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Legge 40 toccala: febbraio 2010
Donna Moderna - 3 marzo 2010
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Disconosce la figlia. Era nata in provetta ma io non lo sapevo
Repubblica — 22 febbraio 2010 pagina 18 sezione: CRONACA
ROMA - Inseminazione eterologa, una forma di tradimento. Soprattutto se fatta di nascosto dal marito. È questa la teoria con cui un figlio ha fatto ricorso contro una sentenza del tribunale civile di Roma che riconosceva suo padre come genitore di una bambina di tre anni. La storia ha inizio nel 2000. Un chirurgo romano di fama internazionale e una sua assistente si innamorano: lui ha 76 anni, lei 35. Dopo due anni decidono di avere un figlio. Ma senza successo. Così scelgono di ricorrere all' inseminazione omologa. Anche in questo caso, però, niente da fare. Ma la donna un figlio lo vuole tanto, al punto da andare in Spagna, all' insaputa del coniuge (almeno secondo la difesa di lui) poiché in Italia l' inseminazione eterologa (con il seme di un donatore estraneo) non è legale. Resta incinta e nel 2003 nasce una bambina. La coppia è felice e tutto sembra andare per il meglio. Fino a quando lui, il presunto padre, non scopre di non poter avere figli: gli esami sul suo liquido seminale sono chiari. Parlano di "azospermia sopravvenuta". In pratica, l' età lo ha reso sterile. La scoperta distrugge la famiglia: il professore si separa dalla moglie e la cita in giudizio chiedendo di disconoscere la sua paternità sulla piccola, geneticamente non figlia sua. L' inseminazione artificiale eterologa, secondo il medico, non era stata concordata. La difesa della moglie, però, tra le carte del processo porta anche un documento in cui il marito accettava l' inseminazione in provetta omologa e, in caso di fallimento di questa, anche eterologa. Firma che l' uomo dice essere falsa, ma che il giudice ha probabilmente considerato vera: la sentenza del 2008 del Tribunale di Roma, Prima Sezione Civile, condanna il padre a riconoscere la bambina, nonostante la conclamata incapacità dell' uomo a procreare, e a pagare le spese legali dicendo che il chirurgo era favorevole all' inseminazione. Decisione contro cui l' anziano medico si è immediatamente appellato. La vicenda salta fuori solo ora, dopo che il figlio di primo letto del chirurgo, anche lui medico, di 41 anni, ha impugnato quella sentenza che ha scoperto solo in questi giorni. Decisione dettata, ovviamente, da motivi di eredità futura: il padre, infatti, è una persona molto facoltosa. E alla base della suo ricorso, curato dagli avvocati Anna Orecchioni e Giacinto Canzona, l' idea che l' inseminazione eterologa sia un vero e proprio atto di tradimento, secondo l' uomo sufficientea ottenere il disconoscimento di quella sorellastra nata da una provetta che, però, non conteneva il liquido seminale di suo padre.
TG 3 ore 19.00 del 06/02/10 sulla fecondazione eterologa
TG 3 ore 14.00 del 06/02/10 sulla fecondazione eterologa
Fecondazione assistita iniqua e anticostituzionale
Liberazione - 7 febbraio 2010
La Consulta ha già bocciato gli articoli su diagnosi genetica ed embrioni congelati
Pronti dieci ricorsi di coppie colpite da infertilità grave che chiedono alla Corte costituzionale di pronunciarsi sulla incostituzionalità dell’articolo 4, che vieta l’eterologa
La fecondazione medicalmente assistita, per come l’hanno voluta i fondamentalisti del centrodestra (ed anche qualcuno del centrosinistra) non ha diritto di cittadinanza in Italia.
La legge 40 è una vera schifezza, parola della Corte Costituzionale, che su iniziative di famiglie, coppie, medici, avvocati e associazioni, ha cancellato alcuni dei divieti più clamorosi e ingiusti. I giudici della Consulta ritengono incostituzionale ad esempio la diagnosi genetica, l’obbligo di impianto di tutti gli embrioni, le norme sul loro congelamento.
Prossimo passaggio atteso: la dichiarazione di incostituzionalità anche dell’articolo che vieta la fecondazione eterologa, cioè il ricorso agli spermatozoi di un donatore terzo o agli ovociti di una donatrice terza, pena pesantissime sanzioni per quei genitori in pectore che a causa di malattie o malformazioni non possono dare o fecondare il seme omologo (omologo a che? omologato da chi?).
Se ci fosse un tale pronunciamento, da parte dei giudici della Consulta che si sono occupati di questa legge “esclusiva” e “punitiva”, saremmo di fronte alla cancellazione di fatto di una norma che ha fatto discutere e accapigliarsi in Parlamento - ma anche fuori dalle ovattate stanze in cui si decidono arbitrariamente le sorti anche più intime dei cittadini, chiamando in campo questioni filosofiche, etiche, religiose, ideologiche - e che alla fine, per la protervia della maggioranza di centrodestra e della parte più retriva della Chiesa cattolica, ha dato la stura al turismo a scopo di fecondazione artificiale e alle cosiddette rotte della fertilità, naturalmente solo per chi poteva e disponeva di risorse finanziarie in grado di ”pagare” un impianto all’estero, mentre alla gran parte delle famiglie e delle coppie italiane veniva negato il diritto al concepimento e alla procreazione assistita nelle strutture sanitarie nazionali, pubbliche e private.
Un business che in cinque anni ha riguardato 50 mila coppie e svariati milioni di euro esportati nelle cliniche di mezza Europa, dove una donazione di gameti va dai 4.000 euro di Cipro ai 10.000 della Spagna, secondo le cifre rese note, in un recente convegno tenuto ad Acireale, dal professor Nino Guglielmino, direttore di uno dei centri di alta specializzazione per la fecondazione assistita.
Adesso i medici, le associazioni e le coppie escluse dalla iniqua e anticostituzionale legge 40, stanno pensando ad una class action, supportati dal giudizio di fior di giuristi, degli scienziati
e degli esperti di diritto comunitario, perché solo in Italia c’è il divieto totale di fecondazione eterologa.
La campagna potrebbe partire in primavera e riguardare ad esempio decine di donne in menopausa precoce o uomini resi sterili da malattie, interventi o incidenti invalidanti.
«Vedo ogni giorno coppie discriminate perché non hanno i soldi per andare all’estero. Chi ha i soldi può pagarsi una clinica straniera e comprarsi un ovocita da un donatore terzo - ha detto
il professor Guglielmino - ma chi soldi non ne ha è costretto a rinunciare ad avere figli. Noi del Centro Hera di Catania facevamo centinaia di fecondazioni eterologhe, soprattutto maschili. Venivano da noi 800 copie all’anno. Poi abbiamo visto crescere quei bambini, amatissimi, perché la paternità e la maternità non sono legati solo alla genetica, ma all’amore e alla responsabilità».
I numeri del turismo della fecondazione fanno impressione: 25 mila coppie europee ogni anno si sposta per il concepimento assistito. Di queste, un terzo, circa 8 mila, sono coppie italiane. Soltanto l’82% delle coppie che si rivolgono ai centri stranieri sono regolarmente sposate. Vanno in Danimarca, Belgio, Francia, Svizzera, Grecia, Spagna, Slovenia e Repubblica Ceca.
Invece le coppie che si sono rivolte a strutture italiane sono state 43 mila nel 2005, 52 mila nel 2006, 55 mila nel 2007. Le gravidanze ottenute sono state 9.049 nel 2005, 10.608 nel 2006, 11.685 nel 2007. Il 45,7 per cento si è rivolto a strutture pubbliche o convenzionate con il servizio sanitario nazionale, mentre il 54,3 per cento si è rivolto alle circa 350 strutture private che operano sul territorio nazionale con soli interventi di fecondazione omologa.
L’avvocato Maria Paola Costantini, autrice in passato di molteplici ricorsi, alla fine di marzo ne presenterà uno, in dieci diversi tribunali italiani, per tutelare un gruppo di coppie che
chiedono di poter assoggettarsi alla fecondazione eterologa, unica possibilità per chi è colpito da forme di sterilità legate a malattie genetiche ed ereditarie.
«Sappiamo che non sarà una battaglia facile - ha dichiarato l’avvocato Costantini - perché il tema della fecondazione eterologa fa paura a molti, evoca lo spettro di mamme-nonne o altri eccessi. Invece le cinque coppie per le quali presenteremo ricorso hanno malattie serie, documentate».
Per quanto riguarda l’incostituzionalità, «le norme sulla fecondazione eterologa sono in contraddizione con l’articolo 3 della Costituzione, che sancisce il principio di uguaglianza
tra coppie infertili ammesse alle cure perché possono produrre gameti e quelle con infertilità più gravi escluse dalle terapie», insiste l’avvocato Costantini, ma a ci sono anche altre difformità costituzionali, «come la negazione del diritto costituzionale di formarsi una famiglia», e infine, «se la legge 40 disciplina le eventuali conseguenze di una fecondazione eterologa, ad esempio vietando il disconoscimento di paternità, è evidente che il legislatore ha messo in conto il turismo procreativo, ovvero interventi fatti all’estero: un paradosso su cui si profila un’evidente discriminazione economica».
Troppi aborti spontanei e altrettante disillusioni
Repubblica — 06 febbraio 2010 pagina 23 sezione: CRONACA
«Per la legge non saremmo neppure sterili e quindi a lungo fuori dalla possibilità di usufruire della legge sulla fecondazione assistita. Perché in realtà incinta io ci rimango, quindi non posso essere definita sterile, ma per traslocazioni cromosomiche, non riesco mai a portare avanti una gravidanza. Vengo da anni duri, anni bui, segnati da mille tentativi. Dalla scoperta di essere incita, da qualche settimana colorata di speranza e poi, regolarmente, l' aborto, la fine delle illusioni», racconta Maria, 35 anni, sposata con Stefano, 38, decisa a portare la sua storia in un' aula perché cambi la legge. «Dopo le ultime sentenze la legge ci consente la diagnosi pre impianto, però le statistiche ci sono contro: dovremmo produrre almeno 12 embrioni per poter avere un figlio che nasca, qualche speranza di superare il quarto mese di gravidanza. E allora abbiamo detto basta: l' unica soluzione è l' eterologa, l' ovodonazione. E non mi importa che mio figlio o mia figlia mi somigli, che non abbia il mio naso o i miei occhi. Crescerà dentro di me per nove mesi, lo partorirò. E quello sarà mio figlio: perché l' ho cercato, voluto e cresciuto con amore».
«Mio marito Giuseppe è operaio, io sono casalinga. Abbiamo trent' anni superati da poco eppure ci conosciamo e ci vogliamo bene da una vita: dodici anni passati insieme, otto da sposati. Anni in cui abbiamo cercato di avere un figlio, prima naturalmente, poi anche con inseminazioni. Nulla, una delusione, una sofferenza ogni mese», racconta Anna. Poi la scoperta, il marito è sterile: azospermia, dovuta a un cromosoma in più nel suo Dna. L' unica soluzione possibile era la donazione ma non potendola fare in Italia la coppia è andata in Svizzera, a Lugano. «Lì mi hanno sottoposta per 4 volte a fecondazione in vitro con donatore. Sono rimasta incinta ma ho perso il bambino e ora siamo veramente disperati: sia per lo stress sia per il costo alto di queste procedure che non possiamo più permetterci. Mio marito è in cassa integrazione, soldi non ce ne sono. Dobbiamo rinunciare al nostro sogno, mentre chi ha soldi può andare all' estero e continuare a sperare? Vorrei poter avere un figlio in Italia, non capisco perché la legge ce lo impedisce come se facessimo qualcosa di male, di sbagliato, di ingiusto. Io non penso che stiamo facendo qualcosa di male».
«Sogni una famiglia, fai progetti e poi un giorno ti dicono no, non c' è più niente da fare. Per te i giochi sono chiusi: menopausa precoce a 35 anni», racconta Stefania, libera professionista come il marito, coetaneo. Una donna combattiva, che non rinuncia, che considera l' essere genitore «un discorso complesso non solo questione di geni», e proprio per questo ha deciso anche di avviare le pratiche per fare un' adozione, anche se i tempi lunghi della burocrazia la spaventano un po'. Ma non rinuncia. Non ci sta all' idea che in Italia le sia vietato provare ad avere un figlio. «L' eterologa, la donazione di un ovocita, è l' unica strada possibile per diventare madre visto che sono in menopausa, come accade normalmente a 50 anni passati». Ma in Italia la donazione di gameti è vietata. «Io non voglio stare al di fuori dalla legge, ma la legge è ingiusta perché mi tratta come una cittadina di serie B. Chi ha pochi ovuli ha qualche possibilità, fa la stimolazione ormonale, la fecondazione assistita. Per me nulla, accetti e basta, o fai la fuorilegge e vai all' estero. Per questo ricorro, sperando che la mia storia, il mio dolore, il senso di vuoto servano a far cambiare le cose. Ad evitare in futuro ad altri le mie stesse sofferenze».
L'ultima spallata alla legge 40 partono i ricorsi contro l'eterologa
Repubblica - 6 febbraio 2010
In italia la donazione di gameti per la fecondazione è proibita
L'iniziativa di famiglie, avvocati e associazioni dopo la sentenza della Consulta
ROMA - Fecondazione libera. O quasi. Come accade nel resto del mondo. Per poter essere genitori. Per poter essere famiglia. Per amare e crescere un figlio. In Italia sta per partire un nuovo assalto alla legge 40 sulla "Procreazione medicalmente assistita", già smantellata, depotenziata e di fatto riscritta negli ultimi mesi a colpi di sentenze.
Grazie alla tenacia, a volte alla disperazione, di decine di coppie, medici, avvocati e associazioni, i cui sforzi hanno portato alla recente e clamorosa sentenza della Corte Costituzionale, che ha cancellato alcuni dei divieti più severi della legge 40, dall'obbligo di impianto degli embrioni al loro congelamento, alla diagnosi genetica. Adesso quello stesso agguerritissimo pool si prepara a dimostrare l'incostituzionalità dell'articolo sulla fecondazione eterologa, il numero 4 della legge 40, il più difficile, il più controverso, quello che va a toccare il "nodo", anzi il tabù del "terzo elemento", che si inserisce nel meccanismo procreativo di una coppia. L'articolo quattro sancisce in Italia il divieto assoluto, punito con multe da trecento a seicentomila euro, di diventare genitori con l'ausilio del seme di un donatore o dell'ovocita di una donatrice. Ma se anche in questo caso, così come è avvenuto nell'aprile scorso, i giudici ritenessero incostituzionale la norma, la legge sulla procreazione medicalmente assistita sarebbe, di fatto, cancellata. Mettendo fine (forse) al turismo della provetta, alle migrazioni della fertilità, ai viaggi della speranza per avere un figlio. Per far tornare l'Italia nell'Europa della scienza e delle cure. Perché in cinque anni i divieti della legge 40 hanno obbligato quasi 50mila coppie ad emigrare in cerca di un figlio, con un business che ha portato milioni di euro nelle cliniche di tutta Europa.
L'annuncio è stato alcuni giorni fa. Riuniti in una sorta di conclave scientifico organizzato ad Acireale dal professor Nino Gugliemino, direttore del centro Hera, uno dei più famosi centri italiani di fecondazione assistita, e tra i più specializzati nella diagnosi pre-impianto, medici, avvocati e giuristi hanno messo a punto e svelato la loro "campagna di primavera". Dove verrà ripetuta quella sorta di class action promossa da un gruppo di pazienti, tutti affetti da serie patologie, che si sono visti negare l'accesso alla fecondazione eterologa. "Ogni giorno vedo coppie costrette ad andare all'estero. Donne in menopausa precoce, uomini che hanno combattuto e vinto il cancro, ma che le cure hanno reso sterili. Coppie discriminate perché chi ha i soldi può andare all'estero e tentare, diventare genitore con l'ausilio di seme od ovocita altrui. Chi non può affrontare le spese deve rinunciare. Al centro Hera di Catania vediamo 800 coppie l'anno, quando queste tecniche erano legali facevamo centinaia di fecondazioni eterologhe, soprattutto maschili. Quei bambini li ho visti crescere, sono amatissimi. Non si può continuare a pensare che essere genitori sia legato solo alla genetica, è un'assunzione di responsabilità, di amore". È soltanto in Italia, infatti, che vige il divieto totale di fecondazione eterologa. In una situazione dove, nonostante la legge 40 sia ancora in vigore, dopo la sentenza della Corte Costituzionale in tutti i centri si è tornati ad eseguire le tecniche consentite fino al 2004, e poi vietate dalla nuova normativa. Tranne, naturalmente, la fecondazione eterologa. Ma alla fine di marzo l'avvocato Maria Paola Costantini, già autrice dei ricorsi che hanno portato alla clamorosa sentenza dell'aprile 2009, presenterà in 10 tribunali con l'ausilio di un pool di legali e l'appoggio di associazioni come Sos infertilità, i ricorsi di un gruppo di coppie affette da diverse patologie, che chiedono di poter effettuare questi tipo di fecondazione, unica speranza per alcune forme di sterilità, di malattie genetiche ed ereditarie. "Sappiamo che non sarà una battaglia facile. Il tema della fecondazione eterologa fa paura a molti, evoca lo spettro di mamme nonne, o di altri eccessi. Invece no. Le cinque coppie per le quali presenteremo ricorso hanno malattie serie, documentate. E cercheremo di sostenere il nostro iter giuridico con convegni, dibattiti, per ampliare la cultura diffusa su questo tema". Sulla salute, anche psicologica, dei bambini nati con queste tecniche, ad esempio. "Per quanto riguarda l'incostituzionalità - spiega Maria Paola Costantini - le norme sulla fecondazione eterologa sono in contraddizione con l'articolo 3 della Costituzione, che sancisce il principio di uguaglianza. Tra coppie infertili che possono produrre gameti e sono ammesse alle cure. E quelle con una infertilità più grave, ma che paradossalmente sono escluse dalle terapie, proprio perché non hanno gameti... La legge viola poi anche il principio di "ragionevolezza" perché impone un divieto assoluto, invece di regolamentare il fenomeno". Ma ci sono altre difformità: come la negazione del diritto costituzionale di formarsi una famiglia. "Se poi pensiamo che la legge 40 - conclude Costantini - disciplina le eventuali conseguenze di una fecondazione eterologa, vietando il disconoscimento di paternità, è evidente che il legislatore ha messo in conto il turismo procreativo, ossia un intervento fatto all'estero. Un vero paradosso. E qui si profila un'altra discriminazione, di tipo economico".
TG 3 Linea notte del 02/02/10 sulla prima coppia fertile che ha accesso alla diagnosi preimpianto
TG 3 ore 19.00 del 02/02/10 sulla prima coppia fertile che ha accesso alla diagnosi preimpianto
Cominciamo Bene (Rai 3) del 21 gennaio 2010
Procreazione medicalmente assistita (PMA), recente sentenza di Salerno e servizio sulla nostra storia.
http://www.limega.com/legge40.html (secondo video)
Fecondazione, coppie non saranno costrette a pagare per conservazione embrioni inutilizzati
Non sara' a carico delle coppie il costo del congelamento di embrioni in sovrannumero durante gli interventi di fecondazione assistita. In un documento messo a punto dalla commissione del ministero della Salute sugli embrioni crioconservati e consegnato al ministro si auspicherebbe che a farsi carico della conservazione degli embrioni congelati fossero gli stessi centri di fecondazione assistita accreditati a livello regionale.
Aduc - 29 gennaio 2010