Source: http://www.magistraturademocratica.it/mdem/speciale/famiglia-minori/sezioni-specializzate-per-le-persone-la-famiglia-e-i-minori.php
Timestamp: 2018-04-26 16:56:19+00:00
Document Index: 28789961

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 38', 'art. 333', 'art. 115', 'art. 669', 'art. 111']

per le persone, la famiglia e i minori:
o una battaglia persa?
Il ddl 2953 approvato dalla Camera dei Deputati il 10 marzo 2016 e attualmente al vaglio del Senato con il suo art. 1, comma 1, lett. b) sembrerebbe porre le basi per quella riforma ordinamentale e processuale del diritto di famiglia, da lungo tempo reclamata dagli operatori del settore, ed in particolare dall’avvocatura specializzata.
Tuttavia, da un esame approfondito del testo, la proposta in questione si pone ben lungi da quella svolta epocale che l’enfatica affermazione dell’abolizione del tribunale per i minorenni e la contestuale istituzione di sezioni specializzate per la persona, la famiglia e i minori lasciano presagire.
La norma sopra richiamata infatti conserva una sorta di doppio binario di giurisdizione, suddividendo le competenze tra le sezioni specializzate circondariali, istituite presso ogni tribunale, e quelle distrettuali, le quali dovranno operare nella stessa composizione del tribunale per i minorenni.
Alle sezioni circondariali è attribuita la competenza in materia di:
stato e capacità delle persone;
separazione, divorzio e scioglimento della famiglia di fatto;
tutte le attuali competenze del tribunale per i minorenni ex art. 38 disp. att. c.c., con l’esclusione dei c.d. procedimenti de potestate;
i procedimenti ex art. 333 c.c. nei soli casi in cui sia già pendente un procedimento di separazione, divorzio o di scioglimento della famiglia di fatto;
i procedimenti di competenza del giudice tutelare.
Le seconde saranno invece competenti in materia di:
procedimenti ex artt. 330 ss c.c.;
Alle sezioni distrettuali saranno assegnati i magistrati, anche onorari, già addetti al tribunale per i minorenni.
Ad un occhio attento non può dunque sfuggire come il rischio sia quello di riprodurre esattamente l’attuale sistema, pur nell’alveo della giurisdizione ordinaria.
Brevi considerazioni sugli aspetti ordinamentali
La riforma oggi all’esame del Parlamento ha certamente il pregio di abolire finalmente una giurisdizione speciale, residuo di un epoca in cui il minore non era riconosciuto come titolare di diritti soggettivi, e con essa il suo abnorme rito camerale, privo di ogni garanzia del giusto processo, irrinunciabile quando sono in gioco interessi di rango costituzionale quali sono i diritti relazionali delle persone, ed in particolare di quelle minorenni.
Preoccupa, tuttavia, la scelta operata di conservare un doppio binario di giurisdizione per le questioni che coinvolgono gli interessi dei minori, con particolare riguardo ai giudizi di cui agli artt. 330 ss c.c.
L’attribuzione alle sezioni distrettuali della competenza a decidere sui procedimenti relativi alla responsabilità genitoriale nel caso di pregiudizio per il minore appare del tutto illogica, atteso che proprio in tale materia, ancor più che in altre, l’ambito territoriale assume particolare rilevanza per l’effettività dei diritti in gioco, con la conseguente necessità di vedere riconosciuto il Giudice di prossimità.
Peraltro, l’inevitabile rischio di sovrapposizioni e di conflitti di giudicato, e la conseguente esigenza di concentrazione delle tutele hanno indotto il legislatore a confermare la previsione di una vis attrattiva, pur molto depotenziata rispetto al traguardo raggiunto dalla riforma della filiazione, onde attribuire al giudice già chiamato a statuire sull’affidamento del figlio anche il potere di emanare gli ulteriori provvedimenti nel suo interesse.
Ma chiunque si occupi quotidianamente di diritto minorile sa quanto sottile sia la linea di demarcazione tra i giudizi di limitazione e quelli ablativi della responsabilità genitoriale, soprattutto quando vengano introdotti dal Pubblico Ministero.
Perché dunque sottrarre alla competenza del giudice di prossimità la competenza in materia di decadenza della responsabilità genitoriale? Sul punto è bene ricordare che quello stesso giudice oggi, in forza dell’attrazione di competenze operata dalla legge 219/2012, ha già il potere di dichiarare la decadenza dalla responsabilità genitoriale ogni qual volta nell’ambito dei giudizi di scioglimento della famiglia ravvisi un grave pregiudizio per i minori coinvolti.
Altrettanto preoccupa la mancata previsione dell’esclusività delle funzioni nelle sezioni specializzate circondariali e la scarsa valorizzazione del ruolo del PM, che dovrebbe invece accompagnare l’auspicato contenimento dei poteri officiosi del giudice.
Infine, mi sia consentita un’ultima considerazione sugli aspetti ordinamentali di questa proposta di riforma, che riprende la vexata questio della composizione dell’organo giudicante e del ruolo dei c.d. componenti privati.
È bene ricordare che l’Italia è l’unico Paese europeo a concepire la presenza di esperti nelle scienze psicologiche e comportamentali all’interno dei collegi giudicanti civili.
La particolare efficienza del nostro modello di giustizia penale minorile, identicamente riprodotto nel ddl in questione, non deve sviare.
Il contributo dell’esperto nei collegi penali ha infatti la finalità di comprendere quale sia la pena più adeguata alle esigenze e alle potenzialità di recupero dell’imputato minorenne. Ciò evidentemente non vale per i collegi civili, chiamati oggi – non così nel 1934 – a svolgere una funzione giurisdizionale di tutela dei diritti fondamentali della persona.
È noto infatti come il giudice non possa porre a fondamento della decisione la propria scienza privata, salvo che si tratti di nozioni di comune esperienza (art. 115 c.p.c.).
La specializzazione del giudice – fondamentale nella materia che ci occupa – deve essere garantita dalla formazione continua, dall’esperienza sul campo e dal costante contatto con gli ausiliari e i consulenti tecnici, ma non può porsi in contrasto con i principi del giusto processo.
A ciò si aggiunga che il testo di legge qui esaminato si mostra confuso nella definizione di ruoli e competenze dei magistrati non togati previsti nelle sezioni distrettuali, con il conseguente rischio di vedere confermata quella prassi distorta, da troppo tempo posta in atto nei tribunali minorili, di delegare ai giudici onorari l’istruttoria dei processi civili riguardanti i minori, consentendo così agli stessi di filtrare l’acquisizione delle prove con le proprie competenze tecniche fuori da ogni garanzia processuale.
L’aspetto sicuramente più pregevole di questa proposta di riforma è costituito dall’intervento sul rito dei procedimenti riguardanti la famiglia e i minori, sotto il duplice profilo del tentativo di formalizzare e preordinare il procedimento camerale, da un lato, e di unificare i giudizi relativi allo scioglimento della famiglia, sia essa fondata sul matrimonio oppure no, dall’altro.
Il legislatore intende delegare il Governo a dettare una disciplina omogenea per i procedimenti in materia di separazione e divorzio giudiziale e in materia di filiazione fuori dal matrimonio, che sia caratterizzata dalla concentrazione delle domande e delle difese nel ricorso introduttivo.
Nel rispetto delle specifiche necessità di celerità e urgenza proprie di questa materia, viene inoltre confermata la previsione dell’emissione di provvedimenti temporanei e urgenti a seguito della prima udienza di comparizione personale delle parti, per la cui impugnazione viene però riproposto l’istituto del reclamo in corte di appello, con buona pace di chi da tempo auspica una maggior applicazione del reclamo al collegio ex art. 669 terdecies c.p.c.
L’esecutivo viene pure delegato a disciplinare i procedimenti consensuali di separazione, divorzio e scioglimento della famiglia di fatto. Sbalordisce tuttavia che dopo i passi compiuti verso la degiurisdizionalizzazione venga qui ancora prevista l’udienza di comparizione delle parti davanti al Presidente del Tribunale, e ciò benché siano molti gli uffici giudiziari che stanno assumendo la prassi – nei procedimenti disciplinati dal rito camerale nei quali non deve essere esperito il tentativo di conciliazione – di non convocare le parti, limitandosi a recepire, ove non contrarie all’interesse di eventuali minori coinvolti, le condizioni contenute nel ricorso introduttivo.
Da ultimo si evidenzia una scarsa sistematicità del nuovo sistema qui proposto, laddove il nuovo rito uniforme viene applicato esclusivamente ai procedimenti di disgregazione della famiglia, con esclusione delle azioni di stato, delle altre cause matrimoniali e di ogni azione connessa a quelle precedenti.
Quanto ai procedimenti in materia di responsabilità genitoriale, demandati alle sezioni distrettuali, assistiamo ad una apprezzabile limitazione dei poteri officiosi del giudice e ad una puntuale definizione del regime delle impugnazioni.
Tuttavia, se da un lato conforta il richiamo al cautelare uniforme in relazione ai provvedimenti urgenti emessi nei procedimenti c.d. de potestate – benché sarà necessario comprendere se con l’aggettivo urgenti si vogliano intendere tutti i provvedimenti interinali, e non malauguratamente solo quelli emessi inaudita altera parte o comunque connotanti una situazione di particolare emergenza – d’altro lato appare riduttiva l’indicazione dell’impugnabilità in Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. per i soli provvedimenti ablativi della responsabilità genitoriale, con esclusione di quelli che ne dispongono la limitazione.