Source: https://dariavegan.wordpress.com/2011/05/19/
Timestamp: 2019-08-26 09:59:08+00:00
Document Index: 106988211

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 591', 'art. 727', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 727']

19 | maggio | 2011 | dariavegan
La Suprema Corte ha rigettato il ricorso avanzato dal proprietario dell’animale, ritenendo che non fosse plausibile la tesi dello smarrimento che era stata avanzata dal ricorrente: non basta sostenere di aver perduto il proprio amico a quattro zampe se non si dimostra un serio tentativo di ritrovamento dell’animale.
La vicenda ebbe inizio quando un uomo si rivolse ad un veterinario dopo aver ritrovato un cane in stato di denutrizione e malattia nei pressi della propria abitazione, nel leccese: l’intervento del medico fu provvidenziale per il riconoscimento dell’animale, identificato grazie al microchip. Il proprietario, rintracciato, è stato imputato di abbandono di animali, in base all’articolo 727 del Codice Penale, e condannato dal Tribunale di Lecce alla pena di 1000 euro di ammenda. L’uomo, che in dibattimento si era difeso sostenendo di aver smarrito l’animale durante una battuta di caccia, ha impugnato la sentenza, quindi ha deciso di ricorrere in Cassazione anche contro la sentenza della Corte d’Appello.
La Corte di Cassazione è stata inflessibile e ha ritenuto che fosse pienamente condivisibile, sul piano logico, “la conseguenza tratta dal giudice circa la poca verosimiglianza della tesi difensiva dello smarrimento, posto che, se ciò fosse davvero avvenuto, proprio perché il cane era dotato di microchip, sarebbe stato logico attendersi che fosse stato il proprietario ad adoperarsi per il cane denunciandone la scomparsa”. Non solo, la Cassazione ha precisato che “sia pure con connotati diversi il concetto penalistico di abbandono è ripreso anche dall’art. 591 c.p. in tema di abbandono di persone incapaci”, aggiungendo che “per abbandono va inteso non solo il mero distacco ma anche l’omesso adempimento da parte dell’agente dei propri doveri di custodia e cura e la consapevolezza di lasciare il soggetto passivo in una situazione di incapacità di provvedere a sé stesso”.
Secondo la Suprema Corte “il concetto di abbandono come delineato dall’art. 727 c.p. non implica affatto l’incrudelimento verso l’animale o l’inflizione di sofferenze gratuite, ma molto più semplicemente quella trascuratezza o disinteresse che rappresentano una delle variabili possibili in aggiunta al distacco volontario vero e proprio”.
“Esprimiamo il nostro plauso per la sentenza della Corte di Cassazione che, ampliando correttamente il concetto di abbandono, ne supera il senso letterale di distacco totale e definitivo dall’animale qualificandolo invece giustamente come trascuratezza o disinteresse verso lo stesso – dichiara Ilaria Innocenti, responsabile settore Cani e Gatti della LAV – La sentenza è perfettamente in linea con l’accresciuto senso di rispetto verso gli animali dimostrato dalla più recente giurisprudenza”.
“Ancora una volta – aggiunge l’avvocato Carla Campanaro dell’Ufficio legale della LAV – è confermata la severa diligenza che serve nella custodia di un animale, per cui l’abbandono è integrabile anche per condotte di superficialità e colpa e non solo quando è intenzionale”.
La decisione della Suprema Corte infatti conferma l’accresciuta sensibilità ai diritti degli animali e l’estensione del concetto di abbandono che erano già stati sottolineati dalla giurisprudenza più attuale: all’inizio dell’anno il Tribunale di Roma ha riconosciuto colpevole del reato di abbandono di animali, ai sensi dell’art. 727 del Codice Penale, un uomo che alla morte della sorella aveva allontanato da casa e dal giardino adiacente i gatti di proprietà della donna.
Comunicato stampa LAV – 16 maggio 2011