Source: http://www.mariabolognesi.com/omelia-di-padre-tito-m-sartori-4/
Timestamp: 2019-04-22 13:57:51+00:00
Document Index: 103922297

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 367', 'art. 479', 'sentenza ', 'sentenza ']

Omelia di padre Tito M. Sartori – 21 Ottobre 2004 – Centro Beata Maria Bolognesi
Omelia di padre Tito M. Sartori – 21 Ottobre 2004
21 Ottobre 2004 /in OMELIE /da Mario
Contrariamente alla consueta prassi di parlare a braccio sia pure seguendo uno schema prestabilito, oggi, 80° anniversario della nascita di Maria Bolognesi, ho deciso di leggere il discorso commemorativo, data la delicatezza dell’argomento che intendo affrontare. Si tratta infatti di far conoscere per la prima volta la sentenza emanata dal magistrato Dott. Buono Antonio il 25 ottobre 1948. Premetto che non accuserò alcuno, mi limiterò soltanto a poche notizie atte a lumeggiare la sunnominata sentenza.
Mi sono deciso a compiere questo passo per le seguenti ragioni: 1) perché le sentenze dei magistrati dei tribunali penali sono di natura pubblica; 2) perché tale sentenza non è mai stata fatta conoscere ad alcuno; 3) perché in essa le maggiori accuse contro la Bolognesi vigenti nel 1948, sono tutt’oggi ritenute valide presso una considerevole percentuale di persone residenti a Rovigo e dintorni come risulta dalla documentazione processuale.
Ovvio l’interrogativo: “Perché soltanto oggi si fa conoscere detta sentenza e non la si è fatta conoscere prima?”. Perché il verdetto orale pronunciato dal giudice dr. Buono Antonio il 25 ottobre 1948 alla fine dell’udienza pomeridiana, venne, come di prassi, seguito dalla stesura della sentenza depositata presso la Cancelleria del Tribunale l’8 novembre dello stesso anno. Il verdetto assolutorio fu subito perciò notificato, ma la corrispondente sentenza non fu mai fatta conoscere nemmeno alla Bolognesi, che per ben due volte, prima il 7 aprile 1958 e poi nel novembre dello stesso anno – ossia a dieci anni dalla celebrazione del processo – la fece cercare senza alcun esito, perché le ricerche furono indirizzate al casellario giudiziario, dove, essendo rimasta assolta la Bolognesi per non aver commesso il fatto, nulla poteva esserci. Infatti la documentazione attinente all’Istruttoria venne depositata presso l’Archivio di Stato e la sentenza fu consegnata dal Pretore Buono Antonio alla Cancelleria del Tribunale, dove si conservano le sentenze emanate. Tali documenti furono rinvenuti rispettivamente in data 4 giugno e 29 maggio 2003.
Il fatto, descritto nel diario e confermato sia nell’Istruttoria del 17 marzo 1948, sia nel dibattimento del 25 ottobre di quell’anno, riguarda lei che alle 17,40 del 5 marzo 1948, mentre si recava nella chiesa parrocchiale di Crespino per sentire la predica quaresimale, venne aggredita da tre individui mascherati, colpita con un pugno alla tempia, trascinata dietro dei cespugli. Le venne chiesto a quale partito appartenesse (si era in piena campagna elettorale per le elezioni del 18 aprile), e lei rispose: “Io non sono di nessun partito, solo cristiana”.
«Imbavagliata – continua la Bolognesi -, sentii tre voci. Mio Dio. Non ebbi neppure il tempo di vedere. Ho sentito questo schiamazzo, non ho visto persone, perché c’era una gran siepe fitta fitta, rimasi al suolo tramortita. Mi hanno levato le calze, mi sentii morire, non posso farmi un’idea con che oggetto fossi stata scarnificata, gambe e mani, mi hanno quasi levato le due unghie dalle dita dei piedi. Legata com’ero non potei muovermi. “Sono nelle mani di Gesù”, ho detto fra me e me. Sentii una voce: “Pensaci bene di che partito sei”. Rimasi sola abbandonata in mezzo alla neve senza potermi muovere. Mi sembrava essere in mezzo alle fiamme con le gambe e mani. Il freddo mi agghiacciava, battevo i denti, balbettavo poche parole, non potrò più ritornare a casa. Con la bocca imbavagliata mi sembrava di soffocare. Mi sembra si spezzasse la schiena tra la neve, il corpo era bagnato tra il sudore e lo spasimo. Il tempo non passa mai, qui morirò. Gesù abbia pietà di me. Sento camminare. Chissà che sia il padrone della campagna. “Cosa hai pensato? te lo diamo noi l’aiuto”. Non avevo più voce ero sfinita. “Gesù, Gesù!”. “Te lo daremo noi Gesù, il Cristo, la Chiesa”. Tentarono contro la purezza. “Gesù, meglio la morte” [dissi] fra me stessa. I sudori erano come una pioggia, lo spasimo cruento da non poter resistere. “Peliamola bene, almeno senta il tormento e starà a letto”. “Gesù, sia fatta la Tua volontà” [dissi]dentro di me. Quale agonia! mio Dio! Raschiarono ancora mani e piedi. Rimasi sfinita. Non pensavo più né casa e né fratelli. Gesù solo poteva salvarmi. Sentivo allontanarsi dei passi. Mi slegavano le mani, piedi e bocca, uno mascherato. “Prendi questa, è la tua roba e fila diritta”. Mio Dio, freddo e sudata, era buio, buio, mi allontanai un pochino, non ebbi la forza. Trepidante dalla paura che mi seguissero, caddi a terra. A stento ripresi il cammino, mi sembrava essere nel fuoco, mi trovai a terra, non avendo più forza, il sangue usciva dalle mani e piedi. A furia di stenti, con cadute arrivai a casa senza incontrare anima viva. La predica quaresimale era stata lunga. Ho fatto tutto il tratto di strada scalza. Mio Dio, non posso resistere dallo spasimo. La famiglia Piva rimasero stupiti e non avevano coraggio. In casa vi era un fratello di Ferdinando. Chiesi a stenti di andare a letto, tutta bagnata infangata, con quelle ferite mi sentii morire. Con un filo di voce chiesi il Confessore, rimasi senza forze».
Questo è il fatto. Accusata di autolesionismo, la Bolognesi fu prima interrogata dal Pretore, dott. Buono Antonio, nell’Istruttoria del 17 marzo 1948; e quindi processata il 25 ottobre dello stesso anno con due udienze: una al mattino e una seconda nel pomeriggio. La sentenza depositata presso la cancelleria del Tribunale di Rovigo l’8 novembre 1948 porta la data del 25 ottobre ed è del seguente tenore:
Il Pretore in fatto ed in diritto osserva:
I Carabinieri di Crespino, in data sei marzo 1948, riferivano che alle ore 11 di detto giorno era pervenuta in caserma la voce di un aggressione subita il giorno avanti da certa Bolognesi Maria di Giuseppe. Recatisi in casa di costei i verbalizzanti apprendevano che la stessa era stata il giorno prima colpita improvvisamente con un pugno alla testa mentre percorreva una strada di campagna. Subito dopo era stata imbavagliata e bendata e richiesta di dire a quale partito si appartenesse da una voce sconosciuta, La Bolognesi aveva risposto di appartenere al partito della fede ed allora gli aggressori le conficcavano sul dorso del piede sinistro un oggetto che la vittima ritenne essere un ferro appuntito. Quindi la lasciavano sola invitandola a ripensare bene sulla sua professione di fede perché sarebbero ritornati, cosa che fecero dopo circa due ore durante le quali la Bolognesi rimase legata ed imbavagliata. Persistendo la donna nella sua confessione gli aggressori la torturavano producendole lesioni al dorso degli arti. Quindi la liberavano ingiungendole di ritornare a casa.
Il dr. Patergnani accertò che la Bolognesi presentava abrasioni al dorso delle mani e dei piedi, prodotti dallo strisciamento di un corpo ruvido, guaribili in otto giorni.
I Carabinieri pensavano senz’altro ad una simulazione. La Bolognesi, secondo loro, aveva dato sempre segni evidenti di esaltazione religiosa a sfondo isterico. Le autorità religiose avevano dovuto proibirle di vestire l’abito monacale che essa tuttavia indossa privo di distintivi. In epoca non lontana la Bolognesi avea dovuto subire degli esorcismi perché asseriva di essere indemoniata. Da ultimo pretendeva di essudare sangue e di presentare le stigmati della passione cristiana, venerata dalla religione dello stato.
All’odierno dibattimento, come già in periodo istruttorio, la Bolognesi ha protestato la sua innocenza, confermando l’aggressione subita e che in forma vaga le sarebbe stata preannunziata da un angelo. Il verbalizzante brigadiere ha soggiunto che le indagini fatte sul luogo della presunta aggressione non avevano portato a nessun risultato. Sono stati escussi numerosi testi, tra cui il parroco attuale e quello cessato di Crespino e la padrona di casa della Bolognesi.
Osserva il giudice che prima di entrare nel merito della causa occorre superare una questione esclusivamente di diritto prospettata dalla difesa. La Bolognesi, si è detto, non ha fatto alcuna denuncia di reato ai Carabinieri. Non sussiste pertanto il delitto contestatole. La tesi è infondata. Ed invero l’art. 367 (e che può definirsi calunnia contro ignoti) prevede due ipotesi nettamente distinte di reato: una formale, l’altra materiale. La prima si realizza per il fatto dell’iniziativa del reo che, con vero o falso nome o in modo anonimo si rivolge all’autorità giudiziaria o ad altra che a quella abbia obbligo di riferire; la seconda si verifica quando il reo simula le tracce di un reato in modo che si possa iniziare procedimento penale per accertarlo. Ora non v’ha dubbio che la Bolognesi, se colpevole, s’è messa su questo secondo iter criminoso. Ed è vano affermare che la Bolognesi non aveva alcuna intenzione di far seguire un procedimento penale, essendo questa possibilità una condizione obiettiva (non già un elemento del reato) alla quale non è necessario che si estenda la volontà del reo. E’ sufficiente cioè il dato soggettivo (volontario) della simulazione delle tracce e la possibilità obbiettiva dell’inizio di un procedimento. E poiché in questo sono compresi gli accertamenti di polizia che i carabinieri, anche se increduli, nella specie compirono, sussisterebbero entrambi gli elementi per affermare la responsabilità della Bolognesi.
Ma costei merita, sotto altro riflesso logico, di essere assolta. Non vi è infatti alcuna prova che l’aggressione non abbia avuto luogo. E questa prova negativa doveva essere fornita dall’accusa. Né basta a surrogarla la “sensazione” del verbalizzante ed il fatto che, recatosi il giorno dopo sul luogo indicato dalla donna (in aperta campagna) detto verbalizzante non abbia riscontrato tracce. Innanzi tutto questa versione è smentita da una teste (Bassani Angelina) che recatasi subito sul posto rilevò delle “pecche” di piedi oltre all’orma di un corpo abbandonato. Precisò anzi che una delle “pecche” era di piede scalzo. Inoltre dopo un giorno il verbalizzante non poteva illudersi di trovare gran che, essendo più che possibile che per effetto delle condizioni atmosferiche (guazza notturna ecc.) le “pecche” rilevate dalla Bassani si fossero dileguate. Un’altra circostanza di sommo interesse è stata riferita da Barban Angelina, padrona di casa della Bolognesi. Costei a dire della prima presentava lividure ai polsi come quando si è stati legati. Si dovrebbe dunque ritenere che la Bolognesi dopo essersi procurate non lievi lesioni alle mani e ai piedi si sia poi legata da sé, circostanza non impossibile ma estremamente improbabile.
A questo punto il giudicante ha ritenuto di prendere in seria considerazione la personalità dell’imputata, esame reso doppiamente necessario dalla natura del reato e dall’evanescenza della prova. La Bolognesi si è difesa con pacatezza e lucidità. E’ stata sempre calma ed ha affermato con chiarezza le circostanze dell’avvenuta aggressione. Veste, è vero, un abito affatto analogo a quello monastico; ha assunto, sì, di aver avuto visioni di aver sudato sangue ma anche dimostrato di essere perfettamente normale dal punto di vista psichico. Sia nel periodo istruttorio che in quello dibattimentale il giudicante non ha potuto rilevare alcun dato riferibile ad una sindrome isterica. La Bolognesi è ritenuta normale da due sacerdoti che hanno deposto; uno di essi conserva gelosamente un fazzoletto che, imposto dalla Barban sul costato della Bolognesi, fu abbondantemente coperto di essudativi sanguigni provenienti (come attesta un certificato dell’Istituto di analisi di Rovigo) da corpo umano. La donna ha mostrato di avere sempre sufficiente controllo della propria personalità interiore. Lo stato crepuscolare isterico, che ripete su scala minore quello epilettico, sarebbe dovuto affiorare nel lungo dibattimento protrattosi per un intero giorno con l’insofferenza e l’inquietudine propri dell’isterico. Tanto meno si sono riscontrati quei sintomi (bolo isterico, convulsioni, escandescenze) che permettono di percepire clinicamente l’affezione.
Né la Bolognesi aveva motivi di lucro per inscenare simile commedia. Tanto meno ragioni pubblicitarie perché la stessa non denunciò il fatto, né lo fece denunciare. Il fatto poi di aver preveduto una prova dolorosa non esclude che questa sia effettivamente avvenuta perché, se é vero, come è vero, che la Bolognesi ostentava la sua fede cristiana ed esagerava le pratiche religiose relative, al punto da essere ritenuta visionaria e maniaca, niente di più facile che uno scherzo malvagio, o una crudele rappresaglia potesse essere architettata nei suoi confronti da persone di diversa fede religiosa o addirittura senza alcuna fede religiosa.
Per questi motivi il Pretore, visto l’art. 479 c.p.p.
Bolognesi Maria dal reato ascrittole per non aver commesso il fatto.
Rovigo 25 ottobre 1948
IL PRETORE Dott. Buono Antonio
Ho ritenuto mio dovere portare a conoscenza di tutti una sentenza di natura pubblica, una sentenza che avrebbe dovuto essere conosciuta fin dall’8 novembre 1948, ossia 56 anni fa!
Anche se appare quanto mai improbabile che la tempestiva conoscenza della stessa avrebbe potuto cambiare opinione a qualcuno circa la personalità della Bolognesi, tuttavia, ora che lei è Serva di Dio, che la sua causa di beatificazione giace nel dicastero romano in attesa di essere discussa, che un fatto ritenuto prodigioso è sotto inchiesta processuale e potrebbe spalancare le porte alla sua beatificazione, venire a conoscere che 56 anni fa un magistrato laico, al quale furono sottoposte le peggiori accuse contro di lei, le respinse con quella sicurezza che proviene da lunga esperienza giudiziaria, a tutti può recare tranquillità e serenità di spirito. Si dovrebbero aggiungere altri aspetti che per ragioni di brevità non ho voluto accludere a conferma dell’assistenza divina di Colui che, negli umili, compie meraviglie di grazia inimmaginabili, capaci di confondere i sapienti e i dotti della terra.
La triste vicenda giudiziaria produsse nella Bolognesi una ancor maggiore spinta a perdonare e a pregare per coloro che l’avevano afflitta e umiliata, certa che donando al Signore il proprio patire, avrebbe ottenuto da Lui di poter spalancare nel cuore dei fratelli, orizzonti di grazia e di amore divino, come di fatto poi accadrà. Nella sua vicenda terrena appare evidente che nel perdere evangelicamente la propria vita, la si ritrova e che nelle sconfitte sopportate con fede, è nascosta l’alba di un giorno nuovo e radioso.
26 Dicembre 2004 – Chiesa Parrocchiale di S. Sebastiano – Bosaro (RO) Omelia di Padre Tito M. Sartori
1. LA FAMIGLIA DI DIO
2. LA FAMIGLIA UMANA
http://www.mariabolognesi.com/logo.png 0 0 Mario http://www.mariabolognesi.com/logo.png Mario2004-10-21 12:00:252015-08-03 15:23:21Omelia di padre Tito M. Sartori - 21 Ottobre 2004