Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23273-del-18-09-2019
Timestamp: 2020-08-14 06:11:03+00:00
Document Index: 37683785

Matched Legal Cases: ['art. 2751', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 95', 'art. 1460', 'art. 2697', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 23273 del 18/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23273 del 18/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 18/09/2019, (ud. 28/06/2019, dep. 18/09/2019), n.23273
sul ricorso iscritto al n. 18088/2017 R.G. proposto da
SIGNORI SAVERIO, rappresentato e difeso dall’Avv. Filippo De Luca,
con domicilio eletto in Roma, via B. Oriani, n. 85, presso lo studio
dell’Avv. Nome Cognome;
Dott. Luca Mandrioli, rappresentato e difeso dall’Avv. Giulio Nevi,
avverso il decreto del Tribunale di Latina depositato il 31 maggio
che il Prof. Dott. S.S. ha proposto ricorso per cassazione, per tre motivi, illustrati anche con memoria, avverso il decreto emesso il 31 maggio 2017 dal Tribunale di Latina, che ha rigettato l’opposizione da lui proposta avverso lo stato passivo del fallimento della (OMISSIS) S.r.l., avente ad oggetto l’ammissione al passivo, in prededuzione ed in via privilegiata ai sensi dell’art. 2751-bis c.c., n. 2, di un credito di Euro 436.800,00 (oltre ad Euro 7.550,40 per attività svolta successivamente), già ammesso al passivo per il minore importo di Euro 30.000,00, a titolo di compenso per l’assistenza contabile prestata ed il piano concordatario predisposto ai fini della ammissione della società ad una procedura di concordato preventivo svoltasi anteriormente alla dichiarazione di fallimento, e conclusasi con la revoca dell’ammissione;
che con il primo motivo d’impugnazione il ricorrente denunzia, ai sensi dell’art. 360, c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, la violazione degli artt. 24 e 111 Cost., dell’art. 112 c.p.c. e del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, art. 95 censurando il decreto impugnato per aver accolto l’eccezione d’inadempimento sollevata dal curatore, avendola ritenuta tempestiva, senza considerare che la stessa era stata sollevata successivamente alla prima udienza di verifica del passivo, dopo che in detta udienza il curatore aveva riconosciuto l’intero credito vantato da esso ricorrente;
che con il secondo motivo il ricorrente deduce la violazione e la falsa applicazione dll’art. 1460 c.c. e art. 2697 c.c., comma 2, osservando che, nell’accogliere l’eccezione d’inadempimento, il Tribunale non ha tenuto conto della genericità della stessa, non accompagnata dall’allegazione dei vizi della proposta concordataria, avendo richiamato la sentenza con cui era stata revocata l’ammissione al concordato, dalla cui motivazione non emergevano elementi idonei a far ritenere che la revoca fosse dipesa da fatti o atti ascrivibili ad esso ricorrente;
che, ai fini del rigetto dell’opposizione, il decreto impugnato ha fatto ricorso a due distinti ordini di considerazioni, configurabili come autonome rationes decidendi, e costituiti rispettivamente a) dalla mancata dimostrazione dell’effettiva esecuzione della prestazione professionale da parte del solo ricorrente, a fronte del conferimento del relativo incarico all’associazione professionale di cui fa parte, b) dalla mancata prova dell’esatto adempimento dell’obbligazione e della riconducibilità del venir meno delle condizioni di fattibilità del concordato alla diversità delle valutazioni rese dai periti avvicendatisi nella stima della consistenza dell’attivo;
che, a sostegno dell’impugnazione, il ricorrente si è limitato a contestare la seconda affermazione, facendo valere la tardività e la genericità della eccezione d’inadempimento, nonchè l’erroneità del richiamo alla sentenza di revoca della dichiarazione di ammissibilità del concordato, senza fare alcun cenno alla questione concernente la titolarità del credito azionato, oggetto del primo rilievo compiuto dal Tribunale, in ordine alla quale si è astenuto dal proporre qualsiasi censura;
dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 9.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 100,00, ed agli accessori di legge.