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Timestamp: 2017-01-17 05:03:46+00:00
Document Index: 181438622

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 38', 'art. 35', 'art. 17', 'art. 19', 'art. 38', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 38', 'art. 171', 'art. 194', 'art. 196', 'art. 7', 'art. 38']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 137 del 08.04.2008
Interpello ai sensi dell'articolo 11 della legge n. 212 del 2000 - IVA
assolta in Italia da soggetto non residente - Rimborso ai sensi
dell'articolo 38-ter del DPR n. 633 del 1972
L'istante dott. XY è procuratore della società tedesca Alfa Beta
(d'ora innanzi ALFA) con sede in Stoccarda, priva di stabile organizzazione
in Italia, la quale ha stipulato con una società italiana un contratto di
fornitura di un impianto industriale con relativo assemblaggio presso lo
stabilimento dell'impresa nazionale committente.
La ditta ALFA ha emesso fattura per la fornitura del suddetto
impianto senza addebito dell'IVA alla committente italiana che, secondo
quanto affermato dalla stessa ALFA, avrebbe provveduto all'assolvimento
dell'imposta in Italia. Nel contempo, per l'effettuazione del montaggio la
ditta tedesca si è avvalsa di due imprese italiane le quali a fronte di
tale servizio hanno emesso nel 2005 e nel 2006 fatture con addebito di IVA.
Nel 2007, dopo avere presentato istanza di rimborso dell'IVA assolta
in Italia a fronte dei servizi di installazione per le annualità 2005 e
2006 ai sensi dell'art. 38-ter del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633, la
società tedesca è venuta a conoscenza che, a differenza di quanto avviene
in Germania per casi analoghi, in Italia l'effettuazione di operazioni
territorialmente rilevanti nello Stato, ancorché l'imposta sia stata assolta dal cessionario/committente costituisce causa ostativa alla citata
procedura di rimborso ex art. 38-ter.
Pertanto, al fine di consentire la gestione di eventuali futuri
incarichi similari, la società ALFA ha provveduto a identificarsi ai fini
IVA in Italia ai sensi dell'art. 35-ter di detto decreto e, alla luce della
risoluzione n. 31 del 1 marzo 2005 - che ha ammesso la
possibilità di rimborso dell'imposta per acquisti effettuati in epoca precedente
all'identificazione diretta - intenderebbe esporre i crediti IVA maturati a
fronte delle fatture pagate alle ditte italiane installatrici nella
dichiarazione annuale per il 2007, avvalendosi del diritto alla detrazione
dell'imposta assolta in Italia quale impresa ivi identificata ai fini IVA.
L'istante rileva preliminarmente che l'amministrazione fiscale
tedesca "ha ritenuto di includere nel novero delle operazioni che danno
l'accesso al rimborso per i non residenti quelle che possono essere
assoggettate alla tassazione in capo al committente, quali gli appalti e
pertanto anche le prestazioni di fornitura di impianti chiavi in mano",
aggiungendo che si tratta di situazioni "per le quali anche la normativa
italiana prevede che sia il committente ad assumere l'obbligo di
assolvimento dell'IVA".
Il differente trattamento appare discriminatorio e dannoso per le imprese
tedesche che operano in Italia, anche se la risoluzione n. 31 del 2005 ha
contribuito a risolvere molte situazioni di incertezza.
In particolare l'interpellante rileva come nella fattispecie la
tedesca non abbia contravvenuto alla normativa italiana, la quale prevede
che per la fornitura di impianti e il relativo assemblaggio in Italia da
parte di un soggetto non residente e non identificato ai fini IVA in Italia
sia il committente italiano il soggetto obbligato, ai sensi dell'art. 17,
terzo comma, del D.P.R. n. 633 del 1972, ad assolvere tutti gli adempimenti
previsti per tale imposta.
Ad ogni modo, per recuperare l'imposta assolta ed evitare di incorrere in
pesanti sanzioni per l'omessa fatturazione della propria fornitura, la società ALFA si
è identificata in Italia come soggetto IVA, sulla base
delle indicazioni contenute nella richiamata risoluzione n. 31 del 2005.
Infatti, per tale via essa ritiene possibile esercitare il diritto alla
detrazione dell'imposta assolta a suo tempo nella dichiarazione relativa al
2007 - anno in cui è avvenuta l'identificazione e secondo anno successivo a
quello (2005) in cui il diritto alla detrazione è sorto, in base all'art. 19, primo comma, del D.P.R. n. 633 del 1972 - previa registrazione delle
fatture passive dalle quali origina il credito IVA ai sensi del successivo
Tuttavia la citata risoluzione n. 31 del 2005, pur ammettendo il rimborso
dell'IVA relativa ad operazioni effettuate anteriormente
all'identificazione, non sembra escludere l'applicabilità di pesanti
sanzioni, tra cui la sanzione per omessa fatturazione, in fattispecie come quella esposta nella quale la detrazione dell'IVA sugli acquisti anteriori
all'identificazione diretta riguarda un'impresa comunitaria il cui
comportamento è stato generato dalla erronea convinzione che non fosse
tenuta ad identificarsi direttamente in Italia per obblighi IVA ritenuti a
carico del committente nazionale.
In via preliminare si osserva che l'art. 38-ter del D.P.R. n. 633 del
1972 subordina il diritto al rimborso alla circostanza che il soggetto non
residente non abbia realizzato operazioni attive nel territorio dello Stato,
fatte salve alcune eccezioni (operazioni di trasporto e operazioni di cui
all'art. 7, quarto comma, lett. d).
Tenuto conto che il contribuente istante ha invece effettuato
un'operazione di cessione territorialmente rilevante in Italia, a fronte
della quale l'acquirente (soggetto passivo residente in Italia) ha adempiuto
agli obblighi Iva ai sensi dell'art. 17, terzo comma, del D.P.R. n. 633 del
1972, sulla base del disposto letterale del già citato art. 38-ter il
rimborso non potrebbe essere eseguito.
Tuttavia, come già evidenziato dalla scrivente nella risoluzione n.
17 del 24 gennaio 2008, è necessario interpretare la normativa nazionale
alla luce della direttiva comunitaria n. 2006/112/CEE e, in particolare,
degli articoli 171 e 194.
In particolare, l'art. 171 stabilisce che è ammissibile il rimborso
dell'IVA, secondo le modalità previste dalla direttiva 79/1072/CEE, anche
per i soggetti passivi "che hanno effettuato nello Stato membro in cui
effettuano acquisti di beni e servizi o importazioni di beni gravati da
imposta unicamente cessioni di beni o prestazioni di servizi per le quali il
destinatario di tali operazioni è stato designato come debitore di imposta
a norma degli articoli da 194 a 197 e dell'articolo 199 (...)".
L'art. 194 della Direttiva 112/2006/CE prevede il cosiddetto
charge facoltativo", nei casi in cui, come nella fattispecie in esame, il
committente o cessionario nazionale ha adempiuto agli obblighi relativi al
pagamento dell'imposta tramite emissione di autofattura in luogo del proprio
dante causa non residente.
Il "reverse charge facoltativo" è così denominato in quanto rimesso
alla scelta discrezionale del legislatore nazionale. Ciò a differenza dei casi contemplati all'art. 196 della Direttiva e in gran parte coincidenti
con le operazioni di cui all'art. 7, quarto comma, lett. d) del D.P.R. n.
Come precisato dalla scrivente in relazione a fattispecie analoghe
(cfr. risoluzione 26 aprile 2007, n. 79 e punto 5.1 della circolare n. 11
del 16 febbraio 2007), si ritiene che le disposizioni comunitarie siano
sufficientemente precise e dettagliate per poter essere immediatamente
applicabili nell'ordinamento interno.
Pertanto, si ritiene che, nella fattispecie descritta, la
istante, al fine di recuperare l'IVA gravante sulle summenzionate operazioni
di acquisto, sia legittimata a presentare istanza di rimborso ai sensi
dell'ottava direttiva comunitaria, recepita dall'art. 38-ter del D.P.R. n.
Poiché, peraltro, la società estera ha provveduto ad identificarsi
direttamente in Italia ai sensi dell'articolo 35-ter del D.P.R. n. 633 del
1972, come già chiarito nella risoluzione n. 31 del 1 marzo 2005, il
diritto al rimborso potrà essere esercitato solo per il periodo antecedente
la predetta identificazione, ovvero con riferimento agli acquisiti
effettuati fino al giorno antecedente l'identificazione.
Per le operazioni poste in essere successivamente, invece, il
contribuente sarà tenuto ad adempiere i relativi obblighi, ovvero a far
valere i relativi diritti (tra cui quello alla detrazione) attraverso la
posizione IVA aperta in Italia.