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Timestamp: 2017-03-28 23:37:30+00:00
Document Index: 23186857

Matched Legal Cases: ['art. 82', 'art. 1', 'art 1', 'art. 82', 'art. 82', 'art. 82', 'art. 82', 'art. 1', 'art. 247', 'art. 251', 'art. 250', 'art. 120']

Guardie o ladri | Esclusivo/ Il testo del decreto di perquisizione e sequestro al Goi: tra i motivi lo scioglimento “dimenticato” di una loggia calabrese
Esclusivo/ Il testo del decreto di perquisizione e sequestro al Goi: tra i motivi lo scioglimento “dimenticato” di una loggia calabrese	16 marzo 2017
La lettura del decreto di perquisizione e sequestro firmato il 1° marzo dalla presidentessa della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi – e che questo umile e umido blog pubblica sotto per intero con riferimento al Grande oriente d’Italia – offre degli spunti di lettura straordinariamente interessanti e, per alcune parti, inattesi.
Il primo spunto è una notizia ribadita: la Commissione parlamentare – se avrà il tempo ma soprattutto la voglia di quanto mette qui nero su bianco – procederà all’acquisizione degli altri elenchi nelle altre regioni finora escluse (tutte ad eccezione della Calabria e della Sicilia).
Il mio modestissimo intelletto lo arguisce dalla seguente frase (che più avanti troverete nel testo che pubblico integralmente): «per la proficua prosecuzione dell’inchiesta parlamentare, è indispensabile e urgente acquisire gli elenchi nominativi degli aderenti alle associazioni massoniche, al fine di verificare se sono presenti tra gli iscritti, e la relativa incidenza numerica, soggetti riconducibili a vario titolo alle organizzazioni mafiose».
Per la proficua prosecuzione dell’inchiesta si legge: più chiaro di cosi!
Il secondo spunto che emerge è un muro contro muro con quanto dichiarato – a proposito della trasparenza – dalle obbedienze massoniche. Il concreto pericolo dell’infiltrazione di Cosa nostra e della ‘ndrangheta in una parte della massoneria, scrive infatti testualmente Bindi, «è facilitata dalla riservatezza e dai vincoli di obbedienza che spesso caratterizzano le associazioni massoniche».
Il terzo spunto è ancora un muro contro muro nel quale Bindi irride ancora una volta le obbedienze massoniche che vogliono ostinatamente opporre il diritto alla privacy. Questo diritto – la faccio breve – non trova tutela nell’ordinamento come bene inviolabile ed è quindi destinato a soccombere di fronte ad interessi di natura superiore.
Il quarto spunto è quello che contiene una notizia i cui sviluppi potrebbero rivelare sorprese clamorose.
Scrive infatti Bindi che il Gran maestro del Grande oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani, Stefano Bisi, ha riferito dello scioglimento di alcune logge calabresi per ragioni rituali ed organizzative, mentre si è successivamente accertato che, almeno una di queste, è stata disciolta
anche per «possibile inquinamento, addirittura di carattere malavitoso, riconducibile all’ambiente circostante».
E chi lo dice? Lo stesso Goi, con il decreto n. 355/Gr a firma dell’allora Gran maestro Gustavo Raffi, Doc. n, 1301.1 acquisito dalla Commissione parlamentare antimafia il 31 gennaio 2017.
Se qualcuno in Italia – a partire dai mille consulenti del Parlamento che non si capisce che cosa ci stanno a fare – avesse avuto semplicemente l’accortezza di navigare su Internet avrebbe scoperto che di tre logge calabresi, dal 2013 si erano occupati molti media calabresi e (più tardi) anche alcune testate nazionali.
Questo umile e umido blog, se ne era occupato ancora una volta il 16 settembre 2014 (si legga http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/09/16/esclusivola-loggia-di-gerace-locride-riammessa-nel-grande-oriente-ditalia-che-a-soveria-cz-chiama-un-relatore-della-ps-a-sua-insaputa/), con il caso della loggia Rocco Verduci 1351 Oriente di Gerace sospesa e poi riammessa e, infine, verosimilmente sciolta.
Il perché della sospensione lo si apprese direttamente da una comunicazione ufficiale dell’11 gennaio 2014 visibile per ricerca, nel sito del Goi (http://www.grandeoriente.it/ogni-fratello-di-loggia-dovra-esibire-al-maestro-venerabile-certificato-di-carichi-pendenti-e-casellario-giudiziario-entro-fine-gennaio/)
Il provvedimento, ufficialmente per tutelare l’immagine della loggia Rocco Verduci, era stato preso dall’ex maestro venerabile Gustavo Raffi per «per possibile inquinamento di carattere malavitoso, gravi inadempienze e carenza assoluta di cautele». Contemporaneamente erano partiti gli accertamenti.
Con il provvedimento 14/SB del 20 giugno 2014 il (neo) Gran maestro del Grande oriente d’Italia, Stefano Bisi, revocò la sospensione della loggia informandone i i presidenti dei collegi circoscrizionali dei Maestri venerabili, l’ufficio del Grande oratore e l’ufficio anagrafe del Goi.
Sul sito del Goi tra le logge calabrese la Rocco Verduci non compare più in elenco e quindi, verosimilmente, venne sciolta anche se non è dato sapere quando. Nel sito del Goi, infatti, non c’è traccia di alcun’altra notizia sull’officina, a parte quella datata 11 gennaio 2014.
Intanto – e lo si apprende dallo stesso Bisi che lo ha annunciato il 12 marzo 2017 a Cosenza, durante la cerimonia dei fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, martiri dell’unità d’Italia – «i registri degli iscritti alla massoneria sequestrati dalla Guardia di Finanza su ordine della Commissione parlamentare antimafia verranno aperti in contraddittorio con la nostra presenza. Al momento sono sigillati, e, in ogni caso, la Commissione antimafia ha scritto che saranno secretati tutti i documenti e gli atti che hanno requisito dopo 14 ore e mezza di perquisizione, tra l’uno ed il due di marzo. Un’attività molto lunga, questa della perquisizione, alla quale noi abbiamo collaborato, ma che non abbiamo condiviso. Per questo faremo ogni azione per denunciare questo atto che riteniamo illegale. Non abbiamo nulla da nascondere, e siamo aperti a tutti quelli che ci vogliono conoscere senza pregiudizi. Scopriranno il lavoro filantropico della nostra associazione ed il bene che facciamo in Italia e nel mondo. Così come scopriranno i valori morali che la massoneria insegna ai tantissimi, e sono sempre di più, giovani che chiedono di entrare nelle nostre logge. Quei valori che, poi, i nostri iscritti trasportano nella società profana, nelle attività di ogni giorno ed in ogni ambito».
Insomma, lo scontro tra Commissione parlamentare antimafia e Goi continua ma ad annullarlo ci penserà verosimilmente la scadenza naturale della legislatura.
IL TESTO DEL DECRETO DI PERQUISIZIONE E SEQUESTRO FIRMATO IL 1° MARZO 2017 DA ROSY BINDI
La Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie
– che la Commissione, istituita ai sensi dell’art. 82 della Costituzione, nell’adempimento dei compiti previsti dall’art. 1 della legge 19 luglio 2013, n. 87, sta svolgendo un’inchiesta sui rapporti tra mafie e massoneria, originata anche dalle risultanze di alcuni procedimenti penali recenti che peraltro attualizzano fatti similari del passato, e finalizzata ad “accertare e valutare la natura e le caratteristiche dei mutamenti e delle trasformazioni del fenomeno mafioso e di tutte le sue connessioni” e, soprattutto, ad “accertare la congruità della normativa vigente” per formulare “le proposte di carattere normativo e amministrativo ritenute opportune per rendere più coordinata e incisiva l’iniziativa dello Stato” (cfr. art 1, comma 1, lett. d ed e, legge cit.);
– che dalle audizioni finora svolte e dalla documentazione acquisita, è emerso il concreto pericolo dell’infiltrazione di cosa nostra e della ‘ndrangheta in una parte della massoneria, facilitata dalla riservatezza e dai vincoli di obbedienza che spesso caratterizzano le associazioni massoniche, e si è altresì evidenziato che, parallelamente alla metamorfosi delle associazioni mafiose, sempre più collusive, il componimento di interessi illeciti può avvenire anche attraverso logge massoniche cui
talvolta aderiscono esponenti della classe dirigente e dell’imprenditoria del Paese;
– che, per la proficua prosecuzione dell’inchiesta parlamentare, è indispensabile e urgente acquisire gli elenchi nominativi degli aderenti alle associazioni massoniche, al fine di verificare se sono presenti tra gli iscritti, e la relativa incidenza numerica, soggetti riconducibili a vario titolo alle organizzazioni mafiose;
– che, in particolare, si ritiene necessario acquisire, allo stato, in via prioritaria, gli elenchi nominativi delle logge della Sicilia e della Calabria (trattandosi delle regini teatro delle principali indagini penali, passate e recenti, in cui si registra un rilevante e crescente numero di appartenenti
alla massoneria), comprensivi degli iscritti a partire dall’anno 1990 (periodo questo in cui iniziano le più pregnanti segnalazioni, in ambito giudiziario e anche massonico, sulle infiltrazioni mafiose in taluni contesti della massoneria);
– che la Commissione ha richiesto ai Gran maestri auditi, compreso quello del Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani, sia nel corso delle rispettive audizioni sia per iscritto, l’invio degli elenchi suddetti;
– che tali richieste non hanno finora ottenuto riscontro poiché è stata opposta, talvolta, la mancanza di legittimazione della Commissione ex art. 82 della Costituzione, in assenza di una notitia criminis e di un fatto di reato a carico dei singoli iscritti; talaltra, la legge sulla privacy che vieterebbe la consegna o, comunque, la subordinerebbe all’acquisizione del consenso degli interessati;
– che le motivazioni addotte a sostegno del diniego sono infondate;
– che, per la consolidata giurisprudenza sull’art. 82 della Costituzione, le inchieste parlamentari, essendo finalizzate ad “esplicare un ‘attività conoscitiva (…) propedeutica all’esercizio della legislazione” e avendo, pertanto, le indagini e gli esami natura politica e non giurisdizionale,
mantengono “intatta la radicale divergenza”, nei presupposti e nei fini, dall’attività giudiziaria; che, di converso, il richiamo agli stessi poteri e alle stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria crea un mero “parallelismo” e non “una identificazione” in quanto serve “solo a disciplinare il modus
procedendi” attraverso il rinvio alle norme processuali, “ovviamente se e in quanto applicabili” e con “la necessità di una interpretazione sostitutiva” (nel senso che, ad esempio, in tema di sequestro, “il potere delle commissioni parlamentari di inchiesta deve intendersi limitato alle cose
pertinenti all’inchiesta” e non alle cose pertinenti al reato);
– che è pacifico, inoltre, che il diritto alla privacy non trova tutela nell’ordinamento come bene inviolabile ed è quindi destinato a soccombere di fronte ad interessi di natura superiore e che, in particolare, “cede dinanzi alle esigenze di tutela della collettività “; che, di conseguenza, in tema di
protezione dei dati personali, la relativa disciplina “non trova applicazione (…) quando i dati stessi vengano raccolti e gestiti nell’ambito di un processo” e, comunque, nell’ambito delle attività svolte da “commissioni parlamentari di inchiesta istituite ai sensi dell’art. 82 della Costituzione”;
– che, in ogni caso, la Commissione ha stabilito che gli elenchi da acquisire saranno assoggettati al regime di segretezza, pertanto non soggetti alla divulgazione, ai sensi degli alito 5 e 6 della legge istitutiva cit., così da escludere comunque qualsiasi pregiudizio alla riservatezza altrui;
– che, inoltre, nel corso delle sue audizioni, il Gran maestro del Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani ha riferito dello scioglimento di alcune logge calabresi per ragioni rituali ed organizzative, mentre si è successivamente accertato che, almeno una di queste, è stata disciolta
anche per “possibile inquinamento, addirittura di carattere malavitoso, riconducibile all’ambiente circostante”; .
– che, pertanto, è indispensabile, anche tenuto conto della suddetta discrasia, verificare altresì quali logge siano state soppresse o comunque sospese in Calabria e in Sicilia, dal 1990 ad oggi, e le relative ragioni, formali e sostanziali;
che la Commissione poiché, ai sensi dell’art. 82 della Costituzione e dell’art. 1, comma 2 della legge istitutiva, procede “alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria”, ha deliberato, nella seduta odierna, di acquisire gli atti suindicati attraverso la perquisizione e il sequestro disciplinati dagli artt. 247 e seguenti del codice di procedura penale;
a) la perquisizione della sede del Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani, sita a Roma, in via di San Pancrazio n. 8, compresi pertinenze, adiacenze, accessori, mobili o immobili, computer e sistemi informatici ancorché protetti da misure di sicurezza, ad essa riconducibili, al fine di
individuare e acquisire:
– gli elenchi nominativi degli appartenenti a qualunque titolo alle logge della Calabria e della Sicilia del Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani, dal 1990 ad oggi, comprendenti anche coloro che, per qualsiasi ragione, abbiano smesso di farne parte o di operarvi, nonché,
per tutti, l’indicazione del grado e della mansione;
– gli atti inerenti alle logge calabresi e siciliane del Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani comunque sospese o cessate, dal 1990 ad oggi, comprensivi dell’elenco nominativo dei rispettivi appartenenti a qualunque titolo e dei loro fascicoli personali, degli accertamenti svolti e dei provvedimenti assunti;
b) l’adozione, nel corso della perquisizione sui computer e sistemi informatici, di misure tecniche dirette ad assicurare la conservazione dei dati originali e ad impedirne l’alterazione, ai sensi del comma l-bis dell’art. 247 del c.p.p.;
c) il sequestro degli atti suindicati che si trovino in formato cartaceo;
d) il sequestro dei sistemi e supporti informatici di qualunque natura contenenti gli atti suindicati, con successiva e tempestiva estrazione di copia nel contraddittorio con gli interessati, con modalità tali da assicurare la conformità dei dati acquisiti a quelli originali e da evitare l’alterazione dei dati originali, e con restituzione, al termine delle operazioni, dei medesimi supporti sequestrati agli aventi diritto;
e) lo svolgimento delle operazioni con l’ausilio di personale tecnico di cui la polizia giudiziaria procedente intenderà avvalersi;
f) la rimozione di eventuali ostacoli fissi che possano frapporsi al regolare svolgimento delle operazioni di cui al presente decreto, con modalità tali da recare il minore danno possibile;
g) la prosecuzione delle operazioni, qualora necessario, anche al di fuori dei limiti temporali indicati nell’art. 251 c.p.p.;
h) la custodia di quanto sequestrato presso locali nella disponibilità della polizia giudiziaria delegata, idonei ad evitare accessi informatici diversi da quelli in contraddittorio tra le parti, attribuendo sin d’ora agli atti sequestrati il regime di segretezza ai sensi degli artt. 5 e 6 della legge istitutiva 19 luglio 2013, n.87;
i) la consegna, all’inizio della perquisizione, ad opera della polizia giudiziaria operante, del presente decreto a chi abbia l’attuale disponibilità dei luoghi suddetti o, in assenza, alle persone indicate nel comma 2 dell’art. 250 del c.p.p., con avviso della facoltà di farsi rappresentare o assistere da persona di fiducia purché prontamente reperibile e idonea a norma dell’art. 120 del c.p.p.;
per l’esecuzione di questo provvedimento gli Ufficiali di polizia giudiziaria del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata (Scico) della Guardia di Finanza di Roma, con facoltà di subdelega.
(segue la firma di Rosy Bindi)
Edmond Dantes	| 17 marzo 2017 alle 13:27
Quello che si evince è peggio….. sembrerebbe una discontinuità, ma in negativo, tra la Gestione Raffi, sospensione x motivi si infiltrazione anche malavitosa, e quella Bisi, Stessa loggia riammessa ….poi sciolta e i cui aderenti sono cosi potuti passare ad altre loggie come pesci nell’acqua…..
Era un Favore elettorale dovuto all’atto della sua elezione nel 2014 ? Ah… saperlo….
Joe piras	| 16 marzo 2017 alle 16:11
Secondo me questi elenchi di Sicilia e Calabria verranno, nei prossimi mesi, ceduti a procure e prefetture. Più che per intentare un maxi-processo ai massoni accusandoli di concorso esterno in associazione mafiosa, come ho sentito dire a qualche commentatore della vicenda, ritengo che questi elenchi verranno verosimilmente utilizzati per i controlli relativi al rilascio delle certificazioni antimafia, di competenza delle prefetture. Se per ipotesi dovessero essere approvate le proposte di legge per il rafforzamento della legge Anselmi, che vieterebbero la massoneria ai pubblici dipendenti, l’ulteriore rischio per un privato, imprenditore o professionista, di vedersi negato il certificato antimafia a causa dell’iscrizione sua o di un convivente alla massoneria, renderebbe quest’ultima un’attività per pochissime persone. Ditemi, è fantascienza ? Anche in prospettiva di un probabile governo penta-stellato o PD con a guida un magistrato ?
Francisco Ferrer	| 16 marzo 2017 alle 10:41
Gentile Galullo, la ringrazio perché da questo documento si capiscono molte cose.
La commissione invece di indagare su pochi casi ha voluto tutti i nomi! (La commissione inoltre non dice che sarebbe dovuto intervenire il Garante della Privacy secondo normativa vigente). E’ come se la polizia che indaga su un crimine in un crocevia chiedesse i nomi di tutta la città. Esattamente la stessa logica di Cordova. Queste logiche oltre che essere giuridicamente discutibili sono inefficaci per trovare le mele marce.
Di solito di reati si occupano la polizia e i magistrati. Comunque anche se come dice la commissione volesse capire meglio il fenomeno perché andare allo scontro e non collaborare? Credono che i massoni stiano comprendo la mafia? Cioè la commissione crede più ai pentiti che ai massoni. Finisco perché fermarsi ai nomi dell’Italia, dovrebbero chiedere quelli dell’europa, dell’america, dell’oceania, della luna e del cielo! Qui si scambia la massoneria con gruppuscoli o singoli soggetti che hanno tentato di infiltrarsi e che non ci sono iusciti perché la Massoneria ha degli anticorpi. Ecco se la commissione avesse voluto avrebbe potuto agire con maggiore rispetto e voglia di conoscenza rispetto ad una organizzazione che nella storia ha avuto meriti fondamentali per la creazione degli stati liberali, democratici e repubblicani (oltre che per aver creato le monarchie costituzionali). Buon notte popolo.