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Timestamp: 2020-07-09 02:46:04+00:00
Document Index: 86783721

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 52', 'art. 132', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 25', 'art. 50', 'art. 53', 'art. 243', 'art. 114', 'art. 113', 'art. 4']

Normativa italiana correlata alla privacy
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In questa sezione è riportata la normativa vigente che ha, per vari motivi, attinenza con la privacy:
Estratti dal Codice Civile e dal Codice penale
Ricordiamo sempre che il testo riportato può essere difforme da quello vigente, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana: solo il testo cartaceo emesso da quest’ultima ha valore legale.
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I CODICI CIVILE E PENALE E LA PRIVACY
Il Decreto Legislativo 196 del 30 giugno 2003 (Codice Privacy) contiene i riferimenti ad alcuni articoli dei Codici Civile e Penale.
Il Codice Civile è richiamato nella Parte I – Disposizioni generali, Titolo III – Regole generali per il trattamento dei dati, Capo I – Regole per tutti i trattamenti, all’art. 15 (Danni cagionati per effetto del trattamento) che cita il seguente articolo:
Chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un'attività pericolosa, per sua natura o per natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno.
L’attività di trattamento dei dati personali è qualificata dalla Magistratura come attività pericolosa, disciplinata dal codice civile, salvo che il fatto non costituisca reato penale.
L’interessato deve limitarsi a provare di aver subito un danno a causa del titolare del trattamento, mentre quest’ultimo deve dimostrare di aver osservato tutte le norme previste dalle leggi e suggerite dalla diligenza.
Ciò è molto difficile da provare poiché l’illecito che ha causato il danno è, nella maggior parte dei casi, frutto di una lacuna nei sistemi di sicurezza, salvo i casi di forza maggiore. Quindi si configura, anche secondo una sentenza della Corte di Cassazione, la “responsabilità oggettiva” del titolare, ed il giudice è tenuto a valutare solo il nesso causale tra fatto illecito e danno provocato.
L’art. 15 del Codice Privacy stabilisce che deve essere liquidato sia il danno patrimoniale (danno procurato e minori introiti) che quello non patrimoniale (danni morali e biologici).
Il Codice Penale è richiamato nella Parte II – Disposizioni relative a specifici settori, Titolo I – Trattamenti in ambito giudiziario, Capo III – Informatica giuridica, all’art. 52 (Dati identificativi degli interessati), comma 5, che cita il seguente articolo:
Art. 734-bis – Divulgazione delle generalità o dell’immagine di persona offesa da atti di violenza sessuale
Chiunque, nei casi di delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies e 609-octies, divulghi, anche attraverso mezzi di comunicazione di massa, le generalità o l’immagine della persona offesa senza il suo consenso, è punito con l’arresto da tre a sei mesi.
Questo è un reato tipico dell’attività giornalistica radio-televisiva. Purtroppo l’esiguità della pena, peraltro spesso commutata in sanzione pecuniaria, non facilita la lotta contro questo crimine.
Inoltre il Codice Penale è richiamato nella Parte II – Disposizioni relative a specifici settori, Titolo X – Comunicazioni elettroniche, Capo I – Servizi di comunicazione elettronica, all’art. 132 (Conservazione di dati di traffico per altre finalità), comma 4-quater, che cita il seguente articolo:
Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, per procurare a se o ad altri un indebito profitto patrimoniale, si avvale illegittimamente di notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, è punito con la reclusione da due a cinque anni. Se il fatto è commesso al fine di procurare a se o ad altri un ingiusto profitto non patrimoniale o di cagionare ad altri un danno ingiusto, si applica la pena della reclusione fino a due anni.
Questo è un altro reato correlato all’attività giornalistica. I giornalisti si appellano al diritto di cronaca ed alla segretezza della fonte. La magistratura si arrende di fronte alla fuga incontrollata di notizie dai suoi archivi, ed, indirettamente, la favorisce non applicando le misure minime di sicurezza richieste dal Codice Privacy, come è stato riscontrato dallo stesso Garante in un'indagine presso il Tribunale di Roma.
Le norme esistono, ma in questi casi, difficilmente vengono applicate.
Ulteriori articoli del Codice Penale, anche se non citati esplicitamente nel Codice Privacy, vengono applicati nei procedimenti per violazioni della privacy, in particolare quelli relativi ai cosiddetti “crimini informatici”.
Se desiderate leggere il testo di questi ed altri articoli correlati del Codice Penale premete QUI
Il 30 aprile 2008 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 101 il Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, in attuazione dell’art. 1 della Legge n. 123 del 3 agosto 2007, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei posti di lavoro, denominato “Testo Unico sulla Sicurezza nei posti di lavoro” o “TUSL”. Esso entrerà integralmente in vigore il 26 aprile del 2010, abrogando varie leggi e decreti, tra cui la storica Legge 626 del 19 settembre 1994.
Il legame tra il Testo unico sulla Sicurezza nei posti di lavoro ed il Codice Privacy va ricercato nell’attuazione delle misure di sicurezza aziendali: osservare le norme del primo mette al sicuro l’azienda per quanto riguarda il contesto ambientale ed è un buon punto di partenza per attuare le norme del secondo.
Il Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile 2008 (TUSL) contiene parecchi riferimenti al Codice Privacy:
· l’art. 1 (Finalità), al comma 3, stabilisce che “gli atti, i provvedimenti e gli adempimenti attuativi” del TUSL devono essere conformi al Codice Privacy;
· l’art. 8 (Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro - SINP), al comma 3, definisce l’INAIL come titolare del trattamento del SINP e, al comma 7, impone che l’accesso ai dati e la loro diffusione avvenga secondo le norme di cui al Codice Privacy;
· l’art. 25 (Obblighi del Medico competente), al comma 1, richiede che la comunicazione dei dati al datore di lavoro, lettera d), ed all’ISPELS, lettera f), avvenga secondo le modalità previste dal Codice Privacy;
· l’art. 50 (Attribuzioni del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza), al comma 6, obbliga il RLS all’osservanza di quanto previsto in merito dal Codice Privacy;
· l’art. 53 (Tenuta della documentazione), al comma 4, stabilisce che tutta la documentazione, sia in formato elettronico che cartaceo, deve essere custodita secondo le norme previste dal Codice Privacy;
· l’art. 243 (Registro di esposizione e cartelle sanitarie), al comma 7, ribadisce che i registri di esposizione, le annotazioni individuali e le cartelle sanitarie e di rischio sono custoditi e trasmessi secondo le norme di cui al Codice Privacy.
Se siete interessati a leggere il testo del D.Lgs. 81/2008, premete QUI
Il 27 maggio 1970 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 131 la Legge n. 300 del 20 maggio 1970, contenente le “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e nell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”, noto come “Statuto dei diritti dei lavoratori”.
Il legame tra lo Statuto dei diritti dei lavoratori ed il Codice Privacy sta soprattutto nel trattamento dei dati dei lavoratori e nell’osservanza delle misure di sicurezza: il primo è ampiamente discusso in appositi provvedimenti del Garante e la seconda deve sempre conciliare i diritti del lavoratore con le esigenze di sicurezza dell’azienda.
In particolare, il Codice Privacy richiama i seguenti articoli della Legge n. 300 del 20 maggio 1970:
Nota: L’Ispettorato provinciale del lavoro ha assunto la nuova denominazione di Direzione Provinciale del Lavoro (DPL)
Il primo, richiamato dall’art. 114 del Codice Privacy, si riferisce agli obblighi del datore di lavoro nell’installazione e gestione degli impianti di videosorveglianza e di accesso ad aree aziendali, mentre il secondo, richiamato dall’art. 113 del Codice Privacy, è relativo al divieto di indagini sulle opinioni dei dipendenti, che sono definite “dati sensibili” dall’art. 4, comma 1, lettera d), dello stesso.
Se siete interessati a leggere il testo della Legge 300/1970, premete QUI
dbase.ipzs.it: Poligrafico dello Stato - GURITEL
www.lavoro.gov.it: Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali
www.parlamento.it: Parlamento italiano