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Timestamp: 2018-01-22 21:38:08+00:00
Document Index: 112192039

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 17', 'art. 2033', 'sentenza ', 'art. 1852', 'art. 2033', 'art. 646', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 634', 'art. 1292', 'art. 1294', 'art. 2054', 'art. 2055', 'art. 1682', 'art. 2049', 'art. 2049', 'art. 2049', 'art. 2059']

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Storno Bonifico Bancario Errato e Accredito bonifico non dovuto | che fare?
Revoca del bonifico bancario errato
A qualcuno è mai capitato di ricevere per sbaglio un accredito in banca? E magari si è chiesto se è legittimo impedirne la restituzione?
Proviamo ad analizzare la vicenda da entrambi i lati della medaglia per capire cosa è possibile fare in questi casi. In altre parole capire la varie possibilità di azione.
Nella vicenda oggi ipotizzata troviamo, infatti, contrapposti almeno due parti. Da un lato chi ha dato disposizioni (errate) alla banca di effettuare un bonifico alla persona sbagliata e dall’altro chi si trova nella veste di destinatario di un accredito bancario non atteso.
Chi si accorge di aver effettuato un bonifico bancario errato cerca immediatamente di correre ai ripari chiamando la banca e tentando di revocare l’ordine di accredito.
Dal lato attivo troviamo chi, visionando l’estratto conto della banca, si trova con piacevole sorpresa accreditata una bella somma nel conto corrente.
Cominciano così le mille domande, prima di chiamare la banca, e sperare che non sia uno sbaglio. “Sarà una fattura che mi sono ormai scordato di incassare, o magari un bel regalo di un lontano parente colto di un inaspettato spirito di generosità in prossimità delle feste?”
Analizzando l’aspetto di chi ha dato disposizioni di eseguire il bonifico una cosa è certa: la banca nono potrà stornare (rectius, revocare) la somma erroneamente accreditata ad un altro soggetto. E se lo fa, il destinatario potrebbe chiederne all’istituto di credito l’immediata restituzione.
Storno bonifico bancario errato e Accredito bonifico non dovuto: la disciplina normativa
A mente dell’art. 5, “Il consenso può essere revocato in qualsiasi momento, nella forma e secondo la procedura concordata nel contratto quadro o nel contratto relativo a singole operazioni di pagamento, purché prima che l'ordine di pagamento diventi irrevocabile ai sensi dell'articolo 17”.
L’art. 17, in particolare, stabilisce che: “una volta ricevuto dal prestatore di servizi di pagamento del pagatore l'ordine di pagamento non può essere revocato dall'utilizzatore”, salvo alcuni casi particolari. Ed ancora, “[…]per la revoca dell'ordine di pagamento è necessario anche il consenso del beneficiario”.
Storno bonifico bancario errato e Accredito bonifico non dovuto: la posizione della Giurisprudenza e dell’Arbitro Bancario e Finanziario (ABF)
Ad avvalorare tale tesi sono intervenute varie decisioni dell’Arbitro Bancario e Finanziario (ABF), sostenendo che “alla luce delle disposizioni normative che disciplinano il rapporto di conto corrente non v’è dubbio che lo storno effettuato dalla Banca in mancanza di preventiva manifestazione di consenso da parte del ricorrente (destinatario del bonifico, ndr) sia da valutare illegittimo”(ABF - Collegio di Milano, decisione 844/2010).
L’intermediario dovrebbe, pertanto, non soltanto informare il cliente beneficiario della somma in conto corrente, ma provvedere all’acquisizione della sua autorizzazione prima di provvedere allo storno ed, in difetto, il delegante (cioè chi ha erroneamente ordinato di effettuare il bonifico) non ha altra strada che agire a titolo di ripetizione di indebito (art. 2033 c.c.) nei confronti del beneficiario (ABF - Collegio di Roma, Decisione N. 517 del 28 gennaio 2013).
Sul punto si segnalano, altresì, le decisioni dell’ABF – Collegio di Milano n. 844/2010 e n. 1460/2012, nonché la sentenza del Tribunale di Padova del 22 maggio 1982, secondo la quale la banca non può, “sull'assunto di avere dato l’ordine di bonifico per un errore materiale, stornare la somma accreditata alla banca ordinataria, dopo che questa ha già provveduto ad eseguire l’ordine provvedendo all’accreditamento della somma bonificata nel conto del proprio cliente: salvo patto contrario, infatti, l’accreditamento nel conto corrente bancario ha effetto automatico, indipendentemente dalla comunicazione che ne sia fatta al beneficiario”.
Il Tribunale di Padova, per sostenere simile posizione, evidenzia come tale principio di diritto appare costante in seno alla Corte di Cassazione con le sentenze del 23.01.79 n. 517, del 25.07.72 n. 2545, del 12.01.71 n. 38 e del 30.04.69 n. 1392.
D’altra parte si ricorda che “il correntista può disporre in qualsiasi momento delle somme risultanti a suo credito, salva l'osservanza del termine di preavviso eventualmente pattuito” (art. 1852 c.c.).
Da ciò ne consegue, a giudizio del Tribunale, l’inefficacia dell’operazione di storno del bonifico, se avvenuta in data successiva all’accredito della somma nel c/c del beneficiario.
Di diverso avviso è stato sino ad ora l’Arbitro Bancario e Finanziario, ritenendo che “dall’accertamento di tale illegittima condotta non può, peraltro, conseguire l’effetto del riaccredito della somma oggetto dello storno, né il risarcimento del danno”(Collegio di Napoli, Decisione n. 2001 del 02 aprile 2014). Ma tale linea, è bene rilevarlo, è sostenuta da un organo di risoluzione stragiudiziale delle controversie privo di poteri giurisdizionali; quindi, seppur autorevole, è alternativo alla giustizia ordinaria non essendo le sue pronunce vincolanti per le parti.
Di sicuro si tratta di un indebito oggettivo (art. 2033 c.c.). Chi ha pertanto disposto l’accredito (delegante) ha diritto a ricevere quanto il beneficiario ha (indebitamente, appunto) ricevuto, senza averne titolo.
Restituzione possibile, se il beneficiario si rifiuta di restituire quanto ricevuto in conto corrente, solo iniziando un’azione giudiziaria con l'assistenza di un avvocato civilista.
È possibile, quindi, che il destinatario non abbia nessuna intenzione di restituire quanto erroneamente ricevuto e si adoperi per nascondere il denaro, soprattutto se si tratta di una grossa cifra (la possibilità che vada a vivere in Messico è concreta).
Mancata restituzione delle somme erroneamente percepite – Profili penali
Il beneficiario che non restituisce quanto erroneamente percepito potrebbe avere delle conseguenze penali, subendo l’imputazione per appropriazione indebita, reato previsto e punito dall’art. 646 c.p. (“chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032 “).
Chi ha erroneamente screditato la somma ha la possibilità, infatti, oltre che dar corso all’azione civile di ripetizione dell’indebito anzidetta, di proporre una querela per tutelare i propri interessi.
Decreto Ingiuntivo provvisoriamente esecutivo | Ecco quando viene concesso
1) DECRETO INGIUNTIVO PROVVISORIAMENTE ESECUTIVO (ART. 642 C.P.C.)
IL GRAVE PREGIUDIZIO NEL RITARDO - A giudizio della giurisprudenza tale grave pregiudizio è connesso alla probabile infruttuosità dell'azione esecutiva, ad esempio perché sono già in essere iniziative di altri creditori che possono aggredire il patrimonio del debitore ingiunto. Oppure il debitore stia compiendo atti di disposizione del patrimonio al fine di spogliarsi di beni aggredibili da chi ha ottenuto l'emissione del decreto ingiuntivo.
In altre parole il creditore avrà la facoltà di notificare congiuntamente l'atto di precetto e il decreto ingiuntivo munito di formula esecutiva (titolo esecutivo), e - decorsi 8 giorni concessi dall’atto di precetto – potrà richiedere il pignoramento. Procedura che pare non essere stata modificata dalla riforma della giustizia 2014, in fase di approvazione.
Casi frequenti di concessione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo riguardano i ricorsi in materia di lavoro subordinato, dove il lavoratore chiede l’ingiunzione per il pagamento degli stipendi (compresa la tredicesima mensilità) e del trattamento di fine rapporto lavorativo (TFR). La immediata esecutività del decreto ingiuntivo viene concessa poiché il credito è provato da dei documenti provenienti dal creditore (es. busta paga emessa dal datore di lavoro e C.U.D. ).
La giurisprudenza ha avuto modo di precisare che la prova scritta idonea per l’emissione di un decreto d’ingiunzione è qualsiasi documento meritevole di fede quanto ad autenticità, che attesti l’esistenza del credito (Cass. sentenza n. 9232 del 2000; Cass. sentenza n. 3000 del 2010), come ad esempio le fatture, l’estratto del conto corrente, i titoli di credito (cambiali ed assegni), il verbale dell’assemblea che approva il bilancio del condominio.
Ai sensi dell’art. 634 c.p.c. sono in ogni caso considerate prove scritte - idonee per usufruire del procedimento d’ingiunzione - le polizze, le promesse unilaterali per scrittura privata, e i telegrammi.
RESPONSABILITA' SOLIDALE| Dalla sua definizione al caso della responsabilità solidale della Chiesa per gli abusi sessuali sui minori compiuti dai parroci.
RESPONSABILITÀ SOLIDALE, DEFINIZIONE E SIGNIFICATO
Prima di affrontare il caso specifico trattato dal Tribunale di Bolzano, appare utile analizzare la responsabilità solidale in generale (iniziando dalla sua definizione), per poi fare una breve descrizione sui campi di applicazione pratica.
Il codice civile definisce che “l’obbligazione è in solido (c.d. obbligazione solidale, ndr) quando più debitori sono obbligati tutti per la medesima prestazione, in modo che ciascuno può essere costretto all’adempimento per la totalità e l'adempimento da parte di uno libera gli altri” (art. 1292, codice civile).
Esempio di obbligazione solidale
Una volta affrontato il tema della definizione dell'obbligazione solidale data dal codice civile, è opportuno fare un esempio per capirne appieno il significato.
Ipotizziamo il caso che due persone abbiano un debito nei vostri confronti di 100 euro. Se l’obbligazione è solidale potrete chiede il pagamento dell’intera obbligazione (100 euro) anche ad uno solo dei due soggetti.
Colui che paga l’intera somma potrà, successivamente, agire contro l’altro condebitore per ottenere il rimborso delle 50 euro (c.d. azione di regresso). Ovviamente chi si trova nella spiacevole situazione di essere uno dei debitori potrebbe essere onerato a pagare l’intera somma, sperando che l’altro debitore sia finanziariamente affidabile e lo rimborsi della metà. L'obbligazione solidale è, dunque, per definizione maggiormente garantista nei confronti del creditore.
Quando, invece, l’obbligazione è parziaria potrete chiedere il pagamento solo pro quota (50 euro ciascuno).
Il caso di più creditori.
Può anche accadere che vi siano più creditori e ciascuno abbia “diritto di chiedere l'adempimento dell'intera obbligazione e l'adempimento conseguito da uno di essi libera il debitore verso tutti i creditori”. In questo caso l'obbligazione sarà definita "solidale attiva".
RESPONSABILITÀ SOLIDALE NEL CODICE CIVILE
Il codice civile stabilisce come regola generale la solidarietà tra condebitori, salvo che dalla legge o dal titolo non risulti diversamente (art. 1294), assicurando così una maggior tutela del credito.
Alcuni casi di obbligazioni solidali:
- OBBLIGAZIONE DEL FIDEIUSSORE: Il fideiussore è obbligato in solido col debitore principale al pagamento del debito (Art. 1944 c.c.);
- CIRCOLAZIONE DEI VEICOLI: in caso di sinistro stradale il proprietario del veicolo […] è responsabile in solido col conducente, se non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà (art. 2054 c.c.);
- CONCORSO NEL FATTO ILLECITO: la responsabilità solidale emerge anche nel campo della responsabilità extracontrattuale, ovvero nel caso di fatto illecito: se un fatto dannoso è da imputare a più persone, tutte sono obbligate in solido al risarcimento del danno (art. 2055 codice civile - Responsabilità solidale).
CASI DI OBBLIGAZIONE PARZIARIA
Vediamo ora alcuni casi opposti di responsabilità parziaria dell’obbligazione, ovvero quando ciascuno è tenuto al pagamento dell’obbligazione solamente per la propri quota.
- Responsabilità del vettore nei trasporti cumulativi: nei trasporti cumulativi ciascun vettore risponde nell'ambito del proprio percorso (art. 1682 codice civile). Si pensi ad esempio al caso in cui per effettuare una tratta aerea una compagnia si avvalga di altre società di aerotrasporto per completare la tratta (c.d. bretelle).
IL CASO CONCRETO: LA CHIESA DEVE RISARCIRE IN VIA SOLIDALE GLI ABUSI SESSUALI COMPIUTI DAI PARROCI E DAI VICARI PARROCCHIALI
I genitori di un minore citavano in giudizio un vicario parrocchiale resosi autore degli abusi sessuali nei confronti del figlio per ottenere il risarcimento dei danni. Oltre al vicario, venivano citati in giudizio la Parrocchia ove il vicario aveva commesso gli abusi sessuali e la Diocesi di competenza, come responsabili solidali in applicazione dell’art. 2049, c.c. (responsabilità dei padroni e dei committenti).
Gli enti ecclesiastici (parrocchia e diocesi) venivano citati in giudizio, appunto, a titolo di responsabilità solidale con il sacerdote (rectius vicario parrocchiale) per essere risarciti dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti ex artt. 2043 e 2049 codice civile.
RESPONSABILITÀ SOLIDALE DELLA CHIESA: COLPA IN VIGILANDO ED IN ELIGENDO
Il citato art. 2049 c.c., disciplinando la responsabilità dei padroni e dei committenti, stabilisce che gli stessi “sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell'esercizio delle incombenze a cui sono adibiti” (colpa in vigilando ed in eligendo).
Secondo la giurisprudenza, tale responsabilità solidale è di carattere oggettivo, prescindendo da una colpa concreta alla causazione dell’abuso e dovendosi dichiarare ogni qual volta vi sia un rapporto di preposizione fra autore dell'illecito e il preponente (Diocesi, ndr); e l'illecito, inoltre, sia stato commesso nell'ambito dell'incarico affidato al preposto (parroco, ndr).
Secondo la Cassazione, il rapporto "preposizione" deve riconoscersi ogni qual volta le caratteristiche del rapporto siano tali da configurare l'attività del preposto come strumentale rispetto all'utilizzazione che ne fa il preponente, essendo indifferente l’eventuale mancanza di un rapporto contrattuale o di una prestazione a caratte oneroso.
È sufficiente, pertanto, l'esplicazione da parte di un soggetto di un'attività per conto dell'altro, il quale conservi poteri di direzione o di sorveglianza. (Cassazione, n. 2734 del 22.3.1994: "L'art. 2049 cod. civ., assimilando la posizione del "padrone" a quella del "committente", e poi accomunandoli, per effetto di presunzione di colpa "in eligendo" o "in vigilando", nella responsabilità per il danno arrecato dal domestico o dal commesso nell'esercizio delle incombenze loro affidate, prescinde dalla continuità dell'incarico, nonché dal formalizzarsi di esso in contratti di lavoro, di collaborazione, o simili, mentre considera sufficiente che il contegno integrante illecito sia stato reso possibile o comunque agevolato dalla attività od anche dal solo atto demandato e poi compiuto sotto il potere di controllo del delegante").
Proprio grazie all’art. 2059 c.c. che il Tribunale di Bolzano ha condannato la Diocesi in via solidale a risarcire i danni per l’abuso subito dal minore, garantendo un maggior grado di certezza nel pagamento delle somme, essendo un Ente notoriamente maggiormente capiente, rispetto al singolo parroco.
Sentenza per esteso: Trib. Bolzano 21.08.2013, n. 679 Responsabilità solidale della Chiesa Abusi su minori.pdf
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Fonti: Torrente A., Schlesinger P. Manuale di diritto privato. Giuffrè editore, Milano 1999.
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