Source: https://www.avvocatiabologna.it/calcolo-danno-biologico-macropermanenti-napoli-bologna-milano-ravenna-forli-cesena-treviso-vicenza-rovigo/
Timestamp: 2020-08-13 05:35:23+00:00
Document Index: 179298051

Matched Legal Cases: ['art. 138', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 139', 'art. 1', 'art. 139', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 139', 'art. 139']

MACROPERMANENTI –NAPOLI BOLOGNA
MILANO RAVENNA FORLI CESENA TREVISO
Quando parliamo di danno biologico macropermanenti si attiene molto spesso al calcolo del danno biologico macropermanenti da incidente- sinistro stradale.
AVVOCATO ESPERTO DA 25 ANNI DI GRAVI
INCIDENTI CON GRAVI DANNI ALLA PERSONA
CHIAMA SUBITO AFFIDATI PARLERAI OCN
Sono guai seri, perché in effetti il vero grave danno non viene mai risarcito abbastanza
In primo luogo, deve premettersi che – ricorrendo la fattispecie del danno non patrimoniale da lesione della salute – è possibile “una differente ed autonoma valutazione”, da parte del giudice, “con riferimento alla sofferenza interiore patita dal soggetto in conseguenza della lesione del suo diritto alla salute (c.d. danno morale), come confermato dalla nuova formulazione del D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 138, comma 2, lett. e), nel testo modificato dalla L. n. 124 del 2017” (Cass. Sez. 3, sent. 17 gennaio 2018, n. 901, Rv. 647125-03), e ciò in quanto “la fenomenologia del pregiudizio non patrimoniale” suddetto “comprende tanto l’aspetto interiore del danno sofferto (danno morale “sub specie” di dolore, vergogna, disistima di sè, paura, disperazione), quanto quello dinamico-relazionale, coincidente con la modificazione peggiorativa delle relazioni di vita esterne del soggetto” (Cass. Sez. 3, ord. 20 agosto 2018, n. 20795, Rv. 650413-01).
Le modalità, però, di liquidazione di tale danno – diversamente da quanto assume la ricorrente – si identificano proprio nella “personalizzazione” del danno biologico.
Difatti, ha affermato – di recente – la cassazione che “in presenza d’un danno alla salute, non costituisce duplicazione risarcitoria la congiunta attribuzione d’una somma di denaro a titolo di risarcimento del danno biologico, e d’una ulteriore somma a titolo di risarcimento dei pregiudizi che non hanno fondamento medico- legale, perchè non aventi base organica ed estranei alla determinazione medico- legale del grado percentuale di invalidità permanente, rappresentati dalla sofferenza interiore (quali, ad esempio, il dolore dell’animo, la vergogna, la disistima di sè, la paura, la disperazione)”, di talchè, ove “sia correttamente dedotta ed adeguatamente provata l’esistenza d’uno di tali pregiudizi non aventi base medico-legale, essi dovranno formare oggetto di separata valutazione e liquidazione” (così, in motivazione, Cass. Sez. 3, ord. 27 marzo 2018, n. 7513, Rv. 64830301).
Il presupposto di tale affermazione è la constatazione che “la lesione della salute risarcibile” si identifica “nella compromissione delle abilità della vittima nello svolgimento delle attività quotidiane tutte, nessuna esclusa: dal fare, all’essere, all’apparire”, sicchè lungi dal potersi affermare “che il danno alla salute “comprenda” pregiudizi dinamico-relazionali” dovrà dirsi “piuttosto che il danno alla salute è un danno “dinamico-relazionale””, giacchè, se “non avesse conseguenze “dinamico- relazionali”, la lesione della salute non sarebbe nemmeno un danno medico- legalmente apprezzabile e giuridicamente risarcibile”. Ne deriva, pertanto, che “l’incidenza d’una menomazione permanente sulle quotidiane attività “dinamico- relazionali” della vittima non è affatto un danno diverso dal danno biologico”, restando, però, inteso che, in presenza di una lesione della salute, potranno sì aversi le “conseguenze dannose più diverse, ma tutte inquadrabili teoricamente in due gruppi”, ovvero, “conseguenze necessariamente comuni a tutte le persone che dovessero patire quel particolare tipo di invalidità” e “conseguenze peculiari del caso concreto, che abbiano reso il pregiudizio patito dalla vittima diverso e maggiore rispetto ai casi consimili”. Orbene, se tutte tali conseguenze, indifferentemente, “costituiscono un danno non patrimoniale”, resta inteso che “la liquidazione delle
prime tuttavia presuppone la mera dimostrazione dell’esistenza dell’invalidità”, laddove “la liquidazione delle seconde esige la prova concreta dell’effettivo (e maggior) pregiudizio sofferto”. In questo quadro, pertanto, “la perduta possibilità di continuare a svolgere una qualsiasi attività, in conseguenza d’una lesione della salute, non esce dall’alternativa: o è una conseguenza “normale” del danno (cioè indefettibile per tutti i soggetti che abbiano patito una menomazione identica), ed allora si terrà per pagata con la liquidazione del danno biologico; ovvero è una conseguenza peculiare, ed allora dovrà essere risarcita, adeguatamente aumentando la stima del danno biologico”, attraverso la sua “personalizzazione”.
Ne consegue, pertanto, che l’operazione di “personalizzazione” impone “al giudice far emergere e valorizzare, dandone espressamente conto in motivazione in coerenza alle risultanze argomentative e probatorie obiettivamente emerse ad esito del dibattito processuale, specifiche circostanze di fatto, peculiari al caso sottoposto ad esame, che valgano a superare le conseguenze “ordinarie” già previste e compensate dalla liquidazione forfettizzata assicurata dalle previsioni tabellari” (così Cass. Sez. 3, sent. 21 settembre 2017, n. 21939, Rv. 645503-01), e ciò in quanto “le conseguenze dannose da ritenersi normali e indefettibili secondo l'”id quod plerumque accidit” (ovvero quelle che qualunque persona con la medesima invalidità non potrebbe non subire) non giustificano alcuna personalizzazione in aumento del risarcimento” (così, nuovamente, Cass. Sez. 3, ord. 7513 del 2018, cit.).
La legge 24 marzo 2012, n. 27, recante “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività” – nel convertire con modificazioni il d. I. 24 gennaio 2012 n. 1 – all’art. 32, commi 3 ter e 3 quater ha introdotto due previsioni che hanno inciso direttamente sui criteri di accertamento del danno alla persona che sia derivato da sinistri stradali e che abbia prodotto postumi permanenti in misura non superiore al 9% della complessiva validità dell’individuo. Precisamente: il comma 3 ter dell’art. 32 della legge n. 27/2012 ha modificato I comma 2 dell’art. 139 del codice delle assicurazioni (d. Igs. 7.9.2005 n. 209), aggiungendovi il seguente periodo: “in ogni caso le lesioni di lieve entità che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentaleobiettivo, non possono dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente“CALCOLO DANNO BIOLOGICO MACROPERMANENTI –NAPOLI BOLOGNA MILANO RAVENNA FORLI CESENA TREVISO VICENZA ROVIGO
Il comma 3 quater della stessa norma stabilisce invece (senza modificare testi, almente il codice delle assicurazioni): i/ danno alla persona per lesioni di lieve entità di cui all’articolo 139 del decreto legislativo 7 settembre 2006 n. 209 è risarcito solo a seguito di riscontro medico legale da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata l’esistenza della lesione”. E, per completezza, va fin da ora precisato che l’art. 1 comma 19 della legge 4 agosto 2017, n. 124, ha ulteriormente riscritto il testo dell’art. 139 in esame; mentre l’art. 1 comma 30 lettera b) della stessa legge ha abrogato il comma 3 quater della legge n. 27/2012. Poiché la legge n. 124/2017 è sopravvenuta alla proposizione del ricorso introduttivo del presente giudizio e poiché i comma 3 ter e 3 quater in esame si applicano anche ai giudizi in corso (come precisato da questa Corte nella sentenza n. 18773/2016, anche con richiamo alla sentenza rL 235 del 2014 della Corte costituzionale), occorre in questa sede far riferimento alle sopra richiamate disposizioni, che hanno limitato – invero soltanto apparentemente – il risarcimento alle sole microlesioni suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo. Invero – a prescindere dal rilievo che nel comma 3 ter si parla di “lesioni di lieve entità”, mentre nel comma 3 quater di “danno alla persona per lesioni di lieve entità” – le due norme si differenziano sotto un unico fondamentale profilo: nel comma 3 terubordina la risarcibilità ad un “accertamentoclinico strumentale obiettivo“, mentre nel comma 3 quater la risarcibilità è subordinata ad un “riscontro medico legale da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata l’esistenza della lesione”.
Occorre qui ribadire (Sez. 3 – , Ordinanza n. 7513 del 27/03/2018, Rv. 648303 – 01) che, in tema di danno non patrimoniale da lesione della salute: -costituisce duplicazione risarcitoria la congiunta attribuzione del “danno biologico” e del “danno dinamico-relazionale”, atteso che con quest’ultimo si individuano pregiudizi di cui è già espressione il grado percentuale di invaliditàpermanente (quali i pregiudizi alle attività quotidiane, personali e relazionali, indefettibilmente dipendenti dalla perdita anatomica o funzionale); -non costituisce duplicazione la congiunta attribuzione del “danno biologico” e di una ulteriore somma a titolo di risarcimento dei pregiudizi che non hanno fondamento medico-legale, perché non aventi base organica ed estranei alla determinazione medico- legale del grado di percentuale di invalidità permanente, rappresentati dalla sofferenza interiore (quali, ad esempio, il dolore dell’animo, la vergogna, la disistima di sé, la paura, la disperazione). Ne deriva che, ove sia dedotta e provata l’esistenza di uno di tali pregiudizi non aventi base medico-legale, essi dovranno formare oggetto di separata valutazione e liquidazione.
3.2. A non dissinili conclusioni conduce la lettura della sentenza n. 235/2014 cella Corte costituzionale, predicativa della legittimità costituzionale dell’art. 139 del codice delle assicurazioni. Si legge, difatti, al punto 10.1 di detta pronuncia, che “la norma denunciata non è chiusa, come paventano i remittenti, alla risarcibilità anche del danno morale: ricorrendo in concreto i presupposti del quale, ù giudice può avvalersi della possibilità di incremento dell’ammontare del danno biologico, secondo la previsione e nei limiti di cui alla disposizione del comma 3 (aumento del 20%)”.
La limitazione ex iege dell’eventuale liquidazione del danno morale viene così motivata dal giudice delle leggi: “In un sistema, come quello vigente, di responsabilità civile per la circolazione dei veicoli obbligatoriamente assicurata – in cui le compagnie assicuratrici, concorrendo ex lege al Fondo di Garanzia per le vittime della strada, per.,;eguono anche fini solidaristici – l’interesse risarcitorio particolare del danneggiato deve comunque misurarsi con quello, generale e sociale, degli assicurati ad avere un livello accettabile e sostenibile dei premi assicurativi (punto 10.2.2.).
La Corte prosegue, poi, significativamente, sottolineando come “l’introdotto meccanismo standard di quantificazione del danno – attinente al solo, specifico e limitato settore delle lesioni di lieve entità e coerentemente riferito alle conseguenze pregiudizievoli registrate dalla scienza medica in relazione ai primi nove gradi della tabella – lascia comunque spazio al giudice per personalizzare l’importo risarcitorio risultante dall’;applicazione delle suddette predisposte tabelle eventualmente maggiorandolo fino a un quinto in considerazione delle condizioni soggettive del danneggiato”.La motivazione della Consulta non sembra prestarsi ad equivoci.
Il danno biologico da micro permanenti, definito dall’;art. 139 CdA come “lesione temporanea o permanente all’integrità psicofisica della persona suscettibile di accertamento medico -legale che esplica un incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato”, può essere “aumentato in misura non superiore ad un quinto, con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato” secondo la testuale disposizione della norma.