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Timestamp: 2017-03-25 03:59:20+00:00
Document Index: 81808131

Matched Legal Cases: ['art. 182', 'art. 182', 'art. 117', 'art. 182', 'art. 182', 'art. 33', 'art. 41', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 41']

RIFIUTI - Competenza esclusiva statale - Regione Veneto - Fissazione di limiti allo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi - Violazione del principio sancito dall’art. 182-bis del d.lgs. n. 152/2006 - Art. 33, c. 2 L.r. Veneto n. 3/2000 - Illegitt AmbienteDiritto.it Legislazione Giurisprudenza
CORTE COSTITUZIONALE - 25 luglio 2011, n. 244
RIFIUTI - Competenza esclusiva statale - Regione Veneto - Fissazione di limiti allo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi - Violazione del principio sancito dall’art. 182-bis del d.lgs. n. 152/2006 - Art. 33, c. 2 L.r. Veneto n. 3/2000 - Illegittimità costituzionale. La disciplina dei rifiuti si colloca nell’ambito della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, di competenza esclusiva statale ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, anche se interferisce con altri interessi e competenze, di modo che deve intendersi riservato allo Stato il potere di fissare livelli di tutela uniforme sull’intero territorio nazionale, restando ferma la competenza delle Regioni alla cura di interessi funzionalmente collegati con quelli propriamente ambientali (sentenze n. 249 del 2009 e n. 62 del 2008).Il legislatore veneto, fissando dei limiti, riferiti al soggetto produttore dei rifiuti speciali non pericolosi, alla possibilità di smaltimento di questi ultimi nelle discariche ubicate nella Regione ha invece individuato un autonomo principio estraneo alla legislazione statale in materia ambientale (la quale esclude, anzi, la sussistenza del principio dell’autosufficienza locale con riferimento ai rifiuti speciali anche non pericolosi: cfr. sent. Corte Cost. n. 335 del 2001 e n. 10 del 2009). Tale principio, per un verso, non è espressione di alcuna competenza regionale, non emergendo elementi specifici ed obiettivi in base ai quali ancorare l’intervento legislativo né alla materia del governo del territorio né a quella della tutela della salute. L’istituzione di siffatti limiti soggettivi, col restringere considerevolmente la generale fruibilità delle discariche, determina anzi di necessità una maggiore movimentazione dei rifiuti sul territorio, stante la contrazione dell’offerta di idonei siti disponibili allo smaltimento dei rifiuti speciali non pericolosi. In tal modo rimane violato il principio sancito (ora) dall’art. 182-bis del d.lgs. n. 152 del 2006 (ma già in passato affermato dall’art. 182 del medesimo decreto legislativo nel testo previgente) in base al quale, tenuto conto del contesto geografico e della necessità di impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti, si deve tendere «al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi». Ne consegue la declaratoria di l’illegittimità costituzionale dell’art. 33, comma 2, della legge della Regione Veneto 21 gennaio 2000, n. 3 (Nuove norme in materia di gestione dei rifiuti), limitamente alle parole «non superiore al venticinque per cento della capacità ricettiva». Pres. Quaranta, Est. Napolitano - Giudizio promosso dal Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto - CORTE COSTITUZIONALE - 25 luglio 2011, n. 244
RIFIUTI - Natura di bene commercialmente rilevante - Art. 33, c. 2 l.r. Vento n. 3/2000 - Fissazione di limiti alla possibilità di smaltire rifiuti speciali non pericolosi - Contrasto con l’art. 41 Cost. La specie rifiuto non è estranea al più ampio genere di bene commercialmente rilevante, essendo di comune esperienza il fatto che anche le operazioni di smaltimento dei rifiuti per conto terzi sono suscettibili di formare oggetto dello svolgimento di attività imprenditoriale. Del resto, già nella sentenza di questa Corte n. 335 del 2001 si è affermato che «anche alla luce della normativa comunitaria il rifiuto è pur sempre considerato un prodotto». In base a tale prospettiva deve affermarsi il contrasto dell’art. 33, c. 2 l.r. Veneto n. 3/2000 (limitatamente alle parole “non superiore al venticinque per cento della capacità ricettiva”) anche con l’art. 41 della Costituzione. Infatti, attraverso la fissazione di un limite, rapportato alla complessiva capacità dell’impianto, alla possibilità di ricevere rifiuti speciali non pericolosi prodotti da soggetti diversi dal gestore della discarica si determina, in assenza di ragioni di utilità sociale ovvero senza che ciò valga a prevenire danni alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità dell’uomo, un ingiustificato vincolo, a carico del gestore medesimo, alla sua libera facoltà di svolgere un’iniziativa economica. Pres. Quaranta, Est. Napolitano - Giudizio promosso dal Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto - CORTE COSTITUZIONALE - 25 luglio 2011, n. 244
composta dai signori: - Alfonso QUARANTA Presidente