Source: http://sportelegge.gazzetta.it/2011/08/11/il-calcio-scommesse-e-la-deriva-del-pallone-parte-iii/
Timestamp: 2020-06-04 04:38:17+00:00
Document Index: 118216029

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 16', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art 56']

IL CALCIO SCOMMESSE E LA DERIVA DEL PALLONE: (PARTE III) | Sport e Legge
E finalmente venne il giorno … della Disciplinare.
La Commissione dopo una lunga serie di udienze con start up il 3 di agosto, e dopo aver visto sfilare davanti a sè tutti i principali protagonisti dello scandalo estivo del 2011, nella tarda giornata di ieri si è finalmente pronunciata sulla vicenda. Nelle 55 pagine del provvedimento l'organo giudicante, confermando, peraltro, i pronostici che si erano azzardati nei precedenti post di "Sport e Legge", ha severamente colpito società e tesserati.
Più in particolare, da un’attenta analisi della decisione pubblicata sul sito della FIGC emerge chiaramente come la Commissione abbia accolto quasi integralmente le richieste della Procura Federale. Solo in alcuni casi si è, infatti, distaccata andando ad irrogare sanzioni più lievi rispetto alle richieste di Palazzi. E' il caso, ad esempio, delle ammende inferte ad Ascoli (50.000 euro anzichè i 90.000 delle richieste), Verona, Sassuolo, Portogruaro, (20.000 anzichè i 50.000 delle richieste), Entella (15.000 anzichè 40.000), nonchè delle penalizzazioni inferte all'Atalanta (6 punti anzichè i 7 richiesti), Benevento (9 punti invece di 14), Cremonese (6 punti anzichè 9), e Pino di Matteo (8 punti invece di 12 punti).
Nel merito della sentenza si evidenzia, invece, che le sanzioni sopracitate arrivano al termine di un lungo e articolato provvedimento che si palesa fin da subito estremamente puntuale e attento alle singole posizioni ed ai vari ruoli assunti nella vicenda da tesserati e società. Nella decisione, infatti, si legge che "nel caso in questione emergono comportamenti palesemente incompatibili con i principi di lealtà, correttezza e probità, ai quali l’ordinamento sportivo non può abdicare, pena la sua irrimediabile caduta di credibilità e persino la sua stessa sopravvivenza. Si tratta, in particolare, di comportamenti di intrinseca gravità, che svuotano di significato l’essenza stessa della competizione sportiva, al di là di ogni valutazione in ordine alla intensità dell’elemento psicologico che ha connotato l’agire dei singoli deferiti, alla condotta preesistente, simultanea e successiva degli illeciti disciplinari e alle motivazioni che li hanno ispirati. Va sottolineato, inoltre, il fatto che la vicenda si caratterizza per quel clima “omertoso” che troppo spesso permea i rapporti tra i tesserati, nonché tra i tesserati e il “sottobosco” di vari pseudo appassionati".
I giudici sembrerebbero, quindi, avere le idee molto chiare sul contesto in cui la vicenda si sarebbe sviluppata nonchè sui vari profili di responsabilità dei soggetti coinvolti.
Onde poi sgomberare ogni dubbio sul percorso logico-argomentativo che ha portato l'organo giudicante a selezionare, tra i vari modelli previsti dal CGS, determinate sanzioni, la Commissione si dilunga in maniera meticolosa sul regime sanzionatorio applicabile ai fatti contestati, nonché sui vari profili di responsabilità che coinvolgono i sodalizi sportivi, confermando in toto l’impianto sanzionatorio e i profili di responsabilità già anticipati nel precedente post del 27 luglio u.s. (e al quale si rinvia),
Più in particolare, appare estremamente interessante il punto della decisione in cui la Commissione evidenzia che “se nessun problema si è storicamente posto circa la responsabilità diretta e quella presunta, operando, nel primo caso, i normali principi in tema di rappresentanza e di organi rappresentativi, e trovando spazio, nel secondo caso, la possibilità di una prova liberatoria da parte della società sportivamente avvantaggiata dall’illecito, non altrettanto può dirsi della responsabilità oggettiva relativamente alla quale si sono manifestate diverse prese di posizione volte a contestarne non solo l’opportunità, ma la stessa compatibilità con i principi di civiltà giuridica e con gli stessi fondamenti dell’ordinamento comune. Su quest’ultimo punto, si è osservato come la responsabilità oggettiva trova, nell’ottica della particolare autonomia dell’ordinamento sportivo e delle sue finalità, una valida giustificazione, rispondendo all’esigenza di assicurare il pacifico e regolare svolgimento dell’attività sportiva”. Tuttavia, secondo la Disciplinare, "ciò non può voler dire che l’Organo giudicante perderebbe ogni potere di graduazione della pena, dovendo trasporre in via automatica nei confronti della società oggettivamente responsabile il giudizio di disvalore effettuato nei confronti del tesserato ed eleggendo le società stesse a ruolo di meri garanti e responsabili indiretti dell’operato dei propri tesserati. E questo soprattutto in fattispecie dove va escluso ogni coinvolgimento nella materiale causalità dell’accaduto, non essendo in alcun modo materialmente riferibile alla stessa società il fatto imputato, in quanto posto in essere al di fuori del rapporto sportivo intercorrente tra società e tesserato, e in cui, anzi, la società stessa, oltre a non conseguire alcun vantaggio, risulta in definitiva danneggiata, sotto molteplici profili, dalla condotta perpetrata dal proprio tesserato".
Altro passaggio importante del provvedimento è quello relativo alla determinazione in concreto delle sanzioni. La Commissione, infatti, ha rilevato che “ai sensi dell’art. 16, comma 1, CGS, gli Organi della giustizia sportiva stabiliscono la specie e la misura delle sanzioni disciplinari, tenendo conto della natura e della gravità dei fatti commessi, valutando anche le circostanze aggravanti e attenuanti, nonché l’eventuale recidiva. Ai fini della concreta quantificazione delle sanzioni nel caso in questione, la Commissione ha quindi evidenziato in via generale come le modalità stesse dei comportamenti illeciti hanno suscitato un rilevante allarme generale, tanto più a fronte delle implicazioni che il campionato di calcio comporta sul piano sociale, economico e dell’ordine pubblico".
Con riferimento, quindi, alle singole posizioni dei principali protagonisti della vicenda, la Commissione ha ritenuto che per Bellavista avessero assunto rilievo l’accertata partecipazione dell’incolpato all’associazione di cui all’art. 9 CGS che, ad avviso della Commissione, costituirebbe la più grave violazione prevista dalle norme federali, la rilevanza del ruolo dallo stesso rivestito nell’organizzazione con partecipazione attiva e la violazione del divieto di scommettere. Per Bressan invece l’accertata responsabilità del deferito sarebbe emersa in ordine alla realizzazione dell’illecito sportivo aggravato relativo alla gara Taranto-Benevento del 13.3.2011.
Quanto a Buffone avrebbe assunto rilievo l'accertata responsabilità in ordine alla realizzazione di cinque illeciti sportivi e la reiterata violazione del divieto di scommettere. In merito a Doni invece fondamentale era il coinvolgimento del deferito in ordine alla realizzazione dell’illecito sportivo aggravato relativo alla gara Atalanta-Piacenza del 19.3.2011.
Per Erodiani sarebbe stata per contro accertata la partecipazione dell’incolpato all’associazione di cui all’art. 9 CGS in virtù della posizione di vertice dallo stesso rivestita nell’organizzazione e la partecipazione a tredici illeciti sportivi, a cui poi si sarebbero affiancate omesse denunce e la reiterata violazione del divieto di scommettere
In merito a Paoloni e Santoni, i predetti sarebbero stati ritenuti responsabili, rispettivamente, il primo per la partecipazione all’associazione di cui all’art. 9 del CGS e per l’accertata responsabilità del deferito in ordine alla realizzazione di nove illeciti sportivi, il secondo per la sua accertata responsabilità in ordine alla realizzazione di tre illeciti sportivi aggravati.
A Signori e a Sommese, invece, sarebbe stata riconosciuta una concreta partecipazione all’associazione di cui all’art. 9 CGS, il primo con un ruolo di vertice, il secondo con un ruolo non meramente esecutivo.
Con riferimento alle Società, per contro, le rispettive sanzioni verrebbero invece dedotte dai differenti profili di responsabilità che le aveva viste coinvolte ovvero, ad esempio, la Società U.S. Alessandria Calcio 1912 S.r.l. per responsabilità diretta, la Società Ascoli Calcio 1898 S.p.a. per responsabilità oggettiva in relazione agli illeciti contestati ai suoi tesserati, la Società Atalanta Bergamasca Calcio per responsabilità oggettiva della Società in ordine agli illeciti contestati ai suoi tesserati relativamente alle gare Ascoli – Atalanta del 12.3.2011 e Atalanta – Piacenza del 19.3.2011 e per responsabilità presunta nell’illecito commesso in suo favore relativamente alla gara Atalanta – Piacenza del 19.3.2011, la Società Benevento Calcio S.p.a. per responsabilità oggettiva in ordine agli illeciti contestati al suo tesserato Marco Paoloni, o ancora la Società Ravenna Calcio S.r.l. per la gravità e la reiterazione delle condotte ed il coinvolgimento del Direttore sportivo nella realizzazione degli illeciti e il suo ruolo essenzialmente attivo.
Significativo è poi il passaggio in cui la Commissione specifica che per quanto attiene alle sanzioni inflitte alle Società Ascoli e Piacenza il CGS imporrebbe che le sanzioni dovrebbero essere applicate nel campionato di competenza e, eventualmente, ove non risultino afflittive, in quello successivo. Poiché, nel caso in questione, l’applicazione della sanzione della penalizzazione di punti in classifica ad ambedue le Società con riferimento al campionato di competenza (2010/11), non incidendo sulla loro posizione nella classifica finale, non risulterebbe afflittiva, la Disciplinare dispone che le rispettive penalizzazioni siano scontate nel campionato 2011/2012.
Quanto infine alla sanzione inflitta alla Società Esperia Viareggio la Commissione rileva che l’applicazione della penalizzazione di un punto nel campionato 2010 – 2011 non ne modificherebbe la posizione acquisita in classifica, risultando così inefficace e conseguentemente ha statuito che la sanzione dovrà, pertanto, essere scontata nel campionato 2011/2012.
Più in particolare, in merito alle società deferite a titolo di responsabilità presunta per l’illecito sportivo commesso a loro vantaggio da persone estranee, la Disciplinare ha ritenuto provato il loro coinvolgimento sull’assunto che dalle rispettive istruttorie non sarebbero emersi “elementi che inducano, quantomeno in termini di ragionevole dubbio, ad escludere che la società abbia partecipato all’illecito ovvero ad affermare che lo abbia ignorato” .
Il passaggio è importante in quanto ricordiamo, per completezza, che il dato testualedel CGS nel definire l’illecito sportivo parla di “atti diretti”, con ciò evocando l’art 56 c.p. relativo al c.d. delitto tentato, sennonché nello speculare articolo 7 del CGS manca ogni riferimento al requisito dell’idoneità degli atti e della loro univocità, presupposti imprescindibili ai fini penali per la realizzazione del reato. La giurisprudenza sportiva ha sempre bypassato la questione ritenendo in via interpretativa che la locuzione “atti diretti” comprendesse anche il requisito della “idoneità”, requisito che da sempre la dottrina penalistica interpreta in termini di potenziale offensività di un atto, sicchè idonei saranno quindi gli atti che pur non arrivando ad integrare la consumazione dell’illecito integrano comunque una situazione di pericolo per il bene protetto (la regolarità delle gare). L’illecito sportivo quindi costituisce un illecito a consumazione anticipata che si realizza anche con il semplice tentativo di corruzione.
Ciò doverosamente specificato è chiaro, quindi, che la prova dell’illecito deve emergere dagli elementi concreti ravvisabili nelle singole vicende e necessita di una prova che vada al di la di ogni ragionevole dubbio, fermo restando che in presenza di elementi di colpevolezza che però non siano caratterizzati da precisi e concordanti riscontri probatori si deve necessariamente giungere ad un giudizio di proscioglimento, con ciò peraltro sconfinando nel nebulose campo delle presunzioni. Nella vicenda in esame, come anticipato, la Disciplinare è pervenuta ad un giudizio di responsabilità proprio ritenendo che dalle istruttorie non sarebbero emersi elementi tali da escludere un coinvolgimento dei sodalizi o per affermare una loro ignoranza dei fatti. Appare evidente, però, come in tale contesto tutto l’onere probatorio risulterebbe a carico delle società che si troverebbero così a doversi misurare con una probatio diabolica, apparentemente insuperabile nei casi in cui fossero in concreto impossibilitate a provare, per la dinamica dei fatti, la loro estraneità alle vicende, e con il rischio di sconfinare in vere ipotesi di responsabilità oggettiva occulta.
Sul punto quindi sarebbe forse auspicabile un intervento del legislatore sportivo a chiarimento della norma.
A questo punto per conoscere l'esito della vicenda non resta che attendere il secondo grado di giudizio davanti alla Corte di Giustizia Federale, previsto, sembrerebbe, per il 18 agosto ed eventualmente il ricorso al TNAS, fatti salvi ulteriori azioni legali davanti agli organi della Giustizia Statale, nei limiti della legge 280/03 e dei recenti orientamenti della Corte Costituzionale.