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Timestamp: 2017-11-17 17:28:57+00:00
Document Index: 74301724

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 161', 'sentenza ', 'art. 6', '§ 1', 'art. 4']

Suscita, invece, preoccupazioni l’emendamento che ha introdotto l’art. 3 del DDL, denominato “Modifiche al codice penale”, il quale interviene nuovamente sull’art. 161 del codice penale riducendo ulteriormente il termine di prescrizione dei reati, già ridotto nel 2005 con la legge 5 dicembre 2005 n. 251, portando l’aumento massimo del termine conseguente all’interruzione del decorso della prescrizione ad 1/6 – anziché all’attuale 1/4 – del limite di pena edittale, per gli imputati incensurati.
Già in occasione della delibera del 23.2.2005, riguardante “Problematiche concernenti le proposte di modifica legislativa dell’istituto di prescrizione così come attualmente regolato nel codice penale” in relazione all’esame della l. n. 251/2005 (cd. Legge Cirielli), è stato effettuato un monitoraggio sullo stato dei processi pendenti e sulle possibili conseguenze dell’applicazione delle norme del disegno di legge.
“Se si tiene conto della durata media di un processo di merito, precisava la delibera, si può ragionevolmente concludere che quasi tutti i processi per reati puniti con la pena della reclusione compresa nel massimo tra i cinque e i sei anni e la grande maggioranza di quelli per reati puniti con la pena della reclusione massima di otto anni sono destinati a sicura prescrizione.Non solo, ma una ricognizione effettuata recentemente dalla Corte di cassazione ha permesso di accertare che si situa attorno ai nove anni il tempo medio di durata dei processi per reati puniti con pena compresa fra cinque e otto anni che giungono al vaglio della stessa Corte: per la massima parte dei processi, dunque, il termine prescrizionale maturerebbe prima della sentenza definitiva, ma dopo la decisione di appello, e cioè in un contesto che comporta per il sistema giustizia il massimo spreco di energie. E’ evidente, dunque, che l’applicazione del nuovo regime ai processi in corso comporterà la vanificazione di gran parte del lavoro svolto dall’intero sistema giudiziario nel corso di alcuni anni”.
Occorre al riguardo chiarire che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha invero condannato l’Italia in relazione al diritto di ogni persona a che la sua causa sia esaminata entro un termine ragionevole. La Corte di Strasburgo ha considerato il tempo impiegato, nell’ambito dei giudizi celebrati in Italia, per esaminare il merito della causa ed ha affermato la responsabilità dello Stato discendente dalla violazione dell’art. 6, § 1, della Convenzione EDU. E la Corte ha pure posto a carico dello Stato italiano una liquidazione supplementare rispetto a quella riconosciuta dalle Corti d’Appello nel quadro della Legge Pinto, ritenendo che detta previsione non fornisca una riparazione equa del ritardo subito.
Ci si riferisce al rapporto redatto dal Gruppo di Stati contro la corruzione che agisce nell’ambito del Consiglio d’Europa (GRECO), che ha recentemente valutato le politiche anticorruzione poste in essere dall’Italia.
Il rapporto adottato il 2 luglio 2009 si sofferma sul dato relativo alla eccessiva durata dei processi, sottolineando il fatto che in Italia i processi per corruzione sovente non arrivano ad una decisione di merito, in considerazione del maturare del termine di prescrizione del reato, prima di una pronuncia definitiva. Nel Rapporto (PAR 54) si osserva che detta evenienza scardina l’efficienza e la credibilità del diritto penale, poiché in tali casi, pur in presenza di un forte quadro probatorio, il giudice deve pronunciare il non luogo a procedere per estinzione del reato. Ed il predetto rapporto si conclude con una raccomandazione all’Italia, ove si auspica l’individuazione di soluzioni che consentano di addivenire ad una pronuncia di merito, in un tempo ragionevole.
Come è evidente, in tutti gli ordinamenti menzionati l’istituto della prescrizione ha come ragione d’essere il venir meno dell’interesse dello Stato a perseguire il reato per il decorso del tempo. Invece, nel sistema italiano, ancor più dopo la modifica normativa che si prospetta, la prescrizione sembra porsi quale regolatore della perseguibilità di alcune categorie di reati anche in relazione ai procedimenti pendenti.
Si deve osservare inoltre come l’imputato non sia necessariamente la sola parte privata del procedimento penale. E se si sanzionasse con l’estinzione del reato la durata irragionevole del processo, per la parte civile si aggiungerebbe al danno del ritardo la beffa della denegata giustizia, quando la prescrizione si compisse prima della pronuncia di una condanna di primo grado, come in realtà prevede anche per i procedimenti in corso la disposizione transitoria dell’art. 4 comma 3 del DDL.