Source: https://www.periodicimaggioli.it/autorizzazione-paesaggistica-postuma/
Timestamp: 2019-08-25 20:42:18+00:00
Document Index: 137638907

Matched Legal Cases: ['art. 146', 'art. 32', 'art. 146', 'art. 167', 'art. 167', 'art. 167', 'art. 159', 'art. 146', 'art. 146']

Autorizzazione paesaggistica postuma - L'Ufficio Tecnico - Maggioli Editore
Uno dei maggiori freni alle politiche di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente è rappresentato dalla preventiva verifica dello stato legittimo degli immobili, presupposto indefettibile per qualsiasi intervento sugli stessi, per la presentazione della segnalazione certificata di agibilità, nonché per il buon fine delle negoziazioni private.
La Cassazione penale ha, infatti, avuto modo di ribadire più volte che gli interventi edilizi su immobili che presentino delle difformità (ovvero che non siano oggetto di pratiche di sanatoria concluse attraverso il rilascio del titolo legittimante ex post) ripetono le caratteristiche di illegittimità dell’opera principale alla quale ineriscono (Cass. pen., sez. III, n. 30168 del 15 giugno 2017, n. 38495/2016, n. 8865/2016, n. 51427/2014, n. 51427 del 16 ottobre 2014).
La problematica merita un inquadramento particolare qualora l’edificio che presenti delle difformità edilizie sia interessato da un vincolo paesaggistico. La normativa susseguitasi nel tempo (l. 1497/1939, d.lgs. 490/1999 sino ad arrivare al d.lgs. 42/2004) sanziona, sotto il profilo sia amministrativo che penale, gli interventi su immobili ovvero su aree vincolate paesaggisticamente,
realizzati senza la preventiva autorizzazione, il cui procedimento di rilascio è oggi compiutamente disciplinato ex art. 146 d.lgs. 42/2004.
Presupposto oggettivo affinché operi l’obbligo di richiedere la menzionata autorizzazione è che sussista un vincolo paesaggistico al momento della realizzazione dell’intervento.
Ciò in quanto uno dei principi cardine del nostro sistema giuridico (quello di ordinaria irretroattività delle norme) impone, per quel che qui ci interessa, che un vincolo paesaggistico esplichi i propri effetti condizionanti su interventi realizzati prima della sua imposizione solo laddove sia espressamente previsto da specifiche disposizioni normative.
Un esempio ormai consolidato di efficacia retroattiva dell’imposizione di un vincolo paesaggistico lo si rinviene nell’art. 32, l. 47/1985 in tema di condono edilizio.
In questo caso l’adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha da tempo chiarito che la normativa sulle concessioni in sanatoria impone la valutazione della compatibilità dell’opera con il vincolo di cui si discute (anche se imposto successivamente all’intervento da sanare) attraverso una procedura speciale (nulla osta piuttosto che accertamento di compatibilità paesaggistica) di natura derogatoria e, come tale, suscettibile di interpretazione restrittiva e non di applicazione analogica.
Per quanto riguarda invece la normativa ordinaria (che tratta di autorizzazione paesaggistica e della sua forma “patologica”, costituita dall’accertamento di compatibilità paesaggistica) la prima stesura del Codice Urbani prevedeva un divieto assoluto di autorizzazione paesaggistica postuma, poi calmierato con la modifica apportata dal d.lgs. 157/2006 (che ha completamente riscritto l’art. 146 e l’art. 167) e con l’introduzione di casi di accertamento di compatibilità disciplinati dall’art. 167, commi 4 e 5 del medesimo Codice.
Come noto agli operatori del settore, la previsione di cui al menzionato art. 167, comma 4, assume un indubbio carattere restrittivo e sanzionatorio, tanto che la giurisprudenza amministrativa ha ritenuto che «Tale carattere, ancorché vada a scapito delle facoltà edificatorie connesse al diritto di proprietà, viene decisamente in ossequio all’esigenza di elevare e potenziare il livello effettivo di salvaguardia del bene paesaggistico, assistito da protezione di rango costituzionale (…) La necessità di difendere al massimo livello il paesaggio impone una soluzione legislativa che, nei confronti degli interventi edilizi sine titulo, abbia carattere fortemente dissuasivo se non punitivo-sanzionatorio».
Una lettura meramente letterale del dato normativo porterebbe a concludere che qualora l’immobile presenti delle difformità da sanare, sia sotto il profilo edilizio che paesaggistico, in quanto poste in essere dopo imposizione del vincolo di tutela, debbano trovare applicazioni i limiti e le procedure oggi previsti nell’articolo sopra citato.
Questo in applicazione del principio del c.d. tempus regit actum (espansione dell’ordinaria irretroattività della normativa), che impone che l’atto amministrativo debba tener conto della situazione di fatto e di diritto esistente al tempo della sua adozione.
Tuttavia oggi è stato pacificamente riconosciuto che il divieto di autorizzazione paesaggistica postuma opera unicamente dall’entrata in vigore del d.lgs. 157/2006 in quanto lo stesso ha modificato la stesura, tra gli altri, dell’art. 159, d.lgs. 42/2004.
Con tale modifica normativa, rispetto alle incertezze della versione precedente, veniva infatti disposto che il divieto di autorizzazione paesaggistica postuma (art. 146, comma 12, d.lgs. 42/2004) operasse anche durante il periodo transitorio volto all’adeguamento della strumentazione urbanistica regionale alle disposizioni di cui al Capo terzo del Codice Urbani.
Periodo transitorio in cui era operante il procedimento di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica ex art. 146, d.lgs. 42/2004 ed il conseguente divieto di titolo postumo.