Source: http://www.ateneoweb.com/taxelex-documento/risoluzione-agenzia-entrate-n-210-del-22052008.html
Timestamp: 2016-12-05 16:43:20+00:00
Document Index: 116114254

Matched Legal Cases: ['art. 67', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 1027', 'art. 1350', 'art. 2643', 'art. 9', 'art. 67', 'art. 68']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 210 del 22.05.2008
luglio 2000, n. 212. IRPEF - rinuncia servitù- art. 67 DPR 22 dicembre 1986 n.
specificato in oggetto, concernente l'interpretazione dell'art. 67 del DPR 22 dicembre 1986 n.
917 (T.U.I.R), è stato esposto il seguente.
L'istante ha fatto presente di aver acquistato nel
1991 la proprietà di una abitazione a favore della quale insiste una servitù
non aedificandi, gravante su un confinante terreno di proprietà di terzi,
consistente nel divieto di costruire a distanza minore di 80 metri lineari.
Avendo intenzione di rinunciare alla servitù in
questione ha chiesto di conoscere il trattamento fiscale ai fini delle imposte
dirette applicabile al corrispettivo che dovrebbe ricevere a fronte della
rinuncia in questione.
L'istante ritiene che la cessione non sia soggetta
a tassazione, in quanto non rientra in nessuna delle fattispecie elencate
dall'art. 67 del TUIR. In
particolare non si realizza una plusvalenza tassabile dato che il corrispettivo
della rinunzia non costituisce un utile ma la monetizzazione di un diritto
esistente che viene meno. Manca dunque l'intento speculativo che caratterizza le
ipotesi elencate dalla disposizione citata.
Nell'ambito della categoria dei diritti reali si
distinguono i diritti reali su cosa altrui, i quali, presupponendo una scissione
delle facoltà attinenti al diritto di proprietà, comportano che talune di esse
vengano compresse in modo che un terzo possa esercitare un diritto che ha come
contenuto dette facoltà. Il diritto di proprietà riacquista la sua ampiezza
quando il diritto reale su cosa altrui viene meno (consolidazione).
Nell'ambito dei diritti reali la servitù prediale
consiste, ai sensi dell'art. 1027 c.c., nel peso imposto sopra un fondo per
l'utilità di un altro fondo appartenente a diverso proprietario. Il vantaggio e
il corrispondente onere ineriscono direttamente ai suoli, limitando i poteri di
godimento e di utilizzazione del fondo servente e attribuendo corrispondenti
vantaggi al contiguo fondo dominante. I diritti reali di godimento si perdono
anche per effetto della rinunzia. La rinuncia alla servitù è prevista
dall'art. 1350, n. 5), del c.c. per quanto concerne la forma del contratto, e
dall'art. 2643 n. 5, del c.c., concernente la trascrizione degli atti relativi
ai beni immobili. Nel caso di specie l'istante intende rinunciare ad una
servitù che si concreta nel diritto di pretendere che altri non costruiscano ad
una distanza minore di 80 metri dal confine del proprio fondo. La rinuncia fa
venir meno il vincolo di natura reale sul fondo dominante con effetti erga omnes,
nel senso che il proprietario di detto suolo e i suoi aventi causa non potranno
più far valere i diritti nascenti dalla servitù. Trova applicazione pertanto
l'art. 9, comma 5, T.U.I.R.,
il quale stabilisce che "ai fini delle imposte sui redditi le disposizioni
relative alle cessioni a titolo oneroso valgono anche per gli atti a titolo
oneroso che importano costituzione o trasferimento di diritti reali di
godimento". In particolare sulla base della disposizione citata il
corrispettivo della rinuncia va ricondotto all'art. 67 lettera b) del TUIR,
concernente le plusvalenze realizzate a seguito di cessioni a titolo oneroso di
terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria secondo gli strumenti
urbanistici vigenti al momento della cessione. Si ritiene infatti che la vicenda
in esame sia assimilabile alla cessione, sulla base delle argomentazioni già
svolte nella Risoluzione del 16/02/2007, n. 25, la quale, pur trattando un tema
diverso, ha, sostanzialmente, espresso tale criterio ermeneutico di carattere
generale. Una volta stabilito che la fattispecie è riconducibile al richiamato
articolo 67, co. 1, lett. b),
si pone il problema di individuare le modalità di determinazione della
In linea generale, in base all'art. 68 del T.U.I.R., la plusvalenza
sarà costituita dalla differenza tra:
1) il "corrispettivo" percepito
nel periodo di imposta;
Nel caso di specie, mentre non si pongono problemi in
ordine alla determinazione del corrispettivo, contrattualmente determinato, è
indubbio che il prezzo di acquisto originario, ove non autonomamente individuato
al momento di acquisto del diritto con riferimento particolare alla "servitus
non edificandi", debba essere estrapolato dal prezzo complessivo di
acquisizione dell'immobile e di costituzione della servitù a suo tempo pagato
da colui che, adesso, rinuncia alla servitù. Al riguardo può essere utilizzato
un criterio di tipo proporzionale, fondato sul rapporto tra il valore
complessivo attuale dell'immobile e della rinuncia alla servitù e il
corrispettivo percepito per la rinuncia alla servitù.
- Casalnuovo Di Napoli, 3 giorni fa	AteneoWeb s.r.l.