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Timestamp: 2017-06-25 10:22:31+00:00
Document Index: 164793349

Matched Legal Cases: ['art. 44', 'art. 14', 'art.14', 'art. 10', 'art. 51', 'art. 10', 'art. 44', 'art. 51', 'art. 2359', 'art. 2359', 'art. 2359', 'art. 51', 'art. 36', 'art. 164', 'art. 86', 'art. 115', 'art. 43', 'art. 6', 'art. 38', 'art. 11', 'art. 87', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 37']

LE NOVITA' FISCALI DEL MESE DI DICEMBRE 2007
Si riporta nel seguito una breve sintesi delle principali novità fiscali di interesse per le imprese relative al mese di dicembre 2007.
1. Previdenza complementare
2. Irpef - Contribuzione complementare
3. IRPEF – contribuenti a basso reddito
4. Stock option 5. Rimborso spese ricevuto dal dipendente estero trasferito in Italia per l’istruzione dei figli 6. Scorporo dei terreni
7. Cessione dei beni precedentemente detenuti in leasing 8. Trasparenza fiscale
10. Conferimento d’azienda in società – Obblighi del rappresentante fiscale
11. IVA - Rimborso infrannuale
12. Dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà concernente gli aiuti di Stato
13. Imposta di registro e di bollo per gli atti aventi ad oggetto la negoziazione di quote di partecipazione in società
14. Consiglio ECOFIN del 5 dicembre 2007 – Vat package
Con le circolari n. 70 del 18 dicembre 2007 e n. 1/E del 9 gennaio 2008, l’Agenzia delle Entrate ha fornito gli attesi orientamenti interpretativi circa la disciplina tributaria della previdenza complementare, introdotta dal d.lgs. n. 252/2005.
Conferimento del TFR La circolare n.1/E del 9 gennaio 2008 conferma la possibilità di conferire ai fondi pensione anche il TFR maturato entro il 31 dicembre 2006, oltre che il TFR maturando. Il conferimento è esente da tassazione ma deve avvenire nel rispetto dei contratti collettivi e degli accordi, e dunque tramite accordo fra datore di lavoro e lavoratore. Le somme versate al fondo pensione concorreranno ad incrementare, convenzionalmente, la posizione individuale in corrispondenza dei periodi di formazione del TFR conferito, indipendentemente dalla coincidenza della data di iscrizione al fondo con quella in cui il lavoratore è stato assunto, da cui decorre l’accumulo del TFR conferito.
I periodi di formazione del TFR, qualora superiori a quelli di contribuzione al fondo, saranno considerati quali anni di effettiva contribuzione alla forma pensionistica complementare. La circolare precisa, tuttavia, che tale attribuzione convenzionale rileva ai soli fini della determinazione del regime fiscale applicabile alle prestazioni e non comporta altre conseguenze come, ad esempio, l’acquisizione della qualificazione di “vecchi iscritti” per soggetti che non risultavano tali prima del conferimento del TFR maturato.
La legge finanziaria per l’anno 2008 prevede, inoltre, che con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate saranno stabiliti i criteri e le modalità per lo scambio delle informazioni tra le forme pensionistiche complementari e i datori di lavoro presso i quali sono maturate quote di TFR.
Lavoratori di prima occupazione Per i lavoratori di prima occupazione successiva al 1° gennaio 2007 è previsto un limite di deducibilità superiore (7.746,86 euro), durante i venti anni successivi al quinto anno di partecipazione ai fondi di previdenza complementare.
Di particolare interesse appare l’individuazione della figura di lavoratore di prima occupazione. Opportunamente l’Agenzia delle Entrate, ricollegandosi ad indicazioni della COVIP, chiarisce che per lavoratori di prima occupazione si devono intendere quei soggetti che alla data di entrata in vigore del decreto non erano titolari di una posizione contributiva aperta presso un qualsiasi ente di previdenza obbligatoria.
Prestazioni Quanto alle prestazioni in corso di erogazione, la circolare prevede che in caso di morte del titolare della prestazione pensionistica, le somme percepite dai beneficiari a titolo di montante residuo o di rendita calcolata in base al montante residuale, devono essere qualificate come prestazioni erogate nell’ambito della previdenza complementare.
Tali prestazioni, qualora siano percepite in forma di rendita, sono imponibili in capo ai beneficiari per il loro ammontare complessivo al netto della parte corrispondente ai redditi già assoggettati ad imposta e a quelli di cui alla lett. g-quinquies co.1, art. 44 Tuir.
Diversamente, qualora vengano percepite in unica soluzione, gli aventi diritto potranno fruire delle riduzioni di imposta (dal 15% fino al 9%) spettanti in relazione alla posizione maturata dal de cuius. In ogni caso, le prestazioni percepite dagli eredi vanno escluse dall’applicazione della imposta di successione. La circolare n. 70 dichiara che sulle prestazioni pensionistiche complementari erogate sia in forma di rendita sia in forma di capitale è operata una ritenuta a titolo di imposta con l’aliquota del 15 per cento, ridotta sino al 9 per cento in relazione alla durata del periodo di partecipazione a forme pensionistiche complementari in ragione dello 0,30 per cento per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, con un limite massimo di riduzione di sei punti percentuali.
Per “periodo di partecipazione”, la circolare chiarisce che è sufficiente la mera partecipazione ad un fondo pensione anche se l’iscritto non effettua versamenti. Pertanto, dovranno considerarsi utili tutti i periodi di iscrizione a forme pensionistiche complementari, per i quali non sia stato esercitato il riscatto totale della posizione individuale, come chiarito nella deliberazione COVIP del 28 giugno 2006.
L’Agenzia delle Entrate precisa che per anno deve intendersi un periodo di 365 giorni decorrente dalla data di iscrizione e prevede un effetto per così dire “retroattivo” della disciplina di favore che consente la riduzione dell’aliquota di tassazione dal 15% fino al 9%, di ‘almeno’ 15 anni di iscrizione se la data di iscrizione è anteriore al 1° gennaio 2007.
Ciò, in via pratica, comporta che relativamente alla parte del montante accantonato dal 1.1.2007, le prestazioni, i riscatti di cui ai commi 2 e 3 dell’art. 14 del d. lgs. n. 252/2005 e le anticipazioni per spese sanitarie, il cui diritto alla percezione sorga a decorrere già dal prossimo 1° gennaio 2008 e nel caso di beneficiari iscritti a forme pensionistiche complementari almeno dal 1.1.1992, si renderà applicabile il primo abbattimento dello 0,30%, con riduzione al 14,70% della ritenuta alla fonte a titolo d’imposta.
Disciplina applicabile ai “vecchi iscritti”
L’Agenzia delle Entrate precisa che per i vecchi iscritti ai vecchi fondi, ai montanti maturati fino al 2006 si applica il regime tributario vigente alla predetta data, mentre, sul montante accumulato a decorrere dal 2007, è concessa la facoltà al singolo iscritto di optare per l’applicazione del nuovo regime previsto dall’articolo 11 del decreto. Pertanto, i “vecchi iscritti” possono richiedere che le prestazioni pensionistiche siano erogate in capitale per l’intero ammontare (ivi compresa quindi la quota maturata a decorrere dal 1° gennaio 2007). In tal caso, trova applicazione sull’intera prestazione il regime tributario vigente fino al 2006.
In concreto ciò significa che il vecchio iscritto ha diritto in ogni caso a vedersi liquidare l’intera prestazione in capitale maturata fino al 31 dicembre 2006, applicando su di essa la previgente disciplina fiscale, con facoltà di optare per la liquidazione in capitale anche del maturato post 2007 con applicazione anche su tale quota della previgente (meno favorevole) disciplina fiscale.
Erogazione dei riscatti
Viene precisato nella circolare in esame che anche i riscatti, a decorrere dal 1° gennaio 2007, sono soggetti alla tassazione progressiva prevista dal d.lgs. n. 252/05 ( ritenuta a titolo d’imposta con l’aliquota del 15 per cento, riducibile al 9 per cento).
Ai montanti delle prestazioni accumulate fino al 2006, invece, continua ad applicarsi la tassazione separata previgente, se la cessazione del rapporto di lavoro è determinata da mobilità; si applicherà la tassazione ordinaria se la cessazione del rapporto è determinata da dimissioni volontarie.
Con riferimento ai riscatti per “cause diverse” (art.14, co.5, d.lgs. n. 252/05), la circolare chiarisce, confermando l’interpretazione Covip, che gli statuti e i regolamenti dei fondi pensione possono ampliare la previsione dei possibili presupposti che permettono l’esercizio del riscatto. Versamento del TFR al Fondo di Tesoreria Inps
In relazione all’imposta sostitutiva per il TFR versato al Fondo di Tesoreria, l’Agenzia ha reso noto come anche tale fondo debba essere rivalutato alla fine di ciascun anno, ovvero alla data di cessazione del rapporto di lavoro, e che l’incremento debba essere imputato alla posizione del singolo lavoratore, e quindi assoggettato all’imposta sostitutiva dell’11%. L’applicazione e il versamento dell’imposta andranno effettuati dal datore di lavoro, il quale dovrà eventualmente conguagliare, secondo le emanande istruzioni dell’Inps, l’importo versato relativo alla rivalutazione della quota di accantonamento maturato presso il fondo di tesoreria nella denuncia contributiva, compensando il credito maturato attraverso il versamento dell’imposta sostitutiva con il debito contributivo; la rivalutazione andrà, quindi, calcolata separatamente sulla quota di TFR maturato al 31 dicembre 2006, rimasta in azienda, e sul TFR versato al Fondo di Tesoreria.
L’Agenzia illustra, infine, le misure compensative di cui all’art. 10 d.lgs. n. 252/2005, ricordando che, a decorrere dal 1° gennaio 2008, oltre alla deduzione dal reddito di impresa di un importo pari al 4% o 6% e dell’esonero per il datore di lavoro del versamento del contributo al Fondo di garanzia del TFR, le aziende possono fruire anche della riduzione dei cosiddetti oneri impropri correlati al flusso del TFR maturando conferito (tale riduzione riguarda i contributi sociali a carico del datore di lavoro, quali assegni familiari, maternità e disoccupazione). La percentuale di riduzione per l’anno 2008 è di 0,19, che, progressivamente, verrà incrementata sino allo 0,28 nel 2014. 2. IRPEF - Contribuzione complementare Con la risoluzione n. 380/E del 18 dicembre, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i contributi versati dal datore di lavoro ad un fondo pensione complementare, istituito sulla base di accordo sindacale, rappresentano una contribuzione di natura facoltativa, in quanto versati a favore del dipendente su base volontaria e non in forza di una disposizione di legge. L’Agenzia sottolinea come, laddove gli obblighi siano fissati da contratti, accordi o regolamenti aziendali non possa applicarsi la disciplina fiscale prevista, per la contribuzione obbligatoria, dall’art. 51 del TUIR, il cui comma 2 dispone l’esclusione dall’imponibile fiscale, ai fini della determinazione del reddito di lavoro dipendente, dei soli contributi versati in ottemperanza alla legge. Per il trattamento fiscale dei contributi versati alla previdenza complementare, occorre invece fare riferimento alle disposizioni previste dal D.Lgs. 5 dicembre 2005, n. 252, recante la disciplina della materia ivi incluse le disposizioni di natura tributaria. Pertanto, alla luce delle disposizioni dettate in materia di previdenza complementare, detti contributi saranno deducibili dal reddito complessivo per un importo non superiore a 5.164,57 euro (ai sensi dell’art. 10 del TUIR).
L’Agenzia delle entrate con circolare del 14 dicembre scorso, n. 68, ha fornito alcuni chiarimenti sull’applicazione della normativa di sostegno introdotta a favore dei contribuenti a basso reddito dall’art. 44 del D.L. n. 159 del 1° ottobre 2007 (convertito con modificazioni dalla legge del 29 novembre 2007, n. 222) e dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze dell’8 novembre 2007.
Questa normativa riconosce ai contribuenti, che nel periodo di imposta 2006 hanno avuto un reddito complessivo inferiore ai 50.000 euro e un’imposta netta pari a zero, un rimborso forfetario pari alla somma di 150 euro, maggiorata di altri 150 euro per ciascun familiare a carico. Tali somme come noto, in base a quanto stabilito dal citato decreto ministeriale, sono erogate con modalità differenti a seconda della tipologia di reddito e dell’eventuale presenza del sostituto di imposta. 4. Stock option Con la risoluzione n. 366/E del 12 dicembre, l’Agenzia delle entrate ha fornito chiarimenti in merito al trattamento fiscale dei piani di stock option, con particolare riferimento alle opzioni esercitate anteriormente al 4 luglio 2006, data di entrata in vigore del D.L. n. 223/2006. La società istante aveva chiesto di conoscere se, nel caso di specie, per l’individuazione della disciplina applicabile debba aversi riguardo al momento in cui le azioni sono state esercitate (anteriormente al 4 luglio 2006), ovvero alla data di emissione e consegna (materiale) delle azioni, sottolineando che, nella prima ipotesi, la differenza tra il valore delle azioni alla data di esercizio delle opzioni ed il prezzo corrisposto per l’acquisto sarebbe rimasta esclusa dall’imposizione quale reddito di lavoro dipendente, fermo restando il rispetto delle condizioni indicate dall’art. 51 comma 2-bis TUIR, nel testo anteriore alle modifiche, mentre, nella seconda ipotesi, la differenza sarebbe invece soggetta ad imposizione in forza delle modifiche introdotte alla disciplina in argomento con il citato D.L. n. 223/2006. L’Agenzia delle Entrate, richiamando una sua precedente pronuncia, ha confermato che, al fine di determinare il momento in cui le azioni possono considerarsi entrate nella disponibilità del lavoratore dipendente, debba farsi riferimento alla nozione di “assegnazione delle azioni” con ciò ribadendo che, il trasferimento della proprietà dei titoli azionari e dei diritti in essi incorporati si perfeziona con il semplice consenso del soggetto titolare del diritto di opzione, riconducibile alla dichiarazione di esercizio del diritto di opzione. In una successiva risoluzione del 17 dicembre, n. 376/E, l’Agenzia delle entrate ha fornito poi chiarimenti in merito alla definizione di controllo con riferimento ai piani di stock option. L’Amministrazione finanziaria, richiamando una precedente pronuncia (circolare n. 326/E del 23 dicembre 1997), ha sostenuto che il riferimento fatto alle società controllanti e controllate, va inteso secondo i criteri di cui all’art. 2359 c.c. In particolare, la nozione di controllo individuata dall’art. 2359 c.c. presuppone necessariamente l’esistenza di una situazione in cui un unico soggetto ha la capacità di influire, in modo determinante, sulle scelte operate da un altro soggetto. Tuttavia, la nozione di controllo di cui all’art. 2359 c.c., non esclude in termini assoluti la possibilità che anche in presenza di una partecipazione paritetica alla società (50% ciascuno, come nella fattispecie prospettata dalla società istante), sia individuabile una situazione di controllo da parte di uno dei due soci. L’ampiezza del concetto di controllo richiede, infatti, un’analisi approfondita del complesso di rapporti intercorrenti tra i soggetti coinvolti al fine di verificare se uno di essi eserciti sull’altro un’influenza dominante in virtù di particolari vincoli contrattuali.
5. Rimborso spese ricevuto dal dipendente estero trasferito in Italia per l’istruzione dei figli L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 378/E del 17 dicembre, ha fornito alcuni chiarimenti in relazione al trattamento fiscale delle somme corrisposte da una società ad un proprio dipendente estero trasferito in Italia a titolo di rimborso delle spese sostenute per l’istruzione dei figli. In particolare, l’Agenzia ha richiamato e confermato il contenuto della circolare 22 dicembre 2000, n. 238/E, precisando che i dipendenti che vengono trasferiti all’estero dalla loro precedente sede di lavoro (expatriates o assignees) possono essere considerati una circoscritta categoria di lavoratori, in accordo a quanto previsto dall’art. 51, comma 2, lett. f-bis) del TUIR per la fruizione dell’esclusione dei rimborsi per l’istruzione dei figli dal calcolo della base imponibile dei dipendenti. Si tratta, infatti, di un raggruppamento omogeneo di lavoratori, composto da dipendenti assunti da una delle società del gruppo, trasferiti presso una società del gruppo medesimo con sede in un Paese diverso da quello di assunzione, titolari di un nuovo contratto con l’azienda (che ha le stesse caratteristiche in tutto il mondo) e delle medesime agevolazioni. Pertanto, a parere dell’Agenzia, l’assegno di studio per il dipendente che abbia necessità di sostenere spese per la formazione scolastica, di vario livello, dei propri figli o familiari, non deve concorrere alla formazione del reddito di lavoro dipendente.
6. Scorporo dei terreni
Con la risoluzione n. 383/E del 19 dicembre, l’Agenzia delle entrate si è pronunciata su un interpello presentato da una società che utilizza un complesso immobiliare sia per attività industriali che attività commerciali e che, in qualità di locatore, nel periodo d’imposta precedente l’acquisto, aveva effettuato sullo stesso interventi di ristrutturazione. La società chiedeva quale fosse il coefficiente forfetario da applicare al costo di acquisto dell’immobile, al fine di determinare il valore delle aree indeducibile ex art. 36, comma 7, D.L. n. 223 del 2006 e quali fossero le corrette modalità di deduzione delle spese sostenute per la ristrutturazione atteso che, tali costi, a seguito dell’acquisto del complesso immobiliare, erano stati, in parte, portati a incremento del costo degli immobili ed in parte, invece, imputati a conto economico come svalutazione.
Con riferimento al criterio con cui individuare il valore riferibile al terreno, l’Agenzia delle entrate ha precisato che occorre verificare concretamente l’utilizzo dell’immobile sulla base di criteri che evidenziano in modo oggettivo i metri quadri utilizzati per lo svolgimento delle diverse attività. Per le aree in cui, invece, è esercitata indistintamente l’attività industriale e l’attività diversa, ha ritenuto valido il criterio proposto dal contribuente di individuare la prevalenza in proporzione al personale impiegato allo svolgimento delle diverse attività.
Quanto alla svalutazione delle spese di ristrutturazione capitalizzate nella voce altre immobilizzazioni immateriali, l’Agenzia ha precisato che le stesse sono assoggettate alla disciplina fiscale delle spese pluriennali di cui al comma 3 dell’articolo 108 del TUIR e come tali deducibili nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio. Pertanto, la svalutazione è integralmente deducibile nell’esercizio in cui è imputata a conto economico.
7. Cessione dei beni precedentemente detenuti in leasing Con la risoluzione n. 379/E del 17 dicembre, l’Agenzia delle entrate si è pronunciata su un’istanza di interpello avente ad oggetto la cessione di imbarcazioni precedentemente detenute in leasing. In particolare, è stato chiarito che se le imbarcazioni non sono utilizzate esclusivamente come beni strumentali nell’attività dell’impresa sono soggette alla disciplina dell’art. 164 del TUIR, e pertanto sono:
— indeducibili le spese e gli altri componenti negativi di reddito (ivi compresi gli ammortamenti);
— irrilevanti le eventuali plusvalenze o minusvalenze realizzate, dal momento che il rapporto tra ammortamento fiscalmente dedotto e ammortamento effettuato è pari a zero.
Diversamente, se le imbarcazioni sono utilizzate esclusivamente come beni strumentali, la plusvalenza derivante dalla cessione dei beni può concorrere alla formazione del reddito in cinque esercizi ai sensi dell’art. 86, comma 4, del TUIR. L’Agenzia ha, infatti, ritenuto che ai fini della verifica del periodo triennale di possesso richiesto per poter beneficare del suddetto regime di rateizzazione assume rilevanza non solo il periodo in cui il bene è posseduto in proprietà, ma anche quello in cui la detenzione derivi da un contratto di locazione finanziaria.
8. Trasparenza fiscale
Con la risoluzione n. 361/E dell’11 dicembre, l’Agenzia delle entrate si è pronunciata su un interpello avente ad oggetto le modalità di esercizio dell’opzione per il regime di trasparenza fiscale previsto dall’art. 115 del TUIR. In particolare si ricorda che l’opzione deve essere esercitata, oltre che dalla società partecipata, anche da tutti i soci che devono comunicarla alla società partecipata mediante raccomandata con ricevuta di ritorno. L’opzione si considera perfezionata quando viene trasmessa dalla società partecipata all’Agenzia delle entrate entro il primo dei tre periodi di imposta di sua efficacia.
Nella risoluzione n. 361/E è stato considerato corretto il comportamento della società istante che essendo una SRL con unico socio - c.d. SRL unipersonale - ha ritenuto non necessaria la comunicazione a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento dal socio alla società, e ha effettuato solo la comunicazione all’Agenzia delle entrate.
Con la risoluzione n. 355/E del 6 dicembre, l’Agenzia delle entrate ha confermato che la disciplina del consolidato nazionale non deroga alle regole ordinarie previste dall’art. 43- ter del DPR n. 602/1973, in materia di cessioni infragruppo delle eccedenze IRES.
Con specifico riferimento al conferimento è stato precisato, inoltre, che per la società conferente il periodo di possesso dell’azienda conferita si trasferisce sulle partecipazioni ricevute a seguito del conferimento.
Pertanto la società conferente (e consolidante) può cedere alla società conferitaria (e consolidata) i crediti IRES prodotti nel 2006 mediante compilazione del quadro CK del modello CNM.
Con la risoluzione n. 371/E del 13 dicembre, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, nel caso di operazione straordinaria o trasformazione sostanziale soggettiva (nello specifico, il conferimento d’azienda), in applicazione del principio di continuità tra i soggetti partecipanti alla trasformazione, la società conferitaria subentra in tutti i diritti e obblighi del soggetto conferente (che si estingue) e deve assolvere tutti gli adempimenti, agli effetti dell’Iva, successivi alla data di trasformazione.
Con particolare riferimento al caso sottoposto alla sua attenzione, l’Amministrazione Finanziaria ha sottolineato inoltre che lo stesso principio vale anche quando conferente e conferitario sono entrambi soggetti non residenti che agiscono servendosi di propri rappresentanti fiscali in Italia. Pertanto, qualora il rappresentante fiscale della società che intende conferire la propria azienda in una costituenda società abbia maturato un debito IVA per il quale si è avvalso della facoltà di differire l’esigibilità (ai sensi dell’art. 6, comma 5, del D.P.R., n. 633/1972), tale facoltà ed il successivo obbligo di versamento si trasferiscono al rappresentante fiscale della società conferitaria.
In tale ipotesi, il rappresentante fiscale della società che si estingue sarà tenuto a comunicare all’Ufficio delle Entrate competente la cessazione dell’attività mediante modello AA9/8. Al contrario, il rappresentante fiscale della società neocostituita dovrà, tramite modello AA7/8, presentare la dichiarazione di inizio attività. La conferitaria, inoltre, avrà l’obbligo di compilare due diversi moduli per la dichiarazione annuale Iva, uno per sé, l’altro per la conferente, evidenziando le operazioni effettuate per la frazione di anno compresa fino all’ultima liquidazione eseguita prima del conferimento.
Secondo un parere dell’Agenzia delle entrate, espresso nella risoluzione del 28 dicembre 2007, n. 392, il rimborso IVA infrannuale ai sensi dell’art. 38-bis, ultimo periodo del secondo comma, del D.P.R. n. 633/72 non può essere richiesto per l’imposta assolta sul corrispettivo relativo all’acquisto, come utilizzatore, del contratto di leasing avente ad oggetto un bene ammortizzabile. In tal caso, infatti, in capo al soggetto acquirente/utilizzatore non si realizza il presupposto dell’acquisto del bene, richiesto dalla stessa disposizione. 12. Dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà concernente gli aiuti di Stato
L’Amministrazione Finanziaria, con la risoluzione n. 375/E del 14 dicembre, reca dei chiarimenti in relazione alla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà prevista dal D.P.C.M. 23 maggio 2007 per la fruizione di aiuti di Stato. Dopo aver precisato, in via preliminare, che si considerano “automatici” gli aiuti di Stato a carattere fiscale per i quali non è richiesta la presentazione di un’istanza preventiva all’Amministrazione Finanziaria (concessi, per lo più, sotto forma di credito d’imposta, deduzione dalla base imponile o riduzione dell’aliquota), mentre non sono da ritenersi automatici gli aiuti per i quali è comunque necessario presentare un’istanza, anche nel caso in cui questa servisse solo a prenotare le risorse finanziarie disponibili, l’Agenzia ha chiarito che non occorre produrre la dichiarazione relativa agli aiuti dichiarati incompatibili dalla Commissione Europea ogni qual volta che si beneficia di aiuti di stato “automatici”, essendo sufficiente che l’adempimento sia assolto una tantum, in occasione della prima fruizione. Fra gli aiuti di Stato “automatici” vanno incluse anche le maggiorazioni delle deduzioni Irap previste dall’art. 11, comma 4-quinquies, del D.Lgs. n. 446 del 1997 per gli incrementi della base occupazionale nelle aree ammissibili alla deroga di cui all’art. 87, par. 3, lett. a) e c), del Trattato UE. Di conseguenza, i contribuenti che nel 2007 hanno versato il saldo Irap 2006, devono presentare la dichiarazione sostitutiva entro il 31 dicembre 2007 (termine cosi prorogato per effetto del provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 28 novembre). Diversamente, sottolinea l’Agenzia, la dichiarazione non deve essere presentata in occasione della fruizione di aiuti rientranti nel regime c.d. “de minimis”, come stabilito dalla Nota della Presidenza del Consiglio dei Mnistri dell’11 dicembre 2007; pertanto, non vi rientra la deduzione dalla base imponibile Irap, d’importo pari a 10.000 euro, concessa per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato impiegato nelle Regioni particolarmente svantaggiate del meridione italiano (ai sensi dell’art. 11, comma 1, lettera a), n. 3), del D.Lgs. n. 446 del 1997, a titolo di riduzione del cuneo fiscale). Tale misura, infatti, per esplicita statuizione di legge in tal senso, fa parte degli aiuti fruibili nei limiti del regime de minimis. E’ da ritenersi, quindi, superata l’indicazione fornita precedentemente con la circolare n. 61/E del 19 novembre 2007.
Viceversa, con riferimento agli aiuti che non possono essere definiti “automatici”, vale a dire le agevolazioni per accedere alle quali è necessario l’accoglimento di un’apposita istanza, l’Agenzia ha precisato che la dichiarazione sostitutiva de qua va acquisita nel corso dell'istruttoria.
Con circolare del 28 dicembre 2007, n. 75, l’Agenzia delle entrate in conformità con quanto stabilito dalla sezione tributaria della Corte di Cassazione, nella sentenza del 23 ottobre 2007, n. 25087, ha chiarito che gli atti pubblici ovvero le scritture private autenticate aventi ad oggetto il trasferimento di quote sociali scontano l’imposta di registro in misura fissa.
L’esenzione dall’imposta di registro riguarda, invece, le lettere, i telegrammi e gli altri documenti rilasciati in relazione ai contratti di trasferimento di quote sociali per i quali non trovava applicazione la tassa sui contratti di borsa.
L’imposta di bollo dovuta sugli atti di trasferimento di quote sociali, in base al D.M. 22 febbraio 2007, è stabilita nella misura di 156 euro ovvero 15 euro a seconda dei casi.
Per completezza, si ricorda che l’art. 37, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, ha abolito la tassa sui contratti di borsa per adeguarsi alla normativa comunitaria dei mercati finanziari attuata con la direttiva MIFID.
Nella riunione del 5 dicembre, l’Ecofin ha approvato il pacchetto di misure in materia di Iva, relativo ai servizi elettronici, di radiodiffusione e telecomunicazioni. La proposta di riforma della Commissione Europea prevede che, a partire dal 2015, l’Iva sui servizi elettronici venga versata nel Paese di residenza del soggetto che acquista il servizio, e non in quello in cui risiede il fornitore, seguendo l’applicazione delle norme relative al Paese in cui si trova, per l’appunto, il destinatario del servizio. Lo Stato di residenza del fornitore potrà mantenere, a partire dal 2015, una quota del 30% delle entrate IVA sui servizi citati, con una progressiva diminuzione di tale quota nel tempo, che scenderà al 15% a partire dal gennaio del 2017, sino ad essere totalmente eliminata nel 2019.