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Timestamp: 2020-07-05 04:52:13+00:00
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Sentenza Cassazione Penale n. 2570 del 29/11/2012 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2570 del 29/11/2012
Penale Sent. Sez. 4 Num. 2570 Anno 2013
1) 0111 GABRIELE N. IL 15/04/1983
avverso la sentenza n. 1073/2011 CORTE APPELLO di TRIESTE, del
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. EAA-4 1.-.4 V.
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Ritenuto in fitto
1. – Con sentenza resa in data 20.6.2012, la Corte d’appello di
Trieste ha parzialmente riformato la sentenza del Tribunale della
stessa città del 28.3.2011 con la quale Gabriele Otti è stato riconosciuto colpevole del reato previsto e punito dall’art. 186, comma 2,
c.d.s., per esser stato còlto alla guida del proprio veicolo in stato di
ebbrezza in Trieste il 20.6.2009, e condannato alla pena di 10 giorni
di arresto ed curo 800,00 di ammenda, con la conversione della pena
detentiva in curo 380,00 di ammenda, oltre al pagamento delle spese
Con la sentenza di appello, la Corte triestina, in accoglimento
dell’impugnazione incidentale del procuratore generale locale, ferme
le restanti statuizioni del tribunale, ha aumentato la pena irrogata
all’imputato, determinandola in quella di un mese di arresto e di euro
1.500,00 di ammenda, con la conversione della pena detentiva in euro 1.40,00 di ammenda.
Avverso la sentenza di appello ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell’imputato, affidato a due motivi
2.1. – Con il primo motivo, il difensore dell’imputato si duole
della violazione e falsa applicazione dell’art. 186, comma 2 lett. a) e
b), c.d.s. e dell’art. 379 reg. att. c.d.s., oltre all’insufficienza, lacunosità e illogicità della motivazione della sentenza di secondo grado.
avere, il giudice a quo, erroneamente ritenuto misurabile in centesimi, anziché in decimi, le risultanze strumentali del tasso alcolemico
dell’imputato, ai fini della dell’accertamento del grado di ebrezza ai
fini dell’applicazione dell’articolo 186 c.d.s..
Nel caso di specie, in relazione all’imputato, nella situazione di
tempo e di luogo di cui al capo di imputazione, era stato accertato un
tasso alcolemico pari a 0,85 g./1., tale da non superare la soglia penalmente rilevante di 0,8 g./1., atteso che, in ragione dell’irrilevanza
del computo centesimale del tasso alcolemico, il primo dato alcolimetrico penalmente rilevante (calcolato su scala decimale) doveva ritenersi il tasso pari a 0,9 g./1., con il conseguente accertamento della
mancata commissione, da parte dell’Odi, di alcun illecito penale.
2.2. – Con il secondo motivo d’impugnazione, il ricorrente si
duole che la corte territoriale, in accoglimento dell’impugnazione incidentale del procuratore generale, abbia ritenuto, la guida di un cidomotore, espressione di un’insidia, per la circolazione stradale, ancora maggiore di quella riconducibile agli autoveicoli, senza dotare,
tale astratta valutazione di pericolosità, di un supporto probatorio
idoneo a confermarne in concreto il ricorso.
Sotto altro profilo, il ragionamento del giudice d’appello deve
ritenersi, ad avviso del ricorrente, palesemente contraddittorio, laddove, da un lato, riconosce espressamente la mancata contestazione
della circostanza aggravante della guida in stato di ebbrezza durante
le ore notturne, e, dall’altro, finisce col porre, il ricorso di tale particolare circostanza, alla base del disposto aumento di pena.
Aumento di pena, infine, immotivatamente imposto senza
adeguati riscontri istruttori, anche in relazione alla circostanza, di per
sé neutra, del trasporto di altra persona sul ciclomotore poi fermato.
3.1. – Il primo motivo d’impugnazione è infondato.
Secondo il principio già statuito da questa corte di legittimità
— peraltro coerente con una piana lettura del testo dell’art. 186 c.d.s.
in tema di guida in stato di ebbrezza, ai fini del superamento delle
soglie di punibilità stabilite dall’art. 186, comma 2, lett. a), b) e c),
c.d.s., assumono rilievo anche i valori centesimali.
Varrà al riguardo evidenziare come la modificazione dell’art.
186 c.d.s., comma 2, introdotta per la prima volta con il di 3 agosto
2007, n. 117, convertito con modificazioni nella I. n. 160/2007 (con
l’indicazione di tre differenti fattispecie progressive, con graduale incremento della gravita delle sanzioni applicate), è stata voluta dal legislatore con l’intento di arginare il fenomeno della guida in stato di
alterazione correlata all’assunzione smodata di alcolici, con tutte le
gravi conseguenze che ne derivano in termini di sinistri stradali.
In quest’ottica è pertanto contraddittorio ritenere come il legislatore, indicando una sola cifra decimale, abbia inteso negare alcuna
valenza ai centesimi.
Seguendo la tesi del ricorrente, infatti, l’approssimazione dei
valori accertati con l’etilometro ai soli decimi, comporterebbe di fatto
l’innalzamento dei valori soglia, rispettivamente, di un decimo di
grammo/litro per ciascuna delle fattispecie di cui alle lett. a), b) e c).
Pertanto, nella fattispecie de qua, con riferimento alla lett. b),
il valore, da superiore a o,8 g./I., viene di fatto elevato al limite di 0,9
La sensibilità degli strumenti utilizzati per l’accertamento urgente del tasso alcolemico (gli etilometri) era già ben nota al legislatore stesso, prima dell’adozione della modifica normativa.
Il legislatore era allora già ben consapevole, quindi, che i valori
dell’alcolemia erano rilevati dai predetti con capacità di approssimazione al centesimo di g./1..
In assenza di elementi espliciti da cui desumere una volontà
contraria, deve quindi affermarsi che l’omessa indicazione della seconda cifra decimale (nel caso, peraltro, coincidente con lo zero, cifra
considerata non significativa tra i decimali) nulla abbia a che vedere
con la volontà di approssimare ai soli decimi di g./1. gli accertamenti
più corretti, puntuali e precisi forniti dalla strumentazione disponibile.
Nella fattispecie de qua, quindi, il valore rilevato ed accertato
sulla persona di Gabriele Otti, pari a 0,85 g./1. di alcolemia, è superiore al valore soglia di 0,8 g./1. e, pertanto, il fatto ascrittogli deve
essere qualificato ai sensi dell’art. 186 c.d.s., comma 2, lett. b) e non
già ai sensi dell’art. 186 e.d.s., comma 2, lett. a) (ad oggi penalmente
3.2. – Anche il secondo motivo di ricorso è infondato.
La doglianza genericamente presentata dal ricorrente, con riguardo alla particolare severità del trattamento sanzionatorio inflitto
a suo carico, non individua alcuna insufficienza o incongruità nello
sviluppo logico della motivazione dettata nella sentenza impugnata,
limitandosi a prospettare questioni di mero fatto o apprezzamenti di
merito incensurabili in questa sede.
Sul punto è sufficiente il richiamo ai princìpi enunciati da questa Corte in materia, là dove, in tema di commisurazione della pena,
quando questa (come nel caso di specie) non si discosti di molto dai
minimi edittali ovvero venga compresa tra il minimo ed il medio edittale, il giudice ottempera all’obbligo motivazionale richiamandosi alla
gravità del reato (cfr. Casa., n. 41702/2004, Rv. 230278); in particolare, nell’ipotesi in cui la determinazione della pena non si discosti
eccessivamente dai minimi edittali, il giudice ottempera all’obbligo
motivazionale di cui all’art. 125, comma 3, c.p., anche ove adoperi
espressioni come “pena congrua”, “pena equa”, “congruo aumento”,
ovvero si richiami alla gravità del reato o alla personalità del reo (v.
Casa., n. 33773/2007, Rv. 237402).
Nel caso in esame, la corte territoriale ha correttamente determinato il complessivo trattamento sanzionatorio imposto all’Otti,
correlando tale giudizio alla particolare gravità del pericolo occasionato, concretamente desunto dai parametri relativi all’oggettiva pericolosità della guida di un ciclomotore, esercitata durante il tempo di
notte e altresì gravata dal trasporto di una terza persona.
Al riguardo, la pretesa non valutabilità, a giudizio del ricorrente, del dato costituito dalla commissione del fatto durante le ore notturne (siccome astrattamente oggetto di una circostanza aggravante
nella specie non contestata), non può ritenersi in alcun modo condivisibile, avendo la corte territoriale correttamente considerato detto
elemento temporale esclusivamente ai fini dell’art. 133 c.p. (e quindi
in funzione di una più esatta ricostruzione del fatto nella sua concreta
entità), e non già in relazione al rilievo di una circostanza aggravante,
avente, ai fini della determinazione della pena, un’incidenza concreta
del tutto diversa e più incisiva.
Deve pertanto ritenersi che la corte distrettuale abbia adeguatamente radicato, il conclusivo giudizio espresso sul trattamento sanzionatorio imposto all’imputato, al ricorso di specifici presupposti di
fatto, sulla base di una motivatone in sé dotata di intrinseca coerenza e logica linearità.