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Timestamp: 2017-05-22 21:15:16+00:00
Document Index: 106315609

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 18', 'art. 21', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 39', 'art. 49', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 21', 'art. 34', 'art. 35', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 37', 'art. 38', 'art. 39', 'art. 40', 'art. 41', 'art. 42', 'art 43', 'art. 44', 'art. 45', 'art. 46', 'art. 47', 'art. 139', 'art.27', 'art. 92']

Sistema politico dellaRepubblica Italiana
Costituzione Organi costituzionali Presidente della Repubblica Parlamento Governo Corte costituzionale Magistratura Organi di rilievo costituzionale Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro Consiglio di Stato Corte dei conti Consiglio Supremo di Difesa Consiglio Superiore della Magistratura Parlamento italiano Camera dei deputati (presidente) Senato della Repubblica (presidente) Legislature Governo italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri Presidente del Consiglio dei Ministri Consiglio dei Ministri Ministri Elenco dei governi italiani Governo regionale e locale Regioni Città metropolitane Province Comuni Autorità amministrative indipendenti Unione europea Organizzazione delle Nazioni Unite Politica italiana Partiti Politici italiani Sindacati Associazioni di categoria Leggi e regolamenti parlamentari Elezioni e calendario Referendum Ordine delle cariche della Repubblica Italiana modifica
Categorie: Politica, Diritto e StatoPortale Italia Portale Politica
1 Storia 1.1 Origini e nascita 1.2 Formazione dell'Assemblea Costituente 1.3 L'intesa costituzionale 2 Caratteristiche 2.1 Composizione e struttura 2.2 Caratteristiche tecniche 2.3 Direttrici fondamentali 3 I principi fondamentali della repubblica italiana 3.1 Principio personalista 3.2 Principio pluralista 3.3 Principio lavorista 3.4 Principio democratico 3.5 Principio di uguaglianza 3.6 Principio di laicità e di tolleranza 3.7 Principio solidarista 3.8 Principio internazionalista 3.9 Principio pacifista 3.10 Parte prima: diritti e doveri dei cittadini 3.10.1 Rapporti civili 3.10.2 Rapporti etico-sociali 3.10.3 Rapporti economici 3.10.4 Rapporti politici 3.11 Parte seconda: ordinamento della repubblica 3.11.1 Il Parlamento 3.11.1.1 Le Camere 3.11.1.2 La Formazione delle Leggi 3.11.2 Il Presidente della Repubblica 3.11.3 Il Governo 3.11.3.1 Il Consiglio dei Ministri 3.11.3.2 La Pubblica Amministrazione 3.11.3.3 Gli Organi Ausiliari 3.11.4 La Magistratura 3.11.4.1 Ordinamento giurisdizionale 3.11.4.2 Norme sulla giurisdizione 3.11.5 Le Regioni, le Province, i Comuni 3.11.6 Garanzie Costituzionali 3.11.6.1 La Corte Costituzionale 3.11.6.2 Revisione della costituzione e leggi costituzionali 4 Revisioni e Legislazione costituzionale 4.1 La riforma costituzionale del 2001 confermata dal referendum del 7 ottobre 2001 4.2 Il progetto di riforma costituzionale del 2005 rigettato dal referendum del 25/26 giugno 2006 5 Note 6 Bibliografia 7 Voci correlate 8 Altri progetti 9 Collegamenti esterni 9.1 Testo della Costituzione 9.2 Altro [modifica] Storia
[modifica] Origini e nascita
Lo Stato italiano nasce, da un punto di vista istituzionale, con la legge del 17 marzo 1861 che attribuisce a Vittorio Emanuele II, «re di Sardegna», e ai suoi successori, il titolo di «re d'Italia». È la nascita giuridica di uno Stato italiano (anche se altri stati avevano già portato tale nome nel passato, dai Goti ai Longobardi per finire al periodo napoleonico). La continuità tra il Regno di Sardegna e quello d'Italia è normalmente sostenuta in base all'estensione dell'applicazione della sua legge fondamentale, lo Statuto albertino concesso da Carlo Alberto di Savoia nel 1848, a tutti i territori del regno d'Italia progressivamente annessi al regno sabaudo nel corso delle guerre d'indipendenza. La conservazione dell'ordinale dinastico da parte di Vittorio Emanuele, e l'estensione dello Statuto albertino ai territori annessi hanno portato gli storici a parlare di "piemontesizzazione" dello stato italiano ad opera dei Savoia.
Il primo Parlamento dello Stato unitario, in principio del 1861, si compose con un suffragio elettorale ristretto al 2% della popolazione; nel 1882 il diritto di voto fu portato al 7% della popolazione, con riforme nel 1912 e 1918 il diritto fu esteso fino a una forma di suffragio universale maschile.[1]
Con il progredire e il delinearsi della situazione, con i partiti antifascisti che iniziavano ad entrare nel governo, non fu possibile al re di riproporre uno Statuto albertino eventualmente modificato e la stessa monarchia, giudicata compromessa con il precedente regime, era messa in discussione. La divergenza, in clima ancora bellico, trovò una soluzione temporanea, una «tregua istituzionale», in cui si stabiliva: la necessità di trasferire i poteri del re al figlio (ci fu un proclama del re il 12 aprile 1944), il quale doveva assumere la carica provvisoria di luogotenente del regno, mettendo da parte temporaneamente la questione istituzionale; quindi la convocazione di una Assemblea Costituente incaricata di scrivere una nuova carta costituzionale, eletta a suffragio universale (giugno 1944)[2]. Fu poi esteso il diritto di voto alle donne (febbraio 1945)[3] e, ormai raggiunto il silenzio delle armi, fu indetto il referendum per la scelta fra repubblica e monarchia (marzo 1946).[4]
[modifica] Formazione dell'Assemblea Costituente
Per approfondire, vedi la voce Assemblea Costituente della Repubblica Italiana.
[modifica] L'intesa costituzionale
Giorgio La Pira[7] sintetizzò le due concezioni costituzionali e politiche alternative dalle quali si intedeva differenziare la nascente Carta, distinguendone una "atomista, individualista, di tipo occidentale, rousseauiana" ed una "statalista, di tipo hegeliano". Secondo i costituenti, riferì La Pira, si pensò di differenziarla nel principio che per il pieno sviluppo della persona umana, a cui la nostra costituzione doveva tendere, era necessario non soltanto affermare i diritti individuali, non soltanto affermare i diritti sociali, ma affermare anche l'esistenza dei diritti delle comunità intermedie che vanno dalla famiglia sino alla comunità internazionale.
[modifica] Composizione e struttura
principi fondamentali (artt. 1-12); parte prima, diritti e doveri dei cittadini (artt. 13-54); parte seconda, concernente l'ordinamento della Repubblica (artt. 55-139); 18 disposizioni transitorie e finali, riguardanti situazioni relative al trapasso dal vecchio al nuovo regime e destinate a non ripresentarsi. [modifica] Caratteristiche tecniche
Innanzitutto, la normazione è contenuta in un testo legislativo scritto. La scelta è comune all'esperienza di civil law ed a quella di common law, con la grande eccezione della Gran Bretagna, paese nel quale la Costituzione è in forma orale (tranne alcuni documenti come la Magna Charta). Inoltre, si dice che la Costituzione italiana è rigida. Con ciò si indica che da un lato è necessario un procedimento parlamentare aggravato per la riforma dei suoi contenuti (non bastando la normale maggioranza), e dall'altro che le disposizioni aventi forza di legge in contrasto con la Costituzione vengono rimosse con un procedimento innanzi alla Corte costituzionale. La Costituzione è lunga, ossia contiene disposizioni in molti settori del vivere civile, non limitandosi a indicare le norme sulle fonti del diritto. In ogni caso, da questo punto di vista, è da dire che il disposto costituzionale presenta per larga parte carattere programmatico, venendo così in rilevanza solo in sede di indirizzo per il legislatore o in sede di giudizio di legittimità degli atti aventi forza di legge. Il processo di consolidamento dei principi indicati dalla Costituzione, attraverso la loro concretizzazione nella legge ordinaria (o, talvolta, nell'orientamento giurisprudenziale come è avvenuto per l'attuazione dell'art. 36 relativamente al principio del trattamento economico minimo previsto per i lavoratori dipendenti), è detto attuazione della Costituzione. Tale processo non è da considerarsi ancora concluso. Il legislatore costituzionale, inoltre, ha ritenuto di ritornare nella Costituzione repubblicana su alcune materie, per integrarle e ampliarle, adottando provvedimenti di legge costituzionale, chiamati emendamenti, tipici di tutte le costituzioni lunghe. Tali emendamenti sono integrazioni alla costituzione, approvate con lo stesso procedimento della revisione costituzionale, e costituiscono modificazioni più o meno profonde. Per quanto concerne l'attuazione e l'integrazione delle norme costituzionali, si ricorda ad esempio che la Corte costituzionale non venne attivata che nel 1955 (le elezioni dei giudici tramite una legge non avvenne che nel 1953), che il Consiglio superiore della magistratura venne attivato nel 1958 e che le Regioni ordinarie vennero istituite nel 1970 (sebbene quattro regioni speciali vennero istituite nel 1948 e il Friuli-Venezia Giulia nel 1963); il referendum abrogativo, infine, venne istituito con una legge del 15 maggio 1970. Votata perché rappresenta un patto tra i componenti del popolo italiano. Compromissoria perché alla sua formazione ha collaborato una pluralità dei partiti. Democratica perché è dato particolare rilievo a sindacati e partiti politici e c'è la partecipazione del popolo. Infine, è programmatica perché rappresenta un programma(da alle forze politiche il compito di rendere veri gli obbiettivi fissati dai costituenti attraverso opportuni provvedimenti legislativi). [modifica] Direttrici fondamentali
[modifica] I principi fondamentali della repubblica italiana
[modifica] Principio personalista
[modifica] Principio pluralista
È tipico degli stati democratici. Pur se la Repubblica è dichiarata una ed indivisibile, è riconosciuto e tutelato il pluralismo delle formazioni sociali (art. 2), degli enti politici territoriali (art. 5), delle minoranze linguistiche (art. 6), delle confessioni religiose (art. 8), delle associazioni (art. 18), di idee ed espressioni (art. 21), della cultura (art. 33, com. 1), delle scuole (art. 33, com. 3), delle istituzioni universitarie e di alta cultura (art. 33, com. 6), dei sindacati (art. 39) e dei partiti politici (art. 49).È riconosciuta altresì anche la libertà delle stesse organizzazioni intermedie, e non solo degli individui che le compongono, in quanto le formazioni sociali meritano un ambito di tutela loro proprio. In ipotesi di contrasto fra il singolo e la formazione sociale cui egli è membro, lo Stato non dovrebbe intervenire. Il singolo, tuttavia, deve essere lasciato libero di uscirne.
[modifica] Principio lavorista
[modifica] Principio democratico
[modifica] Principio di uguaglianza
[modifica] Principio di laicità e di tolleranza
[modifica] Principio solidarista
[modifica] Principio internazionalista
[modifica] Principio pacifista
[modifica] Parte prima: diritti e doveri dei cittadini
[modifica] Rapporti civili
Le libertà collettive: gli articoli dal 17 al 21 affermano che i cittadini italiani hanno il diritto di riunirsi (art. 17) e di associarsi liberamente (art. 18), che ogni persona ha il diritto di professare liberamente il proprio credo (art. 19), che ogni individuo è libero di professare il proprio pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di comunicazione (art. 21).
[modifica] Rapporti etico-sociali
la scuola l'art. 34 afferma che la scuola è aperta a tutti.
[modifica] Rapporti economici
l'organizzazione del lavoro: gli articoli dal 35 al 47 affermano che la Repubblica tutela il lavoro e la libertà di emigrazione (art. 35), il diritto al giusto salario (art. 36, com. 1), la durata massima della giornata lavorativa (art. 36, com. 2), il diritto/dovere al riposo settimanale (art. 36, com. 3), il lavoro femminile e minorile (art. 37), i lavoratori invalidi, malati, anziani o disoccupati (art. 38), la libertà di organizzazione sindacale (art. 39), il diritto di sciopero (art. 40), la libertà di iniziativa economica (art. 41), il diritto alla proprietà (art. 42), la possibilità ed i limiti all'espopriazione (art 43), la proprietà terriera (art. 44), le cooperative e l'artiginato (art. 45), la collaborazione tra i lavoratori (art. 46) ed il risparmio (art. 47).
[modifica] Rapporti politici
[modifica] Parte seconda: ordinamento della repubblica
[modifica] Il Parlamento
[modifica] Le Camere
[modifica] La Formazione delle Leggi
[modifica] Il Presidente della Repubblica
[modifica] Il Consiglio dei Ministri
[modifica] La Pubblica Amministrazione
[modifica] Gli Organi Ausiliari
[modifica] La Magistratura
[modifica] Ordinamento giurisdizionale
[modifica] Norme sulla giurisdizione
[modifica] Le Regioni, le Province, i Comuni
[modifica] Garanzie Costituzionali
[modifica] La Corte Costituzionale
[modifica] Revisione della costituzione e leggi costituzionali
[modifica] Revisioni e Legislazione costituzionale
Le modifiche al testo della costituzione non devono comunque compromettere lo spirito repubblicano e gli ideali sui quali essa si fonda. La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.(art. 139).La dottrina prevalente ritiene che i principi fondamentali (art. dall'1 al 12) siano una base irrinunciabile per lo spirito repubblicano su cui la Costituzione si fonda. Per questo motivo non possono essere modificati.
Legge costituzionale n. 2 del 9 febbraio 1963, modificante gli articoli 56, 57, e 60 della Costituzione; Legge costituzionale n. 3 del 27 dicembre 1963, modificante gli articoli 131 e 57 della Costituzione e istituzione della regione Molise; Legge costituzionale n. 2 del 22 novembre 1967, modificante l'articolo 135 della Costituzione e le disposizioni sulla Corte costituzionale; Legge costituzionale n. 1 del 16 gennaio 1989, modificante gli articoli 96, 134 e 135 della Costituzione, così come le disposizioni della legge costituzionale n° 1 dell'11 marzo 1953 e le norme in materia di procedura per i crimini considerati dall'articolo 96 della Costituzione; Legge costituzionale n. 1 del 4 novembre 1991, modificante l'articolo 88, secondo capoverso della Costituzione; Legge costituzionale n. 1 del 6 marzo 1992, revisione dell'articolo 79 della Costituzione concernente l'applicazione dell'amnistia e la riduzione delle pene; Legge costituzionale nº 3 del 29 ottobre 1993, modificante l'articolo 68 della Costituzione; L.cost. 22 novembre 1999, n. 1 - Disposizioni concernenti l'elezione diretta del Presidente della Giunta regionale e l'autonomia statutaria delle Regioni L.cost. 23 novembre 1999, n. 2 - Inserimento dei principi del giusto processo nell'articolo 111 della Costituzione L.cost. 17 gennaio 2000, n. 1 - Modifica all'articolo 48 della Costituzione concernente l'istituzione della circoscrizione Estero per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero L.cost. 23 gennaio 2001, n. 1 - Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione concernenti il numero di deputati e senatori in rappresentanza degli italiani all'estero L.cost. 18 ottobre 2001, n. 3 - Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione L.cost. 23 ottobre 2002, n. 1 - Legge costituzionale per la cessazione degli effetti dei commi primo e secondo della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione L.cost. 30 maggio 2003, n. 1, Modifica dell'Art. 51 della Costituzione. Legge Costituzionale 2 ottobre 2007, n. 1 di modifica dell'art.27: sopprime le parole: se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra Per ciò che concerne le altre leggi costituzionali, un primo insieme riguarda l'approvazione o la modifica degli statuti delle Regioni autonome (statuto speciale), di cui alcuni sono stati approvati nel febbraio 1948 dalla Costituente. Si tratta delle leggi seguenti:
L.cost. 26 febbraio 1948, n. 2, Conversione in legge costituzionale dello Statuto della Regione siciliana emanato con R.D.Lgs. 15 maggio 1946, n. 455, Approvazione dello Statuto della Regione siciliana; L.cost. 26 febbraio 1948, n. 3, Statuto speciale per la Sardegna; L.cost. 26 febbraio 1948, n. 4, Statuto speciale per la Valle d'Aosta; L.cost. 26 febbraio 1948, n. 5, Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige; L.cost. 31 gennaio 1963, n. 1, Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia; L.cost. 10 novembre 1971, n. 1, Modificazioni e integrazioni dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige L.cost. 23 febbraio 1972, n. 1, Modifica del termine stabilito per la durata in carica dell'Assemblea regionale siciliana e dei consigli regionali della Sardegna, della Valle d'Aosta, del Trentino Alto Adige, del Friuli-Venezia Giulia; L.cost. 9 maggio 1986, n. 1, Modifica dell'articolo 16 dello statuto speciale per la Sardegna, approvato con la L.cost. 26 febbraio 1948, n. 3, concernente la definizione del numero dei consiglieri regionali; L.cost. 12 aprile 1989, n. 3, Modifiche ed integrazioni alla L.cost. 23 febbraio 1972, n. 1, concernente la durata in carica dell'Assemblea regionale siciliana e dei consigli regionali della Sardegna, della Valle d'Aosta, del Trentino Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia. Modifica allo statuto speciale per la Valle d'Aosta; L.cost. 23 settembre 1993, n. 2, Modifiche ed integrazioni agli statuti speciali per la Valle d'Aosta, per la Sardegna, per il Friuli-Venezia Giulia e per il Trentino-Alto Adige; L.cost. 31 gennaio 2001, n. 2, Disposizioni concernenti l’elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano. Un ultimo insieme riguarda le leggi che introducono delle norme di natura costituzionale, e deroghe a quelle previste dalla costituzione. Tra queste sono incluse le leggi costituzionali del 22 novembre 1967 (n°2) la legge costituzionale del 16 gennaio 1989 (n° 1). Inoltre sono incluse le seguenti leggi:
Legge costituzionale n. 1 del 9 febbraio 1948, regola le attività della corte costituzionale e garantisce l'indipendenza della stessa; Legge costituzionale n. 1 del 11 maggio 1953, regole complementari legate alla corte costituzionale; Legge costituzionale n. 1 del 18 marzo 1958, modifica del termine ultimo per l'applicazione della disposizione transitoria XI della costituzione; Legge costituzionale n. 1 del 9 marzo 1961, assegnazione di tre senatori ai comuni di Trieste, Duino Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle e Sgonico; Legge costituzionale n. 1 del 21 giugno 1967, estradizione per crimini di guerra; Legge costituzionale n. 2 del 3 aprile 1989, progetto di referendum orientativo per confermare il mandato al parlamento europeo che ebbe luogo nel 1989; Legge costituzionale n. 1 del 6 agosto 1993, funzionamento della commissione parlamentare per le riforme istituzionali e per le regole di riforma costituzionali; Legge costituzionale n. 1 del 24 gennaio 1997, istituzione di una commissione parlamentare per le riforme costituzionali. [modifica] La riforma costituzionale del 2001 confermata dal referendum del 7 ottobre 2001
Per approfondire, vedi la voce Referendum costituzionale del 2001.
L'ordinamento policentrico della Repubblica italiana (adesso costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato) La "costituzionalizzazione" di Roma capitale della Repubblica La possibilità di concedere alle Regioni a statuto ordinario che ne facciano richiesta (e previa intesa con lo Stato) forme e condizioni particolari di autonomia (c.d. federalismo differenziato, di natura pattizia) L'attribuzione ai Comuni della preminenza nell'azione amministrativa (inserimento in Costituzione dei principi del federalismo amministrativo) L'introduzione dei principi di sussidiarietà verticale tra i vari livelli di governo della Repubblica e di sussidiarietà orizzontale tra gli enti pubblici e i cittadini L'inserimento dei principi del federalismo fiscale e la previsione di un fondo perequativo per le aree svantaggiate del Paese (eliminando qualsiasi riferimento specifico al Mezzogiorno e alle Isole) L'introduzione del potere di supplenza dello Stato qualora una Regione o un ente locale non svolga le funzioni proprie o attribuite La previsione dell'inserimento negli Statuti regionali del Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali La soppressione del controllo preventivo statale sulla legislazione regionale La possibilità, nelle more dell'istituzione del Senato federale (evento che completerà l'evoluzione in senso federale del Paese), di integrare la Commissione parlamentare per le questioni regionali con rappresentanti delle Regioni e degli enti locali Questa riforma, realizzata dall'Ulivo sulla base di un testo approvato da maggioranza e opposizione nella Commissione bicamerale per le riforme istituzionali presieduta dall'onorevole D'Alema, non è stata appoggiata dal quorum dei 2/3 del Parlamento: ciò ha permesso l'indizione di un referendum sospensivo per chiederne all'elettorato l'approvazione o la bocciatura. Attraverso il voto popolare del referendum, svoltosi il 7 ottobre 2001, il 64,20% dei votanti (34,10% di affluenza) ha espresso la volontà di confermare la riforma, entrata poi in vigore l'8 novembre 2001.
[modifica] Il progetto di riforma costituzionale del 2005 rigettato dal referendum del 25/26 giugno 2006
Per approfondire, vedi le voci Devoluzione e Referendum costituzionale del 2006.
Sostituzione del Presidente del Consiglio dei ministri, adottando la versione del sistema parlamentare detta premierato, con un Primo ministro che verrebbe designato direttamente dagli elettori. I poteri del primo ministro vengono rafforzati, in quanto su sua richiesta il Presidente della repubblica deve sciogliere la Camera dei Deputati, a meno che la maggioranza espressa dalle elezioni non indichi un sostituto. Voto di fiducia e sfiducia al Governo espresso dalla sola Camera dei Deputati. La sfiducia al governo comporta anche lo scioglimento della camera, a meno che i deputati che hanno votato la fiducia esprimano un nuovo primo ministro (non è possibile che il nuovo governo sia sostenuto da una maggioranza diversa dal precedente). Riduzione delle funzioni del Presidente della Repubblica: deve nominare Primo Ministro chi risulti candidato a tale carica dalla maggioranza uscita dalle elezioni, senza più la (peraltro formale) libertà di scelta attualmente contemplata dall'art. 92 Cost.; può sciogliere la Camera dei deputati solo su richiesta del Primo Ministro, in caso di morte, impedimento permanente o dimissioni dello stesso, se la Camera dei deputati ha approvato una mozione di sfiducia al Primo Ministro senza che la maggioranza risultante dalle elezioni ne abbia espresso uno nuovo, oppure se il voto di sfiducia sia stato respinto col voto determinante di deputati non appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni. L'età minima per essere eletto alla carica di Presidente scende da 50 a 40 anni. Trasformazione del Senato in Senato federale della Repubblica teso a rappresentare gli interessi del territorio e delle comunità locali. I senatori saranno eletti fra i residenti sul territorio regionale e già rappresentanti del popolo in enti territoriali. Istituzione di un sistema monocamerale per il voto delle leggi: in funzione delle materie, sia il Senato federale, sia la Camera, possono approvare una legge, senza che sia necessario (salvo eccezioni) un completo iter tra le due camere. Numero ridotto di parlamentari (500 deputati + 18 deputati per gli italiani all'estero + fino a 3 eventuali deputati a vita; 252 senatori federali). Ruolo più specifico all'opposizione (alla Camera) e alle minoranze (al Senato federale). Alcune competenze, assegnate dalla riforma del 2001 alla legislazione concorrente (in cui la facoltà legislativa spetta alle regioni, salvo la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione statale) tornano di esclusiva competenza statale. Esse sono: la sicurezza del lavoro le norme generali sulla tutela della salute le grandi reti strategiche di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza l'ordinamento della comunicazione (rimangono ambito della legislazione concorrente la "comunicazione di interesse regionale, ivi compresa l'emittenza in ambito regionale" e la "promozione in ambito regionale dello sviluppo delle comunicazioni elettroniche") l'ordinamento delle professioni intellettuali l'ordinamento sportivo nazionale (rimane alla legislazione concorrente l'ordinamento sportivo regionale) la produzione strategica, il trasporto e la distribuzione nazionali dell'energia (alla legislazione concorrente rimane la produzione, trasporto e distribuzione dell'energia di rilevanza non nazionale). Passano alla competenza esclusiva delle regioni alcune materie prima incluse nella legislazione concorrente: assistenza e organizzazione sanitaria; organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche; definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione; polizia amministrativa regionale (la polizia amministrativa locale già rientrava nelle competenze esclusive regionali); Reintroduzione dell'interesse nazionale come limite della legislazione regionale. Protezione costituzionale delle Autorità indipendenti. Modifica della composizione della Corte costituzionale con aumento dei membri di nomina parlamentare. I "membri laici" del Consiglio Superiore della Magistratura non sono più scelti dal Parlamento in seduta comune, ma per metà da ciascuna camera, sempre tra i professori universitari ordinari di materie giuridiche e gli avvocati con quindici anni di esercizio della professione. Modifica delle possibilità di ricorso alla Corte Costituzionale, con attribuzione della possibilità di ricorso anche alle Province, alle Città Metropolitane e ai Comuni. Possibilità di referendum consultivo su tutte le riforme della costituzione e sulle leggi costituzionali, anche approvate in seconda lettura a maggioranza dei due terzi. Tale riforma, realizzata dalla Casa delle Libertà, ha suscitato vivaci discussioni, sia nel mondo politico, sia nella società civile, dando vita ad un dibattito acceso, soprattutto in funzione del referendum confermativo di tale riforma.
^ Dal 2% al 7% con la legge del 22 gennaio 1882, n. 999, quindi 23% della popolazione e prima introduzione del suffragio universale maschile con la legge del 30 giugno 1912 n. 666, e, infine, ai maggiori di 21 anni o chi avesse adempiuto al servizio militare, alla fine della prima guerra mondiale, con la legge 16 dicembre 1918, n. 1985. ^ Decreto-legge luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151 - Assemblea per la nuova costituzione dello Stato, giuramento dei membri del governo e facoltà del governo di emanare norme giuridiche, emanato dal governo Bonomi (2°). ^ D.L.L. 2 febbraio 1945, n. 23 - Estensione alle donne del diritto di voto, emanato dal governo Bonomi (3°). ^ D.L.L. 16 marzo 1946, n. 98 - Integrazioni e modifiche al decreto-legge luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151 relativo all'Assemblea per la nuova Costituzione dello Stato, al giuramento dei membri del governo ed alla facoltà del governo di emanare norme giuridiche, emanato dal governo De Gasperi (1°). ^ Con l'esclusione della provincia di Bolzano e della circoscrizione elettorale Trieste-Venezia Giulia-Zara, facendo venire meno 17 deputati dei 573 previsti. ^ Il Referendum Istituzionale Monarchia-Repubblica del 2 giugno 1946. Unione Monarchica Italiana. URL consultato il 2-11-2007. ^ Intervista televisiva - Video de La Storia siamo noi [modifica] Bibliografia
Giangiulio Ambrosini. La Costituzione spiegata a mia figlia. Einaudi Scuola, Torino, 2004. ISBN-13 978-88-28-60897-4. Ernesto Bettinelli. La Costituzione della Repubblica Italiana - Un classico giuridico. Rizzoli, collana BUR - Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 2006. ISBN-13 978-88-17-00962-1. Roberto Bin. Capire la Costituzione. Editori Laterza, Bari, 2002. ISBN-13 978-88-42-06636-1. Roberto Bin, Giovanni Pitruzzella. Diritto Costituzionale. Giappichelli Editore, Torino, 2007 (ottava edizione). ISBN-13 978-88-34-87650-3. Valerio Onida. La Costituzione. il Mulino, Bologna, 2004. ISBN-13 978-88-15-11802-8. Roberto Ruffilli, Quel primo compromesso. I contrasti e le mediazioni all'origine della Repubblica, ne Il Mulino, 1, gennaio-febbraio 1988, pp. 99-112. Giovanni Sartori. Ingegneria costituzionale comparata. Strutture, incentivi ed esiti. Il Mulino, Bologna, 2004. ISBN-13 978-88-15-09636-4. [modifica] Voci correlate
Nascita della Repubblica Italiana Elezioni politiche italiane del 1946 Assemblea Costituente Organi costituzionali Organi di rilievo costituzionale Legge costituzionale e di revisione costituzionale Limiti di revisione costituzionale Statuto albertino Costituzione della Repubblica Romana Italia [modifica] Altri progetti
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[modifica] Testo della Costituzione
Costituzione della Repubblica Italiana. Corte costituzionale della Repubblica italiana. URL consultato il 18/5/2008. La Costituzione della Repubblica Italiana. Presidenza della Repubblica. URL consultato il 18/5/2008. La Costituzione. Senato della Repubblica. URL consultato il 18/5/2008. La costituzione. Governo Italiano. URL consultato il 18/5/2008. [modifica] Altro
Piattaforma didattica sulla Costituzione italiana. Parlamento Italiano. URL consultato il 18/5/2008. Progetto WIki Costituzione. URL consultato il 18/5/2008. Portale Italia Portale Diritto Portale Politica Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_della_Repubblica_Italiana"
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