Source: http://lasprugola.com/spezzininelmondo/statuscivitatis.htm
Timestamp: 2020-02-29 04:00:11+00:00
Document Index: 49345337

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 1']

Come è noto, infatti, in virtù della contemporanea operatività del combinato disposto dagli art. 1 e 7 della legge 13 giugno 1912, n. 555, e delle disposizioni vigenti in materia di cittadinanza di numerosi Paesi esteri d'antica emigrazione italiana (ad es. tutti gli Stati del continente Americano, l'Australia, ecc.) attributivi iure soli dello status civitatis, la prole nata sul territorio dello Stato d'emigrazione (Argentina, Brasile, Uraguay, Stati Uniti d'America, Canada, Australia, Venezuela, ecc.) da padre cittadino italiano acquisiva dalla nascita il possesso tanto della cittadinanza italiana (in derivazione paterna) quanto della cittadinanza dello Stato di nascita e permaneva nella condizione di bipolidia anche nel caso in cui il genitore, durante l'età minorile, mutasse cittadinanza naturalizzandosi straniero.
Innanzitutto occorre chiarire che, dovendo l'eventuale possesso dello status civitatis italiano essere certificato dal sindaco del Comune italiano di residenza, potrà essere avviato il relativo procedimento su istanza degli interessati, solo ove costoro risultino iscritti nell'anagrafe della popolazione residente in un Comune italiano.
Peraltro, l'iscrizione anagrafica di queste persone, entrate in Italia con passaporto straniero, deve seguire le modalità disciplinanti l'iscrizione nell'anagrafe della popolazione residente degli stranieri [2] e presuppone, da parte degli interessati, l'espletamento degli adempimenti di cui alle disposizioni vigenti in materia.
Si soggiunge, altresì, che qualora l'iscrizione anagrafica delle anzidette persone non risultasse possibile in quanto costoro non possono annoverarsi tra la popolazione residente secondo la nozione di cui all'art. 3 del DPR 30 maggio 1989, n. 223 [3], la procedura di riconoscimento del possesso dello status civitatis italiano dovrà essere espletata, su apposita istanza, dalla rappresentanza consolare italiana competente in relazione alla località straniera di dimora abituale dei soggetti rivendicanti la titolarità della cittadinanza italiana.
I medesimi documenti dovranno essere muniti di traduzione ufficiale in lingua italiana la quale, se gli stessi sono esibiti in Italia, dovrà essere redatta su carta da bollo.
Si fa, ancora, presente che, allo scopo di poter accertare in modo compiuto il mancato esercizio - da parte dei soggetti reclamanti il possesso della cittadinanza italiana - della facoltà di rinunziarvi ex art. 7 della richiamata legge n. 555/1912 si rende necessario, da un lato, svolgere adeguate indagini presso il Comune italiano d'origine o di ultima residenza dell'avo italiano emigrato all'estero ovvero presso il Comune di Roma e, dall'altro lato, contattare direttamente tutte le Rappresentanze consolari italiane competenti per le varie località estere ove gli individui in questione abbiano risieduto o, se del caso, consultare opportunamente il Ministero degli affari esteri –
Direzione generale dell'emigrazione e degli affari sociali - Ufficio VIII perché interpelli i dipendenti uffici consolari interessati.
NOTE: [1] La circolare è stata emanata prima della "nuova" legge sulla cittadinanza 7 febbraio 1992, n. 91, entrata in vigore il 16 agosto 1992.
Essa può ancora trovare applicazione, per gli aspetti di procedimento, per le situazioni regolate dalla precedente legislazione.
La nuova legge prevede che (art. 4) lo straniero o l'apolide di cui il padre, la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado (= nonni) siano stati cittadini italiani per (= alla) nascita possa ottenere la cittadinanza italiana
prestando effettivo servizio militare, previa dichiarazione di voler acquistare la cittadinanza italiana,
assumendo pubblico impiego alle dipendenze dello Stato (possibilità per i cittadini di stati membri dell'Unione europea, per funzioni comunque non dirigenziali o di elevato contenuto professionale),
se al compimento dei 18 anni di età abbia la residenza legale in Italia da almeno due anni e dichiari di voler acquistare la cittadinanza italiana (prima del compimento del 19° anno), oppure (art. 9) che la cittadinanza possa essere concessa dal Presidente della Repubblica allo straniero il cui padre, madre, ascendenti in linea retta di secondo grado (nonni) siano stati cittadini italiani per (= alla) nascita, quando abbia almeno 3 anni di residenza legale in Italia. Si considerano legalmente residenti in Italia gli stranieri che abbiano soddisfatto le condizioni e gli adempimenti previsti dalle norme in materia d'ingresso e di soggiorno e da quelle di iscrizione anagrafica, quest'ultima richiedibile quando sussista la dimora abituale in un determinato comune (art. 1, comma 2 DPR 12 ottobre 1993, n. 572