Source: http://www.cassaintegrazione.it/lesperto-consiglia
Timestamp: 2014-10-23 04:28:02+00:00
Document Index: 62624023

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 7']

Giovedi, 23 ottobre 2014 ore 06:28
L'esperto consiglia	CIGS e categorie protette
20/10/08 - Si chiede se instaurando un rapporto di lavoro a tempo determinato si perde il diritto alla cassa CIGS e se un'azienda può mettere in CIGS un lavoratore assunto come categoria protetta.Ai sensi della Legge n. 160 del 20/5/1988, il lavoratore che svolge attività di lavoro autonomo o subordinato durante il periodo di integrazione salariale non ha diritto al trattamento per le giornate di lavoro effettuate, e lo stesso decade dal diritto di integrazione salariale nel caso in cui non abbia provveduto a dare preventiva comunicazione alla sede provinciale dell'INPS dello svolgimento della predetta attività. Tali disposizioni non negano la possibilità di svolgere prestazioni lavorative, anche alla luce di altre normative che sono mirate alla ricollocazione dei lavoratori in CIGS, come l'art. 13 del DL 35/2005, che prevede l'assunzione di lavoratori in CIGS con contratti di durata superiore a dodici mesi. La legge che tutela le categorie protette è la. n. 68/1999 e pone come obiettivo la promozione dell'inserimento e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato. Lo scopo quindi non è quello di imporre ad ogni costo una assunzione, quanto quello di inserire in maniera produttiva il disabile nel mondo del lavoro. Ai sensi del comma 5 dell'articolo 3 della legge n. 68/1999, gli obblighi previsti dalla stessa legge sono sospesi: - nei confronti delle imprese che versano in una delle situazioni previste dalla legge n. 223/1991, art. 1 (Cassa integrazione guadagni straordinaria) e 3 (Cassa integrazione guadagni durante le procedure concorsuali). La sospensione opera per la durata dei programmi contenuti nella relativa richiesta di intervento in proporzione all'attività lavorativa effettivamente sospesa e per il singolo ambito provinciale. Se il lavoratore ha una percentuale di invalidità superiore al 60% intercorsa in costanza di rapporto di lavoro senza che tale invalidità sia stata causata da inosservanza delle norme di sicurezza da parte del datore di lavoro, l'azienda potrebbe chiedere al Servizio di collocamento mirato della Provincia di competenza di computare questo lavoratore nella quota d'obbligo. Anche se la dichiarazione di CIGS esenta l'azienda da tale obbligo. Al termine del periodo di concessione dell'integrazione salariale straordinaria i lavoratori sospesi in CIGS possono rientrare, in tutto o in parte in azienda. Si evidenzia che, l'appartenenza ad una categoria protetta dovrebbe essere comunicata all'azienda. Tutte le aziende, infatti, in ragione del numero dei dipendenti hanno l'obbligo di avere in servizio un certo numero di lavoratori appartenenti a questa categoria, quindi, una volta superato lo stato di crisi, l'appartenenza del lavoratore ad una categoria protetta, potrebbe aiutare l'azienda a non decidere la eventuale messa in mobilità dello stesso lavoratore. Qualora l'impresa ammessa al trattamento straordinario di integrazione salariale, nel corso del programma per la ristrutturazione, trasformazione o riconversione aziendale oppure per ovviare alla crisi aziendale, ritenga di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi e di non poter ricorrere a misure alternative, può avviare le procedure di mobilità a seguito delle quali potrà essere licenziato con preavviso il personale in eccedenza (artt. 4-9, L. n. 223/1991). L'individuazione dei lavoratori da collocare in mobilità deve avvenire in relazione: a) alle esigenze tecnico-produttive ed organizzative del complesso aziendale; b) ai criteri previsti dalla contrattazione collettiva o, in mancanza, nel rispetto dei seguenti criteri in concorso fra loro:
Se il lavoratore viene messo in mobilità, oltre all'iscrizione nella relativa lista regionale, può e deve certamente iscriversi alle liste del collocamento mirato dell'Amministrazione provinciale di competenza.Fonte: www.portalavoro.regione.lazio.it
21/05/09 - Si chiede se la cassa integrazione è applicabile anche alle lavoratrici in maternità.Le lavoratrici madri sono escluse dall'integrazione salariale ordinaria, per tutto il periodo in cui vige il divieto di licenziamento (dall'inizio della gestazione fino a tre mesi dopo il parto, nonché fino al compimento di un anno di età del bambino), salvo che le stesse siano addette ad un reparto con autonomia funzionale la cui attività sia completamente sospesa. (Articolo 2, comma 5, legge n° 1204/71) L'indennità giornaliera per maternità obbligatoria sostituisce la CIG. Le lavoratrici in astensione obbligatoria hanno diritto alla indennità INPS sia nel caso in cui l'astensione sia iniziata prima della CIG, sia nel caso in cui sia iniziata durante la CIG. Al termine dell'astensione obbligatoria la lavoratrice può optare per il rientro in azienda e non chiedere l'astensione facoltativa: in questo caso se nel suo reparto o nell'azienda è ancora in corso la sospensione dell'attività, alla lavoratrice spetterà il trattamento CIG corrispondente. Ci auguriamo che le informazioni sopra riportate siano sufficienti. In caso contrario non esiti a contattarci inviando un ulteriore quesito.Fonte: http://www.portalavoro.regione.lazio.it
Cassa integrazione guadagni in deroga e lavoratori apprendisti
22/04/09 - Si chiede se in regime di cassa integrazione guadagni in deroga gli Apprendisti hanno ora diritto allo stesso trattamento degli altri dipendenti.Con l'articolo 19, comma 1, lettera c), del decreto legge n. 185 del 29 novembre 2008, convertito con modificazioni dalla legge 33/2009, è stato introdotto un nuovo trattamento: i lavoratori in possesso della qualifica di apprendista alla data di entrata in vigore del decreto stesso (29 novembre 2008) e con almeno tre mesi di servizio presso l'azienda interessata dalla crisi all'atto della sospensione o del licenziamento, hanno diritto in caso di sospensione per crisi aziendali o occupazionali, oppure in caso di licenziamento, ad un trattamento pari all'indennità ordinaria di disoccupazione non agricola con requisiti normali. Questo trattamento può essere concesso per la durata massima di 90 giornate nell'intero periodo del contratto di apprendista oppure per un numero minore di giornate, se il contratto scada prima della durata massima dell'indennità. Sarà cura della sede INPS di competenza acquisire la data di decadenza, qualora la durata del contratto sia inferiore a 90 giorni. In caso di licenziamento il trattamento sarà corrisposto per una durata massima di 90 giornate, sempre che l'apprendista risulti disoccupato per il periodo di godimento del trattamento stesso. Si precisa inoltre che l'apprendista deve fare la domanda entro 68 giorni dal licenziamento. Questa nuova tipologia di intervento verrà applicata in via sperimentale per il triennio 2009-2011. In considerazione della tipologia di prestazione introdotta dal decreto legge n. 185/2008, finalizzata a sostenere una categoria di lavoratori a tutt'oggi esclusi dalla possibilità di fruire dell'indennità di disoccupazione ordinaria non agricola con requisiti normali, bisogna sottolineare che per gli apprendisti non dovranno essere ricercati i requisiti generalmente necessari (anzianità assicurativa e contribuzione ds), per la concessione dell'indennità di disoccupazione ordinaria non agricola con requisiti normali. Fino a nuova disciplina, il datore di lavoro è in ogni caso tenuto a comunicare, con apposita dichiarazione da inviare ai servizi competenti e alla sede dell'Istituto territorialmente competente, la sospensione della attività lavorativa e le relative motivazioni, nonché i nominativi dei lavoratori interessati, i quali devono aver reso dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro o ad un percorso di riqualificazione professionale al locale centro per l'impiego. La Circolare INPS n. 39 del 06/03/2009 ha fornito le prime istruzioni contabili sulla presentazione delle domande sia riferite ai lavoratori ordinari, sia ai lavoratori con qualifica di apprendista. Si attendono ora disposizioni da parte del Ministero del Lavoro e dell'INPS per rendere operative queste norme. Inoltre, poiché le Regioni contribuiranno finanziariamente all'avvio della suddette misure di sostegno al reddito, sarà bene informarsi presso gli uffici della propria Regione per conoscere specificamente termini e modalità di richiesta per i suddetti trattamenti.Fonte: http://www.portalavoro.regione.lazio.it
Lavoratrice in procinto di CIGS e opportunità di lavoro a tempo determinato
23/03/09 - Una lavoratrice di un'azienda che ha posto in cassa integrazione parte dei dipendenti in quanto commissariata per fallimento, riassunta a tempo determinato sei mesi da una nuova società, chiede se abbia comunque diritto alla cassa integrazione allo scadere dei sei mesi, se dovesse accettare una nuova proposta di lavoro presso un'altra azienda sempre a tempo determinato a condizioni economiche più vantaggiose.In merito al quesito posto si comunica che il diritto alla cassa integrazione allo scadere del rapporto di lavoro a tempo determinato sussiste soltanto se posto in essere con la stessa azienda che si è costituita dopo il commissariamento della società in fallimento. La costituzione della nuova società ha permesso un'assunzione a tempo determinato facendo slittare il ricorso alla cassa integrazione, già partita per altri dipendenti, allo scadere del contratto a tempo determinato; quindi l'accettazione di una nuova proposta di lavoro, anche se a tempo determinato, porta ad un cambiamento della volontà del lavoratore nel modificare datore di lavoro e alla decadenza del diritto alla cassa integrazione. Infatti, il nuovo contratto di lavoro che si accetterebbe non consente di accampare alcun diritto verso l'azienda che ha prospettato la CIGS allo scadere dell'attuale contratto. Per maggiore chiarezza si porta a conoscenza che consultando le banche dati a nostra disposizione emerge il seguente quadro normativo:Decreto legislativo luogotenenziale n. 788 del 1945 (art. 3 comma 2 - che introduce contestualmente la possibilità di svolgere attività lavorativa e la sospensione del trattamento CIG);Decreto legge n. 86/1988 (art. 4 che stabilisce che sia in caso di lavoro autonomo che di lavoro subordinato viene sospeso il diritto all'integrazione salariale); (art. 5 che prevede la decadenza dal diritto al trattamento di integrazione salariale nel caso in cui il lavoratore non comunichi in via preventiva all'INPS gli estremi del rapporto di lavoro);Corte di cassazione, sentenza n. 3439/2001 (che ribadisce che tale obbligo ricorre esclusivamente per il lavoratore).Dalla lettura di queste disposizioni si può concludere che:è consentito ai lavoratori in cassa integrazione (sia ordinaria che straordinaria) l'instaurazione di rapporti di lavoro a tempo determinato o a carattere autonomo pur in costanza di trattamento di integrazione salariale;occorre che il lavoratore invii una comunicazione in tal senso preventiva all'INPS precisando le date di inizio e termine del rapporti di lavoro, pena da decadenza dalla CIG;durante tale rapporto di lavoro l'integrazione salariale verrà sospesa da parte dell'INPS.Si comunica, inoltre, che per i dipendenti delle aziende commissariate in base al D.L. n. 26/1979 (Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi), la durata dell'intervento della C.i.g.s. - a norma dell'art. 7, c. 10 ter, D.L. n. 148/1993 - è equiparata al termine previsto per l'attività del commissario. Ai fini del trattamento C.i.g.s. la dichiarazione dello stato d'insolvenza accerta già di per se una situazione patologica dell'azienda e pertanto la concessione dell'integrazione salariale spetta a decorrere dalla data del provvedimento dello stato d'insolvenza alla fase procedurale successiva che si conclude, alternativamente, con l'apertura della procedura di amministrazione straordinaria ovvero con la dichiarazione di fallimento (v. ML circ. n. 56/2002). In precedenza invece, qualora dopo la dichiarazione dello stato d'insolvenza l'autorità giudiziaria avesse ritenuto non sussistenti i presupposti dell'amministrazione straordinaria e pertanto avesse dichiarato il fallimento della società, il trattamento C.i.g.s. poteva essere concesso solo dalla data del fallimento (v. ML circ. n. 48/2000).Fonte: http://www.portalavoro.regione.lazio.it Tweet
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