Source: https://www.disasrl.com/accesso-civico-generalizzato-e-appalti-pubblici-nuovi-chiarimenti-dal-consiglio-di-stato/
Timestamp: 2019-07-21 13:14:36+00:00
Document Index: 169299507

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 22', 'art. 53', 'art. 5', 'art. 53', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 5', 'art. 53', 'art. 22', 'art. 5']

Accesso civico generalizzato e Appalti pubblici: nuovi chiarimenti dal Consiglio di Stato - Di. Sa. S.r.l.
L’accesso civico generalizzato consente l’accesso ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori a quelli oggetto di pubblicazione, a “chiunque” prescindendo da un interesse manifesto.
Lo ha chiarito il Consiglio di Stato con la sentenza n 3780 del 5 giugno 2019 con la quale ha accolto il ricorso presentato per la riforma della decisione di primo grado che aveva confermato il provvedimento di una stazione appaltante relativo al diniego dell’istanza di accesso civico generalizzato in relazione agli atti concernenti l’affidamento del servizio. Nel respingere il ricorso, il giudice di prime cure aveva giustificato la sua decisione rilevando che: agli atti di cui è richiesto l’accesso (consistenti per una parte nei documenti di gara e per la restante parte in una serie di dati relativi all’esecuzione del rapporto contrattuale scaturito) va applicata la disciplina “ordinaria” dell’accesso agli atti di cui all’art. 22 e ss. della l. 241/1990 e ciò in virtù del combinato dell’art. 53 del d.lgs. 50/2016 con l’art. 5-bis, comma 3 del d.lgs. n.33/2013. L’art. 53 a mente del quale “il diritto di accesso agli atti delle procedure di affidamento e di esecuzione dei contratti pubblici, ivi comprese le candidature e le offerte, è disciplinato dagli artt. 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241”, infatti, è stato considerato dal primo giudice come fonte della esclusione dalla disciplina dell’accesso civico ai sensi del comma 3 dell’art. 5-bis su richiamato, ai sensi del quale “il diritto di cui all’art. 5, comma 2, è escluso nei casi di segreto di Stato e negli altri casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge, ivi compresi i casi in cui l’accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti, inclusi quelli di cui all’art. 24, comma 1, della l. 241/1990”.
Riformando completamente la tesi di primo grado, i giudici di Palazzo Spada hanno rilevato in lenea generale che il legislatore, attraverso l’introduzione dell’accesso civico generalizzato, ha voluto consentire l’accesso ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori a quelli oggetto di pubblicazione, a “chiunque”, prescindendo da un interesse manifesto ma con alcune limitazioni relative a quanto previsto nell’art. 5-bis, commi 1 e 2 del D.Lgs. n. 33/2013, sia nella scelta del legislatore di far rimanere in vita gli artt. 22 e ss. della legge n. 241/90 relativi all’accesso c.d. “ordinario”.
Sull’argomento, il Consiglio di Stato ha registrato due diversi orientamenti della giustizia amministrativa:
Dalla lettura coordinata e dalla interpretazione funzionale degli art. 53 del D.Lgs. n. 50/2016, che rinvia alla disciplina di cui all’art. 22 e seguenti della legge n. 241/1990, e dell’art. 5 bis, comma 3 del D.Lgs. n. 33/2013, secondo i giudici di Palazzo Spada ne deriva che la limitazione all’accesso civico generalizzato fa riferimento a “specifiche condizioni, modalità e limiti” ma non ad intere “materie”. Diversamente interpretando, significherebbe escludere l’intera materia relativa ai contratti pubblici da una disciplina, qual è quella dell’accesso civico generalizzato, che mira a garantire il rispetto di un principio fondamentale, il principio di trasparenza ricavabile direttamente dalla Costituzione.
Per terminare, i giudici hanno lanciato un non nuovo commento pungente nei confronti del legislatore, affermando che “È evidente che il citato D.Lgs. n. 97/2016, successivo sia al “Codice dei contratti” che – ovviamente – alla legge n. 241/90, sconta un mancato coordinamento con quest’ultima normativa, sul procedimento amministrativo, a causa del non raro difetto, sulla tecnica di redazione ed il coordinamento tra testi normativi, in cui il legislatore incorre“.
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