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Timestamp: 2020-02-26 07:23:29+00:00
Document Index: 6605952

Matched Legal Cases: ['Cass. Sez. ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 178', 'art. 325', 'art. 125', 'art. 606', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 44', 'art. 7', 'art. 178']

16/01/2020 - Urbanistica. Sequestro di aree demaniali sulle quali siano state realizzate opere abusive — Segretari Comunali Vighenzi
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Urbanistica. Sequestro di aree demaniali sulle quali siano state realizzate opere abusive
Cass. Sez. III n. 47829 25 novembre 2019 (CC 20 giu 2019)
Non vi è alcuna preclusione al sequestro di aree demaniali sulle quali siano state realizzate opere abusive, posto che un tale sequestro non incide sulla naturale e intangibile destinazione dei beni del demanio necessario, ma colpisce le porzioni di quei beni che, a causa della illiceità della loro realizzazione, hanno assunto anch’essi carattere di illiceità, carattere che ne consente il sequestro, onde evitare la protrazione o l’aggravamento delle conseguenze del reato, salve le questioni relative alla individuazione dell’avente diritto alla eventuale restituzione di tali beni (per effetto dell’accessione dell’opera al suolo) e alla loro confiscabilità.
3.1. Con un primo motivo ha denunciato la violazione di legge processuale, a causa del travisamento delle prove e dell’apparenza della motivazione dell’ordinanza impugnata, in quanto le dichiarazioni del teste Colabufo, ritenute dal Tribunale elemento nuovo idoneo a consentire l’adozione del provvedimento di sequestro sui medesimi beni oggetto del precedente sequestro annullato dal medesimo Tribunale, sia pure solamente in relazione ai beni di cui alla contestazione di cui al capo H della rubrica provvisoria, riguardavano solamente le opere cosiddette di security (cioè i varchi e le recinzioni), oggetto della richiesta cautelare del 29 ottobre 2018, e il Tribunale aveva impropriamente sovrapposto l’iter amministrativo relativo alle opere di security con quello relativo alla strada, al ponte e alla tettoia, cosicché difetterebbe per queste ultime il novum necessario a superare la preclusione procedimentale derivante dal precedente provvedimento adottato dal Tribunale. Ha aggiunto che la presenza dell’accertamento di conformità sarebbe stato in ogni caso sufficiente a consentire la realizzazione di tali opere, ai sensi dell’art. 2 d.P.R. 383/1994, mentre per la strada e i varchi, cioè le opere cosiddette di security, occorreva l’esito positivo della conferenza dei servizi.
3.5. Infine ha denunciato la violazione delle proprie prerogative difensive per l’impossibilità di controdedurre alle produzioni documentali effettuate dal pubblico ministero nel corso dell’udienza camerale di discussione della richiesta di riesame (tra cui la nota della Autorità di Bacino del 5/11/2018, dalla quale era stato il pericolo idraulico e geomorfologico, prodotta nel corso dell’udienza camerale di discussione del 17/12/2018), essendo state eseguite tali produzioni dopo che la discussione della difesa. Ha richiamato il principio affermato nella sentenza n. 22137 del 2015 di questa stessa Terza Sezione, circa la necessità, per il caso dell’introduzione di nuovi elementi probatori a carico nel corso dell’udienza di riesame, della assegnazione all’indagato di un congruo termine a difesa, in difetto del quale è configurabile una nullità ex art. 178, lett. c), cod. proc. pen.
2. Preliminarmente va precisato, in relazione a entrambi i ricorsi in esame, che il ricorso per cassazione in materia di misure cautelari reali può essere esaminato solo in relazione al vizio di violazione di legge, non essendo consentita, in tale materia, la deduzione del vizio di motivazione, per espresso dettato dell’art. 325, comma 1, cod. proc. pen. Nondimeno, la giurisprudenza di legittimità ha chiarito come nella violazione di legge siano ricompresi anche i vizi della motivazione così radicali da rendere l'apparato argomentativo posto a sostegno del provvedimento del tutto mancante o comunque privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza, come tale inidoneo a rendere comprensibile l'itinerario logico seguito dal giudice, con conseguente violazione dell’art. 125 cod. proc. pen. (cfr., ex multis, Sez. U., n. 25932 del 29/05/2008, Ivanov, Rv. 239692 e, da ultimo, Sez. 6, n. 6589 del 10/01/2013, Gabriele, Rv.254893; Sez. 2, n. 5807 del 18/01/2017, Zaharia, Rv. 269119; Sez. 2, n. 18951 del 14/03/2017, Napoli, Rv. 269656).
Sempre in premessa è necessario rammentare che alla Corte di cassazione è preclusa la possibilità non solo di sovrapporre la propria valutazione delle risultanze processuali a quella compiuta nei precedenti gradi, ma anche di saggiare la tenuta logica della pronuncia portata alla sua cognizione mediante un raffronto tra l’apparato argomentativo che la sorregge ed eventuali altri modelli di ragionamento mutuati dall’esterno (tra le altre, Sez. U., n. 12 del 31/05/2000, Jakani, Rv. 216260; Sez. 2, n. 20806 del 5/05/2011, Tosto, Rv. 250362; Sez. 5, n. 51604 del 19/09/2017, D’Ippedico, Rv. 271623). Resta, dunque, esclusa, pur dopo la modifica dell’art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen. la possibilità di una nuova valutazione delle risultanze acquisite, da contrapporre a quella effettuata dal giudice di merito, attraverso una diversa lettura, sia pure anch’essa logica, dei dati processuali, o una diversa ricostruzione storica dei fatti, o un diverso giudizio di rilevanza, o comunque di attendibilità delle fonti di prova (Sez. 2, n. 7667 del 29/01/2015, Cammarota, Rv. 262575; Sez. 3, n. 12226 del 22/01/2015, G.F.S., non massimata; Sez. 3, n. 40350, del 05/06/2014, C.C. in proc. M.M., non massimata; Sez. 3, n. 13976 del 12/02/2014, P.G., non massimata; Sez. 6, n. 25255 del 14/02/2012, Minervini, Rv. 253099; Sez. 2, n. 7380 del 11/01/2007, Messina ed altro, Rv. 235716).
3. Nel caso in esame il ricorso del pubblico ministero, pur prospettando la violazione e l’errata applicazione di norme penali, censura, in realtà, la sufficienza, l’adeguatezza e la logicità della motivazione dell’ordinanza impugnata, nella parte in cui è stato annullato il sequestro in relazione alla contestazione di cui al capo I, come, peraltro, espressamente esposto nello stesso ricorso (v. pag. 12, laddove si lamenta la mancanza dei requisiti minimi di esistenza, completezza e logicità del discorso argomentativo e di un vero esame critico degli elementi di fatto e di diritto a disposizione), benché il Tribunale abbia giustificato in modo sufficiente il rilievo della preclusione derivante dalla precedente decisione cautelare, cosicché il ricorso risulta volto, in maniera non consentita nel giudizio di legittimità relativo a misure cautelari reali, a censurare la adeguatezza e la logicità della motivazione.
Quest’ultima, infatti, non risulta affatto mancante o apparente, come affermato dal pubblico ministero ricorrente, peraltro genericamente e in assenza di un autentico confronto critico con la struttura argomentativa del provvedimento impugnato, in quanto il Tribunale ha sottolineato che la richiesta di sequestro preventivo del 5 ottobre 2018 (in accoglimento della quale è stato emesso il decreto di sequestro preventivo del 19 novembre 2018 oggetto della richiesta di riesame) aveva quale oggetto gli stessi beni oggetto del primo decreto di sequestro preventivo del 22 agosto 2018, annullato dal Tribunale di Brindisi con ordinanza del 24 settembre 2018 (in relazione al quale questa stessa Sezione Terza, con la sentenza n. 36242 del 12 marzo 2019, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dal pubblico ministero), beni costituiti da un tratto di strada, un ponte e una tettoia realizzati in area concessa in comodato alla Autorità Portuale di Brindisi, sottolineando che gli addebiti provvisori erano del tutto identici e che gli elementi di novità, costituiti dalle dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti Carrozzo, Padula, Colabufo e Scaravaglione, erano già stati considerati in relazione alla precedente misura cautelare (quanto alle dichiarazioni rese da Marina Carrozzo), o risultavano irrilevanti (quanto alle dichiarazioni rese da Gaetano Padula, non contenenti elementi di novità, e da Tommaso Colabufo, relative alle opere di cui al capo H della rubrica), concludendo per l’assenza di elementi di novità rispetto alla precedente ordinanza quanto alle condotte concernenti le opere di cui al capo I della rubrica provvisoria. Si tratta di motivazione che non può dirsi apparente, avendo il Tribunale indicato le ragioni del rilievo della preclusione derivante dal precedente giudizio cautelare, con specifico riferimento alle opere oggetto della contestazione di cui al capo I, esaminando gli elementi di novità indicati dal pubblico ministero e giudicandoli privi di rilievo in tale prospettiva, cosicché i rilievi formulati da quest’ultimo con il ricorso in esame risultano inammissibili, essendo volti a censurare la motivazione dell’ordinanza impugnata.
Va ricordato il consolidato orientamento interpretativo di questa Corte a proposito delle opere realizzate da pubbliche amministrazioni, secondo il quale anche le opere realizzate dai Comuni sono soggette all'obbligo di conformarsi alle disposizioni urbanistiche vigenti e ai relativi controlli, salvo restando che, per effetto dell'art. 7 del d.P.R. n. 380 del 2001 e della contestuale abrogazione del d.l. n. 398 del 1993 e successive modifiche, per dette opere non è richiesto il previo rilascio del permesso di costruire, cui deve ritenersi equipollente la delibera del consiglio o della giunta comunale accompagnata da un progetto riscontrato conforme alle prescrizioni urbanistiche ed edilizie (v. Sez. 3, n. 18900 del 02/04/2008, Vinci, Rv. 239918; nello stesso senso Sez. 3, n. 40115 del 22/05/2012, Massa, Rv. 253671, secondo cui integra il reato previsto dall'art. 44 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 la realizzazione di opere da parte dei comuni in difformità dalle previsioni degli strumenti urbanistici, anche nel caso in cui sia stata perfezionata la procedura di validazione del progetto, di cui all’art. 7 del citato d.P.R. n. 380 del 2001, che è sostitutiva del permesso di costruire; conf. Sez. 3, n. 27298 del 10/05/2019, Blandina, Rv. 276017).
Nel caso in esame il Tribunale ha rilevato la illegittimità delle opere a causa dell’esito non favorevole della Conferenza di Servizi, necessaria per l’accertamento di conformità urbanistica, non sostituibile dal silenzio assenso, non contemplato dagli artt. 14, 14 bis et 14 quater l. 241/90, che disciplinano il funzionamento della Conferenza di Servizi.
Si tratta di rilievi corretti, sia quanto alla necessità del titolo abilitativo, sia quanto alla inapplicabilità dell’istituto del silenzio assenso, non applicabile alla Conferenza di Servizi, con la conseguente infondatezza della doglianza formulata sul punto dalla ricorrente.
Benché, come sottolineato nel ricorso, il tribunale abbia l’obbligo, qualora il pubblico ministero introduca all'udienza di riesame nuovi elementi probatori a carico, di assicurare la piena applicazione del contraddittorio, assegnando all'indagato (o alle altre parti private) un congruo termine a difesa, in difetto del quale si configura un'ipotesi di nullità ex art. 178, lett. c), cod. proc. pen. in relazione all'assistenza del medesimo (Sez. 3, n. 22137 del 06/05/2015, Benocci, Rv. 263664; conf. Sez. 2, n. 36451 del 03/06/2015, Santini, Rv. 264545), tuttavia nel caso in esame non risulta, né ciò è stato dedotto, che nel corso dell’udienza camerale, all’esito della produzione documentale da parte del pubblico ministero, la difesa della ricorrente abbia sollevato rilievi o eccezioni di sorta in ordine alla produzione documentale effettuata dal pubblico ministero, o abbia chiesto vanamente l’assegnazione di un termine a difesa per esaminare tali produzioni e controdedurre al riguardo, cosicché non risulta essersi verificata alcuna violazione del diritto di difesa della ricorrente, che, consentendo alla produzione documentale effettuata dal pubblico ministero, vi ha prestato acquiescenza.