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Timestamp: 2020-08-09 15:45:08+00:00
Document Index: 161127871

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Sentenza Cassazione Civile n. 21432 del 15/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21432 del 15/09/2017
Cassazione civile, sez. trib., 15/09/2017, (ud. 21/06/2017, dep.15/09/2017), n. 21432
IMMOBILIARE ROYAL ANIENE s.r.l., in persona del l.r.p.t., rappr. e
dif. dall’avv. Carlo De Porcellinis, elett. dom. in Roma, presso Io
studiò di questi, in via Monte Zebio n. 19, come da procura a
per la cassazione della sentenza Comm. trib. reg. Lazio 20.12.2010,
n. 281/7/2010 in RG 6569/09;
1. IMMOBILIARE ROYAL ANIENE s.r.l. impugna la sentenza della Commissione Tributaria Regionale Lazio 20.12.2010, n. 281/7/2010 in RG 6569/09 che, accogliendo l’appello dell’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza C.T.P. Roma n. 167/57/2009 in tema di impugnazione di avvisi di accertamento emessi per IVA, IRPEG e IRAP per il 1998 ne dichiarò la legittimità;
2. con tale atto l’Ufficio locale aveva rideterminato il reddito del contribuente, a seguito di verifica della G.d.F. da cui emergeva che alle fatture per 400 milioni Lire – emesse nel 1998 a carico della società, divenuta proprietaria per scissione di un immobile e locatrice del medesimo a terzi, nonchè gravata delle spese straordinarie – in realtà non corrispondevano operazioni reali effettuate dalla emittente C.C.C. s.p.a., già originaria stipulante il contratto ed incaricata a sua volta da Royal Aniene degli interventi stessi;
3. osservò la C.T.R. che nessuna influenza esercitava sulla vicenda il giudicato penale di assoluzione dell’amministratore, stante l’autonomia dei due giudizi, nè vi era vincolo connesso ad altre sentenze relative ad annualità del 1996 e 1997, mentre la prova dell’esistenza delle operazioni sottostanti, a carico della contribuente in quanto contestate dall’amministrazione, non poteva basarsi solo sulla fattura, nella vicenda unico documento prodotto, conseguendone l’indetraibilità dei relativi importi;
4. il ricorso è articolato su tre motivi, cui resiste l’Agenzia delle Entrate con controricorso. Il ricorrente ha depositato memoria.
1. con i motivi, il ricorrente ha dedotto: a) la violazione dell’art. 2909 c.c., sussistendo contrasto tra la sentenza impugnata e le tre sentenze C.T.P. Roma del 2005 che hanno annullato l’avviso di accertamento per le annualità 1996 e 1997 relative ad operazioni attuative del medesimo contratto di manutenzione degli immobili con C.C.C. s.p.a.; b) la violazione della L. n. 516 del 1982, art. 12, per avere la C.T.R. erroneamente escluso l’estensione del giudicato penale alla presente vicenda, attinente a fatti in cui la citata norma derogava all’art. 3 c.p.p., con espressa attribuzione di autorità di cosa giudicata anche al proscioglimento; c) il vizio di motivazione, non avendo la sentenza tenuto conto, ai fini della prova della esistenza delle operazioni, della sentenza GIP Roma e delle citate sentenze CTP Roma;
2. i motivi, da trattare congiuntamente per la loro connessione, sono per un profilo inammissibili e per altro non fondati; osserva in primo luogo, il Collegio che ratio decidendi dell’accoglimento dell’appello è stata la “mancanza di documentazione” ed in particolare la non produzione dei “mezzi di pagamento” delle due fatture emesse nel 1998, per tali ragioni avendo la C.T.R. condiviso il giudizio di inesistenza delle operazioni sottostanti; questa statuizione non è stata dalla ricorrente specificamente contestata, nè essa ha anche solo allegato dove e come il pagamento delle fatture sarebbe avvenuto, essendosi limitata ad opporre l’invocabilità del giudicato penale assolutorio, per gli stessi fatti a carico dell’amministratore, il giudicato penale di tre sentenze di C.T.P. su annualità pregresse, nonchè il richiamo ai rispettivi accertamenti;
3. in secondo luogo ed in materia, con riguardo all’IVA, va ribadito che le relative controversie “sono soggette a norme comunitarie imperative, la cui applicazione non può essere ostacolata dal carattere vincolante del giudicato nazionale, previsto dall’art. 2909 c.c. e dalla sua eventuale proiezione oltre il periodo di imposta, che ne costituisce specifico oggetto, atteso che, secondo quanto stabilito dalla sentenza della Corte di Giustizia CE 3 settembre 2009, in causa C-2/08, la certezza del diritto non può tradursi in una violazione dell’effettività del diritto euro-unitario” (Cass. 8855/2016);
4. quanto all’efficacia esterna, più in generale, del giudicato tributario, va data continuità all’indirizzo per cui “la sentenza del giudice tributario con la quale si accertano il contenuto e l’entità degli obblighi del contribuente per un determinato anno d’imposta fa stato, nei giudizi relativi ad imposte dello stesso tipo dovute per gli anni successivi, ove pendenti tra le stesse parti, solo per quanto attiene a quegli elementi costitutivi della fattispecie che, estendendosi ad una pluralità di periodi di imposta, assumano carattere tendenzialmente permanente, mentre non può avere alcuna efficacia vincolante quando l’accertamento relativo ai diversi anni si fondi su presupposti di fatto relativi a tributi differenti ed a diverse annualità” (Cass. 6953/2015); orbene” oggetto del presente giudizio è sì un’operazione omogenea, il corrispettivo per la manutenzione annuale di due immobili fatturata dalla stessa società C.C.C. s.p.a., ma per apprezzarne l’esistenza non è possibile prescindere da elementi costitutivi della fattispecie negoziale che non possono non essersi svolti nell’anno di emissione della fattura o per l’epoca delle prestazioni, laddove ciò che l’Ufficio ha contestato alla contribuente, nè questa ha superato con il rinvio agli atti del processo penale (sul punto del tutto generici), è proprio il difetto di prova sia della documentazione comprovante l’effettività dei lavori, sia della stessa realità del pagamento, ragioni decisive per disconoscere, con l’operazione, la detrazione d’imposta in quell’anno, secondo presunzioni non vinte dalla parte (Cass. 428/2015, 25775/2014);
5. il ricorso va pertanto rigettato, con condanna alle spese secondo la regola della soccombenza e liquidazione come meglio da dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.600, oltre alle eventuali spese prenotate a debito.