Source: http://www.sindacatofsi.it/2017/04/16/lavoro-dipendente-malattia-visita-fiscale-assenza-contestazione-immediatezza-cassazione-civile-sez-lavoro-sentenza-09112016-n-22799/
Timestamp: 2018-12-13 05:08:33+00:00
Document Index: 58162564

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 378', 'art. 7', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 13']

Lavoro, dipendente, malattia, visita fiscale, assenza, contestazione, immediatezza Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 09/11/2016 n° 22799 | Sindacato FSI
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Lavoro, dipendente, malattia, visita fiscale, assenza, contestazione, immediatezza Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 09/11/2016 n° 22799
Sentenza 9 novembre 2016, n. 22799
sul ricorso 20234-2015 proposto da:
N.B., C.F. (OMISSIS), domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato ANTONIO FOTI, giusta delega in atti;
ISP S.R.L., P.I. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLE TRE MADONNE 8, presso lo studio dell’avvocato MARCO MARAZZA, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato ANTONELLO DI BIAGIO, giusta delega in atti;
– controricorrente – avverso la sentenza n. 497/2015 della CORTE D’APPELLO di TORINO, depositata il 15/06/2015, R.G. N. 197/2015;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 29/09/2016 dal Consigliere Dott. MATILDE LORITO;
udito l’Avvocato FRANCESCO PAULICELLI per delega ANTONIO FOTI;
udito l’Avvocato MAURIZIO MARAZZA per delega orale MARCO MARAZZA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SANLORENZO Rita, che ha concluso per l’inammissibilità, in subordine per il rigetto del ricorso.
Con sentenza resa pubblica il 15/6/2015 la Corte d’appello di Torino, in riforma della decisione emessa dal Tribunale della stessa sede, ha rigettato la domanda proposta da N.B. con ricorso L. n. 92 del 2012, ex art. 1, comma 48.
La lavoratrice aveva chiesto accertarsi la illegittimità del licenziamento intimatole in data (OMISSIS) dalla I.S.P. s.r.l. per giusta causa, in relazione all’assenza presso il domicilio dichiarato, accertata dal medico Inps in occasione delle visite mediche di controllo, dello stato di malattia, svolte nei giorni (OMISSIS). La ricorrente aveva in particolare dedotto la nullità del licenziamento sul rilievo della sua tardività, essendo intervenuto a distanza di vari mesi dalla contestazione disciplinare.
La tesi di parte ricorrente, recepita dal giudice di prima istanza, è stata disattesa dalla Corte distrettuale. Il giudice dell’impugnazione ha proceduto ad una dettagliata descrizione dell’iter disciplinare seguito dalla parte datoriale, rimarcando, in estrema sintesi, come all’esito delle giustificazioni rese dalla lavoratrice in data (OMISSIS) in seguito alla contestazione disciplinare del (OMISSIS), l’azienda avesse proceduto ad una sospensione del procedimento, onde acquisire ulteriori informazioni dall’Inps, rese dall’Istituto soltanto il (OMISSIS).
Resiste con controricorso la società I.S.P. s.p.a. illustrato da memoria ex art. 378 c.p.c.
1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione della L. n. 300 del 1970, art. 7 ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
A tale riguardo, dopo aver rilevato che nella normativa in materia non vi è traccia della possibilità di ricorrere ad una “sospensione del procedimento disciplinare” ha rimarcato che l’intervallo intercorso fra la contestazione risalente al (OMISSIS) ed il licenziamento intimato nel (OMISSIS) dovevano far ritenere violati i principi di immediatezza richiesti, in tema di licenziamento, dalla legge e dalla giurisprudenza.
3. Peraltro, il requisito dell’immediatezza va inteso in senso relativo, potendo essere compatibile con un intervallo di tempo, più o meno lungo, quando l’accertamento e la valutazione dei fatti richieda uno spazio temporale maggiore ovvero quando la complessità della struttura organizzativa dell’impresa possa far ritardare il provvedimento di recesso, restando comunque riservata al giudice del merito la valutazione delle circostanze di fatto che in concreto giustificano o meno il ritardo (Cass. cit. n. 20719/2013, cui adde Cass. 12/1/2016 n. 281 in tema di immediatezza della contestazione).
4. Di siffatti principi la Corte distrettuale ha disposto corretta applicazione. Come riportato nello storico di lite, ha proceduto ad una puntuale disamina dei momenti che hanno scandito il procedimento disciplinare. In particolare ha rimarcato che la società in data (OMISSIS), dopo aver ricevuto le giustificazioni della dipendente in data (OMISSIS), ed aver sospeso ogni azione, si era rivolta all’Inps sede di (OMISSIS) onde conseguire chiarimenti in ordine al mancato reperimento della lavoratrice presso l’indirizzo indicato nell’attestato di malattia, sito in (OMISSIS). Il 20/2/13 aveva scritto all’Inps di Collegno chiedendo spiegazioni per il ritardo; indi l’istituto, in pari data, aveva risposto che il medico di controllo aveva precisato, sui referti del (OMISSIS), che non era indicato il cognome della lavoratrice sul citofono, né sulla buca delle lettere né sul campanello della porta di casa, e che la predetta non era conosciuta al domicilio indicato.
La Corte rimarcava altresì che il (OMISSIS) la società aveva invitato la dipendente a presentare giustificazioni in ordine a quanto riferito dall’istituto, ma questa, dopo aver richiesto un incontro, alla data fissata del (OMISSIS), non era comparsa.
5. Con il secondo mezzo di impugnazione, si deduce “travisamento del fatto in ordine agli accertamenti svolti dalla I.S.P. s.p.a. in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”.
6. La censura presenta profili di inammissibilità non essendo rispettosa dei dettami sanciti dall’art. 360, n. 5, come novellato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, applicabile alla fattispecie ratione temporis.
Il controllo previsto dal nuovo n. 5) dell’art. 360 c.p.c. concerne, quindi, l’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione e abbia carattere decisivo.
Infine si dà atto della ricorrenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 100,00 per esborsi ed Euro 3.000,00 per compensi professionali oltre spese generali al 15% , ed accessori di legge.