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Timestamp: 2019-05-22 05:51:01+00:00
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Storica sentenza in Indonesia
Lo annuncia il sito Salvaleforeste.it
Con una sentenza storica, la Corte costituzionale indonesiana ha invalidato la pretesa del governo di controllare le foreste demaniali ai danni dei proprietari tradizionali (www.forestpeoples.org/). La sentenza dà ora potenzialmente il diritto ai popoli indigeni e alle comunità locali di gestire le proprie foreste tradizionali.
Analizzando la legge forestale del 1999, la Corte costituzionale ha sentenziato che le foreste di proprietà consuetudinaria non possano esser considerate «aree forestali dello Stato».
Si tratta di una sentenza storica, in quanto fino ad oggi il governo si è ritenuto in diritto di assegnare concessioni di taglio o di conversione in piantagioni a imprese nazionali e multinazionali, senza curarsi del fatto che quei territori erano già abitati da popoli tradizionali. Foreste di uso comunitario, piccole piantagioni e campi venivano indiscriminatamente abbattuti dai bulldozer delle imprese, generando conflitti anche violenti con le comunità locali defraudate dei loro terreni.
Indonesia: torna il diritto alla Terra!
La rete indigena “Aman”, che rappresenta i popoli indigeni di tutto l’arcipelago indonesiano (www.aman.or.id), si è rivolta alla Corte costituzionale e ora le sentenza riguarda circa 40 milioni di ettari di foreste, pari al 30% del patrimonio statale.
«Circa 40 milioni di indigeni sono ora da considerarsi i legittimi proprietari delle foreste tradizionali – ha commentato Abdon Nababanm di “Aman” –.Questo è un cambiamento cruciale per i popoli indigeni della repubblica, una decisione che restituisce un senso di identità nazionale per le popolazioni indigene, ormai sull’orlo della disperazione».
La sentenza colpisce in particolare il Ministero delle Foreste, che ha usato le foreste come merce di scambio per contrattazioni politiche. E proprio dal Ministero vengono segnali di ridimensionamento della sentenza, lasciando intendere che ci vorranno molti anni prima che possa essere pienamente applicata.
Martua Sirait, ricercatore del Centro Internazionale per la Ricerca in Agroforestale (“Icraf”), ha convenuto che i prossimi passi saranno complessi. «Non è ancora chiaro ancora come sarà risolto il conflitto tra le comunità tradizionali e le imprese che hanno ottenuto permessi dal Ministero delle Foreste o dalle autorità locali – ha spiegato Martua a Mongabay.com –. Ma la decisione del tribunale ha rafforzato le comunità e permette di portare il caso di fronte a una corte. Quanto meno la resistenza delle comunità tradizionali non sarà criminalizzata a priori». Inoltre, «il Ministero delle Foreste non potrà rilasciare permessi su territori classificati come proprietà privata o consuetudinaria, senza il preventivo e libero consenso della popolazione. Dovranno anche cambiare le modalità di gestione in molte aree di conservazione, coinvolgendo le comunità tradizionali». Martua Sirait ha aggiunto che la decisione potrebbe ridurre i conflitti sociali in Indonesia. Secondo il Consiglio Nazionale delle Foreste, i conflitti per la gestione forestale attualmente coinvolgono circa 20 mila villaggi, in 33 province in tutta l’Indonesia, e mettono in discussione i diritti di proprietà di oltre 1,2 milioni di ettari.
La decisione del tribunale è stata salutata con soddisfazione da ambientalisti e gruppi per i diritti indigeni. «Per più di 40 anni, i popoli indigeni di Indonesia sono stati emarginati, impoveriti e criminalizzati proprio perché il governo rifiutava di riconoscere il loro diritti tradizionali, dando vita a continui conflitti sulla terra», ha dichiarato Mardi Minangsari, dell’Environmental Investigation Agency (“Eia”).
L’Indonesia ha uno dei più alti tassi di deforestazione nel mondo. Le attività industriali – in particolare il prelievo di legname, la conversione delle foreste in piantagioni di acacia o olio di palma e l’espansione delle miniere – sono una delle principali cause della deforestazione, soprattutto nel Borneo (Kalimantan), a Sumatra, e a Papua Occidentale (la provincia indonesiana nell’isola della Nuova Guinea). Il controllo comunitario dei terreni è stato negli ultimi anni associato a una progressiva ripresa delle foreste, come nel caso dell’isola di Giava, dove le foreste comunitarie sono in rapida espansione.
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