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Timestamp: 2016-10-22 05:24:17+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 317', 'sentenza ', 'art. 317', 'sentenza ', 'art. 317', 'art. 317', 'art. 86', 'art. 43', 'art. 317', 'art. 110', 'sentenza ', 'art. 86', 'art. 269', 'sentenza ', 'art. 277', 'art. 493', 'art. 317', 'art. 317', 'art. 317', 'art. 110', 'art. 317', 'art. 9', 'art. 317', 'art. 64', 'art. 317', 'art. 317', 'art. 317']

99 IV 19445. Sentenza 12 ottobre 1973 della Corte di Cassazione penale nella causa Sostituto procuratore pubblico contro X.
Art. 110 ch. 5 et 317 CP. Faux certificats de l'authenticit� d'une signature. 1. En �tablissant quels sont les faits faussement constat�s qui ont une port�e juridique, le juge p�nal n'est pas li� par les exigences du droit cantonal en ce qui concerne la validit� du document public. Le droit f�d�ral fixe exhaustivement quels �crits sont des titres et quand un document contraire � la v�rit� doit �tre r�put� faux ou falsifi� (consid. 3 a, b). 2. La d�claration d'un notaire selon laquelle une personne a reconnu devant lui qu'une signature �tait la sienne, concerne un fait ayant une port�e juridique au sens de l'art. 317 ch. 1, al. 2 CP (consid. 3 c). Faits � partir de page 195
A.- Nel gennaio 1972, A. ottenne da una banca la promessa di notevoli crediti da garantire mediante la costituzione di diverse cartelle ipotecarie al portatore, per la somma complessiva di fr. 5 000 000.--, su un fondo a Chiasso, appartenente alla comunione ereditaria paterna. Al riguardo egli necessitava della firma dei suoi fratelli B. e C., nonch� della cognata D., per s� e due figlie minorenni. A. appose, imitandola, la firma della cognata, su un foglio in bianco, che trasmise per la completazione al notaio X. con l'indicazione che la firma era autentica.
X. prest� fede al cliente e, il 14 gennaio 1972, stese sopra la firma falsa il testo di una procura generale che conferiva a A. l'autorizzazione di disporre liberamente del fondo in questione. Inoltre, X. vi appose la sua autenticazione notarile, senza previamente prendere contatto con l'interessata, a lui sconosciuta. Nella formula di autenticazione, il notaio certific� che la firma era autentica e che la firmataria, a lui nota, gli aveva personalmente dichiarato di averla essa medesima apposta sul documento. La procura cos� autenticata venne trasmessa all'ufficio dei registri a documentazione delle istanze di cartelle ipotecarie gi� interposte da A.
Successivamente, X. ricevette una seconda procura, firmata questa in modo autentico, dei fratelli B. e C. Anche in questo caso X. certific� l'autenticit� delle firme, aggiungendo che i firmatari gli avevano dichiarato di presenza di averle personalmente apposte; e ci� senza aver preso contatto con gli interessati.
B.- Con sentenza 23 gennaio 1973, la Corte delle Assise criminali di Mendrisio prosciolse X. dall'imputazione di falsit� in documenti per la stesura della procura, ma lo riconobbe colpevole, per negligenza, di falsit� in documenti in punto alle BGE 99 IV 194 S. 196due autenticazioni, condannandolo, in applicazione dell'art. 317 num. 2 CP, ad una multa di fr. 20 000.--.
C.- Il Sostituto procuratore pubblico sottocenerino ha interposto al Tribunale federale un ricorso per cassazione, mediante il quale chiede l'annullamento della sentenza cantonale e il rimando degli atti a quella sede affinch� X. sia riconosciuto colpevole di falsit� intenzionale in documenti, nel senso dell'art. 317 num. 1 CP, e condannato in conseguenza.
1. Il ricorrente propone esclusivamente il quesito di sapere se le attestazioni, fatte da X. contrariamente a verit�, secondo cui i firmatari gli avevano dichiarato personalmente che la firma era la loro e la dichiarazione che egli conosceva D. sono di rilevanza giuridica per l'applicazione dell'art. 317 CP. In proposito, la Corte cantonale, riferendosi all'art. 86 della legge notarile ticinese, ha risposto negativamente e ritenuto che poteva essere ravvisata una falsit� in documenti soltanto in punto alla prima delle due autenticazioni e solo in quanto si riferiva alla autenticit� della firma.
"Il notaio certifica l'autenticit� delle firme e dei segni a mano degli incapaci a firmare, apposti ai documenti concernenti rapporti giuridici che non richiedono l'atto pubblico per la loro validit�, nei soli due casi:
b) in cui chi ha sottoscritto o segnato il documento gli dichiari, personalmente e di presenza, che la firma o sottoscrizione fu fatta da lui stesso o � riconosciuta come propria.
In entrambi i casi le parti comparse devono essere conosciute dal notaio o la loro identit� certificata nel modo prescritto dall'art. 43. Mancando nel testo la dichiarazione dell'autenticit� della sottoscrizione, il certificato � nullo e il notaio che l'ha rilasciato va soggetto a misura disciplinare, riservata l'azione penale in caso di dolo."
Da questo testo di legge, la Corte cantonale ha dedotto che BGE 99 IV 194 S. 197l'autenticazione di una firma � valida, anche se contiene solo la dichiarazione di autenticazione. Le circostanze accessoriamente attestate dal notaio per dimostrare come egli abbia acquisito la sicurezza della veridicit� della firma sarebbero irrilevanti. La legge farebbe infatti dipendere la validit� dell'autenticazione solo dalla presenza della dichiarazione di autenticit�. Le false dichiarazioni, secondo cui i firmatari avrebbero comunicato a X. che le firme erano state da loro apposte o comunque erano le loro, sarebbero irrilevanti per la validit� del documento. L'art. 317 CP tutelerebbe il documento nel senso dell'art. 110 num. 5 CP e quindi, nel caso dell'autenticazione di una firma, la documentazione dell'autenticit� della medesima. Soltanto in questi limiti e solo in quanto il documento si riferisca a fatti giuridicamente rilevanti si potrebbe parlare di giusta o falsa documentazione. Nel caso particolare sarebbe essenziale la costatazione che le firme di B. e C. risultarono autentiche. Non si potrebbe quindi ammettere una falsit� dell'autenticazione. L'inveritiera allegazione esposta in entrambi gli atti, accanto alla dichiarazione di autenticit�, nel senso che i firmatari avrebbero dichiarato al notaio trattarsi delle loro firme, concernerebbe circostanze giuridicamente irrilevanti, e non costituirebbe pertanto falsit� in documenti. Invece la firma di D. sarebbe risultata falsa. A tale riguardo, X. avrebbe falsamente documentato una circostanza giuridicamente rilevante, indipendentemente dall'aver inoltre scientemente e volontariamente attestato, contrariamente al vero, che D. gli aveva dichiarato di presenza trattarsi della sua firma.
Il ricorrente contesta questa argomentazione come contraria al diritto federale. Egli fa rilevare che la Corte cantonale avrebbe dato alla legge notarile una palese erronea interpretazione e, con richiamo alla sentenza pubblicata nella RU 95 IV 113, affermache pure le circostanze allegate accanto alla dichiarazione di autenticit� hanno rilevanza giuridica. In realt�, lo stesso notaio avrebbe considerato le controverse circostanze come giuridicamente rilevanti. Avesse interpretato la legge notarile nel significato esposto dalla Corte cantonale; avrebbe certamente omesso le false dichiarazioni. Le avrebbe esposte nella formula di autenticazione prescritta dalla legge, perch� sapeva di non poter conseguire altrimenti lo scopo prefisso.
2. La questione di sapere quale sia la portata dell'art. 86 della legge notarile ticinese, vale a dire se - come afferma la BGE 99 IV 194 S. 198Corte cantonale - presupposto di validit� dell'atto sia soltanto la dichiarazione di autenticit�, oppure se - come dichiara il ricorrente - tali siano anche le ulteriori connesse allegazioni, non � proponibile in sede di ricorso per cassazione al Tribunale federale. Infatti, secondo l'art. 269 PPF, il ricorso pu� essere fondato esclusivamente sulla violazione del diritto federale. Ne consegue che l'interpretazione della legge cantonale, cos� come esposta nella sentenza impugnata, vincola questa sede (cfr. RU 70 II 225). Il ricorso, in quanto fondato sull'interpretazione della legge notarile ticinese, � pertanto irricevibile.
3. Tuttavia, poich� il Tribunale federale non � vincolato ai motivi fatti valere dalle parti (art. 277 bis cpv. 2 PPF), questa sede deve apprezzare liberamente l'applicazione del diritto federale fatta nella controversia dall'autorit� cantonale; e ci� indipendentemente dalle illecite allegazioni del ricorrente.
a) Secondo l'interpretazione vincolante della Corte cantonale, l'autenticazione di una firma � documentata validamente, anche quando la relativa formula � limitata alla dichiarazione di autenticit�. Questa attestazione � contenuta nell'autenticazione esposta in calce alle due controverse procure. Tali atti costituiscono pertanto validi documenti pubblici nel senso del diritto cantonale. Al riguardo non vi � nulla da opporre neppure dal profilo del diritto civile federale, poich�, secondo il medesimo, la validit� della procura non dipende di massima (ad esclusione del caso previsto all'art. 493 cpv. 6 CO) da una forma particolare (RU 99 II 161 consid. 2; GUHL, Das Schweizerische OR, V ed. p. 129). Infatti, il diritto civile federale descrive il principio e le esigenze formali minime dell'atto solo in quanto esso medesimo prescriva il documento pubblico (RU 90 II 281). Ma ci� non significa che, nei casi in cui la promulgazione di norme sulle forme dei documenti pubblici sia riservata al cantone, tali norme possano influire nella determinazione delle circostanze, alle quali deve essere applicato il diritto penale federale. Nell'ambito della sua applicazione, questo diritto prescrive compiutamente quali scritti debbano essere materialmente considerati come documenti e quando un documento inveritiero debba essere reputato falso a'sensi dell'art. 317 CP (RU 78 IV 111).
b) Per documenti pubblici nel senso dei combinati art. 317 e 110 num. 5 cpv. 2 CP, i soli qui determinanti, si intendono quegli scritti, rilasciati da una persona nell'esercizio delle sue funzioni di pubblica autorit�, che siano destinati o atti a provare un fatto BGE 99 IV 194 S. 199di portata giuridica. In concreto � pacifico che con l'autenticazione della firma di D. si � trattato di documentare un rapporto di portata giuridica e che, quindi, X., avendo attestato una falsa firma come autentica ha compiuto una falsit� in atto pubblico ai danni di D. Controversa � invece la portata dell'attestazione, espressa nel documento, sull'asserita presenza dei firmatari al momento dell'autenticazione e sulla loro dichiarazione nel senso che la firma sarebbe stata da loro apposta. La Corte cantonale nega che queste circostanze siano giuridicamente rilevanti perch�, secondo la legge notarile, non sarebbero determinanti agli effetti della validit� formale del documento.
Ci� stante, la Corte cantonale ha non solo applicato il diritto cantonale per determinare il contenuto materiale di una scrittura in una materia disciplinata esclusivamente dal diritto federale, ma ha inoltre disatteso che il notaio, nello stabilire il contenuto del documento, non era limitato alle costatazioni minime previste dalla legge cantonale; nulla gli impediva infatti di attestare - come in concreto ha fatto - ulteriori circostanze che conferivano all'autenticazione della firma una pi� intensa credibilit�. Il notaio che si comporta in siffatto modo per certificare inveritiere circostanze di portata giuridica, si rende colpevole di falsit� in documenti pubblici nel senso dell'art. 317 CP. Una diversa conclusione sarebbe incompatibile con la posizione dell'ufficiale pubblico e comprometterebbe seriamente la sicurezza del diritto. Non si pu� certamente ammettere che un notaio sia libero di falsamente attestare in un atto pubblico qualsiasi circostanza, anche di portata giuridica, purch� attesti correttamente il minimo, da cui la legge cantonale fa dipendere la validit� dell'atto. Un siffatto ordinamento condurrebbe alla insostenibile conseguenza che la punibilit� per uno stesso comportamento sarebbe fatta dipendere dalla particolare disciplina adottata in un cantone per stabilire la validit� dell'atto pubblico: l'applicabilit� del diritto federale dipenderebbe, insomma, dai diversi diritti cantonali.
c) Ne consegue che, anche nel caso particolare, la questione di stabilire se l'attestazione espressa dal notaio, nel senso che gli interessati avevano dichiarato trattarsi della loro firma, abbia costituito falsit� in atti, deve essere risolta esclusivamente partendo dall'art. 110 num. 5 CP. La risposta non pu� essere che affermativa.
Anzitutto il notaio ha cos� attestato una circostanza di portata BGE 99 IV 194 S. 200giuridica. Ci� risulta gi� dal fatto che la dichiarazione di come il notaio si � accertato dell'autenticit� della firma aumenta evidentemente la credibilit� del documento di autenticazione. Questo essendo espressamente indicato nell'art. 317 come esempio di quegli atti la cui falsificazione costituisce reato, anche gli altri accertamenti dichiarati in stretto rapporto con l'attestazione di autenticit� della firma assumono una rilevanza giuridica (cfr. RU 95 IV 115). Per rendersene conto basta aver presente il caso in cui il notaio dovesse morire poco dopo l'autenticazione e che fra il presunto mandante e il procuratore dovesse sorgere una lite sulla validit� della procura. In questo caso, la dichiarazione del notaio, secondo cui il mandante gli ha dichiarato di presenza trattarsi della propria firma, fa piena prova del relativo fatto, salvo solo la controprova dell'inesattezza del medesimo (art. 9 CC). Fino a controprova fa inoltre stato anche il fatto dell'autenticit� della firma, anche se in proposito esistono dubbi che non possano essere dimostrati. Per contro, la prova che il presunto mandante si trovava in un luogo diverso e che gli sarebbe stato impossibile assistere all'autenticazione, potrebbe conseguire la certezza della falsit� della firma. Non vi pu� essere quindi dubbio che anche le circostanze accessorie a quella della firma, attestate nell'autenticazione, hanno una portata giuridica.
Risulta cos� adempiuto anche per l'attestazione della presenza del firmatario e delle sue dichiarazioni il presupposto dell'idoneit� a costituire prova; e ci� anche se tali attestazioni risultassero abbondanziali agli effetti dell'autenticazione. In concreto non pu� d'altronde essere disatteso che X. riteneva l'attestazione delle anzidette circostanze pertinente alla autenticazione e che, come accertato dalla Corte cantonale, egli le ha falsamente attestate in modo intenzionale. Se non le avesse ritenute indispensabili, le avrebbe certamente tralasciate. � quindi certo che la documentazione si � riferita anche alle circostanze ritenute giuridicamente irrilevanti dalla Corte cantonale (cfr. WALDER, Strafrecht und Notariatswesen, ZBCR 1962, p. 140). La falsit� in documenti � oggettivamente dimostrata.
4. La Corte cantonale, avendo espressamente accertato l'atto volontario e cosciente di X. di falsamente documentare che i firmatari gli avevano dichiarato trattarsi della loro firma, gli atti devono essere rimandati a quell'autorit�, affinch� riconosca l'autore colpevole oltre che di falsa autenticazione colposa della firma di D., anche di ripetuta intenzionale falsa documentazione BGE 99 IV 194 S. 201nel senso dell'art. 317 num. 1 CP e perch� lo condanni in conseguenza.
Contemporaneamente, dovr� pure essere posta la questione dell'esistenza di circostanze attenuanti in applicazione degli art. 64/65 CP, a cui accenna anche l'intimato nella sua risposta. In realt� risulta che il Sostituto procuratore pubblico davanti alla Corte di cassazione cantonale ha nuovamente contestato il sincero pentimento. La Corte l'ha in principio ammesso, ma non ha ritenuto di dover procedere ad un'attenuazione della pena perch� si trattava di applicare solo una multa. Tuttavia, poich� in principio il ricorrente pi� non contesta in questa sede l'esistenza del sincero pentimento e, d'altra parte, la determinazione della pena dovr� essere effettuata sulla base di severe norme, la Corte cantonale dovr� esprimersi se, tenuto conto della colpa, si giustifichi una pena al di sotto dei limiti stabiliti all'art. 317 num. 1 CP.
Art. 110 ch. 5 et 317 CP,
art. 317 ch. 1, al. 2 CP,
art. 317 e 110