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Timestamp: 2016-10-26 17:13:14+00:00
Document Index: 172935563

Matched Legal Cases: ['art. 68', 'art. 103', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 45', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4']

1 I libri del Fondo sociale europeo ISSN2 L Isfol, Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, è stato istituito con D.P.R. n. 478 de 30 giugno 1973, e riconosciuto Ente di ricerca con Decreto legislativo n. 419 del 29 ottobre 1999; ha sede in Roma ed è sottoposto alla vigilanza del Ministero del lavoro e della previdenza sociale. L Istituto opera in base al nuovo Statuto approvato con D.P.C.M. del 19 marzo 2003 ed al nuovo assetto organizzativo approvato con delibera del Consiglio di Amministrazione n. 12 del Svolge attività di studio, ricerca, sperimentazione, documentazione, informazione e valutazione nel campo della formazione, delle politiche sociali e del lavoro, al fine di contribuire alla crescita dell occupazione, al miglioramento delle risorse umane, all inclusione sociale ed allo sviluppo locale. Fornisce consulenza tecnico-scientifica al Ministero del lavoro e della previdenza sociale e ad altri Ministeri, alle Regioni, Province autonome e agli Enti locali, alle Istituzioni nazionali pubbliche e private. Svolge incarichi che gli vengono attribuiti dal Parlamento e fa parte del Sistema statistico nazionale. Svolge anche il ruolo di struttura di assistenza tecnica per le azioni di sistema del Fondo sociale europeo, è Agenzia Nazionale LLP - Programma settoriale Leonardo da Vinci, Centro Nazionale Europass, Struttura nazionale di supporto all iniziativa comunitaria Equal. Presidente Sergio Trevisanato Direttore generale Giovanni Principe La Collana I libri del Fondo sociale europeo raccoglie i risultati tecnico-scientifici conseguiti nell ambito del Piano di attività ISFOL per la programmazione di FSE Progetti operativi: Azioni per l attuazione del Programma Operativo Nazionale Ob. 3 Azioni di sistema e del Programma Operativo Nazionale Ob. 1 Assistenza tecnica e azioni di sistema. La Collana I libri del Fondo sociale europeo è curata da Isabella Pitoni responsabile Ufficio Comunicazione Istituzionale Isfol.3 I libri del Fondo sociale europeo UNIONE EUROPEA Fondo sociale europeo ISFOL I FONDI STRUTTURALI NEL WEB: METODI D USO E VALUTAZIONE4 Il volume raccoglie i risultati di una ricerca curata dal Progetto Informazione e pubblicità dell Isfol, diretto da Isabella Pitoni, nell ambito del Piano di attività Informazione e pubblicità, Ob. 1 Asse 1 Misura 1.4 Il volume è a cura di Chiara Carlucci e Isabella Pitoni. Sono autori del volume: Chiara Carlucci (cap. 2, par. 2.3) Valeria Cioccolo (Bibliografia) Giuseppina Di Iorio (cap. 1) Titti Paderi (par. 2.1, 2.2, 2.4) Paola Piras (Appendice) Isabella Pitoni (Introduzione). Coordinamento editoriale della collana I libri del Fondo sociale europeo: Aurelia Tirelli e Piero Buccione. Collaborazione di Paola Piras.5 INDICE Introduzione 7 1 La PA e l innovazione tecnologica L amministrazione in rete: l applicazione dell e-governement Linee strategiche di e-government I canali di accesso ai servizi Le nuove tecnologie e l Unione europea 29 2 I Fondi strutturali on line Informazione e pubblicità sugli interventi dei Fondi strutturali: il sito web Internet e trasparenza sui Fondi strutturali Il metodo ISFOL FOCUS ON Il metodo ASPO: uno strumento di analisi dei siti web Il gruppo di lavoro ASPO Caratteristiche e struttura L applicazione di ASPO 108 Sezione normativa 115 Bibliografia 123 Appendice 131 INDICE 56 7 INTRODUZIONE LA POLITICA DI COMUNICAZIONE DELL UNIONE EUROPEA La comunicazione per il Fondo sociale europeo nella prossima programmazione è il risultato tangibile e significativo di una confluenza tra le recenti politiche comunitarie per la comunicazione e la governance istituzionale con la filosofia generale della riforma dei Fondi strutturali per la programmazione 2007/2013. Per quanto attiene il primo aspetto, è opportuno citare 1 il percorso sviluppatosi negli ultimi anni e segnato da alcune tappe fondamentali rappresentate dal Piano D per la Democrazia, Dialogo e Dibattito 2, dal Libro bianco per una politica europea di comunicazione 3 e, più concretamente, dal Libro verde sull iniziativa europea per la trasparenza 4. In estrema sintesi le politiche generali dell UE per la comunicazione intendono garantire e sostenere una concreta governance comunitaria, basata sulla partecipazione consapevole dei cittadini al funzionamento delle istituzioni e sulla tutela dei loro diritti di accesso e fruizione democratica delle opportunità offerte. In questo quadro, il processo comunicativo a livello comunitario prevede un vasto ed articolato processo multilivello e multimediale di gestione delle informazioni e di pervasiva trasmissione delle conoscenze di base sulle politiche attive dell Unione a tutti i cittadini, considerati unitariamente come soggetti potenzialmente beneficiari. Da tale base, la comunicazione come strategia a sostegno della governance europea ha segnato un ulteriore rilevante evoluzione in diretta connessione con il processo di allargamento dell UE a 27 Stati membri e con la crisi subita dal processo di ratifica del Trattato costituzionale, la cui conseguente 1 Per un analisi approfondita, vedi al riguardo La politica dell informazione e della comunicazione nell Unione europea in La comunicazione per l Europa: politiche, prodotti e strumenti (I Libri del FSE), Roma, Isfol, COM (2005) 494 del COM (2006) 35 del COM (2006) 194 del INTRODUZIONE 78 Introduzione pausa di riflessione ha messo in luce l enorme gap informativo e comunicativo che pesa sulle diverse comunità dei Paesi UE. In tale scenario, si è andato recentemente sviluppando un approccio delle politiche comunitarie per la comunicazione che considera la trasparenza dei sistemi informativi e la conoscibilità di dati e procedure di utilizzo delle risorse comunitarie come uno dei nuovi, fondamentali diritti di cittadinanza nell Unione allargata, protesa al raggiungimento delle sempre più ardue sfide di Lisbona. Il dibattito sulla trasparenza 5 avviato dalla Commisione UE ed esplicitamente connesso alla gestione dei Fondi comunitari, viene pertanto recepito nel processo di formulazione dei nuovi Regolamenti dei Fondi strutturali. Uno dei punti di collegamento più significativi che rendono particolarmente evidente il nesso tra informazione e governance democratica, è certamente individuabile nel nuovo ruolo e spazio attribuito alla comunicazione nel processo di gestione dei Fondi strutturali, con particolare riferimento al Fondo sociale europeo. I nuovi regolamenti dei Fondi strutturali per il periodo definiscono compiti e ruoli più ampi ed articolati per l informazione e la comunicazione ai diversi livelli comunitario, nazionale e regionale. La funzione della comunicazione si articola infatti in modo funzionale e coerente a sostegno della nuova architettura dei Fondi strutturali lungo tutto il suo processo di gestione, dalla programmazione alla valutazione finale. Il contesto normativo di riferimento in cui si colloca la comunicazione per il nuovo Fondo sociale europeo si fonda su una nuova strategia programmatoria più lineare, flessibile e meno procedurizzata che prevede tre livelli strategici logicamente coerenti: un primo livello comunitario in cui il Consiglio definisce gli orientamenti strategici comunitari che individuano le grandi filiere di obiettivi da perseguire attraverso le azioni da cofinanziare; un secondo livello nazionale in cui gli Stati membri traducono tali obiettivi in un Quadro strategico nazionale che esprime la strategia di sviluppo generale e gli obiettivi operativi da perseguire a livello nazionale; un terzo fondamentale livello locale che prevede la configurazione (coerente con il QSN) dei singoli Quadri strategici regionali e la loro articolazione in Programmi operativi regionali monofondo. Coerentemente, la comunicazione per la programmazione sostiene ed accompagna l approccio alla flessibilità ed il decentramento gestionale del Fondo, il nuovo obbligo di trasparenza e visibilità di risorse erogare e beneficiari, l applicazione intensiva delle tecnologie dedicate (ICT e web), la presenza attiva lungo tutto il processo gestionale attraverso l introduzione del Piano di Comunicazione governato dall Autorità di gestione del Piano. In tale quadro, i nuovi obblighi in materia di informazione e pubblicità sono considerabili a più livelli. In primo luogo, va osservato quanto disposto dall art. 68 del Regolamento del Consiglio n 1083/06 del 11 luglio 2006 recante disposizioni 5 SEC (2005) 985 def. del INTRODUZIONE9 generali sul Fondo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e che abroga il Regolamento 1260/99 6. L articolo 68 stabilisce sinteticamente i parametri identificativi delle politiche di informazione e comunicazione dei nuovi Fondi strutturali, ovvero chi lo gestirà, a favore di chi, con quali obiettivi strategici. Il primo parametro ( chi ) è rappresentato al più alto livello dagli Stati membri che dovranno fornire informazioni e pubblicizzare i programmi e le operazioni cofinanziate. A livello attuativo, le Autorità di gestione dei singoli programmi operativi saranno responsabili delle funzioni di pubblicità ed informazione secondo quanto previsto dallo specifico Regolamento della Commissione. Anche i destinatari ( a favore di chi ) delle politiche di informazione e pubblicità sono individuati a due livelli: uno più ampio rappresentato dalla totalità dei cittadini europei ed uno più specifico rappresentato dai beneficiari delle azioni cofinanziate. Gli obiettivi strategici generali sono infine esplicitamente legati alle nuove priorità della governance comunitaria, ovvero conoscibilità delle funzioni espletate dalle istituzioni comunitarie preposte e trasparenza dei processi decisionali e gestionali. Obiettivi strategici delle politiche dell informazione saranno quindi - secondo il Regolamento generale - la valorizzazione del ruolo della Commissione ed il supporto tecnico alla trasparenza dell utilizzo dei Fondi. Secondo quanto previsto nello stesso articolo 68 del Regolamento (adozione della procedura di cui all art. 103 paragrafo 3) le modalità di applicazione di questi principi generali sono state sviluppare e descritte nel successivo Regolamento attuativo (CE) n 1828/2006 emanato dalla Commissione 7. Questo documento rappresenta il più avanzato contributo normativo alle politiche comunitarie per l informazione sui fondi strutturali. L attenzione data al tema è del resto evidente sin dai 30 consideranda iniziali molti dei quali sono dedicati a focalizzare aspetti cruciali a vario modo connessi al ruolo della comunicazione e dei suoi diversi mezzi espressivi. Il Regolamento destina un intera sezione al tema (Capitolo II Modalità di applicazione del regolamento CE n 1083/2006. Sezione I Informazione e pubblicità) in cui si struttura la materia attraverso nove articoli che focalizzano sostanzialmente tre aspetti-chiave: Il Piano di Comunicazione (artt. 2-4) Le misure di informazione e pubblicità (artt. 5-9) Il networking (art. 10). Introduzione Il Piano di Comunicazione (PdC) La funzione del Piano di Comunicazione come strumento cardine di lavoro è stata motivata dalla seconda e terza considerazione iniziale: 6 GU L 210 del GU L 371 del INTRODUZIONE 910 Introduzione (2) L esperienza ha mostrato che i cittadini dell UE non sono sufficientemente consapevoli del ruolo svolto dalla Comunità europea nel finanziamento dei programmi destinati a potenziare la competitività economica, a creare posti di lavoro ed a rafforzare la coesione interna. È pertanto opportuno provvedere all elaborazione di un Piano di Comunicazione in cui siano indicati con precisione gli interventi informativi e pubblicitari che occorrono per colmare questa lacuna nella comunicazione e nell informazione. Allo stesso fine è necessario indicare le responsabilità e le funzioni che andrebbero svolte da ciascuna delle parti in causa. (3) Per garantire che le informazioni sulle possibilità di finanziamento siano ampiamente diffuse nonché per motivi di trasparenza, è opportuno definire il contenuto minimo degli interventi informativi necessari per informare i potenziali beneficiari sulle possibilità di finanziamento offerte congiuntamente dalla Comunità e dagli Stati membri, così come l obbligo di pubblicare le disposizioni che i potenziali beneficiari devono seguire ed i criteri di selezione da applicare. Secondo quanto previsto dal Regolamento attuativo (sezione 1. art. 2 Preparazione del PdC) il Piano deve essere redatto dall Autorità di gestione del PO (cofinanziato sia da FERS che FSE o Fondo di coesione) o direttamente dallo Stato membro se riferito a diversi od a tutti i PO cofinanziati. I contenuti essenziali del piano debbono esplicitare gli obiettivi ed i gruppi target (potenziali beneficiari, beneficiari, pubblici di riferimento); la strategia ed il contenuto degli interventi e delle azioni prioritarie di I&P; il bilancio previsionale necessario alla loro attuazione; i Dipartimenti o gli organismi amministrativi responsabili dell attuazione del PdC; indicazioni in merito a criteri di valutazione dei risultati conseguiti dall attuazione del PdC. Altro rilevante aspetto regolamentato (art. 3 Esame della compatibilità del PdC) riguarda le procedure di presentazione e validazione del Piano da parte della Commissione. La valutazione di conformità da parte della Commissione si baserà sull aderenza del Piano presentato ai criteri previsti al succitato art. 2 par. 2. Ciò significa che la Commissione attende dall AdG non un semplice intervento informativo di tipo burocratico, bensì un PdC redatto sulla base del modello teorico-metodologico proprio della più moderna e consolidata disciplina della comunicazione pubblica. In conseguenza di ciò, il periodo necessario alla valutazione di conformità del Piano da parte della Commissione potrà dilatarsi in funzione delle eventuali revisioni necessarie 8. Tuttavia, lo Stato membro o l AdG hanno comunque l obbligo di avviare le attività relative allo standard minimo di I&P anche in assenza della versione definitiva del Piano. La soglia minima di 8 L AdG o lo Stato membro presenteranno alla Commissione il Piano di Comunicazione entro quattro mesi dall adozione del PO (o a decorrere dall ultima data di adozione in caso di due o più PO). Se non pervengono rilievi entro due mesi il Piano è considerato compatibile con i requisiti. In caso di rilievi, l AdG o lo SM hanno altri due mesi di tempo per ripresentare il Piano revisionato. Se non si inviano ulteriori rilievi nei due mesi successivi, il Piano sarà approvato ed operativo. 10 INTRODUZIONE11 performance, più ampia di quella attesa nella precedente programmazione , riguarda gli interventi informativi previsti dagli art. 5-7, ovvero le Informazioni destinate ai potenziali beneficiari, ai beneficiari, al grande pubblico. Proprio l art. 7 indica il salto di qualità degli adempimenti di base attesi dagli SM in funzione del raggiungimento dei nuovi obiettivi strategici di trasparenza: al punto d) infatti si introduce l obbligo della pubblicazione (elettronica o meno) dell elenco dei beneficiari, delle operazioni cofinanziate e dei relativi finanziamenti pubblici ad esse destinate. La trasparenza dell uso dei Fondi strutturali qui normata è ovviamente coerente con il principio di tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte di istituzioni comunitarie 9. L art. 7 precisa pertanto che, con esplicito riferimento alle operazioni di FSE, andranno omessi i nomi dei partecipanti alle attività formative e varrà quanto previsto dalla normativa in materia per cui (come richiamato nella considerazione 21 del regolamento attuativo) gli SM dovranno vietare qualsiasi accesso non autorizzato a dati personali nonché ogni divulgazione illecita degli stessi e determinare le finalità per le quali la Commissione e gli SM possono trattare tali dati. Importante anche quanto previsto per l attuazione e la sorveglianza del PdC (art. 4) poiché l AdG deve dare progressivamente conto in modo articolato al Comitato di sorveglianza dei PdC relativi ai vari PO, includendo dettagliate relazioni nei rapporti annuali di esecuzione e nel rapporto finale di esecuzione dei PO, anche sotto il profilo esemplificativo di buone pratiche. Inoltre, il rapporto di valutazione dei risultati delle misure di I&P sarà incluso nel rapporto di medio termine 2010 e nel rapporto finale. Molto importante anche il riferimento alla proporzionalità che dovrà intercorrere tra mezzi e risorse destinati all attuazione,monitoraggio e valutazione del PO con quelli riservati agli interventi indicati nel PdC. Introduzione Le Misure di I&P Le misure si rivolgono a tre tipologie di beneficiari: potenziali beneficiari; beneficiari; grande pubblico. L informazione rivolta ai potenziali beneficiari dovrà garantire essenzialmente la conoscibilità dei contenuti del PO (con particolare riferimento alle risorse finanziarie disponibili); le modalità di acceso ai finanziamenti e le condizioni di ammissibilità e selezione; la reperibilità di persone di riferimento a livello nazionale, 9 Vedi in proposito: la Direttiva 95/46/CE del Parlamento e del Consiglio del 24 ottobre 1995 inerente il trattamento dati personali (pubblicata in GU L 281 del ), modificata dal regolamento CE n 1882 /2003 (pubblicato in GU L 284 del ); Regolamento CE n 45/2001 del Parlamento e del Consiglio del 18 dicembre 2000 (pubblicato in GU L 8 del ). INTRODUZIONE 1112 Introduzione regionale e locale per l accesso alle informazioni sui PO. Al fine di potenziare la pervasività e l efficacia delle azioni di I&P il regolamento (art. 5) prevede che l AdG o lo SM possa operare in raccordo funzionale con diversi organismi pubblici od Associazioni quali punti di riferimento qualificati capaci di demoltiplicare le informazioni e fare da supporto attuativo del PdC. L informazione rivolta ai beneficiari dei finanziamenti (i quali saranno inclusi negli elenchi pubblici di cui all art. 7) concerne invece le procedure di accesso ai finanziamenti (condizioni di eligibilità, modalità di redazione dei progetti, criteri di selezione, punti di contatto per il supporto tecnico, ecc.). L informazione e pubblicità destinata al grande pubblico è assicurata dall AdG attraverso un insieme di interventi previsti dal PdC in funzione della più appropriata copertura territoriale e della più ampia copertura mediatica. Data la vastità e complessità di questo ultimo ambito, il Regolamento utilizza (art. 7) il citato criterio degli interventi di I&P di standard minimo concernenti azioni informative essenziali, che rappresentano gli adempimenti di base da cui partire e che riguardano almeno la pubblicizzazione dell avvio del PO ed un iniziativa informativa l anno che ne pubblicizza i risultati. Da sottolineare infine che obblighi e responsabilità precise sono attribuite ai beneficiari delle azioni, considerati quali testimoni privilegiati dei benefici e del valore aggiunto conseguibile con l acceso ai Fondi strutturali comunitari. Va inoltre osservato, da un punto di vista più generale, che l introduzione del criterio di requisiti minimi potrà avare un ruolo fondamentale anche sotto il profilo del futuro benchmarking delle politiche attuative di I&P (a livello di SM e Regioni) che la Commissione attuerà. Il networking Interessante ed innovativo il riferimento alla costruzione di reti di persone (e di organismi) di riferimento responsabili dell attuazione del PdC a livello di PO e/o a livello nazionale. Tali soggetti vengono designati dall AdG e/o dallo Stato membro e segnalati alla Commissione, la quale avvierà e coordinerà il (o diversi) network/s composti dai soggetti suindicati. Obiettivo peculiare di questo ambizioso networking comunitario sarà lo scambio di esperienze e di buone pratiche di attuazione dei PdC e dei rispettivi risultati. Specifiche iniziative organizzate di scambi di esperienze in tema di I&P potranno essere finanziate mediante l assistenza tecnica prevista dall art. 45 del Regolamento. Viene così per la prima volta formalmente prevista e regolamentata la funzione di networking comunitario tra esperti ed attuatori delle azioni di informazione, che sinora è stata rappresentata da gruppi di lavoro informali, quali lo SFIT (Structural Funds Informal Team) promosso dalla Direzione generale per la Politica regionale della Commissione, con l obiettivo di favorire gli scambi di esperienze tra gli SM e condividere metodologie e strumenti di lavoro capaci di aumentare la trasparenza sui contenuti e l utilizzo dei Fondi strutturali. A seguito di questi nuovi orientamenti, è stata recentemente annunciata dalla DG Regio la nascita del Gruppo INFORM - che sosti- 12 INTRODUZIONE13 tuirà l attuale Gruppo SFIT - e che prevedrà la partecipazione dei responsabili dei Piani di comunicazione dei programmi Operativi 2007/2013 dei 27 SM. Obiettivi della Rete saranno la condivisone di esperienze, l identificazione di nuovi metodi per il miglioramento della qualità delle attività di comunicazione, l aumento della consapevolezza sui benefici degli interventi cofinanziati. La nuova rete INFORM lavorerà in modo integrato con le altre DG Comunicazione ed Occupazione ed Affari Sociali le quali hanno da tempo avviato l analoga iniziativa di networking INIO. Introduzione Il contesto nazionale Questa sommaria panoramica sulle politiche di comunicazione ed informazione che accompagneranno la programmazione non può concludersi senza un accenno a quanto definito a livello nazionale. Il principale riferimento è al momento individuabile nel Quadro strategico nazionale per la politica regionale di sviluppo , che riserva un sintetico ma esplicito riferimento (VI. 2.5) al tema dell informazione e comunicazione. Si prevede anzitutto che L attuazione del Quadro dovrà essere accompagnata in ogni sua fase da una forte azione di comunicazione rivolta all opinione pubblica, al partenariato socioeconomico, ai potenziali beneficiari, agli attuatori degli interventi cofinanziati. Tuttavia, l accenno all importante ruolo e funzioni dell informazione e comunicazione nella nuova programmazione è significativamente preceduto da un giudizio critico dell esperienza maturata in Italia nella precedente programmazione. L esperienza acquisita, sulla base del Regolamento 1159/2000, ha infatti mostrato il prevalere di un approccio procedurale e burocratico nell adempimento delle funzioni di comunicazione da parte delle AdG, a causa di molteplici fattori 10. Tra questi va citato il problema dell integrazione di competenze - in tutte le Amministrazioni centrali e regionali interessate ai Fondi strutturali - tra esperti di processo e di gestione dei Fondi con esperti di comunicazione pubblica. Tale integrazione è apparsa debole e non sistematica, con conseguente frammentazione e dispersone delle azioni di I&P. Il nuovo Regolamento presuppone invece chiaramente un rilevante salto di qualità delle performance specialistiche da assicurare in modo diffuso e decentrato a livello regionale e locale. Una delle prime esigenze da soddisfare per avviare efficacemente la nuova programmazione 2007/2013 sarà pertanto il reperimento, la (eventuale) formazione e l integrazione organizzativa di esperti di comunicazione con i gestori dei PO. In questo scenario si inquadra l indagine qui presentata che rappresenta il più recente risultato della filiera di ricerca condotta dall Isfol sulle metodologie di 10 Per contributi in merito vedi Informazione e pubblicità del FSE: dall analisi dei Piani di comunicazione ad una proposta di indicatori per il monitoraggio e la valutazione, (I libri del FSE), Roma, Isfol, 2003, La comunicazione nelle azioni di sistema e nel mainstreaming per la società dell informazione: un modello di analisi e valutazione, (I libri del FSE), Roma, Isfol, INTRODUZIONE 1314 15 capitolo 1 LA PA E L INNOVAZIONE TECNOLOGICA L ingresso delle nuove tecnologie della comunicazione e dell informazione (ICT) ha provocato anche nel settore pubblico una rivoluzione organizzativa. A partire dalla fine degli anni Novanta in Italia sono stati avviati numerosi progetti di informatizzazione della pubblica amministrazione, con una serie di sperimentazioni avviate al fine di inseguire l innovazione, un innovazione i cui valori positivi sono stati subito colti, ma alla quale non sono immediatamente seguite adeguate politiche di governance dell innovazione stessa in grado di definire la cornice metodologica entro cui avviare le sperimentazioni. La situazione complessiva è andata poi stabilizzandosi prima con la legge n. 150 del 2000 e poi con l istituzione del Ministero dell Innovazione e delle Tecnologie nel Oggi con l avvio di programmi nazionali di e-governement, con l adeguamento della normativa ai processi innovativi in corso, con la diffusione dei concetti di usabilità ed accessibilità anche nei siti web della PA 12, si assiste al tentativo di definire un modello di innovazione organico. Un modello che segue un nuovo approccio, il cui concetto cardine è quello di e-governance inteso come insieme di regole, relazioni, metodologie volte a governare i processi dell innovazione, ma anche di strumento di controllo e stimolo del cambiamento in atto e di interazione e scambio tra i diversi sistemi, attori o fruitori dell innovazione. L e-governement identifica il ripensamento complessivo del funzionamento degli organismi di uno Stato e delle sue realtà territoriali, alla luce dei bisogni dei cittadini e delle sue imprese, utilizzando le opportunità offerte da una diffusa e capillare adozione dell ICT. Esso diviene uno strumento strategico di sviluppo per un Paese, di ammodernamento, rinnovamento dei servizi, di incremento dell ef- 11 Alessandro Papini, La PA alle prese con l innovazione tecnologica, in Rivista italiana di comunicazione di pubblica, n. 21 (2004), pp Legge 4 del 9 gennaio 2004, Disposizioni per favorire l accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici; Decreto ministeriale 8 luglio 2005 Requisiti tecnici e i diversi livelli per l accessibilità agli strumenti informatici. 1 LA PA E L INNOVAZIONE TECNOLOGICA 1516 ficacia e competitività complessiva del territorio e degli enti e imprese che operano su di esso 13. Quindi, i programmi di e-governement sono risultati particolarmente utili 14 perché, rispetto ai più tradizionali interventi di riforma prevalentemente incentrati sugli aspetti normativi, hanno consentito una considerazione maggiore delle modalità concrete di interazione tra amministrazione e società. È dagli stessi piani di comunicazione delle Pubbliche Amministrazioni che emerge la crescente sensibilità verso il cittadino, deducibile anche dalla presenza ormai frequente dell ICT. Diversi piani prevedono la costruzione di siti internet, la realizzazione di call center e lo sviluppo di varie soluzioni tecnologiche per scambiare informazioni e attivare relazioni, sia all interno delle Amministrazioni, sia con i cittadini. Ancora sporadico è invece il fatto che le amministrazioni abbiano compreso appieno, a livello sistemico, il ruolo e le funzioni che l ICT può svolgere nella comunicazione interna ed esterna 15. Ciò per due motivi fondamentali: perché storicamente l ICT è stata adottata dalle Amministrazioni (e non solo per la comunicazione esterna) un po per accumulo e un po sulla spinta di necessità contingenti, in genere senza un adeguata riflessione sul ruolo sistemico-strategico che queste tecnologie possono giocare in ambito comunicativo e organizzativo. Da qui, una loro stratificazione spesso disorganica che ne rende doppiamente necessaria la pianificazione (e in qualche caso la riprogettazione), anche nel quadro della più generale pianificazione della comunicazione; perché l ICT è utilizzata dalle Amministrazioni in misura crescente, ma spesso sottovalutando le implicazioni culturali e comunicative di queste tecnologie, considerate prevalentemente nel loro aspetto strumentale e non in quello comunicativo, rispetto al quale è necessario acquisire conoscenze e competenze specifiche. Opportunamente inserita nei diversi contesti organizzativi, l ICT può aumentare fortemente l efficienza, l efficacia e la qualità relazionale delle transazioni interne ed esterne; può avere un ruolo rilevante nell aumentare la coesione organizzativa, anche in quelle azioni non necessariamente centrate sull adozione o l utilizzazione dell ICT stessa (per esempio: creazione di contenuti con la collaborazione di più strutture interne; diffusione di informazioni ad altre Amministra- 13 Manuale del web. Tecnologie, normative e management, a cura di Antonio Cilli, Milano, FrancoAngeli, CNIPA, Elementi per lo sviluppo di un modello di pubblica amministrazione digitale, a cura di Michele Morciano, Dipartimento della funzione pubblica. Ufficio per l innovazione delle pubbliche amministrazioni, Il piano di comunicazione nelle amministrazioni pubbliche, a cura di Nicoletta Levi, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, LA PA E L INNOVAZIONE TECNOLOGICA17 zioni e ai cittadini; gestione delle informazioni destinate all utenza da parte dell Amministrazione, ecc.). A tal proposito importante sarà la scelta degli strumenti più opportuni dell ICT. Essa sarà determinata dall analisi di scenario e dalla disamina del quadro normativo, correlate agli assetti organizzativi, alle diverse forme di pianificazione, agli obiettivi generali della P.A., alle culture d uso dell Amministrazione e dei pubblici di riferimento, alle risorse disponibili. Nell integrare l ICT occorre tener presente il fatto che le nuove tecnologie non si sostituiscono a quelle già adottate, ma le affiancano; anche questo è un complesso processo culturale di adozione e, eventualmente, di sostituzione di tecnologia a tecnologia. Quindi, l integrazione dell ICT alle azioni di comunicazione dovrebbe tener conto delle rilevanti trasformazioni in corso del quadro normativo, e del ruolo assegnato al canale digitale-spazio virtuale per lo sviluppo di relazioni più efficienti, efficaci e soddisfacenti tra amministrazione e cittadino e tra le diverse amministrazioni. 1 LA PA E L INNOVAZIONE TECNOLOGICA 1718 1.1 L AMMINISTRAZIONE IN RETE: L APPLICAZIONE DELL E-GOVERNEMENT Lo sviluppo dell e-governement non tocca solo ambiti tecnologici e informativi, ma coinvolge in modo ampio questioni di carattere organizzativo e di progettazione strategica dei servizi. Il livello di informatizzazione è diventato un metro di paragone per stabilire il grado di competitività di nazioni e territori 16, perché i processi di globalizzazione hanno sicuramente posto i temi del governo elettronico e digitale su scala mondiale. Un sondaggio annuale della società internazionale di ricerche Taylor Nelson Sofres (Tns), diffuso in Italia da Abacus, che aveva come obiettivo il monitoraggio evolutivo dell e-governement, il grado di utilizzo dei servizi digitali e le eventuali resistenze delle persone nel fornire dati e informazioni personali on line, in un panel di trentuno paesi nel mondo, evidenzia per l Italia un aumento del numero di persone che hanno utilizzato servizi on line passando dal 20% del 2002 al 24% del La ricerca ha inoltre evidenziato che, nei paesi analizzati, il 70% dei cittadini non utilizza ancora, di fatto, servizi di e-government e che le tipologie di operazioni più frequenti riguardano il livello informativo, attività che non implica forme di interazione e comunicazione. È evidente che negli ultimi anni si sono fatti passi avanti nella pubblica amministrazione ed i servizi on line conoscono un crescente sviluppo, in futuro gli indicatori di eccellenza digitale della pubblica amministrazione saranno valutati con crescente attenzione. Intanto è oggettivamente cresciuto il numero dei cittadini che presentano la dichiarazione dei redditi telematica, così come sono aumentati i contratti d affitto registrati via web, i pagamenti on line delle imposte di registro per gli atti di compravendita, le dichiarazioni previdenziali delle aziende e nelle amministrazioni pubbliche locali la spinta alla progettazione di siti informatici è ancora più marcata. La spesa per le tecnologie digitali è in costante aumento soprattutto tra i comuni che, tra gli enti locali, si caratterizzano per l impegno profuso nella individuazione dei servizi da erogare on line, mentre minore attenzione è manifestata da regioni e province. Gli anni hanno rappresentato per l Italia la prima fase della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, nella quale l impegno è stato rivolto soprattutto al riorientamento dei servizi, allo sviluppo delle infrastrutture di base, alla diffusione di competenze informatiche e di una crescente familiarità da parte dei dipendenti con gli stessi strumenti informatici. Solo nel periodo più recente si è passati ad una maggiore diffusione dell uso delle ICT con l attivazione di siti web utilizzati in quanto canali di informazione e non più solo come vetrine ed in alcuni casi come strumento di erogazione di servizi on line agli utenti Marino Cavallo, La comunicazione pubblica tra globalizzazione e nuovi media, Milano, FrancoAngeli, Il Ministero dell Economia e delle Finanze ha realizzato molti interventi che hanno riguardato il servizio di documentazione economica e tributaria, al fine di rendere più agevole e flessibile l accesso 18 1 LA PA E L INNOVAZIONE TECNOLOGICA19 In particolare come concretizzazione delle ICT sono stati disciplinati singoli strumenti e specifici istituti che connotano la digitalizzazione dell Amministrazione (firma digitale, protocollo informatico, posta elettronica certificata, Carta di identità elettronica e Carta nazionale dei servizi, ecc.). Secondo la Relazione annuale 2005 del CNIPA attualmente tutte le amministrazioni hanno un sito istituzionale, per un numero complessivo di 952 siti, il numero di visite medie del sito gestito è pari a ; attualmente però solo 38 amministrazioni erogano 243 servizi on line (205 nel 2004), di questi 66 (56 nel 2004) sono fruibili solo attraverso intermediari (come commercialisti, notai, centri autorizzati di assistenza fiscale CAAF). Sempre a livello di macro considerazioni i siti più visitati sono quelli dell Istruzione (circa 93 milioni di visite) e del Consiglio di Stato (circa 70 milioni di visite), le principali aree tematiche su cui insistono i servizi sono la sicurezza sociale e le risorse economiche. 1.1 L amministrazione in rete: l applicazione dell egovernement Le principali novità normative Sulla base delle esperienze maturate in materia di ICT in Italia ha preso corpo la definizione di una cornice normativa che induce le amministrazioni a non adottare gli strumenti offerti dalle tecnologie dell informazione e della comunicazione quali elementi aggiuntivi dell azione amministrativa, ma a sostituire gli strumenti e le modalità tradizionali di rapporto con gli utenti e di svolgimento delle attività interne. Il 2005 è stato un anno di importanti innovazioni nella normativa relativa all utilizzo delle tecnologie informatiche nella PA. L 11 febbraio 2005 è stato approvato il DPR n. 68 che disciplina la Posta elettronica certificata (PEC) che, come noto, è un sistema di posta elettronica nel quale è fornita al mittente documentazione elettronica, con valenza legale, attestante l invio e la consegna di documenti informatici. Il decreto legislativo del 28 febbraio 2005, n. 42 ha istituito il Sistema pubblico di connettività e cooperazione (SPC) e la Rete internazionale della pubblica amministrazione (RIPA). L SPC, che costituisce l evoluzione dell attuale Rete Unitaria delle Pubbliche Amministrazioni (RUPA), prevede l erogazione dei servizi da parte di più fornitori, tra loro interconnessi tramite un sistema denominato QXN. Il decreto legislativo del 7 marzo 2005, n. 82, il Codice dell amministrazione digitale sancisce i diritti dei cittadini della moderna società della conoscenza e richiede alle amministrazioni di adoperarsi per il rispetto di questi diritti, rimuovendo gli ostacoli alla piena adozione di modalità operative telematiche snelle, efficaci, orientate al cittadino ed alle sue esigenze. Il Codice, che è entrato in vigore il 1 gennaio 2006, non ha avuto evidentemente ancora effetti diretti, ma costituirà il riferimento principale delle azioni delle amministrazioni nei prossimi anni. alle informazioni, i servizi di assistenza al contribuente attraverso gli aggiornamenti in materia di modulistica, software, circolari e risoluzioni emanati. 1 LA PA E L INNOVAZIONE TECNOLOGICA 1920 1.1 L amministrazione in rete: l applicazione dell egovernement Sono stati sempre approvati nel 2005, i due provvedimenti previsti dalla legge n. 4/2004 sull accessibilità. Il primo, il Regolamento di attuazione, stabilisce i criteri operativi e i principi operativi e organizzativi generali per l accessibilità e detta disposizioni relative alla verifica dell accessibilità, il secondo provvedimento riguarda i Requisiti tecnici e i diversi livelli per l accessibilità agli strumenti informatici con l istituzione di un elenco dei valutatori per il quale si sta provvedendo alle iscrizioni. Infine, tra i provvedimenti orientati al miglioramento della qualità dei servizi resi tramite le ICT, va ricordata la direttiva del 27 luglio 2005 del Ministero per l innovazione e le tecnologie relativa alla qualità dei sevizi on line, basata sulla misurazione della soddisfazione degli utenti LA PA E L INNOVAZIONE TECNOLOGICA Vedere altro
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