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Timestamp: 2019-05-19 12:52:01+00:00
Document Index: 44403942

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 43', 'art. 7', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 168', 'art. 171', 'art. 11']

Anticipazioni « COVIP
Oggetto: Quesito in materia di anticipazioni
Si fa riferimento alla richiesta del … con la quale codesto Fondo ha chiesto il parere della scrivente Autorità circa la fattibilità di una iniziativa riguardante il profilo delle anticipazioni.
In particolare, è stato rappresentato che la banca, datore di lavoro, sarebbe disponibile a concedere all’iscritto mutui agevolati, garantiti a valere sulla sua posizione individuale di previdenza complementare, al fine di ridurre il ricorso alle anticipazioni – soprattutto per esigenze abitative e per ulteriori esigenze dell’iscritto – così da mantenere il più possibile integro il montante accumulato.
Secondo il progetto illustrato con la succitata nota, l’iscritto dovrebbe, contestualmente all’accensione del mutuo e a garanzia dello stesso, effettuare una sorta di “prenotazione dell’anticipazione”, dandone comunicazione al Fondo e specificandone la causale. Oltre a ciò verrebbe rilasciata al datore di lavoro una delega alla richiesta dell’anticipazione, da attivarsi solo in caso di mancato pagamento dei ratei del mutuo. Infine, la delega verrebbe accompagnata dall’impegno dell’iscritto a non avvalersi delle anticipazioni se non attraverso la delega stessa, per tutta la durata del mutuo.
In merito, nello specifico, alle anticipazioni per ragioni abitative, ad avviso di codesto Fondo non si avrebbe un’interruzione della connessione funzionale tra l’anticipazione e la finalità per cui la stessa può essere chiesta. Detto nesso funzionale, in base a quanto rappresentato, sarebbe dichiarato ed esplicitato dall’aderente fin dal momento iniziale, individuandosi nella predisposizione di “atti di prenotazione e auto condizionamento da parte dell’iscritto”.
A tale proposito, si ritiene preliminarmente utile evidenziare che l’ordinamento di settore consente in via eccezionale di ottenere la prestazione in modo anticipato rispetto al momento della maturazione dei requisiti pensionistici, essendo la previdenza complementare prioritariamente volta alla generale finalità della costruzione di una rendita pensionistica.
L’istituto delle anticipazioni è, pertanto, finalizzato a contemperare siffatta finalità con specifici interessi ritenuti meritevoli di tutela da parte del Legislatore, alcuni dei quali anche accompagnati da un regime fiscale di favore.
Gli interessi contemplati sono quelli di tipo sanitario e abitativo, mentre la possibilità di accedere all’anticipazione per esigenze personali non ulteriormente qualificate, pur ammessa, è contenuta in una percentuale della posizione individuale sensibilmente più ridotta rispetto alle prime due fattispecie.
In tale quadro, le esigenze abitative sono prese in considerazione dall’art. 11, comma 7, lettera b), del d.lgs. n. 252/2005, in base al quale decorsi otto anni di iscrizione, gli aderenti possono ottenere un’anticipazione della posizione individuale maturata, per un importo non superiore al 75 per cento, per l’acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli o per la realizzazione di interventi di ristrutturazione, riguardanti la stessa prima casa di abitazione.
Alla luce di tale previsione normativa, la Commissione, nei suoi “Orientamenti in materia di anticipazioni agli iscritti ex art. 11, commi 7, 8 e 9, del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252” deliberati il 10 febbraio 2011 e richiamati anche da codesto Fondo, ha precisato che relativamente alle anticipazioni aventi come causale l’acquisto della prima casa di abitazione deve sussistere una stretta connessione tra la domanda di anticipazione e l’acquisto dell’immobile e che tale connessione viene meno quando il decorso del tempo tra l’acquisto dell’immobile e la richiesta di anticipazione sia tale da interrompere ogni collegamento funzionale tra le somme da erogare e l’esigenza tutelata dalla norma.
Quanto all’intervallo temporale tra detti due momenti, la Commissione nei citati Orientamenti ha reputato congruo il termine di diciotto mesi dalla data dell’acquisto, affinché l’anticipazione possa ritenersi effettivamente destinata alla soddisfazione del bisogno “prima casa di abitazione”.
Come sempre precisato negli Orientamenti, le forme pensionistiche possono fissare, nell’ambito della loro autonomia, solo termini più brevi di quello indicato dalla Commissione.
Atteso quanto sopra, l’ipotesi prospettata da codesto Fondo di consentire una “prenotazione dell’anticipazione”, da effettuarsi al momento della concessione del mutuo e da attivarsi concretamente, all’occorrenza, a data indefinita, non appare compatibile con la normativa di settore e con gli Orientamenti della Commissione, giacché di fatto, per l’anticipazione relativa alla causale “acquisto prima casa di abitazione”, aggirerebbe il limite temporale dei diciotto mesi e dunque, sotto un profilo sostanziale, proprio quell’elemento ritenuto necessario per poter effettivamente collegare l’anticipazione della prestazione alla soddisfazione dell’esigenza abitativa.
Premesso che, in linea generale, l’istituto dell’anticipazione ha come riferimento unicamente la posizione dell’iscritto maturata alla data in cui viene posto in essere detto atto e non anche i flussi futuri, si osserva che, nella fattispecie rappresentata, la possibilità di richiedere l’anticipazione anche a distanza significativa di tempo dall’acquisto dell’immobile nei fatti finirebbe per incidere sulla finalità stessa dell’anticipazione.
Tale finalità non sarebbe, in tal modo, più volta all’acquisto dell’immobile, bensì diretta all’estinzione del mutuo o, comunque, al pagamento dei suoi ratei. A questo proposito, tuttavia, si osserva che la normativa di settore (art. 11, comma 7, del d.lgs. n. 252 del 2005) non contempla il diritto degli iscritti di chiedere anticipazioni per l’estinzione di mutui immobiliari o, comunque, per l’assolvimento degli obblighi ad essi connessi e non consente pertanto al Fondo l’erogazione di siffatte prestazioni.
Le considerazioni di cui sopra valgono sia per le anticipazioni chieste direttamente dall’iscritto, sia per le anticipazioni chieste da terzi soggetti sulla base di un’eventuale delega rilasciata dall’iscritto stesso, come nella fattispecie prospettata.
Oggetto: Quesito in materia di anticipazione per ristrutturazioni
Si fa riferimento alla richiesta del …, con la quale codesto Fondo ha posto un quesito in materia di anticipazione per ristrutturazioni della prima casa di abitazione ex art. 11, comma 7, lett. b), del d. lgs. n. 252 del 2005.
La questione riguarda il caso di un iscritto, occupato in Italia, che ha chiesto di conseguire l’anticipazione per ristrutturazione della prima casa di abitazione di sua proprietà, situata all’estero, presso la quale risiedono il coniuge non legalmente separato e/o i figli.
Nella richiesta di parere vengono richiamati gli “Orientamenti in materia di anticipazioni agli iscritti” approvati dalla Commissione il 10 febbraio 2011 e poste in risalto le considerazioni ivi contenute che sono considerate rilevanti ai fini della disamina dell’istanza di anticipazione formulata dall’iscritto.
In primo luogo sono menzionate le parti degli Orientamenti nelle quali è stato precisato che per “prima casa di abitazione” deve intendersi la casa centro degli interessi dell’iscritto, ovvero di un suo figlio, poiché lo stesso ivi ha o intende trasferire la propria residenza, oppure perché risulta destinata a sua dimora abituale.
Quanto, poi, alla localizzazione dell’immobile, è rilevato che, in merito all’ipotesi di anticipazione per acquisto della prima casa di abitazione, la Commissione ha ritenuto che non costituisca elemento di discrimine la sua ubicazione in Italia o all’estero, non rinvenendosi nella normativa elementi idonei a giustificare una differenziazione di disciplina sulla base di tale profilo.
Relativamente alla fattispecie delle anticipazioni per ristrutturazioni, è infine richiamato il punto degli Orientamenti in cui è precisato che la predetta prestazione può essere conseguita per gli interventi di ristrutturazione sostenuti sia sull’immobile di proprietà dell’iscritto destinato a prima casa di abitazione, sia su quello, avente la medesima destinazione, di proprietà dei figli.
In base alle disposizioni di legge e ai chiarimenti interpretativi formulati dalla Commissione, per fruire dell’anticipazione in caso di ristrutturazioni della prima casa di abitazione, occorre che sussistano entrambi i seguenti presupposti: che l’immobile sia di proprietà dell’iscritto o dei suoi figli e che sia destinato dagli stessi soggetti a loro residenza o dimora abituale.
Quanto a quest’ultimo profilo, si ha presente che, ai sensi dell’art. 43, comma 2, del codice civile, la residenza di una persona è nel luogo in cui la stessa ha la dimora abituale. Nel nostro ordinamento, pertanto, la residenza di una persona è determinata dalla sua abituale e volontaria dimora in un determinato luogo, ossia dall’elemento obiettivo della permanenza in quel luogo, e dall’elemento soggettivo dell’intenzione di abitarvi stabilmente, rilevata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle normali relazioni sociali.
Come chiarito dalla giurisprudenza, i concetti di residenza e di dimora abituale descrivono uno stato di fatto. Da ciò deriva l’ulteriore conseguenza che l’esistenza di un certificato di residenza non è risolutivo per l’individuazione dell’effettivo luogo di abituale dimora, ma assume rilevanza sul piano probatorio.
Pertanto, nel caso in cui l’immobile di proprietà dell’iscritto sia ubicato all’estero e l’aderente svolga attività lavorativa in Italia essendo ivi formalmente residente, è necessario accertare che l’immobile per il quale viene chiesta l’anticipazione, oltre che essere di proprietà dell’iscritto, possa costituire in concreto la dimora abituale dello stesso.
Per l’accertamento di tale condizione non appare però sufficiente la mera compilazione di un’autodichiarazione, come previsto da codesto Fondo. Considerata infatti l’anomalia della situazione di non coincidenza della dimora abituale con le risultanze anagrafiche, grava sull’iscritto l’onere di fornire al Fondo specifici elementi di prova idonei ad attestare la veridicità di quanto dichiarato.
Particolare attenzione dovrà essere pertanto prestata in merito all’acquisizione e valutazione di idonei elementi di prova a supporto delle dichiarazioni rese, rimanendo in capo allo stesso Fondo l’apprezzamento, alla luce degli elementi di riscontro forniti, della congruità e logicità delle dichiarazioni rese circa l’effettiva sussistenza della dimora abituale all’estero. In mancanza di prove concrete, il Fondo dovrà dare prevalenza ai dati anagrafici.
In ogni caso, la dimora abituale all’estero potrà ritenersi senz’altro non ricorrente qualora il luogo dichiarato come dimora abituale non risulti facilmente raggiungibile dal luogo in cui l’iscritto presta la sua attività lavorativa in Italia.
Si fa presente, inoltre, che in base alle vigenti disposizioni (art. 7, comma 3, del DPR 30 maggio 1989 n. 223) i cittadini extracomunitari iscritti nell’anagrafe della popolazione in Italia hanno l’obbligo di rinnovare la dichiarazione di dimora abituale nel comune entro 60 giorni dal rinnovo del permesso o della carta di soggiorno. Gli stessi quindi non possono far valere, ai fini delle anticipazioni per ristrutturazioni, la sussistenza della dimora abituale all’estero.
Infine, si ritiene utile rammentare la sussistenza dell’obbligo di verificare, in conformità all’art. 11, comma 2, lett. b) del d.lgs. n. 252 del 2005, che i lavori per i quali viene chiesta l’anticipazione rientrino tra quelli di cui all’art. 3, comma 1, lett. a), b), c) e d), del DPR n. 380 del 2001 e siano documentati come previsto dalla normativa stabilita ai sensi dell’art. 1, comma 3 della legge n. 449 del 1997.
Oggetto: Quesito in materia di anticipazione per l’acquisto di un immobile conferito nel fondo patrimoniale
Si fa riferimento alla nota del … con la quale codesto Fondo ha chiesto chiarimenti in ordine alla possibilità di concedere un’anticipazione a seguito della costituzione di un fondo patrimoniale tra coniugi.
In particolare, nel caso rappresentato nella nota, il coniuge dell’aderente, titolare unico di un immobile per acquisto fattone in regime di separazione dei beni, intenderebbe conferire l’immobile stesso in un fondo patrimoniale riservandosene l’esclusiva proprietà. A fronte di detta operazione l’aderente ritiene di avere titolo a conseguire un’anticipazione ai sensi dell’art. 11, comma 7, lett. b) del decreto legislativo n. 252 del 2005 per “acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli”.
Secondo il codice civile (artt. 167 e segg.), il fondo patrimoniale consiste nell’imposizione convenzionale da parte di uno dei coniugi, o di entrambi o di un terzo, di un vincolo in forza del quale determinati beni mobili iscritti nei pubblici registri, o immobili o titoli di credito, sono destinati al soddisfacimento di uno scopo esclusivo individuato nel soddisfacimento dei bisogni della famiglia.
Per quel che concerne la titolarità dei beni, l’art. 168 c.c. dispone che la proprietà dei beni costituenti il fondo patrimoniale spetta a entrambi i coniugi salvo che sia diversamente stabilito nell’atto di destinazione. E’ quindi possibile, ai sensi della predetta normativa, che il coniuge che conferisce l’immobile ne conservi la titolarità esclusiva, come nel caso rappresentato nella nota. In quest’ipotesi, peraltro, l’atto di conferimento non produce alcun effetto traslativo della proprietà in capo all’altro coniuge.
Vi è poi da considerare che, ai sensi dell’art. 171 c.c. , il fondo patrimoniale è destinato ad estinguersi in tutte le ipotesi di annullamento, scioglimento e cessazione degli effetti civili del matrimonio; qualora vi siano figli minori l’estinzione del fondo patrimoniale interviene al momento del raggiungimento della maggiore età dei figli. Sempre in base alla succitata disposizione normativa, il giudice può, in caso di scioglimento del fondo patrimoniale, attribuire ai figli, in godimento o in proprietà, una quota dei beni del fondo patrimoniale.
Ciò premesso, si rileva che il fondo patrimoniale non assicura, in generale, la contitolarità in capo a entrambi i coniugi dell’immobile conferito. Nell’ipotesi in cui l’atto costitutivo del fondo patrimoniale contenga una riserva espressa di titolarità del bene in capo al coniuge che effettua il conferimento, non interviene alcun acquisto del diritto di proprietà in capo all’altro coniuge. Quest’ultimo, pertanto, non può chiedere l’anticipazione per acquisto della prima casa di abitazione.
Come infatti rilevato negli Orientamenti COVIP in materia di anticipazioni del 10 febbraio 2011, la nozione di “acquisto della prima casa di abitazione”, di cui all’art. 11, comma 7, lett. b) del decreto legislativo n. 252 del 2005, è da intendersi riferita al solo acquisto del diritto di proprietà e non anche all’eventuale acquisto di diritti reali su beni altrui.
Il diritto all’anticipazione per acquisto della prima casa di abitazione non sorgerebbe, tuttavia, neppure nel caso in cui il coniuge titolare del bene conferito nel fondo patrimoniale non riservi a sé il diritto di proprietà sullo stesso. L’atto costitutivo del fondo patrimoniale, ancorché traslativo del 50% del diritto di proprietà, avrebbe comunque carattere gratuito, come affermato dalla maggior parte della dottrina e dalla giurisprudenza di legittimità e di merito, e non potrebbe assumere rilievo ai fini del riconoscimento del diritto all’anticipazione.
Negli Orientamenti COVIP in materia di anticipazioni sopra indicati è stato, infatti, chiarito che è da ritenersi escluso il conseguimento dell’anticipazione per acquisti della proprietà di immobili che non comportino oneri a carico dell’iscritto, come nel caso di acquisiti a titolo gratuito. Ciò in quanto la disciplina delle anticipazioni risponde all’esigenza di contemperare l’interesse dell’iscritto ad acquistare la prima casa di abitazione con la generale finalità, cui è preposta la previdenza complementare, di favorire la costruzione di una rendita pensionistica aggiuntiva. La norma che consente di conseguire anticipatamente la prestazione di previdenza complementare trova, quindi, la sua ratio nell’esigenza di concorrere al pagamento del corrispettivo del bene oggetto dell’acquisto.
Infine, si osserva che la costituzione del predetto fondo patrimoniale non fa neanche sorgere un diritto di proprietà sull’immobile conferito in capo ai figli, essendo del tutto eventuale il riconoscimento da parte del giudice della proprietà sul bene ai figli in caso di estinzione del fondo patrimoniale. Detta situazione, quindi, non legittima neppure una richiesta di anticipazione per acquisto della proprietà da parte dei figli.
Da quanto sopra esposto si evince che non può essere riconosciuto, come correttamente ritenuto da codesto Fondo, un diritto all’anticipazione per acquisto della prima casa all’iscritto che si trovi nella situazione rappresentata nella nota.