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Timestamp: 2019-12-11 13:21:11+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 148', 'art. 145', 'art. 145', 'art. 145', 'art. 148', 'art. 148', 'art. 148', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 145']

Giudice di Pace Cerignola, 18 maggio 2009 - testo integrale Sentenza
Giudice di Pace Cerignola, 18 maggio 2009
Assicurazione · mancato risarcimento · messa in mora · richiesta integrazione · decadenza da domanda improponibilita' · assicurativo · procedura civile
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"In sostanza, quando è palese, poichè provato o non contestato, che la compagnia ha potuto valutare i danni e quantificarli, la domanda sarà sempre e comunque proponibile a prescindere dal contenuto (imperfetto) della raccomandata di messa in mora."
- che la società resistente, nel costituirsi in giudizio, ha sollevato eccezione di improcedibilità della domanda del ricorrente sulla scorta di una ritenuta violazione degli obblighi imposti al danneggiato dall’art. 148, come richiamato dall’art. 145, del D. Lgs. 209/2005, con riferimento all’avere il danneggiato inoltrato la richiesta stragiudiziale di risarcimento danni priva di taluni degli elementi previsti dalla vigente normativa;
- che la medesima società ha altresì eccepito l’improcedibilità della domanda per essere stata la messa in mora indirizzata presso l’agenzia ove è stato stipulato il contratto di assicurazione invece che presso la sede legale ovvero l’ispettorato danni competente per territorio della società resistente.
- che la prima eccezione ripropone ancora una volta la vexata quaestio se l’incompletezza della richiesta di risarcimento danni formulata ai sensi dell’art. 145 D.Lgs. 209/2005 possa per sé sola determinare l’improponibilità della domanda giudiziale pur se la stessa è stata introdotta nel rispetto dei termini di cui al medesimo art. 145.
Secondo una interpretazione già sostenuta nel motivare altri provvedimenti relativi ad analoghe eccezioni, questo giudice ritiene di dover rispondere negativamente al quesito, per due ordini di ragioni: la prima costituita dal fatto che, in caso contrario, la previsione di cui all’art. 148 comma 5 del D.Lgs. cit., relativa all’onere, gravante sull’assicuratore, di richiedere al danneggiato entro trenta giorni dalla ricezione della richiesta l’integrazione di dati/o documenti eventualmente mancanti, verrebbe ad essere privata di contenuto e di portata pratica. Tale non potendo essere l’interpretazione della citata norma, se ne deve evincere al contrario che quello di richiedere la suddetta integrazione è uno specifico onere gravante sull’assicuratore, tant’è che la legge ricollega all’adempimento di tale onere persino un effetto di estrema portata quale quello della sospensione dei termini di cui ai commi 1 e 2 dell’art. 148. Ulteriore conseguenza di tale impostazione è che l’assicuratore che non abbia provveduto a richiedere nei termini di legge al danneggiato le necessarie integrazioni di dati e/o documenti, non potrà poi invocare in proprio favore l’eccezione di improcedibilità della domanda motivata da incompletezza dei dati e/o dei documenti forniti dal danneggiato all’atto dell’originaria richiesta di risarcimento.
Orbene, poichè il contenuto della messa mora previsto dall’art. 148 è evidentemente legato all’esigenza di facilitare la definizione bonaria della controversia, non può sussistere la denunciata improponibilità della domanda quando risulti ex actis che la compagnia ha comunque proceduto ad una valutazione e stima dei danni, attivando la procedura di definizione bonaria della lite e mettendosi così essa stessa, conseguentemente, in condizione di formulare una concreta offerta risarcitoria. In sostanza, quando è palese, poichè provato o non contestato, che la compagnia ha potuto valutare i danni e quantificarli, la domanda sarà sempre e comunque proponibile a prescindere dal contenuto (imperfetto) della raccomandata di messa in mora.
Così Trib. Nola, IIª Sez. Civ., 04.12.2007.
In ordine alla seconda eccezione, la stessa trae smentita dalla stessa motivazione di quella sentenza della S.C. (Cass.Civ., Sez. III, 10.03.2008 n. 6284) che la resistente pone a fondamento del proprio argomento.
Ed invero la S.C., esaminando il caso – che giovi rammentarlo presentava rispetto al presente la differenza che evocata in giudizio era una impresa assicuratrice in qualità di impresa designata per conto della CONSAP-F.G.V.S. – e nello statuire che in quella fattispecie poteva considerarsi valida soltanto la messa in mora indirizzata alla sede legale della società ovvero presso l’ispettorato sinistri competente per territorio, aveva altresì modo di sottolineare, sia pure incidenter tantum, che al contrario, l’onere di cui all’art. 22 L. 990/69 (pacificamente parificabile, sotto tale profilo, all’analogo onere oggi disciplinato dall’art. 145 D.Lgs. 209/2005) “è adempiuto qualora la suddetta lettera sia inviata all’agenzia dell’impresa assicuratrice presso la quale è stato concluso il contratto”, in ciò richiamando Cass., 7584/1995. Ritenuto inoltre dalla lettura degli atti essere state ritualmente e tempestivamente formulate le richieste istruttorie, ritenuti gli stessi di seguito rilevanti ed ammissibili:
-ammette l’interrogatorio formale del resistente sulle circostanze del ricorsi depurate da ogni contraria valutazione ai sensi della normativa tesa alla confessione, autorizzando la notifica dell’interpello fino a giorni 10 prima dell’udienza per l’espletamento;
-ammette la prova per testi richiesta dal ricorrente con i testi indicati e sulle circostanze di cui in ricorso depurate da ogni valutazione;
ammette la c.t.u. medico-legale sulla persona del ricorrente riservando all’esito dell’espletamento delle prove orali la nomina del c.t.u.
Dichiara procedibile la domanda, rimette la causa sul ruolo, fissa l’udienza del 02/10/2009 per l’espletamento delle prove orali. Manda alla cancelleria per le comunicazioni.
Cerignola, 18/05/2009 Il G.d.P.
Avv. Tiziana Brunetti
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