Source: http://www.tuttostranieri.org/sentenze/sentenza-n-10487-del-14-dicembre-2012-tribunale-amministrativo-regionale-per-il-lazio/
Timestamp: 2018-03-24 02:23:14+00:00
Document Index: 68305653

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 14', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 17', 'art. 5', 'art. 14', 'art. 9']

Sentenza n. 10487 del 14 dicembre 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio | Tutto Stranieri
Home Sentenze Consiglio di Stato Sentenza n. 10487 del 14 dicembre 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il...
Respinta la domanda diretta ad ottenere il rinnovo/conversione del permesso di soggiorno da motivi religiosi a motivi di lavoro
sul ricorso numero di registro generale 10879 del 2011, proposto da: *****, rappresentato e difeso dall’avv. Mario Antonio Angelelli, con domicilio eletto presso Mario Antonio Angelelli in Roma, viale Carso, 23;
Ministero dell’Interno, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12; Questura di Rieti;
del decreto del Questore di Rieti del 19 settembre 2011, notificato il 22/9/11, con cui è stata respinta la domanda diretta ad ottenere il rinnovo/conversione del permesso di soggiorno da motivi religiosi a motivi di lavoro, nonché di tutti gli atti presupposti, connessi e consequenziali.
La ricorrente, cittadina del Congo, è giunta in Italia per la prima volta il 1° dicembre 2002 con regolare visto di ingresso per motivi religiosi.
Nei successivi cinque anni ha sempre ottenuto il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi religiosi risiedendo presso le “Suore missionarie dei sacri cuori di Gesù e Maria” e prestando anche attività lavorativa – oltre a quella di studio – presso l’istituto religioso.
Il giorno 16/6/07 ha preso i voti, diventando “suora professa” ed in tale qualità ha iniziato a prestare servizio come insegnante presso la scuola materna “Principessa Elena” di Atessa, in provincia di Chieti, devolvendo la sua retribuzione alla congregazione religiosa.
Nel giugno 2010 ha ottenuto la dispensa dai voti e ha abbandonato la vita comunitaria all’interno dell’istituto religioso.
Si è trasferita a Rieti ed ha iniziato a prestare l’attività lavorativa subordinata.
Ha quindi presentato la richiesta di rinnovo/conversione del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato, ma con il provvedimento impugnato, la Questura di Rieti ha respinto la sua istanza.
Avverso detto provvedimento la ricorrente ha dedotto la violazione e falsa applicazione dell’art. 5 comma 5 del D.Lgs. 286/98, oltre che dell’art. 14 del D.P.R. 394/99, il vizio di eccesso di potere per carenza di motivazione, l’omessa applicazione della direttiva comunitaria n. 109 del 25/11/03, nonché dell’art. 9 del D.Lgs. 286/98, chiedendo anche il rinvio pregiudiziale degli atti alla Corte di Giustizia; ha infine dedotto il vizio di violazione dell’art. 10 bis della L. 241/90.
Con l’ordinanza n. 453/2012 la domanda cautelare è stata accolta tenendo conto dei precedenti della Sezione e del Consiglio di Stato (cfr. T.A.R. Lazio Sez. II Quater n. 1206/09 e Cons. Stato ord. n. 4923/08).
In prossimità dell’udienza di discussione la ricorrente ha depositato una memoria nella quale ha insistito per l’accoglimento del ricorso.
Il ricorso è fondato non ritenendo il Collegio di doversi discostare dalla propria precedente giurisprudenza richiamata nell’ordinanza cautelare.
Il provvedimento risulta adottato sul presupposto che “l’art. 14 del D.P.R. 394 del 31/08/1999 modificato dal D.P.R. 334/2004…non contempla la conversione del permesso di soggiorno per motivi religiosi in permesso di soggiorno per lavoro”.
Ciò nella considerazione che, il menzionato art. 17, non contiene alcuna espressa esclusione dalla conversione di altre tipologie di permesso di soggiorno diverse da quelle sopra menzionate, ed in particolare, per quanto qui interessa, con riferimento al permesso di soggiorno per motivi religiosi.
L’art. 5, comma 5, del D.Lgs. 286/98, consentendo il rilascio del richiesto rinnovo del permesso di soggiorno per motivi diversi da quelli che avevano sorretto l’originario permesso di soggiorno, senza porre al riguardo alcuna limitazione in ordine ai motivi del suo rilascio, costituisce ulteriore dimostrazione dell’assenza di preclusioni alla conversione dei permessi di soggiorno diversi da quelli richiamati nell’art. 14 del D.P.R. n. 394/1999, salvo, ovviamente, quelli per i quali tale preclusione sia espressamente prevista.
Il provvedimento, pertanto, è stato emesso sulla base di un presupposto inesistente, costituito dalla non convertibilità del permesso di soggiorno per motivi religiosi in permesso di soggiorno per lavoro subordinato.
Inoltre, la ricorrente è presente in Italia da circa dieci anni, e durante la sua permanenza ha sempre svolto attività lavorativa, anche se all’interno dell’istituto religioso e a beneficio della propria congregazione, ed appare illogico imporle di rientrare nel proprio paese solo a causa di una scelta di coscienza quale quella di rinunciare alla vita monacale.
L’Amministrazione dovrà quindi adottare un nuovo provvedimento decisorio – tenendo conto di quanto in precedenza espresso dal Collegio – sulla domanda di rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, unico titolo richiesto dalla ricorrente con l’istanza del 28 agosto 2011, non essendo tenuta ad esaminare la domanda ai sensi dell’art. 9 del D.Lgs. 286/98 come dedotto nel ricorso, non essendovi stata alcuna richiesta al riguardo.
Condanna l’Amministrazione resistente al pagamento delle spese processuali sostenute dalla ricorrente che liquida in complessivi € 1.500,00 oltre accessori di legge.
Previous articleSentenza n. 10486 del 14 dicembre 2012 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
Next articleSentenza n. 1833 del 11 dicembre 2012 Tribunale di Genova