Source: http://www.antoniocasella.eu/archica/Gatta_6giu14.htm
Timestamp: 2018-12-14 14:35:54+00:00
Document Index: 74331707

Matched Legal Cases: ['art. 222', 'art. 211', 'art. 219', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 104', 'art. 200']

Aprite le porte agli internati! Un ulteriore passo verso il superamento degli OPG e una svolta epocale nella disciplina delle misure di sicurezza detentive: stabilito un termine di durata massima (applicabile anche alle misure in corso, a noi pare) | L. 30 maggio 2014, n. 81 (Conversione in legge, con modif., del d.l. 31 marzo 2014, n. 52).
Testo del d.l. n. 52/2014, come modificato in sede di conversione dalla l. n. 81/2014.
www.penalecontemporaneo.it/ 6 Giugno 2014
1. Agli inizi del secolo scorso Cesare Lombroso descriveva con impietose parole un manicomio criminale, non molti anni dopo la sua istituzione: "vi è ad Aversa un manicomio criminale che può dirsiun'immensa latrina"[1]. E' tristemente noto come si tratti di una descrizione riferibile, ancora ai nostri giorni, a buona parte dei seiospedali psichiatrici giudiziari (OPG) presenti in Italia: lo ha certificato negli scorsi anni una Commissione d'inchiesta del Senato, presieduta dal Sen. Ignazio Marino, e lo ha riconosciuto, nel tradizionale discorso di fine anno, nel 2012, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quando ha definito gli OPG "un autentico orrore, indegno di un paese appena civile". Si tratta, come è noto, degli istituti nei quali viene eseguita la misura di sicurezza detentiva prevista dall'art. 222 c.p. per gli autori di reato socialmente pericolosi e non imputabili (e quindi non punibili). Nellemedesime strutture si esegue altresì (normalmente dopo l'esecuzione della pena detentiva: art. 211 c.p.) la misura di sicurezza detentiva dell'assegnazione a una casa di cura e di custodia (CCC), disciplinata dall'art. 219 c.p. e riservata in questo caso agli autori di reato socialmente pericolosi e semi-imputabili (e quindi soggetti a pena, per quanto diminuita).
E' dunque da salutare senz'altro con favore il processo di superamento delle attuali strutture nelle quali vengono eseguite le misure in questione, avviato almeno a partire dal 2008 e che ha conosciuto un fondamentale momento, durante il Governo Monti, con il d.l. 22 dicembre 2011, n. 211 (conv. in l. 7 febbraio 2012, n. 9), già pubblicato in questa Rivista (e al quale chi scrive ha dedicato in altra sede alcune riflessioni, alle quali si rinvia). Quel provvedimento fissava alla data del 31 febbraio 2013 il superamento delle attuali (sei) strutture nelle quali si eseguono le misure del ricovero in OPG e CCC, e, attraverso un contestuale ed effettivo finanziamento (tanto più encomiabile in tempi di crisi economica) ne prevedeva lasostituzione, ad opera delle regioni, con una pluralità di strutture a limitato numero di posti letto, ad esclusiva gestione sanitaria e con attività perimetrale di sicurezza e di vigilanza esterna, solo ove necessaria.
3. Un primo gruppo di disposizioni, di carattere per lo piùamministrativistico, mira per l'appunto, come sottolineato dal Presidente Napolitano, a evitare lo scenario di ulteriori proroghe.
b) Nell'ottica di privilegiare soluzioni alternative all'internamento negli OPG e nelle CCC - secondo un disegno politico che vedremo essere ricorrente nel provvedimento - viene poi concesso alle regioni un termine (con scadenza ravvicinatissima: 15 giugno 2014) per rivedere i propri programmi e 'dirottare' i finanziamenti statali per la riconversione degli OPG e la creazione delle nuove strutture a beneficio delle strutture pubbliche presenti sul territorio e alla riqualificazione dei dipartimenti di salute mentale (art. 1, co. 1-bisd.l. n. 52/2014, inserito in sede di conversione).
c) Con l'intento di salvaguardare le persone - circa un migliaio - attualmente presenti negli istituti in via di superamento, si è infine stabilito che entro 45 giorni dall'entrata in vigore del d.l. debbano essere realizzati e comunicati al Ministero della Salute e alla competente autorità giudiziaria programmi di dimissione delle persone attualmente presenti negli OPG, salvo documentare "in modo puntuale le ragioni che sostengono l'eccezionalità e la transitorietà del prosieguo del ricovero" dei pazienti per i quali è stata accertata la persistente pericolosità sociale" (art. 1, co. 1-terd.l. n. 52/2014, inserito in sede di conversione).
La disposizione vuole mettere fine al fenomeno del c.d. ergastolo bianco: autori di reati più o meno bagatellari - nel corso dei lavori parlamentari si è citato il caso del furto di 7.000 lire - che rimangono per molti anni, anche per decenni, internati negli OPG o nelle CCC, e che per la mancanza di cure e di prognosi favorevoli di non recidività corrono il rischio tangibile di restarvi per sempre, vedendo la revoca come un autentico miraggio. Animata da questo nobile intento, la disposizione è però foriera di una serie di problemi, che saranno senz'altro oggetto - auspicabilmente anche sulle pagine della nostraRivista - di meditate riflessioni che più opportunamente avrebbero dovuto precedere - e non seguire - la repentina approvazione della riforma in commento.
a) Un primo problema è di carattere teorico e sistematico. Si introduce l'idea di una proporzione tra la durata massima delle misure di sicurezza detentive e la gravità del reato commesso: un'idea,secondo chi si è speso per tradurla in legge, dichiaratamente ispirata al "sistema spagnolo" (il riferimento parrebbe all'art. 104 del Codigo penal). A noi pare però che quell'idea sia difficilmente compatibile con la ratio politico criminale e la travagliata legittimazione delle nostre misure di sicurezza, concepite come sanzioni ulteriori rispetto alle pene, volte a neutralizzare la persistente pericolosità socialedell'autore del reato che ha già scontato la pena, se imputabile o semi-imputabile, o che non può essere soggetto a una pena, perché imputabile. Come si giustificano le misure di sicurezza, quali autonome sanzioni penali, se le si rapportano alla durata stabilita in astratto per le pene detentive, e non già alla concreta pericolosità sociale dell'agente?
d) Un quarto problema - che segnaliamo per ultimo ma che è il più rilevante per la prassi - è infine destinato a porsi nell'immediato (la legge di riforma è già in vigore): è il problema, di diritto intertemporale, relativo all'applicabilità della nuova disciplina alle misure in esecuzione al momento della sua introduzione. Deve essere revocata la misura di sicurezza detentiva nei confronti di chi, ad oggi, abbia subito un periodo di esecuzione superiore al termine massimo di durata, individuato secondo il disposto della nuova disposizione legislativa? A noi pare che la risposta debba essere senz'altro affermativa: in assenza di una disciplina transitoriaad hoc, e senza dover necessariamente scomodare il principio di retroattività della legge penale più favorevole all'agente, trova applicazione la regola generale prevista dall'art. 200, co. 2 c.p., secondo cui "se la legge del tempo in cui deve eseguirsi la misura di sicurezza è diversa [dalla legge vigente al tempo della sua applicazione], si applica la legge in vigore al tempo della esecuzione".
L'estemporanea riforma in commento, insomma, occuperà ben presto la prassi - i magistrati di sorveglianza in primis - e potrà comportareun consistente svuotamento delle strutture in cui si eseguono le misure di sicurezza detentive: non solo gli OPG e le CCC, ma anche le case di lavoro e di custodia, le colonie agricole e le comunità per i minorenni che da tempo hanno preso il posto dei riformatori giudiziari. La palla passa dunque al giudice, ora che il legislatore ha detto la sua, e in attesa che la dottrina - in tempi (forse) politicamente propizi per riforme del sistema sanzionatorio - possa auspicabilmente trarre spunto da questa riforma delle misure di sicurezza per proporne con rinnovato slancio una ben più organica e radicale, da tempo auspicata.