Source: http://avvbriganti.iusreporter.it/dblog/storico.asp?m=20101201
Timestamp: 2017-02-25 22:49:37+00:00
Document Index: 26230511

Matched Legal Cases: ['art. 614', 'art. 615', 'art. 622', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4']

Di Admin (del 23/12/2010 @ 14:50:20, in avvisi, linkato 1249 volte)
Avv. Giuseppe Briganti http://avvbriganti.iusreporter.it
Di Admin (del 23/12/2010 @ 10:35:05, in diritto*internet, linkato 3145 volte)
« ... Motivi della decisione II ricorso è fondato nei limiti appresso specificati. Deve infatti ritenersi la insussistenza, nel comportamento posto in essere dal ..., del contestato reato di furto, condividendo il Collegio il principio già espresso da questa Corte (Sez. IV 13.11.2003 n.3449 del 2003 rv 229785) secondo cui è da escludere la configurabilità del reato di furto nel caso di semplice copiatura non autorizzata di "files" contenuti in un supporto informatico altrui, non comportando tale attività la perdita del possesso della "res" da parte del legittimo detentore. Una tale interpretazione trova conferma nella esplicita volontà del Legislatore che nella Relazione al disegno di legge n.2733 (con il quale si è introdotta nel codice penale una disciplina di contrasto della criminalità informatica) ha espressamente precisato che la condotta di sottrazione di dati, programmi, informazioni di tal genere non è riconducibile alla norma incriminatrice sul furto, in quanto i dati e le informazioni non sono comprese nel concetto, pur ampio, di "cosa mobile" in essa previsto; ed ha ritenuto altresì "non necessaria la creazione di una nuova ipotesi di reato osservando che la sottrazione di dati, quando non si estenda ai supporti materiali su cui i dati sono impressi (nel qual caso si configura con evidenza il reato di furto), altro non è che una 'presa di conoscenza' di notizie, ossia un fatto intellettivo rientrante, se del caso, nelle previsioni concernenti la violazione dei segreti. Ciò, ovviamente, a parte la punibilità ad altro titolo delle condotte strumentali, quali ad esempio, quelle di violazione di domicilio (art. 614 c.p.), eccetera".
Resta evidentemente preclusa, stante la intervenuta assoluzione e l'assenza di ricorso per cassazione da parte del pubblico ministero, ogni discussione in ordine alla possibilità di ritenere il ... responsabile del reato di cui all'art. 615 ter cod.pen., responsabilità che, secondo alcune pronunce di questa Corte, sussiste anche nel caso del soggetto che, pur avendo titolo per accedere al sistema, vi si introduca con la "password" di servizio per raccogliere dati protetti per finalità estranee alle ragioni di istituto ed agli scopi sottostanti alla protezione dell'archivio informatico, dovendosi ritenere compresa nella tutela di tale norma non soltanto l'accesso abusivo ad un sistema informatico ma anche la condotta di chi vi si mantenga contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo.
Deve invece ritenersi che correttamente sia stata affermata la responsabilità del medesimo per la violazione delle norme a tutela di informazioni segrete e precisamente dell'art. 622 cod.pen.. ... Risulta pertanto integrato il contestato reato che consiste non solo nel rivelare il segreto professionale ma anche nell' impiegarlo a proprio o altrui profitto, come nella specie appunto avvenuto, atteso che i files acquisiti avevano sicuramente contribuito a consentire al ... di formulare per la nuova società condizioni più vantaggiose di quelle praticate in precedenza ... »
Di Admin (del 15/12/2010 @ 14:43:37, in diritto*internet, linkato 2626 volte)
Gli Stati membri dell'UE non possono vietare la commercializzazione delle lenti a contatto via Internet La salute dei consumatori deve essere tutelata con misure meno restrittive Sentenza Corte di giustizia dell'Unione europea 02/12/2010 nella causa C-108/09 Ker-Optika bt / ÁNTSZ Dél-dunántúli Regionális Intézete
« Secondo la normativa ungherese, la commercializzazione delle lenti a contatto richiede che essa venga effettuata in un negozio specializzato avente una superficie minima di 18 m o un locale separato dal laboratorio. Inoltre, nel contesto della vendita di tali prodotti, si deve ricorrere ai servizi di un optometrista o di un medico oftalmologo qualificato in materia di lenti a contatto. La società ungherese Ker-Optika commercializza lenti a contatto tramite il suo sito Internet. Le autorità sanitarie ungheresi le hanno vietato di proseguire tale attività in quanto, in Ungheria, questi prodotti non potevano essere venduti via Internet. La Ker-Optika ha impugnato il provvedimento di divieto e il Baranya Megyei Bíróság (tribunale provinciale per la Baranya, Ungheria), cui è stata sottoposta la controversia, chiede alla Corte di giustizia se il diritto dell'Unione osti alla normativa ungherese che autorizza la commercializzazione di lenti a contatto esclusivamente in negozi specializzati nella vendita di dispositivi medici e che ne vieta, di conseguenza, la commercializzazione via Internet. Nella sentenza odierna la Corte constata che il divieto, introdotto dalla normativa ungherese, riguarda le lenti a contatto provenienti da altri Stati membri, vendute per corrispondenza e consegnate presso il domicilio dei consumatori residenti in Ungheria. La Corte osserva che tale divieto priva gli operatori degli altri Stati membri di una modalità particolarmente efficace di commercializzazione di questi prodotti e, pertanto, ostacola considerevolmente il loro accesso al mercato ungherese. Di conseguenza, tale normativa costituisce un ostacolo alla libera circolazione delle merci nell'Unione europea. Quanto alla giustificazione di questa restrizione, la Corte osserva che uno Stato membro può imporre che le lenti a contatto siano consegnate da personale qualificato in grado di fornire al cliente informazioni sul loro uso corretto e sulla loro manutenzione nonché sui rischi connessi al loro uso. Pertanto, riservando la consegna di lenti a contatto ai negozi di ottica che offrono i servizi di un ottico qualificato, la normativa ungherese è atta a garantire la realizzazione dell'obiettivo di assicurare la tutela della salute dei consumatori. La Corte ricorda tuttavia che tali servizi possono anche essere forniti da un medico oftalmologo in una sede diversa dai negozi di ottica. Inoltre, la Corte osserva che dette prestazioni s'impongono, in linea di principio, soltanto all'atto della prima consegna delle lenti a contatto. Infatti, nel corso delle successive forniture, è sufficiente che il cliente segnali al venditore il tipo di lenti consegnategli durante la prima fornitura e gli comunichi eventuali variazioni della vista accertate da un medico oftalmologo. Oltre a ciò, le informazioni e i consigli supplementari necessari per l'utilizzo prolungato delle lenti a contatto possono essere messi a disposizione del cliente tramite elementi interattivi presenti nel sito Internet del fornitore o da un ottico qualificato da quest'ultimo incaricato di dare tali informazioni a distanza. Pertanto, la Corte dichiara che l'obiettivo di garantire la tutela della salute degli utilizzatori di lenti a contatto può essere raggiunto tramite misure meno restrittive di quelle risultanti dalla normativa ungherese. Di conseguenza, il divieto di vendere lenti a contatto via Internet non è proporzionato all'obiettivo di tutela della sanità pubblica e deve quindi essere considerato contrario alle norme in materia di libera circolazione delle merci ». Fonte: comunicato stampa Corte di giustizia dell'Unione europea
www.curia.europa.eu Leggi il testo della sentenza (su curia.europa.eu)
Di Admin (del 14/12/2010 @ 16:49:31, in diritto*internet, linkato 1826 volte)
Di Admin (del 01/12/2010 @ 14:45:22, in conciliazione e mediazione, linkato 15975 volte)
Ai sensi del decreto legislativo 28/2010, mediatore è "la persona o le persone fisiche che, individualmente o collegialmente, svolgono la mediazione rimanendo prive, in ogni caso, del potere di rendere giudizi o decisioni vincolanti per i destinatari del servizio medesimo". Si ricorda innanzitutto che il procedimento di mediazione ex d.lgs. 28/2010 può essere gestito solo da appositi organismi di mediazione iscritti in apposito registro presso il Ministero della Giustizia e che il mediatore può operare solo se iscritto nelle liste di un organismo di mediazione (ciascun mediatore può iscriversi nelle liste di massimo 5 organismi di mediazione). Secondo l'art. 4 D.M. 180/2010, i mediatori: a) devono possedere un titolo di studio non inferiore al diploma di laurea universitaria triennale ovvero, in alternativa, devono essere iscritti a un ordine o collegio professionale; b) devono essere in possesso di una specifica formazione e di uno specifico aggiornamento almeno biennale, acquisiti presso gli enti di formazione in base all'articolo 18 dello stesso decreto; c) devono possedere i seguenti requisiti di onorabilita':
Giuseppe Briganti Avvocato e conciliatore
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25/02/2017 @ 23:49:36