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Timestamp: 2019-02-18 09:58:45+00:00
Document Index: 53237484

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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 22 gennaio 2015, n.1126. Il diritto costituzionalmente tutelato alla libera espressione della propria identità sessuale appartiene al novero dei diritti inviolabili della persona di cui all'art. 2 Cost., quale essenziale forma di realizzazione della propria personalità, né va dimenticato che il diritto al proprio orientamento sessuale, cristallizzato nelle sue tre componenti della condotta, dell'inclinazione e della comunicazione (cd. coming out), è oggetto di specifica e indiscussa tutela da parte della stessa Corte europea dei diritti dell'uomo - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 22 gennaio 2015, n.1126. Il diritto costituzionalmente tutelato alla libera espressione della propria identità sessuale appartiene al novero dei diritti inviolabili della persona di cui all'art. 2 Cost., quale essenziale forma di realizzazione della propria personalità, né va dimenticato che il diritto al proprio orientamento sessuale, cristallizzato nelle sue tre componenti della condotta, dell'inclinazione e della comunicazione (cd. coming out), è oggetto di specifica e indiscussa tutela da parte della stessa Corte europea dei diritti dell'uomo
SENTENZA 22 gennaio 2015, n.1126
Il giudice di primo grado accolse la domanda nell’an, condannando entrambi i Ministeri al pagamento della minor somma di 100.000 euro rispetto a quella richiesta. La Corte di appello di Catania, pronunciando sull’impugnazione dei convenuti soccombenti, ne accolse in parte il gravame e ridusse l’entità del risarcimento a 20 mila euro, ritenendo “esorbitante, oltre che “del tutto priva di riscontro motivazionale”, la somma “riconosciuta dal giudice di primo grado”.
In motivazione, la Corte catanese non si esimerà dall’opinare che “l’acclarato atto di discriminazione sessuale e la concorrente violazione della privacy si erano risolte unicamente nell’apertura della procedura di revisione della patente di guida mediante la convocazione del G. innanzi alla commissione medica provinciale per la verifica delle necessarie condizioni di idoneità pssico-fisica”.
Il definitivo coronamento del pensiero del giudice territoriale si legge a f. 11 della sentenza impugnata: “tutto ciò” la induce, difatti, “a ridimensionare la misura delle sofferenze psico-fisiche ingiustificate pure inflitte a M. D. G.”, ritenendosi conseguentemente equo “riconoscere la chiesta indennità risarcitoria in complessivi E. 20.000”, atteso che “la misura riconosciuta dal Tribunale, lungi dall’essere modesta, va ritenuta spropositata, tanto più in mancanza di qualsivoglia elemento specifico di sofferenza giammai addotto dalla difesa del G.”.
Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 20 luglio 2015, n. 15176....