Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1412-codice-civile-prestazione-al-terzo-dopo-la-morte-dello-stipulante
Timestamp: 2018-08-16 22:17:49+00:00
Document Index: 75160923

Matched Legal Cases: ['art. 2379', 'art. 47', 'art. 100', 'art. 1411', 'art. 2028', 'art. 5', 'art. 2126', 'art. 1419', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 8']

Art. 1412 codice civile: Prestazione al terzo dopo la morte dello stipulante
Codice civile Art. 1412 codice civile: Prestazione al terzo dopo la morte dello stipulante
Se la prestazione deve essere fatta al terzo dopo la morte dello stipulante, questi può revocare il beneficio anche con una disposizione testamentaria e quantunque il terzo abbia dichiarato di volerne profittare, salvo che, in quest’ultimo caso, lo stipulante abbia rinunciato per iscritto al potere di revoca.
La prestazione deve essere eseguita a favore degli eredi del terzo se questi premuore allo stipulante, purchè il beneficio non sia stato revocato o lo stipulante non abbia disposto diversamente.
Revoca: [v. 1328]; Premorienza: [v. 791].
Affinché sussista l'interesse del socio (o, come nella specie, del legatario avente causa dal socio) alla impugnazione della deliberazione dell'assemblea di approvazione del bilancio ex art. 2379 c.c., occorre l'allegazione di una incidenza negativa nella di lui sfera giuridica delle irregolarità denunciate riguardo al risultato economico della gestione sociale, sia pure in termini di una possibilità di danno correlata alla sua partecipazione societaria. Tale situazione ricorre allorché la falsa rappresentazione della situazione patrimoniale sia destinata ad incidere sul valore della partecipazione ai fini del calcolo dell'indennizzo dovuto, nella riforma del sistema radiotelevisivo dettata dalla legge 14 maggio 1975 n. 103, al soggetto privato "ex" azionista per il forzoso trasferimento all'IRI della partecipazione alla società concessionaria dei pubblici servizi di radiodiffusione circolare, indennizzo commisurato, ai sensi dell'art. 47 della citata legge, al valore delle azioni risultante dal bilancio di esercizio del 31 dicembre 1973 .
Cassazione civile sez. I 02 maggio 2007 n. 10139
L'interesse ad impugnare il testamento, seppure più esteso rispetto alla ordinaria azione di nullità, tuttavia deve essere diretto ed attuale, e non eventuale e futuro, di guisa che la posizione giuridica soggettiva di chi agisce sia suscettibile di ricevere un concreto ed effettivo pregiudizio dal permanere dell'atto nel mondo del diritto e, per converso, un concreto ed effettivo vantaggio dalla sua caducazione, in applicazione di un principio non dissimile da quello enunciato con riferimento all'interesse ad agire ex art. 100 c.p.c. Tale interesse ad agire si risolve nella concreta utilità del provvedimento richiesto al giudice rispetto alla situazione antigiuridica denunciata (utilità che deve sussistere non solo al momento della proposizione dell'atto introduttivo del giudizio ma anche al momento della decisione del giudice).
Tribunale Torino sez. II 04 novembre 2005
In un contratto di assicurazione contro gli infortuni la generica designazione degli eredi legittimi quali beneficiari dell'indennizzo in caso di morte dell'assicurato vale a conferire ai designati un diritto autonomo proprio ai vantaggi dell'assicurazione, sì che, in caso di mancata indicazione di un criterio di riparto dell'indennizzo, questo va diviso tra i beneficiari in parti uguali e senza tenere conto delle norme in materia di successione.
Cassazione civile sez. III 05 marzo 2001 n. 3160
Allorquando in un contratto di assicurazione contro gli infortuni, ivi compreso l'evento della morte, sia fin dall'origine disposto che l'indennità venga liquidata ai beneficiari designati o in mancanza, agli eredi, detta clausola va interpretata nel senso che essa preveda un duplice meccanismo di designazione contrattuale, con la conseguenza che per la determinazione della quota di indennizzo spettante a ciascuno degli eredi non si deve fare riferimento alle norme sulla successione, essendo la fonte regolatrice della controversia costituita esclusivamente dal contratto. Ove questo non prefiguri uno specifico criterio di ripartizione delle quote fra i beneficiari, le quote medesime si presumono uguali.
Il diritto alla cosiddetta pensione consortile (previsto, dal C.C.N.L. 20 aprile 1951 per i dipendenti dei consorzi di bonifica, in favore di chi abbia optato per tale trattamento in sostituzione dell'indennità di anzianità), nascendo alla data della cessazione del servizio, nella quale si perfeziona la fattispecie costitutiva del trattamento pensionistico, e costituendo, nell'ambito di un rapporto obbligatorio di durata, un diritto di credito che trova la sua causa nelle prestazioni già eseguite dal dipendente, non può essere influenzato da modifiche peggiorative previste da un successivo contratto collettivo, essendo le organizzazioni sindacali dei lavoratori prive del potere di disporre di tale diritto e non essendo al riguardo utilizzabili - in mancanza, in particolare, del carattere migliorativo della nuova disciplina - nè lo schema del contratto in favore di terzi di cui agli art. 1411 c.c. nè quello dell'utile gestione di cui agli art. 2028 legge dello stesso codice.
Cassazione civile sez. lav. 22 luglio 1991 n. 8192
La nullità del contratto di lavoro a tempo parziale, determinata dalla mancanza della forma solenne per esso prevista (art. 5, comma 2, d.l. 30 ottobre 1984 n. 726, convertito, con modifiche, dalla legge n. 853 del 1984), non ne importa la conversione in un rapporto di lavoro a tempo pieno bensì comporta, ai sensi dell'art. 2126 c.c., che il lavoratore, per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione, ha diritto alla retribuzione in relazione alla ridotta attività lavorativa effettivamente svolta, e non già in relazione alla (non svolta) attività lavorativa del contratto a tempo pieno, salva la prova che le parti, nonostante la nullità della clausola del part-time, avrebbero voluto il contratto come a tempo pieno (art. 1419, comma 1, c.c.) e che il lavoratore - indipendentemente da atti di formale costituzione in mora del datore di lavoro - abbia messo a disposizione del medesimo le proprie (ulteriori) energie lavorative.
Cassazione civile sez. lav. 03 maggio 1991 n. 4811
È illegittima la clausola del c.c.n.l. 25 gennaio 1982 per i dipendenti elettrici dell'ENEL, art. 19, norma transitoria, nella parte in cui esclude dai colloqui di accertamento per l'inquadramento in una categoria superiore di cui allo stesso art. 19, i dipendenti che abbiano conseguito il titolo di studio richiesto in costanza di rapporto, per contrasto con l'art. 8 statuto dei lavoratori che consente solo la valutazione dell'attitudine professionale del lavoratore per l'avanzamento di carriera.
Pretura La Spezia 18 marzo 1988