Source: https://palazzacciotoghe.it/la-legge-gelli-bianco-e-il-primo-vaglio-della-cassazione-linee-guida-si-ma-con-giudizio/
Timestamp: 2020-07-12 13:09:34+00:00
Document Index: 35115997

Matched Legal Cases: ['art. 2236', 'art. 133', 'art. 3', 'art. 32', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 590', 'art. 41']

Palazzaccio Toghe – LA LEGGE GELLI-BIANCO E IL PRIMO VAGLIO DELLA CASSAZIONE: LINEE GUIDA SÌ, MA CON GIUDIZIO
Nota a Cass. pen., Sez. IV, sent. 20 aprile 2017 (dep. 7 giugno 2017), n. 28187, Pres. Blaiotta, Rel. Blaiotta – Montagni
1. Il dibattito sul nuovo statuto penale della colpa medica delineato dalla legge Gelli-Bianco (legge 8 marzo 2017, n. 24), da subito oggetto di attenta riflessione da parte della dottrina, si arricchisce del contributo interpretativo della Cassazione, atteso con impazienza sin dalla preliminare diffusione, nello scorso mese di aprile, della relativa ‘notizia di decisione’ (la n. 3 del 2017), con annesso comunicato esplicativo.
Dopo avere richiamato in alcuni passaggi preliminari le specifiche vicende processuali e le peculiarità che da sempre accompagnano, in termini generali, l’accertamento della responsabilità colposa degli operatori psichiatrici, a partire dall’esatta delimitazione del perimetro della posizione di garanzia e del contenuto dei conseguenti obblighi (§§. 3 e 4), la riflessione della Cassazione si focalizza sul rilievo assunto, nel caso di specie, dalla verifica del rispetto, da parte dell’imputato, “di eventuali codificate procedure formali ovvero di protocolli o linee guida, (…) parametri che possono svolgere un ruolo importante, quale atto di indirizzo per il medico e quindi nel momento della verifica giudiziale della correttezza del suo operato” (§. 5).
In questa prospettiva, ampio spazio è dedicato all’accurata ricostruzione del cammino giurisprudenziale degli ultimi anni, che va dall’approccio indulgente verso la classe medica, prevalente negli anni ’70 e in qualche misura avallato dalla stessa Corte costituzionale – che nel 1973 aveva escluso la violazione del principio di eguaglianza nella possibile applicazione in sede penale dell’art. 2236 c.c., riferendone l’operatività ai soli casi in cui la prestazione professionale comportasse la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, contenuta quindi nel circoscritto terreno della perizia- a quello, più rigoroso, che escludeva l’applicabilità della norma civilistica in materia penale, relegando il grado della colpa a mero criterio di commisurazione della pena ex art. 133 c.p., sino all’art. 3 co. 1 della legge 189 del 2012, in base al quale, nella lettura fornita dalla giurisprudenza, il terapeuta complessivamente avveduto e informato, attento alle raccomandazioni contenute nelle linee guida, poteva ritenersi rimproverabile solo nel caso in cui fosse incorso in colpa grave nell’adeguarsi a tali direttive (§. 6).
4. Dal momento che nel contesto della responsabilità medica le direttive assumono le vesti di linee guida, è inevitabile, per i giudici di legittimità, tornare a soffermarsi ancora – sulla scia di precedenti elaborazioni maturate con riferimento alla legge Balduzzi – su natura, contenuto e limiti delle linee guida. Rispondendo a fondamentali istanze di determinatezza della fattispecie colposa, esse mantengono un “contenuto orientativo, esprimono raccomandazioni” e “non indicano una analitica, automatica successione di adempimenti, ma propongono solo direttive generali, istruzioni di massima, orientamenti; e, dunque, vanno in concreto applicate senza automatismi, ma rapportandole alle peculiari specificità di ciascun caso clinico” (§. 7.2.).
5. Come accennato, l’interpretazione letterale prospettata, “implicando un radicale esonero da responsabilità”, rischierebbe di compromettere – anche sul versante civilistico, per le ricadute in termini di quantificazione del danno (§. 7.4.) – il diritto alla salute tutelato all’art. 32 Cost., stabilendo peraltro un regime normativo “irrazionalmente diverso rispetto a quello di altre professioni altrettanto rischiose e difficili” (§. 7.3), e fortemente a rischio d’incostituzionalità.
a) occorrerà riferirsi ad eventi che costituiscono espressione di condotte governate da linee guida accreditatesulla base di quanto stabilito all’art. 5 ed appropriate rispetto al caso concreto, in assenza di plausibili ragioni che suggeriscano di discostarsene radicalmente (§. 8.1.);
Ribadendosi come la lettura proposta sia “l’unica possibile” – in grado di cogliere “il virtuoso impulso innovatore focalizzato sulla selezione e codificazione di raccomandazioni volte a regolare in modo aggiornato, uniforme, affidabile, l’esercizio dell’ars medica” e, al contempo, di “ancorare il giudizio di responsabilità penale e civile a costituti regolativi precostituiti, con indubbi vantaggi in termini di determinatezza delle regole e prevedibilità dei giudizi” (§. 10.1) – si precisa infine come essa non sia messa in discussione dal riferimento testuale all’osservanza delle linee guida quale “causa di esclusione della punibilità”; si ricorda anzi – attraverso un puntuale richiamo esemplificativo agli articoli 85 e 388 c.p. – come nel codice penale (e nella legislazione complementare) la medesima espressione sia riscontrabile “con significati diversi e non di rado atecnici, cioè non riconducibili alla sfera dell’esclusione della pena pur in presenza di un reato, per ragioni istituzionali, personali, di opportunità”. E proprio nel caso della responsabilità medica “l’evocazione della punibilità va intesa come un atecnico riferimento al giudizio di responsabilità con riguardo alla parametrazione della colpa” (§. 10.1).
Per dipanare i problemi di diritto intertemporale, è necessario individuare, nonostante la formale abrogazione della precedente normativa, la legge in concreto più favorevole rispetto ai fatti commessi prima dell’entrata in vigore della legge n. 24 del 2017 (1 aprile 2017). Orbene, da un raffronto strutturale, la legge Balduzzi – nell’elaborazione maturata nei pochi anni di vigenza – si presenta in termini senza dubbio di maggiore favorerispetto al nuovo articolo 590-sexies c.p., quantomeno riguardo alla limitazione di responsabilità ai soli casi di colpa grave; di talché, la precedente disciplina, ove pertinente, troverà ancora applicazione, ex art. 2, c.p., rispetto ai fatti anteriori (§. 11), quale norma più favorevole.
Rimangono tuttavia aperti taluni fronti problematici, con i quali, inevitabilmente, la stessa giurisprudenza dovrà, primo o poi, fare i conti.
– non riconoscendosi alcuna presunzione assoluta d’irresponsabilità connessa all’applicazione delle linee guida, residua, per il giudice, un’ampia finestra discrezionale in ordine all’adeguatezza delle linee guida rispetto al caso concreto: il fulcro della punibilità, ancor più che in passato, finisce per essere affidato a una valutazione giudiziale autonoma, di ‘adeguatezza’ delle raccomandazioni osservate alla specificità del caso concreto, con tutte le relative incertezze e in assenza di un esplicito binario gradualistico della colpa grave (concetto sul quale, fra l’altro, era maturata una convergenza giurisprudenziale);
– pur al cospetto della soppressione del riferimento al discusso grado della colpa, non è affatto certo che, nella sostanza, non sia comunque residuata – sul solo terreno dell’imperizia – un’implicita gradazione: si sia cioè ritagliato uno spazio di punibilità comunque legato a un’imperizia grave, con riferimento alle ipotesi di scelta inadeguata delle raccomandazioni contenute nelle linee guida accreditate ovvero addirittura alla mancata individuazione delle linee guida pertinenti, riservando, di contro, il beneficio della non punibilità alle ipotesi di imperizia non grave, invero residuali, nelle quali l’evento si sia verificato nonostante l’osservanza delle linee guida contenenti raccomandazioni ritenute in astratto adeguate al caso concreto;
– risulta alquanto problematico, anche ai fini della comparazione intertemporale, il riferimento, nell’art. 590-sexiesc.p., al rispetto, in via residuale, delle c.d. buone pratiche clinico-assistenziali, a un parametro cioè che, a prima vista, sembra richiamare a pieno i tradizionali canoni della colpa generica per imperizia, vale a dire le regole cautelari desumibili dalle leges artis cui il medico modello deve attenersi nell’esercizio della sua attività;
– circoscritta la limitazione di responsabilità alle sole condotte rispettose delle linee guida connotate da imperizia, in controtendenza rispetto alle aperture della più recente giurisprudenza di legittimità in relazione ai margini applicativi della legge Balduzzi, è forte il rischio che, in virtù dell’estrema labilità del confine tra le varie ipotesi di colpa, in chiave accusatoria si tendano a trasformare casi di imperizia in imputazioni per negligenza e imprudenza, rispetto alle quali non valgono i profili di esenzione della responsabilità nelle ipotesi di ossequio alle linee guida.
Ci sarà modo e tempo per tornare adeguatamente sul punto. È importante, tuttavia, richiamarlo già in questa sede, giacché proprio questa potrebbe essere la strada per superare, in chiave interpretativa, la diffusa sensazione che il legislatore del 2017, nel delineare una presunzione relativa di non punibilità, abbia non solo schiuso nuovi e non meno rilevanti fronti problematici rispetto alla precedente disciplina, ma anche – e soprattutto – fallito lo scopo di garantire più certezze di irresponsabilità, arretrando rispetto alle più recenti acquisizioni della giurisprudenza di legittimità maturate con riguardo alla legge Balduzzi, in termini di garanzia della classe medica e conseguentemente di effettiva e piena attuazione del diritto alla salute e di contrasto alla medicina difensiva.
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Regime ex art. 41 -bis ord. pen. – Richiesta di revoca anticipata – Silenzio rifiuto – Reclamo del detenuto al Tribunale di Sorveglianza – Successiva emissione di un provvedimento di rigetto della p.a. – Sopravvenuta carenza di interesse alla decisione- Esclusione – Ragioni. →