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Timestamp: 2017-08-23 21:20:05+00:00
Document Index: 166214307

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 86', 'art. 5', 'art. 5']

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Definizione di edilizia residenziale sociale
Premesso dunque che l’obiettivo di fondo è quello di arrivare al raggiungimento
degli obiettivi di cui sopra, si tratta di stabilire una definizione, da rendere ai
sensi dell’art. 117, comma 2, lettera m della COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA, ai sensi dell’art. 5 della legge n.9/2007, che risponda alle necessità imposte dalla Commissione Europea
(Comunicazione della Commissione sui servizi di interesse generale nella UE
del 2006) e garantisca la più ampia libertà di azione rispetto alla realizzazione ed
alla gestione della residenza in affitto sociale o comunque a canone concordato a
tempo indeterminato, specie in assenza di finanziamenti pubblici. Tale
definizione dovrà tenere anche conto dei diversi interessi delle Amministrazioni
locali e dovrà permettere di rispondere alle molteplici sfaccettature della
domanda sociale (giovani coppie, anziani, immigrazione esterna ed interna) che
non si esauriscono nelle sole fasce che hanno diritto ad accedere al canone
sociale.Si propone pertanto la seguente definizione:
“L’edilizia abitativa sociale, comunque promossa e supportata dalle pubbliche
istituzioni a livello statale, regionale o locale, costituisce un servizio di interesse
generale finalizzato al raggiungimento degli obiettivi di integrazione e coesione
sociale e di qualità funzionale dei tessuti urbani indicati dagli strumenti di
pianificazione territoriale ed urbanistica ed alla riduzione degli svantaggi di
individui o di gruppi nell’accesso ad un’abitazione funzionale, salubre, sicura,
dignitosa e dai ridotti consumi energetici. Tale servizio può fruire di agevolazioni
e finanziamenti pubblici ma può essere anche frutto di meccanismi compensativi,
perequativi e negoziali o di altri accordi istituiti fra settore pubblico e settore
privato. Esso riguarda principalmente gli alloggi in locazione permanente di
proprietà pubblica a canone sociale o a canone concordato a tempo
indeterminato ma può includere anche alloggi di proprietà privata in locazione a
canone concordato o calmierato regolati da procedure di accesso attraverso
bandi ad evidenza pubblica che stabiliscano, oltre che condizioni di permanenza
della locazione, anche condizioni di durata della locazione limitata nel tempo,
privilegiando quei meccanismi che prevedano, al rientro del capitale investito,
una successiva acquisizione pubblica.
Al fine di potere ottenere i massimi benefici pubblici nei programmi a carico dei
soggetti privati, l’edilizia abitativa sociale potrà comprendere quote contenute di
alloggi in vendita convenzionata per particolari categorie di utenza regolati da
procedure di accesso attraverso bandi ad evidenza pubblica, garantendo
comunque la permanenza della proprietà pubblica dell’area.”
Tale definizione teneva conto della preoccupazione di soddisfare le esigenze più ampie che si
potevano ritrovare nel paese, lasciando quindi la possibilità di articolare questa definizione secondo
le varie necessità.
Da quel momento il dibattito è avanzato ed in particolare si è precisato meglio il significato di ERS
come una componente delle dotazioni territoriali, aggiuntiva rispetto a quelle già previste come
standard dalla normativa nazionale. Inoltre la legge 244/07 (Finanziaria 2008) ha portato alcune
indicazioni, come quelle all’art. 2 commi 285-286-287, che vanno tenute in considerazione.
Questi commi introducono, al fine di incrementare il patrimonio immobiliare destinato alla
locazione a canone sociale, una nuova tipologia di immobili definita “residenza di interesse
generale destinata alla locazione” comprensiva di “edifici non di lusso localizzati in comuni ad alta
tensione abitativa e vincolati alla locazione a canone sostenibile (?) per almeno 25 anni”.
Si tratta di una tipologia di immobili che, come specificato nel comma 287, “costituiscono servizio
economico di interesse generale, ai fini dell’applicazione dell’art. 86, paragrafo 2, del trattato
istitutivo della Comunità europea e sono ricomprese” (anticipandola in qualche modo) “nella
definizione di alloggio sociale prevista dall’art. 5 della legge 9/07”.
Alla luce di quanto sopra ed in assenza ancora di una definizione nazionale di ERS (art. 5 legge
9/07) si ripropone oggi la necessità da parte nostra di tornare sulla definizione.
A tale proposito vale la pena di distinguere il caso in cui l’edilizia residenziale sociale funge da
“dotazione aggiuntiva” su aree destinate esplicitamente a tale funzione, da quello in cui essa invece
risolve anche gli stessi obiettivi sociali ma su altre aree come quelle pervenute al Comune attraverso
meccanismi perequativi e compensativi.
Il dibattito ha fatto emergere, e continua a fare emergere, nel momento in cui
si assegna alla residenza sociale una funzione di “dotazione”, la conseguenza di limitare la sua
definizione all’edilizia in affitto.
E’ naturale innanzi tutto il riferimento all’affitto permanente di alloggi di proprietà pubblica a
canone sociale, che certamente è quella tipologia di affitto con la più forte valenza sociale.
Ma una definizione che limitasse in tal modo il campo escluderebbe altre forme di locazione, pure
di grande importanza sociale, di alloggi di proprietà privata a tempo indeterminato con canone
calmierato, concordato, “sostenibile” convenzionato etc. (vedi coop. a proprietà indivisa) oppure a
tempo determinato sempre con canone calmierato, concordato, “sostenibile”, convenzionato.
Per non restringere quindi eccessivamente il campo, e per recepire quanto detto nella finanziaria
(Art.2 commi 285-286-287), va allargata la proprietà anche al settore privato e per quanto riguarda
la durata, va accettato anche un limite minimo di 25 anni .
Per quanto riguarda la forma del canone va detto che non è la definizione di ” calmierato” che
garantisce le finalità dell’edilizia privata in affitto (anche in vista di future possibili misure
legislative in materia di affitti privati) così come non è detto che l’edilizia privata a “canone
concordato” porti sempre a soluzioni di forte valenza sociale. Anche la nuova definizione di
“canone sostenibile” non ha parametri di riferimento che garantiscano questo obiettivo.
Per tali ragioni potrebbe essere più conveniente ed appropriato adottare più generalmente la
definizione di “affitto convenzionato”. Si lascia così al Comune la possibilità comunque di
controllare le regole ed i livelli dei canoni secondo gli obiettivi che essi assumono.
Tutto questo porta ad eliminare dalla definizione di ERS come “dotazione”, da attuare sulle aree
destinate allo “standard aggiuntivo residenziale”, l’edilizia convenzionata in vendita e qualsiasi
altra forma (affitto temporaneo a breve durata , etc. affitto a canone concordato, etc.)
D’altra parte però deve trovarsi il modo per lasciare la possibilità di destinare le aree, destinate alla
residenza e acquisite dall’Amministrazione attraverso i meccanismi perequativi e compensativi,
anche a forme di questo tipo, chiarimento che eliminerebbe in partenza gli impedimenti giuridici
che si verrebbero a porre laddove un Comune decidesse di utilizzare quelle aree anche per
programmi misti (vedi: ricerca di risorse per la realizzazione dell’edilizia in affitto), o addirittura
(caso limite) per programmi di sola edilizia convenzionata in vendita nel caso non esistesse in quel
comune la necessità dell’affitto sociale.
In particolare per quanto riguarda allora l’edilizia convenzionata in vendita, non si tratta di
escluderne a priori la presenza dai programmi di edilizia residenziale di interesse pubblico, ma si
tratta piuttosto di definirne e aggiornarne le finalità, la durata, gli obblighi ed i limiti (dovrebbe per
esempio essere garantita la durata nel tempo della proprietà pubblica del suolo) al fine di farne
emergere quella funzione che nel passato ha pure avuto e che in molte situazioni ha finito per
A tale proposito non si dimentichi che l’assegnazione di aree per l’edilizia convenzionata in
vendita, con un’incidenza praticamente nulla del costo dell’area, permetterebbe a molti Comuni di
porre sul mercato quote di alloggi in vendita a prezzi molto bassi con gli immancabili benefici
effetti sul calmieramento del mercato.
La logica etica e morale di far coincidere L’ERS con l’edilizia in affitto sociale deve confrontarsi
con la necessità di non creare impedimenti alla soddisfazione delle diverse necessità degli Enti
locali (Comuni grandi, piccoli e piccolissimi etc).
Sono gli strumenti di pianificazione che debbono stabilire gli obiettivi da raggiungere in base a
queste diverse necessità e non può essere un’eventuale definizione di legge a garantirle.
Chiarita quindi la possibilità (anche se limitata o condizionata alle finalità ed al dimensionamento di
cui allo strumento di pianificazione) di utilizzare le aree cedute gratuitamente al Comune anche per
l’edilizia convenzionata in vendita o per altre forme che potrebbero essere raccolte sotto la sigla
generica di ERC (Edilizia residenziale convenzionata), la definizione di ERS può anche limitarsi
agli alloggi in affitto ma come segue:
“L’edilizia abitativa sociale costituisce un servizio di interesse generale finalizzato al
raggiungimento degli obiettivi di integrazione e coesione sociale e di qualità funzionale dei
tessuti urbani indicati dagli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica ed alla
riduzione degli svantaggi di individui o di gruppi nell’accesso ad un’abitazione funzionale,
salubre, sicura, dignitosa e dai ridotti consumi energetici. Essa comprende alloggi in locazione
permanente o temporanea (di durata almeno venticinquennale) di proprietà pubblica o privata a
canone sociale o convenzionato con procedure di accesso regolate attraverso bandi ad evidenza
pubblica” *
* La stessa definizione è stata proposta al”Governo”* Piano di riqualificazione
solidale del territorio” della Regione in revisione delle L.R.
Monday 21 January 2008-Ultimo aggiornamento Tuesday 05 February 2008
* Legge 8 febbraio 2007, n. 9
“Interventi per la riduzione del disagio abitativo per particolari categorie sociali”
1. Al fine di contenere il disagio abitativo e di favorire il passaggio da casa a casa per particolari categorie sociali,
soggette a procedure esecutive di rilascio per finita locazione degli immobili adibiti ad uso di abitazioni e residenti nei
comuni capoluoghi di provincia, nei comuni con essi confinanti con popolazione superiore a 10.000 abitanti e nei comuni
ad alta tensione abitativa di cui alla delibera CIPE n. 87/03 del 13 novembre 2003, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.
40 del 18 febbraio 2004, sono sospese, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge per un periodo di
otto mesi, le esecuzioni dei provvedimenti di rilascio per finita locazione degli immobili adibiti ad uso di abitazioni, nei confronti di conduttori con reddito annuo lordo complessivo familiare inferiore a 27.000 euro, che siano o abbiano nel
proprio nucleo familiare persone ultrasessantacinquenni, malati terminali o portatori di handicap con invalidità superiore al 66 per cento, purché non siano in possesso di altra abitazione adeguata al nucleo familiare nella regione di residenza.La sospensione si applica, alle stesse condizioni, anche ai conduttori che abbiano, nel proprio nucleo familiare, figli fiscalmente a carico.
2. La sussistenza dei requisiti per la sospensione della procedura esecutiva di rilascio di cui ai commi 1 e 3 del presente
articolo è autocertificata dai soggetti interessati con dichiarazione resa nelle forme di cui all’articolo 21 del testo
unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, e comunicata al locatore ai sensi
dell’articolo 4, comma 5, del decreto-legge 27 maggio 2005, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 26
luglio 2005, n. 148. La sussistenza di tali requisiti può essere contestata dal locatore nelle forme di cui all’articolo
1, comma 2, del decreto-legge 20 giugno 2002, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 1º agosto 2002, n. 185.
3. Per i conduttori di immobili ad uso abitativo concessi in locazione dai soggetti indicati all’articolo 1, comma 1,
del decreto legislativo 16 febbraio 1996, n. 104, e all’articolo 3, comma 109, della legge 23 dicembre 1996, n.662, come da ultimo modificato dall’articolo 43, comma 18, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, da casse professionali e previdenziali, da compagnie di assicurazione, da istituti bancari, da società possedute dai soggetti citati,
ovvero che, per conto dei medesimi, anche indirettamente, svolgono l’attività di gestione dei relativi patrimoni immobiliari, il termine di sospensione di cui al comma 1 del presente articolo è fissato in diciotto mesi a decorrere dalla
4. Per tutto il periodo di sospensione dell’esecuzione ai sensi dei commi 1 e 3 del presente articolo il conduttore
corrisponde al locatore la maggiorazione prevista dall’articolo 6, comma 6, della legge 9 dicembre 1998, n. 431.
5. Il conduttore decade dal beneficio della sospensione dell’;esecuzione se non provvede al pagamento del canone nei limiti indicati dall’articolo 5 della legge 27 luglio 1978, n. 392, salva l’applicazione
dell’articolo 55 della medesima legge.
6. La sospensione non opera in danno del locatore che dimostri, nelle forme di cui al comma 2, secondo periodo, di trovarsi nelle stesse condizioni richieste per ottenere la sospensione medesima o nelle condizioni di necessità
sopraggiunta dell’abitazione. A tutte le procedure esecutive per finita locazione attivate in relazione a contratti
stipulati ai sensi della legge 9 dicembre 1998, n. 431, e successive modificazioni, con i conduttori di cui ai commi 1 e 3
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Generata: 22 September, 2011, 10:01
sicetlodi
del presente articolo si applica quanto previsto dall’articolo 6, comma 4, della medesima legge n. 431 del 1998.
1. Per i proprietari degli immobili locati ai conduttori individuati nell’articolo 1, commi 1 e 3, della presente legge,
si applicano, per il periodo di sospensione della procedura esecutiva, i benefìci fiscali di cui all’articolo 2, comma
1, del decreto-legge 1º febbraio 2006, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 marzo 2006, n. 86. A favore dei
medesimi proprietari i comuni possono prevedere esenzioni o riduzioni dell’imposta comunale sugli immobili.
1. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano predispongono, su proposta dei comuni individuati nell’articolo 1, sulla base del fabbisogno di edilizia
residenziale pubblica, con particolare riferimento a quello espresso dalle categorie di cui al medesimo articolo 1 già
presenti nelle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e indicate dagli stessi
comuni, un piano straordinario articolato in tre annualità da inviare ai Ministeri delle infrastrutture e della solidarietà sociale
e al Ministro delle politiche per la famiglia.
2. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, nei comuni individuati nell’articolo 1, comma 1,
possono essere istituite apposite commissioni, con durata di diciotto mesi, per l’eventuale graduazione, fatte
salve le competenze dell’autorità giudiziaria ordinaria, delle azioni di rilascio, finalizzate a favorire il passaggio da
casa a casa per i soggetti di cui al medesimo articolo 1, nonché per le famiglie collocate utilmente nelle graduatorie
comunali per l’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica.
3. Le prefetture – uffici territoriali del Governo convocano le commissioni di cui al comma 2 e ne definiscono il
funzionamento e la composizione, garantendo la presenza, oltre che del sindaco del comune interessato
all’esecuzione di rilascio e del questore, o di loro delegati, dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali degli
inquilini e dei rappresentanti delle associazioni della proprietà edilizia maggiormente rappresentative, individuate ai sensi
dell’articolo 4, comma 1, della legge 9 dicembre 1998, n. 431, e successive modificazioni, e della convenzione
nazionale, sottoscritta ai sensi del medesimo articolo 4, comma 1, in data 8 febbraio 1999, e successive modificazioni,
nonché di un rappresentante dell’Istituto autonomo case popolari, comunque denominato, competente per
1. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministero delle infrastrutture convoca un tavolo di
concertazione generale sulle politiche abitative, che conclude i lavori entro un mese, a cui partecipano rappresentanti
dei Ministeri della solidarietà sociale e dell’economia e delle finanze, dei Ministri per le politiche giovanili e le attività
sportive e delle politiche per la famiglia, delle regioni, dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI),
della FEDERCASA-F. italiana per la casa, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e degli inquilini, delle
associazioni della proprietà edilizia e delle associazioni dei costruttori edili e delle cooperative di abitazione.
2. In relazione alle indicazioni emerse dal tavolo di concertazione di cui al comma 1, il Ministro delle infrastrutture, di
concerto con i Ministri della solidarietà sociale, dell’economia e delle finanze, per le politiche giovanili e le attività
sportive e delle politiche per la famiglia, d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131,
predispone, entro due mesi dalla conclusione dei lavori del medesimo tavolo di concertazione, un programma nazionale
a) gli obiettivi e gli indirizzi di carattere generale per la programmazione regionale di edilizia residenziale pubblica riferita
alla realizzazione, anche mediante l’acquisizione e il recupero di edifici esistenti, di alloggi in locazione a canone
sociale sulla base dei criteri stabiliti dalle leggi regionali e a canone definito sulla base dei criteri stabiliti
dall’articolo 2, comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n. 431, e successive modificazioni, nonché alla
riqualificazione di quartieri degradati;
b) proposte normative in materia fiscale e per la normalizzazione del mercato immobiliare, con particolare riferimento
alla riforma della disciplina della vendita e della locazione di immobili di proprietà dei soggetti di cui all’articolo 1,
c) l’individuazione delle possibili misure, anche di natura organizzativa, dirette a favorire la continuità nella
cooperazione tra Stato, regioni ed enti locali prioritariamente per la riduzione del disagio abitativo per particolari
categorie sociali;
d) la stima delle risorse finanziarie necessarie per l’attuazione del programma nell’ambito degli
stanziamenti già disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
3. Il programma nazionale di cui al comma 2 è trasmesso alle Camere per l’espressione del parere da parte delle
competenti Commissioni parlamentari, da rendere entro un mese dalla data di assegnazione.
(Definizione di alloggio sociale) DEFINIZIONE DI ALLOGGIO SOCIALE*
1. Al fine di ottemperare a quanto previsto in materia di aiuti di Stato a favore degli alloggi sociali dalla decisione
2005/842/CE, della Commissione europea, del 28 novembre 2005, il Ministro delle infrastrutture, entro sessanta giorni
dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce con proprio decreto, di concerto con i Ministri della
solidarietà sociale, delle politiche per la famiglia, per le politiche giovanili e le attività sportive e d’intesa con la
Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, ai sensi
dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, le caratteristiche e i requisiti degli alloggi sociali
esenti dall’obbligo di notifica degli aiuti di Stato, ai sensi degli articoli 87 e 88 del Trattato istitutivo della Comunità Europea.
1. Il termine di inizio dei lavori degli alloggi di edilizia residenziale in locazione finanziati ai sensi dell’articolo 145,
comma 33, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e ricompresi nei Piani operativi regionali, predisposti in attuazione del
programma «20.000 alloggi in affitto», di cui all’articolo 7 del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti 27 dicembre 2001, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 162 del 12 luglio 2002, è
prorogato al 31 maggio 2007.
a) al terzo comma dell’articolo 27, dopo la parola: «alberghiere» sono aggiunte le seguenti: «o
all’esercizio di attività teatrali»;
b) al primo comma dell’articolo 28, dopo la parola: «alberghiere» sono inserite le seguenti: «o all’esercizio
di attività teatrali».
2. Le disposizioni di cui al terzo comma dell’articolo 27 e al primo comma dell’articolo 28 della legge 27
luglio 1978, n. 392, come modificati dal comma 1 del presente articolo, si applicano anche agli immobili adibiti
all’esercizio di attività teatrali per i quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, siano stati stipulati
contratti di locazione aventi scadenza successiva a tale data, salvo che, per gli stessi, non sia stata pronunciata
convalida di sfratto per morosità. I predetti contratti, alla prima scadenza successiva alla data di entrata in vigore della
presente legge, sono rinnovati di diritto per un periodo di nove anni, salva la facoltà delle parti di pattuire una durata
maggiore. È facoltà del locatore di richiedere, nel corso del predetto periodo, la maggiorazione prevista all’articolo
1, comma 4, della presente legge, ferma la rivalutazione del canone che già risulti contrattualmente prevista. Alla
scadenza del periodo medesimo si applicano al contratto le disposizioni dell’articolo 28 della citata legge 27
luglio 1978, n. 392.
1. Le disposizioni della presente legge sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di
Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione.
1. All’onere derivante dall’attuazione dell’articolo 2, valutato in 63 milioni di euro nell’anno
2008, si provvede ai sensi del comma 2 del presente articolo.
2. A valere sull’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 2, comma 4, del decreto- legge 17 giugno 2005,
n. 106, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 156, l’importo di 63 milioni di euro relativo
all’anno 2006 è conservato nel conto dei residui e versato ad apposita contabilità speciale di tesoreria per essere
riversato all’entrata del bilancio dello Stato nell’anno 2008.
3. Il Ministro dell’economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri di cui alla presente legge, anche
ai fini dell’adozione dei provvedimenti correttivi di cui all’articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto
1978, n. 468, e successive modificazioni, ovvero delle misure correttive da assumere, ai sensi dell’articolo 11,
comma 3, lettera i-quater), della medesima legge. Gli eventuali decreti emanati ai sensi dell’articolo 7, secondo
comma, numero 2), della legge 5 agosto 1978, n. 468, prima della data di entrata in vigore dei provvedimenti o delle
misure di cui al presente comma, sono tempestivamente trasmessi alle Camere, corredati da apposite relazioni
4. Il Ministro dell’;economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni
Art. 10.(Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Tratto da http://www.google.it il 22 September, 2018.
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