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Timestamp: 2017-11-17 23:15:47+00:00
Document Index: 21078023

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 52', 'art. 10', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 124', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 49', 'art. 36', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 36', 'art. 24', 'art. 34', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 34']

Novità fiscali del 27 ottobre 2009: soggetto passivo d’imposta nel concordato fallimentare con l’intervento di un terzo assuntore; parcheggio: niente Tosap se ricade su un'area demaniale; contabilità Iva separata facoltativa: quella obbligatoria non trova riscontro nella normativa comunitaria; servizi telematici fiscali: fino al 31 ottobre si possono comunicare i gestori incaricati senza perdere l'abilitazione
Novità fiscali del 27 ottobre 2009: soggetto passivo d’imposta nel concordato fallimentare con l’intervento di un terzo assuntore; parcheggio: niente Tosap se ricade su un’area demaniale; contabilità Iva separata facoltativa: quella obbligatoria non trova riscontro nella normativa comunitaria; servizi telematici fiscali: fino al 31 ottobre si possono comunicare i gestori incaricati senza perdere l’abilitazione
in DIARIO FISCALE 2009, Fallimentare - diritto e prassi, IVA, Tasse e imposte locali (IMU, ICI, TARSU, TIA)
1) Bioetanolo/Etbe: Assegnazione quote 2009 di prodotti agevolati
2) Applicazione di benefici fiscali agli assegni vitalizi erogati agli onorevoli
3) Soggetto passivo d’imposta nel concordato fallimentare con l’intervento di un terzo assuntore
4) Parcheggio: niente Tosap se ricade su un’area demaniale
5) Contabilità Iva separata facoltativa: Quella obbligatoria non trova riscontro nella normativa comunitaria
6) Servizi telematici fiscali: fino al 31 ottobre si possono comunicare i gestori incaricati senza perdere l’abilitazione
1) Bioetanolo/Etbe: Assegnazione quote 2009 di prodotti agevolati nell’ambito del programma agevolativo previsto dall’art. 22 bis, comma 5 del D.Lgs. n. 504/95
L’Agenzia delle Dogane, con Provvedimento del 22.10.2009, prot. 140445 R.U., ha proceduto all’assegnazione delle quote dei relativi prodotti, sulla base delle aliquote di accisa ad oggi applicabili, con riserva di procedere ad una nuova ripartizione delle suddette quote nel caso in cui pervengano all’Area Centrale , entro il termine di scadenza del programma, ulteriori istanze inviate prima della data del 5 ottobre 2009, termine di scadenza del bando di cui alla nota prot. 109455 del 7 agosto 2009 o nel caso in cui, a seguito di eventuale verifica, una o più Società assegnatarie vengano riscontrate mancanti dei requisiti necessari
alla fruizione del programma e/o venga constatata una capacità produttiva effettiva dell’impianto diversa da quella nominale riportata nella domanda di partecipazione.
2) Applicazione di benefici (Legge n. 206/2004) agli assegni vitalizi e ai trattamenti similari erogati agli onorevoli dagli organi parlamentari
Gli assegni vitalizi, collegati ad una carica elettiva, non assumono natura previdenziale, per cui ad essi non si può applicare il trattamento di esenzione dall’IRPEF previsto dalla speciale normativa riservata ai trattamenti pensionistici percepiti da coloro che sono stati vittime di atti di terrorismo.
Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 262 del 26.10.2009.
Infatti, l’art. 52 comma 1, lett. b) del TUIR, prevede l’indeducibilità dei relativi contributi diversamente da quanto disposto per quelli versati alle forme pensionistiche obbligatorie (art. 10, lett. e, del TUIR).
In particolare, tale articolo dispone che gli assegni in questione “sono assoggettati a tassazione per la quota parte che non deriva da fonti riferibili a trattenute effettuate al percettore già assoggettate a ritenute fiscali”.
La precisazione delle Entrate è scaturita dall’istanza di interpello, con la quale è stato chiesto di conoscere se i benefici, ed in particolare l’esenzione dall’IRPEF, riconosciuti in favore delle vittime del terrorismo dalla Legge n. 206/2004, per i trattamenti pensionistici, si possano estendere anche agli assegni vitalizi ed ai trattamenti similari erogati agli onorevoli dagli organi parlamentari.
La risposta è stata, quindi, negativa non potendosi applicare i benefici fiscali di cui alla Legge n. 206/2004
Più in dettaglio, l’art. 3, comma 1, della citata Legge n. 206/2004 prevede che “A tutti coloro che hanno subito un’invalidità permanente di qualsiasi entità e grado della capacità lavorativa, causata da atti di terrorismo e dalle stragi di tale matrice, e ai loro familiari, anche superstiti, limitatamente al coniuge ed ai figli anche maggiorenni, ed in mancanza, ai genitori, siano essi dipendenti pubblici o privati o autonomi, anche sui loro trattamenti diretti è riconosciuto un aumento figurativo di dieci anni di versamenti contributivi utili ad aumentare, per una pari durata, l’anzianità pensionistica maturata, la misura della pensione, nonché il trattamento di fine rapporto o altro trattamento equipollente”.
Per quanto concerne il regime fiscale da riservare ai trattamenti pensionistici, il successivo comma 2 dispone che “La pensione maturata ai sensi del comma 1 è esente dall’imposta sul reddito delle persone fisiche”.
Gli interessi maturati sui depositi della procedura fallimentare rilevano ai fini fiscali in capo al soggetto assuntore.
Ciò poiché con il passaggio in giudicato della sentenza di omologa del concordato si chiude il periodo d’imposta della citata procedura fallimentare.
La materiale esecuzione degli impegni assunti in sede concordataria, quindi, è
interamente riferibile all’assuntore che, con la chiusura della procedura fallimentare, è divenuto l’unico soggetto a cui far riferimento per l’attribuzione dei frutti derivanti dagli impegni assunti nel concordato.
Per cui la tassazione dei predetti interessi attivi, compreso il diritto allo scomputo delle ritenute d’acconto subite, deve essere individuata in capo alla società “ALFA S.p.A.” che ha incorporato nel 2008 la società assuntrice “BETA S.p.A.”.
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 263 del 26.10.2009.
Nel caso di specie (esaminato dall’Agenzia delle Entrate a seguito di istanza di interpello) la società ALFA S.p.A. (“istante”) ha incorporato, con atto di fusione del … 2008, la società BETA S.p.A. (“Società”).
Nel corso del 2007 la Società, in qualità di assuntore, ha presentato al Tribunale di … proposta di concordato fallimentare relativa alla società debitrice
GAMMA S.p.A. in liquidazione.
La Società ha versato la liquidità necessaria su un apposito conto intestato a “GAMMA S.p.A. in fallimento c/o studio DELTA” già esistente prima del concordato e utilizzato per le normali operazioni della procedura.
Tali somme sono state, in seguito, “trasferite dal Curatore al libretto di deposito, aperto dalla procedura nel 1999, in cui sostanzialmente confluiva tutto l’attivo della procedura quando non investito” e in un “nuovo libretto di deposito creato proprio per effettuare i pagamenti previsti nella sentenza di omologa”, entrambi intestati alla società fallita.
Alla luce di ciò, l’istante ha chiesto di sapere “quale sia il soggetto passivo d’imposta per la tassazione degli interessi attivi maturati sui libretti di deposito della procedura e, conseguentemente, quale sia il soggetto legittimato all’esercizio del correlato diritto allo scomputo delle ritenute d’acconto subite”.
Dal canto suo, l’Agenzia ha prima rimarcato che la casistica del concordato fallimentare con l’intervento di un terzo assuntore viene regolata dall’art. 124 della legge fallimentare.
Nel caso di specie, il concordato si realizza con l’impegno da parte della Società di accollarsi, alle percentuali ed alle condizioni concordatarie, tutte le passività della società fallita.
Il fallito, pertanto, viene liberato dai propri debiti dall’assuntore il quale riceve in cambio ogni attivo della procedura fallimentare.
In particolare, ha poi spiegato l’Agenzia, l’assuntore si accolla le passività e diviene proprietario di tutte le attività della società fallita ad un valore fiscale coincidente con il valore delle passività accollate: queste ultime, infatti, rappresentano il costo sostenuto dall’istante per l’acquisizione delle attività in parola (R.M. del 28 maggio 2007, n. 118/E).
Il risultato della procedura fallimentare, relativo al periodo compreso tra l’inizio della procedura ed il passaggio in giudicato della sentenza di omologa, sarà costituito, ai sensi dell’articolo 183, comma 2 del TUIR “dalla differenza tra il residuo attivo e il patrimonio netto dell’impresa o della società all’inizio del procedimento, determinato in base ai valori fiscalmente riconosciuti”.
Poiché il residuo attivo è pari al valore di quanto realmente restituito al soggetto ex fallito (cfr. circolare n. 42/E del 4 ottobre 2004) nel caso di concordato fallimentare con intervento di un terzo che si assume l’obbligo di soddisfare i creditori insinuati al passivo fallimentare in cambio di tutto l’attivo fallimentare, il residuo attivo per la procedura fallimentare è sempre pari a zero, in quanto il patrimonio della massa fallimentare viene interamente trasferito al terzo assuntore.
Ciò è stato confermato dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 15568/2000), secondo cui alla chiusura del fallimento “non vi sono residui attivi, perché gli stessi sono devoluti all’assuntore quale mezzo al fine del perfezionamento del concordato, e non possono al contempo integrare proventi dell’impresa fallita. Il risultato dell’amministrazione fallimentare perde il carattere di reddito dell’impresa fallita, diventa corrispettivo (o porzione del corrispettivo) dell’accollo da parte dell’assuntore, e potrà essere tassato a carico di quest’ultimo, nel corso delle relative condizioni, come profitto o plusvalenza (per l’entità eventualmente eccedente il costo dell’accollo)”.
Nel caso di specie, pertanto, gli interessi maturati sui depositi della procedura
rilevano ai fini fiscali in capo al soggetto assuntore.
Pertanto, ha concluso l’Agenzia delle Entrate, la tassazione dei predetti interessi attivi, compreso il diritto allo scomputo delle ritenute d’acconto subite, deve essere individuata in capo alla società “ALFA S.p.A.” che ha incorporato nel 2008 la società assuntrice “BETA S.p.A.”.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19843/2009, si è pronunciata in merito al pagamento della tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (Tosap) in caso di parcheggio su un’area demaniale.
A parere della Suprema Corte, il concessionario di un’area demaniale adibita a parcheggio può essere esonerato dal pagamento della Tosap: A tal fine la Cassazione ha richiamato l’applicazione dell’esenzione ai sensi dell’art. 49, comma 1, lett. a), D.Lgs. n. 507/1993.
Secondo i giudici il fondamento dell’imposta non sussiste sia se:
– il suolo non è pubblico;
– l’occupante è un ente territoriale; nel caso di specie, i giudici hanno sostenuto che il concessionario agisce quale sostituto del Comune concedente;
– trattasi di spazi già sottratti all’uso generale, quali ad esempio i mercati coperti.
1) l’applicazione o l’esclusione della Tosap non dipendono dall’esistenza di un atto di concessione, poiché la tassa è dovuta anche in caso di occupazione abusiva;
2) tassa e canone di concessione hanno natura e finalità diverse, quindi sono tra loro compatibili;
3) il privato concessionario si pone quale fruitore dell’area adibita a parcheggio di veicoli, lasciando intatto il fondamento del potere impositivo.
Tuttavia, pur ammettendo l’alternatività del canone rispetto alla tassa, al concessionario spetta l’esenzione prevista dall’art. lettera a) del D.Lgs. n. 507/93, giacché agisce quale sostituto del comune concedente e quindi non sarebbe tenuto al pagamento della tassa verso se stesso, salvo che una diversa volontà emerga dall’atto di concessione.
Ai fini Iva, il principio generale e la separazione obbligatoria sono regolati dall’art. 36 del Dpr 633/72 che contiene il principio dell’unitarietà della gestione del tributo (e del volume d’affari), per ciascun soggetto passivo, in relazione a tutte le attività esercitate: ciascun contribuente ha dunque un unico numero di partita Iva, un’unica contabilità e un unico volume d’affari, anche se svolge più attività.
A fronte di questo principio, però, i commi successivi del medesimo articolo prevedono le ipotesi dell’applicazione separata dell’imposta per le diverse attività, per obbligo di legge (secondo e quarto comma) ovvero per scelta del contribuente.
Anche in tali ipotesi il soggetto è comunque titolare di un unico numero di partita Iva e deve presentare un’unica dichiarazione annuale.
In deroga al principio generale, il secondo comma impone ai contribuenti che esercitano congiuntamente un’attività d’impresa, come definita dall’art. 4 del Dpr 633/72, e un’attività artistica o professionale di cui all’art. 5, l’applicazione separata dell’imposta, secondo le rispettive disposizioni e con riferimento al rispettivo volume d’affari.
È il caso, per esempio, della persona fisica che svolge l’attività di geometra ed è anche titolare di un’impresa di costruzione.
Su tale problematica, in Dottrina, è stato osservato che l’obbligo di applicare separatamente l’Iva in tale ipotesi non trova riscontro nella normativa comunitaria, né appare giustificabile alla luce dei meccanismi dell’imposta (salvo taluni casi).
Altre ipotesi di applicazione separata dell’imposta obbligatoria sono delineate nel quarto comma dell’art. 36, relativamente alle:
– attività di commercio al minuto di cui al terzo comma dell’art. 24 (si tratta delle attività per le quali è ammessa l’annotazione dei corrispettivi senza distinzione di aliquota, con la determinazione dell’imposta dovuta in base al meccanismo della ventilazione), comprese le attività accessorie e quelle non rientranti nell’attività propria dell’impresa;
– attività di cui all’art. 34 (agricoltura) e dell’art. 74, sesto comma (intrattenimenti), per le quali la detrazione dell’Iva sia applicata forfettariamente; l’obbligo viene meno se queste attività vengono svolte in regime Iva ordinario;
– attività di cui al comma 5 dell’art. 74-quater (spettacoli viaggianti, nonché attività spettacolistiche marginali), per le quali è prevista la determinazione forfetaria della base imponibile, senza diritto alla detrazione dell’imposta sugli acquisti; anche in questo caso la Dottrina osserva che l’obbligo di applicazione separata dell’Iva viene meno qualora il contribuente, come previsto dalla stessa disposizione sopra richiamata, opti per l’applicazione dell’imposta nei modi ordinari.
In relazione a tali ipotesi, diversamente dal caso dell’esercizio congiunto di attività d’impresa e di lavoro autonomo, l’obbligo di applicazione separata dell’Iva si giustifica in considerazione delle particolari modalità connesse ai regimi speciali richiamati, che rendono necessaria la tenuta di una, distinta contabilità Iva.
Infine, l’obbligo di applicazione separata dell’imposta è di fatto esteso, pur in mancanza di espresse disposizioni, anche alle attività soggette al regime del margine (agenzie di viaggio, commercio di beni d’occasione), alle attività di agriturismo e alle associazioni di assistenza operanti nel settore agricolo, nonché alle attività connesse a quelle agricole di cui all’art. 34-bis.
Dalle istruzioni di compilazione della dichiarazione annuale Iva, emerge che per ciascuna delle attività sopra elencate il contribuente deve compilare un distinto quadro VO, relativo alla determinazione dell’Iva ammessa in detrazione, ne consegue la necessità di separazione contabile.
Peraltro, nei casi di applicazione separata per obbligo di legge, l’imposta si applica distintamente per ciascuna attività secondo le rispettive disposizioni e con riferimento al rispettivo volume d’affari.
Ciò comporta che, per esempio, al fine di stabilire se sia possibile avvalersi delle semplificazioni previste per i contribuenti minori, non si tiene conto del volume d’affari complessivamente realizzato dal contribuente, ma del volume d’affari relativo alla specifica attività.
Assoggettati anche i passaggi interni
Infine, anche i passaggi dl beni tra attività separate devono essere assoggettati all’imposta, con obbligo, quindi, di fatturazione con riferimento al valore normale e di annotazione nel registri Iva.
Fatta eccezione per i passaggi di beni dell’attività di commercio al minuto per la quale il contribuente si avvale del meccanismo della ventilazione.
Abilitazione a Entratel e a Fisconline assicurata per i soggetti persone non fisiche che provvederanno a indicare entro il 31 ottobre 2009 i nomi dei gestori incaricati a effettuare le transazioni telematiche con le Entrate.
Viceversa, dal prossimo 2 novembre l’abilitazione sarà revocata d’ufficio.
Secondo quanto previsto dal provvedimento del 10 giugno 2009, infatti, in linea con le prescrizioni in merito adottate dal Garante della privacy, dal 1° settembre scorso è bloccato l’accesso a Entratel e Fisconline tramite credenziali generiche da parte dei soggetti persone non fisiche: ciò significa che essi sono tenuti a effettuare tutte le transazioni telematiche con l’Agenzia delle Entrate tramite i propri gestori e gli eventuali operatori incaricati, preventivamente individuati e comunicati alla stessa Agenzia.
Lo stesso provvedimento stabilisce, a partire dal 1° novembre 2009, la disabilitazione d’ufficio per i soggetti che non avranno adempiuto alla comunicazione entro il 31 ottobre.
Poiché il 1° novembre è festivo, la disabilitazione scatterà dal giorno 2.
La comunicazione dei gestori può essere effettuata:
– online, dai rappresentanti legali risultanti in anagrafe tributaria, in possesso di propria abilitazione personale a Entratel o Fisconline;
– presentando o inviando agli uffici dell’Agenzia territorialmente competenti l’apposito modulo cartaceo disponibile sul sito web dei servizi telematici.
Per poter interagire con il sistema ciascun gestore/operatore, naturalmente, eve essere in possesso di abilitazione a Entratel o a Fisconline, in base ai propri requisiti personali.
Sul sito web dell’Agenzia delle Entrate, nella sezione dedicata ai servizi telematici, è disponibile una guida multimediale alle novità in materia di abilitazione a Entratel e Fisconline, oltre ai testi del provvedimento del 10 giugno 2009 e della circolare n. 30 del 25 giugno 2009.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 26.10.2009)
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