Source: http://mcorriere.altervista.org/news020514.html
Timestamp: 2017-07-28 16:46:16+00:00
Document Index: 39403425

Matched Legal Cases: ['art.316', 'art. 316', 'art. 316', 'art. 337', 'art. 316', 'art. 337', 'art. 337', 'art. 337', 'art. 337', 'art. 572', 'art. 61', 'art. 612']

Archivio Articoli: 02/05/2014
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Cosa cambia dopo l'entrata in vigore della novella legislativa in tema di equiparazione di status per tutti i figli
I bambini e il loro Diritto alla Salute
Cosa cambia dopo l’entrata in vigore della novella legislativa in tema di equiparazione di status per tutti i figli:
L’entrata in vigore del dlgs n.154/13, con la revisione delle norme sulla filiazione, ha inciso sia sulle regole di conduzione della famiglia che su quelle che regolano i rapporti genitori- figli quando l’unione fra i genitori viene meno.
Non verrà più esercitata la «potestà» genitoriale sui figli, bensì d’ora in poi la responsabilità genitoriale e, soprattutto, non ci saranno più etichette che distingueranno in maniera discriminante i figli quali naturali o legittimi, bensì si parlerà tout court di figli e, solo quando ciò sia indispensabile, di figli nati fuori o dentro il matrimonio, figli – si intende – aventi tutti uguali diritti e doveri.
Non sussisterà pertanto più la qualifica per un figlio di “legittimo”, non avendo ciò più alcune senso , in quando sino ad un passato molto recente collegato all’avvenuta celebrazione del matrimonio e finalizzato a specificare una condizione privilegiata dei figli di genitori “ in regola” rispetto a quelli nati da relazioni prive del suggello formale.
Dal 7 febbraio del 2014 tutti i figli sono uguali, anche agli effetti successori: in particolare scompare la possibilità che avevano i figli legittimi ( diritto di commutazione) di liquidare in denaro o immobili la porzione di eredità spettante ai figli naturali che non si opponessero.
Muta radicalmente l’art.316 del codice civile che disciplinava «l’esercizio della potestà dei genitori» previsto sino alla maggiore età o all’emancipazione del minore: infatti, come sopra citato, nel nuovo art. 316 esordisce il concetto di «responsabilità genitoriale», che è esercitata di comune accordo, tenendo conto delle capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni del figlio. Essa spetta al genitore che ha riconosciuto il figlio e se a riconoscerlo sono stati entrambi (in caso di nascita fuori dal matrimonio) spetta naturalmente a entrambi.
Il nuovo art. 316 del c.c. dispone il dovere per il genitore che non esercita la responsabilità genitoriale di vigilare comunque sull’istruzione, l’educazione e le condizioni di vita del figlio.
La nuova normativa prevede che i nonni «hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni e possono agire in giudizio per vedere tutelati i propri diritti».
I nonni – ed in genere gli ascendenti, in ordine di prossimità - hanno anche l’obbligo, qualora i genitori non avessero i mezzi sufficienti, di fornire a mamma e papà in difficoltà i mezzi necessari per adempiere ai doveri nei confronti dei figli.
La nozione di «potestà genitoriale» viene superata in considerazione della evoluzione socio-culturale, prima che giuridica, dei rapporti tra genitori e figli.
Tale definizione di responsabilità genitoriale, già da tempo presente in numerosi strumenti internazionali, viene adottata in quanto è la migliore che definisce i contenuti dell’impegno genitoriale, non più da ritenere come un potere sul figlio minore, bensì come un’assunzione di responsabilità da parte dei genitori nei suoi confronti. I figli non vengono più considerati come oggetto di diritti , bensì come soggetti titolari di diritti , che devono essere pienamente tutelati, nell’interesse preminente del minore.
Pertanto la responsabilità genitoriale assurge a complesso di tutti quei doveri , obblighi e diritti derivanti per il genitore dalla filiazione.
I genitori, con tali novità legislative, conservano sempre e comunque la titolarità della responsabilità genitoriale tranne se intervenga una pronuncia di decadenza e l’affidamento incide solo sul profilo del suo esercizio. Infatti anche in caso di affidamento esclusivo, ai sensi dell’art. 337 –quater c.c. - le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori e solo il giudice può introdurre una deroga per gravi motivate ragioni. D’altra parte il genitore che “non esercita la responsabilità genitoriale”, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 316 c.c. – come anzi citato - “vigila sull’istruzione, sull’educazione e sulle condizioni di vita del figlio”.
Si amplia, pertanto, il principio di bigenitorialità che ora, in modo esplicito, attiene anche alla scelta in ordine alla residenza abituale del minore; infatti sempre e comunque devono essere entrambi i genitori a decidere il luogo in cui i figli devono vivere e un trasferimento unilaterale è atto illecito che consente al giudice di cambiare il modulo di affidamento.
L’importanza delle relazioni genitoriali, in merito ai luoghi in cui i minori svolgono la loro vita, è rafforzata dal nuovo comma II dell’art. 337-sexies c.c. in cui è ora previsto che, in presenza di figli minori, “ciascuno dei genitori è obbligato a comunicare all’altro, entro il termine perentorio di 30 giorni, l’avvenuto cambiamento di residenza o di domicilio”.
La mancata comunicazione obbliga al risarcimento del danno eventualmente verificatosi.
Inoltre ai sensi dell’art. 337 –ter c.c. “qualora il genitore non si attenga alle condizioni dettate, il giudice valuterà detto comportamento anche al fine della modifica delle modalità di affidamento”.
L’obbligo del rispetto delle condizioni stabilite dal giudice è rafforzato in sede di affido esclusivo; infatti ex art. 337-quater comma II c.c., il genitore affidatario “deve attenersi alle condizioni determinate dal Giudice”. Emerge, ancora una volta, il diritto di ciascuno dei genitori a prendere parte alla vita del proprio figlio senza che l’affidamento, in sé, possa costituire una scissione , di fatto, del legame familiare.
Responsabilità genitoriale vuol dire anche «rispondere» in caso di esercizio inadeguato delle competenze e attribuzioni riconosciute. Da qui scaturisce la previsione del nuovo art. 337-ter c.c. che assegna, anche al giudice ordinario la facoltà di disporre «l’affidamento familiare» in caso di temporanea impossibilità di affidare il minore ad uno dei genitori.
Pertanto la legge conferma , come regola generale, l’affidamento condiviso, cioè entrambi i genitori mantengono gli stessi diritti e doveri sui figli, con gli stessi poteri e conseguenti responsabilità.
Ma quando l’affidamento condiviso diventa pregiudizievole per il minore, nel caso in cui uno dei due genitori risulti non idoneo al compito da svolgere, il giudice può derogare al modello dell’affidamento condiviso, disponendo quello esclusivo. A tal punto, il genitore cui sono affidati i figli in via esclusiva, salva diversa disposizione del giudice, può avere anche l’esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale su di essi .
Scatta, in tale fattispecie, l’affidamento definito “superesclusivo” in deroga al principio di bigenitorialità. In pratica, a decidere delle questioni più importanti per lo sviluppo, e nell’interesse, del bimbo (come abitazione, salute, educazione e istruzione) sarà esclusivamente l’altro genitore e non più quello che si è dimostrato inadeguato.
Tutto ciò emerge dal recentissimo decreto emanato dalla nona sezione civile del tribunale di Milano (Presidente f.f. dr. Giuseppe Buffone).
Ciò può aversi in tutti quei casi nei quali uno dei due coniugi risulti completamente assente dalla vita del figlio e lasci le spese di mantenimento a totale carico dell’ altro genitore, oppure quando uno dei due si riveli inadeguato alla propria funzione genitoriale e, magari, strumentalizza il minore a mò di “merce di scambio” per ricattare l’altro coniuge, minacciando che gli porterà via il piccolo se non soddisferà le sue richieste ( spesso pecuniarie).
Il non affidatario conserva comunque il diritto e il dovere di vigilare su istruzione ed educazione del minore e può, senz’altro, ricorrere al giudice se ritiene che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al suo interesse.
Tutelare i minori è un dovere etico prima che giuridico. Giovenale sosteneva “maxima debetur puero reverentia”, che, tradotto in italiano, vuol dire “al fanciullo si deve il massimo rispetto”. D’altra parte una società che non si prende cura dei bambini è una società senza futuro , in quanto i minori rappresentano la nuova compagine sostanziale della collettività del domani.
L’AMI, Associazione Avvocati matrimonialisti Italiani, sezione di Catanzaro ha dedicato uno degli ultimi eventi formativi alla tematica, purtroppo molto attuale, dei maltrattamenti in famiglia, che oggi stanno creando un vero e proprio allarme sociale.
Ecco il caso di Lisa: è sposata da 35 anni; non è chiaro quando sono iniziati i maltrattamenti, lei ricorda solo che ad un certo punto lui non voleva più essere contraddetto. Schiaffi, pugni denunce … poi qualcuno l’ha convinta a ritirare la querela, annullando così tutte le fatiche che aveva fatto per dimostrare le violenze subite. Ma è stato l’inizio della fine, perché lui a quel punto si è accanito su di lei in modo feroce, come una belva assetata solo di cieca vendetta. Oggi sta finalmente divorziando e cercando di dimenticare quel periodo: lei anela a un po’ di pace e all’affermazione della sua dignità di donna.
Anche la piccola Alice è stata oggetto di maltrattamenti: la bambina aveva così tanti lividi da non tollerare nemmeno di essere tenuta in braccio. La bimba per due giorni è stata da sola, in coma farmacologico, senza che i familiari fossero presenti per starle vicino; in quel caso i genitori erano stati gli aguzzini e tutto intorno si sapeva … ma nessuno prendeva provvedimenti. Purtroppo in tali occasioni spesso nessuno interviene o lo fa in modo molto blando. Le persone, ottusamente, di fronte a dei maltrattamenti pensano che si tratti di “affari di famiglia” nei quali non intervenire. Ma soprattutto nei casi di bambini bisogna ricordarsi che il loro benessere deve essere considerato interesse di tutti, perché sono le persone che diventeranno i cittadini della società del domani.
Per quanto riguarda la normativa sui maltrattamenti in famiglia dobbiamo parlare dell’ultima legge, la 119 del 2013 che ha apportato delle novità in tema del reato di cui all’art. 572 c.p. Ed infatti si è avuta l’ introduzione dell’aggravante della “violenza assistita”; infatti la legge inserisce una nuova circostanza aggravante comune: “l'avere, nei delitti non colposi contro la vita e l'incolumità individuale, contro la libertà personale nonché nel delitto di cui all'articolo 572, commesso il fatto in presenza o in danno di un minore di anni diciotto ovvero in danno di persona in stato di gravidanza" (art. 61, comma 1, n. 11-quinquies). Vediamo introdursi questa nuova circostanza aggravante che si ha quando un minore, suo malgrado, è costretto ad assistere ad atti di violenza fisica o verbale che un genitore (di solito il padre) perpetra ai danni dell’altro genitore (solitamente la madre).
Inoltre la nuova normativa prevede che nei casi in cui si proceda per i delitti di maltrattamenti in famiglia (e anche di atti persecutori ex art. 612-bis), commessi in danno di un minorenne o da uno dei genitori di un minorenne in danno dell'altro genitore il Procuratore della Repubblica è tenuto a farne comunicazione al Tribunale per i Minorenni .
In tali ipotesi la comunicazione al Tribunale per i Minorenni rileva anche ai fini dell'adozione dei provvedimenti di affidamento dei figli o di decadenza dalla potestà genitoriale.
Ricordiamo poi che le misure a sostegno delle vittime del reato di stalking vengono estese anche ai reati di maltrattamenti in famiglia; pertanto la persona offesa deve essere informata della possibilità dell'accesso al patrocinio a spese dello Stato ai sensi dell'articolo 76 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, e successive modificazioni (Art. 101 c.p.p.).
Inoltre deve essere effettuata la comunicazione di revoca o sostituzione di misure cautelari alla persona offesa nei seguenti casi:
Allontanamento dalla casa familiare, divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, divieto e obbligo di dimora, arresti domiciliari, custodia cautelare in carcere, custodia cautelare in luogo di cura applicate nei procedimenti aventi ad oggetto delitti commessi con violenza alla persona. La richiesta di revoca o di sostituzione delle suddette misure, che non sia stata proposta in sede di interrogatorio di garanzia, deve essere contestualmente notificata, a cura della parte richiedente ed a pena di inammissibilità, presso il difensore della persona offesa o alla persona offesa, salvo che in quest'ultimo caso essa non abbia provveduto a dichiarare o eleggere domicilio. Il difensore e la persona offesa possono, nei due giorni successivi alla notifica, presentare memorie ai sensi dell'articolo 121 c.p.p. Il giudice procede una volta decorso il predetto termine;
Quando si devono assumere sommarie informazioni da minori, la polizia giudiziaria deve avvalersi dell'ausilio di un esperto in psicologia o in psichiatria infantile, nominato dal pubblico ministero qualora si proceda per maltrattamenti in famiglia (572 c.p.), oppure, per adescamento di minorenni (609-undecies) e atti persecutori (612-bis).
Nel caso in cui si proceda ad incidente probatorio in un procedimento per il delitto di maltrattamenti in famiglia e fra le persone interessate all’assunzione della prova vi siano minori di anni sedici, il giudice stabilisce le modalità particolari attraverso cui procedere all’incidente probatorio in conformità alle esigenze del minore. Inoltre se la persona offesa è maggiorenne il giudice assicura che l'esame venga condotto anche tenendo conto della particolare vulnerabilità della stessa persona offesa.
Qualora si proceda per i reati di maltrattamenti in famiglia la proroga delle indagini preliminari può essere concessa per non più di una volta.
Per i delitti commessi con violenza, il pubblico ministero deve in ogni caso notificare la richiesta di archiviazione alla persona offesa (e non solo quando questa ne ha fatto richiesta), la quale potrà opporsi entro il termine di venti giorni (e non dieci come di norma).
Inoltre quando si procede per i reati di maltrattamenti in famiglia il pubblico ministero deve notificare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari anche al difensore della persona offesa o a questa stessa.
È certamente una legge molto importante, ma, onde debellare tali fatti criminosi, è importante soprattutto una crescita culturale ed etica della società, in una ottica del rispetto reciproco, dell’attenzione per l’altro, nell’ambito di una visione di famiglia basata sull’ethos solidale, di nucleo sociale coeso.
I bambini e il loro Diritto alla Salute:
L’animus della norma è rendere concreto il concetto di diritto alla tutela della salute come diritto all’integrità psico-fisica e, di conseguenza, come diritto alle prestazioni sanitarie, imponendo alle istituzioni l’onere di assicurare prestazioni sanitarie idonee a tutti e, in particolare, ai soggetti più deboli, tra cui i minori.
La Carta di Each è molto importante perché stabilisce dei fondamentali principi per una concreta tutela dei diritti dei bambini ammalati; tale Carta, redatta nel 1988, riassume in dieci punti i diritti del bambino ricoverato in ospedale , recependo una Risoluzione del Parlamento Europeo del 1986.
In particolare vengono evidenziati i seguenti punti:
Il bambino deve essere ricoverato in ospedale soltanto se l’assistenza di cui ha bisogno non può essere prestata altrettanto bene a casa o in trattamento ambulatoriale, al fine da non strapparlo dalla serenità del suo ambiente affettivo;
Il bambino in ospedale ha il diritto di avere accanto a sé in ogni momento i genitori o un loro sostituto; ciò al fine di sentirsi supportato dal calore affettivo dei familiari, fondamentale per non fare subire dei traumi da allontanamento al minore;
L’ospedale deve offrire facilitazioni a tutti i genitori che devono essere aiutati e incoraggiati a restare. I genitori non devono incorrere in spese aggiuntive o subire perdita o riduzione di salario. Per partecipare attivamente all’assistenza del loro bambino i genitori devono essere informati sull’organizzazione del reparto e incoraggiati a parteciparvi attivamente;
Il bambino e i genitori hanno il diritto di essere informati in modo adeguato all’età e alla loro capacità di comprensione. Occorre fare quanto possibile per mitigare il loro stress fisico ed emotivo. È fondamentale infatti che un minore non debba soffrire altri tipi di traumi psicologici;
Il bambino e i suoi genitori hanno il diritto di essere informati e coinvolti nelle decisioni relative al trattamento medico. Ogni bambino deve essere protetto da indagini e terapie mediche non necessarie;
Il bambino deve essere assistito insieme ad altri bambini con le stesse caratteristiche psicologiche e non deve essere ricoverato in reparti per adulti. Non deve essere posto un limite all’età dei visitatori;
Il bambino deve avere piena possibilità di gioco, ricreazione e studio adatta alla sua età e condizione, ed essere ricoverato in un ambiente strutturato arredato e fornito di personale adeguatamente preparato. Tutto questo anche ai sensi dei principi fondamentali della normativa internazionale del diritto imprescindibile del bambino “alla felicità”, alla spensieratezza, al gioco. Nei reparti ospedalieri è prevista la presenza di figure specialistiche idonee, quali pedagogisti, psicologi dell’età evolutiva, educatrici;
Il bambino deve essere assistito da personale con preparazione adeguata a rispondere alle necessità fisiche, emotive e psichiche del bambino e della sua famiglia;
Al bambino deve essere assicurata la continuità dell’assistenza da parte dell’equipe ospedaliera;
Il bambino deve essere trattato con tatto e comprensione e la sua intimità deve essere rispettata in ogni momento;
Per i bambini cardiopatici curati in ospedale o in assistenza domiciliare è essenziale rispettare anche il loro diritto allo studio. La Carta Europea per la tutela educativa di bambini ed adolescenti malati curati in ospedale o in assistenza domiciliare promulgata dall’Assemblea Generale di H.O.P.E. di Barcellona in data 20 maggio 2000 sancisce come ogni bambino o adolescente malato ha diritto a ricevere una educazione, sia a casa che in ospedale, al fine di far proseguire a bambini ed adolescenti il proprio percorso formativo, consentendo loro di continuare a vivere il proprio ruolo di studenti. La scuola in ospedale è importante anche per favorire la normalità nella vita quotidiana. L'educazione ospedaliera può svolgersi in gruppi classe, come insegnamento individualizzato e/o direttamente in camera di degenza.
Ora in questo contesto non possiamo non richiamare , concludendo, il Manifesto per il diritto alla Salute e al Benessere dei Bambini e degli Adolescenti in Italia redatto dalla Società Italiana di Pediatria. Tale importante enunciato di diritti è scaturito nel 2012 in occasione del paventato pericolo che la salute e il benessere dei bambini si trovassero in pericolo “in un’epoca come quella attuale, di rapidi e profondi mutamenti sociali, di grave crisi economica e di contrazione della spesa sociale e sanitaria che coinvolgono lo stesso ruolo della famiglia”.
Tutto questo ha condotto ad enunciare e affermare in maniera alcuni diritti fondamentali per la tutela concreta della salute dei bambini malati, ed in particolare: