Source: https://www.leggioggi.it/2016/04/26/incidente-stradale-quando-abbiamo-diritto-al-risarcimento/
Timestamp: 2018-09-19 05:22:15+00:00
Document Index: 114682606

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 246', 'art. 360', 'art. 2054', 'art. 213', 'art. 11']

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Incidente stradale: quando abbiamo diritto al risarcimento
Nella sentenza emessa dalla Corte di Cassazione il 18 aprile 2016 n. 7623, è stato ribadito che a deporre nel giudizio avente ad oggetto la domanda di risarcimento del danno proposta da altra persona danneggiata in conseguenza del medesimo sinistro, a nulla rilevando che il testimone abbia dichiarato di rinunciare al risarcimento o che il relativo credito sia prescritto.
Entrando nel merito della stessa, si evince che la domanda risarcitoria è scaturita a seguito di un incidente stradale, nel quale, il ricorrente chiedeva i danni, asseritamente a causa della condotta negligente ed imprudente del conducente di un veicolo non identificato, che non avrebbe, in fase di sorpasso a velocità molto elevata e in zona non consentita (prossimità di incrocio con rotonda), mantenuto la distanza di sicurezza nei confronti del motoveicolo che lo precedeva, di proprietà dell’attore che ne era alla guida, urtandolo di striscio nella parte posteriore e provocandone lo sbandamento e la conseguente fuoriuscita di strada.
Nella motivazioni, la Corte, sostiene che il ricorrente di merito sarebbe incorsa in un’errata valutazione delle prove testimoniali, lamentando in particolare che la predetta Corte non avrebbe specificato le ragioni per cui ha ritenuto non attendibili i testi, del quale è stata, nella motivazione della sentenza impugnata, anche rilevata, tra parentesi, l’incapacità a deporre.
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La Corte ha ritenuto di rigettare l’impianto del ricorso evidenziando che : “sarebbe stato persino incapace a testimoniare ex art. 246 c.p.c.” per aver lo stesso riportato lesioni nel sinistro in questione, a prescindere dal fatto che lo stesso avesse coltivato o meno una richiesta risarcitoria, ha pure rimarcato che il predetto teste si è limitato a riferire di un mero sorpasso da parte di un veicolo rimasto sconosciuto, in tal modo ponendo in rilievo la genericità e l’incompletezza della dichiarazione, espressamente poi affermate con riferimento alle deposizioni rese da entrambi i testi escussi.
Quanto alla deposizione del teste, la Corte territoriale, oltre a sottolineare che lo stesso non si sarebbe neppure premurato di fornire le proprie generalità al personale dell’autoambulanza, ha rilevato che il predetto teste ha dichiarato di trovarsi a circa 150 metri (e non a 10 metri, come sostenuto dal ricorrente a p. 24 del ricorso) dal luogo del sinistro e che tanto, data l’ora notturna, inficia fortemente, sul piano oggettivo, l’attendibilità della ricostruzione del sinistro da lui riferita e, come già sopra messo in evidenza, ha concluso per la scarsa precisione e incompletezza delle dichiarazioni rese da entrambi i predetti testi, le cui deposizioni sono testualmente riportate in sentenza.
Con il secondo motivo, rubricato, anch’esso inammissibile, si evidenza la: “violazione e falsa applicazione ed interpretazione degli artt. 19, 2 co. 1. 990-69 in relazione agli arti. 360 n. 3 c.p.c. e 2054 c.c.; omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360, n. 5 c.p.c.”, il ricorrente lamenta che la Corte di merito, “con motivazione contraddittoria ed insufficiente, pur ritenendo presente il veicolo sconosciuto sul luogo del sinistro, acclarando la condotta del conducente che effettuò il sorpasso, e l’uscita fuori strada della moto. , non ha ritenuto operante la presunzione di cui all’art. 2054, 1 co. c.c.”, e ha, quindi, ritenuto “assolutamente insufficiente la prova dell’incidenza causale” del veicolo sconosciuto nel sinistro”.
1) il potere di cui all’art. 213 c.p.c., di richiedere d’ufficio alla P.A. le informazioni scritte relative ad atti e documenti della stessa che sia necessario acquisire al processo, non può essere esercitato per acquisire atti o documenti della P.A. che la parte è in condizioni di produrre, come nel caso del verbale di polizia relativo alle modalità di un incidente stradale, che ciascun interessato può direttamente acquisire dai competenti organi, a norma dell’art. 11, quarto comma, d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Cass. 12 marzo 2013, n. 6101);
2) che tale potere rientra nella discrezionalità del giudice e non può comunque risolversi nell’esenzione della parte dall’onere probatorio posto a suo carico (Cass. 13 marzo 2009, n. 6218)
3) che la consulenza tecnica d’ufficio non è mezzo istruttorio in senso proprio, avendo la finalità di coadiuvare il giudice nella valutazione di elementi acquisiti o nella soluzione di questioni che necessitino di specifiche conoscenze; ne consegue che il suddetto mezzo di indagine non può essere utilizzato al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume, ed è quindi legittimamente negata qualora la parte tenda con essa a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni o offerte di prova, ovvero di compiere una indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati (Cass., ord., 8 febbraio 2011, n. 3130; Cass. 5 luglio 2007 n. 15219).
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