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Timestamp: 2020-07-05 00:58:17+00:00
Document Index: 59407232

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 362', 'art. 111', 'Cass. Sez. ', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 20425 del 11/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20425 del 11/10/2016
Cassazione civile sez. un., 11/10/2016, (ud. 27/09/2016, dep. 11/10/2016), n.20425
sul ricorso 27311-2014 proposto da:
S.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MANTEGAZZA
24, presso il Dott. GARDIN MARCO, rappresentata e difesa
dall’avvocato LEONARDO LAUDISA, per delega a margine del ricorso;
ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura dell’Istituto
stesso, rappresentato e difeso dagli avvocati PIERA MESSINA e DARIO
MARINUZZI, per delega a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 409/2014 della CORTE DEI CONTI – SECONDA
SEZIONE GIURISDIZIONALE CENTRALE D’APPELLO – ROMA, depositata il
17/06/2014;
27/09/2016 dal Consigliere Dott. CHINDEMI DOMENICO;
udito l’Avvocato Filippo MANGIAPANE per delega dell’avvocato Piera
S.M., già titolare di pensione diretta dal (OMISSIS), chiedeva alla sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Puglia l’accertamento del proprio diritto a vedere inclusa nella pensione di reversibilità l’indennità integrativa speciale in misura intera, in forma di assegno accessorio, a decorrere dal 13 settembre 1985.
La sezione regionale accoglieva la domanda.
La Sezione centrale di appello ha accolto l’impugnazione dell’Inps, facendo applicazione di una norma di interpretazione autentica (L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 774) che limita, sulle pensioni di reversibilità, il diritto alla percezione della indennità integrativa speciale alla medesima percentuale rispetto alla pensione dell’originario percettore.
Proponeva ricorso per cassazione S.M. denunciando violazione di legge per non avere il giudice di appello disapplicato la normativa interna che si assume in contrasto con la normativa comunitaria e con i principi affermati in tema di legittimità della interpretazione autentica.
Avverso le decisioni del giudice contabile, ovvero delle Sezioni centrali della Corte dei conti, in quanto giudice speciale, il ricorso per cassazione è ammissibile, ai sensi dell’art. 362 c.p.c. e art. 111 Cost., soltanto per motivi attinenti alla giurisdizione e il motivo dedotto dalla ricorrente esula dall’ambito di tali previsioni normative non sottoponendo alla Corte alcuna questione di giurisdizione.
Nella specie la censura di violazione di legge si risolve in deduzioni che rimangono estranee al controllo e al superamento dei limiti esterni della giurisdizione, sotto il profilo dello sconfinamento nella sfera del merito ovvero d’invasione della sfera di attribuzioni riservata ai legislatore (Cfr. Cass. Sez. Unite 28 aprile 2011, n. 9443; Cass Sez. Unite 12 dicembre 2012 n. 22784), e ciò esula dal sindacato consentito in questa sede.
Va, conseguentemente, dichiarata l’inammissibilità del ricorso, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità.
Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 5.000 per compensi professionali, Euro 200 per esborsi, oltre accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1, quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dell’art. 13, comma 1-bis.