Source: http://www.studio-pinaffo.it/milleproroghe-e-anatocismo-approvato-decreto-incostituzionale-il-testo-della-norma-fa-acqua/
Timestamp: 2018-02-19 09:51:42+00:00
Document Index: 98324004

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2935', 'art. 1422', 'art. 1283', 'art. 1284', 'sentenza ', 'art. 2935', 'art. 2']

Milleproroghe e anatocismo: decreto incostituzionale. Testo della norma “fa acqua”: ma non è detta ultima parola - Studio Pinaffo
Milleproroghe e anatocismo: decreto incostituzionale. Testo della norma “fa acqua”: ma non è detta ultima parola
Il testo approvato il 26/2/11 si riferisce alla presunta prescrizione derivante dall’annotazione in conto dell’interesse passivo, interpretazione che tuttavia si trova in contrasto con le norme dello Stato e la sentenza di Cassazione a sezioni unite del 2/12/10.
La Suprema Corte di Cassazione ha chiarito da decenni che è il momento del pagamento materiale dell’interesse (e non l’annotazione) a generare il diritto del correntista di reclamare il maltolto su un conto corrente affidato (ovvero passivo). Pertanto finchè non vi è chiusura del rapporto tramite il saldo non si può tecnicamente parlare di pagamento corrisposto e conseguentemente rimane valido l’orientamento della Suprema Corte circa l’unitarietà del rapporto sin dalla sua prima operazione, nonché il diritto di agire legalmente entro 10 anni dalla data di estinzione del conto corrente. Le cause per anatocismo continuano e Adusbef ricorrerà alla Corte Costituzionale.
In effetti forse non è ancora detta l’ultima parola, perché il Pres. Napolitano, nel promulgare l’emendamento infine modificato ed approvato dal senato il 26 febbraio, ha dichiarato: ”Si è preso atto che governo e Parlamento hanno provveduto ad espungere dal testo molte delle aggiunte sulle quali erano stati formulati rilievi da parte del Capo dello Stato. Restano comunque disposizioni in ordine alle quali potranno essere successivamente adottati gli opportuni correttivi, alcuni dei quali sono del resto indicati in appositi ordini del giorno approvati dalle Camere o accolti dal governo”.
Un odg a firma di Antonio Battaglia (Pdl), impegna l’esecutivo ”a valutare l’opportunità di intervenire in tempi rapidi, anche attraverso eventuali interventi normativi a tutela degli interessi legittimi dei cittadini, nel pieno rispetto dei principi costituzionali, negli eventuali contenziosi bancari” affinché l’interpretazione della misura contenuta nel milleproroghe ”non si configuri come danno nei loro confronti”.
Il secondo odg, che il governo ha accolto come raccomandazione, impegna invece il governo a ”riesaminare l’interpretazione fornita dall’articolo” contenuto nel milleproroghe, ”riportandola negli ambiti interpretativi finora fatti propri dalla giurisprudenza legittima” e ribaditi dalla sentenza della Corte di Cassazione.
Altro testo dell’odg, firmato da Ciccanti e Antonio Mereu (Udc), “impegna il Governo ad adottare ulteriori iniziative normative volte a rivedere” la norma contenuta nel Milleproroghe che restringe di fatto i termini della prescrizione sull’anatocismo e “che stravolge la sentenza della Cassazione che aveva sancito definitivamente il diritto dei correntisti (imprese e cittadini comuni) a farsi restituire tutte le somme illegittimamente addebitate dalle banche su conti correnti tutelando le vittime dell’anatocismo”.
Peraltro il testo del maxiemendamento contiene un “vizio” che sotto l’aspetto tecnico non consente di dare il colpo di spugna sperato dalle banche, spiega Adusbef nella persona del suo Vicepresidente, Avv. Antonio Tanza: “L’anatocismo non viene compromesso dall’art. 2 quinquies, comma 9, del Maxiemendamento al Milleproroghe. I principi della Sentenza della Suprema Corte di Cassazione a sezioni unite del 2/12/10 restano invariati: nessun pericolo per il contenzioso in atto e per quello futuro”.
Il testo dell’art. 2 quinquies, comma 9 del maxiemendamento così recita: “In ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l’art. 2935 del codice civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa. In ogni caso non si fa luogo alla restituzione di importi già versati. Alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge”.
Tuttavia l’art. 1422 del codice civile determina che l’azione promossa dal correntista verso la banca per far valere la nullità della clausola che prevede ad esempio l’anatocismo, è imprescrittibile: ciò significa che non potrà mai intaccarsi il diritto dell’utente ad un’azione legale volta a far dichiarare la nullità delle clausole contrattuali originariamente nulle, quali quella dell’anatocismo (cfr. art. 1283 c.c.), degli interessi ultralegali “uso piazza” (art. 1284 c.c.), dei giorni di valuta differita, delle commissioni di massimo scoperto, ecc.
Allo stesso modo la domanda di ripetizione dell’indebito (ovverosia, in pratica, di restituzione o sanamento del danno subito dal correntista), ha un presupposto imprescindibile: il pagamento.
Pertanto punto di partenza del diritto di ripetizione dell’indebito nelle operazioni regolate in un conto corrente affidato rimane sempre l’individuazione del momento in cui si verifica il pagamento, ovvero il momento in cui vengono materialmente pagati interessi anatocistici ed ultralegali, commissioni di massimo scoperto trimestrale, indebite valute fittizie e spese forfettarie. Orbene finchè il saldo del conto corrente affidato rimane passivo e dunque non saldato perché non estinto, tali annotazioni non possono ritenersi pagate.
L’importante sentenza n. 24418 emessa dalla Corte di Cassazione a sezioni unite il 2 dicembre 2010, ha ineccepibilmente individuato nell’estinzione del saldo di chiusura il momento in cui si verifica il pagamento dell’indebito e dal quale nasce il diritto di ripetizione e, dunque, il momento dal quale decorre il termine prescrizionale, così come previsto dall’art. 2935 del c.c., anche con l’interpretazione imposta dall’art. 2 quinquies, comma 9, del DDL n. 2518/2011, per la ripetizione dell’indebito.
La singola annotazione in conto , in se e per sé considerata, influisce sul rapporto solo a livello quantitativo, ma non fa sorgere alcun diritto di ripetizione in capo all’utente, in quanto non potrà mai costituire un pagamento.