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Timestamp: 2018-01-19 09:53:01+00:00
Document Index: 160410450

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 3', 'art. 35', 'art. 20', 'art. 54', 'art. 2']

PIANO TRIENNALE PER LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE PROGRAMMA TRIENNALE PER LA TRASPARENZA E L INTEGRITÀ. Anni - PDF
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1 PIANO TRIENNALE PER LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE PROGRAMMA TRIENNALE PER LA TRASPARENZA E L INTEGRITÀ Anni
2 TITOLO I DISPOSIZIONI PRELIMINARI Paragrafo 1 (Premessa) 1. La legge 6 novembre 2012, n. 190 Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell illegalità nella pubblica amministrazione (c.d. legge anticorruzione) prevede una serie di misure finalizzate a contrastare il verificarsi di fenomeni corruttivi nelle Amministrazioni Pubbliche sia centrali che locali. 2. La nozione di corruzione rilevante ai fini dell applicazione della suddetta legge ha una connotazione più ampia rispetto a quella penalistica e comprende, oltre ai delitti contro la Pubblica Amministrazione di cui al Titolo II, Capo I del Codice Penale, le varie situazioni in cui, a prescindere dalla rilevanza penale, venga in evidenza un malfunzionamento dell amministrazione a causa dell uso a fini privati delle funzioni attribuite. 3. La legge ha individuato l Autorità nazionale anticorruzione nella CIVIT - Commissione per la valutazione, la trasparenza e l integrità delle Amministrazioni Pubbliche prevista dall art. 13 del d.lgs. n. 150 del (ora ANAC a seguito della Legge n. 135/2013), ed attribuisce a tale autorità compiti di vigilanza e controllo sull effettiva applicazione, nelle singole Amministrazioni, delle misure anticorruzione e di trasparenza previste dalla normativa: alla medesima autorità compete inoltre l approvazione del Piano nazionale anticorruzione predisposto dal Dipartimento della Funzione Pubblica. 4. Ciascuna Amministrazione è tenuta ad adottare un proprio Piano triennale di prevenzione della corruzione e ad individuare al proprio interno un Responsabile della prevenzione della corruzione: tale soggetto collabora alla predisposizione del Piano triennale, svolge attività di verifica e controllo del rispetto delle prescrizioni in tema di anticorruzione e promuove la formazione dei dipendenti destinati ad operare in settori particolarmente esposti alla corruzione. 5. Con Delibera del 24 marzo 2014 il Consiglio Direttivo dell Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Tivoli ha individuato nella persona del dott. Primo Ferranti, consigliere segretario dell Ordine, quale Responsabile della prevenzione della corruzione dell Ente e ha nominato il Dott. Gianluca Tartaro, Presidente del Consiglio Direttivo dell Ordine, responsabile per la trasparenza. 6. Il presente Piano è adottato ai sensi della legge n. 190 del 2012 ed in conformità alle indicazioni contenute nel Piano nazionale anticorruzione (di seguito P.N.A.) approvato con Delibera della CIVIT (ora ANAC) n. 72 dell 11 settembre Al fine di dare applicazione alle disposizioni della suddetta legge, il presente Piano è stato redatto dal responsabile della prevenzione della corruzione con la collaborazione del Presidente dell Ordine, il Presidente del Collegio dei Revisori dell Ordine. Il presente Piano costituisce pertanto documento programmatico dell Ordine e in esso confluiscono le finalità, gli istituti e le linee di indirizzo che il Responsabile della prevenzione della corruzione ha condiviso nella fase dei lavori di predisposizione del Piano stesso. 2
3 Paragrafo 2 (Contenuto e finalità del Piano) 1. In osservanza a quanto stabilito dalla legge n. 190 del 2012 e dal P.N.A., il Piano contiene anzitutto una mappatura delle attività dell Ordine maggiormente esposte al rischio di corruzione e inoltre la previsione degli strumenti che l ente intende adottare per la gestione di tale rischio. Ai sensi di quanto previsto dall art. 10 del d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33 attuativo della legge anticorruzione, il presente Piano contiene anche il Programma triennale per la trasparenza e l integrità dell Ordine. 2. Il presente Piano viene pubblicato sul sito istituzionale dell Ordine nella sezione Amministrazione Trasparente. Il Piano è inoltre consegnato ai dipendenti e ai collaboratori affinché ne prendano atto sottoscrivendolo, lo osservino e lo facciano rispettare. Il presente Piano, unitamente al codice di comportamento di cui al D.P.R. n. 62/2013, saranno altresì consegnati ai nuovi assunti ai fini della presa d atto e dell accettazione del relativo contenuto. 3. Il Piano è soggetto ad aggiornamento e i relativi contenuti potranno subire modifiche ed integrazioni a seguito delle eventuali indicazioni provenienti dagli organi nazionali competenti secondo le modalità indicate nel successivo paragrafo 10. Paragrafo 3 (Classificazione delle attività e organizzazione dell Ordine) 1 L Ordine, ai sensi dell articolo 6 del Dlgs n. 139 del 2005, è un ente pubblico non economico a carattere associativo dotato di autonomia patrimoniale e finanziaria che determina la propria organizzazione con appositi regolamenti nel rispetto delle disposizioni di legge ed è soggetto alla vigilanza del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e del Ministero della Giustizia. 2. Ai sensi del Dlgs n. 139 del 2005 l Ordine svolge attività istituzionali e attività aggiuntive rese a favore degli Iscritti e di soggetti terzi richiedenti sia pubblici sia privati. Un elencazione, da ritenersi non tassativa, delle attività svolte dall Ordine è rinvenibile nell Allegato A al Regolamento attuativo della legge n. 241 del 1990 approvato dal Consiglio Direttivo dell Ordine nella seduta del 19 maggio Al fine di perseguire efficacemente il proprio mandato istituzionale, l Ordine opera attraverso una organizzazione composta dal Consiglio Direttivo dell Ordine (composto da 9 consiglieri), dal Consiglio di Disciplina Territoriale (composto da 9 membri) e dalla struttura amministrativa composta da 2 dipendenti. Paragrafo 4 (Gestione del rischio) 1. In osservanza a quanto disposto dalla legge n. 190 del 2012 e dal P.N.A., si è proceduto alla mappatura delle aree maggiormente esposte al rischio di corruzione nonché all individuazione, per ciascuna area, dei processi più frequentemente soggetti al verificarsi del rischio corruttivo: le aree di rischio comprendono quelle individuate come aree sensibili dall art. 1, comma 16 della legge n. 190 del 2012 e riprodotte 3
4 nell Allegato 2 al P.N.A. nonché quelle ulteriori specificamente connesse alle attività istituzionali dell Ordine. Per ciascun processo sono stati individuati i potenziali rischi corruttivi, la probabilità del verificarsi di tali rischi nonché l impatto economico, organizzativo e di immagine che l Amministrazione potrebbe subire nell ipotesi del verificarsi degli stessi. La valutazione del grado di rischio è stata condotta con riferimento al rischio attuale a ciascun processo, cioè prima dell applicazione delle ulteriori misure di prevenzione indicate nel Piano stesso. In sede di primo aggiornamento del Piano si procederà all indicazione anche del rischio residuo, cioè il grado di rischio stimato a seguito dell applicazione delle ulteriori misure di prevenzione indicate. L analisi del rischio con l individuazione delle misure di prevenzione è stata realizzata dal Responsabile della prevenzione della corruzione con la collaborazione dei responsabili dei singoli procedimenti per le aree di rispettiva competenza con il coordinamento applicando gli indici di valutazione del rischio indicati nell allegato 5 al P.N.A.. Salvo che non sia diversamente stabilito, l attuazione delle ulteriori misure di prevenzione deve essere assicurata entro la scadenza del triennio di vigenza del Piano. 2. Nella tabella riportata nell allegato 1 al piano sono individuate le macro aree di attività a rischio di corruzione e, per ciascuna area, i singoli processi esposti al rischio del verificarsi di fenomeni corruttivi (con l indicazione dei principali fattori di rischio utilizzati per l individuazione di tali processi), le strutture coinvolte oltre che la ricognizione delle misure di prevenzione già adottate, quelle ulteriori da adottare per ridurre il verificarsi del rischio e l indicazione degli attori coinvolti nell attuazione delle stesse. TITOLO II MISURE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE Paragrafo 5 (Soggetti preposti al controllo e alla prevenzione della corruzione) 1. Le funzioni di controllo e di prevenzione della corruzione all interno dell Ordine sono attribuite al Responsabile della prevenzione della corruzione. 2. Il Responsabile della prevenzione della corruzione è individuato con delibera del Consiglio Direttivo. Lo svolgimento delle funzioni di Responsabile della prevenzione della corruzione non comporta il riconoscimento di emolumenti aggiuntivi. Le funzioni attribuite al Responsabile non sono delegabili se non in caso di straordinarie e motivate necessità. 3. Il nominativo del Responsabile è pubblicato, con adeguata evidenza, sul sito istituzionale dell Ordine nella sezione Amministrazione Trasparente. 4. Il Responsabile della prevenzione della corruzione: a) propone al Consiglio Direttivo il Piano triennale della prevenzione della corruzione e i relativi aggiornamenti; b) definisce procedure appropriate per formare i dipendenti destinati ad operare in settori particolarmente esposti alla corruzione ed individua il personale da sottoporre a formazione e/o aggiornamento; 4
5 c) verifica l attuazione del Piano e la sua idoneità, anche con riferimento alle eventuali proposte formulate dai responsabili dei procedimenti; d) propone modifiche del Piano anche in corso di vigenza dello stesso qualora siano accertate significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengano mutamenti nell organizzazione o nell attività dell Ordine; e) verifica il rispetto degli obblighi di informazione; f) monitora le possibili rotazioni degli incarichi negli uffici preposti allo svolgimento delle attività nel cui ambito è più elevato il rischio che siano commessi reati di corruzione; g) verifica il rispetto delle disposizioni in materia di inconferibilità ed incompatibilità degli incarichi; h) cura la diffusione dei Codici di comportamento all interno dell Ordine e il monitoraggio sulla relativa attuazione; i) segnala all Ufficio per i procedimenti disciplinari eventuali fatti riscontrati che possono presentare una rilevanza disciplinare; j) informa la Procura della Repubblica di eventuali fatti riscontrati nell esercizio del proprio mandato che possono costituire notizia di reato; k) presenta comunicazione alla competente procura della Corte dei Conti nel caso in cui riscontri fatti che possono dar luogo a responsabilità amministrativa; l) riferisce al Consiglio Direttivo sull attività svolta ogni qualvolta venga richiesto. 5. Al Responsabile della prevenzione della corruzione si applica il regime di responsabilità previsto dall art. 1, commi 12 e seguenti della legge n. 190 del Il Responsabile della prevenzione della corruzione è altresì facoltizzato a richiedere in ogni momento chiarimenti, per iscritto o verbalmente, a tutti i dipendenti relativamente a comportamenti che possono integrare anche solo potenzialmente fattispecie corruttive o comunque non conformi a canoni di correttezza ai sensi della normativa vigente in materia. 7. Per il corretto esercizio delle proprie funzioni il Responsabile della prevenzione della corruzione si relaziona con tutti i responsabili dei procedimenti per quanto di rispettiva competenza. Tali soggetti partecipano al processo di gestione del rischio: tutti i responsabili svolgono attività informativa nei confronti del Responsabile, propongono le misure di prevenzione e assicurano l osservanza del Piano e del Codice di comportamento segnalandone le violazioni. 8. Tutti i dipendenti partecipano al processo di gestione del rischio, osservano le misure contenute nel Piano segnalando le eventuali fattispecie di illecito e le personali situazioni di conflitto di interesse. La violazione, da parte dei dipendenti dell Amministrazione, delle misure di prevenzione previste dal Piano costituisce illecito disciplinare. Tutti i dipendenti, anche privi di qualifica dirigenziale, mantengono comunque il personale livello di responsabilità per il verificarsi di fenomeni corruttivi in relazione ai compiti effettivamente svolti. 5
6 (Strumenti di controllo e prevenzione della corruzione) 6.1 Rinvio alla tabella di analisi del rischio Conformemente a quanto richiesto dalla legge n. 190 del 2012, l Ordine adotta misure finalizzate alla prevenzione della corruzione con riferimento alle fasi sia di formazione sia di attuazione delle decisioni relative alle attività maggiormente esposte a rischio. Le singole misure di prevenzione dei rischi di corruzione nelle attività maggiormente esposte sono dettagliatamente elencate nella tabella di cui al paragrafo 4. In aggiunta alle misure indicate nella suddetta tabella, è richiesto a ciascun responsabile di procedimento e a ciascun dipendente di segnalare le eventuali situazioni di conflitto di interesse esistenti con riferimento alle attività dallo stesso svolte e avendo riguardo anche a quanto previsto dagli artt. 6 e 7 del D.P.R. n. 62/2013 e dai codici disciplinari: la dichiarazione deve essere redatta per iscritto e inviata al Responsabile della prevenzione della corruzione. 6.2 Incarichi ed attività non consentiti ai pubblici dipendenti L Ordine provvede all adozione di apposito atto contenente i criteri per il conferimento o l autorizzazione allo svolgimento degli incarichi di cui all art. 53 del d.lgs. n. 165 del 2001 nel rispetto di quanto stabilito. In tale atto sono disciplinati i criteri di valutazione ai fini del conferimento dell autorizzazione, le fattispecie non soggette ad autorizzazione, le attività non autorizzabili in quanto incompatibili con l impiego pubblico, la procedura di autorizzazione, l apparato sanzionatorio e le ipotesi di sospensione e revoca dell autorizzazione. 6.3 Attività successiva alla cessazione del rapporto di lavoro Al fin di garantire l applicazione dell art. 53, comma 16-ter del d.lgs. n. 165 del 2001, l Ordine aggiorna gli schemi tipo dei contratti di assunzione del personale mediante l inserimento della clausola recante il divieto di prestare attività lavorativa sia a titolo di lavoro subordinato sia a titolo di lavoro autonomo per i tre anni successivi alla cessazione del rapporto nei confronti dei destinatari dei provvedimenti adottati o di contratti conclusi con l apporto decisionale del dipendente. L Ordine procede inoltre all inserimento nei bandi di gara o negli atti prodromici agli affidamenti, a pena di nullità, della condizione soggettiva di non aver concluso contratti di lavoro subordinato o autonomo e comunque di non aver attribuito incarichi ad ex dipendenti o responsabili di procedimento che hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto dell Ordine nei loro confronti per il triennio successivo alla cessazione del rapporto. 6.4 Formazione di commissioni, assegnazione agli uffici e conferimento di incarichi in caso di condanna penale per delitti contro la Pubblica Amministrazione Il Responsabile della prevenzione della corruzione, in collaborazione con i Responsabili del Procedimento competenti all adozione degli atti di riferimento, verifica la sussistenza di eventuali precedenti penali in capo a dipendenti dell Ordine o a soggetti anche esterni a cui l ente intende conferire l incarico di membro di commissioni di affidamento di commesse o di concorso, o di altri incarichi di cui all art. 3 del d. lgs. n. 39 del 2013, l assegnazione agli uffici che abbiano le caratteristiche di cui all art. 35 bis del d.lgs. n. 165 del L accertamento avviene mediante dichiarazione di autocertificazione resa dall interessato conformemente a quanto previsto dall art. 20 del d.lgs. n. 39 del
7 6.5 Obblighi di informazione I Responsabili dei procedimenti informano tempestivamente il Responsabile della prevenzione della corruzione di qualsiasi anomalia accertata che comporti la mancata attuazione del Piano. I dipendenti che svolgono attività potenzialmente a rischio di corruzione segnalano al Responsabile per la corruzione qualsiasi anomalia accertata indicando, se a loro conoscenza, le motivazioni della stessa. L Ordine è comunque tenuto a dare applicazione alle disposizioni dell art. 54 bis del d.lgs. 165/2001 in materia di riservatezza della segnalazione di illeciti. Il Responsabile della prevenzione della corruzione e i Responsabili dei procedimenti possono tenere conto di segnalazioni provenienti da eventuali portatori di interessi esterni all Ordine, purché non anonime e sufficientemente circostanziate, che evidenzino situazioni di anomalia e configurino il rischio del verificarsi di fenomeni corruttivi. 6.6 Codice di comportamento Al fine di garantire l uniforme applicazione delle disposizioni introdotte dal D.P.R. 16 aprile 2013 n. 62 recante il Codice di comportamento per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, l Ordine provvede a dare comunicazione dell emanazione del provvedimento mediante pubblicazione dello stesso sul sito web istituzionale e segnalazione con personale a ciascun dipendente. Al fine di rendere efficace l estensione degli obblighi anche ai collaboratori e ai consulenti in ottemperanza a quanto disposto dall art. 2, comma 3 del suddetto Codice, l Ordine dispone l adeguamento degli schemitipo degli atti interni e dei moduli di dichiarazione anche relativamente ai rapporti di lavoro autonomo. In conformità a quanto previsto dal P.N.A., l Ordine provvede ad adottare il proprio codice interno di comportamento nel rispetto dei tempi e dei contenuti ivi stabiliti ed in conformità alle Linee guida che sono state adottate dalla CIVIT (ANAC) con Delibera n. 75/2013, fatte salve le procedure di partecipazione previste dalla legge. Paragrafo 7 (Formazione del personale) La disciplina relativa alla formazione del personale in materia di prevenzione della corruzione è contenuta, a partire dall anno 2014, nel Piano annuale delle iniziative formative concordate nell accordo integrativo annuale. All interno di tale documento, su indicazione del Responsabile della prevenzione della corruzione, saranno individuati anche i dipendenti da inserire nei programmi di formazione in materia di prevenzione della corruzione, gli strumenti e i canali di erogazione della formazione, la quantificazione delle iniziative di formazione specificamente dedicate alla materia della prevenzione della corruzione e le modalità di verifica dell attuazione delle iniziative formative. 7
8 Paragrafo 8 Obblighi di trasparenza Programma Triennale per la Trasparenza e l Integrità 1. Introduzione: organizzazione e funzioni dell amministrazione La trasparenza costituisce strumento di prevenzione e contrasto della corruzione ed è intesa come accessibilità totale delle informazioni concernenti l organizzazione e l attività delle Pubbliche Amministrazioni allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull utilizzo delle risorse pubbliche. L Ordine, ai sensi dell articolo 6 del Dlgs n. 139 del 2005, è un ente pubblico non economico a carattere associativo dotato di autonomia patrimoniale e finanziaria che determina la propria organizzazione con appositi regolamenti nel rispetto delle disposizioni di legge ed è soggetto alla vigilanza del Consiglio Nazionale e del Ministero della Giustizia. Ai sensi del Dlgs n. 139 del 2005 l Ordine svolge attività istituzionali e attività aggiuntive rese a favore degli Iscritti e di soggetti terzi richiedenti sia pubblici sia privati. Al fine di perseguire efficacemente il proprio mandato istituzionale, l Ordine opera attraverso una organizzazione composta dal Consiglio Direttivo dell Ordine (composto da 9 consiglieri), dal Consiglio di Disciplina Territoriale (composto da 9 membri) e dalla struttura amministrativa composta da 2 dipendenti. Un elencazione, da ritenersi non tassativa, delle attività svolte dall Ordine è rinvenibile nella seguente tabella e in forma più estesa nella carta dei servizi pubblicata sul sito web dell Ordine. Attività Unità Organizzativa e Responsabile Provvedimenti disciplinari a carico degli Iscritti Segreteria del Consiglio di Disciplina territoriale Presidente Consiglio di Disciplina territoriale Segreteria del Consiglio Direttivo Coordinatore della Commissione Disciplina Iscrizione, trasferimento e cancellazione Segreteria dell Ordine Consigliere delegato all Albo dall Albo e dall Elenco speciale Rilascio di certificati e attestazioni relativi agli Segreteria dell Ordine Presidente Commissione Albo Iscritti Iscrizione, trasferimento e cancellazione Segreteria dell Ordine Presidente Commissione Registro del Tirocinio Tirocinio Rilascio di certificati e attestazioni relativi ai Segreteria dell Ordine Presidente Commissione Tirocinanti Tirocinio Accredito eventi formativi Segreteria dell Ordine Presidente Commissione FPC Riconoscimento crediti FPC degli Iscritti Segreteria dell Ordine Presidente Commissione FPC Pareri in materia di onorari Commissione Liquidazione Parcelle Consiglio Composizione delle contestazioni che sorgono, in dipendenza dell esercizio professionale, tra gli Iscritti nell Albo e tra questi e i loro clienti. Accesso documenti amministrativi dell Ordine Segreteria di Presidenza- Presidente Segreteria di Presidenza Presidente e Segretario 8
9 2. Le principali novità In fase di prima applicazione della normativa in materia di trasparenza e integrità, l Ordine si impegna a dare attuazione agli adempimenti di pubblicità previsti dal d.lgs. n. 33 del 2013 mediante l aggiornamento del sito web istituzionale con l attivazione di una specifica sezione denominata Amministrazione trasparente accessibile dalla homepage del sito che nel corso del 2014 sarà articolata secondo il modello proposto nell allegato al citato decreto. Con Delibera del 21 marzo 2014 il Consiglio Direttivo dell Ordine ha inoltre nominato responsabile per la trasparenza il Dott. Gianluca Tartaro, Presidente del Consiglio Direttivo dell Ordine. 3. Procedimento di elaborazione e adozione del Programma I termini e le modalità per l assolvimento degli obblighi di trasparenza previsti dal Dlgs n. 33 del 2013 e il suo coordinamento il P.T.P.C. sono indicati nelle linee guida sulla trasparenza approvate con delibera n. 50 del 2013 della CIVIT. Per la redazione del piano il responsabile della trasparenza si relaziona con tutti i responsabili dei procedimenti per quanto di rispettiva competenza. Tali soggetti partecipano al processo di adeguamento agli obblighi relativi alla trasparenza svolgono attività informativa nei confronti del Responsabile, assicurano l osservanza del Piano. Tutti i dipendenti partecipano al processo di adeguamento agli obblighi relativi alla trasparenza, osservano le misure contenute nel Piano segnalando le eventuali mancanze o proposte di miglioramento. 4. Iniziative di comunicazione della trasparenza Il Programma è pubblicato sul sito istituzionale dell Ordine nella sezione Amministrazione trasparente ed è trasmesso a tutti gli Iscritti attraverso la newsletter settimanale. 5. Processo di attuazione del Programma Il Programma triennale per la trasparenza e l integrità è aggiornato con cadenza annuale. Nella sezione Amministrazione trasparente è inoltre pubblicato un invito espresso a tutti gli interessati ad inviare all indirizzo di posta elettronica del responsabile della trasparenza eventuali suggerimenti, critiche e proposte di miglioramento. 6. Accesso agli atti e Accesso civico L Ordine dà attuazione alle norme in materia di accesso ai documenti amministrativi di cui alla legge n. 241 del 1990 mediante l applicazione del proprio Regolamento nel quale sono individuati i soggetti competenti a fornire riscontro alle istanze dei cittadini. AI sensi dell articolo 5, comma 2, del decreto legislativo n. 33/2013, la richiesta di accesso civico non è sottoposta ad alcuna limitazione, quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente non deve essere motivata, è gratuita e va presentata al responsabile della trasparenza dell'amministrazione. Il responsabile della trasparenza si pronuncia in ordine alla richiesta di accesso civico e ne controlla e assicura la regolare attuazione. Peraltro, nel caso in cui il responsabile non ottemperi alla richiesta, è previsto che il richiedente possa ricorrere al titolare del potere sostitutivo che dunque assicura la pubblicazione e la trasmissione all istante dei dati richiesti. Ai fini della migliore tutela dell esercizio dell accesso civico, le funzioni relative all accesso civico di cui al suddetto articolo 5, comma 2, sono delegate dal responsabile della trasparenza ad altro dipendente, in modo che il potere sostitutivo possa rimanere in capo al responsabile stesso. Il responsabile della trasparenza delega i seguenti soggetti a svolgere le funzioni di accesso civico di cui all articolo 5 del decreto legislativo n. 33/2013: - personale assegnato alla segreteria dell Ente. 7. Dati ulteriori L Ordine, per il tramite del responsabile della trasparenza, ai sensi dell articolo 4, comma 3, del decreto legislativo n. 33/2013, individua i seguenti ulteriori dati da pubblicare nella sezione Amministrazione trasparente del sito internet istituzionale e le relative modalità e termini per la loro pubblicazione: - Incarichi assegnati agli Iscritti dal Consiglio Direttivo dell Ordine; - Incarichi assegnati agli Iscritti dal Presidente dell Ordine. 9
10 TITOLO III DISPOSIZIONI FINALI Paragrafo 9 (Cronoprogramma e azioni conseguenti all adozione del Piano) In seguito all approvazione del presente Piano ed in attuazione degli ulteriori adempimenti previsti dalla legge n. 190 del 2012, l Ordine si impegna ad eseguire le attività di seguito indicate nel rispetto dei tempi ivi indicati. ATTIVITA DA ESEGUIRE INDICAZIONE TEMPORALE STRUTTURE COMPETENTI Diffusione del presente Piano tra gli uffici dell Ordine e pubblicazione sul sito web Contestualmente all entrata in vigore del Piano Responsabile della prevenzione della corruzione Adeguamento del sito web istituzionale dell Ordine agli obblighi di pubblicità previsti dal d.lgs. n. 33 del 2013 Proposta, da parte del Responsabile, dei programmi di formazione relativamente alle attività a maggiore rischio di corruzione Proposta, da parte del Responsabile, dei dipendenti da inserire nei programmi di formazione relativi alle attività a maggiore rischio di corruzione Ricognizione dei procedimenti di competenza dell Ordine e dei relativi termini di conclusione. Formulazione di proposte di misure per il monitoraggio del rispetto dei suddetti termini Contestualmente all entrata in vigore del Piano Entro 60 giorni dall entrata in vigore del Piano Entro 60 giorni dall entrata in vigore del Piano Entro sei mesi dall entrata in vigore del Piano Responsabile della trasparenza Responsabile della prevenzione della corruzione Responsabile della prevenzione della corruzione Responsabile della prevenzione della corruzione - Responsabile della trasparenza 10
11 Paragrafo 10 (Adeguamento del Piano e clausola di rinvio) 1. Il presente Piano potrà subire modifiche ed integrazioni per esigenze di adeguamento alle eventuali future indicazioni provenienti da fonti nazionali o regionali competenti in materia. 2. In ogni caso il Piano è aggiornato con cadenza annuale ed ogni qual volta emergano rilevanti mutamenti dell organizzazione o dell attività dell Ordine. Gli aggiornamenti annuali e le eventuali modifiche in corso di vigenza sono proposte dal Responsabile della prevenzione della corruzione ed approvate con provvedimento del Consiglio Direttivo. 3. Degli aggiornamenti e delle eventuali modifiche in corso di vigenza sarà data adeguata evidenza mediante pubblicazione della versione modificata del documento sul sito istituzionale dell Ordine nella sezione Amministrazione trasparente nonché mediante segnalazione via personale a ciascun dipendente. 4. Per tutto quanto non espressamente disciplinato nel presente Piano si applicano le disposizioni vigenti in materia ed, in particolare, la legge n. 190 del 2012, il d.lgs. n. 33 del 2013 e il d.lgs. n. 39 del Paragrafo 11(Entrata in vigore) Il presente piano entra in vigore il primo giugno
Piano triennale per la prevenzione della corruzione (Legge n. 190/2012) Anni 2015-2017
Piano triennale per la prevenzione della corruzione (Legge n. 190/2012) Anni 2015-2017 Approvato con Delibera del Direttore Generale n. 5 del 30 gennaio 2015 In vigore dal 31 gennaio 2015 INDICE TITOLO