Source: http://www.geometra.info/normativa/ministero-dellambiente-e-della-tutela-del-territorio-e-del-mare-decreto-8-novembre-2010-n-260-regolamento-recante-i-criteri-tecnici-per-la-classificazione-dello-stato-dei-corpi-idrici-superfic/
Timestamp: 2019-02-21 00:42:22+00:00
Document Index: 4534659

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art.  117', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 116', 'art.  79', 'art.  82', 'art.  77', 'arte\n152', 'art. 75', 'art. 17']

MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE - DECRETO 8 novembre 2010, n. 260 - Regolamento recante i criteri tecnici per la classificazione dello stato dei corpi idrici superficiali, per la modifica delle norme tecniche del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, predisposto ai sensi dell'articolo 75, comma 3, del medesimo decreto legislativo. (11G0035) - (GU n. 30 del 7-2-2011 | Geometra.info
<ORDINANZA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 4 dicembre 2010
AUTORITA’ PER LA VIGILANZA SUI CONTRATTI PUBBLICI DI LAVORI, SERVIZI E FORNITURE – DELIBERAZIONE 2 dicembre 2010>
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE – DECRETO 8 novembre 2010, n. 260 – Regolamento recante i criteri tecnici per la classificazione dello stato dei corpi idrici superficiali, per la modifica delle norme tecniche del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, predisposto ai sensi dell’articolo 75, comma 3, del medesimo decreto legislativo. (11G0035) – (GU n. 30 del 7-2-2011
MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE - DECRETO 8 novembre 2010, n. 260 - Regolamento recante i criteri tecnici per la classificazione dello stato dei corpi idrici superficiali, per la modifica delle norme tecniche del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, predisposto ai sensi dell'articolo 75, comma 3, del medesimo decreto legislativo. (11G0035) - (GU n. 30 del 7-2-2011 - Suppl. Ordinario n.31) note: Entrata in vigore del provvedimento: 22/02/2011
DECRETO 8 novembre 2010 , n. 260
Regolamento recante i criteri tecnici per  la  classificazione  dello
stato dei corpi idrici superficiali,  per  la  modifica  delle  norme
tecniche del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme
in materia ambientale, predisposto ai sensi dell’articolo  75,  comma
3, del medesimo decreto legislativo. (11G0035)
Vista la direttiva 2000/60/CE del Parlamento e del Consiglio del 23
ottobre 2000 che istituisce un quadro  per  l’azione  comunitaria  in
materia di acque e, in particolare, l’Allegato V;
Visti l’articolo 13 ed il relativo  allegato  VII  della  direttiva
quadro che prevedono che il piano di gestione del bacino  idrografico
comprenda anche le  informazioni  relative  allo  stato  ecologico  e
chimico delle acque superficiali;
Visto il decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 recante “Norme in
materia ambientale” e successive  modificazioni  e,  in  particolare,
l’articolo 75, comma 3, che prevede  l’adozione  di  regolamenti,  ai
su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio,
previa intesa con la Conferenza  Stato-regioni,  per  modificare  gli
allegati alla parte terza dello stesso decreto legislativo  3  aprile
Ritenuta la necessita’ di  adeguare  in  particolare  il  punto  2,
lettera A.4, rubricato “Classificazione e presentazione  dello  stato
ecologico” dell’allegato 1  della  parte  terza  del  citato  decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni, al fine
di   renderlo   conforme   agli   obblighi   comunitari,   attraverso
l’inserimento dei criteri tecnici per la classificazione dello  stato
dei corpi idrici superficiali;
Tenuto conto delle linee guida del 27 novembre 2003, emanate  dalla
Commissione Europea, che forniscono  criteri  tecnici  sull’approccio
alla classificazione dello stato ecologico e del potenziale ecologico
Tenuto conto della decisione della Commissione del 30 ottobre  2008
che istituisce a norma della direttiva  2000/60/CE,  i  valori  della
classificazione  dei  sistemi  di  monitoraggio  degli  Stati  membri
risultanti dall’esercizio di intercalibrazione;
Visto il decreto-legge 30 dicembre 2008, n.  208,  recante  “misure
dell’ambiente” convertito dalla legge 27 febbraio 2009, n. 13;
Considerata l’esigenza di  validare  i  metodi  di  classificazione
riportati nell’allegato 1 al presente decreto attraverso un’attivita’
di coordinamento tra il Ministero dell’ambiente e  della  tutela  del
territorio e del mare, l’ISPRA, il CNR-IRSA, il  CNR-ISE,  l’ISS,  le
Autorita’ di bacino di rilievo nazionale, le regioni  e  le  province
Acquisite le  proposte  tecniche  dell’Istituto  superiore  per  la
protezione e la ricerca ambientale (ISPRA)  prot.  n.  041556  del  2
ottobre 2009 e prot. n. 044779 del 2 novembre 2009, dell’Istituto  di
ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-IRSA)
prot. n. 0005371 del 17 novembre 2009, dell’Istituto  per  lo  studio
degli ecosistemi del Consiglio  nazionale  delle  ricerche  (CNR-ISE)
prot. n. 0002015 del 28  ottobre  2009,  dell’Istituto  superiore  di
sanita’ prot. n. 0052398 del 27 ottobre 2009, dell’Agenzia  nazionale
per  le  nuove  tecnologie,  l’energia  e   lo   sviluppo   economico
sostenibile (ENEA) prot. ENEA/2009/66271/BIOTECAMB  del  14  dicembre
2009, dell’Ispettorato generale del Corpo forestale dello Stato (CFS)
prot. n. 7475 del 1°  ottobre  2009;  dell’ARPA  Lombardia  prot.  n.
170471 del 17 dicembre 2009;
Acquisita l’intesa  rep.  n.  37/CSR  del  29  aprile  2010,  della
province autonome di Trento e Bolzano;
consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 12 luglio 2010 n.
3145/2010;
effettuata con nota prot. n. 6616/DAGL 6.3.4/2008/15 del 16 settembre
2010 ai sensi della legge 23 agosto 1988, n. 400;
1. L’allegato 1 della parte terza del decreto legislativo 3  aprile
2006, n152, e successive modificazioni, e’ sostituito con  l’Allegato
1 del presente decreto, che modifica, in  particolare,  il  punto  2,
lettera A.4 dello stesso allegato.
2. Restano ferme le disposizioni sull’attivita’ di monitoraggio  da
eseguire secondo le indicazioni di cui al punto A.3  dell’allegato  1
della parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 anche
per gli elementi di qualita’ per i quali non sono stati individuati i
metodi di classificazione.
3. Fatto salvo quanto stabilito nell’allegato di cui  al  comma  1,
l’ISPRA predispone un manuale per  la  raccolta  delle  metodiche  di
riferimento  da  utilizzare  per  la  classificazione   dello   stato
ecologico dei  corpi  idrici  e  mette  a  disposizione  sul  Sistema
informativo nazionale per la tutela delle acque italiane (SINTAI)  le
liste tassonomiche e gli eventuali aggiornamenti cui far  riferimento
per gli elementi di qualita’ biologica previsti nell’ allegato 1  del
– La Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e  del
Consiglio, del 23 ottobre 2000, che  istituisce  un  quadro
per l’azione comunitaria in materia di acque, e’ pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale n. L 327 del 22 dicembre 2000.
– Si riporta il testo del comma  3,  dell’articolo  75,
del decreto legislativo 3  aprile  2006,  n.  152,  recante
“Norme in materia ambientale”,  pubblicato  nella  Gazzetta
Ufficiale 14 aprile 2006, n. 88, S.O.:
«3. Le prescrizioni tecniche necessarie  all’attuazione
Allegati al decreto stesso e con  uno  o  piu’  regolamenti
e  della  tutela  del  territorio  previa  intesa  con   la
possono altresi’ essere modificati gli Allegati alla  parte
terza del presente decreto  per  adeguarli  a  sopravvenute
esigenze   o   a   nuove   acquisizioni   scientifiche    o
– Si riporta il testo del comma  3,  dell’articolo  17,
del Consiglio  dei  Ministri”,  pubblicata  nella  Gazzetta
– Si  riporta  il  testo  del  punto  2,  lettera  A.4,
dell’allegato 1, della  parte  terza,  del  citato  decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152:
«A.4.  Classificazione  e  presentazione  dello   stato
A.4.1. Comparabilita’ dei  risultati  del  monitoraggio
i)  Il  Ministero  dell’ambiente  e  della  tutela  del
territorio,  avvalendosi  dell’Agenzia  per  la  protezione
dell’ambiente e per i servizi tecnici e degli  Istituti  di
ricerca sulle acque, conformemente alle disposizioni  della
Direttiva   2000/60/CE,   istituisce   dei   programmi   di
monitoraggio  per  stimare  i  valori  degli  elementi   di
qualita’ biologica specificati per  ciascuna  categoria  di
acque  superficiali  o  per  i  corpi  idrici  superficiali
fortemente  modificati  o  artificiali.  Nell’applicare  ai
corpi  idrici  fortemente  modificati  o   artificiali   la
procedura sotto esposta, i riferimenti allo stato ecologico
vanno intesi come riferimenti al potenziale ecologico. Tali
sistemi possono basarsi su determinate specie o  gruppi  di
specie rappresentativi dell’elemento  qualitativo  nel  suo
A.4.2. Presentazione dei risultati del  monitoraggio  e
classificazione dello stato e del potenziale ecologici
i) Per le varie categorie  di  acque  superficiali,  lo
stato  ecologico  del  corpo   idrico   in   questione   e’
classificato in base al piu’ basso dei  valori  riscontrati
durante   il   monitoraggio   biologico   e   fisicochimico
relativamente  ai   corrispondenti   elementi   qualitativi
classificati secondo la prima  colonna  della  tabella  qui
riportata. Per il  territorio  di  competenza,  le  regioni
forniscono una mappa che riporta la  classificazione  dello
stato ecologico di ciascun corpo idrico secondo  lo  schema
cromatico delineato nella seconda  colonna  della  medesima
tabella per rispecchiare  la  classificazione  dello  stato
ecologico del corpo idrico. Tali dati sono parte integrante
delle   informazioni   fornite   ai   sensi   del   decreto
ministeriale 19 agosto 2003 e devono essere  trasmesse  con
frequenza annuale  secondo  le  modalita’  individuate  nel
Classificazione dello stato ecologico      Schema cromatico
elevato                           blu
buono                           verde
sufficiente                        giallo
scarso                         arancione
cattivo                          rosso
ii)  Per  i  corpi  idrici  fortemente   modificati   o
artificiali, il potenziale ecologico del  corpo  idrico  in
questione e’ classificato in base al piu’ basso dei  valori
riscontrati   durante   il   monitoraggio    biologico    e
fisico-chimico  relativamente  ai  corrispondenti  elementi
qualitativi classificati secondo  la  prima  colonna  della
tabella qui riportata. Per ciascun distretto idrografico le
regioni forniscono una mappa che riporta la classificazione
del potenziale ecologico di ciascun corpo idrico secondo lo
schema cromatico delineato, per i corpi idrici artificiali,
nella seconda colonna della medesima tabella e, per  quelli
fortemente modificati, nella terza. Tali  dati  sono  parte
integrante delle informazioni fornite ai sensi del  decreto
del potenziale    Schema cromatico
ecologico         Corpi idrici artificiali   Corpi idrici fortemente
buono e oltre     Rigatura uniforme verde    erigatura uniforme verde
grigio chiaro              e grigio scuro
sufficiente       Rigatura uniforme giallo   erigatura uniforme
grigio chiaro              giallo e grigio scuro
scarso            Rigatura uniforme          erigatura uniforme
arancione grigio chiaro    arancione e grigio
cattivo           Rigatura uniforme rosso    erigatura uniforme rosso
iii) Le regioni indicano inoltre,  con  un  punto  nero
sulla mappa, i corpi idrici per cui  lo  stato  o  il  buon
potenziale ecologico non e’ stato  raggiunto  a  causa  del
mancato soddisfacimento di uno o  piu’  degli  standard  di
qualita’  ambientale  fissati  per  il  corpo   idrico   in
questione relativamente a determinati inquinanti  sintetici
e non sintetici.
A.4.3. Presentazione dei risultati del  monitoraggio  e
classificazione dello stato chimico
i) Il corpo idrico che soddisfa tutti gli  standard  di
qualita’  ambientale  fissati  nel  presente  allegato   e’
classificato «in buono stato chimico». In caso negativo, il
corpo e’ classificato come corpo cui non e’ riconosciuto il
buono stato chimico. Per l’area territoriale di competenza,
le regioni forniscono una mappa che indica lo stato chimico
di  ciascun  corpo  idrico  secondo  lo  schema   cromatico
delineato nella seconda colonna della tabella qui riportata
per rispecchiare la classificazione dello stato chimico del
corpo idrico.
Classificazione dello stato chimico        Schema cromatico
Buono                                      blu
Mancato conseguimento dello stato buono    rosso
ii) Tali dati sono parte integrante delle  informazioni
fornite ai sensi del decreto ministeriale 19 agosto 2003  e
devono essere trasmesse dalle regioni con frequenza annuale
secondo le modalita’ individuate nel medesimo decreto.
iii) Sulla base delle  informazioni  di  cui  ai  punti
precedenti, ai fini  della  trasmissione  alla  Commissione
Europea da parte del Ministero dell’ambiente e della tutela
del territorio, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e
per i servizi tecnici (APAT) elabora, su scala di distretto
idrografico, i dati trasmessi dalle regioni.”
– Il decreto-legge 30 dicembre 2008,  n.  208,  recante
“Misure straordinarie in materia di risorse  idriche  e  di
protezione  dell’ambiente”,  convertito   in   legge,   con
modificazioni, dall’art. 1, comma 1, L. 27  febbraio  2009,
n. 13, e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  31  dicembre
2008, n. 304.
– Il punto 2, lettera A.4, dell’allegato 1, della parte
terza, del citato decreto legislativo  3  aprile  2006,  n.
152, e’ riportato nelle note alle premesse.
– Si riporta il testo del punto A.3,  dell’allegato  1,
della parte terza, del citato decreto legislativo 3  aprile
2006, n. 152, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 14 aprile
2006, n. 88, S.O.:
«A.3. Monitoraggio  dello  stato  ecologico  e  chimico
A.3.1. Parte generale
A.3.1.1. Tipi di monitoraggio
Il monitoraggio si articola in
Le Regioni sentite le Autorita’ di  bacino  nell’ambito
del  proprio  territorio  definiscono   un   programma   di
monitoraggio di sorveglianza e un programma di monitoraggio
I programmi di monitoraggio hanno valenza sessennale al
fine di  contribuire  alla  predisposizione  dei  piani  di
gestione e dei  piani  di  tutela  delle  acque.  Il  primo
periodo  sessennale   e’   2010-2015.   Il   programma   di
monitoraggio  operativo  puo’  essere  comunque  modificato
sulla    base    delle    informazioni    ottenute    dalla
caratterizzazione  di  cui  all’Allegato  3  del   presente
decreto legislativo. Resta fermo che il primo  monitoraggio
di sorveglianza e  quello  operativo  sono  effettuati  nel
periodo  2008-2009.  I  risultati  dei   monitoraggi   sono
utilizzati  per  la  stesura  dei  piani  di  gestione,  da
predisporre  conformemente  alle  specifiche   disposizioni
della Direttiva 2000/60/CE del  Parlamento  Europeo  e  del
Consiglio del 23 ottobre 2000 e anche sulla base dei  Piani
di tutela regionali, adeguati alla normativa vigente.
In taluni casi puo’ essere necessario  istituire  anche
programmi  di  monitoraggio  d’indagine.  I  programmi   di
monitoraggio per le aree protette di  cui  all’art.  117  e
all’Allegato  9  alla  parte  terza  del  presente  decreto
legislativo, definiti ai sensi del  presente  Allegato,  si
integrano con quelli gia’ in  essere  in  attuazione  delle
relative direttive.
Le Regioni forniscono una o  piu’  mappe  indicanti  la
rete di monitoraggio di sorveglianza e operativa. Le  mappe
con le reti di monitoraggio sono parte integrante del piano
di gestione e del piano di tutela delle acque.
La scelta del programma di monitoraggio, che  comprende
anche l’individuazione dei siti, si basa sulla  valutazione
del rischio di cui all’Allegato 3, punto 1.1, sezione C del
presente decreto legislativo; e’  soggetta  a  modifiche  e
aggiornamenti, al fine di  tenere  conto  delle  variazioni
dello stato dei corpi idrici. Rimangono,  invece,  fissi  i
siti della rete nucleo di cui al punto A.3.2.4 del presente
Allegato  che  sono  sottoposti  a   un   monitoraggio   di
sorveglianza con le modalita’  di  cui  al  medesimo  punto
A.3.1.2. Obiettivi del monitoraggio
L’obiettivo del monitoraggio e’ quello di stabilire  un
quadro  generale  coerente  ed   esauriente   dello   stato
ecologico e chimico  delle  acque  all’interno  di  ciascun
bacino idrografico ivi comprese  le  acque  marino-costiere
assegnate  al  distretto  idrografico  in  cui  ricade   il
medesimo bacino idrografico e permettere la classificazione
di tutti i  corpi  idrici  superficiali,  «individuati»  ai
sensi dell’Allegato 3, punto 1.1, sezione  B  del  presente
decreto legislativo, in cinque classi.
Le autorita’ competenti nel  definire  i  programmi  di
monitoraggio  assicurano  all’interno  di  ciascun   bacino
idrografico:
–  la  scelta  dei  corpi  idrici  da   sottoporre   al
monitoraggio di sorveglianza  e/o  operativo  in  relazione
alle diverse finalita’ dei due tipi di controllo;
– l’individuazione di siti di  monitoraggio  in  numero
sufficiente ed in posizione  adeguata  per  la  valutazione
dello stato ecologico e  chimico,  tenendo  conto  ai  fini
dello stato ecologico delle  indicazioni  minime  riportate
nei protocolli di campionamento.
In particolari corpi  idrici  per  alcuni  elementi  di
qualita’ con grande variabilita’  naturale  o  a  causa  di
pressioni   antropiche,   puo’   essere    necessario    un
monitoraggio piu’ intensivo (per numero di siti e frequenze
di campionamento)  al  fine  di  ottenere  livelli  alti  o
comunque sufficienti di attendibilita’ e  precisione  nella
valutazione dello stato di un corpo idrico.
Per la categoria «Acque di Transizione», per  il  primo
anno  dall’avvio  del  monitoraggio,   e’   consentito   di
procedere  in  deroga  rispetto  a  quanto   previsto   nel
protocollo ICRAM,  relativamente  all’individuazione  degli
habitat da monitorare ed al conseguente posizionamento  dei
siti di misura.
In questo caso,  nel  primo  anno  il  monitoraggio  e’
comunque condotto  in  conformita’  alle  disposizioni  del
presente decreto legislativo  e  volto  a  raccogliere  gli
elementi  conoscitivi  necessari  all’individuazione  degli
habitat per l’adeguamento dei piani di  monitoraggio  negli
A.3.1.3. Progettazione del monitoraggio  e  valutazione
Sulla  base  di  quanto  disposto  nell’Allegato  3  al
presente decreto legislativo nella  sezione  relativa  alle
pressioni e agli impatti (punto 1.1  sezione  C),  i  corpi
idrici sono assegnati ad una delle categorie di rischio ivi
Tab. 3.1. Categorie del rischio
del rischio    Definizione
a              Corpi idrici a rischio
b              Corpi idrici probabilmente a rischio
(in base ai dati disponibili non è
possibile assegnare la categoria di
rischio sono pertanto necessarie
c               Corpi idrici non a rischio
Il monitoraggio di sorveglianza e’ realizzato nei corpi
idrici rappresentativi per ciascun  bacino  idrografico,  e
fondamentalmente appartenenti  alle  categorie  «b»  e  «c»
salvo le eccezioni  di  siti  in  corpi  idrici  a  rischio
importanti per la  valutazione  delle  variazioni  a  lungo
termine risultanti da  una  diffusa  attivita’  di  origine
antropica  o  particolarmente  significativi  su  scala  di
bacino   o   laddove   le   Regioni   ritengano   opportuno
effettuarlo, sulla  base  delle  peculiarita’  del  proprio
La  priorita’  dell’attuazione  del   monitoraggio   di
sorveglianza e’ rivolta a quelli di categoria «b»  al  fine
di  stabilire  l’effettiva  condizione   di   rischio.   Il
monitoraggio operativo e’, invece, programmato per tutti  i
corpi idrici a rischio rientranti nella categoria «a».
Come  riportato  nella  sezione   C   del   punto   1.1
dell’Allegato 3 del presente  decreto  legislativo,  tra  i
corpi idrici a rischio possono essere inclusi  anche  corpi
idrici che, a causa dell’importanza delle pressioni in essi
incidenti,   sono   a   rischio   per    il    mantenimento
dell’obiettivo buono.
A.3.2. Progettazione del monitoraggio di sorveglianza
A.3.2.1. Obiettivi
Il monitoraggio di sorveglianza e’ realizzato per:
– integrare  e  convalidare  i  risultati  dell’analisi
dell’impatto  di  cui  alla  sezione  C   del   punto   1.1
dell’Allegato 3 del presente decreto legislativo;
– la progettazione efficace  ed  effettiva  dei  futuri
programmi di monitoraggio;
– la valutazione delle variazioni a  lungo  termine  di
origine naturale (rete nucleo);
– la  valutazione  delle  variazioni  a  lungo  termine
risultanti da una diffusa attivita’  di  origine  antropica
(rete nucleo);
– tenere sotto osservazione  l’evoluzione  dello  stato
ecologico dei siti di riferimento;
– classificare i corpi idrici.
I risultati di tale  monitoraggio  sono  riesaminati  e
utilizzati, insieme ai risultati dell’analisi  dell’impatto
di cui all’Allegato 3 del presente decreto legislativo, per
stabilire i programmi di monitoraggio successivi.
Il  monitoraggio  di  sorveglianza  e’  effettuato  per
almeno un anno ogni sei anni (arco temporale  di  validita’
di un piano di gestione).
A.3.2.2. Selezione dei  corpi  idrici  e  dei  siti  di
Il monitoraggio di sorveglianza  e’  realizzato  su  un
numero sufficiente e, comunque,  rappresentativo  di  corpi
idrici al fine  di  fornire  una  valutazione  dello  stato
complessivo di  tutte  le  acque  superficiali  di  ciascun
bacino e sotto-bacino idrografico  compreso  nel  distretto
Nel selezionare  i  corpi  idrici  rappresentativi,  le
Autorita’ competenti, assicurano che  il  monitoraggio  sia
effettuato in modo da rispettare gli obiettivi  specificati
al punto A.3.2.1 del presente Allegato comprendendo anche i
–  nei  quali  la  proporzione  del  flusso  idrico  e’
significativa nell’ambito dell’intero bacino idrografico;
– a chiusura di bacino e dei principali sottobacini;
– nei quali il volume d’acqua presente e’ significativo
nell’ambito del bacino idrografico, compresi i grandi laghi
e laghi artificiali;
– in corpi idrici  significativi  che  attraversano  la
frontiera italiana con altri Stati membri;
– identificati nel quadro  della  decisione  77/795/CEE
sullo scambio di informazioni;
– necessari  per  valutare  la  quantita’  d’inquinanti
trasferiti attraverso le frontiere italiane con altri Stati
membri e nell’ambiente marino;
– identificati per la definizione delle  condizioni  di
– di interesse locale.
A.3.2.3. Monitoraggio  e  validazione  dell’analisi  di
Qualora la valutazione del  rischio,  effettuata  sulla
base dell’attivita’ conoscitiva pregressa, abbia una  bassa
attendibilita’  (es.  per   insufficienza   dei   dati   di
monitoraggio pregressi, mancanza di  dati  esaustivi  sulle
pressioni esistenti  e  dei  relativi  impatti),  il  primo
monitoraggio di  sorveglianza  puo’  essere  esteso  ad  un
maggior numero di siti e corpi idrici,  rispetto  a  quelli
necessari nei successivi programmi di sorveglianza.
Contestualmente, al  fine  di  completare  il  processo
dell’analisi puntuale  delle  pressioni  e  degli  impatti,
viene   effettuata,   secondo   le   modalita’    riportate
nell’Allegato 3, punto 1.1, sezione C del presente  decreto
legislativo,  un’indagine  integrativa  dettagliata   delle
attivita’  antropiche  insistenti  sul  corpo   idrico   ed
un’analisi della loro incidenza sulla qualita’ dello stesso
per ottenere le informazioni necessarie per  l’assegnazione
definitiva della classe di rischio.
I corpi idrici che a seguito della  suddetta  attivita’
vengono  identificati  come   a   rischio   sono   inseriti
nell’elenco dei  corpi  idrici  gia’  identificati  come  a
rischio  e  come  tali   assoggettati   al   programma   di
monitoraggio operativo.
A.3.2.4. Valutazione delle variazioni a  lungo  termine
in  condizioni  naturali  o  risultanti  da   una   diffusa
attivita’ antropica: definizione della rete nucleo
Il monitoraggio di sorveglianza e’ finalizzato altresi’
a fornire valutazioni  delle  variazioni  a  lungo  termine
dovute sia a fenomeni naturali sia a una diffusa  attivita’
Per rispondere agli obiettivi, di cui al punto  A.3.2.1
del  presente  Allegato,  di  valutare  le  variazioni  sia
naturali sia antropogeniche a lungo termine, e’ selezionato
un sottoinsieme di punti fissi denominato rete nucleo.
Per le variazioni a lungo termine di  origine  naturale
sono   considerati,   ove   esistenti,   i   corpi   idrici
identificati come siti di riferimento di cui al punto 1.1.1
dell’Allegato 3 al presente decreto legislativo, in  numero
sufficiente per lo studio delle variazioni a lungo  termine
per ciascun bacino idrografico, tenendo conto  dei  diversi
tipi di corpo idrico  presenti.  Qualora,  per  determinati
tipi ed elementi biologici relativi non  esistano  siti  di
riferimento o non  siano  in  numero  sufficiente  per  una
corretta  analisi  a  lungo  termine,  si  considerano   in
sostituzione siti in stato buono.
La  valutazione  delle  variazioni  a   lungo   termine
richiede la scelta di corpi idrici e, nel loro  ambito,  di
siti   rappresentativi   di   tale   attivita’    per    la
determinazione o la conferma dell’impatto.
Il monitoraggio di sorveglianza  nei  siti  della  rete
nucleo ha un ciclo piu’ breve e piu’ precisamente triennale
con frequenze di campionamento di cui alle  tabelle  3.6  e
3.7 del presente Allegato.
I primi  risultati  del  monitoraggio  di  sorveglianza
effettuato nella rete nucleo costituiscono  il  livello  di
riferimento per la verifica  delle  variazioni  nel  tempo.
Rispetto a tale livello di  riferimento  sono  valutati  la
graduale riduzione dell’inquinamento da parte  di  sostanze
dell’elenco di priorita’ (indicate al punto A.2.6) e  delle
altre  sostanze  inquinanti  di  cui  all’Allegato  8   del
presente   decreto   legislativo,   nonche’   i   risultati
dell’arresto e della graduale eliminazione delle  emissioni
e perdite delle sostanze pericolose prioritarie.
A.3.2.5. Selezione degli elementi di qualita’
Nel monitoraggio di sorveglianza per la  valutazione  e
classificazione  dello  stato  ecologico  sono  monitorati,
almeno per un periodo di un anno, i parametri indicativi di
tutti gli elementi di qualita’  biologici  idromorfologici,
fisico-chimici di cui al punto A.1  del  presente  Allegato
(fatto salve le eccezioni previste al  punto  A.3.5)  e  le
altre  sostanze   appartenenti   alle   famiglie   di   cui
all’Allegato  8  del  presente  decreto   legislativo.   In
riferimento a queste ultime il monitoraggio e’ obbligatorio
qualora siano scaricate e/o rilasciate e/o immesse e/o gia’
rilevate in quantita’ significativa nel bacino  idrografico
o sottobacino. Per quantita’ significativa  si  intende  la
quantita’ di sostanza inquinante che potrebbe compromettere
il raggiungimento di uno degli obiettivi di cui all’art. 77
e seguenti del presente decreto legislativo; ad esempio uno
scarico si considera significativo qualora abbia  impattato
un’area protetta o  ha  causato  superamenti  di  qualsiasi
standard di cui al punto A.2.7 del presente Allegato  o  ha
causato effetti tossici sull’ecosistema.
La selezione delle  sostanze  chimiche  da  controllare
nell’ambito del monitoraggio di sorveglianza si basa  sulle
conoscenze acquisite attraverso l’analisi delle pressioni e
degli impatti. Inoltre la selezione  e’  guidata  anche  da
informazioni  sullo  stato  ecologico   laddove   risultino
effetti tossici o  evidenze  di  effetti  ecotossicologici.
Quest’ultima  ipotesi  consente  di   identificare   quelle
situazioni in cui vengono introdotti nell’ambiente prodotti
chimici non evidenziati dall’analisi degli impatti e per  i
quali e’ pertanto necessario  un  monitoraggio  d’indagine.
Anche i dati di  monitoraggio  pregressi  costituiscono  un
supporto  per  la  selezione  delle  sostanze  chimiche  da
Per   quanto   riguarda   invece   la   valutazione   e
classificazione dello stato chimico sono da  monitorare  le
sostanze dell’elenco di priorita’ di cui al punto A.2.6 del
presente Allegato per le  quali  a  seguito  di  un’analisi
delle pressioni e degli impatti,  effettuata  per  ciascuna
singola  sostanza  dell’elenco  di   priorita’,   risultano
attivita’ che ne comportano scarichi, emissioni, rilasci  e
perdite nel bacino idrografico o sottobacino.
Nell’analisi delle  attivita’  antropiche  che  possono
provocare la presenza nelle acque di  sostanze  dell’elenco
di priorita’, e’ necessario  tener  conto  non  solo  delle
attivita’ in  essere  ma  anche  di  quelle  pregresse.  La
selezione  delle  sostanze  chimiche   e’   supportata   da
documentazione tecnica relativa all’analisi delle pressioni
e degli  impatti,  che  costituisce  parte  integrante  del
programma di monitoraggio da inserire nei piani di gestione
e nei piani di tutela delle acque.  Qualora  non  vi  siano
informazioni sufficienti per effettuare una valida e chiara
selezione delle sostanze dell’elenco di priorita’,  a  fini
precauzionali e di indagine, sono da  monitorare  tutte  le
sostanze di cui non si possa escludere a priori la presenza
nel bacino o sottobacino.
A.3.2.6. Monitoraggio di sorveglianza stratificato
Nel monitoraggio di sorveglianza non sono da monitorare
necessariamente nello stesso  anno  tutti  i  corpi  idrici
selezionati. Il programma di sorveglianza  puo’,  pertanto,
prevedere che i corpi idrici siano monitorati anche in anni
diversi, con un intervallo  temporale  preferibilmente  non
superiore a 3 anni, nell’arco del periodo di validita’  del
piano di gestione e del piano di tutela delle acque. In tal
caso,  nei  diversi  anni  e’  consentito  un  monitoraggio
stratificato effettuando il  controllo  a  sottoinsiemi  di
corpi idrici, identificati sulla base di criteri geografici
(ad  esempio  corpi  idrici   di   un   intero   bacino   o
sottobacino). Comunque, tutti i corpi  idrici  inclusi  nel
programma di  sorveglianza  sono  da  monitorare  in  tempo
utile, per consentire la verifica dell’obiettivo ambientale
e la predisposizione del nuovo Piano di gestione.
Il monitoraggio stratificato puo’  essere  applicato  a
decorrere dal 2010.
A.3.3. Monitoraggio operativo delle acque superficiali
A.3.3.1. Obiettivi
Il monitoraggio operativo e’ realizzato per:
– stabilire lo stato dei corpi idrici  identificati  «a
rischio»  di  non  soddisfare  gli   obiettivi   ambientali
dell’art. 77 e seguenti del presente decreto legislativo;
– valutare qualsiasi variazione  dello  stato  di  tali
corpi idrici risultante dai programmi di misure;
– classificare i corpi idrici
A.3.3.2. Selezione dei corpi idrici
Il monitoraggio operativo e’  effettuato  per  tutti  i
corpi idrici:
–  che  sono  stati  classificati  a  rischio  di   non
raggiungere   gli   obiettivi   ambientali    sulla    base
dell’analisi  delle  pressioni  e  degli  impatti  e/o  dei
risultati  del  monitoraggio   di   sorveglianza   e/o   da
precedenti campagne di monitoraggio;
– nei quali sono scaricate e/o immesse  e/o  rilasciate
e/o presenti le sostanze riportate nell’elenco di priorita’
di cui al punto A.2.6 del presente Allegato.
Ove tecnicamente possibile  e’  consentito  raggruppare
corpi idrici secondo i criteri riportati al  punto  A.3.3.5
del presente Allegato e limitare  il  monitoraggio  solo  a
quelli rappresentativi.
A.3.3.3. Selezione dei siti di monitoraggio
I siti di monitoraggio sono selezionati come segue:
– per i corpi idrici soggetti a un rischio di pressioni
significative  da  parte  di   una   fonte   d’inquinamento
puntuale, i punti di monitoraggio sono stabiliti in  numero
sufficiente per poter valutare l’ampiezza e l’impatto delle
pressioni  della  fonte  d’inquinamento.  Se  il  corpo  e’
esposto a varie pressioni da fonte  puntuale,  i  punti  di
monitoraggio possono essere identificati con  la  finalita’
di  valutare  l’ampiezza  dell’impatto  dell’insieme  delle
– per i  corpi  soggetti  a  un  rischio  di  pressioni
significative da parte di una fonte diffusa, nell’ambito di
una  selezione  di  corpi  idrici,  si  situano  punti   di
monitoraggio in numero sufficiente e posizione  adeguata  a
valutare ampiezza e impatto  delle  pressioni  della  fonte
diffusa.  La  selezione  dei  corpi  idrici   deve   essere
effettuata in  modo  che  essi  siano  rappresentativi  dei
rischi relativi alle pressioni della fonte  diffusa  e  dei
relativi rischi di non raggiungere  un  buono  stato  delle
– per i corpi idrici esposti a un rischio di  pressione
idromorfologica    significativa    vengono    individuati,
nell’ambito  di  una   selezione   di   corpi,   punti   di
monitoraggio  in  numero  sufficiente   ed   in   posizione
adeguata, per valutare ampiezza e impatto  delle  pressioni
idromorfologiche. I corpi idrici selezionati devono  essere
rappresentativi  dell’impatto   globale   della   pressione
idromorfologica a cui sono esposti tutti i corpi idrici.
Nel caso in cui il corpo idrico sia soggetto a  diverse
pressioni significative e’ necessario distinguerle al  fine
di individuare le  misure  idonee  per  ciascuna  di  esse.
Conseguentemente  si   considerano   differenti   siti   di
monitoraggio e diversi elementi di  qualita’.  Qualora  non
sia possibile determinare l’impatto di  ciascuna  pressione
viene considerato l’impatto complessivo.
A.3.3.4. Selezione degli elementi di qualita’
Per i programmi di monitoraggio operativo devono essere
selezionati  i  parametri  indicativi  degli  elementi   di
qualita’ biologica, idromorfologica e  chimico-fisica  piu’
sensibili alla pressione  o  pressioni  significative  alle
quali i corpi idrici sono soggetti.
Nelle seguenti tabelle 3.2,  3.3,  3.4  e  3.5  vengono
riportati, a titolo indicativo, gli  elementi  di  qualita’
piu’ idonei per  specifiche  pressioni  per  fiumi,  laghi,
acque di transizione e acque marinocostiere. Quando piu’ di
un elemento e’ sensibile  a  una  pressione,  si  scelgono,
sulla base del giudizio esperto dell’autorita’  competente,
gli elementi piu’  sensibili  per  la  categoria  di  acque
interessata o quelli per i quali si disponga dei sistemi di
classificazione piu’ affidabili.
Tra le sostanze chimiche quelle da monitorare  sono  da
individuare, come nel monitoraggio di  sorveglianza,  sulla
base dell’analisi  delle  pressioni  e  degli  impatti.  Le
presente   Allegato   sono   monitorate   qualora   vengano
scaricate, immesse o vi  siano  perdite  nel  corpo  idrico
indagato. Le altre sostanze riportate  all’Allegato  8  del
presente decreto legislativo sono monitorate  qualora  tali
scarichi, immissioni o perdite nel corpo  idrico  siano  in
quantita’ significativa da poter essere un rischio  per  il
raggiungimento  o  mantenimento  degli  obiettivi  di   cui
all’art. 77 e seguenti del presente decreto legislativo.
A.3.3.5. Raggruppamento dei corpi idrici
Al fine di conseguire il miglior rapporto tra costi del
monitoraggio ed informazioni utili alla tutela delle  acque
ottenute dallo stesso, e’ consentito il raggruppamento  dei
corpi  idrici  e  tra  questi  sottoporre  a   monitoraggio
operativo solo  quelli  rappresentativi,  nel  rispetto  di
quanto riportato al presente paragrafo.
Il  raggruppamento  puo’   essere   applicato   qualora
l’Autorita’ competente  al  monitoraggio  sia  in  possesso
delle informazioni necessarie per effettuare  le  decisioni
di gestione su tutti i corpi idrici  del  gruppo.  In  ogni
caso,  e’  necessario   che   il   raggruppamento   risulti
tecnicamente  e  scientificamente   giustificabile   e   le
motivazioni dello  stesso  siano  riportate  nel  piano  di
gestione e nel piano  di  tutela  delle  acque  assieme  al
protocollo di monitoraggio ed e’ comunque escluso nel  caso
di pressioni puntuali significative.
Il  raggruppamento  dei  corpi  idrici  individuati  e’
altresi’ applicabile solo nel caso in cui  per  gli  stessi
esistano tutte le seguenti condizioni:
a) appartengono alla stessa categoria ed allo  stesso
b) sono  soggetti  a  pressioni  analoghe  per  tipo,
estensione e incidenza;
c) presentano sensibilita’ paragonabile alle suddette
d) presentano i medesimi  obiettivi  di  qualita’  da
e) appartengono alla stessa categoria di rischio.
Qualora  si  faccia  ricorso   al   raggruppamento   e’
possibile monitorare, di volta in volta,  i  diversi  corpi
idrici appartenenti allo stesso gruppo allo scopo di  avere
una migliore rappresentativita’ dell’intero raggruppamento.
La  classe  di  qualita’   risultante   dai   dati   di
monitoraggio    effettuato    sul/i    corpo/i     idrico/i
rappresentativi del raggruppamento, si applica a tutti  gli
altri corpi idrici appartenenti allo stesso gruppo.
Per  le  caratteristiche  fisiografiche   delle   acque
lacustri italiane si ritiene non appropriata l’applicazione
del raggruppamento per il monitoraggio di questa  categoria
di corpi idrici.
A.3.4. Ulteriori indicazioni per la selezione dei  siti
All’interno di  un  corpo  idrico  selezionato  per  il
monitoraggio,  sono  individuati  uno  o   piu’   siti   di
monitoraggio.  Per  sito  si  intende   una   stazione   di
monitoraggio, individuata da due  cooordinate  geografiche,
rappresentativa di un’area del corpo  idrico.  Qualora  non
sia possibile monitorare nel  sito  individuato  tutti  gli
elementi   di   qualita’,   si   individuano    sotto-siti,
all’interno della stessa area, i cui dati  di  monitoraggio
si integrano con quelli rilevati nel sito principale.
In tal caso i sotto-siti sono posizionati  in  modo  da
controllare la medesima ampiezza e il medesimo  insieme  di
Nella  rappresentazione   cartografica   va   riportato
unicamente il sito principale.
In  merito  al  monitoraggio  biologico  e’   opportuno
individuare e selezionare l’habitat dominante che  sostiene
l’elemento di qualita’ piu’ sensibile alla pressione.
Nel determinare gli  habitat  da  monitorare  si  tiene
conto  anche  di  quanto  riportato,  sull’argomento,   nei
singoli protocolli di campionamento.
I siti sono localizzati ad una distanza dagli  scarichi
tale da risultare esterne all’area di rimescolamento  delle
acque (di  scarico  e  del  corpo  recettore)  in  modo  da
valutare la qualita’  del  corpo  idrico  recettore  e  non
quella degli apporti. A tal  fine  puo’  essere  necessario
effettuare  misure  di  variabili  chimico-fisiche   (quali
temperatura e conducibilita’)  onde  dimostrare  l’avvenuto
rimescolamento.
In base alla scala ed alla grandezza  della  pressione,
la Regione identifica l’ubicazione e la  distribuzione  dei
siti di campionamento.
Nei casi in cui il corpo idrico e’  soggetto  a  una  o
piu’   pressioni   che   causano   il   rischio   del   non
raggiungimento  degli  obiettivi,  i  siti   sono   ubicati
all’interno della zona d’impatto,  conosciuta  o  prevista,
per monitorare che gli obiettivi vengano raggiunti e che le
misure  di  contenimento  stabilite   siano   adatte   alle
pressioni esistenti.
A.3.5 Frequenze
Il monitoraggio  di  sorveglianza  e’  effettuato,  per
almeno 1 anno ogni sei anni (periodo  di  validita’  di  un
piano  di   gestione   del   bacino   idrografico),   salvo
l’eccezione della rete nucleo che e’ controllata  ogni  tre
anni. Il ciclo del monitoraggio operativo varia  invece  in
funzione degli elementi di qualita’ presi in considerazione
cosi’ come indicato nelle note delle seguenti tabelle 3.6 e
Nelle suddette tabelle sono riportate le  frequenze  di
campionamento nell’anno di monitoraggio di  sorveglianza  e
operativo, per fiumi e laghi e per acque di  transizione  e
marino-costiere. Nell’ambito del monitoraggio operativo  e’
possibile ridurre le frequenze  di  campionamento  solo  se
giustificabili sulla base di conoscenze tecniche e indagini
di esperti. Queste ultime, riportate in apposite  relazioni
tecniche, sono inserite nel piano di gestione e  nel  piano
di tutela delle acque.
Nella progettazione dei programmi  di  monitoraggio  si
tiene conto della variabilita’ temporale e  spaziale  degli
elementi di qualita’ biologici  e  dei  relativi  parametri
indicativi. Quelli molto variabili possono  richiedere  una
frequenza  di  campionamento  maggiore  rispetto  a  quella
riportata nelle tabelle 3.6  e  3.7.  Puo’  essere  inoltre
previsto anche un programma  di  campionamento  mirato  per
raccogliere dati in un limitato  ma  ben  definito  periodo
durante il quale si ha una maggiore variabilita’.
Nel caso di sostanze che  possono  avere  un  andamento
stagionale come ad esempio  i  prodotti  fitosanitari  e  i
fertilizzanti, le frequenze di campionamento possono essere
intensificate in  corrispondenza  dei  periodi  di  massimo
L’Autorita’ competente, per ulteriori situazioni locali
specifiche, puo’ prevedere per ciascuno degli  elementi  di
qualita’ da monitorare frequenze piu’ ravvicinate  al  fine
di ottenere una precisione  sufficiente  nella  validazione
delle valutazioni dell’analisi degli impatti.
Al contrario, per le sostanze chimiche  dell’elenco  di
priorita’ e per tutte le altre  sostanze  chimiche  per  le
quali  nel  primo  monitoraggio  di  sorveglianza   vengono
riscontrate concentrazioni  che  garantiscono  il  rispetto
dello standard di qualita’, le frequenze  di  campionamento
nei successivi monitoraggi di sorveglianza  possono  essere
ridotte. In tal caso le modalita’ e  le  motivazioni  delle
riduzioni sono riportate nel piano di gestione e nel  piano
Parte di provvedimento in formato grafico – in corso di
A.3.6 . Monitoraggio d’indagine
Il  monitoraggio  d’indagine  e’  richiesto   in   casi
specifici e piu’ precisamente:
– quando  sono  sconosciute  le  ragioni  di  eventuali
superamenti (ad esempio quando non si ha chiara  conoscenza
delle cause del  mancato  raggiungimento  del  buono  stato
ecologico e/o chimico, ovvero del peggioramento dello stato
delle acque);
– quando il monitoraggio di sorveglianza indica per  un
dato corpo idrico il probabile rischio di  non  raggiungere
gli obiettivi, di cui all’art. 77 e seguenti  del  presente
decreto legislativo, e il  monitoraggio  operativo  non  e’
ancora  stato  definito,  al  fine  di  avere   un   quadro
conoscitivo piu’ dettagliato sulle cause che impediscono il
–   per   valutare    l’ampiezza    e    gli    impatti
dell’inquinamento accidentale.
I risultati del monitoraggio costituiscono la base  per
l’elaborazione  di  un  programma  di   misure   volte   al
raggiungimento degli obiettivi ambientali e  di  interventi
specifici atti a rimediare agli  effetti  dell’inquinamento
Tale tipo di monitoraggio puo’  essere  piu’  intensivo
sia in termini di frequenze di campionamento che di  numero
di corpi idrici o parti di essi.
Rientrano nei monitoraggi  di  indagine  gli  eventuali
controlli investigativi per situazioni di allarme o a scopo
preventivo per  la  valutazione  del  rischio  sanitario  e
l’informazione al pubblico oppure i monitoraggi di indagine
per la redazione di autorizzazioni preventive (es. prelievi
di acqua o scarichi).  Questo  tipo  di  monitoraggio  puo’
essere considerato  come  parte  dei  programmi  di  misure
richiesti dall’art. 116 del presente decreto legislativo  e
puo’ includere misurazioni in continuo di  alcuni  prodotti
chimici e/o l’utilizzo di determinandi biologici  anche  se
non previsti dal regolamento per quella categoria di  corpo
idrico. L’Autorita’ competente  al  monitoraggio  definisce
gli elementi (es. ulteriori indagini su sedimenti e  biota,
raccolta ed elaborazione di  dati  sul  regime  di  flusso,
morfologia  ed  uso  del  suolo,  selezione   di   sostanze
inquinanti non rilevate precedentemente ecc.)  e  i  metodi
(ad es. misure ecotossicologiche,  biomarker,  tecniche  di
remote  sensing)  piu’  appropriati  per   lo   studio   da
realizzare sulla base delle caratteristiche e problematiche
Il   monitoraggio   d’indagine   non   e’   usato   per
classificare direttamente, ma contribuisce a determinare la
rete operativa di monitoraggio. Pur  tuttavia  i  dati  che
derivano  da  tale  tipo  di  monitoraggio  possono  essere
utilizzati  per  la  classificazione   qualora   forniscano
informazioni integrative necessarie a un quadro conoscitivo
piu’ di dettaglio.
A.3.7. Aree protette
Per le  aree  protette,  i  programmi  di  monitoraggio
tengono conto di quanto gia’ riportato al punto A.3.1.1 del
presente Allegato. I programmi di monitoraggio esistenti ai
fini del controllo delle acque per la vita dei pesci e  dei
molluschi  di  cui  all’art.  79   del   presente   decreto
legislativo costituiscono fino al 22  dicembre  2013  parte
integrante del monitoraggio di cui dal presente Allegato.
A.3.8.  Acque  utilizzate  per  l’estrazione  di  acqua
I  corpi  idrici  superficiali  individuati   a   norma
dell’art.  82  del   presente   decreto   legislativo   che
forniscono in media piu’ di 100 m3 al giorno sono designati
come siti di monitoraggio da eseguire secondo le  modalita’
riportate ai paragrafi precedenti e sono sottoposti  ad  un
monitoraggio  supplementare  al  fine   di   soddisfare   i
requisiti previsti dal decreto legislativo  del  02/02/2001
Il monitoraggio suppletivo, da effettuarsi  annualmente
secondo la frequenza di campionamento riportata nella  tab.
3.8, riguarda tutte le sostanze dell’elenco di priorita’ di
cui al punto A.2.6  del  presente  Allegato  scaricate  e/o
immesse e/o rilasciate, nonche’  tutte  le  altre  sostanze
appartenenti  alle  famiglie  di  cui  all’Allegato  8  del
presente decreto  legislativo  scaricate  e/o  immesse  e/o
rilasciate   in   quantita’   significativa   da   incidere
negativamente sullo stato del corpo idrico.
Nel monitoraggio si applicano  i  valori  di  parametro
previsti dall’Allegato 1  del  decreto  legislativo  del  2
febbraio 2001, n. 31 nei casi in cui  essi  risultino  piu’
restrittivi dei valori individuati per gli stessi parametri
nelle tabelle 1/A,  1/B  e  2B  del  presente  Allegato.  I
parametri di cui alla tabella 1/A, indipendentemente  dalla
presenza di scarichi, immissioni o rilasci conosciuti, sono
comunque tutti parte integrante di uno screening chimico da
effettuarsi con cadenza biennale.
Tab. 3.8. Frequenza di campionamento
Comunità servita      Frequenza
[lt ] 10.000          4 volte l’anno
Da 10.000 a 30.000    8 volte l’anno
> 30.000              12 volte l’anno
Il monitoraggio supplementare non si  effettua  qualora
siano gia’ soddisfatti tutti i seguenti requisiti:
1) le posizioni dei siti di monitoraggio dello  stato
delle  acque  superficiali  risultano  anche  idonee  a  un
controllo adeguato ai  fini  della  tutela  della  qualita’
dell’acqua destinata alla produzione di acqua potabile;
2) la frequenza del campionamento dello  stato  delle
acque superficiali non e’ in  nessun  caso  piu’  bassa  di
quella fissata nella tabella 3.8;
3)  il  rischio  per  la  qualita’  delle  acque  per
l’utilizzo idropotabile non e’ connesso:
– a un parametro non  pertinente  alla  valutazione
dello  stato  delle  acque  superficiali   (es.   parametri
microbiologici);
– a uno standard di qualita’ piu’  restrittivo  per
le acque potabili rispetto a quello previsto per  lo  stato
delle acque superficiali del corpo idrico. In tali casi, il
corpo idrico puo’ non essere a rischio di  non  raggiungere
lo stato buono ma  e’  a  rischio  di  non  rispettare  gli
obiettivi di protezione delle acque potabili.
A.3.9. Aree di protezione dell’habitat e delle specie
I corpi idrici che rientrano nelle aree  di  protezione
dell’habitat e delle specie sono compresi nel programma  di
monitoraggio operativo qualora, in  base  alla  valutazione
dell’impatto e al monitoraggio di sorveglianza,  si  reputa
che essi rischino di  non  conseguire  i  propri  obiettivi
ambientali. Il monitoraggio viene effettuato  per  valutare
la grandezza e l’impatto di tutte le  pertinenti  pressioni
significative  esercitate  su  tali  corpi  idrici  e,   se
necessario, per  rilevare  le  variazioni  del  loro  stato
conseguenti  ai  programmi  di  misure.   Il   monitoraggio
prosegue finche’ le aree  non  soddisfano  i  requisiti  in
materia di acque sanciti dalla normativa in base alla quale
esse sono  designate  e  finche’  non  sono  raggiunti  gli
obiettivi  di  cui  all’art.  77   del   presente   decreto
Qualora un corpo idrico sia interessato da piu’ di  uno
degli obiettivi si applica quello piu’ rigoroso.
Come gia’ riportato nella parte generale  del  presente
Allegato,  ai   fini   di   evitare   sovrapposizioni,   la
valutazione  dello  stato  avviene  per  quanto   possibile
attraverso un unico  monitoraggio  articolato  in  modo  da
soddisfare le specifiche esigenze derivanti dagli  obblighi
delle disposizioni comunitarie e nazionali vigenti.
A.3.10. Precisione e attendibilita’ dei  risultati  del
La precisione ed il livello di confidenza associato  al
piano di monitoraggio dipendono dalla variabilita’ spaziale
e  temporale  associata  ai  processi  naturali   ed   alla
frequenza di campionamento ed analisi previste dal piano di
monitoraggio stesso.
Il monitoraggio e’ programmato ed effettuato al fine di
fornire risultati con un adeguato livello di  precisione  e
di attendibilita’. Una stima di tale  livello  e’  indicata
nel piano di monitoraggio stesso.
Al fine del raggiungimento di un  adeguato  livello  di
precisione   ed   attendibilita’,   e’   necessario   porre
– il numero dei corpi idrici inclusi nei vari tipi di
– il numero di siti necessario per valutare lo  stato
di ogni corpo idrico;
– la frequenza idonea al monitoraggio  dei  parametri
indicativi degli elementi di qualita’.
Per quanto riguarda i metodi sia di natura chimica  che
biologica, l’affidabilita’ e la  precisione  dei  risultati
devono  essere  assicurati  dalle  procedure  di   qualita’
interne  ai  laboratori  che  effettuano  le  attivita’  di
campionamento  ed  analisi.  Per  assicurare  che  i   dati
prodotti dai laboratori siano  affidabili,  rappresentativi
ed assicurino una  corretta  valutazione  dello  stato  dei
corpi idrici, i laboratori  coinvolti  nelle  attivita’  di
monitoraggio sono accreditati od operano in modo conforme a
quanto richiesto dalla UNI CEN EN ISO 17025.  I  laboratori
devono  essere  accreditati  almeno  per  i  parametri   di
maggiore rilevanza  od  operare  secondo  un  programma  di
garanzia della  qualita’/controllo  della  qualita’  per  i
– campionamento, trasporto, stoccaggio e  trattamento
– documentazione relativa alle  procedure  analitiche
che devono essere basate su norme tecniche  riconosciute  a
livello internazionale (CEN, ISO, EPA)  o  nazionale  (UNI,
metodi proposti dall’ISPRA o da CNR-IRSA per i corpi idrici
fluviali e lacustri e metodi  proposti  dall’ISPRA  per  le
acque marino-costiere e di transizione);
– procedure per il controllo di qualita’  interno  ai
laboratori e partecipazione a prove valutative  organizzati
da istituzioni conformi alla ISO Guide 43-1;
– convalida dei metodi analitici, determinazione  dei
limiti  di  rivelabilita’  e  di  quantificazione,  calcolo
dell’incertezza;
– piani di formazione del personale;
– procedure per la predisposizione  dei  rapporti  di
prova, gestione delle informazioni.
Per i metodi per il  campionamento  degli  elementi  di
qualita’  biologica  si  fa  riferimento  al  manuale  APAT
46/2007, quaderni e notiziari CNR-IRSA per le acque dolci e
manuali ISPRA ed ICRAM per le acque  marino-costiere  e  di
I metodi per i parametri  chimici  sono  riportati  nei
Manuali e Linee Guida APAT/ CNRIRSA n. 29/2003 e successivi
aggiornamenti e in «Metodologie Analitiche di  Riferimento.
Programma di Monitoraggio per  il  controllo  dell’Ambiente
marino   costiero   (Triennio   2001-   2003)»    Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del  Territorio,  ICRAM,  Roma
2001 e successivi aggiornamenti.
Per le sostanze dell’elenco di priorita’ per  le  acque
superficiali  interne,  nelle  more   della   pubblicazione
dell’aggiornamento  dei  quaderni   APAT/CNR-IRSA   si   fa
riferimento per i metodi analitici alle  metodiche  di  cui
alla seguente tabella 3.9.
Per la misura della portata (solida e liquida)  per  le
acque superficiali interne, nelle more della  pubblicazione
dei metodi ISPRA/CNR, si fa riferimento a  quelli  indicati
nell’elenco di seguito riportato.
I  monitoraggi  e  i  relativi   dati   devono   essere
rispettivamente programmati  e  gestiti  in  modo  tale  da
evitare rischi  di  errore  di  classificazione  del  corpo
idrico al fine di ottimizzare i costi per il monitoraggio e
poter orientare maggiori risorse economiche  all’attuazione
delle misure per il risanamento degli stessi corpi idrici.
Le Autorita’ competenti riportano nei piani di gestione
e nei piani di tutela delle acque la  metodologia  adottata
per  garantire  adeguata  attendibilita’  e  precisione  ai
risultati derivanti dai programmi di monitoraggio.».
1.  Per  la  validazione  dei  metodi  di  classificazione  di  cui
all’allegato 1  del  presente  decreto,  le  regioni  e  le  province
autonome di Trento e Bolzano rendono disponibili le  informazioni  di
cui all’allegato 2 del decreto stesso.
2. L’ISPRA cura che le amministrazioni e gli  Istituti  scientifici
nazionali competenti accedano, attraverso  il  sistema  SINTAI,  alle
informazioni rese disponibili ai sensi del comma 1.
3. Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, mettono a
disposizione entro quaranta giorni dalla pubblicazione  del  presente
decreto le informazioni gia’ disponibili sulla base  delle  attivita’
di monitoraggio precedentemente svolte e successivamente  non  appena
disponibili i dati acquisiti sulla base del  monitoraggio  svolto  ai
4. Ai fini dell’attuazione del comma 1, il Ministero  dell’ambiente
della tutela del territorio e  del  mare  assicura  il  coordinamento
tecnico-scientifico tra l’ISPRA, il CNR  IRSA,  il  CNR  ISE,  l’ISS,
l’ENEA, l’Ispettorato generale del Corpo forestale  dello  Stato,  le
autonome di Trento e Bolzano e le ARPA e APPA.
5. Ferme restando le disposizioni contenute nell’Allegato 3,  punto
1.1.1. paragrafo D4 della  parte  terza  del  decreto  legislativo  3
aprile 2006 n. 152, l’allegato 1  del  presente  decreto,  a  seguito
della validazione effettuata ai sensi  del  presente  articolo,  puo’
essere modificato  con  atto  regolamentare  da  adottarsi  ai  sensi
proposta del Ministro dell’ambiente della tutela del territorio e del
mare previa intesa con la Conferenza Stato-regioni.
– L’allegato 3, punto 1.1.1. paragrafo D4, della  parte
152, e’ il seguente:
«D.4. Processo per la determinazione  delle  Condizioni
Le Regioni, sentite le Autorita’ di bacino, all’interno
e tipo di corpo idrico, i potenziali  siti  di  riferimento
sulla base dei dati e delle conoscenze relative al  proprio
territorio in applicazione delle metodologie richiamate  al
punto D.3 e provvedono a inviare le  relative  informazioni
Le  condizioni  di  cui  alle  lettere  a)  e  b)   del
precedente punto D.1, tenendo conto dei siti di riferimento
e  dei  relativi  dati  comunicati  dalle   Regioni,   sono
stabilite con decreto del Ministero dell’Ambiente  e  della
Tutela del Territorio e del  Mare,  da  emanarsi  ai  sensi
dell’art. 75, comma 3, del presente decreto legislativo.
Se non risulta possibile  stabilire,  per  un  elemento
qualitativo  in  un  determinato  tipo  di   corpo   idrico
attendibili a causa della grande variabilita’ naturale  cui
l’elemento e’ soggetto (non soltanto in  conseguenza  delle
variazioni stagionali) detto elemento puo’  essere  escluso
dalla valutazione dello stato ecologico per  tale  tipo  di
sono  specificati  nel  piano  di   gestione   del   bacino
Un  numero  sufficiente  di  siti  in   condizioni   di
riferimento,  per  ogni  tipo  individuato,   nelle   varie
categorie di corpi idrici, sono identificati, dal MATTM con
il supporto dell’ISPRA e degli altri istituti  scientifici,
per  la  costituzione  di  una  rete  di   controllo,   che
costituisce parte integrante della rete nucleo  di  cui  al
punto  A.3.2.4.  dell’Allegato  1   al   presente   decreto
Le condizioni di riferimento sono aggiornate qualora si
riferimento.».
– Il testo del comma 3, dell’art. 17,  della  legge  23
agosto 1988, n. 400, e’ riportato nelle note alle premesse.
Le  Amministrazioni   interessate   provvedono   agli   adempimenti
derivanti dal presente regolamento con le risorse umane,  strumentali
e finanziarie disponibili  a  legislazione  vigente,  senza  nuovi  o
Registrato alla Corte dei conti il 26 gennaio 2011
territorio, registro n. 1, foglio n. 58.
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE – DECRETO 8 novembre 2010, n. 260 – Regolamento recante i criteri tecnici per la classificazione dello stato dei corpi idrici superficiali, per la modifica delle norme tecniche del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, predisposto ai sensi dell’articolo 75, comma 3, del medesimo decreto legislativo. (11G0035) – (GU n. 30 del 7-2-2011 redazione redazione 2015-05-05T21:00:14+00:00