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Timestamp: 2019-02-21 20:46:05+00:00
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Fumetti, Diritto d’Autore e Parodie | macros
Fumetti, Diritto d’Autore e Parodie
By Avvocato Spedicato IP ICT Privacy4 Settembre 2014Diritto d'Autore, News
Quando il rifacimento di un’opera puo’ considerarsi “parodia”?
Quali sono i requisiti di cui una parodia debba essere dotata perche’ sia libero l’uso dell’opera da cui essa e’ tratta e rientrare nelle eccezioni al diritto d’autore?
Quando invece e’ necessario il consenso dell’autore dell’opera originaria?
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) si è pronunciata recentemente (sentenza pubblicata il 3 settembre 2014) sul concetto univoco di parodia a livello europeo, chiarendo l’autonomia di tale nozione giuridica nell’ambito del diritto d’autore dell’Unione.
Le questioni pregiudiziali condotte davanti alla Corte Europea, attengono all’interpretazione delle eccezioni al diritto d’autore di cui all’art. 5 paragrafo 3 lett. k della direttiva 2001/29 sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione.
Il caso aveva investito i giudici della Corte d’Appello di Bruxelles, in merito al rifacimento, in chiave comica, di un fumetto realizzato nel 1961. L’originale da cui era stato tratto il rifacimento era un fumetto belga raffigurante il protagonista dell’album a fumetti intitolato “La tomba indù” vestito di bianco e nell’atto di gettare monete in terra, mentre delle persone chinate le raccoglievano.
Il rifacimento raffigurava la medesima scena, ma in sostituzione del personaggio, era stato ritratto il sindaco di Guanto (Belgio), mentre uomini di colore e uomini che indossavano un velo raccoglievano le monete che lo stesso gettava in terra. L’autore del fumetto originale citava, pertanto, in giudizio l’autore del rifacimento per violazione del diritto d’autore, mentre quest’ultimo si difendeva riconducendo la sua opera alle eccezioni al diritto d’autore relative alla parodia.
L’autore del rifacimento, essendo soccombente nel primo grado di giudizio, ricorreva in appello e i giudici della Corte d’Appello di Bruxelles, visto l’assenza di una norma specifica che precisi i requisiti di cui debba essere dotata un’opera perché possa definirsi parodia di un’altra, chiedevano alla Corte Europea se esista una nozione giuridica unitaria a livello europeo di parodia e, in caso affermativo, quali siano gli elementi di cui l’opera rifatta debba essere dotata per definirsi tale.
La decisione della CGUE sul concetto di parodia
La Corte, in tale occasione, ribadendo quanto già affermato in un’altra sentenza (Padawan – C-467/2008) precisa che il concetto di “parodia” costituisce nozione giuridica autonoma nel diritto dell’Unione Europea e fissa, altresì, le caratteristiche essenziali di cui debba essere dotato un rifacimento per rientrare nella nozione di “parodia”, ovvero, da un lato esso deve “evocare un’opera esistente, pur presentando percettibili differenze rispetto a quest’ultima, e, dall’altro, costituire un atto umoristico o canzonatorio”.
Non è necessario che il rifacimento mostri un proprio carattere originale, con differenze percettibili rispetto all’opera parodiata, né è necessario che si indichi la fonte dell’opera parodiata. E’ necessario, invece, per usufruire dell’eccezione di cui all’art. 5 paragrafo 3 lett. k direttiva 2001/29, secondo cui l’utilizzo dell’opera originale è esentato dall’autorizzazione all’uso da parte dell’autore nei casi in cui l’utilizzo stesso dell’opera avvenga a scopo di caricatura o parodia, che venga rispettato, nel caso concreto, il giusto equilibrio tra gli interessi del titolare del diritto d’autore dell’opera parodiata e la libertà di espressione dell’utente dell’opera protetta.
La nostra legge sul diritto d’autore sul concetto di parodia
Ricordiamo che, a differenza di altre legislazioni (come quella francese), la nostra normativa interna sul diritto d’autore (L. n. 633/41), nonostante il legislatore abbia recepito la direttiva n. 29, mediante il D. Lgs. n. 68/2003 con cui è stato modificato l’intero Capo V Titolo I relativo alle eccezioni al diritto d’autore, non contiene alcuna definizione espressa e diretta di parodia, anche se dottrina e giurisprudenza sono intervenute spesso in merito, tutelando la parodia come opera autonoma rispetto all’opera parodiata. La dottrina e la giurisprudenza maggioritaria hanno collegato la nozione di parodia alle libere utilizzazioni di un’opera originaria e/o delle sue parti, a scopo di critica e discussione, di cui all’art. 70 della legge sul diritto d’autore, riportandosi ai principi costituzionali della libertà di espressione e opinione:
Art. 70 L. n. 633/1941 : “1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.
3. Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta”.
La pronuncia della CGUE sarà utile in futuro, consentendo di individuare, con maggiore facilità, i requisiti di cui debba essere dotata un’opera rifatta perché possa dirsi parodia ed essere ricondotta così agli utilizzi liberi dell’opera da cui essa è tratta, per evitare di andare in contro a violazioni inattese del diritto d’autore.