Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2732-codice-civile-revoca-della-confessione
Timestamp: 2018-10-24 01:54:45+00:00
Document Index: 79945819

Matched Legal Cases: ['art. 2732', 'art. 13', 'art. 2732', 'art. 2732', 'art. 13', 'art. 2732', 'art. 2732', 'art. 1417', 'art. 2732', 'art. 2732', 'art. 2732', 'art. 2732', 'art. 2732']

Confessione: [v. 2730]; Errore: [v. 1428]; Violenza: [v. 1435].
(1) Normalmente la confessione è irrevocabile (cioè non è possibile caducarne l’efficacia), tranne che si verifichino le due ipotesi previste dalla norma.
(2) Si ha errore quando il confitente è tratto in inganno da una falsa rappresentazione della realtà che lo induce a ritenere vero un fatto in realtà mai accaduto, o comunque svoltosi con una dinamica diversa da quella erroneamente descritta. È invece irrilevante l’errore sulle conseguenze giuridiche della confessione.
(3) Per violenza si intende solo quella morale che abbia indotto la parte a dichiarare un fatto non vero (mentre se, nonostante la violenza, i fatti erano veri, la confessione non sarà revocata). La violenza fisica, difatti, nella misura in cui elimina la volontarietà della dichiarazione, la rende nulla e priva di ogni valore probatorio.
La previsione normativa costituisce eccezione al principio generale dell’irrilevanza dei vizi della volontà in tema di atti processuali.
La dichiarazione di quietanza indirizzata al solvens ha efficacia di piena prova del fatto del ricevuto pagamento dalla stessa attestato, con la conseguenza che, se la quietanza viene prodotta in giudizio, il creditore quietanzante non può essere ammesso a provare per testi il contrario, e cioè che il pagamento non è in effetti avvenuto, a meno che dimostri, in applicazione analogica della disciplina dettata per la confessione dall'art. 2732 c.c., che la quietanza è stata rilasciata nella convinzione, fondata su errore di fatto, che la dichiarazione rispondesse al vero ovvero a seguito di violenza. Tale efficacia di piena prova della quietanza "tipica" non ricorre nel caso in cui l'asseverazione di ricevuto pagamento sia contenuta nella dichiarazione unilaterale di cui all'art. 13 r.d. 29 luglio 1927 n. 1814, firmata dal venditore e debitamente autenticata, la quale, in caso di vendita di autoveicolo avvenuta verbalmente, supplisce all'atto scritto ai fini dell'annotazione nel pubblico registro automobilistico, e ciò trattandosi di quietanza indirizzata a un terzo, ossia al conservatore di quel registro, per escludere che, in sede di formalità rivolte a dare pubblicità al trasferimento, si debba procedere all'iscrizione del privilegio legale; con la conseguenza che essa è, al pari della confessione stragiudiziale fatta a un terzo, liberamente apprezzata dal giudice e non soggiace al solo mezzo della "revoca" di cui al citato art. 2732 c.c.
Cassazione civile sez. un. 22 settembre 2014 n. 19888
La quietanza "tipica", essendo indirizzata al "solvens", fa piena prova dell'avvenuto pagamento, sicché il quietanzante non è ammesso alla prova contraria per testi, salvo dimostri, in applicazione analogica dell'art. 2732 cod. civ., che il rilascio della quietanza è avvenuto per errore di fatto o per violenza. La quietanza "atipica" contenuta nella dichiarazione di vendita di autoveicolo ex art. 13 del r.d. 29 luglio 1927, n. 1814, invece, essendo indirizzata al conservatore del pubblico registro automobilistico affinché non iscriva il privilegio legale per il prezzo, non è prova piena, ma, al pari della confessione stragiudiziale fatta ad un terzo, è liberamente apprezzata dal giudice, senza soggiacere ai limiti di "revoca" della confessione sanciti dall'art. 2732 cod. civ. Rigetta, App. Milano, 17/01/2007
A norma dell'art. 2732 cod. civ., la confessione può essere revocata soltanto se, oltre a dimostrare l'inveridicità della dichiarazione, si provi che essa sia stata determinata da errore di fatto o da violenza. Ne consegue che è irrilevante che il confitente deduca, a tal fine, prova per testimoni limitatamente alla non rispondenza al vero dei fatti confessati, avendo egli l'onere di dimostrare anche l'errore di fatto o la violenza inficianti la dichiarazione confessoria. Rigetta, App. Bari, 03/04/2007
Cassazione civile sez. II 02 dicembre 2013 n. 26985
La natura confessoria della quietanza è incompatibile con le regole della simulazione ed in particolare con l’ammissibilità della prova per testimoni ex art. 1417 c.c. che implicherebbe la tacita disapplicazione dell’art. 2732 c.c., atteso che la quietanza, ha natura di confessione stragiudiziale e costituisce prova legale invalidabile nei limiti dell’art. 2732 c.c., con conseguente insufficienza della prova dell’accordo simulatorio intercorso con il debitore.
Tribunale Ragusa 06 marzo 2013 n. 172
La quietanza è un atto unilaterale di scienza avente natura probatoria e non negoziale e, pertanto, non può essere oggetto di simulazione ma può essere impugnata unicamente qualora si verifichino gli eventi indicati nell’art. 2732 c.c. ovverosia un errore di fatto o violenza.
La dichiarazione di quietanza a saldo ha natura di confessione giudiziale, come tale soggetta alla relativa disciplina civilistica, che, tra l'altro, prevede a norma dell'art. 2732 c.c. la revocabilità della dichiarazione confessoria qualora viziata da errore di fatto o da violenza. Inoltre, è pur vero che la revoca della confessione, da intendersi non in senso stretto, come tale non presuppone necessariamente una domanda giudiziale ad hoc, essa tuttavia implica la prova non solo della falsità della dichiarazione confessoria ma anche dell'errore di fatto o della violenza che la determinarono.
Corte appello Bari sez. II 26 settembre 2012 n. 1016
La promessa di pagamento, al pari della ricognizione di debito, comporta la presunzione fino a prova contraria del rapporto fondamentale, differenziandosi dalla confessione, che ha per oggetto l'ammissione di fatti sfavorevoli al dichiarante e favorevoli all'altra parte; ne consegue che una promessa di pagamento, ancorché titolata, non ha natura confessoria, sicché il promittente può dimostrare l'inesistenza della causa e la nullità della stessa promessa, e che le particolari limitazioni di prova, poste per la confessione dall'art. 2732 c.c., possono trovare applicazione soltanto ove, nello stesso documento, coesistano una promessa di pagamento (o una ricognizione di un debito) e la confessione.
Cassazione civile sez. III 31 luglio 2012 n. 13689