Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-proc-penale/art-275-cod-proc-penale-criteri-di-scelta-delle-misure
Timestamp: 2018-10-17 21:36:35+00:00
Document Index: 87347188

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 275', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 275', 'art. 2', 'art. 575', 'sentenza ', 'art. 275', 'art. 2', 'art. 74', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 416', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 275', 'art. 275', 'art. 299', 'art. 275', 'art. 275', 'art. 275', 'art. 275', 'art. 81', 'art. 275', 'art. 73', 'art.275', 'art. 275']

2-bis. Non può essere applicata la misura della custodia cautelare in carcere o quella degli arresti domiciliari se il giudice ritiene che con la sentenza possa essere concessa la sospensione condizionale della pena. Salvo quanto previsto dal comma 3 e ferma restando l’applicabilità degli articoli 276, comma 1-ter, e 280, comma 3, non può applicarsi la misura della custodia cautelare in carcere se il giudice ritiene che, all’esito del giudizio, la pena detentiva irrogata non sarà superiore a tre anni. Tale disposizione non si applica nei procedimenti per i delitti di cui agli articoli 423-bis, 572, 612-bis e 624-bis del codice penale, nonché all’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, e quando, rilevata l’inadeguatezza di ogni altra misura, gli arresti do1miciliari non possano essere disposti per mancanza di uno dei luoghi di esecuzione indicati nell’articolo 284, comma 1, del presente codice.
3. La custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quan-do ogni altra misura risulti inadeguata. Quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, nonché in ordine ai delitti di cui agli articoli 575, 600-bis, primo comma, 600-ter, escluso il quarto comma, e 600-quinquies del codice penale (5), è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari. Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano anche in ordine ai delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies del codice penale, salvo che ricorrano le circostanze attenuanti dagli stessi contemplate.
La Corte Costituzionale, con sentenza 07 – 21 luglio 2010, n. 265 (in G.U. 1a s.s. 28/7/2010, n. 30), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 275, comma 3, secondo e terzo periodo, del codice di procedura penale, come modificato dall’art. 2 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui – nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui agli articoli 600-bis, primo comma, 609-bis e 609-quater del codice penale, è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari – non fa salva, altresì, l’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure”.
La Corte Costituzionale, con sentenza 9 – 12 maggio 2011, n. 164 (in G.U. 1a s.s. 18/5/2011, n. 21), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 275, comma 3, secondo e terzo periodo, del codice di procedura penale, come modificato dall’art. 2 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui – nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui all’art. 575 del codice penale, è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari – non fa salva, altresì, l’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure”.
La Corte Costituzionale, con sentenza 19 – 22 luglio 2011, n. 231 (in G.U. 1a s.s. 27/7/2011, n. 32), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 275, comma 3, secondo periodo, del codice di procedura penale, come modificato dall’art. 2 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui – nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui all’art. 74 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza) e’ applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari – non fa salva, altresì, l’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure”.
La Corte Costituzionale, con sentenza 18 aprile 2012 – 3 maggio 2012, n. 110 (in G.U. 1a s.s. 9/5/2012, n. 19), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’articolo 275, comma 3, secondo periodo, del codice di procedura penale, come modificato dall’art. 2, comma 1, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui – nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui all’art. 416 del codice penale, realizzato allo scopo di commettere i delitti previsti dagli artt. 473 e 474 del codice penale, e’ applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari – non fa salva, altresì, l’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure”.
La Corte Costituzionale, con sentenza 25 – 29 marzo 2013, n. 57 (in G.U. 1a s.s. 3/4/2013, n. 14), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’articolo 275, comma 3, secondo periodo, del codice di procedura penale, come modificato dall’art. 2, comma 1, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui – nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall’articolo 416-bis del codice penale ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo, è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari – non fa salva, altresì, l’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure”.
La Corte Costituzionale, con sentenza 3 – 18 luglio 2013, n. 213 (in G.U. 1a s.s. 24/7/2013, n. 30), ha dichiarato “l’illegittimità costituzione dell’articolo 275, comma 3, secondo periodo, del codice di procedura penale, come modificato dall’articolo 2 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui – nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui all’articolo 630 del codice penale, è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari – non fa salva, altresì, l’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure”.
La Corte Costituzionale, con sentenza 16 – 23 luglio 2013, n. 232 (in G.U. 1a s.s. 31/7/2013, n. 31), ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’articolo 275, comma 3, terzo periodo, del codice di procedura penale, come modificato dall’articolo 2 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, nella parte in cui – nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui all’articolo 609-octies del codice penale, e’ applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari – non fa salva, altresì, l’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure”.
L'art. 275, comma 2 bis c.p.p. nella parte in cui stabilisce che "se il giudice ritiene che, all'esito del giudizio, la pena detentiva irrogata non sarà superiore a tre anni" non può essere applicata la misura della custodia cautelare in carcere, si applica solo a questa misura cautelare e non anche agli arresti domiciliari o alle altre più tenui misure coercitive di cui agli artt. 281 ss c.p.p. che, quindi, ben possono essere applicate anche nel caso in cui il giudice ritenga che sarà applicata una pena detentiva non superiore a tre anni.
Cassazione penale sez. II 14 gennaio 2015 n. 4418
In materia di misure cautelari personali, il limite di tre anni di pena detentiva necessario per l'applicazione della custodia in carcere, previsto dall'art. 275, comma secondo bis, cod. proc. pen., come novellato dal D.L. 26 giugno 2014, n. 92, nel testo anteriore alle modificazioni introdotte dalla legge di conversione 11 agosto 2014, n. 117, deve essere oggetto di valutazione prognostica solo al momento di applicazione della misura, ma non anche nel corso della protrazione della stessa, con la conseguenza che il presupposto assume rilievo non in termini di automatismo, ma solo ai fini del giudizio di perdurante adeguatezza del provvedimento coercitivo, a norma dell'art. 299, cod. proc. pen. (Rigetta, Trib. Genova, 01/08/2014 )
Cassazione penale sez. VI 16 dicembre 2014 n. 1798
Ove il giudice ritenga che il c.d. braccialetto elettronico possa essere una modalità di esecuzione degli arresti domiciliari necessaria ai fini della concedibilità della misura e che tuttavia tale misura non possa essere concessa per la concreta mancanza del suddetto strumento di controllo da parte della P.G., non sussiste alcun vulnus ai principi di cui agli artt. 3 e 13 della Costituzione, perché la impossibilità della concessione degli arresti domiciliari senza braccialetto dipende pur sempre dalla intensità delle esigenze cautelare, comunque ascrivibile alla persona dell'indagato.
Cassazione penale sez. II 17 dicembre 2014 n. 520
In tema di valutazione della permanenza del vincolo derivante dalla partecipazione ad una associazione mafiosa - che cessa normalmente solo a seguito dell'avvenuto recesso volontario - non costituisce causa automatica di cessazione del vincolo associativo, idonea a vincere la valutazione prognostica sfavorevole prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p. il fatto che l'incolpato abbia dismesso l'ufficio o la funzione nell'esercizio dei quali ha realizzato la condotta criminosa, in considerazione delle accertate capacità relazionali che egli aveva nel mondo della politica e dell'amministrazione (fattispecie relativa all'accusa promossa nei confronti di un sindaco, che aveva continuato a supportare la cosca mafiosa anche dopo la conclusione del mandato elettorale).
Cassazione penale sez. II 10 dicembre 2014 n. 53675
In tema di misure cautelari nei confronti di soggetti indagati di partecipazione ad associazione mafiosa, in assenza di elementi da cui risulti l'avvenuto recesso volontario dal sodalizio, la valutazione prognostica sfavorevole prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p., non è vinta dal fatto che l'incolpato abbia dismesso l'ufficio o la funzione nell'esercizio dei quali ha realizzato la condotta criminosa, in considerazione delle accertate capacità relazionali che egli, ricoprendo le precedenti cariche (nella fattispecie prima di consigliere provinciale e poi di sindaco), aveva intrecciato nel mondo della politica e dell'amministrazione pubblica. (Rigetta, Trib. lib. Reggio Calabria, 25/06/2014 )
In materia di misure cautelari personali, il divieto della applicazione della misura degli arresti domiciliari, previsto dall'art. 275 comma 2 bis c.p.p., così come novellato dal d.l. 26 giugno 2014 n.92, conv. con modificazioni nella l. 11 agosto 2014 n. 117, consegue esclusivamente alla prognosi di prevedibile concessione della sospensione condizionale della pena e, non anche a quella di prevedibile irrogazione di una pena detentiva non superiore ai tre anni. (Dichiara inammissibile, Trib. lib. Catania, 19/08/2014 )
Cassazione penale sez. I 10 dicembre 2014 n. 53541
Ai fini dell'operatività del disposto dell'art. 275, comma 2 bis, secondo periodo c.p.p, come sostituito e modificato dalla l. 117/2014 (divieto di applicazione della custodia carceraria a fronte di pena detentiva irrogata superiore a tre anni) deve aversi riguardo alla pena inflitta dal giudice della cognizione per il reato per il quale è in corso la misura carceraria, non potendosi avere riguardo alla pena complessiva inflitta comprensiva degli aumenti di pena per i reati per i quali si è proceduto in regime di libertà; ne consegue che, a fronte di plurimi reati unificati ai sensi dell'art. 81 cpv. c.p., deve tenersi conto, nel computo del limite di pena di cui alla norma in esame, della quota di pena attribuita al delitto per il quale è in corso il regime custodiale.
Tribunale Brescia sez. III 13 novembre 2014
La nuova disposizione di cui all'art. 275, comma 2 bis c.p.p. come modificata dal d.l. n. 92 del 2014, convertito con modificazioni dalla legge n. 117 del 2014, impone al giudice di operare previamente una valutazione prognostica sulla possibilità che la pena da irrogare possa essere determinata in misura superiore a 3 anni quale condizione per l'applicazione della misura restrittiva; pertanto, sotto tale profilo assume rilevanza il preventivo accertamento dell'astratta applicabilità all'interessato dell'ipotesi di lieve entità di cui all'art. 73, comma 5, d.p.r. n. 309 del 1990, che consentirebbe il contenimento della sanzione applicabile in misura inferiore a quanto previsto dalla disposizione processuale.
Cassazione penale sez. VI 11 novembre 2014 n. 49796
Ai fini dell'applicabilità della misura custodiale massima, ai sensi dell'art.275 comma 2 bis, secondo periodo, c.p.p., come sostituito e modificato dalla legge 117/2014, volta a ridurre l'applicazione della misura carceraria alle fattispecie più gravi sulla base dell'entità della pena irrogata (o prevedibile), deve aversi riguardo alla pena irrogata dal Giudice della cognizione per il reato per il quale è in corso la misura carceraria, non potendosi avere riguardo alla pena complessiva inflitta, ivi compresi gli aumenti di pena per i reati per i quali si è proceduto a piede libero, reati per i quali, appunto, l'imputato non subisce alcuna restrizione fino alla condanna definitiva.
Tribunale Brescia sez. III 08 ottobre 2014
Per la valutazione delle condizioni di salute del detenuto e del loro livello di gravità, la struttura dell'art. 275, comma 4-bis, c.p.p., presuppone l'accertamento giudiziale non solo della patologia, ma anche delle reali disponibilità di diagnosi, terapia e cura e di una pronta allocazione presso una struttura in grado di garantirle. Solo all'esito di tale verifica l'Autorità giudiziaria può trarre le conclusioni di sua esclusiva competenza circa la possibilità di bilanciare il diritto alla salute con le esigenze di difesa della collettività.
Cassazione penale sez. I 03 ottobre 2014 n. 49237