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Timestamp: 2016-10-26 02:18:33+00:00
Document Index: 79397237

Matched Legal Cases: ['art. 1411', 'art. 1411', 'art. 1411', 'art. 1411', 'art. 1411', 'art. 1411', 'sentenza ']

Art. 1411 codice civile: Contratto a favore di terzi
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	E’ valida la stipulazione a favore di un terzo, qualora lo stipulante vi abbia interesse (1).
Salvo patto contrario, il terzo acquista il diritto contro il promittente per effetto della stipulazione. Questa però può essere revocata o modificata dallo stipulante, finchè il terzo non abbia dichiarato, anche in confronto del promittente, di volerne profittare (2).
In caso di revoca della stipulazione o di rifiuto del terzo di profittarne, la prestazione rimane a beneficio dello stipulante, salvo che diversamente risulti dalla volontà delle parti o dalla natura del contratto (3).
CommentoRevoca: [v. 1328].
Stipulazione (contratto) a favore di terzi: eccezione al principio generale della relatività del contratto, secondo il quale questo produce effetti solo nei confronti delle parti contrattuali [v. 1372].
La (—) è un contratto concluso fra due soggetti (stipulante e promittente) che si accordano per attribuire gli effetti favorevoli del contratto ad un altro soggetto (terzo). Un esempio tipico di (—) è il contratto di assicurazione sulla propria vita a favore di altro soggetto (beneficiario), [v. 1920].
(1) Nel contratto a favore di terzi, lo stipulante deve avere sempre un interesse che giustifichi l’attribuzione al terzo. Tale interesse può essere di natura patrimoniale o morale (es.: lo stipulante può avere interesse ad estinguere un debito oppure, ad effettuare una donazione nei confronti del terzo). Ove l’interesse manchi o sia illecito, la disposizione a favore del terzo è nulla.
(2) Le parti del contratto sono solo il promittente e lo stipulante. Difatti, con l’accettazione del diritto (la dichiarazione di volerne profittare), il terzo non diventa parte contrattuale, ma rende definitivo l’acquisto del diritto: a seguito di tale dichiarazione, lo stipulante non potrebbe più revocare (ritirare) o modificare il beneficio.
(3) In seguito al rifiuto del terzo oppure alla revoca del beneficio da parte dello stipulante, si cancella l’effetto dell’acquisto del diritto sin dal momento della conclusione del contratto.
Ai sensi dell'art. 1411 c.c., il contratto a favore di terzo, non ricorre né quando il diritto attribuito al terzo sorga per legge, né qualora il terzo sia destinatario degli effetti economici vantaggiosi della prestazione, ma non acquisti il diritto a pretenderla, salvo il diverso diritto, eventualmente desumibile dal contratto, a che la prestazione, ove effettuata, sia eseguita in maniera diligente al fine di evitargli un danno. In tale ultimo caso, si configurerebbe, piuttosto, un contratto con effetti protettivi nei confronti del terzo.
Cassazione civile sez. II 12 maggio 2014 n. 10272 Nel contratto a favore di terzo, in difetto di espresse previsioni convenzionali, il terzo è l'unico legittimato ad agire - con l'azione di risoluzione del contratto e di risarcimento danni - per ottenere, a fronte dell'inadempimento del promittente, la prestazione attribuita ove il contratto sia idoneo a fargli acquisire il relativo diritto senza necessità di un'attività esecutiva del promittente medesimo, mentre, in caso contrario, va riconosciuta una legittimazione concorrente anche a favore dello stipulante. Cassa e decide nel merito, App. Bari, 27/10/2010
Cassazione civile sez. III 09 aprile 2014 n. 8272 Le prescrizioni o condizioni di vincolo adottate, disposte o negoziate tra costruttore e p.a. in sede di rilascio del titolo ad edificare non configurano un contratto a favore di terzi e non assumono contenuto obbligatorio nei rapporti tra privati; infatti, l'atto con il quale un proprietario- costruttore si sia impegnato nei confronti del Comune, ai fini del rilascio della concessione edilizia, a conferire una particolare destinazione a determinate superfici non costituisce un contratto di diritto privato, non è riconducibile alla figura del contratto a favore di terzi, di cui all'art. 1411 c.c., né ha specifica autonomia e natura di fonte negoziale del regolamento dei contrapposti interessi delle parti stipulanti, configurandosi come atto intermedio del procedimento amministrativo volto al conseguimento del provvedimento finale, dal quale promanano poteri autoritativi della pubblica amministrazione. Pertanto, non potendosi qualificare l'atto d'obbligo come contratto a favore di terzi, ai sensi dell'art. 1411 c.c., i privati acquirenti dell'immobile edificato non hanno alcuna possibilità di rivendicare diritti sulla base di esso, né di agire per il suo adempimento, salva l'ipotesi che detto obbligo sia stato trasfuso in una disciplina negoziale al momento del trasferimento delle singole unità immobiliari.
Cassazione civile sez. II 18 settembre 2013 n. 21396 L'atto con il quale un proprietario costruttore si sia impegnato nei confronti del comune - ai fini del rilascio della concessione edilizia - a conferire una particolare destinazione a determinate superfici non costituisce un contratto di diritto privato. Lo stesso, in particolare, non è riconducibile alla figura del contratto a favore di terzi (di cui all'art. 1411 c.c.) né ha una specifica autonomia e natura di fonte negoziale del regolamento dei contrapposti interessi delle parti stipulanti. In realtà un tale atto si configura come atto intermedio del procedimento amministrativo, volto al conseguimento del provvedimento finale dal quale promanano poteri autoritativi della p.a. Deriva da quanto precede, pertanto che, non potendosi qualificare l'atto d'obbligo come contratto a favore di terzi, i privati acquirenti dell'immobile edificato non hanno alcuna possibilità di rivendicare diritti sulla base di esso, né - quindi - di agire per il suo adempimento, salva l'ipotesi che detto obbligo sia stato trasferito in una disciplina negoziale al momento del trasferimento delle singole unità immobiliari.
Cassazione civile sez. II 18 settembre 2013 n. 21396 Edilizia ed urbanistica
La convenzione, stipulata tra un comune e un privato costruttore, con la quale questi, al fine di conseguire il rilascio di una concessione o di una licenza edilizia, si obblighi a un "facere" o a determinati adempimenti nei confronti dell'ente pubblico (quale, ad esempio, la destinazione di un'area a uno specifico uso), non costituisce un contratto di diritto privato, né ha specifica autonomia e natura di fonte negoziale del regolamento dei contrapposti interessi delle parti stipulanti, configurandosi come atto intermedio del procedimento amministrativo volto al conseguimento del provvedimento finale, dal quale promanano poteri autoritativi della p.a.. Ne consegue che, non potendosi qualificare l'atto d'obbligo come contratto a favore di terzi, ai sensi dell'art. 1411 del cc.
Cassazione civile sez. II 04 settembre 2013 n. 20340 Lavoro subordinato
In materia di servizio mensa, la previsione del contratto di appalto tra appaltante ed appaltatore relativa all'obbligo, posto a carico di questi, di fornire ai lavoratori le divise di lavoro sempre pulite rientra nella fattispecie codicistica del contratto a favore di terzo, di cui all'art. 1411 cod. civ., ed è quindi pienamente valida; ne consegue che detto obbligo sussiste quando risulta dal testo contrattuale che l'appaltante ha interesse all'adempimento. (Nella specie, la S. C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto sussistente in capo all'appaltatore del servizio mensa l'obbligo di provvedere alla pulizia delle divise dei propri dipendenti o di corrispondere ai lavoratori stessi il rimborso delle spese sostenute per provvedere al lavaggio delle divise, in quanto il testo del contratto di appaltato prevedeva che i lavoratori addetti alla mensa indossassero una divisa di lavoro "sempre pulita"). Rigetta, App. Roma, 04/03/2010
Cassazione civile sez. lav. 26 agosto 2013 n. 19579 Art. precedente
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