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Timestamp: 2018-12-15 05:09:22+00:00
Document Index: 12060419

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2']

Esibizione di scritte e raffigurazioni antisemite in occasione della gara Lazio-Cagliari del 22 ottobre scorso: la posizione di Federsupporter.
Con riferimento all’episodio in oggetto, da parte di Federsupporter e mia personale, non può, in primis, non stigmatizzarsi l’episodio stesso, sottolineandone la gravità, l’inammissibilità e l’intollerabilità sotto ogni profilo.
Federsupporter, tuttavia, intende non limitarsi alla pur doverosa , ma facile e scontata, stigmatizzazione di cui sopra, onde fornire una disamina più ampia, approfondita e soprattutto tesa a cercare di risolvere concretamente il problema posto da, purtroppo, non infrequenti episodi del genere.
Ciò premesso, ecco di seguito puntualizzati alcuni aspetti di cruciale importanza .
Che cosa rischia la SS Lazio a seguito di quanto accaduto.
Secondo il Codice di Giustizia Sportiva (CGS) della FIGC, le società rispondono oggettivamente dell’operato e del comportamento dei propri sostenitori ( art. 4).
Le società rispondono, tra l’altro, per l’introduzione o utilizzazione negli impianti sportivi di disegni, scritte, emblemi o simili, recanti espressioni oscene, oltraggiose, minacciose o incitanti alla violenza ( art. 12 ).
Per la violazione del suddetto divieto alle società è applicabile, nei casi più gravi da valutare in modo particolare con riguardo alla recidiva, oltre alla sanzione dell’ammenda, congiuntamente o disgiuntamente con essa, la sanzione o dell’obbligo di disputare una o più gare a porte chiuse, o dell’obbligo di disputare una o più gare con uno o più settori privi di spettatori, o la squalifica del campo per una o più giornate di gara o a tempo determinato fino a due anni.
Il motivo per cui la SS Lazio ha consentito che, a seguito della chiusura della Curva Nord decisa dalla Giustizia sportiva, gli abbonati nel suddetto settore abbiano potuto assistere alla gara Lazio-Cagliari nel settore Curva Maestrelli ( Curva Sud).
Questa possibilità è stata richiesta e sollecitata, con lettere formali allo SLO della SS Lazio, da Federsupporter.
Quanto sopra, in base ad una sentenza del Tribunale Civile di Roma ( sentenza n. 6004, Sezione X, del 22 marzo scorso), la quale, in identico caso, ha sancito che il provvedimento della Giustizia sportiva non può trasformarsi, di fatto, in un Daspo collettivo, di esclusiva competenza del Questore, non preclusivo per gli abbonati del settore interdetto del diritto di utilizzare il proprio abbonamento in altro, analogo settore e/o di acquistare il biglietto in altro settore, assumendo a proprio carico la differenza tra il prezzo di tale biglietto e la quota di abbonamento non usufruita.
In quel caso la Società in questione ( la AS Roma) aveva impedito ad un proprio abbonato alla Curva Sud, inibita per espressioni discriminatorie provenienti da quel settore, di avvalersi delle predette possibilità e, quindi, la stessa Società era stata condannata a risarcire l’abbonato della quota di abbonamento non sfruttata.
Ne deriva che, ove la SS Lazio non avesse consentito agli abbonati alla Curva Nord di avvalersi delle possibilità riconosciute dal Tribunale, si sarebbe vista esposta all’obbligo di doverli risarcire della quota di abbonamento non potuta utilizzare.
Circa, poi, il Daspo collettivo, occorre rilevare che, secondo la giurisprudenza della Cassazione penale ( vedasi, in particolare, la sentenza n. 22266 , Sezione III, del 3 febbraio/27 maggio 2016), il Daspo di gruppo, previsto dall’art. 2 della Legge 17.-09.2014, n. 146, richiede il requisito di una partecipazione attiva ad episodi di violenza, di minaccia o intimidazione.
Conseguentemente, la semplice presenza fisica , casuale od occasionale, all’interno di un gruppo o la mera connivenza non sono sufficienti ad integrare quel ruolo attivo richiesto dalla fattispecie criminosa.
Diversamente, afferma la Cassazione, una responsabilità collettiva che prescindesse da una partecipazione attiva del singolo dovrebbe essere intesa come “ retaggio di trascorse, e non illuminate, epoche storiche e giuridiche…., secondo la logica di un principio della dottrina nazionalsocialista tedesca”.
Per concludere, ai fini dell’applicazione del Daspo, non rileva la presenza nel gruppo, bensì la partecipazione all’azione del gruppo.
Alla luce della sopra riportata giurisprudenza, sia di merito sia di legittimità, non è, dunque, legittimo estendere il divieto di assistere a gare, vuoi per chiusura di settori dello stadio vuoi per chiusura di quest’ultimo, agli abbonati in quei determinati settori o in tutti i settori, a meno che tali abbonati non vengano, individualmente e personalmente, identificati quali responsabili, in termini di loro partecipazione attiva, non di mera, casuale presenza o di mera connivenza, alle condotte vietate e sanzionate dalla Giustizia sportiva.
E’ chiaro, altresì, che le riportate decisioni della Giustizia ordinaria mettono in crisi il principio di responsabilità oggettiva, ritenuto sinora un caposaldo imprescindibile dall’ordinamento sportivo che, sebbene autonomo e specifico, rimane, però, sottordinato all’ordinamento statale ed i cui provvedimenti non possono mai ledere e vanificare diritti soggettivi.
Ed è, in specie, messa in crisi la contrattualistica degli abbonamenti predisposta dalle società di calcio che esclude la responsabilità di queste ultime verso gli abbonati in tutti i casi in cui essi non possano usufruire dell’abbonamento, ad eccezione di responsabilità diretta delle società medesime.
Ed è, evidentemente, per questa ragione “ politica”, che la SS Lazio è ricorsa all’escamotage di vestire un diritto degli abbonati come una “ graziosa” concessione, mascherando quel diritto con il pagamento di un biglietto al prezzo simbolico di 1 euro, fermo restando che, qualora ciò non avesse fatto, avrebbe dovuto risarcire gli abbonati della quota di abbonamento non potuta usufruire.
E ciò, come in precedenza rilevato, perché il provvedimento inibitorio della Giustizia sportiva non aveva individuato i singoli abbonati responsabili delle espressioni discriminatorie, non potendosi estendere, come visto, almeno legittimamente, tale responsabilità a tutti, indistintamente e indiscriminatamente, gli abbonati a quel settore
3 Esistono tutte le capacità e possibilità per individuare e sanzionare i responsabili di comportamenti vietati.
Quanto evidenziato sub 2 porta immediatamente a rilevare come esistano tutte le capacità e possibilità di individuare e sanzionare i singoli responsabili di condotte vietate negli stadi.
Viceversa, bisognerebbe chiedersi e chiedere a che cosa sono servite e servono la nominatività obbligatoria di biglietti ed abbonamenti, la videosorveglianza a distanza, il rilevamento dei dati biometrici al momento dell’entrata allo stadio.
Misure ed apparati tutti finalizzati ad identificare i singoli responsabili ed autori di condotte illecite allo scopo di poterli sanzionare, non dovendosi ricorrere a, peraltro, come spiegato sopra, illegittime ed illecite forme di sanzioni collettive o di gruppo che, colpendo indiscriminatamente, non solo appaiono inique, ma, addirittura, in una sorta di eterogenesi dei fini, idonee ad esaltare e rafforzare la visibilità ed il nefasto potere attrattivo di coloro i quali organizzano e commetto fatti vietati, esaltandone il potere di ricatto verso le società.
Non è vero che le società sono sostanzialmente inermi a fronte delle condotte vietate.
Nel corso dei lavori della speciale Task Force, istituita nell’ambito del Ministero dell’Interno, che, nell’aprile 2014, ha redatto una serie di norme per la sicurezza degli impianti sportivi, Federsupporter, invitata a partecipare, nella mia persona, a quei lavori ed il cui contributo è stato espressamente apprezzato dalla stessa Task Force, aveva rimarcato come, svolgendosi le partite di calcio in luogo aperto al pubblico, il soggetto organizzatore dell’evento ( la società) ha il diritto di non vendere abbonamenti e biglietti a persone sgradite perché ritenute pericolose.
Quanto sopra, indipendentemente dal titolo giuridico ( proprietà o contratto d’uso) dell’utilizzatore dell’impianto ed indipendentemente dall’esistenza di un Daspo.
Quest’ultimo, misura di prevenzione atipica, disposta, in via amministrativa, dal Questore o, in via giudiziaria, dal Giudice.
E l’esempio più calzante è costituito dal fatto che, come noto, nelle discoteche, anch’esse, come gli stadi, giuridicamente luoghi aperti al pubblico, non a tutti coloro i quali vi vogliono accedere è consentito farlo, disponendo, all’esterno del locale, gli addetti alla sicurezza di una lista di soggetti “ indesiderabili” ai quali non viene consentita l’entrata.
Le società di calcio, pertanto, ben potrebbero elaborare ed aggiornare proprie liste di soggetti ritenuti “ indesiderabili”, ai quali decidere di non vendere abbonamenti o biglietti o, se già venduti, di revocarli, previo rimborso del prezzo pagato.