Source: https://www.olir.it/documenti/sentenza-13-novembre-2000-n-508/
Timestamp: 2019-09-16 07:27:43+00:00
Document Index: 93135723

Matched Legal Cases: ['art. 402', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 402', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ']

Sentenza 13 novembre 2000, n.508 - Olir
Sentenza 13 novembre 2000, n.508
Chiesa cattolica, Laicità, Eguaglianza, Religione dello Stato, Tutela privilegiata, Equidistanza, Imparzialità, Reazione sociale
E' costituzionalmente illegittimo l'art. 402 del codice penale che punisce con la reclusione fino a un anno "chiunque pubblicamente vilipende la religione di Stato", accordando una tutela privilegiata alla sola religione cattolica, ritenuta fattore di unita' morale della Nazione e assunta a elemento costitutivo della compagine statale. Non e' infatti conforme ai principi fondamentali di uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di religione (art. 3 della Costituzione) e di uguale liberta' davanti alla legge di tutte le confessioni religiose (art. 8 della Costituzione), nonche' al "principio supremo" di laicita', che caratterizza in senso pluralistico la forma del nostro Stato, l'atteggiamento di quest'ultimo non equidistante e imparziale nei confronti di tutte le confessioni religiose e la mancanza di parita' nella protezione della coscienza di ciascuna persona che si riconosce in una fede, quale che sia la confessione di appartenenza.
Corte costituzionale. Sentenza 13 novembre 2000, n. 508.
(Mirabelli; Zagrebelsky)
– Fernando SANTOSUOSSO ”
– Massimo VARI ”
– Cesare RUPERTO ”
– Riccardo CHIEPPA ”
– Gustavo ZAGREBELSKY ”
1. – La Corte di cassazione solleva questione di legittimità costituzionale dell’art. 402 del codice penale (Vilipendio della religione dello Stato) che punisce con la reclusione fino a un anno “chiunque pubblicamente vilipende la religione dello Stato”. Il giudice rimettente dubita che la disposizione in esame, accordando una tutela privilegiata alla sola religione cattolica – già religione dello Stato (sentenze nn. 925 del 1988, 440 del 1995 e 329 del 1997) – violi gli artt. 3 e 8 della Costituzione, cioè l’eguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di religione e l’eguale libertà di tutte le confessioni religiose davanti alla legge.
3. – Posta dal legislatore penale del 1930, la norma impugnata, insieme a tutte le altre che prevedono una protezione particolare a favore della religione dello Stato-religione cattolica, si spiega per il rilievo che, nelle concezioni politiche dell’epoca, era riconosciuto al cattolicesimo quale fattore di unità morale della nazione. In questo senso, la religione cattolica era “religione dello Stato” – anzi necessariamente “la sola” religione dello Stato (formula risalente all’art. 1 dello Statuto albertino e riportata a novella vita dall’art. 1 del Trattato fra la Santa Sede e l’Italia del 1929): oltre che essere considerata oggetto di professione di fede, essa era assunta a elemento costitutivo della compagine statale e, come tale, formava oggetto di particolare protezione anche nell’interesse dello Stato.
Tale posizione di equidistanza e imparzialità è il riflesso del principio di laicità che la Corte costituzionale ha tratto dal sistema delle norme costituzionali, un principio che assurge al rango di “principio supremo” (sentenze nn. 203 del 1989, 259 del 1990, 195 del 1993 e 329 del 1997), caratterizzando in senso pluralistico la forma del nostro Stato, entro il quale hanno da convivere, in uguaglianza di libertà, fedi, culture e tradizioni diverse (sentenza n. 440 del 1995).
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