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Timestamp: 2020-04-09 07:53:03+00:00
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L'estradizione | Salvis Juribus
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Pubblicato 27 June 2019 | by Gioia Arnone | in Internazionale
Estradizione: significato e classificazione
L’estradizione è un meccanismo di cooperazione internazionale tra più Stati Sovrani, che prevede la consegna da uno Stato (Stato richiesto) ad un altro (Stato richiedente), di un soggetto riconosciuto responsabile di un reato commesso nello Stato richiedente, affinché venga sottoposto a giudizio o all’esecuzione di una pena divenuta irrevocabile.
L’estradizione è condizionata al requisito della “doppia incriminazione”, ovvero il fatto per il quale è richiesta deve essere inteso come reato sia dalla legge italiana che da quella straniera.
Si parla di: – estradizione attiva o dall’estero, quando è lo Stato Italiano che la richiede, per reati commessi in territorio italiano; – estradizione passiva o per l’estero, quando è lo Stato Italiano che la concede dietro richiesta di uno Stato estero.
Affinché l’organo giurisdizionale italiano decida favorevolmente rispetto alla richiesta di estradizione passiva, occorrono le seguenti condizioni: – una sentenza irrevocabile di condanna pronunciata all’estero nei confronti dell’estradando, ovvero gravi indizi di colpevolezza a suo carico; – per lo stesso fatto e nei confronti della stessa persona della quale è domandata l’estradizione non deve essere in corso un procedimento penale, né essere stata pronunciata sentenza irrevocabile nello Stato italiano; – la sentenza rispetto alla quale è stata presentata domanda di estradizione non deve contenere disposizioni contrarie ai principi fondamentali dello Stato Italiano; – non vi siano motivi di ritenere che l’estradando verrà sottoposto all’estero ad atti persecutori o discriminatori oppure a pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti o ad atti che configurano violazione dei diritti fondamentali della persona; – per il reato rispetto al quale è richiesta l’estradizione, occorre che l’estradando non sia stato sottoposto ad un procedimento che non ha garantito il rispetto dei diritti fondamentali; – non deve trattarsi di reati politici e di reati per i quali è prevista all’estero la pena di morte.
Procedimento di estradizione dall’Italia verso l’estero
Il procedimento di estradizione passiva si suddivide in due fasi: giurisdizionale ed amministrativa.
La prima fase giurisdizionale ha inizio con la trasmissione della domanda di estradizione, unitamente ai documenti ritenuti necessari, da parte di uno Stato Estero al Ministro della Giustizia Italiano.
Salvo che ritenga di dovere immediatamente respingere la domanda e salvo che l’estradando acconsenta espressamente alla propria estradizione il Ministro trasmette la domanda e gli atti allegati al Procuratore Generale presso la Corte d’appello competente, del luogo ove l’imputato/condannato ha la residenza, dimora, domicilio o dove si trova fisicamente al momento della richiesta.
L’estradizione non può essere concessa senza la decisione favorevole della Corte d’appello.
Ricevuta la domanda, il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello, dovrà convocare l’estradando, con l’assistenza obbligatoria di un avvocato, al fine di provvedere alla sua identificazione ed interrogarlo in merito al suo eventuale consenso all’estradizione.
L’interessato è avvisato che è assistito da un difensore di ufficio, ma che può nominarne uno di fiducia.
Entro tre mesi dal ricevimento della domanda il Procuratore Generale dovrà presentare e depositare presso la cancelleria della Corte d’appello la propria requisitoria. Del deposito viene dato avviso all’estradando, al suo difensore e all’eventuale rappresentante dello Stato richiedente che possono prendere visione degli atti e presentare memorie entro 10 giorni dall’avviso.
Scaduto detto termine, il Presidente di Corte d’Appello fissa l’udienza per la decisione con decreto da notificarsi alle parti almeno 10 giorni prima, a pena di nullità. L’udienza in camera di consiglio, si svolge senza la presenza del pubblico.
Fino a cinque giorni prima dell’udienza possono essere presentate memorie in cancelleria.
La Corte d’appello decide con sentenza in camera di consiglio dopo aver assunto le informazioni e disposto gli accertamenti ritenuti necessari e dopo aver sentito il Procuratore Generale, il difensore dell’estradando e, se compaiono, la persona della quale è richiesta l’estradizione e il rappresentante dello Stato richiedente.
Nel corso del procedimento di estradizione è prevista anche la possibilità che vengano applicate misure coercitive nei confronti dell’estradando, quali la custodia cautelare in carcere o gli arresti domiciliari.
La sentenza è impugnabile con ricorso in Corte di Cassazione, anche per il merito.
La fase amministrativa del procedimento di estradizione per l’estero si apre a seguito del consenso dell’estradando, ovvero a seguito del provvedimento giurisdizionale favorevole all’estradizione.
Entro 45 giorni dalla ricezione del verbale che contiene il consenso all’estradizione, ovvero dalla notizia della scadenza del termine per l’impugnazione o dal deposito della sentenza della corte di cassazione, il Ministro della Giustizia dovrà esprimere il proprio parere definitivo.
È da notare che il Ministro della Giustizia italiano può respingere la domanda di estradizione anche se l’estradando ha dato il proprio consenso oppure la Corte d’appello ha pronunciato sentenza favorevole.
In caso il Ministro si pronunci in senso favorevole la sua decisione è comunicata allo Stato richiedente, con l’indicazione del luogo e della data della consegna dell’estradando. Se nel termine stabilito lo Stato richiedente non prende in consegna l’estradando, il provvedimento di concessione dell’estradizione perde efficacia e l’interessato dovrà essere liberato.
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