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Timestamp: 2019-09-21 08:22:17+00:00
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14 Giugno 2019 | Autore: Adele Margherita Falcetta
Esaminiamo i contenuti e le caratteristiche dell’impugnazione contro le sentenze di primo grado.
Tempo fa hai fatto causa a una compagnia di assicurazioni allo scopo di ottenere un risarcimento per i danni subiti in un incidente automobilistico. Oggi, il tuo avvocato ti ha chiamato per darti una cattiva notizia: hai perso. Nel contempo, però, ti ha detto che, a suo avviso, il giudice ha sbagliato e che impugnando la sentenza sarà possibile ribaltare la situazione a tuo vantaggio. Ti ha quindi invitato ad andare presso il suo studio per rilasciargli una procura, perché deve predisporre l’atto di appello. Vorresti dunque saperne di più su questo argomento, per capire meglio ciò che ti dirà il tuo legale. Leggi questo articolo e troverai informazioni semplici e nel contempo complete.
Prima di spiegarti cos’è l’atto di appello e quali sono i suoi contenuti, devo fare una veloce premessa sui rimedi che la legge italiana prevede quando un giudice emette una sentenza che viene ritenuta ingiusta. Proprio in considerazione del fatto che i giudici, essendo esseri umani, possono sbagliare in Italia sono previsti diversi gradi giudizio. Precisamente: in primo grado le cause vengono decise dal giudice di pace o dal tribunale, che sono competenti su materie diverse (secondo i casi ci si rivolge all’uno o all’altro); contro le sentenze del giudice di pace è possibile proporre appello al tribunale; contro quelle del tribunale ci si rivolge alla Corte d’Appello; infine, le sentenze pronunciate in appello si impugnano davanti alla Corte di Cassazione.
1 L’atto di appello nelle cause civili
2 I contenuti dell’atto di appello civile
3 La nullità dell’appello civile
4 L’inammissibilità dell’appello civile
5 L’atto di appello penale
L’atto di appello nelle cause civili
Nelle cause civili l’appello si propone con due tipi diversi di atto: la citazione e il ricorso. La differenza tra questi due atti è la seguente:
con la citazione la persona che inizia la causa invita il suo avversario a comparire davanti al giudice in una data, che sceglie tra quelle in cui si svolgono le udienze. L’atto viene quindi notificato all’altra parte perché ne venga a conoscenza;
il ricorso è un atto che sì deposita presso la cancelleria del giudice. Quest’ultimo stabilisce il giorno e l’ora dell’udienza e successivamente il ricorrente notifica all’avversario il ricorso e il provvedimento di fissazione dell’udienza.
Ma come scegliere tra la citazione e il ricorso? È la stessa legge a dare le necessarie indicazioni:
si utilizza il ricorso nelle cause che riguardano la materia previdenziale e del lavoro, e in quelle che la legge considera ad esse equiparate (ad esempio, riguardanti i rapporti di mezzadria, di agenzia, di rappresentanza commerciale) [1];
si utilizza la citazione nelle altre cause.
Poiché l’atto d’appello deve necessariamente essere scritto e firmato da un avvocato, quest’ultimo sa bene quale sia la scelta corretta nel caso specifico. Ma anche nell’ipotesi di un sbaglio non c’è da preoccuparsi: infatti l’atto resterà pienamente valido, e il giudice si limiterà a disporre un mutamento nella procedura [2].
L’appello deve essere proposto entro termini ben precisi:
30 giorni dalla notifica, se la sentenza di primo grado è stata notificata al difensore dell’appellante;
6 mesi dal suo deposito in cancelleria (detto pubblicazione), se la sentenza non è stata notificata.
Per rispettare il termine, occorre distinguere secondo che l’appello sia proposto con citazione o con ricorso:
se esso è proposto con citazione, la notifica alla controparte deve avvenire entro il termine;
se esso è proposto con ricorso, basta che avvenga entro il termine il suo deposito in cancelleria.
La notifica deve essere fatta all’avvocato dell’appellato, vale a dire a chi lo ha rappresentato e difeso nel giudizio di primo grado. Egli informerà il proprio cliente della proposizione dell’impugnazione.
I contenuti dell’atto di appello civile
Il Codice di procedura civile [3] stabilisce che l’atto di appello deve contenere i seguenti elementi:
innanzitutto l’indicazione del giudice al quale ci si rivolge in appello. Se si impugna una sentenza del Giudice di pace occorrerà che l’appello sia rivolto al tribunale; se invece ad essere impugnata è una sentenza del tribunale l’appello sarà indirizzato alla Corte di Appello;
tutti i dati della persona che propone l’appello (detta appellante): nome, cognome, codice fiscale, data e luogo di nascita, residenza;
tutti i dati della persona contro cui viene proposto l’appello (detta appellato): si tratterà di colui che ha vinto, anche parzialmente, la causa di primo grado;
il nome e il cognome dell’avvocato e il riferimento alla procura, che è il documento con il quale Il cliente ha conferito al legale l’incarico di rappresentarlo e difenderlo in giudizio;
l’indicazione dell’oggetto della domanda. Si tratta, in definitiva, di ciò che viene chiesto con l’appello: può trattarsi di un completo stravolgimento della sentenza impugnata oppure di una sua parziale modifica. Facciamo un paio di esempi. Tizio ha fatto causa a un’assicurazione per ottenere il risarcimento di un danno subito a seguito di un incidente stradale. Il giudice gli dà torto. Tizio, sapendo di essere nel giusto, propone appello e chiede che la sentenza del giudice di primo grado venga totalmente ribaltata, dandogli ragione e condannando l’assicurazione a risarcire il danno. Può essere anche che il giudice di primo grado abbia dato ragione a Tizio, ma abbia condannato l’assicurazione al pagamento di una somma inferiore rispetto a quella che egli aveva richiesto. In questo caso Tizio propone appello chiedendo una parziale modifica della sentenza, con la condanna dell’assicurazione al pagamento dell’importo che ritiene spettargli;
l’esposizione dei fatti che stanno alla base della domanda, con riferimento alle norme che vanno applicate;
l’indicazione delle prove di cui l’appellante si vuole avvalere per dimostrare di avere ragione, e dei documenti che vengono prodotti. Attenzione però: in appello non si possono utilizzare prove nuove rispetto a quelle già richieste nel giudizio di primo grado [4]. In definitiva, quindi, nell’atto di appello l’appellante dovrà fare riferimento esclusivamente a queste ultime, spiegando perché sono da considerarsi utili ai fini della decisione. Per chiarire meglio questo concetto farò un esempio. Tizio fa causa a Caio, affermando che quest’ultimo gli ha procurato un danno. Le prove raccolte durante il giudizio di primo grado si rivelano, secondo il giudice, insufficienti a dimostrare che Tizio ha ragione, ed egli perde la causa. Tizio propone appello, e ricorda che un suo amico potrebbe avere assistito alla scena in cui Caio procurava il danno da lui lamentato. Però è troppo tardi: avrebbe dovuto chiedere di sentire il suo amico come testimone nel giudizio di primo grado. Diverso è il caso se Tizio ha chiesto, in primo grado, di sentire un testimone che reputa importante, ma il giudice non ha accolto la sua richiesta. In tal caso la prova testimoniale non è nuova, perchè è già stata chiesta in primo grado: pertanto, Tizio potrà insistere in appello per la sua ammissione, spiegandone le ragioni. Vi sono però dei casi in cui le “prove nuove” in appello sono ammesse: ciò avviene quando la parte che le propone non ha potuto farlo prima per causa a lei non imputabile, e, nelle cause di lavoro e previdenziali, quelle che il giudice ritiene indispensabili ai fini della decisione;
se l’appello è proposto con citazione, l’indicazione della data dell’udienza e l’avvertimento all’appellato che dovrà depositare le proprie difese almeno venti giorni prima di tale data, per non incorrere in decadenze.
La nullità dell’appello civile
Vi sono alcuni casi in cui l’atto di appello è nullo [5]. Ciò si verifica:
nell’appello proposto con citazione, se manca l’indicazione del giudice al quale ci si rivolge. Infatti, la citazione viene notificata subito alla controparte; se non viene specificato il giudice dell’appello, quest’ultima non capisce dove dovrà presentarsi per esporre le proprie difese;
se manca l’indicazione dell’appellante o dell’appellato, o se uno di questi risulta assolutamente incerto. Ciò avviene quando mancano il nome e il cognome o uno di essi, e non è possibile individuare a quale persona l’atto si riferisca;
sempre in caso di appello proposto con citazione, se la data dell’udienza è stata fissata senza rispettare il termine minimo che bisogna dare alla controparte. Infatti la legge prevede che tra la data della notifica e quella dell’udienza debbano intercorrere almeno 90 giorni, 150 giorni se il luogo della notifica si trova all’estero;
ancora nel caso della citazione, se manca l’avvertimento all’appellato che, presentando le proprie difese oltre un certo termine, incorrerà in alcune decadenze, che non gli consentiranno di far valere le proprie eventuali ragioni;
se manca l’indicazione dell’oggetto dell’appello. Ovviamente il giudice non potrà prendere nessuna decisione se l’appellante non specifica quali siano le sue richieste. Ugualmente, mancando tale indicazione, l’appellato non è messo nelle condizioni di difendersi;
se manca l’esposizione dei fatti posti a base della domanda. Anche in questo caso, infatti, l’appellato non può difendersi e il giudice non è in grado di decidere.
Tranne che negli ultimi due casi, se l’appellato si presenta ugualmente in giudizio e deposita le proprie difese, la nullità viene sanata.
L’inammissibilità dell’appello civile
Oltre agli elementi di cui ti ho appena parlato, l’atto di appello deve contenere alcune indicazioni richieste a pena di inammissibilità [6]. Se esse mancano, il giudice non esaminerà nemmeno l’impugnazione.
l’indicazione delle parti della sentenza di primo grado di cui si chiede la modifica. Non basta dire, genericamente, che si impugna la sentenza: occorre specificare se essa viene appellata nella sua interezza oppure in parti specifiche;
l’indicazione delle modifiche si chiedono alla ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado. Chiariamo meglio questo concetto. Il giudice di primo grado, per decidere, ha ricostruito i fatti che hanno formato oggetto della causa. Poniamo, ad esempio, che una persona abbia chiesto di essere risarcita per i danni subiti a seguito di un incidente automobilistico, di cui altri hanno colpa. Il giudice, per stabilire se il danneggiato abbia ragione o torto, deve ricostruire la dinamica del sinistro, utilizzando tutte le prove che le parti hanno messo a sua disposizione: ad esempio le dichiarazioni di alcuni testimoni presenti all’evento e i rilievi effettuati dalla polizia. Se una delle parti, avendo perso la causa, propone appello, deve necessariamente spiegare quali errori siano stati compiuti dal giudice nella ricostruzione del fatto, e come questa debba essere modificata;
l’indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione della legge. occorre cioè precisare in modo specifico quali sono le situazioni e i comportamenti posti in essere dalla controparte in violazione di una o più norme;
la spiegazione di come le suddette circostanze siano rilevanti ai fini della decisione.
Si tratta di indicazioni importanti per chiarire fin dall’inizio i contenuti del giudizio d’appello: per questo la mancanza di una di esse determina l’inammissibilità dell’atto. Se il giudice dichiara l’appello inammissibile non si sofferma nemmeno ad esaminarlo per accertare se esso sia fondato o meno.
L’atto di appello penale
Ovviamente, anche le sentenze penali sono appellabili. Il diritto penale riguarda i fatti che la legge prevede come reati, i cui responsabili possono essere condannati a pene anche molto pesanti (come la reclusione o addirittura il carcere a vita, l’ergastolo). Quindi è equo che ci sia la possibilità di rivolgersi a un secondo giudice, quando si ritiene di aver subito una sentenza ingiusta.
L’appello penale non può essere proposto solo da chi si ritiene ingiustamente condannato. Il pubblico ministero o le parti civili (coloro che hanno subito un danno derivante dal reato) possono proporre appello contro la sentenza di assoluzione dell’imputato.
Ecco quali sono i contenuti dell’atto di appello penale [7]:
se proposto dal legale del condannato, l’indicazione della nomina;
la specificazione della circostanza che l’imputato sia o meno detenuto, e, in caso affermativo, il carcere presso il quale si trova;
l’indicazione della sentenza, con i dati di riferimento e il contenuto di essa;
l’indicazione esatta del giudice che ha emesso la sentenza di primo grado;
le parti della sentenza di primo grado delle quali si chiede la modifica;
i motivi per i quali la sentenza di primo grado deve essere riformata, cominciano da quello più favorevole all’imputato e finendo con quello meno favorevole. Ad esempio, come primo motivo si può affermare che il fatto, per il quale una persona è stata condannata, non sussiste, cioè non si è in effetti verificato, spiegando le ragioni per le quali i giudici dovrebbero pervenire a questa conclusione. Per il caso che tale motivo non dovesse essere accolto dai giudici d’appello, si esporrà un secondo motivo: ad esempio che, anche se il fatto si è verificato, esso non è stato commesso dall’imputato. Potranno essere indicati altri motivi; qualora nessuno di essi dovesse essere accolto, in ultimo si chiederà che all’imputato venga applicato il minimo della pena e che gli vengano concessi tutti i benefici previsti dalla legge.
Anche l’appello penale è soggetto a dei termini [8]. Questi cambiano secondo le varie situazioni che si possono presentare. Infatti:
può essere che, al termine del processo di primo grado, il giudice legga in aula sia la decisione che la motivazione (cioè il ragionamento che lo ha portato alla decisione, basato sulla ricostruzione dei fatti e sulle norme che ha ritenuto di applicare). In questo caso l’appello deve essere proposto entro 15 giorni dalla sentenza;
se la motivazione è complessa, il giudice può stabilire un termine per depositarla, che comunque non può essere superiore a 15 giorni dalla pronuncia. In tal caso l’appello va proposto entro 30 giorni, decorrenti dalla notifica del deposito della motivazione, oppure dalla scadenza del termine che il giudice aveva per effettuare questo adempimento;
se la motivazione è di particolare complessità, il giudice può riservarsi un termine più lungo per il deposito della motivazione, comunque non superiore a 90 giorni. In questa ipotesi l’appello va proposto entro 45 giorni dalla scadenza di tale termine o dalla notifica del deposito della motivazione.
Ora sai cosa è l’atto d’appello e quali ne debbano essere i contenuti, sia nei processi civili che in quelli penali. Avere questa conoscenza ti servirà per poter collaborare al meglio con il tuo legale, fornendogli tutte le indicazioni che possono servirgli per redigere un’impugnazione che faccia valere a pieno le tue ragioni.
[1] Art. 409 cod. proc. civ.
[2] Art. 426 e art. 427 cod. proc. civ.
[3] Art. 342 cod. proc. civ.
[4] Cass. sent. n. 26522/2017.
[5] Art. 164 cod. proc. civ.
[6] Art. 342 cod. proc. civ.
[7] Art. 593 e ss. cod. proc. pen.
[8] Art. 585 cod. proc. pen.