Source: http://docplayer.it/17072054-1-la-direttiva-habitat-1.html
Timestamp: 2017-09-22 20:28:26+00:00
Document Index: 55054084

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 10']

1. La Direttiva «Habitat» 1 - PDF
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2 1. La Direttiva «Habitat» Introduzione Il 21 maggio 1992 la Commissione Europea ha deliberato la «Direttiva relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche» (92/43/CEE), facendo seguito a una richiesta già da lungo tempo avanzata dal Consiglio d Europa e da organizzazioni non governative (NGO), volta a conferire maggiore peso a livello comunitario alla politica di difesa della natura. Per l Unione Europea, la Direttiva «Habitat» rappresenta la prima norma completa e vincolante in materia di protezione delle specie e degli habitat. Con l introduzione della Direttiva «Habitat» si è dato nuovo impulso anche alla Direttiva «Uccelli» (79/409/CEE), che fino a tale momento aveva goduto di poca considerazione. I siti dichiarati Zona di Protezione Speciale per l avifauna sono da inserire direttamente nella Rete Natura 2000 (92/43/CEE, preambolo, art. 3, par. 1). 1.2 Obiettivi e contenuti della Direttiva «Habitat» Con la Direttiva «Habitat» l Unione Europea ha ribadito l intenzione di dare completezza al proprio interno alla normativa in materia (Commissione Europea DG XI 1994), articolando la protezione della natura con maggiore efficacia. Grazie al recepimento da parte dei vari sistemi giuridici nazionali si intendono uniformare le disposizioni tra i singoli Stati membri. La Commissione mira a superare le diversità esistenti negli standard di tutela dei vari paesi, individuando posizioni più omogenee per la protezione di flora, fauna e habitat. Ciò consentirà un migliore coordinamento della politica di difesa della natura a livello comunitario. Obiettivo prioritario della Direttiva è creare i presupposti atti a preservare la biodiversità in Europa. Una migliore protezione degli habitat nonché della flora e della fauna intende fornire un contributo mirato allo sviluppo sostenibile. La Direttiva in oggetto risponde con ciò a quanto indicato dalla Dichiarazione di Rio sullo sviluppo sostenibile (1992). La Direttiva illustra ampiamente le proprie finalità nel preambolo e nell art. 2. L art. 2 par. 1 recita: «Scopo della presente direttiva è contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche ( )». La principale misura prevista è la creazione di una rete ecologica di zone di protezione (Natura 2000). Tali siti non devono essere posti necessariamente sotto tutela in senso stretto. L importante è infatti mirare all interno di tali zone ad uno sviluppo positivo nel suo complesso dello spazio naturale attraverso una gestione adeguata del territorio e dell uso del suolo. Gli Stati membri sono tenuti a evitare un deterioramento di tali siti. Le misure da adottarsi nei siti «sono intese ad assicurare il mantenimento o il ripristino ( ) degli 1 Il testo del 1 cap. è tratto da AA. VV., Natura 2000 in Alto Adige. Ripartizione Natura e Paesaggio, Provincia di Bolzano, Bolzano 2001.
3 habitat naturali e delle specie di flora e fauna selvatiche di interesse comunitario» (art. 2, par. 2). La Direttiva offre a tale riguardo due diversi approcci che, accanto agli strumenti più specificatamente rivolti ai siti, contemplano anche aspetti classici di tutela delle specie: - Tutela delle specie: misure di protezione (regolamentazione del prelievo, divieti di cattura e di uccisione) per le specie minacciate, come per esempio per tutte le specie di pipistrello europeo e di balena, nonché per determinanti piante officinali (P.es. arnica). Le misure previste rendono la specie oggetto di tale regolamentazione, senza considerarne in tale prima fase gli habitat (art della Direttiva). - Tutela degli habitat: gli habitat vengono protetti in quanto tali, e non «solamente» per via delle specie animali e vegetali in essi presenti. E stata stilata una lista di habitat ben definiti (paludi, dune, prati inondati, ecc.) che sono oggetto di una tutela particolare, riportati all allegato I della Direttiva. La direttiva non contempla solamente elementi conservativi di tutela della natura, prevedendo anche, ad esempio, la reintroduzione di talune specie indigene (p. es. il gipeto nell area alpina o il camoscio d Abruzzo). All art. 2 par. 2, nonché nella sesta motivazione riportata nel preambolo, si parla altresì di un ripristino degli habitat minacciati di cui all allegato I della Direttiva «Habitat» nell ambito dei siti da individuarsi per la Rete Natura La Direttiva rivolge poi in una certa misura la propria attenzione al resto del paesaggio (art. 10), prevedendo tra l altro di conservare e di incentivare la realizzazione di «elementi del paesaggio a struttura lineare» al fine di migliorare la qualità ecologica dello stesso e di rafforzare la filosofia dell associazione di biotopi. Fig. 1. Distribuzione delle regioni biogeografiche in cui è articolato lo spazio europeo secondo la Direttiva «Habitat». I psic bergamaschi rientrano nelle regioni alpina e continentale.
4 1.3 La struttura della Direttiva «Habitat» La tabella 1 fornisce una panoramica sulla struttura della Direttiva Habitat e sui principali contenuti dei singoli articoli. In particolare la Direttiva è strutturata in quattro parti principali: - una parte introduttiva contenente finalità e definizioni; una parte che regolamenta la tutela degli habitat; una sezione che regolamenta la tutela delle specie; un ultima parte che regolamenta l applicazione e l informazione. Tab. 1. Schema dei contenuti della Direttiva «Habitat» L allegato I elenca un ampia gamma di habitat naturali e seminaturali che rappresentano componenti caratteristiche dello spazio naturale e del paesaggio
5 europeo. In esso rientrano i tipi di habitat di interesse comunitario in base alle loro caratteristiche ecologiche, alla loro rarità e alla loro rappresentatività. Figurano quindi non solamente ambienti di particolare interesse naturalistico quali le torbiere basse o le torbiere alte, ma anche siti particolari di piccola estensione, come le dune mobili, nonché i terreni erbosi calcarei ricchi di specie di orchidee. Vengono poi riportati i tipi di habitat fortemente connotati dal paesaggio antropico. Particolare attenzione viene riservata ad esempio alle praterie montane da fieno, ai prati aridi mediterranei, alle praterie magre da fieno di pianura, alle desehas spagnole. Complessivamente, l elenco comprende 198 tipi di habitat, 64 dei quali di interesse prioritario, indicati nell allegato con un asterisco. In Italia sono presenti 129 di questi tipi di habitat (Ministero dell Ambiente, 2000). L allegato II riporta le specie animali (221 specie) e vegetali (360 specie) per le quali si devono adottare particolari misure di conservazione o i cui habitat vanno sottoposti a tutela (Servizio Conservazione della Natura Ministero dell Ambiente). Anche nell allegato due sono espressamente indicate le specie cui l UE ha assegnato importanza prioritaria. L allegato III contiene i criteri di selezione dei siti destinati a formare la Rete Natura 2000 L allegato IV elenca le specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa per le quali dovranno adottare misure particolari di conservazione: le specie animali riportate in tale allegato non possono essere uccise né catturate, né deliberatamente disturbate durante le fasi critiche del loro ciclo vitale (letargo, riproduzione). All allegato V si ritrovano invece specie sia animali che vegetali il cui prelievo nella natura è soggetto a determinate regole e il cui sfruttamento potrebbe essere oggetto di misure di gestione. L allegato VI riporta metodi e mezzi di cattura e di uccisione nonché modalità di trasporto vietati. E altresì proibito impiegare animali mutilati o ciechi come esche viventi per catturare altri animali e catturare uccelli adescandoli dal suolo attraverso il canto di loro simili resi inetti al volo. Fig. 2. Sviluppo temporale previsto per l istituzione della Rete Natura 2000.