Source: https://www.bordoni.it/news/per-professionisti/cessione-credito-auto-attivita-finanziaria
Timestamp: 2019-05-24 06:48:45+00:00
Document Index: 75530182

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 106', 'art. 106', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Cessione di Credito in R.C. Auto ed Attività Finanziaria
1. Il contesto: il risarcimento diretto e l’affermarsi della cessione del credito r.c. auto come prassi commerciale. La stagione successiva all’entrata in vigore della cosiddetta procedura di risarcimento diretto (2006) ha visto accendersi un dibattito particolarmente animato sul tema della cedibilità del credito in materia di R.C. auto. Il confronto è stato originato dalla decisione delle parti assicurative di sfruttare la posizione dominante nella filiera della gestione del sinistro ottenuta con la nuova disciplina per ridisegnare secondo le proprie esigenze il mercato dell’autoriparazione attraverso la pratica della “canalizzazione” e dalla reazione delle imprese artigiane di carrozzeria che, singolarmente o attraverso forme associative di diversa natura, hanno tentato di opporsi a questo tipo di ingerenze. Il legislatore e le autorità garanti, nonostante la normativa antitrust nazionale (art. 2 della nostra L. 10 ottobre 1990 n. 287) vieti l’ abuso di posizione dominante (ne abbiamo parlatoqui) si sono disinteressati del problema, quando non hanno addirittura secondato le aspirazioni delle parti assicurative, in nome a quel “contenimento dei costi” che da qualche tempo non è più un principio di prudenza, ma un Moloch insaziabile a cui qualsiasi diritto, sia esso patrimoniale che non, può essere sacrificato. In ogni caso il confronto si è concluso fra il 2010 ed il 2013 con la ripetuta affermazione, da parte della Suprema Corte, del principio della libera circolazione del credito risarcitorio in r.c. auto, patrimoniale (fra le altre, Cass. Civ. 10 gennaio 2012 n. 51 e n. 52), e non (Cass. Civ. 3 ottobre 2013, n. 22.601). In seguito, nonostante la giurisprudenza di legittimità fosse stata chiara nell’escludere qualsiasi possibilità di limitazione della circolazione di questo tipo di crediti (”Non solo il credito al risarcimento dei danni da un sinistro stradale, e per giunta con riferimento non a danni alla persona ma solo alla vettura, non può qualificarsi strettamente personale, ma deve escludersi che esista una norma di legge che direttamente (o, almeno indirettamente) vieti una tale possibilità.” Cass. Civ., 13 maggio 2009, n. 11.095) le parti assicurative non hanno rinunciato a saggiare la resistenza dell’istituto sia attraverso limitazioni convenzionali inserite nelle polizze (limitazioni tuttavia non opponibili, data la natura non contrattuale della prestazione assicurativa da responsabilità civile nel frattempo dichiarata dalla Cassazione con ordinanza 13 aprile 2012 n. 5.928), sia attraverso l’utilizzo, palesemente strumentale, di normative speciali che anche al primo colpo d’occhio non mostrano alcuna attinenza con la pratica della cessione di credito in r.c. auto, come quelle che regolano l’attività finanziaria (art. 106 segg. D.L. 1 settembre 1993, n. 385, noto come Testo Unico Bancario, TUB). E’ opportuno esaminare questa ultima obiezione visto che, a differenza delle consimili, ha (abbastanza sorprendentemente) raccolto qualche consenso presso i Giudici di Merito (in particolare si veda Tribunale di Venezia 13 febbraio 2013 n. 316).
Particolarmente interessante Cass. Pen. 27 novembre 2012 n. 47.559, avente ad oggetto la concessione di prestiti finalizzati alla vendita di capi di abbigliamento. La Suprema Corte verifica che a fronte della consegna dei capi, i clienti “si impegnavano a pagare un prezzo superiore a quello dell’effettivo valore della merce acquistata”: da qui la ritenuta operazione finanziaria e l’implicita affermazione della necessaria onerosità del mutuo al fine di ritenere sussistente il “finanziamento” di cui alla fattispecie prevista dall’art. 106 del Testo Unico Bancario. Come si vede si tratta di un complesso di attività e di una finalità della norma del tutto estranee alla prassi che si verifica nel settore dell’ rc auto in cui la società di servizi e la realtà associativa semplicemente si impegnano a saldare sull’unghia la fattura di riparazione senza trarre alcune vantaggio. Siamo, evidentemente, di fronte ad una norma di natura preventiva di contrasto criminale, intesa ad evitare che soggetti non controllati, aventi a disposizione somme di dubbia origine, possano intervenire nel mercato del prestito ad interesse sottraendosi ai controlli della Banca d’Italia traendone un indebito profitto. Tale è la conclusione a cui è pervenuto anche il Tribunale di Venezia, che osserva: “Giova ricordare che il tratto caratteristico del contratto di finanziamento che costituisce una figura negoziale è un contratto consensuale, oneroso ed atipico, che assolve una funzione creditizia attraverso la consegna di una determinata quantità di denaro che costituisce l’oggetto di un’obbligazione del finanziatore con l’impegno per il ricorrente di restituirli ad una determinata scadenza dietro versamento di un interesse. Consegna che nella specie non è contemplata nella convenzione. In essa le parti, dopo avere delineato nelle premesse le finalità contrattuali sottese all’operazione individuata, convengono, da un lato, il trasferimento del credito vantato dal cedente in conseguenza del sinistro stradale avvenuto in data … nei confronti di qualsiasi obbligato o coobligato solidale ex lege o in forza di obbligazioni contrattuali e, dall’altro, l’obbligo del cessionario di pagare il costo dei lavori di ripristino del veicolo alla conclusione dei lavori e dietro presentazione di idonea fattura. L’accordo nei termini sopra riportati non prevede alcuna consegna di denaro né è configurabile neppure in astratto una specie di finanziamento da parte della cessionaria. … Lo strumento della cessione è utilizzato, come traspare dall’esame della convenzione, al recupero del credito vantato dalla carrozzeria nei confronti del proprio cliente nella specie il soggetto danneggiato. La cessione è gratuita per quest’ultimo, non essendo previsto per il cedente alcun corrispettivo di sorta.” (Tribunale di Venezia, sentenza 22 agosto 2011 n. 1996, est. Caprioli: si fa presente che questa sentenza è stata confermata da Tribunale di Venezia, 17 maggio 2013 n. 5.682, sentenza successiva all’ unico precedente sopra citato e favorevole alla tesi in questa sede contestata, che quindi è disatteso dalla giurisprudenza consolidata del Foro).