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Timestamp: 2018-02-20 07:33:57+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', '§2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', '§2', '§3']

Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese| Inaugurazione2005
Relazione S. Ecc. Rev.ma Mons. Cosmo Francesco Ruppi
IL MINISTERO DEL TRIBUNALE ECCLESIASTICO
(BARI, 12 Marzo 2005)
L'inaugurazione dell'anno giudiziario del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese regionale pugliese costituisce una preziosa occasione non solo per conoscere l'operosità e l'efficienza della Giustizia ecclesiastica di Puglia, ma anche per riflettere su come viene amministrata la Giustizia nella Chiesa e quali ne sono i problemi, mi questo particolare momento della storia e della vita della Chiesa.
Mi sia consentito, però, in primo luogo, portare a voi il saluto dei Vescovi di Puglia, ogni anno informati dal Vicario giudiziale sull'andamento del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese regionale. Un saluto deferente e cordiale all'Ecc.mo Arcivescovo di Bari-Bitonto, S.E. mons. Francesco Cacucci che presiede egregiamente alla vita del nostro Tribunale, che ha assicurato ad esso una sede più ampia e funzionale, degna di uno dei Tribunali ecclesiastici più operosi ed efficienti d'Italia.
Con lui saluto il Vicario Giudiziale, mons. Luca Murolo, che dirige con passione e competenza il lavoro giudiziario, il Vicario emerito, i Vicari aggiunti, i giudici, difensori del vincolo, promotori di giustizia, uditori, patroni stabili, il personale di cancelleria e gli ausiliari.
Un saluto deferente agli Alti rappresentanti della Magistratura pugliese, agli avvocati, alla stampa e a tutti i presenti.
Il tema affidato al Presidente della Conferenza episcopale pugliese: "Il ministero del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese nella vita della Chiesa" è arduo e non poco distante dai miei s~d1 antichi e dall'attuale impegno pastorale, anche se non posso non ricordare che, tra i poteri dell'Ordinario diocesano. vi è, come specifica il can. 391, anche il potere giudiziario.
I. Il Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese nella vita della Chiesa
Il Tribunale della Chiesa è retto dal Diritto Canonico e, precisamente, dal libro VII del CJC nei canoni 1400-1731.
Il diritto processuale della Chiesa, ossia le nonne istituite dalla Chiesa per l'amministrazione della Giustizia, sia nel capo giudiziario che mi quello amministrativo, costituisce una parte significativa del Diritto Canonico
A differenza del Codice piano-benedettino, il nuovo Codice ha innovato le norme del diritto processuale, puntando ai seguenti principi ispiratori, che ci aiutano a capire come un Tribunale si pone nella vita della Chiesa.
a) Abbiamo avuto una semplificazione delle norme procedurali con una riduzione di 147 canoni; ciò ha consentito la soppressione di norme superate o complicate, che nuocevano alla chiarezza.
b) Nel nuovo Codice, esiste una tutela più efficace della verità e della giustizia, con l'accresciuto potere discrezionale, conferito al giudice, che può perfino "supplire la negligenza o l'imperizia delle parti nella presentazione delle prove".
c) Una maggiore celerità nell'iter processuale, con la riduzione della durata massima delle cause ad un anno, nei tribunalidi prima istanza, e di 6 mesi nei tribunali di seconda istanza. (can.1435), mentre nel Codice precedente tali tempi erano raddoppiati;
d) E’ stata introdotta, inoltre, la competenza sussidiaria, riconosciuta al diritto particolare, per cui, salva l'unità sostanziale del diritto processuale di tutta la Chiesa (can. 1402), viene data facoltà di emanare leggi e nonne integrative, nelle quali sì tenga conto delle esigenze locali e dell'indole di ciascun popolo, su cui si riflette l'influsso delle leggi civili vigenti nel territorio;
e) Larga apertura ai fedeli laici, uomini e donne, che possono essere assunti nell'ufficio di notalo, promotore di giustizia e difensore del vincolo, giudice istruttore o uditore, ecc..
Il nuovo Codice ha istituito i Tribunali interdiocesani e regionali di prima e seconda istanza per le cause matrimoniali e, con l'approvazione della Santa Sede, per tutte le cause o per alcune cause determinate. Ha soppresso la procedura per la sospensione ex informata conscientia, non più compatibile con la sensibilità moderna e perché, a volte, potrebbe essere soggetta ad atti di arbitrio.
Entrando più direttamente nel merito del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese, va ricordato che può essere collegiale o unipersonale.
Al Tribunale, composto da tre o più giudici, sono riservate le cause sul vincolo matrimoniale, sul vincolo della sacra ordinazione e le cause penali che possono essere di prima istanza, di seconda o di appello.
Vi sono, infine, due Tribunali di istanza superiore e sono la Romana Rota, il tribunale costituito dal Romano Pontefice per ricevere le ulteriori istanze e Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
Entrando più direttamente nel tema assegnatomi, ricorderò che l'attività del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese scaturisce dalla potestas Ecclesiae, che ha la sua fonte nella potestà di Cristo, conferita alla Chiesa e trasmessa, tramite il Romano Pontefice o i Vescovi, e da questi delegata ad altri, come avviene per il Vicario Giudiziale.
Fondamentali sono i primi canoni del De processibus, che indicano i supremi principi che regolano l'attività giudiziaria della Chiesa, ossia i canomi 1400 e 1401.
Il can. 1400 afferma che "sono oggetto di giudizio i diritti di persone fisiche o giuridiche da perseguire o da rivendicare, o fatti giuridici da dichiarare-. i delitti, per quanto concerne l'irrogazione o la dichiarazione della pena, le controversie sorte da un atto di potestà amministrativa".
Il can. 1401 afferma che "la Chiesa giudica, per diritto proprio ed esclusivo, le cause che riguardano cose spirituali e la violazione delle leggi ecclesiastiche e tutto ciò che presenti ragione di peccato".
Oggetto di giudizio ecclesiastico, dunque, di cui si occupano i Tribunali ecclesiastici, sono i diritti delle persone fisiche e giuridiche di carattere spirituale o temporale, i fatti giuridici delle medesime persone e i delitti intesi come violazione esterna della legge.
Per transennam ricorderò che esiste un Tribunale particolare a sé stante, il Tribunale della Penitenzieria Apostolica, che ha norme proprie, che ne regolano la competenza e le procedure e agisce solo in foro interno.
C'è infine un processo particolare che riguarda le cause di beatificazione e canonizzazione dei santi, che ha norme speciali non dettate dal nuovo Codice, ma definite nella Costituzione Apostolica di Giovanni Paolo II Divinus perfectionis Magister del 25 gennaio 1983.
2. Etica e giustizia nei Tribunali ecclesiastici
La prima istanza cui deve attenersi il ministero del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese è
quella etica, che sì concreta nella "dimensione morale dell'attività degli operatori giuridici".
"Da sempre - afferma il Santo Padre nel discorso per la recente inaugurazione dell'anno giudiziario della Rota - la questione etica si è posta con speciale intensità in qualsiasi genere di processo giudiziario. Gli interessi 'individuali e collettivi possono, infatti, 'indurre le parti a n'correre a vari tipi di falsità e perfino di corruzione, allo scopo di raggiungere una sentenza favorevole".
Il processo canonico, come, del resto, ogni processo, anche civile, penale, amministrativo, ha il compito di ricercare la verità.
E la verità deve essere ricercata con ogni mezzo, con costante impegno, a tal punto che il CJC annuncia giuste pene contro coloro che si macchiano del delitto di falso, come recitano i cann. 1389,1391.
C'è poi il can.1457 che commina sanzionisevere per i giudici e gli addetti ai Tribunali che, per dolo o negligenza, arrecano danno alle parti.
La ricerca della verità oggettiva è parte essenziale del processo. “Di ciò ammonisce il Papa -devono farsi carico prima di tutto i Vescovi, che sono i giudici per diritto divino delle loro comunità". E aggiunge: "E mi loro nome, che i Tribunali amministrano la giustizia. Essi sono pertanto chiamati ad impegnarsi mi prima persona per curare l'idoneità dei membri i a , diocesani o interdiocesani, di cui essi sono i Moderatori, e per accertare la conformità delle sentenze con la retta dottrina”.
3. Questione etica nei processi matrimoniali
Se l'istanza etica è vera per ogni processo, lo è particolarmente per i processi che mirano ad accertare l'esistenza o meno di un matrimonio-sacramento, con le conseguenze che ne derivano sul piano familiare, economico e sociale.
In tale processo, infatti, potrebbero inserirsi interessi individuali e collettivi, che possono indurre le parti a ricorrere a vari tipi di falsità e perfino alla corruzione, per raggiungere una sentenza favorevole.
Il rischio della falsità nel processi matrimoniali potrebbe, a volte, ammantarsi di motivazioni umane e sociali.
Per ottenere il risultato di dichiarare nulla una unione matrimoniale, si arriva perfino a suggerire l’espediente di mantenere le apparenze procedurali e sostanziali, dissimulando l’inesistenza di un vero giudizio processuale: “Si è tentati - dice il Papa - di provvedere ad una impostazione dei capi di nullità e a una loro prova in contrasto con i più elementari principi della normativa e del magistero della Chiesa".
“La deontologia del giudice ha il suo criterio ispiratore nell'amore per la verità. Egli, dunque, deve essere innanzitutto convinto che la verità esiste. Occorre perciò cercarla con desiderio autentico di conoscerla, malgrado tutti gli inconvenienti che da tale conoscenza possano derivare. Il giudice che veramente agisce da giudice, cioè, con giustizia, non si lascia condizionare né da sentimenti di falsa compassione per le persone, né da falsi modelli di pensiero, anche se diffusi nell'ambiente. Egli sa che le sentenze ingiuste non costituiscono mai una vera soluzione pastorale, e che il giudizio di Dio sul proprio agire conta per l'eternità”.
4. La mentalità positivistica è incompatibile con il giudice ecclesiastico
Un altro tema delicato mi sembra opportuno toccare ed è quello della interpretazione relativa del diritto, ossia l'adeguamento della legge alla storia, alla prassi, alla mentalità corrente, in una parola, quella che oggi chiamano evoluzionedel diritto.
A tale proposito, va osservato come una siffatta impostazione giuridica, che rivela una mentalità positivistica, contrasta profondamente con la tradizione giuridica e cristiana del diritto.
“L'interpretazione autentica della Parola di Dio, operata dal magistero della Chiesa ha valore giuridico, nella misura in cui riguarda l'ambito del diritto, senza aver bisogno di nessun ulteriore passaggio formale per divenire giuridicamente e moralmente vincolante".
“Il giudice, perciò, deve attenersi alle leggi canoniche, rettamente interpretate- e non deve mai perdere di vista l'intrinseca connessione delle norme giuridiche con la dottrina della Chiesa" evitando "di separare le leggi della Chiesa dagli insegnamenti magisteriali, come se appartenessero a due sfere distinte,, di cui la prima sarebbe l'unica ad avere forza giuridicamente vincolante, mentre la seconda avrebbe un valore puramente orientativo o esortativo" (Discorso alla Rota del 25 gennaio 2005).
5. Matrimonio fallito e matrimonio nullo
Un'altra osservazione rilevante penso di cogliere dal più volte citato discorso di Giovanni Paolo Il e riguarda la distinzione tra matrimonio fallito e matrimonio nullo, perché ricorre spesso nella opinione corrente l'idea che i Tribunali ecclesiastici siano chiamati a pronunciarsi sui fallimenti matrimoniali o a ricercarne le cause e le motivazioni, per farli sconfinare nella nullità.
Come sappiamo, matrimonio nullo è il matrimonio celebrato solo apparentemente, ma privo di qualcuno degli elementi costitutivi, mentre matrimonio fallito è il matrimonio valido che, per un qualsivoglia motivo, i coniugi non sono riusciti a mantenere in vita.
Non si possono dichiarare nulle le unioni fallite, né si possono produrre prove dì nullità, dissimulando il vero e impostando procedure in contrasto con i più elementari principi della normativa e del magistero della Chiesa. Le crisi coniugali devono, perciò, restare fuori dal Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese e devono essere prevenute e risolte in ben altri fori, con la diretta partecipazione del parroco, degli esperti di pastorale familiare e della comunità cristiana, che deve impegnarsi maggiormente nella preparazione e nell'itinerario matrimoniale, come più volte ha chiesto il Vicario giudiziale di questo Tribunale nell'annuale relazione ai Vescovi di Puglia.
6. La celerità dei processi
Un ultimo tema vorrei toccare ed è quello della celerità dei processi, un tema su cui la Giustizia del nostro Paese si interroga a tutti i livelli.
La Giustizia costituisce un diritto della persona, ma è un diritto che va assicurato con il massimo della diligenza e della operosità, rammentando però che una celerità che va a scapito della verità, è ingiusta.
A tale proposito, va ricordato il dovere della ricerca della verità, non solo nella fase istruttoria, ma anche mi quella dibattimentale, come anche il dovere dell'avvocatura rotale ed ecclesiastica di concorrere direttamente e costantemente alla ricerca della verità.
7. L'istruzione "Dig-nitatis connubii'
Non posso, concludendo la mia prolusione, non fare riferimento alla istruzione Dignitas Connubii del 25 gennaio 2005, che fissa le norme da osservarsi dai Tribunali ecclesiastici nelle cause matrimoniali.
Tale documento, infatti, fa emergere mi maniera lampante cosa rappresenti per la vita della Chiesa il processo matrimoniale e riconosce, senza equivoci, che esso si iscrive nella pastorale familiare, l'obiettivo centrale del pontificato di Giovanni Paolo II, ossia il bene del matrimonio e della famiglia.
In un contesto di mentalità divorzistica, il processo canonico deve salvare il matrimonio e la famiglia, smentendo la critica che la Chiesa favorisca i matrimoni nulli o che, addirittura, agevoli la nullità matrimoniale di coloro che sono ricchi e possidenti.
Il processo matrimoniale, come ogni processo canonico, è un servizio della Chiesa alla verità e alla coscienza dei fedeli.
"Lo spirito che informa l'azione dei tribunali ecclesiastici e, di conseguenza, i suoi giudici - lo disse già Giovanni XXIII, parlando alla Rota Romana il 13 dicembre 1961 - è il ministerium veritatis, perché tende primariamente alla salvezza dell'anima di chi ha bisogno di questi tribunali".
E l'attuale Pontefice, uno dei suoi primi discorsi alla Rota, il 4 febbraio 1980, ebbe a dire: "In tutti i processi ecclesiastici, la verità deve essere sempre, dall'inizio fino alla sentenza, fondamento, madre e legge della giustizia".
L'istruzione Dignitas Connibii insiste sul primato della verità, raccomandando al giudice di esortare "i coniugi perché, posposto ogni personale desiderio, collaborino sinceramente, adoperandosi per la verità e in spirito di carità".
Raggiungere la verità è l'obiettivo primario del giudice. La celerità, pur necessaria, nel processo canonico, non può andare a scapito della verità. La verità al di sopra di tutto, perché Cristo è la via, la verità e la vita.
Bari 12 marzo 2005
Con grande gioia porgo il mio saluto di benvenuto a tutti gli intervenuti a questa cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese. Rivolgo a Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Cosmo Francesco Ruppi, Arcivescovo di Lecce e Presidente della Conferenza Episcopale Pugliese, il mio particolare e fraterno saluto, oltre che il più vivo ringraziamento per aver accolto l'invito a partecipare a questa sessione inaugurale.
Saluto con deferenza le Autorità presenti, che hanno voluto onorare con la loro partecipazione questo appuntamento significativo per la vita del Tribunale. Con viva cordialità porgo il mio benvenuto ai rappresentanti del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese di Appello di Benevento, che offrono la loro costante collaborazione all'attività del nostro Tribunale. Con particolare gratitudine saluto gli operatori tutti della giustizia ecclesiastica: i giudici, gli avvocati, i minutanti; tutti così preziosi, per un genere di attività spesso nascosta all'attenzione della comunità ecclesiale, ma pur così importante per la natura anche peculiarmente pastorale del loro servizio all'interno della Chiesa. Di questo il nostro Arcivescovo Presidente ci parlerà nella Sua prolusione.
Un saluto riconoscente a Mons. Luca Murolo, Vicario giudiziale, il quale continua a guidare egregiamente l'Ufficio affidatogli dai Vescovi pugliesi. Desidero dare atto pubblicamente della piena sintonia che mi lega a Lui. La vita del Tribunale, in tutti i suoi aspetti, mi giunge Suo tramite, attraverso un confronto frequente e proficuo. Sicché le decisioni assunte di volta in volta hanno sempre il suggello della mia approvazione. Peraltro, la Conferenza Episcopale Pugliese, durante l'ultimo incontro del gennaio scorso, ha espresso ulteriore apprezzamento per i progressi che il Tribunale sta registrando in questi ultimi anni, in capacità e professionalità. Un costante aggiornamento ha saputo mantenere l'Ente al passo con i tempi e con le indicazioni normative che la Conferenza Episcopale Italiana continua a fornire. Molto opportunamente, lo stesso Tribunale continua ad essere dotato di servizi e di personale efficiente e l'amministrazione della giustizia ecclesiastica, globalmente, ne avverte i benefici auspicati.
I Vescovi pugliesi guardano sempre con particolare attenzione e sollecitudine al vostro lavoro e ai vostri problemi. Posso affermare che mai, in questi anni, sono mancate le risposte necessarie alle problematiche che di volta in volta, tramite il Vicario Giudiziale venivano prospettate.
La nuova sede, che dal luglio scorso è stata messa a disposizione del Tribunale, con i suoi ambienti più confortevoli e ben attrezzati, al momento è la risposta più tangibile alle richieste avanzate. Essa rappresenta, a parere unanime, motivo di soddisfazione per tutta la Regione ecclesiastica pugliese. So bene che la nuova struttura ha reso il vostro lavoro più proficuo, anche grazie al miglior assetto organizzativo dato. Si sta realizzando una ottimizzazione delle presenza dei giudici e, attraverso il nuovo orario di servizio, che entrerà in vigore dopo Pasqua, saprete rispondere al meglio alle esigenze dei fedeli che a voi ricorrono per avere quella parola di verità che compete al vostro ministero.
Il Santo Padre, nell'ultima Allocuzione alla Rota Romana, del 29 gennaio scorso, ha opportunamente richiamato i giudici a quella deontologia che ha «il suo criterio ispiratore nell'amore per la verità». La ricerca di questa verità deve animare costantemente il vostro lavoro, quasi come anelito unico e imprescindibile di coscienza. D'altro canto non deve mai mancare in voi l'attenzione alle persone che vi sono affidate: i drammi, le delusioni di un'intera esistenza, la sofferenza interiore che ciascuno di loro porta con sé siano per voi un sacrario da rispettare e onorare, come giudici e come pastori. Tutto questo in virtù del muns iudicandi di cui siete partecipi, in stretta collaborazione con i vostri Vescovi.
Uno strumento ulteriore di aiuto, poi, vi è stato appena offerto attraverso l'Istruzione Dignitas Connubii. Un testo autorevole di cui da tempo si attendeva la promulgazione e che viene a far luce su molti aspetti della procedura processuale finora oscuri, di incerta interpretazione o, talvolta, carenti. E certamente un documento provvidenziale che per il Tribunale Pugliese giunge proprio nel momento in cui sta elaborando un utile Vademecum. Conosco lo sforzo posto in atto per elaborare indicazioni e suggerimenti utili a tutti gli utenti della Magistratura ecclesiastica, indicazioni che ritengo conformi alle Normative generali e agli indirizzi impartiti dai Vescovi di Puglia. Per questo esprimo a voi il mio il mio plauso e il mio incoraggiamento.
La dimensione pastorale del servizio giudiziario all'interno della Comunità ecclesiale, di cui ho poc'anzi accennato, è ormai un dato acquisito dalla coscienza dei fedeli. Sua Eccellenza Mons. Ruppi ci illustrerà con la Sua autorevolezza i contenuti di tali dimensione. Non si dirà mai abbastanza quanto in fondo i Tribunali ecclesiastici siano un osservatorio importante sulla realtà della famiglia: sulle sue dinamiche interne e sulle sue patologie. Con la vostra esperienza potete offrire alla Comunità ecclesiale suggerimenti utili a far sì che questa cellula fondamentale della vita sociale ed ecclesiale sorga e cresca secondo le migliori prospettive.
Un grazie sentito, infine, per tutti i collaboratori che a vario titolo prestano il loro servizio di supporto al lavoro dei giudici: i Difensori del Vincolo, i Patroni, i Periti il personale di cancelleria e i notai. E ben noto il vostro impegno e non sfugge a nessuno quanto dipende dalla vostra cura, sensibilità e disponibilità l'intera "macchina" amministrativa del Tribunale. So che spesso vi vengono chiesti sacrifici anche notevoli e so che lodevolmente accogliete le diverse sollecitazioni. La celerità dei processi trova in voi un momento importante di collaborazione.
Relazione dell’attività dell’anno 2004
In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2005
12 Marzo 2005ß
1) Rivolgo un cordiale saluto e un vivo ringraziamento a tutti voi che, accogliendo l’invito, onorate con la vostra presenza questa cerimonia di inaugurazione ufficiale dell’anno giudiziario del nostro Tribunale Regionale.
Saluto in modo particolare il Presidente della Conferenza Episcopale Pugliese S.E. Mons. Cosmo Francesco Ruppi, Arcivescovo Metropolita di Lecce, che rappresenta tutti i Vescovi pugliesi. Sarà lui a tenere la prolusione sul tema : “Il ministero del Tribunale nella vita della Chiesa” e pertanto sin da ora lo ringraziamo. Insieme a S.E. Mons Ruppi saluto il Moderatore S. E. Mons. Francesco Cacucci al quale va tutta la nostra gratitudine per il costante interessamento e apprezzamento del lavoro che si svolge nel Tribunale. A Lui si deve la possibilità di operare nella nuova sede più ampia e dignitosa nella quale ci siamo trasferiti dal mese di luglio u.s.
2) L’inaugurazione dell’anno giudiziario costituisce un appuntamento a cui sono interessati non solo gli operatori del diritto, ma anche tutti coloro che, a diverso titolo, si occupano di problemi matrimoniali e familiari sia nel campo ecclesiale che civile.
In particolare è l’occasione in cui viene evidenziato pubblicamente l’importante e delicata attività che svolgiamo noi giudici, dai Vescovi deputati ad amministrare la giustizia in loro nome quando dobbiamo accertare e quindi dichiarare la eventuale nullità dei matrimoni.
Ma è anche l’occasione perché a tutti gli operatori pastorali siano offerti stimoli di riflessione in ordine ad un più efficace impegno a servizio delle famiglie.
A) Nel 2004sono stati introdotti 244 nuovi libelli(31 in meno del 2003);
sono state decise 209 cause(4 in più del 2003);
ne sono state archiviate 23;
al 31 Dicembre 2004 risultano pendenti 786 cause
(al 31 Dicembre 2003 risultavano pendenti 774).
Delle cause decise 139 si sono concluse affermativamente, cioè con la dichiarazione di nullità del matrimonio; 69 si sono concluse negativamente, cioè con il riconoscimento della validità del matrimonio; 11 si sono concluse con la richiesta e la concessione della dispensa pontificia “super rato”.
63 per esclusione della indissolubilità,
37 per simulazione totale del consenso ed esclusione della sacramentalità,
32 per esclusione della prole,
29 per difetto di discrezione di giudizio e per incapacità ad assumere gli obblighi coniugali, iuxta can. 1095, n.2 e n.3,
13 per timore,
7 per errore di qualità (iuxta can. 1097 §2),
6 per dolo,
3 per impotenza,
3 per esclusione del bonum coniugum,
1 per condizione.
dai 244 libelli presentati nel 2004 risulta che 186 unioni matrimoniali sono durate tra un giorno e 6 anni .
* Il dato da considerare in modo particolare, perché rileva un tendenziale incremento negli anni , è il numero consistente delle richieste di nullità per simulazione totale o parziale. Infatti sommando le 140 sentenze affermative per simulazione con le 138 sentenze negative per lo stesso motivo, risulta che sono stati esaminati 278 casi di simulazione.
Tutto ciò sta a confermare quanto si è rilevato negli anni precedenti e cioè che,nonostante l’obbligo di frequenza dei corsi di preparazione al matrimonio, molti giovani si accostano alle nozze sacramentali con una equivoca concezione del matrimonio e con l a volontà di impostare la vita coniugale su parametri molto personali, difformi da quelli che la Chiesa cattolica considera fondamentali e che peraltro scaturiscono dalla legge naturale.
Si constata che molti giovani rifiutano in partenza la perpetuità del vincolo e che il matrimonio è concepito come uno stare bene insieme finchè ciò è funzionale ad un individualistico appagamento superficiale. Da ciò consegue che il ricorso al divorzio è concepito come normale rimedio ai mali della coppia. Il matrimonio è inteso come una “prova”, senza una comune progettualità scartando anche la prospettiva procreativa.
* Inoltre preoccupante appare l’alto numero di casi di immaturità e di incapacità psicologica. Tanti giovani sono arrivati al matrimonio incapaci di una valutazione critica in relazione ai diritti e doveri coniugali, oppure, al momento del matrimonio, pur possedendo tale consapevolezza e volontà, non erano in grado di assumersi con piena responsabilità i relativi impegni che sono propri del matrimonio.
Queste segnalazioni ritengo che siano necessarie per una riflessione pastorale in ordine ad un intervento della comunità cristiana.
Dal nostro osservatorio si ha conferma che molti giovani che chiedono il matrimonio hanno perduto, dopo la cresima da ragazzi, ogni contatto con la parrocchia e sono succubi di modelli pagani di vita. In questa linea, il matrimonio, come progetto religioso, dono di sé, dedizione ai figli, fedeltà dei coniugi per tutta la vita, è diventato qualcosa di misterioso e di incomprensibile.
I corsi prematrimoniali, ormai generalmente accettati, là dove si realizzano, presentano l’ideale cristiano a fidanzati che da anni o decenni hanno scelto ben altro stile di vita e non sono disposti a cambiarlo.
Così, dopo aver frequentato il corso, i fidanzati si presentano al parroco per il documento più importante: ” l’esame sotto giuramento delle intenzioni dei nubendi ”.
Il parroco (sotto giuramento) ha interrogato singolarmente i fidanzati che ufficialmente si sono dichiarati credenti e pertanto hanno chiesto il matrimonio-sacramento.
Ha chiesto di accettare il modello cristiano di matrimonio (unicità, indissolubilità, apertura alla vita). Apparentemente secondo il CIC quel matrimonio è valido. Dopo poco tempo, quel matrimonio si interrompe.
Le parti, poi, in tribunale vengono a dichiarare che hanno applicato una restrizione mentale: “Sì, a meno che non sia vittima di abbandono da parte del mio coniuge” (come si fa per qualsiasi contratto).
A costoro non è venuto in mente il sospetto che Cristo e la Chiesa la pensino diversamente. Non hanno pensato che si trattava di una scelta definitiva. Forse non è stata fatta loro la proposta di una fede cristiana come progetto permanente di vita adulta.
Forse ai giovani fidanzati, che in quanto cristiani, hanno scelto di fare l’itinerario di preparazione al matrimonio-sacramento va annunciato, va fatto sperimentare e va fatto gustare il valore della sequela di Cristo. A loro andrebbe ricordato quanto disse il Papa nell’omelia della veglia con i giovani a Tor Vergata, in occasione della GMG, la sera del 19 agosto 2000,: “Anche oggi credere in Gesù, seguire Gesù sulle orme di Pietro, di Tommaso, dei primi apostoli e testimoni comporta una presa di posizione per Lui e non di rado quasi un nuovo martirio, il martirio di chi, oggi come ieri, è chiamato ad andare contro corrente per seguire il Maestro divino…Forse a voi non verrà chiesto il sangue, ma la fedeltà a Cristo certamente si! Una fedeltà da vivere nelle situazioni di ogni giorno, penso ai fidanzati e alla difficoltà di vivere entro il mondo di oggi la purezza nell’attesa del matrimonio. Penso alle giovani coppie e alle prove a cui è esposto il loro impegno di reciproca fedeltà…Nel 2000 è difficile credere? Si! E’ difficile credere. Non è il caso di nasconderlo. E’ difficile, ma con l’aiuto della grazia è possibile…!”
Noi giudici, in sede giudiziaria, esaminiamo e valutiamo con particolare rigore i singoli capi di nullità, ma, tante eventuali nullità potrebbero essere prevenute e quindi evitate, se, al momento importante dell’ammissione alla celebrazione liturgica delle nozze, i nubendi fossero sottoposti a valutazioni particolarmente approfondite.
Inoltre i parroci e gli operatori di pastorale familiare devono tener presente quanto è riportato nelle “Premesse generali” del Rito del Matrimonio al n.20 :“Nello svolgimento della preparazione, considerata la mentalità del popolo circa il Matrimonio e la famiglia, i pastori si impegnino ad annunciare alla luce della fede il significato evangelico del vicendevole amore dei futuri sposi. Anche i requisiti giuridici riguardanti la celebrazione valida e lecita del Matrimonio possono essere utili a promuovere tra i fidanzati una fede viva e un amore fecondo per costituire una famiglia cristiana”. E al n. 21:”Se però,risultato vano ogni sforzo, i fidanzati apertamente ed espressamente affermano di respingere ciò che la Chiesa intende quando si celebra il Matrimonio dei battezzati, non è lecito al pastore d’anime ammetterli alla celebrazione. Sebbene a malincuore, deve prendere atto della realtà e spiegare agli interessati che non la Chiesa, ma loro stessi, in tali circostanze, rendono impossibile quella celebrazione che peraltro chiedono” (cfr. F.C. n.68).
* Quali le motivazioni che inducono una o entrambe le parti ad introdurre la causa presso il Tribunale Ecclesiastico?
Per molti è il desiderio di chiarezza interiore, di tranquillità di coscienza che è maturato frequentando gruppi di impegno spirituale o sociale. Per altri, è l’urgenza di una nuova relazione o il desiderio di regolarizzare una situazione di fatto, o un vago rifiorire di radici cristiane sepolte, oppure il rispetto delle tradizioni familiari, il timore del giudizio della gente. Per altri ancora i motivi economici. A questo proposito va ricordato che quando la sentenza del Tribunale Ecclesiastico di nullità di matrimonio viene “delibata”, cioè accolta dallo Stato Italiano, non sussistono obblighi di mantenimento nei confronti del coniuge, in quanto il matrimonio è come se non fosse mai avvenuto. Salvi gli obblighi verso i figli e salvo che la sentenza di divorzio civile sia giunta prima della sentenza di nullità del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese, perché in questo caso resta l’obbligo di versare l’assegno divorzile fissato dal giudice civile.
La cause decise durante l’anno 2004 sono state 209 e da ciò si comprende l’impegno dei Giudici e degli Uditori nel portare a termine le istruttorie fino a sentenza.
I 22 Giudici e i 5 Uditori lodevolmente si sono dedicati, ognuno secondo l’impegno assunto e secondo le proprie possibilità.
La Conferenza Episcopale Pugliese ha nominato recentemente giudici a tempo pieno, Mons. Giacomo Giampetruzzi e il dott. Antonio Lia, entrambi della Archidiocesi di Bari - Bitonto. Quest’ultimo è nel nostro Tribunale il secondo giudice laico che, secondo i criteri fissati dalla CEI, aveva i titoli per tale ufficio. Infatti egli già dal 1996 ha svolto il ministero di Difensore del Vincolo, di Uditore e dal 1999 di Patrono stabile.
Ancora una volta i Vescovi hanno dimostrato attenzione, sensibilità, interessamento e comprensione chiamando all’ufficio di giudici persone idonee e specializzate, secondo le indicazioni che il Papa ha ribadito nel recente discorso al Tribunale della Rota Romana il 29 Gennaio u.s.
Si ha fiducia che con queste nuove presenze, con il riconfermato impegno di tutti e, magari con la diminuzione del numero delle nuove richieste, si possano definire in tempi più brevi, con l’obiettività e la serietà dovuta le tante cause (786) in attesa di definizione.
Noi giudici siamo consapevoli della grave responsabilità che abbiamo nell’attivare le procedure per accertare la verità e dare risposte efficaci, competenti, accurate ai fedeli che si rivolgono al Tribunale. Come l’Eccellentissimo Moderatore ha accennato, il Papa recentemente ci ha ricordato che il criterio ispiratore della deontologia del giudice è nell’amore per la verità e che è la convinzione della esistenza della verità che spinge il giudice a cercarla “con desiderio autentico di conoscerla, malgrado tutti gli inconvenienti che da tale conoscenza possano derivare” . Il Papa ha esortato a “resistere alla paura della verità, che a volte può nascere dal timore di urtare le persone” aggiungendo che “il giudice che veramente agisce da giudice, cioè con giustizia, non si lascia condizionare né da sentimenti di falsa compassione per le persone, né da falsi modelli di pensiero” e“sa che le sentenze ingiuste non costituiscono mai una vera soluzione pastorale, e che il giudizio di Dio sul proprio agire è ciò che conta per l’eternità”.
Mons. Felice Posa, titolare dell’ufficio di Difensore del Vincolo, e i suoi collaboratori, difensori del Vincolo sostituti: 5 sacerdoti e 7 laici, hanno svolto bene il loro compito di proporre ed esporre tutto quello che ragionevolmente può addursi contro la nullità del matrimonio, specialmente nella fase dibattimentale.
Quest’anno, in seguito alla presentazione dei rispettivi Vescovi, dal Moderatore sono stati nominati Difensori del Vincolo sostituti anche don Luigi Lazzari, della Diocesi di Altamura – Gravina - Acquaviva,Padre Giuseppe Tomiri, dei Frati minori della Provincia Puglia Molise, la dott.ssa Margherita Di Ponzio, dell’Archidiocesi di Taranto, il dott. Damiano De Nuccio della Diocesi di Ugento - S.Maria di Leuca, e la dott.ssa Lucrezia Mastrototaro dell’Archidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie.
L’ufficio di Promotore di Giustizia è stato svolto da Mons. Felice Posa, ma quando ciò è risultato incompatibile, perché impegnato come “difensore del vincolo”, l’incarico di Promotore di Giustizia è stato svolto da don Ignazio Pansini.
La figura e il servizio del Patrono stabile, così come delineato nel can. 1490 e nell’art. 6 §2 e §3 delle Norme della CEI, nella nostra Regione gradualmente sta entrando nella comprensione dei parroci e dei fedeli. Cioè il Patrono stabile, non riceve alcun compenso da parte dei fedeli, né per la consulenza, né per il patrocinio o la rappresentanza in giudizio.
Nel nostro Tribunale tale incarico è stato svolto dal dott. Antonio Lia e dal dott. Paolo Stefanì.
Anche quest’anno essi hanno assicurato la presenza non solo nella sede del Tribunale ma anche, una volta al mese, nelle sedi delle Diocesi dei capoluoghi di provincia in un apposito ufficio delle rispettive Curie, così come stabilito dal nostro Regolamento.
n. 113 a Bari, n. 60 a Foggia, n. 30 a Brindisi, n. 38 a Taranto, n. 69 a Lecce
Con la nomina del dott. Antonio Lia a Giudice il suo ufficio di Patrono stabile è stato assunto dalla dott.ssa Franca Maria Lorusso, della Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, nominata recentemente dalla Conferenza Episcopale Pugliese. Questa a sua volta ha lasciato l’ufficio di Difensore del Vincolo sostituto.
Gli avvocati e procuratori della nostra regione che risultano iscritti all’albo del nostro Tribunale sono: 18 Avvocati Rotali, 34 Avvocati laureati e “vere periti in Iure Canonico” e 20 Avvocati licenziati in Diritto Canonico, ammessi “ad biennium” dall’ Ecc.mo Moderatore.
E’ preziosa l’opera dei patroni di fiducia, perché in genere essi sono tra le prime persone competenti a cui i fedeli, che hanno avuto la disavventura di avere alle spalle un matrimonio fallito,si rivolgono per aprire il loro animo e per essere illuminati, consigliati e indirizzati.
Sono essi che già dai primi incontri dovrebbero chiarire che il matrimonio nullo è il matrimonio celebrato solo apparentemente, ma privo di qualcuno degli elementi costitutivi, mentre il matrimonio fallito è matrimonio valido che, per un qualsiasi motivo, i coniugi non sono riusciti a tenere in vita.
Voglio augurare che in nessuno degli avvocati prevalga la malefica tentazione di cercare, creare, indurre capi di nullità come mere giustificazioni formali, poggiandosi sul fatto empirico a posteriori dell’insuccesso matrimoniale. Già nel dicembre 1963 il papa Paolo VI disse: “Il dovere morale professionale dell’avvocato è la ricerca della verità, non il gioco della verità. Dovendo ascoltare per primo le parti, l’avvocato…può prima di ogni altro consigliare rettamente per l’accettazione della causa, o per sconsigliarla con chiarezza e sincerità; e nel suggerire le prove, nel determinare il capo di accusa e nel confutare gli argomenti contrari, il suo unico movente sarà l’accertamento della verità dei fatti, e il trionfo della giustizia, rifiutandosi sempre, ad ogni costo, di costruire artificialmente un processo, di patrocinare una causa infondata, o di ricorrere a mezzi sleali e disonesti”.
Così il Papa Giovanni Paolo II ha segnatamente rimarcato nella sua Allocuzione alla Rota Romana del 21 Gennaio 2000: “la corrente mentalità della società in cui viviamo ha difficoltà ad accettare l’indissolubilità del vincolo matrimoniale ed il concetto stesso di matrimonio come patto con cui l’uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita le cui essenziali proprietà sono l’unità e la indissolubilità, ma tale reale difficoltà non equivale sic et simpliciter ad un concreto rifiuto del matrimonio cristiano o delle sue proprietà essenziali. Tanto meno essa giustifica la presunzione che la prevalente intenzione dei contraenti, in una società secolarizzata e attraversata da forti correnti divorziste, sia di volere un matrimonio solubile.
La tradizione canonistica e la giurisprudenza rotale, per affermare l’esclusione di una proprietà essenziale o la negazione di una essenziale finalità del matrimonio, hanno sempre richiesto che queste avvengano con un positivo atto di volontà, che superi una volontà abituale e generica…una errata opinione sulla bontà in alcuni casi del divorzio o un semplice proposito di non rispettare gli impegni realmente presi. Le semplici opinioni contrastanti con il principio della indissolubilità o gli atteggiamenti contrari ad esso, senza il formale rifiuto della celebrazione del matrimonio sacramentale…non vizia il consenso matrimoniale”.
Per tali ragioni il Consiglio Episcopale permanente dal marzo del 2004 ha stabilito che l’onorario per i patroni di fiducia è determinato dal Preside del Collegio giudicante, tra un minimo di Euro 1.400,00 ad un massimo di Euro 2.700,00 (escluso IVA e ulteriori oneri sostenuti dal patrono che non possono essere compresi in tali onorari).
A tal riguardo, relazionando ai Vescovi Pugliesi riuniti in Conferenza nel Gennaio u.s. ho detto: “In genere non giungono lamentele specifiche da parte dei fedeli, tuttavia, per tutelare i fedeli e il buon nome degli stessi avvocati e del Tribunale, sarebbe opportuno che i parroci diano informazioni precise circa le indicazioni delle determinazioni della Conferenza Episcopale a riguardo degli onorari dei patroni.Eventuali, reali e documentate richieste fuori dei parametri siano con coraggio denunziate al Vicario Giudiziale”.
La Cancelleria è retta da don Vito Spinelli con la collaborazione di due “addetti alla Cancelleria” e da sei notai-attuari. Devo attestare che è encomiabile il loro lavoro di assistenza ai giudici e di attenzione a seguire le procedure burocratiche di tutte le pratiche dall’accettazione del libello fino alla spedizione di tutto quanto è necessario alla sede del Tribunale di Appello.
Ogni tre mesi il personale di Cancelleria si è incontrato per una giornata di riflessione per la formazione spirituale e l’aggiornamento culturale giuridico guidato da uno dei giudici sacerdoti e da un esperto.
Come ho già accennato all’inizio, da Luglio 2004 è stato possibile il trasferimento nella nuova sede in Largo S.Sabino n. 1 con locali ampi e dignitosi, ben arredati, messi a disposizione dall’Arcivescovo di Bari – Bitonto. I lavori di adattamento sono stati affrontati con il contributo economico della CEI e della Diocesi di Bari – Bitonto. Alla CEI e alla Diocesi di Bari – Bitonto va confermata tutta la nostra gratitudine.
L’amministrazione è guidata e retta dal dott. Benedetto Morea, commercialista, con la collaborazione del contabile dott. Carlo Cassano.
Per doverosa ed opportuna informazione ricordo che il Consiglio Permanente della CEI dal marzo 2004 ha stabilito che il concorso delle parti ai costi delle cause è il seguente:
la parte attrice, che invoca il ministero del Tribunale, è tenuta a versare al momento della presentazione del libello Euro 450,00;
la parte convenuta non è tenuta ad alcuna contribuzione, ove partecipi all’istruttoria senza patrocinio. Nel caso in cui nomini un patrono di fiducia o ottenga di usufruire dell’assistenza di un patrono stabile, è tenuta a versare Euro 225,00.
Concludo confermando che lo spirito con cui noi Operatori del Tribunale ci impegniamo nell’attività giudiziaria è certamente pastorale. Il nostro lavoro è un servizio di Chiesa e un modo per annunciare il vangelo del matrimonio. Pertanto ci sentiamo in piena collaborazione con i nostri Vescovi e con tutti coloro che nelle varie diocesi, sotto la guida dei Pastori si dedicano nella preparazione dei giovani al matrimonio e nel sostegno alle famiglie.
Statistiche relative all'anno 2004
63 affermative
32 affermative
13 affermative
Defectus discretionis iudici
7 affermative
22 affermative
36 affermative
Esclusione della gedeltà
5 affermative
Cobdizione
Diocesi di provenienza delle 24 cause introdotte nell'anno 2004