Source: http://www.sisa-info.ch/category/rivendicazioni-programma/
Timestamp: 2018-04-21 01:43:38+00:00
Document Index: 153008241

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 16', 'art. 18', 'art. 14']

Rivendicazioni & Programma | SISA – Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti
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Rafforziamo le borse di studio: teniamo a galla il Ticino!
20 novembre 2017 Sindacato Sisa	Lascia un commento
La risoluzione qui riportata è stata approvato dall’Assemblea generale del SISA riunitasi sabato 18 novembre 2017 a Lugano (Leggi qui).
→ Scarica qui il file .pdf!
L’assemblea generale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riunitasi a Lugano in data 18 novembre 2017, si è chinata sulla situazione odierna degli aiuti allo studio nel canton Ticino. In questo ambito, si critica aspramente l’attuale forma della Legge sugli aiuti allo studio (LAst), la quale non fa altro che mettere i bastoni tra le ruote tanto alla futura classe lavoratrice, già costretta in una spirale distruttiva e viziosa, quanto allo sviluppo socio-economico regionale e nazionale.
In un contesto in cui le idee neoliberali hanno il pieno dominio del dibattito politico, negli scorsi anni hanno avuto luogo diverse trasformazioni in materia di sostegno finanziario per gli studenti. Ci si riferisce in primo luogo all’adesione del 2011 all’Accordo intercantonale per l’armonizzazione dei criteri per la concessione degli aiuti allo studio, il quale, oltre a peggiorare profondamente il sistema allora vigente, ha mutato sensibilmente la logica di fondo di questo servizio. Proprio nel messaggio di adesione del cantone Ticino al sopracitato accordo, si sancisce infatti il principio di sussidiarietà, il quale intacca pesantemente la possibilità di ammissione all’aiuto allo studio, scaricando di fatto ogni peso di carattere finanziario sulle spalle dello studente e della propria famiglia. Quest’ultimo punto costituisce un importante ostacolo per il beneficio del diritto allo studio (sancito dalla costituzione!) e distorce quella che dovrebbe essere la filosofia di questa legge: redistribuire tra le nuove generazioni la ricchezza concentrata nelle mani di pochi dal sistema capitalista, per garantire a tutti i giovani delle vere pari opportunità formative e professionali.
Se prima dell’entrata in vigore del suddetto accordo ottenere un assegno per la propria formazione accademica era relativamente più semplice, oggi gli studenti ticinesi, che hanno oggettivamente maggiori difficoltà economiche rispetto ai coetanei d’Oltralpe, sono confrontati con più impedimenti nell’acquisizione di un sussidio formativo. Il tutto giustificato da una retorica a sostegno dei più svantaggiati, senza tenere tuttavia in considerazione che coloro che stanno subendo il peso delle politiche sempre più orientate agli interessi della classe borghese nazionale e transnazionale sono anche le fasce della popolazione appartenenti alla classe media/medio-bassa, la quale è stata esclusa dal nuovo metodo di calcolo per la concessione delle borse di studio.
A sostegno di quanto appena detto è sufficiente osservare lo sviluppo negativo che le richieste accolte per l’ottenimento degli aiuti allo studio hanno avuto dal 2012 al 2015: la quota di ammissione a questo sussidio è passata dal 60% al 45%.
La pericolosità di questo sviluppo è maggiormente accentuata dalla possibilità di trasformare in prestiti di un terzo delle borse di studio per gli studenti di master, per di più con lo Stato che si affida al mercato immobiliare per stabilire i tassi di interesse per la restituzione del capitale prestato. Oltre ad essere pienamente in contrasto con una politica di ridistribuzione della ricchezza e aiuto sociale, quello assunto è un comportamento estremamente irresponsabile: il mercato degli immobili si trova infatti alle porte di una bolla speculativa che mette in grave pericolo la popolazione giovanile in formazione e indebitata.
Precarietà, disoccupazione e indebitamento giovanile sono purtroppo da tempo all’ordine del giorno, proprio a causa delle politiche sopracitate: la disoccupazione giovanile ai sensi dell’ILO in Ticino è vertiginosamente aumentata negli ultimi anni, passando dall’8% del 2002 al 17% del 2014; la percentuale dei giovani in assistenza (al di sotto dei 35 anni di età) è cresciuta del 74% negli ultimi 4 anni (passando dai 2260 casi del 2012 ai 3900 del 2016); infine, va ricordato come circa il 38% dei giovani svizzeri sia già oggi indebitato. In questo contesto è più che mai necessario adoperarsi per assicurare un futuro stabile ai giovani e ai lavoratori del futuro, garantendo un percorso formativo privo di ostacoli e difficoltà finanziarie con l’obiettivo di fornire ai giovani una solidità fondamentale per lo sviluppo personale e collettivo dell’intera società.
Di fronte ad una situazione delle finanze cantonali non più critica come gli anni passati (quantomeno come veniva presentata da Governo e Parlamento), dove il DFE annuncia persino un avanzo di esercizio di 7.5 milioni, il sindacato ritiene più che doveroso avanzare diverse proposte per migliorare e rafforzare il sostegno finanziario agli studenti ticinesi. In questa ottica è dunque indispensabile modificare alcuni passaggi della Legge sugli aiuti allo studio (LAst) del 2015, fortemente influenzata dal famoso concordato di armonizzazione, con lo scopo di invertire l’inverosimile e poco lungimirante direzione intrapresa dal DECS. Nell’annesso seguente vengono illustrate le modifiche alla LAst che il SISA propone di adottare per raggiungere tale obiettivo.
Per difendere e potenziare il diritto allo studio e assicurare un futuro allo sviluppo socio-economico della nostra regione, il sindacato studentesco intende lanciare una petizione, la quale tiene conto della situazione economica sopracitata, con il chiaro intento di riorientare la politica scolastica e giovanile in un senso maggiormente virtuoso. Proprio perché il ramo produttivo sta andando e parzialmente già si trova in un quadro generale stagnante, è più che imperativo rafforzare la formazione di alto livello della classe lavoratrice per garantire all’economia ticinese un potenziale di sviluppo necessario a reggere la crescente concorrenza globale. Questione altrettanto importante di quanto appena descritto, un approccio più integrativo, che garantisca una mobilità sociale maggiore, non può che migliorare la situazione occupazionale e sociale della futura fascia attiva della popolazione ticinese, andando quindi ad attenuare e, si auspica, ad eliminare la sempre più accentuata precarizzazione dei lavoratori.
Lugano, 18 novembre 2017.
Annesso – La proposta del SISA per una riforma della LAst
Modificare l’articolo 6 capoverso 1 della Legge sugli aiuti allo studio (LAst) come segue: “L’aiuto allo studio corrisponde alla differenza tra i costi di formazione e la quota di partecipazione personale (…), ritenuto un massimo di 20’000.–” (ora: 16’000).
Modificare l’art. 6 cpv. 3 della LAst come segue: “L’aiuto è versato solo se risulta di almeno fr. 500.–” (ora: 1’000.– per formazioni di grado secondario II e 1500.– per formazioni di grado terziario).
Modificare l’art. 8 cpv. 2 come segue: “Dell’ammontare risultante, il Consiglio di Stato decide annualmente con decreto esecutivo la quota considerata quale importo a disposizione della famiglia per il finanziamento dell’istruzione dei figli secondo i seguenti parametri progressivi: a) il 20% sui primi fr. 30’000.– (ora: tra il 20% e il 40%); b) tra il 30% e il 40% sui successivi fr. 50’000.– (ora: tra il 40% e il 60%); c) tra il 50% e l’60% sul rimanente (ora: tra il 60% e l’80%)”.
Abrogare l’art. 14 cpv. 2 della LAst (“Le borse di studio per i richiedenti che seguono un master possono essere convertite fino a un massimo di un terzo in prestiti per decisione del Consiglio di Stato”).
Modificare l’art. 16 cpv. 2 della LAst come segue: “Il prestito di studio è concesso per: (…) e) integrare la borsa di studio” (ora: “e) integrare e supplire la borsa di studio”).
Modificare l’art. 18 cpv. 3 della LAst come segue: “A contare dal 1° gennaio dell’anno successivo alla conclusione o all’interruzione degli studi la restituzione (del prestito) è esente da interesse” (ora: “A contare dal 1° gennaio dell’anno successivo alla conclusione o all’interruzione degli studi: a) i primi due anni sono esenti da interesse; b) dal terzo anno viene conteggiato un interesse sull’importo ancora scoperto al tasso variabile preteso dalla Banca dello Stato per le ipoteche di primo rango.”).
Il servizio militare obbligatorio rappresenta per il SISA una delle grandi ingiustizie cui sono confrontati i giovani ticinesi: senza venir mai informati adeguatamente sulle (esistenti) alternative, molti di loro si trovano costretti per vari mesi in un ambiente autoritario e nazionalista, costretti ad eseguire ordini insensati e ad obbedire ai superiori senza possibilità di protestare. L’uscita da questo inferno viene poi puntualmente ostacolata dalla gerarchia militare, grazie a pressioni psicologiche e rallentamenti burocratici.
Purtroppo questa pratica assurda, figlia di un tempo ormai lontano, non dà nessun segno di essere giunta al capolinea: i vertici militari, ben rappresentati negli ambienti politici, riescono non solo ad assicurare il futuro all’armata, ma ottengono anche puntualmente la concessione di budget spropositati che vanno ad erodere il finanziamento di altri servizi pubblici (questi sì, davvero indispensabili).
Il servizio civile, unica vera alternativa alla leva obbligatoria, è poi continuamente screditato e vittima di forti discriminazioni, a partire dalla durata stessa dell’impiego (una volta e mezza del militare). L’informazione fornita ai giovani prima del reclutamento, impartita dai militari stessi, è poi spesso carente e piena di giudizi negativi, che mascherano la reale utilità sociale e la soddisfazione che derivano da questa scelta.
Il SISA rivendica quindi la completa abolizione del servizio militare obbligatorio, la fine delle intimidazioni e delle pressioni sulle reclute, un’informazione completa e oggettiva sul servizio e la protezione civili, così come la fine dei finanziamenti “ad annaffiatoio” nelle casse dell’armata (che vanno a togliere soldi a servizi ben più importanti, come la formazione: leggi qui).
Ecco alcune prese di posizione del sindacato sulla questione:
Il SISA in aiuto delle giovani reclute (05.07.2013)
Basta abusi grigioverdi! (14.07.2007)
Da qualche decennio il degrado delle infrastrutture della scuola pubblica ticinese è sempre più evidente: all’aumento della popolazione scolastica non è seguita la pianificazione e la creazione di nuove strutture, per adeguarsi ai tempi che corrono.
Il degrado dell’infrastruttura scolastica in Ticino
La scuola pubblica ticinese vive ormai da anni una situazione di grave abbandono delle proprie infrastrutture: gli edifici scolastici, in buona parte costruiti nel periodo di grande scolarizzazione degli anni ’60-’70, non hanno più ricevuto (tranne qualche eccezione) nessun intervento di ammodernamento e ristrutturazione. Per quanto riguarda l’edificazione di nuove strutture, la situazione è analoga: salvo alcune sporadiche anomalie, il Ticino non dispone di quasi nessuna nuova scuola.
Le seguenti fotografie (scattate all’interno del Liceo di Lugano 1) testimoniano lo stato dell’infrastruttura attuale:
La politica delle baracche
Per ovviare a questa situazione, la politica del Dipartimento dell’Educazione è finora sempre stata quella di installare delle aule prefabbricate laddove si verificava un eccessivo degrado delle strutture (tale da non permettere più di svolgervi delle lezioni) o laddove l’aumento del numero di studenti non permetteva più di stipare ulteriormente l’edificio.
Questo è il risultato (1a foto: SCC Bellinzona; 2a foto: Liceo di Lugano 1):
La reazione del SISA: “Chiediamo un piano cantonale per l’edilizia scolastica!”
Nel 2014, a seguito dell’ennesimo caso di degrado delle strutture ospitanti le scuole pubbliche (al LiLu2 era stato appena reso noto il progetto di installare delle aule prefabbricate aggiuntive sul sedime della scuola), il SISA lancia una campagna di sensibilizzazione sul territorio.
Ecco il testo del volantino distribuito in varie scuole ticinesi:
La filosofia dei prefabbricati
I governi susseguitisi hanno sempre preferito la politica dei “cerotti”, con effimeri interventi “mirati”, tesi a rimandare il problema, finendo col costellare le scuole di prefabbricati e altre trovate analoghe.
Un caso dietro l’altro…
Situazioni come quella della come di Bellinzona, del CPC di Chiasso, delle Medie 1 di Locarno e Lugano, sono soltanto tra i più lampanti. Tra gli ultimi arrivati il Liceo di Lugano 2, che verrà presto munito del suo stock di baracche.
In realtà, per dirla fino in fondo, è ben raro, nel nostro Cantone, trovarsi di fronte ad edifici realmente consoni al loro scopo.
Un nostro diritto: il nostro futuro
Il SISA denuncia ormai da anni questa situazione, che sottrae quotidianamente potenziale alla scuola pubblica, rendendo meno agevole il lavoro a studenti e docenti: è nostro diritto rivendicare condizioni di studio adeguate.
Per questo motivo chiediamo che il DECS, il Dipartimento dell’Educazione, promuova finalmente un piano cantonale per l’edilizia scolastica, allo scopo di dotare la scuola dei mezzi per affrontare le sfide del futuro, che si giocheranno prevalentemente sulla qualità dell’educazione.
Nel settembre 2015 però le cose iniziano a sbloccarsi: il DECS lancia un “masterplan sull’edilizia scolastica” da 600 milioni (spalmati su 16 anni, tra il 2015 e il 2031) che promette di iniziare quantomeno a rivalutare la situazione. Il progetto è consultabile al seguente link: Masterplan DECS
Grazie anche al lavoro di protesta svolto dal SISA negli anni si inizia quindi a scorgere una luce in fondo al tunnel: ora occorre però essere più che mai vigili, dal momento che la messa in atto del piano d’investimento è tutt’altro che scontata…
Il SISA ha sostenuto fin dai suoi albori la necessità di prevedere un trasporto pubblico gratuito per i giovani in formazione.
Il SISA chiede di introdurre un sistema di prezzi variabile in funzione del reddito delle famiglie dei vari studenti.
TRASPORTI PUBBLICI GRATUITI PER I GIOVANI IN FORMAZIONE: UNA STORICA RIVENDICAZIONE DEL SISA
Il SISA ha sostenuto fin dai suoi albori la necessità di prevedere un trasporto pubblico gratuito per i giovani in formazione: essi costituiscono infatti una classe senza reddito e tramite il diritto ad usufruire gratuitamente del servizio avrebbero la possibilità di ricevere una forma di salario indiretto.
Per questo il SISA si è mosso rapidamente quando, nel novembre 2014, in Gran Consiglio vengono poste all’ordine del giorno la discussione e la votazione sull’introduzione di un simile provvedimento (ai sensi dell’iniziativa parlamentare, il trasporto pubblico sarebbe stato gratuito unicamente per i minorenni).
Ecco il comunicato stampa diffuso in sostegno all’iniziativa e il seguente, in cui viene preso atto della bocciatura e si ribadisce la necessità della concessione di questo diritto:
– SISA, sì ai trasporti pubblici gratuiti per i giovani
– Mezzi gratis per i giovani: la lotta continua
MENSE SCOLASTICHE: IL SISA IN PRIMA LINEA PER UN SERVIZIO PUBBLICO A PREZZI ACCESSIBILI PER STUDENTI E APPRENDISTI
Il SISA rivendica da ormai vari anni un servizio di refezione scolastica che sia adatto alle esigenze degli studenti: la parziale cantonalizzazione delle mense scolastiche e la creazione del progetto Restò hanno quindi ricevuto il pieno sostegno del sindacato (vedi Il DECS ristatalizza le mense: il SISA aveva ragione), dal momento che solo la messa in funzione di un servizio pubblico efficiente avrebbe permesso di contenere l’aumento dei prezzi dei pasti nelle mescite.
Questi erano infatti soggetti ad una costante crescita causata dal monopolio di alcune aziende private operanti nel settore (in primis la Comida SA di Lugano): puntando su una pubblicizzazione del servizio, estraneo alle logiche di mercato delle imprese private, il DECS avrebbe quindi avuto gli strumenti per promuovere una politica di calmierazione dei prezzi.
Tutto ciò purtroppo non accadde.
Il Preventivo dello Stato per il 2015 porta infatti con sè un boccone amaro per gli studenti ticinesi: i prezzi dei pasti aumentano in media del 20% (con picchi fino al 50%), vanificando qualunque prospettiva di riduzione del costo della vita per gli allievi e le loro famiglie.
Il SISA si mobilita immediatamente e prende posizione sul tema (vedi risoluzione assembleare Fare ECOnomia: BICer püsee caar, a mörom da FAM!), lanciando una petizione per chiedere al Consiglio di Stato di ritornare al precedente scalino di prezzi.
A fine gennaio 2015 vengono consegnate circa 1300 firme, le quali purtroppo verranno puntualmente ignorate dalle autorità, ancora una volta insensibili ai problemi finanziari delle classi meno abbienti e sorde a qualsiasi appello ad una politica di sostegno indiretto (come ad esempio il mantenimento di un livello di prezzi popolare).
Il SISA però non si arrende e risponde al governo (vedi Caro mense, governo incoerente), chiedendo di introdurre un sistema di prezzi variabile in funzione del reddito delle famiglie dei vari studenti: così facendo si riuscirebbe comunque a incassare qualche soldo in più e soprattutto si garantirebbe un servizio socialmente equo.
Il presente seguente documento è una prima “ricognizione” circa le principali criticità del progetto di riforma “La scuola che verrà”, pubblicato dal SISA nel settembre 2016. Esso è stato aggiornato da un memorandum consegnato al DECS quale risposta alla seconda fase di consultazione.
La scuola dell’obbligo ticinese sta oggi vivendo un periodo di profondo mutamento, in conseguenza dell’adesione del Ticino al concordato HarmoS, entrato in vigore nel 2009 e in via d’implementazione proprio in questi anni.
Tale processo di riforma presenta però varie e importanti criticità, in quanto numerose proposte avanzate dal DECS e dalla politica rischiano di compromettere seriamente le pari opportunità di formazione dei cittadini e di portare ad una pericolosa deriva neo-liberista della scuola pubblica.
HarmoS: una voce nel deserto
Al momento dell’adesione all’accordo intercantonale sull’armonizzazione della scuola obbligatoria (HarmoS), quella del SISA fu l’unica voce critica a levarsi contro l’adesione del Ticino, denunciando i pericoli per il diritto allo studio e per la democrazia stessa del nostro Cantone.
I nodi principali cui ci si era opposti sono i seguenti:
La messa in competizione di istituti e sistemi scolastici: “misurando” e pubblicando i risultati scolastici degli allievi, periodicamente valutati tramite apposite prove intercantonali (in cui rientrano ad esempio anche i test PISA), si vuole andare a creare una vera e propria concorrenza tra scuole e sistemi scolastici. Le famiglie, libere di scegliere ove iscrivere i propri figli, sarebbero indotte a paragonare le performance dei vari istituti e a cercare la “soluzione migliore”: questa scelta potrebbe venir effettuata però unicamente dalle fasce più alte della popolazione, finanziariamente in grado di pagare trasporti, pasti, materiale scolastico supplementare, ecc. Si creerebbero quindi le famose “scuole di serie A e di serie B”, differenziate per qualità dell’insegnamento e per origine sociale degli studenti.
L’insegnamento per competenze: il concordato prevede, traendo ispirazione dalla rivoluzione pedagogica promossa da grandi organizzazioni sovranazionali come l’UE e l’OCSE, che l’insegnamento non verta più sull’acquisizione di conoscenze e sullo sviluppo dell’autonomia di pensiero, bensì sull’acquisizione di alcune competenze di base, perfettamente funzionali alle esigenze del mercato del lavoro odierno. Queste si possono dividere in competenze ancora vagamente disciplinari (che vertono principalmente sulle lingue e le materie scientifiche) e in competenze “trasversali”, ovvero quegli atteggiamenti, quelle capacità che permettono allo studente di risolvere problemi, di relazionarsi con i compagni (e in futuro con i colleghi), ecc. Tra queste possiamo riconoscere la “collaborazione”, la “comunicazione”, il “pensiero creativo”, ecc. (per più dettagli rinviamo al nuovo Piano di studi della scuola dell’obbligo ticinese). Tutto ciò porta però ad un impoverimento culturale della maggioranza della popolazione (in particolare delle classi sociali più basse, le quali non dispongono di mezzi alternativi alla scuola per istruirsi) e ad un annullamento dello spirito critico dei cittadini: se la scuola insegna unicamente come utilizzare un computer e come lavorare bene in gruppo (tralasciando la storia, la geografia, la letteratura), come si potrà divenire coscienti della propria posizione sociale, dei propri interessi e di come organizzarsi per difenderli?
La certificazione dell’informale: introducendo una nuova e più ampia forma di certificazione degli apprendimenti (oggi limitata al semplice “libretto”), il cosiddetto “portfolio delle competenze” o “profilo dell’allievo”, la scuola pubblica diverrà un luogo di semplice registrazione delle competenze acquisite altrove dagli studenti. Questo nuovo strumento permetterà infatti di documentare il processo di apprendimento, tanto a livello formale (ovvero quello scolastico), quanto quello informale (ovvero quello extrascolastico). In questo modo, gli studenti che avranno la possibilità, grazie alle risorse economiche della propria famiglia, di frequentare lezioni private fuori scuola, di compiere viaggi di studio o soggiorni linguistici, ecc. potranno vedersi riconosciuto (e attestato, nero su bianco!) il proprio grado di superiorità rispetto ai propri compagni meno benestanti. Ciò che permette poi naturalmente di accedere a formazioni superiori e a posizioni sociali di prestigio maggiore rispetto alla “massa”.
Queste problematiche non vennero minimamente considerate nemmeno dalla sinistra, e l’adesione al concordato divenne realtà grazie anche al sostegno diretto del Partito Socialista (ancora una volta, relatore per la commissione scolastica fu Carlo Lepori).
Ed è proprio quel Partito Socialista che promosse l’entrata del Ticino in HarmoS a rendersi ora protagonista, tramite il suo Consigliere di Stato Manuele Bertoli, della sua implementazione, spingendosi ben oltre a quanto di negativo già c’era nell’accordo.
La “scuola che verrà”: il lupo travestito da pecora
Il progetto di riforma della scuola dell’obbligo intitolato “La scuola che verrà“, presentato nel 2014 ed entrato ora nella sua seconda fase di consultazione, presenta infatti alcuni aspetti che possono essere condivisibili e interessanti, ma anche varie misure riorganizzative alquanto pericolose.
Tra gli interventi positivi possiamo inserire:
Offerta sistematica di forme didattiche differenziate: diversificando lo spettro delle attività didattiche (creando giornate-progetto, atelier, ecc.) e uscendo dalla vetusta logica della lezione frontale, si potrà fornire agli studenti un’esperienza educativa molto più variegata e interessante di quanto non sia oggi.
Opzioni e pedagogia differenziata: eliminando l’iniquo sistema del livelli A e B e favorendo invece una pedagogia differenziata grazie alla quale tutto il gruppo-classe possa beneficiare delle potenzialità degli studenti più capaci (questi, posti in un contesto cooperativo, potrebbero aiutare i più deboli a colmare le proprie lacune), si potranno apportare sensibili miglioramenti al modello inclusivo che è alla base della scuola media ticinese. Ciò vale anche per quanto concerne le opzioni: garantendo agli studenti un’offerta scolastica ampia e diversificata, si potrà permettere a tutti di coltivare i propri interessi senza dipendere dal portafoglio dei genitori (ricordiamo che non tutti hanno la possibilità di permettersi attività extrascolastiche…).
Minor rigidità nell’accesso alle formazioni del secondario II: sostituendo il sistema di selezione su base numerica al termine della scolarità obbligatoria con un più mirato e sensibile sistema di orientamento scolastico, si potranno correggere i profondi squilibri tra le opportunità formative delle varie classi sociali (come dimostrano i dati, gli studenti del ceto medio-basso sono notevolmente sovrarappresentati nelle scuole professionali e nell’apprendistato rispetto ai propri compagni benestanti; la situazione è speculare per quanto riguarda le scuole medie superiori).
Fin qui, nulla da eccepire, anzi. I principi di “equità” e “inclusività”, ribaditi fin dalle prime righe del documento, verrebbero indubbiamente rafforzati da interventi di questo tipo. Tuttavia, non mancano altri aspetti, di carattere più organizzativo, che potrebbero renderli vani (o quantomeno secondari):
l’introduzione del profilo dell’allievo (rimandiamo al commento precedente);
l’insegnamento per competenze (idem);
l’autonomia amministrativa degli istituti scolastici: con la trasformazione delle singole scuole in “Unità amministrative autonome” (UAA), il DECS intende conferire maggiore autonomia amministrativa agli istituti. Dovendo gestire autonomamente il budget della scuola, pianificando annualmente spese e investimenti, le direzioni degli istituti (sempre più paragonabili a dei veri e propri consigli di amministrazione) cesseranno di lavorare come elementi interconnessi di una rete scolastica votata al perseguimento degli stessi obiettivi educativi. Esse inizieranno invece ad agire secondo una logica imprenditoriale (mirando al “meglio” per la propria scuola) e a relazionarsi con la realtà locale (come entità indipendenti) con proprie finalità e proprie modalità di gestione, “adattandosi al territorio” per sfruttarne al meglio le potenzialità. Ciò rischia naturalmente di tradursi in particolari strategie di “autofinanziamento” o di collaborazione con enti extrascolastici in grado di assicurare loro fondi, attrezzature e know-how di cui il Cantone sarebbe ben felice di potersi non occupare (secondo la dottrina risparmista ormai imperante, poter spendere meno per la scuola sarebbe un toccasana per l’economia cantonale, in quanto permetterebbe di sgravare fiscalmente imprese e persone fisiche). In soldoni, si tratterebbe di permettere all’imprenditoria privata di entrare nelle scuole, finanziandole e promuovendo i propri interessi in termini di formazione della manodopera e di educazione dei consumatori: se l’ente pubblico si ritira (come fa da ormai 20 anni, forse senza risparmi massicci, ma sicuramente senza investire quanto sarebbe necessario), allora il privato subentra, con il notevole vantaggio di poter gestire in prima persona i propri investimenti, modulandoli e adattandoli alle proprie esigenze (senza l’ingombrante intermediazione dello Stato). Oltre a questo rischio di “privatizzazione strisciante” delle scuole, possiamo ipotizzare lo sviluppo di un altro fenomeno altrettanto preoccupante: la creazione di un malsano regime di concorrenza tra istituti. Concedendo alle scuole ampi margini di autonomia amministrativa e promuovendo implicitamente questo tipo di gestione imprenditoriale, queste verrebbero poste in competizione l’una con l’altra, cercando ognuna di accaparrarsi gli investimenti dei privati (che diverrebbero la principale fonte di fondi per permettere lo svolgimento e lo sviluppo dell’attività educativa) e di prevalere sulle altre in termini di “redditività” e di performance. Ciò andrebbe però a scapito degli istituti che già oggi presentano degli svantaggi, come le scuole di valle o di periferia (le quali devono sopportare costi maggiori a causa del trasporto e della refezione degli studenti nel primo caso, e di maggiori necessità in termini di sostegno pedagogico, linguistico ed extrascolastico conseguenti alla composizione sociale degli studenti nel secondo): queste scuole rappresenterebbero difficilmente delle buone destinazioni per degli investimenti privati, e verrebbero quindi abbandonate a sé stesse, trasformandosi nelle famose “scuole di serie B”. Certamente una multinazionale come Apple non fornirebbe un iPad ad ogni studente della scuola media di Stabio se sapesse che quasi nessuno dei genitori dispone dei soldi per acquistarne uno per casa; rispettivamente, una banca come UBS non promuoverebbe dei corsi di contabilità o di matematica nella scuola media di Cevio, sapendo che in pochi saranno motivati ad iscriversi alla Scuola Cantonale di Commercio in seguito.
maggiore coinvolgimento delle direzioni nei processi di scelta e di accompagnamento dei docenti: permettendo ai Consigli di direzione di partecipare alle procedure di assunzione (e di licenziamento?) dei docenti, ampliando il loro spettro di competenze in materia (che oggi si “limita” ad alcuni aspetti della valutazione degli insegnanti), il DECS intende portare ad un livello più basso la gestione del personale, con l’obiettivo di conformarla alle particolari esigenze dei singoli istituti. In realtà, ciò porterebbe ad un clima di lavoro fatto di tensione e sospetto (i docenti non nominati, posti in regime di sorveglianza continua, dovrebbero cercare di impressionare positivamente la direzione d’istituto pur di ottenere il posto, entrando in competizione con i colleghi), con il rischio di ulteriori derive di stampo aziendalistico: in altre realtà (come ad esempio in Italia) si sta già assistendo all’introduzione di sistemi di remunerazione in funzione delle prestazioni, con veri e propri “bonus” annuali per i docenti “più meritevoli”, stabiliti proprio dalle direzioni d’istituto. Le conseguenze sarebbero devastanti: invece del rafforzamento della “comunità di apprendimento” e del “co-teaching”, nelle nostre scuole si creerebbe un ambiente di concorrenza asfissiante e nocivo per il bene stesso degli alunni.
Possiamo quindi concludere che la riforma di Bertoli, partendo da presupposti condivisibili quali ad esempio il “mantenimento dell’equità” (anche se forse sarebbe meglio parlare di una sua vera implementazione), si rivela essere un progetto perfettamente funzionale agli auspici del mercato e alle direttive neo-liberiste in materia di formazione. Essa pone infatti le basi per poter spalancare le porte della scuola pubblica alle imprese private, grazie a qualche semplice adattamento legislativo che nel contesto politico attuale sarebbe difficilmente contrastabile. Se in parlamento la sinistra è ormai del tutto marginale, c’è ben poco da sperare in un ipotetico successo in caso di referendum: ricordiamo tutti come è andata finire con le iniziative sulla scuola della VPOD…
La scuola che vogliamo”: la scuola che (purtroppo) verrà?
Nel settembre 2013, i deputati di Area Liberale Sergio Morisoli e Paolo Pamini ha presentato un’iniziativa parlamentare elaborata, intitolata “La scuola che vogliamo”, che porterà di fronte al Gran Consiglio gli adeguamenti legislativi che permetteranno di “colmare i vuoti” presenti nel progetto “La scuola che verrà”. La trentina di modifiche alla Legge della scuola proposte dall’iniziativa vanno infatti nella direzione di trasformare la scuola pubblica, intesa come luogo di istruzione dei cittadini e di formazione di un pensiero libero e critico, in un “libero mercato” formato da strutture formative indipendenti, sottoposte alle esigenze puntuali dell’economia privata e prive di qualsiasi valore socializzante o civile.
A titolo d’esempio, ricordiamo: il potere di nomina e di licenziamento dei docenti delegato alle direzioni; la libertà di scelta di istituto dove mandare i figli; parificazione definitiva tra scuole pubbliche e private; monitoraggio e valutazione annuale delle prestazioni dei docenti; commissione tripartita per i piani di studio; partecipazione di enti educativi profit e non profit; ecc.
Conclusione: meglio lasciarla così com’è oggi!
Né “La scuola che verrà” (seppure presenti alcuni aspetti interessanti e che occorrerebbe approfondire), né “La scuola che vogliamo” rappresentano un modello di scuola che corrisponda alle nostre aspirazioni: non rafforzano l’equità tra gli studenti, non garantiscono la necessaria indipendenza dal mercato, non favoriscono il libero sviluppo degli studenti né la formazione dello spirito critico fondamentale per sopravvivere nella “communication society” in cui viviamo oggi, non puntano alla creazione di un clima di lavoro e di studio solidale e aperto.
Noi non crediamo che la scuola dell’obbligo ticinese sia esente da difetti, anzi (ricordiamo l’annosa problematica della selezione sociale; la mancanza di supporti alle famiglie come mense, doposcuola, lezioni di sostegno; i piani di risparmio che continuano a colpire la scuola e il corpo docente; l’esistenza di un’istruzione “di serie A e B” perpetuata dai livelli a tedesco e matematica; un orientamento scolastico misero e spesso controproducente, …), ma certamente non è così pessima come insistono a voler dire in molti: è una buona scuola, a cui purtroppo non vengono dati i mezzi (soprattutto finanziari) per portare a termine la propria missione con risultati soddisfacenti.
E se queste sono le ricette per cambiarla, allora noi preferiamo mantenerla così com’è oggi.
28 giugno 2017 Sindacato Sisa	Lascia un commento
Nel lontano 2009, il SISA presentò all’allora consigliere di Stato Gabriele Gendotti una bozza di “Statuto dei diritti degli studenti”, che avrebbe dovuto definire in modo chiaro tutti i diritti degli allievi ticinesi, tutelandone gli interessi e promuovendo una concezione democratica dell’istruzione.
Esso avrebbe dovuto rappresentare il corrispettivo studentesco dello statuto professionale del docente, inserito nella Legge della scuola, che funge da base giuridica per l’attività degli insegnanti. La definizione dei “Diritti e doveri degli allievi” presente nel sopracitato testo di legge è infatti estremamente limitata e non prevede tutta una serie di elementi fondamentali per una vera garanzia dei diritti scolastici, sindacali e sociali agli studenti ticinesi.
Purtroppo gli sforzi del SISA non sono stati apprezzati dalle autorità, come sempre restie ad ampliare (e pure a definire) i diritti degli studenti, e la bozza consegnata al DECS è finita nel dimenticatoio.
Tuttavia, a nostro modo di vedere, l’introduzione di questo “Statuto” è assolutamente fondamentale per poter affermare che gli studenti rappresentano una “componente della scuola” con pari diritti rispetto alle altre (ossia ai docenti e ai genitori) ed è per questo che ancor oggi ne rivendichiamo l’applicazione.
Qui di seguito potete trovare il testo preparato dal SISA il 22 maggio 2009: leggetelo e diffondetelo!
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I. Principi fondamentali
Tutti gli studenti hanno pari dignità e hanno il diritto a ricevere un trattamento equo e imparziale. E’ fatto divieto di qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, su sesso, origine etnica o sociale, cittadinanza, lingua, religione, opinioni politiche, handicap, età, tendenze sessuali.
Ai sensi della presente carta per studente si intende chiunque studi all’interno di una Scuola Media Superiore, una Università oppure una scuola professionale post-obbligatoria nel Canton Ticino. Allo stesso modo sono considerati studenti coloro che pur iscritti in una scuola fuori cantone, attraverso programmi del genere Erasmus e Socrates, frequentano corsi universitari nel Canton Ticino.
Tutti gli studenti hanno diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di opinione. Tale diritto include la libertà di manifestare la propria convinzione individualmente o collettivamente, di ricevere e comunicare informazioni e idee, anche avvalendosi di strumenti informatici. Gli studenti hanno diritto di affiggere, su appositi spazi che la scuola ha l’obbligo di predisporre in luoghi accessibili a tutti gli studenti, pubblicazioni, testi, comunicati, ecc.
Tutti gli studenti hanno il diritto di riunirsi e di associarsi senza autorizzazione. Tale diritto include la libertà di costituire associazioni all’interno della scuola per fini non contrari alla legge, la libertà di aderirvi o di farne propaganda.
Alle associazioni studentesche deve essere garantito l’utilizzo di spazi adeguati, nel rispetto delle altre attività didattiche e della destinazione dei locali interessati.
1 Anche al di fuori delle sopra citate associazioni, lo studente, nel rispetto delle necessità didattiche e della destinazione degli spazi scolastici, deve avere la facoltà di usufruire di luoghi interni agli istituti dove possa svolgere attività di studio individuale e collettivo.
2 Nell’interesse di un adeguato svolgimento della didattica, lo studente deve poter usufruire di strutture informatiche e di ricerca per acquisire informazioni utili alla vita interna all’ambito scolastico ed esterna ad esso.
3 Sempre considerando le differenti esigenze didattiche e amministrative, è dovere dell’amministrazione scolastica impegnarsi a garantire il servizio di cui ai precedenti capoversi in modo adeguato e proporzionale al numero di utenti. E’ comunque auspicabile che l’attività dell’amministrazione sia volta all’adeguamento delle strutture al numero degli studenti e non viceversa.
4 L’utilizzo di apparecchiature informatiche come al capoverso 2 è a titolo gratuito. Un regolamento per evitarne gli abusi va concordato congiuntamente fra la direzione dell’istituto e l’assemblea studentesca.
1 Ogni studente ha diritto a una tassazione universitaria progressiva rispetto al reddito tenendo conto della capacità contributiva di ciascuno studente
2 Il materiale didattico in ambito di Scuole Medie Superiori e di Scuole professionali a tempo pieno è a carico dello Stato e agli studenti non è prelevata alcuna tassa né di frequenza né di contributo amministrativo.
3 Il materiale didattico in ambito di Scuola professionali a tempo parziale è a carico del datore di lavoro e agli studenti non è prelevata alcuna tassa né di frequenza né di contributo amministrativo.
4 E’ fatto obbligo di portare a conoscenza degli studenti gli indici e i meccanismo di calcolo delle tasse totali da versare, secondo una logica di massima trasparenza; tale informazione deve avvenire con un congruo anticipo rispetto alla scadenza di ogni singola rata.
Gli studenti diversamente abili hanno il diritto di partecipare attivamente alla vita scolastica. E’ compito della scuola rimuovere gli ostacoli di ogni ordine e genere che impediscano un’effettiva inclusione degli studenti diversamente abili e una loro completa affermazione nell’ambito educativo. La scuola deve istituire, nel limite della sua estensione, un servizio per l’accoglienza e il supporto a tutti gli studenti con disabilità.
Le istituzioni e l’amministrazione scolastiche sono tenute a concertare tutte le decisioni che possono riguardare gli studenti con gli organi di rappresentanza da questi eletti e con i loro sindacati.
E’ prevista l’istituzione di un Difensore Civico degli studenti che garantisca il rispetto delle disposizioni e dei principi della presente Carta e che funga da giudice di pace in casi di conflitto fra gli studenti e le autorità politiche o didattiche.
II. Servizi e qualità della didattica
L’amministrazione scolastica è improntata al rispetto dei canoni di buon andamento, trasparenza e imparzialità.
Il docente deve garantire una prova d’esame imparziale, trasparente e coerente con gli obiettivi formativi e le modalità di svolgimento delle lezioni. La valutazione del profitto dello studente non deve essere in alcun modo condizionata dal rendimento dei precedenti test.
La scuola dispone di una propria assicurazione che copre danneggiamenti o infortuni occorsi agli allievi in tempo scolastico. Essa è gratuita per gli allievi.
III. Diritti degli Studenti
1 Ciascuno studente deve avere la possibilità di effettuare gli stages e i tirocini previsti dai singoli curricoli di studio sia inerenti la formazione professionale che quella universitaria, nel rispetto dei tempi di studio, di vita e delle condizioni socio-economiche.
2 Le convenzioni stipulate fra le strutture di stages o tirocinio devono attenersi al presente Statuto.
3 Lo studente non può in nessun caso ricoprire mansioni o ruoli che non rispettino gli obiettivi formativi del curricolo che frequenta.
4 Le strutte di stage o tirocinio, di concerto con la scuola, garantiscono la copertura assicurativa per infortuni e verso terzi.
5 I tirocini e gli stages possono svolgersi esclusivamente in giorni feriali e in ore diurne e per non più di sei ore giornaliere.
6 Agli studenti che già lavorano sono riconosciute le attività lavorative svolte come attività di tirocinio o stage, purché attinenti alle finalità didattiche del curricolo frequentato.
7 Gli stages e i tirocini sottostanno alle disposizioni del Contratto collettivo di lavoro di categoria e del presente Statuto. In caso di incompatibilità fa stato il presente Statuto.
8 Agli studenti in stage e in tirocinio sono riconosciuti tutti i diritti sindacali dei lavoratori ordinari.
1 Ogni studente ha diritto a che le questioni che lo riguardano siano trattate in modo imparziale, equo ed entro un termine ragionevole dagli organi all’uopo deputati. Tale diritto comprende in particolare il diritto di ogni studente di essere ascoltato prima che nei suoi confronti venga adottato un provvedimento individuale che gli rechi pregiudizio.
2 Allo studente è riconosciuto il diritto di essere rappresentato da un sindacato o da un altro patrocinatore.
1 Nelle SMS e nelle scuole professionali a tempo pieno gli studenti dispongono in accordo con la direzione dell’Istituto da tre a cinque giornate culturali autogestite, nelle quali proporre attività didattiche e culturali alternative in piena autonomia.
2 I membri dello staff organizzativo di tali giornate possono godere di vantaggi nella frequenza delle lezioni in accordo con la direzione dell’Istituto.
3 Le attività sono approvate da una commissione dell’assemblea degli studenti e dalla direzione dell’istituto, la quale potrà bloccarne la realizzazione unicamente in casi gravi inerenti la sicurezza personale degli studenti e la legalità della proposta.
1 Il diritto allo studio è garantito ed è compito dello Stato operare in maniera tale che l’origine sociale e famigliare dello studenti non ne pregiudichi il proseguo della formazione. In particolare lo Stato offre borse di studio, lezioni di recupero gratuite, e altri provvedimenti sociali per colmare le differenze di classe fra la popolazione giovanile.
2 La scuola è gratuita ed esente da qualsivoglia tassa di iscrizione o contributo amministrativo e logistico almeno fino al grado secondario II.
1 La scuola prevede il comodato d’uso dei manuali scolastici considerati necessari ai fini dell’apprendimento.
2 La scuola si incarica di acquistare in modo centralizzato libri e manuali scolastici e di venderli a prezzi calmierati agli studenti.
1 Sono riconosciuti i diritti sindacali agli studenti, fra cui il diritto di sciopero su indizione di un’assemblea studentesca o di un’organizzazione studentesca di carattere sindacale.
2 I rappresentanti studenteschi di sede e i sindacalisti studenteschi dispongono di speciali permessi sindacali pari a 72 ore per anno scolastico previa presentazione di un giustificativo.
3 Le organizzazioni studentesche hanno il diritto di disporre di una bacheca di affissione chiusa negli atri della scuola. La scuola rende loro disponibili inoltre un’aula in cui riunirsi e in cui poter tenere un apparato documentaristico.
4 Il diritto d’assemblea studentesca è garantito. L’assemblea è convocata e gestita in modo autonomo dagli studenti ed è sovrana. Essa può riunirsi in forma ordinaria al massimo per 20 ore ad anno scolastico e in forma straordinaria illimitatamente al di fuori del normale orario di lezione. La scuola è tenuta a garantire la sua pubblicità e tutti i mezzi affinché possa essere organizzata e possa svolgersi nel migliore dei modi e senza influenzarne le decisioni. L’ordine del giorno dell’assemblea è deciso dal Comitato studentesco eletto dagli studenti oppure da 1/5 degli studenti dell’Istituto.
1 Il docente riconosce nel test scritto un modo per sapere ciò che lo studente sa e non ciò che lo studente non sa. L’atteggiamento positivo e non punitivo dell’esame è quindi garantito.
2 E’ consentito programmare unicamente due test scritti per settimana e una sola interrogazione orale.
3 I test e le interrogazioni vanno programmati all’inizio dell’anno in accordo con la classe.
4 E’ garantita la pluralità della valutazione al fine di un giudizio obiettivo. In quest’ottica ogni materia deve poter disporre della valutazione di almeno due test scritti a semestre. Al termine di ogni semestre il docente è tenuto a offrire un test di recupero per quegli allievi che lo necessitano. I lavori scritti a sorpresa sono vietati
La scuola garantisce adeguate uscite di carattere culturale, scientifico e sportivo durante ogni anno scolastico. In particolare le classi quarte liceali hanno il diritto di una settimana di gita di maturità a scopo culturale. Nel caso in cui non si trovassero docenti disponibili, la direzione ha l’obbligo di nominare d’ufficio il numero necessario.
IV. Disposizioni speciali per le Università
L’università deve garantire agli studenti il diritto di inserire all’interno del proprio piano di studi attività formative liberamente scelte anche fra quelle proposte e organizzate dagli studenti, previo il riconoscimento degli organi didattici preposti.
Al fine di garantire il massimo grado di informazione e di supporto possibile allo studente, ciascuno docente deve garantire presenza nell’orario di ricevimento prestabilito, sia per chiarimenti sulla materia di insegnamento che per consigli sulla propria carriera di studi; la stessa disponibilità richiesta al corpo docente deve essere garantita anche dai rettori nell’ambito della possibilità che la carica ricoperta concede.
1 Ciascuno studente ha diritto all’elettorato attivo e passivo all’interno dell’università purché in regola con l’iscrizione alla stessa.
2 Le strutture dell’università devono dare adeguata pubblicità riguardo a tempi e modi di partecipazione alle elezioni dei rappresentanti degli studenti.
3 Tramite la rappresentanza studentesca gli studenti partecipano alle decisioni riguardanti l’organizzazione della didattica e alla valutazione del sistema formativo.
4 I rappresentanti degli studenti hanno diritto a partecipare ai lavori dei consigli o delle commissioni in cui sono stati eletti o nominati. In caso di concomitanza con lezioni con frequenza obbligatoria, la frequenza viene considerata acquisita, purché il rappresentante studentesco partecipi ai suddetti consessi.
Gli studenti che siano impossibilitati a frequentare le lezioni a causa di impegni lavorativi o simili, e che diano prova di tali impedimenti oggettivi, possono inoltrare alla presidenza della facoltà un’istanza al fine del riconoscimento della condizione di studente a tempo parziale. Tale condizione permette allo studente, di concerto con il docente, di concordare l’impegno accademico nelle varie materie. Gli studenti a tempo parziale possono sempre scegliere di non aderire a tali forme di iscrizione part-time mantenendo la loro condizione di studenti ordinari.
1 Ogni facoltà ha l’obbligo di istituire almeno quattro sessioni di laurea per ciascun anno accademico, le cui date devono ricevere adeguata pubblicità.
2 Ciascuno studente ha il diritto di scegliere l’argomento della tesi di laurea ed avere tutti gli strumenti idonei per portarla a compimento.
1 Ciascuno studente ha il diritto alla mobilità tra le università così come, all’interno dell’université frequentata, tra facoltà e curricoli diversi. Tale mobilità viene applicata tramite una didattica che miri al pieno riconoscimento dei crediti formativi ottenuti.
2 Ciascuno studente ha diritto di effettuare periodo di studio all’estero.
3 Tale diritto viene garantito attraverso l’erogazione di borse di studio Erasmus e da un sistema didattico che miri al pieno riconoscimento dei crediti regolarmente acquisiti in università estere.
Il presente Statuto si affianca ai regolamenti esistenti. Le norme contenute nella presenta Carta prevalgono sulle disposizioni e sulla normativa scolastica e universitaria cantonale in contrasto con le stesse. Restano salve tutte le condizioni più favorevoli agli studenti.
Tutti gli atti e documenti richiesti dagli studenti per l’attuazione della presente Carta e per l’esercitazione dei diritti connessi sono esenti da bolli, imposte di registro, o di qualsiasi altra specie e da tasse.
Una delle principali rivendicazioni del SISA è la piena e reale applicazione del diritto allo studio, purtroppo ancor oggi non garantito a numerose studentesse e studenti ticinesi.
La Costituzione della Repubblica e Cantone Ticino recita:
“Il Cantone provvede affinché ognuno possa beneficiare di un’istruzione e di una formazione adeguata e possa perfezionarsi conformemente ai suoi desideri e alle sue attitudini” (art. 14).
Tuttavia, i dati forniti proprio da Dipartimento dell’Educazione (DECS), che regolarmente pubblica un rapporto sullo stato del sistema educativo ticinese, mostrano come in realtà il Cantone non provveda davvero a garantire a tutti i cittadini delle pari opportunità di formazione.
Se osserviamo i dati relativi ai tassi di bocciatura per origine sociale, notiamo immediatamente come gli studenti provenienti dalle classi sociali più basse siano confrontati con un tasso d’insuccesso nettamente superiore a quello dei propri compagni più benestanti. Se questa differenza rimane contenuta al livello della scuola obbligatoria, essa esplode però al momento della transizione al settore secondario superiore (nelle SMS – Scuole Medie Superiori, ossia licei e SCC – gli allievi ricchi bocciano mediamente la metà delle volte di quelli poveri!).
Tuttavia, anche nella Scuola media possiamo riscontrare una discriminazione importante laddove viene compiuta una selezione tra gli studenti ritenuti “più capaci” e “gli altri”: i livelli A e B. Nel grafico qui riportato possiamo osservare come, a parità di intelligenza, uno studente ricco ha maggiori probabilità di finire in un corso attitudinale, mentre uno proveniente da un gruppo sociale meno favorito è destinato al corso base.
Tutto questo a cosa è dovuto? A genitori poco attenti all’educazione dei propri figli? Ad una “stupidità intrinseca” degli studenti socialmente svantaggiati? Ci pare proprio di no.
La verità è che non è solo la scuola a determinare lo sviluppo intellettuale di una persona, ma anche (se non soprattutto) l’ambiente familiare in cui essa cresce e le risorse culturali (e finanziarie) che questo è in grado di mettere a sua disposizione. Così, il figlio di un avvocato o di un medico, che vive in una casa con una grande biblioteca, con un genitore (forse anche laureato) a casa con il tempo per sostenerlo negli studi e con la possibilità di seguire delle lezioni private, crescerà inevitabilmente in un ambiente intellettualmente più stimolante e con tutti gli strumenti per poter intraprendere una “carriera scolastica” di successo. Viceversa, il figlio di un operaio o di una donna delle pulizie, i cui genitori lavorano entrambi fino a tarda sera (lasciandolo magari di fronte alla TV per delle ore) e che non hanno un titolo di studio particolarmente prestigioso né il tempo o la capacità di seguirlo negli studi (così come i soldi per pagargli delle ripetizioni), riscontrerà indubbiamente maggiori difficoltà scolastiche rispetto al suo compagno più benestante.
Le differenze sociali si ripercuotono naturalmente anche sulle scelte scolastiche una volta terminata la scuola dell’obbligo: per molte famiglie non è sostenibile mantenere un figlio agli studi per altri 4, 8, 10 anni e sono quindi costrette a spingerlo verso un apprendistato che gli permetta di diventare finanziariamente autonomo quanto prima. Le famiglie benestanti, viceversa, non hanno nessuna preoccupazione di questo tipo e possono anche permettere ai propri figli di sperimentare più vie prima di trovare quella che più li soddisfa.
Ma esiste una soluzione? Certo che sì.
Lezioni di sostegno e di assistenza allo studio, doposcuola di recupero scolastico, tasse d’iscrizione progressive secondo il reddito, totale gratuità del materiale scolastico, classi ridotte (per permettere ai docenti di meglio seguire i propri alunni in difficoltà), borse di studio, alloggi a pigione moderata per gli studenti universitari, ecc.
La ricetta è nota, manca purtroppo solo la volontà politica di applicarla: occorre lottare insieme per far sì che le cose cambino!
Il 22 maggio 2016 il SISA ha organizzato un seminario sul tema del diritto allo studio: leggi qui qualche spunto in più sul tema!