Source: http://www.codicedonna.it/attivita-e-servizi/
Timestamp: 2017-10-18 09:32:20+00:00
Document Index: 34179653

Matched Legal Cases: ['art. 316', 'art. 3', 'art. 29', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Attività, servizi e consulenza legale a tutela della donna
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Al fianco e a difesa della donna
Ciascuna avvocata di Codice Donna opera a difesa della donna e mette a disposizione la propria competenza in materia e la lunga esperienza al fine di consentire alle donne una maggiore conoscenza giuridica della realtà familiare e professionale nella quale vivono.
L’associazione svolge principalmente le sue attività nei seguenti ambiti:
Consulenza legale per la difesa della donna nei momenti di crisi del matrimonio o della convivenza (separazioni, divorzi, divorzio breve, affidamenti dei figli, mediazione familiare).
Attraverso la consulenza si offrono alle donne i più opportuni strumenti al fine di poterle orientare con consapevolezza e cognizione nei momenti di difficoltà che si creano nell’ambito delle relazioni familiari.
Attraverso l’assistenza giudiziaria si offre alle donne una competente difesa tecnica sia innanzi al Tribunale ordinario, sia innanzi al Tribunale per i Minorenni.
Consulenza legale per la difesa della donna nell’ambito del diritto penale in materia di maltrattamenti in famiglia, stalking, minacce, molestie e violenze psicologiche, violenze sessuali su donne e minori.
Attraverso l’assistenza legale nell’iter giudiziario si offre alla vittima una competente difesa tecnica volta a sostenere i diritti violati e il conseguente risarcimento del danno causato dal reato.
Consulenza legale in tema di diritto del lavoro, a tutela dei diritti delle donne.
Consulenza legale in materia di diritto del lavoro, con riguardo anche all’inserimento della donna nel mondo del lavoro, nella posizione più rispondente alla propria realtà sociale e nel rispetto delle normative in vigore.
La possibilità di accedere al percorso di Mediazione Familiare per le coppie in fase di separazione o già separate che intendano affrontare in maniera costruttiva il conflitto coniugale e mantenere un adeguato dialogo come genitori nell’ambito della tutela dei principi di bigenitorialità e cogenitorialità;
Trattamento e sostegno alla genitorialità sui temi dello sviluppo dei figli e degli eventi critici normativi e paranormativi che le famiglie si trovano ad affrontare nel corso della vita per prevenire situazioni di frattura coniugale o intergenerazionale o situazioni di psicopatologia evolutiva.
Servizi che tutelano la donna
Codice Donna è specializzata in modo particolare in Diritto di Famiglia, Diritto Penale e Diritto del Lavoro. Consapevoli che il nostro lavoro si realizza quando tuteliamo le donne che si trovano ad affrontare particolari momenti della loro vita.
Operiamo prevalentemente a Roma e nel Lazio e siamo consulenti in particolare per:
Divorzio e assegno di divorzio
Casa familiare: assegnazione e regolamentazione
Figli: affidamento, mantenimento e frequentazione, tutela da abusi di un genitore
Lavoro: mobbing sul lavoro, mobbing familiare, molestie
Maltrattamenti e violenza: violenza domestica, violenza psicologica e/o fisica sulla donna, stalking, minacce, molestie e violenze sessuali
Contattaci saremo liete di aiutarti!
Bicinrosa Stadio “Nando Martellini” delle Terme di Caracalla Viale delle Terme di Caracalla
22ott8:00BicinrosaPer la lotta contro il tumore al seno
Per la lotta contro il tumore al seno “Bicinrosa” è una manifestazione
Per la lotta contro il tumore al seno
“Bicinrosa” è una manifestazione sportiva amatoriale che mira a sensibilizzare le donne e la popolazione in generale sull’importanza della prevenzione e cura del tumore al seno.
Si svolge nel mese di ottobre tradizionalmente dedicato alla lotta contro il tumore al seno.
È un’iniziativa a cura dell’Associazione Amici dell’Università Campus Bio-Medico di Roma (ONLUS) con la Direzione scientifica della Breast Unit del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea e con il supporto tecnico-organizzativo dello Europe Direct Roma e di ASD CICLISMO LAZIO.
Ritrovo distribuzione pettorali e gadget: ore 8:00
Orario partenza: ore 11:00
Partenza e arrivo: Stadio “Nando Martellini” delle Terme di Caracalla, seguendo un percorso circolare all’interno del centro storico di Roma.
Iscriviti sul sito www.bicinrosa.it
Il carcinoma della mammella è la neoplasia più frequentemente diagnosticata nel sesso femminile, rappresentando il 30% di tutti i tumori. Nel 2016 sono state oltre 500 mila le donne che hanno ricevuto una diagnosi di tumore al seno (47.000 solo in Italia). È il tumore più frequente in ogni classe di età: tra le donne di età inferiore a 45 anni è il 36,0% di tutti i cancri diagnosticati, tra quelle con età compresa tra 45 e 64 anni il 39,8%, e il 22,3% tra le donne ultra sessantacinquenni.
Gli obiettivi specifici di questa manifestazione sono:
richiamare l’attenzione della popolazione sul tema dell’importanza dello sport e di un’alimentazione sana per la prevenzione del tumore al seno;
dare visibilità alle donne che hanno già affrontato il problema e che lo vivono con spirito positivo e di speranza;
far conoscere alla popolazione femminile le possibilità di cura presso le Breast Unit o centri di senologia multidisciplinari, che permettono alla donna di affrontare il tumore al seno con la sicurezza di essere seguita da un team di specialisti dedicati, curata secondo i più alti standard europei e accompagnata nell’intero percorso di malattia (si stima che le donne trattate in questi centri abbiano una percentuale di sopravvivenza più alta del 18% rispetto a chi si rivolge a strutture non specializzate, e hanno anche una migliore qualità di vita);
richiamare l’attenzione dei media e delle autorità istituzionali sul tema della prevenzione e cura corretta del tumore al seno;
raccogliere fondi da destinare alla formazione e ricerca per il tumore al seno;
dare visibilità alle politiche dell’Unione Europea sul cancro al seno.
Stadio “Nando Martellini” delle Terme di Caracalla
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Richiesta di autorizzazione al Tribunale per ottenere il permesso di trasferimento figli all’estero: un caso singolare.....
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La scuola per i figli: pubblica o privata
I genitori litigano, la madre vuole che il figlio minore continui a frequentare la scuola privata, ...... il padre è contrario al pagamento di consistenti rette annuali e – sebbene inizialmente favorevole a che il bambino fosse iscritto ad una scuola internazionale per apprendere la lingua inglese – ha poi verificato che la preparazione scolastica fosse inferiore a quella garantita dalla scuola italiana, tanto da evidenziare numerose lacune culturali rispetto ai coetanei del figlio.
Il genitore si rivolge, pertanto, al Tribunale di Milano in via d’urgenza ai sensi dell’art. 316 codice civile, secondo cui in caso di contrasto – all’interno del nucleo familiare – su questioni di particolare importanza, che riguardano la crescita e l’educazione dei figli, ciascuno dei genitori può ricorrere al Giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei.
Il Tribunale adito dal padre esprime il suo orientamento a favore della scuola pubblica, secondo i canoni dall’ordinamento riconosciuti come idonei allo sviluppo culturale di qualsiasi soggetto. Solo qualora sussista la convergenza dei genitori sulla frequentazione dei figli di un istituto privato o emergano evidenti controindicazioni all’interesse del minore, riconducibili a sue insite difficoltà di apprendimento o a sue particolari fragilità di inserimento nel contesto dei coetanei, è coerente l’iscrizione del minore in una scuola privata che risponda alle necessità del caso.
Quindi, nell’ipotesi di conflitto tra i genitori, va data prevalenza alle istituzioni scolastiche pubbliche poiché espressione primaria e diretta del sistema nazionale di istituzione nonché esplicazione principale del diritto costituzionale all’istruzione. Le altre istituzioni scolastiche (paritarie o privare in generale), possono incontrare il favore del Giudice, nella risoluzione del conflitto, solo là dove emergano elementi precisi e di dettaglio per accertare un concreto interesse effettivo dei figli a frequentare una scuola diversa da quella pubblica. Inoltre, la scelta pubblica è – secondo il Tribunale adito – una scelta “neutra” che non rischia di orientare il minore verso scelte educative o di orientamento culturale in generale.
Insomma, il percorso scolastico è un ambito delicato di frequente conflitto tra i genitori, l’iscrizione presso un Istituto piuttosto che un altro nasconde diverse valutazioni, sia relative al tipo di formazione dei minori, le scuole private sono frequentate da una fascia sociale più alta, ed offrono agli alunni una metodica, un ambiente, un agio ed opportunità che influiscono inevitabilmente sulla sua formazione, laddove le scuole pubbliche hanno una metodica, anche sociale, lontana dal lusso e dall’esclusività.
Altro profilo di conflitto riguarda i costi di iscrizione e le rette annuali. Tali costi incidono poi, in maniera ancor più significativa, quando i genitori si separano, è noto infatti che il bilancio familiare, in caso di separazione diventa molto più difficile da gestire, perché con i medesimi redditi deve vivere non già un nucleo bensì due famiglie, quindi tutte le voci di spesa vengono esattamente raddoppiate.
Ed ecco che in tale contesto sorge il problema scuola.
avv. Simona Napolitani- www.codicedonna.it ... See MoreSee Less
Secondo l’antica concezione istituzionale della famiglia, caratterizzata dalla presenza del padre-marito-capo famiglia, il matrimonio comportava, soprattutto per la moglie, il sacrificio di alcuni diritti individuali......
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Marito dispotico e diritto all’uguaglianza
Il caso è assai singolare, prende le mosse da un ricorso per separazione, presentato dalla moglie, con richiesta di addebito al marito, agricoltore della pianura padana, responsabile di una gestione dispotica, con un’assoluta sottomissione della donna, alla quale non restava altro che una cieca obbedienza.
Il Tribunale rigetta la richiesta di addebito, lo stesso fa la Corte di Appello, con una motivazione che lascia a dir poco perplessi: la gravità del comportamento del marito va inquadrato nell’ambito di quel potere semiassoluto, noto nelle campagne padane e implicitamente accettato in famiglia, che lascia ogni decisione e arbitrio al padre, riconosciuto dominus della gestione familiare, tant’è che la moglie per anni aveva accettato tali modalità relazionali. Insomma, i principi di uguaglianza morale e giuridica tra i coniugi trovano deroghe in virtù della cultura tipica di alcune aree sociali.
Il ricorso per Cassazione della moglie si basa sul seguente ragionamento: la motivazione del Giudice di Appello è in contrasto con le norme del codice civile che impongono ai coniugi l’obbligo reciproco di collaborazione e di concorde determinazione dell’indirizzo della vita familiare, con la conseguenza che se i coniugi esercitano congiuntamente un’attività economica per trarne mezzi di sostentamento per la famiglia, essi devono tendere ad un riconoscimento paritario dell’altro, senza che l’uno possa pretendere di gestirla ad esclusio-ne del partner.
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della moglie sulla base dell’art. 3 della Costituzione che sancisce l’uguaglianza morale e giuridica tra i coniugi e dell’art. 29, secondo cui il criterio della regolazione dei rapporti coniugali deve essere basato sulla ricerca dell’accordo dei coniugi nella conduzione della vita familiare. In tale quadro di riferimento ai valori costituzionali, fondamentali e determinanti nel diritto di famiglia, non è possibile giustificare uno scostamento da tali principi, basato sulla rilevanza, in alcune aree sociali, dell’autorità del marito nelle società patriarcali.
Molto interessante l’analisi sociale e culturale, alla base di tale decisione, che va riferita al rapporto tra gli interessi della famiglia, in quanto tale, e l’interesse dei singoli componenti.
Secondo l’antica concezione istituzionale della famiglia, caratterizzata dalla presenza del padre-marito-capo famiglia, il matrimonio comportava, soprattutto per la moglie, il sacrificio di alcuni diritti individuali, quali ad esempio, il diritto sul proprio corpo ovvero il diritto alla riservatezza; la famiglia veniva intesa quale gruppo titolare di interessi superiori che giustificava il sacrificio degli interessi dei singoli.
Oggi la famiglia, secondo un’importante sentenza della Suprema Corte dell’anno 2005, non si configura più quale luogo di compressione di diritti e libertà irrinunciabili, ma come sede di autorealizzazione e di crescita, segnata dal reciproco rispetto ed immune da ogni distinzione di ruoli, nell’ambito della quale i singoli componenti conservano le loro essenziali connotazioni e ricevono riconoscimento e tutela, prima ancora che come coniugi, come persone.
Occorre, quindi, garantire un costante equilibrio tra esigenze individuali ed esigenze della famiglia. Sulla base delle attuali norme del diritto di famiglia si può affermare che l’appartenenza ad un determinato nucleo non comporta un sacrificio degli interessi individuali, purchè il loro esercizio non si ponga in contrasto con le esigenze del nucleo familiare e, dunque, con i doveri di solidarietà da esso derivanti, ovvero con gli interessi degli altri componenti che rivestono pari dignità costituzionale.
Un difficile equilibrio tra l’esercizio delle libertà fondamentali ed i doveri derivanti dall’appartenenza ad un nucleo familiare.
Occorre, per risolvere tale contrapposizione, verificare ed aver riguardo alla natura e alla rilevanza di ciascun interesse relativo al caso concreto, rappresentato dal nucleo indisponibile dei diritti della persona, quali il diritto al decoro, alla dignità, al rispetto e alla libertà di manifestare il proprio pensiero.
Una difficile sfida per le famiglie e per i suoi singoli componenti.
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Trasferimento dei figli. Si o no?
Buon viaggio a tutte/i.
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ANCORA: VIA L'ASSEGNO PER L'EX CONIUGE
La Corte di Cassazione, con la sentenza 15481/17, ribadisce che gli unici criteri da seguire per per decidere sul diritto all'assegno di divorzio sono quelli già affermati con la nota sentenza n.11504/17, ossia, nessun assegno se la donna ha un reddito, l'ex moglie non ha diritto a chiedere un mantenimento ancorandolo al tenore di vita goduto durante il matrimonio.
I Giudici precisano che l'accertamento per disporre l'assegno divorzile va parametrato al principio dell'autosufficienza economica in base ai nuovi dicta: il possesso dei redditi di qualsiasi specie e/o cespiti patrimoniali, considerando gli oneri derivanti dal costo della vita nel posto di residenza dell'ex coniuge richiedente. Da valutare anche le capacità e possibilità di lavoro personale, la disponibilità di una casa, ecc.ecc..
Insomma, stiamo assistendo ad una rivoluzione dell'assetto economico post coniugale, che da una parte valorizza il principio dell'economia economica delle donne, sicuramente principio importante che dobbiamo perseguire per acquisire la nostra individualità, dall'altro ci sono donne che hanno trascurato la carriera o hanno dedicato una vita ai compiti di cura della casa e dei figli, che vanno tutelate e che non possono essere lese nella loro dignità.