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Timestamp: 2020-04-05 20:09:56+00:00
Document Index: 145538040

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 1', 'art.5', 'art. 3', 'art. 3']

Seduta del 26.02 99
Voto n.19
VENEZIA - Problematiche relative alla tutela della laguna di Venezia - Progetto di regolazione dei flussi di marea alle bocche di porto.
VISTA la nota 14.1.1999 n. 273/5195/6 con la quale il Gabinetto dell’On. Ministro dei LL.PP. ha trasmesso, per esame e parere, l’affare in oggetto;
UDITA la Commissione relatrice (RINALDI, MAURO, BARONCINI, BATTISTA, ROSSI, DE ANGELIS, GRAPPELLI, FERRANTE, BONFATTI PAINI, BURGHIGNOLI, CEMPELLA, COMO, CRESCENTI, DATEI, DE FRAJA FRANGIPANE, GENTILI, IANNELLI, MARCHI, MARGARITORA, MASTRUZZI, PARVOPASSU, REALI, SERIO, SETARO, STURA, URBINI, VECA, VISMARA).
La trattazione dell’affare sottoposto al parere di questo Consesso richiede, per chiarezza espositiva, una propedeutica illustrazione in forma cronistorica dei salienti passaggi tecnico-amministrativi e legislativi che hanno caratterizzato la problematica in esame dal suo svilupparsi ad oggi.
L’evento calamitoso dal novembre 1966 ha evidenziato in forma drammatica la situazione di rischio della laguna di Venezia sotto molteplici aspetti.
Per modificare tale situazione e per evitare il ripetersi di fatti tanto gravi, furono disposti numerosi provvedimenti, che presto si rilevarono parziali e limitati di fronte al troppo ampio e delicato problema di un territorio fortemente degradato, su cui peraltro si addensa un singolarissimo patrimonio di opere d’arte e di bellezze naturali.
Fu con la legge speciale del 16.4.1973, n. 171, che ci si pose con chiarezza, per la prima volta, l’obiettivo della salvaguardia dell’ambiente paesistico, storico, archeologico ed artistico della città di Venezia. Ne seguirono i primi consistenti lavori di ripristino e rafforzamento delle difese dei lidi, lavori realizzati dall’Ufficio del Genio Civile OO.MM. di Venezia con grande sollecitudine.
Nel frattempo negli anni ‘70 veniva indetto un appalto-concorso internazionale per la progettazione ed esecuzione delle opere per la difesa della laguna dalle acque alte: dei 5 progetti-offerta presentati nessuno veniva giudicato idoneo, ma tutti furono considerati di elevato contenuto conoscitivo e tecnico tanto da essere poi acquistati dal Ministero dei LL.PP. a seguito di autorizzazione disposta con la legge n. 56 del 10.3.1980.
La predetta documentazione veniva quindi messa a disposizione di un gruppo di esperti (Ghetti, Marchi, Agema, Matildi, Frassetto, Passino, Pezzoli), con l’incarico di studiare uno schema progettuale di massima riguardante, appunto, la difesa della laguna veneta dalle acque alte.
Nel 1981 i suddetti esperti consegnavano il richiesto "studio di fattibilità e progetto di massima per la difesa della laguna" (cosiddetto "Progettone"), che prevedeva la regolazione delle maree mediante restringimenti fissi alle bocche di porto lagunari integrati da opere mobili, interrompendo così il flusso di marea quando il livello di laguna raggiungesse un prefissato livello di guardia, indicato intorno a + 1.00 ÷ +1.10 m.
I suddetti restringimenti fissi avrebbero garantito il necessario scambio d’acqua tra laguna e mare assicurando che la velocità della corrente attraverso le bocche rimanesse contenuta nei limiti tali da consentire la navigazione (v = 2.0 ÷ 2.5 m/s).
La parte mobile degli sbarramenti era prevista da paratoie del tipo a ventola incernierate alla base.
Per le acque medio-alte il progetto prevedeva interventi complementari per la difesa locale dei singoli isolotti od "insulae", consistenti nel rialzamento della marginatura dei singoli isolotti con provvedimenti collaterali di impermeabilizzazione e allontanamento delle acque di fogna.
Secondo gli studi e le sperimentazioni su modelli all’epoca condotti, si ritenne che la realizzazione dei restringimenti fissi sulle tre bocche di porto avrebbe potuto ridurre il ricambio delle acque lagunari entro un massimo del 5÷10%, limitatamente ad alcune maree.
Il citato progetto rispettava i vincoli posti dalla legge speciale n. 171/73 su Venezia e dagli indirizzi governativi, nonché e raccomandazioni rivolte dal comprensorio e dal Comune di Venezia.
Sul predetto progetto la Commissione per la Salvaguardia di Venezia di all’art. 5 della citata legge n. 171/73, espresse il proprio parere favorevole, il 13 gennaio 1982, parere che fu confermato all’unanimità il 23 febbraio dello stesso anno dal Consiglio Comunale di Venezia che, tra l’altro, ebbe a ribadire la necessità che "l’abbattimento delle acque alte non può essere parte di un più generale intervento di equilibrio idrografico della laguna, di recupero degli equilibri tra le diverse componenti dell’ecosistema, di arresto e inversione del processo di degrado del bacino lagunare".
Sul progetto si esprimeva pure favorevolmente il Consiglio Superiore dei LL.PP. con voto n. 209 del 27.5.1982.
Detto voto, oltre a stabilire che il progetto esaminato costituiva "…una idonea base di partenza per passare ad una progettazione esecutiva ed alla successiva fase di realizzazione per gradi e con estrema cautela, verificando con ogni attenzione e per ogni grado la rispondenza delle previsioni con i risultati reali, secondo le indicazioni ed i suggerimenti già più volte innanzi espressi …" faceva presente che "…; parallelamente alla definizione della progettazione esecutiva delle opere sottoposte oggi all’esame dell’Assemblea, occorre che nelle sedi opportune venga definito sollecitamente un più vasto disegno di interventi nella laguna e, quindi, un conseguente programma organico di opere finalizzato al completo riequilibrio idrogeologico della laguna stessa ed al raggiungimento di un livello più elevato di sicurezza di questa nei riguardi dell’azione del mare".
Con riferimento alla priorità degli interventi da realizzare, con detto voto l’Assemblea Generale del Consiglio Superiore ritenne opportuno che: "…; in sede di progetto esecutivo, potrà valutarsi l’opportunità di iniziare gli interventi partendo dalla bocca di Lido, per il restringimento fisso, prima, e per quello di chiusura mobile, poi, indipendentemente che su le altre bocche.
Tale procedura, (si ripete) sarà utile per ottenere, per gradi, risposte precise sul comportamento reale delle opere prima di passare alla fase successiva".
La complessità dei problemi sollevati con il riferito voto in evidenza l’inadeguatezza dell’allora vigente legge speciale per la difesa della laguna di Venezia (n. 171/73) e la necessità di un nuovo quadro di riferimento legislativo, meno rigido e più flessibile in relazione all’accentuato carattere di sperimentalità degli interventi.
Veniva, pertanto, emanata la nuova legge speciale n. 798 del 29 novembre 1984, che nel richiamare espressamente gli indirizzi di cui al citato voto n. 209/82 tracciava gli obiettivi unitari che si intendevano perseguire per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna e indicava le procedure più opportune per realizzarle.
Detti obiettivi si desumevano dalla lettura dell'art. 3, punto a) del surrichiamato dispositivo di legge, che testualmente recita, in ordine allo stanziamento di £. 238 miliardi sugli esercizi 1984 - 1985 e 1986, che studi, progettazioni, sperimentazioni ed opere siano volti:
"…al riequilibrio idrogeologico della laguna, all'arresto e all'inversione del processo di degrado del bacino lagunare e all'eliminazione della cause che lo hanno provocato, all'attenuazione dei livelli delle maree in laguna, alla difesa, con interventi localizzati, delle "insulae" dei centri storici ed a porre al riparo gli insediamenti urbani lagunari dalle "acque alte" eccezionali, anche mediante interventi alle bocche di porto con sbarramenti manovrabi1i per la regolazione delle maree, nel rispetto delle caratteristiche di sperimentalità, reversibilità e gradualità contenute nel voto del Consiglio Superiore dei LL.PP. n. 209 del 1982".
In tale contesto di provvedimenti, l'indirizzo, il coordinamento ed il controllo dell'attuazione degli interventi venne affidato, in base all’art. 4 della stessa legge speciale, ad un Comitato "di indirizzo, coordinamento e controllo" detto "misto" composto dai rappresentanti delle Amministrazioni interessate (Stato, Regione ed Enti locali), presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
La stessa legge speciale conferì al Ministero dei LL.PP. (art. 3) l'autorizzazione a "procedere mediante ricorso ad una concessione da accordarsi in forma unitaria a trattativa privata, anche in deroga alle disposizioni vigenti, a società, imprese di costruzioni…". In dipendenza di ciò, il Magistrato alle Acque dì Venezia, con convenzione n. 6479 del 12.7.85, affidava in concessione al Consorzio Venezia Nuova la progettazione e la realizzazione di una prima parte degli interventi di competenza dello Stato, elencati nella stessa legge, con la raccomandazione che si tenessero sempre presenti i principi di gradualità, reversibilità e sperimentalità, contenuti nel menzionato voto n. 209/82 e richiamati dalla stessa legge speciale.
Avvalendosi del Concessionario Consorzio Venezia Nuova e sentiti la Regione Veneto ed i Comuni interessati, il Magistrato alle Acque elaborava in data 7.03.1987 una proposta di Piano Generale degli interventi preliminari del "Progetto Venezia", esaminata ed adottata dal succitato Comitato Misto, con integrazioni nella parte relativa alla protezione ambientale con le nuove previsioni contenute nel Piano Ambiente-Regione.
Tale Piano, a seguito della Convenzione n. 7191 del 4.10.1991 stipulata tra Magistrato alle Acque di Venezia e Consorzio Venezia Nuova, fu successivamente aggiornato, diventando il quadro di riferimento degli interventi attuativi del "Progetto Venezia", con la relativa previsione di spesa ed il termine di ultimazione di tutte le opere fu stabilito all'anno 2000.
Adempiendo all'incarico ricevuto, in data 31 luglio 1989 il Consorzio Venezia Nuova consegnava al Magistrato alle Acque di Venezia il progetto preliminare di massima delle opere da realizzare alle bocche lagunari per la regolazione dei flussi di marea identificato con la sigla REA (abbreviazione di Recupero e Ambiente), in quanto le opere previste erano finalizzate non solo alla difesa dalle acque alte, ma erano tese a delineare anche un piano generale di interventi, per la salvaguardia fisica della laguna.
Tale progetto riscuoteva il giudizio favorevole del Comitato Tecnico di Magistratura (con voto n. 106 bis del 6.12.1989), sia per quanto riguarda l'approccio scientifico che le indicazioni esecutive, con l'osservazione che "nella stesura delle successive fasi progettuali fossero approfonditi tutti gli aspetti del progetto preliminare".
Relativamente alle opere alle bocche, il progetto introduceva una radicale riduzione dei restringimenti fissi, fin quasi ad escluderli, con conseguente aumento delle opere di chiusura mobili che da una estensione complessiva per le 4 bocche di 1070 m arrivava a quella di 1760 m; ciò con un notevole incremento di spesa nella esecuzione delle opere mobili e nella loro gestione e manutenzione.
Con il succitato progetto venivano studiate le caratteristiche funzionali e una nuova ubicazione delle opere di chiusura da realizzare alle bocche lagunari; tali opere venivano collocate quanto più possibile verso mare con il dichiarato intento di ridurre l’impatto delle stesse, in precedenza ubicate più verso la laguna.
Circa il sistema di chiusura mobile delle bocche veniva ripetuto lo stesso tipo di soluzione proposto nel precedente progetto di fattibilità del 1981, consistente in una serie modulare di paratoie a spinta di galleggiamento, accostate l'una all'altra, incernierate sul fondo e fra loro indipendenti.
Il progetto ‘89 avviava anche la verifica della l'affidabilità del sistema di chiusura delle bocche prescritta dal Consiglio Superiore con il più volte menzionato voto n. 209/82: tale sistema veniva pertanto sottoposto a studi teorici ed a prove sperimentali, su prototipo a grandezza naturale, il MOSE (acronimo di "Modulo Sperimentale Elettromeccanico").
Nell’ambito dei vari studi intrapresi, le simulazioni con modelli matematici dimostrarono la scarsa efficacia della riduzione dei fondali del Canale Malamocco-Marghera e dell'apertura delle valli da pesca nei confronti dell'abbassamento dei livelli idrici, risultati di pochi centimetri.
Per quanto riguarda le opere di protezione locale ("insulae"), il progetto in questione si limitava a citare che era in corso di redazione un progetto generale di tali opere riguardanti alcuni centri abitati (Pellestrina, Malamocco, Sottomarina, Treporti), che presentavano problemi tecnico-architettonici meno complessi di quelli del centro storico di Venezia.
In merito al succitato progetto, il Comune di Venezia, con una serie di considerazioni, chiese, tra l'altro, che la gestione della chiusura delle bocche venisse regolamentata con legge.
Vennero mosse osservazioni e avanzate richieste anche dal Comune di Chioggia e dal Provveditorato al Porto di Venezia. Questo rivolse una serie di richieste in ordine alla profondità delle bocche in relazione all'attività portuale.
Il progetto REA veniva sottoposto all'esame dell’Assemblea Generale del Consiglio Superiore dei LL.PP. che nella seduta del 15.3.1990, esprimeva il seguente parere (voto n. 540 - 625/90):
"che siano approvabili i programmi di opere previste nella terza convenzione n. 7025 del 15.12.1989 che si limitano ad interventi di adeguamento e rinforzi dei vecchi e malandati moli esistenti alle bocche di porto; alla continuazione degli interventi localizzati delle insulae a Sottomarina, Pellestrina, S. Pietro in Volta, Tre Porti; ad alcuni interventi di recupero morfologico ambientale e, contro il degrado della laguna, ad interventi di rimozione algale;
che allo stato, per quanto esposto nei precedenti considerato, è prematuro prevedere la spesa del progetto di massima generale delle opere di regolazione che pertanto deve essere stralciata;
che per quanto attiene agli aspetti contrattuali, sulla terza convenzione si è già espresso al riguardo il Comitato di Magistratura del Magistrato alle Acque che a tal fine sostituisce il parere di questo Consiglio e del Consiglio di Stato;
che per gli interventi da realizzare con i 600 miliardi accantonati con la legge n. 407 (finanziaria ‘90), relativamente alle opere di competenza dello Stato, la spesa prevista sia destinata ad opere di difesa dei litorali, ad interventi localizzati delle insulae dei centri storici ed ad opere rivolte al riequilibrio idrogeologico della laguna;
che per quanto attiene agli studi e alle sperimentazioni del vasto piano di ricerca che ha integrato i modelli fisici con i modelli matematici, la loro proposizione e controllo è già stata effettuata dal Magistrato alle Acque sulla base delle convenzioni stipulate, mediante istruttoria tecnica da parte del Comitato tecnico di Magistratura, opportunamente integrato con membri esterni appartenenti al mondo scientifico, universitario nazionale, nonché i rappresentanti tecnici della Regione e dei Comuni di Venezia e di Chioggia.
Una verifica tecnica indiretta a carattere generale sulla validità delle ricerche è stata invece demandata al Ministro per la Ricerca Scientifica, che ha provveduto a nominare con proprio decreto n. 4157/4, in data 30 maggio 1987, un Comitato di esperti con il compito di predisporre un piano di studi di ricerche lagunari e verifiche da effettuarsi in coordinazione con gli studi e le ricerche condotti dal Consorzio Venezia Nuova;
che per quanto riguarda l’attività di studi e sperimentazioni nel limite orientativo di spesa di £ 60 miliardi, previsto nella terza convenzione:
- sia da stralciare la parte attinente gli studi sul disinquinamento perché sia inserita nel "piano di disinquinamento e risanamento ecologico della laguna", sentito il competente Comitato tecnico per l’ambiente;
- possano proseguire gli studi collegati alla progettazione degli interventi e per la gestione, ai fini di sciogliere i dubbi ancora esistenti sui tipi proposti;
- sia da verificare con il Comitato di esperti del CNR la congruità degli studi per l’identificazione del sistema con il piano di studi elaborato da detto Comitato, piano che deve essere collazionato con quello di ricerca del Consorzio Venezia Nuova prima di dare l’avvio alla onerosa progettazione di opere così importanti per la salvaguardia di Venezia;
- sia infine da avviare con ogni urgenza il progetto di fattibilità delle "insulae" nel Centro storico.". Il Comitato di Indirizzo, Coordinamento e Controllo, di cui all’art. 4 della legge n. 798/84, nella riunione del 20 marzo 1990, stabiliva all’unanimità che, pur tenendo conto delle osservazioni del Consiglio Superiore dei LL.PP., espresse con il riferito voto n. 540 - 625/90 si doveva ugualmente procedere alla fase successiva di elaborazione del progetto REA, formulando delle raccomandazioni che consistevano nella: - verifica di fattibilità del progetto "insulae";
- progetto operativo per la sostituzione del traffico petroliero;
- progetto operativo per l’apertura alle maree delle valli da pesca;
- conferma della direttiva strategica riguardante la contestualità del piano di disinquinamento e del progetto di salvaguardia della laguna, quale condizione basilare del "Progetto Venezia" approvato il 16.11.1988. Con la legge n. 139 del 5 febbraio 1992 si riconfermavano l’insieme degli obiettivi della salvaguardia fisica della laguna, già delineati con la precitata legge n. 798/1984.
In particolare, l’art. 3 della legge n. 139/1992 poneva l’accento sulle competenze del Ministero dei Lavori Pubblici in materia di salvaguardia, secondo quanto appresso riportato:
"1. Gli interventi di competenza del Ministero dei Lavori Pubblici di cui all’art. 2, comma 1, sono eseguiti secondo il piano generale degli interventi approvato dal Comitato di cui all’art. 4 della legge 29 novembre 1984, n. 798, nell’adunanza del 19 giugno 1991.
2. Nell’ambito del piano di cui al comma 1, i fondi disponibili sono impiegati per interventi relativi a:
opere di regolazione delle maree;
adeguamento e rinforzo dei moli foranei alle tre bocche lagunari;
difesa dalle acque alte degli abitati insulari;
ripristino della morfologia lagunare;
arresto del processo di degrado della laguna;
difesa dei litorali;
sostituzione del traffico petrolifero in laguna;
apertura delle valli da pesca all’espansione delle maree.
3. In particolare, è destinata agli interventi di cui alle lettere d) ed e) del comma 2 una quota non inferiore al 25 per cento dei fondi di cui all’articolo 2, comma 1.
4. L’utilizzo dei fondi di cui alla lettera a) del comma 2 è subordinato alla verifica da parte del Comitato di cui all’articolo 4 della citata legge n. 798 del 1984, di un adeguato avanzamento degli interventi di cui alle lettere b), c), d), e), f), g), e h) del medesimo comma 2, nonché all’acquisizione del parere della Regione Veneto e dei Comuni di Venezia e Chioggia sul relativo progetto.".
Conformemente alle determinazioni del Comitato ex art. 4 della legge n. 798/84 del 20 marzo 1990, il Consorzio Venezia Nuova procedeva alla redazione del progetto degli sbarramenti mobili alle tre bocche di porto, nella versione di progetto di massima recante la data settembre 1992.
Tale progetto, positivamente valutato dal Comitato Tecnico di Magistratura, con voto n. 122/92, veniva trasmesso con nota n. 821 del 22.10.1993 al Consiglio Superiore dei LL.PP. che, al riguardo esprimeva il seguente parere (voto n. 48/1994): "- che, nell'ambito del quadro generale degli interventi, in considerazione della più volte ribadita inscindibilità dei vari fattori concorrenti alla situazione di degrado per Venezia e per la sua Laguna, si manifesta l'esigenza di definire ordinatamente e unitariamente un quadro organico di programmazione da sottoporre a sistematico controllo, sulla base del quale dare attuazione ai provvedimenti di salvaguardia (interventi sulle "insulae", disinquinamento, scavo dei canali, consolidamento degli edifici, sbarramenti mobili, portualità, ecc.). In tale ambito dovranno essere attentamente valutati gli oneri economici connessi con la esecuzione, manutenzione e gestione delle opere;
- che pertanto sia necessario proseguire senza indugi nella progettazione generale di massima delle opere per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna e dare corso alla loro sollecita esecuzione, seguendo le precise indicazioni ripetutamente dettate dalle leggi (29.11.84 n. 798 e successive) e tenendo nel massimo conto i suggerimenti e le prescrizioni già precedentemente fornite da questo Consiglio con i citati voti (209/82 e 540-625/90, il cui contenuto qui ancora una volta sostanzialmente si conferma. Ciò con duplice vantaggio: il primo, di fornire all'Autorità di Governo un chiaro riferimento programmatico globale sufficientemente definito in relazione alle soluzioni tecniche da adottare, ai modi , ai tempi e ai costi, secondo le dovute priorità, sulla base del quale l'Autorità stessa possa pervenire alle determinazioni di carattere politico-finanziario per l'attuazione degli interventi di salvaguardia; il secondo, avendo colto le connessioni esistenti fra le varie opere, di evitare ritardi o, di contro, inopportune anticipazioni nell'attuazione degli stessi interventi. Il tutto a maggiore garanzia di chiari principi volti al pubblico interesse e all'ottimizzazione economica;
- che, per quanto concerne il progetto di massima degli sbarramenti mobili, sottoposto all'esame di questa Assemblea, esso presenta un buon grado di definizione perché si passi alla fase di progettazione esecutiva, subordinatamente alla osservanza di tutti i rilievi, le prescrizioni e le raccomandazioni di cui alle precedenti "considerazioni", e procedendo secondo le priorità e competenze definite dalla legge. Beninteso detta elaborazione esecutiva dovrà tener conto che la realizzazione delle opere alle bocche deve avvenire con i richiesti caratteri di gradualità, flessibilità, reversibilità, e possibile sperimentabilità, allo scopo di poter verificare tutti gli aspetti fondamentali connessi con l'efficacia del sistema e della sua gestione;
- che, in ogni caso, la progettazione di massima delle "insulae" più significative del centro storico di Venezia dovrà precedere lo sviluppo del progetto esecutivo degli sbarramenti mobili, data la strettissima interdipendenza tra l'esercizio di tali sbarramenti e l'efficienza delle stesse "insulae"; che peraltro, almeno per quanto concerne le "insulae" di San Marco e di Rialto, che certamente presentano aspetti più complessi e delicati, la relativa progettazione esecutiva dovrà precedere ogni ulteriore attività progettuale delle opere alle bocche;
- che, in via prioritaria, si debba dar corso ad una prima fase degli interventi di disinquinamento della città di Venezia e della sua laguna nell'ambito della quale sia privilegiato lo scavo dei rii, peraltro già prescritto all'art. 5 della Legge n. 139/92.". Il Consiglio Comunale di Venezia, "attesa la specificità, particolarità e fragilità dell’ecosistema lagunare", richiedeva espressamente che il progetto di massima in parola fosse assoggettato anche se non previsto dalla normativa vigente in materia alla procedura di valutazione di impatto ambientale.
Tale richiesta veniva recepita dal Comitato Interministeriale di indirizzo, coordinamento e controllo ex art. 4, legge n. 798/1984 che con delibera del 4 luglio 1995, attivava la procedura di VIA a cura della Commissione nominata ai sensi della legge n. 67/88 e secondo le norme di cui alla direttiva 85/337/CEE in materia di VIA ed alla relativa disciplina nazionale di recepimento.
Nella delibera veniva altresì designato un Collegio di esperti di livello internazionale per affiancare l’amministrazione statale nello sviluppo delle procedure di valutazione di impatto ambientale con DPCM del 01.02.1995 il Collegio di esperti veniva così costituito (art. 1 del decreto):
"Nella impostazione dello studio di impatto ambientale per le opere di regolazione delle maree da realizzare alle tre bocche di porto della laguna di Venezia e per lo sviluppo della procedura di valutazione di impatto ambientale come definita nella delibera del Comitato del 4 luglio 1995, l’Amministrazione statale si avvarrà di un Collegio di esperti di livello internazionale costituito dai Signori:
Prof. Philippe F. J. Bourdeau Presidente del Comitato Scientificodell’Agenzia Europea dell’Ambiente (Coordinatore)
Prof. Chiang D. Mei Massachussets Institute of Technology Prof. Paolo Costa Rettore dell’Università di Ca’ Foscari - Venezia
Prof. Jean Marie Martin Direttore Istituto CCR di Ispra
Prof. Pier Vellinga Direttore dell’Istituto di Studi Ambientali dell’Università di Amsterdam"
In dipendenza della cennata delibera del 4 luglio 1995, il Magistrato delle Acque di Venezia incaricava il Consorzio Venezia Nuova di elaborare uno Studio di Impatto Ambientale (SIA) riferito al progetto di massima già esaminato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici: detto studio veniva consegnato al Magistrato alle Acque il richiesto In data 30 aprile 1997.
Lo Studio di Impatto Ambientale (SIA) è stato sviluppato secondo quanto previsto nella legislazione italiana in materia (DPCM 27112/88) e si articolava in tre quadri: · Quadro di Riferimento Programmatico
· Quadro di Riferimento Progettuale
· Quadro di Riferimento Ambientale preceduti dalla definizione del Contesto di Riferimento in cui le opere proposte, e lo Studio, trovavano realizzazione.
Oltre ai documenti già citati la documentazione dello Studio comprendeva:
il Progetto di Massima degli "Interventi alle bocche lagunari per la regolazione dei flussi di marea", adeguato alle prescrizioni dei voti (Magistrato alle Acque di Venezia, Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici) con i quali riceveva l'approvazione tecnica (Allegato 1);
il Progetto di Massima dei cantieri (Allegato 2);
gli Studi socio-economici connessi con il Progetto (Allegato 3);
un rapporto che illustrava i modelli matematici utilizzati nel Progetto e nello Studio di Impatto Ambientale (Allegato 4);
un elenco organizzato di tutti gli studi effettuati dal Magistrato alle Acque attraverso il Consorzio Venezia Nuova sulla Laguna di Venezia e sulla sua salvaguardia, con l'indicazione della loro collocazione rispetto al "Piano generale degli interventi" (Allegato 5).
la trattazione di alcune questioni di particolare interesse per Venezia e la Sua Laguna (i Temi), che riprendevano osservazioni ricorrenti nell'ambito della comunità veneziana e delle autorità locali (Allegato 6).
La "sintesi non tecnica", allegata allo studio, si articolava secondo la seguente struttura: l. INTRODUZIONE E PRINCIPALI CONCLUSIONI DELLO STUDIO
2. LA PROTEZIONE DEGLI INSEDIAMENTI URBANI LAGUNARI DALLE ACQUE ALTE ECCEZIONALI 2.1. Venezia e la sua Laguna
2.2. Il Problema degli allagamenti 2.2.1 Le cause
2.2.2 Gli allagamenti 2.3 Gli obiettivi del progetto
2.4 Le alternative di intervento e le loro conseguenze 2.4.1 L’"Opzione zero"
2.4.2 Le alternative e la loro efficacia
2.4.3 I motivi delle scelte e l'intervento proposto 2.5 Le opere mobili alle bocche di porto per la regolazione dei flussi di marea in laguna. 2.5.1 Il sistema di difesa
2.5.2 Descrizione delle opere
2.5.3 La realizzazione delle opere
2.5.4 L'esercizio del sistema
2.5.5 Il sistema di gestione
3. IL QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE 3.1 L'area di studio
3.2 Aspetti ambientali 3.2.1 Situazione attuale
3.2.2 Evoluzione futura in assenza dell'opera
3.2.3 Evoluzione futura in assenza dell'opera e con gli interventi di area vasta
4. STIMA DEGLI IMPATTI 4.1 Criteri per la definizione delle scale di impatto 4.1.1 L'approccio "top-down"
4.1.2 Gli indicatori e le scale di impatto 4.2 Scenari di riferimento
4.3 Impatti e misure di mitigazione
4.4 Impatti risultanti 4.4.1 Fase di costruzione
4.4.2 Fase di esercizio con l'attuale livello medio mare
4.4.3 Fase di esercizio riferita alla vita utile dell'opera (100 anni) 4.5 Impatti cumulativi
5. AZIONI ED INTERFERENZE SUL SISTEMA ECONOMICO 5.1 Le interferenze economiche sulle attività di pesca e acquacoltura da parte delle opere mobili alle bocche
5.2 Le interferenze economiche sulle attività portuali da parte delle opere mobili alle bocche
5.3 La valutazione degli effetti del progetto delle opere mobili alle bocche sul sistema produttivo
5.4 Il valore netto dei benefici delle opere mobili alle bocche
6. IL MONITORAGGIO Le principali conclusioni dello Studio possono essere così riassunte (pagg. 8 e 9 della "sintesi non tecnica"):
per quanto riguarda gli aspetti pianificatori, specificamente oggetto del Quadro di Riferimento Programmatico:
- il progetto è stato sviluppato in conformità con quanto previsto dalla Legislazione Speciale per Venezia e con gli strumenti programmatici predisposti dall'Amministrazione statale competente;
- nel corso del suo iter di sviluppo il progetto recepiva come prescrizioni le indicazioni derivanti dai diversi livelli della pianificazione del territorio. Il progetto rispondeva alle linee generali della pianificazione, e nella sostanza anche a quelle particolari, al rispetto delle quali è stato devoluto un notevole sforzo progettuale;
per quanto riguarda i benefici per i centri abitati lagunari, nella loro situazione attuale di organizzazione:
- il progetto è stato in grado di eliminare i disagi della popolazione connessi con gli allagamenti ed i relativi costi;
- il progetto è stato in grado di ridurre significativamente le cause di danno all'edificato veneziano e alle infrastrutture lagunari limitando anche i rischi ad essi connessi: potrebbero così risultare diminuiti l'urgenza di manutenzione ed i costi relativi;
- l'eliminazione degli allagamenti appariva la condizione necessaria, ancorché non sufficiente, per la realizzazione di scenari di sviluppo socioeconomico di Venezia;
per quanto riguarda gli aspetti ambientali, specificamente oggetto del Quadro di Riferimento Ambientale:
le interferenze delle opere con l'ambiente erano molto limitate e localmente concentrate. Apparivano comunque di entità modesta rispetto ai benefici che deriverebbero ai centri abitati lagunari dall'eliminazione degli allagamenti, benefici che divenivano tanto più importanti quanto più critico si presentasse nei prossimi decenni l'aumento previsto dell'attuale livello medio del mare per l'effetto combinato di subsidenza naturale ed eustatismo. Inoltre che se si faceva riferimento alle prospettive più pessimistiche di eustatismo, appariva critica per la sopravvivenza stessa di Venezia la situazione che non prevedesse la realizzazione di opere di difesa dalle acque alte. Le conclusioni dello Studio possono essere sintetizzare anche attraverso il confronto, riportato nella tabella che segue, tra le diverse alternative:
l’"opzione 0" non realizzava alcun intervento di protezione dalle acque alte;
gli "interventi diffusi" avevano lo scopo di ridurre i livelli di marea intervenendo sulla struttura fisica della Laguna;
le "opere mobili" realizzano la difesa dalle acque alte dividendo temporaneamente la Laguna dal mare in caso di eventi significativi di marea.
Fattibilità Efficacia di Impatto Costo di Danni
ALTERNATIVA tecnica protezione ambientale realizzazione economici ***
Opzione "0" - - Basso/Alto ** - Elevati
Interventi diffusi * Media Bassa Medio/Alto ** 4095 Mld * Elevati
Opere mobili * Media Alta Basso ** 4175 Mld * Bassi * comprende la realizzazione delle insulae
** nella prospettiva di un aumento futuro del livello medio del mare
*** riferibili al rapporto delle acque alte con i centri abitati lagunari Con DPCM del 27.09.1997 il Prof. Ignazio Musu (Ordinario di Economia politica presso l’Università degli Studi di Venezia "Ca’ Foscari") veniva nominato quale componente del Collegio degli esperti in sostituzione del Prof. Paolo Costa, nominato nel frattempo Ministro dei Lavori Pubblici.
In data 08.07.1998 il Collegio di esperti consegnava il rapporto al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dei Lavori Pubblici ed al Ministro dell’Ambiente.
Il rapporto è stato redatto in lingua italiana e inglese, ed è stato corredato da apposite sintesi nelle due lingue.
Si riporta di seguito il testo integrale della sintesi:
"L'aumento del livello del mare ed il costante processo di subsidenza registrati nei secoli passati rappresentano una minaccia crescente per le aree costiere, situate a livelli bassi rispetto al mare, di tutto il mondo. Le previsioni di un ulteriore aumento del livello del mare, a causa di cambiamenti climatici, accrescono l'esigenza di porre in atto opportune contromisure, che abbiano un respiro di lungo periodo.
Venezia rappresenta un caso particolare. L'unicità della città storica e dei suoi monumenti, incastonati in un sistema lagunare di alto valore storico e naturale, ne fanno un patrimonio dell’intera umanità.
Negli ultimi trecento anni il livello del mare è cresciuto di circa 50 centimetri rispetto alla terra ferma (inclusa la subsidenza). Di conseguenza, il centro storico della città è ora soggetto a frequenti allagamenti che compromettono l'integrità degli edifici causano disagi alla popolazione e rappresentano un disincentivo per lo sviluppo economico della città. E' altamente probabile che il livello del mare cresca ulteriormente tra 10 e 20 centimetri nei prossimi 50 anni e ci si aspetta che questa tendenza continui.
Esistono esempi nel mondo, quali le barriere realizzate sul Tamigi o sulla Schelda, ove circostanze analoghe riguardo al livello del mare hanno richiesto interventi per la protezione del sistema costiero e dei centri urbani. Questi interventi hanno richiesto studi accurati ed approfonditi. Decisioni di questa portata sono di solito accompagnate da un dibattito pubblico molto animato, giustificato dagli alti costi delle opere e dalle conseguenze di lungo termine delle scelte. Anche nel caso di Venezia, la popolazione, gli enti locali e le amministrazioni regionali e nazionali devono affrontare una decisione di grande portata, che avrà conseguenze di lungo periodo.
La spinta per l'azione è venuta dallo storico evento di acqua alta del 1966, con un livello di marea che sfiorò i 2 metri sopra il livello di riferimento. A seguito di tale evento, fu deciso che la città doveva essere protetta da eventi di questo tipo. Sono state promulgate leggi speciali per Venezia e sono state attuate misure di protezione di breve periodo. Nel frattempo sono stati progettati schemi di protezione più ampi. Dato l'effetto cumulativo dell'esposizione dell’area all'acqua alta negli ultimi trent’anni, e le prospettive di crescita del livello del mare, l'esigenza di agire rimane.
Il progetto proposto (noto come progetto delle opere mobili) consiste nell'installazione di una serie di paratoie mobili, incernierate sul fondo delle bocche di porto. Quest'opera è combinata con l'innalzamento delle parti più basse dei centri urbani fino a 100 cm sopra il livello di riferimento. Le barriere mobili vengono alzate quando il mare Adriatico raggiunge un livello altrimenti tale da allagare la città.
Prima di prendere una decisione di procedere nella realizzazione di un progetto di tale portata, è necessario affrontare un certo numero di problemi, che vanno dalla valutazione degli impatti ambientali, sociale ed economico delle opere proposte, all'analisi delle conseguenze di breve e di lungo periodo per Venezia e la sua laguna. E' stato commissionato uno Studio di Impatto Ambientale (SIA) allo scopo di analizzare la compatibilità ambientale del progetto, da presentare alla Commissione Nazionale per la Valutazione di Impatto Ambientale. In modo indipendente, il Governo Italiano ha nominato un gruppo internazionale di Esperti (Collegio) con lo scopo di fornire un parere sullo studio. Questo rapporto presenta le conclusioni del Collegio.
Le principali questioni identificate ed affrontate in questo rapporto sono:
Lo schema di protezione proposto sarà efficace e ci sono altri modi per proteggere Venezia?
Quali sono gli effetti sull'ambiente della costruzione e dell'esercizio dello schema di protezione?
Quali sono i costi e i benefici dei progetto proposto e delle sue alternative, ed in quale modo influiscono sulle attività portuali?
Questi temi sono stati affrontati sia per la situazione attuale, sia per vari scenari di aumento del livello del mare. Per essere efficace, lo schema proposto dovrebbe essere in grado di proteggere Venezia per le condizioni attuali e per uno spettro di futuri scenari di livello del mare. Le proiezioni più conservative assumono l'arresto del processo storico di innalzamento del livello relativo del mare, implicando un livello medio dei mare con un aumento non superiore ai 4 centimetri (come risultato della subsidenza di lungo periodo) nei prossimi cento anni. Uno scenario più realistico assume la continuazione del trend storico di innalzamento del livello del mare, come osservato nel bacino Mediterraneo nel corso degli ultimi 1500 anni. Assieme alla continuazione della subsidenza geologica di lungo periodo (non superiore ai 4 centimetri per secolo), questo porta ad una proiezione dell'innalzamento del livello del mare di circa 15 centimetri verso la fine del prossimo secolo (Scenario D).
Se si considera anche l’innalzamento del livello del mare indotto da cambiamenti climatici, il livello medio del mare potrebbe crescere tra i 15 ed i 100 cm verso la fine del prossimo secolo. Tenendo conto dell'incertezza e delle variazioni regionali coinvolte in queste stime, è stato scelto un valore medio all'interno di questo ampio spettro di proiezioni. Questo porta ad uno scenario di incremento del livello del mare di 50 cm nei prossimi 100 anni (Scenario C). Le variazioni climatiche e la correlata crescita del livello del mare si sviluppano in tempi lunghi così che ci si attende un lento avvio del processo. Lo scenario C quindi proietta un innalzamento del livello del mare di 20 centimetri per l'anno 2050.
Gli scenari scelti dallo Studio di Impatto Ambientale rappresentano l’intervallo generale di situazioni future che ci si possono attendere nei prossimi cento anni.
Efficacia della protezione contro l'acqua alta
Per sollevare Venezia dal pericolo di frequenti allagamenti il progetto delle barriere mobili mira a prevenire che l'acqua alta superi un certo livello in laguna. A differenza di altre barriere contro le inondazioni realizzate altrove, le barriere proposte non saranno appariscenti poiché gran parte delle strutture saranno immerse, e saranno innalzate solo se si prevede una inondazione oltre un certo livello. Dividendo le barriere in molti elementi, le operazioni, la manutenzione e la gestione risulteranno semplificati. Un aspetto caratteristico è rappresentato dal fatto che gli elementi delle barriere possono oscillare avanti ed indietro rispetto ad un asse comune fissato sul fondale, quindi permettendo al mare stesso di distribuire il carico delle onde e riducendo l'esigenza di massicce strutture di supporto. La spinta di galleggiamento inoltre elimina il pericolo di mareggiate nell’improbabile caso di una crisi nell'intero sistema delle barriere. Misure possono essere prese per garantire l'efficacia delle barriere mobili concepite come una diga. Poiché le barriere sono state progettate per operare con una inclinazione di circa 45° quando elevate, l'effettiva altezza delle barriere può essere aumentata di un ampio margine incrementando questo angolo, in modo da mantenere la funzione di prevenzione dalle inondazioni anche in caso di futuri aumenti del livello del mare. L'angolo può essere modificato cambiando la spinta di galleggiamento degli elementi delle barriere. Se affiancato dal progetto "Insulae" ovvero la protezione delle parti più basse della città, l'attuale progetto dovrebbe essere in grado di offrire la più efficace protezione per Venezia contro le acque alte nel corso del prossimo secolo.
Misure alternative, che potrebbero essere in grado di ridurre i picchi di marea nella laguna quali l'apertura della valli da pesca, la chiusura del Canale dei Petroli l'incremento della resistenza al flusso entrante mediante la riduzione della sezione delle bocche di porto e la modifica della parte finale dei moli foranei, la creazione/ricostruzione di velme e barene, potranno avere un effetto molto limitato sul livello dell'acqua in laguna. Di conseguenza, queste misure non si possono ritenere delle valide alternative. Tuttavia, alcune di queste misure possono essere complementari alle barriere mobili, specialmente quelle che favoriscono la ricostituzione della dinamica naturale e della biodiversità della laguna.
Una misura che potrebbe aiutare a ridurre gli effetti dell'acqua alta è l'innalzamento delle parti più basse della città e degli altri centri urbani. La attuale proposta, conosciuta come "Insulae", consiste nel proteggere queste aree sino a un livello di 100 centimetri (sopra il livello di riferimento), in modo tale che le barriere siano azionate solo quando si prevede che l'acqua raggiunga livelli superiori. Questo è un modo molto efficace di ridurre il numero di chiusure delle barriere mobili.
L’idea di innalzare le parti basse della città a livelli superiori, ad esempio sino a 120 centimetri, è stata proposta come alternativa alle barriere mobili. Tale misura ridurrebbe la frequenza degli allagamenti con il presente livello del mare a circa uno all'anno. In pratica, comunque, sarebbe difficile da attuare, costosa, e richiederebbe lunghi tempi di realizzazione. Questa alternativa è altrettanto costosa delle barriere mobili richiederebbe 60 anni o più per essere completata, e lascerebbe la città esposta per un lungo periodo a venire. Dato che non sarebbe in grado di proteggere contro acque alte eccezionali superiori ai 120 centimetri, va considerata come una soluzione solo parziale.
Con l'attuale livello del mare, e con una frequenza attesa di chiusura delle barriere di circa 12 volte all'anno, in media, per un totale di 42 ore di chiusura, specialmente in inverno, gli effetti sull'ambiente lagunare saranno trascurabili, poiché la durata delle chiusure è molto breve rispetto alla durata dei periodi di scambio aperto con il mare. Inoltre, la durata massima di una singola chiusura nelle situazioni peggiori potrebbe raggiungere il giorno o due, nel qual caso ci potrebbero essere degli effetti, ma ci si attende che la laguna recuperi rapidamente.
Tuttavia, l'effetto sull’ambiente della chiusura delle barriere crescerebbe con il numero di chiusure, e quindi con l'aumento del livello del mare. In corrispondenza di un aumento del livello del mare di 10 centimetri, previsto nel periodo tra il 2030 ed il 2100, a seconda dello Scenario C o B rispettivamente, il numero medio di chiusure salirebbe a circa 30 per anno. Per tale periodo, gli effetti sul sistema naturale della laguna diventerebbero misurabili, anche se si prevedono bassi. Molto dipenderà dallo stato delle popolazioni di macro alghe. Attualmente queste si sono ridotte sensibilmente, ma potrebbero ritornare. Qualora dovessero proliferare, la biomassa in decomposizione potrebbe determinare una situazione di anossia e la produzione di sulfuro nei sedimenti. Misure per ridurre l'input di nutrienti nella laguna sono probabilmente in grado di ridurre tale rischio.
Con un aumento del livello del mare di circa 20 centimetri (al di sopra del livello attuale) il numero di chiusure aumenterebbe a circa 70 in media all'anno, situazione che potrebbe verificarsi con lo Scenario C verso il 2050. In tale situazione, l'effetto sull'ambiente sarebbe misurabile.
Verso la metà dei prossimo secolo, il regime di chiusura potrebbe essere rivisto alla luce delle esperienza maturata. Per quel periodo, ci sarà una maggiore conoscenza a proposito dell'ambiente lagunare ed a proposito delle variazioni del clima e dell'aumento del livello del mare. Inoltre, per quel periodo il regime di chiusura potrebbe essere riconsiderato in relazione alla possibilità di aumentare il livello di protezione delle Insulae.
Comunque, in ogni situazione la flessibilità delle barriere mobili costituirebbe un vantaggio importante. Da questo punto di vista, il sistema delle barriere mobili è superiore ad ogni altro sistema, più fisso, di protezione della città. Se il livello del mare .dovesse continuare a crescere, la frequenza delle chiusure dovrebbe essere aumentata. Questo processo causerebbe una graduale, ma inevitabile, trasformazione della laguna da un sistema marino aperto ad un sistema semi-aperto ad acqua salmastra. Il lento avvio di questo processo, e la flessibilità di gestione delle barriere mobili, potrà prevenire drastiche transizioni dell'ecosistema.
Per quanto riguarda le alternative, alcune delle misure diffuse, quali la ricostruzione delle barene e delle velme, avrebbero un impatto ambientale positivo. Altre, quali la modifica della parte finale dei moli foranei avrebbero un impatto negativo. E’ importante sottolineare che in assenza di interventi l'ambiente lagunare cambierebbe comunque come risultato dell’innalzamento del livello del mare.
Eliminando quasi tutti i danni delle acque alte, il progetto di barriere mobili proposto avrà una serie di benefici intangibili, ma importanti, quali la protezione dei monumenti storici, il miglioramento della qualità della vita nei centri urbani lagunari ed un incremento delle opportunità di sviluppo sociale ed economico.
Un'analisi costi-benefici più limitata, basata solamente su benefici misurabili, dimostra che il progetto produce benefici futuri quasi uguali, o più elevati, dei costi di costruzione e gestione del progetto come presentati nel SIA (rispettivamente per la situazione attuale e per un incremento del livello del mare).
Inoltre combinando l'efficienza economica interna del progetto e la sua efficacia nel ridurre i danni delle acque alte, il progetto delle barriere mobili è migliore sia delle insulae estese (protezione sino a 120 cm) sia delle misure diffuse.
Nel caso di un aumento del livello del mare, la gestione delle barriere mobili dovrà essere riconsiderata alla luce degli effetti sul porto. Ciò diventerebbe necessario particolarmente con un aumento del livello del mare di 10 centimetri o più, che potrebbe verificarsi tra il 2030 ed il 2100. Le alternative che potrebbero essere considerate alla luce della conoscenza ed esperienza maturate sia rispetto all'aumento del livello del mare, sia rispetto all'innalzamento della città, sono: 1. Accettare chiusure più frequenti ed iniziare la costruzione di una conca di navigazione.
2. Continuare l'innalzamento della città man mano che il livello del mare cresce. Questa operazione è costosa e richiede tempi lunghi, ma tecniche più aggiornate e meno costose potrebbero venire sviluppate nei prossimi decenni. Qualora le parti più basse della città si potessero innalzare di altri 10 centimetri il regime di chiusura delle barriere mobili potrebbe rimanere accettabile per la continuazione dell'attività portuale. Conclusioni e raccomandazioni
Il progetto proposto è considerato un modo efficace per proteggere la città dalle acque alte. Inoltre, il sistema di barriere mobili avrà una influenza minima sull'ambiente lagunare, nelle condizioni attuali. Qualora il livello del mare dovesse aumentare, il sistema delle barriere mobili è sufficientemente flessibile da permettere un aggiustamento del regime delle operazioni a quelle che saranno le conoscenze scientifiche prevalenti e le priorità sociali del tempo.
La combinazione delle barriere mobili con le Insulae, in modo che l’innalzamento delle barriere avvenga solo per acque alte al di sopra di una certa soglia, appare come la migliore soluzione, poiché permetterebbe di minimizzare gli impatti ambientali, i mutamenti all'idrodinamica lagunare e le interferenze con le attività portuali.
Di fatto, il sistema di barriere mobili risponda adeguatamente ai problemi attuali mentre lascia aperte le opzioni per il futuro.
Il progetto richiede degli aggiustamenti ingegneristici per garantire la eliminazione della possibile ed indesiderata risonanza tra gli elementi delle barriere.
La gestione delle operazioni del sistema di barriere mobili e la loro efficacia per la prevenzione delle acque alte dipende dalla qualità ed affidabilità delle previsioni di marea. Se il progetto viene approvato, specifici investimenti saranno probabilmente richiesti per migliorare il sistema di previsione metereologica e delle maree.
Il contributo all’inquinamento della laguna dovuto a scarichi urbani, industriali ed agricoli è attualmente la maggior fonte di deterioramento dell'ambiente lagunare. La riduzione di questi inquinanti determinerà in larga misura la qualità ambientale della laguna nel lungo periodo.
La protezione dell’ambiente lagunare sarà difficilmente praticabile in assenza di un esteso sistema di monitoraggio per l'intera laguna, tale da permettere la valutazione dello stato attuale dell'ambiente e delle tendenze prevedibili. Si raccomanda la realizzazione di tale sistema, che sarebbe necessario anche per lo sviluppo dei futuri regimi di operazione, in caso di innalzamento del livello del mare.
Per garantire il successo complessivo del progetto si raccomanda di associare la responsabilità della costruzione dell' opera a quella della sua gestione.
La allocazione dei fondi per la manutenzione ordinaria della città e della laguna non dovrebbe essere sacrificata alla realizzazione del progetto, perché questo, in definitiva, comprometterebbe i benefici ottenuti dal controllo delle acque alte.
Particolare attenzione dovrebbe essere dedicata allo sviluppo di un contesto istituzionale che fissi i criteri di gestione delle barriere mobili e che garantisca una gestione flessibile di lungo periodo del sistema nel suo complesso, a seguito della esperienza maturata e della nuova informazione che man mano si rende disponibile.".
La Commissione Tecnica Regionale, a sezioni riunite, con voto n. 1 ha espresso parere favorevole, con considerazioni, osservazioni e raccomandazioni, sulla compatibilità ambientale del progetto delle opere di chiusura mobile delle bocche di porto di Venezia, nonché ai fini degli artt. 81 e 82 del D.P.R. 24.07.1997, n. 616.
In data 10.12.1998 l’Ufficio Centrale per i Beni Ambientali e Paesaggistici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali si è pronunciato sulla compatibilità ambientale esprimendo il proprio parere favorevole subordinatamente al rispetto delle seguenti prescrizioni: 1. Va rielaborato lo studio ad elementi finiti del modello idrodinamico del sistema lagunare adottato che tenga conto delle correnti previsioni scientifiche dell’aumento del livello del medio mare, di c.a cm 50, nel medio periodo (30 - 40 anni) e che venga rapportato con le ipotesi di salvaguardia (aperture e chiusura delle paratoie mobili a regime) dell’arcipelago lagunare dal fenomeno dell’acqua alta, e messo in relazione con la simulazione dell’effetto combinato, che si verrebbe ad ottenere con il contestuale avanzamento delle opere diffuse sulle insulae;
2. La cantieristica di progetto è per la maggior parte da riqualificare e riorganizzare logisticamente a causa del potenziale alto impatto archeologico: tale obiettivo va messo a punto con il concerto della Soprintendenza Archeologica del Veneto di cui si richiamano le osservazioni e prescrizioni indicate in premessa;
3. L’ipotesi progettuale dell’implementazione dell’isolotto artificiale e dei manufatti su di esso insistenti prevista alla Bocca di Lido va rivisitata in quanto di particolare impatto ambientale e paesaggistico sentita, in proposito, la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Venezia;
4. Va contestualmente elaborato uno studio approfondito sugli effetti derivanti dai seguenti interventi: a) riapertura delle valli da pesca; b) riduzione della sezioni dei canali dalle bocche di porto; c) chiusura del canale Malamocco - Marghera; d) apertura casse di colmata, ricostituzione di barene, dossi e velme, modifica delle dimensioni e dell’orientamento dei moli foranei, ai fini della verifica di un effettivo riequilibrio lagunare;
5. Va approfondita l’ipotesi degli interventi diffusi sulle insulae in quanto gli interventi di manutenzione realizzati in questi anni nella laguna di Venezia, e autorizzati dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Venezia, hanno dimostrato che si tratta di una soluzione perseguibile e comunque da valutare, con i necessari accorgimenti tecnici, caso per caso;
6. Che vengono recepite le singole prescrizioni puntuali che la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Venezia e la Soprintendenza Archeologica di Padova riterranno opportuno esplicitare, oltre a quanto già evidenziato con le note a margine e qui riassunto in premessa. I remiriferiti pareri sono stati acquisiti dalla Commissione di VIA del Ministero dell’Ambiente.
In data 10 dicembre 1998 detta Commissione ha espresso parere negativo sullo studio di impatto ambientale predisposto dal Concessionario.
Detto parere trova momento di sintesi in un documento, prodotto in pari data, che qui di seguito integralmente si riporta:
"La Commissione ritiene che la salvaguardia di Venezia non possa perseguirsi senza il governo complessivo del sistema lagunare, inteso come l'insieme del bacino scolante in laguna e dei grandi fiumi contermini alla laguna stessa, dell'arco di costa e del settore marino sotteso tra le foci dei fiumi Adige e Brenta, delle bocche lagunari, del bacino lagunare e delle sue unità morfologiche ed antropiche: gli eventi che in essi, si determinano interagiscono in modo complesso e non lineare.
La Commissione ritiene che il Progetto, raccogliendo in un'unica azione e tipologia gli interventi relativi all'attenuazione delle maree in laguna medie e gli interventi volti alla regolazione delle "acque alte" eccezionali, anche mediante interventi alle bocche di porto con sbarramenti manovrabili per la regolazione delle maree, e perciò comportando un sempre più elevato numero di chiusure, non è in grado di governare le maree più frequenti e medio-alte, se non a danno della portualità e dell'aperto e continuo scambio tra mare e laguna.
La Commissione ritiene il governo continuo dello scambio tra mare e laguna, uno degli elementi ineludibili per la ricomposizione ed il mantenimento dell’instabile e fragile equilibrio tra l'ambiente marino e l'ambiente della terraferma, da cui origina.
Tale equilibrio tra acque dolci e salmastre, non è semplicemente uno stato morfologico ed idrodinamico, ma è la ragione della sopravvivenza del mosaico ambientale ed antropico che definisce la natura stessa della laguna.
La Commissione ritiene che tale equilibrio non possa che essere ottenuto con un insieme articolato di opere ed interventi nel rispetto delle caratteristiche della sperimentalità, reversibilità e gradualità tutti concorrenti al perseguimento di tal fine.
Pertanto la Commissione ha reputato indispensabile uno stretto collegamento tra la valutazione del progetto e il Piano degli interventi per il recupero morfologico della laguna elaborato da Proponente all'interno della Concessione dal Magistrato alle Acque.
La Commissione alla luce delle considerazioni precedenti valuta grave la mancanza della ricerca e della definizione di indicatori obiettivo per il sistema ambientale, verso i quali indirizzare la programmazione degli interventi e la progettazione delle opere.
A proposito del Piano per il recupero morfologico
La Commissione ritiene opportuna, ma insufficiente l'azione di contrasto agli squilibri morfologici intrapresa dal Piano degli interventi per il recupero morfologico della laguna.
La Commissione ritiene gli obiettivi dichiarati dal Proponente per il Piano degli interventi per il recupero morfologico della laguna, non completamente assunti, e le azioni per raggiungerli contraddittorie e incapaci di garantire l'equilibrio dinamico sul lungo periodo.
La Commissione considera grave la mancanza di una esplicita discussione del processo evolutivo che in conseguenza degli interventi non solo morfologici proposti, dovrebbe pur condurre ad un nuovo stato di equilibrio dinamico lagunare. Né il Progetto di massima degli interventi per il recupero morfologico della laguna, né il SIA offrono a questo proposito adeguati riferímenti analitici e progettuali.
La Commissione ritiene, in assenza di qualunque dimostrazione, fuorviante la valutazione del proponente che l'erosione dei bassifondi e delle barene con interrimento dei canali sia un fenomeno più rilevante del deficit di sedimenti della laguna nel suo complesso. La rinuncia a considerare l'azzeramento del deficit come obiettivo primario produce mancanza di chiarezza su quale riequilibrio si voglia o si possa conseguire.
La Commissione ritiene che l'indífferenza degli interventi proposti rispetto alla regolazione sia degli afflussi delle acque fluviali e di scolo, sia dei volumi di marea scambiati alle bocche, non può essere assunta quale criterio né di maggior accettabilità nel confronto tra le diverse soluzioni progettuali attualmente proponibili e perseguibili nel futuro, né di ottimizzazione del Progetto stesso, sino a quando non si sia sperimentalmente stabilito lo stato attuale dell'evoluzione morfologica della laguna e dimostrata l'efficacia del Piano degli interventi al fine di perseguire: • l'azzeramento del deficit del bilancio degli scambi di materiale solido tra il sottosistema del bacino lagunare e gli altri sottosistemi;
• il determinarsi di sezioni di equilibrio sia nei canali lagunari che in quelli delle bocche:
• il riequilibrio lagunare ed il ristabilirsi di condizioni di resilienza e vitalità dell'ambiente lagunare. La Commissione ritiene quindi assolutamente necessario procedere a tali verifiche ed al riesame critico, sia degli indicatori idrodinamici, morfologici ed ambientali che possano definire gli obiettivi di riequilibrio, sia dell'efficacia e della consistenza delle modellazioni numeriche proposte.
In conclusione la Commissione ritiene che:
il Progetto non dia certezza del perseguimento degli obiettivi fissati dal Piano per il riequilibrio morfologico in quanto per assunzione dello stesso Proponente, si rende indipendente da esso e, quindi, non contribuisce al riequilibrio stesso;
il Progetto possa essere incompatibile con la eventuale necessità di introdurre ulteriori interventi alle bocche al fine di perseguire il ripristino della morfologia ed in generale la salvaguardia lagunare, necessità che la Commissione ritiene attendibile. L'incompatibilità è da ricondurre alla filosofia di base del Progetto di perseguire la maggiore uniformità costruttiva e gestionale possibile evitando così la necessità di integrazione con altri possibili interventi. Ciò conferisce al Progetto caratteristiche difficilmente compatibili con la sperimentalità, reversibilità e gradualità richieste dal voto del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici n.209 del 1982 ai fini del buon governo unitario del sistema lagunare.
La Commissione valuta necessario l'adeguamento di tutti gli interventi proposti e di quelli utili al governo unitario del sistema lagunare e al raggiungimento di una capacità cooperativa necessaria per:
mantenere l'equilibro tra acque dolci e salmastre,
aumentare la capacità di intercettazione dei sedimenti della laguna.
massimizzare il trasferimento di materiale solido dal mare alla laguna, garantendo la tranquillità della navigazione, e dalla terraferma alla laguna, controllando gli agenti eutrofici.
A proposito degli interventi diffusi
La Commissione ritiene che gli complesso degli interventi diffusi previsti dalla legislazione speciale costituisca la base indispensabile per il riequilibrio morfologico della laguna.
La Commissione pur ritenendo che li interventi diffusi siano funzionali principalmente al governo dell'evoluzione morfologica, valuta la loro realizzazione non alternativa alla regolazione dei flussi di marea attraverso interventi alle bocche, considerando che il loro contributo complessivo alla attenuazione dei livelli di marea in laguna debba comunque essere massimizzato.
La Commissione ritiene quindi che qualunque intervento di regolazione delle maree imposto alle bocche lagunari debba integrarsi con gli interventi diffusi ritenuti utili per il perseguimento degli obiettivi definiti dalla legislazione speciale per Venezia.
La Commissione valuta
positivi ed adeguati tutti gli interventi destinati a rivitalizzare le parti più interne della laguna;
opportuna l'attività di mantenimento all'interno della laguna dei materiali rimossi da canali navigabili attraverso la ricostruzione di strutture morfologiche, tuttavia, con una maggiore attenzione alla loro rinaturalizzazione e consolidamento ambientale;
complessivamente indifferente la chiusura del tratto rettilineo del canale Malamocco-Marghera e la riapertura del Canale Fisolo;
meritevole di attenzione e generalizzazione l'apporto artificiale continuo di sedimenti in laguna.
La Commissione valuta irrinunciabile una ricalibrazione della capacità dissipativa dei canali alle bocche di porto, soprattutto con opportuna composizione tra profondità e scabrezza delle bocche stesse, al fine sia di attenuare i livelli delle maree più rapide e ricorrenti in laguna, sia di aumentarne la capacità di intercettazione dei sedimenti. Tutto ciò nel rispetto delle caratteristiche di sperimentalità, reversibilità e gradualità, governando contemporaneamente il processo di riequilibrio delle sezioni dei canali e di consolidamento delle unità morfologiche lagunari.
La Commissione ritiene dannosi e non adeguati al governo unitario e complessivo del sistema lagunare le modifiche dei moli foranei presentate dal proponente.
A proposito del Bacino scolante
La Commissione ritiene irrinunciabile la regolazione dell'idrografia superficiale, naturale e di bonifica, sfociante e sversante in laguna; tale regolazione dovrà essere preposta sia alla difesa delle attività antropiche nel bacino scolante, sia a minimizzare il contributo dei volumi idrici affluenti in laguna concorrenti a determinare eventi complessi di "acque alte" eccezionali, sia al perseguimento del massimo apporto sostenibile di acque dolci e sedimenti al bacino lagunare.
In assenza di interventi di regolazione idraulica del bacino scolante in caso di eventi eccezionali quali quelli del 1966 ingenti masse idriche verrebbero immesse in laguna dalla terraferma, aggirando le dighe mobili in progetto. La fattibilità degli interventi di regolazione idraulica non è ad oggi dimostrata ed è comunque prerequisito indispensabile per considerare le opere proposte effettivamente capaci di proteggere Venezia dagli eventi eccezionali.
La Commissione ritiene, quindi che il rialzo delle quote minime dei centri abitati lagunari sia comunque necessario per la difesa dei centri stessi da tali apporti del sistema idrografico e del bacino scolante, nonché per ridurre al minimo possibile la fallanza di qualunque sistema di attenuazione delle maree ricorrenti. La Commissione ritiene prioritario che la quota degli insediamenti urbani lagunari debba essere progressivamente innalzata ai livelli massimi perseguibili con le migliori tecnologie disponibili.
La Commissione ritiene tale intervento necessario e prioritario anche nel caso di realizzazione del Progetto in esame.
A proposito della affidabilità: il sistema previsionale, i sovralzi in laguna e la risonanza delle paratoie
La Commissione valuta che il Progetto non dia sufficienti garanzie di poter ottenere gli obiettivi dichiarati in quanto fortemente dipendente dai sistemi previsionali.
La Commissione ritiene che l'intervallo di confidenza, che accompagna attualmente le previsioni di marea medio-alte ed eccezionali con un anticipo tra le 3 e le 6 ore, permane dimensionalmente rilevante in rapporto alle escursioni di marea in laguna ed alle ampiezze del fenomeno dell'acqua alta: infatti tale intervallo, di circa + 20 cm, contiene tutte le normali oscillazioni delle maree e tutti gli eventi di sommersione del suolo a +100 cm con tempo di ritorno 1 anno.
In particolare alla Commissione appare incerto il raggiungimento dei due principali obiettivi:
l'impedimento dell'esondazione degli abitati a quota +100 entro le frequenze e la durata di chiusura prefigurate nel SIA;
la sostenibilità del numero delle chiusure o degli annunci di chiusura, in particolare rispetto al sistema portuale;
la Commissione ritiene, altresì , che la dimostrata sensibilità dei fenomeni di "acqua alta" alle condizioni meteorologiche locali, nonché la riscontrata progressiva accentuazione dell'entità e della rapidità dei fenomeni meteorologici di breve e medio periodo ed il loro organizzarsi in eventi complessi, sia di tipo mareale che di tipo idrologico, faccia sì che il sistema previsionale debba essere considerato come uno dei fattori più critici per l'efficacia operativa del Progetto in esame.
La Commissione ritiene che il Progetto non sia adeguato ad affrontare gli eventi mareali composti, in quanto, chiusure delle bocche prolungate o ripetute in rapida successione: - pongono il sistema ambientale in uno stress cumulativo, la cui durata è valutabile in almeno 24 ore;
- accrescono la fallanza del sistema previsionale;
- diminuiscono la possibilità previsionale del sovralzo dei livelli idrici in laguna successivamente alla chiusura delle opere mobili, dovuto agli apporti del vento, della pioggia diretta, delle reti idrauliche superficiali scolanti e sfocianti in laguna, del volume d'acqua sversato inizialmente in laguna durante la fase di sollevamento delle paratoie e quello transitante attraverso i traferri delle paratoie alzate. La Commissione valuta che il sovralzo complessivo massimo sia stato sottovalutato dal Proponente, sia per una incompleta stima dei possibili afflussi in laguna dalla terraferma e dalla pioggia diretta, sia per una sottostima del contributo del vento di scirocco e di bora per la laguna, rispettivamente, nord e sud.
La Commissione valuta che in presenza di moto ondoso con stretto spettro di frequenza, la fallanza del sistema sarebbe più probabile a causa della risonanza del sistema stesso, le cui conseguenze sono un aumento significativo dell'afflusso in laguna dai traferri nonché delle sollecitazioni aggiuntive ai sistemi di ancoraggio e delle fondazioni.
La Commissione condivide quanto già detto dal Collegio degli esperti, e cioè che gli studi e le modellizzazioni fisiche non hanno riprodotto le condizioni più gravose e più favorevoli all’innesto della risonanza, per cui il sistema non appare sufficientemente sperimentato ed è quindi ragione dì ulteriore inaffidabilità.
La Commissione rileva inoltre che il sistema delle strutture sommerse (paratoie, cerniere. giunti, ecc.) rappresenta l'elemento di debolezza nei confronti dell'aggressività ambientale da parte degli agenti fisici e biologici. Non esistono al momento strutture che, sommerse per lunga durata, possano essere difese dal deterioramento fisico e chimico e dal biodeterioramento esercitato dal microfouling. Di conseguenza alla imprevedibilità dell'azione biodeteriogena, il presidio manutentivo è, in realtà, inestimabile.
A proposito delle difese locali
La Commissione ritiene immotivata l'opzione pregiudiziale di attestare la quota delle difese locali a +100 cm s.I.P.S. a Venezia e Murano.
La Commissione ritiene che si debba prioritariamente utilizzare un sistema di tecnologie integrate, coordinato e sinergico con il progetto di manutenzione straordinaria urbana ventennale previsto nell'Accordo di programma stipulato tra il Comune di Venezia, la Regione Veneto, il Magistrato alle Acque, ai sensi dell'art.5 della legge 5 febbraio 1992, n. 139.
Tale intervento, pur nel rispetto delle diverse situazioni strutturali, infrastrutturali ed urbanistiche e della disponibilità dei privati, è attualmente il più adatto a massimizzare i benefici degli interventi di difesa locale nel consenso, anche culturale, della popolazione veneziana, attestando almeno a circa +120 cm s.I.P.S. la quota delle pubbliche pavimentazioni e ad oltre +160 cm s.I.P.S. la quota di messa in sicurezza della residenzialità.
La Commissione ritiene attendibile la valutazione presentata dall'Amministrazione comunale di Venezia circa la fattibilità di tale intervento con un costo complessivo pari a circa 118 miliardi di lire aggiuntivi al costo dei già previsto progetto di manutenzione straordinaria urbana.
La Commissione auspica l'estensione di tali tecnologie anche alle unità edilizie a destinazione non residenziale.
La Commissione ritiene, altresì, meritevole di considerazione e di sviluppo progettuale l'intervento di difesa perimetrale con dispositivo fissi e mobili per gruppi di isole, noto come "MacroInsulae".
Tale soluzione si presenta potenzialmente dotata di non trascurabili caratteristiche di efficacia e semplicità, potendo conseguire quote di salvaguardia anche pari +140 cm s.I.P.S., in modo analogo e migliorativo di quanto già sperimentato a Malamocco.
La Commissione valuta positive le esperienze di rialzi compresi tra +110 cm e +120 cm s.I.P.S. in presenza di valori architettonici, storici e monumentali e ritiene non ancora dimostrata l’ineluttabilità della quota +100 cm s.I.P.S. come livello massimo della salvaguardia attuabile nel rispetto della monumentalità delle "insulae" di S.Marco e di Rialto.
La Commissione valuta grave il mancato approfondimento da parte del Proponente di tecnologie, consolidate o sperimentali per il sollevamento territoriale, profondo ed anche superficiale.
Le tecnologie che oggi si presentano più mature e fertili di possibilità sono il sollevamento confinato superficiale e la reiniezione pressurizzata in acquiferi profondi. La Commissione ritiene utile e necessario l'aggiornamento della fattibilità di tali interventi attraverso, studi. ricerche e sperimentazioni, anche in previsione della potenziale crescita del livello del medio mare per fenomeni eustatici.
La Commissione ritiene che si debbano valutare i risultati conseguiti con il rialzo della quota di salvaguardia non solo in termini di riduzione delle superfici urbane allagabili, ma soprattutto dì riduzione della frequenza media di accadimento di tali allagamenti.
A proposito dei costi/benefici e delle interferenza con la portualità
La Commissione considera grave la mancata valutazione ed esposizione degli impatti economici ambientali conseguenti alla sistemazione delle reti idrografiche principali e minori.
La Commissione ritiene errato considerare i costi di ripristino e riequilibrio morfologico. in quanto variazioni rispetto allo stato di fatto attuale, danni in quanto lo stato morfologico attuale della laguna non è né uno stato di equilibrio e non può rappresentare l'obiettivo né del riequilibrio idrogeologico. né del ripristino morfologico della laguna. Essi devono essere assunti quali costi ineludibili per la salvaguardia lagunare.
Il rialzo dei centri abitati lagunari a quote superiori a quelle attuali e l'attenuazione dei livelli di marea in laguna dovuta agli interventi morfologici, determina una diminuzione del rischio di allagamento e di danno, che non può essere trascurata nella valutazione complessiva dell’opzione "0", cioè il termine di paragone a cui riferire l'analisi degli impatti e dei benefici del Progetto proposto.
In fase di realizzazione delle opere, l'Autorità Portuale e la Capitaneria di Venezia hanno evidenziato che le previsioni progettuali e le specifiche simulazioni modellistiche elaborate dal proponente non appaiono sufficienti a rassicurare circa la reale possibilità di mantenimento, durante i lavori, dei livelli di funzionalità per il traffico marittimo attraverso le Bocche né a garantire sufficientemente la sicurezza.
In fase di funzionamento sono stati evidenziati i rischi per l'attività portuale derivanti dal moltiplicarsi del numero delle chiusure e del numero di avvisi di chiusura, anche qualora non seguiti da effettive chiusure.
A proposito degli impatti sull'ambiente
Ai fini delle valutazioni dei possibili effetti dell'opera in progetto sull'ambiente di riferimento, la Commissione ha considerato l'eccezionalità dell'ecosistema di riferimento, frutto dell'azione combinata di fattori naturali ed antropici nel corso dei secoli, e di fatto unico nella sua struttura e nelle sue regole funzionali.
La Commissione ha verificato come tale valore eccezionale sia stato riconosciuto con specifici atti a livello internazionale, nazionale e regionale.
Considerato che ai fini della sua valutazione la Commissione ha ritenuto indispensabile tener conto dell'articolazione spaziale e temporale del sistema, e che a tale riguardo devono essere considerate almeno tre grandi componenti, da considerare sia separatamente sia nelle relazioni reciproche: la laguna, la città di Venezia, il bacino scolante.
La Commissione ha verificato altresì che all'interno di tale sistema si individuano aree di particolare rilevanza dal punto di vista naturalistico ed ecosistemico, quali i cordoni litorali presso Ca' Roman e la zona delle velme del Bacan.
La Commissione ha preso atto delle particolari condizioni di equilibrio dinamico del sistema, che nei secoli passati hanno consentito l'assorbimento delle pressioni prodotte dalle azioni umane con il conseguente mantenimento sia delle principali funzioni ecologiche (bilanciamento tra azioni erosive e di deposito, equilibrio tra i diversi livelli di produzione ecologica, mantenimento degli elementi specifici di biodiversità ecc.). sia di fruizioni diversificate da parte della popolazione veneziana. Preso atto altresì della rottura di tale equilibrio dinamico nel corso di questo secolo in conseguenza di molteplici azioni antropiche caratterizzate da elevate pressioni sull'ambiente.
La Commissione ha valutato che l'impianto metodologico adottato dal SIA esaminato non può essere considerato corretto ed esauriente per il caso in esame per i seguenti motivi: · gli indicatori sono stati selezionati secondo criteri imprecisi, prevedendo variabili difficilmente utilizzabili, mescolando indicatori di previsione e di solo controllo, utilizzando in alcuni casi variabili non appropriate per gli oggetti della valutazione;
· sono state riscontrare gravi lacune analitiche alla base dei SIA, quali ad esempio i mancati approfondimenti analitici relativamente ai siti di maggiore sensibilità ambientale interessati dalle opere in progetto, o la considerazione di linee di impatto prioritarie quale quella relativa agli effetti sulla situazione igienico-sanitaria della città di Venezia;
· nel quadro complessivo di valutazione mancano la parametrizzazione degli indicatori e le stime quantitative dei relativi impatti, elementi necessari alla formulazione ad una valutazione complessiva del complesso degli effetti previsti. La Commissione ha verificato in ogni caso, sulla base degli ampi elementi di informazione disponibili, che la realizzazione del progetto prefigura impatti diretti di elevata gravità in fase di realizzazione delle opere, quali:
verrebbero consumate quote significative, solo superficialmente definite dallo SIA, di unità ambientali di importanza prioritaria quali i litorali di Ca' Roman ospitanti specie di valore primario ai fini della biodiversità;
verrebbero significativamente perturbate unità ambientali, quali le velme del Bacan che costituiscono sito di importanza primaria per l'ornitofauna lagunare, di valore internazionale;
si produrrebbero alterazioni significative del paesaggio attuale considerate non risolte dallo stesso Studio di Impatto Ambientale, tra cui la realizzazione di una grande isola artíficiale all'imbocco della bocca di Lido;
si avrebbero pressioni e disturbi complessivi legati alle dimensioni dei cantieri stessi e quindi molto elevati; si può al riguardo ricordare che saranno complessivamente impiegati circa 8 milioni di tonnellate di materiale lapideo provenienti da cave esterne anche molto lontane che si prevedono lavori di demolizione di opere esistenti (moli alle bocche di Malamocco e di Chioggia) per 350.000 m3, che l'insieme di operazioni di dragaggio, movimentazione e scarico in nuova sede dei sedimenti interesserà un volume complessivo di circa 5.000.000 di m3 di materiale, che verrà utilizzata una flotta di navigli particolarmente numerosa;
il complessivo del cantiere durerà, se verranno rispettati i tempi previsti, 8 anni; gli impatti, prodotti sulle singole aree interessate dureranno anni con potenziali effetti sinergici tra loro, non esaminati dal SIA. Qualora tali tempi non possano essere rispettati, ad esempio nel caso ipotetico di scarsità futura di risorse, l'impegno complessivo di ambiente da parte del cantiere potrà invece superare il decennio, con conseguente prolungamento degli impatti.
Sempre per quanto riguarda le implicazioni ambientali della fase di realizzazione, la Commissione considera inoltre che :
l'elevata variabilità delle caratteristiche geotecniche dell'area di sedime avrebbe necessitato dà un maggior numero di indagini dirette del sottosuolo al fine di definire con maggiore precisione i cedimenti in corrispondenza di ciascun punto del profilo di sbarramento, in modo da poter stimare l'effettivo comportamento del suolo sotto il carico dell'opera;
risulta con forte evidenza che l'opera rappresenta un intervento molto intrusivo nel contesto fisico-morfologico dei lidi e che, così come progettata, essa non presenta caratteristiche di reversibilità;
l'eventuale modifica anche parziale di parti sostanziali dell'opera, dovuta alla necessità di eventuali successive modifiche all'assetto delle bocche per assicurare varchi di continuità tra mare e laguna. peraltro indicate anche dal Collegio, comporterebbe o lavori di demolizione di entità e complessità rilevanti, o la realizzazione di ulteriori strutture in aree e sedi diverse da quelle delle bocche di porto;
la dismissione o l'abbandono dell'opera, prima o alla fine della sua vita utile, non è stata analizzata nelle sue conseguenze e costi, mentre non è stato chiarito l'aspetto molto problematico relativo alla manutenzione delle gallerie e vani che, come detto dal Proponente e rilevato anche dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, sono ricettacolo di flussi di metano e richiedono pertanto una ventilazione forzata e continua;
le operazioni in argomento sono di entità tale da richiedere, anche secondo le valutazioni del Collegio degli esperti, demolizioni di volumi considerevoli e costituirebbero inoltre un’impresa onerosa e tecnologicamente complessa, dovendo i cantieri operare in condizioni meteomarine difficili.
La Commissione ha verificato che il progetto ed il SIA non prefigurano per quanto riguarda la fase di realizzazione interventi di mitigazione e/o compensazione minimamente adeguati.
La Commissione ha considerato che nel corso delle analisi sono emersi rischi ambientali potenzialmente di elevata criticità qualora in fase di esercizio vi fossero chiusure successive ravvicinate, o si prevedesse un elevato numero di chiusure l'anno (eventualità ammessa per gli scenari futuri assunti a giustificazione dell'opera):
vi potrà essere un aumento significativo del rischio di crisi anossiche in unità lagunari importanti dal punto di vista sia ecosistemico sia delle attività di acquacoltura condotte;
la regolazione, ottenuta mediante la chiusura, in casi di alta marea, delle bocche di Porto ridurrà la capacità di scambio tra la laguna ed il mare, diminuendo così, la possibilità di diluizione dei carichi inquinanti esistenti in laguna o di nuova immissione; per particolari sostanze potenzialmente pericolose, quale lo zinco, si avranno incrementi locali significativi delle concentrazioni attualmente presenti;
allo stato attuale delle conoscenze, la interruzione dei ricambio idrico tra mare e laguna deve essere considerato altamente rischioso per quanto attiene la sicurezza igienico-sanitaria a Venezia; come è infatti noto attualmente la depurazione degli scarichi civili cittadini, potenzialmente pericolosi sotto il profilo igienico-sanitario, e' affidata alla capacità del sistema ambientale di ridurre significativamente i fattori di rischio microbiologici attraverso meccanismi diversi di autodepurazione e dipendenti dallo stato di qualità e manutenzione dei canali cittadini.
La Commissione ha considerato che gli impatti ed i rischi di cui sopra sarebbero aggravati in modo particolare dalla situazione attuale di criticità e di vulnerabilità della laguna.
Nelle attuali condizioni l'ecosistema "città/laguna/territorio connesso" deve infatti essere considerato fragile, scarsamente resiliente, ovvero potenzialmente incapace di rispondere a nuove pressioni significative; la sua resilienza è da considerarsi scarsa, e condizione prioritaria di intervento; preliminarmente a qualsiasi ipotesi di nuovi rilevanti interventi sull'ambito lagunare, devono quindi essere completati i programmi di consolidamento e ecologico che le istituzioni hanno già avviato riconoscendo tale condizione di criticità, in particolare:
devono essere minimizzati gli scarichi di nutrienti provenienti dal bacino scolante dal Piano di risanamento della Regione Veneto, obiettivo non ancora raggiunto, per cui si prevede il raggiungimento nel secondo decennio del prossimo secolo;
deve essere meglio garantita l'efficacia dei processi di autodepurazione che consentono l'abbattimento dei fattori di rischio associati agli scarichi cittadini, ovvero deve essere portato termine il lavoro attualmente avviato dal Comune di Venezia di spurgo dei canali;
devono essere conseguiti gli obiettivi di ripristino della morfologia lagunare e del relativo mosaico di barene e velme, anche attraverso una revisione della qualità e dell'efficacia dei primi interventi ad oggi condotti al riguardo in attuazione della Legge speciale per Venezia;
deve essere avanzato in modo sufficiente il previsto programma di attuazione della- Legge speciale per Venezia anche per quanto i capitoli non ancora iniziati, quali l’apertura delle valli da pesca all'espansione delle maree e la sostituzione del traffico petrolifero in laguna;
deve essere portato avanti ad un livello adeguato il programma di decontaminazione della laguna ovvero devono essere impostate e realizzate le azioni prefigurate dal decreto Ronchi-Costa.
La Commissione ritiene che per rispettare un criterio generale di ricettività ambientale sarebbe necessario far precedere alla realizzazione di una qualunque opera di regolazione l'effettivo raggiungimento di obiettivi di consolidamento ecologico del sistema attraverso gli strumenti sopra indicati.
La Commissione ha verificato che ne' il progetto ne' il SIA si sono basati su scenari di intervento che prevedano preliminarmente la realizzazione degli interventi di consolidamento indicati, che potrebbero forse consentire un migliore assorbimento degli impatti sopra prefigurati; valutato quindi che l'attuazione del progetto e delle pressioni ad esso collegate comporterebbe erosioni potenzialmente critiche della ricettività' residua dell'ecosistema di riferimento.
La Commissione ha infine verificato che non sussistono ragioni di urgenza collegate ai fenomeni eustatici per invocare una rapida attuazione del progetto, in quanto:
come sostiene anche il "Collegio" degli esperti internazionali, "in caso di un aumento del livello del mare indotto da cambiamenti climatici, ci si attende che l'avvio del fenomeno sarà' lento"; secondo gli scenari di crescita più critici adottati dal Proponente e dallo stesso Collegio l’ordine di grandezza sarà' di circa 3 cm al decennio per i primi 50 anni;
il trend eustatico degli ultimi 25 anni a Venezia non ha evidenziato un innalzamento del livello del medio mare; non e' confermata, per ora, l'ipotesi di una correlazione tra l'incremento della temperatura sul pianeta e nello specifico sul Mare Mediterraneo ed una crescita dei livelli eustatici; non ci troviamo pertanto oggi a Venezia in condizioni di criticati' per quanto riguarda, crescite eustatiche;
non si possono peraltro completamente escludere per il prossimo secolo scenari di eustatismo anche più' critici di quello ipotizzato, tali ad esempio da rendere inutili le dighe in progetto; ciò che diventa realmente essenziale, in questa ottica, e' l'attivazione di una seria politica di monitoraggio e controllo a livello dell'intero bacino Mediterraneo, in modo da poter riconoscere per tempo eventuali effettivi trend di crescita eustatica e da prendere al tempo giusto le decisioni più appropriate del caso (che potranno comprendere anche una revisione sostanziale dell'attuale progetto);
Sono state avanzate, anche recentemente, soluzioni tecniche alternative o di sostanziale integrazione dell'attuale progetto, ad oggi non approfondite e non valutate comparativamente con il progetto in esame; la mancata attuazione del progetto in tempi ravvicinati non solo non farebbe perdere l'opzione di opere di regolazione delle bocche di porto, ma consentirebbe, in funzione dei risultati del monitoraggio sull'eustatismo reale, di attivarle quando sarà' effettivamente necessario; tale arco di tempo potrà' quindi essere utilizzato per poter definire un progetto che non presenti le gravi carenze di quello attuale, nonché' per completare ali indispensabili interventi di preventivo consolidamento ambientale, secondo quanto esposto in precedenza.
Tutto ciò premesso e considerato, la Commissione ritiene che le opere in progetto:
per la loro inadeguatezza rispetto agli obiettivi di equilibrio morfologico della laguna
per la mancata integrazione con gli altri interventi cooperanti per la salvaguardia di Venezia dalle acque medio-alte nonché dalle acque alte eccezionali, e anzi per il pregiudizio ad essi potenzialmente arrecato
per il pregiudizio all’attività portuale
per i rilevanti e potenzialmente irreversibili impatti ambientali,
non possano essere considerate compatibili con le attuali condizioni di criticati' dell'ecosistema di riferimento, comprendente la laguna, la cita' dì Venezia, il relativo bacino scolante."
Con Decreto del 24 dicembre 1998 il Ministro dell’Ambiente, di concerto con il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, esprimeva "allo stato, giudizio di compatibilità ambientale negativo sul progetto", .... "che tuttavia può essere riesaminato" a condizione di "attuare e valutare":
la revisione del Piano generale degli interventi e l’adeguato avanzamento di un progetto integrato degli interventi di cui alla legge 798 art. 3 e art. 3 della legge 139/92, lettere b),c),d),e), f) g) ed h);
l'adeguato avanzamento del progetto di disinquinamento delle acque della Laguna di Venezia in relazione ai carichi massimi ammissibili;
c) la realizzazione delle difese locali delle Insulae del centro storico di Venezia e delle isole minori, tramite il rialzo delle pavimentazioni pubbliche private fino alle massime quote compatibili con il contesto edilizio storico-architettonico, monumentale e paesaggistico, comunque tendendo alla quota di 120 cm, anche al fine di ridurre il numero delle chiusure di opere mobili; ove opportuno valutando l'opportunità di sperimentare e realizzare tecniche avanzate di sollevamento territoriale-geologico superficiale e/o profondo;
d) la fissazione di espliciti obiettivi di riequilibrio della morfologia lagunare, la valutazione degli interventi necessari a raggiungerli anche attraverso l'elaborazione e la applicazione di affidabili modelli previsti;
e) il raggiungimento di una adeguata affidabilità dei modelli di previsione dell’altezza di marea;
f) la realizzazione preventiva, con modalità sperimentali e graduali, di interventi di riequilibrio morfologico della laguna tramite opere ed azioni sui fondali, sui canali, atte a conseguire l'attenuazione dei livelli di marea ed una adeguata reimmissione di sedimenti in Laguna anche attraverso il sistema idrografico contermine;
g) il riequilibrio morfologico delle bocche attraverso interventi sulle sezioni, sui fondali, sui moli e con eventuali opere accessorie in bocca o nel mare antistante, con l’obiettivo di ridurre la portata d’acqua e i gradienti di marea, aumentando l’effetto dissipativo e di azzeramento del deficit di bilancio dei sedimenti della laguna;
h) la verifica di scenari di eventi mareali estremi dovuti a fenomeni metereologici complessi, precipitazioni straordinarie sulla laguna e sul bacino scolante, anche al fine della individuazione e della realizzazione degli interventi di regimazione del bacino scolante;
i) la previsione delle caratteristiche peculiari regionali degli scenari di eustatismo provocati dai cambiamenti climatici dovuti all'effetto serra. Tale insieme integrato di attività e la valutazione del loro risultato può consentire di procedere nella direzione del già citato riesame del progetto nel suo insieme, o eventualmente di sue parti sperimentali."
Atteso che nel progetto "sono intervenuti il parere della Commissione di VIA e il parere del Collegio di esperti internazionali, che hanno dato esiti contrastanti", con nota del 14 gennaio 1999 n. 273/5195/6 del Ministro dei Lavori Pubblici - Gabinetto è stato richiesto l’avviso del Consiglio Superiore sulle "problematiche relative alla tutela della laguna di Venezia - Progetto di regolazione dei flussi di marea alle bocche di porto" nella "prospettiva di un definitivo chiarimento delle problematiche emerse nel corso della procedura".
Per completezza di esposizione si rappresenta che la Commissione relatrice, incaricata di relazionare all’Assemblea Generale, nel corso della propria attività istruttoria ha tenuto una serie di riunioni (nei giorni 28.01.1999, 03.02.1999, 10.02.1999, 17.02.1999).
Nella riunione del 17 febbraio u.s., inoltre, sono stati ascoltati i rappresentanti della Commissione di VIA (con la presenza del Presidente della Commissione stessa, Prof.ssa Maria Rosa Vittadini) ed il coordinatore del Collegio di esperti di livello internazionale, Prof. Philippe Bourdeau, al precipuo scopo di acquisire, da parte degli estensori dei documenti citati, dichiarazioni attinenti i criteri generali e le linee guida che hanno informato la redazione dei documenti stessi: a detti rappresentanti la Commissione relatrice ha posto poi quesiti su aspetti specifici delle questioni meritevoli di ulteriore approfondimento e/o chiarimento.