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Timestamp: 2018-06-23 07:57:21+00:00
Document Index: 171138707

Matched Legal Cases: ['art. 2260', 'art. 2260', 'art. 2393', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 1', 'art. 29', 'art. 4', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 52', 'art. 100', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 10', 'art. 10', 'arte 11']

Novità fiscali del 04 aprile 2008: responsabilità solidale appaltatore–subappaltatore: pronto il regolamento; utilizzo in compensazione dei crediti d’imposta; reati penali; erogazioni liberali deducibili; fatturazione procedure concorsuali | Commercialista Telematico
1) L’accomandante può agire a tutela del patrimonio sociale
2) Collaborazione Equitalia- CNDCEC
3) Reati penali ancorati alla falsa dichiarazione
4) Responsabilità solidale appaltatore – subappaltatore: Pronto il Regolamento
5) Attività marginali: Approvati i limiti di ricavi o compensi per il 2007 (ultimo anno)
6) Mediatori ed intermediari di assicurazione: Esenzione IVA
7) Utilizzo in compensazione dei crediti d’imposta risultanti dal quadro RU
8) Rateazione di somme dovute a seguito dei primi controlli: Ammesse le perizie giurate rese da agrotecnici
9) Associazione riconosciuta: Erogazioni liberali deducibili
10) Riacquisto prima casa: Niente bonus se ricevuta in donazione
11) Affitto di azienda: nel valore normale dei fabbricati rientrano anche le aree verdi attrezzate del campeggio
12) Fatturazione prestazioni professionali nell’ambito delle procedure concorsuali
1) Sequestro conservativo: L’accomandante può agire a tutela del patrimonio sociale
Il socio accomandante di una società in accomandita semplice può agire contro l’amministratore unico della stessa in virtù di quanto previsto dall’art. 2260 del C.c. ed in analogia con l’azione sociale individuale in tema di società di capitali, non sussistendo una previsione contraria al riguardo.
Tale art. 2260 dispone che i diritti e gli obblighi degli amministratori sono regolati dalle norme sul mandato.
Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società per l’adempimento degli obblighi ad essi imposti dalla legge e dal contratto sociale.
Restano immuni coloro che riescono a dimostrare di essere esenti da colpa.
Infatti, la responsabilità non viene estende a coloro che dimostrino ciò.
Gli amministratori, che devono adempiere ai doveri imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze, sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza di tali doveri.
In ogni caso gli amministratori sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.
Azione sociale di responsabilità esercitata dai soci (art. 2393 – bis)
L’azione sociale di responsabilità può essere esercitata anche dai soci che rappresentino almeno un quinto del capitale sociale o la diversa misura prevista nello statuto, comunque non superiore al terzo.
La società deve essere chiamata in giudizio.
(Tribunale Napoli, Ordinanza 03/03/2008, in Ipsoa del 03/04/2008)
2) Comunicato stampa congiunto – Collaborazione Equitalia- CNDCEC: firmato il Protocollo
Un modello nazionale di Convenzione tra Equitalia e dottori commercialisti ed esperti contabili, un tavolo tecnico permanente tra la categoria e la società di riscossione per affrontare le problematiche di comune interesse, cooperazione sul fronte della convegnistica.
Sono questi i tre elementi cardine del Protocollo firmato il 03/04/2008 dal Presidente del Consiglio nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili (Cndcec), Claudio Siciliotti, e dall’amministratore delegato di Equitalia spa, Attilio Befera.
In particolare, il modello di Convenzione Cndcec – Equitalia, alla cui stesura parteciperanno congiuntamente delegati di entrambe le istituzioni, potrà essere utilizzato negli eventuali accordi tra “Ordine territoriale” e “Concessionario locale”.
Il Cndcec ed Equitalia, infatti, con il Protocollo si sono impegnati a porre in essere tutte le iniziative necessarie affinché tra i 140 Ordini territoriali e gli agenti locali della riscossione vengano attuate forme di collaborazione per migliorare il servizio, anche attraverso la creazione di sportelli dedicati agli iscritti all’albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili.
Tra gli obiettivi del tavolo tecnico permanente, l’esame delle criticità dell’attuale versione delle cartelle di pagamento occupa un posto di primo piano.
Il fine ultimo è quello di migliorare il servizio ai contribuenti e ai professionisti che li assistono.
(Comunicato stampa congiunto Equitalia – CNDCEC del 3/4/2008)
Lo speciale sistema sanzionatorio istituito con il Decreto 74/2000 impone che dal lato dell’emittente la punibilità rimanga circoscritta alla produzione della falsa fattura, mentre dal lato dell’utilizzatore resti ancorata alla falsa dichiarazione.
E la circostanza che l’emissione di fattura per operazione soggettivamente od oggettivamente inesistente non può non presupporre un accordo con l’utilizzatore, nel cui esclusivo interesse è formata allorché risulti finalizzata ad evadere le imposte (generando per l’emittente dal punto di vista fiscale solamente una voce di debito), consente di affermare che l’evasione tributaria realizzata mediante le false fatture all’evidenza costituisce, nel disegno del legislatore, per l’emittente un post fatto non punibile: Nello stesso modo in citi la formazione/emissione di tali documenti integra, per l’utilizzatore, un antefatto penalmente irrilevante.
Ne consegue che la rilevanza penale delle condotte prodromiche non può per l’utilizzatore risorgere alla stregua della contestazione della truffa tentata ai danni dell’erario, così deve affermarsi che la punibilità dell’emittente per il contributo dato alla frode fiscale ai danni dell’Erario con profitto dell’utilizzatore non può essere reintrodotta attraverso la contestazione della truffa.
(Cassazione penale sez. V, Sentenza n. 7916/2007, pubblicata in Diritto.it il 27/3/2008)
E’ stato reso noto il 03/04/2008, Il Decreto Ministero Economia e Finanze 25/02/2008, che contiene la dichiarazione sostitutiva di atto notorio (di avere correttamente effettuato e versato le ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente), con l’elenco dei versamenti effettuati mediane i modelli F24 relativi al singolo subappalto, l’asseverazione del professionista (allegato 2, a cura del responsabile del Caf o del professionista abilitato), che il subappaltatore ha correttamente effettuato e versato le ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente in relazione soggetti impiegati nell’esecuzione del contratto, con gli estremi dei versamenti, nonché l’asseverazione del professionista (allegato 3) che il subappaltatore ha effettuato correttamente e versato i seguenti contributi previdenziali e assicurativi, con gli estremi dei versamenti.
Come è noto il D.L. n. 223/06 ha introdotto la responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore per il versamento delle ritenute fiscali sui redditi da lavoro dipendente e dei contributi previdenziali e assicurativi obbligatori, in relazione ai contratti di appalto e subappalto di opere, forniture e servizi.
A tal il Ministro dell’Economia e delle Finanze, ha individuato, con il Decreto del 25/2/2008, la documentazione necessaria per attestare l’assolvimento degli adempimenti previsti.
In particolare, il regolamento obbliga il subappaltatore a comunicare all’appaltatore alcuni dati relativi ai lavoratori impiegati nell’esecuzione del subappalto.
Indica anche la documentazione che il subappaltatore deve rilasciare all’appaltatore per attestare il versamento delle ritenute fiscali e dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti e in tal modo esonerare l’impresa appaltatrice dalla responsabilità solidale.
Il decreto precisa, inoltre, che l’esibizione di tale documentazione da parte dell’impresa appaltatrice al committente, nel momento del pagamento del corrispettivo, determina la non applicazione in capo al committente stesso delle previste sanzioni amministrative.
In virtù dell’art. 35 del D.L. n. 223/06, la responsabilità solidale dell’appaltatore è, comunque, limitata all’ammontare del corrispettivo dovuto dall’appaltatore al subappaltatore.
Tale responsabilità viene meno qualora l’appaltatore stesso venga in possesso della documentazione comprovante il pagamento delle ritenute e dei contributi da parte del medesimo subappaltatore; la mancata esibizione della predetta documentazione può determinare la sospensione da parte dell’appaltatore del pagamento di quanto dovuto al subappaltatore.
Riguardo la posizione del committente, lo stesso art. 35 prevede l’irrogazione di una sanzione amministrativa da un minimo di euro 5.000 fino ad un massimo di euro 200.000, nel caso in cui lo stesso provveda al pagamento del corrispettivo dovuto all’appaltatore senza che accerti la documentazione attestante l’avvenuto versamento delle ritenute fiscali e dei contributi previdenziali e assicurativi da parte dei soggetti obbligati.
L’ambito soggettivo di applicazione delle disposizioni risulta comunque circoscritto ai contratti di appalto e subappalto di opere, forniture e servizi conclusi da soggetti che stipulano i predetti contratti nell’ambito dell’attività rilevanti ai fini Iva, inclusi i soggetti individuati negli artt. 73 e 74 del TUIR.
Mentre, sono esclusi per espressa previsione normativa i committenti non esercenti attività
commerciale, quali, ad esempio, le persone fisiche esercenti attività di lavoro autonomo – anche in forma associata – e le società semplici; tale esclusione non pregiudica comunque l’applicazione delle suddette disposizioni con riguardo alle imprese appaltatrici e subappaltatrici che operano nell’appalto il cui committente risulti comunque escluso.
Da ultimo, l’art. 1, comma 911, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è intervenuto nuovamente sul comma 2, dell’art. 29 del D.Lgs. n. 276/2003, stabilendo che il committente è obbligato in solido oltre che con l’appaltatore anche con ciascuno degli eventuali ulteriori subappaltatori, entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, per i trattamenti retributivi e i contributi previdenziali dovuti ai lavoratori.
Attestazione mediante DURC
Al fine di garantire l’adempimento degli oneri contributivi ed assicurativi da parte del datore di lavoro cui venga affidata in subappalto l’esecuzione di un’opera o la prestazione di una fornitura o di un servizio, l’articolo 4 del neo regolamento prevede che questi debba attestarne l’avvenuto versamento, rilasciando all’appaltatore un prospetto analitico redatto in forma libera, dal quale risultino i nomi dei lavoratori all’uopo impiegati, le relative retribuzioni ed i relativi importi contributivi versati, nonché il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) rilasciato dall’INPS dopo la fine dei lavori – o della fase dei lavori cui si riferisce il pagamento – insieme ad una dichiarazione che attesti che i versamenti indicati nel documento unico si riferiscono anche lavoratori impiegati nell’esecuzione dell’opera, della fornitura o del servizio oggetto della comunicazione. Si prevede altresì che l’attestazione dell’avvenuto versamento da parte del datore di lavoro subappaltatore possa essere rilasciata, in via alternativa, mediante una asseverazione in tal senso di una serie di soggetti espressamente indicati, da predisporsi sulla base del modello di cui all’allegato 3 del regolamento.
Ai predetti fini, è inoltre previsto che la presentazione da parte del datore di lavoro subappaltatore della documentazione o dell’asseverazione consente al datore di lavoro appaltatore di esonerarsi dalla responsabilità solidale per il versamento dei contributi previdenziali ed assicurativi obbligatori da parte del subappaltatore relativamente ai soggetti impiegati nell’esecuzione dell’opera, della fornitura o del servizio oggetto della comunicazione.
Ulteriore garanzia indiretta di adempimento
Infine, l’art. 4 del regolamento stabilisce che il committente, con l’esibizione della documentazione o dell’asseverazione da parte dell’appaltatore all’atto del pagamento del corrispettivo, si libera dal pericolo di incorrere nelle sanzioni amministrative previste, con ciò fornendo una ulteriore garanzia indiretta di adempimento degli oneri contributivi e previdenziali da parte del datore di lavoro subappaltatore.
(Ministero dell’Economia e Finanze, nota del 03/04/2008, Decreto 25/2/2008 in corso di pubblicazione sulla G.U.)
Approvati i limiti di ricavi o compensi entro cui è possibile avvalersi del regime fiscale delle attività marginali (68 studi di settore in vigore a decorrere dal periodo d’imposta 2007).
Sono stati approvati i limiti di ricavi o compensi di cui all’art. 14, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, relativi alle attività comprese nei 68 studi di settore, in vigore a decorrere dal periodo d’imposta 2007, approvati con Decreti ministeriali del 6/3/2008.
I predetti limiti sono utilizzati al fine di verificare l’ammissibilità al regime fiscale delle attività marginali, per il periodo d’imposta 2007.
Il provvedimento ha preso in considerazione esclusivamente la fattispecie prevista dall’art. 14, comma 5, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, in quanto detto articolo, istitutivo del regime fiscale delle attività marginali, è stato abrogato dalla Legge Finanziaria per il 2008 a decorrere dal 1° gennaio 2008.
(Provvedimento Direttore Agenzia delle Entrate, prot. 43390/2008, del 2/4/2008, pubblicato sul sito della stessa Agenzia il 3/4/2008)
Godono dell’esenzione IVA anche le attività di una società che fornisce prestazioni di servizi proprie ed essenziali di un mediatore o di un intermediario di assicurazione, intervenendo in nome e per conto di un altro mediatore o intermediario di assicurazione nella stipula di contratti assicurativi.
(Corte Giust. CE Sentenza, Sez. I, 03/04/2008, n. C-124/07, in Ipsodaily – Quotidiano Ipsoa del 3/4/2008)
7) Utilizzo in compensazione dei crediti d’imposta risultanti dal quadro RU della dichiarazione dei redditi – Limite annuale di 250.000 euro previsto dalla Finanziaria 2008
Il limite dei 250.000 euro non si applica al credito d’imposta per le spese di ricerca e sviluppo. Analoga esclusione vale per il credito d’imposta per gli investimenti nelle aree svantaggiate ma solo a decorrere dal 2010
Anche se la legge N. 244/2007 (Finanziaria 2008) ha introdotto un limite annuale specifico all’utilizzo in compensazione dei crediti (tranne per quelli espressamente esclusi dalla nuova regola, che rimangono utilizzabili senza alcun tetto massimo), tale limite si cumula con quello di carattere generale, fissato a 516.456,90 euro dalla norma del D.Lgs. n. 241/1997.
In sostanza, avendo riguardo ai primi tre anni di applicazione delle nuove regole (2008- 2010), ciò implica che il contribuente, fermo restando il rispetto del limite specifico dei 250.000 euro, potrà comunque effettuare compensazioni di tipo orizzontale per ulteriori 516.456,90 euro e, pertanto, per un importo complessivo pari a 766.456,90 euro.
Inoltre, qualora in un determinato anno il contribuente si trovi nella condizione di non potere sfruttare appieno il suddetto limite generale dei 516.456,90 euro, sarà possibile utilizzare i crediti d’imposta in questione anche oltre lo specifico limite dei 250.000 euro, fino a colmare la differenza non sfruttata del limite generale.
Altresì, il limite dei 250.000 euro opera non già come limite interno su ciascun singolo credito d’imposta, ma come limite complessivo sulla massa dei crediti d’imposta della specie (fatta sempre eccezione per quelli espressamente esclusi dalla nuova regola, che rimangono utilizzabili senza alcun limite) che il contribuente potrebbe utilizzare in compensazione in ciascun anno solare.
Naturalmente, in caso di “sforamento” del limite specifico dei 250.000 euro, le compensazioni operate con la parte di tali crediti eccedente detto limite si considereranno come non avvenute, con tutte le ordinarie conseguenze derivanti da compensazioni irritualmente effettuate.
Quanto al meccanismo del riporto in avanti dell’eccedenza di crediti non utilizzati per effetto del tetto e dell’utilizzabilità senza limiti di tale eccedenza nel terzo anno solare successivo a quello di sua nascita, occorre sottolineare, anzitutto, che la nuova regola si applica con le stesse modalità sia ai crediti di nuova generazione sia ai crediti già maturati dal contribuente in anni precedenti al 2008 e non ancora utilizzati.
Conseguentemente, anche per i crediti maturati in anni precedenti, l’eventuale triennio di osservazione decorre solo dall’anno 2008.
In particolare, nell’anno in cui viene a maturazione il diritto a utilizzare l’intero importo residuo dei crediti non utilizzati in precedenza – ipotesi questa che, in concreto, potrà verificarsi per la prima volta nell’anno 2011, dato che le prime eccedenze oggetto di riporto
possono formarsi solo a decorrere dal 2008 – tale diritto non interferirà ovviamente con la regola dei 250.000 euro; nel senso che, qualunque sia l’ammontare dell’eccedenza residua utilizzata, tale ammontare si cumulerà con il limite dei 250.000 euro sfruttabile nell’anno stesso con riferimento a crediti nuovi o a eccedenze più recenti.
Infine, per espressa previsione del comma 53 dell’art. 1 della legge finanziaria 2008, il limite dei 250.000 euro non si applica al credito d’imposta per le spese di ricerca e sviluppo, di cui all’art. 1, comma 280 della legge n. 296/2006.
Tale credito potrà, dunque, essere utilizzato in compensazione secondo le regole ordinarie
senza alcuna interferenza con il nuovo limite annuale dei 250.000 euro.
Analoga esclusione vale per il credito d’imposta per gli investimenti nelle aree svantaggiate, di cui al comma 271 dell’art. 1 della medesima legge n. 296/2007.
In questo caso, però, l’esclusione dal limite dei 250.000 euro opera solo a decorrere dall’anno 2010.
Pertanto, sia per l’anno 2008 e sia per l’anno 2009 anche gli utilizzi in compensazione di tale credito rilevano ai fini del superamento del tetto dei 250.000 euro.
A decorrere dal 2010, invece, gli utilizzi in compensazione di tale credito non rileveranno più ai fini in questione, neanche per le eventuali eccedenze che si fossero generate in detto biennio 2008-2009.
(Ministero dell’economia e delle finanze Risoluzione n. 9/DF del 3/4/2008)
8) Garanzie ipotecarie per rateazione di somme dovute a seguito di controlli automatici e di controlli formali: Perizie giurate rese da agrotecnici
Per la rateazione di somme dovute a seguito dei primi controlli (automatici e formali) vanno bene le Perizie giurate rese da agrotecnici
La categoria degli agrotecnici, poiché rientra tra quelle legittimate allo svolgimento di attività in materia di atti catastali, è parimenti legittimata al compimento delle attività materia estimativa nel settore immobiliare che costituiscono presupposto per l’esplicazione delle predette attività catastali.
La conferma deriva dall’art. 7 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, che legittima anche gli agrotecnici alla redazione di perizie giurate di stima materia di plusvalenze e minusvalenze immobiliari.
A tale disposizione fa indiretto riferimento anche altra disposizione contenuta nella stessa legge finanziaria 2008, in materia di imposta sostitutiva dovuta per la rivalutazione dei terreni, oggetto di proroga in base all’articolo 1, comma della legge finanziaria 2008.
In definitiva, tali soggetti, ancorché non espressamente richiamati nell’elencazione della nuova norma, sono legittimati a svolgere, entro le competenze loro riconosciute in materia immobiliare, le attività estimative finalizzate alla predisposizione delle perizie giurate di stima per gli immobili oggetto della garanzia ipotecaria di cui al nuovo art. 3-bis del Decreto n. 462/1997.
Come è noto il comma 144, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), ha introdotto nel D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 462, il nuovo art. 3-bis, concernente disposizioni in materia di rateazione delle somme dovute, a seguito di controlli automatici e di controlli formali, ai sensi dell’art. 2, comma 2, e dell’articolo 3, comma 1, dello stesso decreto n. 462.
La nuova norma richiede, per il caso in cui le somme dovute siano superiori a cinquantamila euro, che il contribuente presti idonea garanzia (nella forma di polizza fideiussoria, fideiussione bancaria ovvero rilasciata un consorzio di garanzia collettiva fidi). E’ previsto, inoltre, che, in alternativa a tali forme di garanzia, l’ufficio “…può autorizzare che sia concessa dal contribuente, ovvero da terzo datore, ipoteca volontaria di primo grado su beni immobili di esclusiva proprietà del concedente, per un importo pari al doppio delle somme dovute, comprese quelle a titolo di sanzione in misura piena”.
Proprio agli effetti della determinazione del valore dell’immobile, la nuova norma opera rinvio all’art. 52, comma 4, del testo unico dell’imposta di registro, riconoscendo tuttavia al contribuente la facoltà di determinare in modo “non automatico” tale valore, attraverso apposita perizia giurata di stima ai sensi dell’articolo 64 del codice di procedura civile, redatta da soggetti “… iscritti agli albi degli ingegneri, degli architetti, dei geometri, dei dottori agronomi, dei periti agrari o dei periti industriali edili”
(Ministero dell’economia e delle finanze Risoluzione n. 10/DF del 3/4/2008)
Un’associazione senza scopo di lucro, dotata di personalità giuridica ed operante nei settori dei beni culturali e dello spettacolo, può essere destinataria delle erogazioni liberali previste dall’art. 100, comma 2, lettera m), del Tuir (deducibili integralmente dal reddito d’impresa dei donanti), anche nel caso in cui riceva ausili finanziari in base ad una legge emanata dalla Provincia autonoma di Trento, anziché in forza di leggi regionali o statali, come, invece, previsto dal decreto del ministero per i Beni e le Attività culturali 3/10/2002.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 124 del 3/4/2008)
Il credito d’imposta per il riacquisto della prima casa spetta solo se l’atto sconta l’imposta di registro o l’Iva.
Pertanto, nel caso in cui la riacquisizione avvenga attraverso una donazione che, in seguito alla reintroduzione dell’imposta sulle successioni e donazioni, è soggetta a tale ultima imposta e non più a quella di Registro, il diritto al credito d’imposta non matura.
Inoltre, se il primo immobile “agevolato” viene venduto quando ancora non sono trascorsi cinque anni e il riacquisto non avviene a titolo oneroso, i benefici goduti all’epoca decadono.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 125 del 3/4/2008)
Nel valore normale dei fabbricati di un campeggio rientra non solo il valore degli edifici adibiti a reception, uffici amministrativi, lavanderia e ad altri servizi necessari per il soggiorno degli ospiti, ma anche quello delle aree verdi attrezzate usate come parcheggio per auto, camper e roulotte.
Le zone non edificate di un camping, essendo accatastate nella categoria dei fabbricati strumentali, costituiscono un solo complesso immobiliare a destinazione speciale.
Il contribuente, che aveva posto istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate, invece, aveva ritenuto che il raffronto tra il valore aziendale e quello dei fabbricati previsto dall’art. 35, comma 10-quater, del D.L. n. 223/2006, non potesse riguardare il valore delle aree scoperte adibite all’attività di campeggio, poiché tale norma sarebbe stata riferita esclusivamente ai fabbricati.
In particolare, secondo l’Agenzia delle Entrate, ai fini della comparazione da effettuarsi in base all’art. 35, comma 10-quater, del D.L. n. 223/2006, tra il valore dell’azienda e quello dei fabbricati strumentali che la compongono, rilevano tutti gli immobili classificati nelle categorie catastali B, C, D, E ed A10, e quindi va complessivamente considerato non solo il valore dei fabbricati facenti parte di un campeggio, ma anche quello delle aree attrezzate destinate alla stessa attività.
Come è noto l’art. 35, comma 10-quater, del D.L. n. 223/2006, convertito, con modificazioni, dalla legge 4/8/2006, n. 248, poi integrato e modificato dalla legge 27/12/2006, n. 296 (finanziaria 2007), dispone che: “Le disposizioni in materia di imposte indirette previste per la locazione di fabbricati si applicano, se meno favorevoli, anche per l’affitto di aziende il cui valore complessivo sia costituito, per piu’ del 50 per cento, dal valore normale di fabbricati, determinato ai sensi dell’articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633”.
Tale norma ha la funzione di evitare manovre elusive ed opera limitatamente all’ipotesi in cui il valore complessivo dell’azienda sia costituito in prevalenza dal valore normale di fabbricati strumentali che, ai sensi dell’art. 10, comma 1, n. 8), del DPR n. 633/1972, per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni (Circolari 4 agosto 2006, n. 27 e 1 marzo 2007, n. 12).
Pertanto, al fine di stabilire se nel raffronto tra il valore dell’azienda e quello dei fabbricati strumentali che la compongono rilevi anche il valore delle aree attrezzate ad uso campeggio, si deve preventivamente verificare se alla locazione di dette aree sia applicabile la disciplina prevista per gli immobili strumentali dall’art. 10, comma 1, n. 8), del DPR n. 633/1972 e 40, comma 1-bis, del DPR n. 131/1986.
In merito l’Agenzia delle Entrate ha osservato che il criterio per distinguere gli immobili abitativi da quelli strumentali si fonda sulla classificazione catastale dei fabbricati, indipendentemente dal loro utilizzo (Circolare 21 luglio 1989, n. 36 – parte 11).
Il suddetto criterio oggettivo, fondato sulla classificazione catastale degli immobili, é stato adottato – anche successivamente all’entrata in vigore del D.L. n. 223/2006 – per distinguere gli immobili abitativi dagli immobili strumentali.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 126 del 3/4/2008)
Se il piano di riparto dispone il pagamento parziale del credito riguardante le prestazioni professionali rese prima del fallimento, ancorché lo stesso faccia riferimento alla sola voce imponibile iscritta tra i crediti privilegiati, i professionisti, che non si sono avvalsi della possibilità di emettere fattura in via anticipata, devono emettere la stessa per un importo complessivo pari a quello ricevuto dal curatore, scorporando poi la relativa Iva.
L’Agenzia delle Entrate, ha ribadito il principio secondo cui il mancato pagamento a causa di procedure concorsuali deve essere, comunque, riferito all’operazione originaria nel suo complesso e, pertanto, non é possibile emettere nota di variazione per il recupero della sola imposta.
Ciò vale anche per la procedura di concordato preventivo.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 127 del 3/4/2008)