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Timestamp: 2017-06-25 20:39:13+00:00
Document Index: 138298429

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 5', 'art. 41', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 15', 'art, 6']

Considerate le continue richieste da parte dei Colleghi ripubblichiamo il riassunto normativa e giurisprudenza
INDENNITA’ FUNZIONALE DELL’AREA DI VIGILANZA Art. 37 del C.C.N.L. 6 luglio 1995
b) a tutto il personale dell'area di vigilanza, ivi compresi i custodi delle carceri mandamentali, in possesso dei requisiti e per l'esercizio delle funzioni di cui all'articolo 5 della legge 7 marzo 1986 n. 65: € 1.110,84 annui lordi ripartiti per 12 mesi; al restante personale dell'area di vigilanza non svolgente le funzioni di cui all'articolo
5 della citata legge n. 65 del 1986: € 780,30 annui lordi per 12 mesi
dal 1° gennaio 2003 ai sensi dell’art. 16 del CCNL 22.1.2004
Art. 5 della legge 7 marzo 1986, n. 65
(legge-quadro sull’ordinamento della polizia municipale)
5. Funzioni di polizia giudiziaria, di polizia stradale, di pubblica sicurezza.
L’indennità funzionale dell’area di vigilanza è strettamente correlata all’esercizio delle funzioni di cui all’art. 5 della legge-quadro n. 65/1986, pertanto la lettura combinata delle disposizioni porta a ritenere corretta un’attuazione delle stesse come segue:
• l’indennità funzionale in misura maggiore (€ 1.110,84 annui lordi ripartiti per 12 mesi) deve essere riconosciuta a fronte dell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria, di polizia stradale ed ausiliarie di pubblica sicurezza, indipendentemente dal loro esercizio congiunto, nel senso che tale misura economica deve essere erogata anche a fronte
dell’esercizio di una sola delle funzioni indicate dalla legge, posto che la norma contrattuale non prevede espressamente l’esercizio di tutte le funzioni indicate dalla legge
• l’indennità funzionale in misura minore (€ 780,30 annui lordi ripartiti per 12 mesi) deve essere riconosciuta a fronte del mancato esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria, di polizia stradale ed ausiliarie di pubblica sicurezza, in altri termini nei casi in cui l’operatore non eserciti effettivamente alcuna di tali funzioni, ma svolga, ad esempio, funzioni di polizia amministrativa connesse all’accertamento di violazioni amministrative in ambiti di intervento diversi da quelli propri del codice della strada e del testo unico di pubblica sicurezza
Art. 37 del C.C.N.L. 14 settembre 2000
2. Ai dipendenti che svolgano le prestazioni di cui al comma 1, compete, per il periodo di effettiva esposizione al rischio, un’indennità mensile di € 30 mensili lorde
(con decorrenza dal 31.12.2003, ai sensi dell’art. 41 del CCNL 22.1.2004) (…)
Tale indennità può essere certamente riconosciuta anche al personale della Polizia Municipale, ove sussistano i relativi presupposti applicativi.
Per una corretta applicazione dell’istituto è necessaria un’espressa previsione nell’ambito del contratto collettivo decentrato integrativo in termini di individuazione di apposite condizioni applicative, cioè di specifiche situazioni di esposizione a rischi pregiudizievoli per la salute e l’integrità fisica dell’operatore.
Si pensi, ad esempio, ad una previsione contrattuale di situazioni come di seguito indicate, con particolare riferimento agli specifici presupposti applicativi evidenziati con sottolineatura:
1. esposizione ad agenti chimici, biologici, fisici, radianti, gassosi, etc.
2. esposizione a rischio specifico per conduzione di mezzi meccanici, elettrici, a motore, etc.
3. esposizione a rischio specifico connesso all’impiego di attrezzature e strumenti atti a determinare lesioni, microtraumi, malattie anche non permanenti, etc.
4. esposizione ad immissioni in atmosfera atte a determinare lesioni o, comunque, pregiudizi alla salute
5. esposizione a rischi di precipitazione, urto, trazione, estensione, postura, etc.
6. esposizione a rischi di inalazione di polveri, gas, particelle, combinati, composti nocivi alla salute
7. esposizione a rischi di esposizione ad irradiazioni pericolose per la salute
8. esposizione a rischi di usura psico-fisica particolarmente intensa
9. esposizione a rischi di contrazione di malattie infettive
10. esposizione a rischi di lesioni, traumi, malattie, etc. connessi alle azioni di sollevamento e trazione particolarmente pesanti
D’altra parte non è un caso che la Premessa del Capo III del CCNL 22.1.2004 (“Disposizioni per l’area di vigilanza e della polizia locale”) abbia espressamente previsto la seguente clausola programmatica: “Copertura assicurativa - Le parti, alla luce della sentenza della Corte di Cassazione n. 16364 del 20.11.2002, che ha stabilito che l’attività prestata dal “vigile urbano” addetto, a piedi, alla viabilità stradale rientra tra le attività protette, equiparandole a quelle ad alto rischio previste dall’art. 1, comma 3, del D.P.R. n. 1124 del 1965 (…)”
Art. 17, comma 2, let. e) del C.C.N.L. 1° aprile 1999
2. In relazione alle finalità di cui al comma 1, le risorse di cui all’art. 15 sono utilizzate per: (…)
e) compensare l’esercizio di attività svolte in condizioni particolarmente disagiate da parte del personale delle categorie A , B e C; (…)
Tale indennità trova applicazione certamente anche per il personale dell’area di vigilanza, ove sussistano le relativa condizioni. Il contratto collettivo nazionale di lavoro non prevede una specifica dinamica economica dell’istituto, pertanto la contrattazione decentrata è legittimata a regolare anche l’entità dell’importo da riconoscere a titolo di indennità di disagio, fermo restando che tale entità dovrà risultare determinata in base a criteri di equilibrio e di logicità intrinseca al sistema contrattuale di riferimento.
Come per l’indennità di rischio, anche in tal caso, ai fini di una corretta applicazione dell’istituto, è necessaria un’espressa previsione nell’ambito del contratto collettivo decentrato integrativo in termini di individuazione di apposite condizioni applicative, cioè di specifiche situazioni di particolare gravosità conseguenti alle modalità di fornitura della prestazione.
1. esposizione a situazioni di disagio connesse alla particolare articolazione dell’orario di lavoro ( escluso il turno. Es.: orario frazionato, orario plurisettimanale, etc..)
2. esposizione a situazioni di disagio connesse ad attività rese in condizioni climatiche avverse
(all’aperto, in luoghi esposti ad ogni situazione climatica, etc.)
3. esposizione a situazioni di disagio connesse al particolare tipo di utenza
4. esposizione a situazioni di disagio connesse alla particolare tipologia di prestazione fornita
5. esposizione a situazioni di disagio connesse a modalità di esecuzione della prestazione particolarmente gravose
6. esposizione a situazioni di disagio connesse all’utilizzo di strumenti, attrezzature, apparecchiature di utilizzo disagevole (es.: martelli pneumatici, strumenti a vibrazione, a
spinta, a percussione, etc. quando non rientrino nelle situazioni di rischio)
7. esposizione a situazioni di disagio connesse all’esercizio di funzioni che presentano, per la tipologia e natura, oggettivi elementi di particolare onerosità, per ambiente di svolgimento, costrizione delle funzioni, oggetto specifico della prestazione ( necrofori, operai che
operano in fogne e cunicoli, pulitori di canne fumarie, etc…)
8. esposizione a situazioni di disagio connesse a prestazioni usuranti psichicamente e/o fisicamente
9. esposizione a situazioni di disagio connesse a prestazioni rese con scadenze periodiche e cicliche irrinunciabili
10. esposizione a situazioni di disagio connesse alla gestione di sistemi relazionali obbligatori di particolare intensità, complessità o criticità
11. esposizione a situazioni di disagio connesse a prestazioni rese con frequenti spostamenti sul territorio
12. esposizione a situazioni di disagio connesse a prestazioni rese con rilevante squilibrio del ciclo circadiano
CUMULABILITA’ DELLE INDENNITA’ DI RISCHIO E DI DISAGIO
Le indennità di rischio e di disagio sono certamente cumulabili per il personale di vigilanza, posto che hanno finalità del tutto diversificate e tra di loro estranee, infatti:
• l’indennità di rischio tutela e ristora economicamente situazioni lavorative pregiudizievoli alla salute ed all’integrità psico-fisica dell’operatore
• l’indennità di disagio, invece, tutela e ristora economicamente situazioni lavorative che non determinano danno all’integrità fisica, psichica o della salute del lavoratore, bensì modalità operative che determinano un particolare disagio per il lavoratore, cioè specifiche modalità lavorative che danno luogo ad un particolare peso nel loro svolgimento, con valutazione assoluta o, più generalmente, comparativa con altre posizioni lavorative
D’altra parte la cumulabilità degli istituti è affermabile anche con riguardo alla considerazione che talune posizioni lavorative ben possono presentare i presupposti di riconoscimento di uno solamente dei due istituti, non costituendo, la cumulabilità, una diretta ed automatica conseguenza del riconoscimento di una soltanto delle due indennità, non sussistendo alcun automatismo di cumulo nel riconoscimento delle singole indennità in parola (in altri termini, non può riconoscersi l’indennità di rischio solo in quanto è riconosciuta l’indennità di disagio, e viceversa).
Neppure è affermabile che il cumulo applicativo di tali istituti contrasterebbe con il generale principio di non ristorabilità di una stessa prestazione a diverso titolo (cfr. art, 6, comma 4, secondo periodo del D.P.R. n. 333/1990), posto che il riconoscimento dei due emolumenti opera su piani ben distinti: da un lato il pregiudizio alla salute del lavoratore, dall’altro la maggiore penosità del lavoro svolto, senza che questa incida sullo stato di salute o integrità psico-fisica dello stesso.
Ecco alcune sentenze nel merito dell'attribuzione dell'indennità di disagio alla Polizia Locale.
- Tribunale di Verona
- Tribnale di Rimini
- Trubunale di Lecco