Source: https://www.radicali.it/20190601/capitolo-2-contro-la-giustizia-niente-garanzie-per-cittadini/
Timestamp: 2020-02-17 20:16:42+00:00
Document Index: 41436227

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 111', 'art. 114', 'art. 111', 'art. 10', 'art. 595', 'art. 2', 'art. 604']

Capitolo 2: Contro la giustizia: niente garanzie per i cittadini - Radicali Italiani
1. Contro le garanzie degli imputati e dei detenuti
Matteo Salvini, in molte occasioni, si esprime con dichiarazioni contrarie ai principi dell’ordinamento penale di garanzia, al diritto alla difesa degli imputati o degli arrestati, al diritto al giusto processo, e auspica una giustizia in mano alla polizia.
Matteo Salvini ha più volte ha approfittato di operazioni di polizia per puntare il dito contro gli immigrati accusati di reati e arrestati. Il Ministro degli Interni mostra il massimo disprezzo per i principi di garanzia, per il diritto alla difesa (art. 24 c. 2 Cost.) e al giusto processo (art. 111 Cost.) abbinando sistematicamente alla parola “arrestati” quella di “colpevoli”.
Il 4 dicembre si produce un cortocircuito gravissimo: Salvini scrive
«a Torino altri 15 mafiosi nigeriani sono stati fermati dalla Polizia, che poi ha ammanettato 8 spacciatori [titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari e clandestini] a Bolzano»
ma l’operazione di Polizia è ancora in corso e il Procuratore capo di Torino Armando Spataro è costretto a riprendere il Ministro, perché le sue parole hanno danneggiato l’operazione, e a ribadire la necessità del «rispetto dei diritti e delle garanzie spettanti agli indagati per qualsiasi reato». Salvini risponde: «Se il procuratore capo a Torino è stanco, si ritiri dal lavoro: a Spataro auguro un futuro serenissimo da pensionato».
Approfittando della tragica vicenda di Desirée (una ragazza di 16 anni stuprata e uccisa a Roma il 19 ottobre) Salvini definisce gli arrestati «bestie assassine (di qualunque nazionalità)» che «marciranno in galera» e promette che la polizia «userà la mano pesante»; per alcuni degli arrestati nei giorni successivi cadrà l’accusa di omicidio.
Il 15 gennaio 2019, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, in occasione dell’arrivo in Italia di Cesare Battisti, pubblica un video (accompagnato da colonna sonora)che riprende Battisti dall’arrivo all’aeroporto di Roma-Ciampino alla sua partenza per il carcere di Oristano. Nell’occasione viene montata una scena, con protagonisti Bonafede e Salvini, che aspettano Battisti a favore delle telecamere circondati da eserciti di giornalisti e forze dell’ordine.
La messinscena avviene in violazione dell’art. 114 cpp che vieta ”la pubblicazione dell’immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica”; anche l’articolo 42 bisdella legge sull’ordinamento penitenziario prevede che ”nelle traduzioni [siano] adottate le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità”.
Sull’episodio la Camera Penale di Roma ha presentato un esposto alla magistratura.
A ciò si aggiunga l’inerzia del Governo rispetto alla situazione carceraria che si appesantisce giorno per giorno, nella sostanziale inattività interrotta solo dagli annunci di realizzazione di nuove ipotetiche carceri.
I dati mostrano un peggioramento di tutti i principali indicatori: incremento dei suicidi e degli atti autolesionistici di detenuti, affollamento oltre i limiti di legge, diminuzione della disponibilità di lavoro penitenziario, peggioramento del diritto alla salute per la mancata riorganizzazione della Medicina Penitenziaria e crescita del rischio suicidio tra gli agenti di polizia penitenziaria.
2.Contro la prescrizione, il giustizialismo cancella la ragionevole durata dei processi
Con la riforma proposta dal ministro della Giustizia e approvata dalla Camera dei Deputati il 18 dicembre (l’entrata in vigore è fissata al 1° gennaio 2020) la prescrizione si interrompe dopo il giudizio di condanna in primo grado.
La riforma (legge 9/1/2019 n.3) voluta dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede prevede l’interruzione della prescrizione dopo il giudizio di primo grado, con conseguente annientamento di principi di equità e di giustizia, e delle garanzie più elementari, già conquistate con fatica, in tema di ragionevole durata dei processi, principio pur previsto dalla Costituzione.
Sia la Carta dei diritti dell’ Unione Europea, adottata a Nizza nel 2000, che la Convenzione Europea dei diritti umani e delle libertà fondamentali,che l’art. 111 della Costituzione prevedono che la legge assicuri una ragionevole duratadel procedimento penale e il mezzo più utile allo scopo è quello di individuare – attraverso l’istituto della prescrizione – il tempo massimo di durata dei processi che le autorità giudiziarie sono tenute a rispettare per evitare che la lungaggine processuale si tramuti inevitabilmente in una violazione della sfera giuridica delle parti.
L’interruzione della prescrizione si traduce nel ritorno dell’eccessivo protrarsi del processo con conseguenze gravi sui diritti delle persone.
Il giustizialismo ideologico – che vede il condannato in primo grado non come persona potenzialmente suscettibile di assoluzione e che ha diritto, come tutti, a una ragionevole durata della sua complessiva vicenda giudiziaria, ma come un cittadino di secondo grado, ormai definitivamente colpevole salva la formalità dell’appello – propugna la transizione da una giustizia amministrata “in nome della legge” a una nuova giustizia che si vuole amministrare “in nome del popolo”.
3. Decreto sicurezza, contro la sicurezza e criminogeno
Il Decreto Sicurezza viola il principio costituzionale che impone al nostro Stato di assicurare protezione alle persone cui non è consentito, nel Paese di origine, l’esercizio delle libertà democratiche garantite dalla nostra Costituzione.
Il Decreto Salvini sulla sicurezza è in realtà un decreto che sta rendendo il paese più insicuro. Tra i tanti aspetti critici, il provvedimento abroga l’istituto del permesso di soggiorno per motivi umanitari, che offriva a chi fugge da regimi repressivi le tutele attuative dell’art. 10 Cost. offrendo la protezione che è dovuta alle persone cui non è consentito nel proprio Paese di origine l’esercizio delle libertà democratiche garantite dalla nostra Costituzione.
Aumentano, quindi, i cittadini stranieri che senza un titolo legale di soggiorno diventeranno irregolari, aggravando ulteriormente le situazioni diffuse di precarietà e illegalità – si pensi al lavoro nero, allo sfruttamento, alla manovalanza per la criminalità organizzata – generando condizioni di estremo disagio che si scaricheranno inevitabilmente sulle comunità.
Inoltre, la previsione della revoca della cittadinanza per chi l’abbia ottenuta e commetta determinati reati (l’articolo 14 del decreto sicurezza, “Disposizioni in materia di acquisizione e revoca della cittadinanza”, prevede che «la cittadinanza italiana acquisita ai sensi degli articoli 4, comma 2, 5 e 9 [L. 91/1992], è revocata in caso di condanna definitiva per i reati previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), n. 4), del codice di procedura penale, nonché per i reati di cui agli articoli 270-ter e 270-quinquies.2, del codice penale») introduce uno strumento discriminatorio fra cittadini “nativi” e non.
Infine il provvedimento criminalizza la povertà, anziché affrontarla, introducendo reati come quello per accattonaggio molesto.
4. La fine del monopolio della forza, lo Stato delega la difesa armata ai cittadini
La legge sulla legittima difesa induce i cittadini a ritenere di avere il diritto di uccidere chi mette in pericolo i loro beni e inverte l’ordine dei valori fra la vita umana e i beni materiali.
Lo slogan «la difesa è sempre legittima» scardina il principio che riserva soltanto allo Stato l’uso della forza.
Il Parlamento vorrebbe far credere ai cittadini che è sempreconsentita la difesa armata della proprietà privata, e che sarebbero superati gli attuali limiti che l’ordinamento pone al riconoscimento della legittimità della difesa, ma in realtà al Giudice penale non può essere sottratto il sindacato su ogni caso specifico.
In realtà la norma ha solo un effetto psicologico e criminogeno: apre la porta a quegli abusi, soprusi e atti di violenza che caratterizzano con evidenza i paesi che hanno già imboccato la stessa strada, come gli USA.
Del resto, che la riforma faccia parte di un più ampio disegno di trasformazione della società inducendola a far sentire i cittadini degli sceriffi, autorizzati a farsi giustizia da soli, è provato dalla precedente riforma sull’uso delle armi di cui al d.lgsl. 104 del 2018, e dalla già annunciata norma che si vorrebbe rendesse più agevole dotarsi di armi.
La voracità di consenso travolge argini che erano stati istituiti e protetti da una civiltà giuridica secolare e apre la strada alla diffusione dell’acquisto e all’uso delle armi e quindi a un sicuro e statisticamente inevitabile incremento delle morti.
La riforma non ha nessuna giustificazione nell’allarme sociale, visto che viene approvata nel momento in cui omicidi e furti si collocano al livello più basso mai registrato dal dopoguerra a oggi, ma la propaganda incessante fornisce una rappresentazione della realtà distorta che induce i cittadini a credere di trovarsi in una inesistente situazione di allarme e pericolo.
5. Modifica dei criteri di incandidabilità per le elezioni
La riforma proposta dall’esponente della Lega Gianluca Cantalamessa e del M5S Mario Michele Giarrusso, intende modificare il codice relativo all’incandidabilità degli esponenti politici, eliminando dall’elenco tutti i reati connessi all’istigazione a delinquere per motivi razziali, etnici o religiosi e all’apologia di fascismo.
Finora l’aver accumulato condanne definitive per oltre 4 anni di carcere impediva la possibilità di essere candidati. Con questa riforma la condanna in via definitiva per propaganda d’odio razziale o apologia di fascismo o per aver incitato qualcuno a picchiare un gay o uno straniero, non preclude la candidabilità.
Leggi correlate:art. 595 c.p.: diffamazione; art. 2 e 3 del decreto legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205: Legge Mancino recante misure urgenti in materie di discriminazione razziale, etnica e religiosa; art. 604-bis: propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa.
6. Legge “Spazzacorrotti”
Il Governo presenta e fa approvare una legge intitolata “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici” che contiene due violazioni dello Stato di diritto.
– sospensione della prescrizione
– al comma 12, nella parte relativa alla trasparenza dei partiti e dei movimenti politici, è posto un divieto per i maggiorenni non iscritti alle liste elettorali (cittadini non italiani o che siano stati cancellati dalle liste elettorali) di iscriversi o finanziare in alcun modo i partiti o i movimenti politici. Questo impedisce la libera associazione di tutti i cittadini in partiti garantita dall’articolo 49 della Costituzione.
Da valutare se questa legge tradisce di fatto anche l’articolo 27 sempre della Costituzione.