Source: http://www.openmediacoalition.it/documenti/trib-milano-sez-i-sent-12-03-2013/index.html
Timestamp: 2019-01-20 02:54:06+00:00
Document Index: 1724338

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 152', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 42', 'art. 2059']

I convenuti si sono costituiti con unica comparsa, nella quale a loro volta richiamano le difese già svolte davanti al Tribunale di Reggio Calabria – ad eccezione ovviamente della questione preliminare di incompetenza – ed in particolare deducono: che la pretesa risarcitoria fondata da controparte sulla mancata pubblicazione della rettifica è inammissibile poiché l’attore, a fronte dell’inadempimento del direttore, avrebbe eventualmente dovuto attivare lo strumento cautelare previsto dall’art. 8 della L. n. 47 del 1948, ma non può invocare il risarcimento di un danno per la mancata pubblicazione della rettifica; che parimenti inammissibile è l’azione risarcitoria fondata sull’asserita violazione del Codice Privacy, poiché azionata nelle forme del rito ordinario di cognizione anziché in quelle del procedimento speciale disciplinato dall’art. 152 del Codice; che le pretese avversarie sono tutte in ogni caso infondate nel merito; che infatti in un articolo stampato circa dieci anni prima sul medesimo quotidiano (il 5/3/1996) erano stati pubblicati i nomi di magistrati che avevano chiesto ed ottenuto l’autorizzazione a candidarsi fra cui il dott. M.B.; che l’odierno attore aveva effettivamente chiesto all’epoca l’aspettativa per motivi elettorali; che non poteva essere ritenuta diffamatoria la pubblicazione in cui veniva richiamata la scelta fatta circa dieci anni prima dall’attore di candidarsi e che non aveva rilievo l’imprecisione relativa al fatto che poi tale candidatura non si era concretizzata; che non vi era stato nessun illecito trattamento dei dati personali dell’attore né una lesione della sua identità personale dal momento che effettivamente la controparte nel 1996 aveva chiesto di essere posto in aspettativa avendo deciso di candidarsi. Pertanto i convenuti chiedono il rigetto (…) e/o di merito.
In siffatta situazione, è ravvisabile una lesione del diritto all’identità personale dell’attore. Come già da tempo puntualizzato dalla giurisprudenza, “l’interesse della persona, fisica o giuridica, a preservare la propria identità personale, nel senso di immagine sociale, cioè di coacervo di valori (intellettuali, politici, religi(…) rappresentazione che di essa viene data nella vita di relazione, nonché, correlativamente, ad insorgere contro comportamenti altrui che menomino tale immagine, pur senza offendere l’onore o la reputazione, ovvero ledere il nome o l’immagine fisica, deve ritenersi qualificabile come posizione di diritto soggettivo, alla stregua dei principi fissati.(…) dall’art. 2 della Costituzione in tema di difesa della personalità nella complessità ed unitarietà di tutte le sue componenti, ed inoltre tutelabile in applicazione analogica della disciplina dettata dall’art. 7 cod. civ. con riguardo al diritto al nome, con la conseguente esperibilità, contro i suddetti comportamenti, di azione inibitoria e di risarcimento del danno, nonché possibilità di ottenere, ai sensi del secondo comma del citato art. 7, la pubblicazione della sentenza che accolga la domanda, ovvero, se si tratti di lesione verificatasi a mezzo della stampa, anche la pubblicazione di una rettifica a norma dell’art. 42 della L. 5 agosto 1981, n. 416” (Cass. 22 /6/1985 n. 3769).
Entrambi gli illeciti di cui sono corresponsabili i convenuti hanno provocato all’attore danni non patrimoniali risarcibili ai sensi dell’art. 2059 c.c., come interpretato dalle Sezioni Unite della Cassazione nel 2008 (nelle sentenze cd di San Martino).