Source: http://www.edscuola.it/archivio/ped/la_cultura_dei_bambini.htm
Timestamp: 2019-03-24 00:48:47+00:00
Document Index: 1777390

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 36', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 31', 'art. 18']

1. Gli strumenti della prevenzione:
b) la consapevolezza
Intenso l’art. 5 già dalla rubrica “Assunzione, formazione e istruzione delle persone che lavorano a contatto con i bambini” (la formazione è, poi, nuovamente richiesta a tutte le professioni legali nell’art. 36) a differenza dell’isolato e generico riferimento alla qualificazione del personale contenuto nell’art. 3 paragrafo 3 della Convenzione di New York. Le locuzioni “persone” e “lavorare a contatto con i bambini” pongono l'accento sull’aspetto relazionale e quindi anche spirituale dell’operare con i bambini, riecheggiando il concorso al progresso materiale e spirituale della società di cui all’art. 4 comma 2 della nostra Costituzione. In quest’articolo, come nel resto dell’articolato, si richiama l’espressione “sensibilizzazione” che è più dell’informazione in quanto riguarda il sentire e quindi può essere intesa come un’educazione sentimentale, cioè educazione dei cinque sensi e dei cinque sentimenti. In una “società affettiva” in cui si richiede l’educazione all’affettività anche a scuola, è necessario superare l’affettività (ricordando che, etimologicamente, “affetto” ha anche un significato negativo) elaborandola in sentimento perché, altrimenti, si rischia un analfabetismo affettivo generalizzato o addirittura l’anaffettività. E si può arrivare a tragici fatti di cronaca, come nel caso della ragazzina ripetutamente violentata dal baby-branco a Gravina di Puglia, di cui i genitori non si erano accorti di alcun cambiamento o turbamento e che ha avuto il coraggio (si può parlare di coraggio in famiglia che dovrebbe essere basata sulla comunicazione e condivisione?) di confessarlo ai suoi solo dopo la reiterazione. Sentimento, dunque, inteso in senso letterale, come coscienza, consapevolezza di sé, della propria esistenza, delle proprie azioni. Nella Convenzione in esame “sensibilizzazione” è stata talvolta tradotta con “consapevolezza”. E’ consapevole (dal latino “cum” e “sapere”) chi insieme ad altri ha contezza di qualcosa o che ha piena cognizione della cosa in discorso. La consapevolezza del proprio valore non negoziabile di persona, in un mondo dove tutto è merce, è quella che, oggi, manca, tanto che si organizzano percorsi di consapevolezza che sarebbero necessari prima per gli adulti e poi per i bambini ed insieme ai bambini. In tal senso nel 2010, nell’ambito del Programma “Costruire un’Europa per e con i bambini”, per combattere la violenza sessuale sui minori è stata lanciata dal Consiglio d’Europa (COE) la campagna “Uno su cinque” (“One in five”, perché un bambino su cinque subisce abusi) con varie finalità, tra cui contrastare la cultura del silenzio e della negazione ancora così diffuse. Sempre nell’art. 5, tra i vari settori di vita del bambino, sono richiamati lo sport, la cultura e il tempo libero, in linea con l’art. 31 della Convenzione di New York in cui si stabilisce il diritto del fanciullo a partecipare pienamente alla vita culturale e artistica; quel “pienamente” impone che il bambino lo possa fare senza alcun rischio. Inoltre l’aggettivo “culturale” richiama l’attenzione sulla cultura in generale che è diventata l’anello debole della nostra società e che, invece, è il vero fattore di sviluppo umano con cui arginare l’apologia del sesso e l’abuso della tecnologia.
c) la comunicazione
L’art. 18 “Abuso sessuale” considera reato anche l’"abuso di una posizione riconosciuta di fiducia, autorità o influenza sul bambino, anche all’interno della famiglia". Fiducia, autorità, influenza sono componenti di ogni relazione sana ma oggi, purtroppo, nonostante la diffusione delle tecnologie della comunicazione e informazione, più volte menzionate nella Convenzione, mancano la comunicazione e l’informazione nel senso letterale per cui le relazioni sono minate sin dal loro sorgere. Anzi manca proprio la relazione intesa nel senso più profondo dimenticando che nella persona tutto, nel bene e nel male, passa attraverso la relazionalità (si pensi, per esempio, ai disturbi del comportamento alimentare). La prima e fondamentale forma di prevenzione dello sfruttamento e abuso sessuale dei bambini è, dunque, curare la relazionalità, aspetto negletto dalla Convenzione e dai “grandi” in generale. Un’altra lacuna della Convenzione è l’ascolto dei bambini, a cui bisognerebbe dedicarsi sempre senza trincerarsi dietro la scusante che non conta la quantità ma la qualità del tempo dedicato ai bambini. Più di ogni altra cosa bisogna saper ascoltare il silenzio dei bambini, perché come, qualcuno ha ribadito, nella solitudine della cameretta il silenzio dei figli può essere la voce del pedofilo dall’altra parte del computer.