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Timestamp: 2019-02-20 10:20:35+00:00
Document Index: 32746938

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Reato di traffico d’influenze illecite ex art. 346 bis C.p.: profili di differenziazione con la fattispecie di millantato credito | Studio Legale Orabona
Reato di traffico d’influenze illecite ex art. 346 bis C.p.: profili di differenziazione con la fattispecie di millantato credito
Le recenti contestazioni mosse a carico di Ministri e familiari di membri del Governo italiano – per presunte attività di abboccamento di pubblici ufficiali in forza alla Consip in vista dell’aggiudicazione di appalti milionari nell’interesse di società riconducibili al Dott. Massimo Romeo – impongono un’attenta riflessione sulle paradossali distorsioni normative sottese alla disciplina dei reati di millantato credito e traffico di influenze illecite – rispettivamente – previsti e puniti dagli artt. 346 e 346 bis C.p..
Invero, ed attraverso l’emanazione della recente L. 2012 n. 190, il legislatore ha inteso introdurre ex novo nel vigente Codice Penale la fattispecie criminosa di traffico d’influenze illecite ex art. 346 bis C.p. – onde sottoporre a sanzione penale chiunque, facendo leva su effettive relazioni intercorrenti con pubblici ufficiali, riceva del danaro od altre utilità per mettere in contatto un soggetto/privato con funzionari appartenenti alla Pubblica Amministrazione in vista della concretizzazione di un accordo corruttivo.
Differentemente, il reato di millantato credito di cui all’art. 346 C.p. è volto a punire chiunque riceva da un soggetto/privato la promessa o dazione di un’utilità con il pretesto di ingentilire le attività di un funzionario della Pubblica Amministrazione, asserendo con vanterie la sussistenza di un rapporto personale in realtà inesistente con il pubblico agente -.
Salvo particolarismi, l’elemento di differenziazione tra i reati di millantato credito e traffico di influenze illecite poggia sulla oggettività delle relazioni intercorrenti tra il mediatore dell’attività corruttiva ed il pubblico ufficiale destinatario delle attenzioni del privato corruttore: da un lato, il delitto di cui all’art. 346 C.p. incrimina il solo mediatore che millanta al privato un rapporto nei fatti inesistente con il pubblico ufficiale – mentre – il reato di cui all’art. 346 bis C.p. punisce l’effettiva ingerenza che il mediatore è in grado di realizzare nei confronti del pubblico funzionario a fronte di una relazione concretamente esistente, prevedendo altresì la punibilità del privato interessato all’intercessione corruttiva.
Primariamente, assai irragionevole è la previsione di punibilità del privato corruttore in riferimento al solo reato di traffico di influenze illecite ex art. 346 bis C.p., risultando del tutto speculare la descrizione della condotta richiesta ai sensi dell’art. 346 C.p. per l’integrazione della fattispecie di millantato credito, ovvero, la promessa o dazione di danaro al mediatore (seppur millantatore) in vista del conseguimento di un accordo corruttivo con il pubblico ufficiale – con eguale finalità di mercificazione delle funzioni amministrative ai danni della trasparenza ed immagine delle Pubbliche Autorità -.
Addirittura, il reato di millantato credito potrebbe dirsi affetto da vizio di incostituzionalità per violazione degli artt. 3 e 27 Cost. in riferimento alla previsione nei confronti del mediatore di una sanzione edittale più grave (da anni uno ad anni cinque di reclusione) rispetto alla pena irrogabile per il reato di traffico di influenze illecite (da anni uno ad anni tre di reclusione); invero, entrambe le fattispecie incriminatrici puniscono comunque la ricezione di danaro o altra utilità da parte del mediatore per assecondare un accordo corruttivo tra il privato ed il pubblico funzionario e, vieppiù, il reato di traffico di influenze illecite arrecherebbe maggiori insidie ai principi di imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione – imponendo la sussistenza di un’effettiva relazione inter/personale tra il mediatore e il pubblico agente destinatario degli interessi illeciti del privato.
Non solo. Il sottile discrimine intercorrente tra le incriminazioni che qui ci occupano potrebbe riverberare i propri effetti distorsivi sulle strategie processuali allestite in sede penale dai collegi difensivi del mediatore e privato corruttore – in quanto e se chiamati entrambi a rispondere del nuovo reato di traffico di influenze illecite ai sensi dell’art. 346 bis C.p.-.
Per effetto dell’introduzione del nuovo reato di cui all’art. 346 bis C.p., vi è invero il rischio di assistere ad un processo kafkiano nelle nostre Aule di Giustizia: da un lato, il privato corruttore potrebbe manifestare l’interesse a comprovare l’insussistenza delle relazioni intercorrenti tra il mediatore e pubblico ufficiale, essendo esclusa la propria punibilità a titolo di millantato credito – e dall’altro – il mediatore serberebbe in tal caso il contrario tornaconto di affermare l’effettività delle relazioni vantate con il pubblico agente, onde evitare di incorrere nelle sanzioni maggiormente afflittive del reato di millantato credito.
Si auspica, dunque, un imminente intervento del nostro legislatore in materia tale da ricondurre ad equità la cornice edittale prevista per il reato di millantato credito nei confronti del mediatore ed eliminare alcune discrasie sopravvenute con l’entrata in vigore del nuovo reato di traffico di influenze illecite – seppur dettate dalla legittima impazienza di punire qualsivoglia fenomeno di natura corruttiva nel nostro Paese -.