Source: https://www.laleggepertutti.it/151737_se-uso-carta-di-credito-di-unaltra-persona-che-rischio
Timestamp: 2018-09-19 11:57:51+00:00
Document Index: 117225271

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 55', 'art. 646', 'art. 61', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 493']

Se uso carta di credito di un'altra persona che rischio?
Se uso carta di credito di un’altra persona che rischio?
Chiunque utilizzi una carta di credito o di pagamento di cui non è il proprietario commette reato e rischia la reclusione fino a cinque anni e una multa fino a 1.550 euro.
La carta di credito e il bancomat sono documenti personali, il cui uso è concesso solo al titolare o, nel caso di un’azienda, al legale rappresentante; appropriarsi di uno di questi documenti appartenente a un’altra persona per trarne un proprio vantaggio economico costituisce illecito penale. Questo significa che chi utilizza una carta di credito o un bancomat altrui commette reato e può essere punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da 310 a 1.550 euro. È quanto prevede un decreto legislativo del 2007 [1]. È necessario che l’utilizzo sia realizzato per trarre un profitto per sé o per altri; non scatta, quindi, il reato in commento se, ad esempio, il nipote prende la carta di credito della nonna per acquistare un oggetto che serve a quest’ultima, benché non autorizzato.
Se uso la carta di credito dell’azienda che rischio?
Che succede, invece, se il dipendente utilizza la carta di credito dell’azienda? Secondo una recente sentenza della Cassazione [2], quando il lavoratore ha ottenuto, dal datore, sia la carta di credito che il relativo Pin, consentendogli ciò di disporre della stessa senza ingerenze, non si può più parlare del reato di illecito utilizzo della carta di credito. Ma se il dipendente utilizza la carta per conseguire un ingiusto profitto per sé stesso, come per fare il pieno di benzina alla propria auto o acquistare un oggetto per sé stesso, allora scatta il diverso reato di appropriazione indebita, peraltro con l’aggravante di aver compiuto il fatto abusando delle relazioni d’ufficio [3].
[1] Art. 55 co. 9, D.lgs. n. 231/2007: «Chiunque, al fine di trarne profitto per sé o per altri, indebitamente utilizza, non essendone titolare, carte di credito o di pagamento, ovvero qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all’acquisto di beni o alla prestazione di servizi, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da 310 a 1.550 euro. Alla stessa pena soggiace chi, al fine di trarne profitto per sé o per altri, falsifica o altera carte di credito o di pagamento o qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all’acquisto di beni o alla prestazione di servizi, ovvero possiede, cede o acquisisce tali carte o documenti di provenienza illecita o comunque falsificati o alterati, nonché ordini di pagamento prodotti con essi».
[2] Cass. sent. n. 7910/17 del 17.02.2017.
[3] Art. 61 n. 11 cod. pen.
Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 20 gennaio – 17 febbraio 2017, n. 7910
Presidente Fumu – Relatore Coscioni
1. Con sentenza del 31 maggio 2016 il Tribunale di Ferrara dichiarava non doversi procedere nei confronti di C.M. in ordine al reato di cui agli artt. 81 cod.pen. e 55 comma 9 D. L.vo n.231/07 perché il fatto non sussiste; il giudice perveniva alla soluzione di cui in sentenza, argomentando che l’imputato era legittimato all’uso della carta di credito aziendale (tanto che aveva un proprio PIN personale), per cui l’uso della carta per effettuare rifornimento a mezzi non aziendali non integrava il reato ascritto, posto che tale irregolarità non atteneva ad un difetto di legittimazione nell’uso della carta, ma unicamente ad una infedeltà del dipendente.
1.1 Avverso la sentenza ricorre per Cassazione il Pubblico Ministero, osservando come C. non fosse titolare della tessera, per cui doveva ritenersi configurato tanto l’elemento oggettivo del reato (ovvero l’abusivo impiego della carta di pagamento da parte di soggetto non titolare della stessa) quanto quello soggettivo (consistente nella coscienza e volontà di porre in essere la condotta per finalità di profitto proprio o altrui); anche a voler ammettere che C. potesse essere qualificato titolare della tessera, il fatto sarebbe stato comunque penalmente rilevante sotto il profilo dell’appropriazione indebita.
2.1 L’art. 55 comma 9 D.L.vo n. 231/07 sanziona chiunque al fine di trarne profitto per sé o per altri “indebitamente utilizza, non essendone titolare” una carta di credito o documento analogo; occorse quindi accertare se, ne caso in esame, C. fosse o meno titolare della carta da lui utilizzata per il rifornimento di mezzi non aziendali.
Questa Corte ritiene che la risposta al superiore quesito debba essere affermativa: a prescindere dal dato formale che la tessera fosse intestata alla società, C. era infatti nel possesso della stessa e del relativo PIN, per cui si deve ritenere che sussistesse in capo a lui la titolarità della stessa, visto che ne poteva disporre senza alcuna ingerenza da parte dell’intestatario.
Diversamente da quanto ritenuto dal giudice per le indagini preliminari, però, non si può ritenere che il comportamento tenuto da C. non sia penalmente rilevante, posto che, ove venisse dimostrata l’ipotesi dell’accusa, C. si sarebbe comunque appropriato della tessera di cui aveva il possesso, procurandosi un ingiusto profitto (il carburante prelevato), integrando così la fattispecie prevista dall’art. 646 cod.pen., aggravato ai sensi dell’art. 61 n. 11 cod.pen..
La sentenza impugnata deve essere quindi annullata con rinvio alla Corte di Appello di Bologna.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio alla Corte di Appello di Bologna per il giudizio.
10/06/2018 alle 11:09
Buongiorno, per chiarezza sarebbe opportuno sottolineare che l’utilizzo di carta di debito / credito altrui è reato nel solo caso di utilizzo indebito (cioè non autorizzato) come ben evidenziato dalla norma dell’art. 493 ter c.p.
Se, per esempio, presto la mia carta di credito (o la carta prepagata) a mio figlio o a mia moglie, o anche ad un mio amico, non c’è nessun problema se l’utilizzo avviene nel limite dell’autorizzazione.