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Cassazione & CSE: limite spazio-temporale del cantiere e la fine lavori. :: CANTIERE PRO :: Sicurezza in cantiere
Cassazione & CSE: limite spazio-temporale del cantiere e la fine lavori.
19 Dicembre 2019 :: di Redazione Tecnica
Analizziamo la sentenza Cassazione 710/2016 (Sezione IV), di particolare interesse per il CSE, in cui la Suprema Corte chiarisce il concetto di limite spazio-temporale di un cantiere e la correlata durata delle responsabilità del Professionista. E’ necessario altresì un verbale di fine lavori?. Con Sentenza n. 104/2015 il Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Larino dichiarava il non luogo a procedere nei confronti del committente e coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione CSE, relativamente all’infortunio occorso ad un operatore durante le fasi di rimozione delle casseforme per la realizzazione di un pilastro.
RICORSO DEL CSE
Avverso a tale sentenza propongono ricorso in Cassazione il Procuratore Generale (Corte d’Appello di Campobasso) e gli avvocati delle parti civili, per vizi motivazionali in relazione ai due prosciolti a partire dalla contraddizione del GUP (Giudice per l’Udienza Preliminare) per aver richiamato la Sentenza n. 3809 – Sezione IV della Cassazione, in cui viene affermato il principio secondo cui un cantiere non può ritenersi concluso solo perché sono terminate le opere edili in senso stretto. Difatti il cantiere non poteva ritenersi concluso, in quanto erano in corso una serie di attività come lo scassero delle casseforme per i pilastri.
Inoltre quale ulteriore motivo del ricorso. in base a quanto previsto dal D.Lgs. 81/2008 il Coordinatore per la Sicurezza in fase di Esecuzione CSE, previo accordo con: Direttore dei Lavori, Committente e se nel caso Responsabile Lavori, redige il verbale di fine opere di sua competenza sottoponendolo alla firma de:
impresa affidataria;
committente (e responsabile lavori se nominato).
Tra gli atti di gestione del cantiere in oggetto non vi è traccia di tale documento; l’ultimo sopralluogo in cantiere avveniva in data 19 giugno 2012, mentre alla data del 26.06.2012 (giorno dell’infortunio) erano ancora in atto le fasi di cantiere.
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La Cassazione si esprime nel merito della sentenza 104/2015 evidenziando in sintesi che:
è possibile una lettura alternativa rispetto a quanto esposto dal GUP, in evidenza a quanto manifestato dal Consulente Tecnico dell’operaio infortunato.
Tale lettura manifesta la possibilità di un nesso causale tra la condotta (colpevole) degli imputati (committente e CSE) e l’evento.
CASSAZIONE E CSE – OMISSIONI COMMITTENTE E COORDINATORE
La normativa di riferimento pone in capo al Committente numerosi obblighi; nel caso specifico la Cassazione sottolinea come omissioni:
verifica dell’adempimento, da parte del CSE, degli obblighi relativi all’applicazione delle disposizioni sulla sicurezza previste dal PSC.
Vigilare sulla presenza del CSE.
Mancata verifica della validità temporale del DURC.
Mancata verifica della validità del contratto di sub-appalto fatta salva la preventiva autorizzazione alla sottoscrizione (all’interno del documento non venivano specificati i costi della sicurezza in cantiere da ricondursi direttamente all’impresa sub-appaltatrice, così come previsto dall’ex art. 26 comma 5 D.Lgs. 81/2008. Tale assenza rendeva il contratto nullo anche ai sensi dell’art. 1418 del Codice Civile).
OPERATO DEL CSE
Per gli stessi motivi la Cassazione, ricordando il significato della posizione di garanzia del CSE, delegato dal committente, come soggetto qualificato per funzioni e responsabilità di progettazione e coordinamento implicanti particolari competenze tecniche altrimenti ricadenti proprio sul committente, riconosce una serie di omissioni sull’operato del Coordinatore:
Autore di incoerenze su alcuni dati inseriti all’interno della Gara d’Appalto;
Omissione incombenze previste per tale ruolo dall’art. 92 comma 1 D.Lgs. 81/2008.
articolo 92 D.Lgs. 81/2008
Compiti e responsabilità discendono dalla funzione di generale alta vigilanza demandata dalla legge allo stesso committente e da quanto previsto dal richiamato articolo 92 D.Lgs. 81/2008 per quanto concerne il coordinatore sicurezza in cantiere che è tenuto a verificare in sintesi:
corretta applicazione delle disposizioni di cui al Piano di Sicurezza e Coordinamento;
corretta applicazione delle procedure di lavoro;
idoneità del Piano Operativo di Sicurezza;
coerenza dello stesso POS con il Piano di Sicurezza e Coordinamento;
adeguamento del Piano Operativo di Sicurezza agli eventuali aggiornamenti del PSC;
coordinamento tra Datori di Lavoro (compresi lavoratori autonomi) anche per una corretta informazione;
coordinamento degli RLS;
sospendere l’opera o parte di essa per problematiche inerenti il riscontro di un pericolo grave ed imminente;
segnalare al committente le inosservanze dei soggetti coinvolti rispetto al PSC, proporre l’allontanamento o la risoluzione del contratto;
segnalare ai competenti organi di vigilanza le eventuali inadempienze dei soggetti esecutori e del committente.
CASSAZIONE E CSE – LIMITE SPAZIO TEMPORALE DEL CANTIERE
Considerata quindi proprio la definizione di cantiere:
1. I lavori di costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione, risanamento, ristrutturazione o equipaggiamento, la trasformazione, il rinnovamento o lo smantellamento di opere fisse, permanenti o temporanee, in muratura, in cemento armato, in metallo, in legno o in altri materiali, comprese le parti strutturali delle linee elettriche e le parti strutturali degli impianti elettrici, le opere stradali, ferroviarie, idrauliche, marittime, idroelettriche e, solo per la parte che comporta lavori edili o di ingegneria civile, le opere di bonifica, di sistemazione forestale e di sterro.
2. Sono, inoltre, lavori di costruzione edile o di ingegneria civile gli scavi, ed il montaggio e lo smontaggio di elementi prefabbricati utilizzati per la realizzazione di lavori edili o di ingegneria civile.
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Quello in oggetto non doveva ritenersi concluso, mantenendo operante la posizione di garanzia del CSE. Secondo la Cassazione il limite spazio-temporale di un cantiere è correlato al perfezionamento di tutte le fasi di lavorazione, anche successive a lavori edili o di ingegneria civile in senso stretto, funzionali al collaudo ed alla consegna dell’opera, proprio in riferimento alla sentenza n. 3809/2015 richiamata sopra.
Il principio esposto sopra, nell’infortunio in questione, è rafforzato anche dall’assenza della “rituale” comunicazione di fine lavori (assente nel caso in questione) inviata al committente dall’impresa affidataria.
Per tali motivi la Cassazione annulla la sentenza 104/2015 del Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Larino.
Oltre ai rituali richiami di Legge in merito alle attività e compiti del committente e del coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione, con l’annullamento si evidenzia l’importanza di porre termine alle opere tramite la redazione di un apposito verbale a firma contestuale dei soggetti affidatari/esecutori e del coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione, che provvederà a darne informazione scritta anche al committente (e responsabile dei lavori se nominato).
Fonte: Sentenza 710/2016 Cassazione – IV Sezione Penale.
Argomenti trattati: CASSAZIONE, COMMITTENTE, CSE, FINE LAVORI, LIMITE SPAZIO TEMPORALE
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