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Timestamp: 2019-10-21 20:14:35+00:00
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Art. 1537 codice civile - Vendita a misura - Brocardi.it
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Articolo 1537 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1537 Codice civile
Quando un determinato immobile è venduto con l'indicazione della sua misura (1) e per un prezzo stabilito in ragione di un tanto per ogni unità di misura, il compratore ha diritto a una riduzione, se la misura effettiva dell'immobile è inferiore a quella indicata nel contratto [166 disp. att.].
Se la misura risulta superiore a quella indicata nel contratto, il compratore deve corrispondere il supplemento del prezzo, ma ha facoltà di recedere dal contratto qualora l'eccedenza oltrepassi la ventesima parte della misura dichiarata [1430] (2).
(1) Di solito la misurazione, che copre i confini dell'immobile, avviene in metri quadri.
(2) Cioè il 5% del prezzo pattuito.
Se la vendita è fatta a misura piuttosto che a corpo (v. 1538 c.c.) è rilevante per entrambe le parti la determinazione esatta delle dimensioni e un'eventuale errore non è senza conseguenze. In particolare, se la misura è inferiore a quella pattuita, l'equilibrio si può ristabilire mediante riduzione del prezzo. Se, invece, l'immobile è più grande il compratore può perdere interesse all'acquisto, atteso che esso determina una sorta di "invasione" della sua sfera giuridica: si pensi, ad esempio, al fatto che le imposte dovute potrebbero essere maggiori; pertanto, in tal caso, ha la possibilità di recedere se l'eccedenza supera una certa soglia.
Spiegazione dell'art. 1537 Codice civile
Come si spiega la facoltà di recesso consentita soltanto quando la misura è superiore e non anche quando è inferiore?
Si dice generalmente perché il compratore può non avere i mezzi per pagare l'eccedenza: giustificazione generalmente plausibile ma che può sembrare un non senso in periodi di convulsioni monetarie e di deprezzamento della moneta.
L'art. 1537 cod. civ. segue una tradizione che non ha una sufficiente giustificazione razionale.
Massime relative all'art. 1537 Codice civile
Cass. civ. n. 5757/2004
La vendita alternativa (o di genere limitato) è configurabile anche per gli immobili allorché le parti concordino di trasferire una determinata estensione immobiliare da distaccarsi da un'entità di maggiori dimensioni (nella specie un lotto di terreno da staccarsi da una più vasta proprietà, senza determinarne la forma e l'esatta correttezza, ma stabilendone l'estensione ed il prezzo in un contratto preliminare). Il contratto in tal modo concluso, di natura obbligatoria, acquista effetti reali allorquando si procederà alla concreta individuazione del bene venduto sulla base della scelta che dovrà operare il soggetto indicato nel contratto stesso e, ove si tratti di preliminare, questo viene a porsi come preparatorio di un contratto ad effetti esclusivamente obbligatori, in relazione al quale soltanto si pone poi il problema della scelta, essendo questione di interpretazione della comune intenzione dei contraenti l'identificazione della parte a cui spetta tale diritto (in applicazione di tale principio, la Corte ha cassato la sentenza di merito per l'omesso esame della determinabilità dell'oggetto alla luce della comune intenzione della parti in ordine alle operazioni di frazionamento del terreno e al loro affidamento ad una delle medesime parti).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5757 del 23 marzo 2004)
Cass. civ. n. 8793/2000
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8793 del 28 giugno 2000)
Cass. civ. n. 8327/1997
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8327 del 1 settembre 1997)
Cass. civ. n. 11279/1995
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11279 del 28 ottobre 1995)
Cass. civ. n. 8384/1994
Poiché il contratto preliminare è regolato non solo dalle sue clausole, quale quella sull'ammontare del prezzo dovuto, ma anche dalle norme integrative della disciplina del contratto, tra le quali quella dell'art. 1538 c.c. (a norma del quale, se il prezzo è determinato in relazione al corpo dell'immobile e non alla sua misura, sebbene questa sia stata indicata, non si fa luogo a diminuzione o supplemento del prezzo salvo che la misura reale sia inferiore o superiore al ventesimo rispetto a quella indicata nel contratto), è legittimo il rifiuto alla stipulazione del contratto definitivo da parte del promittente compratore che pretenda la riduzione del prezzo opponendo, con fondamento o, comunque, senza colpa, che la misura reale del bene è inferiore ad un ventesimo rispetto a quella indicata nel contratto.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8384 del 13 ottobre 1994)
Cass. civ. n. 7711/1990
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7711 del 2 agosto 1990)
Cass. civ. n. 2337/1976
Per distinguere la vendita a misura da quella a corpo bisogna attenersi al criterio fondamentale per cui la vendita a misura è caratterizzata dalla circostanza della determinazione dei confini attraverso la misurazione, mentre la vendita a corpo è caratterizzata dalla determinazione e delimitazione del bene in modo che esso resti identificato indipendentemente dalla misura.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2337 del 23 giugno 1976)