Source: http://www.giuristidemocratici.it/post/20040923092602/post_html
Timestamp: 2015-10-10 01:21:12+00:00
Document Index: 137084373

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 109', 'art. 13', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 13', 'art. 13', 'sentenza ']

Giuristi democratici: L'espulsione dello straniero e il Giudice di Pace
ALTRI IN "IMMIGRAZIONE-ASILO"
Diversit� culturale e principio di uguaglianza nel processo penale
Diritto alla lingua Chiudere i CPT
Immigrazione ed asilo: quali novit� nella Bossi-Fini?
Pubblicato da Redazione 23-09-2004 11:23
:: Immigrazione-Asilo
Vedi seguiti al documento (1)
Due pesi e due misure per la libert� personale. Il comunicato dei Giuristi Democratici sul decreto legge 241/2004 (in allegato in formato .pdf per l'affissione)
Documento allegato pdf 18.8 kB
Dopo avere a lungo atteso una scontata sentenza della Corte Costituzionale, il governo ha emanato un decreto legge che assegna ai Giudici di Pace il controllo giurisdizionale sull'intera materia delle espulsioni amministrative degli stranieri.Se non ci trovassimo di fronte a una delle questioni epocali del nostro tempo, potremmo dire che solo un premio Nobel dell'humor nero poteva estrarre dal cilindro una soluzione simile. La decisione sulla vita di decine di migliaia di persone - ovvero il loro bando per dieci anni dal luogo dove avrebbero voluto vivere o, almeno, sopravvivere - viene affidata a un magistrato onorario pensato e istituito per trattare celermente gli affari economicamente di modesto conto per i cittadini.La scelta del governo Berlusconi � chiara: la vita di un cittadino straniero ha un valore poco significativo! A dispetto di quello che la Corte Costituzionale ha ribadito - la libert� personale � un diritto fondamentale e inalienabile di ogni persona e a decidere sulla sua limitazione pu� essere solo un giudice - il governo ha deciso che esistono due pesi e due misure: la libert� del cittadino europeo � diversa da quella del cittadino extracomunitario e, di conseguenza, la decisione se limitarla o meno spetta a giudici diversi.Chiediamo con forza al Parlamento che le decisioni in materia delle espulsioni degli stranieri siano riaffidate ai giudici ordinari e che, in ottemperanza a quanto a suo tempo stabilito dal CSM, la materia non sia devoluta a giudici onorari.22 settembre 2004ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI
Pubblicato da Redazione 12-10-2004 12:50
Il recente decreto legge 241 del settembre 2004 � stato emanato dal Governo al fine di porre rimedio alle censure che la Corte costituzionale, nelle sentenze n. 222 e 223 del luglio 2004, aveva fatto a due "pilastri" della legge "Bossi-Fini", vale a dire all'espulsione eseguita immediatamente prima della convalida da parte dell'Autorit� giudiziaria e all'arresto obbligatorio dello straniero che non abbia eseguito l'ordine del questore, successivo al decreto di espulsione, di lasciare l'Italia entro 5 giorni.
Con sentenza n. 222 del luglio 2004 la Corte costituzionale ha preso atto del cambiamento alla disciplina delle espulsioni, attuato con la legge 189/2002 ("Bossi-Fini"), rilevando che se prima la modalit� dell'esecuzione immediata del rimpatrio attraverso l'accompagnamento alla frontiera era ipotesi eccezionale, dopo la riforma � diventata modalit� ordinaria.
A seguito della legge 189 l'espulsione �, infatti, disposta attraverso quattro provvedimenti, di cui due eventuali: 1) il decreto di espulsione immediatamente esecutivo "anche se sottoposto a gravame", emesso dal Prefetto (sempre); 2) il provvedimento di accompagnamento immediato alla frontiera, disposto dal Questore (sempre); 3) il provvedimento di trattenimento in un CPT nel caso non fosse possibile l'immediato rimpatrio (eventuale); 4) il provvedimento di intimazione del Questore allo straniero di lasciare l'Italia entro 5 giorni (pena il suo arresto), nel caso non fosse possibile l'immediato rimpatrio n� il trattenimento in CPT (eventuale).
Nel sistema cos� delineato, l'intervento dell'Autorit� giudiziaria sui provvedimenti amministrativi avveniene in tre fasi e tempi: verifica della legittimit� del decreto espulsivo (entro 60 gg. dalla notifica), convalida del decreto di accompagnamento alla frontiera (entro 48 ore), ed infine convalida (con altro giudice) dell'eventuale provvedimento di trattenimento in CPT (entro 48 ore).
L'attenzione della Corte si � concentrata sulla prima convalida, quella relativa all'accompagnamento immediato alla frontiera (sul trattenimento in CPT si era gi� pronunciata), censurando la previsione della Bossi-Fini in forza della quale "il provvedimento di accompagnamento alla frontiera � eseguito prima della convalida da parte dell'autorit� giudiziaria" in quanto "immediatamente esecutivo anche se sottoposto a gravame".
Richiamando la propria precedente pronuncia n. 105 del 2001 - nella quale aveva affermato che l'espulsione ed il trattenimento sono misure che incidono sulla libert� personale dello straniero e perci� stesso sono soggette alle garanzie previste dall'art. 13 della Costituzione (riserva di giurisdizione) - la Corte costituzionale ha ritenuto in contrasto con la norma costituzionale l'allontanamento coattivo dello straniero "senza che il giudice abbia potuto pronunciarsi sul provvedimento restrittivo della sua libert� personale" in quanto vanifica "la garanzia contenuta nel terzo comma dell'art. 13 Cost. e cio� la perdita di effetti del provvedimento nel caso di diniego o di mancata convalida ad opera dell'autorit� giudiziaria entro le quarantotto ore".
Secondo la Corte, dunque, il giudice non pu� intervenire ad espulsione gi� avvenuta ma il controllo del provvedimento di accompagnamento deve avvenire prima dell'esecuzione e deve essere effettivo, per essere conforme a Costituzione.
La Corte, inoltre, ha anche censurato le disposizioni della "Bossi-Fini" per la violazione del "diritto di difesa dello straniero nel suo nucleo incomprimibile" in quanto non prevedeva che egli venisse sentito dal giudice della convalida (del provvedimento di accompagnamento), n� che fosse assistito da un difensore.
Lo straniero, dunque, non pu� essere privato delle garanzie difensive.
Con altra sentenza - n. 223 del luglio 2004 - la Corte costituzionale si � pronunciata anche in merito alla previsione della Bossi-Fini dell'arresto obbligatorio dello straniero nel caso in cui, una volta disposta dal Prefetto la sua espulsione immediata e questa non sia eseguibile per impossibilit� di disporre il trattenimento in CPT, egli non ottemperi "senza giustificato motivo" all'intimazione rivoltagli dal Questore di allontanarsi dall'Italia entro 5 gg.
L'annullamento della norma operato dalla Corte si � incentrato proprio sull'obbligatoriet� dell'arresto a fronte di una mera contravvenzione penale (tale essendo la non ottemperanza all'ordine del Questore), ipotesi non prevista, in generale, dall'ordinamento giuridico, e l'ha ritenuta incostituzionale in quanto misura di polizia "fine a s� stessa", non finalizzata ad alcuna esigenza processuale e senza rapporto di strumentalit� con il provvedimento di espulsione.
Con le due sentenze sopra indicate la Corte costituzionale ha, dunque, censurato, perch� non compatibile con la salvaguardia dei diritti fondamentali, la stessa concezione politica sottesa alla legge "Bossi-Fini", che vorrebbe affidare di fatto in via esclusiva all'autorit� di pubblica sicurezza, senza contraddittorio e senza effettivo controllo da parte dell'Autorit� Giudiziaria, la possibilit� di incidere sulla libert� personale dello straniero, allontanandolo se ritenuto non meritevole di soggiornare in Italia.
Nell'insieme, inoltre, le nuove norme non si sottraggono a forti dubbi di incostituzionalit�, in quanto se � vero che oggi � previsto un controllo giurisdizionale preventivo all'esecuzione dell'espulsione, � rimasta comunque intatta la struttura complessiva del sistema espulsivo, nel quale l'allontanamento immediato � disposto in via ordinaria dall'autorit� di pubblica sicurezza, mentre il sistema di garanzie delineato dall'art. 13 Cost. riserva all'autorit� amministrativa il potere di incidere sulla libert� personale solo in via eccezionale, attribuendo, invece, in via principale all'autorit� giudiziaria detto potere (cd. riserva di giurisdizione).
Vediamo, in sintesi, quali sono le pi� evidenti perplessit� e violazioni del decreto legge.
A * La competenza del Giudice di pace: � rispettata la cd. "riserva di giurisdizione" di cui all'art. 13 Cost.?
Preliminarmente � bene ricordare che sia l'espulsione, che l'accompagnamento coattivo alla frontiera, che il trattenimento nei CPT, sono state definite dalla Corte costituzionale (sentenze n. 105/2001 - 170/2002 - 222 e 223/2004) misure che incidono sulla libert� personale dello straniero, e perci� stesso assoggettate necessariamente al controllo giurisdizionale da parte dell'autorit� giudiziaria, secondo le previsioni di cui all'art. 13 Cost.
Il DL 241/2004 assegna in via esclusiva al Giudice di pace la competenza dell'intera materia delle espulsioni (decreto prefettizio, decreto di accompagnamento, decreto di trattenimento). Siffatta attribuzione fa sorgere notevoli dubbi innanzitutto per quanto riguarda la qualificazione del Giudice di pace quale "autorit� giudiziaria" cos� come prevista dagli artt. da 101 a 110 della Costituzione, da cui derivano, conseguentemente, i dubbi sul suo potere di accertare la legittimit� dell'espulsione e delle sue modalit� esecutive, misure tutte che incidono sulla libert� personale dello straniero.
Nel definire l'ordinamento giurisdizionale, la Costituzione si � preoccupata di individuare un "nucleo forte" di qualificazioni della magistratura - quali l'indipendenza da ogni altro potere, l'assoggettamento alla sola legge, la nomina attraverso concorso pubblico, l'inamovibilit�, ecc. - in modo tale da renderla indipendente da ogni altro potere. Tali caratteristiche non sono proprie del Giudice di pace, il quale, a differenza dei magistrati togati, non ha un inquadramento organico, viene selezionato e non nominato, ha un incarico temporaneo ed � soggetto a conferma: elementi tutti che fanno fortemente dubitare che possa essere qualificato "autorit� giudiziaria" nel senso costituzionale del termine.
Del resto, � lo stesso legislatore ordinario che, nell'estendere la competenza penale per reati minori al Giudice di pace, ha escluso che lo stesso possa disporre della polizia giudiziaria (come previsto dall'art. 109 Cost.) e che possa comminare pene che comportino misure limitative della libert� personale.
Ma se l'art. 13 Cost. attribuisce alla sola autorit� giudiziaria il potere di disporre le restrizioni alla libert� personale (previste dalla legge), se il Giudice di pace non pu� essere qualificato "autorit� giudiziaria", e se questi comunque non pu� incidere, in generale, sulla libert� personale, � evidente che non pu� legittimamente essergli attribuita alcuna competenza in materia di espulsioni, proprio perch� questa afferisce alla libert� personale dello straniero.
Peraltro, anche se si ammettesse il potere del Giudice di pace di incidere sulla libert� personale dello straniero, verificando la legittimit� delle espulsioni e delle sue modalit� esecutive, si attuerebbe un ingiustificato trattamento discriminatorio a danno dello straniero, in quanto tale potere non � ammesso per il cittadino, con violazione dell'art. 3 Cost.
2) Il nuovo procedimento di convalida dell'accompagnamento e del trattenimento: quale diritto di difesa? La sentenza n. 222/2004 della Corte costituzionale ha affermato che la convalida, sia dell'accompagnamento coattivo alla frontiera che del trattenimento in CPT, deve essere preventiva all'esecuzione dell'espulsione e richiamando la propria precedente sentenza n. 105 del 2001 ha anche ribadito che il controllo giurisdizionale deve essere non formale e cartolare ma effettuato "nella sua accezione pi� piena, secondo quanto imposto dal precetto costituzionale di cui all'art. 13 Cost.", ovverosia con verifica dei presupposti stessi.
Il DL ha senz'altro previsto che la convalida sia attuata preventivamente ma ha disatteso completamente il precetto costituzionale sopra richiamato e le garanzie di difesa dello straniero, in quanto ha ambiguamente previsto che la convalida dell'accompagnamento avvenga "con decreto motivato ....verificata la sussistenza dei requisiti previsti dal presente articolo": ci� significa, astrattamente, che il giudice deve verificare tutti i presupposti dell'accompagnamento (o del trattenimento), tra i quali anche l'espulsione stessa ma in concreto essa non sar� effettivamente possibile in quanto: -	Il DL ha semplicemente previsto la "partecipazione necessaria del difensore", senza precisare quale sia detto difensore, se di fiducia o d'ufficio: in tale ultimo caso manca la previsione espressa e dunque l'obbligatoriet� della chiamata attraverso le liste predisposte dagli Ordini forensi, cos� come manca la previsione del compenso attribuito al difensore d'ufficio;
-	non si dice che il difensore possa accedere agli atti del fascicolo (sulla base del quale il Giudice convalider� o meno) prima della Camera di consiglio, ci� che incide sulla effettivit� dell'esercizio dell'azione difensiva, costituzionalmente garantita, che dunque appare formale;
-	quanto alla partecipazione dello straniero � prevista ma solo "se comparso": non �, dunque, obbligatoria la sua presenza ma lasciata alla discrezione di non si sa bene chi (l'interessato? il giudice? la polizia?). In ogni caso, l'ambiguit� della formulazione esclude che possa essere nulla la convalida adottata senza la presenza dello straniero. Soprattutto la mancata previsione della necessaria presenza dello straniero suscita forti dubbi sulla tenuta costituzionale del DL 241, se si considera che i rapidi tempi del giudizio dal momento della notifica (entro 48 il decreto di accompagnamento va trasmesso al giudice, il quale convalida o meno nelle successive 48 ore), la previsione formale ed ambigua dell'assistenza di un difensore, si sommano - nel giudizio di convalida dell'accompagnamento alla frontiera - al fatto che il Giudice pu� essere diverso da quello della convalida del trattenimento in CPT, in quanto nessuna norma prevede che i due giudici coincidano, quantomeno sotto il profilo territoriale.
Lo straniero, infatti, pu� essere oggetto di decreto di espulsione e di decreto di accompagnamento da un prefetto e da un questore di una certa citt� - ed il giudice "territorialmente competente" � di quella citt� -, mentre pu� essere trattenuto in un CPT di un'altra citt�, ed il giudice della convalida del trattenimento � di quella diversa citt�, non essendoci nel DL chiare indicazioni di quale sia il giudice territorialmente competente per quest'ultima convalida.
Il DL, infatti, ha espressamente escluso che il Giudice del trattenimento in CPT abbia il potere di verificare - in sede di convalida - se lo straniero sia trattenuto presso il CPT "pi� vicino", come previsto dall'art. 14, co. 1, del TU immigrazione, elemento che, dunque, non � pi� essenziale ai fini della convalida e pertanto � possibile che lo straniero venga trattenuto in un CPT lontano dal luogo ove avviene la convalida degli altri due provvedimenti che lo riguardano (espulsione e accompagnamento immediato alla frontiera).
In tali ipotesi - affatto rare - lo straniero non potr� mai chiedere e soprattutto ottenere di essere sentito da un giudice territorialmente collocato lontano, con evidente violazione del suo diritto di difesa e delle chiare indicazioni fornite dalla Corte costituzionale, che, invece, ha censurato l'art. 13-bis del TU immigrazione anche nella parte in cui "non prevede che questi [ndr: lo straniero] debba essere ascoltato dal giudice, con l'assistenza di un difensore" (sent. n. 222/2004).
Senza l'audizione dello straniero, neppure il difensore potr� mai svolgere adeguatamente la propria azione difensiva, non potendo conoscere tutti gli elementi che possano contrastare la legittimit� del decreto di espulsione e/o dell'accompagnamento coattivo alla frontiera.
Evidente � la violazione del diritto di difesa, costituzionalmente garantito.
E' significativo, peraltro, che le disposizioni sopra descritte - introdotte dal DL 241 - siano state estese anche al giudizio di convalida del trattenimento, che nella precedente formulazione aveva certamente maggiori garanzie in quanto prevedeva espressamente che il giudice sentisse l'interessato (art. 14, co. 4, ora sostituito dal DL 241), a conferma che il Governo non intende assolutamente adeguarsi alle prescrizioni della Corte costituzionale, preferendo assoggettarsi ad un nuovo probabile giudizio di costituzionalit�, ma continuando nelle more ad espellere gli stranieri in assenza di qualsivoglia garanzia e tutela.
Il terzo, ma forse pi� incisivo profilo, riguarda la perpetuazione di una grave violazione del disposto costituzionale di cui all'art. 13 Cost. nella parte in cui riserva all'autorit� giudiziaria il potere di disporre misure restrittive della libert� personale (indistintamente per cittadini o stranieri).
Gi� si � ricordato che la Corte costituzionale riconosce l'espulsione, l'accompagnamento coattivo alla frontiera ed il trattenimento nei CPT come misure che incidono sulla libert� personale dello straniero, e perci� stesso assoggettate all'ambito di applicazione di cui all'art. 13 Cost.
Detta norma costituzionale prevede che sia l'autorit� giudiziaria a provvedere, in via ordinaria, all'adozione di tali misure (comma 1), residuando in capo alla pubblica sicurezza di adottare provvedimenti provvisori ma solo "in casi eccezionali di necessit� ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge".
Nel sistema espulsivo della legge Bossi-Fini si assiste ad un fenomeno totalmente opposto, in quanto l'accompagnamento immediato alla frontiera, disposto dalla PS, � la forma ordinaria di esecuzione di tutte le espulsioni (con pochi ed isolati casi), ci� che di per s� esclude l'ipotesi eccezionale e dunque la legittimit� del potere della pubblica sicurezza di adottare siffatti provvedimenti di limitazione della libert� personale dello straniero.
Inoltre, le ipotesi espulsive non sono assolutamente tassative, in quanto il Prefetto ha potere discrezionale di valutare sia quando sia a quali condizioni espellere lo straniero, anche colui che proviene da una situazione di regolarit�.
E', dunque, il sistema espulsivo in s� ad essere incostituzionale ed � su questo aspetto che il DL tace e che render�, pertanto, necessario l'intervento della Corte costituzionale, che completando un virtuoso percorso iniziato con la nota sentenza n. 105 del 2001 dovr� necessariamente censurare la vigente normativa in materia di espulsioni.