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Timestamp: 2018-05-28 02:29:02+00:00
Document Index: 149714101

Matched Legal Cases: ['art.6', 'art.6', 'art.23', 'sentenza ', 'art.37', 'art.39', 'art.40', 'art.41', 'art.38', 'art.40', 'art.40', 'art.8', 'art.46', 'art.8', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 13', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 6', 'art.37', 'art.38', 'art.40', 'art.39', 'art.41', 'art.41', 'art.46', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 177', 'art. 2', 'art.177', 'art.37', 'sentenza ', 'art.37', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 189', 'art.37', 'art. 46', 'art.8', 'art.11', 'art.37']

RICORSO AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA. in funzione di Giudice del Lavoro - PDF
RICORSO AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA. in funzione di Giudice del Lavoro
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Cipriano Messina
1 RICORSO AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA in funzione di Giudice del Lavoro RICORRENTI: 1) (Omissis) CONTRO: Ministero dell Istruzione e della Ricerca Scientifica (già Ministero dell Università e della Ricerca Scientifica MURST), in persona del Ministro p.t. nonché Ministero della Salute (già Ministero della Sanità) in persona del Ministro p.t., nonché Lo Stato della Repubblica Italiana, in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri in carica, tutti ex lege dom.ti presso l Avvocatura Generale dello Stato, in Roma Via dei Portoghesi n.12, nonché l Università degli Studi di Roma La Sapienza, in persona del Magnifico Rettore p.t., in Roma, P.le Aldo Moro 5; OGGETTO: Applicazione del d.lgs. n.368/1999 (contratto di formazione, trattamento retributivo e contributivo, recupero delle differenze), nonché indicizzazione della retribuzione percepita-percipienda ex d.lgs.257/1991, rivalutazione triennale della borsa di studio, interessi sulla somma rivalutata, risarcimento del danno, riconoscimento dello status giuridico. FATTO: I ricorrenti sono iscritti e frequentano, rispettivamente: - il IV anno (i primi 13, ovvero - (Omissis); - il III anno (dal n14 al n.19, (Omissis); - il II anno (dal n. 20 al n.30, (Omissis), delle scuole di specializzazione per la formazione di medici specialisti in: - Medicina del Lavoro ((Omissis), - Psichiatria ((Omissis), - Patologia clinica ((Omissis)), presso l Università degli Studi di Roma La Sapienza. percependo la borsa di studio la borsa di studio prevista dal d.lgs n.257/1991 fissata dal 1992 in Lire lorde annue ora pari a Euro ,50 all anno. 1
2 L ammontare della borsa di studio, determinato ai sensi dell art.6 del d.lgs. n.257/1991 a partire dal 1 gennaio 1992, avrebbe dovuto essere annualmente incrementato del tasso programmato d'inflazione e rideterminato, ogni triennio, con decreto del Ministro della Sanità, di concerto con i Ministri dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica e del Tesoro, in funzione del miglioramento stipendiale tabellare minimo previsto dalla contrattazione relativa al personale medico dipendente del Servizio sanitario nazionale : cfr. art.6 d.lgs. n.257/1991. Nonostante la suddetta previsione, per effetto delle disposizioni contenute nelle diverse leggi finanziarie che si sono succedute negli anni, da ultimo nell art.23 della legge finanziaria 2003, l ammontare della suddetta borsa di studio è rimasto consolidato nell importo previsto dall articolo 32, comma 12, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 né si è proceduto alla rideterminazione triennale ed alla indicizzazione annuale prevista dal sopra citato articolo 6. Ciò nonostante le direttive comunitarie (la direttiva "riconoscimento n.75/362/cee e la direttiva "coordinamento n.75/363/cee, come modificate dalla direttiva n. 82/76) e la condanna della CGE (sentenza 7 luglio 1987, causa 49/86) in attuazione delle quali (come si vedrà oltre nelle considerazioni in diritto) il d.lgs. n.257/1991 era stato emanato. La disciplina contenuta nel d.lgs. n.257/1991 e l inquadramento degli specializzandi come borsisti è stata mantenuta anche dopo l emanazione del d.lgs. n.368/1999 del 17 agosto 1999, che mirava a dare attuazione alle 2
3 nuove direttive comunitarie (direttiva 93/16/CEE come modificata dalle direttive 97/50/CE, 98/21/CE, 98/63/CE e 99/46/CE) prevedendo per i medici iscritti alle scuole di specializzazione: il diritto a sottoscrivere un contratto annuale di formazione-lavoro (art.37), il diritto ad un trattamento economico annuo onnicomprensivo (art.39) assoggettato all'articolo 4 della legge 13 agosto 1984, n. 476 (art.40), il diritto ad un trattamento contributivo e previdenziale (art.41), il dovere di seguire il programma di formazione (art.38), il dovere di astenersi dall esercizio della libera professione (art.40), un impegno pari a quello previsto per il personale medico del Servizio sanitario nazionale a tempo pieno (art.40, co.2). Nonostante le previsioni contenute nel citato d.lgs. n.368/1999, hanno trovato piena attuazione solo quelle norme relative ai doveri ed agli impegni dei medici specializzandi, mentre le norme che riconoscevano agli stessi i diritti e le posizioni giuridiche descritte sono rimaste del tutto disapplicate in forza dell art.8 comma 3 del d.lgs. 21 dicembre 1999, n.517 che ha sostituito il comma 2 dell art.46 d.lgs.n.368/1999 subordinando l entrata in vigore degli artt del d.lgs.n.368/1999 ad un apposito provvedimento legislativo di stanziamento di ulteriori risorse. Siffatta previsione legislativa contenuta nell art.8, co.3, del d.lgs. n.517 del 21 dicembre 1999 ha di fatto reso inoperante il riconoscimento della posizione giuridica assunta dai medici specializzandi, pregiudicando le situazioni giuridiche soggettive ed i diritti già riconosciuti dal decreto 3
4 legislativo n.368 del 17 agosto 1999 e vanificando ed eludendo il contenuto precettivo delle disposizioni comunitarie. In forza della descritta situazione gli interessati ricorrono al Tribunale del lavoro affinché siano accolte le proprie domande in virtù dei seguenti motivi di diritto. DIRITTO: le domande proposte dai ricorrenti si possono così sintetizzare: 1) riconoscimento dell attività prestata come rapporto di formazione-lavoro; 2) riconoscimento del trattamento retributivo, contributivo e previdenziale previsto dal d.lgs. n.368/1999 anche per tutti gli anni pregressi; 3) corresponsione di quanto non percepito a causa della mancata indicizzazione e della mancata rivalutazione triennale della borsa di studio percepita ex d.lgs.257/1991 fino alla data di entrata in vigore del d.lgs. n.368/1999, con riconoscimento degli interessi sulla somma rivalutata; 4) risarcimento del danno per mancata attuazione della direttiva 93/16/CEE. In via preliminare appare doveroso riassumere brevemente alcuni punti essenziali della complessa situazione giuridica sottostante analizzando la disciplina, sia comunitaria che nazionale, degli specializzandi, gli interventi della Corte di Giustizia Europea, le questioni di legittimità costituzionale del d.lgs.n.368/1999 e del d.lgs. n.517/ La disciplina degli specializzandi: 1.A. - la normativa comunitaria; La prima direttiva in materia di riconoscimento reciproco dei diplomi, certificati ed altri titolo di medico è stata emanata dal Consiglio il 16 giugno 4
5 1975, Dir. 75/362/CEE (GUCE L 167, pag. 1; in prosieguo: la direttiva "riconoscimento"), al fine di agevolare l'esercizio effettivo del diritto di stabilimento e di libera prestazione dei servizi. Con la successiva direttiva n.75/363/cee (GUCE L 167, pag. 14; in prosieguo: la direttiva "coordinamento"), il Consiglio europeo ha imposto agli Stati membri di provvedere al coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative attinenti alle attività di medico. Entrambe le direttive sono state poi modificate dalla Direttiva 82/76/CEE del Consiglio, del 26 gennaio In particolare, per quel che rileva ai fini del presente giudizio, l'art. 2, n. 1, della direttiva coordinamento, come modificato dall'art. 9 della direttiva 82/76, dispone che la formazione che permette il conseguimento di un diploma, certificato o altro titolo di medico specialista deve soddisfare le condizioni ivi menzionate. Vi si richiede in particolare, alla lett. c), che la formazione si svolga a tempo pieno e sotto il controllo delle autorità o degli enti competenti, conformemente al punto 1 dell'allegato. L'allegato alla direttiva «coordinamento», aggiunto dall'art. 13 della direttiva 82/76 e intitolato Caratteristiche della formazione a tempo pieno e della formazione a tempo ridotto dei medici specialisti, dispone quanto segue: «1. Formazione a tempo pieno dei medici specialisti. Essa si effettua in posti di formazione specifici riconosciuti dalle autorità competenti. Essa implica la partecipazione alla totalità delle attività mediche del servizio nel quale si effettua la formazione, comprese le guardie, in modo che lo 5
6 specialista in via di formazione dedichi a tale formazione pratica e teorica tutta la sua attività professionale per l'intera durata della normale settimana lavorativa e per tutta la durata dell'anno, secondo le modalità fissate dalle autorità competenti. Tale formazione forma pertanto oggetto di una adeguata rimunerazione. La formazione può essere interrotta per motivi quali servizio militare, missioni scientifiche, gravidanza, malattia. La durata totale della formazione non può essere ridotta a causa delle interruzioni (...)». L'art. 16 della direttiva 82/76 dispone che gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva entro e non oltre il 31 dicembre 1982, informandone immediatamente la Commissione. Siffatta disciplina, è stata ora trasfusa e coordinata nella nuova direttiva del Consiglio 5 aprile 1993, 93/16/CEE (GUCE L 165, pag. 1), - come modificata dalle direttive 98/21/CE, in materia di medicina del lavoro, n.98/63/ce, in materia di specialità mediche, e n.2001/19/ce - intesa ad agevolare la libera circolazione dei medici e il reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli. 1.B. - la normativa nazionale; Le direttive riconoscimento e coordinamento sono state trasposte in diritto italiano con legge 22 maggio 1978, n. 217 (GURI n. 146 del 29 maggio 1978). Con sentenza 7 luglio 1987, causa 49/86, Commissione/Italia (Racc. pag. 2995), la Corte ha dichiarato che la Repubblica italiana, non 6
7 avendo adottato nel termine prescritto le disposizioni necessarie per conformarsi alla direttiva 82/76, era venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza del Trattato CEE. A seguito di tale sentenza, la direttiva 82/76 è stata trasposta con decreto legislativo 8 agosto 1991, n. 257 (GURI n. 191 del 16 agosto 1991; in prosieguo: il decreto legislativo n. 257 ), entrato in vigore 15 giorni dopo la data della sua pubblicazione. L'art. 4 del decreto legislativo n. 257 determina i diritti e i doveri dei medici specializzandi, e il suo art. 6 istituisce una borsa di studio in loro favore. Ai sensi dell'art. 6, n. 1, dello stesso decreto legislativo: «Agli ammessi alle scuole di specializzazione (...) in relazione all'attuazione dell'impegno a tempo pieno per la loro formazione, è corrisposta, per tutta la durata del corso, ad esclusione dei periodi di sospensione della formazione specialistica, una borsa di studio determinata per l'anno 1991 in LIT. Tale importo viene annualmente, a partire dal 1 gennaio 1992, incrementato dal tasso programmato di inflazione ed è rideterminato ogni triennio, con decreto del Ministro della Sanità (...) in funzione del miglioramento stipendiale tabellare minimo previsto dalla contrattazione relativa al personale medico dipendente dal Servizio sanitario nazionale». In attuazione delle Direttiva 93/16/CEE, infine, lo Stato italiano ha adottato il decreto legislativo 17 agosto 1999, n.368 (GURI n.250 del 23 ottobre 1999, Supplemento Ordinario n.187). In base alle disposizioni nel Titolo VI del suddetto decreto legislativo ai medici ammessi alle scuole di specializzazione in medicina e chirurgia è 7
8 riconosciuto lo status di lavoratori in formazione a tempo pieno (artt.34, 37). Secondo quanto disposto dall art.37 all atto dell iscrizione alle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia, il medico stipula uno specifico contratto annuale di formazione-lavoro disciplinato dal presente decreto legislativo e dalla normativa per essi vigente, per quanto non previsto o comunque per quanto compatibile. ( ) 2. Lo schema tipo del contratto è definito con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con i Ministri della sanità, del tesoro e del lavoro e della previdenza sociale, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. 3. Il contratto è stipulato con l'università, ove ha sede la scuola di specializzazione, e con la regione nel cui territorio hanno sede le aziende sanitarie le cui strutture sono parte prevalente della rete formativa della scuola di specializzazione. Ai sensi dell art.38 con la sottoscrizione del contratto il medico in formazione specialistica si impegna a seguire, con profitto, il programma di formazione svolgendo le attività teoriche e pratiche previste dagli ordinamenti e regolamenti didattici ( ) ed ai sensi dell art.40 Per la durata della formazione a tempo pieno al medico è inibito l'esercizio di attività libero-professionale all'esterno delle strutture assistenziali in cui si effettua la formazione ed ogni rapporto convenzionale o precario con il servizio sanitario nazionale o enti e istituzioni pubbliche e private (comma 8
9 1), ed inoltre L'impegno richiesto per la formazione specialistica è pari a quello previsto per il personale medico del Servizio sanitario nazionale a tempo pieno (comma 2). L art.39, infine, riconosce Al medico in formazione specialistica, per tutta la durata legale del corso, un trattamento economico annuo onnicomprensivo determinato, ogni tre anni, con il decreto di cui all'articolo 35, comma 1, nei limiti dei fondi previsti dall'articolo 6, comma 2, della legge 29 dicembre 1990, n. 428, e delle quote del Fondo sanitario nazionale destinate al finanziamento della formazione dei medici specialisti. 3. Il trattamento economico è costituito da una parte fissa, uguale per tutte le specializzazioni e per tutta la durata del corso di specializzazione, e da una parte variabile, differenziata per tipologie di specializzazioni, per la loro durata e per anno di corso. 4. Il trattamento economico è corrisposto mensilmente dalle università presso cui operano le scuole di specializzazione ed ai sensi dell art.41 è assoggettato alle disposizioni di cui all'articolo 4 della legge 13 agosto 1984, n Lo stesso art.41, stabilisce che Ai fini previdenziali ed assistenziali, la contribuzione dovuta dal datore di lavoro è pari al 75 per cento di quella ordinaria per il settore sanitario, rideterminabile con decreti del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri della sanità, del tesoro, bilancio e programmazione economica e dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, in relazione all'evoluzione del trattamento previdenziale dei contratti di formazione lavoro. 3. L'azienda sanitaria 9
10 presso la quale il medico in formazione specialistica svolge l'attività formativa provvede, con oneri a proprio carico alla copertura assicurativa per i rischi professionali, per la responsabilità civile contro terzi e gli infortuni connessi all'attività assistenziale svolta dal medico in formazione nelle proprie strutture, alle stesse condizioni del proprio personale. La parte più significativa (ai fini del presente giudizio) del decreto in esame, tuttavia, è contenuta nell art.46 recante la rubrica Disposizioni finali come modificato dal d.lgs.n.517/1999 e riguardante l entrata in vigore della disciplina dettata dal legislatore delegato, che sarà analizzata in prosieguo. 1.C. - gli interventi della Corte di Giustizia Europea. Ai fini del presente giudizio ed in particolare dell interpretazione della normativa in vigore proposta dai ricorrenti alla luce dei principi comunitari e del dettato della Carta costituzionale assume particolare rilevanza l esame della giurisprudenza comunitaria formatasi sulle direttive 75/362/CEE, 75/363/CEE, 82/76/CEE, 93/16/CEE. Come è noto, il d.lgs.n.257/1991 è stato emanato in attuazione della normativa comunitaria in forza della citata sentenza della CGE 7 luglio 1987, causa 49/86. In detta sentenza la Corte aveva riconosciuto che la Repubblica italiana, non avendo adottato nel termine prescritto le disposizioni necessarie per conformarsi alla direttiva del consiglio 26 gennaio 1982 n. 82/76, relativa alla formazione del medico specialista, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza del trattato Cee. Successivamente all entrata in vigore del decreto legislativo n.257/1991, 10
11 che prevedeva il diritto dei medici specializzandi a percepire la borsa di studio solo a partire dall anno accademico 1991/1992, numerosi sono stati i ricorsi presentati da coloro i quali erano stati iscritti alle scuole di specializzazione anteriormente a tale data. Di fronte a tale rivendicazione (poi accolta dall ordinamento italiano sia in sede giurisprudenziale che in sede legislativa) la Corte di Giustizia Europea (sentenza 3 ottobre 2000, causa C-371/1997, Gozza e a.; sentenza 25 febbraio 1999, causa C-131/97, Carbonari e a. (Racc. pag. I-1103), sulla domanda di pronuncia pregiudiziale, a norma dell'art. 177 del Trattato CE, ha chiarito che: L'art. 2, n. 1, lett. c), nonché il punto 1 dell'allegato della direttiva del Consiglio 16 giugno 1975, 75/362/CEE, concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative per le attività di medico, come modificata dalla direttiva del Consiglio 26 gennaio 1982, 82/76/CEE, che modifica la direttiva 75/362/CEE, concernente il reciproco riconoscimento dei diplomi, certificati ed altri titoli di medico e comportante misure destinate ad agevolare l'esercizio effettivo del diritto di stabilimento e di libera prestazione dei servizi e la direttiva 75/363 devono essere interpretati nel senso che: - L'obbligo di retribuire in maniera adeguata i periodi di formazione dei medici specialisti è incondizionato e sufficientemente preciso nella parte in cui richiede - affinché un medico specialista possa avvalersi del sistema di reciproco riconoscimento istituito dalla direttiva 75/362 - che la sua formazione si svolga a tempo pieno e sia retribuita. 11
12 - Il detto obbligo non consente tuttavia, di per sé, al giudice nazionale di identificare il debitore tenuto a versare la remunerazione adeguata, né l'importo della stessa. - Il giudice nazionale è tenuto tuttavia, allorché applica disposizioni di diritto nazionale precedenti o successive ad una direttiva, ad interpretarle, quanto più possibile, alla luce della lettera e dello spirito della direttiva stessa. Gli ultimi due punti della decisione della Corte meritano di essere sottolineati sin d ora giacchè sulla loro portata sarà incentrata l interpretazione prospettata dai ricorrenti. 2.. Il diritto dei ricorrenti. Come si vedrà meglio in sede di illustrazione dell eccezione di illegittimità costituzione del d.lgs. n.368/1999 e dell eccezione pregiudiziale ex art.177 Trattato UE, i giudici comunitari hanno cristallizzato il diritto dei medici specializzandi a percepire una adeguata retribuzione pur lasciando al legislatore nazionale il compito di disciplinarne contenuto e portata. Tale compito, vigente la disciplina recata dal d.lgs. n.257/1991, non era stato compiutamente assolto dallo Stato Italiano che si era limitato a prevedere un indennizzo sotto forma di borsa di studio, svincolato da qualsiasi riconoscimento giuridico delle posizioni del medico specializzando all interno del rapporto instaurato con l ente che, oltre a fornirgli gli strumenti della formazione, usufruiva delle prestazioni lavorative del medico tenuto ad osservare la regole del tempo pieno e del 12
13 divieto di svolgere attività esterna come prescritto dalle norme nazionali e comunitarie. La CGE aveva precisato che l'obbligo di retribuire in maniera adeguata i periodi di formazione dei medici specialisti derivante direttamente dalla normativa comunitaria, doveva ritenersi incondizionato e sufficientemente preciso nella parte in cui richiede - affinché un medico specialista possa avvalersi del sistema di reciproco riconoscimento istituito dalla direttiva 75/362 - che la sua formazione si svolga a tempo pieno e sia retribuita. La portata della normativa comunitaria, però, non consentiva, vigente la disciplina del d.lgs. n.257/1991, al giudice nazionale di identificare il debitore tenuto a versare la remunerazione adeguata, né l'importo della stessa. Tale ultimo ostacolo alla piena operatività del diritto in questione, nel nostro ordinamento è venuto meno con il d.lgs. n.368/1999 che ha individuato sia la disciplina applicabile al rapporto tra medici specializzandi ed enti, sia il contenuto dei reciproci diritti ed obblighi, sia, infine, i soggetti tenuti ad adempiere all obbligo retributivo. Come si è visto, infatti, l art.37 del d.lgs. n.368/1999 espressamente dispone che all atto dell'iscrizione alle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia, il medico stipula uno specifico contratto annuale di formazione-lavoro, disciplinato del presente decreto legislativo e dalla normativa per essi vigente, per quanto non previsto o comunque per quanto compatibile con le disposizioni di cui al presente decreto legislativo il cui 13
14 schema-tipo è definito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con i Ministri della sanità, del tesoro e del lavoro e della previdenza sociale, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Lo stesso articolo prevede che Il contratto è stipulato con l'università, ove ha sede la scuola di specializzazione, e con la regione nel cui territorio hanno sede le aziende sanitarie le cui strutture sono parte prevalente della rete formativa della scuola di specializzazione. La disciplina del contratto in questione è in parte contenuta nelle successive disposizioni del d.lgs. n.368/1999 (risoluzione, durata, assenze), in parte nella normativa che disciplina la figura tipica del contratto di formazione lavoro contenuta nel civile e nelle disposizioni speciali in materia di formazione e lavoro. Con l individuazione dei soggetti tenuti a dare attuazione all obbligo di garantire adeguata retribuzione ai medici specializzandi, è venuto meno l ostacolo che non consentiva al giudice nazionale di riconoscere piena operatività al diritto degli specializzandi, riconosciuto in via diretta dalle norme comunitarie, di percepire un trattamento economico corrispondente alle prestazioni svolte secondo le regole generali in materia di diritto del lavoro, con la conseguenza che non può essere più negato tale diritto a coloro i quali hanno prestato la propria opera come medici in formazione. 14
15 Invero, la giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea, ha precisato che già dall'analisi dell'economia generale delle direttive coordinamento, riconoscimento e 82/76 risultava che l'obbligo di retribuire i periodi di formazione relativi alle specializzazioni mediche fosse interamente connesso all'osservanza dei presupposti per la formazione dei medici specialisti, presupposti che consentono agli Stati membri di procedere al reciproco riconoscimento dei diplomi, certificati e altri titoli di medico specialista in conformità alla direttiva riconoscimento (cfr. sentenza Carbonari). Ebbene, nella fattispecie concreta, la formazione specialistica dei ricorrenti si è svolta, anche prima dell entrata in vigore del d.lgs. n.368/1999, secondo i suddetti presupposti (tempo pieno, riconoscimento reciproco, divieto di cumulo, inserimento nell'organizzazione sanitaria gestita dalle cliniche universitarie, ecc.) con la conseguenza che, mentre nella parte relativa ai doveri ed agli obblighi dei medici le norme comunitarie hanno trovato piena attuazione, altrettanto non è successo per la parte relativa ai diritti. Ciò in quanto, come è stato riconosciuto dai giudici comunitari, è pacifico che i metodi di fissazione di tale remunerazione rientrano, in via di principio, nella competenza degli Stati membri che devono, in tale settore, adottare specifici provvedimenti di attuazione - tanto è vero che nella mancanza di siffatti provvedimenti la CGE ha rinvenuto un limite all obbligo previsto dalle norme comunitarie; ma è altrettanto vero che tale limite è venuto meno con l entrata in vigore del d.lgs. n.368/1999 (in particolare art.37). 15
16 Del resto già in precedenza i giudici comunitari avevano invitato i giudici nazionali a valutare in quale misura l'insieme delle disposizioni nazionali - più in particolare, per il periodo successivo alla loro entrata in vigore, le disposizioni di una legge promulgata al fine di trasporre la direttiva 82/76 - poteva essere interpretato, fin dall'entrata in vigore di tali norme, alla luce della lettera e dello scopo della direttiva, al fine di conseguire il risultato da essa voluto (v. sentenza Carbonari e a., punto 49). Giova ricordare che, conformemente ad una giurisprudenza costante fin dalla sentenza 10 aprile 1984, causa 14/83, Von Colson e Kamann (Racc. pag. 1891, punto 26), l'obbligo degli Stati membri, derivante da una direttiva, di conseguire il risultato da questa contemplato, come pure il dovere loro imposto dall'art. 5 del Trattato di adottare tutti i provvedimenti generali o particolari atti a garantire l'adempimento di tale obbligo, valgono per tutti gli organi degli Stati membri, ivi compresi, nell'ambito di loro competenza, quelli giurisdizionali. Come risulta dalla costante giurisprudenza della Corte di Giustizia, nell'applicare il diritto nazionale, e in particolare le disposizioni di una legge che - come nella causa a qua - sono state introdotte specificamente al fine di garantire la trasposizione di una direttiva, il giudice nazionale deve interpretare il proprio diritto nazionale quanto più possibile alla luce della lettera e dello scopo della direttiva, onde conseguire il risultato perseguito da quest'ultima e conformarsi, pertanto, all'art. 189, terzo comma, del Trattato CE (v. sentenze 13 novembre 1990, causa C-106/89, Marleasing, 16
17 Racc. pag. I-4135, punto 8, e 16 dicembre 1993, causa C-334/92, Wagner Miret, Racc. pag. I-6911, punto 20). Nell ordinamento italiano la disciplina del diritto azionato dai ricorrenti è sufficientemente delineata, oltre che nelle disposizioni contenute nel d.lgs. n.368/1999, anche nelle disposizioni speciali delle leggi (Legge 863/84, Legge 113/86, Legge 160/88, Legge 407/90, Legge 462/93, Legge 451/94, Legge 196/97 e succ. mod. ed integr.) e della contrattazione collettiva in materia di formazione-lavoro dei medici chirurghi, richiamate, peraltro, dallo stesso art.37 d.lgs. n.368/1999 che rimanda alla normativa vigente in quanto compatibile. L applicazione delle disposizioni vigenti, dunque, consente (anzi, come si vedrà, impone) al giudice di dare attuazione in via diretta alla normativa comunitaria, riconoscendo ai medici specializzandi le posizioni giuridiche ed i diritti garantiti dalle richiamate direttive europee. La presenza, nel nostro ordinamento, di norme già sufficientemente precise e compatibili con lo status introdotto dalle direttive comunitarie, rende direttamente applicabile il riconoscimento dello status di lavoratore in formazione ai medici specializzandi ed il relativo trattamento. L effettività del risultato della norma comunitaria, infatti, è resa possibile dalla normativa già vigente (che consente la diretta applicazione della direttiva europea), e non può essere vanificata da una disposizione normativa che ne sospenda e ne subordini la piena efficacia ad un provvedimento di copertura finanziaria finalizzato ad autorizzare ulteriori 17
18 risorse finanziarie per la formazione (provvedimento che, come si vedrà, viola i principi di ragionevolezza imposti al legislatore dalla Costituzione: cfr. Corte cost., 10 novembre 1994, n. 384). Ciò soprattutto ove si consideri che a rimanere sospesi e/o del tutto inattuati sono, non solo il dritto a ricevere un adeguato trattamento economico, bensì tutti gli altri diritti inerenti lo svolgimento del rapporto che non espongono lo Stato ad alcun impegno finanziario (ciò, quand anche sia richiesta l'osservanza dei presupposti e degli obblighi per la formazione dei medici specialisti cui il predetto trattamento è interamente connesso). 3) Questione di legittimità costituzionale dell art. 46, comma 2, decreto legislativo 17 agosto 1999, n.368, come modificato dall art.8, comma 3, del decreto legislativo 21 dicembre 1999, n.517, in relazione agli artt.1, 2, 3, 4, 11, 35, 36 della Costituzione nella parte in cui ha subordinato l efficacia delle disposizioni di cui agli artt allo stanziamento di ulteriori risorse finanziarie per la formazione dei medici specialisti dopo che una parte di tali disposizioni, e precisamente, gli artt.37, 38, 40, 42 erano già entrate in vigore riconoscendo ai medici in formazione specialistica una situazione giuridica soggettiva perfetta e così eludendo le norme del Trattato UE che impongono agli Stati membri di garantire l effettività delle situazioni giuridiche riconosciute dal diritto comunitario, nonché le norme sulla libera circolazione dei lavoratori e quelle direttamente introdotte per i medici specializzandi dalle direttive n.75/362/cee, n.75/363/cee, n.82/76/cee, n.93/16/cee, n.98/21/ce, n.98/63/ce, n.2001/19/ce. 18
19 Le disposizioni censurate negano ai medici specializzandi lo status di lavoratori in formazione e violano il loro diritto ad ottenere una retribuzione proporzionata alla quantità ed alla qualità del lavoro svolto, ove si consideri che, da una parte, il legislatore ha previsto che il medico in formazione specialistica svolga la sua attività professionale nell ambito della struttura in cui si forma (che si avvale della prestazione del medico) osservando, oltre alle disposizioni specifiche in tema di formazione, anche le norme proprie del rapporto con i medici dipendenti; dall altra ha, però, disapplicato le norme che, accanto ai doveri, prevedevano anche dei diritti in materia retributiva, previdenziale, normativa, ecc., venendosi così a creare una ingiustificata ed illegittima disparità di trattamento tra categorie che svolgono (almeno in parte) le medesime prestazioni e sono soggette alle medesime restrizioni, nonchè una palese lesione dell inviolabile diritto al lavoro su cui si fonda la Repubblica Italiana. Tale situazione, di fatto, ha creato una categoria di lavoratori alla quale vengono richieste le stesse prestazioni e gli stessi obblighi dei dipendenti, ma nel contempo vengono negati i relativi diritti, essendo sfornita di una adeguata retribuzione, di ogni trattamento che tuteli il lavoratore in caso di assenza, malattia, ferie e soprattutto di una opportuna copertura previdenziale (come dire, il lavoratore in questione, guadagna meno della metà lavorando lo stesso numero di ore di un dipendente e se si ammala non è pagato, non ha diritto alle ferie, in caso di maternità non gode di alcuna tutela, e così via). 19
20 In tal modo, inoltre, si violano il principio di effettività del diritto comunitario e la libera circolazione dei servizi e dei lavoratori prevista dal Trattato UE (parte integrante del nostro sistema costituzionale ex art.11 Cost.) in attuazione dei quali sono state adottate le direttive comunitarie citate, tutte direttamente applicabili dal giudice italiano per i motivi su esposti. La questione appare rilevante e non manifestamente infondata. 3. A Sulla rilevanza della questione. Il riconoscimento del diritti rivendicati dai ricorrenti passa attraverso l applicazione dell apparato normativo introdotto dalle direttive comunitarie e recepito, per quel che rileva in questa sede, dagli artt d.lgs. n.368/1999 la cui efficacia è stata sospesa dal d.lgs. n.517/1999 per effetto delle disposizioni censurate di illegittimità costituzionale. Nel richiedere l applicazione di quanto previsto dal d.lgs. n.368/1999, i ricorrenti intendono rivendicare l immediata operatività delle norme censurate che, unitamente a quelle generalmente vigenti in materia di contratto di formazione, consentono di dare attuazione alla previsione comunitaria conseguendo il risultato previsto dalle direttive citate. 3. B Sulla non manifesta infondatezza. La ricostruzione sin qui operata si fonda sulla diretta applicazione della disciplina comunitaria dei presupposti alla ricorrenza dei quali i giudici comunitari avevano subordinato il riconoscimento del diritto ad una retribuzione adeguata, per effetto dell entrata in vigore dell art.37 e seg. del 20