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Timestamp: 2016-06-30 21:06:52+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art.156', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 6', 'art. 61', 'art. 42', 'art. 43', 'art. 16', 'art. 5']

I VIZI DEGLI ATTI TRIBUTARI Dott. Giuseppe Marino - specialista in ricorsi tributari - www.studiomarino.com Copyright�Riproduzione riservata
I VIZI DEGLI ATTI TRIBUTARI: 1. LA MOTIVAZIONE, 2.L'INESISTENZA, 3.LA NULLITA', 4.LA RIFORMA DElla l.15/2005, 5.L'ANNULLABILITA', 6.CASI PRATICI DI NULLITA' L'invalidit� degli atti tributari � un tema complicato,l'inosservanza di disposizioni stabilite a pena di nullit� non genera, di norma, provvedimenti nulli, ma annullabili (ed � tutta un'altra musica);ci� significa, che in virt� del principio generale del chiesto e del pronunciato, per poter ottenere l'annullamento dell'atto e' necessario fare ricorso al Giudice Tributario.
L'obbligo di motivazione degli atti impositivi costituisce indubbiamente uno dei motivi di nullit� degli avvisi di accertamento e degli atti esattoriali, la motivazione consiste nel permettere di capire al cittadino e non al professionista l'iter logico giuridico in base alla pretesa ossia come si � arrivati a chiedere quella cifra in base a quali norme e in base a quali calcoli e quali ragionamenti. Con la fretta che hanno gli uffici finanziari di fare soldi, emettono atti in serie senza una sufficiente motivazione, Ogni atto tributario sia che si tratti di accertamenti fiscali dell�Agenzia delle Entrate che di cartelle di pagamento o altri atti esattoriali deve permettere al contribuente di comprendere chiaramente la natura e l�ammontare della pretesa. Diversamente l�atto � illegittimo e quindi � nullo. Cassazione civile , sez. tributaria, sentenza n� 21564 del 20/09/2013
Comprende i provvedimenti impositivi che, bench� apparentemente tali, sono in realt� privi di vita ab initio: ad esempio, un avviso di accertamento intestato ad una societ� cancellata dal Registro delle imprese , ovvero ad una persona deceduta da oltre un anno , non
esistono per la semplice ragione che non esistono i destinatari del provvedimento, quindi l'atto e' inesistente, quando manca la legittimazione passiva,in merito alla notifica di una cartella ad una societ� cancellata si veda Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sent. 10 ottobre 2005, n. 19732. L'atto inesistente conta zero; non produce effetti giuridici; a chi ne pretendesse qualcuno sarebbe in ogni tempo opponibile l'inefficacia assoluta. Il giudice � tenuto, anche di ufficio, in ogni stato e grado del processo, a dichiarare che l'atto inesistente � solo un ectoplasma; la sentenza avr� natura dichiarativa: il relativo dispositivo recher� il sintagma "la Commissione dichiara l'inesistenza dell'atto impugnato" aut similia.
Per quanto concerne la notifica, la Cassazione aveva stabilito a sezioni unite che facendo ricorso si va a sanare qualsiasi nullit� della notifica (ad esempio notifica fatta a un vicino non legittimato), facendo ricorso, in quanto il destinatario con il ricorso stesso attesta che l'atto ha raggiunto il suo scopo. A parte il fatto che la sanatoria di cui parla la Cassazione ex art.156 del cpc si riferisce agli atti processuali e non a quelli amministrativi, la sentenza � stata una decisione di salvataggio per il fisco, ma la stessa cassazione negli anni ha elaborato l'inesistenza, che a contrario della nullit� � insanabile, si ha inesistenza quando manca la minima struttura legale di una corretta notificazione ad esempio relata non compilata e non firmata. La Cassazione ormai da anni si � divisa tra due gruppi quelli che fanno i giudici e quelli che pensano solo a salvare lo Stato.
La nullit� in diritto tributario, non ha la stessa efficacia rilevabile nel diritto civile,
quindi niente imprescrittibilit� della relativa azione o eccezione , niente rilevabilit� di ufficio (oltre che dall'interessato) da parte del giudice in ogni stato e grado del processo. La nullit� dei provvedimenti tributari (non a caso), significa solo annullabilit�; cio�
l'atto fiscalmente nullo produce effetti nel mondo giuridico come se fosse valido, tanto che costituisce titolo per la riscossione ed e' suscettibile di divenire definitivo, rendendo irrilevanti gli eventuali vizi di nullit�, se l'interessato non ricorre al giudice tributario. Una volta impugnato, la Commissione non pu� rilevare le nullit� di propria iniziativa ma solo a richiesta del ricorrente in virt� del principio del chiesto e del pronunciato.
Questa norma prevede, al comma 1, che "� nullo il provvedimento amministrativo che manca degli elementi essenziali, che � viziato da difetto assoluto di attribuzione, che � stato adottato in violazione o elusione del giudicato, nonch� negli altri casi espressamente previsti dalla legge". Accanto a questa norma ne � stata inserita un'altra: si tratta dell'art. 21-octies secondo cui "� annullabile il provvedimento amministrativo adottato in violazione di legge o viziato da eccesso di potere o da incompetenza". In diritto amministrativo - e di riflesso in quello tributario dall'8 marzo 2005 abbiamo dunque, e questa � una novit� rilevante, due categorie di atti invalidi: gli atti nulli e gli atti annullabili.
� nullo, come abbiamo visto, l'atto che:
b) � emesso da soggetto cui la legge non riconosce il potere di adozione di quell'atto;
La nuova legge non ha una grande portata innovativa ai fini della nullit� degli atti tributari, ma ha effetto sull'annullabilit�, anche se alcune considerazioni sulla nullit� sono necessarie.
L'annullabilit� designa la (nuova) classe dei nuovi vizi degli atti tributari destinata sicuramente ad innescare rilevanti problemi interpretativi. Abbiamo visto che - prima della riforma del 2005 - sia in diritto amministrativo che in diritto tributario l'atto predicato nullo dalla legge � in realt� un atto annullabile, e quindi produttivo di effetti sino a che non venga annullato dal Giudice ovvero dall'Amministrazione in sede di autotutela. Sino a che venga annullato, l'atto annullabile possiede la stessa dignit� (e gli effetti) dell'atto valido.
Essendo un istituto nuovo per l'ordinamento tributario, l'annullabilit� - in quanto principio generale applicabile indistintamente a tutti gli atti amministrativi - vale anche nei confronti dei provvedimenti impositivi. La prima parte dell'art. 21-octies della L. n. 241 del 1990 ci dice che � annullabile il provvedimento impositivo :"adottato in violazione di legge o viziato da eccesso di potere o da incompetenza".
Questo vizio � presente quando l'atto viene adottato per perseguire un interesse diverso dallo schema tipico suo proprio, ci sono ipotesi non irrilevanti - come l'atto di diniego di autotutela o l'equivalente silenzio-rifiuto - in cui � possibile ravvisare un cattivo uso, o un non uso illegittimo, del potere di autoannullare il provvedimento fiscale invalido.
La violazione di legge:la violazione di legge, relativamente ai provvedimenti impositivi, potr� al pi� dare luogo a mere irregolarit� ininfluenti sulla validit� dell'atto.
Incompetenza territoriale: La giurisprudenza - ante riforma 2005 - considera l'incompetenza territoriale dell'ufficio tributario un vizio mortale. Bench� nessuna norma sanzioni cos� gravemente il provvedimento impositivo adottato da un'Agenzia delle Entrate diversa da quella che sarebbe territorialmente competente in base, ad esempio, al domicilio fiscale del contribuente, per la Cassazione si versa in una ipotesi di nullit� insanabile, rilevabile anche di ufficio dal giudice in ogni stato e grado del processo .Dall'8 marzo 2005 la situazione dovrebbe mutare; il vizio di incompetenza territoriale integra il vizio meno grave dell'annullabilit� con la conseguenza che: a) non � rilevabile di ufficio dal giudice; b) deve formare oggetto di specifico motivo di impugnazione
A questo punto dobbiamo chiederci: tutte le ipotesi di nullit� previste dalla legge fiscale possono formare oggetto di azioni dichiarative davanti al giudice tributario? Se, ad esempio, un avviso di accertamento � nullo per difetto di motivazione ovvero perch� manca l'indicazione del maggiore imponibile accertato , si potr� adire la Commissione tributaria in ogni tempo, senza cio� dover osservare il termine di decadenza fissato per impugnare l'atto fiscale?
Un esempio rilevante � fornito dall'emissione della cartella di pagamento senza la preventiva notifica del cosiddetto avviso bonario, richiesto a pena di nullit� dall'art. 6, comma 5, della L. n. 212 del 27 luglio 2000 (Statuto del contribuente). Emissione di un provvedimento impositivo emesso nonostante il contribuente si sia adeguato alla condotta fiscale che l'Agenzia delle Entrate
In questi casi di nullit� assoluta, non dovrebbero prevedere termini decadenza, e quindi l'atto dovrebbe essere impugnabile anche oltre i 60 gorni previsti per l'impugnativa.Il giudice, anche di ufficio, dovrebbe dichiarare la nullit� del provvedimento impositivo.
L'art. 61, comma 2, del D.P.R. n. 600 del 1973 stabilisce, infatti, che "La nullit� dell'accertamento ai sensi del terzo comma dell'art. 42 e del terzo comma dell'art. 43, e in genere per difetto di motivazione, deve essere eccepita a pena di decadenza in primo grado".Consegue che qualunque vizio dell'avviso di accertamento (nessuno escluso: anche la mancanza di sottoscrizione, che, di solito, � causa di nullit� se non di inesistenza), compreso il difetto di motivazione in tutte le sue articolazioni (inclusa la mancata allegazione del documento cui
l'atto impugnato faccia riferimento), non pu� essere rilevata di ufficio dal giudice (la norma stabilisce infatti che la nullit� deve essere eccepita) ma deve formare oggetto di specifico motivo di ricorso da proporre nel termine, stabilito a pena di decadenza, di 60 giorni. La motivazione, tuttavia, non � un elemento formale ma - lo stabiliscono gli artt. 1 e 7 della L. n. 212 del 2000 (Statuto del contribuente) - � un elemento essenziale di ogni provvedimento impositivo
L'art. 16, comma 2, del D.Lgs. n. 472 del 18 dicembre 1997 stabilisce che l'atto di contestazione delle sanzioni (sia esso contestuale all'avviso di accertamento o costituisca un atto autonomo) deve contenere l'"indicazione, a pena di nullit�, dei fatti attribuiti al trasgressore, degli elementi probatori, delle norme applicate, dei criteri che ritiene di seguire per la determinazione delle sanzioni e della loro entit� nonch� dei minimi edittali previsti dalla legge per le singole violazioni ...".
La mancanza o l'insufficienza nell'atto degli elementi indicati nella norma conduce alla nullit� della contestazione della sanzione; pertanto, in relazione alla descrizione dei fatti costituenti l'illecito tributario, all'indicazione delle fonti probatorie, eccetera, si applica il regime delle nullit� assolute.
L'art. 5 dello statuto dell'illecito tributario dispone che "Nelle violazioni punite con sanzioni amministrative ciascuno risponde della propria azione od omissione, cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa ...". In altri termini, per applicare una misura punitiva tributaria occorre necessariamente che: a) vi sia identit� soggettiva tra l'autore della violazione (o chi ne ritrae l'utile) e il percosso dalla sanzione;