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Timestamp: 2020-07-14 23:25:13+00:00
Document Index: 22517310

Matched Legal Cases: ['art. 2697', 'art. 2697', 'art. 2697', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 2697']

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 28 agosto 2018, n. 21262 - Licenziamento per superamento del periodo di comporto - La violazione del precetto dell'art. 2697 c.c. si ha solo nell'ipotesi in cui il giudice abbia attribuito l'onere della prova ad una parte diversa da quella che ne sia gravata secondo le regole dettate da quella norma - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 28 agosto 2018, n. 21262 – Licenziamento per superamento del periodo di comporto – La violazione del precetto dell’art. 2697 c.c. si ha solo nell’ipotesi in cui il giudice abbia attribuito l’onere della prova ad una parte diversa da quella che ne sia gravata secondo le regole dettate da quella norma
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Licenziamento – Superamento del periodo di comporto – Assenza per malattia – Inidonea attività lavorativa imposta
che avverso tale sentenza la lavoratrice ricorreva per cassazione con quattro motivi, cui resisteva la società datrice con controricorso, contenente ricorso incidentale.
condizionato con unico motivo, cui la prima replicava con controricorso;
che a propria volta la società controricorrente deduce, in via di ricorso incidentale condizionato, violazione e falsa applicazione degli artt. 410 c.p.c., 6 l. 604/1966 anche in relazione all’art. 12 disp. prel. c.c., per la decadenza della lavoratrice dall’impugnazione del licenziamento, per il deposito del ricorso oltre i 180 giorni previsti dalla seconda norma denunciata, computato anche il termine di sospensione stabilito dalla prima norma, nell’inapplicabilità (in via analogica, non consentita per la natura eccezionale della disposizione) della previsione dell’art. 6, secondo comma, ult. parte I. 604/1966, di decadenza dal deposito del ricorso “entro sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordo” , nel caso in cui “la conciliazione o l’arbitrato siano rifiutati o non sia raggiunto l’accordo necessario al relativo espletamento” (unico motivo);
che il collegio ritiene che tutti i motivi del ricorso principale, congiuntamente esaminabili per ragioni di stretta connessione, siano inammissibili;
che non sussistono le violazioni di legge denunciate, da dedurre, a pena di inammissibilità, non solo mediante la puntuale indicazione delle norme asseritamente violate, ma anche mediante specifiche argomentazioni, intese motivatamente a dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto, contenute nella sentenza gravata, debbano ritenersi in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornita dalla dottrina e dalla prevalente giurisprudenza di legittimità (Cass. 16 gennaio 2007, n. 828; Cass. 26 giugno 2013, n. 16038; Cass, 15 gennaio 2015, n. 635);
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.p.r. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis, dello stesso art. 13.
CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 24 ottobre 2018, n. 27032 - La violazione dell'art. 2697 ricorre soltanto nell'ipotesi in cui il giudice abbia attribuito l'onere della prova ad una parte diversa da quella che ne sia gravata secondo le regole dettate dalla norma