Source: http://leg16.camera.it/1012?shadow_sentenze_rue=21
Timestamp: 2019-08-20 22:53:59+00:00
Document Index: 41224078

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 28', 'art. 1', 'art 7', 'sentenza ', 'art. 7']

C-294/11
La Corte di giustizia si pronuncia in via pregiudiziale sull'interpretazione dell'art. 7, paragrafo 1, primo comma dell'ottava direttiva 79/1072/CEE relativo alle modalità e ai termini per il rimborso dell'imposta sul valore aggiunto ai soggetti passivi non residenti all'interno del Paese. Tale direttiva è stata abrogata e sostituita dalla direttiva 2008/9/CE, ma l'art. 28 di quest'ultima precisa che le disposizioni dell'ottava direttiva restano applicabili alle domande di rimborso inoltrate anteriormente al 1° gennaio 2010, ciò che è avvenuto nel caso oggetto della causa.
La domanda di pronuncia pregiudiziale è stata sollevata dalla Corte di cassazione chiamata a pronunciarsi sulla controversia tra il Ministero dell'Economia (Agenzia delle Entrate) e la Elsacom NV, società con sede nei Paesi Bassi, in merito al rimborso dell'imposta sul valore aggiunto versata da quest'ultima in Italia nel corso del 1999. L'Elsacom aveva presentato la domanda di rimborso il 27 luglio 2000, e l'amministrazione tributaria aveva motivato il suo diniego al rimborso con il carattere tardivo della domanda, che avrebbe dovuto essere inoltrata, a norma dell'art. 1, secondo comma del decreto del Ministero delle Finanze del 20 maggio 1982, n. 2672, entro il 30 giugno 2000. Il decreto del Ministero delle Finanze ricalca nella sostanza il contenuto dell'art 7, paragrafo 1, primo comma dell'ottava direttiva IVA, in base al quale "la domanda di rimborso deve essere presentata al servizio competente (...) entro i sei mesi successivi allo scadere dell'anno civile nel corso del quale l'imposta è divenuta esigibile". La domanda di pronuncia pregiudiziale era volta ad accertare se il termine di sei mesi avesse carattere perentorio, e fosse quindi stabilito a pena di decadenza dal diritto al rimborso.
Nella sentenza in oggetto la Corte di giustizia conclude che il termine di sei mesi previsto dall'articolo 7, paragrafo 1, primo comma, ultima frase, dell'ottava direttiva per la presentazione di un'istanza di rimborso dell'imposta sul valore aggiunto, è un termine di decadenza.
Ad avviso della Corte di giustizia già dal dettato di cui al citato art. 7 si ricava che il termine previsto è un termine di decadenza: in particolare, le versioni linguistiche francese, tedesca e olandese usano espressamente l'allocuzione "al più tardi". Al riguardo, la Corte sottolinea che, in forza di una costante giurisprudenza, le varie versioni linguistiche di una disposizione dell''Unione devono essere interpretate in modo uniforme e, pertanto, in caso di divergenze tra loro, la disposizione deve essere interpretata in funzione dell'economia generale e delle finalità della normativa di cui essa fa parte. Nel caso in questione, l'obiettivo dell'ottava direttiva IVA era quello di "porre fine alle divergenze tra le disposizioni attualmente in vigore negli Stati membri che sono all'origine di distorsioni della concorrenza". La Corte osserva inoltre che la possibilità di proporre una domanda di rimborso delle eccedenze IVA senza alcuna limitazione temporale si porrebbe in contrasto con il principio della certezza del diritto, che esige che la situazione fiscale del soggetto passivo, con riferimento ai diritti e agli obblighi dello stesso verso l'amministrazione tributaria, non possa essere indefinitamente messa in discussione. Dunque, l'introduzione di un termine ordinatorio, ossia di un termine che non sia previsto a pena di decadenza, per la presentazione dell'istanza di rimborso, si porrebbe in contrasto con lo scopo di armonizzazione perseguito dall'ottava direttiva IVA oltre che, eventualmente, con la citata giurisprudenza.