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Timestamp: 2020-08-14 06:06:11+00:00
Document Index: 82996318

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Sentenza Cassazione Civile n. 21128 del 07/08/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21128 del 07/08/2019
Cassazione civile sez. I, 07/08/2019, (ud. 07/06/2019, dep. 07/08/2019), n.21128
sul ricorso n. 25103/18 proposto da:
-) H.O., elettivamente domiciliato in Roma, via Lero n.
14, presso l’avvocato Di Meo Virgilio e difeso dall’avv. Christian
Rucci, che lo rappresenta e difende in virtù di procura speciale
avverso la sentenza della Corte d’appello di Ancona 20 luglio 2018 n.
1. H.O., cittadino nigeriano, chiese alla competente commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:
(a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato politico o della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;
A fondamento dell’istanza dedusse che suo padre era stato rapito da una associazione criminale; che egli informò dell’accaduto la polizia, la quale tese un agguato ai rapitori nel luogo convenuto per la consegna del riscatto; in quell’occasione vi fu uno scontro a fuoco nel quale morirono due dei rapitori; che l’associazione criminale in conseguenza uccise il padre dell’odierno ricorrente, devastò il negozio di quest’ultimo e lo minacciò di morte. In conseguenza di tali fatti l’odierno ricorrente decise di lasciare il suo paese.
2. La Commissione Territoriale rigettò l’istanza; avverso tale provvedimento l’odierno ricorrente propose opposizione dinanzi al Tribunale di Ancona, che la rigettò con ordinanza 3.8.2017.
La Corte d’appello di Ancona con sentenza 20.7.2018 rigettò il gravame. La Corte d’appello ritenne che:
b) in ogni caso non era dimostrata la sussistenza di nessuno dei requisiti di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 ed in particolare d’una situazione di violenza indiscriminata in Nigeria;
c) la protezione umanitaria non potesse essere concessa perchè non risultava che il ricorrente fosse esposto a lesioni dei diritti umani di particolare gravità.
3. La sentenza è stata impugnata per cassazione dal soccombente con ricorso fondato su due motivi.
1.1. Col primo motivo il ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3e 14.
Deduce, da un lato, che in Nigeria sussistevano tutti i requisiti richiesti dalla legge per accordare alle persone provenienti da quel paese la protezione – quanto meno – sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, all’art. 14 (ed in particolare una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato); dall’altro lato deduce che la Corte d’appello erroneamente avrebbe ritenuto non attendibile la versione dei fatti narrata dal richiedente.
1.2. Nella parte in cui censura il giudizio di attendibilità del ricorrente, formulato dalla Corte d’appello, il motivo è inammissibile.
1.3. Nella parte in cui censura il rigetto della domanda di protezione sussidiaria, D.Lgs. n. 251 de4l 2007, ex art. 14, lett. (c), il motivo è invece infondato.
Lo stabilire se in un determinato Paese, od in una sua parte, sussista o non sussista una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto amato è un accertamento di fatto, non certo una valutazione in diritto.
Tale valutazione, riservata al giudice di merito, può essere sindacata in sede di legittimità solo quando il giudice di merito, venendo meno al dovere di cooperazione istruttoria, rigetti la domanda perchè non provata, senza essersi attivato per acquisire d’ufficio informazioni attendibili ed aggiornate sulla situazione del Paese di provenienza del richiedente asilo. Per contro, la valutazione delle fonti esaminate, la selezione di esse, il giudizio sulla loro con divisibilità, sono altrettante valutazioni in facto, riservata al giudice di merito.
Nel caso di specie, la Corte d’appello, citando varie fonti internazionali, ha escluso che nella regione di provenienza del richiedente ((OMISSIS)) sussista una situazione di violenza indiscriminata scaturente da conflitto armato: la sentenza impugnata ha, pertanto, correttamente assolto l’onere di cooperazione istruttoria; quanto poi al merito delle valutazioni espresse sulle prove raccolte, esse sfuggono al perimetro del giudizio di legittimità.
Non sarà superfluo aggiungere, anche al fine di moralizzare alcune affermazioni contenute nel ricorso, che questa Corte ha già ripetutamente rigettato ricorsi avverso sentenze di merito affermative della insussistenza nell'(OMISSIS) di condizioni legittimanti la domanda di concessione dello status di rifugiato (Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 1718 del 23.1.2019; Sez. 1, Sentenza n. 32852 del 19.12.2018; Sez. 1, Ordinanza n. 28433 del 7.11.2018; Sez. 1, Ordinanza n. 28425 del 7.11.2018; Sez. 1, Ordinanza n. 28119 del 5.11.2018; Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 9206 del 13.4.2018).
Nella motivazione di Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 2682 del 5.2.2018, in particolare, si è affermato: “sussistono le condizioni per il riconoscimento della protezione sussidiaria soltanto in favore dei cittadini nigeriani che provengono dalle parti nord e nord-est del paese rispetto alle quali l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati ha rivolto un monito agli Stati perchè non effettuino rimpatri forzati, mentre il ricorrente proviene da una regione del Sud ((OMISSIS)) rispetto alla quale, secondo il più recente rapporto di Amnesty International del 2016, non vengono segnalate situazioni di pericolo”.
2.1. Col secondo motivo il ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, l’erroneità della sentenza impugnata nella parte in cui ha rigettato la domanda di protezione umanitaria.
Sostiene che il giudice di merito ha rigettato tale domanda senza avvalersi dei poteri officiosi di indagine; senza tenere conto della intrinseca impossibilità del richiedente di provare fatti insuscettibili di essere analiticamente dimostrati, quali la sua persecuzione da parte dell’associazione criminale; e soprattutto per essersi soffermata a considerare il rischio di terrorismo e di conflitto armato, rischi mai dedotti dal ricorrente, il quale a fondamento della propria istanza aveva invece dedotto una situazione fattuale ben diversa, ovvero il rischio di essere vittima di vendette da parte di un’associazione criminale inscrivibile nel fenomeno del cosiddetto “cultismo”, largamente diffuso in Nigeria.
2.2. Il motivo è infondato nella parte in cui lamenta il mancato ricorso, da parte del giudice di merito, ai propri poteri istruttori officiosi.
In primo luogo, il ricorso ai poteri istruttori officiosi è imposto dalla legge per l’accertamento di fatti generali e fenomeni collettivi, quali le condizioni sociopolitiche od economiche di un Paese.
Un approfondimento istruttorio d’ufficio sarebbe, per contro, nemmeno concepibile con riferimento alle vicende personalissime ed individuali del richiedente asilo, per la semplice ragione che queste non possono essere documentate da “fonti internazionali”.
In secondo luogo, quel che più rileva, se l’inattendibilità soggettiva del richiedente è ostativa a qualsiasi approfondimento istruttorio d’ufficio, al fine della concessione del rifugio e della protezione sussidiaria (quanto meno con riferimento alle ipotesi di cui all’art. 14 D.Lgs. cit., lett. (a) e (b)), a fortiori quella inattendibilità soggettiva renderà superflua la c.d. “cooperazione istruttoria” officiosa del giudice, al fine del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari.
Se, infatti, l’inattendibilità soggettiva del dichiarante impedisce l’accesso alle forme di protezione maggiormente tutorie, sarebbe contrario ad elementari canoni di logica deduttiva ritenere che essa divenga irrilevante quando si tratti di accordare la forma di protezione più tenue. Anche con riferimento al riconoscimento del diritto al permesso di soggiorno per ragioni umanitarie deve pertanto affermarsi che, in assenza di prove del racconto dell’interessato ed in difetto di sollecitazioni ad acquisizioni documentali, il giudice non dovrà procedere ad alcuna attività istruttoria officiosa, quando ritenga non credibile il racconto dell’istante.