Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-primo/titolo-vi/capo-vi/sezione-v/art219.html
Timestamp: 2019-09-20 11:38:55+00:00
Document Index: 81715236

Matched Legal Cases: ['art. 219', 'art. 87', 'art. 815', 'art. 2643', 'art. 219', 'art. 219', 'art. 1150', 'art. 936', 'art. 1152']

Art. 219 codice civile - Prova della proprietà dei beni - Brocardi.it
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Articolo 219 Codice civile
Dispositivo dell'art. 219 Codice civile
(1) Il coniuge può provare con ogni mezzo [950 co. II] nei confronti dell'altro la proprietà esclusiva di un bene [197] (2).
I beni di cui nessuno dei coniugi può dimostrare la proprietà esclusiva sono di proprietà indivisa per pari quota di entrambi i coniugi (3).
(1) L'articolo è stato così sostituito dall'art. 87 della L. 19 maggio 1975 n. 151.
(2) Ovviamente ci si riferisce ai beni mobili, poichè per gli immobili (812cc) e mobili registrati (art. 815 del c.c.) operano le regole di cui all'art. 2643 del c.c..
(3) La norma opera con l'esclusione dei beni siti nella casa coniugale, per i quali opera la presunzione di proprietà comune di entrambi i coniugi in quote uguali, salvo appunto diversa prova esperibile con ogni mezzo.
Massime relative all'art. 219 Codice civile
L'art. 219 c.c. (nel testo novellato dalla L. 19 maggio 1975, n. 151) - che riconosce al coniuge la facoltà di «provare con ogni mezzo, nei confronti dell'altro, la proprietà esclusiva di un bene» (primo comma) ed aggiunge che «i beni di cui nessuno dei coniugi può dimostrare la proprietà esclusiva sono di proprietà indivisa per pari quota di entrambi i coniugi» (secondo comma) - concerne essenzialmente le controversie relative a beni mobili, siccome la prova della proprietà degli immobili risulta di solito da un titolo non equivoco, ed è volto principalmente a derogare, attraverso la presunzione posta nel secondo comma, alla regola generale sull'onere della prova in tema di rivendicazione, mentre nessuna deroga configura alla normale disciplina della prova dei contratti formali, in particolare degli acquisti immobiliari. Pertanto, quando un immobile sia intestato ad uno dei coniugi in virtù di idoneo titolo d'acquisto, l'altro coniuge che alleghi l'interposizione reale non può provarla né con giuramento, né con testimoni, giacché l'obbligo dell'interposto di ritrasmettere all'interponente i diritti acquistati deve risultare, sotto pena di nullità, da atto scritto.
relative all'articolo 219 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 219 Codice civile - Prova della proprietà dei beni | Quesito Q20112590
nives chiede
domenica 27/02/2011 - Lazio
“Mio marito ha provveduto a restaurare la casa in cui abitiamo esclusivamente con i suoi soldi (e lo può dimostrare) ed ora in corso di separazione vorrebbe detrarre la somma da lui spesa per il restauro dal 50% della casa che mi spetta.
Lo può fare?”
Si risponde al caso di specie citando una recente pronuncia della Corte di Cassazione (n. 13259 del 2009).
“Il coniuge che, in costanza di matrimonio, abbia provveduto a proprie spese ad eseguire migliorie od ampliamenti dell'immobile di proprietà esclusiva dell'altro coniuge ed in godimento del nucleo familiare, in quanto compossessore ha diritto ai rimborsi ed alle indennità contemplate dall'art. 1150 del c.c. in favore del possessore, nella misura prevista dalla legge a seconda che fosse in buona o mala fede, mentre va esclusa l'invocabilità dell'art. 936 del c.c., in tema di opere fatte da un terzo con materiali propri, difettando nel compossessore il requisito della terzietà”.
La normativa che prevede il rimborso delle spese sostenute per la manutenzione o la ristrutturazione ovvero la corresponsione di un indennizzo per l'apporto di migliorie, prevede anche il conseguente diritto alla ritenzione del bene sino al soddisfacimento del relativo credito, se il possesso è stato di buona fede art. 1152 del c.c..