Source: http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/127.php
Timestamp: 2018-01-17 11:03:32+00:00
Document Index: 92305400

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 36', 'art. 2473', 'art. 2473', 'art. 2473', 'art. 223', 'art. 2466', 'art. 2464']

Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 127 - pubb. 01/07/2007
Tribunale Lucca 03 novembre 2004 - Pres. Giuntoli - Est. Terrusi.
Il nuovo sistema normativo dell’arbitrato in materia societaria può quindi essere così schematicamente riassunto: (a) l’oggetto del giudizio arbitrale rimane limitato, ex art. 34, alle sole materie compromettibili secondo i tradizionali criteri; (b) in queste materie, ex art. 36, l’arbitro può 'conoscere' di questioni non compromettibili incidenter tantum, in tal caso dovendo decidere inderogabilmente secondo diritto; (c) in ogni caso l’arbitro deve decidere secondo diritto, finanche ove non sussista la necessità di conoscere di questioni non compromettibili, se l’oggetto del giudizio è costituito dalla validità di delibere assembleari.
Al fine di individuare il criterio dettato dall’art. 2473, co. 3° c.c., per la determinazione del valore della quota del socio receduto, è possibile ricercare l’intenzione del legislatore quale emerge dalla relazione ministeriale ove è chiarito che 'la disciplina dettata dal comma 3 dell’art. 2473 (..) tende ad assicurare che la misura della liquidazione della partecipazione avvenga nel modo più aderente possibile al suo valore di mercato; ed introduce un procedimento volto a superare le soluzioni penalizzanti tuttora adottate dal diritto vigente'. L’art. 2473 co. 3 c.c. va, pertanto, inteso nel senso che al socio è riconosciuto il diritto di ottenere il valore di mercato della sua partecipazione, determinato con riferimento al momento in cui è stato esercitato il recesso.
4. - In via principale gli attori chiedono che la delibera assembleare de quasia annullata in relazione all’intero suo oggetto.
Osserva il Collegio che il senso globale del motivo è quello di sostenere l’invalidità della deliberazione per abuso di potere in danno della minoranza; si sostiene, infatti, che, sebbene adottata nel rispetto delquorum ridotto di cui all’art. 223 bis att. c.c., la delibera in questione avrebbe travalicato l’asserita necessità di adeguamento statutario e si sarebbe distinta per un motivo fraudolento in danno della minoranza.
Reputa il Tribunale di dover dare continuità all’indirizzo, pur mantenendo riserve circa l’impiego promiscuo dei due concetti sopra rappresentati - abuso ed eccesso di potere - che è proprio della maggior parte degli arresti giurisprudenziali; sembra, invece, più corretto procedere, nel solco di una condivisibile dottrina, a una differenziazione che tenga conto del fatto di essere l’abuso di voto rapportabile a un limite negativo delle prerogative assembleari (quello cioè di non perseguire pure finalità extrasociali, id estcontrarie all’interesse sociale) e l’eccesso di potere rapportabile a un limite positivo (quale quello della proiezione della delibera nell’ambito del perseguimento dell’interesse sociale, ma con violazione di diritti di singoli soci non disponibili da parte della maggioranza).
La previsione di esclusione legale (art. 2466 co. 3 c.c.), essendo specificamente correlata al caso in cui la suddetta vendita non possa aver luogo per mancanza di compratori, è dettata da una propria specifica ratioincentrata sulla deterrenza della mora, in virtù della prevista possibilità di trattenere il valore del conferimento già versato (art. 2464 c.c.) con contestuale riduzione del capitale; ratio - dunque - non suscettibile di trasposizione in un settore diverso da quello dell’inadempimento degli obblighi di conferimento.