Source: https://www.supportoemergenzepmi.org/lavoro-sindacale
Timestamp: 2020-07-15 12:43:19+00:00
Document Index: 47777856

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 7', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 68', 'art. 22', 'art. 71', 'art. 71', 'art. 11', 'art. 69', 'art. 70', 'art. 71', 'art. 22', 'art. 71', 'art. 22', 'art. 76', 'art. 7', 'art. 46', 'art. 80', 'art. 7', 'art. 93', 'art. 19', 'art. 21', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 19', 'art. 46', 'art.18', 'art. 41', 'art. 21']

Sindacale | API Torino | supportoemergenzepmi | emergenza coronavirus
Il Servizio Sindacale API Torino fornisce consulenza nella gestione dei rapporti di lavoro e assistenza nei rapporti con le Organizzazioni Sindacali e con gli Enti ministeriali. In particolare il Servizio segue le imprese nella gestione delle vertenze di lavoro individuali e collettive, fornisce consulenza nell’applicazione dei CCNL e in materia di legislazione del lavoro. Inoltre, viene fornita consulenza nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali (CIGO, CIGS, CDS, procedure di licenziamento collettivo, FIS) e nell’avvio delle singole procedure.
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Archivio lavoro - Sindacale
In una Nota congiunta recentemente diffusa la Regione Piemonte e l’Agenzia Piemonte Lavoro (APL) hanno fornito importanti chiarimenti con riguardo agli adempimenti di cui alla Legge n° 68/1999,
che prevede la promozione dell'inserimento e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato. In particolare, la Nota congiunta chiarisce gli aspetti operativi in relazione alle previsioni normative di cui ai Decreti Legge n° 18/2020 (Cura Italia) e n° 34/2020 (Rilancio) che hanno disposto la sospensione degli obblighi derivanti dalla Legge n° 68/1999.
Nella suddetta Nota i competenti organi regionali hanno dato atto che:
dal 17 marzo al 17 maggio e successivamente fino al 20 luglio per tutti i datori di lavoro pubblici e privati, sono sospesi gli obblighi di assunzione previsti dalla Legge n. 68/99;
la sospensione riguarda gli adempimenti relativi sia ai disabili sia ai soggetti appartenenti alle altre categorie protette di cui all’art. 18, comma 2, della L. 68/99;
durante il periodo di sospensione è stata di diritto e di fatto congelata la situazione temporale;
terminato il periodo della sospensione (ossia dal 21 luglio p.v.), ciascuna azienda, fatta salva ogni futura e ulteriore indicazione degli organi preposti, si troverà nella stessa situazione antecedente l’entrata in vigore del decreto (17 marzo 2020) e tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, saranno tenuti agli obblighi di assunzione previsti dalla Legge n. 68/99 e i conseguenti adempimenti previsti dall’art. 7 della medesima Legge
Nei casi di convenzioni stipulate ai sensi dell’art. 11 della Legge n° 68/99 le scadenze ricadenti nel periodo sospensione torneranno a decorrere come programmato (vedi esempi infra).
La sospensione fissata ex lege dai decreti richiamati, non comporterà il mancato rispetto degli impegni assunti nè, di conseguenza, la decadenza di cui al punto 12 della DGR 24 luglio 2017, n 30-5416 in quanto la sospensione è stata prevista dal legislatore per motivi straordinari legati all’emergenza.
A titolo esemplificativo la Nota in esame chiarisce che, alla data di riapertura dei termini, l’azienda debba adempiere considerando il periodo di sospensione del tutto neutro e che abbia a disposizione per adempiere ad eventuali scadenze un numero di giorni pari a quelli intercorrenti tra la data di inizio della sospensione e quella della scadenza per l’assunzione ricadente nel periodo sospensivo.
Sospensione dal 17 marzo
L’azienda aveva scadenza al 17 maggio = 60 gg
Alla data del 20 luglio
L’azienda ha 60 giorni di tempo per adempiere
L’azienda aveva scadenza al 1° aprile = 14 gg
L’azienda ha 14 giorni di tempo per adempiere
Inoltre, nel richiamare il punto 13 della D.G.R. 24 luglio 2017, n. 30-5416 la Nota ha rilevato la possibilità di rimodulazione della Convenzione in caso intervengano eventi che, per previsione legislativa o amministrativa, modifichino la disciplina di attuazione del programma delle convenzioni, qualora ne sussistano oggettive e motivate ragioni (l’azienda dovrà produrre adeguata documentazione che attesti l’oggettiva impossibilità di adempiere).
Altro aggiornamento in tema di cassa integrazione per fare fronte all’emergenza Covid-19.
Nella Gazzetta Ufficiale n° 151 del 16 giugno 2020 è stato pubblicato il DECRETO LEGGE 16 GIUGNO 2020 N° 52, in vigore dal 17 giugno 2020, con il quale sono state introdotte ulteriori misure urgenti in materia di trattamento di integrazione salariale.
In particolare, l’art. 1 del suddetto Decreto Legge n° 52/2020 dispone quanto segue.
POSSIBILITA’ DI FRUIZIONE ANTICIPATA DELLE ULTERIORI 4 SETTIMANE DI CASSA INTEGRAZIONE
Con riferimento alla durata ed all’utilizzo degli ammortizzatori sociali con causale “emergenza COVID-19 nazionale”, in deroga a quanto previsto dagli articoli 19, 20, 21 e 22 del Decreto Legge n° 18/2020, convertito con modificazioni nella Legge n° 27/2020 e successivamente modificato dal Decreto Legge n° 34/2020, esclusivamente per i datori di lavoro che abbiano interamente fruito del periodo precedentemente concesso fino alla durata massima di 14 settimane, e' possibile usufruire di ulteriori 4 settimane anche per periodi decorrenti antecedentemente al 1° settembre 2020.
Resta ferma la durata massima di 18 settimane considerati i trattamenti riconosciuti cumulativamente. (1)
In deroga a quanto previsto a legislazione vigente, le domande per i trattamenti di integrazione salariale cui agli articoli 19 (CIGO e Assegno Ordinario) e 22 (Cassa in deroga) del Decreto legge n° 18/2020 e successive modificazioni devono essere presentate, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa.
In sede di prima applicazione, i suddetti termini sono spostati al 30° giorno successivo all'entrata in vigore del decreto se tale ultima data è posteriore a quella sopra indicata.
Per le domande riferite a periodi di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa che hanno avuto inizio tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020, il termine è fissato, a pena di decadenza, al 15 luglio 2020.
Indipendentemente dal periodo di riferimento, i datori di lavoro che abbiano erroneamente presentato domanda per trattamenti diversi da quelli a cui avrebbero avuto diritto o comunque con errori o omissioni che ne hanno impedito l'accettazione, possono presentare la domanda nelle modalità corrette entro 30 giorni dalla comunicazione dell'errore nella precedente istanza da parte dell'amministrazione di riferimento, a pena di decadenza, anche nelle more della revoca dell'eventuale provvedimento di concessione emanato dall'amministrazione competente.
La predetta presentazione della domanda, nella modalità corretta, è considerata comunque tempestiva se presentata entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto.
In caso di pagamento diretto della prestazione da parte dell’INPS il datore di lavoro deve inviare all'Istituto tutti i dati necessari per il pagamento o per il saldo dell'integrazione salariale entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale, ovvero, se posteriore, entro il termine di 30 giorni dall'adozione del provvedimento di concessione.
In sede di prima applicazione, i suddetti termini sono spostati al 30° giorno successivo all'entrata in vigore del presente decreto se tale ultima data è posteriore a quella sopra indicata.
(1) Per un panorama complessivo sugli ammortizzatori sociali nel periodo emergenziale si rimanda alla lettura dei precedenti articoli pubblicati il 18 marzo 2020, 4 maggio 2020 e 22 maggio 2020.
Con il Comunicato n° 131, diffuso sui rispettivi Siti istituzionali (Ministero dell'Economia e delle Finanze -
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) nella serata del 12 giugno scorso, i Ministri Catalfo e Gualtieri hanno annunciato l’uscita di un prossimo nuovo decreto “per garantire continuità della cassa integrazione”
Nel documento congiunto si legge: “Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Ministero dell'Economia e delle Finanze stanno redigendo un decreto legge, che sarà all’ordine del giorno di un prossimo Consiglio dei Ministri, che permetterà alle aziende che hanno esaurito le 14 settimane di cassa integrazione previste dai decreti finora approvati dal Governo di anticipare le ulteriori 4 settimane previste.
In Piemonte torna la possibilità di attivare nuovi tirocini extra-curriculari.
Il Decreto del Presidente della Giunta Regionale n° 63 del 22 maggio 2020 (al punto 27) consente infatti l’attivazione nel territorio regionale dei tirocini extra-curriculari in presenza, nuovi o già sospesi ed eventualmente riattivati in modalità di lavoro agile, subordinatamente all’osservanza di specifiche disposizioni indicate nella norma stessa.
Lo ha reso noto la Regione Piemonte, con una nota pubblicata in data odierna sul proprio Sito Istituzionale. clicca QUI per leggere il documento..
Si precisa che il Decreto n° 63 del 22 maggio 2020 revoca e sostituisce il precedente Decreto n° 58 del 18 maggio 2020 ed ha efficacia dal 23 maggio 2020 al 14 giugno 2020.
Nel Supplemento Ordinario n° 21/L alla Gazzetta Ufficiale n° 128 del 19 maggio 2020 è stato pubblicato il DECRETO LEGGE 19 MAGGIO 2020 N° 34, in vigore dal 19 maggio 2020 (Decreto Rilancio), che è intervenuto a modificare le previsioni del Decreto Legge 17 Marzo 2020 n° 18 convertito con modificazioni dalla Legge 24 aprile 2020 n° 27 (esaminati nei precedenti articoli del 18 marzo 2020 e del 4 maggio 2020, pubblicati su questo Sito).
Ecco qui di seguito il panorama delle principali novità normative in materia di ammortizzatori sociali e di altri aspetti della gestione dei rapporti di lavoro derivanti dall’introduzione delle nuove misure.
(NUOVO ART. 19, modificato dall’art. 68 del Decreto legge n° 34/2020)
Durata dei trattamenti di integrazione salariale
I datori di lavoro che nel 2020 sospendono o riducono l’at­tività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, possono presentare domanda di CIGO o di accesso all’assegno ordinario (FIS) con causale “emergenza COVID-19”, per una durata massima di 9 settimane per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020, incrementate di ulteriori 5 settimane nel medesimo periodo per i soli datori di lavoro che abbiano interamente fruito il periodo precedentemente concesso fino alla durata massima di nove settimane.
È altresì riconosciuto un eventuale ulteriore periodo di 4 settimane per periodi decorrenti dal 1 settembre 2020 al 31 ottobre 2020, fruibili nell’ambito delle risorse stanziate nell’apposito capitolo di bilancio dello stato di previsione del Ministero del Lavoro (istituito con l’art. 22-ter introdotto dall’art. 71 del Decreto legge n° 34/2020 con una dotazione di 2.740,8 milioni di Euro per l’anno 2020).
Esclusivamente per i datori di lavoro dei settori turismo, fiere e congressi, parchi divertimento, spettacolo dal vivo e sale cinematografiche, è possibile usufruire delle ulteriori 4 settimane anche per periodi antecedenti al 1° settembre 2020 a condizione che i medesimi abbiano interamente fruito il periodo precedentemente concesso fino alla durata massima di quattordici settimane.
I lavoratori destinatari degli ammortizzatori sociali con causale COVID-19 devono risultare alle dipendenze dei datori di lavoro richiedenti la prestazione alla data del 25 marzo 2020.
E’ stata nuovamente introdotta la procedura di consultazione sindacale, comunque semplificata rispetto a quella ordinaria disciplinata nel Decreto Legislativo n° 148/2015.
Per gli ammortizzatori sociali con causale “emergenza COVID-19” l’informazione, la consultazione e l’esame congiunto devono essere svolti anche in via telematica entro i 3 giorni successivi a quello della comunicazione preventiva.
Riduzione dei termini di presentazione della domanda
Sono state notevolmente modificate le disposizioni relative agli aspetti procedimentali di presentazione delle domande di autorizzazione all’utilizzo degli ammortizzatori sociali.
Sono stati ridotti i termini di presentazione della domanda all’INPS rispetto a quanto precedentemente previsto: la domanda deve essere presentata entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio la sospensione o la riduzione dell’attività.
Solo con riferimento alle domande relative a periodi che hanno avuto inizio nel periodo ricompreso tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020 il termine è fissato al 31 maggio 2020.
Per le domande presentate oltre i suddetti termini l’eventuale trattamento di integrazione salariale non potrà aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione.
Nuova procedura per le richieste di pagamento diretto
Secondo gli articoli 22-quater e 22-quinquies introdotti dall’art. 71 del Decreto Legge n° 34/2020, le richieste di pagamento diretto della CIGO o dell’Assegno Ordinario possono essere presentate secondo le modalità illustrate nel successivo paragrafo relativo alla “Cassa in deroga” (v. infra).
Con riguardo alla CIGO ed all’Assegno Ordinario con causale “emergenza COVID-19” restano confermati i seguenti principi, già previsti dal Decreto Legge n° 18/2020 convertito nella Legge n° 27/2020:
la domanda non è soggetta alla verifica dei requisiti di cui all’art. 11 del Decreto Legislativo n° 148/2015, relativi alla transitorietà, non imputabilità e temporaneità dell’evento che ha determinato il ricorso all’ammortizzatore sociale. Ciò è coerente con l’introduzione della specifica causale “emergenza COVID-19”;
i periodi di trattamento di CIGO e Assegno Ordinario (FIS) concessi per la causale “emergenza COVID-19” non sono conteggiati ai fini dei limiti di durata massima previsti dal Decreto Legislativo n° 148/2015 e sono neutralizzati ai fini delle successive richieste;
all’assegno ordinario garantito dal FIS non si applica il tetto aziendale previsto dalla legge;
CIGO PER LE PER LE AZIENDE CHE SI TROVANO IN CIGS
(NUOVO ART. 20, modificato dall’art. 69 del Decreto Legge n° 34/2020)
Anche per le Aziende che al 23/2/2020 avevano in corso un trattamento di CIGS è stato previsto l’incremento delle settimane di CIGO richiedibili con la causale “emergenza COVID-19” con le stesse caratteristiche illustrate nel precedente paragrafo “Durata dei trattamenti di integrazione salariale”.
Per questa tipologia di intervento di integrazione salariale resta, peraltro, confermato quanto segue:
la concessione della CIGO sospende e sostituisce il trattamento di CIGS già in corso e questo trattamento può riguardare anche i medesimi lavoratori beneficiari delle integrazioni salariali straordinarie a totale copertura dell’orario di lavoro;
la concessione della CIGO è subordinata alla sospensione degli effetti della concessione della CIGS precedentemente autorizzata e il relativo periodo di CIGO concesso ai sensi dell’articolo 19 del Decreto Legge 17 marzo 2020 n° 18 non è conteggiato ai fini dei limiti di durata massima previsti dal Decreto Legislativo n° 148/2015;
(NUOVO ART. 22, modificato dall’art. 70 del Decreto Legge n° 34/2020)
Durata dei trattamenti di integrazione salariale in deroga
Anche per i datori di lavoro che rientrano nel campo di applicazione degli accordi regionali è stato previsto l’incremento di ulteriori 5 settimane di CIG in deroga per i soli datori di lavoro ai quali sia stato interamente autorizzato il precedente periodo di 9 settimane.
È altresì riconosciuto un eventuale ulteriore periodo di 4 settimane per periodi decorrenti dal 1 settembre 2020 al 31 ottobre 2020, fruibili nell’ambito delle risorse stanziate nell’apposito capitolo di bilancio dello stato di previsione del Ministero del Lavoro.
Esclusivamente per i datori di lavoro dei settori turismo, fiere e congressi, parchi divertimento, spettacolo dal vivo e sale cinematografiche, è possibile usufruire delle ulteriori 4 settimane anche per periodi antecedenti al 1° settembre 2020 a condizione che abbiano interamente fruito il periodo precedentemente concesso fino alla durata massima di 14 settimane.
Il trattamento di CIG in deroga è riconosciuto a decorrere dal 23 febbraio 2020 limitatamente ai dipendenti già in forza alla data del 25 marzo 2020.
Concessione e Modalità di Pagamento
L’art. 71 del Decreto Legge n° 34/2020 ha introdotto una nuova procedura di concessione e pagamento dei trattamenti di cassa in deroga per i periodi successivi alle prime 9 settimane riconosciuti dalle Regioni.
Secondo quanto previsto dall’art. 22- quater, introdotto dal suddetto art. 71, tali trattamenti saranno concessi dall’Inps a richiesta del datore di lavoro, che invierà telematicamente la domanda con la lista dei beneficiari all’Inps indicando le ore di sospensione per ciascun lavoratore per tutto il periodo autorizzato.
L’Inps provvederà all'erogazione delle prestazioni, previa verifica del rispetto, anche in via prospettica, dei limiti di spesa previsti.
Il datore di lavoro è obbligato ad inviare all'Istituto tutti i dati necessari per il pagamento dell'integrazione salariale, secondo le modalità stabilite dall'Istituto, entro il giorno 20 di ogni mensilità successiva a quella in cui è collocato il periodo di integrazione salariale.
La domanda della CIG in deroga potrà essere trasmessa decorsi 30 giorni dall’entrata in vigore del nuovo decreto alla sede Inps territorialmente competente. Decorsi i predetti trenta giorni, la domanda è trasmessa entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.
Secondo quanto previsto dall’art. 22-quater, 4° comma, il datore di lavoro che si avvale del pagamento diretto da parte dell’Inps trasmette la domanda entro il quindicesimo giorno dall’inizio del periodo di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, unitamente ai dati essenziali per il calcolo e l’erogazione di una anticipazione della prestazione ai lavoratori, con le modalità indicate dall’Inps.
A seguito della successiva trasmissione completa dei dati da parte dei datori di lavoro – che deve avvenire entro 30 giorni dall’erogazione dell’anticipazione - l’Inps provvede al pagamento del trattamento residuo o al recupero nei confronti dei datori di lavoro degli eventuali importi indebitamente anticipati.
Per le domande a pagamento diretto riferite a periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa iniziati tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020, già autorizzate dalle amministrazioni competenti, i datori di lavoro, ove non abbiano già provveduto, comunicano all’INPS i dati necessari per il pagamento delle prestazioni con le modalità indicate dall’Istituto entro 20 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto.
(Art. 40, modificato dall’art. 76 del Decreto Legge n° 34/2020)
Sono sospesi per 4 mesi dal 17/3/2020 (data di entrata in vigore del Decreto Legge “Cura Italia”), e quindi fino al 17 luglio 2020 diversi adempimenti, tra cui in particolare quelli relativi agli obblighi riguardanti le assunzioni obbligatorie di cui all’art. 7 della Legge n° 68/1999.
Sospensione dei licenziamenti per motivo oggettivo
(Nuovo art. 46, modificato dall’art. 80 del Decreto Legge n° 34/2020)
E’ stato prolungato fino al 17 agosto 2020 il divieto di licenziamento per motivo oggettivo, sia individuale ai sensi dell’articolo 3 della Legge n° 604/1966, che collettivo rispetto alle procedure di cui alla Legge n° 223/1991 avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020.
Sono altresì sospese le procedure in corso di cui all’art. 7 della Legge n° 604/1966 (c.d. Procedura Fornero presso l’Ispettorato territoriale del lavoro).
E’ stata introdotta la possibilità per qualsiasi datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, di revocare il licenziamento per giustificato motivo oggettivo effettuato nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 17 marzo 2020, purché contestualmente faccia richiesta del trattamento di cassa integrazione salariale COVID-19 a partire dalla data in cui ha avuto efficacia il licenziamento.
In tal caso, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza soluzione di continuità, senza oneri ne' sanzioni per il datore di lavoro.
(Art. 90 del decreto legge n° 34/2020)
Fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, i genitori lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di anni 14, a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell'attività lavorativa o che non vi sia genitore non lavoratore, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile (smart working)anche in assenza degli accordi individuali, fermo restando il rispetto degli obblighi informativi previsti dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, e a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione.
I datori di lavoro del settore privato effettuano in via telematica le previste comunicazioni dei nominativi dei lavoratori e della data di cessazione dello “smart working” ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
Limitatamente al periodo di tempo emergenziale e comunque non oltre il 31 dicembre 2020, la modalità di lavoro agile disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, può essere applicata dai datori di lavoro privati a ogni rapporto di lavoro subordinato, nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni, anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti; gli obblighi di informativa di cui all'articolo 22 della medesima legge n. 81 del 2017, sono assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell'Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (INAIL).
(art. 93 del decreto legge n° 34/2020)
Per far fronte al riavvio delle attività in conseguenza all'emergenza epidemiologica da COVID-19, è prevista la possibilità di rinnovare o prorogare fino al 30 agosto 2020 i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato in essere alla data del 23 febbraio 2020, anche in assenza delle condizioni previste dall’art. 19, comma 1, del Decreto Legislativo n° 81/2015 ed in deroga all’art. 21 del medesimo decreto legislativo.
Nel Supplemento Ordinario n° 16 alla Gazzetta Ufficiale n° 110 del 24 aprile 2020 è stata pubblicata la Legge 24 aprile 2020 n° 27, in vigore dal 29 aprile 2020, che ha convertito con modificazioni il Decreto Legge 17 Marzo 2020 n° 18, recante: “Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese”, esaminato nel precedente articolo del 18 marzo 2020 pubblicato sul sito www.supportoemergenzepmi.org.
Ecco qui di seguito alcuni aggiornamenti.
MISURE A SOSTEGNO DEL LAVORO - AMMORTIZZATORI SOCIALI
Sono state nel complesso confermate le misure riguardanti la richiesta di cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO), di assegno ordinario (FIS) e di cassa in deroga (CIGD) di cui agli articoli da 19 a 22 del precedente Decreto Legge n° 18/2020.
In particolare, sono state confermate le seguenti previsioni.
ARTICOLO 19 – CIGO E ASSEGNO ORDINARIO
I datori di lavoro che nell’anno 2020 sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, possono presentare domanda di CIGO o di accesso all’assegno ordinario (FIS) con causale “emergenza COVID-19”, per una durata massima di 9 settimane per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020.
La presentazione della domanda all’INPS deve avvenire entro la fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività̀ lavorativa.
La domanda non è soggetta alla verifica dei requisiti di cui all’art. 11 del Decreto Legislativo n° 148/2015, relativi alla transitorietà, non imputabilità e temporaneità dell’evento che ha determinato il ricorso all’ammortizzatore sociale. Ciò è coerente con l’introduzione della specifica causale “emergenza COVID-19” che è ritenuta evento oggettivamente non evitabile.
Per l’anno 2020 all’assegno ordinario garantito dal FIS non si applica il tetto aziendale previsto dalla legge.
Con riguardo ai lavoratori beneficiari degli ammortizzatori sociali con causale COVID-19 non è richiesta l’anzianità di 90 giorni di effettivo lavoro (art. 1, comma 2, D. Lgs. n° 148/2015) fermo restando che, per effetto delle previsioni di cui al Decreto Legge n° 23/2020 (c.d. “Decreto liquidità”) è stata ampliata la platea dei destinatari comprendendo anche i lavoratori assunti nel periodo dal 24 febbraio 2020 al 17 marzo 2020. (vedasi al riguardo l’articolo pubblicato su questo Sito in data
ARTICOLO 20 – CIGO PER AZIENDE CHE SI TROVANO IN CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA
ARTICOLO 21 - ASSEGNO ORDINARIO PER DATORI DI LAVORO CHE HANNO TRATTAMENTI DI ASSEGNI DI SOLIDARIETÀ IN CORSO
Per la disciplina della Cassa in deroga nella Regione Piemonte si rimanda integralmente a quanto già pubblicato sul sito www.supportoemergenzepmi.org. Il 2 aprile 2020.
NUOVE DISPOSIZIONI INTRODOTTE IN SEDE DI CONVERSIONE
Nell’articolo 19, 2° comma, della legge 24/4/2020 n° 27, con riferimento alla cassa integrazione guadagni ed all’assegno ordinario, in sede di conversione è stato eliminato al momento il riferimento alla procedura di consultazione sindacale che prevedeva l’informazione, la consultazione e l’esame congiunto.
Si invitano le aziende che intendano fare ancora ricorso agli ammortizzatori sociali COVID-19 a contattare il Servizio Sindacale per un approfondimento ed una consulenza specifica relativa a questo aspetto.
Con l’introduzione del nuovo comma 10-bis all’articolo 19 è stata prevista la possibilità di richiedere un periodo aggiuntivo di 3 mesi di CIGO o FIS COVID-19 ai datori di lavoro o lavoratori rispettivamente con unita' produttive o residenti nei Comuni della “ex zona rossa” individuati nell’Allegato 1 al D.P.C.M. 1° marzo 2020. L'assegno ordinario è concesso anche ai lavoratori dipendenti presso datori di lavoro iscritti al Fondo di integrazione salariale (FIS) che occupano mediamente piu' di 5 dipendenti. Al predetto trattamento non si applica il tetto aziendale di cui all'articolo 29, comma 4, secondo periodo, del decreto legislativo n. 148 del 2015.
E’ stato inserito il nuovo articolo 19-bis quale norma di interpretazione autentica in materia di accesso agli ammortizzatori sociali e rinnovo dei contratti a termine.
Considerata l'emergenza epidemiologica da COVID-19, i datori di lavoro che accedono agli ammortizzatori sociali di cui agli articoli da 19 a 22 del presente decreto, nei termini ivi indicati, potranno procedere, nel medesimo periodo - e quindi dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020 - al rinnovo o alla proroga dei contratti a tempo determinato, anche a scopo di somministrazione, in deroga a quanto previsto dal Decreto Legislativo n° 81/2015 agli articoli:
20, comma 1, lettera c) - divieto di assunzione a tempo determinato.
L’apposizione di un termine alla durata di un contratto non è ammessa presso unità produttive nelle quali sono operanti sospensioni a zero ore o riduzioni di orario in regime di cassa integrazione guadagni, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a termine;
21, comma 2 - intervalli temporali.
Qualora un lavoratore venga riassunto a tempo determinato entro 10 giorni dalla scadenza di un contratto di durata fino a 6 mesi, ovvero di venti giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata superiore a 6 mesi, il secondo contratto si trasforma a tempo indeterminato ;
32, comma 1, lettera c) - divieto di somministrazione.
Il contratto di somministrazione è vietato presso unità produttive nelle quali sono operanti sospensioni a zero ore o riduzioni di orario in regime di cassa integrazione guadagni, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a termine.
Si pone, tuttavia, in evidenza che la portata applicativa di tale nuova norma presenta molteplici aspetti di criticità, sia sotto il profilo della sua retroattività rispetto all’entrata in vigore della legge di conversione, sia con riguardo alla circostanza che le deroghe previste non modificano il regime delle causali previsto dall’art. 19 del Decreto Legislativo n° 81/2015 modificato nel luglio 2018 con il c.d. Decreto Dignità.
Pertanto, si invitano le aziende a porre la massima attenzione qualora intendano procedere al rinnovo e/o alla proroga di contratti a termine durante l’utilizzo degli ammortizzatori sociali “COVID-19”, segnalando che il Servizio Sindacale dell’Associazione è a diposizione per qualsiasi approfondimento in materia.
Confermato il divieto di licenziamento per motivo oggettivo, individuale o collettivo, fino al 15 maggio 2020 nei termini di cui all’art. 46 del Decreto Legge n° 18/2020, in sede di conversione è stata introdotta una deroga a tale divieto riferita ai contratti di appalto in relazione alle ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, gia' impiegato nell'appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto d'appalto.
A conclusione del presente articolo si segnala che è allo studio del Governo un nuovo provvedimento normativo di prossima emanazione che, oltre a prevedere l’estensione dei periodi di ammortizzatori sociali “COVID-19”, potrebbe anche introdurre ulteriori novità rispetto al quadro normativo oggi risultante dalla conversione in legge del Decreto Legge n° 18/2020.
ENFEA Salute, assistenza sanitaria integrativa confermata
In considerazione delle ultime disposizioni in vigore ( Decreto legge 23/2020) circa la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi con scadenza compresa tra il 1° aprile ed il 31 maggio 2020 in favore di tutte imprese del Paese con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta 2019, Enfea Salute ha deliberato che permane il diritto alla copertura dell’assistenza sanitaria integrativa prevista, ferma restando la corretta contribuzione nei mesi precedenti e, nei modi che saranno previsti, la corresponsione in futuro del dovuto.
https://www.enfeasalute.it/wp-content/uploads/2020/04/ENFEA-SALUTE-Circolare-4-2020.pdf
ENFEA, Proroga parziale prestazioni straordinarie COVID-19
Sospensione dei versamenti e proroghe
A seguito di quanto previsto dalle parti costitutive di ENFEA con l’accordo raggiunto il 17 aprile scorso, e successiva ratifica da parte del Comitato Esecutivo, è stata convenuta la proroga parziale delle prestazioni straordinarie, previste nella fase emergenziale Covid-19. Ecco il dettaglio di quanto deciso.
Prosecuzione della sospensione del versamento della quota di adesione ad ENFEA a mezzo F24/Uniemens, anche a seguito di quanto assunto dal Governo in materia di sospensione dei termini dei versamenti dei contributi previdenziale/contributiva (art.18, D.L. n°23 del 8 aprile2020), con particolare attenzione a quanto indicato rispettivamente ai commi 1) e 3).
Proroga alla nuova scadenza del 03 maggio 2020 delle prestazioni straordinarie COVID-19 2A), 1B), 2B), che avevano scadenza al 31 marzo 2020;
La cessazione al 31 marzo della prestazione “1.A - PRESIDI DI SICUREZZA PER LE IMPRESE”, in considerazione di quanto previsto dall’Art. 30 del D.L. 23 del 8 aprile 2020, che prevede il trasferimento in credito d’imposta delle spese sostenute dalle imprese per tali voci.
Per tutti gli aspetti operativi e la relativa modulistica si rinvia al sito di ENFEA (www.enfea.it)
AMMORTIZZATORI SOCIALI CONNESSI AL COVID-19
Prime indicazioni interpretative del Ministero del Lavoro
Con la Circolare n° 38/2020 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha fornito le prime indicazioni interpretative in materia di concessione di trattamenti ordinari di integrazione salariale e di cassa integrazione in deroga per i datori di lavoro che abbiano subito effetti dalle misure di contenimento e di sospensione delle attività, introdotte sia dal Decreto Legge 2/3/2020 n° 9 (istitutivo della cosiddetta “zona rossa”), sia dal Decreto Legge 17/3/2020 n° 18, il cui Capo I (Articoli da 19 a 22) ha esteso a tutto il territorio nazionale le misure speciali in materia di ammortizzatori sociali (CIGO, Assegno Ordinario-FIS e Cassa integrazione in Deroga).
Nell’invitare le Aziende associate alla lettura della suddetta circolare, il Servizio Sindacale dell’Associazione resta come sempre a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento.
Decreto Liquidità, ampliata la platea dei destinatari degli ammortizzatori sociali Covid-19
Il Decreto Legge 8 aprile 2020 n° 23 all’art. 41 ha esteso l’applicazione degli interventi di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria/Assegno ordinario e Cassa integrazione guadagni in deroga (disciplinati dagli articoli 19 e 22 del Decreto Legge n° 18/2020) anche ai lavoratori assunti nel periodo dal 24 febbraio 2020 al 17 marzo 2020.
Inoltre, ha disposto che le domande di Cassa in deroga siano esenti dell’imposta di bollo.
Con riguardo agli aspetti operativi relativi alla Cassa in deroga la Regione Piemonte ha già precisato sul proprio Sito https://www.regione.piemonte.it/web/temi/coronavirus-piemonte/cassa-integrazione-deroga-prime-informazioni-utili che le aziende che avessero già presentato domanda di CIGD e che abbiano in forza lavoratori assunti nel suddetto periodo, non inclusi nell'istanza per il vincolo previsto in origine dal Decreto Legge n. 18/2020, possono presentare una nuova domanda di CIGD solo per i dipendenti in questione.
GLI ADEMPIMENTI OPERATIVI IN MERITO ALL’ACCORDO QUADRO 26 MARZO 2020
TRA REGIONE PIEMONTE E PARTI SOCIALI
A seguito della sottoscrizione in data 26 marzo 2020 dell’Accordo Quadro sulla CIGD, sul Sito istituzionale della Regione Piemonte https://www.regione.piemonte.it/web/temi/coronavirus-piemonte/cassa-integrazione-deroga-prime-informazioni-utili sono state pubblicate le prime istruzioni operative per la presentazione delle domande sul sistema applicativo AMINDER, che si riportano qui di seguito, con riserva, peraltro, di fornire le eventuali ulteriori integrazioni che dovessero emergere dal confronto tra l’Istituzione e le Parti Sociali.
DATORI DI LAVORO LEGITTIMATI ALLA RICHIESTA DI CASSA IN DEROGA
Possono chiedere la CIG in deroga per COVID-19:
i datori che hanno in forza fino a 5 dipendenti, ad eccezione delle aziende artigiane;
i datori con più di 5 dipendenti non coperti dal FIS o da un Fondo di Solidarietà Bilaterale
le imprese che non possono accedere alla CIGO (a titolo di esempio, le aziende commerciali, incluse quelle della logistica, e le agenzie di viaggio e turismo con più di 50 dipendenti), anche nei casi in cui sospendano trattamenti di CIG Straordinaria in corso;
le aziende agricole per i dipendenti a tempo determinato, o per i dipendenti a tempo indeterminato qualora l’azienda abbia già fatto ricorso, per altre causali, al numero massimo annuale di giornate fruibili per le prestazioni CISOA;
Non possono chiedere la CIG in deroga le seguenti categorie di datori di lavoro:
i datori di lavoro che accedono alla CIG Ordinaria, al Fondo di Integrazione Salariale (FIS) o a uno dei Fondi di Solidarietà Bilaterali attivati in alcuni settori devono richiedere la CIGO o l’assegno ordinario erogato dai Fondi sopra citati;
la CIGO e l’assegno ordinario del FIS vanno richiesti all’INPS, l’assegno ordinario dei Fondi Bilaterali va richiesto direttamente al Fondo di appartenenza;
le aziende artigiane, anche quelle con un solo dipendente, e le agenzie di somministrazione per i lavoratori operanti in aziende utilizzatrici che hanno sospeso l’attività devono rivolgersi al proprio Fondo Bilaterale, non possono in alcun caso richiedere la CIG in deroga;
le aziende agricole che rientrano nella disciplina della CISOA (Cassa Integrazione Salariale per gli Operai Agricoli) possono usufruire di detta prestazione per i loro dipendenti a tempo indeterminato, salvo che non abbiano raggiunto il numero massimo annuo di giornate fruibili;
le aziende che hanno in corso trattamenti di CIG Straordinaria o di assegno di solidarietà presso il FIS possono sospendere tali trattamenti e sostituirli per un periodo non superiore a 9 settimane con l’erogazione della CIG Ordinaria, qualora abbiano titolo ad accedere alla CIGO, o dell’assegno ordinario, a seconda dei casi;
le 9 settimane, nel caso della CIGO e dell’assegno ordinario del FIS e dei Fondi di Solidarietà sono neutralizzate ai fini del computo del periodo massimo di integrazione salariale concedibile nel quinquennio, per cui Le aziende che avessero raggiunto tale limite massimo possono comunque richiedere la CIGO o l’assegno ordinario e non devono ricorrere alla CIG in deroga.
DURATA MASSIMA CONCEDIBILE – PRECISAZIONI GESTIONALI
Il periodo massimo concedibile è di 9 settimane con decorrenza non precedente al 23 febbraio 2020.
A fini gestionali le 9 settimane corrispondono a 63 giorni di calendario: il sistema controlla tale durata sommando i periodi richiesti in ogni domanda, e blocca la data fine se questa cade oltre il limite dei 63 giorni.
La durata massima di ogni domanda è stabilita in 5 settimane, pari a 35 giorni di calendario, e quella minima in 5 giorni. Il sistema controlla che ogni domanda rientri entro questi termini e blocca la data fine se questa cade oltre i 35 giorni o se il periodo è inferiore a 5 giorni. Si auspica, anche per evitare di aumentare oltre misura il volume di domande da gestire, che ogni datore di lavoro presenti non più di due istanze; la prima avrà in generale natura retroattiva, potendo decorrere fin dal 23 febbraio.
LAVORATORI DESTINATARI DELLA CIG IN DEROGA
I lavoratori inclusi nelle domande devono risultare in forza al datore di lavoro alla data del 23 febbraio 2020, indipendentemente dall’anzianità aziendale maturata a tale data.
S sono stati assunti dopo il 23 febbraio non possono accedere alla CIGD. Il sistema controlla tale evenienza e impedisce di inserire lavoratori assunti dopo il 23 febbraio,
LAVORATORI "INTERMITTENTI"
Secondo l’Accordo Quadro possono essere collocati in CIGD in base ad un calcolo delle giornate ammissibili che sono state oggetto di chiarimento nella Circolare INPS n° 47/2020, nella quale l’istituto ha precisato che “L’accesso dei lavoratori intermittenti al trattamento in deroga è riconosciuto ai sensi della circolare INPS n. 41 del 2006 e nei limiti delle giornate di lavoro effettuate in base alla media dei 12 mesi precedenti”. L’integrazione salariale è ammissibile solo se il lavoratore ha risposto ad una chiamata al lavoro prima del verificarsi della causa per cui è stata richiesta la CIG; se non c’è alcuna chiamata precedente, l’accesso all’integrazione salariale non è ammissibile perché non c’è retribuzione da integrare.
Il calcolo del limite di giornate andrà fatto per ogni lavoratore intermittente in forza all’azienda con la sommatoria delle giornate di lavoro (anche in caso di periodi di assunzione discontinui) effettuate nei 12 mesi precedenti la richiesta di CIGD. S’intende come giornata quella in cui il dipendente ha risposto alla chiamata, indipendentemente dall’orario di lavoro svolto. Il dato così risultante va diviso per 12 e, arrotondato per eccesso, rappresenta il numero di giornate di CIGD riconoscibili al lavoratore per ogni mensilità, che va poi riproporzionato sul periodo massimo di nove settimane.
Esempio di calcolo delle giornate di lavoro intermittente
Se le giornate nell’ultimo anno sono state in totale 68, sarà 68/12=5,67=6. Le giornate riconoscibili su base mensile (con un orario standard di 8 ore) saranno riportate alle nove settimane con la seguente formula: [oremese] x 63/30 (63 le giornate incluse in 9 settimane, 30 la durata standard in giornate di un mese).
In questo caso il risultato sarà 12,6 giornate, da arrotondare, sempre per eccesso, a 13, che potranno essere distribuite dal datore di lavoro come meglio crede nelle domande di CIG in deroga.
LAVORATORI "IN SOMMINISTRAZIONE"
I lavoratori somministrati, contrariamente a quanto riportato nell’Accordo Quadro Regionale, sottoscritto prima della pubblicazione della Circolare INPS n° 47/2020, non accedono alla CIG in deroga, ma all’assegno ordinario gestito dal loro Fondo di Solidarietà.
FERIE DEL LAVORATORE
Non è obbligatorio fare fruire ai dipendenti i periodi di ferie pregresse prima di richiedere la CIG in deroga, come specificato dall’INPS nella Circolare n° 47/2020, al punto F (“… l’eventuale presenza di ferie pregresse non è ostativa all’accoglimento dell’istanza”).
AZIENDE DA 1 A 5 DIPENDENTI: CALCOLO DEI LAVORATORI E MODULO DICHIARAZIONE
L’accordo sindacale, previsto dalla normativa, non è richiesto alle aziende fino a 5 dipendenti, che dovranno però allegare alla domanda una dichiarazione che giustifichi il ricorso alla CIGD.
Per la determinazione dell’organico a tale fine si fa riferimento all’organico totale in forza al datore di lavoro alla data di inizio del periodo di CIGD richiesto, anche se operante in diverse unità operative, calcolato tenendo conto in misura proporzionale delle ore di lavoro svolte dai dipendenti part time e dai lavoratori intermittenti presenti.
E’ quindi possibile che datori di lavoro che hanno in organico 6 o più addetti possano rientrare nella soglia dei 5 dipendenti riportati a full time e risultino, quindi, esenti dalle procedure di consultazione sindacale.
Per questo specifico caso, nel modulo di dichiarazione da allegare alla domanda è presente un prospetto per il calcolo del numero di dipendenti tenendo conto dei fattori correttivi citati.
Il prospetto va compilato, seguendo le istruzioni, soltanto dai datori di lavoro che superano i 5 occupati ma che possono rientrare entro tale soglia con questa metodologia di calcolo.
AZIENDE CON PIÙ DI 5 DIPENDENTI: ACCORDI, COMMISSIONE SINDACALE E MODELLI
I datori di lavoro che superano la soglia dei 5 dipendenti, come prima calcolata, e che non rientrino nel campo di applicazione della CIGO o dell’Assegno Ordinario FIS o dei Fondi di Solidarietà, sono tenuti ad esperire la consultazione sindacale prevista dalla normativa e ad allegare alla domanda l’accordo sindacale.
A tal fine devono inviare una comunicazione preventiva alle rappresentanze sindacali di categoria; se queste non richiedono entro 7 giorni l’esame congiunto, possono rivolgersi per la sottoscrizione dell’accordo alla Commissione Sindacale regionale istituita dalle parti sociali che gestirà la pratica secondo le previsioni del relativo Protocollo d’intesa sulla base del fac-simile di accordo con la commissione regionale sindacale.
La Regione, d’intesa con le parti sociali, ha predisposto un fac-simile di verbale di accordo che si suggerisce di utilizzare nei casi in cui si addivenga all’esame congiunto.
La Regione suggerisce che l’accordo copra interamente il periodo di 9 settimane previste dalla normativa o comunque il periodo in cui il datore di lavoro prevede di completare la durata massima di CIGD. In questo modo l’accordo potrà essere allegato anche alla seconda domanda di CIGD senza richiedere un’ulteriore intesa, ciò in quanto nella domanda di CIGD il periodo di integrazione salariale richiesto e il numero di lavoratori coinvolti devono essere congruenti con quanto previsto nell’accordo.
Esemplificazioni. Se nell’accordo si prevede di richiedere la CIGD per 4 persone, nella domanda non se ne potranno inserire più di 4, pena la sua messa in “rettifica” con la richiesta di allineare i due dati. Analogamente per il periodo richiesto, la cui data di inizio non potrà essere precedente a quella riportata come data di partenza nell’accordo, né la data fine potrà eccedere quella prevista in sede sindacale.
Per trasmettere la domanda di CIGD alla Regione Piemonte i datori di lavoro dovranno utilizzare la procedura informatica denominata “AMINDER”, utilizzando la Smart Card aziendale o dell’intermediario delegato.
Tale applicativo gestionale è raggiungibile all’indirizzo http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/lavoro/servizi/463-gestione-ammortizzatori-sociali-in-deroga, sul quale è altresì reperibile il Manuale utente per la presentazione delle domande di Cassa integrazione in deroga.
La Regione è in attesa di indicazioni specifiche dal Ministero del Lavoro, che verranno comunicate tempestivamente nella sezione dedicata.
La domanda deve essere presentata entro la fine del secondo mese successivo a quello di inizio del periodo di CIGD richiesto: ad esempio, se l’integrazione salariale inizia a marzo, l’istanza va inoltrata alla Regione entro la fine del mese di maggio. La Regione evidenzia che quanto più sollecito sarà l’invio (e il completamento della rendicontazione) tanto più tempestivamente l’istanza sarà presa in carico dalla Regione per la sua autorizzazione.
COMPETENZA TERRITORIALE PER LA PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA - CASISTICA
Se il datore di lavoro ha più unità operative sul territorio regionale interessate dalla CIGD, dovrà presentare separata istanza per ogni unità, salvo che queste non si trovino nell’ambito dello stesso Comune: in questo caso è possibile accentrare i dipendenti in una sola domanda, facente capo alla sede con il numero maggiore di occupati. L’accordo sindacale, se richiesto, potrà essere unico, tenendo conto delle competenze territoriali sindacali, indicando per ogni unità operativa il numero di dipendenti in CIGD e il periodo di riferimento, e andrà allegato in copia ad ogni singola domanda.
I datori di lavoro con sede legale fuori regione e unità operativa attiva solo sul territorio piemontese, dovranno presentare la domanda su Aminder, per i lavoratori in carico alla sede locale, richiedendo l’abilitazione al sistema se la gestione delle comunicazioni obbligatorie è accentrata presso la sede legale.
La richiesta deve essere presentata alla Regione Piemonte anche per le imprese che abbiano dipendenti operanti anche presso altre regioni, ma senza una struttura operativa di riferimento, per cui sono stati formalmente messi in carico alla sede piemontese: in questi casi la CIGD viene autorizzata dalla Regione presso cui i dipendenti sono registrati.
I datori di lavoro con unità operative site in cinque o più regioni o province autonome devono fare richiesta al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, a cui è demandato in questi casi il riconoscimento del trattamento di CIG in deroga per conto delle Regioni interessate.
Se le unità operative sono distribuite su non più di quattro regioni o province autonome, le domande vanno inoltrate alle Regioni competenti territorialmente.
RENDICONTAZIONE DELLE ORE
Quando la domanda è stata trasmessa con successo su Aminder, il datore di lavoro deve imputare sull’apposita sezione dell’applicativo le ore effettive di sospensione dal lavoro per ogni singolo dipendente.
Il modulo di caricamento è mensile, e non può essere compilato se non termina la mensilità, ovvero, qualora la data fine CIGD cada prima di fine mese, solo a partire dal giorno successivo a quello di scadenza.
Il sistema blocca la compilazione del secondo mese se prima non è stato consuntivato il primo mese ed è obbligatorio digitare “zero” per i lavoratori che non siano stati collocati in CIGD in quella mensilità.
Tenuto conto che la prima presentazione avrà quasi certamente carattere retroattivo, sarà possibile caricare fin da subito, una volta completata la trasmissione dell’istanza, i dati a rendiconto dei mesi di febbraio e/o marzo; se il periodo richiesto fosse già interamente trascorso, i dati sulle ore di CIG nel modulo di domanda dovrebbero coincidere con quelli dichiarati a consuntivo.
L’autorizzazione regionale viene concessa solo a consuntivo, quando la rendicontazione risulta completa, per cui gli inserimenti delle ore sul prospetto di rendicontazione devono essere effettuati tempestivamente.
ISTUTTORIA DELLE DOMANDE FINALIZZATA ALLA LIQUIDAZIONE DELL'INTEGRAZIONE SALARIALE
La Regione Piemonte istruisce le domande pervenute seguendo l’ordine cronologico di arrivo: queste vengono autorizzate quando il rendiconto è stato interamente caricato, con un provvedimento che raggruppa ogni volta un centinaio di istanze, dandone notizia ai diretti interessati e trasmettendo all’INPS in formato telematico tramite l’apposita funzionalità presente nel Sistema Informativo dei Percettori gli elenchi delle domande autorizzate, con i dati dei lavoratori coinvolti. Le istanze vengono girate alla Direzione INPS del Piemonte e smistate alle sedi INPS territoriali competenti.
Quando la sede territoriale INPS visualizza le istanze con gli estremi del provvedimento regionale, comunica via PEC a ogni datore di lavoro o suo intermediario l’avvenuta autorizzazione e il numero del provvedimento regionale.
ADEMPIMENTI SUCCESSIVI A CARICO DEL DATORE DI LAVORO
Premesso che, per legge, la CIG in deroga viene liquidata ai lavoratori con pagamento diretto da parte dell’INPS, il numero del provvedimento regionale dovrà essere riportato sul modulo individuale “SR41” che deve essere trasmesso all’INPS come richiesta formale di pagamento.
E' necessario inviare un modulo per ogni dipendente in CIGD con l’indicazione del Codice IBAN su cui indirizzare l’importo da erogare, a cui si associa la contribuzione figurativa valida a fini pensionistici.
In mancanza di tale adempimento, l’integrazione salariale non può essere liquidata.
I dati sulle ore da liquidare devono coincidere con quelli a consuntivo dichiarati alla Regione: in caso di discordanza, la liquidazione viene sospesa e si operano le opportune verifiche.
La modulistica SR41 deve essere trasmessa entro il termine massimo di 6 mesi dalla fine del periodo di CIGD: se il termine non viene rispettato il pagamento della prestazione e della contribuzione collegata passa in capo al datore di lavoro.
L’ente bilaterale ENFEA ha predisposto interventi straordinari di sostegno a lavoratrici, lavoratori e imprese, ampliando la gamma e tipologia di prestazioni offerte, per far fronte all’emergenza Covid-19. Le prestazioni straordinarie son quelle qui di seguito riportate.
INTEGRAZIONE AGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI
ENFEA interverrà con finanziamenti alle lavoratrici e ai lavoratori (sino a 260,00 € a lavoratore), in aggiunta agli ammortizzatori sociali, in assenza o sospensione del lavoro a causa di Covid-19. Questa prestazione si aggiunge a quelle già previste e prevede l’erogazione di 10,00 €/giorno per massimo 26 giorni (certificati dall’avvenuta erogazione INPS).
Il periodo considerato è dal 23 febbraio al 31 marzo 2020.
CONTRIBUTO PER PERMESSO NON RETRIBUITO
Un contributo (sino a 500,00 € a lavoratore) verrà altresì erogato alle lavoratrici e ai lavoratori che usufruiscono di permessi non retribuiti.
L’importo giornaliero è pari a 18,50 € e si considerano le assenze dal 23 febbraio al 31 marzo 2020.
Termine di presentazione della richiesta di contributo: non oltre due mesi dalla scadenza del termine di diritto.
CONTRIBUTO ALLE IMPRESE CHE SI SONO DOTATE DI PRESIDI SANITARI
Per le imprese, sono previsti interventi a parziale copertura dei costi sostenuti per gli adempimenti delle recenti leggi per la sicurezza sanitaria a prevenzione della diffusione della pandemia. Il contributo potrà coprire il 50% della spesa sostenuta, con un massimale di 1.000,00 €, per le imprese regolarmente iscritte ad ENFEA.
Le spese considerate sono al netto del contributo pubblico (D.l. n°18 del 17/03/2020) e sono parametrate secondo la dimensione aziendale:
- Max 500,00 (cinquecento/00) € per imprese fino a 30 dipendenti
- Max 700,00 (settecento/00) € per imprese da 31 a 150 dipendenti
- Max 1.000,00 (mille/00) € per imprese da 151 dipendenti.
La richiesta del contributo può essere presentata entro il 29 maggio 2020.
CONTRIBUTO ALLE IMPRESE CHE HANNO CONCESSO PERMESSI RETRIBUITI
Alle imprese, verrà riconosciuto un contributo in presenza di iniziative di riconoscimento di permessi retribuiti ai propri dipendenti, aggiuntivi a quanto previsto dalle leggi e dai CCNL. Il contributo potrà coprire il 60% della spesa sostenuta, con un massimale di 5.000,00 € parametrato al numero dei dipendenti:
- Max 2.000,00 (duemila/00) € per imprese fino a 30 dipendenti;
- Max 4.000,00 (quattromila/00) € per imprese da 31 a 150 dipendenti;
- Max 5.000,00 (cinquemila/00) € per imprese da 151 dipendenti.
COME RICHIEDERE LE NUOVE PRESTAZIONI
Sul sito www.enfea.it oltre ai testi degli Accordi, si può prendere visione del Regolamento. Le richieste vengono presentate dalle imprese, corredate di tutta la documentazione richiesta e nei termini temporali indicati. Tutto avviene a mezzo informatico, con la compilazione di moduli reperibili sul sito e seguendo le indicazioni che vengono date dopo l’accesso.
Le pratiche vengono elaborate dal personale di ENFEA ed autorizzate dal Comitato Esecutivo di ENFEA. Il pagamento, verificata la documentazione di supporto, avviene in circa 30-45 giorni.
La corresponsione alle lavoratrici e ai lavoratori avviene tramite l’azienda direttamente in busta paga. Le quote erogate seguono le disposizioni dell’Agenzia delle Entrate per il loro trattamento fiscale/contributivo.
Le corresponsioni alle aziende sono gravate del contributo fisso del 4%.
Le lavoratrici e i lavoratori e le imprese coinvolte, sono quelle che applicano CCNL sottoscritti dalle Associazioni di categoria Confapi: UNIGEC/UNIMATICA, UNIONCHIMICA, UNITAL, CONFAPI ANIEM Laterizi, CONFAPI ANIEM Lapidei, CONFAPI ANIEM Cemento, UNIONTESSILE e UNIONALIMENTARI con le Federazioni di categoria CGIL CISL UIL.
Le imprese dovranno essere regolarmente iscritte ad ENFEA, ENFEA Salute e OPNC e dovranno aver assunto i provvedimenti per il rispetto delle direttive pubbliche impartite in materia sanitaria o per la salvaguardia dei livelli occupazionali.
Capi I - Estensione delle misure speciali in tema di ammortizzatori sociali per tutto il territorio nazionale
Trattamento ordinario di integrazione salariale per le aziende che si trovano già in
Trattamento di assegno ordinario peri datori di lavoro
che hanno trattamenti di assegni di solidarietà in corso (art. 21)
Per la Regione Piemonte la concreta operatività di questo strumento sarà disciplinata in un apposito accordo quadro tra Regione e Parti sociali in via di definizione
A decorrere dal 17 marzo 2020 (data di entrata in vigore del Decreto Legge n° 18/2020) l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo di cui alla Legge n° 223/1991 è precluso per 60 giorni e nel medesimo periodo sono sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020.
Sempre per 60 giorni il datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, non può effettuare licenziamenti per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’articolo 3 della Legge n° 604/1966.