Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/25935-avvocati-il-cambio-studio-va-comunicato-all-autorita-giudiziaria.asp
Timestamp: 2018-05-28 05:07:51+00:00
Document Index: 103342975

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 610', 'sentenza ', 'art. 625', 'sentenza ', 'sentenza ']

Avvocati: il cambio studio va comunicato all'autorità giudiziaria
Per la Cassazione è onere del difensore comunicare le variazioni che incidono sulla regolarità delle notificazioni
di Lucia Izzo - È valida la notifica effettuata via fax presso lo studio dell'avvocato, nonostante questi si sia trasferito quattro giorni prima. Sul difensore, infatti, gravava l'obbligo di comunicare il cambio all'autorità giudiziaria.
Lo ha precisato la Corte di Cassazione, V sezione penale, nella sentenza n. 18998/2017 (qui sotto allegata) pronunciatasi sul ricorso avanzato contro un'ordinanza della Corte stessa che si era pronunciata, a seguito dell'udienza camerale ex art. 610, comma 1, c.p.p., per l'inammissibilità della domanda avanzata da un condannato per il reato di favoreggiamento della permanenza illegale di stranieri.
Nel nuovo ricorso, il ricorrente deduce nullità del giudizio per omessa notifica del relativo avviso al difensore dell'imputato, il quale aveva avuto notizia dell'ordinanza impugnata solo con la notifica del provvedimento di esecuzione di pene della Procura della Repubblica.
L'avviso che si afferma "omesso" era stato inviato a mezzo telefax allo studio del difensore, dal quale il legale si era trasferito alcuni giorni prima stabilendosi presso un nuovo studio con diverso numero di utenza telefax.
Tuttavia, per gli Ermellini il ricorso è per più aspetti inammissibile: in primis, l'impugnazione è tardiva, perché presentata oltre il termine di centottanta giorni dalla data della sentenza impugnata, che l'art. 625-bis, comma 2, c.p.p. prevede come termine inderogabile per la presentazione del ricorso straordinario del condannato avverso un provvedimento della Corte di Cassazione, decorrente dal deposito dello stesso.
La Cassazione si pronuncia negativamente anche sulla circostanza riguardante l'effettiva conoscenza della sentenza della Corte, che il ricorrente afferma avvenuta solo dopo la notifica di un provvedimento di esecuzione di pene da cui risultava l'irrevocabilità della decisione di merito oggetto del ricorso ordinario deciso con la sentenza stessa.
Il momento dell'effettiva conoscenza del contenuto del provvedimento, spiegano i giudici, non incide infatti in alcun modo sulla decorrenza del termine per la presentazione del ricorso straordinario, in considerazione della perentorietà di detto termine, che trova coerente giustificazione nel sistema processuale alla luce delle finalità di evitare che una decisione irrevocabile di condanna sia esposta per un tempo potenzialmente indeterminato alla situazione di relativa instabilità derivante dall'esperibilità dell'ulteriore ricorso.
Il cambio studio va tempestivamente comunicato dall'avvocato
Anche a voler prescindere da tali inammissibilità, per la Cassazione il ricorso è comunque manifestamente infondato laddove ravvisa un vizio di notifica nella trasmissione dell'avviso di fissazione dell'udienza di trattazione del ricorso ordinario con il mezzo del telefax, presso lo studio dal quale il difensore del ricorrente si era trasferito quattro giorni prima, adottando un nuovo numero di utenza.
Infatti, premesso che dalla stessa documentazione allegata al ricorso risulta che l'avviso era stato regolarmente ricevuto dal sistema telefax dello studio precedentemente occupato dall'avvocato, avrebbe costituito onere di quest'ultimo, in attuazione del generale dovere di diligenza dell'adempimento del mandato difensivo, comunicare tempestivamente all'autorità giudiziaria procedente le intervenute variazioni rilevanti ai fini della regolarità della ricezione delle notificazioni, tra cui il cambiamento del numero dell'utenza telefax.
La mancata osservanza di tale onere esclude pertanto la sussistenza della lamentata nullità della notifica, eseguita nelle forme di legge presso il recapito risultante agli atti come proprio del difensore. Il ricorrente è condannato anche al poagamento delle spese.
Cass., V sez. pen. sent.n. 18998/2017
(26/04/2017 - Lucia Izzo)