Source: http://ateneoweb.blogspot.it/
Timestamp: 2013-06-20 09:09:47+00:00
Document Index: 177341058

Matched Legal Cases: ['art. 73', 'art. 73', 'art. 1117', 'art. 1117', 'art. 1102', 'sentenza ', 'art.71', 'art. 71', 'art.67', 'art. 1130', 'art. 1122', 'art.1127', 'art.23', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 26']

L`Agenzia delle Entrate con la Circ. 20 del 18 giugno 2013 è intervenuta per chiarire i riflessi fiscali che scaturiscono dall`acquisizione della soggettività giuridica.
Ricordiamo che l`articolo 3, commi 4-ter e 4-quater, del decreto legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito con modificazioni dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, istitutivo del contratto di rete, ha subito importanti modificazioni a seguito dell`entrata in vigore dell`articolo 45 del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83 (cosiddetto decreto crescita), convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, e poi dell`articolo 36 del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179 (cosiddetto decreto crescita-bis): in particolare si è affermato che le reti di impresa dotate di un fondo patrimoniale comune possono acquisire un`autonoma soggettività giuridica, distinta rispetto a quella delle singole imprese partecipanti. E` importante sottolineare che la norma innova, sancendo una facoltà e non un obbligo, in merito all`assunzione della soggettività giuridica, che si manifesta attraverso l`iscrizione nella sezione ordinaria del Registro delle Imprese.
Questa apertura ha dei riflessi sulla natura della rete che da semplice "contratto", diviene "organizzazione" ed in tal senso la Circolare in commento definisce due nuove tipologie di rete:
La "rete contratto";
La "rete soggetto".
Il primo modello è quello classico ante Decreto Crescita e Decreto Crescita bis, mentre il secondo è quello che ha acquisito la soggettività giuridica e che quindi "costituisce, sotto il profilo del diritto civile, un soggetto "distinto" dalle imprese che hanno sottoscritto il contratto e, pertanto, sotto il profilo tributario, in grado di realizzare fattispecie impositive ad essa imputabili". Il documento di prassi crea un nesso di consequenzialità fra soggettività tributaria e quella civilistica.
In tal modo la rete diventa un autonomo soggetto passivo di imposta, cui fanno capo i conseguenti obblighi tributari, sia per quanto concerne le imposte dirette che quelle indirette.
Quanto alle prime, rientrando fra i soggetti, di cui all`art. 73, comma 2 del TUIR, le "reti soggetto" è passibile di imposta sul reddito delle società: nel caso in cui esercitino prevalentemente o esclusivamente attività commerciale sono assimilabili agli enti ex art. 73, co. 1 lett b), diversamente possono essere annoverate fra gli enti non commerciali di cui alla lettera c).
Analogamente ai predetti soggetti (enti commerciali o non commerciali), sono passibili di determinazione e pagamento dell`IRAP.
La novità forse più rilevante, comunque, riguarda le imposte indirette: le "reti soggetto" possono aprire la partita IVA, con tutti gli adempimenti contabili e dichiarativi che questo comporta.
Visto che per questa nuova organizzazione, il rapporto fra le imprese aderenti e contratto di rete è analogo a quello dei soci di una società, le risorse stanziate dai partecipanti hanno la natura di conferimenti ad un soggetto terzo che provvede alla realizzazione del programma comune. Per questo motivo il contratto di rete con soggettività giuridica non può beneficiare dell`agevolazione fiscale ex 42, comma 2-quater, del decreto legge n. 78 del 2010, proprio perché manca il legame diretto fra gli utili e la realizzazione del programma. In questo caso l`investimento ha la natura del capitale proprio, che, in via mediata, verrà utilizzato e non vi è una diretta operatività che la circolare ministeriale invece ravvisa quale condicio sine qua non nella norma agevolativa, laddove asserisce che l`agevolazione è destinata alle "imprese che sottoscrivono o aderiscono a un contratto di rete".
http://www.ateneoweb.com/aw/articoli/le-reti-di-imprese-possibilita-di-apertura-della-partita-iva-e-soggettivita-tributaria,1666-4-1.html
L`entrata in vigore, il 18/6/2013, della legge che "riforma" il condominio e le sue regole (Legge 220/2012) ci offre l`occasione per stilare una guida a questo complesso argomento , correlata da link ad articoli di approfondimento.
Esiste un condominio quando più unità immobiliari hanno delle parti comuni, ovvero quando i proprietari delle singole unita` immobiliari hanno anche la proprietà comune di altre parti. Non a caso le norme che regolano il condominio rientrano tra quelle del codice civile che si occupano della comunione dei beni.
La legge di modifica della disciplina del condominio negli edifici, inserendo nel codice civile l`art. 1117-bis, ha definitivamente sancito (la questione era ormai pacifica grazie alla giurisprudenza) che le norme sul condominio trovano applicazione anche nei casi di "supercondominio", condominio orizzontale ed in generale in tutti quei casi un cui edifici o unità immobiliari abbiamo parti in comune funzionali al loro miglior godimento.
Sono tutte quelle parti dell`edificio, aree ed opere di proprietà comune di TUTTI i proprietari dei vari appartamenti o unita` immobiliari.
- tutte le parti dell`edificio necessarie all`uso comune, come il suolo su cui sorge l`edificio, le fondazioni, i muri maestri, i pilastri e le travi portanti, i tetti e i lastrici solari, le scale,
- le aree destinate a parcheggio nonchè i locali per i servizi in comune, come la portineria, incluso l`alloggio del portiere, la lavanderia, gli stenditoi e i sottotetti destinati, per le caratteristiche strutturali e funzionali, all`uso comune;
- le opere, le installazioni, i manufatti di qualunque genere destinati all`uso comune, come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli impianti idrici e fognari, i sistemi centralizzati di distribuzione e di trasmissione per il gas, per l`energia elettrica,
per il riscaldamento ed il condizionamento dell`aria, per la ricezione radiotelevisiva e per l`accesso a qualunque altro genere di flusso informativo, anche da satellite o via cavo, e i relativi collegamenti fino al punto di diramazione ai locali di proprietà.
L`art. 1117 c.c. indica le parti dell`edificio che devono considerarsi comuni salvo diversa indicazione contenuta negli atti d`acquisto o nel regolamento contrattuale ad essi allegato (e quindi trascritto presso la conservatoria dei pubblici registri immobiliari). La dottrina e la giurisprudenza hanno specificato, in molte occasioni, che l`elencazione contenuta nella norma citata non ha natura tassativa. Il che vuol dire che possono essere considerate cose comuni tutte quelle parti dell`edificio o impianti in esso presenti la cui funzione è quella di consentire il miglior godimento delle unità immobiliari di proprietà esclusiva.
La destinazione d`uso delle parti comuni -ovvero il modo in cui si possono utilizzare- puo` essere cambiata per motivi di interesse comune (del condominio, concetto assai incerto visto che il condominio non è un soggetto di diritto, come può esserlo una società o un`associazione), dietro approvazione in assemblea di almeno quattro quinti dei condomini che rappresentino almeno i quattro quindi del valore dell`edificio. Sono ovviamente non eseguibili le modifiche che possano avere conseguenze sulla stabilita` o sicurezza dell`immobile.
Le violazioni della destinazione d`uso di una parte comune (ovvero gli utilizzi non regolari delle parti comuni) possono essere contestate dal condominio al singolo condomino anche arrivando in giudizio. Ciò dietro decisione dell`assemblea presa dalla maggioranza degli intervenuti che costituisca almeno la meta` del valore dell`edificio.
Tutti i condomini hanno diritto di usufruire delle parti comuni e perciò devono contribuire alla loro gestione e conservazione in proporzione al valore dell`unità immobiliare che appartiene loro (artt. 1118 e 1123 c.c.). Questo valore e` espresso tramite i millesimi assegnati dalla tabella millesimale, lo strumento che consente anche la ripartizione delle spese. Il diritto d`uso è partitario (art. 1102 c.c.) ossia tutti possono usare le parti comuni nella stessa misura, purché ciò:
a) non rechi pregiudizio alla sicurezza alla stabilità ed al decoro dell`edificio; b) non modifichi la destinazione d`uso delle parti oggetto dell`uso;
In presenza di usufrutto le spese gravano sull`usufruttuario (Cassazione sentenza n.2236/2012) ma il nudo proprietario e` solidalmente responsabile dei pagamenti.
In presenza di contratto di affitto e` responsabile del pagamento unicamente il proprietario, che poi potrà rifarsi per la parte non di sua competenza sull`inquilino. Cosi` come il condomino NON puo` sottrarsi ai propri diritti d`uso delle parti comuni, altrettanto non può sottrarsi al dovere di partecipare alle spese.
La divisione delle parti comuni e` possibile solo se non provoca incomodo d`uso agli altri condomini e se e` approvata da tutti i condomini.
Per alcune innovazioni invece e` sufficiente che la maggioranza degli intervenuti rappresenti almeno la meta` del valore dell`edificio. Esse sono:
- gli interventi che migliorino la sicurezza e la salubrità dell`edificio o degli impianti;
- gli interventi di eliminazione di barriere architettoniche. Per questa deliberazione, chiedendo lo stesso quorum deliberativo in prima e seconda convocazione, s`è di fatto previsto un innalzamento delle maggioranze necessarie a deliberarle rispetto a quelle previste dalla legge n. 13/89;
- gli interventi di installazione di impianti per la ricezione televisiva o per l`accesso a qualsiasi altro flusso informativo, anche da satellite o via cavo. Sono esclusi quegli impianti la cui realizzazione alteri la destinazione delle cose comuni o impedisca la loro fruizione per i condomini.
Nei casi suddetti l`amministratore e` tenuto a convocare l`assemblea entro 30 giorni dalla richiesta dei condomini (anche solo di uno), richiesta che deve riferirsi all`intervento da realizzare fornendo dettagli sulle modalità di realizzazione proposte.
Se l`innovazione comporta una spesa gravosa (per il bilancio condominiale) o e` voluttuaria (non strettamente necessaria), e consista in opere suscettibili ad uso separato (ovvero possa essere riservata all`utilizzo di una parte dei condomini), i condomini che non sono interessati ad essa possono non partecipare alla spesa.
Se l`utilizzazione separata non e` possibile l`innovazione (gravosa o voluttuaria) non può essere realizzata a meno che la maggioranza dei condomini che l`ha approvata non si faccia carico delle spese.
Resta fermo il diritto di subentrare nell`utilizzo dell`innovazione (vedi approfondimenti). Si ricorda che il condominio, al pari del soggetto individuale, può usufruire degli incentivi sull`installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili sulle parti comuni e sulla produzione di energia stessa (vedi la detrazione fiscale del 55% e gli incentivi sul solare fotovoltaico). Ripartizione delle spese
Il valore della proprietà di ciascuno e` convenzionalmente espresso dalle tabelle millesimali. Esse, come dice il nome, esprimono il rapporto tra il valore di ciascuna unita` immobiliare e il valore dell`intero edificio fissato a 1000.
Per le spese effettuate su parti comuni che sono diversamente utilizzate il riparto puo` avvenire sulla base dell`utilizzo.
- le scale e gli ascensori sono mantenuti e sostituiti dalle unita` immobiliari a cui servono, e le spese sono ripartite per la meta` rispetto al valore delle singole proprietà (con i millesimi) e per l`altra meta` in misura proporzionale rispetto all`altezza di ciascun piano
- se il lastrico solare o altre parti comuni sono date in uso esclusivo ad uno o piu` condomini questi sono tenuti a farsi carico di un terzo delle spese di manutenzione; gli altri due terzi sono a carico di tutti i condomini o comunque di quei condomini che se ne servono.
Il valore di ogni unita` abitativa e` espresso in millesimi calcolati proporzionalmente rispetto al valore dell`intero immobile al quale viene convenzionalmente assegnato il numero 1000.
L`approvazione, cosi come ogni modifica o rettifica delle tabelle millesimali necessita l`unanimità dell`assemblea. In questi termini perentori si e` espressa la legge di riforma del condominio (legge 220/2012), nonostante i precedenti diversi orientamenti della Cassazione (Cassazione sezione unite civili 18477/2010, vedi approfondimenti).
Solo in alcuni casi la modifica o rettifica -proposta anche da un solo condomino- può essere approvata dalla maggioranza degli intervenuti all`assemblea che rappresentino almeno la meta` del valore dell`edificio:
- se i valori devono essere ricalcolati in conseguenza ad una modifica subita dall`edificio (sopraelevazione, incrementi di superfici o variazioni di unita` immobiliari) che alteri il valore delle unita` immobiliari (anche solo di una) per più di un quinto. Il costo della variazione, in questi casi, e` pagato da chi ha dato luogo alla modifica.
Se i condomini sono più di otto (prima del 18/6 questo limite era di quattro), e` obbligatorio nominare un amministratore. Per questa decisione e` necessaria, in assemblea, la maggioranza dei presenti che rappresenti almeno la meta` del valore dell`edificio. La carica dura un anno e viene automaticamente prorogata di anno in anno a meno che non intervenga una revoca. All`atto dell`accettazione della nomina, a pena di nullità della nomina stessa, l`amministratore e` tenuto a comunicare l`importo delle proprie spettanze e a fornire a tutti i condomini i propri dati, completi di riferimenti ed orari di ricevimento.
- può essere nominato amministratore anche un condomino, non necessariamente un professionista. Le caratteristiche necessarie sono fissate dall`art.71bis del regolamento attuativo del codice civile.
- l`incarico di amministratore può anche essere dato ad una società di servizi, che svolge la funzione tramite professionisti, purché ovviamente in possesso dei necessari requisiti (vedi stesso art. 71bis).
- oltre all`amministratore l`assemblea può nominare, negli edifici con almeno 12 unita` immobiliari, un consiglio di condominio composto da almeno tre condomini con funzioni consultive e di controllo.
L`Amministratore e` il rappresentante legale del condominio; può quindi da una parte agire legalmente nel nome del condominio verso un condomino o verso terzi; dall`altra può esser chiamato in causa in azioni legali relative alle parti comuni del condominio.
A suo nome vengono inoltre notificati gli eventuali atti o provvedimenti della pubblica amministrazione relativi al condominio. Se l`atto o il provvedimento esula dalle sue funzioni e/o competenze egli deve immediatamente darne notizia ai condomini, pena la possibilità di essere revocato. L`amministratore deve:
- eseguire le deliberazioni dell`assemblea e convocarla annualmente per l`approvazione del rendiconto condominiale;
- curare l`osservanza del regolamento condominiale;
- disciplinare l`uso delle cose comuni e la fruizione dei servizi comuni;
- redigere il rendiconto condominiale annuale e convocare, entro 180 giorni, l`assemblea per l`approvazione dello stesso.
- omessa convocazione dell`assemblea ordinaria o rifiuto ripetuto di convocare l`assemblea per la revoca e nomina di un nuovo amministratore;
- negligenza nell`affrontare azioni di riscossione di crediti del condominio o accettazione della cancellazione di un provvedimento di iscrizione sul registro dei beni immobiliari fatto a garanzia del condominio;
- mancata comunicazione ai condomini dei propri dati completi di orari e riferimenti di ricevimento all`atto della nomina.
- approvazione delle opere di manutenzione straordinaria e delle innovazioni con costituzione di un fondo speciale per la copertura delle spese dei lavori (prima del 18/6/2013 non c`era alcun obbligo di costituzione del fondo).
Riguardo alle opere straordinarie l`amministratore può` se urgenti, provvedere direttamente riferendo poi alla successiva assemblea utile.
L`assemblea può anche autorizzare l`amministratore a partecipare ad iniziative locali (pubbliche o private) relative al miglioramento urbano e al recupero del patrimonio edilizio e della viabilità urbana che coinvolgano quindi il condominio e la zona ove esso e` ubicato.
L`assemblea (straordinaria) può anche essere convocata altre volte, quando l`amministratore stesso ne ravvisi la necessita` o quando ciò viene richiesto da almeno due condomini che rappresentino un sesto del valore dell`edificio (in quest`ultimo caso, se l`amministratore non provvede entro 10 giorni dalla richiesta, detti condomini possono convocare l`assemblea direttamente).
Si ricorda anche che in caso di gravi irregolarità compiute dall`amministratore (si veda la sezione dedicata) la convocazione dell`assemblea può essere richiesta anche da un solo condomino, col fine di far cessare l`irregolarità e revocare l`incarico all`amministratore. Questi, nel caso, può anche arrivare a far ricorso all`autorità giudiziaria.
- se non vi e` amministratore l`assemblea può essere convocata su iniziativa di uno o più condomini.
- l`assemblea non può deliberare se non sono stati convocati tutti gli aventi diritto;
- l`assemblea può anche svolgersi con più riunioni consecutive, fissate preventivamente dall`amministratore e specificate nell`avviso di convocazione.
- le deliberazioni sono annullabili se non sono state rispettate le regole di convocazione dell`assemblea. Ciò su istanza dei dissenzienti, assenti o non convocati. Si veda la sezione dedicata.
- in prima convocazione, di un numero di partecipanti che rappresenti i dei due terzi del valore dell`edificio e la maggioranza dei condomini.
- in seconda convocazione di un numero di partecipanti che rappresenti un terzo del valore dell`edificio e un terzo dei condomini.
All`assemblea sono invitati a partecipare tutti i condomini, di persona o tramite rappresentante delegato. Chi presenzia come proprietario ha pieno diritto di voto, per chi ha altri diritti sull`unita` immobiliare il diritto di voto ha dei limiti. Per l`usufruttuario, per esempio, il voto e` possibile nelle questioni di ordinaria amministrazione e al semplice godimento delle cose e dei servizi comuni.
Sulle rappresentanze, che hanno regole particolari nei super-condomini, e sui diritti di voto dell`usufruttuario si veda l`art.67 del regolamento attuativo del codice civile.
In termini generali per l`approvazione delle decisioni e` necessaria la maggioranza dei presenti all`assemblea che rappresenti almeno la meta` del valore dell`edificio. Se si decide in seconda convocazione può bastare la maggioranza che rappresenti un terzo del valore dell`edificio. Tra questi casi sembrare rientrare quello della nuova competenza riconosciuta all`assemblea condominiale dal secondo comma dell`art. 1130- bis c.c. a mente del quale l`assise "può anche nominare, oltre all`amministratore, un consiglio di condominio composto da almeno tre condomini negli edifici di almeno dodici unità immobiliari. Il consiglio ha funzioni consultive e di controllo" (sulle competenze del consiglio dei condomini vedi approfondimento).
- nomina e revoca dell`amministratore: maggioranza dei presenti che rappresenti almeno la meta` del valore dell`edificio.
- ricostruzione dell`edificio o riparazioni straordinarie di grossa entità: maggioranza dei presenti che rappresenti almeno la meta` del valore dell`edificio.
- tutela delle parti comuni, ovvero deliberazione per far cessare attività che danneggiano o le stesse o incidono sulla loro destinazione d`uso: maggioranza dei presenti che rappresenti almeno la meta` del valore dell`edificio.
- tutela delle parti comuni nei casi di installazione di impianti ad uso personale (ricezione radiotelevisiva o produzione di energia da fonti rinnovabili): l`assemblea può approvare soluzioni alternative o cautele con maggioranza dei presenti che rappresenti almeno i due terzi del valore dell`edificio.
- innovazioni: maggioranza dei presenti che rappresenti almeno i due terzi del valore dell`edificio; se l`innovazione e` necessaria per aumentare la sicurezza dell`edificio o migliorarlo (eliminazione barriere architettoniche, installazione impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, etc.) basta la maggioranza dei presenti che rappresenti almeno la meta` del valore dell`edificio.
- cambio di destinazione d`uso di una parte comune: quattro quinti dei condomini che rappresentino i quattro quinti del valore dell`edificio.
- installazione di un impianto di sorveglianza sulle parti comuni: maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno la meta` del valore dell`edificio.
- divisione delle parti comuni: tutti i condomini, all`unanimità.
- ricostruzione dell`edificio per perimento totale o superiore ai 3/4 del valore: tutti i condomini, all`unanimità.
L`azione di annullamento NON sospende gli effetti della delibera a meno che ciò non sia stato disposto -dietro specifica richiesta- dal giudice.
Se i condomini sono più di 10 e` obbligatorio predisporre un regolamento di condominio, che contenga le regole sull`uso delle parti comuni, il criterio adottato per la ripartizione delle spese, i diritti e gli obblighi di tutti i condomini, le norme per la tutela del decoro dell`immobile, per l`amministrazione, etc.
Per l`approvazione del regolamento e` necessaria la maggioranza dei presenti in assemblea che costituisca almeno la meta` del valore dell`edificio. Ogni condomino può proporre modifiche al regolamento e può anche impugnarlo, entro 30 giorni dalla deliberazione di approvazione, davanti all`autorità giudiziaria.
Le regole stabilite nel regolamento non possono divergere dalle disposizioni di legge se non nei casi in cui ciò sia previsto (per esempio riguardo il criterio di ripartizione delle spese, che può essere cambiato), ne` possono in alcun caso vietare ai condomini di possedere o detenere animali domestici. Quanto a quest`ultimo aspetto, leggendo i lavori della Commissione giustizia si evince chiaramente che la norma non dovrebbe riguardare i regolamenti contrattuali ma solamente quelli assembleari (vedi approfondimenti). Per le violazioni al regolamento la legge fissa delle sanzioni massime di riferimento (facoltative): per ogni violazione sanzione fino a 200 euro e, in caso di recidiva, fino a 800 euro. Le sanzioni riscosse vanno ad alimentare il fondo del condominio per le spese ordinarie.
E` il bilancio (o per meglio dire lo stato patrimoniale) del condominio e contiene tutte le voci di entrata ed uscita, i fondi disponibili e ogni dato patrimoniale utile.
L`assemblea può nominare, in qualsiasi momento, un revisore che verifichi la contabilità, con la maggioranza dei presenti che rappresenti almeno la meta` del valore dell`edificio.
La relativa spesa e` ripartita tra tutti i condomini in base ai millesimi di proprieta`.
L`amministratore deve obbligatoriamente tenere il registro di anagrafe condominiale contenente per ogni unita` immobiliare i dati catastali e le generalità dei proprietari e dei titolari di diritti reali di godimento (uso, usufrutto, superficie, etc.), con codice fiscale e residenza (o domicilio).
L`amministratore deve altresì tenere il registro dei verbali delle assemblee, il registro di nomina e revoca dell`amministratore e il registro di contabilità. Nel primo vengono annotate tutte le assemblee, anche quelle non costituite per mancanza di numero legale, i verbali e le brevi dichiarazioni rese dai condomini che ne fanno richiesta. Nel secondo sono annotate, in ordine cronologico, le nomine e revoche degli amministratori nonché gli estremi degli eventuali provvedimenti giudiziari. Nel terzo, che può essere tenuto anche telematicamente, sono annotati in ordine cronologico i singoli movimenti di contabilità di entrata ed uscita.
E` un`altra delle novità introdotte dalla riforma del condominio a partire dal 18/6/2013: il condominio deve essere dotato di un conto corrente condominiale -postale o bancario- sul quale l`amministratore deve obbligatoriamente far passare incassi e pagamenti.
Ciò con approvazione della maggioranza degli intervenuti in assemblea che rappresenti almeno la meta` del valore dell`edificio. Le spese per l`attivazione e la gestione del sito sono a carico dei condomini.
Da evidenziare che dal 18/6/2013 l`amministratore è obbligato -a meno che l`assemblea non decida di esonerarlo da quest`obbligo- ad agire giudizialmente contro i condomini morosi entro sei mesi dalla chiusura dell`esercizio (approvazione del rendiconto annuale) che ha determinato il credito.
E` questa una novità molto importante perché, almeno sulla carta, indirizza le "attenzioni" dei creditori/fornitori del condominio verso i principali responsabili dei mancati pagamenti dei propri crediti, i condomini morosi, mettendo in secondo piano, giustamente, i condomini che pagano puntualmente.
- se il mancato pagamento da parte del condomino si protrae per sei mesi, l`amministratore può sospendere il condomino dalla fruizione dei servizi comuni a godimento separato;
- chi subentra nei diritti di un condomino (per esempio l`acquirente dell`unita` immobiliare) e` obbligato solidalmente con questo al pagamento dei contributi relativi all`anno in corso e a quello precedente.
- chi cede i diritti sull`unita` immobiliare (per esempio con la vendita della stessa) rimane obbligato solidalmente con la controparte (l`acquirente, in caso di vendita) per i contributi maturati fino al momento in cui viene trasmessa all`amministratore la copia autentica del titolo di trasferimento (il contratto di vendita, nel caso in esempio).
- sulle parti di proprietà o sulle parti comuni assegnate ad uso individuale, il proprietario non può eseguire opere che rechino danni alle parti comuni o all`edificio (in termini di sicurezza, stabilita` e preservazione del decoro architettonico). In ogni caso delle opere va data preventiva notizia all`amministratore che riferisce poi in assemblea. Questo nella sostanza il nuovo art. 1122 c.c. così come modificato dalla "riforma". Nulla di più di un aggiornamento rispetto a quanto già affermato dalla giurisprudenza (vedi approfondimento). - le installazioni di impianti non centralizzati per la ricezione radiotelevisiva e per l`accesso a qualunque altro genere di flusso informativo (anche da satellite o via cavo) devono essere realizzati con il minimo danno per le parti comuni e le altre unita` immobiliari, e preservando comunque il decoro architettonico.
- e` possibile installare impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili al servizio delle singole unita` immobiliari sul lastrico solare o su ogni altra idonea superficie comune, oltre che sulle parti di proprietà del condomino interessato. A tal fine l`assemblea dei condomini può, su richiesta degli interessati, ripartire l`uso del lastrico solare e delle superfici comuni. Per tale ripartizione e` necessario il consenso della maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno i due terzi del valore dell`edificio;
-e sempre obbligatoria una comunicazione all`amministratore se le opere comportano la necessita` di modificare le parti comuni.
- il proprietario dell`ultimo piano dell`edificio o del lastrico solare può elevare nuovi piani, a meno che le condizioni dell`edificio non lo consentano. Gli altri condomini possono opporsi alla sopraelevazione se essa pregiudica l`aspetto architettonico dell`edificio o se diminuisce l`aria e la luce ai piani sottostanti. Chi esegue la sopraelevazione deve indennizzare gli altri condomini. Si veda in proposito l`art.1127 cc.
- l`assemblea, con approvazione della maggioranza dei partecipanti che rappresenti almeno i due terzi del valore dell`edificio, puo` prevedere regole proprie o imporre cautele particolari a salvaguardia della sicurezza, della stabilita` e del decoro architettonico dell`edificio.
Per le controversie in materia di condominio il foro competente (ovvero il giudice a cui rivolgersi) e` quello del luogo ove si trova l`immobile, sia nel caso di lite tra condomini sia nel caso di lite tra condomini e condominio (vedi art.23 codice di procedura civile).
Prima di andare in causa e` sempre consigliabile tentare una conciliazione, possibile sia rivolgendosi al giudice di pace che ad uno degli organismi di mediazione autorizzati dal Ministero della giustizia, tra cui le camere di commercio. E` importante che ci si rivolga ad un organismo ubicato nella circoscrizione del Tribunale della zona ove si trova il condominio.
In conciliazione il condominio può essere rappresentato dall`amministratore, previa delibera dell`assemblea con la maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno la meta` del valore dell`edificio.
Attualmente la conciliazione, seppur consigliabile, NON e` obbligatoria. Lo e` stata, nell`ambito delle liti condominiali, per un breve periodo (dal 20/3/2012 al 13/12/2012), più precisamente fino al "blocco" dell`obbligatorietà sancito dalla sentenza della Corte Costituzionale n.272/2012, blocco che potrebbe essere tolto in futuro da un intervento normativo. Il riferimento di legge e` il D.lgs.28/2010.
- Legge 220/2012 "Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici", pubblicata sulla GU del 17/12/2012 ed entrata in vigore sei mesi dopo (18/6/2013).
http://www.ateneoweb.com/aw/articoli/il-condominio-una-guida,1665-4-1.html
Pignorabilità, rateazione e proroga del mandato: cosa cambia col `Decreto del Fare`.
Il 'Decreto del Fare`, varato dal Governo lo scorso 15 giugno 2013, ha introdotto importanti novità in tema di riscossione. Dalla pignorabilità delle proprietà immobiliari alla revisione del meccanismo di dilazione dei pagamenti, passando per la ridefinizione temporale del mandato a Equitalia, le recenti misure hanno in parte ridisegnato il ruolo dell`agente di riscossione in ottica di semplificazione fiscale.
In tema di immobili, il decreto opera una forte differenziazione tra prima casa e altre proprietà. Nel caso in cui il fabbricato oggetto d`analisi costituisca l`abitazione principale e sia l`unico bene immobile in possesso del contribuente, le nuove norme prevedono la non pignorabilità, ad eccezione di unità di lusso o ville e castelli (categorie catastali A/8 e A/9).
Per quanto riguarda invece le altre fattispecie immobiliari, le disposizioni prevedono una rivisitazione del valore minimo del debito che autorizza l`agente di riscossione a procedere con l`esproprio. Impossibile, infatti, agire per posizioni inferiori a 120 mila euro. Prima delle novità, l`asticella era fissata a quota 20 mila.
Rivisto, poi, il processo di rateazione. Secondo la normativa vigente, Equitalia su richiesta del contribuente, può concedere la dilazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo fino a di 72 rate mensili nelle ipotesi di temporanea situazione di obiettiva difficoltà. La situazione di particolare disagio congiunturale ha però spinto l`Esecutivo a aumentare il numero massimo di rate a 120 unità mensili. L`estensione è però concessa al richiedente a condizione che sia accertata una grave situazione di difficoltà non dovuta a sue responsabilità e legata alla crisi economica, tale da rendere impossibile il rispetto del piano ordinario.
Per agevolare ulteriormente l`assolvimento degli obblighi contratti, il numero di rate non pagate che determinano la decadenza dell`accordo di rateizzazione passa da 2 a 8 tranche di versamento, anche non consecutive.
Equitalia proseguirà infine il suo servizio di riscossione per conto degli enti locali fino al 31 dicembre 2013, sia per i crediti tributari che per le sanzioni amministrative, le multe e in generali tutti gli adempimenti non strettamente compresi nell`area tributi.
http://www.ateneoweb.com/aw/articoli/rapporto-equitalia-contribuente-ecco-le-ultime-novita-in-tema-di-riscossione,1664-4-1.html
Con Decreto 29 marzo 2013 (pubblicato in G.U. n. 133 del 8/6/2013) il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha disposto l`erogazione in unica soluzione delle indennità ASpI e mini-ASpI, a beneficio dei lavoratori che hanno involontariamente perduto la propria occupazione e che intendono:
avviare un`attività di lavoro autonomo;
intraprendere un`attività di auto impresa;
avviare un`attività di micro impresa;
sviluppare un`attività autonoma già iniziata durante il rapporto di lavoro subordinato la cui cessazione ha dato luogo alla prestazione di cui all`art. 2, comma 19 della legge n. 92/2012.
Le prestazioni vengono liquidate dall`INPS in unica soluzione per un numero di mensilità uguali a quelle spettanti al lavoratore e non ancora percepite; tali prestazioni sono riconosciute nel limite massimo di 20 milioni di euro annui per il 2013, 2014 e 2015. I lavoratori che vogliono usufruire del beneficio in unica soluzione devono trasmettere in via telematica l`istanza, specificando l`attività che intendono intraprendere o sviluppare, secondo le indicazioni dell`Istituto. Alla domanda dovrà essere allegata documentazione che comprovi gli elementi attestanti le iniziative finalizzate allo svolgimento delle attività sopra indicate.
Nel caso l`esercizio dell`attività sia subordinato al rilascio di specifiche autorizzazioni o iscrizioni ad albi professionali o di categoria, le stesse dovranno essere documentate.
Il lavoratore che intende beneficiare dell`indennità per associarsi in cooperativa deve documentare l`iscrizione della società presso il tribunale competente per territorio e l`iscrizione all`Albo nazionale degli enti cooperativi.
Termine di presentazione dell`istanza
entro 60 giorni dall`inizio dell`attività o associazione in cooperativa;
Nel caso in cui il lavoratore instauri un rapporto di lavoro subordinato, l`indennità anticipata dovrà essere restituita prima della scadenza del periodo spettante.
Entro 10 giorni dall`inizio dell`attività dipendente, il lavoratore dovrà comunicare per iscritto, alla sede INPS che ha liquidato anticipatamente la prestazione, l`avvenuta assunzione.
http://www.ateneoweb.com/aw/articoli/assegno-aspi-finanziamento-attivita-autonoma,1663-4-3.html
L`agevolazione, introdotta fin dal 1998 e prorogata più volte, è stata resa permanente dal decreto legge n. 201/2011 (art. 4) che ha previsto il suo inserimento tra gli oneri detraibili ai fini Irpef.
al 30 giugno 2013, la misura della detrazione (50%, in luogo di quella ordinaria del 36%) e l`importo massimo di spesa ammessa al beneficio (96.000 euro per unità immobiliare, invece che 48.000 euro)
Oltre alla proroga al 31 dicembre 2013, il decreto 63/2013 ha introdotto, per i contribuenti che usufruiscono della detrazione per ristrutturazioni edilizie, la possibilità di detrarre dall`Irpef, sempre nella misura del 50%, anche le spese sostenute per l`acquisto di mobili finalizzati all`arredo dell`immobile oggetto di ristrutturazione.
La detrazione per l`acquisto di mobili va calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 10.000 euro e deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo.
l`abolizione dell`obbligo di invio della comunicazione di inizio lavori al Centro operativo di Pescara
la riduzione della percentuale (dal 10 al 4%) della ritenuta d`acconto sui bonifici che banche e Poste hanno l`obbligo di operare
l`eliminazione dell`obbligo di indicare il costo della manodopera, in maniera distinta, nella fattura emessa dall`impresa che esegue i lavori
la facoltà riconosciuta al venditore, nel caso in cui l`unità immobiliare sulla quale sono stati eseguiti i lavori sia ceduta prima che sia trascorso l`intero periodo di godimento della detrazione, di scegliere se continuare a usufruire delle detrazioni non ancora utilizzate o trasferire il diritto all`acquirente (persona fisica) dell`immobile
l`obbligo per tutti i contribuenti di ripartire l`importo detraibile in 10 quote annuali; dal 2012 non è più prevista per i contribuenti di 75 e 80 anni la possibilità di ripartire la detrazione, rispettivamente, in 5 o 3 quote annuali
l`estensione dell`agevolazione agli interventi necessari alla ricostruzione o al ripristino
dell`immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, se è stato dichiarato lo stato di
L`Agenzia Entrate ha pubblicato l`aggiornamento della guida "Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali" con l`intento di fornire le indicazioni utili per richiedere correttamente il beneficio fiscale, illustrando modalità e adempimenti.
http://www.ateneoweb.com/aw/articoli/disponibile-l-aggiornamento-della-guida-ristrutturazioni-edilizie-le-agevolazioni-fiscali,1662-4-1.html
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