasi tre anni il quartiere popolare di Librino ospita l’esperienza del “Campo San Teodoro Liberato”, occupato dall’organizzazione sportiva de “I Briganti” e dal Centro Sociale “Iqbal Masih”. Il Comitato San Teodoro, nato in seguito all’occupazione, organizza attività di vario tipo destinate ai cittadini e offre un luogo di sviluppo e crescita ai numerosi giovani, all’interno di un quartiere noto per il degrado e il forte radicamento della criminalità organizzata. http://www.labsus.org/ 2015/04/catania- briganti-del-rugby-librino Stiamo cambiando questa città: vogliamo cercare di trasmettere alla popolazione, tra le altre cose, la necessità di abbandonare quel costante binomio di servizio-retribuzione ed introdurre con- cetti nuovi come volontariato, solidarietà e bene comune. nAndo ArditA, Vicesindaco di Acireale Il Regolamento sembra pertanto liberare energie latenti che trovano in questo strumento la possibilità di esprimersi al- l’interno di un contesto normativo di riferimento utile sia alle amministrazioni sia ai cittadini. Espressioni di attivismo civico che da sempre contraddistinguono l’esperienza del nostro Paese, trovano nel Regolamento non solo un ricono- scimento uﬃciale, ma anche un quadro di certezza norma- tiva che costituisce una garanzia sia per gli amministratori sia per i cittadini. Emerge inoltre un profondo recupero di quel legame con il territorio che ha caratterizzato gran parte dell’esperienza italiana. A Siena la tensione comunitaria verso i beni comuni esiste da sem- pre e le contrade rappresentano i reali motori di contribuzione alla partecipazione attiva nella cura dei beni comuni. Le contrade fanno già tutto questo nei territori che sono della città, contri- buendo attivamente sia dal punto di vista dei beni comuni imma- teriali, cioè dal punto di vista sociale, sia dal punto di vista dei beni comuni materiali che rientrano nel tessuto urbano. Siena è la città delle contrade e ogni contrada costituisce un pezzo del co- mune di Siena. Fulvio MAncuso, Vicesindaco di Siena Una parte rilevante del processo di diffusione del Regola- mento dipende dagli strumenti di comunicazione che i co- muni intendono adottare per promuoverne la conoscenza. Al momento l’atteggiamento dei comuni è alquanto diver- siﬁcato: si va dai casi in cui addirittura è diﬃcile reperire la stessa delibera di approvazione sul sito comunale a quelli in cui il Comune ha dedicato una sezione speciﬁca del sito istituzionale alla promozione del Regolamento. Per esempio sul sito del Comune di Bologna all’interno della pagina web Iperbole, dedicata alla rete civica bolognese, si può cliccare su “Comunità” e poi su “Beni comuni” per tro- varsi all’interno dello spazio dedicato al percorso del Rego- lamento. Il Comune di Anagni ha creato la pagina web per l’ “Ammi- nistrazione condivisa”, nella quale è sottolineato che la Città di Anagni è stata il primo comune del Lazio ad adottare il “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini ed ammi- nistrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani” redatto sotto la direzione scientiﬁca di Labsus - La- boratorio per la sussidiarietà”. Inﬁne, anche il Comune di Chieri sotto la voce “Chieri Aperta” ha attivato la sezione “Beni comuni”. L’ITALIA DEL REGOLAMENTO
20. Rapporto Labsus 201518
21. Rapporto Labsus 2015 19 I PROFILI GIURIDICI DEL REGOLAMENTO 2. Il processo di diffusione del Regolamento ha correttamente seguito la strada della diversiﬁcazione dal momento che ciascun comune ha inteso adeguare le disposizioni alla propria realtà territoriale, amministrativa e storica, sicché si trovano molteplici differenze tra i vari Regolamenti adottati.
22. 20 Rapporto Labsus 2015 Le differenze tra i vari Regolamenti non impediscono di rin- tracciare un’impronta comune che è data – appunto – dal Re- golamento redatto da Labsus insieme con l’amministrazione del comune di Bologna. Ciò spiega perché le considerazioni che seguiranno muoveranno comunque dal raffronto con il testo bolognese, giacché è innegabile che il Regolamento adottato a Bologna ha rappresentato per tutti gli altri comuni un riferimento ineludibile nell’indispensabile tentativo di dare “copertura legale” alle iniziative promosse dai cittadini. Questo Regolamento oggi toglie gli alibi, sia ai cittadini sia alle am- ministrazioni che vogliono evitare di prendersi cura di beni comuni lasciati al degrado. I cittadini potranno presentare progetti e trovare un’amministrazione in ascolto e disponibile a collaborare per im- plementare interventi utili al recupero di beni comuni di interesse generale. Oggi se il cittadino ha proposte e vuole essere protagonista, c’è lo strumento giusto per riconoscere questa sua disponibilità. MArio FrAnceschini, Consigliere comunale di Trento Al ﬁne di sviluppare valutazioni che possano dare un quadro sintetico ma signiﬁcativo di questo confronto si è scelto di utilizzare sette indici intorno a cui ordinare le riﬂessioni. Si tratta di proﬁli che appaiono particolarmente sensibili per misurare le trasformazioni dei rapporti giuridici tra istituzioni locali e cittadini mediante il Regolamento. I sette parametri di riferimento sono: a) i principi a cui si ispi- rano i regolamenti; b) i soggetti privati che sono coinvolti; c) le ricadute sull’organizzazione comunale del Regolamento; d) il modello di amministrazione realizzato (qui il sostantivo amministrazione è declinato in termini oggettivi, riferito alla relazione tra pubblica amministrazione e cittadini); e) quali beni sono coinvolti nel Regolamento; f) quali sono le misure di sostegno previste da parte dei comuni per favorire le au- tonome iniziative dei cittadini; g) quali garanzie sono predi- I PROFILI GIURIDICI DEL REGOLAMENTO sposte per risolvere eventuali controversie. In premessa oc- corre chiarire che per 14 dei 54 comuni che risultano aver adottato il Regolamento entro il 30 settembre 2015 non è stato possibile reperire la delibera di adozione e quindi sono esclusi da questa parte del Rapporto che attiene ai contenuti normativi. Passando così all’esame dei sette indici a partire - come si è detto - dal comune di Bologna, i principi che informano le nuove relazioni di cittadinanza riferite ai beni comuni sono: il principio di ﬁducia reciproca, pubblicità e trasparenza, re- sponsabilità, inclusione e apertura, sostenibilità, proporzio- nalità, adeguatezza e differenziazione, informalità e auto- nomia civica. Solo una minoranza dei principi menzionati rientrano tra quelli classici che vengono citati anche nelle re- lazioni tradizionali fra cittadini e amministrazioni. Gli altri delineano immediatamente il carattere innovativo di una re- lazione che s’intende quanto più possibile paritaria, fondata sulla reciprocità e non ingessata in moduli formali rigidi. Quello che ci auguriamo, o almeno, che personalmente mi auguro, è che l’introduzione del Regolamento generi una maggiore consa- pevolezza dei cittadini in relazione al proprio territorio, ai beni che sono sul territorio, o su ciò che potrebbe, al contrario, mancare nel territorio e che potrebbe essere offerto proprio mediante l’uso degli strumenti predisposti dal Regolamento. Vorrei che contribuisse a generare un’attenzione tale per cui si riesca a vedere qualcosa che si aveva sotto gli occhi e alla quale non si era dato valore, quindi che contribuisca a modiﬁcare lo sguardo dei cittadini nei confronti del loro territorio. elisAbettA serrA, Vicesindaco di Pomezia La stragrande maggioranza dei comuni presi in esame replica l’elenco dei principi del comune di Bologna senza distanziarsi minimamente (si veda tabella n. 5). Solo due comuni, quello
23. Rapporto Labsus 2015 21 Una biblioteca condominiale a Milano Milano 2013 Il civico numero 12 di via Rembrandt è diventato la sede della prima biblioteca condominiale di Milano grazie all’impegno del suo fondatore, il Signor Roberto Chiappello, ed alle numerose donazioni private. L’obiettivo di quest’iniziativa non è solo quello di offrire un servizio alla comunità, ma soprattutto quello di consolidare la rete di relazioni di quartiere. www.labsus.org/2013 /03/una-biblioteca- condominiale-a-milano “I principi che informano le nuove relazioni di cittadinanza riferite ai beni comuni sono: il principio di fiducia reciproca, pubblicità e trasparenza, responsabilità, inclusione e apertura, sostenibilità, proporzionalità, adeguatezza e differenziazione, informalità e autonomia civica”
24. 22 Rapporto Labsus 2015 di Chieri (TO) e quello di Terni, addirittura prevedono l’ag- giunta di ulteriori principi: quello piemontese prevede anche il principio di ragionevolezza, quello di precauzione e quello di accesso ai beni, mentre quello umbro aggiunge il principio della responsabilità sociale. Gli altri comuni che si differen- ziano da Bologna, invece, prendono una direzione opposta, tesa a ridurre l’elenco dei principi con – in alcuni casi – l’esclu- sione di pochi principi come l’autonomia civica per Fano, Bari e L’Aquila e la reciproca ﬁducia, che però resta nel Regola- mento del comune marchigiano, mentre in altri casi la ridu- zione è più signiﬁcativa come nel comune di Sesto Fiorentino (FI) e Fumane (VR). Da notare, invece, le scelte di Siena, Città della Pieve (PG) e Porcia (PN), che hanno perﬁno omes- so di enunciare un elenco di principi, aﬃdando alle norme direttamente i contenuti di novità. È ben vero che i principi di un Regolamento comunale hanno una funzione più simbolica che giuridica, però il dato risulta comunque signiﬁcativo visto che tutti gli altri comuni hanno invece pensato di prestare attenzione a questa parte del Re- golamento. Per quanto concerne i soggetti coinvolti nelle relazioni prese in considerazione nel Regolamento, dando per scontato ov- viamente che uno dei poli della relazione è rappresentato dal comune, nella maggioranza dei casi si fa riferimento ai cit- tadini singoli e associati, emulando così l’enunciato costitu- zionale dell’art. 118 ultimo comma (si veda la tabella n. 6). Rispetto a questo dato di fondo si evidenziano però anche ul- teriori categorie di soggetti. Nel caso di Porcia, ad esempio, si speciﬁcano solo alcune formazioni sociali che però potreb- bero essere già comprese nella formula generale “cittadini singoli e associati”: ci si riferisce alla menzione esplicita delle fondazioni di scopo. Più complesso è invece il concetto di vi- cinato che il comune friulano prende in considerazione sem- pre con riferimento ai soggetti da coinvolgere. In altri casi, invece, siamo in presenza di categorie soggettive speciﬁche e innovative. È il caso, ad esempio, del comune di Chieri che fa riferimento alle soggettività autonome in cui sono comprese collettività a cui assegna una disciplina speciale di funziona- mento, ma anche alle fondazioni aperte di scopo e alle fon- dazioni di vicinato che sono varianti originali della categoria più nota di carattere generale. In altri casi le soggettività ul- teriori prese in considerazione appartengono alla storia e alle tradizioni del comune interessato: è il caso di Siena che men- ziona le 17 contrade e di Arrone (TR) che cita le comunanze. Interessante, inﬁne, il caso del già citato comune veneto di Fumane che, tra i soggetti abilitati a stipulare i Patti di colla- borazione, include esplicitamente i cittadini non residenti come una categoria speciﬁca ulteriore, ampliando dunque oltremodo i diritti conseguenti ai suddetti Patti. Valutando i Regolamenti con riferimento alle ricadute orga- nizzative che producono, si può osservare che anche in questo caso la netta maggioranza dei comuni ha seguito l’esempio di Bologna, costituendo un apposito uﬃcio dedito esclusiva- mente alle relazioni preordinate alla stipula dei Patti di col- laborazione, sebbene poi presentino denominazioni diffe- renziate (si veda la tabella n. 7). Si osservi anche che in molti casi tali uﬃci unici ad hoc si occupano direttamente delle istruttorie e delle decisioni ﬁnali, in altri casi, come ad esempio il comune di Pomezia, è invece la giunta (e quindi il livello politico) che svolge un ruolo decisivo per la scelta ﬁnale. Cosa mi aspetto? Il percorso è solo all’inizio, l’approvazione del Re- golamento è sicuramente un risultato importante, ma si deve lavo- rare ancora molto sull’aspetto organizzativo (da noi non c’era un uﬃcio dedicato e abbiamo dovuto crearlo), che porti con sé la sem- pliﬁcazione delle procedure (e su questo i Patti di collaborazione sono un ottimo strumento). GiAnFrAnco Ginelli, Assessore comune di San Donato Milanese Figura 7 I principi n come il comune di bologna n come il comune di bologna con l’esclusione di alcuni n non enunciati n come il comune di bologna con l’aggiunta di nuovi Figura 8 I soggetti n cittadini singoli o associati n cittadini singoli e associati e soggettività ulteriori (variamente denominate) n soggettività autonome, fondazioni aperte di scopo e fondazioni di vicinato n soggetti, anche non residenti, singoli o associati I PROFILI GIURIDICI DEL REGOLAMENTO La comunità cooperativa di Succiso Reggio Emilia 2013 Alle porte del parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, nell’Alta Val d’Enza, più precisamente a Succiso di Ramiseto in provincia di Reggio Emilia, gli abitanti di un piccolo borgo sono riusciti a salvare il paese dall’abbandono attraverso la creazione di una cooperativa di comunità. La Valle dei Cavalieri, questo il nome della coop, ora gestisce un bar, un agriturismo, un negozio di generi alimentari ed è attiva nel turismo, nell’allevamento di ovini, nel settore della manutenzione del territorio e nella gestione del centro visita del parco nazionale. www.labsus.org/201 3/03/la-comunita- cooperativa-di-succiso 5 8 74 13 23 87 8
25. Rapporto Labsus 2015 23 In due casi i regolamenti prevedono che gli uﬃci predisposti a realizzare i rapporti di amministrazione condivisa sono de- terminati per competenza di materia: è il caso del comune di Ivrea (TO) e Montelabbate (PU). Sei comuni, invece, non danno alcuna indicazione circa gli uﬃci responsabili, lascian- do indeterminato questo aspetto che in realtà è molto sensi- bile. Tuttavia, si può osservare che si tratta in questo caso di comuni piccoli, dove forse l’assenza di riferimenti organiz- zativi speciﬁci potrebbe non causare eccessivi problemi di identiﬁcazione delle responsabilità e, comunque, ciò signiﬁca che la scelta degli uﬃci competenti è rinviata al momento realizzativo. Il problema, però, è che una scelta di questo tipo potrebbe rendere diﬃcoltoso il coordinamento tra uﬃci. In- teressante, inﬁne, la scelta del comune di Turi (BA), che ha creato un apposito uﬃcio monocratico, il mediatore civico, per lo svolgimento di questa speciﬁca funzione, creando così un uﬃcio quasi separato dall’ordinario circuito burocratico delle responsabilità. Con riferimento al quarto indice di raf- fronto indicato, ovvero il modello di amministrazione pre- scritto, anche in questo caso si può concludere che la quasi totalità dei comuni delineano relazioni di tipo non autorita- tivo, in cui cioè i Patti di collaborazione sono davvero l’esito del raffronto di volontà, interessi e partecipazioni alla pari tra i soggetti (si veda la tabella n. 8). Nella quasi totalità dei casi i regolamenti non chiariscono la natura dei Patti, mentre in due casi, Fumane e Fano, è esplicito il riferimento all’art. 11, legge n. 241 del 1990. Ma questa distinzione non muta nella sostanza la natura non autoritativa dei Patti. Le ecce- zioni, però, non sono di poco conto; alcuni tra i comuni più importanti (Bari, Siena, Pomezia, Città della Pieve) prospet- tano procedimenti che adottano meccanismi che sono più appropriati per le autorizzazioni, con la conseguenza che i Patti di collaborazione ﬁniscono per apparire accordi a valle di un atto amministrativo. In questo caso - è evidente - la re- lazione che si viene a creare è quella tradizionale bipolare: da un lato l’amministrazione esclusiva portatrice della tutela degli interessi pubblici, dall’altro i cittadini portatori di inte- ressi privati sottoposti alla valutazione preventiva della pub- blica amministrazione. Il quinto indice intende misurare la natura dei beni coinvolti nei Patti di collaborazione. In modo particolare con questo indice si vuole valutare il regime pro- prietario dei beni su cui si esercitano le azioni ricondotte ai Patti di collaborazione. A tal proposito è possibile individuare una netta polarizzazione perché, fatta eccezione per tre co- muni,ibenipresiinconsiderazionesonotantopubbliciquanto privati ad uso pubblico (si veda la tabella n. 9). Solo i comuni di Fano, Fumane e Monterenzio (BO) autorizzano l’esercizio dei Patti di collaborazione esclusivamente sui beni pubblici, riducendo quindi lo spettro d’azione consentita. Si noti, invece, che non vi è alcuna menzione dei beni privati non condizionati da uso pubblico per gli immaginabili proﬁli di delicatezza che il tema produrrebbe. Per quanto riguarda le misure di agevolazione, ancora una volta il comune di Bologna risulta essere il modello più seguito (vedi la tabella n. 10). Tale circostanza è in questo caso più signiﬁcativa che in altre perché, in effetti, il comune emiliano comprendeunavastitàrilevantedimisurechepossonotrovare certamente più facile spiegazione in un comune di media alta grandezza che in altri comuni più piccoli. Altri comuni, invece, contengono una lista di misure di sostegno più limitata. Si os- servi che in tre casi, Bari, Sesto Fiorentino e Ivrea, i comuni hanno escluso le esenzioni e le agevolazioni ﬁscali che, in ve- rità, sono oggetto di ampia discussione in ragione della loro naturale connessione con gli interessi della collettività. In altri casi le diversiﬁcazioni sono più varie; colpiscono i casi di Bus- solengo (VR) e Fano dove tra le misure escluse vi sono rispet- tivamente le agevolazioni amministrative e l’aﬃancamento alla progettazione che, invece, sono tra le misure di sostegno Figura 9 I proﬁli organizzativi n ufﬁcio unico ad hoc n nessuna struttura apposita n ufﬁcio competente per materia n mediatore civico n settore ad hoc Figura 10 I modelli di amministrazione n non autoritativo n autoritativo n non speciﬁcato n (Potenzialmente) autoritativo CleaNap promuove Bike sharing Napoli Napoli 2013 Un’idea, l’attivismo dei cittadini e una piattaforma di crowdfunding. Nasce Bike sharing Napoli, l’iniziativa lanciata dal gruppo di cittadini attivi CleaNap, che punta alla realizzazione di stazioni di biciclette nella città di Napoli grazie a parte dei fondi che verranno raccolti attraverso la piattaforma social Derev.com. www.labsus.org/2013/ 02/cleanap-promuove- bike-sharing-napoli/ 233 77 15 23 87 8
26. 24 Rapporto Labsus 2015 Figura 12 Le misure di sostegno n come il comune di bologna n esclusione di una o più misure rispetto al modello bolognese A Mirabello Monferrato la boniﬁca dell’amianto la fanno i cittadini Alessandria 2013 Mirabello Monferrato, in provincia di Alessandria, si trova nel territorio del Casalese una delle zone più colpite dal dramma dell’Eternit. Questo piccolo Comune rinunciò al risarcimento offerto dall’azienda sotto inchiesta per continuare la battaglia legale accanto ai familiari delle vittime e a distanza di qualche anno, grazie ad un’amministrazione lungimirante ed orientata alla realizzazione di politiche ecosostenibili, Mirabello Monferrato può vantare progetti all’avanguardia dal punto di vista dell’energia e della raccolta differenziata ma soprattutto il primo sportello di boniﬁca amianto in Italia. www.labsus.org/201 3/07/a-mirabello- monferrato-la-boniﬁca -dellamianto-la-fanno- i-cittadini/ Figura 11 I beni n beni pubblici e privati d’uso pubblico n beni pubblici 92 8 82 18
27. Rapporto Labsus 2015 25 solitamente più ambite dai cittadini. Inﬁne, Turi e Castelnuovo di Conza (SA) individuano misure di sostegno più limitate, che escludono anch’esse le agevolazioni ﬁscali, ma che forse riﬂettono meglio la dimensione di tali enti e anche la consa- pevolezza delle risorse disponibili. L’ultimo indice di raffronto che si prende in esame è quello delle garanzie apposite di ca- rattere amministrativo per la risoluzione di controversie che attengono all’esatta esecuzione del Regolamento e dei Patti di collaborazione. I comuni che prevedono una qualche pro- cedura di conciliazione sono 26, cioè la maggioranza; si noti, però, che questo è forse l’indice in cui i comuni in minoranza sono in numero signiﬁcativo (13), segno che evidentemente questo tipo di meccanismo di risoluzione extragiudiziale delle controversie suscita maggiori dubbi (si veda la tabella n. 11). Si tratta comunque di soluzioni che non hanno la forza di in- cidere effettivamente sui ricorsi giurisdizionali, ma la loro previsione può essere comunque importante anche perché ri- ﬂette la speciﬁcità dei rapporti “paritari” che il Regolamento dispone. A dispetto di questa divaricazione va segnalato però il caso di Ivrea dove addirittura è prevista una vera e propria Giuria dei beni comuni con una disciplina tutta particolare che ha il principale compito di mediare tra le parti, ma a cui - alla ﬁne - non manca il potere decisionale ﬁnale, facendo quasi assimilare i suoi compiti ad una vera e propria funzione diarbitrato.L’esamedeiRegolamentimostracosìunatendenza signiﬁcativa tesa all’omogeneità con il comune di Bologna che esercita la funzione di guida. Accanto si scorgono anche dif- ferenziazioni, in qualche caso perﬁno signiﬁcative e, talvolta, sebbene raramente, perﬁno in contraddizione con il carattere innovativo del Regolamento. Ciononostante prevale abbon- dantemente la sensazione che i comuni abbiano colto consa- pevolmente l’opportunità del Regolamento per la cura con- divisa dei beni comuni urbani e le innovazioni politiche, or- ganizzative e sociali che ne possono scaturire. I PROFILI GIURIDICI DEL REGOLAMENTO Gli Angeli del bello al parco Stibbert di Firenze Firenze 2013 Uno dei più importanti parchi della città di Firenze, il parco Stibbert, è stato di recente al centro di una serie di iniziative di manutenzione e cura dei suoi spazi verdi grazie all’impegno congiunto di volontari, cittadini attivi e amministrazione locale. www.labsus.org/201 3/06/gli-angeli-del- bello-al-parco-stibber t-di-ﬁrenze/ Figura 13 Le garanzie n Procedura di conciliazione n nessuna n Giuria dei beni comuni 2 67 31
28. 26 Rapporto Labsus 2015
29. Rapporto Labsus 2015 27 I PATTI DI COLLABORAZIONE 3. A valle dei Regolamenti i comuni hanno provveduto a stipulare i Patti di collaborazione che costituiscono in concreto il principale strumento di attuazione del Regolamento con cui comuni e cittadini danno vita alla relazione collaborativa.
30. 28 Rapporto Labsus 2015 I PATTI DI COLLABORAZIONE L’individuazione del numero esatto di questi Patti non è possibile perché non sono facilmente rintracciabili nono- stante la nuova disciplina sulla trasparenza, che renderebbe obbligatoria la loro pubblicazione sui siti istituzionali. Quelli che Labsus ha potuto visionare sono comunque diverse de- cine e hanno per oggetto una varietà signiﬁcativa di beni e oggetti. Tuttavia, nello spirito di questo primo Rapporto, si prefe- risce qui indicare tre Patti di collaborazione scelti in modo del tutto arbitrario ma esempliﬁcativi di come sono affron- tati alcuni nodi giuridici che ricorrono in tutte le occasioni che si deve stipulare un accordo. Nella scelta si è cercato anche di prendere in considerazione progetti di media/alta complessità, tenendo conto delle numerose azioni previste e delle diﬃcoltà tecniche. I tre Patti di collaborazione presi in esame e allegati sono stati stipulati nei comuni di Bologna, Siena e Casapulla (CE) e rispettivamente riguardano la cura e rigenerazione di spazi pubblici, la manutenzione e restauro di un monu- mento pubblico e la creazione e l’uso di orti didattici. Oltre alla lettura di questi Patti allegati al rapporto, si richiama l’attenzione su otto aspetti. Il primo di carattere generale è che i Patti sono di media lunghezza con proﬁli di dettaglio adeguati. È bene, infatti, che i Patti sfruttino interamente la loro natura regolativa del rapporto prevedendo e precisando quanto più possibile e nel modo più opportuno i vari momenti della relazione giuridica che si crea. Questo è particolarmente importante per disegnare le aree e la qualità delle responsabilità tra le parti che è uno dei proﬁli più delicati di questi rapporti. Il secondo aspetto da sottolineare è che i Patti devono in- dividuare chiaramente l’interlocutore giuridico, quale che sia la natura della formazione sociale che si rapporta con il comune. Quindi dalla formazione sociale più semplice, come quella del caso di Bologna, a quella più complessa del comune di Casapulla, dove le formazioni sociali sono mediate da un’istituzione autonoma come la scuola an- ch’essa di formazione sostanzialmente sociale, è necessario individuare un interlocutore formale di raccordo tra i pro- tagonisti sociali e il comune. Quando è possibile, ovvia- mente, è preferibile che questo interlocutore sia proposto e individuato dalle formazioni sociali. È interessante, inoltre, notare che nessuno dei tre Patti pre- vede ﬁnanziamenti diretti dai comuni. Il sostegno si carat- terizza principalmente in aﬃancamento e supporto tecnico, in agevolazioni amministrative e in concessione a titolo gratuito di spazi e beni. Tale sottolineatura è importante soprattutto per fugare le preoccupazioni di chi teme che questi Patti possano essere utilizzati per alimentare rapporti privilegiati a danno degli interessi pubblici. Questo rischio, per quanto sempre presente, non è addebitabile allo stru- mento in sé che invece è in grado di liberare energie e crea- tività di soluzioni in un quadro di compatibilità giuridica, come è dimostrato dai tre casi qui menzionati. Le agevola- zioni previste hanno invece il merito di dotare i cittadini di uno spazio di azione che è ben radicato nel persegui- mento di interessi generali. Un altro aspetto da sottolineare è il carattere aperto della relazione. In tutti e tre i Patti la relazione prevede l’inter- vento anche di terzi: l’uso della trasparenza per richiamare l’intervento anche di altri o la semplice previsione di inter- vento di terzi costituisce un richiamo costante di questi rap- porti, che dunque non sono esclusivi. Non a caso uno dei Patti presi in considerazione riguarda la scuola. […] mi piacciono tutti quei Patti in cui si vedono energie prove- nienti da mondi diversi convogliarsi nella cura di un bene comune. In questo sono esemplari le istituzioni scolastiche, che fanno da Scuola Pisacane, una potenziale scuola di comunità multietnica Roma 2013 Un doposcuola autogestito, interventi di manutenzione e pulizia, iniziative interculturali e di autoﬁnanziamento; i genitori degli studenti della scuola Pisacane non si sono limitati a chiedere al Comune di Roma la piena fruibilità dell’ediﬁcio, che versa in condizioni di degrado insostenibili, ma si sono già attivati nell’ottica di una gestione condivisa dei beni comuni. www.labsus.org/201 3/06/scuola- pisacane-una-potenzi ale-scuola-di- comunita-multietnica
31. Rapporto Labsus 2015 29 tramite tra gruppi di genitori che intendono rendere più bello un angolo di scuola, coinvolgendo in molti casi anche artisti locali. Le scuole sono un vero e proprio punto nevralgico, perché hanno grandi potenzialità nel mettere in comunicazione mondi diversi. donAto di MeMMo, Responsabile Uﬃcio di Coordinamento Cittadinanza attiva, comune di Bologna Le relazioni sono così certamente più complesse, ma più garantiste nei confronti degli interessi generali, visto che altri cittadini possono sempre intervenire aggiungendosi a quelli che hanno avviato il progetto. Da questo punto di vista è diﬃcile aﬃdare al Patto il compito di regolare ogni aspetto di questa relazione aperta e incrementale e molto è lasciato all’applicazione dei principi generali del nostro ordinamento. Ma – anche per questo – i Patti si caratteriz- zano per originalità, innovazione e coraggio. Le amministrazioni comunali devono poter dimostrare di essere coraggiose e lungimiranti e credo che il mettere in discussione il paradigma su cui si è tradizionalmente fondato il rapporto tra istituzioni e cittadini, in favore di una soluzione che dia spazio alla partecipazione e allo scambio, non possa che avere ricadute positive per una comunità che, come tante altre, ha bisogno di ritrovarsi e di sentirsi protagonista. pAolo MAurizio tAlAnti, Consigliere del comune di Orvieto L’esame di questi Patti, uno in modo particolare, lascia in- travedere la possibilità che siano coinvolte anche autorità pubbliche terze con le quali i rapporti possono ripercorrere le relazioni più tradizionali di esercizio del potere pubblico. Tale circostanza non fa venir meno la natura sostanzial- mente negoziale dei Patti ma mette in luce una complessità di rapporti che i Patti non possono evitare. Tuttavia, si sot- tolinea come nulla possa escludere che i Patti di collabo- razione possano prevedere accordi stipulati con più autorità, il che consentirebbe, ad esempio, di far rientrare negli ac- cordi anche i poteri di altre autorità. Nei casi qui esempli- ﬁcati tale evenienza non si veriﬁca, ma ciò non vuol dire che non sia possibile. Altro aspetto importante è la sottolineatura della previsione delle cause di risoluzione dei Patti al ﬁne di ridurre quanto più possibile il ricorso a poteri di risoluzione discrezionali da parte dell’autorità comunale. Nel Patto di Casapulla, in effetti, il principio è richiamato espressamente, però è da ricordare che esso resta latente anche nel silenzio dei Patti. Tuttavia, è altresì vero che quanto più i Patti si sforzano di individuare le cause di risoluzione tanto più questo potere è ridotto a garanzia dei cittadini. Ultima considerazione riguarda il ricorso ai poteri di con- ciliazione per la soluzione di eventuali controversie. Dei tre comuni qui presi in esame, solo Siena ha escluso la sua previsione nei Regolamenti. Ciononostante nessuno dei tre Patti menziona minimamente la possibilità di aﬃdare a procedure di conciliazione eventuali controversie. Questo dato è, per un verso, sorprendente in considerazione dei Regolamenti che sono alla base di questi Patti, dall’altra, però, conferma la titubanza generale che circonda questi strumenti per la risoluzione delle controversie, anche lad- dove astrattamente previsti. Questi sono dunque alcuni degli aspetti che meritano at- tenzione quando si stipula un Patto di collaborazione. La pratica attuazione saprà comunque fornire indicazioni ul- teriori che dovranno essere esaminate in futuro. Adotta un tassello del tabernacolo del Desco Firenze 2013 “Adotta un tassello” è il motto scelto dall’associazione “Amici dei musei di Impruneta e San Casciano Val di Pesa” per coinvolgere la popolazione, dimostratasi sensibile nonostante la crisi, nella restaurazione di un’opera d’arte locale. www.labsus.org/201 3/08/adotta-un- tassello-del-tabernac olo-del-desco Villa Emo: da un rischio a un’opportunità Treviso 2013 Di fronte al rischio che la Villa Emo di Fanzolo (Treviso), patrimonio dell’umanità, venga circondata dalle cave cittadini, Credito Cooperativo Trevigiano ed amministrazione si mobilitano. Nel 2004 la svolta: il conte Emo decide di cederla proprio a quella banca sempre in prima linea per tutelarla. Da allora è una Fondazione che la gestisce e la valorizza. www.labsus.org/201 3/09/villa-emo-da- un-rischio-a-unopport unita “Nessuno dei tre Patti prevede finanziamenti diretti dai comuni. Il sostegno si caratterizza principalmente in affiancamento e supporto tecnico, in agevolazioni amministrative e in concessione a titolo gratuito di spazi e beni”
32. 30 Rapporto Labsus 2015
33. Rapporto Labsus 2015 31 DA SUD A NORD LA VOCE DEI CITTADINI ATTIVI 4. A differenza di altre forme di partecipazione civica, la cura dei beni comuni è determinata necessariamente da un percorso dal basso che poi diventa circolare sviluppando una rete di protagonisti.
34. 32 Rapporto Labsus 2015 La stazione ferroviaria della comunità di Boscoreale Napoli 2013 A Boscoreale, in provincia di Napoli, da circa cinque anni una stazione ferroviaria in disuso è diventata un centro polifunzionale per attività culturali e ricreative, grazie alla dedizione di un manipolo di cittadini che ha deciso di restituire un bene simbolico di interesse collettivo alla comunità. In questi giorni sta per essere rinnovato il contratto per il comodato d’uso ma le attività dei volontari sono a rischio a causa della mancanza di fondi. www.labsus.org/201 3/09/la-stazione- ferroviaria-della-com unita-di-boscoreale La spinta iniziale che mette in moto il processo che dà vita all’amministrazione condivisa proviene sem- pre dalle autonome iniziative dei cittadini, singoli o membri di associazioni, comitati o di altre forme di aggregazione e di innovazione sociale. Non esiste sussidiarietà quando la cittadinanza non si attiva, quando prevale l’indifferenza. Il secondo aspetto che rende effettivamente con- divisa la prassi amministrativa è rappresentato dal sostegno e dal supporto degli enti pubblici che de- vono promuovere il protagonismo civico attraverso strategie aperte e di cooperazione tra diversi sog- getti. Analizzando in 10 anni di attività oltre 500 esperienze di cura dei beni comuni, Labsus ha di- mostrato che i cittadini sono portatori di idee, di capacità, di esperienze e di potenzialità di innova- zione e che questi stessi cittadini sono disponibili e anzi spesso desiderosi di offrire il proprio tempo e mettere a disposizione le proprie capacità per risol- vere problemi di interesse generale. Le comunità che possono contare su soggetti disponibili alla con- divisione di risorse nell’interesse generale sono inol- tre comunità in cui i legami sociali si rafforzano e in cui il tasso di qualità della vita è più elevato. Nella prassi quotidiana i beni comuni non esistono senza una comunità che se ne prenda cura perché essi sono beni necessariamente condivisi. Biblioteche condominiali, orti sui tetti dei palazzi, torri medievali salvaguardate dagli studenti, stazioni ferroviarie convertite in centri culturali, musei dif- fusi, scuole aperte fino a sera e gestite dai genitori: quando si discute di soluzioni innovative e di ge- stione condivisa delle città, si fa riferimento a questo tipo di esperienze. Di conseguenza si è scelto di dare voce in questo ultimo capitolo ad alcuni protagonisti di questo nuo- vo paradigma sociale, culturale ed economico, se- lezionando sette progetti che simbolicamente trac- ciano il viaggio intrapreso dal Regolamento per l’am- ministrazione condivisa dei beni comuni, dal Sud al Nord del paese.
35. Rapporto Labsus 2015 33 CLAC A PALERMO, UN’ORGANIZZAZIONE RESILIENTE intervista a cristina alGa dell’associazione clac Perché Clac, l’associazione culturale di cui è co-fonda- trice, sostiene da tempo Labsus? “Tanti motivi, ma su tutti il Regolamento. Come operatori culturali, ma anche come attivisti, ci abbiamo visto da subito un possibile percorso, una soluzione al problema degli spazi, che a Palermo tante volte ci siamo trovati ad affrontare quando dal basso abbiamo cercato di partecipare alla co- struzione di politiche culturali (ma non solo): dal movi- mento per la riattivazione culturale della Zisa alla rete Met- tere in Comune. Ogni volta la questione dell’uso del patri- monio diventava un ostacolo burocratico e amministrativo: anche quando c’era la volontà politica e di co-gestione. Anni e anni di negoziazioni fallite”. Qual è oggi la forza del Regolamento di Labsus? “È uno strumento giuridico concreto e flessibile, che supera vecchie dicotomie tra pubblico e privato, di fatto superate anche nelle realtà più sperimentali”. E le opportunità future, per Palermo e la Sicilia? “Da un lato l’adozione del Regolamento a Palermo permet- terebbe di far crescere esperienze che per ora stanno in un limbo e non riescono ad esplicare tutte le loro potenzialità: la città è piena di micro iniziative che andrebbero ricono- sciute. Dall’altro lato favorirebbe in tutta l’isola l’uso di spazi in di- suso o utilizzati male, dandoli a gruppi di cittadini attivi, associazioni, a realtà del privato sociale che aprirebbero la strada a esperienze legate al turismo, alla cultura e all’ag- gregazione. Anche e soprattutto creando nuova occupazione e reddito”. C’è chi dice che il Regolamento è non solo debole ma addirittura rischioso, in realtà meridionali. “Anche noi ci siamo chiesti dove finisce il diritto e inizia il dovere del cittadino. Dove la pubblica amministrazione non funziona come dovrebbe è ovvio che ci si chieda: non è che per l’ennesima volta ci sostituiamo alla pubblica ammini- strazione? Il tema però è un altro: qui il pubblico non è da considerare come erogatore di fondi. Da entrambe le parti si mette qual- cosa: è un ‘do ut des’. La pubblica amministrazione diventa piuttosto un facilitatore di processi”. Come potrebbe Labsus aiutare in futuro proprio in que- sto lavoro di mediazione? “È importantissimo il processo che porta all’adozione del Regolamento, mentre bisogna far attenzione ai proclami partecipativi. Il ruolo di Labsus potrebbe essere fin dall’inizio quello di capire come adattare lo strumento al contesto evi- tando che venga calato dall’alto. Il Regolamento deve restare uno strumento di servizio”. Come e perché immaginate che l’ecomuseo Mare me- moria viva di Palermo potrebbe diventare un Patto di collaborazione? “Perché è proprio un caso paradigmatico delle cose che ab- biamo fin qui detto. Questo progetto ecomuseale nasce come tentativo di governance pubblico-privato ma da circa un an- no e mezzo resta in un limbo. Noi collaboriamo col comune di Palermo tutti i giorni, da mesi, ma fino a quando non metteremo a questo ecomuseo ‘il vestitino giusto’, cioè non lo faremo diventare un Patto, l’intero progetto è a rischio, sia per noi che per il comune e la città”. Che significato di forma e di sostanza avrebbe questo passaggio? “In questo modo diventerebbe un simbolo dell’interesse col- lettivo: questa è l’idea vera. E poi si supererebbero molti li- miti oggettivi, inserendo iniziative di qualità micro-econo- miche”. Ad esempio? “Lavorando dentro e fuori l’ex deposito delle locomotive dove ha sede fisica l’ecomuseo e andando così a fondo nel- Il “Buon lavoro” che si prende cura dei beni comuni Verbano- Cusio-Ossola 2013 La crisi colpisce le piccole e medie imprese come i grandi gruppi industriali. Come evitare allora di licenziare, come superare la paventata cassa integrazione? Come rendere i lavoratori da potenziali disoccupati a risorsa per la comunità? Come trasformare gli operai di una grande azienda italiana di design in custodi dei beni comuni? A dare risposta a queste domande ci ha pensato la Alessi spa che, ad Omegna, dove ha sede l’azienda, ha creato un’insolita alleanza con i suoi lavoratori, l’amministrazione comunale e la comunità locale. 286 dipendenti della Alessi Spa tra operai, impiegati e dirigenti invece di passare questi mesi in cassa integrazione impiegheranno da una ﬁno a otto giornate di lavoro normalmente retribuito, per un totale di circa 9mila ore, al servizio della comunità cittadina di Omegna, nell’ambito dell’iniziativa “Buon lavoro – la Fabbrica per la città”. http://www.labsus.or g/2013/06/il-buon- lavoro-che-si-prende-c ura-dei-beni-comuni 4.1
36. 34 Rapporto Labsus 2015 GLI ARTIGIANI DELLA PARTECIPAZIONE A VEGLIE intervista a chiara Patera del comitato cittadino botteGa civica A Veglie, comune della provincia leccese, nasce Bottega ci- vica: il comitato cittadino per la promozione della coscienza civica attraverso attività partecipative e innovative. Prima iniziativa del comitato è stata la promozione del Regola- mento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura, la gestione condivisa e la rigenerazione dei beni comuni urbani, del territorio e dell’agricoltura civica la cui proposta di adozione è stata presentata al consiglio comu- nale ed è in attesa di approvazione. Chiara Patera, membro dell’associazione, precisa che prima di giungere alla presentazione della proposta all’ammini- strazione comunale, “Bottega civica ha organizzato tre in- contri informativi rispettivamente rivolti alle associazioni locali, ai cittadini singoli e agli amministratori tutti. L’auspicio è quello di poter dedicare il primo Patto di colla- borazione alla concretizzazione degli aspetti che contrad- distinguono il Regolamento vegliese: dall’agricoltura civica (definita nella proposta di Regolamento appena depositata ‘agricoltura che oltre alla produzione di cibo e alimenti si pone al centro di una visione capace di suscitare interesse collettivo e innovazione sociale attraverso alleanze inedite tra impresa, cittadinanza attiva, istituzioni pubbliche, terzo settore, fino alla costruzione di nuove forme di economia civile’) al cibo civile (inteso come ‘prodotto derivante da pratiche di agricoltura civica col concorso dell’azione dei cittadini e dell’amministrazione pubblica nella costruzione e cura del bene comune’)”. 4.2 l’idea di ecomuseo: creando reti con altre associazioni del quartiere e altre borgate marinare. Si potrebbero organizzare attività culturali a basso costo (giusto 2 euro per vedere un film e pagare la Siae) senza limitarsi sempre al gratuito. Non pagare gli artisti per noi non è etico. Ma non è solo que- sto. Finché non siamo un soggetto non possiamo partecipare a bandi, ad esempio europei”. L’ecomuseo diventerebbe insomma un soggetto legal- mente riconosciuto, attraverso il Patto? “Si ma ancor prima che un valore legale il valore sarebbe di nuovo etico: nella pratica la distinzione tra profit e non profit è già superata, mentre nel dibattito pubblico resta una dicotomia di riferimento, e c’è chi si chiede perché que- sto spazio è stato dato a noi anziché chiedersi come fare a legittimare una buona pratica”. Perché avete sottotitolato il Nuove pratiche Fest “Spazi da non perdere” e avete dato al Regolamento di Labsus un ruolo di primo piano? “Perché a Palermo e in Sicilia ci sono una domanda e un’of- ferta che non s’incontrano, anche perché manca lo strumen- to, e questo ci fa molta rabbia: da un lato c’è un immenso patrimonio che va ripensato e dall’altro c’è l’esercito di tutti coloro che hanno competenze storiche, artistiche, creative, manageriali”. “L’auspicio è quello di poter dedicare il primo Patto di collaborazione alla concretizzazione degli aspetti che contraddistinguono il Regolamento vegliese: dall’agricoltura civica al cibo civile”
37. Rapporto Labsus 2015 35 Bosco Minniti, la torre medievale nel condominio Siracusa 2014 La torre di Bosco Minniti, nel quartiere Acradina di Siracusa, è una delle torri di avvistamento medievali presenti nel territorio, di cui non si conosceva né l’esistenza né il valore culturale. Grazie all’iniziativa del consigliere circoscrizionale Luigi Cavarra e del prof. Michele Romano, docente presso l’Accademia di Belle Arti di Catania, le scuole e presto anche il grande pubblico potranno visitare la torre. www.labsus.org/201 4/04/bosco-minniti- la-torre-medievale-nel -condominio
38. 36 Rapporto Labsus 2015 La Cascina Roccafranca a Torino Torino 2014 La fondazione "Cascina Roccafranca", unica nel suo genere, è un caso molto avanzato di collaborazione tra istituzioni, privato e cittadini. La fondazione appartiene alla categoria delle fondazioni di partecipazione e si pone l’obiettivo di favorire l’auto – organizzazione dei cittadini ed è aperta alla partecipazione delle organizzazioni del Terzo Settore e di tutti i cittadini che vogliano dare un contributo al progetto. http://www.labsus.org /2014/02/la-cascina- roccafranca
39. Rapporto Labsus 2015 37 4.3 IL COMUNE DI PONTECORVO SI PREPARA AL PATTO DI COLLABORAZIONE intervista a davide luzzi del movimento civico aGorà Da circa tre anni a Pontecorvo, comune in provincia di Fro- sinone, la cittadinanza sta raggiungendo traguardi impor- tanti in fatto di partecipazione attiva e condivisione di idee sulla tutela e la valorizzazione dei beni comuni. Davide Luz- zi, tra i fondatori del Movimento Civico Agorà, racconta gli obiettivi ed i risultati raggiunti dalla comunità locale dopo il successo del Museo Diffuso. “A livello organizzativo, il nostro movimento agisce come facilitatore della partecipazione popolare. Sia sul piano con- creto, collaborando con le comunità locali e le associazioni per la realizzazione del Museo Diffuso (che auspichiamo sia esteso a tutto il Paese), sia sul piano della facilitazione dei rapporti tra cittadini e amministrazione pubblica. Dal punto di vista organizzativo, attualmente è in fase di discus- sione una riforma dello statuto comunale che promuoverà l’istituzione di comitati di quartiere e delle consulte civiche. In questo ambito la struttura organizzativa ideale è quella dei comitati di quartiere che, incentivati a stipulare Patti di collaborazione sulla base del Regolamento di Labsus, pos- sano avviare iniziative di cura dei beni comuni. L’auspicio é quello di costruire una struttura-matrice, che alimenti il dialogo tra soggetti diversi, in cui i comitati di quartiere rap- presentino i primi interlocutori nei confronti delle istituzioni pubbliche”. La fase attuale del progetto prevede l’attivazione di un Patto di collaborazione per la rigenerazione urbana attraverso il Museo Diffuso che, con molta probabilità, seguirà all’ap- provazione del Regolamento sull’amministrazione condivisa da parte del Comune. “L’attuale amministrazione sta discutendo l’approvazione del Regolamento di Labsus. Il nostro impegno è quello di fungere da facilitatori per le comunità, frazioni e quartieri nella promozione e predisposizione di iniziative di cura dei beni comuni. L’attuale giunta comunale, insediatasi a giugno 2015 e presieduta dal Sindaco Anselmo Rotondo, ha mo- strato particolare interesse al tema della partecipazione po- polare, sia in una fase precedente alle elezioni, contemplan- do nel proprio programma alcuni strumenti utili a favorire la partecipazione popolare, sia nella fase immediatamente successiva predisponendo una delega specifica alla Parte- cipazione Popolare in capo al Vicesindaco, Moira Rotondo, che oggi ha avviato un iter di discussione per definire un quadro di norme entro il quale promuovere e valorizzare la partecipazione. La collaborazione che la nuova ammini- strazione propone riguarda, nel concreto, la predisposizione di Patti di collaborazione che possano incentivare e pro- muovere azioni di cura e rigenerazione dei beni comuni ur- bani definendo diritti e doveri in un’ottica di cooperazione sana tra cittadini e amministrazione pubblica”. I colori dei diritti: un progetto di riqualiﬁcazione per il Nido Marsili Bologna 2014 La scuola comunale d’infanzia Marsili rappresenta da sempre un luogo importante di riferimento e di aggregazione sociale per il quartiere Navile di Bologna. Ciononostante, l’asilo ha in passato corso il rischio di essere chiuso, a causa delle scarse condizioni di manutenzione. Grazie all’intervento dell’Associazione“D entro al Nido”, e alla collaborazione tra genitori dei bambini, comunità di quartiere ed amministrazione, il Nido Marsili è ora al centro di un vivace progetto di riqualiﬁcazione partecipata. www.labsus.org/201 4/07/colori-dei- diritti-un-progetto-di-ri qualiﬁcazione-per-il- nido-marsili
40. 38 Rapporto Labsus 2015 4.4 QUELLI CHE HANNO MESSO IN PRATICA L’AMMINISTRAZIONE CONDIVISA A ROMA le scuole di comunità, un soGno realizzato una riFlessione di Gianluca cantisani dell’associazione Genitori di donato “Le scuole non possono più funzionare con il modello di delega allo Stato ed ai suoi rappresentanti. Da diversi de- cenni si aspettano riforme che non arrivano e da almeno dieci anni i tagli hanno messo in crisi gli stessi servizi edu- cativi ed il diritto allo studio sancito dalla Costituzione. La crisi della scuola viene da più lontano della crisi economica che, tuttavia, oggi è l’occasione per fare un passo avanti. Il fatto che la pubblica amministrazione non sia più in grado di assolvere da sola alla gestione e al funzionamento della scuola pubblica non dipende dai tagli ma dalla debolezza del modello della delega che è rimasto incastrato in mec- canismi che non hanno nulla a che fare con il bene comune “scuola”. Se si chiede ai cittadini italiani su cosa operare i tagli quasi tutti salverebbero la scuola; ma ciò non è rap- presentato nel modello della delega che uniforma la scuola alle altre voci di spesa del bilancio dello Stato. Potremmo dire con uno slogan attuale: non è più il tempo della delega! Ma poi dovremmo porci il problema di quali alternative, leggere la realtà in trasformazione e comprendere che tempo è venuto. Ed allora dobbiamo riconoscere con onestà cosa funziona e cosa no in questo tempo che viviamo. Non funziona lasciare la scuola ai soli ‘addetti ai lavori’; i lavoratori della scuola sono necessari e fanno la differenza ma non sono più sufficienti. Non ha neppure funzionato, più recentemente, mettere la scuola in mano ai tecnici/manager perché le risorse umane sono vincolate, non ci sono capitali da gestire, né profitti da massimizzare. Né peraltro si è investito sulla formazione delle risorse umane che sono state abbandonate a se stesse. Si è giocato facile andando a tagliare le risorse senza dare alternative e affidandosi di fatto alle riserve di umanità dif- fusa nella scuola dove di fronte al disagio ed alle difficoltà non si possono ‘chiudere le attività’. Tuttavia il limite più importante è che i due modelli (stata- lista ed aziendalista) sono modelli gerarchici che partono dallo stesso principio: pensano di poter fare da soli senza il coinvolgimento attivo delle persone. Ed è per questo prin- cipalmente che hanno fallito. Perché la scuola è fatta prin- cipalmente di capitale sociale e la risorsa più importante a disposizione è da sempre la gratuità che segue le regole della condivisione, della partecipazione attiva, del cambiamento personale e collettivo. Per fortuna abbiamo anche esperienze che hanno funzionato ed a cui possiamo riferirci per imma- ginare un modello diverso. Si tratta innanzitutto dell’espe- rienza dei decreti delegati che hanno scritto una pagina im- portante negli ultimi decenni sperimentando una scuola partecipata dai genitori e dagli studenti. Poi negli ultimi anni con riferimento all’ultimo comma dell’art.118 della Costituzione sono cresciute le esperienze di ‘sussidiarietà’, di sostegno, di partecipazione e di scambio all’interno della comunità scolastica e con il territorio. Una ulteriore chiarezza che abbiamo recuperato con la crisi economica è che è ne- cessario guardare a modelli sostenibili; molte esperienze di sussidiarietà di questi ultimi anni hanno proprio questa ca- ratteristica. Allora un modello sostenibile oggi per la scuola è la ‘gestione condivisa’: una gestione che metta in comune le risorse che una comunità ha e che chiama in causa tutti i cittadini e non solo i rappresentanti dello Stato. Con questa nuova impostazione si è scoperto in molte espe- rienze che la comunità ha un enorme capitale sociale di- sponibile a mobilitarsi gratuitamente per il bene comune ‘scuola’ ed accanto ad essa; genitori e nonni, pensionati e cittadini attivi, studenti delle scuole secondarie e universi- tari, amministratori e funzionari pubblici che guardano al futuro della loro comunità. Per tutte queste persone è chiaro che la scuola è il futuro ed è necessario investire su di essa. Con conseguenze immediate sul piano della gestione delle risorse economiche collettive. Cosa succede infatti dei nostri A Grosseto la mia scuola è bene comune Grosseto 2014 A Grosseto si è aperto il progetto “La mia scuola“, con l’obiettivo di mantenere lo stato delle strutture dei quattro plessi scolastici dell’Istituto Comprensivo Grosseto 4, coinvolgendo direttamente i genitori – con le loro professionalità prestate in forma gratuita – nell’attività di recupero e miglioramento degli ambienti scolastici. ll Comune si è impegnato a fornire il materiale necessario per i lavori di manutenzione, il personale scolastico si è reso disponibile per la giornata di lavori e molti nonni hanno contribuito alla riuscita dell’evento. I destinatari dell’iniziativa? L’intera comunità. www.labsus.org/201 4/07/grosseto-la- mia-scuola-e-bene-co mune/
41. Rapporto Labsus 2015 39 soldi con questo nuovo approccio di gestione delle scuole? L’amministrazione condivisa permette una gestione più tra- sparente e quindi più attenta delle risorse pubbliche. E scelte più consapevoli sugli investimenti da fare. Può allora acca- dere in modo molto naturale che una comunità scelga di avere ‘una strada in meno’ e dedicare le risorse pubbliche per ‘una scuola in più’ o per la manutenzione di quella che c’è. O forse, investita del problema, troverà il modo, se sono entrambe importanti, di fare tutte e due! La conclusione di questo percorso è che se i soldi sono una risorsa e non l’obiettivo la comunità riesce a realizzare i suoi sogni senza che essi siano un ostacolo. Si apre anzi un nuovo scenario: l’amministrazione condivisa richiede alla scuola e alla sua comunità di incontrarsi e confrontarsi per definire insieme il suo sogno, il progetto di sviluppo, di miglioramen- to, di cambiamento per il futuro. Ed un sogno condiviso può contare su risorse inaspettate, creative, forse infinite. Sono arrivato dove già molti studiosi ci hanno indicato negli ultimi anni. I beni comuni sono una miniera aperta, una ri- sorsa intorno alla quale la comunità può trovare le risposte al proprio futuro mantenendo la qualità della vita ed il sod- disfacimento dei bisogni di ognuno”. Il movimento delle Scuole aperte (e condivise) a Roma sta crescendo in modo diffuso. In questi ultimi mesi vi è stata una vera e propria accelerazione: associazioni di genitori, comitati e gruppi di genitori si moltiplicano in ogni parte della città. Molti sono i percorsi di dialogo intrapresi con i municipi e le scuole. A Roma una rete “informale” si è di fatto costituita e si nutre ormai di scambi e confronti co- stanti. Più in generale il dibattito sulle Scuole aperte è di- ventato nazionale e l’obiettivo finale è l’amministrazione condivisa del bene comune “scuola”. Con i presidi e gli am- ministratori disponibili, ma anche con i cittadini, i genitori, gli studenti, gli insegnanti disponibili. In un’ottica di pre- parare e verificare con le esperienze concrete le soluzioni e la loro sostenibilità nel futuro. Labsus ha sperimentato sul campo in diversi istituti supe- riori di Roma e nella scuola in ospedale della Clinica Ema- tologica del Policlinico Umberto I della capitale il modello dell’amministrazione condivisa con il progetto “Rock your School”. intervento di GreGorio arena durante il conveGno del 16 aPrile 2015 Presso la scuola di donato “Abbiamo in Costituzione il principio di sussidiarietà per cui queste realtà devono essere favorite dalle istituzioni, per questo abbiamo scritto il Regolamento sull’amministra- zione condivisa insieme con il comune di Bologna. Tutto questo come si può applicare alla scuola? Stiamo cercando di fare in modo che il rapporto tra scuola, genitori e quar- tiere sia regolato, dando garanzie e continuità. Dobbiamo fare in modo che tutta questa energia trovi dei canali per esprimersi in maniera strutturale. Per far ciò (e Roma è il primo comune a farlo) stiamo cercando di fare in modo che nel rapporto tra l’autonomia funzionale delle scuole e l’autonomia di cui sono portatori i cittadini, gli insegnanti e il quartiere, tutto questo venga regolato. Questo processo a sua volta si inserisce in un discorso più complesso perché oggi la sharing economy sta facendo saltare tutte le media- zioni, le formazioni sociali intermedie. (…) Quindi forse si può dire che le scuole aperte e condivise di cui stiamo parlando non sono solo luoghi di formazione continua, ma di incontro, dove le persone possono stare insieme. Sono cioè in qualche modo un baluardo dei processi di socializ- zazione, permettendo la tutela di quegli spazi di mediazione che è fondamentale mantenere per il ‘benessere’ della nostra società”. Scendi in strada, ripuliamo la città. “Se i soldi sono una risorsa e non l’obiettivo la comunità riesce a realizzare i suoi sogni senza che essi siano un ostacolo. L’amministrazione condivisa definisce insieme alla scuola il suo sogno, il progetto di sviluppo, di miglioramento, di cambiamento per il futuro. Ed un sogno condiviso può contare su risorse inaspettate, creative, forse infinite”
42. 40 Rapporto Labsus 2015 intervista a rebecca sPitzmiller del movimento retake roma Il Movimento Retake Roma è riuscito a diffondersi soprat- tutto attraverso i social network e ormai sono più di 60 i gruppi di cittadini attivi nel Movimento nei vari quartieri della Capitale. Rebecca Spitzmiller, fondatrice del movimento nel gen- naio 2010, sottolinea come “Retake Roma è un movi- mento nato dal basso, senza alcuna struttura gerarchica né un’organizzazione istituzionale. Il concetto può essere espresso con il termine empowerment, che rappresenta un processo di crescita. Il movimento è nato con lo scopo di ristabilire il decoro urbano, con il sostegno della fonda- zione Giuseppe Garibaldi”. Rebecca ci racconta che le prime iniziative sono state realizzate all’Istituto Cristo Re, “per un mese, un’ora alla settimana, abbiamo tenuto delle lezioni di educazione civica prima di effettuare la pulizia della chiesa di Sant’Emerenziana nel quartiere afri- cano. Alcuni dei ragazzi che hanno partecipato al retake erano gli stessi che avevano imbrattato i muri con scritte e quant’altro. È stato impressionante vedere in loro il cam- biamento, dai primi incontri in cui si mostravano estrema- mente diffidenti ai successivi. Siamo riusciti ad instaurare un dialogo, abbiamo riflettuto sul senso di quelle azioni capendo gli errori commessi. Il primo grande retake è stato quello di Villa Borghese; in seguito alla nostra richiesta il comune di Roma ci ha fornito il supporto di Pics e Ama”. Quali sono le motivazioni che l’hanno indotta a fondare il movimento? “Il senso di voler cambiare le cose e lottare contro il van- dalismo. In particolare, ho deciso di fondare il movimento per combattere contro il vandalismo all’interno del mio condominio, sulle cui mura campeggiavano numerosi graf- fiti. Mi sono dunque informata sul modo più efficace per rimuovere le scritte di vernice dal travertino ed ho soste- nuto autonomamente le spese necessarie”. Retake Roma si basa su autofinanziamenti o può con- tare su aiuti comunali, provinciali o regionali? “In passato abbiamo ricevuto aiuti concreti da parte del comune, dei municipi e dell’Ama, ma con la nuova ammi- nistrazione le strategie di collaborazione sono ancora in via di definizione”. C’è stata un’iniziativa che l’ha coinvolta maggior- mente? “Sono numerose le iniziative intraprese. In particolar mo- do, in occasione della ricorrenza della Giornata della Terra, tramite l’Ambasciata americana abbiamo organizzato di- versi clean-up day. Varie iniziative si sono svolte a Traste- vere, a Ponte Milvio e anche sulla Cassia. Un’iniziativa che mi ha colpita particolarmente è quando siamo stati con- tattati dai condomini di un palazzo situato nei pressi della stazione della metro Laurentina, dopo aver visto uno spot in tv. Tramite l’autofinanziamento dei condomini siamo riusciti a riqualificare l’ambiente, con l’azione di un grande artista retaker, Alessandro Sabong, che ha lavorato per circa tre settimane. I risultati raggiunti sono stati ottenuti soprattutto grazie alla creazione di movimenti simili, in particolare di un’organizzazione milanese, il Movimento antigraffiti”. A Gubbio 100 ramazze si prendono cura del centro storico Perugia 2014 “Vogliamo creare un nuovo modo di essere cittadini: attraverso la cura, la riqualiﬁcazione e valorizzazione dei luoghi pubblici al centro della nostra vita sociale e attraverso il rispetto verso questi e anche verso gli altri individui che li vivono. Vogliamo essere orgogliosi della nostra città: desideriamo vivere in un centro urbano e in un territorio che guardano al futuro, rispettosi e degni della propria storia, capaci di con-vivere e con-dividere momenti e spazi di vita comune”. È questo un estratto della Carta d’identità dell’associazione “100 Ramazze” di Gubbio. www.labsus.org/201 4/11/gubbio-100- ramazze
43. “Alcuni dei ragazzi che hanno partecipato al retake erano gli stessi che avevano imbrattato i muri con scritte e quant’altro. È stato impressionante vedere in loro il cambiamento, dai primi incontri in cui si mostravano estremamente diffidenti ai successivi. Siamo riusciti ad instaurare un dialogo, abbiamo riflettuto sul senso di quelle azioni capendo gli errori commessi” Rapporto Labsus 2015 41 Al lavoro per il Parco dalla “grande bellezza” Roma 2014 I Volontari per la Tutela e la Conservazione del Parco degli Acquedotti, in collaborazione con l’Ente Parco Regionale dell’Appia Antica, si sono impegnati dal 2011 ad oggi nella riqualiﬁcazione di uno dei parchi più belli di Roma, riconosciuto come patrimonio storico, naturalistico e paesaggistico. www.labsus.org/201 4/09/al-lavoro-per-il- parco-dalla-grande-be llezza
44. 42 Rapporto Labsus 2015 Catania: palestra abbandonata riapre grazie ai cittadini Catania 2015 A Catania è nata la “Palestra delle Arti e delle Culture”: si tratta di un progetto realizzato da una rete di associazioni che punta arivalorizzare la ex palestra di scherma di piazza Lupo. La struttura comunale, in stato di abbandono, è situata nel centro della città e ospiterà, secondo le intenzioni delle associazioni, eventi culturali e artistici aperti a tutti, con un occhio di riguardo alle iniziative di cittadinanza attiva. www.labsus.org/201 5/01/catania- palestra-abbandonat a-riapre-grazie-ai- cittadini