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Timestamp: 2018-06-19 23:30:51+00:00
Document Index: 11636139

Matched Legal Cases: ['art. 54', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 54', 'art. 54', 'art. 17', 'art. 415', 'art. 18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 415', 'art.54', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 54', 'sentenza ', 'art.54', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 54', 'art. 54', 'art. 2', 'art.2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art.2', 'art. 2']

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Dalla sezione disciplinare
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CSM Sez. Disciplinare Proc. n. 68/2008 R.G. – Sentenza del 10.11.2008 - Presidente Anedda – Estensore Mannino.
Non costituisce illecito disciplinare per violazione dei doveri di diligenza e di leale collaborazione nei confronti di un collega, la mancata trasmissione alla procura generale della Cassazione da parte di un sostituto procuratore della Repubblica delle notizie richieste per la valutazione di competenza ex art. 54quater c.p.p., laddove si tratti di un unico episodio in presenza peraltro di spiegazioni contingenti, e di conseguenza in difetto degli elementi di abitualità o gravità della scorrettezza previsti alternativamente dalla fattispecie astratta di cui all’art. 2 lett. d) D. lg.vo n. 109/2007.
A seguito di annullamento della Cassazione della sentenza disciplinare di condanna alla censura, in cui in precdenza ci eravamo consentiti di evidenziare più di una perplessità (vedi sul sito qui), la sezione disciplinare del CSM, investita in sede di rinvio, è pervenuta ad una sentenza assolutoria che ci sembra molto più aderente al caso concreto...
sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari,
della violazione dei doveri di diligenza, di leale doverosa collaborazione, di correttezza e di rispetto del ruolo istituzionale nei confronti di suo collega, (artt. 1 e 2 lett. d) D.L.vo 23.2.06 n. 109) per avere, nonostante formali richieste e solleciti all’adempimento, totalmente omesso di dare riscontro alle note con cui il Sost. Proc. Generale della Corte di Cassazione chiedeva la trasmissione di copia degli atti necessari per le determinazioni di sua competenza ex art. 54 quater c.p.p. (richieste tramite fax dell’1.3.06, del 6.3.06 e del 19.6.06, e solleciti telefonici vari, tra cui quelli alla segretaria Giustino del 5.3.06 ed 20.4.06), sì che, dopo quattro mesi di inutili richieste, il detto Sostituto si vedeva costretto ad emettere il suo non più dilazionabile provvedimento determinativo di competenza sulla base dei soli elementi indicati dall’istante.
Con il precisato comportamento – di cui veniva fatta espressa menzione nell’adottato provvedimento onde sottolineare che le determinazioni erano fondate sulle sole prospettazioni di parte – il dott. Rossi si rendeva immeritevole di fiducia e di considerazione, con menomazione anche del prestigio dell’Ordine Giudiziario.
Difesa: conclude chiedendo l’assoluzione.
Con nota del 3 luglio 2006 diretta al Procuratore Generale della Cassazione, il dott. Aurelio Galasso Sostituto Procuratore Generale presso detta Corte, esponeva:
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->che, quale assegnatario per la decisione di un’istanza ex art. 54 quarter c.p.p. di trasmissione degli atti ad un diverso Pubblico Ministero (da quello di Bari a quello di Siracusa), aveva tentato, invano, di ricevere, dal P.M. di Bari, dott. Roberto Rossi, copia degli atti necessari per decidere sull’istanza;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->che, dopo infruttuosi tentativi di contattare il dott. Rossi, in data 15/5/06 era riuscito a parlare con il Procuratore Capo della Repubblica dott. Emilio Marzano, il quale, nonostante le ampie assicurazioni fornitegli e nonostante la richiesta rinnovatagli per fax il 19/6/06, nulla gli aveva fatto pervenire.
In data 13 ottobre 2006 il Procuratore Generale procedeva ad azione disciplinare contestando le violazioni di cui al capo di incolpazione sia al dott. Rossi che al dott. Marzano.
A seguito di notifica dello stesso, il dott. Marzano ed il dott. Rossi comparivano avanti al Sost. Proc. Gen. dott. Vincenzo Geraci.
Il Procuratore Marzano si difendeva sostenendo che aveva appreso della questione solo in occasione della telefonata ricevuta dal dott. Galasso il 15 maggio, intervenuta all’indomani dei funerali della giovane figlia del collega Rossi, evento che ricordava perchè la morte della ragazza aveva provocato grave commozione nell’ambiente giudiziario di Bari. Specificava, inoltre, che il numero telefonico, al quale in data 19/6/06 gli era stato inviato il fax di sollecito, era quello della segreteria generale e non quello personale e attribuiva a tale errore la causa del disguido.
Anche il dott. Rossi escludeva la volontarietà del mancato riscontro alle richieste del dott. Galasso attribuendo il disguido alla circostanza che il fax non era quello personale e che, comunque, trattandosi di un vecchio apparecchio, aveva creato qualche problema di funzionalità. Accennava anche alla malattia ed alla morte della figlia minorenne, avvenuta il 15 maggio 2006.
Nella fase istruttoria il Sost. Proc. Generale interrogava le signore Loretta Bucci, addetta alla Segreteria Penale della Procura Generale della Cassazione, Grazia Maria Giustino e Crescenza Frugis, queste ultime addette alla Segreteria del dott. Rossi.
Con nota del 14.2.2007 il Sost. Proc. Generale, all’esito dell’istruttoria, differenziava la posizione degli incolpati e chiedeva il non farsi luogo a dibattimento per il Dott. Emilio Marzano (richiesta che la Sezione Disciplinare accoglieva in data 20 aprile 2007) e, quanto al Dott. Roberto Rossi, che fosse fissata udienza per la discussione orale, disponendone, così, il rinvio a giudizio.
Con nota del 19.2.07 il Sost. Proc. Generale comunicava sia al Procuratore Generale sia al dott. Rossi, ai sensi dell’art. 17 del D. Lgs. 23.2.06 n. 109, d’aver richiesto al Presidente della Sezione Disciplinare la fissazione dell’udienza di discussione orale del dibattimento. Tale udienza veniva fissata per il 6 luglio 2007.
Con scritto del 25 giugno il difensore del dott. Rossi eccepiva la nullità del decreto di citazione a giudizio essendo stata omessa la comunicazione all’incolpato dell’avviso di conclusione delle indagini di cui agli art. 415 bis e 416, applicabile al presente procedimento in virtù del richiamo effettuato dall’art. 18 co. 4 del D. L.vo 23.2.2006 n. 109 e chiedeva l’ammissione dei testi Signora Grazia Maria Giustino e sig. Davide Carnevale, consulente tecnico della Difesa circa il funzionamento del servizio fax.
All’udienza del 6 luglio 2007, alla quale l’incolpato compariva, il suo difensore produceva memoria difensiva e consulenza tecnica a firma Davide Carnevale ed illustrava l’eccezione di nullità del decreto di cui all’istanza 25 giugno.
Respinta dalla Sezione Disciplinare tale eccezione, le parti rinunziavano all’audizione dei testi e, concludendo, il Procuratore Generale chiedeva l’affermazione della responsabilità del Dott. Rossi e l’irrogazione allo stesso della sanzione della censura, mentre la Difesa richiedeva l’assoluzione dell’indagato per esclusione degli addebiti.
All’esito della camera di consiglio, la Sezione Disciplinare dichiarava il dott. Roberto Rossi responsabile della incolpazione ascrittagli e gli infliggeva la sanzione della censura.
Avverso detta sentenza il dott. Rossi proponeva ricorso per Cassazione fondato su nove motivi.
Il Ministro della Giustizia non svolgeva attività difensiva nel giudizio di legittimità.
In data 13/5/08, con sentenza n.47935/08, la S.C.:
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->rigettava il terzo motivo di ricorso (esaminato prioritariamente per il suo carattere pregiudiziale ed assorbente) con cui il ricorrente si doleva che fosse stata rigettata l’eccezione di nullità del procedimento per omessa comunicazione dell’avviso di conclusione delle indagini di cui agli art. 415 bis c.p.p.;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->accoglieva il primo motivo di ricorso con cui il dott. Rossi aveva lamentato di essere stato dichiarato responsabile, oltre che del fatto contestatogli, anche di uno ulteriore e diverso (non aver provveduto sulla precedente richiesta, presentata dal difensore della persona sottoposta ad indagini nel procedimento all’esame della Procura Generale presso la Corte di Cassazione per le determinazione di cui all’art.54 quater c.p.p., di spogliarsene e di investirne la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa);
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->riteneva, al riguardo, che fosse stato violato il canone della necessaria correlazione tra contestazione e decisione, in quanto nella sentenza impugnata la condotta che al dott. Rossi era stata effettivamente e ritualmente contestata era stata valutata e sanzionata congiuntamente con l’ulteriore diverso fatto addebitatogli, senza che, in relazione a quest’ultimo, l’incolpato fosse stato posto in grado di far valere le proprie difese;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->dichiarava assorbiti gli altri motivi di ricorso;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->cassava la sentenza impugnata compensando le spese del giudizio di legittimità;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->rinviava la causa a questa Sezione Disciplinare, per la ripetizione ex novo del giudizio, con esclusivo riguardo alla condotta che al dott. Rossi era stata effettivamente e ritualmente contestata.
All’udienza del 13/10/2008, fissata per la trattazione del giudizio di rinvio e regolarmente notificata alle parti, la trattazione del procedimento, per impedimento del difensore dell’incolpato, era rinviata alla odierna udienza nella quale, presente il Rossi,
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->è stato sentito il teste Galasso, che confermava tutte le dichiarazioni già rese nella fase istruttoria;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->con il consenso della Difesa, sono stati dichiarati utilizzabili tutti i verbali e gli atti acquisiti al fascicolo del procedimento;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->l’incolpato ha reso spontanee dichiarazioni e ha affermato che, la richiesta di trasmissione di copia degli atti avanzata dal Sostituto Procuratore Generale della Cassazione, dott. Galasso, non gli era mai arrivata, per l’oggettiva difficoltà della Procura di Bari, gravata da un notevole carico di lavoro, e che, se avesse avuto contezza della stessa, avrebbe dato la risposta richiestagli, come aveva già fatto numerose altre volte.
All’esito della discussione, il Procuratore Generale ha chiesto l’affermazione della responsabilità disciplinare del Dott. Rossi e l’irrogazione allo stesso della sanzione della censura, mentre il difensore dell’incolpato ha chiesto l’assoluzione dell’indagato per essere rimasti esclusi gli addebiti.
Secondo quanto contestato nel capo di incolpazione, il comportamento del Rossi, che avrebbe costituito violazione dei doveri di diligenza, di leale doverosa collaborazione, di correttezza e di rispetto del ruolo istituzionale nei confronti del Sostituto Procuratore Generale della Corte di Cassazione, dott. Galasso, sarebbe consistito nel suo omesso riscontro, benché destinatario di formali richieste e solleciti all’adempimento (richieste tramite fax dell’1.3.06, del 6.3.06 e del 19.6.06, e solleciti telefonici vari, tra cui quelli alla segretaria Giustino del 5.3.06 ed 20.4.06), alle note con cui il predetto Sostituto chiedeva la trasmissione di copia degli atti necessari per le determinazioni di sua competenza ex art. 54 quater c.p.p.. In conseguenza di tale omissione, il dott. Galasso, dopo quattro mesi di inutili richieste, era stato costretto ad emettere il suo non più dilazionabile provvedimento determinativo di competenza sulla base dei soli elementi indicati dall’istante.
Con riferimento a detta contestazione si impongono alcune considerazioni preliminari.
E’ subito da chiarire, a correzione di quanto indicato nel capo di incolpazione, che in quest’ultimo si è incorsi in errore materiale nella indicazione di alcune date in esso citate. Infatti, come emerge chiaramente dagli atti portati a conoscenza dell’incolpato e come quest’ultimo ha riconosciuto,
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->il fax del 6/3/06 fu in realtà inviato il 6/4/06;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->il sollecito telefonico alla segretaria Giustino del 5/3/06 avvenne invece il 5/4/06.
E’ ancora da osservare che, alla luce della sentenza n.47935/08, emessa dalla S.C. in data 13/5/08, la condotta dell’incolpato che deve essere valutata ed eventualmente sanzionata è unicamente quella sopra contestata. Quindi, non può essere oggetto di alcuna valutazione la circostanza che il dott. Rossi avesse omesso anche di provvedere su una precedente richiesta, presentatagli in data 26 e 28 gennaio 2006 dal l’avv. Olga Diamante, difensore di Giancarlo Ierna (la persona sottoposta ad indagini nel procedimento all’esame della Procura Generale presso la Corte di Cassazione per le determinazione di cui all’art.54 quater c.p.p.), perché inviasse gli atti del procedimento a carico dello Ierna alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa, competente per territorio.
Inoltre, si ritiene che nel presente giudizio di rinvio non sia possibile effettuare alcuna diversa qualificazione giuridica del fatto rispetto a quello ritenuto dalla sopra citata sentenza di annullamento con rinvio della Cassazione. Per principio consolidato del S.C., infatti, il giudice di merito può dare al fatto una diversa qualificazione giuridica ovvero risolvere le eventuali nuove questioni di diritto insorte, senza essere vincolato della sentenza di annullamento, solo quando, effettuati nuovi accertamenti ed acquisite nuove prove, intervenga un mutamento degli elementi fattuali della fattispecie rispetto a quelli pendenti ed esaminati nella sentenza che ha disposto il rinvio, cosa che nella fattispecie non è avvenuta.
Ciò premesso, in relazione alle circostanze a lui contestate nel capo di incolpazione, è da rammentare che il Rossi, in una pluralità di circostanze (nella missiva a firma sua e del Procuratore Marzano inviata al Procuratore Generale della Cassazione, nell’interrogatorio reso a quest’ultimo, nelle dichiarazioni rese all’esito dell’odierna udienza) ha sempre sostenuto di non ricordare di avere mai ricevuto le richieste a lui formulate dal dott. Galasso, escludendo che alcuno gli avesse riferito delle telefonate di sollecito e affermando l’assoluta involontarietà nel mancato riscontro alle stesse, ipotizzando che il disguido poteva essere stato originato dalla circostanza che il proprio fax era un vecchio apparecchio ed aveva creato qualche problema di funzionalità.
Appare, dunque, necessario accertare in via preliminare, se l’odierno incolpato abbia mai ricevuto i fax contenenti le predette richieste od avuto notizia delle stesse.
A tale scopo ed al fine di ricostruire la vicenda, è opportuno richiamare le testimonianze rese in istruttoria al Sost. Proc. Generale della Cassazione da Loretta Bucci, addetta alla Segreteria Penale della Procura Generale della Cassazione, da Grazia Maria Giustino addetta alla Segreteria del dott. Rossi.
La Bucci aveva affermato:
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->che, quale addetta alla Segreteria Penale della Procura Generale della Cassazione, curava, tra l’altro, i contrasti ex art. 54 quater c.p.p.;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->di ricordare che alcuni mesi addietro, su richiesta del Cons. Galasso, aveva richiesto alla Procura di Bari, come di norma, gli atti occorrenti per la definizione di un procedimento del quale il detto magistrato era investito;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->che dagli appunti su un foglietto in suo possesso e da un controllo dei fax in atti, di cui le era consentita la visione, risultava che si era rivolta alla Procura di Bari:
<!--[if !supportLists]-->o <!--[endif]-->in data 1 marzo 2006, con la spedizione di un primo fax indirizzato al n. 080/5740741, di cui era già in possesso e che normalmente utilizzava per le comunicazioni con quell’ufficio;
<!--[if !supportLists]-->o <!--[endif]-->in data 6 aprile 2006, mediante una telefonata alla segretaria (sicuramente ritenuta tale perché passatale dal centralino dell’ufficio di Bari e di cui però non aveva annotato il nome) del sostituto procuratore titolare del processo;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->che, all’esito di detto colloquio, che ricordava essere stato preceduto da una telefonata del precedente giorno 5 aprile alla stessa segretaria, aveva rinnovato la spedizione del fax già inoltrato il primo marzo, questa volta indirizzandolo al numero della segreteria dello stesso dott. Rossi, fornitole dalla sua interlocutrice;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->che, non avendo ancora ricevuto alcuna risposta, in data 20 aprile 2006, aveva ritelefonato alla stessa segretaria del dott. Rossi sollecitandola, ancora una volta, alla trasmissione degli atti, ricevendo assicurazione dalla sua interlocutrice che la richiesta era stata recapitata al dott. Rossi, che l’aveva sul tavolo insieme alla posta;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->che le risultava che il Cons. Galasso, dalla stessa costantemente informato della vicenda, aveva egli stesso tentato di mettersi in contatto – senza esito – col sostituto procuratore dott. Rossi, tanto che, infine, aveva parlato col Procuratore Marzano in data 15.5.06, (come da annotazione autografa da lui apposta sul foglietto di appunti prima citato, prodotto dalla Bucci ed acquisito come allegato al verbale) e, in data 19.6.2006, era stato spedito altro fax direttamente al Dott. Marzano.
La Bucci aveva, altresì, allegato gli appunti relativi al giorno in cui sarebbero state effettuate le telefonate, nonché ai numeri di telefono usati.
La Giustino, a sua volta, aveva dichiarato:
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->che, quale addetta alla Segreteria del dott. Rossi, curava la ricezione della posta diretta al citato magistrato, provvedendo quindi a recapitargliela;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->di non ricordare di aver parlato con una segretaria della Procura Generale della Corte di Cassazione che le avrebbe sollecitato l’invio di atti concernenti un procedimento in carico al dott. Rossi;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->che, pur in mancanza di specifico ricordo della vicenda, poteva dire che, ordinariamente, quando riceveva una qualsiasi documentazione diretta al dott. Rossi, provvedeva sollecitamente a recapitargliela;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->che riteneva che in relazione alle richieste contenute nei fax contenuti nel fascicolo che l’Ufficio le mostrava in consultazione non poteva che essersi comportata allo stesso modo;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->di lavorare nella stanza di Segreteria attigua all’Ufficio del dott. Rossi;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->che nella sua stessa stanza lavorava anche un maresciallo della Guardia di Finanza il quale, però, non curava il recapito della posta, incombenza che era soltanto di sua competenza;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->che in altra stanza lavorava la sig.ra Crescenza Frugis, anche lei addetta alla Segreteria del dott. Rossi ma estranea alle incombenze concernenti la posta.
Nessun elemento utile alla ricostruzione dei fatti era fornita dalla citata Crescenza Frugis, che, nell’interrogatorio reso nella fase istruttoria, aveva affermato:
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->che, pur essendo addetta insieme alla sig.ra Giustino, ma in sottordine a quest’ultima, alla Segreteria del dott. Rossi, fisicamente era collocata in altra stanza, lontana dall’Ufficio del magistrato;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->di non essere lei a curare il recapito della posta indirizzata al P.M. Rossi, provvedendo a ciò la sig.ra Giustino;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->di non sapere alcunché della vicenda su cui era interrogata.
Dalla copia dei fax e della documentazione in atti è provato che le richieste del dott. Galasso, relative alla trasmissione della documentazione necessaria al fine di decidere sull’istanza ex art. 54 quarter c.p.p. indicata nel capo di incolpazione, furono avanzate con fax:
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->in data 1/3/06 all’utenza n.080/5740741;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->in data 6/4/06 all’utenza n.080/5270340;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->in data 19/6/06 all’utenza n.080/5270340.
E’ stato chiarito dall’interrogatorio reso dal Procuratore Marzano al Sost. Proc. Generale della Cassazione e, comunque, è incontroverso che l’utenza n.080/5740741 è relativa all’apparecchio fax del registro generale della Procura di Bari e che l’utenza n.080/5270340 è relativa all’apparecchio fax diretto del dott. Rossi, ubicato nella sua attigua segreteria.
Da quanto sopra indicato discende che la prima richiesta di atti effettuata dal dott. Aurelio Galasso, in data 1 marzo 2006, fu indirizzata dalla segretaria di quest’ultimo, sig.ra Bucci, genericamente, “Alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari” ed inviata all’apparecchio fax del registro generale della Procura di Bari, cioè al numero di utenza di cui la Bucci era in possesso e che normalmente utilizzava per le comunicazioni con quell’ufficio.
A fronte dell’affermazione dell’incolpato e della sua segretaria di non aver mai ricevuto detta richiesta, deve rilevarsi che non vi è in atti alcuna sottoscrizione di ricezione o attestazione nel registro di passaggio, da cui si ricavi la consegna di quel fax al dott. Rossi o alla sua segreteria da parte dell’ufficio registro generale. Anche il Procuratore barese, sentito nella fase istruttoria, ha ipotizzato la consegna di detto fax al Rossi o alla sua segreteria ma non ha fornito specifici elementi sul punto, facendo riferimento a ciò che “riteneva” essere accaduto. E’ pur vero che sulla richiesta era espressamente indicato, quale riferimento, il numero di r.g. del fascicolo, circostanza che consentiva al personale del registro generale della Procura di Bari di risalire al dott. Rossi quale sostituto assegnatario cui recapitare il fax inviato dal dott. Galasso, ma, secondo gli ordinari principi di valutazione della prova, la sezione ritiene che le circostanze sopra indicate costituiscano solo indizi e non forniscano la prova, neppure logica, che detto fax fu recapitato al dott. Rossi o alla sua segreteria. Anche alla luce dei rilevanti disservizi organizzativi della Procura di Bari denunciati dalla Difesa, non può logicamente escludersi un difetto di trasmissione da parte dell’ufficio Registro Generale. Peraltro, i citati disservizi organizzativi appaiono effettivamente sussistenti ove si consideri che, come affermato dallo stesso Procuratore e come si dirà meglio in seguito, altro fax inviato al dott. Marzano dal dott. Galasso non sarebbe mai stato recapitato al destinatario.
Diversamente si deve argomentare in relazione alla seconda spedizione della medesima richiesta di atti da parte del dott. Galasso, effettuata in data 6 aprile 2006, effettuata dalla segretaria Bucci, all’apparecchio fax diretto del dott. Rossi, posto nella sua segreteria.
Secondo le dichiarazioni della Bucci, detta trasmissione era stato preceduto da alcuni colloqui telefonici che la predetta aveva avuto sia in data 5 che lo stesso 6 aprile con la segretaria del dott. Rossi, della quale non aveva annotato il nome che ma che come tale le era stata passata dal centralino della Procura della Repubblica di Bari. Proprio dopo tali colloqui aveva rinnovato la spedizione del fax già inoltrato il primo marzo, stavolta indirizzandolo al numero di fax 080/5270340, fornitole dalla sua interlocutrice, che, come si è sopra detto, è proprio quello diretto dell’incolpato. Sempre secondo la Bucci, quest’ultima in seguito aveva avuto, in data 20 aprile 2006, altro contatto telefonico, con la segretaria del dott. Rossi cui aveva nuovamente sollecitato la trasmissione degli atti, ricevendo la risposta che la richiesta, recapitata al sostituto, era tra la posta sul suo tavolo.
E’ provato documentalmente che il secondo fax fu inviato all’utenza n.080/5270340, relativa all’apparecchio fax posto nella segreteria diretto del dott. Rossi. Tale circostanza fa ritenere che effettivamente la Bucci ebbe i contati telefonici sopra citati con la segretaria del dott. Rossi, da cui ebbe il corretto numero telefonico del fax.
In relazione all’affermazione, resa dall’incolpato in interrogatorio, che detto apparecchio era vecchio e gli aveva creato qualche problema di funzionalità, con la conseguenza che quanto trasmesso dalla Procura Generale della Cassazione avrebbe potuto non essere gli mai pervenuto, la sezione rileva che non vi è alcuna prova che il citato apparecchio fax fosse guasto proprio nel periodo aprile – giugno 2006. Ciò, infatti, non è desumibile né dalle dichiarazioni in atti né dalla consulenza tecnica a firma Davide Carnevale, redatta su verifiche effettuate nel giugno 2007 e che, quindi, non può avere alcuna valenza probatoria relativamente al periodo sopra indicato.
Secondo le dichiarazioni testimoniali della Frugis e della Giustino, era quest’ultima che curava la ricezione della posta diretta al predetto sostituto e la Giustino stessa, come in precedenza evidenziato, ha specificato chiaramente che, pur in mancanza di specifico ricordo della vicenda, poteva dire che, ordinariamente, quando riceveva una qualsiasi documentazione diretta al dott. Rossi, provvedeva sollecitamente a recapitargliela. Che ciò sia accaduto anche nella vicenda in esame è confermato dalla Bucci che il 20 aprile 2006 aveva saputo dalla segretaria del Rossi che la richiesta era stata recapitata a quest’ultimo che l’aveva sul tavolo con la posta. La piena credibilità della Bucci, che ha reso precise dichiarazioni con specifiche indicazioni di date, consultando gli appunti che aveva preso all’epoca dei fatti, non è messa in discussione da alcuno.
La Sezione, quindi, ritiene che sussista la prova logica che con la seconda spedizione, effettuata in data 6 aprile 2006, la richiesta di atti da parte del dott. Galasso, fu recapitata al dott. Rossi.
A causa della mancata risposta anche al secondo fax il Sost. Proc. Generale Galasso, in data 15.5.06, telefonò personalmente e parlò con il Procuratore di Bari, dott. Marzano, cui espose la vicenda, ricevendo assicurazione che quest’ultimo avrebbe sollecitato il dott. Rossi a trasmettere gli atti richiesti. Tale circostanza non è controversa, ed è stata concordemente riferita nella fase istruttoria sia dal Galasso che dal Procuratore. Ciò che non può ritenersi provato, non avendo il dott. Marzano sul punto alcun ricordo, è che quest’ultimo effettivamente riferì tale sollecito al Rossi. Infatti, proprio il 15/5/2006, dopo tale telefonata, si sparse la notizia della morte della giovanissima figlia di quest’ultimo, ed appare comprensibile che, a fronte di un evento così tragico e doloroso, la richiesta del Galasso passasse in secondo piano e fosse mentalmente accantonata dal dott. Marzano, al punto da non riferirne o chiedere spiegazioni al sostituto interessato, né quel giorno né nei giorni successivi.
Come contestato nel capo di incolpazione, protraendosi il silenzio della Procura di Bari, la Bucci, segretaria del dott. Galasso, in data 19.6.2006, reiterò la richiesta di atti, inviando altro fax all’apparecchio posto nella segreteria del dott. Rossi, utenza n.080/5270340.
L’incolpato ha smentito di avere ricevuto anche tale terza richiesta.
Al riguardo la Sezione rileva che dagli atti emerge che la missiva contenente detta richiesta era stata specificatamente indirizzata “Al sig. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari”, sicchè non può logicamente escludersi che, benché il fax sia stato inviato all’apparecchio ubicato nella segreteria del sostituto, qualcuno tra il personale in essa in servizio, letto il nome del destinatario della missiva e senza prendere visione del contenuto, l’abbia fatta recapitare immediatamente al Procuratore.
Per tale considerazione non si può ritenere raggiunta la prova, neppure logica, che la terza richiesta di atti, rivolta al Procuratore Marzano, sia stata recapitata al dott. Rossi o che questi ne abbia avuto, comunque, conoscenza.
Riassumendo, la Sezione ritiene provato che una sola tra le richieste di trasmissione atti inviata dal Dott. Galasso, quella trasmessa con fax del 6 aprile 2006, fu recapitata al dott. Rossi e fu posta alla sua attenzione sulla sua scrivania insieme alla posta.
E’ circostanza incontroversa che il sostituto non ottemperò alla richiesta in questione né diede alla stessa alcun riscontro. Non vi sono elementi per ritenere che tale omissione del dott. Rossi fu volontaria. Non sono state addotte e non appaiono sussistere ragioni che giustifichino tale interpretazione, anzi in altre circostanze il citato sostituto aveva tempestivamente ottemperato ad analoghe istanze. Si trattava di vergare poche righe di autorizzazione alla trasmissione che potevano essere apposte anche in calce alla richiesta e richiedevano un impegno di pochi secondi. Ciò che appare plausibile è che il dott. Rossi, oberato da una notevole mole di lavoro (sono state prodotte le statistiche del periodo in esame e il Procuratore Marzano ha fatto riferimento a circa 8000 procedimenti a lui assegnati), psicologicamente sotto pressione per la grave malattia da cui era affetta la giovane figlia, costretto a frequenti spostamenti, sia di lavoro che, soprattutto, a Milano per le cure occorrenti alla figlia, possa non avere fatto caso che tra la posta sulla sua scrivania vi era la richiesta del dott. Galasso giunta al fax della sua segreteria in data 6 aprile 2006.
A questo punto è da chiarire che la Sezione ritiene che sia stata correttamente ipotizzata in astratto la violazione di cui di cui all’art. 2 lettera d) che riguarda “i comportamenti abitualmente o gravemente scorretti nei confronti delle parti, dei loro difensori, dei testimoni o di chiunque abbia rapporti con il magistrato nell’ambito dell’ufficio giudiziario, ovvero nei confronti di altri magistrati o di collaboratori.”
Non è ipotizzabile nella fattispecie l’astratta ricorrenza della previsione dell’art.2 lett. q), invocata dalla Difesa, che riguarda “il reiterato, grave e ingiustificato ritardo nel compimento degli atti relativi all’esercizio delle funzioni”.
Infatti, si rileva che:
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->come già in precedenza evidenziato, nel presente giudizio di rinvio (qual è quello in oggetto) non è possibile effettuare alcuna diversa qualificazione giuridica del fatto rispetto a quello ritenuto dalla sentenza di annullamento con rinvio della Cassazione, non essendo intervenuto alcun mutamento degli elementi fattuali della fattispecie rispetto a quelli già esistenti ed esaminati nella citata sentenza di rinvio;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->il concetto di ritardo fa riferimento ad un compimento tardivo di un atto ma, nella fattispecie, non vi è stato mai alcun compimento, neppure tardivo, di atti da parte del dott. Rossi, sicchè non può parlarsi di ritardo.
Posto ciò è da valutare se nel caso in esame ricorra in concreto la violazione del citato art. 2 lettera d) e, in particolare, se il comportamento dell’incolpato debba essere ritenuto abitualmente o gravemente scorretto.
La Difesa ha sostenuto che la scorrettezza di un comportamento è necessariamente riconducibile ad una volontaria trascuratezza, ad una insubordinazione del soggetto che lo pone in essere, quindi all’elemento soggettivo del dolo e non della colpa; la conseguenza sarebbe che il comportamento omissivo dell’incolpato, non essendovi elementi per ritenerlo doloso, non potrebbe essere ritenuto scorretto e non rientrerebbe nella previsione sanzionatrice della lett. d) del citato art.2.
Tale argomentazione è infondata.
Si ritiene che nella valutazione della correttezza o meno di un comportamento debbano essere prese in considerazione anche la diligenza o negligenza e l’attenzione o disattenzione del soggetto agente; tali atteggiamenti, sia pure colposi, ben possono comportare una valutazione in negativo dell’operato e non vi è dubbio che un comportamento negligente o distratto debba essere ritenuto scorretto.
Anche il comportamento colposamente scorretto è sanzionabile ai sensi dell’art. 2 lett. d) d. lgs. n.109/2006. e, dunque, nella fattispecie è ininfluente se il comportamento dell’incolpato, oggetto della contestazione disciplinare, sia stato doloso o riconducibile a colpa perché dovuto a negligenza o disattenzione.
Posto ciò, essendo l’abitualità o la gravità della scorrettezza, in alternativa, elementi costitutivi della fattispecie sanzionata, deve valutarsi se almeno uno di essi ricorra nel caso in esame.
Per quanto in precedenza evidenziato, dovendosi addebitare al Rossi la mancata risposta soltanto alla seconda delle richieste avanzate dal dott. Galasso (l’unica che, secondo le prove in atti, gli fu recapitata) può agevolmente escludersi che il comportamento del Rossi debba essere qualificato abitualmente scorretto, non potendosi ritenere abituale una scorrettezza costituita da un’unica omissione.
A questo punto deve essere valutato se l’omissione/scorrettezza in esame abbia almeno il requisito della gravità richiesto dalla norma contestata.
Al riguardo va considerato:
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->che si è trattato di una sola omissione colposa;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->il notevole carico di lavoro del sostituto e le ulteriori circostanze in precedenza indicate che avevano potuto influire sul comportamento del dott. Rossi;
<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->che la mancata trasmissione degli atti non impedì al dott. Galasso di provvedere, non ebbe rilevanza extraprocessuale e non influì sull’adozione o sul protrarsi di misure di custodia cautelare di alcuno.
Tali considerazioni fanno ritenere che il comportamento omissivo del dott. Rossi non possa essere qualificato gravemente scorretto.
Mancando sia il requisito della abitualità che quello della gravità della scorrettezza del comportamento del Rossi, costituenti, in alternativa, elementi costitutivi della violazione disciplinare contestata, deve concludersi che l’addebito disciplinare oggetto del presente giudizio deve essere escluso, con conseguente assoluzione dell’incolpato.
il dott. Roberto Rossi dalla incolpazione contestata per essere risultato escluso l’addebito disciplinare.
(Francesco Saverio Maria Mannino) (Gian Franco Anedda)