Source: https://www.diocesidicefalu.org/consigliopastorale?l=it
Timestamp: 2019-04-24 14:54:38+00:00
Document Index: 13880665

Matched Legal Cases: ['§ 1', '§ 2', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 1', '§ 1']

Consiglio Pastorale - Diocesi di Cefalù
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Organismi Sinodali | Consiglio Pastorale Diocesano
costituito con decreto del 01.05.2015 | reg. atti canonici, n. 301, f. 614/17
statuto membri convocazione verbali
Costituzione. Il consiglio pastorale è un organismo collegiale consultivo, d’istituzione facoltativa, costituito in ambito diocesano sulla base delle varie componenti soggettive della Chiesa particolare (chierici, laici, consacrati), quale strumento che serve al Vescovo per l’informazione e l’analisi delle necessità pastorali della Diocesi. Si legge nel direttorio pastorale Apostolorum successores: «Pur facendo uso della libertà che la disciplina canonica lascia, è bene che in ogni diocesi si costituisca il consiglio pastorale diocesano, come forma istituzionale di esprimere la partecipazione di tutti i fedeli, di qualunque stato canonico, alla missione della Chiesa» (n. 185). Una volta istituito, il consiglio è permanente, anche se ha il carattere temporale stabilito negli statuti (c. 513 § 1). Il consiglio pastorale cessa quando la sede diviene vacante (c. 513 § 2). Spetta al vescovo dare gli statuti al consiglio, convocarlo e presiederlo (cc. 513 § 1, 514 § 1).
Composizione. Il direttorio pastorale Apostolorum successores ribadisce che il Consiglio Pastorale deve essere espressione fedele di tutta la diocesi. Stabilisce: «Il consiglio pastorale è composto di fedeli, chierici, membri di istituti di vita consacrata e soprattutto laici» (n. 185a) e più avanti: «Anche se a rigore non rappresenta i fedeli, il consiglio deve essere un’immagine fedele della porzione del popolo di Dio che costituisce la Chiesa particolare e i suoi membri debbono essere scelti considerando le loro distinte regioni, condizioni sociali e professioni, come anche il ruolo da essi svolto nell’apostolato, sia personalmente che in associazioni con altri» (n. 185b). Il codice sottolinea i requisiti di comunione ecclesiale dei membri e la necessaria varietà di provenienze (c. 512 §§ 1-2). Per i meccanismi di designazione si rimette tutto al Vescovo diocesano. Il direttorio pastorale dei vescovi Apostolorum successores suggerisce come possibile meccanismo elettorale la partecipazione dei consigli pastorali parrocchiali: «Spetta al vescovo decidere, mediante le opportune indicazioni statutarie, le modalità di designazione dei suoi membri: per esempio, affidando alle parrocchie e ad altre istituzioni la proposta di candidati, riservandosi comunque – forse tramite la conferma di quelli precedentemente eletti – il diritto di escludere coloro che non appaiono idonei» (n. 185c). I membri del consiglio pastorale devono essere in piena comunione con la Chiesa Cattolica e distinguersi per fede sicura, buoni costumi e prudenza (c. 512 § 1).
Competenze e attività. L’attività del consiglio pastorale è circoscritta alle questioni di natura pastorale non direttamente concernenti l’esercizio della giurisdizione, per le quali il vescovo può avvalersi del consiglio presbiterale o di altri organismi stabiliti dal diritto. Il c. 511 stabilisce che al consiglio pastorale spetta, sotto l'autorità del vescovo diocesano, «studiare, valutare e proporre conclusioni operative su quanto riguarda le opere pastorali della diocesi». Il consiglio ha natura consultiva. Stabilisce il direttorio pastorale dei Vescovi Apostolorum successores: «Il vescovo convochi il consiglio almeno una volta l’anno. Lo stesso vescovo propone le questioni da esaminare, presiede le riunioni, decide se convenga o meno rendere pubblici i temi trattati e determina il modo di realizzare le relative conclusioni. Il lavoro del consiglio è, pertanto, di natura consultiva (c. 514 § 1), e deve essere sempre contraddistinto da un delicato rispetto sia della giurisdizione episcopale che dell’autonomia dei fedeli, individui o associati, senza pretese direttive o di coordinamento estranee alla sua natura. Tuttavia, il vescovo deve tenere nella dovuta considerazione il parere dei membri del Consiglio, in quanto responsabile collaborazione della comunità ecclesiale al suo ufficio apostolico» (n. 185d). Il Direttorio elenca alcuni argomenti o temi che possono essere proposti alla discussione del consiglio pastorale: il piano pastorale, le diverse iniziative missionarie, catechetiche e apostoliche diocesane, i mezzi per migliorare la formazione dottrinale e la vita sacramentale dei fedeli, il modo di facilitare il ministero pastorale dei chierici, la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui problemi della Chiesa, ecc. (n. 185e).​​