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Timestamp: 2020-02-27 07:07:58+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2051', 'art. 360', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 360', 'art. 1227', 'sentenza ', 'art. 1227', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 1227', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - ORDINANZA 30 settembre 2019, n.24215
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | GIOVEDÌ 27 FEBBRAIO AGGIORNATO ALLE 8:7
Danni da cose in custodia, sinistro stradale e responsabilità dell'Ente gestore della strada.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - ORDINANZA 30 settembre 2019, n.24215MASSIMA
Va esclusa la responsabilità per danni da cose in custodia in capo all'Ente gestore della strada allorché, per le condizioni di tempo e di luogo l'insidia sia agevolmente prevedibile dal conducente e, quindi, evitabile attraverso l'impiego di un adeguato grado di diligenza alla guida.
Il Tribunale di Lecce, in difformità dal Giudice di Pace di Casarano, che aveva accolto la domanda proposta in primo grado, con sentenza n. 04246 del 2017, ha rigettato la domanda di P.S. proposta ai sensi dell'art. 2051 c.c. per ottenere il risarcimento dei danni subiti dalla sua autovettura, conseguenti all'incidente stradale occorsogli in data (OMISSIS), mentre percorreva con la sua autovettura la strada (OMISSIS), nel Comune di (OMISSIS), a causa del disallineamento di un cordolo sul quale l'auto da lui condotta aveva impattato.
Il ricorso del P. è articolato su due motivi.
Resiste con controricorso il Comune di Melissano.
Il P.G. non ha formulato conclusioni.
Non sono state depositate memorie per l'adunanza camerale.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - ORDINANZA 30 settembre 2019, n.24215 -
Il primo motivo di ricorso è formulato ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 in relazione all'art. 2051 c.c..
La censura afferma che il Comune non aveva offerto prova alcuna dell'insorgenza del caso fortuito, con la conseguenza che il giudice dell'appello aveva errato nell'applicazione dell'art. 2051 c.c. ritenendolo, viceversa, sussistente.
Il secondo mezzo è proposto ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 in relazione all'art. 1227 c.c., comma 2.
Il mezzo afferma che il sinistro era stato, dalla sentenza del Tribunale, attribuito all'esclusiva responsabilità del danneggiato, con conseguente erronea applicazione dell'art. 1227 c.c., comma 2, ed inoltre che non vi era stata alcuna valutazione, da parte della sentenza impugnata, della velocità alla quale l'autovettura del P. viaggiava al momento dell'impatto con il basolo staccatosi dal cordolo.
I motivi, in quanto strettamente connessi, possono essere congiuntamente esaminati.
La sentenza in esame ha ritenuto che il caso fortuito potesse essere ravvisato anche nel comportamento del conducente, in relazione alle condizioni della strada percorsa. Nella specie, l'accertamento di fatto compiuto dal giudice di merito (di per ciò solo incensurabile in sede di legittimità: Cass. n. 15224 del 19/07/2005) è stato nel senso che le condizioni di tempo e di luogo - mattina di maggio, condizioni di tempo buone, assenza di flussi di traffico contrari, peraltro 'mai dedotti' - avrebbero dovuto comportare, da parte del conducente, un adeguato livello di diligenza nella guida dell'autovettura, con conseguente agevole preventiva individuazione dell'insidia costituita dal basolo staccatosi dal cordolo.
Sul punto il motivo all'esame non censura adeguatamente la ragione decisoria adottata dalla sentenza in scrutinio, che è coerente con il reiterato orientamento di questa Corte. Il mezzo, invero, ricostruisce tutta la vicenda in fatto e dal punto di vista processuale, ma non censura adeguatamente la sentenza del Tribunale, limitandosi ad affermare che vi sarebbe stata violazione dell'art. 2051 c.c..
La sentenza in esame richiama coerentemente la giurisprudenza di legittimità ed evidenzia che date le condizioni di tempo e di luogo (mattina, strada ampia, insussistenza di flussi veicolari contrari) l'insidia era agevolmente prevedibile e, quindi, evitabile con un adeguato grado di diligenza alla guida (Cass. n. 11946 del 16/05/2013) 'In tema di danno da insidia stradale, la concreta possibilità per l'utente danneggiato di percepire o prevedere con l'ordinaria diligenza la situazione di pericolo occulto vale ad escludere la configurabilità dell'insidia e della conseguente responsabilità della P.A. per difetto di manutenzione della strada pubblica, dato che quanto più la situazione di pericolo è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l'adozione delle normali cautele da parte del danneggiato, tanto più incidente deve considerarsi l'efficienza del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso').
Questa Corte ha, altresì, affermato (Cass. n. 23919 del 22/10/2013) che 'L'ente proprietario d'una strada aperta al pubblico transito risponde ai sensi dell'art. 2051 c.c., per difetto di manutenzione, dei sinistri riconducibili a situazioni di pericolo connesse alla struttura o alle pertinenze della strada stessa, salvo che si accerti la concreta possibilità per l'utente danneggiato di percepire o prevedere con l'ordinaria diligenza la situazione di pericolo. Nel compiere tale ultima valutazione, si dovrà tener conto che quanto più questo è suscettibile di essere previsto e superato attraverso l'adozione di normali cautele da parte del danneggiato, tanto più il comportamento della vittima incide nel dinamismo causale del danno, sino ad interrompere il nesso eziologico tra la condotta attribuibile all'ente e l'evento dannoso'.
Il secondo mezzo è inammissibile avuto riguardo all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5: il fatto decisivo controverso non è in alcun modo individuato, in contrasto con la giurisprudenza formatasi in tema (Sez. U n. 08053 del 07/04/2014 e più di recente Cass. del 12/10/2017 n. 23940), secondo la quale: 'La riformulazione dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall'art. 12 preleggi, come riduzione al 'minimo costituzionale' del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l'anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all'esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali.
Tale anomalia si esaurisce nella 'mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico', nella 'motivazione apparente', nel 'contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili' e nella 'motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile', esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di 'sufficienza' della motivazione.' potendosi soltanto in via di mera congettura che si tratti della velocità alla quale viaggiava l'autovettura del P..
Lo stesso secondo motivo, nella parte riguardante l'interpretazione dell'art. 1227 c.c., comma 2, è, altresì, inammissibile laddove afferma che al P. era stata addebitata l'esclusiva responsabilità del sinistro, in quanto la sentenza impugnata ha, richiamando (si veda segnatamente la pag. 3) la giurisprudenza in tema di prova del fortuito, implicitamente fatto riferimento alla responsabilità del danneggiato nella causazione del sinistro.
La disamina delle doglianze mosse con l'appello incidentale è preclusa dalle superiori statuizioni.
Il ricorso è, pertanto, dichiarato inammissibile.
Le spese di lite seguono la soccombenza del ricorrente, e sono liquidate come da dispositivo, tenuto conto del valore della controversia.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti, consistenti nell'inammissibilità dell'impugnazione, per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite che liquida in complessivi Euro 1.400,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario al 15%, oltre CA ed IVA per legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.