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Timestamp: 2018-12-15 06:38:10+00:00
Document Index: 1176965

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 445', 'art. 97', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 38', 'sentenza ', 'art. 178', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 52']

N. 06243/2018REG.PROV.COLL.
N. 03553/2018 REG.RIC.
-OMISSIS-, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Dario Meneguzzo, Orlando Sivieri, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Orlando Sivieri in Roma, via Cosseria n. 5;
Inail, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Andrea Rossi, Letizia Crippa, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Andrea Rossi in Roma, via IV Novembre 144;
della sentenza breve del Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Terza) n.-OMISSIS-, resa tra le parti, concernente l’esclusione da una procedura di finanziamento pubblico, unitamente agli atti presupposti.
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Inail;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 11 ottobre 2018 il Cons. Raffaello Sestini e uditi per le parti gli avvocati Orlando Sivieri e Andrea Rossi;
1 - La società -OMISSIS- ha partecipato alla procedura, indetta dall’Inail con avviso del 2016, che tramite finanziamenti incentiva le imprese a promuovere le condizioni di salute e sicurezza dei propri lavoratori. In particolare, la società ricorrente ha proposto di comperare una nuova macchina per stampare le materie plastiche, meno rumorosa rispetto a quelle utilizzate, in modo tale da migliorare le condizioni dei lavoratori addetti a tale attività, ma è stata esclusa per carenza dei requisiti soggettivi.
2 - La società ricorrente ha quindi proposto ricorso al TAR, impugnando il provvedimento di esclusione dal finanziamento e deducendone l’illegittimità per violazione di legge ed eccesso di potere; ha resistito al ricorso l’Inail, chiedendo il rigetto nel merito alle avverse pretese.
3 - Con il primo motivo, -OMISSIS-ha dedotto l’illegittimità della sentenza di primo grado per violazione dell’art. 6, comma secondo, del bando, per violazione di legge con riferimento all’art. 445 c.p.p. e per eccesso di potere per contraddittorietà.
4 - Ciò premesso, viene dedotto che il sig. -OMISSIS- non ha dichiarato di aver riportato una condanna penale quando ha deciso di partecipare al bando, poiché ha ritenuto che il reato in questione fosse estinto ipso iure. Tale estinzione automatica del reato, trascorsi 5 anni e non avendo commesso reati della stessa indole, è principio ritenuto valido dalla Suprema Corte penale (Cassazione Penale, sez. III, 21 settembre 2016 n. 19954, sez. VI, 29 gennaio 2016 n. 6673).
Tuttavia, secondo la giurisprudenza amministrativa prevalente - per tutte, Consiglio di Stato, sez. V, 23 marzo 2015 n. 1557- l’estinzione del reato non opera automaticamente per il mero decorso del tempo, essendo necessaria una pronuncia formale di estinzione del reato da parte del giudice dell’esecuzione penale, ritenendosi necessario che sia un Giudice Penale ad accertare che il soggetto non abbia commesso un reato della stessa indole nei cinque anni successivi alla sua commissione, e non ritenendosi possibile, alla stregua dei criteri d’imparzialità e buon andamento di cui all’art. 97 Cost., che tale attività di accertamento sia delegata alla Pubblica Amministrazione che gestisce la procedura.
5 - Non si disconosce l’orientamento diverso espresso dalla Sesta Sezione del Consiglio di Stato con la sentenza n. 2704 del 7 maggio 2018, la quale asserisce che non si debba formalizzare l’estinzione del reato, che opererebbe automaticamente secondo i dettami della Suprema Corte penale.
Tale sentenza si riferisce tuttavia all’ art. 38, comma 2, prima parte del d. lgs. n.163/2006, per cui "Il candidato o il concorrente attesta il possesso dei requisiti mediante dichiarazione sostitutiva in conformità alle previsioni del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, in cui indica tutte le condanne penali riportate, ivi comprese quelle per le quali abbia beneficiato della non menzione. Ai fini del comma 1, lettera c), il concorrente non è tenuto ad indicare nella dichiarazione le condanne per reati depenalizzati ovvero dichiarati estinti dopo la condanna stessa, né le condanne revocate, né quelle per le quali è intervenuta la riabilitazione".
7 - Con il secondo motivo di appello -OMISSIS-censura la illegittimità della sentenza per eccesso di potere per violazione del principio di proporzionalità, per illogicità e per irrazionalità delle conclusioni del giudice di prime cure, in quanto non si sarebbe avveduto che l’Amministrazione aveva deviato dai principi che devono caratterizzare la sua azione.
9 - Con il terzo motivo di gravame, viene denunciata dalla ricorrente la illegittimità della clausola 6.2 del bando per illogicità manifesta e disparità di trattamento, nella parte in cui prevede la possibilità di ammettere alla procedura di selezione per ottenere l’incentivo erogato dall’Inail colui che ha ottenuto la riabilitazione ex art. 178 c.p ma non prevede l’ipotesi di estinzione del reato.
10 - Ad avviso del Collegio, per valutare la censura in esame occorre richiamare l’art. 2 della Costituzione, che “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni ove si svolge la sua personalità”. Infatti, tale disposto permette di ricavare il principio del libero arbitrio, secondo il quale ogni uomo, nella realizzazione dei propri diritti, è posto di fronte alla scelta di come attuarli assumendone la responsabilità.
11 – Dalle pregresse considerazioni discende altresì che, nella fattispecie, l’appellante non ha subito alcuna disparità o discriminazione, avendo ricevuto l’esatto trattamento previsto per chi fosse incorso in una condanna penale ostativa senza che fosse stato pronunciato un provvedimento di riabilitazione, fattispecie, quest’ultima, diversa da quella in cui versava l’appellante, che quindi è stato trattato in modo diverso ai sensi dell’ art. 3 della Costituzione, secondo il quale cui i soggetti che versano in condizioni uguali devono essere trattati in maniera eguale, e quindi quelli che versano in condizioni diverse devono essere trattati in maniera diversa, dovendosi quindi escludere che la clausola 6.2 dell’Avviso Inail determini una disparità di trattamento.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare la società appellante e il suo rappresentante legale.
Raffaello Sestini Lanfranco Balucani