Source: https://www.laleggepertutti.it/143706_chi-deve-cambiare-il-pannolino-alla-scuola-dellinfanzia
Timestamp: 2018-06-19 14:44:03+00:00
Document Index: 74293074

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 47', 'sentenza ', 'art. 129', 'sentenza ', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 328', 'art. 47']

Chi deve cambiare il pannolino alla scuola dell'infanzia?
Lo sai che? Chi deve cambiare il pannolino alla scuola dell’infanzia?
Lo sai che? Pubblicato il 22 dicembre 2016
> Lo sai che? Pubblicato il 22 dicembre 2016
Chi arriva all’asilo col pannolino non viene iscritto. Ma che succede con i bimbi disabili? Ecco i doveri dei collaboratori scolastici secondo la Cassazione.
Chi rispolvera la laurea, chi tira in ballo il contratto nazionale. Il fatto è che nella scuola dell’infanzia cresce il malessere tra insegnanti e collaboratori scolastici (e, di rimbalzo, anche tra i genitori) quando qualcuno pretende che siano loro a cambiare il pannolino ai bambini. Parliamo dai bimbi dai 3 ai 6 anni, perché da quelli più piccini che frequentano l’asilo nido non si può, ovviamente, pretendere totale autonomia nel gestire i loro bisogni fisiologici. In questo caso, infatti, spetta all’educatrice (o educatore) cambiare e pulire il bambino, così come lavarlo dopo un’attività o dopo la pappa. Solo se l’educatrice non riesce per concreti problemi logistici (ad esempio se è da sola e più di un bambino ha bisogno) può intervenire l’ausiliaria.
Con il primo motivo censura la sentenza per aver sostenuto la colpevolezza dell’imputata per non aver provveduto alla cura della minore in una situazione di necessità ed urgenza, al di là delle mansioni specifiche attribuite al collaboratore scolastico, tesi questa ritenuta fondata su una erronea applicazione delle norme amministrative integrative della legge penale. Si assume che la Corte territoriale ha ritenuto che l’elemento oggettivo del reato sia rappresentato dalla doverosità e indifferibilità dell’atto richiesto alle collaboratrici scolastiche, carattere che emergerebbe dall’art. 47 del CNNL 2002/2005: in particolare, si rileva come anche secondo le norme contrattuali non sussisteva il dovere per l’imputata di far fronte alle esigenze igieniche della bambina disabile, in quanto non era stata offerta alcuna disponibilità al riguardo, non erano stati attribuiti compiti aggiuntivi retribuiti e non vi era stata alcuna formazione in materia (art. 47 e 48 CNNL cit.) e, inoltre, mancava sia uno specifico ordine di servizio sia il conferimento dell’incarico da parte del dirigente scolastico.
Con il primo motivo deduce la violazione di legge e, conseguentemente, del CCNL del Comparto Scuola che disciplina le mansioni del personale ATA (art. 47): la Corte d’appello ha riconosciuto alle collaboratrici scolastiche, con incarico annuale e prive di qualsiasi formazione specialistica, una mansione, quale la cura dell’igiene intima di un bambino disabile, assolutamente diversa dalle mansioni e dalle attività previste dalle aree di appartenenza e rientranti tra le funzioni aggiuntive, attribuibili al solo personale di ruolo all’esito di specifici corsi di formazione. Ne consegue l’insussistenza del reato contestato non essendo tenute le imputate a quella specifica mansione.
1. I ricorsi proposti non sono limitati a censurare la sentenza in ordine agli interessi civili, ma sembrano richiedere una pronuncia assolutoria anche nel merito, nonostante l’avvenuta dichiarazione di estinzione dei reati per prescrizione. Tuttavia, nella specie non ricorrono i presupposti richiesti dall’art. 129 comma 2 cod. proc. pen., dovendo escludersi che dagli atti risulti evidente l’insussistenza del fatto o che le imputate non l’abbiano commesso ovvero una delle altre formule assolutorie prese in considerazione dalla norma citata.
Sul punto si condividono le argomentazioni svolte nella sentenza di appello in cui si individua la doverosità dell’intervento richiesto alle collaboratrici scolastiche nell’art. 47 del CCNL 2002/2005, che ha risolto una serie di incertezze interpretative sui compiti del personale ausiliario, che aveva dato adito a forti conflitti tra dirigenti scolastici, collaboratori e le famiglie dei ragazzi con disabilità. Infatti, il CCNL del 1999 prevedeva le mansioni di assistenza solo come possibili, quindi non obbligatorie, e il successivo CCNL del 2001 si limitava a stabilire che dovesse essere comunque assicurata l’assistenza personale agli alunni con disabilità. Con l’art. 47 del CCNL dei 2002/2005 oltre a prevedere che i compiti del personale ausiliario sono costituiti “dalle attività e mansioni espressamente previste dall’area di appartenenza” e “da incarichi specifici che (…) comportano l’assunzione di responsabilità, rischio o disagio, necessari per la realizzazione del piano dell’offerta formativa”, si precisa, nella tabella che si riferisce alle competenze dei collaboratori scolastici (tabella A), che questi sono tenuti a “prestare ausilio agli alunni portatori di handicap nell’accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche e all’interno e all’uscita da esse, nonché nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale, anche con riferimento alle attività previste dall’art. 47”. Pertanto, non vi è dubbio che, sulla base di un obbligo contrattuale, le imputate fossero tenute a prestare assistenza alla minore per le sue esigenze igieniche.
In conclusione, ribadendo quanto sostenuto dai giudici d’appello, si ritiene che una volta riconosciuta l’esistenza di uno specifico dovere derivante dalla normativa contrattuale, il comportamento omissivo delle imputate, in relazione alle due occasioni cui si riferisce la contestazione, integra il reato di cui all’art. 328, comma 1, cod. pen., anche sotto il profilo soggettivo, essendo emerso che il rifiuto è stato opposto nella consapevolezza che fosse in contrasto con i doveri d’ufficio, dal momento che erano state sollecitate dal dirigente scolastico all’espletamento di tali attività.
2.1. In considerazione di quest’ultima notazione, deve escludersi che possa solo ipotizzarsi la sussistenza del dedotto errore di fatto ex art. 47 cod. pen. (ricorso avv. omissis): infatti, in tema di applicabilità della causa di esclusione della punibilità, il dubbio su una circostanza di fatto che costituisce elemento essenziale della fattispecie criminosa non è di per sè sufficiente ad escludere il dolo in quanto, mentre l’errore determina il convincimento circa l’esistenza di una situazione che non corrisponde alla realtà, chi agisce nel dubbio è invece consapevole di potersi esporre a violare la legge, cosicché il compimento dell’azione comporta l’accettazione del rischio nella causazione dell’evento, concretizzando così una forma di responsabilità a titolo di dolo eventuale (Sez. 3, n. 37837 del 06/05/2014, M.).
3. Per quanto riguarda il motivo con cui si denuncia il travisamento della prova (ricorso avv. omissis) in relazione all’episodio del 25.2.2005, si osserva che la (omissis) ha eseguito la richiesta proveniente dal direttore dei servizi amministrativi dell’istituto scolastico, (omissis), solo in seguito ad una serie di insistenze, essendosi inizialmente ostinatamente rifiutata, condotta che configura il reato contestatole che, come è noto, è un reato istantaneo il cui momento consumativo si realizza con il rifiuto (Sez. 6, n. 12238 del 27/01/2004, Bruno).
Rigetta i ricorsi e condanna le ricorrenti al pagamento delle spese processuali nonché in solido alla rifusione delle spese sostenute dalle parti civili costituite nel presente grado, che liquida in complessivi euro 4.500,00 oltre spese generali al 15%, i.v.a. e c.p.a.