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Timestamp: 2020-07-05 11:19:03+00:00
Document Index: 52111127

Matched Legal Cases: ['art. 234', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 7']

Nel procedimento C‑558/08,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 234 CE, dallo Hoge Raad der Nederlanden (Paesi Bassi) con decisione 12 dicembre 2008, pervenuta in cancelleria il 17 dicembre 2008, nella causa
composta dal sig. A. Tizzano, presidente di sezione, dai sigg. E. Levits, A. Borg Barthet, M. Ilešič (relatore) e J.-J. Kasel, giudici,
– per il governo italiano, dalla sig.ra I. Bruni, in qualità di agente, assistita dal sig. L. Ventrella, avvocato dello Stato;
– per il governo polacco, dalle sig.re A. Rutkowska e A. Kraińska, in qualità di agenti;
5. I paragrafi da 1 a 4 non pregiudicano le disposizioni applicabili in uno Stato membro per la tutela contro l’uso di un segno fatto a fini diversi da quello di contraddistinguere i prodotti o servizi, quando l’uso di tale segno senza giusto motivo consente di trarre indebitamente vantaggio dal carattere distintivo o della notorietà del marchio di impresa o reca pregiudizio agli stessi».
7 La direttiva 89/104 è stata abrogata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 22 ottobre 2008, 2008/95/CE, sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d’impresa (versione codificata) (GU L 299, pag. 25), entrata in vigore il 28 novembre 2008. Tuttavia, in considerazione dell’epoca dei fatti, alla controversia di cui alla causa principale continua ad applicarsi la direttiva 89/104.
10 Il predetto link promozionale è accompagnato da un breve messaggio commerciale. Nel complesso, il link e il messaggio compongono l’annuncio visualizzato nel suddetto spazio dedicato.
L’utilizzazione di parole chiave nella causa principale
b) Se al riguardo vi sia differenza a seconda che il link compaia:
– nell’elenco normale delle pagine trovate o
– in una sezione di annunci designata come tale.
c) Se vi sia poi differenza a seconda che:
– l’inserzionista offra effettivamente prodotti o servizi identici a quelli per i quali il marchio è registrato già nel messaggio contenente il link all’interno della pagina web del gestore del motore di ricerca, oppure
– l’inserzionista offra effettivamente prodotti o servizi identici a quelli per i quali il marchio è registrato su una propria pagina web, a cui l’utente di Internet (...) può essere rinviato se “clicca” sul link nella pagina del gestore del motore di ricerca (“hyperlinking”).
22 Occorre anzitutto esaminare la prima, la quarta e la quinta questione, nella misura in cui esse riguardano il diritto del titolare di un marchio di vietare, a norma dell’art. 5 della direttiva 89/104, l’uso da parte di un inserzionista di un segno identico o simile a tale marchio quale parola chiave nell’ambito di un servizio di posizionamento su Internet. La seconda e la terza questione, vertenti sugli artt. 6 e 7 della direttiva 89/104 e riguardanti alcune ipotesi eccezionali nelle quali il titolare del marchio non può esercitare il diritto riconosciuto dall’art. 5 di tale direttiva, verranno esaminate di seguito.
Sulla prima, sulla quarta e sulla quinta questione, riguardanti l’art. 5 della direttiva 89/104
36 Spetta al giudice nazionale valutare, alla luce di tali elementi, se le circostanze di fatto della causa principale siano caratterizzate da un pregiudizio, o da un rischio di pregiudizio, per la funzione di indicazione d’origine.
44 Una simile verifica non è necessaria, in linea di principio, neppure là dove si tratta di stabilire se l’uso come parola chiave del segno identico al marchio sia idoneo a pregiudicare le funzioni del marchio stesso, e in particolare la sua funzione di indicazione d’origine. Come ricordato ai punti 34‑36 della presente sentenza, spetta al giudice nazionale valutare, tenuto conto della presentazione complessiva dell’annuncio, se quest’ultimo consenta o no all’utente di Internet normalmente informato e ragionevolmente attento di sapere se l’inserzionista è un terzo rispetto al titolare del marchio o se è invece economicamente collegato a quest’ultimo. La presenza o meno, nell’ambito dell’annuncio, di un’effettiva offerta di vendita dei prodotti e dei servizi in questione non è, di regola, un elemento decisivo ai fini di tale valutazione.
54 Alla luce di quanto precede, occorre risolvere la prima e la quarta questione dichiarando che l’art. 5, n. 1, della direttiva 89/104 deve essere interpretato nel senso che il titolare di un marchio ha il diritto di vietare che un inserzionista faccia – a partire da una parola chiave identica o simile a tale marchio, da lui scelta, senza il consenso del detto titolare, nell’ambito di un servizio di posizionamento su Internet – pubblicità per prodotti o servizi identici a quelli per i quali il marchio in questione è registrato, qualora tale pubblicità non consenta o consenta soltanto difficilmente all’utente medio di Internet di sapere se i prodotti o i servizi cui si riferisce l’annuncio provengano dal titolare del marchio o da un’impresa economicamente collegata a quest’ultimo ovvero, al contrario, da un terzo.
55 La quinta questione è stata sollevata per il solo caso in cui la Corte statuisca che l’uso da parte di un inserzionista di un segno identico o simile ad un marchio altrui come parola chiave nell’ambito di un servizio di posizionamento su Internet non può costituire un uso ai sensi dell’art. 5, n. 1, della direttiva 89/104. Pertanto, alla luce delle risposte fornite alla prima e alla quarta questione, non è necessario risolvere tale quinta questione.
Sulla seconda questione, relativa all’art. 6 della direttiva 89/104
72 Alla luce dell’insieme delle considerazioni che precedono, occorre risolvere la seconda questione dichiarando che l’art. 6 della direttiva 89/104 deve essere interpretato nel senso che, quando l’uso, da parte di inserzionisti, di segni identici o simili a marchi come parole chiave nell’ambito di un servizio di posizionamento su Internet sia suscettibile di divieto ai sensi dell’art. 5 della medesima direttiva, tali inserzionisti non possono, di regola, avvalersi della deroga stabilita dall’art. 6, n. 1, di questa direttiva per sottrarsi al divieto stesso. Spetta tuttavia al giudice nazionale verificare, alla luce delle circostanze proprie del caso di specie, se effettivamente non sussista alcun utilizzo dei segni in questione ai sensi del menzionato art. 6, n. 1, il quale possa ritenersi effettuato in conformità agli usi consueti di lealtà in campo industriale e commerciale.
Sulla terza questione, relativa all’art. 7 della direttiva 89/104
93 Il giudice nazionale, cui spetta valutare se sussista o no un motivo legittimo siffatto nella controversia sottoposta alla sua cognizione: