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Timestamp: 2020-07-09 04:25:33+00:00
Document Index: 25146119

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2110', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2']

Articolo 2 legge n 604 del 1966
Dal 12/06/09 13561516
L'articolo 2 della legge n 604 del 1966, modificato dalla legge n. 92 del 2012, in materia di comunicazione del licenziamento. La giurisprudenza di legittimità in merito alle conseguenze risarcitorie derivanti dal difetto di forma del licenziamento nel regime anteriore alla riforma dell'art. 18 ad opera della legge n. 92 del 2012
Art. 2 legge n 604 del 1966
2. La comunicazione del licenziamento deve contenere la specificazione dei motivi che lo hanno determinato (1).
4. Le disposizioni di cui al comma 1 e di cui all'articolo 9 si applicano anche ai dirigenti (2).
(1) Comma sostituito dall'articolo 1, comma 37, della Legge 28 giugno 2012, n. 92.
(2) Articolo così sostituito dall'art. 2, comma 2, della legge 11 maggio 1990, n. 108.
licenziamenti invalidi ed inefficaci le nuove sanzioni introdotte dalla riforma Fornero
licenziamento orale, l'onere della prova contraria è del datore
GIURISPRUDENZA SULL'ART. 2 DELLA LEGGE N 604 DEL 1966
Cassazione civile sez. lav. 10 luglio 2013 n. 17122
Cassazione civile sez. lav. 04 gennaio 2013 n. 106
In tema di licenziamento in regime di tutela reale, ove il datore di lavoro abbia intimato al lavoratore un licenziamento individuale, è ammissibile una successiva comunicazione di recesso dal rapporto da parte del datore medesimo, purché il nuovo licenziamento si fondi su una ragione o motivo diverso e sopravvenuto (nel senso di non noto in precedenza al datore di lavoro) e la sua efficacia resti condizionata all'eventuale declaratoria di illegittimità del primo. Ne consegue che il secondo licenziamento non può mai essere collettivo atteso che quest'ultimo è ex lege procedimentalizzato in termini tali da non consentire che il licenziamento del lavoratore avvenga sub condicione, dovendosi procedere alla necessaria comparazione tra tutti i lavoratori coinvolti.
Cassazione civile sez. lav. 10 dicembre 2012 n. 22392
Con riferimento al licenziamento che trovi giustificazione nelle assenze per malattia del lavoratore, si applicano le regole dettate dall'art. 2 della legge n. 604/1966 sulla forma dell'atto e la comunicazione dei motivi del recesso, poiché nessuna norma speciale è al riguardo dettata dall'art. 2110 c.c.. Pertanto, qualora l'atto di intimazione del licenziamento non precisi le assenze in base alle quali sia ritenuto superato il periodo di conservazione del posto di lavoro, il lavoratore - il quale, particolarmente nel caso di comporto per sommatoria, ha l'esigenza di poter opporre propri specifici rilievi - ha la facoltà di chiedere al datore di lavoro di specificare tale aspetto fattuale delle ragioni del licenziamento, e, nel caso di non ottemperanza con le modalità di legge a tale richiesta, di dette assenze non può tenersi conto ai fini della verifica del superamento del periodo di comporto; ove, invece, il lavoratore abbia direttamente impugnato il licenziamento, il datore di lavoro può precisare in giudizio i motivi di esso ed i fatti che hanno determinato il superamento del periodo di comporto, non essendo ravvisarle in ciò una integrazione o modificazione della motivazione del recesso.
Cassazione civile sez. lav. 25 settembre 2012 n. 16250
Il licenziamento orale non è un licenziamento nullo ma inefficace e quindi è improduttivo di effetti e inidoneo a interrompere l'obbligo retributivo.
Cassazione civile sez. lav. 10 settembre 2012 n. 15106
Il licenziamento intimato oralmente è radicalmente inefficace per inosservanza dell'onere della forma scritta imposto dall'art. 2 l. n. 604 del 1966, novellato dall'art. 2 l. n. 108 del 1990, e, come tale, è inidoneo a risolvere il rapporto di lavoro, non rilevando, ai fini di escludere la continuità del rapporto stesso, né la qualità di imprenditore del datore di lavoro, né il tipo di regime causale applicabile (reale od obbligatorio), giacché la sanzione prevista dal citato art. 2 non opera soltanto nei confronti dei lavoratori domestici (ai sensi della l. 339 del 1958) e di quelli ultrasessantenni (salvo che non abbiano optato per la prosecuzione del rapporto). Ne consegue l'applicazione dell'ordinario regime risarcitorio, segnatamente consistente, trattandosi di rapporto di lavoro in essere, nel pagamento delle retribuzioni non percepite a causa dell'inadempimento datoriale.
Cassazione civile sez. lav. 10 luglio 2012 n. 11549
Nel licenziamento per superamento del periodo di comporto il datore di lavoro non è tenuto ad indicare nel provvedimento di licenziamento i singoli periodi di assenza con indicazione della data iniziale e finale di ogni assenza, essendo sufficiente l'indicazione del numero totale delle assenze in un determinato periodo temporale. Fermo restando l'onere di provare i singoli periodi di assenza nell'eventuale giudizio