Source: http://www.filcams.cgil.it/doc-finanziaria-2004-il-decretone-1-2/
Timestamp: 2019-03-20 01:53:31+00:00
Document Index: 40032251

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 133', 'art. 1', 'art. 2362', 'art. 2362', 'art. 2']

“Doc” Finanziaria 2004, il decretone 1
Numero 275, pag. 29 del 20/11/2003
ItaliaOggi pubblica il testo del decreto legge 269 convertito ieri in legge dalla camera dei deputati.
Detassazione degli investimenti in ricerca e sviluppo, tecnologia digitale, export, quotazione in borsa, stage aziendali per studenti
1. Per i soggetti in attività alla data di entrata in vigore del presente decreto, in aggiunta alla ordinaria deduzione è escluso dall’imposizione sul reddito d’impresa:
a) un importo pari al dieci per cento dei costi di ricerca e di sviluppo iscrivibili tra le immobilizzazioni immateriali; a tale importo si aggiunge il 30 per cento dell’eccedenza rispetto alla media degli stessi costi sostenuti nei tre periodi d’imposta precedenti; le stesse percentuali si applicano all’ammontare delle spese sostenute dalle piccole e medie imprese, come definite dall’Unione europea, che, nell’ambito di distretti industriali o filiere produttive, si aggregano in numero non inferiore a dieci, utilizzando nuove strutture consortili o altri strumenti contrattuali per realizzare sinergie nelle innovazioni informatiche. L’efficacia delle disposizioni del precedente periodo è subordinata, ai sensi dell’articolo 88, paragrafo 3, del Trattato istitutivo della Comunità europea, alla preventiva approvazione da parte della Commissione europea;
2. Per il secondo periodo di imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, l’acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche è calcolato, in base alle disposizioni della legge 23 marzo 1977, n.97, assumendo come imposta del periodo precedente quella che si sarebbe applicata in assenza delle disposizioni di cui al presente articolo.
3. Ai fini di cui al comma 1, l’attestazione di effettività delle spese sostenute è rilasciata con riferimento a quanto indicato nel prospetto sezionale di cui al comma 2-bis, dal presidente del collegio sindacale ovvero, in mancanza, da un revisore dei conti o da un professionista iscritto nell’albo dei revisori dei conti, dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali o in quello dei consulenti del lavoro, nelle forme previste dall’articolo 13, comma 2, del decreto legge 28 marzo 1997, n.79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n.140, e successive modificazioni, ovvero dal responsabile del centro di assistenza fiscale. L’effettività delle spese di cui alla lettera c) del comma 1 è comprovata dalle convenzioni stipulate con gli istituti di appartenenza degli studenti, da attestazioni concernenti l’effettiva partecipazione degli stessi o da altra idonea documentazione.
5. Per gli investimenti di cui al comma 1, lettera a), il beneficio spetta nei limiti del 20 per cento della media dei redditi relativi, nel massimo, ai tre esercizi precedenti al periodo di imposta cui si applicano le disposizioni del presente articolo. Ai fini del primo periodo gli esercizi in perdita non sono presi in considerazione.
1. I redditi di lavoro dipendente o autonomo dei ricercatori, che in possesso di titolo di studio universitario o equiparato, siano non occasionalmente residenti all’estero e abbiano svolto documentata attività di ricerca all’estero presso l’università o centri di ricerca pubblici o privati per almeno due anni continuativi che dalla data di entrata in vigore del presente decreto o in uno dei cinque anni solari successivi vengono a svolgere la loro attività in Italia, e che conseguentemente divengono fiscalmente residenti nel territorio dello Stato, sono imponibili solo per il 10 per cento, ai fini delle imposte dirette, e non concorrono alla formazione del valore della produzione netta dell’imposta regionale sulle attività produttive. L’incentivo di cui al presente comma si applica nel periodo d’imposta in cui il ricercatore diviene fiscalmente residente nel territorio dello Stato e nei due periodi di imposta successivi sempre che permanga la residenza fiscale in Italia.
4. Al fine di costituire il patrimonio dell’Istituto Italiano di Tecnologia, i soggetti fondatori di fondazioni di interesse nazionale, nonché gli enti ad essi succeduti, possono disporre la devoluzione di risorse all’Istituto fino a 2 anni dopo la pubblicazione dello statuto di cui al comma 2, con modifiche, soggette all’approvazione dall’autorità vigilante, degli atti costitutivi e degli statuti dei propri enti. Con le modalità di cui al comma 2, vengono apportate modifiche allo statuto dell’Istituto per tenere conto dei principi contenuti negli statuti degli enti che hanno disposto la devoluzione.
6. Per lo svolgimento dei propri compiti il commissario unico è autorizzato ad avvalersi, fino al limite massimo di 10 unità di personale, anche delle qualifiche dirigenziali, all’uopo messo a disposizione su sua richiesta, secondo le norme previste dai rispettivi ordinamenti, da enti ed organismi di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, e successive modificazioni ed integrazioni. Può avvalersi, inoltre, della collaborazione di esperti e di società di consulenza nazionali ed estere, ovvero di università e di istituti universitari.
1. La Cassa depositi e prestiti è trasformata in società per azioni con la denominazione di ´Cassa depositi e prestiti società per azioni’ (Cdp spa), con effetto dalla data della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale di cui al comma 3. La Cdp spa, salvo quanto previsto dal comma 3, subentra nei rapporti attivi e passivi e conserva i diritti e gli obblighi anteriori alla trasformazione.
2. Le azioni della Cdp spa sono attribuite allo Stato, che esercita i diritti dell’azionista ai sensi dell’articolo 24, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300; non si applicano le disposizioni dell’articolo 2362 del codice civile. Le fondazioni di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 17 maggio 1999, n.153, e altri soggetti pubblici o privati possono detenere quote complessivamente di minoranza del capitale della Cdp spa
a) le funzioni, le attività e le passività della Cassa depositi e prestiti anteriori alla trasformazione che sono trasferite al Ministero dell’economia e delle finanze e quelle assegnate alla gestione separata della Cdp spa di cui al comma 8;
b) i beni e le partecipazioni societarie dello Stato, anche indirette, che sono trasferite alla Cdp spa e assegnate alla gestione separata di cui al comma 8, anche in deroga alla normativa vigente. I relativi valori di trasferimento e di iscrizione in bilancio sono determinati sulla scorta della relazione giurata di stima prodotta da uno o più soggetti di adeguata esperienza e qualificazione professionale nominati dal Ministero, anche in deroga agli articoli da 2342 a 2345 del codice civile ed all’articolo 24 della legge 27 dicembre 2002, n. 289. Con successivi decreti ministeriali possono essere disposti ulteriori trasferimenti e conferimenti;
d) il capitale sociale della Cdp spa, comunque in misura non inferiore al fondo di dotazione della Cassa depositi e prestiti risultante dall’ultimo bilancio di esercizio approvato.
4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di natura non regolamentare, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, è approvato lo Statuto della Cdp spa e sono nominati i componenti del Consiglio di amministrazione e del collegio sindacale per il primo periodo di durata in carica. Per tale primo periodo restano in carica i componenti del collegio dei revisori indicati ai sensi e per gli effetti dell’articolo 10 della legge 13 maggio 1983, n. 197. Le successive modifiche allo statuto della Cdp spa e le nomine dei componenti degli organi sociali per i successivi periodi sono deliberati a norma del codice civile.
5. Il primo esercizio sociale della Cdp spa si chiude al 31 dicembre 2004.
6. Alla Cdp spa si applicano le disposizioni del Titolo V del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n.385, previste per gli intermediari iscritti nell’elenco speciale di cui all’articolo 107 del medesimo decreto legislativo, tenendo presenti le caratteristiche del soggetto vigilato e la speciale disciplina della gestione separata di cui al comma 8.
7. La Cdp spa finanzia, sotto qualsiasi forma:
a) lo Stato, le regioni, gli enti locali, gli enti pubblici e gli organismi di diritto pubblico, utilizzando fondi rimborsabili sotto forma di libretti di risparmio postale e di buoni fruttiferi postali, assistiti dalla garanzia dello Stato e distribuiti attraverso Poste italiane spa o società da essa controllate, e fondi provenienti dall’emissione di titoli, dall’assunzione di finanziamenti e da altre operazioni finanziarie, che possono essere assistiti dalla garanzia dello Stato;
b) le opere, gli impianti, le reti e le dotazioni destinati alla fornitura di servizi pubblici ed alle bonifiche, utilizzando fondi provenienti dall’emissione di titoli, dall’assunzione di finanziamenti e da altre operazioni finanziarie, senza garanzia dello Stato e con preclusione della raccolta di fondi a vista. La raccolta di fondi è effettuata esclusivamente presso investitori istituzionali.
8. La Cdp spa assume partecipazioni e svolge le attività, strumentali, connesse e accessorie; per l’attuazione di quanto previsto al comma 7, lettera a), la Cdp spa istituisce un sistema separato ai soli fini contabili ed organizzativi, la cui gestione è uniformata a criteri di trasparenza e di salvaguardia dell’equilibrio economico. Sono assegnate alla gestione separata le partecipazioni e le attività ad essa strumentali, connesse e accessorie, e le attività di assistenza e di consulenza in favore dei soggetti di cui al comma 7, lettera a). Il decreto ministeriale di cui al comma 3 può prevedere forme di razionalizzazione e concentrazione delle partecipazioni detenute dalla Cassa depositi e prestiti alla data di trasformazione in società per azioni.
9. Al Ministro dell’economia e delle finanze spetta il potere di indirizzo della gestione separata di cui al comma 8. È confermata, per la gestione separata, la Commissione di vigilanza prevista dall’articolo 3 del regio decreto 2 gennaio 1913, n. 453, e successive modificazioni.
10. Per l’amministrazione della gestione separata di cui al comma 8 il consiglio di amministrazione della Cdp spa è integrato dai membri, con funzioni di amministratore, indicati alle lettere c), d) ed f) del primo comma dell’articolo 7 della legge 13 maggio 1983, n. 197.
12. Sino all’emanazione dei decreti di cui al comma 11 la Cdp spa continua a svolgere le funzioni oggetto della gestione separata di cui al comma 8 secondo le disposizioni vigenti alla data di trasformazione della Cassa depositi e prestiti in società per azioni. I rapporti in essere e i procedimenti amministrativi in corso alla data di entrata in vigore dei decreti di cui al comma 11 continuano ad essere regolati dai provvedimenti adottati e dalle norme legislative e regolamentari vigenti in data anteriore. Per quanto non disciplinato dai decreti di cui al comma 11 continua ad applicarsi la normativa vigente in quanto compatibile. Le attribuzioni del consiglio di amministrazione e del direttore generale della Cassa depositi e prestiti anteriori alla trasformazione sono esercitate, rispettivamente, dal consiglio di amministrazione e, se previsto, dall’amministratore delegato della Cdp spa
14. La gestione separata di cui al comma 8 subentra nei rapporti attivi e passivi e conserva i diritti e gli obblighi sorti per effetto della cartolarizzazione dei crediti effettuata ai sensi dell’articolo 8 del decreto legge 15 aprile 2002, n.63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112.
16. Il Ministro dell’economia e delle finanze, sulla base di apposita relazione presentata dalla Cdp spa, riferisce annualmente al Parlamento sulle attività svolte e sui risultati conseguiti dalla Cdp spa.
17. Il controllo della Corte dei conti si svolge sulla Cdp spa con le modalità previste dall’articolo 12 della legge 21 marzo 1958, n.259.
18. La Cdp spa può destinare propri beni e rapporti giuridici al soddisfacimento dei diritti dei portatori di titoli da essa emessi e di altri soggetti finanziatori. A tal fine la Cdp spa adotta apposita deliberazione contenente l’esatta descrizione dei beni e dei rapporti giuridici destinati, dei soggetti a cui vantaggio la destinazione è effettuata, dei diritti ad essi attribuiti e delle modalità con le quali è possibile disporre, integrare e sostituire elementi del patrimonio destinato. La deliberazione è depositata e iscritta a norma dell’articolo 2436 del codice civile. Dalla data di deposito della deliberazione i beni e i rapporti giuridici individuati sono destinati esclusivamente al soddisfacimento dei diritti dei soggetti a cui vantaggio la destinazione è effettuata e costituiscono patrimonio separato a tutti gli effetti da quello della Cdp spa e dagli altri patrimoni destinati. Fino al completo soddisfacimento dei diritti dei soggetti a cui vantaggio la destinazione è effettuata, sul patrimonio destinato e sui frutti e proventi da esso derivanti sono ammesse azioni soltanto a tutela dei diritti dei predetti soggetti. Se la deliberazione di destinazione del patrimonio non dispone diversamente, delle obbligazioni nei confronti dei soggetti a cui vantaggio la destinazione è effettuata la Cdp spa risponde esclusivamente nei limiti del patrimonio ad essi destinato e dei diritti ad essi attribuiti. Resta salva in ogni caso la responsabilità illimitata della Cdp spa per le obbligazioni derivanti da fatto illecito. Con riferimento a ciascun patrimonio separato la Cdp spa tiene separatamente i libri e le scritture contabili prescritti dagli articoli 2214 e seguenti del codice civile. Per il caso di sottoposizione della Cdp spa alle procedure di cui al Titolo IV del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, o ad altra procedura concorsuale applicabile, i contratti relativi a ciascun patrimonio destinato continuano ad avere esecuzione e continuano ad applicarsi le previsioni contenute nel presente comma. Gli organi della procedura provvedono al tempestivo pagamento delle passività al cui servizio il patrimonio è destinato e nei limiti dello stesso, secondo le scadenze e gli altri termini previsti nei relativi contratti preesistenti. Gli organi della procedura possono trasferire o affidare in gestione a banche i beni e i rapporti giuridici ricompresi in ciascun patrimonio destinato e le relative passività.
19. Alla scadenza, anche anticipata per qualsiasi motivo, del contratto di servizio ovvero del rapporto con il quale è attribuita la disponibilità o è affidata la gestione delle opere, degli impianti, delle reti e delle dotazioni destinati alla fornitura di servizi pubblici in relazione ai quali è intervenuto il finanziamento della Cdp spa o di altri soggetti autorizzati alla concessione di credito, gli indennizzi dovuti al soggetto uscente sono destinati prioritariamente al soddisfacimento dei crediti della Cdp spa e degli altri finanziatori di cui al presente comma, sono indisponibili da parte del soggetto uscente fino al completo soddisfacimento dei predetti crediti e non possono formare oggetto di azioni da parte di creditori diversi dalla Cdp spa e dagli altri finanziatori di cui al presente comma. Il nuovo soggetto gestore assume, senza liberazione del debitore originario, l’eventuale debito residuo nei confronti della Cdp spa e degli altri finanziatori di cui al presente comma. L’ente affidante e, se prevista, la società proprietaria delle opere, degli impianti, delle reti e delle dotazioni garantiscono in solido il debito residuo fino all’individuazione del nuovo soggetto gestore. Anche ai finanziamenti concessi dalla Cdp spa si applicano le disposizioni di cui ai commi 3 e 4 dell’articolo 42 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385.
20. Salvo le deleghe previste dallo statuto, l’organo amministrativo della Cdp spa delibera le operazioni di raccolta di fondi con obbligo di rimborso sotto qualsiasi forma. Ad esse non si applicano il divieto di raccolta del risparmio tra il pubblico previsto dall’articolo 11, comma 2, del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n.385, né i limiti quantitativi alla raccolta previsti dalla normativa vigente; non trovano altresì applicazione gli articoli da 2410 a 2420 del codice civile. Per ciascuna emissione di titoli può essere nominato un rappresentante comune dei portatori dei titoli, il quale ne cura gli interessi e in loro rappresentanza esclusiva esercita i poteri stabiliti in sede di nomina e approva le modificazioni delle condizioni dell’operazione.
24. Tutti gli atti, contratti, trasferimenti, prestazioni e formalità relativi alle operazioni di raccolta e di impiego, sotto qualsiasi forma, effettuate dalla gestione separata di cui al comma 8, alla loro esecuzione, modificazione ed estinzione, alle garanzie anche reali di qualunque tipo da chiunque e in qualsiasi momento prestate, sono esenti dall’imposta di registro, dall’imposta di bollo, dalle imposte ipotecaria e catastale e da ogni altra imposta indiretta, nonché ogni altro tributo o diritto. Non si applica la ritenuta di cui ai commi 2 e 3 dell’articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, sugli interessi e gli altri proventi dei conti correnti dedicati alla gestione separata di cui al comma 8.
25. Gli interessi e gli altri proventi dei titoli di qualsiasi natura e di qualsiasi durata emessi dalla Cdp spa sono soggetti al regime dell’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura del 12,50%, di cui al decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239.
26. Il rapporto di lavoro del personale alle dipendenze della Cassa depositi e prestiti al momento della trasformazione prosegue con la Cdp spa ed è disciplinato dalla contrattazione collettiva e dalle leggi che regolano il rapporto di lavoro privato. Sono fatti salvi i diritti quesiti e gli effetti, per i dipendenti della Cassa, rivenienti dalla originaria natura pubblica dell’ente di appartenenza, ivi inclusa l’ammissibilità ai concorsi pubblici per i quali sia richiesta una specifica anzianità di servizio, ove conseguita. I trattamenti vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad applicarsi al personale già dipendente della Cassa depositi e prestiti fino alla stipulazione di un nuovo contratto. In sede di prima applicazione, non può essere attribuito al predetto personale un trattamento economico meno favorevole di quello spettante alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per il personale già dipendente dalla Cassa depositi e prestiti, che ne fa richiesta, entro sessanta giorni dalla trasformazione si attivano, sentite le organizzazioni sindacali, le procedure di mobilità, con collocamento prioritario al Ministero dell’economia e delle finanze. Il personale trasferito è inquadrato, in base all’ex livello di appartenenza e secondo le equipollenze definite dal decreto del Presidente della Repubblica 4 agosto 1984 e successive modificazioni e 4 agosto 1986 e successive modificazioni, nella corrispondente area e posizione economica, o in quella eventualmente ricoperta in precedenti servizi prestati presso altre pubbliche amministrazioni, se superiore. Al personale trasferito o reinquadrato nelle pubbliche amministrazioni ai sensi del presente comma è riconosciuto un assegno personale pensionabile, riassorbibile con qualsiasi successivo miglioramento, pari alla differenza tra la retribuzione globale percepibile al momento della trasformazione, come definita dal vigente Ccnl, e quella spettante in base al nuovo inquadramento; le indennità spettanti presso l’amministrazione di destinazione sono corrisposte nella misura eventualmente eccedente l’importo del predetto assegno personale. Entro cinque anni dalla trasformazione, il personale già dipendente della Cassa depositi e prestiti che ha proseguito il rapporto di lavoro dipendente con Cdp spa può richiedere il reinquadramento nei ruoli delle amministrazioni pubbliche secondo le modalità e i termini previsti dall’articolo 54 del Ccnl per il personale non dirigente della Cassa depositi e prestiti per il quadriennio normativo 1998-2001. I dipendenti in servizio all’atto della trasformazione mantengono il regime pensionistico e quello relativo all’indennità di buonuscita secondo le regole vigenti per il personale delle pubbliche amministrazioni. Entro sei mesi dalla data di trasformazione, i predetti dipendenti possono esercitare, con applicazione dell’articolo 6 della legge 7 febbraio 1979, n. 29, opzione per il regime pensionistico applicabile ai dipendenti assunti in data successiva alla trasformazione, i quali sono iscritti all’assicurazione obbligatoria gestita dall’Inps e hanno diritto al trattamento di fine rapporto ai sensi dell’articolo 2120 del codice civile.
27. Nell’articolo 8, comma 4, del decreto legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112, I periodi quinto, sesto, settimo ed ottavo sono sostituiti dai seguenti: ´Infrastrutture spa può destinare propri beni e rapporti giuridici al soddisfacimento dei diritti dei portatori di titoli da essa emessi e di altri soggetti finanziatori. A tal fine Infrastrutture spa adotta apposita deliberazione contenente l’esatta descrizione dei beni e dei rapporti giuridici destinati, dei soggetti a cui vantaggio la destinazione è effettuata, dei diritti ad essi attribuiti e delle modalità con le quali è possibile disporre, integrare e sostituire elementi del patrimonio destinato. La deliberazione è depositata e iscritta a norma dell’articolo 2436 del codice civile. Dalla data di deposito della deliberazione i beni e i rapporti giuridici individuati sono destinati esclusivamente al soddisfacimento dei diritti dei soggetti a cui vantaggio la destinazione è effettuata e costituiscono patrimonio separato a tutti gli effetti da quello di Infrastrutture spa e dagli altri patrimoni destinati. Fino al completo soddisfacimento dei diritti dei soggetti a cui vantaggio la destinazione è effettuata, sul patrimonio destinato e sui frutti e proventi da esso derivanti sono ammesse azioni soltanto a tutela dei diritti dei predetti soggetti. Se la deliberazione di destinazione del patrimonio non dispone diversamente, delle obbligazioni nei confronti dei soggetti a cui vantaggio la destinazione è effettuata Infrastrutture spa risponde esclusivamente nei limiti del patrimonio ad essi destinato e dei diritti ad essi attribuiti. Resta salva in ogni caso la responsabilità illimitata di Infrastrutture spa per le obbligazioni derivanti da fatto illecito. Per ciascuna emissione di titoli può essere nominato un rappresentante comune dei portatori dei titoli, il quale ne cura gli interessi e in loro rappresentanza esclusiva esercita i poteri stabiliti in sede di nomina e approva le modificazioni delle condizioni dell’operazione. Con riferimento a ciascun patrimonio separato Infrastrutture spa tiene separatamente i libri e le scritture contabili prescritti dagli articoli 2214 e seguenti del codice civile. Per il caso di scioglimento di Infrastrutture spa e di sottoposizione a procedura di liquidazione di qualsiasi natura, i contratti relativi a ciascun patrimonio separato continuano ad avere esecuzione e continuano ad applicarsi le previsioni contenute nel presente comma. Gli organi della procedura provvedono al tempestivo pagamento delle passività al cui servizio il patrimonio è destinato e nei limiti dello stesso, secondo le scadenze e gli altri termini previsti nei relativi contratti preesistenti. Gli organi della procedura possono trasferire o affidare in gestione a banche i beni e i rapporti giuridici ricompresi in ciascun patrimonio destinato e le relative passività’.
1. All’articolo 6 della legge 1° agosto 2002, n. 166, dopo il comma 4 è aggiunto il seguente: ´4-bis. Con il regolamento previsto dall’articolo 2 del decreto legge 8 agosto 1994, n. 507, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 ottobre 1994, n. 584, sono definite le modalità con cui il Registro Italiano Dighe provvede all’approvazione dei progetti delle opere di derivazione dai serbatoi e di adduzione all’utilizzazione, comprese le condotte forzate, nonché alla vigilanza sulle operazioni di controllo che i concessionari saranno tenuti ad espletare sulle medesime opere’.
2. All’articolo 39, comma 1, lettera b) del decreto legislativo n. 300 del 30 luglio 1999, dopo le parole: ´31 marzo 1998, n. 112′ sono inserite le seguenti: ´ad eccezione dell’emanazione della normativa tecnica di cui all’articolo 88, comma 1, lettera v) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, che rientra nell’esclusiva competenza del Registro italiano dighe – Rid.
1. L’Istituto per i servizi assicurativi del commercio estero (Sace) è trasformato in società per azioni con la denominazione di Sace spa – Servizi Assicurativi del Commercio Estero o più brevemente Sace spa con decorrenza dal 1° gennaio 2004. La Sace spa succede nei rapporti attivi e passivi, nonché nei diritti e obblighi della Sace in essere alla data della trasformazione.
2. Le azioni della Sace spa sono attribuite al Ministero dell’economia e delle finanze. Le nomine dei componenti degli organi sociali sono effettuate d’intesa con i Ministeri indicati nel comma 5 dell’articolo 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, e successive modificazioni.
3. I crediti di cui all’articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.143, e successive modificazioni e integrazioni, esistenti alla data del 31 dicembre 2003, sono trasferiti alla Sace spa a titolo di conferimento di capitale. I crediti medesimi sono iscritti nel bilancio della Sace spa al valore indicato nella relativa posta del Conto patrimoniale dello Stato. Ulteriori trasferimenti e conferimenti di beni e partecipazioni societarie dello Stato a favore della Sace spa possono essere disposti con decreto, di natura non regolamentare, del Ministro dell’economia e delle finanze, che determina anche il relativo valore di trasferimento o conferimento. Ai trasferimenti e conferimenti di cui al presente comma non si applicano gli articoli da 2342 a 2345 del codice civile.
4. Le somme recuperate riferite ai crediti di cui al comma 3, detratta la quota spettante agli assicurati indennizzati, sono trasferite in un apposito conto corrente acceso presso la Tesoreria centrale dello Stato intestato alla Sace spa, unitamente ai proventi delle attività che beneficiano della garanzia dello Stato.
5. Il capitale della Sace spa alla data indicata nel comma 1 è pari alla somma del netto patrimoniale risultante dal bilancio di chiusura di Sace al 31 dicembre 2003 e del valore dei crediti di cui all’articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.143, e successive modificazioni e integrazioni, stabilito ai sensi del comma 3.
6. Dalla data indicata nel comma 1 è soppresso il Fondo di dotazione di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, e successive modificazioni e integrazioni. Ai fini della contabilità dello Stato, le disponibilità giacenti nel relativo conto corrente acceso presso la Tesoreria centrale dello Stato non rientranti nell’ambito di applicazione di altre disposizioni normative sono riferite al capitale della Sace spa e il conto corrente medesimo è intestato alla Sace spa
7. Il Ministro dell’economia e delle finanze, in deroga agli articoli da 2342 a 2345 del codice civile, con proprio decreto di natura non regolamentare, su proposta dell’organo amministrativo della Sace spa da formularsi entro il termine di approvazione del bilancio di esercizio relativo all’anno 2004, può rettificare i valori dell’attivo e del passivo patrimoniale della Sace spa A tale scopo, l’organo amministrativo si avvale di soggetti di adeguata esperienza e qualificazione professionale nel campo della revisione contabile.
8. L’approvazione dello statuto e la nomina dei componenti degli organi sociali della Sace spa, previsti dallo statuto stesso sono effettuate dalla prima assemblea, che il presidente della Sace spa convoca entro il 28 febbraio 2004. Sino all’insediamento degli organi sociali, la Sace spa è amministrata dagli organi di Sace in carica alla data del 31 dicembre 2003.
9. La Sace spa svolge le funzioni di cui all’articolo 2, commi 1 e 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, e successive modificazioni e integrazioni, come definite dal Cipe ai sensi dell’articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, e successive modificazioni e integrazioni, e dalla disciplina dell’Unione Europea in materia di assicurazione e garanzia dei rischi non di mercato. Gli impegni assunti dalla Sace spa nello svolgimento dell’attività assicurativa di cui al presente comma sono garantiti dallo Stato nei limiti indicati dalla legge di approvazione del bilancio dello Stato distintamente per le garanzie di durata inferiore e superiore a ventiquattro mesi. Il Ministro dell’economia e delle finanze può, con uno o più decreti di natura non regolamentare, da emanare di concerto con il Ministro degli affari esteri e con il Ministro delle attività produttive, nel rispetto della disciplina dell’Unione Europea e dei limiti fissati dalla legge di approvazione del bilancio dello Stato, individuare le tipologie di operazioni che per natura, caratteristiche, controparti, rischi connessi o paesi di destinazione non beneficiano della garanzia statale. La garanzia dello Stato resta in ogni caso ferma per gli impegni assunti da Sace precedentemente all’entrata in vigore dei decreti di cui sopra in relazione alle operazioni ivi contemplate.
10. Le garanzie già concesse, alla data indicata nel comma 1, in base alle leggi 22 dicembre 1953, n. 955, 5 luglio 1961, n. 635, 28 febbraio 1967, n. 131, 24 maggio 1977, n. 227, e al decreto legislativo 31 marzo 1998, n.143, restano regolate dalle medesime leggi e dal medesimo decreto legislativo.
12. La Sace spa può svolgere l’attività assicurativa e di garanzia dei rischi di mercato come definiti dalla disciplina dell’Unione Europea. L’attività di cui al presente comma è svolta con contabilità separata rispetto alle attività che beneficiano della garanzia dello Stato o costituendo allo scopo una società per azioni. In quest’ultimo caso la partecipazione detenuta dalla Sace spa non può essere inferiore al 30% e non può essere sottoscritta mediante conferimento dei crediti di cui al comma 3. L’attività di cui al presente comma non beneficia della garanzia dello Stato.
13. Le attività della Sace spa che non beneficiano della garanzia dello Stato sono soggette alla normativa in materia di assicurazioni private, incluse le disposizioni di cui alla legge 12 agosto 1982, n. 576.
14. La Sace spa può acquisire partecipazioni in società estere in casi direttamente e strettamente collegati all’esercizio dell’attività assicurativa e di garanzia ovvero per consentire un più efficace recupero degli indennizzi erogati. La Sace spa concorda con la Società italiana per le imprese all’estero (Simest spa), di cui alla legge 24 aprile 1990, n.100, l’esercizio coordinato dell’attività di cui al presente comma.
15. Per le attività che beneficiano della garanzia dello Stato, la Sace spa può avvalersi dell’Avvocatura dello Stato, ai sensi dell’articolo 43 del testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sulla rappresentanza e difesa in giudizio dello Stato e sull’ordinamento dell’Avvocatura dello Stato, di cui al regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611, e successive modificazioni e integrazioni.
17. Sulla base di una apposita relazione predisposta dalla Sace spa, il Ministro dell’economia e delle finanze riferisce annualmente al Parlamento sull’attività svolta dalla medesima.
18. Gli utili di esercizio della Sace spa, di cui è stata deliberata la distribuzione al Ministero dell’economia e delle finanze sono versati in entrata al bilancio dello Stato, ad eccezione di una quota pari al 10 per cento degli stessi che è versata nel conto corrente di Tesoreria di cui all’articolo 7, comma 2-bis, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, per gli scopi e le finalità ivi previsti.
19. La trasformazione prevista dal comma 1 e il trasferimento di cui al comma 3 non pregiudicano i diritti e gli obblighi nascenti in capo allo Stato, alla Sace e ai terzi in relazione alle operazioni di cui all’articolo 7, commi 3 e 4, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, e alle operazioni di cartolarizzazione e di emissione di obbligazioni, contrattualmente definite o approvate dal consiglio di amministrazione della Sace, con particolare riferimento ad ogni effetto giuridico, finanziario e contabile discendente dalle operazioni medesime per i soggetti menzionati nel presente comma. I crediti trasferiti ai sensi del comma 3, nei limiti in cui abbiano formato oggetto delle operazioni di cartolarizzazione e di emissione di obbligazioni di cui sopra, nonché gli altri rapporti giuridici instaurati in relazione alle stesse, costituiscono a tutti gli effetti patrimonio separato della Sace spa e sono destinati in via prioritaria al servizio delle operazioni sopra indicate. Su tale patrimonio separato non sono ammesse azioni da parte dei creditori della Sace o della Sace spa, sino al rimborso dei titoli emessi in relazione alle operazioni di cartolarizzazione e di emissione di obbligazioni di cui sopra. La separazione patrimoniale si applica anche in caso di liquidazione o insolvenza della Sace spa
20. La pubblicazione del presente articolo nella Gazzetta Ufficiale tiene luogo di tutti gli adempimenti in materia di costituzione delle società previsti dalla normativa vigente. La pubblicazione tiene altresì luogo della pubblicità prevista dall’articolo 2362 del codice civile, nel testo introdotto dal decreto legislativo 17 gennaio 2003, n.6. Sono esenti da imposte dirette e indirette, da tasse e da obblighi di registrazione le operazioni di trasformazione della Sace nella Sace spa e di successione di quest’ultima alla prima, incluse le operazioni di determinazione, sia in via provvisoria che in via definitiva, del capitale della Sace spa. Non concorrono alla formazione del reddito imponibile i maggiori valori iscritti nel bilancio della medesima Sace spa in seguito alle predette operazioni; detti maggiori valori sono riconosciuti ai fini delle imposte sui redditi e della imposta regionale sulle attività produttive. Il rapporto di lavoro del personale alle dipendenze della Sace al momento della trasformazione prosegue con la Sace spa
21. Dalla data di cui al comma 1 i riferimenti alla Sace contenuti in leggi, regolamenti e provvedimenti vigenti sono da intendersi riferiti alla Sace spa, per quanto pertinenti. Nell’articolo 1, comma 2, della legge 25 luglio 2000, n. 209, le parole: ´vantati dallo Stato italiano’ sono sostituite dalle seguenti: ´di cui all’articolo 2 della presente legge’.
22. Alla Sace spa si applica il decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173, limitatamente alle disposizioni in materia di conti annuali e consolidati delle imprese di assicurazione.
23. L’articolo 7, comma 2-bis del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, e successive modificazioni e integrazioni, è sostituito dal seguente, con decorrenza dal 1° gennaio 2004:
´2-bis. Le somme recuperate, riferite ai crediti indennizzati dalla Sace inseriti negli accordi bilaterali intergovernativi di ristrutturazione del debito, stipulati dal Ministero degli affari esteri d’intesa con il Ministero dell’economia e delle finanze, affluite sino alla data di trasformazione della Sace nella Sace spa nell’apposito conto corrente acceso presso la Tesoreria centrale dello Stato, intestato al Ministero dell’economia e delle finanze, Dipartimento del tesoro, restano di titolarità del Ministero dell’economia e delle finanze, Dipartimento del tesoro. Questi è autorizzato ad avvalersi delle disponibilità di tale conto corrente per finanziare la sottoscrizione di aumenti di capitale della Sace spa e per onorare la garanzia statale degli impegni assunti dalla Sace spa, ai sensi delle disposizioni vigenti, nonché per ogni altro scopo e finalità connesso con l’esercizio dell’attività della Sace spa nonché con l’attività nazionale sull’estero, anche in collaborazione o coordinamento con le istituzioni finanziarie internazionali, nel rispetto delle esigenze di finanza pubblica. Gli stanziamenti necessari relativi agli utilizzi del conto corrente sono determinati dalla legge finanziaria e iscritti nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, Dipartimento del Tesoro’.
24. Dalla data di cui al comma 1 gli articoli 1, 4, 5, 6, commi 1, 1-bis, 2 e 3, 7, commi 2, 3 e 4, 8, commi 2, 3 e 4, 9, 10, 11, commi 2, 3 e 4, e 12 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, e successive modificazioni ed integrazioni, sono abrogati, ma continuano ad essere applicati sino alla data di approvazione dello statuto della Sace spa La titolarità e le disponibilità del conto corrente acceso presso la Tesoreria centrale dello Stato ai sensi dell’articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, sono trasferite alla Sace spa, con funzioni di riserva, a fronte degli impegni assunti che beneficiano della garanzia dello Stato.
3. Nei casi di cui al presente articolo le disposizioni del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n.472, si applicano in quanto compatibili.
2. La procedura si conclude con la stipulazione di un accordo, tra il competente ufficio dell’Agenzia delle entrate e il contribuente, e vincola per il periodo d’imposta nel corso del quale l’accordo è stipulato e per i due periodi d’imposta successivi, salvo che intervengano mutamenti nelle circostanze di fatto o di diritto rilevanti al fine delle predette metodologie e risultanti dall’accordo sottoscritto dai contribuenti.
4. Per i periodi d’imposta di cui al comma 2, l’Amministrazione finanziaria esercita i poteri di cui agli articoli 32 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n.600, soltanto in relazione a questioni diverse da quelle oggetto dell’accordo.
1. All’articolo 38-bis, primo comma, primo periodo, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dopo le parole: ´per una durata pari’ sono inserite le seguenti: ´a tre anni dallo stesso, ovvero, se inferiore,’.
1. Su richiesta dei creditori d’imposta intestatari del conto fiscale, l’Agenzia delle entrate è autorizzata ad attestare la certezza e la liquidità del credito, nonché la data indicativa di erogazione del rimborso. L’attestazione, che non è utilizzabile ai fini del processo di esecuzione e del procedimento di ingiunzione, può avere ad oggetto anche importi da rimborsare secondo modalità diverse da quelle previste dal titolo II del regolamento adottato con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del tesoro, 28 dicembre 1993, n. 567.
1. Per le società le cui azioni sono ammesse alla quotazione in un mercato regolamentato di uno Stato membro dell’Unione europea successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2004, l’aliquota dell’imposta sul reddito è ridotta al 20 per cento per il periodo d’imposta nel corso del quale è stata disposta l’ammissione alla quotazione e per i due periodi d’imposta successivi, a condizione che le azioni delle predette società non siano state precedentemente negoziate in un mercato regolamentato di uno Stato membro dell’Unione Europea e che le società effettuino, al fine di ottenere l’ammissione alla quotazione, un’offerta di sottoscrizione di proprie azioni che dia luogo ad un incremento del patrimonio netto non inferiore al 15 per cento del patrimonio netto risultante dal bilancio relativo all’esercizio precedente a quello di inizio dell’offerta, al netto dell’utile di esercizio.
3. Se le azioni di cui al comma 1 sono escluse dalla quotazione, fuori del caso previsto dall’art. 133 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n.58, l’agevolazione di cui al comma 1 si applica soltanto per i periodi d’imposta chiusi prima della revoca.
4. Per i periodi d’imposta in cui è applicabile l’agevolazione di cui al comma 1, alle società ivi indicate non si applica l’agevolazione di cui all’art. 1 e seguenti del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 466. Tuttavia tali società possono optare per l’applicazione di quest’ultima agevolazione, in luogo di quella di cui al comma 1.
Riduzione dell’aliquota dell’imposta per gli organismi di investimento collettivo dei valori mobiliari (Oicvm) specializzati in società quotate di piccola e media capitalizzazione
1. Nel terzo periodo del comma 1 degli articoli 9 della legge 23 marzo 1983, n.77, sull’istituzione e disciplina dei fondi comuni d’investimento mobiliare, 11-bis del decreto legge 30 settembre 1983, n. 512, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 novembre 1983, n. 649, recante la disciplina del regime tributario dei fondi comuni esteri di investimento mobiliare, già autorizzati al collocamento nel territorio dello Stato, 14 del decreto legislativo 25 gennaio 1992, n.84, recante la disciplina del regime tributario delle Sicav, e 11 della legge 14 agosto 1993, n. 344, sull’istituzione e disciplina dei fondi comuni d’investimento mobiliare chiusi, le parole: ´nonché le ritenute del 12,50 per cento previste’ sono sostituite dalle seguenti: ´nonché le ritenute del 12,50 per cento e del 5 per cento previste’.
2. Nel comma 2 dell’articolo 9 della legge 23 marzo 1983, n.77, sull’istituzione e disciplina dei fondi comuni d’investimento mobiliare, e nel comma 2 dell’articolo 11-bis del decreto legge 30 settembre 1983, n. 512, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 novembre 1983, n. 649, recante la disciplina del regime tributario dei fondi comuni esteri di investimento mobiliare, già autorizzati al collocamento nel territorio dello Stato, il secondo periodo è sostituito dai seguenti: ´La predetta aliquota è ridotta al 5 per cento, qualora il regolamento del fondo preveda che non meno dei due terzi del relativo attivo siano investiti in azioni ammesse alla quotazione nei mercati regolamentati degli Stati membri dell’Unione Europea di società di piccola o media capitalizzazione e, decorso il periodo di un anno dalla data di avvio o di adeguamento del regolamento alla presente disposizione, il valore dell’investimento nelle azioni delle predette società non risulti inferiore, nel corso dell’anno solare, ai due terzi del valore dell’attivo per più di un sesto dei giorni di valorizzazione del fondo successivi al compimento del predetto periodo; il valore dell’attivo è rilevato dai prospetti periodici del fondo al netto dell’eventuale risparmio d’imposta, ricollegabile ai risultati negativi della gestione, contabilizzato nei prospetti medesimi. Devono essere tenuti a disposizione dell’Amministrazione finanziaria fino alla scadenza dei termini stabiliti dall’articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n.600, anche su supporto informatico, appositi prospetti contabili che consentano di verificare l’osservanza del requisito minimo d’investimento previsto dal periodo precedente. Ai predetti effetti per società di piccola o media capitalizzazione s’intendono le società con una capitalizzazione di mercato non superiore a 800 milioni di euro determinata sulla base dei prezzi rilevati l’ultimo giorno di quotazione di ciascun trimestre solare. Il risultato della gestione si determina sottraendo dal valore del patrimonio netto del fondo alla fine dell’anno al lordo dell’imposta sostitutiva accantonata, aumentato dei rimborsi e dei proventi eventualmente distribuiti nell’anno e diminuito delle sottoscrizioni effettuate nell’anno, il valore del patrimonio netto del fondo all’inizio dell’anno, i proventi derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento collettivo del risparmio soggetti ad imposta sostitutiva e il 60 per cento dei proventi derivanti dalla partecipazione ad organismi d’investimento collettivo del risparmio di cui al quarto periodo del comma 1 dell’articolo 10-ter della legge 23 marzo 1983, n. 77, nonché i proventi esenti e quelli soggetti a ritenuta a titolo d’imposta’.
Il commeno
La finalità della Tecno Tremonti è dare un impulso decisivo alle attività di ricerca e innovazione tecnologica, in linea con le strategie dell’Unione europea che ha fissato, per il 2010, l’obiettivo di portare le spese in questione al 3% del pil.
Il comma 1 dell’articolo 1 specifica peraltro che l’agevolazione in questione si applica ´in aggiunta alla ordinaria deduzione’ intendendo, evidentemente, proprio la Tremonti-bis.
In ogni modo è escluso dall’imposizione un importo pari al 10% dei costi di ricerca e di sviluppo iscrivibili tra le immobilizzazioni immateriali; la deduzione può essere aumentata di un ulteriore 30% dell’eccedenza rispetto alla media degli stessi costi sostenuti nei tre periodi d’imposta precedenti. Completamente deducibili sono, invece, le spese direttamente sostenute per la partecipazione espositiva di prodotti in fiere all’estero, eccezion fatta per le spese per le sponsorizzazioni. Anche l’ammontare delle spese sostenute per stage aziendali destinati a studenti di corsi d’istruzione secondaria o universitaria, ovvero a diplomati o laureati per i quali non sia trascorso più di un anno dal termine del relativo corso di studi, viene interamente conteggiato nell’importo della deduzione. Infine, un’ultima previsione rende deducibili le spese sostenute proprio per la quotazione in un mercato regolamentato.
L’incentivo, che si applica alle spese sostenute nel primo periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto, spetta, con riguardo ai costi di ricerca e sviluppo, nei limiti del 20% della media dei redditi relativi ai tre esercizi precedenti al periodo di imposta cui si applica il bonus, senza tener conto degli esercizi in perdita. Le spese sostenute, per le quali sarà possibile ottenere l’agevolazione, dovranno essere attestate dal presidente del collegio sindacale o da un revisore contabile, o da un iscritto all’albo dei dottori commercialisti, ragionieri o consulenti del lavoro ovvero dal responsabile del centro di assistenza fiscale. È inoltre prevista una norma per il calcolo dell’acconto Irpef e Irpeg per il periodo d’imposta 2005. Per questo acconto, infatti, le imprese dovranno fare riferimento all’imposta che avrebbe dovuto essere corrisposta nel 2004 al lordo dell’agevolazione. Le spese devono essere debitamente certificate da professionisti abilitati o da soggetti con particolari incarichi all’interno delle imprese o da parte del responsabile dei Caf. Per le spese di ricerca e innovazione tecnologica è obbligatorio che le imprese sottopongano a monitoraggio gli investimenti realizzati e li comunichino a consuntivo all’Agenzia delle entrate sulla base di regole che saranno fissate con un decreto del direttore della stessa Agenzia.
La misura della deducibilità varia a seconda del tipo di spesa che s’intende effettuare. In particolare, sono integralmente deducibili le spese sostenute dalle imprese per:
- fiere espositive all’estero, escluse le spese per sponsorizzazioni;
- stage aziendali destinati a studenti di università e istituti superiori;
- quotazione di società in mercati regolamentati.
È prevista, invece, la deducibilità del 10% delle spese relativamente a:
- costi di ricerca e sviluppo, iscrivibili tra le immobilizzazioni immateriali; deve quindi trattarsi, secondo le indicazioni dettate dal principio contabile n. 24, di costi sostenuti, per esempio, per la ricerca applicata o finalizzata a uno specifico prodotto o processo produttivo, o per lo sviluppo. Si tratta di studi, esperimenti, indagini e ricerche che si riferiscono alla possibilità e utilità di realizzare un progetto per la produzione di materiali, strumenti, prodotti, processi, sistemi o servizi nuovi o sostanzialmente migliorati, prima dell’inizio della produzione commerciale o dell’utilizzazione.
Nella versione definitiva del provvedimento vengono apportate alcune modifiche interessanti l’ordinaria disposizione del decreto legge. Innanzitutto, scompaiono gli investimenti effettuati in tecnologie digitali, volte a innovazioni di prodotto, di processo e organizzative tra le spese agevolabili.
Un’ulteriore modifica riguarda la misura dell’agevolazione. Come detto, il beneficio spetta nella misura del 10% dei costi iscrivibili. A tale importo si aggiunge il 30% dell’eccedenza degli investimenti effettuati nel 2004 (ovvero nel primo periodo d’imposta successivo a quello in corso al 2 ottobre 2003) rispetto alla media del triennio precedente. Ebbene le stesse percentuali si applicano ora anche per le spese sostenute dalle pmi che, nell’ambito di distretti industriali o filiere produttive, si aggregano in numero non inferiore a dieci, utilizzando nuove strutture consortili o altri strumenti contrattuali per realizzare sinergie nelle innovazioni informatiche. Negli strumenti contrattuali previsti dalla norma dovrebbero rientrare, per esempio, le joint venture societarie, quelle contrattuali, le associazioni temporanee d’imprese e le associazioni in partecipazione. Il beneficio però dovrebbe essere subordinato alla preventiva approvazione da parte della Commissione europea.
In ogni caso occorrerà comunque tener conto dell’ulteriore limitazione prevista per i costi di ricerca e sviluppo iscrivibili tra le immobilizzazioni immateriali. Il beneficio spetta infatti nei limiti del 20% della media dei redditi del triennio precedente rispetto al periodo agevolato, senza tenere conto dei periodi in perdita.
In sede di conversione si estende poi l’adempimento della rilevazione degli investimenti a tutti quelli agevolabili e non solo ai costi di ricerca e sviluppo. Viene stabilito che le imprese che effettuano gli investimenti devono rilevare progressivamente i dati su un prospetto sottoscritto dal legale rappresentante. Questi dati, a consuntivo, dovranno essere inoltrati all’amministrazione finanziaria. L’emendamento conferma che, al fine dell’agevolabilità, è necessaria un’attestazione di effettività delle spese che deve essere rilasciata dal presidente del collegio sindacale o, in sua mancanza, da un dottore commercialista, ragioniere, consulente del lavoro, revisore dei conti o dal responsabile del Caf.
La nuova agevolazione, che si incanala nel solco dei bonus legati alla realizzazione di investimenti, presenta alcuni aspetti caratteristici di cui occorre tener conto. Innanzitutto i costi di ricerca e sviluppo chiamati in causa sono quelli iscrivibili tra le immobilizzazioni immateriali. La prima conseguenza del fatto che si richiede l’iscrivibilità e non l’iscrizione effettiva è l’applicazione del beneficio anche ai soggetti in regime di contabilità semplificata.
Posto poi che, in base a quanto stabilito dal principio contabile n. 24, i costi per la ricerca di base devono essere addebitati a conto economico dell’esercizio di sostenimento e non possono, quindi, essere capitalizzati, l’agevolazione non risulta applicabile per tali oneri.
Un’ulteriore considerazione attiene all’efficacia della regola che limita il beneficio al 20% della media dei redditi relativi ai tre esercizi precedenti il 2004, senza considerare, ai fini della media, i periodi d’imposta in perdita. È chiaro che in assenza di tre periodi di imposta precedenti o di alcuni di questi periodi in perdita la media va calcolata su quelli utili; ma se tutti e tre i periodi precedenti sono risultati in perdita la limitazione ha un’efficacia decisiva e di fatto impedisce l’accesso al bonus.
Per quanto riguarda le spese sostenute per la partecipazione espositiva in fiere all’estero, il beneficio spetta in relazione alle spese direttamente sostenute e si riferisce esclusivamente ai prodotti. Ciò comporta due ordini di problemi: da un lato, occorrerà individuare quali sono le spese che non possono essere considerate direttamente sostenute e per le quali non spetta il beneficio; dall’altro, bisognerà vedere se il riferimento ai prodotti comprende anche i servizi o si limita solo ai beni materiali; interpretazione quest’ultima che limiterebbe notevolmente l’impatto dell’agevolazione.
Un aspetto importante è che il bonus in questione si somma all’ordinaria deduzione dal reddito d’impresa; in tal modo, al di là della classificazione contabile delle spese sostenute, la Tecno Tremonti spetterà comunque. Ciò risulta particolarmente importante perché rende irrilevante la qualificazione delle spese sostenute per la partecipazione alle fiere tra le spese di pubblicità, rappresentanza o tra quelle commerciali; distinzione questa non sempre di facile identificazione.
Relativamente alle spese sostenute per stagisti, per i quali non sia trascorso più di un anno dal termine del relativo corso di studi, si vuole impedire che, mediante lo stage, sia rinviata l’assunzione in azienda del dipendente. Tra le spese sostenute possono rientrare inoltre anche quelle relative al compenso corrisposto allo stagista.
Gli investimenti in ricerca e innovazione saranno finanziati attraverso le risorse derivanti dalle operazioni di cartolarizzazione dei crediti dello stato o di altri enti pubblici. I suddetti finanziamenti saranno da erogare con le modalità stabilite dal ministro competente. La riassegnazione delle risorse derivanti dalle operazioni di cartolarizzazione a fondi non rotativi può essere disposta, nei limiti del 20%, di concerto con il ministro dell’economia e delle finanze.
Regime fiscale agevolato per i ricercatori residenti all’estero che rientrano in Italia. I loro redditi prodotti da lavoro dipendente o autonomo sono imponibili solo per il 10%, ai fini delle imposte dirette, e non concorrono alla formazione del valore della produzione netta dell’imposta regionale sulle attività produttive. Gli incentivi riguardano i ricercatori in possesso di titolo di studio universitario o equiparato, che siano non occasionalmente residenti all’estero e abbiano svolto documentata attività di ricerca all’estero presso università o centri di ricerca pubblici o privati per almeno due anni continuativi e che dalla data di entrata in vigore del presente decreto o in uno dei cinque anni solari successivi svolgano la loro attività in Italia. Di conseguenza divengono fiscalmente residenti nel territorio dello stato. L’incentivo si applica al periodo d’imposta in cui il ricercatore diventa fiscalmente residente nel territorio dello stato e nei due periodi di imposta successivi.
Nasce l’Istituto italiano di tecnologia. Scopo della nuova fondazione sarà quello di promuovere lo sviluppo tecnologico del paese e l’alta formazione tecnologica, favorendo così lo sviluppo del sistema produttivo nazionale. Per perseguire questo obiettivo saranno instaurati rapporti con organismi omologhi in Italia e assicurato l’apporto di ricercatori italiani e stranieri operanti presso istituti esteri di eccellenza. Nello statuto della fondazione sono disciplinati gli organi e le loro funzioni. Il patrimonio della fondazione è costituito e incrementato dai finanziamenti dello stato, di soggetti pubblici e privati. Mentre le attività, oltre che dai mezzi propri, possono essere finanziate da contributi di enti pubblici e privati. Alla fondazione viene riconosciuta la possibilità della concessione in comodato di beni immobili facenti parte del demanio e del patrimonio disponibile e indisponibile dello stato. Al fine di costituire il patrimonio dell’Istituto italiano di tecnologia, i soggetti che hanno creato fondazioni di interesse nazionale possono, fino a due anni dalla pubblicazione dello statuto, disporre la devoluzione di risorse all’Istituto. Per accelerare l’inizio delle attività dell’Iit sono nominati un commissario unico, un comitato di indirizzo e regolazione e un collegio dei revisori. Questi organi sono insediati con decreto del ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Quanto ai poteri del commissario unico, in qualità di organo monocratico, questo realizza il rapido avvio delle attività della fondazione Istituto italiano di tecnologia in un periodo non superiore a due anni dalla sua istituzione e al termine rende noto il proprio bilancio di mandato. Il commissario è autorizzato ad avvalersi, fino al limite massimo di 10 unità di personale, anche delle qualifiche dirigenziali e della collaborazione di esperti e di società di consulenza nazionali ed estere, ovvero di università e di istituti universitari. Per le finalità della fondazione la Cassa depositi e prestiti è autorizzata all’emissione di obbligazioni e alla contrazione di prestiti per un controvalore di non oltre 100 milioni di euro. Fino a questa soglia, la Cassa depositi e prestiti è autorizzata a effettuare anticipi da trasferire in apposito conto corrente infruttifero aperto presso la tesoreria centrale dello stato e intestato alla fondazione Istituto italiano di tecnologia e ne costituiscono il patrimonio iniziale. Il ministro dell’economia e delle finanze provvede, a decorrere dal 2005 e per un massimo di 20 anni, al rimborso alla Cassa depositi e prestiti dei titoli emessi, dei prestiti contratti e delle somme anticipate, secondo modalità da stabilire con propri decreti. A favore dell’attività della fondazione è autorizzata la spesa di 50 milioni di euro per l’anno 2004 e di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2005 al 2014. Tali somme possono essere utilizzate anche per l’estinzione di eventuali mutui contratti dall’Istituto. Tutti gli atti connessi alle operazioni di costituzione della fondazione e di conferimento e devoluzione alla stessa sono esclusi da ogni tributo e diritto e vengono effettuati in regime di neutralità fiscale.
di Norberto Villa
Trasformazione in vista per la Cassa e depositi e prestiti, che diventerà una società per azioni. Non subiranno conseguenze i rapporti che la Cassa ha oggi in essere perché subentreranno nella nuova società.
In sede di trasformazione le azioni della nuova spa saranno attribuite allo stato: nonostante la presenza di un unico azionista, in deroga alle norme dettate dall’art. 2362, non competerà, in caso d’insolvenza della società, la responsabilità illimitata dell’unico socio. Il richiamo è all’art. 2362 del codice civile che grazie alla riforma del diritto societario dal prossimo 1° gennaio subirà un restyling, che avrà effetto anche con riguardo a questa disposizione. È poi concessa la possibilità di ottenere una quota (di minoranza) a fondazioni e altri soggetti pubblici o privati. Con riguardo alla vita e attività della spa un decreto ministeriale (da emanare entro due mesi) dovrà fissare le funzioni, le attività e le passività che sono trasferite al ministero dell’economia e delle finanze e quelle invece assegnate alla nuova spa insieme ai beni e alle partecipazioni societarie dello stato (spetterà a periti nominati dal ministero individuare i valori di trasformazione). Inoltre il decreto dovrà fissare gli impegni accessori dello stato e il capitale sociale della Cassa e depositi prestiti spa.
Un ulteriore decreto dovrà invece approvare lo statuto e nominare i componenti dell’organo di amministrazione e del collegio sindacale. Per il primo periodo è però fissato che rimarranno in carica i componenti del collegio dei revisori. Dopo la prima fase la vita societaria sarà invece regolata dalle norme previste dal codice civile. Il primo esercizio sociale si chiuderà al 31 dicembre 2004 e alla nuova spa si dovranno applicare le regole del testo unico bancario, con riguardo a quanto fissato dallo stesso per gli intermediari iscritti nell’elenco speciale.
Per individuare i compiti dalla nuova società per azioni, occorre ricordare che la stessa finanzia lo stato, le regioni, gli enti locali, gli enti pubblici e gli organismi di diritto pubblico trovando la liquidità per svolgere tale funzione fondi rimborsabili e fondi provenienti dall’emissione di titoli, dall’assunzione di finanziamenti e da altre operazioni finanziarie.
Altro oggetto di finanziamento sono le opere, gli impianti, le reti e le dotazioni destinati alla fornitura di servizi pubblici e alle bonifiche, ma la Cassa può anche assumere partecipazioni e svolgere le attività, strumentali, connesse e accessorie rispetto a quanto visto.
Si impone alla spa di gestire contabilmente in modo separato le partecipazioni e le attività strumentali connesse e accessorie, e le attività di assistenza e consulenza in favore degli enti pubblici.
Con riguardo alle attività della gestione separata, alcuni decreti dovranno fissare i criteri per la definizione delle condizioni generali ed economiche dei libretti di risparmio postale, dei buoni fruttiferi postali ecc., i criteri per la definizione delle condizioni generali ed economiche degli impieghi, le norme in materia di trasparenza, pubblicità, contratti e comunicazioni periodiche nonché i criteri di gestione delle partecipazioni.
In attesa del decreto, la Cdp spa svolgerà le funzioni oggetto della gestione separata secondo le disposizioni precedenti e il richiamo alle regole precedenti vale anche per tutti i rapporti in essere. La gestione separata avrà l’assistenza dell’Avvocatura dello stato che la potrà rappresentare e difendere.
Il parlamento sarà ogni anno informato dal ministro dell’economia e delle finanze, mentre sarà la Corte dei conti a esercitare il controllo.
È disposto, inoltre, che la Cdp possa destinare propri beni e rapporti giuridici al soddisfacimento dei diritti dei portatori di titoli da essa emessi e di altri finanziatori, facendo risultare il tutto da un analitico verbale depositato e iscritto a norma dell’articolo 2436 del codice civile. Il deposito comporta che da quel momento i beni individuati sono destinati esclusivamente al soddisfacimento dei diritti dei soggetti a cui vantaggio la destinazione è effettuata e costituiscono patrimonio separato. Ciò comporta che fino al completo soddisfacimento dei diritti sul patrimonio destinato e sui frutti e proventi da esso derivanti sono ammesse azioni soltanto a tutela dei diritti dei predetti soggetti. Per ciascun patrimonio separato la Cdp tiene separatamente i libri e le scritture contabili. Nel caso di sottoposizione a procedura concorsuale, i contratti relativi a ciascun patrimonio destinato continuano ad avere esecuzione. Gli organi della procedura provvedono al tempestivo pagamento delle passività al cui servizio il patrimonio è destinato con la possibilità di trasferire o affidare in gestione a banche i beni e i rapporti giuridici compresi in ciascun patrimonio destinato e le relative passività.
Per l’ipotesi in cui venga meno la disponibilità o la gestione delle opere, degli impianti, delle reti e delle dotazioni destinati alla fornitura di servizi pubblici in relazione ai quali è intervenuto il finanziamento della Cdp, gli indennizzi dovuti al soggetto uscente sono destinati prioritariamente al soddisfacimento dei crediti della Cassa. Il nuovo soggetto gestore assume, senza liberazione del debitore originario, l’eventuale debito residuo. La Cdp supera anche il divieto di raccolta di pubblico risparmio potendo l’organo amministrativo deliberare le operazioni di raccolta di fondi con obbligo di rimborso sotto qualsiasi forma. Per ciascuna emissione di titoli può essere nominato un rappresentante comune dei portatori dei titoli, il quale ne cura gli interessi e in loro rappresentanza esclusiva esercita i poteri stabiliti in sede di nomina e approva le modificazioni delle condizioni dell’operazione. È prevista una totale e piena esenzione fiscale per tutta l’attività e gli atti della Cdp.
Con riguardo al personale il loro rapporto è disciplinato dalla contrattazione collettiva e dalle leggi che regolano il rapporto di lavoro privato anche se sono fatti salvi i diritti acquisiti.
L’articolo 5 interviene poi anche a riguardo di Infrastrutture spa, disponendo che la stessa possa destinare propri beni e rapporti giuridici al soddisfacimento dei diritti dei portatori di titoli da essa emessi e di altri soggetti finanziatori. Anche in questa ipotesi è necessaria una dettagliata delibera che deve essere depositata e iscritta a norma dell’articolo 2436 del codice civile. A partire da questa data i rapporti giuridici individuati sono destinati esclusivamente al soddisfacimento dei diritti dei soggetti a cui vantaggio la destinazione è effettuata e costituiscono patrimonio separato a tutti gli effetti da quello di Infrastrutture spa e dagli altri patrimoni destinati. Si ripetono infine le medesime disposizioni già dettate per Cdp spa.
di Pasquale Scordino
Dighe più sicure. Sono state definite le modalità con cui il Registro italiano dighe provvede alla vigilanza sui controlli che i concessionari delle dighe di ritenuta o traverse saranno tenuti a espletare. Il Rid dovrà inoltre controllare e approvare i progetti esecutivi delle opere di sbarramento, di derivazione dai serbatoi e di adduzione all’utilizzazione, comprese le condotte forzate. La norma, infatti, inserisce nell’articolo 6 della legge 1 agosto 2002 n. 166, sulle disposizioni in materia di infrastrutture e trasporti, il nuovo comma 4-bis, che riprende il regolamento previsto dall’art. 2 del dl 507/1994 sulle misure urgenti in materia di dighe.
L’articolo 6 del collegato alla Finanziaria 2004 prevede la trasformazione dell’Istituto per i servizi assicurativi del commercio estero (Sace) in società per azioni. Dopo il risanamento attuato negli anni 90, la Sace ha avviato nel 2001 un piano di rilancio e sviluppo dell’attività di sostegno delle imprese italiane nella loro attività con l’estero, in particolare delle pmi. L’obiettivo è di coprire una quota crescente delle esportazioni e degli investimenti attraverso la fornitura di servizi sempre più efficienti ed efficaci. La trasformazione in società per azioni, tuttavia, si rende necessaria in quanto l’obiettivo menzionato richiede piena autonomia gestionale e finanziaria, l’ingresso in nuovi mercati, capacità di offerta integrata. Questi elementi richiedono, a loro volta, una revisione della normativa in vigore e una trasformazione dell’ente pubblico economico Sace, da attuare tenendo primariamente conto delle esigenze di finanza pubblica, sia immediate che programmate. La presente norma persegue questo obiettivo tenendo conto dei seguenti aspetti:
- l’esigenza di intervenire per sviluppare ulteriormente l’attività caratteristica della Sace, cioè la copertura dei rischi a medio-lungo termine cui sono esposti gli operatori nella loro attività con l’estero;
- l’opportunità di sostenere il commercio estero e l’internazionalizzazione delle imprese nazionali anche in riferimento ai settori di operatività oggi preclusi all’ente pubblico;
- la necessità di garantire piena autonomia finanziaria e gestionale, nel rispetto delle esigenze di finanza pubblica.
- con il comma 1 si provvede alla trasformazione dell’istituto Sace in società per azioni a partire dal 1° gennaio del 2004; viene disciplinata la successione nei rapporti giuridici esistenti, attivi e passivi, tra la società e il preesistente ente pubblico economico;
- con il comma 2 le azioni vengono attribuite alla titolarità del ministero dell’economia e delle finanze. Resta ferma l’intesa con gli altri ministeri nella nomina degli organi sociali.
I commi 3 e 4 disciplinano il trasferimento alla Sace spa dei crediti indennizzati e ristrutturati nelle sedi multilaterali competenti (club di Parigi), al momento di titolarità del ministero dell’economia e delle finanze, e del relativo flusso di recuperi, per garantire alla società piena autonomia patrimoniale e di gestione nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica.
I commi 5, 6 e 7 disciplinano la definizione del capitale della società derivante dalla trasformazione.
Il comma 8 disciplina la convocazione della prima assemblea, l’approvazione dello statuto e la nomina degli organi, e assicura il necessario diritto transitorio.
I commi 9, 10 e 11 regolamentano l’attività della società in riferimento ai segmenti di mercato che in base alla disciplina dell’Unione europea possono beneficiare del sostegno pubblico. Sono quindi previsti la garanzia dello stato e i poteri del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe).
I commi 12 e 13 regolamentano invece l’attività della società con riferimento ai segmenti di mercato che in base alla disciplina comunitaria non possono beneficiare del sostegno pubblico. La Sace spa può, infatti, svolgere l’attività assicurativa e di garanzia dei rischi di mercato come definiti dalla disciplina dell’Unione europea. L’attività di cui al presente comma è svolta con contabilità separata rispetto alle attività che beneficiano della garanzia dello stato o costituendo allo scopo una società per azioni. In quest’ultimo caso la partecipazione detenuta dalla Sace spa non può essere inferiore al 30% e non può essere sottoscritta mediante conferimento dei crediti di cui al comma 3. L’attività di cui al presente comma non beneficia della garanzia dello stato.
I commi 15, 16 e 17 stabiliscono il controllo della Corte dei conti e del parlamento e disciplinano il ricorso all’Avvocatura generale dello stato.
Il comma 18 disciplina la destinazione degli utili distribuiti, che affluiscono in entrata al bilancio dello stato, a eccezione di una quota del 10% che viene comunque mantenuta nella tesoreria centrale dello stato per assicurare, quando necessario, il finanziamento della società senza ricorrere al bilancio dello stato.
La trasformazione prevista dal comma 1 e il trasferimento di cui al comma 3 non pregiudicano i diritti e gli obblighi nascenti in capo allo stato, alla Sace e ai terzi in relazione alle operazioni di cui all’articolo 7, commi 3 e 4, del dlgs 31 marzo 1998, n. 143, e alle operazioni di cartolarizzazione e di emissione di obbligazioni, contrattualmente definite o approvate dal cda della Sace, con particolare riferimento a ogni effetto giuridico, finanziario e contabile discendente dalle operazioni medesime per i soggetti menzionati nel presente comma. I crediti trasferiti ai sensi del comma 3, nei limiti in cui abbiano formato oggetto delle operazioni di cartolarizzazione e di emissione di obbligazioni, nonché gli altri rapporti giuridici instaurati in relazione alle stesse, costituiscono a tutti gli effetti patrimonio separato della Sace spa e sono destinati in via prioritaria al servizio delle operazioni sopra indicate. Su questo patrimonio separato non sono ammesse azioni da parte dei creditori della Sace o della Sace spa, sino al rimborso dei titoli emessi in relazione alle operazioni di cartolarizzazione ed emissione di obbligazioni. La separazione patrimoniale si applica anche in caso di liquidazione o insolvenza della Sace spa. Il comma 20 disciplina tra l’altro il rapporto di lavoro del personale.
Sanzionata solo la persona giuridica per illeciti fiscali della società o di enti con personalità giuridica. Le sanzioni amministrative interessano soltanto le violazioni non ancora contestate o gli illeciti non ancora puniti alla data di entrata in vigore del decreto. L’applicabilità dell’articolo non è in conflitto con le disposizioni del decreto legislativo n. 472/1997 sulle sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie.
Nuova forma di interpello nell’ordinamento tributario italiano: dopo quello antielusivo e quello disciplinato dallo statuto dei diritti del contribuente, potrà essere richiesta all’amministrazione finanziaria la stipula di un accordo relativo a determinate fattispecie quali i prezzi di trasferimento, le royalties, i dividendi e gli interessi. Sulla base della formulazione normativa emerge che:
- l’accordo si raggiunge non in relazione a un’incertezza interpretativa ma su una valutazione in concreto dell’operazione internazionale;
- l’ambito applicativo potrebbe non essere limitato alle fattispecie richiamate, in quanto la norma prevede che il principale riferimento sia costituito dalle operazioni indicate ma non che sia esclusivamente diretto alle medesime;
- la norma opera, in generale, dal 2004 e l’accordo ha effetto per tre periodi di imposta;
- la procedura interesserà due specifici uffici dell’amministrazione finanziaria;
- il risultato dell’accordo troverà riscontro in una notizia destinata all’amministrazione finanziaria estera interessata dall’operazione;
- dovrebbe conseguire all’accordo una limitazione dei poteri di verifica sulle fattispecie che hanno formato oggetto dell’accordo in esame.
In generale, dunque, la norma pare diretta a prevenire un contenzioso con il contribuente in merito alla congruità di determinate operazioni internazionali.
Diventa meno oneroso per i contribuenti ottenere il rimborso dell’Iva. L’articolo in commento, modificando l’articolo 38-bis del dpr 26/10/72, n. 633, riduce la durata della garanzia da prestare per ottenere il rimborso dell’Iva e, conseguentemente, il costo della garanzia stessa per il contribuente. In particolare, mentre prima la garanzia doveva essere valida fino alla scadenza dei termini per la notifica dell’accertamento relativo all’anno d’imposta interessato, dal 2 ottobre scorso è stato fissato l’ulteriore limite di tre anni, per cui la durata della garanzia, secondo la disposizione riformulata, dovrà coprire il minore dei due periodi di tempo anzidetti. Per fare un esempio, ipotizzando che il 2 dicembre 2003 sia erogato il rimborso dell’Iva risultante a credito dalla dichiarazione relativa al 2002, secondo la precedente versione della norma la garanzia che il contribuente è tenuto a prestare sarebbe dovuta valere fino al 31 dicembre 2007 (quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione), salvo proroghe dei termini per l’accertamento, mentre dopo la recente modifica la durata non può andare oltre il 2 dicembre 2006, ossia tre anni dalla data di esecuzione del rimborso.
Arriva il certificato di credito fiscale. L’articolo 10 prevede la possibilità del rilascio, da parte dell’Agenzia delle entrate, di un’attestazione della sussistenza di un credito tributario del contribuente, con l’indicazione della data indicativa di erogazione del rimborso. Secondo quanto è precisato nella relazione governativa, si intende così fornire al contribuente l’assicurazione del suo diritto al rimborso, che però non potrà essere fatta valere nell’ambito del processo esecutivo, né nel procedimento d’ingiunzione. L’attestazione potrà essere rilasciata anche in relazione a crediti tributari rimborsabili con procedura diversa da quella del conto fiscale.
La disposizione prevede per le società, le cui azioni sono ammesse alla quotazione in un mercato regolamentato Ue, dopo l’entrata in vigore del provvedimento e fino al 31 dicembre 2004, la riduzione dell’aliquota di imposta al 20% per il periodo in cui avviene l’ammissione e per i due successivi. Per accedere all’agevolazione occorre, da un lato, che le azioni della società non siano già state precedentemente negoziate in altro mercato regolamentato comunitario e, dall’altro, che le società stesse effettuino in sede di richiesta di ammissione un’offerta pubblica di sottoscrizione di azioni proprie che dia luogo a un incremento del patrimonio netto non inferiore al 15% di quello risultante dal bilancio relativo all’esercizio precedente a quello di inizio offerta, al netto dell’utile di esercizio. La sottoscrizione deve essere quindi effettiva, essendo esclusa la possibilità di fruire delle agevolazioni previste semplicemente cambiando mercato di riferimento. Quanto alla seconda condizione, ben più stringente, questa impone una capitalizzazione effettiva della società neoquotata, che non può quindi accedere al bonus semplicemente mettendo in circolazione azioni già esistenti, magari messe a disposizione dai soci.
In quest’ottica, l’agevolazione si palesa quale un vero e proprio incentivo alla capitalizzazione delle pmi, che ha come naturale conseguenza la quotazione in borsa. Il fatto poi che il bonus sia principalmente indirizzato alle pmi è testimoniato dalla previsione che vuole limitato a 30 milioni di euro l’importo complessivo del reddito che può essere assoggettato all’aliquota ridotta del 20%. Naturalmente, in caso di revoca della quotazione, l’agevolazione si interrompe, restando valida solo per i periodi di imposta precedenti a quello dell’esclusione della quotazione.
Infine, un’ultima previsione stabilisce un regime di alternatività tra l’agevolazione in questione e la dit; tale aut aut, limitato ai soci del 2003, visto che il dlgs di attuazione della delega fiscale ha già abolito per i prossimi anni l’agevolazione in questione, pone le pmi nella condizione di scegliere se optare per la superdit o per l’incentivo in esame.
Indirettamente rivolta alle società è poi l’agevolazione che ha come soggetti destinatari i fondi di investimento e gli altri organismi di investimento collettivo del risparmio ma che esplica riflessi importanti proprio sulle pmi. Viene infatti previsto che i fondi comuni di investimento sia interni sia esteri, quelli chiusi, i fondi pensione e le sicav possano assoggettare ad aliquota ridotta del 5% in luogo di quella ordinaria del 12,5% il risultato della gestione a condizione che investano almeno i due terzi del proprio attivo in azioni ammesse alla quotazione nei mercati regolamentati Ue di società di piccola e media capitalizzazione. Con quest’ultima definizione vengono prese in considerazione società con capitalizzazione di mercato non superiore a 800 milioni di euro determinata sulla base dei prezzi rilevati l’ultimo giorno di quotazione di ciascun trimestre solare. Con tale agevolazione i fondi comuni e gli altri soggetti di gestione del risparmio troveranno una maggiore convenienza a investire nelle piccole società neoquotate.