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Timestamp: 2020-04-10 13:36:22+00:00
Document Index: 135709345

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 369', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 63', 'art. 7', 'art. 92']

Sentenza Cassazione Civile n. 21146 del 19/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21146 del 19/10/2016
Cassazione civile sez. trib., 19/10/2016, (ud. 24/05/2016, dep. 19/10/2016), n.21146
sul ricorso 6863-2011 proposto da:
elettivamente domiciliato in ROMA VIALE CAMILLO SABATINI 150, presso
lo studio dell’avvocato ANTONIO CEPPARULO, rappresentato e difeso
dall’avvocato ANDREA AMATUCCI giusta delega a margine;
avverso la sentenza n. 229/2010 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di
La società Tessival Sud ha chiesto il riconoscimento del credito di imposta per complessive 697.500,00 Euro quale incentivo alle nuove assunzioni di lavoratori per gli anni dal (OMISSIS), ai sensi della L. n. 388 del 2000, art. 7, comma 10.
Il centro Operativo di Pescara, effettuati controlli su tale richiesta, ha negato il rimborso.
Avverso tale decurtazione la società ha proposto ricorso alla CTP di Pescara, che, con sentenza 156 del 2007, lo ha rigettato, ma questa decisione è stata poi riformata dalla CTR con decisione n. 229 del 2010.
Essenzialmente la decisione impugnata ha ritenuto che l’incentivo fiscale riconosciuto alle imprese in caso di nuove assunzioni di lavoratori, non costituisce un aiuto di Stato, e dunque non è soggetto alle restrizione che la normativa comunitaria impone per gli aiuti che incidano sulla concorrenza. Piuttosto, la norma nazionale che pone il tetto massimo di 100 mila violerebbe il regolamento CE in tema di sostegno alla occupazione. e contrastando con quest’ultimo. va disapplicato nei casi come quello presente in cui non si fa questione di aiuti di Stato che incidano sulla concorrenza.
La società formula alcune eccezioni preliminari di cui occorre tener conto in anticipo.
Ritiene innanzitutto che il ricorso per cassazione è stato trasmesso dall’Avvocatura dello Stato via telematica, ma senza la dichiarazione controfirmata dal funzionario del Centro Operativo di Pescara ricevente, come prescritto alla L. n. 383 del 2001, art. 10 per le notifiche telematiche fatte a decorrere dal 20 maggio 2001.
E’ un’eccezione infondata. Infatti, risulta chiaramente dall’esame del ricorso che l’atto non è stato trasmesso telematicamente, a distanza, bensì a mezzo posta celere.
Infondata è altresì la seconda eccezione, basata sul rilievo che, essendo l’Agenzia non già obbligata ma libera di avvalersi della difesa dell’Avvocatura dello Stato, occorre, perchè quest’ultima possa stare in giudizio in rappresentanza della prima,che il potere di rappresentanza sia previsto espressamente per ogni singolo procedimento. E’ infatti regola che: “allorchè l’Agenzia delle entrate si avvalga, nel giudizio di cassazione del ministero dell’avvocatura dello Stato, non è tenuta a conferire a quest’ultima una procura alle liti, essendo applicabile a tale ipotesi la disposizione del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, art. 1, comma 2, secondo il quale gli avvocati dello Stato esercitano le loro funzioni innanzi a tutte le giurisdizioni e non hanno bisogno di mandato” (Sez. 5 n. 11227 del 2007; Sez. 5 n. 3427 del 2010).
Infine infondata è anche l’eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di autosufficienza.
La società controricorrente ritiene che l’Agenzia, nel ricorso per cassazione, ha fatto riferimento ad atti processuali non riprodotti. Ed in particolare non ha depositato gli atti processuali delle precedenti fasi di giudizio, non essendo sufficiente, secondo la controricorrente, la mera richiesta di trasmissione dei fascicoli relativi.
In realtà la richiesta di trasmissione del fascicolo d’ufficio è sufficiente a far ritenere assolto l’onere di cui all’art. 369 c.p.c. (Sez. U. n. 22726 del 2011).
1.- Con il primo motivo di ricorso la ricorrente denuncia violazione della L. n. 388 del 2000, art. 7 e della L. n. 289 del 2002, art. 3.
Invero, nel rinnovare il regime di incentivi alle assunzioni, già disposto con la L. n. 388 del 2000, art. 7, la L. n. 289 del 2002, art. 63, comma 1, ha mantenuto esplicitamente ferme, per quanto non diversamente regolato, le disposizioni di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 7. che, relativamente all’ulteriore credito d’imposta per assunzione di lavoratori disoccupati in aree svantaggiate, testualmente dispone (al comma 10, u.p.): “All’ulteriore credito di imposta di cui al presente comma si applica la regola de minimis di cui alla comunicazione della Commissione delle Comunità europee 96/C68/06, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee C68 del 6 marzo 1996, e ad esso sono cumulabili altri benefici eventualmente concessi ai sensi della predetta comunicazione purchè non venga superato il limite massimo di L. 180 milioni nel triennio”.
Il quadro normativo induce a ritenere che, nel legittimo esercizio dei suoi poteri discrezionali, il legislatore nazionale ha inteso riconoscere il beneficio dell'”ulteriore” credito d’imposta in rassegna, in misura limitata e non in rapporto al numero dei lavoratori effettivamente assunti.
In tale prospettiva, nel riconoscere il beneficio in oggetto, il legislatore nazionale ha fatto proprio -in via di rinvio alla relativa fonte normativa – il criterio comunitario c.d. “de minimis”, che, nell’ambito dell’ordinamento sopranazionale, fissa, nell’importo di Euro 100.000 nel triennio, il limite quantitativo al di sotto del quale “aiuti di Stato” non incorrono nel divieto di cui all’art. 92 (poi 87), par. 1 Trattato C.E..
Anche tale adottata modalità di delimitazione della agevolazione accordata (qualunque ne sia la natura) rientra nel legittimo esercizio delle scelte discrezionali del legislatore, essendo consentito legiferare con la tecnica del rinvio (recettizio o formale) a norme di altro ordinamento e non riscontrandosi violazioni della normativa comunitaria. atteso che questa se pone agli stati membri il divieto di concedere “aiuti di stato” in misura eccedente la regola “de minimis”, non impedisce loro di circoscrivere benefici fiscali entro soglie predefinite (Sez. 5. n. 21797 del 2011; sez. 5 n. 20245 del 2013; Sez. 5 n. 200 del 2014; Sez. 5.n. 21594 del 2015: Sez. 5 n. 21605 del 2015).
Il ricorso va pertanto accolto, e, non essendovi accertamenti di fatto, da demandare al giudice di merito, la causa va decisa nel merito. Le spese considerata l’inesistenza di precedente al momento della instaurazione della lite, possono compensarsi.