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Timestamp: 2020-06-04 08:35:22+00:00
Document Index: 184529958

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 33', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 34', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 33', 'sentenza ', 'in fine', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corsi solo in inglese: la Consulta ribadisce la centralità della lingua italiana e definisce i limiti dell’insegnamento in lingua straniera | ROARS
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Segnaliamo ai lettori la sentenza 42/2017, depositata il 24 febbraio 2017, relatore Franco Modugno. Con una sentenza interpretativa di rigetto, la Corte Costituzionale si è espressa sui limiti che gli atenei statali italiani devono rispettare quando ponderano la decisione di attivare un corso universitario impartito in una lingua straniera, individuando, altresì, le condizioni che rendono possibile, nell’ambito di un corso di studi in lingua italiana, prevedere singoli insegnamenti integralmente in lingua straniera in modo conforme alla nostra Carta Costituzionale. La Consulta ribadisce la centralità della lingua italiana nell’offerta formativa delle università statali italiane, bocciando l’offerta formativa di corsi universitari dai quali sia completamente espunto l’impiego didattico della lingua di Dante. Al Consiglio di Stato adesso il compito di applicare la decisione al caso del Politecnico di Milano che ha finito per propiziare l’intervento dei giudici delle leggi.
La questione trae origine dalla decisione del Senato accademico del Politecnico di Milano, con la quale il 21 maggio 2012 è stata deliberata l’attivazione, a partire dall’anno 2014, di corsi di laurea magistrale e di dottorato di ricerca esclusivamente in lingua inglese.
Con tale determinazione il Politecnico meneghino aveva ritenuto di avvalersi della possibilità concessa dall’art. 2, comma 2, lettera l), della legge 30 dicembre 2010, n. 240 (Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario, c.d. Legge Gelmini), «nella parte in cui consente l’attivazione generalizzata ed esclusiva (cioè con esclusione dell’italiano) di corsi [di studio universitari] in lingua straniera.
I ricorrenti (alcuni docenti dell’ateneo in questione) avevano rilevato come l’uso alternativo o addirittura esclusivo di una lingua diversa da quella italiana si ponesse non solo in contrasto con il principio costituzionale dell’ufficialità della lingua italiana (peraltro ribadito nella legislazione ordinaria e in specifica previsione dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), ma anche con i principî di ragionevolezza, non discriminazione e proporzionalità ricavabili dall’art. 3 Cost.
La disposizione censurata avrebbe anche avuto carattere socialmente discriminatorio, in quanto, consentendo alle università di prevedere arbitrariamente barriere all’accesso, impedirebbe agli studenti, pure capaci e meritevoli, ma privi di mezzi, di scegliere la sede più adatta ai loro progetti di crescita professionale e personale. Con riferimento alla violazione dell’art. 33 Cost., i ricorrenti sottolineavano come la scelta di consentire l’attivazione di corsi in lingua diversa da quella ufficiale incida sia sulle modalità, sia sui contenuti dell’insegnamento, imponendo peraltro – nell’applicazione datane dal Politecnico di Milano – ai docenti che non conoscono la lingua inglese, o che non intendano utilizzarla nelle lezioni, di insegnare – quale che sia la loro specifica competenza – nei soli corsi di laurea triennale, in violazione del complesso di diritti e doveri assunti con l’immissione in ruolo.
Per la Consulta la lingua italiana è – nella sua ufficialità e quindi nella sua primazia – vettore della cultura e della tradizione immanenti nella comunità nazionale, tutelate anche dall’art. 9 Cost.
La Corte non omette di considerare che la progressiva integrazione sovranazionale degli ordinamenti e l’erosione dei confini nazionali determinati dalla globalizzazione possono insidiare senz’altro, sotto molteplici profili, tale funzione della lingua italiana: il plurilinguismo della società contemporanea, l’uso di una specifica lingua in determinati ambiti del sapere umano, la diffusione a livello globale di una o più lingue sono tutti fenomeni che, ormai penetrati nella vita dell’ordinamento costituzionale, affiancano la lingua nazionale nei più diversi campi.
Ma tali fenomeni non devono costringere quest’ultima in una posizione di marginalità: al contrario, e anzi proprio in virtù della loro emersione, il primato della lingua italiana non solo è costituzionalmente indefettibile, bensì – lungi dall’essere una formale difesa di un retaggio del passato, inidonea a cogliere i mutamenti della modernità – diventa ancor più decisivo per la perdurante trasmissione del patrimonio storico e dell’identità della Repubblica, oltre che garanzia di salvaguardia e di valorizzazione dell’italiano come bene culturale in sé.
Ribadita ed attualizzata la centralità della lingua italiana nel nostro sistema costituzionale, la Consulta passa a declinarne il senso nella scuola e nelle università, le quali, nell’ambito dell’ordinamento «unitario» della pubblica istruzione (sentenza n. 383 del 1998), sono i luoghi istituzionalmente deputati alla trasmissione della conoscenza «nei vari rami del sapere» (sentenza n. 7 del 1967) e alla formazione della persona e del cittadino.
In tale contesto, il primato della lingua italiana entra in contatto con altri principî costituzionali, con essi combinandosi e, ove necessario, bilanciandosi:
il principio d’eguaglianza, anche sotto il profilo della parità nell’accesso all’istruzione, diritto questo che la Repubblica, ai sensi dell’art. 34, terzo comma, Cost., ha il dovere di garantire, sino ai gradi più alti degli studi, ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi;
la libertà d’insegnamento, garantita ai docenti dall’art. 33, primo comma, Cost., la quale, se è suscettibile di atteggiarsi secondo le più varie modalità, «rappresenta pur sempre […] una prosecuzione ed una espansione» (sentenza n. 240 del 1974) della libertà della scienza e dell’arte;
l’autonomia universitaria, riconosciuta e tutelata dall’art. 33, sesto comma, Cost., che non deve peraltro essere considerata solo sotto il profilo dell’organizzazione interna, ma anche nel «rapporto di necessaria reciproca implicazione» (sentenza n. 383 del 1998) con i diritti costituzionali di accesso alle prestazioni.
Fuori dal contesto di un intero corso di studi, le università statali conservano la facoltà di prevedere che singoli insegnamenti siano integralmente impartiti in lingua straniera. La norma voluta dalla riforma del 2010 – a dimostrazione di come l’internazionalizzazione sia obiettivo in vario modo perseguibile e comunque sia da perseguire – consente di erogare singoli insegnamenti in lingua straniera. Solo un eccesso di formalismo e di severità indurrebbe ad affermare – soggiunge la Consulta – che, anche con riferimento a questi ultimi, i principî costituzionali di cui agli artt. 3, 6, 33 e 34 Cost. impongano agli atenei di erogarli a condizione che ve ne sia uno corrispondente in lingua italiana. Appare ragionevole per la Corte che, in considerazione delle peculiarità e delle specificità dei singoli insegnamenti, le università possano, nell’ambito della propria autonomia, scegliere di attivarli anche esclusivamente in lingua straniera.
La Consulta si preoccupa, però, di evitare che questa facoltà offerta dal legislatore non diventi elusiva dei principî costituzionali appena ribaditi, ammonendo gli atenei a esercitarla con ragionevolezza, proporzionalità e adeguatezza, così da garantire una complessiva offerta formativa che sia rispettosa del primato della lingua italiana, così come del principio d’eguaglianza, del diritto all’istruzione e della libertà d’insegnamento.
Presidente GROSSI – Redattore MODUGNO
Lilli 1 Marzo 2017 at 14:58
p.marcati 1 Marzo 2017 at 15:52
p.marcati 1 Marzo 2017 at 15:46
giufe 1 Marzo 2017 at 15:58
Francesco1 1 Marzo 2017 at 20:00
p.marcati 1 Marzo 2017 at 20:23
2- In Inghilterra mica ti fanno lezione in Italiano. Orgogliosa difesa dell’ identità nazionale calpestata dalla perfida Albione
3- Ma come? gli studenti non sanno più l’italiano e tu gli vuoi fare lezione in inglese? Infatti come tutti sanno, in Italia abbiamo perso un buon uso della nostra lingua perchè siamo tutti poliglotti, non perchè i ragazzi usano oramai linguaggi legate alle tecnologie, ma solo perchè ogni tanto parlano inglese.
Se lo dite voi che vi debbo dire?
4- I ragazzi più bravi nelle materie scientifiche sono quelli del classico, perchè hanno una superiore padronanza della lingua e non sono come quelle bestie incapaci di esprimersi del Liceo Scientifico, che sanno fare solo “manipolazioni algebriche” ma non pensano. Quindi benissimo difendiamo una scuola che ignora lo sviluppo della scienza degli ultimi 500 anni, ma si ! che roba è Galileo, Newton (acc.. pure un inglese )? Tanto come dice Einstein tutto è relativo….(#kettepossino), vagli a spiegare poi Popper. Ahi….Croce senza delizia…
5- Poi altro argomento, gli studenti italiani sono penalizzati. La cosa è ovviamente falsa, perchè sui corsi di materie scientifichè, l’inglese è talmente elementare da essere comprensibile pure dal mio gatto, inoltre gli studenti hanno esami di inglese obbligatori. Si aggiunga che tutti gli studenti di materie scientifiche (e non solo) devono ad un certo punto entrare in contatto con libri e ora anche altro materiale didattico (es. video su YouTube) in lingua inglese.
Trovo tutto ciò deprimente, perchè nessuno di questi argomenti si interessa del valore aggiunto, soprattutto per i nostri studenti, di avere un ambiente universitario internazionalizzato, con la presenza di docenti e studenti stranieri.
Mi sembra invece prevalente il desiderio di chiudersi in se stessi, quello stesso atteggiamento che poi rifiuta i diversi, gli immigrati, esattamente lo stesso atteggiamento che ha portato le generazioni più anziane in Inghilterra a votare per Brexit (i giovano sono stati massicciamente contro).
Poi mi fa sorridere il fatto che i più critici sono, in qualche caso, sono gli stessi che ( avendo perfettamente ragione) sghignazzano sull’ inglese di Renzi e Alfano e (sempre giustamente) apprezzano l’ inglese di buon livello di Virginia Raggi. Mica che sotto sotto adesso pure i corsi in inglese sono figli del PD renziano ?? (per chi non avesse sufficiente senso dello humor sto provocando).
Francesco1 1 Marzo 2017 at 22:52
p.marcati 2 Marzo 2017 at 01:42
Francesco1 2 Marzo 2017 at 11:53
Dunque, non esiste, per mia esperienza, una lacuna scientifica che sia di reale e prolungato impedimento a proseguire in facoltà scientifiche in chi ha fatto il classico. Questo mi induce a credere che il di più di matematica che viene insegnato allo scientifico alla fin fine sia abbastanza ininfluente, e magari (per tornare all’argomento principale) sarebbe meglio liberare ore di lezione da dedicare allo studio delle lingue (e in particolare dell’inglese) se poi si intende addirittura fare i corsi universitari in inglese..
Il suo atteggiamento io lo sintetizzerei così: ‘volete impedirci di fare delle cose belle e utili’, ma non è che ‘noi’ o la Consulta, o chiunque altro vuole impedire nulla, è che sono I FATTI a impedirlo… L’errore di fondo è considerare la competenza linguistica una banalità, una formalità.. Lei ad esempio, fa i corsi in inglese, ma chi ha mai misurato la sua competenza linguistica in Inglese? Nessuno, perché lo so: nessuno misura la competenza linguistica in Inglese quando affida un corso, ci si limita ad affidarlo ad una persona che si sa che è nell’ambiente (internazionale) di un certo settore, e quindi pubblica in inglese, va a congressi dove fa talk in inglese, magari ha vissuto all’estero per un certo periodo e in generale ha la solita competenza media dell’inglese che si riscontra in chi ha un minimo di contatti internazionali. Poi chi giudica è lui stesso un incompetente linguistico. Quindi: perché questo pressapochismo?
p.marcati 2 Marzo 2017 at 14:12
Francesco1 2 Marzo 2017 at 15:45
Anzi no: so per certo che in Georgia (il paese caucasico) quando cominciò a capirsi che l’URSS avrebbe perso la guerra fredda, la gente che parlava male il russo cominciò a VANTARSI di NON parlare un russo perfetto, di fronte a chi invece lo parlava benissimo…
mf 2 Marzo 2017 at 16:45
Francesco1 2 Marzo 2017 at 17:24
mf: è ESATTAMENTE così.
p.marcati: una domanda che non c’entra nulla con la discussione ma legata al seguente consiglio da lei datomi prima:
” Sul misuro della matematica da parte di intellettuali cialtroni le consiglio di leggere un libro in francese: Impostures intellectuelles di Alan Sokal e Jean Bricmont Éditions Odile Jacob 1997 ”
Mi controlli solo se per caso non sia il solito libro di invettive contro Jacques Lacan, ne ho già letti molti del genere e non vorrei comprare un doppione. Grazie.
hikikomori 3 Marzo 2017 at 08:24
Francesco1 3 Marzo 2017 at 20:13
mariam 2 Marzo 2017 at 20:31
braccesi 3 Marzo 2017 at 18:00
p.marcati 3 Marzo 2017 at 21:33
braccesi 4 Marzo 2017 at 18:05
p.marcati 4 Marzo 2017 at 23:12
braccesi 5 Marzo 2017 at 16:52
RickyPat 7 Marzo 2017 at 14:21
braccesi 7 Marzo 2017 at 16:03
RickyPat 7 Marzo 2017 at 16:52
RickyPat 7 Marzo 2017 at 16:57
Francesco1 7 Marzo 2017 at 23:49
Angelo Farina 3 Marzo 2017 at 21:07
Francesco1 5 Marzo 2017 at 01:22
RickyPat 7 Marzo 2017 at 17:51
Francesco1 8 Marzo 2017 at 19:08
giufe 4 Marzo 2017 at 17:14
Una sentenza interessante sui limiti dell’insegnamento in lingue straniere – Stefano Chimichi 5 Marzo 2017 at 18:46
[…] Vi allego il link ad un articolo che riporta la sentenza della Consulta al riguardo di quanto in oggetto. Ecco qua https://www.roars.it/online/corsi-solo-in-inglese-la-consulta-ribadisce-la-centralita-della-lingua-it&#8230; […]
mariam 6 Marzo 2017 at 15:14
mariam 6 Marzo 2017 at 15:16
Una sentenza interessante sui limiti dell’insegnamento in lingue straniere – Stefano Chimichi 6 Marzo 2017 at 18:41
giufe 6 Marzo 2017 at 18:46
giufe 6 Marzo 2017 at 18:55
Francesco1 7 Marzo 2017 at 12:02
giufe 7 Marzo 2017 at 14:47
Francesco1 7 Marzo 2017 at 19:30
Beniamino Cenci Goga 7 Marzo 2017 at 20:22
Fedele Lizzi 7 Marzo 2017 at 21:52
Mizio Schmid 8 Marzo 2017 at 09:42
Francesco1 8 Marzo 2017 at 13:07
Mizio Schmid 8 Marzo 2017 at 15:31
Marinella Lorinczi 8 Marzo 2017 at 11:07
Marinella Lorinczi 8 Marzo 2017 at 11:16
Marinella Lorinczi 8 Marzo 2017 at 11:25
Francesco1 8 Marzo 2017 at 18:05
Angelo Farina 10 Marzo 2017 at 02:24
Francesco1 10 Marzo 2017 at 12:37
Paolo Atzeni 8 Marzo 2017 at 17:04
Francesco1 8 Marzo 2017 at 18:40
Angelo Farina 10 Marzo 2017 at 02:31
Marinella Lorinczi 11 Marzo 2017 at 19:08
Francesco1 12 Marzo 2017 at 01:02
Marinella Lorinczi 12 Marzo 2017 at 10:39
paolo 11 Marzo 2017 at 00:33
Angelo Farina 18 Marzo 2017 at 14:28
Paolo Atzeni 18 Marzo 2017 at 23:43
PERCHE’ INSEGNARE IN INGLESE SIGNIFICA DIFENDERE L’ITALIANITA’
si può leggere sulla rassegna stampa del CNR
giufe 19 Marzo 2017 at 12:27