Source: http://gelatoditalia.it/it/pages/modello-di-organizzazione
Timestamp: 2019-07-15 23:54:01+00:00
Document Index: 6504812

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 15', 'art. 473', 'art. 474', 'art. 25', 'art. 1', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 3', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 9', 'art. 25', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 25', 'art. 9', 'art. 25', 'art. 63', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 640', 'art. 55', 'art. 24', 'art. 2', 'art. 25', 'art. 15', 'art. 25', 'art. 15', 'art. 25', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 377', 'art. 25', 'art. 2', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 22', 'art. 14', 'art. 30', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 2361', 'art. 37', 'art. 27', 'art. 32', 'art. 2483', 'art. 2479', 'art. 12', 'art. 40', 'art. 39', 'art. 2382']

2. DESCRIZIONE DELLA REALTÀ AZIENDALE: ELEMENTI DEL MODELLO DI GOVERNANCE E DELL’ASSETTO GOVERNATIVO GENERALE DI GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L.
2.1 GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L.
2.3 Governance di GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L.
2.3.1. La Governance di GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L
3.2 Il Progetto di GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L. per la definizione del proprio Modello di organizzazione, gestione e controllo a norma del D. Lgs. 231/2001
3.2.1 Individuazione dei processi e dei “key officer”, identificazione delle Aree di rischio
3.2.3 Disegno del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo
4.2 Principi generali in tema di istituzione, nomina e revoca dell’Organismo di Vigilanza
4.3 Funzioni e poteri dell’Organismo di Vigilanza
4.5 Dovere di informazione dell’Organismo di Vigilanza verso gli organi societari
4.6. Raccolta e conservazione delle informazioni
5.2 Misure nei confronti di lavoratori subordinati
5.3 Violazioni del Modello e relative sanzioni
5.4 Misure applicate nei confronti dei dirigenti
5.5 Misure nei confronti dei componenti del Consiglio di Amministrazione
5.7 Misure nei confronti di partner commerciali, consulenti, collaboratori
PARTE SPECIALE A – Reati nei rapporti con la P.A.
PARTE SPECIALE D – Reati Informatici e Trattamento illecito di dati
PARTE SPECIALE H – Reati in materia di Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare
PARTE SPECIALE I – Reati contro la Personalità Individuale
PARTE SPECIALE L – Reato di induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria
PARTE SPECIALE M – Reati Ambientali
1 Il D. Lgs. 231/2001 è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 giugno 2001, n. 140, la Legge 300/2000 sulla Gazzetta Ufficiale del 25 ottobre 2000, n. 250.
La responsabilità amministrativa della società è, tuttavia, esclusa se la società ha, tra l’altro, adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione dei reati, modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire i reati stessi; tali modelli possono essere adottati sulla base di codici di comportamento (linee guida) elaborati dalle associazioni rappresentative delle società, fra le quali Confindustria e Confcooperative, e comunicati al Ministero della Giustizia. La responsabilità amministrativa della società è, in ogni caso, esclusa se i soggetti apicali e/o i loro sottoposti hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi.
– da “persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dell’ente stesso” (i sopra definiti soggetti “in posizione apicale” o “apicali”; art. 5, comma 1, lett. a), del D. Lgs. 231/2001);
– da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti apicali (i c.d. soggetti sottoposti all’altrui direzione; art. 5, comma 1, lett. b), del D. Lgs. 231/2001).
– delitti contro la Pubblica Amministrazione. Si tratta del primo gruppo di reati originariamente individuato dagli articoli 24 e 25 del D. Lgs. n. 231/2001 quali corruzione, malversazione ai danni dello Stato, truffa ai danni dello Stato e frode informatica ai danni dello Stato. L’art. 1, comma 77, della Legge n. 190 del 6 novembre 2012 ha aggiunto all’art. 25 il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità;
– delitti contro la fede pubblica, quali falsità in monete, carte di pubblico credito e valori di bollo, previsti dall’art. 25-bis del Decreto, e introdotti dalla legge 23 novembre 2001 n. 409, recante “Disposizioni urgenti in vista dell’introduzione dell’Euro”2;
Con l’art. 15, comma 7, lett. a) della Legge n. 99/2009 sono stati aggiunti anche i reati di contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni (art. 473 c.p.) e di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.).
– reati societari. Il D. Lgs. 11 aprile 2002, n. 61, nell’ambito della riforma del diritto societario, ha previsto l’estensione del regime di responsabilità amministrativa degli enti anche a determinati reati societari (quali false comunicazioni sociali, illecita influenza sull’assemblea, richiamati dall’art. 25-ter D. Lgs. n. 231/2001). L’art. 1, comma 77, della Legge n. 190 del 6 novembre 2012 ha aggiunto all’art. 25 – ter il reato di corruzione tra privati recentemente modificato dal Decreto Legislativo 15 marzo 2017 n. 38 (Attuazione della decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio, del 22 luglio 2003, relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato);
– delitti in materia di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico (richiamati dall’art. 25-quater D. Lgs. n. 231/2001, introdotto dall’art. 3 della legge 14 gennaio 2003, n. 7). Si tratta dei “delitti aventi finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, previsti dal codice penale e dalle leggi speciali”, nonché dei delitti, diversi da quelli sopra indicati, “che siano comunque stati posti in essere in violazione di quanto previsto dall’articolo 2 della Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo fatta a New York il 9 dicembre 1999”);
– delitti in materia di pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (richiamati dall’art. 25 – quater.1 del D. Lgs. n. 231/2001);
– abusi di mercato, richiamati dall’art. 25-sexies del Decreto, come introdotto dall’art. 9 della legge 18 aprile 2005, n. 62 (“Legge Comunitaria 2004”);
– delitti contro la personalità individuale previsti dall’art. 25-quinquies, introdotto nel Decreto dall’art. 5 della legge 11 agosto 2003, n. 228, quali la prostituzione minorile, la pornografia minorile, la tratta di persone e la riduzione e mantenimento in schiavitù; nell’ambito di tali fattispecie, la Legge n. 199 del 29 ottobre 2016 ha introdotto il reato di Intermediazione Illecita e Sfruttamento dei Lavoratori;
– reati transnazionali. L’art. 10 della legge 16 marzo 2006 n. 146 prevede la responsabilità amministrativa della società anche con riferimento ai reati specificati dalla stessa legge che presentino la caratteristica della transnazionalità;
– reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro (c.d. reati infortunistici), previsti dall’art. 25 –septies, introdotto nel Decreto dall’art. 9 della Legge n. 123 del 3 agosto 2007;
– reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, nonché autoriciclaggio previsti dall’art. 25 – octies, introdotto dall’art. 63 del D. Lgs. n. 231 del 21 novembre 2007;
– reati informatici e di trattamento illecito di dati, previsti dall’art. 24 –bis, introdotto dalla Legge n. 48 del 18 marzo 2008 di ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio di Europa fatta a Budapest il 23 novembre 20013;
Il D.L. n. 93/2013 ha inserito nell’art. 24 –bis le ipotesi delittuose contenute (i) nell’art. 640 –ter, terzo comma, c.p. (Frode Informatica), (ii) art. 55, comma 9, del D. Lgs. n. 231/2007 e (iii) artt. 167, 168 e 170 del D. Lgs. n. 196/2003 (T.U. Privacy).
– delitti di criminalità organizzata, previsti dall’art. 24 –ter, introdotto nel D. Lgs. n. 231/2001 dall’art. 2, comma 29, della Legge n. 94 del 15 luglio 2009, quali l’associazione per delinquere le associazioni di tipo mafioso anche straniere, lo scambio elettorale politico-mafioso, il sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione, i delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo escluse quelle previste dall’articolo 2, comma terzo, della legge 18 aprile 1975, n. 110, e l’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope;
– delitti contro l’industria e il commercio, previsti dall’art. 25 – bis.1, introdotto nel D. Lgs. n. 231/2001 dall’art. 15, comma 7, lettera b, della Legge n. 99 del 23 luglio 2009, quali la turbata libertà dell’industria o del commercio, l’illecita concorrenza con minaccia o violenza, le frodi contro le industrie nazionali, la frode nell’esercizio del commercio, la vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, la vendita di prodotti industriali con segni mendaci, la fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà, la contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari;
– delitti in materia di violazione del diritto d’autore, previsti dall’art. 25 – novies, introdotto nel D. Lgs. n. 231/2001 dall’art. 15, comma 7, lettera c, della Legge n. 99 del 23 luglio 2009. I reati previsti sono contenuti negli articoli 171, primo comma, lettera a-bis), e terzo comma, 171-bis, 171-ter, 171-septies e 171-octies della legge 22 aprile 1941, n. 633;
– induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria, previsto dall’art. 25 – decies, introdotto nel D. Lgs. n. 231/2001 dall’art. 4, comma 1, della Legge n. 116 del 3 agosto 2009, e sostituito dall’art. 2, comma 1, D. Lgs. 7 luglio 2011, n. 121, ha ad oggetto il reato di cui all’art. 377 –bis c.p.;
– reati ambientali, previsti dall’art. 25 –undecies, introdotto nel D. Lgs. n. 231/2001 dall’art. 2 del D. Lgs. n. 121 del 7 luglio 2011. Tale norma (che non dà completa attuazione a quanto disposto nella Direttiva 2009/123/CE) ricomprende alcune fattispecie di reato contemplate nel D. Lgs. n. 152/2006 (scarichi, rifiuti, inquinamento atmosferico) e in altre disposizioni in materia di tutela ambientale; ulteriori fattispecie di reato sono state inserite nell’art. 25 –undecies dalla Legge n. 68/2015;
– impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, previsto all’art. 25 –duodecies del D. Lgs. n. 231/2001, introdotto dal D. Lgs. n. 109 del 16 luglio 2012, che individua, quale fattispecie di reato, il delitto di cui all’art. 22, comma 12 –bis, del D. Lgs. n. 286 del 25 luglio 1998.
– sanzioni interdittive (applicabili anche quale misura cautelare) di durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni (con la precisazione che, ai sensi dell’art. 14, comma 1, D. Lgs. 231/2001, “Le sanzioni interdittive hanno ad oggetto la specifica attività alla quale si riferisce l’illecito dell’ente”) che, a loro volta, possono consistere in:
– divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;
– esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli concessi;
– divieto di pubblicizzare beni o servizi;
– la società ha tratto dalla consumazione del reato un profitto di rilevante entità e il reato è stato commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all’altrui direzione quando, in tale ultimo caso, la commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative;
– in caso di reiterazione degli illeciti.
– dall’altro, non penalizzare interventi di riorganizzazione privi di intenti elusivi. La Relazione illustrativa al D. Lgs. 231/2001 afferma “Il criterio di massima al riguardo seguito è stato quello di regolare la sorte delle sanzioni pecuniarie conformemente ai principi dettati dal codice civile in ordine alla generalità degli altri debiti dell’ente originario, mantenendo, per converso, il collegamento delle sanzioni interdittive con il ramo di attività nel cui ambito è stato commesso il reato”.
L’art. 30 del D. Lgs. 231/2001 prevede che, nel caso di scissione parziale, la società scissa rimane responsabile per i reati commessi anteriormente alla data in cui la scissione ha avuto effetto.
– è fatto salvo il beneficio della preventiva escussione del cedente;
– la responsabilità del cessionario è limitata al valore dell’azienda ceduta e alle sanzioni pecuniarie che risultano dai libri contabili obbligatori ovvero dovute per illeciti amministrativi dei quali era, comunque, a conoscenza.
i. il reato deve essere commesso da un soggetto funzionalmente legato all’ente, ai sensi dell’art. 5, comma 1, del D. Lgs. 231/2001;
ii. l’ente deve avere la propria sede principale nel territorio dello Stato italiano;
iii. l’ente può rispondere solo nei casi e alle condizioni previste dagli artt. 7, 8, 9, 10 c.p. (nei casi in cui la legge prevede che il colpevole – persona fisica – sia punito a richiesta del Ministro della Giustizia, si procede contro l’ente solo se la richiesta è formulata anche nei confronti dell’ente stesso) e, anche in ossequio al principio di legalità di cui all’art. 2 del D. Lgs. 231/2001, solo a fronte dei reati per i quali la sua responsabilità sia prevista da una disposizione legislativa ad hoc;
iv. sussistendo i casi e le condizioni di cui ai predetti articoli del codice penale, nei confronti dell’ente non proceda lo Stato del luogo in cui è stato commesso il fatto.
b) il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli e di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo della società dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;
4 La Relazione illustrativa al D. Lgs. 231/2001 si esprime, a tale proposito, in questi termini: “Ai fini della responsabilità dell’ente occorrerà, dunque, non soltanto che il reato sia ad esso ricollegabile sul piano oggettivo (le condizioni alle quali ciò si verifica, come si è visto, sono disciplinate dall’articolo 5); di più, il reato dovrà costituire anche espressione della politica aziendale o quanto meno derivare da una colpa di organizzazione”. Ed ancora: “si parte dalla presunzione (empiricamente fondata) che, nel caso di reato commesso da un vertice, il requisito “soggettivo” di responsabilità dell’ente [ossia la c.d. “colpa organizzativa” dell’ente] sia soddisfatto, dal momento che il vertice esprime e rappresenta la politica dell’ente; ove ciò non accada, dovrà essere la societas a dimostrare la sua estraneità, e ciò potrà fare soltanto provando la sussistenza di una serie di requisiti tra loro concorrenti.”
Art. 7, comma 1, del D. Lgs. 231/2001: “Soggetti sottoposti all’altrui direzione e modelli di organizzazione dell’ente – Nel caso previsto dall’articolo 5, comma 1, lettera b), l’ente è responsabile se la commissione del reato è stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza”.
Nel caso, invece, di un reato commesso da soggetti sottoposti all’altrui direzione o vigilanza, la società risponde se la commissione del reato è stata resa possibile dalla violazione degli obblighi di direzione o vigilanza alla cui osservanza la società è tenuta5.
Le principali Linee Guida poste a base del presente Modello sono quelle emanate da Confindustria, aggiornate, da ultimo, al marzo 2014 (di seguito, “Linee guida di Confindustria”) e quelle emanate da Confcooperative, aggiornate da ultimo il 21 settembre 2010; tali documenti hanno fornito, tra l’altro, indicazioni metodologiche per l’individuazione delle aree di rischio (settore/attività nel cui ambito possono essere commessi reati), la progettazione di un sistema di controllo (i c.d. protocolli per la programmazione della formazione ed attuazione delle decisioni dell’ente) e i contenuti del modello di organizzazione, gestione e controllo.
DESCRIZIONE DELLA REALTÀ AZIENDALE: ELEMENTI DEL MODELLO DI GOVERNANCE E DELL’ASSETTO GOVERNATIVO GENERALE DI GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L.
GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L. (di seguito, per brevità, anche solo “GELATO D’ITALIA” o la “Società”) risulta costituita in data 23/05/1980 e iscritta al Registro delle imprese di Reggio Emilia nella sezione ordinaria dal 19/02/1996.
La Società ha sede legale in Cavriago (RE), via dell’Industria n. 52.
La compagine societaria è costituita da un unico socio, INDIANINO S.R.L., con sede in Milano (MI), via Brera n. 21, le cui quote sono così suddivise:
– Idea Capital Funds SGR S.p.A. (di seguito, per brevità, Socio Finanziario, come definito anche dall’art. 6, lettera i, dell’attuale Statuto), 68,60%;
– Olivi Group s.r.l. (di seguito, per brevità, Socio Industriale, come definito anche dall’art. 6, lettera j, dell’attuale Statuto), 30%;
– Marco Pellegrino, 1,40%.
La Società ha come oggetto sociale (art. 4 dello Statuto) l’esercizio delle seguenti attività:
a) Produzione e vendita di prodotti alimentari nel settore dei ghiaccioli, granite, sorbetti e simili e, in generale, nel settore dei gelati;
b) Commercializzazione, all’ingrosso e al minuto, di prodotti alimentari in genere nonché di stoccaggio per conto terzi di merci di qualsiasi natura e locazione di spazi freddi quali celle frigorifere e simili.
Con riferimento all’effettiva attuazione del predetto oggetto sociale, si osserva quanto segue:
– l’attività di cui al punto a) (“Produzione e vendita di prodotti alimentari nel settore dei ghiaccioli, granite, sorbetti e simili ed in generale nel settore dei gelati”) è svolta in modalità diretta presso lo stabilimento di produzione sito in Reggio Emilia, via Gorganza n. 16;
– l’attività di cui al punto b) (“Commercializzazione, all’ingrosso e al minuto, di prodotti alimentari in genere nonché di stoccaggio per conto terzi di merci di qualsiasi natura e locazione di spazi freddi quali celle frigorifere e simili”) è esercitata con la sola esclusione dalla stessa dell’ultima parte (“stoccaggio per conto terzi di merci di qualsiasi natura e locazione di spazi freddi quali celle frigorifere e simili”).
Per l’analisi delle modalità di svolgimento delle predette attività si rinvia alla Relazione di Mappatura delle Aree di Rischio e Gap Analisys (di seguito, per brevità, anche “Relazione”).
Sempre in base alle previsioni statutarie, la Società potrà, inoltre, compiere in via meramente strumentale, occasionale e comunque non prevalente, tutte le operazioni commerciali, industriali e finanziarie, mobiliari e immobiliari che saranno ritenute necessarie o utili per l’attuazione dell’oggetto sociale, ivi compresa: (a) l’assunzione d’interessenze e partecipazioni in altre società o imprese, aventi oggetto analogo o affine al proprio, a scopo di stabile investimento e non di collocamento, nei limiti consentiti dall’art. 2361 c.c.; (b) la concessione di avalli di fideiussioni e altre garanzie, sia personali che reali, anche a favore di terzi; (c) l’accensione di mutui; (d) la conclusione di contratti di locazione finanziaria (leasing) e, infine, (e) la partecipazione a consorzi o a raggruppamenti di imprese.
Oltre al divieto di esercitare attività fiduciarie, è fatto espresso divieto di svolgere attività riservate alle imprese di cui al d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, e successive modifiche, di procedere ad acquisto o vendita, mediante offerta al pubblico di azioni od obbligazioni e di “altre attività finanziarie”, nonché di esercitare attività di intermediazione mobiliare ai sensi del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, ferme, inoltre, tutte le disposizioni inderogabili vigenti in materia di attività riservate.
Le attività sopra riportate vengono poste in essere presso le seguenti Unità Locali:
– Stabilimento per la produzione di ghiaccioli, granite, sorbetti, frutta e prodotti di gelateria in genere sito a Reggio Emilia, via Gorganza n. 16, ove sono presenti anche gli uffici e un magazzino di materie prime e prodotto finito;
– Magazzino sito in Cavriago (RE), via G. Di Vittorio n. 5/7 (esercente l’attività di stoccaggio di materie prime e manutenzione macchinari per l’attività produttiva);
– Magazzino sito in Cavriago (RE), via dell’Industria n. 25-27 (stoccaggio di imballi);
– Magazzino sito in Cavriago (RE), via Curiel n. 5/A (magazzino di imballi e deposito macchinari);
– Magazzino sito in Cavriago (RE), via G. Di Vittorio n. 3 (magazzino di materie prime e deposito macchinari);
– Magazzino sito in Cavriago (RE), via G. Di Vittorio n. 4 (magazzino di imballi e deposito macchinari);
– Magazzino sito a Reggio Emilia, via Gorganza n. 12A/B e 12C (magazzini di materie prime);
– Magazzino sito a Cavriago (RE), via dell’Industria n. 61 (magazzino di imballi).
La Società attualmente risulta impiegare: (a) circa 35 dipendenti a tempo indeterminato, (b) numerosi stagionali e somministrati (fino a circa 120 nei momenti di alta stagione) e (c) taluni agenti.
Il core business della Società è rappresentato dall’attività di produzione e vendita di prodotti alimentari nel settore dei ghiaccioli, granite, sorbetti e simili e, più in generale, nel settore dei gelati (riconducibile, essenzialmente, a tre categorie: prodotti a base ghiaccio, prodotti a base gelato e prodotti a base vegetale).
Il mercato in cui opera GELATO D’ITALIA è, attualmente, per il 70% italiano e per il restante 30% estero (i principali clienti hanno sede in Francia, Inghilterra, USA e Germania).
La produzione avviene, per circa il 70%, per conto terzi (c.d. private label), mentre la restante parte (circa il 30%) tramite prodotti a marchio GELATO D’ITALIA (i.e.: Dessert d’Italia, Bottega della Panna, Indianino e Dessert Gelato).
In particolare, GELATO D’ITALIA opera con clienti riconducibili essenzialmente a quattro tipologie:
1) Clienti door-to-door (es. Bofrost, Iceman);
2) Clienti di tipo industriale (il principale è Unilever);
3) Grande distribuzione organizzata (G.D.O.) (es: Coop, Conad, Esselunga, Eurospin);
4) Food service (bar, ristoranti, hotel), nei cui confronti le vendite avvengono tramite concessionari e rivenditori.
2.3.1 La Governance di GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L.
L’attuale governance societaria è costituita dai seguenti organi:
– Collegio Sindacale.
La Società è altresì assoggetta a revisione contabile.
A livello statutario, che tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione sono ricondotti in capo al Consiglio di Amministrazione che si riunisce mensilmente, ed è attualmente composto da sette membri così ripartiti: (i) tre (tra cui il Presidente) sono espressione del Socio Industriale, (ii) quattro (tra cui l’Amministratore Delegato) sono espressione del Socio Finanziario.
In ragione di ciò, l’art. 37 dello Statuto prevede:
“Il consiglio di amministrazione è investito di tutti i – ordinari o straordinari – atti a consentire lo svolgimento di tutte le operazioni necessarie od opportune per la migliore attuazione dell’oggetto sociale, fatte salve le materie che la legge o il presente statuto riservano all’assemblea”.
L’attività gestionale del Consiglio di Amministrazione, dunque, trova un limite solo nelle competenze che lo Statuto medesimo riconduce in capo all’Assemblea.
Ai sensi dell’art. 27, “I soci decidono sulle materie riservate alla loro competenza dalla legge o dal presente statuto, nonché sugli argomenti che uno o più amministratori o tanti soci che rappresentano almeno il 10% (dieci percento) del capitale sociale sottopongono alla loro approvazione”.
L’Assemblea non può assumere decisioni relative alle materie qui di seguito indicate nel caso in cui consti il voto contrario (veto) del Socio Industriale (rigorosamente inteso quale espressione della Famiglia Olivi) a condizione che questi sia titolare di una Quota almeno pari al 10% del capitale sociale (art. 32):
a. Aumenti di capitale sociale di qualsivoglia natura fatta eccezione per quelli espressamente previsti dall’articolo in esame (lettera (a), punti (i) e (ii));
b. Riduzioni di capitale, ad eccezione di quelle eventualmente deliberate nell’ambito degli aumenti di capitale di cui al punto (i) della precedente lettera (a);
c. Emissione di titoli di debito ai sensi dell’art. 2483 c.c.;
d. La decisione di compiere operazioni di cui all’art. 2479, comma 2, n. 5), c.c.;
e. Trasformazioni, fusioni e scissioni;
f. Modifica della sede della Società ovvero autorizzazione al C.d.A. affinché deliberi la modifica della sede della Società;
g. Modifiche dell’oggetto sociale;
h. Distribuzione di utili o riserve;
i. Modificazioni dei diritti particolari dei soci, così come individuati nell’art. 12 dello Statuto;
j. Scioglimento anticipato e messa in liquidazione volontaria.
Sempre sulla base di quanto disposto dall’attuale Statuto (art. 40), altro organo gestionale della Società è il Presidente del Consiglio di Amministrazione.
Quest’ultimo ha la rappresentanza legale della Società. Al medesimo sono conferite la firma sociale e la facoltà di agire avanti qualsiasi tribunale, in ogni grado del procedimento, anche per giudizi avanti la Corte di Cassazione e di revocazione. Tali poteri risultano altresì attribuiti all’Amministratore Delegato, nei limiti dei poteri a egli conferiti.
Con riferimento al già descritto organo amministrativo, sono espressamente riservate alla competenza esclusiva del Consiglio di Amministrazione in forma collegiale le seguenti materie (le “materie non delegabili”):
1. Approvazione di budget annuali e business plan pluriennali e di modifiche e adeguamenti ai medesimi laddove tali modifiche e adeguamenti ai medesimi comportino un significativo discostamento dal budget o business plan in essere (per tale intendendosi uno scostamento di oltre il 5% rispetto al fatturato previsto);
2. Disposizione (tramite vendita, cessione, affitto o usufrutto) dell’azienda o di rami strategici della stessa, indipendentemente dal valore;
3. Disposizione (tramite vendita, cessione, affitto o usufrutto) di qualunque altro bene che costituisca immobilizzazione materiale o immateriale per un valore complessivo annuo superiore a euro 500.000,00;
4. La costituzione di, o la partecipazione a, joint venture, consorzi, associazioni o raggruppamenti temporanei di impresa;
5. Licenziamento di dirigenti e figure chiave nell’organigramma aziendale e approvazione di piani di stock option o comunque di piani di incentivazione a favore di amministratori e dipendenti;
6. La conclusione di accordi con i soci (diretti e indiretti della Società ivi inclusi i componenti della famiglia Olivi, Fabrizio Olivi, Roberta Badodi, Daniele Olivi e Andrea Olivi) o con loro parti correlate (come definite nel principio contabile internazionale (international accounting standard – ias) numero 24, emanato dall’international accounting standard board (iasb), omologato e adottato dalla unione europea, nella versione applicabile ratione temporis);
7. Approvazione di attività di investimento, di qualsiasi natura, per importi superiori a euro 500.000,00 per operazione, e non previste dai budget o dai business plan approvati;
8. Assunzione di finanziamenti per importi superiori ai limiti previsti dal contratto disciplinante il finanziamento bancario che accompagna gli accordi in sede di conclusione dell’operazione di cui al precedente paragrafo 1.;
9. Conclusione di contratti non ricompresi nell’ambito della gestione caratteristica della Società di valore annuale complessivo superiore a euro 200.000,00;
10. Determinazione della remunerazione da riconoscere agli amministratori forniti di particolari deleghe;
11. Proposte all’assemblea per deliberazioni sulle materie – sopra elencate – su insiste il diritto di veto del Socio Industriale.
Ai sensi dell’art. 39 dello Statuto, il Consiglio di Amministrazione può esercitare potere di delega nei confronti di uno o più dei suoi componenti. L’attuale Consiglio di Amministrazione ha esercitato detto potere, conferendo delega a quattro dei suoi membri.
Possono inoltre essere nominati direttori, procuratori o institori.
2.3.2 Principi di controllo in materia di deleghe e procure
Il sistema di deleghe e procure deve essere caratterizzato da elementi di “certezza” ai fini della prevenzione dei reati e consentire la gestione efficiente dell’attività aziendale. 20
Si intende per “delega” quell’atto interno di attribuzione di funzioni e compiti, riflesso nel sistema di comunicazioni organizzative. Si intende per “procura” il negozio giuridico unilaterale con cui l’ente attribuisce a un singolo soggetto il potere di agire in rappresentanza della stessa.
a. tutti coloro che intrattengono per conto dell’Ente rapporti con la P.A devono essere dotati di delega formale e – ove occorra – anche di procura;
b. a ciascuna procura che comporti il potere di rappresentanza dell’Ente nei confronti dei terzi deve corrispondere una delega interna che descriva il relativo potere di gestione;
c. le deleghe devono coniugare ciascun potere alla relativa responsabilità e a una posizione adeguata nell’organigramma;
d. ciascuna delega deve definire in modo specifico e inequivocabile:
– i poteri del delegato, precisandone i limiti;
– il soggetto (organo o individuo) cui il delegato riporta gerarchicamente;
– al delegato devono essere riconosciuti poteri di spesa adeguati alle funzioni conferite;
– il sistema delle deleghe e delle procure deve essere tempestivamente aggiornato.
2.3.3 Principi di controllo inerenti il sistema organizzativo generale
Tutte le Attività Sensibili devono essere svolte conformandosi alle leggi vigenti, ai valori e alle politiche della Società e alle regole contenute nel presente Modello.
a. chiara descrizione delle linee di riporto;
b. conoscibilità, trasparenza e pubblicità dei poteri attribuiti (all’interno della Società e nei confronti dei terzi interessati);
c. chiara e formale delimitazione dei ruoli, con una completa descrizione dei compiti di ciascuna funzione, dei relativi poteri e responsabilità.
(i) separazione, all’interno di ciascun processo, tra il soggetto che assume la decisione (impulso decisionale), il soggetto che esegue tale decisione e il soggetto cui è affidato il controllo del processo (c.d. “segregazione delle funzioni”);
(ii) traccia scritta di ciascun passaggio rilevante del processo (c.d. “tracciabilità”);
(iii) adeguato livello di formalizzazione.
– l’organigramma aziendale e gli ambiti e le responsabilità delle funzioni aziendali devono essere definite chiaramente e precisamente mediante appositi documenti, resi disponibili e conosciuti da tutti i dipendenti;
– devono essere definite apposite policy e procedure operative con particolare riferimento ai processi attinenti aree a rischio di reato;
– devono essere previsti con chiarezza e precisione ruoli e compiti dei responsabili interni di ciascuna area a rischio, cui conferire potere di direzione, impulso e coordinamento delle funzioni sottostanti.
L’adozione di un Modello di organizzazione, gestione e controllo a norma del D. Lgs. 231/2001 (di seguito anche “Modello”) e la sua efficace e costante attuazione, oltre a rappresentare un motivo di esenzione dalla responsabilità della Società con riferimento alla commissione di alcune tipologie di reato, è un atto di responsabilità sociale di GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L. da cui scaturiscono benefici per tutti i portatori di interessi: dai soci, dipendenti, creditori e a tutti gli altri soggetti i cui interessi sono legati alle sorti della Società.
L’introduzione di un sistema di controllo dell’agire imprenditoriale, unitamente alla fissazione e divulgazione di principi etici, migliorando i già elevati standard di comportamento adottati dalla Società, aumentano la fiducia e la reputazione di cui GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L. gode nei confronti dei soggetti terzi e, soprattutto, assolvono una funzione normativa in quanto regolano comportamenti e decisioni di coloro che quotidianamente sono chiamati a operare in favore della Società in conformità ai suddetti principi etici.
La Società. ha, quindi, inteso avviare una serie di attività volte a rendere il proprio Modello organizzativo conforme ai requisiti previsti dal D. Lgs. 231/2001 e coerente con i principi già radicati nella propria cultura di governo della Società.
Di seguito verranno esposte le metodologie seguite e i criteri adottati nelle varie fasi del Progetto.
Scopo di questa fase è stato appunto l’identificazione degli ambiti aziendali oggetto dell’intervento e l’individuazione preliminare dei processi e delle attività sensibili, con conseguente esclusione dei reati
presupposto della responsabilità amministrativa ex D. Lgs. 231/2001 con riferimento ai quali il rischio è stato valutato solo astrattamente e non concretamente ipotizzabile.
Propedeutica all’individuazione delle Attività Sensibili è stata l’analisi del modello di business (analisi del modello dei processi primari e secondari) e del modello di controllo in essere di GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L. svolta al fine di meglio comprendere gli ambiti aziendali oggetto di analisi.
A seguire, si è proceduto all’identificazione dei “Key officer” relative alle aree di rischio peculiari dell’attività posta in essere da GELATO D’ITALIA, ovvero dei soggetti aziendali che, in base a funzioni e responsabilità, hanno una conoscenza approfondita delle aree sensibili, nonché dei meccanismi di controllo in essere.
– segregazione (articolazione) dei compiti;
– adeguatezza della tracciabilità e verificabilità ex post delle transazioni tramite adeguati supporti documentali/informativi;
– adeguatezza del sistema delle deleghe.
Attraverso tale confronto è stato possibile individuare le azioni di miglioramento del sistema di controllo interno esistente (processi e procedure); sulla scorta di quanto emerso, viene predisposto un piano di attuazione teso a individuare i requisiti organizzativi caratterizzanti un Modello di organizzazione, gestione e controllo “specifico” conforme a quanto disposto dal Decreto e le relative azioni di miglioramento del sistema di controllo interno. 24
– dei processi elementari/attività svolte;
– delle funzioni/soggetti interni/esterni coinvolti;
– dei relativi ruoli/responsabilità;
– del sistema dei controlli esistenti.
Scopo di questa fase è stato quello di definire il Modello di organizzazione, gestione e controllo di GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L., ai sensi del D. Lgs. 231/2001, articolato in tutte le sue componenti.
GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L. ha inteso predisporre un Modello che tenesse conto della propria peculiare realtà aziendale, in coerenza con il proprio sistema di governo e in grado di valorizzare i controlli e gli organismi esistenti.
– regolano la diligente gestione di un sistema di controllo delle attività sensibili, finalizzato a prevenire la commissione, o la tentata commissione, dei reati richiamati dal D. Lgs. 231/2001.
– assicurare condizioni di trasparenza e correttezza nella conduzione delle attività aziendali a tutela della reputazione e dell’immagine, proprie e dell’Ente locale di emanazione, e del lavoro dei propri dipendenti;
– prevenire i reati che potrebbero essere posti in essere sia da parte di soggetti apicali sia da parte dei loro sottoposti, e dare luogo all’esonero da responsabilità dell’ente in caso di commissione di uno dei reati individuati nel D. Lgs. 231/2001.
– affidato il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del modello e di curarne l’aggiornamento a un organismo dell’ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo.
Le Linee Guida di Confindustria e le Linee Guida di Confcooperative individuano quali requisiti principali dell’Organismo di Vigilanza l’autonomia e indipendenza, la professionalità e la continuità di azione.
È inoltre indispensabile che all’Organismo di Vigilanza non siano attribuiti compiti operativi che, rendendolo partecipe di decisioni e attività operative, ne minerebbero l’obiettività di giudizio nel momento delle verifiche sui comportamenti e sul Modello.
Con particolare riguardo ai profili di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, l’Organismo di Vigilanza dovrà avvalersi di tutte le risorse che la Società ha attivato per la gestione dei relativi aspetti e, in particolare, del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. 26
In assenza di specifiche indicazioni nel corpo del D. Lgs. 231/2001, GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L. ha optato per una soluzione che, tenuto conto delle finalità perseguite dalla legge, è in grado di assicurare, in relazione alle proprie dimensioni e alla propria complessità organizzativa, l’effettività dei controlli cui l’Organismo di Vigilanza è preposto.
L’Organismo di Vigilanza resta in carica 3 anni e i suoi membri sono rieleggibili.
È necessario che i membri dell’Organismo di Vigilanza possiedano, oltre a competenze professionali adeguate, requisiti soggettivi che garantiscano l’autonomia, l’indipendenza e l’onorabilità richiesta dal compito. In particolare, non possono essere nominati:
a) coloro che versino in una delle cause di ineleggibilità o di decadenza previste dall’art. 2382 Codice Civile per gli amministratori;
b) coloro che siano imputati per uno dei reati di cui al Decreto Legislativo n. 231/2001;
c) coloro che siano stati condannati alla reclusione a seguito di processo penale avente ad oggetto la commissione di un delitto;
d) il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado dei consiglieri della società, i consiglieri, il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado dei consiglieri di società controllate e/o controllanti, partecipate e/o partecipanti;
e) coloro che siano legati alla società o alle società da questa controllate e/o partecipate, alle società controllanti e/o partecipanti da un rapporto di lavoro o da un rapporto di consulenza o di prestazione d’opera retribuita, ovvero da rapporti di natura patrimoniale che ne compromettano l’indipendenza.
– cessazione, accertata dal Consiglio di Amministrazione, dalla carica di responsabile della funzione ricoperta. In ogni caso qualsiasi provvedimento di disposizione di carattere organizzativo che riguardi il responsabile della funzione (ad es. spostamenti ad altro incarico, licenziamenti, provvedimenti disciplinari, nomina di nuovo responsabile) dovrà essere portato alla presa d’atto del Consiglio di Amministrazione;
– venir meno dei requisiti di cui sopra;
– gravi e accertati motivi di incompatibilità che ne vanifichino indipendenza e autonomia;
– grave negligenza nell’espletamento dei compiti connessi all’incarico;
– violazione degli obblighi di riservatezza previsti a carico dell’Organismo di Vigilanza;
– assenza ingiustificata per più di tre volte consecutive alle riunioni dell’Organismo di Vigilanza.
– vigilanza sull’effettività del Modello, che si sostanzia nella verifica della coerenza tra i comportamenti concreti e il Modello adottato;
– disamina in merito all’adeguatezza del Modello, ossia della sua reale (e non meramente formale) capacità di prevenire, in linea di massima, i comportamenti non voluti;
– analisi in merito al mantenimento nel tempo dei requisiti di solidità e funzionalità del Modello;
– anche avvalendosi delle varie funzioni coinvolte, valutazione della necessità di proporre al Consiglio di Amministrazione eventuali aggiornamenti del Modello, conseguenti all’evoluzione della struttura organizzativa o dell’operatività aziendali e/o a eventuali modifiche normative;
– vigilare sulla congruità del sistema delle deleghe e delle responsabilità attribuite, al fine di garantire l’efficacia del Modello.
– elaborare e implementare un programma di verifiche periodiche sull’effettiva applicazione delle procedure aziendali di controllo nelle “Attività Sensibili” e sulla loro efficacia, tenendo presente che la responsabilità primaria sul controllo delle attività resta comunque demandata al management operativo e forma parte integrante dei processi aziendali;
– raccogliere, elaborare e conservare le informazioni rilevanti in ordine al rispetto del Modello, nonché, ove necessario, aggiornare la lista di informazioni che devono essere allo stesso Organismo di Vigilanza obbligatoriamente trasmesse o tenute a sua disposizione;
– verificare che gli elementi previsti dal Modello per le diverse tipologie di reati (ad es. adozione di clausole standard, espletamento di procedure, segregazione delle responsabilità, ecc.) siano comunque adeguati e rispondenti alle esigenze di osservanza di quanto prescritto dal Decreto, provvedendo, in caso contrario, a richiedere un aggiornamento degli elementi stessi;
– avvalendosi anche della collaborazione dei diversi responsabili delle varie funzioni aziendali, promuovere idonee iniziative per la diffusione della conoscenza e della comprensione del Modello stesso presso tutto il personale;
– effettuare il monitoraggio delle Attività Sensibili.
A tal fine, l’Organismo di Vigilanza deve essere tenuto costantemente informato sull’evoluzione delle attività nelle suddette aree a rischio e ha libero accesso a tutta la documentazione aziendale.
All’Organismo di Vigilanza devono essere inoltre segnalate da parte di tutto il personale, eventuali situazioni dell’attività aziendale che possano esporre la società al rischio di reato.
– ha libero accesso presso tutte le funzioni aziendali, senza preventiva informativa e senza necessità di alcun consenso preventivo, al fine di ottenere ogni informazione o dato ritenuto necessario per lo svolgimento dei compiti previsti dal Decreto;
– può giovarsi – sotto la sua diretta sorveglianza e responsabilità – nello svolgimento dei compiti affidatigli, della collaborazione di tutte le funzioni e strutture aziendali ovvero di consulenti esterni, avvalendosi delle rispettive competenze e professionalità;
– dispone di un budget definito dal Consiglio di Amministrazione idoneo a supportare le decisioni di spesa necessarie per assolvere alle proprie funzioni (consulenze specialistiche, missioni e trasferte, aggiornamento, ecc.). L’assegnazione del budget permette all’Organismo di Vigilanza di operare in autonomia e con gli strumenti opportuni per un efficace espletamento del compito assegnatogli dal presente Modello, secondo quanto previsto dal D. Lgs. 231/2001;
– pone in essere le proprie attività senza il sindacato di alcun altro organismo o struttura aziendale, rispondendo al solo Consiglio di Amministrazione.
L’Organismo di Vigilanza deve essere tempestivamente informato, mediante apposito sistema di comunicazione interna, in merito a quegli atti, comportamenti o eventi che possono determinare una violazione del Modello o che, più in generale, sono rilevanti ai fini del D. Lgs. n. 231/2001.
• devono essere raccolte eventuali segnalazioni relative alla commissione, o al ragionevole pericolo di commissione, dei reati o comunque a comportamenti in generale non in linea con le regole di comportamento adottate in attuazione dei principi di riferimento contenuti nel presente documento;
• il dipendente che intenda segnalare una violazione (o presunta violazione) del Modello deve contattare il proprio diretto superiore. Qualora la segnalazione non dia esito, o il dipendente si senta a disagio nel rivolgersi al suo diretto superiore per effettuare la segnalazione, il Dipendente ne riferisce all’Organismo di Vigilanza (sono istituiti canali informativi dedicati, riservati, non anonimi, al fine di facilitare il flusso di segnalazioni ufficiose e di informazioni verso l’Organismo di Vigilanza e allo scopo di risolvere casi di dubbia interpretazione in ordine ai principi generali del Modello);
• l’Organismo di Vigilanza valuta le segnalazioni ricevute; gli eventuali provvedimenti conseguenti sono applicati in conformità a quanto previsto al successivo cap. 5 (Sistema Disciplinare).
• le decisioni relative alla richiesta, erogazione e utilizzo di finanziamenti pubblici;
• le richieste di assistenza legale inoltrate dai dirigenti e/o dai dipendenti nei confronti dei quali la Magistratura procede per i reati previsti dalla richiamata normativa;
• le notizie relative alla effettiva attuazione, a tutti i livelli aziendali, del modello organizzativo, con evidenza dei procedimenti disciplinari svolti e delle eventuali sanzioni irrogate (ivi compresi i provvedimenti verso i Dipendenti) ovvero dei provvedimenti di archiviazione di tali procedimenti con le relative motivazioni;
• i provvedimenti e/o notizie riguardanti l’applicazione in Società della normativa in materia di sicurezza e salute sul lavoro, con tempestiva segnalazione degli incidenti occorsi;
altri fatti, atti, documenti, azioni, comportamenti specificamente elencati nelle singole Parti Speciali del presente Modello.
– la prima, su base continuativa, direttamente verso il Presidente del Consiglio di Amministrazione e l’Amministratore Delegato circa gli esiti di ciascuna verifica eseguita;
– la seconda, almeno annuale, nei confronti del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale.
Quanto a tale seconda linea di reporting, l’Organismo di Vigilanza predispone, con cadenza almeno annuale, un rapporto scritto relativo all’attività svolta (indicando in particolare i controlli e le verifiche specifiche effettuati e l’esito degli stessi, l’eventuale aggiornamento della mappatura delle Attività Sensibili, ecc.).
Inoltre, l’Organismo di Vigilanza, immediatamente, anche individualmente, trasmette al Consiglio di Amministrazione una segnalazione relativa al verificarsi di situazioni straordinarie quali ipotesi di violazione dei principi di attuazione del Modello, di innovazioni legislative in materia di responsabilità amministrativa degli enti.
L’Organismo di Vigilanza deve, inoltre, coordinarsi con le funzioni competenti presenti in Società per i diversi profili specifici.
Il Consiglio di Amministrazione ha la facoltà di convocare l’Organismo di Vigilanza il quale, a sua volta, ha la facoltà di richiedere al Presidente del Consiglio di Amministrazione di convocare detto
organo per motivi urgenti. Alle riunioni del Consiglio di Amministrazione convocate per l’esame delle relazioni periodiche o straordinarie dell’Organismo di Vigilanza e, in genere, per le attività che riguardano il Modello dovranno essere convocati anche i membri dell’Organismo di Vigilanza.
– a ogni notizia di violazione del Modello è dato impulso alla procedura di accertamento;
– nel caso in cui, a seguito della procedura, sia accertata la violazione del Modello, è irrogata la sanzione disciplinare prevista dal CCNL applicabile;
– la sanzione irrogata è proporzionata alla gravità della violazione.
Più in particolare, sul presupposto dell’accertamento della violazione, ad istanza dell’Organismo di Vigilanza, e sentito il superiore gerarchico dell’autore della condotta censurata, il Consiglio di Amministrazione individua – analizzate le motivazioni del dipendente – la sanzione disciplinare applicabile in base al CCNL di riferimento.
Dopo aver applicato la sanzione disciplinare, il Consiglio di Amministrazione comunica l’irrogazione di tale sanzione all’Organismo di Vigilanza.
L’Organismo di Vigilanza e il Consiglio di Amministrazione provvedono al monitoraggio dell’applicazione delle sanzioni disciplinari.
In conformità a quanto stabilito dalla normativa rilevante e in ossequio ai principi di tipicità delle violazioni e di tipicità delle sanzioni, GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L. intende portare a conoscenza dei propri dipendenti le disposizioni e le regole comportamentali contenute nel Modello, la cui violazione costituisce illecito disciplinare, nonché le misure sanzionatorie applicabili, tenuto conto della gravità delle infrazioni.
1. Incorre nel provvedimento di “ammonizione verbale” il lavoratore che violi una delle procedure interne previste dal Modello (ad esempio, che non osservi le procedure prescritte, ometta di dare comunicazione all’Organismo di vigilanza delle informazioni prescritte, ometta di svolgere controlli, ecc.), o adotti nell’espletamento di attività nelle aree sensibili un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello stesso. Tali comportamenti costituiscono una mancata osservanza delle disposizioni impartite dalla Società.
2. Incorre nel provvedimento di “ammonizione scritta” il lavoratore che sia recidivo nel violare le procedure previste dal Modello o nell’adottare, nell’espletamento di attività nelle aree sensibili, un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello. Tali comportamenti costituiscono una ripetuta mancata osservanza delle disposizioni impartite dalla Società
3. Incorre nel provvedimento della “multa non superiore all’importo di tre ore di retribuzione”, secondo quanto indicato dal CCNL sopra citato, il lavoratore che nel violare le procedure interne previste dal Modello, o adottando nell’espletamento di attività nelle aree sensibili un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello, esponga l’integrità dei beni aziendali a una situazione di oggettivo pericolo. Tali comportamenti, posti in essere con la mancata osservanza delle disposizioni impartite dalla Società, determinano una situazione di pericolo per l’integrità dei beni della Società e/o costituiscono atti contrari agli interessi della stessa.
4. Incorre nel provvedimento della “sospensione dal lavoro e dalla retribuzione per un periodo non superiore a 3 giorni di effettivo lavoro”, secondo quanto indicato nel CCNL, il lavoratore che nel violare le procedure interne previste dal Modello, o adottando nell’espletamento di attività nelle aree sensibili un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello, arrechi danno alla Società compiendo atti contrari all’interesse della stessa, ovvero il lavoratore che sia recidivo oltre la terza volta nell’anno solare nelle mancanze di cui ai punti 1, 2 e 3. Tali comportamenti, posti in essere per la mancata osservanza delle disposizioni impartite dalla Società, determinano un danno ai beni della Società e/o costituiscono atti contrari agli interessi della stessa.
5. Incorre nel provvedimento del “licenziamento senza preavviso ma con trattamento di fine rapporto”, secondo quanto indicato nel CCNL, il lavoratore che nel violare le procedure interne previste dal Modello, adotti nell’espletamento di attività nelle aree sensibili un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello e diretto in modo univoco al compimento di un reato o di un illecito, dovendosi ravvisare in tale comportamento la determinazione di un danno notevole o di una situazione di notevole pregiudizio o il lavoratore che nel violare le procedure interne previste dal Modello, adotti, nell’espletamento di attività nelle aree sensibili un comportamento palesemente in violazione alle prescrizioni del Modello e tale da determinare la concreta applicazione a carico della Società di misure previste dal decreto, dovendosi ravvisare in tale comportamento il compimento di “atti tali da far venire meno radicalmente la fiducia della Società nei suoi confronti”, ovvero la determinazione di un grave pregiudizio per la Società.
– dell’intenzionalità del comportamento o del grado di negligenza, imprudenza o imperizia con riguardo anche alla prevedibilità dell’evento;
– del comportamento complessivo del lavoratore con particolare riguardo alla sussistenza o meno di precedenti disciplinari del medesimo, nei limiti consentiti dalle legge;
– delle mansioni del lavoratore;
– della posizione funzionale delle persone coinvolte nei fatti costituenti la mancanza;
– delle altre particolari circostanze che accompagnano l’illecito disciplinare.
E’ fatta salva la prerogativa di GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L. di chiedere il risarcimento dei danni derivanti dalla violazione del Modello da parte di un dipendente. Il risarcimento dei danni eventualmente richiesto sarà commisurato:
– al livello di responsabilità e autonomia del dipendente, autore dell’illecito disciplinare;
– all’eventuale esistenza di precedenti disciplinari a carico dello stesso;
– al grado di intenzionalità del suo comportamento;
– alla gravità degli effetti del medesimo, con ciò intendendosi il livello di rischio cui la Società ragionevolmente ritiene di essere stata esposta – ai sensi e per gli effetti del D. Lgs. 231/2001 – a seguito della condotta censurata.
5.6 Misure nei confronti dei sindaci.
La violazione da parte di partner commerciali, agenti, consulenti, collaboratori esterni o altri soggetti aventi rapporti contrattuali con la Società delle disposizioni e delle regole di comportamento previste dal Modello nell’ambito dei rapporti contrattuali in essere con GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L. costituisce inadempimento rilevante ai fini della risoluzione del contratto, secondo clausole opportunamente sottoscritte.
GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L., al fine di dare efficace attuazione al Modello, intende assicurare una corretta divulgazione dei contenuti e dei principi dello stesso all’interno e all’esterno della propria organizzazione.
In particolare, obiettivo di GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L. è estendere la comunicazione dei contenuti e dei principi del Modello non solo ai propri dipendenti ma anche ai soggetti che, pur non rivestendo la qualifica formale di dipendente, operano per il conseguimento degli obiettivi di GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L. in forza di rapporti contrattuali.
a. acquisire consapevolezza dei principi e contenuti del Modello;
b. conoscere le modalità operative con le quali deve essere realizzata la propria attività;
c. contribuire attivamente, in relazione al proprio ruolo e alle proprie responsabilità, all’efficace attuazione del Modello, segnalando eventuali carenze riscontrate nello stesso;
d. partecipare ai corsi di formazione, differenziati in considerazione delle diverse Attività Sensibili.
Ai componenti degli organi sociali, al personale direttivo e con funzioni di rappresentanza di GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L. sarà resa disponibile copia cartacea della versione integrale del Modello. Ai nuovi dirigenti e ai nuovi componenti degli organi sociali sarà consegnata copia cartacea della versione integrale del Modello al momento dell’accettazione della carica loro conferita e sarà fatta loro sottoscrivere dichiarazione di osservanza del Modello stesso.
L’attività di comunicazione dei contenuti e dei principi del Modello dovrà essere indirizzata altresì a soggetti terzi che intrattengano con GELATO D’ITALIA – INDIAN S.R.L. rapporti di collaborazione contrattualmente regolati o che rappresentano la Società senza vincoli di dipendenza.
Nello svolgimento della propria attività, l’Organismo di Vigilanza può avvalersi sia del supporto di funzioni e strutture interne alla Società con specifiche competenze nei settori aziendali di volta in volta sottoposti a controllo sia, con riferimento all’esecuzione delle operazioni tecniche necessarie per lo svolgimento della funzione di controllo, di consulenti esterni. In tal caso, i consulenti dovranno sempre riferire i risultati del loro operato all’Organismo di Vigilanza
All’Organismo di Vigilanza sono riconosciuti, nel corso delle verifiche e ispezioni, i più ampi poteri al fine di svolgere efficacemente i compiti affidatigli.
– violazioni delle prescrizioni del Modello;
– modificazioni dell’assetto interno della Società e/o delle modalità di svolgimento delle attività d’impresa;
– modifiche normative;
– risultanze dei controlli.
L’Organismo di Vigilanza conserva, in ogni caso, precisi compiti e poteri in merito alla cura, sviluppo e promozione del costante aggiornamento del Modello. A tal fine, formula osservazioni e proposte, attinenti l’organizzazione e il sistema di controllo, alle strutture aziendali a ciò preposte o, in casi di particolare rilevanza, al Consiglio di Amministrazione.
Si precisa che con l’espressione “aspetti descrittivi” si fa riferimento ad elementi ed informazioni che derivano da atti deliberati dal Consiglio di Amministrazione (come, ad esempio la ridefinizione dell’organigramma) o da funzioni aziendali munite di specifica delega (es. nuove procedure aziendali).
In occasione della presentazione della relazione riepilogativa annuale, l’Organismo di Vigilanza presenta al Consiglio di Amministrazione un’apposita nota informativa delle variazioni apportate in attuazione della delega ricevuta al fine di farne oggetto di delibera di ratifica da parte del Consiglio di Amministrazione.
Rimane, in ogni caso, di esclusiva competenza del Consiglio di Amministrazione la delibera di aggiornamento e/o di adeguamento del Modello dovuti ai seguenti fattori:
– commissione dei reati richiamati dal D. Lgs. 231/2001 da parte dei destinatari delle previsioni del Modello o, più in generale, di significative violazioni del Modello;