Source: https://www.personaedanno.it/articolo/responsabilit-medica-prova-che-l-esecuzione-della-prestazione-inserita-nella-serie-causale-che-ha-condotto-all-evento-di-danno
Timestamp: 2020-08-06 06:22:34+00:00
Document Index: 112263422

Matched Legal Cases: ['art. 1218', 'art. 2043', 'art. 1218', 'sentenza ', 'art.1218', 'art. 1228']

Responsabilità medica: prova che l'esecuzione della prestazione è inserita nella serie causale che ha condotto all'evento di danno
Interessi protetti - Obbligazioni, contratti - Riccardo Mazzon - 25/11/2019
In materia di responsabilità professionale nell'esercizio delle professioni sanitarie, nell'assetto normativo attuale, permane in capo alla struttura sanitaria una responsabilità da inadempimento ex art. 1218 c.c., di natura, quindi, intrinsecamente contrattuale, mentre il sanitario operante presso la struttura, al di fuori dell'assunzione di una specifica obbligazione con il paziente, risponde ai sensi dell'art. 2043 c.c. - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -; riguardo al profilo del riparto dell'onere probatorio relativo al nesso eziologico sussistente tra la condotta colposa ascritta al personale sanitario della struttura ospedaliera e lo specifico evento di danno lamentato dal danneggiato si richiede che l'attore, paziente danneggiato, dimostri l'esistenza del nesso causale tra la condotta del medico ed il danno di cui si chiede il risarcimento; tale onere deve essere assolto dimostrando, con qualsiasi mezzo di prova, che la condotta del medico è stata, secondo il criterio del "più probabile che non", la causa del danno: ciò comporta che l'allegazione del creditore deve attenere ad un inadempimento "qualificato", cioè astrattamente idoneo alla produzione del danno e dunque, in materia di colpa professionale medica, la condotta omissiva colposa di per sé non è idonea a fondare la responsabilità della struttura sanitaria, ai sensi dell'art. 1218 c.c., se la stessa non assume connotati di specifica astratta efficienza causale con la produzione del danno lamentato e di cui si chiede ristoro in giudizio; occorre precisare però, in argomento, che, allorquando la responsabilità medica venga invocata a titolo contrattuale - cioè sul presupposto che fra il paziente ed il medico e/o la struttura sanitaria sia intercorso un rapporto contrattuale - la distribuzione, “inter partes”, dell'onere probatorio riguardante il nesso causale deve tenere conto della circostanza che la responsabilità è invocata in forza di un rapporto obbligatorio corrente fra le parti ed è dunque finalizzata a far valere un inadempimento oggettivo: ne consegue che, per il paziente/danneggiato, l'onere probatorio in ordine alla ricorrenza del nesso di causalità materiale - quando l'impegno curativo sia stato assunto senza particolari limitazioni circa la sua funzionalizzazione a risolvere il problema che egli presentava - si sostanzia nella prova che l'esecuzione della prestazione si è inserita nella serie causale che ha condotto all'evento di danno, rappresentato o dalla persistenza della patologia per cui era stata richiesta la prestazione, o dal suo aggravamento, fino ad esiti finali costituiti dall'insorgenza di una nuova patologia o dal decesso del paziente; può pertanto concludersi, sul punto, che non comporta automaticamente il riconoscimento della responsabilità del medico agente il mancato assolvimento dell'onere di dimostrare l'esattezza della prestazione medica e l'assenza di incidenza causale dell'inadempimento della prestazione sanitaria sulla produzione dei danni subìti da un paziente, poiché è necessario accertare previamente l'ottemperamento dell'onere probatorio attoreo che consiste nel dimostrare la condotta colposa del responsabile, il nesso di causa tra quest'ultima ed il danno sofferto, elementi che pertanto costituiscono accertamenti distinti (Tribunale Bari, sez. II, 03/07/2018, n. 2783).
Apparentemente contra Tribunale Napoli, sez. VIII, 02/07/2018, n. 6504, secondo cui, in tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e di responsabilità professionale da contratto sociale del medico, ai fini del riparto dell’onere probatorio l’attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o il contratto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia ed allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato etiologicamente rilevante. Si vedano anche Cass. civ. sez. III 12 settembre 2013 n. 20904, GCM, 2013; Cassazione civile, sez. III, 20/11/2018, n. 29853, Diritto & Giustizia 2018; Cassazione civile, sez. III, 23/10/2018, n. 26700, Giustizia Civile Massimario 2018 (incombe sul paziente che agisce per il risarcimento del danno l'onere di provare il nesso di causalità tra l'aggravamento della patologia - o l'insorgenza di una nuova malattia - e l'azione o l'omissione dei sanitari, mentre, ove il danneggiato abbia assolto a tale onere, spetta alla struttura dimostrare l'impossibilità della prestazione derivante da causa non imputabile, provando che l'inesatto adempimento è stato determinato da un impedimento imprevedibile ed inevitabile con l'ordinaria diligenza: in applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva rigettato la domanda di risarcimento del danno proposta dalla paziente e dai suoi stretti congiunti, in relazione a un ictus cerebrale che aveva colpito la prima a seguito di un esame angiografico, sul rilievo che era mancata la prova, da parte degli attori, della riconducibilità eziologica della patologia insorta alla condotta dei sanitari, ed anzi la CTU espletata aveva evidenziato l'esistenza di diversi fattori, indipendenti dalla suddetta condotta, che avevano verosimilmente favorito l'evento lesivo).
Si veda, però, quanto riferito nella nota 78 del capitolo terzo del volume in narrativa citato. Maggiormente condivisibile, probabilmente, Tribunale Tivoli, 17/10/2018, n. 1417, quando continua ad affermare che, a prescindere dall’esistenza di un contratto, tanto il medico operante (per contatto sociale ed ai sensi dell’art.1218 c.c) quanto l’ente presso il quale il paziente è ricoverato e ove il primo opera (ex art. 1228 c.c.) rispondono in solido della prestazione resa dal primo secondo le regole della responsabilità contrattuale.