Source: https://costidellavoro.blogspot.com/2015/05/
Timestamp: 2018-06-18 04:08:59+00:00
Document Index: 155734200

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 14', 'art. 2', 'art. 2118', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 2']

Una Lavoratrice Dipendente cessa il proprio rapporto di lavoro dipendente in novembre 2014. Ha i requisiti per l’indennità di disoccupazione ASpI ex. l. 92/2012, fa domanda, ma, poco tempo dopo, trova un’altra occupazione, questa volta a termine, dal 1/12/2014 al 30/4/2015. Nel vigore della precedente normativa sul trattamento di disoccupazione, la Sig.ra contava di mantenere il diritto all’ASpI, pur lavorando, nel frattempo, dato che il rapporto era inferiore a 6 mesi. Ma a maggio, le viene prorogato il contratto, e la Sig.ra si avvicina a totalizzare 6 mesi. Nel frattempo, è entrata in vigore la NASpI, il 1/5/2015, e si impongono delle revisioni sulla sua situazione: può ancora fruire dell’indennità di disoccupazione, pur con meno di 6 mesi di lavoro? E comunque, il periodo pregresso di contribuzione (utile ASpI) può essere valorizzato ai fini della nuova indennità di disoccupazione NASPI?
Il caso è particolarmente intricato: è, infatti, il crocevia di fattispecie nevralgiche ed estremamente complesse, nell’economia del D.lgs. 23/2015, che, in attuazione della delega contenuta nella l. 183/2014 (Jobs Act), ha provveduto a riformare l’indennità di disoccupazione, sostituendo, dal 1/5/2015, la vecchia ASpI con la NASpI, modificando alcuni aspetti (come la contribuzione utile etc.).
Al riguardo, dobbiamo considerare il Msg INPS nr. 2971/2015, che ha chiaramente precisato che, per gli eventi di disoccupazione perfezionatisi prima del 1/5/2015, si continua ad applicare la precedente normativa. Il caso in esame, pertanto, dovrebbe trovare compiuta regolamentazione secondo la precedente disciplina.
E la circostanza che la Sig.ra possa svolgere un breve periodo di lavoro (comunque inferiore a 6 mesi) che pure si distende oltre i 1/5/2015, non dovrebbe mutare le cose.
L’art. 2.15°comma l. 92/2012 prevedeva la sospensione d’ufficio dell’indennità, in caso di occupazione del soggetto avente diritto all’ASpI per un periodo inferiore a 6 mesi: visto il Msg INPS, questa regola si applica alla Sig.ra in esame. Al momento, è coerente ritenere che la Sig.ra possa fruire dell’indennità di disoccupazione, maturata nel vigore delle precedenti norme, pur con la sospensione di 6 mesi di cui abbiamo parlato.
Viceversa, nel caso in cui la Sig.ra dovesse lavora oltre i 6 mesi, secondo le vecchie norme, perderebbe inevitabilmente la ASpI.
Ma, ai sensi del combinato disposto ex. artt. 3-5 D.lgs. 23/2015, il periodo pregresso di ASpI, in quanto non si è tradotto in un emolumento economico di disoccupazione, dovrebbe essere valorizzato ai fini dei nuovi requisiti contributivi (13 settimane), purchè il periodo rientri nel “quadriennio” (precedente la cessazione del rapporto); quadriennio, che è il nuovo “periodo di osservazione” a disposizione dell’INPS per verificare la sussistenza dei requisiti NASPI.
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Quesito: In caso di licenziamento degli apprendisti, il Datore di Lavoro deve versare il contributo (ticket) di licenziamento, anche nel vigore della NASPI?
Risposta: L’art. 2.31°comma l. 92/2012 ha introdotto il cd ticket di licenziamento per il finanziamento dell’ASpI “per tutti i casi in cui la cessazione del rapporto generi in capo al Lavoratore il teorico diritto alla nuova indennità, a prescindere dall’effettiva percezione della stessa”. Il contributo è stato rivalutato, per l’anno 2015, in € 490,10 per ogni anno di lavoro effettuato fino ad un massimo di tre anni (vedi Circolare INPS nr. 19/2015). Non risultando l’istituto tra quelli direttamente investiti e toccati dalla globale revisione dell’indennità di disoccupazione ex D.lgs. 23/2015, tale istituto dovrebbe trovare ancora vigenza (vedi, al riguardo, la norma “di rinvio” ex. art. 14 D.lgs. 23/2015). La sopravvivenza di questo istituto (non oggetto, tra l’altro, di una esplicita presa di posizione da parte dell’INPS) dovrebbe trovare conferma nella circostanza che il D.lgs. 23 non ha provveduto ad innovare, per la NASPI, le aliquote di finanziamento: tra queste rientra senz’altro il ticket di licenziamento. Pertanto, per il caso del licenziamento degli apprendisti, nulla è mutato: continua a trovare applicazione l’art. 2.32°comma l. 92/2012 che estende il ticket di licenziamento ai casi di licenziamento (non dimissioni o risoluzione consensuale), ovvero recesso ad nutum al termine del periodo di formazione (art. 2118 Codice Civile; art. 2.1°comma lett.m) D.lgs. 167/2011).
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Se un Lavoratore ha alternato periodi di lavoro nel settore agricolo e periodi di lavoro in settori non agricoli, come vanno valorizzati questi trattamenti ai fini dell’indennità di disoccupazione? Si applica la NASPI o la speciale DS Agricola?
Se nel quadriennio risulta prevalente la contribuzione non agricola e se la relativa domanda per l’indennità è presentata nel termine di 68 gg. rispetto alla cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro, il periodo di lavoro “agricolo” è cumulabile ai fini della NASPI.
Non si può escludere che, su questa specifica casistica, di frontiera e di confine tra normative distinte, possano determinarsi ulteriori assestamenti interpretativi, per cui invitiamo alla massima prudenza e attenzione.
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Quesito: Per conteggiare la nuova indennità di disoccupazione NASPI, quali sono le voci di retribuzione utili da assumere come base di calcolo della citata indennità?
Risposta: La base di calcolo è costituita dalla “retribuzione imponibile ai fini previdenziali”: un sintagma da intendersi come rinvio all’art. 12 l. 153/69, che appunto dettano regole in punto di determinazione della base imponibile ai fini previdenziali (Retribuzione imponibile esposta nella predetta Dichiarazione mensile UNI-EMENS). A questo riguardo, si considerano gli elementi continuativi e non continuativi della retribuzione, le mensilità aggiuntive divise per il totale delle settimane di contribuzione, indipendentemente dalla verifica del minimale e moltiplicato per il coefficiente numerico 4.33. Nell’ipotesi di pagamento dell’indennità relativa a frazione di mese, il valore giornaliero dell’indennità è determinato dividendo l’importo così ottenuto per il divisore 30.
Risposta: Di per sé, la possibilità di sgravio del contributo addizionale dello 1.4% in caso di trasformazione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato non è venuta meno. Questa ipotesi è disciplinata dall’art. 2.28°comma l. 92/2012, che, in quanto non contemplato e abrogato dal D.lgs. 22/2015, deve ritenersi incorporato alla nuova normativa NASPI (vedi art. 14, che rinvia ad ogni disposizione previgente al D.lgs. 22/2015, in quanto non abrogata). Stante l’interpretazione INPS di cui alla Circolare del medesimo Istituto nr. 140/2012, dobbiamo ritenere che questo sgravio sia rimesso alla facoltà del Datore di Lavoro. Con l’entrata in vigore dell’art. 1.118°comma ss. l. 190/2014 (esonero contributivo triennale), è stata disposta la non cumulabilità di detto beneficio con ogni altra riduzione contributiva: rivestendo lo sgravio del contributo addizionale ex. art. 2.28°comma l. 92/2012 tale natura, deve ritenersi che, ove il Datore chieda l’esonero INPS, in concomitanza di una trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto a termine, non possa poi chiedere lo sgravio della contribuzione addizionale del 1.40%. Ma non corrisponde al vero che l’art. 2.28°comma l. 92/2012 (sgravio contributo ASpI addizionale tempo det.) sia stato abrogato. Semplicemente, per effetto della concomitante richiesta di esonero INPS ex. art. 1.118°comma l. 190 cit., se ne determina la preclusione. Resta ferma la possibilità, per il Datore di Lavoro che non voglia o (più verosimilmente non possa) fruire dell’esonero INPS ex. l. 190 cit. chiedere lo sgravio della contribuzione addizionale ASpI, come prima. Restiamo comunque in attesa delle determinazioni che verranno, in merito, dagli organi amministrativi.
Caso: Un apprendista può aprire Partita IVA come “contribuente minimo” per un “secondo lavoro”? Siamo nel regime delle “nuove attività” edizione DL 98/2011, prorogato transitoriamente fino al 31/12/2015.
Risposta: L’art. 27 DL 98/2011 codifica il regime agevolato “nuove attività” (con imposta sostitutiva al 5%) alla condizione che l’attività “in Partita IVA” non sia “mera prosecuzione” di precedente attività svolta in regime di lavoro subordinato. L’Agenzia delle Entrate, successivamente, con chiari intenti equitativi, e per non sottrarre l’ agevolazione a soggetti formalmente dipendenti, ma sostanzialmente precari per la brevità dei lavori svolti (es. lavoro a termine estivo etc.), ha circoscritto la preclusione ai “lavoratori a tempo indeterminato”, ritenendo che periodi di lavoro troppo brevi e saltuari (a termine, intermittente etc.), comunque per periodi successivi (anche con interruzioni) non superiori a 3 anni, non avrebbero dovuto intendersi impeditivi dell’agevolazione (Circolare 27/2012). In altre parole, l’Agenzia ha cercato di ancorare la previsione ex. art. 27 cit., che preclude l’accesso al “regime agevolato di vantaggio”, alla ratio legis del regime, ovvero alla circostanza che le attività da aprire fossero davvero “nuove” (con ciò, cercando di ‘punire’ le aperture di Partite IVA solo strumentali, da parte di Ex-Dipendenti). Per quanto riguarda l’apprendista, il caso non è trattato dalle Circolari dell’Amministrazione fiscale. Ove il caso si ponesse alla ns attenzione, dovrà prevalere la linea interpretativa più prudente:
-Apprendistato “normale”: Essendo qualificato come un “contratto a tempo indeterminato” sia nel D.lgs. 167/2011, sia nell’emanando D.lgs. del Jobs Act, riterremmo escluso (almeno di massima) tale apprendista dal godimento delle agevolazioni per “nuove attività” ex art. 27 DL 98/2011;
-Apprendistato a tempo determinato (Stagionale): Ove attivato (alle condizioni di legge e della contrattazione collettiva), non dovrebbe precludere l’apertura di Partita IVA, per il carattere intermittente e saltuario dell’attività esercitata, anche in attività omogenee con l’apprendistato. E’ il caso, ad esempio, dell’apprendista Cameriere-Barista (stagionale), che apra Partita IVA per attività di Ristorazione-Pubblici Esercizi.
In ogni caso, va valutata l’eventualità che l’apertura di Partita IVA (che comunque presuppone la spendita di professionalità proprie) non venga valutata dalla DTL come indizio per disconoscere l’apprendistato, assumendo che l’apprendista non è, alla fine, davvero “principiante”.
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Un brevissimo flash per compendiare il contenuto della Circolare 72/2015, con la quale l’INPS ha inteso fare il punto su alcuni punti applicativi particolarmente incerti dell’obbligo contributivo INARCASSA (Cassa Previdenziale Ingegneri e Architetti). L’INPS, recependo le indicazioni della giurisprudenza, ha stabilito che gli obblighi INARCASSA sussistono in presenza di A) Possesso di Partita IVA; B) Assenza di iscrizione ad altra Cassa; C) Iscrizione ad Albo Professionale. Erano, in passato, insorte difficoltà e incertezze, proprio in relazione al punto C). Il sistema INARCASSA, infatti, oltre a presupporre l’iscrizione all’Albo Professionale, presuppone la “tipicità” professionale (ingegneristica o da architetto) dell’attività svolta dall’interessato. Data la massiccia “ibridazione” delle attività professionali di Ingegneri e Architetti, la prassi aveva potuto registrare casi di forte incertezza e difficoltà, nel rinvenire un discrimine tra “attività tipiche della Professione” (certamente riconducibili a INCARCASSA, Cassa previdenziale professionale “esclusiva”) e “attività non tipiche” (per le quali residualmente, si applica l’art. 2.26°comma l. 335/95, Iscrizione alla Gestione Separata INPS). Con questa Circolare, l’INPS, riepilogando la giurisprudenza di legittimità consolidata, ha ritenuto che si considerano “attività tipiche” della Professione di Ingegnere e di Architetto non solo le professionalità caratteristiche della Categoria, ma anche attività diverse, ma strettamente connesse a esercizio di competenze proprie della professione.
Quindi, la consulenza commerciale-procacciamento d'affari, in quanto attività non tipica della Professione, sconta la gestione separata INPS.