Source: http://www.uonna.it/riforma-intercettazioni-megistratura-democratica-documento.htm
Timestamp: 2019-10-14 13:46:04+00:00
Document Index: 81501535

Matched Legal Cases: ['art. 2671', 'art. 2671', 'art. 1035', 'art. 2687', 'art. 268', 'art. 685', 'art. 329', 'art. 326', 'art. 379']

Ma la svolta restrittiva si manifesta in tutta la sua portata guardando alle nuove condizioni per l’accesso ed all’aggravamento della procedura. In linea generale (infra per i delitti di mafia e terrorismo), non sono più bastevoli «gravi indizi di reato», ma servono «evidenti indizi di colpevolezza» [art. 2671 (110a)]. Nonostante l’apparente riduzione dello standard probatorio di riferimento, la portata del cambiamento è chiara. Le intercettazioni saranno eseguibili solo nei confronti di soggetti «evidentemente indiziati». L’attenzione si sposta dal reato alla persona del soggetto sottoposto ad indagine. Non più un giudizio di mera pertinenza della singola intercettazione, ma una specifica «focalizzazione» investigativa. Ciò si desume appunto dalla riduzione dello standard probatorio, che altrimenti sarebbe incomprensibile alla luce della intentio legis, nonché, per fare qualche esempio ulteriore, dalla disciplina delle intercettazioni riguardanti la persona offesa oppure concernenti i delitti di criminalità organizzata e terrorismo (infra).
Si accennava poco sopra ai procedimenti contro ignoti. Perfino in questo caso la logica del «colpevole» come destinatario esclusivo dell’intercettazione manifesta i suoi effetti. Dovrà essere la vittima a richiedere il controllo, il quale dovrà comunque essere interrotto non appena identificato l’autore del reato, come se l’indagine, a quel punto, potesse sempre spostarsi sulla utenza del «colpevole» [art. 2671-ter(110c)].
Per quanto riguarda l’aggravamento procedurale,l’intento comprensibile e condivisibile di garantire rigore nella decisione del pubblico ministero e del giudice si risolve in una rete di ostacoli che, nei fatti, potrà essere superata in pochissimi casi, e che assume, forse oltre l’intenzione, una vera e propria funzione dissuasiva nei confronti degli inquirenti. Solo schematicamente:
Per quanto riguarda la circolazione interna al processo si segnala anzitutto una norma discutibilissima, che vieta ai funzionari di polizia di trascrivere conversazioni riguardanti difensori e consulenti [art. 1035-bis (13b)]: una disposizione che trasferisce interamente sulla polizia l’onere – non indifferente, una volta esteso il divieto anche alle intercettazioni «casuali» – di valutare la legittimità delle singole intercettazioni, senza alcuna possibilità di controllo giudiziale.
Ma rilevano soprattutto le novità circa la fonte destinata alla circolazione nella sede dibattimentale, e dunque anche alla «pubblicazione» fuori del processo. La perizia di trascrizione accentua il proprio ruolo di documento «interposto» rispetto alle parti di conversazione giudicate irrilevanti ed al nome delle persone ritenute estranee all’indagine. È infatti vietata la menzione di questi dati nella perizia redatta a cura del tribunale dopo la fine dell’intercettazione [art. 2687-bis(111e)]. Da notare che – se ben si interpreta il combinato disposto dei commi 6-ter, 7-bis e 8 del novellato art. 268 c.p.p. – i difensori non possono ottenere copia delle tracce foniche se non nei limiti appena indicati.
Ma veniamo agli strumenti preventivi che vorrebbero arginare il fenomeno della divulgazione di informazioni segrete o comunque non pubblicabili.
Resta da dire degli strumenti repressivi. Qui il progetto si abbandona ad una logica di deterrenza tale da risultare potenzialmente dissuasiva anche per chi non abbia alcuna intenzione di comportarsi scorrettamente. Subito si dirà delle contravvenzioni implicitamente dolose e dei delitti, ove più che altro si può far questione di equilibrio e ragionevolezza. Ma assume speciale rilievo una nuova fattispecie incriminatrice di omesso controllo, la cui applicazione non potrà naturalmente prescindere dai principi generali riguardanti l’elemento soggettivo del reato, e che tuttavia è strutturata sulla omissione del «controllo necessario ad impedire l’indebita cognizione» delle intercettazioni: sarà ben difficile, per i funzionari già sopra indicati, sottrarsi alla sanzione penale ogni volta che un dato risulti comunque divulgato [art. 685-bisc.p. (126g)].
C’è poi la responsabilità penale, che per tutti i dipendenti pubblici è generalizzata attraverso la estensione del segreto di ufficio a qualunque informazione concernente i dati «non acquisiti al procedimento» [art. 329-bis c.p (121)], di talché assume rilievo ogni rivelazione del materiale a monte della procedura di stralcio. Attenzione, perché non si tratterà di una «normale» rivelazione di segreto di ufficio a norma dell’art. 326 c.p. (reclusione da sei mesi a tre anni). La novella introdurrà una figura speciale, relativa alla «Rivelazione illecita di segreti inerenti ad un procedimento penale», punita con la reclusione da uno a cinque anni di reclusione [art. 379-bis1 c.p. (126a)].