Source: https://blogs.dlapiper.com/regulatory-ita/2014/04/09/bonifica-per-fasi-e-per-lotti-da-quando-e-ammissibile/
Timestamp: 2019-08-22 00:19:27+00:00
Document Index: 3564576

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 40', 'art. 242', 'art. 242', 'sentenza ', 'art. 40', 'sentenza ', 'sentenza ']

Bonifica per fasi e per lotti – da quando è ammissibile? » Sviluppo e Territorio
« L’Italia recepisce la Direttiva RAEE
Disciplina AEE – Decreto legislativo n. 27/2014 »
Pubblichiamo di seguito il commento di Federico Vanetti e Carmen Chierchia alla sentenza del TAR Basilicata, Sez. I, dell’8 maggio 2013, n. 252 in tema di bonifiche e risanamento ambientale apparso sulla Rivista Giuridica dell’Ambiente, Fasc. 6 -2013. Nel commento si valuta la possibilità di riconoscere la legittimità di bonifiche per fasi e per lotti realizzate anche prima della modifica al Codice dell’Ambiente che ha formalmente introdotto tale procedura. Inoltre, l’articolo offre anche alcuni spunti di riflessione sulle modalità di gestione dei superamenti di CSC interni ai siti.
TAR Basilicata, Sez. I, 8 maggio 2013, n. 252 – Massima
“Il procedimento di approvazione di un intervento di bonifica si conclude con un provvedimento espresso dell’Autorità procedente mentre, nell’ambito di tale procedimento, il verbale della Conferenza di servizi costituisce un atto di natura endoprocedimentale. Pertanto, se nelle more dell’approvazione da parte dell’Autorità competente del verbale della Conferenza di servizi intervenga una modifica normativa, la delibera di approvazione del verbale ben potrà recepire i nuovi precetti di legge (nella fattispecie, la Conferenza di servizi ha autorizzato l’avvio di un progetto pilota nell’ambito di un più ampio intervento di bonifica prima dell’entrata in vigore dell’art. 40, comma 5, del decreto-legge 6 dicembre 2011 n. 201 convertito nella legge 22 dicembre 2011, n. 214 che ha modificato l’art. 242, comma 7, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 introducendo la possibilità di articolare il progetto di bonifica per fasi distinte. Tale modifica normativa, tuttavia, è stata correttamente recepita nel provvedimento di Giunta Municipale emanato successivamente all’entrata in vigore della nuova normativa).
Diversamente dalla precedente disciplina di cui al decreto ministeriale 25 ottobre 1999, n. 471, gli artt. 240, lett.c), e), f) e p) e art. 242, comma 7, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 prevedono che il progetto di bonifica deve essere redatto soltanto nel caso risultino superati i valori di CSR, in quanto soltanto in tal caso il sito è qualificato come « contaminato », mentre definisce « sito non contaminato » quello in cui sono stati rilevati valori superiori di CSC e non di CSR. Fa eccezione il caso previsto dall’Allegato 1 al titolo V della parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 nella parte in cui prescrive che nel «punto di conformità» delle acque sotterranee, cioè nel punto a valle idrogeologico della sorgente di inquinamento «fissato non oltre i confini del sito contaminato oggetto di bonifica», per ciascuna sostanza contaminante devono essere rispettati i valori di CSC”.
La sentenza in commento offre due spunti di riflessione su alcuni peculiari aspetti della disciplina sulle bonifiche introdotta dal D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii.
La pronuncia del T.A.R. Basilicata ha analizzato la legittimità di un complesso iter procedurale per l’approvazione di un progetto di bonifica che, recependo la novità normativa introdotta dal D.L. 201 del 6 dicembre 2011 (c.d. Decreto “Salva Italia”), ha consentito la possibilità di attuare gli interventi per lotti, anticipando un primo progetto pilota.
La possibilità di suddividere il progetto di bonifica in lotti o in fasi temporali è oggi espressamente prevista dall’articolo 242, comma 7, del D.Lgs. 152/2006, per come recentemente modificato.
A prescindere dalle questioni relative al rapporto tra l’atto endoprocedimentale e il provvedimento conclusivo del procedimento e, quindi dall’applicazione del principio tempus regit actum è opportuno chiedersi se un intervento di bonifica per fasi o lotti sia divenuto possibile solo a seguito della novella legislativa introdotta dall’art. 40, comma 5, del decreto 201/2011 convertito nella L. 214 del 22 dicembre 2011, ovvero se fosse già ammissibile anche precedentemente.
Sebbene la normativa previgente non contemplasse espressamente tale possibilità, è altresì vero che l’ordinamento giuridico non ne sanciva neppure un espresso divieto. Ragioni di logica e di praticità inducevano già in passato a giustificare l’esecuzione degli interventi di bonifica particolarmente complessi per fasi, in particolare, quando i progetti riguardavano aree molto estese con destinazioni urbanistiche differenti a cui corrispondevano obiettivi qualitativi diversi, ovvero aree caratterizzate da livelli di contaminazione non omogenei che richiedevano l’applicazione di tecniche di bonifica differenti.
Tali ragioni, pertanto, nel silenzio della norma, potevano essere di per sé sufficienti a giustificare un intervento di bonifica per fasi. Da qui l’idea che la modifica normativa introdotta nel 2011 non rappresentasse tanto una novità quanto, invece, esplicitasse chiaramente una procedura che poteva già trovare applicazione anche in precedenza.
Tuttavia, la sentenza in commento, ancorandosi agli aspetti procedurali e ai principi interpretativi della successione di norme nel tempo, sembrerebbe invece attribuire alla modifica legislativa intervenuta recentemente un valore sostanziale e innovativo.
Il secondo spunto di riflessione offerto dalla sentenza in commento, invece, riguarda gli obiettivi di bonifica delle acque di falda.
Come noto, a seguito della modifiche introdotte dal D.Lgs. 4/2008, i valori limite di concentrazione ammessi nelle acque di falda a confine del sito devono necessariamente corrispondere alle CSC, anziché alle CSR, come, invece, è richiesto dall’articolo 240 del D.Lgs. 152/2006 per la contaminazione dei suoli.
Tale previsione rappresenta una eccezione ed è idonea ad incidere sulle definizioni di «sito contaminato» e di «sito potenzialmente contaminato».
Tuttavia, è bene osservare che il rispetto delle CSC per le acque di falda è richiesto a confine e, quindi, non può escludersi il caso di possibili superamenti all’interno del sito che si normalizzano proprio a confine.
Ricorrendo tale ipotesi, occorre domandarsi se i superamenti delle CSC interni al sito debbano comunque essere gestiti attraverso l’analisi di rischio e il calcolo delle CSR, oppure se ciò non sia necessario, attesa la conformità a confine.