Source: http://www.emmanuelabertucci.it/stranieri-prestazioni-assistenziali-economiche/
Timestamp: 2020-08-08 20:02:11+00:00
Document Index: 65383548

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 80', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 32', 'art. 38', 'art. 3', 'art. 41', 'sentenza ']

Stranieri e prestazioni assistenziali economiche. L'Italia si muove a passo di gambero - Studio Legale Emmanuela Bertucci
Pubblicato il 22 Dicembre 2015 31 Dicembre 2016 admin
Questo è quanto prevede(va) il Testo unico in materia di immigrazione (d. lgs. 286/98) all’art. 41: “Gli stranieri titolari di carta di soggiorno o di un permesso di soggiorno con validità di almeno un anno, nonché i minori iscritti nel permesso o carta di soggiorno, sono equiparati ai cittadini italiani, ai fini della fruizione delle provvidenze, anche di natura economica, di assistenza sociale incluse quelle previste per coloro che sono affetti da morbo di Hansen o tubercolosi, per i sordomuti, per i ciechi civili, per gli invalidi civili e per gli indigenti“.
Ma, a nemmeno due anni dall’entrata in vigore del testo unico, il legislatore italiano ci ha ripensato e, con l’introduzione dell’art. 80 comma 19 della L. 388/00 (Legge finanziaria per il 2001), ha modificato i requisiti per accedere alle prestazioni assistenziali economiche, disponendo che “l’assegno sociale e le provvidenze economiche che costituiscono diritti soggettivi in base alla legislazione vigente in materia di servizi sociali sono concessi […] agli stranieri che siano titolari di carta di soggiorno”, escludendo così i titolari per permesso di soggiorno con validità superiore ad un anno.
Gli interventi della Corte Costituzionale in materia di prestazioni assistenziali economiche agli stranieri extracomunitari
La Corte Costituzionale è ritornata poi sul tema con la sentenza 187/2010, nella quale dichiara l’incostituzionalità dell’art. . 80, co. 19 L. 388/2000 in relazione all’assegno mensile di invalidità (art. 13, legge n. 118 del 1971) statuendo l’illegittimità del requisito del permesso UE slp per i richiedenti stranieri legalmente soggiornanti posto che si tratta di una misura tesa a garantire il sostentamento essenziale alla persona, non già una “integrazione reddituale”.
Si tratta, secondo la Corte di “prestazioni economiche peculiari, che si fondano sull’esigenza di assicurare – in una dimensione costituzionale orientata verso la solidarietà come dovere inderogabile (art. 2 Cost.), verso la tutela del diritto alla salute anche nel senso dell’accessibilità ai mezzi più appropriati per garantirla (art. 32 Cost.), nonché verso la protezione sociale più ampia e sostenibile (art. 38 Cost.) – un ausilio in favore di persone svantaggiate, in quanto affette da patologie o menomazioni fortemente invalidanti per l’ordinaria vita di relazione e, di conseguenza, per le capacità di lavoro e di sostentamento; benefici erogabili, quanto alla pensione, in presenza di condizioni reddituali limitate, tali, perciò, da configurare la medesima come misura di sostegno per le indispensabili necessità di una vita dignitosa. La discriminazione che la disposizione de qua irragionevolmente opera nei confronti dei cittadini extracomunitari legalmente soggiornanti, con l’attribuzione di un non proporzionato rilievo alla circostanza della durata della permanenza legale nel territorio dello Stato, risulta, d’altra parte, in contrasto con il principio costituzionale – oltre che convenzionale – di eguaglianza sostanziale (art. 3 Cost.): essa, infatti, appare idonea a compromettere esigenze di tutela che, proprio in quanto destinate al soddisfacimento di bisogni primari delle persone invalide, appaiono per sé stesse indifferenziabili e indilazionabili sulla base di criteri meramente estrinseci o formali; sempre che, naturalmente, venga accertata la sussistenza degli altri requisiti richiesti per il riconoscimento del beneficio e sempre che – nell’ottica della più compatibile integrazione sociale e della prevista equiparazione, per scopi assistenziali, tra cittadini e stranieri extracomunitari, di cui all’art. 41 del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) – il soggiorno di questi ultimi risulti, oltre che regolare, non episodico né occasionale”. Conclude la corte: “Deve da ultimo, ma non per ultimo, formularsi l’auspicio che il legislatore, tenendo conto dell’elevato numero di pronunce caducatorie adottate da questa Corte a proposito della disposizione ora nuovamente censurata, provveda ad una organica ricognizione e revisione della disciplina, ad evitare, tra l’altro, che il ripetersi di interventi necessariamente frammentari, e condizionati dalla natura stessa del giudizio incidentale di legittimità costituzionale, possa avere riverberi negativi sul piano della tutela dell’eguaglianza sostanziale.”
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