Source: http://win.enpavaldarno.it/doc/Iniziative.htm
Timestamp: 2019-09-23 17:45:06+00:00
Document Index: 25686006

Matched Legal Cases: ['art. 727', 'sentenza ', 'art.727', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.1', 'art. 1', 'in fine', 'art.727']

••• Iniziative
DEPOSITATO IN SENATO IL DISEGNO DI LEGGE PER L’INASPRIMENTO DELLE PENE CONTRO CHI MALTRATTA GLI ANIMALI
Roma, 9 maggio 2002 – Il Senatore Ettore Bucciero (gruppo Alleanza Nazionale) ha presentato oggi al Senato il disegno di legge che modifica l’art. 727 del codice penale, ovvero la norma che disciplina il reato di maltrattamento degli animali.
Il testo del progetto è stato elaborato in collaborazione con l’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali), che si batte da anni perché le pene contro chi sevizia gli animali non umani siano inasprite.
E finalmente, grazie all’iniziativa del senatore Bucciero, primo firmatario del disegno di legge, la battaglia dell’Enpa trova riconoscimento, approdando in Parlamento.
Ora è necessario proseguire con la raccolta delle firme per accelerare l’iter di approvazione della legge.
Con la modifica del 727, in sostanza, l’Enpa chiede che chiunque compia atti lesivi nei confronti degli animali sia punito con la reclusione da sei mesi a tre anni, e con la multa fino ad 20.000 Euro. Chiede che a queste persone sia fatto divieto di detenere, o entrare in contatto con altri animali per un periodo variabile da 1 a 4 anni, o, in caso di recidiva, per sempre. Chiede che la sentenza sia pubblicata su un giornale a tiratura nazionale a spese del condannato. Chiede che a tutti gli abitanti della Terra sia riconosciuto il diritto all’esistenza e al rispetto.
L’art.727 considera il maltrattamento di animali una contravvenzione, la nuova legge eleverà il reato a delitto. L’attuale normativa prevede, come pena massima, un’ammenda di dieci milioni di lire (più le aggravanti del caso: pubblicazione delle sentenza e sottrazione di eventuali cadaveri).
Per la legge italiana gli animali sono equiparati a meri oggetti. Ma la comunità scientifica internazionale li riconosce ormai ufficialmente come esseri senzienti. Evidenze sperimentali dimostrano che gli animali sentono, amano, piangono, soffrono, si deprimono, si affezionano. Nel loro modo. La teoria cartesiana degli animali senz’anima è ormai uno sbiadito ricordo. E presto anche l’animal res dell’ordinamento legislativo italiano sarà consegnato al passato.
727 – (Maltrattamento di animali). Chiunque incrudelisce verso animali senza necessità o li sottopone a strazio o sevizie o a comportamenti e fatiche insopportabili per le loro caratteristiche, ovvero li adopera in giuochi, spettacoli o lavori insostenibili per la loro natura, valutata secondo le loro caratteristiche anche etologiche, o li detiene in condizioni incompatibili con la loro natura o abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’ammenda da lire due milioni a lire dieci milioni.
La pena è aumentata se il fatto è commesso con mezzi particolarmente dolorosi, quali modalità del traffico, del commercio, del trasporto, dell’allevamento, della mattazione o di uno spettacolo di animali, o se causa la morte dell’animale: in questi casi la condanna comporta la pubblicazione della sentenza e la confisca degli animali oggetto del maltrattamento, salvo che appartengano a persone estranee al reato.
Nel caso di recidiva la condanna comporta l’interdizione dall’esercizio dell’attività di commercio, trasporto, allevamento, mattazione o spettacolo.
Chiunque organizza o partecipa a spettacoli o manifestazioni che comportino strazio o sevizie per gli animali è punito con l’ammenda da lire due milioni a lire dieci milioni. La condanna comporta la sospensione per almeno tre mesi dalla licenza inerente l’attività commerciale o di servizio e, in caso di morte degli animali o di recidiva, l’interdizione dall’esercizio dell’attività svolta.
" Chiunque, fuori dai casi normativamente previsti dalle leggi speciali, maltratta gli animali, cagionandone senza necessità la sofferenza o uno stato di alterazione psichica ovvero biologica, sia dal punto di vista fisico che delle necessità e dell’espletamento delle normali attività etologiche e fisiologiche proprie di ogni specie vivente, ovvero abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini nella cattività è punito con la reclusione fino a sei mesi e con la multa fino a Euro 10.000, oltre al divieto di detenere animali.
Le pene sono aumentate se il fatto è commesso con modalità e mezzi particolarmente dolorosi o se causa la morte dell’animale.
"Chiunque svolgendo attività di commercio, trasporto, traffico, allevamento, servizio e mattazione violi l’art.1 della presente legge, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni, con la multa fino ad Euro 20.000 e con l'interdizione dall'esercizio dell’attività svolta, oltre alle pene di cui all'art. 1, ultimo comma.
"Gli animali oggetto della confisca prevista dalla presente legge, sono affidati, con spese a carico del Ministero della salute, salvo il potere di rivalsa sul proprietario o detentore dell’animale, alle Aziende sanitarie locali (ASL) e ai canili pubblici dei comuni, o alle associazioni animaliste o enti morali, da individuarsi con decreto del Ministero della salute di concerto con i Ministeri dell'interno, ambiente e delle politiche agricole e forestali entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge".
Competenza per l’accertamento delle violazioni
"All’accertamento delle violazioni previste e punite dalla presente legge sono altresì competenti, ex artt. 55 e ss. c.p.p., nei limiti dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti prefettizi di nomina, le Guardie Zoofile dell'Ente Nazionale Protezione Animali.
Al primo comma dell’articolo 19 del codice penale è aggiunto, in fine, il seguente numero:
“2-bis) il divieto di detenzione di animali”.
Dopo l’articolo 35 bis del codice penale è inserito il seguente:
“Art. 35-ter. (Divieto di detenzione di animali). – Il divieto di detenzione di animali priva il condannato della facoltà di avere in affidamento animali d’affezione e di riscattarli dai rifugi pubblici e privati.
Il divieto è perpetuo in caso di recidiva”.
"E' abrogato l’art.727 c.p. e ogni altra disposizione incompatibile".