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Timestamp: 2020-07-02 10:07:56+00:00
Document Index: 109592359

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'sentenza ', 'art. 41', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 74', 'art. 73', 'art. 73']

Redazione, Autore presso la Società della Ragione ONLUS - Pagina 32 di 36
Volti e maschere della pena a Udine
da Redazione 10 Settembre 2013
Via dei Rizzani, 1/3 – Udine
Venerdì 27 settembre ore 18:00
A cura di Andrea Puggiotto e Franco Corleone
Introduce Massimo Brianese (Società della Ragione)
Partecipano Maurizio Battistutta (Garante diritti detenuti di Udine), Rino Battocletti (avvocato – Società della Ragione), Andrea Sandra (avvocato – Camera Penale)
Sarà presente Franco Corleone, curatore del volume
10 Settembre 2013 0 commento
Primo pianoPubblicazioni
da Redazione 23 Agosto 2013
Franco Corleone, Andrea Pugiotto (a cura di)
La pena sensata: verso una giustizia riparativa e conciliativa? La pena nascosta: l’internamento negli ospedali psichiatrici giudiziari. La pena estrema: il carcere duro dell’art. 41-bis. I muri della pena.
Codice ISBN 978-88-230-1794-8
Uscita Settembre 2013
Il sovraffollamento carcerario è «strutturale e sistemico»: lo attesta la Corte EDU con la sentenza Torreggiani c. Italia del gennaio 2013, chiamando tutti i poteri statali (Capo dello Stato, Parlamento, giudici, amministrazione penitenziaria, Corte costituzionale) a risolverlo. Il rischio è che questa prepotente urgenza
releghi in un cono d’ombra altri momenti critici della pena e della sua esecuzione. Come un riflettore, il volume illumina a giorno alcune di queste zone buie: la pena nascosta negli ospedali psichiatrici giudiziari; la pena estrema del carcere duro ex art. 41-bis; la pena insensata se la sua esecuzione è solo inumana retribuzione
e non l’occasione per una giustizia riparativa; i muri della pena che segnano lo spazio di una vita prigioniera. Il volume nasce dal ciclo di incontri – svolti a Ferrara nell’autunno 2012 per iniziativa del dottorato di Diritto costituzionale dell’Ateneo estense – dedicati alla discussione critica delle tesi di alcuni volumi: Matti in libertà (di M.A. Farina Coscioni, Editori Internazionali Riuniti, 2011); Ricatto allo Stato (di S. Ardita, Sperling & Kupfer, 2011); Il perdono responsabile (di G. Colombo, Ponte alle Grazie, 2011); Il corpo e lo spazio della pena (a cura di S. Anastasia, F. Corleone, L. Zevi, Ediesse, 2011).
Ne esce una riflessione unitaria sui tanti volti della pena e i suoi altrettanti mascheramenti. Volti disegnati dall’urbanistica penitenziaria o dall’idea controversa di una riconciliazione tra reo e vittima. Maschere, come l’internamento del «reo folle» e la «tortura democratica» del detenuto in 41-bis, che il formalismo giuridico non annovera tra le pene (così
privandole delle relative garanzie). In Appendice, il testo di un atto di promovimento «pilota» alla Corte costituzionale contro la pena dell’ergastolo, posto nella disponibilità di giudici e avvocati convinti dell’illegittimità del fine pena mai.
Franco Corleone, sottosegretario alla Giustizia dal 1996 al 2001, è garante dei detenuti nel Comune di Firenze e presidente della Società della Ragione.
Andrea Pugiotto, è ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Ferrara.
I muri della pena. Presentazione a Roma, la registrazione da RadioRadicale.
L’umanità segregata dietro le sbarre. Recensione di Stefano Anastasia su Il Manifesto del 16 ottobre 2013
23 Agosto 2013 0 commento
Libro Bianco sulla legge Fini-GiovanardiPrimo pianoRicerche e Studi
4° Libro Bianco sulla Fini-Giovanardi
da Redazione 4 Luglio 2013
E’ stato presentato oggi a Roma presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati il 4° Libro Bianco sugli effetti della Legge Fini Giovanardi. Giunto alla quarta edizione, il libro bianco è a cura di Antigone, CNCA, Forum Droghe e Società della Ragione, con l’adesione di Magistratura Democratica, Unione Camere Penali.
Scarica il libro bianco in formato pdf: libro_bianco_2013-web.pdf
Ecco invece il Libro Bianco in pillole:
4 detenuti su 10: l’impatto della legge antidroga sul carcere.
Aumentano gli ingressi in carcere per droga in rapporto al totale degli ingressi. Infatti alla fine del 2012 gli ingressi totali in carcere 63.020, quelli per violazione del solo art. 73 (detenzione) della legge antidroga 20.465, pari al 32,47% rispetto al 28% del 2006.
Al 31 dicembre 2012 i detenuti presenti erano 65.701, quelli ristretti per art. 73 (detenzione) 25.269, pari al 38,46%. Raddoppiano quindi i detenuti presenti in carcere per art. 73 dai 14.640 del 31 dicembre 2006.
Per violazione dell’art. 74 (associazione finalizzata al traffico) sono entrati nel 2012 250 soggetti e sono presenti 761 detenuti.
1 su 3: tossicodipendenti in carcere
Nel 2012 su 63.020 ingressi totali i tossicodipendenti entrati in carcere sono stati 18.225, pari al 28,92%. Nel 2006 la percentuale corrispondeva al 27,16.
Al 31/12/2012 i detenuti tossicodipendenti presenti 15663 (dalla rilevazione mancano 5 istituti di cui il carcere di Rebibbia a Roma) pari al 23,84%. Nel 2006 la percentuale era del 21,44.
Anche nel 2012 si conferma il dato che la repressione punta alla cannabis, con una percentuale del 42,5% sul totale delle denunce.
La repressione sul consumo:
Dopo la flessione del 2009-2010, continuano ad aumentare le segnalazioni al prefetto per mero consumo personale: dai 32.575 segnalati nel 2010 ai 35.762 nel 2012, di cui 28.095 per cannabinoidi, ovvero il 78,56%! Va ricordato, come esempio di persecuzione di massa, che dal 1990 al 2012 le persone segnalate ai prefetti per le sanzioni amministrative sono state 853.004.
Più che raddoppiate le sanzioni irrogate: dalle 7.229 del 2006 alle 16.205 del 2012.
Crollano le richieste di programmi terapeutici: da 6.713 nel 2006 a 340 nel 2012.
Le misure alternative al carcere:
Diminuiscono le misure alternative: da 3.852 persone in affidamento nel 2006 a 2.816 al 30 maggio 2012
Prima del 2006, la maggioranza dei tossicodipendenti godeva dell’affidamento dalla libertà, con la nuova legge il rapporto si è invertito: al 30 maggio 2012, 1.854 persone erano in affidamento dopo essere passate dal carcere, a fronte di 962 soggetti provenienti dalla libertà.
Il sistema repressivo punta al basso: i dati complessivi ci dicono che la gran parte delle persone che entrano in carcere per la legge antidroga sono consumatori o piccoli spacciatori.
La repressione è concentrata sulla cannabis.
L’impatto carcerario della legge antidroga è la principale causa del sovraffollamento.
All’aumento della carcerazione e delle sanzioni amministrative corrisponde un abbattimento dei programmi terapeutici.
I dati forniti annualmente dalla Relazione del Governo al Parlamento sono in parte carenti, in parte inaffidabili e soprattutto reticenti: in particolare mancano a livello nazionale i dati sulle condanne per l’ipotesi di lieve entità dell’art. 73. Una ricerca in profondità condotta in Toscana mostra che il 40% dei detenuti sono in carcere per reati di droga minori.
E’ urgente una modifica della legge, iniziando da norme che definiscano come reato autonomo l’ipotesi di lieve entità dell’art. 73 con una pena ridotta che escluda l’ingresso in carcere, che si cancelli la legge Cirielli sulla recidiva, che si rendano di nuovo praticabili le alternative terapeutiche, sia per le condanne carcerarie che per le sanzioni amministrative.
4 Luglio 2013 0 commento
Libro Bianco a Udine
A Udine, venerdì 5 luglio alle ore 11:45 presso l’Osteria Da Pozzo (Piazzale Cella) si terrà la presentazione della della quarta edizione del 4° Libro Bianco sugli effetti della Legge sulle droghe Fini Giovanardi.
Saranno illustrati i dei dati relativi al 2012 sugli ingressi in carcere e sulle presenze in carcere di consumatori di sostanze stupefacenti, sulle misure alternative per i tossicodipendenti, sulle sanzioni amministrative irrogate e vi sarà una riflessione sulla incostituzionalità della legge, a seguito delle numerose ordinanze di rinvio alla Corte Costituzionale.
Parteciperanno alla Conferenza stampa Franco Corleone, Presidente Società della Ragione Onlus, Maurizio Battistutta (garante detenuti Udine), Rino Battocletti (avvocato), Andrea Sandra (avvocato – Camera Penale), coordina Massimo Brianese (Società della Ragione).
Sarà anche l’occasione per fare il punto sul Processo Rototom, la cui prossima udienza si terrà il 28 ottobre presso il Tribunale di Udine.
CampagnePrimo piano
Anche l’attore Elio Germano, protagonista di “Diaz” e di numerose altre pellicole di successo, ha scelto di sostenere le tre leggi di iniziativa popolare per l’introduzione del reato di tortura nel codice penale italiano, il rispetto della legalità nelle carceri e la modifica della legge sulle droghe. Quella del sovraffollamento carcerario è “un’emergenza nascosta, che arriva agli onori delle cronache quasi esclusivamente per le tragiche notizie sui suicidi che ogni giorno si consumano tra i detenuti”, spiega Germano nello spot realizzato a favore della raccolta firme lanciato sul sito www.3leggi.it e sui profili facebook e twitter della campagna #3leggi.
“La causa principale del sovraffollamento è la legge sulle droghe. Quasi il 40% dei detenuti è in prigione per averla violata“, continua l’attore, “sono per lo più piccoli spacciatori e molto spesso semplici consumatori, finiti in carcere per l’inasprimento delle pene e l’equiparazione tra droghe leggere e pesanti voluti dalla legge Fini-Giovanardi, ed è così che in Italia sono più i tossicodipendenti in carcere di quelli nelle comunità di recupero. L’obiettivo di una delle 3 leggi è proprio modificare queste norme depenalizzando realmente il consumo, reintroducendo la diversificazione tra sostanze e facilitando l’accesso alle misure alternative“. ”Andate a leggere le nostre proposte sul sito www.3leggi.it e poi correte a firmare, abbiamo bisogno di ognuno di voi“, conclude Elio Germano
Lo spot è disponibile sul canale Youtube delle #3leggi a questo link:
http://www.youtube.com/watch?v=KhoX99x91zY&feature=youtu.be
Libro Bianco a Ferrara
da Redazione 1 Luglio 2013
Mercoledì 3 luglio alle ore 11, presso la Sala dell’Arengo del Palazzo Municipale (P.tta Municipale 2) si terrà la conferenza stampa di presentazione della quarta edizione del 4° Libro Bianco sugli effetti della Legge sulle droghe Fini Giovanardi.
Saranno presenti Franco Corleone, Garante dei detenuti di Firenze e Presidente de La Società della Ragione, Marcello Marighelli, Garante dei detenuti di Ferrara e il Prof. Andrea Pugiotto, ordinario di Diritto Costituzionale dell’Università di Ferrara. Parteciperanno i rappresentanti delle associazioni e dei movimenti del Cartello delle tre leggi d’iniziativa popolare su droghe, carcere e diritti umani.
Nella provincia di Ferrara si puo’ firmare anche nei seguenti uffici comunali Ferrara, Argenta, Bondeno, Codigoro, Comacchio, Lagosanto, Masi Torello, Massa Fiscaglia, Mesola, Migliarino, Migliaro, Mirabello, Ostellato, Poggio Renatico, Portomaggiore, Vigarano Mainarda e Voghiera (Info e orari sul sito www.3leggi.it).
A Ferrara il comitato è composto da Arci, Associazione Federico Aldrovandi, Cgil, Cgil – Fp, Forum droghe, Società della Ragione, Camera penale ferrarese, Cittadini del Mondo e dal Garante dei diritti dei detenuti di Ferrara.
1 Luglio 2013 0 commento
22 Giugno 2013 0 commento
Martedì 25 giugno 2013 alle ore 11,30 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati (Via della Missione 4) alla vigilia della giornata mondiale dell’Onu sull’abuso di sostanze stupefacenti si terrà la presentazione alla stampa del 4° Libro Bianco sugli effetti della Legge Fini Giovanardi.
Costituzionalità legge Fini-GiovanardiDiritti UmaniRicerche e Studi
La FINI-GIOVANARDI a giudizio
da Redazione 12 Giugno 2013
Pubblichiamo la presentazione a cura di Franco Corleone del fascicolo “La FINI-GIOVANARDI a giudizio” che potete scaricare qui:fascicolo-web.pdf
Alla fine del 2012 in occasione dell’udienza, poi rinviata, del processo contro Filippo Giunta, responsabile di Rototom, l’associazione animatrice del festival reggae di Osoppo, la Società della Ragione presentò un Libro Bianco sulla incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi intitolato “La parola alla Corte Costituzionale”.
Ora, a distanza di pochi mesi, presentiamo un supplemento alla ricostruzione storica della vicenda iniziata nel 2006 con uno strappo istituzionale assai grave e allo studio giuridico sulla legittimità costituzionale di una legge nata da un decreto legge dedicato alle Olimpiadi invernali di Torino e usato come contenitore per una riforma proibizionista e punitiva della legge già repressiva.
La novità straordinaria è rappresentata dal fatto che la questione da teorica è diventata attuale. Infatti la Corte d’Appello di Roma (Terza Sezione, Presidente ed estensore Bettiol) ha mandato alla Corte costituzionale la famigerata legge Fini-Giovanardi sulle droghe, ritenendola incompatibile con la Costituzione.
La vicenda nasce dalla condanna inflitta dal tribunale a due ragazze, che erano state fermate dai carabinieri perché trovate in possesso di 27 dosi di marijuana. Nel giudizio di appello, svoltosi il 28 gennaio, il difensore delle ragazze ha eccepito la incostituzionalità della legge e la Corte di appello gli ha dato ragione.
La decisione è molto importante perché ritiene che la Fini-Giovanardi contrasta con la Costituzione sotto tre profili.
Anzitutto perché è stata inserita come “maxiemendamento” al decreto legge sulle Olimpiade invernali del 2006, che con la droga non avevano nulla a che fare.
A questo proposito la Corte romana si rifà ad alcune sentenze della Consulta, che hanno ripetutamente bocciato altri decreti-legge proprio perché il Parlamento li aveva approvati sconvolgendone il contenuto.
I giudici romani sottolineano poi la assurdità della equiparazione tra droghe “pesanti” e “leggere”, di cui “va rilevata la modestia degli effetti negativi sull’organismo, non differenti da quelli che provocano alcool o nicotina”. Perciò, dicono i giudici, comminare per la cannabis le stesse pene previste per gli oppiacei è irrazionale e contrasta con l’articolo 3 della Costituzione, che non consente di trattare allo stesso modo fatti fra loro così diversi.
Infine, secondo i giudici, la legge Fini-Giovanardi viola anche la legislazione europea perché “unificando la pena prevista sia per le droghe leggere che per le droghe pesanti” non si è attenuta ad una decisione del 2004 del Consiglio dell’Unione Europea.
Ora la palla passa alla Consulta, cui spetta il compito di spazzare via una legge assurda che contribuisce quotidianamente al sovraffollamento delle carceri che tutti deprecano.
C’è da augurarsi che la decisione arrivi in tempi brevi, tenendo conto che l’8 aprile anche il Tribunale di Viterbo ha inviato alla Corte Costituzionale una Ordinanza di rinvio per incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi.
La decisione della Corte d’Appello di Firenze sollecitata dall’avv. Michele Passione è attesa per il 29 maggio; altri tribunali, come quello si Trento si pronunceranno in tempi brevi. Anche la Corte di Cassazione è stata investita della questione.
Nel frattempo nessun giudice rispettoso della Costituzione può continuare ad infliggere condanne in base ad una legge che una Corte d’Appello della Repubblica ha dichiarato illegittima.
La parola va ora al Tribunale di Tolmezzo a cui gli avvocati Gamberini e Filippi hanno presentato una articolata istanza di incostituzionalità per un caso clamoroso di utilizzo di un articolo assai controverso di un articolo della legge antidroga sulla fattispecie della agevolazione dell’uso di sostanze stupefacenti.
La fiducia nella Corte Costituzionale è accompagnata anche da una mobilitazione animata da un amplissimo cartello di associazioni per tre leggi di iniziativa popolare su tortura, carcere e droghe.
Il nuovo Parlamento, a dispetto di chi lo vorrebbe impotente e subalterno alla volontà del Governo, potrebbe liberarci presto da una delle peggiori mostruosità dell’era berlusconiana.
12 Giugno 2013 0 commento
CarcereDiritti UmaniPrimo pianoRassegna Stampa
Un provvedimento frutto di un colpo di mano
La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione non salva nulla della Fini-Giovanardi. E’ una buona notizia, finalmente, che premia chi non ha mollato nella denuncia ossessiva di una legge che dispiega da sette anni i suoi effetti collaterali sul funzionamento della giustizia e sulla condizione delle carceri.
Era il 27 gennaio 2006 quando Fuoriluogo, il mensile supplemento del Manifesto, uscì con un appello a Ciampi, Presidente, dica di no!, perchè non promulgasse la legge frutto di un colpo di mano senza precedenti e di uno stupro istituzionale. E’ necessario ricordare che la riforma punitiva e proibizionista non era riuscita a imporsi nel confronto parlamentare ed era destinata a morire con la fine della legislatura. L’allora sottosegretario Carlo Giovanardi ordì una trama senza pudore, inserendo nel decreto legge sulle Olimpiadi invernali di Torino un maxi emendamento con tutto il peggio contenuto nei 106 articoli della proposta di Gianfranco Fini che risaliva al 2003.
Il decreto passò, in un Parlamento già sciolto, solo grazie a due voti di fiducia alla Camera e al Senato, senza reale discussione e confronto. Questi sette anni, un periodo troppo lungo, hanno visto aggravarsi lo stato di illegalità e aumentare l’invivibilità degli istituti penitenziari. La denuncia del sovraffollamento e del carattere di discarica sociale delle prigioni è stata incessante e si è concretizzata con la pubblicazione di tre Libri Bianchi con la denuncia puntuale delle conseguenze nefaste sui giovani e sui soggetti più deboli.
Già allora ponemmo alcune questioni di legittimità costituzionale, in quanto per la prima volta il legislatore annullava la volontà espressa direttamente dai cittadini, attraverso la cancellazione del risultato chiaro e inoppugnabile del referendum abrogativo del 1993 che depenalizzava la detenzione di sostanze stupefacenti finalizzata ad uso personale.
In un seminario internazionale organizzato dalla Società della Ragione a Siracusa nel febbraio 2012 discutemmo in maniera approfondita su una proposta illustrata da Luigi Saraceni relativa alla incostituzionalità della legge in relazione ai criteri dettati dalla Corte Costituzionale per la approvazione dei decreti legge, che hanno stabilito il divieto per il Parlamento (e a maggior ragione per il Governo) di inserire disposizioni estranee all’oggetto e alle finalità del testo originario.
Alla fine del 2012 presentammo a Udine in occasione dell’inizio del processo contro Rototom, l’associazione animatrice del famoso festival reggae, uno studio assai approfondito e argomentato. Era uno strumento offerto ad avvocati e magistrati per presentare ricorsi in modo che la Corte Costituzionale potesse essere investita del caso. Ora le venti pagine dell’ordinanza della Cassazione costituiscono ci danno ragione e costituiscono un vero macigno che schiaccia l’abuso che fu compiuto con furba arroganza.
Questa decisione non deve essere letta come l’ennesimo episodio di supplenza della giustizia rispetto alla latitanza della politica. Infatti il Cartello di associazioni che ha promosso la campagna per le tre leggi di iniziativa popolare su tortura, carcere e droghe rappresenta una espressione chiara della volontà dei cittadini per il cambiamento. La condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo deve spingere il Parlamento e il Governo a provvedimenti che aggrediscano il nodo strutturale del sovraffollamento determinato da quella legge: su 66.000 detenuti oltre 25.000 (38%) sono consumatori o piccoli spacciatori e 16.000 (24%) sono tossicodipendenti.
Il Governo Letta non ha ancora affidato la delega per la politica delle droghe; è una decisione grave. E’ l’ora della discontinuità e di una nuova direzione del Dipartimento antidroga, ancora diretto da un uomo di fiducia di Giovanardi.