Source: http://www.conoscereilrischioclinico.it/mancato-rispetto-delle-linee-guida/
Timestamp: 2020-01-28 03:10:42+00:00
Document Index: 140218552

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 590', 'art. 590', 'art. 590', 'art. 589', 'art. 43', 'art. 590', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 5', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ']

Mancato rispetto delle linee guida da parte dell’operatore sanitario: quali conseguenze alla luce della nuova legge 24/2017 (legge "Gelli)?
Posted on 17/10/2017 16/10/2019 by webmaster
Il mancato rispetto delle linee guida può avere importanti conseguenze per il personale sanitario
Le responsabilità civile e penale degli operatori sanitari sono notevoli: rispondono in sede civile dei danni cagionati al paziente ed in sede penale per le condotte previste dall’ordinamento giuridico come reati. L’espressione “responsabilità professionale” indica l’eventualità che il professionista sia chiamato a rispondere ad una qualche autorità giudicante di una condotta riprovevole. La recente Legge n. 24/2017 sulla responsabilità professionale sanitaria ha segnato una sostanziale rivoluzione in materia di responsabilità civile e penale degli operatori sanitari. In questo articolo analizzeremo la legge dal punto di vista penale, con particolare riferimento alle conseguenze del mancato rispetto delle linee guida.
Recita l’art. 6 della legge “Dopo l’articolo 590-quinquies del codice penale è inserito il seguente: «Art. 590-sexies. – (Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario). – Se i fatti di cui agli articoli 589 e 590 sono commessi nell’esercizio della professione sanitaria, si applicano le pene ivi previste salvo quanto disposto dal secondo comma. Qualora l’evento si sia verificato a causa di imperizia, la punibilità è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto».
Viene quindi introdotto all’interno del codice penale italiano l’art. 590 sexies il quale prevede l’esclusione della responsabilità penale in carico a tutti gli operatori sanitari nei casi di imperizia qualora siano state rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida (1). Questo significa in pratica che i medici, gli infermieri e gli altri operatori sanitari non saranno più perseguibili penalmente se il loro comportamento sarà stato conforme alle linee guida o, in loro mancanza, alle buone pratiche clinico-assistenziali (2). Il concetto vale solo per l’imperizia, il sanitario continuerà a rispondere per i casi di imprudenza e negligenza in quanto condotte non scusabili. In ogni caso resterà fermo il dovere di risarcire il danno in quanto la norma riguarda unicamente l’ambito penale e non quello civile.
Condizione posta dall’art. 590 sexies per esimere da responsabilità il sanitario è che le “linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto”. Questo significa che il professionista sanitario dovrà valutare preliminarmente l’adeguatezza delle linee guida al caso concreto cioè al singolo paziente. In sostanza se il sanitario applica delle linee guida inadatte al singolo caso e da tale comportamento derivano conseguenze dannose per il paziente risponderà penalmente per morte o lesioni. Pertanto, ove occorrano, le linee guida debbono essere applicate, diversamente corre l’obbligo di disapplicarle. In caso il sanitario decida di discostarsi dalle linee guida, per qualunque ragione (3), non troverà più applicazione l’art. 590 sexies ma gli art. 589 c.p. (omicidio colposo), 590 c.p. (lesioni personali colpose) e art. 43 c.p. (elemento psicologico del reato).
La Corte di Cassazione, interpellata recentemente (4, 5) alla luce di alcuni dubbi interpretativi su quali fossero, inequivocabilmente, in tema di responsabilità colposa dell’esercente la professione sanitaria per morte o lesioni personali, gli ambiti di esclusione della punibilità previsti dal suddetto art. 590-sexies, si è pronunciata stabilendo che il sanitario è punibile anche quando la scelta delle linee guida o delle buone pratiche è stata corretta, ma la loro esecuzione, cioè l’applicazione alla fattispecie concreta, è stata sbagliata; in questo caso il sanitario risponde solo per colpa grave, cioè per errore grossolano o macroscopico (è esclusa la colpa lieve). Questa pronuncia si è resa necessaria in quanto un’interpretazione “alla lettera” dell’art. 6 della legge 24/2017 avrebbe condotto all’esclusione della punibilità per ogni ipotesi di errore esecutivo per imperizia nel rispetto di linee guida o buone pratiche adeguate e pertinenti al caso.
Vediamo di seguito più nel dettaglio i due elementi di esclusione della punibilità di cui abbiamo accennato, cioè le linee guida e le buone pratiche clinico-assistenziali.
Le linee guida riassumono l’attuale stato delle evidenze scientifiche e lo traducono nella pratica clinica, fornendo quella che, secondo gli esperti, rappresentano le migliori pratiche possibili.
La nuova Legge n. 24/2017 sancisce di fatto l’obbligatorietà per gli esercenti le professioni sanitarie di attenersi alle linee guida potendo le stesse costituire vere e proprie esimenti di colpa. Le procedure/protocolli aziendali, che rappresentano l’applicazione pratica a livello locale delle linee guida, dovranno pertanto rispondere a quanto previsto nelle linee guida ed essere periodicamente aggiornate. Infatti in sede giudiziaria sia il consulente del Giudice (Perito) che il consulente del paziente danneggiato (Consulente Tecnico di Parte) avranno cura di verificare soprattutto l’eventuale mancato rispetto delle linee guida da parte del personale sanitario. Ciò assume particolare importanza considerando che in uno studio (6) gli autori, dopo aver revisionato 6712 cartelle cliniche per valutare se le cure somministrate ai pazienti erano basate su linee guida oppure no, hanno concluso che solo il 54% dei pazienti aveva ricevuto assistenza basata sulle linee guida.
Le buone pratiche clinico-assistenziali
Purtroppo la legge Gelli contiene due termini molto simili che possono essere confusi: le “Buone pratiche per la sicurezza” di cui parla l’art. 3 e le “Buone pratiche clinico assistenziali” di cui parla l’art. 5. Mentre quest’ultime (come anche le linee guida) sono delle evidenze scientifiche finalizzate a guidare i professionisti sanitari nell’esecuzione delle migliori pratiche clinico-assistenziali, le prime sono attività finalizzate alla prevenzione degli errori e a creare un ambiente di lavoro sicuro.
Gli esperti ricomprendono nelle “buone pratiche clinico-assistenziali” sia le prove di efficacia desumibili dalla letteratura scientifica accreditata sia tutti i documenti, comunque denominati, di qualsiasi estrazione essi siano, purché elaborati con metodologia dichiarata e ricostruibile e basati su evidenze scientifiche (es. percorso diagnostico-terapeutico, protocollo, standard, procedura, conferenza di consenso, ecc.) (7).
Anche alle buone pratiche clinico-assistenziali va applicata la clausola prevista per le linee guida, vale a dire la loro effettiva applicabilità, salve le specificità del caso concreto. E anche qui vale quanto detto per le linee guida in relazione all’individuazione, da parte dell’azienda sanitaria, delle buone pratiche da adottare anche perchè esistono buone pratiche disciplinanti la medesima materia o materia analoga, provenienti da società scientifiche diverse e che si pongono in alternativa fra loro.
Il portale del nuovo Sistema Nazionale Linee Guida (Snlg) presenta una sezione dedicata alle buone pratiche clinico-assistenziali relative ad aree per le quali non sono ancora disponibili linee guida validate, per fornire agli operatori sanitari riferimenti affidabili per la pratica professionale e la salute pubblica (qui).
In un altro articolo abbiamo visto quali sono gli obblighi per le aziende sanitarie in relazione all’adozione di linee guida, protocolli e procedure (qui), mentre in un altro articolo abbiamo parlato dell’utilizzo delle procedure nella Centrale Operativa 118 (qui).
Legge 24/2017. “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”. Pubblicata su GU Serie Generale n.64 del 17-3-2017. Art. 6
Legge n. 24/2017. Art. 5
Corte di Cassazione Penale, Sez. IV, 7 giugno 2017 (ud. 20 aprile 2017), n. 28187
Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza 21 dicembre 2017, Pres. Canzio, Rel. Vessichelli, Ric. Mariotti (informazione provvisoria). Documento disponibile al seguente link http://www.salvisjuribus.it/wp-content/uploads/2017/12/PP_PEN_17CasInfoProvv31_s.pdf
Cass. Sez. Unite, 22/02/2018, n. 8770/18
McGlynn E., Asch S., Adams J. et al. “The Quality of Health Care Delivered to Adults in the United States”. N Engl J Med 2003; 348:2635-2645
Benci L., Bernardi A., Fiore A., et al. “Sicurezza delle cure e responsabilità sanitaria” (Commentario alla legge 24/2017). Edizioni Quotidiano Sanità. Roma 2017, pagg. 72-79
Tags: linee guida, raccomandazioni ministeriali, responsabilità professionale
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