Source: https://osservatorio.giur.uniroma3.it/jean-bosco-ntaganda/
Timestamp: 2019-10-14 06:13:17+00:00
Document Index: 75138598

Matched Legal Cases: ['art.25', 'art.8', 'art.8', 'art.8', 'art.8', 'art.8', 'art.8', 'art 25', 'art.7', 'art.8', 'art.7', 'art.8', 'art.7', 'art.8', 'art.8']

o Jean Bosco Ntaganda - Osservatorio sulla Corte Penale InternazionaleOsservatorio sulla Corte Penale Internazionale
L’imputato: Jean Bosco Ntaganda è un cittadino della Repubblica Democatica del Congo, nato in Rwanda nel 1973. Presunto ex Vice Capo di Stato Maggiore delle Forces Patriotiques puor la Libération du Congo (FPLC), si ritiene che dal luglio 2002 all’8 dicembre 2003 abbia esercitato sui comandanti del FPLC autorità de iure e de facto, essendo subordinato solo a Thomas Lubanga Dyilo (Comandante in capo delle FPLC) e a Floribert Kisembo (Capo di Stato Maggiore). Il generale Bosco è divenuto poi Capo di Stato Maggiore del Congrès national pour la défese du peuple (CNDP), gruppo ribelle Tutsi guidato dal Generale Nkunda. Dopo aver tradito quest’ultimo, nonostante si fosse macchiato di svariati atti criminosi, Bosco è stato integrato nell’esercito congolese.
Gli addebiti: I crimini dei quali è accusato sono stati commessi durante il conflitto dell’Ituri in cui si sono scontrati i gruppi etnici Hema e Lendu dal settembre 2002 al dicembre 2003. I ribelli sono stati accusati di violazioni sistematiche di diritti umani inclusi massacri etnici, uccisioni, torture, stupri, mutilazioni e reclutamento dei bambini soldato.
La Pre-Trial Chamber I ritiene vi siano fondati motivi per ritenere che Jean Bosco Ntaganda sia responsabile, ex art.25(3)(a), dei seguenti crimini:
Arruolamento di bambini di età inferiore ai 15 anni, come crime di guerra in un conflitto armato di carattere internazionale (art.8(2)(b)(xxvi)) o non internazionale (art.8(2)(e)(vii));
Coscrizione di bambini di età inferiore ai 15 anni, come crime di guerra in un conflitto armato di carattere internazionale (art.8(2)(b)(xxvi)) o non internazionale (art.8(2)(e)(vii));
Coinvolgimento attivo di bambini di età inferiore ai 15 anni, come crimine di guerra in un conflitto armato di carattere internazionale (art.8(2)(b)(xxvi)) o non internazionale (art.8(2)(e)(vii)).
Il Procedimento: Il primo mandato di arresto è stato emesso dalla Pre-Trial Chamber I il 22 agosto del 2006.
Il Prosecutor ha fatto richiesta alla Pre-Trial Chamber II di emettere nuovo mandato d’arresto il 15 maggio 2012. Questa prima richiesta è stata rigettata il 31 maggio per mancanza di specificità nella descrizione dei crimini. Il Prosecutor ha rinnovato la richiesta il 13 giugno 2012 e la PTC II ha emesso un secondo mandato d’arresto sostenendo vi siano ragionevoli motivi per credere che egli sia responsabile, ex art 25(3)(a), anche per i seguenti crimini, commessi tra il 1 settembre 2002 e il 30 settembre 2003:
Omicidio, come crimine contro l’umanità (art.7(1)(a)) e come crimine di guerra (art.8(2)(c)(i));
Stupro e schiavitù sessuale, come crimine contro l’umanità (art.7(1)(g)) e come crimine di guerra (art.8(2)(e)(vi));
Persecuzione, come crimine contro l’umanità (art.7(1)(h));
Attacchi contro la popolazione civile, come crimine di guerra (art.8(2)(e)(i));
Saccheggio, come crimine di guerra (art.8(2)(e)(v)).
Il 22 marzo 2013 Bosco Ntaganda si è volontariamente consegnato alla CPI.
La prima udienza della PTC II è stata fissata per il 26 marzo 2013.
Le udienze dedicate alla conferma delle accuse si sono svolte tra il 10 e il 14 febbraio 2014 ed in data 9 giugno 2014, la PTC II ha confermato all’unanimità 13 capi d’imputazione per crimini di guerra e 5 capi d’imputazione per crimini contro l’umanità.
In data 2 aprile 2015, la TC VI ha rinviato alla seconda o terza settimana di luglio 2015 l’inizio del processo nei confronti di Ntaganda, inizialmente fissato al 2 giugno 2015, alla luce delle richieste di maggior tempo da parte della difesa e del Registry della Corte.
In data 2 settembre 2015, è iniziato il processo dinnanzi alla TC VI con le dichiarazioni iniziali del Prosecutor, seguite in data 3 settembre 2015 dalle dichiarazioni iniziali dei rappresentanti delle 2149 vittime ammesse a partecipare, Sarah Pellet e Dmytro Suprun e del team difensivo di Ntaganda, guidato dall’avvocato Stèphane Bourgon. L’inizio della presentazione delle prove a carico da parte del Prosecutor è stato fissato al 15 settembre 2015.
Si prevede che il processo richiederà diversi mesi. Durante la prima parte del processo, l’ufficio del Prosecutor presenterà tutte le prove disponibili, sottoponendo all’esame dei giudici un gran numero di documenti e riprese video. Il Prosecutor chiamerà, inoltre, i testimoni a rendere testimonianza. Terminato l’esame dei testimoni, l’avvocato della difesa avrà la possibilità di contresaminarli. Successivamente, la difesa potrà chiamare a deporre i testimoni a supporto del caso, i quali saranno esaminati dalla difesa e controesaminati dal Prosecutor. La Trial Chamber VI è composta dal Giudice Robert Fremr, Presidente del tribunale, dal Giudice Kuniko Ozaki e dal Giudice Chang-ho Chung, i quali assicureranno che il processo sia equo e rapido e si svolga nel pieno rispetto dei diritti della difesa, della parità delle armi e del principio del contraddittorio, tenendo in debito conto la protezione delle vittime e dei testimoni.
In data 15 giugno 2017, la Appeals Chamber ha rigettato l’appello presentato da Ntaganda avverso la decisione della TC VI che aveva confermato la giurisdizione della Corte sui capi d’imputazione 6 e 9 (crimini di guerra di stupro e schiavitù sessuale di bambini soldato).
Tale decisione, del 3 gennaio 2017, riguardava esclusivamente la facoltà della Camera di decidere in merito alle suddette condotte contestate e dunque è resa senza pregiudizio alcuno rispetto alla presunzione di non colpevolezza. La difesa aveva impugnato la decisione sostenendo che tali crimini non possono essere integrati da condotte commesse dai membri di una forza armata ai danni di soggetti appartenenti allo stesso gruppo; comportando tale estensione una sostanziale e ingiustificata violazione del principio di legalità. I giudici dell’appello incidentale hanno invece affermato che il diritto internazionale umanitario non governa solo le azioni commesse da una parte delle forze in conflitto ai danni dell’altra, ma anche la protezione in sé delle persone vulnerabili che non prendano parte attivamente alle ostilità durante il conflitto armato. Non c’è nessuna regola che espressamente escluda le condotte di membri di un gruppo armato ai danni di soggetti dello stesso gruppo, in questo caso ai danni di bambini arruolati come soldati nello stesso gruppo armato.
Status: Si trova attualmente sotto la custodia della CPI.