Source: https://it.scribd.com/doc/98862772/Ispesl-Piscine
Timestamp: 2019-09-17 12:11:53+00:00
Document Index: 152263961

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'arte 7', 'arte 702', 'art. 4', 'art. 2']

Ispesl Piscine | Human Swimming | Sports
Le piscine: Quaderni Per La Salute E La Sicurezza
SalvaSalva Ispesl Piscine per dopo
DIPARTIMENTO DI MEDICINA DEL LAVORO Osservatorio Nazionale Epidemiologico sulle condizioni di salute e sicurezza negli ambienti di vita
Osservatorio Nazionale Epidemiologico sugli ambienti di vita PISCINE Realizzazione a cura di: Dott. Alba Rosa Bianchi
Dott Alberto Scarselli
ISPESL- Dipartimento di Medicina del Lavoro
Dr. Ing. Luciano Di Donato
ISPESL - Dipartimento Programmazione e Gestione risorse economico-finanziarie
Prof. Marina Bacciconi
Dipartimento di Medicina e Sanit Pubblica Universit di Verona
Dipartimento di Prevenzione U.O.P.S.A.L. Azienda Per i Servizi Sanitari n 1 Trieste - Societ Italiana Alcologia (SIA)
Dott. Franco Sarto
Dipartimento di Prevenzione SPISAL - Padova
Dott. Silvia Bruzzone
ISTAT - Direzione Generale Istituzioni Sociali Sanit (DGIS-SAN)
a competenza dellISPESL a trattare gli argomenti inerenti la tutela, la sicurezza e la prevenzione degli infortuni negli ambienti di vita, gi stabilita dallart. 1 del Decreto Legislativo 268 del 1993, viene riaffermata dal Decreto del Presidente della Repubblica del 4 dicembre 2002, n. 303, il quale, nel configurare lIstituto quale Ente di diritto pubblico di Ricerca, stabilisce, allart. 1, che lo stesso: svolge funzioni di ricerca, di sperimentazioni, di controllo, di formazione e di informazione per quanto concerne la prevenzione degli infortuni, la sicurezza sul lavoro e la tutela della salute negli ambienti di vita e di lavoro.... In tale ambito istituzionale, nasce lOsservatorio Epidemiologico Nazionale sulla Salute e la Sicurezza negli Ambienti di Vita su volont del Ministro della Salute, con Decreto Direttoriale del 14 giugno 2002. LOsservatorio ha finalit di studio, ricerca e promozione, volte a migliorare la sicurezza negli ambienti di vita in termini di prevenzione degli infortuni e tutela della salute dei cittadini ed ha il pregio di essere promotore della cultura della sicurezza presso le classi che si dimostrano pi esposte a rischio di infortunio e di malattie correlate allesposizione negli ambienti domestici e di vita in generale. Lattivit di studio dellOsservatorio in linea con i programmi di politica e di prevenzione per la salvaguardia degli individui negli ambienti di vita, attuati da Governi ed Istituzioni, sia nazionali che internazionali. Infatti, il nuovo Programma di Azione Comunitario nel settore della sanit pubblica 2003-2008 pone, fra gli obiettivi legati alla prevenzione di eventi evitabili, la riduzione in modo significativo della mortalit e della disabilit correlate alle condizioni di vita ed agli stili di vita. Il Piano Sanitario Nazionale 2003-2005 definisce come documento di indirizzo e di linea culturale una corretta informazione sui problemi della salute, sulle malattie e sui comportamenti. LOsservatorio, in un primo tempo composto da rappresentanti dellISPESL e del Ministero della Salute nonch da membri designati dalla Assocasa Federchimica e dal Movimento Italiano Casalinghe (MO.I.CA.), si successivamente ampliato con rappresentanze di altre istituzioni quali il CNEL, il Ministero dellInterno Vigili del Fuoco, lISTAT, le Regioni e la Societ Italiana di Alcologia (SIA), allo scopo di affrontare nella maniera pi esaustiva ed approfondita possibile le problematiche poste allattenzione dellOsservatorio stesso.
Presidente dell'ISPESL
li infortuni in ambiente di lavoro sono da molto tempo oggetto di attenta analisi in merito allincidenza, alla tipologia, alle cause strutturali, tecnologiche, organizzative, ed alle conseguenze per la persona, lazienda ecc. Per quanto sia ancora necessario approfondire lattivit di studio e ricerca in merito, gli aspetti della prevenzione in ambito occupazionale sono tuttavia disciplinati da un ampio retroterra legislativo italiano e comunitario. Non altrettanto si pu affermare per quanto riguarda gli eventi infortunistici che interessano la persona nel proprio ambiente di vita, in particolare in ambito domestico. I dati statistici disponibili evidenziano limportanza del fenomeno in Italia, sebbene non consentono di operare stime adeguate in termini qualitativi e quantitativi. Gli infortuni domestici rappresentano, indubbiamente, una tematica di sanit pubblica meritevole della massima attenzione, soprattutto se si considera il frequente coinvolgimento di soggetti sociali deboli, in particolare bambini e anziani. In tale ottica, la creazione nellISPESL, ed in particolare nel Dipartimento di Medicina del Lavoro, dellOsservatorio Epidemiologico Nazionale costituisce un originale punto di riferimento per tutti i progetti inerenti la salute e la sicurezza negli ambienti di vita. Al riguardo, la collana dei Quaderni del Dipartimento di Medicina del Lavoro ben si inserisce nei compiti di prevenzione dellISPESL: lesposizione degli argomenti trattati stata volutamente sviluppata in termini semplici, allo scopo di informare un vasto pubblico sui potenziali rischi derivanti dallutilizzo degli agenti materiali e dei luoghi considerati, fornendo, nel contempo, utili elementi per il controllo e la prevenzione di tali rischi e offrendo, in alcuni casi, anche notizie sul primo soccorso.
a tutela delle salute e delle sicurezza, non solo in ambiente di lavoro, parte integrante della cultura moderna della complessa societ per promuovere comportamenti corretti. Lambiente abituale in cui si vive, molto spesso a torto ritenuto il pi sicuro perch familiare, ci fornisce protezione, calore e si pensa, quindi, di conoscerlo profondamente: non cos. Lambiente pi familiare pu nascondere potenziali rischi. Ecco la necessit di conoscerne tali rischi per essere in grado di cautelarci adeguatamente. Secondo lISPESL Osservatorio epidemiologico nazionale sugli ambienti di vita, in Italia si verificano circa 4.500.000 infortuni domestici/anno. Un dato impressionante dai costi umani e sociali altissimi. Circa 8.000, secondo le stime ISPESL, sono i casi mortali, casi che, stando alle stime dellUnione Europea recentemente riprese anche dal Censis, potrebbero risultare addirittura pari a 16.000 casi/anno. Pertanto, lOsservatorio con la collana dei quaderni per la salute e la sicurezza, divulgando le norme di sicurezza anche negli ambienti di vita, vuole portare maggiore chiarezza nella gestione quotidiana dei rischi, sensibilizzando la popolazione su alcune tipologie, indicando comportamenti idonei a fronteggiarli, suggerendo procedure da adottare in particolari situazioni che mirino alla sicurezza In particolare, con il presente Quaderno lOsservatorio ha ritenuto necessario interessarsi delle piscine per fornire un valido supporto agli utenti in merito alla tutela della salute ed alla sicurezza degli stessi in tali ambienti che rappresentano un ambiente di lavoro ed un ambiente di vita collettiva.
PRESENTAZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . CENNI SUL NUOTO
4 7 10 12 13 15 19 20 26 30 32 33 34 35 36 37 42 45 47
LA PISCINA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . UTENTI
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SCIVOLI ACQUATICI - NORMATIVA TECNICA NUMERO DI PISCINE INFORTUNI
CLASSIFICAZIONE DELLE PISCINE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . REQUISITI DI SICUREZZA PERSONALE
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ALIMENTAZIONE DELLIMPIANTO CAMPIONAMENTI DELLE ACQUE
REQUISITI IGIENICO-AMBIENTALI CONTROLLI
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PISCINE AD USO DEI BAMBINI RISCHI PER LA SALUTE
PRIMO SOCCORSO NEL CASO DI ANNEGAMENTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . PROTEZIONE DAI RAGGI SOLARI
APPENDICE I: LA VALUTAZIONE DELLESPOSIZIONE A CLOROFORMIO NELLE PISCINE COPERTE E IL MONITORAGGIO BIOLOGICO DEGLI ESPOSTI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . APPENDICE II: IMPIANTI ELETTRICI NELLE PISCINE
APPENDICE III: ACCORDO 16 GENNAIO 2003. ACCORDO TRA MINISTERO DELLA SALUTE, LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E DI BOLZANO SUGLI ASPETTI IGIENICO-SANITARI PER LA COSTRUZIONE, LA MANUTENZIONE E LA VIGILANZA DELLE PISCINE AD USO NATATORIO G.U. SERIE GENERALE N. 51 (S.O. 3 MARZO 2003) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . BIBLIOGRAFIA
Cenni sul nuoto
l nuoto, complesso di movimenti che assicurano il galleggiamento del corpo e il suo avanzamento nellacqua, conosciuto sin dai tempi preistorici. Disegni risalenti allEt della Pietra sono stati trovati nella caverna dei nuotatori, nei pressi di Wadi Sora nellEgitto sud-occidentale.
Presso gli antichi greci e romani il nuoto occupava un posto importante nei programmi di educazione dei giovani e nelladdestramento militare: unattendibile ipotesi sostiene che proprio in Grecia a Corinto, durante le feste istmiche, si svolgevano, allinterno delle prove acquatiche, anche delle vere e proprie gare di nuoto. In epoca medioevale, anche se la pratica del nuoto regred nettamente, si ha notizia di gare disputate a Venezia nel 300. Nel 500 il tedesco Nikolaus Wynman scrisse il Colymbetes, sive de arti natandi dialogus, primo trattato di argomento natatorio. Dopo due secoli, nel 700, un italiano, Oronzio De Bernardi, comp degli studi sulla galleggiabilit del corpo umano. Il soldato italiano Gianni Salati attravers a nuoto la Manica ai primi dellOttocento, compiendo una delle prime grandi imprese natatorie. Proprio in questo periodo cominciarono a sorgere societ sportive dedicate al nuoto, ormai ritenuto a tutti gli effetti uno sport. Le prime competizioni di nuoto moderno si disputarono in Inghilterra, dove nacque anche una federazione nazionale (Associated Swimming Clubs). Il nuoto competitivo in Europa inizi attorno al 1800, principalmente con il dorso, ed esord alle Olimpiadi ad Atene 1896. Nel 1908, venne fondata la Federation Internationale de Natation de Amateur (FINA). Il nuoto considerato in assoluto uno degli sport pi salutari, perch mette in moto tutta la muscolatura corporea, tonificandola. Oggi tra gli sport pi popolari e praticati nel mondo. La pratica che porta diversi benefici per la salute richiede, comunque, delle capacit di base e delle precauzioni di sicurezza. Il nuoto e gli sport acquatici ad esso correlati, vengono praticati per diversi scopi. Spesso questi scopi si sovrappongono, e un nuotatore amatoriale ad esempio, pu nuotare anche per motivi di salute e benessere fisico. Il motivo pi comune per nuotare probabilmente lo svago o lagonismo, ma le attivit natatorie sono anche sviluppate per scopi lavorativi o per scopi militari. Il mare, il lago, il fiume e talvolta i canali, ma anche le piscine sono i luoghi dove si svolge il nuoto. Il corpo umano, essendo composto in gran parte dacqua, per rimanere a galla, richiede solo la spinta verso il basso di una piccola quantit dacqua, e il moto trasversale solo una leggera spinta dellacqua in direzione opposta alla direzione del moto, a causa di una generalmente bassa resistenza idrodinamica. La propulsione viene solitamente ottenuta usando le mani come se fossero delle pale e sbattendo le gambe. Con lallenamento, la tecnica pu tramutare un nuotatore lento o normale in uno moderatamente veloce. Poich la velocit si tramuta direttamente in distanza, le stesse tecniche che migliorano la velocit possono essere di aiuto per percorrere una distanza maggiore a parit di sforzo. Il torso e le gambe devono essere tenute il pi possibile parallele alla superficie dellacqua; infatti, gambe afflosciate e torso inclinato possono aumentare notevolmente la resistenza dellacqua.
Nel nuotare bene cercare di avere sempre un braccio steso in avanti oltre la testa, e cercare di estenderlo il pi possibile. Questo accorgimento incrementa la lunghezza media alla linea di galleggiamento, e in sostanza fa aumentare la velocit. Diversi stili natatori sono stati sviluppati basandosi sullimplementazione di alcuni o tutti i principi sopra elencati. Il nuoto una buona forma di esercizio di quasi tutti i muscoli del corpo, tant che viene frequentemente prescritto come esercizio nella riabilitazione a seguito di incidenti o per i disabili ed il nuoto considerato uno sport a basso rischio di infortuni. I rischi pi gravi sono legati allincapacit di nuotare. sempre raccomandabile nuotare in aree sorvegliate da bagnini e di prestare attenzione alle condizioni dellacqua.
a piscina, luogo popolare per il nuoto a livello ricreativo o agonistico, una vasca di varie dimensioni, con acqua calda o fredda, usata per fare il bagno o per nuotare, ma per piscina deve intendersi anche il complesso delle opere che serve per la pratica delle discipline natatorie e che comprende oltre alla vasca, tutti i servizi accessori.
Su proposta del Ministero della Salute, la Conferenza Stato-Regioni il 16 gennaio 2003, ha approvato laccordo sugli aspetti igienico-sanitari per la costruzione, la manutenzione e la vigilanza delle piscine ad uso natatorio1. In tale accordo si definisce piscina un complesso attrezzato per la balneazione che comporti la presenza di uno o pi bacini artificiali utilizzati per attivit ricreative, sportive e terapeutiche esercitate nellacqua contenuta nei bacini stessi. Le piscine sono dunque contemporaneamente luogo di lavoro per gli operatori e di vita per gli utenti e devono essere sicure da entrambi i versanti. Nel presente lavoro ci si occuper degli utenti, tralasciando gli operatori.
Nel presente lavoro parlando delle caratteristiche degli impianti ci si richiama sempre a tale accordo.
li utenti2 delle piscine si distinguono in frequentatori utenti presenti allinterno dellimpianto e bagnanti frequentatori che si trovano allinterno della sezione vasche. Il numero massimo di frequentatori ammissibili determinato in relazione alle diverse categorie di piscine, secondo i parametri definiti dalle norme tecniche regionali con lobiettivo che la fruizione delle vasche e di tutto limpianto (spogliatoi, docce, servizi igienici, ecc.) possa essere regolare e agevole. Il numero massimo dei bagnanti determinato in relazione ai diversi tipi di vasche per garantire che il carico inquinante dovuto alle attivit in acqua si mantenga entro i limiti della potenzialit dellimpianto e che lattivit natatoria possa svolgersi nel rispetto delle esigenze di sicurezza e di sorveglianza degli utenti. Le piscine di propriet pubblica o privata, destinate allutenza pubblica e quelle ad usi speciali collocate in strutture di cura, riabilitazione e termali devono essere dotate di sistemi e procedure atte a rilevare in ogni momento il numero di frequentatori presenti.
2 Accordo tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sulla Disciplina interregionale delle piscine Conferenza dei Presidenti seduta del 16 gennaio 2004.
Requisiti dellimpianto
l gruppo di lavoro Piscine dellEnte Italiano di Unificazione (UNI), facente capo alla Commissione tecnica Impianti ed attrezzi sportivi e ricreativi sulla base del citato Accordo Stato-Regioni ha allo studio la revisione della norma nazionale riguardante i Requisiti degli gli impianti di circolazione, trattamento, disinfezione e qualit delle acque di piscina, UNI 10637, in vigore in Italia dal 1997.
La norma in questione, sviluppa sotto il profilo tecnologico gli aspetti inerenti la qualit dellacqua di piscina, stabilisce i metodi per effettuare i controlli e le verifiche, essendo un documento operativo utile per il rispetto degli aspetti generali dellAccordo e riferimento tecnico di supporto per i controlli degli impianti da parte delle ASL. Le parti sottoposte a revisione da parte del Gruppo di lavoro sarebbero, in particolare: i valori relativi ai requisiti fisici, chimici e microbiologici dellacqua le modalit di prelievo dei campioni per leffettuazione delle analisi i tempi di ricircolo dellacqua in piscina i componenti dei sistemi di immissione e circolazione delle acque, alla luce delle norme tecniche europee EN. Accanto alla norma 10637, lEnte ha prodotto una serie di altre prescrizioni riguardanti il settore Piscine che comprendono i requisiti di sicurezza delle varie attrezzature per piscine (UNI EN 13451 da 1 a 8), degli accessori per immersione, (UNI EN 12628, 1809)3, ecc.
per quanto non espressamente indicato nel presente lavoro ci si richiama a tali norme
Scivoli acquatici - Normativa tecnica
li acquascivoli negli ultimi anni si sono diffusi ovunque per la felicit di tutti, grandi e bambini. Tuttavia, luso di tali apparecchiature pu essere causa di infortuni, anche gravi, prevenibili grazie ad un uso corretto e ad adeguati controlli. LUNI ha pubblicato la norma UNI EN 1069-1 (anno 2002) Acquascivoli di altezza maggiore o uguale a 2 metri Requisiti di sicurezza e metodi di prova, che specifica i requisiti generali di sicurezza e le regole per la progettazione e il collaudo e la norma UNI EN e 1069-2 (anno 2000) Acquascivoli di altezza maggiore o uguale a 2 metri Istruzioni. Per acquascivolo la norma UNI intende una struttura dotata di una superficie di scivolamento inclinata sulla quale lutilizzatore scende in genere grazie alla forza di gravit. Pur lasciando ampio spazio alla creativit per la costruzione dei pi svariati modelli di acquascivoli, la norma ne identifica due tipi: singoli (dotati di un solo scivolo) oppure multipista (con due o pi scivoli). Inoltre, la norma classifica gli acquascivoli sulla base della pendenza e dellaltezza da un minimo di 3 m sopra il livello dellacqua, con una pendenza media del 70%, ad un massimo di 8 m sopra il livello dellacqua, con una pendenza massima del 25%. Per la costruzione degli acquascivoli possibile utilizzare qualsiasi materiale, purch venga sempre garantita lincolumit e la sicurezza dellutilizzatore: angoli e bordi della struttura devono essere arrotondati e privi di sporgenze appuntite. Inoltre, la superficie dello scivolo a contatto con lutilizzatore deve essere continua, uniforme e priva dirregolarit per evitare ogni possibile lesione. Durante la progettazione degli acquascivoli devono essere considerati i carichi che dovr sopportare la struttura installata, ovvero il carico proprio ( il peso della struttura), il carico dellacqua ( il peso dellacqua che scorre sullo scivolo), il carico della persona in scivolamento ( il peso massimo ipotizzato per lutilizzatore), il carico del vento o della neve (se la struttura allaperto). Una volta installata, la struttura deve essere collaudata in modo da evitare il pericolo di urti, cadute, ustioni o intrappolamento di braccia o gambe. Lacquascivolo a norma deve superare una prova pratica che consiste nel far scivolare per dieci volte una borsa piena dacqua di tessuto plastificato. Per considerare superata la prova la borsa dovr essere integra in tutte le sue parti alla fine dei dieci lanci. Per poter essere sempre riconosciuto, lo scivolo a norma marcato in modo chiaro ed indelebile con i riferimenti del fabbricante, fornitore e installatore, lanno dinstallazione e il numero della norma. Nelle norme sono infine definite le tipologie della cartellonistica indicante i segnali di pericolo e le avvertenze per i visitatori.
Vietato luso dello scivolo ai minori di 10 anni (non accompagnati)
Non aggrapparsi ai bordi dello scivolo (sempre vietato)
Allontanarsi immediatamente dallarea di ammaraggio
In posizione supina, rivolti allindietro
In posizione seduta, rivolti allindietro
econdo Assopiscine Associazione Italiana Costruttori Piscine in Italia (circa 58 milioni di abitanti) su 19 milioni di famiglie, il 70% risiede in abitazioni di propriet. Di queste, il 20% sono ville, un terzo delle quali circondate da giardini di oltre 400 metri quadrati, utili per impiantarvi una piscina. Inoltre, vi sono gli alberghi, gli agriturismi, i centri fitness, gli impianti pubblici per un totale di 80 mila piscine, tuttavia, rispetto allEuropa, lItalia buon ultima, con una piscina privata ogni 850 abitanti, a fronte della Francia una ogni 105 abitanti, della Spagna una ogni 116, della Germania una ogni 134, del Portogallo una ogni 261, dellInghilterra una ogni 366. Sempre Assopiscine riferisce che il Paese ultimo anche in tema di piscine pubbliche, 3.000 in totale, cio una ogni 19.000 abitanti, mentre in Inghilterra il rapporto di una ogni 11.000 abitanti, in Spagna ogni 7.800, in Francia ogni 5.900, in Germania ogni 5.460 e in Portogallo ogni 5.000.
n Svizzera, durante le attivit in piscina e acque libere per gli allievi delle scuole, ogni anno si registrano circa 14.500 infortuni, spesso causati da distrazione, mancanza di responsabilit o di senso del pericolo. Secondo le statistiche della Societ Svizzera di Salvataggio (Tab. 1), dal 2001 al 2005 si sono registrati oltre 50 annegamenti lanno, il numero si sarebbe ridotto nel 2005, non essendo trascorso lintero anno al momento della rilevazione. Tab 1 - Statistica degli annegamenti (al 20/09/2005) ANNO 2001 Laghi 20 di cui 39 uomini, 11 donne, 14 bambini 20 di cui 34 uomini, 8 donne, 10 bambini 38 di cui 67 uomini, 12 donne, 9 bambini 19 di cui 20 uomini, 12 donne, 4 bambini 14 di cui 24 uomini, 9 donne, 4 bambini Fiumi Stabilimenti balneari 31 3 Sub 4 Diversi 6 Totale 64
Nel Regno Unito, nel 2002, secondo le statistiche del Home and Leisure Accident Surveillance System (HASS), il numero di infortuni in ambienti di vita che ha richiesto il ricorso delle strutture ospedaliere per tipo di attivit codificato come piscine (interne, esterne e non specificato) di 677 casi. Tale dato campionario, se riportato alla popolazione nazionale, viene stimato a 13.880 infortuni (Tab. 2).
Tab 2 - Infortuni nelle piscine UK, 2002 Infortuni in casa N Infortuni Piscine interne Piscine esterne Piscine, non specif. Totale 14 5 5 24 Stima nazionale 287 103 103 493 Infortuni nel tempo libero N Infortuni 25 438 190 653 Stima nazionale 513 8.979 3.895 13.387 Totale Infortuni Ambienti di vita N Infortuni 39 443 195 677 Stima nazionale 800 9.082 3.998 13.880
Fonte: ROSPA UK 2002- Final Report Home and Leisure Accident Surveillance System (HASS)
Tab 3 - Annegamenti nelle piscine UK, 2002 Pubbliche Private Totale 8 6 14
Fonte: ROSPA UK Drownings Statistics 2002
Una sezione speciale, dedicata alla raccolta di dati relativi a casi di annegamento, presentata dal Royal Society for the Prevention of Accidents R.O.S.P.A.. Tale raccolta risale al 1983 e le ultime statistiche riportano che il numero di annegamenti verificatesi nelle piscine, nel Regno Unito nel 2002 ammonta a 14 casi (Tab. 3) Il rischio di annegamento piuttosto basso, con un tasso di mortalit di 0,8 per 100.000 abitanti in un anno.
Negli Stati Uniti i casi di annegamento dei bambini pi piccoli avvengono in piscine, di solito situate nel cortile di casa della vittima. In circa due terzi di questi casi, i bambini erano sorvegliati da uno o entrambi i genitori al momento dellevento e ladulto non si era reso conto che il bambino era nei pressi della piscina o vi era entrato. Gli studi indicano che il 50-80 per cento di tali annegamenti sono prevenibili circondando la piscina, su tutti i 4 lati, con una recinzione alta 1,2 metri e munita di cancello con chiusura automatica, che isoli la piscina dalla casa e dal cortile (barriere isolanti), cos da evitare che i bambini circolino intorno allarea della piscina. Alcuni hanno consigliato che i bambini piccoli e i lattanti prendano lezioni di nuoto allo scopo di migliorare la sopravvivenza dopo limmersione. Tuttavia lefficacia delle lezioni a questa et non mai stata dimostrata in modo convincente e la sicurezza di tale misura stata messa in discussione sulla base di casi di intossicazione da acqua. In caso di annegamento, lesecuzione immediata della rianimazione cardiopolmonare (RCP), nei bambini con soffocamento da immersione, stata associata a un miglioramento della prognosi; si ritiene, pertanto, che Tab. 4 - Infortuni mortali per annegamento e sommersione accidentali ed accidente da tuffo o salto nellacqua (piscina) ICDIX E910, E8830 per sesso ed anno di rilevazione ANNO M 1997 1998 1999 2000 2001 350 308 291 366 308 S E S S O F 85 56 76 80 79 MF 435 364 367 446 387
Fonte: Elaborazioni ISPESL su dati ISTAT Indagine sulle cause di morte
Tab 5 - Infortuni mortali per annegamento e sommersione accidentali ed accidente da tuffo o salto nellacqua (piscina) ICDIX E910, E8830 per classi det ed anno di rilevazione 1997 M 0-4 5-9 10-19 20-29 30-39 40-49 50-59 60-69 70-79 80+ Tot 6 6 41 73 52 36 41 40 39 16 350 F 3 1 4 8 7 6 10 18 19 9 85 MF 9 7 45 81 59 42 51 58 58 25 435 M 6 5 36 57 43 38 36 43 25 19 308 1998 F 1 1 3 5 5 4 9 2 17 9 56 MF 7 6 39 62 48 42 45 45 42 28 364 M 6 5 27 46 52 30 31 36 39 19 291 1999 F 3 2 9 3 6 6 6 18 17 6 76 MF 9 7 36 49 58 36 37 54 56 25 M 5 7 39 74 62 44 37 49 34 15 2000 F 2 1 9 7 7 8 8 14 15 9 80 MF 7 8 48 81 69 52 45 63 49 24 446 M 7 1 27 57 40 42 43 36 38 17 308 2001 F 4 1 6 4 2 11 10 15 14 12 MF 11 2 33 61 42 53 53 51 52 29
insegnando la RCP ai proprietari di piscine, ai genitori e a coloro che si occupano dei bambini si potrebbe ridurre la probabilit di annegamento o di deficit neurologici dopo limmersione. In Italia, dati statistici relativi ad infortuni nelle piscine non sono rilevati con indagini specifiche. possibile desumere tali dati a partire dalla rilevazione ISTAT sulle cause di morte, in corrispondenza delle codifiche ICDIX E910 (annegamento e sommersione accidentali) ed E8830 Accidente da tuffo o salto nellacqua. Landamento temporale, mostrato nella Tab. 4 dal 1997 al 2001 non mostra grosse variazioni nel fenomeno. Nella tab. 5 si evidenza, invece, una netta differenziazione fra i due sessi con prevalenza maschile nella fascia det giovanile (20-29 anni). Fra le donne si registra un netto aumento degli infortuni per et superiore a 60 anni, legato verosimilmente al tipo di attivit che si stava svolgendo al momento dellincidente (grafico 1). In particolare, fra gli uomini c una maggior concentrazione di infortuni accaduti nel corso di sport o attivit ricreative, nelle donne, invece, questi ultimi si sono verificati principalmente nella vasca da bagno e durante corsi di nuoto, diversi da sport ed attivit sportive, presumibilmente finalizzati a cure di riabilitazione.
Grafico 1 - Annegamento e sommersione accidentali ed accidente da tuffo o salto nellacqua - ICDIX E910, E8830
Nellanno 2001, la percentuale di annegamenti sul totale dei traumatismi ed avvelenamenti (E800E949) rappresentata mediamente dall1,8% dei casi. Tale percentuale sale al 3% nella fascia di et in cui si registra il maggior numero di incidenti ovvero fra 20 e 29 anni (Fig. 1) e si attesta all1% fra i bambini di et 0-4 anni (Fig. 2).
Fig. 1. Morti per cause esterne dei traumatismi e avvelenamenti Anno 2001 - Et 20-29 anni
INCIDENTI STRADALI AVVELENAMENTI SOFFOCAMENTI ANNEGAMENTI USTIONI CADUTE ACCIDENTALI ALTRO
Fig. 2. Morti per cause esterne dei traumatismi e avvelenamenti Anno 2001 - Et 0-4 anni
42% INCIDENTI STRADALI AVVELENAMENTI SOFFOCAMENTI ANNEGAMENTI USTIONI CADUTE ACCIDENTALI ALTRO
2% 5% 1% 22%
accordo ricordato Stato-Regioni sugli aspetti igienico-sanitari per la costruzione, la manutenzione e la vigilanza delle piscine ad uso natatorio del 16 gennaio 2003, ai fini igienico-sanitari classifica le piscine in base a: 1. destinazione 2. caratteristiche ambientali e strutturali 3. utilizzazione. In base alla destinazione le piscine si distinguono, a loro volta, in: a) piscine di propriet pubblica o privata, destinate allutenza pubblica b) piscine destinate esclusivamente agli abitanti di un condominio e ai loro ospiti c) piscine ad usi speciali collocate in strutture di cura, riabilitazione, termali4. La tipologia a), piscine di propriet pubblica o privata, destinate allutenza pubblica le cui caratteristiche strutturali e gestionali sono definite da ciascuna Regione e i cui requisiti igienico-ambientali soddisfano lAccordo del 2003, sono a loro volta distinte in: a/1) piscine pubbliche (piscine comunali) a/2) piscine ad uso collettivo inserite in strutture adibite, in via principale, ad altre attivit (alberghi, camping, ecc), nonch quelle al servizio di collettivit accessibili ai clienti o soci della struttura (palestre, ecc.) a/3) impianti per giochi acquatici. Le caratteristiche strutturali e gestionali degli impianti condominiali sono fissati dalla Regione di riferimento, mentre i requisiti igienico-ambientali soddisfano quelli del citato Accordo; le piscine per usi speciali sono disciplinate da un apposita normativa e necessitano di controllo sanitario specialistico. In base alle caratteristiche ambientali e strutturali le piscine si distinguono in: a) scoperte, uno o pi bacini non confinati entro strutture chiuse permanenti
cfr. Legge 24 ottobre 2000 n 323 Riordino del settore termaleG U 8 novembre 2000 n. 261
b) coperte, uno o pi bacini entro strutture chiuse permanenti c) di tipo misto, uno o pi bacini scoperti e coperti utilizzabili anche contemporaneamente d) di tipo convertibile, uno o pi bacini nei quali gli spazi destinati alle attivit possono essere aperti o chiusi sulla base delle condizioni atmosferiche. Ai fini dellutilizzo, ogni tipologia di piscina5 pu essere: a) per nuotatori o di addestramento al nuoto, nel rispetto delle norme dalla Federazione Italiana Nuoto, per quanto concerne le vasche agonistiche.
5 nelle vasche di tipo a, b, g, h ammesso un bagnante ogni 5 m2 di specchio di acqua calcolato sul totale delle vasche di questi tipi presenti nella stessa sezione; nelle vasche di tipo c, d, e, f ammesso un bagnante ogni 3 m2 di specchio di acqua calcolato sul totale delle vasche di questi tipi presenti nella stessa sezione (Accordo tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sulla Disciplina interregionale delle piscine Conferenza dei Presidenti seduta del 16 gennaio 2004)
b) per tuffi ed attivit subacquee nel rispetto delle norme della Federazione Italiana Nuoto, per quanto concerne i tuffi c) ricreativa, idonea per gioco e balneazione d) per bambini (profondit 60 cm)
e) polifunzionale, che consente contemporaneamente attivit e/o usi diversi f) ricreativa attrezzata con accessori quali acquascivoli, sistemi di formazione onde, ecc. g) per usi riabilitativi e rieducativi, sotto controllo sanitario specialistico h) per usi curativi e termali, sotto controllo sanitario specialistico Nellambito delle pubblicazione si fa riferimento alle piscine di propriet pubblica o privata, destinate allutenza pubblica.
l D.M. 18 marzo 1996 Norme di sicurezza per la costruzione e lesercizio degli impianti sportivi prevede che i titolari degli impianti siano responsabili dellattuazione e del mantenimento delle condizioni di sicurezza, a garanzia dellincolumit del pubblico, degli atleti e del personale addetto. I titolari possono essere configurati sia nei proprietari della struttura, sia nei gestori della stessa con responsabilit di: valutazione del rischio predisposizione e redazione del piano di sicurezza predisposizione e redazione del piano di emergenza nomina del personale addetto alla sicurezza dellimpianto formazione e informazione degli addetti agli impianti effettuazione e registrazione di controlli periodici del corretto funzionamento. Pertanto, il responsabile della piscina, ai sensi del D.Lgs 626/1994 e successive modifiche, deve redigere il Documento di valutazione dei rischi che deve tenere conto di: potenziali rischi igienico-sanitari punti o fasi in cui si possono verificare i rischi misure preventive da adottare sistema di monitoraggio azioni correttive verifiche del piano di sicurezza e emergenza aggiornamento delle procedure Il responsabile deve eseguire controlli interni e tenere a disposizione della ASL, per i controlli esterni, per almeno due anni, sia il documento di valutazione dei rischi che: 1. registro dei requisiti tecnico-funzionali con indicazione delle dimensioni e del volume di ciascuna vasca, numero dei filtri, portata delle pompe, sistema di manutenzione 2. registro dei controlli dellacqua della vasca contenente:
a) gli esiti di controllo di cloro attivo libero, cloro attivo combinato, temperatura e pH b) lettura del contatore installato nella tubazione di mandata dellacqua di immissione per il calcolo della quantit di acqua di reintegro c) quantit e denominazione dei prodotti utilizzati giornalmente per la disinfezione dellacqua d) data di prelievo dei campioni per lanalisi dellacqua e) numero dei frequentatori dellimpianto. Il titolare dellimpianto tenuto a: correggere valori in contrasto con i parametri igienico-sanitari previsti con ripristino delle condizioni ottimali dare tempestiva comunicazione alla ASL in caso di rischi per la salute umana nominare i soggetti responsabili delligiene, della funzionalit, della sicurezza degli impianti e dei bagnanti, sulla base delle figure professionali individuate dalle Regioni. Per la sicurezza dei bagnanti necessario prevedere una o pi scalette o gradini6 incassati in relazione alla conformazione della vasca, munite di mancorrenti che debbono essere rigidamente ancorati alla struttura della vasca. Laccesso alle aree delle attivit balneatorie deve avvenire attraverso un passaggio obbligato lungo il quale va disposta una vasca lavapiedi. Nel presente lavoro non vengono prese in considerazione i requisiti di sicurezza relativi alla staticit delle strutture, disciplinati da apposite norme, cui si rimanda. Per quanto attiene agli impianti elettrici si rimanda allappendice II.
6 cfr. norma UNI EN 13451-2 Attrezzature per piscine Requisiti aggiuntivi specifici di sicurezza e metodi di prova per scale a pioli, scale a gradini e corrimano
assistente ai bagnanti, abilitato alle operazioni di salvataggio e primo soccorso, vigila oltre che sulle attivit in vasca anche sugli spazi intorno alla vasca. Le prestazioni di primo soccorso (locale, presidi e attrezzature) devono essere assicurate, durante tutto il periodo di funzionamento dellimpianto e il personale addetto deve essere formato in ossequio alle norme vigenti.
Alimentazione dellimpianto
li impianti possono essere alimentati con: acqua dolce (acqua con residui contenuto totale di sostanze non volatili oscillanti tra 100/400 mg/l); acqua marina, (con caratteristiche di salinit, densit e temperatura); acqua termale7, (con prevalenza di determinate componenti saline caratteristiche). Le acque utilizzate negli impianti sono classificate in: acqua di riempimento: utilizzata per il primo riempimento della piscina e per quelli successivi ad uno svuotamento totale, acqua di approvvigionamento: utilizzata per lalimentazione della vasca: con requisiti di potabilit previsti dalle norme vigenti, acqua di immissione costituita da acqua di ricircolo e di reintegro opportunamente trattate, con i requisiti previsti da una apposita tabella, acqua di scarico: proveniente dal periodico svuotamento e lavaggio della vasca, dai lavaggi dei filtri, dal troppo pieno delle vasca di compenso e quella proveniente dagli analizzatori se non riammessa nella vasca, acqua contenuta in vasca quella presente nel bacino. Lacqua di tracimazione quella non dipendente dalle variazioni di livello per la presenza dei bagnanti, ma dovuta alla portata di ricircolo, al reintegro e, nelle piscine scoperte, ai fattori naturali accidentali (pioggia, vento, ecc.). Lacqua delle vasche deve essere completamente rinnovata, previo svuotamento, almeno una volta allanno.
cfr. Legge 24 ottobre 2000 n 233 Riordino del settore termale G.U. 8 novembre 2000 n. 261
prelievi per il campionamento delle acque utilizzate negli impianti, ad eccezione di quello relativo allacqua contenuta nella vasca, che pu essere effettuato in ogni punto della stessa, vanno effettuati in appositi punti previsti dalla norma. Ogni piscina composta, oltre che dalla vasca, da un impianto di filtrazione e ricircolo, che ha il compito di aspirare lacqua, filtrarla e immetterla nuovamente in vasca, depurata e disinfettata. Il trattamento dellacqua di immissione e di vasca pu essere consentito ed effettuato con disinfettanti, flocculanti (prodotti per sedimentare i solidi sospesi), correttori di pH e sostanze antialghe indicati nellall. 1 allaccordo Ministero delle Salute/Regioni del 16 gennaio 2003. Limpiego di ogni altra sostanza di trattamento deve essere preventivamente autorizzato dal Ministero della Salute. Per tutti gli impianti natatori lallontanamento e lo smaltimento delle acque di rifiuto, ivi comprese quelle derivanti dal funzionamento degli impianti di alimentazione delle vasche, deve realizzarsi in conformit delle vigenti norme sulla tutela delle acque dallinquinamento.
er le piscine coperte, sono anche previsti specifici requisiti termoigrometrici e di ventilazione, illuminotecnici e acustici. In particolare, la temperatura dellaria ambiente nella zona delle attivit di nuoto e di balneazione non deve essere inferiore a quella dellacqua della vasca. Lumidit relativa dellaria non deve superare il 70%, la velocit dellaria non dovr risultare superiore a 0,10 m/s, il ricambio daria deve essere di almeno 20 m3/h per ogni m2 di vasca. Lilluminazione artificiale, in nessun punto della vasca e del piano di calpestio inferiore a 150 lux8, deve assicurare condizioni di visibilit per la sicurezza dei frequentatori e il controllo del personale. Il rumore generato dalle attivit devono far riferimento alla normativa vigente. Nelle zone destinate ai frequentatori (spogliatoi, servizi igienici, pronto soccorso) la temperatura dellaria deve essere non inferiore a 20C, il ricambio daria deve risultare non inferiore a 4 volumi/min., lilluminazione artificiale assicurare un livello medio di almeno 100 lux negli spogliatoi e 80 lux nei servizi igienici.
lux = unit di misura per lilluminazione (sistema internazionale), relativa allarea
a Regione, sulla base di piani di controllo e con modalit e frequenza dettate dalla tipologia degli impianti esistenti nel territorio, stabilisce i controlli e i prelievi che lAUSL deve compiere. La AUSL in caso di inadempienza di prescrizioni pu comminare al responsabile le sanzioni stabilite dalla Regione.
et infantile ed anche la neonatale non una controindicazione alla pratica del nuoto; anzi, questa contribuisce allo sviluppo armonico del bambino. Gi nella vita fetale i bambini hanno avuto contatto con un ambiente completamente liquido; la familiarit acquistata con tale ambiente va sotto il termine acquaticit. Lesperienza con la vicinanza della mamma o del pap nella piscina fonte di gioia reciproca e rinsalda i legami fisico-affettivi genitore/bambino e utilizzando il gioco, si avvia il bambino dal primo approccio con lacqua, alle successive attivit (immersioni, tuffi, ecc), rispettando i tempi ed il desiderio del piccolo, evitando le situazioni di tensione che influiscono negativamente con il rapporto con lacqua e con il percorso di crescita psicofisica. Il ricorso agli istruttori rende i bambini ancor pi sicuri nelle loro esperienze, perseguendo il miglioramento dello schema corporeo tramite tecniche di galleggiamento e spostamento autonomo con sostegno decrescente, immersioni prolungate. La precocit dellingresso in acqua non legata solo allassenza di controindicazioni, ma soprattutto al fatto che il bambino pu incontrare meno difficolt non avendo ancora sviluppato ansie o paure che invece caratterizzano frequentemente lo stadio successivo della sua vita. nella scelta della piscina che il genitore si deve mostrare esigente. I piccoli hanno, infatti, una cute molto sottile e delicata che pu divenire fertile terreno per lattecchimento di funghi e linsorgenza di infezioni. Occorre, inoltre, fare attenzione che, alluscita dalla vasca, il bambino non prenda freddo e che sia ben asciugato con particolare riguardo al condotto uditivo. Lattivit in acqua per i neonati (da 3 mesi a 1 anno) consente di utilizzare lambiente acqua come stimolo allo sviluppo psicomotorio; arricchisce il bagaglio emotivo e percettivo del bambino attraverso la particolare esperienza di gioco realizzata in acqua con i propri genitori, aiuta il bambino a sviluppare una certa autonomia in acqua, propedeutica ad un futuro ap-
prendimento del nuoto e come prevenzione verso possibili infortuni, ed, inoltre, favorisce un efficace ambientamento, grazie allestrema facilit di adattamento che caratterizza i primi mesi di vita. In particolare, per le piscine ad uso dei bambini andranno valutati: spogliatoi (sempre riscaldati, con pavimenti asciutti) servizi igienici (muniti di contenitore per sapone a pulsante, asciugamani usa e getta, asciugacapelli a muro, docce separate da
divisorio, servizi per disabili) accesso in piscina da parte dei bambini (muniti di cuffia e di apposite ciabattine con effettuazione di doccia di passaggio, presenza di vasca lavapiedi) temperatura della vasca, garantita da un sistema di scambiatore termico, tra 2830, con alcuni gradi in pi, per bambini molto piccoli presenza di istruttori (della Federazione Italiana Nuoto o dellISEF) copertura della vasca al termine delle attivit con telo termico multistrato, per evitare la dispersione di calore corsie9 che delimitano gli spazi in acqua con presenza di anelli circolari e frangionda per evitare turbolenze.
cfr. UNI EN 13451-5 Attrezzature per piscine Requisiti aggiuntivi specifici di sicurezza e metodi di prova per attrezzature per delimitatori di
Un bambino, ammonisce lOms, pu affogare in un lasso di tempo brevissimo e in una quantit dacqua relativamente piccola. I bambini annegano soprattutto perch li si lascia senza sorveglianza, quindi devono essere tenuti sottocchio, quando giocano nellacqua o a bordo piscina. Attenzione ancor maggiore deve essere posta, secondo lallarme lanciato dallOms, ai tuffi in acqua, che pu sembrare pi profonda di quella che in realt. Limpatto della testa su di una superficie dura pu comportare un trauma a livello del capo o della colonna vertebrale con il rischio di paralisi. Per lOMS, negli adulti, gli annegamenti sono frequentemente associati al consumo di alcol, che diminuisce la capacit di giudizio e di reazione.
Per la prevenzione degli infortuni in piscina e quindi per la sicurezza dei bimbi, ma le prescrizioni valgono anche per gli adulti, si raccomanda di: 1. non nuotare mai a stomaco pieno, attendere dopo un pasto almeno 3 ore, 2. non tuffarsi sudati in acqua, 3. abituare gradualmente il corpo allimmersione (bagnare le varie parti del corpo), 4. non usare materassini o oggetti gonfiabili ausiliari del nuoto dove la piscina pi profonda, 5. fare attenzione allintrappolamento dei capelli in corrispondenza delle uscite dellacqua, 6. non fare sforzi fisici intensi prima di entrare in acqua,
7. per la discesa in vasca, ove lutente non si tuffi, utilizzare le apposite scalette, 8. per la fuoriuscita dalla vasca, non risalire appoggiandosi ai bordi che potrebbero risultare scivolosi per la presenza di acqua, ma utilizzare le apposite scalette, 9. ridurre al minimo ed eventualmente segnalare strutture potenzialmente pericolose (trampolini in vasca non sufficientemente profonda, punti ciechi ai fini della sorveglianza, ecc.), 10. evitare liperventilazione forzata prima del nuoto in apnea, 11. sospendere il bagno in caso di comparsa di crampi, 12. evitare di assorbire bibite fredde dopo il bagno. Inoltre, anche se lambiente acquatico pu essere considerato pressoch naturale per il bambino, questo, in acqua non va mai considerato sicuro e, pertanto, non deve essere mai lasciato incustodito a bordo piscina e in acqua. Un utile consiglio ai gestori delle piscine sarebbe quello di piastrellare (o il fondale o i bordi della vasca) con colori differenti che consentono limmediata individuazione del livello di profondit dellacqua, ammettendo laccesso in piscina a bambini con cuffie di colore diverso in funzione delle abilit natatorie (rossi per i livelli meno abili, bianco per i pi esperti, ecc.). Ogni bambino potrebbe nuotare solo fino al punto corrispondente al colore della propria cuffia, consentendo agli assistenti un pi facile controllo.
Cuffia rossa meno abili 1 corso
Cuffia arancio abili 2 corso
Cuffia gialla abili 3 corso
Cuffia bianca esperti 4 corso
i seguito vengono sinteticamente elencati i rischi per la salute, legati alle attivit che si svolgono in piscina. Affogamento o annegamento; (lintroduzione di acqua nellapparato respiratorio e diminuito apporto di ossigeno nei polmoni pu causare morte o lesioni). Cause: tuffi imprevisti, che possono mandare il corpo sottacqua o forzare limmissione di acqua attraverso il naso e la bocca; influenze esterne, come ad esempio venire spinti sottacqua da unaltra persona, accidentalmente o intenzionalmente; incapacit di nuotare per esaurimento delle forze o svenimento, ecc. Rischi dovuti agli effetti dellacqua: shock termico dovuto a immersione in acqua, senza acclimatamento preventivo, pu causare un arresto cardiaco; raggrinzimento della pelle delle dita, del palmo delle mani e della pianta dei piedi. Questo effetto, dovuto al tempo prolungato trascorso in acqua, scompare rapidamente senza conseguenze negative; ferite bagnate rimarginano molto pi lentamente, per cui opportuno non immergersi in acqua sia per se stessi sia anche per evitare trasmissione di infezioni; otiti, causate dallacqua nel condotto uditivo. Rischi correlati a sostanze chimiche disciolte in acqua: il cloro utilizzato per la disinfezione pu produrre bruciore e arrossamento degli occhi. Il bruciore smette poco dopo aver lasciato lacqua; respirare piccole quantit di cloro dalla superficie dellacqua, ripetu-
tamente e per lunghi periodi di tempo, come accade ai nuotatori agonisti, pu avere effetti irritanti sullapparato respiratorio. Rischi dovuti a batteri e/o funghi presenti nellacqua: camminare a piedi nudi sui pavimenti umidi delle piscine, delle docce comuni, degli spogliatoi pu causare il piede da atleta (micosi superficiale della cute del piede causata da alcuni funghi. Il modo pi semplice di evitare tale micosi asciugare bene la pelle tra le dita dei piedi e non camminare mai a piedi nudi); infezioni polmonari da legionella pneumophila. Rischi dovuti allattivit fisica in acqua, specifici del nuoto: danni per sollecitazioni cui sono sottoposte talune articolazioni nei nuotatori agonistici. I farfallisti, ad esempio, possono sviluppare dolori alla schiena, i ranisti possono avere dolori alle ginocchia, mentre dorsisti e liberisti possono sviluppare dolori alle spalle; spossatezza per lunghe nuotate o cattiva condizione fisica, causa di annegamento.
Rischi dovuti alle condizioni dellacqua e dalle condizioni atmosferiche: durante un temporale, in piscina scoperta si pu essere colpiti da un fulmine; acqua non sufficientemente riscaldata pu portare a malesseri o a perdita di coscienza; quando si nuota si espone al sole gran parte del corpo, specialmente zone normalmente coperte o in ombra (attorno ai bordi del costume, dietro le ginocchia. Nelle piscine scoperte, leffetto della luce solare pi forte che sulla terra e pu provocare scottature anche violente. Rischi dovuti a oggetti presenti in acqua: la collisione con un altro nuotatore o con il bordo della piscina, la caduta accidentale di oggetti in vasca possono produrre ferite pi o meno gravi.
el caso di annegamento necessario intervenire con la massima tempestivit. Se la vittima cosciente sufficiente tranquillizzarla, metterla in posizione semiseduta per facilitare la respirazione, aiutarla ad espellere il liquido presente nelle vie aeree con dei colpetti sulla schiena e con movimenti circolari delle braccia che aiutano lespansione della gabbia toracica e quindi della respirazione. Se linfortunato ha perso coscienza necessario agire con la massima urgenza e chiamare i soccorsi specializzati, che dovrebbero essere prestati dal personale addetto, opportunamente formato. Tuttavia, in attesa di tali soccorsi, bisogna verificare per prima cosa la presenza del respiro e del battito . cardiaco. Se linfortunato incosciente con respiro assente e battito cardiaco presente bisogna immediatamente procedere alla respirazione artificiale, se la si sa fare. Prima bene, per, verificare che le vie aeree non siano ostruite dallacqua, rovesciando lannegato a pancia sotto e disponendosi in piedi a gambe larghe sopra il suo bacino, afferrandolo per le anche o i fianchi e sollevandolo in modo da far defluire lacqua. Appena questa defluita si pu finalmente stendere lannegato a pancia in su e procedere con la respirazione artificiale. Nel caso che anche il battito cardiaco sia assente bisogna procedere alla respirazione artificiale e al massaggio cardiaco, sempre conoscendo tali manovre.
Nel caso di tuffi in acque basse, lannegamento potrebbe essere stato provocato dal trauma. In questo caso linfortunato potrebbe avere riportato una frattura alla colonna vertebrale, il che comporta una grande attenzione nel rimuoverlo, meglio farlo fare al soccorso specializzato. Larresto respiratorio avviene in pochi minuti, e in breve sopraggiunge anche larresto cardiaco. necessario ristabilire la ventilazione polmonare con la respirazione bocca a bocca, interponendo una mascherina o un fazzoletto, insufflando aria (12 insuflazioni/minuto) nella bocca dellannegato fino a che il torace si solleva autonomamente. Se il cuore fermo bisogna praticare il massaggio cardiaco fino al ritorno della respirazione spontanea e della coscienza. Se non si conoscono le manovre di rianimazione limitarsi a chiamare al pi presto il soccorso specializzato (118).
attivit in piscine scoperte comporta ladozione di misure di protezione dai raggi solari.
Lazione dei raggi UV determina un invecchiamento precoce della pelle, la comparsa di lesioni che possono anche evolvere in tumori, affezioni oculari (cataratta). Inoltre, chi assume determinati farmaci antibiotici, antinfiammatori, ecc. o chi fa uso di profumi o deodoranti pu presentare una maggiore sensibilit della pelle con arrossamenti, irritazione, prurito. Le precauzioni da utilizzare sono: 1. esporsi in maniera graduale e ripartita progressivamente in pi giorni 2. evitare lesposizione nelle ore centrali della giornata in cui i raggi solari sono pi intensi 3. applicare sul corpo un prodotto solare, resistente allacqua, con fattore di protezione adeguato (> di 25 per i bambini, di almeno 15 per gli adulti) 4. rinnovare lapplicazione del prodotto solare ogni 2-3 ore 5. proteggere particolarmente le zone pi delicate del corpo (labbra, orecchie, naso, spalle, ecc.).
La valutazione dellesposizione a cloroformio nelle piscine coperte e il monitoraggio biologico degli esposti
l Dipartimento di Medicina del Lavoro dellISPESL in collaborazione con la Cattedra di Metodologia Epidemiologica e Igiene dellUniversit di Modena, ha effettuato una ricerca dal titolo La valutazione dellesposizione a cloroformio nelle piscine coperte e il monitoraggio biologico degli esposti. La ricerca, prende lavvio dalla considerazione che gi dal 1981, stata documentata la presenza, nelle acque di piscina, di trialometani (THM) nella cui formazione responsabile il trattamento di disinfezione delle acque con cloro. Tra i composti appartenenti al gruppo THM, il cloroformio (CHCl3), considerato indicativo dellintera categoria, presente nellacqua in misura circa pari al 90%, sostanza che lEPA10 classifica, inserendolo nel gruppo B2, agente avente sufficiente evidenza di cancerogenicit sugli animali e inadeguata evidenza epidemiologica, mentre la IARC11 lo inserisce nel gruppo 2B, come agente avente sufficiente attivit cancerogena sugli animali e probabile attivit cancerogena sulluomo. I frequentatori di piscine coperte, nuotatori o professionalmente esposti (allenatori, impiegati) con esposizione prevalente per via inalatoria cutanea e anche orale, specie nei bambini per tempi definiti e a livelli documentabili, sono apparsi come categoria a rischio di esposizione superiore alla popolazione generale, per la quale la fonte di rischio rappresentata dalla clorazione di acque destinate ad uso potabile. Dopo aver individuato, tramite apposita scheda compilata in sede di sopralluogo preliminare, cinque piscine coperte della citt di Modena, i cui responsabili si sono dichiarati disposti a collaborare nel fornire indicazioni tecniche sulle stesse (meccanismi di clorazione, personale, ecc.), stata allestita una scheda dati sulle caratteristiche strutturali le modalit di clorazione, le analisi chimico-fisica acqua, e i parametri microclimatici nonch una scheda raccolta dati soggetti coinvolti con le informazioni sui fattori che potevano influenzare la valutazione dellesposizione nei soggetti coinvolti nello studio. Lindagine stata svolta in quattro fasi successive (A,B,C,D), su di un gruppo sufficientemente ampio di soggetti esposti, elaborando opportunamente i dati raccolti. In particolare, nella fase C stato condotto il calcolo del possibile quantitativo di assorbimento di CHCl3,
EPA = ENVIRONMENTAL PROTECTION AGENCY (USA) IARC = INTERNATIONAL AGENCY FOR RESEARCH ON CANCER dellOrganizzazione Mondiale della Sanit.
mentre nella fase D stata studiata la cinetica di eliminazione di CHCl3 per via respiratoria, dopo esposizione. La variabilit delle concentrazioni di CHCl3 nellaria ambientale risultata dipendere dalla concentrazione di CHCl3 nellacqua e dal numero dei bagnanti in piscina. Mentre, fattori di cui bisogna tener conto nella valutazione dellesposizione professionale sono risultati essere le caratteristiche costruttive e la differenziazione dei vari locali della piscina. Si evidenziato che professionalmente pi esposti sono coloro che soggiornano prevalentemente a bordo vasca (addetti allassistenza bagnanti) ove i livelli di CHCl3 sono pi elevati, mentre, a parit di esposizione ambientale, per i nuotatori e, soprattutto, i nuotatori agonisti, durante lintensa attivit fisica che il nuoto comporta, pu aumentare il rischio di esposizione. Inoltre, rispetto ad altre classi di et, in soggetti pi giovani sono stati osservati valori mediamente pi elevati di CHCl3 Per quanto attiene alla valutazione dellassorbimento nei nuotatori agonisti, il quantitativo di CHCl3 rilevato ha mostrato un aumento progressivo tra la fase di esposizione per via respiratoria, quella di immersione in vasca in condizioni di riposo e quella di allenamento sportivo; mentre per leliminazione polmonare la sostanza presenta un tempo di dimezzamento ridotto e variabile da 20 a 50 minuti, essendo rapidamente eliminata alla fine dellesposizione e non pi dosabile dopo 10 ore. Infine, sono stati studiati i fattori (temperatura, pH, cloro libero,ecc.) che intervengono sullesposizione e la clearance polmonare, valutando le variabili (numero di nuotatori, tempo e intensit di attivit fisica) che possono influenzare il quantitativo di CHCl3 introdotto ed assorbito nelle diverse condizioni espositive. La ricerca esprime le seguenti conclusioni: Il quantitativo di CHCl3 aumenta progressivamente per via respiratoria in fase di esposizione, di immersione in vasca, in condizioni di riposo e di allenamento sportivo. Lacqua della vasca la sorgente di CHCl3 La concentrazione di CHCl3 in rapporto a: Temperatura pH Cl libero Cl combinato Numero dei nuotatori Pertanto, poich per le sostanze sospette cancerogene, la cui presenza documentata nellambiente e per le quali si sia dimostrata la possibilit di introduzione nellorganismo, opportuno non tanto fissare i limiti da non superare, ma adottare gli accorgimenti per ridurre al minimo la concentrazione, nel caso del cloroformio
necessario ridurre il quantitativo di sostanza organica che lo produce e ci pu ottenersi con: 1. Ridurre il numero nuotatori nella vasca 2. Potenziare il ricambio dacqua (ricircolo e reintegro) 3. Educare alla pulizia personale (specie i piccoli) prima dellingresso in vasca 4. Prevedere una cubatura sufficiente (superficie vasca e numero frequentatori) 5. Attuare una ventilazione sussidiaria per assicurare il ricambio dellaria 6. Individuare sistemi di disinfezione alternativi alla clorazione.
Impianti elettrici nelle piscine
li impianti elettrici delle piscine sono disciplinati dalla Norma CEI 64-8 parte 7, Ambienti speciali, norma del Comitato Elettrotecnico Italiano. Questa classificazione deriva dal fatto, che, per la presenza di acqua e vapore (che amplificano la conducibilit dellenergia elettrica e di conseguenza riducono la resistenza del corpo umano), aumentano le probabilit di elettrocuzione per i soggetti che si muovono o transitano nellambiente, con gravissime conseguenze, che possono portare fin anche alla morte del malcapitato. Le regole principali da seguire per realizzare correttamente un impianto elettrico al servizio di un simile ambiente sono:
Distanziare gli apparecchi e gli impianti dalle zone pi pericolose
Utilizzare opportuni gradi di protezione contro la penetrazione dei liquidi
Impiegare apparecchi con opportune classi di isolamento
Realizzare lequalizzazione del potenziale
Alimentare circuiti e apparecchi con sistemi a bassissima tensione di sicurezza
(SELV Vn non superiore a 12 Volt in c.a. e 30 Volt in c.c.)
Queste regole generali sono dettagliatamente esplicitate nella parte 702 della Norma CEI 64-8/7 con riferimento alle diverse zone costituenti la piscina e agli impianti che possono insistere in quella zona particolare. Nel caso specifico, la Norma stabilisce tre zone che sono evidenti dal disegno successivo:
ESEMPIO TIPICO DI PISCINA COMPLETA DI TRAMPOLINO E ZONA PEDILUVIO CON INDICAZIONE DELLE DIVERSE ZONE
Definizioni: Zona 0: volume interno della vasca e del relativo pediluvio che comprende le nicchie nelle sue pareti o nel pavimento che sono accessibili alle persone nella piscina; Zona 1: volume delimitato dalla superficie verticale situata a 2 m dal bordo della vasca, dal pavimento o dalla superficie dove possono sostare le persone e dal piano orizzontale situato a 2,50 m al di sopra di questa superficie o del pavimento. Allorch la piscina dotata di piattaforme per i tuffi, trampolini, blocchi di partenza, scivoli, od altri elementi, quali sculture, la Zona 1 comprende il volume delimitato dalla superficie verticale posta ad 1,50 m attorno a queste strutture e dal piano orizzontale posto a 2,50 m al di sopra di questa superficie o del pavimento; Zona 2: volume compreso tra la superficie verticale esterna della Zona 1 e la superficie parallela a questultima superficie situata a 1,50 m dalla stessa e delimitata orizzontalmente dal pavimento o dalla superficie dove possono sostare le persone e dal piano orizzontale posto a 2,50 m al di sopra di questa superficie o del pavimento. Le definizioni sopra riportate sono tratte dalla sez. 702.32 della Norma CEI 64-8/7 classificazione delle Zone relative alle piscine . A seconda della zona 0, 1 o 2 devono essere rispettati dei criteri di installazione delle condutture, dei componenti elettrici e dei dispositivi di protezione, di sezionamento e di comando. A seconda della zona, ed in ragione di questa, con particolari modalit di alimentazione ed installazione sono ammessi a funzionare degli apparecchi utilizzatori.
Sistema di protezione Grado di protezione dei componenti
Dispositivi di protezione, di sezionamento e di comando
Non devono essere installate prese a spina n altri dispositivi di protezione e di comando. Le prese a spina che alimentano apparecchi utilizzatori specificatamente previsti per limpiego allinterno delle piscine e che sono previsti per essere fatti funzionare solo quando non sono presenti persone in zona 0, ed i relativi apparecchi di comando devono essere provvisti di una adeguata segnalazione per avvisare lutente che tali apparecchi devono essere utilizzati solo quando la vasca non occupata da persone.
permessa, solo la protezione per mezzo di circuiti SELV ad una tensione nominale non superiore a 12 V in c.a. od a 30 V in c.c., con la sorgente di sicurezza installata fuori dalle zone 0,1 e 2.
Non consigliabile luso di cavi a vista, a meno che non appartengano a sistemi SELV o che siano tratti limitati al collegamento di apparecchi utilizzatori. Qualsiasi guaina metallica, rivestimento metallico deve essere collegato al collegamento equipotenziale. Non sono ammesse cassette di giunzione e di derivazione.
Alimentazione SELV Gli apparecchi utilizzatori specificatamente previsti per limpiego allinterno delle piscine e che sono previsti per essere fatti funzionare solo quando non sono presenti persone in zona 0, devono essere alimentati tramite circuiti protetti mediante: circuiti SELV con la sorgente di sicurezza installata fuori dalle zone 0,1 e 2. La sorgente di sicurezza pu essere in zona 2 se il suo circuito di alimentazione protetto da Idn non sup. a 0,03 A; Interruzione automatica dellalimentazione con Idn non sup. a 0,03; Separazione elettrica con alimentazione di un solo apparecchio utilizzatore, e con la sorgente di alimentazione fuori dalle zone 0,1 e 2. La sorgente di sicurezza pu essere in zona 2 se il suo circuito di alimentazione protetto da Idn non sup. a 0,03 A
Non devono essere installate prese a spina n altri dispositivi di protezione e di comando Le prese a spina che alimentano apparecchi utilizzatori specificatamente previsti per limpiego allinterno delle piscine e che sono previsti per essere fatti funzionare solo quando non sono presenti persone in zona 0, ed i relativi apparecchi di comando devono essere provvisti di una adeguata segnalazione per avvisare lutente che tali apparecchi devono essere utilizzati solo quando la vasca non occupata da persone.
permessa, solo la protezione per mezzo di circuiti SELV ad una tensione nominale non superiore a 12 V in c.a. od a 30 V in c.c., con la sorgente di sicurezza installata fuori dalle zone 0,1 e 2. La protezione dai contatti diretti ottenibile attraverso barriere o involucri che presentino almeno IPXXB.
Non consigliabile luso di cavi a vista, a meno che non appartengano a sistemi SELV o che siano tratti limitati al collegamento di apparecchi utilizzatori. Qualsiasi guaina metallica, rivestimento metallico deve essere collegato al collegamento equipotenziale. Sono ammesse cassette di giunzione e di derivazione nella zona 1 se i circuiti sono SELV.
Alimentazione SELV* Sono ammessi componenti elettrici fissi previsti per essere usati in piscine, con tensioni diverse da SELV a condizione che siano rispettate le seguenti prescrizioni: 1. Componenti di classe II; 2. Accessibilit al componente solo attraverso portello tramite chiave od attrezzo; 3. Cavo di alimentazione e dispositivi di interruzione principali devono essere installati in modo da fornire una protezione di classe II. 4. Il circuito di alimentazione dei componenti elettrici deve essere protetto con una delle seguenti misure di protezione:
* Sono valide, anche per la Zona 1 le considerazioni riportate nella colonna Apparecchi utilizzatori della Zona 0, quando questi vengono previsti per essere fatti funzionare solo nelle condizioni di piscina priva di persone
segue Zona 1
Sistema di protezione Grado di protezione dei componenti Dispositivi di protezione, di sezionamento e di comando Condutture Apparecchi utilizzatori
SELV con V permessa, solo la protezione per mezzo di circuiti SELV ad una tensione nominale non superiore a 12 V in c.a. od a 30 V in c.c., con la sorgente di sicurezza installata fuori dalle zone 0,1 e 2. 25in c.a. o 60 V in c.c. con la sorgente di sicurezza installata fuori dalle zone 0,1 e 2; Interruzione automatica dellalimentazione con Idn non sup. a 0,03; Separazione elettrica con alimentazione di un solo apparecchio utilizzatore, e con la sorgente di alimentazione fuori dalle zone 0,1 e 2.
IPX2 - per piscine al coperto IPX4 - per piscine allaperto IPX5 - nel caso i getti di acqua possano essere utilizzati ai fini della pulizia.
Sono permessi, prese a spina, interruttori e altri dispositivi di comando solo se i circuiti che li alimentano sono protetti mediante le seguenti misure di sicurezza: circuiti SELV con la sorgente di sicurezza installata fuori dalle zone 0,1 e 2. La sorgente di sicurezza pu essere in zona 2 se il suo circuito di alimentazione protetto da Idn non sup. a 0,03 A; Interruzione automatica dellalimentazione con Idn non sup. a 0,03; Separazione elettrica con alimentazione di un solo apparecchio utilizzatore, e con la sorgente di alimentazione fuori dalle zone 0,1 e 2. La sorgente di sicurezza pu essere in zona 2 se il suo circuito di alimentazione protetto da Idn non sup. a 0,03 A.
permessa, la protezione per mezzo di: circuiti SELV con la sorgente di sicurezza installata fuori dalle zone 0,1 e 2. La sorgente di sicurezza pu essere in zona 2 se il suo circuito di alimentazione protetto da Idn non sup. a 0,03 A; Interruzione automatica dellalimentazione con Idn non sup. a 0,03; Separazione elettrica con alimentazione di un solo apparecchio utilizzatore, e con la sorgente di alimentazione fuori dalle zone 0,1 e 2. La sorgente di sicurezza pu essere in zona 2 se il suo circuito di alimentazione protetto da Idn non sup. a 0,03 A.
Non consigliabile luso di cavi a vista, a meno che non appartengano a sistemi SELV o che siano tratti limitati al collegamento di apparecchi utilizzatori. Qualsiasi guaina metallica, rivestimento metallico deve essere collegato al collegamento equipotenziale.
Apparecchi utilizzatori alimentati da prese a spina situate nella zona 2 devono essere utilizzati in modo che nessuna loro parte entri nelle zone 1 e 0: a questo proposito devono essere previste apposite segnalazioni.
Nelle pagine seguenti, si realizzata una tabella riepilogativa dove sono indicati, a seconda dei componenti elettrici impiegati, il loro possibile utilizzo allinterno delle diverse zone prese in esame. Dove necessario la tabella richiama i punti della Norma CEI 64-8/7 sez. 702, che trattano largomento in modo specifico.
Non consigliabile luso di cavi in vista, a meno che questi non appartengano a sistemi SELV o che siano tratti limitati al collegamento di apparecchi utilizzatori
Sez. 702.52 CEI 64-8/7
Cassette di giunzione e di derivazione
Sez. 702.520.4 CEI 64-8/7
Permesse nella zona 1 solo per i circuiti di tipo SELV
Apparecchi di protezione e di manovra
Sez. 702.53 CEI 64-8/7 e Tab. A.1
Prese a spina interruttori ed altri dispositivi di comando
Elementi riscaldati annegati nel pavimento
Protetti mediante SELV o ricoperti da una griglia metallica annegata
Sez. 702.55 CEI 64-8/7
Apparecchi illuminanti ad immersione Non applicabile Non applicabile Prescrizioni speciali
Componenti fissi installati in Zona 1 Non applicabile
Prescrizioni speciali per apparecchi di illuminazione
Sez. 702.55.4 CEI 64-8/7
Apparecchi di illuminazione installati in zona 1 Prescrizioni speciali per apparecchi di illuminazione
Conferenza Stato-Regioni Accordo 16 gennaio 2003 Gazzetta Ufficiale 3 marzo 2003, n. 51
La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano Visto gli articoli 2, comma 2, lettera b) e 4, comma 1 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, che affidano a questa Conferenza il compito di promuovere e sancire accordi tra Governo e regioni, in attuazione del principio di leale collaborazione, al fine di coordinare lesercizio delle rispettive competenze e svolgere attivit di interesse comune; Visto lo schema di accordo in oggetto, trasmesso dal Ministero della Salute il 13 giugno 2002; Vista la successiva istruttoria tecnica tenutasi presso la segreteria di questa Conferenza; Visto il testo definitivo dellaccordo in oggetto, trasmesso con nota 11 dicembre 2002 dal Ministero della Salute e quanto convenuto nellodierna seduta di questa Conferenza; Rilevato che, a seguito delle modifiche apportate al Titolo V della Costituzione, per quanto concerne gli mbiti di competenza dello Stato e regioni, il provvedimento inerisce alla materia tutela della salute, ricadente nella potest concorrente delle regioni; Acquisito lassenso del Governo e dei presidenti delle regioni e province autonome, espresso ai sensi dellart. 4, comma 2 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281; Sancisce il seguente accordo tra il Ministro della Salute, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano; Considerato che si reso necessario rivedere lintesa tra Stato e regioni relativa agli aspetti igienicosanitari concernenti la costruzione, la manutenzione e la vigilanza delle piscine ad uso natatorio, sancita dalla Conferenza Stato-regioni nella seduta dell11 luglio 1991 e pubblicata sul supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale del 17 febbraio 1993, n. 39, per le difficolt applicative della stessa e si ravvisata la necessit di modificarla ed aggiornarla anche in base ai nuovi princpi ed indirizzi normativi derivanti dallemanazione del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 e successive modifiche, del D.M. 18 marzo 1996 del Ministro dellinterno, della norma tecnica UNI 10637 del giugno 1997, dal decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 155;
Viste le disposizioni in materia di semplificazione dei procedimenti gli articoli 193 e 194 del testo unico delle leggi sanitarie, regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265 il decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616 e il decreto del Presidente della Repubblica 22 aprile 1994, n. 425, il regio decreto 18 luglio 1931, n. 773 e successive modifiche; Rilevato che il presente accordo, richiama le suddette normative di semplificazione dei procedimenti concernenti il rilascio delle autorizzazioni allagibilit ed allo svolgimento di attivit di pubblico spettacolo; Si conviene nei termini sottoindicati: Punto 1) Definizione. 1.1 Si definisce piscina un complesso attrezzato per la balneazione che comporti la presenza di uno o pi bacini artificiali utilizzati per attivit ricreative, formative, sportive e terapeutiche esercitate nellacqua contenuta nei bacini stessi. Punto 2) Classificazione delle piscine. 2.1 Ai fini igienico-sanitari le piscine sono classificate in base ai seguenti criteri: destinazione, caratteristiche ambientali e strutturali, tipo di utilizzazione. 2.2 In base alla loro destinazione le piscine si distinguono nelle seguenti categorie: a) piscine di propriet pubblica o privata, destinate ad unutenza pubblica. Questa categoria comprende le seguenti tipologie di piscine le cui caratteristiche strutturali e gestionali specifiche sono definite da ciascuna regione: a/1) piscine pubbliche (quali ad esempio le piscine comunali); a/2) piscine ad uso collettivo: sono quelle inserite in strutture gi adibite, in via principale, ad altre attivit ricettive (alberghi, camping, complessi ricettivi e simili) nonch quelle al servizio di collettivit, palestre o simili, accessibili ai soli ospiti, clienti, soci della struttura stessa; a/3) gli impianti finalizzati al gioco acquatico b) piscine la cui natura giuridica definita dagli articoli 1117 e seguenti del codice civile, destinate esclusivamente agli abitanti del condominio ed ai loro ospiti; c) piscine ad usi speciali collocate allinterno di una struttura di cura, di riabilitazione, termale, la cui disciplina definita da una normativa specifica. 2.3 In base alle caratteristiche strutturali ed ambientali le piscine si distinguono in: a) scoperte se costituite da complessi con uno o pi bacini artificiali non confinati entro strutture chiuse permanenti; b) coperte se costituite da complessi con uno o pi bacini artificiali confinati entro strutture chiuse permanenti; c) di tipo misto se costituite da complessi con uno o pi bacini artificiali scoperti e coperti utilizzabili anche contemporaneamente;
d) di tipo convertibile se costituite da complessi con uno o pi bacini artificiali nei quali gli spazi destinati alle attivit possono essere aperti o chiusi in relazione alle condizioni atmosferiche. 2.4 In base alla loro utilizzazione si individuano, nelle varie tipologie di piscine, i seguenti tipi di vasche: a) per nuotatori e di addestramento al nuoto, aventi requisiti che consentono lesercizio delle attivit natatorie in conformit al genere ed al livello di prestazioni per le quali destinata la piscina, nel rispetto delle norme della Federazione Italiana Nuoto (FIN) e della Federation Internazionale de Natation Amateur (FINA), per quanto concerne le vasche agonistiche; b) per tuffi ed attivit subacquee, aventi requisiti che consentono lesercizio delle attivit in conformit al genere ed al livello di prestazioni per le quali destinata la piscina, nel rispetto delle norme della Federazione Italiana Nuoto (FIN) e della Federation Internationale de Natation Amateur (FINA) per quanto concerne i tuffi; c) ricreative, aventi requisiti morfologici e funzionali che le rendono idonee per il gioco e la balneazione; d) per bambini, aventi requisiti morfologici e funzionali, quali la profondit di 60 cm, che le rendono idonee per la balneazione dei bambini; e) polifunzionali, aventi caratteristiche morfologiche e funzionali che consentono luso contemporaneo del bacino per attivit differenti o che posseggono requisiti di convertibilit che le rendono idonee ad usi diversi; f) ricreative attrezzate, caratterizzate dalla prevalenza di attrezzature accessorie quali acquascivoli, sistemi di formazione di onde, fondi mobili, ecc.; g) per usi riabilitativi, aventi requisiti morfologici e funzionali nonch dotazione di attrezzature specifiche per lesercizio esclusivo di attivit riabilitative e rieducative sotto il controllo sanitario specialistico; h) per usi curativi e termali, nelle quali lacqua viene utilizzata come mezzo terapeutico in relazione alle sue caratteristiche fisico-chimiche intrinseche e/o alle modalit con cui viene in contatto dei bagnanti e nelle quali lesercizio delle attivit di balneazione viene effettuato sotto il controllo sanitario specialistico. Punto 3) Campo di applicazione e finalit. 3.1 Le disposizioni contenute nel presente atto si applicano esclusivamente alle piscine della categoria a) aventi tipologie di vasche di cui alle lettere a), b), c). d), e) ed f) del comma 4 del punto 2 e dettano i criteri per la gestione ed il controllo delle piscine, ai fini della tutela igienico-sanitaria e della sicurezza. 3.2 Le regioni elaborano specifiche disposizioni per la disciplina delle caratteristiche strutturali e gestionali delle piscine della categoria b). I requisiti dellacqua devono essere quelli previsti allallegato n. 1 del presente Accordo, contenente i requisiti igienico-ambientali. 3.3. Gli impianti di cui allart. 2 possono essere alimentati con:
a) acqua dolce (superficiale o sotterranea); b) acqua marina; c) acqua termale. Gli impianti alimentati con acque termali e marine saranno disciplinati con appositi provvedimenti regionali. Punto 4) Dotazione di personale, di attrezzature e materiali. 4.1 Il titolare dellimpianto individua i soggetti responsabili delligiene, della sicurezza degli impianti e dei bagnanti e della funzionalit delle piscine. Le relative figure professionali sono individuate dalle regioni. Lassistenza ai bagnanti deve essere assicurata durante tutto lorario di funzionamento della piscina. Lassistente bagnanti abilitato alle operazioni di salvataggio e di primo soccorso ai sensi della normativa vigente, vigila ai fini della sicurezza, sulle attivit che si svolgono in vasca e negli spazi perimetrali intorno alla vasca. In ogni piscina dovr essere assicurata la presenza continua di assistenti bagnanti. 4.2 Nel locale di primo soccorso i presdi di primo impiego e le attrezzature di primo intervento devono risultare completamente disponibili ed immediatamente utilizzabili; le apparecchiature mediche devono essere mantenute sempre in efficienza. Punto 5) Controlli. 5.1 I controlli per la verifica del corretto funzionamento del complesso sono distinti in controlli interni, eseguiti a cura dei responsabile della gestione della piscina, e controlli esterni, di competenza dellAzienda Unit Sanitaria Locale. Punto 6) Controlli interni. 6.1 Il responsabile della piscina deve garantire la corretta gestione sotto il profilo igienico-sanitario di tutti gli elementi funzionali del complesso che concorrono alla sicurezza della piscina nel rispetto delle indicazioni di seguito riportate. 6.2 I controlli interni vanno eseguiti secondo protocolli di gestione e di auto-controllo: a tal fine il responsabile della piscina deve redigere un documento di valutazione dei rischio in cui considerata ogni fase che potrebbe rivelarsi critica nella gestione dellattivit. Il documento deve tenere conto dei seguenti princpi: a) analisi dei potenziali pericoli igienico-sanitari per la piscina; b) individuazione dei punti o delle fasi in cui possono verificarsi tali pericoli e definizione delle relative misure preventive da adottare; c) individuazione dei punti critici e definizione dei limiti critici degli stessi; d) definizione del sistema di monitoraggio; e) individuazione delle azioni correttive; f) verifiche del piano e riesame periodico, anche in relazione al variare delle condizioni iniziali, delle
analisi dei rischi, dei punti critici, e delle procedure in materia di controllo e sorveglianza. 6.3 Il responsabile deve garantire che siano applicate, mantenute e aggiornate le procedure previste nel documento di valutazione del rischio. 6.4 Il responsabile deve altres tenere a disposizione dellautorit incaricata dei controllo i seguenti documenti, redatti secondo opportuni sistemi di controllo possibilmente automatizzati: a) un registro dei requisiti tecnico-funzionali con lindicazione della dimensione e del volume di ciascuna vasca, il numero e la tipologia dei filtri, la portata delle pompe, il sistema di manutenzione, ecc. b) un registro dei controlli dellacqua in vasca contenente: b1) gli esiti dei controlli di cloro attivo libero, cloro attivo combinato, temperatura, pH; b2) la lettura del contatore installato nellapposita tubazione di mandata dellacqua di immissione, utile al calcolo della quantit di acqua di reintegro; b3) le quantit e la denominazione dei prodotti utilizzati giornalmente per la disinfezione dellacqua; b4) la data di prelievo dei campioni per lanalisi dellacqua; b5) il numero dei frequentatori dellimpianto. 6.5 La documentazione relativa ai controlli e alle registrazioni effettuati dal responsabile a disposizione dellAzienda Unit Sanitaria Locale che potr cos acquisire tutte le informazioni concernenti la natura, la frequenza ed i risultati delle analisi effettuate. 6.6 Qualora, in seguito allauto-controllo effettuato, il responsabile riscontri valori dei parametri igienico-sanitari in contrasto con la corretta gestione della piscina, deve provvedere per la soluzione del problema e/o il ripristino delle condizioni ottimali. Qualora la non conformit riscontrata possa costituire un rischio per la salute il titolare dellimpianto deve darne tempestiva comunicazione allAzienda Unit Sanitaria Locale. 6.7 La documentazione di cui ai precedenti commi a disposizione dellAzienda Sanitaria per un periodo di almeno due anni. Punto 7) Controlli esterni. 7.1 I controlli ed i relativi prelievi saranno effettuati dallAzienda Unit Sanitaria Locale secondo criteri stabiliti da ciascuna regione, sulla base di appositi piani di controllo e vigilanza e secondo modalit e frequenza che tenga conto della tipologia degli impianti esistenti allinterno degli specifici mbiti territoriali, con particolare attenzione ai punti critici evidenziati nei protocolli di gestione e di autocontrollo predisposti dal titolare dellimpianto: 7.2 Qualora lautorit sanitaria competente accerti che nella piscina siano venuti meno i requisiti igienicosanitari previsti disporr affinch vengano poste in atto le opportune verifiche e adottati i necessari provvedimenti per il ripristino di detti requisiti, sino a giungere alleventuale chiusura dellimpianto. Punto 8) Sanzioni. In caso di inosservanza delle prescrizioni igienico-sanitarie formulate dallautorit sanitaria nei termini fis-
sati, pu essere comminata una sanzione al responsabile della piscina secondo criteri e modalit stabilite dalle regioni. 8.2 Le regioni adotteranno la disciplina in materia di sanzioni nel rispetto dei princpi fondamentali stabiliti dalla legislazione statale. Punto 9). 9.1 Si conviene, che per quanto riguarda le piscine delle strutture turistico-recettive, campeggi e villaggi turistici, nonch piscine delle aziende agrituristiche a disposizione esclusiva degli alloggiati, le regioni con propri atti specifici potranno individuare peculiari modalit applicative anche in via transitoria nel rispetto delle esigenze di sicurezza e di igiene e sanit pubblica.
1. REQUISITI IGIENICO-AMBIENTALI. I requisiti igienico-ambientali si riferiscono alle caratteristiche delle acque utilizzate nellimpianto di piscina, alle condizioni termo-igrometriche e di ventilazione, illuminotecniche ed acustiche. 1.1 CLASSIFICAZIONE E REQUISITI DELLE ACQUE UTILIZZATE. Le acque utilizzate nellimpianto piscina vengono classificate come segue: acqua di approvvigionamento: quella utilizzata per lalimentazione delle vasche (riempimento e reintegro) e quella destinata agli usi igienico-sanitari; acqua di immissione in vasca: quella costituita sia dallacqua di ricircolo che da quella di reintegro opportunamente trattate per assicurare i necessari requisiti; acqua contenuta in vasca: quella presente nel bacino natatorio e pertanto a diretto contatto con i bagnanti. 1.2 REQUISITI DELLACQUA DI APPROVVIGIONAMENTO. Lacqua di approvvigionamento deve possedere tutti i requisiti di potabilit previsti dalle vigenti normative fatta eccezione per la temperatura. Nel caso lacqua di approvvigionamento non provenga da pubblico acquedotto, sullacqua stessa dovranno essere effettuati controlli di potabilit con frequenza almeno annua o semestrale, per i parametri indicati nel giudizio di idoneit dellacqua destinata al consumo umano, previsti dalla vigente normativa. 1.3 REQUISITI DELLACQUA DI IMMISSIONE IN VASCA E DELLACQUA CONTENUTA IN VASCA. Lacqua di immissione e quella contenuta in vasca devono possedere i requisiti di cui alla seguente tabella A. I requisiti di qualit dellacqua in vasca devono essere raggiunti in qualsiasi punto. Il controllo allacqua di immissione sar effettuato ogni qualvolta se ne manifesti la necessit per verifiche interne di gestione o sopraggiunti inconvenienti. Funghi, lieviti e trialometani saranno verificati su richiesta dellAzienda Unit Sanitaria Locale. I trialometani vengono accertati secondo criteri e parametri fissati dal Ministero della Salute. Per i metodi di analisi si utilizzano quelli previsti per le acque destinate al consumo umano. Il Ministero della Salute individuer ulteriori metodi di analisi. Lacqua delle vasche deve essere completamente rinnovata, previo svuotamento, almeno una volta lanno e comunque ad ogni inizio di apertura stagionale.
1.4 SOSTANZE DA UTILIZZARE PER IL TRATTAMENTO DELLACQUA Per il trattamento dellacqua in immissione in vasca consentito luso delle seguenti sostanze elencate come disinfettanti, flocculanti e correttori di pH. 1. Disinfettanti: ozono; cloro liquido; ipoclorito di sodio; ipoclorito di calcio; dicloroisocianurato sodico anidro; dicloroisocianurato sodico biidrato; acido tricloroisocianurico. 2. Flocculanti: solfato di alluminio (solido); solfato di alluminio (soluzione); cloruro ferrico; clorosolfato ferrico; polidrossicloruro di alluminio; polidrossiclorosolfato di alluminio; alluminato di sodio (solido); alluminato di sodio (soluzione). 3. Correttori di pH: acido cloridico; acido solforico; sodio idrossido; sodio bisolfato; sodio bicarbonato. Per disinfettanti, flocculanti e correttori di pH si adotta lo stesso grado di purezza previsto per le sostanze da utilizzare per la produzione di acqua per consumo umano. Le sostanze antialghe che possono essere utilizzate sono: N-alchil-dimetil-benzilammonio cloruro; Poli(idrossietilene(dimetiliminio)etilene(dimetiliminio)metilen e dicloruro); Poli(ossietilene(dimetiliminio)etilene(dimetiliminio)etilene dicloruro); Limpiego di sostanze non incluse in questi elenchi deve essere previamente autorizzato dal Ministero della Salute.
1.5 PUNTI DI PRELIEVO. Acqua di approvvigionamento campione da prelevarsi da apposito rubinetto posto su tubo di adduzione Acqua di immissione in vasca campione da prelevarsi da rubinetto posto sulle tubazioni di mandata alle singole vasche a valle degli impianti di trattamento Acqua in vasca campione da prelevarsi in qualsiasi punto in vasca 1.6 REQUISITI TERMOIGROMETRICI E DI VENTILAZIONE. Per le piscine coperte, nella sezione delle attivit natatorie e di balneazione, la temperatura dellaria dovr risultare non inferiore alla temperatura dellacqua in vasca. Lumidit relativa dellaria non dovr superare in nessun caso il valore limite del 70%. La velocit dellaria in corrispondenza delle zone utilizzate dai frequentatori non dovr risultare superiore a 0,10 m/s e dovr assicurarsi un ricambio di aria esterna di almeno 20 m3/h per metro quadrato di vasca. Nelle altre zone destinate ai frequentatori (spogliatoi, servizi igienici, pronto soccorso) il ricambio dellaria dovr risultare non inferiore a 4 volumi/h, la temperatura dellaria dovr risultare non inferiore a 20C. 1.7 REQUISITI ILLUMINOTECNICI. Nelle sezioni delle attivit natatorie e di balneazione lilluminazione artificiale dovr assicurare condizioni di visibilit tali da garantire la sicurezza dei frequentatori ed il controllo da parte del personale. Comunque il livello di illuminamento sul piano del calpestio e sullo specchio dacqua non deve essere in nessun punto inferiore a 150 lux. Nelle altre zone destinate ai frequentatori (spogliatoi, servizi igienici, etc) lilluminazione artificiale dovr assicurare un livello medio di almeno 100 lux negli spogliatoi e di 80 lux nei servizi igienici. In tutti gli ambienti illuminati naturalmente dovr essere assicurato un fattore medio di luce diurna non inferiore al 2%. Deve essere previsto, per possibili sospensioni di erogazione di energia elettrica, limpianto di illuminazione di emergenza. 1.8 REQUISITI ACUSTICI. Nella sezione delle attivit natatorie e di balneazione delle piscine coperte, il tempo di riverberazione non dovr in nessun punto essere superiore a 1,6 sec. I requisiti acustici passivi ed il rumore generato dallattivit devono far riferimento alla normativa vigente in materia.
Tabella A - Requisiti dellacqua in immissione e contenuta in vasca Parametro
R Temperatura: - Vasche coperte in genere - Vasche coperte bambini - Vasche scoperte pH Per disinfezione a base di cloro. Ove si utilizzino disinfettanti diversi il pH dovr essere opportunamente fissato al valore ottimale per l'azione disinfettante. Torbidit in Si O2 Solidi grossolani Solidi sospesi Colore E Q U
I S I T I F I S I C I
24C-32C 26C-35C 18C-30C
24C-30C 26C-32C 18C-30C
6.5 - 7.5 < = 2 mg/l Si O2 (o unit equivalenti di formazina) Assenti < = 2 mg/l Si O2 (filtrazione su membrana da 0,45 m) Valore dell'acqua potabile
6.5 - 7.5 < = 4 mg/l Si O2 (o unit equivalenti diformazina) Assenti < = 4 mg/l (filtrazione su membrana da 0,45 m) < = 5 mg/l Pt/Co oltre quello dell'acqua di approvvigionamento
segue Tabella A - Requisiti dellacqua in immissione e contenuta in vasca
R Cloro attivo libero Cloro attivo combinato Impiego combinato Ozono Cloro: Cloro attivo libero Cloro attivo combinato Ozono Acido isocianurico Sostanze organiche (analisi al permanganato) Nitrati Flocculanti E Q U I
S I T I C H I M I C I
0,6 + 1,8 mg/l Cl2 < = 0,2 mg/l Cl2 0,4 1,6 mg Cl2 < = 0,05 mg/l Cl2 < = 0,01 mg/l O3 < = 75 mg/l < = 2 mg/l di O2 oltre l'acqua di approvvigionamento Valore dell'acqua potabile < = 0,2 mg/l in Al o Fe (rispetto al flocculante impiegato) R E Q U I S I T I M I C R O B I O L
0,7 1,5 mg/l Cl2 < = 0,4 mg/l Cl2 0,41,0 mg/l Cl2 < = 0,2 mg/l Cl2 < = 0,01 mg/l O3 < = 75 mg/l < = 2 mg/l di O2 oltre l'acqua di immissione < = 20 mg/l NO3 oltre l'acqua di approvvigionamento < = 0,2 mg/l in Al o Fe (rispetto al flocculante impiegato) O G I C I
Conta batterica a 22 Conta batterica a 36 Eschericchia coli Enterococchi Staphylococcus aureus Pseudomonas aeruginosa
< = 100 ufc/1 ml < = 10 ufc/1 ml 0 ufc/100 ml 0 ufc/100 ml 0 ufc/100 ml 0 ufc/100 ml
< = 200 ufc/1 ml < = 100 ufc/1 ml 0 ufc/100 ml 0 ufc/100 ml < = 1 ufc/100 ml < = 1 ufc/100 ml
Atto di intesa tra Stato e Regioni relativo agli aspetti igienico-sanitari per la costruzione, la manutenzione e la vigilanza delle piscine ad uso natatorio G.U. Serie Generale n. 32 (S.O. 17 febbraio 1992 n. 39) Accordo 16 gennaio 2003. Accordo tra Ministero della Salute, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano sugli aspetti igienico-sanitari per la costruzione, la manutenzione e la vigilanza delle piscine ad uso natatorio G.U. Serie generale n. 51 (S.O. 3 marzo 2003). Accordo tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sulla Disciplina interregionale delle piscine. Conferenza dei Presidenti seduta del 16 gennaio 2004. www.regione.veneto.it/NR/. ISTAT (2003), Cause di morte: anno 2000. Roma (Annuari). STAT (2002), La mortalit per causa nelle regioni italiane. Anni 1999 e 2001. Roma (Informazioni). UNI EN 10637 Piscine Requisiti degli impianti di circolazione, trattamento, disinfezione e qualit dellacqua di piscina Milano giugno 1997 UNI EN 1069-1 Acquascivoli con altezza uguale o maggiore di 2 m Istruzioni Milano settembre 2000. UNI EN 1069-1 Acquascivoli con altezza maggiore o uguale di 2 m Requisiti di sicurezza e metodi di prova UNI Milano luglio 2002. UNI EN 1809 Accessori per limmersione. Compensatori di galleggiamento Requisiti funzionali e di sicurezza, metodi di prova UNI Milano luglio 1999. UNI EN 12628 Accessori per limmersione. Dispositivi combinati di galleggiamento e salvataggio Requisiti di funzionalit e sicurezza, metodi di prova UNI Milano luglio 2001. UNI EN 13451-1 Attrezzature per piscine Requisiti generali di sicurezza e metodi di prova UNI Milano settembre 2002. UNI EN 13451-2 Attrezzature per piscine Requisiti aggiuntivi specifici di sicurezza e metodi di prova per scale a pioli, scale a gradini e corrimano UNI Milano settembre 2002. UNI EN 13451-3 Attrezzature per piscine Requisiti aggiuntivi specifici di sicurezza e metodi di prova per attrezzature per trattamento dellacqua UNI Milano settembre 2002. UNI EN 13451-4 Attrezzature per piscine Requisiti aggiuntivi specifici di sicurezza e metodi di prova per attrezzature per piattaforme di partenza UNI Milano gennaio 2003. UNI EN 13451-5 Attrezzature per piscine Requisiti aggiuntivi specifici di sicurezza e metodi di pro-
va per attrezzature per delimitatori di corsie UNI EN 13451-5. UNI EN 13451-6 Attrezzature per piscine Requisiti aggiuntivi specifici di sicurezza e metodi di prova per placche di virata UNI Milano gennaio 2003. UNI EN 13451-7 Attrezzature per piscine Requisiti aggiuntivi specifici di sicurezza e metodi di prova per attrezzature per porte di pallanuoto UNI Milano gennaio 2003. UNI EN 13451-8 Attrezzature per piscine Requisiti aggiuntivi specifici di sicurezza e metodi di prova per attrezzature acquatiche ricreative UNI Milano gennaio 2003. Legge 24 ottobre 200 n. 323 Riordino del settore termale G.U. 8 novembre 2000 n. 261. Ufficio svizzero per la prevenzione degli infortuni Vademecum della sicurezza per tutti Sport acquatici UPI 2003. Societ svizzera di salvataggio: 6 regole per il bagnante. www.ssslugano.ch Societ svizzera di salvataggio: le principali regole per limmersione. www.ssslugano.ch Servizio di medicina scolastica Raccomandazione del medico cantonale 2004/02 Bellinzona. Word Healt Organization: Guideline for safe recretional wather environments: coastal and fresh-waters: Draft for consultation: Geneva: WHO; 1988. 206. Giustini M., Ade P., Taggi F., Funari E.: Incidenti nelle acque di balneazione Ann. Ist. Super. Sanit 2003; 39 (1): 69-76. ISS Programma Nazionale Linee guida Educazione sanitaria per la prevenzione degli infortuni domestici e durante le attivit ricreative da U.S. Preventive Services Task Force Carolyn Di Guiseppi www.pnlg.it/tskfrc/cap 58.php. Fantuzzi G.U,. Righi E, Predieri G., Occupational exposure to trhialomethanes indoor swimming pools. Sci Total Env. 2001; 257 246-5 Atti del 41 congresso Nazionale della Societ Italiana di Igiene Medicina Preventiva e Sanit pubblica WORKSHOP 8 Genova 20-23 ottobre 2004. Papale A. et al. La radiazione solare ultravioletta: un rischio per i lavoratori allaperto. Guida per datori di lavoro e lavoratori Monografia ISPESL 2003.