Source: https://imprendo.co/disinfestazioni/aspetti-legislativi-del-pest-control/
Timestamp: 2017-11-19 08:33:52+00:00
Document Index: 51673483

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 923', 'art. 925', 'art. 2', 'art. 18', 'art. 2', 'art. 925', 'art. 7', 'art. 85', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 216', 'art. 344', 'art.32', 'art. 19']

Aspetti legislativi del pest control
admin febbraio 14, 2013 Aspetti legislativi del pest control2013-02-15T08:11:48+00:00
Pest significa peste, flagello, cosa noiosa. Va considerato per altro che ubi societas ibi ius, cioè che dove esiste una società esiste anche un diritto che ne regola il vivere civile. Va però anche considerato che le leggi vengono fatte e disfatte dall’uomo.
1 Gli animali e la legge
1.1 La condizione giuridica degli animali:
1.2 Gli Animali domestici
1.3 Gli Animali selvatici
1.4 Gli animali mansuefatti e rinselvatichiti
1.5 Gli animali d’affezione, da compagnia e familiari
1.6 Gli animali produttori di alimenti
2 Animali e igiene urbana
Gli animali e la legge
Quando la peste, il flagello o la cosa noiosa è rappresentata da animali non bisogna dimenticare che il grado di civiltà di un popolo si misura anche da come esso tratta i propri animali. Il legislatore ha mostrato, nel tempo, sempre una maggiore sensibilità nei confronti della protezione degli animali sia per accresciuta civiltà che per interessi economici.
L’UE ha disposto che entro il 2012 siano vietati i porcili al chiuso ed isolati.
La Germania, ma anche la Provincia Autonoma di Bolzano, hanno imposto che sia fornito loro materiale per potersi distrarre o giocare (paglia, copertoni ecc.).
I caratteri che si ritenevano distintivi della specie umana rispetto agli altri animali erano:
Abilità nella creazione di strumenti. A tale riguardo su Science è stato pubblicato uno studio della Oxford Uni­versity sulle abilità concettuali dei corvi della Nuova Caledonia: una coppia di corvi aveva la possibilità di scelta fra un cavo diritto e uno uncinato per sfilare un pezzo di carne da un tubo. II maschio dominante si è subito impossessato del cavo con l’uncino, mentre la femmina ha piegato 9 volte su 10 il cavo traendone un uncino, con il quale poi ha estratto il pezzo di carne dal tubo.
Sviluppo di linguaggi sofisticati. Relativamente a ciò è stato osservato che Alex, un pappagallo africano grigio, è in grado di identificare più di 40 oggetti e riesce a separarli per categoria, mentre Koko, un gorilla, ha imparato il linguaggio dei segni e ne conosce più di mille; nel test Q.I. per gli umani e fra 70 e 95, cioè fra coloro che apprendono lentamente, ma che non sono ritardati.
Auto-consapevolezza. Secondo gli esperimenti di Peter Chernika i delfini si ricono­scono alto specchio, mentre al National Zoo di Washington gli Orang-Utan usano gli specchi per esplorare le parti di se altrimenti non visibili.
Pianto dei morti. E’ stato osservato che gli elefanti vegliano per giorni in silenzio i loro morti toccandoli di tanto in tanto con la proboscide.
Fino a poco tempo fa si credeva che il comportamento degli animali fosse dettato dal semplice istinto e che quello che poteva sembrare comportamento appreso altro non era che un’attività geneticamente trasmessa.
Oggi si sa ad esempio che le anatre devono insegnare i percorsi migratori ai loro anatroccoli e che, in generale, l’apprendimento accumulato nel tempo nel tentativo di risolvere problemi attraverso errori e riprove viene traman­dato dai genitori ai figli.
Quindi il concetto di protezione va aumentando con la consapevolezza dell’uomo di essere da una parte laspecie dominante, e dall’altra che anche le altre specie non sono in fondo cosi diverse da noi.
A Harward e in altre 25 facoltà di giurisprudenza degli Stati Uniti sono stati introdotti dei corsi sui diritti degli animali e si stanno sempre più celebrando processi in tal senso.
La Germania ha recentemente sancito il diritto degli animali nella propria Costituzione, e anche l’UE ha prodotto una pletora di disposizioni per la protezione degli animali domestici negli allevamenti, durante il trasporto e durante la macellazione. Non va inoltre dimenticato l’articolo 727 del Codice Penale, che si riporta integramente.
727. (Maltrattamento degli animali) Chiunque incrudelisce verso animali senza necessità o li sot­topone a strazio o sevizie o a comportamenti o fa­tiche insopportabili per le loro caratteristiche, ovvero li adopera in giuochi, spettacoli o lavori in­sostenibili per la loro natura, valutata secondo le loro caratteristiche anche ecologiche, o li detiene in condizioni incompatibili con la loro natura o ab­bandona animali domestici o che abbiano acqui­sito abitudini della cattività è punito con l’ammenda da lire due milioni a lire dieci milioni.
La pena è aumentata (64), se il fatto è commesso con mezzi particolarmente dolorosi, quale modalità del traffico, del commercio, del trasporto, dell’allevamento, della mattazione o di uno spettacolo di animali, o se causa la morte dell’animale: in questi casi la condanna comporta la pubblica­zione della sentenza e la confisca degli animali oggetto del maltrattamento, salvo che appartengano a persone estranee al reato.
Siccome dunque la disposizione di legge è specchio della società che la produce, e la nostra è una società in evoluzione sempre più rapida, va posta particolare attenzione all’inquadramento giuridico degli animali.
La condizione giuridica degli animali:
Gli animali sono dei beni mobili ai sensi dell’ultimo comma dell’articolo 812 del Codice Civile italiano (C.C.).
812. (Distinzione dei beni). Sono beni immobili il suolo, le sorgenti e i corsi d’acqua, gli alberi, gli edifici, e le altre costruzioni, anche se unite al suolo a scopo transitorio, e in genere tutto ciò che naturalmente o artificialmente è incorporato al suolo. Sono reputati immobili i mulini, i bagni, e gli altri edifici galleggianti quando sono saldamente assicurati alla riva o all’alveo e sono destinati ad esserlo in modo permanente per la loro utilizzazione (1350,2810). Sono mobili tutti gli altri beni (814).
L’art. 923 C.C. rafforza ulteriormente questa affermazione in quanto include tra “le cose suscettibili di occupazione” gli animali che formano oggetto di caccia o di pesca. La categoria di appartenenza degli animali nella legislazione è di assoluta importanza ai fini dell’applicazione della legge stessa.
Gli animali delle varie specie vengono definiti nella legislazione con terminologie diversificate non sempre codificate, nel senso che il legislatore non stabilisce le condizioni di appartenenza di un’animale all’una e/o all’altra categoria, rendendo quindi difficile l’applicazione della relativa disposizione giuridica.
A titolo esempliiicativo le varie definizioni di categoria degli animali indicate nella legislazione sono state raggruppate per settori:
in ordine alla condizione giuridica, in animali domestici, selvatici, mansuefatti e inselvatichiti;
in ordine all’attività di diagnosi e cura, in piccoli e grandi animali:
in ordine alla finalità economica o produttiva in senso generale, in animali a fine di lucro e animali da reddito;
in ordine alla categoria di produzione di alimenti, in animali produttori di alimenti, animali d’azienda e animali da ingrasso;
in ordine alla convivenza con l’uomo, in animali da compagnia, animali d’affezione e animali familiari.
Non mancano altre categorie, settoriali, come animali “ornamentali” e animali “d’acquario”.
Gli animali domestici sono dunque beni mobili di proprietà e si acquistano con l’allevamento diretto o con i normali contratti di compravendita; in genere sono animali da reddito, cioè allevati per la produzione zootecnica, ma possono essere anche animali d’affezione (cani, gatti, uccelli, criceti). Essi sono totalmente soggetti all’uomo per l’alimentazione e per il ricovero ed appartengono sempre al proprietario o detentore responsabile.
Gli animali selvatici sono quelli appartenenti a popolazioni animali viventi stabilmente o temporaneamente sul territorio nazionale in stato di naturale libertà. (L.11.02.1992 n.157).
Essi, infatti, sono considerati “patrimonio indisponibile dello Stato” o res omnium mentre prima della legge 968/77 erano considerati res nullius, cioè beni di nessuno.
Queste leggi hanno voluto in tal modo tutelare la fauna selvatica in senso generale ed in particolare quella appartenente alle specie in estinzione, proibendo qualunque intervento di cattura o comunque di controllo della riproduzione della fauna selvatica, stabilendo per alcune specie selvatiche particolari e determinati periodi di cattura.
Gli animali mansuefatti e rinselvatichiti
Gli animali mansuefatti sono quelli che originariamente selvatici, e quindi viventi in stato di naturale libertà, hanno poi acquisito il mos reverendi e cioè l’abitudine di ritornare nei luoghi dove l’uomo mette loro a disposizione alimenti e ricoveri.
La condizione giuridica degli animali mansuefatti è pari a quella degli animali domestici; diventando di proprietà di colui che se ne impadronisce (art. 925 C.C.). Gli animali inselvatichiti sono quelli che originariamente domestici sono diventati selvatici.
Gli animali d’affezione, da compagnia e familiari
Per quanto riguarda gli animali d’affezione, da compagnia e familiari va evidenziato che non sussiste dubbio alcuno che ci si possa affezionare a qualsiasi animale di qualsiasi specie (a seconda della moda), ma non tutti danno anche compagnia e, d’altra parte, ci si potrebbe anche non affezionare a chi ci da compagnia. Certamente più facile è identificare l’animale “familiare”, cioè, quel soggetto che vive in famiglia e come tale unifica e chiarisce i concetti “d’affezione” e “da compagnia”, e in tale categoria sono inclusi, per esempio anche il coniglio e l’oca tenuta in famiglia. Questi animali, però, hanno anch’essi una fase della vita in cui sono classificati “a fine di lucro” e anche “animali produttori di alimenti”. Pure i pesci “ornamentali” attraversano una fase di “allevamento ai fini di lucro”, mentre a volte possono essere anche specie “commestibili”.
Gli animali produttori di alimenti
Per quanto riguarda gli animali produttori di alimenti, di recente, nella legislazione sul farmaco veterinario, il legislatore ha introdotto la classificazione di “animale produttore di alimenti” che, per le finalità della specifica disciplina, sembra opportuna e chiarificatrice. Ma anche in questo caso l’animale non è sempre nella fase di vita di produzione degli alimenti e quindi, tale classificazione non può che essere limitata all’attività per la quale in quel determinato momento il soggetto viene utilizzato. II cavallo atleta, ad esempio,è un animale “a fine di lucro”, è un animale “da compagnia” o “d’affezione” oppure un “animale produttoredi alimenti”, allorquando viene destinato alla trasformazione in carne alimentare.
Sembra dunque di poter affermare che l’assegnazione di un animale alla specifica categoria:
non è sempre facile;
è di competenza veterinaria
si modifica per lo stesso soggetto nelle varie fasi di vita commerciale;
è in diretta dipendenza dall’attività che l’animale svolge in quel determinato mo­mento;
si modifica nel tempo in base alla sensibilità del legislatore nei confronti della specie animale.
Animali e igiene urbana
A tale riguardo la prima domanda da porsi è: quali principali specie animali comportano problemi d’igiene urbana e/o sanitari?
topi, ratti ecc.;
storni;
piccioni;
volpi, ecc.
Per topi, ratti ecc. la legge nonci pone particolari problemi. Infatti, l’art. 2, comma 2 della Legge n. 157/92 recita testualmente: “Le norme della presente legge non si applicano alle talpe, ai ratti, ai topi propriamente detti e alle arvicole.
Per quanto riguarda Sturnus vulgaris e Vulpes Vulpes, esse sono specie cacciabili ai sensi dell’art. 18 della Legge 11 febbraio 1992 n.157 e quindi rientrano nella disciplina della legge sulla caccia.
Per quanto concerne il piccione, esso è tutelato dalla legge sulla caccia? A tale riguardo valgono le seguenti considerazioni:
Colomba livia non è presente nell’elenco delle specie cacciabili, mentre Colomba palumbus (colombaccio) sì;
Il piccione di città non è oggetto di caccia;
L’art. 2 della Legge n.157/92 definisce come fauna selvatica “i mammiferi e gli uccelli dei quali esistono popolazioni viventi stabilmente o temporaneamente in stato di naturale libertà nel territorio nazionale”;
Il colombo di città non vive in stato di naturale libertà perché rimane nell’ambito cittadino dove trova ricovero e trae il proprio sostentamento dalla città stessa.
In definitiva la città rappresenta per il piccione una sorta di grande voliera dove vivere. Eventualmente si può sostenere che esso sia un animale mansuefatto ai sensi dell’art. 925 C.C. Inoltre il piccione di città non ha bisogno di piani di ripopolamento, ma al contrario crea problemi di sovraffollamento.
L’art. 7 della Legge n. 157/92 individua quale organo scientifico e tecnico di ricerca e consulenza per Stato, Regioni e Province l’Istituto Nazionale Fauna Selvatica (INFS). A tale riguardo, il 10 giugno 2000 in occasione del II° Convegno Nazionale sulla Fauna Urbana il rappresentante INFS (Dott.R.Cocchi) ha sostenuto e scritto: “Con tutta probabilità il colombo di città costituisce un’entità faunistica a sé stante che sotto il profilo ecologico, sistematico e giuridico si colloca in una posizione intermedia non assimilabile né alla fauna selvatica, né a quella domestica. Questo assunto comporta che il disposto della legge n. 157/92 non è applicabile alla materia del controllo dei colombi di città”.
Va posta attenzione sul fatto che anche i cani e i gatti, a seconda del periodo storico, possono diventare “Pest”.
Ad esempio, il vigente Regolamento di polizia Veterinaria, D.P.R. 320/1954 prevede: Art. 83 – Il sindaco deve provvedere alla profilassi della rabbia prescrivendo:
L’applicazione al collare di ciascun cane di una speciale piastrina che deve essere consegnata ai possessori all’atto della denuncia;
Possono essere tenuti senza guinzaglio e senza museruola i cani da guardia, soltanto entro i limiti dei luoghi da sorvegliare purché non aperti al pubblico; i cani da pastore, quelli da caccia, quando vengono rispettivamente utilizzati per la guardia delle greggi, per la caccia nonché i cani delle forze armate e delle forze di polizia quando sono utilizzati per servizio.
Art. 84 – I comuni devono provvedere al servizio di cattura dei cani e tenere in esercizio un canile per la custodia dei cani catturati e per l’osservazione di quelli sospetti. Il prefetto, quando ne riconosca la necessità, stabilisce l’obbligo di un servizio accalappiamento intercomunale e provinciale determinando le norme per il funzionamento ed il contributo che deve essere dato dai comuni e dalla provincia.
Art. 85 – I cani catturati perché trovati vaganti senza la prescritta museruola devono essere sequestrati nei canili comunali per il periodo di tre giorni.
Trascorsi i tre giorni senza che i legittimi possessori li abbiano reclamati o ritirati, i cani sequestrati devono essere uccisi con mediti eutanasici ovvero concessi ad istituti scientifici o ceduti a privati, che ne facciano richiesta, salvo sempre i casi previsti dai successivi articoli 86, 87 e 90.
L’art. 85 è stato abrogato tacitamente dalla Legge 14 agosto 1991 n. 281. All’art. 2, comma 2, dispone infatti il divieto di soppressione dei cani ricoverati nei canili salvo che siano malati, incurabili o di comprovata pericolosità.
All’art. 2, comma 9, della medesima legge dispone che i gatti viventi in libertà vengano catturati, sterilizzati e riammessi nel loro gruppo.
Il problema in tutti questi casi è dato dalla corretta individuazione del proprietario o detentore responsabile dell’animale. A tale riguardo va considerato che :”L’animale, in qunato equiparato ad un oggettom appartiene a colui che amministra l’immobile o lo spazio pubblico nel quale trova ricovero ed alimentazione”.
Inoltre ai sensi degli art. 216 e seguenti del T.U.L.L.S.S. (R.D.27/07/1934 N. 1265) l’autorità sanitaria in materia d’igiene del suolo e dell’ambito è il sindaco.
Ai sensi dell’art. 344, poi, i comuni devono avere regolamenti locali d’igiene e sanità che contengono disposizioni in materia d’igiene del suolo e dell’ambito.
Inoltre, ai sensi della egge n. 833/78 il sindaco è l’autorità sanitaria locale, mentre quella regionale è in capo al Presidente della Regione (art.32 – per provvedimenti con tingibili e urgenti).
Infine l’art. 19, comma 2 della Legge n. 157/92 recita: “Le regioni, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia. Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere dell’istituto nazionale per la fauna selvatica. Qualora l’Istituto verifichi inefficacia dei predetti metodi, le regioni possono autorizzare piani di abbattimento. Tali piani devono essere attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali. Queste ultime potranno altresì avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani medesimi, purché muniti di licenza per l’esercizio venatorio, nonché delle guardie forestali e delle guardie comunali munite di licenza per l’esercizio venatori”.
Attenzione alla legge che cambia…
L’attuale formulazione dell’Art. 117 della Costituzione (L.C. 18.10.2001, n, 3 – modifiche al titolo V della Costituzione dice che lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.”
Sono materia di legislazione concorrente quelle relative a ..(omissis) tutela della salute ..(omissis) valorizzazione dei beni culturali ed ambientali. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato. Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato. La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia.
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