Source: http://www.penalecontemporaneo.it/d/3972-la-sentenza-della-cassazione-sul-caso-berlusconi-ruby-tra-morale-e-diritto
Timestamp: 2017-02-27 02:17:09+00:00
Document Index: 105162466

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1437', 'art. 403', 'art. 324', 'art. 323']

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24 giugno 2015 | Gian Luigi Gatta, La sentenza della Cassazione sul caso Berlusconi-Ruby: tra morale e diritto
Si legge infatti nella sentenza annotata che ai fini dell'integrazione del delitto di concussione "è necessario che la condotta abusiva del pubblico ufficiale divenga positivamente concreta, nel senso che la vittima deve essere posta nella condizione di percepirne l'effettiva portata intimidatoria e costrittiva, idonea a ingenerare in lei il timore di un danno contra ius, in caso di mancata adesione alla richiesta dell'indebito che gli viene rivolta. E' necessario, in sostanza, dimostrare che il pubblico ufficiale ha abusato delle sue qualità o dei suoi poteri, esteriorizzando concretamente un atteggiamento idoneo a intimidire la vittima, tanto da incidere negativamente sulla sua integrità psichica e sulla sua libertà di autodeterminazione". b) E' una prova che, nel caso di specie, è stata esclusa dalla Corte d'Appello di Milano che, con una motivazione ritenuta dalla Cassazione logica e immune da vizi, ha individuato la molla del comportamento accondiscendente del Capo di Gabinetto del Questore di Milano non già in una "esterna e grave coazione psicologica della sua volontà", bensì "nella combinazione di più fattori, tutti interni al medesimo soggetto, costituiti da timore reverenziale, debolezza caratteriale, desiderio di non sfigurare, timore autoindotto, convinzione di agire nel lecito" (p. 13). E il mero timore reverenziale, proprio in quanto auto-indotto, è riconducibile al metus ab intrinseco, del quale anzi rappresenta un'ipotesi classica nella tradizione canonistica e civilistica (cfr. G.L. Gatta, La minaccia, cit., p. 249 s.). La sentenza annotata si segnala anche e proprio per avere affermato in ambito penalistico un principio di portata generale nell'ordinamento, contribuendo così all'affermazione di un concetto di minaccia tendenzialmente unitario (è la tesi da noi sostenuta nel più volte citato lavoro monografico). Afferma in proposito la sentenza annotata che "il timore autoindotto, di per sé, non incide sulla libertà di determinazione del soggetto, tanto che non integra, anche sul piano civilistico, un vizio della volontà, quale causa di annullamento del contratto (art. 1437 cod. civ.)".
6. La S.C. esclude altresì, infine, che nel fatto oggetto del giudizio sia ravvisabile un abuso d'ufficio, realizzato in concorso tra il Presidente Berlusconi (come 'extraneus') e il Capo di Gabinetto del Questore di Milano (p. 19/20). "Anche a voler ritenere la procedura amministrativa seguita dalla Questura di Milano per l'affidamento della minore Ruby non conforme al dettato dell'art. 403 c.c.", mancano comunque, nel caso di specie, gli elementi dell'ingiusto vantaggio patrimoniale e del danno ingiusto, necessari, dopo la riforma del 1997, per integrare un abuso d'ufficio penalmente rilevante. Le cose sarebbero ben diverse, sottolinea in modo sibillino la S.C. (p. 20), se fossero tuttora vigenti le norme incriminatrici dell'interesse privato in atti d'ufficio (art. 324 c.p.) - abrogata nel 1990 - o dell'abuso d'ufficio (art. 323 c.p.), nella versione precedente alla riforma del 1997. Come a dire che se l'abuso di potere realizzato la notte del rilascio di Ruby è penalmente irrilevante - e suscita l'indignazione di buona parte dell'opinione pubblica - è forse dovuto a riforme del passato meno recente, che animate dal pur lodevole intento di una maggiore tipizzazione di alcuni delitti contro la p.a., risultano però avere ristretto eccessivamente le maglie del diritto penale nel contrasto ai più svariati abusi di potere realizzati in seno alla p.a. Please enable JavaScript to view the comments powered by Disqus.