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Timestamp: 2019-03-23 02:18:13+00:00
Document Index: 100917514

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 129', 'art. 186', 'sentenza ', 'art. 114', 'art. 182', 'art. 611', 'art. 182', 'Cass. Sez. ', 'art. 121', 'art. 114', 'art. 180', 'art. 179', 'art. 181', 'art. 182', 'art. 182', 'art. 180', 'art. 182', 'art. 182', 'art. 180', 'Cass. Sez. ', 'art. 180', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 386', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 81', 'art. 38', 'art. 81', 'art. 81', 'art. 38', 'art. 81']

GERONIMADOS: ottobre 2014
GUIDA IN STATO DI EBBREZZA - NULLA SE NON SI VIENE AVVISATI DELLA FACOLTA' DI FARSI ASSISTERE
n. 42667/2013
1. Con la sentenza indicata in epigrafe, pronunciata ai sensi dell’art. 129 c.p.p., il G.i.p. del Tribunale di Reggio Emilia, ricevuta la richiesta del P.M. di emissione di decreto penale, ha assolto l’imputato [OMISSIS] dalla contravvenzione di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c), (comm. in [OMISSIS]), per non aver commesso il fatto.
2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Bologna denunciando la erronea applicazione della legge. Evidenziava che la invalidità derivante dalla violazione della disposizione di cui all’art. 114 disp. att. c.p.p. determinava una nullità sottoposta al regime intermedio. Tale nullità è soggetta alle condizioni di deducibilità previste dall’art. 182 c.p.p., comma 2, che impone alla parte che assistere all’atto che si assume viziato – nel caso di specie del prelievo di sangue – di eccepire l’eventuale nullità prima che il predetto atto sia compiuto, ovvero se ciò non sia possibile immediatamente dopo. Attività questa che non è stata posta in essere, con conseguente sanatoria della invalidità.
3.1. Preliminarmente va disattesa l’istanza di rinvio del processo per avere difensore di fiducia dell’imputato aderito alla proclamata astensione dalle udienze; infatti essendo trattato il procedimento con rito camerale non partecipato (art. 611 c.p.p.), la presenza del difensore non è prevista e pertanto non rilevano eventuali impedimenti.
3.2. Passando all’analisi della censura formula, va ricordato che questa Corte ha ripetutamente affermato che la nullità derivante dall’omesso avviso all’indagato da parte della polizia giudiziaria che proceda ad un atto urgente ed indifferibile, quale certamente è la sottoposizione dell’indagato ai test per il rilievo del tasso alcolemico, della facoltà di farsi assistere dal difensore è di natura intermedia e deve ritenersi sanata se non tempestivamente rilevata o se non dedotta prima, ovvero immediatamente dopo il compimento dell’atto, ai sensi dell’art. 182 c.p.p., comma 2 (cfr.
Cass. Sez. 4, Sentenza n. 38003 del 19/09/2012 Ud. (dep. 01/10/2012), Rv. 254374). Questa Corte di legittimità ha altresì affermato che detto termine non è posto dalla norma in relazione alla necessaria effettuazione di un successivo atto in cui intervenga la stessa parte o il difensore, ben potendo la formulazione dell’eccezione aver luogo anche al di fuori dell’espletamento di specifici atti, mediante lo strumento delle “memorie o richieste” che, ai sensi dell’art. 121 c.p.p., possono essere inoltrate in ogni stato e grado del procedimento. In conseguenza, è stata considerata tardivamente proposta l’eccezione di nullità di un atto per l’omesso avviso previsto dall’art. 114 disp. att. c.p.p., allorchè la parte, invece di sollevare l’eccezione immediatamente dopo il compimento dell’atto, abbia atteso il compimento di un successivo atto del procedimento (cfr. Cass. n. 4017/97, n. 42715/03, n. 24733/04, n. 19100/11, n. 14873/12).
Orbene, nel caso di specie non avendo l’imputato formulato l’eccezione in questione nei termini sopra specificati, pur avendone avuta la possibilità immediatamente dopo il compimento dell’atto, in occasione della redazione da parte della P.G. del verbale di identificazione, ritiene il P.G. ricorrente che la nullità si è sanata, con la impossibilità per il giudice di rilevarla di ufficio.
3.3. Ciò detto, va premesso che le nullità di cui all’art. 180 c.p.p. sono definite “intermedie” perchè mutuano parte della disciplina delle nullità assolute (art. 179) e parte di quella delle nullità relative (art. 181). Con le prime ha in comune la possibilità della rilevabilità di ufficio; con le seconde, le limitazioni temporali per la deducibilità di parte, sebbene con termini preclusivi diversi.
Quanto alla deducibilità, l’art. 182, comma 1 pone delle limitazioni soggettive alla legittimazione ad eccepire le nullità. Il secondo comma, invece, pone per le parti dei “paletti” temporali entro cui eccepire la nullità, pena la decadenza dall’esercizio di tale potere (art. 182, comma 3).
Fatta questa premessa, tornando al tema del processo, il ricorrente lamenta che, avendo la parte interessata omesso di eccepire la nullità nei termini concessi, questa si è sanata e, pertanto, il giudice non poteva più rilevarla d’ufficio.
A questo punto bisogna chiarire l’equivoco in cui è caduto il ricorrente.
Dalla lettura degli artt. 182 e 183 c.p.p. a cui si rinvia, non si evince in alcun modo che l’omessa eccezione della nullità comporti automaticamente la sua sanatoria.
L’unico effetto è che la parte decade dalla possibilità di lamentare il vizio con correlata pretesa di una decisione del giudice sul punto.
Ciò è coerente, per le nullità a regime intermedio, con il potere attribuito al giudice di rilevare d’ufficio la invalidità in tempi più ampi di quelli che aveva la parte per eccepirla (confronta art. 180 ed art. 182, comma 2).
- in tema di nullità a regime intermedio, se la parte decade dalla possibilità di eccepirla ai sensi dell’art. 182, comma 2, la invalidità non è automaticamente sanata, in quanto il giudice ha pur sempre il potere di rilevarla di ufficio nei più ampi termini di cui all’art. 180;
- se la parte decade dalla possibilità di eccepire la nullità, ha pur sempre la possibilità di sollecitare il giudice all’esercizio dei suoi poteri officiosi, ma non essendovi per questi l’obbligo del rilievo della nullità, l’omessa sua declaratoria non è sindacabile (cfr. sul punto Cass. Sez. 6, Sentenza n. 13402 del 24/03/2011 Ud. (dep. 01/04/2011), Rv. 249912).
3.4. Consegue da quanto detto che legittimante il Tribunale, nell’esercizio dei poteri conferitigli dall’art. 180 c.p.p., ha rilevato di ufficio la nullità verificatasi e ne ha tratto le conseguenze per la decisione di merito.
Così deciso in Roma, il 9 luglio 2013.
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Con la sentenza impugnata veniva confermata la sentenza del Tribunale di Cagliari del 30/11/2012, con la quale [...]S. era ritenuto responsabile del reato continuato di cui agli artt. 323 e 479 cod. pen., commesso fino al 13/04/2007, quale maresciallo in servizio presso le Stazioni dei Carabinieri di Sinnai prima e di Quartu S. Elena poi, nominando l'avv. [...] difensore d'ufficio degli arrestati [...] , [...] , [...] , [...] , [...] e [...] nonostante lo stesso non fosse inserito nell'elenco dei difensori reperibili predisposto dal locale consiglio dell'ordine degli avvocati, sollecitando gli arrestati [...] o i congiunti degli stessi a nominare l'avv. [...] quale difensore di fiducia ed attestando falsamente, nei verbali di arresto di [...] , che il [...] era stato interpellato con esito negativo circa la volontà di nominare un difensore di fiducia, laddove l'arrestato se realmente sentito avrebbe nominato l'avv.[...] , con successiva nomina quale difensore di ufficio, da parte dell'imputato, dell'avv. [...] , e che gli altri avevano nominato quest'ultimo come difensore di fiducia; [...] era ritenuto responsabile del concorso nel reato di abuso d'ufficio; e i predetti venivano condannati alle rispettive pene di anni due di reclusione per il [...] e di anni uno e mesi quattro di reclusione per l'[...] , ed al risarcimento dei danni in favore della parte civile [...].
1. Sulle condotte di abuso d'ufficio relative alle nomine d'ufficio dell'avv. [...] , il ricorrente [...] deduce illogicità della motivazione nella ritenuta inattendibilità della tesi difensiva in ordine ai problemi di funzionamento del cali center dei difensori d'ufficio e delle utenze di questi ultimi, che avevano indotto l'imputato ad avvalersi di una lista informale di difensori prontamente reperibili, fra i quali l'avv. [...] , nonostante tale versione avesse trovato riscontro nelle dichiarazioni dei testi Cap. [...] e Lgt. [...] . Lamenta la mancata assunzione di prove decisive costituite dall'acquisizione dei verbali di tutti gli arresti eseguiti dall'imputato e dall'audizione del presidente del consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Cagliari, e contraddittorietà della motivazione sul punto con il riferimento alla frequenza delle nomine dell'avv. [...] effettuate dal [...] ai fini della prova del dolo intenzionale del reato. Rileva violazione di legge nel riferimento, ai fini del requisito dell'illegittimità della condotta, alla mancata adozione di un formale provvedimento di nomina di un difensore immediatamente irreperibile in luogo di quelli di turno, che l'art. 386 cod. proc. pen. riserva al pubblico ministero, e contraddittorietà della motivazione sul punto con il richiamo alla norma appena indicata a proposito dei fatti di indebita sollecitazione alla nomina fiduciaria dell'avv. [...] .
2. Sulle condotte di abuso d'ufficio relative alle indicazioni agli arrestati del nominativo dell'avv. [...] , il ricorrente [...] deduce illogicità della motivazione nell'omessa valutazione del contesto in cui tali indicazioni venivano fornite, delle dichiarazioni degli arrestati, per le quali gli stessi recepivano liberamente i consigli dell'imputato, e dell'esistenza di analoghi comportamenti di colleghi dell'imputato, in quanto dato contraddittorio con l'affermazione di un rapporto personale fra quest'ultimo e l'[...] .
3. Sull'elemento psicologico del reato di abuso d'ufficio, il ricorrente [...] deduce violazione di legge ed illogicità della motivazione nella ritenuta esistenza del dolo intenzionale in base all'esperienza di servizio dell'imputato, che non comprendeva specifiche competenze in tema di deontologia forense, e a rapporti di amicizia e di convivialità fra il [...] e l'[...] , non significativi per la presenza agli incontri conviviali di altri militari ed in quanto riferiti dal teste Mar. Lo. all'intento dell'imputato di stabilire, tramite il legale, migliori contatti con gli informatori.
4. Sull'evento del reato di abuso d'ufficio, il ricorrente [...] deduce violazione di legge nella ritenuta ravvisabilità di un ingiusto vantaggio patrimoniale in un guadagno del legale favorito costituente comunque congruo corrispettivo dell'attività professionale prestata.
5. Sul concorso nel reato di abuso d'ufficio, il ricorrente [...] , dedotte censure analoghe a quelle proposte dal [...] con riguardo all'elemento psicologico del reato, lamenta altresì violazione di legge nella ritenuta configurabilità della responsabilità concorsuale a seguito dell'inconsapevole conseguimento delle nomine, in assenza di comportamenti materiali dell'imputato finalizzati ad ottenerle, e di una posizione di garanzia dell'[...] rispetto all'interesse tutelato dalla norma incriminatrice.
6. Sull'affermazione di responsabilità per il reato di falso ideologico, il ricorrente [...] deduce illogicità della motivazione nella ritenuta attendibilità delle dichiarazioni degli arrestati a fronte dei rilievi difensivi sui problemi psichiatrici dell'E. , sulle contraddizioni del [...] , sulle spiegazioni dell'imputato in ordine alla derivazione da un mero errore materiale della verbalizzazione della nomina dell'avv. [...] da parte del F. e sul rancore manifestato da quest'ultimo e dal [...] con l'asserzione di essere stati ingiustamente tratti in arresto.
1. I motivi proposti dal ricorrente [...] sulle condotte di abuso d'ufficio relative alle nomine d'ufficio dell'avv. [...] sono infondati.
È in primo luogo infondata la censura di illogicità della motivazione sulla ritenuta inattendibilità della tesi difensiva per la quale le nomine di cui sopra sarebbero state indotte da difficoltà nel funzionamento del sistema di cali center per il reperimento dei difensori e dalla conseguente necessità di contattare un legale immediatamente disponibile. Il riscontro indicato dal ricorrente nelle dichiarazioni dei testi [...] e [...] era infatti esaminato dalla Corte territoriale e ritenuto inaffidabile per i termini vaghi con i quali si era espresso il [...] e per la mancanza di collegamento temporale con i fatti contestati dei contenuti di entrambe le dichiarazioni. E, di contro, si osservava nella sentenza impugnata che i dati documentali sull'operatività del sistema ufficiale di reperimento dei difensori indicavano la presenza di venti legali disponibili e l'Effettivo rintraccio degli stessi, e che la ricostruzione della difesa non era stata confermata da altri militari escussi ed aveva trovato ulteriore smentita nell'assenza di alcuna menzione dei dedotti problemi nei verbali di arresto.
Anche la mancata assunzione delle prove, richieste dalla difesa nell'acquisizione dei verbali di tutti gli arresti eseguiti dall'imputato e nell'audizione del Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Cagliari, veniva congruamente giustificata dai giudici di merito con l'irrilevanza delle stesse, in considerazione del periodo temporale delimitato a cui si riferivano gli atti contestati, che escludeva la necessità di una verifica di tutte le attività di arresto riferibili al [...] , e dell'impossibilità che il teste potesse indicare elementi ulteriori sul funzionamento di un sistema in ordine al quale erano state acquisite attestazioni documentali. Né sussiste la dedotta contraddittorietà di tale motivazione con il rilievo attribuito alla frequenza delle nomine dell'avv. [...] ai fini della prova dell'elemento psicologico del reato, laddove nella sentenza impugnata si argomentava specificamente sulla sufficienza a questi fini del numero delle nomine risultanti dai verbali di arresto di cui all'imputazione.
Prive di decisività sono infine le doglianze sul tema della mancanza di formali provvedimenti di nomina dell'avv. [...] in luogo dei difensori di turno, che non veniva in realtà valorizzato dalla Corte territoriale; la quale dava invece risalto, come si è detto, alla circostanza per la quale nei verbali di arresto contestati non erano menzionate la problematiche di funzionamento del sistema ufficiale.
2. Il motivo proposto dal ricorrente [...] sulle condotte di abuso d'ufficio relative alle indicazioni agli arrestati del nominativo dell'avv. [...] è infondato.
Non sussiste in particolare la dedotta illogicità della motivazione nella mancata valutazione del contesto in cui i fatti si verificavano e della spontanea accettazione, da parte degli arrestati, delle indicazioni dell'imputato. Si tratta invero di aspetti correttamente ritenuti dalla Corte territoriale irrilevanti nel momento in cui i testimoni confermavano che il [...] caldeggiava la nomina dell'avv. [...] esaltandone le qualità professionali; condotta, questa, sufficiente ad integrare il contestato reato di abuso d'ufficio, ravvisabile ove il soggetto agente impartisca comunque ai cittadini, con i quali abbia rapporti per ragioni inerenti alle proprie funzioni, consigli sulla nomina di un difensore (Sez. 6, n. 36592 del 06/07/2005, Tarallo, Rv. 232256). Né le conclusioni dei giudici di merito incorrono nella dedotta contraddizione con l'asserita presenza di comportamenti analoghi di colleghi dell'imputato, circostanza che non incide sulla descritta configurabilità del reato neppure sotto il profilo dell'esclusione dell'esistenza di un rapporto esclusivo fra il [...] e l'[...] , elemento irrilevante ai fini della realizzazione della fattispecie criminosa.
3. Il motivo proposto dal ricorrente [...] sull'elemento psicologico del reato di abuso d'ufficio è infondato.
Non sono illogici i riferimenti della sentenza impugnata all'esperienza professionale dell'imputato ed ai rapporti di amicizia e convivialità fra lo stesso e l'[...] , indicati quale dimostrativi della consapevolezza dell'ingiusto vantaggio conseguito al secondo a prescindere dalla conoscenza di specifici aspetti di deontologia forense, non necessaria per apprezzare i risultati positivi indebitamente conseguiti da un difensore per la preferenza nelle nomine rispetto ad altri legali, e del coinvolgimento di altri militari nei contatti conviviali.
Neppure elementi di illogicità sono introdotti nell'argomentazione della Corte territoriale dal richiamo della stessa alle dichiarazioni del teste [...] sul possibile intento del [...] di ottenere, coltivando i rapporti con l'[...] , migliori opportunità di contatto con informatori. Il dolo intenzionale, proprio del reato di abuso d'ufficio, sussiste invero anche qualora il vantaggio patrimoniale procurato costituisca lo strumento che consente al soggetto agente di perseguire un fine ulteriore, anche lecito, che si sovrappone tuttavia, senza eliderla, alla finalità illecita di vantaggio; assumendo nel reato la posizione del movente, ben distinta da quella del dolo (Sez. 5, n. 14283 del 17/11/1999, Pinto, Rv. 216122).
Il ricorrente non considera peraltro l'ulteriore elemento valutato nella sentenza impugnata con riguardo alla varietà delle modalità con le quali l'avv. [...] era favorito nelle nomine, ad ulteriore conferma della preminente e consapevole finalizzazione delle condotte a tale risultato.
4. Il motivo proposto dal ricorrente [...] sull'evento del reato di abuso d'ufficio è inammissibile.
La doglianza del ricorrente è generica in quanto distonica, rispetto al contenuto della motivazione della sentenza impugnata, nel censurare la ritenuta sussistenza dell'evento in un profitto lecitamente conseguito dall'[...] quale corrispettivo di un'attività professionale effettivamente prestata, laddove la Corte territoriale individuava invece l'ingiustizia del vantaggio nell'accaparramento dei clienti, vietato dall'art. 19 del codice deontologico forense e pertanto produttivo di una radicale illegittimità delle conseguenti prestazioni.
5. Il motivo proposto dal ricorrente [...] sul concorso nel reato di abuso d'ufficio è infondato.
L'infondatezza delle censure proposte dal [...] in tema di elemento psicologico del reato investe evidentemente anche gli analoghi rilievi dedotti in proposito dall'[...] .
Per quanto riguarda l'ulteriore censura di violazione di legge nella ritenuta configurabilità del concorso dell'[...] in assenza di comportamenti materiali dello stesso, finalizzati al conseguimento delle nomine, va rammentato che il concorso dell'extraneus nel reato di abuso d'ufficio non richiede necessariamente la presenza di pressioni o sollecitazioni del primo nei confronti del secondo, essendo altresì bastevole l'esistenza di un'intesa fra i due soggetti (Sez. 6, n. 8121 del 29/05/2000, Margini, Rv. 216719; Sez. 6, n. 15116 del 25/02/2003, Gueli, Rv. 224690; Sez. 6, n. 2844 dell'01/12/2003 (27/01/2004), Celiano, Rv. 227260). Intesa che nella specie era ampiamente motivata, nella sentenza impugnata, con riguardo per un verso a quanto riportato nei punti precedenti in ordine ai rapporti di frequentazione fra il [...] e l'[...] , e per altro al rilievo, specificamente formulato dalla Corte territoriale sulla questione in esame, dell'accettazione delle nomine, da parte dell'[...] , nella consapevolezza dell'irregolarità delle stesse.
6. Il motivo proposto dal ricorrente [...] sull'affermazione di responsabilità per il reato di falso ideologico è infondato.
La sentenza impugnata rispondeva adeguatamente ai rilievi formulati già in sede di appello sull'attendibilità delle dichiarazioni degli arrestati, e riproposti nel ricorso, osservando in primo luogo ed in via generale come non potessero essere valutate a questi fini le affermazioni dei testi su domande riguardanti i fatti per i quali gli stessi erano stati tratti in arresto; tanto integrando congrua motivazione sui caratteri asseritamente contraddittori e interessati delle dichiarazioni dei testi [...] . In particolare, peraltro, la Corte territoriale argomentava in termini altrettanto coerenti sull'ininfluenza dei problemi psichiatrici dell'[...] rispetto alla semplice asserzione dello stesso di non conoscere l'avv. [...] , sufficiente ad escludere che l'arrestato lo avesse effettivamente nominato, e sul riscontro delle dichiarazioni del [...] e del [...] in quelle dei rispettivi difensori e, per il [...] , anche nella verbalizzazione, in sede di convalida dell'arresto, delle rimostranze del predetto sulle modalità di nomina del difensore. Mentre il ricorrente non propone alcune specifica deduzione sulle dichiarazioni del teste [...] , anch'esse poste a fondamento dell'affermazione di responsabilità dell'imputato.
Va peraltro osservato, con riguardo alle posizioni di entrambi gli imputati, che per taluni dei fatti di abuso d'ufficio, in particolare quelli commessi l'01/10/2005, il 9/10/2005 e il 30/01/2006, risulta decorso il termine prescrizionale, da ultimo l'08/07/2014, pur tenendosi conto di sospensioni di detto termine per undici mesi e otto giorni. La sentenza deve pertanto essere annullata senza rinvio con la declaratoria di estinzione degli episodi indicati, e con rinvio alla Corte d'Appello di Cagliari per la conseguente rideterminazione della pena. I ricorsi devono per il resto essere rigettati.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al reato di cui al capo A come commesso fino al [...], nei confronti di entrambi gli imputati, perché estinto per prescrizione.
Annulla la predetta sentenza relativamente al trattamento sanzionatorio con rinvio per nuova determinazione alla Corte d'Appello di Cagliari.
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E' illegittima, per lesione dei principi fondamentali di garanzia, la sanzione disciplinare inferta a persona detenuta quando non è preceduta dalla contestazione della violazione.
(Cass. Sezione I Penale, 16.9.13-15.10.13, n. 42420)
avverso l'ordinanza n. 1958/2012 GIUD. SORVEGLIANZA di CALTANISSETTA, del 20/04/2012;
lette le conclusioni del PG Dott. LETTIERI Nicola il quale ha chiesto dichiararsi inammissibile il ricorso.
1. Avverso l'ordinanza con la quale il Magistrato di sorveglianza di Caltanissetta, in data 20 aprile 2012, rigettava il reclamo proposto da B.G. avverso la sanzione disciplinare inflittagli il 28 marzo 2012, giacchè, ad avviso di detto magistrato, incentrata la doglianza sul merito della sanzione reclamata e non già sulla ritualità della medesima, propone ricorso per cassazione il detenuto interessato, con atto personalmente indirizzato al magistrato di sorveglianza qualificato, in quella sede, alla stregua di ricorso di legittimità, deducendo violazione di legge e travisamento del contenuto del reclamo.
Lamenta, in particolare, il ricorrente che il suo reclamo era fondato sul rilievo che non gli era stato contestato il rapporto disciplinare e non già su censure relative al merito della sanzione, di guisa che il rigetto impugnato si appalesa fondato su un presupposto errato.
2. Il P.G. in sede con motivata requisitoria scritta concludeva per la inammissibilità del ricorso perchè non autosufficiente.
Pur dovendosi dare atto di un orientamento oscillante di questa sezione della Corte in ordine alla questione di diritto posta dal ricorso (nel senso contrario a quanto sostenuto da qui a breve si veda n. 35562/2008, in senso viceversa conforme, n. 13685/2008) ritiene il Collegio di condividere l'orientamento unitariamente assunto a partire da Cass., 8.1.2010, n. 5776 e con esso la censura di parte ricorrente relativa alla violazione della norma procedimentale di cui alla L. n. 354 del 1975, art. 38 e di cui al D.P.R. n. 230 del 2000, art. 81.
L'art. 38 dell'Ordinamento penitenziario prescrive, infatti, che:
"Nessuna sanzione può essere inflitta se non con provvedimento motivato, dopo la contestazione dell'addebito all'interessato il quale è ammesso ad esporre le proprie discolpe" e l'art. 81 innanzi citato prescrive, da parte sua, che i fatti di rilievo disciplinare debbano essere contestati al detenuto dal Direttore dell'Istituto penitenziario non oltre dieci giorni dal rapporto relativo all'infrazione e che, entro 10 giorni dalla data della contestazione, abbia a seguire la convocazione dell'incolpato per la decisione disciplinare. Sulla base di tali premesse normative il Collegio intende dare seguito all'indirizzo di questa Corte per il quale, seppure non sia possibile assimilare in toto le infrazioni disciplinari alle fattispecie di reato, deve tenersi conto che anche in relazione alle prime trovano applicazione quei principi fondamentali di garanzia per i quali il detenuto può essere sottoposto a sanzione solo per infrazioni espressamente previste ed a conclusione del regolamentato procedimento disciplinare (L. n. 354 del 1975, ex artt. 38, 39 e D.P.R. n. 230 del 2000, artt. 77 e segg.). E dunque, tenuto conto che modalità e termini di contestazione dell'addebito e di applicazione della sanzione sono strumenti per la concreta attuazione di quei principi di garanzia che presiedono alla regolamentazione della procedura disciplinare (ispirata al rispetto della dignità della persona e del principio del contraddittorio ed altresì tesa al mantenimento dell'ordine e della disciplina all'interno dell'Istituto penitenziario nonchè al reinserimento sociale del condannato), siffatte modalità e termini non possono essere pretermessi e la loro inosservanza, negativamente riflettendosi sull'intero procedimento, rende illegittima la decisione adottata a conclusione del medesimo (cfr. Cass. sentenze n. 13685/2008 e n. 14670/2007, nonchè, seppure con diversa valutazione della "natura" dei termini di cui al D.P.R. n. 230 del 2000, art. 81, sent. n. 48848/2003). Nel caso sottoposto all'esame della Corte, a fronte di una specifica doglianza del detenuto ricorrente circa la ritualità del procedimento di infrazione con riferimento all'art. 38 dell'O.P. e, quindi, anche ai tempi di cui al citato D.P.R. n. 230 del 2000, art. 81 dappoichè mai contestata l'infrazione disciplinare, il giudice a quo ha replicato esplicitamente affermando che nessuna censura procedimentale risultava articolata dal detenuto, con ciò palesemente travisando il contenuto del reclamo, viceversa incentrato proprio su un rilievo tipicamente di tale natura.
Da ciò consegue l'annullamento del provvedimento impugnato, con rinvio al giudice territoriale perchè, in applicazione degli esposti principi, valuti la ritualità del procedimento disciplinare dedotto in giudizio.
la Corte, annulla l'ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Magistrato di sorveglianza di Caltanissetta.