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Timestamp: 2013-05-21 12:48:34+00:00
Document Index: 96398745

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presentate il 26 aprile 2012 (1)
Causa C‑619/10
(domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Augstākās tiesas Senāts, Lettonia)
«Regolamento (CE) n. 44/2001 – Riconoscimento ed esecuzione delle decisioni – Motivi di diniego – Articolo 34 del regolamento n. 44/2001 – Attestato ai sensi dell’articolo 54 del regolamento n. 44/2001 – Notificazione della domanda giudiziale – Procedimento contumaciale – Ordine pubblico – Decisioni emesse senza valutazione nel merito e senza motivazione – Diritto a un processo equo»I – Introduzione
1. La domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Corte Suprema della Repubblica di Lettonia si riferisce all’interpretazione
dell’articolo 34, punti 1 e 2, e dell’articolo 54 del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente
la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (2).
2. L’articolo 34, punto 2, consente di non riconoscere o di non dichiarare esecutiva una decisione contumaciale pronunciata nei
confronti di un convenuto al quale l’atto introduttivo non sia stato notificato o comunicato in tempo utile o in modo tale
da poter presentare le proprie difese. L’articolo 54 del regolamento prevede un attestato rilasciato dallo Stato d’origine
contenente diversi dati fondamentali del procedimento. Detto attestato deve essere presentato unitamente all’istanza intesa
a ottenere la dichiarazione di esecutività di una decisione. Tra le informazioni ivi contenute rientra anche la data di notificazione
o comunicazione dell’atto introduttivo. In tale contesto, nell’ambito del caso di specie, si pone la questione relativa alla
portata del controllo spettante al giudice dello Stato richiesto sulla notificazione o comunicazione della domanda giudiziale,
vale a dire se, malgrado l’indicazione della data di notificazione o comunicazione nell’attestato, questi possa controllare
se l’atto introduttivo sia stato notificato o comunicato o se invece, al riguardo, l’attestato abbia efficacia vincolante.
3. Il motivo di diniego di cui all’articolo 34, punto 2, non opera laddove il convenuto, pur avendone avuto la possibilità, non
abbia impugnato la decisione contumaciale nello Stato d’origine. La causa in esame offre alla Corte la possibilità di precisare
ulteriormente la propria giurisprudenza in merito ai casi in cui il convenuto è tenuto a impugnare la decisione nello Stato
d’origine. Occorre chiarire se un tale obbligo gravi sul convenuto anche laddove la decisione emanata nei suoi confronti gli
sia stata notificata o comunicata per la prima volta nel corso del procedimento di exequatur.
4. Infine, la controversia in esame verte anche sulla clausola relativa all’ordine pubblico di cui all’articolo 34, punto 1,
del regolamento n. 44/2001. In tale contesto, il giudice del rinvio desidera sapere se il diritto del convenuto a un equo
processo sancito dall’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (3) osti a che il giudice, prima di pronunciare una decisione contumaciale, non esamini la fondatezza nel merito della domanda
e non motivi ulteriormente la decisione contumaciale.
5. L’articolo 34 del regolamento n. 44/2001 disciplina gli impedimenti al riconoscimento e dispone quanto segue:
2) se la domanda giudiziale od un atto equivalente non è stato notificato o comunicato al convenuto contumace in tempo utile
e in modo tale da poter presentare le proprie difese eccetto qualora, pur avendone avuto la possibilità, egli non abbia impugnato
6. L’articolo 54 si riferisce all’attestato che deve essere rilasciato dal giudice dello Stato membro d’origine:
«Il giudice o l’autorità competente dello Stato membro nel quale è stata emessa la decisione rilascia, su richiesta di qualsiasi
parte interessata, un attestato compilato utilizzando il formulario di cui all’allegato V del presente regolamento».
7. L’allegato V contiene un modello dell’attestato che deve essere rilasciato ai sensi dell’articolo 54:
«Attestato di cui agli articoli 54 e 58 del regolamento relativo alle decisioni e alle transazioni giudiziarie
4.4 Data di notificazione o comunicazione della domanda giudiziale in caso di decisioni contumaciali
8. La società Seramico Investments Limited (in prosieguo: la «Seramico») ha proposto ricorso dinanzi alla High Court inglese
(tribunale di secondo grado) contro la società Trade Agency Limited (in prosieguo: la «Trade Agency») e contro un’altra convenuta,
reclamando il pagamento di GBP 289 122,10.
9. L’8 ottobre 2009, non essendo pervenuta alcuna contestazione della domanda in parola da parte della Trade Agency, la High
Court of Justice, Queen’s Bench Division, emetteva una sentenza in contumacia con cui condannava la Trade Agency al pagamento
di un importo pari a GBP 293 582,98, fornendo la seguente motivazione: «La convenuta non si è costituita in giudizio a seguito
della citazione notificatale. Di conseguenza, è condannata a pagare alla ricorrente la somma di GBP 289 122,10 maggiorata
degli interessi maturati fino alla data della presente decisione e GBP 130 per le spese. In totale, deve pagare alla ricorrente
la somma di GBP 293 582,98».
10. In base alle indicazioni del giudice del rinvio, l’attestato redatto dalla High Court inglese ai sensi dell’articolo 54 del
regolamento n. 44/2001 reca la seguente dicitura: «L’atto di citazione in giudizio è stato notificato il 10 settembre 2009».
11. Il 28 ottobre 2009 la Seramico ha presentato alla Latvijas Republikas Rigās pilsētas Ziemeļu rajona tiesa (tribunale di primo
grado del distretto nord della città di Riga) un’istanza per ottenere la dichiarazione di esecutività della decisione della
High Court in Lettonia. All’istanza era allegata una copia della menzionata decisione e dell’attestato previsto all’articolo
54 del regolamento n. 44/2001. Come da richiesta, la dichiarazione di esecutività è stata rilasciata il 5 novembre 2009. Con
decisione del 3 marzo 2010, la Rīgas apgabaltiesas Civilietu tiesas koleģija (formazione collegiale per cause civili della
Corte d’appello di Riga) ha rigettato il ricorso proposto avverso detto provvedimento dalla Trade Agency.
12. La Trade Agency ha quindi proposto ricorso davanti all’Augstākās tiesas Senāts (Corte Suprema della Repubblica di Lettonia),
il giudice del rinvio, avverso la sentenza del giudice di appello del 3 marzo 2010, sostenendo che il procedimento giudiziale
svoltosi in Inghilterra aveva leso il suo diritto a un equo processo, con l’effetto che andrebbe negata la dichiarazione di
esecutività della decisione della High Court nella Repubblica di Lettonia.
IV – Domanda di pronuncia pregiudiziale
13. Il giudice del rinvio ha pertanto sospeso il procedimento e sottoposto alla Corte di giustizia dell’Unione europea le seguenti
questioni pregiudiziali:
«1. Se, nel caso in cui a una decisione di un giudice straniero sia allegato l’attestato previsto all’articolo 54 del regolamento
n. 44/2001, ma, ciò nondimeno, il convenuto si opponga adducendo che non gli è stata notificata l’azione proposta nello Stato
membro d’origine, un giudice dello Stato membro richiesto, verificando un motivo di diniego di riconoscimento ex articolo
34, punto 2, del regolamento n. 44/2001, sia competente ad esaminare ex officio la concordanza dell’informazione contenuta
nell’attestato con le prove. E se una competenza tanto ampia di un giudice dello Stato membro richiesto sia conforme al principio
di reciproca fiducia nella giustizia sancito nei considerando sedicesimo e diciassettesimo del regolamento n. 44/2001.
2. Se una decisione emessa in contumacia, con cui si dirime nel merito una controversia senza esaminare né l’oggetto della
domanda né le basi su cui si fonda e che non espone alcun argomento sulla fondatezza della domanda nel merito, sia conforme
all’articolo 47 della Carta e non violi il diritto del convenuto ad un processo equo, stabilito da tale disposizione. »
14. Alla fase scritta del procedimento dinanzi alla Corte hanno preso parte, oltre alla Seramico e alla Trade Agency, i governi
tedesco, francese, irlandese, italiano, lettone, lituano, olandese, polacco, portoghese e britannico, nonché la Commissione
15. L’8 febbraio 2012 si è tenuta l’udienza davanti alla Corte, alla quale hanno partecipato la Trade Agency, i governi tedesco,
francese, irlandese, lettone, polacco e britannico, nonché la Commissione.
16. Ai sensi dell’articolo 34, punto 2, una decisione non viene riconosciuta se la domanda giudiziale non è stata notificata o
comunicata al convenuto contumace in tempo utile e in modo tale da poter presentare le proprie difese. Con la sua prima questione
pregiudiziale il giudice del rinvio desidera sapere se, in presenza di un attestato ai sensi dell’articolo 54 del regolamento,
nel quale sia indicata la data della notificazione o comunicazione dell’atto introduttivo, l’intervenuta notificazione o comunicazione
non possa più essere rimessa in discussione nell’ambito del procedimento di exequatur.
17. L’articolo 34, punto 2, stabilisce anche che il motivo di diniego non opera laddove il convenuto, pur avendone avuto la possibilità,
non abbia impugnato la decisione nello Stato d’origine.
18. Nel prosieguo, esaminerò innanzitutto in che misura il giudice richiesto possa controllare la notificazione o comunicazione
dell’atto introduttivo nel quadro dell’articolo 34, punto 2 (sub 1). Di seguito mi occuperò delle condizioni in presenza delle
quali il ricorso a tale motivo di diniego è escluso a causa della mancata impugnazione nello Stato d’origine (sub 2).
1. Portata del potere di controllo della notificazione o comunicazione
19. Prima di dedicarmi ad esaminare la portata del controllo in presenza di un attestato ai sensi dell’articolo 54, desidero illustrare
brevemente la procedura di exequatur prevista dal regolamento n. 44/2001, dal momento che, in particolare, l’interpretazione
teleologica dell’articolo 34, punto 2, è possibile solo alla luce del sistema previsto nel regolamento.
a) Il sistema del regolamento
20. La procedura di exequatur di una decisione ai sensi del regolamento n. 44/2001 si articola su due fasi. In una prima fase,
la dichiarazione di esecutività viene rilasciata in modo pressoché automatico, a seguito di un controllo meramente formale
dei documenti prodotti (4). A tal fine viene richiesta unicamente la presentazione di una copia della decisione da eseguire avente efficacia probatoria
e, di regola, fatte salve le eccezioni di cui all’articolo 55 del regolamento, dell’attestato ai sensi dell’articolo 54.
21. I motivi di diniego possono essere esaminati solo nella seconda fase della procedura. La parte nei cui confronti è chiesta
l’esecuzione può proporre ricorso avverso la dichiarazione di esecutività ai sensi dell’articolo 43 del regolamento. Ai sensi
dell’articolo 45, paragrafo 1, del regolamento n. 44/2001, il giudice davanti al quale è stato proposto un ricorso può revocare
la dichiarazione di esecutività solo per uno dei motivi di diniego contemplati agli articoli 34 e 35.
22. Dalla domanda di pronuncia pregiudiziale non si evince con certezza se nella causa principale sia stata effettuata una notificazione
o comunicazione transnazionale o interna dell’atto introduttivo. Ai fini dell’applicazione dell’articolo 34, punto 2, questo
aspetto è però irrilevante, dal momento che trova applicazione in entrambi i casi (5).
b) Interpretazione dell’articolo 34, punto 2, e dell’articolo 54 del regolamento n. 44/2001
23. La prima questione pregiudiziale si riferisce essenzialmente alla portata del controllo da parte del giudice dello Stato d’origine,
vale a dire, alla possibilità che questo, a prescindere dalla data di notificazione o comunicazione indicata in un attestato
ai sensi dell’articolo 54, possa controllare la notificazione o comunicazione dell’atto e persino negare che essa sia intervenuta.
24. Il tenore letterale dell’articolo 34, punto 2, in base al quale il riconoscimento può essere negato se la domanda giudiziale
non è stata notificata o comunicata al convenuto in tempo utile e in modo tale da poter presentare le proprie difese, depone,
innanzitutto, a favore di un ampio diritto di controllo.
25. Con riferimento alla Convenzione di Bruxelles, la Corte aveva sottolineato che questa garantisce una tutela effettiva dei
diritti del convenuto destinatario di una decisione contumaciale. A tal fine, il controllo della regolarità della notificazione
della domanda giudiziale è stato affidato tanto al giudice dello Stato d’origine quanto al giudice dello Stato richiesto (6).
26. Nella sentenza ASML, la Corte ha ribadito il significato dei diritti della difesa del convenuto anche in relazione all’articolo
34, punto 2, del regolamento n. 44/2001. Nel quadro dell’articolo 34, punto 2, anche il secondo giudice, chiamato a decidere
in merito al riconoscimento e all’esecuzione, dovrebbe poter esaminare nuovamente la notificazione o la comunicazione. La
Corte ha così dichiarato che, anche in base al regolamento, il rispetto dei diritti del convenuto contumace è garantito da
un duplice controllo (7). La Corte si è pronunciata esplicitamente in tal senso anche in considerazione del fatto che, a norma dell’articolo 26, paragrafo
2, del regolamento n. 44/2001, in combinato disposto con l’articolo 19, paragrafo 2, del regolamento n. 1348/2000 (8), in caso di notificazione transnazionale, il giudice chiamato a decidere nel merito è già tenuto a valutare se l’atto introduttivo
è stato notificato in tempo utile per permettere al convenuto di presentare le proprie difese.
27. Il governo irlandese dubita tuttavia che le affermazioni della Corte nella causa ASML possano essere riproposte nel caso in
esame. Dalla sentenza ASML non si evince, infatti, che nella fattispecie fosse stato presentato anche un attestato. In presenza
di un attestato verrebbe meno il doppio controllo della notificazione.
28. È vero che la sentenza ASML non contiene alcuna affermazione esplicita in merito all’attestato. In effetti, molti elementi
fanno pensare che fosse stato presentato un attestato ai sensi dell’articolo 54, dal momento che, ai sensi del regolamento
n. 44/2001, questo rappresenta la norma. La sentenza tuttavia non si esprime su detto aspetto. L’affermazione della Corte
in merito al doppio controllo della notificazione vale comunque anche nei casi in cui sussista un attestato. Lo preciserò
nel prosieguo delle conclusioni.
i) Interpretazione letterale e sistematica del regolamento
29. Ai sensi dell’articolo 54, il giudice o l’autorità competente dello Stato membro d’origine rilascia, su richiesta di qualsiasi
parte interessata, un attestato compilato utilizzando il formulario di cui all’allegato V del regolamento n. 44/2001. Conformemente
all’allegato V, in caso di decisioni contumaciali, l’attestato deve indicare al punto 4.4 la data di notificazione o comunicazione
della domanda giudiziale. Ai sensi dell’articolo 53, paragrafo 2, detto attestato deve essere prodotto unitamente all’istanza
intesa ad ottenere una dichiarazione di esecutività (9).
30. Dal tenore letterale del regolamento non si evince che le indicazioni contenute nell’attestato in relazione alla notificazione
o alla comunicazione della domanda giudiziale abbiano efficacia vincolante nell’ambito dell’impugnazione proposta avverso
la decisione di esecutività.
31. In un altro punto, il regolamento nega espressamente che il giudice dello Stato richiesto possa nuovamente esaminare determinate
circostanze. L’articolo 35, paragrafo 2 stabilisce ad esempio che questi, con riguardo alle competenze di cui all’articolo
35, paragrafo 1, è vincolato dalle constatazioni di fatto del giudice dello Stato membro d’origine. In base all’articolo 36
del regolamento, inoltre, in nessun caso la decisione straniera può formare oggetto di un riesame del merito.
32. Il fatto che il regolamento escluda espressamente determinati aspetti dal controllo del giudice dell’esecuzione depone nel
senso che, quanto al resto, il regolamento riconosce, in capo al giudice dello Stato richiesto, il potere di controllare in
modo autonomo i presupposti delle singole normative. Così è anche nel caso dell’articolo 34, punto 2.
33. Nell’ambito di un’interpretazione sistematica occorre anche analizzare la differenza che intercorre tra l’attestato di cui
all’articolo 54 del regolamento n. 44/2001 e il certificato previsto dall’articolo 42, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 2201/2003,
relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità
genitoriale (10). L’articolo 41, paragrafo 2, e l’articolo 42, paragrafo 2, di quest’ultimo regolamento prevedono anch’essi un certificato
che accompagni la decisione da eseguire. Con riguardo a detto certificato, la Corte ha stabilito che il giudice dello Stato
richiesto non può esercitare un controllo sulle indicazioni ivi contenute (11).
34. Tuttavia, i due regolamenti e le norme relative alle rispettive certificazioni sono troppo diversi per poter tracciare dei
paralleli in relazione all’efficacia vincolante dei certificati. Il regolamento n. 2201/2003 prevede un meccanismo in base
al quale le decisioni in materia di diritto di visita o di ritorno del minore, che siano state certificate nello Stato membro
d’origine conformemente alle disposizioni di detto regolamento, vengono riconosciute e hanno efficacia esecutiva in tutti
gli altri Stati membri automaticamente, senza che sia richiesta una procedura di exequatur e senza che sussista la possibilità
di opporsi al suo riconoscimento (12). Di conseguenza, anche un esame del certificato dovrebbe essere possibile solo nello Stato d’origine.
35. Diversamente dal regolamento n. 2201/2003, il regolamento n. 44/2001 non rinuncia alla procedura di exequatur. Tuttavia, anche
in relazione al procedimento di emissione delle certificazioni esistono notevoli differenze. Il certificato previsto dal regolamento
n. 2201/2003 viene emesso necessariamente da un giudice dopo aver condotto un esame autonomo, mentre l’attestato di cui all’articolo
54 del regolamento n. 44/2001 non presuppone alcun esame nel merito, bensì la mera raccolta di informazioni già esistenti
e non deve neppure essere necessariamente redatto da un giudice. Inoltre, solo il regolamento n. 2201/2003 prevede una specifica
opposizione avverso il certificato. Il controllo della notificazione o comunicazione è ammesso, peraltro, ai sensi dell’articolo
34, punto 2, del regolamento n. 44/2001, solo quando nello Stato d’origine non sia previsto alcun mezzo di impugnazione.
36. Il confronto con il regolamento n. 2201/2003 depone quindi contro un’efficacia vincolante dell’attestato ex articolo 54 del
regolamento n. 44/2001.
ii) Interpretazione teleologica del regolamento
37. Anche la ratio dell’attestato di cui all’articolo 54 del regolamento non osta ad un ampio potere di controllo in capo al giudice
dello Stato richiesto con riguardo alla notificazione o comunicazione dell’atto introduttivo.
38. Come si evince dalla genesi legislativa del regolamento, l’introduzione dell’attestato doveva alleggerire le formalità procedurali
per il richiedente. Invece di dover presentare diversi documenti, dai quali si possono evincere gli elementi necessari, come
accadeva in vigenza della regolamentazione precedente, esso deve ora presentare le informazioni necessarie in forma aggregata
all’interno dell’attestato (13).
39. La ratio del regolamento consiste quindi nello strutturare in modo più semplice ed efficace, in una prima fase del procedimento,
il riconoscimento e la dichiarazione di esecutività. L’attestato permette anche di evitare traduzioni, dato che il formulario
e le indicazioni sono suddivisi nei vari punti in modo identico in tutte le versioni linguistiche.
40. Sostanzialmente, il contenuto dell’attestato rispecchia in questo caso la portata della verifica del giudice dello Stato richiesto
nella prima fase della procedura di exequatur. I dati contenuti permettono di verificare velocemente le condizioni per la
dichiarazione di esecutività. Così, sulla base dell’attestato, è possibile verificare agevolmente se le parti della causa
principale coincidono con quelle della procedura di exequatur e se, dal punto di vista formale, sussiste una decisione che
rientra nell’ambito di applicazione del regolamento. Così, in primo luogo, l’attestato di cui all’articolo 54 mira a semplificare
la prima fase della procedura di exequatur.
41. Nella prima fase della procedura, la data di notificazione della domanda giudiziale è irrilevante, dato che il motivo di diniego
previsto dall’articolo 34, punto 2 (mancata notificazione tempestiva dell’atto introduttivo), può essere esaminato solo nella
seconda fase della procedura di exequatur. Tuttavia, anche nell’ambito della seconda fase di detto esame la chiara formulazione
dell’attestato ai sensi dell’articolo 54 è utile e serve alla semplificazione della procedura. Mentre, in base alla normativa
previgente di cui all’articolo 46, punto 2, della Convenzione di Bruxelles, era ancora necessario produrre l’originale o una
copia certificata conforme del documento comprovante la notificazione o comunicazione e la relativa traduzione, la mera indicazione
della data di notificazione o comunicazione nell’attestato ai sensi dell’articolo 54 porta ad una semplificazione della procedura
di exequatur, dato che il punto di partenza per il controllo della tempestività della notificazione o della comunicazione
42. Questa semplificazione della procedura esaurisce però anche lo scopo dell’attestato. Dal regolamento non si desume una limitazione
della portata del controllo nell’ambito della procedura di exequatur.
43. Non è chiaro perché, in base al regolamento, che prevede solo l’attestazione della data di notificazione e, pertanto, solo
l’indicazione di ciò che si evince da una relazione di notifica che non deve più essere prodotta, la notificazione andrebbe
esclusa da ogni controllo. Al contrario, il rischio di errore che un semplice attestato comporta con riguardo alla data di
una notificazione desumibile dagli atti rispetto alla produzione di una relazione di notificazione in originale, depone piuttosto
nel senso che il giudice dell’esecuzione debba poter continuare ad esercitare un controllo sulla notificazione o comunicazione.
L’attestato di cui all’articolo 54 non offre maggiore garanzia di correttezza rispetto alla relazione di notificazione che,
prima, doveva essere prodotta in originale.
44. Occorre inoltre considerare che nell’attestato ex articolo 54 deve essere indicata unicamente la data della notificazione.
Nel procedimento di impugnazione ai sensi dell’articolo 34, punto 2, occorre tuttavia verificare se la domanda giudiziale
sia stata notificata o comunicata al convenuto in tempo utile e in modo tale da poter presentare le proprie difese. L’attestato,
con la data ivi indicata, offre un primo elemento per valutare la tempestività della notificazione o comunicazione ai fini
di una possibile difesa. Da esso non si evince invece alcun elemento utile per la valutazione delle modalità della notificazione
o della comunicazione; a tal riguardo, occorre quindi negare a priori che gli si possa riconoscere una qualche efficacia vincolante.
Non si potrebbe motivare in modo convincente la ragione per cui la data di notificazione o comunicazione e, quindi, implicitamente,
il fatto che essa abbia effettivamente avuto luogo, dovrebbe essere sottratta ad un controllo successivo, mentre le modalità
con cui è avvenuta potrebbero essere sempre oggetto di un siffatto controllo. Nell’ambito dell’articolo 34, punto 2, questi
diversi aspetti di una notificazione o comunicazione non possono essere infatti nettamente separati.
45. Il risultato interpretativo qui esposto non contrasta neppure con il principio della reciproca fiducia nella giustizia in
seno agli Stati membri che è alla base del regolamento n. 44/2001 (14).
46. Il fatto di dare luogo ad un doppio controllo della notificazione o comunicazione, da parte del Tribunale dello Stato d’origine
e da parte del giudice dell’opposizione nello Stato richiesto, si pone effettivamente in un rapporto di possibile contrasto
con il principio di reciproca fiducia e con l’obiettivo di un riconoscimento veloce e, per quanto possibile, privo di complicazioni.
Tuttavia dal diciottesimo considerando del regolamento n. 44/2001 si evince che tale regolamento tutela anche il rispetto
dei diritti della difesa del convenuto (15).
47. L’articolo 34, punto 2, rappresenta un caso particolarmente importante di applicazione del diritto ad un equo processo riconosciuto
al convenuto, in quanto impedisce che vengano dichiarate esecutive in base al regolamento decisioni contro le quali il convenuto
non ha avuto possibilità di difendersi dinanzi al giudice dello Stato d’origine (16). Esso contempera pertanto gli interessi contrapposti dell’attore ad un riconoscimento e ad un’esecuzione celeri della decisione
e i diritti della difesa del convenuto nei cui confronti è stata emanata una decisione contumaciale.
48. Il principio della reciproca fiducia viene soddisfatto grazie al fatto che l’articolo 34, punto 2, rimanda in primo luogo
all’impugnazione nello Stato d’origine e ammette il diniego del riconoscimento solo se non era ivi previsto un mezzo di impugnazione.
Se si considerasse l’attestato di cui all’articolo 54 come vincolante per i giudici dello Stato richiesto, la parte contro
cui viene chiesta l’esecuzione verrebbe privata di ogni possibilità di provare, nell’ambito di un procedimento in contraddittorio,
la mancata notificazione o comunicazione della domanda da lei dedotta. L’articolo 34, punto 2 integra un motivo di diniego
dell’esecuzione se, oltre alla mancata notificazione o comunicazione della domanda giudiziale, il convenuto non ha omesso
di esercitare il diritto di impugnare la decisione a lui accordato. In tal caso, la possibilità di contestare la regolare
notificazione o comunicazione della domanda nel quadro di un procedimento in contraddittorio si presenta però per la prima
volta nel procedimento esecutivo. L’attestato di cui all’articolo 54 del regolamento non viene emesso in contraddittorio e,
come già ricordato, non viene neppure rilasciato necessariamente da un giudice.
49. Pertanto, quale prima conclusione, si deve ritenere che l’indicazione contenuta nell’attestato ai sensi dell’articolo 54 del
regolamento n. 44/2004 in relazione alla notificazione o comunicazione della domanda giudiziale non ha efficacia vincolante.
2. Mancato esaurimento delle vie di ricorso
50. Ai sensi del combinato disposto dell’articolo 34, punto 2, e dell’articolo 45, la dichiarazione di esecutività non può essere
negata, se il convenuto ha potuto ricorrere ad un mezzo di impugnazione nello Stato membro d’origine per far valere il fatto
che la domanda giudiziale non gli era stata notificata o comunicata in tempo utile e in modo tale da poter presentare le proprie
difese (17). In merito a questa ulteriore condizione posta dall’articolo 34, punto 2, il giudice del rinvio non ha posto alcuna questione
51. Tuttavia ritengo che una risposta corretta alla prima questione pregiudiziale imponga di analizzare anche questo punto.
52. Dalla decisione di rinvio emerge che, nella causa principale, la Trade Agency sostiene anche di aver avuto conoscenza della
decisione contumaciale da eseguire per la prima volta nell’ambito della procedura di exequatur in Lettonia.
53. Se la normativa del Regno Unito prevedesse ancora, in una fase così avanzata, la possibilità di proporre impugnazione avverso
una decisione contumaciale, si porrebbe la questione se l’articolo 34, punto 2 imponga al convenuto di proporre opposizione
contro la decisione nello Stato d’origine, quando questi – come nel caso di specie – è venuto a conoscenza della decisione
contumaciale solo nel quadro del procedimento di exequatur, o se invece, in un caso simile, questi possa avvalersi immediatamente
del motivo di diniego di cui all’articolo 34, punto 2.
54. Dal tenore letterale dell’articolo 34, punto 2, non si evince alcuna limitazione temporale in relazione all’obbligo di far
valere le eccezioni nello Stato d’origine. L’articolo 46, paragrafo 1, del regolamento n. 44/2001 prevede espressamente che
il giudice dello Stato richiesto davanti al quale viene proposto ricorso possa sospendere il procedimento se la decisione
è stata impugnata nello Stato membro d’origine. Questo dimostra che lo stesso regolamento ammette che i procedimenti nello
Stato d’origine e nello Stato di esecuzione possano procedere parallelamente e sovrapporsi.
55. Contro una limitazione temporale dell’obbligo del convenuto di far valere le sue eccezioni nello Stato d’origine depongono
però innanzitutto anche la ratio e la finalità del regolamento. Per quanto possibile, esso mira ad evitare che la parte contro
cui viene chiesta l’esecuzione possa sottrarsi ad un titolo straniero valido.
56. Se un convenuto intende opporre delle eccezioni ad una decisione contumaciale, questi deve azionarle nello Stato d’origine
per tentare di eliminare il titolo stesso o, quantomeno, di ottenerne una modifica. Il convenuto non deve invece lasciare
che la decisione contumaciale, non impugnata, passi in giudicato per poi sottrarsi, solo nello Stato richiesto, a detto titolo
straniero, divenuto così efficace sulla base dell’articolo 34, punto 2.
57. Diversamente, per un convenuto privo di beni nello Stato d’origine sarebbe infatti vantaggioso, nel caso in cui venga emessa
nei suoi confronti una decisione contumaciale pur in mancanza di una notificazione o di una comunicazione adeguata della domanda
giudiziale, non agire contro detta decisione nello Stato d’origine. L’impugnazione nello Stato d’origine comporta infatti
il rischio che la questione della tempestiva notificazione e della legittimità della decisione contumaciale si concluda in
senso favorevole, salvo poi però soccombere nel merito a seguito di un regolare procedimento. Il mero ricorso all’articolo
34, punto 2 nell’ambito della procedura di exequatur rende invece definitivamente impossibile agire sulla base del titolo
nello Stato richiesto, essendo la sola contumacia oggetto di esame.
58. Nel valutare se il convenuto abbia avuto la possibilità di proporre opposizione ai sensi dell’articolo 34, punto 2, la Corte
tuttavia non reputa sufficiente la mera conoscenza da parte del convenuto dell’esistenza della decisione contumaciale, ma
pretende che la decisione gli sia stata notificata o comunicata. Un convenuto avrebbe pertanto avuto la possibilità di impugnare
una decisione contumaciale emessa nei suoi confronti solo se fosse stato effettivamente messo a conoscenza del contenuto della
decisione, mediante notificazione o comunicazione effettuata in tempo utile per consentirgli di presentare le sue difese dinanzi
al giudice dello Stato d’origine (18).
59. Una notificazione o comunicazione della decisione contumaciale da parte del giudice dello Stato richiesto può, a mio avviso,
soddisfare le condizioni poste nella sentenza ASML.
60. L’articolo 42, paragrafo 2, del regolamento stabilisce d’altronde che «la dichiarazione di esecutività è notificata o comunicata
alla parte contro la quale è chiesta l’esecuzione, corredata della decisione qualora quest’ultima non sia già stata notificata
o comunicata a tale parte». Ai fini di questa disposizione, con il termine «decisione» non può che intendersi la decisione
da eseguire (19).
61. Lo stesso regolamento muove quindi dalla possibilità che la decisione contumaciale venga notificata alla parte contro la quale
è chiesta l’esecuzione per la prima volta nell’ambito della procedura di exequatur. Sarebbe pertanto logico ritenere sufficiente,
quale notificazione o comunicazione nel senso inteso dalla Corte nella sentenza ASML, anche quella effettuata dal giudice
dell’esecuzione unitamente alla dichiarazione di esecutività (20). Nella causa principale che ha portato alla sentenza ASML, la decisione contumaciale non era stata notificata o comunicata
neppure unitamente alla dichiarazione di esecutività (21).
62. In linea di principio, è pertanto sufficiente la notificazione o la comunicazione della decisione da parte del giudice dell’esecuzione
nell’ambito della proceduta di exequatur, se il convenuto dispone di tempo sufficiente per poter efficacemente presentare
le proprie difese contro la decisione nello Stato d’origine.
63. Il caso di specie presenta tuttavia pure un’altra peculiarità che forma oggetto della seconda domanda pregiudiziale. La decisione
contumaciale inglese si caratterizza per il fatto di essere motivata unicamente sulla base della contumacia del convenuto,
senza contenere alcuna ulteriore argomentazione in merito alla fondatezza della pretesa. Nella sentenza ASML, con riguardo
al significato della notificazione o della comunicazione della decisione contumaciale, la Corte ha sottolineato che una difesa
efficace è possibile solo a condizione che il convenuto possa prendere cognizione della motivazione della decisione contumaciale
per poterla contestare utilmente (22).
64. Con riguardo al diniego di riconoscimento ai sensi dell’articolo 34, punto 2, la mancata o la carente motivazione di una decisione
contumaciale deve quindi essere letta in relazione alle condizioni e agli ostacoli previsti per la proposizione di un mezzo
di impugnazione. Il governo del Regno Unito ha osservato che la motivazione della decisione contumaciale deve essere letta
congiuntamente all’atto introduttivo e ai cosiddetti «particulars of claim», dai quali si evincerebbero i dettagli in merito
ai fatti e alla motivazione giuridica della pretesa. Dalla decisione di rinvio non emerge chiaramente se al convenuto sia
stata notificata, con la dichiarazione di esecutività, la sola decisione contumaciale o anche l’atto introduttivo. Nel primo
caso, si dovrebbe ritenere che non era possibile contestare utilmente la decisione contumaciale. A tal riguardo, si vedano,
nel dettaglio, le considerazioni svolte in risposta alla seconda questione pregiudiziale. In definitiva, spetterà al giudice
del rinvio chiarire detto aspetto.
3. Risposta alla prima questione pregiudiziale
65. Occorre rispondere alla prima questione pregiudiziale nel senso che l’informazione contenuta nell’attestato emesso ai sensi
dell’articolo 54 del regolamento n. 44/2001, relativa alla notificazione o comunicazione della domanda giudiziale, non ha
efficacia vincolante, ma può essere oggetto di controllo da parte del giudice nell’ambito della procedura di opposizione avverso
la dichiarazione di esecutività. Il fatto che la decisione contumaciale sia stata notificata al convenuto per la prima volta
dal giudice dell’esecuzione unitamente alla dichiarazione di esecutività non lo esime dall’obbligo, sancito all’articolo 34,
punto 2, di presentare opposizione avverso la decisione contumaciale nello Stato d’origine, se mediante la decisione contumaciale
o gli altri documenti notificatigli abbia avuto una conoscenza tale dei motivi alla base della decisione contumaciale da permettergli
di poterla contestare utilmente.
66. Con la sua seconda questione pregiudiziale, il giudice del rinvio desidera sapere se una decisione contumaciale, in cui non
viene esaminata la fondatezza della domanda e non viene esposto alcun argomento sulla fondatezza della domanda nel merito,
sia conforme al diritto ad un equo processo sancito dall’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali.
67. Questa domanda si pone in considerazione della clausola relativa all’ordine pubblico di cui all’articolo 34, punto 1, in base
alla quale, in combinato disposto con l’articolo 45, la dichiarazione di esecutività può essere negata quando il riconoscimento
della decisione da eseguire sia manifestamente contrario all’ordine pubblico dello Stato membro richiesto.
68. Preliminarmente occorre chiarire che, relativamente a una decisione contumaciale, la clausola relativa all’ordine pubblico
di cui all’articolo 34, punto 1, assume rilievo solo laddove interviene un aspetto diverso rispetto al caso specifico già
disciplinato all’articolo 34, punto 2, di una violazione dell’ordine pubblico per mancata notificazione o comunicazione dell’atto
introduttivo. Il diniego del riconoscimento e dell’esecuzione di una decisione contumaciale a causa della mancata notificazione
o comunicazione dell’atto introduttivo trova, infatti, una sua autonoma e completa disciplina già al punto 2, cosicché un
diniego opposto in forza del punto 1 non può essere fondato su tale circostanza.
69. Nella sentenza Krombach relativa alla previgente norma della Convenzione di Bruxelles, la Corte ha dichiarato che non spetta
a lei definire il contenuto dell’ordine pubblico di uno Stato contraente. Tuttavia, essa è tenuta a controllare i limiti entro
i quali il giudice di uno Stato contraente può ricorrere alla nozione di ordine pubblico nazionale per non riconoscere una
decisione emanata da un giudice di un altro Stato contraente (23).
70. Il ricorso alla clausola dell’ordine pubblico è ammissibile, in base alla giurisprudenza della Corte relativa alla Convenzione
di Bruxelles, solo nel caso in cui il riconoscimento o l’esecuzione della decisione pronunciata in un altro Stato contraente
contrasti in modo inaccettabile con l’ordinamento giuridico dello Stato richiesto, in quanto leda un principio fondamentale.
La lesione dovrebbe costituire una violazione manifesta di una regola di diritto considerata essenziale nell’ordinamento giuridico dello Stato richiesto o di un diritto riconosciuto
come fondamentale nello stesso ordinamento giuridico (24).
71. Questa giurisprudenza deve essere richiamata in sede di interpretazione dell’articolo 34, punto 1, tanto più che il legislatore
dell’Unione, nel formulare la norma, si è rifatto alle considerazioni svolte dalla Corte. Nel tenore letterale dell’articolo
34, punto 1, del suddetto regolamento, il legislatore ha tenuto esplicitamente conto del requisito di una manifesta violazione
72. In ogni caso un giudice nazionale non supera i limiti a lui posti per riscontrare una violazione dell’ordine pubblico, qualora
neghi il riconoscimento di una decisione in quanto il procedimento si poneva in manifesto contrasto con un diritto fondamentale
sancito dalla CEDU e quindi riconosciuto nell’ordinamento dell’Unione (25).
73. Non occorre qui discutere se l’ordine pubblico nazionale possa eccezionalmente contenere anche previsioni più ampie o se in
definitiva, debba sempre coincidere, quanto al contenuto, con l’ordine pubblico delineato alla luce dei diritti fondamentali
dell’Unione. Il giudice del rinvio, infatti, ha chiesto chiarimenti esplicitamente solo in relazione ai requisiti di cui all’articolo
47 della Carta dei diritti fondamentali.
74. In base all’articolo 47, comma 2, della Carta dei diritti fondamentali, ogni individuo ha diritto a che la sua causa sia esaminata
75. Dal principio di omogeneità sancito all’articolo 52, paragrafo 3, della Carta, risulta che, laddove quest’ultima contenga
diritti corrispondenti a quelli garantiti dalla CEDU, il significato e la portata degli stessi sono uguali a quelli conferiti
loro dalla suddetta convenzione. Il diritto a un equo processo è sancito dall’articolo 6 della CEDU. Occorre quindi riconoscere
all’articolo 47 della Carta lo stesso significato e la stessa portata dell’articolo 6 CEDU, tenuto conto dell’interpretazione
fornita dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (26).
76. L’esercizio dei diritti della difesa occupa una posizione eminente nell’organizzazione e nello svolgimento di un processo
equo (27). Tra i diritti della difesa rientra il diritto del convenuto al contraddittorio. La mancata possibilità effettiva per il
convenuto di contestare la domanda all’interno di un processo civile, prima che venga adottata una decisione giudiziale, e
di essere così sentito, lede il diritto fondamentale ad un equo processo.
77. La portata del diritto al contraddittorio non è però tale da impedire di adottare una decisione giudiziale prima che la parte
convenuta abbia effettivamente preso posizione sulla domanda. Il diritto al contraddittorio viene invece già garantito laddove
venga accordata alla parte convenuta una possibilità effettiva di farlo. Se essa non se ne avvale, è sua responsabilità, potendovi
anche rinunciare (28).
78. I diritti di difesa non sono infatti garantiti senza restrizioni. Queste, tuttavia, devono rispondere effettivamente ad obiettivi
d’interesse generale perseguiti dal provvedimento di cui trattasi e non costituire, rispetto allo scopo perseguito, una violazione
manifesta e smisurata dei diritti così garantiti (29).
79. I diritti alla difesa si pongono, in particolare, in un rapporto di possibile contrasto con i diritti processuali fondamentali
riconosciuti, specularmente, alla controparte, quale il diritto, ritenuto fondamentale, alla tutela giuridica e il diritto
allo snellimento del procedimento ad essa collegato. Le norme procedurali in materia di contumacia creano così un equilibrio
e pongono delle restrizioni al diritto al contraddittorio. Esse mirano ad una buona amministrazione della giustizia e ad attuare
il diritto dell’attore ad ottenere una tutela giuridica tempestiva. La mancata reazione alla domanda da parte del convenuto
non può portare ad una situazione di stallo del procedimento. 80. Ne consegue che tutti gli ordinamenti degli Stati membri possono prevedere decisioni contumaciali; anche il regolamento di
procedura della Corte di giustizia prevede la possibilità di sentenze contumaciali (30).
81. Pertanto, i dubbi manifestati dal giudice del rinvio in merito alla compatibilità della decisione da eseguire con l’ordine
pubblico non si basano solo sul suo carattere di decisione contumaciale, pronunciata in mancanza di una previa presa di posizione
della parte convenuta. Come osservato dalla Commissione, anche il diritto lettone prevede decisioni contumaciali. I dubbi
del giudice del rinvio si riferiscono invece piuttosto al fatto che, nella fattispecie, in base al diritto processuale dello
Stato d’origine, in caso di una decisione contumaciale il giudice non esegue alcun controllo circa l’effettiva sussistenza
del diritto sulla base di quanto affermato dall’attore e la decisione non è neppure motivata nel merito.
2. Mancata motivazione della decisione
82. La Corte europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata nella sua giurisprudenza costante nel senso che il diritto ad un equo
processo ai sensi dell’articolo 6 della CEDU ricomprende essenzialmente l’obbligo per i giudici di motivare le loro decisioni (31).
83. Nel contempo, in diverse occasioni la Corte europea dei diritti dell’uomo ha osservato che i requisiti dell’obbligo di motivazione
non possono essere eccessivi e possono variare a seconda del tipo di decisione e delle circostanze del singolo caso (32). A tal riguardo, può tenersi conto anche del tipo di decisione e delle differenze esistenti tra i sistemi giuridici degli
84. L’obbligo di motivazione delle decisioni giurisdizionali persegue un duplice obiettivo. Da un lato, esso è volto a garantire
che venga soddisfatto il diritto al contraddittorio, vale a dire che il giudice valuti sufficientemente le argomentazioni
delle parti (33). Questo aspetto potrebbe non rilevare in relazione ad una decisione contumaciale di accoglimento della domanda nei confronti
del convenuto non costituito. In questo caso, infatti, il convenuto non ha svolto alcuna argomentazione che debba essere menzionata
nella decisione da motivare.
85. Dall’altro lato, però, l’obbligo di motivazione è volto a mettere la parte soccombente nella condizione di poter usufruire
in modo utile dei mezzi di impugnazione a sua disposizione. La parte soccombente deve poter comprendere le ragioni in forza
delle quali è stata condannata. Diversamente non sarebbe neppure possibile stabilire la portata dell’autorità di cosa giudicata
della decisione e un attore potrebbe pertanto ottenere un altro titolo sulla base del medesimo credito.
86. È proprio questo secondo aspetto che assume rilievo anche con riguardo alle decisioni contumaciali. In tal caso, tuttavia,
l’ambito dell’obbligo di motivazione deve corrispondere alle condizioni previste per la proposizione di un’impugnazione. Quanto
più rigoroso è l’onere di motivazione dell’impugnazione contro la decisione contumaciale, tanto più stringente risultano le
condizioni relative alla motivazione della decisione contumaciale di cui trattasi. La parte soccombente deve poter riconoscere
le circostanze di fatto e le questioni di diritto in relazione alle quali è chiamata a prendere posizione per poter impugnare
efficacemente la decisione contumaciale. Solo in tal caso viene garantito il diritto ad un equo processo.
87. Nel corso del procedimento dinanzi alla Corte, il governo del Regno Unito ha osservato innanzitutto che un «default judgment
[sentenza contumaciale]» non è del tutto privo di motivazione. La motivazione sarebbe però succinta, dato che la decisione
viene motivata sulla base della sola contumacia del convenuto. Esso ha inoltre osservato che una decisione contumaciale può
essere pronunciata solo nei casi in cui al convenuto è stato regolarmente notificato non solo l’atto di citazione, ma anche
i «particulars of claim», contenenti una descrizione dettagliata dei motivi della domanda e dei fatti su cui essa si basa.
88. Il fatto che queste indicazioni non provengano unicamente dall’attore e che, in un certo qual modo, dal giudice vengano solo
inoltrate, non è qui determinante. Il requisito della motivazione è soddisfatto qualora il convenuto sia stato informato in
merito ai motivi della domanda e alla fattispecie su cui essa si basa così da poter impugnare in modo utile la decisione contumaciale.
89. Il diritto ad un processo equo non impone necessariamente che sia lo stesso giudice ad esporre i fatti con parole proprie
nella decisione, se esiste già un’altra esposizione dei fatti che non è stata contestata e a cui la decisione chiaramente
rimanda. Se non sussistono grandi ostacoli all’impugnazione di una decisione contumaciale, in relazione alla quale sarebbe
necessaria una dettagliata conoscenza dei motivi della decisione, non è ravvisabile una violazione dei diritti della difesa.
Il giudice del rinvio dovrà pertanto valutare complessivamente le condizioni poste per la proposizione di un mezzo di impugnazione
e le informazioni di cui il convenuto dispone sulla base della decisione, dell’atto introduttivo e degli altri documenti che
gli sono stati notificati.
3. Mancato esame della fondatezza della domanda
90. Nel prosieguo occorre ancora esaminare se il fatto che un giudice emetta una decisione contumaciale senza un preventivo esame
della fondatezza della domanda, vale a dire senza verificare se le norme di diritto applicabili accordino il diritto azionato
dall’attore sulla base dei fatti da questi dedotti, integri una violazione del diritto a un equo processo.
91. In linea di principio, il diritto a un processo equo esige un esame in contraddittorio della situazione di fatto e di diritto (34), vale a dire una valutazione delle argomentazioni di parte attrice e di parte convenuta. Nella fattispecie ricorre tuttavia
un caso di contumacia in cui, pertanto, sono state presentate argomentazioni esclusivamente da parte dell’attore.
92. Il governo del Regno Unito ha giustificato la propria struttura del procedimento su un motivo di economia processuale. Non
si vogliono obbligare i giudici ad effettuare controlli nell’ambito dei procedimenti nei quali il convenuto non si è costituito.
La rinuncia ad un esame della situazione giuridica si fonderebbe tra l’altro, sulla struttura del processo civile inglese,
in cui le parti, in linea di principio, devono argomentare anche in punto di diritto e il principio «iura novit curia» – il
giudice conosce il diritto (e lo applica d’ufficio) – non vale in modo illimitato (35). Quest’argomentazione regge all’esame succitato, condotto sulla base del criterio del diritto fondamentale ad un equo processo.
93. Se una parte, che è a conoscenza dell’atto introduttivo diretto contro di lei, non si difende, questa si assume il rischio
di una condanna. Sa cosa le viene richiesto con la domanda e sa che esiste il rischio di una condanna. Laddove detta parte
comunque non si opponga alla domanda, il diritto ad un equo processo non impone, a mio avviso, un esame della fondatezza volto
a tutelare ulteriormente la parte convenuta rimasta contumace dal rischio di una decisione che potrebbe non essere corretta
nel merito. Il rischio di pervenire, in caso di mancato esame della fondatezza, ad una decisione non corretta dal punto di
vista del diritto sostanziale tocca la complessa problematica della verità materiale e sostanziale. I diritti processuali
fondamentali del convenuto sono tuttavia sufficientemente tutelati se questi può esporre la propria posizione sui fatti in
modo efficace e se gli è data la possibilità di impugnare la decisione contumaciale.
94. Sotto questo profilo, la fattispecie in parola si distingue da quella oggetto della causa Gambazzi. In quest’ultimo caso si
trattava di una contumacia forzata del convenuto disposta dal giudice a titolo di sanzione. Il convenuto, pur volendo partecipare al procedimento, è stato escluso
dalla successiva udienza e, pertanto, è stato trattato come un convenuto contumace, non avendo adempiuto agli obblighi derivanti
da un’altra decisione emessa nell’ambito del medesimo procedimento. In tale contesto la Corte ha ritenuto occorresse verificare,
nel quadro di una valutazione complessiva, se la fondatezza delle domande fosse stata, in questa fase o in una fase precedente,
oggetto di esame e se il convenuto, in tale fase o in una fase precedente, avesse avuto la possibilità di esprimersi in materia
e avesse avuto a disposizione un mezzo di impugnazione (36).
95. Anche il regolamento (CE) n. 1896/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2006, che istituisce un procedimento
europeo d’ingiunzione di pagamento (37), infine, non prevede in termini generali un esame della fondatezza. Ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 1, lettera b), una
domanda viene rigettata in quanto infondata solo se il credito è manifestamente infondato.
4. Risposta alla seconda questione pregiudiziale
96. Occorre rispondere alla seconda questione pregiudiziale nel senso che il giudice dello Stato richiesto può valutare – ai fini
della clausola relativa all’ordine pubblico di cui all’articolo 34, punto 2, del regolamento n. 44/2001 – il fatto che il
giudice dello Stato d’origine abbia emesso una decisione contumaciale senza esaminare la fondatezza della domanda e argomentando,
quanto alla fondatezza nel merito, esclusivamente sulla base della contumacia del convenuto, solo quando, sulla base di una
valutazione complessiva delle informazioni a disposizione del convenuto e delle condizioni previste dal diritto dello Stato
d’origine per l’impugnazione, egli giunga alla conclusione che il convenuto, a causa della mancata motivazione della decisione,
non ha potuto esercitare le proprie difese avverso la decisione in modo utile.
97. Alla luce delle considerazioni precedenti propongo alla Corte di risolvere nel modo seguente le questioni pregiudiziali:
1) L’indicazione contenuta nell’attestato ai sensi dell’articolo 54 del regolamento n. 44/2001 in relazione alla notificazione
o comunicazione della domanda giudiziale non ha efficacia vincolante; essa può invece essere oggetto di controllo da parte
del giudice nell’ambito della procedura di opposizione avverso la dichiarazione di esecutività. Il fatto che la decisione
contumaciale sia stata notificata al convenuto per la prima volta dal giudice dell’esecuzione unitamente alla dichiarazione
di esecutività non lo esime dall’obbligo, sancito all’articolo 34, punto 2, di presentare opposizione avverso la decisione
contumaciale nello Stato d’origine, se mediante la decisione contumaciale o gli altri documenti notificatigli abbia avuto
una conoscenza tale dei motivi alla base della decisione contumaciale da permettergli di poterla contestare utilmente.
2) Con riferimento alla clausola relativa all’ordine pubblico di cui all’articolo 34, punto 2, del regolamento n. 44/2001, il
giudice dello Stato richiesto può valutare il fatto che il giudice dello Stato d’origine abbia emesso una decisione contumaciale
senza esaminare la fondatezza della domanda e argomentando, quanto alla fondatezza nel merito, esclusivamente sulla base della
contumacia del convenuto, solo quando, sulla base di una valutazione complessiva delle informazioni a disposizione del convenuto
e delle condizioni previste dal diritto dello Stato d’origine per l’impugnazione, egli giunga alla conclusione che il convenuto,
a causa della mancata motivazione della decisione, non ha potuto esercitare le proprie difese avverso la decisione in modo
2– GU L 12, pag. 1.
3 –	La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea è stata solennemente proclamata prima a Nizza, il 7 dicembre 2000
(GU C 364, pag. 1), e successivamente a Strasburgo, il 12 dicembre 2007 (GU C 303, pag. 1 e GU C 83, pag. 389).
4– V. diciassettesimo considerando del regolamento n. 44/2001.
5– V., in questo senso, la sentenza dell’11 giugno 1985, Debaecker e Plouvier (49/84, Racc. pag. 1779, punti 11­13).
6– Sentenze del 15 luglio 1982, Pendy Plastic Products (228/81, Racc. pag. 2723, punto 13), e del 3 luglio 1990, Lancray (C‑305/88,
Racc. pag. I‑2725, punto 28).
7– V. sentenza del 14 dicembre 2006, ASML (C‑283/05, Racc. pag. I‑12041, punto 29).
8– Ora regolamento n. 1393/2007.
9 –	L’articolo 55 del regolamento n. 44/2001 disciplina le alternative offerte laddove non venga prodotto l’attestato ai sensi
dell’articolo 54.
10– Regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione
delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000
(GU L 338, pag. 1).
11– Sentenza del 22 dicembre 2010, Aguirre Zarraga (C‑491/10 PPU, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 54).
12– V. il ventitreesimo considerando del regolamento n. 2201/2003 e la sentenza Aguirre Zarraga (cit. alla nota 11, punto 48).
13– Relazione di accompagnamento alla proposta della Commissione di regolamento (CE) del Consiglio concernente la competenza giurisdizionale
nonché il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale del 14 luglio 1999, COM (1999) 348
def., pag. 26.
14– V. il sedicesimo e il diciassettesimo considerando del regolamento e la sentenza del 27 aprile 2004, Turner (C‑159/02, Racc. pag. I‑3565,
punti 24 e 25), e la giurisprudenza ivi citata.
15 –	La Corte ha ribadito i diritti della difesa nella sentenza del 28 aprile 2009, Apostolides (C‑420/07, Racc. pag. I‑3571,
punto 73).
16– Sentenza del 14 ottobre 2004, Mærsk Olie & Gas (C‑39/02, Racc. pag. I‑9657, punto 55).
17– Sentenza Apostolides (cit. alla nota 15, punto 78).
18– Sentenza ASML (cit. alla nota 7, punto 49).
19 –	In tal senso si è espresso anche l’avvocato generale Léger nelle sue conclusioni del 28 settembre 2006 nella causa ASML
(C‑283/05, Racc. pag. I‑2041).
20 –	V., a tal proposito, sentenza del 14 marzo 1996, Roger van der Linden, C‑275/94, Racc. pag. I‑3193.
21– Conclusioni dell’avvocato generale Léger nella causa ASML (cit. alla nota 19, paragrafi 91 e segg.).
22– Decisione ASML (cit. alla nota 7, punto 35).
23 –	Sentenze del 28 marzo 2000, Krombach (C‑7/98, Racc. pag. I‑1935, punto 23), e del 2 aprile 2009, Gambazzi (C‑394/07, Racc. pag. I‑2563,
punto 26).
24 –	Sentenze Krombach (cit. alla nota 23, punto 37) e Gambazzi (cit. alla nota 23, punto 27).
25– V., in questo senso, le sentenze Kormbach (cit. alla nota 23, punti 38 e 39) e Gambazzi (cit. alla nota 23, punto 28).
26 –	V., in senso conforme, le sentenze del 14 febbraio 2008, Varec (C‑450/06, Racc. pag. I‑581, punto 48), e del 5 ottobre
2010, McB (C‑400/10 PPU, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 53).
27 –	Sentenza Gambazzi (cit. alla nota 23, punto 28).
28 –	Corte eur. D.U., sentenza del 22 dicembre 2009, Makarenko/Russia (ricorso n. 5962/03, punto 135), nella quale la Corte
ha deciso che una parte del procedimento può rinunciare a partecipare all’udienza. Detta rinuncia deve essere chiara e accompagnata
da determinate garanzie minimali, determinate in base al diritto cui si riferisce la rinuncia.
29 –	Sentenza Gambazzi (cit. alla nota 23, punto 29).
30 –	V articolo 94 del regolamento di procedura della Corte di giustizia.
31 –	Corte eur. D.U., sentenze del 27 settembre 2001, Hirvisaari/Finlandia (ricorso n. 49684/99, punto 30); del 9 dicembre 1994,
Ruiz Torija/Spagna (ricorso n. 18390/91, punto 29), e del 19 febbraio 1998, Higgins/Francia (ricorso n. 134/1996/753/952,
32 –	Corte eur. D.U., sentenze Ruiz Torija/Spagna (cit. alla nota 31, punto 29), e del 19 aprile 1994, Van de Hurk/Paesi Bassi
(ricorso n. 16034/90, punto 61).
33 –	Corte eur. D.U., sentenze del 21 maggio 2002, Jokela/Finlandia (ricorso n. 28856/95, punti 72 e 73), e del 27 luglio 2006,
Nedzela/Francia (ricorso n. 73695/01, punto 55).
34 –	Sentenza Corte eur. D.U., Jokela/Finlandia (cit. alla nota 33, punto 72).
35 –	V. sul punto, a titolo di esempio, le conclusioni dell’avvocato generale Jacobs del 15 giugno 1995 nella causa van Schijndel
e van Veen (C‑430/93 e C‑431/93, Racc. pag. I‑4705, paragrafi 33­37).
36– Sentenza Gambazzi (cit. alla nota 23, punto 45).
37– GU L 399, pag. 1.