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Timestamp: 2020-06-05 19:18:25+00:00
Document Index: 174829808

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 152', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 34', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1']

In tema di TFR l’azione nei confronti del Fondo di garanzia dell’Inps deve trovare ingresso laddove il datore di lavoro non sia assoggettato a fallimento – Studio Legale Coscarella – Avvocato Vittorio Coscarella – via Antonio Purificato, 18 – Catanzaro – tel. 0961.353080 info@studiolegalecoscarella.it – Consulenze Legali – Stragiudiziale – Giudiziale – Domiciliazioni – News diritto
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In tema di TFR, l’espressione “non soggetto alle disposizioni del R.D. 16 marzo 1942 n. 267”, di cui all’art. 2, comma 5 della L. 29 maggio 1982 n. 297, va interpretata nel senso che l’azione nei confronti del Fondo di garanzia dell’Inps deve trovare ingresso laddove il datore di lavoro non sia assoggettato a fallimento, vuoi perché appartenente ad una categoria di imprenditori non sottoponibili neanche “in abstracto” ad una procedura concorsuale, vuoi perché, in concreto, il fallimento non è o non è più esperibile per ragioni oggettive.
Cass. civ. Sez. lavoro, 28/04/2020, n. 8259
sul ricorso 26731/2018 proposto da:
G.F., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato ROBERTO ARCELLA;
I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati ANTONIETTA CORETTI, VINCENZO TRIOLO, VINCENZO STUMPO;
avverso la sentenza n. 2042/2018 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI, depositata il 24/07/2018 r.g.n. 2522/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 05/11/2019 dal Consigliere Dott. NICOLA DE MARINIS;
udito l’Avvocato ROBERTO ARCELLA;
udito l’Avvocato MARIA PASSARELLI per delega verbale Avvocato ANTONIETTA CORETTI.
Con sentenza del 24 luglio 2018, la Corte d’Appello di Napoli confermava la decisione resa dal Tribunale di Napoli e rigettava la domanda proposta da G.F. nei confronti dell’INPS, avente ad oggetto il riconoscimento del diritto del primo al pagamento, da parte del Fondo di Garanzia di cui alla L. n. 297 del 1982, istituito presso l’INPS, di somme non corrisposte dal datore di lavoro inadempiente a titolo di TFR, di stipendi per i mesi da gennaio a maggio 2009, di tredicesima mensilità per l’anno 2008, somme già riconosciute al G. all’esito dell’azione monitoria dallo stesso promossa.
La decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto non dovuto l’intervento del Fondo di Garanzia per difetto alla data della domanda amministrativa del complesso dei requisiti necessari tra i quali annovera la dichiarazione di insolvenza proveniente dal Tribunale fallimentare, al quale va riconosciuta in via esclusiva la relativa competenza, da escludersi, viceversa, in capo al giudice del lavoro, che non potrebbe conoscerne neppure in via incidentale ove allegati e provati dall’istante gli elementi di fatto a ciò rilevanti e dunque soccombente il G. e tenuto al pagamento delle spese di lite, stante l’invalidità della dichiarazione resa ai fini dell’esonero ex art. 152 disp. att. c.p.c..
Per la cassazione di tale decisione ricorre il G., affidando l’impugnazione a tre motivi, cui resiste, con controricorso, l’INPS. Entrambe le parti hanno poi presentato memoria.
Con il primo motivo, il ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione della L. n. 297 del 1982, art. 2 e della L. Fall., art. 15, il ricorrente lamenta la non conformità a diritto dell’orientamento accolto dalla Corte territoriale per cui il lavoratore che intenda accedere al Fondo di Garanzia per il pagamento del TFR sarebbe gravato dell’onere di provocare, in anticipo rispetto alla presentazione della domanda in via amministrativa, una pronunzia del Tribunale fallimentare quale unico giudice competente in ordine alla fallibilità del datore di lavoro inadempiente, adducendo in particolare il contrasto con la previsione di cui alla L. Fall., art. 15, che qualifica come ipotesi di non fallibilità, con esclusione della stessa dall’ambito di efficacia della disciplina in materia, il risultare dagli atti dell’istruttoria prefallimentare l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati complessivamente inferiore ad Euro trentamila.
Benchè questa Corte abbia recentemente affermato che la verifica da parte del tribunale fallimentare della non assoggettabilità a fallimento dell’imprenditore, L. Fall., ex art. 15, u.c., costituisca un presupposto necessario, unitamente alla insufficienza delle garanzie patrimoniali a seguito dell’esperimento dell’esecuzione forzata, per l’accesso alle prestazioni del Fondo per il pagamento del TFR e dei crediti di lavoro di cui alla L. n. 297 del 1982, art. 2 (Cass. nn. 21734 del 2018, cui ha dato continuità Cass. n. 3667 del 2019), reputa il Collegio che l’anzidetto orientamento non possa essere condiviso in ragione del principio generale desumibile dalla previsione di cui all’art. 34 c.p.c., secondo cui il giudice adito procede in via incidentale a tutti gli accertamenti preliminari rispetto alla risoluzione della controversia pendente innanzi a sè, salvo che, “per legge o per esplicita domanda di una delle parti”, sia necessario “decidere con efficacia di giudicato una questione pregiudiziale che appartiene alla competenza per materia o per valore alla competenza di un giudice superiore”, nel qual caso “rimette tutta la causa a quest’ultimo, assegnando alle parti un termine perentorio per la riassunzione della causa davanti a lui”.
Va premesso, al riguardo, che questa Corte ha ormai consolidato il principio di diritto secondo cui le prestazioni erogate dal Fondo di garanzia gestito dall’INPS hanno natura previdenziale e non retributiva (così, tra le più recenti, Cass. n. 25016 del 2017): si tratta infatti di obbligazioni affatto autonome rispetto a quelle gravanti sul datore di lavoro e inserite nell’ambito di un rapporto assicurativo contributivo-previdenziale, ancorchè nella loro misura coincidenti, per ciò che specialmente riguarda il TFR, con le obbligazioni di cui è debitore il datore di lavoro, di talchè il loro sorgere è connesso ad un fatto costitutivo differente rispetto a quello che ne media la genesi nell’ambito del rapporto di lavoro.
Con riguardo a tale ultima fattispecie, che è quella che rileva ai fini del presente giudizio, questa Corte ha precisato che l’espressione “non soggetto alle disposizioni del R.D. 16 marzo 1942, n. 267”, di cui all’art. 2, comma 5, cit., va interpretata nel senso che l’azione nei confronti del Fondo di garanzia deve trovare ingresso quante volte il datore di lavoro non sia assoggettato a fallimento, vuoi perchè appartenente ad una categoria di imprenditori non sottoponibili neanche in abstracto ad una procedura concorsuale, vuoi perchè, in concreto, il fallimento non è o non è più esperibile per ragioni oggettive (cfr. fra le più recenti, Cass. n. 24767 del 2017), tra le quali rilevano adesso quelle di cui alla L. Fall., art. 1, comma 2, nel testo modificato dal D.Lgs. n. 169 del 2007, art. 1, comma 1.