Source: http://www.marcovantini.it/25-ddl-di-bilancio-2017-brutta-sorpresa-per-le-note-di-credito-da-procedure-concorsuali.html
Timestamp: 2019-07-20 13:22:32+00:00
Document Index: 88762249

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'sentenza ', 'art. 67', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26']

Marco Vantini Dottore Commercialista - Ddl di Bilancio 2017: Brutta sorpresa per le note di credito da procedure concorsuali
Una sorprendente disposizione contenuta nel disegno di legge di bilancio 2017 intende eliminare le novità in materia di nota di variazione IVA, per il mancato pagamento a causa di procedure concorsuali o assimilate del cliente, ripristinando la versione dell’art. 26 comma 2 antecedente alle modifiche della legge di stabilità 2016 (L. 208/2015). Verrebbero così eliminati i commi 4 e 11 dello stesso art. 26 che, seppur applicabili ai soli casi di procedure aperte a decorrere dal 1° gennaio 2017, hanno individuato il momento di emissione della nota di variazione, risolvendo svariati dubbi interpretativi e garantendo un più agevole recupero dell’IVA a fronte di procedure che coinvolgono il cessionario o committente di un’operazione.
Secondo la disciplina emergente dalla L. 208/2015, infatti, la nota di variazione in diminuzione ex art. 26 comma 2 del DPR 633/72, per le procedure aperte dal 2017, può essere emessa (anche decorso un anno dall’effettuazione dell’operazione) a partire dalla data:
- della sentenza che dichiara il fallimento del debitore;
- del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria;
- del decreto di omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti;
- di pubblicazione nel Registro delle imprese di un piano attestato ex art. 67 comma 3 lett. d) del RD 267/42.
Ripristinando la formulazione della norma antecedente all’intervento operato dalla L. 208/2015, per determinare il momento di emissione della nota di variazione si dovrebbe tornare a far riferimento agli interventi di prassi (e di dottrina) interpretativi dell’art. 26 comma 2 del DPR 633/72, non potendosi riconoscere nemmeno il valore di interpretazione autentica alle norme di cui alla L. 208/2015 (in questo senso, si è espressa la circolare AIDC n. 5/2016). Per cui, stando alla prassi precedente, per l’emissione della nota di credito a fronte della procedura che colpisce il debitore, probabilmente si dovrebbe tornare ad attendere:
- l’esito del piano di ripartizione finale del fallimento, laddove sussistente (ris. Agenzia delle Entrate 5 maggio 2009 n. 120); o, quanto meno, il termine per la presentazione delle osservazioni al piano di riparto);
- per il concordato preventivo, il decreto di omologazione e il rispetto a cura del debitore degli obblighi ivi assunti (C.M. 17 aprile 2000 n. 77), ovvero, come sostenuto da una parte della dottrina, l’esecuzione della proposta concordataria e, quindi, il provvedimento di esecutività del piano di ripartizione finale.
Nessuna novità è, invece, prevista per le note di variazione riguardanti l’accordo di ristrutturazione dei debiti omologato e il piano attestato di risanamento pubblicato presso il Registro delle imprese, in quanto la norma previgente alla L. 208/2015 – così come risultante dalle modifiche operate dal DLgs. 175/2014, il quale ha ricompreso nella disciplina delle note di variazione IVA, senza limite di tempo, i due particolari strumenti di soluzione della crisi – già consentiva l’emissione della nota di credito a partire dal momento in cui viene rilevata la perdita su crediti ai fini delle imposte dirette (cfr. circ. Agenzia delle Entrate 30 dicembre 2014 n. 31).
Il legislatore continua ad ignorare l’esistenza di altre procedure concorsuali, quelle riguardanti i soggetti non fallibili, ovvero l’accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento e il procedimento di liquidazione del patrimonio del debitore (L. 3/2012).
Non sono, invece, soggette a modifiche, secondo il disegno di legge di bilancio 2017, le procedure esecutive individuali, esperite le quali, nei confronti del debitore, è possibile emettere nota di variazione ai sensi dell’art. 26 comma 2 del DPR 633/72 (e non più del comma 4 lett. b) del DPR 633/72). Rimarrebbero, quindi, immutate le condizioni poste dal comma 11 dell’art. 26 affinché la procedura esecutiva possa intendersi, in ogni caso, “infruttuosa”:
- verbale di pignoramento redatto dall’ufficiale giudiziario attestante l’assenza di beni o crediti del debitore da pignorare (ovvero l’impossibilità di accedere al domicilio del debitore o, ancora, la sua irreperibilità);
- asta per la vendita del bene pignorato deserta per tre volte (cosicché il creditore decida di interrompere la procedura esecutiva per eccessiva onerosità).
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