Source: http://pdnuovopercorso.blogspot.com/2010/11/documento-sul-revamping-italcementi.html
Timestamp: 2018-07-22 08:46:30+00:00
Document Index: 54404936

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 36', 'art.19', 'art. 19']

PD Nuovo Percorso: PD provinciale sul Revamping Italcementi
PD provinciale sul Revamping Italcementi
Il Parco dei Colli Euganei è un valore sul quale fondare uno sviluppo compatibile e coerente con le sua istituzione e le sue finalità. Il rispetto della legalità passa anche attraverso comportamenti e scelte coerenti con la Legge Regionale istitutiva del Parco Colli e con quanto disposto dalle norme del Piano Ambientale (Legge anche questa della Regione Veneto).
Il progetto Revamping dell'Italcementi confligge con l'art. 19 del Piano Ambientale del Parco Colli e la Commissione Tecnica del Parco lo ha bocciato in quanto lo stabilimento insiste nel perimetro del Parco.
Nel merito, la conclusione sopra riportata appare fondata su una lettura delle norme.
Infatti al comma 1 dell'art. 19 delle NTA le cementerie sono elencate tra gli impianti che sono da considerare “incompatibili con le finalità del Parco”.
Tutta l'impostazione delle norme riferite alle cementerie è conseguente a questa prescrizione di partenza, per cui convenzioni e accordi di programma di cui al comma 3 dello stesso art. 19 o i progetti di intervento unitario di cui al c. 15 dell'art. 36, sono chiaramente indirizzati a cercare di attivare delle modalità in grado di portare, con possibili diversi percorsi, all'obiettivo della “dismissione”, o della “riconversione”, o della “rilocalizzazione”.
Questa impostazione è peraltro esplicitamente dichiarata in almeno due passaggi, al par. 3.2.3. e al par. 4.2., della Relazione del Piano Ambientale.
Va messo inoltre in particolare evidenza che la scelta fatta per le cementerie è coerente con l'impostazione di fondo del Piano Ambientale e non solo con riferimento alla decisione, già di per se stessa fortemente indicativa, di confermare l'obiettivo della totale chiusura delle cave, anche di quelle che alimentano i cementifici (obiettivo ormai praticamente raggiunto), ma anche, se non soprattutto, con riferimento alla scelta qualificante che sta alla base di tutto il Piano e che viene evidenziata proprio come primo punto all'inizio della Relazione illustrativa del Piano stesso. Cioè l'obiettivo di “spostare l'attenzione dal 'cuore' del Parco alla sua periferia”, vale a dire dall'area centrale proprio all'area pedecollinare dove da una parte “si manifestano i principali problemi, i conflitti e le incompatibilità che occorre affrontare per assicurare effettivamente la salvaguardia del Parco”, ma dove d'altra parte “si profilano anche le maggiori opportunità per promuoverne la valorizzazione e la corretta utilizzazione”. E non è certo un caso quindi che alla prospettiva di allontanare i cementifici vengano concretamente contrapposti in quest'area pedecollinare i più qualificanti progetti di valorizzazione (vedi le “porte” e gli “atri” del Parco e tutti gli altri progetti elencati agli articoli 34, 35 e 36 delle NTA).
- Riteniamo che sia prerogativa di ogni forza politica lungimirante prefigurare uno sviluppo che salvaguardi la salute e che sia basato sulla valorizzazione delle enormi ricchezze storiche, monumentali, ambientali e paesaggistiche che i nostri territori posseggono e che finora è stata fortemente penalizzata e compressa dalle esigenze di una economia che si è basata soprattutto sulla distruzione dei colli Euganei, in passato, e al presente su un inquinamento pesantissimo dato dalla presenza nel raggio di pochi chilometri di ben tre cementifici e da un traffico veicolare pesante che non ha eguali nella nostra Provincia.
Il Revamping ha per noi il valore di una forte ipoteca sul tipo di sviluppo futuro per l'area in cui viviamo e sulla salute dei cittadini.
Infatti la riduzione dell'inquinamento annunciata comporterà comunque per innumerevoli anni il perdurare, anche se a livelli ridotti, di un inquinamento altissimo che noi continueremo a respirare.
In questo quadro si inserisce la proposta del PD Monselicense che ha avuto il merito di cimentarsi nel difficile fronte dei scenari possibili al fine di suscitare dibattito e proposte alternative alle decisioni dell’Italcementi Spa.
- Richiediamo ancora una volta alla Provincia e alla Regione, che hanno avuto ed hanno la responsabilità della programmazione della nostra area, di istituire urgentemente con Parco Colli, Comuni interessati, OO.SS., Associazioni di categoria un tavolo di lavoro, per verificare e/o costruire proposte alternative condivise, per avviare una lungimirante politica occupazionale per la bassa padovana, con l’obiettivo anche di verificare l’opportunità condivisa di addivenire ad un accordo di programma per la riconversione urbanistica-ambientale-turistica dell’area.
-Siamo ben consapevoli che la ricerca di uno sviluppo eco-sostenibile coerente con la vocazione del nostro territorio non può prescindere dalla tutela dell’occupazione attualmente in essere. I posti di lavoro devono essere salvaguardati. Pertanto Regione, Provincia , Parco Colli e Comuni interessati devono attivarsi per promuovere la ricerca di alternative occupazionali, favorendo la realizzazione di progetti nella nostra area, sui quali non mancherà l’impegno e la collaborazione del Partito Democratico. In questo senso invitiamo i nostri consiglieri regionali e rappresentanti in Parlamento a predisporre proposte di legge concertate con il territorio per promuovere l’occupazione nella nostra area e per la riconversione delle aree produttive interessate.
- La difesa del posto di lavoro non può in ogni caso prescindere dalla tutela della salute dei residenti nei territori interessati.
La salute deve essere garantita senza riserve e con coraggio! Ai cittadini dei Colli e della Bassa Padovana deve garantito il diritto alla salute indipendentemente dalla prosecuzione o meno dell’attività di produzione dei cementifici, adottando da subito i minori limiti previsti per gli inceneritori.
Partito Democratico della Provincia di Padova
l’art.19, comma 1, lettera “c” delle NTA del Piano Ambientale del Parco Colli Euganei definisce incompatibili con il Parco “gli impianti produttivi ad alto impatto ambientale, quali le cementerie”.
l’articolo n. 19, comma 3, del Piano Ambientale recita testualmente “Per quanto concerne le cementerie esistenti […] l’Ente potrà sollecitare la conclusione di accordi di programma con la Regione, con il Ministero dell’Ambiente, i comuni e altri soggetti pubblici competenti, ai sensi dell’articolo 26 della legge 6 dicembre 1991, n. 394 e dell’articolo 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142, (ora D.L. 18 Agosto 2000 n. 267) per il coordinamento delle azioni di contenimento dell’impatto ambientale e paesistico e per concertare, con le aziende stesse, strategie di adeguamento, ed eventuale riconversione e/o rilocalizzazione delle attività e degli impianti. In ogni caso gli interventi eccedenti la manutenzione e l’adeguamento degli impianti e delle strutture e le ristrutturazioni interne, sono subordinati alla stipula di apposite convenzioni, con la partecipazione dell’Ente Parco e dei Comuni interessati, che definiscano in particolare:
-a) le modalità e i tempi di prosecuzione dell’attività, con particolare riguardo per il traffico indotto
-b) le modalità e i tempi delle eventuali dismissioni, nonché delle condizioni di riuso dei sedimi e dei fabbricati, da verificare nell’ambito degli strumenti urbanistici locali, secondo le indicazioni del P.A.
-c) i programmi di investimento, di riassorbimento occupazionale e di eventuale rilocalizzazione in aree esterne”.
Anonimo 20 novembre 2010 19:11
ma quelli del circolo PD di Montegrotto dove sono?
Anonimo 23 novembre 2010 11:22
Vediamo, il Parco è un valore: salvo quando Francesco Corso e Giancarlo Piva per la cava di Piombà nel 2002 stipularono un accordo, malgrado loro, che per 20 anni (fino al 2022)autorizza l'escavazione in ambito Parco (altro che cave chiuse) a fronte di 1 € per t. di materiale estratto contro i 0,52 € della regione che va nelle casse di Baone, quindi coerenza zero.
Il revamping confligge con l'art. 19: l'articolo dice che si fanno accordi per contenere l'impatto ambientale e strategie di adeguamento ed eventuale (ripeto eventuale) rilocalizzazione.
E' quello che ha fatto il Parco, ha attivato la procedura prevista chiamando in causa gli enti coinvolti, quello che non hanno fatto gli altri nei 20 anni di vita del Parco.
Perchè se ne parla ora quando il 10 dicembre 2009 la Italcementi ha presentato in anteprima il progetto proprio al PD di Monselice nelle persone di Miazzi e Biscaro?
Anonimo 23 novembre 2010 12:16
caro anonimo, quando si fanno commenti di esplicita critica a persone come quello che hai fatto tu ci si mette la faccia, quindi nome e cognome, altrimente le tue sono solo chiacchiere da bar.
a-bergamo@hotmail.it
Anonimo 24 novembre 2010 08:40
Dovevo selezionare un profilo e ho messo anomnimo, sono Mario Stefanini dipendente della Italcementi di Monselice.
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