Source: http://infermierelegaleeforense.blogspot.com/2013/04/nuove-regole-di-responsabilita-per-gli.html
Timestamp: 2018-02-21 12:55:58+00:00
Document Index: 52018181

Matched Legal Cases: ['art. 2043', 'art 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.41', 'art.49']

Infermiere Legale e Forense: Nuove regole di responsabilità per gli infermieri
Con il nuovo Decreto Balduzzi, ora Legge, cambiano le regole sulle valutazioni di responsabilità anche per noi infermieri.
Entrano a pieno titolo nella valutazione professionale da parte dei giudici le linee guida e le buone pratiche.
L'esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della sua attività si attiene alle linee guida e buone pratiche, non risponde penalmente di colpa lieve.
Fermo restando l'obbligo del risarcimento dei danni come previsto dall'art. 2043 del codice civile, i giudici nella determinazione del risarcimento, terranno debitamente conto della condotta del sanitario come previsto dall'art 3 della nuova legge.
Qual' è l'orientamento giurisprudenziale?
Premesso che è difficile valutare l'impatto delle nuove regole sull'attività delle categorie interessate, alcune sentenze di cassazione prima e dopo la nuova legge, potrebbero dare un possibile orientamento della giurisprudenza.
Nel marzo 2011 la Corte di Cassazione n.8254 condannava un medico a otto mesi di reclusione e al risarcimento del danno per omicidio colposo per aver dimesso un paziente che presentava ancora dei fattori di rischio.
La Corte evidenziava che il semplice rispetto delle linee guida non è sufficiente a salvare il medico dai profili di colpa, soprattutto se le linee guida corrispondono a esigenze mercantili e a logiche di economicità di gestione.
I giudici della suprema Corte in poche parole affermano che la scelta di dimettere il paziente andava rapportata non alle linee guida, ma bensì alla complessiva condizione del paziente.
Ancora, i giudici affermano in sentenza che le linee guida non rappresentano percorsi di trattamento individuale, ed essendo definite delle raccomandazioni, come tali non possono essere vincolanti.
A distanza di un anno la 4° sezione penale applica la Legge Balduzzi, annullando con rinvio la condanna di omicidio colposo un chirurgo che durante un intervento di ernia del disco, provocò un emorragia letale.
Il rinvio è un atto dovuto per verificare se il chirurgo si è attenuto alle linee guida e alle buone pratiche, confermando giustamente in sede civile il risarcimento del danno al paziente.
Questa sentenza forse è un primo passo verso una maggiore serenità per tutti professionisti sanitari, è una maggiore tutela per il cittadino.
Ma che cosa sono le linee guida e buone pratiche?
In un post del sito di Luca Benci vengono date diverse definizioni, ma la matrice comune è che sono delle raccomandazioni e fino all'entrata in vigore della Legge Balduzzi non avevano nessuna forza costrittiva e obbligatoria.
E come affermano i giudice della Corte del 2011, le linee guida vengono redatte di solito da un panel di esperti, i quali esprimono anche dichiarazioni di consenso rispetto alle indicazioni derivanti dalla letteratura scientifica.
Ancora nel sito di Luca Benci vengono date alcune definizioni sulle "buone pratiche, ma in sostanza le buone pratiche sono, per capirci:
la gestione dei farmaci anti blastici
la prevenzione dell'evento sentinella
Come possiamo notare la materia non è scontata, in quanto anche il Ministero recentemente ha emanato delle raccomandazioni per la prevenzione degli errori in terapia con farmaci neoplastici.
Non sarà facile svincolarsi fra tutte queste definizioni, ma rimango dell'idea che debba essere fatto tutto in sicurezza sia del paziente che per il professionista sanitario.
Cosa è rimasto da chiarire?
La legge Balduzzi segna un primo passo nell'orizzonte professionale sanitario, ma tanto c'è da fare, ad esempio:
Il problema dell'accreditamento delle linee guida
Definire il campo delle buone pratiche cliniche
Fondo nazionale dell'assicurazione
Come è noto le linee guida non sempre sono univoche e quindi anche il sanitario potrebbe trovare grossi problemi di applicabilità.
Inoltre la legge introduce a questo punto il concetto di colpa grave, con la conseguenza per il sanitario, in caso di condanna, di risarcire l'ospedale di appartenenza.
Difronte a questa possibilità,noi infermieri dobbiamo insistere affinché nelle nostre Unità Operative vengano redatti dei protocolli operativi condivisi con l'Azienda, in modo tale da avere uno strumento di tutela in più.
se vuoi scrivilo i nei commenti
Scritto da Fabio Sanna a 09:56
Anonimo 5 luglio 2013 13:16
Buona sera sono in servizio presso un unità operativa di Gastroenterologia, mi è stato richiesto in questi giorni di procedere all' esecuzione di una procedura infermieristica a me non ben ancora nota nella pratica, mi sono rifiutata di assolvere a questa dichiarando la mia inadeguatezza. In che provvedimenti disciplinari si può incorrere? E se avessi causato danni al paziente chi era responsabile io che ho eseguito la manovra o la coordinatrice informata della mia difficoltà'?
Fabio Sanna 8 luglio 2013 09:21
Per risponderti vorrei leggere con te alcuni passaggi del nostro codice deontologico:
Tu hai reputato che quella manovra non eri in grado di farla e l'hai fatto presente, ora, il termine rifiuto è un pò azzardato perché l'art.41 ci dice:
Cioè non basta rifiutarsi di fare certe manovre, ma dobbiamo attivarci perché vengano fatte da altri, ma apprendere anche nuove metodiche come ci dice L'ART. 13:
Altro articolo importante è l'art.49 che recita
L’infermiere, nell'interesse primario degli assistiti, compensa le carenze e i disservizi che possono eccezionalmente verificarsi nella struttura in cui opera. Rifiuta la compensazione, documentandone le ragioni, quando sia abituale o ricorrente o comunque pregiudichi sistematicamente il suo mandato professionale.
Quello che io posso consigliarti e di cercare di agire in sicurezza sia per il tuo bene che quello dell'assistito, cercando il più possibile di evitare gli scontri frontali, che non giovano a nessuno.
Io penso che per questo fatto non succederà niente, ma secondo come è avvenuto il tuo rifiuto potrebbero contestartelo per iscritto. Certo è che se tu avresti fatto quella manovra, creando dei danni, ne avresti risposto per imprudenza e imperizia.
Guarda anche l'altro post degli ordini di servizio,
Anonimo 8 luglio 2013 10:41
Sono estremamente d'accordo sulla collaborazione fondamentale per la nostra Professione ma la motivazione del mio rifiuto è dettata molto semplicemente dal fatto che i turni pomeridiani sono coperti da un solo infermiere, quindi ero solo io ad aiutare me stessa. La coordinatrice non era a conoscenza della manovra provenendo lei da una realtà operativa che nulla aveva a che fare con la nostra. C'è stata la possibilità di rinviare tutto al giorno dopo......altrimenti i danni che provocavo" come dici tu" ne avrei risposto per imprudenza ed imperizia. Se il mio rifiuto viene contestato per iscritto, visto che dettato dalla tutela dell'assistito e mia, mi domando come viene considerata la professione infermieristica che tristezza.
Fabio Sanna 9 luglio 2013 03:12
per capire meglio, non hai eseguito la prestazione per mancanza di competenza? o era una protesta contro l'azienda per il numero esiguo di infermieri di pomeriggio?
Cerca di coinvolgere la tua coordinatrice nell'erogazione dell'assistenza facendo presente che con un numero limitato di infermieri pomeridiani, sarebbe il caso di dare priorità prima alle urgenze, poi l'altro, altrimenti lei ( la coordinatrice ) in caso di urgenza deve darti una mano in quanto prima di essere coordinatrice, è una infermiera.
Collega sono tempi duri per nuove assunzioni di infermieri, le regioni però stanziano dei fondi per compensare carenze organiche chiamate prestazioni aggiuntive ( vedi il mio post ), magari qualche infermiere potrebbe fare il pomeriggio in prestazione, parlane con il primario, coordinatrice, e ufficio infermieristico.
a presto, e non rammaricarti
coinvolgi tutti i colleghi