Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-231-del-09-01-2020
Timestamp: 2020-06-05 13:18:40+00:00
Document Index: 140629672

Matched Legal Cases: ['art. 112', 'art. 8', 'art. 25', 'art. 360', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 369', 'Cass. Sez. ', 'art. 14', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 231 del 09/01/2020 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 231 del 09/01/2020
Cassazione civile sez. I, 09/01/2020, (ud. 11/07/2019, dep. 09/01/2020), n.231
sul ricorso 12448/2018 proposto da:
dall’avvocato Turella Svetlana, giusta procura speciale lo calce al
Ministero dell’interno; Commissione Territoriale riconoscimento della
11/07/2019 dal consigliere Dott. Paola VELLA.
1. Il Tribunale di Trento ha rigettato il ricorso proposto dal cittadino (OMISSIS) O.G., di etnia (OMISSIS) e religione (OMISSIS), diretto a ottenere lo status di rifugiato, ovvero la protezione umanitaria o quella umanitaria, per essere stato costretto a lasciare la sua città ((OMISSIS)) per aver ucciso per legittima difesa un uomo durante un violento conflitto della sua comunità con una comunità confinante generato dalla scoperta di un giacimento petrolifero in un terreno di proprietà della sua famiglia.
2. Il giudice a quo ha ritenuto il racconto scarsamente credibile (perchè generico e non suffragato da alcun riscontro oggettivo), non più attuale (in quanto risalente al 2015) e comunque da riferire a vicende di natura privata, non risultando atti di persecuzione nè condanne; ha altresì escluso la sussistenza di uno stato di violenza indiscriminata in situazione di conflitto armato interno nella zona di provenienza del ricorrente (come da report annuale del Consiglio di sicurezza delle nazioni Unite del 26/12/2017 e rapporto UNHCR aggiornato al mese di novembre) nonchè di seri motivi umanitari.
3. Avverso detta decisione il richiedente ha proposto tre motivi di ricorso per cassazione. Gli intimati non hanno svolto difese.
4. Con il primo motivo si deduce la nullità del decreto per violazione dell’art. 112 c.p.c., non avendo il ricorrente mai proposto domanda di riconoscimento dello status di rifugiato.
5. Il secondo mezzo prospetta la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, comma 1, lett. g), 3 e 14 lett. b) e c) nonchè del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, in uno a omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizi, con riguardo alla copiosa documentazione diretta a suffragare la situazione di violenza generalizzata esistente in Nigeria.
6. Analogamente con il terzo motivo si deduce la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 25 comma 3, nonchè del D.Lgs. n. 286 del 1998, artt. 5 comma 6 e 19, unitamente all’omesso esame di fatto decisivo, con riguardo all’elevato grado di violenza presente nell’Edo State, alle violazioni dei diritti umani ivi perpetrate e all’elevato grado di integrazione del ricorrente in Italia.
5. Tutte le censure presentano profili di inammissibilità.
6. In particolare, la prima difetta di decisività, sia perchè la motivazione resa con riguardo ad una domanda non presentata non inficia di per sè la validità della motivazione resa sulle ulteriori domande presentate, sia perchè comunque le argomentazioni così spese dal giudice valgono comunque a completare il quadro della situazione particolare del richiedente.
7. I restanti motivi contengono censure motivazionali difformi dal paradigma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) – come riformulato ad opera del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 convertito dalla L. 7 agosto 2012, n. 134, applicabile ratione temporis – il quale contempla l’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo per l’esito della controversia, ai cui fini il ricorrente è onerato di indicare – nel rispetto dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6) e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4), – il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività” (Cass. Sez. U, 07/04/2014 n. 8503; conf., ex plurimis, Cass. 29/10/2018 n. 27415).
7. Essi inoltre censurano un apprezzamento di fatto – con riguardo alla esistenza o meno di una situazione di violenza diffusa nell'(OMISSIS), tale da giustificare la concessione della protezione sussidiaria (D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14), ovvero il rilascio del permesso di soggiorno (D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5) – che, in quanto riservato al giudice di merito, non è sindacabile in sede di legittimità (ex multis, Cass. 14221/2019). D’altro canto, in numerosi casi analoghi questa Corte ha ritenuto corrette in diritto, e correttamente motivate, le decisioni di merito che avevano escluso la sussistenza nel territorio dell'(OMISSIS) di condizioni legittimanti la protezione internazionale (Cass. 1718/2019, 32852/2018, 28433/2018, 28425/2018, 28119/2018, 9206/2018, 2682/2018).
8. Infine, il tribunale ha anche rilevato la carenza di qualsiasi allegazione in fatto riconducibile alle previsioni normative e giurisprudenziali in tema di protezione umanitaria.
9. L’assenza di difese delle parti intimate esonera dalla pronuncia sulle spese.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.