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Timestamp: 2019-11-14 06:13:34+00:00
Document Index: 26810612

Matched Legal Cases: ['art. 1188', 'art. 8', 'art. 1189', 'art. 173', 'art. 83', 'art. 1188', 'art. 1189', 'art. 1242', 'art. 534', 'art. 1188', 'art. 1188', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1189', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1188', 'sentenza ']

Art. 1188 codice civile - Destinatario del pagamento - Brocardi.it
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Articolo 1188 Codice civile
Destinatario del pagamento
Dispositivo dell'art. 1188 Codice civile
Il pagamento deve essere fatto al creditore [1189, 1190] (1) o al suo rappresentante [320, 374 n. 2, 2213 ss.], ovvero alla persona indicata dal creditore [1269, 1777] o autorizzata dalla legge (2) o dal giudice (3) a riceverlo [1208 n. 1].
Il pagamento fatto a chi non era legittimato a riceverlo libera il debitore, se il creditore lo ratifica [1399] o se ne ha approfittato [1190] (4).
(1) Di regola, il creditore coincide con il soggetto cui il debitore deve adempiere l'obbligazione. Però può mancare questa coincidenza ed in tal caso il pagamento deve essere rivolto ai diversi soggetti indicati dalla norma. Ad esempio, non può ricevere alcun pagamento il fallito dopo la dichiarazione di fallimento (v. artt. 27-39, 44 R.D. 16 marzo 1942, n. 267).
(2) In alcuni casi la è legge a stabilire che la prestazione deve essere ricevuta da un soggetto diverso dal creditore, ad esempio per tutelare quest'ultimo, come nel caso del minore (v. 320 ss. cc.).
(3) Un esempio è dato dalla normativa in tema di divorzio (v. art. 8 co.5, l. 1 dicembre 1970, n.898).
(4) Oltre alle ipotesi qui elencate, il debitore è liberato nel caso di creditore apparente secondo la disciplina dell'art. 1189 del c.c.. Costituisce esempio di approfittamento anche un vantaggio indiretto come quello che deriva al creditore che, per effetto del pagamento al terzo, sia liberato da un proprio debito. Se il debitore paga al non legittimato senza essere liberato ha diritto ad agire per la ripetizione dell'indebito (v. 2033 c.c.).
La prima parte della norma indica al debitore i soggetti cui deve adempiere l'obbligazione.
Il secondo comma tutela il debitore che abbia pagato male quando, comunque, il creditore ratifichi l'adempimento o ne tragga un vantaggio.
“ Adiectus solutionis causa ”
Soggetto legittimato a ricevere il pagamento al posto del creditore
74 Il primo comma dell'art. 173 del progetto del 1936 è stato modificato allo scopo di menzionare l'istituto dell'indicazione a ricevere (art. 83), che il codice civile ricorda a proposito della novazione, e che, invece, trova la sua sfera di applicazione in tema di adempimento.
L'indicazione a ricevere viene contrapposta alla rappresentanza, perché l'indicato riceve il pagamento in nome proprio.
563 Tra le persone legittimate a ricevere il pagamento, l'art. 1188 pone colui che è stato indicato dal creditore quale destinatario materiale della prestazione (indicazione attiva). Il codice distingue l'indicato dal rappresentante, e perciò implicitamente designa il primo come, operante in nome proprio; il rapporto interno tra accipiens e indicante non deve interessare il solvens, in modo che il pagamento che questi fa al primo è pienamente liberatorio. E' liberatorio anche il pagamento fatto in buona fede al creditore apparente, che l'art. 1189 del c.c. designa come colui che appare legittimato a ricevere la solutio in base a circostanze univoche. Con tale formula elastica il nuovo codice evita l'impropria dizione dell'art. 1242 del codice anteriore, che considerava creditore apparente chi era nel possesso del credito; e la evita ritenendo creditore apparente chi si trova in una situazione di fatto implicante esercizio effettivo del diritto, tale da suscitare affidamento di una reale appartenenza del diritto stesso. Qui è utile dire che l'affidamento non deve derivare da apprezzamenti soggettivi, cioè, dal modo come il debitore ha potuto intendere il contegno di colui al quale egli ha pagato; deve aversi riguardo invece alla valutazione che di detto contegno avrebbe potuto ragionevolmente farsi in base a considerazioni obiettive (nn. 622 e 624). Dovranno perciò valere soltanto circostanze che possano rappresentarsi come univoche; lo stato soggettivo del debitore dovrà ricercarsi solo ai fini di scorgere se egli abbia agito in buona fede, cioè se egli ignorava che il diritto di credito apparteneva in effetti a persona diversa da colui al quale egli pagava. Questa buona fede, costitutiva dell'effetto giuridico della liberazione, deve essere provata dal debitore che la allega, in applicazione del-l'analogo principio dell'art. 534 del c.c., secondo cornma, dettato per i terzi che abbiano contrattato con l'erede apparente.
Massime relative all'art. 1188 Codice civile
Cass. civ. n. 13113/2007
L'art. 1188, secondo comma, c.c. secondo cui il debitore che ha pagato al non legittimato a ricevere è liberato qualora il creditore abbia nondimeno approfittato del pagamento, comporta per il debitore, che si affermi liberato, l'onere di provare l'approfittamento del creditore. Pertanto, il datore di lavoro che abbia versato all'INPS una parte della retribuzione dovuta al lavoratore onde rendere possibile all'Istituto di recuperare una pensione indebitamente pagata, e si affermi così liberato dall'obbligo retributivo, ha l'onere di provare che il lavoratore ha approfittato di quel versamento ossia ha evitato l'azione di ripetizione della pensione ossia, ancora, che sussistono tutti i presupposti stabiliti dalla legislazione speciale per la ripetizione dell'indebito previdenziale.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 13113 del 5 giugno 2007)
Cass. civ. n. 149/2003
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 149 del 10 gennaio 2003)
Cass. civ. n. 8927/1998
Il procuratore ad litem, ove specificamente autorizzato, è legittimato a riscuotere somme dovute al proprio cliente ed a liberare il debitore. È, nella ipotesi in cui egli accetti in pagamento degli assegni di conto corrente, e proceda poi illecitamente a riscuoterli a suo proprio nome e non ne versi poi l'importo al cliente, resta fermo l'effetto liberatorio del debitore conseguente all'avvenuto incasso degli stessi, non potendosi far carico al debitore del comportamento di chi era stato autorizzato dal creditore ed era stato perciò scelto da questi quale suo ausiliario.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8927 del 9 settembre 1998)
Cass. civ. n. 5579/1997
L'incaricato a ricevere il pagamento, di cui al primo comma dell'art. 1189 (Recte: 1188 - N.d.R.) c.c., è persona diversa sia dal rappresentante che dal mandatario del creditore, trattandosi di soggetto cui viene conferito esclusivamente il (limitato) potere di ricevere la prestazione ed i relativi atti a questa inscindibilmente connessi, così che quello scaturente dalla indicazione operata dal creditore non pub ritenersi un potere rappresentativo in senso tecnico.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5579 del 23 giugno 1997)
Cass. civ. n. 6972/1991
Il mandato a riscuotere un credito, ancorché conferito pure nell'interesse del mandatario, creditore del mandante (cosiddetto mandato in rem propriam), non priva il mandante della titolarità del credito e del diritto di esigerlo, di modo che il debitore può pagare, con effetti liberatori, sia al mandatario, che al mandante, nonostante la conoscenza del mandato. Ne consegue, in caso di pagamento al mandante, che il mandatario non può chiedere un nuovo adempimento in suo favore, salvo che alleghi e provi un diverso impegno assunto dal debitore direttamente nei suoi confronti.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6972 del 20 giugno 1991)
Cass. civ. n. 848/1976
Il negozio con il quale il debitore autorizzato dal creditore al soddisfo rateale del debito, in corrispondenza di analoghi pagamenti rateali a lui dovuti da una banca conferisce a quest'ultima l'incarico di versare le somme spettantegli direttamente al proprio creditore, configura, ove la banca accetti l'incarico, senza assumere alcun impegno nei confronti od in favore del creditore, un mandato nell'interesse del creditore indicato quale adiectus solutionis causa (art. 1188 c.c.) in base al quale la banca, pagando il creditore del proprio mandante, soddisfa il suo debito verso il secondo, e non il debito del secondo verso il primo, ed in forza del quale nessun diritto nei confronti della banca scaturisce in favore del creditore; detto negozio, infatti, non concretizza una delegazione di debito, difettando il requisito dell'assunzione da parte del delegato dell'obbligazione del delegante nei confronti del delegatario, né una delegazione di pagamento, difettando il requisito della sostituzione del delegato al delegante nell'adempimento del debito di quest'ultimo verso il delegatario, né, infine, un contratto di mandato in favore di terzo, difettando il requisito dell'attribuzione convenzionale al terzo di un diritto da far valere nei confronti del mandatario.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 848 del 11 marzo 1976)