Source: https://www.atlrstudio.it/investimenti-esteri-obblighi-dichiarazione-quadro-rw/
Timestamp: 2020-04-07 07:20:30+00:00
Document Index: 171344619

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.4', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Pubblicato il 28/02/2018 Lucia Ripa
Gli investimenti all’estero sono uno strumento per diversificare il proprio portafoglio e ridurre i rischi. Tuttavia, è consigliabile informarsi riguardo effetti fiscali degli investimenti esteri effettuati da persone fisiche, sia per ciò che riguarda gli adempimenti dichiarativi che per i costi, sia di imposte che di gestione. Una recentissima sentenza della CTR del Veneto chiarisce quando debbano essere indicati i redditi nel Quadro RW e può essere utilizzata come bussola per valutare la strategia migliore da seguire per i contribuenti che hanno ricevuto delle lettere di compliance da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Cos’è il monitoraggio fiscale?
Il monitoraggio fiscale è l’effetto più significativo di un investimento estero effettuato da una persona fisica residente in Italia. Il monitoraggio fiscale è legato ad un adempimento che permette all’Amministrazione finanziaria di controllare le attività detenute all’estero dai contribuenti fiscalmente residenti in Italia e, perciò, il corretto rispetto degli adempimenti tributari che derivano dagli investimenti esteri.
L’obbligo di monitoraggio fiscale riguarda le attività di natura finanziaria e gli investimenti patrimoniali esteri delle persone fisiche e viene attuato compilando il Modulo RW nella propria dichiarazione dei redditi.
Sono tenuti al monitoraggio fiscale esclusivamente le persone fisiche fiscalmente residenti in Italia (art.4 del D.L.167/90), che detengono investimenti all’estero e attività estere di natura finanziaria a titolo di proprietà o di altro diritto reale, indipendentemente dalle modalità dell’acquisto di questi beni ed attività.
Approfondendo l’esame dei soggetti obbligati alla compilazione del Quadro RW, troviamo:
Principio della tassazione del reddito ovunque prodotto
Solo gli investimenti esteri effettuati dalle persone fisiche fiscalmente residenti in Italia producono l’effetto di obbligare al monitoraggio fiscale.
I soggetti fiscalmente residenti in Italia vengono tassati in Italia in base al principio del reddito ovunque prodotto.
Ad esempio, se una persona fisica è proprietaria di un immobile in Ungheria, sconterà l’IRPEF in Italia sul reddito prodotto da questo immobile (ad es. canone di locazione).
Quindi, è chiaro il legame tra l’obbligo di monitoraggio fiscale ed il principio di tassazione del reddito ovunque prodotto: il monitoraggio fiscale dà la possibilità allo Stato in cui la persona fisica è fiscalmente residente di venire a conoscenza del possesso di investimenti esteri che possono produrre redditi tassati in Italia.
Adempimenti fiscali per gli investimenti esteri
I soggetti elencati all’articolo 4 del D.L. 167/90, che detengono investimenti esteri, devono porre in essere alcuni adempimenti fiscali: la presentazione del Quadro RW e dei moduli della dichiarazione dei redditi relativi ai redditi prodotti dagli investimenti esteri.
Devono essere indicate le consistenze esistenti nel periodo d’imposta:
L’Agenzia delle Entrate considera attività di natura patrimoniale gli immobili (terreni e fabbricati, anche se tenuti a disposizione).
Non c’è alcun limite minimo che esonera dalla compilazione del Modulo RW (salvo conti correnti per valore massimo annuo inferiore ad Euro 15.000).
Dichiarazione dei redditi esteri prodotti dalle attività finanziarie e patrimoniali
I redditi prodotti dagli investimenti esteri si dichiarano non nel Quadro RW, ma, a seconda della categoria, in appositi Moduli della dichiarazione dei redditi.
Sul punto vige una presunzione di fruttuosità degli investimenti all’estero posseduti da un contribuente residente tenuto agli obblighi in materia di monitoraggio fiscale (art. 6 del D.L.167/90).
Si presume che le attività finanziarie estere siano fruttifere in misura pari al tasso ufficiale di riferimento vigente in Italia nel relativo periodo d’imposta.
Però, se l’attività non abbia prodotto redditi nel periodo d’imposta, il contribuente deve specificare, nella dichiarazione dei redditi, che si tratta di redditi che verranno percepiti in un successivo periodo d’imposta.
Sono due le imposte patrimoniali sugli investimenti esteri posseduti da persone fisiche fiscalmente residenti in Italia:
IVIE (Imposta sul valore degli immobili all’estero): aliquota dello 0,76%;
IVAFE (Imposta sul valore delle attività finanziarie possedute all’estero):aliquota dello 0,2%.
IVIE: imposta sul valore degli immobili all’estero
Il proprietario dell’immobile, il titolare di altro diritto reale, il concessionario aree demaniali, il locatario dei beni detenuti in leasing sono soggetti passivi dell’IVIE.
IVAFE: imposta sul valore delle attività finanziarie possedute all’estero
È dovuta per:
prodotti finanziari (“gli strumenti finanziari e ogni altra forma di investimento di natura finanziaria”, come previsto dal D.Lgs. 58/98);
libretti di risparmio.
L’imposta si applica proporzionalmente ai giorni di detenzione e alla quota di possesso (in caso di prodotti finanziari cointestati).
Per i conti correnti l’IVAFE si applica in misura fissa: euro 34,20.
La sentenza 70/2/2018 della Commissione Tributaria Regionale del Veneto
Recentemente è stata depositata la sentenza 70/2/2018 con cui la Commissione Tributaria Regionale del Veneto ha ritenuto che il monitoraggio fiscale non si applichi agli investimenti esteri infruttiferi (in quel caso: un conto corrente infruttifero).
Del medesimo orientamento una precedente sentenza della Commissione tributaria di II grado di Bolzano (48/2/2014).
L’Agenzia delle Entrate, invece, nelle Circolari 38/2013 e 45/2010, ha chiarito che gli investimenti esteri, anche infruttiferi, vadano sempre dichiarati.
Come sempre, occorre verificare il testo di legge, che esclude il monitoraggio fiscale per investimenti esteri non produttivi di reddito. Inoltre, occorre considerare che nel nostro sistema vigono i principi di legalità e tassatività: senza una norma di legge non esistono diritti, nè obblighi.
Quest’attenzione sulla normativa è molto utile anche per valutare se e come rispondere alle lettere di compliance che molti contribuenti che hanno investimenti esteri hanno ricevuto dall’Agenzia delle Entrate.
Pertanto, in sintesi, chi “comanda” non è la prassi ministeriale, ma la legge ed in base ad essa ci si deve orientare, confortati, anche dalle sentenze.
La giurisprudenza, sia di legittimità che di merito, conformandosi a quella della Corte di giustizia delle Comunità europee, considera elementi necessari per concludere se una persona fisica è fiscalmente residente in Italia, i legami personali e professionali. E' perciò sufficiente l’iscrizione all’Anagrafe delle persone residenti all’estero se continuano ad essere presenti questi dati fattuali?
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