Source: http://www.previdenza-professionisti.it/Art-19-Statuto-dei-Lavoratori
Timestamp: 2018-10-24 01:53:23+00:00
Document Index: 83854814

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 39', 'art. 19', 'art. 22', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 22', 'art. 37', 'art. 19', 'art. 3']

Home Ricerca Giuridica Art 19 Statuto dei Lavoratori
Articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori annotato con la giurisprudenza di legittimità, la costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali e delle rappresentanze sindacali unitarie nelle unità produttive aziendali
b) delle associazioni sindacali, che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell'unità produttiva (2).
(1) Lettera abrogata dall'articolo unico del D.P.R. 28 luglio 1995, n. 312, con effetto a decorrere dal 28 settembre 1995, in esito al referendum indetto con D.P.R. 5 aprile 1995.
(2) Lettera così modificata dall'articolo unico del D.P.R. 28 luglio 1995, n. 312, con effetto a decorrere dal 28 settembre 1995, in esito al referendum indetto con D.P.R. 5 aprile 1995.
Cassazione civile sez. lav. 14 maggio 2012 n. 7471
Il lavoratore che sia anche rappresentante sindacale se, quale lavoratore subordinato, è soggetto allo stesso vincolo di subordinazione degli altri dipendenti, si pone, in relazione all'attività di sindacalista, su un piano paritetico con il datore di lavoro, con esclusione di qualsiasi vincolo di subordinazione, giacché detta attività, espressione di una libertà costituzionalmente garantita dall'art. 39 Cost., in quanto diretta alla tutela degli interessi collettivi dei lavoratori nei confronti di quelli contrapposti del datore di lavoro, non può essere subordinata alla volontà di quest'ultimo. Tuttavia, l'esercizio, da parte del rappresentante sindacale, del diritto di critica, anche aspra, nei confronti del datore di lavoro (nella specie, sulla funzionalità del servizio espletato dall'impresa), sebbene garantito dagli art. 21 e 39 Cost., incontra i limiti della correttezza formale, imposti dall'esigenza, anch'essa costituzionalmente assicurata (art. 2 Cost.), di tutela della persona umana. Ne consegue che, ove tali limiti siano superati con l'attribuzione all'impresa datoriale o a suoi dirigenti di qualità apertamente disonorevoli e di riferimenti denigratori non provati, il comportamento del lavoratore può essere legittimamente sanzionato in via disciplinare
Cassazione civile sez. lav. 12 marzo 2012 n. 3868
In tema di rappresentanze sindacali unitarie, i lavoratori, una volta eletti, non sono più legati al sindacato nelle cui liste si sono presentati alle elezioni, ma fondano la loro carica sul voto, universale e segreto, dell'intera collettività dei dipendenti aziendali. Tale fondamento permane anche se il lavoratore si dimette dal sindacato nelle cui liste si è presentato e quale che siano le sue successive decisioni (tanto nel caso in cui non aderisca ad alcun sindacato, quanto nel caso in cui aderisca ad altro sindacato). Pertanto siffatta scelta del lavoratore non ne comporta la decadenza dalla carica e il venire meno dei diritti connessi alla carica.
Cassazione civile sez. lav. 29 luglio 2011 n. 16788
In tema di rappresentanze sindacali unitarie, l'art. 6 dell'accordo interconfederale 20 dicembre 1993 tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil stabilisce la decadenza della rappresentanza sindacale unitaria (con conseguente obbligo di procedere al rinnovo dell'organismo) nel caso in cui si dimettano un numero superiore al cinquanta per cento dei suoi componenti, restando possibile la prosecuzione dell'attività e la sostituzione degli stessi solo nell'ipotesi in cui tale soglia non venga superata. Ne consegue che la prosecuzione delle trattative (fino, eventualmente, alla stipula di un accordo) da parte dell'impresa con i componenti della Rsu decaduta, ormai privi di legittimazione a trattare come componenti di una rappresentanza unitaria, costituisce — in assenza di un obbligo a trattare e regolamentare — comportamento antisindacale in quanto altera le dinamiche dei rapporti tra i sindacati in azienda, privilegiando e favorendo la posizione di alcuni di essi, e blocca o, comunque, rende più lento e difficoltoso il meccanismo di rinnovo dell'intera rappresentanza sindacale unitaria previsto dall'accordo interconfederale.
Cassazione civile sez. lav. 05 agosto 2010 n. 18260
In tema di rappresentanze sindacali aziendali, l'art. 19, comma 1, lett. b , della legge n. 300 del 1970 va interpretato - in linea con quanto affermato dalla Corte cost. con sentenza n. 244 del 1996, nel senso che, a fini della individuazione delle associazioni sindacali legittimate ad ottenere la costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali, non è sufficiente la mera adesione formale ad un contratto negoziato da altra associazione ma è necessaria una partecipazione attiva al processo di formazione del contratto, assumendo rilievo la capacità del sindacato di imporsi al datore di lavoro come controparte contrattuale. (Fattispecie relativa al sindacato unitario lavoratori trasporti con riferimento ai contratti collettivi sottoscritti con Alitalia Airport).
Cassazione civile sez. lav. 09 aprile 2009 n. 8725
L'art. 19 l. 300/1970 non incide sulla possibilità di costituire rappresentanze sindacali aziendali, ma si limita a definire i requisiti che le r.s.a. devono possedere per poter usufruire dei diritti sindacali previsti dal titolo terzo della legge. Ne deriva che: 1) la modifica di quei requisiti introdotta dal d.P.R. 312/1995 è ininfluente ai fini della possibilità di costituire r.s.a.; 2) se tale modifica è ininfluente ai fini della costituzione, simmetricamente non può comportare l'estinzione delle r.s.a. che presentavano i requisiti dei testo originario della norma, ma non quelli del testo modificato (non vi è pertanto alcuna decadenza delle r.s.a. costituite prima della modifica referendaria); 3) se tali requisiti rilevano non ai fini della costituzione delle r.s.a. ma solo ai fini della titolarità dei particolari diritti previsti dal titolo terzo, è allora al momento della nascita dello specifico diritto sindacale che bisogna avere riguardo per verificarne la presenza o meno.
Cassazione civile sez. lav. 11 luglio 2008 n. 19275
L’art. 19 l. n. 300/70 deve essere interpreto nel senso che per associazioni sindacali firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unità produttiva si devono intendere le associazioni che abbiano stipulato contratti collettivi di qualsiasi livello (nazionale, provinciale, aziendale), ma necessariamente di natura normativa, restando esclusi gli accordi c.d. “gestionali”, che non rientrano nella previsione di cui all’art. 39 cost. e non sono, per loro natura, atti a comprovare la rappresentatività richiesta dalla norma.
Tra le associazioni sindacali nell'ambito delle quali, ai sensi dell'art. 19 st. lav. possono essere costituite nell'unità produttiva rappresentanze sindacali aziendali, rientrano anche quelle che, pur non essendo firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell'unità produttiva, abbiano tuttavia sottoscritto, nella medesima unità, accordi di gestione delle crisi aziendali, giacché tali contratti, pur essendo volti a porre regole dirette a delimitare l'ambito del potere del datore di lavoro, concorrono a disciplinare importanti aspetti del rapporto di lavoro, e costituiscono fonte di diritti per i lavoratori che degli stessi possono pretendere l'attuazione.
Cassazione civile sez. lav. 21 luglio 2006 n. 16790
La prerogativa sindacale introdotta dall'art. 22 l. 20 maggio 1970 n. 300 (c.d. "statuto dei lavoratori"), in base alla quale il trasferimento dall'unità produttiva dei dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali di cui all'art. 19 della stessa legge, dei candidati e dei membri di commissione interna può essere disposto solo previo nulla osta delle associazioni sindacali di appartenenza - riguarda testualmente solo ciascun dirigente di ogni r.s.a. e, pertanto, non si estende ai dirigenti delle associazioni sindacali (provinciali o nazionali), che non rivestano anche la qualità di dirigente di r.s.a. (Nella specie, la S.C., sulla scorta dell'enunciato principio, ha confermato la sentenza impugnata, con la quale era stata esclusa la tutelabilità, in relazione all'art. 28 della legge n. 300 del 1970, del diritto di un lavoratore - segretario provinciale dell'associazione sindacale ricorrente ma non ricoprente anche la carica di dirigente di r.s.a. - all'ottenimento dell'annullamento di un trasferimento da un'unità operativa ad un'altra della stessa azienda sanitaria, intervenuto senza il nulla-osta previsto dall'art. 22 della citata legge, diritto, peraltro, nemmeno riconoscibile alla stregua della garanzia sindacale contemplata dall'art. 37 del d.P.R. n. 384 del 1990, siccome presupponente il trasferimento in un'unità operativa ubicata in "località" diversa da quella di appartenenza, condizione invece difettante nel caso dedotto in controversia).
Cassazione civile sez. un. 12 giugno 1997 n. 5296
L'art. 19 stat. lav. lascia alle parti la determinazione dei modi e delle condizioni di costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali sicché è legittima la pattuizione collettiva (quale l'art. 3 della convenzione del 24 giugno 1970 applicabile al settore del credito e delle casse di risparmio) che, per la formazione di tali rappresentanze, prevede l'adesione di un numero minimo di aderenti alla medesima associazione (nella specie, almeno otto); in tal caso il successivo venir meno del requisito dell'adesione del numero minimo di lavoratori, in quanto stabilito non solo per la costituzione, ma anche per la persistenza della rappresentanza sindacale, ne legittima il disconoscimento ad opera del datore di lavoro, senza che possa ritenersi leso il diritto dei lavoratori a tenere riservata la loro adesione al sindacato.