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Timestamp: 2020-05-28 15:18:31+00:00
Document Index: 95860456

Matched Legal Cases: ['art. 58', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 27', 'art. 2', 'art. 58', 'art. 100', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 55', 'art. 2', 'art. 63', 'art. 56', 'art. 79', 'art. 2', 'art. 58', 'art 42', 'art. 9', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 55', 'art. 41', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 41', 'art. 5', 'art. 41', 'art. 77', 'art. 45', 'art. 41', 'art. 55', 'art. 18', 'art. 120', 'art. 8', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 77', 'art. 9', 'art.2', 'art. 45', 'art. 2', 'art. 14']

Art. 43 Divisione del territorio comunale
Il territorio comunale è suddiviso come segue:
Ambiti urbani con prevalente destinazione residenziale:
- Ambiti della conservazione e del restauro;
- Ambiti urbani suscettibili di completamento;
- Ambiti di trasformazione.
Ambiti urbani con prevalente destinazione produttiva:
Ambiti del territorio aperto:
Ambiti di attrezzature e servizi:
- Ambiti di attrezzature e servizi a scala territoriale;
- Ambiti per impianti sportivi e protezione civile;
- Ambiti di attrezzature e servizi a scala comunale e di quartiere;
- Zone a verde pubblico;
- Zone a verde sportivo;
- Zone per attrezzature cimiteriali;
Zone per infrastrutture di mobilità:
- Zone ferroviarie;
- Zone per la viabilità carrabile;
- Zone per parcheggi;
- Piazze;
- Percorsi ciclabili;
- La strada mercato.
Aree urbane inedificate:
- Aree a verde complementare
Ai fini dell'applicazione di disposizioni statali o regionali in materia di prevenzione dal rischio idraulico nonché in materia di procedimenti abilitativi, o quando necessario, le articolazioni del territorio definite dal presente strumento di pianificazione urbanistica corrispondono alle zone territoriali omogenee di cui al primo comma dell'articolo 2 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 secondo le indicazioni di corrispondenza riportate in ogni articolo.
Le destinazioni indicate come ammesse per le singole zone e la relativa disciplina devono intendersi anche quale "disciplina della distribuzione e localizzazione delle funzioni", ai sensi dell'art. 58 della legge regionale 3 gennaio 2005, n. 1 e ss.mm..
Pertanto, trascorsi cinque anni dall'approvazione del presente Regolamento Urbanistico decadono per la parte in cui assoggettano a controllo e a SCIA anche i semplici mutamenti di destinazione d'uso effettuati senza opere, fatta salva l'applicazione dell'art. 19, ultimo comma del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (testo unico dell'edilizia)
CAPO I AMBITI DELLA CONSERVAZIONE E DEL RESTAURO
Art. 44 Disposizioni generali
Gli ambiti della conservazione e del restauro sono parti del territorio interessate da agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale.
Corrispondono alle zona territoriali omogenee "A" di cui all'art. 2 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444; le suddette zone, sono classificate zona di Recupero ai sensi dell'art. 27 della legge 5 agosto 1978, n. 457.
Il Regolamento Urbanistico delimita, secondo le indicazioni del Piano strutturale, tre ambiti della conservazione e del restauro:
- Empoli: il centro storico cittadino;
- Pontorme: il centro storico esterno;
- Monterappoli: il centro storico di collina.
Le delimitazioni sono riportate rispettivamente nelle Tavole 1.46, 1.47 ed 1.48 di cui all'art. 2 paragrafo B delle presenti norme.
Art. 47 Tipologie
a)palazzi e residenze signorili;
b) abitazioni con laboratorio/bottega/magazzino;
c) case a schiera con pertinenze.
In sede di progetto edilizio degli edifici con grado di protezione a), b) e c), dovrà essere sviluppata l'analisi della tipologia edilizia, mediante l'individuazione dei seguenti elementi sia nello stato attuale che in situazioni precedenti, di cui esistano documenti o reperti:
a)Caratteristiche del tipo edilizio:
- distribuzione e gerarchia funzionale dei vani;
- posizione delle strutture portanti verticali;
- tessitura dei solai e della copertura;
- posizione degli elementi distributivi orizzontali (atri, corridoi, ecc.).
b) Eventuali specificità che caratterizzano l'edificio come variante di una categoria tipologica principale:
- distribuzione delle funzioni sui diversi piani;
- posizione nel contesto urbanistico;
- particolari situazioni del sito.
c) Modalità di aggregazione con le altre tipologie adiacenti per la formazione di tipologie complesse.
d) Altri elementi utili al riconoscimento del tipo.
Il progetto edilizio dovrà interpretare e sviluppare gli elementi risultanti dall'analisi, proponendo interventi coerenti e comunque compatibili con le caratteristiche tipologiche dell'edificio.
In particolare dovrà essere assicurata la leggibilità degli elementi significativi che determinano l'assetto tipologico degli edifici, che vanno di norma conservati, e la cui presenza va comunque documentata anche nel caso che essi non rimangano visibili. Non sono ammessi gli interventi di trasformazione che comportino l'alterazione e/o la eliminazione degli elementi significativi dell'impianto tipologico; in particolare:
- la suddivisione in unità abitative di dimensioni ridotte;
-l'inserimento di destinazioni d'uso non compatibili, anche per singole parti dell'edificio;
-l'esecuzione di impianti tecnologici che comportino alterazioni delle caratteristiche del tipo edilizio.
Gli interventi relativi agli edifici di interesse storico-ambientale devono rispettare prescrizioni, direttive ed indirizzi contenuti nella parte quarta titolo II "Le Guide" capo I "Guida agli interventi sui siti e manufatti d'interesse storico e/o ambientale" che definisce le modalità di intervento sulle diverse componenti dell'edificio: strutture verticali ed orizzontali, coperture, serramenti esterni, intonaci, colori, rivestimenti e impianti tecnologici, con l'avvertenza che in caso di contrasto prevale la norma più restrittiva.
Art. 50 Utilizzazioni
Sono compatibili con le funzioni residenziali e di servizio svolte negli ambiti della conservazione e del restauro le seguenti utilizzazioni:
Attrezzature e servizi a scala territoriale:
- istituti universitari e di ricerca;
- istituti di istruzione superiore all'obbligo;
- uffici dell'amministrazione periferica dello stato;
- uffici di enti territoriali.
Attrezzature e servizi a scala comunale:
- uffici e sedi comunali;
- distretti socio - sanitari;
- attrezzature culturali;
- edifici per il culto.
Attrezzature e servizi a scala di quartiere:
- scuole dell'obbligo;
- asili nido e scuole materne;
- biblioteche di quartiere;
- sedi circoscrizionali;
- uffici postali;
- posti telefonici pubblici;
- uffici d'informazione turistica;
Servizi privati d'interesse pubblico:
- agenzie di assicurazione;
- cinema e spazi per il tempo libero;
- sedi per la vita associativa.
- esercizi di vicinato e medie strutture di vendita;
Attività artigianali limitatamente a:
- artigianato di servizio;
- artigianato artistico e tradizionale;
Uffici e servizi privati:
- direzioni aziendali,
- agenzie.
Attrezzature turistico ricettive:
- residenze turistico alberghiere.
- residenza ordinaria;
- residenza collettiva.
Sono incompatibili con le funzioni residenziali e di servizio svolte negli ambiti della conservazione e del restauro le seguenti utilizzazioni:
- attività artigianali, diverse da quelle elencate nel precedente comma;
- altre attività con lavorazioni nocive, rumorose o comunque moleste;
- aziende di autotrasporto merci;
- caserme;
- istituti di pena;
- ospizi ed istituti assistenziali con più di 100 ospiti;
- depositi e magazzini di mezzi all'ingrosso;
- impianti di erogazione carburanti.
Ogni destinazione diversa da quelle elencate ai precedenti comma verrà comparata a quelle elencate al fine di valutarne l'ammissibilità.
Art. 52 Mutamento di destinazione d'uso
Il mutamento di destinazione d'uso, negli ambiti della conservazione e del restauro, è soggetto a S.C.I.A., anche in assenza di opere, ai sensi dell'art. 58 della Legge Regionale 3 gennaio 2005, n. 1.
CAPO II AMBITI URBANI SUSCETTIBILI DI COMPLETAMENTO
Art. 53 Disposizioni generali
Gli ambiti urbani suscettibili di completamento sono parti del territorio a prevalente destinazione residenziale, parzialmente o totalmente edificate, consolidate nelle funzioni e nell'assetto urbanistico che, di norma, non presentano particolari valori storico - ambientali da salvaguardare.
Corrispondono alle zone territoriali omogenee "B" di cui all'Art. 2 del D.M. 2 aprile 1968, n. 1444.
Ai siti e manufatti di rilevanza ambientale e/o storico culturale appartenenti agli ambiti urbani suscettibili di completamento si applicano altresì i disposti dell'art. 100 e della parte IV titolo II "Le guide" capo I "Guida agli interventi e sui siti e sui manufatti d'interesse storico e/o ambientale" della presente normativa, con l'avvertenza che in caso di contrasto prevale la norma più restrittiva.
Gli ambiti urbani suscettibili di completamento sono suddivisi, in relazione alle caratteristiche ed allo stato di attuazione in:
- Ambiti urbani suscettibili di limitati incrementi del carico insediativo;
- Ambiti urbani discendenti da Piani Urbanistici Attuativi completati;
Art. 54 Modalità d'intervento
Negli ambiti urbani suscettibili di completamento il Regolamento urbanistico si attua, attraverso interventi Edilizi Diretti (Permesso Edilizio, SCIA) o Progetto Unitario Convenzionato, ovvero attraverso interventi Edilizi Indiretti subordinati dal RUC all'approvazione di strumenti urbanistici attuativi, di iniziativa pubblica o privata (Piano Urbanistico Attuativo) come previsti dalla legislazione statale e regionale e dalle presenti norme.
Gli interventi di ristrutturazione edilizia, sostituzione edilizia con contestuale cambio di destinazione d'uso sono soggetti a:
- Intervento Edilizio Diretto per SUL progetto < 1200 mq;
- Piano Urbanistico Attuativo per SUL progetto > 1200 mq.
Gli interventi di ristrutturazione edilizia, sostituzione edilizia senza contestuale cambio di destinazione d'uso sono soggetti a:
- Intervento Edilizio Diretto per SUL progetto < 1500 mq;
- Piano Urbanistico Attuativo per SUL progetto > 1500 mq.
Gli interventi di ristrutturazione urbanistica con contestuale cambio di destinazione d'uso, nonché di addizione volumetrica e di nuova edificazione sono soggetti a:
- Intervento Edilizio Diretto ovvero Progetto Unitario Convenzionato qualora ricorrano le condizioni di cui all'art. 20 bis per SUL progetto < 1200 mq;
Gli interventi di ristrutturazione urbanistica senza contestuale cambio di destinazione d'uso sono soggetti a:
- Intervento Edilizio Diretto ovvero Progetto Unitario Convenzionato qualora ricorrano le condizioni di cui all'art. 20 bis per SUL progetto < 1500 mq;
Art. 55 Ambiti urbani suscettibili di limitati incrementi del carico insediativo
Sono parti del territorio già edificate e consolidate nelle funzioni e nell'assetto all'interno delle quali è consentito il completamento del tessuto edilizio attraverso la costruzione di nuovi edifici, l'intervento di rinnovo e ristrutturazione del volume già edificato, l'ampliamento, la demolizione e ricostruzione, ove non siano soggetti a particolari discipline, con utilizzazione più razionale delle infrastrutture e delle opere di urbanizzazione esistenti.
Nelle aree disciplinate dal presente articolo, gli interventi di:
- Nuova edificazione o addizione volumetrica, per destinazioni residenziali;
- Ristrutturazione urbanistica o sostituzione edilizia, con contestuale cambio di destinazione in residenziale;
sono realizzabili esclusivamente previa preventiva verifica della sussistenza della capacità edificatoria residua assegnata all'UTOE in cui ricadono gli interventi previsti.
La capacità edificatoria residua, inizialmente intesa come quantità totale di Superficie utile lorda a destinazione residenziale disponibile per UTOE, è desunta dal Quadro Previsionale Strategico Quinquennale del Regolamento urbanistico (Tab. 3), e viene aggiornata per sottrazione dalla quantità iniziale, in base alle quantità richieste per ciascuna UTOE, dai singoli interventi edilizi diretti delle tipologie di cui al comma 2.
L'Amministrazione comunale provvede, nel rispetto di quanto contenuto nell'art. 55 dello Statuto dei Luoghi del Piano Strutturale, all'aggiornamento della capacità edificatoria residua per UTOE e rende disponibile tale dato per le verifiche di cui al comma 2 e le modalità per la sua assegnazione.
La sussistenza della capacità edificatoria residua per UTOE, è condizione di fattibilità dell'intervento edilizio.
Gli ambiti urbani suscettibili di limitati incrementi del carico insediativo sono individuati nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B dalle etichette B0, B1, B2 e B3.
Nelle zone B0, B1, B2, B3 sono ammesse le seguenti destinazioni d'uso:
a)residenziale;
b) turistico-ricettive alberghiere ed extra alberghiere;
c) artigianale, purché le lavorazioni garantiscano il rispetto delle disposizioni relative all'emissione di inquinanti, di rumori e di odori legate ad ogni pertinente normativa e limitate a: artigianato di produzione di beni artistici o connessi con le persone e le abitazioni; artigianale di servizio;
d) commerciale, limitatamente agli esercizi di vicinato ed alle medie strutture d vendita, nel rispetto della disciplina attuativa di urbanistica commerciale;
f) pubbliche o di pubblico interesse;
g) pubblici esercizi.
Le utilizzazioni di cui al precedente punto b) devono interessare interi edifici ovvero unità immobiliari aventi accesso autonomo dall'esterno.
Negli edifici compresi nelle zone di cui al presente articolo, ove non siano soggetti a particolari discipline, sono ammissibili le trasformazioni fisiche fino alla sostituzione edilizia, se su singolo immobile, o fino alla Ristrutturazione Urbanistica (RU).
Gli interventi di sostituzione edilizia e ristrutturazione urbanistica sono finalizzati al conseguimento di una migliore riorganizzazione funzionale del lotto e con una diversa organizzazione planimetrica e altimetrica della volumetria esistente.
Gli interventi di ristrutturazione edilizia, sostituzione edilizia e di ristrutturazione urbanistica che interessano una superficie utile lorda di progetto < 1500 mq (comprensiva delle superfetazioni e degli annessi precari condonati) sono consentiti nel rispetto dei seguenti parametri:
Zone B0
a) Rapporto di copertura fondiario Rc 0,45
b) Altezza massima H 13.50 m
a) Numero massimo di piani fuori terra Nº 4
b) Distanza minima dai fili stradali e dagli spazi pubblici: Ds 5,00 m
quando non esistano allineamenti preesistenti da rispettare o specifici allineamenti obbligati indicati graficamente nelle tavole di R.U.
e) Distanza minima dai confini, per edifici non costruiti in aderenza Dc 5,00 m
f) Distanza minima tra fabbricati Df 10,00 m
g) Tipologia edilizia: case unifamiliari, binate, a schiera ed il linea.
b) Altezza massima H 7.50 m
a) Numero massimo di piani fuori terra Nº 2
Per i fabbricati che costituiscono parte di edificazione a schiera, con lunghezza del fronte stradale maggiore di m.30, è consentita la sopraelevazione fino a raggiungere l'altezza degli edifici adiacenti; la sopraelevazione comunque non potrà superare l'altezza max di m. 9,00.
d) Distanza minima dai fili stradali e dagli spazi pubblici: Ds 5,00 m
e) Distanza minima dai confini per edifici non costruiti in aderenza Dc 5,00 m
f) Distanza minima tra fabbricati se non costruiti in aderenza Df 10,00 m
g) Tipologia edilizia: case unifamiliari, binate, a schiera ed in linea.
a) Rapporto di copertura fondiario Rc 0,35
b) Altezza massima H 13,50 m
c) Numero massimo di piani fuori terra N 4
d) Distanza minima dai fili stradali: Ds 5,00 m
Gli interventi di ristrutturazione edilizia, sostituzione edilizia e di ristrutturazione urbanistica che interessano una superficie utile lorda di progetto > 1500 mq (comprensiva delle superfetazioni e degli annessi precari condonati) sono consentiti nel rispetto dei disposti di cui al successivo art. 63.
Negli ambiti di cui al presente articolo, ad eccezione delle zone B0 e ambiti urbani discendenti da Piani Urbanistici Attuativi attuati di cui all'art. 56 sono consentiti altresì:
a) Addizioni volumetriche (A);
b) Nuova edificazione(NE)
c) Addizioni funzionali di cui all'art. 79, comma 2 lett. d) punto 3
nel rispetto dei seguenti parametri:
a) Indice di utilizzazione fondiaria Uf 0.5 mq/mq
b) Rapporto di copertura fondiario Rc 0,45
c) Altezza massima H 7.50 m
d) Numero massimo di piani fuori terra Nº 2
e) Distanza minima dai fili stradali e dagli spazi pubblici: Ds 5,00 m
f) Distanza minima dai confini, per edifici non costruiti in aderenza Dc 5,00 m
h) Tipologia edilizia: case unifamiliari, binate, a schiera ed in linea.
a) Indice di utilizzazione fondiaria Uf 0,8 mq/mq
b) Rapporto di copertura fondiario Rc 0,40
f) Distanza minima dai confini per edifici non costruiti in aderenza Dc 5,00 m
b) Rapporto di copertura fondiario Rc 0,35
c) Altezza massima H 13,50 m
d) Numero massimo di piani fuori terra Nº 4
e) Distanza minima dai fili stradali: Ds 5,00 m
Art. 55bis Ambiti di rilocalizzazione degli edifici interessati dalla realizzazione di infrastrutture, zone (Brv).
Gli edifici ad uso residenziale che interferiscono con il tracciato di progetto di infrastrutture d'interesse generale e per i quali è prevista la demolizione, potranno essere rilocalizzati in aree individuate nelle tavole di cui all'Art. 2 paragrafo B dall'etichetta Brv.
L'entità delle superfici e dei volumi da trasferire è determinata sulla base di perizia tecnica giurata che attesti la consistenza degli edifici da demolire al momento dell'apposizione del vincolo.
Nelle zone Brv è ammessa la sola destinazione d'uso residenziale, nel rispetto dei seguenti parametri:
a) Volume utile lordo realizzabile (VUL) ≤ VUL esistente
b) Volume accessorio realizzabile (Va) ≤ Va esistente
c) Rapporto di copertura (Rc) RC 0,40
d) Altezza massima H 7,50 m
e) Numero massimo di piani fuori terra Nº 2
f) Distanza minima dai fili stradali e dagli spazi pubblici: Ds 5,00 m
g) Distanza minima dai confini, per edifici non costruiti in aderenza Dc 5,00 m
h) Distanza minima tra fabbricati Df 10,00 m
L'intervento di rilocalizzazione è subordinato alla sottoscrizione di una convenzione in cui il soggetto attuatore s'impegni a realizzare a proprie spese e senza scomputi, le opere di urbanizzazione necessarie al collegamento funzionale dell'edificio con le urbanizzazioni esistenti e a non trasferire l'immobile a terzi per dieci anni dalla data di certificazione di abitabilità dello stesso.
Sugli edifici realizzati nelle zone di cui al presente articolo saranno ammissibili le trasformazioni fisiche fino alla Ristrutturazione edilizia.
Art. 56 Ambiti urbani discendenti da Piani Urbanistici Attuativi attuati
Sono ambiti di formazione recente, attuati a seguito di Piani Urbanistici Attuativi oggi completati.
Gli ambiti urbani discendenti da PUA attuati sono individuati nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B con apposito perimetro.
All'interno di detti perimetri non sono ammessi interventi di addizione volumetrica e nuova edificazione.
Art. 57 Mutamento di destinazione d'uso
Il mutamento di destinazione d'uso negli ambiti urbani suscettibili di completamento è soggetto a S.C.I.A., anche in carenza di opere, ai sensi dell'art. 58 della Legge Regionale 3 gennaio 2005, n. 1.
CAPO III AMBITI DI TRASFORMAZIONE
CAPO IV AMBITI URBANI A PREVALENTE DESTINAZIONE PRODUTTIVA
CAPO V AMBITI DEL TERRITORIO APERTO
Art. 73 Modalità d'intervento
Nelle zone di cui al presente Capo V il Regolamento Urbanistico si attua per intervento edilizio diretto previo Programma di Miglioramento Agricolo Ambientale (P.M.A.A.), qualora prescritto dalla Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1 e Regolamento di attuazione n. 5R del 9 febbraio 2007.
I Programmi di Miglioramento Agricolo Ambientale assumono valore di piani attuativi ai sensi dell'art 42 della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1 e Regolamento di attuazione n. 5R del 9 febbraio 2007, nei casi in cui sia prevista la realizzazione di nuova abitazione rurale di superficie netta superiore a 150 mq o che prevedano il trasferimento e/o la realizzazione di nuovi edifici rurali per una consistenza complessiva superiore a 600 mq di SUL, ad esclusione delle serre.
Art. 74 Programma di miglioramento agricolo ambientale
I contenuti e le finalità del Programma di Miglioramento Agricolo Ambientale sono quelli definiti dall'art. 9 del Regolamento di attuazione n. 5 R del 9 febbraio 2007 e della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1. In particolare, oltre a quanto indicato nel suddetto Regolamento esso deve descrivere:
- la superficie fondiaria aziendale catastalmente individuata;
- le superfici agrarie effettivamente coltivate per ordinamenti colturali, le quantità e quantità delle produzioni aziendali per unità di superficie conseguite;
- la superficie a bosco con specifica delle forme di governo e dello stato di salute;
- le pratiche fitosanitarie impiegate;
- le ore di lavoro per addetto desunte dalla contabilità aziendale;
- il bilancio dell'azienda;
- le misure ed i programmi di sicurezza sul lavoro;
- gli impianti finalizzati alla produzione e la dotazione di macchine;
- gli edifici esistenti con specifica della ubicazione, destinazione, volume singolo e complessivo, caratteristiche morfotipologiche e costruttive, stato di conservazione;
- lo stato dei luoghi in ordine ad allineamenti arborei ed arbustivi, individui arborei segnaletici, individui arborei monumentali, le formazioni di argine o golena, corsi d'acqua naturali e artificiali, sistemazioni agrarie storiche e loro stato di conservazione, manufatti ed opere d'arte di valore storico testimoniale, viabilità rurale.
Dovranno essere distinti edifici e terreni rispetto ai quali si attua l'impegno nei confronti della Amministrazione.
Il programma degli interventi previsti, in coerenza con gli indirizzi del Piano Strutturale e del Regolamento Urbanistico, deve specificare:
- la superficie agraria da mettere o mantenere a coltura e gli ordinamenti e le produzioni relative;
- le attività integrative ed il loro rapporto con le pratiche aziendali;
- gli interventi di rilevanza ambientale in ordine alla difesa del suolo, alla tutela degli aspetti paesaggistici, alla difesa delle risorse dell'ambiente, con particolare attenzione agli interventi in terreni con pendenza superiore o uguale al 30%;
- gli interventi atti a favorire e tutelare le risorse geneticamente autoctone;
- l'impegno di manodopera in ore per ordinamento colturale;
- il bilancio economico e la verifica della sua sostenibilità;
- la dimostrazione della coerenza degli interventi programmati con le invarianti strutturali definite dal Piano Strutturale;
- le misure relative all'approvvigionamento idrico, energetico ed allo smaltimento dei rifiuti.
Il programma deve descrivere esattamente gli edifici esistenti o da realizzare, quelli non più necessari alla conduzione dell'azienda, gli interventi sull'esistente e le loro finalità relativamente alle condizioni di vita e di lavoro e della produzione.
Deve inoltre indicare i tempi di attuazione e le fasi.
Art. 75 Categorie d'intervento
75.1 Nuovi edifici rurali ad uso abitativo
Gli interventi di nuova costruzione, sostituzione edilizia e ristrutturazione urbanistica sono ammessi nei casi previsti dalla legge regionale 3 gennaio 2005, n. 1, in combinato disposto con il regolamento regionale di attuazione 5 R del 9 febbraio 2007.
Per unità immobiliare ad uso abitativo si intende l'unità immobiliare di superficie utile netta non superiore a 150 metri quadrati, nonché la relativa superficie accessoria come definita al precedente paragrafo 8.15, nel limite del 30% della superficie utile netta. Restano escluse dal computo di dette superfici quelle necessarie alla conduzione della azienda, non aventi una funzione residenziale, nonché quelle in deroga previste dall'art. 75.4.1 e 75.4.2.
I nuovi edifici devono comunque rispettare i seguenti parametri:
a)Altezza massima H 7,00 m
b) Distanza minima dei fabbricati dai confini se non in aderenza Dc 5,00 m
c) Distanza minima tra fabbricati preesistenti Df 10,00 m
Nel caso di aderenza a edificio preesistente di altezza maggiore la nuova costruzione può raggiungere l'altezza dell'edificio preesistente; se l'altezza di quest'ultimo è minore, il nuovo edificio può raggiungere l'altezza qui stabilita.
Qualora il nuovo edificio abitativo sorga in un borgo rurale o nei pressi di edifici di diversa altezza e distanza, possono essere autorizzate altezze conformi alla preesistenza.
Le nuove edificazioni di edifici ad uso abitativo, ogniqualvolta sia possibile in relazione all'assetto proprietario dei fondi rustici interessati, devono essere rivolte a costituire unità accorpate urbanisticamente e paesaggisticamente con l'edificazione preesistente.
Gli ampliamenti di edifici esistenti seguono le stesse norme previste per la nuova edificazione.
75.2 Nuovi annessi agricoli
La nuova edificazione di annessi agricoli è ammissibile solamente nella quantità strettamente commisurata alla dimostrata capacità produttiva del fondo o delle reali necessità delle attività connesse; tali esigenze devono essere dimostrate da programmi di miglioramento agricolo ambientale.
Le nuove costruzioni per annessi rustici dovranno rispettare i seguenti parametri:
a)Altezza massima H 7,50 m
in ogni caso non dovranno superare l'altezza degli edifici esistenti, di interesse storico - ambientale presenti nell'aggregato abitativo.
b) Distanza dai confini Dc 5,00 m
c) Distanza dai fabbricati Df 10,00 m
Le serre fisse sono equiparate, a tutti gli effetti, agli altri annessi agricoli
L'ampliamento di annessi agricoli segue le stesse norme previste per la nuova edificazione.
Negli annessi agricoli sono vietati: i controsoffitti, le partizioni interne non giustificate dalla produzione aziendale, balconi a qualsiasi livello e coperture piane.
75.2 bis Verifica capacità edificatoria
La realizzazione di nuove abitazioni rurali ed annessi agricoli ex art. 75.2 è consentita esclusivamente previa preventiva verifica della sussistenza della capacità edificatoria residua assegnata all'UTOE in cui ricadono gli interventi previsti.
La capacità edificatoria residua, inizialmente intesa come quantità totale di Superficie utile lorda a destinazione rurale disponibile per UTOE, è desunta dal Quadro Previsionale Strategico Quinquennale del Regolamento urbanistico (Tab. 3), e viene aggiornata per sottrazione dalla quantità iniziale, in base alle quantità richieste per ciascuna UTOE, dai singoli interventi edilizi diretti delle tipologie di cui al comma 1.
L'Amministrazione comunale provvede, nel rispetto di quanto contenuto nell'art. 55 dello Statuto dei Luoghi del Piano Strutturale, all'aggiornamento della capacità edificatoria residua per UTOE e rende disponibile tale dato per le verifiche di cui al comma 1 e le modalità per la sua assegnazione.
75.3 Manufatti precari per lo svolgimento delle attività delle aziende agricole
Salvo maggiori limitazioni derivanti dalla zona urbanistica di appartenenza e/o la presenza di specifiche tutele o salvaguardie, i manufatti precari di cui all'art. 41, comma 8, della Legge regionale 3 gennaio 2005, n. 1 e art. 7 del Regolamento di attuazione, per i quali è consentita l'istallazione per lo svolgimento delle attività ammesse secondo le procedure di cui all'art. 7 del Regolamento, devono essere realizzati con strutture in materiale leggero semplicemente appoggiato a terra. Per esse sono consentite esclusivamente le opere di ancoraggio che non comportino alcuna modificazione dello stato dei luoghi.
I manufatti precari devono avere le seguenti caratteristiche:
- pareti laterali, infissi e coperture in legno a pannelli, macchiati in tonalità media o chiara;
- copertura a capanna con pendenza non superiore al 35%;
- manto di copertura in tonalità rosso scuro;
- una sola finestra della superficie massima di mq. 1.
Essi devono avere inoltre altezza massima non superiore a m. 2.50 ed una superficie coperta non superiore a 50 metri quadrati e distanza dai confini pari a m. 5,00.
Le serre per la forzatura delle colture devono rispettare le seguenti disposizioni:
b) l'altezza massima non deve superare i 4 metri in gronda ed i 7 metri al colmo, fermo restando che per le serre a tunnel viene considerata solo l'altezza al colmo;
c) le distanze minime non devono essere inferiori a:
- metri 5 da edifici adibiti ad uso abitativo per addetti all'agricoltura;
- metri 10 da altri edifici adibiti ad uso abitativo eventualmente esistenti;
- metri 5 dal confine, se l'altezza al colmo è superiore a metri 5;
- quanto previsto dalle vigenti disposizioni dalle strade pubbliche:
Per la copertura delle serre con copertura stagionale, aventi caratteristiche di cui al precedente comma 2, possono essere utilizzate anche reti ombreggianti. Ove per le coperture siano impegnati teli in materiali plastici, questi a fine uso devono essere conferiti al servizio di raccolta dei rifiuti speciali, essendo vietato il loro abbandono sul terreno e la loro combustione in loco, in qualsiasi forma.
Il periodo di utilizzazione e mantenimento dei manufatti precari di cui al presente capoverso non può essere superiore ad un anno, salvo che per le serre con copertura stagionale, le quali possono essere mantenute per un periodo pari a quello del ciclo produttivo, ancorché superiore all'anno.
Le serre con caratteristiche diverse da quelle di cui al presente capoverso sono soggette alle disposizioni di cui al precedente paragrafo 75.2.
75.3 bis Annessi agricoli per lo svolgimento delle attività delle aziende agricole non soggetti al rispetto delle superfici agrarie minime
La realizzazione di nuovi annessi agricoli non soggetta al rispetto delle superfici fondiarie minime di cui all'art. 41, comma 7, della L.R. n. 1/2005 e art. 5 del Regolamento regionale di attuazione del Titolo IV capo III della Legge regionale 1/2005, è consentita nel rispetto delle predette norme e per le attività da esse previste o indicate nel P.T.C. della Provincia di Firenze.
I nuovi annessi saranno dimensionati in base alle specifiche esigenze derivanti dalle attività di cui al precedente comma 1 nel rispetto delle vigenti normative che le regolano.
Il dimensionamento dei nuovi annessi è determinato con riferimento ai contenuti del P.M.A.A
75.3 ter Annessi agricoli destinati all'agricoltura realizzabili da soggetti diversi dagli imprenditori agricoli
Salvo maggiori limitazioni derivanti dalla zona urbanistica di appartenenza e/o la presenza di specifiche tutele o salvaguardie, la realizzazione di annessi agricoli destinati all'agricoltura, esercitata da soggetti diversi dall'imprenditore agricolo di cui all'art. 41, commi 5 e 6 del Regolamento citato, necessari allo svolgimento dell'attività agricola amatoriale o per le piccole produzioni agricole è consentita a condizione che:
a) la richiesta sia avanzata dal proprietario del fondo o titolare di altro diritto reale;
b) non venga modificata la geomorfologia dei luoghi;
c) non esistano manufatti preesistenti legittimati, analoghi per destinazione o potenzialmente adattabili o esistano in misura minore di quella individuata ai commi seguenti, alla data di adozione del presente Regolamento Urbanistico. La richiesta del titolo edilizio per la realizzazione del nuovo annesso dovrà contenere una dichiarazione in merito alla sussistenza del presente requisito.
Gli annessi di cui è ammessa l'istallazione, conformemente al dettato del presente articolo, devono essere realizzati con un unico corpo di fabbrica, con strutture in materiale leggero semplicemente appoggiato a terra senza fondazioni, per esse sono consentite esclusivamente le opere di ancoraggio che non comportino alcuna modificazione dello stato dei luoghi o opere di livellamento del terreno in permanenti.
I manufatti dovranno avere le seguenti caratteristiche costruttive e morfologiche:
- pareti laterali, infissi e coperture in legno a pannelli, macchiati in tonalità media o chiara, con l'esclusione di materiali incoerenti di recupero;
- copertura a falde inclinate a capanna;
- una sola luce della superficie massima di mq. 1;
- altezza massima all'intradosso del colmo non superiore a metri 2,80
- distanza dai confini non inferiore a mq. 5.00;
- non sono ammessi porticati, pergolati e volumi interrati;
- non abbiano dotazioni che ne consentano l'utilizzo abitativo, ancorché saltuario o temporaneo
Le superfici fondiarie minime richieste per l'istallazione degli annessi contemplati nel presente articolo sono:
Superficie del fondo agricolo
Superficie massima dell'annesso ammessa
da 1000 mq a 2000 mq 9 mq
da 2001 mq a 5000 mq 16 mq
da 5001 mq a 10.000 mq 20 mq
Oltre 10.000 mq 24 mq
Concorrono alla determinazione della consistenza della superficie del fondo agricolo i terreni agricoli catastalmente individuati appartenenti alla medesima proprietà e ricadenti all'interno del territorio comunale.
L'istanza per la richiesta del titolo edilizio per la realizzazione dell'annesso dovrà essere corredata da un atto unilaterale d'obbligo in cui il richiedente si impegna per sé, i suoi successori e aventi causa, a titolo di garanzia a:
- alla totale rimozione del manufatto e la contestuale risistemazione dei luoghi alla cessazione dell'attività agricola o in caso di trasferimento di proprietà del fondo o di parti di esso con atto tra vivi;
- a non modificare la destinazione d'uso e la consistenza dell'annesso agricolo;
- a non frazionare il fondo a cui l'annesso è a servizio, prima della sua completa rimozione;
- ad assoggettarsi alle penali in caso del non rispetto degli impegni assunti.
In caso di inottemperanza l'annesso agricolo assumerà i caratteri di opera realizzata in assenza di permesso di Costruire e soggetta a sanzioni di cui al Titolo IV Capo II D.P.R. 380/2001 e Titolo VIII Capo I L.R. 1/2005.
75.3 quater Detenzione e allevamento amatoriale di cani e cavalli
Nelle aree con esclusiva o prevalente funzione agricola e nelle aree agricole d'interesse primario come definite dagli artt. art. 77 e 78 delle presenti norme è consentito installare piccoli ricoveri per cani e cavalli a condizione che:
a) la richiesta sia avanzata dal proprietario del fondo o titolare di altro diritto reale e, in riferimento all'allevamento dei cani, siano rispettate le condizioni di cui alla Legge 394/1993 e del D.M. 349/1994 smi;
c) non esistano manufatti preesistenti legittimati, analoghi per destinazione o potenzialmente adattabili o esistano in misura minore di quella individuata ai commi seguenti, alla data di adozione del presente Regolamento Urbanistico. La richiesta del titolo edilizio per la realizzazione dei nuovi annessi dovrà contenere una dichiarazione in merito alla sussistenza del presente requisito.
L'installazione di box per cani per allevamenti amatoriali dovrà avvenire con le modalità di cui al regolamento regionale n.38/R del 4/8/2011 di attuazione della L.R. n. 59/2009 e fatto salvo il rispetto delle vigenti norme igienico-sanitarie.
L'installazione di box per ricovero di cavalli è ammessa per un massimo di due capi purché composti da un unico box o da massimo due box accorpati, atti ad ospitare ognuno un capo equino. I manufatti dovranno mantenere una distanza dai confini di proprietà di almeno 10 metri e 30 metri dalle abitazioni ad esclusione di quella del richiedente.
La superficie fondiaria minima richiesta per l'istallazione dei ricoveri per cavalli è di 2000 mq per ogni capo equino previsto. Concorrono alla determinazione della consistenza della superficie del fondo i terreni agricoli catastalmente individuati contermini.
L'area potrà essere recintata con staccionata in legno di altezza massima di 1.80 m o pali in legno e filo elettrico nel rispetto delle limitazioni derivanti dal codice della strada e dal codice civile.
Nel caso di due box è necessario prevedere una concimaia con platea in cemento comprendente la raccolta dei liquami tramite pozzetto.
Sono fatte salve le maggiori limitazioni conseguenti all'applicazione delle norme di salvaguardia degli acquiferi.
L'intero box dovrà essere realizzato in legno con altezza misurata in gronda non superiore a 3 m e non potrà superare i 15 mq di superficie in pianta, di cui almeno 9 mq riservati al vano chiuso su quattro lati per ricovero dell'animale prevedendo quello frontale apribile.
Il pavimento di detto vano potrà essere realizzato in battuto cementizio prevedendo la canalizzazione per la raccolta liquami da far confluire in un pozzetto ispezionabile.
I restanti 6 mq, da destinari alla pulizia e sellatura del cavallo, dovranno configurarsi come tettoia con struttura in legno su montanti isolati posta in continuità con il vano chiuso. È consentita la parziale chiusura di detta tettoia su un massimo di tre lati. Nel caso di realizzazione di due box cavalli è ammesso l'accorpamento delle due tettoie per realizzarne una unica di 12 mq.
L'istanza per la richiesta del titolo edilizio per la realizzazione dei manufatti di cui al presente articolo dovrà essere corredata da un atto unilaterale d'obbligo in cui il richiedente si impegna per sé, i suoi successori e aventi causa, a titolo di garanzia a:
- alla totale rimozione del manufatto e la contestuale risistemazione dei luoghi alla cessazione dell'attività;
- a non modificare la destinazione d'uso e la consistenza dei manufatti;
In caso di inottemperanza i manufatti assumeranno i caratteri di opere realizzate in assenza di permesso di Costruire e soggetta a sanzioni di cui al Titolo IV Capo II D.P.R. 380/2001 e Titolo VIII Capo I L.R. 1/2005.
75.3 quinquies Maneggi, allevamenti e pensioni per animali da affezione
La realizzazione di maneggi, allevamenti e pensioni per animali da affezione privati e di tipo professionale è consentita previa redazione di piano attuativo.
Il piano attuativo pone particolare attenzione all'inserimento ambientale,alla viabilità ai parcheggi, alberatura, materiali e tipologie costruttive
Il piano attuativo deve essere corredato da un atto unilaterale d'obbligo in cui il richiedente si impegna per sé, i suoi successori e aventi causa, a titolo di garanzia:
- alla totale rimozione dei manufatti e la contestuale risistemazione dei luoghi alla cessazione dell'attività;
- a non frazionare il fondo a cui il manufatti sono a servizio, prima della loro completa rimozione;
In caso di violazione degli impegni presi in convenzione i manufatti saranno equiparati a tutti gli effetti alle opere realizzate in assenza di permesso di Costruire e soggette alle sanzioni di cui al Titolo IV Capo II D.P.R. 380/2001 e Titolo VIII Capo I L.R. 1/2005.
75.3 sexies Manufatti per la pesca sportiva ed amatoriale
Sugli invasi artificiali esistenti è consentito lo svolgimento di attività di pesca sportiva ed amatoriale.
In tali contesti sono ammessi manufatti con SUL fino a 100 mq, altezza massima in gronda di 3,00 m, alle seguenti condizioni:
a) che siano realizzati in legno o con altri materiali leggeri, ad esclusione dei materiali di recupero;
b) che non esistano manufatti preesistenti legittimati, analoghi per destinazione o potenzialmente adattabili, o esistano in misura minore di quella individuata al presente comma, alla data di adozione del presente Regolamento Urbanistico. La richiesta del titolo edilizio per la realizzazione dei nuovi annessi dovrà contenere una dichiarazione in merito alla sussistenza del presente requisito;
In caso di inottemperanza i manufatti assumeranno i caratteri di opere realizzate in assenza di permesso di Costruire e soggette a sanzioni di cui al Titolo IV Capo II D.P.R. 380/2001 e Titolo VIII Capo I L.R. 1/2005.
75.4 Patrimonio edilizio esistente
Sugli edifici esistenti con destinazione d'uso non agricola, presenti sul territorio aperto, ove non risultino soggetti a particolari discipline e salvo maggiori limitazioni derivanti dalla zona di appartenenza o da particolari tutele, sono consentite le trasformazioni per cambio di destinazione d'uso, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, sostituzione edilizia, realizzabili esclusivamente attraverso un progetto unitario che interessi l'intero edificio e le pertinenze che valuti preventivamente la compatibilità paesaggistica ed ambientale dell'intervento.
Gli interventi sul patrimonio edilizio che comportano la perdita delle destinazioni d'uso agricole degli edifici rurali, sono consentiti nei termini dell'art. 45 della Legge regionale 3 gennaio 2005, n.1, fermo restando le limitazioni previste all'art. 41 co. 6 della stessa, nonché delle ulteriori condizioni stabilite nelle diverse zone urbanistiche di appartenenza di cui alle presenti norme.
Nelle aree disciplinate dal presente articolo, gli interventi di ristrutturazione urbanistica o sostituzione edilizia, con contestuale cambio di destinazione in residenziale sono realizzabili esclusivamente previa preventiva verifica della sussistenza della capacità edificatoria residua assegnata all'UTOE in cui ricadono gli interventi previsti.
La capacità edificatoria residua, inizialmente intesa come quantità totale di Superficie Utile Lorda a destinazione residenziale disponibile per UTOE, è desunta dal Quadro Previsionale Strategico Quinquennale del Regolamento Urbanistico (Tab. 3), e viene aggiornata per sottrazione dalla quantità iniziale, in base alle quantità richieste per ciascuna UTOE, dai singoli interventi edilizi diretti delle tipologie di cui al comma precedente.
L'Amministrazione comunale provvede, nel rispetto di quanto contenuto nell'art. 55 dello Statuto dei Luoghi del Piano Strutturale, all'aggiornamento della capacità edificatoria residua per UTOE e rende disponibile tale dato per le verifiche di cui ai precedenti comma e le modalità per la sua assegnazione.
Gli interventi di trasformazione delle abitazioni rurali esistenti in residenza non sono soggetti alla verifica di cui sopra se effettuati senza incremento di SUL.
Gli interventi di sistemazione ambientale devono garantire:
a) un assetto dei luoghi paragonabile a quello ottenibile con l'attività agricola, ivi compresa la tutela e valorizzazione delle risorse ambientali esistenti;
b) il mantenimento delle sistemazioni idraulico-agrarie, della vegetazione arborea ed arbustiva e della viabilità minore, nonché la tutela dei manufatti di rilevanza paesaggistica, storica o testimoniale e delle alberature segnaletiche, di confine e di arredo esistenti, il ripristino dei caratteri di ruralità e la conservazione e tutela degli assetti agrari tradizionali attraverso i seguenti interventi:
- restauro delle formazioni lineari esistenti (viali di accesso alle ville e poderi, siepi e formazioni arboree lineari di confine, frangivento, formazioni di ripa e di golena, alberature lungo la viabilità campestre);
Il numero massimo delle unità ottenibili con il frazionamento o derivabili da cambio di destinazione d'uso, se finalizzati ad uso abitativo, è determinato dal rapporto tra superficie utile lorda totale ed 80, secondo la formula che segue:
Numero di unità derivabili = Sul/80 (arrotondamento per difetto).
Nel caso di frazionamento di una unica unità immobiliare ad uso abitativo di SUL inferiore a 160 mq è comunque ammessa l'individuazione di una unità immobiliare di superficie inferiore a 80 mq, nel rispetto delle dimensioni minime di cui al DM 5 luglio 1975 senza ricorso al Piano di recupero di cui al comma seguente.
Frazionamenti o cambi di destinazione che generino unità immobiliari a destinazione residenziale con SUL media inferiore a mq. 80,00 o un numero di unità immobiliari superiori al limite fissato per ciascuna zona di appartenenza potranno essere ammessi solo nel contesto di un Piano di recupero che dimostri la sostenibilità dell'intervento.
Gli interventi di sostituzione edilizia devono avvenire nel rispetto della Superficie Coperta, a parità di S.U.L. e superficie accessoria preesistenti.
Contestualmente a tali interventi, in aggiunta a quanto contemplato all'art. 18.5 delle presenti norme, è ammesso il completo mutamento di sedime del fabbricato, rispetto al sedime originario, salvo maggiori limitazioni derivanti dalla zona di appartenenza, esclusivamente per ottenere un più appropriato posizionamento del fabbricato, al fine di ripristinare distanze regolamentari dalle strade, dalle ferrovie, confini e fabbricati vicini, compatibilmente con lo stato di edificazione e l'orografia del luogo, e renderlo maggiormente coerente con il contesto stesso, mantenendo inalterate le principali caratteristiche tipologiche, morfologiche, linguistiche e materiche del contesto anche con il riutilizzo dei materiali recuperabili.
La variazione di sedime potrà avvenire una tantum, nei limiti individuati da un'unità di intervento fondiaria costituita da particelle catastali di proprietà contigue a quella d'originale sedime. Non concorrono a formare l'unità d'intervento fondiaria gli eventuali appezzamenti di terreno di proprietà che sono localizzati in ambiti separati e logisticamente disgiunti dall'originale sedime. Tale individuazione dovrà risultare dagli elaborati costitutivi del permesso di costruire.
L'estensione massima dell'unità d'intervento fondiaria non potrà superare il risultato della presente formula:
Superficie unità d'intervento fondiario (Suf) [mq] = Sc x 5 (cinque volte il valore della superficie coperta) dove con Sc si intende la superficie coperta legittimamente acquisita.
Le aree ed il perimetro così individuati, la cui larghezza minima non potrà essere inferiore a 5 metri, sono esclusivamente funzionali a stabilire i limiti massimi di cambiamento di sedime e fatta salva la possibilità di accorpamento di tutti gli edifici ricadenti in detta unità d'intervento.
Gli interventi di sostituzione edilizia che comportano una variazione di sedime maggiore prevista per le diverse zone, potranno essere valutati nell'ambito di specifici Piani di Recupero, previa dimostrazione ed esplicitazione dei miglioramenti e benefici proposti in termini di sostenibilità e coerenza con PIT, PTCP e PS.
Sono altresì attuabili esclusivamente attraverso un piano di recupero gli interventi che interessino edifici aventi una superficie utile lorda esistente, maggiore o uguale a 400 mq, computata sommando le superfici utili lorde esistenti di tutti gli edifici contestualmente interessati dall'intervento, e che rientrano tra le seguenti categorie:
- ristrutturazione edilizia che comportino un contestuale incremento del carico urbanistico come definito all'art. 120 della L.R. n. 1/2005,
- sostituzione edilizia
- ristrutturazione urbanistica.
L'intervento di trasformazione o recupero che necessiti del potenziamento, estensione o realizzazione dei servizi a rete o di viabilità, sarà classificato come intervento di ristrutturazione urbanistica. I costi relativi alla realizzazione di queste opere, ritenute esclusivamente funzionali all'intervento, dovranno essere interamente sostenuti dai proponenti, senza che ciò comporti l'obbligo dell'Amministrazione comunale di concedere lo scomputo sugli oneri dovuti.
75.4.1 Autorimesse pertinenziali e locali interrati o seminterrati
Nel territorio aperto la realizzazione di autorimesse private a servizio di edifici esistenti è consentita, fatte salve maggiori limitazioni determinate da tutele o specifiche condizioni di fattibilità geologico - idraulica, alle seguenti condizioni: :
a) I manufatti risultino:
- completamente interrati entro la proiezione della parte di edificio fuori terra sovrastante e con un'altezza netta del piano non superiore m. 2,40;
- ovvero con piano seminterrato entro la proiezione della parte di edificio fuori terra sovrastante, con altezza interna netta non superiore a m. 2,40 e sempre che i locali seminterrati non fuoriescano di oltre m. 1,00 dalla quota di cui all'art. 8.21 comma 2;
b) La superficie di calpestio dall'autorimessa, comprensiva degli spazi di manovra ed accessi non superi 1/10 del volume utile lordo del fabbricato asservito;
c) L'intervento non presupponga la realizzazione di rampe di accesso fuori della proiezione della parte di edificio fuori terra sovrastante. Le scale di accesso all'autorimessa potranno essere realizzate in aderenza alle pareti dell'autorimessa e fuori dalla sagoma dell'edificio fuori terra sovrastante, per un fuori sagoma massimo di 1 m.
d) I nuovi locali ad uso autorimessa saranno da assoggettare a vincolo permanente di destinazione e pertinenzialità.
A servizio di tutti gli edifici possono inoltre essere realizzati, fatte salve maggiori limitazioni determinate da vincoli, tutele o specifiche condizioni di fattibilità geologico-idraulica:
a) Locali interrati o seminterrati destinati a cantine purché:
- le scale di accesso alle cantine potranno essere realizzate in aderenza alle pareti del fabbricato e fuori dalla sagoma dell'edificio fuori terra sovrastante, per un fuori sagoma massimo di m. 1,00.
b) Volumi tecnici completamente interrati delle dimensioni strettamente necessarie all'alloggiamento di apparecchiature tecnologiche. Tali volumi devono essere localizzati entro la proiezione della parte di edificio fuori terra sovrastante.
Negli edifici con grado di protezione 1, 2 e 3 non sono consentiti gli interventi di cui ai precedenti commi 1 e 2 localizzati entro le proiezioni dell'edificio sovrastante.
75.4.2 Scale esterne e porticati
Negli edifici presenti sul territorio aperto, ove non risultino soggetti a particolari discipline e salvo maggiori limitazioni derivanti dalla zona di appartenenza o da particolari tutele, è consentito un incremento, una tantum, della superficie coperta, esclusivamente per realizzare:
a) Porticati al piano terra, nella misura massima di uno per ogni edificio, e fino ad un massimo del 10% della superficie coperta esistente;
b) b) Scale esterne, aderenti algli edifici, per un fuori sagoma massimo di m. 1,40, nel numero massimo di una per ogni singolo edificio, e finalizzata a superare un dislivello del piano di campagna non superiore a m. 3,80. La scala potrà essere coperta limitatamente alla scala ed al pianerottolo. Non sono ammesse scale a sbalzo.
Tali condizioni si applicano anche per i nuovi edifici nell'ambito di un intervento di sostituzione edilizia, qualora il fabbricato originario legittimato risulti del tutto privo di questi elementi ovvero fino al raggiungimento delle quantità ammesse ai punti a) e b) del presente articolo, nel caso in cui siano già state legittimate quantità inferiori rispetto a quelle ammesse dal presente articolo.
Art. 76 Tipologie edilizie
Gli interventi consentiti dalla presenti norme debbono comunque essere realizzati compatibili con le tipologie edilizie compatibili con quelle già presenti nel luogo, rispettandone gli allineamenti plano-altimetrici delle preesistenze e dei materiali tradizionali impiegati.
Il Regolamento prescrive prioritariamente la tutela e valorizzare del patrimonio edilizio esistente ex colonico, rappresentato dalle architetture rurali aventi interesse storico od etnoantropologico quali testimonianze dell'economia rurale tradizionale.
Sono pertanto da salvaguardare e valorizzare:
- gli edifici in zona agricola che possiedono caratteristiche tipologiche di edificio colonico tradizionale;
- il valore del patrimonio collinare, evitando trasformazioni edilizie che possano pregiudicare gli elementi tipologici ricorrenti e il loro reciproco rapporto nell'ambito percettivo del paesaggio rurale;
- gli episodi edilizi d'impianto fino al XIX secolo incluso.
Per gli edifici individuati dal Regolamento Urbanistico di rilevanza testimoniale ed ambientale e/o storico culturale di cui alle presenti norme è prescritta la loro conservazione e pertanto è inibita la loro demolizione anche se associata ad una ricostruzione fedele.
Il ricorso alla sostituzione edilizia o alla demolizione con contestuale ricostruzione fedele di fabbricati esistenti, che possiedano caratteristiche tipologiche e formali di edificio colonico tradizionale, ancorchè non soggetti a particolari discipline di tutela e salvaguardia, dovrà essere proposta come ultima ipotesi, privilegiando soluzioni progettuali volte al recupero dell'esistente.
Art. 77 Aree con esclusiva o prevalente funzione agricola
Sono le aree di primaria importanza per la funzione agricolo-produttiva, anche in relazione all'estensione, composizione e localizzazione dei terreni.
In queste zone il Regolamento urbanistico si attua, di norma, tramite le disposizioni e le procedure di cui alla Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1 e Regolamento di attuazione n. 5R del 9 febbraio 2007 e successive modifiche ed integrazioni.
Nelle aree con esclusiva o prevalente funzione agricola sono ammissibili le seguenti trasformazioni fisiche e funzionali:
a) le trasformazioni funzionali alla ordinaria coltivazione del suolo ed alle altre attività produttive primarie quali le attività selvicolturali e di pascolo;
b) la promozione del riformarsi della vegetazione spontanea per finalità di tutela ambientale o naturalistica ovvero di salvaguardia dell'integrità fisica del territorio;
c) la manutenzione degli esistenti elementi viari e spazi di sosta per i mezzi di trasporto motorizzati;
d) la realizzazione e la manutenzione di strade poderali ed interpoderali, di larghezza non superiore a m. 4,00, che non potranno essere asfaltate, né pavimentate con materiali impermeabilizzanti;
e) la realizzazione e manutenzione di infrastrutture tecniche e di difesa del suolo, quali canali, opere di difesa idraulica e simili;
f) la realizzazione di impianti tecnici di modesta entità, quali cabine elettriche, cabine di decompressione per il gas per gli acquedotti e simili;
g) la manutenzione, la ristrutturazione, l'ampliamento e la nuova edificazione di manufatti per il commercio al dettaglio di carburanti, con i relativi accessori esclusivamente entro le fasce di rispetto stradale;
h) la manutenzione ed il ripristino con il mantenimento delle originarie caratteristiche delle recinzioni esistenti, la realizzazione di nuove recinzioni esclusivamente:
- con muretti a secco, di altezza non superiore a m. 1,50, ove preesistano;
- con muretti in pietra o mattoni faccia a vista, di altezza non superiore a m. 1,50 e m.1,80 limitatamente ai montanti del cancello d'ingresso a perimetrazione delle aree di pertinenza degli edifici;
- con reti metalliche di altezza non superiore a m. 1,80, sostenute da pali di legno o in ferro con fondazione isolata su ogni singolo palo e completamente interrata, a perimetrazione delle aree di pertinenza degli edifici esistenti o di nuova edificazione e di coltivi mascherate sul lato interno con siepi di essenze arbustive, a perimetrazione delle aree di pertinenza degli edifici esistenti o di nuova edificazione di coltivi di pregio e di allevamenti zootecnici;
i) le trasformazioni fisiche degli edifici e dei manufatti esistenti, nel rispetto della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, del Regolamento di attuazione 5/R del 9 febbraio 2007 e delle presenti norme;
j) il mutamento d'uso degli edifici e dei manufatti esistenti, nel rispetto della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, del Regolamento di attuazione 5/R del 9 febbraio 2007 e delle presenti norme;
k) l'installazione dei manufatti precari, alle condizioni e nei termini di cui al precedente articolo 75 paragrafo 75.3;
l) la nuova edificazione di edifici funzionali alle esigenze abitative di addetti all'agricoltura, nel rispetto della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, del Regolamento di attuazione 5/R del 9 febbraio 2007 e delle presenti norme;
m) la nuova edificazione di annessi rustici commisurati alla capacità produttiva del fondo, nel rispetto della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, del Regolamento di attuazione 5/R del 9 febbraio 2007 e delle presenti norme;
n) la nuova edificazione di annessi agricoli non soggetti al rispetto delle superfici agrarie minime di cui all'art. 75.3 bis delle presenti norme;
o) la nuova edificazione di annessi agricoli destinati all'agricoltura realizzabili da soggetti diversi dagli imprenditori di cui all'art. 75.3 ter delle presenti norme;
p) l'installazione di manufatti per la detenzione amatoriale di cani e cavalli di cui all'art. 75.3 quater delle presenti norme;
q) la realizzazione di autorimesse pertinenziali e locali interrati o seminterrati nelle condizioni di cui all'art. 75.4.1 delle presenti norme;
r) la realizzazione di scale esterne e porticati nelle condizioni di cui all'art. 75.4.2 delle presenti norme;
s) i maneggi, gli allevamenti e le pensioni per animali di affezione di cui all'art. 75.3 quinques;
t) manufatti per la pesca sportiva e amatoriale di cui all'art. 75.3 sexies.
Gli edifici e gli altri manufatti esistenti ed edificabili nelle aree con esclusiva o prevalente funzione agricola, sono compatibili con le seguenti utilizzazioni:
a) abitazioni rurali;
b) annessi rustici;
c) allevamenti
d) commercio al dettaglio di carburanti, con i relativi accessori esclusivamente entro le fasce di rispetto;
e) attività ricettive limitate all'agriturismo.
Gli edifici esistenti, che hanno legittimamente in atto, alla data di entrata in vigore della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, un uso diverso da quello abitativo funzionale alle esigenze di addetti all'agricoltura, nonché dei rispettivi nuclei familiari, ovvero come annesso rustico, sono compatibili con le utilizzazioni in atto alla predetta data.
In caso di mutamento di destinazione d'uso, se ed in quanto ammissibile ai sensi e per gli effetti degli artt. 43, 44 e 45 della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1 e dell'art. 75.4 delle presenti norme, le utilizzazioni compatibili, diverse da quella rurale, sono esclusivamente le seguenti:
b) artigianale per la produzione di beni artistici;
c) artigianale di servizio;
d) commercio al dettaglio limitatamente agli esercizi di vicinato ed ai pubblici esercizi, commercio al dettaglio di carburanti con i relativi accessori esclusivamente entro le fasce di rispetto;
f) turistico-ricettive alberghiere ed extra alberghiere.
g) attrezzature per i servizi pubblici e attrezzature private di uso collettivo con l'esclusione di quelle relative allo spettacolo ed il tempo libero.
Gli interventi sul patrimonio edilizio esistente che comportano la perdita delle destinazioni d'uso agricole degli edifici rurali, potranno riguardare solo gli immobiligià asserviti dalla viabilità pubblica, di uso pubblico o privata esistente, senza necessità di ulteriori adeguamenti funzionali.
In tutti gli edifici, ove non risultino soggetti a particolari discipline, sono ammissibili gli interventi rientranti nelle definizioni di:
a) manutenzione straordinaria (MS);
c) ristrutturazione edilizia;
d) sostituzione edilizia (SE) a parità di S.U.L., superficie coperta e superficie accessoria preesistenti;
e) Ristrutturazione urbanistica a parità di superficie utile lorda e superficie coperta.
Gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente e quelli di sostituzione edilizia sono consentiti nel rispetto dei i seguenti parametri:
a) Altezza massima H 7,00 m
Gli interventi di ristrutturazione urbanistica (RU) sono consentiti esclusivamente previo Piano di Recupero.
Al Piano di recupero si applicano i seguenti parametri:
- La superficie utile lorda non può essere superiore alla superficie utile lorda legittimamente acquisita;
- In ogni caso gli interventi non potranno incrementare la superficie coperta legittimamente acquisita;
- Di norma l'altezza degli edifici non può superare 7 metri. Sono comunque valutabili, nell'ambito della proposta del piano, altezze maggiori rispetto all'altezza di zona purché non superino le altezze degli edifici al contorno;
- Sia valutata preventivamente la compatibilità paesaggistica ed ambientale dell'intervento e siano previste a totale carico dei soggetti attuatori, senza possibilità di scomputo, l'eventuale estensione dei servizi a rete e l'eventuale sistemazione della viabilità;
- Siano individuati e corrisposti gli standard dovuti nelle UTOE scelte dall'amministrazione, con le modalità di cui al precedente articolo 14.
Art. 78 Aree agricole d'interesse primario
Le aree agricole d'interesse primario sono aree di particolare interesse paesistico e ambientale sia per la collocazione nel paesaggio collinare, che per le particolari caratteristiche delle colture.
Nella aree agricole d'interesse primario sono ammissibili le seguenti trasformazioni fisiche e funzionali:
a) le trasformazioni funzionali alla ordinaria coltivazione del suolo e delle altre attività produttive primarie quali le attività selvicolturali e di pascolo;
b) la promozione del riformarsi della vegetazione spontanea per finalità di tutela ambientale o naturalistica ovvero di salvaguardia dell'integrità fisica del territorio ;
c) la manutenzione degli esistenti elementi viari e spazi di sosta per i mezzi di trasporto motorizzati; d) la realizzazione e la manutenzione di strade poderali ed interpoderali, di larghezza non superiore a m. 4,00, che non potranno essere asfaltate, né pavimentate con materiali impermeabilizzanti;
- con muretti in pietra o mattoni faccia a vista, di altezza non superiore a m. 1,50 e m. 1,80 limitattamente ai montanti del cancello d'ingresso a perimetrazione delle aree di pertinenza degli edifici e/o dei coltivi di pregio, ove sussistono tracce della loro esistenza;
- con reti metalliche di altezza non superiore a m. 1,80, sostenute da pali di legno o in ferro con fondazione isolata su ogni singolo palo e completamente interrata, mascherate sul lato interno con siepi di essenze arbustive, a perimetrazione delle aree di pertinenza degli edifici esistenti o di nuova edificazione di coltivi di pregio e di allevamenti zootecnici;
h) le trasformazioni fisiche degli edifici e dei manufatti esistenti nel rispetto della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, del Regolamento di attuazione 5/R del 9 febbraio 2007 e delle presenti norme;
i) il mutamento d'uso degli edifici e dei manufatti esistenti nel rispetto della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, del Regolamento di attuazione 5/R del 9 febbraio 2007 e delle presenti norme;
j) l'installazione dei manufatti precari, alle condizioni e nei termini di cui al precedente art. 75.3;
k) la nuova edificazione di edifici funzionali alle esigenze abitative di addetti all'agricoltura nel rispetto della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, del Regolamento di attuazione 5/R del 9 febbraio 2007 e delle presenti norme;
l) la nuova edificazione di annessi agricoli commisurati alla capacità produttiva del fondo, nel rispetto della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, del Regolamento di attuazione 5/R del 9 febbraio 2007 e delle presenti norme;
m) la nuova edificazione di annessi agricoli non soggetti al rispetto delle superfici agrarie minime di cui all'art. 75.3 bis delle presenti norme;
n) la nuova edificazione di annessi agricoli destinati all'agricoltura realizzabili da soggetti diversi dagli imprenditori di cui all'art. 75.3 ter delle presenti norme;
o) l'installazione di manufatti per la detenzione amatoriale di cani e cavalli di cui all'art. 75.3 quater delle presenti norme;
p) la realizzazione di autorimesse pertinenziali e locali interrati o seminterrati nelle condizioni di cui all'art. 75.4.1 delle presenti norme;
q) la realizzazione scale esterne e porticati nelle condizioni di cui all'art. 75.4.2 delle presenti norme;
r) i maneggi, gli allevamenti e le pensioni per animali di affezione di cui all'art. 75.3 quinques;
s) manufatti per la pesca sportiva e amatoriale di cui all'art. 75.3 sexies.
Gli edifici e gli altri manufatti esistenti ed edificabili nelle agricole primarie, sono compatibili con le seguenti utilizzazioni:
d) commercio al dettaglio limitatamente agli esercizi di vicinato ed ai pubblici esercizi, commercio al dettaglio di carburanti, con i relativi accessori, esclusivamente entro le fasce di rispetto;
b) Restauro e risanamento conservativo (RC);
c) Ristrutturazione edilizia (RE).
d) Sostituzione edilizia (SE) a parità di S.U.L., superficie coperta e superficie accessoria preesistenti.
In caso di mutamento di destinazione d'uso, se ed in quanto ammissibile ai sensi e per gli effetti degli artt. 43, 44, 45 Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1 e dell'art. 75.4 delle presenti norme, le utilizzazioni compatibili, diverse da quella rurale, sono esclusivamente le seguenti:
b) artigianale per la produzione di beni artistici ;
Gli interventi sul patrimonio edilizio esistente che comportano la perdita delle destinazioni d'uso agricole degli edifici rurali, potranno riguardare solo gli immobili già asserviti dalla viabilità pubblica o di uso pubblico o privata esistente senza necessità di ulteriori adeguamenti funzionali.
La variazione di sedime dell'edificio contestuale all'intervento di sostituzione edilizia non dovrà eccedere il 20% del sedime esistente e dovrà garantire la compatibilità paesaggistica ed ambientale della volumetria ricostruita con il contesto rurale di riferimento.
Variazioni di sedime maggiori potranno essere valutate nell'ambito di specifici Piani di Recupero, previa dimostrazione ed esplicitazione dei miglioramenti e benefici proposti in termini di sostenibilità e coerenza con PIT, PTCP e PS.
Le trasformazioni e le utilizzazioni di cui ai precedenti commi sono rispettivamente effettuabili ed attivabili, a condizione che siano progettate e realizzate in termini tali da garantire la conservazione, il ripristino e la valorizzazione:
a) delle colture tradizionali, nonché delle forme tradizionali di integrazione produttiva tra colture;
b) degli assetti poderali;
c) dell'assetto della viabilità poderale ed interpoderale;
d) delle tracce e dei segni sul territorio che testimonino di precedenti assetti morfologici e proprietari;
e) degli esemplari arborei, singoli, od in filari, od in gruppi, appartenenti alle specie autoctone o tradizionali;
f) delle recinzioni o delimitazioni, nonché delle opere di protezione dei terreni, quali muretti a secco, terrazzamenti, marginamenti, e simili, realizzati in forme e con materiali tradizionali.
a) vanno mantenuti tutti i manufatti predisposti in passato per particolari colture e per la difesa del suolo (muretti di sostegno, terrazzamenti, dispositivi per lo scolo delle acque, ecc.). La loro manutenzione o sostituzione deve essere fatta con i materiali e le tecniche analoghe alle preesistenti;
b) È vietata la sostituzione dei muri a secco con muri in c.a.;
c) grande attenzione va posta alle modalità di impianto di alcune colture, in particolare la vite ed al momento del reimpianto deve essere utilizzata di norma la tecnica del giropoggio, ferma restando l'ammissibilità di altre tecniche autorizzabili dei competenti enti.
d) Le strade non devono costituire una barriera per il transito degli animali selvatici
e) la manutenzione ed il recupero della rete viaria non deve alterare i caratteri e ne deve salvaguardare la valenza paesistica.
Art. 79 Aree agricole periurbane
Per zone agricole periurbane si intendono le aree caratterizzate dalla presenza di tessuti edilizi residenziali ormai consolidati all'interno di aree con esclusiva o prevalente funzione agricola.
Ogni intervento in questa zona deve tendere al miglioramento della qualità funzionale e formale anche attraverso la sistemazione della viabilità pubblica ed il miglioramento della dotazione di parcheggi pubblici.
Per le destinazioni rurali valgono le disposizioni di cui all'art. 77
Gli edifici esistenti, che hanno legittimamente in atto, alla data di entrata in vigore della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1 , un uso diverso da quello abitativo funzionale alle esigenze di addetti all'agricoltura, nonché dei rispettivi nuclei familiari, ovvero come annesso rustico, sono compatibili con le utilizzazioni in atto alla predetta data.
Per gli edifici esistenti con destinazione d'uso residenziale, costituiti da un'unica unità immobiliare, ovvero da più di un'unità immobiliare accorpate, ognuna delle quali abbia acceso autonomo dall'esterno, sono ammissibili, ove non risultino soggetti a particolari discipline, interventi di addizione volumetrica, nei seguenti casi e nei limiti massimi di seguito indicati ed alle seguenti condizioni:
a) Ove l'intervento sia volto a realizzare un piano aggiuntivo in sopraelevazione negli edifici composti di un solo piano fuori terra, nei limiti della superficie coperta già interessata dal piano fuori terra, purché l'altezza non superi m. 7,00;
b) Nei casi diversi da quello di cui alla precedente lettera a) è consentito un ampliamento della superficie utile lorda, per ognuna delle unità immobiliari abitative interessate, non superiore a: 60 % di quella preesistente, quando questa sia inferiore a mq. 100, il 10% di quella preesistente quando questa sia di 250 mq.; nel caso di superficie utile lorda compresa tra 100 e 250 il valore che si ottiene mediante interpolazione lineare tra i due estremi, purché l'altezza dell'edificio risultante non superi i m. 7,00, oppure sia uguale all'altezza dell'edificio preesistente, oppure di altezza pari alla media degli edifici circostanti, purché questa sia inferiore o uguale all'altezza dell'edificio preesistente.
c) Le addizioni volumetriche di cui ai precedenti punti a) e b) sono consentiti una tantum e non sono cumulabili.
Gli ampliamenti di cui ai precedenti punti a) e b) sono consentiti una tantum e non sono cumulabili.
c) Ristrutturazione edilizia (RE);
e) Ristrutturazione urbanistica (RU) a parità di superficie utile lorda e superficie coperta.
Negli edifici esistenti alla data di entrata in vigore delle presenti norme, ove non risultino soggetti a particolari discipline e salvo maggiori limitazioni derivanti da particolari tutele, è consentito un incremento, una tantum, della superficie coperta, per la realizzazione di tettoie destinate a posti auto, nella misura di 1 mq per ogni 3,3 mq di SUL, con un minimo di un posto auto per ogni unità immobiliare, purché coperte con pannelli fotovoltaici.
Gli interventi di ristrutturazione urbanistica (RU) sono consentiti al fine al fine di una migliore riorganizzazione funzionale del lotto e con una diversa organizzazione planimetrica ed altimetrica della volumetria esistente.
Gli interventi di ristrutturazione urbanistica sono consentiti solo tramite Piano Urbanistico attuativo (Piano di recupero).
Nella realizzazione degli interventi, ai fini di conseguire un corretto inserimento ambientale si dovrà:
a) mantenere, quanto più possibile, le piante esistenti;
b) applicare l'indice di Riequilibro Ecologico nella misura di 1 albero ogni 10 mq di area impermeabilizzata con un minimo 3 alberi scelti tra le specie consigliate nella Guida. Qualora la piantumazione prescritta non fosse realizzabile per mancanza di aree a disposizione o per uno stato attuale già interamente interessato da alberature, il costo della piantumazione stessa sarà monetizzato a cura degli Uffici Comunali e versato al Comune per l'esecuzione diretta in area disponibile;
c) curare in modo particolare nella progettazione i lati del lotto oggetto d'intervento rivolti verso aree libere da edificazioni e realizzare le eventuali recinzioni di questi lati esclusivamente in rete metallica, di altezza non superiore a m. 1,50, sostenuta da pali in legno e mascherata sui due lati con siepi di essenze arbustive scelti tra le specie consigliate nella Guida;
- Siano individuati e corrisposti gli standard dovuti nelle UTOE scelte dall'amministrazione, con le modalità di cui al precedente articolo 14, oppure localizzati nell'area oggetto di piano se ed in quanto ritenuti necessari da parte dell'amministrazione comunale.
CAPO VI AMBITI DI ATTREZZATURE E SERVIZI
CAPO VII DISPOSIZIONI RELATIVE AL SISTEMA INFRASTRUTTURALE PER LA MOBILITÀ
Art. 88 Disposizioni generali
Le zone di cui al presente capo sono zone destinate allo svolgimento del traffico pedonale e meccanico.
Sono zone caratterizzate da un uso esclusivo e sono suddivise in:
1. Zone ferroviarie;
2. Zone per la viabilità;
3. Zone per parcheggi;
4. Piazze;
5. Piste ciclabili;
6. Strada mercato.
Negli elaborati grafici di progetto sono distinte in esistenti e di progetto o da ristrutturare.
Art. 89 Zone ferroviarie
Sono zone destinate alle sedi ferroviarie, ai loro relativi servizi e impianti connessi con l'esercizio del traffico ferroviario ed ai loro ampliamenti, con esclusione di insediamenti residenziali.
Nelle superfici interessate dalle stazioni ferroviarie sono ammissibili interventi di manutenzione, riqualificazione, ristrutturazione, sostituzione, ristrutturazione urbanistica, addizione volumetrica, nuova edificazione degli impianti di interscambio delle persone e delle merci, nonché degli impianti e delle attrezzature tecnologiche, di servizio e di supporto, complementari e connesse, ivi comprese quelle commerciali al dettaglio pubblici esercizi, ambulatori, centri di primo soccorso e simili.
In queste zone l'intervento spetta esclusivamente alle amministrazioni Pubbliche ed alle società esercenti la linea e si attua per intervento diretto.
Per il fabbricato esistente e relativo resede sito in fregio a Via Palestro angolo Piazza Don Minzoni e denominato "Ex Poste" e ricadente in questa zona, sono consentiti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, ristrutturazione edilizia e cambio di destinazione d'uso, anche a soggetti proprietari diversi dalle amministrazioni pubbliche o delle società esercenti la linea.
Detto edificio è compatibile con le seguenti utilizzazioni:
- attività direzionali;
- erogazioni dirette di servizi quali uffici aperti al pubblico, uffici privati, centri di calcolo, istituti di credito.
L'ammissibilità del cambio di destinazione d'uso dovrà riferirsi ad una specifica verifica preventiva di congruità e compatibilità delle utilizzazioni, rispetto alla linea ferroviaria più prossima all'intervento
L'edificazione nelle fasce di rispetto delle linee ferroviarie è disciplinata dal precedente art. 9 paragrafo 9.2.
Art. 90 Zone per la viabilità carrabile
Sono zone destinate alla conservazione, alla ristrutturazione e alla nuova realizzazione delle infrastrutture per il traffico meccanico.
In queste zone l'intervento spetta esclusivamente alle amministrazioni Pubbliche, ai privati a scomputo degli oneri di urbanizzazione e si attua per intervento diretto a meno che non si tratti di strade individuate all'interno di Piani Urbanistici Attuativi.
I tracciati di progetto individuati nelle tavole di cui all'art.2 paragrafo B hanno carattere prescrittivo e possono essere modificati solo per soddisfare esigenze derivanti da valutazioni di impatto ambientale e/o di diverso assetto urbanistico.
In sede di progettazione le caratteristiche tecnico-dimensionali possono essere modificate nel tracciato, solo al fine di migliorare l'inserimento delle strade nell'ambiente circostante.
La progettazione dei tracciati deve altresì attenersi al criterio di riduzione dell'inquinamento acustico e dell'impatto visivo dei tracciati; nel territorio aperto devono inoltre essere rispettati le disposizioni dettate in merito dall'art. 45 dello Statuto dei Luoghi del Piano Strutturale.
Le strade extraurbane principali e le strade extraurbane secondarie, di nuova costruzione o da ristrutturare, nonché le strade extraurbane locali e le strade vicinali o poderali o interpoderali o di bonifica, in occasione della loro realizzazione o delle trasformazioni eccedenti l'ordinaria manutenzione, devono essere dotate di sottopassi per consentire il transito della microfauna, nei punti in cui incrocino corridoi ecologici comunque previsti in attuazione delle disposizioni degli strumenti di pianificazione, ed in ogni caso a distanze non inferiori a 300 metri l'uno dall'altro, salvo che per portarli a coincidere con i predetti punti d'intersezione con corridoi ecologici.
Qualunque nuova costruzione di strade in area urbana, deve accompagnarsi alla messa in opera di tutti i dispositivi di mitigazione degli impatti possibili in rapporto alle condizioni di assetto locali.
Per alcuni tratti della viabilità carrabile di progetto sono individuati, nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B, i relativi corridoi infrastrutturali per consentire la definizione del tracciato finale come individuato in sede di progettazione definitiva.
Gli scostamenti del tracciato nell'ambito del corridoio infrastutturale, così come l'introduzione di intersezioni a livello, non comporta variante al Regolamento urbanistico.
Il corridoio infrastrutturale è un vincolo di tutela, conformativo e di distanza, non costituisce specifica destinazione di zona omogenea; per gli edifici esistenti sono ammessi interventi fino alla ristrutturazione edilizia. Al suo interno non è ammessa la nuova edificazione, tranne il caso in cui la stessa:
a) sia prevista nell'ambito di un P.U.A. che preveda la contestuale realizzazione della viabilità cui il corridoio è riferito;
b) sia prevista all'interno della superficie fondiaria individuata dalla scheda norma di riferimento.
Art. 91 Zone per parcheggi
Sono zone destinate alla sosta dei veicoli motorizzati.
In queste zone l'intervento spetta esclusivamente alle Amministrazioni Pubbliche, ai privati a scomputo degli oneri di urbanizzazione e si attua per intervento diretto a meno che non si tratti di parcheggi individuati all'interno di Piani Urbanistici Attuativi.
Le zone destinate a parcheggi pubblici possono dar luogo a:
1. Parcheggi scoperti in superfici ad un solo livello, da arredare con piante d'alto fusto nella misura di almeno una pianta ogni 50 mq e con siepi e alberature sul perimetro esterno, al fine di ridurne l'impatto visivo.
In questa tipologia di parcheggio, la pavimentazione sarà di preferenza, da realizzare con materiali permeabili;
2. Parcheggi totalmente o parzialmente coperti con manufatti amovibili, per non più di un piano fuori terra.
Questa tipologia di parcheggio dovrà risultare adeguatamente mascherata con cortine di verde alberato;
3. Parcheggi coperti, mono o multipiano, nel sottosuolo o in elevazione, in quest'ultimo caso per un'altezza non superiore alla media delle altezze degli edifici contigui.
Gli edifici e le aree per la sosta sono inclusi negli standard ai sensi del D.L. 2 aprile 1968, n. 1444.
Le tipologie di parcheggio di cui ai precedenti punti 2 e 3 sono consentite per aumentare le dotazioni minime di spazi a parcheggio, ma non per soddisfare le dotazioni minime necessarie di cui all'art. 14 delle presenti norme.
Le disposizioni del presente articolo valgono anche per i parcheggi che vengono realizzati nel contesto dei Piani Urbanistici Attuativi, salvo diverse indicazioni contenute nelle schede norma del relativo PUA.
La progettazione di aree a parcheggio, previste dagli atti comunali di governo del territorio di cui alla Legge Regionale Toscana 3 gennaio 2005, n. 1, dovrà adeguarsi alle eventuali prescrizioni contenute nella valutazione degli effetti ambientali e nella verifica di fattibilità sotto il profilo geologico - tecnico ed idraulico. Potranno essere proposte soluzioni progettuali diverse da quelle valutate dagli atti di cui al precedente comma, in tal caso dovranno essere approfonditi gli aspetti critici relativi alla diversa soluzione.
Art. 92 Piazze
Nella realizzazione di nuove piazze e nella ristrutturazione delle piazze di recente costruzione, deve essere privilegiata, per la pavimentazione, l'utilizzazione di materiali lapidei, ed evitata l'utilizzazione di materiali e tecniche comportanti la totale impermeabilizzazione dei suoli, ogni qualvolta che l'operazione non contrasti con le funzioni attribuita ai suddetti spazi.
La definizione degli assetti delle piazze di nuova costruzione o da ristrutturare deve eliminare o ridurre al minimo le parti utilizzabili per la mobilità meccanizzata, le quali, ove presenti, devono essere preferibilmente separate, dalle altre parti delle piazze, mediante cordonature, o piccoli dislivelli di quota e comunque distinte mediante pavimentazioni diversificate per materiali e per disegno.
Nelle piazze è ammissibile la realizzazione di piani interrati destinati a parcheggio sia pertinenziali che di relazione, per iniziativa di soggetti pubblici.
La realizzazione potrà essere concessa anche a privati a condizione che l'intervento sia compatibile con gli indirizzi generali e con i programmi comunali. Le modalità di realizzazione, gestione ed eventualmente di cessione al Comune delle aree e delle opere, saranno determinate con apposita convenzione.
Gli interventi di cui al precedente comma due non dovranno comportare impatti negativi di alcun genere e dovranno essere accompagnati da uno studio che valuti la mobilità indotta, l'esistenza di collegamenti pedonali tra la nuova funzione ed il resto del tessuto urbano, nel caso si rilevi una inadeguatezza del sistema della mobilità e dei collegamenti si dovrà procedere ad un adeguamento contestualmente alla realizzazione del parcheggio.
Art. 93 Percorsi ciclabili
I percorsi ciclabili sono costituiti da:
a) strade o parti di strade riservate al transito dei ciclisti in sede propria, separate dalla carreggiata con idonee ed efficienti protezioni, ovvero aventi tracciato autonomo;
b) da strade e spazi in promiscuo, opportunamente contrassegnati e delimitati, dove la circolazione e la sosta degli autoveicoli abbia carattere subordinato alla presenza di pedoni e ciclisti;
c) da viali e sentieri aperti a ciclisti, con esclusione o subordinazione degli autoveicoli, che si trovino nei parchi urbani e/o territoriali e nelle aree rurali;
d) dalle attrezzature accessorie per il posteggio, la riparazione o il noleggio delle biciclette, lo scambio intermodale con il pubblico trasporto, il riparo ed il ristoro degli utenti.
Art. 94 La strada mercato
È il tratto di strada compreso tra lo svincolo Empoli est ed il ponte sull'Orme, che deve essere progettato in termini di "strada mercato" e cioè in relazione agli usi commerciali delle zone che si attestano sul tratto in questione
È compito dell'Amministrazione comunale predisporre un progetto unitario per la trasformazione della sede stradale, con particolare attenzione alle alberature, agli spazi pedonali, ciclabili e per la sosta necessari agli utenti delle attività commerciali, alle connessioni con le zone per il tempo libero, ed in particolare con l'ansa di Arnovecchio, della quale la suddetta strada, nel tratto in questione, segna il margine inferiore.
Tutti gli interventi che ricadono nella strada mercato devono uniformarsi al suddetto progetto.