Source: http://www.dirittoitaliano.com/giurisprudenza/provvedimento.php?La-sentenza-d-appello-sull-assegno-divorzile-Berlusconi---Lario-2986
Timestamp: 2018-10-16 22:27:51+00:00
Document Index: 7436201

Matched Legal Cases: ['art. 210', 'art. 210', 'art. 210', 'art. 118', 'art. 118', 'art. 210', 'art. 210', 'art. 210', 'art. 2010', 'art. 210', 'art. 5', 'art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 29', 'art. 143', 'art. 147', 'art. 148', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 156', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 23', 'art. 5', 'art. 43', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5']

Con l'intervento del P.G. presso la Corte d’Appello di Milano
a) respingere la domanda avversa di riconoscimento di assegno divorzile stante l’assenza dei presupposti di legge;
b) condannare la signora Miriam Bartolini a rifondere al coniuge Silvio Berlusconi le spese di entrambi i gradi di giudizio, dell’emananda sentenza, sua registrazione, delle successive e delle relative.
a) ammettere prova per interrogatorio formale della signora Miriam Bartolini sui seguenti capitoli di prova da intendersi di seguito redatti con premessa “vero che”:
1. i titoli e/o prodotti finanziari da lei posseduti sono stati acquistati grazie alle somme messe a sua disposizione da parte del dottor Berlusconi;
2. l’immobile sito in Milano via P. di proprietà della società Il P. s.r.l. di cui al documento 11 che si rammostra è stato acquisito grazie alle somme messe a sua disposizione da parte del dottor Berlusconi;
3. l’immobile denominato “Palazzo Borromini” sito in M. 2, di proprietà della società Il P. s.r.l. di cui al documento 12 che si rammostra è stato acquistato grazie alle somme messe a sua disposizione da parte del dottor Berlusconi;
4. l’immobile denominato “Palazzo Canova” sito in M. 2 di proprietà della società Il P. s.r.l. di cui al documento 13 che si rammostra è stato acquistato grazie alle somme messe a sua disposizione da parte del dottor Berlusconi;
5. l’immobile sito in Bologna via M. n. 4/3 di proprietà della società Il P. s.r.l. di cui al documento 14 che si rammostra è stato acquistato grazie alle somme messe a sua disposizione da parte del dottor Berlusconi;
6. l’immobile sito in Porto Rotondo, nel complesso residenziale Il P. di Porto Rotondo, di proprietà della società Il P. s.r.l. di cui al documento 15 che si rammostra è stato acquistato grazie alle somme messe a sua disposizione da
7. l’immobile sito a Londra Kensinton - Chelsea di proprietà della società Il P. s.r.l. di cui al documento 16 che si rammostra è stato acquistato grazie alle somme messe a sua disposizione da parte del dottor Berlusconi;
8. l’immobile sito in New York di proprietà della società O. R. C., integralmente partecipata da Il P. s.r.l. di cui al documento 17 che si rammostra è stato acquistato grazie alle somme messe a sua disposizione da parte del dottor Berlusconi;
9. la villa in Svizzera a S. di formale proprietà di sua madre sig.ra F. B. di cui al documento 18 che si rammostra è stato acquistato grazie alle somme messe a sua disposizione da parte del dottor Berlusconi.
▪ il valore del compendio immobiliare di proprietà - diretta o indiretta - della società il P. s.r.l., nonché il valore della Villa di S. di formale proprietà della signora F. B.
▪ il valore del patrimonio mobiliare della signora B., comprensivo di liquidità e/o titoli e/o prodotti finanziari che eventualmente risulteranno a seguito dell’adozione degli ordini di esibizione;
▪ il valore dei gioielli della signora B. di cui al documento avversario n. 5.
c) Disporre ordine di esibizione ex art. 210 cod. proc. civ. nei confronti della signora B. e/o nei confronti di Intesa San Paolo S.p.A. Filiale n.__ di Milano, via M., relativamente alle movimentazioni effettuate, a partire da ottobre 2010 fino alla data di assunzione del predetto ordine, sul conto corrente contraddistinto dal seguente codice IBAN: _______ ;
d) Disporre ordine di esibizione ex art. 210 cod. proc. civ. nei confronti della signora Bartolini e/o nei confronti di Intesa San Paolo Private Banking S.p.A. sede di Milano, relativamente alle movimentazioni effettuate, a , a partire da ottobre 2010 fino alla data di assunzione del predetto ordine, sul conto corrente contraddistinto dal seguente codice IBAN: ______ ;
e) Successivamente, in caso di trasferimento delle somme presso altri conti correnti, disporre ordine di esibizione ex art. 210 cod.proc.civ. nei confronti della signora Bartolini e/o nei confronti dell’istituto con il quale è intrattenuto il relativo
rapporto di conto corrente, relativamente alle movimentazioni effettuate, a partire da ottobre 2010 fino alla data di assunzione del predetto ordine;
▪ alternativamente o congiuntamente, l’ammontare complessivo delle somme destinate alla signora Bartolini ad investimenti, alla propria attività imprenditoriale (in qualità di socio di Il P. S.r.l) ovvero ad atti di liberalità (per tali intendendosi eventuali disposizioni in favore di soggetti terzi in assenza di causale e/o documentata controprestazione).
b) Ordinare ex art. 118 c.p.c. al dott. Silvio Berlusconi di consentire l’ispezione di Villa Belvedere sita in M. (MB) via T. 55, in particolare di tutte le parti interne ed esterne che la compongono, nonché di tutti gli edifici pertinenziali (piscina, palestra, biblioteca etc.), ivi compreso il relativo parco secolare.
c) Ordinare ex art. 118 c.p.c. al dott. Silvio Berlusconi di consentire l’ispezione di Villa Certosa, sita in Porto Rotondo – Olbia (OT), in particolare di tutte le parti interne ed esterne che la compongono, nonché di tutti gli edifici e gli accessori pertinenziali (piscine, lago artificiale, parco termale, grotta, vulcano artificiale, giostre, serre, etc.) ivi compresa l’area
d) Ordinare ex art. 210 c.p.c. alla società Immobiliare I. s.p.a., con sede in S. (MI), Milano 2, Resid. P., l’esibizione in giudizio di copia di tutti i documenti contabili relativi ai costi, nessuno escluso, riferiti a Villa Belvedere di M. e a Villa Certosa di Porto Rotondo – Olbia quantomeno con riferimento agli anni 2006, 2007 e 2008, in particolare:
contratti di lavoro, fatture relative alle utenze e a ogni genere di merce, fornita e consegnata alla villa (prodotti necessari alla gestione della casa, del parco, della piscina etc.), contratti di appalto, contratti di manutenzione, sempre riferiti sia alla casa che al parco, fatture relative alla periodica manutenzione degli arredi (es. lavaggio degli imbottiti, delle tende, della tappezzeria), fatture per la fornitura di combustibili, contratti di acquisto e manutenzione e di fornitura dei combustibili relativi agli autoveicoli etc.
e) Ordinare ex art. 210 c.p.c.: alla società Consorzio servizi di Vigilanza con sede in Milano via P.; alla I.V.R.I. Istituti di Vigilanza Riuniti d’Italia con sede a Milano via s. 26; alla LV Service, con sede in Comabbio (VA) via r. 123, l’esibizione in giudizio di copia di tutti i contratti stipulati con il dott. Silvio Berlusconi, con la immobiliare I. s.p.a. o con altra società, relativi ai servizi in ambito di sicurezza e vigilanza svolti presso la residenza denominata Villa Belvedere, sita in M., via T. e in favore della signora Miriam Bartolini durante i suoi spostamenti e viaggi, con riferimento, quantomeno, agli anni 2006, 2007 e 2008.
f) Ordinare ex art. 210 c.p.c. al dott. Silvio Berlusconi, residente in Roma via del P., l’esibizione in giudizio di copia della documentazione tutta riguardante i costi dallo stesso sopportati, quantomeno con riferimento agli anni 2006, 2007 e 2008, in particolare, copia dei CUD riguardanti il personale operante a Villa Belvedere alle sue dirette dipendenze e dei documenti relativi alle forniture alle quali egli provvedeva per la casa, per la sicurezza e per ogni altra esigenza personale della coniuge.
g) Ordinare ex art. 2010 c.p.c. ai singoli lavoratori l’esibizione in giudizio di copia del CUD relativo alla loro attività lavorativa presso Villa Belvedere di Macherio, quantomeno con riferimento alle retribuzioni riferite agli anni 2008, 2007 e 2006; in particolare l’ordine dovrà essere rivolto ai soggetti di seguito indicati: P. G. S., residente in Brugherio (MB) via V.; E. R., residente in Arcore (MB) via L.; R. R., residente in Arcore (MB) via G.; M. B., residente in Mapello (BG), via M.; P. P., residente in Ornago (MB) via V.; P. T., residente in V., A. D. P., residente in Arcore (MB) via S.; E. R., residente in Ornago (MB) via P.; G. P., residente in Sovico (MB) via V.
i) Ordinare ex art. 210 c.p.c. al dott. Silvio Berlusconi residente in Roma via Del P. l’esibizione in giudizio di copia dei documenti, relativi agli ultimi dieci anni, attestanti tutte le sue posizioni economico/patrimoniali presso i seguenti istituti bancari: Banca Popolare di Sondrio soc.coop.p.a., Banca Arner (Italia) s.p.a., Intesa Sanpaolo s.p.a., Monte dei Paschi di Siena s.p.a., UniCredit s.p.a., Banca Mediolanum s.p.a. e presso ogni diverso Ente nel quale siano collocate;
- alla Banca Popolare di Sondrio soc.coop.p.a. con sede legale in Sondrio, p.za Garibaldi, 16;
- alla Banca Arner (Italia s.p.a.) con sede legale in Milano c.so Venezia 54;
- a Intesa San Paolo s.p.a. con sede legale in Torino p.za San Carlo 156 e sede secondaria in Milano via Monte di Pietà 8;
- alla Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a. con sede legale in Siena, p.za Salimbeni 3;
- a UniCredit s.p.a. con sede legale in Roma via Alessandro Specchi 16
- alla Banca Mediolanum s.p.a. con sede legale in Basiglio, Milano 3 (MI) via Francesco Sforza Palazzo Meucci;
l’esibizione in giudizio di copia dei documenti, riferiti quantomeno agli ultimi dieci anni, attestanti tutte le posizioni economico/patrimoniali esistenti presso ciascuno degli Istituti di credito sopra indicati, facenti capo direttamente o
2) Vero che la signora Miriam Bartolini mi ha incaricato di svolgere delle ricerche nel territorio della Brianza per il reperimento di una Villa di pregio analoga a Villa Belvedere di Macherio, eventualmente di dimensioni inferiori;
6) Vero che, durante il matrimonio della signora Bartolini, hanno sempre prestato servizio domestico presso Villa Belvedere di M. almeno una dozzina di persone, da ultimo i sig.ri: P. T., A. D. P., A. Z., G. P., E. R., L. B., P. G. S., M. B. P. P., E. R., R. R., G. F. e P. B.;
7) Vero che, durante il matrimonio della signora Bartolini, i costi relativi alla gestione, al personale, alla vigilanza e alla sicurezza di Villa Belvedere di Macherio e di Villa Certosa di Porto Rotondo, sono sempre stati sostenuti in parte dal dott. Berlusconi personalmente e in parte attraverso la società Immobiliare I. s.p.a. o altre società allo stesso riconducibili;
8) Vero che, durante il matrimonio della signora Bartolini, per la conservazione e il restauro di Villa Belvedere di M. e delle opere d’arte e degli arredi in essa contenuti, sono stati impiegati anche il prof. A., il sig. L., il sig. C., il sig. C., il sig. C., il sig. D., il sig. B., il sig. Z. e i sigg.ri G. e C.;
10) Vero che durante il matrimonio la signora Bartolini ha sempre praticato anche nella palestra attrezzata pertinenziale a Villa Belvedere di M., attività sportive seguita da personal trainer e istruttori;
11) Vero che, durante il matrimonio della signora Bartolini la parte dei servizi relativi alla vigilanza e alla sicurezza di Villa Belvedere di M. e alla sicurezza della signora Miriam Bartolini nei suoi spostamenti e viaggi veniva svolta dal Consorzio Servizi di Vigilanza, dalla I.V.R.I. Istituti di Vigilanza Riuniti d’Italia e dalla LV Service;
12) Vero che, durante il matrimonio della signora Bartolini, e almeno fino a quando la stessa ha lasciato la casa coniugale, gli addetti alla sicurezza di Villa Belvedere di M. e della signora Bartolini erano circa venticinque, operanti su turni che comportavano la presenza fissa 365 giorni all’anno sia diurna che notturna;
14) Vero che, da quando il dott. Berlusconi si è impegnato in politica, la sua presenza a Villa Belvedere di M. si è ridotta ai soli fine settimana, neppure a tutti i fine settimana dell’anno;
15) Vero che, nonostante la sostanziale assenza da casa del dott. Berlusconi, a causa della sua discesa in politica, l’organizzazione domestica di Villa Belvedere di M. è sempre rimasta immutata;
16) Vero che l’organizzazione domestica di Villa Belvedere di M. è rimasta immutata anche dopo che le figlie Eleonora e Barbara si sono trasferite rispettivamente negli Stati Uniti (2005) e a vivere in altra residenza con il proprio compagno (2008);
28) Vero che il dott. Berlusconi, a partire dal 1994, quando ha iniziato la propria attività politica, rientrava a M. solo nei fine settimana, trattenendosi a Roma dal martedì al venerdì e soggiornando ad Arcore, nella Villa San Martino, il lunedì;
▪ la normativa nazionale va interpretata in senso conforme all’indirizzo comunitario e in modo da garantire la efficacia delle norme dell’Unione; in materia di divorzio e mantenimento tra ex coniugi la Commissione Europea ha espresso degli indirizzi normativi al dichiarato fine di contribuire alla armonizzazione del diritto della famiglia in Europa e di facilitare la libera circolazione delle persone in Europa; in particolare si richiede che la materia del mantenimento tra ex coniugi sia plasmata attorno ai principi di autosufficienza, stato di bisogno e temporaneità (nota 1).
▪ Va adottata una interpretazione dell’art. 5 comma 6 L. 898/1970 conforme ai predetti principi, con la conseguenza che deve essere escluso il diritto della signora Bartolini al percepimento dell’assegno divorzile, valutati i mezzi della medesima che vanno rapportati al parametro dell’autosufficienza, ovvero al parametro costituzionale della sufficienza per una esistenza libera e dignitosa ovvero al diverso parametro ritenuto rispondente all’interpretazione dell’odierno Legislatore ai sensi dell’art. 12 Prel., diversamente dovendosi promuovere questione di legittimità costituzionale
della norma nella parte in cui, per effetto del diritto vivente, dispone che l’adeguatezza dei mezzi del richiedente l’assegno divorzile sia parametrata al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.
▪ La sentenza del Tribunale di Monza impugnata è erronea nella parte in cui ha costituito l’obbligazione di mantenimento ritenendo genericamente inadeguati i mezzi della signora Bartolini, riconosciuta titolare dei soli proventi della società
immobiliare il P. s.r.l., che sarebbero appena sufficienti a fronteggiare il prelievo fiscale.
Le disponibilità della appellata sono in realtà enormemente maggiori, considerato solo che la stessa , nei 63 mesi antecedenti, ha percepito come assegno di mantenimento oltre 91,5 milioni di euro, somma lorda, con disponibilità al netto del prelievo fiscale di circa 50 milioni di euro, ovvero 26.000,00 euro al giorno percepiti negli ultimi cinque anni.
- villa a S-Chanf del valore di diversi milioni di euro fiduciariamente intestata alla madre (doc. 182);
- patrimonio immobiliare di proprietà de Il P. s.r.l. pari a circa 80 milioni di euro (doc. da 11 a 173);
Il pagamento, da parte di Silvio Berlusconi, di una somma complessiva di oltre 110 milioni di euro costituisce nei fatti un indebito trasferimento di ricchezza, non consentito dall’ordinamento; inoltre una disponibilità così ingente di liquidità,
accumulata in un arco temporale estremamente contenuto, ha consentito alla signora Bartolini una ulteriore produzione di ricchezza mediante patrimonializzazione della misura non consumata, e ciò secondo la comune esperienza. Infatti “…se i costi del mantenimento della signora Bartolini fossero stati anche solo tendenzialmente avvicinabili alla misura goduta, la medesima non avrebbe avuto alcuna difficoltà di esibizione probatoria, adempiendo a quell‟onere sempre eluso nel corso della lunga epopea giudiziaria…”.
▪ La sentenza impugnata è viziata nella parte in cui ha omesso di valutare la sussistenza del requisito del comma 6 dell’art. 5 L. 898/70 perché sia riconosciuto l’assegno divorzile, ovvero la capacità del richiedente di procurarsi i mezzi adeguati.
Miriam Bartolini svolge, di fatto, l’attività di imprenditrice immobiliare per il tramite della società il P. s.r.l. e, in ogni caso, è abile allo svolgimento di attività lavorativa; peraltro dispone di fonti reddituali non lavorative ma di provenienza
finanziaria. Ella pertanto amministra la propria ricchezza con conseguente percepimento di rendite finanziarie e di posizione, avendone le capacità.
▪ la motivazione del tribunale di Monza è contraddittoria laddove determina l’assegno divorzile tenendo conto del prelievo fiscale, salvo poi prendere atto che “…il reddito che la Bartolini può trarre dagli immobili a lei attribuiti in proprietà, attraverso la società Il P. e che sono locati, oltre che alla loro stessa conservazione e gestione potrà servire, e forse neppure a sufficienza, a compensare il prelievo che il fisco opererà sul suo assegno divorzile.” Si chiede conseguentemente di ridurre l’assegno quantomeno nella misura della pressione fiscale. In ogni caso l’assegno quantificato, multiplo rispetto a redditi da lavoro percepito da categorie economiche equiparabili, ad esempio dirigenti di multinazionali, crea posizioni di rendita fondate su un mero status sociale e inoltre “impone discriminatoriamente a carico del solo coniuge onerato il dovere di mantenere il medesimo (anzi superiore) tenore reddituale, coartando, dunque, il diritto di auto-determinazione garantito dall‟art. 4 della Cost. e legittimando il coniuge beneficiario a sottrarsi al proprio dovere di contribuire al progresso sociale per il tramite della propria attività lavorativa (art. 4 Cost.)”. Pertanto, ove non si ritenga di adottare il criterio del reddito da lavoro al fine di determinare il quantum, si insiste nella richiesta di rimessione alla Corte Costituzionale della prospettata questione di incostituzionalità dell’art. 5 comma 6 L. 898/1970.
▪ Si contestano le affermazioni del Tribunale, mancanti di supporto probatorio, laddove ritiene che il valore del compendio immobiliare de Il P. sia inferiore alle appostazioni di bilancio e ciò sulla base di generiche affermazioni, ovvero:
- l’immobile di via P.o a Milano sarebbe edificio “di normali caratteristiche costruttive”;
- costi ingenti per il drenaggio dell’acqua nei piani interrati di palazzo Canova e palazzo Borromini, per la presenza di falde acquifere;
- venir meno di relazioni privilegiate che Berlusconi aveva con il mondo imprenditoriale e ciò per la locazione dei prestigiosi immobili, ora più difficile.
2. Con memoria depositata in via telematica il 25.11.2016 si è costituita in giudizio Miriam Bartolini, che ha chiesto il rigetto dell’appello e ha proposto a sua volta appello incidentale avverso la sentenza n. 1842/14 del Tribunale di Monza, chiedendo il riconoscimento di un assegno divorzile a suo favore pari a euro 3.600.000 mensili.
▪ In relazione alla ritenuta illegittimità costituzionale dell’art. 5 L.898/70, la questione è stata già ritenuta non fondata dalla Corte Costituzionale che ha chiarito che l’esistenza di un “diritto vivente” fondato sul paradigma del “tenore di vita” non trova riscontro nella giurisprudenza della Cassazione, secondo cui il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio non costituisce l’unico parametro di riferimento ai fini della statuizione dell’assegno divorzile ma rileva per determinare in astratto il tetto massimo della misura dell’assegno; in concreto quel parametro concorre e va bilanciato, caso per caso, con tutti gli altri criteri indicati dall’art. 5. La durata del matrimonio è elemento rilevatore dell’effettività della comunione e costituisce il filtro attraverso il quale devono essere esaminati e considerati tutti gli altri criteri indicati nella norma.
▪ I principi normativi e giurisprudenziali, secondo i quali l’assegno divorzile deve essere strumento di riequilibrio delle posizioni economiche dei coniugi e deve garantire la conservazione del tenore di vita coniugale, rispondono a ragionevolezza:
“il legislatore, consapevole del fatto che la divisione del lavoro nella famiglia si caratterizza per una ripartizione e distinzione di ruoli, ha dettato delle regole attuative del principio costituzionale di parità (art. 29 Cost.), stabilendo che „con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono gli stessi doveri‟, „sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo a contribuire ai bisogni della
famiglia‟(art. 143 c.c.) e devono adempiere l‟obbligo di mantenere i figli (art. 147 e 315 bis c.c.) „in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo‟ (art. 148 c.c. e 316 bis c.c.). Così, in applicazione degli stessi valori, nel momento in cui il matrimonio si scioglie, il principio della parità tra i coniugi deve trovare applicazione e realizzazione attraverso una equa condivisione delle risorse della famiglia, ciò a tutela del coniuge debole proprio nella fase in cui le scelte operate in virtù del matrimonio manifestano le loro conseguenze negative.”.
▪ La Commission on European Family Law (CEFL) è carente di rilevanza giuridica e cogenza e, in ogni caso, sul piano normativo i sistemi europei sono molto diversi fra loro e inoltre alcuni sistemi prevedono la possibilità di stipulare accordi
prematrimoniali. Dunque appare fallace il confronto fatto per singoli istituti, estraniati dal contesto normativo.
▪ Per quanto riguarda le disponibilità della signora Bartolini, le stesse sono state correttamente valutate dal Tribunale, che non ha omesso nulla, mentre l’appellante cita dati che non corrispondono alla realtà:
- il patrimonio immobiliare posseduto dall’appellata attraverso la società Il P. non è di 80 milioni di euro, come sostenuto da controparte, quotazione non provata e contestata. I c.d. “giudizi di stima” effettuati in data 11.1.2010 e a firma del geom. F. M., prodotti in primo grado dall’appellante, sono stati contestati dalla signora Bartolini in relazione alla loro provenienza e attendibilità. Gli approfondimenti peritali, che l’appellata si era dichiarata disponibile a effettuare, non sono stati ritenuti necessari dal Tribunale, anche per il divario consistente tra i patrimoni delle parti, giacché, sulla base delle classifiche Forbes degli uomini più ricchi del mondo, il patrimonio di Berlusconi risulta stimato nell’ordine dei 9 miliardi di euro.
- La società Il P. s.r.l. non produce utili, ed è anzi in perdita, “in quanto i frutti derivanti dalla locazione degli immobili che possiede sono integralmente assorbiti dagli oneri relativi al mutuo gravante su uno di tali beni (Palazzo Canova) nonché dagli oneri fiscali, gestionali, nonché di manutenzione e la qualità degli immobili posseduti da tale società incide sulla remuneratività degli stessi, anche in relazione alle attuali richieste del mercato”.
- La casa in località S. in Engadina è stata acquistata nel 2004 ed è stata intestata alla suocera di Berlusconi.
- La liquidità riferita dalla signora Bartolini in sede di separazione, e richiamata dall’appellante anche nei giudizi di divorzio, “non ha rilevanza, tra l‟altro da allora si è notevolmente ridotta sia in ragione dell‟andamento della borsa, sia
in ragione dei finanziamenti soci ai quali l‟appellata è stata tenuta per la copertura delle perdite della società Il P.”.
- Quanto ricevuto dalla signora Bartolini a titolo di assegno di separazione prima e di divorzio poi viene indicato dalla controparte al lordo di imposta e in ogni caso si tratta di somme che “sono ovviamente servite e servono alla stessa per
vivere secondo canoni analoghi, almeno tendenzialmente, a quelli relativi al precedente tenore di vita”. Del resto anche la Cassazione ha ribadito che l’assegno può essere molto elevato se parametrato a un elevato e dispendioso tenore di vita e che esso è finalizzato alla conservazione di tale tenore. E’ dato inconfutabile che per mantenere, almeno tendenzialmente, il precedente tenore di vita debbano essere messe a disposizione della signora Bartolini somme
▪ Le sostanze dell’appellata non vengono in rilievo per il loro valore assoluto, ma per il peso relativo che devono assumere nella valutazione comparativa con la situazione economica e patrimoniale del dott. Berlusconi. La divergenza tra le sostanze dell’onerato e quelle della beneficiaria risulta nel caso di specie pacificamente incommensurabile.
▪ La signora Bartolini non può svolgere lavoro e non lo ha mai svolto, se non per un breve periodo, quando era molto giovane e svolgeva l’attività di attrice, lavoro che ha interrotto accondiscendendo alla volontà del coniuge. Inoltre la società Il P. è sempre stata amministrata da un professionista e l’appellata non ha mai fatto l’immobiliarista ma, semplicemente, detiene alcuni immobili a mezzo della società.
La s.r.l. Il P. è stata sempre amministrato da persona di fiducia di Berlusconi (il geom. S.) e, dopo la separazione, è stata designata persona di fiducia dell’appellata (rag. M. L.). In ogni caso si tratta di attività non produttiva di redditi e “quindi inidonea a costituire per la signora Bartolini una fonte di mezzi”.
▪ In relazione al criterio per la determinazione del mantenimento, premesso che il tenore di vita della famiglia Berlusconi è stato decisamente al di sopra della norma e che è fatto non contestato anche in ragione della sua evidenza pubblica, l’assegno va dunque rapportato a detto tenore di vita. Oltretutto il tenore di vita dello stesso Berlusconi “ha comportato e continua a comportare oneri sbalorditivi, basti pensare che, per sua stessa ammissione, egli gode di venti case…. Si fa notare che si tratta di dimore di pregio architettonico e, nella maggior parte dei casi, di pregio storico, ciascuna di diverse migliaia di metri quadri, tutte circondate da decine di ettari di parchi di pregio arboreo e paesaggistico. Inoltre vengono spese cospicue somme di denaro per continui abbellimenti, data la passione di Berlusconi per tutte le proprie
▪ Le osservazioni svolte dall’appellante in merito a un preteso onere della prova a carico della signora Bartolini con riguardo alle spese dalla stessa sostenute risultano “assurde” in quanto oggetto di prova è il tenore di vita goduto durante il matrimonio.
▪ La sentenza del Tribunale di Monza è erronea, e su questo punto Miriam Bartolini propone appello incidentale, laddove il primo giudice ha fissato l’assegno divorzile in euro 1.400.000,00 e ne ha indicato la decorrenza dalla notifica del ricorso introduttivo del giudizio di scioglimento del matrimonio. Appare errata la applicazione del parametro del contributo personale ed economico dato da ciascun coniuge alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, dovendosi considerare che la signora Bartolini si è occupata personalmente della crescita dei tre figli e di ogni questione relativa alla loro salute, scuola, attività sportive ed è stata sempre presente nella quotidianità dei figli, non avendo Berlusconi mai esercitato funzioni genitoriali quotidiane; il ruolo svolto dalla signora Bartolini in famiglia ha giovato alla immagine pubblica di Berlusconi e così l’appellata ha contribuito al successo del marito e quindi anche alla formazione della sua ricchezza.
Poiché il regime prescelto era stato della separazione dei beni, dovrà tenersi in maggiore considerazione l’apporto del coniuge economicamente più debole che, “…per dedicarsi alla famiglia ha rinunciato alla possibilità di svolgere lavoro
esterno, produttivo di reddito, e quindi alla possibilità di formare un patrimonio personale”. I predetti elementi non sono stati tenuti in considerazione dal Tribunale di Monza e pertanto “…la signora Bartolini non deve subire alcuna riduzione del tenore di vita coniugale…anche perché il contributo dato dall‟appellante incidentale alla famiglia è stato comprovatamente fondamentale e certamente non inferiore a quello dato dal dott. Berlusconi attraverso consistenti esborsi economici.
Diversamente, in contrasto con i principi dell‟ordinamento, si attribuirebbe un valore differente alle funzioni svolte da ciascuno per la famiglia.”
Per il medesimo motivo la causa è stata nuovamente rinviata, sull’accordo delle parti, all’udienza del 13.12.2017 e quindi anticipata all’udienza del 20.9.2017 su istanza dell’appellante, che ha, tra l’altro, chiesto di produrre la sentenza della Cassazione n.12196/17 emessa il 16.11.2016 e depositata il 16.5.2017, sentenza che ha rigettato il ricorso proposto da Silvio Berlusconi, cosicché la sentenza della Corte di Appello di Milano depositata il 27.3.2014, emessa nel giudizio di separazione, è divenuta definitiva.
4. In data 31.7.2017 è stata depositata in via telematica comparsa di costituzione di un secondo difensore nell’interesse di Silvio Berlusconi, che ha richiamato integralmente il contenuto dell’atto di appello e le domande ivi formulate, chiedendo che l’assegno divorzile sia revocato a far data dalla domanda di divorzio, ovvero maggio 2013; ha chiesto quindi il rigetto dell’appello incidentale, contestando integralmente il contenuto della memoria avversaria. Ha infine chiesto l’autorizzazione a produrre i seguenti documenti: il bilancio della società il P. S.r.l. al 31.12.2015; la sentenza n. 12196/17 della Corte di Cassazione pronunciata tra le parti nel giudizio di separazione e depositata il 16.5.2017; atto di precetto notificato da Miriam Bartolini a Silvio Berlusconi il 14.4.2017; visura catastale e relativo contratto di compravendita da parte di Miriam Bartolini; giurisprudenza (CdA Bologna, sentenza n. 1429/2017, pubblicata il 15.6.2017; CdA Torino, sentenza n. 1321/2017, pubblicata il 14.6.2017).
In relazione al documento prodotto da Berlusconi, attestante il recente acquisto di un appartamento in via B. n. 10 da parte di Miriam Bartolini, il difensore dell’appellata ha precisato che attualmente Miriam Bartolini dimora in due
appartamenti condotti in locazione, uno in Milano e l’altra in Brianza. La signora Bartolini ha quindi deciso di acquistare l’appartamento in via B. per destinarlo a propria abitazione in Milano, con l’intenzione di lasciare a breve l’abitazione condotta in locazione. Ha infine riferito che la signora Bartolini vive tra Milano e la Brianza in quanto si occupa dei nipoti.
Si ritengono viceversa ultronee tutte le istanze istruttorie - riproposte integralmente dalle parti in questo grado di giudizio - tendenti a dimostrare l’esatta consistenza del patrimonio degli ex coniugi e il tenore di vita in costanza di matrimonio, prove irrilevanti ai fini della decisione ovvero relative a fatti non contestati. In particolare non è contestato ed è altresì irrilevante ai fini del decidere l’altissimo tenore di vita delle parti in costanza di matrimonio. Così come non rileva avere l’esatta contezza dell’effettiva consistenza del patrimonio di Silvio Berlusconi, mentre sarebbe stato rilevante conoscere quantità e qualità delle spese oggi sostenute da Miriam Bartolini, che è titolare, in qualità di socio unico di società immobiliari, di un considerevole patrimonio immobiliare e ha la disponibilità di somme di denaro - considerando solo quelle ricevute a titolo di assegno dopo la separazione - di consistenza tale da poter essere in parte destinate ad investimenti e comunque di entità tale da consentirle un elevato tenore di vita anche negli anni futuri. Pur sollecitata in tal senso dalla Corte nel confronto orale in udienza, l’appellata non ha ritenuto di adempiere a tale suo onere probatorio, neppure allegando quali siano le spese attuali sostenute dalla signora Bartolini per mantenere il patrimonio immobiliare, che le è stato costituito nel corso del matrimonio dal marito, e quali siano le spese sostenute in relazione al suo attuale tenore di vita.
La signora Bartolini può infatti contare su un cospicuo patrimonio, oltretutto costituitole integralmente dal marito nel corso del quasi ventennale matrimonio; ha la capacità di produrre reddito, sia per le ingenti somme di denaro che l’ex marito le ha corrisposto sia perché possiede numerosi beni immobili di notevole valore commerciale in qualità di socio unico della società immobiliare Il Poggio s.r.l. - che ha un patrimonio complessivo di oltre 50 milioni di euro, come risulta dal bilancio di esercizio al 31.12.2015 prodotto dall’appellante (nota 4) - e, per il tramite di detta società, della società Reality Corp di New York, proprietarie entrambe le società di cespiti in Italia, Stati Uniti e Inghilterra.
Miriam Bartolini ha la possibilità e capacità di investimento di parte delle somme capitali ricevute dal marito, somme che la stessa signora Bartolini ha quantificato in euro 104.418.000,00 lordi, come emerge dall’atto di precetto del 7.3.2017 notificato a Silvio Berlusconi, ritenendo l’appellata di essere ancora creditrice della somma di euro 26.050.220,715. Senza considerare il valore dei numerosissimi gioielli avuti in dono dal marito nel corso del matrimonio, che l’appellante ha valutato in decine di milioni di euro, valutazione non contrastata dalla signora Bartolini che si è limitata ad osservare che non rilevano in quanto è suo desiderio destinarli alle figlie e alla futura moglie del figlio.
Il valore di tutto il patrimonio immobiliare è in ogni caso ingente e deve essere anch’esso considerato al fine di valutare l’adeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge richiedente l’assegno (nota 6). Così come va considerato l’immobile di via Besana acquistato da Miriam Bartolini il 29.9.2015, per essere destinato a propria abitazione, immobile che dal contratto prodotto risulta essere stato acquistato al prezzo di 1.500.000,00 euro, abitazione di cat. A/2, cl. 1, vani 10,5 e terrazzo, rendita catastale di euro 1.816,647.
La Corte deve anche tener conto del fatto che parte appellata non ha adempiuto all’onere probatorio di allegare e poi dimostrare quale sia l’entità e la qualità dei suoi attuali esborsi mensili, neppure essendo noto ove la stessa abbia fissato la sua dimora e quale sia il suo tenore di vita attuale. Peraltro, all’udienza del 20.9.2017, per la prima volta, a fronte della produzione, da parte dell’appellante, del contratto di compravendita di immobile da parte della signora Bartolini in data 29.9.2015 e del relativo rapporto catastale, è stato riferito alla Corte da parte del difensore - come
risulta dal verbale di udienza - che la signora Bartolini vive in una abitazione in locazione in Brianza e in altra abitazione in locazione a Milano (senza peraltro indicazione dei luoghi né della entità dei canoni), abitazione di Milano che lascerà a breve, avendo effettivamente acquistato un appartamento per sé in via B.n. 10, ove si trasferirà a vivere nei periodi che trascorrerà a Milano, occupando molto del suo tempo a seguire i nipoti, lasciando dunque intendere di condurre una vita appartata e nella normalità. Tali dichiarazioni della parte portano, a maggior ragione, a ritenere che effettivamente vi sia una capacità di risparmio e investimento di buona parte delle somme ricevute, essendo verosimilmente mutate oltre alle condizioni di vita (necessariamente, a causa della separazione) le stesse scelte di vita e priorità assegnate alle spese.
Nelle more del presente giudizio è stata anche depositata, il 16.5.2017, la sentenza della Corte di Cassazione che, nel respingere il ricorso proposto da Silvio Berlusconi, ha reso definitiva la sentenza di questa Corte che aveva riconosciuto nel giudizio di separazione un assegno di mantenimento a favore della signora Bartolini, sentenza della Suprema Corte che non contrasta con il nuovo orientamento in tema di assegno divorzile ma, al contrario, espressamente aderisce ad esso. Afferma infatti il principio secondo cui la separazione personale, a differenza dello scioglimento o cessazione
degli effetti civili del matrimonio, presuppone la permanenza del vincolo coniugale, sicché i “redditi adeguati” cui va rapportato, ai sensi dell’art. 156 c.c., l’assegno di mantenimento a favore del coniuge, in assenza della condizione ostativa dell’addebito, sono quelli necessari a mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, essendo ancora attuale il dovere di assistenza materiale, che non presenta alcuna incompatibilità con tale situazione temporanea, dalla quale deriva solo la sospensione degli obblighi di natura personale di fedeltà, convivenza e collaborazione, e che ha una consistenza ben diversa dalla solidarietà post-coniugale, presupposto dell’assegno di divorzio. In particolare la Suprema Corte evidenzia “…la sostanziale diversità del contributo in favore del coniuge separato dall‟assegno divorzile, sia perché fondati su presupposti del tutto distinti, sia perché disciplinati in maniera autonoma e in termini niente affatto coincidenti.”. Quindi la Corte di Cassazione precisa che mentre nella separazione il dovere di assistenza materiale conserva la sua efficacia e la sua pienezza in quanto costituisce uno dei cardini del matrimonio e fonda quindi l’assegno di mantenimento, non apparendo incompatibile lo stato di separazione, in ipotesi anche temporaneo, non altrettanto può affermarsi quanto alla solidarietà post-coniugale, che è alla base dell’assegno divorzile: “al riguardo - si legge nella sentenza – è sufficiente richiamare la recente sentenza di
questa Corte n. 11504 del 10.5.2017, le argomentazioni che la sorreggono…e i principi di diritto con essa enunciati”.
Ciò premesso, deve evidenziarsi che, nel preliminare giudizio sull’an debeatur, occorre verificare la mancanza o meno di mezzi adeguati, o comunque la impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, da parte del coniuge richiedente
L’adeguatezza è certamente un concetto astratto e anche relativo, ed è stata per lungo tempo rapportata dalla giurisprudenza al tenore di vita mantenuto in costanza di matrimonio (nota 8). Peraltro il criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio è stato, nella valutazione dei casi concreti, contemperato, moderato, fino ad essere talora azzerato, tenuto conto della molteplicità dei criteri indicati nel comma 6 dell’art. 5 L. 898/1970, pur se si tratta di criteri di valutazione riservati al quantum, quali: le condizioni dei coniugi, le ragioni della decisione, il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, il reddito di entrambi, elementi tutti da valutarsi in rapporto alla durata del matrimonio. Sulla stessa linea sembrano essere le osservazioni sviluppate dal Tribunale di Udine nella sentenza dell’11.5-1.6.2017, in particolare laddove osserva come in realtà “…il giudizio sull‟an non possa logicamente essere distinto da quello sul quantum, atteso che si tratta di un‟unica operazione in cui i due aspetti si compenetrano e servono a trovare un equo contemperamento di tutte le esigenze rappresentate dal legislatore nel tormentato art. 5, 5° e 9° comma…”. Operazione ermeneutica errata, ma resa necessaria dal permanere di una interpretazione giurisprudenziale dei parametri di riferimento per definire i mezzi adeguati non più rispondente ai mutamenti sociali in atto, distorsione di cui il recente revirement della Corte di Cassazione si è fatto carico e che ha, condivisibilmente, superato.
1. il diritto all’assegno di divorzio di cui all’art. 5, comma 6, della l. n. 74 del 1987 è condizionato dal suo previo riconoscimento in base a una verifica giudiziale che si articola necessaria mente in due fasi, tra loro nettamente distinte e poste in ordine progressivo dalla norma (nel senso che alla seconda può accedersi solo all’esito della prima, ove conclusasi con il riconoscimento del diritto): una prima fase, concernente l’an debeatur, informata al principio dell‟autoresponsabilità economica di ciascuno dei coniugi quali “persone singole” e il cui oggetto è costituito esclusivamente dall’accertamento volto al riconoscimento o meno del diritto all’assegno divorzile fatto valere dall’ex coniuge richiedente; una seconda fase, riguardante il quantum debeatur improntata al principio della solidarietà economica dell’ex coniuge obbligato alla prestazione dell’assegno nei confronti dell’altro quale persona economicamente più debole (art. 2 in relazione all’art. 23 Cost.) che investe soltanto la determinazione dell’importo dell’assegno stesso.
2. Nella fase dell’an debeatur occorre verificare se la domanda dell’ex coniuge richiedente l’assegno soddisfi le condizioni di legge (mancanza di mezzi adeguati o comunque impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive) non
con riguardo a un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, ma con esclusivo riferimento all’indipendenza o autosufficienza economica, desunta dai principali indici - salvo altri rilevanti nelle singole fattispecie - del possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari (tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu imposti e del costo della vita nel luogo di residenza dell’ex coniuge richiedente), delle capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all’età, al sesso e al mercato del lavoro dipendente o autonomo), della stabile disponibilità di una casa di abitazione; ciò sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte dal richiedente medesimo, sul quale incombe il corrispondente onere probatorio, fermo il diritto all’eccezione ed alla prova contraria dell’altro ex coniuge.
3. Superata positivamente la prima valutazione, nella fase del quantum debeatur, informata al principio della solidarietà economica del coniuge obbligato verso l’altro in quanto persona economicamente più debole, il giudice deve tenere
conto di tutti gli elementi indicati dal comma 6 dell’art. 5 al fine di determinare in concreto la misura dell’assegno di divorzio; ciò sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte, secondo i normali canoni che disciplinano l’onere della prova.
I mutamenti sociali e i modelli familiari, certamente assai diversi rispetto a quelli di qualche decennio fa, già da tempo hanno portato la giurisprudenza di merito a ridisegnare via via i presupposti dell’assegno divorzile, restringendo e delimitando i confini di un concetto astratto - quello del tenore di vita - che, avulso dall’impianto normativo, che non lo prevede (nota 9), rischia di ancorare le decisioni a un modello tradizionale di matrimonio e dei rapporti personali e patrimoniali tra ex coniugi - che vedeva una rigida ripartizione tra i coniugi di ruoli e compiti - che appare superato nella realtà sociale attuale ovvero sempre più in via di superamento.
Mutano, peraltro, l’angolo visuale e la prospettiva, con la conseguenza che l’attenzione dovrà anzitutto rivolgersi alla posizione dell’ex coniuge debole richiedente l’assegno, alle sue effettive condizioni di vita, ai suoi progetti come
singolo individuo, alla sua età e alle sue condizioni di salute e altro, valutando la natura e qualità della sua posizione debole.
La Suprema Corte, nell’indicare il criterio della autoresponsabilità, indipendenza o autosufficienza economica, ha infatti fornito anche delle indicazioni per delimitare tale parametro, laddove scrive che “i principali indici - salvo ovviamente altri
elementi che potranno eventualmente rilevare nelle singole fattispecie - per accertare, nella fase di giudizio sull‟an debeatur, la sussistenza, o no, dell‟indipendenza economica dell‟ex coniuge richiedente l‟assegno di divorzio - e quindi l‟adeguatezza o no dei mezzi nonché la possibilità o no per ragioni oggettive dello stesso di procurarseli - possono essere così individuati: 1) il possesso di redditi di qualsiasi specie; 2) il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari, tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu imposti e del costo della vita nel luogo di residenza (dimora abituale: art. 43, secondo comma c.c.) della persona che richiede l‟assegno; 3) le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale in relazione alla salute, all‟età, al sesso e al mercato del lavoro dipendente e autonomo; 4) la stabile
Tornando quindi nuovamente al caso in esame, la Corte ritiene che l’attuale condizione non solo di autosufficienza, ma di benessere economico della signora Bartolini, tale da consentirle un tenore di vita elevatissimo, comporti il venir meno
del diritto a percepire un assegno divorzile, sia che si faccia riferimento al parametro dell’autosufficienza sia che si voglia considerare il parametro di un tenore di vita sul quale la signora Bartolini, che per scelta non ha mai svolto in costanza di matrimonio attività lavorativa, potesse comunque fare affidamento, quand’anche durante il matrimonio il tenore di vita fosse assolutamente al di fuori di ogni termine di paragone, per la condizione di ricchezza di Silvio Berlusconi. Il complessivo patrimonio costituito da quest’ultimo, in costanza di matrimonio, a favore della moglie può ritenersi avesse proprio la finalità di preservarle e garantirle anche per il futuro le aspettative maturate.
6 Basti considerare: Palazzo Borromini, sito nel Centro direzionale Milano 2, acquistato nel 2004 dalla Finanziaria Il Poggio s.r.l., società unipersonale, è costituito da sette piani in elevazione destinati a uffici oltre alla terrazza di copertura e all’ottavo piano e due piani sotterranei adibiti ad aree commerciali e servizi, il tutto censito al Catasto fabbricati di Segrate con la indicazione di 11 mappali, oltre comproprietà di parti comuni e 30 posti auto. Palazzo Canova, nel medesimo centro Direzionale di Milano 2, acquistato nel 2009, è costituito da otto piani sovrastanti, oltre lastrico e locali tecnici al nono piano (17 mappali), oltre 70 posti auto, 5 unità immobiliari ad uso magazzino.
8 Per la verità si è indicato quale parametro il tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio e che sarebbe presumibilmente proseguito in caso di continuazione dello stesso o quale poteva legittimamente e ragionevolmente configurarsi sulla base di aspettative maturate nel corso del rapporto (Cass. sent. N. 16598/2013); ovvero un tenore di vita tendenzialmente simile a quello goduto durante il matrimonio (Cass. sent. N. 3398/2013). Va anche ricordata l’ordinanza 19339/16 della sesta sezione della Suprema Corte che, pur facendo ancora riferimento al tenore di vita quale parametro cui rapportare la valutazione dell’an debeatur, nel respingere l’eccezione di incostituzionalità dell’interpretazione che la costante giurisprudenza aveva fino allora dato dell’art. 5 c. 6, eccezione proposta dal ricorrente - che evidenziava come la predetta interpretazione avesse creato una sorta di “rendita di posizione” del coniuge più debole, perpetrando un non più giustificato vincolo economico tra ex coniugi - ha posto in luce che “…la questione appare infondata alla luce della recente sentenza (n. 11/15) della Corte Costituzionale secondo cui è manifestamente infondata la censura di incostituzionalità alla giurisprudenza di legittimità ricostruita su una pretesa linea interpretativa che qualificherebbe l‟assegno divorzile come un mezzo per garantire al coniuge economicamente più debole il medesimo tenore di vita goduto in costanza d matrimonio. Infatti secondo la Corte Costituzionale l‟ipotizzato diritto vivente non trova riscontro nella giurisprudenza del giudice della nomofilachia, secondo la quale, viceversa, il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio non costituisce l‟unico parametro di riferimento ai fini della statuizione dell‟assegno divorzile. Per consolidato orientamento della Corte di Cassazione, infatti, il parametro del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio rileva per determinare in astratto il tetto massimo della misura dell‟assegno (in termini di tendenziale adeguatezza al fine del mantenimento del tenore di vita pregresso) ma, in concreto, quel parametro concorre, e va poi bilanciato, caso per caso, con tutti gli altri criteri indicati nello stesso denunciato art. 5. Tali criteri (condizione e reddito dei coniugi, contributo personale ed economico dato da ciascuno alla
formazione del patrimonio comune, durata del matrimonio, ragioni della decisione) agiscono come fattori di moderazione e diminuzione della somma considerata in astratto e possono valere anche ad azzerarla.”.
Corte d'Appello Milano - Quinta civile Sentenza 4793 del 16.11.2017