Source: http://www.massacomune.it/t-a-r/la-seconda-memoria-tecnica-di-confutazione/
Timestamp: 2017-09-25 18:35:39+00:00
Document Index: 133031181

Matched Legal Cases: ['art. 94', 'art. 83', 'art. 31', 'art. 6', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 76', 'art. 6', 'art. 11', 'art. 89', 'art. 17', 'art. 82', 'art. 76', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 133']

: AGR – 2° Memoria Tecnica TAR
2^ MEMORIA TECNICA
A confutazione della Memoria della controinteressati società MASSA MARITTIMA SVILUPPO s.r.l.
Sull’eccezione di tardività del ricorso avverso il Regolamento Urbanistico, il Piano di Recupero e il Permesso di Costruire.
1. Si rimanda integralmente a quanto già riportato nella nota tecnica a confutazione svolta avverso la memoria della difesa comunale.
2. Preme far rilevare che l’eccezione di tardività anche per le ipotesi di nullità non ha alcun pregio perché involge atti amministrativi adottati prima dell’entrata in vigore del Codice del processo amministrativo.
Si rimanda integralmente alla 1^ memoria tecnica.
Si confuta inoltre la ritenuta in conferenza dell’ordinanza del Consiglio di Stato n. 4548/2005, in quanto il supremo consesso amministrativo ha riconosciuto la validità delle argomentazioni della ricorrente di primo grado di quel giudizio ovverosia l’incompetenza del consiglio comunale all’adozione ed approvazione dei piani attuativi.
Idem per il rimando alla 1^ memoria tecnica.
Con la precisazione che non è sufficiente che la zona sismica sia classificata di bassa sismicità per escludere la necessità della preventiva autorizzazione, ma occorre che tale deroga sia espressamente statuita nel decreto di classificazione.
Invero, l’art. 94 del D.P.R. n° 380/2001 recita:
“nelle località sismiche, ad eccezione di quelle a bassa sismicità all’uopo indicate (n.d.r.: e non indicata, la gradualità della sismicità) nei decreti di cui all’art. 83, non si possono iniziare i lavori senza preventiva autorizzazione …”.
Pertanto, con il termine “indicate” il legislatore ha voluto prescrivere un particolare adempimento che deve essere contenuto nel decreto di classificazione e cioè una previsione espressamente derogativa al principio generale di autorizzazione preventiva, basata sulla valutazione della particolare località dell’intero Comune classificato sismico.
E ciò in nome della discretizzazione delle caratteristiche geofisiche del sottosuolo.
Ne consegue che in mancanza di una espressa deroga contenuta nel decreto di classificazione per la località del capoluogo di Massa Marittima l’autorizzazione preventiva era obbligatoria anche se l’intero comune è stato classificato come zona a bassa sismicità.
Inoltre occorrono alcune precisazioni di confutazione.
Il fatto che da una sfocatissima riproduzione di foto aerea del 1954 (effettuata con voli militari ad altezze enormemente più considerevoli rispetto ai voli civili propri per la realizzazione delle cartografie di dettaglio) si voglia sostenere che tutti gli edifici indicati come esistenti (e tali devono permanere fino al rilascio del permesso di costruire) negli atti impugnati siano legittimi è uno sterile tentativo di difesa.
Invero, come già sostenuto nella 1^ memoria tecnica, l’obbligo del titolo abilitativo edilizio – nell’intero Comune di Massa Marittima – era in vigore fin dal 1894, confermato dal R.D.L. 22/11/1937, n° 2105 (che per la prima volta, ex lege, introduce l’obbligo di licenza in tutto il territorio comunale per le nuove costruzioni) e ribadito dall’art. 31 della Legge n° 1150/1942 (che non ha mai abrogato le disposizioni contenute nell’art. 6 del R.D.L. citato).
Fatta eccezione per lo storico edificio della palazzina ex-SNAM posta sul limitare della Piazza XXIV Maggio, alla data del 1/1/1943 (vedi mappe catastali d’impianto) non esisteva nessun altro edificio nell’area Ex-Agraria.
In più si consideri che l’edificio autorizzato con la licenza edilizia nell’anno 1964 (se non esisteva l’obbligo, come sostiene la controinteressati, non si vede perché il Comune doveva rilasciare la licenza, considerato che l’attività amministrativa in materia edilizia è di tipo vincolato!) è stato eseguito in difformità dalla medesima, mai sanato, e pertanto la sua volumetria è inutilizzabile in un recupero mediante demolizione-ricostruzione, potendo essere solamente tollerata la sua presenza (come infatti ha tollerato il Comune fino ai giorni nostri).
Pertanto l’eccezione della difesa della controinteressati sono prive di fondamento.
Sul 4° MOTIVO di ricorso (Nullità in parte qua del Regolamento Urbanistico per violazione dell’art. 21 septies della Legge n° 241/1990 e ss.mm.ii. per la mancanza di oggetto possibile e/o determinato quale elemento essenziale dell’atto . Illegittimità derivate. Violazione di legge: violazione dell’art. 3, primo comma, D.P.R. 380/2001 lettera f) – Testo Unico dell’edilizia. Violazione dell’art. 76.5 delle Norme Tecniche di Attuazione del Regolamento Urbanistico. Illegittimità derivate).
Le disposizioni dell’art. 6 della Legge n° 94/1982 sono state già definite dalla Corte Costituzionale come integranti norme di riforma economico-sociale e pertanto non si vede come possa aver legittimamente disposto la Regione Toscana (peraltro con una circolare) che tali norme statali fondamentali non si applicano nel territorio regionale!
Sul 6° MOTIVO di ricorso (violazione dell’art. 11 del Regolamento n° 26/R approvato con D.P.G.R. 27/4/2007 – Violazione dell’art. 89 del D.P.R. n° 380/2001 – Violazione dell’art. 17 del Regolamento regionale n° 3/R approvato con D.P.G.R. 9/2/2007).
Il verbale di sopralluogo citato dalla difesa della controinteressati, svolto il 22/2/2011, non ha alcun valore vincolante per il Giudice in merito alla interpretazione delle leggi e dei regolamenti.
– a pagina seconda: “La visita è consistita nell’accertamento delle quote di calpestio del piano terreno dei blocchi … Premesso che la quota di campagna esistente risulta ad oggi difficilmente riscontrabile a causa dei vari movimenti di terreno, livellamenti e altre opere necessarie …risulta abbastanza evidente … Tesi comunque avvalorata dalle quote riportate (n.d.r.; da chi ?) per l’esecuzione dei lavori sulla costruzione come dimostrato nella allegata documentazione fotografica.”.
Le prove della bontà di una tesi che fonda un accertamento sono tutte basate su una quota scritta con spray su di una struttura in cemento armato da parte di soggetti incaricati dalla controinteressata ! E’ tutto dire.
La regolazione dei procedimenti per il rilascio dei titoli edilizi sono rimessi alla competenza legislativa esclusiva delle regioni.
La Regione Toscana ha deciso, all’art. 82 della L.R.T. n° 1/2005, che tutti i pareri devono essere acquisiti preventivamente al rilascio del permesso di costruire.
Ne consegue l’erroneità della posizione della difesa della controinteressati.
Idem per il rimando alla 1^ memoria tecnica, con la precisazione che a seguito del vincolo introdotto con atto amministrativo sul bene paesaggistico e sull’automatico conseguente vincolo ex lege (vedi R.D. n° 1357/1940) sulle aree pubbliche dalle quali si gode la visuale del bene paesaggistico, si forma un’endiadi che porta alla creazione ope legis del vincolo paesaggistico indiretto.
Idem per il rimando alla 1^ memoria tecnica e al ricorso introduttivo, visto che la difesa della controinteressati ha opposto solamente il calcolo degli standards contenuto nei progetti approvati, già gravato dalla Ricorrente in sede di ricorso introduttivo con la relazione giurata del proprio tecnico di fiducia geom. Massimo Grisanti.
Le norme di attuazione del Regolamento Urbanistico (art. 76, comma 5) non possono innovare o semplicemente modificare quanto prescritto dall’art. 3, comma 5 della L.R.T. n° 1/2005.
Riguardo alla qualificazione di “nuovo impegno di suolo” dell’intervento de quo si rimanda, come già detto nella relazione giurata del geom. Massimo Grisanti (DOC. 10 dell’elenco documenti del ricorso introduttivo) alla D.G.R.T. n° 1541/1998, pagina 6, Def. 3.
Pertanto qualsiasi interpretazione della locuzione “nuovo impegno di suolo” offerta dalla controinteressati è del tutto inconferente..
Inoltre occorre riportare per extenso il seguente passo della recentissima sentenza TAR Puglia, Lecce, 15 novembre 2010, n° 2648:
“Quanto alla complessità tecnico-costruttiva dell’opera, che rientra, più in generale, nella fattibilità del progetto, l’elemento specificamente addotto è in conferente, visto che la normativa antisismica (D.M. 14 settembre 2005 sostituito dal D.M. 14 gennaio 2008), entrata in vigore il 1.7.2009, a seguito dell’approvazione dell’art. 1 bis D.L. 28 aprile 2009, n. 39, conv. con l. n. 77/2009, fa salvi i progetti di opere private con comunicazione di inizio lavori antecedenti a tale data …”.
Orbene, il progetto depositato dalla controinteressata all’Ufficio regionale del Genio Civile in data 25/6/2009 NON contiene la comunicazione di inizio lavori, perché NON la poteva contenere visto che il permesso di costruire sarebbe stato rilasciato solamente il successivo 7/9/2009.
Pertanto la pronuncia dei Giudici salentini confermano, se c’era bisogno, la validità delle censure mosse dalla Ricorrente.
Ciò comporta l’INTEGRALE ABUSIVITA’ edilizia del complesso edilizio, visto se non altro che l’art. 133, comma 1, lettera f) della L.R.T. n° 1/2005 qualifica espressamente come variazione essenziale la violazione delle normative antisismiche quando la stessa non attenga a fatti procedurali.
Ne consegue la NULLITA’ del permesso di costruire per mancanza di un elemento essenziale ovverosia un oggetto lecito.