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Timestamp: 2018-08-15 14:40:47+00:00
Document Index: 49162296

Matched Legal Cases: ['art. 155', 'art. 565', 'art. 3', 'art. 258', 'sentenza ', 'art. 74', 'art. 572', 'art. 295', 'art. 565', 'art. 30', 'art. 565', 'art. 74', 'art. 258', 'art. 616', 'art. 55']

Art. 74 codice civile: Parentela
Codice civile Art. 74 codice civile: Parentela
La parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione è avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui e’ avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo (1). Il vincolo di parentela non sorge nei casi di adozione di persone maggiori di età, di cui agli articoli 291 e seguenti (2).
Parentela: rapporto giuridico che ricorre quando un soggetto discende dall’altro (es.: rapporto genitore-figlio) o quando entrambi i soggetti discendono da uno stipite comune (es.: rapporto tra fratelli).
Stipite: soggetto da cui ha origine una famiglia.
(1) Nell’ambito della nuova nozione di parentela, la riforma della filiazione riconosce il diritto dei nonni di mantenere rapporti significativi con i nipoti minori [v. 317bis] già espressamente affermato in materia di separazione dei coniugi [v. 337ter1 nel quale sono confluite le disposizioni dell’art. 155].
(2) La legge dispone che «il donatore di gameti non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il nato e non può far valere nei suoi confronti alcun diritto né essere titolare di obblighi».
Ad oggi non vi è più distinzione tra figli nati nel matrimonio e fuori del matrimonio (e, di conseguenza, tra famiglia legittima e di fatto, tra parentela legittima e naturale [v. 258]) ed in più, il vincolo di parentela sorge anche rispetto ai figli adottivi (quindi, non è rilevante la consanguineità): ciò che rileva è il rapporto di discendenza (biologica o giuridica) da uno stesso stipite, senza alcuna distinzione ulteriore, con importati conseguenze anche sul fronte delle successioni.
Anche in mancanza di altri chiamati all'eredità all'infuori dello Stato, nel nostro ordinamento - nel quale manca una organica normativa che, partendo dal riconoscimento di un unico status filiationis, dovrà pervenire a una concezione della parentela - non è prevista la successione legittima dei c.d. parenti naturali fino al sesto grado. (Conferma App. Roma 20 maggio 2002).
Cassazione civile sez. II 10 settembre 2007 n. 19011
In tema di accertamento della qualità di erede legittimo, la pronuncia - n. 532 del 2000 della Corte cost. - di non fondatezza della questione, già sollevata nel medesimo processo, di illegittimità costituzionale dell'art. 565 c.c. preclude che la stessa questione possa essere ancora riproposta, né sussiste la possibilità di estendere, in via di interpretazione e con il richiamo agli art. 3 e 30 cost., la categoria degli eredi legittimi oltre le persone verso cui produce effetti l'accertamento della filiazione naturale in base all'art. 258 c.c., sino a ricomprendervi, oltre i genitori naturali, anche tutti i parenti naturali. (Nella fattispecie, la S.C. - in conformità alla sentenza del giudice d'appello - ha affermato il principio dell'inesistenza, nel nostro ordinamento, di un'organica normativa imperniata su un unitario status filiationis, riferibile a tutte le persone che, ex art. 74 c.c., discendano dallo stesso stipite, così negando l'invocata qualità ad una parente collaterale di quinto grado, tale affermatasi ex art. 572 c.c. ai fini successori ed in mancanza di altri eredi legittimi).
Ai sensi dell'art. 295 c.p.c., è legittimo il provvedimento di sospensione necessaria del giudizio promosso dall'attore per l'accertamento della qualità di unico erede legittimo del de cuius, avendo il giudice di merito ritenuto pregiudiziale la decisione della causa instaurata dal convenuto per il riconoscimento dello status di figlio naturale dell'erede premorto del de cuius; è difatti legittima l'interpretazione dell'art. 565 c.c., al riguardo formulata dal giudice di merito che, nel determinare la portata precettiva della norma, abbia ritenuto i parenti naturali equiparati a quelli legittimi. (Nella specie, con il ricorso per cassazione era stata censurata tale interpretazione perché, tra l'altro, in contrasto con la pronuncia della Corte cost. n. 532 del 2000, secondo cui dall'art. 30 cost. non discende in maniera necessitata la parificazione ai parenti legittimi di quelli naturali; la S.C., nel formulare il principio surrichiamato, ha statuito che con la decisione di cui sopra la Corte cost., nel respingere l'eccezione d'incostituzionalità dell'art. 565 c.c., aveva ritenuto legittima la prospettata interpretazione della norma, secondo cui nella previsione dei parenti dovrebbero ritenersi esclusi quelli naturali, ma non aveva in alcun modo valutato l'alternativa interpretazione della stessa norma fondata sull'inequivoco disposto dell'art. 74 c.c. - in base al quale sono parenti coloro che discendono dallo stesso stipite - non limitato dal dettato dell'art. 258 c.c., che mira ad escludere non il rapporto parentale con la famiglia del genitore ma solo che gli effetti del riconoscimento si estendano da un genitore a un altro, mentre le singole disposizioni, secondo cui i figli naturali sono equiparati a quelli legittimi, appaiono la conferma del suddetto principio, che è del resto rispondente a quelli costituzionali di uguaglianza e di difesa della filiazione naturale).
Cassazione civile sez. II 06 ottobre 2006 n. 21628
Corte appello Catania 13 giugno 2011
n materia di sepolcro gentilizio o di famiglia, in assenza di elementi sintomatici di diversa volontà del fondatore - manifestabile in ogni forma o rintracciabile anche da elementi indiziari - il sepolcro deve intendersi destinato "sibi familiaeque suae" e, pertanto, il diritto alla sepoltura spetta, "iure sanguinis", a tutti i discendenti del fondatore predetto, nonché ai rispettivi coniugi, a prescindere dalle vicende proprietarie derivanti dal diritto successorio.
Corte appello Catania 15 aprile 2011
In materia di obbligo del genitore di contribuire al mantenimento del figlio maggiore di età, con riguardo allo studio, il limite all’obbligo "de quo" non può essere prefissato sulla base di un termine astratto ma va individuato sulla base (soltanto) del fatto che il figlio, malgrado i genitori gli abbiano assicurato le condizioni necessarie per concludere gli studi intrapresi e conseguire il titolo indispensabile ai fini dell’accesso alla professione auspicata, non abbia inescusabilmente saputo trarne profitto.
Corte appello Roma 08 settembre 2010 n. 3517
Non ha natura amministrativa, ma giurisdizionale, l'iscrizione di ipoteca legale ex art. 616 del c.p.p. richiesta ed ottenuta dal pubblico ministero. Pertanto, trovano applicazione agli art. 55 e 74 c.c., che escludono la responsabilità per colpa del magistrato. Non è ammissibile la parziale retroattività della legge n. 117 del 1988, e quindi la presunta responsabilità sussidiaria dello Stato per colpa del magistrato che abbia erroneamente richiesto l'iscrizione di ipoteca. Non è ravvisabile la responsabilità delle amministrazioni dello Stato beneficiare dell'ipoteca, per inesistenza del rapporto organico con il pubblico ministero.
Cassazione civile sez. I 08 maggio 1992 n. 5493