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Timestamp: 2019-06-19 19:52:55+00:00
Document Index: 165779344

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'art. 18', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 40', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18']

Licenziamento del lavoratore fisicamente inidoneo alla mansione |
Licenziamento del lavoratore fisicamente inidoneo alla mansione
1 Commento Pubblicato da professionistiperilcittadino su 06/08/2013
Il datore di lavoro prima di licenziare il lavoratore divenuto fisicamente inidoneo alla mansione, deve cercare di impiegarlo in altra posizione, nell’ambito della propria organizzazione aziendale (c.d. obbligo di repechage).
L’art. 42 comma 1, del D. Lgs. 81 del 2008, stabilisce, infatti, che “Il datore di lavoro, anche in considerazione di quanto disposto dalla legge 12 marzo 1999, n. 68, in relazione ai giudizi di cui all’articolo 41, comma 6, attua le misure indicate dal medico competente e qualora le stesse prevedano un’inidoneità alla mansione specifica adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni equivalenti o, in difetto, a mansioni inferiori garantendo il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza”.
Di tale avviso è anche la giurisprudenza:
“In caso di licenziamento per sopravvenuta inidoneità fisica del dipendente allo svolgimento delle mansioni lavorative, il datore di lavoro è tenuto a dimostrare l’impossibilità di assegnare al lavoratore mansioni anche non equivalenti, a condizione che il lavoratore abbia, anche senza forme rituali, manifestato la propria disponibilità ad accettarle” (Cass. 6/3/2007 n. 5112; conf. Cass. 19/8/2009 n. 18387).
“È illegittimo il licenziamento intimato al lavoratore a seguito di sopravvenuta inidoneità fisica o psichica a svolgere le mansioni affidategli, allorchè il datore di lavoro, cui incombe il relativo onere, non provi l’impossibilità di adibirlo a mansioni equivalenti e compatibili con le residue capacità lavorative, sempreché il rinvenimento di idonee mansioni non debba comportare una modifica dell’assetto organizzativo aziendale” (Trib. Firenze 4/7/2003).
E poiché il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è ammissibile solo quale extrema ratio, incombe al datore di lavoro, la prova dell’impossibilità di impiegare il dipendente licenziato in altro posto di lavoro, in mansioni anche diverse, e ove c’è disponibilità del lavoratore, anche di livello inferiore.
In ogni caso, il Tribunale del Lavoro di Perugia (ordinanza 7.03.2013) ritiene che il licenziamento del lavoratore fisicamente inidoneo, in regime di tutela dell’art. 18 L. 300/70, possa avvenire solo a seguito della procedura di conciliazione prevista dall’art. 7 L. 604/66:
“nella specie, dunque, ci si trova in presenza di un licenziamento certamente riconducibile alla categoria del giustificato motivo oggettivo di cui all’art. 3 legge 604/1966; è a tale stregua che va infatti considerata l’ipotesi di sopravvenuta inidoneità del lavoratore allo svolgimento delle mansioni, posto che tale sopravvenienza, all’esito della impossibilità di repechage, si traduce nell’impossibilità dell’azienda di assorbire la prestazione lavorativa offerta (da ultimo, ad es. cass. L. 7531/2010, Trib. Milano 24.1.2012; nello stesso senso, se pure con valutazione certamente non vincolante per il giudice, l’indicazione della circolare 3/2013 del Min. Lav./D.G.A.I./ prodotta dal ricorrente;
ne consegue che, ai sensi dell’art. 7 legge 604/1966 nel testo novellato dall’art. 40 legge 92/2010 (applicabile ratione temporis, al presente licenziamento), il licenziamento doveva essere preceduto dalla comunicazione alla Direzione territoriale del lavoro con le indicazioni di cui ai commi 1 e 2 dal citato novellato articolo 7”.
Comunque, in base al nuovo art. 18 L. 300/70, l’omissione di tale procedura non rende invalido il licenziamento, ma comporta solo una sanzione indennitaria, e lo stesso Giudice ha quindi riconosciuto al lavoratore il massimo dell’indennità, ritenendo grave tale violazione formale:
“essendo stato tale incombente pacificamente omesso dalla resistente, ne conseguono gli effetti di cui al novellato art. 18 comma 5 e 6 St. Lav. e pertanto deve dichiararsi la risoluzione del rapporto di lavoro dalla data del licenziamento, con condanna del datore al pagamento di dodici mensilità dell’ultima retribuzione goduta; la misura massima dell’indennità deriva dalla gravità della violazione formale (radicale omissione della procedura)”.
Lavoro inidoneo, lavoratore, mansione
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Una risposta a “Licenziamento del lavoratore fisicamente inidoneo alla mansione”
maurizio 18/06/2014 alle 9:39 am
Giorno,dopo 38 anni di lavoro in una azienda di 15 dipendenti mi hanno licenziato per motivi di impossibilita alla mia mansione di piegatore in quanto durante gli anni i rotatori della cuffia alla spalla destra si sono lacerati e ho subito 2 interventi e ll ipossibilita al mio lvoro ,ho impugnato il licenziamento ma al momento il datore mi ha offerto 2 mensilita ,vi chiedevo se è in ragione,grazie mille.