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Timestamp: 2019-06-15 22:37:50+00:00
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Turchia : non c'è libertà di espressione per chi dà voce a personaggi scomodiDiritti Europa
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Posted by: Roberto Federico Proto in Categorie Violazioni CEDU, I diritti in Europa, In evidenza, Libertà d'espressione, coscienza e religione, Notizie 25 novembre 2012
Libertà di espressione : Sentenza Belek vs Turquie, 20 Ottobre 2012
La libertà di espressione è un diritto centrale e prezioso negli stati democratici, perché è l’unico “strumento” che garantisce la diffusione di opinioni e tesi tutt’altro che maggioritarie o largamente condivise, tutela chi ha il coraggio di raccontare punti di vista o notizie scomode e contrasta il pericoloso propagarsi di un pensiero univoco ed unanime. In poche parole è linfa vitale che espande senso critico in una comunità.
IL CASO – Il ricorrente di questo caso è il sig. Ahmet Sami Belek, un cittadino turco, proprietario del giornale social comunista Gunluk Evrensel.
La prima frase dei ricorsi (ricorso n 36827/06)
Il 13 giugno 2004 venne pubblicato sul quotidiano Gunluk Evrensel (nel numero 1035, pagine 1 e 4) un articolo intitolato: “Kongra-Gel, la richiesta di cessazione delle operazioni” (Kongra-Gel operasyonların durdurulmasını istedi). L’articolo conteneva la dichiarazione del sig. Aydar, presidente del Kongra-Gel, un ramo del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), organizzazione armata clandestina che rivendica una maggiore autonomia per il Kurdistan turco. In questa dichiarazione signor Aydar affermò che i loro sforzi conciliativi per giungere alla pace fallirono e fece, inoltre, un appello per la fine delle operazioni militari contro l’organizzazione.
Ma dopo la diffusione dell’articolo il Pubblico Ministero avviò un procedimento penale presso la Corte di sicurezza dello Stato, accusando il sig. Belek di aver fatto propaganda a mezzo di stampa contro l’unità indivisibile dello Stato e di aver pubblicato la dichiarazione di un’organizzazione illegale armata. Entrambe le condotte erano punite, rispettivamente, in forza dell’art 6 comma 2 e 4 della legge n. 3713 sulla lotta contro il terrorismo e del’art 2 comma 1 della legge n. 5680.
In seguito all’abolizione della legge n. 5190 sullo Stato di sicurezza e di altre modifiche legislative, il fascicolo del caso venne deferito alla Corte Penale di Şişli che , con la sentenza del 24 febbraio 2006, condannò il ricorrente a pagare una multa di 1.592 lire turche (circa 1.000 euro (EUR).
La seconda frase dei ricorsi (ricorso n 36828/06)
Il 7 gennaio 2004 venne pubblicato sullo stesso quotidiano (nel numero 888, pagine 1 e 6 ) un articolo intitolato: “A
Logo PKK (1978-1995)
spasso con la bandiera degli Stati Uniti, è una tragedia” (Abd bayrağı isola yürümek tam bir trajedi). In questo articolo in sign. Ocalan, presidente del Partito dei lavoratori del Kurdistan(PKK), espresse le sue opinioni sulla creazione di uno stato curdo in Iraq e criticò sia la politica perseguita dalla Turchia sia la posizione degli Stati Uniti a riguardo della questione curda
Anche per questo articolo, il Pubblico Ministero decise di addebitare al sig. Belek gli stessi reati : propaganda a mezzo stampa contro l’unità indivisibile dello Stato e pubblicazione di una dichiarazione di un’organizzazione illegale armata.
Il 24 febbraio 2006, la Corte penale di Şişli condannò il ricorrente a pagare una multa di 1.302 di Lire turche (circa 830 EUR ). Questa sentenza non era suscettibile di ricorso alla Corte Suprema, pertanto divenne subito definitiva.
La terza fase dei ricorsi (ricorso n. 36829/06)
L’8 Aprile 2004, venne pubblicato (nel numero 969, pagina 6) un altro articolo incriminato dal titolo : “Ocalan reagisce contro l’Unione europea” (Ocalan ab’ye tepki gösterdi). In questo articolo il sig. Ocalan criticava la decisione dell’Ue di includere il Kongra-Gel (un ramo del Pkk) nella lista delle organizzazioni terroristiche.
Anche in questo caso il Pubblico Ministero addebitò gli stessi reati al proprietario del quotidiano e l’8 marzo 2006 sarà condannato dallo stesso tribunale a pagare una multa di 1 584 Lire turche (circa 990 EUR). Anche questa sentenza non era suscettibile di ricorso alla Corte Suprema perché definitiva .
LA CORTE – il sig. Ahmet Sami Belek deposita tre ricorsi, uno per ogni condanna, contro la Repubblica di Turchia presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, contestando la violazione dell’art 10 CEDU (Libertà di espressione), art 6 CEDU (Diritto ad un processo equo) e chiedendo 10.000 Euro a titolo di danno patrimoniale e 50.000 Euro a titolo di danno non patrimoniale e 10.000 Euro a titolo di risarcimento spese.
La Corte di Strasburgo, con la sentenza del 20 novembre 2012, ha affermato all’unanimità che vi è stata violazione dell’art 10 CEDU e ha condannato lo Stato convenuto al versamento di 10.320 Euro complessivi (2.820 € per danno patrimoniale, 6.000 € per danno non patrimoniale e 1.000 per rimborso spese).
Un caso emblematico, questo appena descritto, perché incentrato sul sottile confine tra, da una parte, il basico diritto alla libertà di espressione di affiliati ad un gruppo terrorista (per la Turchia, gli Stati Uniti e l’Unione Europea), il PKK, e, dall’altra, l’interesse a preservare l’ordine pubblico e – riproponendo lo stesso tenore letterale della norma – “l’unità indivisibile dello Stato“. Ma come ha riscontrato la Corte, e come era facilmente riscontrabile da tutti, in questo caso di specie gli articoli non celavano equivoci intenti sovversivi o terroristici ma esprimevano opinioni di parte, condivisibili o meno, ma non giuridicamente finalizzati a destabilizzare l’ordine pubblico. Ci tengo a ricordare che nel primo articolo incriminato si riportavano i tentativi conciliativi e la richiesta di risoluzione pacifica degli attacchi armati contro la suddetta organizzazione. Ma come molto spesso accade è più facile cadere nella presunzione di colpevolezza che d’innocenza, soprattutto quando ci s’imbatte in posizioni estremiste.
La sentenza è reperibile qui : sentenza Belek vs Turquie del 20 Ottobre 2012.
Art 10 CEDU Ineta Ziemele Seconda Sezione Turchia	2012-11-25
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