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Timestamp: 2017-02-21 14:45:26+00:00
Document Index: 49396912

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Sentenza n. 3144 del 28 maggio 2012 Consiglio di Stato | Tutto Stranieri
Diniego rinnovo permesso di soggiorno – condanna patteggiata, per i reati di violenza sessuale consumata in danno di ragazzina minorenne, violenza sessuale tentata in danno di altra ragazzina minorenne e di atti osceni
ex artt. 38 e 60 cod. proc. amm.sul ricorso numero di registro generale 3104 del 2012, proposto da: *****, rappresentato e difeso dagli avv. Giuliano Gioia e Alessandra Calabresi, con domicilio eletto presso avv. Alessandra Calabresi in Roma, piazza Camerino n.15;
Ministero dell’Interno e Questura di Brescia;
della sentenza breve del T.A.R. LOMBARDIA – SEZIONE STACCATA DI BRESCIA- SEZIONE I n. 01562/2011, resa tra le parti, concernente DINIEGO RINNOVO PERMESSO DI SOGGIORNO – MCP
Relatore nella camera di consiglio dell’11 maggio 2012 il Cons. Vittorio Stelo e nessuno presente per le parti;
Visto l’art. 60 cod. proc. amm. e considerato che, pur in assenza delle parti, sussistono i presupposti per definire il giudizio nel merito ai sensi della citata disposizione;
1. Il Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia – Sezione staccata di Brescia – Sezione I, con sentenza breve n. 1562 del 9 novembre 2001 depositata l’11 novembre 2011, ha respinto, con condanna alle spese, il ricorso proposto dal signor ***** avverso il decreto n. A/12/2010/ II del 12 novembre 2010 con cui la Questura di Brescia ha rigettato l’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno, essendo stato condannato in data 17 marzo 2009 alla pena, patteggiata, per i reati, commessi il 24 febbraio in Brescia, di violenza sessuale consumata in danno di ragazzina minorenne, violenza sessuale tentata in danno di altra ragazzina minorenne e di atti osceni.
Il T.A.R. ha ritenuto tale tipo di reati di per sé ostativo non rilevando l’asserito status di soggiornante di lungo periodo, in concreto insussistente in mancanza di provvedimento costitutivo di rilascio del permesso dopo 5 anni di permanenza, e rientrando i predetti reati nella previsione dell’articolo 381 c.p.p. nonostante le attenuanti concesse e ipotizzabili, tenuto conto delle pene edittali comunque superiori nella fattispecie nel massimo a tre anni.
2. Il signor Moncef Hani, con atto notificato il 2 aprile 2012 e depositato il 26 aprile 2012 , ha interposto appello, con domanda sospensiva, avverso la predetta sentenza, deducendo il difetto di istruttoria per non essersi il T.A.R. espresso su alcuni profili nonchè l’illogicità, l’erroneità e la contraddittorietà della motivazione.
In particolare ripropone lo status di lungo soggiornante, da riconoscere con atto dichiarativo in virtù del permesso di soggiorno per lavoro subordinato dal 2007 e dell’inserimento sociale e familiare, nonché l’omessa valutazione dei nuovi elementi favorevoli al rilascio del permesso e quindi dell’attualità della pericolosità sociale.
Quindi si procede ad una ricostruzione dei fatti successi il 24 febbraio 2008 e si contesta l’ interpretazione del T.A.R. in merito ai reati addebitati, che sarebbero da ascrivere nei delitti contro la libertà personale e non invece in materia di libertà sessuale e rientrerebbero nella previsione dell’art. 381 c.p.p. che però prevede l’arresto facoltativo e pertanto non sarebbe di ostacolo al rinnovo del permesso.
3. Alla camera di consiglio dell’11 maggio 2012, nessuno presente per le parti e non costituitosi il Ministero dell’Interno, la causa è stata trattenuta in decisione ai sensi dell’art. 60 c.p.a.
4. Ciò premesso in fatto l’appello è infondato e va confermata la sentenza impugnata, condividendo le puntuali argomentazioni già svolte in quella sede e che si richiamano anche per esigenze di economia processuale.
In effetti i delitti di violenza sessuale commessa e tentata, come sottolineato dal T.A.R. e ammesso dallo stesso appellante, rientrano appieno nella previsione dell’art. 381 c.p.p., posto che le pene edittali stabilite nel massimo sono superiori ai 3 anni di reclusione fissati da quella norma e, nella fattispecie, pur conteggiando, come effettuato puntualmente dai giudici di prime cure, le attenuanti (e l’aumento per la continuazione del reato), la pena resta, nel massimo, sempre superiore ai 3 anni anche nella sola ipotesi del tentativo di violenza sessuale.
Ne consegue l’ostatività della condanna ai fini del rilascio del permesso di soggiorno come previsto dall’art. 4, c.3, D.Lgs. n. 286/1998, non rilevando a tal fine la permanenza in Italia da 4 anni e l’inserimento nel mondo del lavoro.
Lo status di lungo soggiornante è invero connesso a un provvedimento di riconoscimento avente carattere costitutivo e non dichiarativo, e il legislatore ha inteso collegare l’ostatività al rilascio del permesso a condanne che, sia pure prevedendo l’arresto “facoltativo” in flagranza, censurano fatti oggettivamente di particolare gravità e di allarme sociale quali di certo quelli in questione.
Per di più, i fatti sono stati commessi in epoca recente e tempestivamente sottoposti a condanna, con conseguente diniego del rinnovo del permesso, che quindi non abbisognava al momento di specifica valutazione della pericolosità né di elementi eventualmente sopravvenuti, di fatto insussistenti.
5. Per le considerazioni che precedono l’appello va respinto confermando così la sentenza impugnata.
La mancata costituzione del Ministero dell’Interno esime dal disporre sulle spese del grado.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio dell’ 11 maggio 2012
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