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Timestamp: 2018-09-25 09:35:53+00:00
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I provvedimenti patrimoniali provvisori tra giudizio di delibazione e di divorzio. A proposito di una recente sentenza della Cassazione ABSTRACT - PDF
I provvedimenti patrimoniali provvisori tra giudizio di delibazione e di divorzio. A proposito di una recente sentenza della Cassazione ABSTRACT
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1 I provvedimenti patrimoniali provvisori tra giudizio di delibazione e di divorzio. A proposito di una recente sentenza della Cassazione Alessandro Bucci 1* ABSTRACT With the separation of the couple, the italian judge can have provisional patrimonial measurements, which can come less with the exequatur makes Italian Court of Appeal of the sentence of nullity of the canonical marriage which intervenes before the res iudicata of the sentence of suspension to the civil effects of the marriage. It should in any event be considered that the civil sentence of the divorce must be retained partial because the Italian judge comes to a conclusion on the patrimonial eld and the an and the quantum of the con dence of wire only after long discussions in the legal rooms. Keywords: deliberation, canonical sentence, matrimonial nullity, civil divorce, jurisprudence A seguito della rottura del rapporto matrimoniale, i coniugi sposati con celebrazione concordataria hanno in Italia una duplice via per poter acquistare uno status giuridico libero dal vincolo nuziale: la cessazione agli effetti civili del matrimonio, anche noto come divorzio, e la sentenza di nullità del matrimonio canonico trascritta, con apposito iter detto delibazione, nei 1* Prof. Alessandro Bucci pred Drept canonic, civil i roman la Institutul Ponti cal Oriental din Roma; Dreptul Ecleziastic, canonic i Istoria Dreptului Canonic la Facultatea de Drept a Universita ii din Cassino (Italia).
2 252 Alessandro Bucci registri dello stato civile. I coniugi potrebbero evitare, quindi, la fase della separazione (quale primo atto necessario per poter avere successivamente il divorzio) per adire in modo diretto il giudice ecclesiastico chiedendo la dichiarazione di nullità del matrimonio. In effetti, la sentenza del tribunale ecclesiastico, come ogni sentenza di uno Stato estero, munita di tutti i requisiti richiesti dall ordinamento italiano, risulta idonea ad essere trascritta e produrre effetti di una sentenza italiana di nullità. Nella realtà accade il contrario nel senso che i coniugi intendono prima regolare i rapporti patrimoniali (beni mobili, immobili, casa coniugale) e familiari ( gli nati in costanza di matrimonio, af damento e visite del genitore non af datario) con la separazione civile e solo in un secondo momento, adire il tribunale ecclesiastico. L istituto della delibazione della sentenza canonica di nullità matrimoniale ebbe inizio con l Accordo del 1984 tra Santa Sede e Stato Italiano rati cato con l. 121 del 1985 e in seguito integrato dalla legislazione attinente al diritto internazionale privato dieci anni più tardi. Il rapporto tra lo Stato italiano e la Santa Sede è quello che attiene due Stati esteri, precisando tuttavia che nel rapporto tra questi due Stati c è una reciprocità univoca, nel senso che lo Stato italiano riconosce le sentenze di nullità del matrimonio trascritto ma la Chiesa non riconosce le sentenze di nullità di tale negozio che fossero pronunciate dal giudice statuale 2. 2 Cfr. F. SANTOSUOSSO, Il matrimonio, Utet, Torino, 1987, p. 95, per il quale risultando gli elementi essenziali per l esistenza del matrimonio, questo si presume valido no a prova contraria. In ogni caso è indispensabile passare attraverso un azione ed una pronuncia per arrivare alla nullità del matrimonio; e ciò non tanto perché le modi che dello stato civile vanno operate sotto il controllo giudiziario, quanto per le ripercussioni sociali determinate da detta nullità. Cfr. S. BORDONALI, La trascrizione del matrimonio canonico, in AA.VV., Concordato e legge matrimoniale, a cura di S. BORDONALI e A. PALAZZO, Jovene, Napoli, 1990, p. 68, nonché S. BORDONALI, Giurisdizione civile e sacramento, in AA.VV., Giurisdizione canonica e giurisdizione civile, cooperazione e concorso in materia matrimoniale, a cura di S. BERLINGÒ e V. SCALISI, Giuffrè, Milano, 1994, p. 167 e ss; L. DE LUCA, Il riconoscimento del matrimonio canonico,
3 I provvedimenti patrimoniali provvisori Occorre fare un passo indietro, e precisamente al Concilio di Trento del XVI secolo, per comprendere il principio tutto canonistico secondo il quale, data la natura sacramentale del matrimonio tra battezzati, la nullità del vincolo è pronunciabile unicamente dal giudice ecclesiastico. I patti lateranensi nel 1929 avevano accolto questo principio, riconoscendo come riservate alla competenza dei tribunali e dei dicasteri ecclesiastici le cause concernenti la nullità del matrimonio canonico. Con gli accordi di villa madama nel 1984 si attuò de nitivamente il superamento del principio di esclusiva giurisdizione ecclesiastica sui matrimoni canonici trascritti nell uf cio lo stato civile. Peraltro negli anni 70 era già avvenuta la rivoluzione della legge sul divorzio e della riforma del diritto di famiglia e dunque, anche alla luce di queste innovazioni legislative, andavano rivisti i rapporti da Stato e Chiesa in materia matrimoniale regolati da norme che ormai risalivano a 50 anni prima 3. in AA.VV., Il nuovo Accordo tra Italia e Santa Sede, Milano, 1988, pp. 270 e ss.; L. DE LUCA, La trascrizione del matrimonio canonico: disciplina sostanziale, in AA.VV., La disciplina del matrimonio concordatario dopo gli Accordi di Villa Madama, Milano, 1988, pp. 270 e ss.; L. DE LUCA, Libertà e autorità di fronte al problema degli effetti civili del matrimonio canonico, in AA.VV., Concordato e legge matrimoniale, cit., p. 81, F. FI- NOCCHIARO, Consenso e vizi del consenso nel matrimonio concordatario, ibidem, p. 23. Sul dibattito in dottrina dell oggetto del giudizio civile di nullità, cfr., in particolare, L. DE LUCA, Giurisdizione ecclesiastica in materia matrimoniale: esclusiva o concorrente?, in Dir. Eccl., 1, 1985, pp. 312 e ss.; L. DE LUCA, Ancora in tema di giurisdizione dello Stato e giurisdizione della Chiesa in materia matrimoniale, in Il dir. fam. e delle persone, 1989, pp. 3 e ss.; L. DE LUCA, Giudizio civile di nullità matrimoniale e diritto applicabile, in Riv. dir. civ., I, 1993, p. 721 e ss.; C. PUNZI, Il riparto di giurisdizione in materia matrimoniale, in Riv. dir. civ., I, 1993, pp. 563 e ss.; F. FINOCCHIARO, Il concorso di giurisdizioni sul matrimonio c.d. concordatario, in Giust. Civ., I, 1993, pp. 877 e ss.; P. RESCIGNO, Intervento conclusivo, in AA.VV., Concordato e legge matrimoniale, cit., pp. 109 e ss.; P. RESCIGNO, L incapacità naturale e la trascirizone del matrimonio religioso, in Raccolta di scritti in onore di R. Nicolò, Giuffrè, Milano, 1982, pp. 166 e ss. 3 in proposito occorre ricordare come erano giusti cabili le tesi restrittive in rapporto a quello che era allora il principio di ordine pubblico internazionale che si desumeva dall istituto del matrimonio prima della
4 254 Alessandro Bucci In base al concordato del 1929, sino al 1973 era seguita la tesi che l esecuzione delle sentenze ecclesiastiche 4 era un procedimento uf cioso, oltre che camerale, in cui era necessario assicurare il contraddittorio delle parti e rispetto al quale la Corte d Appello avrebbe dovuto solo accertare che la pronuncia ecclesiastica riguardasse un matrimonio concordatario e fosse accompagnata dal decreto della Segnatura Apostolica previsto dall articolo 34, VI comma dello stesso Concordato 5. Questo iter ed i poteri della Corte d appello sono mutati tra il 1973 e il La Cassazione, con la sentenza 913 del 1973, fosse indispensabile garantire contraddittorio delle parti, in ossequio all articolo 24 della Costituzione 6. La Corte costituzionale con la sentenza 18 del 1982 aggiungendo una nuova norma alle vecchie di origine concordataria, ha conferito alla Corte di appello il potere di controllare se, nel corso del processo ecclesiastico, riforma degli anni 70, per cui cfr. F. FINOCCHIARO, Uguaglianza giuridica il fattore religioso, Milano, 1958, pp. 285 e ss.; F. FINOCCHIARO, Del matrimonio, in Commentario del codice civile, a cura di SCIALOJA BRANCA, Bologna-Roma, 1971, pp. 690 e ss. Queste tesi sono state successivamente accolte da una parte della dottrina: S. LARICCIA, Qualcosa di nuovo, anzi d antico, nella giurisprudenza costituzionale sul matrimonio concordatario, in Foro it., 1982, I, pp. 934 e ss.; F. FINOCCHIARO, Esecutorietà delle sentenze ecclesiastiche in materia matrimoniale e ordine pubblico italiano, in Foro it., 1983, I, pp e ss.; P. COLELLA, Orientamenti della Cassazione in tema di rilevanza della giurisdizione ecclesiastica matrimoniale dopo le sentenze nn 16 e 18 della Corte Costituzionale, in Giur. It., 1983, I, pp. 229 e ss. Per altro è anche da ricordare un altra parte della dottrina che critica le tesi restrittive seguite dai giudici di merito: L. DE LUCA, La tutela giurisdizionale è nella giurisprudenza successiva alla sentenza numero 18 del 1982 della Corte costituzionale, in Riv. dir. civ., 1983, I, pp. 180 e ss. 4 Cfr. art. 34, IV comma e ss. della legge del 27 maggio 1929 n 810, Esecuzione del Trattato, dei quattro allegati annessi e del Concordato, sottoscritti in Roma, tra la Santa Sede e lo Stato Italiano, l 11 febbraio Cfr. V. DEL GIUDICE, Manuale di Diritto Ecclesiastico, Milano, 1970, pp. 314 e ss. 6 Cfr. Cass. 3 aprile 1973 n 913, in Foro it., 1973, I, p. 1007, con nota di V. ANDRIOLI.
5 I provvedimenti patrimoniali provvisori alle parti sia stato garantito il diritto di difesa, nonché la conformità della sentenza ecclesiastica all ordine pubblico italiano 7. Nonostante che, con queste innovazioni, sia venuto meno il riconoscimento automatico delle sentenze ecclesiastiche la parte dell ordinamento dello Stato, la giurisprudenza ha continuato a ritenere che nei procedimenti in questione l iniziativa spetti all uf cio 8. Tale tesi, che già allora faceva scaturire qualche dubbio, non è oggi più sostenibile soprattutto in base alle nuove norme contenute nella legge di riforma del diritto internazionale privato del 31 maggio 1995, numero Così Corte Cost., 2 febbraio 1982 n 18 in Giust. Civ., 1982, I, p. 874 con nota di C. CARDIA, Una ride nizione del matrimonio concordatario, pp e ss.; Inoltre in Giur. It., 1982, I, 1, p. 965, con nota di F. FINOC- CHIARO, I Patti Lateranensi ed i principi supremi dell ordinamento costituzionale. 8 Cfr. le sentenze della Cassazione del 14 luglio 1983 n 4836 e 12 novembre 1983 n 6739, in Giust. Civ., 1984, I, pp. 773 e ss., con nota di F. FINOCCHIARO, L iniziativa d uf cio del procedimento per l esecuzione delle sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale, in Giust. Civ., 1984, I, pp. 777 e ss. 9 le disposizioni di questa nuova legge dovranno essere tenute presenti nei punti in cui l Accordo rimanda la legislazione italiana per la dichiarazione di ef cacia delle sentenze straniere: questa legislazione non è più costituita dagli articoli c.p.c., ma dagli articoli della nuova legge del 1995, che ha integralmente sostituito la precedente normativa. In effetti, gli articoli non sono in grado di sospendere, modi care, derogare o o abrogare l art. 8.2 dell Accordo del 1984, sia in quanto questo, derivando da una convenzione internazionale, è fatto salvo dall articolo 2 della stessa legge n 218, sia in quanto la legge ordinaria con la legge 218 non può incidere sulla legge 121 del 1985 che rati ca l Accordo dell 84, che è garantita a livello costituzionale. Cfr. F. FINOC- CHIARO, Diritto ecclesiastico, Bologna, 2003, pp. 474 e ss. Anche i richiami espliciti agli articoli 796 e 797 c.p.c. contenuti nel Protocollo addizionale dell Accordo, non potranno che essere intese come richiamo articoli 64 e 67 della nuova legge. I requisiti richiesti seppure in larga parte analoghi a quelli previsti dall abrogato articolo 797 c.p.c., non hanno più la natura di condizione dell azione, che si teneva possedessero nella vigenza del procedimento di delibazione obbligatorio, ma devono ora intendersi come condizione di fondatezza dell azione ed eventualmente dovrà esperirsi a norma dell articolo 67 della legge citata, in funzione di controllo successivo
6 256 Alessandro Bucci e pertanto di accertamento. Cfr. A. SAGGIO, Ef cacia di sentenze ed atti stranieri (articoli 64-71), in Corr. Giur., 1995, pp e ss.; S. BARATTI, Commento agli artt , in Riv. dir. int. priv. proc., 1995, pp e ss.; T. BALLARINO, Diritto internazionale privato, Padova, 1997, pp. 175 ss.; C. CONSOLO, Il procedimento di exequatur dei giudicati stranieri tra vaghezza, irresoluti e circolari di tamponamento, in Fam. dir., 1997, pp. 175 e ss. In altri termini, la dottrina sottolinea che il giudizio di delibazione non ha più per oggetto l idoneità del provvedimento straniero a produrre effetti nell ordinamento giuridico italiano, bensì il possesso, da parte del medesimo provvedimento, di determinati requisiti prescritti nella nostra legge nazionale. Pertanto, l azione di delibazione sarebbe di mero accertamento, perché il provvedimento straniero godrebbe già di una propria ef cacia, che preesiste alla sentenza italiana nel nostro ordinamento giuridico. Il fatto che la sentenza non è contraria all ordine pubblico, comunque, rimane un presupposto fondamentale perché una sentenza pronunciata all estero possa essere riconosciuta agli effetti civili nell ordinamento giuridico italiano. Questo limite è stato, infatti, conservato dalla legge di riforma del diritto nazionale privato con un opportuna precisazione: e cioè che non sia contraria all ordine pubblico e la non contrarietà deve essere valutata in relazione agli effetti che sono prodotti dalla sentenza (art. 64, lett. g, l. 218/1995), e non più alle disposizioni in essa contenute, come invece era previsto dall abrogato l articolo 797, n 7 c.p.c. L ordine pubblico continua in ogni caso a rappresentare un limite eccezionale, che può costituire un ostacolo al riconoscimento degli effetti civili solo quando la sentenza straniera sia produttiva di effetti che in realtà rivelano una contrarietà molto accentuata rispetto a quelle che sono le regole fondamentali del diritto italiano. La non in uenza della legge 218/1995 sulla normativa predisposta con l Accordo del 1984 in tema d ef cacia civile dei provvedimenti ecclesiastici di nullità matrimoniali, è sostenuta dalla maggioranza della dottrina che si è espressa in proposito con molte argomentazioni, ma non mancano opinioni contrarie. Occorre in primo luogo ribadire che il nuovo Accordo con la Chiesa cattolica pur assumendo quale modello di riferimento il sistema giuridico di riconoscimento delle sentenze straniere, non ha in modo integrale assimilato ad esso quello riguardante le sentenze ecclesiastiche. In effetti, ha dettato per il riconoscimento degli effetti civili a queste ultime una speci ca e autonoma regolamentazione che non si limita a richiamare la disciplina vigente delle sentenze straniere. In conseguenza di ciò, la normativa introdotta dalla riforma del diritto internazionale privato italiano non sembra che si possa applicare al riconoscimento delle sentenze ecclesiastiche le quali, pur provenendo da organi appartenenti a un ordinamento sovrano indipendente, e quindi esterno
7 I provvedimenti patrimoniali provvisori rispetto con l italiano, non possono essere comprese tra sentenze straniere. In proposito, la dottrina osserva che la sentenza ecclesiastica non è una sentenza straniera, ma una sentenza estranea, pronunciata non già da un giudice straniero, ma da un giudice di un altro ordinamento che opera sul territorio italiano. Anche la giurisprudenza si è più volte pronunciata per l impossibilità dell equiparazione delle sentenze ecclesiastiche con le straniere, in conseguenza dell impossibilità di concepire i rapporti fra la giurisdizione dello stato della giurisdizione chiesastica negli stessi termini in cui se ne parla nei rapporti tra Stati, a causa della speci cità dell ordinamento della Chiesa. Mancando una sentenza straniera, prima condizione di applicazione del procedimento previsto dalla legge 218/1995, difetterebbe ab origine il presupposto di applicazione della relativa disciplina. Cfr. così F. FINOCCHIARO, Relazione conclusiva, in Matrimonio concordatario tutela giurisdizionale, a cura di F. CIPRI- ANI, Napoli, 1992, p. 257; Cass. 2 marzo 1995, n 3314, in Fam. dir., 1995, pp. 334 e ss.; Core Cost., 1 dicembre 1993, n 421, in Giust. Civ., 1994, I, p. 601 con nota di F. FINOCCHIARO, Il concorso di giurisdizione sul matrimonio cosiddetto concordatario secondo la corte costituzionale; ed in Foro it., 1994, I, p. 14 con nota di F. CIPRIANI, Alla ricerca della riserva perduta. Inoltre E. SARTI, Le ragioni di inapplicabilità della legge di riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato alle sentenze canonica di nullità matrimoniali, in Dir. eccl., 1998, II, p Altro argomento a sostegno della tesi della non applicabilità alle sentenze ecclesiastiche della normativa prevista dalla legge 218/1995 per le pronunce straniere, è offerto dallo stesso articolo 2 della legge richiamata, che prevede che le sue disposizioni non pregiudicano l applicazione delle convenzioni internazionali in vigore in Italia. I Concordati e gli Accordi tra lo Stato e la Santa Sede sono ascrivibili al novero degli accordi di diritto internazionale, sia per quanto riguarda la quali ca delle parti contraenti (la Santa Sede e lo Stato italiano sono dotati entrambi di soggettività giuridica internazionale), sia per ciò che concerne le procedure seguite della stipulazione, la rati ca, e l interpretazione degli stessi. Sembra allora che si possa concludere condividendo la decisione della sentenza in commento, che l applicazione delle norme contenute nell Accordo tra Stato e Chiese del 1984 che espressamente prevedono la necessità della delibazione delle sentenze ecclesiastiche di nullità del vincolo matrimoniale, perché disposizioni di natura convenzionale, rimane impregiudicata anche dopo la riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato. Cfr. M. FOLLIERO, Le sentenze ecclesiastiche matrimoniali tra il riconoscimento automatico e procedimenti speciali, 2, in Dir. eccl., 1999, I, p.717. D altro canto, anche a prescindere da quanto previsto al richiamato articolo 2, non si potrà trascurare che la stessa legge di esecuzione dell Accordo di
8 258 Alessandro Bucci Ancora una volta si è pronunciata sulla delicata questione dei rapporti tra giurisdizione ecclesiastica e giurisdizione statale, nella quale s inserisce anche il delicato rapporto tra il giudizio di nullità del matrimonio concordatario e quello avente ad oggetto la cessazione degli effetti civili del medesimo, la Suprema Corte 10. Giova ricordare che non sussiste alcun rapporto di pregiudizialità, tale che il giudizio sulla cessazione degli effetti civili del matrimonio debba essere necessariamente sospeso a causa della pendenza del giudizio di nullità del matrimonio canonico ed in attesa della sua de nizione, dal momento che trattasi di procedimenti autonomi, non solo sfocianti in decisioni di differente natura (e con peculiare e speci co rilievo in ordinamenti diversi, tanto che la decisione ecclesiastica solo a seguito di un eventuale giudizio di delibazione, e non automaticamente, può produrre effetti nell ordinamento italiano), ma anche aventi nalità e presupposti differenti (cfr. Cass. 19 settembre 2001, n ; Cass. 25 maggio 2005, n ) della Villa Madama, dato che detta una disciplina particolare per il riconoscimento delle sentenze ecclesiastiche, si pone in rapporto di specialità rispetto alla normativa generale rappresentato dalla legge di riforma del diritto internazionale privato italiano e deve quindi ritenersi prevalente su questa, anche se posteriore, argomentando al contrario dal principio lex posterior derogat legi priori generali. Anche per tale ragione quindi le norme di derivazione pattizia si devono considerare prevalenti su quelle di cui alla legge 218/1995 e quindi il procedimento di delibazione delle sentenze ecclesiastiche non può ritenersi eludibile. Certo è che ammettere l automatismo del riconoscimento degli effetti civili del sentenze ecclesiastiche nullità matrimoniale, un tempo vigente abolito a seguito di una vicenda decennale, sarebbe a signi care tradire non solo la lettera, ma lo spirito stesso dell Accordo del 1984 e la chiara volontà espressa in quella sede dalle parti contraenti. Cfr. M. CANONICO, Applicabilità della legge di riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato alle sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale, in Dir. fam., 1996, I, pp. 320 e ss.; G. BALENA, Delibazione di sentenza ecclesiastiche nullità e processo di divorzio, in Corr. Giur., 1997, pp e ss. 10 Corte di Cassazione. Sezione Prima Civile. Sentenza 23 gennaio 2009, n A seguito dell Accordo del 1984 tra Santa Sede e Stato Italiano, sussiste la possibilità di trascrizione della sentenza canonica di nullità del matrimonio come via alternativa al divorzio civile.
9 I provvedimenti patrimoniali provvisori sentenza parziale della cessazione agli effetti civili del matrimonio, arrivando a concludere che una volta che si sia formato il giudicato divorzile, la relativa statuizione si rende intangibile, ai sensi dell art c.c., anche nel caso in cui successivamente ad essa sopravvenga la delibazione di una sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio (Sez. I, 23 marzo 2001, n 4202). Può però accadere che la pronuncia ecclesiastica divenga esecutiva quando già è stato dichiarato il divorzio dal giudice civile, ma sono ancora pendenti le decisioni relative ai gli ed alle questioni economiche tra le parti, compreso l assegno divorzile. In questo caso, resta intangibile la pronuncia di divorzio già emessa, vanno decise le questioni relative all af damento dei gli e le questioni economiche conseguenti, ma cessa la materia del contendere in relazione all assegno divorzile. L Accordo del 1984 mutando la legislazione precedente rispetto al regime del riconoscimento degli effetti civili del matrimonio canonico con la modi ca della delibazione delle sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale, ha posto tutta una serie di interrogativi sia di ordine processuale che di ordine meramente sostanziale. In particolare occorre domandarsi dell eventuale ammissibilità della delibazione attesa la pronuncia precedente di una sentenza di cessazione agli effetti civili del matrimonio oltre alle conseguenze che questa comporta a proposito dei rapporti patrimoniali provvisori ex art. 8.2 dell Accordo del In altre parole, come evidenziato da una parte della dottrina, della relazione sull adattamento tra il giudizio di delibazione e quello di divorzio, tenuto conto anche della limitazione oggettiva dello stesso giudicato Cfr. V. STARACE, Sul diritto applicabile al matrimonio concordatario nel giudizio italiano di annullamento e sull ammissibilità della delibazione della sentenza ecclesiastica di annullamento del matrimonio di cui sia stato pronunciato il divorzio in Italia, in F. CIPRIANI (a cura di), Matrimonio concordatario e tutela giurisdizionale, Napoli, 1992, pp. 156 e ss per il quale si usa in modo improprio il termine delibazione perché non si tratta di un giudizio di delibazione in senso proprio, non essendo stato voluto dalle parti che hanno sottoscritto l Accordo emergendo ciò da una attenta lettura delle previsioni normative: si tratta di un giudizio cosiddetto di delibazione o, potremmo dire, di un giudizio che, in qualche
10 260 Alessandro Bucci La dottrina su questo punto non è univoca, tenuto conto che si potrebbe ritenere una interferenza tra l esecutorietà della sentenza ecclesiastica di nullità matrimoniale ed eventuale precedente sentenza di separazione o di cessazione agli effetti civili del matrimonio emessa dal giudice dello Stato, a creare un reale con itto di interessi tra le parti per la lesione dello status coniugale e la violazione dei diritti soggettivi già acquisiti da un coniuge nei confronti dell altro, l aver riconosciuto alla Corte d Appello la possibilità di decidere provvedimenti economici provvisori a favore di uno dei coniugi potrebbe contribuire alla soluzione del problema, sempre che le norme di attuazione siano chiare ed idonee ad affrontare e risolvere le diverse problematiche che si presentano ai giudici al momento della loro applicazione. Preliminarmente è necessario chiedersi se l esistenza nell ordinamento statuale di una precedente pronuncia di cessazione agli effetti civili del matrimonio canonico possa precludere alla Corte d Appello la facoltà di rendere esecutiva la sentenza di nullità emessa dagli organi ecclesiastici. Una risposta positiva, renderebbe super uo proseguire in questa indagine, perché, non essendoci interferenze di giudicati, non vi sarebbe alcuna possibilità di lesione di diritti già acquisiti 12. Dal che non sembra condivisibile l opinione di chi tende a precludere l esecutività di una sentenza di nullità matrimoniale canonica dopo una sentenza di cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario 13. L oggetto misura, è assimilabile a quello di delibazione; tra l altro, le norme che disciplinano il giudizio di esecutività delle sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale, non sono del tutto identiche alle norme che disciplinano nel nostro codice di procedura civile il giudizio di delibazione, poiché certamente contengono elementi signi cativi di diversi cazione. 12 Cfr. così F.J. CARRATÙ, I provvedimenti economici provvisori a favore di uno dei coniugi nella delibazione delle sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale, in Studi in memoria di Petroncelli, Napoli 1989, pp. 333 e ss. 13 Cfr. così D. BARILLARO, Cessazione degli effetti civili ed annullamento del matrimonio canonico trascritto, in Dir. Eccl., 1975, I, pp. 928 e ss., per il quale la decisione sulla cessazione agli effetti civili del matrimonio sserebbe lo status di soggetti in precedenza uniti dal vincolo matrimo-
11 I provvedimenti patrimoniali provvisori dei due giudizi, come è stato n da subito osservato in giurisprudenza 14, è diverso: nullità del contratto matrimoniale nel primo e scioglimento del rapporto di coniugio nel secondo. Se a questa diversità d oggetto su cui incidono le sentenze si associa la diversità di effetti che queste producono, sia riguardo allo stesso vincolo coniugale (nel caso della nullità viene meno con effetti ex tunc, dal momento in cui il matrimonio è stato celebrato; viceversa, nel caso di divorzio, viene meno dal momento del giudicato della sentenza), sia ai rapporti di carattere patrimoniale tra i coniugi (artt. 129 e 129 bis c.c. per la nullità e ex art 5 legge sul divorzio), risulta evidente la mancanza di contrarietà dell ordine pubblico italiano ex art 64 lett. e) legge 218/1995 della sentenza ecclesiastica, per cui la sopravvenuta delibazione di questa travolge la sentenza parziale di divorzio che riguarda le statuizioni di ordine economico; di qui nella procedura di revisione dell assegno di divorzio può essere fatta valere e dichiarare la conseguente non spettanza dell assegno 15. niale, avendosi il giudicato che impedisce un nuovo procedimento da concludersi con una sentenza costitutiva, integrante rispetto al rapporto coniugale una nuova situazione giuridica e status degli interessati. L autore in ogni modo riconosce che la decisione che produce la cessazione degli effetti civili del matrimonio canonico, non può costituire ostacolo per portare alla cognizione del giudice ecclesiastico la nullità del vincolo coniugale e che in virtù dell indipendenza tra giurisdizione civile ed ecclesiastica come il giudizio instaurato davanti ai tribunali ecclesiastici non è pregiudiziale al procedimento civile, così ogni sentenza dell ordinamento civile italiano non fa venire meno il potere della Chiesa di dichiarare la nullità del matrimonio. Cfr., inoltre, A.C. JEMOLO, Divorzio e validità del matrimonio, in Riv. dir. civ., 1975, II, p. 104; L.M. DE BERNARDIS, Divorzio civile e nullità canonica nel nostro sistema di diritto matrimoniale, in Dir. fam. e persone, 1976, pp e ss. 14 Cfr. App. Roma, 22 dicembre 1973, in Dir. Eccl., 1974, II, p. 114; 15 Cfr. App. Roma, 11 giugno 1986 con nota di E. QUADRI, Le conseguenze patrimoniali del disfacimento del matrimonio, ovvero sacro e profano nei rapporti tra divorzio e delibazione delle sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale, in Foro It., 1987, I, pp. 934 e ss. Cfr. inoltre, M. CANONICO, La prevalenza della pronuncia ecclesiastica di nullità del
12 262 Alessandro Bucci Inoltre è giuridicamente possibile che, dopo la sentenza di divorzio si accerti la nullità del matrimonio e ciò senza considerare che, talvolta, sebbene iniziato prima del giudizio di divorzio, il giudizio di nullità di un matrimonio canonico può concludersi successivamente a quello di cessazione degli effetti civili. Allo stesso modo non si può affermare, come vuole una parte della dottrina 16, che nel caso fosse pendente il giudizio di nullità sia civile che canonico, si debba necessariamente sospendere in base all articolo 295 c.p.c., il giudizio di scioglimento del matrimonio, in attesa della de nizione della causa di nullità sia da parte del giudice italiano che da parte di quello ecclesiastico. Se sospensione ci può essere, questa non può che avessi nel solo caso di matrimonio civile 17, ma non di quello canonico trascritto gli effetti civili. Anche la Corte di Cassazione ha affermato che la sentenza di cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, sopravvenuta durante il procedimento previsto per la dichiarazione di esecutività da parte della corte d appello delle sentenze dei tribunali ecclesiastici che pronunciano la nullità del matrimonio, non ne spiega l ef cacia di giudicato in ordine alla validità del vincolo matrimoniale e, pertanto, non può di per sé impedire che la sentenza ecclesiastica di nullità sia resa esecutiva. Infatti, al ne di pronunciare la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, il giudice statuale deve accertare dapprima l esistenza della trascrizione, mentre tutto ciò che precede tale trascrizione non rileva ai ni di una pronuncia matrimonio canonico trascritto rispetto al giudicato di cessazione degli effetti civili, in Il dir. fam., 1995, pp. 928 e ss. 16 G. DALLA TORRE, Questioni attuali in principio di materia di dispensa super rato e di divorzio per in consumazione, in Dir. Fam. Pers., 1974, II, p. 121, nt Cfr. così L. BARBIERA, Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio, in Commentario del Codice Civile a cura di SCIALOJA BRANCA, Bologna 1971, p. 131 nota 6, dove ritiene che la pendenza di un giudizio di divorzio dovrebbe avere effetto sospensivo, giusto l articolo 295 c.p.c., solo rispetto al giudizio di separazione.
13 I provvedimenti patrimoniali provvisori e non è ad essa correlata da un rapporto pregiudiziale tale che sul punto debba decidersi con effetto di giudicato, a norma dell articolo 34 c.p.c. 18 in cui non si può ritenere valida la tesi della formazione del giudicato implicito sulla validità del matrimonio e questa non sembrerebbe applicabile nemmeno ai casi in cui venga dichiarato lo scioglimento del matrimonio da parte dei tribunali statali. In altre parole, la domanda di divorzio, così come quella di separazione (Cass. 6 marzo 2003, n. 3339), ha un oggetto diverso dalla domanda relativa alla declaratoria di nullità del matrimonio, sia che questa sia stata proposta dinanzi ai tribunali ecclesiastici, sia che sia stata proposta dinanzi al Giudice statuale. Occorre inoltre sottolineare come la Corte di Cassazione, con la sentenza n del 2001 (alla quale si è successivamente conformata Cass. 4 marzo 2005, n. 4795) abbia espressamente affermato che la domanda di divorzio ha causa petendi e petitum diversi da quelli della domanda di nullità del matrimonio, cosicché ove nel giudizio di divorzio le parti non introducano esplicitamente questioni relative all esistenza e alla validità del vincolo - che darebbero luogo a questioni incidenti sullo status delle persone, e quindi da decidere necessariamente, ai sensi dell art. 34 c.p.c., con ef- cacia di giudicato, l esistenza e la validità del matrimonio costituiscono un presupposto della pronuncia di divorzio, ma non formano oggetto di speci co accertamento suscettibile di determinare la formazione di un giudicato. Per questa ragione 18 Cass. S.U., 13 ottobre 1975, n 3257, in Dir. Eccl., 1975, II, p. 320 e in Giur. It., 1976, I, 1, p e ss. Della stessa opinione è C.M. BIANCA, art. 117 c.c., in Commentario alla riforma del diritto di famiglia, a cura di CARRARO-OPPO-TRABUCCHI, Padova, 1977, tomo I, Parte prima, p. 123, il quale l azione di divorzio ha un suo distinto aspetto e la sua decisione prescinde dalla questione di invalidità del matrimonio. Cfr. inoltre, G. GIACALONE, Rapporto tra giudizio civile di divorzio e sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio: verso un nuovo assetto?, in Giust. Civ., I, 1997, pp e ss., per il quale l impostazione parcellizzata delle domande attinenti al vincolo matrimoniale, di ispirazione chiovendiana, non terrebbe conto che, riguardando le due sentenze lo stesso matrimonio, il divorzio precluderebbe il riconoscimento della sentenza ecclesiastica di nullità.
14 264 Alessandro Bucci la proposizione di una domanda di divorzio, investendo il matrimonio rapporto e non il matrimonio atto, non costituisce ostacolo alla delibabilità delle sentenze ecclesiastiche di nullità del matrimonio concordatario 19. Negata l esistenza di qualsiasi preclusione all ef cacia civile di una sentenza di nullità di un matrimonio canonico trascritto agli effetti civili, si devono vedere le conseguenze che nascono dalla ritenuta assoluta indipendenza che esiste tra il procedimento per l esecuzione civile della sentenza ecclesiastica di nullità matrimoniale, e un eventuale sentenza di separazione di cessazione degli effetti civili del matrimonio emessa dal giudice dello Stato italiano. In questi casi, si potrebbe, avere l effettiva lesione dei diritti soggettivi già acquisiti da parte di un coniuge nei confronti dell altro 20. Il legislatore concordatario ha dimostrato di condividere la tesi di quelli che ritengono che l aspetto patrimoniale va disciplinato attentamente tutelando il coniuge più debole anche dopo l avvenuta delibazione della sentenza di nullità Cfr. Sent. Cass del 9 dicembre La dottrina fa propria la tesi della Suprema Corte, e soprattutto il BALENA, che ritiene che la sentenza italiana di divorzio pur se passata in giudicato non osta alla delibabilità della sentenza canonica dichiarativa di nullità; e ciò in quanto la sentenza di invalidità del matrimonio, incidendo sullo status di coniuge, spiega effetti, quale accertamento di un antecedente logico giuridico, su una molteplicità di rapporti dipendenti, che non possono dirsi tutti coinvolti nel giudizio di divorzio, in Le condizioni per la delibazione delle sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale, in AA.VV., Matrimonio concordatario e tutela giurisdizionale, Napoli, 1992, pp. 58 e ss. Cfr. inoltre T. BALLARINO, Divorzio, riconoscimento di annullamento ecclesiastico e adattamento, ibidem, p E accertato, ormai, che in seguito all introduzione del divorzio, in Italia si sono avuti molti casi in cui il coniuge obbligato dalla sentenza di divorzio a corrispondere all altro una determinata somma di denaro, abbia adito i tribunali ecclesiastici per ottenere la nullità e la conseguente ordinanza di esecuzione e, sottrarsi, così, all obbligazione sorta con la sentenza di cessazione degli effetti civili del matrimonio. 21 Sul punto cfr. P. MONETA, Matrimonio religioso e ordinamento civile, Giappichelli Torino, 1991, pp. 144 e ss.; C. CASTRONOVO, Dal diritto canonico al diritto civile: nullità del matrimonio ed effetti patrimoniali, in
15 I provvedimenti patrimoniali provvisori Tutte le bozze di revisione concordataria, infatti, prevedevano la possibilità della Corte di Appello di prendere provvedimenti economici a favore di uno dei coniugi anche se con modalità differenti. Già le prime due bozze stabilivano che la Corte di Appello nella sentenza intesa a rendere esecutivi una sentenza o un provvedimento canonico, potesse decidere provvedimenti economici a favore di uno dei coniugi, il cui matrimonio venisse dichiarato nullo o fosse dispensato. Con la terza e la quarta bozza invece si è introdotto la provvisorietà delle statuizione economiche. La corte d appello potrà anche, nella sentenza intesa a rendere esecutiva una sentenza canonica o un provvedimento canonico, statuire provvisoriamente provvedimenti economici a favore di uno dei coniugi il cui matrimonio sia stato dichiarato nullo o dispensato rimandando le parti al giudice competente per la decisione della materia, con l unica differenza che nella quarta bozza già si parlava della sola nullità del matrimonio religioso ritenendo non delibabili i provvedimenti di dispensa ponti cia 22. Tale formulazione mantenuta anche nella sesta bozza con l unica variante che provvisori erano divenuti provvedimenti economici e non più le statuizioni, è stata quella poi trasfusa nell accordo del Soluzione certamente più corretta in quanto veniva riconosciuta la necessità di rimettere le parti dinanzi al giudice competente per materia, garantendo così alle stesse parti di conservare due gradi di merito del giudizio se necessari. Possono in ogni caso sorgere nell ordinamento dello Stato italiano in seguito alla dichiarazione di nullità del matrimonio due fattispecie: nel primo i coniugi pur avendo adito i tribunali ecclesiastici per sentire dichiarare nullo il proprio AA.VV., Concordato e legge matrimoniale, a cura di S. BORDONALI e A. PALAZZO, Jovene, Napoli, 1990, pp. 663 e ss.; P. MONETA, Riserva di giurisdizione e delibazione delle sentenze ecclesiastiche matrimoniali: recenti sviluppi dottrinali e giurisprudenziali, in Dir. Eccl., 1997, IV, pp. 823 e ss. 22 cfr. per i testi e le bozze di revisione cfr. E. VITALI e G. CASUSCELLI, La disciplina del matrimonio concordatario dopo gli accordi di Villa Madama, Milano, 1988, pp
16 266 Alessandro Bucci matrimonio si sono astenuti dal ricorrere al giudice statuale per chiedere la separazione o il divorzio. In questo caso sancita la nullità del matrimonio la Corte di Appello nel dare esecutorietà alla sentenza può mettere, anche se solo in via temporanea e urgente, tutti quei provvedimenti economici che si rendono necessari per disciplinare i rapporti patrimoniali tra coniugi stabilendo eventualmente l obbligo di un coniuge di corrispondere all altro un assegno alimentare per il mantenimento suo e eventuali gli nati da matrimonio. Successivamente però gli ex coniugi saranno costretti ad adire di volta in volta il giudice competente; così, se per le questioni di carattere personale patrimoniale, e si dovranno ricorrere generalmente al tribunale, per l af damento dei gli e per tutto ciò che li riguarda, dovranno invece adire il tribunale dei minorenni. Tale ipotesi oggi è praticamente dif cile che si realizzi in quanto impensabile che vi siano coniugi che iniziano un giudizio ecclesiastico di nullità matrimoniale senza aver già de nito con una separazione i loro rapporti personali e l af damento e l educazione dei gli. Diverso il secondo caso in cui i coniugi nelle more del giudizio di nullità hanno adito il giudice statuale chiedendo la separazione o il divorzio de nendo così, in attesa della decisione degli organi ecclesiastici, i problemi relativi all af damento e all educazione dei gli minori nonché i loro rapporti personali e patrimoniali. De nizione temporanea, in quanto, poiché secondo l ordinamento giurisprudenziale ormai consolidato 23, la delibazione della sentenza di nullità del 23 Circa l af damento della prole, la Corte di Cassazione il 31 agosto del 1953, n 2923 aveva affermato che le condizioni relative all af damento della prole stabilito nel verbale di separazione consensuale debitamente omologato non possono sopravvivere all annullamento del matrimonio. Con questa sentenza la suprema corte osservò anche che a nulla varrebbe invocare l art. 128 c.c., poiché il fatto che il matrimonio nullo possa lasciare integri gli effetti giuridici già prodotti rispetto al vincolo coniugale diritti e posizioni giuridiche che soltanto in tal vincolo potevano avere fondamento. Sennonché il tribunale per i minorenni di Roma, in data 17 dicembre 1968, pur affermando che l annullamento del matrimonio travolge tutte le precedenti convenzioni stipulate tra gli ex coniugi in occasione della loro separazione personale, ha ritenuto che le clausole in ordine
17 I provvedimenti patrimoniali provvisori matrimonio comporta la perdita di ef cacia dei precedenti provvedimenti giudiziari, si deve riconoscere che la delibazione della sentenza di nullità, cancellando ex tunc il vincolo matrimoniale, può incidere negativamente su precedenti giudicati costringendo gli ex coniugi a iniziare nuovi giudizi sia per decidere le questioni di carattere patrimoniale, che per l af damento di eventuali gli nati dal matrimonio. Secondo una parte della dottrina 24 si ritiene opportuno riconoscere con un apposita norma alla Corte di Appello nel primo caso la competenza a disciplinare gli effetti civili che scaturiscono dalla nullità del matrimonio andando ad autorizzare la stessa Corte ad applicare per analogia e per quanto compatibili le disposizioni previste dalla legge 19 maggio 1975 n 151 che nel caso di nullità del matrimonio civile, ne disciplina gli effetti agli articoli 128, 129 e 129 bis del codice civile. Nel secondo caso la Corte d Appello potrebbe rifarsi alle statuizioni di una precedente sentenza di divorzio di separazione, oppure pronunciarsi all annullamento del matrimonio debbano sopravvivere alla dichiarazione di nullità a vantaggio dei minori, come stato di fatto, no ad una pronuncia nel merito da parte del medesimo tribunale per i minorenni. Né tale orientamento giurisprudenziale è stato modi cato dall entrata in vigore della L. 151/1975 come dimostrano alcune sentenze in materia, Cass. 18 novembre 1975 n 3864, in Dir. Fam. e Pers., 1976, pp. 79 e ss.; Trib. Napoli, 14 giugno 1976, n 4366, in Dir. e Giur., 1977, pp. 45 e ss. Queste due sentenze però furono aspramente criticate da F. DALL ONGARO, Ancora sul giudice competente a modi care i provvedimenti relativi ai minori, assunti in sede di divorzio, in Dir. Fam. e Pers., 1976, pp e ss. e da L. GRASSI, Modi- ca alle condizioni della separazione e del divorzio relative ai minori e giudice competente, in Dir. e Giur., 1977, pp. 47 e ss., per i quali l art. 221 della legge n 159 del 1975 cha ha sostituito l art. 38 delle disposizioni d attuazione del codice civile, ha attribuito in via esplicita alla competenza del tribunale ordinario i provvedimenti per i quali non sia espressamente prevista la competenza di una diversa autorità giudiziaria. Sul punto cfr. anche e dello stesso avviso, A. ATTARDI, Art. 38 disp. Att., in Commentario alla riforma del diritto di famiglia, a cura di CARRARO-OPPO-TRABUCCHI, Padova, 1977, tomo I, Parte seconda, p J. CARRATU, Complicazioni nei problemi di ef cacia delle sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale. Brevi note veri catrici e deontologiche, in Temi romana, 1976, pp. 549 e ss.
18 268 Alessandro Bucci ex novo sulle relative questioni. È stato più volte osservato 25 come l insuf cienza oltre che la notevole imprecisione tecnica del dato normativo rendono, però, dif cili all interprete la sua ricostruzione dogmatica. La legge d attuazione dell accordo dovrebbe in questo modo disciplinare dettagliatamente le varie fattispecie che potranno realizzarsi in sede di delibazione di sentenza ecclesiastica in nullità matrimoniali e dire quale normativa applicare ai singoli casi facilmente ipotizzabili qualora vi sia una istanza volta ottenere provvedimenti economici. L articolo 23 del disegno di legge, unica norma riferibile ai provvedimenti economici, infatti, ricorda che la corte di appello nella sentenza può disporre su istanza di parte e nel rispetto del contraddittorio, i provvedimenti economici ritenuti necessari a favore di uno dei coniugi, ssando il termine per la riassunzione del giudizio dinanzi al giudice competente. Come si vede, quindi, nessuna svolta sembra essere stata data all apposita commissione, che evidentemente ha voluto lasciare al Legislatore il compito di ssare precise indicazioni sulle modalità e sui tempi di applicazione del problema in esame. La soluzione in apparenza più semplice potrebbe essere, allo Stato, quella di autorizzare la Corte di Appello ad applicare sic et simpliciter le disposizioni previste dagli articoli 128, 129 e 129 bis del codice civile che disciplinano gli effetti della nullità dei matrimoni civili. Tale normativa però regolando in maniera totalmente diversa i rapporti tra i coniugi a seguito della pronuncia di invalidità del matrimonio civile, è già applicabile in base all articolo 18 della legge 847 del 1929 ai casi indicati i 25 A. FINOCCHIARO, Il procedimento dinanzi la Corte di Appello per la dichiarazione di esecutività delle sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale nella giurisprudenza della Corte di Cassazione. Passato e avvenire, in La disciplina del matrimonio concordatario dopo gli accordi di Villa Madama, a cura di E. VITALI e G. CASUSCELLI, Milano, 1988, p. 225, secondo il quale la ricostruzione dogmatica dell istituto è necessaria non solo per stabilire termini entro i quali la relativa domanda deve essere proposta, ma anche l accertare se si sia in presenza di un provvedimento decisorio, e quindi ricorribile per Cassazione unicamente alla sentenza sulla delibazione, o se invece, abbia un contenuto meramente ordinatorio, malgrado sia dotato con sentenza.
19 I provvedimenti patrimoniali provvisori matrimoni concordatari anche se con un nuovo e autonomo giudizio da iniziarsi dalla parte interessata una volta che si è avuto l exequatur della Corte di Appello 26. Certo è che la stessa dottrina riteneva applicabile, in modo pressoché automatico, gli articoli 128 e 129 c.c., già con il semplice richiamo all articolo 18 legge matrimoniale 27. Un altra parte della dottrina invece giunge a una soluzione opposta e cioè che il giudicato di divorzio non può essere travolto per quanto concerne le regole di condotta anche patrimoniali degli ex coniugi, da una successiva delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio concordatario. Il rapporto tra giudicato divorzio e delibazione le sentenze ecclesiastiche, investe il delicatissimo tema dei limiti oggettivi che il giudicato. È, quest ultimo, un tema su cui le incertezze sono massime. Alcuni punti fermi però vi sono, e da essi occorre prendere le mosse Per una parte della dottrina, con l art. 18 della legge matrimoniale il legislatore ha nito in sostanza per ammettere l elusione delle disposizioni civili sulla prescrizione e sulla decadenza, per cui, cfr. E. QUADRI, Patologia del matrimonio e rapporti matrimoniali, in AA.VV., Concordato e leggi matrimoniale, cit., p L interpretazione sulla estensione degli articoli 128, 129 e 129 bis e 139 c.c., ai casi di invalidità di matrimoni canonici, aveva trovato conforto nei primi commenti alla legge di riforma espressi da una parte della dottrina. R. NICOLÒ, Artt. 128, 129 e 129 bis e 139, in Commentario alla riforma del diritto di famiglia, Padova, 1977, tomo I, parte prima, pp. 178 e ss.; A. e M. FINOCCHIARO, Riforma del diritto di famiglia. Commento teorico pratico la legge 19 maggio 1975, n 151, Milano, 1975, I, pp ; FINOCCHIARO F., Del matrimonio. Aggiornamento sulla base della legge di riforma del diritto di famiglia, in Commentario del codice civile, a cura di SCIALOJA-BRANCA, Bologna 1975, aveva osservato come l articolo 128 c.c. uni ca e amplia le previsioni degli articoli 128 e 129 del codice civile, quali cando come matrimonio putativo il vincolo dichiarato nullo quando i coniugi stessi l abbiano contratti in buona fede, oppure il loro consenso è stato estorto con violenza o determinato dal timore di eccezionale gravità derivante da cause esterne di sposi. 28 A. PROTO PISANI, I provvedimenti patrimoniali del giudizio di delibazione delle sentenze ecclesiastiche, in Matrimonio concordatario tutela giurisdizionale, a cura di F. CIPRIANI, Napoli, 1992, p. 135.
20 270 Alessandro Bucci Il punto principale, a livello del diritto positivo italiano, è costituito dall articolo 34 del codice di procedura civile il quale in modo estremamente chiaro dispone che quando il giudice civile per pronunciarsi sul rapporto fatto valere in giudizio deve conoscere questioni pregiudiziali di merito, queste questioni sono conosciute senza autorità di cosa giudicata, incidenter tantum 29 ; con la conseguenza che dove una questione divenga in un secondo processo autonomo oggetto di giudizio, il secondo giudicato che si forma sul rapporto che nel primo processo era questione pregiudiziale sarà in grado di fare stato a tutti gli effetti tra le parti tranne che al ne di poter rimettere in discussione il rapporto su cui ha statuito secondo giudicato e gli effetti a loro volta dipendenti da tale rapporto. Per cui sul piano logico è indubbio che l esistenza di un matrimonio valido è una questione pregiudiziale rispetto al tema dello scioglimento del matrimonio. E ciò ha la stessa identica stregua di come l esistenza di un valido contratto è questione pregiudiziale rispetto al tema della risoluzione del contratto. Certo è che il venire meno della riserva di giurisdizione degli ecclesiastici in ordine alla validità dei matrimoni concordatari 30 comporta la piena possibilità per le parti di un giudizio di divorzio di trasformare se lo vogliono. Pregiudiziale della validità del 29 A. PROTO PISANI, I provvedimenti patrimoniali del giudizio di delibazione delle sentenze ecclesiastiche, in Matrimonio concordatario tutela giurisdizionale, a cura di F. CIPRIANI, Napoli, 1992, p L idea del venir meno della riserva esclusiva di giurisdizione a favore dei tribunali ecclesiastici e del conseguente ripristino della competenza dei tribunali statali non è sorta soltanto con la stipulazione degli accordi del Oltre trovare un signi cativo precedente nella esperienza concordataria di uno dei paesi più vicini in questa materia, la Spagna, e s era già chiaramente emersa nelle lunghe trattative che avevano preceduto la rma dell accordo, tanto da essere esplicitamente inserita in alcune delle borse di visione del concordato lateranense ed essere altrettanto esplicitamente affermata in una serie di dichiarazioni uf ciali no a quelle del presidente consiglio Parlamento, sia immediatamente prima che successivamente alla rma dell accordo nonché a quelle contenute nelle relazioni parlamentari del disegno di legge di rati ca di esso.