Source: http://www.specchioeconomico.com/201003/ferri.html
Timestamp: 2013-06-19 17:59:20+00:00
Document Index: 117681511

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 416', 'art. 74', 'art. 73', 'art. 74', 'art. 73', 'art. 5', 'art. 74']

GLI EFFETTI POSITIVI DEL DECRETO SUI REATI DI MAFIA
Scongiurato l’annullamento
delle condanne già emanate
contro capi e promotori
di associazioni mafiose
e camorristiche
e la loro scarcerazione
Il decreto legge n. 10 del 2010, recentemente emanato dal Governo, si è prefisso di «salvare» alcune centinaia di processi in materia di criminalità mafiosa che fino a ieri rischiavano l’annullamento. La questione è venuta all’attenzione del Governo in seguito a una pronunzia della Cassazione la quale, risolvendo un conflitto di competenza fra il Tribunale e la Corte di Assise di Catania, ha affermato la competenza di quest’ultima in materia di reati di associazione a delinquere armata di tipo mafioso, per i quali la legge n. 251 del 5 dicembre 2005, ex legge Cirielli, ha elevato a 24 anni di reclusione la pena massima prevista per capi, promotori e organizzatori dell’associazione. Il più elevato limite di pena fa scattare l’art. 5 del Codice di procedura penale che prevede appunto la competenza della Corte di Assise. Nonostante tale previsione, molti processi in corso sono stati incardinati davanti al Tribunale come accadeva prima del 2005, ed era dunque tangibile il rischio che su di essi si abbattesse la scure dell’annullamento per incompetenza dell’organo giudicante. Il decreto legge ha stabilito invece che i processi in corso e quelli futuri relativi a delitti di associazione a delinquere di tipo mafioso di cui all’art. 416 bis del Codice penale, comunque aggravati - e dunque anche laddove sia contestata l’aggravante dell’associazione armata - siano attribuiti alla competenza per materia del Tribunale anziché alla Corte di Assise.
Se si considera infatti che quasi sempre, oltre al delitto di cui all’art. 74 del decreto presidenziale, sono contestati anche i delitti di cui all’art. 73 di quest’ultimo, nei non pochi casi in cui il giudice avesse ritenuto che tra i reati non ci fosse connessione - e la regola interpretativa generale è che non sussiste connessione tra delitto associativo e delitto scopo -, si sarebbe determinato lo smembramento del processo per cui, nei confronti degli stessi imputati la Corte di Assise, avrebbe proceduto per il delitto di cui all’art. 74 del decreto n. 309 mentre il Tribunale avrebbe giudicato quelli di cui all’art. 73 del decreto presidenziale. Nella stesura definitiva del decreto legge, invece, si è ovviato anche a tale problema e il combinato disposto delle lettere a) ed e) dell’art. 5 del Codice di procedura penale, così come riformulato, è ormai tale da non lasciare dubbi sul fatto che il reato di cui all’art. 74 (associazione finalizzate al traffico illecito di sostanze stupefacenti) non rientra nella competenza della Corte di Assise bensì resta assegnato a quella del Tribunale.