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Timestamp: 2017-10-21 10:08:20+00:00
Document Index: 82044210

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 15', 'art.12', 'art. 16', 'art. 31', 'art. 15', 'art. 31', 'art. 32', 'art. 32', 'art.16', 'art. 17', 'art.17']

PRINCIPI DI PFV
ESTRATTO DA: PROVINCIA DI VITERBO, Assessorato Agricoltura, Caccia e Pesca,
Pianificazione Faunistico-Venatoria Provinciale, 14 GIUGNO 2005
Dipartimento DIPAN, Dipartimento DAF, Tecnici Faunistici
Andrea Amici (Coordinatore), Lorenzo Boccia, Cosimo Marco Calò, Fioravante Serrani, Antonio Leone, Settimio Adriani, Andrea Sabatini, Raffaele Pelorosso, Bruno Ronchi, Maria Nicolina Ripa, Riccardo Primi, Luca Ceccarelli, Pio Ciliberti,
La pianificazione faunistica e venatoria poggia le proprie basi sulla legge quadro n.157 dell’11.2.1992, che ha introdotto innovativi criteri di pianificazione del territorio sotto il profilo faunistico-venatorio, esplicitati dal “Primo documento orientativo sui criteri di omogeneità e congruità per la pianificazione faunistico-venatoria” (…).
La Regione Lazio nel rispetto della normativa nazionale, delle direttive comunitarie e delle convenzioni internazionali, con propria legge n. 17 del 2.5.1995 ha disciplinato la tutela della fauna selvatica e l’attività venatoria secondo una razionale programmazione per l’utilizzo del territorio, delle sue risorse al fine della ricostituzione di un più equilibrato ecosistema affidando inoltre alle Province il compito di pianificare il territorio di competenza dettando inoltre con la deliberazione n. 754 del 13.2.1996 gli indirizzi per la elaborazione dei piani faunistico venatori provinciali.
“I piani faunistico-venatori provinciali coordinati dal piano faunistico regionale comprendono:
e) le aziende faunistico-venatorie e le aziende agri-turistico-venatorie;
g) le zone ed i periodi per l'addestramento, l'allenamento e le gare di cani;
h) i criteri per la determinazione del risarcimento, in favore dei proprietari o conduttori dei fondi rustici, per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole alle opere approntate su terreni vincolati per gli scopi di cui alle lettere “a”), “b”), “c”);
i) i criteri per la corresponsione degli incentivi in favore dei proprietari o conduttori dei fondi rustici singoli o associati, che si impegnino alla tutela ed al ripristino degli habitat naturali ed all'incremento della fauna selvatica nelle zone di cui alle lettere “a”) e “b”);
l) l'identificazione delle zone in cui sono collocabili gli appostamenti fissi.”
3.0 NORMATIVA
L’articolo 117 della Costituzione italiana, nella sua originaria formulazione, affidava alle singole Regioni a statuto ordinario il compito di legiferare in materia di fauna selvatica, riservando allo Stato l’incombenza di emanare leggi quadro, in armonia con quanto stabilito dalla normativa comunitaria.
La normativa quadro nazionale di riferimento è tuttora la Legge 157/92 mentre la normativa regionale vigente nel Lazio è la LR 17/95.
Nell’insieme, le norme che regolano la conservazione e gestione della fauna selvatica sono le seguenti.
(Nota bene: non state a rompervi la testa per imparare numeri o date. Mi basterà essere certo che abbiate capito, per grandi linee ma bene, il sistema giuridico e normativo che regola il settore. Giorgio Caponetti)
-Direttiva 79/409/CEE del Consiglio concernente la conservazione degli uccelli selvatici;
-Direttiva 92/43/CEE del Consiglio relativa alla “Conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche”;
-Direttiva 97/62/CEE del Consiglio recante “Adeguamento al progresso tecnico e scientifico della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche”;
-Direttiva della Commissione 85/411/CEE che modifica la Direttiva 79/409/CEE del Consiglio concernente la conservazione degli uccelli selvatici;
-Direttiva della Commissione 91/244/CEE che modifica la Direttiva 79/409/CEE del Consiglio concernente la conservazione degli uccelli selvatici.
3.2 Legislazione nazionale
-Legge 11 febbraio 1992 n. 157 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”.
3.3 Legislazione regionale
-Legge regionale del Lazio 2 maggio 1995 n. 17 “Norme per la tutela della fauna selvatica e la gestione programmata dell’esercizio venatorio”;
-Legge regionale del Lazio 6 agosto 1999 n. 14/a “Organizzazione delle funzioni a livello regionale e locale per la realizzazione del decentramento amministrativo”.
3.4 Normative regionali e provinciali di complemento
-Delibera Consiglio Regionale del Lazio n° 450 del 29 Luglio 1998 “Approvazione del Piano Faunistico Venatorio Regionale”.
-DGR del Lazio 5294/98 “Disciplina e gestione del patrimonio di richiami vivi in natura”;
-DGR del Lazio 6091/99 “Direttive regionali per la elaborazione delle regolamentazioni provinciali in materia di concessioni di aziende faunistico-venatorie e di aziende agri-turistico venatorie di cui agli articoli 32 e 33 della Legge regionale 2 maggio 1995 n. 17”.
-DGR del Lazio 14 giugno 2002 n°781 “Assegnazione agli enti destinatari delle risorse umane patrimoniali e finanziarie”;
-Regolamento Provinciale di Viterbo sulla Caccia al Cinghiale
-Regolamento Provinciale di Viterbo sulle aziende faunistico venatorie
3.5 Normative regionali propedeutiche
-DGR del Lazio n. 754 del 13 febbraio 1996 “Indirizzi regionali per la elaborazione dei Piani faunisticovenatori provinciali”.
3.6 Altre normative di riferimento
-Legge 14 febbraio 1994 n. 124 recante “Ratifica ed esecuzione della Convenzione sulla biodiversità”;
-DPR 8 settembre 1997 n. 357 recante il regolamento di attuazione della Direttiva 92/43/CEE;
-Decreto Ministero Ambiente 3 aprile 2000 concernente “Elenco dei siti di importanza comunitaria e delle zone di protezione speciale, individuati ai sensi delle direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE”;
-DGR del Lazio 2 agosto 2002 n. 1103 concernente “Approvazione delle linee guida per la redazione dei piani di gestione e la regolamentazione sostenibile dei SIC (Siti di importanza comunitaria) e ZPS (zone di protezione speciale), ai sensi delle Direttive. 92/43/CEE (habitat) e 79/409/CEE (uccelli) concernenti la conservazione degli habitat naturali e seminaturali della flora e della fauna selvatiche di importanza comunitaria presenti negli Stati membri, anche per l’attuazione della Sottomisura I.1.2. “Tutela e gestione degli ecosistemi naturali” (Docup Obiettivo 2 2000-2006)”;
-Decreto Ministero Ambiente 3 settembre 2002 concernente “Linee guida per la gestione dei siti Natura 2000”;
-DPR 12 marzo 2003 n. 120 di modifica del DPR 8 settembre 1997 n. 357.
4.0 PROGRAMMAZIONE GENERALE VIGENTE
4.1 Determinazione del territorio agro-silvo-pastorale e carte della vocazionalità
La pianificazione faunistico-venatoria è riferita, in base alle normative, al solo territorio agro-silvo-pastorale di ogni provincia. Tale definizione individua, di fatto, tutti i territori non urbanizzati. Dal territorio provinciale totale vanno quindi escluse tutte le aree urbanizzate, ivi comprese le case isolate ed anche la rete viaria principale.
La Rete Natura 2000: SIC e ZPS.
La rete Natura 2000 è un insieme di aree geograficamente distinte e definite che, per la loro particolare rilevanza naturalistica, hanno necessità di essere tutelate. A tale scopo, l’Unione Europea, con la Dir. 92/43/CEE “per la conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche” meglio conosciuta come direttiva “Habitat”, ha cominciato ad attuare una strategia di conservazione della biodiversità in tale zone, imponendo a tutti gli Stati Membri l’individuazione di tali aree, per poi classificarli in SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e ZPS (Zone di Protezione Speciale) (queste ultime già istituite con la Dir. 79/409/CEE “per la conservazione delle aree destinate alla tutela degli habitat e delle specie di avifauna minacciate” denominata direttiva “Uccelli”).
Queste aree nel loro complesso, devono garantire la presenza, il mantenimento e/o il ripristino di habitat e specie del continente europeo particolarmente minacciati di frammentazione ed estinzione, integrando al meglio gli elementi biotici, abiotici ed antropici garantendone l’equilibrio naturale. Si parla di “rete” in quanto i SIC e le ZPS sono localizzati nel territorio in modo logico dal punto di vista funzionale, in modo cioè di favorire la migrazione, la distribuzione geografica e lo scambio genetico tra le specie selvatiche anche non essendo formalmente collegati.
L’Italia ha recepito la direttiva Habitat con il D.P.R. 357 dell’8 settembre 1997 dichiarando esplicitamente l’impegno rivolto alla conservazione di tali zone, soprattutto quelle in qui l’uomo ha stabilito un adeguato equilibrio ecologico attraverso uno sviluppo sostenibile delle sue attività economiche, sociali e culturali e ha dato il compito alle Regioni ed alle Province Autonome di individuare e proporre aree in cui fossero presenti habitat e specie animali e vegetali presenti negli allegati I e II della direttiva “Habitat”, con particolare attenzione alle specie e agli habitat definiti “prioritari”.
Istituti territoriali venatori e rapporti tra le varie destinazioni
Pianificazione del Territorio agro-silvo-pastorale (Art. 11 L.R. n.17/95).
Il territorio agro-silvo-pastorale provinciale viene destinato come segue:
quota non inferiore al 20% e non superiore al 30% a protezione della fauna selvatica, (comprendendo tutte le aree ove sia vietata comunque l’attività venatoria anche per effetto di altre leggi o regolamenti). Gli istituti di queste aree protette possono essere:
Oasi (art. 14 legge regionale n. 17/95)
Protezione, rifugio, riproduzione e sosta della fauna selvatica (con riferimento a realtà faunistiche particolarmente meritevoli di conservazione).
-deve essere verificata la valenza ecologica degli habitat in relazione agli obiettivi da perseguire;
-avranno priorità di istituzione su ambienti umidi, lungo rotte di migrazione, sui valichi montani, anche di dimensioni limitate;
-relativamente all’estensione non si possono indicare dei parametri di riferimento standard, in quanto subordinati alle esigenze ecologiche proprie delle specie che si intende proteggere ed alle peculiarità ambientali meritevoli di tutela;
-nel complesso dovrebbero aumentare di numero e importanza ed avere un ruolo globalmente prioritario all’interno del 30% di territorio protetto.
Zone di Ripopolamento e Cattura (art. 15 legge regionale n.17/95)
Questo istituto è destinato alla riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale, al suo irradiamento nelle zone circostanti ed alla cattura della stessa per l’immissione sul territorio in tempi utili all’ambientamento (art.12 comma 1° L.R. n.17/95). Si tratta di un istituto funzionale all’incremento della dotazione annua di selvaggina naturale da utilizzare per l’immissione sul territorio cacciabile o in altri ambiti protetti.
-l’istituzione deve essere finalizzata ad una o più specie prioritarie (Indirizzo Faunistico);
-deve essere verificata la valenza ambientale ed agronomica degli habitat per sostenere popolazioni autosufficienti delle specie individuate;
-deve essere stabilito un indice di produttività minimo (numero di capi/100 ha), il cui raggiungimento sarà la premessa per il mantenimento dell’istituto;
-è opportuno scegliere prioritariamente aree agricole a basso reddito dove i danni provocati dalla selvaggina alle colture sono contenuti;
-dovranno avere confini lineari e facilmente riconoscibili, possibilmente lungo elementi geografici naturali;
-dovranno rispettare le seguenti dimensioni minime: per il fagiano 500-700 ha; per la starna e la coturnice 1.200-1.500 ha; per la lepre e il capriolo 700-1.000 ha;
Centri pubblici di riproduzione della fauna selvatica ( art. 16 L.R. n.17/95)
Questi istituti hanno per scopo la riproduzione naturale di fauna selvatica anche ai fini di
ricostituzione di popolazioni autoctone, da utilizzare per le azioni di reintroduzione e/o per fini di immissioni in altri territori. Tali centri hanno una connotazione di tipo sperimentale per ciò che attiene in particolare allo studio ed alla ricerca sulle tecniche di immissione in natura della fauna selvatica finalizzata alla reintroduzione e al ripopolamento.
-l’istituzione deve essere finalizzata ad una più specie prioritarie;
-deve ssere verificata la valenza ambientale ed agronomica degli habitat e loro estensioni per sostenere popolazioni autosufficienti delle specie individuate;
-debbono essere localizzati preferibilmente in aree demaniali;
-deve essere stabilito un indice di produttività minimo (n.capi/100 ha) e di densità sostenibile;
-i confini devono essere facilmente sorvegliabili e possibilmente coincidenti con i confini
Fondi chiusi (art. 31 L.R. n. 17/95)
Al momento della pianificazione territoriale risulta impossibile effettuare la precisa localizzazione dei fondi chiusi esistenti sul territorio; dalle iniziative intraprese nell’ambito della revisione del piano sono stati identificati, cosa estremamente importante per l’inclusione dei maggiori nella percentuale di territorio protetto, in quanto gli stessi, per le caratteristiche degli habitats e di condizioni ecologiche, possono sostenere realtà faunistiche meritevoli di protezione. Essi sono istituiti dai proprietari dei terreni e hanno attualmente i più diversi obiettivi. I criteri per la istituzione e conduzione dei fondi sono quelli già espressamente previsti dall’art. 15 della legge 157/92 e dall’art. 31 L.R. n.17/95).
Parchi Nazionali, Regionali, Naturali e altre aree protette.
Nel caso di Parchi Nazionali e Regionali le caratteristiche iniziali che hanno portato alla loro istituzione rispettano in genere i criteri già definiti per le altre aree protette previste dalla legge 157/92 e si ritiene quindi che queste aree possano essere incluse, senza alcun ulteriore esame di validazione, nel complesso del 30% protetto.
quota del 15% a caccia riservata, a gestione privata preferibilmente ripartito:
8% ad Aziende-Faunistico-Venatorie (A.F.V.);
6% ad Aziende-Agri-turistico-Venatorie (A.A.T.V.);
1% a Centri Privati di riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale.
Istituti per la caccia/cattura riservata
Aziende faunistico-venatorie (art. 32 L.R. n. 17/95)
Le finalità di questo istituto, senza fine di lucro, sono relative alla conservazione e produzione di specie faunistiche particolarmente importanti per la realtà naturalistica, faunistica ed acquatica provinciale ed al prelievo di specie cacciabili tra quelle determinanti l’indirizzo faunistico.
-superficie non inferiore a 400 ha;
-caratteristiche di habitat in generale di buona qualità ed esenti da fenomeni di degrado ed eccessiva antropizzazione;
-presenza di complessi faunistici meritevoli di conservazione per quantità e/o qualità delle specie/popolazioni presenti;
-le pratiche di conduzione agricola e forestale dovranno essere di basso impatto ecologico (pochi concimi chimici, cedui realizzati su parcelle piccole e alternate con aree boscate, mantenimento di siepi, ecc.);
-deve esistere una programmazione realistica di interventi di conservazione e miglioramento ambientale specifici per la fauna, incluse le strutture particolari per l’allevamento, l’alimentazione e l’ambientamento di fauna oggetto di interventi di sostentamento attivo;
-la gestione ambientale persegue l’obiettivo della diversità di colture e di ambienti;
-l’ immissione di soggetti a scopo di ripopolamento è limitata ad interventi iniziali o eccezionali, e comunque non deve essere intervento di mantenimento delle consistenze delle popolazioni animali;
-la fauna dovrà essere soggetta a stima durante l’anno, per consistenza della popolazione e determinazione delle quote di prelievo;
-il titolare manterrà registri accurati di tutte le stime, prelievi e altre attività sulla fauna e sugli habitat.
Aziende agri- turistico-venatorie (art. 32 L.R. n. 17/95).
Concessione ai fini di impresa agricola; in esse sono consentiti l’immissione e l’ abbattimento, per tutta la stagione venatoria, di fauna selvatica di allevamento.
-superficie non inferiore a 200 ha;
-devono essere realizzate in territorio di scarso rilievo faunistico con priorità nelle aree di agricoltura svantaggiata
(DIR. CEE 268/75 e successive modificazioni), ovvero nelle aree dismesse da interventi agricoli (ai sensi del REG. CEE 1094/88);
-presenza di bacini artificiali per aziende situate nelle zone umide e vallive;
-devono avere una programmazione pluriennale sulle strutture da realizzare per l’allevamento, il ricovero e l’immissione della fauna nonchè sul numero e sulle specie di animali che si intende immettere;
-ubicate in un territorio di scarsa valenza naturalistica, su terreni e localizzazioni marginali e degradati, comunque mai recintati;
-il titolare manterrà registri accurati di tutte le stime, prelievi e altre attività sulla fauna e sugli habitat;
Centri privati di riproduzione della fauna allo stato naturale (art.16 L.R. 17/95)
-riproduzione di popolazioni di specie autoctone allo stato naturale, con prelievo mediante cattura degli animali allevati appartenenti alle specie cacciabili.
-i centri privati sono organizzati in forma di azienda agricola singola, consortile o cooperativa;
-la Provincia valuterà, in via prioritaria, i piani produttivi di detti centri in cui sarà indicata quantità e qualità delle specie che si intendono produrre, le strutture aziendali nonchè gli interventi di miglioramento, gestione ambientale e di eventuale contenimento di specie concorrenti;
-le popolazioni locali potranno essere sostenute con iniziali ripopolamenti e/o reintroduzioni, ma queste pratiche non saranno di regola.
-interventi programmati della gestione a regime;
il rimanente territorio (55%) è destinato alla caccia programmata.
Rientrano inoltre nella pianificazione, l’individuazione delle aree destinate agli appostamenti fissi, ai centri pubblici di riproduzione di fauna selvatica ed alle zone per l’addestramento, l’allenamento e le gare di cani.
Zone di Addestramento Cani (art. 17 L.R. n. 17/95)
Addestramento e allenamento dei cani anche con possibilita’ di abbattimento della fauna selvatica.
-il territorio della provincia, vista la sua conformazione e l’agricoltura che viene praticata è da ritenersi per la maggior parte idoneo all’ istituzione di dette zone, che ai sensi della legge regionale sopracitata non potranno superare l’1% del territorio agro-silvo-pastorale provinciale;
-in considerazione della sempre crescente attività cinofila e dell’interesse dei cacciatori all’allenamento ed addestramento dei cani durante il periodo di silenzio venatorio, nonché il flusso turistico che può essere generato come conseguenza di dette attività, è auspicabile che la percentuale dell’1% ad esse riservata dalla normativa vigente sia interamente destinata a questi istituti.
-la localizzazione delle zone di addestramento e allenamento deve riguardare preferibilmente aree di scarso valore faunistico costituite da terreni marginali nonché aree di qualità faunistica non elevata ma sufficiente a mantenere popolazioni di specie cacciabili; oltre a quanto sopra riportato per la disciplina e la costituzione di dette zone si farà riferimento ai commi 2 e 3 dell’art.17 della legge regionale 17/95.