Source: http://assovaldisieve.blogspot.com/2015/11/il-progetto-di-legge-del-governo-non.html
Timestamp: 2017-08-21 13:49:13+00:00
Document Index: 81986802

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 5']

ASSOCIAZIONE VALDISIEVE: Il progetto di legge del governo non ferma il consumo del suolo, rilancia la speculazione
di Vezio De Lucia 02 Novembre 2015 per Eddyburg
2. la riduzione nazionale è in seguito ripartita fra le Regioni con deliberazione della Conferenza unificata (art. 3, c. 5);
3. il terzo atto riguarda la riduzione del consumo di suolo dalla scala regionale a quella comunale, il che avviene con provvedimento delle Regioni e delle Province autonome (art. 3, c. 8).
Come si vede, è uno di quei meccanismi a cascata – Stato, Regioni, Comuni – che non hanno mai funzionato, figuriamoci in questa circostanza, quando sotto tiro sono quell’immane coacervo di interessi che comprende (per dirla con Valentino Parlato) gli stati maggiori e le fanterie della proprietà fondiaria.
Entrando nel merito, penso che uno scrupoloso ministro delle Politiche agricole possa decretare senza particolari problemi, entro un anno dalla entrata in vigore della legge, di quanto debba essere ridotto il consumo di suolo a livello nazionale. Una decisione che può avere una positiva ricaduta sull’opinione pubblica e non dovrebbe suscitare rilevanti ostilità.
Ma ammesso ancora che, un giorno, questo possa succedere, non succederà mai che i comuni più disponibili nei confronti del cemento e dell’asfalto (dal Lazio in giù) provvedano nei tempi previsti a riformare gli strumenti urbanistici per cancellare le espansioni previste. Non c’è bisogno di una gran fantasia per dedurre che la legge non sarà applicata proprio dove sarebbe più necessario e urgente. Oppure – il che è lo stesso – sarà applicata quando non ci sarà più suolo da sottrarre all’edificazione. Mi si può obiettare che la norma transitoria (art. 11) blocca il consumo del suolo per tre anni dall’approvazione della legge. Ma la norma fa salvi opere, interventi, strumenti attuativi e procedimenti (anche solo adottati) che coprono abbondantemente i tre anni di moratoria.
Rigenerazione della speculazione
La proposta non si occupa solo di contenimento del consumo del suolo. Nel recente dibattito nelle commissioni VIII e XIII della Camera sono stati aggiunti altri due preoccupanti argomenti: i compendi agricoli neorurali e la rigenerazione delle aree urbane degradate.
I compendi agricoli neorurali (art. 6), di cui ha scritto su queste pagine (30 gennaio 2015) Cristina Gibelli, sono una micidiale novità che riguarda la possibile trasformazione dell’edilizia rurale in attività amministrative, servizi ludico-ricreativi, turistico-ricettivi, medici, di cura, eccetera. Una legge che nasce dal ministero dell’Agricoltura per “promuovere e tutelare l’attività agricola, il paesaggio e l’ambiente” (art. 1) consente viceversa la distruzione dell’attività agricola e dei relativi insediamenti rurali.
Ancora più inquietante l’altra novità, introdotta nelle ultime settimane, in materia di rigenerazione delle aree urbanizzate degradate (art. 5). Si tratta di una delega al governo a emanare, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi volti a “semplificare le procedure per gli interventi di rigenerazione delle aree urbanizzate degradate …”. È una delega in bianco. I principi e criteri direttivi si limitano a richiedere che:
· siano garantiti interventi volti “alla rigenerazione delle aree urbanizzate degradate attraverso progetti organici relativi a edifici e spazi pubblici e privati, basati sul riuso del suolo, la riqualificazione, la demolizione, la ricostruzione e la sostituzione degli edifici esistenti, la creazione di aree verdi, pedonalizzate e piste ciclabili, l’inserimento di funzioni pubbliche e private diversificate volte al miglioramento della qualità della vita dei residenti”;
L'ultimo testo disponibile del disegno di legge C 2039, sulla base del quale è stato scritto l'articolo é scaricabile qui. L'argomento è stato trattato su eddyburg con numerosi articoli. Si vedano tra l'altro, i seguenti: gli articoli di Vezio De Lucia del giugno 2013 (Consumo di suolo a un passo dal baratro) e del febbraio 2015 (A partire dalle buone intenzioni del ministro il Parlamento approda a una legge inservibile), di Cristina Gibelli, 20 gennaio 2015 (Neologismi in libertà: «compendi neorurali periurbani), di Eddyburg, febbraio 2015 (Eddyburg e il consumo di suolo), di Ilaria Agostini del maggio 2015 (Due leggi per il suolo).
fonte: http://www.eddyburg.it/2015/11/il-progetto-di-legge-del-governo-non.html
Con il commento di Sergio Brenna ·
De Lucia, che ha vissuto quasi tutte le stagioni dell'urbanistica italiana (la descrizione nel libro "Se questa è una città" del modo in cui, all'indomani della "frana di Agrigento" approdò al gruppo diretto da Martuscelli che al Ministero dei LL. PP. avrebbe poi elaborato il D.M. 1444/68 è un pezzo di letteratura!) ha perfettamente ragione. Io ho cercato, invano, di far pubblicare su riviste accademiche una riflessione intitolata "Smart cities vs town planning?" in cui documentavo, conti alla mano, come nei più decantati piani di rinnovamento urbani milanesi (Citylife, Porta Nuova, ecc.) il ricorso alla metodologia di Valutazione Ambientale Strategica e le vantate innovazioni tecnologiche nella riduzione dei consumi energetici e delle emissioni inquinanti venissero usati per accantonare qualunque criterio di congruità tra quantità edificatorie, quantità di spazi pubblici e altezza degli edifici a favore delle rendite immobiliari attese e della fantasiosa inventività di immagine architettonica che ne occulta la dura prevalenza nella determinazione dei modelli insediativi (edifici necessariamente molto sviluppati in altezza - sino a oltre 200 metri - e che oscurano stabilmente in inverno gli edifici circostanti e preesistenti – e i ridotti spazi pubblici piegati al rutilante consumismo o sostituiti dal verde privato su smisurati balconi privati). I “referees” hanno valutato come nostalgica retrospettiva il mio richiamo ai criteri degli articoli 7 e 8 del D.M. n. 1444/68 il cui integrato disposto può interpretarsi così: “Il progettista urbano di piani attuativi può proporre liberamente tipologie edilizie autonomamente sviluppate in altezza rispetto al contesto solo se gli indici edificatori attribuiti consentono di realizzare totalmente gli spazi pubblici prescritti dal piano generale, altrimenti l'intervento deve ritenersi alla stregua di quelli senza piano attuativo e l'altezza degli edifici deve adeguarsi a quella degli edifici circostanti e preesistenti”. Un criterio semplice e ragionevole che la nuova genìa degli Accordi di programma e dei Programmi Integrati di Intervento ha spesso spazzato via, riportandoci invece alle “convenzioni senza Piano Regolatore” della sciagurata stagione degli Anni '50-'60. La decantata “innovazione” è stata in realtà un vero e proprio “regresso”.
Lo stesso rischia di accadere con l'ideologia del “consumo zero di suolo”: pur di non si consumare nuovo suolo (e, come segnalato, spesso neppure questo è vero), bisogna che sulle aree di "riuso e rinnovamento urbano” si lascino concentrare quantità edificatorie ed altezze stabilite “ad libitum” con i pretesi innovativi criteri del XXI secolo che spazzano via quelli del XX per tornare a quelli del XIX!
Pubblicato da Assovaldisieve Valdisieve il 3.11.15
Etichette: cementificazione, consumo di suolo, Leggi e diritto