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Timestamp: 2020-05-30 13:25:28+00:00
Document Index: 108662778

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 33', 'art. 69', 'sentenza ', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2645']

Sentenza Cassazione Civile n. 23236 del 18/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23236 del 18/09/2019
Cassazione civile sez. trib., 18/09/2019, (ud. 04/07/2019, dep. 18/09/2019), n.23236
sul ricorso 27561/2014 proposto da:
avverso la sentenza n. 140/02/2014 emessa dalla CTR Marche in data
Con avviso di liquidazione del 19 novembre 2009, l’Agenzia delle Entrate ufficio di Ancona procedeva – a seguito della dichiarata decadenza del beneficio agevolativo – al recupero dell’imposta di registro nella misura dell’8%, ipotecarie in quella del 2% e catastali nella percentuale de111%, a carico della ditta IMMOBILIARE NUOVO HABITAT s.r.l., la quale non aveva proceduto, entro il termine quinquennale dall’atto di acquisto, alla edificazione dell’area oggetto di compravendita, avendo fruito delle agevolazioni previste dalla L. n. 388 del 2000, art. 33, comma 3.
La società IMMOBILIARE NUOVO HABITAT ricorreva in primo grado con atto del 27 gennaio 2010, chiedendo l’annullamento dell’avviso di liquidazione e di irrogazione delle sanzioni, anche in relazione alla mancata comunicazione ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, ex art. 69, in quanto, prima della realizzazione delle opere di costruzione, la ditta aveva eseguito opere di bonifica idrogeologica delle aree, prescritte dall’Autorità amministrativa (Comune di Ancona e Provincia di Ancona) nel 2004 a carico del Consorzio di urbanizzazione del nuovo insediamento residenziale in Ancona denominato (OMISSIS), cui partecipava anche la ricorrente, per una spesa complessiva di un milione di Euro.
Con sentenza n. 198/1/10 del 5 luglio 2009, la Commissione Tributaria di Ancona stabiliva che il ricorso era fondato, in quanto il concetto di “utilizzazione edificatoria”, evocato dalla L. n. 388 del 2000, art. 33, comma 3, non era necessariamente da ricondurre alla realizzazione di un rustico comprensivo delle mura perimetrali delle singole unità con copertura ultimata, essendo nel caso specifico invece sufficiente, ai fini del rispetto della disposizione agevolativa, aver realizzato le opere e gli interventi di bonifica idrogeologica richiesti dall’autorità amministrativa al fine di ottenere il rilascio del permesso di costruire. Tali interventi sarebbero stati, secondo il giudice di primo grado, imprescindibili e, in guanto tali, avrebbero soddisfatto quel concetto di “utilizzazione edificatoria” richiesto dalla norma agevolativa.
Avverso la detta sentenza proponeva appello l’Ufficio con atto del 16 marzo 2011, deducendo, tra l’altro, che per utilizzazione edificatoria non ci si poteva riferire altro che ad attività di realizzazione di un manufatto, dovendosi almeno realizzare il rustico completo di copertura, non potendosi all’uopo ritenere sufficiente l’esecuzione delle opere prodromiche alla realizzazione dell’edificio, come nel caso di specie.
Si costituiva in appello la IMMOBILIARE NUOVO HABITAT s.r.l. con atto del 25 maggio 2011, chiedendo il rigetto del gravame per aver effettivamente realizzato le opere di trasformazione del territorio che avrebbero concretato quella utilizzazione edificatoria richiesta dalla legge per l’accesso ai benefici fiscali.
Ne è conferma il fatto che il legislatore, quando ha voluto, in casi analoghi al presente, introdurre un tale requisito, lo ha espressamente richiesto: già, ad esempio, nella L. n. 408 del 1949, art. 14, i benefici fiscali per la costruzione di case di abitazione non di lusso erano accordati purchè l’edificazione fosse “iniziata ed ultimata” entro precisi termini; di recente, poi, la L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 1, comma 25 – il quale, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, ha natura chiaramente innovativa e non interpretativa della norma in discussione -, intervenendo in linea generale sulla tariffa allegata al D.P.R. n. 131 del 1986 (TUR), ha stabilito che, se il trasferimento concerne immobili compresi in piani urbanistici particolareggiati diretti all’attuazione dei programmi di edilizia residenziale comunque denominati, si applica l’aliquota dell’1 per cento, “a condizione che l’intervento cui è finalizzato il trasferimento venga completato entro cinque anni dalla stipula dell’atto” (termine poi prorogato di tre anni dal D.L. n. 225 del 2010, art. 2, comma 23, convertito dalla L. n. 10 del 2011). Escluso, pertanto, che la fruizione del beneficio richieda l’ultimazione dei lavori, risulta – altresì arbitrario, in assenza di una pertinente fonte normativa, esigere il raggiungimento di un determinato stadio dei lavori, quale, secondo la ricorrente, l’esecuzione del rustico con le mura perimetrali e la relativa copertura: si rivela, in particolare, inconferente il richiamo al riguardo operato dalla circolare dell’Agenzia n. 11/E del 31 gennaio 2002 alla disciplina dettata, per tutt’altra materia e finalità (nozione di “esistenza” dell’edificio ai fini dell’efficacia della trascrizione dei contratti preliminari di trasferimento della proprietà di beni immobili), dall’art. 2645 bis c.c., comma 6. In definitiva, deve ritenersi che l’unica interpretazione plausibile della disposizione in esame sia quella in virtù della quale, al fine della fruizione dei benefici previsti (fermi restando gli altri requisiti), è necessario e sufficiente, affinchè si realizzi la “utilizzazione edificatoria” dell’area nel termine di cinque anni dalla data di trasferimento, che entro tale limite temporale l’acquirente ottenga la concessione edilizia (o permesso di costruire) e si verifichi l’effettivo inizio dei lavori.”.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso, in favore della resistente, delle spese del presente grado di giudizio, che liquida in complessivi Euro 4.500,00, oltre spese prenotate a debito.