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Timestamp: 2018-06-19 15:56:21+00:00
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La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 31965 del 2013, ha affermato che la mancata redazione, da parte del giudice, della motivazione della sentenza rende tale sentenza nulla.
Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 2 - 23 luglio 2013, n. 31965 - Presidente De Roberto – Relatore Conti
1. Con la sentenza in epigrafe, la Corte di appello di Salerno, in parziale riforma della sentenza in data 27 giugno 2000 del Tribunale di Nocera Inferiore, appellata dall'imputato S.G. , riduceva la pena irrogata ad anni uno e mesi sei di reclusione, confermando la responsabilità del medesimo in ordine al reato di cui agli artt. 110 cod. pen., 73 d.P.R. n. 309 del 1990, accertato il 22 settembre 1996.
Non avendo il consigliere-relatore Dott. B.G. provveduto alla stesura della motivazione, al pari di quanto avvenuto per numerose sentenze da lui introitate quale estensore a partire dall'anno 2009, il Presidente della Corte di appello, con provvedimento in data 19 settembre 2011, ritenuta l'impossibilità di sostituire quale estensore il Dott. B. con altro componente del collegio che aveva emesso la sentenza, sul rilievo che nessuno di essi era ancora in forza presso la medesima sezione penale, disponeva il deposito della predetta sentenza (unitamente a molte altre per le quali anche non era stato provveduto alla stesura della motivazione da parte del Dott. B. ), con redazione da parte della Cancelleria di un documento in cui erano contenuti la intestazione della sentenza, le generalità degli imputati, l'imputazione, l'indicazione delle conclusioni delle parti e il dispositivo.
2. Avverso la predetta sentenza, come sopra indicato formata, ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell'imputato, avv. Giovanni Longobardo, il quale denuncia la nullità della sentenza per assoluta mancanza formale della motivazione, precisando che nell'atto di appello l'imputato aveva motivatamente confutato le conclusioni cui era pervenuto il giudice di primo grado.
Al compimento del termine di prescrizione di quindici anni dalla data di consumazione del reato, cadente il 22 settembre 2011 (termine previsto, in considerazione della pena edittale e in ragione della data della pronuncia di primo grado, anteriore alle modifiche apportate dalla legge 5 dicembre 2005, n. 251, dal previgente testo degli artt. 157 e 160 cod. pen.) vanno infatti aggiunti complessivi due 2 anni, 5 mesi e 25 giorni di sospensione del corso della prescrizione: nel giudizio di primo grado, dall'11 giugno 1999 al 26 novembre 1999 per impedimenti di natura familiare del difensore; in quello di secondo grado, dal 15 novembre 2006 al 25 settembre 2008 per astensioni dalle udienze del difensore in virtù di delibere di categoria.
Si impone pertanto l'annullamento della sentenza impugnata, con rinvio alla Corte di appello di Napoli, che dovrà prendere in considerazione l'appello proposto dall'imputato avverso la sentenza di primo grado e pervenire a una decisione motivata su ogni punto dedotto.
5. Il mancato assolvimento del dovere di stesura della sentenza da parte del magistrato designato per tale funzione, Dott. B.G. , che aveva introitato la decisione sin dal 29 marzo 2010, impone la segnalazione del caso ai titolari dell'azione disciplinare.
1) l'eventuale mancata tempestiva segnalazione da parte del presidente del collegio giudicante dell'increscente ritardo nella stesura della sentenza affidata al Dott. B. , e l'omessa tempestiva sostituzione del medesimo, quale estensore della sentenza, con altri componenti del collegio, nulla rilevando l'eventuale loro trasferimento ad altra sezione;
2) il rilevantissimo ritardo nella definizione della causa nel grado di appello, pur tenendo conto delle accennate cause di rinvio del dibattimento per astensione dalle udienze del difensore, considerato che il giudizio impugnazione si è concluso all'udienza del 29 marzo 2010, a fronte di una sentenza di primo grado emessa in data 27 giugno 2000.
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