Source: https://renatodisa.com/2015/11/25/corte-di-cassazione-sezione-iv-sentenza-23-novembre-2015-n-46385-lamministratore-del-condominio-riveste-una-specifica-posizione-di-garanzia-ex-art-40-comma-secondo-cod-pen-in-virtu-del-q/
Timestamp: 2018-12-12 05:19:43+00:00
Document Index: 147123018

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 40', 'art. 40', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 40', 'art. 40', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 173', 'sentenza ', 'art. 606', 'art. 40', 'sentenza ', 'art. 606', 'sentenza ', 'art. 606', 'art. 606', 'art. 192', 'art. 40', 'art.1130', 'art. 1135', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 677', 'art. 677', 'art. 2053', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 159', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 23 novembre 2015, n. 46385. L'amministratore del condominio riveste una specifica posizione di garanzia, ex art. 40, comma secondo, cod. pen., in virtù del quale ha l'obbligo di attivarsi per rimuovere le situazioni di pericolo per l'incolumità di terzi. La responsabilità penale dell'amministratore di condominio va ricondotta nell'ambito della disposizione (art. 40, comma secondo, cod. pen.) per la quale "non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo". Per rispondere del mancato impedimento di un evento è necessario, cioè, in forza di tale norma, l'esistenza di un obbligo giuridico di attivarsi allo scopo: detto obbligo può nascere da qualsiasi ramo del diritto, e quindi anche dal diritto privato, e specificamente da una convenzione che da tale diritto sia prevista e regolata com'e nel rapporto di rappresentanza volontaria intercorrente fra il condominio e l'amministratore. L'amministratore di condominio in quanto tale assume, dunque, una posizione di garanzia ope legis che discende dal potere attribuitogli dalle norme civilistiche di compiere atti di manutenzione e gestione delle cose comuni e di compiere atti di amministrazione straordinaria anche in assenza di deliberazioni della assemblea. Da ciò quindi consegue la responsabilità per omessa rimozione del pericolo cui si espone l'incolumità di pubblica di chiunque acceda in quei luoghi, e per l'eventuale evento dannoso che è derivato causalmente dalla situazione di pericolo proveniente dalla scarsa o dativa manutenzione dell'immobile. - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 23 novembre 2015, n. 46385. L’amministratore del condominio riveste una specifica posizione di garanzia, ex art. 40, comma secondo, cod. pen., in virtù del quale ha l’obbligo di attivarsi per rimuovere le situazioni di pericolo per l’incolumità di terzi. La responsabilità penale dell’amministratore di condominio va ricondotta nell’ambito della disposizione (art. 40, comma secondo, cod. pen.) per la quale “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo”. Per rispondere del mancato impedimento di un evento è necessario, cioè, in forza di tale norma, l’esistenza di un obbligo giuridico di attivarsi allo scopo: detto obbligo può nascere da qualsiasi ramo del diritto, e quindi anche dal diritto privato, e specificamente da una convenzione che da tale diritto sia prevista e regolata com’e nel rapporto di rappresentanza volontaria intercorrente fra il condominio e l’amministratore. L’amministratore di condominio in quanto tale assume, dunque, una posizione di garanzia ope legis che discende dal potere attribuitogli dalle norme civilistiche di compiere atti di manutenzione e gestione delle cose comuni e di compiere atti di amministrazione straordinaria anche in assenza di deliberazioni della assemblea. Da ciò quindi consegue la responsabilità per omessa rimozione del pericolo cui si espone l’incolumità di pubblica di chiunque acceda in quei luoghi, e per l’eventuale evento dannoso che è derivato causalmente dalla situazione di pericolo proveniente dalla scarsa o dativa manutenzione dell’immobile.
sentenza 23 novembre 2015, n. 46385
1. Il Giudice Monocratico del Tribunale di Nola, con sentenza del 3.3.2015, confermava – con condanna alle ulteriori spese del grado e a quelle della parte civile – la sentenza resa dal Giudice di Pace di Acerra il 6.3.2014 con la quale A.L. era stato condannato alla pena di Euro 200 di multa per il reato p. e p. dagli artt. 40-590 c.p., per non aver impedito, pur avendo l’obbligo giuridico di impedire l’evento dannoso in quanto titolare di una posizione di controllo,in qualità di Amministratore del Condominio sito in (omissis) , per negligenza, imprudenza ed/o imperizia, in violazione di norme cautelari di condotta la cui osservanza era concretamente esigibile, non predisponendo gli ordinari lavori di manutenzione all’edificio di cui al suddetto condominio, che, cadendo parti di rivestimento della facciata dello stabile, provocassero lesioni al minore all’epoca dei fatti, S.P. , giudicate guaribili, come da referto medico, n.24435 del 02/12/2007, stilato dalla Casa di Cura “Villa dei Fiori”, in Acerra, in giorni sei. Fatto accaduto in (omissis) (querela del (omissis) ).
2. Avverso tale provvedimento ha proposto ricorso per Cassazione, a mezzo del proprio difensore di fiducia, A.L. , deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’art. 173, comma 1, disp. att., cod. proc. pen.:
a. Nullità della sentenza per erronea applicazione della legge penale ex lett. b) dell’art. 606 cod. proc. pen..
Ad avviso del ricorrente apparirebbe evidente che, indipendentemente dalla veridicità o meno del fatto contestato, la circostanza che l’amministratore del condominio non fosse mai stato messo a conoscenza di un concreto pericolo di crollo di alcuni calcinacci del cornicione del palazzo, nonché che mai nessun segnale in tal senso si fosse verificato o fosse stato posto alla sua attenzione, né, soprattutto, che nessuna richiesta di risarcimento danni fosse stata avanzata dalla presunta persona offesa, comporterebbero che nessun tipo di responsabilità penale possa addebitarsi all’odierno imputato.
Ci si duole, in altri termini, che nessun inadempimento può essere addebitato a carico dell’A. , avendo egli sempre diligentemente operato nei limiti del suo mandato. Tale tipo di questione, semmai, andava promossa quale eventuale richiesta di risarcimento in sede civile, dove poteva emergere una eventuale responsabilità del condominio stesso, senza far ricadere la pesante scure del processo e di una condanna penale nei confronti di un serio professionista.
Nel caso di specie, invece, l’amministratore non avrebbe in alcun modo (non avendone minimamente i fondi) potuto incaricare nessuna ditta, non avendo nemmeno la possibilità di consegnare una somma quale anticipo sul costo totale, costo tra l’altro non certo contenuto, se solo si considera quello necessario per l’apposizione dei relativi ponteggi. Ci si chiede in ricorso in che modo pertanto l’amministratore avrebbe potuto provvedere di propria iniziativa. Ciò in quanto “di propria iniziativa”, come ribadito dal giudice di appello, non può certo significare a proprie spese, facendo ricadere sull’amministratore addirittura la morosità dei condomini.
Si ribadisce pertanto che erroneamente i giudici di merito ritenevano applicabile al caso di specie l’obbligo di agire ex art. 40 co. 2 c.p..
b. Nullità della sentenza ex art. 606 lett. e cod. proc. pen. per motivazione insufficiente.
Il ricorrente evidenzia che già in sede di appello aveva rilevato come l’istruttoria dibattimentale di primo grado innanzi al giudice di pace avesse chiarito in maniera indiscutibile che le lesioni riportate dalla p.o. non potevano essere ricon-ducibili alla caduta dei calcinacci dalla facciata del palazzo, episodio la cui stranezza si completerebbe con l’anomala circostanza che, a fronte della pericolosissima caduta di calcinacci provenienti dalla facciata del palazzo e di un presunto ferito, non si avvertì il bisogno di allertare né il servizio di soccorso ospedaliero, né il corpo dei Vigili del Fuoco.
c. Nullità della sentenza per omessa motivazione ex art. 606 lett. E cod. proc. pen..
Si lamenta che il giudice di appello, sulla scorta delle argomentazioni difensive inerenti l’insussistenza di una responsabilità in capo all’allora amministratore, avrebbe dovuto correttamente revocare tutte le statuizioni di natura civilistica, così come specificamente richiesto nell’atto di impugnazione.
Più di recente è stato ribadito come ai sensi di quanto disposto dall’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), il controllo di legittimità sulla motivazione non attiene né alla ricostruzione dei fatti né all’apprezzamento del giudice di merito, ma è circoscritto alla verifica che il testo dell’atto impugnato risponda a due requisiti che lo rendono insindacabile: a) l’esposizione delle ragioni giuridicamente significative che lo hanno determinato; b) l’assenza di difetto o contraddittorietà della motivazione o di illogicità evidenti, ossia la congruenza delle argomentazioni rispetto al fine giustificativo del provvedimento (sez. 2, n. 21644 del 13.2.2013, Badagliacca e altri, rv. 255542).
Il giudice del gravame di merito con motivazione specifica, coerente e logica ha infatti, dato conto di come la prova dei fatti a sostegno della accusa sia stata raggiunta nei confronti dell’odierno ricorrente non solo attraverso le testimonianze rese da S.G. e S.P. , ma anche attraverso quelle di P.M. , testimone oculare del fatto, e di D.C.C. .
Correttamente il giudice di appello ha ricordato che, in conformità con la costante giurisprudenza di questa Suprema Corte, la deposizione della persona offesa può essere assunta, anche da sola, come prova della responsabilità dell’imputato, purché sia sottoposta a vaglio positivo circa la sua attendibilità e senza la necessità di applicare le regole probatorie di cui all’art. 192, commi terzo e quarto, cod. proc. pen., che richiedono la presenza di riscontri esterni; tuttavia, qualora la persona offesa si sia anche costituita parte civile e sia, perciò, portatrice di pretese economiche, il controllo di attendibilità deve essere più rigoroso rispetto a quello generico cui si sottopongono le dichiarazioni di qualsiasi testimone e può rendere opportuno procedere al riscontro di tali dichiarazioni con altri elementi (così la richiamata sez. 1, sent. 29372/2010).
Nel caso di specie il giudice nolano ha dato conto di tale accurato vaglio, ricordando in motivazione come le dichiarazioni rese dalla p.o. apparissero connotate da tutti i crismi della attendibilità intrinseca, in quanto rendevano una narrazione coerente e logica, ed inoltre le stesse fossero pienamente riscontate non solo dalle deposizioni degli altri testi escussi, in particolare P.M. , ma trovassero anche puntuale riscontro nel referto medico in atti.
4. La pronuncia impugnata prosegue poi ritenendo di non poter mettere in discussione che l’amministratore del condominio rivesta una specifica posizione di garanzia, su di lui gravando l’obbligo ex art. 40 cpv. cod. pen. di attivarsi al fine di rimuovere, nel caso di specie, la situazione di pericolo per l’incolumità del terzi, integrata nel caso di specie dalla vetustà del rivestimento dell’edificio condominiale tale da provocare la caduta di calcinacci e parti di rivestimento, fonte di pericolo per i passanti, così come accaduto all’odierna persona offesa.
Il disposto dell’art.1130 n. 4 cod.civ. viene interpretato dalla giurisprudenza di questa Corte di legittimità – come si ricorda nel provvedimento impugnato – nel senso che sull’amministratore grava il dovere di attivarsi a tutela dei diritti inerenti le parti comuni dell’edificio, a prescindere da specifica autorizzazione dei condomini ed a prescindere che si versi nel caso di atti cautelativi ed urgenti (così le richiamate sentenze di questa sez. 4 n. 3959/2009 e n. 6757/1983).
La Corte territoriale, condivisibilmente, rileva che dalla lettera dell’art. 1135, ultimo comma cod. civ. si evince peraltro, a contrario, che l’amministratore ha facoltà di provvedere alle opere di manutenzione straordinaria, nel caso rivestano carattere di urgenza, dovendo in seguito informare l’assemblea.
E perciò i giudici del gravame del merito concludono logicamente nel senso che nel caso in esame era indubitabile che l’eliminazione, attraverso attività di spicconatura o di opere di contenimento di parti del rivestimento della facciata dello stabile condominiale rappresentasse intervento conservativo del diritto sia manutentivo di ordine urgente anche a tutela della incolumità dei passanti, e quindi determinante dell’obbligo di agire ex art. 40 comma 2 cod.pen..
In primis, quello per cui L’amministratore del condominio riveste una specifica posizione di garanzia, ex art. 40, comma secondo, cod. pen., in virtù del quale ha l’obbligo di attivarsi per rimuovere le situazioni di pericolo per l’incolumità di terzi (sez. 4, n. 34147 del 12.1.2012, Turchini, rv. 254971 nella specie rappresentata dall’omesso livellamento della pavimentazione dell’edificio condominiale che aveva determinato la caduta di un passante).
La responsabilità penale dell’amministratore di condominio va ricondotta nell’ambito della disposizione (art. 40, comma secondo, cod. pen.) per la quale “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo”.
L’amministratore è stato riconosciuto responsabile in base all’art. 677 c.p. per l’omissione di lavori di manutenzione ordinaria, indispensabili al fine di scongiurare pericoli derivanti dalle parti comuni dell’edificio. La responsabilità dell’amministratore sussiste tuttavia solo per i lavori necessari alla manutenzione ordinaria, mentre per quella straordinaria egli ha il dovere di intervenire solo per le opere urgenti e improrogabili.
Analogamente accade per gli intonaci pericolanti dell’edificio. La norma penale prevede che, anche un soggetto diverso dal proprietario può essere obbligato alla manutenzione o riparazione dell’edificio. Quindi, in un condominio in cui sia stato qualificato responsabile l’amministratore, grava su costui l’obbligo giuridico di rimuovere ogni situazione di pericolo che discenda dalla rovina di parti comuni, cui egli sia tenuto a conservare in buono stato.
In tale evenienza, vi è responsabilità del proprietario di tipo solo sussidiario, quando l’amministratore non possa adempiere ai propri obblighi per cause non riconducibili alla sua volontà. Obbligo autonomo del proprietario, inoltre, si ravvisa nel momento in cui per fattori imprevedibili l’amministratore non sia in grado di attivarsi per evitare il pericolo di rovina già manifestatosi.
L’obbligo di cui all’art. 677 c.p., in caso di mancanza di un amministratore, grava invece sul proprietario (o sui proprietari) dell’edificio condominiale (anche in virtù di quanto dispone l’art. 2053 c.c.) ed è obbligo che è del tutto indipendente dalla causa che ha determinato il pericolo, essendo irrilevante sia l’origine del pericolo che la sua attribuibilità all’obbligato o la sua derivazione da caso fortuito o da forza maggiore (cfr. sez. 1 sent. 9866/96).
7. Come evidenziato nel richiamato e condivisibile arresto giurisprudenziale costituito dalla sentenza 39959/2009, in casi come quello che ci occupa, in applicazione dei principi di diritti enunciati da questa Corte, quali appena ricordati, i giudici del merito, ai fini dell’affermazione di colpevolezza dell’amministratore del condominio in ordine al reato ascrittogli, avrebbero dovuto dunque procedere ad un duplice accertamento: 1) individuare la condotta in concreto esigibile in relazione alla posizione di garanzia dello stesso; 2) accertare se, una volta posta in essere dall’A. la condotta così individuata, e (secondo la contestazione) colposamente omessa, l’evento non si sarebbe verificato: e ciò al fine di poter giungere, sulla base del compendio probatorio disponibile — ed esclusa altresì l’interferenza di fattori alternativi — alla conclusione che quella la condotta omissiva era stata condizione necessaria dell’evento con “alto o elevato grado di credibilità razionale” o “probabilità logica” (c.d. giudizio controfattuale).
In casi come questi l’amministratore di condominio deve, al fine di andare esente da responsabilità penale, intervenire sugli effetti anziché sulla causa della rovina, ovverosia prevenire la specifica situazione di pericolo prevista dalla norma incriminatrice interdicendo – ove ciò sia possibile – l’accesso o il transito nelle zone pericolanti” (cfr. la sentenza di questa Corte n. 21401/2009).
Così, nella situazione concreta oggi in esame, sarebbe stato sufficiente che l’amministratore avesse transennare la zona sottostante la facciata da cui si sono staccate le mattonelle che hanno provocato le lesioni a S.P. , rimandando all’assemblea la decisione sull’intervento risolutore. Del resto che il problema fosse noto all’odierno ricorrente lo si evince proprio da uno dei punti su cui egli ha fondato la propria difesa: le plurime assemblee convocate e risoltesi con un nulla di fatto. Ne da atto anche il giudice di pace nella sentenza di primo grado, a pag. 4, dove ricorda che la circostanza venne confermata in dibattimento dal teste P.M. .
La giurisprudenza di questa Corte di legittimità, infatti, è pacificamente orientata nel senso che, in tema di sospensione della prescrizione, il limite di sessanta giorni previsto dall’art. 159, comma primo, n. 3, cod. pen., non si applica nel caso in cui il differimento dell’udienza sia determinato dalla scelta del difensore di aderire alla manifestazione di protesta indetta dalle Camere penali, con la conseguenza che, in tal caso, il corso della prescrizione può essere sospeso per il tempo, anche maggiore di sessanta giorni, ritenuto adeguato in relazione alle esigenze organizzative dell’Ufficio procedente (così, ex multis, sez. 3 n. 11671 del 24.2.2015, Spignoli, rv. 263052 nella cui motivazione, questa Corte ha precisato che la adesione alla astensione dalle udienze non costituisce un impedimento a comparire in senso tecnico; conf. sez. 4, n. 10621 del 29.1.2013, M., rv. 256067; sez. 5, n. 18071 dell’8.2.2010, Piacentino ed altri, rv. 247142).
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 5 maggio 2015, n. 18501....