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Timestamp: 2017-10-16 21:54:16+00:00
Document Index: 162114541

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Osservatorio giurisprudenziale sulla responsabilità medica - Studio Legale
L'Osservatorio giurisprudenziale sulla responsabilità medica costituisce lo strumento attraverso il quale selezionare le più significative decisioni ed enucleare i principi di diritto, nell'evolversi del diritto vivente, e fornire così un fondamentale strumento anche ai cittadini per poter valutare nel modo migliore la possibilità di chiedere la tutela dei loro diritti, nei casi di sospetta responsabilità medica, e di approfondimento, rispetto ai temi trattati nella sezione "responsabilità medico-sanitaria", nella quale è riportata una sintesi dei principi che la governano.
Nel caso in cui le informazioni di questa rubrica non fossero ritenute sufficienti, avete la possibilità di chiedere ulteriori chiarimenti all'Avv. Ezio Bonanni, con comunicazione per e-mail avveziobonanni@gmail.com oppure telefonando al n. 0773/663593.
Qualora si sospettasse della sussistenza di un danno ingiusto, è consigliabile rivolgersi ad un avvocato al quale esporre direttamente il caso e che potrà agire nel vostro interesse affinchè possiate ricevere la giusta tutela.
La Corte di Cassazione rinvia a giudizio per l’applicazione della Legge Gelli.
Con la sentenza n. 16140/2017, la Corte di Cassazione Penale ha rinviato il giudizio alla Corte di Appello al fine di applicare la legge più favorevole tra quelle succedutesi nel tempo (massima dell’Avv. Ezio Bonanni).
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Responsabilità del medico per mancata prescrizione dell’amniocentesi.
La Cassazione Civile, con sentenza n. 243 del 2017, ha stabilito che, qualora risulti che un ginecologo, al quale una gestante si sia rivolta per accertamenti sull’andamento della gravidanza e sulle condizioni del feto, abbia omesso di prescrivere l’amniocentesi, esame che avrebbe evidenziato la peculiare condizione dello stesso (sindrome di down), la mera circostanza che, due mesi dopo quella prestazione, la gestante abbia rifiutato di sottoporsi ad ulteriori accertamenti prenatali non elide l’efficacia causale dell’inadempimento del medico quanto alla perdita della chance di conoscere lo stato del feto sin dal momento in cui quell’inadempimento si è verificato; conseguentemente, ove la gestante lamenti di aver subito un danno alla salute psico-fisica, per aver scoperto la condizione del figlio solo al termine della gravidanza, la perdita di quella chance deve essere considerata parte del danno ascrivibile all’inadempimento del medico (massima dell'Avv. Ezio Bonanni)
La violazione dell’obbligo di informazione attribuisce al danneggiato un autonomo diritto al risarcimento rispetto all’errata esecuzione dell’intervento.
L’acquisizione del consenso informato del paziente, da parte del sanitario, costituisce prestazione altra e diversa rispetto a quella avente ad oggetto l’intervento terapeutico. La Corte di Cassazione Civile, sez. III, con sentenza n. 10414/2014, ha stabilito che, l’errata esecuzione dell’intervento terapeutico dà luogo ad un separato danno suscettibile di essere risarcito autonomamente rispetto a quello dovuto per la violazione dell’obbligo di informazione, anche in ragione della diversa tipologia dei diritti che si sostanziano: l’uno nell’autodeterminazione delle scelte terapeutiche e l’altro nella tutela dell’integrità psicofisica e che di conseguenza possono essere lesi in due differenti momenti (massima dell’Avv. Ezio Bonanni).
Il consenso informato non deve essere generico, ma deve permettere al paziente di avere piena conoscenza della natura e dei rischi dell’intervento.
Non è da considerarsi idonea la sottoscrizione da parte del paziente di un modulo del tutto generico, ai fini della completezza ed effettività del consenso. La Corte di Cassazione Civile, sentenza n. 2177/2016, ha stabilito che, in tema di attività medico-chirurgica, il consenso informato deve basarsi su informazioni dettagliate, che siano idonee a fornire al paziente la piena conoscenza della natura, della portata e dell’estensione dell’intervento medico-chirurgico a cui sarà sottoposto, nonché dei rischi e dei risultati conseguibili. Inoltre, tale informazione dovrà tener conto del livello culturale del paziente e adattarsi ad esso facendo riferimento al suo grado di conoscenze e di istruzione (massima dell’Avv. Ezio Bonanni)
Risarcimento del danno per mancata informazione degli effetti negativi dell’intervento.
Anche se l’intervento è stato eseguito a regola d’arte e ne siano però derivate conseguenze negative per la salute, la mancanza di un’adeguata informazione al paziente, circa i possibili effetti negativi, determina la responsabilità in capo al medico. La Corte di Cassazione Civile, sez. III, n. 2998/2016, ha sancito che il medico può essere chiamato a risarcire il danno alla salute ove il paziente dimostri che se compiutamente informato, egli avrebbe rifiutato l’intervento (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).
Riconosciuta la responsabilità del Ministero della salute, ex legge 210/1992, anche prima del 1978.
La Cassazione Civile, sez. VI, con ordinanza n. 2232/2016 ha stabilito che, in caso di patologie conseguenti ad infezione da virus Hbv, Hiv e Hcv, contratte a seguito di emotrasfusioni o di somministrazione di emoderivati, non sussistono eventi autonomi e diversi ma solo manifestazioni patogene dello stesso evento lesivo, sicché anche prima dell’anno 1978, in cui il virus dell’epatite B fu definitivamente identificato in sede scientifica, con conseguente scoperta dei mezzi di prevenibilità delle relative infezioni, è configurabile la responsabilità del Ministero della salute per l’omissione dei controlli in materia di raccolta e distribuzione del sangue per uso terapeutico e sull’idoneità dello stesso ad essere oggetto di trasfusione, già consentiti dalle conoscenze mediche e dai dati scientifici del tempo (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).
In tema di danni da vaccinazioni obbligatorie il soggetto danneggiato ha diritto a un ulteriore indennizzo, oltre quanto riconosciuto ex legge 210/1992, nonché un assegno una tantum.
La Cassazione Civile, sez. lavoro, n. 16842/2016, ha stabilito che, in tema di danni da vaccinazioni obbligatorie, gli art. 1 e 4 l. n. 229 del 2005 attribuiscono ai soggetti danneggiati, rispettivamente, un ulteriore indennizzo aggiuntivo rispetto a quello già riconosciuto dalla l. n. 210 del 1992, nonché un assegno una tantum per il periodo compreso nel periodo tra il manifestarsi dell’evento dannoso e l’ottenimento dell’indennizzo (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).
In tema di danni da emotrasfusioni infette ricorre responsabilità extracontrattuale del Ministero della salute e contrattuale della ASL.
La Cassazione Civile, con sentenza n. 9374/2016, ha stabilito che, la responsabilita' del Ministero della salute per danni conseguenti da infezione da virus HCV contratte da soggetti emotrasfusi e' di natura extracontrattuale, con relativo termine quinquennale decorrente dalla data in cui il soggetto leso ha avuto piena contezza dell'infezione. La responsabilita' dell'Ospedale ha invece natura contrattuale per cui la domanda si prescrive nel termine di dieci anni (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).
La cartella clinica incompleta fa scattare la prova presuntiva del nesso causale a sfavore del medico.
La Corte di Cassazione Civile, con sentenza n. 22639/2016, ha stabilito che, una cartella clinica incompleta fa scattare la prova presuntiva del nesso causale a sfavore del medico, qualora la condotta dello stesso sia astrattamente idonea a cagionare quanto lamentato. Ciò in quanto, per il principio di “prossimità alla prova”, una cartella clinica lacunosa non può gravare su chi ha diritto alla prestazione sanitaria, costituendo obbligo del sanitario tenerla in modo adeguato (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).
In caso di ritardo diagnostico è esclusa la responsabilità del medico solo ove questo dimostri la totale inutilità dell’intervento.
La Corte di Cassazione Civile, con sentenza n. 343 del 2016, ha stabilito che, in caso di ritardo diagnostico di una patologia tumorale, non si può escludere la responsabilità del medico ove non si affermi la totale inutilità dell’intervento.
Sullo stesso, infatti, grava l’onere di dimostrare che l’anticipazione diagnostica non avrebbe modificato la storia clinica della paziente (ancorchè soltanto quoad valetudinem e non anche quoad vitam) (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).
Risarcimento del danno per tardiva diagnosi.
Anche nel caso di mancata permanenza in vita del paziente, a seguito di intervento chirurgico, l'omessa diagnosi assume rilevanza ai fini risarcitori. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 16993/2015, ha stabilito che, un simile errore cagiona la c.d. perdita di “chance”, in quanto impedisce al paziente la possibilità di godere di un ulteriore lasso di tempo in cui vivere, anche minimo, ovvero, di una migliore qualità della vita nel periodo antecedente il decesso del paziente. Pertanto, in caso di ritardo diagnostico di un processo morboso ad esito ineluttabilmente infausto, la persona subisce un duplice pregiudizio sia sotto il profilo quantitativo (perché la diagnosi interviene dopo e il tempo di sopravvivenza è minore), sia sotto il profilo qualitativo (Cfr. Cass., Sez. III, 18 settembre 2008, n. 23846).
Il danno in capo al paziente sussiste anche nella mera perdita della possibilità di scegliere cosa fare, per usufruire della salute residua, fino all’esito infausto. Tale possibilità di scelta può anche consistere nel rinunziare all’intervento o alle cure consapevolmente (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).
La perdita di chance costituisce un’autonoma voce di danno.
La chance, intesa quale concreta ed effettiva occasione favorevole di poter conseguire un determinato bene o risultato, non è da considerare una mera aspettativa, ma un’entità patrimoniale a sé stante, giuridicamente ed economicamente suscettibile di un’autonoma valutazione. Pertanto, la perdita stessa della possibilità di conseguire un risultato favorevole, determina di per sé un danno risarcibile (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).
Per i danni causati dal medico di base risponde la ASL di appartenenza.
La Corte di Cassazione Civile, con sentenza n. 6244/2015, è giunta ad affermare la responsabilità contrattuale, ex art. 1218 c.c., in capo alla ASL, per tutti i casi di errori commessi dai medici di base (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).
Responsabilità del medico per non aver indirizzato la paziente in un centro di più elevato livello di specializzazione.
In tema di responsabilità medica, il sanitario che riscontri una normalità morfologica del feto anche sulla base di esami strumentali, i quali tuttavia non ne consentano, senza sua colpa, la visualizzazione nella sua interezza, ha l’obbligo d’informare la paziente della possibilità di ricorrere ad un centro di più elevato livello di specializzazione, nella prospettiva della determinazione della gestante ad interrompere la gravidanza, ancorché gli accertamenti diagnostici più completi siano invasivi e implicanti maggiori fattori di rischio per il feto (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).
Responsabilità del medico in caso di complicanze.
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 13328 del 2015, ha stabilito che, quando nel corso dell'esecuzione di un intervento o dopo la conclusione di esso si verifichi un peggioramento delle condizioni del paziente, o tale peggioramento era prevedibile ed evitabile, ed in tal caso esso va ascritto a colpa del medico; ovvero tale peggioramento non era prevedibile oppure non era evitabile, sì da integrare gli estremi della causa non imputabile (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).
Cassazione Civile- Sezione III, Sentenza 20-03-2015, n. 5590.
Onere di allegazione in caso di responsabilità medica
In tema di responsabilità civile nell’attività medico-chirurgica, ove sia dedotta una responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e/o del medico per l’inesatto adempimento della prestazione sanitaria, mentre il paziente è onerato della prova del contratto (e/o del « contatto sociale ») e dell’aggravamento delle proprie condizioni fisiche, quello che grava sulla struttura e/o sul medico, nel fornire la prova liberatoria dalla propria responsabilità, non si limita alla prova della correttezza della prestazione, ma si estende pure alla dimostrazione, in positivo, che l’esito infausto del trattamento praticato sia dovuto ad un altro evento individuato (preesistente o sopravvenuto) indipendente dalla propria volontà e sfera di controllo. Qualora rimanga incerta la causa dell’esito infausto, la situazione processuale di sostanziale incertezza circa l’assenza di colpa del medico, e circa le cause dell’aggravamento, non può esser fatta ricadere sul paziente, ma deve gravare sulla struttura e/o sul sanitario, che non riescono a liberarsi dalla propria responsabilità (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).
Omicidio colposo del chirurgo, primario dell’ospedale.
La Corte di Cassazione Penale, con sentenza n. 33329 del 2015, ha stabilito che, è configurata l’ipotesi delittuosa di omicidio colposo a carico del chirurgo che, nelle vesti di primario dell’ospedale e in virtù dell’autorità concessagli dal ruolo rivestito, non abbia bloccato la scelta dell’anestesista di praticare una anestesia generale con curaro su una ragazzina per reciderle un ascesso alla gola, pur avendo manifestato dissenso a questa decisione che, poi, portò alla morte della paziente e rese vano il tentativo di tracheotomia da lui praticato (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).
Responsabilità del medico per mancata informazione al paziente circa la inadeguatezza della struttura.
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 18304 del 2014 ha stabilito che, è contraria alla buona fede la condotta del medico che sottopone un paziente ad intervento presso struttura sanitaria inadeguata senza dare avviso di tale situazione e omettendo di indirizzarlo ad altra struttura idonea.
La violazione di questi obblighi comporta profili di responsabilità per eventuali falsi affidamenti, anche solo colposamente ingenerati nel paziente (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).
Il danneggiato ha l'onere di dimostrare unicamente l'esistenza del danno e la sua derivazione causale dalla cosa (massima dell'Avv. Ezio Bonanni).
Il professionista sanitario ha l'obbligo di fornire tutte le informazioni possibili al paziente in ordine alle cure mediche o all'intervento chirurgico da effettuare, tanto è vero che deve sottoporre al paziente, perché lo sottoscriva un modulo non generico, dal quale sia possibile desumere con certezza l'ottenimento in modo esaustivo da parte del paziente di dette informazioni: ne consegue che il medico-chirurgo viene meno all'obbligo a suo carico in ordine all'ottenimento del cosiddetto «consenso informato» ove non fornisca al paziente, in modo completo ed esaustivo, tutte le informazioni scientificamente possibili sull'intervento chirurgico, che intende eseguire, e soprattutto sul bilancio rischi/vantaggi dell'intervento. E' il principio di diritto stabilito dalla Corte di Cassazione, con sentenza 31 luglio 2013, n. 18334
La falsificazione del certificato medico integra il reato di cui agli articoli 476 e 482 del codice penale, e non la fattispecie prevista
all'art. 477 dello stesso codice penale, alla luce dei principi di diritto sanciti dalla Corte di Cassazione con sentenza 25 luglio 2013, n. 32446.
Nota di commento dell’Avv. Ezio Bonanni.
Il giudizio contro-fattuale è un'operazione intellettuale che, in primo luogo, richiede la descrizione dell'accaduto;
La Corte di Cassazione Civile, sezione terza, sentenza n. 14024 del 4 giugno 2013 stabilisce che non è valido il consenso informato se espresso per un intervento chirurgico differente, poiché è un istituto giuridico che affonda le proprie radici nell'art. 32 della Costituzione e pertanto il paziente deve essere messo al corrente della situazione patologica e delle terapie che è necessario mettere in atto, di modo che possa autonomamente decidere come comportarsi. Nel caso di specie gli eredi legittimi di un paziente, il quale ha riportato danni irreversibili a seguito di intervento chirurgico, promuovono ricorso avverso la statuizione del giudice di merito, il quale ha rigettato la domanda di risarcimento del danno subito poiché la diagnosi precisa era stata formulata - per necessità attestata da ctu - soltanto in corso di operazione chirurgica.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18185 del 19 aprile 2013, ha assolto dal reato di lesioni gravissime i medici che avevano eseguito un intervento su una minore per asportare una massa tumorale dall'encefalo che, a detta dei medici, sarebbe stato altamente maligno. Dall'esame istologico erano emerse due diagnosi contrastanti, una che dichiarava il basso grado della malignità del tumore e una che ne dichiarava invece l'alto grado. In ogni caso i medici avevano agito in regime d'urgenza e non avevano disposto ulteriori esami per verificare se vi fossero possibili interventi alternativi e meno invasivi rispetto a quello eseguito.
(Commento dell’Avv. Ezio Bonanni)
La Corte di Cassazione, VI^ Sezione Penale, con Sentenza n. 12376 del 2013 individuano nel rifiuto del medico chirurgo di intervenire in un caso di urgenza quella negligenza meritevole di condanna penale, tanto più in un caso nel quale ha determinato la morte di un ragazzo minorenne.
La Corte di Cassazione Civile, Sentenza n. 6093 del 12 Marzo 2013, detta i principi di diritto in ordine all’interpretazione e applicazione dell’art. 2236 c.c. (responsabilità del prestatore d'opera), e conferma che la complessità dell'incarico affidato al professionista può fungere da limite all'attribuzione di responsabilità per la cattiva riuscita dell'opera salvo che ci sia l'elemento soggettivo del dolo o della colpa grave. In particolare, in tema di responsabilità medica, la limitazione del caso di particolare complessità ha efficacia soltanto per la perizia, escludendo decisamente dal novero sia negligenza che imprudenza.
La Corte di Cassazione Civile, sezione terza, sentenza n. 4030 del 19 Febbraio 2013, ha preso in esame le novità introdotte dal decreto Balduzzi (decreto legge 158/2012 convertito in legge 189/2012) che ha riformato l'intero settore della responsabilità medica sia dal punto di vista civile che penale. Si deve a questo intervento legislativo l'introduzione nel nostro ordinamento dell'istituto della colpa lieve: se, in caso di errore medico, il sanitario dimostra di essersi comportato conformemente alle c.d. guidelines (accorgimenti e metodologie scientifiche statisticamente rilevanti sul piano internazionale) allora egli andrà esente da responsabilità penale. Questa circostanza va verificata dal giudice caso per caso. E anche nel caso in cui venisse integrata la scriminante della colpa lieve, il professionista responsabile sarà comunque tenuto a rispondere civilmente del suo operato risarcendo il danno provocato al proprio paziente.