Source: http://www.napoli.fiom.cgil.it/Giuri/27_LavMad.html
Timestamp: 2014-11-01 08:41:17+00:00
Document Index: 133833577

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 700', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 54', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2697', 'art. 2', 'art. 2119', 'art. 18', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 18', 'art. 1223', 'art.2', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 1223', 'art. 1', 'art. 2110', 'art. 12', 'art. 24', 'art. 10']

Giurisprudenza - LAVORATRICE MADRE
A. In genere B. Astensione dal lavoro C. Indennit� di maternit� D. Riposi giornalieri E. Licenziamento F. Dimissioni G. Trasferimento H. Normativa comunitaria A. In genere
E� costituzionalmente illegittimo l�art. 1, 2� comma, L. 30/12/71, n. 1204 (Tutela delle lavoratrici madri), nella parte in cui non prevede l�applicabilit� alle lavoratrici a domicilio dell�art. 5 della medesima legge (Corte Cost. 26/7/00, n. 360, pres. Mirabelli, rel. Contri, in Lavoro giur. 2000, pag.1027, con nota di Mannaccio, Tutela della maternit� e lavoratrici a domicilio e in Lavoro e prev. oggi 2000, pag. 2058; in D&L 2000, 895; in Orient. giur. lav.2000, pag.720)
B. Astensione dal lavoro
E� illegittimo l�art. 4, 1� comma, lett. c) della L. 30/12/71 n. 1204 in riferimento agli artt. 3, 29, 30, 31e 37 Cost. nella parte in cui non prevede, nell�ipotesi di parto prematuro, una decorrenza dei termini del periodo di astensione obbligatoria diversa da quella del parto effettivo e idonea ad assicurare un�adeguata tutela della madre e del bambino (Corte Cost. 30/6/99 n. 270, pres. Vassalli, rel. Santosuosso, in D&L 1999, 787, n. Paganuzzi e in Dir. Lav. 2000, pag. 269, con nota di Palomba , Astensione obbligatoria in caso di parto prematuro)
Sono costituzionalmente illegittimi, in relazione agli artt. 3 e 37 Cost, gli artt. 7 c. 1 e 16 c. 1 L. 223/91, nella parte in cui non prevedono che i periodi di astensione dal lavoro della lavoratrice per gravidanza e puerperio siano computabili al fine del raggiungimento del limite minimo di sei mesi di lavoro effettivamente prestato per poter beneficiare dell'indennit� di mobilit� (Corte cost. 6/9/95 n. 423, pres. Baldassarre, rel. Granata, in D&L 1996, 66)
Il diritto del padre lavoratore di assentarsi dal lavoro per astensione facoltativa ex art. 7, L.9/12/77 n. 903 pu� essere esercitato solo in via sussidiaria, in alternativa alla madre, in tutti quei casi nei quali quest�ultima si trovi nell�accertata impossibilit�, derivante da malattia o da altre legittime cause impeditive, di assistere il bambino; ci� perch� alla madre, in tale incombenza, compete un ruolo "primario", mentre quello del padre � "derivato" o sussidiario. (Nel caso di specie il Pretore ha negato che al padre spettasse il diritto all�astensione facoltativa ex art. 7, L.9/12/77 n. 903 contemporaneamente alla fruizione da parte della madre di un periodo di ferie) (Pret. Parma 19/5/98, est. Ferra�, in D&L 1998, 999, nota Pavone)
Ove il parto avvenga con largo anticipo rispetto alla data presuntivamente fissata all�inizio della gravidanza, il momento di decorrenza del termine dei tre mesi di astensione obbligatoria di cui all�art. 4, 1� comma, lett. c) della legge 30/12/71, n. 1204 va individuato nel giorno successivo a quello originariamente previsto, a prescindere dal giorno in cui la nascita si sia effettivamente verificata e da quello in cui il neonato abbia effettivamente fatto ingresso in famiglia (Trib. Ravenna 13/10/99, est. Vignati, in Dir. Lav. 2000, pag. 269, con nota di Palomba ,Astensione obbligatoria in caso di parto prematuro)
In caso di parto prematuro, il periodo di astensione pre-parto non goduto si somma a quello da godere dopo il parto: l�intero periodo di astensione obbligatoria di cui all�art. 4, 1� comma, lett. a) della legge 30/12/71, n. 1204, si somma a quello di cui alla lett. c) della medesima disposizione (Trib. Campobasso 1/2/00, est. De Cesare, in Dir. Lav. 2000, pag. 269, con nota di Palomba, Astensione obbligatoria in caso di parto prematuro)
C. Indennit� di maternit�
Non � manifestamente infondata, in riferimento agli artt. 3, 31 e 37 Cost. la questione di legittimit� costituzionale dell�art. 16, 1� comma, della L. 30/12/71 n. 1204 nella parte in cui non prevede che, nell�ipotesi di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, l�indennit� di maternit� per l�astensione obbligatoria iniziata dopo la trasformazione, debba essere determinata con riferimento alla retribuzione che sarebbe spettata in relazione al regime a tempo pieno (Cass. 18/3/97 n. 639, pres. Nuovo, est. Mattone, in D&L 1998, 139, n. PAGANUZZI, Indennit� di maternit� e lavoro part-time)
Nel caso di rapporto di lavoro a tempo parziale verticale, l�erogazione dell�indennit� di maternit� non pu� essere sospesa nei periodi coincidenti con quelli in cui il rapporto avrebbe dovuto restare sospeso a norma di contratto; infatti se tale indennit� viene riconosciuta dalla legge anche qualora l�effetto sospensivo o interruttivo del rapporto si verifichi prima del giorno di inizio dell�astensione obbligatoria � purch� questa intervenga entro i due mesi successivi �, a maggior ragione la medesima indennit� spetta nel caso in cui l�evento sospensivo o interruttivo sia venuto in essere dopo che il diritto � gi� maturato (Pret. Milano 10/2/97, est. Atanasio, in D&L 1998, 139, n. PAGANUZZI, Indennit� di maternit� e lavoro part-time)
Spetta alla lavoratrice madre, apprendista disoccupata, l�indennit� di maternit� ancorch� siano decorsi, al momento dell�inizio dell�astensione obbligatoria, pi� di sessanta giorni dalla risoluzione del rapporto e quantunque la lavoratrice apprendista sia esclusa dall�assicurazione contro la disoccupazione (Pret. Verona 9/11/95, est. Di Silvestro, in D&L 1997, 327)
Qualora il datore di lavoro e la dipendente concordino la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo parziale a tempo pieno e tale trasformazione si trovi ad avere effetto, a seguito dell�intervenuta gravidanza della lavoratrice, all�inizio o nel corso del periodo di aspettativa, l�indennit� di maternit� deve essere commisurata, dalla data della prevista trasformazione, al rapporto di lavoro a tempo pieno, in analogia con quanto avviene per il lavoro part time verticale; cos� interpretato l�art. 16, 1� comma, L. 1204/71, che stabilisce i criteri di determinazione dell�indennit� di maternit�, non contrasta con gli artt. 3, 31 e 37 Cost. e la relativa eccezione di incostituzionalit� deve essere dichiarata infondata (Corte Cost. 30/6/99 n. 271, pres. Granata, rel. Santosuosso, in D&L 1999, 787, n. Paganuzzi)
D. Riposi giornalieri
Qualora l�orario di lavoro non sia inferiore, ma sia uguale o maggiore a sei ore, competono alla lavoratrice madre, ai sensi dell�art. 10 L. 20/12/71 n. 1204, due periodi di riposo giornaliero di un�ora ciascuno (Trib. Campobasso 2/2/99, pres. Sabusco, est. Varone, in D&L 1999, 360)
In ipotesi di parto plurigemellare competono alla lavoratrice madre i periodi di riposo giornaliero previsti dall�art. 10 L. 30/12/71 n. 1204 con l�incremento di un�ora per ogni figlio nato dallo stesso parto (Trib. Vercelli 23/7/99 (ord.), est. Alzetta, in D&L 1999, 859)
Sussiste la legittimazione passiva anche dell�Inps in ipotesi di ricorso ex art. 700 c.p.c. promosso dalla lavoratrice madre per ottenere dal datore di lavoro l�autorizzazione alla fruizione dei riposi retribuiti previsti dall�art. 10 L. 30/12/71 n. 1204 (Trib. Vercelli 23/7/99 (ord.), est. Alzetta, in D&L 1999, 859)
E. Licenziamento
E' costituzionalmente illegittimo, per contrasto con l'art. 3 Cost., l'art. 2 c. 3 L. 1204/71, nella parte in cui non prevede l'inapplicabilit� del divieto di licenziamento nel caso di recesso per esito negativo della prova (Corte cost. 31/5/96, pres. Ferri, rel. Mengoni, in D&L 1996, 919, con nota di ROMEO)
Al licenziamento della lavoratrice madre non è applicabile l'art. 6 L. 15/7/66 n. 604, che impone l'onere di impugnare il licenziamento entro il termine di decadenza di sessanta giorni (Cass. sez. lav. 20 gennaio 2000 n. 610, pres. Delli Priscoli, est. Picone, in D&L 2000, 449, n. Messana, Licenziamento della lavoratrice madre) La deroga al divieto di licenziamento della lavoratrice madre di cui all'art. 2 c. 3 lettera b) L. 1204/71 va intesa in senso restrittivo, con riferimento ai soli casi di cessazione totale dell'attivit� dell'azienda, con esclusione quindi dell'ipotesi di soppressione di un reparto o ufficio, anche se dotato di autonomia funzionale (Pret. Monza, sez. Desio, 8/11/94, est. Milone, in D&L 1995, 415)
Non integra la fattispecie della cessazione dell'attivit� dell'azienda, quale circostanza legittimante il recesso intimato nei confronti della lavoratrice madre o puerpera ex art. 2, 3� comma, lett. b), L. n. 1204/71, il licenziamento di tutti i dipendenti e la costituzione con alcuni di essi di rapporti di associazione in partecipazione (Trib. Cassino 11/2/00,. est. Lisi, in Dir. lav. 2000, pag.376, con nota di Pietropaoli, La nullit� del licenziamento della lavoratrice madre)
Il divieto di licenziamento delle lavoratrici madri, previsto dall'art. 54, D. Lgs. n. 151/01, opera in connessione con lo stato oggettivo di gravidanza o puerperio, ancorch� il datore di lavoro sia inconsapevole, alla data del licenziamento, dello stato della lavoratrice. (Trib. Roma 10/4/2003, Pres. Cortesani Rel. Blasutto, in Lav. nella giur. 2003, 1172)
Il divieto di licenziamento della lavoratrice madre opera in connessione con lo stato oggettivo di gravidanza, a nulla rilevando la conoscenza o meno dello stato di gravidanza da parte del datore di lavoro al momento del licenziamento, mentre va interpretata in senso restrittivo, con riferimento ai soli casi di cessazione totale dell�attivit�, la deroga di cui all�art. 2, L.30/12/71 n.1204, che non pu� essere riconosciuta in ipotesi di chiusura della sola unit� produttiva alla quale la lavoratrice era addetta (Pret. Milano 23/12/96, est. di Ruocco, in D&L 1997, 646)
Ai fini dell'applicabilit� dell'art. 2, comma 3, lett. a), L. n. 1204/1971, il quale rende inoperante il divieto di licenziamento della lavoratrice madre quando ricorra la colpa grave della stessa, non � sufficiente accertare la sussistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo di licenziamento, ma � necessario verificare, con onere probatorio a carico del datore di lavoro ai sensi dell'art. 2697 c.c., se sussista quella colpa prevista specificatamente dalla norma suddetta e diversa, per la richiesta connotazione di gravit�, da quella cui si riferisce la legge o la disciplina collettiva per casi generici di infrazione o di inadempimento sanzionati con la risoluzione del rapporto. In definitiva, si tratta di un'ipotesi di colpa pi� qualificata dal punto di vista soggettivo in ragione delle condizioni psicofisiche in cui versa la lavoratrice madre. (Trib. Roma 30/5/2002, Est. Cocchia, in Lav. nella giur. 2003, 290)
La nozione di colpa grave, di cui alla lettera a) del comma 3 dell'art. 2 L. 1204/71, � specifica rispetto a quella generale presupposta dall'art. 2119 c.c., per cui per la configurazione della deroga al divieto di licenziamento della lavoratrice madre � necessaria la sussistenza di una riprovevolezza intrinseca, di una colpa morale, di una gravit� oggettiva del comportamento della lavoratrice che serva a superare la considerazione in cui vanno tenute le condizioni psico � fisiche della gestante (o della puerpera), la quale si trova a vivere una rivoluzione dei ritmi biologici e psichici con ineliminabili effetti anche nell'immediata vita di relazione, compresa l'attivit� lavorativa (nella specie sono stati ritenuti non costituire giusta causa di licenziamento l'effettuazione di sette ritardi nell'inizio dell'attivit� lavorativa e la timbratura tempestiva del cartellino orario da parte del convivente, anch'egli dipendente del medesimo datore di lavoro) (Pret. Pistoia 12/12/94, est. Amato, in D&L 1995, 412)
La garanzia per la lavoratrice del divieto di licenziamento intimato a causa di matrimonio nel periodo compreso tra la richiesta delle pubblicazioni ed un anno dalla celebrazione trova le uniche eccezioni nelle ipotesi previste nella stessa L. 9/1/63 n. 7. Ne consegue che � nullo, ai sensi della citata legge, il licenziamento intimato nell'anno dalla celebrazione delle nozze per avvenuto superamento del periodo di comporto. (Cass. 9/4/2002 n. 5065, Pres. Senese Est. Miani Canevari, in D&L 2002, 680, con nota di Lorenzo Franceschinis, "Tutela della lavoratrice per il licenziamento a causa di matrimonio e superamento del comporto")
Il licenziamento intimato alla lavoratrice entro l'anno dalla celebrazione del matrimonio � nullo e non semplicemente inefficace e da tanto consegue il diritto della lavoratrice, oltre a un risarcimento del danno pari a tutte le retribuzioni dalla data del licenziamento sino alla ripresa del rapporto, alla reintegra nel posto di lavoro precedentemente occupato (Trib. Catania 23/11/94, pres. Pagano, est. Nigro, in D&L 1995, 433)
Il licenziamento che trova la sua reale motivazione nello stato di maternit� della lavoratrice dev�essere dichiarato nullo perch� discriminatorio. Le conseguenze sono quelle di cui all�art. 18 SL alla luce del disposto di cui all�art. 3 L. 11/5/90 n. 108 che richiama l�art. 15 SL, dovendosi ricomprendere nelle discriminazioni per ragioni di sesso a fortiori quelle a causa della maternit� (Pret. Milano 19/9/97, est. Atanasio, in D&L 1998, 193)
Il licenziamento intimato alla madre lavoratrice in violazione della L. n. 1204/71 � nullo , ma ad esso non � applicabile l'art. 18 St. lav. Ne consegue, alla stregua dei principi generali del vigente sistema, che la declaratoria di nullit� comporta, da un lato, che il recesso va considerato fin dall'inizio privo di effetti risolutori del rapporto-che, pertanto, giuridicamente � sempre pendente fino a quando non se ne verifichi una legittima risoluzione-e, dall'altro lato, che il creditore ha diritto al risarcimento dei danni come previsto dall'art. 1223 c.c. Peraltro la speciale tutela stabilita per la lavoratrice madre non esonera la stessa dall'offrire la prestazione di lavoro per poter conseguire, con la ripresa della funzionalit� in fatto del rapporto o, comunque, con la messa in mora del creditore, il diritto alle retribuzioni o al risarcimento del danno. (Trib. Milano 16/4/2002, Est. Di Ruocco, in Lav. nella giur. 2003, 191)
Il licenziamento della lavoratrice madre intimato in violazione dell'art.2, 2� comma, L. 1204/71, nella formulazione risultante dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 61/91, � nullo e, conseguentemente, non trova applicazione il regime sanzionatorio di cui all' art. 18 S.L., bens� quello previsto per la nullit� di diritto comune (Trib. Cassino 11/2/00,. est. Lisi, in Dir. lav. 2000, pag.376, con nota di Pietropaoli, La nullit� del licenziamento della lavoratrice madre)
Il licenziamento intimato da un�impresa con meno di 15 dipendenti nei confronti di una lavoratrice madre, in violazione della L. 30/12/71 n. 1204 (cos� come modificata dalla Corte Cost. con sent. n. 61 dell�8/2/91), � affetto da nullit�, con conseguente carenza di effetti risolutori del recesso e continuazione del rapporto di lavoro, che � da considerare come giuridicamente esistente fino a quando non si verifichi una legittima causa di risoluzione. Non potendosi considerare interrotto il rapporto di lavoro, spetta il risarcimento dei danni, ai sensi dell�art. 1223 c.c., in misura pari alle retribuzioni non corrisposte (Pret. Vallo della Lucania, sez. Agropoli, 5/2/98, est. De Luca, in D&L 1998, 474)
Durante il periodo di gravidanza delle lavoratrici addette ai servizi domestici non si applica il divieto di licenziamento stabilito dall�art. 1 della L. 30/12/71 n. 1204, ma ai sensi dell�art. 2110 c.c., il giudice determina equitativamente il periodo all�interno del quale � sottratto al datore di lavoro il potere di recesso, pena la nullit� del relativo atto di esercizio (Trib. Roma 2/12/98 (ord.), pres. ed est. Cecere, in D&L 1999, 408)
E' illegittimo il licenziamento di una lavoratrice madre intimato , prima del compimento di un anno di et� del bambino, da una societ� di gestione di servizi mensa per la cessazione di uno degli appalti di cui � titolare e a cui era addetta la lavoratrice, se non prova l'autonomia organizzativa o funzionale del servizio cessato rispetto agli altri da essa gestiti e la inutilizzabilit� della lavoratrice licenziata in altra occupazione all'interno dell'impresa (Cass. 8/9/99, n. 9551, in Riv. It. Dir. Lav. 2000, pag. 517, con nota di Marra, Sul licenziamento della lavoratrice madre per cessazione di attivit� (ma non dell'azienda) )
F. Dimissioni
Ai sensi dell'art. 12 L. 30/12/71 n. 1204 e dell'art. 24, 3� comma, Cnlg 16/11/95, la lavoratrice madre che, entro l'anno in cui il divieto legale di licenziamento, rassegni le proprie dimissioni ha diritto all'indennit� sostitutiva del preavviso, a prescindere dalla circostanza che la stessa abbia contestualmente reperito una nuova occupazione. (Trib. Milano 15/11/2001, Est. Porcelli, in D&L 2002, 417, con nota di Stefano Chiusolo, "Le dimissioni del giornalista con diritto all'indennit� sostitutiva del preavviso". In senso conforme, v. Trib. Milano 13/12/2001, Est. Curcio, in D&L 2002, 417)
G. Trasferimento
La lavoratrice madre pu� legittimamente opporsi a un trasferimento disposto per la soppressione della posizione lavorativa avvenuta nel periodo di astensione dal lavoro per maternit�; non �, quindi, legittima la reazione del datore di lavoro che proceda a licenziamento con la motivazione dell�inutilizzabilit� della lavoratrice presso la sede originaria a seguito del disposto trasferimento, con conseguente reintegrazione nel posto precedentemente occupato (Pret. Milano 7/11/96, est. Peragallo, in D&L 1997, 325, nota Pirelli, In tema di trasferimento della lavoratrice madre)
In caso di mutamento della zona di lavoro affidata alla lavoratrice madre, il carattere discriminatorio della decisione del datore di lavoro pu� desumersi dalla coincidenza temporale del mutamento di zona con l'assenza per maternit� della lavoratrice e dal conseguente peggioramento delle condizioni lavorative tale da impedire alla lavoratrice l'adempimento dei suoi doveri di madre (Pret. Milano 24/6/95, est. Frattin, in D&L 1995, 970)
H. Normativa comunitaria
L'art. 10 della direttiva del Consiglio 19/10/92 n. 92/85/Ce (concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento) ha un effetto diretto e deve essere interpretato nel senso che, in mancanza di misura di trasposizione adottate da uno Stato membro entro il termine prescritto da tale direttiva, esso conferisce ai singoli diritti che questi possono far valere dinanzi ad un giudice nazionale nei confronti delle autorit� di tale Stato. (Corte di Giustizia CE 4/10/2001, causa C-438/99, Pres. La Pergola Rel. M. Wathelet, in D&L 2002, 299)