Source: https://guadagnare-oggi.com/new-guadagnare-online/148-mettersi-in-regola-con-il-fisco
Timestamp: 2019-06-20 21:17:07+00:00
Document Index: 181157858

Matched Legal Cases: ['art. 53', 'art. 54', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 7', 'art. 2082', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 50', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 5', 'art. 25', 'art. 36', 'art. 40', 'art. 54', 'art. 66']

Adsense e Partita Iva: Come Mettersi in Regola
La vendita di spazi pubblicitari online tramite Adsense ed il relativo inquadramento fiscale e previdenziale, spesso generano confusione. In questo articolo cerchiamo di fare chiarezza.
Come lavorare in regola sul web
Tra i quesiti più ricorrenti: come devono essere trattati fiscalmente gli introiti dalla pubblicità Google Adsense? E le offerte fatte dagli utenti a sostegno del blog? Quali gli obblighi fiscali e previdenziali per mettersi in regola?
Ricordiamo, innanzitutto, l’art. 53 del DPR nr. 917/86 (Tuir) il quale individua la fonte dei redditi di lavoro autonomo oggetto di tassazione. In linea di principio, “Sono redditi di lavoro autonomo quelli che derivano dall’esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo.”
Il successivo art. 54 Tuir dispone che “Il reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo di imposta […] e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’arte o della professione.”
Inoltre, l’art. 67 Tuir ammette tra i redditi diversi quelli “… derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente o dall’assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere.”
Perciò, i presupposti necessari per la tassazione, ai fini Irpef, delle somme ricevute sono due:
1) soggettivo: esercizio di arte e professione per cui occorre l’apertura della partita IVA dal momento che l’attività è sistematica;
2) oggettivo: la somma di denaro deve essere ricevuta a titolo di compenso e ciò richiede che ci sia un contratto d’opera (anche verbale) per effetto del quale, a fronte di una prestazione o opera, si riceve un compenso (sinallagma).
Offerte di sostegno dagli utenti
Alla luce di quanto richiamato, le donazioni fatte dagli utenti del blog, erogate al fine di sostenere spontaneamente l’attività dello stesso, non sono equivalenti ai compensi poiché mancano i suddetti requisiti del rapporto sinallagmatico (ossia, a prestazioni corrispettive) e dell’attività professionale. Pertanto, non ricorre alcun obbligo fiscale a fronte di dette percezioni di danaro (donazioni).
Riguardo gli introiti pubblicitari Adsense (et similia), derivano comunque da un rapporto sinallagmatico sebbene al di fuori di un’attività professionale. Per essi, quindi, essendo soddisfatto il requisito oggettivo, è necessario portarli a tassazione nella propria dichiarazione dei redditi in quanto redditi diversi (art. 67 Tuir).
A tal proposito, il reddito da dichiarare è considerato al netto delle spese direttamente sostenute per la gestione del blog (es.: dominio, collaboratori, manutenzione, abbonamenti internet, ecc.).
Adsense e fatturazione
Deve essere emessa la fattura non imponibile IVA intestata alla società Google Ireland Ltd poiché trattasi di operazione intra-comunitaria. Sul documento fiscale deve essere indicata la dicitura “Non imponibile IVA ai sensi dell’art. 7-ter del DPR nr. 633/72” nonché l’esatta indicazione del numero di identificativo IVA di Google (ossia IE6388047V).
Registro Vies e modelli Intrasat obbligatori
E’ necessaria, inoltre, l’iscrizione nel Registro VIES (degli operatori comunitari) nonché la compilazione dei modelli Intrastat (per le operazioni comunitarie).
Inquadramento fiscale e previdenziale Adsense
E’ necessario aprire una posizione IVA (partita IVA) con il codice attività 73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari. Nel modello AA9/10 bisogna indicare l’intenzione di avviare un’attività con i Paesi comunitari.
Obblighi CCIAA
Qualora l’attività svolta soddisfi i requisiti previsti dall’art. 2082 del codice civile (ossia, attività svolta in maniera sistematica, organizzata ed economica) è obbligatorio attivare un numero di partita IVA. Questo implica l’iscrizione presso il Registro delle Imprese della Camera di Commercio provinciale i cui costi si aggirano a circa 90 euro all’anno.
Riguardo la posizione previdenziale, trattandosi di attività commerciale (in particolare, di vendita di spazi pubblicitari) esercitata in maniera abituale e prevalente, è prevista l’iscrizione alla Gestione Speciale INPS – Commercianti.
Questo comporta il pagamento dei contributi minimi che, per il 2012, ammontano a 3.200,96 euro per redditi fino a 14.930 euro. Sul reddito eccedente si applica l’aliquota del 21,39%.
Ovviamente, questo scoraggia coloro che realizzano redditi ben al disotto di tale soglia. Molti blogger e webmaster infatti, almeno nei primi anni di vita del proprio sito web, ottengono tramite Adsense ricavi molto esigui.
Tuttavia, se sussistono altre condizioni, è possibile, in determinati casi, evitare il pagamento dei contributi minimi rientrando nella Gestione Separata INPS che prevede l’applicazione dell’aliquota contributiva del 27,72% sul reddito netto (delle spese inerenti) prodotto senza alcuna contribuzione minima (come invece accade per la gestione speciale commercianti). Praticamente, i contributi si possono pagare esclusivamente in base al fatturato.
Chi inizia una nuova attività d’impresa o di lavoro autonomo, deve scegliere il regime fiscale più adeguato in relazione alla propria dimensione e alla specifica situazione soggettiva in cui si trova. Nel nostro ordinamento tributario esistono due regimi agevolati alternativi: si tratta del regime dei minimi, introdotto dall’art. 1, commi 96-117, L. 244/2007 (Legge Finanziaria 2008), e del regime nuove iniziative produttive (c.d. forfettino), previsto dall’art. 13, L. 388/2000 (Legge Finanziaria 2001).
Il regime dei minimi può essere applicato, a partire dal 01/01/2008, alle persone fisiche residenti in Italia che prevedono di soddisfare i seguenti requisiti:
- ricavi o compensi annuali non superiori a € 30.000;
- nessuna cessione all’esportazione (vale a dire vendite fuori dall’Unione Europea) ed operazioni assimilate (artt. 8, 8-bis, 9, 71 e 72, D.P.R. 633/1972);
- nessuna spesa per lavoro dipendente o per collaboratori di cui all’art. 50, comma 1, lettere c) e c-bis), ossia borsisti o tirocinanti, collaboratori a progetto o coordinati e continuativi, anche se familiari; è consentita l’esistenza di familiari collaboratori dell’impresa familiare ed inoltre è consentito avvalersi di collaborazioni occasionali (vedi approfondimento);
- nessuna erogazione di quote di utili ad associati in partecipazione con apporto di solo lavoro;
- acquisto, anche mediante contratti di appalto, locazione (anche di immobili) o leasing, di beni strumentali di valore complessivo non superiore a € 15.000 in un triennio, considerando al 50% del loro valore i beni che sono ad uso promiscuo (autovettura, cellulare, ecc.).
Chi inizia l’attività nel corso dell’anno deve considerare il limite di fatturato di € 30.000 ragguagliato ad anno: ad esempio se l’attività è svolta per 6 mesi, il limite di fatturato è di € 15.000 per il primo anno.
Per adottare questo regime fiscale è necessario spuntare l’apposita casella della dichiarazione di inizio attività (mod. AA9/10).
I contribuenti che adottano il regime dei minimi:
- non sono soggetti passivi IVA e quindi non sono tenuti ad alcun adempimento IVA, tranne per gli acquisiti intracomunitari (obbligo di integrare le fatture di acquisto, versando l’IVA entro il 16 del mese successivo, e di presentare gli elenchi INTRASTAT) e per le importazioni;
- non sono soggetti passivi IRAP;
- non sono soggetti agli Studi di Settore, qualora previsti per l’attività svolta, o ai parametri;
- sono soggetti alla disciplina ordinaria relativa all’applicazione della ritenuta d’acconto del 20%, qualora sia svolta attività di lavoro autonomo;
- sulle fatture di importo superiore a € 77,47 devono applicare una marca da bollo di € 1,81.
I “minimi” sono tenuti a versare all’Erario soltanto un’imposta sostitutiva IRPEF del 20%, calcolata come differenza fra i ricavi incassati e i costi sostenuti nell’anno (principio di cassa), che va corrisposta in acconto e saldo, come da regole ordinarie. La determinazione dell’imposta dovuta è illustrata nell’apposito quadro CM della dichiarazione dei redditi UNICO PF. In tale quadro è altresì possibile dedurre i contributi previdenziali corrisposti.
Occorre infine sottolineare che non possono adottare il regime dei minimi i contribuenti che sono contestualmente soci di società di persone, che fanno parte di associazioni professionali o che sono soci in s.r.l. in regime di trasparenza.
Sempre in tema di esclusioni dal regime dei minimi, è bene ricordare che la Circolare AdE n. 73/E dell’anno 2007 ha chiarito che sono escluse dal regime in questione le attività di:
- agricoltura e attività connesse e pesca (articoli 34 e 34-bis, D.P.R. n. 633/1972);
- vendita sali e tabacchi (art. 74, D.P.R. n. 633/1972);
- commercio dei fiammiferi (art. 74, D.P.R. n. 633/1972);
- editoria (art. 74, D.P.R. n. 633/1972);
- gestione di servizi di telefonia pubblica (art. 74, D.P.R. n. 633/1972);
- rivendita di documenti di trasporto pubblico e di sosta (art. 74, D.P.R. n. 633/1972);
- intrattenimenti, giochi e altre attività (art. 74, D.P.R. n. 633/1972);
- agenzie di viaggi e turismo (art. 74-ter, D.P.R. n. 633/1972);
- agriturismo (art. 5, comma 2, legge n. 413/1991);
- vendite a domicilio (art. 25-bis, comma 6, D.P.R. n. 600/1973);
- rivendita di beni usati, di oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione (art. 36, D.L. n. 41/1995);
- agenzie di vendite all’asta di oggetti d’arte, antiquariato o da collezione (art. 40-bis, D.L. n. 41/1995).
Regime delle nuove iniziative produttive (c.d. forfettino)
Rispetto al regime dei minimi, il c.d. forfettino è adottabile solo per i primi 3 anni di esercizio dell’attività. Sono ammessi a tale regime i soggetti (persone fisiche e titolari di impresa familiare) che:
- negli ultimi 3 anni non hanno esercitato un’attività artistica, professionale o d’impresa, anche familiare o in forma associata (eccezion fatta per il socio di capitali che non ha quindi svolto in concreto alcuna attività);
- non intraprendono una nuova attività come mera prosecuzione di una precedente, svolta anche come lavoratore dipendente o autonomo o collaboratore (sono esclusi i periodi di pratica obbligatoria);
- hanno ricavi o compensi nel corso dell’anno non superiori a € 30.987,41 (per l’esercizio di attività di lavoro autonomo o per attività imprenditoriali di servizi) ovvero a € 61.974,83 (negli altri casi); se vengono svolte più attività contemporaneamente, la somma dei ricavi e compensi non deve superare il limite previsto per l’attività prevalente;
- se proseguono un’attività svolta precedentemente da un altro soggetto, nell’anno precedente l’ammontare di ricavi e compensi non deve superare i limiti di cui sopra.
I contribuenti che adottano il regime nuove iniziative produttive:
- sono soggetti IVA ma liquidano e versano l’eventuale imposta dovuta solo una volta l’anno (entro il 16/03);
- versano un’imposta sostitutiva IRPEF del 10% una volta l’anno (entro il 16/06), determinando il reddito imponibile secondo le regole ordinarie (per il lavoro autonomo, art. 54 Tuir; per l’attività d’impresa si considerano le norme semplificate ex art. 66 Tuir);
- sono soggetti IRAP e versano l’imposta con il meccanismo ordinario di saldo e acconti;
- sono tenuti all’applicazione di Studi di Settore o parametri (tranne nel primo anno di attività);
- se svolgono attività di lavoro autonomo non vedono i propri compensi essere soggetti all’applicazione della ritenuta d’acconto del 20%;
- non possono dedurre i contributi previdenziali dal reddito d’impresa o lavoro autonomo al quale è applicata l’imposta sostitutiva del 10%.
Entrambi i regimi sopra descritti hanno vantaggi in termini di gestione amministrativa, contabile e fiscale. Tale semplificazione non è tuttavia da leggersi come occasione per gestire il tutto con il fai-da-te: la consulenza di un dottore commercialista è sempre consigliabile sia per le criticità che in ogni caso possono sorgere durante l’anno, sia per l’indiscutibile utilità di avere al proprio fianco un professionista capace di essere sempre aggiornato sulle ultime novità fiscali, da applicare anche in casi relativamente semplici come quelli in discussione.
Da ultimo, val la pena ricordare che le semplificazioni previste per i regimi fiscali agevolati si traducono in costi di gestione (leggasi costi per la tenuta della contabilità e per gli adempimenti fiscali) certamente ridotti rispetto ad un contribuente ordinario.
Naturalmente ho semplificato al massimo e ritengo opportuno che ogni singolo caso venga valutato personalmente con il proprio commercialista di fiducia.