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Timestamp: 2017-05-30 07:21:47+00:00
Document Index: 1271092

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 40', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 1176', 'art. 2236', 'sentenza ']

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Il rapporto tra cliente ed avvocato: incarico, rapporto di fiducia, rinuncia e revoca del mandato. Nicola Canestrini
Come si sceglie e si incarica l'avvocato? Che differenza c'è fra avvocato penalisa e avvocato civilista? L'avvocato che ha seguito il divorzio può difendermi in un processo penale? Che obblighi reciproci ci sono? Quando e come conviene cambiare avvocato? Come si revoca il mandato? L'avvocato è responsabile per gli errori?
Il contratto (un accordo anche solo orale) tra avvocato e parte assistita rientra nel novero dei contratti d’opera intellettuale, di cui agli articoli 2222 e seguenti del codice civile, a seguito del quale il professionista si obbliga a compiere la prestazione d’opera (non ad ottenere il risultato!) ed il cliente si obbliga al pagamento del relativo compenso (cfr. l'approfondimento sulle spese legali) .
L'art. 12 del Codice deontologico forense stabilisce che "l’avvocato non deve accettare incarichi che sappia di non poter svolgere con adeguata competenza".
Si segnala che la inesperienza e gli errori dell'avvocato non possono costituire motivo per ribaltare una decisione sfavorevole: la Cassazione ha sempre sostenuto che "grava sull'imputato l'onere di scegliere un difensore professionalmente valido e di vigilare sull'esatta osservanza dell'incarico conferito" (fra le molte, sez. IV, n. 20665 del 14 marzo 2012, Ferioli, Rv. 254072; sez. VI, n. 18992 del 30 marzo 2006, Siracusa, Rv. 234690; sez. II, n. 12922 del 30 marzo 2007, Rosati, Rv. 236389; sez. IV, n. 31 408 del 9 maggio 2013, Meo, Rv. 255952; sez. III, n. 39437 del 5 giugno 2013, Leka, Rv. 257221; nello stesso senso anche sez. un., n. 14991 dell’11 aprile 2006, De Pascalis, Rv. 233419).
(..segue) Errori da evitare Come riportato da Enrico Franceschetti sul suo blog "Il Contravvocato"), ecco gli errori da evitare nella scelta dell'avvocato (citazioni parziali; il post è raggiungibile sub (http://contravvocato.blogspot.it/2014_07_01_archive.html, consultato il 10 luglio 2014):
1) Mi serve un avvocato bastardo, così distruggo l’avversario.Sfatiamo un mito, amici miei. Gli avvocati “bastardi” di solito lo sono sempre, non solo quando fa piacere a voi. In altre parole sono innanzi tutto “bastardi dentro”. (..)
2) Mi occorre un avvocato bravo, quindi vado dal migliore.Ahimé, dovete sapere che “l’avvocato migliore” è una proiezione del nostro desiderio di assistenza. Come tale, però, è solo una illusione. Esistono i grandi studi “di moda" (..) E' informarsi fra parenti ed amici per individuare un professionista onesto e diligente, di cui si abbia già avuta esperienza e di cui si siano già verificate queste due doti essenziali e decisive. Poi, nel colloquio che avrete con lui, sentirete “a pelle” se potrete fidarvi o meno. (..)
3) In fondo se ho ragione vincerò comunque, quindi non mi serve un avvocato di fiducia, mi basta quello che si fa pagare di meno.Eh. Magari fosse così semplice! Partiamo da un dato di fatto: nessuno lavora gratis. Ne voi, ne l’avvocato. Quindi, se lo pagate poco è perché… lavora poco.La strada opportuna è invece quella che vi fa pagare il giusto in relazione alla qualità dell’impegno che ottenete. E qui affrontiamo il secondo punto: non è detto che “aver ragione” vi consenta di ottenere per ciò solo un giudice che ve la riconosca. La verità processuale molto spesso è diversa da quella reale, ed è necessaria una grande collaborazione fra voi ed il vostro legale di fiducia affinché le due verità possano combaciare. Quello che conta davvero in un legale, e che fa la differenza, è l’esperienza, la capacità strategica di saper utilizzare gli strumenti normativi più adatti e tanto, tanto buon senso. Se riuscirete a trovare un avvocato così (ce ne sono, credetemi) sarete sulla buona strada per ottenere risultati accettabili. Ricordate però che pretendere onestà va bene se sarete voi i primi a garantirla, sia nelle informazioni che fornirete che nella ricompensa che riconoscerete. (..)
L'incarico defensionale va formalizzato in un atto scritto, chiamato "mandato" o "procura".
Infatti, secondo l'art. 40 del Codice deontologico forense "l’avvocato è tenuto ad informare chiaramente il proprio assistito all’atto dell’incarico delle caratteristiche e dell’importanza della controversia o delle attività da espletare, precisando le iniziative e le ipotesi di soluzione possibili. L’avvocato è tenuto altresì ad informare il proprio assistito sullo svolgimento del mandato affidatogli, quando lo reputi opportuno e ogni qualvolta l’assistito ne faccia richiesta."
Quanto alla natura del contratto che si conclude con un avvocato, e rimandando al relativo approfondimento, si evidenzia come la responsabilità dell’avvocato è allo stesso tempo responsabilità da esecuzione di mandato e responsabilità professionale. Quella assunta dall'avvocato è obbligazione di mezzi e non di risultato: l’avvocato, quindi, non risponde se il suo cliente non raggiunge il risultato sperato. Rientra invece nel dovere del professionista svolgere ogni attività necessaria e utile alla fattispecie concreta.
L’obbligo di diligenza, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 1176, secondo comma, e 2236 cod. civ., impone all’avvocato di assolvere - sia all’atto del conferimento del mandato, sia nel corso dello svolgimento del rapporto - anche ai doveri di sollecitazione, dissuasione ed informazione del cliente, essendo il professionista tenuto a rappresentare a quest’ultimo tutte le questioni di fatto e di diritto, comunque insorgenti, ostative al raggiungimento del risultato, o comunque produttive del rischio di effetti dannosi; di richiedergli gli elementi necessari o utili in suo possesso; di sconsigliarlo dall’intraprendere o proseguire un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole (Cass., sez. 2^, sentenza n. 14597 del 2004).
Ciò detto, l'avvocato non può di certo impore le proprie scelte al cliente: è infattti sato affermato he che l’attività di persuasione del cliente al compimento o non di un atto, ulteriore rispetto all’assolvimento dell’obbligo informativo, è concretamente inesigibile, oltre che contrastante con il principio secondo cui l’obbligazione informativa dell’avvocato è un’obbligazione di mezzi e non di risultato (ex plurimis, Cass., sez. 3^, sentenza n. 10289 del 2015).
Giustamente quindi è stato affermato che l'avvocato è responsabile per superficialità (quindi colpa grave) se fa affidamento su informazioni atecniche rese dal proprio cliente (Cassazione civile, sez. II, sentenza 13.05.2011 n° 10686).
Al conferimento del mandato (incarico) può essere richiesto un acconto, che andrà corrisposto - come i pagamenti successivi - mediante sistemi tracciabili o dietro ricevuta (se rilasciata contestualmente, sarà normalmente senza rilievo fiscale, la fatturà seguirà).
seguire l'evoluzione della vertenza mediante colloqui regolari, meglio se anche mediante partecipazione alle udienze: se non è tutto chiaro conviene chiedere spiegazioni (che sonodovute!);
NB: La Corte europea per i diritti dell'Uomo non è un "quarto grado" di giudizio e può essere interpellata in casi rarissimi (entro 6 mesi dall'ultimo grado di giudizio).
Il difensore dovrà mettere a disposizione della parte ma anche del nuovo difensore, gli atti e le informazioni necessarie per la prosecuzione della difesa.Infatti l'articolo 33 del Codice deontologico Forense stabilisce che
Cambiare avvocato non può e non deve essere un modo per evitare di pagare il dovuto: ma in caso di contestazioni sull'entità del compenso ancora dovuto si aprirà un sottoprocedimento che inizia con una richiesta di intervento al Consiglio dell'Ordine di appartenenza.
Ecco perchè se non c'è più fiducia, prima si cambia e meglio è.
Tale contratto viene qualificato come un mandato professionale da chiunque conferito (soggetto privato o pubblico) ad avvocati e procuratori liberi professionisti e, quindi, non vincolati da rapporto d’impiego ed iscritti nel normale albo professionale (Cass. Sez. Un. 14.02.63 n.326 in Foro Italiano, 1963, I, 500).
Il qualificare il contratto di clientela quale una species del mandato, porta alla considerazione che il difensore munito di procura ad litem sia soggetto a quelle medesime obbligazioni che fanno carico a qualsiasi altro mandatario. Fra dette obbligazioni sono da annoverarsi quelle imposte dagli artt. 1712 C.C. (comunicazione dell’eseguito mandato) e 1713 C.C. (obbligo di rendiconto), ricordando, peraltro, che la responsabilità del professionista deve essere valutata secondo il parametro della diligenza fissato dall'art. 1176 II comma c.c. ed eventualmente alla luce dell’art. 2236 C.C. quando trattasi di prestazione che implica la soluzioni di problemi di speciale difficoltà (Cass. 02.08.73 n. 2230 in Giustizia Civile, 1973, I, 1864).
Appurato, pertanto, che la responsabilità dell’avvocato è allo stesso tempo responsabilità da esecuzione di mandato e responsabilità professionale, va comunque specificato che dottrina e giurisprudenza sono solite qualificare l’obbligazione dell’avvocato, sia per la sua attività stragiudiziale che per quella giudiziale, quale obbligazione di mezzi e non di risultato. L’avvocato, quindi, non risponde se il suo cliente non raggiunge il risultato sperato (Cass. 25.03.95 n. 3566, in Repertorio Foro Italiano, 1995), e , comunque, ha diritto al compenso della causa o dell’affare (Cass. 10.03.69 n.765, in Foro Italiano, 1969 I, 1110). Rientra comunque nel dovere del professionista svolgere ogni attivita' necessaria e utile alla fattispecie concreta (cfr. "La responsabilità dell'avvocato, di Michele Grisafi, www.studiogrisafi.com).
Anche in questo caso (credere di) avere ragione non significa ottenere un risarcimento certo: l'avvocato che fa una scelta contraria all'interesse del cliente deve risarcirlo, ma la responsabilità è esclusa per errori inerenti le attività c.d. discrezionali, connesse all’interpretazione delle leggi e, in generale, alla risoluzione delle questioni opinabili, ivi incluse le scelte processuali (Cassazione civile , sez. VI, ordinanza 26.07.2010 n. 1750).
Come scritto, grava sul cliente l'onere di scegliere un difensore professionalmente valido e di vigilare sull'esatta osservanza dell'incarico conferito. La responsabilità dell’avvocato nei confronti del cliente sussiste solo ove quest’ultimo provi, in termini probabilistici, che, senza la negligenza e/o l'imperizia del legale, il risultato sarebbe stato conseguito (Cassazione civile , sez. III, sentenza 10.12.2012 n. 22376 ): “ove anche risulti provato l'inadempimento del professionista alla propria obbligazione, per negligente svolgimento della prestazione, il danno derivante da eventuali sue omissioni deve ritenersi sussistente solo qualora, sulla scorta di criteri probabilistici, si accerti che, senza quell'omissione, il risultato sarebbe stato conseguito” (ex multis, Cass. n. 22026/04, Cass. n. 10966/04, Cass. n. 21894/04, Cass. n. 6967/06, Cass. n. 9917/2010).
Spett.le INDIRIZZO AVVOCATO