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Timestamp: 2020-06-05 07:32:24+00:00
Document Index: 179924382

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 112', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 39', 'art. 40', 'art. 2729', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 7977 del 28/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7977 del 28/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 28/03/2017, (ud. 14/12/2016, dep.28/03/2017), n. 7977
sul ricorso 28817-2015 proposto da:
Z.C. SRL, in persona del legale rappresentante pro
CASSAZIONE rappresentata e difesa dall’avvocato GABRIELE CRISTINZIO
avverso la sentenza n. 3827/51/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
RIGIONALE di NAPOLI del 13/02/2015, depositata il 27/04/2015;
partecipata del 14/12//2016 dal Consigliere Relatore Dott. ENRICO
Con sentenza in data 13 febbraio 2015 la Commissione tributaria regionale della Campania respingeva l’appello proposto da Z.C. srl avverso la sentenza n. 350/13/13 della Commissione tributaria provinciale di Caserta che ne aveva respinto il ricorso contro l’avviso di accertamento IRAP, IRES, IVA 2007. La CTR in particolare osservava che la ripresa fiscale era fondata sulla circostanza che nel preliminare di vendita immobiliare oggetto della ripresa medesima era indicato un prezzo appunto superiore di Euro 75.000 a quello poi indicato nel rogito, mancando nel rogito stesso alcun riferimento alla causa di questa riduzione; che la separata dichiarazione che era stata allegata dalla società contribuente quale prova di tale causa (transazione sulle finiture dell’immobile e mancanza di certificato di abitabilità dello stesso) non poteva considerarsi tale, in quanto unilateralmente sottoscritta dalla sola venditrice, odierna ricorrente, a fronte di un impegno contrattuale valido ed efficace quale quello sancito dal preliminare di compravendita; che nessuna altra prova era stata fornita dalla appellante.
Avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione la società contribuente deducendo due motivi.
Con il primo motivo di ricorso – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, – la società ricorrente lamenta la nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., poichè la CTR ha nella sostanza omesso di esaminare la critica mossa con il primo motivo dell’appello alle considerazioni fatte dalla CTP sulla questione del differenziale di prezzo tra il contratto preliminare ed il contratto definitivo di una vendita immobiliare basante l’accertamento induttivo impugnato, in particolare non tenendo conto dell’ulteriore documentazione prodotta da essa stessa ricorrente che tale differenziale giustificava.
La sentenza impugnata ha puntualmente risposto al motivo di gravame in oggetto, ancorchè incentrando la propria motivazione sulle ragioni dell’Ente impositore, più che su quelle della contribuente, laddove ha rilevato che detto documento, prodotto a contrasto) della ripresa fiscale, non aveva validità probatoria sia perchè, a differenza del contratto preliminare, non era sottoscritto dal terzo acquirente ed era privo di data sia perchè, più in generale, nel rogito notarile mancava qualsiasi riferimento alla riduzione del prezzo della compravendita. Non vi è stata dunque alcuna “omessa pronuncia” da parte del giudice di appello, la cui decisione, al più, poteva essere censurata – ma non lo è stata – per vizio) motivazionale ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ancorchè nei ristretti limiti imposti dalla novella di tale previsione codicistica.
Con il secondo morivo di ricorso – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – la ricorrente si duole di violazione/falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d) e art. 40, art. 2729 c.c..
Va invero ribadito che “In tema di contenzioso tributario, spetta al giudice di merito valutare l’opportunità di fare ricorso a presunzioni, individuare i fatti da porre a fondamento del relativo processo logico e valutarne la rispondenza ai requisiti di legge, con apprezzamento di fatto che, ove adeguatamente motivato, sfugge al sindacato di legittimità. (Nella specie, la S.C., nell’enunciare il principio, ha rigettato il motivo di ricorso, in quanto la censura si risolveva esclusivamente in una valutazione alternativa del materiale probatorio)” (Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 101 del 08/01/2015, Rv. 634118).
Il mezzo proposto, contrariamente a tale principio di diritto, richiede a questa Corte non la verifica della legittimità del ricorso alle presunzioni semplici fatto dapprima nell’atto impositivo impugnato e poi dai due giudici del merito, bensì la valutazione di un procedimento logico deduttivo alternativo a quello della sentenza impugnata.
La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 3.100 oltre spese prenotate a debito.