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Timestamp: 2018-01-23 07:25:10+00:00
Document Index: 117462698

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 2043', 'art. 150', 'sentenza ', 'art. 149', 'Cass. Sez. ']

Con il Decreto Legge n. 132/2014 recante "Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione e altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile", convertito con modificazioni in Legge n. 162/2014, sono state introdotte nell’ordinamento “disposizioni idonee a consentire, da un lato, la riduzione del contenzioso civile, attraverso la possibilità del trasferimento in sede arbitrale di procedimenti pendenti dinanzi all’autorità giudiziaria, d’altro lato, la promozione, in sede stragiudiziale, di procedure alternative alla ordinaria risoluzione delle controversie nel processo. In particolare, la risoluzione dei conflitti e delle controversie in via stragiudiziale viene favorita dall’introduzione di un nuovo istituto: la procedura di negoziazione assistita da un avvocato.
La finalità della negoziazione assistita è “risolvere in via amichevole una controversia civile: si tratta quindi a tutti gli effetti di uno strumento di alternative dispute resolution – ADR, volto a veicolare la trattazione di parte delle controversie destinate ad essere oggetto di un provvedimento giurisdizionale fuori dalle aule giudiziarie.
La c.d. negoziazione assistita si inserisce quindi all’interno del complessivo sistema di gestione dei conflitti civili, anche se esternamente al processo civile. Il legislatore d’urgenza ha anche previsto un’ipotesi di negoziazione assistita obbligatoria, sulla scorta di quanto già previsto in tema di c.d. mediazione obbligatoria, replicando sostanzialmente parte delle disposizioni ivi previste
Secondo il disposto dell’art. 12 del decreto, infatti, i due coniugi potranno presentarsi di fronte al sindaco del comune di residenza (di almeno uno di loro) o presso il quale il matrimonio è stato iscritto o trascritto, per concludere un accordo di separazione personale, di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili ovvero di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio precedentemente stabilite.
Il primo cittadino, nella sua qualità di ufficiale dello stato civile, una volta ricevute le dichiarazioni da ciascuno dei coniugi personalmente (e con l’eventuale e facoltativa assistenza di un avvocato) farà sottoscrivere l’accordo che avrà valore di provvedimento giudiziale, a far data dalla conclusione dell’atto.
Sulla base delle modifiche apportate al decreto in sede di conversione, al fine di concedere alla coppia un po’ di tempo per riflettere, il sindaco dovrà fissare, infatti, un termine minimo di trenta giorni, decorsi i quali i coniugi dovranno comparire innanzi a lui per confermare l’accordo, a pena di mancata conferma. Non è applicabile in presenza di figli minori, maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti.
In tal caso, i coniugi potranno ricorrere alla “negoziazione assistita”: tale istituto, introdotto dalla riforma, consente, infatti, alla coppia di separarsi, sciogliere o far cessare gli effetti civili del matrimonio ovvero di modificare le condizioni di separazione o di divorzio prefissate, con l’assistenza di uno o più legali di fiducia, anche in presenza di figli, previo nulla osta del procuratore della Repubblica.
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La responsabilità contrattuale ricorre allorchè, stipulato un contratto, uno dei due contraenti non adempie alla propria obbligazione. Dalla situazione genericamente descritta discendono molteplici situazioni specifiche: una fra tutte, il diritto al risarcimento del danno.
La responsabilità extracontrattuale, o cosidetta aquiliana, prescinde dall'esistenza di un contratto alla base del rapporto giuridico, ma sorge quando si verifichi un fatto illecito, ovvero quando un soggetto commette un fatto con colpa o con dolo e cagiona ad altri un danno ingiusto.
L'ipotesi più generale è prevista dall'art. 2043 c.c., via via fino ad ipotesi più specifiche e più articolate.
Disciplinata dagli art. 150-158 del Codice Civile, comporta la sospensione dei doveri reciproci tra i coniugi, eccezzion fatta per quelli di asssitenza e di reciproco rispetto.
Gli effetti più evidenti della separazione si esplicano nella cessazione della convivenza. Bisogna però precisare che la semplice ripresa della convivenza, senza necessità di alcuna formalità particolare, può comportare la cessazione degli effetti della separazione e portare alla coiddetta riconciliazione, possibile proprio perchè gli effetti della separazione non hanno carattere definitivo come nel divorzio.
La separazione può essere consensuale o giudiziale, il discrimine tra le due forme è rappresentato dal giudizio finale. La separazione consensuale si conclude con una omologazione da parte del Giudice degli accordi dei separandi. La separazione giudiziale si conclude con una sentenza del Giudice che determina le condizioni della separazione stessa.
In base all'art. 149 del Codice Civile, il matrimnonio si scioglie con la morte di uno dei coniugi o con il divorzio (introdotto dalla legge 898 del 1970 e succ. mod.).
Il divorzio può essere richiesto dopo tre anni di separazione ininterrotta dalla comparizione dei coniugi davanti al Presidente del Tribunale in sede di separazione. Alcuni aspetti sostanziali dei rapporti patrimoniali tra i coniugi sopravvivono o possono sopravvivere. Primo fra tutti l'assegno di mantenimento e la possibilità di percepire la pensione di reversibilità e il TFR (trattamento di fine rapporto) o una quota di essi (Cass. Sez. I 10/1/2005 n°285).
Il divorzio può essere chiesto anche con domanda congiunta.
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