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Timestamp: 2020-07-06 07:50:59+00:00
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Matched Legal Cases: ['art.3', 'art. 28', 'art.12', 'art. 118', 'art.12', 'art.12', 'art. 3', 'art.118', 'art.12', 'art 28']

Il concorso del governo locale alla Sostenibilità del Debito Pubblico
L’approssimarsi della Legge di Stabilità 2016 ha riacceso le discussioni sulle modalità di attuazione dell’ articolo 12 legge n.243/2012 che impone, a tutti i livelli di governo locale, l’obbligo di contribuire alla Sostenibilità del Debito Pubblico. La soluzione è indicata dal comma 4 art.3 legge n.243/2012 che indica, come metodo ,quello di tener conto dei riflessi finanziari delle riforme strutturali sull'effettivo contributo alla riduzione del Debito. Poichè l’unica riforma strutturale, rilevante ai nostri fini è quella dei poteri locali ,realizzata dalla legge n.56/2014, è necessario verificare se possa risolvere il problema posto dal citato art. dodici.
Indice di Sostenibilità del Debito Pubblico
Il concorso del governo locale alla Sostenibilità del Debito Pubblico è stato, da tempo, recepito dall’art. 28 legge 23 /XII/ 1998 n.448 che , ai fini del calcolo del disavanzo, non considera i trasferimenti dallo stato ma solo le entrate proprie. Inoltre anche i commi 2e3 art.12 legge n.243/2012 stabiliscono una relazione diretta tra le entrate proprie dei diversi livelli di governo locale ed il rispettivo concorso alla Sostenibilità del Debito Pubblico .
Pertanto da detta normativa deriva un profilo di virtuosità finanziaria dei comuni del tutto nuovo: il saldo originario di bilancio che prescinde dai trasferimenti statali ed ha come componenti solo le entrate proprie. E’ questo il parametro oggetto dell’attenzione della UE che non tiene conto dei trasferimenti dello Stato agli enti locali e ,quindi, rappresenta l’elemento chiave del concorso degli enti locali al processo di risanamento richiesto dall’Europa.
Questo concetto di virtuosità finanziaria,trascurato dalla vecchia normativa, è stato recepito dalla nuova regolamentazione che adegua l’ordinamento del governo locale ai principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza indicati dall’ art. 118 della Costituzione come criterio per l’allocazione delle funzioni amministrative. Pertanto le pubbliche amministrazioni locali possono riorganizzare la propria rete periferica, individuando ambiti territoriali ottimali di esercizio delle funzioni attraverso uno spacchettamento della spesa pubblica ricollegato alla spesa realmente aggredibile ,quella cioè coperta da tributi propri . essendo i trasferimenti statali esogeni rispetto alle decisioni di bilancio. La valutazione dell’uso effettivo delle leve che i comuni possono realmente utilizzare evidenzia le differenze di spesa che non sono giustificate dalle caratteristiche del servizio,dando la massima trasparenza al legame tra azioni e i vincoli europei sul contenimento del debito pubblico.
Pertanto la legge n.56/2014, accogliendo il vincolo europeo sui trasferimenti dello stato agli enti locali,consente di costruire un Indice della Sostenibilità del Debito Pubblico di ogni ente locale rappresentato dal suo Saldo di Bilancio originario(entrate proprie---spese finali )che realizza l’obbligo di cui all’art.12.Non trattasi ,infatti, di un mero criterio di riparto dei mezzi finanziari ma di un indice di efficienza che misura l’effettivo concorso dell’ente locale alla sostenibilità del debito pubblico.
Il miglioramento dell’Indice di Sostenibilità del Debito Pubblico
Poiché l’aspetto qualificante di detto Indice non è tanto la misura ma, piuttosto, il miglioramento nel tempo ( riduzione se negativo, aumento se positivo) occorre tener presente che la legge n.56/2014 articola per livelli di governo locale la manovra del concorso, assimilando l’intero comparto della Amministrazione locale ad una grande Holding .In essa le singole amministrazioni vengono valutate non solo per il loro specifico saldo di bilancio ma anche per il concorso che ciascuna collegata fornisce alla formazione del saldo di bilancio originario complessivo. Pertanto rappresenta lo strumento ideale perché consente di assumere le entrate e le spese sostenute da tutti gli enti che operano sullo stesso territorio regionale, come base per definire il miglioramento dell’Indice generato dall’azione di governo dei flussi di entrate e di spesa degli enti territoriali. Definita l’entità del miglioramento che deve essere realizzato da tutti gli enti che operano sullo stesso territorio regionale, il rapporto di stretta funzionalità che nella Holding lega il singolo ente al consolidato regionale suggerisce una strada capace di conciliare e anche di effettuare arbitraggi tra i saldi dei singoli enti. In altri termini nel senso di rendere legittime temporanee violazioni della regola di riduzione dei saldi da parte di qualche ente se, e in quanto, compensate da performance migliori di quelle proposte dal vincolo generale da parte di altri enti, per consentire a tutti un costante miglioramento di questa griglia di virtuosità finanziaria.
Il rispetto del riequilibrio dei saldi tra entrate proprie e spese finali, vincolante a livello regionale, valorizza il ruolo del decentramento, rafforza le forme di cooperazione tra enti diversi nella stessa regione e tra regioni,attribuendo al sistema delle autonomie un ruolo autonomo nella politica di risanamento della finanza pubblica .
Poichè la spesa degli enti locali rappresenta, al netto degli interessi del debito pubblico e delle pensioni, il 60 per cento della spesa statale ,un secondo profilo di detto Indice è che può assicurare la flessibilità aggiuntiva necessaria per le riforme da spuntare a Bruxelles. Infatti consente di presentare un piano triennale di aumento della capacità di sostegno del debito pubblico da parte del governo locale, atto a garantire la conformità all’ordinamento dell’Unione Europea non col burocratismo letterario ma, aggiornando annualmente il miglioramento dell’Indice da realizzare attraverso il piano strategico triennale
Un terzo profilo di detto Indice è che legittima l’inserimento nel Patto istituzionale di un aumento dell’autonomia finanziaria che non serva solo a tamponare le falle della finanza pubblica. Pertanto è necessario un miglioramento della spesa statale che,pur ricadendo sul territorio,mantiene un forte indirizzo centrale (spesa sanitaria,infrastrutture,assistenza ). Del resto il ricorso all’arbitraggio articolato territorialmente oltre che migliorare l’Indice complessivo consente anche una gestione attiva di detti impegni statali , superandone i profili inerziali rispetto al Fiscal Compact.
L’indice proposto consente di attuare quanto richiesto dall’art.12 legge n 243/2012 perché:
1) in conformità a quanto disposto dal comma4 art. 3 legge 243/2012 tiene conto dei riflessi finanziari di una riforma dei poteri locali realizzata e non proclamata, come esige la UE. Questa condizione non è soddisfatta dal vecchio schema compiti/dotazioni finanziarie ,peraltro superato dalla riforma dell’art.118 della Costituzione. Analoghe considerazioni valgono per la riforma federalista della legge 42/2009, non attuata.
2) si basa sul rapporto entrate proprie/sostenibilità del debito pubblico, cosi come previsto dal comma2 dell’art.12 legge 243/2012 e dall’art 28 legge 23/XII/1998 n.488.
3) realizza detto concorso attraverso un modello di “ autonomismo cooperativo “e non competitivo, con un ridisegno del federalismo fiscale reso necessario dalla mancata realizzazione della schema federalista della legge 42/2009.
4) Elimina lo schema di una finanza locale strumento bizzarro di sostegno al risanamento finanziario del nostro paese, consentendo di appendere per sempre ad un ideale attaccapanni il vecchio vestito dello Stato-Padre Zappata che predica bene e razzola male.