Source: https://www.torquatiassicurazioni.it/2019/ai-fatti-verificatisi-prima-della-entrata-in-vigore-della-cd-legge-gelli-si-applicano-i-principi-del-precedente-quadro-normativo/
Timestamp: 2020-02-19 22:54:07+00:00
Document Index: 27815421

Matched Legal Cases: ['art. 696', 'sentenza ', 'art. 1218', 'art. 1228', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 2043', 'art. 11', 'art. 348', 'sentenza ', 'sentenza ']

Ai fatti verificatisi prima della entrata in vigore della cd Legge Gelli si applicano i principi del precedente quadro normativo - Torquati Assicurazioni
Contenziosi dell’anno 2013, avente ad oggetto: “risarcimento danni
A. D. N., rappresentato e difeso dagli Avv.ti —-e —- ,
domiciliatari in —-, alla —— in virtù di mandato a margine
dell’atto di citazione
F.C. rappresentato e difeso dall’Avv. —– e dall’Avv. —–
domiciliatari in Avellino, alla via —— ,in virtù di mandato a
P. S. (———-), rappresentato e difeso dall’Avv. —–
domiciliata ria in Avellino, alla——, in virtù di mandato a
Casa di Cura Privata “M., in persona del l.r.p.t., rappresentata e
difesa dall’Avv. —– domiciliatario in Avellino, alla via —— in
difesa dagli Avv.ti ——- ed —– domiciliatari in Avellino, alla
via —–, in virtù di mandato in calce alla copia notificata
dell’atto di chiamata in causa;
rappresentata e difesa dall’Avv. —-, domiciliatario in Avellino,
alla —– in virtù di mandato in calce alla copia notificata
difesa dall’Avv. ——, elett.te dom.ta in Avellino, al presso lo
studio dell’Avv. —— in virtù di mandato a margine della comparsa
difesa dall’Avv. —–, domiciliatario in Avellino al in virtù di
1. L’attore A D N affetto da morbo di Depujtren, ha prospettato in citazione un danno in conseguenza di un intervento chirurgico di aponeurectomia parziale eseguito dal dott. P.C. unitamente al dott. F. C. ed al dott. P. S.
presso la casa di cura Privata M conseguente, in particolare, ad una non diligente, perita e prudente condotta dei sanitari nella fase operatoria (per aver provocato l’interruzione del tendine flessore superficiale a livello
dell’articolazione interfalangea prossimale V dito mano). Sul punto l’attore ha dedotto che gli esiti permanenti del 3% e la incapacità lavorativa specifica del 50% erano già stati accertati dai consulenti di ufficio nominati
nell’ambito del procedimento per consulenza tecnica preventiva ex art. 696 bis c.p.c. svolto in contraddittorio con le odierne parti convenute. Si duole poi l’attore della mancanza di idoneo consenso informato sui rischi
correlati all’intervento.
L’attore lamenta, dunque, una condotta dei sanitari non conforme all’arte medica che aveva provocato esiti permanenti; ha chiesto, quindi, il risarcimento di tutti i danni patiti (biologico, morale, alla vita di relazione,
all’autodeterminazione per difetto di consenso e patrimoniale per spese sostenute e perdita della capacità di guadagno).
2. La presente causa va in decisione per esaminare la posizione dei sanitari dott. C. e dott. S. ritualmente costituiti, che contestano di aver mai eseguito l’intervento in esame ed escludono ogni rapporto con il D N
In citazione, invero, l’attore prospetta di essersi recato dal dott. P C specialista ortopedico, ad eseguire una prima visita, all’esito della quale il predetto gli prospettò la necessità di eseguire il descritto intervento presso il
Non vi è dubbio, pertanto, sul rapporto tra il D M ed il dott. C , documentato in atti (il dott. C è indicato nella cartella clinica come unico operatore) ed è pacifico in ragione dell’avvenuta esecuzione dell’intervento da parte
Prospetta l’attore che l’intervento fu eseguito dal C unitamente ai predetti, a loro volta dipendenti della casa di cura, e che i controlli successivi furono effettuati dal dott. C
F C, e P S. nel rendere gli interrogatori formali, hanno dichiarato di non avere mai preso parte all’intervento.
V D’A madre dell’attore, ha riferito che il figlio si era rivolto allo specialista dott. C che aveva accompagnato l’istante in clinica per l’intervento; ha poi aggiunto: “alle ore 13,30 entrarono in camera i dottori S e C, , con
indosso i camici operatori e comunicarono a me e a mio figlio che l’intervento, eseguito insieme al dott. C , era andato bene”. Ha poi specificato che i controlli successivi furono effettuati tutti dal dott. C:
Orbene, l’esame congiunto e critico delle prove orali e documentali richiamate non consentono con certezza di ritenere che l’intervento sia stato eseguito anche dal dott. C e dal dott. S
3. Preliminarmente, va richiamata la giurisprudenza consolidatasi in materia di responsabilità sanitaria, nonché valutata l’incidenza che sulla stessa può assumere la legge del 17.03.2017 n. 24 (cd. legge Gelli), entrata in
Ed invero, nessun problema si pone ai fini dell’accertamento della responsabilità della struttura sanitaria, in quanto il relativo regime che, sin della sentenza a Sezioni Unite della Corte di Cassazione, n. 577/2008, è stata
strutturato come responsabilità contrattuale da inadempimento dell’atipico “contratto di spedalità” e che può conseguire, ai sensi dell’art. 1218 c.c., oltre che all’inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo
carico, anche, ai sensi dell’art. 1228 c.c. all’inadempimento della prestazione medico professionale svolta direttamente dal sanitario, quale suo ausiliario necessario, anche se in assenza di un rapporto di lavoro
L’art. 7 della cd. Legge Gelli, infatti, ha pienamente recepito tale indirizzo giurisprudenziale prevedendo, al primo comma, che “la struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata che, nell’adempimento della propria
obbligazione, si avvalga dell’opera di esercenti la professione sanitaria, anche se scelti dal paziente e ancorchè non dipendenti della struttura stessa, risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del codice civile, delle
loro condotte dolose o colpose”, ed estendendo, al secondo comma, tale disciplina anche alle ipotesi di prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria ovvero nell’ambito di attività di
Più complessa è, invece, l’operazione ermeneutica richiesta all’interprete in relazione al regime di responsabilità dell’esercente la professione sanitaria, alla luce di quanto previsto dal comma terzo dell’art. 7 della legge
Tale norma prevede, infatti, che “l’esercente la professione sanitaria di cui ai commi 1 e 2 risponde del proprio operato ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile, salvo che abbia agito nell’adempimento di obbligazione
contrattuale assunta con il paziente”, prescrivendo poi anche i criteri di determinazione del danno che devono essere seguiti dal giudice in sede di liquidazione (dunque, sinteticamente e in astratto, nella specie solo il C.
Ed invero, già il testo della precedente legge Balduzzi conteneva il riferimento all’art. 2043 c.c., stabilendo che “l’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e
buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve”, fermo restando, in tali casi, “l’obbligo di cui all’articolo 2043 c.c.”, ma tale innovazione normativa era stata accolta
unanimemente dalla giurisprudenza come espressione della sola preoccupazione del legislatore di escludere l’irrilevanza della colpa lieve in ambito di responsabilità extracontrattuale, senza prendere alcuna posizione
sulla qualificazione della responsabilità medica come responsabilità di quella natura. La norma, dunque, non induceva affatto al superamento dell’orientamento tradizionale sulla responsabilità da contatto e sulle sue
La recente e ultima riforma, salutata dai primi commenti dottrinali come assai incisiva all’interno del microsistema della responsabilità sanitaria, invece, pare definitivamente collocare la responsabilità del sanitario nel
perimetro della responsabilità aquiliana, pur prevedendo la clausola di salvezza rappresentata dalla “assunzione di un’obbligazione contrattuale con il paziente”, ma non può riconoscersi l’applicabilità retroattiva di tale
disciplina, prevalendo in tal caso la regola generale sancita dall’art. 11 disp. prel. c.c.
Se è vero, infatti, che il principio di irretroattività della legge in materia civile non assurge alla dignità di una norma costituzionale e l’osservanza del principio è rimessa “alla prudente valutazione del legislatore”, qualsiasi
Sul punto è stato chiarito dalla giurisprudenza che “il principio dell’irretroattività della legge comporta che la legge nuova non possa essere applicata, oltre che ai rapporti giuridici esauriti prima della sua entrata in vigore,
a quelli sorti anteriormente ed ancora in vita se, in tal modo, si disconoscano gli effetti già verificatisi del fatto passato o si venga a togliere efficacia, in tutto o in parte, alle conseguenze attuali e future di esso”, dovendosi
propendere per l’applicazione retroattiva della nuova normativa ai fatti, agli status e alle situazioni esistenti o sopravvenute alla data della sua entrata in vigore, ancorché conseguenti ad un fatto passato, solo allorquando
Ebbene, nel caso di specie, appare evidente che, a differenza di quanto previsto dalla precedente legge Balduzzi, l’applicazione della c.d. legge Gelli a fatti già verificatesi al momento della sua entrata in vigore
Da ciò deriva che le fattispecie perfezionatesi in epoca antecedente all’entrata in vigore della riforma de qua dovranno continuare ad essere regolate dai principi del previgente quadro normativo e giurisprudenziale,
sicché si dovrà applicare la normativa della responsabilità contrattuale anche al medico – a prescindere da un formale rapporto di dipendenza – in quanto fondata sulla ormai ben conosciuta teoria del contatto sociale.
I presupposti per la configurabilità del contatto sociale individuati dalla giurisprudenza e dalla dottrina civilistica sono, infatti, i seguenti: a) una relazione tra sfere giuridiche di parti determinate; b) uno “status”
professionale in capo al danneggiante, tale che possa configurarsi una “culpa in faciendo” prevista nell’ordinamento giuridico; e) l’affidamento in capo al danneggiato che viene ingenerato sia dall’appartenenza del
danneggiante ad una categoria professionale cd. “protetta” (cioè una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione da parte dello Stato: cfr. l’art. 348 c.p.), sia dalla situazione relazionale che si è
D’altronde, non vi sono ragioni per discostarsi dal consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui, quando è richiesta per lo svolgimento di una professione una speciale abilitazione da parte dello Stato ed in
particolare quando detta professione abbia ad oggetto la tutela di beni costituzionalmente garantiti, come avviene per la professione medica, è la coscienza sociale prima e l’ordinamento giuridico poi a richiedere che il
una struttura sanitaria, ha fatto affidamento anche sulla professionalità dei medici dipendenti entrando con gli stessi “in contatto”.
Ne consegue che gli aspetti pubblicistici che connotano l’attività medica non consentono di fare distinzioni tra l’ipotesi in cui il sanitario sia contrattualmente tenuto alla prestazione dell’attività medica direttamente verso il
paziente ovvero sia semplicemente alle dipendenze di una struttura sanitaria pubblica o privata (v. Cass. 1999, n. 589: “La responsabilità del medico dipendente ospedaliero deve qualificarsi contrattuale, al pari di quella
dell’ente gestore del servizio sanitario non già per l’esistenza di un pregresso rapporto obbligatorio insorto tra le parti, bensì in virtù di un rapporto contrattuale di fatto originato dal “contatto sociale”).
4. Individuate, dunque, le coordinate normative e giurisprudenziali da applicare nel caso di specie per l’accertamento della responsabilità della struttura sanitaria e del medico dipendente, se ne devono trarre le
conclusioni in ordine al regime dell’onere della prova dell’illecito e del danno.
Dalla natura contrattuale della responsabilità discende l’applicazione dei più generali principi affermati dalle Sezioni Unite nella nota sentenza n. 13533 del 2001, secondo cui il creditore che agisce per la risoluzione del
contratto, per il risarcimento del danno o per l’adempimento, ha l’onere di provare la fonte (legale o negoziale) del proprio diritto, mentre può limitarsi alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento dell’altra
parte, gravando su quest’ultima (ovvero sul debitore convenuto) l’onere di provare l’esistenza di un fatto estintivo, ovvero dell’avvenuto adempimento. La Suprema Corte, a Sezioni Unite, ha, poi, confermato, con la nota
sentenza n. 577 dell’11/01/2008 l’applicabilità di questi principi anche alla responsabilità medica prevedendo che “in tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e di responsabilità professionale da
contatto sociale del medico, ai fini del riparto dell’onere probatorio l’attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia ed
allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è
stato eziologicamente rilevante”.
Ciò comporta che “l’allegazione del creditore non può attenere ad un inadempimento, qualunque esso sia, ma ad un inadempimento, per così dire, qualificato, e cioè astrattamente efficiente alla produzione del danno”,
5. Era, dunque, onere dell’attore dimostrare la fonte del suo diritto e, dunque, il contatto sociale con i dottori S, e C trattandosi di fatto costitutivo della domanda; e tale prova, in ragione delle conseguenze connesse
all’esistenza di tale rapporto, deve essere rigorosa.
Come accennato, l’istruttoria non consente di ritenere raggiunta la prova certa del coinvolgimento dei predetti nell’intervento descritto.
Solo un teste ha riferito dell’evenienza ma, al di là del rapporto di parentela con l’attore, che impone l’esame della testimonianza con assoluto rigore, manca la deposizione di un testimone diretto, che abbia assistito alla
esecuzione dell’intervento. Non sono sufficienti i controlli post operatori (peraltro effettuati solo dal dott. C; a dimostrare anche l’esecuzione dell’intervento, poiché i sanitari indicati sono alle dipendenze della casa di cura
Si vuol dire cioè che dalla istruttoria sono emersi solo elementi indiziari che non assurgono a dignità di prova certa della esecuzione dell’intervento anche da parte dei predetti.
Né l’attore può invocare a suo favore la incompletezza della cartella clinica.
Va evidenziato che è stata prodotta in atti una cartella clinica sicuramente lacunosa in più parti; tuttavia, nell’indicato documento è indicato come unico operatore il dott. C ed è indicato lo strumentista.
contatto sociale), che è pur sempre l’attore a dover dimostrare in ossequio alla distribuzione degli oneri probatori in ambito contrattuale.
6. Le spese tra parte attrice da un lato e lato e F, C P S, Z Insurance e A Ass.ni s.p.a. dall’altro, vanno interamente compensate tra le parti. Infatti, la difficile ricostruzione in fatto della vicenda integra grave motivo per
Il Tribunale, definitivamente pronunciando solo sulle domande proposte dall’attore nei confronti di P S. P e F C, nonché sulle domande di garanzia proposte nei confronti della Z Insurance e dell’Ass.ni s.p.a., così provvede: