Source: https://www.diritto.it/il-trattamento-dei-dati-personali-nell-attivita-di-investigazione-privata/
Timestamp: 2018-08-17 09:04:19+00:00
Document Index: 62903212

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 5', 'art. 614', 'art. 615', 'art. 614', 'art. 51', 'art. 615', 'art. 615']

Il trattamento dei dati personali nell’attivita’ di investigazione privata
SOMMARIO: 1. IL QUADRO NORMATIVO E L’ORIENTAMENTO DELLA GIURISPRUDENZA; 2. IL PROBLEMA DELLA RESPONSABILITA’ PENALE.
1. IL QUADRO NORMATIVO E L’ORIENTAMENTO DELLA GIURISPRUDENZA
L’attività di investigazione privata è uno dei settori in cui più si manifesta il contrasto e l’esigenza di bilanciamento tra la protezione dei dati personali e gli altri diritti costituzionalmente garantiti, tra cui quello alla difesa ex art. 24 Cost..
Per completare la descrizione del quadro normativo, è bene, inoltre, richiamare il provvedimento di carattere generale nr. 6/2005 (1) del 21 dicembre 2005, emanato dal Garante per l’autorizzazione al trattamento dei dati sensibili nel settore in esame. Analogamente il provvedimento nr. 7/2005 (2), in materia di trattamento dei dati a carattere giudiziario da parte di privati, di enti pubblici economici e di soggetti pubblici, al capo IV, punto 2, lett. c, prevede il rilascio della relativa autorizzazione ai soggetti che esercitano un’attività di investigazione privata autorizzata con licenza prefettizia.
Le finalità del trattamento, per i dati sensibili, sono stabilite dal punto 2 del provvedimento nr. 6/2005, secondo il quale il trattamento può essere effettuato per far valere o difendere in sede giudiziaria un proprio diritto, ovvero per ricercare e individuare elementi a favore di un soggetto coinvolto in un procedimento penale, ai sensi della legge 397/2000 sulle investigazioni difensive. Vengono fatte salve altre autorizzazioni generali rilasciata ai fini dello svolgimento delle investigazioni in relazione ad un procedimento penale o per l’esercizio di un diritto in sede giudiziaria, come la nr. 1/2005, riguardante i rapporti di lavoro, rilasciata il 21.12.2005 (3).
Per inciso, è stato osservato che costituiscono dati personali anche “le informazioni relative alla presenza della persona in un determinato posto, la data della presenza, il tempo di permanenza, le persone eventualmente incontrate..” (4)
Nella prassi del Garante presenta notevole interesse, in materia di rapporti di lavoro, il provvedimento del 9.11.2006 (5), con il quale è stato riconosciuto legittimo il trattamento dei dati effettuati dal datore di lavoro privato che aveva acquisito informazioni, tramite un’agenzia di investigazioni privata, sulla condotta di un lavoratore che svolgeva attività lavorativa presso un esercizio pubblico durante un periodo di assenza dal servizio per malattia.
La decisione, richiamando una pronuncia della Cassazione (6), ha affermato la legittimità del ricorso all’attività di un’agenzia investigativa privata, “laddove la stessa non sia volta ad accertare l’inidoneità o l’infermità della malattia o infortunio del lavoratore dipendente – come vietato dall’art. 5 della legge nr. 300/1970 – ad accertare l’idoneità e l’infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente, limitandosi piuttosto, come risulta dagli atti nel caso di specie, alla sola osservazione di comportamenti esteriori potenzialmente e apparentemente incompatibili con lo stato di malattia”.
Infatti sarà lecita, sussistendo i citati requisiti, solo l’acquisizione dei dati effettuata da parte dell’investigatore privato in luogo pubblico, ma non quella avvenuta in uno dei luoghi previsti dall’art. 614, c. 1, c.p., che è invece astrattamente punibile ai sensi dell’art. 615 bis c.p., nel caso in cui notizie o immagini siano state ottenute mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora. Tra i luoghi previsti dall’art. 614, c. 1 c.p. rientrano peraltro, secondo autorevole giurisprudenza, anche quelli aperti al pubblico, come bar, negozi ed altri consimili, in cui devono essere pertanto inibite le citate interferenze (7).
Solo qualora l’attività dell’investigatore privato sia ulteriormente qualificata dal diritto alla difesa, la sua condotta potrà essere scriminata sotto il profilo penale, purchè sussistano tutti i presupposti previsti dall’art. 51 c.p.; a questo fine, “non dovranno essere oltrepassati i limiti interni o logici (ricavabili già dalla ratio essendi del diritto) ed esterni (volti a salvaguardare interessi costituzionali, che risultano prevalenti sulla base di un bilanciamento che non deve, però, portare alla soccombenza totale dell’interesse tutelato dal diritto)” (8).
Alle stesse conclusioni pare condurre un autorevole orientamento dottrinale, che valorizza l’avverbio “indebitamente” riportato nella formulazione dell’art. 615 bis c.p., sottolineando che non si tratta di un mero richiamo alle cause di giustificazione previste dal codice penale, ma di “un limite ulteriore, per effetto del quale debbono ritenersi privi di rilevanza penale comportamenti che appaiano giustificati da un interesse superiore od uguale a quello oggetto di tutela, secondo l’apprezzamento concreto del giudice” (9).
La giurisprudenza, peraltro, sembra al momento propensa a considerare non punibile il soggetto che abbia agito per fini di autotutela e, in particolare, per precostuirsi una prova che lo scagioni da accuse ingiuste mosse nei suoi confronti, potendo mancare, nella fattispecie, la coscienza dell’antigiuridicità del fatto e, quindi, l’elemento soggettivo doloso previsto dall’art. 615 bis (10).
1www.garanteprivacy.it, documento web nr. 1203950;
2www.garanteprivacy.it, documento web nr. 1203942;
3www.garanteprivacy.it, documento web nr. 1203930;
4 Pecora, “Ora Perry Mason fa i conti col Garante”, Diritto e giustizia, 2005, 36,31;
5www.garanteprivacy.it, documento web nr. 1366180;
6 Cass., 3 maggio 2001, nr. 6236;
7 Cass., Sez. V penale, 5 dicembre 2005- 27 marzo 2006, nr. 10444; Cass., Sez. V penale, 20 settembre 1994;
8 Mantovani , Diritto penale, 1989, pag. 229;
9 Antolisei, Manuale di diritto penale, parte speciale, vol. I, Milano, pag. 192;
10 Cassazione, Sez. V penale, 23 gennaio 2001, nr. 167.