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Timestamp: 2020-07-06 09:34:29+00:00
Document Index: 95700554

Matched Legal Cases: ['art. 678', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 678', 'art. 678', 'sentenza ', 'art. 420', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 678', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 678', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 666', 'art. 678', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 486', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 678']

Art. 678 codice di procedura penale - Procedimento di sorveglianza - Brocardi.it
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Articolo 678 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 678 Codice di procedura penale
1. Il magistrato di sorveglianza, nelle materie attinenti alle misure di sicurezza e alla dichiarazione di abitualità o professionalità nel reato o di tendenza a delinquere, e il tribunale di sorveglianza, nelle materie di sua competenza, se non diversamente previsto, procedono, a richiesta del pubblico ministero, dell'interessato, del difensore o di ufficio, a norma dell'articolo 666. Quando vi è motivo di dubitare dell'identità fisica di una persona, procedono comunque a norma dell'articolo 667, comma 4(1).
1-bis. Il magistrato di sorveglianza, nelle materie attinenti alla rateizzazione e alla conversione delle pene pecuniarie, alla remissione del debito e alla esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata, e il tribunale di sorveglianza, nelle materie relative alle richieste di riabilitazione, alla valutazione sull'esito dell'affidamento in prova, anche in casi particolari, alla dichiarazione di estinzione del reato conseguente alla liberazione condizionale e al differimento dell'esecuzione della pena nei casi previsti dal primo comma, numeri 1) e 2), dell'articolo 146 del codice penale, procedono a norma dell'articolo 667, comma 4(2)(3).
1-ter. Quando la pena da espiare non è superiore a un anno e sei mesi, per la decisione sulle istanze di cui all'articolo 656, comma 5, il presidente del tribunale di sorveglianza, acquisiti i documenti e le necessarie informazioni, designa il magistrato relatore e fissa un termine entro il quale questi, con ordinanza adottata senza formalità, può applicare in via provvisoria una delle misure menzionate nell'articolo 656, comma 5. L'ordinanza di applicazione provvisoria della misura è comunicata al pubblico ministero e notificata all'interessato e al difensore, i quali possono proporre opposizione al tribunale di sorveglianza entro il termine di dieci giorni. Il tribunale di sorveglianza, decorso il termine per l'opposizione, conferma senza formalità la decisione del magistrato. Quando non è stata emessa o confermata l'ordinanza provvisoria, o è stata proposta opposizione, il tribunale di sorveglianza procede a norma del comma 1. Durante il termine per l'opposizione e fino alla decisione sulla stessa, l'esecuzione dell'ordinanza è sospesa.
3.1. Quando ne fa richiesta l'interessato l'udienza si svolge in forma pubblica. Si osservano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 471 e 472.
3.2. L'avviso di fissazione dell'udienza, notificato all'interessato, contiene, a pena di nullità, l'avvertimento della facoltà di parteciparvi personalmente. Se l'interessato detenuto o internato ne fa richiesta, il giudice dispone la traduzione. Si applicano in ogni caso le forme e le modalità di partecipazione a distanza nei procedimenti in camera di consiglio previste dalla legge. La partecipazione all'udienza avviene a distanza anche quando l'interessato, detenuto o internato, ne fa richiesta ovvero quando lo stesso è detenuto o internato in un luogo posto fuori dalla circoscrizione del giudice. Ove lo ritenga opportuno, il giudice dispone la traduzione dell'interessato(4).
3-bis. Il tribunale di sorveglianza e il magistrato di sorveglianza, nelle materie di rispettiva competenza, quando provvedono su richieste di provvedimenti incidenti sulla libertà personale di condannati da Tribunali o Corti penali internazionali, danno immediata comunicazione della data dell'udienza e della pertinente documentazione al Ministro della giustizia, che tempestivamente ne informa il Ministro degli affari esteri e, qualora previsto da accordi internazionali, l'organismo che ha pronunciato la condanna(5)(6).
(1) Tale comma è stato così modificato dall’art. 1, comma 1, lett. b), del D.L. 23 dicembre 2013, n. 146, convertito nella L. 21 febbraio 2014, n. 10, e successivamente dichiarato illegittimo dalla Corte cost., con sent. 19-21 maggio 2014, n. 135, nella parte in cui non consente che, su istanza degli interessati, il procedimento per l'applicazione delle misure di sicurezza si svolga, davanti al magistrato di sorveglianza e al tribunale di sorveglianza, nelle forme dell'udienza pubblica. Il testo precedente prevedeva: "Il tribunale di sorveglianza nelle materie di sua competenza, e il magistrato di sorveglianza nelle materie attinenti alla rateizzazione e alla conversione delle pene pecuniarie, alla remissione del debito, ai ricoveri previsti dall'articolo 148 del codice penale, alle misure di sicurezza, alla esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata e alla dichiarazione di abitualità o professionalità nel reato o di tendenza a delinquere, procedono, a richiesta del pubblico ministero, dell'interessato, del difensore o di ufficio, a norma dell'articolo 666. Tuttavia, quando vi è motivo di dubitare della identità fisica di una persona, procedono a norma dell'articolo 667."
(2) Il presente comma è stato inserito dall’art. 1, comma 1, lett. c), del D.L. 23 dicembre 2013, n. 146, convertito nella L. 21 febbraio 2014, n. 10.
(3) Il comma 1 e il comma 1 bis sono stati modificati dall'art. 4 comma 1. lett. b) del D.L. 2018 n. 123.
(4) I commi 1 ter, 3.1 e 3.2 sono stati inseriti dall'art. 4 comma 1. lett. b) del D.L. 2018 n. 123.
(5) L'ultimo comma è stato aggiunto dall’art. 3, comma 1, del D.L. 26 giugno 2014, n. 92, convertito nella L. 11 agosto 2014, n. 117.
(6) La Corte costituzionale, con sentenza 15 aprile - 5 giugno 2015, n. 97, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui non consente che, su istanza degli interessati, il procedimento davanti al tribunale di sorveglianza nelle materie di sua competenza si svolga nelle forme dell'udienza pubblica.
Spiegazione dell'art. 678 Codice di procedura penale
Accanto al giudice esecutivo, il codice prevede la figura del magistrato di sorveglianza e del tribunale di sorveglianza, il quale rappresenta una giurisdizione specializzata, cui spetta la concreta realizzazione delle funzioni attribuite alla pena, vale a dire, più nello specifico, la verifica ed il controllo circa la coerenza e l'efficacia del trattamento penitenziario rispetto allo scopo, costituzionalmente prefissato, di rieducare il condannato, per poi tentare un suo reinserimento del tessuto sociale.
Il magistrato di sorveglianza ha competenza in materia di misure di sicurezza, di dichiarazione di abitualità o professionalità nel reato o di tendenza a delinquere, mente il tribunale di sorveglianza ha competenza nelle materia di sua competenza previste dalla legge, come ad esempio in materia di misure alternative alla detenzione.
La magistratura di sorveglianza procede a richiesta del pubblico ministero, dell'interessato, del suo difensore ed anche d'ufficio, ai sensi dell'articolo 666, il quale prevede il rito camerale a contraddittorio rinforzato, vista la partecipazione necessaria del pubblico ministero e del difensore dell'interessato. Quando invece si dubita sull'identità fisica della persona, dispone gli opportuni accertamenti, procedendo ai sensi dell'articolo 667, comma 4. La medesima norma procedurale si applica in ordine alla rateizzazione ed alla conversione delle pene pecuniarie, alla remissione del debito ed alla esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata, per quanto riguarda la competenza del magistrato di sorveglianza, ed in ordine alle richieste di riabilitazione, alla valutazione sull'esito dell'affidamento in prova, alla dichiarazione di estinzione del reato conseguente alla liberazione condizionale ed al differimento dell'esecuzione della pena, per quanto concerne invece il tribunale di sorveglianza.
Nei casi in cui la pena non sia superiore ad un anno e sei mesi, per le decisioni riguardanti lr richieste di sospensione dell'esecuzione della pena ai sensi dell'articolo 656, comma 5, il presidente del tribunale di sorveglianza acquisisce le necessarie informazioni e documenti, designando all'uopo un magistrato relatore, ed applica eventualmente in seguito una misura alternativa alla detenzione, con ordinanza emessa senza formalità.
Avverso tale ordinanza il p.m., l'interessato ed il suo difensore possono proporre opposizione entro dieci giorni, che sospende l'esecuzione dell'ordinanza stessa.
Se non è proposta opposizione, trascorsi dieci giorni, il tribunale conferma senza formalità l'ordinanza, altrimenti procede con udienza camerale a contraddittorio rinforzato, come previsto dal comma 1.
In ogni caso, se l'interessato ne fa richiesta, l'udienza si svolge in forma pubblica, seguendosi in tal caso la disciplina di cui agli articoli 471 e 472.
Se la questione riguarda rapporti con tribunali o Corti penali internazionali, la magistratura di sorveglianza deve informare il ministro della Giustizia, il quale a sua volta informa il ministro degli affari esteri e, se previsto, l'organismo che ha pronunciato la condanna.
Massime relative all'art. 678 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 13381/2018
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 13381 del 22 marzo 2018)
Cass. pen. n. 50160/2017
Nel procedimento di sorveglianza, ai fini dell'eventuale rinvio dell'udienza camerale, non è rilevante l'impedimento del difensore a seguito di concomitante impegno professionale, attesa l'assenza di espresse disposizioni normative in tal senso e la specificità del procedimento, che risiede nella necessità di assicurare celerità all'applicazione del giudicato, dovendo sopperirsi alla mancanza del difensore di fiducia con la nomina di uno d'ufficio. (In motivazione la Corte ha precisato che l'impedimento è invece rilevante nel giudizio camerale di appello nel quale trova applicazione l'art. 420-ter, comma quinto, cod. proc. pen.).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 50160 del 2 novembre 2017)
Cass. pen. n. 49768/2017
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 49768 del 30 ottobre 2017)
Cass. pen. n. 24281/2017
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 24281 del 16 maggio 2017)
Cass. pen. n. 48678/2015
Il tribunale di sorveglianza, chiamato a decidere su istanza di affidamento in prova al servizio sociale, ha l'onere di acquisire di ufficio la relazione sull'osservazione del condannato, condotta in istituto, se del caso anche mediante rinvio dell'udienza, non potendo la sua mancanza agli atti ricadere negativamente sull'interessato, sempre che il beneficio richiesto sia ammissibile e che il periodo di detenzione sofferto sia idoneo a consentire l'osservazione della personalità del detenuto e ad elaborare il programma di trattamento.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 48678 del 9 dicembre 2015)
Cass. pen. n. 3092/2015
Il magistrato e il tribunale di sorveglianza, nell'ambito delle rispettive competenze, in forza del rinvio operato dall'art. 678 c.p.p. alla disciplina del procedimento di esecuzione, sono titolari di poteri istruttori d'ufficio, con facoltà di chiedere alle autorità competenti tutti i documenti ritenuti utili ai fini della decisione e di assumere le prove occorrenti in udienza. (In applicazione del principio, la S.C. ha annullato la decisione del tribunale di sorveglianza che aveva dichiarato inutilizzabile un documento, attestante la revoca di una sanzione disciplinare irrogata durante il periodo di detenzione espiato all'estero, e prodotto dal condannato per ottenere il beneficio della liberazione anticipata, perché non redatto in lingua italiana e non corredato da traduzione asseverata da giuramento, pur essendo possibile disporre, anche d'ufficio, la traduzione).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3092 del 22 gennaio 2015)
Cass. pen. n. 7724/2014
(Cassazione penale, Sez. VII, ordinanza n. 7724 del 18 febbraio 2014)
Cass. pen. n. 51083/2013
In tema di procedimento di sorveglianza, qualora dopo la presentazione da parte del condannato dell'istanza di accesso ad una misura alternativa alla detenzione, sopraggiungano altre istanze volte ad incidere sulla medesima misura o comunque siano ad essa connesse o collegate, rimane ferma, in virtù del principio della "perpetuatio iurisdictionis", la competenza per territorio del Tribunale di Sorveglianza radicatasi con riferimento alla situazione esistente al momento della prima richiesta di misura alternativa. (Fattispecie in cui dopo il riconoscimento del differimento dell'esecuzione della pena nelle forme della detenzione domiciliare, avendo richiesto il Procuratore generale di rivalutare le condizioni di salute del condannato, è stato ritenuto competente a decidere il Tribunale di Sorveglianza che aveva concesso il differimento, essendo irrilevante la circostanza che il condannato si trovasse agli arresti domiciliari in un luogo rientrante nella competenza di altro Tribunale).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 51083 del 18 dicembre 2013)
Cass. pen. n. 44572/2010
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 44572 del 20 dicembre 2010)
Cass. pen. n. 24164/2004
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 24164 del 26 maggio 2004)
Cass. pen. n. 5523/2004
Nel procedimento di sorveglianza non possono essere dedotte con ricorso per cassazione le lacune istruttorie occorse nella fase di merito che non siano state denunciate dinanzi al giudice competente per essa, anche se quest'ultimo giudichi in unico grado.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5523 del 11 febbraio 2004)
Cass. pen. n. 41139/2002
Nel procedimento di sorveglianza integra nullità assoluta e insanabile l'omessa notificazione dell'avviso di udienza all'interessato anche se quest'ultimo sia presente ad essa, qualora non risulti che l'avviso esista e che il destinatario sia a conoscenza del suo contenuto.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 41139 del 9 dicembre 2002)
Cass. pen. n. 13789/2002
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 13789 del 10 aprile 2002)
Cass. pen. n. 2323/2001
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2323 del 7 giugno 2001)
Cass. pen. n. 4692/2000
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4692 del 18 dicembre 2000)
Cass. pen. n. 1805/1999
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1805 del 2 giugno 1999)
Cass. pen. n. 3005/1999
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3005 del 20 maggio 1999)
Cass. pen. n. 1975/1999
Nel procedimento di sorveglianza, il parere del P.G., obbligatorio ma non vincolante, può essere modificato nel corso del procedimento medesimo, senza preclusione alcuna e senza alcun riflesso sulla legittimità del provvedimento giurisdizionale che lo recepisca o lo disattenda. (Non risultano precedenti).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1975 del 29 aprile 1999)
Cass. pen. n. 1468/1999
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1468 del 12 aprile 1999)
Cass. pen. n. 4867/1998
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4867 del 29 ottobre 1998)
Cass. pen. n. 503/1998
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 503 del 11 giugno 1998)
Cass. pen. n. 6378/1998
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6378 del 26 gennaio 1998)
Cass. pen. n. 5007/1997
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5007 del 13 novembre 1997)
Cass. pen. n. 6761/1997
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6761 del 31 gennaio 1997)
Cass. pen. n. 6602/1996
Nel caso in cui l'ordine di esecuzione della pena divenuta definitiva sia stato sospeso dal P.M. in pendenza di una istanza di detenzione domiciliare ed il condannato permanga nel precedente stato di arresti domiciliari, competente a decidere su una istanza di ricovero in ospedale è il tribunale di sorveglianza avanti al quale pende l'istanza di detenzione domiciliare. Non può infatti essere ritenuto competente né il Gip o il giudice che hanno proceduto, essendo la condanna divenuta definitiva, né il magistrato di sorveglianza, in applicazione dell'art. 11 della L. 26 luglio 1975, n. 354, non essendo il condannato ristretto in carcere.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6602 del 2 febbraio 1996)
Nella procedura che si instaura, dinanzi al magistrato di sorveglianza, a seguito di reclamo avverso provvedimenti disciplinari adottati nei confronti del detenuto dall'amministrazione penitenziaria, non è prevista la presenza dell'interessato all'udienza, ma solo la possibilità, da parte sua, di presentare memorie. Ne consegue che all'interessato non è dovuto avviso dell'udienza fissata per la discussione del reclamo.
Cass. pen. n. 3315/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3315 del 19 luglio 1995)
Il procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale non è competente a svolgere le sue funzioni davanti al magistrato di sorveglianza e, conseguentemente non ha alcuna legittimazione ad impugnare i provvedimenti da quest'ultimo emessi; e ciò non solo in applicazione del principio generale, per cui il pubblico ministero trae la sua competenza, di natura derivativa, da quella del giudice presso cui è costituito, ma anche, con riguardo al procedimento di sorveglianza, in applicazione della specifica disciplina di cui all'art. 678, comma terzo, c.p.p., secondo cui le funzioni di pubblico ministero sono esercitate, davanti al magistrato di sorveglianza, dal procuratore della Repubblica presso il tribunale della sede dell'ufficio di sorveglianza.
Cass. pen. n. 2755/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2755 del 21 giugno 1995)
Cass. pen. n. 1337/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1337 del 2 maggio 1995)
Cass. pen. n. 1715/1995
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1715 del 28 aprile 1995)
Cass. pen. n. 4071/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4071 del 4 novembre 1994)
Cass. pen. n. 2151/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2151 del 8 giugno 1994)
Cass. pen. n. 2149/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2149 del 8 giugno 1994)
Cass. pen. n. 636/1994
Pur non potendosi parlare di formazione del giudicato in materia di istanze di applicazione di misure alternative alla detenzione, trattandosi di decisioni formulate allo stato degli atti, tuttavia nella relativa procedura si realizza l'effetto preclusivo, ai sensi dell'art. 666, secondo comma, c.p.p. applicabile al procedimento di sorveglianza ex art. 678 stesso codice, allorché una nuova istanza dell'interessato, priva di elementi di novità rispetto ad altra in precedenza valutata dal competente giudice di sorveglianza e divenuta non revocabile per mancanza di apposita impugnazione, viene ripresentata.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 636 del 23 marzo 1994)
Cass. pen. n. 949/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 949 del 16 marzo 1994)
Cass. pen. n. 4972/1994
Il procedimento di sorveglianza si svolge in camera di consiglio, secondo lo schema del procedimento di esecuzione, a norma degli artt. 678 e 666 c.p.p., che prevedono la partecipazione necessaria del difensore. Ciò significa che il difensore (di fiducia o d'ufficio) deve sempre essere avvisato della data dell'udienza e che se a questa non sia comparso il difensore di fiducia, dev'essere nominato all'interessato un difensore d'ufficio. Non trova, invece, applicazione l'art. 486, quinto comma, c.p.p., che prevede la sospensione od il rinvio del dibattimento ove il difensore sia legittimamente impedito dal momento che esso attiene al solo giudizio di cognizione, come la sua collocazione codicistica rivela.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4972 del 19 gennaio 1994)
Cass. pen. n. 3025/1993
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3025 del 24 luglio 1993)
Cass. pen. n. 2370/1993
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2370 del 19 luglio 1993)
Cass. pen. n. 4731/1993
Il procedimento di sorveglianza è assoggettato alle regole proprie degli altri procedimenti giurisdizionali, ivi compresa la disciplina circa la definitività dei provvedimenti in caso di esaurimento dell'iter delle impugnazioni e in caso di mancata impugnazione da parte degli aventi diritto. Ne consegue che le decisioni emesse in materia di misure alternative alla detenzione, una volta divenute definitive, impediscono di procedere a successivo riesame in relazione alla medesima situazione ed alle medesime condizioni già prospettate e decise. (Fattispecie in tema di richiesta di concessione dell'affidamento in prova al servizio sociale o della semilibertà).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4731 del 13 gennaio 1993)
Cass. pen. n. 2376/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2376 del 7 luglio 1992)
Cass. pen. n. 466/1992
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 466 del 28 febbraio 1992)
relative all'articolo 678 Codice di procedura penale
Norma di riferimento: Articolo 678 Codice proc. penale - Procedimento di sorveglianza | Quesito Q201924246
sabato 02/11/2019 - Veneto
“Buongiorno! Sono un ergastolano al quale dall'anno 2008 è stata concessa la misura alternativa della detenzione domiciliare ai sensi dell'art. 47-ter comma 1 O.P. (sono portatore di un cuore artificiale). Il Tribunale di Sorveglianza abitualmente concede la proroga per un anno e poi l'anno successivo la ridiscute (anche se nel mio caso è abbastanza inutile in quanto posso solo peggiorare di salute). Ormai è dal 2014 che l'istanza con tutti gli aggiornamenti (anamnesi patologica remota/prossima, primarie necessità del detenuto ecc ecc) la formulo io e poi la firma il mio avvocato. Mi chiedevo se la possibilità di stare in giudizio personalmente e senza il ministero del difensore viene riconosciuta solo nell’ambito del processo civile oppure se è praticabile anche nell'ambito dell'esecuzione penale. Grazie!
L’art. 47 ter dell’ordinamento penitenziario prevede che l’istanza volta ad ottenere le misure alternative alla detenzione sia proposta presso il Tribunale di Sorveglianza competente.
Dal canto suo, il codice di procedura penale, all’art. 678 stabilisce che il magistrato e il Tribunale di Sorveglianza procedono a richiesta del pubblico ministero, del difensore o dell’interessato.
Ciò vuol dire che la richiesta di applicazione della detenzione domiciliare può essere presentata anche senza l'ausilio del difensore.
In seguito all’istanza, tuttavia, viene fissata l’udienza in cui si dovrà discutere la richiesta e, purtroppo, nel corso della predetta udienza l’interessato dovrà essere necessariamente munito di un difensore.
Contrariamente al giudizio civile, invero, nel giudizio penale non è prevista la facoltà di “autodifendersi” tenuto conto della forte complessità del temi trattati e, soprattutto, degli interessi in ballo, soprattutto quello della libertà personale.
In conclusione, l’avvocato è indispensabile e irrinunciabile nel caso di specie, alla luce della necessità che questi discuta la richiesta di misura alternativa, pur potendo l’istanza essere proposta anche – e solo – dall’interessato.
Del resto non si potrebbe addossare al giudice l'onere di valutare, caso a caso, chi è in grado di di "difendersi" da solo e chi invece "no".
L'ordinamento giuridico vuole garantire al cittadino la possibilità di far valere i suoi diritti in maniera competente ed efficace. Per questo motivo (oltre che per garantire un funzionamento ordinato del procedimento giudiziario) prevede la necessità dell'assistenza obbligatoria di un avvocato, il quale si presume - per il tipo di studi fatto e l'abilitazione ottenuta all'esercizio della professione forense - dovrebbe garantire tale risultato.