Source: https://www.studioduchemino.com/tag/genitore-affidatario/
Timestamp: 2020-04-04 15:03:36+00:00
Document Index: 5419865

Matched Legal Cases: ['art.709', 'art. 709', 'art. 337', 'art. 337', 'sentenza ', 'art. 155', 'sentenza ']

Studio Avvocato Duchemino Torino | Archivi Tag: genitore affidatario
Archivi Tag: genitore affidatario
Collocazione figli presso il padre: guida alla separazione a Torino
Pubblicato su 23 Feb 2017 di Studio Duchemino
Una delle tematiche più discusse negli ultimi anni in materia di separazione a Torino risulta certamente la posizione del genitore non collocatario, all’interno di una dinamica di affido condiviso. Si precisa, pertanto, il tema partendo da una recente decisione – Trib. Roma Sez. I, Sent., 11-10-2016 – che mette in luce le conseguenze degli atteggiamenti denigratori di un genitore verso quello con cui il figlio già fatica a rapportarsi.
La vicenda, che accade frequentemente ed è spesso sottoposta al vaglio dei giudici nelle aule dei tribunali è legata al comportamento assunto, durante la separazione, da uno dei genitori, il quale non solo non si adopera per la concreta realizzazione della bigenitorialità che ispira l’affido condiviso, ma che pone in essere scelte educative (o diseducative) finalizzate ad allontanare ancora più un determinato genitore dai figli. Nella vicenda considerata, che è solo occasione per fornire delucidazioni sulla separazione a Torino e sui modi di gestione della controversia che vede coinvolto l’atteggiamento ostativo di uno dei genitori, il rapporto del padre con due dei tre figli era molto buono e costruttivo, incentrato sulla sportività come paradigma di vita, mentre la relazione con il terzo figlio più difficoltosa. La madre, a sua volta, collocataria nel momento in cui i figli erano in città, aveva posto in essere comportamenti denigratori del marito, agli occhi del figlio con cui maggiori difficoltà impedivano un rapporto sereno col padre. Il Tribunale prende in considerazione, in sostanza, le ricadute nella vicenda di separazione di questo genere di comportamenti sui figli.
Il Tribunale sottolinea:
Quel che colpisce dell’ audizione del minore è l’atteggiamento di sostanziale ambivalenza del medesimo che da una parte ha parole fortemente denigratorie nei confronti del padre
Questo elemento, però, non è di poca importanza, considerato altresì che contestualmente la madre, come rileva sempre il tribunale di primo grado, poneva in essere comportamenti ostativi ad una corretta costruzione del rapporto di uno dei figli col padre:
3. Deve per contro trovare applicazione nei confronti della ricorrente, attesa la sua condotta volta ad. ostacolare il funzionamento dell’affido condiviso con gli atteggiamenti sminuenti e denigratori della figura paterna, tali da avere indirettamente indotto (…) a disattendere il calendario degli incontri con il padre, il meccanismo sanzionatorio previsto dall’art.709-ter c.p.c., la cui applicabilità d’ufficio è stata già univocamente ritenuta da questo Tribunale (cfr. per tutte la pronuncia resa in data 8.3.2013 nel procedimento n.r.g. 81370/2008), in ragione della funzione punitiva o comunque improntata, sotto forma di dissuasione indiretta, alla cessazione del protrarsi dell’inadempimento degli obblighi familiari che, attesa la loro natura personale, non sono di per sé coercibili né suscettibili di esecuzione diretta.
Ci siamo già occupati del tema, molto discusso, della collocazione figli presso il padre. Tutto ciò in varie occasioni, nelle quali si è messo in luce che il naturale rapporto tra madre e figli, in una vicenda di separazione, per il legame educativo dei primi anni dell’età evolutiva, induce spesso a collocare i figli presso la madre, stimolando una reazione dei padri separati. Il padre si chiede spesso, e pone il quesito allo studio legale, se è possibile una soluzione diversa. Ma proprio la decisione in commento introduce la tematica della sanzione a carico del genitore.
Ricordiamo, anzitutto, cosa dispone la norma in questione:
c.p.c. art. 709-ter. Soluzione delle controversie e provvedimenti in caso di inadempienze o violazioni.
La normativa incentra la sua funzione sulla difesa dei figli, e ciò è evidente. Nelle separazioni a Torino si discute ampiamente di questo problema: la collocazione dei figli presso il padre, all’interno di un affidamento condiviso. Il punto centrale è la idoneità di entrambi i genitori alle decisioni più importanti riguardanti la vita dei figli, che comporta l’affido condiviso. Nella separazione, esso rappresenta il normale regime ordinario, che può subire deroghe solo in alcuni casi. Ma circa la collocazione prevalente al padre/o alla madre è necessario precisare che si tratta della coabitazione del figlio, anche all’interno di un discorso di affido condiviso circa le decisioni educative.
Sul tema ricordiamo un arresto del Tribunale di Mantova, 7 maggio 2015, che riassume perfettamente le opzioni possibili nell’ambito del discorso dei regimi di affidamento e collocazione dei figli:
L’art. 337-ter, comma II, c.c., nella parte in cui prevede che il tribunale possa adottare “ogni altro provvedimento relativo alla prole”, costituisce clausola di chiusura del sistema, prevista a tutela dell’interesse del minore. Il che consente al giudice di individuare, in considerazione delle particolarità del caso concreto, modalità di affidamento e di collocazione del minore anche diverse da quelle abituali (affido esclusivo/affido condiviso; collocazione residenziale prevalente presso l’uno o l’altro genitore) tali da garantire, in presenza di obiettive e comprovate difficoltà dei genitori di prendersi cura direttamente dei figli, un equo contemperamento tra l’esigenza di conservare in capo ai genitori medesimi, per quanto concretamente possibile, i diritti/doveri connessi all’esercizio della responsabilità genitoriale e l’esigenza di garantire al minore condizioni di cura, mantenimento e accudimento le più estese e tutelanti possibili.
Ricordiamo, altresì, cosa dispone esattamente la norma, a proposito della collocazione dei figli presso il genitore:
c.c. art. 337-ter. Provvedimenti riguardo ai figli.
La collocazione prevalente del figlio presso il padre, il domicilio prevalente del figlio al padre o alla madre segue regole precise, nell’interesse oggettivo del figlio a mantenere un sano ed equilibrato rapporto con entrambi i genitori, laddove la norma afferma come priorità questa finalità; ferma restando la possibilità di regimi diversi.
Articolo redatto a Torino da Studio Duchemino il 23 febbraio 2017
Pubblicato in Diritto	| Tag: affidamento condiviso, affido condiviso, collocamento prevalente, collocazione prevalente al padre, genitore affidatario	| Lascia un commento |
Affidamento dei figli e coabitazione
Pubblicato su 24 Nov 2014 di Studio Duchemino
Sempre controversa la questione dell’affidamento dei figli nei processi di separazione.
Controversa in quanto vi è una fisiologica scissione tra l’istituto dell’affidamento condiviso, il quale è stato introdotto (L. 54/2006) proprio per garantire al figlio che le conseguenze delle scelte genitoriali sulla sua vita ricadano secondo un principio di equilibrio sulla responsabilità di entrambi i genitori (bigenitorialità) e l’istituto della coabitazione del minorenne con uno dei genitori, cioè il collocamento prevalente del medesimo presso uno o l’altro genitore. Mentre l’affidamento, infatti, può essere condiviso, la materiale coabitazione avviene presso uno solo dei genitori, non potendosi il minore alternativamente collocare nell’abitazione dell’uno e dell’altro genitore.
L’ordinanza del Tribunale di Perugia del 26 marzo 2014 dà occasione di affrontare questo tema. Il provvedimento, pubblicato su “Diritto Italiano“, è piuttosto interessante, proprio perchè consegue al ricorso di un genitore il quale, trovandosi il figlio meglio con lui rispetto che con la madre, dà adito all’iniziativa giudiziaria poi parzialmente accolta dal Tribunale. Punti centrali della discussione sono quelli che riguardano l’audizione del minorenne in quel genere di procedimenti, il considerare i nonni come risorsa e non come peso, la preponderante attenzione riservata alle preferenze del figlio. La decisione, infatti, nonostante l’affidamento condiviso del figlio disposto in sede di separazione, con coabitazione presso la madre, trasferisce detta coabitazione presso il padre in onore al consenso espresso dal medesimo figlio in più occasioni, ritenuto meritevole di tutela, ma anche, ovviamente, affidabile.
Ora, c’è da chiedersi in effetti in che misura un figlio minorenne, che abbia subito una vicenda drammatica di separazione dei genitori, riesca a lucidamente dedurre la situazione familiare e comprendere le proprie esigenze. La giurisprudenza di merito, seppure in casi diversi da quello citato, non sempre si è mostrata, anche a Torino, pietosa per il genitore assente e irresponsabile, il quale con costanza nel tempo ha mostrato la sua assenza e incapacità di affrontare le responsabilità genitoriali. Ad esempio, il Tribunale di Roma, sentenza del 25 novembre 2013, ha statuito in materia di affidamento che
Il disinteresse manifestato del padre nei confronti della prole, tradottosi, in particolare, nella violazione sistematica degli obblighi di cura e sostegno, attuata attraverso il perdurante mancato rispetto dell’obbligo di contribuzione al mantenimento dei minori nella misura fissata dalle statuizioni giudiziali, costituisce circostanza idonea a giustificare l’affidamento esclusivo della prole minore di età in favore dell’altro genitore, in deroga alla regola dell’affido esclusivo previsto dall’art. 155 c.c., il quale comporta l’esercizio della potestà da parte dei genitori ed una condivisione delle decisioni di maggiore importanza, oltre che dei compiti di cura.
In sostanza, si afferma chiaramente che anche il frequente comportamento di quei genitori che appaiono incapaci di assumere le proprie responsabilità in termini di cura e mantenimento dei figli, contribuzione e sostegno al coniuge collocatario, può dare origine ad una situazione che giuridicamente giustifichi la sottrazione al medesimo dell’affidamento stesso. In effetto, l’affidamento consiste nell’assegnazione di poteri decisionali in merito alla vita dei figli e alle scelte fondamentali, mentre un genitore assente certo non brilla per la sua capacità di assolvere agli obblighi. Ma, nel terreno della coabitazione, le cose sono forse più complicate, perchè la valutazione è molto più legata alle circostanze concrete. Escludere, infatti, un genitore dalle decisioni più importanti può consentire di rimettere le medesime in capo all’unico coniuge che ha dimostrato di essere capace di assumerle, mentre la questione della coabitazione appare legata ad altri fattori, primo tra tutti la concreta e pratica capacità del genitore, nonché la tutela della continuità di luoghi e vissuti del figlio.
Sotto questo profilo, si è comunque fatto riferimento all’assenza fisica e materiale del genitore per decidere dove collocare il figlio minorenne, come nel caso analizzato dalla Cassazione, sentenza Cass. civ. Sez. I, 04/10/2012, n. 16925:
in caso di affidamento condiviso con collocamento prevalente presso il padre, ove quest’ultimo (nella specie, militare) risulti assente per i propri impegni in località diversa da quella di residenza, il collocamento del figlio minore va fissato presso la madre, anche se tornata a vivere con i suoi genitori in città molto lontana dall’abitazione dell’ex convivente, e non presso i nonni paterni.
Seppure, quindi, ontologicamente e qualitativamente diversi i problemi, appare chiaro che la materiale presenza spirituale e morale e fisica del genitore è il parametro di riferimento, circa l’affidamento esclusivo, per quanto concerne il problema sotto il profilo delle assunzioni di responsabilità giuridica e del rispetto degli obblighi legati alla filiazione, circa la coabitazione (collocamento del figlio presso un genitore), appare importante la capacità pratica del genitore di ovviare alle esigenze del figlio. Sotto il profilo dell’affidamento esclusivo, uno scarso interesse del genitore per il figlio non appare necessariamente sufficiente ad escludere l’affidamento condiviso (Cass. civ. Sez. I, 08/02/2012, n. 1777). In ogni caso:
l’eventuale pronunzia di affidamento esclusivo dovrà essere sorretta da una motivazione non solo più in positivo sulla idoneità dei genitori affidatario, ma anche in negativo sull’inidoneità educativa ovvero manifesta carenza dell’altro genitore (Trib. Novara, 21 ottobre 2011)
Nel caso di collocamento del figlio, la Cassazione aveva già individuato alcuni criteri fondamentali, specificando anche, peraltro, quanto sia importante la “richiesta” del figlio e la necessità che sia ascoltato (Cass. civ. Sez. I, 17/05/2012, n. 7773):
il collocamento preferenziale di un minore presso l’uno o l’altro genitore – pur in regime di affido condiviso – deve fondarsi su una concreta valutazione delle capacità genitoriali, a tutela dell’interesse del minore stesso, e non su considerazioni astratte relative all’auspicato miglioramento della condotta del genitore individuato come collocatario (nella specie, la Suprema corte ha cassato il provvedimento di merito che aveva collocato una minore adolescente presso la madre, peraltro in contrasto con la volontà espressa al riguardo dalla giovane, e nonostante che la madre – oltretutto inottemperante all’invito di seguire un percorso di sostegno genitoriale – avesse per il passato tenuto una condotta non commendevole nei riguardi della figlia, statuizione fondata sul mero auspicio di un miglioramento dello scambio affettivo tra madre e figlia susseguente alla attuazione del provvedimento stesso)
Si può affermare, quindi, che nella valutazione sull’affidamento debba essere preponderante l’attenzione rivolta all’aspetto “giuridico” del rispetto degli obblighi relativi alla filiazione, al contrario, invece, nel merito delle decisioni sul collocamento prevalente del figlio presso l’abitazione di uno dei coniugi, appare evidente che va svolta una valutazione sulla capacità concreta del genitore di gestire la vita del figlio e specificamente nel suo interesse e non appare ininfluente, in questo contesto, la scelta del minorenne stesso.
In buona sostanza, l’affidamento condiviso risponde al diritto del minorenne alla bigenitorialità, mentre il collocamento prevalente del medesimo risponde all’interesse del figlio al mantenimento di un equilibrio sia in termini geografici, sia in termini personali, nel suo rapporto con i genitori, in relazione alle varie fasi coincidenti con gli stadi evolutivi dei primi anni.
Articolo redatto da Studio Duchemino a Torino, il 24 novembre 2014
Pubblicato in Notizie	| Tag: affidamento condiviso, affidamento congiunto, bigenitorialità, capacità genitoriali, coabitazione, collocamento prevalente, genitore affidatario, ricorso, tribunale di torino	| 2 Commenti |