Source: https://renatodisa.com/2015/06/23/corte-di-cassazione-sezione-i-sentenza-18-giugno-2015-n-12645-nessun-rendiconto-e-dovuto-al-marito-che-versa-il-mantenimento-per-la-figlia-minore-anche-se-la-madre-per-non-aver-saldato-le-spese/
Timestamp: 2018-11-16 20:00:14+00:00
Document Index: 109425414

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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 18 giugno 2015, n. 12645. Nessun rendiconto è dovuto al marito che versa il mantenimento per la figlia minore anche se la madre, per non aver saldato le spese condominiali, lascia che la casa coniugale venga sottoposta ad azioni espropriative. L'assegno posto a carico del coniuge non affidatario quale concorso agli oneri è determinato in misura forfetaria ed è proporzionato alle sostanze dei genitori e, quindi, l'onerato non ha diritto ad un rendiconto delle spese effettivamente sostenute per il suddetto mantenimento - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 18 giugno 2015, n. 12645. Nessun rendiconto è dovuto al marito che versa il mantenimento per la figlia minore anche se la madre, per non aver saldato le spese condominiali, lascia che la casa coniugale venga sottoposta ad azioni espropriative. L’assegno posto a carico del coniuge non affidatario quale concorso agli oneri è determinato in misura forfetaria ed è proporzionato alle sostanze dei genitori e, quindi, l’onerato non ha diritto ad un rendiconto delle spese effettivamente sostenute per il suddetto mantenimento
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SENTENZA 18 giugno 2015, n. 12645
Con il primo motivo di ricorso si lamenta violazione dell’art. 156 cod. civ. nonché mancata ammissione di prova testimoniale su un fatto determinante per la quantificazione dell’assegno di mantenimento, nonché omesso esame di prova documentale decisiva.
Con il secondo motivo, si lamenta violazione degli art. 156, 2227, 2229 (rectius: 2727 e 2729) cod. civ., 115 cod. proc. civ., imputando alla Corte territoriale di non avere considerato il fatto notorio rappresentato dalla grave crisi nazionale e internazionale che ha colpito tutti i settori dell’economia, ivi inclusi, come dimostrato dagli articoli di stampa depositati, gli esercizi commerciali non prestigiosi come quello del ricorrente.
Come chiarito dalle Sezioni Unite di questa Corte, l’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., così come novellato, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Ne consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni degli artt. 366, primo comma, n. 6, e 369, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ., il ricorrente deve indicare il ‘fatto storico’, il cui esame sia stato omesso, il ‘dato’, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il ‘come’ e il ‘quando’ tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua ‘decisività’, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (Cass., Sez. Un., sentenza 7 aprile 2014, n. 8053).
Con il quarto motivo si lamenta violazione dell’art. 147, 155 e 155 quater cod. civ., criticando la decisione della Corte territoriale che aveva respinto la sua richiesta di rendiconto in ordine alle somme versate per il mantenimento della minore, alla luce del mancato pagamento degli oneri condominiali relativi al godimento della casa coniugale, che aveva determinato il compimento di atti espropriativi in relazione a detto immobile.
Con il quinto motivo di ricorso, si lamenta violazione dell’art. 155 cod. civ., per avere la Corte territoriale fatto retroagire l’assegno, così come aumentato, per il concorso nel mantenimento della minore sin dalla data della domanda e non dalla data della sentenza di accoglimento del gravame.
In conclusione, il ricorso va rigettato. Tenuto conto delle questioni esaminate e della natura degli interessi coinvolti, ritiene la Corte che sussistano i presupposti per disporre la compensazione delle spese del giudizio di legittimità.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-06-23T17:00:04+00:0023 giugno 2015|Cassazione civile 2015, Corte di Cassazione, Delle persone e della Famiglia, Diritto Civile e Procedura Civile, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti