Source: https://www.funerali.org/cimiteri/scoppio-della-bara-e-sanificazione-del-loculo-chi-paga-46735.html
Timestamp: 2020-07-13 23:36:52+00:00
Document Index: 159364774

Matched Legal Cases: ['art. 2053', 'art. 30', 'art. 77', 'art.30', 'art. 49', 'art. 2051', 'art. 63', 'art. 674']

“Scoppio” della bara e sanificazione del loculo: chi paga? – funerali.org
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funerali.org Pubblicato il 22/11/2016 da necroforo 22/11/2016
Nell’esperienza di altri Paesi, dove è parimenti diffusa la tumulazione stagna (https://www.funerali.org/polizia-mortuaria/tumulazionequestioni-aperte-e-problemi-irrisolti-581.html), con tutte le sue questioni irrisolte (appunto: lo “scoppio” delle bare o l’inibizione dei processi di decomposizione per efetto dell’ambiente ermetico) ad essa ancora connesse, non mancano norme che individuano una responsabilità dell’Impresa di onoranze funebri che ha proceduto, a suo tempo, al confezionamento del feretro, almeno per un certo periodo, in analogia alla responsabilità del costruttore negli edifici (di cui, in Italia, art. 2053 cod. civile.).
Nella disciplina italiana di polizia mortuaria, nazionale o regionale, non è – espressamente – prevista una specifica individuazione della responsabilità per questa fattispecie e, pertanto, occorre ricostruire il percorso normativo attenendosi ai principi di ordine generale.
Da un lato, si deve considerare che la chiusura del feretro è posta in essere, in linea di massima, dall’impresa di onoranze funebri commissionata, con apposito mandato, dalla famiglia.
Essa deve eseguire questa delicata operazione non solo “a norma”, (saldatura a fuoco o anche “a freddo”) cioè impiegando materiali che per consistenza e caratteristiche (quali lo spessore) siano rispondenti alle prescrizioni del d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 (nella specie, art. 30, per il rinvio fattone dal successivo art. 77), ma altresì eseguita a regola d’arte (ad es.: le saldature devono essere continue ed estese su tutta la zona di contatto; art.30, comma 3 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285), e ciò conduce alla responsabilità di cui agli artt. 2049 e 2050 cod. civile.
Oltretutto, la corretta sigillatura della doppia cassa dovrebbe esser soggetta ad un’attenta verifica da parte di figure specializzate dell’Azienda Sanitaria territorialmente competente (C.D. Vigilanza Sanitaria/servizi ispettivi) giusta quanto ricordato dal paragrafo 9.7) della circolare del Ministero della sanità n. 24 del 24 giugno 1993, anche se tali controlli tecnici ormai sono- sempre più spesso demandati, a dispetto dell’art. 49 DPR n. 447/2000 (le certificazioni sanitarie non sarebbero surrogabili da soggetti terzi), all’incaricato del trasporto (https://www.funerali.org/attivita-funebre/verbale-sul-corretto-confezionamento-del-feretro-in-capo-alladdetto-al-trasporto-dichiarare-il-falso-costa-caro-46271.html), o non sempre sono effettuati puntualmente, oppure – ancora – proprio non avvengono (in certe realtà locali); tuttavia, il fatto che la valutazione del confezionamento del feretro vi sia stata (e se vi sia stata, sia avvenuta “seriamente” o meno) o non vi sia stata del tutto, non modifica minimamente le considerazioni attorno alla fattispecie sottoposta, anche in base a quest’ipotesi per nulla peregrina: nulla, infatti, esclude la possibilità di c.d. vizi occulti, cioè tali da non poter essere appurati al momento stesso dell’apposizione dei coperchi con relativa verbalizzazione (https://www.funerali.org/cimiteri/la-verifica-feretro-nelle-traslazioni-295.html)
Dal punto di vista cimiteriale, deve essere considerata la fattispecie dell’art. 2051 cod.civile: difatti il feretro da tumulazione è collocato in un sepolcro privato (in quanto in concessione), rispetto al quale i concessionari hanno, per l’intera durata della concessione, gli obblighi che sorgono dall’art. 63 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, oneri che non hanno riguardo unicamente alla manutenzione del manufatto sepolcrale, ma si estendono anche alle modalità del suo uso (dato che la concessione conferisce principalmente un diritto d’uso), il quale va esercitato in relazione al suo fine (tumulazione del feretro), ma altresì in modo tale da non determinare alterazioni all’assetto della tomba (in cui rientrano anche le emissioni di odori e/o liquidi ammorbanti ex art. 674 Cod. Penale) verso terzi rispetto al concessionario, cioè sia nei confronti di altri concessionari (per il pregiudizio che la fuoriuscita dei liquami post mortali può avere determinato sugli altri loculi in prossimità di quello direttamente interessato dai fenomeni percolativi, specie se allocati in posizione inferiore) e dei fruitori, in generale, e visitatori (per gli odori) del cimitero, sia nei confronti del comune o del gestore del cimitero.
Resta salva in capo al concessionario la possibilità di rivalersi nei confronti di terzi che egli assuma essere stati responsabili di comportamenti, od omissioni, o cattive prestazioni di attività precedenti alla tumulazione, tale azione risarcitoria attiene ad una fase successiva all’adempimento da parte del concessionario delle obbligazioni che sorgono con la concessione stessa.
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“Scoppio” della bara e sanificazione del loculo: chi paga? — 2 commenti
necroforo il 04/02/2020 alle 19:59 scrive:
prima di una risposta approfondita ad hoc, si consiglia caldamente la consultazione del seguente link:
https://www.funerali.org/cimiteri/scoppio-della-bara-e-sanificazione-del-loculo-chi-paga-46735.html
Rimaniamo sempre a disposizione per ulteriori chiarimenti e delucidazioni.
Loris il 03/02/2020 alle 22:35 scrive:
Proprio pochi giorni fa è scoppiata la bara di mio suocero deceduto 3 anni fa vorrei sapere chi ci risarcisce .grazie