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Danno morale: non dovuto se non allegato e non provato (A.Esposito).
Mercoledì 05 Dicembre 2012 22:00	Anna Esposito
Nulla è dovuto per il danno morale, se non allegato e non provato. Tanto ha affermato il Giudice di Pace aderendo al principio enunciato dalla Suprema Corte a Sezioni Unite, con la sentenza numero 26972 dell’11 novembre 2008. La lettura costituzionalmente orientata dell’articolo 2059 c.c., come norma deputata alla tutela risarcitoria del danno non patrimoniale inteso nella sua più ampia accezione, riporta il sistema della responsabilità aquiliana nell’ambito della bipolarità prevista dal vigente codice civile tra danno patrimoniale e danno non patrimoniale. Sotto tale aspetto, il risarcimento del danno patrimoniale da fatto illecito è connotato da atipicità, postulando l’ingiustizia del danno di cui all’articolo 2043 c.c. la lesione di qualsiasi interesse giuridicamente rilevante, mentre quello del danno non patrimoniale è connotato da tipicità, perché tale danno è risarcibile solo nei casi determinati dalla legge e nei casi in cui sia leso un diritto costituzionalmente qualificato. Il danno non patrimoniale, identificandosi con il danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica, costituisce categoria unitaria non suscettiva di suddivisione in sottocategorie. Il riferimento a determinati tipi di pregiudizio, in vario modo denominati ( danno morale, danno biologico, danno da perdita del rapporto parentale ) risponde ad esigenze descrittive, ma non implica il riconoscimento di distinte categorie di danno (Giudice di Pace di Ottaviano - sentenza del 04.04.2012).
nella causa civile iscritta al numero 2662 / 10 del Ruolo Generale degli affari contenziosi avente ad oggetto:
risarcimento danni derivante dalla circolazione di autoveicoli, vertente
SSS Giovanni nato a <...> il <...>, C.F.: <...>, residente in Scafati (SA), alla Via Aaa, 1, elettivamente domiciliato in Terzigno, al Viale Ppp , nello studio dell’avvocato Aaa RRR, che lo difende e lo rappresenta, in virtù di procura a margine dell’atto di citazione in giudizio;
Milano Assicurazioni S.p.A., in persona del suo legale rappresentante pro tempore, difeso e rappresentato dall’avvocato MMM Nnn, in virtù di procura in calce alla comparsa di costituzione e risposta, elettivamente domiciliata in <...>, alla Via <...>, nello studio dell’avvocato Ccc Ccc;
AAA Pasquale, C.F.CNFPQL81C02G813W, residente in Scafati (SA), alla Via Passanti, 1;
CONVENUTO CONTUMACE
All’udienza del 26 marzo 2012, le parti concludevano come da relativo verbale.
Preliminarmente rileva osservare che non si è proceduto alla redazione dello svolgimento del processo, in puntuale applicazione della norma dettata dall’articolo 132, c.p.c., come novellato dall’articolo 45, comma 17, della legge numero 69 del 18 giugno 2009, entrata in vigore il 4 luglio 2009, con applicazione immediata anche ai giudizi pendenti in primo grado, ai sensi dell’articolo 58, 2° comma, della citata legge.
Passando ad esaminare le ragioni di diritto della decisione rileva osservare che va dichiarata la contumacia dell’AAA Pasquale, ritualmente citato e non costituitosi in giudizio.
Nel caso ora allo scrutinio di questo giudice, lo SSS Giovanni ha proposto azione diretta nei confronti della propria impresa di assicurazione, pertanto, per un più agevole approccio al thema decidendum rileva osservare che la procedura di risarcimento diretto è disciplinata dall’articolo 149 del Decreto Legislativo numero 209 del 7 settembre 2005, c.d. Codice delle Assicurazioni Private, e dagli articoli 3 e 4 del relativo regolamento di attuazione ( D.P.R. numero 254 del 18 luglio 2006 Regolamento recante disciplina del risarcimento diretto dei danni derivanti dalla circolazione stradale – entrato in vigore il 1° gennaio 2007, ed applicabile ai sinistri verificatisi a partire dal 1° febbraio 2007 – ).
Ai sensi del combinato disposto dell’articolo 149 e degli articoli 1, 3 e 4 del citato D.P.R. numero 254 del 2006, la procedura di risarcimento diretto ( secondo la quale, il danneggiato, in presenza di particolari condizioni oggettive e soggettive, deve rivolgere la richiesta di risarcimento nei confronti della propria compagnia di assicurazione, e se non è stato soddisfatto in via stragiudiziale può proporre azione diretta nei soli confronti della propria impresa di assicurazione ) si applica ai sinistri tra due veicoli a motore identificati ed assicurati per la responsabilità civile obbligatoria, dal quale siano derivati danni ai veicoli coinvolti o ai loro conducenti o alle cose trasportate di proprietà dell’assicurato o del conducente.
L’impresa di assicurazione del danneggiato, che è obbligata a provvedere alla liquidazione dei danni per conto dell’impresa di assicurazione del veicolo responsabile, deve formulare una << congrua offerta di risarcimento del danno >> oppure deve comunicare i motivi specifici che le impediscono di effettuare una proposta di risarcimento entro 90 giorni nel caso di lesioni, 60 giorni nel caso di danni riguardanti i veicoli o le cose, 30 giorni nel caso di danni riguardanti i veicoli o le cose, qualora il modulo di denuncia di sinistro sia stato sottoscritto da entrambi i conducenti dei veicoli coinvolti.
Nel caso di esito infruttuoso della fase stragiudiziale della procedura di risarcimento diretto ( e cioè: nel caso in cui l’impresa di assicurazione ha comunicato i motivi che le impediscono di effettuare una proposta di risarcimento; nell’ipotesi di mancata comunicazione di offerta o di diniego della stessa entro i termini stabiliti dall’articolo 148; nel caso in cui non è stato raggiunto un accordo in ordine al risarcimento del danno ), << il danneggiato può proporre l’azione diretta …. nei soli confronti della propria impresa di assicurazione >>, ai sensi del 6° comma del citato articolo 149.
Rileva, altresì, osservare che controversa è la posizione del responsabile civile nella procedura di risarcimento diretto. Parte della dottrina muovendo dal presupposto che il danneggiato non perde il diritto risarcitorio nei confronti dell’impresa del responsabile civile ed, altresì, che l’impresa del danneggiato agisce quale sostituto ex lege dell’impresa del danneggiante, afferma che il responsabile civile può essere ritenuto legittimato passivo nell’azione giudiziale e litisconsorte necessario. Pertanto, il danneggiato, nel proporre l’azione diretta nei confronti della propria società assicuratrice, deve citare anche il responsabile civile in veste di litisconsorte necessario al fine di rendere opponibile anche a quest’ultimo l’accertamento della sua responsabilità, in vista della successiva azione di rivalsa mentre non dovrà coinvolgere nel giudizio l’impresa del responsabile civile, né sarà ammissibile il coinvolgimento di quest’ultima nel giudizio risarcitorio per effetto di un eventuale chiamata in causa da parte del danneggiante.
Altra parte della dottrina, muovendo dall’interpretazione letterale della norma, ritiene che il responsabile civile non deve essere evocato in giudizio, non essendo litisconsorte necessario.
A parere di questo giudice una lettura costituzionalmente orientata del citato articolo 149, 6° comma, impone di ritenere che, nel giudizio instaurato dal danneggiato nei confronti della propria impresa di assicurazione, deve essere evocato anche il responsabile civile del danno, atteso che la pronuncia di condanna al risarcimento del danno postula il previo accertamento e la previa declaratoria della responsabilità soggettiva nella causazione dell’evento dannoso.
Correttamente, pertanto, è stato evocato in giudizio anche l’AAA Pasquale, dovendosi procedere all’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro.
Orbene, ai fini dell’operatività del sistema dell’indennizzo diretto nella fattispecie de qua, occorre verificare se sussistono tutti i presupposti richiesti dalla legge, subito avvertendosene la sussistenza.
Alla luce dell’or richiamata normativa va dichiarata la proponibilità della domanda avendo lo SSS Giovanni documentalmente provato non solo di aver costituito in mora, mediante lettera spedita in raccomandazione e con avviso di ricevimento ( il 14 settembre 2009 ), la S.p.A. Milano Assicurazioni che assumeva il rischio derivante dalla circolazione dell’autovettura Ford Fiesta, targata XX 0X0 XX di sua proprietà, ma anche di aver inviato ( in pari data) la suddetta lettera per conoscenza alla S.p.A. UGF Assicurazioni, Divisione Aurora, assuntrice del rischio derivante dalla circolazione dell’autovettura Volkswagen Golf, targata YY 0Y0 YY, di proprietà dell’AAA Pasquale e di aver lasciato decorrere, per la instaurazione del presente giudizio, lo spatium deliberandi previsto dalla medesima normativa, subito osservandosi che l’esame dell’esistenza di una condizione di proponibilità della domanda di risarcimento dei danni può essere condotta d’ufficio, in ogni stato e grado del giudizio.
Rileva, altresì, osservare che sono da ritenere sussistenti la rispettiva legittimatio ad causam delle parti (condizione dell’azione ), nonché la loro rispettiva titolarità del rapporto sostanziale dedotto in giudizio ( questione di merito ), provate dalla documentazione ritualmente prodotta e dalla prova testimoniale.
In particolare per quanto riguarda la legittimatio ad causam della convenuta S.p.A. Milano Assicurazioni, rileva osservare che lo SSS Giovanni ha dato la prova dell’assunzione del rischio derivante dalla circolazione dell’autovettura Ford Fiesta, di sua proprietà, da parte della citata S.p.A., sia mediante la produzione della copia del certificato della polizza di assicurazione rilasciato dalla citata società assicuratrice ( relativa alla menzionata autovettura Ford Fiesta ).
Destituita di fondamento giuridico è l’eccezione di improponibilità della domanda. Sul punto giova osservare che lo SSS, a seguito della richiesta di integrazione della domanda risarcitoria ha, il 26 novembre 2009, integrato la documentazione richiesta e dopo il decorso dello spatium deliberandi ha promosso l’azione giudiziaria, atteso che l’atto introduttivo del presente giudizio è stato notificato il 19 aprile 2010, conseguendone, si ripete, la proponibilità della domanda de qua.
Passando, ora, all’esame del merito della causa, atteso che anche nella procedura di indennizzo diretto occorre procedere all’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro, rileva osservare che il testimone VVV Ggg, escusso all’udienza del 31 gennaio 2011, ha confermato la versione dei fatti prospettata dall’attore con l’atto di citazione in giudizio, con dichiarazioni puntuali, precise e dettagliate.
Dalle risultanze istruttorie acquisite è emerso che verso la fine del mese di luglio dell’anno 2009, alle ore 10,00 circa, in Terzigno, l’autovettura Ford Fiesta, di proprietà dello SSS Giovanni e dallo stesso condotta fu urtata, alla sua parte anteriore sinistra, da un’autovettura Golf che, proveniente dal senso di marcia opposto, nell’effettuare il sorpasso ad altro veicolo, invadeva la corsia di marcia percorsa dalla menzionata Ford Fiesta. È, altresì, emerso che a seguito dell’urto il conducente della menzionata autovettura Ford Fiesta riportò lesioni personali.
L’istruttoria orale e documentale ha evidenziato che la responsabilità dell’evento dannoso per cui è causa è da ravvisare nella sola illecita, imprudente e negligente condotta di guida del conducente della suddetta autovettura Volkswagen Golf, che ha violato le più elementari norme di comune prudenza e diligenza e, pertanto, va dichiarato esclusivo responsabile del sinistro de quo, nulla potendosi addebitare alla conducente della suddetta autovettura Ford Fiesta.
Costituisce ius receptum nella Giurisprudenza del Supremo Collegio il principio, condiviso da questo giudice, secondo il quale il conducente di un veicolo, nell’accingersi ad un sorpasso, che costituisce manovra pericolosa e complessa, deve accertare che vi sia spazio libero sufficiente perché esso possa avvenire senza alcun pericolo ( Cass. 19 dicembre 1986, n. 7748, tra le tante, anche successive, conformi ). La Suprema Corte ha, altresì, puntualizzato che in tema di circolazione stradale, perchè la manovra di sorpasso possa dirsi corretta è necessario che chi la pone in essere abbia, fra l’altro, a disposizione visibilità idonea e spazio sufficiente, dovendosi intendere, quanto alla visibilità idonea, che non sussistano ostacoli sulla direttrice di marcia per un tratto tale che consenta di effettuare la manovra di sorpasso in condizioni di sicurezza e cioè in modo tale che il conducente che sorpassa non debba trovare impedimenti al normale compimento della manovra ( Cass. pen. 12 gennaio 1988, Apuzzo; Cass. pen. 16 ottobre 1990, Del Monte ); nel caso di superamento di veicoli in sosta il conducente del veicolo sorpassante ha l’obbligo di accertarsi di poter effettuare la manovra senza pericolo e di disporre di spazio libero sufficiente ( Cass. pen. 2 giugno 1980, Galli ).
Ai fini della decisone occorre considerare che il comportamento colposo di uno dei conducenti non comporta, di per sé, il superamento della presunzione di corresponsabilità posta dall’articolo 2054, II° comma, c.c., dovendosi accertare anche il comportamento di guida tenuto dall’altro conducente, al fine di verificare se lo stesso si è pienamente uniformato alle norme sulla circolazione ed a quelle di comune prudenza.
La Suprema Corte ha, altresì, affermato il principio, condiviso da questo giudice, secondo il quale la prova liberatoria deve ritenersi offerta dal danneggiato dalla dimostrazione che la condotta di guida dell’altro conducente sia stato il fattore causale esclusivo dell’evento dannoso, o dall’accertamento che sussisteva l’oggettiva impossibilità di attuare da parte del danneggiato una qualche idonea manovra di emergenza, siccome nel caso de quo.
In aderenza all’or rievocato orientamento giurisprudenziale, nella fattispecie in rassegna, è da escludere l’applicabilità della presunzione di pari colpa dei conducenti dei veicoli, ex articolo 2054, II° comma, c.c, subito osservandosi che la presunzione in argomento ha funzione meramente sussidiaria ed è utilizzabile solo nei casi in cui non è dato ricostruire la dinamica del sinistro stradale ( Cass. 11 Giugno 1997, n. 5250, tra le tante, anche successive, conformi ), laddove nel caso di specie in rassegna non è dato negare la possibilità di una puntuale ricostruzione della dinamica del sinistro di che trattasi.
Ne consegue, pertanto, la fondatezza della domanda per quanto di ragione.
In ordine al quantum debeatur, si deve ritenere accertato, alla stregua della consulenza medico legale di ufficio della dottoressa Lucia Terracciano, immune da vizi logici e tecnici ed alle cui conclusioni, adeguatamente motivate, questo giudice ritiene di uniformarsi, che alle lesioni riportate dallo SSS Giovanni sono conseguiti postumi di carattere permanente valutati nella misura del 3 %, un periodo di invalidità temporanea assoluta di giorni 6, un periodo di invalidità temporanea parziale di giorni 20 valutabile al 75% e un periodo di invalidità temporanea parziale di giorni 20 valutabile al 50%.
Al riguardo rileva osservare che la Suprema Corte ha affermato il principio secondo il quale il bene della salute costituisce, come tale, oggetto di autonomo diritto primario assoluto ( articolo 32 della Costituzione ), sicchè il risarcimento dovuto per la sua lesione non può essere limitato alle conseguenze che incidono soltanto sull’idoneità a produrre reddito, ma deve autonomamente comprendere il danno biologico, che, inteso come la menomazione dell’integrità psico – fisica della persona in sé e per sé considerata in quanto incidente sul valore uomo in tutta la sua dimensione, non si esaurisce nella sola attitudine a produrre ricchezza, ma si collega alla somma delle funzioni naturali riguardanti il soggetto nel suo ambiente di vita ed aventi rilevanza non solo economica ma anche biologica, sociale, culturale ed estetica.
Effettuando la concreta liquidazione della somma da riconoscere, a titolo di risarcimento, tenuto conto della natura delle lesioni riportate, del grado di invalidità residuato ed attestato dal C.T.U. nella misura del 3 %, dell’età del danneggiato al momento del sinistro per cui è causa ( anni 28 ), facendo riferimento ai criteri indicati nella Legge numero 57 del 2001, trattandosi di lesioni micropermanenti e di sinistro avvenuto dopo l’entrata in vigore della citata legge, tenuto conto dell’aggiornamento delle somme ( D.M. 17 giugno 2011, pubblicato nella G.U. numero 147 del 27 giugno 2011 ), deve liquidarsi, a titolo di danno biologico da invalidità permanente, la somma di € 2.486,62, da ridurre ad € 2.472,95, in tal misura quantificato il danno in argomento dall’attore.
Per quanto riguarda, poi, il danno biologico temporaneo, tenuto conto dei criteri applicati in campo nazionale ( che prevedono € 44,28 per ogni giorno di inabilità ) va liquidata la somma di € 265,68 ( € 44,28 X 6 = € 265,68 ) per invalidità temporanea totale di giorni 6, € 664,20 ( € 33,21 X 20 = € 664,20 ) per invalidità temporanea parziale di giorni 20 valutabili al 75 % ed € 442,80 ( € 22,14 X 20 = € 442,80 ) per invalidità temporanea parziale di giorni 20 valutabili al 50 %.
Nulla è dovuto per il danno morale, in quanto non allegato e non provato. Sul punto rileva osservare che questo giudice, mutando il precedente orientamento ed aderendo al principio enunciato dalla Suprema Corte a Sezioni Unite, con la sentenza numero 26972 dell’11 novembre 2008, ritiene che la rilettura costituzionalmente orientata dell’articolo 2059 c.c., come norma deputata alla tutela risarcitoria del danno non patrimoniale inteso nella sua più ampia accezione, riporta il sistema della responsabilità aquiliana nell’ambito della bipolarità prevista dal vigente codice civile tra danno patrimoniale e danno non patrimoniale. Sotto tale aspetto, il risarcimento del danno patrimoniale da fatto illecito è connotato da atipicità, postulando l’ingiustizia del danno di cui all’articolo 2043 c.c. la lesione di qualsiasi interesse giuridicamente rilevante, mentre quello del danno non patrimoniale è connotato da tipicità, perché tale danno è risarcibile solo nei casi determinati dalla legge e nei casi in cui sia cagionato da un evento di danno consistente nella lesione di specifici diritti inviolabili della persona. Il danno non patrimoniale, identificandosi con il danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica, costituisce categoria unitaria non suscettiva di suddivisione in sottocategorie. Il riferimento a determinati tipi di pregiudizio, in vario modo denominati ( danno morale, danno biologico, danno da perdita del rapporto parentale ) risponde ad esigenze descrittive, ma non implica il riconoscimento di distinte categorie di danno.
Ne consegue, pertanto, che nell’ambito della categoria generale del danno non patrimoniale, il danno morale non individua una autonoma categoria di danno ma, rientrando nel danno biologico, descrive, tra i vari possibili pregiudizi non patrimoniali, un tipo di pregiudizio costituito dalla sofferenza soggettiva cagionata dal reato in sé considerata. Sofferenza la cui intensità e durata nel tempo non assumono rilevanza ai fini della esistenza del danno, ma solo della quantificazione del risarcimento.
Alla luce dell’or citata sentenza a Sezioni Unite della Suprema Corte il danno morale, inteso come sofferenza morale determinata dal “ non poter fare ”, non è in re ipsa, ma è danno conseguenza e, come tale, deve essere allegato e provato, con la conseguenza che in mancanza di allegazione e di prova, siccome nel caso in esame, è esclusa la sua risarcibilità, dovendosi escludere la automatica liquidazione del danno de quo.
Allo SSS deve essere liquidata la somma di € 200,00 per le spese mediche documentate e non liquidate in via equitativa.
La somma complessiva da liquidare a favore dello SSS Giovanni è di € 4.045,63.
Accertata la sussistenza dei requisiti richiesti dalla legge ai fini dell’applicabilità della procedura di risarcimento diretto, accertata, altresì, la responsabilità esclusiva dell’AAA Pasquale nella produzione del sinistro stradale di che trattasi, considerato che, nella procedura di risarcimento diretto, ai sensi del citato articolo 149, l’unico soggetto tenuto al risarcimento dei danni è l’impresa del danneggiato e non anche il responsabile civile, questo giudice condanna la S.p.A. Milano Assicurazioni ( assuntrice, al momento del sinistro per cui è causa, del rischio derivante dalla circolazione dell’autovettura Ford Fiesta di proprietà dello SSS Giovanni ) al pagamento, in favore dello SSS Giovanni, della somma di € 4.045,63.
La suddetta somma è liquidata all’attualità e, pertanto, non è suscettibile di rivalutazione monetaria.
Sulla detta somma sono dovuti gli interessi da lucro cessante nella misura del 2%, calcolati, in applicazione del principio giurisprudenziale affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 1712 del 1995, non sugli importi liquidati all’attualità bensì sulla somma devalutata, in base agli indici ISTAT, al momento della fatto e rivalutata anno per anno a partire dalla data della domanda fino alla data della pubblicazione della presente sentenza, oltre agli interessi al tasso legale, da calcolare, sulla somma liquidata all’attualità, dalla data della pubblicazione della presente sentenza a quella della estinzione dell’obbligazione risarcitoria.
Le spese processuali seguono la soccombenza e vanno liquidate d’ufficio come da dispositivo.
Le spese di C.T.U., come liquidate in corso di causa, dovranno gravare in via definitiva a carico della convenuta S.p.A..
Il Giudice di Pace di Ottaviano, avvocato Anna Esposito, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta dallo SSS Giovanni nei confronti dell’AAA Pasquale e della S.p.A. Milano Assicurazioni, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, ogni altra domanda ed eccezione disattese, così provvede:
1 ) dichiara la contumacia dell’AAA Pasquale;
2 ) dichiara l’AAA Pasquale esclusivo responsabile nella produzione dell’evento dannoso per cui è causa;
3 ) in parziale accoglimento della domanda condanna la S.p.A. Milano Assicurazioni, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, al pagamento, in favore dello SSS Giovanni, della somma di € 4.045,63, al valore attuale, oltre agli interessi come calcolati nella motivazione;
4 ) condanna la S.p.A. Milano Assicurazioni, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, al pagamento delle spese processuali che liquida in complessivi € 2.260,00 di cui € 460,00 per spese ( comprese quelle di C.T.U.), € 1.000,00 per diritti ed € 800,00 per onorario, oltre al rimborso spese generali, I.V.A. e C.P.A., con attribuzione, ex art. 93 c.p.c., all’avvocato Aaa Rrr.
Così deciso in Ottaviano il 4 aprile 2012
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