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Timestamp: 2019-01-23 08:57:23+00:00
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Rassegna: giurisprudenza della Corte di Giustizia sul pubblico impiego (10.02.14) | Osservatorio Trentino sui Diritti Sociali del Lavoro
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Rassegna di pronunce della Corte di Giustizia sul pubblico impiego*:
C-126/99, sentenza 9 novembre 2000, Vitari sugli agenti contrattuali della Commissione europea;
C- 212/99, sentenza 26 giugno 2001, Commissione delle Comunità europee / Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord c. Repubblica italiana sui lettori universitari in Italia;
C-285/01, sentenza 9 settembre 2003, Burbaud sul riconoscimento dei diplomi dei dirigenti pubblici ospedalieri;
C-413/01, sentenza 6 novembre 2003, Ninni Orasche sulla libera circolazione dei lavoratori e il mantenimento dello status di lavoratori dopo la fine del contratto;
C-278/03, sentenza 12 maggio 2005 Commissione delle Comunità europee c. Repubblica italiana sulla discriminazione dei lavoratori comunitari nei concorsi per l’assunzione di personale docente in Italia;
C-212/04, sentenza 4 luglio 2006, Adeneler e altri sulla nozione di “contratti successivi” e di “ragioni obiettive” che giustificano il rinnovo dei contratti a termine nel settore pubblico;
C-53/04, sentenza 7 settembre 2006, Marrosu e Sardino sul lavoro a termine nel pubblico impiego per la quale “l’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva del Consiglio 28 giugno 1999, 1999/70/CE, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, dev’essere interpretato nel senso che non osta, in linea di principio, ad una normativa nazionale che esclude, in caso di abuso derivante dall’utilizzo di una successione di contratti o di rapporti di lavoro a tempo determinato da parte di un datore di lavoro rientrante nel settore pubblico, che questi siano trasformati in contratti o in rapporti di lavoro a tempo indeterminato, mentre tale trasformazione è prevista per i contratti e i rapporti di lavoro conclusi con un datore di lavoro appartenente al settore privato, qualora tale normativa contenga un’altra misura effettiva destinata ad evitare e, se del caso, a sanzionare un utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato da parte di un datore di lavoro rientrante nel settore pubblico”;
C-180/04, sentenza 7 settembre 2006, Vassallo sul lavoro a termine nel pubblico impiego nelle stesse conclusioni della pronuncia precedente;
C-371/04, sentenza 26 ottobre 2006, Commissione delle Comunità europee contro Repubblica italiana, sulla discriminazione dell’anzianità professionale dei lavoratori comunitari nell’assunzione all’interno del pubblico impiego italiano;
Tribunale della Funzione pubblica dell’Unione europea, F-1/05, Pia Landgren c. Fondazione europea per la formazione, sulla risoluzione di un contratto di agente temporaneo a tempo indeterminato;
C-307/05, sentenza 13 settembre 2007, Del Cerro Alonso, sul rilievo del principio di non discriminazione nella direttiva 99/70/CE e il riconoscimento degli scatti di anzianità;
C-268/06, sentenza15 aprile 2008, Impact, sul rilievo del principio di non discriminazione e la misura di prevenzione degli abusi del contratto a termine;
C-364/07, ordinanza 12 giugno 2008, Vassilakis, sulla misura di prevenzione degli abusi del contratto a termine;
C-378/07 a C-380/07, sentenza 23 aprile 2009, Angelidaki e altri, sulla misura di prevenzione degli abusi del contratto a termine nel settore pubblico;
C-519/08, ordinanza 24 aprile 2009, Koukou, sulla misura di prevenzione degli abusi e sul recepimento della direttiva sul contratto a termine nell’ordinamento nazionale;
C-88/08, sentenza 18 giugno 2009, Hutter, sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro ed, in particolare, l’esclusione dell’esperienza professionale acquisita anteriormente al compimento del diciottesimo anno di età che si pone in contrasto con il divieto di discriminazione basata sull’età;
C- 162/08 a C-164/08, ordinanze 23 novembre 2009, Lagoudakis, sulla misura di prevenzione degli abusi e sul recepimento della direttiva sul contratto a termine nell’ordinamento nazionale;
C-486/08, sentenza 22 aprile 2010, Zentralbetriebsrat der Landeskrankenhäuser Tirols c. Land Tirol, sul principio di non discriminazione in relazione a disposizioni svantaggiose previste dalla normativa nazionale per gli agenti contrattuali che lavorano a tempo parziale, occasionalmente o con contratto a tempo determinato;
C- 98/09, sentenza 24 giugno 2010, Sorge, sulla clausola generale dell’art. 1, co. 1 del decreto legislativo n. 368 del 2001 che disciplina il lavoro a termine;
C- 3/10, ordinanza 1° ottobre 2010, Affattato, sulle misure di prevenzione degli abusi nell’utilizzo del contratto a termine nel pubblico impiego, in particolare la Corte ha affermato che la relativa clausola della direttiva 99/70/CE “non osta ad una normativa nazionale, come quella di cui all’art. 36, quinto comma, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, la quale, nell’ipotesi di abuso derivante dal ricorso a contratti di lavoro a tempo determinato stipulati in successione da un datore di lavoro del settore pubblico, vieta che questi ultimi siano convertiti in un contratto di lavoro a tempo indeterminato quando l’ordinamento giuridico interno dello Stato membro interessato prevede, nel settore interessato, altre misure effettive per evitare, ed eventualmente sanzionare, il ricorso abusivo a contratti a tempo determinato stipulati in successione. Spetta tuttavia al giudice del rinvio accertare se le condizioni di applicazione nonché l’attuazione effettiva delle pertinenti disposizioni di diritto interno configurino uno strumento adeguato a prevenire e, se del caso, a sanzionare il ricorso abusivo da parte della pubblica amministrazione a contratti o a rapporti di lavoro a tempo determinato stipulati in successione”;
C-20/10, ordinanza 11 novembre 2010, Vino, sulla previsione per il settore postale dell’art. 2, comma 1bis della disciplina nazionale sul lavoro a termine;
C-444/09 e C-459/09, sentenza 22 dicembre 2010, Gavierio Gavierio e Iglesias Torres, sull’indennità di anzianità di servizio e il principio di non discriminazione sancito dalla direttiva 99/70/CE;
C-273/10, ordinanza 18 marzo 2011, Montoya Medina, sugli scatti triennali di anzianità e principio di non discriminazione;
Tribunale della Funzione Pubblica dell’Unione europea, F-105/99 13 aprile 2011, Scheefer, sul risarcimento per mancata riqualificazione del medico temporaneo presso il Parlamento europeo;
C-161/11, ordinanza 22 giugno 2011, Vino II, sull’art. 2, comma 1bis, del decreto legislativo n. 368 del 2011, in cui la Corte si è dichiarata manifestamente incompetente;
C-177/10, sentenza 8 settembre 2011, Rosado Santana, sul principio di non discriminazione e promozione per via interna nel pubblico impiego;
C-586/10, sentenza 26 gennaio 2012, Kücük, sulle ragioni obiettive obiettive che possono giustificare il rinnovo di contratti a termine;
C-556/11, ordinanza del 9 febbraio 2012, Martinez, sulla mancata erogazione al corpo docente non di ruolo di un’indennità per la formazione continua in relazione al principio di non discriminazione;
C- 393/10, sentenza 1° marzo 2012, O’ Brien, riguardo all’accesso al regime della pensione di vecchiaia e la distinzione a livello nazionale tra lavoratori a tempo pieno e lavoratori a tempo parziale retribuiti in base a tariffe giornaliere;
C- 251/11, sentenza 8 marzo 2012, Huet, sulla misura di prevenzione degli abusi nell’utilizzo del contratto a a termine;
C-157/11, sentenza 15 marzo 2012, Sibilio, sulla differenza prevista dalla legge tra l’indennità pagata ai lavoratori socialmente utili e la retribuzione percepita dai lavoratori a tempo determinato e/o indeterminato assunti dalle stesse amministrazioni e che svolgono le medesime attività;
C-302/11 a C-305/11, sentenza 18 ottobre 2012, Valenza, sul diritto agli scatti di anzianità del lavoratore a termine in relazione al principio di non discriminazione.
C-50/13, ordinanza 12 dicembre 2013, Papalia, sul diritto al risarcimento del danno in caso ipotesi di utilizzo abusivo, da parte di un datore di lavoro pubblico, di una successione di contratti di lavoro a tempo determinato.
C-361/12, sentenza 12 dicembre 2013, Carratù, sulla legittimità dell’indennità prevista dal collegato lavoro (legge 183/2010) nei casi in cui il lavoratore ottenga la conversione a tempo indeterminato di un precedente contratto a termine illegittimo; tale regime, diverso e meno favorevole rispotto a quello in caso di licenziamento illegittimo, non contrasta con il diritto dell’Unione europea.
* Rassegna tratta da Vincenzo Di Michele, Il dialogo tra Corte di Giustizia dell’Unione europea e Giudici nazionali sulla flessibilità del lavoro alle dipendenze di pubbliche amministrazioni reperibile attraverso la seguente pagina dell’osservatorio.
Siti esterni richiamati: EUR-Lex il diritto dell’Unione europea, Studio Legale Galleano, Corte di Giustizia dell’Unione europea e Centro Studi di Diritto del Lavoro Europeo “Massimo D’Antona”, Università degli Studi di Catania.
Parole chiave: corte di giustizia, lavoro a termine, non discriminazione, pubblico impiego, unione europea
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