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Timestamp: 2019-04-24 12:40:19+00:00
Document Index: 30957304

Matched Legal Cases: ['art. 2050', 'art. 2050', 'art. 15', 'art. 2050', 'art. 2050', 'art. 15', 'art. 2050', 'art. 2050']

Responsabilità civile per attività pericolose, art. 2050 c.c. e trattamento dei dati personali - Casa. civ. 17547/15 - Gabriele Gentilini
Responsabilità civile - Responsabilità oggettiva, semioggettiva - Redazione P&D - 20/10/2018
L’art. 2050 c.c. dispone in materia di responsabilità civile derivante dall'esercizio di attività pericolose per cui chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un'attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, e tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno.
L'art. 15 del d. lgs. 196/2003105 dispone “che chiunque cagioni danno ad altri per effetto del trattamento dei dati personali è tenuto al risarcimento ai sensi dell'art. 2050 del codice civile”.
Constano chiaramente le attività rilevanti tra cui quella del trattamento dei dati alla cui definizione soccorre la stessa parla di "qualunque operazione o complesso di operazioni, svolte con o senza l'ausilio di mezzi elettronici o comunque automatizzati, concernenti la raccolta, la registrazione, la conservazione, l'elaborazione, la modificazione, la selezione, l'estrazione, il raffronto, l'utilizzo, l'interconnessione, il blocco, la comunicazione, la diffusione, la cancellazione e la distruzione di dati".
Oltre l’ampio dibattito dottrinale scaturito già alla luce della normativa del d lgs 675/1996, di attuazione del diritto comunitario, sulla qualificazione della responsabilità civile individuabile, il richiamo pone in essere una ipotesi di normativa per relationem, che menziona l'art. 2050 c.c. come mezzo tecnico per imputare il danno all'esercente una determinata attività, a meno che non provi di avere adottato tutte le misure idonee ad evitarlo.
Può definirsi un’attività pericolosa in sé poiché caratterizzata da un il rischio di ledere il diritto all'identità personale e il diritto alla riservatezza, trattandosi di situazioni giuridicamente rilevanti e riconducibili alla sfera dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone fisiche.
Si prende qui a riferimento una pronuncia quella della Cassazione civile, sez. I, 3 settembre 2015, n. 17547, per cui i danni cagionati per effetto del trattamento dei dati personali in base all’art. 15, d.lgs. 30 giugno 2003 n. 196, sono assoggettati alla disciplina di cui all’art. 2050 c.c., con la conseguenza che il danneggiato è tenuto solo a provare il danno e il nesso di causalità con l’attività di trattamento dei dati, mentre spetta al convenuto la prova di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno.
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