Source: https://www.laleggepertutti.it/158027_sovraindebitamento-procedimento-e-provvedimento-del-giudice
Timestamp: 2018-03-18 09:21:44+00:00
Document Index: 113534615

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 737', 'art. 1', 'art. 737', 'art. 10', 'art. 9', 'art. 126', 'art. 737', 'art. 162', 'art. 161', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 171']

Sovraindebitamento: procedimento e provvedimento del giudice
Professionisti Sovraindebitamento: procedimento e provvedimento del giudice
Professionisti Pubblicato il 15 aprile 2017
> Professionisti Pubblicato il 15 aprile 2017
Legge salva suicidi: il procedimento camerale, la fissazione dell’udienza e la comunicazione ai creditori.
Il primo periodo dell’ultimo comma dell’art. 10 dispone che al procedimento, per quanto compatibili, si applicano le norme dell’art. 737 e seguenti c.p.c., quindi le regole del rito camerale.
Al procedimento dovrebbe applicarsi l’istituto della sospensione feriale prevista dall’art. 1, comma 1 della legge 742/1969 non essendo prevista alcuna deroga specifica.
Il giudice effettuati i controlli che la norma pone a suo carico con esito positivo emette immediatamente un decreto di ammissione (motivato in quanto applicabile l’art. 737 c.p.c.), con il quale detta la scansione delle successive fasi della procedura.
— fissa l’udienza dinanzi a se;
— dispone la comunicazione ai creditori (a cura dell’organismo di composizione della crisi), presso la residenza o sede legale, della proposta e del decreto contenente l’avvertimento dei provvedimenti che può adottare all’udienza a mente del terzo comma dell’articolo in commento, nelle forme tradizionali o informatiche ormai usuali (telegramma, lettera raccomandata con avviso di ricevimento, telefax o posta elettronica certificata) [1], almeno trenta giorni prima della data dell’udienza dinanzi a se;
— dispone la pubblicità della proposta e del decreto di ammissione nelle forme ritenute idonee (pubblicazione su quotidiani e/o su siti internet specializzati) e, nel caso in cui il proponente è un soggetto che svolge un’attività d’impresa, anche la pubblicazione nel registro delle imprese (attività ancora una volta demandata all’organismo di composizione della crisi);
— dispone, nel caso in cui il piano preveda la cessione o l’affidamento di beni immobili o mobili registrati, la trascrizione del decreto, ponendo l’adempimento a carico dell’organismo di composizione della crisi [2];
— dispone che fino al momento di omologazione diventa definitivo, non possono essere sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali né disposti sequestri conservativi né acquisiti diritti di prelazione sul patrimonio del debitore da parte di creditori aventi titolo anteriore [3].
Prima della modifiche apportate dal D.L. 179/2012 era prevista l’iscrizione in apposita sezione del registro delle imprese, e si riteneva che la stessa non producesse l’efficacia dichiarativa, costitutiva e normativa propria dell’iscrizione nella sezione ordinaria ma la semplice funzione di certificazione anagrafica e di pubblicità notizia e quindi di per sé la iscrizione non rende il fatto opponibile ai terzi dovendosi in tal caso provare l’effettiva conoscenza [4].
Il primo comma dell’art. 10, dopo le modifiche introdotte dal D.L. 179/2012 indica in sessanta giorni il termine, con decorrenza dal deposito della documentazione di cui all’art. 9, entro cui il giudice deve fissare l’udienza. Il provvedimento del giudice, ancorché la norma sia silente, dovrà contenere anche il termine entro il quale i creditori dovranno esprimersi sulla proposta altrimenti la fase di acquisizione delle adesioni resterebbe aperta sine die e non consentirebbe ai creditori una valutazione non potendo apprezzare la durata della procedura.
Il tenore letterale della norma non sembra lasciare dubbi sul fatto che la domanda ed il provvedimento emesso dal giudice debbano essere pubblicati e comunicati integralmente ai creditori, adempimento che comporta un impegno non indifferente sia in relazione al tempo impiegato che in termini monetari.
È ipotizzabile che l’adempimento sia comunque ritenuto assolto regolarmente quando siano riassunti sinteticamente gli elementi essenziali [5].
Per quanto riguarda le modalità di comunicazione è necessario rilevare che l’elencazione è preceduta dall’avverbio “anche” il che sta a significare che l’adempimento potrà essere effettuato con altre modalità (per esempio con consegna a mano procurandosi la prova della consegna) o per proclama a mente dell’art. 126 L.F.13 ove la proposta lo preveda ed il giudice disponga in tal senso.
Considerato che la comunicazione riguarda la proposta ed il provvedimento è da ritenere che nella pratica la comunicazione non sia attuabile tramite telegramma.
La norma nulla dice sulla possibilità che il provvedimento del giudice non sia positivo ma la mancata previsione non impedisce quest’ultima possibilità che, indirettamente emerge dall’ultimo periodo del sesto comma. Il giudice, ove non riscontri che il ricorso soddisfi tutti i requisiti previsti dagli articoli 7, 8 e 9, emetta un provvedimento motivato ai sensi dell’art. 737 c.p.c. con il quale dichiara inammissibile o improcedibile la richiesta.
Prima delle modifiche apportate dal D.L. 179/2012 in considerazione del fatto che la norma prevedeva che il giudice, esaminata la domanda, debba emettere immediatamente il provvedimento sembrava che il medesimo non potesse ritardare i tempi chiedendo al ricorrente di integrare la documentazione e/o il piano.
In relazione a ciò si osservava come nel concordato preventivo (art. 162 L.F.), procedura destinata a soggetti più rilevanti e strutturati, il tribunale può concedere al debitore un termine, non superiore a quindici giorni, per integrare il piano e produrre altra documentazione, norma ritenuta estensibile in via analogica per economia processuale, agli accordi di ristrutturazione14 è da chiedersi se l’interpretazione possa essere estesa anche alla procedura regolata dalla legge 3/2012 caratterizzata dalla snellezza e dalla semplicità essendo rivolta a soggetti meno rilevanti e, spesso, non strutturati ed in considerazione che la domanda può sempre essere ripresentata.
Per alcuni, il giudice, ancorché non previsto dalla norma, ove ritenga la documentazione prodotta carente, può invitare il proponente ad integrarla [6].
È comunque opportuno evidenziare che la possibilità di intergare la documentazione consente al debitore di esercitare pienamente il diritto di difesa [7].
La mancata previsione della possibilità di integrare la documentazione è ancora più stridente dopo le modifiche apportate all’art. 161 L.F.17 dal D.L. 26 giugno 2012, n. 83, che consente all’imprenditore commerciale sopra soglia di presentare la domanda di concordato preventivo riservandosi di produrre la documentazione successivamente entro il termine fissato dal giudice tra sessanta e centoventi giorni.
Ancorché nel procedimento camerale è reclamabile soltanto il provvedimento conclusivo è da ritenere che il provvedimento emesso dal giudice possa essere reclamato dinanzi al tribunale che decide in composizione collegiale, collegio al quale non può partecipare il giudice che ha emesso il provvedimento reclamato, quando riguarda la sussistenza dei requisiti di ammissibilità non più suscettibili di riesame nell’ulteriore corso della procedura [8].
La querelle è stata superata in quanto l’art. 9, comma 3 ter, è espressamente previsto che il giudice può concedere un termine, non superiore a quindici giorni, per appartare integrazioni alla domanda e produrre nuovi documenti.
Viene da chiedersi se tra i “nuovi documenti” che il giudice può chiedere vi siano o meno ricompresi quelli relativi attestanti la presentazione della domanda (entro tre giorni dal deposito in tribunale) presso l’agenzia della riscossione dei tributi, e gli uffici fiscali anche degli enti locali.
È da ritenere che tali documenti non siano da qualificare come “nuovi documenti” e che devono essere depositato spontaneamente dall’organismo di composizione della crisi che assiste il soggetto. merita segnalare che la norma non prevede alcuna sanzione né di natura monetaria né di tipo procedurale con la conseguenza che la mancata produzione non dovrebbe incidere, almeno teoricamente sulla procedura, ma nella prassi potrebbe spingere il giudice ad effettuare accertamenti ed entrare nella valutazione per l’emissione del provvedimento di revoca in sede d’udienza ai sensi del comma 3 dell’art. 10.
La norma disciplina soltanto l’ipotesi in cui i controlli del giudici abbia esito positivo mentre nulla dice nel caso in cui i controlli diano esito negativo. Anche nel silenzio della norma l’esito negativo dei controlli non può che portare al rigetto della domanda. Tale tesi è stata confermata dal tribunale di Firenze, che, riscontrata una carenza nella documenta- zione allegata allo domanda, ha rigettato la domanda per assenza dei requisiti di legge [9]. Il tribunale toscano si è pronunciato sulla domanda avanzata nella vigenza della disciplina originaria ma le conclusioni alle quali è pervenuto valgono anche dopo l’intervenuta novella.
[1] È opportuno segnalare che in ambito fallimentare il flusso informativo tra gli organi della procedura ed i creditori è stata prevista esclusivamente attraverso la posta elettronica certifica (PEC). Per un ap profondimento SOLLINI E., Rivoluzione nel fallimento: comunicazioni ai creditori tramite pec e domande di ammissione al passivo inviate esclusivamente alla pec del curatore, in www.cesimultimedia.it.
[2] Novità portata dalle modifiche introdotte dal D.L. 179/2012.
[3] A seguito delle modifiche introdotte dal D.L. 179/2012 tale disposizione viene anticipata nel provvedimento iniziate con effetto protettivo immediato. Nella vigenza del testo originario della legge 3/2012, il provvedimento veniva emesso in sede di udienza lasciando con la conseguenza che nel tempo intercorrente i beni potevano essere aggrediti e quindi l’effetto protettivo era più li- mitato.
[4] PARINI A., Accesso alle banche dati, in Composizione della crisi da sovraindebitamento (a cura di DI MARZIO F. – MACARIO F. – TERRANOVA G.), Giuffrè 2012, 93
[5] D’ORAZIO L., Sub art. 171, in La legge fallimentare (a cura di FERRO M.), II ed. Padova, pag. 1945.
[6] Art. 126 L.F. – Concordato nel caso di numerosi creditori
[7] Trib. di Terni del 2/12/11
[8] FARINA M., Procedimento, in Composizione della crisi da sovraindebitamento (a cura di DI MARZIO F. – MACARIO F. – TERRANOVA G.), Giuffrè 2012, 51
[9] SOLLINI E., Il concordato preventivo, cit., pag. 82 17 Art. 161 L.F. – Domanda di concordato
e) un piano contenente la descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento della proposta. Il piano e la documentazione di cui ai commi precedenti devono essere accompagnati dalla relazione di un professionista, designato dal debitore, in possesso dei requisiti di cui all’articolo 67, terzo comma, lett. d), che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano Analoga relazione deve essere presentata nel caso di modifiche sostanziali della proposta o del piano.
L’imprenditore può depositare il ricorso contenente la domanda di concordato unitamente ai bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, riservandosi di presentare la proposta, il piano e la documentazione di cui ai commi secondo e terzo entro un termine fissato dal giudice, compreso fra sessanta e centoventi giorni e prorogabile, in presenza di giustificati motivi, di non oltre sessanta giorni. Nello stesso termine, in alternativa e con conservazione sino all’omologazione degli effetti prodotti dal ricorso, il debitore può depositare domanda ai sensi dell’articolo 182-bis, primo comma. In mancanza, si applica l’articolo 162, commi secondo e terzo.
Dopo il deposito del ricorso e fino al decreto di cui all’articolo 163 il debitore può compiere gli atti urgenti di straordinaria amministrazione previa autorizzazione del tribunale, il quale può assumere sommarie informazioni. Nello stesso periodo e a decorrere dallo stesso termine il debitore può altresì compiere gli atti di ordinaria amministrazione. I crediti di terzi eventualmente sorti per effetto degli atti legalmente compiuti dal debitore sono prededucibili ai sensi dell’articolo 111.
Con il decreto di cui al sesto comma, primo periodo, il tribunale dispone gli obblighi informativi periodici, anche relativi alla gestione finanziaria dell’impresa, che il debitore deve assolvere sino alla scadenza del termine fissato. In caso di violazione di tali obblighi, si applica l’articolo 162, commi secondo e terzo. La domanda di cui al sesto comma è inammissibile quando il debitore, nei due anni precedenti, ha presentato altra domanda ai sensi del medesimo comma alla quale non abbia fatto seguito l’ammissione alla procedura di concordato preventivo o l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 22, primo comma, quando pende il procedimento per la dichiarazione di fallimento il termine di cui al sesto comma del presente articolo è di sessanta giorni, prorogabili, in presenza di giustificati motivi, di non oltre sessanta giorni.
[10] FILOCAMO S.F., L’ammissione e l’anticipazione degli effetti, in Sovraindebitamento e usura (a cura di M FERRO), cit., pag. 144.