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Timestamp: 2019-09-22 12:19:39+00:00
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Tafanus: Articolo 18: se passano le idee della Fornero, facili e convenienti i licenziamenti individuali
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Articolo 18: se passano le idee della Fornero, facili e convenienti i licenziamenti individuali
Espellere lavoratori senza consultazioni sindacali e mobilità diverrà più semplice. Nel piano Fornero scatta l'indennizzo al posto del reintegro in caso di non giustificato motivo economico. Molte imprese saranno tentate dalla possibilità di mandar via fino a quattro dipendenti ogni 120 giorni
(di Luisa Grison - Repubblica)
Licenziare un dipendente in caso di crisi - o meglio licenziarne uno alla volta - è più facile, più diretto, più semplice che doverne mandare a casa cinque in un colpo solo. Nel primo caso basta una lettera che ne dia comunicazione al singolo lavoratore e, in un primo tempo, non è nemmeno necessario che la comunicazione scritta specifichi con chiarezza i motivi di quella scelta (l'informazione va fornita solo su richiesta del lavoratore se ne fa domanda entro 15 giorni). Se invece il licenziamento è collettivo la procedura si complica: c'è l'obbligo di comunicazione preventiva a sindacati, alle associazioni di categoria e al ministero del Lavoro; e per i lavoratori in esubero è prevista la mobilità.
Tempi, burocrazia, confronti che risultano ridotti, se non aboliti, quando a "saltare" è il posto di un solo dipendente. In quel caso infatti non è necessario nemmeno dichiarare lo stato di crisi aziendale: basta comunicare la fine di una mansione (ma anche il suo affido ad una struttura esterna) o la chiusura di un reparto. L'unico limite sta nel fatto che non si possono licenziare individualmente più di quattro dipendenti in quattro mesi.
Le differenze fra licenziamenti per motivi economici collettivi (cui possono far riferimento le aziende con più di 15 dipendenti) e licenziamenti per motivi economici individuali (ammessi per tutti) sono notevoli. Ma se - nel corso della trattativa in corso - passerà la linea proposta dal governo salterà quella più pesante: l'obbligo di far rientrare il dipendente al lavoro in caso di licenziamento illegittimo.
Le due formule fanno capo a due diverse leggi: quella sul licenziamento individuale è la 604/66. Nei casi di applicazione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (quindi per le aziende over 15) se dichiarato illegittimo dal giudice, anche il licenziamento individuale oggi è sanato con il reintegro obbligatorio sul posto di lavoro (sarà semmai il dipendente a decidere per l'indennizzo). La proposta Fornero elimina appunto questo passaggio e prevede che - anche in caso di illegittimità - l'azienda sia obbligata al solo indennizzo. Se passasse questo disegno è chiaro che - soprattutto in caso di aziende non molto grandi - sarebbe più semplice abbandonare la strada del collettivo per seguire quella del licenziamento individuale. Non solo: come ha denunciato nei giorni scorsi Sergio Cofferati, ex leader Cgil, caduto l'obbligo di reintegro per il licenziamento economico individuale "nessun imprenditore licenzierà per motivi disciplinari, dirà sempre che è un problema di costi o di organizzazione". La proposta del governo infatti, nel caso di motivi disciplinari affida al giudice il compito di decidere fra reintegro e posto di lavoro. La possibilità di doversi "riprendere" il lavoratore in quel caso dunque resta: perché rischiare?
Ora il punto resta uno dei più difficili della trattativa in corso. E ad oggi la soluzione comune non c'è. L'obiettivo del governo è chiaro: non facilitare i licenziamenti, ma renderli meno economicamente pesanti per le aziende. L'obiettivo dei sindacati è altrettanto netto: proteggere l'articolo 18, ma su quali e quanti debbano essere i gradi di protezione la trattativa è aperta. La Cgil ufficialmente non si muove dalla sua posizione iniziale. Niente manutenzione sull'articolo 18, solo la disponibilità a ragionare sui tempi della giustizia (anche se pare che alcuni, nel sindacato, possano aprire alla possibilità di far decidere, anche in questo caso, al giudice).
Concentrazione totale sulla difesa dello status quo, dunque, anche perché - precisa Claudio Treves - "questa storia dell'ossificazione del mercato del lavoro non esiste: lo dimostra il fatto che già oggi i licenziamenti individuali sono molto più numerosi di quelli collettivi". La Cisl, nei giorni scorsi, aveva proposto una mediazione: "Niente ricorso al giudice, perché contestare l'esistenza di una crisi è difficile: basta che l'imprenditore dichiari che il magazzino funziona con il carrello magnetico piuttosto che con quello manuale che il posto salta - spiega Giorgio Santini - meglio non esporre il lavoratore alla sconfitta". Semmai la Csil propone l'estensione anche al licenziamento individuale delle norme previste per quello collettivo (legge 223/91). E in caso di licenziamento illegittimo, rinunciare al reintegro a patto che al lavoratore siano riconosciuti (oltre al normale indennizzo) due anni di mobilità. Ma il nodo è tutto da sciogliere. Luisa Grison
Ieri a "L'Indefele" è spuntato un altro "Ichino" (credo Marco), che credo sia figlio di Pietro Ichino, il mito dei nuovi sinistri precari e contenti. Qualcuno è in grado di confermare? Io credo proprio sia suo figlio, visto che fa lo stesso mestiere ereditario, gli rassomiglia, dice le stesse sciocchezze, con la stessa sicumera. Resta da capire (ma siamo sicuri che qualcuno provvederà a spiegarcelo) quale sia la grande differenza fra il licenziare quattro operai senza giusta causa in un botto solo, o uno al mese per quattro mesi.
L'art. 18 è diventata una pura battaglia simbolica, senza nessun nesso con la realtà. Una battaglia di civiltà. Una conquista che non può e non deve essere buttata alle ortiche solo per vincere una battaglia che già è stata dei Berlusconi, Sacconi e Marcegaglia. Monti faccia cose utili, non atti simbolici. Spesso le guerre sono state scatenate più per ragioni simboliche che reali (la maglietta idiota di Calderoli, gli scogli delle Falkland della Tatcher, Bush junior che si inventa la guerra all'Iraq per vendicare babbo Bush senior...).
Il sindacato ceda una volta, e i padroni delle ferriere alzeranno il tiro (vedi l'uomo con maglioncino). Gli operai non chiedono la luna. L'art. 18 protegge da "Licenziamenti illegittimi", cerchiamo di non dimenticarlo. Cioè protegge quei padroni delle ferriere che pensano di poter trattare persone come merci: io ti pago, ti compro, ti adopero, e se mi comoda ti butto via. La vita è più complessa di così.
Molti tifosi della abrogazione dell'art. 18 dimenticano questo elementare principio. Molti lamentano la lentezza dei giudizi, Bene, si concentrino sull'abrogazione della lentezza, non dell'art. 18. Altri lamentano gli elementi distruttivi per i quali le aziende estere non investono in Italia. Bene, una recente inchiesta dell'OCSE, da noi pubblicata, dimostra che l'Italia è fra i paesi dove licenziare - sia a livello individuale che collettivo - è semplicissimo. Molto, ma molto più semplice, sbrigativo ed economico che in Germania. Qualcuno ci spieghi (si accettano risposte da qualsiasi membro della famiglia Ichino) perchè la VW macina utili, e noi maciniamo perdite.
Chiudo con un'annotazione: i reintegri, in tutta Italia, sono stati 350 negli utlimi 5 anni. Una media di 70 all'anno. In una regione come la Lombardia, sono stati circa 11 all'anno. Meno di uno al mese. Davvero gli ichini e i loro epigoni pensano che un'azienda straniera decida di investire o non investire in Lomnardia perchè in una regione che conta il doppio della Norvegia ci sono 11 reintegri (magari sacrosanti) all'anno?
Questi giuslavoristi della domenica si chiedano se in queste decisioni incida di più il sacrosanto art. 18, oppure il fatto che per lavorare in Lombardia è quasi obbligatorio fare i conti coi mazzettari che siedono al Pirellone, con la 'ndrangheta di Trezzano sul Naviglio o di Corsico, con le mille burocrazie, con la pressione fiscale più alta d'Europa.
No, caro Monti. No, cara Fornero. I ceti deboli sono stati spolpati fino all'sso. I pensionati o aspiranti tali sono stati devastati. Il precariato del lavoro è ormai la regola per un terzo degli occupati. Ecco perchè sono fermi i consumi, la domanda, l'economia, cara Fornero. Non certo per i devastanti effetti dell'art. 18, chew riguardano lo 0,0003% della forza lavoto all'anno.
Ora si cominci a succhiare qualche goccia di sangue anche agli "obesi economici". Si eviti di buttare nel buco della Val di Susa 40.000 miliardi di lire. Si scovino i proprietari dei due milioni di case inesistenti per il catasto. Vi vuole solo un database che incroci catasto con contratti di luce, acqua, gas. Ci vuole la voglia politica di farlo.
L'art. 18, fuori dalle ideologie
In caso di licenziamento illegittimo l'articolo 18 impone all'azienda sia il reintegro del lavoratore che una sanzione pecuniaria, rendendo di fatto nullo il licenziamento stesso. Viene disposta la reintegrazione del lavoratore e non la riassunzione, perché altrimenti il dipendente perderebbe l'anzianità di servizio e i diritti acquisiti con il precedente contratto.
L'onere della prova della legittimità del licenziamento spetta all'azienda, che deve dimostrare al giudice del lavoro (non al normale giudice civile) la fondatezza dei motivi alla base del provvedimento preso (...e a che altro mai dovrebbe spettare, di grazia, l'onere della prova??? Se qualcuno mi accusa di avergli rubato la merendina tocca a lui dimostrare la fondatezza dell'accusa, io non sono in grado di dimostrare di non aver fatto una certa cosa... NdR) Tafanus
L'ignobile intervento di Mario Monti in Confindustria
Monti dimentica che la Fiat ha avuto, negli ultimi vent'anni, 17.000 miliardi di lire in regalo - sotto varie forme - dallo stato italiano. L'uomo col maglioncino ha salvato la Chrysler con un regalino di Obama di 8,5 miliardi di dollari, come prestiti a babbo mordo, a lunghissimo termine, e a tassi vicini allo zero. Qualcuno riesce ad immaginare la Merkel che sale sul palchetto per dire che la VW ha il diritto - anzi il dovere - di delocalizzare dove crede? No, caro Monti, questo diritto compete solo a chi non ha avuto dallo stato 17.000 miliardi di lire in regalo. Compete solo a chi ha rischiato del suo.
Mi consenta! Il suo intervento è stato peggiore di quanto avrebbe potuto fare Berlusconi al peggio della sua forma. Si regali una rettifica. Noi intanto, dopo la fase dell'emergenza, siamo ancora in trepida attesa delle fasi successive (equità, sviluppo... ricorda?)
Scritto il 20 marzo 2012 alle 12:06 nella Economia, Lavoro, Leggi e diritto, Politica, Tafanus | Permalink