Source: https://www.miolegale.it/sentenze/cassazione-civile-sezioni-unite-21110-2012/
Timestamp: 2020-04-04 01:53:47+00:00
Document Index: 174801477

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 187', 'sentenza ', 'art. 363', 'art. 2929', 'art. 617', 'art. 615', 'art. 2929', 'art. 2929', 'art. 2929', 'art. 2929', 'art. 159', 'art. 2929', 'art. 187', 'art. 2', 'art. 2929', 'art. 2929', 'art. 18', 'art. 21', 'art. 187', 'art. 2', 'art. 363']

Cassazione civile, sez. unite, 28 novembre 2012, n. 21110
Civile e procedura civile Cassazione civile, sez. unite, 28 novembre 2012, n. 21110
Con ricorso depositato il 1 marzo 2007 nella cancelleria del Tribunale di Nola il sig. M.V., rappresentato dal procuratore sig. L.V., propose opposizione all’esecuzione intrapresa in suo danno dalla Gest Line s.p.a., poi divenuta Equitalia Polis s.p.a. (che in prosieguo sarà sempre designata come Equitalia). L’opponente fece presente che l’avviso di liquidazione per omesso pagamento delle imposte asseritamente da lui dovute, in forza del quale si era dato avvio alla procedura di espropriazione e gli immobili di sua proprietà erano stati ipotecati e posti in vendita all’incanto, era stato annullato da competente giudice tributario, con sentenza ormai divenuta definitiva, cui aveva fatto seguito la comunicazione di sgravio da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Il secondo motivo, strettamente collegato al precedente, è focalizzato sull’art. 187 bis delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, introdotto col D.L. n. 35 del 2005 (convertito con L. n. 80 del 2005), che espressamente statuisce l’intangibilità degli effetti dell’aggiudicazione, anche provvisoria, già avvenuta al momento dell’eventuale estinzione o chiusura anticipata del processo esecutivo.
Questa norma, a giudizio del ricorrente, malamente sarebbe stata applicata nella procedura in esame, che è iniziata in data anteriore al 15 maggio 2005, quando l’anzidetta disposizione non era entrata ancora in vigore.
È accaduto, però, che il tribunale non si sia limitato ad accogliere l’opposizione, nei termini sopra riferiti, ma abbia affrontato anche l’ulteriore questione degli effetti che tale accoglimento avrebbe potuto avere sulla posizione dei terzi aggiudicatari dei beni posti all’incanto nel corso della procedura.
Ciò ha condotto lo stesso tribunale ad affrontare la questione, cui prima s’è fatto cenno, relativa alla salvaguardia della posizione degli aggiudicatari, e gli ha suggerito d’inserire l’affermazione della salvezza dei diritti di costoro anche nel dispositivo della sentenza che ha deciso sull’opposizione all’esecuzione. È unicamente contro questa affermazione che insorge ora il ricorrente.
3. La particolare importanza della questione sollevata, come testimoniata anche dal tenore dell’ordinanza con cui la terza sezione ha proposto che l’esame ne venisse rimesso alle sezioni unite, e l’esigenza nomofilattica di dirimere i contrasti di giurisprudenza segnalati in detta ordinanza, suggeriscono tuttavia al collegio, pur nella dichiarata inammissibilità del ricorso, di soffermarsi ugualmente sull’anzidetta questione, cogliendo l’occasione per pronunciare d’ufficio a tal riguardo un principio di diritto, come consentito dall’art. 363 c.p.c., comma 3.
L’interpretazione di detta disposizione non è però pacifica, benchè la prevalente giurisprudenza di questa corte propenda da epoca risalente per una lettura restrittiva del citato art. 2929, limitandone la portata alla sola ipotesi di vizi formali dai quali siano affetti uno o più singoli atti esecutivi antecedenti l’acquisto o l’assegnazione del bene pignorato. Si ritiene, cioè, che quella norma trovi applicazione quando sia venuto in discussione il quomodo dell’esecuzione, a seguito di un’opposizione agli atti esecutivi riconducibile al paradigma dell’art. 617 c.p.c., e non invece quando sia emersa l’inesistenza del diritto stesso del creditore procedente ad agire in executivis, come avviene nel caso dell’opposizione all’esecuzione disciplinata dall’art. 615 c.p.c. (si veda già, in tal senso, l’esplicita affermazione contenuta nella motivazione di Cass. 14 luglio 1967, n. 1768, e tra le altre, più di recente, Cass. 11 novembre 2004, n. 21439, e Cass. 13 febbraio 2009, n. 3531). Del pari si esclude che la menzionata disposizione dell’art. 2929 possa entrare in gioco quando la nullità riguardi proprio la vendita o l’assegnazione, sia che si tratti di vizi che direttamente la concernono, sia che si tratti di vizi che rappresentano il riflesso della tempestiva e fondata impugnazione di atti del procedimento esecutivo anteriori ma necessariamente prodromici (si veda, ex multis, Cass. 9 giugno 2010, n. 13824).
Non sono però mancate – benchè più sporadiche nel tempo – pronunce che, pur confermando la convinzione secondo cui il citato art. 2929 si riferirebbe unicamente all’ipotesi di vizi formali degli atti esecutivi precedenti l’aggiudicazione o l’assegnazione del bene pignorato, hanno ritenuto che ciò non impedisca di postulare la salvezza dei diritti dell’aggiudicatario o del terzo assegnatario di buona fede anche in caso di vizi afferenti al titolo esecutivo: sia in virtù di un generale principio di tutela dell’affidamento incolpevole, inerente all’ordinamento, sia in considerazione dell’esigenza di non scoraggiare preventivamente i potenziali concorrenti all’acquisto dei beni posti in vendita nell’ambito delle procedure di esecuzione forzata. La possibilità d’individuare, nella disposizione di cui si sta parlando, una spia dell’esistenza del principio di tutela dell’affidamento del terzo non colluso è molto ben sottolineata nella motivazione di una ormai remota pronuncia (Cass. 4 giugno 1969, n. 1968, cui si deve una delle analisi giurisprudenziali forse più approfondite del tema), benchè in quel caso la corte fini per sancire l’opponibilità dell’accertamento dell’inesistenza del titolo esecutivo all’assegnatario dell’immobile pignorato, per la ragione che l’assegnazione era stata disposta in favore dello stesso creditore procedente. L’inopponibilità dell’inesistenza del titolo esecutivo al terzo acquirente di buona fede è stata poi espressamente statuita, sempre facendo leva sul generale principio dell’affidamento, oltre che sull’inopportunità di scoraggiare la partecipazione alle vendite disposte nell’ambito di procedure esecutive, da Cass. 1 agosto 1991, n. 8471.
Favorevole ad un’accezione più ampia della regola dettata dall’art. 2929 c.c., si mostra anche la quasi totalità della dottrina, la quale vi ravvisa una norma di chiusura del sistema, volta a far si che, una volta intervenuta la vendita, possano essere opposte all’aggiudicatario di buona fede solo le nullità che abbiano eventualmente colpito direttamente la vendita stessa, in quanto tale.
All’aggiudicatario o al terzo assegnatario non colluso col creditore procedente risulterebbero quindi inopponibili non solo le pregresse nullità formali del procedimento ma anche quelle attinenti all’esistenza stessa del diritto del creditore ad agire in executivis: sia in quanto il terzo è estraneo alle vicende del titolo esecutivo e l’esigenza di stabilità espressa dal citato art. 2929 mira appunto ad impedire che operi in suo danno la regola della nullità derivata, posta in ambito processuale dall’art. 159, comma 1, del codice di rito; sia perché, almeno secondo alcuni autori, l’esistenza di un valido titolo esecutivo non costituirebbe un presupposto per il corretto funzionamento del processo di esecuzione e non impedirebbe perciò che tale processo, se svolto in conformità alle regole procedurali per esso fissate, produca l’effetto di trasformare il diritto di proprietà sul bene in una somma di denaro.
Sotto quest’ultimo profilo si è anche osservato che l’insensibilità del diritto dell’aggiudicatario alle vicende del titolo esecutivo, anche a prescindere da quanto espressamente dispone il citato art. 2929 c.c., deriva dai principi generali in tema di rapporti tra diritto sostanziale e processo esecutivo.
In tempi relativamente più recenti una conferma dell’intento del legislatore di salvaguardare la stabilità dell’acquisto del terzo non colluso è stata altresì individuata nel disposto dell’art. 187 bis disp. att. c.p.c., introdotto dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35, art. 2, comma 4 novies, (convertito con modificazioni nella L. 14 maggio 2005, n. 80), a tenore del quale i diritti dei terzi aggiudicatari o assegnatari restano fermi se dopo l’aggiudicazione, anche provvisoria, o dopo l’assegnazione si verifichi l’estinzione o la chiusura anticipata del processo esecutivo.
Si può agevolmente convenire sul rilievo secondo cui la più volte richiamata disposizione dell’art. 2929 c.c., in sè sola considerata, non è riferibile alla fattispecie in esame. Essa ha dichiaratamente riguardo alla “nullità degli atti esecutivi”, cioè all’ipotesi in cui risultino gravemente viziati uno o più atti del procedimento di esecuzione forzata.
Se ciò consente di affermare che la “nullità degli atti esecutivi” cui allude il citato art. 2929 non può confondersi con l’accertata mancanza di un idoneo titolo esecutivo, non pare corretto farne discendere la conclusione che, in quest’ultima situazione, il diritto del terzo acquirente o aggiudicatario debba restare necessariamente travolto.
Non diversamente, del resto, in caso di dichiarazione di fallimento, poi revocata per l’accertato difetto delle condizioni che l’avrebbero potuta giustificare, è previsto che restino salvi gli effetti degli atti legalmente compiuti dagli organi della procedura (L. Fall., art. 18, penultimo comma, che ha sostituito l’analoga disposizione contenuta nel primo comma dell’abrogato art. 21). E non si saprebbe agevolmente giustificare la ragione per la quale al trasferimento coattivo disposto in favore dell’aggiudicatario nell’ambito di una procedura esecutiva concorsuale debba esser riconosciuta una stabilità che è invece negata in caso di analogo trasferimento intervenuto nell’ambito di una procedura esecutiva individuale, quando nell’uno come nell’altro caso si sia dimostrato poi carente il titolo in base al quale dette procedure hanno preso avvio.
Che l’intento del legislatore, ispirato dalle ragioni cui s’è appena accennato, sia invece quello di garantire il più possibile la stabilità dell’acquisto conseguito dal terzo nell’ambito del processo esecutivo trova oggi una decisiva conferma anche nella previsione del già citato art. 187 bis delle disposizioni di attuazione del codice di rito – significativamente introdotto dalla L. 14 maggio 2005, n. 80, che ha convertito il D.L. 14 marzo 2005, n. 35 (art. 2, comma 4 novies), al dichiarato scopo di “ribadire la corretta interpretazione della normativa in materia di esecuzione forzata”: donde la riconosciuta valenza interpretativa, e dunque retroattiva, della disposizione (su cui vedi Cass., sez. un., 30 novembre 2006, n. 25507) – che già nella rubrica reca l’indicazione della “intangibilità nei confronti dei terzi degli effetti degli atti esecutivi compiuti”. Il legislatore, precisando che gli effetti dell’aggiudicazione – anche provvisoria, ma a maggior ragione se definitiva – restano fermi nei confronti degli aggiudicatari “in ogni caso di estinzione o di chiusura anticipata del processo esecutivo”, ha inteso evidentemente ben sottolineare l’autonomia di quegli effetti, e dunque del diritto acquisito dall’aggiudicatario o dall’assegnatario, rispetto agli eventi che possano successivamente incidere sul corso del processo esecutivo. E, se si conviene su fatto che l’accertata mancanza di un idoneo titolo esecutivo comporta l’improcedibilità del processo di esecuzione forzata, si dovrà necessariamente anche convenire sulla riconducibilità di tale evento nei novero delle cosiddette ipotesi di chiusura atipica di quel processo, cui la citata disposizione d’attuazione allude con l’espressione “chiusura anticipata”; ipotesi in presenza delle quali, però, come s’è detto, restano salvi gli effetti delle aggiudicazioni e delle assegnazioni frattanto intervenute.
7. Conclusivamente, dunque, si deve enunciare il seguente principio di diritto: “Il sopravvenuto accertamento dell’inesistenza di un titolo idoneo a giustificare l’esercizio dell’azione esecutiva non fa venir meno l’acquisto dell’immobile pignorato, che sia stato compiuto dal terzo ne corso della procedura espropriativa in conformità alle regole che disciplinano lo svolgimento di tale procedura, salvo che sia dimostrata la collusione del terzo col creditore procedente, fermo peraltro restando il diritto dell’esecutato di far proprio il ricavato della vendita e di agire per il risarcimento dell’eventuale danno nei confronti di chi, agendo senza la normale prudenza, abbia dato corso al procedimento esecutivo in difetto di un titolo idoneo”.
La corte dichiara inammissibile il ricorso, pronuncia, a norma dell’art. 363 c.p.c., comma 3, il principio di diritto di cui al punto 7 della motivazione che precede e compensa tra le parti le spese del giudizio di legittimità.