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Timestamp: 2019-05-22 00:33:05+00:00
Document Index: 59239934

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'sentenza ', 'art. 710', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 710', 'sentenza ', 'art. 373', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 710', 'art. 9', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 710', 'sentenza ', 'art. 156', 'art. 9', 'art. 710']

IMOLA CASTEL SAN PIETRO BOLOGNA MODIFICA CONDIZIONI SEPARAZIONE AVVOCATO DIVORZISTA IMOLA CASTEL SAN PIETRO BOLOGNA
Presupposti della domanda di MODIFICA CONDIZIONI SEPARAZIONE AVVOCATO DIVORZISTA IMOLA CASTEL SAN PIETRO BOLOGNA
In caso di separazione giudiziale o consensuale dei coniugi le condizioni di natura economica raggiunte in sede di separazione possono essere modificate se sopravvengono giustificati motivi, e cio’ mediante apposito ricorso.
La modifica delle condizioni è la procedura seguita da chi vuole modificare quanto stabilito in sede di separazione e/o divorzio relativamente alla misura del mantenimento, alle spese straordinarie, visite dei figli, trasferimento all’estero, ecc..
Si utilizza normalmente quando il genitore che è tenuto a pagare il mantenimento intende ridurlo, oppure vuole cambiare il regime di affidamento dei figli, oppure quando il genitore che percepisce l’assegno vuole aumentarlo.
La modificazione delle condizioni di separazione può avvenire anche concordemente tra i coniugi, mediante un accordo stragiudiziale o, se necessario, con un ricorso giudiziale congiunto.
Il coniuge che chiede la revisione dei provvedimenti adottati in sede di separazione è tenuto a provare che vi è stato un mutamento nelle condizioni personali o patrimoniali dei coniugi (ad es. un peggioramento delle proprie condizioni economiche oppure un miglioramento di quelle dell’altro). La restituzione ad uno dei coniugi della casa adibita ad abitazione familiare può determinare un aumento dell’assegno percepito a titolo di mantenimento (Cass. Civ. 94/147).
Tali modifiche sono consentite al fine di porre rimedio a discordanze tra la situazione tenuta presente in sede di separazione e la situazione successiva e non per tardivi ripensamenti da parte di uno dei coniugi, non soddisfatto dall’assetto di interessi concordato.
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L’art. 4 comma 1 l. n. 54 del 2006 stabilisce che nel caso in cui la sentenza di separazione giudiziale sia già stata emessa al momento della entrata in vigore della stessa legge, ciascuno dei coniugi possa richiedere, nei modi previsti dall’art. 710 c.p.c., l’applicazione delle nuove disposizioni della citata l. n. 54 del 2006, riconducendo l’innovato regime nell’ambito delle sopravvenienze valutabili; ne discende che, in virtù di una interpretazione costituzionalmente orientata ai sensi degli art. 2, 3, 29 e 30 cost., tale nuovo regime giuridico sostanziale deve ritenersi applicabile anche nei giudizi di separazione personale ancora in corso
PROPOSIZIONE DOMANDA DI MODIFICA CONDIZIONI SEPARAZIONE
La domanda di modifica delle condizioni di divorzio presentata ai sensi dell’art. 9 della legge 1° dicembre 1970, n. 898 (come l’analoga domanda ex art. 710 cod. proc. civ. in relazione alle statuizioni contenute nella sentenza di separazione personale dei coniugi), é proponibile soltanto dopo il passaggio in giudicato della decisione che ha pronunciato il divorzio, senza che ciò determini alcuna lesione di tutela della parte, che, ove intenda far valere fatti nuovi sopravvenuti durante la pendenza del giudizio di legittimità, può avvalersi del rimedio di cui all’art. 373 cod.
L’art. 4, comma 1, della legge n. 54 del 2006 stabilisce che nei casi in cui il decreto di omologa dei patti di separazione consensuale, la sentenza di separazione giudiziale, di scioglimento, di annullamento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio siano già stati emessi al momento della entrata in vigore della stessa legge, ciascuno dei coniugi possa richiedere nei modi previsti dall’art. 710 c.p.c., o dall’art. 9 della legge n. 898 del 1970, e s.m., l’applicazione delle nuove disposizioni della citata legge n. 54 del 2006.
Al di fuori di tali forme, dette disposizioni non possono trovare applicazione nei casi esaminati, non contenendo la legge n. 54 del 2006 alcuna disposizione che deroghi al principio generale, sancito dall’art. 11, preleggi, della irretroattività della legge.
Occorre precisare che in materia di assegno di mantenimento, i «giustificati motivi», la cui sopravvenienza consente di rivedere le determinazioni adottate in sede di separazione dei coniugi, sono ravvisabili nei fatti nuovi sopravvenuti, modificativi della situazione in relazione alla quale la sentenza era stata emessa o gli accordi erano stati stipulati, con la conseguenza che esulano da tale oggetto i fatti preesistenti alla separazione, ancorché non presi in considerazione in quella sede per qualsiasi motivo.
La possibilità di ottenere ex art. 710, c.p.c., la modifica dei provvedimenti economici adottati con la sentenza di separazione giudiziale (ovvero, il che è lo stesso, con il decreto di omologazione) è subordinata alla condizione del sopravvenire di fatti nuovi rispetto alle circostanze valutate in sede di emissione degli stessi provvedimenti: tale conclusione trova il suo fondamento giuridico nell’art. 156, ultimo comma, c.c., il quale, con dizione sostanzialmente analoga a quella adottata dall’art. 9. l. n. 898 del 1970 in tema di divorzio, ricollega la revoca o la modifica dei provvedimenti adottati in forza di quella norma al sopravvenire di «giustificati motivi».
La legge, infatti, non attribuisce al procedimento ex art. 710, c.p.c., natura di revisio prioris instantiae, e, quindi, di rivisitazione (melius re perpensa) delle determinazioni già adottate nel giudizio di separazione, ma di novum iudicium, perché lo considera finalizzato ad adeguare la regolamentazione dei rapporti (economici) tra i coniugi al mutamento della situazione di fatto, laddove, una siffatta modificazione incida concretamente sulle loro condizioni patrimoniali, determinandone un profondo squilibrio.
In sede di revisione dell’assegno di mantenimento disposto nel corso di una separazione, non possono essere presi in considerazione, i vizi del consenso che abbiano in ipotesi inciso sul contenuto degli accordi raggiunti dai coniugi, né tutti quei fatti, preesistenti o coevi alla determinazione dell’assegno di mantenimento, che avrebbero potuto e dovuto essere dedotti in tale sede, in ragione del fatto che la pronuncia sull’assegno di mantenimento è idonea a dar luogo ad un giudicato, sia pur “rebus sic stantibus”, sul quale non possono incidere tutte le circostanze preesistenti alla formazione del titolo, in base al noto principio per cui il giudicato copre il dedotto ed il deducibile.