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Timestamp: 2018-11-13 18:17:37+00:00
Document Index: 121885570

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 2233', 'art. 13', 'art. 29', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Il compenso a percentuale o risultato. | Tiziano Solignani
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Compenso a percentuale o sul risultato.
Il compenso a percentuale o sul risultato, conosciuto un tempo anche come patto di quota lite, si ha quando il compenso dell’avvocato per il suo lavoro è determinato in ragione di una percentuale relativa a quanto ricavato dal suo assistito, oppure in relazione ad un risultato conseguito, a differenza di quanto avviene con i diversi sistemi di tariffazione flat o a tempo.
È previsto oggigiorno dall’art. 13, comma 3°, della legge 31 dicembre 2012, n. 247, sull’ordinamento della professione di avvocato. Deve essere pattuito necessariamente per iscritto, in base all’art. 2233, comma 3°, cod. civ. secondo cui «sono nulli, se non redatti in forma scritta, i patti conclusi tra gli avvocati … con i loro clienti che stabiliscono i compensi professionali».
Facciamo un esempio per chiarezza.
La società Alfa si rivolge al legale Tizio per recuperare un credito di 3.000 euro concordando un compenso a percentuale del 10% oltre accessori di legge. Se il credito viene recuperato, a Tizio spetteranno, per l’opera svolta, 300 euro, oltre accessori di legge, mentre il resto andrà alla società Alfa.
Il compenso a percentuale può prevedere, a seconda degli accordi tra cliente e avvocato, un versamento unico iniziale o meno, e quasi sempre comporta l’obbligo per il cliente di anticipare o rimborsare le spese documentate che ha sostenuto il professionista che, se non fossero rimborsate, verrebbero ad intaccare il compenso.
È importante capire un paio di cose fondamentali riguardo a questo sistema tariffario.
1) L’accettazione di un lavoro da parte del nostro studio (ma anche, a mio giudizio, di tutti gli altri) con compenso a percentuale comporta una valutazione preventiva da parte nostra della bontà e del fondamento della pretesa azionata, per cui assolutamente non tutte le posizioni sono tariffabili in questo modo, ma ci riserviamo di giudicare caso per caso, insieme alla parte assistita, se e come si può procedere. Questo va detto perché ogni tanto capitano persone che vorrebbero affidarci iniziative assolutamente improponibili, credendo di allettarci con una divisione «a metà del ricavato»: purtroppo la metà di niente, o anche di più, è sempre niente. La cosa migliore è parlarne insieme tranquillamente e vedere se si può fare o meno.
2) La tariffazione a percentuale permette all’utente di non anticipare nessuna spesa, o quasi, ed infatti serve per lo più a consentire anche a chi è privo di mezzi economici di potersi permettere un avvocato per tutelarsi, ma bisogna capire bene che non così di rado la «fetta» che rimarrà al legale al termine della pratica sarà maggiore di quella che sarebbe stata se si fosse scelto un altro regime tariffario, ad esempio a tempo. Questo è un aspetto che il cliente deve capire bene, per valutare di conseguenza. L’avvocato, assumendo un caso a percentuale, si assume il rischio di lavorare gratis, magari per mesi o spesso per anni, e lo fa solo per dare una possibilità a chi non ne avrebbe altrimenti, ragione per cui in caso di risultato positivo è giusto che sia compensato maggiormente.
Alcuni settori si prestano particolarmente bene all’utilizzo del sistema del compenso a percentuale: i sinistri stradali, i recuperi crediti e la responsabilità civile in generale e medica in particolare.
Per i sinistri stradali e la responsabilità medica (malpractice), collaboriamo con uno studio medico legale che, nei casi in cui siamo disposti ad assumere il caso con compenso a percentuale, ugualmente assume il caso con lo stesso sistema, in modo che verso il cliente sia praticato sempre lo stesso sistema tariffario, che gli consente di poter tutelare la sua posizione senza affrontare esborsi ingenti.
In generale, inoltre, il compenso a percentuale è più agevolmente praticabile nella fase stragiudiziale delle vertenze, mentre in quella giudiziale (cioè quando la cosa viene portata in tribunale) è molto più difficoltoso e ha anche meno senso, sia per la lunghezza, che per i costi fissi non trascurabili che ci sono in questi casi.
Con riguardo alla fase giudiziale, un aspetto importante da sottolineare è che la pattuizione di un compenso a percentuale non elimina affatto il rischio, per la parte, di venire condannata al rimborso delle spese avversarie in caso di sconfitta nella causa. L’accordo, insomma, che una parte fa col proprio avvocato sulla determinazione dei compensi non vincola certamente il giudice che, nel dare torto a quella parte, può sempre condannarla alle spese. Da questo punto di vista, l’unica forma di protezione rimane quella della assicurazione di tutela giudiziaria.
Un punto problematico di questo sistema di tariffazione riguarda l’interruzione del mandato, per revoca o rinuncia, come spiego meglio in questo altro post che consiglio di leggere con attenzione.
Per chiederci un preventivo, con un sistema di compenso a percentuale o con altri sistemi tariffari, compilate questo modulo.
dicembre 1, 2008 at 15:05
A proposito di "quote lite": ma dal punto di vista deontologico la quota lite è deprecata?
marzo 7, 2014 at 10:14
Sì certo, infatti si parla di compenso determinato in percentuale. Anche se la differenza, chiara a livello concettuale, nella pratica in molti casi è destinata a perdersi.
Praticamente, si vorrebbe, per ragioni etiche, che l’avvocato non prendesse mai, come compenso, una «parte» di quanto ha contribuito a recuperare, ma lo si ammette, per praticità e perché così facendo si viene effettivamente incontro alle esigenze di molti utenti (che diversamente non saprebbero come fare per potersi permettere un avvocato), a determinare il suo compenso in percentuale.
Per cui, se oggetto dell’incarico, è, poniamo, recuperare un credito di 10.000€, che differenza fa se i 1.000€ che l’avvocato deve prendere, perché avvocato e cliente hanno pattuito un compenso del 10% del recuperato, vengono determinati come quota dei 10.000 o come percentuale degli stessi? Il cliente sempre 1.000€ deve pagare all’avvocato, per lui non cambia nulla prenderli dai 10.000 che ha appena recuperato o da quelli che ha depositati in banca…
Più che una regola deontologia, è una pignoleria, una pruderie della classe forense, un residuo della vecchia concezione che aborriva la quota lite, rimasto senza una vera motivazione come a volte succede. Alla fine, l’avvocato e il cliente fanno la stessa cosa, solo danno all’operazione un nome e un inquadramento diversi.
Pura ipocrisia priva di qualsiasi valore, se vuoi la mia opinione. Purtroppo anche il nuovo codice deontologico, approvato poco fa, ripercorre questa direzione.
maggio 15, 2015 at 16:51
Però la norma deontologica parla di compenso a percentuale sul valore dell’affare, non del recuperato. Premesso che sono contrario a detta norma, nell’esempio concreto di cui sopra il cliente dovrebbe pagare mille euro anche se fossero recuperati duemila. L’unica via d’uscita è quella del palmario, a mio avviso.
maggio 15, 2015 at 21:02
Sì, sul valore dell’affare, perché non è mai una quota del recuperato, ma solo un parametro per determinare la misura del compenso.
gennaio 17, 2017 at 12:13
I criteri enunciati dall’art. 13 comma 3) della legge 247/2012 indicano soltanto UN MANIERA CON CUI COMUNICARE con il cliente, non di certo reintroducono il patto di quota lite né tanto meno derogano le tariffe introdotte dal DM 55/201.
Pertanto il legale potrà liberamente pattuire con il cliente un compenso a forfet, a percentuale a tempo o come meglio gli pare però la responsabilità che le somme che si desumono da quanto sopra siano PROPORZIONATE ALL’ATTIVITA’ SVOLTA e COMPATIBILI CON I TARIFFARI FORENSI è responsabilità esclusiva dell’avvocato, altrimenti ditemi voi chi si atterrebbe ai tariffari, che impongono dei limiti, se esistesse una norma che permette di ignorarli?
gennaio 18, 2017 at 17:05
Mah, se un sistema tariffario completamente diverso non è una deroga non so cosa lo possa essere. Piuttosto, c’è da dire che il cliente con il compenso a percentuale spende di più che se pagasse coi parametri o probabilmente anche a tempo, questo va ben chiarito al cliente. Per quanto riguarda la proporzione col lavoro svolto, io credo che sul punto sia la legge che il codice deontologico siano sbagliati perché la percentuale va commisurata anche all’alea che si è assunto il legale, di lavorare per niente, e non solo al lavoro svolto in concreto. È grazie alla disponibilità all’assunzione di quel rischio che molta gente può trovare un avvocato, gente che altrimenti rimarrebbe priva di qualsiasi difensore. Che poi è lo scopo del compenso a percentuale.
gennaio 18, 2017 at 17:43
Il problema è che in caso di alea alta, difficilmente (leggasi MAI) verrà accettato un patto di quota lite perché come dice giustamente lei stesso nel suo articolo
“anche una divisione a metà del ricavato o anche di più, è niente in quanto la metà di niente è sempre niente.”
Quindi io do per scontato che i patti di quota lite vengano accettati dagli avvocati solo quando l’alea è davvero bassa, infatti riportando sempre l’articolo di cui sopra:
“…..si prestano particolarmente bene all’utilizzo del sistema del compenso a percentuale: i sinistri stradali, i recuperi crediti”
dove effettivamente, a meno di non commettere errori di valutazione madornali, l’alea può davvero essere bassissima o quasi nulla.
La deontologia e la legge professionale impongono giustamente dei limiti e dei criteri di proporzionalità riguardo “all’attività svolta o da svolgere” (CDF art. 29 c. 4) proprio a tutela degli assistiti e ciò è strettamente necessario a mio avviso soprattutto alla luce delle vicende giudiziaria che si sono susseguite negli ultimi anni, la più importante delle quali forse quella che riguarda la sentenza della SS.UU. del 25/11/2014 n.25012 ove l’avvocato aveva stipulato un patto di quota lite pari al 30% di un risarcimento danni di 800.000€ con un soggetto straniero oltretutto invalido al 95% per un recupero crediti praticamente senza alea.
Ora ben venga il compenso a percentuale dove l’avvocato prende magari il massimo tariffario o anche qualcosa in più accollandosi però il rischio dell’insuccesso della causa e dando la possibilità a chi è meno abbiente di rivolgersi ad un legale ( sebbene esista anche il patrocinio gratuito…), ma bisogna evitare però assolutamente che fatti come quello di cui sopra (e tanti altri che ho omesso per brevità) non si verifichino più e che i trasgressori siano pesantemente sanzionati
La proporzione e la ragionevolezza nella pattuizione del compenso rimangono l’essenza comportamentale richiesta all’avvocato, indipendentemente dalle modalità di determinazione del corrispettivo a lui spettante, sicché l’eventuale patto di quota lite non può comunque derogare al divieto deontologico di richiedere compensi manifestamente sproporzionati.
L’aleatorieta’ dell’accordo quotalizio non esclude la possibilita’ di valutarne l’equita’: se, cioe’, la stima effettuata dalle parti era, all’epoca della conclusione dell’accordo che lega compenso e risultato, ragionevole o, al contrario, sproporzionata per eccesso rispetto alla tariffa di mercato, tenuto conto di tutti i fattori rilevanti, in particolare del valore e della complessita’ della lite e della natura del servizio professionale, comprensivo dell’assunzione del rischio.Sezioni Unite sentenza del 25/11/2014 n.25012
giugno 12, 2017 at 17:58
Appunto. Ma le valutazioni non sono così facili da fare, ex post ovviamente sì, ma al momento dell’avvio della pratica l’alea non è facilmente determinabile, nel caso che indichi tu non è certo pacifico che si consegua il risarcimento, ci possono essere mille variabili, la pratica lo dimostra tutti i giorni. Non è vero che l’alea è bassissima nei sinistri o nei recuperi crediti, non è affatto vero. Sono solo pratiche dove si può valutare meglio che in altre, come strutturazione loro.
angelo cristofari says:
agosto 21, 2010 at 19:12
Grazie per una Vs. sollecita risposta .
agosto 21, 2010 at 19:46
Se non avete stipulato patti particolari, il compenso dovuto al tuo legale si determina in base al «vecchio» sistema delle tariffe professionali su cui puoi trovare molte informazioni facendo una ricerca all'interno del blog. Attenzione che, come pure potrai vedere leggendo i vecchi post del blog, il compenso spettante al tuo avvocato non è quello previsto dal giudice in sentenza e posto a carico della controparte, nel tuo caso il Ministero di Giustizia, sono due cose diverse il rapporto interno che hai con il tuo legale e quello che il giudice ritiene giusto ti venga rimborsato.
dicembre 24, 2016 at 09:32
Ma non è la parte soccombente a doversi far carico di tutte le spese legali ?
Ammesso che io debba recuperare per assurdo solo 10€ e la causa ne costasse 1000€ che sono ben disposto ad anticipare al mio legale, alla fine quando il giudice mi darà ragione non dovrà porre a carico della parte soccombente le spese legali da me anticipate pari a 1000€ e invece riconoscermi il credito che mi spetta, che come ho detto è per assurdo solo 10€ ?
Se così non fosse, vorrebbe dire che la legge tutela solo chi deve recuperare importi di una certa consistenza, facendo si che invece chi viene derubato di piccole somme sia costretto a rinunciare in quanto dovrebbe pagare l’avvocato praticamente 2 volte, una di tasca propria e l’altra indirettamente con le spese che vengono invece riconosciute dal giudice a carico della parte soccombente
marzo 6, 2017 at 10:45
Non è detto che il giudice lo faccia, non è detto che, anche facendolo il giudice, tu riesca poi effettivamente ad incassare.
maria debora ortolo says:
maggio 19, 2011 at 08:46
come si fa per avere una consulenza da vicino per un patto quota lite
http://consulenze.solignani.it
aprile 8, 2013 at 22:36
da molti anni mia zia ha in tutela i miei 2 zii disabili che percepiscono la pensione e l’accompagniamento.poco tempo fà uno dei miei zii e deceduto premetto che non hanno figli ,volevo sapere se mia mamma ha diritto a una parte dei soldi in quando e una delle sorelle viventi.grazie.
aprile 9, 2013 at 09:16
Dovrebbe, sì. Ovviamente, bisognerebbe conoscere molto più in dettaglio il caso concreto, ad esempio «in tutela» significa che c’era una vera e propria tutela / curatela o solo una prestazione di assistenza? C’era un testamento considerabile valido? La situazione va ricostruita in modo completo, diciamo che potrebbe avere diritto poi dipende da come sono andate le cose…
maggio 7, 2015 at 15:13
Ciao Tiziano..un nuovo cliente mi ha proposto una cosa del genere per recuperare dei crediti risalenti ad anni prima…il fatto è che non intendeva corrispondermi un fondo spese, neanche minimo (sarei partita con delle diffide).
Poi come si quantifica la percentuale?
se è troppo alta ti possono fare pure un esposto, ho letto da qualche parte…
Io non ho accettato l’incarico. Mi è sembrato veramente assurdo sostenere io i costi iniziali, con il rischio concreto poi di non vedere alcunchè…Ma ti pare??
maggio 7, 2015 at 18:40
Gli utenti in genere sono generosissimi quando si tratta di condividere problemi enormi e viceversa. Il compenso a percentuale non serve per questo, va capito bene e praticato solo nei casi in cui conviene *sia* al cliente *sia* all’avvocato, è come fare una società non si può partire con una società dove uno fa tutto il lavoro per uno scopo difficilissimo da conseguire e l’altro sta a guardare…
Luigi Paganelli says:
maggio 8, 2015 at 06:10
Temo che questo parere sia insufficiente.
L’idea “chiave” del patto di quota-lite é che nemmeno l’avvocato prende alcunché se non porta a casa fisicamente i denari al cliente.
Ma questo tipo di accordo non è consentito, sicché resterebbe solo l’ipotesi in cui sia determinato un compenso a percentuale non sul risultato utile, bensì solo su quanto ottenuto in condanna, il che mi parrebbe una bella frode verso il cliente.
La frode credo che sia solo nella tua testa, comunque grazie per il contributo e benvenuto nel blog.
gennaio 15, 2017 at 12:16
Nessuna frode, il patto di quota lite, o accordo a percentuale sull’affare, in Italia è giustamente regolamentato e soprattutto limitato AD ESCLUSIVA TUTELA DEGLI ASSISTITI, in quanto, come si può facilmente evincere dalle varie sentenze del CNF e della Cassazione che si sono susseguite negli ultimi anni e per ultima quella della Cassazione a Sezioni Unite 25012/14, i ricorrenti di dette vicende erano persone sprovvedute e addirittura pesantemente invalide alle quali è stato proposto, dal legale che doveva assisterle, un patto di quota lite fortemente lesivo dei loro interessi approfittando della loro situazione di incapacità.
Ciò che voglio dire è che un patto di quota lite completamente libero indurrebbe molti avvocati a violare non il codice deontologico, ma il codice etico morale, approfittando di persone sprovvedute, che invece dovrebbero essere tutelate.
Ben venga invece il compenso parametrato in percentuale sull’affare che da un lato da la possibilità a chi non è abbiente di ingaggiare un legale e dall’altro riconosce un compenso ragionevolmente più alto dei tariffari al legale, ma sempre equo e proporzionato come già ribadito.
E’ certo che quanto detto sopra si traduce comunque e praticamente nella corresponsione della parcella a risultato raggiunto e che invece in caso di insuccesso, pur rimanendo fermo il diritto dell’avvocato di escutere le somme pattuite dal suo assistito, se questi è indigente non sarà in grado di pagare nulla.
Vorrà dire che l’avvocato ha malamente valutato la situazione, avviando un azione legale che credeva di vincere, ma che poi si è rivelata fallimentare e che se voleva invece avere la sicurezza di essere pagato, nei limiti del tariffario, doveva assistere chi era in grado di far fronte alle spese mano mano.
luglio 7, 2015 at 18:26
Vorrei sapere la percentuale che chiede un avvocato x un risarcimento di 150,000 (centocinquanta mila€) DA PREMETTERE CHE LAVORA GRATIS FINO ALLA FINE GRAZIE
luglio 13, 2015 at 10:54
Non ci sono percentuali di riferimento, si valuta insieme caso per caso in base alle circostanze e soprattutto al rischio concreto di lavorare per anni per niente, che può essere più o meno alto.
luglio 13, 2015 at 11:05
Avv la ringrazio x avermi risposto però le faccio una domanda è normale che un avvocato su un danno mi chiede il 40% x poi scendere al 30?
luglio 13, 2015 at 11:32
Non ci sono parametri standard di riferimento, bisognerebbe vedere il caso concreto.
settembre 29, 2015 at 14:20
Scrivo da legale: onestamente non mi è chiaro un concetto: la percentuale che posso richiedere ad un cliente va parametrata alla domanda o al risultato (dice il codice deontologico di cui il cliente potrà giovarsi) che otterrà l’assistito alla fine? Perseguendo la prima strada (cioè sul valore nominale stimato) si correrebbe il rischio che il cliente possa assumere un’obbligazione di pagamento nei miei confronti troppo onerosa (pensiamo che la domanda venga proposta per ottenere il pagamento di Euro 10.000,00 con una percentuale riconosciuta al legale del 10% e poi il recuperato sia di 5.000,00. A quel punto il cliente si troverebbe ingiustamente a dover pagare il 20% anziché il 10%). La seconda via, quindi ragionando sull’effettivo recuperato porterebbe senz’altro a trovare un equilibrio sempre costante tra il Cliente edi legale ( 10% di quanto essettivamente ottenuto, perseguendo il ragionamento di cui sopra). Confido un una Vs. risposta
settembre 29, 2015 at 17:11
Guarda, secondo la disciplina vigente, sia civilistica che deontologica, se non mi sbaglio, il compenso va parametrato al lavoro da svolgere, quindi né alla domanda né al risultato. Il che è un assurdo e dimostra che il legislatore italiano non ha capito niente di questo istituto, la cui ratio è quella di consentire ai non abbienti di avere assistenza legale qualificata. In realtà il contenuto economico del compenso a percentuale fa riferimento all’alea circa il conseguimento del risultato ed infatti le percentuali tendono a salire man mano che cresce il rischio di non portare a casa niente. Il compenso parametrato al lavoro è un assurdo, perché se si dovesse guardare il lavoro si potrebbero tranquillamente usare le altre forme di tariffazione, solo che molta gente non può permettersi la tariffazione oraria perché non ha liquidità. Per altro verso, un legale che lavora ad esempio cinque anni gratuitamente con il rischio di non prendere nulla è giusto, secondo me, che prenda anche il 50% (o, in alcuni casi, anche di più) del risultato finale, solo per il rischio che si è assunto, dando assistenza ad una persona che ne sarebbe altrimenti rimasta priva, a prescindere dal lavoro effettivamente versato, che peraltro è sempre poi difficilmente quantificabile… Per me, in Italia con il compenso a percentuale dobbiamo ancora fare molta strada. La colpa è anche di una forte resistenza culturale, che io giudico demenziale perché l’istituto è utile sia alle persone che agli avvocati.
settembre 30, 2015 at 13:56
Ecco, invece quello che volevo capire è, atteso che il contratto lo stipulo in un caso sottopostomi dove è incerto an e quantum posso concordare una percentuale sul valore del risultato raggiunto e non sul valore della domanda secondo Te?
settembre 30, 2015 at 14:25
Per me sì, deve essere solo espresso in percentuale e non una quota del risultato.
gennaio 11, 2017 at 09:31
L’articolo 45 del codice deontologico prevede che l’avvocato possa pattuire il compenso, parametrandolo al perseguimento ed al raggiungimento dell’obiettivo determinato con il cliente.
L’articolo 45 del codice deontologico rinvia all’articolo 2233 del codice civile. Leggiamo il terzo comma della suddetta norma del codice civile.
Art. 2233 del codice civile. Compenso.
settembre 30, 2015 at 14:26
e se parliamo di una somma di denaro……?
In quel caso la distinzione, tanto cara al nostro legislatore, è destinata a sfumare del tutto, nella pratica, anche se a livello concettuale rimane. Sono assurdità, ma almeno de iure condito è così.
ottobre 7, 2015 at 15:22
salve volevo sapere ho sentito dire, che Monti mise la legge che l’avvocato come onorari in una causa non può avere più del cliente e vero?????
ottobre 9, 2015 at 09:12
Non che io sappia, almeno in questo universo.
Maria Isabella Argentino says:
novembre 4, 2015 at 11:33
Buongiorno, mia figlia a maggio 2015 è caduta nel bagno della scuola in seguito ad una perdita di acqua dal termosifone (anche se sia gli operatori sia il comune di Torino ne erano a conoscenza, nessuno ha messo il bagno in sicurezza) cosi mia figlia non accorgendosi che il pavimento del bagno era allagato cade riportando una brutta distorsione con conseguente ingessatura per 10 giorni poi altri 10 giorni di prognosi e arriviamo a settembre che il medico legale ci richiede di sottoporla ad ecografia caviglia destra ed il riscontro è stato “tendini e legamenti ancora infiammati”. Preciso che è stata sporta anche denuncia dai carabinieri contro scuola e comune di Torino perché consapevoli dei pericoli che esistono all’interno della scuola. Tutt’oggi non ho avuto ancora nessun riscontro anche se la pratica è in mano di avvocato.
Secondo Voi come dovrei comportarmi adesso? Grazie e buona giornata.
novembre 4, 2015 at 18:09
Mah, se hai già messo un legale non saprei cosa altro dirti, prova a chiedere a lui…
Nadia Nola says:
agosto 2, 2016 at 13:59
Domanda su una causa ereditaria come legataria di testamento il mio avocato non mi specifica la percentuale a suo favore io dovendo avere 29000€cosa mi devo aspettare di spese?
agosto 8, 2016 at 05:20
Il compenso a percentuale va pattuito appositamente in mancanza si applicano i parametri fai bene attenzione.
dicembre 17, 2016 at 06:04
Sono in causa da oltre 4 anni x degli interventi andati male ho messo avvocato dopo varie sentenze il ct non mi ha riconosciuto il danno solo in parte praticamente solo un intervento oggi la sentenza definitiva lo sgomento in poche parole mi ha risarcito una parte cioè 17000euro senza tenere conto dei danni morali psicologici .il problema e che il mio legale non avendo preso nulla in questi anni ha messo giù le spese in pratica 7500 ma scusi e mai possibile..?lei aveva detto che avrebbe preso solo2500 infatti 1500 già anticipati e 1000 a fine sentenza e invece scusi in questo caso prende una percentuale del 70%prende più lei che io mi aiuti a darmi una risposta sono sconvolta grazie
marzo 19, 2017 at 09:57
Mi dispiace per la tua vicenda, purtroppo per poter valutare la congruità del compenso richiesto da un legale bisogna esaminare il fascicolo del procedimento e vedere quali attività sono state compiute. Proprio per evitare questo, in casi come il tuo si ricorre al compenso a percentuale che è più chiaro o a forme di tariffazione flat, in mancanza delle quali si applicano tuttavia i parametri forensi che possono benissimo prevedere un compenso di questa misura per un procedimento durato oltre 4 anni, restando comunque inteso che andrebbe verificato in concreto.
gennaio 11, 2017 at 18:58
Salve mi padre è proprietario di un fondo che gli è stato espropriato anni fa ed ha sottoscritto un accordo, se così lo si può chiamare, nel quale l’avvocato percepisce una percentuale di quanto gli farà incassare la quale è ancorata al risultato ottenuto, oltre a ciò lo stesso avvocato si è fatto liquidare anche 4000€ con un assegno.
Il problema però è che questo avvocato ha scritto questa lettera/accordo come se essa fosse stata redatta da mio padre e diretta a lui, come se praticamente fosse stato mio padre a redigere e offrirgli questo accordo comprensivo dei 4000€ di cui sopra, e l’avvocato lo ha sottoscritto per accettazione.
Ora francamente non capisco per quale motivo questo legale abbia fatto ciò, non poteva semplicemente redigere un patto di quota lite ?
Cosa si cela dietro questa strana forma con cui è stata redatta questa lettera?
gennaio 15, 2017 at 23:36
È una cosa che mi pare normale anche se ovviamente per dire di più dovrei vedere la lettera…
gennaio 16, 2017 at 04:46
Ciao grazie, se eventualmente sei disponibile, posso inviartenecuns una copia coprendo i dati sensibili. Grazie ciao
gennaio 18, 2017 at 17:09
È un lavoro che faccio solo a pagamento, mi dispiace. Ovviamente non ci sarebbe bisogno di coprire nessun dato sensibile, c’è il segreto professionale.
marzo 7, 2017 at 17:12
Salve ho vinto una csusa per danno con risarcimento finale di 475000€ senza alcun accordo fatto prima l avvocato mi ha chiesto 80000 € di parcella mi pare esagerato…..la causa si è svolta in 15 anni per 2 gradi di giudizio.io ho messo15000 circa di tasca mia.appello rigettato in cassazione. Vi sembra una richiesta onesta?
marzo 26, 2017 at 23:22
Non saprei, però per valori così alti e una durata così ampia ci può anche stare. Per verificarlo in concreto, bisognerebbe esaminare tutto il fascicolo. Non so se possa valerne la pena, onestamente.
Claudio Zagato says:
giugno 1, 2017 at 21:27
mi sembra che tutti quanti o quasi vi stiate incartando, il compenso a risultato si determina percentualmente prima, poniamo il 10%, su quello che il cliente si metterà al netto in tasca, se ad esempio devo recuperare 20000 Euro e l’avvocato ne recupera 10000 riceverà 1000 euro di compenso, se ne recupera 20000 riceverà 2000 e parlo per esperienza diretta
Ciro SERRA says:
dicembre 20, 2017 at 18:23
NEL PATTO QUOTA PRO LITE PER AVERE LA PENSIONE- L’ATTIVITà DEL LEGALE TERMINE CON LA DATA DELLA SENTENZA ? PER CUI COMPETE LA PARCENTUALE STABIILITA E MATURATA FINO ALLA SENTENZA – E NON FINO ALLA DATA IN CUI L’INPS MATERIALMENTE CONCEDE GLI ARRETRATI ? Grazie
gennaio 26, 2018 at 11:07
Bisogna vedere cosa dice il contratto.
giugno 19, 2018 at 12:31
Un muratore viene pagato se il muro che ha costruito e’ solido.
Un idraulico viene pagato se il tubo non perde piu’ acqua.
In Italia medici, avvocati e commercialisti vengono pagati senza garanzia del risultato. Perche’ ?
giugno 22, 2018 at 08:44
Perché non dipende da loro, evidentemente.
Ho comprato un pc che non ne vuole sapere di funzionare « tiziano solignani ha detto:
maggio 27, 2008 alle 13:30
[…] tal proposito, ad esempio, il nostro studio applica due sistemi tariffari molto convenienti come il patto di quota lite o il sistema a […]
L’assicurazione non mi risarcisce del tutto. Posso tutelarmi con un avvocato? « tiziano solignani ha detto:
giugno 3, 2009 alle 09:30
[…] quanto dovuto. Per quanto riguarda il discorso della percentuale, penso che si riferisca al patto di quota lite per il quale si tratta di vedere se esistono le condizioni, ma trattandosi di un sinistro direi […]