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Timestamp: 2020-08-03 21:49:36+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 2222 del 30/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2222 del 30/01/2017
Cassazione civile, sez. I, 30/01/2017, (ud. 24/11/2016, dep.30/01/2017), n. 2222
sul ricorso 21631-2015 proposto da:
P.O., in proprio e nella qualità di erede di
B.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ALBALONGA 7, presso
l’avvocato CLEMENTINO PALMIERO, rappresentata e difesa dall’avvocato
GIOVANNI DE NOTARIIS, giusta procura a margine del ricorso;
BO.AL., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ALBALONGA 7,
presso l’avvocato CLEMENTINO PALMIERO, che lo rappresenta e difende,
avverso l’ordinanza n. 2436/2015 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE di
ROMA, depositata il 09/02/2015;
udito, per la ricorrente, l’Avvocato P. COMOGLIO, con delega, che si
p. 1. – La Corte d’Appello di Campobasso, con sentenza del 26 gennaio 2012, ha dichiarato inammissibile perchè tardivo l’appello contro la sentenza non definitiva del Tribunale di Campobasso del 9 novembre 2010 proposto da P.O. e Bo.Al., in un procedimento di divorzio, nei confronti del rispettivamente marito e padre B.A..
p. 2. – P.O. e Bo.Al. hanno proposto ricorso per cassazione.
Ha resistito con controricorso B.A..
– Con ordinanza del 9 febbraio 2015 questa Corte ha rigettato il ricorso e condannato i ricorrenti in solido al pagamento delle spese processuali.
A fondamento della decisione è stato osservato:
-) che per giurisprudenza ampiamente consolidata nel procedimento di divorzio l’appello è soggetto al rito camerale;
-) che esso ha la forma del ricorso e deve depositarsi entro 30 giorni dalla notifica della sentenza impugnata;
-) che l’appello, proposto, come nella specie, con citazione, è da ritenersi tempestivo se depositato, dopo la notifica della sentenza, entro il predetto termine di 30 giorni;
-) che nel presente procedimento, notificata la sentenza il 25 novembre 2010, l’atto di citazione era stato depositato il 29 dicembre 2010;
-) che come precisato dal controricorrente ed emergente dagli atti la sentenza di primo grado era stata regolarmente notificata in data 25 novembre 2010, in unica copia, al procuratore di entrambi i ricorrenti odierni, ai sensi dell’art. 170 c.p.c., comma 2;
-) che un’eventuale eccezione di incapacità processuale, ai sensi dell’art. 75 c.p.c., non escludeva certo la necessità di proporre l’appello con ricorso;
-) che ogni altra questione sollevata rimaneva evidentemente assorbita.
p. 4. – Contro la sentenza P.O. ha proposto ricorso per revocazione per quattro motivi.
Bo.Al., quale figlio ed erede di B.A., nonchè quale interventore nel procedimento definito con l’ordinanza di questa Corte, ha depositato controricorso adesivo al ricorso per revocazione.
p. 5.1. – Con il primo motivo si denuncia l’errore di fatto ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4.
Si evidenzia che la sentenza del Tribunale era stata notificata soltanto alla P.O. e non al Bo.Al..
p. 5.2. – Con il secondo motivo si denuncia l’errore di fatto ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4, secondo profilo.
Si sostiene che la Corte di cassazione avrebbe erroneamente richiamato l’art. 75 c.p.c., venendo in questione gli artt. 78, 79 e 80 c.p.c. che disciplinano la nomina del curatore speciale per poter esercitare l’azione personalissima di divorzio dell’incapace. Secondo la ricorrente la causa in discorso avrebbe avuto ad oggetto l’accertamento dell’incapacità naturale del B.A., con conseguente applicazione del rito ordinario, anche in punto di proponibilità dell’impugnazione in appello, ai sensi dell’art. 40 c.p.c., n. 3.
p. 5.3. – Con il terzo motivo si denuncia sopravvenienza di documenti decisivi ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 3.
Si tratta di documenti concernente il ricovero del B.A. presso un ospedale ove era stata effettuata una consulenza psichiatrica dalla quale era emersa l’incapacità del soggetto.
p. 5.4. – Con il quarto motivo si propone istanza di dichiarazione della cessazione della materia del contendere nella causa di divorzio in conseguenza della morte del B.A..
p. 6. – Va dichiarata la cessazione della materia del contendere.
La morte di uno dei coniugi, sopravvenuta in pendenza del giudizio di separazione personale o di divorzio, anche nella fase di legittimità, comporta la declaratoria di cessazione della materia del contendere, con riferimento al rapporto di coniugio ed a tutti i profili economici; nè il figlio maggiorenne non autosufficiente potrebbe coltivare una domanda di assegno nei confronti dell’obbligato ormai deceduto o, trattandosi di rapporto personale, procedere nei confronti di eventuali altri eredi (Cass. 26 luglio 2013, n. 18130).
Nel caso in esame la stessa ricorrente ha dichiarato la morte dell’ex coniuge B.A. avvenuta in Campobasso l'(OMISSIS) come risulta dall’epigrafe del ricorso.
La ricorrente, d’altronde, nella memoria di cui all’art. 378 c.p.c. ha essa stessa richiamato il precedente giurisprudenziale appena ricordato ed ha concluso chiedendo “dichiarare cessata la materia del contendere, con la compensazione delle spese di giudizio”.
A ciò segue la dichiarazione di cessazione della materia del contendere, rimanendo assorbiti gli ulteriori profili di impugnazione per revocazione.
p. 7. – Le spese vanno compensate.