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Timestamp: 2018-06-24 20:52:11+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 2103', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2103', 'art. 2103', 'art. 2103']

Art. 2103 codice civile: Prestazione del lavoro
Codice civile Art. 2103 codice civile: Prestazione del lavoro
Il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto (1) o a quelle corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni riconducibili allo stesso livello di inquadramento delle ultime effettivamente svolte (2).
Il lavoratore non può essere trasferito da un’unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive (3).
Salvo che ricorrano le condizioni di cui al secondo e quarto comma e fermo quanto disposto al sesto comma, ogni patto contrario è nullo.
La L. 13 maggio 1985, n. 190 ha disposto (con l’art. 6, comma 1) che “In deroga a quanto previsto dal primo comma dell’articolo 2103 del codice civile, come modificato dall’articolo 13 della legge 20 maggio 1970, n. 300, l’assegnazione del lavoratore alle mansioni superiori di cui all’articolo 1 della presente legge ovvero a mansioni dirigenziali, che non sia avvenuta in sostituzione di lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto, diviene definitiva quando si sia protratta per il periodo di tre mesi o per quello superiore fissato dai contratti collettivi”.
La L. 13 maggio 1985, n. 190, come modificata dalla L. 2 aprile 1986, n. 106, ha disposto (con l’art. 6, comma 1) che “In deroga a quanto previsto dal primo comma dell’articolo 2103 del codice civile, come modificato dall’articolo 13 della legge 20 maggio 1970, n. 300, l’assegnazione del lavoratore alle mansioni superiori di cui all’articolo 2 della presente legge ovvero a mansioni dirigenziali, che non sia avvenuta in sostituzione di lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto, diviene definitiva quando si sia protratta per il periodo di tre mesi o per quello superiore fissato dai contratti collettivi”.
Prestatore di lavoro: [v. 2095]; Categoria: [v. 2095]; Nullità: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XI].
Mansione: compito o concreta operazione espletata nell’adempimento di una prestazione di lavoro.
Lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto: lavoratore temporaneamente impossibilitato all’espletamento delle proprie mansioni, per una delle cause tassativamente previste dalla legge [v. 2010-2011] (es.: in servizio militare).
Unità produttiva: ogni articolazione dell’impresa dotata di autonomia e di tutti gli strumenti necessari per ottenere determinati risultati produttivi.
(1)La norma, nella sua parte iniziale, stabilisce il principio della contrattualità della prestazione cui il lavoratore è tenuto, che deve essere determinata o determinabile al momento dell’assunzione con riferimento ai compiti concretamente assegnati.
(2) Con riferimento alle mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, è opportuno precisare che si intendono equivalenti quelle mansioni che non comportano una diversa collocazione del lavoratore nella gerarchia dell’impresa e che gli garantiscono lo svolgimento e l’aumento delle capacità professionali acquisite.
(3) Questo inciso disciplina il trasferimento del lavoratore ad altre unità produttive (cd. mobilità interna). Tale previsione è significativa poiché consente, nei limiti previsti, il potere unilaterale di modificare in via definitiva il luogo della prestazione lavorativa a parità di mansioni. Il trasferimento può essere disposto, però, solo per comprovate ragioni tecnico-organizzative, che il datore ha l’onere di provare e di comunicare al lavoratore interessato, anche se solo su richiesta di questi e non contestualmente al provvedimento di trasferimento.
In tema di demansionamento e dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale, che asseritamente ne deriva, non può prescindere da una specifica allegazione sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio, non ricorrendo automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale (cassata, nella specie, la decisione dei giudici del merito, i quali avevano liquidato il danno non patrimoniale equitativamente ritenendo di poterne desumere l'entità dalla durata del demansionamento e dall'anzianità del prestatore, senza che quest'ultimo avesse fornito elementi idonei a dimostrare, anche solo in via presuntiva, il tipo e l'entità dei danni subiti).
Cassazione civile sez. lav. 26 gennaio 2015 n. 1327
Agli effetti della tutela apprestata dall'art. 2103 cod. civ., in mancanza di un principio generale di parità di trattamento in materia di lavoro, non assume alcun rilievo giuridico l'eventuale identità fra le mansioni svolte e quelle proprie di altri lavoratori della stessa azienda che abbiano già ottenuto la stessa qualifica, ma solo la riconducibilità delle mansioni svolte alla qualifica invocata. Rigetta, App. Brescia, 08/06/2007
Cassazione civile sez. lav. 12 dicembre 2014 n. 26236
Qualora il regolamento aziendale preveda, per una determinata posizione di lavoro, adeguatamente definita nel suo contenuto, una qualifica superiore a quella che conseguirebbe all'applicazione delle disposizioni dei contratti collettivi nazionale ed aziendale sull'inquadramento del personale, l'assegnazione di un lavoratore a detta funzione, dal medesimo accettata, determina il diritto dell'interessato al riconoscimento della qualifica in questione, quale qualifica convenzionale di miglior favore. (Nella specie, la S. C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva riconosciuto il diritto di una dipendente di banca all'inquadramento in un livello superiore, in applicazione della disposizione della contrattazione integrativa aziendale, che prevedeva un automatico avanzamento di livello dopo un periodo di ventiquattro mesi di assegnazione e di svolgimento del ruolo di operatore commerciale). Rigetta, App. Milano, 24/07/2007
Cassazione civile sez. lav. 06 novembre 2014 n. 23665
In caso di accertato demansionamento professionale, la liquidazione del danno alla professionalità del lavoratore non può prescindere dalla prova del danno e del relativo nesso causale con l'asserito demansionamento, ferma la necessità di evitare, trattandosi di danno non patrimoniale, ogni duplicazione con altre voci di danno non patrimoniale accomunate dalla medesima fonte causale (nella specie, la Corte ha respinto la richiesta del ricorrente, secondo cui l'inattività per oltre sei anni dal ruolo di dirigente chimico di 2^ livello, nonché di coordinatore del laboratorio a carattere centralizzato del servizio di ematologia di un prestigioso policlinico universitario costituiva di per sé prova del danno subito, atteso che a detta della Corte la parte non aveva allegato le specifiche circostanze atte a provare il depauperamento del proprio bagaglio professionale).
Va ricondotto al legittimo esercizio dello "ius variandi" del datore di lavoro il mutamento di mansioni conseguente a una scelta organizzativa rientrante tra le prerogative dell'imprenditore. (Nella specie, il lavoratore era stato assegnato ad altre mansioni, rientranti nel suo livello di inquadramento, a causa della soppressione del settore al quale era precedentemente addetto).
Cassazione civile sez. lav. 29 settembre 2014 n. 20469
Non sussiste ipotesi di dequalificazione allorchè l'oggetto della prestazione rimanga invariata come nella specie dove il lavoratore, che inizialmente interveniva come perito tecnico per una assistenza all'impianto di caratura tecnica limitata con operazioni manuali piuttosto semplici, dopo il trasferimento aveva visto il contenuto della sua prestazione spostarsi da compiti più operativi a compiti maggiormente di controllo del funzionamento di apparati.
In tema di dequalificazione professionale, il giudice del merito, con apprezzamento di fatto incensurabile in cassazione se adeguatamente motivato, può desumere l'esistenza del relativo danno, di natura patrimoniale e il cui onere di allegazione incombe sul lavoratore, determinandone anche l'entità in via equitativa, con processo logico - giuridico attinente alla formazione della prova, anche presuntiva, in base agli elementi di fatto relativi alla qualità e quantità della esperienza lavorativa pregressa, al tipo di professionalità colpita, alla durata del demansionamento, all'esito finale della dequalificazione e alle altre circostanze del caso concreto (Nella specie, la S.C. ha qualificato in termini di demansionamento, fonte di danno risarcibile, l'assegnazione, ad un dirigente medico, del solo incarico di responsabile del progetto di informatizzazione del pronto soccorso, con esclusione dell'esercizio della professione medica). Rigetta, App. Venezia, 21/01/2013
Cassazione civile sez. lav. 19 settembre 2014 n. 19778
Lo svolgimento di funzioni vicarie per il tempo necessario alla copertura del posto vacante non integra svolgimento di mansioni superiori a meno che le funzioni vicarie non siano state conferite ad un soggetto che istituzionalmente le avrebbe.
Tribunale Roma sez. lav. 16 settembre 2014 n. 8205
Accertato il demansionamento, il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno professionale. La quantificazione di tale danno può essere operata dal giudice di merito in via equitativa, tenendo conto dei soli giorni lavorativi in cui la professionalità è stata compromessa.
Cassazione civile sez. lav. 09 settembre 2014 n. 18965
La posizione di comando di un dipendente da ente pubblico economico presso una amministrazione pubblica non comporta, a differenza del distacco, alcuna alterazione del rapporto di lavoro, ma ne implica una rilevante modificazione in senso oggettivo, giacché il dipendente, immutato il rapporto organico con l'ente di appartenenza, viene destinato a prestare servizio, in via ordinaria e abituale, presso un'organizzazione diversa, con modifica del rapporto di servizio, senza tuttavia che siano imputabili all'ente di appartenenza gli effetti della gestione del rapporto ad opera del soggetto pubblico. Ne consegue che il lavoratore comandato, che si trovi a svolgere mansioni superiori rispetto a quelle originarie, non ha diritto all'inquadramento nella qualifica superiore presso l'ente di provenienza. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva rigettato la domanda di superiore inquadramento, ai sensi dell'art. 2103 cod. civ., proposta da un dipendente dell'ente Poste Italiane comandato presso il Ministero degli affari esteri). Rigetta, App. Roma, 01/10/2007
Cassazione civile sez. lav. 29 agosto 2014 n. 18460
In forza dell'art. 2103 cod. civ. il prestatore di lavoro (nella specie, dirigente responsabile del servizio di "call center") deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto, non rilevando in alcun modo che l'assegnazione a mansioni inferiori (nella specie, al servizio di cosiddetto "telesportello", destinato a raccogliere informazioni e reclami degli utenti) sia temporanea, o effettuata solo per il tempo occorrente alla realizzazione di una nuova struttura produttiva. Rigetta, App. Roma, 17/04/2007
Cassazione civile sez. lav. 21 agosto 2014 n. 18121
Per la sussistenza della frequenza e sistematicità di reiterate assegnazioni di un lavoratore allo svolgimento di mansioni superiori, il cui cumulo sia utile all'acquisizione del diritto alla promozione automatica in forza dell'art. 2103 cod. civ., non è sufficiente la mera ripetizione delle assegnazioni, essendo invece necessario - se non un vero e proprio intento fraudolento del datore di lavoro - una programmazione iniziale della molteplicità degli incarichi ed una predeterminazione utilitaristica di siffatto comportamento. (Nella specie, la S.C. ha escluso che l'adibizione di un dipendente postale a mansioni diverse, sebbene protratta e reiterata, ma con attribuzione di reggenza di un ufficio per nove giorni e dopo tre anni di alternanza in detta posizione di altri dipendenti aventi qualifica di quadro, potesse dare luogo alla promozione automatica). Rigetta, App. Ancona, 20/11/2007
Cassazione civile sez. lav. 11 agosto 2014 n. 17870