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Timestamp: 2020-06-04 08:31:37+00:00
Document Index: 80043491

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 84', 'sentenza ', 'art. 8']

Mediazione civile: è valida se c'è un solo incontro?
Mediazione civile: è valida se c’è un solo incontro?
1 Aprile 2019 | Autore: Mariano Acquaviva
Primo e unico incontro di mediazione: è sufficiente perché sia valida? Si può redigere verbale negativo dopo un solo incontro? Si può delegare l’avvocato?
Da qualche anno la legge impone a tutti coloro che vogliano ricorrere al tribunale per far valere le proprie ragioni di effettuare un passaggio preliminare senza il quale il giudice non potrà entrare nel merito della questione: sto parlando della mediazione civile. La mediazione funziona pressappoco così: le parti in contesa si incontrano davanti ad un individuo terzo e imparziale (il mediatore, appunto) che cerca di ricomporre la frattura proponendo un accordo che possa soddisfare tutti. Solamente se la mediazione ha esito negativo la parte interessata potrà adire il tribunale. Ma quanti incontri servono per poter definire completa una mediazione? In particolare, la mediazione civile è valida se c’è un solo incontro? Rinviandoti alla lettura di questo articolo per capire in maniera più approfondita come funziona questa procedura conciliativa, con il presente articolo vorrei affrontare il problema della validità della mediazione in presenza di un solo (il primo) incontro tra le parti. Seguimi nella lettura.
1 Mediazione: quando è valida?
2 Mediazione civile: è necessaria la partecipazione personale?
3 Mediazione: la procura speciale all’avvocato
4 Mediazione: quanti incontri servono perché sia valida?
Mediazione: quando è valida?
Una mediazione civile può dirsi validamente instaurata se l’organismo di mediazione adito da una parte mette al corrente la parte avversa dell’inizio della procedura conciliativa: per fare ciò, occorrerà semplicemente notificarle, mediante raccomandata con avviso di ricevimento o pec, la fissazione dell’incontro, indicando ovviamente la sede, il giorno, l’ora e il mediatore nominato.
In poche parole, una mediazione è in regola quando tutte le parti coinvolte sono messe nella condizione di potervi prendere parte con cognizione di causa.
Mediazione civile: è necessaria la partecipazione personale?
Ricevuto l’invito alla mediazione, la parte deve provvedere a nominare un avvocato che possa seguirla nel corso della procedura. Ora, la maggior parte delle volte la persona chiamata in causa (in questo caso, a partecipare alla mediazione) vorrebbe delegare il proprio difensore affinché compia, in suo nome e conto, tutto ciò che la legge prevede. In poche parole, la parte eviterebbe ben volentieri di partecipare in prima persona.
Si è posto quindi il problema se le parti coinvolte nella mediazione possano, come avviene in giudizio, delegare i propri avvocati a curare i propri interessi. A lungo è stato sostenuto dalla giurisprudenza che le parti devono presenziare personalmente alla mediazione.
Questo orientamento si fonda sul principio per cui l’accordo conciliativo deve essere trovato dalle parti direttamente: in altre parole, davanti al mediatore si compare accompagnati dagli avvocati, ma poi devono essere i soggetti direttamente coinvolti ad essere convinti della proposta conciliativa del mediatore. L’unica delega che veniva ammessa era quella ad un’altra persona, diversa però dal proprio avvocato.
Questo orientamento, praticamente granitico in giurisprudenza, è stato smentito da una recentissima sentenza della Corte di Cassazione [1], la quale ha stabilito che la parte che non voglia (o non possa) presenziare all’incontro di mediazione è libera di delegare il proprio avvocato di fiducia. Per fare ciò, però, non occorre una semplice delega, ma qualcosa di più “dettagliato”. Te ne parlerò nel prossimo paragrafo.
Mediazione: la procura speciale all’avvocato
Secondo la Suprema Corte, per farsi sostituire dal proprio avvocato le parti devono però conferire la delega mediante una procura speciale avente ad oggetto la partecipazione alla mediazione e il conferimento del potere di disporre dei diritti che ne sono oggetto. Si tratterebbe di una procura speciale che l’avvocato non può autenticare da sé poiché tale potere è limitato alla rappresentanza processuale che, per quanto possa essere ampia, non include anche la sostituzione sostanziale della parte in mediazione.
Se vuoi saperne di più su questo specifico argomento, cioè sulla procura speciale da conferire al proprio difensore per farsi sostituire davanti al mediatore, ti invito a leggere questo articolo.
Mediazione: quanti incontri servono perché sia valida?
La stessa sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato anche un altro aspetto, quello riguardante il numero di incontri affinché una mediazione possa ritenersi validamente espletata, anche se con esito negativo. Ebbene, a fronte di un orientamento giurisprudenziale di merito [2] secondo cui un unico incontro non è sufficiente affinché il tentativo di mediazione possa dirsi compiuto, i supremi giudici hanno affermato che ciascuna parte può inibire la prosecuzione della procedura esprimendo un parere negativo alla prosecuzione dopo l’informativa resa dal mediatore al primo incontro.
In pratica, al primo incontro davanti al mediatore, una volta che questi avrà informato i presenti circa il funzionamento e i costi della procedura, la parte invitata può immediatamente opporsi alla mediazione, ritenendo di non voler trovare alcun accordo con la controparte. Questo rifiuto, fatto ancor prima di entrare nel merito della vicenda, è sufficiente ad interrompere definitivamente la mediazione e a farla naufragare, nel senso che essa si concluderà con verbale negativo. Al termine, ciascuna parte sarà libera di adire il tribunale per far valere le proprie ragioni.
Secondo la Corte di Cassazione la condizione di procedibilità si può ritenere realizzata al termine del primo incontro davanti al mediatore, se una o entrambe le parti, richieste dal mediatore dopo essere state adeguatamente informate sulla mediazione, comunichino la propria indisponibilità a procedere oltre. La giurisprudenza di merito è invece di senso contrario e afferma l’esigenza che la mediazione di svolga effettivamente.
[1] Cass., sent. n. 8473/19 del 27.03.2019.
[2] Trib. Firenze, 17 marzo 2014; Trib. Roma, 19 febbraio 2015.
3. Il giudizio di legittimità. Avverso la sentenza n. 210/2017 della Corte d’appello di Trieste, pubblicata in data 25/05/2017, propone ricorso per Cassazione, con due motivi, Gaia Energy Engineering S.r.l.
In particolare, la questione giuridica che il ricorso impone di risolvere è se, nel suddetto procedimento di mediazione, il cui preventivo esperimento è previsto obbligatoriamente, a pena di improcedibilità, per le controversie nelle materie indicate dal D.Lgs. n. 28 del 2010, art. 5, comma 1 bis, (introdotto dal D.L. 21 giugno 2013, n. 69, art. 84, convertito con modificazioni della L. 9 agosto 2013, n. 98, dopo che la Corte Cost. con sentenza n. 272 del 2012 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del comma 1 del medesimo articolo) e disciplinato, in particolare, dagli artt. 5 e 8 dello stesso, la parte che propone la mediazione sia tenuta a comparire personalmente davanti al mediatore, affinché il tentativo si possa ritenere compiuto, a pena di improcedibilità dell’azione proposta senza previo esperimento del tentativo di mediazione obbligatoria, o se la stessa possa – e in che modo – farsi sostituire.
La corte d’appello ha ritenuto che, non essendosi le parti presentate al primo incontro, solamente informativo e preliminare, che si era svolto alla presenza dei soli avvocati, e non avendo mai avuto luogo il secondo incontro, perché le parti avevano comunicato preventivamente e oralmente al mediatore, a mezzo dei rispettivi avvocati, l’impossibilità di pervenire ad un accordo, la mediazione di fatto non si fosse svolta. Ha ritenuto, di conseguenza (ai limitati fini della soccombenza virtuale) che la condizione di procedibilità non si fosse verificata.
La seconda questione da risolvere è dunque quella del quando: quando si può ritenere che il tentativo di mediazione obbligatoria sia utilmente concluso, ai fini di ritenere soddisfatta la condizione di procedibilità? È sufficiente che le parti compaiano, assistite dai loro avvocati, per il primo incontro davanti al mediatore o è necessario che si dia effettivo corso alla mediazione. In altri termini, è sufficiente che il futuro attore (o l’attuale attore, come nel nostro caso, qualora le parti siano stata rimesse in mediazione dal giudice, a causa già iniziata) sia fisicamente presente, in proprio o delegando la presenza ad altra persona, e possa, finite la formalità preliminari illustrative delle finalità e delle modalità della mediazione, limitarsi comunicare al mediatore di non aver nessuna intenzione di procedere oltre e di provare a trovare una soluzione, o è necessario che la mediazione sia “effettiva”, che le parti provino quanto meno a discutere per trovare una soluzione, per poi poter dare atto a verbale della impossibilità di addivenire ad una soluzione positiva?
Sia l’argomento letterale – il testo dell’art. 8 – che l’argomento sistematico la necessità di interpretare la presente ipotesi di giurisdizione condizionata in modo non estensivo, ovvero in modo da non rendere eccessivamente complesso o dilazionato l’accesso alla tutela giurisdizionale – depongono nel senso che l’onere della parte che intenda agire in giudizio (o che, avendo agito, si sia vista opporre il mancato preventivo esperimento della mediazione e sia stata rimessa davanti al mediatore dal giudice) di dar corso alla mediazione obbligatoria possa ritenersi adempiuto con l’avvio della procedura di mediazione e con la comparizione al primo incontro davanti al mediatore, all’esito del quale, ricevute dal mediatore le necessarie informazioni in merito alla funzione e alle modalità di svolgimento della mediazione, può liberamente manifestare il suo parere negativo sulla possibilità di utilmente iniziare (rectius proseguire) la procedura di mediazione.
Quindi, è richiesta l’attivazione del procedimento di mediazione, la scelta del mediatore, la convocazione della controparte; è richiesta oltre la comparizione personale davanti al mediatore (con le possibilità alternative sopra enunciate)e la partecipazione al primo incontro, nel corso del quale la parte riottosa può liberamente convincersi di provare effettivamente e fino in fondo la strada della soluzione alternativa alla controversia. Non può invece ritenersi che al fine di ritenere soddisfatta la condizione di procedibilità sia necessario pretendere dalla parte anche un impegno in positivo ad impegnarsi in una discussione alternativa rispetto al giudizio.
02/04/2019 alle 09:54
Gli articoli sulla mediazione civile e commerciale sono faziosi, a favore della tirrannia solita dell’avvocato vecchio stampo che cerca di guadagnare da un sistema ormai allo sfascio e a scapito delle parti che invece, in poco tempo e a costi ridotti possono risolvere controversie che altrimenti dovrebbero portare in giudizio con buona pace per le tasche dell’avvocato. Ma il vento sta cambiando….buona giornata