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Timestamp: 2019-12-16 07:04:22+00:00
Document Index: 165007743

Matched Legal Cases: ['art. 737', 'art. 560', 'art. 2721', 'art. 480', 'art. 564', 'art. 740', 'art. 737']

Appunti in materia di collazione – avv. Francesco Isola
A. I. G. A.
Appunti in materia di collazione ereditaria
relatore: avv. Francesco Isola
Catania, 31 marzo 2000
La collazione, prevista dall’art. 737 del codice civile, impone infatti al coniuge ed i ai discendenti – che rivestano la qualità di eredi - di conferire tutto ciò che hanno ricevuto in donazione dal de cuius.
che vi siano più eredi;
che almeno uno di loro sia stato beneficiato dal de cuius con una donazione;
che non vi sia nella legge, o non sta stata fatta dal de cuius, dispensa della donazione dalla collazione.
Viene dibattuta, anche se ai soli fini teorici, la giustificazione della collazione: mentre c’è chi ha ricondotto la scelta del legislatore alla tutela di un superiore interesse familiare1, sembra preferibile l’opinione secondo la quale, con la collazione, il legislatore tende ad assicurare quella che normalmente è la volontà del testatore: quella, cioè, di considerare le donazioni fatte ad alcuno dei discendenti od al coniuge come una semplice anticipazione (in acconto o a saldo) dell’eredità, e non come un’attribuzione preferenziale.2
Mancando ogni distinzione legislativa tra i due casi, deve infatti affermarsi la operatività della collazione non solo nel caso di successione legittima, ma anche in quello di successione testamentaria.3
che rivestono la qualità di figlio, di discendente, o di coniuge;
che abbiano ricevuto donazioni o assegnazioni soggette a collazione;
che assumano la qualità di erede.
perché nella collazione il donatum va conferito solo dagli eredi collatizi;
mentre qualunque donatario, ancorchè estraneo e non erede, è soggetto all’azione di riduzione.
che la collazione consente sempre al donatario di ritenere i beni donati, essendo prevista per i beni mobili solo la collazione “per equivalente”, e rimanendo il donatario sempre libero di scegliere – nel caso di collazione di immobili – di ritenere l’immobile conferendone il valore equivalente; e lascia comunque salvi i diritti del terzo, che sia divenuto nel frattempo creditore ipotecario, oppure acquirente del bene donato;
la riduzione, invece, consente solo eccezionalmente al donatario di ritenere l’immobile (e precisamente, in base all’art. 560 c.c., nel caso di eccedenza minore di un quarto della disponibile), e non fa salvi i diritti dei terzi che nel frattempo siano divenuti acquirenti, creditori ipotecari, o affittuari del bene immobile donato; l’immobile oggetto della riduzione, infatti, deve essere restituito libero da pesi di qualunque genere, e addirittura può essere richiesto – previa escussione del patrimonio del donatario - anche al terzo acquirente: il cui acquisto diverrà sicuro soltanto trascorso il termine decennale di prescrizione dell’azione di riduzione.
La scelta tra azione di riduzione e quella di collazione, infine, non è del tutto libera: nel caso in cui esistano donazioni ad eredi collatizi (e, come vedremo, perfino nel caso di dispensa dalla collazione), infatti, l’azione di riduzione è del tutto inutile, essendo sufficiente, al fine di far conseguire al coerede la porzione legittima, la collazione.4
se agisce per la divisione, previa collazione della donazione dissimulata, l’erede infatti non è terzo rispetto al contratto simulato, in quanto subentra nella posizione del de cuius; e, non essendo terzo, incontra i limiti di ammissibilità della prova testimoniale, stabiliti dall’art. 2721 del codice civile;
se invece agisce per la reintegra della quota di riserva, l’erede è terzo rispetto alla donazione dissimulata, essendo titolare di un diritto personale alla riserva: e perciò la prova per testimoni della simulazione sarà ammissibile senza limiti. 5
Tale imprescrittibilità, tuttavia, deve fare i conti con la necessità che il donatario sia pure erede: conseguentemente, ove non si verifichi da parte del donatario l’accettazione tacita, decorso il termine decennale di cui all’art. 480 c.c. non sarà possibile esercitare l’azione di divisione (al fine di giovarsi della collazione) per la sicura, e definitiva, mancanza della qualità di erede in capo al donatario.6
Per tale motivo la giurisprudenza prevalente ha affermato che, per procedere alla divisione (ed alla collazione), occorre che ci sia un relictum da dividere, e – addirittura – un relictum di significativo valore.7
La dottrina, viceversa, ammette la collazione anche nel caso che, mediante le donazioni, il de cuius abbia esaurito tutto il proprio patrimonio8.
Il donatario dispensato dalla collazione rimane soggetto esclusivamente all’azione di riduzione, né più ne meno come il donatario – non dispensato - che rinunci all’eredità.
La dispensa dalla collazione ha senza dubbio carattere rafforzativo della donazione: si discute perciò in dottrina sulla necessità, o meno, della stessa forma richiesta per la donazione.9
Tale formula, assai infelice, non ha nulla a che vedere con la collazione, giacché sono sottoposti alla collazione tutti i beni donati, indipendentemente dal fatto che siano stati prelevati dalla legittima o dalla disponibile.10
escludere il suo obbligo di conferire quanto ricevuto per donazione ai coeredi collatizi (con l’effetto che della donazione si dovrà tener conto esclusivamente ai fini della riunione fittizia per il calcolo della quota di riserva spettante ad altri);
escludere il suo obbligo di computare quanto ricevuto per donazione nella sua quota di riserva (con l’effetto che, in ipotesi, il donatario potrà non solo trattenere quanto ricevuto per donazione, ma – in aggiunta – reclamare la sua quota di riserva).
il secondo, con la dispensa dalla imputazione ex se (art. 564 co. 2 c.c.).11
Perciò le due dispense, dalla collazione e dalla imputazione ex se, non operano affatto sullo stesso piano, e l’una non presuppone necessariamente l’altra12.
La giurisprudenza, ormai da qualche anno, sembra pacifica nell’individuare – per effetto dello stretto collegamento tra la dazione del denaro e l’acquisto dell’immobile – una donazione indiretta dell’immobile (e non una donazione del denaro): sicchè, in tal caso, oggetto della collazione sarà l’immobile – al valore del momento della successione – e non già il denaro.13
Le donazioni soggette a collazione sono quelle aventi carattere personale: oltre alle donazioni ricevute dall’erede collatizio, rientrano in collazione – per il discendente che succeda per rappresentazione – anche le donazioni eseguite in favore del rappresentato, ancorchè il rappresentante - rinunciando all’eredità di questo – non ne abbia in alcun modo beneficiato (art. 740 c.c.).
Tale norma, viceversa, tutela i coeredi i quali non devono subire – per effetto della rappresentazione – pregiudizio del loro diritto alla collazione del bene donato al rappresentante.14
per assegnazioni a causa di matrimonio (restando escluse però le spese nuziali che non eccedano la misura ordinaria);
per avviare gli eredi all’esercizio di un’attività produttiva o professionale (restando escluse però le spese per il mantenimento e l’educazione, e le spese ordinarie per l’istruzione artistica e professionale);
per premi di assicurazioni sulla vita in loro favore;
per pagare i debiti degli eredi, sempre che il debito sia effettivamente dell’erede (e non si verifichi surrogazione).
Si è però giustamente osservato15 che nel caso di azienda familiare il regolamento della società è stabilito dalla legge: e che in tal caso, pertanto, non occorre alcun atto di data certa.
1 Cariota-Ferrara, Gazzara, Cicu e Rescigno.
2 Cass. 27-01-1995 n. 989; in dottrina, A. Burdese, La divisione ereditaria, in Tratt. Vassalli; P. Forchielli, Della divisione, in Commentario Scialoja – Branca, Zanichelli, 1970; G. Capozzi, Successioni e donazioni, Giuffrè, 1983
3 cfr. il testo dell’art. 737 nella sua formulazione (1942) anteriore alla riforma del diritto di famiglia: “eccettuato il caso che il donante o il testatore abbia altrimenti disposto”
4 Cass. 6-03-1980 n. 1521.
5 Cass. 21-04-1998, n. 4024.
6 Cass. 30-10-1992 n. 11831.
7 Trib. Pavia, 20-01-1989; Cass. 17-11-1979 n. 5982; Cass. 1-04-1974 n. 913; per la necessità, addirittura, di un relictum di valore non modico, Cass. 25-11-1975 n. 3935;
8 Bianca; Forchielli.
9 per la necessità che la dispensa sia contenuta in un atto compiuto con le medesime forme della donazione, o in un testamento, tra gli altri, G. Santarcangelo; G. Azzariti.
10 Cass., 27-01-1995 n. 989.
11 Cass. 6-06-1983 n. 3852: la specificazione che la donazione è fatta sulla disponibile non comporta dispensa dalla imputazione ex se.
12 G. Santarcangelo; Cass. 29-07-1961 n. 1845; Cass. 16-07-1969 n. 2633.
13 Cass. 15-11-1997 n. 11327; Cass. 14-05-1997 n. 4231; Cass. 22-06-1994 n. 5989; Cass. 8-02-1994 n. 1257.
14 Cass. 9-11-1971 n. 3163.
15 G. Azzariti, La divisione, in Tratt. dir. Privato Rescigno.