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Timestamp: 2020-08-07 16:20:23+00:00
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Matched Legal Cases: ['art.5', 'art.2', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ']

Home/Cultura & Scienze/Velo islamico in Italia: cosa dice la legge?
Gina Lo Piparo 4 Novembre 2019
In Francia è scoppiata la polemica, ma anche il nostro Paese non è stato esente da controversie, dibattiti e disegni di legge sulla proibizione del velo in luoghi pubblici.
In Francia il divieto di indossare il velo islamico per le madri degli alunni in gita sta facendo molto discutere. Non si tratta di una norma a sé stante; in realtà la proibizione del velo vale per tutti i luoghi pubblici della nazione ed è stata approvata dal governo francese nel 2010, ricevendo anche l’accettazione, nel 2014, della Corte europea dei diritti dell’uomo che non l’ha reputata lesiva della libertà religiosa.
La Francia, inoltre, non è l’unico paese ad avere emesso divieti di questo tipo: a settembre 2013 il Canton Ticino, con votazione popolare, ha proibito in luoghi pubblici la copertura del capo e la dissimulazione del volto, l’Austria ad ottobre 2017 ha approvato la “Burqa Verbot” che proibisce burqa e niqab con multa di 150 euro in caso di infrazione, e Belgio, Olanda e Germania vietano l’uso del velo integrale alle funzionarie pubbliche.
Ma qual è la situazione in Italia? Il nostro paese attualmente non ha una norma che di fatto vieti l’utilizzo del velo: è per questo che, qualche tempo fa, la giovane avvocatessa Asmae Belfakir, nata in Italia ma di origini marocchine, si è opposta alla richiesta del giudice di togliere il velo durante un’udienza del Tar e ha lasciato l’aula in segno di protesta.
L’art.5 della legge n. 152 del 1975 – risalente agli anni di piombo e agli atti terroristici di stampo politico – è il principale riferimento normativo sul tema; nel 1977 venne modificata con l’art.2 della legge n.533 e successivamente dall’art. 10, comma 4-bis del decreto-legge n. 144/2005, convertito con modificazioni dalla legge n. 155/2005. La prescrizione è: «È vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. È in ogni caso vietato l’uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino. Il contravventore è punito con l’arresto da uno a due anni e con l’ammenda da 1.000 a 2.000 euro. Per la contravvenzione di cui al presente articolo è facoltativo l’arresto in flagranza».
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Pomo della discordia la clausola «senza giustificato motivo»: per alcuni l’uso del velo va consentito, poiché motivato da un sentimento religioso e non dalla volontà di occultare la propria identità; altri non reputano corretto considerare «giustificato motivo» costumi contrari alla legge ed estranei alle consuetudini locali. A ciò si aggiunga anche che il velo è considerato portatore di un concetto di sottomissione del genere femminile culturalmente lontano dalla società occidentale e che la libertà religiosa, che la Costituzione italiana garantisce, non può essere invocata dal momento che il Corano non impone letteralmente di coprire il volto della donna integralmente, ma solo un abbigliamento moderato. Il velo integrale è utilizzato solo in una minoranza di Paesi islamici.
Sulla questione diversi tribunali sono stati chiamati ad esprimersi, come avvenuto ad esempio nel 2004 in seguito all’ordinanza del sindaco di Azzano Decimo (PN). Il Consiglio di Stato nella sentenza 3076/2008 ha affermato che «Il citato art. 5 [della legge del 1975] consente nel nostro ordinamento che una persona indossi il velo per motivi religiosi o culturali», accettando quindi la motivazione religiosa come elemento esente il divieto.
Un’altra norma cui spesso si è fatto appello è il Regio Decreto 18 giugno 1931, n. 773, il Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS), che insieme al regolamento del 1940, riguarda l’attività della polizia italiana. L’articolo 85 ammonisce: «È vietato comparire mascherato in luogo pubblico» e proprio a questo ha fatto riferimento il sindaco di Drezzo (CO) nel 2004 emanando un’ordinanza contro i veli islamici in pubblico, annullata dopo qualche mese dal prefetto di Como.
In mancanza di una legge esplicita su tema, attualmente la sentenza del Consiglio di Stato e altri casi giudiziari sembrano mostrare che il velo islamico non sia di fatto proibito dalla legge italiana. Ciò nonostante, non sono mancanti i tentativi di instaurarne il divieto.
Nel 2011, ad esempio, la Camera ha acconsentito alle sanzioni verso burqa e niqab nei luoghi pubblici, su proposta della deputata del Pdl Souad Sbai, sostenuta dai leghisti. Tuttavia il provvedimento è caduto nel vuoto e due anni dopo Nicola Molteni, Lega, ha avanzato un nuovo ddl che prevedeva non solo sanzioni pecuniarie, ma anche ricadute penali per chi costringe altri ad occultarsi il volto. Anche stavolta, però, tutto è rimasto in sospeso, tanto che lo stesso Molteni, ad ottobre 2018, ha nuovamente proposto un ddl sul modello francese.
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