Source: https://www.cassinoinforma.it/notizie/sesso-auto-non-piu-reato-solo-multa/
Timestamp: 2020-07-14 13:22:05+00:00
Document Index: 12431810

Matched Legal Cases: ['art. 527', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 527', 'art. 2', 'art. 527', 'art. 9', 'sentenza ']

Sesso in auto, non è più reato: solo multa - Cassino Informa
Sesso in auto, non è più reato: solo multa
4 Dicembre 2016 0 Commenti
L’atto sessuale compiuto in luoghi pubblici o comunque frequentati dal pubblico configura una fattispecie di reato (oggi depenalizzato e ricondotto a mero illecito amministrativo) ovvero quella contemplata dall’art. 527 del codice penale che così dispone: “Chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 30.000. Si applica la pena della reclusione da quattro mesi a quattro anni e sei mesi se il fatto è commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò deriva il pericolo che essi vi assistano. Se il fatto avviene per colpa, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da cinquantuno euro a trecentonove euro“. La
depenalizzazione è intervenuta a seguito del varo del d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 8 il cui art. 2 comma 1 l. a) così prevede: “nel primo comma, le parole «e’ punito con la reclusione da tre mesi a tre anni» sono sostituite dalle seguenti: «è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 30.000»“. Dunque chi oggi fosse colto nell’atto sessuale condotto all’interno di un’automobile rischia la mera sanzione amministrativa? Esaminiamo nel dettaglio cosa si intende per atti osceni in luogo pubblico o esposto al pubblico e la posizione della giurisprudenza.
La dottrina è proclive a ritenere che gli atti da qualificarsi come osceni siano quelli che oltraggiano la morale sessuale, ovvero che, per la spudoratezza con la quale viene violato il normale riserbo attinente la sfera sessuale, conducano ad un’impudica e sfrontata esibizione o mostra della propria intimità (il che può ricomprendere la manifestazione lasciva di nudità, la masturbazione o l’atto sessuale che si svolgano in pubblico o luogo aperto al pubblico). Ulteriore distinzione operata dalla dottrina è quella tra atti assolutamente osceni ed atti relativamente osceni. Nella prima categoria sono ricompresi gli atti della cui oscenità non si può dubitare e che pertanto evidenziano un difetto di riserbo e pudore tali da oltraggiare sensibilmente ed in modo incisivo la morale sessuale, mentre sono relativamente osceni quegli atti che devono ritenersi tali sono in relazione alle circostanze esterne. È ancora oggi fattispecie delittuosa, tuttavia, se compiuto in luoghi che siano frequentati dai minori o se vi è il pericolo che essi vi assistano. Alcuni autori hanno ritenuto che detta parte dispositiva debba essere intesa come facente riferimento ad ambienti che per le proprie caratteristiche strutturali o in relazione alla stabile destinazione funzionale, ma finanche per la loro conoscibilità alla generalità dei consociati, possano essere frequentati da minori. La norma mira a scongiurare che minori possano assistere all’atto osceno specie in aree dove è prevedibile che possa manifestarsi la loro presenza.
Il caso è stato portato all’attenzione della Suprema Corte che ha esaminato la posizione di due persone condannate alla pena di mesi 3 di reclusione per aver intrattenuto rapporti sessuali lungo la pubblica via in area illuminata. I
giudici di Piazza Cavour, in ossequio alla novella legislativa, hanno ammesso che: “la sentenza in esame deve essere annullata senza rinvio a seguito della sopravvenuta depenalizzazione del reato di cui all’art. 527 cod. pen., ad opera dell’art. 2 d.lgs. 15/1/2016 n. 8 (pubblicato nella G.U. n. 17 del 22/1/2016), che ha previsto espressamente la configurazione come illecito amministrativo, punito con la sanzione pecuniaria da euro 5.000 ad euro 30.000, del reato di cui all’art. 527, primo comma, cod. pen., contestato ai ricorrenti. Non occorre trasmettere gli atti alla autorità amministrativa competente, risultando prescritta la violazione, commessa il 19 marzo 2007, atteso che l’obbligo di trasmissione di cui all’art. 9 del d.lgs. 8/2016 citato è espressamente escluso dal primo comma di tale disposizione nell’ipotesi di estinzione del reato per prescrizione o per altra causa” (Cassazione, sez. III Penale, n. 41731/2016). L’intervenuta depenalizzazione ha indotto dunque ad annullare la sentenza non essendo più il fatto previsto dalla legge come reato.
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