Source: http://docplayer.it/2811048-Valutazione-ambientale-strategica-revisione-in-variante-n-1-al-piano-di-governo-del-territorio-p-g-t-del-comune-di-binago-co.html
Timestamp: 2017-08-21 22:08:47+00:00
Document Index: 142889756

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'arto 1', 'art. 38', 'art. 20', 'art. 4', 'arto 1']

Valutazione Ambientale Strategica. Revisione in Variante n. 1 al Piano di Governo del Territorio (P.G.T.) del Comune di Binago (CO) - PDF
Valutazione Ambientale Strategica. Revisione in Variante n. 1 al Piano di Governo del Territorio (P.G.T.) del Comune di Binago (CO)
Download "Valutazione Ambientale Strategica. Revisione in Variante n. 1 al Piano di Governo del Territorio (P.G.T.) del Comune di Binago (CO)"
1 Valutazione Ambientale Strategica Revisione in Variante n. 1 al Piano di Governo del Territorio (P.G.T.) del Comune di Binago (CO) SINTESI NON TECNICA giugno 2013
2 Regione Lombardia Provincia di Como Comune di Binago Coordinamento e redazione dei documenti per la procedura VAS Dott.ssa Linda Cortelezzi Via Morazzone 3/A, 21049, Tradate (VA) Tel.: ; Fax: ; cellulare ; PEC: Norme di riferimento generali Direttiva 2001/42/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 giugno 2007, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull ambiente; Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, Norme in materia ambientale; Decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4, Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale; Legge regionale 14 marzo 2003, n. 2, Programmazione negoziata regionale; Legge regionale 23 febbraio 2004, n. 3, Disposizioni in materia di programmazione negoziata con valenza territoriale; Legge regionale 11 marzo 2005, n. 12, Legge per il governo del territorio; Deliberazione Consiglio regionale 13 marzo 2007, n. VIII/351, Indirizzi generali per la Valutazione ambientale di piani e programmi; Deliberazione Giunta regionale 27 dicembre 2007, n. VIII/6420, Determinazione della procedura per la Valutazione Ambientale di Piani e programmi - VAS (art. 4, l.r. n. 12/2005; d.c.r. n. 351/2007); Deliberazione Giunta regionale 18 aprile 2008, n. VIII/7110, Valutazione ambientale di piani e programmi VAS Ulteriori adempimenti in attuazione dell articolo 4 della legge regionale 11 marzo 2005 n. 12, Legge per il governo del territorio e degli Indirizzi generali per la valutazione ambientale di piani e programmi approvati con deliberazione dal Consiglio regionale il 13 marzo 2007 atti n. VIII/0351; D.G.R. n. 8/10971 del Recepimento delle disposizioni di cui al D.lgs. n. 4/2008; D.G.R. n. 9/761 del Recepimento delle disposizioni di cui al D.lgs. n. 128/2010, con modifica ed integrazione delle D.G.R. n /2009 e n. 6420/2008 ; Decreto 14 dicembre 2010 l applicazione VAS di piani e programmi nel contesto comunale; DGR n del 22 dicembre 2011 Determinazione della procedura di valutazione ambientale di piani e programmi - VAS (art. 4, l.r. n. 12/2005) - Criteri per il coordinamento delle procedure di valutazione ambientale (VAS) Valutazione di incidenza (VIC) - Verifica di assoggettabilità a VIA negli accordi di programma a valenza territoriale (art. 4, comma 10, l.r. 5/2010). 2
3 Sommario 1. INTRODUZIONE 5 2. L APPROCCIO METODOLOGICO 7 3. DEFINIZIONE DELL AMBITO DI INFLUENZA DEL DOCUMENTO DI PIANO (SCOPING) INQUADRAMENTO TERRITORIALE BIODIVERSITÀ, FLORA E FAUNA POPOLAZIONE SALUTE UMANA RUMORE RADIAZIONI INQUINAMENTO LUMINOSO ARIA LE CONDIZIONI METEOROLOGICHE ACQUE SUPERFICIALI ACQUE SOTTERRANEE ENERGIA RIFIUTI VALUTAZIONE AMBIENTALE DELLA VARIANTE DI PIANO RAPPORTI TRA LA PROPOSTA DI DOCUMENTO DI PIANO E LA PIANIFICAZIONE SOVRACOMUNALE - ANALISI DI COERENZA ESTERNA Piano Territoriale Regionale Piano Territoriale Paesistico Regionale Piano Territoriale di Coordinamento del Parco della Pineta di Appiano Gentile e Tradate (PTC Parco) Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) Piano di Governo del Territorio (PGT) vigente Studio geologico, idrogeologico e sismico del PGT Studio e Regolamentazione del reticolo idrografico minore Zonizzazione acustica VALUTAZIONE AMBIENTALE DELLA PROPOSTA DI DOCUMENTO DI PIANO ANALISI DI COERENZA INTERNA 34 3
4 6. CONSIDERAZIONI SULLE POSSIBILI SCELTE ALTERNATIVE CONCLUSIONI IL MONITORAGGIO 45 INDICE DELLE FIGURE Figura 1 vista aerea Comparto AT_1a Figura 2 vista aerea Comparti AT_1b e AT_2 Figura 3 correlazione tra la rete Ecologica Regionale e gli AT proposti estratto Figura 4 La rete Ecologica provinciale aggiornata/sovrapposizione AT estratto Figura 5 - stralcio Tav. 2.3 Proposta di modifica della rete ecologica Documento di Piano Figura 6 estratto Tav. R2 PGT Vigente con sovrapposizione degli AT proposti dalla Variante n. 1 fonte: Comune di Binago (CO) Figura 7 ubicazione delle alternative: AT_1a (alternativa 1); attuale centro di vita associativa (alternativa 2 - in tratteggio giallo) 4
5 1. INTRODUZIONE Il Comune di BINAGO in Provincia di Como è dotato di Piano di Governo del Territorio adottato con delibera di C.C. n. 11 del 24/03/2009, approvato definitivamente con delibera di C.C. n. 50 del 29/10/2009 e pubblicato sul B.U.R.L. - Serie Inserzioni n. 12 del 24/03/2010. L Amministrazione Comunale ha inteso dare avvio alla procedura di Revisione in Variante n. 1 al Piano di Governo del Territorio (P.G.T.) vigente, essenzialmente finalizzata alla destinazione di un area per la realizzazione del nuovo Campo Sportivo Comunale, opera pubblica richiesta dalla popolazione binaghese e dalle Associazioni sportive presenti sul territorio. La Regione Lombardia ha riformato il quadro normativo in materia di governo del territorio mediante l approvazione della Legge Regionale 11 marzo 2005, n. 12 Legge per il Governo del Territorio. Questa legge ha modificato le norme di riferimento della pianificazione comunale sostituendo il vecchio Piano Regolatore Generale (PRG) con il Piano per il Governo del Territorio (PGT) che si articola in tre diversi documenti: il Documento di Piano, il Piano dei Servizi e il Piano delle Regole. La Legge per il Governo del Territorio stabilisce all articolo 4 che ogni variante allo strumento urbanistico debba essere sottoposta a Valutazione Ambientale Strategica (VAS), in linea con la Direttiva Europea 2001/42/CE. Tale Direttiva rappresenta un importante passo avanti nel contesto del diritto ambientale europeo per quanto concerne la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull ambiente naturale. L obiettivo della Direttiva è quello di garantire un elevato livello di protezione dell ambiente, individuando nella Valutazione Ambientale Strategica (VAS) lo strumento per l integrazione delle considerazioni ambientali all atto dell elaborazione e dell adozione di piani e programmi al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile. La VAS si delinea come un processo sistematico inteso a valutare le conseguenze sulle tematiche ambientali delle azioni proposte (politiche, piani o iniziative nell ambito di programmi nazionali, regionali e locali, ecc.) in modo che queste siano incluse e affrontate, alla pari delle considerazioni di ordine economico e sociale, fin dalle prime fasi (strategiche) del processo decisionale. Questo processo quindi garantisce che gli effetti ambientali derivanti dall attuazione di determinati piani e programmi siano presi in considerazione e valutati durante la loro elaborazione e prima della loro adozione. Per lo strumento di pianificazione la VAS rappresenta un processo di costruzione, valutazione e gestione del piano o programma, ma anche il monitoraggio dello stesso, al fine di controllare e contrastare gli effetti negativi imprevisti derivanti dall attuazione di un piano o programma e adottare misure correttive al processo in atto. La Direttiva promuove inoltre la partecipazione pubblica all intero processo al fine di garantire la tutela degli interessi legittimi e la trasparenza del processo stesso; pertanto la Direttiva prevede in tutte le fasi del processo di valutazione, il coinvolgimento e la consultazione delle autorità che per loro specifiche competenze ambientali, possano essere interessate agli effetti sull ambiente dovuti all applicazione dei piani e dei programmi e del pubblico che in qualche modo risulta interessato dall iter decisionale. 5
6 Lo schema operativo che è stato adottato per la Valutazione Ambientale Strategica della Variante n. 1 al P.G.T. del Comune di BINAGO ricalca il processo metodologico definito dagli indirizzi generali redatti dalla Regione Lombardia, evidenziando come la VAS sia un processo continuo che affianca lo strumento urbanistico sin dalle prime fasi di orientamento iniziale, fino oltre la sua approvazione mediante la realizzazione del monitoraggio. Lo schema è illustrato di seguito. 6
7 2. L APPROCCIO METODOLOGICO La Valutazione Ambientale Strategica (VAS) precede ed accompagna la definizione del DOCUMENTO DI PIANO di cui è parte integrante; per quanto riguarda le tematiche ambientali, essa valuta la situazione ambientale delle aree oggetto degli interventi, le disposizioni volte a garantire il rispetto della normativa (comunitaria, nazionale e regionale) in materia di ambiente, i criteri e le modalità per l integrazione delle tematiche ambientali nei vari settori d intervento. Essa è così articolata: Definizione del quadro conoscitivo territoriale e ambientale - raccolta ed elaborazione di informazioni sullo stato dell ambiente e delle risorse; - definizione di indirizzi, prescrizioni e vincoli alla trasformabilità del territorio Individuazione degli obiettivi e criteri strategici di sostenibilità - obiettivi/criteri imposti dalle politiche e dalla legislazione comunitaria, nazionale e regionale; - obiettivi/criteri legati alle caratteristiche specifiche del territorio - Proposta di Piano ed analisi delle alternative Valutazione ambientale della proposta - valutazione delle implicazioni ambientali, attraverso il confronto tra le trasformazioni previste e le caratteristiche dell ambiente interessato dalle trasformazioni; - valutazione del grado di considerazione delle questioni ambientali nel Piano, attraverso la verifica di coerenza tra gli obiettivi del Piano ed i criteri di sostenibilità; - valutazione della conformità con la legislazione e le politiche comunitarie, nazionali e regionali e con gli strumenti di pianificazione superiori. Individuazione degli indicatori che devono essere in grado di quantificare le informazioni relative alle interazioni tra scelte di Piano e l ambiente, da utilizzare nella successiva fase di monitoraggio. Integrazione dei risultati della valutazione nella versione definitiva del Piano. Elaborazione del RAPPORTO AMBIENTALE e SINTESI NON TECNICA che integrano il Piano e lo accompagnano nella fase di approvazione e di attuazione. 7
8 3. DEFINIZIONE DELL AMBITO DI INFLUENZA DEL DOCUMENTO DI PIANO (SCOPING) 3.1 INQUADRAMENTO TERRITORIALE Il Comune di Binago si trova nella porzione Sud-occidentale della Provincia di Como e dista dalla città capoluogo 17 km. A partire da Nord in senso orario, Binago confina con: Solbiate, Beregazzo con Figliaro e Castelnuovo Bozzente ad Est, Venegono Inferiore e Venegono Superiore (VA) a Sud, Vedano Olona e Malnate (VA) ad Ovest. L estensione territoriale complessiva è pari a 6,93 kmq. La parte meridionale del territorio comunale è compreso nel Parco Regionale della Pineta di Appiano Gentile e Tradate ed è contraddistinto da estese superfici boscate e vaste aree agricole che connettono le prime con l abitato. Il principale elemento fisiografico del comprensorio è rappresentato dal Torrente Valascia di Castelnuovo che scorre in una valle molto infossata delimitando il confine tra quest ultimo Comune e Binago al margine orientale. Per quanto concerne la viabilità, Binago è attraversato dalla S.S. n. 342 Briantea (di competenza provinciale) che collega Como a Varese e dalla S.P. n. 21 che connette Figliaro a Venegono Superiore. Il tessuto urbano viene identificato nella parte nord del territorio con il limite superiore della suddetta S.S. La frazione più significativa è rappresentata dal nucleo di Monello, lambito dalla S.P. n BIODIVERSITÀ, FLORA E FAUNA I boschi del Parco Pineta coprono una superficie complessiva di ha. Al loro interno sono stati individuati 5 gruppi principali di tipologie forestali, a loro volta suddivise in sottotipologie e 3 tipologie secondarie, importanti in quanto presenti ma generalmente poco rappresentate. Vi sono inoltre gli impianti artificiali di conifere o anche (in misura assai minore) di latifoglie e popolamenti pionieri. I gruppi principali sono: i castagneti (CS); le pinete di pino silvestre (PS); i querceti di Farnia e Rover (QR); i querceti di Quercia rossa (QA); i robinieti (RP). All interno degli impianti artificiali (RA), troviamo: - pinete di Pino strobo; pinete di Conifere miste (spesso Picea, ma anche Larice giapponese); pinete di Pinus silvestris (1 caso) e Pinus rigida (1 caso), impianti di Acero di monte. Altre tipologie rappresentate sono costituite da: - alneti di Ontano nero (AG); vegetazione e popolamenti pionieri (VP); altri popolamenti, come i boschetti di Acero montano (AP). La maggior parte del patrimonio forestale del Parco è costituito da pinete di Pino silvestre, presente sia come boschi puri, sia consociato ad altre specie, soprattutto castagno. Un quarto circa di boschi del parco è formato da Castagneti; pino e castagno caratterizzano circa il 60% del territorio boscato. Altra tipologia piuttosto diffusa sono i Querceti di Farnia che coprono circa un ottavo della superficie. La restante superficie è costituita da boschi di specie esotiche, quali Robinia e Quercia rossa. 8
9 La fauna del Parco è costituita prevalentemente da Vertebrati, da moltitudini di Insetti e Microrganismi che abitano il suolo boschivo, i Bioriduttori. Questi ultimi derivano il loro nome dall opera di smontaggio e riciclaggio della materia organica, riportando sostanze ed energia vitale in ciclo nella catena alimentare. Si calcola ad esempio che in un ettaro di bosco di querce, la biomassa (cioè la quantità in peso di esseri viventi in un determinato ambiente) dei vertebrati erbivori e carnivori sia in media 7 kg per ettaro, mentre la biomassa dei bioriduttori (lombrichi, larve di insetti, batteri, funghi, ecc.) sia di circa 600 kg per ettaro. Tra i Vertebrati più diffusi del bosco vi sono le rane rosse, piccoli Anfibi che vivono nella lettiera di foglie e rami caduti alla base delle piante. Oltre al tasso Meles meles ed alla volpe Vulpes vulpes spicca una folta popolazione di scoiattoli costituita dallo scoiattolo europeo Sciurus vulgaris che vive nel Parco con esemplari che hanno manti di colore diverso, dal rosso fulvo al bruno grigio. Si nutre prevalentemente di semi di pino, di castagne e nocciole, oltre ai funghi, alcune delle specie non gradite all uomo. In passato alcuni scoiattoli del Parco, prelevati nell ambito di un programma scientifico, hanno costituito il nucleo che ha permesso di ripopolare il parco delle Groane dove questa specie era scomparsa. Una popolazione in salute come quella del Parco della Pineta può quindi ricostituirne altre estinte, sia con migrazioni spontanee, sia grazie all uomo. La comunità degli uccelli presenti nella Pineta durante l anno è composta da molte specie (oltre 90 quelle note), con prevalenza di quelle legate agli ambienti boschivi. Durante l inverno alcuni migratori a corto raggio utilizzano il Parco come area di alimentazione; tra di essi: il regolo Hegulus regulus, il passeriforme più piccolo d Europa (5 gr. Di peso e 8 cm di lunghezza) che proviene dalla Russia; la peppola Fringilla montifringilla ed il fringuello Fringilla coelebs provenienti da diverse zono del Nord Europa. Tra i mesi di febbraio e marzo, assieme a queste specie, si osservano numerosi gruppi di lucherini Carduelis spinus che, prima di valicare le Alpi, si radunano per fare scorte di grassi tra campi e boschi. 3.3 POPOLAZIONE L analisi della popolazione del comparto territoriale parte dallo stato di fatto, verificato alla luce dell andamento demografico degli ultimi anni sull intero territorio comunale (Comune di Binago (sup. kmq 6,93): anno abitanti n. famiglie Densità insediativa ,10 ab/kmq ,37 ab/kmq ,17 ab/kmq ,46 ab/kmq ,45 ab/kmq ,02 ab/kmq ,58 ab/kmq ,00 ab/kmq ,09 ab/kmq 9
10 L incremento percentuale della popolazione nel decennio si attesta attorno al 9% circa. Nello schema sottostante si riportano i movimenti anagrafici/migratori Anno Saldo naturale Saldo migratorio Incremento popolazione 3.4 SALUTE UMANA Per quanto riguarda la situazione relativa ai tassi di mortalità e di incidenza di specifiche patologie, a livello territoriale non si riscontrano particolari criticità rispetto alle dinamiche provinciali. Tra gli aspetti da considerare riguardo la salute umana si deve rilevare che nel territorio comunale di Binago e nei Comuni confinanti non sono presenti aziende a rischio di incidente rilevante così come definite dal D.lgs. n. 238/2005 (Direttiva Seveso 3 ). 3.5 RUMORE Con deliberazione del Consiglio Comunale n. 14 del 26 maggio 2007, il Comune di Binago ha approvato il Piano di zonizzazione (classificazione) acustica elaborato sulla base della L.R. 13/2001 e della DGR n. 7/9776 del 02/07/2002. Il territorio comunale è stato suddiviso in zone a differente classificazione acustica in base all emissione ed immissione del rumore diurna e notturna secondo valori di intensità acustica da classe I a classe VI. Si riporta nel seguito la schematizzazione dei risultati derivati dal predetto studio. 10
11 Area Densità Traffico Infrastrutture viarie Edifici pubblici, parchi Attività produttive popolazione Centro abitato alta Primario/secondari Strada provinciale/comunale Scuola materna, Uffici, negozi, attività ricreative o elementare Area artigianale bassa Primario Strada provinciale - Previste attività artigianali Aree agricole molto bassa di attraversamento Strade comunali - Coltivazione secondario Aree boschive nulla Nullo Scarse probabilità di accesso - - viario 3.6 RADIAZIONI Elettrosmog Nel territorio comunale di Binago si distinguono alcune reti di elettrodotto, di cui la principale (AT) di proprietà di Terna S.p.A. disposta secondo la direttrice Nord ovest-sud est. Vi è inoltre un unica postazione di telefonia mobile ubicata in Via Corridoni ed utilizzata dai principali gestori (Tim, Vodafone e Tre). 3.7 INQUINAMENTO LUMINOSO La tematica in questione, disciplinata a livello Regionale, definisce i requisiti tecnici degli impianti di illuminazione esterna, sia pubblica che privata, in merito per esempio alle tipologie di lampade ed apparecchiature utilizzabili o alle modalità di installazione ed orientamento delle stesse. Nell ambito dell analisi predisposta per il PTC della Provincia di Como, sono stati inoltre individuati gli osservatori astronomici lombardi che, per loro valenza, necessitano di specifica tutela, oltre alle fasce di rispetto ed i requisiti illuminotecnici più cautelativi da applicarsi all interno di queste ultime. Dallo stato di fatto emerge che sul territorio provinciale sono presenti due osservatori di particolare valenza: Sormano e Mozzate. L area provinciale è però interessata dalle fasce di altri osservatori, siti in altre provincie quali: Merate (Provincia di Lecco), Campo dei Fiori (Provincia di Varese), Legnano (Provincia di Milano). Ad essi si aggiunge il recente osservatorio di Tradate (Provincia di Varese) - Coordinate: Lat ' 43,97 = 45,71222 Long ' 52,00 = 8,93111 alt: 350 m la cui fascia di tutela, con raggio di 10 km, non è stata al momento ratificata da alcun atto amministrativo. Oltre alle superfici già vigenti degli osservatori sopramenzionati, essa viene comunque rappresentata a margine per le future previsioni del caso. Il Piano Regolatore Comunale dell illuminazione pubblica (PRIC) di Binago Il Piano è stato adottato con delibera del n. 19 del 28 Luglio 2006, approvato definitivamente con delibera di C.C. n. 46 del (pubblicata sul BURL n 06 - Serie Inserzioni del 07 febbraio 2007). La Legge Regionale della Lombardia n. 17 del 30 Marzo 2000 e successiva Legge Regionale della Lombardia n. 38 del 21 dicembre 2004, emessa per salvaguardare l inquinamento luminoso del cielo ed il risparmio energetico, fornisce indicazioni vincolanti per il progettista di impianti di illuminazione pubblici e privati, indirizzando la scelta progettuale verso impianti che presentano una intensità luminosa massima di 0cd per 1000lumen a 90 ed 11
12 oltre. Ciò vuol dire che per la costruzione dei nuovi impianti di illuminazione sono ammessi solo apparecchi rispondenti a tali requisiti, salvo casi particolari regolamentati (es. illuminazione di monumenti dal basso, ove non altrimenti realizzabile). 3.8 ARIA Stato di fatto Nel territorio della Provincia di Como è presente una pubblica rete di rilevamento della qualità dell aria (RRQA) di proprietà dell ARPA e gestita dal Dipartimento di Como dal La rete pubblica attualmente è costituita da n 6 stazioni fisse (Como Villa Gallia monitora esclusivamente parametri meteorologici) e da n 1 postazione mobile. Le emissioni atmosferiche nella provincia di Como I principali inquinanti che si trovano nell aria possono essere divisi, schematicamente, in due gruppi: gli inquinanti primari e quelli secondari. I primi vengono emessi nell atmosfera direttamente da sorgenti di emissione antropogeniche o naturali, mentre gli altri si formano in atmosfera in seguito a reazioni chimiche che coinvolgono altre specie, primarie o secondarie. Nello schema sottostante sono riassunte, per ciascuno dei principali inquinanti atmosferici, le principali sorgenti di emissione. Le principali fonti di emissione suddivise per macrosettori sono riepilogate nello schema sottostante. 12
13 In base al Rapporto sulla qualità dell aria redatto da ARPA (edizione 2011), si possono trarre le seguenti considerazioni circa le fonti che contribuiscono maggiormente alle emissioni delle sostanze inquinanti: - SO2: Il contributo maggiore (40%) deriva dai Processi produttivi, seguito dalla Combustione nell industria (35%) e dalla Combustione non industriale (15%). Apporti minori provengono dal Trasporto su strada (4%) e dal Trattamento e smaltimento rifiuti (4%). - Rispetto all inventario 2007 si nota un leggero incremento delle emissioni di SO2, che passano da 862 a 946 t anno-1, legato alla combustione nell industria. - NOx: La principale fonte di emissione è il Trasporto su strada, (54%), seguita dalla Combustione nell industria (26%) e dalla Combustione non industriale (10%). Complessivamente le emissioni, pari a 8,010 t anno-1, sono diminuite rispetto a quelle dell inventario 2007 (9,065 t anno-1). - COV: Le emissioni di COV derivano principalmente dall Uso di solventi (48%) e per la restante parte da Altre sorgenti ed assorbimenti (27%), Trasporto su strada (8%), Combustione non industriale (6%), e Agricoltura (4%). Rispetto all inventario 2007 si nota un incremento delle emissioni di COV, che passano da 18,625 a 20,943 t anno-1, derivante dai macrosettori: Uso di solventi, Agricoltura ed Altre sorgenti e assorbimenti. - CH4: Per questo parametro le emissioni più significative sono dovute, per il 45%, ai Processi di estrazione e di distribuzione dei combustibili, per il 26% al Trattamento e smaltimento dei rifiuti e per il 15% all Agricoltura. - Complessivamente le emissioni, pari a 11,820 t anno-1, sono in linea con quelle dell inventario 2007 (11,920 t anno-1). - CO: La fonte principale di emissione è il Trasporto su strada (41%), seguito dalla Combustione non industriale (40%). Complessivamente le emissioni, pari a 16,088 t anno-1, sono leggermente inferiori a quelle dell inventario 2007 (17,670 t anno-1). - CO2: Le emissioni di CO2 derivano in egual misura dalla Combustione non industriale (36%) e dal Trasporto su strada (37%), seguiti dai Processi produttivi (20%) e dalla Combustione nell industria (19%). Si evidenzia un decremento del 14% di CO2 sequestrato dalla biomassa vegetale, non presente nell inventario
14 - N2O: Il maggiori contributi percentuali sono dovuti all Agricoltura (40%) e alla Combustione non industriale (29%), seguiti dalla Combustione nell industria (12%), dal Trasporto su strada (11%) e dal Trattamento e smaltimento dei rifiuti (7%). Complessivamente le emissioni, pari a 318 t anno-1, sono leggermente inferiori a quelle dell inventario 2007 (364 t anno-1). - NH3: Per questo inquinante le emissioni più significative sono dovute per il 78% all Agricoltura, per il 10% alla Combustione nell industria. per il 9% al Trasporto su strada. Complessivamente le emissioni, pari a 998 t anno-1, sono leggermente inferiori a quelle dell inventario 2007 (1,125 t anno-1). - PM2.5, PM10 e PTS: Le polveri, sia grossolane, che fini ed ultrafini sono emesse principalmente dalle Combustioni non industriali (dal 54 al 66%) e secondariamente dal Trasporto su strada (dal 23 al 27%). Rispetto all inventario 2007, si nota un incremento delle emissioni legato alla combustione industriale, in particolare all utilizzo di biomassa legnosa per riscaldamento. - CO2eq: Come per la CO2 i contributi principali sono rappresentati da Combustione industriale (33%) e Trasporto su strada (33%), seguiti dai Processi produttivi (17%) e dalla Combustione nell industria (17%). - Precursori O3: Per i precursori dell O3 le principali fonti di emissione sono: Uso di solventi (31%), il Trasporto su strada (23%), Altre sorgenti e assorbimenti (18%), Combustioni sia industriali (9%) che non industriali (9%). - Tot Acidificanti: Per gli acidificanti le fonti di emissione principali sono il Trasporto su strada (39%), la Combustione nell industria (24%) e l Agricoltura (17%). 3.9 LE CONDIZIONI METEOROLOGICHE Le osservazioni meteorologiche utilizzate all'interno di questo documento sono state rilevate dalla rete di misura meteorologica di ARPA Lombardia. La rete è composta di circa 200 stazioni meteorologiche irregolarmente distribuite sul territorio e in grado di fornire misure ad alta risoluzione, sia spaziale che temporale. A partire dal 2002 la rete ha raggiunto una copertura stabile sul territorio ed è sufficientemente rappresentativa per descrivere fenomeni a scala regionale e provinciale. L'Italia nel suo complesso presenta un clima sub-tropicale mediterraneo. In Lombardia in particolare possono essere distinte le seguenti aree climatiche: l'area alpina e prealpina con clima continentale, forti escursioni termiche diurne ma limitate escursioni termiche annuali e precipitazioni abbondanti; la regione padana con clima continentale, inverni rigidi ed estati abbastanza calde, forte escursione annua della temperatura, precipitazioni meno abbondanti e frequenti calme di vento; il versante padano dell'appennino con clima piuttosto continentale e una maggiore piovosità in autunno e in primavera. La meteorologia Lombarda risente in modo decisivo della presenza dell'arco alpino, che interagisce con il flusso atmosferico dando origine a fenomeni che favoriscono la dispersione delle sostanze inquinanti quali, ad esempio, il favonio oppure precipitazioni più abbondanti in prossimità dei rilievi. Comunque, l'effetto medio della barriera alpina è quello di rallentare il flusso atmosferico e di conseguenza in pianura padana sono frequenti le condizioni di vento debole con prevalenza di regime di brezza. Inoltre, nelle ore notturne invernali con basse temperature del suolo, vento debole e forte irraggiamento della superficie terrestre verso il cielo sereno è possibile la formazione di uno strato d'aria in prossimità del terreno avente caratteristiche di estrema stabilità atmosferica rispetto ai moti verticali (inversione termica al suolo). Pertanto, tale strato è particolarmente favorevole per l'aumento della concentrazione delle sostanze inquinanti nei pressi della superficie terrestre. Infatti, durante gli episodi di forte inversione termica al suolo vengono spesso misurate le concentrazioni di inquinanti più elevate. 14
15 Clima nel 2011 nella provincia di Como Come si può vedere dalla Tabella 5 e dai grafici successivi: - il campo barico, rispetto alla media degli ultimi 11 anni, è stato mediamente minore in tutti i mesi dell anno, ad eccezione che in febbraio e novembre; - la velocità del vento ha presentato i valori più alti nei mesi estivi ed ha evidenziato anomalie negative nei mesi di gennaio, febbraio, marzo e novembre. Complessivamente però nel 2011 la velocità media non ha avuto scostamenti dai valori medi storici; - il regime pluviometrico è complessivamente in linea con quello medio degli ultimi 11 anni. Esaminando le cumulate mensili si possono osservare significativi scostamenti dall andamento medio storico, con anomalie negative nei mesi di aprile, agosto e dicembre, e positive in particolare nel mese di giugno; - il campo termico è stato leggermente superiore alla media degli ultimi 11 anni, in particolare in primavera e nei mesi di agosto e settembre. Complessivamente si evidenzia una variazione positiva media annuale di C; - l andamento igrometrico ha mostrato valori decisamente superiori rispetto all andamento medio su 11 anni, in tutti i mesi ad eccezione del periodo tra aprile e maggio, facendo registrare un incremento medio del 13.3%; - la radiazione solare ha mostrato il tipico andamento annuale a campana, con valori superiori al trend storico nei mesi di aprile e maggio e nella stagione autunnale. Tabella 1 - Valori medi mensili stazione di Como Villa Gallia 15
16 3.10 ACQUE SUPERFICIALI Sintesi non Tecnica Variante n. 1 al P.G.T. Il Comune di Binago è dotato di Studio per le definizione e la regolamentazione del Reticolo idrografico Minore, comprendente tutti i corsi d acqua nel territorio comunale. Dal Documento Tecnico si rilevano le condizioni della componente idrografica superficiale. I caratteri generali della rete idrografica sono controllati solo marginalmente dalla situazione ed evoluzione geologico-strutturale degli adiacenti rilievi prealpini e, in maggior misura, dall'assetto morfologico dei depositi quaternari glaciali e post-glaciali. I corsi d'acqua nel territorio in esame fanno capo rispettivamente ai bacini idrografici del Fontanile di Tradate e del Torrente Quadronna. Il primo comprende la gran parte del territorio comunale di Binago in posizione geografica centro-meridionale, mentre il secondo si localizza in prossimità del margine Nord-occidentale ACQUE SOTTERRANEE Dal punto di vista idrogeologico generale, il territorio di Binago appartiene al «Settore Collinare e di Alta Pianura», caratterizzato dalla presenza di importanti successioni di depositi di copertura quaternari, con spessore che va aumentando dalla zona pedemontana verso sud, distribuiti in funzione della posizione delle principali dorsali del substrato roccioso, in affioramento o prossime alla superficie; verso sud, poi, assumono una distribuzione più omogenea nell ambito della piana fluvioglaciale ed alluvionale. Tale contesto fisico condiziona la distribuzione degli acquiferi presenti nel sottosuolo; in genere essi risultano organizzati, nella zona pedemontana e nelle valli, in un unica struttura di spessore crescente a partire dalla zona di affioramento del substrato roccioso mentre, in alta pianura, si hanno strutture più complesse, caratterizzate dalla presenza di più falde sovrapposte, che rappresentano la principale fonte di approvvigionamento idrico sia per gli usi idropotabili che produttivi. Da questa area proviene poi una buona parte dell alimentazione delle falde più profonde che vengono sfruttate nell hinterland milanese e nella stessa città di Milano, facendone aree da tutelare in termini di zone di protezione per la qualità delle acque sotterranee. Il sistema delle falde acquifere del comasco è ben delineato nella sua morfologia e funzionalità ed è generalmente costituito da tre corpi principali: - Primo Acquifero - Secondo Acquifero - Terzo Acquifero Stato di qualità ambientale dei corpi idrici sotterranei Per ciò che concerne lo stato di qualità ambientale dei corpi idrici sotterranei, il corpus di leggi che norma la materia trova i suoi capisaldi nella disciplina europea: con le Direttive 2000/60/CE e 2006/118/CE, infatti, vengono forniti a tutti i Paesi membri le disposizioni generali (Dir. 2000/60) per la protezione e la conservazione, e le misure specifiche (Dir. 2006/118) per prevenire e controllare l inquinamento delle acque sotterranee. Lo stato quantitativo dei corpi idrici è definito da quattro classi così caratterizzate: - classe A: l impatto antropico è nullo o trascurabile con condizioni di equilibrio idrogeologico; le estrazioni di acqua e/o le alterazioni della velocità naturale di ravvenamento sono sostenibili sul lungo periodo; 16
17 - classe B: l impatto antropico è ridotto, vi sono moderate condizioni di disequilibrio del bilancio idrico, senza che tuttavia ciò produca una condizione di sovra sfruttamento, consentendo un uso sostenibile sul lungo periodo; - classe C: l impatto antropico è significativo, con notevole incidenza dell uso sulla disponibilità della risorsa evidenziato da rilevanti modificazioni degli indicatori generali; - classe D: l impatto antropico è nullo o trascurabile, ma con presenza di complessi idrogeologici con intrinseche caratteristiche di scarsa potenzialità idrica. Per quanto riguarda lo stato chimico delle acque sotterranee (SCAS), le classi sono così definite: - classe 1: impatto antropico nullo o trascurabile con pregiate caratteristiche idrochimiche; - classe 2: impatto antropico ridotto e sostenibile sul lungo periodo e con buone caratteristiche idrochimiche; - classe 3: impatto antropico significativo e con caratteristiche idrochimiche generalmente buone, ma con alcuni segnali di compromissione; - classe 4: impatto antropico rilevante con caratteristiche idrochimiche scadenti; - classe 0: impatto antropico nullo o trascurabile, ma con particolari facies idrochimiche naturali in concentrazioni al di sopra del valore della classe 3. Per l individuazione dello stato quali quantitativo della risorsa ai fini della redazione del PTUA nel 2005, ARPA ha realizzato una rete di monitoraggio delle acque sotterranee costituita da più di 230 punti di misura sparsi su tutto il territorio lombardo e comprendenti sia gli acquiferi della pianura, la parte più consistente delle riserve idriche sotterranee, sia quelli di fondovalle. Gli acquiferi sono stati suddivisi in bacini idrogeologici e questi, a loro volta, in settori. Lo SCAS è stato definito sulla base del valore di ogni parametro di base (mediato sul periodo di riferimento), mentre per quanto riguarda ciascuno dei parametri addizionali, il rilevamento di una concentrazione superiore alla soglia prevista è stato sufficiente all attribuzione diretta della classe 4. I dati più recenti a disposizione sono quelli raccolti da ARPA nella sua attività di monitoraggio, si riferiscono agli anni e vengono riportati nelle tabelle seguenti. COMUNE CODICE NORD EST ACQUIFERO RETE DI MONITORAGGIO SCAS Binago PO U Bc QL/FT/NT 2 Tabella 2 Stato chimico delle acque sotterranee (SCAS) (2008) Provincia di Como (Fonte: Rapporto sullo stato dell ambiente in Lombardia ; ARPA Lombardia, 2010). 17
18 La disponibilità della risorsa potabile La disponibilità della risorsa idrica è strettamente correlata alla natura morfologica e geologica del territorio nonché alla sua antropizzazione. La conformazione territoriale determina, infatti, la tipologia prevalente della risorsa (superficiale o sotterranea), la sua entità, le caratteristiche chimiche e fisiche etc. In secondo luogo, un territorio differentemente antropizzato può influire sulla risorsa idrica, sia dal punto di vista del suo sfruttamento, sia dal punto di vista della ricarica e della sua protezione da agenti contaminanti. Secondo questa logica, il territorio della provincia di Como è suddivisibile in due aree, quella lacustre montana, corrispondente al Settore Alpino e Prealpino, e quella del Settore Collinare e di Alta Pianura; queste due macroaree si differenziano significativamente per conformazione morfologica, natura geologica e caratteristiche idrogeologiche oltre che per la natura degli insediamenti umani. Affinché vi sia un utilizzo della risorsa destinata al consumo umano adeguato alle necessità dell utente è necessario attivarsi in modo che sull acquedotto le esigenze derivanti da altri usi dell acqua (es. l attività industriale, l uso per il giardinaggio, ecc.) non gravino o, comunque, abbiano la minima incidenza possibile. Comune Fabbisogno civile totale acquedotto (medio annuo) Fabbisogno produttivo totale acquedotto (medio annuo) Binago Binago Tabella 3 Calcolo del fabbisogno idrico attuale e futuro per comprensorio fonte ATO comprensorio di Como 3.12 ENERGIA Il nuovo quadro europeo, nazionale e regionale delle politiche energetiche ed ambientali Vengono analizzati i principali target da conseguire nell ambito degli obiettivi strategici e delle linee d intervento già individuate ai diversi livelli istituzionali: Unione Europea (varie Direttive), Italia (Piano d Azione nazionale per l Efficienza Energetica 2007 e e Piano d Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili 2010), Regione Lombardia (Piano d Azione per l Energia - PAE). Questi target si declinano all interno dei diversi scenari nazionali e regionali ma possono e devono avere un ruolo determinante anche alla scala locale provinciale in quanto punti di riferimento delle azioni da raggiungere su tutto il territorio comasco in funzione del peso energetico delle specifiche situazioni locali. Per l Italia le nuove quote risultano: 18
19 La DIRETTIVA 2010/31/UE del 19 maggio 2010 sulla prestazione energetica nell edilizia (in fase di recepimento a livello nazionale) promuove il miglioramento della prestazione energetica degli edifici all interno dell Unione, tenendo conto delle condizioni locali e climatiche esterne, nonché delle prescrizioni relative al clima degli ambienti interni e all efficacia sotto il profilo dei costi. La Direttiva, tra l altro, prevede che: a) entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione siano edifici a energia quasi zero; b) a partire dal 31 dicembre 2018 gli edifici di nuova costruzione occupati da enti pubblici e di proprietà di questi ultimi siano edifici a energia quasi zero. BILANCIO AMBIENTALE PROVINCIALE 2010 Nell elaborazione del bilancio ambientale sono state effettuate valutazioni sia degli impatti generati dagli utilizzi energetici a scala globale, in termini di emissioni di gas serra ed espressi come tonnellate di CO2 equivalente, sia degli impatti che si manifestano principalmente alla scala locale, utilizzando come indicatore le emissioni di ossidi di azoto (NOX) (fortemente legate ai consumi energetici e direttamente influenzanti le concentrazioni di tre tra gli inquinanti più critici in Lombardia: il biossido di azoto, il particolato fine PM10 e l ozono). Le emissioni di CO2 in provincia di Como Il totale delle emissioni di CO2 da consumi energetici per il 2010 è pari a tonnellate. Per il settore industriale i valori si riferiscono sia alle industrie ETS (emission trading system) sia a quelle NON ETS. Per il 2010, infatti, sulla base dei dati preview forniti da CESTEC Lombardia, non è stato possibile effettuare un analisi distinta dei consumi per i singoli vettori d impiego finale. In evidenza il forte contributo del vettore gas naturale (specialmente nel settore civile ma anche nell industria), che da solo rappresenta circa il 34,1% delle emissioni totali di CO2, seguito da energia elettrica (28,8%). Le emissioni di CO2 connesse agli usi di gasolio, con un contributo pari al 20,7%, e di benzina, pari al 8,6%, sono dovute essenzialmente al settore trasporti. A livello di settore, invece, le emissioni sono attribuibili prevalentemente a: settore residenziale (39,5%), trasporti (32,1%) e industria (28,1%). Il terziario è al 12,1% mentre le quote di emissioni attribuibili al settore agricoltura e al settore produzione energia elettrica locale sono assai modeste (entrambe allo 0,3%). 19
20 Tabella 4- Emissioni di CO2 in provincia di Como per vettore, 2010 Tabella 5 - Emissioni di NOx in provincia di Como per vettore, 2010 Le emissioni di NOX in provincia di Como Le emissioni totali nel 2010 ammontano a tonnellate. Disaggregando i dati per settore (48,8% trasporti; 29,7% industria; 13,9% residenziale; 6% terziario; 1,6% agricoltura) emergono sostanziali differenze rispetto a quanto evidenziato per la CO2. Nello specifico si evidenzia: il ruolo determinante del comparto trasporti, che con le emissioni legate alla combustione dei motori diesel, benzina e GPL rappresenta, da solo, circa il 49% delle emissioni di ossidi di azoto complessive; il peso del settore civile più che dimezzato rispetto alla CO2, con il 14% (rispetto al 39,5%) RIFIUTI Dalla Relazione annuale (2011) sui dati della gestione dei rifiuti urbani in Provincia di Como, emerge quanto di seguito riepilogato: la produzione complessiva di rifiuti si mantiene stabile rispetto i dati degli ultimi anni; nel 2011 passa a 280 mila tonnellate. La percentuale di raccolta differenziata passa al 50,1% con recupero di materia pari al 47.7 % sul totale dei rifiuti raccolti. Si osserva, contestualmente, la stabilizzazione del dato di produzione pro-capite di rifiuti urbani che rimane a 1,28 kg,/ab. giorno. 20
21 Le principali frazioni differenziate consolidano il risultato dell anno precedente e in alcuni casi dimostrano un certo incremento come l organico che passa a tonnellate. la raccolta differenziata raggiunge Complessivamente le 140 mila tonnellate. I dati relativi alla produzione di rifiuti nel 2011 per il Comune di Binago (CO), desunti dall Osservatorio Provinciale Rifiuti della Provincia di Como, sono riepilogati nello schema e nel grafico sottostante. Il centro di raccolta rifiuti comunale si trova in Via dei Campi. PRODUZIONE RIFIUTI Dato comunale abitanti Produzione pro-capite kg/ab. * giorno Percentuale di raccolta differenziata BINAGO ,2 62,4% 21
22 Sintesi non Tecnica Variante n. 1 al P.G.T. 4. VALUTAZIONE AMBIENTALE DELLA VARIANTE DI PIANO La revisione dello strumento urbanistico ha comportato modifiche al Documento di Piano, al Piano dei servizi ed al Piano delle Regole, introducendo varianti alle tavole di progetto, alle relazioni ed alla normativa. Area per la realizzazione del nuovo campo di calcio AT_1a L area individuata dall Amministrazione comunale di Binago è oggetto di accordo di primo livello tra il Comune ed i proprietari delle aree. La traduzione in norma urbanistica dell accordo prevede l individuazione di un ambito di trasformazione suddiviso in due comparti separati con le seguenti caratteristiche: Comparto AT_1a Si tratta dell area attualmente classificata dal P.G.T. in Zona agricola A.A.C.- Ambiti agro-colturali - In questo comparto si deve prevedere la superficie necessaria per la realizzazione del campo di calcio e relativi servizi, oltre che una piccola porzione di area a destinazione residenziale (in risposta alla richiesta n. 39; si veda la tabella a pag. 3 della Relazione del DP) che comporta anche una riperimetrazione dell ambito denominato RFR-1. Figura 1 vista aerea Comparto AT_1a Comparto AT_1b Area di proprietà comunale attualmente destinata in Zona APG Area attrezzature pubbliche o di interesse generale - che verrà permutata in cambio dell acquisizione delle aree del comparto AT_1a e sulla quale si prevede la possibilità di realizzare un insediamento residenziale con una volumetria massima pari a mc. La cessione gratuita delle aree pubbliche facenti parte del comparto 1 costituisce presupposto per l attribuzione di un valore compensativo di edificabilità contenuto negli accordi di primo livello, di cui alla Delibera del C.C. 11 giugno 2012 n. 16, da localizzare nell ambito di trasformazione denominato AT-1b, secondo le quantità e modalità contenute nell accordo sopra citato. Figura 2 vista aerea Comparti AT_1b e AT_2 22
23 Nuovo ambito di trasformazione AT_2 A seguito dell avvio del procedimento sono giunte alcune richieste di ampliamento delle aree residenziali in località S. Salvatore, in una zona collocata in prossimità del tessuto urbano consolidato, nella quale sono già presenti le urbanizzazioni primarie. Si tratta di una piccola area di espansione di complessivi mq , collocata in un ambito che per caratteristiche paesaggistiche ed ambientali consente la trasformabilità del comparto. Le altre modifiche previste dalla Variante sono: Inserimento perimetro Centro abitato e riduzione della fascia di rispetto stradale sulla S.S Si è reso necessario inserire negli elaborati del P.G.T. il perimetro del Centro Abitato definito ai sensi del D.Lgs. 285/92 e D.P.R. 495/92 (Codice della Strada), informazione che non è presente né nella Tavola dei vincoli né in quella del Piano delle Regole. Ciò ha permesso anche di ridurre l ampia area di rispetto stradale posta lungo la strada statale, consentendo un migliore utilizzo delle aree prospicienti l infrastruttura, senza peraltro compromettere la visibilità e la possibilità di ampliamento della stessa. Nella tavola di progetto è stata inserita su tutto il tratto del centro abitato, una fascia di rispetto di m. 10 in luogo di quella di m. 30 contenuta nel P.G.T. vigente. Modifica ambito di riqualificazione RF5. La variante introduce una modifica all ambito di riqualificazione denominato RF5, riperimetrando le aree ed inserendo la possibilità di attuare le previsioni di sviluppo attraverso un permesso di costruire convenzionato, con una normativa specifica che consente alle proprietà coinvolte di intervenire in tempi diversi, previo uno studio generale che dimostri le modalità di accesso alle proprietà contermini e l effettiva utilizzabilità delle aree limitrofe all intervento. Altre modifiche puntuali introdotte. La variante introduce piccole modifiche alle tavole di progetto, quali l eliminazione dei piani attuativi già conclusi, denominati PAVR, l eliminazione di un area bianca priva di destinazione, inserendola in una zona TUC_1 Tessuto urbano di completamento, l eliminazione del Piano di Recupero denominato PA2, in quanto non attuato e scaduto e l inserimento del tracciato dell elettrodotto. Rete ecologica e ambiti non di rete A seguito delle modifiche introdotte si rende necessario verificare gli obiettivi quantitativi di sviluppo contenuti nella variante confrontandoli con il PTCP della Provincia di Como. Si prevede inoltre una verifica complessiva dei dati riguardanti la rete ecologica provinciale, ridefinendo le quantità di aree riguardanti la rete ecologica. Sommariamente, nella seguente Tabella estratta dalla Relazione del DP della Variante n. 1 al P.G.T. del Comune di Binago (CO) si computano le superfici interessate dalle trasformazioni. Il consumo di suolo previsto nel P.G.T., con gli incrementi dovuti alla presente variante è pari a mq ed è contenuto anche nella soglia di sostenibilità prevista dal nuovo conteggio fatto per la verifica di compatibilità urbanistica secondo l art. 38 delle N.T.A. del PTCP mq. 23
24 4.1 RAPPORTI TRA LA PROPOSTA DI DOCUMENTO DI PIANO E LA PIANIFICAZIONE SOVRACOMUNALE - ANALISI DI COERENZA ESTERNA L analisi ha inteso verificare: - la coerenza dello scenario di riferimento elaborato per il Piano con gli scenari previsti dagli altri livelli di pianificazione (statale, europeo, internazionale); - la coerenza delle informazioni utilizzate per la definizione della base di dati con quelle utilizzate in altri livelli di pianificazione/programmazione; - la coerenza degli indicatori assunti nel Piano con quelli adottati nei Piani di diverso livello PIANO TERRITORIALE REGIONALE Il PTR costituisce quadro di riferimento (l.r. 12/05 art. 20 comma 1, primo periodo) nell ambito della Valutazione Ambientale del Piano (L.R. n. 12 /2005 art. 4) e per la costituzione degli atti di governo del territorio del Comune. Il Piano Territoriale Regionale ha come obiettivo fondamentale il costante miglioramento della qualità della vita dei cittadini nel loro territorio secondo i principi dello sviluppo sostenibile. Secondo gli intendimenti del Documento di Piano del PTR, questo sviluppo è perseguibile ponendo attenzione a tre dimensioni fondamentali: - la sostenibilità economica: lo sviluppo deve essere economicamente efficiente nel processo ed efficace negli esiti; - la sostenibilità sociale: lo sviluppo deve essere socialmente equo, sia in termini intergenerazionali che intragenerazionali; - la sostenibilità ambientale: lo sviluppo economico e sociale deve avvenire nel rispetto dell ambiente naturale o più in generale dell ambiente fisico, delle risorse naturali ed energetiche, del paesaggio e del patrimonio culturale, senza compromettere le caratteristiche che consentono la sua conservazione. OBIETTIVI DEL SISTEMA TERRITORIALE PEDEMONTANO - USO DEL SUOLO a) Limitare l'ulteriore espansione urbana b) Favorire interventi di riqualificazione e riuso del patrimonio edilizio c) Conservare i varchi liberi, destinando prioritariamente le aree alla realizzazione della Rete Verde Regionale, anche mediante la proposta di nuovi Parchi Locali di Interesse Sovracomunale d) Evitare la dispersione urbana, mantenendo forme urbane compatte e) Mantenere la riconoscibilità dei centri urbani evitando le saldature lungo le infrastrutture f) Realizzare le nuove edificazioni con modalità e criteri di edilizia sostenibile g) Coordinare a livello sovraccomunale nell'individuazione di nuove aree produttive e di terziario/commerciale h) Evitare la riduzione del suolo agricolo Confrontando i suddetti obiettivi con le principali azioni proposte dalla Variante al PGT del Comune di Binago, emergono le seguenti considerazioni: 24
25 l area individuata per la realizzazione del nuovo campo sportivo (comparto AT_1a) è di fatto una superficie agricola adiacente all abitato di Binago; tale aspetto contrasta con l indirizzo h, sebbene entrando nel merito della tipologia di trasformazione proposta, la fruibilità ludico-ricreativa conserverà l impronta ecologica dell area preservando la naturalità del luogo. Da questo punto di vista, la sostenibilità dell intervento si manifesta con gli obiettivi di un miglioramento ambientale e sociale a livello locale attraverso la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali al fine di soddisfare i bisogni dell attuale generazione senza compromettere il patrimonio territoriale disponibile per quelle future. Con l azione connessa al comparto AT_1b (Area di proprietà comunale attualmente destinata in Zona APG Area attrezzature pubbliche o di interesse generale - che verrà permutata in cambio dell acquisizione delle aree del comparto AT_1a e sulla quale si prevede la possibilità di realizzare un insediamento residenziale con una volumetria massima pari a mc) vengono perseguiti i precedenti obiettivi: - a, in quanto AT_1b si colloca all interno di un contesto già ampiamente antropizzato e circondato da aree edificate; - d, per quanto detto sopra, l AT_1b non determina la variazione della forma urbana. Come già accennato nei precedenti paragrafi, la cessione gratuita delle aree pubbliche facenti parte del comparto 1 costituisce presupposto per l attribuzione di un valore compensativo di edificabilità contenuto negli accordi di primo livello, di cui alla Delibera del C.C. 11 giugno 2012 n. 16, da localizzare nell ambito di trasformazione denominato AT-1b, secondo le quantità e modalità contenute nell accordo sopra citato. In merito al nuovo ambito di trasformazione AT_2 (piccola area di espansione di complessivi mq ) sarà necessariamente perseguito il precedente obiettivo f (Realizzare le nuove edificazioni con modalità e criteri di edilizia sostenibile) secondo quanto già previsto dalla normativa vigente anche in relazione al risparmio energetico. A favore della trasformabilità dell AT_2, si considera che esso è inserito in un contesto territoriale già edificato con una valenza agricola non di pregio, con capacità d uso 3s (severe limitazioni legate a caratteristiche negative del suolo - s ) PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE Il PTPR ha natura di quadro di riferimento per la costruzione del Piano del Paesaggio Lombardo e di strumento di disciplina paesistica del territorio. Esso opera fino a quando non siano vigenti atti a valenza paesistica di maggiore definizione; con l approvazione del Piano Territoriale Regionale, il PTPR verrà sottoposto a progressiva revisione rispetto al documento originale approvato nel Con la deliberazione n. 8/10962 del 30 dicembre 2009, la Giunta regionale ha approvato il disegno definitivo di Rete Ecologica Regionale (RER). Successivamente con BURL n. 26 Edizione speciale del 28 giugno 2010 è stato pubblicata la versione cartacea e digitale degli elaborati. La Rete Ecologica Regionale è riconosciuta come infrastruttura prioritaria del Piano Territoriale Regionale e costituisce strumento orientativo per la pianificazione regionale e locale. La RER e i criteri per la sua implementazione forniscono al Piano Territoriale Regionale il quadro delle sensibilità prioritarie naturalistiche esistenti ed un disegno degli elementi portanti dell ecosistema di riferimento per la valutazione di punti di forza e debolezza, di opportunità e minacce presenti sul territorio regionale; aiuta il P.T.R. a svolgere una funzione di indirizzo per i P.T.C.P. provinciali e i P.G.T. comunali; aiuta il P.T.R. a svolgere una funzione di coordinamento rispetto a 25
26 piani e programmi regionali di settore, e ad individuare le sensibilità prioritarie ed a fissare i target specifici in modo che possano tener conto delle esigenze di riequilibrio ecologico; anche per quanto riguarda le Pianificazioni regionali di settore può fornire un quadro orientativo di natura ecosistemica, e delle opportunità per individuare azioni di piano compatibili; fornire agli uffici deputati all assegnazione di contributi per misure di tipo agroambientale e indicazioni di priorità spaziali per un miglioramento complessivo del sistema. La RER pertanto fornisce indispensabili indicazioni per la composizione e la concreta salvaguardia della Rete nell'ambito dell'attività di pianificazione e programmazione. Nella Figura viene riportata l articolazione della Rete Ecologica Regionale rispetto agli AT di Variante proposti. Mentre AT_2 ed AT_1b non interferiscono direttamente con la RER, l ambito 1a è indicato come facente parte degli Elementi di primo Livello della suddetta Rete Ecologica. Poiché si ribadisce la funzione pubblica dell AT_1a e la minima invasività della trasformazione (da area agricola ad area verde destinata al nuovo campo sportivo), si riepilogano anche le indicazioni di Regione Lombardia nei riguardi della pianificazione di livello comunale per tali aree. Figura 3 correlazione tra la rete Ecologica Regionale e gli AT proposti estratto PIANO TERRITORIALE DI COORDINAMENTO DEL PARCO DELLA PINETA DI APPIANO GENTILE E TRADATE (PTC PARCO) Il Parco intende salvaguardare le attività agricole, le colture e i boschi, tutelare i luoghi naturali, valorizzare il patrimonio storico architettonico, recuperare l'ambiente e il paesaggio nelle aree degradate, informare e guidare gli utenti ad un uso rispettoso delle risorse ambientali. Il Piano Territoriale di Coordinamento, approvato con DGR n. 7/427 del , definisce tra l altro le norme e gli indirizzi di tutela dei diversi ambiti del parco e delle aree esterne ad esso. Il PTCP rappresenta lo strumento mediante il quale vengono definiti i limiti territoriali, gli indirizzi per la gestione e la pianificazione del parco, nonché le modalità e gli strumenti di attuazione. Le previsioni urbanistiche contenute nel P.T.C., che ha valenza di piano paesistico coordinato, sono recepite negli strumenti urbanistici comunali dei Comuni interessati e sostituiscono eventuali previsioni difformi. Tutti gli AT di Variante proposti sono esterni al perimetro dell area protetta. 26
27 4.1.4 PIANO TERRITORIALE DI COORDINAMENTO PROVINCIALE (PTCP) Sintesi non Tecnica Variante n. 1 al P.G.T. Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale è lo strumento di pianificazione che definisce gli obiettivi generali relativi all assetto e alla tutela del territorio provinciale, indirizza la programmazione socio-economica della Provincia ed ha efficacia paesaggistico ambientale; il Piano inoltre raccorda le politiche settoriali di competenza provinciale e indirizza e coordina la pianificazione urbanistica comunale. Gli obiettivi strategici che la Provincia di Como intende perseguire con il PTCP sono: l assetto idrogeologico e la difesa del suolo; la tutela dell ambiente e la valorizzazione degli ecosistemi; la costituzione della rete ecologica provinciale per la conservazione della biodiversità; la sostenibilità dei sistemi insediativi mediante la riduzione del consumo di suolo; la definizione dei centri urbani aventi funzione di rilevanza sovracomunale l assetto della rete infrastrutturale della mobilità; il consolidamento del posizionamento strategico della provincia di Como nel sistema economico globale; l introduzione della perequazione territoriale; la costruzione di un nuovo modello di governance urbana. Nel territorio comunale sono presenti le seguenti aree della rete ecologica definita nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Como. CORRIDOI ECOLOGICI (ECOLOGICAL CORRIDORS) Sono strutture lineari caratterizzate da continuità ecologica, in grado di connettere le sorgenti di biodiversità mantenendo i flussi riproduttivi. Essi sono ulteriormente categorizzati in due livelli in relazione all importanza delle aree che essi connettono. I corridoi ecologici di primo livello coincidono con i varchi ineliminabili della rete ecologica da tutelare con attenzione attraverso corrette strategie di conservazione del paesaggio. Sono aree ove prioritariamente promuovere e sostenere iniziative di istituzione/ampliamento di aree protette. ZONE TAMPONE DI PRIMO e DI SECONDO LIVELLO (BUFFER ZONES) Sono aree con funzione di interposizione tra aree naturali o paranaturali ed aree antropizzate, caratterizzate da ecomosaici sufficientemente continui e mediamente diversificati. Mentre le prime sono aree da gestire con attenzione in aderenza ai principi dello sviluppo sostenibile, allo scopo di consolidare ed integrare la rete ecologica, le seconde devono essere gestite attivando politiche locali polivalenti. 27
28 Nella Figura 4 viene riportata l articolazione della Rete Ecologica Provinciale rispetto agli AT di Variante proposti. Mentre AT_1b non interferisce con la suddetta Rete, entrambi gli ambiti 1a ed AT_2 fanno parte dei cosiddetti ECP Corridoi Ecologici di Primo Livello, confermati nel vigente PGT rispettivamente come A.A.C. Ambito agro-colturale e P.A.U. Protezione Ambientale Urbana. Poiché le norme del PTCP non vietano in maniera assoluta la trasformabilità di tali superfici ma vincolano nel caso tale iniziativa ad un analisi di maggior dettaglio che determini le effettive caratteristiche e vocazioni dei luoghi, l Amministrazione comunale di Binago ha richiesto al Dott. Luigi Biffi, agronomo, un approfondimento delle tematiche riguardanti le peculiarità dei suoli presenti negli AT al fine di stabilire se le destinazioni proposte dalla Variante n. 1 potessero risultare compatibili con le condizioni pedologiche e di capacità d uso riscontrate. Dall analisi prodotta ( Relazione agronomica sulla fattibilità della Variante n. 1 del P.G.T. ), parte integrante degli elaborati del DP, si riepilogano le seguenti indicazioni fondamentali Tabella 1 Figura 4 La rete Ecologica provinciale aggiornata/sovrapposizione AT estratto AMBITO DI TRASFORMAZIONE AT_1a AMBITO DI TRASFORMAZIONE AT_2 Aspetti agronomici Usi del suolo Area agricola a margine dell abitato che non presenta una particolare valenza agronomica. E formata da appezzamenti in parte mantenuti incolti/abbandonati con la presenza anche di materiale (es. cumuli di terra). La restante superficie è a prato Presenza di prato stabile e vegetazione arborea/arbustiva; l intorno è contraddistinto da un urbanizzazione residenziale recente. Non sono presenti fabbricati strumentali. Area agricola a margine dell abitato che non presenta una particolare valenza agronomica. Anche gli aspetti ambientali sono scarsi in relazione alla vicinanza dell area urbana e della strada di collegamento con il centro urbano Presenza di seminativi; l intorno è contraddistinto da un urbanizzazione residenziale e produttiva recente. Non sono presenti fabbricati strumentali 28
29 Capacità d uso del suolo 3es (suoli adatti all agricoltura che presentano severe limitazioni tali da ridurre la scelta delle colture e da richiedere speciali pratiche conservative) Valutazione sostenibilità riduzione agricolo della della dell ambito La trasformazione proposta non comporta delle modifiche sostanziali al sistema agricolo di zona 3s L arretramento del limite dell ambito agricolo non comporta delle modifiche sostanziali al sistema agricolo di zona Impatto sulla produttività aziendale I terreni sono in limitata parte coltivati da imprenditori agricoli (fonte dati SIARL) ); l Amministrazione comunale si è già attivata per determinare con i diretti interessati idonee superfici da adibire al medesimo utilizzo. Solo una parte dei terreni presenti sono attualmente coltivati da imprenditori agricoli (fonte dati SIARL) Incidenza sugli ambiti agricoli del PTCP L area ricade in ambito agricolo di interesse provinciale L area ricade in ambito agricolo di interesse provinciale Tabella 1 caratterizzazione agronomica degli AT Per quanto concerne i rapporti con la Rete Ecologica provinciale, si mettono a confronto gli interventi di trasformazione degli ambiti strategici proposti dal Documento di Piano con la pianificazione vigente. In particolare, si evince una differenza complessiva pari a mq in riduzione dei comparti ECP e BZP che l Amministrazione comunale propone di compensare attraverso la cessione alla Rete Ecologica delle aree rappresentate nello stralcio cartografico di Figura 5 - (stralcio Tav. 2.3 Proposta di modifica della rete ecologica Documento di Piano). Tali superfici, variamente dislocate, si configurano al margine dell abitato di Binago, in posizione favorevole pertanto ad essere inglobate nella Rete Provinciale. La forma delle superfici è prevalentemente stretta ed allungata in modo da costituire delle ipotetiche linee di connessione tra l abitato di Binago e le aree circostanti a diversa fruibilità e destinazione come il Parco Regionale della Pineta di Tradate/Appiano Gentile a sud, le zone Tampone di I e II livello della Rete Ecologica Provinciale a nord. 29
30 Figura 5 - stralcio Tav. 2.3 Proposta di modifica della rete ecologica Documento di Piano PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO (PGT) VIGENTE LINEE PROGRAMMATICHE 1- Consolidamento della fisionomia identificativa di Binago nel compendio geografico dell olgiatese occidentale quale luogo di raccordo interprovinciale fortemente gravitante sulla conurbazione varesina 2- Valorizzazione delle peculiarità storico/naturalistiche e panoramiche del paesaggio inteso come sorgente ed al tempo stesso oggetto di percezione. 3- Contenimento della trasformazione territoriale entro limiti fisicamente sostenibili e funzionalmente compatibili, comunque con l intento di privilegiare benefici pubblici diffusi e conseguentemente di perseguire il miglioramento degli standard civili riconducibili al comfort abitativo singolo e sociale. 4- Recupero del patrimonio edilizio esistente con particolare attenzione ai nuclei di antica formazione, ai beni architettonici-culturali e della compattezza della tessitura urbana, attraverso il completamento delle porosità e delle interstizialità persistenti. 5- Tutela paesistica ambientale promuovendo la riqualificazione della rete ecologica locale e sovralocale e delle infrastrutture riservate alla mobilità protetta nel quadro della riscoperta di itinerari didattico/naturalistici e di coni ottico-percettivi interagenti con l ampio scenario del Parco Regionale. 6- Valorizzazione delle attività agrarie e forestali attraverso il potenziamento della multifunzionalità ed articolazione dell indotto agricolo compatibile (turismo rurale ed escursionistico, enogastronomico, svago ecc.), finalizzata a coniugare la presenza dell uomo con la prevenzione del degrado e la salvaguardia dell equilibrio ambientale. 7- Conferma e consolidamento del settore produttivo, favorendo la riqualificazione artigianale e terziaria di servizio a partire da processi di riconversione di complessi dismessi o contrassegnati da attività incompatibili con il compendio di appartenenza, comunque finalizzati alla diversificazione e crescita dei livelli occupazionali. 30