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Timestamp: 2019-07-23 18:24:08+00:00
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http://www.studiolegalebeltramo.it/site/wp-content/uploads/2018/04/divorzio-studio-avvocato-beltramo-torino.jpg 225 225 Fabrizio http://www.studiolegalebeltramo.it/site/wp-content/uploads/2016/02/beltramologo-300x1381-300x138.png Fabrizio2018-04-10 17:13:152018-04-14 17:29:54Divorzio: la Cassazione si è espressa sull'assegno all'ex
Cure per l’Alzheimer gratis: svolta storica in Cassazione
Svolta storica per chi ha un parente malato di Alzheimer. Dopo la storica decisione della Cassazione, la class action è già partita. Le famiglie, che si sono ritrovate sole ad affrontare la malattia e che hanno pagato per anni quasi duemila euro al mese per garantire assistenza ai parenti affetti da Alzheimer, ora chiedono di essere risarcite. La Cassazione, infatti, ha stabilito che i costi devono essere sostenuti dallo Stato. Di conseguenza la Regione Lazio rischia adesso di dover rimborsare migliaia di cittadini per le spese di degenza delle rette nelle Residenze sanitarie assistenziali.
Dando ragione alla figlia di un anziano, il Tribunale civile di Roma ha condannato la Regione a risarcire la donna per le spese sostenute nel periodo in cui il padre era stato ricoverato. Secondo i giudici, i costi per l’assistenza dei pazienti affetti dal morbo di Alzheimer, infatti, devono essere interamente a carico del Sistema sanitario nazionale, senza gravare su pazienti e familiari.
Alzheimer: quasi 5mila richieste aiuto nel’17, meta’ in Lombardia
Pronto Alzheimer, la prima linea telefonica in Italia di orientamento e assistenza alle persone con demenza e ai loro familiari, ha risposto a 4.808 richieste di aiuto da tutta Italia, solo nel 2017. La meta’ proviene da Lombardia e Milano. Nato nel 1993, il numero telefonico 02-809767 viene gestito da allora ininterrottamente dalla Federazione Alzheimer Italia, la maggiore non profit nazionale dedicata al sostegno dei malati (oltre 1,2 milioni in Italia secondo le ultime stime) e di chi vive loro accanto. 45549 e’ il numero solidale a cui si puo’ inviare un sms (per donare 2 euro) o effettuare una chiamata da rete fissa (per donare 5 o 10 euro) dal 21 gennaio al 10 febbraio 2018 per sostenere Pronto Alzheimer che ogni giorno fornisce gratuitamente consulenze attraverso la disponibilita’ e la competenza di operatori specializzati e di volontari. Nei suoi 24 anni di attivita’ Pronto Alzheimer ha risposto e gestito oltre 150mila richieste. I quasi 5mila contatti del 2017, spiega l’organizzazione, sono giunti attraverso telefonate ma anche e-mail e lettere – ed hanno ricevuto in risposta un consiglio relativo alla gestione del malato in casa e in situazioni specifiche, un’indicazione sulle strutture sul territorio a cui rivolgersi, una risposta di carattere legale o previdenziale, un aiuto psicologico. Un numero sempre crescente di persone chiede inoltre un appuntamento presso lo sportello di Pronto Alzheimer, per poter avere un contatto diretto con gli operatori, anche alla presenza del proprio familiare malato. Provenienti da tutta Italia, le richieste di aiuto si concentrano in particolare in Lombardia, dove si contano 2.098 contatti (di cui 1.431 solo a Milano, dove ha sede principale la Federazione Alzheimer Italia). Segue il Lazio con 255 contatti, principalmente localizzati nella capitale. Seguono Piemonte (208), Emilia Romagna (172), Veneto (162). Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia, ha sottolineato che “la persona con demenza deve essere posta al centro, con la sua dignita’ e una qualita’ di vita sempre piu’ elevata. Questa e’ la nostra priorita’ quotidiana, che guida ogni nostra scelta e ogni progetto che portiamo avanti con energia e con la forza di non essere soli”.
La decisione del Tribunale si basa su una sentenza di piazza Cavour, che ha stabilito l’impossibilità di distinguere, in caso di Alzheimer, tra «le quote di natura sanitaria (a carico della Regione) e quelle di natura assistenziale (a carico dei pazienti), stante la stretta correlazione, con netta prevalenza delle prime». Tradotto: i costi del soggiorno in Rsa, in questo caso, sono totalmente a carico dello Stato. La malattia di Alzheimer e’ la piu’ comune causa di demenza (rappresenta il 60% di tutti i casi).
15 marzo 2018 /0 Commenti/da alessandra
http://www.studiolegalebeltramo.it/site/wp-content/uploads/2018/03/alzheimer.jpg 225 225 alessandra http://www.studiolegalebeltramo.it/site/wp-content/uploads/2016/02/beltramologo-300x1381-300x138.png alessandra2018-03-15 15:12:152018-03-15 15:13:32Cure per l’Alzheimer gratis: svolta storica in Cassazione
Pensione di reversibilità anche al separato “per colpa”
La Corte di Cassazione Civile, Sezione Lavoro, con la sentenza n. 2606 del 2 febbraio 2018, ha statuito che la pensione di reversibilità va riconosciuta “anche al coniuge separato per colpa o con addebito, equiparato sotto ogni profilo al coniuge (separato o non) e in favore del quale opera la presunzione legale di vivenza a carico del lavoratore al momento della morte, assolvendo il trattamento alla funzione di sostentamento in precedenza indirettamente assicurato dalla pensione in titolarità del coniuge defunto”.
Cass. civ. Sez. lavoro, 2 febbraio 2018, n. 2606
A seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 286 del 1987 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dellaL. 30 aprile 1969, n. 153,art.24e dellaL. 18 agosto 1962, n. 1357,art.23, comma 4nella parte in cui escludono dalla erogazione della pensione di reversibilità il coniuge separato per colpa con sentenza passata in giudicato – tale pensione va riconosciuta al coniuge separato per colpa o con addebito, equiparato sotto ogni profilo al coniuge superstite (separato o non) e in favore del quale opera la presunzione legale di vivenza a carico del lavoratore al momento della morte.
sul ricorso 19986/2012 proposto da:
P.C., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CARLO POMA, 2, presso lo studio degli avvocati SILVIA ASSENNATO, MASSIMILIANO PUCCI, che la rappresentano e difendono, giusta procura speciale notarile in atti;
I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, C.F. (OMISSIS), in persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli Avvocati LUIGI CALIULO, ANTONELLA PATTERI, SERGIO PREDEN, GIUSEPPINA GIANNICO, LIDIA CARCAVALLO, giusta delega in calce alla copia notificata del ricorso;
avverso la sentenza n. 1060/2010 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA, depositata il 06/09/2011 R.G.N. 325/2007;
che la Corte d’Appello di Bologna, con sentenza n. 1060/2010/accoglieva l’appello proposto dall’Inps avverso la sentenza che aveva accolto la domanda di P.C. azionata, nella qualità di erede di V.G. suo ex coniuge deceduto il (OMISSIS), allo scopo di ottenere la pensione di reversibilità ancorché ella fosse separata con addebito per colpa;
che, secondo la Corte d’Appello, poiché la P. non fruiva di erogazione di alimenti in capo all’ex coniuge ed in suo favore, non poteva rivendicare dopo il decesso di costui l’attivazione di un trattamento previdenziale a suo vantaggio, posto che la pensione di reversibilità non è solo la prosecuzione in favore di terzi del pregresso diritto a pensione dell’avente titolo, ma è la prosecuzione in favore di terzi aventi diritto; nè poteva condividersi l’affermazione del giudice di primo grado che indicava nella prosecuzione di vivenza carico la fonte della riconversione del trattamento medesimo; trattandosi infatti di presunzione essa era vinta da circostanze opposte, come per l’appunto la separazione senza concorso agli alimenti in favore del coniuge cui è stata addebitata la separazione medesima;
che contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione P.C. con un motivo di ricorso nel quale prospetta la violazione e falsa applicazione dellaL. 21 luglio 1965, n. 903,art.22, dellaL. n. 153 del 1969,art.24, dell’art. 433 c.c. (in relazioneall’art. 360 c.p.c., n. 3) atteso che, secondo la costante giurisprudenza, la pensione di reversibilità va riconosciuta non solo al coniuge in favore del quale il coniuge defunto era tenuto a corrispondere un assegno di mantenimento, ma a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 286 del 1987, anche al coniuge separato per colpa o con addebito, equiparato sotto ogni profilo al coniuge (separato o non) e in favore del quale opera la presunzione legale di vivenza carico del lavoratore al momento della morte, assolvendo il trattamento alla funzione di sostentamento in precedenza indirettamente assicurato dalla pensione in titolarità del coniuge defunto;
che l’Inps ha depositato procura ed il Procuratore Generale ha depositato requisitoria scritta nella quale ha concluso per il rigetto del ricorso.
che la ricorrente è vedova separata con addebito – ancorché sulla base di sentenza non passata in giudicato alla morte del marito – di G.G.B., deceduto il (OMISSIS), e che la sentenza impugnata le ha negato la pensione di reversibilità in quanto non era titolare di assegno di mantenimento all’atto del decesso del coniuge;
che il ricorso è fondato, posto che questa Corte di Cassazione ha già più volte chiarito (cfr., ad es. Cass. 19 marzo 2009 n. 6684, n. 4555 del. 25.2.2009, n. 15516 del 16 ottobre 2003) che a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 286 del 1987 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dellaL. 30 aprile 1969, n. 153,art.24e dellaL. 18 agosto 1962, n. 1357,art.23, comma 4nella parte in cui escludono dalla erogazione della pensione di reversibilità il coniuge separato per colpa con sentenza passata in giudicato – tale pensione va riconosciuta al coniuge separato per colpa o con addebito, equiparato sotto ogni profilo al coniuge superstite (separato o non) e in favore del quale opera la presunzione legale di vivenza a carico del lavoratore al momento della morte;
che in particolare è stato affermato che, dopo la riforma dell’istituto della separazione personale, introdotto dal novellatoart. 151 c.c.e la sentenza della Corte Cost. non sia più giustificabile il diniego, al coniuge cui fosse stata addebitata la separazione, di una tutela che assicuri la continuità dei mezzi di sostentamento che il defunto coniuge sarebbe stato tenuto a fornirgli;
che la motivazione del giudice delle leggi, se conduce ad equiparare con sicurezza la separazione per colpa a quella con addebito, non autorizza l’interprete a ritenere che sia residuata una differenza di trattamento per il coniuge superstite separato in ragione del titolo della separazione;
che se è possibile individuare contenuti precettivi ulteriori, essi riguardano esclusivamente il legislatore, autorizzato a disporre che il coniuge separato per colpa o con addebito abbia diritto alla reversibilità ovvero ad una quota, solo nella sussistenza di specifiche condizioni;
che invero, nonostante che la Corte costituzionale, nell’occasione indicata e in altre successive (sentt. nn. 1009 del 1988, 450 del 1989, 346 del 1993 e 284 del 1997) abbia giustificato le proprie pronunce anche con considerazioni legate alla necessità di assicurare la continuità dei mezzi di sostentamento che in caso di bisogno il defunto coniuge sarebbe stato tenuto a fornire all’altro coniuge separato per colpa o con addebito, il dispositivo della decisione dichiarativa dell’illegittimità costituzionale della norma esaminata non indica condizioni ulteriori, rispetto a quelle valevoli per il coniuge non separato per colpa, ai fini della fruizione della pensione;
che ad ambedue le situazioni è quindi applicabile laL. 21 luglio 1965, n. 903,art.22, il quale non richiede (a differenza che per i figli di età superiore ai diciotto anni, per i genitori superstiti e per i fratelli e sorelle del defunto, etc.), quale requisito per ottenere la pensione di reversibilità, la vivenza a carico al momento del decesso del coniuge e lo stato di bisogno ma unicamente l’esistenza del rapporto coniugale col coniuge defunto pensionato o assicurato;
che in definitiva, nella legge citata la ratio della tutela previdenziale è rappresentata dall’intento di porre il coniuge superstite al riparo dall’eventualità dello stato di bisogno, senza che tale stato di bisogno divenga (anche per il coniuge separato per colpa o con addebito) concreto presupposto e condizione della tutela medesima;
che non essendosi attenuta alla regola indicata, desumibile dallaL. 21 luglio 1965, n. 903,art.22, quale risultante dalla dichiarazione di incostituzionalità della L. 30 aprile 19659, n. 153, art. 24, la sentenza impugnata va cassata; e non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, può procedersi alla decisione nel merito, con l’accoglimento della domanda proposta da P.C. nei confronti dell’INPS;
che le spese seguono la soccombenza come da dispositivo.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, pronunciando nel merito, accoglie la domanda originaria. Condanna l’INPS al pagamento delle spese processuali dell’intero processo che liquida in complessivi Euro 2500 per il giudizio d’appello di cui Euro 1000 per diritti ed in Euro 2700 per il giudizio di legittimità, di cui 2500 per compensi professionali, oltre al 15% di spese generali ed accessori di legge. Conferma la liquidazione delle spese effettuata dal tribunale per il giudizio di primo grado.
Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 15 novembre 2017.
Depositato in Cancelleria il 2 febbraio 2018
23 febbraio 2018 /0 Commenti/da Fabrizio
http://www.studiolegalebeltramo.it/site/wp-content/uploads/2018/02/cassazione-corte.jpg 225 225 Fabrizio http://www.studiolegalebeltramo.it/site/wp-content/uploads/2016/02/beltramologo-300x1381-300x138.png Fabrizio2018-02-23 20:54:272018-04-14 17:31:27Pensione di reversibilità anche al separato "per colpa"
I messaggi Whatsapp costituiscono prove !
Ai sensi dell‘art. 234 cod. proc. pen. i dati informatici acquisiti dalla memoria del telefono (Sms, Messaggi WhatsApp, Messaggi di posta elettronica “scaricati” e/o conservati nella memoria dell’apparecchio cellulare) hanno natura di documenti. La Corte di Cassazione, quinta sez. penale, con la sentenza n. 1822/2018 entra nel merito di una questione oggi molto dibattuta come la natura giuridica dei vari strumenti di comunicazione legati all’innovazione tecnologica, ed in particolare ai più moderni cellulari.
La questione ormai è di grande attualità, poiché nell’era digitale è cambiato il modo di comunicare ed anche molte trattative di ordine commerciale si svolgono utilizzando tali strumenti. Nel caso di specie viene presentato ricorso alla Suprema Corte contro l’ordinanza del Tribunale di Imperia che, in funzione di giudice del riesame, aveva confermato il decreto di sequestro probatorio disposto dal PM nei confronti di un’indagata per reati fallimentari avente ad oggetto, tra l’altro, le e-mail spedite e ricevute da account in uso all’indagata, nonché il telefono cellulare del tipo smartphone, successivamente restituito previa estrazione di copia integrale dei dati informatici memorizzati (sms, messaggi WhatsApp, e-mail).
La Suprema Corte chiarisce che i dati informatici acquisiti dalla memoria del telefono (sms, messaggi whatsApp, messaggi di posta elettronica “scaricati” e/o conservati nella memoria dell’apparecchio cellulare) hanno natura di documenti ai sensi dell’art. 234 cod. proc. pen. Di conseguenza la relativa attività acquisitiva non soggiace né alle regole stabilite per la corrispondenza, né alla disciplina delle intercettazioni telefoniche.
Secondo l’insegnamento della Corte di legittimità non è applicabile la disciplina dettata dall’art. 254 cod. proc. pen. con riferimento a messaggi WhatsApp e SMS rinvenuti in un telefono cellulare sottoposto a sequestro, in quanto questi testi non rientrano nel concetto di “corrispondenza”, la cui nozione implica un’attività di spedizione in corso o comunque avviata dal mittente mediante consegna a terzi per il recapito (v. Sez. 3, n. 928 del 25/11/2015).
La doglianza sollevata dalla difesa in merito alla acquisizione di copia anche di documenti non rilevanti e, comunque, non sequestrabili siccome non pertinenti al reato o addirittura relativi al mandato difensivo, non inficia, secondo la Corte la validità del provvedimento di sequestro, per cui diventa irrilevante. Infine, in merito alla questione del sequestro di informazioni scambiate tra indagata e difensore, è sufficiente osservare che, non vertendosi in tema di sequestro di corrispondenza per le ragioni esposte in precedenza , è del tutto inopportuno il richiamo al divieto di cui all’art. 103 comma 6 cod. proc. pen.
2 febbraio 2018 /0 Commenti/da alessandra
http://www.studiolegalebeltramo.it/site/wp-content/uploads/2018/02/WHATSAPP.jpg 225 225 alessandra http://www.studiolegalebeltramo.it/site/wp-content/uploads/2016/02/beltramologo-300x1381-300x138.png alessandra2018-02-02 10:17:092018-02-02 10:23:15I messaggi Whatsapp costituiscono prove !
http://www.studiolegalebeltramo.it/site/wp-content/uploads/2017/12/assegno-di-divorzio-separazione.jpg 225 225 Fabrizio http://www.studiolegalebeltramo.it/site/wp-content/uploads/2016/02/beltramologo-300x1381-300x138.png Fabrizio2017-12-28 10:04:392018-04-14 17:56:52Nuovi criteri per l'assegno divorzile
Il Biotestamento con 180 Sì è Legge dello Stato
Il Biotestamento, dopo uno stallo durato otto mesi e forti tensioni all’interno della maggioranza, appelli di senatori a vita e sindaci di tutta Italia, incassa il via libera definitivo dell’aula di Palazzo Madama e diventa legge dello Stato. La legge che regola il fine vita è stata approvata con 180 sì, 71 contrari e sei astensioni.
I dirigenti dell’associazione Coscioni hanno assistito dalla tribuna dell’Aula del Senato alla conclusione dell’esame sul biotestamento. Il presidente del Senato ha rivolto loro un saluto durante i lavori di Aula: “Pur nella diversità delle opinioni, di fronte a noi dobbiamo tener presente la vita reale delle persone, i loro bisogni, le loro sofferenze, le loro aspettative. Possiamo dire di aver assolto al nostro compito quando, in coscienza, decidiamo secondo criteri di responsabilità, cercando tutti insieme la strada di maggior condivisione possibile anche sulle questioni più divisive”: così Pietro Grasso, nel corso del tradizionale scambio di auguri di fine anno con la stampa parlamentare, commentando l’approvazione del biotestamento.
Con gli occhi gonfi di lacrime, non solo la madre e la fidanzata di Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo, ma anche la pm Tiziana Siciliano e il pubblico presente, hanno guardato le immagini del filmato de Le Iene, nel quale si vede l’agonia della sua condizione di cieco e tetraplegico e anche una sua crisi respiratoria. “Andrò via col sorriso perché vivo nel dolore” sono alcune delle parole di Fabo.
Davanti alla Corte d’Assise di Milano (presidente Ilio Mannucci Pacini), composta anche da giurati popolari, anche loro a tratti visibilmente commossi, sono state proiettate in aula, come chiesto dai pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini (avevano chiesto l’archiviazione dell’accusa per Cappato, ma è poi stato il gip a disporre l’imputazione coatta), parti del filmato integrale di circa due ore dell’intervista rilasciata da Antoniani, morto col suicidio assistito il 27 febbraio scorso in una clinica svizzera, a Giulio Golia, inviato del programma tv e che è stato ascoltato come teste durante la visione del video. “Alla Procura interessa fare chiarezza su quelle che erano le condizioni di Antoniani e sulle sue volontà”, ha spiegato il pm Siciliano che mentre venivano trasmesse le immagini aveva gli occhi bagnati dalle lacrime, così come la fidanzata di Fabo, Valeria, e la madre, Carmen, e anche gran parte delle persone presenti nell’aula, tra cui molti cronisti.
Le persone “sottoposte a sofferenze terribili con malattie irreversibili“, come Fabiano Antoniani, hanno “il diritto di scegliere come morire, è un diritto umano fondamentale” e “per me era un dovere aiutare Fabiano, sono responsabile di averlo aiutato”: così, interrogato nel processo per aiuto al suicidio, Marco Cappato, precisando però di non aver “rafforzato il suo intento”. Fabo, ha raccontato, “mi diceva ‘se non mi aiuti, uno che mi spara lo trovo'”.
LEGGE SUL BIOTESTAMENTO IN 10 PUNTI
15 dicembre 2017 /0 Commenti/da alessandra
http://www.studiolegalebeltramo.it/site/wp-content/uploads/2017/12/biotestamento-legge-approvata.jpg 225 225 alessandra http://www.studiolegalebeltramo.it/site/wp-content/uploads/2016/02/beltramologo-300x1381-300x138.png alessandra2017-12-15 10:31:362017-12-15 10:38:29Il Biotestamento con 180 Sì è Legge dello Stato
Padre assente, paga i danni al figlio
Padre assente: non basta assolvere al dovere del mantenimento, se il padre risulta assente dalla vita del figlio è tenuto al risarcimento del danno fin dalla nascita. Lo ha affermato il tribunale di Cassino, con la recente e interessante sentenza (n. 832/2016 qui sotto allegata) condannando un papà a risarcire alla figlia, naturale, ormai adolescente, 52.000 euro a titolo di danno non patrimoniale per non essere stato praticamente mai presente nel corso della sua vita, pur essendo in regola con il pagamento del mantenimento.
Quanto alla richiesta di risarcimento danni per abbandono del minore da parte di un padre assente, la questione si inserisce, afferma il giudice, nella più vasta problematica della responsabilità aquiliana nei rapporti familiari oggetto di una rielaborazione condotta sotto il profilo della tutela dei diritti fondamentali della persona.
Da tempo, in merito, la giurisprudenza ha enucleato la nozione di “illecito endofamiliare”, secondo la quale, la violazione dei relativi doveri familiari nel caso in cui la stessa provochi la lesione di diritti costituzionalmente protetti, può integrare gli estremi dell’illecito civile e dare luogo ad un’autonoma azione volta al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell’art. 2059 c.c. E in tale ambito non può che rientrare il disinteresse dimostrato da un genitore nei confronti di un figlio, che, ha spiegato il tribunale, “determina un’immancabile ferita di quei diritti nascenti dal rapporto di filiazione, che trovano nella carta costituzionale e nelle norme di natura internazionale recepite nel nostro ordinamento un elevato grado di riconoscimento e di tutela”.
Nel caso di specie, sebbene la minore apparisse serena e con un percorso evolutivo sostanzialmente regolare, ha osservato il giudice, “il Ctu ha sottolineato le possibili problematiche nell’evoluzione della crescita psicologica e quelle, nella vita da adulta, attinenti alla formazione di rapporti sani e durevoli con l’altro sesso”.
È chiaro, dunque, prosegue la decisione, che il padre “è figura sostanzialmente del tutto assente nella vita della figlia e, pur rispettando l’obbligo al mantenimento, si è limitato a vederla in rarissime occasioni, dietro palese sollecitazione del giudice, ma non facendo nulla per instaurare un normale legame affettivo addirittura delegando l’incombenza alle di lui madre e sorella”.
E la privazione della figura genitoriale paterna, quale punto di riferimento fondamentale soprattutto nella fase della crescita, “integra un fatto generatore di responsabilità aquiliana c.d. endofamiliare la cui prova, secondo la S.C., può essere offerta sulla base anche di soli elementi presuntivi, considerando la particolare tipologia di danno non patrimoniale, consistente nella integrale perdita del rapporto parentale che ogni figlio ha diritto di realizzare con il proprio genitore e che deve essere risarcita per il fatto in sè della lesione (cfr. Cass. n. 16657/2014)”.
Per cui, la liquidazione di siffatto danno non patrimoniale non può che essere equitativa stante “l’obiettiva impossibilità o particolare difficoltà di fornire la prova del quantum debeatur” e va liquidata, ha concluso la sentenza in 52mila euro, pari a 4mila euro all’anno dalla nascita ad oggi.
Leggi la sentenza: sentenza-tribunale-cassino
Fonte Studio Cataldi: “Il padre assente paga i danni al figlio dalla nascita”
7 ottobre 2017 /0 Commenti/da alessandra
http://www.studiolegalebeltramo.it/site/wp-content/uploads/2016/10/padre-figlia.jpg 225 225 alessandra http://www.studiolegalebeltramo.it/site/wp-content/uploads/2016/02/beltramologo-300x1381-300x138.png alessandra2017-10-07 10:19:202017-12-03 18:30:26Padre assente, paga i danni al figlio
http://www.studiolegalebeltramo.it/site/wp-content/uploads/2017/05/divorzio-assegno-1.jpeg 225 225 alessandra http://www.studiolegalebeltramo.it/site/wp-content/uploads/2016/02/beltramologo-300x1381-300x138.png alessandra2017-05-22 19:05:262017-12-03 18:37:32Assegno di mantenimento e assegno divorzile
Casa in comodato alla nuora dopo la separazione
La Corte di Cassazione, con la pronuncia n. 21467/ 2016 della III sezione civile, ritorna sull’argomento della casa data in comodato ai coniugi: in caso di separazione e assegnazione della casa coniugale alla moglie-nuora, la casa resta in uso alla nuora.
Qualora i genitori del marito, come spesso accade, al momento del matrimonio o successivamente, abbiano concesso in comodato al figlio e alla nuora la propria casa di proprietà, al momento della separazione rischiano di dover aspettare molti anni prima di rientrarne in possesso.
Se infatti la casa coniugale è assegnata alla moglie collocataria dei figli minori, i suoceri dovranno attendere che vengano meno le necessità familiari che avevano determinato il comodato: ovvero, come minimo, la maggiore età dei nipoti.
Già le stesse Sezioni Unite, con la sent. 13603/2004, stabilivano che “ove il comodato di un bene immobile sia stato stipulato senza limiti di durata in favore di un nucleo familiare già formato o in via di formazione, si versa nell’ipotesi del comodato a tempo indeterminato, caratterizzato dalla non prevedibilità del momento in cui la destinazione del bene verrà a cessare“.
Infatti, in tal caso, per effetto della concorde volontà delle parti, si è impresso allo stesso un vincolo di destinazione alle esigenze abitative familiari idoneo a conferire all’uso il carattere implicito della durata del rapporto, anche oltre la crisi coniugale e senza possibilità di far dipendere la cessazione del vincolo esclusivamente dalla volontà “ad nutum” del comodante, a cui resta salva la facoltà di chiedere la restituzione nell’ipotesi di sopravvenienza di un bisogno urgente e non prevedibile.
Ne deriva che il rapporto, sorto per uso determinato, abbia una durata determinabile per relationem, con applicazione delle regole che disciplinano la destinazione della casa familiare, indipendentemente dunque dall’insorgere di una crisi coniugale ed è destinato a persistere o a venir meno con la sopravvivenza o il dissolversi delle necessità familiari che avevano legittimato l’assegnazione dell’immobile.
Puoi leggere la sentenza cliccando qui: sentenza n. 21467/2016
18 marzo 2017 /0 Commenti/da alessandra
http://www.studiolegalebeltramo.it/site/wp-content/uploads/2016/10/casa-in-comodato-dopo-separaziome.jpg 225 225 alessandra http://www.studiolegalebeltramo.it/site/wp-content/uploads/2016/02/beltramologo-300x1381-300x138.png alessandra2017-03-18 11:56:092017-12-03 18:31:11Casa in comodato alla nuora dopo la separazione