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Timestamp: 2019-06-26 13:03:40+00:00
Document Index: 185212328

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 3']

Esenti IVA le opere originali e creative
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In caso di cessione dei diritti d’autore, per poter invocare l’esenzione IVA, l’opera deve essere connotata da originalità e creatività. Il concetto di creatività non deve coincidere necessariamente ed esclusivamente con quello di novità assoluta dell’opera, ma rileva la semplice sussistenza di un atto creativo.
Tale principio è stato statuito dalla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia con sentenza n. 1983/2019.
Nello specifico, la controversia aveva ad oggetto l’esenzione ai fini IVA per i corrispettivi ricevuti a seguito dell’emissione di fatture, aventi ad oggetto la cessione di diritti d’autore per la preparazione di materiale divulgativo scientifico, utilizzato nell’ambito di alcuni convegni.
Lo Studio ha assistito il contribuente, un noto primario di un nosocomio milanese, cui era stato notificato un avviso di accertamento, con il quale l’Agenzia delle Entrate contestava di aver contabilizzato i corrispettivi ricevuti a seguito di tali operazioni come fuori campo ai fini IVA.
La disciplina sul diritto d’autore e sull’applicazione delle relative imposte è contenuta nel D.P.R. 633/1972, il quale individua come requisito oggettivo, ai fini dell’applicazione dell’imposta, la cessione di beni e prestazioni di servizi. Il comma 2 dell’articolo 3 del decreto considera prestazioni di servizi, effettuate verso corrispettivo, le cessioni, concessioni, licenze e simili relative a diritti d’autore, quelle relative ad invenzioni industriali, modelli, disegni, processi, formule e simili.
Tuttavia, il successivo comma 4, alla lettera a), stabilisce che non sono da considerarsi prestazioni di servizi “le cessioni, concessioni, licenze e simili relative a diritti d’autore effettuate dagli autori e loro eredi o legatari, tranne quelle relative alle opere di cui ai nn. 5) e 6) dell’art. 2 della L. 22 aprile 1941, n. 633, e alle opere di ogni genere utilizzate da imprese a fini di pubblicità commerciale“.
In pratica, dunque, l’art. 3 comma 4 esclude dal campo di applicazione dell’imposta le operazioni connesse al diritto d’autore, se effettuate dallo stesso, dai suoi eredi o dagli eventuali legatari. L’esclusione non è applicabile alle opere utilizzate da imprese per finalità di pubblicità commerciale.
La logica dell’esenzione da IVA dei diritti d’autore di cui all’art. 3, comma 4 va rinvenuta nella estrema incertezza nell’individuare, nel campo delle opere dell’ingegno, l’esercizio concreto di una attività professionale, riconoscendo invece la piena imponibilità quando può ragionevolmente presumersi che la suddetta difficoltà non sussista, come appunto per i diritti d’autore sulle opere di ingegneria e sulla produzione cinematografica, nonché per i diritti d’autore relativi ad opere di ogni genere utilizzate da imprese a fini di pubblicità commerciale.
Ai nostri fini è inoltre necessario specificare che formano oggetto del diritto d’autore, e dunque sono protette ai sensi della Legge 633/1941, le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.
È inoltre considerato autore dell’opera, salvo prova contraria, chi è indicato come tale nelle forme d’uso, o nella recitazione, esecuzione, rappresentazione, diffusione dell’opera stessa.
Ebbene, nel caso in esame, l’Agenzia delle Entrate contestava al contribuente di aver contabilizzato come operazioni non imponibili ai fini IVA i corrispettivi ricevuti in seguito all’emissione di fatture aventi ad oggetto la cessione di diritti d’autore per la preparazione di materiale didattico e divulgativo in ambito scientifico.
L’Agenzia sosteneva che le prestazioni oggetto delle fatture contestate non erano escluse da IVA in quanto non potevano essere considerate opere dell’ingegno, poiché, il contribuente non aveva dimostrato la sussistenza del carattere creativo delle opere e la paternità delle stesse, così come previsto dalla L. 633/1941.
L’Agenzia continuava a ribadire che affinché l’opera potesse rientrare nella disciplina del diritto d’autore avrebbe dovuto avere il carattere di creazione, intesa come diversificazione rispetto al patrimonio esistente, e avrebbe dovuto essere riconducibile al suo creatore.
Nel caso di specie, l’Ufficio riteneva che le opere fossero unicamente e semplicemente approfondimenti e illustrazioni di argomenti già noti, concretizzati in modalità espositive del tutto prive del carattere della novità.
La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia ha innanzitutto precisato nella sentenza che l’esenzione era da ricondurre alla cessione dei diritti d’autore.
Occorre inoltre evidenziare che né il codice civile, né la Legge 633/1941 forniscono una definizione univoca di opere di ingegno.
Pertanto, tale principio è ricavabile unicamente dalla granitica giurisprudenza che si è espressa sul punto affermando che il concetto giuridico di creatività non coincide con quelli di creazione, originalità e novità assoluta, ma si riferisce alla personale ed individuale espressione di un’oggettività appartenente alle categorie elencate, in via esemplificativa, nell’art. 1 della Legge n. 633 del 1941.
Pertanto, affinché un’opera dell’ingegno sia protetta dalla Legge 633/1941, è sufficiente la sussistenza di un “atto creativo”, seppur minimo, suscettibile di estrinsecazione nel mondo esteriore.
Da ciò discende che la creatività non può essere esclusa soltanto perché l’opera consista in idee e nozioni semplici, comprese nel patrimonio intellettuale di persone aventi esperienza nella materia.
Di fatti, l’esclusione dalla protezione fornita dal dettato legislativo può avvenire in presenza di uno specifico accertamento dell’insussistenza anche di un livello minimo di creatività.
La creatività non può quindi essere esclusa perché l’opera contiene idee già ricomprese nel patrimonio intellettuale di esperti nell’ambito scientifico, in quanto il carattere della creatività risiede più che altro nell’espressione dell’idea e nella sua soggettività.
Il diritto d’autore protegge non solo l’idea in sé ma anche la sua rappresentazione esteriore, la forma di pubblicazione e più in generale il modo in cui l’autore sviluppa e organizza le idee e i concetti.
Di questi principi la CTR ha fatto applicazione nel caso concreto, evidenziando che tutto il materiale didattico oggetto delle fatture contestate possedesse il carattere di originalità e creatività per poter essere considerata opera dell’ingegno.
In particolare, nel caso di specie, si trattava di articoli e pubblicazioni scientifiche diffuse su riviste nazionali ed internazionali, realizzate in modo personale e creativo dall’autore, per fini formativi, educativi e divulgativi. È dunque evidente che tali pubblicazioni contengano i caratteri di creatività e originalità e siano dunque opere dell’ingegno letterarie a contenuto scientifico, tutelate dal diritto d’autore. Queste sono quindi prestazioni che rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 3 D.P.R. 633/1941 e pertanto non devono essere soggette ad IVA.
Dott.ssa Elena Sisinni
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