Source: http://www.confidi112tub.eu/bilancio_non_IFRS-cap_2.html
Timestamp: 2019-07-16 14:41:59+00:00
Document Index: 153150014

Matched Legal Cases: ['art. 155', 'art 5', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 17', 'art. 21', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 15', 'art. 14', 'art. 6', 'art. 18', 'art. 21', 'art. 3']

I CONFIDI MINORI - BILANCIO NON IFRS - CAPITOLO 2 - IL BILANCIO DELL'IMPRESA,dall'iscrizione ex art. 155 comma 4 all'elenco 112 bis TUB - Confidi - Consorzi e Cooperative di garanzia collettiva fidi
BILANCIO NON IFRS - CAPITOLO 2 - IL BILANCIO DELL'IMPRESA
Bilancio non IFRS - CAP 2
Disposizioni riguardanti determinate operazioni
I criteri per la redazione dei conti del bilancio non possono essere modificati da un esercizio all’altro. In casi eccezionali sono ammesse deroghe a tale principio, purché nella nota integrativa siano spiegati i motivi della deroga e la sua influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale, di quella finanziaria e del risultato economico (art 5, comma 3, del “decreto”). Nel rispetto delle presenti disposizioni i conti del bilancio sono redatti privilegiando la rappresentazione della sostanza sulla forma e, ove possibile, il momento del regolamento delle operazioni su quello della contrattazione. Sono vietati i compensi di partite, ad eccezione di quelli espressamente previsti dal “decreto” e di quelli indicati nelle presenti disposizioni, quando la compensazione sia un aspetto caratteristico dell’operazione oppure si tratti di operazioni “di copertura”. La situazione dei conti alla data di apertura dell’esercizio corrisponde a quella confluita nel bilancio approvato relativo all’esercizio precedente. Il bilancio è redatto in unità di euro, senza cifre decimali (1), ad eccezione della nota integrativa, che è redatta in migliaia (2) di euro. È ammessa la tenuta di una contabilità plurimonetaria. La rilevazione dei proventi e degli oneri avviene nel rispetto del principio di competenza, indipendentemente dalla data dell’incasso e del pagamento, e del principio di prudenza. È privilegiato quest’ultimo principio, purché non vi sia formazione di riserve non esplicite. La svalutazione e l’ammortamento degli elementi dell’attivo sono effettuati esclusivamente mediante la rettifica diretta in diminuzione del valore di tali elementi. Non è ammessa l’iscrizione nel passivo di fondi rettificativi.
1) A tal fine occorre procedere agli opportuni arrotondamenti delle voci, delle sottovoci e dei “di cui” trascurando i decimali pari o inferiori a 50 centesimi ed elevando all’unità superiore i decimali maggiori di 50 centesimi . L’importo arrotondato delle voci va ottenuto per somma degli importi arrotondati delle sottovoci. La somma algebrica delle differenze derivanti dagli arrotondamenti operati sulle voci è ricondotta tra le “altre attività/passività” per lo stato patrimoniale, tra i “proventi/oneri straordinari” per il conto economico.
2) Nel procedere agli arrotondamenti sono trascurate le frazioni degli importi pari o inferiori a 500 euro ed elevate al migliaio superiore le frazioni maggiori di 500 euro. In ogni caso, gli arrotondamenti dei dati contenuti nella nota integrativa vanno effettuati in modo da assicurare coerenza con gli importi figuranti negli schemi di stato patrimoniale e di conto economico.
1) Diverso è il caso dei cambiamenti contabili che, senza incidere sul valore degli aggregati,
I conti dell’attivo relativi ai titoli sono interessati dalle operazioni di acquisto, di sottoscrizione e di vendita dei titoli solo al momento del regolamento di tali operazioni.
Per i titoli di debito la data di regolamento corrisponde a quella cui le parti fanno riferimento per il calcolo dei dietimi relativi alla cedola o agli interessi in corso di maturazione al momento dell’operazione.
Per i titoli di capitale quotati, la data di regolamento corrisponde al giorno di liquidazione indicato nel contratto.
Le operazioni di pronti contro termine che prevedano l’obbligo per il cessionario di rivendita a termine delle attività oggetto della transazione (ad esempio, di titoli) sono trattate al pari dei riporti e devono essere conseguentemente iscritte da parte del cessionario come crediti verso il cedente e da parte del cedente come debiti verso il cessionario; l’importo iscritto è pari al prezzo pagato o incassato a pronti. Corrispondentemente le attività trasferite continuano a figurare nel bilancio del cedente, che ne indica l’importo nella nota integrativa, e non sono registrate nel bilancio del cessionario. Quando invece l’operazione pronti contro termine preveda per il cessionario la facoltà di rivendita a termine delle attività oggetto della transazione, queste non possono più figurare nel bilancio del cedente, ma devono essere iscritte in quello del cessionario. L’impegno di riacquisto a termine è registrato da parte del cedente tra le garanzie e gli impegni. Le operazioni a termine su valute e su titoli, le emissioni di obbligazioni nelle quali l’emittente si impegna a riacquistare, in tutto o in parte, le obbligazioni stesse prima della loro scadenza e le operazioni affini non costituiscono operazioni pronti contro termine.
Le regole tributarie che presiedono alla determinazione del reddito d’impresa differiscono a volte dalle regole civilistiche che governano il calcolo del risultato d’esercizio da iscrivere in bilancio; parimenti possono talora registrarsi delle differenze tra il valore fiscale e il valore di bilancio delle attività e delle passività aziendali. In tutti questi casi si determinano differenze che possono avere natura temporanea (destinata cioè a riassorbirsi nel tempo) oppure permanente (che producono cioè oneri o benefici fiscali irreversibili).
Il rispetto del principio di competenza economica esige che in bilancio le imposte sul reddito d’esercizio siano computate e rilevate in modo da realizzare la piena correlazione temporale con i costi e i ricavi che danno luogo al risultato economico di periodo. Da ciò discende che occorre rilevare non solo la fiscalità “corrente”, ossia quella calcolata secondo le regole tributarie, ma anche la fiscalità “differita”, ossia quella che si origina per effetto delle anzidette differenze temporanee e che verrà liquidata o recuperata nei periodi successivi.
La registrazione della fiscalità differita deve avvenire altresì nel rispetto del principio di prudenza e di quello in base al quale occorre stanziare fondi per rischi e oneri unicamente a fronte di oneri la cui esistenza sia giudicata certa o probabile. Gli effetti della fiscalità differita vanno contabilizzati secondo modalità coerenti con quelle di registrazione degli eventi o delle transazioni che la originano.
Pertanto, tali effetti devono interessare il conto economico, se in tale conto figurano le differenze temporanee dalle quali la stessa deriva; altrimenti, si riflettono direttamente sul patrimonio netto. La fiscalità differita deve essere calcolata separatamente per i diversi tipi d’imposta. Considerando le sole differenze di carattere temporaneo, possono formularsi le seguenti definizioni:
a) imposte correnti: sono le imposte sul reddito dell’esercizio calcolate secondo le regole tributarie;
b) differenza temporanea: è quella che si genera quando la competenza civilistica di una componente reddituale differisce da quella fiscale, ossia quando un costo (ricavo) viene ammesso in deduzione (assoggettato a tassazione) in un esercizio diverso da quello in cui viene iscritto nel conto economico. Per sua natura una differenza temporanea determina una variazione nel reddito imponibile di un periodo e una corrispondente variazione di segno opposto nei redditi imponibili dei periodi successivi (c.d. “inversione” o “rovesciamento”). Una differenza temporanea si produce anche nei casi in cui il valore di bilancio di un’attività o passività differisce dal valore riconosciuto fiscalmente. Una differenza temporanea è definita deducibile, quando comporta una riduzione dei redditi imponibili futuri a fronte di un aumento del reddito imponibile attuale; tassabile, quando comporta un incremento dei redditi imponibili futuri a fronte di una riduzione del reddito imponibile attuale.
c) attività per imposte anticipate: sono quelle che si originano dalle differenze temporanee deducibili e rappresentano imposte liquidate anticipatamente (per effetto, ad esempio, del differimento nella deducibilità di una parte delle svalutazioni dei crediti iscritte nel conto economico), che verranno recuperate negli esercizi successivi (quando le suddette svalutazioni diventeranno deducibili).
d) passività per imposte differite: sono quelle che si originano dalle differenze temporanee tassabili e rappresentano imposte differite (per effetto, ad esempio, del differimento nella imponibilità di plusvalenze patrimoniali realizzate ed iscritte nel conto economico), che verranno liquidate negli esercizi successivi (quando le plusvalenze verranno tassate).
1) Pertanto, nella redazione del bilancio consolidato non è possibile compensare le attività per imposte anticipate di un’impresa inclusa
nel consolidamento con le passività per imposte differite relative ad un’altra impresa del gruppo.
Nel presente paragrafo sono indicate le istruzioni per la compilazione delle voci, delle sottovoci e dei relativi dettagli informativi dello stato patrimoniale. I crediti derivanti da contratti di finanziamento sono iscritti per l’importo erogato al netto dei relativi rimborsi.
Sono inclusi anche i crediti per interessi scaduti e non ancora percepiti e i crediti per interessi di mora. I titoli di debito del portafoglio immobilizzato vanno iscritti nell'attivo per un importo che include (che esclude) le quote maturate delle differenze negative (positive) tra il costo di acquisto e il valore di rimborso alla scadenza dei titoli stessi.
I titoli di debito del portafoglio non immobilizzato vanno iscritti nell'attivo per un im-porto che include la quota maturata degli scarti di emissione. La capitalizzazione va operata anche quando il valore di libro (incrementato degli scarti) dei titoli in portafoglio superi i relativi prezzi di mercato; in tal caso occorre operare le corrispondenti svalutazioni. Gli elementi dell’attivo diversi dai crediti sono contabilizzati al costo di acquisto o di produzione maggiorato delle spese incrementative.
Il costo di acquisto o di produzione è calcolato secondo quanto disposto dall’art. 6, commi 2 e 3 del “decreto” (1). Nella nota integrativa è indicato, per ciascuna categoria di elementi fungibili (ivi inclusi i valori mobiliari), quale metodo, tra quelli previsti nell’art. 6, comma 3, del “decreto” (costo medio ponderato, L.I.F.O., F.I.F.O. ecc.), sia stato adottato per la determinazione del costo di acquisto della “rimanenza” a fine esercizio degli elementi anzidetti.
Nella nota integrativa sono pure segnalati gli oneri relativi al finanziamento della produzione aggiunti al costo della stessa e iscritti nell’attivo.
1) Il costo d'acquisto dei buoni ordinari del Tesoro è rappresentato dal corrispettivo pagato (inclusi
i costi accessori) e non dal valore nominale dei buoni stessi.
Nella presente voce devono figurare tutti i crediti verso clientela, qualunque sia la loro forma tecnica, ad eccezione di quelli rappresentati da titoli che occorre ricondurre nella voce 40 “obbligazioni e altri titoli di debito” e dei crediti a vista verso gli uffici postali da ricondurre nella voce 10 “Cassa e disponibilità liquide”.
I crediti derivanti da contratti di finanziamento alla clientela devono figurare nella presente voce, purché (e nella misura in cui) vi sia stata l'effettiva erogazione del prestito (per contanti, a mezzo assegni, mediante accreditamento in un conto fruttifero del cliente ecc.). I crediti non ancora erogati non possono essere ricompresi nella presente voce, anche se siano già stati contabilizzati in appositi conti di evidenza interna dell'intermediario prestatore. I versamenti parziali ricevuti a fronte di crediti scaduti o in sofferenza sono portati in diretta riduzione del valore dei crediti stessi.
I versamenti ricevuti anticipatamente a fronte di crediti non ancora scaduti devono figurare nelle voci del passivo 20 (“debiti verso clientela”) o 60 (“altre passività”) a seconda che i versamenti stessi siano fruttiferi o meno di interessi.
Rientrano nella presente voce anche i “crediti con fondi di terzi in amministrazione”, cioè i finanziamenti erogati a valere su fondi ricevuti dallo Stato o da altri enti pubblici per essere utilizzati in particolari operazioni di impiego previste e disciplinate da apposite leggi, che trovano di regola attuazione tramite regolamenti e/o convenzioni per realizzare le finalità delle leggi stesse e non aventi quindi, natura di deposito, sempreché sui finanziamenti e sui fondi maturino interessi, rispettivamente, a favore e a carico dell'intermediario segnalante.
In tali casi i finanziamenti erogati sono segnalati nella voce 30 “Crediti verso clientela”, mentre i fondi ricevuti vanno rilevati nella voce 20 “Debiti verso clientela”. Gli interessi attivi maturati sui finanziamenti erogati vanno ricondotti nella voce 10 “Interessi attivi e proventi assimilati”: di cui “su crediti verso clientela”, mentre gli interessi passivi maturati sui fondi ricevuti vanno indicati nella voce 20 “Interessi passivi e oneri assimilati”: di cui “su debiti verso clientela”. Non formano, invece, oggetto di segnalazione nella presente voce i finanziamenti erogati a valere su fondi amministrati per conto dello Stato o di altri enti pubblici la cui gestione sia remunerata esclusivamente con un compenso forfettario (commissione) a favore dell’intermediario segnalante e che rivestano, pertanto, natura di mero servizio.
Tuttavia, nella misura in cui i crediti suddetti comportino un rischio, totale o parziale, a carico dell’intermediario segnalante, essi vanno inclusi per la relativa quota di rischio, nella presente voce. Qualora le somme messe a disposizione dagli enti pubblici, per un limitato periodo di tempo, siano nella piena disponibilità economico finanziaria dell’intermediario segnalante, esse devono essere rilevate nella voce 20 del passivo “Debiti verso clientela” o nella voce 50 “Altre passività”, a seconda che tali somme siano fruttifere o meno di interessi. Figurano nella presente voce anche le commissioni maturate e non ancora incassate dall’intermediario segnalante in relazione alle operazioni inerenti l’operatività di amministrazione di fondi per conto dello Stato o di altri enti pubblici.
Gli interessi di mora vanno considerati nel calcolo del valore di presumibile realizzazione dei crediti per la sola quota ritenuta recuperabile. Nella presente voce occorre ricomprendere anche i crediti per canoni scaduti e non ancora percepiti e i crediti per interessi di mora relativi a contratti di microleasing finanziario. Rientrano nella presente voce anche i crediti pregressi non riconducibili al microcredito individuati ai sensi dell’art. 4, comma 3, lett. d) secondo alinea delle “Disposizioni per l’iscrizione e la gestione dell’elenco degli operatori di microcredito” del 3 giugno 2015.segnalante, esse devono essere rilevate nella voce 20 del passivo “Debiti verso clientela” o nella voce 50 “Altre passività”, a seconda che tali somme siano fruttifere o meno di interessi. Figurano nella presente voce anche le commissioni maturate e non ancora incassate dall’intermediario segnalante in relazione alle operazioni inerenti l’operatività di amministrazione di fondi per conto dello Stato o di altri enti pubblici.
Gli interessi di mora vanno considerati nel calcolo del valore di presumibile realizzazione dei crediti per la sola quota ritenuta recuperabile. Nella presente voce occorre ricomprendere anche i crediti per canoni scaduti e non ancora percepiti e i crediti per interessi di mora relativi a contratti di microleasing finanziario.
Rientrano nella presente voce anche i crediti pregressi non riconducibili al microcredito individuati ai sensi dell’art. 4, comma 3, lett. d) secondo alinea delle “Disposizioni per l’iscrizione e la gestione dell’elenco degli operatori di microcredito” del 3 giugno 2015.
1) La facoltà di rilevare il beneficio fiscale potenziale derivante dalla perdita di un periodo d’imposta riguarda unicamente la parte di tale perdita che eccede le differenze temporanee tassabili la cui “inversione” avverrà negli esercizi in cui la medesima perdita sarà riportata. Viceversa, il beneficio atteso dalla perdita deve essere registrato fino a concorrenza delle suddette differenze temporanee tassabili.
Nella presente voce devono essere iscritte tutte le attività non riconducibili nelle altre voci dello stato patrimoniale. Sono inclusi ad esempio: a) i crediti derivanti da forniture di beni e servizi non finanziari; b) le partite fiscali debitorie diverse da quelle rilevate nella voce 120 “Attività fiscali”.
È ammessa la rettifica diretta, in aumento o in diminuzione, dei conti dell’attivo e del passivo ai quali si riferiscono i ratei e i risconti, quando ciò sia tecnicamente appropriato. Pertanto: a) i conti dell’attivo relativi a crediti e a titoli possono includere i ratei attivi per gli interessi maturati su tali attività; b) i conti del passivo relativi a debiti, rappresentati o meno da titoli, che includono interessi “anticipati” (ivi compreso il disaggio di emissione sulle obbligazioni) possono essere iscritti al netto dei risconti attivi per gli interessi non ancora maturati su tali passività. Le rettifiche di rilevanza apprezzabile sono illustrate nella nota integrativa.
Le passività per imposte differite vanno rilevate, salvo che esistano scarse probabilità che esse siano sostenute. In linea di massima, quest’ultima condizione ricorre quando si tratti di differenze temporanee tassabili che siano prive di un predeterminato profilo temporale di “inversione” (diversamente da quanto accade, ad esempio, per gli ammortamenti anticipati (1) e per le plusvalenze patrimoniali rateizzate) e che: - siano sotto il controllo dell’intermediario e questo non abbia assunto (e non ritenga probabile di assumere in futuro) comportamenti idonei ad integrare i presupposti per il pagamento dell’imposta differita (come, ad esempio, quando l’intermediario esclude di distribuire agli azionisti una determinata riserva in sospensione d’imposta) oppure - non siano sotto il controllo dell’intermediario, ma la loro “inversione” sia ragionevolmente ritenuta poco probabile.
Le passività per imposte differite devono essere allocate - in contropartita del conto economico. Tuttavia, nei casi in cui le imposte differite riguardino eventi o transazioni che hanno interessato direttamente il patrimonio netto, senza transitare per il conto economico, la contropartita è costituita dal patrimonio netto stesso.
1) Ci si riferisce, ovviamente, agli ammortamenti anticipati effettuati esclusivamente per ragioni fiscali.
I fondi per rischi e oneri sono destinati soltanto a coprire perdite, oneri o debiti di natura determinata, di esistenza probabile o certa, dei quali tuttavia alla data di chiusura dell’esercizio sono indeterminati o l’ammontare o la data di sopravvenienza. I suddetti fondi non possono avere la funzione di rettificare valori dell’attivo e non possono superare l’importo necessario alla copertura dei rischi a fronte dei quali sono stati costituiti.
Sono inclusi gli accantonamenti effettuati a fronte delle imposte non ancora liquidate, delle imposte rateizzate su plusvalenze patrimoniali, di eventuali oneri fiscali derivanti da contenziosi in essere.
Sono ricompresi anche i fondi accantonati a fronte delle perdite di valore calcolate, in base ai criteri di valutazione stabiliti dall’art. 18 comma 6 del “decreto”, sulle garanzie rilasciate e sugli impegni iscritti nelle voci 10 e 20 delle “garanzie rilasciate e impegni”.
Nella presente voce figurano tutti gli impegni irrevocabili, a utilizzo certo e incerto, che possono dar luogo a rischi di credito. Gli impegni a utilizzo certo includono gli impegni a erogare fondi o garanzie il cui utilizzo da parte del richiedente (prestatario) è certo e predefinito; questi contratti hanno pertanto carattere vincolante sia per il concedente (intermediario che ha assunto l'impegno a erogare) sia per il richiedente.
Gli impegni suddetti comprendono in particolare gli acquisti di titoli non ancora regolati nonché i finanziamenti da erogare a una data futura predeterminata.
Gli impegni a utilizzo incerto includono, invece, gli impegni a erogare fondi o garanzie il cui utilizzo da parte del richiedente è opzionale; in questo caso, dunque, non è sicuro se e in quale misura si realizzerà l'erogazione effettiva dei fondi. Va indicato l’impegno assunto al netto delle somme o delle garanzie già erogate e delle eventuali rettifiche di valore.
1) Per i titoli di debito immobilizzati gli scarti di emissione sono di fatto ricompresi nelle differenze di cui alle lettere a) e b) e non vanno quindi rilevati autonomamente.
c) il saldo tra i profitti e le perdite delle operazioni, in bilancio e “fuori bilancio”, su metalli preziosi e su altri strumenti finanziari, inclusi i risultati delle valutazioni di tali valori effettuate a norma dell’art. 18 del “decreto”. In particolare, il saldo di cui alla lettera a) include:
2) i risultati delle valutazioni dei titoli non immobilizzati, dei contratti di compravendita non ancora regolati (a pronti o a termine) di titoli non immobilizzati. In particolare, il saldo di cui alla lettera b) include:
1) Il risultato della compravendita dei titoli deve essere depurato degli scarti di emissione (cfr. le istruzioni di cui alle voci 10 e 20 “interessi attivi/passivi e proventi/oneri assimilati” del conto economico) maturati nel periodo di possesso dei titoli ceduti.
Nella presente voce figura il saldo algebrico del margine di interesse (Voce 30), delle commissioni nette (Voce 60), dei dividendi e altri proventi (Voce 70) e dei profitti (perdite) da operazioni finanziarie (Voce 80).
Nella sottovoce a) “spese per il personale” sono ricomprese anche le spese per i dipendenti distaccati a tempo pieno presso altre imprese. Nella sottovoce (b) “altre spese amministrative” devono figurare, in particolare, le spese per servizi professionali (spese legali, spese notarili, ecc.), le spese per l’acquisto di beni e di servizi non professionali (energia elettrica, cancelleria, trasporti, ecc.), i fitti e i canoni passivi, i premi di assicurazione, le imposte indirette e le tasse (liquidate e non liquidate) di competenza dell’esercizio.
Gli intermediari che applicano il metodo di valutazione previsto dall’art. 17 del “decreto” devono indicare separatamente (con apposito “di cui” da denominare
Ogni Parte è articolata a sua volta in sezioni che illustrano singoli aspetti della gestione aziendale. Le sezioni sono costituite, di regola, da voci e da tabelle. Le voci e le tabelle che non presentano importi non devono essere indicate. Le tabelle vanno redatte rispettando in ogni caso gli schemi previsti dalle presenti disposizioni anche quando siano avvalorate solo alcune delle voci in esse contenute. Le sezioni contengono anche note di commento delle voci e delle tabelle o note descrittive degli aspetti trattati. Nella nota integrativa gli intermediari possono fornire altre informazioni in aggiunta a quelle previste dal “decreto” e dalle presenti disposizioni, purché ciò non diminuisca la chiarezza e l’immediatezza informativa della nota stessa. La nota integrativa è redatta in migliaia di euro (1).
1) A tal fine occorre procedere agli opportuni arrotondamenti delle voci, sottovoci e dei “di cui”, trascurando le frazioni degli importi pari o inferiori a 500 euro ed elevando al migliaio superiore le frazioni maggiori di 500 euro . L’importo arrotondato delle voci va ottenuto per somma degli importi arrotondati delle sottovoci.
1.1 Dettaglio della voce 20 “crediti verso banche ed enti finanziari” Nelle presente voce sono fornite, tra l’altro, informazioni sulle somme versate presso le banche dai confidi a copertura della propria operatività di rilascio di garanzie.
1.2 Dettaglio della voce 30 “crediti verso clientela” Nella presente voce figura, fra l’altro, l’importo dei crediti verso clientela connessi con interventi di garanzia operati dai confidi a favore dei soci o dei consorziati.
Deve anche figurare l'importo delle differenze (positive e negative) tra il valore iscritto in bilancio e il valore di rimborso alla scadenza dei titoli di debito immobilizzati. Le differenze sono calcolate separatamente per categorie omogenee di titoli (titoli emessi dallo stesso soggetto ed aventi uguali caratteristiche). Con riferimento ai titoli immobilizzati, in calce alla tavola vanno indicati:
a) le svalutazioni operate ai sensi dell’articolo 16, commi 1 e 2 del decreto nonché l’informativa di cui all’art. 21 lett. i) punto 1 del decreto;
b) i motivi per i quali il valore contabile non è stato ridotto, inclusa la natura degli elementi sostanziali sui quali si basa il convincimento che tale valore possa essere recuperato. Vanno altresì indicati i titoli di debito o di capitale depositati dai confidi a garanzia della propria operatività di rilascio di garanzie.
Per le partecipazioni valutate con il metodo di cui all'art. 17 del “decreto” devono essere indicati separatamente gli importi delle differenze positive e di quelle negative emerse in sede di prima applicazione del metodo stesso.
Le differenze positive figurano al netto dell'ammortamento effettuato a norma del suddetto articolo.
La differenza positiva (negativa) consiste nel maggior (minor) valore della partecipazione rispetto alla corrispondente frazione di patrimonio netto della partecipata, non imputabile a elementi dell'attivo e del passivo della partecipata stessa. Per le partecipazioni diverse da quelle in società controllate, collegate e a controllo congiunto iscritte a un valore superiore a quello derivante dall’applicazione del criterio di valutazione previsto dall’articolo 16, comma 1, lettere a) e b) occorre indicare:
Per ciascuna partecipata, possedute direttamente o per il tramite di società fiduciaria o per interposta persona, occorre indicare la denominazione, la sede, l'importo del patrimonio netto e quello dell'utile o della perdita dell'ultimo esercizio chiuso, la quota percentuale di capitale posseduta, il valore attribuito in bilancio alla partecipazione.
Il patrimonio netto è calcolato includendo anche l'utile destinato alle riserve (oppure deducendo la perdita d'esercizio); per le partecipate valutate con il metodo di cui all'art. 17 del “decreto”, il patrimonio netto e l'utile o la perdita d'esercizio sono quelli utilizzati nell'applicazione di tale metodo.
Formano oggetto di illustrazione nella presente sezione i conti dell'attivo relativi alle voci 80 e 90. Nella tabella 4.1 occorre indicare l'importo delle spese d’impianto e di avviamento. Nella tabella 4.2 va indicato l’importo dei terreni e dei fabbricati utilizzati dall'intermediario nella propria attività nonché gli acconti versati a fronte delle immobilizzazioni. In calce alle tabelle vanno indicate le svalutazioni operate ai sensi dell’art. 15, comma 2 e dell’art. 14, comma 5 del decreto nonché l’informativa di cui all’art. 6, comma 2 del decreto.
5.2 Composizione della voce 140 “ratei e risconti attivi” Nelle presenti voci deve figurare la composizione delle voci 130 e 140 dell'attivo, quando il loro ammontare sia apprezzabile. In particolare, vanno indicati i risconti attivi calcolati sulle commissioni passive pagate a fronte di controgaranzie ricevute.
5.3 Rettifiche per ratei e risconti attivi Nella presente voce devono essere indicate le rettifiche per ratei e risconti attivi apportate alle voci, rispettivamente, dell'attivo e del passivo, quando l'ammontare di tali rettifiche sia apprezzabile.
Formano oggetto di illustrazione nella presente sezione i conti del passivo relativi alle voci 10, 20 e 30. Devono essere indicati:
7.1 Variazioni nell’esercizio del “Trattamento di fine rapporto del personale” La presente voce va compilata quando l’ammontare del fondo è rilevante.
7.2 Composizione della Voce 80 “Fondi per rischi e oneri” Nella presente voce deve figurare la composizione della voce 80 del passivo, quando l'ammontare dei fondi sia apprezzabile.
7.3 Variazioni nell’esercizio del “Fondo per rischi e oneri” La presente voce va compilata quando l’ammontare delle variazioni è rilevante.
a) i criteri adottati per la rilevazione della fiscalità differita e, in particolare, le ragioni sottostanti alla iscrizione (o alla esclusione) delle attività per imposte anticipate e delle passività per imposte differite (con l’indicazione delle principali differenze temporanee deducibili e tassabili) nonché le aliquote di imposta applicate e le eventuali variazioni rispetto a quelle utilizzate nel bilancio precedente; b) l’entità e le variazioni intervenute nell’esercizio nelle passività per imposte differite (con indicazione delle relative componenti) non incluse nella voce 40, perché relative a fattispecie per le quali il differimento dell’onere tributario è subordinato all’iscrizione di appositi accantonamenti destinati ad alimentare fondi in sospensione d’imposta; c) l’entità e le variazioni delle differenze temporanee tassabili (e delle relative componenti) per le quali non ricorrano i presupposti per l’iscrizione di passività per imposte differite, in quanto caratterizzate da scarsa probabilità di liquidazione.
1) Gli intermediari devono compilare le tabelle 7.4 e 7.5 limitatamente alle “attività per imposte anticipate” e alle “passività per imposte differite” le cui contropartite vanno registrate in contropartita del conto economi-co. Essi daranno comunque indicazione dell’ammontare delle “attività per imposte anticipate” e delle “passi-vità per imposte differite” contabilizzate in contropartita del patrimonio netto.
8.1 “Capitale” e “azioni o quote proprie”: composizione Ove esistenti, vanno indicate le diverse categorie di azioni (azioni ordinarie, ecc.) o di quote che costituiscono il “capitale”, fornendo separatamente l’importo delle azioni emesse, delle azioni sottoscritte e non ancora liberate (o versate) alla data di riferimento del bilancio. Analoga informativa va fornita riguardo alle azioni o quote proprie in portafoglio.
8.2 Capitale – Numero azioni o quote: variazioni annue Nella sottovoce B.3 “altre variazioni” vanno indicati, ad esempio, i frazionamenti. Nella sottovoce C.3 “altre variazioni” vanno indicati, ad esempio, i raggruppamenti.
8.3 Riserve: altre informazioni Occorre indicare la composizione della sottovoce d) della voce 120 (“Riserve: altre riserve”), quando il suo ammontare sia rilevante.
Formano oggetto di illustrazione nella presente sezione i conti del passivo relativi alle voci non trattate nelle sezioni precedenti. Valgono le medesime istruzioni della precedente sezione 5 “Altre voci dell'attivo”. Vanno indicati nella presente voce anche i risconti passivi calcolati sulle commissioni attive ricevute dai confidi a fronte di garanzie rilasciate.
I crediti in sofferenza e gli altri crediti deteriorati sono attribuiti alle fasce temporali in base alle previsioni temporali del loro recupero. Va incluso anche l’importo dei canoni dei beni dati in locazione finanziaria sulla base delle scadenze contrattuali del contratto di microleasing finanziario.
Nello scaglione “a vista” vanno ricompresi anche i debiti che alla data di riferimento del bilancio risultano scaduti e non ancora rimborsati. Le operazioni “fuori bilancio” vanno rilevate in base al metodo della “doppia entrata”, ad eccezione di:
Forma oggetto di illustrazione nella presente sezione il conto relativo alla voce 130. 4.1 Numero medio dei dipendenti per categoria Il numero medio è calcolato come media aritmetica del numero dei dipendenti alla fine dell'esercizio e di quello dell'esercizio precedente.
5.1 Composizione della voce 100 “rettifiche di valore su crediti e accantonamenti per garanzie e impegni” Nelle svalutazioni e negli accantonamenti forfettari deve figurare l'importo delle svalutazioni e degli accantonamenti determinati in modo forfettario ai sensi dell'art. 18, commi 4, 5 e 7, del “decreto”. In calce alla tabella, va indicato, ove rilevante, l’importo delle riprese di valore su crediti e delle riprese su accantonamenti per garanzie e impegni.
6.5 Composizione della voce 260 “imposte sul reddito dell’esercizio” Nelle voci 2 e 3 della tabella
Va fornita una descrizione delle modalità di monitoraggio del rischio di credito (ad esempio: la definizione delle esposizioni deteriorate diverse dalle sofferenze; l’utilizzo di strumenti di mitigazione del rischio di credito utilizzati). Va altresì fornita l’informativa di cui all’art. 21, comma 1, lett. h) del decreto. Informazioni di natura quantitativa.
1) Incluse anche le rettifiche di valore coperte dalle commissioni attive iscritte nelle “altre passività”.
2) Incluse anche le rettifiche di valore coperte dalle commissioni attive iscritte nelle “altre passività”.
Nella presente tabella occorre rappresentare le variazioni in aumento e in diminuzione intervenute durante l’esercizio nell’ammontare delle esposizioni lorde deteriorate. In particolare, nella sottovoce “cancellazioni” si devono indicare le cancellazioni operate in dipendenza di eventi estintivi delle esposizioni.
Ad esempio, gli eventi estintivi da prendere in considerazione ricorrono quando i competenti organi aziendali abbiano, con specifica delibera, preso definitivamente atto dell’irrecuperabilità dell’attività finanziaria o di quota parte della stessa oppure abbiano rinunciato agli atti di recupero per motivi di convenienza economica. Tale principio vale anche nel caso di attività in sofferenza verso soggetti sottoposti a procedure concorsuali; pertanto, ancorché non sia intervenuta la chiusura della procedura concorsuale, la segnalazione delle attività in sofferenza non è più dovuta, laddove sia stata assunta la delibera anzidetta.
Le controgaranzie rilasciate da controgaranti di secondo livello a un gruppo di confidi di primo livello, per le quali non è certo “ex ante” il confidi beneficiario delle controgaranzie, vanno segnalate solo a partire dal momento in cui è certo il confidi beneficiario e da parte di quest’ultimo.
Pertanto, sino a tale momento tutti i confidi potenzialmente beneficiari riconducono le garanzie in esame tra quelle non controgarantite. Una volta accertato il beneficiario, i restanti confidi continueranno a rilevare le garanzie in esame tra quelle non controgarantite.
Formano oggetto di rilevazione nella presente tabella: a) il valore nominale delle garan-zie (reali o personali) rilasciate in essere alla data di chiusura del bilancio, per le quali siano state formalizzate (e non ancora liquidate) all’intermediario che redige il bilancio richieste di escussione; b) l’importo delle controgaranzie, ripartite per tipologia, che copre il rischio di credito assunto dall’intermediario con le garanzie di cui al punto a);c) il totale dei fondi accantonati a fronte delle garanzie (reali o personali) di cui al punto a),. Il valore nominale corrisponde al valore delle garanzie di cui alla tabella A.1. Convenzionalmente, le “attività costituite in garanzia di obbligazioni di terzi” (Voce 4 della Tabella A.1) vanno ricondotte, a seconda delle caratteristiche della tipologia di garanzie rilasciate nelle voci relative alle garanzie a prima richiesta e alle altre garanzie.
1) Vale a dire la somma della quota iscritta in conto economico nell’esercizio e della quota oggetto di risconto e registrata nello stato patrimoniale del medesimo esercizio.
1) La documentazione relativa alla codifica ATECO può essere reperita nel sito internet dell’ISTAT all’indirizzo http://www.istat.it/strumenti/definizioni/ateco.
Ad esempio, gli eventi estintivi da prendere in considerazione ricorrono quando i competenti organi aziendali abbiano, con specifica delibera, preso definitivamente atto dell’irrecuperabilità dell’attività finanziaria o di quota parte della stessa oppure abbiano rinunciato agli atti di recupero per motivi di convenienza economica.
Tale principio vale anche nel caso di attività in sofferenza verso soggetti sottoposti a procedure concorsuali; pertanto, ancorché non sia intervenuta la chiusura della procedura concorsuale, la segnalazione delle attività in sofferenza non è più dovuta, laddove sia stata assunta la delibera anzidetta.
1) I servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio previsti nell’art. 3 comma 1 del d.m. 176/2014 sono i seguenti:
f) con riferimento al finanziamento concesso per le finalità indicate all'articolo 2, comma 1, lettera d), supporto alla definizione del percorso di inserimento nel mercato del lavoro;
g) supporto all'individuazione e diagnosi di eventuali criticità dell'implementazione del progetto finanziato.
2) La documentazione relativa alla codifica ATECO può essere reperita nel sito internet dell’Istituto all’indirizzo http://www.istat.it/strumenti/definizioni/ateco.
Sono illustrate le dinamiche fatte registrare, rispetto all’esercizio precedente, dei principali aggregati di stato patrimoniale e di conto economico. Dalla relazione devono anche risultare: