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Timestamp: 2019-02-20 08:18:55+00:00
Document Index: 165905686

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2729', 'art. 5', 'art. 360', 'art. 147', 'art. 147', 'sentenza ', 'art. 147', 'art. 147', 'art. 13', 'art. 13']

Cassazione civile, 17/01/2019, (ud. 11/12/2018, dep.17/01/2019), n. 1234
Dott. GENOVESE      Francesco Antonio               -  Presidente   -
Dott. SCALDAFERRI   Andrea                          -  Consigliere  -
Dott. SAMBITO Maria Giovanna C.                     -  Consigliere  -
Dott. DI MARZIO     Mauro                      -  rel. Consigliere  -
Dott. NAZZICONE     Loredana                        -  Consigliere  -
sul ricorso 15619-2017 proposto da:
B.F., in proprio e quale asserito socio della società
di fatto (OMISSIS) di                C.P. e del socio
B.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CICERONE, 49, presso lo
studio dell'avvocato ADRIANO TORTORA, rappresentato e difeso
dall'avvocato MARCO SANVITALE;
CURATELA FALLIMENTO SOCIETA' DI FATTO (OMISSIS) DI
C.P. E DEL SOCIO                B.F., DIACHENI SPA, CURATELA DITTA
INDIVIDUALE (OMISSIS) DI                C.P.;
avverso la sentenza n. 600/2017 della CORTE D'APPELLO di BARI,
depositata il 17/05/2017;
partecipata dell'11/12/2018 dal Consigliere Relatore Dott. MAURO DI
Quanto alla denuncia di violazione dell'art. 2729 c.c., il Collegio ribadisce il principio affermato da questa Corte secondo cui l'apprezzamento del giudice di merito circa il ricorso al ragionamento presuntivo e la valutazione della ricorrenza dei requisiti di precisione, gravità e concordanza richiesti dalla legge per valorizzare elementi di fatto come fonti di prova, sono incensurabili in sede di legittimità, l'unico sindacato in proposito riservato al giudice di legittimità essendo quello sulla tenuta della relativa motivazione (Cass. 18 marzo 2003, n. 3983; Cass. 9 febbraio 2004, n. 2431; Cass. 4 maggio 2005, n. 9225; Cass. 23 gennaio 2006, n. 1216; Cass. 11 ottobre 2006, n. 21745; Cass. 20 dicembre 2006, n. 27284; Cass. 8 marzo 2007, n. 5332; Cass. 7 luglio 2007, n. 15219), tenuta ovviamente oggi sindacabile soltanto nei ristretti limiti dell'art. 5, dell'art. 360 c.p.c..
5.2. - E' infondato il secondo motivo.
Il Tribunale di Foggia ha dichiarato il fallimento B.F. in estensione, ai sensi della L. Fall., art. 147, a seguito della dichiarazione di fallimento del coniuge C.P., titolare della ditta individuale (OMISSIS): ed ha cioè espressamente ritenuto l'applicabilità della norma menzionata "che prevede espressamente l'estensione del fallimento dell'impresa individuale al socio occulto". Tale statuizione è stata confermata dalla Corte d'appello.
Con riguardo alla questione della sussistenza dello stato di insolvenza, questa Corte ha avuto modo di ribadire che nel procedimento di opposizione alla dichiarazione di fallimento proposto dal socio illimitatamente responsabile, dichiarato fallito ai sensi della L. Fall., art. 147, questi non è legittimato a contestare il fondamento della dichiarazione di fallimento della società, in relazione al quale la sentenza dichiarativa di fallimento fa stato erga omnes, e quindi anche nei confronti dei soci, attuali e precedenti se fallibili; la sua opposizione può avere, dunque, ad oggetto solo le condizioni che attengono alla sussistenza del vincolo sociale, e, quindi, alla sua personale fallibilità (Cass. 10 luglio 2013, n. 17098; Cass. 27 marzo 2017, n. 7769).
Le ragioni della soluzione indicata, già evidenziate da Cass. 30 gennaio 1995, n. 1106, si compendiano nel seguente principio: "Con riguardo all'ipotesi contemplata dalla L. Fall., art. 147, comma 5, l'insolvenza da prendere in considerazione è quella già accertata nei confronti dell'imprenditore apparentemente individuale, ma in realtà fallito come socio di una societa occulta, perchè l'insolvenza della società occulta è la stessa insolvenza dell'imprenditore apparentemente individuale gia dichiarato fallito, e non occorre provare l'insolvenza personale dei soci occulti, perchè il loro fallimento è conseguenza automatica del fallimento sociale, cit. ex art. 147, comma 1".
A tale principio si è attenuto il giudice di merito.
rigetta il ricorso, dichiarando ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.