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Timestamp: 2018-06-25 09:40:14+00:00
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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 31 maggio 2017, n. 13804 - Avvocato Renato D'Isa
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Nulla la sanzione disciplinare se nel corso del procedimento non è stata redatta la relazione.
sentenza 31 maggio 2017, n. 13804
(OMISSIS) S.P.A. P.I. (OMISSIS), in persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 90/2014 della CORTE D’APPELLO di GENOVA, depositata il 17/04/2014 R.G.N. 789/2013;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 30/01/2017 dal Consigliere Dott. GUGLIELMO CINQUE;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FRESA Mario, che ha concluso per l’inammissibilita’ e in subordine rigetto del ricorso;
1. Con la sentenza n. 90 del 17.4.2014 la Corte di appello di Genova ha confermato la pronuncia n. 43/2013 del Tribunale di Imperia con cui era stata respinta la domanda, proposta da (OMISSIS), volta all’accertamento della nullita’, inefficacia, illegittimita’ del provvedimento di destituzione adottato dalla (OMISSIS) spa il 20.12.2010.
2. La Corte territoriale, a fondamento della decisione, ha rilevato in sintesi che: a) la condotta contestata del 25.8.2010 riguardava i giorni 15 e 16 luglio e atteneva, oltre al mancato rispetto di una richiesta di una fermata avanzata da alcuni passeggeri, alla assunzione di un comportamento non consono alle mansioni affidate e pregiudizievole della fiducia perche’, contrariamente a quanto previsto dalle norme sia contrattuali che legali, aveva consegnato un solo biglietto a piu’ persone paganti strappando a meta’ il titolo di viaggio e rivendendo le due parti dello stesso a piu’ utenti, come evidenziato da numerose testimonianze; b) il tempo intercorso tra le condotte e la contestazione era giustificato dal fatto che gli episodi furono appresi da una lettera del 17.7.2010 del Sindaco di Cipressa che, a sua volta,li aveva conosciuti de relato, allegando a sostegno frazioni di titoli di viaggio in relazione ai quali fu necessario svolgere indagini per la identificazione dell’autore del fatto; c) non era stato violato – nell’ambito del procedimento disciplinare – il diritto di difesa, sia perche’ tale eccezione era stata sollevata per la prima volta solo in appello, sia perche’ non era stato indicato quali attivita’ fossero state precluse; d) la contestazione era specifica e completa; d) l’assenza della relazione scritta di cui al Regio Decreto n. 148 del 1931, articolo 53, comma 3, non incideva sulla regolarita’ della procedura disciplinare; e) non era fondata l’eccezione di ultrapetizione fondata sul fatto che era stata ritenuta legittima la sanzione della destituzione in ragione di plurime vendite illecite mentre, invece, la contestazione faceva riferimento alla vendita di “un solo biglietto”; f) non poteva dubitarsi che (OMISSIS) fosse stato l’autore delle plurime vendite e che vi era stata l’appropriazione del denaro percepito in misura maggiore rispetto a quello dovuto; g) la fattispecie era riconducibile alla ipotesi di cui al Regio Decreto n. 148 del 1931, articolo 45, sanzionabile con la destituzione e, comunque, si trattava di violazioni gravi che minavano irreparabilmente il rapporto fiduciario ex articolo2119 c.c..
3. Per la cassazione propone ricorso (OMISSIS) affidato a cinque motivi.
4. Resiste con controricorso (OMISSIS) spa.
1. Con il primo motivo il ricorrente si duole del difetto di motivazione con riguardo ad un fatto decisivo per il giudizio (articolo 360 c.p.c., n. 5) per non avere la Corte territoriale tenuto conto che egli aveva sempre negato di avere tenuto le condotte ascrittegli, sia nel procedimento disciplinare che in quello giudiziario, facendo riferimento alla assenza di “palline” segnalanti la presenza di una fermata solo in via di mera ipotesi.
2. Con il secondo motivo, in relazione alla tempestivita’ della contestazione, si censura la violazione della L. n. 300 del 1970, articolo 7 (in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3), in quanto ritenuta erroneamente inapplicabile anche al rapporto degli autoferrotranvieri dai giudici di seconde cure che avevano sottovalutato anche la mancata consegna dei documenti che provavano gli illeciti disciplinari e la mancata predisposizione della relazione prescritta dal Regio Decreto n. 148 del 1931, articolo 53. Si duole il ricorrente della violazione del principio di buona fede, perche’ la contestazione dei fatti avrebbe dovuto avvenire prima dei 40 giorni dalla comunicazione dei fatti, del difetto di motivazione su punti decisivi riguardanti il notevole numero delle persone trasportate (da 20-30 fino a 70) e la impossibilita’, stante il tempo intercorso tra i fatti e la contestazione, di identificarli per reperire testimoni o elementi a propria discolpa e, infine, della contraddittorieta’ della motivazione perche’, da un lato, detto lasso temporale era stato ritenuto necessario per svolgere indagini e, dall’altro, era stato riconosciuto che i nomi dei passeggeri che avevano consegnato i biglietti non erano noti.
3. Con il terzo motivo, in relazione alla genericita’ della contestazione, si deduce la violazione della L. n. 300 del 1970, articolo 7, in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3, la violazione del Regio Decreto n. 148 del 1931, articolo 53, in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3, la violazione del principio di buona fede contrattuale ribadendo che il tempo trascorso, l’assenza della relazione ex articolo 53 Regio Decreto citato, la mancata ottemperanza all’ordine di consegnare tutta la documentazione istruttoria avevano determinato una violazione del principio di specialita’ della contestazione e la lesione del suo diritto di difesa. Anche in relazione a tali profili, il ricorrente sostiene il difetto di motivazione su circostanze decisive ai fini del decidere.
4. Con il quarto motivo si eccepisce la violazione dell’articolo 112 c.p.c., per essere andati i giudici del merito oltre a quanto richiesto avendo giudicato su fatti che, non solo non erano stati mai contestati, ma neppure erano stati indicati ne’ richiesti dalla societa’.
5. Con il quinto motivo il ricorrente deduce il difetto di motivazione su un punto decisivo della controversia (articolo 360 c.p.c., n. 5), sia in ordine alla sua individuazione quale autore dei fatti, sia sulle modalita’ di commissione delle condotte, richiamando, a tal uopo, alcune deposizioni testimoniali.
6. Preliminarmente va respinta la richiesta di sospensione del presente giudizio ex articolo 295 c.p.c., avanzata dalla difesa dell’odierno ricorrente, con riguardo al procedimento penale pendente presso questa Suprema Corte per gli stessi fatti per cui si procede in questa sede sotto l’aspetto disciplinare.
7. Invero, come piu’ volte affermato da questa Corte (tra le altre Cass. 9.4.2003 n. 5530), poiche’ nel nuovo codice di procedura penale non e’ stata riprodotta la disposizione di cui all’articolo 3 c.p.p., comma 2 abrogato, si deve ritenere che il nostro ordinamento non sia piu’ ispirato al principio della unita’ della giurisdizione e della prevalenza del giudizio penale su quello civile, essendo stato dal legislatore instaurato il sistema della pressoche’ completa autonomia e separazione tra i due giudizi, nel senso che, tranne alcune particolari e limitate ipotesi di sospensione del processo civile previste dall’articolo 75 nuovo c.p.c., comma 3, da un lato, il processo civile deve proseguire il suo corso senza essere influenzato dal processo penale e, dall’altro, il giudice civile deve procedere ad un autonomo accertamento dei fatti.
8. Venendo al merito, il primo motivo e’ inammissibile.
9. Nella fattispecie in esame l’appello e’ stato introdotto con ricorso depositato l’11.12.2013 e la sentenza impugnata e’ stata pubblicata il 17.4.2014.
10. Orbene, in tema di ricorso per cassazione, dopo la modifica dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ad opera del Decreto Legge n. 83 del 2012, articolo 54, convertito in L. n. 134 del 2012, la ricostruzione del fatto operata dai giudici di merito e’ sindacabile in sede di legittimita’ soltanto quando la motivazione manchi del tutto ovvero sia affetta da vizi giuridici consistenti nell’essere stata essa articolata su espressioni od argomenti tra loro manifestamente ed immediatamente inconciliabili oppure perplessi ed obiettivamente incomprensibili (Cass. 9.6.2014 n. 12928).
11. Tali ipotesi non sono ravvisabili nel caso in esame in quanto la Corte territoriale ha ritenuto, con argomentazione logica, congrua e chiara, valutando le giustificazioni in sede disciplinare del dipendente, che quest’ultimo aveva ammesso di non essersi fermato nel tratto in cui i passeggeri avevano chiesto di scendere perche’ non era prevista ne’ segnalata con l’apposita “pallina” alcuna fermata.
12. Trattandosi di doglianza inerente le questioni di fatto gia’ valutate in modo conforme dai giudici di merito, essa e’ inammissibile.
14. E’ fondata la censura riguardante le violazioni della L. n. 300 del 1970, articolo 7 e il Regio Decreto n. 148 del 1931, articolo 53, in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3, con riferimento alla dedotta nullita’ del procedimento disciplinare.
15. In materia di procedimento disciplinare degli autoferrotranvieri, la speciale disciplina dettata dall’allegato A al Regio Decreto n. 148 del 1931, non e’ stata abrogata dalla L. n. 300 del 1970, articolo 7.
16. Questa Corte (Cass. 22.5.2009 n. 11929) ha ricordato, anche in base al richiamo della giurisprudenza costituzionale, la natura di fonte primaria dell’allegato A al Regio Decreto 8 gennaio 1931, n. 148, nonche’ la permanente specialita’, sia pure residuale, del rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri, per cui la speciale regolamentazione di tale impiego puo’ essere modificata unicamente mediante specifici interventi legislativi (Corte Cost. n. 301/2004).
17. E’ stato, altresi’, ribadito (cfr. Cass. 6.3.2013 n. 5551) che il rapporto di lavoro egli autoferrotranvieri “e’ disciplinato da una normativa speciale costituente un corpus compiuto ed organico, onde il ricorso alla normativa generale e’ possibile solo ove si riscontrino in essa lacune tali che non siano superabili neanche attraverso l’interpretazione estensiva o analogica di altre disposizioni appartenenti allo stesso corpus o relative a materie analoghe o secondo i principi generali dell’ordinamento”.
18. Orbene, recita il Regio Decreto n. 148 del 1931, articolo 53 commi 7 e 8:
“In base ai rapporti che pervengono alla Direzione od agli uffici incaricati del servizio disciplinare, il direttore, o chi da esso delegato, fa eseguire, per mezzo di uno o piu’ funzionari, le indagini e le constatazioni necessarie per l’accertamento di fatti costituenti le mancanze.
Nel caso in cui l’agente sia accusato di mancanza, per la quale sia prevista la retrocessione o la destinazione, i suddetti funzionari debbono contestare all’agente i fatti di cui e’ imputato, invitandolo a giustificarsi.
In base alla relazione presentata, il direttore, o chi da esso delegato, esprime per le punizioni, di cui agli articoli 43 a 45, l’opinamento circa la punizione da infliggere.
Quante volte il direttore ritenga incompatibile, a termini dell’articolo 46, la permanenza dell’agente in servizio, puo’ ad esso applicare la sospensione preventivo fino a che sia intervenuto il provvedimento disciplinare definitivo. L’opinamento e’ reso noto agli interessati con comunicazione scritta personale.
Tale richiesta, che deve essere fatta nel termine perentorio:dieci giorni da quello in cui gli e’ stata confermata dal direttore la punizione opinata, sospende l’applicazione della punizione fino a che non sia intervenuta la decisione del Consiglio stesso”.
19. Si e’ affermato (cfr. Cass. 3.7.2015 n. 13654), con argomentazioni condivisibili cui si intende dare continuita’, che il suddetto articolo delinea piu’ fasi di una procedura maggiormente garantita, per il dipendente del settore autoferrotranviario, rispetto a quella prevista dalla L. n. 300 del 1970.
20. La prima fase e’ integrata dalla contestazione dell’addebito con invito all’incolpato affinche’ si giustifichi.
22. Solo dopo tale relazione si passa alla terza – eventuale – fase, in cui il direttore o chi da lui delegato esprime, in base alla propria relazione, il cd. opinamento circa la punizione da infliggere fra quelle previste dagli articoli 43 e 45, opinamento che e’ reso noto all’interessato con comunicazione scritta personale.
23. A questo punto l’incolpato ha il diritto, entro cinque giorni dalla notifica dell’opinamento, di presentare a voce o per iscritto eventuali nuove giustificazioni, che potranno affrontare compiutamente non solo il merito dell’addebito, ma anche quello della natura e della entita’ della sanzione ventilata, giustificazioni in mancanza delle quali il provvedimento disciplinare proposto diviene definitivo ed esecutivo.
24. Nel caso in esame, e’ pacifico che non sia stata redatta la relazione ex articolo 53 Regio Decreto citato che e’ un passaggio necessario perche’ deve essere corredata dall’opportuna documentazione delle indagini svolte in relazione alle quali, dopo la notifica del cd. opinamento, possono essere presentate dall’incolpato nuove giustificazioni.
26. E la nullita’ di una sanzione disciplinare, per tale tipo di violazione, rientra nella categoria delle nullita’ di protezione (cfr.Cass. 28.8.2015 n. 17286) atteso che la procedura garantista prevista in materia disciplinare (L. n. 300 del 1970, articolo 7, in linea generale e, nello specifico dei rapporti di lavoro autoferrotranviario, dal Regio Decreto n. 148 del 1931, articolo 53) e’ inderogabile ed e’ fondata su un evidente scopo di tutela del contraente debole del rapporto (vale a dire del lavoratore dipendente).
29. Per le ragioni sopra indicate con riguardo al 2 e 3 motivo e nei limiti delle stesse, la sentenza impugnata va cassata, con rinvio ad altro giudice, che provvedera’ alla valutazione dei fatti rilevanti nel giudizio sulla base delle norme ad essi attinenti del Regio Decreto n. 148 del 1931, tenendo altresi’ conto delle ulteriori eccezioni e deduzioni prospettate dalle parti e ritenute assorbite in questa sede.
30. Il giudice di rinvio provvedera’ altresi’ al regolamento delle spese di questo giudizio di cassazione.
accoglie il secondo e terzo motivo del ricorso, respinto il primo e assorbiti gli altri; cassa la sentenza in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte di appello di Genova, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimita’.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2017-07-07T18:39:35+00:00	7 luglio 2017|Cassazione civile 2017, Corte di Cassazione, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti