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Timestamp: 2019-12-06 13:44:44+00:00
Document Index: 72809178

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 7', 'art. 18', 'art. 36', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 2109', 'art. 36', 'art. 2697']

Usb Pubblico Impiego: ORARIO DI LAVORO, IL RIPOSO COMPENSATIVO E' UN DIRITTO
ORARIO DI LAVORO, IL RIPOSO COMPENSATIVO E' UN DIRITTO
Napoli - mercoledì, 26 settembre 2007
Quello che dice la legge, tra competenze e spettanze
Segue il testo della sentenza n° 2384 /2007
Con riscorso depositato in data 20/01/2005 e ritualmente notificato a controparte, l’istante in epigrafe, premesso di essere dipendente dell’ASL CE /2 di Aversa , presso il P.O. di Sessa Aurunca in qualità di infermiere professionale , esponeva
-che, nel periodo indicato in ricorso , aveva regolarmente effettuato n. 27 turni di reperibilità o pronta disponibilità nei giorni festivi;
- che l’art. 7 , comma 6, del CCNL integrativo del Comparto Sanità del 20/9/2001 in linea di continuità con la precedente normativa dell’art. 18 comma 5 del DPR 270/87 , prevedeva che al dipendente impegnato in turno di reperibilità in un giorno festivo spettava un giorno di riposo compensativo senza riduzione del debito orario settimanale;
-che l’Azienda convenuta non aveva mai di fatto concesso detti riposi compensativi negando anche la possibilità di una compensazione monetaria per la mancata fruizione dei riposi medesimi;
- che aveva esperito , con esito negativo, il prescritto tentativo obbligatorio di conciliazione .
Tanto esposto intendendo conseguire l’accertamento del proprio diritto a godere del riposo compensativo come contrattualmente previsto e, comunque, una retribuzione adeguata alla qualità e quantità del lavoro svolto ai sensi dell’art. 36 Cost. , chiedeva all’adito Giudice del Lavoro , condannarsi dell’Azienda convenuta al pagamento di una indennità pari all’ammontare di una giornata lavorativa per ogni riposo non goduto o alla somma maggiore o minore ritenuta di giustizia per ogni giorno di servizio di pronta disponibilità prestato nei giorni festivi indicati in ricorso oltre interessi e rivalutazione monetaria ; vinte le spese di giudizio con attribuzione ; instauratosi il contraddittorio costituiva l’ASL/CE 2 contestando l’avversa domanda siccome inammissibile e infondata in fatto e diritto ; instava , pertanto , per il rigetto della stessa con vittoria di spese e competenze di lite.
Istruiva la causa di natura esclusivamente documentale alle conclusioni delle parti trascritte in epigrafe e sulle note illustrative depositate dalla sola difesa di parte ricorrente ; all’udienza del 29/3/2007 , il Giudice decideva come sa separato dispositivo letto in udienza .
La domanda attorea va accolta nei termini segnati dalla presente motivazione.
Il punctum dolens della dedotta vicenda ,che questo giudicante è chiamato a dirimere, è di accertare se il dipendente a cui sia stato ordinato di essere reperibile in un giorno festivo spetti , anche nell’ipotesi in cui non sia stato chiamato ad intervenire ( c.d. reperibilità passiva ) , un giorno di riposo compensativo nella settimana successiva ed , in caso positivo , se la mancata sua concessione dia diritto ad un risarcimento del danno subìto per non aver usufruito appunto del giorno di riposo compensativo con conseguente lesione della sua integrità psico-fisica .
Appare opportuno delineare brevemente il quadro normativo che disciplina la materia dei riposi settimanali.
L’art. 1 della legge 22/02/1934 n. 370 prevede, al comma 1 , che “ al personale che presta la sua opera alle dipendenze altrui è dovuto ogni settimana un riposo di 24 ore consecutive” salve le ipotesi elencate nel comma 2 nelle quali le disposizioni della legge non si applicano;
l’art. 3 precisa che detto riposo deve essere dato di domenica , salvo le eccezioni degli articoli seguenti :; l’art. 5 consente che il riposo stesso cada in un giorno diverso dalla domenica , attuato mediante turni del personale addetto alle attività ivi elencate.
A sua volta l’ art. 2109 c.c., comma 1 , prevede il diritto del prestatore ad un giorno di riposo ogni settimana , mentre l’art. 36 comma 3 (della Cost. ) riconosce il riposo settimanale come diritto irrinunciabile.
Dal riposo settimanale – il cui scopo, come si è visto, è quello di garantire l’alternanza tra giornata lavorativa e pausa prestazione – va distinto il riposo compensativo sia esso conseguente alla settimana corta ovvero alla riduzione dell’orario settimanale normale poiché questi costituisce lo strumento per articolare su un minore numero di giorni l’orario di lavoro settimanale o per bilanciare il superamento del limite di durata della prestazione giornaliera a causa dell’organizzazione del servizio in turni di 8 ore ( per un totale di quaranta settimanali nonostante la riduzione suddetta) ; le pause non fruite giornalmente si trasferiscono e si concentrano per sommatoria in un altro giorno che , in tal guisa, partecipa pienamente della funzione dei giorni precedenti , nel corso dei quali vi è stata effettiva prestazione dell’attività lavorativa.
Non si tratta , dunque, di un tempo di riposo assimilabile alla giornata periodica di carenza della prestazione lavorativa ma di periodi che , sebbene sottratti al lavoro, sono tuttavia ricompresi nella durata complessiva della prestazione lavorativa ordinaria compensata dalla retribuzione contrattuale atteso che le ore in esso cadenti sarebbero di lavoro ( ordinario ) ma diventano di riposo perché già lavorate nei giorni precedenti : di qui la qualificazione di “ giornate lavorative a zero ore” per le quali il dipendente è esonerato dall’effettuazione del servizio , a meno ovviamente di una diversa previsione legale o contrattuale (v. Cass. 1132/90 ; Cass. 12234/1998 ;Cass. 18/11/2002 n. 16234) in particolare in tale ultima pronuncia la S.C. ha affermato che nel caso in cui il riposo compensativo venga a coincidere con una festività infrasettimanale , salvo diverse previsioni, non dà diritto ad alcuna erogazione retributiva aggiuntiva ferma restando la possibilità di un risarcimento nel caso in cui il suddetto riposo compensativo coincidente con le festività non sia stato trasferito ad altra data .
Diverso è il principio espresso con riferimento al c.d. “danno biologico” rispetto al quale non opera alcuna presunzione trovando invece applicazione le regole in tema di onere della prova a carico del soggetto che fa valere il proprio diritto.
La reperibilità va, dunque, definita come una prestazione strumentale ed accessoria qualitativamente diversa dalla prestazione di lavoro , consistendo nell’obbligo del lavoratore di porsi in condizione di essere prontamente rintracciato , fuori dal proprio orario di lavoro , in vista di una eventuale prestazione lavorativa e di raggiungere in breve lasso di tempo il luogo di lavoro per eseguirvi la prestazione richiesta.
Nel caso di specie, l’istante ha dato piena prova dei turni di reperibilità effettuati nei giorni festivi come analiticamente indicati in ricorso producendo copia dei turni medesimi rilasciati dal P.O. di Sessa Aurunca presso il quale presta la propria attività lavorativa ; in tal modo ha adempiuto all’onere probatorio di cui all’art. 2697 c.c. in ordine ai fatti costitutivi della domanda .
All’opposto era onere dell’azienda convenuta dimostrare che l’istante aveva usufruito dei riposi compensativi , ma a tanto la stessa non ha adempiuto . Nella sua comparsa di costituzione , l’Asl resistente ha sostenuto di essersi attenuta alle disposizioni del CCNL 2001 pagando la relativa indennità e predisponendo i turni anche con la previsione di eventuali riposi compensativi; si tratta di rilievi inconferenti e indimostrati ; riguardo , infatti, il pagamento dell’indennità evidentemente l’Asl confonde l’oggetto del giudizio che non è il pagamento dei turni di pronta reperibilità festiva ma la richiesta del pagamento di una indennità per ogni giorno di riposo compensativo non goduto a seguito dei giorni di reperibilità festiva prestati e precisati in ricorso; con riguardo invece alla dedotta previsione di eventuali riposi compensativi trattasi di affermazione del tutto apodittica che non è rimasta suffragata da un benché minimo riscontro documentale ( alcunché risulta allegato nella produzione di parte convenuta).
Alla stregua di quanto espresso , in mancanza di elementi probatori offerti dalla convenuta devesi ritenere che l’ASL , non ha mai concesso all’istante i riposi compensativi per i turni di reperibilità festiva prestati né ha mai disposto una compensazione monetaria per la mancata fruizione dei riposi compensativi spettanti allo stesso ed infatti non ha mai provveduto ad attuare alcuna diversa organizzazione della settimana lavorativa successiva, a parità di orario; la diversa e nuova organizzazione della settimana avrebbe significato un aumento delle ore giornaliere lavorate durante la settimana , compensate però da un giorno interamente libero per l’istante da utilizzare per reintegrare in modo pieno le proprie energie lavorative .Le predette conclusioni vengono , poi, ulteriormente avvalorate dal comportamento processuale della convenuta che si è completamente disinteressata delle sorti del giudizio.
In definitiva, devesi ritenere che quando l’istante era impegnato in un turno di reperibilità , ancorché non chiamato in servizio , trovatasi comunque limitato nell’esplicazione della propria personalità non essendo libero di organizzare la giornata non lavorativa a suo gradimento ; ed infatti , egli non godeva certamente di una condizione di libertà psico-fisica propria di una giornata festiva nella quale non lavorava avendo pur l’obbligo di tenersi a disposizione del datore di lavoro con la conseguenza di non assentarsi da casa ovvero di non allontanarsi troppo in modo da poter essere prontamente rintracciato e recarsi immediatamente subito dopo la chiamata presso il presidio nel più breve tempo possibile.
Ed allora deve concludersi che in tutti i casi in cui il dipendente è chiamato a svolgere il servizio di reperibilità in un giorno festivo o di domenica gli spetta un giorno di riposo compensativo.
L’espressione “ senza riduzione del debito orario settimanale” che si legge nell’articolo 18 DPR 270/87 e nella normativa contrattuale deve essere intesa nel senso che , anche nella settimana in cui il dipendente andrà a godere del riposo compensativo , dovrà comunque lavorare per l’intero ammontare del suo debito orario con la conseguenza che in questa ipotesi le 36 ore settimanali andranno distribuite nei 5 giorni disponibili con esclusione cioè del giorno di riposo ordinario e del giorno di riposo compensativo .
Alla stregua delle considerazioni che precedono si deve affermare il diritto dell’istante a fruire del riposo compensativo in tutte le occasioni in cui è stato assegnato al servizio di pronta disponibilità (c.d. reperibilità) nel giorno festivo anche se non chiamato in concreto ad intervenire.
Tanto in considerazione del fatto che, comunque, la messa a disposizione delle energie lavorative da parte del ricorrente quando presta il servizio di pronta disponibilità ed in concreto non viene chiamato ad operare non ha la medesima penosità del lavoro effettivo trattandosi di prestazione qualitativamente diversa rispetto a quella ordinaria ed incidente sul godimento del riposo senza peraltro escluderlo del tutto .
Atteso l’esito del giudizio e considerato il contenuto seriale del relativo ricorso stimasi equo compensare tra le parti le spese di lite per la metà : la restante parte segue la soccombenza a carico della convenuta e si liquida come da successivo dispositivo.
Il Giudice di S Maria CV definitivamente pronunciando nella causa promossa da C. P. con ricorso del 20/01/2005 contro ASL/CE2 in persona del legale rapp.te p.t. ogni contraria istanza difesa od eccezione disattesa , così provvede :
- condanna l’Azienda convenuta per ogni turno di reperibilità svolto dall’istante nei giorni festivi indicati in ricorso, al pagamento di una somma a titolo di risarcimento danni pari al 30% della paga prevista per il lavoro prestato in un giorno festivo;