Source: https://www.agendadigitale.eu/documenti/firme-digitali-ecco-cosa-cambia-con-eidas/
Timestamp: 2020-01-29 02:59:28+00:00
Document Index: 174774566

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 28', 'art. 53', 'art. 50', 'art. 51', 'art. 51', 'art.62', 'art. 28', 'art. 24']

Firme digitali: che cosa cambia con eIDAS | Agenda Digitale
In particolare, al considerando n. 8 di detta decisione si prevede che «Per garantire che le firme o i sigilli elettronici generati da un dispositivo per la creazione di una firma o di un sigillo qualificati siano affidabilmente protetti da contraffazioni conformemente all’allegato II del regolamento (UE) n. 910/2014, sono prerequisiti per la sicurezza del prodotto certificato idonei algoritmi crittografici, lunghezze di chiave e funzioni hash. Poiché la materia non è stata armonizzata a livello europeo, gli Stati membri dovrebbero collaborare per concordare gli algoritmi crittografici, le lunghezze di chiave e le funzioni hash da usare nell’ambito delle firme e dei sigilli elettronici».
In tale nuovo contesto e con specifico riferimento alle firme digitali apposte mediante utilizzo di dispositivi sotto il diretto controllo dell’utilizzatore, una delle novità tecniche più evidenti sotto il profilo pratico riguarda la lunghezza dell’algoritmo RSA adoperato per i certificati di firma. Al riguardo, si ricorda che sin dalle “Regole tecniche per la formazione, la trasmissione, la conservazione, la duplicazione, la riproduzione e la validazione, anche temporale, dei documenti informatici” approvate con dpcm 13 gennaio 2004 era previsto che «in attesa della pubblicazione degli algoritmi per la generazione e verifica della firma digitale secondo quanto previsto dall’art. 3, i certificatori accreditati ai sensi dell’art. 28 del testo unico, devono utilizzare l’algoritmo RSA (Rivest-Shamir-Adleman) con lunghezza delle chiavi non inferiore a 1024 bit» (art. 53).
Tale requisito è in realtà rimasto identico anche sotto il vigore della direttiva 1999/93, abrogata dall’art. 50 dell’eIDAS, sino al ricordato atto di esecuzione che è intervenuto tra l’altro proprio su tale aspetto tecnico. Proprio grazie a tale dettaglio diventa abbastanza agevole, sul piano operativo, distinguere un certificato di firma eIDAS compliant da uno rispondente, invece, alla vecchia normativa tecnica: i nuovi certificati, infatti, devono avere una lunghezza pari o superiore a 2048 bit[1].
E’ evidente che una innovazione di tal fatta non poteva non avere ripercussioni sugli utenti: si ricorda infatti che la validità dei certificati di firma è generalmente triennale sicché si è rivelata indispensabile la previsione transitoria contenuta nell’art. 51, paragrafo 2, eIDAS, secondo la quale «I certificati qualificati rilasciati a persone fisiche a norma della direttiva 1999/93/CE sono considerati certificati qualificati di firma elettronica a norma del presente regolamento fino alla loro scadenza»: nella maggioranza dei casi, infatti, gli utenti sono in possesso di dispositivi di firma digitale recanti certificati rilasciati prima del 1° luglio 2016 e, quindi, aventi lunghezza di 1024 bit e rispondenti pertanto alla direttiva 1999/93. La norma transitoria, quindi, consente di utilizzare tali certificati sino alla loro scadenza con valore di certificati di firma elettronica qualificata (digitale).
L’art. 51 Reg. 910/2014 ha il suo omologo, nella legislazione nazionale, nell’art.62, comma 4, dlt 179/2012, secondo il quale «I certificati qualificati rilasciati prima dell’entrata in vigore del presente decreto a norma della direttiva 1999/93/CE, sono considerati certificati qualificati di firma elettronica a norma del regolamento eIDAS e dell’articolo 28 del decreto legislativo n. 82 del 2005, come modificato dall’articolo 24 del presente decreto, fino alla loro scadenza»: lo stesso art. 28 C.A.D. è stato fatto oggetto di un restyling di adeguamento alla normativa comunitaria, e ciò grazie all’art. 24 del dlt 179/2016 che ne ha pure modificato la rubrica (da “certificati qualificati” a “certificati di firma elettronica qualificata”), abrogato il comma 1 (che ne disciplinava il contenuto) a beneficio del rinvio operato dal comma 2 all’eIDAS («In aggiunta alle informazioni previste nel Regolamento eIDAS…»).
Sul piano pratico, la differenza tra un documento firmato adoperando un certificato ante-eIDAS ed uno, invece, eIDAS compliant è facilmente rilevabile, ricercando il certificato e le relative proprietà nelle Opzioni Internet di Windows, come da immagine:
Nella verifica delle firme, ciò può essere constatato ad esempio, mediante l’utilizzo di Acrobat Reader DC.
Nel primo caso, infatti, sono riprodotti i report di verifica e del certificato di una firma apposta con un certificato a 1024 bit e non a caso Acrobat Reader certifica che la firma elettronica qualificata è conforme alla Direttiva europea 1999/93/EC:
Nel secondo caso si tratta invece di firma apposta mediante certificato rinnovato successivamente al 1° luglio 2016 e, pertanto, avente lunghezza di 2048 bit. In tal caso, Acrobat Reader attesta che la firma elettronica qualificata è conforme al Regolamento europeo 910/2014:
[1] Cfr. Decisione di esecuzione 2016/650 in relazione allo standard EN 41921