Source: https://www.professionegiustizia.it/documenti/notizia/2017/anche_la_banca_puo_rispondere_per_erogazione_del_credito_alla_societa_fallita
Timestamp: 2020-01-19 08:15:07+00:00
Document Index: 49406801

Matched Legal Cases: ['art. 218', 'Cass. Sez. ', 'art. 146', 'art. 2393', 'art. 218', 'art. 5', 'art. 2055', 'art. 218', 'art. 5', 'art. 146']

A seguito di azione di risarcimento per responsabilità extra-contrattuale proposta dal curatore della società fallita nei confronti della banca, la Corte di Appello aveva ritenuto che l'attività di erogazione del credito non sia mai di per sé abusiva.
La Suprema Corte dapprima chiarisce che «Costituisce reato (art. 218 della legge fall.) il fatto degli amministratori, dei direttori generali, dei liquidatori e in genere degli imprenditori esercenti un'attività commerciale che, anche al di fuori dei casi di bancarotta, "ricorrono o continuano a ricorrere al credito [...] dissimulando il dissesto o lo stato d'insolvenza».
Poi ricorda l'orientamento delle Sezioni Unite, che «hanno negato al curatore fallimentare la legittimazione a proporre, nei confronti della banca finanziatrice, l'azione da illecito aquiliano per il risarcimento dei danni causati ai creditori dall'abusiva concessione di credito diretta a mantenere artificiosamente in vita una impresa decotta (v. Cass. Sez. U n. 7029-06, n. 7030-06 e n. 7031-06)».
Ma precisa anche che «Non è men vero però che, come questa sezione ha avuto modo di precisare, il curatore fallimentare è invece legittimato ad agire ai sensi dell'art. 146 della legge fall. in correlazione con l'art. 2393 cod. civ., nei confronti della banca, ove la posizione a questa ascritta sia di terzo responsabile solidale del danno cagionato alla società fallita per effetto dell'abusivo ricorso al credito da parte dell'amministratore della predetta società (v. Cass. n. 13413-10)».
Il Collegio riprende la Corte di Appello: «Attesa la previsione dell'art. 218 legge fall., è errato sostenere, come la corte distrettuale ha fatto, che l'attività di erogazione del credito non sia mai di per sé abusiva».
Anzi, per la Suprema Corte vale l'inverso: «devesi considerare indubbio che se il ricorso abusivo al credito va oltre i confini dell'accorta gestione imprenditoriale quanto all'amministratore della società finanziata, la stessa erogazione del credito, ove (come dedotto nella specie) sia stata accertata la perdita del capitale di quella società, integra un concorrente illecito della banca; la quale deve seguire i principi di sana e prudente gestione valutando (art. 5 del T.u.b.) il merito di credito in base a informazioni adeguate».
Infatti, «Dinanzi a una avventata richiesta di credito da parte degli amministratori della società che ha perduto interamente il capitale, e dinanzi a una altrettanto avventata o comunque imprudente concessione di credito da parte della banca, il comportamento illecito è concorrente ed è dotato di intrinseca efficacia causale, posto che il fatto dannoso si identifica nel ritardo nell'emersione del dissesto e nel conseguente suo aggravamento prima dell'apertura della procedura concorsuale».
E ne illustra le ragioni: «.Questo fatto integra un danno per la società in sé, oltre che per i creditori anteriori, e determina - siccome consequenziale al concorso di entrambi i comportamenti - l'insorgere dell'obbligazione risarcitoria in via solidale (art. 2055 cod. civ.), giacché gli elementi costitutivi della fattispecie di responsabilità sono correlabili alla mala gestio degli amministratori di cui le banche si siano rese compartecipi per il tramite dell'erogazione di quei medesimi finanziamenti, nonostante una condizione economica tale da non giustificarli».
Ne consegue che «La corte d'appello avrebbe dovuto esaminare gli elementi concreti della fattispecie senza cedimenti verso affermazioni apodittiche, oltre tutto neppure in linea astratta minimamente sostenibili. Si trattava di stabilire se la società avesse subito un danno in conseguenza della non corretta gestione degli amministratori che, nonostante la causa di scioglimento, avevano chiesto e ottenuto dalle banche cospicui finanziamenti (artt. 2446 e seg., 2393 cod. civ., 218 legge fall.). Ed essendo la società fallita, la legittimazione a una simile azione competeva sicuramente al curatore fallimentare».
La Cassazione ricorda che vi sono casi in cui l'attività di erogazione del credito può essere abusiva ai sensi dell'art. 218 legge fall. e che la banca è tenuta a osservare l'art. 5 del Testo Unico Bancario, il quale prescrive di valutare il merito di credito in base a informazioni adeguate.
Mentre gli è negata la legittimazione a proporre nei confronti della banca finanziatrice l'azione da illecito extra-contrattuale per i danni causati ai creditori dall'abusiva concessione di credito diretta a mantenere artificiosamente in vita un'impresa decottta, è legittimato ad agire ai sensi dell'art. 146 legge fall. nei confronti della banca quando sia terzo responsabile solidale del danno cagionato allasocietà fallita per effetto dell'abusivo ricorso al credito.
Art. 218 - Ricorso abusivo al credito
Corte di Cassazione civile Sentenza n. 9983 del 20/04/2017:
Il curatore del fallimento di _____________ conveniva in giudizio E.O. ed E., che si erano succeduti nella carica di amministratore della società, e tre istituti di credito, Banca di credito cooperativo di Carate Brianza, Banca popolare di Rho e Banca Intesa, chiedendone la condanna, in solido, al risarcimento dei danni, in ragione (a) del mantenimento e dell'abusiva concessione di linee di credito nonostante l'insolvenza della società e (b) della non corretta gestione, stante la prosecuzione dell'attività e la mancata adozione dei provvedimenti previsti dalla legge in caso di perdita del capitale.
07 Luglio 2017 © Riproduzione Riservata