Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25038-del-23-10-2017
Timestamp: 2020-08-07 10:44:31+00:00
Document Index: 144139994

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 58', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 58', 'art. 1', 'art. 345', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 25038 del 23/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25038 del 23/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 23/10/2017, (ud. 07/06/2017, dep.23/10/2017), n. 25038
sul ricorso 22084/2015 proposto da:
EQUITALIA SUD SPA, C.F. (OMISSIS), in persona del Responsabile del
Contenzioso Esattoriale della Direzione Regionale del Lazio,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE GIOACCHINO ROSSINI 18,
presso lo studio dell’avvocato GIOIA VACCARI, che la rappresenta e
D.P.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CAVOUR
101, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO FORLANI, che lo
avverso la sentenza n. 1967/29/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di ROMA, depositata il 30/03/2015;
partecipata del 07/06/2017 dal Consigliere Dott. LUCIO NAPOLITANO.
Con sentenza n. 1967/29/2015, depositata il 30 marzo 2015, la CTR del Lazio rigettò l’appello proposto da Equitalia Sud S.p.A. nei confronti del sig. D.P.A., in contraddittorio anche con l’Agenzia delle Entrate, avverso la sentenza della CTP di Roma che aveva accolto il ricorso del contribuente avverso avviso d’intimazione di pagamento per IRPEF ed addizionale regionale per l’anno 1998. Avverso la sentenza della CTR l’agente della riscossione ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi.
Il contribuente resiste con controricorso, mentre l’Agenzia delle Entrate ha dichiarato di costituirsi al solo fine di partecipare all’eventuale udienza di discussione.
Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui la decisione impugnata ha ritenuto inammissibile la produzione in grado d’appello di nuovi documenti atti a comprovare l’avvenuta notifica regolare notifica delle prodromiche cartelle di pagamento sulle quali si fondava l’avviso d’intimazione di pagamento.
Con il secondo motivo la ricorrente lamenta errore nel procedimento in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per avere la sentenza impugnata omesso di esaminare, ai fini della decisione, i documenti prodotti in appello ritenuti inammissibili, nonchè la stessa documentazione prodotta in primo grado atta a comprovare almeno la regolare notifica della cartella (OMISSIS).
I motivi possono essere esaminati congiuntamente in quanto tra loro connessi.
Essi sono manifestamente fondati.
Il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58, comma 2, secondo cui “è fatta salva la facoltà delle parti di produrre nuovi documenti”, si pone, infatti, come l’eccezione più consistente al divieto di nuove prove affermato dal medesimo art. 1, dal momento che fa in ogni caso salva la possibilità per le parti di produrre nuovi documenti in grado d’appello.
L’interpretazione della norma offerta dalla decisione impugnata, secondo cui sarebbe comunque preclusa la produzione in appello di documenti non nuovi e già in possesso dell’appellante, si pone quindi, in palese contrasto con la giurisprudenza costante di questa Corte in materia (tra le molte, più di recente, cfr. Cass. sez. 5, 30 dicembre 2016, n. 27474; Cass. sez. 5, 24 febbraio 2015, n. 3661; Cass. sez. 5, 27 marzo 2013, n. 7714), in relazione alla specialità della norma in oggetto stabilita per il processo tributario rispetto al regime di produzione di documenti secondo il codice di rito (art. 345 c.p.c., comma 3).
In accoglimento del ricorso la sentenza impugnata va dunque cassata e la causa rimessa per nuovo esame alla CTR del Lazio in diversa composizione, che provvederà anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Lazio in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 7 giugno 2017.