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Timestamp: 2017-08-19 11:08:48+00:00
Document Index: 34939466

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 44', 'art. 30', 'art. 1227', 'art. 30', 'art. 1227', 'sentenza ', 'art. 133']

Corso: Diritto amministrativo (biennale) (sede di Avezzano) - Prof. Diego De Carolis - a.a. 2014/2015
GIDAM14/15
Diritto amministrativo (biennale) (sede di Avezzano) - Prof. Diego De Carolis - a.a. 2014/2015
Diego De Carolis, si è laureato presso la Facoltà di Giurisprudenza, in Teramo, dell'Università Statale degli Studi "G. D'Annunzio" con una tesi in Diritto Amministrativo dal titolo " Il diritto ad ottenere le copie degli atti dei comuni, delle province e degli altri enti locali ed i rimedi in caso di diniego".
SINTESI CV E ATTIVITA DIDATICA E SCIENTIFICA
Quale rappresentante degli Studenti è stato componente del Consiglio di Amministrazione dell'Università degli Studi " G.D'Annunzio" di Chieti nel biennio 1984/86;
quale vincitore del relativo concorso, dal 1992 è stato immesso in ruolo come ricercatore nell'Università degli Studi di Teramo presso la Cattedra di Diritto Amministrativo della Facoltà di Giurisprudenza ed è stato confermato nel 1996. Da allora ha svolto sempre attività di studio,di ricerca e di autore di pubblicazioni scientifiche.
in precedenza, dal 1.3.1990 e fino al transito nell'Università, ha prestato servizio in qualità di Segretario Comunale per essere stato vincitore del relativo concorso nazionale indetto con D.M. del Ministero dell'Interno, presso Comuni della Provincia di Chieti ( tra cui la segreteria generale di Guardiagrele) e della Provincia di Teramo.
Superato il prescritto esame di abilitazione, è avvocato dal 13.7.1991, iscritto all'apposito Albo presso il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Teramo, con patrocinio presso le Magistrature Superiori e, compatibilmente con gli impegni didattici e scientifici, svolge attività forense e di consulenza esclusivamente come amministrativista.
programma esame 2014 2015 File
C.P.A. ( agg.. maggio 2015) File
Codice processo amministrativo ( Decreto legislativo 2 luglio 2010 n. 104)
Legge 7 agosto 1990 n. 241 ( agg. maggio 2015) File
Legge 7 agosto 1990, n. 241 Nuove norme sul procedimento amministrativo e princípi generali dell'attività amministrativa
SENTENZA ADUNANZA PLENARIA File
CONSIGLIO DI STATO, ADUNANZA PLENARIA - sentenza 23 marzo 2011 n. 3
1. L’interesse legittimo non rileva come situazione meramente processuale, ossia quale titolo di legittimazione per la proposizione del ricorso al giudice amministrativo, né si risolve in un mero interesse alla legittimità dell’azione amministrativa in sé intesa, ma si rivela posizione schiettamente sostanziale, correlata, in modo intimo e inscindibile, ad un interesse materiale del titolare ad un bene della vita, la cui lesione (in termini di sacrificio o di insoddisfazione a seconda che si tratti di interesse oppositivo o pretensivo) può concretizzare un pregiudizio.
2. L'interesse legittimo va inteso come la posizione di vantaggio riservata ad un soggetto in relazione ad un bene della vita interessato dall’esercizio del potere pubblicistico, che si compendia nell'attribuzione a tale soggetto di poteri idonei ad influire sul corretto esercizio del potere, in modo da rendere possibile la realizzazione o la difesa dell'interesse al bene.
3. Il codice del processo amministrativo, in coerenza con il criterio di delega fissato dall’art. 44, comma 2, lettera b, n. 4, della legge 18 giugno 2009, n. 69, ha superato la tradizionale limitazione della tutela dell’interesse legittimo al solo modello impugnatorio, ammettendo l’esperibilità di azioni tese al conseguimento di pronunce dichiarative, costitutive e di condanna idonee a soddisfare la pretesa della parte vittoriosa. Di qui, la trasformazione del giudizio amministrativo, ove non vi si frapponga l’ostacolo dato dalla non sostituibilità di attività discrezionali riservate alla pubblica amministrazione, da giudizio amministrativo sull’atto, teso a vagliarne la legittimità alla stregua dei vizi denunciati in sede di ricorso e con salvezza del riesercizio del potere amministrativo, a giudizio sul rapporto regolato dal medesimo atto, volto a scrutinare la fondatezza della pretesa sostanziale azionata.
4. Il legislatore, con il codice del processo amministrativo (v. gli artt. 30 e ss. del codice), ha mostrato di non condividere la tesi della pregiudizialità pura di stampo processuale al pari di quella della totale autonomia dei due rimedi, approdando ad una soluzione che, non considerando l’omessa impugnazione quale sbarramento di rito, aprioristico ed astratto, valuta detta condotta come fatto concreto da apprezzare, nel quadro del comportamento complessivo delle parti, per escludere il risarcimento dei danni evitabili per effetto del ricorso per l’annullamento. E tanto sulla scorta di una soluzione che conduce al rigetto, e non alla declaratoria di inammissibilità, della domanda avente ad oggetto danni che l’impugnazione, se proposta nel termine di decadenza, avrebbe consentito di scongiurare. La mancata promozione della domanda impugnatoria, quindi, non pone un problema di ammissibilità dell’actio damni ma è idonea ad incidere sulla fondatezza della domanda risarcitoria.
5. L'art. 30, comma 3, del codice del processo amministrativo, nel prevedere che nel determinare il risarcimento, "il giudice valuta tutte le circostanze di fatto e il comportamento complessivo delle parti e, comunque, esclude il risarcimento dei danni che si sarebbero potuti evitare usando l’ordinaria diligenza, anche attraverso l’esperimento degli strumenti di tutela previsti", pur non evocando in modo esplicito il disposto dell’art. 1227, comma 2, del codice civile, afferma che l'omessa attivazione degli strumenti di tutela previsti costituisce, nel quadro del comportamento complessivo delle parti, dato valutabile, alla stregua del canone di buona fede e del principio di solidarietà, ai fini dell’esclusione o della mitigazione del danno evitabile con l’ordinaria diligenza. Di qui la rilevanza sostanziale, sul versante prettamente causale, dell’omessa o tardiva impugnazione come fatto che preclude la risarcibilità di danni che sarebbero stati presumibilmente evitati in caso di rituale utilizzazione dello strumento di tutela specifica predisposto dall’ordinamento a protezione delle posizioni di interesse legittimo onde evitare la consolidazione di effetti dannosi (1).
6. La regola della non risarcibilità dei danni evitabili con l’impugnazione del provvedimento e con la diligente utilizzazione e degli altri strumenti di tutela previsti dall’ordinamento, oggi sancita dall’art. 30, comma 3, del codice del processo amministrativo, è ricognitiva di principi già evincibili alla stregua di una interpretazione evolutiva del capoverso dell’articolo 1227 c.c. Tale regola è applicabile pertanto anche alle azioni risarcitorie proposte prima dell’entrata in vigore del codice del processo amministrativo, essendo espressione, sul piano teleologico, del più generale principio di correttezza nei rapporti bilaterali, mirando a prevenire comportamenti opportunistici che intendano trarre occasione di lucro da situazioni che hanno leso in modo marginale gli interessi dei destinatari tanto da non averli indotti ad attivarsi in modo adeguato onde prevenire o controllare l’evolversi degli eventi (cfr., per ulteriori applicazioni del principio di causalità ipotetica, artt. 1221, comma 1 e 1805, comma 2 c.c., 369 cod. nav.).
7. La scelta di non avvalersi della forma di tutela specifica e non (comparativamente) complessa che, grazie anche alle misure cautelari previste dall’ordinamento processuale, avrebbe plausibilmente (ossia più probabilmente che non) evitato, in tutto o in parte il danno, integra violazione dell’obbligo di cooperazione, che spezza il nesso causale e, per l’effetto, impedisce il risarcimento del danno evitabile. Detta omissione, apprezzata congiuntamente alla successiva proposizione di una domanda tesa al risarcimento di un danno che la tempestiva azione di annullamento avrebbe scongiurato, rende configurabile un comportamento complessivo di tipo opportunistico che viola il canone della buona fede e, quindi, in forza del principio di auto-responsabilità cristallizzato dall’art. 1227, comma 2, c.c., implica la non risarcibilità del danno evitabile.
8. E’ legittima una sentenza che, nel dichiarare irricevibile un ricorso avverso un atto impugnato a distanza di molto tempo dalla sua comunicazione (nella specie si trattava della determinazione dell’Enel con la quale era stata disposta la sospensione degli inviti a gare d’appalto nell’intero ambito territoriale di competenza per un periodo di nove mesi), ha altresì respinto la domanda di risarcimento dei danni sotto il profilo che i danni lamentati sarebbero stati in toto evitati se l’impresa si fosse tempestivamente avvalsa degli strumenti di tutela predisposti all’uopo dall’ordinamento ed avesse posto in essere le ulteriori iniziative esigibili ex bona fide. In tal caso, infatti, il comportamento dell’impresa interessata ha assunto un ruolo eziologico decisivo nella produzione di un pregiudizio che il corretto utilizzo dei rimedi esperibili, inquadrato nella condotta complessiva esigibile, avrebbe plausibilmente consentito di evitare, alla luce dei vizi denunciati, della gravità del pregiudizio lamentato e del tasso di effettività della tutela che i mezzi non sperimentati avrebbero consentito di ottenere.
CASSAZIOEN SEZIONI UNITE GIURISDIZIONE File
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. UNITE CIVILI - ordinanza 27 maggio 2015 n. 10879
Rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, in quanto dà luogo ad una controversia riconducibile in parte direttamente ed in parte mediatamente ad un provvedimento amministrativo, la domanda di risarcimento per i danni che si pretendono conseguiti ad una occupazione iniziata, dopo la dichiarazione di pubblica utilità, in virtù di un decreto di occupazione d'urgenza e proseguita anche dopo la sopravvenuta inefficacia della dichiarazione di pubblica utilità; infatti, la riconducibilità all'esercizio di un pubblico potere, cui fa riferimento l’art. 133, comma 1, lett. g), del c.p.a., sussiste anche quando l'occupazione inizia, dopo la dichiarazione di pubblica utilità, in virtù di un decreto di occupazione d'urgenza, e prosegue dopo la sopravvenuta inefficacia della dichiarazione di pubblica utilità
Diritto amministrativo (biennale) (sede di Avezzan...
7 ott, 19:08
Attività a partire da giovedì, 17 agosto 2017, 13:08