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Timestamp: 2017-05-25 18:13:42+00:00
Document Index: 3062994

Matched Legal Cases: ['art. 1872', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 723', 'art. 360', 'art. 1722', 'art.\n1713', 'art. 360', 'art. 1872', 'art. 13', 'art. 13']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - ORDINANZA 9 maggio 2017, n.11290
GIOVEDÌ 25 MAGGIO AGGIORNATO ALLE 20:13	Sezioni
OBBLIGAZIONI – IN GENERALE Vitalizio alimentare e rendita vitalizia: differenze CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - ORDINANZA 9 maggio 2017, n.11290MASSIMAIl vitalizio alimentare è il contratto con il quale una parte si obbliga, in corrispettivo dell’alienazione di un immobile o della attribuzione di altri beni od utilità, a fornire all’altra parte vitto, alloggio ed assistenza, per tutta la durata della vita ed in correlazione ai suoi bisogni e si differenzia da quello, nominato, di rendita vitalizia di cui all’art. 1872 c.c. per il carattere più marcato dell’alea che lo riguarda, inerente non solo la durata del rapporto, connesso alla vita del beneficiario, ma anche l’obbiettiva entità delle prestazioni (di fare e di dare) dedotte nel negozio, suscettibili di modificarsi nel tempo in ragione di fattori molteplici e non predeterminabili (quali le condizioni di salute del beneficiario), e per la natura accentuatamente spirituale di queste ultime, eseguibili, per tale motivo, unicamente da un vitaliziante specificatamente individuato alla luce delle sue proprie qualità personali.CASUS DECISUSIl sig. A.E. ricorre, con tre motivi, nei confronti del fratello A.M. , che si costituisce con controricorso, per la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Milano n. 775/201.3, depositata il 18/02/2013, con la quale è stata integralmente confermata la sentenza del Tribunale di Como che, previo accertamento della consistenza dell’asse ereditario, aveva accolto la domanda di scioglimento della comunione relativa all’eredità della madre R.C. , deceduta ab intestato il (omissis) .
TESTO DELLA SENTENZACORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - ORDINANZA 9 maggio 2017, n.11290 - Pres. Mazzacane – est. Federico
Con il primo motivo
di ricorso il sig. A.E. denuncia la violazione e/o falsa applicazione degli
artt. 263 e seguenti c.p.c. e 723 c.c. in relazione all’art. 360 n.3 c.p.c.,
deducendo l’erroneità della scelta, nell’ambito del processo divisionale, di
effettuare le operazioni di ricostruzione della massa ereditaria attraverso una
C.T.L. contabile, piuttosto che seguire il procedimento di cui agli arti. 263 e
che, secondo il consolidato indirizzo interpretativo di questa Corte, in tema
di divisione ereditaria, l’art. 723 cod. civ. prescrive che i condividenti, nel
corso delle operazioni divisionali, sono tenuti al rendiconto, ma non
stabilisce le modalità del rendiconto suddetto, né, in particolare, impone il
ricorso a quelle degli artt. 263 e segg. cod. proc. civ., la cui adozione,
pertanto, è meramente facoltativa ed affidata alle scelte discrezionali del
giudice del merito, il quale può preferire indagini e prove di tipo diverso
(Cass. Civ. Sez. II sent. del 13/07/1991 n. 7797; Sez. 2, Sentenza n. 1509 del
19/02/1997).
interpretativo risulta essersi conformata la Corte territoriale la quale ha
ritenuto corretta la procedura, seguita dal Tribunale nell’ambito del processo
divisionale, di ricostruire la massa ereditaria attraverso una C.T.U.
contabile, anziché ricorrere alle modalità di cui agli artt. 263 e seguenti.
Non e dunque
ravvisabile la dedotta violazione degli arti. 263 ss c.p.c. e 723 c.c..
motivo il ricorrente denunzia la violazione e/o falsa applicazione degli artt.
1703 e seguenti c.c., per aver la Corte erroneamente escluso la configurabilità
di un mandato con rappresentanza tra il sig. A. e la de cuius, avuto riguardo
alle operazioni compiute sul conto corrente acceso dalla R. presso la BNL,
ritenendo sussistente il mero conferimento del potere ad operare sul conto
suddetto con delega di firma; deduce inoltre vizio di motivazione ai sensi
dell’art. 360 n. 5 c.p.c. per errata valutazione delle risultanze della C.T.U..
Non sussiste infatti
la dedotta violazione delle disposizioni in materia di mandato, poiché la Corte
territoriale, con valutazione di merito congrua, logica e coerente, ha escluso,
con riferimento al conto corrente n. (...) della BNL, filiale di (...), intestato
alla sola R. , l’esistenza di un mandato in capo al figlio, rilevando, come la
scrittura prodotta costituisse, al contrario, il mero conferimento della
facoltà di operare sul conto intestato alla madre, con delega di firma.
Ed invero secondo il
consolidato indirizzo di questa Corte, l’accordo tra il cliente e la banca in
base al quale anche altro soggetto (a ciò delegato) è autorizzato a compiere
operazioni sul conto corrente, spiega unicamente l’effetto, per le operazioni e
nei limiti di importo stabiliti, di vincolare la banca a considerare alla
stessa stregua di quella del delegante la firma del delegato, e non comporta
anche il conferimento a quest’ultimo di un potere generale di agire in
rappresentanza del delegante per il compimento di qualsiasi tipo di atto
negoziale riferibile al conto (Cass. 11866/2007).
In ogni caso, pur
applicando la normativa in materia di mandato, deve escludersi che l’odierno
ricorrente fosse esonerato dall’obbligo di rendiconto nei confronti egli eredi,
posto che secondo il consolidato indirizzo di questa Corte l’estinzione del
mandato per morte del mandante non fa venir meno l’obbligo di rendiconto del
mandatario, che deve adempierlo nei confronti degli eredi del mandante (Cass.
9262/2003).
mandato per morte del mandatario, prevista dall’art. 1722, n. 4, cod. civ., e
l’obbligo di rendiconto a carico dello stesso mandatario, previsto dall’art.
1713, primo comma, cod. civ., si collocano, infatti, su piani diversi e non
confondibili, sicché la morte ha il solo effetto giuridico di trasferire
l’obbligo di rendiconto dal mandatario ai suoi eredi, ovvero, nel caso di morte
del mandante, in favore degli eredi di quest’ultimo, in virtù delle norme
generali in tema di successione 'mortis causa' (Cass. 7254/2013). Non
risultando dunque, come evidenziato dalla Corte d’Appello, che l’odierno
ricorrente, avesse mai provveduto ad una rendicontazione prima del decesso
della madre, non è configurabile una implicita approvazione del rendiconto
i giroconti e bonifici effettuati dal conto corrente intestato alla madre sul
proprio conto corrente e gli ulteriori prelievi non giustificati da parte
dell’odierno ricorrente vanno restituiti alla massa ereditaria.
inammissibile la censura di carenza motivazionale per errata valutazione delle
risultanze della Ctu, in quanto essa, nei termini in cui è formulata, non
censura l’omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione tra le
parti, ma evidenzia, piuttosto, una insufficiente motivazione, non più
censurabile alla luce del nuovo disposto del n.5) comma 1 dell’art. 360 codice
di rito, (Cass. n. 8053/2014), per non avere la Corte territoriale valutato in
modo adeguato le risultanze istruttorie, ed in particolare l’espletata ctu
Anche nel merito,
peraltro, non è ravvisabile la acritica adesione alle conclusioni della Ctu
atteso che la Corte d’Appello ha specificamente esaminato e valutato le
risultanze della consulenza contabile, alla quale, peraltro, l’odierno
ricorrente non ha mosso censure specifiche e dettagliate, limitandosi ad
affermare, in modo apodittico, che la Ctu era carente e contraddittoria.
Con il terzo motivo
di ricorso si denuncia la violazione c/o falsa applicazione degli artt. 782 e
770 nonché 1322 comma 2 c.c., deducendo l’erronea qualificazione della
scrittura privata, datata 29 luglio 1999, come donazione, nulla per difetto di
forma, e non anche come contratto atipico di vitalizio alimentare.
Anche tale motivo è
premettere che, secondo il consolidato indirizzo interpretativo di questa
Corte, il vitalizio alimentare è il contratto con il quale una parte si
obbliga, in corrispettivo dell’alienazione di un immobile o della attribuzione
di altri beni od utilità, a fornire all’altra parte vitto, alloggio ed
assistenza, per tutta la durata della vita ed in correlazione ai suoi bisogni
(Cass. Civ. Sez. III sent. del 01/04/2004 n. 6395) e si differenzia da quello,
nominato, dl rendita vitalizia di cui all’art. 1872 c.c. per il carattere più
marcato dell’alea che lo riguarda, inerente non solo la durata del rapporto,
connesso alla vita del beneficiario, ma anche l’obbiettiva entità delle
prestazioni (di fare e di dare) dedotte nel negozio, suscettibili di modificarsi
nel tempo in ragione di fattori molteplici e non predeterminabili (quali le
condizioni di salute del beneficiario), e per la natura accentuatamente
spirituale di queste ultime, eseguibili, per tale motivo, unicamente da un
vitaliziante specificatamente individuato alla luce delle sue proprie qualità
personali. (Cass. Civ. Sez. II sent. del 22/04/2016 n. 8209).
interpretativo risulta essersi conformata la Corte territoriale, la quale ha
correttamente escluso che la scrittura privata in esame possa qualificarsi come
contratto atipico di vitalizio alimentare, mancando, nel documento, qualsiasi
riferimento ai bisogni della madre per il futuro oppure a determinate necessità
della predetta, commisurate alla durata della sua vita.
infatti, a parte un riferimento, del tutto generico, alla reciproca assistenza,
non risulta dalla predetta scrittura privata alcun concreto riferimento al
contenuto dell’obbligazione del figlio ed alle prestazioni, strumentali al
soddisfacimento delle esigenze di vita della madre, a cui questi si obbligava
per tutta la durata della vita della stessa, come corrispettivo della cessione
dei titoli a lei intestati, ed anzi, dalla ricostruzione della complessiva
situazione patrimoniale della de cuius è risultato che la stessa potesse
disporre di consistenti mezzi propri (oltre alla pensione), ampiamente
sufficienti a sostenere le spese di vita domestica, anche a vantaggio del
figlio convivente.
Da ciò, la
qualificazione di tale scrittura privata come donazione, nulla per difetto di
forma, trattandosi di un’attribuzione gratuita dalla madre in favore del
figlio, di ingente valore, senza alcun carattere di corrispettività.
Il ricorso va dunque
respinto ed il ricorrente va condannato alla refusione delle spese del presente
giudizio, che si liquidano come da dispositivo.
13 comma 1 quater Dpr 115 del 2002 sussistono i presupposti per il versamento,
da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo
unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1
bis dello stesso art. 13.
Condanna A.E. alla
refusione delle spese del presente giudizio in favore di A.M. , che liquida in
complessivi 4.200,00 Euro, di cui 200,00 Euro per rimborso spese vive, oltre a
rimborso forfettario spese generali in misura del 15% ed accessori di legge.
13 comma 1 quater Dpr 115 del 2002 dà atto della sussistenza dei presupposti
per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo
di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma
del comma 1 bis dello stesso art. 13.