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Timestamp: 2019-03-22 02:10:47+00:00
Document Index: 86248895

Matched Legal Cases: ['art. 809', 'art. 809', 'art. 782', 'art. 809', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 7', 'art 8', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 9']

Contrasto sulle donazioni indirette: richiesto...
Corte di Cassazione, Sezione II, Ordinanza interlocutoria n. 106 del 4 gennaio 2017 Cosa cambia per il cittadino. Alla luce dell'attuale contrasto giurisprudenziale, anche all'interno della stessa Corte di Cassazione, la Seconda Sezione ha trasmesso gli atti al Primo Presidente, per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, della questione concernente gli strumenti utilizzabili onde porre in essere una donazione indiretta, ai sensi dell'art. 809 del Codice Civile, ed il relativo meccanismo di funzionamento. In particolare, ci si chiede se un trasferimento titoli, posto in essere mediante ordine impartito alla banca, sia di per sè sufficiente a integrare il requisito del negozio-mezzo ai fini della donazione indiretta o non sia semplicemente un mero atto, come tale non sussumibile nella disciplina ex art. 809 c.c. Per approfondimenti chiedi ai Notai SuperParteshttp://associazionesuperpartes.it/notai/ Il fatto. La questione prende le mosse da un trasferimento di titoli, posto in essere, tramite un ordine impartito alla banca, dal titolare del conto corrente pochi giorni prima della sua morte e poi reiterato dalla convenuta in qualità di delegata nonchè compagna di vita. A fronte della richiesta di restituzione, da parte della figlia del de cuius, di una somma pari a un terzo dei titoli posseduti dal di lei padre, la convenuta ha eccepito che si trattasse di una donazione indiretta di tipo remuneratoria, e come tale non necessitante della forma prevista per la donazione diretta. Mentre il giudice di prime cure ha accolto la domanda della figlia del de cuius, ritenendola una donazione diretta e pertanto nulla per difetto di forma, il giudice di appello, al contrario, ha ritenuto che si fosse in presenza di una donazione indiretta ex 809 c.c. e pertanto valida ed efficace, in quanto non richiedente la forma dell'atto pubblico sotto pena di nullità . Le ragioni giuridiche. Con il primo motivo la ricorrente ha denunciato la falsa applicazione e violazione degli artt. 769, 782 e 809 c.c. in relazione agli artt. 1384 e 1852 c.c. da parte della Corte territoriale che ha ritenuto che il trasferimento di titoli, privo di qualsiasi giustificazione causale, non potesse rappresentare una donazione indiretta. Questo perchè, secondo la Corte territoriale, può aversi donazione indiretta solo adottando un negozio causale e non, come nella specie, un atto privo di giustificazione causale, come per la emissione o la girata di titoli di credito. Questa ipotesi sarebbe del tutto diversa dalla cointestazione ab origine di un conto corrente bancario, che recentemente la giurisprudenza ha considerato come ipotesi sussumibile nell'istituto della donazione indiretta. Come è noto, con la donazione indiretta, si raggiunge il fine di liberalità senza servirsi dello schema tipico della donazione diretta che richiede la forma dell'atto pubblico ai sensi dell'art. 782 c.c., mediante la risultante di due negozi: il negozio-mezzo e negozio-fine, accessorio o integrativo. Tuttavia, nonostante gli sforzi definitori profusi dalla dottrina, il punto è proprio capire quali siano gli strumenti utilizzabili e quale sia il meccanismo di funzionamento per porre in essere una valida donazione indiretta. Anche la casistica giurisprudenziale appare divisa sul punto, essendoci precedenti, sia in senso sia nell'altro per quanto attiene a diverse ipotesi negoziali e non negoziali. Alla luce di tutte queste considerazioni, la Corte di Cassazione, pertanto, ha ritenuto opportuno trasmettere gli atti al Primo Presidente, per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, della questione relativa agli strumenti utilizzabili e al meccanismo della donazione indiretta, affermando in particolare che nel caso in esame appare difficilmente inquadrabile in un autonomo atto negoziale la disposizione data dal de cuius alla propria banca; "trattandosi, semmai, di un ordine che si colloca nella fase di esecuzione del contratto bancario di riferimento, cioè di un atto mero, che non si distinguerebbe dal disporre un qualsiasi pagamento per via materiale. Ipotesi, questa, dissimile, come appare evidente, dalla cointestazione ab origine del conto, che importa, appunto, la intermediazione del negozio attraverso il quale si intende perseguire lo scopo di liberalità . ("¦) La questione avrebbe opposta soluzione ove si ritenesse, come pure è plausibile, che l'art. 809, cod. civ., abbia inteso evocare qualunque mezzo utile allo scopo, sia esso fatto, atto giuridico in senso stretto o negozio giuridico. Pare al Collegio, qui giunti, che emerga la necessità di ricomporre il quadro frammentato, che si è cercato di descrivere, con l'autorevolezza delle S.U., in quanto oltre alla mancanza di apprezzabilmente uniforme interpretazione, largamente inquinata dai turbamenti del caso concreto, la questione si carica di particolare rilievo ove si consideri che le operazioni in discorso assumono assai di sovente funzione trans o post mortem, e quindi, il significato di regolamento ultimo, non più emendabile. Per contro, non può obliterarsi l'esigenza, sottesa alla prescrizione della forma solenne imposta dal legislatore in materia di donazione diretta, di circondare con particolari cautele la determinazione con la quale un soggetto decide di spogliarsi, senza corrispettivo di uno, più o di tutti i suoi beni". Per leggere gli altri articoli SuperPartes clicca qui:http://associazionesuperpartes.it/extra/blog/
Cassazione: abrogato il cumulo delle donazioni...
Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 16 dicembre 2016, n. 26050 Cosa cambia per il cittadino. La Corte di Cassazione ha affermato che deve considerarsi implicitamente abrogato l'istituto del cumulo ex art. 8 comma 4 del Testo Unico dell'imposta sulle successioni e donazioni, per incompatibilità con il regime di imposta di successione di cui alla Legge 286/06, applicabile al caso sottoposto alla sua attenzione. Diversamente da quanto sostenuto dall'Agenzia delle Entrate, tale istituto non è più vigente nemmeno al residuale fine di individuare la base imponibile al netto della franchigia esente da imposta. Per approfondimenti chiedi ai Notai SuperParteshttp://associazionesuperpartes.it/notai/ Il fatto. La vicenda è stata oggetto di ricorso promosso in Cassazione avverso una sentenza della Commissione Tributaria Regionale Lombardia, che aveva ritenuto legittimi gli avvisi di liquidazione notificati dall'Agenzia delle Entrate per il pagamento della maggior imposta di successione, dovuta in ragione della permanente applicabilità alla successione in oggetto dell'istituto del coacervo tra relictum e donatum ex art. 8 comma 4 D.Lgs. 346/90. Diversamente, la Corte di Cassazione non ha ritenuto legittima tale maggiorazione del valore complessivo dei beni devoluti agli eredi in applicazione dell'istituto del cumulo (o coacervo delle donazioni con i beni ereditari) che, al contrario, non risulta più applicabile per incompatibilità con il regime dell'imposta di successione di cui alla Legge n. 286/06. Le ragioni giuridiche. La Corte evidenzia come l'istituto del coacervo, previsto dall'art. 8 comma 4 del D. Lgs. 346/90, dovesse, già prima della reintroduzione dell'imposta di registro con il D.L. 262/06, conv. in L. 286/06, ritenersi non più applicabile, dal momento che tale istituto era espressamente limitato "ai soli fini della determinazione delle aliquote applicabili a norma dell'articolo 7", ovvero delle aliquote progressive di cui alla tariffa allegata al D. Lgs. 346/90, sistema già venuto meno prima dell'apertura della successione in oggetto, in forza dell'articolo 69, comma 1, lett. c) della L. 342/00 che aveva previsto le aliquote fisse in ragione del grado di parentela. Inoltre, nota la Corte, vi sono plurimi precedenti giurisprudenziali di legittimità secondo cui il coacervo del donatum con il relictum non fosse finalizzato a ricomprendere nella base imponibile anche il donatum (oggetto di autonoma imposizione) ma, al contrario, solamente a stabilire una forma di riunione fittizia nella massa ereditaria dei beni donati ai fini della determinazione dell'aliquota da applicare per calcolare l'imposta sui beni relitti, con l'obiettivo di evitare l'elusione dell'imposizione progressiva "mediante preordinate donazioni in vita da parte del de cujus". Afferma la Corte, quindi, che se "il "˜cumulo' non sortiva effetto impositivo del donatum, ma soltanto effetto determinativo dell'aliquota progressiva, si ritiene logica e coerente conseguenza che, eliminata quest'ultima in favore di un sistema ad aliquota fissa sul valore non dell'asse globale ma della quota di eredità o del legato, non vi fosse più spazio per dar luogo al coacervo. Nè, una volta differenziate le aliquote di legge sulla base del criterio primario non dell'ammontare crescente del compendio ereditario ma del rapporto di parentela, poteva residuare alcuna ratio antielusiva". A ciò si aggiunga, inoltre, l'avvenuta soppressione dell'imposta sulle successioni e donazioni (L. 383/01) e la sua reistituzione per mano del D.L. 262/06, conv. in L. 286/06, che ha anche formalmente eliminato, abrogandolo espressamente, l'art. 7 commi 1-2 quater D.Lgs. 346/90, che costituiva il presupposto imprescindibile dell'art 8 comma 4. Pertanto, a seguito di tale ricostruzione normativa e giurisprudenziale, la Corte di Cassazione ha affermato che "è vero che la disciplina qui applicabile (art. 2 co. 50 l. 286/06) richiama, "per quanto non disposto dai commi da 47 a 49 e da 51 a 54" le disposizioni del d.lgs. 346/90 "in quanto compatibili", ma le ragioni di incompatibilità del cumulo ex art. 8 cit. permangono e trovano conferma anche alla luce della disciplina della reintrodotta imposta di successione; applicata anch'essa secondo aliquote fisse sul valore complessivo dei beni devoluti a ciascun erede o legatario in ragione del rapporto di parentela. Nè può ritenersi che il cumulo ex art. 8 cit. sia tuttora vigente al residuale fine di individuare la base imponibile al netto della franchigia esente da imposta. Da un lato, la lettera e la ratio dell'articolo 8 co. 4^ erano inequivoche nel limitare la rilevanza del cumulo "ai soli fini della determinazione delle aliquote applicabili", e non altrimenti (così come ritenuto anche dalla citata giurisprudenza di legittimità ); dall'altro, la l. 286/06 ha rimodulato il regime di franchigia sull'imposta di successione e sulle donazioni (art. 2 co. 49), anche mediante abrogazione (co. 50 cit.) della disposizione (art. 7, co. 2 quater d.lgs. 346/90, come introdotto dall'articolo 69 legge l. 342/00) che precludeva la fruizione della franchigia sulla prima imposta qualora già fatta valere, e fino alla concorrenza del valore di fruizione, sulla seconda". Alla luce di tutte queste considerazioni, pertanto, la Corte ha concluso per la non applicabilità dell'istituto del cumulo posto a base della maggiore imposta di cui agli avvisi di liquidazione notificati agli eredi. 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cumulo delle donazioni
Dopo il condono fiscale l'Amministrazione...
Corte di Cassazione, ordinanza interlocutoria n. 25092 del 7 dicembre 2016 Cosa cambia per il cittadino. In tema di condono fiscale, la V Sezione Tributaria della Corte di Cassazione ha trasmesso gli atti al Primo Presidente per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della questione, oggetto di contrasto, concernente l'interpretazione dell'art. 9, commi 9 e 10, della Legge n. 289 del 2002. Più in dettaglio la questione attiene alla permanenza o meno, in capo all'Amministrazione finanziaria, del potere di contestare e recuperare i crediti del contribuente derivanti dalle agevolazioni, nel caso in cui il rapporto tributario sia stato definito tramite condono e conseguentemente precluso, in virtù di tale disposizione, ogni accertamento tributario. Per approfondimenti chiedi ai Notai SuperParteshttp://associazionesuperpartes.it/notai/ Il fatto. Una società s.r.l. ha proposto due motivi di ricorso per Cassazione in relazione a una sentenza della Commissione Tributaria Regionale Campania, sez. Salerno, che ha ritenuto legittimo l'avviso di accertamento notificato dall'Agenzia delle Entrate per il recupero del credito d'imposta ex art. 7 Legge n. 388/00 da essa fruito in alcune dichiarazioni dei redditi. Le ragioni giuridiche. L'art. 9, ai commi 9 e 10, della Legge 27 dicembre 2002 n. 289, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato, prevede che: "9. La definizione automatica, limitatamente a ciascuna annualità , rende definitiva la liquidazione delle imposte risultanti dalla dichiarazione con riferimento alla spettanza di deduzioni e agevolazioni indicate dal contribuente o all'applicabilità di esclusioni. Sono fatti salvi gli effetti della liquidazione delle imposte e del controllo formale in base rispettivamente all'articolo 36-bis ed all'articolo 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, nonchè gli effetti derivanti dal controllo delle dichiarazioni IVA ai sensi dell'articolo 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni; le variazioni dei dati dichiarati non rilevano ai fini del calcolo delle maggiori imposte dovute ai sensi del presente articolo. La definizione automatica non modifica l'importo degli eventuali rimborsi e crediti derivanti dalle dichiarazioni presentate ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, dell'imposta sul valore aggiunto, nonchè dell'imposta regionale sulle attività produttive. La dichiarazione integrativa non costituisce titolo per il rimborso di ritenute, acconti e crediti d'imposta precedentemente non dichiarati, ne' per il riconoscimento di esenzioni o agevolazioni non richieste in precedenza, ovvero di detrazioni d'imposta diverse da quelle originariamente dichiarate. 10. Il perfezionamento della procedura prevista dal presente articolo comporta: a) la preclusione, nei confronti del dichiarante e dei soggetti coobbligati, di ogni accertamento tributario ("¦)". Tale disciplina, si legge nell'ordinanza, prevede taluni elementi testuali che farebbero propendere per la tesi secondo cui l'adesione al condono riguarderebbe l'intera posizione tributaria relativa al periodo d'imposta definito, comprensiva, quindi, non solo dei debiti del contribuente verso l'amministrazione finanziaria, ma anche dei crediti da lui vantati, inclusi quelli derivanti dalle agevolazioni. L'orientamento prevalente, al contrario, ritiene che il condono fiscale precluda l'azione di accertamento fiscale unicamente per i debiti tributari e non anche per i crediti, il recupero dei quali da parte dell'amministrazione finanziaria sarebbe sempre ammesso per la sua integralità . Tuttavia tale orientamento si è consolidato nella materia del rimborso IVA e non di crediti da agevolazioni su tributi non armonizzati. Pertanto in ordine al rapporto tra "condono tombale" e agevolazioni sussiste ad oggi un contrasto all'interno della Sezione Tributaria della Cassazione e la questione è stata, quindi, rimessa al Primo Presidente per la valutazione del ricorso alle Sezioni Unite, alle quali si chiede pertanto di stabilire se "l'effetto preclusivo di ogni accertamento desumibile dall'art. 9 co 9) e 10) l. 289/02 riguardi anche la materia delle agevolazioni; ovvero se in quest'ultima materia, ed in accordo con quanto già affermato in ordine al credito di rimborso Iva, l'amministrazione finanziaria mantenga, indipendentemente dalla definizione del rapporto tributario mediante condono, la potestà di contestare il credito e procedere al suo recupero in quanto indebitamente fruito". Per leggere gli altri articoli SuperPartes clicca qui:http://associazionesuperpartes.it/extra/blog/
crediti del contribuente