Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-3630-del-10-02-2017
Timestamp: 2020-07-11 23:52:48+00:00
Document Index: 50034162

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 54', 'art. 2104', 'art. 7', 'art. 112', 'art. 7', 'art. 115', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 3630 del 10/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3630 del 10/02/2017
Dott. DI CERBO Vincezo – Presidente –
sul ricorso 10110-2014 proposto da:
M.G. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in
NATALE EDOARDO GALLEANO, che lo rappresenta e difende, giusta delega
POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in
ROMA, in persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,
avverso la sentenza n. 509/2013 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,
depositata il 15/10/2013 R.G.N. 483/2013;
udito l’Avvocato SCANU CESIRA TERESA per delega verbale Avvocato
FRESA MARIO che ha concluso per inammissibilità in subordine
2. La Corte, premessa la legittimità dell’impiego di agenzie investigative per verificare il comportamento dei lavoratori assenti per malattia, osservava che dalla c.t.u. espletata era emerso che il lavoratore, pure affetto da malattia traumatica, in quei giorni era pressochè guarito ed idoneo alla prestazione lavorativa. Che, pertanto, pur non avendo potuto incidere negativamente sul suo stato di salute la prestazione nella rosticceria, doveva ritenersi che il predetto avesse posto in essere un comportamento che ricade nella previsione dell’art. 54 lett. d) ultimo periodo del c.c.n.l. di settore (laddove questo prevede che il dipendente debba astenersi, in periodo di malattia e infortunio, dallo svolgere attività lavorativa, ancorchè non remunerata) e si pone in contrasto con i doveri di cui all’art. 2104 c.c.e del codice etico. Rilevava che si trattava di comportamento grave che, incidendo sul dovere fondamentale del dipendente di rendere la prestazione di lavoro, era idoneo a ledere il vincolo fiduciario.
1. Con il primo motivo il ricorrente deduce: violazione della L. n. 300 del 1970, art. 7. Osserva che alla luce della giurisprudenza di legittimità (Cass. 1423/2012) i controlli occulti non sarebbero consentiti ai fini della verifica dell’esatto adempimento della prestazione, ma solo in relazione alla commissione da parte del lavoratore di un fatto illecito a danno del patrimonio aziendale.
2. Con il secondo motivo il ricorrente deduce: Violazione dell’art. 112 c.p.c., in connessione con la L. n. 300 del 1970, art. 7. Rileva che ciò che il datore ha contestato al lavoratore e che lo ha indotto a recedere per giusta causa è la violazione del principio contrattuale che vieta di svolgere, in periodo di malattia, attività in concorrenza con la società datrice di lavoro in ragione del potenziale rischio di pregiudicare il regolare recupero psico – fisico. Osserva che la Corte territoriale si è pronunciata su un licenziamento fondato su motivazione diversa da quella adottata nella comunicazione di recesso.
3. Con il terzo motivo il ricorrente deduce omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio che sono stati oggetto di discussione tra le parti. Osserva che la contestazione ha riguardato i fatti del 22 e del 23 ottobre, essendo pacifico che il giorno 22 il ricorrente fu visitato dal consulente ortopedico INAIL e, pertanto, non era più in tempo per rendere la prestazione lavorativa, mentre il 23, essendo sabato, l’attività non veniva espletava. Rileva che questi fatti assumono rilevanza determinante per il giudizio, poichè escludono un comportamento colpevole del lavoratore e, in ogni caso, la proporzionalità dell’addebito.
3.2. Anche la predetta censura è infondata, perchè la motivazione della Corte territoriale pone in evidenza, oltre alla violazione degli obblighi gravanti sul lavoratore in caso di malattia, la lesione degli obblighi di fedeltà all’impresa e di correttezza (artt. 2104 e 2105 c.c.), nonchè gli specifici obblighi di diligenza e fedeltà gravanti sul lavoratore. In proposito i giudici di merito hanno attribuito rilievo anche alle versioni differenti rese dal lavoratore in sede di audizione orale e, successivamente, in sede giudiziale, in tal modo valutando unitariamente il complessivo comportamento tenuto dal lavoratore.
4. Con il quarto motivo il ricorrente deduce: violazione degli artt. 2104 e 2106 c.c. e art. 115 c.p.c.. Censura la sentenza per avere attribuito pretesa valenza prognostica alla certificazione medica INAIL, nonchè alla negazione dei fatti in sede disciplinare, senza tenere conto di altre circostanze pure rilevanti, espressamente enunciate, tra le quali quella secondo cui lo svolgimento dell’attività lavorativa non aveva comportato conseguenze negative sullo stato di salute del dipendente.
5. Con il quinto motivo il ricorrente deduce violazione degli artt. 2104, 2106 e 2010 c.c. Richiama l’orientamento della giurisprudenza di legittimità in forza del quale è richiesta la prova dell’incidenza della diversa attività lavorativa o extralavorativa nel ritardare o pregiudicare la guarigione.
6. Il ricorrente deduce, infine, con l’ultima doglianza, violazione degli artt. 54, 55 e 56 del CCNL Poste del 2007. Osserva che la valutazione effettuata dalla Corte d’appello ha completamente obliterato e comunque male applicato i principi stabiliti dal c.c.n.l. di riferimento, secondo i quali la sanzione non avrebbe che potuto essere di natura conservativa.