Source: https://www.laleggepertutti.it/dizionario-giuridico/istruzione
Timestamp: 2020-08-08 07:02:06+00:00
Document Index: 34694162

Matched Legal Cases: ['art. 183', 'art. 27', 'art. 506', 'art. 507', 'art. 41', 'art. 506', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 3', 'art. 33', 'art. 669']

Istruzione – La Legge per tutti
Istruzione della causa (d. p. civ.)
Successivamente all’introduzione della causa (che termina con la costituzione delle parti [vedi]), ha inizio la fase di Istruzione della stessa (in senso ampio).
Mentre la fase dell’introduzione è caratterizzata dall’attività delle parti, nella fase dell’Istruzione della causa è l’autorità giudiziaria nella persona del giudice istruttore [vedi Giudice istruttore civile] a svolgere funzioni di coordinatore e di propulsore. Nella fase di Istruzione della causa si individuano tre momenti fondamentali:
— la trattazione della causa [vedi] mediante la quale vengono individuate le parti, precisate o modificate le domande e discusse le questioni più rilevanti;
— l’Istruzione probatoria o in senso stretto, consistente nell’acquisizione delle prove scritte ed orali necessarie alla decisione delle questioni di causa;
— la rimessione della causa in decisione, a seguito della quale l’autorità giudicante si riserva la pronuncia finale sulla domanda.
Per ciò che concerne la fase dell’istruzione probatoria in senso stretto, è compito del G.I. ammettere i mezzi di prova proposti dalle parti negli atti introduttivi o mediante successive richieste istruttorie, rispetto alle quali però si devono osservare termini perentori (art. 183 c.p.c.) anche in relazione alla produzione di documenti.
L’assunzione di una prova è dunque disposta sempre dal G.I. con ordinanza, previo accertamento (come detto) dell’ammissibilità e della rilevanza della prova.
L’ammissibilità è un requisito di legalità della prova, la cui acquisizione è condizionata alla sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge (es.: gli artt. 2721 ss. c.c. limitano l’ammissibilità della prova testimoniale per i contratti).
Istruzione dibattimentale (d. p. pen.)
All’accusa (P.M.) fa carico l’onere della prova di reità, cui non corrisponde all’imputato l’onere di provare l’innocenza, atteso che per principio costituzionale (art. 27, co. 2, Cost.) vi è presunzione di non colpevolezza [vedi]. Tale sistema comporta perciò la centralità del dibattimento come momento di formazione delle prove intese queste come dimostrazioni di fatti attinenti all’imputazione, alla punibilità e alla determinazione della pena [vedi Prova nel processo penale].
Come eccezione alla regola che riserva al dibattimento o almeno ad un giudice con funzioni probatorie preventive l’acquisizione della prova (artt. 392 e 467 c.p.p.), si pongono taluni atti compiuti o raccolti da soggetti che non hanno qualità di giudice (il P.M. e la P.G.) e da soggetti che sono giudici, senza funzioni probatorie, e cioè il giudice delle indagini preliminari [vedi], anche in sede di udienza preliminare [vedi]. Ulteriori ipotesi derogatorie sono state introdotte da alcune sentenze della Corte costituzionale (es.: in tema di testimonianza indiretta degli organi di P.G.).
Un’altra deroga ancora, questa volta al principio dell’iniziativa delle parti nel raccogliere le prove, è prevista dagli artt. 506-507 c.p.p., che attribuiscono penetranti poteri di iniziativa al presidente del collegio (art. 506 c.p.p.) oppure all’intero collegio (art. 507 c.p.p.). In ogni caso, a seguito della L. 16-12-1999, n. 479 (art. 41) il presidente può rivolgere domande ai testimoni e alle parti private solo dopo l’esame e il controesame (art. 506 c.p.p.).
È di competenza del P.M. e dei difensori procedere all’esame rivolgendo direttamente domande ai testimoni e alle parti, procedendo poi al loro controesame in una sorta di interrogatorio incrociato e diretto (cross examination).
Nell’esame il giudice è chiamato ad intervenire solo per vietare domande e controllare la lealtà dell’assunzione della prova, come pure di eventuali contestazioni, sia alle parti che ai testimoni.
Diritto-dovere all’Istruzione (d. cost.)
L’art. 34 Cost. stabilisce che «la scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi».
Tale principio sancisce l’inammissibilità di selezioni fondate su principi diversi da quello dell’eguaglianza di tutti i cittadini ed afferma l’accesso alla scuola come diritto di tutti. Il co. 2 dell’art. 34 prevede un grado minimo d’Istruzione, al di là del quale i gradi successivi sono comunque garantiti ai capaci e meritevoli, attraverso aiuti economici pubblici assegnati imparzialmente (per concorso), che permettono loro di proseguire gli studi nel rispetto dell’art. 3 Cost.
Lo Stato garantisce non solo la libertà di insegnamento, intesa come attività culturale didattica, ma anche la libera gestione dell’istruzione.
Invece non è libera, ma legata a precise valutazioni tecniche, la possibilità di parificare le scuole istituite da enti o privati alle scuole gestite dallo Stato (art. 33, co. 4, Cost.).
In tal senso, la L. 62/2000, recante norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione, afferma che il sistema nazionale di istruzione è costituito da scuole statali e da scuole paritarie private e degli enti locali.
Sono scuole paritarie le istituzioni scolastiche non statali, che si uniformano agli ordinamenti generali dell’Istruzione, sono coerenti con la domanda formativa delle famiglie e sono caratterizzate da particolari requisiti di qualità ed efficacia. Tra di essi, ricordiamo: la stipula di un progetto educativo in armonia con la Costituzione e rispettoso degli obiettivi fissati dal Ministero; la pubblicità dei bilanci; l’obbligo di avvalersi di docenti con titolo di abilitazione; l’apertura a tutti gli studenti senza discriminazioni.
Istruzione preventiva (procedimenti di) (d. p. civ.)
Si ha procedimento di Istruzione preventiva allorché, per ragioni d’urgenza, un mezzo istruttorio viene assunto prima dell’inizio del giudizio cui si riferisce o, comunque, prima che il giudice istruttore lo abbia ammesso.
L’urgenza deriva dal timore che le prove [vedi Prova nel processo civile] possano venire a mancare prima di poter essere utilizzate nel processo, sia che questo abbia avuto inizio, sia che non lo abbia avuto ancora. Il presupposto fondamentale del provvedimento che autorizza l’atto di Istruzione preventiva è dunque l’urgenza, poiché l’assunzione di un mezzo di prova [vedi] presuppone un’adeguata valutazione, da parte del giudice, circa la sua ammissibilità e rilevanza (sempreché la causa sia giunta ad uno stadio di maturazione tale da permettere una siffatta valutazione).
I procedimenti di Istruzione preventiva hanno la funzione di acquisire la dichiarazione di testimoni [vedi], fare accertamenti tecnici e ispezioni [vedi] giudiziali. L’istanza relativa va rivolta al giudice competente per il merito con ricorso [vedi]. La legge riconosce, altresì, la facoltà ulteriore, per i casi di eccezionale urgenza, di proporre istanza al Tribunale del luogo in cui la prova deve essere assunta, ferma restando, per ogni altra diversa ipotesi, la competenza inderogabile del giudice che sarebbe competente per la causa di merito.
Il ricorso deve contenere i motivi dell’urgenza che la giustificano. Il giudice, se ritiene fondati i motivi dell’urgenza, dispone con ordinanza l’esperimento della prova oggetto del procedimento. Tali prove, se il giudizio di merito non ha avuto ancora inizio, possono essere ripetute o dichiarate inammissibili dal giudice di merito; altrimenti potranno essere direttamente inserite nel processo.
La disciplina procedimentale dei provvedimenti di Istruzione preventiva è autonoma rispetto a quella dettata dagli artt. 669bis ss. c.p.c. in materia di procedimenti cautelari [vedi Azione processuale] in generale, con la sola eccezione dell’art. 669septies che, per il caso di rigetto dell’istanza, ammette la riproponibilità della stessa solo in caso di mutamento delle circostanze o di deduzioni di nuove ragioni.