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Timestamp: 2018-10-17 12:46:30+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 330', 'art. 85', 'art. 82']

Atto giudiziario: individuare il domicilio del destinatario spetta al notificante. – Noi Radiomobile™
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Atto giudiziario: individuare il domicilio del destinatario spetta al notificante.
Posted on 8 aprile 2015 AuthorNoi RadiomobileLeave a comment
(Consiglio di Stato, sez. III, sentenza 11.02.2015, n. 725)
Il G.A. di secondo grado si esprime in materia di notifica di atti giudiziari, individuando la portata degli oneri a carico del notificante.
Il giudicante muove dal principio per il quale la notificazione di un atto deve considerarsi perfezionata, per il notificante, nel momento della richiesta all’Ufficiale Giudiziario e, per il destinatario, in quello della ricezione della copia di esso.
Sotto il primo profilo, la sentenza chiarisce che l’indicazione del domicilio effettivo del notificando attiene al momento perfezionativo del procedimento per il notificante.
In particolare, nel caso di specie, in cui si controverte della notifica di un atto d’appello avverso sentenza Tar, muovendo dal disposto dell’art. 28, comma 2, legge n. 1034/71, in materia di notifica dell’atto di impugnazione, applicabile ratione temporis, nella parte in cui fa rinvio all’art. 330 del c.p.c. (che, a sua volta prevede la notificazione dell’atto “presso il procuratore costituito o nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto per il giudizio”), il Collegio precisa che l’indicazione del luogo di consegna dell’atto costituisce un requisito essenziale all’identificazione del destinatario di essa e che tale requisito deve essere assicurato con l’indicazione del domicilio professionale del procuratore, da parte del soggetto che richiede la notifica.
L’accertamento de quo, in quanto essenziale alla validità della richiesta di notifica, resta a carico del notificante e deve essere soddisfatto tanto con il previo riscontro dagli atti del giudizio, quanto, e soprattutto, presso l’albo professionale, che rappresenta la fonte legale di conoscenza del domicilio degli iscritti e nel quale il procuratore ha l’obbligo di fare annotare i mutamenti della sua sede.
Lo zelo dell’Ufficiale Giudiziario (non dovuto) nel ricercare il destinatario non vale perciò ad escludere il collegamento causale tra l’esito negativo della notifica e l’inadempimento del notificante rispetto all’onere preventivo di verifica del domicilio del notificando.
E’ tracciata dunque una linea di confine netta tra la diligenza dell’Ausiliario del Giudice e gli obblighi professionali dell’Avvocato: non può richiedersi al primo l’espletamento di un’attività di parte, che ricade, invece, nella scrupolosa osservanza del mandato conferito al Legale.
Sentenza 29 gennaio – 11 febbraio 2015, n. 725
Resistono con controricorso, degli appellati, A.I.A.S. Onlus Associazione Italiana Assistenza Spastici, Studio Polidiagnostico Persico e Primi s.r.l. e Provincia Religiosa SS. Apostoli Pietro e Paolo – Opera Don Orione, nonché alcuni intervenienti ad opponendum, eccependo in via preliminare l’inammissibilità dell’impugnazione sotto diversi profili, nonché, in subordine, l’infondatezza della stessa.
Sulla base dei principii sopra enunciati (per i quali v. Cass. civ., sez. un., 19 febbraio 2009, n. 3960), il perfezionamento della notifica per il notificante non può dirsi nel caso all’esame realizzato con la consegna all’ufficiale giudiziario dell’atto di appello nell’ultimo giorno utile per la notifica (8 novembre 2008), mancando in esso il predetto requisito essenziale per la identificazione del destinatario e cioè l’individuazione del domicilio effettivo dello stesso, da riconoscersi nel suo studio di Napoli, Via Tino da Camaino, 3 e non in quello erroneamente indicato di Napoli, Via Cimarosa, 69, ove infatti la notifica nello stesso giorno tentata dall’ufficiale giudiziario non è andata a buon fine.
E’ vero che successivamente è stata fissata (d’ufficio) l’udienza di discussione del ricorso n. 9109/2008, per connessione con il ricorso n. 7790/2010. Ma la comunicazione della fissazione è stata fatta alle parti il 28 luglio 2014, vale a dire quando era ormai scaduto il termine della perenzione (180 giorni a decorrere dal 2 dicembre 2010) e dunque il ricorso era insanabilmente perento. Va notato che l’art. 85, comma 9, c.p.a., dispone che la perenzione può essere dichiarata (oltre che con decreto decisorio) anche con sentenza, se viene accertata all’udienza di discussione; tale disposizione indirettamente conferma ciò che comunque si ricava dal sistema, ossia che la sopravvenuta fissazione dell’udienza non sana la perenzione che si sia già verificata.
Altro si direbbe, probabilmente, di un provvedimento di fissazione che intervenisse dopo la comunicazione del preavviso di perenzione di cui all’art. 82, c.p.a., ma prima che fosse scaduto il termine che per suo effetto grava sulla parte.
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