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Timestamp: 2017-01-19 02:31:07+00:00
Document Index: 13034110

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2400']

Circolare Agenzia Entrate n. 8 del 06.02.2003
Trattamento fiscale del patrimonio separato delle
società costituite per la cartolarizzazione di crediti
2. Il trattamento fiscale del patrimonio separato delle
La legge 30 aprile 1999 n. 130 ha introdotto nel nostro ordinamento
giuridico una disciplina generale e organica in materia di operazioni di cartolarizzazione di crediti, consentendone la realizzazione attraverso
società di diritto italiano appositamente costituite.
L'articolo 6 della legge citata, recante disposizioni fiscali e di
bilancio, nulla dispone in merito al regime fiscale da applicarsi al patrimonio separato costituito per l'effettuazione delle operazioni in esame.
Al riguardo previsioni normative espresse risultano invece dettate da
leggi speciali che prescrivono un regime di neutralità, ai fini IRPEG e IRAP, del patrimonio separato delle
società costituite per realizzare le peculiari operazioni di cartolarizzazione ivi disciplinate
(cfr. art. 22, comma 9, del D.L. n. 350 del 2001; art. 2, comma 6, del D.L. n. 351 del
2001; art. 7, comma 11, e art. 8 comma 10, del D.L. n. 63 del 2002).
Con la presente circolare si intende chiarire il trattamento fiscale
da applicarsi al patrimonio separato costituito per le operazioni di cartolarizzazione di crediti poste in essere ai sensi della legge n. 130 del
Come noto, le cartolarizzazioni, consistono in operazioni finanziarie
complesse, già ampiamente utilizzate all'estero, caratterizzate dalla presenza di
più negozi giuridici tra loro collegati, mediante i quali portafogli di crediti (derivanti, ad esempio, da mutui o altre forme di
impiego) vengono selezionati e aggregati al fine di costituire un supporto finanziario a garanzia di titoli
(asset backed securities - ABS) collocati nel mercato dei capitali.
In particolare, nel modello accolto dalla legge n. 130 del 1999
l'operazione si realizza attraverso la cessione di crediti da parte del creditore cedente ad altro soggetto, denominato
società veicolo, Special purpose vehicle (S.P.V.), appositamente costituito e avente per oggetto
esclusivo la realizzazione di una o più operazioni di cartolarizzazione dei crediti
(cfr. art. 3, comma 1, della legge n. 130 del 1999). La società veicolo, a sua volta, provvede all'emissione dei titoli destinati alla
circolazione per finanziare l'acquisto dei crediti dal cedente (c.d.
originator) e, successivamente, al recupero dei crediti acquistati e al rimborso dei titoli emessi.
L'attività svolta dallo S.P.V. è ben delineata dalla legge. Tale
società si limita a divenire cessionaria dei crediti e ad emettere, a fronte di essi, titoli negoziabili, restandole preclusa ogni
attività imprenditoriale diversa da quelle strettamente necessarie all'effettuazione
della singola operazione. Inoltre, poiché l'S.P.V. non ha una propria struttura operativa
nè dipendenti, la legge prevede l'obbligo di indicare nel prospetto informativo i soggetti incaricati a svolgere le diverse
attività connesse all'operazione (cfr. art. 2, comma 3, della legge n. 130 del 1999).
La funzione principale dell'SPV è dunque quella di rendere concreta
la fuoriuscita di attivi patrimoniali dal bilancio dell'originator e di realizzare l'operazione attraverso la segregazione degli stessi attivi in
apposito patrimonio separato.
Il particolare, ai sensi dell'articolo 3, comma 2, della legge n. 130
del 1999, i crediti che formano oggetto di ciascuna operazione di cartolarizzazione costituiscono patrimonio separato ad ogni effetto,
rispetto a quello dello S.P.V. e rispetto a quello relativo ad altre operazioni di
cartolarizzazione. Trattasi di un patrimonio a destinazione vincolata, in via esclusiva, al soddisfacimento dei diritti incorporati nei
titoli emessi per finanziare l'acquisto dei crediti, nonché al pagamento dei costi dell'operazione
(cfr. art. 1, comma 1, lettera b, della legge n. 130 del 1999).
Il flusso di liquidità che l'incasso dei crediti
è in grado di generare è dunque funzionale in via esclusiva - insieme alle garanzie
collaterali che assistono l'operazione - al rimborso dei titoli emessi, alla corresponsione degli interessi pattuiti ed al pagamento dei costi
Considerato che il valore ed il rendimento dei titoli dipende dalla
realizzazione da parte dello S.P.V. della massa dei crediti acquisiti, si
può rilevare come i crediti ceduti, pur rimanendo nella titolarità della
società veicolo, sotto un profilo strettamente finanziario vengano trasferiti ai portatori dei titoli, in quanto viene traslato su questi
ultimi il rischio di credito connesso al portafoglio ceduto.
Tuttavia, una volta pagati tutti i portatori dei titoli e
salvaguardata la posizione dei garanti dell'operazione, potrebbero residuare, dopo queste destinazioni di somme, importi ulteriori, costituiti
da eventuali eccedenze fra quanto ottenuto dalla società veicolo
nell'attività di incasso dei crediti e quanto conferito agli investitori a titolo di interessi e rimborso capitale. Tali importi andrebbero a formare
un utile dell'operazione che, qualora non risulti assorbito dagli stessi titoli o da apposite obbligazioni c.d. "partecipative" (per lo
più sottoscritte dallo stesso originator), potrebbe essere acquisito dalla
stessa società veicolo, ipotesi quest'ultima non esclusa dalla legge (cfr. art. 2 comma 3, lettera h, della legge n. 130 del 1999).
Le operazioni di cartolarizzazione sono dunque caratterizzate da una
serie continua di scambi di flussi finanziari, a partire dal trasferimento
delle risorse dai debitori ceduti all'S.P.V., in seguito segregate nel patrimonio
cartolarizzato, alla distribuzione dei fondi secondo l'ordine di priorità prestabilito nel regolamento di emissione dei titoli,
nonchè nel prospetto informativo.
In particolare, i flussi attivi del patrimonio separato sono
costituiti dagli incassi derivanti dai crediti cartolarizzati (a titolo di capitale, interessi, interessi di mora, commissioni,
etc.) o dai proventi derivanti dall'investimento temporaneo della liquidità, in attesa che le
disponibilità finanziarie del patrimonio cartolarizzato vengano destinate come
più avanti specificato
I flussi passivi invece riguardano il pagamento dei costi
dell'operazione di cartolarizzazione (ad esempio compensi per le prestazioni di servizi rese dagli altri soggetti coinvolti nell'operazione di
cartolarizzazione) ed il pagamento delle cedole e rimborso del capitale delle varie categorie di titoli emessi.
L'ammontare complessivo dei flussi attivi confluisce in un unico
"serbatoio" (normalmente denominato "issuer available funds") che, in forza
dei descritti principi di cui alla legge n. 130 del 1999, può essere utilizzato esclusivamente per il pagamento dei flussi passivi di cui sopra,
per cui è preclusa all'S.P.V. ogni diversa destinazione delle suddette somme.
Anche un'eventuale eccedenza dei flussi attivi di periodo rispetto
all'ammontare delle obbligazioni pecuniarie da soddisfare per il medesimo periodo - ipotesi remota, in ragione dei meccanismi di remunerazione dei
titoli emessi - rimane comunque vincolata al patrimonio cartolarizzato e destinata al pagamento dei debiti del patrimonio medesimo.
Ne consegue che, nel corso dell'operazione di
cartolarizzazione, l'S.P.V. non ha in alcun modo la disponibilità dei predetti flussi attivi,
in quanto destinati in via esclusiva al soddisfacimento dei creditori del patrimonio separato. Solo a conclusione dell'operazione, una volta
soddisfatti tutti i creditori del patrimonio stesso, l'eventuale eccedenza residua
potrà entrare nella disponibilità dell'S.P.V., se così stabilito
negozialmente.
Coerente con queste caratteristiche delle operazioni di
cartolarizzazione è il provvedimento del 29 marzo 2000, con cui la Banca d'Italia ha dettato indicazioni per la redazione del bilancio della
società veicolo, dando applicazione al principio generale di prevalenza della
sostanza sulla forma che caratterizza i bilanci redatti ai sensi del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 87. L'Organo di Vigilanza ha chiarito che
le informazioni contabili relative a ciascuna operazione di cartolarizzazione devono essere separate dalle informazioni afferenti la
situazione economico-patrimoniale della S.P.V., per trovare evidenza in appositi prospetti da allegare alla nota integrativa al bilancio.
Da quanto sopra esposto emerge come la
società veicolo, nello svolgimento di ciascuna operazione di cartolarizzazione - quindi permanendo
il vincolo di destinazione del patrimonio separato - non risulti essere destinataria di alcun provento o interesse proprio che possa assumere
rilevanza, dal punto di vista fiscale, nei singoli periodi di imposta nei quali si svolge ciascuna operazione di
I risultati economici derivanti dalla gestione del
patrimonio cartolarizzato, nel corso della realizzazione delle operazioni in esame, non
entrano nella disponibilità della società veicolo, rimanendo quest'ultima estranea ad essi. Infatti, il rischio di credito connesso alla gestione del
portafoglio di crediti grava sui sottoscrittori dei titoli. Pertanto, anche le risultanze
dell'attività gestoria devono assumere rilevanza in capo ai medesimi sottoscrittori in sede di rimborso del capitale investito.
E' da escludersi, quindi, l'imponibilità in capo alla
società veicolo di eventuali spread di periodo collegati a possibili disallineamenti
temporali tra flussi finanziari del patrimonio cartolarizzato relativi all'incasso dei crediti acquisiti e al pagamento dei proventi promessi ai
sottoscrittori o derivanti dal reinvestimento delle disponibilità liquide survalenti o ancora provocati dall'indebitamento necessario per far fronte
alle scadenze.
In sostanza, si ritiene che il vincolo di destinazione dei patrimoni
"segregati", con riferimento a tale peculiare ipotesi, esclude a priori un profilo di possesso del reddito rilevante ai fini tributari.
Tale assunto risulta in linea con quanto disposto dalla Banca d'Italia
nel citato provvedimento del 29 marzo 2000, in base al quale il conto economico della S.P.V. non risulta influenzato dai flussi attivi e passivi
afferenti ai crediti collegati al patrimonio cartolarizzato, sia per sorte capitale che per interessi attivi,
nè dalle spese sostenute dalla società stessa per la gestione di ciascuna operazione.
Tuttavia, rimane fermo che l'eventuale risultato di gestione del
portafoglio crediti che residui una volta soddisfatti tutti i creditori del patrimonio separato, e di cui la S.P.V. risulti destinataria, deve essere
attratto a tassazione nel momento in cui entra in possesso del percettore, quindi, a scadenza di ciascuna operazione di
cartolarizzazione. Soltanto in tale momento, nel caso di specie, maturano le circostanze di certezza nell'
an e di determinabilità del quantum prescritte dall'articolo 75 del TUIR, affinché
un dato componente possa concorrere a formare il reddito imponibile.
Infine, si conferma l'obbligatorietà degli adempimenti contabili di
registrazione delle operazioni di gestione ai sensi dell'articolo 14 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600,
così come precisato nella risoluzione n. 54/E del 26 febbraio 2002, posto che tali
formalità assicurano il controllo fiscale sui meccanismi di formazione dei risultati economici della gestione
dei singoli patrimoni e sui criteri di imputazione di tali risultati agli aventi titolo.
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