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Timestamp: 2018-08-20 21:59:38+00:00
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L’adozione da parte della comadre è nell’interesse della minore: conferma anche dai giudici d’appello | ARTICOLO29
1. Vincenzo Barba, Note minime sull’ordine pubblico internazionale 2. Giacomo Cardaci, Questioni processuali in materia di riconoscimento dell’efficacia della sentenza straniera ex art. 67 l. n. 218/1995 3. Massimo Dogliotti, Davanti alle sezioni unite della cassazione i “due padri” e l’ordine pubblico. Un’ordinanza di rimessione assai discutibile 4. Maria Carmela Venuti, La condizione giuridica dei bambini nati da gestazione per una coppia di uomini
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L’adozione da parte della comadre è nell’interesse della minore: conferma anche dai giudici d’appello
23 dicembre, 2015 Filled under genitorialità, italia, NEWS, orientamento sessuale, Unioni civili
Con sentenza depositata oggi 23 dicembre 2015 la Corte d’appello di Roma ha rigettato il ricorso del P.M. avverso la sentenza del Tribunale per i minorenni di Roma del luglio 2014 che aveva disposto l’adozione di una bambina da parte della comamma.
Anche i giudici d’appello affermano, dunque, che quando vi sia una stabile relazione genitore/figlio, l’art. 44 lett. D della Legge n. 184 del 1983 consente di disporre l’adozione. Si riafferma così che il giudice può e deve valutare se nel caso concreto l’adozione da parte della comadre è nell’interesse del minore.
La sentenza della Corte d’Appello di Roma rappresenta dunque una importante affermazione dell’indirizzo interpretativo, già fatto proprio dal Collegio di primo grado, che di recente aveva trovato conferma anche in una decisione dalla Corte d’Appello di Milano: l’art. 44 lett. D della Legge sull’adozione rappresenta «una clausola residuale in cui valutare tutti quei casi non sempre esemplificabili che nella realtà possono presentarsi e che non possono farsi rientrare nelle ipotesi di cui alle lettere a), b) e c)» e che, secondo la valutazione del giudice minorile, consigliano l’affermazione giuridica del rapporto di genitorialità nell’esclusivo interesse superiore del minore.
Tale interesse è sicuramente sussistente nell’ipotesi «di un profondo legame» della minore instaurato con la comadre «sin dalla nascita e caratterizzato da tutti gli elementi affettivi e di riferimento relazionale, interno ed esterno, qualificanti il rapporto genitore/figlio». La Corte d’Appello capitolina rammenta, peraltro, che «non si tratta, quindi, come ritenuto dal PM appellante, di affiancare una seconda figura materna o creare un nuovo rapporto genitore-figlio, ma di prendere atto di una relazione già sussistente e consolidata nella vita della minore e valutare l’utilità per quest’ultima che la relazione di fatto esistente sia rivestita giuridicamente a tutela della minore medesima».
Con le due decisioni della Corte d’Appello di Roma e di Milano, in rapida successione, si consolida così una interpretazione aperta dell’art. 44 lett. D che consente di dare immediata tutela ai bambini che vivono con due genitori dello stesso sesso. Mentre il Parlamento italiano inizia finalmente, in gennaio, a discutere dell’introduzione della stepchild adoption ex art. 44 lett. B (previsto nel testo Cirinnà), la giurisprudenza torna a confemare che l’ordinamento contempla già una norma, l’art. 44 lett. D della Legge Adozioni, che consente di raggiungere da subito questo risultato.
Ne consegue che se la legge sulle Unioni civili non recasse una espressa ed univoca conferma di tale orientamento, la nuova legge finirebbe, paradossalmente, col sottrarre ai bambini diritti già riconosciuti.
Tag: adozione, Famiglia arcobaleno
2 Responses to L’adozione da parte della comadre è nell’interesse della minore: conferma anche dai giudici d’appello
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