Source: http://www.openmediacoalition.it/documenti/provvedimento-del-garante-privacy-dell8-aprile-/index.html
Timestamp: 2019-01-20 03:43:55+00:00
Document Index: 30344544

Matched Legal Cases: ['art. 149', 'art. 149', 'art. 102', 'art. 136', 'art. 99', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 150', 'art. 150', 'art. 150']

Provvedimento del Garante Privacy dell’8 aprile 2009 – Archivi storici online dei quotidiani e reperibilità dei dati dell’interessato mediante motori di ricerca esterni | Open Media Coalition
VISTO il ricorso presentato il 31 dicembre 2008 nei confronti di Rcs Quotidiani S.p.A., in qualità di editore del sito Internet“www.corriere.it“, con il quale XY, rappresentata e difesa dall’avv. Fabio Ragozzino, in relazione alla pubblicazione nella sezione del citato sito dedicata all’archivio storico del quotidiano “Il Corriere della Sera” di un articolo che contiene dati personali che la riguardano (articolo del KZ dal titolo “WQ” nel quale si fa riferimento ad un fatto criminoso di cui la ricorrente è stata vittima) e che è attualmente reperibile anche mediante i comuni motori di ricerca, ha chiesto di cancellare i dati personali che la riguardano (fra i quali il nominativo completo, l’età all’epoca dei fatti e l’indirizzo di residenza) contenuti nell’articolo in questione e di impedire il “libero accesso” agli stessi, anche attraverso i comuni motori di ricerca; rilevato che la ripubblicazione di tali notizie eccederebbe i limiti dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico in quanto il fatto, cui all’epoca fu dato notevole risalto, data la sua evidente gravità e i risvolti sociali legati alla circostanza “che vittima e aggressore erano marito e moglie” e che l’aggressione era avvenuta in luogo pubblico, sarebbe oggi privo del connotato dell’interesse pubblico; rilevato, inoltre, che “il libero accesso all’articolo succitato determina il “risveglio” dell’evento nella memoria della ricorrente” causandole traumi “nella vita privata, nei rapporti sociali e negli aspetti psicologici”e rendendone ancora più difficoltoso il recupero ed il ritorno alla normalità; rilevato che la ricorrente ha anche chiesto di porre le spese del procedimento a carico della controparte;
VISTI gli ulteriori atti d’ufficio e, in particolare, la nota dell’8 gennaio 2009 con la quale questa Autorità, ai sensi dell’art. 149 del Codice, ha invitato il titolare del trattamento a fornire riscontro alle richieste dell’interessata, nonché la nota del 27 febbraio 2009 con la quale questa Autorità ha disposto la proroga del termine per la decisione sul ricorso ai sensi dell’art. 149, comma 7, del Codice;
VISTA la nota del 29 gennaio 2009 e la successiva memoria del 5 febbraio 2009 con la quale Rcs Quotidiani S.p.A. ha sostenuto che il trattamento dei dati personali della ricorrente è stato effettuato in modo lecito; le richieste dell’interessata non possono pertanto essere accolte facendo riferimento a un articolo (che si riferisce a fatti veri e non contestati dalla ricorrente) contenuto nell’archivio storico del quotidiano che, “per assolvere compiutamente al suo scopo, deve contenere tutti gli articoli pubblicati su tutte le edizioni” e non può subire “amputazioni” a pena di perdere tale carattere di storicità e di completezza; il trattamento sarebbe lecito anche perché è effettuato, allo stato, non per finalità giornalistiche (come all’atto della sua pubblicazione o nel caso di una “nuova diffusione” nell’ambito di una nuova iniziativa giornalistica), quanto per finalità documentaristiche “nell’ambito di un archivio reso liberamente consultabile con lo strumento più rapido ed agevole, la rete internet,” per consentirne “la visione al pubblico, per mere finalità di ricerca e di approfondimento” e nel rispetto, peraltro, delle specifiche disposizioni poste con riferimento al trattamento di dati effettuato per scopi storici; sempre ad avviso della resistente, il trattamento non sarebbe altresì lesivo tenuto conto che “la particolarità della fonte, cioè la collezione dei numeri del periodico già pubblicati, rende immediatamente evidente a chiunque giunga alla notizia, la data della sua pubblicazione sul quotidiano, fugando ogni dubbio sul fatto che si tratta di vicenda passata, più o meno remota. L’utente, inoltre, può autonomamente comprenderne la eventuale inattualità, apprezzandone invece il valore di documento storico, con le sue potenzialità, ma anche i suoi limiti, in termini di informazione”;
VISTA la memoria del 18 marzo 2009 con la quale la ricorrente ha ribadito che “la riproposizione on-line, a più di tredici anni di distanza dall’accadimento dei fatti, dell’articolo in questione, nel quale viene descritto l’evento violento che ebbe a subire(…) e che ha necessitato alla medesima un percorso lungo e tormentato al fine di recuperare una “normalità” nelle proprie relazioni sociali, è lesiva del c.d. diritto all’oblio, non rispondendo più ai requisiti di essenzialità, di attualità e di interesse pubblico”; rilevato, inoltre, che i diritti della ricorrente sono ulteriormente lesi “dalla possibilità di accedere al sito internet del corriere.it, nella sezione dedicata all’archivio storico, direttamente da qualsiasi motore di ricerca, attraverso la digitazione del nominativo” della ricorrente;
RILEVATO che, al fine di contemperare i diritti della persona (in particolare il diritto alla riservatezza) con la libertà di manifestazione del pensiero –e con essa anche l’esercizio della libera ricerca storica e del diritto allo studio e all’informazione– la disciplina in materia di protezione dei dati personali prevede specifiche garanzie e cautele nel caso di trattamenti effettuati per tali finalità, confermando la loro liceità, anche laddove essi si svolgano senza il consenso degli interessati, purché avvengano nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali e della dignità delle persone alle quali si riferiscono i dati trattati (cfr. artt. 136 e s. e art. 102, comma 2, lett. a), del Codice, nonché artt. 1, comma 1, e 3, comma 1, codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali per scopi storici, pubblicato in G. U. 5 aprile 2001, n. 80);
RILEVATO che il trattamento dei dati personali della ricorrente cui fa riferimento l’odierno ricorso, a suo tempo effettuato in modo lecito per finalità giornalistiche, nel rispetto del principio dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico, rientra ora, attraverso la riproposizione dei medesimi dati nell’articolo pubblicato quale parte integrante dell’archivio storico del quotidiano reso disponibile on-line sul sito Internet dell’editore resistente, tra i trattamenti effettuati al fine di concretizzare e favorire la libera manifestazione del pensiero e, in particolare, la libertà di ricerca, cronaca e critica storica; rilevato che, alla luce di ciò, l’attuale trattamento può essere effettuato senza il consenso degli interessati (cfr. art. 136 e s. del Codice), è compatibile con i diversi scopi per i quali i dati sono stati in precedenza raccolti o trattati e può essere effettuato in termini generali anche oltre il periodo di tempo necessario per conseguire tali diversi scopi (cfr. art. 99 del Codice);
RILEVATO che, ai sensi dell’art. 7, comma 3, lett. b), del Codice, ogni interessato ha diritto a chiedere la cancellazione o la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati personali che lo riguardano qualora gli stessi siano trattati in violazione di legge, ovvero nel caso in cui la loro conservazione non sia più necessaria in relazione agli scopi per i quali sono stati raccolti o successivamente trattati;
RILEVATO che alla luce delle citate disposizioni, il trattamento di dati personali relativi all’interessata effettuato mediante la riproposizione on-line, sul sito Internet dell’editore resistente, dell’articolo che li contiene quale parte integrante dell’archivio storico del quotidiano, non risulta in termini generali illecito, essendo riferito a notizie relative a fatti veri e di interesse pubblico; ritenuto pertanto di dover dichiarare infondata, nel caso di specie, stante anche la liceità dell’originaria pubblicazione, la richiesta della ricorrente volta a ottenere la cancellazione o la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati personali che la riguardano contenuti nel citato articolo;
RILEVATO tuttavia che vanno separatamente considerati i motivi legittimi di opposizione sostanzialmente argomentati dall’interessata nel corso del procedimento, la quale ha rappresentato legittimamente la propria aspirazione affinché in rete, per mezzo delle “scansioni” operate automaticamente dai motori di ricerca esterni al sito dell’editore resistente, non restino associate perennemente al proprio nominativo le notizie oggetto dell’articolo pubblicato su “Il Corriere della Sera” più di tredici anni fa;
RITENUTO che tali motivi di opposizione appaiono meritevoli di specifica tutela, tenuto conto delle peculiarità del funzionamento della rete Internet che possono comportare la diffusione di un gran numero di dati personali riferiti a un medesimo interessato e relativi a vicende anche risalenti nel tempo – e dalle quali gli interessati stessi hanno cercato di allontanarsi, intraprendendo nuovi percorsi di vita personale e sociale – che però, per mezzo della rappresentazione istantanea e cumulativa derivante dai risultati delle ricerche operate mediante i motori di ricerca, rischiano di riverberare comunque per un tempo indeterminato i propri effetti sugli interessati come se fossero sempre attuali; e ciò, tanto più considerando che l’accesso alla rete Internet e il successivo utilizzo degli esiti delle ricerche effettuate attraverso gli appositi motori può avvenire per gli scopi più diversi e non sempre per finalità di ricerca storica in senso proprio (v. anche Art. 29–Gruppo per la tutela dei dati personali-Wp 148 del 4 aprile 2008 “Parere 1/2008 sugli aspetti della protezione dei dati connessi ai motori di ricerca”, pag. 5);
RILEVATO poi che la ricorrente, vittima di un grave fatto criminoso, dopo aver subito a seguito dell’episodio evidenti conseguenze sulla sua salute fisica e psicologica, oltre che nei rapporti sociali, si trova, allo stato, a seguito della riproposizione della notizia in questione, e soprattutto della sua accessibilità attraverso i comuni motori di ricerca, a vivere un nuovo trauma scaturito dalla concreta possibilità di essere nuovamente sottoposta alla pubblica attenzione; rilevato inoltre che, nel caso di specie, la ricorrente non è un personaggio noto, che la vicenda cui fa riferimento l’articolo in questione è avvenuta oltre tredici anni fa ed è stata oggetto di pubblicazione in un’unica occasione (nell’ambito di una cronaca locale);
RITENUTO che, alla luce delle predette considerazioni, una perenne associazione alla ricorrente della vicenda in questione comporta un sacrificio sproporzionato dei suoi diritti (cfr. art. 2, comma 1, del Codice); ritenuto pertanto di dover dichiarare, nel caso di specie, parzialmente fondato il ricorso e di dover indicare, quale misura a tutela dei diritti dell’interessata, che la pagina web che contiene i dati personali della ricorrente oggetto del ricorso sia tecnicamente sottratta, all’atto della ricerca del nominativo della ricorrente, alla diretta individuabilità tramite i più utilizzati motori di ricerca esterni, pur restando inalterata nel contesto dell’archivio consultabile telematicamente accedendo all’indirizzo web dell’editore resistente;
RILEVATO che, alla luce dell’attuale meccanismo di funzionamento dei motori di ricerca standard, intendendo con ciò quelli a maggiore diffusione, la raccolta delle informazioni sulle pagine disponibili nel world wide web (fase di grabbing) è influenzabile dal solo amministratore di un sito web sorgente mediante la compilazione del file robots.txt, previsto dal“Robots Exclusion Protocol”, o tramite l’uso dei “Robots Meta tag”, secondo convenzioni concordate nella comunità Internet (avendo presente comunque come tali accorgimenti non siano immediatamente efficaci rispetto a contenuti già indicizzati da parte dei motori di ricerca Internet, la cui rimozione potrà avvenire secondo le modalità da ciascuno di questi previste);
RITENUTO allo stato di dover ordinare, ai sensi dell’art. 150, comma 2, del Codice, a R.c.s. Quotidiani S.p.A. di adottare, entro il termine di sessanta giorni dalla data di ricezione del presente provvedimento, ogni misura tecnicamente idonea a evitare che da quel momento le generalità della ricorrente contenute nell’articolo pubblicato on line oggetto del ricorso siano rinvenibili direttamente attraverso l’utilizzo dei comuni motori di ricerca esterni al proprio sito Internet (anche, ad esempio, mediante predisposizione di distinte versioni o di differenti modalità di presentazione delle pagine web interessate a seconda dello strumento di ricerca utilizzato dagli utenti – motori di ricerca Internet o funzioni di ricerca interne al sito – o con modalità che l’Autorità si riserva, ove del caso, di valutare ai sensi dell’art. 150, comma 5, del Codice) e di dare conferma dell’avvenuto adempimento alla ricorrente e a questa Autorità entro il medesimo termine;
RILEVATO che questa Autorità si riserva peraltro di verificare, nell’ambito dei più ampi approfondimenti attualmente in corso sulle problematiche generali connesse ai trattamenti svolti presso i cd archivi storici on line dei quotidiani, l’eventuale opportunità di predisporre ulteriori misure a tutela di soggetti meritevoli di particolare protezione eventualmente citati negli articoli riproposti in sede di archivio storico quali le vittime di reato (come, ad esempio la ricorrente), i minori, ecc.;
a) dichiara infondata la richiesta della ricorrente volta a ottenere la cancellazione dei dati personali che la riguardano contenuti nell’articolo oggetto del ricorso;
b) dichiara parzialmente fondato il ricorso in ordine all’opposizione manifestata dalla ricorrente e ordina, quale misura a tutela dell’interessato ai sensi dell’art. 150, comma 2, del Codice, a R.c.s. Quotidiani S.p.A. di adottare, entro il termine di sessanta giorni dalla data di ricezione del presente provvedimento, ogni misura tecnicamente idonea a evitare che le generalità della ricorrente contenute nell’articolo pubblicato on line oggetto del ricorso siano rinvenibili direttamente attraverso l’utilizzo dei comuni motori di ricerca esterni al proprio sito Internet e di dare conferma dell’avvenuto adempimento alla ricorrente e a questa Autorità entro il medesimo termine;