Source: https://edizioniduepuntozero.it/aggiornamenti/anno/2019?page=4
Timestamp: 2020-08-11 22:23:42+00:00
Document Index: 21976657

Matched Legal Cases: ['art. 342', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 342', 'art. 342', 'art. 736', 'art. 305', 'art. 307', 'art. 306']

A seguito della novella operata dal D.L. 22 giugno 2012 n. 83, convertito in L. 11 agosto 2012 n. 143, è stato ridelineato l’atto di appello, sostituendo l’esposizione sommaria dei fatti con l’esatta indicazione al giudice delle parti appellate e delle modifiche richieste. Per espressa disposizione normativa, devono essere, altresì, indicate le circostanze da cui deriva la violazione di legge unitamente alla loro rilevanza pratica ai fini della decisione impugnata (art. 342, comma I, n. 2). L'aggiornamento riporta un fac simile di atto di citazione in appello proposto dal danneggiato al fine di impugnare la sentenza di primo grado ed ottenere così il risarcimento dei danni subiti in conseguenza del sinistro
Esperito il tentativo di conciliazione tramite la negoziazione assistita, condizione di procedibilità della domanda ai sensi dell’art. 3 del D.L. n. 132/2014, in caso di esito negativo, il danneggiato può notificare un atto di citazione - di cui si allega fac simile al presente aggiornamento - al conducente dell’altro veicolo coinvolto nel sinistro stradale al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti.
Aggiornamento del 03/12/2019
Come chiarito da autorevole giurisprudenza, la notifica della cartella di pagamento può avvenire, indifferentemente, sia allegando al messaggio PEC un documento informatico, che sia duplicato informatico dell’atto originario (il c.d. “atto nativo digitale”), sia mediante una copia per immagini su supporto informatico di documento in originale cartaceo (la c.d. “copia informatica”), come è avvenuto pacificamente in vari casi, dove il concessionario della riscossione ha provveduto ad inserire nel messaggio di posta elettronica certificata un documento informatico in formato PDF, realizzato in precedenza mediante la copia per immagini di una cartella di pagamento composta in origine su carta (Cass., sez. V, ord. n. 30948 del 27 novembre 2019).
Aggiornamento del 02/12/2019
L’art. 342-bis c.c. dispone che il giudice, su istanza di parte, adotta, con decreto, i provvedimenti di protezione contro gli abusi familiari per ordinare la cessazione della condotta del coniuge o di altro convivente che sia “causa di grave pregiudizio all'integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell'altro coniuge o convivente”. Detti ordini di protezione, il cui contenuto è specificato dall’art. 342-ter c.c., possono concretizzarsi in misure protettive di vario genere come, ad esempio, la cessazione della condotta pregiudizievole, l’allontanamento dalla casa familiare, il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dall’istante, l’intervento dei servizi sociali territoriali, etc… In virtù di quanto previsto dall’art. 736-bis c.p.c., la relativa istanza si propone, anche dalla parte personalmente, con ricorso al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell'istante, che provvede in camera di consiglio in composizione monocratica.
Ricorso per revoca di adozione di maggiorenne
Aggiornamento del 29/11/2019
L’art. 305 c.c. prevede che l’adozione possa essere revocata per indegnità dell’adottante (art. 307 c.c.) ovvero per indegnità dell’adottato (art. 306 c.c.). In quest’ultimo caso, la revoca dell'adozione può essere pronunziata dal tribunale su domanda dell'adottante – di cui si allega fac simile al presente aggiornamento –, allorquando l'adottato abbia attentato alla vita dell’adottante o del suo coniuge, dei suoi discendenti o ascendenti, ovvero si sia reso colpevole verso loro di delitto punibile con pena restrittiva della libertà personale non inferiore nel minimo a tre anni.