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Timestamp: 2020-08-14 17:46:36+00:00
Document Index: 46287946

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 2', 'art. 2', 'Cass. Sez. ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 384', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 16474 del 05/08/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16474 del 05/08/2016
Cassazione civile sez. trib., 05/08/2016, (ud. 05/05/2016, dep. 05/08/2016), n.16474
sul ricorso 13658-2010 proposto da:
NOVARTIS FARMA SPA in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA LARGO SOMALIA 67, presso lo studio
dell’avvocato RITA GRADARA, rappresentato e difeso dagli avvocati
NICOLETTA DOLFIN, GASPARE FALSITTA giusta delega in calce;
udito per il ricorrente l’Avvocato SAVINO per delega dell’Avvocato
DOLFIN che richiama il contenuto del ricorso e della memoria
1. La società Novartis Farma s.p.a. aderiva alla rivalutazione agevolata dei beni d’impresa versando l’imposta sostitutiva prevista dalla L. n. 350 del 2003, art. 2, comma 25 in tre rate e, in occasione del versamento della seconda e della terza rata, versava gli interessi calcolati al tasso annuo del 6%. Successivamente, accortasi che la legge non prevedeva l’obbligo di versare interessi, presentava istanza di rimborso all’Agenzia delle entrate, la quale non accoglieva l’istanza stessa. La Commissione Tributaria Provinciale di Varese accoglieva il ricorso della contribuente.
Proposto appello da parte dell’Ufficio, la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia lo accoglieva e, riformando la sentenza impugnata, dichiarava non dovuto il rimborso degli interessi.
2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione la società Novartis Farma s.p.a. affidato a un solo motivo illustrato con memoria. Si è costituita depositando controricorso l’Agenzia delle entrate.
3. Con l’unico motivo di ricorso la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione alla L. 24 dicembre 2003, n. 350, art. 2, comma 25, ed ha formulato il seguente quesito di diritto: “Dica la Corte se la L. 24 dicembre 2003, n. 350, art. 2, comma 25, debba essere interpretato, con riguardo ad una fattispecie, quale la presente, di adesione del contribuente alla rivalutazione agevolata dei beni di impresa, nel senso che le rate di imposta successive alla prima dovessero essere maggiorate degli interessi al tasso del 6% annuo, come sostenuto dai giudici di secondo grado, ovvero non dovessero essere maggiorate di alcun interesse, come sostenuto dall’odierna ricorrente”.
4. Osserva la corte che il ricorso è fondato. Invero, come già affermato dalla Corte di legittimità Cass. Sez. 6, Ordinanza n. 17808 del 26.9.2012; Cass., Sez., Ordinanza n. 17753 del 26.9.2012), la pacifica ed incontroversa circostanza che la L. n. 350 del 2003, art. 2, comma 25, abbia fissato le modalità di pagamento dell’imposta sostitutiva, prevedendone, espressamente, il pagamento “in tre rate annuali, entro il termine di versamento del saldo delle imposte sui redditi, rispettivamente secondo i seguenti importi: 50 per cento nel 2004, 25 per cento nel 2005 e 25 per cento nel 2006”, porta, ragionevolmente, ad escludere la possibilità che sulle rate del 2005 e del 2006, tempestivamente versate entro il fissato termine di pagamento del saldo delle imposte sui redditi di tali anni, potessero maturare interessi di sorta; deve, invero, ritenersi che, nel caso, in cui l’obbligazione tributaria sia stata assolta nel termine stabilito dal legislatore, non possano maturare accessori di sorta, non potendosi, prima di tale termine, ritenere che l’obbligazione fosse venuta a scadenza e che, per l’effetto, dovesse considerarsi sorto il diritto dell’Amministrazione agli interessi.
Il ricorso va, dunque, accolto e l’impugnata sentenza cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito, a norma dell’art. 384 c.p.c., comma 2, ed il ricorso originario della contribuente va accolto. Le spese processuali dei giudizi di merito si compensano tra le parti per le alterne vicende processuali e quelle di questo giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso originario della contribuente. Compensa le spese processuali relative ai giudizi di merito e condanna l’Agenzia delle Entrate a rifondere alla contribuente le spese processuali di questo giudizio, spese che liquida in complessivi Euro 6.000,00, oltre agli accessori di legge.