Source: https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/07/31/il-vento-della-lotta-di-pasquale-de-feo/
Timestamp: 2018-04-23 00:10:19+00:00
Document Index: 14197864

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 416', 'art. 7', 'art. 416', 'art. 4']

Il vento della lotta… di Pasquale De Feo | Le Urla dal Silenzio
Il vento della lotta… di Pasquale De Feo
Dal nostro Pasquale De Feo -detenuto a Catanzaro- uno dei suoi testi carichi di indignazione e di spinta al riscatto sociale e morale.
IL VENTO DELLA LOTTA
In questo Paese la Costituzione è solo un feticcio a cui politici, magistrati, giuristi e tutta la cortigianeria che ronza intorno alle sedi del potere, si aggrappa quando emerge qualche personaggio che cerca di risvegliare il popolo dal torpore della rassegnazione, dall’arbitrio e dalla discriminazione.
Ci sono tante leggi che sono anticostituzionali, ma in nome di pseudo emergenze, e ammantate dalla parola magica “sicurezza”, giustificano qualsiasi abominio, come la tortura e la pena di morte; in Italia l’hanno fatto 20 anni fa con la tortura del 41 bis e con l’ergastolo ostativo.
Anche un asino incapace capisce sono leggi anticostituzionali, ma nonostante tutto eminenti personaggi le giustificano con parole zuccherate per nascondere la verità. senza vergognarsi che in campo internazionale sono riconosciute come torture.
L’art. 27 della Costituzione “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, contrasta nettamente con queste torture. Il regime del 41 bis è riconosciuto come tortura da tutti tranne che dai carnefici e dai savonarola loro complici. Quale senso rieducativo può avere l’ergastolo se una persona deve rimanere tutta la vita in cella? E’ palesemente vendetta e nell’insieme anche tortura.
La Corte Costituzionale ha stabilito con una delle sue solite sentenze che in Italia non esiste una pena perpetua, perché gli ergastolani a ventisei anni di carcere possono accedere alla liberazione condizionale. La Consulta racconta le barzellette alla gente ma anche a se stessa.
Gli ergastolani non hanno l’automatismo di accedere alla liberazione condizionale perché è discrezionale. E’ una pena perpetua a discrezione, ma sempre tale rimane; si contano sulle dita di una mano i reclusi in regime di libertà condizionale.
Qualcuno dovrebbe riferire ai giudici della Consulta che l’ergastolano a dieci anni può accedere ai permessi, e a venti anni può accedere alla semilibertà. Pertanto in teoria può iniziare a uscire anche prima dei ventisei anni della liberazione condizionale, ma parliamo di teoria.
Siccome non bastava il fine pena mai, si sono inventati l’art. 4 bis Ordinamento Penitenziario, che rende le condanne escluse dai benefici delle pene alternative, di fatto rendendole perpetue. Di conseguenza l’ergastolo che rientra nell’art. 4 bis diventa una condanna alla pena di morte. Nessuno evidenzia un dato molto importante; che al 100% sono tutti meridionali. Sfido chiunque a trovarne qualcuno che non lo sia. D’altronde anche nel regime di tortura del 41 bis sono tutti meridionali. Ma anche chi, con regalie varie, è costretto dallo Stato a fare l’aguzzino, sono tutti meridionali.
La Corte Costituzionale per evitare che qualche meridionale riuscisse a sfuggire all’art. 4 bis, perché il reato era antecedente al 1992, con una delle sue solite machiavelliche sentenze, ha stabilito che con un reato che rientra nell’art. 4 bis l’ergastolo diventa ostativo a qualsiasi beneficio. E’ palese che questa sentenza è razzista, perché colpisce al 100% solo i condannati meridionali. Tutti i condannati all’ergastolo di etnia meridionale sono stati condannati con l’art. 416 bis, un’altra legge razzista che viene applicata da sola quando non c’è reato. In caso contrario si abbina al reato, e in extrema ratio si abbina l’aggravante dell’art. 7 che rende la pena ostativa a qualsiasi beneficio; quando non si può contestare l’art. 416 bis.
Sempre la Corte Costituzionale in modo ambiguo ha rigettato una decina di ricorsi sull’art. 4 bis. Il contrasto è grande quanto una casa, ma con tutto ciò la Consulta non si attiene alla Costituzione, ma ai partiti; perché tutti i giudici costituzionali sono stati eletti dalle segreterie dei partiti e pertanto rispondono a loro, e non alla legge, alla Costituzione, al popolo “sovrano”. Sic..
Inoltre sono stati messi lì per difendere i privilegi delle varie caste, dalla politica, sindacati, Chiesa, Confindustria, banche e aiutano la magistratura nella difesa dei privilegi di questo direttorio che comanda il Paese.
Per mantenere lo status quo anche i Media sono complici, e siccome sono sotto il controllo della politica e dell’economia, criminalizzano tutti i comportamenti che possono nuocere al sistema.
Il Meridione, nato come colonia, non ha mai perso questa imposizione. Inoltre, dalla sua nascita, per addomesticarla, hanno fatto passare i suoi abitanti, come persone che geneticamente avessero l’indole criminale, pertanto sporchi, brutti e cattivi. A questo scienziato gli hanno dedicato anche un museo nell’università di Torino (Cesare Lombroso), anche se è il padre del razzismo antimeridionale.
Sono circa settant’anni che non emanano il nuovo Codice Penale, perché con la Costituzione repubblicana dovevano cambiarlo, ma mantengono in vigore quello di Mussolini, in quanto più funzionale per la repressione.
Le leggi repressive quando sono fini a se stesse, nel senso che servono a mantenere i privilegi e continuare la depredazione delle casse dello Stato da parte delle caste che comandano il Paese, non risolvono le cause che hanno creato i disagi sociali e ambientali, anzi li alimentano, perché se lo Stato si presenta solo con la faccia feroce della repressione, costringe le persone a rinchiudersi nel loro recinto e a vedere lo Stato come un nemico.
Fino a quando non cambierà questo metodo criminale d concepire i diritti garantiti dalla Costituzione, non cambierà mai niente, tutto rimarrà immutato, sostituiranno i personaggi, le terminologie, e le forme repressive, ma tutto si tradurrà alle parole del Gattopardo “cambiare tutto per non cambiare niente”.
Pubblicato da alfrhaed in Messaggi nella bottiglia e contrassegnato con Catanzaro, indignazione, Pasquale de Feo
4 pensieri su “Il vento della lotta… di Pasquale De Feo”
Giuseppe Rotundo in agosto 9, 2013 alle 7:27 pm ha detto:
Caro Pasquale,tu in quella schifosa cella in cui ti hanno murato vivo le seghe nn te le fai di sicuro,perchè questa tua lucidità, e questa tua razionalità è sorprendentemente succosa, e vera…….é proprio cosi amico mio,è proprio cosi!
schifosa è la cella con tutta il suo carico di disumanità e cattiveria……..Nn tu!
Pina in agosto 10, 2013 alle 7:05 am ha detto:
Ciao Pasquale , oggi sei più in grinta di ieri , le tue parole sono tuonanti , per questi lazzaroni che hanno bloccato la strada con leggi abusando dei loro poteri , esattamente come si fa per un accanimento di terapia , pur che si rimanga in vita, pena dii morte a rallentatore …Ma sappi che noi non accettiamo e gridiamo pure
devono smetterla di pararsi dietro leggi che vengono improvvisate per agevolare i loro sporchi interessi , spezzando anime cosi stellari e solari come te amico …
rossana in agosto 10, 2013 alle 9:39 am ha detto:
insegni più tu con quanto hai scritto che tutti i politici, magistrati etc, che non sanno ciò che dicono ma sanno come reprimere i brutti sporchi e cattivi usando e abusando della parola sicurezza che tu giustamente definisci magica a favore dei buoni, puliti e belli che rappresentano questa società priva di valori ma piena di apparenze.. grazie per aver detto e descritto la realtà del nostro vivere.. sicuramente mi servirà per controbattere a chi dice “verità” diverse e volte a giustificare il loro comportamento vile e di comodo a discapito della dignità altrui. Ciao..
Alessandra lucini in agosto 12, 2013 alle 2:15 pm ha detto:
Ciao Pasquale, sono stata via e riesco a leggerti soltanto adesso, come sempre lucido e mordente come si deve essere, del resto chi ti conosce sa che da te si impara sempre, ti mando un abbraccio.