Source: http://www.centrosarg.com/2017/04/27/mini-guida-natura-del-rapporto-lavoro-societa-amministratore-pt-2/
Timestamp: 2020-04-08 04:50:32+00:00
Document Index: 144853850

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 409', 'art. 413', 'art. 409', 'art. 2364', 'art. 2380', 'art. 2384']

MINI-GUIDA: Natura del rapporto di lavoro tra Società e Amministratore (Pt. 2) -
Admin | 27 Aprile 2017 | Contratti, Diritto civile, Professionisti, Riforme, Tutte le categorie | 1 commento
PARTE SECONDA: La soluzione prospettata dalle Sezioni Unite del 1994
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza del 14 dicembre 1994, n. 10680, hanno tentato di comporre i segnalati precedenti contrasti.
In tale pronuncia gli Ermellini si sono favorevolmente espressi a favore della tesi che distingue due profili di rilevanza nel rapporto tra amministratore e società: un profilo esterno ed uno interno.
Scissione del rapporto in base alle operazioni svolte
Il primo riguarda gli atti giuridici posti in essere dagli amministratori nell’esercizio delle relative funzioni gestorie e, quindi, direttamente imputabili alla società. Esso trae origine dalla teoria organica e asserisce l’esistenza di un’immedesimazione organica tra la società e l’amministratore che la rappresenta.
Il secondo profilo, invece, attiene al rapporto obbligatorio che vincola direttamente l’amministratore e la società.
In tale contesto emerge una necessaria dualità soggettiva tra l’amministratore e la società, i quali sono portatori di
interessi divergenti e, pertanto, titolari di reciproci obblighi e diritti. Il rapporto interno, inoltre, avrebbe “ad oggetto, da un lato, la prestazione di opera e, dall’altro lato, la corresponsione di un compenso” nonché i “risarcimenti, o [gli] indennizzi casualmente collegati alla detta prestazione”.
Conseguenze processuali
La Suprema Corte, pertanto, fa propria la c.d. teoria contrattualistica, affermando che le prestazioni dell’amministratore sono innegabilmente caratterizzate ex art. 409, comma 1, n. 3), c.p.c. dalla continuità, coordinazione e personalità e determinerebbero l’instaurarsi di un rapporto di parasubordinazione.
La diversità dei profili implicherebbe una diversità del rito applicabile a seconda della materia del contendere. Ne conseguirebbe che, ove la lite attenesse al profilo interno, troverebbero applicazione le norme per le controversie in materia di lavoro e, ai sensi dell’art. 413 c.p.c., sarebbe competente il tribunale in funzione di giudice del lavoro.
Invece, le controversie attinenti al profilo esterno, non trovando applicazione l’art. 409 c.p.c., sarebbero di competenza del giudice ordinario.
Tale pronuncia, tuttavia, ha subito profonde critiche soprattutto in seguito al mutato assetto normativo di diritto societario di cui al D.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6.
La riforma del 2003 ha profondamente innovato la disciplina del governo delle società di capitali, rafforzando la centralità dell’organo amministrativo che viene, così, posto al centro dell’organizzazione societaria al fine di contrastare l’eccessiva ingerenza dei soci di controllo nella gestione dell’impresa. La volontà dei soci di maggioranza, infatti, si esplicava sia nell’individuazione delle linee strategiche sia nella gestione ordinaria della società.
In aggiunta, va ricordato che il D.lgs. n. 168/2003 ha istituito le Sezioni Specializzate in materia di impresa, alle quali sono state attribuite le cause e i procedimenti relativi ai “rapporti societari, ivi compresi quelli concernenti l’accertamento, la costituzione, la modificazione o l’estinzione di un rapporto societario”.
La riforma summenzionata ha determinato una deminutio dei poteri dell’assemblea, da un lato abrogando alcune norme che consentivano all’assemblea di deliberare su temi di gestione (art. 2364, n. 4, c.c.) e, dall’altro, stabilendo il principio imperativo di esclusiva competenza gestionale dell’organo amministrativo (l’art. 2380 bis c.c. prevede che: “la gestione dell’impresa spetta esclusivamente agli amministratori […]”; l’art. 2384, comma 1, c.c., stabilisce che “il potere di rappresentanza attribuito agli amministratori dallo statuto o dalla deliberazione di nomina è generale”).
Il nuovo assetto normativo ha pertanto completamente modificato i presupposti sui quali si innestava la motivazione delle SS. UU. del 1994: la giurisprudenza di legittimità è infatti tornata recentemente sui suoi passi.
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website	 4 Maggio 2017 Rispondi
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