Source: https://www.ambientediritto.it/giurisprudenza/consiglio-di-stato-24-luglio-2019/
Timestamp: 2019-12-07 06:12:06+00:00
Document Index: 184232591

Matched Legal Cases: ['art. 50', 'art. 41', 'sentenza ', 'art. 50', 'art. 41', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 16']

CONSIGLIO DI STATO - 24 luglio 2019 - AmbienteDiritto.it
Giurisprudenza: Giurisprudenza Sentenze per esteso massime | Categoria: Appalti Numero: 5243 | Data di udienza: 11 Luglio 2019
Numero: 5243
Data di udienza: 11 Luglio 2019
Estensore: Maggio
CONSIGLIO DI STATO, Sez. 6^ – 24 luglio 2019, n. 5243
APPALTI – Clausola sociale – Art. 50 d.lgs. n. 50/2016 – Limiti – Principi di libertà di iniziativa imprenditoriale e di concorrenza – Fattispecie: prescrizioni del bando che, congiuntamente, realizzano l’effetto di aggirare il divieto di imporre l’integrale riassorbimento del personale.
La c.d. “clausola sociale” (nella fattispecie sotto forma di clausola di riassorbimento), ammessa dall’art. 50 del D. Lgs. 18/4/2016, n. 50, deve essere interpretata conformemente ai principi nazionali e comunitari in materia di libertà di iniziativa imprenditoriale e di concorrenza, risultando altrimenti essa lesiva della concorrenza, scoraggiando la partecipazione alla gara e limitando ultroneamente la platea dei partecipanti, nonché atta a ledere la libertà d’impresa, riconosciuta e garantita dall’art. 41 Cost., che sta a fondamento dell’autogoverno dei fattori di produzione e dell’autonomia di gestione propria dell’archetipo del contratto di appalto; in sostanza, tale clausola deve essere interpretata in modo da non limitare la libertà di iniziativa economica e, comunque, evitando di attribuirle un effetto automaticamente e rigidamente escludente. Conseguentemente l’obbligo di riassorbimento dei lavoratori alle dipendenze dell’appaltatore uscente, nello stesso posto di lavoro e nel contesto dello stesso appalto, deve essere armonizzato e reso compatibile con l’organizzazione di impresa prescelta dall’imprenditore subentrante; i lavoratori, che non trovano spazio nell’organigramma dell’appaltatore subentrante e che non vengano ulteriormente impiegati dall’appaltatore uscente in altri settori, sono destinatari delle misure legislative in materia di ammortizzatori sociali; la clausola non comporta invece alcun obbligo per l’impresa aggiudicataria di un appalto pubblico di assumere a tempo indeterminato ed in forma automatica e generalizzata il totale del personale già utilizzato dalla precedente impresa o società affidataria (nella specie, il bando imponeva di riassumere, a pena di esclusione, il 50% dei lavoratori impiegati dal precedente gestore; contestualmente, era prevista l’assegnazione di un punteggio pari alla metà di quello complessivamente attribuibile al concorrente che si fosse impegnato a riassorbire tutto il restante 50%: la congiunta applicazione delle due prescrizioni produceva effetti analoghi a quelli di una clausola sociale di riassunzione pressochè totalitaria, aggirando sostanzialmente il divieto di prevedere clausole sociali che impongano l’integrale riassorbimento del personale utilizzato dall’appaltatore uscente).
(Riforma TAR Lazio, Roma, n. 3479/2019) – Pres. De Felice, Est. Maggio – S. Cooperativa Sociale ONLUS e altro (avv. Giangiacomo) c. Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e altro (Avv. Stato)
CONSIGLIO DI STATO, Sez. 6^ - 24 luglio 2019, n. 5243
S. Onofrio Cooperativa Sociale ONLUS, in proprio e quale mandataria del costituendo RTI S. Onofrio/Tiresia e Tiresia Consorzio Sociale di Solidarietà Onlus – società cooperativa Sociale ONLUS a r.l., in proprio e quale mandante del costituendo RTI, di cui sopra, in persona dei rispettivi rappresentanti legali pro tempore, rappresentate e difese dall’avvocato Claudio Giangiacomo, con domicilio digitale di pec come da registri di giustizia;
Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Istituto di Istruzione Superiore via Domizia Lucilla – Roma, in persona dei rispettivi rappresentanti legali pro tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici, in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, sono domiciliati ex lege;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio – Roma (Sezione Terza) n. 03479/2019, resa tra le parti, concernente l’affidamento del servizio di assistenza scolastica specialistica degli alunni con disabilità per l’anno scolastico 2018/2019.
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dell’Istituto di Istruzione Superiore via Domizia Lucilla – Roma;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 11 luglio 2019 il Cons. Alessandro Maggio e uditi per le parti l’avvocato Claudio Giangiacomo, e l’avvocato dello Stato Roberto Ristori;
a) “Continuità del servizio con l’assunzione del personale già operativo negli istituti della Rete a.s. 2017-2018. Da un minimo obbligatorio 0% (punteggio = 0) fino al 100% (punteggio = 40)” – Punteggio “Max 25 (5 punti per ogni 10% oltre il minimo previsto per l’assunzione), valori intermedi in proporzione”;
Il costituendo RTI tra la S. Onofrio Cooperativa Sociale Onlus (d’ora in poi solo S. Onofrio), e la Tiresia Consorzio Sociale di Solidarietà Onlus – società cooperativa Sociale Onlus a r.l. (di seguito solo Tiresia) ha partecipato alla gara per il lotto n. 2.
Per resistere al ricorso si sono costituiti in giudizio il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e l’Istituto di Istruzione Superiore via Domizia Lucilla – Roma.
In termini generali occorre premettere che, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, che la Sezione condivide, la c.d. “clausola sociale” (nella fattispecie sotto forma di clausola di riassorbimento), ammessa dall’art. 50 del D. Lgs. 18/4/2016, n. 50, deve essere interpretata conformemente ai principi nazionali e comunitari in materia di libertà di iniziativa imprenditoriale e di concorrenza, risultando altrimenti essa lesiva della concorrenza, scoraggiando la partecipazione alla gara e limitando ultroneamente la platea dei partecipanti, nonché atta a ledere la libertà d’impresa, riconosciuta e garantita dall’art. 41 Cost., che sta a fondamento dell’autogoverno dei fattori di produzione e dell’autonomia di gestione propria dell’archetipo del contratto di appalto; in sostanza, tale clausola deve essere interpretata in modo da non limitare la libertà di iniziativa economica e, comunque, evitando di attribuirle un effetto automaticamente e rigidamente escludente. Conseguentemente l’obbligo di riassorbimento dei lavoratori alle dipendenze dell’appaltatore uscente, nello stesso posto di lavoro e nel contesto dello stesso appalto, deve essere armonizzato e reso compatibile con l’organizzazione di impresa prescelta dall’imprenditore subentrante; i lavoratori, che non trovano spazio nell’organigramma dell’appaltatore subentrante e che non vengano ulteriormente impiegati dall’appaltatore uscente in altri settori, sono destinatari delle misure legislative in materia di ammortizzatori sociali; la clausola non comporta invece alcun obbligo per l’impresa aggiudicataria di un appalto pubblico di assumere a tempo indeterminato ed in forma automatica e generalizzata il totale del personale già utilizzato dalla precedente impresa o società affidataria (Cons. Stato, Sez. III, 7/1/2019, n. 142 e 5/5/2017, n. 2078; Sez. V, 17/1/2018, n. 272 e 7/6/2016, n. 2433; Corte di Giustizia dell’Unione Europea 9/12/2004 in C-460/2002 e 14/7/2005 in C-386/2003).
A tali imprese, il citato decreto legislativo, riconosce la legittimazione a esercitare in via stabile e principale un’attività economica organizzata per la produzione e lo scambio di beni o di servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità d’interesse generale (art. 2), con l’unico divieto, posto dall’art. 3, di provvedere alla distribuzione di utili al di fuori degli specifici casi previsti dal terzo comma del medesimo articolo 3 e dal successivo art. 16.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della gravata sentenza, accoglie il ricorso di primo grado e conseguentemente annulla gli atti col medesimo impugnati.