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Timestamp: 2019-01-17 03:02:11+00:00
Document Index: 69739482

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La nullità del mutuo fondiario in caso di superamento del limite massimo di finanziabilità previsto all’art. 38 del Testo Unico Bancario. I rimedi disponibili per la banca mutuante | Studio Legale Tidona e Associati
27 Dicembre 2018 In Diritto bancario
La nullità del mutuo fondiario in caso di superamento del limite massimo di finanziabilità previsto all’art. 38 del Testo Unico Bancario. I rimedi disponibili per la banca mutuante
Il principio è stato confermato dalla Cassazione con la più recente sentenza n. 22466 del 24 settembre 2018.
Prima di approfondire tali pronunzie è necessaria una panoramica delle norme interessate.
La fattispecie oggetto della sentenza succitata traeva origine dal rigetto da parte del Tribunale di Venezia dell’opposizione allo stato passivo fallimentare portato dalla banca creditrice, che aveva domandato l’ammissione al passivo in via privilegiata di un credito derivante da un contratto di finanziamento ipotecario, erogato per un importo superiore al valore dell’immobile oggetto di ipoteca.
Il precedente orientamento giurisprudenziale di legittimità, radicatosi con uniformità quantomeno fin dall’anno 2013, riteneva diversamente dal nuovo orientamento, che il superamento del limite massimo di finanziabilità non comportasse la nullità del contratto di mutuo fondiario, in quanto la violazione rilevava soltanto in punto di responsabilità della specifica banca ad un comportamento ad essa imposto (Cass. civ. sez. VI sent. n. 22446 del 4/11/2015 [1]; Cass. civ. sez. I sent. n. 27380 del 6/12/2013 [2]; Cass. civ. sez. I sent. n. 26672 del 28/11/2013 [3]; Tribunale Milano, sez. fallimentare, sent. del 30/6/2016; Tribunale Cagliari, sentenza del 29/3/2016; Tribunale Livorno, sent. n. 195 del 12/2/2016).
La Cassazione, nel proprio precedente orientamento (ed a cascata, anche la giurisprudenza di merito) riteneva che la determinazione dell’importo massimo finanziabile fosse prevista dalla legge unicamente nell’interesse della banca finanziatrice, sicché l’eventuale eccedenza della soglia di finanziabilità avrebbe potuto dar luogo soltanto alla irrogazione delle sanzioni di vigilanza previste dall’ordinamento bancario, in specie da parte di Banca d’Italia.
La Cassazione, con la sentenza n. 17352 del 13 luglio 2017, ha ritenuto invece, con un improvviso revirement, che il superamento del limite massimo di finanziabilità del mutuo fondiario non può escludere l’applicabilità dell’art. 1418 c.c. [4] in punto di nullità del contratto, per violazione di norme imperative.
La Corte ha inoltre escluso che dalla violazione del limite massimo di finanziabilità del mutuo fondiario di cui all’art. 38 TUB possa conseguire un’ipotesi di nullità parziale.
Si segnala, per completezza, che il Tribunale di Perugia, con sentenza n. 1389 del 19 ottobre 2018, ha affermato di non condividere il recente orientamento inaugurato dalla Cassazione con la sentenza n. 17352 del 13 luglio 2017, sostenendo che la regola di cui all’art. 38 del TUB al contrario configura una specifica regola di vigilanza prudenziale posta a presidio della stabilità della banca contro i rischi di insolvenza dei debitori, che nel profilo privatistico, in caso di superamento del limite, non pone una questione di invalidità dell’atto, ma solleva un diverso problema di qualificazione della fattispecie, e quindi, eventualmente, di sua riconduzione in un tipo alternativo (mutuo ipotecario) che pur sempre costituisce un titolo esecutivo (Tribunale di Perugia, sentenza n. 1389 del 19/10/2018). [5]
[1] Cass. civ., sez. I, sent. n. 22446 del 4/11/2015: “L’art. 38 del d.lgs. n. 385 del 1993, che, a tutela del sistema bancario, attribuisce alla Banca d’Italia il potere di determinare l’ammontare massimo dei finanziamenti, attiene ad un elemento necessario del contratto concordato fra le parti, qual è l’oggetto negoziale, e, pertanto, non rientra nell’ambito della previsione di cui all’art. 117, comma 8, del medesimo decreto, il quale attribuisce, invece, all’istituto di vigilanza un potere “conformativo” o “tipizzatorio” del contenuto del contratto, prevedendo clausole-tipo da inserire nel regolamento negoziale a tutela del contraente debole; ne deriva che il superamento del limite di finanziabilità non cagiona alcuna nullità, neppure relativa, del contratto di mutuo fondiario”.
[2] Cass. civ., sez. I, sent. n. 27380 del 6/12/2013: “Non può essere dichiarata la nullità del contratto di mutuo fondiario per il superamento del limite massimo di finanziabilità previsto dalla delibera del comitato interministeriale per il credito e il risparmio”.
[3] Cass. civ., sez. I, sent. n. 26672 del 28/11/2013: “La disposizione dell’art. 38 TUB. e i conseguenti provvedimenti delle Autorità amministrative sono norme di “buona condotta” la cui violazione potrà, nel caso, comportare l’irrogazione delle sanzioni previste dall’ordinamento bancario, senza potere incidere sul regolamento contrattuale delle relative operazioni e, in particolare, sulla validità delle medesime”.
[4] Art. 1418 c.c.: “Il contratto è nullo quando è contrario a norme imperative, salvo che la legge disponga diversamente. Producono nullità del contratto la mancanza di uno dei requisiti indicati dall’articolo 1325, l’illiceità della causa, la illiceità dei motivi nel caso indicato dall’articolo 1345 e la mancanza nell’oggetto dei requisiti stabiliti dall’articolo 1346 Il contratto è altresì nullo negli altri casi stabiliti dalla legge”.
[5] Tribunale di Perugia, sentenza n. 1389 del 19/10/2018: “Per quanto riguarda il superamento del limite quantitativo [di finanziabilità] stabilito dall’art. 38 del T.U.B. va premesso che non si condivide il recente orientamento inaugurato dalla Corte di Cassazione (13 Luglio 2017, n. 17352) secondo il quale detta soglia costituisce un limite inderogabile all’autonomia privata in ragione della natura pubblica dell’interesse tutelato, volto a regolare il quantum della prestazione creditizia al fine di favorire la mobilizzazione della proprietà immobiliare ed agevolare e sostenere l’attività di impresa; la regola del TUB al contrario pare configurare una specifica regola di vigilanza prudenziale posta a presidio della stabilità della banca contro i rischi di insolvenza dei debitori, come chiaramente dimostra l’art. 1 della delibera CICR del 22 aprile 1995, allorché consente di elevare il limite dell’80 per cento del valore dei beni ipotecati fino al 100 per cento “qualora vengano prestate garanzie integrative”; proprio perché la disposizione dell’art. 38, comma 2 configura una regola di condotta per le banche, la sua violazione non può travolgere il singolo contratto ma deve trovare rimedio nel campo delle relazioni di vigilanza, attraverso l’esercizio dei poteri sanzionatori riconosciuti alla Banca d’Italia. Oltretutto, sul profilo privatistico, l’eventuale non sussistenza di un elemento distintivo della “nozione di credito fondiario” non pone una questione di invalidità dell’atto di autonomia privata, ma solleva un problema di qualificazione della fattispecie, quindi, eventualmente di sua riconduzione in un tipo alternativo – mutuo ipotecario – che pur sempre costituisce titolo esecutivo. Tanto premesso, pare evidente che seppure si volesse accedere alla tesi della recente Cassazione, il valore dell’immobile dovrebbe essere valutato al momento della stipula del contratto”.