Source: http://www.quotidianolegale.it/riordino-province-inusuale-sconcertante-intervento-del-governo/
Timestamp: 2018-07-16 16:34:47+00:00
Document Index: 120202486

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 23', 'art. 17', 'art. 4', 'art. 18', 'art. 23', 'art. 133']

Riordino Province: inusuale e sconcertante intervento del Governo - Quotidiano Legale
Posted by Carlo Rapicavoli | Dic 10, 2012 | Dottrina, Enti Locali e P.A., Normativa, Notizie
di Carlo Rapicavoli – Inusuale e sconcertante l’intervento del Governo sul dibattito in corso per la conversione del D. L. 188/2012 sul riordino delle Province, tramite uno studio del dipartimento delle Riforme del ministero della Funzione Pubblica, presumibilmente inviato “ad alcuni Senatori”, ma anticipato da tutti gli organi di informazione sul riordino delle Province.
Inusuale per i tempi e le modalità.
Mentre è in discussione la legge di conversione del decreto legge 188/2012 in Commissione Affari Costituzionali del Senato ed è stata prospettata l’ipotesi di proporre in aula la “pregiudiziale di costituzionalità” del decreto, sulla base di numerose e fondate questioni di cui ci siamo da tempo occupati, tale “studio” del Governo prospetta caos istituzionale e rischi incalcolabili dalla mancata conversione del decreto.
Tempi e modalità che fanno francamente pensare ad un’azione di pressione sulla volontà dei parlamentari, al limite del “ricatto”.
Ma ciò che sconcerta sono i contenuti dello studio, almeno nelle parti anticipate dalla stampa. Il testo dello studio non è ancora stato reso noto.
1)	“La mancata conversione del dl sulle Province comporterebbe una situazione di caos istituzionale. Tra le conseguenze, oltre ai mancati risparmi, la lievitazione dei costi a carico di Comuni e Regioni e il blocco della riorganizzazione periferica dello Stato”.
a) Innanzitutto: quali mancati risparmi?
b) La lievitazione dei costi. Una semplice osservazione: se il trasferimento delle funzioni oggi svolte dalle Province ai Comuni o alle Regioni comporta una lievitazione dei costi, perché il Governo continua pervicacemente a sostenere una riforma da tanti definita inutile e dannosa, in quanto non organica e avulsa da un riordino complessivo delle funzioni e delle competenze amministrative?
Basterebbe un comma nella legge di stabilità che abroghi l’art. 23, commi 14, 17 e18 del decreto salva Italia e tali rischi di lievitazione dei costi sarebbero eliminati.
E’ bene comunque fare chiarezza sulle funzioni.
1)	L’art. 23 del D. L. 201/2011 “salva Italia” prevede al comma 14: “Spettano alla Provincia esclusivamente le funzioni di indirizzo e di coordinamento delle attività dei Comuni nelle materie e nei limiti indicati con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze”. Quindi ai successivi commi 17 e 18 si prevede che “lo Stato e le Regioni, con propria legge, secondo le rispettive competenze, provvedono a trasferire ai Comuni, entro il 31 dicembre 2012, le funzioni conferite dalla normativa vigente alle Province, salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, le stesse siano acquisite dalle Regioni, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. Provvedono altresì al trasferimento delle risorse umane, finanziarie e strumentali per l’esercizio delle funzioni trasferite, assicurando nell’ambito delle medesime risorse il necessario supporto di segreteria per l’operatività degli organi della provincia”;
2)	L’art. 17 del D. L. 95/2012 “Spending review” prevede al comma 10: “All’esito della procedura di riordino, sono funzioni delle province quali enti con funzioni di area vasta, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione:
c)	programmazione provinciale della rete scolastica e gestione dell’edilizia scolastica relativa alle scuole secondarie di secondo grado
3)	L’art. 4 del D. L. 188/2012 prevede: “Nelle materie di cui all’articolo 117, commi terzo e quarto, della Costituzione, le Regioni con propria legge trasferiscono ai Comuni le funzioni già conferite alle Province dalla normativa vigente salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, tali funzioni siano acquisite dalle Regioni medesime. In caso di trasferimento delle funzioni ai sensi del primo periodo, sono altresì trasferite le risorse umane, finanziarie e strumentali. Nelle more di quanto previsto dal primo periodo le funzioni restano conferite alle Province”.
c) Il blocco della riorganizzazione periferica dello Stato. Perché mai? Quale norma impedisce la riorganizzazione periferica dello Stato svincolata dalle Province?
2)	“La mancata conversione del dl sulle Province porrà inoltre una questione finanziaria legata dal problema dei mutui contratti dalle province con banche e soprattutto Cassa depositi e prestiti: a questi dovranno subentrare regioni o comuni o dovranno essere frazionati; altri problemi riguarderanno il trasferimento del personale, dei finanziamenti, dei beni immobili”.
3)	“Le città metropolitane restano istituite solo sulla carta e la loro operatività sarebbe ostacolata da una serie di fattori: mancanza di definizione del sistema elettorale del consiglio metropolitano; incertezze sui rapporti tra sindaco del comune capoluogo e sindaco metropolitano; incertezze sui rapporti patrimoniali e finanziari; perimetro diverso per Firenze e Milano”.
L’istituzione delle città metropolitane è già pienamente disciplinata – male – dall’art. 18 del decreto spending review.
Le modifiche introdotte dal D. L. 188/2012 non sono certamente rilevanti a tal punto da impedire l’istituzione delle città metropolitane. Il decreto non si occupa di rapporti patrimoniali e finanziari. Le questioni controverse vanno regolamentate con lo Statuto.
4)	“La mancata conversione in legge del dl di riordino delle Province fa tornare il rischio di una declaratoria di incostituzionalità. Un rischio di incostituzionalità grava – viene evidenziato però – anche sul decreto in esame. Il Salva Italia è stato impugnato perché la Costituzione prevede che lo Stato assegni alle province ‘funzioni fondamentali. Ora, è dubbio che le sole funzioni di indirizzo e coordinamento dei comuni possano costituire ‘funzioni fondamentali’ in senso tecnico. Se la Corte dovesse accogliere i ricorsi, le province avrebbero tutte le funzioni attuali (e non solo quelle di area vasta) e non sarebbero nemmeno ridotte di numero. Naturalmente – ci tengono a sottolineare i tecnici del governo – un rischio di incostituzionalità grava anche sul decreto in esame sotto il profilo della forma e del procedimento usati per il riordino”.
a)	Il riordino si fonda – per quanto riguarda le funzioni – su una norma incostituzionale, l’art. 23 del decreto salva Italia, che, in contrasto con la Costituzione, aveva svuotato le Province di ogni funzione amministrativa;
b)	Vi sono rischi di incostituzionalità anche per il D. L. 188/2012 “sotto il profilo della forma e del procedimento usati per il riordino”; evidentemente per la violazione palese dell’art. 133 della Costituzione;
c)	Se la Corte dovesse accogliere i ricorsi, le province avrebbero tutte le funzioni attuali (e non solo quelle di area vasta) e non sarebbero nemmeno ridotte di numero. E allora? Se tutto l’impianto, come afferma il Governo, produce caos istituzionale, aumento di costi, ecc., quale rischio sarebbe mantenere le attuali Province e le relative funzioni in attesa di una riforma organica e complessiva?
Inaccettabile che malgrado da più parti, da illustri costituzionalisti, è stato segnalato il caos generato da questa riforma pasticciata, si sia voluto proseguire senza ripensamenti.
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