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Timestamp: 2020-08-03 11:35:32+00:00
Document Index: 180541289

Matched Legal Cases: ['art. 2462', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 43', 'art. 101']

Novità Quadro RF Modello Redditi SC 2020 - Fiscomania
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Novità Quadro RF Modello Redditi SC 2020. Per i soggetti IRES il passaggio innovativo più importante è la quasi totale rivisitazione delle disciplina di deducibilità degli interessi passivi, introdotta con il cosiddetto Decreto Atad, ma vi sono anche altre considerazioni che devono essere rilevate.
La determinazione del reddito d’impresa dei soggetti IRES, tenuti alla redazione del bilancio o del rendiconto, avviene attraverso la compilazione del Quadro RF Modello Redditi SC.
Il Quadro RF del Modello Redditi Società di Capitali deve essere compilato dalle società e dagli enti commerciali obbligati alla redazione del bilancio d’esercizio o del rendiconto, al fine di determinare il reddito d’impresa realizzato nel periodo d’imposta.
Novità Quadro RF Modello Redditi SC: i compensi amministratori per società unipersonali
Entità del compenso
Novità Quadro RF: deducibilità IMU
Novità Quadro RF: deducibilità perdite su crediti
Novità Quadro RF: valore del terreno sottostante il fabbricato
Novità Quadro RF: disciplina dell’iper ammortamento e super ammortamento
Novità Quadro RF: iper ammortamento
Un tema che da sempre causa domande e dubbi agli operatori è la deducibilità di compensi erogati dalla Srl unipersonale all’amministratore unico che coincide con la figura del socio.
Un primo elemento da sottolineare è che ciò che appare come unico soggetto (socio/società) è invece distinto dalla legge in modo radicale in 2 soggetti giuridici, socio e società radicalmente separati tra loro.
Altrimenti, non avrebbe senso assegnare un tetto alla responsabilità verso le obbligazioni sociali quando l’attività è gestita sottoforma di Srl unipersonale.
L’art. 2462, co. 2, cod. civ. pone il diritto alla responsabilità limitata, specificando le condizioni necessarie affinché esso abbia efficacia nella unipersonale, cioè l’integrale versamento del capitale sociale e la corretta pubblicità sui dati dell’unico socio presso il Registro Imprese.
La sentenza del 3 dicembre 2019 del Tribunale di Milano che verteva su una causa intentata da un creditore nei confronti del socio unico (e anche amministratore) di una Srl semplificata che si era rivelata insolvente rispetto alle obbligazioni sociali.
Il creditore aveva tentato di coinvolgere nella responsabilità personale anche il socio sulla base della sostanziale identità tra socio e società, oltre che attivare una azione di responsabilità verso l’amministratore per inosservanza degli obblighi relativi alla conservazione del capitale sociale.
Nella sentenza, è stato affermato che, pur dovendosi constatare una sostanziale irrilevanza del capitale sociale a tutela delle ragioni di credito, tuttavia risulta insuperabile, anche in questo particolare contesto, lo schermo socio/società, essendo i 2 soggetti divisi in modo radicale dalla personalità giuridica della società stessa.
Tale conclusione avvalora la tesi che non si possa disconoscere fiscalmente la deducibilità del compenso amministratori, oltre che dei costi derivanti da rapporti tra socio e società.
Per consolidata tesi della Corte di Cassazione, la condizione necessaria per la deducibilità dei compensi erogati agli amministratori è che essi risultino deliberati dalla assemblea dei soci. Fa eccezione, tuttavia, a questo assunto il caso della Srl unipersonale, almeno secondo quanto previsto dalla sentenza CTR Toscana n. 1294/VI/2018, secondo la quale la delibera assembleare dell’unico socio, in tal caso assumerebbe valenza solo formale e non sostanziale.
Per quanto riguarda l’entità del compenso, o meglio valutare se sia sindacabile dall’Agenzia delle entrate la misura del compenso, nel senso che ove essa fosse ritenuta troppo elevata si presenterebbe come non inerente.
Questa problematica si muove nel solco più ampio del concetto di inerenza, se cioè essa vada indagata con un approccio qualitativo (se il costo è inerente all’attività esercitata esso è in sé deducibile), ovvero quantitativo (se il costo è troppo elevato esso non è inerente).
Sul punto va notato come le più recenti pronunce della Suprema Corte (sentenza n. 13588/2018, ordinanze n. 450/2018, n. 13882/2018 e n. 15843/2018) sposino l’approccio qualitativo il che porterebbe a escludere un giudizio possibile da parte dell’Agenzia delle entrate sull’entità del compenso spettante/ erogato all’amministratore.
Per quanto concerne, invece, il problema della deducibilità legata al momento del pagamento del compenso che può generare 2 questioni fiscali, l’una correlata alla derivazione rafforzata e l’altra al calcolo del Rol.
La deduzione in base alla imputazione civilistica del costo (non pagato) nel Conto economico non può avvenire invocando il principio di derivazione rafforzata, trattandosi di
componente negativo soggetto al principio di cassa e quindi sottratto all’efficacia della stessa
derivazione rafforzata.
Una novità Quadro RF, che riguarda tutte le imprese che detengono immobili strumentali attiene alla percentuale di deducibilità dell’Imu relativa a detti beni versata nel 2019.
Il beneficio della parziale deducibilità riguarda solo gli immobili strumentali, secondo la definizione che viene data dall’art. 43, Tuir, pertanto immobili che siano strumentali per natura (categorie catastali A/10, B, C, etc.) a prescindere dal fatto che siano utilizzati direttamente o locati a terzi, e immobili strumentali per destinazione, cioè immobili che a prescindere dalla categoria catastale sono esclusivamente utilizzati nell’esercizio di attività di impresa.
Sono esclusi dalla possibilità di dedurre anche solo in parte l’Imu versata, per gli immobili patrimoniali (abitativi non utilizzati direttamente) oltre che immobili merce.
La percentuale di deducibilità è riconosciuta per il 2019 al 50%, in forza delle modifiche apportate dal D.L. 34/2019 (a sua volta modificato dalla L. 160/2019).
L’Imu versata andrà a confluire tra le imposte non deducibili di cui al rigo RF16, per poi essere variata in diminuzione nel rigo RF55, cod. 38.
Nell’art. 101, co. 5, Tuir, vi è la precisazione che se la perdita deriva dall’intervenuta prescrizione del credito, essa è deducibile, poiché gli elementi di certezza e precisione sono, per così dire, in re ipsa.
Qualora, il credito è prescritto la perdita è certa e deducibile.
Nell’Interpello n. 197/2019, l’oggetto del quesito erano crediti vantati verso soggetti esteri, che secondo le regole di diritto vigente nel Paese del debitore risultavano prescritti, il che portava l’interpellante a ritenere che la perdita iscritta nel Conto economico avesse i presupposti per la deduzione fiscale.
Nella risposta, dapprima l’Agenzia delle Entrate ha richiamato la tesi fornita con la circolare n. 26/E/2013, con la quale si è affermato che resta sempre possibile per l’Amministrazione finanziaria dimostrare che dietro l’inattività del creditore si celi una liberalità.
Nel caso citato la conclusione della Agenzia delle entrate, non può escludersi che il comportamento di inattività dell’istante della riscossione del credito corrisponda a una volontà liberale tale da comportare l’indeducibilità della perdita.
Nelle ultime righe dello stesso interpello, viene affermato che:
“A differenti conclusioni si giungerebbe qualora l’istante acquisisca evidenze probatorie comprovanti lo stato di effettiva insolvenza dei debitori stranieri; considerate le specifiche circostanze che caratterizzano il caso in esame, le predette evidenze escluderebbero ogni intento liberale derivante dall’inattività dell’istante nella riscossione dei crediti scaduti”.
Se per scongiurare l’erogazione liberale fosse stata eseguita una attività di riscossione non vi sarebbe l’ipotesi della prescrizione e la norma non avrebbe senso;
Se per dedurre un credito prescritto fosse necessario dare evidenza della insolvenza del debitore non avrebbe senso inserire una specifica ipotesi di deduzione per prescrizione.
Un tema interessante, è individuare con precisione il valore del terreno nel caso di leasing /appalto, alla luce della risposta all’Interpello n. 63/2020.
La questione rappresentata muoveva da un lease back, il cedente trasferiva al leasing un immobile che poi veniva demolito per costruire un nuovo immobile strumentale ceduto in locazione finanziaria al cedente.
Per calcolare il valore dell’area sottostante da imputare quale quota indeducibile nel canone (parte capitale) del finale contratto di leasing, l’Agenzia delle Entrate, distingue:
Se il fabbricato ceduto era fatiscente e non atto all’uso la cessione va ritenuta quale trasferimento di area edificabile, quindi il valore percentuale dell’area da imputare al canone è pari al rapporto tra valore di cessione e valore totale del contratto di retro locazione finanziaria;
Se, il fabbricato era atto all’uso al momento della cessione, il valore dell’area viene calcolato con la consueta percentuale forfettaria da determinare sul costo di acquisto esposto in bilancio dalla società cedente.
Il periodo d’imposta 2019 vedrà applicata la nuova disciplina in tema sia super ammortamento sia di iper ammortamento.
Per quanto attiene al super ammortamento occorre segnalare che la misura agevolativa spetta solo per gli investimenti eseguiti dal 1° aprile 2019 al 31 dicembre 2019, per i beni consegnati nei primi mesi del 2019 e fino al 1° aprile la possibilità di ottenere il bonus consiste nel valutare se la consegna è avvenuta a seguito di un ordine eseguito entro il 31 dicembre 2018 con pagamento dell’acconto del 20% al fornitore.
In tal caso si applicano le regole previste per gli investimenti 2018 (incremento del 30% del costo del bene, esclusione delle autovetture, assenza di limite massimo per acquisti di beni strumentali) e il codice da indicare nel rigo 55 (variazioni diminutive) sarà il 57.
Diverso il codice per i beni acquisiti dopo il 1° aprile che rientrano a pieno titolo nel D.L. 34/2019, con incremento del costo del bene simile a quello del 2018 (30%), ma computo necessario del tetto massimo di 2,5 euro per il totale investimenti dell’anno 2019.
Il codice da indicare in questo caso sarà il 79.
Con il periodo d’imposta 2019 debutta il nuovo procedimento di calcolo dell’iper ammortamento. La percentuale di incremento del costo figurativo non è più calcolata in quota fissa pari al 150% del costo del bene, bensì varia seguendo un modello a scaglioni in cui per investimenti fino a 2.500.000 euro l’incremento è calcolato nella misura del 170% del costo del bene, mentre scende al 100% per gli investimenti tra 2.500.000 euro e 10 milioni di euro, e del 50% per l’eccedenza di investimento rispetto a 10 milioni di euro e 20 milioni di euro che rappresenta il tetto massimo di investimento.
La variazione diminutiva relativa a questa novità normativa è stata collocata sempre nel rigo RF55, cod. 75.
Un tema interessante è il rapporto tra gli investimenti eseguiti nel 2018, quindi sottostanti le regole della L. 232/2016 e quelli che invece fruiscono delle nuove disposizioni.
Il passaggio contenuto nella circolare n. 8/E/2019 che esclude la possibilità di considerare nelle nuove aliquote di maggiorazione gli investimenti prenotati nel 2018:
“Dunque, gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2019 che, ai sensi del comma 61, beneficiano delle disposizioni dell’articolo 1, comma 30, L. 205/2017 (ossia quelli per i quali entro la data del 31 dicembre 2018 l’ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20%) rientrano nella normativa precedente, oggetto di proroga nella Legge di Bilancio 2018 e, di conseguenza, oltre ad essere agevolabili nella misura del 150%, non rientrano nel computo degli investimenti complessivi rilevanti ai fini della determinazione delle percentuali di maggiorazione applicabili ai sensi della nuova normativa (dal 170 allo 0%)”.
Il tema è stato ripreso nel corso di Telefisco 2020 in cui è stata assunta una posizione precisa sulla questione del mancato rispetto della condizione di consegna del bene entro una certa data affinché l’investimento si consideri eseguito nel periodo d’imposta di pagamento dell’acconto.