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Timestamp: 2019-12-13 08:27:57+00:00
Document Index: 56785128

Matched Legal Cases: ['art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 2', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 614', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 614', 'art. 52', 'art. 2', 'art. 41', 'art. 27']

LA LEGITTIMA DIFESA DOMICILIARE (Intervento dell’Avv. Massimo Biffa al Convegno DIPPOL del 29 maggio 2019 intitolato “Uso legittimo delle armi e modifiche normative in tema di Legittima Difesa”)
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Martedì 03 Settembre 2019 13:28 | Ultimo aggiornamento Martedì 03 Settembre 2019 13:32 | Scritto da Administrator | | |
Il tema che mi è stato assegnato in questo Convegno è “La legittima difesa domiciliare”, argomento che ritengo di particolare interesse ed importanza perché la maggior parte di Voi possiede un’arma e la tiene a casa.
Quello che dirò, quindi, dovrà essere oggetto di attenta riflessione da parte vostra ed anzi, in tanto il mio intervento avrà effetti positivi, in quanto susciterà in voi spunti di riflessione.
Intendo iniziare con una prima riflessione anch’io: mai come nel caso della nuova legittima difesa domiciliare occorre distinguere la prospettiva, ossia l’intenzione del Legislatore, dal testo di legge, dal contenuto della norma.
Esaminata la norma, si pone poi il problema della interpretazione della stessa.
È chiaro che, in questo momento, possiamo riflettere soltanto su quella che potrebbe essere l’interpretazione della norma, non certo su quale sarà, questo non lo possiamo ancora sapere.
In altre parole, l’analisi si svolge su tre piani diversi:
il piano della prospettiva del Legislatore (ossia quale obiettivo intendeva perseguire introducendo questa norma);
il piano di cosa è riuscito a fare (come è la norma vigente);
il piano dell’effetto pratico della nuova disciplina (quale sarà l’interpretazione che i Giudici daranno della nuova norma).
Come sapete, quella in argomento è la L. 26 aprile 2019, n. 36, recante “Modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa”, entrata in vigore il 18 maggio 2019 (quindi in vigore da 11 giorni).
Pertanto, non ci sono precedenti giurisprudenziali.
Il Legislatore che ha fortemente voluto questa legge è il Vice Premier Matteo Salvini, che ha voluto mettere al centro della Riforma “la vittima” perché è vittima colui che è aggredito in casa sua; è vittima colui che viene aggredito; è vittima colui che subisce il furto o la rapina in casa.
La nuova legge inoltre ha aumentato la pena per i reati di violazione di domicilio, furto e rapina.
È opportuno ricordare che la legittima difesa è una causa di giustificazione, il che significa che tutte le volte in cui si viola una norma penale incriminatrice, ma ciò accada in presenza di una causa di giustificazione, il fatto realizzato non rileva penalmente.
Si ha infatti il reato quando sono presenti tutti gli elementi costitutivi della norma incriminatrice e siano assenti le cause di giustificazione.
Quindi, se c’è la legittima difesa, non c’è il reato.
Ora, però, è chiaro che la legittima difesa non è stata introdotta da Salvini nel nostro ordinamento giuridico.
La legittima difesa esiste come causa di giustificazione in tutti i Paesi e, da molto tempo, anche nel nostro.
La legittima difesa trova il suo fondamento nell’affermazione secondo la quale i cittadini, in alcuni casi, possono usare la forza per difendersi.
Esiste infatti un diritto all’autotutela in forza del quale ci si può difendere con la forza contro la forza.
Ma tale difesa ci può essere soltanto ed esclusivamente nei confronti di un pericolo attuale. In altre parole, la forza da cui mi posso difendere deve essere attuale.
Se la forza è futura, infatti, ci sono le Forze dell’Ordine che interverranno a difendermi.
E, naturalmente, non si può usare la forza neanche contro una forza passata. Non esiste il diritto di rappresaglia!
Anche nei confronti di una forza subita in passato, ovviamente, si adopereranno le Forze dell’ordine, Voi operanti di Polizia Locale, i Giudici.
Usare la forza contro la forza attuale: questa è l’essenza della legittima difesa!
La legittima difesa prevede e richiede quindi la necessità di difendersi, che sia proporzionata all’offesa.
Questi sono concetti generali, che possono sembrare al di fuori del testo della nuova legge.
Vorrei quindi chiarire questi punti.
La Riforma entrata in vigore undici giorni fà modifica l’art. 52 del codice penale, che disciplina la causa di giustificazione della legittima difesa.
La modifica riguarda il comma 2 dell’art. 52 c.p..
Si badi bene: la legittima difesa domiciliare già esisteva nel nostro codice, non è certo stata portata da Salvini e dalla Lega.
L’oggetto della difesa legittima domiciliare in senso lato è dato dal poter usare nella propria casa un’arma legittimamente detenuta per difendere la propria o altrui incolumità ed anche per difendere il patrimonio (beni propri o altrui).
È importante chiedersi: posso usare un’arma a casa mia sempre, per difendere il patrimonio? La legge dice: solo ove non vi sia desistenza da parte di colui che si introduce nel domicilio e sempre che vi sia un pericolo di aggressione.
Bene, tutto ciò era già previsto nel nostro codice penale. Questi concetti si ricavano dalla lettura dell’art. 52, comma 2, c.p..
Allora, qual è il novum introdotto dalla Riforma c.d. Salvini?
L’elemento di novità è dato semplicemente dall’inserimento dell’avverbio “sempre”.
Sempre sussiste il rapporto di proporzione di cui al comma 1 dell’art. 52, c.p., se taluno legittimamente presente all’interno di un domicilio, o di uno dei luoghi ad esso equiparati, “usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione”.
La novità più importante della difesa legittima domiciliare è data però dall’inserimento del quarto comma dell’art. 52 c.p..
Questo è il novum: nel secondo comma abbiamo la presunzione assoluta di proporzione tra difesa ed offesa; nel quarto comma non si parla più di presunzione rispetto ad uno degli elementi della legittima difesa, ma si parla di presunzione totale di legittima difesa allorchè si è all’interno di un domicilio o di un luogo ad esso equiparato – luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale – ed il soggetto respinga un’intrusione nel proprio domicilio, che sia violenta e minatoria (“posta in essere, con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone”).
Prima vi ho detto che la difesa legittima domiciliare già esisteva, bisogna allora chiedersi il perché della Riforma Salvini.
Il tema è squisitamente politico ed è stato un vero e proprio slogan della Lega: “La difesa è sempre legittima”.
Con le modifiche introdotte nell’art. 52 c.p. loro pensano di aver dato concretezza allo slogan.
Hanno pensato di dover garantire l’immunità dell’aggredito in casa rafforzando la presunzione di proporzione tra difesa ed offesa, rendendola “assoluta”, invincibile.
In parole povere, per essere concreti, possiamo dire che io, a casa mia, in presenza dei requisiti di cui all’art. 52, comma 2, c.p., posso difendermi con la forza fino all’uso massimo, ossia usando l’arma.
Questo è un primo obiettivo posto dal Legislatore del 2019 e, secondo il suo pensiero, raggiunto.
Il secondo obiettivo è stato quello di introdurre per la prima volta, nel quarto comma dell’art. 52 c.p., una presunzione di legittima difesa a 360°, che non si era mai vista nel nostro sistema penale.
Per fare un esempio concreto, immaginiamo il caso in cui un aggressore violi il domicilio, entri nel domicilio contro la volontà del proprietario, all’interno vi è, legittimamente, una persona ,che viene aggredita dall’intruso. La persona aggredita, allora, usa un’arma, di cui dispone legittimamente, o un altro idoneo mezzo di coazione fisica per difendere la propria o l’altrui incolumità o i beni patrimoniali.
Abbiamo visto che, ai sensi dell’art. 52, comma 2 ,c.p., il limite della difesa dei beni patrimoniali è rappresentato dal fatto che l’aggressore non desista e che ci sia pericolo di aggressione.
Bene, a fronte di ciò, possiamo dire che con il secondo comma dell’art. 52 c.p. sia stato raggiunto l’obiettivo politico della Riforma?
Sarà possibile dare risposta a questo interrogativo soltanto in futuro, in base all’osservazione dell’applicazione pratica della norma.
Io però ho un timore prognostico sul futuro dell’applicazione della norma: ritengo infatti che il Giudice italiano abbia serie difficoltà a dire che l’aggredito possa tutelare i propri beni patrimoniali incidendo sull’incolumità personale dell’aggressore.
Temo che nella comparazione con il bene patrimoniale di un soggetto, il Giudice non possa dire che tale bene sia potiore, sia più importante rispetto al diritto all’incolumità dell’aggressore.
Il futuro ci dirà quale sarà l’impatto pratico della nuova legittima difesa domiciliare.
Ci si potrebbe chiedere come sia possibile, da parte mia, prevedere una sorta di ribellione del Giudice alla lettera della legge.
Per rispondere, è necessario riprendere i tre piani dell’analisi della nuova normativa, cui avevo fatto dianzi riferimento. Dunque, c’è il problema dell’idea del Legislatore poi quello della concretizzazione dell’idea nel testo della nuova norma e, infine, c’è il piano dell’interpretazione al momento dell’applicazione della legge.
Penso che il Giudice interpreterà nell’ottica di restare fedele alla Costituzione.
In quest’ottica, potrà allontanarsi dalla volontà politica del Legislatore.
Questo penso: ove il Giudice non si servisse di tale suo legittimo potere di interpretare la nuova norma in modo conforme alla Costituzione, considerando quindi che è pacifico che nella Costituzione il bene vita non è ragguagliabile al bene patrimonio, secondo quanto è stabilito nell’art. 2 della nostra Costituzione repubblicana; ove quindi i Giudici non facessero uso di tale potere di interpretazione additiva della norma, allora potrebbero rimettere gli atti alla Corte Costituzionale.
Vedremo se la nuova legge andrà davanti alla Corte Costituzionale e quale sarà la decisione della Corte.
Quanto precede, va riferito al comma 2 dell’art. 52 c.p..
Ma la situazione non cambia se ci si sofferma sul comma 4 dell’art. 52 c.p., in cui, come visto, è stata inserita una presunzione totale di legittima difesa.
Vi inviterei ad accogliere un suggerimento: concordiamo di considerare che il secondo comma dell’art. 52 c.p. disciplini la legittima difesa domiciliare comune e che il quarto comma disciplini la legittima difesa domiciliare speciale.
Vi spiegherò perché in un caso la definiamo comune e nell’altro speciale.
Con riferimento al testo del quarto comma, sottolineo che se ci si ferma alla lettera della legge, siamo di fronte ad una presunzione assoluta di legittima difesa. Cosa vuol dire? Vuol dire che, per escludere la rilevanza penale del fatto realizzato, non è necessario verificare l’esistenza dei requisiti principali della legittima difesa e non si dovrebbe verificare neanche l’esistenza della necessità della difesa mentre, invece, la necessità è il dato portante della legittima difesa.
Che la necessità della difesa è il requisito fondamentale della legittima difesa lo dice la storia giuridica del nostro Paese, lo dicono i trattati internazionali, lo dicono il comma 1 dell’art. 52 c.p., laddove dispone che “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”.
Ma io ho un timore: anche con riferimento a questa legittima difesa domiciliare speciale penso: è possibile credere che un Giudice italiano giustifichi, in virtù del nuovo quarto comma dell’art. 52 c.p. la morte di un aggressore – che però si introduce in casa solo al fine di rubare?
Possiamo ritenere che questa volontà del Legislatore si è tradotta in norma? Il Giudice si regolerà tenendo in non cale i requisiti principali della necessità, del pericolo attuale, della proporzione?
Possiamo immaginare che tale totale presunzione verrà riconosciuta anche dai Giudici?
Ho definito comune la legittima difesa domiciliare che fa riferimento solo ai casi previsti al 1 e 2 comma dell’art. 614 c.p..
Le situazioni previste da tale norma sono quelle che rientrano nella disciplina del secondo comma dell’art. 52 c.p..
In pratica, perché ho contrapposto comune a speciale? Perché una delle condizioni di applicabilità del 4 comma dell’art. 52 c.p. sta nell’introdursi nel domicilio con violenza, con minaccia di uso di armi o altro mezzo di coazione fisica. Quindi opera l’art. 614 ultimo comma, c.p., che è una ipotesi aggravata di violazione di domicilio.
Ecco la spiegazione del perché, in questo caso, l’ipotesi di legittima difesa domiciliare è speciale.
Soffermiamoci su quanto detto in punto di difesa legittima domiciliare speciale e sulle perplessità che ho anticipato.
Io dubito che siano infondate, perché una presunzione assoluta di tutta la legittima difesa è contraria al primo comma dell’art. 52 c.p. in cui si parla di necessità della difesa.
Tale concetto entra nel codice penale italiano sin dal 1930. Anche nello Stato dittatoriale si è pensato di ritagliare una parte dell’uso della forza al privato.
Anche nel codice del 1930 si parlava di necessità di difesa.
Oggi, il dato delle necessità della difesa emerge dalla lettera del nostro Presidente Mattarella, che scrive ai Presidenti delle Camere ed invita tutti gli operatori a tenere presente che si può usare la forza contro la forza, sempre che ciò sia necessario.
E richiama la Costituzione italiana, di cui è il Custode!
Per queste ragioni, temo che i Giudici non seguiranno l’interpretazione letterale della nuova norma, ma terranno conto delle indicazioni del Presidente.
La storia dell’istituto della legittima difesa nasce nel 1889, il Codice Zanardelli già parlava di necessità e recitava, appunto che “non è punibile colui che ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di respingere da sé o da altri una violenza attuale ingiusta”.
Ora, se ci si chiede se abbia senso fare la storia della legittima difesa e si chiede se il Legislatore non possa fare quello che vuole, dico che il Legislatore non può dimenticare che uno dei criteri di interpretazione della norma è quello storico.
Oltre a ciò comunque, c’è anche la Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, che è parte del nostro Stato ed è norma di rango costituzionale.
All’art. 2, comma 2, lett. a) la Convenzione disciplina la legittima difesa e dice che “è legittima l’uccisione di un soggetto se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario per assicurare la difesa”.
L’elemento necessità, quindi, urta contro la presunzione di legittima difesa posta dalla Riforma Salvini.
Temo che il Giudice italiano, sensibile a tutto ciò, sensibile alle rilevate questioni di legittimità costituzionale, possa dare un’interpretazione che limiti l’espansione della capacità di difesa vostra e dei cittadini italiani nell’uso delle armi a casa.
Vi dico, allora, attenzione all’uso dell’arma a casa. Usatela solo se necessario!
Uscite dal convegno di oggi con questo monito: cautela nell’uso dell’arma a casa!
A questo punto, è possibile trarre alcune conclusioni: la nuova legittima difesa domiciliare che effetti avrà sul quotidiano?
Vi dico, i dati ufficiali statistici del Ministero della Giustizia per l’anno 2017 riferiscono che, in tutti i Tribunali italiani, ci sono stati solo 17 casi.
E noi parliamo di legittima difesa domiciliare come se fosse una quotidianità giudiziaria. Non è così!
Avrà effetti la riforma sul potere dei Giudici? Il Ministro Salvini politicamente voleva comprimere la discrezionalità del Giudice.
Alla base della legge c’è l’idea di limitare il potere dei Giudici.
Ci è riuscito con la Riforma?
Qualsiasi applicazione della nuova legge passerà necessariamente attraverso una informativa delle Forze dell’Ordine in cui saranno indicati al Pubblico Ministero, in punto di fatto, quali sono i dati di quanto accaduto e sarà l’operante, per primo che, constatando gli elementi della situazione, nel caso di omicidio in casa, per primo dirà se siamo nell’ambito della legittima difesa domiciliare o no. La parola passerà poi al P.M., che vedrà se fare propria o meno la valutazione dell’Operante.
Naturalmente, nel caso in cui decidesse di prendere le distanze dal contenuto dell’informativa, avanzerà una richiesta di archiviazione.
Tutto ciò, è evidente, non costituisce certo compressione della discrezionalità del Giudice.
In definitiva, però, posso dire di essere convinto che la nuova legge verrà portata dinanzi alla Corte Costituzionale.
Possiamo ora chiederci che effetti potrà avere la nuova legge sulla sicurezza pubblica: esprimo il timore che la nuova legge possa portare alla incentivazione delle richieste di porto d’armi, ma anche all’uso dell’arma.
Il delinquente potrà avere il pregiudizio di trovarsi di fronte una persona armata pronta a sparare e sarà lui a sparare per primo.
Quindi l’effetto mi sembra sicuramente negativo.
In un’ottica di politica legislativa vi dico che il segnale che si dà con la nuova legge è pericoloso, si può infatti pensare che il testo della nuova legge stia a significare che “il criminale può essere ucciso”.
È un segnale che si dà al cittadino, che si va ad aggiungere all’altro segnale che circola in questo periodo, secondo il quale “il criminale che commette stupro può essere castrato”!
Queste leggi, del resto, vanno nella stessa direzione di altre leggi che già abbiamo nel nostro ordinamento, come ad esempio l’art. 41bis dell’Ordinamento Penitenziario sul c.d. carcere duro con tutte le gravissime privazioni che ne conseguono.
Il delinquente pericoloso deve fare il carcere e lo deve fare “duro”.
Stare al carcere duro infatti significa privarsi di alcuni alimenti; privarsi di alcuni vestiti; privarsi del potersi informare; di leggere la stampa; di comunicare con i propri familiari, con i propri legali.
Carcere duro significa limitazione a tutto ciò.
Il regime del carcere duro è stato introdotto in Italia come provvedimento ad efficacia temporale limitata, invece lo abbiamo ancora da decenni!
Ho pensato anche al messaggio che viene dalla nuova legge introdotta dalla Lega sulla corruzione, all’esclusione delle misure alternative alla detenzione che il Legislatore ha previsto per chi commette questo reato e mi sono chiesto “perché?”.
Perché, se vero che, secondo le statistiche del Ministero della Giustizia, l’applicazione delle misure alternative alla detenzione abbassa la recidiva? Perché allora escludere l’affidamento in prova al servizio sociale e la semidetenzione per chi commette il reato di corruzione? Perché questa politica così miope?
Chiudo domandandomi e domandando anche a Voi:
Ma l’attuale Legislatore lo sa cosa dice l’art. 27 della nostra Costituzione?
Lo sa che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato e non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità?