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Timestamp: 2020-05-27 04:10:09+00:00
Document Index: 84365503

Matched Legal Cases: ['art. 69', 'art. 15', 'art. 13', 'art. 63', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 58']

Limite contanti 2020: soglia di 1.999 euro - Fiscomania
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Limite contanti, assegni e libretti al portatore 2020. Limiti all’utilizzo del denaro contante nelle transazioni e nei pagamenti giornalieri. Limiti di deposito e prelievo in banca di denaro contante. Soglia versamento denaro contante. Tutte le informazioni utili per effettuare pagamenti di contratti di locazione, Money Transfer e cambiavalute. Limite contanti 2020.
L’utilizzo del denaro contante per effettuare pagamenti in Italia è soggetto a limitazioni di Legge. Secondo quanto previsto dal DL Fiscale collegato alla Legge di Stabilità 2020 i limiti legati all’utilizzo di denaro contante sono i seguenti:
Limite contanti fissato a 1.999,99 euro dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021;
Limite contanti fissato a 999,99 euro dal 1° gennaio 2022.
Per quanto riguarda la negoziazione a pronti di mezzi di pagamento in valuta svolta dai soggetti iscritti nel registro previsto dall’articolo 17-bis del DLgs n 141/2010 (c.d. “cambia-valute“), il limite al trasferimento del denaro contante è di €. 2.999,99. Ovvero non è possibile per importi pari o superiori a € 3.000.
E’ fissato a € 999,99 (non è possibile per importi pari o superiori a € 1.000) il limite per il servizio di rimessa di denaro (c.d. “money transfer“).
Per quanto riguarda, invece, assegni, vaglia cambiari e postali il limite contanti è il seguente:
Gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a €. 1.000 euro devono recare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità;
Gli assegni circolari ed i vaglia cambiari e postali possono essere richiesti, per iscritto, dal cliente senza clausola di non trasferibilità se di importo inferiore a €. 1.000.
Vediamo, quindi, con maggiore dettaglio il limite contanti in Italia dal 2020.
Limite contanti in Italia: le variazioni nel tempo
Limite contanti: le soglie massime di utilizzo del denaro
Cosa si intende per pagamento con transazione frazionata?
Limite prelievo contanti e accertamenti fiscali
Principali operazioni che per cui vi è obbligo di pagamento con mezzi tracciabili
Limite contanti 2020: Il regime sanzionatorio
Sanzione per mancata accettazione della moneta elettronica
Profili sanzionatori per i professionisti
Comunicazione delle infrazioni sull’utilizzo dei contanti
Limite all’utilizzo dei contanti: gli assegni circolari
Profili sanzionatori sugli assegni circolari
Limite contanti: i libretti al portatore
Limite contanti: Cambiavalute e Money Transfer
Limiti all’utilizzo del denaro contante: conclusioni
Il limite contanti da utilizzare in Italia ha avuto vari limiti nel corso del tempo.
Sino al 29 aprile 2008 (data di entrata in vigore dell’articolo 49 DLgs n 231/07) il limite contanti era pari a € 12.500.
L’articolo 49 del DLgs n 231/2007 ha realizzato un primo abbassamento della soglia del limite contanti da € 12.500,00 a € 5.000,00.
Questa soglia è stata operativa solo dal 30.4.2008 al 24.6.2008. Da questa data l’articolo 32, comma 1, lettera a) del DL n 112/2008 l’ha ricondotta a €. 12.500,00.
Il limite contanti di €. 12.500,00 ha operato dal 25.6.2008 al 30.5.2010. Successivamente, infatti, l’articolo 20, comma 1 del DL n 78/10 ha riportato il limite contanti a € 5.000,00.
A decorrere dal 13 agosto 2011, l’articolo 2, comma 4, del DL n 138/11 ha abbassato il limite contanti alla soglia di € 2.500,00.
L’articolo 12, comma 1, del DL n 201/11 ha ulteriormente ridotto la soglia del limite contanti a €. 1.000,00.
L’articolo 1, comma 898, della Legge n 208/15 ha portato la sola soglia relativa al trasferimento di denaro contante (di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore) a € 3.000,00.
Il decreto fiscale collegato alla Legge di stabilità 2020 ha portato il limite contanti alle seguenti soglie:
1.999,99 euro dal 1° luglio 2020 fino al 31 dicembre 2021;
999,99 euro dal 1° gennaio 2022.
Limite contanti: decorrenza Soglia massima limite contanti
Dal 1° gennaio 2016 € 3.000
Dal 1° luglio 2020 € 2.000
Infine, dal 1° gennaio 2022 € 1.000
La limitazione all’utilizzo del denaro contante in Italia è regolata da norma di legge. Attraverso disposizioni normative il legislatore regola i limiti al trasferimento di denaro contante o titoli al portatore (in euro o in valuta estera) effettuato tra soggetti diversi.
Ai fini della norma non si fa differenza se il trasferimento viene effettuato tra persone fisiche, enti o società. Sostanzialmente, il limite contanti è vietato “quale che ne sia la causa o il titolo“. Questo, anche quando il pagamento è effettuato con più pagamenti di importi inferiori alla soglia (che appaiono artificiosamente frazionati). Sul punto vedasi la Circ. Min. Economia e Finanze 16.1.2012 n. 2.
Più in dettaglio il limite contanti riguarda qualsiasi tipo di versamento, ivi comprese:
Prestiti personali (conclusi anche tra parenti).
Se si deve effettuare un trasferimento di denaro di importo superiore alla soglia è possibile utilizzare i mezzi tracciabili forniti da istituti bancari, Poste Italiane Spa, oppure tramite moneta elettronica (comprese criptovalute).
Particolarmente interessante è capire cosa significa pagamento con “transazione frazionata“. Sul punto ci viene in aiuto l’articolo 1 lettera v) del DLgs n 231/07. Secondo questa disposizione per operazione frazionata si intende:
Un’operazione unitaria sotto il profilo economico, di valore pari o superiore ai limiti stabiliti dal DLgs n 231/07;
Operazione posta in essere attraverso più operazioni, singolarmente inferiori ai predetti limiti, effettuate in momenti diversi ed in un circoscritto periodo di tempo fissato in 7 giorni.
Ferma restando la sussistenza dell’operazione frazionata quando ricorrano elementi per ritenerla tale.
Prassi commerciali e vendita a rate
La vendita a rate si ha quando un importo complessivo di una transazione relativa a cessione di beni o prestazione di servizi viene suddiviso. Ciascuno degli importi parziali di pagamento costituisce una “rata”.
La vendita a rate è consentita anche con pagamento in contanti, per importi non superiori alla soglia legata al limite di utilizzo dei contanti. Tuttavia, il frazionamento in più operazioni “inferiori alla soglia” deve essere:
Previsto da prassi commerciali ovvero
Conseguenza della libertà contrattuale.
Sostanzialmente, il pagamento rateale non deve, invece, essere artificiosamente realizzato per dissimulare il passaggio di somme ingenti in contanti.
In pratica, l’acquisto di un bene per € 8.000,00 può essere rateizzato in otto tranches in contanti da € 1.000 cadauna. Ma non in due da € 4.000.
Limite contanti per trasferimento con intermediari
La comunicazione da parte del debitore al creditore della predetta accettazione produce gli effetti di cui all’articolo 1277 comma 1 cc. Nei casi di mora del creditore, gli effetti di cui all’articolo 1210 cc.
Le disposizioni di cui all’articolo 49, comma 1, del DLgs n 231/2007 non si applicano:
Ai trasferimenti in cui siano parte banche o Poste Italiane S.p.A., istituti di moneta elettronica e istituti di pagamento. Nonché ai trasferimenti tra gli stessi effettuati in proprio o per il tramite di vettori specializzati di cui all’articolo 3 comma 5 lettera e), rectius f);
Restano ferme le disposizioni relative ai pagamenti effettuati allo Stato o agli altri enti pubblici e alle erogazioni da questi comunque disposte verso altri soggetti. È altresì fatto salvo quanto previsto dall’articolo 494 cpp.
Collegato al limite di utilizzo del denaro contante vi è la stretta legata a prelevamenti e versamenti sui conti correnti.
Dal 1° settembre 2019 gli istituti bancari sono obbligati a trasmettere all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) prelievi e versamenti di importo superiore a 10.000 euro.
Le segnalazioni hanno cadenza mensile, quindi è questo il periodo di tempo da monitorare per incassi e prelevamenti di denaro contante.
I controlli da parte dell’UIF e la conseguente segnalazione alla Guardia di Finanza scattano nel caso di prelievo al bancomat superiore (o uguale) 10.000 euro al mese. Questo, anche qualora tale limite sia superato con movimenti di importo unitario pari a 1.000 euro.
Se il contribuente non riesce a fornire idonea “giustificazione” con documentazione allegata, scatta l’imputazione di presunta attività illecita e di nero. Questo comporta il recupero delle somme evase maggiorate di sanzione.
Per evitare di incorrere in sanzioni, quindi, è opportuno tenere sempre traccia di tutti i prelevamenti e dei versamenti effettuati. E’ opportuno tenere traccia di tutto: prelievi, spostamenti, scontrini, fatture. Sono tutti documenti che ti possono aiutare a giustificare le somme prelevate e spese.
Sostanzialmente, il rischio peggiore che puoi correre è quello di trovarti a versare in banca banconote da 500 euro o 200 euro. Se superi la soglia di 1.000 euro e nel mese quella di 10.000 la segnalazione dalla UIF passa alla Guardia di Finanza. Questa, a sua volta, può emettere un accertamento nei tuoi confronti dove quei versamenti sono considerati compensi non dichiarati. Questo anche se tale denaro deriva da lasciti di parenti o donazioni.
Quello che importa è che stai superando le soglie per il versamento di denaro contante!
Le principali operazioni che prevedono un obbligo di pagamento con mezzi tracciabili sono le seguenti:
Pagamento in contanti dei canoni di locazione. E’ vietato il pagamento in contanti dei canoni di affitto relativi ad immobili residenziali. Questo, ad esclusione degli alloggi di edilizia pubblica. Il divieto non riguarda le locazioni commerciali (che possono essere regolate in contanti);
Pagamento di servizi legati all’advertising online. Per questo tipo di servizi è previsto l’obbligo di pagamento con mezzi tracciabili.
Oltre a queste disposizioni vi è poi la possibilità di effettuare pagamenti con mezzi tracciabili quando si acquistano beni o servizi da imprese o professionisti.
In caso di violazione dell’utilizzo del denaro contante sopra il limite si applica una sanzione amministrativa pecuniaria da € 3.000,00 a € 50.000,00. Questo ai sensi dell’articolo 63, comma 1, del DLgs n 231/07.
Per le violazioni che riguardano importi superiori a € 250.000,00, la sanzione è quintuplicata nel minimo e nel massimo edittali.
L’articolo 65, comma 9, del DLgs n 231/07 conferma l’applicabilità alla violazione in questione dell’articolo 16 della Legge n 689/81. Ai sensi di tale disposizione è ammesso il pagamento di una somma in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa.
Oppure, se più favorevole e qualora sia stabilito il minimo della sanzione edittale, pari al doppio del relativo importo, oltre alle spese del procedimento, entro il termine di 60 giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione (ciò a condizione che l’importo non sia superiore a €. 250.000,00 e che il soggetto non si sia avvalso della medesima facoltà per altra analoga violazione il cui atto di contestazione sia stato ricevuto dall’interessato nei 365 giorni precedenti la ricezione dell’atto di contestazione concernente l’illecito).
Peraltro, ai sensi dell’articolo 68 del DLgs n 231/2007, prima della scadenza del termine previsto per l’impugnazione del decreto che irroga la sanzione, il destinatario del decreto sanzionatorio può chiedere al Ministero dell’Economia e delle Finanze procedente il pagamento della sanzione in misura ridotta.
La riduzione ammessa è pari a un terzo dell’entità della sanzione irrogata.
L’applicazione della sanzione in misura ridotta non è ammessa qualora il destinatario del decreto sanzionatorio si sia già avvalso, nei 5 anni precedenti, della stessa facoltà.
Limite all’utilizzo del denaro contante: applicazione del favor rei
Occorre, inoltre, segnalare che, ai sensi dell’articolo 69 comma 1 primo periodo del DLgs n 231/07.
“nessuno può essere sanzionato per un fatto che alla data di entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente Titolo non costituisce più illecito“.
Nessuno, quindi, può essere sanzionato per un fatto che al 4.7.2017 non costituisce più illecito.
In base all’art. 69 co. 1 secondo periodo del D.Lgs. n. 231/2007, infine, per le violazioni commesse ante 4.7.2017, sanzionate in via amministrativa, si applica la legge vigente all’epoca della commessa violazione, se più favorevole, “ivi compresa l’applicabilità dell’istituto del pagamento in misura ridotta“.
L’art. 15, comma 4, del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, modificato dalla Legge n. 208/2015, prevede che, a decorrere dal 30 giugno 2014, i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionale, sono tenuti ad accettare anche i pagamenti effettuati attraverso carte di debito e carte di credito.
Dal 1° luglio 2020 nei casi di mancata accettazione di un pagamento, di qualsiasi importo, effettuato con una carta di pagamento, da parte di soggetto obbligato all’installazione del POS, si applica nei confronti del medesimo soggetto una sanzione.
Si tratta di una sanzione amministrativa pecuniaria di importo pari a 30 euro, aumentata del 4% del valore della transazione per la quale sia stata rifiutata l’accettazione del pagamento.
L’accertamento della violazione è demandato agli organi che ai sensi dell’art. 13, comma 1 della Legge n 689/81 sono addetti al controllo sull’osservanza delle disposizioni per la cui violazione è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro, non ché gli ufficiali e gli agenti della polizia giudiziaria.
La competenza ad irrogare la sanzione è stata attribuita al Prefetto del territorio nel quale hanno avuto luogo le violazioni.
I limiti all’utilizzo del denaro contante presentano rilevanti conseguenze per i professionisti. Innanzitutto, è vietato incassare “cash“, in un’unica soluzione, le parcelle di importo pari o superiore a €. 2.000,00.
La soglia in questione riguarda i professionisti tenuti agli adempimenti antiriciclaggio anche da un differente punto di vista. Essi, infatti, sono obbligati a comunicare alle competenti Ragionerie territoriali dello Stato le infrazioni alle violazioni dei limiti di utilizzo del denaro contante delle quali acquisiscano notizia.
In base al testo dell’articolo 51 comma 1, del DLgs n 231/07:
“i soggetti obbligati che nell’esercizio delle proprie funzioni o nell’espletamento della propria attività hanno notizia di infrazioni alle disposizioni di cui all’articolo 49, commi 1, … ne riferiscono entro trenta giorni al Ministero dell’economia e delle finanze per la contestazione e gli altri adempimenti previsti dall’articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e per la immediata comunicazione della infrazione anche alla Guardia di finanza la quale, ove ravvisi l’utilizzabilità di elementi ai fini dell’attività di accertamento, ne dà tempestiva comunicazione all’Agenzia delle entrate“
Ai sensi dell’art. 63 comma 5 del D.Lgs. n. 231/2007 la violazione è punita con una sanzione amministrativa pecuniaria da €. 3.000,00 a €. 15.000,00.
Diversamente da quanto accadeva anteriormente all’entrata in vigore del D.Lgs. 90/2017, anche per tale violazione è oggi ammessa l’oblazione di cui all’articolo 16 della Legge n. 689/81 con i limiti sopra ricordati (il nuovo articolo 65, comma 9 del D.Lgs. n. 231/2007).
A tale possibilità, comunque, si aggiunge quella riconosciuta dal nuovo articolo 68 del D.Lgs. n. 231/2007, secondo il quale, prima della scadenza del termine previsto per l’impugnazione del decreto che irroga la sanzione, il destinatario del decreto sanzionatorio può chiedere al Ministero dell’Economia e delle Finanze procedente il pagamento della sanzione in misura ridotta.
La riduzione ammessa è pari a un terzo dell’entità della sanzione irrogata. L’applicazione della sanzione in misura ridotta non è ammessa qualora il destinatario del decreto sanzionatorio si sia già avvalso, nei 5 anni precedenti, della stessa facoltà.
In forza di quanto disposto dal DM 17.11.2011, in vigore dal 30.11.2011, le comunicazioni in questione si effettuano alle competenti Ragionerie territoriali dello Stato.
Secondo la tabella di seguito riportata.
Vediamo le sedi delle ragionerie territoriali dello stato a cui effettuare le comunicazioni
Torino Piemonte e Valle d’Aosta Via Grandis, n. 14,10121
Genova Liguria Via Urbano Rela, n. 8,16151
Milano Lombardia P.zza Tarchetti, n. 6 – 20121
Bolzano Trentino Alto Adige Piazza Tribunale, n. 2, 39100,
Verona Verona, Vicenza, Padova, Rovigo (zona sud/ovest) Lungadige Capuleti, n. 11, 37122
Venezia Venezia, Treviso, Belluno (zona nord/est) Campo S. Angelo, n. 3538, 30124
Udine Friuli Venezia Giulia Via Gorghi, n. 18, 33100
Bologna Emilia Romagna e Marche Piazza dell’8 Agosto, n. 26,40126
Firenze Toscana Via Pietrapiana, n. 53, 50121
Perugia Umbria Via Martiri dei Lager, n. 77,06100
Roma Roma, Rieti, Viterbo (zona centro/nord) ROMA Via Napoleone Parboni, n. 6, 00153
L’Aquila Abruzzo c/o Scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di Finanza Coppito
Napoli Napoli, Avellino, Benevento, Caserta (zona centro/nord) Via Lauria, n. 80, centro direzionale IS. F80,
Salerno Salerno e Basilicata Piazza S. Agostino, n. 29, 84121,
Bari Puglia e Molise Via Demetrio Marin, n. 3, 70125,
Cosenza Cosenza, Crotone, Catanzaro (zona nord) Piazza XI Settembre, n. 1, 87100,
Reggio Calabria Reggio Calabria, Vibo Valentia (zona sud) Via Dei Bianchi n. 7, 89100,
Messina Messina, Caltanissetta/Enna, Palermo, Trapani (zona centro/nord) Via Monsignor D’Arrigo, n. 5, 98122,
Catania Catania, Agrigento, Siracusa, Ragusa (zona sud/est) Corso Cardinale Dusmet, n. 17, 95121,
Cagliari Cagliari, Oristano (zona sud/ ovest) Via XX Settembre, n. 13, 09125,
Sassari Sassari, Nuoro (zona nord/est) Via Carlo Felice, n. 29, 07100,
Modalità di comunicazione delle infrazioni
Ciò era stato precisato dalla circ. Dipartimento Tesoro Min. Economia e Finanze 4.11.2011 n. 989136 in occasione dell’abbassamento del limite all’utilizzo del contante da € 5.000,00 a € 2.500,00.
Esse, pertanto, non comportano l’obbligo di effettuare la comunicazione di cui sopra. Obbligo che si configura solo quando concreti elementi inducano a ritenere violato il divieto di trasferimento di denaro contante tra soggetti diversi.
Chiarimenti ABI
In relazione a tale ultimo profilo, autorevole dottrina ha sottolineato come la sussistenza dei “concreti elementi” potrebbe verificarsi in rari casi.
Si pensi, ad esempio, al versamento di contante sopra la soglia da parte di un soggetto su conto di altro titolare non munito di delega ovvero alla consegna di contante ad un cliente di fronte alla presentazione, da parte di quest’ultimo, di fatture commerciali che egli intende saldare per importi superiori ai limiti all’utilizzo del contante.
Gli assegni circolari, nonché i vaglia postali e cambiari, sono emessi con indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e con la clausola di non trasferibilità (art. 49 co. 7 del D.Lgs. n. 231/2007).
I clienti possono richiederne per iscritto il rilascio senza clausola di non trasferibilità se di importo inferiore a €. 1.000,00, pagando, per ciascun modulo, a titolo di imposta sul bollo, la somma di 1,50 euro (art. 49 co. 8 e 10 del D.Lgs. n. 231/2007).
L’articolo 49 comma 9 del DLgs n 231/2007, inoltre, ribadisce che il richiedente di assegno circolare, vaglia cambiario o mezzo equivalente, intestato a terzi ed emesso con la clausola di non trasferibilità, può chiedere il ritiro della provvista previa restituzione del titolo all’emittente.
Anche per la violazione delle disposizioni sopra ricordate trovava applicazione la sanzione amministrativa pecuniaria dall’1% al 40% dell’importo trasferito. Fatta salva l’efficacia degli atti (articolo 58, comma 1 del D.Lgs. n. 231/2007).
Ai sensi del vigente articolo 63 comma 1 del D.Lgs. n. 231/2007, fatta salva l’efficacia degli atti, alle violazioni dell’art. 49 comma 7 del D.Lgs. n. 231/2007 si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 3.000,00 a 50.000,00 euro.
Applicazione delle sanzioni ridotte
L’articolo 65 comma 9 del DLgs n 231/07 conferma l’applicabilità alla violazione in questione dell’articolo 16 della Legge n 689/81.
Ai sensi di tale disposizione, è ammesso il pagamento di una somma in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa, o, se più favorevole e qualora sia stabilito il minimo della sanzione edittale, pari al doppio del relativo importo, oltre alle spese del procedimento, entro il termine di 60 giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione (ciò a condizione che l’importo non sia superiore a 250.000,00 euro e che il soggetto non si sia avvalso della medesima facoltà per altra analoga violazione il cui atto di contestazione sia stato ricevuto dall’interessato nei 365 giorni precedenti la ricezione dell’atto di contestazione concernente l’illecito).
Peraltro, ai sensi dell’articolo 68 del D.Lgs. n. 231/2007, prima della scadenza del termine previsto per l’impugnazione del decreto che irroga la sanzione, il destinatario del decreto sanzionatorio può chiedere al Ministero dell’Economia e delle Finanze procedente il pagamento della sanzione in misura ridotta. La riduzione ammessa è pari a un terzo dell’entità della sanzione irrogata. L’applicazione della sanzione in misura ridotta non è ammessa qualora il destinatario del decreto sanzionatorio si sia già avvalso, nei 5 anni precedenti, della stessa facoltà.
Disciplina sanzionatoria sui libretti al portatore
Ipotesi aggravate di sanzionamento
Con riguardo ai libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo superiore a 50.000,00 euro, le sanzioni minima e massima erano aumentate del 50% (previgente art. 58 co. 2 e 7-bis terzo periodo del DLgs. n 231/2007).
Il limite di € 1.999,99 è applicabile anche per la negoziazione a pronti di mezzi di pagamento in valuta effettuata da parte di soggetti iscritti nella sezione prevista dall’articolo 17-bis del D.Lgs. n. 141/2010, ovvero i c.d. “cambiavalute“. Questo, in relazione ai quali era stata precedentemente fissata una soglia massima di €. 2.499,99.
In questo articolo ho cercato di spiegarti quali sono i principali limiti legati all’utilizzo di denaro contante in Italia.
Le sanzioni legate a questo adempimento sono rilevanti. Questo perché la circolazione dei contanti è il primo mezzo con cui circola il “nero” di professionisti ed imprese. Per questo motivo, minore è il limite di utilizzo del denaro contante maggiore è il contributo alla lotta all’evasione fiscale.
L’associazione tra “nero” e denaro contante è forte. Non si può ritenere, secondo il parere dello scrivente, che chi non dichiara i propri compensi lo fa attraverso il contante. Molto spesso, infatti, chi non fattura l’operazione non si preoccupa del pagamento in contanti.
In ogni caso, se hai dubbi o vuoi approfondimenti su questo aspetto lascia un commento di seguito. Ti risponderò nel più breve tempo ed il tuo contributo potrà essere utile anche ad altri lettori.
Di seguito il link ad un testo che può esserti utile sul corretto utilizzo del denaro.
Articolo precedenteDenaro contante: circolazione con limite di € 1.999
Teresa Gennaio 15, 2020 at 9:18
Buongiorno avrei da fare una domanda:
relativamente al limite di utilizzo dei contanti.- Se un nostro cliente ci versa per l’acquisto di un autovettura. €. 2000,00 in denaro contante ed €. 4000,00 di circolari va bene? Ovvero il circolare non è ritenuto denaro contante?
Federico Migliorini Gennaio 15, 2020 at 18:53
Teresa l’assegno circolare non è considerato contante, quindi quanto afferma è corretto.