Source: http://www.verdediritto.it/servizio-idrico/14-servizio-idrico/176-ente-di-governo.html
Timestamp: 2020-02-23 20:35:45+00:00
Document Index: 135712131

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 34', 'art. 147', 'art. 25', 'art. 34', 'art. 3']

verdediritto.it - Ente di Governo
ATO: istituzione e soppressione
Le ultime modifiche al SII
(in fondo l'aggiornamento al 25.02.2015)
a cura di Valentina Mingo - Ance Mercato Privato
Dall’autorità d’ambito all’ente di governo
Tra le novità introdotte dal decreto legge 133/2014 vi è anche quella relativa alla sostituzione della figura dell’Autorità d’ambito con quella “dell’ente di governo”.
L’intento, come evidenziato nella relazione illustrativa al decreto legge 133/2014[1], è quello di uniformare, in tutto il testo della Parte Terza del Codice dell’ambiente (D.Lgs. 152/2006), le denominazioni degli organi di governo degli ambiti idrici, in seguito alla soppressione delle autorità d'ambito (AATO) e alla loro sostituzione con i nuovi soggetti individuati dalle leggi regionali.
Sulla questione, infatti, si sono succedute negli anni numerose disposizioni normative che hanno profondamente innovato la disciplina degli ambiti territoriali e dei servizi pubblici locali, il cui processo di riforma va avanti da molto tempo.
Dapprima è intervenuto l’art. 2, comma 186 bis, della legge 191/2009 (legge finanziaria 2010) con il quale è stata disposta la soppressione delle autorità d’ambito ottimale (ATO) entro il 1 gennaio 2011, termine poi prorogato varie volte con l’intento di “assicurare l'indispensabile continuità nell'erogazione dei servizi pubblici locali e nell'esercizio delle relative funzioni pubbliche”[2].
Successivamente, all’interno del decreto legge 138/2011, è stato inserito l’art. 3 bis[3] relativo proprio agli “ambiti territoriali e criteri di organizzazione dello svolgimento dei servizi pubblici locali”, con il quale è stata disposta, in generale, l’istituzione o la designazione da parte delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano degli enti di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei In vigore dal 1 gennaio 2014 ai fini dello svolgimento dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica.
Con il decreto legge 179/2012, art. 34 comma 23, è stato poi chiarito che le funzioni di organizzazione dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica sono esercitate unicamente dagli enti di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei istituiti o designati ai sensi del comma 1 del citato articolo 3 bis[4].
Dopo tutto questo susseguirsi e avvicendarsi di norme la domanda nasce spontanea: ma allora cosa cambia con il decreto legge 133/2014, almeno per quanto riguarda il soggetto chiamato a gestire le risorse idriche?
Praticamente nulla, il decreto legge di fatto si limita a ratificare quanto nella prassi già da anni si sta affermando. Dal 2010 ad oggi, infatti, quasi tutte le Regioni si sono attivate per ridefinire l’assetto istituzionale della gestione del settore idrico, in funzione delle novità normative, anche se il quadro che ne emerge è alquanto variegato e ancora molto frammentato, come evidenziato, peraltro, nell’ambito della Relazione annuale dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (AEEGSI) del marzo 2014[5] .
Nessuna novità neanche per quanto riguarda le funzioni attribuite agli enti di governo, i quali di fatto si limitano a subentrare nei compiti e nelle attività già riconosciuti in capo alle Autorità d’ambito.
L’unica differenza, forse, consiste nel fatto che viene affermato il principio dell’unicità della gestione, al posto di quello, meno stringente, dell'unitarietà previsto in precedenza, quasi a voler sottolineare la necessità, sempre più avvertita, di individuare un unico soggetto con potere decisionale.
Anche questa però a ben guardare non è una vera novità in quanto tale principio era già previsto nella versione originaria dell’art. 147 del D.Lgs. 152/2006, è stato con il decreto legislativo n. 4 del 2008 che il legislatore ha preferito fare riferimento ad una gestione “unitaria”.
[1] Atto Camera n. 2629 “Disegno di legge di conversione in legge del D.L. 12.09.2014, n. 133”.
[2] Da ultimo il D.P.C.M. 25-3-2011 “ulteriore proroga di termini relativa al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare”, con il quale il termine per la soppressione delle autorità d’ambito era stato prorogato al 31 dicembre 2012.
[3] Articolo inserito dall’art. 25, comma 1, lettera a) del D.L. 1/2012.
[4] L’art. 34, comma 23, ha infatti introdotto il comma 1 bis all’art. 3 bis del D.L. 13.08.2011 n. 138 in base al quale “Le funzioni di organizzazione dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica, compresi quelli appartenenti al settore dei rifiuti urbani, di scelta della forma di gestione, di determinazione delle tariffe all'utenza per quanto di competenza, di affidamento della gestione e relativo controllo sono esercitate unicamente dagli enti di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei istituiti o designati ai sensi del comma 1 del presente articolo.”
[5] La relazione compie una attenta ricognizione delle normative regionali volte a ridefinire compiti e soggetti deputati alla gestione del servizio idrico, dalla quale emerge una grande disomogeneità sul territorio nazionale. Dalle stime effettuate e aggiornate a marzo 2014 risulta che 15 Regioni su 19 risultano aver completato il processo di delimitazione dei soggetti cui sono stati trasferiti i compiti delle soppresse ATO, mentre le restanti quattro hanno comunque provveduto a nominare appositi Commissari straordinari. Appare però molto disomogenea la ripartizione di compiti e funzioni tra i diversi enti interessati.
Aggiornamento al 25.02.2015
Gli enti locali devono aderire entro il 1° Marzo 2015 agli Enti di Governo dell’ambito territoriale ottimale ai sensi della Legge 23 dicembre 2014 n. 190. La legge di stabilità per il 2015 all’articolo 1, comma 609 ha modificato l’articolo 3 bis del Decreto Legge 13 agosto 2011 n. 138, (convertito con modificazioni nella Legge 14 settembre 2011 n. 148) nel modo seguente:
- al comma 1 bis ha aggiunto le seguenti parole: «cui gli enti locali partecipano obbligatoriamente, fermo restando quanto previsto dall'articolo 1, comma 90, della legge 7 aprile 2014, n. 56. Qualora gli enti locali non aderiscano ai predetti enti di governo entro il 1º marzo 2015 oppure entro sessanta giorni dall'istituzione o designazione dell'ente di governo dell'ambito territoriale ottimale ai sensi del comma 2 dell'articolo 13 del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2014, n. 15, il Presidente della regione esercita, previa diffida all'ente locale ad adempiere entro il termine di trenta giorni, i poteri sostitutivi. Gli enti di governo di cui al comma 1 devono effettuare la relazione prescritta dall'articolo 34, comma 20, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, e le loro deliberazioni sono validamente assunte nei competenti organi degli stessi senza necessita' di ulteriori deliberazioni, preventive o successive, da parte degli organi degli enti locali.
Nella menzionata relazione, gli enti di governo danno conto della sussistenza dei requisiti previsti dall'ordinamento europeo per la forma di affidamento prescelta e ne motivano le ragioni con riferimento agli obiettivi di universalita' e socialita', di efficienza, di economicita' e di qualita' del servizio. Al fine di assicurare la realizzazione degli interventi infrastrutturali necessari da parte del soggetto affidatario, la relazione deve comprendere un piano economico-finanziario che, fatte salve le disposizioni di settore, contenga anche la proiezione, per il periodo di durata dell'affidamento, dei costi e dei ricavi, degli investimenti e dei relativi finanziamenti, con la specificazione, nell'ipotesi di affidamento in house, dell'assetto economico-patrimoniale della societa', del capitale proprio investito e dell'ammontare dell'indebitamento da aggiornare ogni triennio. Il piano economico-finanziario deve essere asseverato da un istituto di credito o da societa' di servizi costituite dall'istituto di credito stesso e iscritte nell'albo degli intermediari finanziari, ai sensi dell'articolo 106 del testo unico di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, o da una societa' di revisione ai sensi dell'articolo 1 della legge 23 novembre 1939, n. 1966. Nel caso di affidamento in house, gli enti locali proprietari procedono, contestualmente all'affidamento, ad accantonare pro quota nel primo bilancio utile, e successivamente ogni triennio, una somma pari all'impegno finanziario corrispondente al capitale proprio previsto per il triennio nonche' a redigere il bilancio consolidato con il soggetto affidatario in house»;