Source: http://neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=16065
Timestamp: 2019-05-22 06:39:45+00:00
Document Index: 81442285

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 318', 'art. 318', 'art. 319', 'art. 319', 'sentenza ', 'art. 129', 'art. 651', 'art. 654']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - SENTENZA 25 settembre 2018, n.41576
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | MERCOLEDÌ 22 MAGGIO AGGIORNATO ALLE 8:39
CP Art. 319 ter
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - SENTENZA 25 settembre 2018, n.41576MASSIMA
La Corte di appello di Roma con sentenza del 17 gennaio 2017, in riforma di quella di condanna resa dal Tribunale di Roma, esclusa l’aggravante ritenuta in fatto al capo d) della rubrica, ha dichiarato, per quanto in questa sede di rilievo, non doversi procedere per maturata prescrizione nei confronti degli imputati, G.N. e D.T.U. , per i reati di corruzione in atti giudiziari, nella rispettiva veste di corruttore e di corrotto, e D.T. , in concorso con altra imputata, P.V. , anche di reclutamento di persone al fine di favorirne la prostituzione (art. 3 n. 4 legge n. 75 del 1958 e 61 n. 2 cod. pen.). Secondo quanto ritenuto in primo grado, e confermato in appello, D.T.U. , patrocinatore di cause civili iscritte presso l’ufficio del giudice di pace di Trentola Ducenta, offriva al coordinatore di detto ufficio, G.N. , pasti al ristorante e, con il concorso di P.V.G. , incontri sessuali con donne disponibili, al cui pagamento provvedeva direttamente il professionista. G. abusando della sua qualità accettava le prestazioni indicate e si rendeva disponibile ad adottare provvedimenti giudiziari favorevoli agli interessi patrocinati da D.T.. In secondo grado sono state confermate anche le statuizioni civili adottate in favore della Presidenza del Consiglio dei ministri e del Ministero della giustizia, con riduzione del risarcimento in favore di ciascuna parte civile in Euro cinquantamila, somma posta a carico, in solido, degli imputati. Ricorrono in cassazione nell’interesse degli imputati i rispettivi difensori di fiducia.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE - SENTENZA 25 settembre 2018, n.41576 - Pres. Fidelbo – est. Scalia
4. L’avvocato Bartolo Guida, per G.N. , con due motivi di ricorso fa valere l’inosservanza ed erronea applicazione della legge penale in cui sarebbe incorsa la Corte di merito per avere ritenuto l’esistenza di una corruzione in atti giudiziari in assenza di un atto corruttivo - sentenze o provvedimenti, in genere, favorevoli o assegnazioni dei fascicoli in violazione di criteri predeterminati - con il porre a fondamento del giudizio di penale responsabilità un asservimento della funzione che non vi sarebbe mai stato in ragione di una interpretazione del novellato art. 318 cod. pen. non applicabile al caso di specie (art. 318 cod. pen. in relazione all’art. 319-ter cod. pen..
In siffatta ipotesi a ricevere lesione è il 'servizio giustizia', momento dell’attività del magistrato che si pone in termini di strumentalità rispetto alla giurisdizione e che trovandosi in diretto dialogo con le competenze proprie del Ministero di giustizia, articolazione dello Stato deputata all’organizzazione ed efficienza dell’attività pubblica amministrazione, di queste ultime condivide natura e finalità.
In materia di corruzione in atti giudiziari ex art. 319-ter cod. pen. il danno risentito dalla pubblica amministrazione non è solo quello all’immagine di cui la prima è portatrice, nella sua duplice soggettività di Stato - apparato e di Stato - comunità, ma anche quello, indiretto e riflesso, alla funzionalità del servizio che si realizza nel caso in cui oggetto del mercimonio corruttivo sia la distribuzione ed attribuzione degli affari giurisdizionali all’interno di un ufficio giudiziario ove il magistrato svolga compiti di coordinamento.
In materia di corruzione in atti giudiziari, il Ministero della giustizia è legittimato ad agire nel giudizio di danno: sempre, per il pregiudizio indiretto risentito dallo Stato - apparato in ragione del costo dei mezzi necessari al conseguimento del risarcimento della lesione alla funzione giurisdizionale e, là dove a venire in valutazione sia l’attività del magistrato di coordinamento e riparto degli affari all’interno dell’ufficio, per il danno risentito alla funzionalità dell’ufficio giudiziario.
1.3. Quanto ritenuto supera le considerazioni solo parzialmente sovrapponibili cui è giunta, in tempi non recenti, la Corte di legittimità nel sostenere che il Ministro della giustizia non è legittimato ad agire in giudizio per chiedere ed ottenere il risarcimento dei danni, cagionati dal reato di corruzione commesso da un magistrato, in quanto organo estraneo alla funzione giurisdizionale rispetto al quale l’interesse all’esercizio imparziale ed indipendente da parte della collettività può essere rappresentato non da un’entità organizzativa dello Stato - apparato, quale il Ministro della giustizia, ma solamente dal soggetto che rappresenta la sintesi politica e di governo dello stato-comunità ovvero dal Presidente del Consiglio dei Ministri (Sez. 6, n. 9574 del 13/04/1999, Curtò, Rv. 214539).
Va premesso che, come ritenuto da questa Corte, è configurabile l’interesse ad impugnare dell’imputato nel caso in cui sia pronunciata sentenza di non doversi procedere per prescrizione, ex art. 129, comma 1, cod. proc. pen., considerato che detto interesse sussiste qualora dalla modifica del provvedimento impugnato - da intendere nella sua lata eccezione, comprensiva anche della motivazione - possa derivare l’eliminazione di qualsiasi effetto pregiudizievole per la parte che ne invoca il riesame e quindi non solo quando l’imputato, attraverso l’impugnazione si riprometta di conseguire effetti penali più vantaggiosi come l’assoluzione o la mitigazione del trattamento sanzionatorio, ma anche quando miri ad assicurare conseguenze extrapenali più favorevoli che l’ordinamento fa derivare dall’efficacia del giudicato delle sentenze di condanna o di assoluzione nel giudizio di danno (art. 651 e 652 cod. proc. pen.), e dal giudicato delle sentenze di condanna o di assoluzione in altri giudizi civili o amministrativi (art. 654 cod. proc. pen.) (in termini: Sez. 5, n. 24300 del 19/03/2015, Migliaccio, Rv. 263907).