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Timestamp: 2020-06-07 06:51:19+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 7672 del 24/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7672 del 24/03/2017
Cassazione civile, sez. lav., 24/03/2017, (ud. 02/12/2016, dep.24/03/2017), n. 7672
sul ricorso 14908-2013 proposto da:
F.G.V., C.F. (OMISSIS), elettivamente
domiciliato in ROMA, CORSO DEL RINASCIMENTO 11, presso lo studio
dell’avvocato AMINA LABBATE (Liberal s.r.l.), rappresentato e difeso
dall’avvocato VALENTINA SARNO, giusta delega in atti;
K & c MEDIA E COMUNICAZIONE già BROKER p.r. S.R.L., P.I.
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SAN NICOLA DE’ CESARONI 3,
presso lo studio dell’avvocato STEFANO SBORDONI, rappresentata e
difesa dall’avvocato ANGELO BENEDETTO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 1806/2012 della CORTE D’APPELLO di LECCE,
depositata il 24/05/2012 R.G.N. 1086/2010;
02/12/2016 dal Consigliere Dott. NICOLA DE MARINIS;
udito l’Avvocato STEFANO SBORDONI per delega Avvocato ANGELO
BENEDETTO;
Con sentenza del 24 maggio 2012, la Corte d’Appello di Lecce, confermava la decisione resa dal Tribunale di Lecce in sede di opposizione a decreto ingiuntivo e rigettava la domanda proposta da F.G.V. nei confronti della Broker PR S.r.l. avente ad oggetto il riconoscimento del credito provvigionale dal primo vantato per effetto dell’applicazione della provvigione del 15%, in luogo del 7,5 %, sui contratti pubblicitari indicati in sede monitoria da lui procacciati per conto della Società.
La decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto, in relazione alle intese intercorse tra le parti per le quali la preponente, in caso di affari procurati direttamente nella zona di esclusiva del procacciatore, avrebbe avuto la facoltà di riconoscere una provvigione dimezzata ed alla mancata tempestiva contestazione della regolazione in tal senso del rapporto tra le parti con riguardo ai contratti di cui in sede monitoria si pretendeva l’integrazione della provvigione liquidata, corrispondente alla volontà delle parti quella regolazione e, pertanto, i relativi contratti quale frutto di affari procurati direttamente dal preponente.
Per la cassazione di tale decisione ricorre il F., affidando l’impugnazione a due motivi cui resiste, con controricorso la Società.
Con il primo motivo, il ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. e la conseguente nullità della sentenza per vizio di ultrapetizione nonchè la violazione e falsa applicazione degli artt. 1362, 1363, 1366, 2701, 2720 e 2722 c.c. in una con il vizio di omesso esame di fatti decisivi per il giudizio, imputa alla Corte territoriale di aver erroneamente pretermesso l’accertamento del presupposto legittimante la riduzione del compenso provvisionale applicata, dato dalla riferibilità alla stessa preponente del procacciamento dell’affare e ciò per aver escluso, con motivazione illogica e comunque inficiata dalla mancata considerazione di una dichiarazione testimoniale confermativa della versione dei fatti fornita dal ricorrente, la rilevanza di quello che assume essere l’elemento identificativo della provenienza dell’affare, ovvero la dicitura “Agenzia F” recata dai contratti, ed aver, di contro, valorizzato evidenze documentali, quali la fatturazione, cui la stessa controparte non aveva fatto alcun riferimento ai fini dell’individuazione della comune volontà delle parti, così contravvenendo ai precetti che impongono di dare rilievo, anche ai fini esegetici. alle scritture firmate dalle parti e spingendosi oltre i limiti processuali segnati dalle allegazioni delle stesse.
Nel secondo motivo la medesima censura relativa alla mancata considerazione della dichiarazione testimoniale attestante la provenienza dell’affare dal ricorrente è posta a fondamento del dedotto vizio di omessa pronunzia implicante la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c..
Preliminarmente all’esame delle doglianze qui sollevate dal ricorrente, appare opportuno precisare i termini della controversia, che muove dall’iniziativa assunta in sede monitoria dal ricorrente medesimo, avente ad oggetto il recupero dell’intera provvigione su una pluralità di affari che la Società preponente aveva viceversa compensato con una provvigione dimezzata, iniziativa alla quale la Società aveva eccepito. in sede di opposizione all’emanato decreto ingiuntivo, di avere correttamente provveduto alla liquidazione della provvigione in misura dimidiata, in virtù della clausola recata dal contratto inter partes, di cui il ricorrente nell’agire in sede monitoria non aveva fatto menzione alcuna, che le riconosceva tale facoltà laddove l’affare concluso nella zona di competenza del procacciatore fosse stato direttamente acquisito da essa Società, di modo che nel giudizio di opposizione, conclusosi con il rigetto della domanda dell’odierno ricorrente, come poi nel successivo giudizio, da questi promosso, venivano a fronteggiarsi due versioni radicalmente opposte, la prima, sostenuta dal ricorrente, per la quale tutti gli affari oggetto della domanda di liquidazione dell’intera provvigione erano stati da lui direttamente procacciati, la seconda, prospettata dalla Società per cui ancora una volta tutti gli affari di cui si controverteva erano da ricondursi all’iniziativa della stessa.
Ebbene, a fronte di tale netto contrasto, l’odierno ricorrente ha sostenuto ed insiste a sostenere che risultava dirimente la dicitura “Agenzia F”, riconosciuta come riferibile al ricorrente e riportata alla voce “Agente” sulle copie/contratto relative a ciascuno degli affari della cui promozione si discuteva, cosicchè, a questa stregua, avrebbe dovuto riconoscersi la provenienza dal ricorrente di tutti i predetti affari, tanto più che, sulla base di una delle testimonianze escusse, quel dato fattuale risultava essere stato dimostrato almeno per uno degli affari in questione.
Tuttavia, una tale radicale soluzione così fondata, ma senza il sostegno della prova che quella dicitura non contrassegnasse gli altri contratti su cui non vi era controversia in quanto liquidati con l’intera provvigione ed, anzi, potendosi prefigurare. con tutta probabilità, che quella dicitura, in quanto destinata, secondo la tesi del ricorrente, ad indicare la provenienza dell’affare, era sicuramente apposta anche sugli altri contratti liquidati per l’intero appunto su quel presupposto. non si legittimava a fronte della speculare possibilità della Società di sostenere esattamente il contrario, ovvero che tutti gli affari oggetto del contendere fossero di provenienza della Società, risultandone altrimenti frustrata l’operatività della clausola sottoscritta tra le parti. laddove ciascuno dei contratti recante quella dicitura fosse stato ritenuto proveniente dal procacciatore e tale da comportare la liquidazione dell’intera provvigione.
Di qui la logicità dell’opzione interpretativa del primo giudice e della Corte territoriale di ritenere neutra la valenza della dicitura predetta e di dirimere la questione. preso atto del mancato assolvimento dell’onere incombente all’odierno ricorrente, quale attore sostanziale nel giudizio di opposizione, di fornire la prova della titolarità degli affari di cui su quella base chiedeva l’integrazione del compenso provvigionale, valorizzando l’originaria volontà espressa dalle parti con la sottoscrizione della clausola de qua, ovvero quella di consentire alla Società di ridurre la provvigione ogni qual volta l’affare fosse derivato dalla sua diretta iniziativa e ritenendola verificata, in conformità al canone di interpretazione del contratto di cui all’art. 1362 c.c., in relazione al comportamento delle parti successivo alla stipula della clausola, comportamento per il quale, da un lato, con riferimento ad alcuni degli affari comunque imputati al ricorrente in relazione alla zona di sua competenza ma procacciati direttamente dalla Società, questa, sulla base della predetta clausola, aveva fatturato la provvigione dimezzata, dall’altro il ricorrente, stante il lungo tempo trascorso senza contestazione dell’assetto degli interessi tra le parti così definito, aveva mostrato di accettare quella liquidazione, avvalorando, con riferimento a quegli affari, la ricorrenza del presupposto della provenienza degli stessi dalla Società che legittimava l’operatività della clausola.
Sulla base di tali considerazioni deve ritenersi che l’impugnata sentenza si sottragga alle censure qui sollevate dal ricorrente con i formulati due motivi, che si rivelano del tutto infondati, essendo il ricorrente, in ragione della sottoscrizione tra le parti della clausola legittimante la liquidazione dimidiata della provvigione, onerato della prova dell’insussistenza nella specie dei presupposti di operatività della clausola medesima, che, certo, non può dirsi assolto in relazione all’emergere, qui semplicemente asserito ma in alcun modo dimostrato, in sede istruttoria di una testimonianza confermativa della tesi del ricorrente con riferimento ad uno solo degli affari oggetto del contendere.