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Timestamp: 2020-02-20 13:39:22+00:00
Document Index: 120138784

Matched Legal Cases: ['art. 136', 'sentenza ', 'art.133', 'art.134', 'art.267', 'art.525', 'art. 70', 'art.71', 'art.47', 'art.50', 'art.72', 'art. 16', 'art. 2', 'art. 25', 'art. 136', 'art. 45', 'art. 25', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 136', 'art. 16', 'art. 136', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 136', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 136', 'art. 297', 'sentenza ', 'art. 136', 'art. 45', 'sentenza ']

Art. 136 codice di procedura civile - Comunicazioni - Brocardi.it
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Articolo 136 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 136 Codice di procedura civile
Il cancelliere, con biglietto di cancelleria [in carta non bollata] [disp. att. 45] (7), fa le comunicazioni che sono prescritte dalla legge (1) o dal giudice (2) al pubblico ministero, alle parti, al consulente, agli altri ausiliari del giudice e ai testimoni, e dà notizia di quei provvedimenti per i quali è disposta dalla legge tale forma abbreviata di comunicazione.
Il biglietto è consegnato dal cancelliere al destinatario, che ne rilascia ricevuta, ovvero trasmesso a mezzo posta elettronica certificata, nel rispetto della normativa anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici (3) (4) (5).
Salvo che la legge disponga diversamente, se non è possibile procedere ai sensi del comma che precede, il biglietto viene trasmesso a mezzo telefax, o è rimesso all’ufficiale giudiziario per la notifica(6).
[Tutte le comunicazioni alle parti devono essere effettuate con le modalità di cui al terzo comma.](8)
(1) Tra le comunicazioni alle parti costituite che competono al cancelliere rientrano quelle relative dell'avvenuto deposito della sentenza del giudice (art.133); le ordinanze pronunciate dal giudice fuori udienza (art.134); quelle relative all'avvenuta costituzione fuori udienza del terzo interveniente (art.267) e dell'intervento dei creditori nell'espropriazione forzata (art.525).
(2) In ogni caso in cui sia prevista la facoltà di intervento del P.M. nelle cause indicate dall'art. 70, il giudice ordina la comunicazione degli atti al pubblico ministero (art.71).
(3) L'opinione prevalente in dottrina, ritiene che, in ossequio al principio della libertà delle forme, sia valida anche la comunicazione effettuata in una forma non prevista da tale norma, purché raggiunga lo scopo di assicurare la certezza sull'effettiva conoscenza del provvedimento da parte del destinatario e in ordine alla data di tale conoscenza.
Si precisa che nella prassi, è stato ritenuto sufficiente a tal fine il «visto» per presa visione sottoscritto e datato dal difensore, apposto sull'originale del biglietto di cancelleria senza la materiale consegna del biglietto stesso.
(4) La comunicazione è assai rilevante perchè segna il momento a partire dal quale decorrono per le parti i termini per il compimento di determinate attività: proposizione del regolamento di competenza (art.47); riassunzione della causa (art.50); impugnazione del p.m. contro le sentenze in materia matrimoniale (art.72).
(5) Comma così sostituito dall'art. Comma modificato dalla L. n. 263/2005, con decorrenza dal 1 marzo 2006, e successivamente così sostituito dalla L. 12 novembre 2011, n. 183.
(6) Comma aggiunto dalla L. n. 263/2005, con decorrenza dal 1 marzo 2006, e successivamente così sostituito dalla L. 12 novembre 2011, n. 183.
(7) Le parole "in carta non bollata" sono state soppresse dall'art. 16, comma 1, D.L. 18 ottobre2012, n. 179 con decorrenza dal 20 ottobre 2012, come modificato dalla legge di conversione L. 17 dicembre 2012, n. 221.
(8) Comma aggiunto dall'art. 2, comma 35-ter, D.L. 13 agosto 2011, n. 138, così come modificato dalla legge di conversione L. 14 settembre 2011, n. 148, con decorrenza dal 17.09.2011, è stato poi abrogato dall'art. 25, comma 1, L. 12 novembre 2011, n. 183 (Legge di stabilità) con decorrenza dal 31 gennaio 2012.
La norma in esame disciplina l'attività del cancelliere, ovvero la comunicazione dell'atto, con la quale porta a conoscenza delle parti e degli altri soggetti processuali determinati atti o fatti relativi al processo, al fine di consentire al destinatario di effettuare eventuali azioni inerenti all'oggetto alla comunicazione. La comunicazione si caratterizza in quanto non assicura la conoscenza di un atto in forma integrale, ma si limita a fornire una notizia in forma sintetica nei suoi elementi essenziali.
Spiegazione dell'art. 136 Codice di procedura civile
La comunicazione è un atto proprio del cancelliere, per mezzo del quale egli porta a conoscenza delle parti, del giudice, dei testimoni e degli altri ausiliari del giudice, i provvedimenti emessi da quest’ultimo.
Si tratta di una particolare forma di conoscenza che si distingue dalla notificazione sia sotto il profilo soggettivo (viene compiuta d’ufficio e disposta dal cancelliere e non dalle parti) che oggettivo (contiene una notizia abbreviata del fatto e non la copia dell’atto da comunicare).
Essa si realizza mediante il biglietto di cancelleria, per il cui contenuto necessario occorre fare riferimento all’art. 45 delle disp. att. c.p.c., in seguito alle modifiche apportate dall’art. 25 co. 1 n. 1 lett. d) della Legge 183/2011, essa si esegue, oltre che mediante consegna del biglietto di cancelleria a mani del destinatario (e rilascio di una ricevuta da parte di quest’ultimo), anche a mezzo di posta elettronica certificata.
Il contenuto minimo del biglietto di cancelleria è costituito dalla indicazione dell’ufficio giudiziario, della sezione alla quale la causa è assegnata, del giudice istruttore (se nominato), del numero di ruolo generale e del ruolo dell’istruttore ed il nome delle parti.
In caso di sentenza, la comunicazione deve riportare il dispositivo, mentre per le ordinanze ed i decreti non è prescritto se deve essere riportato solo il dispositivo o l’intero testo (la relativa scelta viene affidata alle prassi delle cancellerie).
In considerazione dell’intima connessione esistente con le notificazioni, la comunicazione è da considerare nulla ogniqualvolta è nulla la notificazione che di essa ha compiuto l’ufficiale giudiziario.
Così, la consegna di copia dell’avviso di cancelleria da parte dell’ufficiale giudiziario a persona non legittimata a riceverla o in luogo diverso da quello prescritto, comporta l’inesistenza della relativa notificazione e la conseguente nullità della comunicazione.
L’omessa irrituale comunicazione di un provvedimento non è idonea a far decorrere gli effetti che la legge riconnette a tale comunicazione.
Secondo il disposto dell’art. 16 comma 6 del D.l. n. 179/2012, convertito dalla Legge n. 221/2012, le notificazioni e comunicazioni ai soggetti per i quali la legge prevede l’obbligo di munirsi di un indirizzo di posta elettronica certificata, che non hanno provveduto ad istituire o comunicare tale indirizzo, sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria; le stesse modalità si adottano nel caso di mancata consegna del messaggio di posta elettronica certificata per cause imputabili al destinatario.
Qualora, invece, non sia possibile effettuare la comunicazione a mezzo PEC per causa non imputabile al destinatario, le comunicazioni possono essere eseguite a mezzo fax o per il tramite dell’ufficiale giudiziario (così art. 16 comma 8 del D.l. n. 179/2012, convertito dalla Legge n. 221/2012).
Le comunicazioni di cancelleria, pur dovendo essere realizzate secondo una delle forme previste dall’articolo in esame, ammettono forme equipollenti, purchè risulti certa, quale effetto dell’attività della cancelleria, la presa di conoscenza da parte del destinatario, della notizia da comunicare e la data in cui tale comunicazione è avvenuta, e sempre che l’atto abbia raggiunto il suo scopo.
Massime relative all'art. 136 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 21519/2017
Le comunicazioni di cancelleria devono essere eseguite, per i processi cui risulta applicabile la disciplina dell’art. 16 del d.l. n. 179 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 221 del 2012, esclusivamente presso l’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) del difensore della parte, senza che rilevi l’eventuale elezione di domicilio presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario, salva la sola ipotesi in cui non sia possibile procedere, mediante PEC, ai sensi del comma 4 della citata norma, per causa non imputabile al destinatario, nel qual caso trova applicazione l’art. 136, comma 3, c.p.c. e può rilevare l’elezione di domicilio.
(Cassazione civile, Sez. VI-1, ordinanza n. 21519 del 15 settembre 2017)
Cass. civ. n. 21428/2014
Le comunicazioni di cancelleria sono validamente eseguite anche in forme equipollenti a quelle previste dagli artt. 136 cod. proc. civ. e 45 disp. att. cod. purché sia certa l'avvenuta consegna e la precisa individuazione del destinatario, il cui riscontro legittima la prassi del "visto per presa visione" apposto dal procuratore sull'originale del biglietto di cancelleria predisposto per la comunicazione o sul provvedimento del giudice di fissazione dell'udienza di discussione.
(Cassazione civile, Sez. VI-lav., sentenza n. 21428 del 10 ottobre 2014)
Cass. civ. n. 9421/2012
Con l'estrazione di copia autentica, la parte acquisisce conoscenza formale del provvedimento, all'esito di un'attività istituzionale della cancelleria, che impone l'individuazione del soggetto che richiede la copia e del soggetto che la ritira, nonché l'annotazione della data di rilascio della copia stessa, avendosi, quindi, al pari della "presa visione", una forma equipollente della comunicazione di cancelleria. (Principio affermato con riferimento al processo del lavoro, in fattispecie nella quale, depositato il ricorso di appello, l'appellante, pur non avendo ricevuto comunicazione del decreto di fissazione dell'udienza, ne aveva estratto copia, facendo così decorrere il termine per la notifica all'appellato).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 9421 del 11 giugno 2012)
Cass. civ. n. 6635/2012
La comunicazione a mezzo posta elettronica dell'ordinanza pronunciata fuori udienza all'indirizzo indicato dal difensore è valida se il destinatario abbia dato risposta per ricevuta non in automatico, documentata dalla relativa stampa, attesa l'esigenza di assicurare la certezza dell'avvenuta ricezione dell'atto da parte del destinatario, in considerazione del carattere sostitutivo della procedura telematica rispetto a quella cartacea, prevista in via generale dagli artt. 136 c.p.c. e 145 disp. att. c.p.c. per la comunicazione degli atti processuali, e della possibilità di eventuali difetti di funzionamento del sistema di trasmissione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6635 del 30 aprile 2012)
Cass. civ. n. 5168/2012
In presenza di una comunicazione di cancelleria eseguita a mezzo telefax, ai sensi dell'art. 136, terzo comma, c.p.c., l'attestato del cancelliere, da cui risulti che il messaggio è stato trasmesso con successo al numero di fax corrispondente a quello del destinatario, è sufficiente a far considerare la comunicazione avvenuta, salvo che il destinatario fornisca elementi idonei a fornire la prova del mancato o incompleto ricevimento.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5168 del 30 marzo 2012)
Cass. civ. n. 24663/2007
In tema di trasmissione con mezzi di telecomunicazione di atti relativi a procedimenti giurisdizionali e con riferimento al requisito secondo cui all'avvocato che trasmette l'atto e a quello che lo riceve sia stata conferita procura, richiesto dall'art. 1 della legge 7 giugno 1993, n. 183, al fine di considerare conforme all'atto trasmesso (nella specie ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione redatto dall'avvocato munito di procura) la copia inviata a mezzo fax al procuratore della controparte, nell'ipotesi di regolamento di giurisdizione, è sufficiente che quest'ultimo abbia ricevuto procura per il giudizio di merito, in riferimento al quale il regolamento è stato proposto, non essendo necessaria la procura speciale per il giudizio di cassazione, dovendosi ritenere che la garanzia dell'effettiva conformità all'originale sia assicurata dalla qualità del ricevente, tenuto conto della natura incidentale del regolamento di giurisdizione.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 24663 del 28 novembre 2007)
Cass. civ. n. 4866/2007
La mancata comunicazione al procuratore costituito di una delle parti delle ordinanze pronunziate fuori udienza determina la nullità delle attività riconducibili alle udienze posteriormente celebrate, che si estende agli atti successivi del processo, per violazione del principio del contraddittorio. Peraltro, nel caso in cui non sussista in concreto violazione di detto principio per effetto della spontanea partecipazione del predetto difensore all'udienza successivamente fissata senza che la cancelleria abbia provveduto al relativo adempimento informativo, la nullità del procedimento deve intendersi sanata, in quanto tale partecipazione dimostra che la parte ha potuto svolgere le sue difese. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata con la cui motivazione era stato ritenuto che, in virtù della sopravvenuta partecipazione del difensore alle udienze successive a quella per la quale non gli era stato comunicato l'avviso del differimento d'ufficio, la nullità riconducibile a quest'ultima omissione si sarebbe dovuta considerare sanata avendo lo stesso difensore potuto spiegare integralmente le sue difese e formulare le conclusioni, che erano state esaminate dal giudice di primo grado).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4866 del 1 marzo 2007)
Cass. civ. n. 19727/2003
Benché le comunicazioni di cancelleria debbano avvenire, di norma, con le forme previste dagli artt. 136 c.p.c. e 45 disp. att. c.p.c. (consegna del biglietto effettuata dal cancelliere al destinatario ovvero notificazione a mezzo di ufficiale giudiziario), esse possono essere validamente eseguite anche in forme equipollenti, sempreché risulti la certezza dell'avvenuta consegna e della precisa individuazione del destinatario, il quale deve sottoscrivere per ricevuta. Il rispetto di queste prescrizioni consente di ritenere sufficienti prassi come quella della apposizione della dizione «F.A.» (che sta per «Fatto Avviso»), con indicazione della data di trasmissione effettuata dal personale della cancelleria, e la relativa registrazione nella rubrica del passaggio atti ad altri uffici, recanti la firma «per ricevuta» dell'ufficio destinatario.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 19727 del 23 dicembre 2003)
Cass. civ. n. 6601/2000
Allorché la comunicazione di un provvedimento giurisdizionale serva, oltre che a far conoscere quanto accaduto nel corso del processo, anche a individuare il momento iniziale per la decorrenza di un termine perentorio, contrariamente a quanto avviene negli altri casi in cui la funzione della comunicazione è limitata unicamente a finalità partecipative, il sistema della sola conoscenza di fatto del provvedimento non comunicato non può avere efficacia sanante della nullità dell'atto. Pertanto, nel caso di ordinanza relativa alla sospensione del processo, è necessario che la stessa sia comunicata ai sensi dell'art. 136 e seguenti c.p.c., ovvero in forme equipollenti che non possono in ogni caso prescindere, stante l'esigenza della certezza processuale, da un'attività del cancelliere, organo deputato infungibilmente a tale incombenza, cosicché - in caso di omessa comunicazione nella forma legale suddetta - alla sospensione del processo non può conseguire l'estinzione per inosservanza del termine di riassunzione di cui all'art. 297 c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 6601 del 20 maggio 2000)
Cass. civ. n. 1140/1996
La comunicazione degli atti processuali è regolata dall'art. 136 c.p.c. e dall'art. 45 att. stesso codice e non può essere sostituita, ai fini della decorrenza del termine d'impugnazione, dalla conoscenza di fatto del provvedimento; essa, tuttavia, ammette equipollenti in forma diversa dalle modalità disciplinate dal codice di rito, purché pervenga da organo a ciò abilitato ed abbia raggiunto lo scopo di assicurare la certezza in ordine all'informazione della parte circa l'esistenza ed il contenuto del provvedimento ed in ordine alla data di tale conoscenza. (Riaffermando tale principio, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che, in materia fallimentare, può considerarsi equipollente alla comunicazione dell'esecutività del piano finale di riparto l'invio al creditore, da parte del curatore, di una raccomandata contenente il progetto finale di riparto e l'assegno di pagamento, con conseguente formazione del giudicato endofallimentare sull'indicata esecutività).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1140 del 15 febbraio 1996)