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Timestamp: 2020-02-22 22:59:28+00:00
Document Index: 7775717

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 21', 'art. 266', 'art. 266', 'art. 7', 'art. 80', 'art. 74']

SUBAPPALTI ILLECITI, CON IL DECRETO SICUREZZA DIVENTA POSSIBILE ANCHE L'USO DELLE INTERCETTAZIONI | Piselli and Partners
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Articolo a cura degli Avv.ti Mario Antinucci e Pierluigi Piselli pubblicato su Edilizia e Territorio del 16/01/2019
Si tratta di una modifica molto rilevante, non tanto per l’aumento della pena in una fattispecie già prevista come reato ma per la conseguente diversa rubricazione del fatto, che viene trasformato da “contravvenzione” a “delitto”. In altre parole, il subappalto non autorizzato diventa delitto. E ciò in forza della sanzione penale, che passa dalla pena dell’arresto e dell’ammenda a quella della reclusione e della multa.
È evidente la rilevanza della modifica normativa.
In primo luogo, perché riguarda istituti giuridici, quelli del subappalto e del cottimo, in cui le esigenze della produzione vengono subordinate – giustamente – alla esigenza della lotta alla criminalità organizzata.
Il nuovo art. 25 del D.L. 113/2018, modificando le pene nel vecchio art. 21 della L. 646/82, come detto in precedenza, introduce un nuovo reato: il delitto di subappalto non autorizzato, consistente nel fatto di “concedere anche di fatto, in subappalto o cottimo, senza l’autorizzazione dell’autorità competente; la pena è della reclusione da 1 a 5 anni e con la multa non inferiore a 1/3 del valore dell’opera concessa in subappalto o a cottimo e non superiore ad 1/3 del valore complessivo dell’opera.
Emerge con immediatezza l’ampliamento dei poteri e dei mezzi istruttori nella fase delle indagini preliminari.
Anzitutto, con la nuova configurazione del reato quale “delitto”, viene astrattamente introdotta la possibilità dell’intervento penale sotto il profilo cautelare. Ci si riferisce, in particolare, alla possibilità di disporre misure cautelari ai sensi della L. 231/2001 nei confronti delle società in ipotesi avvantaggiate dal delitto. Evidente, in tale contesto, la rilevanza, per le imprese, della tematica della compliance societaria quale strumento di prevenzione.
Inoltre, sotto un ulteriore ancor più rilevante profilo, la nuova natura di “delitto” del subappalto non autorizzato apre le porte all’utilizzo delle intercettazioni in sede di indagine. Invero, ai sensi dell’art. 266, co. 1, lett. b) del c.p.p., «L’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione è consentita nei procedimenti relativi ai seguenti reati: (…) b) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell’articolo 4». Pertanto, considerando il reato in parola alla stregua di un delitto contro la P.A., viene consentita la possibilità di utilizzare uno dei più efficaci mezzi di ricerca della prova disciplinati dal nostro ordinamento, ivi incluse le più moderne forme di captazioni ambientali attraverso il captatore informatico (c.d. trojan o virus informatico), in applicazione dell’art. 266, 2° co., c.p.p. che prevede espressamente: “Negli stessi casi è consentita l’intercettazione di comunicazioni tra presenti, che può essere eseguita anche mediante l’inserimento di un captatore informatico su un dispositivo elettronico portatile. Tuttavia, qualora queste avvengano nei luoghi indicati dall’articolo 614 del codice penale, l’intercettazione è consentita solo se vi è fondato motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo l’attività criminosa”.
Il D.M. 7 marzo 2018, n. 49, infatti, all’art. 7 disciplina la verifica del rispetto degli obblighi dell’esecutore e del subappaltatore. Tra le varie competenze attribuite al direttore dei lavori, emerge che quest’ultimo, con l’ausilio dei direttori operativi e degli ispettori di cantiere, ove nominati: a) verifica la presenza in cantiere delle imprese subappaltatrici autorizzate, nonché dei subcontraenti, che non sono subappaltatori, i cui nominativi sono stati comunicati alla stazione appaltante ai sensi dell’articolo 105, comma 2, del codice; b) controlla che i subappaltatori e i subcontraenti svolgano effettivamente la parte di prestazioni ad essi affidata nel rispetto della normativa vigente e del contratto stipulato.
In proposito, non va sottaciuto l’ampliamento della soglia di precauzione recentemente disposto ai sensi del combinato disposto “art. 80, co. 5, lett. c) e Linee guida n. 6 dell’ANAC che rischiano di frenare ulteriormente il settore della contrattualistica pubblica.
Ci sia consentita, a questo punto, una considerazione finale.
Oltre ai problemi sopra evidenziati, emergono alcune rilevanti incongruenze:
Le pene per il subappalto non autorizzato sono addirittura superiori a quelle previste per il pubblico funzionario che consente alla conclusione di subcontratti a favore di soggetti mafiosi.
Nel nuovo delitto non viene prevista una riduzione di pena per il caso di colpa (e ciò a differenza di quanto avviene nel caso dell’art. 74, co. 3, del D.lgs. n. 6 settembre 2011, n. 159), per l’ipotesi di contratto a favore di soggetto mafioso.
Il legislatore ha sostanzialmente trascurato il contesto nel quale interviene. Diversamente da quel che avveniva nel 1982, oggi sussiste un sistema di tracciamento dei flussi (L. 136/2010) nel settore degli appalti pubblici che impedisce la possibilità di un accesso ai fondi pubblici senza il rilascio delle prescritte autorizzazioni o almeno senza che la P.A. abbia la conoscenza (o la conoscibilità) di detta situazione.
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