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Timestamp: 2020-08-09 09:07:14+00:00
Document Index: 15101644

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 1453', 'sentenza ', 'art. 546', 'art. 546', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 12122 del 13/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12122 del 13/06/2016
Cassazione civile sez. VI, 13/06/2016, (ud. 14/04/2016, dep. 13/06/2016), n.12122
sul ricorso 537-2015 proposto da:
CENTRO ENERGIA RINNOVABILE SRL, in persona del Presidente, legale
rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA L. CARO 62,
presso lo studio dell’avvocato SIMONE CICCOTTI, che la rappresenta
e difende, giusta procura speciale a margine del ricorso;
ANCARO IMMOBILIARE COSTRUZIONI INDUSTRIALE DI C.P. &amp; C
SNC, nella persona del suo Amministratore e legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA ACILIA 4, presso
lo studio dell’avvocato FABIO RAMPIONI, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato MASSIMILIANO DI GIROLAMO, giusta
avverso la sentenza n. 2718/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA del
24/04/2014, depositata il 21/05/2014;
udito l’Avvocato SIMONE CICCOTTI, difensore del ricorrente, che si
riporta ai motivi e chiede l’accoglimento del ricorso;
udito l’Avvocato FABIO LAMPIONI, difensore del controricorrente,
che si riporta agli scritti ed insiste nel rigetto.
“1. La Ancaro Immobiliare s.n.c. intimò sfratto per morosità alla Centro energia rinnovabile s.r.l. in relazione ad un immobile adibito ad uso non abitativo e la convenne in giudizio davanti al Tribunale di Viterbo per ottenere la risoluzione del contratto per inadempimento della conduttrice, l’immediato rilascio dell’immobile e la condanna al pagamento dei canoni dovuti e non versati.
Si costituì in giudizio la Centro energia rinnovabile s.r.1., eccependo che sulle somme da essa dovute a titolo di canoni di locazione sussisteva un vincolo di non esigibilità conseguente alla notifica, avvenuta nei suoi confronti, di un atto di pignoramento presso terzi proveniente da una terza società, creditrice della locatrice Ancaro. Il Tribunale, disposto il mutamento del rito, accolse la domanda, dichiarò risolto il contratto per inadempimento della società conduttrice e la condannò al pagamento della somma di Euro 9.670,14 a titolo di canoni insoluti, più gli oneri accessori e con il carico delle spese di giudizio.
2. La sentenza è stata appellata dalla Centro energia rinnovabile s.r.l. e la Corte d’appello di Roma, con sentenza del 21 maggio 2014, ha rigettato l’appello, condannando la società appellante al pagamento delle ulteriori spese del grado.
3. Contro la sentenza d’appello ricorre la Centro energia rinnovabile s.r.l. con atto affidato ad un motivo.
Resiste la Ancaro Immobiliare s.n.c. con controricorso.
5. Occorre innanzitutto osservare che è priva di fondamento l’eccezione preliminare, contenuta nel controricorso, secondo cui il ricorso sarebbe inammissibile in quanto notificato ad uno solo dei due difensori della società Ancaro e non ad entrambi. Il ricorso risulta notificato all’avv. Fabio Rampioni nel domicilio eletto, ed è evidente che ciò è sufficiente ai fini della valida instaurazione del contraddittorio, non essendo necessaria la notifica del ricorso anche all’altro difensore avv. Di Girolamo.
6. Con l’unico motivo di ricorso si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell’art. 1453 c.c. e degli artt. 543 e 546 c.p.c., rilevando che la Corte d’appello avrebbe errato nel pronunciare la risoluzione del contratto, perchè nel momento in cui la morosità è stata fatta valere, la società conduttrice non poteva essere più ritenuta responsabile dell’inadempimento, atteso il vincolo di destinazione determinato dall’atto di pignoramento presso terzi ad essa notificato.
La Corte d’appello, con accertamento di merito non sindacabile in questa sede e neppure realmente contestato, ha rilevato che l’atto di pignoramento era stato notificato alla società oggi ricorrente in data 3 luglio 2012, mentre le somme dovute dalla medesima si riferivano tutte ad un periodo antecedente il pignoramento, poichè la società Ancaro aveva chiesto in giudizio il pagamento dei canoni scaduti fino al giugno 2012. Da tanto conseguiva che, nel momento in cui era sorto il vincolo di indisponibilità delle somme dovute a titolo di canone, “era già maturata una considerevole morosità e, dunque, sussisteva già l’inadempimento della conduttrice, legittimante la risoluzione contrattuale”.
A fronte di siffatta motivazione, le argomentazioni della società ricorrente si risolvono nella ripetizione di argomenti che sono stati affrontati e superati dalla sentenza impugnata; d’altra parte, è palese che il vincolo di indisponibilità che insorge in base all’art. 546 cod. proc. civ. è un qualcosa che rimane estraneo alla vicenda odierna, nella quale la società locatrice ha fatto valere una morosità che già prima della notifica del pignoramento era così grave da giustificare la risoluzione del contratto per morosità. Nè la società ricorrente pare avere in alcun modo offerto il pagamento in data antecedente o anche successiva al pignoramento stesso.
1. Entrambe le parti hanno depositato memorie a tale relazione, insistendo per l’accoglimento delle rispettive conclusioni.
La notificazione al conduttore di un atto di pignoramento presso terzi, mentre produce gli effetti di cui all’art. 546 c.p.c., certamente non lo libera dall’obbligo di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni versando il canone dovuto o, almeno, mettendo le relative somme a disposizione del creditore pignorante.
Mentre non risulta in alcun modo che l’odierna ricorrente si sia attenuta a tale doveroso comportamento, il ricorso si presenta anche lacunoso, non specificando neppure di quale entità fosse il credito in discussione.
a Corte rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 3.000, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.