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Timestamp: 2019-02-21 19:44:05+00:00
Document Index: 151154970

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 112', 'Cass. Sez. ', 'art. 2087', 'art. 2697', 'art. 1218', 'art. 360', 'art. 2087', 'sentenza ', 'art. 112', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 4 febbraio 2016, n. 2209. Il datore di lavoro è responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte dei dipendenti. Di conseguenza, ai fini dell’accertamento della responsabilità datoriale per infortunio occorso al lavoratore sul luogo di lavoro, mentre incombe sul lavoratore che lamenti di aver subito, a causa dell’attività lavorativa, un danno alla salute, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’uno e l’altro elemento, grava sul datore di lavoro – una volta che il lavoratore abbia provato le predette circostanze – l’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno medesimo - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 4 febbraio 2016, n. 2209. Il datore di lavoro è responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte dei dipendenti. Di conseguenza, ai fini dell’accertamento della responsabilità datoriale per infortunio occorso al lavoratore sul luogo di lavoro, mentre incombe sul lavoratore che lamenti di aver subito, a causa dell’attività lavorativa, un danno alla salute, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’uno e l’altro elemento, grava sul datore di lavoro – una volta che il lavoratore abbia provato le predette circostanze – l’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno medesimo
sentenza 4 febbraio 2016, n. 2209
2. La Corte territoriale fondava la decisione sul rilievo che dal ricorso introduttivo del giudizio di primo grado erano emerse le seguenti modalità del sinistro: lo S. stava procedendo alla sostituzione di una girante per l’aspirazione di fumi sull’impianto denominato TK e, in particolare, alla sistemazione della guarnizione sulla flangia di base, quando il soffietto dilatatore del peso di tre tonnellate (posto al di sopra) si distaccava e precipitava di colpo sulla sua mano sinistra, amputandogli il V dito e provocandogli la lesione tendinea del IV dito. Secondo la prospettazione il distacco del soffietto era causato dall’inopinata rimozione di due “alza e tira” che ne costituivano il normale e idoneo sistema di ancoraggio, circostanza da ascriversi alle precarie condizioni del reparto in cui lo S. operava. La responsabilità della società era quindi da ascriversi alla mancata osservanza di quelle regole di sicurezza e prudenza idonee a tutelare l’integrità fisica di chi attendesse all’operazione, individuate specificamente nell’omesso ancoraggio del soffietto attraverso i due meccanismi di sollevamento funzionali all’apertura della cappa. Il Tribunale aveva ritenuto provati i fatti enunciati, avendo i testi esaminati confermato e chiarito la dinamica dell’infortunio.
3. Rilevava, inoltre, la Corte che la particolare posizione dei testi esaminati, autori della condotta e interessati a giustificarla, rendeva poco credibile la deposizione circa il fatto, riferito dagli stessi, che il loro operato fosse determinato dai tempi imposti dall’azienda e che non era comprensibile quale costante vigilanza l’azienda avrebbe dovuto esercitare sull’attività svolta dai lavoratori affinché la stessa si svolgesse in sicurezza, posto che le operazioni erano da compiersi manualmente dai predetti lavoratori, che la conclusero intempestivamente.
4. Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione lo S. , articolando tre motivi di censura. Resiste con controricorso Fintecna s.p.a., proponendo ricorso incidentale, a sua volta resistito con controricorso dallo S. .
3.Il motivo è fondato. Secondo la giurisprudenza di questa Corte di legittimità, alla quale il collegio aderisce, “il principio della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato fissato dall’art. 112 cod. proc. civ. non osta a che il giudice renda la pronuncia richiesta in base ad una ricostruzione dei fatti autonoma rispetto a quella prospettata dalle parti nonché in base all’applicazione di una norma giuridica diversa da quella invocata dall’istante”, fermo restando il divieto per il giudice stesso di attribuire alla parte un bene non richiesto, o, comunque, di emettere una statuizione che non trovi corrispondenza nei fatti di causa ma che si basi su elementi di fatto non ritualmente acquisiti in giudizio come oggetto del contraddittorio (Sez. L, Sentenza n. 14734 del 17/10/2002, Rv. 557944).
4.1. Anche il descritto motivo merita accoglimento. È noto, infatti, che “le norme dettate in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, tese ad impedire l’insorgenza di situazioni pericolose, sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili ad imperizia, negligenza ed imprudenza dello stesso; ne consegue che il datore di lavoro è sempre responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente, non potendo attribuirsi alcun effetto esimente per l’imprenditore che abbia provocato un infortunio sul lavoro a causa della violazione delle relative prescrizioni all’eventuale concorso di colpa del lavoratore, atteso che la condotta del dipendente può comportare l’esonero totale del datore di lavoro da responsabilità solo quando essa presenti i caratteri dell’abnormità, inopinabilità ed esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute, come pure dell’atipicità ed eccezionalità, così da porsi come causa esclusiva dell’evento” (Cass. Sez. L. Sentenza n. 5493 del 14/03/2006, Rv. 588034). Il principio enunciato è riferibile anche alla condotta dei lavoratori che con l’infortunato interagiscono. Sui punti evidenziati la Corte territoriale si limita a ravvisare ragioni di esonero del datore di lavoro da responsabilità individuando elementi di colpa nella condotta di altri dipendenti, senza svolgere un’adeguata e argomentata indagine riguardo ai motivi idonei ad attribuire alla stessa condotta rilevanza causale esclusiva e ad escludere ogni addebito alla parte datoriale con riferimento al rispetto delle regole attinenti alla formazione, alla vigilanza e delle misure antinfortunistiche da parte dell’azienda.
5. Con ulteriore doglianza il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2087 c.c. e dell’art. 2697 c.c. e dell’art. 1218 c.c. in tema di ripartizione dell’onere della prova. Motivazione illogica contraddittoria e insufficiente in relazione a un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c. 1 n. 3 e 5 c.p.c.. Rileva che la Corte territoriale giunge ad addossare al lavoratore l’onere della prova circa la vigilanza che l’azienda avrebbe dovuto effettuare per evitare l’evento, nonché quello relativo all’individuazione dei soggetti delegati al controllo. Rileva, per altro verso, che la motivazione è carente, illogica e contraddittoria laddove formula un giudizio di inattendibilità dei testi limitatamente alle dichiarazioni rese nel senso di addebitare alla fretta imposta dai responsabili aziendali il comportamento imprudente. Osserva che il giudizio di inattendibilità si fonda su mere impressioni o suggestioni, né l’addebito alla fretta imposta è influente ai fini dell’affermazione della responsabilità dell’azienda, comunque discendente dal comportamento di grave imprudenza posto in essere dai lavoratori.
5.1. Anche l’ultimo motivo è fondato. Nel ragionamento della Corte in punto di valutazione della prova è dato cogliere un equivoco di fondo che investe il tema dell’onere probatorio. Occorre, infatti, in questa sede confermare l’indirizzo consolidato di questa Corte di legittimità secondo il quale “la responsabilità del datore di lavoro di cui all’art. 2087 cod. civ. è di natura contrattuale. Ne consegue che, ai fini del relativo accertamento, incombe sul lavoratore che lamenti di aver subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’uno e l’altro elemento, mentre grava sul datore di lavoro – una volta che il lavoratore abbia provato le predette circostanze – l’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno medesimo” (Sez. L, Sentenza n. 3788 del 17/02/2009, Rv. 606743). Come evidenziato in precedenza (sub 4.1.) risulta omessa dalla Corte un’indagine, in conformità alle regole che governano l’onere della prova nella materia in esame e la responsabilità del datore di lavoro per fatto del dipendente, riguardo alle ragioni che, in presenza dell’accertamento della pericolosità dell’ambiente di lavoro, indurrebbero ad attribuire alla condotta dei lavoratori rilevanza causale esclusiva, sì da esonerare la parte datoriale da ogni addebito con riferimento al rispetto delle regole attinenti alla formazione, alla vigilanza e al rispetto delle misure antinfortunistiche da parte dell’azienda. In ragione dell’accoglimento della prima parte della censura resta assorbita ogni questione in ordine all’attendibilità dei testi, la cui valutazione deve essere rimessa al giudice del rinvio.
7. In definitiva, in accoglimento del ricorso principale la sentenza va cassata, con rinvio al giudice del merito che, nel definire la controversia, si atterrà ai seguenti principi di diritto: A) il principio della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato fissato dall’art. 112 cod. proc. civ. non osta a che il giudice renda la pronuncia richiesta in base ad una ricostruzione dei fatti autonoma rispetto a quella prospettata dalle parti, purché restino immutati il petitum e la causa petendi e la statuizione trovi corrispondenza nei fatti di causa e si basi su elementi di fatto ritualmente acquisiti in giudizio nel contraddittorio; B) il datore di lavoro è responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte dei dipendenti. Di conseguenza, ai fini dell’accertamento della responsabilità datoriale per infortunio occorso al lavoratore sul luogo di lavoro, mentre incombe sul lavoratore che lamenti di aver subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’uno e l’altro elemento, grava sul datore di lavoro – una volta che il lavoratore abbia provato le predette circostanze – l’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno medesimo”.
La Corte riunisce i ricorsi; accoglie il ricorso principale e dichiara inammissibile l’incidentale. Cassa e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’appello di Lecce, in diversa composizione.
Corte di Cassazione, sezione III civile, sentenza 13 ottobre 2016, n....