Source: http://www.sentenze-cassazione.com/cassazione-condannato-medico-competente-poco-collaborativo/
Timestamp: 2018-03-25 05:20:00+00:00
Document Index: 107283787

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 25', 'art. 58', 'art. 41', 'art. 17', 'art. 25', 'art. 55', 'art. 25', 'art. 58']

Home » Sentenze Varie » medico » Cassazione, condannato medico competente poco collaborativo
Posted on 22 gennaio 2013 by Avv. Giuseppe Tripodi
Corte di Cassazione Penale – Sentenza 15 gennaio 2013, n. 1856
La Suprema Corte di Cassazione ha stabilito la responsabilità di un medico competente per la mancata collaborazione di questo nella valutazione dei rischi e negli altri adempimenti necessari. In buona sostanza, il medico non collaborava con il datore di lavoro né con il servizio di prevenzione e protezione alla valutazione dei rischi, per la programmazione della sorveglianza sanitaria oltre che per la formazione dei dipendenti per ciò che compete all’organizzazione del servizio di primo soccorso.
Il medico, dopo essere stato condannato in primo grado ha deciso di sottoporre tutto al vaglio dei giudici con la toga d’ermellino ma anche in questa sede il risultato non è cambiato e, oltre al rigetto del ricorso, l’uomo è stato condannato dalla Suprema Corte anche al pagamento delle spese del procedimento.
La difesa dell’uomo prospettava al Tribunale che l’obbligo di redigere il documento di valutazione dei rischi ricade esclusivamente sul datore di lavoro e, pertanto, il “medico competente” non potrebbe ad esso surrogarsi nell’adempimento.
In poche parole, il medico rappresentava che la responsabilità della mancata predisposizione del documento non ricade sul “medico competente” ma solo in capo al datore di lavoro.
Il Tribunale, che non condiviveda questa tesi, rispondeva che al medico non era richiesto il compimento di obblighi altrui ma solo quello di collaborazione, espletabile anche mediante l’esauriente sottoposizione al datore di lavoro dei rilievi e delle proposte in materia dì valutazione dei rischi che coinvolgono le sue competenze professionali in materia sanitaria e, pertanto, anche l’eventuale inerzia del datore di lavoro sarebbe da imputarla alla “sua esclusiva responsabilità penale”.
Per farla breve, anche se il datore di lavoro resta il titolare della posizione di garanzia nella specifica materia, e su di lui ricade l’obbligo di effettuare la valutazione dei rischi, oltre a quello di formare il documento recante tutte le misure di prevenzione e protezione, in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, ciò non esclude il concorso di responsabilità del medico competente (e gli altri collaboratori) poichè questi, anche se privi di é privi di potere decisionale, ne rispondono quando vi sono situazioni pericolosi che avrebbero dovuto conoscere e segnalare (cosa che avrebbe teoricamente portato al datore di lavoro a compiere quelle iniziative necessarie a neutralizzare detta situazione.
1. Il Tribunale di Pisa, con sentenza dell’1.12.2011, ha condannato F. F. alla pena dell’ammenda, riconoscendola responsabile della contravvenzione di cui all’art. 25, comma 1, lett. a) in relazione all’art. 58, comma 1, lett. e) del d.lgs. 81/2008 come modificato dall’art. 41 del d.lgs. 106/09 perché, in qualità di “medico competente” presso l’azienda T. s.r.l., non collaborava con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione alla valutazione dei rischi, anche ai fini della programmazione della sorveglianza sanitaria, all’attività di formazione e informazione nei confronti dei lavoratori per la parte di competenza e alla organizzazione del servizio di primo soccorso considerando i particolari tipi di lavorazione ed esposizione e le peculiari modalità organizzative del lavoro.
Come correttamente osservato nel provvedimento impugnato, l’attività di collaborazione del “medico competente”, già prevista dall’ ormai abrogato art. 17 d.lgs. 626/1994, ma limitata alla predisposizione dell’attuazione delle misure per la tutela della salute e dell’integrità psico-fisica dei lavoratori sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione dell’azienda, ovvero dell’unità produttiva e delle situazioni di rischio, è stata ampliata dal d.lgs. 81/2008 che, nell’art. 25, la estende anche alla programmazione, ove necessario, della sorveglianza sanitaria, all’attività di formazione e informazione nei confronti dei lavoratori, per la parte di competenza e alla organizzazione del servizio di primo soccorso, considerando i particolari tipi di lavorazione ed esposizione e le peculiari modalità organizzative del lavoro.
Viene così delimitato l’ambito degli obblighi imposti dalla norma al “medico competente”, adempiuti i quali, l’eventuale ulteriore inerzia del datore di lavoro resterebbe imputata a sua esclusiva responsabilità penale a mente dell’art. 55, comma 1. lett. a) d.lgs. 81/2008.
A conclusioni analoghe si è pervenuti anche successivamente, osservando che il medico aziendale è un collaboratore necessario del datore di lavoro, dotato di professionalità qualificata per coadiuvarlo nell’esercizio della sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro dove essa è obbligatoria, aggiungendo che la sorveglianza sanitaria, pur costituendo un obbligo per il datore di lavoro per la tutela dell’integrità psicofisica dei lavoratori, deve essere svolta attraverso la collaborazione professionale del medico aziendale (Sez. IlI n . 1728, 21 gennaio 2005).
Del resto, il ruolo di consulente del datore di lavoro è stato attribuito anche al responsabile del servizio di prevenzione e protezione in tale specifica materia, osservando che lo stesso, sebbene privo di capacità immediatamente operative sulla struttura aziendale, svolge il compito di prestare “ausilio” al datore di lavoro nella individuazione e segnalazione dei fattori di rischio delle lavorazioni e nella elaborazione delle procedure di sicurezza, nonché di informazione e formazione dei lavoratori come disposto dall’articolo 33 del d.lgs. 81/2008. Da ciò consegue che, pur restando il datore di lavoro il titolare della posizione di garanzia nella specifica materia, facendo a lui capo l’obbligo di effettuare la valutazione dei rischi e di elaborare il documento contenente le misure di prevenzione e protezione in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, non può escludersi una concorrente responsabilità per il verificarsi di un infortunino possa profilarsi anche nei confronti di detto responsabile il quale, ancorché privo di poteri decisionali e di spesa tali da consentire un diretto intervento per rimuovere le situazioni di rischio, può rispondere del fatto quando sia oggettivamente riconducibile ad una situazione pericolosa che egli avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e segnalare, dovendosi presumere che alla segnalazione avrebbe fatto seguito l’adozione, da parte del datore di lavoro, delle necessarie iniziative idonee a neutralizzare detta situazione (così Sez. IV n. 2814, 27 gennaio 2011).
10. Parimenti corretta e conforme al tenore letterale delle disposizioni richiamate e, segnatamente, dell’art. 25, lettera a) d.lgs. 81/2008, risulta l’affermazione secondo la quale la violazione dell’obbligo sanzionata penalmente dall’art. 58 lett. e) d.lgs. 81/2008 riguarda ogni inosservanza e non anche la totale violazione dell’obbligo medesimo.