Source: http://regoledelgioco.gazzetta.it/2019/09/23/interruzione-del-match-atalanta-fiorentina-per-segnalazione-di-cori-razzisti-a-dalbert-procedura-e-possibili-sanzioni/
Timestamp: 2019-12-15 03:21:17+00:00
Document Index: 32764800

Matched Legal Cases: ['art. 62', 'art. 28', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 29']

Interruzione del match Atalanta – Fiorentina per segnalazione di cori razzisti a Dalbert: procedura e possibili sanzioni | Le Regole del Gioco
Interruzione del match Atalanta – Fiorentina per segnalazione di cori razzisti a Dalbert: procedura e possibili sanzioni
Nella giornata odierna, il Giudice Sportivo ha disposto un supplemento di indagine a cura della Procura Federale “al fine di acquisire ogni elemento utile, anche mediante la testimonianza dello stesso calciatore, circa l’effettiva entità, dimensione e provenienza dei cori in oggetto” in relazione all’episodio accaduto durante il posticipo domenicale delle 18.00 della giornata di Serie A appena passata in rassegna, disputatosi allo Stadio Tardini di Parma tra Atalanta e Fiorentina. A seguito della segnalazione da parte dell’esterno brasiliano della Fiorentina Dalbert di alcuni cori razzisti che gli sarebbero stati rivolti da alcuni tifosi atalantini, l’arbitro Orsato ha disposto l’interruzione del match al 31’ minuto del primo tempo. L’interruzione è durata tre minuti, durante i quali lo speaker del Tardini ha richiamato il pubblico, ribadendo il divieto di scandire cori razzisti o di matrice territoriale. All’esito del supplemento d’indagine, il Giudice Sportivo deciderà se prendere provvedimenti sanzionatori nei confronti dell’Atalanta. Ma quali sono le norme federali che disciplinano il comportamento delle società ospitanti e dell’arbitro al verificarsi di episodi del genere e le possibili sanzioni che il Giudice Sportivo potrà comminare alla società bergamasca?
Art. 62 NOIF – Tutela dell’ordine pubblico in occasione delle gare
L’art. 62 delle Norme Organizzative Interne della F.I.G.C. (le cd. NOIF) disciplina in maniera puntuale, da un lato, gli obblighi e le responsabilità delle società in materia di tutela dell’ordine pubblico e, dall’altro, la condotta che deve tenere il direttore di gara in concerto con le autorità federali ed il responsabile dell’ordine pubblico dello stadio.
Il comma 2 del predetto articolo afferma che le società sono responsabili del mantenimento dell’ordine pubblico sui propri campi di gioco e del comportamento dei loro sostenitori anche su campi diversi dal proprio. In particolare, poi, il comma 3 sancisce l’obbligo per la società di adottare tutti i provvedimenti idonei ad impedire che durante la gara si verifichino cori, grida ed ogni altra manifestazione espressiva di discriminazione per motivi di razza, di colore, di religione, di lingua, di sesso, di nazionalità, di origine territoriale o etnica, ovvero configuranti propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori.
I successivi commi del predetto articolo descrivono puntualmente le conseguenze di tali comportamenti da parte dei sostenitori, sia prima sia durante lo svolgimento della gara. Ai sensi del comma 6, prima dell’inizio della gara, il responsabile dell’ordine pubblico dello stadio, designato dal Ministero, anche su segnalazione dei Collaboratori della Procura federale, o, in loro assenza, del Delegato di Lega, ove rilevi, cori, grida ed ogni altra manifestazione discriminatoria costituenti fatto grave, ordina all’arbitro, anche per il tramite del quarto ufficiale di gara o dell’assistente dell’arbitro, di non iniziare la gara. In caso di assenza delle predette figure, il provvedimento viene assunto dall’arbitro. Il pubblico dovrà essere informato con l’impianto di amplificazione sonora od altro mezzo adeguato, sui motivi del mancato inizio e verrà immediatamente invitato a rimuovere lo striscione e/o a interrompere cori, grida ed ogni altra manifestazione discriminatoria che hanno causato il provvedimento. L’arbitro darà inizio alla gara solo su ordine del responsabile dell’ordine pubblico dello stadio, designato dal Ministero dell’Interno o, in sua assenza, il provvedimento viene assunto dall’arbitro.
Ciò che è invece accaduto durante il match di ieri, ovverosia episodio durante lo svolgimento della gara, è disciplinato dal comma 8, ai sensi del quale nel corso della gara, ove intervengano per la prima volta i summenzionati fatti discriminatori, l’arbitro, anche su segnalazione del responsabile dell’ordine pubblico dello stadio, designato dal Ministero dell’Interno o dei Collaboratori della Procura federale ed, in assenza di quest’ultimi, del Delegato di Lega, dispone la interruzione temporanea della gara. Ai sensi del comma 9, l’arbitro comunica la interruzione temporanea della gara ai calciatori, i quali dovranno rimanere al centro del campo insieme agli ufficiali di gara. Il pubblico dovrà contemporaneamente essere informato con l’impianto di amplificazione sonora od altro mezzo adeguato, sui motivi che hanno determinato il provvedimento e verrà immediatamente invitato a rimuovere lo striscione e/o a interrompere cori, grida ed ogni altra manifestazione discriminatoria.
L’episodio di Atalanta – Fiorentina si ferma a questa fase della “procedura” disposta dall’articolo in questione, in quanto a seguito di questa prima interruzione è stata disposta la ripresa del gioco. Qualora ciò non fosse accaduto, ai sensi del comma 10, in considerazione delle condizioni climatiche ed ambientali, l’arbitro avrebbe potuto insindacabilmente ordinare alle squadre di rientrare negli spogliatoi, precisato che, a quel punto, la ripresa della gara poteva essere disposta esclusivamente dal responsabile dell’ordine pubblico o, in sua assenza, dall’arbitro.
Ai sensi del comma 11, qualora il gioco riprenda dopo la interruzione temporanea e si verifichino altri fatti discriminatori, il responsabile dell’ordine pubblico dello stadio, designato dal Ministero dell’Interno, anche su segnalazione dei Collaboratori della Procura federale ed, in assenza di quest’ultimi, del Delegato di Lega, può ordinare all’arbitro, anche per il tramite del quarto ufficiale di gara o dell’assistente dell’arbitro, di sospendere la gara. In caso di assenza delle predette figure, il provvedimento viene assunto dall’arbitro. Il comma 12 prevede analogamente al caso di interruzione la comunicazione al pubblico tramite speaker sui motivi della sospensione e l’invito a interrompere il comportamento, così come il comma 13 prevede il rientro negli spogliatoi alla stregua di quanto disposto dal comma 10.
L’ultimo comma dell’articolo chiude l’iter procedurale della vicenda stabilendo che il non inizio, l’interruzione temporanea e la sospensione della gara non potranno prolungarsi oltre i 45 minuti, trascorsi i quali l’arbitro dichiarerà chiusa la gara, riferendo nel proprio rapporto i fatti verificatisi, e gli Organi di Giustizia Sportiva adotteranno le sanzioni previste dal codice di giustizia sportiva per tali fatti.
Artt. 28 e 29 CGS – Comportamenti discriminatori
Venendo ora alle possibili sanzioni comminabili alla società atalantina, l’art. 28, comma 4 del Codice di Giustizia Sportiva FIGC prevede che le società sono responsabili per l’introduzione o l’esibizione negli impianti sportivi da parte dei propri sostenitori di disegni, scritte, simboli, emblemi o simili, recanti espressioni di discriminazione, nonché per cori, grida e ogni altra manifestazione che siano, per dimensione e percezione reale del fenomeno, espressione di discriminazione. In caso di prima violazione, si applica la sanzione minima di cui all’art. 8, comma 1, lettera d), ovverosia l’obbligo di disputare una o più gare con uno o più settori privi di spettatori. Qualora alla prima violazione si verifichino fatti particolarmente gravi e rilevanti, possono essere inflitte, anche congiuntamente e disgiuntamente tra loro, la sanzione della perdita della gara e le sanzioni di cui all’art. 8, comma 1, lettere e) (obbligo di disputare una o più gare a porte chiuse), f) (squalifica del campo per una o più giornate di gara o a tempo determinato fino a due anni), g) (penalizzazione di uno o più punti in classifica), i) (esclusione dal campionato di competenza o da qualsiasi altra competizione agonistica obbligatoria, con assegnazione da parte del Consiglio federale ad uno dei campionati di categoria inferiore), m) (non ammissione o esclusione dalla partecipazione a determinate manifestazioni). In caso di violazione successiva alla prima, oltre all’ammenda di almeno euro 50.000,00 per le società professionistiche e di almeno euro 1.000,00 per le società dilettantistiche, si applicano, congiuntamente o disgiuntamente tra loro, tenuto conto delle concrete circostanze dei fatti e della gravità e rilevanza degli stessi, la sanzione della perdita della gara e le sanzioni di cui all’art. 8, comma 1, lettere d), e), f), g), i), m).
L’ultimo comma del predetto articolo, infine, prevede che gli organi di giustizia sportiva possono sospendere la esecuzione delle sanzioni disciplinari di cui all’art. 8, comma 1, lett. d), e), f), inflitte alla società in applicazione del comma 4. Con la sospensione della esecuzione della sanzione, gli organi di giustizia sportiva sottopongono la società ad un periodo di prova di un anno. Se durante il periodo di prova, la società incorre nella stessa violazione, la sospensione è revocata e la sanzione si applica in aggiunta a quella inflitta per la nuova violazione.
Il successivo art. 29 CGS dispone che la società non risponde dei comportamenti tenuti dai propri sostenitori in violazione degli articoli 25, 26 e 28, se ricorrano congiuntamente tre delle seguenti circostanze:
b) la società ha concretamente cooperato con le Forze dell’ordine e le altre Autorità competenti per l’adozione di misure atte a prevenire i fatti violenti o discriminatori, ponendo in essere gli atti di prevenzione e vigilanza concordati e prescritti dalle norme di settore;
c) la società ha concretamente cooperato con le Forze dell’ordine e le altre Autorità competenti per identificare i propri sostenitori responsabili delle violazioni, anche mediante l’utilizzo a spese della società di tecnologie di video-sorveglianza;
d) al momento del fatto, la società ha immediatamente agito per rimuovere disegni, scritte, simboli, emblemi o simili, o per far cessare i cori e le altre manifestazioni di violenza o di discriminazione;
e) altri sostenitori hanno chiaramente manifestato nel corso della gara stessa, con condotte espressive di correttezza sportiva, la propria dissociazione da tali comportamenti.
In ogni caso, se la società prova la sussistenza di una o più circostanze precedenti, esse varranno come attenuanti.
Nonostante la stagione sportiva sia solo all’inizio, l’episodio di Atalanta – Fiorentina si aggiunge ad altre vicende che hanno risollevato il dibattito circa le misure sanzionatorie da adottare in caso di episodi di discriminazione, con una particolare attenzione da parte sia della FIFA sia della UEFA i quali invocano un cambio di passo in tal senso, come si evince anche dalle dichiarazioni del Presidente FIFA Gianni Infantino rese durante la puntata di 90° minuto di ieri sera. Si dovrà, pertanto, rimanere in attesa del provvedimento del Giudice Sportivo all’esito del supplemento di indagine, il quale si rende necessario, da un lato, allo scopo di appurare la presenza di eventuali circostanze attenuanti e/o esimenti in favore della società bergamasca, e dall’altro, per avere un quadro completo (e, in tal senso, decisivo) circa la “dimensione e percezione reale” dell’episodio. Lo strumento del supplemento di indagine è stato utilizzato dal Giudice Sportivo anche in altri recenti casi, ma è da sottolineare come per la prima volta il giudice sportivo abbia fatto espressamente riferimento all’opportunità di acquisire la testimonianza dello stesso calciatore, il quale, pertanto, potrà essere sentito dalla Procura Federale per fornire gli accertamenti del caso.
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