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Timestamp: 2020-08-04 03:27:18+00:00
Document Index: 69363821

Matched Legal Cases: ['art. 2575', 'art.171', 'art. 174', 'art. 171', 'art. 171', 'art. 171', 'art. 2']

I profili legali del download e dello streaming - Studio Legale Fede
03Ott 3 Ottobre 2016
I profili legali del download e dello streaming
I numerosi servizi offerti da internet hanno spesso minato la legge italiana sul diritto d’autore, ideata nel lontano 1944 per proteggere il diritto d’autore (copyright) dalle insidie degli originari mass media (stampa, telefono, tv, etc.): per tali motivi è evidente come questa legge abbia dovuto subire svariate modifiche ed integrazioni nel tempo.
Tuttavia, a causa del continuo e rapido svilupparsi della tecnologia, specialmente quella legata a internet, non sempre si è riusciti ad adeguarsi alle innovazioni tempestivamente, portando l’utente a sviluppare uno stato di confusione su cosa sia lecito fare o non fare con il web.
Esempi lampanti in cui è stato necessario più volte adattare la vecchia legge sul diritto d’autore alle nuove tecnologie sono i servizi di download e di streaming online che, seppur ormai rappresentino pratiche di uso quotidiano per gli utenti, possono portare in molti casi all’integrazione di condotte di carattere illecito.
Diritto d’autore e download
L’art. 2575 c.c. sancisce che “formano oggetto del diritto d’autore le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o l’espressione“.
La duplicazione di queste opere, la pubblicazione, la messa in commercio e altri comportamenti analoghi sono protette dalla legge sul diritto d’autore che prescrive quali condotte sono da evitare e indica le relative sanzioni in caso di violazione.
Volgendo l’attenzione alle operazioni di download, con una analisi attenta della legge sul diritto d’autore si evince chiaramente come siano ipotizzabili diverse condotte illecite, punite, a seconda della gravità, con modalità differenti.
L’art.171 (comma a bis) detta la regola generale dalla quale partire, ovvero “è punito con la multa da euro 51 a euro 2065 chiunque, senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma […] mette a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un’opera dell’ingegno protetta, o parte di essa”.
Oltre alla regola generale sono previsti casi specifici.
Il primo caso che può essere preso in considerazione è quello dell’utente che, per un uso strettamente personale, decide di scaricare un file coperto da copyright.
In tal caso, in base all’art. 174 ter della legge sul diritto d’autore, pur non configurandosi alcuna fattispecie delittuosa, il comportamento risulterà comunque illecito, in quanto è prevista una sanzione pecuniaria amministrativa:
Maggiormente critica è l’ipotesi in cui un soggetto che, dopo aver scaricato un file coperto da copyright, decida di condividerlo, riprodurlo online o venderlo.
Risulta abbastanza evidente come in questo caso risulti maggiore il danno subito dal titolare del diritto d’autore, considerando che l’opera può potenzialmente entrare nella disponibilità di più soggetti, i quali a loro volta possono condividerlo e diminuire le sue speranze di guadagno. Se l’azione è avvenuta con scopo di lucro, la sanzione sarà di carattere penale e molto più severa (l’art. 171 ter prevede in questi casi la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa da euro 2.582 a euro 15.493). Quando, invece, l’azione avviene in assenza dello scopo di lucro si applicherà la generale disciplina dell’art. 171.
La linea di demarcazione, dunque, è rappresentata dallo scopo di lucro che viene identificato dalla giurisprudenza come un fine di guadagno economicamente apprezzabile o un incremento patrimoniale dell’autore dell’illecito, che può essere rappresentato dal corrispettivo ricevuto per la vendita del file oppure dall’aver risparmiato una somma di denaro necessarie per acquistare un software.
E le piattaforme di download, come ad esempio utorrent?
Di per sé, questi software non sono illegali: chiunque, infatti, può condividere foto, video o altri file che riguardano la propria persona. Non è il software ad essere illegale, bensì l’uso che ne viene fatto, ad esempio condividendo file protetti da copyright.
Infine, va evidenziato che acquistando l’originale di un’opera protetta da diritto d’autore si potranno effettuare tutte le copie che si desiderano (ad esempio convertire in file mp3 i brani di un disco per ascoltarli sul proprio lettore), ma anche in tal caso l’utilizzo deve essere personale, poiché condividere o vendere le copie porta ad integrare i caratteri degli illeciti appena analizzati.
Diritto d’autore e streaming
Regole differenti valgono, invece, per lo streaming, consistente nel fruire online di file audiovisivi in modo semplice e veloce senza la necessità di doverli scaricare ed incorrere nel rischio di virus.
Nel caso dello streaming, tuttavia, è necessario distinguere tra il soggetto titolare del sito web che mette a disposizione i file da visionare e l’utente fruitore del servizio.
Per i primi valgono le disposizioni analizzate per il download e le rispettive sanzioni indicate agli art. 171 e 171 ter.
Più complessa, invece, risulta la disciplina legislativa dei soggetti che semplicemente usufruiscono del servizio di streaming.
In base all’attuale quadro normativo, infatti, è possibile collegarsi ed usufruire di un sito che mette gratuitamente a disposizione file audiovisivi coperti da copyright senza incorrere in alcuna sanzione. Questo perché, in atto, la legge sul diritto d’autore non prevede ancora nulla su questa tematica.
Infine, un’apertura allo streaming è possibile ravvisarla nel dettato dell’art. 2 della legge n.2/2008 in base al quale ” È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma”.
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