Source: https://www.olir.it/documenti/sentenza-18-aprile-2002-n-14382/
Timestamp: 2020-05-28 14:48:16+00:00
Document Index: 12698595

Matched Legal Cases: ['art. 2103', 'sentenza ', 'art. 2103', 'art. 1', 'art. 129', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 13', 'art. 2103', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 2103', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 75', 'art. 2103', 'sentenza ', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 129', 'art. 41', 'art. 47', 'art. 41', 'art. 43', 'art. 129', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 2103', 'sentenza ', 'art. 2103']

Sentenza 18 aprile 2002, n.14382 - Olir
Ospedali, Enti ecclesiastici, Lavoratori dipendenti, Lavoro subordinato, Rapporto di lavoro, Servizio sanitario, Case di cura, Enti ospedalieri, Istituti di ricovero, Enti di ricerca, Rapporto di lavoro privato
In via generale le norme e i principi di tutela operanti per i rapporti di lavoro subordinato di diritto privato non trovano alcun limite alla loro applicazione nella disciplina del rapporto del personale degli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti che esercitano l'attività ospedaliera e che sono classificati, ai fini della loro inserzione nel servizio sanitario pubblico; questa loro qualificazione, in assenza di disposizioni espresse in tal senso, non comporta di per sè l'applicazione a tali rapporti dei principi dell'ordinamento del personale ospedaliero pubblico, compreso quello concernente la necessità di assunzione per pubblico concorso, e non preclude, di conseguenza, l'operatività delle disposizioni dettate dall'art. 2103 c.c. in tema di promozione automatica alla qualifica superiore del dipendente per avvenuto esercizio di fatto delle correlative mansioni, protratto per il lasso di tempo stabilito dalla legge.
Corte di Cassazione. Sezioni unite civili. Sentenza 18 aprile 2002, n. 14382: “Rapporto di lavoro subordinato di diritto privato e disciplina dela rapporto del personale degli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti esercitanti attività ospedaliera”.
AMATO GIUSEPPE, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA POMA 2, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE SANTE ASSENNATO, rappresentato e difeso dall’avvocato PAOLO ZANARDI, giusta delega a margine del ricorso;- ricorrente –
ISTITUTO DELLE SUORE DI MARIA CONSOLATRICE;- intimato –
ISTITUTO DELLE SUORE DI MARIA CONSOLATRICE, in persona del legale rappresentante pro – tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G. P. DA PALESTRINA 47, presso lo studio dell’avvocato FILIPPO SATTA, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato RIZZARDO DEL GIUDICE, giusta procura speciale del Notaio dott. Ulderico Brambilla, depositata in data 5 dicembre 2000, in atti;- controricorrente e ricorrente incidentale –
AMATO GIUSEPPE;- intimato –
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Marco PIVETTI che ha concluso per l’accoglimento del ricorso principale; inammissibilità del ricorso incidentale.
Con ricorso al Pretore di Treviso il dott. Giuseppe Amato, in servizio presso l’Ospedale De GironcoIi gestito dall’Istituto delle Suore di Maria Consolatrice, chiedeva l’accertamento del diritto all’inquadramento nella qualifica superiore in relazione ai compiti svolti quale primario nel reparto di anestesia e rianimazione.
Il Pretore adito accoglieva la domanda e il Tribunale di Treviso con sentenza del 27 gennaio 2000 riformava tale decisione, escludendo l’applicabilità nel caso di specie della disciplina di cui all’art. 2103 cod. civ., in relazione al regime del rapporto dei dipendenti di enti ospedalieri gestiti da enti ecclesiastici ed inseriti nel sistema sanitario pubblico con la classificazione ai sensi dell’art. 1 della legge 12 febbraio 1968 n. 132 e dell’art. 129 del D.P.R. 27 giugno 1969 n. 130 Avverso questa sentenza il dott. Amato propone ricorso per cassazione con unico motivo; l’Istituto delle Suore di Maria Consolatrice resiste con controricorso e ricorso incidentale condizionato, affidato ad unico motivo complesso.
2.1. Con l’unico motivo del ricorso principale si denuncia, ai sensi dell’art. 360 n. 3 cod. proc. civ., la violazione dell’art. 13 della legge 20 maggio 1970 n. 300 (art. 2103 cod. civ.) in relazione all’art. 25 del d.P.R. 27 marzo 1969 n. 130 e all’art. 25 del d.P.R. 20 dicembre 1979 n. 761. Il ricorrente censura la statuizione del Tribunale, che, aderendo all’orientamento espresso da Cass. 10 luglio 1997 n. 6549, ha escluso l’applicabilità della tutela di cui all’art. 2103 cod. civ. per il rapporto dei dipendenti degli enti ecclesiastici gestori di ospedali “classificati”; questa soluzione viene criticata con il richiamo dell’opposto indirizzo espresso da altre pronunce di questa Corte Suprema.
La questione sottoposta all’esame di queste Sezioni Unite riguarda il regime del rapporto di lavoro dei dipendenti da enti ecclesiastici civilmente riconosciuti ed esercenti l’attività ospedaliera, per i quali, nel sistema precedente all’istituzione del servizio sanitario nazionale, l’art. 1 della legge 12 febbraio 1968 n. 132 aveva previsto la possibilità di ottenere, a domanda, la classificazione in una delle categorie previste dagli artt. 20 e seguenti della stessa legge (ospedali generali e specializzati, per lungo degenti, per convalescenti), fermo restando il regime giuridico e amministrativo di tali enti.
2.2.2. In relazione a questa normativa, un costante orientamento giurisprudenziale, a partire dalla sentenza 1 agosto 1984 n. 4573, ha attribuito natura privatistica al rapporto di lavoro del personale degli ospedali “classificati” gestiti da enti ecclesiastici, con conseguente applicazione della disciplina di diritto privato. La giurisprudenza ha anche escluso che la classificazione degli ospedali gestiti da tali enti privati e la loro inserzione nel servizio sanitario pubblico comporti, con l’adeguamento dell’ordinamento del personale dipendente a quello del personale delle USL, l’assoluta parificazione della regolamentazione del rapporto di lavoro di diritto privato dei dipendenti dei suddetti enti a quello dei dipendenti degli enti pubblici ospedalieri; così, mentre la citata sentenza n. 4573-1984 ha negato per tali rapporti l’operatività del divieto di rinnovo dell’incarico a tempo determinato, previsto per il personale sanitario ospedaliero pubblico dall’art. 75 della legge 18 aprile 1975 n. 148, successive pronunce hanno confermato, sotto diversi profili, la necessità, in assenza di specifiche norme che dispongano l’assimilazione della disciplina sostanziale dei rapporti in questione a quella dei pubblici dipendenti, di far riferimento agli istituti del rapporto di lavoro privato.
2.2.3. Da tale indirizzo dissente la citata decisione 10 luglio 1997 n. 6549 della S. C., secondo cui la regola posta dall’art. 2103 cod. civ. non opera nei rapporti intercorrenti tra sanitari e gli enti ecclesiastici gestori di ospedali classificati ai sensi della legge n. 132 del 1968, perché le garanzie di selezione del personale in base alle maggiori capacità professionali, assicurate dalle procedure concorsuali, prevalgono nello specifico settore sulla particolare tutela accordata al lavoratore privato che abbia svolto di fatto mansioni superiori. La sentenza afferma che l’applicazione delle norme e dei principi di diritto privato in tema di lavoro subordinato per i suddetti rapporti (di cui non si pone in dubbio la natura privatistica) incontra un limite connesso alla disposizione del citato art. 25 del D.P.R. n. 761 del 1979, che legittima gli enti ecclesiastici a dettare una disciplina del rapporto diretta ad adeguare – anche in deroga alle suddette norme imperative – l’ordinamento del loro personale a quello dei dipendenti degli enti pubblici, e subordina quindi a tale adeguamento l’equiparazione dei servizi e dei titoli conseguiti in tali istituzioni agli analoghi servizi e titoli acquisiti nel settore pubblico; il suddetto limite viene riferito alle regole che richiedono il pubblico concorso per la copertura dei posti in organico, e consentono rassegnazione temporanea a mansioni superiori, escludendo però il diritto a variazioni del trattamento economico (la sentenza citata richiama in proposito le disposizioni degli artt. 9 e 29 del D.P.R. n. 761 del 1979).
2.3. La Corte ritiene di dover confermare il primo e prevalente ordinamento, rilevando che gli argomenti posti a base della citata decisione n. 11446-1991 non trovano una confutazione nella successiva pronuncia n. 6549-1997. Premesso che nel sistema precedente all’istituzione del servizio nazionale l’elemento, considerato dall’art. 129 del D.P.R. n. 130 del 1969, dell’equipollenza degli ordinamenti degli enti privati esercenti attività ospedaliera a quello degli ospedali pubblici costituiva solo la condizione per l’equiparazione dei titoli e dei servizi del personale, mentre la classificazione costituiva il presupposto di tale equiparazione, si deve osservare che anche secondo la disciplina introdotta dalla legge n. 833 del 1978 la classificazione dipende da requisiti obiettivi degli ospedali e prescinde dall’ordinamento del personale. La stessa legge, regolando il regime giuridico degli ospedali, stabilisce espressamente all’art. 41 che nulla è innovato alle disposizioni vigenti in tale materia per quanto riguarda gli istituti ed enti ecclesiastici che esercitano l’assistenza ospedaliera.
L’ordinamento del personale è invece specificamente regolato dal d.p.r. n. 761 del 1979, emesso in virtù della delega di cui all’art. 47 della legge n.833-1978; quest’ultima norma aveva previsto che le norme delegate dovevano stabilire criteri per la valutazione, anche ai fini dei pubblici concorsi, dei servizi e dei titoli dei candidati che hanno svolto la loro attività o nelle strutture sanitarie degli enti di cui all’art. 41 o in quelle convenzionate a norma dell’art. 43, fatti salvi i diritti acquisiti al sensi dell’art. 129 del d.P.R. n. 130 del 27 marzo 1969.
Da tale disposizione si desume necessariamente, in base ad un’interpretazione fondata sui limiti della disciplina oggetto della norma di delega, che il legislatore delegato poteva intervenire in materia di ordinamento del personale degli ospedali degli enti ecclesiastici unicamente sotto il profilo della valutazione dei titoli e dei servizi; correlativamente si deve escludere che per la regolamentazione delegata l’adeguamento dell’ordinamento del personale degli ospedali gestiti da enti ecclesiastici a quello dei dipendenti delle unità sanitarie locali comportasse l’inserimento nel primo delle norme di cui all’art. 9 comma primo ed ultimo del d.P.R. n. 761 del 1979 o di clausole analoghe.
L’art. 4 comma 12 del primo decreto legislativo citato, dopo aver stabilito che “nulla è innovato alla vigente disciplina per quanto concerne l’Ospedale Galliera di Genova, l’Ordine Mauriziano e gli istituti ed enti che esercitano l’assistenza ospedaliera di cui agli articoli 40, 41 e 43, secondo comma, della legge 23 dicembre 1978, n.
833” ha anche previsto che “i regolamenti del personale dei predetti presidi sono adeguati ai princìpi del presente decreto e a quelli di cui all’art. 4, comma 7, della legge 30 dicembre 1991, n. 412” (il quale contiene regole relative al rapporto di lavoro alle dipendenze del Servizio sanitario Nazionale). Anche la portata di queste disposizioni deve essere definita in relazione al contenuto della norma delegante, che non prevede come oggetto della norma delegata la disciplina del rapporto di lavoro del personale degli ospedali gestiti da enti ecclesiastici, ma solo quella dei dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale (lett. q dell’art. 1, legge 421-1992 cit.).
Peraltro, la richiamata disposizione dell’art. 4 comma 12 del d. lgs. n. 502-1992 è stata modificata dal successivo d. lgs. 7 dicembre 1993 n. 517, che ha eliminato il precedente riferimento ai regolamenti del personale; il nuovo testo del medesimo comma prescrive infatti che “i requisiti tecnico – organizzativi ed i regolamenti sulla dotazione organica e sull’organizzazione dei predetti presidi sono adeguati, per la parte compatibile, ai princìpi del presente decreto e a quelli di cui all’art. 4, comma 7, della L. 30 dicembre 1991, n. 412”, escludendo quindi univocamente dall’ambito di operatività della norma l’ordinamento del personale.
Si deve quindi concludere che le norme e i principi di tutela operanti per i rapporti di lavoro subordinato di diritto privato non trovano alcun limite alla loro applicazione nella disciplina del rapporto del personale degli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti esercitanti l’attività ospedaliera e classificati ai fini della loro inserzione nel servizio sanitario pubblico; tale qualificazione, in difetto di disposizioni espresse in tal senso, non comporta di per sè l’applicazione a tali rapporti dei principi dell’ordinamento del personale ospedaliero pubblico, ivi compreso quello concernente la necessità di assunzione per pubblico concorso, e non preclude, di conseguenza, l’operatività delle disposizioni dettate dall’art. 2103 cod. civ. in tema di promozione automatica alla qualifica superiore del dipendente per avvenuto esercizio di fatto delle correlative mansioni, protratto per il lasso di tempo stabilito dalla legge.
La sentenza impugnata si è discostata da questo principio e deve essere quindi annullata, senza necessità di esaminare i profili, illustrati dalla difesa della parte, che attengono al contenuto della regolamentazione adottata dall’ente per la disciplina del rapporto dei propri dipendenti.
3. Con l’unico motivo del ricorso incidentale, proposto in via condizionata per l’ipotesi di accoglimento del ricorso principale, l’Istituto delle Suore di Maria Consolatrice contesta la sussistenza dei presupposti del diritto all’inquadramento nella qualifica superiore, fatto valere dalla controparte ai sensi dell’art. 2103 cod. civ., con i seguenti rilievi:
– tale diritto non può essere riconosciuto nell’ipotesi di sostituzione di altro dipendente, quando tale compito sia compreso nel mansionario della qualifica di appartenenza;
– quando la disciplina collettiva prescriva la procedura concorsuale di accesso alla qualifica, questa non può essere conseguita per il reiterato affidamento delle mansioni corrispondenti, anche per periodi superiori a tre mesi;
– l’accoglimento della pretesa azionata potrebbe comunque riguardare solo effetti economici, non potendosi estendere all’accertamento del diritto alla superiore qualifica.