Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-13089-del-24-05-2017
Timestamp: 2020-04-02 04:41:41+00:00
Document Index: 31337594

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Sentenza Cassazione Civile n. 13089 del 24/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13089 del 24/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 24/05/2017, (ud. 06/04/2017, dep.24/05/2017), n. 13089
sul ricorso 11174/2016 proposto da:
CATONE CASA SOC. COOP. ED. A RL, in persona del legale rappresentante
pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LUIGI LAGRANGE
1, presso lo studio dell’avvocato PIETRO GOLISANO, che la
P.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA GIULIANA,
73, presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO ANTINUCCI, che la
avverso la sentenza n. 5914/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
partecipata del 06/04/2017 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI.
la Cooperativa edilizia Catone Casa a r.l. ha impugnato per cassazione la sentenza con cui la Corte di Appello ha confermato la sentenza di primo grado che aveva accolto la domanda di trasferimento della proprietà di un immobile proposta, nei confronti della cooperativa, da P.A. (socia assegnataria);
la ricorrente ha dedotto un unico articolato motivo, con cui ha denunciato la nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c.) nonchè “vizio di motivazione solo apparente rilevante ex art. 365 c.p.c. (rectius: art. 360), comma 1, n. 5, per violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4”: assume che la motivazione che sorregge la sentenza è “solamente apparente, palesando un iter logico argomentativo di tipo circolare, del tutto inaccettabile sul piano dialettico” e tale che risulta “perpetuato quel vizio di ultrapetizione che certamente inficiava già la sentenza di primo grado”;
resiste l’intimata a mezzo di controricorso.
non ricorre la dedotta violazione dell’art. 112 c.p.c., atteso che la sentenza ha pronunciato sull’intero tema devoluto con l’atto di appello e non oltre esso;
neppure sussiste un difetto assoluto di motivazione o un’ipotesi di motivazione meramente apparente: valutata nel suo complesso, la sentenza evidenzia un iter argomentativo che, aderendo alle considerazioni svolte dal primo giudice, si fonda sull’affermazione che la P. aveva pagato l’intero prezzo pattuito nel piano di finanziamento, maturando così il diritto al trasferimento del bene, e sul rilievo che al trasferimento non ostava l’accertata esistenza di un debito di Lire 8.700.000, trattandosi di morosità riguardante “oneri maturati dopo cinque o sei anni dalla data in cui avrebbe dovuto effettuarsi l’assegnazione”; con ciò risulta fornita una motivazione che – ancorchè non condivisa dalla ricorrente – non incorre in alcuno dei vizi denunciati;
al rigetto del ricorso consegue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese di lite;
la Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rifondere alla controricorrente le spese di lite, liquidate in Euro 7.300,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 e agli accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1-quater del D.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.