Source: http://www.murat.it/Murat.it/Re%20Gioacchino/I%20Borbone%20e%20l%27Ordine%20delle%20Due%20Sicilie/Real%20Casa%20di%20Borbone%20delle%20Due%20Sicilie%20-%20Archivio%20Storico.htm
Timestamp: 2019-04-25 17:46:45+00:00
Document Index: 150457510

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7']

Documenti - Decisione n. 1869/’81 del Consiglio di Stato della Repubblica Italiana, relativo al Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, alla sua posizione giuridica e all’uso delle sue onorificenze (1981)
1052/53/54/55 Pareri - Sezione prima CONSIGLIO DI STATO
1869/81 — 26 novembre 1981 — Ministero affari esteri (Quesito)
Autorizzazione e concessione - Onorificenze e distinzioni cavalleresche - Conferimento in Italia - Esclusività dell'Ordine al merito della Repubblica - Conferimento da parte di Ordini esteri - Uso in Italia da parte di cittadini italiani - Autorizzazione - Necessità - Eccezioni.
Autorizzazione e concessione - Onorificenze e distinzioni cavalleresche - Conferite da Ordini stranieri - Autorizzazione all'uso ex art. 7 L. n. 178 del 1951 - Ordini « non nazionali » - Nozione.
Ente pubblico e privato - Ordine costantiniano di San Giorgio - E' istituzione cavalleresca « non nazionale » ai fini dell'art. 7 L. n. 178 del 1951.
Autorizzazione e concessione - Onorificenze e distinzioni cavalleresche - Conferite da Ordini esteri - Autorizzazione all'uso ex art. 7 L. n. 178 del 1951 - S.M.O. Costantiniano di San Giorgio - E' legittimato.
A seguito dell'entrata in vigore della L. 3 marzo 1951 n. 178, è vietato in Italia il conferimento di onorificenze o distinzioni cavalleresche nazionali diverse da quelle « al merito della Repubblica » e quelle estere — statuali o non statuali — possono essere usate da cittadini italiani nel territorio della Repubblica solo se autorizzate con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro degli affari esteri, eccezion fatta per le onorificenze, decorazioni e distinzioni della Santa Sede, dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro e del Sovrano Militare Ordine di Malta, il cui uso continua ad essere regolato dalle rispettive disposizioni.
Ai fini dell'autorizzazione prevista dall'art. 7 L. 3 marzo 1951 n. 178 per l'uso delle onorificenze e distinzioni cavalleresche da parte di cittadini italiani nel territorio della Repubblica, gli Ordini cavallereschi « non nazionali » ivi ipotizzati sono quelli totalmente estranei all'ordinamento italiano, ma non promananti da un ordinamento statuale straniero, e cioè le Istituzioni costituite ed operanti all'estero, ma non espressioni di ordinamenti statuali sovrani, le quali abbiano ottenuto un riconoscimento che ne identifichi l'esistenza e ne legittimi giuridicamente la dignità cavalleresca.
Il Sovrano Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio è un'istituzione cavalleresca non statuale, ma dinastico-familiare, totalmente estranea all'ordinamento italiano, come orìgini e come evoluzione storica, che ha costantemente ottenuto il riconoscimento dell'ordinamento canonico, e pertanto va qualificato come « Ordine non nazionale » ai sensi e per gli effetti dell'art. 7 L. 3 maggio 1951 n. 178 (1).
I cittadini italiani insigniti di onorificenze o distinzioni cavalleresche del Sovrano Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio possono ottenere l'autorizzazione a farne uso nel territorio della Repubblica, ai sensi e con le modalità previste dall'art. 7 L. 3 narzo 1951 n. 178.
(1) L'ordine Costantiniano di San Giorgio vide la luce a Costantinopoli in quel periodo storico tanto travagliato e tanto rilevante per tutta la storia europea che precedette la conquista della capitale dell'Impero Bizantino da parte dei Turchi di Maometto II. Esso fu, infatti, fondato dai Paleologhi, quando ancora sedevano sul trono di Bisanzio, e nacque quale entità religiosa, militare e patrimoniale direttamente legata alla loro famiglia. Quando i Paleologhi, nel 1453, ripararono in Italia, l'Ordine Costantiniano vi venne anch'esso trasferito con la famiglia fondatrice, e Leone X dettò norme giuridiche relative all'Ordine sotto il profilo dei suoi aspetti religiosi, autorizzando i Paleologhi a continuare, anche quale dinastia in esilio, questa loro particolare attività di Capi del loro Ordine dinastico. Venuta ad estinzione, intorno al 1570, la famiglia imperiale bizantina, il Papa Paolo III Farnese trasferì l'Ordine Costantiniano di San Giorgio alla propria famiglia, peraltro a titolo oneroso, compensando gli eredi in via di sangue dei Paleologhi. In tal modo, tra la fine del '500 e gli inizi del '600, l'Ordine Costantiniano di San Giorgio iniziò una sua nuova fase storica, pur nella più stretta propria continuità, diventando Ordine familiare (ovvero dinastico) della Casa allora sovrana dei Farnese di Parma e Piacenza, che lo dotarono ulteriormente di beni, i cui redditi erano destinati a scopi benefici e preoccupandosi di ottenere l'approvazione pontificia dei suoi Statuti, come avvenne anche nel 1699 con lal Bolla Sincerae fidei di Papa Innocenzo XII del 24 ottobre di quell'anno. Nel secondo decennio del '700, essendo venuta ad estinzione la Casa dei Farnese ed essendo passati i suoi beni da Elisabetta Farnese, ultima della Casa, al figlio Carlo III di Borbone, Re di Napoli e di Sicilia, la titolarità dell'Ordine passò a questa terza Casa Reale e Papa Clemente XI sanzionò il trasferimento con la Bolla Militantis Ecclesiae del 26 giugno 1718.
Il 6 ottobre 1759, quando Carlo III di Borbone lasciò il trono di Napoli e di Sicilia per ascendere a quello di Spagna, tutti i beni familiari che egli possedeva in Italia, storicamente noti come farnesiani, vennero da lui ceduti al proprio figlio Ferdinando; tra questi era compreso l'Ordine Costantiniano. Papa Pio VI, con la Bolla Rerum Humanarum del 27 marzo 1777 riconobbe nuovamente l'Ordine Costantiniano quale bene dinastico e familiare della Casa di Borbone - Due Sicilie. Da questa Casa l'Ordine non doveva più uscire. Esso è stato ininterrottamente conferito sia dai Capi della Famiglia Reale delle Due Sicilie (Ferdinando I; Francesco I; Ferdinando II e Francesco II) e sia, dopo il 1860 dai Capi della stessa Casa in esilio: Francesco II, il quale aveva assunto il titolo di Duca di Castro, continuò a conferirlo, seguito dai suoi successori, Alfonso di Borbone, Conte di Caserta, Ferdinando, Duca di Calabria, Ranieri, Duca di Castro e dall'attuale Capo della Casa di Borbone delle Due Sicilie, il vivente Ferdinando Maria, Duca di Castro, nonché Duca di Calabria, cittadino francese e residente in Francia. Con l'avvento del Regno d'Italia, il nuovo Stato Italiano procedette alla confisca dei beni materiali dell?ordine Costantiniano di San Giorgio, alla stregua di ciò che fu fatto per tutti i beni appartenuti alla cessata Casa Reale di Napoli. Il Consiglio di Stato richiesto dal Ministero degli interni il 27 settembre 1861, espresse l'avviso che nessuna disposizione avesse abolito gli Ordini cavallereschi istituiti dai Borbone nel cessato Regno di Napoli e che la demanializzazione dei beni dell'Ordine non avesse tolto vita all'Ordine stesso. Anche lal suprema Corte di cassazione, con due sentenze dell'11 luglio 1871, dichiarò « né caducato, né abolito l'Ordine Costantiniano » e che col decreto di Garibaldi del 12 settembre 1860, che faceva entrare nel Demanio statale i beni materiali dell'Ordine, si era disposto « soltanto che i beni dell'Ordine Costantiniano, amministrati già sotto la dipendenza del Ministero della Presidenza dei Ministri del Regno delle Due Sicilie, erano dichiarati beni nazionali ».
DIRITTO — Il quesito posto dal Ministero degli Affari esteri concerne, sostanzialmente, la possibilità di inquadrare il S.M.O. Costantiniano di San Giorgio fra gli « Ordini non nazionali », l'uso delle cui onorificenze o distinzioni cavalleresche è autorizzabile in favore dei cittadini italiani, con decreto presidenziale, ai sensi dell'art. 7 della L. 3 marzo n. 178.
Il quesito presuppone, pertanto, da un lato, l'interpretazione della formula legislativa suddetta, e, dall'altro, la definizione della natura giuridica dell'Ordinamento costantiniano, ai fini dell'applicazione della legge in questione.
Sul primo punto il Consiglio osserva che la fattispecie « Ordini non nazionali », presa in considerazione dalla legge, non è dalla stessa definita, donde la comprensibile incertezza interpretativa.
Per chiarire la relativa nozione occorre rifarsi al sistema della legge n. 178 che, nell'istituire l'ordine « al merito della Repubblica italiana », ha dettato norme per l'uso o il divieto di onorificenze, decorazioni e distinzioni cavalleresche diverse.
Il criterio seguito dal legislatore del 1951 è stato quello di non innovare circa l'uso delle onorificenze della Santa Sede, dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro e del S.M.O.M.; di vietare rigorosamente e penalizzare il conferimento e l'uso di onorificenze di enti, associazioni o privati; di sopprimere l'Ordine della SS. Annunziata e relative onorificenze, nonché quello della Corona d'Italia, con cessazione del conferimento ulteriore delle onorificenze dei Santi Maurizio e Lazzaro. Nei confronti delle onorificenze conferite da Stati esteri o da « Ordini non nazionali », lo stesso legislatore ha previsto l'apposito procedimento autorizzatorio ricordato, su proposta del Ministro per gli Affari esteri.
Dal quadro normativo indicato emerge, dunque, il divieto di onorificenze nazionali diverse da quelle « al merito della Repubblica » e l'autorizzabilità di quelle estere, sia statuali che non statuali, a parte la salvezza della normativa vigente per le onorificenze dalla Santa Sede, dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro e del Sovrano Militare Ordine di Malta.
Il criterio adottato dal legislatore induce a ritenere, anche sulla base del testuale, elemento rappresentato dalla proposta riservata al Ministero degli Affari esteri, che gli « Ordini non nazionali » siano, in linea di principio, quelli totalmente estranei all'Ordinamento italiano, ma non promananti da un ordinamento statuale straniero. Infatti da una parte, lo Stato italiano vieta assolutamente a soggetti dell'ordinamento interno il conferimento di onorificenze, e, dall'altro, si riserva di autorizzare, in favore di cittadini italiani, quelle promananti da Stati esteri e da Ordini (cavallereschi) « non nazionali », segno evidente della estraneità di questi ultimi anche dalla diretta sovranità dei primi.
Si tratta, allora, di una categoria di Ordini, cioè di istituzioni cavalleresche, costituiti ed operanti all'estero, ma non espressione di ordinamenti statuali sovrani.
Restano, così, al di fuori della fattispecie in esame, sia gli Ordini già appartenenti allo Stato italiano e ad altri Stati, sia quelli privi di identità cavalleresca perché non riconosciuti da alcun ordinamento sovrano.
Invero, oltre al duplice elemento della non coincidenza con la sovranità statuale di Stati esteri e della estraneità all'ordinamento italiano, appare necessario all'individuazione dell'Ordine « non nazionale » un riconoscimento che ne identifichi l'esistenza e ne legittimi giuridicamente la dignità cavalleresca.
Ora, tale riconoscimento, mentre per quanto detto, non può essere ricercato nell'ordinamento italiano, deve rinvenirsi in quello di ordinamenti stranieri, come l'ordinamento canonico (della Santa Sede), ovvero di Stati esteri, compreso, fra questi, l'ordinamento del Sovrano Militare Ordine di Malta.
Tale sembra essere proprio il caso del S.M.O. Costantiniano di San Giorgio.
Infatti, come la documentazione portata dal riferente Ministero attesta, l'Ordine costantiniano risulta totalmente estraneo all'ordinamento italiano, sia come origini, che come evoluzione storica. Sorto nel patrimonio araldico e familiare degli ultimi imperatori sedenti sul trono di Bisanzio, l'Ordine in questione seguì in Italia la famiglia fondatrice e, dopo l'estinzione della stirpe imperiale bizantina passò, con l'approvazione della Santa Sede, in quello dei Farnese di Parma e di Piacenza e, quindi, con il venir meno di quella Casa dinastica, nel patrimonio dei Borbone già di Napoli e di Sicilia, come dimostra la Bolla « Militantis ecclesiae » di Papa Clemente XI (del 26 giugno 1718). Quando Carlo III di Borbone lascio (il 6 ottobre 1759) il trono di Napoli e di Sicilia per ascendere a quello di Spagna, l'Ordine Costantiniano, insieme ai beni già farnesiani, restò nel patrimonio dinastico e familiare della Casa di Borbone-Due Sicilie, anche quando essa andò in esilio. Pur dopo la devoluzione al demanio statale dei suo beni materiali, l'Ordine Costantiniano rimase, infatti come entità cavalleresca, religiosa e militare, nel patrimonio familiare della Casa anzidetta, di cui è attualmente Capo Ferdinando Maria Duca di Castro e Duca di Calabria, cittadino francese, residente in Francia.
Mentre risulta, pertanto, documentata la plurisecolare continuità storica dell'ordine, nel suo carattere non statuale, ma dinastico-familiare, appare sempre e costantemente, per esso, presente e operante il riconoscimento nell'ordinamento canonico, sino all'attuale Pontefice che (nel 1980) ha preso determinazioni - come afferma esplicitamente il riferente Ministero - su aspetti religiosi dell'Ordine medesimo, del pari sempre riconosciuto dal S.M.O.M.
In base a quanto sopra esposto si conferma, dunque, la esistenza di tutti gli elementi richiesti dalla fattispecie legislativa, che concorrono a qualificare l'Ordine Costantiniano come « Ordine non nazionale », ai sensi e per gli effetti dell'art. 7 della legge n. 178 del 1951.
Da ciò deriva la legittimazione dei cittadini italiani insigniti dal legittimo titolare del potere di conferire onorificenze costantiniane a chiedere l'autorizzazione all'uso delle stese nel territorio della Repubblica e, quindi la proponibilità, da parte del riferente Ministero, in presenza delle necessarie condizioni e salve le valutazioni discrezionali di sua esclusiva competenza, del relativo decreto al Presidente della Repubblica.