Source: https://www.neicomuni.com/
Timestamp: 2020-08-14 07:28:29+00:00
Document Index: 32389785

Matched Legal Cases: ['art. 106', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 119', 'art. 195', 'art. 106', 'art. 193', 'art. 106', 'art. 13']

Fondo per le funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane: pubblicato il decreto
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 182 del 21 luglio 2020 è stato pubblicato il Decreto del Ministero dell’Interno 16 luglio 2020, concernente la “Criteri e modalità di riparto del fondo, avente una dotazione di 3,5 miliardi di euro, istituito presso il Ministero, per concorrere ad assicurare ai comuni, alle province ed alle città metropolitane le risorse necessarie per l’espletamento delle funzioni fondamentali, per l’anno 2020, anche in relazione alla possibile perdita di entrate connesse all’emergenza COVID-19”, in attuazione di quanto previsto dall’art. 106 del DL. n. 34/2020.
Come è noto, tale disposizione ha previsto l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero dell’Interno, di un Fondo per l’esercizio delle funzioni fondamentali degli enti locali, con una dotazione, per il 2020, di 3 miliardi di euro a favore dei Comuni (Allegato A del Decreto) e mezzo miliardo a favore delle Province e delle Città metropolitane (Allegato B del Decreto); si tratta di risorse utili ad assicurare agli EE.LL. l’espletamento delle funzioni fondamentali, anche in relazione alla possibile perdita di entrate connesse all’emergenza COVID-19.
I criteri e le modalità di riparto del predetto fondo, tra gli enti di ciascun comparto, sono stati individuati valutando gli effetti dell’emergenza COVID-19 sui fabbisogni di spesa e sulle minori entrate al netto delle minori spese, tenendo conto, altresì, delle risorse già assegnate a vario titolo dallo Stato, a ristoro delle medesime minori entrate e maggiori spese.
Enti Locali / evidenza / News - 07/23/2020
Allegazione della copia del documento d’identità è essenziale ai fini delle istanze rivolte alla P.A.
L’istanza presentata alla Pubblica Amministrazione priva della copia del documento di identità deve essere considerata nulla: è quanto affermato dal TAR Friuli Venezia Giulia, sez. prima, nella sent. 6 luglio 2020, n. 228.
La ratio della previsione dell’onere di produrre, insieme alle istanze dirette alla P.A. o alle dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà, anche una copia del documento di identità (come in entrambi i casi è prescritto dal comma 3 dell’art. 38 d.P.R. n. 445/2000) è legata alla necessità, per l’Amministrazione, di identificare in modo certo il richiedente, visto che la semplificazione amministrativa consente di presentare le istanze anche non di persona, e il documento di identità diventa, quindi, l’unica modalità idonea a tal fine.
Secondo il Collegio, in linea con altri precedenti (cfr.: Consiglio di Stato, sez. V, sent. 20 agosto 2018, n. 4959; sent. 26 marzo 2012, n. 1739), l’allegazione della copia fotostatica del documento del sottoscrittore, prescritta dal comma 3 dell’art. 38 d.P.R. n. 445 del 2000, è adempimento inderogabile, atto a conferire – in considerazione della sua introduzione come forma di semplificazione – autenticità legale alla sottoscrizione apposta in calce alla domanda e giuridica esistenza; si tratta, pertanto, di un elemento integrante della fattispecie normativa, teso a stabilire, data l’unità della fotocopia sostitutiva del documento di identità e della sottoscrizione dell’istanza, un collegamento tra l’istanza ed il documento ed a comprovare, oltre alle generalità dell’istante, l’imputabilità al soggetto che sottoscrive.
Ne consegue che l’assenza della copia fotostatica del documento di identità non determina una mera incompletezza, idonea a far scattare il potere di soccorso da parte dell’Ente tramite la richiesta di integrazioni o chiarimenti sul suo contenuto, bensì la giuridica inesistenza dell’istanza.
L’utilizzo reiterato dell’anticipazione di tesoreria: i warning della Corte dei conti
L’utilizzo reiterato dell’anticipazione di tesoreria determina il venir meno del carattere temporaneo ed eccezionale di tale strumento e rappresenta un modo per eludere il divieto dell’art. 119 Cost. che consente di ricorrere ad indebitamento solo per finanziare le spese di investimento: è quanto evidenziato dalla Corte dei conti, sez. reg. di controllo per la Toscana, nella delib. n. 60/2020/PRSP del 16 luglio 2020.
È evidente, secondo i giudici contabili, che l’anticipazione di liquidità “perpetua” non viene semplicemente utilizzata per il superamento di crisi di liquidità meramente temporanee ma diventa mezzo ordinario e fisiologico di gestione per il pagamento delle spese: tutto ciò evidenzia un’endemica sofferenza della gestione di liquidità che caratterizza la situazione di cassa dell’ente che si ritrova in anticipazione strutturale.
La mancata restituzione dell’anticipazione di tesoreria a fine anno, inoltre, integra, di fatto, una fattispecie simile ad un vero e proprio “mutuo” atipico destinato a finanziare spese correnti, quale sintomo palese di una sofferenza cronica nella gestione della cassa e delle entrate.
La mancata ricostituzione di somme vincolate certifica lo squilibrio di cassa dell’Ente
Secondo quanto previsto dall’art. 195 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000), le entrate a destinazione vincolata, seppur temporaneamente utilizzate per il pagamento di spese correnti, devono essere prontamente ricostituite con le prime entrate libere che affluiscono nella cassa.
Secondo la Corte dei conti, sez. reg. di controllo per la Toscana, nella delib. n. 60/2020/PRSP dello scorso 16 luglio 2020, tali fondi vengono reperiti dall’Ente per finalità specifiche e, pertanto, il loro ritardato impiego o distrazione per gli scopi a cui sono state destinate potrebbe determinare un improprio finanziamento di spese altrimenti non finanziabili, oltre alla mancata realizzazione delle medesime finalità.
Gli enti che a fine esercizio non hanno restituito l’anticipazione di tesoreria e/o che non hanno interamente reintegrato le entrate a destinazione vincolata devono considerarsi, quindi, in squilibrio di cassa.
Enti Locali / News - 07/22/2020
Bilancio di previsione e verifica degli equilibri: disposta la proroga al 30 settembre
Sulla G.U. n. 180 del 18 luglio 2020, n. 180, è stata pubblicata la Legge 17 luglio 2020, n. 77, che ha convertito, con modificazioni, il Decreto Rilancio (DL 19 maggio 2020, n. 34).
Diventa ufficiale, di conseguenza, quanto già ampiamente anticipato durante l’iter di conversione: l’art. 106 comma 3 bis dispone lo spostamento al 30 settembre 2020 del termine ultimo per l’approvazione del bilancio di previsione 2020-2022, “in considerazione delle condizioni di incertezza sulla quantità delle risorse disponibili per gli enti locali” (così l’incipit della disposizione).
Il medesimo differimento è previsto per la verifica degli equilibri, adempimento da svolgere ordinariamente secondo la periodicità indicata nel regolamento di contabilità dell’Ente e, comunque, entro il 31 luglio di ogni anno, come disposto dall’art. 193, comma 2, del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000).
Infine, la norma, per l’esercizio 2021, fissa al 31 gennaio 2021 il termine per la deliberazione del bilancio di previsione.
Pubblicazione presso il MEF di delibere e regolamenti tributi: le nuove scadenze per il 2020
L’art. 106, comma 3 bis, in particolare, dispone che, limitatamente all’anno 2020, vale il termine del 16 novembre (in luogo di quello ordinario del 28 ottobre) per la pubblicazione sul sito del MEF (Dipartimento delle Finanze) delle delibere e dei regolamenti concernenti i tributi comunali diversi dall’imposta di soggiorno, dall’addizionale comunale all’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), dall’imposta municipale propria (IMU) e dal tributo per i servizi indivisibili (TASI), ai fini dell’efficacia di tali atti.
Conseguentemente, è previsto un maggior tempo anche per l’invio telematico al MEF ai fini della suddetta pubblicazione (art. 13, comma 15, del DL n. 201/2011): la scadenza è quella del 31 ottobre, in luogo di quella “ordinaria” del 14 ottobre.
Sciacca (AG): servizio “Prometheus” – supporto, consulenza e formazione continuativi con i nostri esperti
Il Comune di Sciacca (AG) ha affidato alla nostra società il servizio “Prometheus”: supporto, consulenza e formazione continuativi con i nostri esperti.
In particolare, il servizio prevede:
Area dedicata di consulenza personalizzata sul portale per porre quesiti e/o richiedere consulenza diretta telefonica o in videoconferenza ai nostri esperti, con risposta e/o soluzione entro 48 ore;
Contatto diretto e continuativo con i nostri esperti a mezzo di messaggistica istantanea o
telefonata diretta;
Archivio informatico con risposte a quesiti e FAQ organizzate per argomento;
Area dedicata per accedere ai documenti e poterli condividere;
Visualizzazione dei video corsi in e-learning;
Partecipazione ai webinar di 2 ore con approfondimento di argomenti attuali e novità normative;
Bollettino settimanale di aggiornamento normativo;
Rivista trimestrale di approfondimento tematico curata dai nostri esperti.
comuni - 07/21/2020
Mongrassano (CS): supporto risposta Corte dei Conti
Il Comune di Mongrassano (CS), al fine di ottemperare nel modo corretto, ed entro i termini di legge, all’obbligo di rispondere alla Sezione Regionale della Corte dei Conti, ha affidato ad Interdata Cuzzola Srl, il servizio di supporto formativo finalizzato alla redazione degli atti e delle comunicazioni necessarie nei rapporti con la Corte dei conti.
In particolare, i nostri professionisti, provvederanno, in collaborazione agli uffici interessati, ad analizzare le richieste della Corte sotto il profilo giuridico e contabile, indicando gli adempimenti necessari e supportando gli
uffici nella predisposizione degli stessi, ivi compresa la collazione dei documenti a supporto da presentare alla Corte.
Interpretazione principi contabili: non valgono le indicazioni dell’ANCI e dal Consiglio Nazionale dei Commercialisti
Segnaliamo la recente delib. n. 60/2020/PRSP della Corte dei conti, sez. reg. di controllo per la Toscana, nella quale i giudici hanno affermato che, in materia di interpretazione dei principi contabili, non hanno valenza le indicazioni fornite dall’ANCI e dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti.
Nel caso specifico oggetto della deliberazione, un Comune, nel calcolo del FCDE al 2015, aveva utilizzato il metodo ordinario c.d. ridotto, applicando a rendiconto una riduzione del 36% sul totale del fondo, determinando, in sintesi, un valore più basso. Secondo l’Ente, tale scelta sarebbe stata avvalorata dalle indicazioni riportate nello schema di relazione approvata dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti nonché da alcune interpretazioni dei principi contabili fornite dopo l’entrata in vigore dei suddetti principi, tra cui una fornita dall’ANCI.
La Corte, però:
ha evidenziato che il dato letterale del principio contabile relativo al calcolo del FCDE non lascia spazio ad altre interpretazioni, prevedendo un solo metodo di calcolo del FCDE ordinario e non altre fattispecie quale quelle individuata dall’Ente (metodo ordinario “ridotto”);
ha stigmatizzato una probabile confusione con l’accantonamento a bilancio di previsione del FCDE e con la determinazione secondo il metodo semplificato;
soprattutto, ha sottolineato “come il richiamo alle indicazioni del Consiglio Nazionale dei Dottori commercialisti sia privo di pregio non avendo tali indicazioni alcuna valenza né normativa né interpretativa. Stesse conclusioni per i pareri redatti dall’Anci che pur rappresentando una “fonte” più autorevole, non possono acquisire valore sostanziale e porsi in contrasto con le interpretazioni fornite dalla Corte dei conti”.
Enti Locali / evidenza / News - 07/21/2020
Determinazione del costo globale massimo per i mutui per gli EE.LL.
Sulla G.U. n. 179 del 17 luglio 2020 è stato pubblicato il Decreto MEF 13 luglio 2020, relativo alla determinazione del costo globale massimo per le nuove operazioni di mutuo effettuate dagli enti locali.
Nel caso di mutui a tasso fisso, il tale valore è così individuato, in relazione alla durata del mutuo:
fino a 10 anni: IRS a 7 anni + 2,25%;
fino a 15 anni: IRS a 10 anni + 2,50%;
fino a 20 anni: IRS a 12 anni + 2,75%;
fino a 25 anni: IRS a 15 anni + 2,80%;
oltre 25 anni: IRS a 20 anni + 2,90%.
Nel caso di mutui a tasso variabile, invece, il suddetto valore viene così determinato:
fino a 10 anni: Euribor 6 mesi + 2,20%;
fino a 15 anni: Euribor 6 mesi + 2,50%;
fino a 20 anni: Euribor a 6 mesi + 2,70%;
fino a 25 anni: Euribor a 6 mesi + 2,80%;
oltre 25 anni: Euribor a 6 mesi + 2,95%.