Source: https://quotidianoinfermieri.blogspot.com/2013/10/responsabilita-colposa-infermieri.html
Timestamp: 2017-05-25 08:42:07+00:00
Document Index: 67688115

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 40', 'art. 41', 'art. 41', 'sentenza ']

Quando la condotta omissiva determina una responsabilità colposa in capo all’Infermiere titolare di una posizione di garanzia - QUOTIDIANO INFERMIERI
nota a Cass. pen., sez. IV, 17.5.2013, n. 21285
L'infermiera operativa in quelle ore veniva imputata e condannata per omicidio colposo, perché in modo negligente, non aveva alzato le sponde del letto del paziente. Apporre le sponde era, secondo i giudici, condotta cautelare che poteva prevenire il rischio di cadute, caratterizzandosi per essere una procedura non cruenta né invasiva.
L'omissione addebitata all'infermiera veniva valutata come connotata da elevatissima negligenza, in violazione di un obbligo di protezione gravante sul personale infermieristico, specie riguardo a pazienti, come quello deceduto, in condizioni di disorientamento, agitazione e confusione mentale. L'infermiera era tenuta ad adottare ogni misura volta ad evitare il verificarsi di eventi accidentali, facilmente prevedibili.
Pertanto, la Corte d'appello, con sentenza 7 dicembre 2011, condividendo la motivazione della sentenza di primo grado, ha ritenuto, in conformità alla contestazione, la mancata apposizione delle sponde al letto del paziente (quale intervento non cruento e non invasivo atto ad evitare o comunque a diminuire fortemente il rischio di cadute) cui l'imputata non aveva provveduto nel corso del turno di servizio prestato, una omissione connotata da elevatissima negligenza, in violazione di un chiaro obbligo di protezione gravante sul personale infermieristico del nosocomio a salvaguardia del rischio di caduta cui il paziente si trovò concretamente esposto, come comprovato dalle condizioni di disorientamento, di agitazione e di confusione mentale, documentate dal diario infermieristico.
Il primo vertente su un presunto difetto di motivazione in ordine alla statuizione del rigetto della richiesta di rinnovazione della istruttoria dibattimentale, attraverso la quale la ricorrente – in sede di appello - chiedeva di accertare i comportamenti degli altri infermieri in servizio nei turni precedenti al suo, atteso che il diario infermieristico del paziente evidenziava precarie condizioni di salute che avrebbero dovuto allarmare tutti gli operatori sanitari, di guisa da pervenire all'esclusione o quantomeno all'attenuazione di ogni responsabilità dell'imputata stessa.
In ordine alla prima doglianza, dedotta, la Corte d'appello ha ineccepibilmente motivato il diniego della parziale rinnovazione del dibattimento, richiesta dall'appellante "al fine di verificare la sussistenza di eventuali responsabilità in capo ad altri componenti del personale infermieristica" sul rilievo, da un lato, dell'esaustività dell'affermazione di colpevolezza cui era pervenuto il Giudice di prime cure e, dall'altro, della sostanziale inutilità di un siffatto accertamento che di certo non avrebbe condotto all'esclusione od alla limitazione della colpevolezza della imputata che, all'inizio dei turno di servizio ad ore 21 del 19 luglio 2004, constatata la mancata apposizione delle sponde al letto del paziente (concretamente esposto al rischio di cadere dal letto, per le condizioni di abnorme agitazione e di disorientamento documentate dalle ripetute e conformi annotazioni riportate nel diario infermieristica) era tenuta, in nome dell'obbligo di protezione su di lei gravante in ragione delle mansioni esercitate (e quindi della posizione di garanzia rivestita) ad adottare la suddetta misura "volta ad evitare il verificarsi di eventi accidentali, peraltro ampiamente prevedibili", non potendo costei giovarsi del rifiuto opposto dal paziente, facilmente e doverosamente superabile richiedendo l'intervento del medico di Guardia.
La questione in sostanza attiene al rapporto di causalità, posto che, una volta stabilita la presenza di colpa nel comportamento dei singoli imputati, occorre stabilire se il comportamento di uno di essi possa costituire causa da sola sufficiente a cagionare l'evento. I principi desumibili dagli art. 40 e 41 c.p. portano a dare al quesito una risposta negativa. In primo luogo deve osservarsi che in base alle predette disposizioni vale nel nostro ordinamento il principio della equivalenza delle cause o della conditio sine qua non, e cioè il principio per cui qualunque comportamento che ha influito sul verificarsi dell'evento (qualunque fattore che ha concorso al suo verificarsi) ne costituisce causa, indipendentemente dal concorso di altre circostanze, anche consistenti nel comportamento colposo di altri (art. 41 co. 3), che possano avere avuto incidenza causale dell'evento.
Il principio è temperato dalla previsione del secondo comma dell'art. 41 cp, a norma del quale “le cause sopravvenute escludono il nesso di causalità quando sono state da sole sufficienti a determinare l'evento”.
A ben vedere, nella sentenza in commento i giudici non hanno fatto riferimento alla c.d. ‘teoria condizionalistica’, parimenti chiamata della ‘equivalenza delle cause’, secondo la quale deve intendersi per causa qualsiasi antecedente che ha prodotto un determinato evento. In altri termini, è causa ogni condizione necessaria, ossia ogni fatto la cui presenza è stata indispensabile per il verificarsi dell’evento. In ambito sanitario la condotta omissiva postula come modello alternativo una condotta attiva, imposta dall’ordinamento giuridico. A fronte di tale condotta esiste, rectius esistono, sia una posizione di garanzia sia degli specifici doveri di diligenza, entrambi i quali sono alla base della colpa dell’agente.
Sempre in ambito sanitario, la esistenza di una pluralità di fattori tra loro interagenti ha condotto la dottrina ad elaborare la teoria della ‘imputazione oggettiva dell’evento. Il nesso di causalità tra la condotta del sanitario e il danno verificatosi all’utente deve essere accertato dal giudice secondo regole probatorie stringenti e, comunque, tali da consentire una pronuncia di responsabilità dell’imputato dotata di elevato e persuasivo grado di credibilità razionale.
on giovedì, ottobre 03, 2013