Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2010/04/niente-riscossione-frazionata-per-la-tassa-rifiuti.html
Timestamp: 2018-12-18 13:07:47+00:00
Document Index: 179792584

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'sentenza ', 'art. 70', 'art. 72', 'art. 52', 'art. 71', 'sentenza ', 'art. 71', 'art. 72', 'art. 15', 'art. 72', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 24', 'art. 52', 'art. 1']

Niente riscossione frazionata per la Tassa Rifiuti | Commercialista Telematico
Niente riscossione frazionata per la Tassa Rifiuti
di Valeria Fusconi
I Comuni possono riscuotere interamente ed immediatamente la maggiore imposta TARSU accertata perché il relativo decreto istitutivo (d.lgs. 507/1993) non include fra le disposizioni applicabili quella contenuta nell’art. 15 del d.p.r. 602/1973 che consente, appunto, l’iscrizione frazionata in pendenza di giudizio, il cui ambito è specificamente limitato alle imposte sui redditi. Come sappiamo, nel pur variegato sistema fiscale, il versamento dei tributi – diretti e indiretti – avviene ormai in prevalenza in autoliquidazione, alle scadenze stabilite per legge. Fa eccezione la riscossione della tassa rifiuti che mostra delle interessanti peculiarità, come la Corte di Cassazione ha avuto modo di rammentare nella sentenza n. 753 del 19 gennaio 2010, fra l’altro confermando che il Comune può iscrivere a ruolo l’intero ammontare dell’imposta, pur se non definitivamente accertata.
La vicenda processuale è interessante perché ci permette di trattare l’ulteriore argomento delle attività (e conseguenti atti ricorribili) in cui si sostanzia l’attività di contrasto all’evasione in materia di tassa rifiuti. Il contenzioso si instaura avverso una cartella esattoriale emessa per il recupero della TARSU anno 2000 relativa ad un opificio industriale, impugnata dal contribuente perché “non assistita da un valido titolo esecutivo, dacchè l’atto precedente la notifica sarebbe stato un avviso di accertamento annullato dalla stessa Commissione Tributaria Provinciale ”. La difesa del Comune osserva, invece, che la cartella di pagamento non trae origine dall’accertamento, quanto piuttosto dalla denunzia presentata spontaneamente dalla stessa società, con riguardo alla superficie dichiarata pari a 3000 mq.. Il ricorso per Cassazione viene proposto dal Comune, sconfitto in entrambi i giudizi di merito.
Preliminarmente la Corte fa chiarezza sul contenuto della pretesa fiscale notificata con la cartella di pagamento, correttamente distinguendo fra l’attività di accertamento in precedenza espletata dall’ente locale (e sostanziatasi nell’avviso di accertamento poi annullato) e la richiesta di pagamento della “normale” tassa rifiuti, sulla base di quanto spontaneamente denunciato dal contribuente.
E’ noto, infatti, che in forza di quanto previsto dall’art. 70 del d. lgs. 507/1993, i soggetti passivi della TARSU hanno l’obbligo di presentare la denuncia di inizio dell’occupazione e detenzione dei locali, specificando tutti gli elementi necessari a consentire il calcolo della tassa dovuta (tipologia immobile e sua destinazione d’uso, superficie etc…, oltre alle eventuali indicazione sulle condizioni che rendono ammissibile la spettanza di agevolazioni del tributo). Si tratta di un adempimento richiesto una tantum, valido fino a che permangono le stesse condizioni di tassabilità e unico per tutti gli immobili utilizzati dal medesimo soggetto, ovviamente nell’ambito dello stesso Comune. In caso di modifica delle condizioni di tassabilità, il contribuente è tenuto a rendere all’ente impositore una nuova denuncia, con le medesime modalità ed i termini previsti per la denuncia originaria. A differenza degli altri tributi autoliquidati e considerato che la denuncia non contiene la liquidazione dell’imposta, è necessario che il Comune provveda ad iscrivere a ruolo quanto dovuto, calcolato sulla base della denuncia presentata. Inoltre, l’art. 72, terzo comma, prescrive che le somme iscritte a ruolo in conseguenza dell’ordinaria attività di liquidazione del tributo siano ripartite in quattro rate bimestrali consecutive, che possono essere ridotte in numero non inferiore a due, in forza dell’utilizzo del potere regolamentare attribuito all’ente dall’art. 52 del d.lgs. 446/1997(1).
L’attività di accertamento della TARSU, invece, è regolamentata dall’art. 71 del d. lgs. 507/1993 e consiste nell’accertamento d’ufficio delle superfici non dichiarate ovvero, in caso di divergenza fra dichiarato e accertato, nell’accertamento in rettifica delle maggiori superfici per rilevata infedeltà (mancata corrispondenza fra gli elementi dichiarati nella denuncia e quelli constatati o presunti) o incompletezza (insufficienza degli elementi idonei all’esatta quantificazione della tassa) della denuncia originaria.
Dal principio per cui l’iscrizione a ruolo del tributo è effettuata sulla base delle denunce presentate dai contribuenti e, per il non dichiarato, sulla base degli accertamenti d’ufficio o in rettifica notificati dal Comune, discende da un lato che non sussiste alcun obbligo di ulteriore denuncia per un imponibile che ha già formato oggetto di accertamento e dall’altro che l’iscrizione a ruolo deve essere preceduta dall’avviso di accertamento solo se il Comune contesta omissione o infedele dichiarazione, ma non anche quando sia confermato il contenuto dell’imponibile spontaneamente indicato in denuncia.
Tornando ai fatti di causa, i massimi giudici di legittimità hanno acclarato che la pretesa tributaria esercitata dal Comune con l’avviso di accertamento (rectius: di rettifica della denuncia presentata) è del tutto distinta da quella scaturente dalla spontanea denuncia del contribuente e le due pretese non sono affatto alternative fra loro, ma anzi “l’attivazione del potere di accertamento non esclude quello dell’iscrizione a ruolo della tassa liquidata in base alla dichiarazione del contribuente”. In altre parole, l’ente locale ha notificato avviso di accertamento contestando per lo stesso anno d’imposta una maggiore superficie (e, quindi, una maggiore imposta dovuta) rispetto a quella dichiarata dalla società, ferma restando l’obbligazione tributaria della società contribuente per come dalla stessa dichiarata nella denuncia presentata.
La Corte dunque, nell’affermare l’assoluta compatibilità dei procedimenti relativi all’iscrizione a ruolo sia di quanto denunciato dal contribuente che di quanto accertato in più dall’ente impositore, ha sottolineato come l’impugnata sentenza di merito abbia completamente ignorato “la norma desumibile dal combinato disposto del d. lgs. n. 507 del 1993, artt. 70 e 72 secondo cui la denuncia avrebbe effetto anche per gli anni successivi e che la liquidazione del tributo sarebbe disposta dall’ente impositore sulla base dei ruoli dell’anno precedente, delle denunce presentate e dagli accertamenti notificati nei termini (2)di cui al d. lgs. n. 507 del 1993, art. 71, comma 1, con ciò chiaramente evidenziando la distinzione tra i due diversi istituti, denuncia e accertamento, ma anche la loro inequivocabile cumulabilità”.
Conseguentemente “nessun effetto avrebbe potuto provocare l’annullamento dell’avviso di liquidazione in rettifica sulla denuncia presentata dal contribuente, se non quello di escludere la possibilità di iscrivere a ruolo il tributo liquidato con l’avviso stesso, limitando la pretesa tributaria esclusivamente all’importo iscritto a ruolo sulla base della denuncia presentata dal contribuente”.
Evidenziando chiaramente come i due giudizi intrapresi dal contribuente (l’uno avverso la cartella esattoriale recante la richiesta di imposta dichiarata dallo stesso contribuente e l’altro avverso l’avviso di accertamento su una maggiore superficie rispetto a quella dichiarata) abbiano petitum e causa petendi del tutto differenti, la Corte di Cassazione conferma la legittimità dell’operato del Comune che si è limitato ad iscrivere a ruolo soltanto l’imposta dichiarata e non anche quella accertata, nonostante l’art. 72 del d. lgs. 507/1993 consenta l’immediata ed integrale iscrizione a ruolo della tassa, pur se non definitivamente accertata.
L’inapplicabilità alla TARSU della disposizione contenuta nell’art. 15 del DPR 602/1973, che consente la riscossione frazionata dell’imposta in pendenza di giudizio, ha superato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 72 del d. lgs. 507/1993, sollevata con riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione: con la sentenza n. 464 del 30 dicembre 1999, la Corte Costituzionale ha osservato come, sotto il profilo della violazione del principio di eguaglianza, per natura, soggetto impositore e modalità di commisurazione della tassa in base a tariffa e per i rapporti (legislativamente fissati) tra gettito complessivo e costo di esercizio del servizio, la TARSU si differenzi dalle imposte cui si rende applicabile il citato art. 15 e, di conseguenza, “il legislatore non è tenuto sul piano costituzionale ad un’identità di scelte in ordine ai tempi e modalità di esazione e iscrizione a ruolo provvisoria”.
Per il profilo attinente alla violazione dell’art. 24 della Costituzione la Corte perviene alla soluzione di infondatezza, precisando come “di fronte ad una pretesa impositiva patrimoniale (in base a legge) della Pubblica Amministrazione, l’esigenza, costituzionalmente garantita, di adeguata tutela del soggetto che subisce l’imposizione non comporta necessariamente che l’esazione coattiva dell’intero debito debba essere preceduta dalla pronuncia di un giudice che abbia definito il tributo dovuto”. Spiega la Corte che “per il principio di esecutività degli atti provenienti da un’autorità nell’esercizio dei pubblici poteri, il soggetto privato è tenuto ad adempiere e l’adeguata tutela di fronte all’Amministrazione può risultare dalla facoltà riconosciuta di ricorrere ad un giudice entro un termine ragionevole, in modo da poter ottenere la sospensione dell’esecuzione dell’atto impugnato”.
Anche in questo caso, il giudice delle leggi sottolinea come l’adeguata tutela dei propri diritti, attraverso la possibilità riconosciuta a tutti di adire in giudizio, non esiga come soluzione obbligata per il legislatore “ne’ l’indifferenziata sospensione ope legis della esecuzione per il fatto dell’impugnazione, ne’ una graduazione o frazionamento della esazione coattiva” e ciò in quanto il vigente ordinamento processuale tributario assicura adeguati strumenti di tutela, tali da escludere il vizio di legittimità costituzionale della norma denunciata.
In alternativa, l’ente locale – sempre avvalendosi del potere regolamentare di cui al citato art. 52 – può diversamente regolamentare l’attività di riscossione della TARSU sia svolgendola direttamente che consentendo ai contribuenti di utilizzare per il pagamento il modello F24.
 I termini di decadenza sono stati modificati dall’art. 1, c. 161, della l. 269/2006 (legge finanziaria per il 2007) che ha introdotto un unico termine per la notifica degli atti di accertamento e rettifica, nonché per la contestazione dell’omesso, ritardato o parziale versamento in materia di fiscalità locale, individuato nel 31 dicembre del quinto anno successivo a quello “in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati”;
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