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Timestamp: 2020-08-08 09:45:44+00:00
Document Index: 111718705

Matched Legal Cases: ['art. 360', 'art. 3', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 3340 del 05/02/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3340 del 05/02/2019
Cassazione civile sez. I, 05/02/2019, (ud. 22/11/2018, dep. 05/02/2019), n.3340
sul ricorso 9293/2018 proposto da:
B.E., elettivamente domiciliato in Roma, via degli Scipioni
265 presso lo studio dell’avv. Domenico Liberatore, rappresentato e
difeso dall’avv. Antonio Ottaviano, del Foro di Vasto, giusta
avverso il decreto n. 2126/2018 del TRIBUNALE DI ANCONA, pubblicato
il 15/02/2018;
22/11/2018 dal Pres. Dott. SCHIRO’ STEFANO.
1) Con ricorso notificato il 21 marzo 2018 B.E., cittadino della Nigeria, ha impugnato per cassazione, sulla base di quattro motivi, il decreto del Tribunale di Ancona n. 2126/2018 del 15 febbraio 2018, con il quale è stato rigettato il ricorso dal medesimo proposto avverso il provvedimento della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Ancona in data 13 giugno 2017, che aveva respinto le domande di riconoscimento dello status di rifugiato o del diritto alla protezione sussidiaria, nonchè la domanda di accertamento del diritto alla protezione umanitaria, avanzate in conseguenza delle minacce subite da due gruppi cultisti, i Black Movement of Africa e gli Air Lords. In particolare, lo straniero aveva dedotto che un membro del gruppo Black Movement of Africa lo aveva ritenuto responsabile del fatto che la sua ragazza lo aveva lasciato e per questo aveva incominciato a perseguitarlo e a minacciarlo intimandogli di convincere la ragazza a tornare da lui. Spaventato, aveva chiesto aiuto a un suo amico, che faceva parte del gruppo Air Lords, ma ciò aveva dato origine a violenti scontri tra i due Cult ed aveva peggiorato la sua posizione, in quanto il gruppo Ail Lords, in cambio dell’aiuto prestatogli, pretendeva il suo ingresso nella confraternita. Minacciato e perseguitato dai due gruppi, uno che lo voleva uccidere per aver innescato una faida con l’altra confraternita e questa perchè lo voleva arruolato nelle sue fila, egli era fuggito in Libia e poi in Italia.
a) le dichiarazioni del ricorrente in merito alle motivazioni che lo avrebbero indotto a lasciare il paese di origine non sono credibili, in quanto è inverosimile che egli, da estraneo e non affiliato, fosse considerato così importante da una delle due organizzazioni al punto di entrare in un conflitto mortale con il gruppo avverso, così come è inverosimile che la protezione gli sia stata accordata senza che egli si fosse prima affiliato al gruppo;
3) Il Ministero dell’Interno intimato non ha svolto difese.
4) Con il primo motivo il ricorrente, denunciando violazione di legge e travisamento di fatti decisivi, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, censura il decreto impugnato per avere il Tribunale ritenuto non credibile il racconto del ricorrente.
Osserva il collegio che “La valutazione di non credibilità del racconto costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, il quale deve valutare se le dichiarazioni del richiedente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c)” (Cass. 27503/2018). Tale apprezzamento di fatto è censurabile solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, e interpretato, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, “…come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella ” motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella ” motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (Cass., S.U., 8053/2014). Al di fuori di dette ipotesi, “il vizio di motivazione può essere dedotto solo per omesso esame di un “fatto storico”, che abbia formato oggetto di discussione e che appaia “decisivo” ai fini di una diversa soluzione della controversia” (Cass. 23940/2017).
5) Con il secondo motivo e il terzo motivo, che possono essere esaminati congiuntamente in quanto attinenti a questioni strettamente connesse, il ricorrente, denunciando ancora violazione di legge e vizio di motivazione, critica la decisione del Tribunale di non ritenere configurabile, in relazione alle asserite violenze e minacce subite ad opera dei membri dei gruppi cultisti e alla situazione di violenza indiscriminata esistente in Nigeria, il pericolo di un danno grave e i presupposti della protezione sussidiaria e di quella umanitaria. Lamenta altresì che il giudice di merito non si sia avvalso dei propri poteri ufficiosi di cooperazione istruttoria.
Il primo profilo di censura, comunque inammissibile in quanto prospetta una doglianza attinente al merito in contrapposizione all’accertamento del Tribunale, è assorbito dalla ritenuta non credibilità della narrazione dei fatti compiuta dal ricorrente. Il vizio di motivazione, peraltro meramente enunciato, non è neppure conforme al disposto dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel testo vigente ratione temporis. Il secondo profilo è infondato perchè il Tribunale ha compiutamente esercitato il suo potere-dovere di cooperazione istruttoria, richiamando come fonti di conoscenza agenzie internazionali accreditate (UNHCR), che hanno escluso che la zona di provenienza del ricorrente (Edo State, situato nella Nigeria meridionale) sia caratterizzata da violenza diffusa e indiscriminata o da conflitti armati.
6) Con il quarto motivo il ricorrente denuncia omessa pronuncia, mancata motivazione o motivazione apparente in ordine al diniego di protezione umanitaria.
7) Il ricorso deve essere conseguentemente rigettato, ma nulla deve disporsi in ordine alle spese processuali, non avendo parte intimata svolto attività difensiva.
Poichè il ricorrente è stata ammesso al patrocinio a spese dello Stato, non sussistono nella specie i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente stesso di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso per cassazione, a norma del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.