Source: http://www.nuovefrontierediritto.it/massime-dicembre-2012/
Timestamp: 2017-05-26 18:59:14+00:00
Document Index: 180545094

Matched Legal Cases: ['art. 2056', 'art. 1226', 'art. 61', 'art. 2', 'art. 599', 'art. 7', 'art. 125', 'art. 79', 'art. 79', 'art. 79', 'art. 48', 'art. 38', 'art. 4', 'art. 8']

Massime dicembre 2012 – Nuove Frontiere del Diritto
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CASSAZIONE CIVILE Cass. civ., Sez. III, 11 dicembre 2012, n. 22619
DANNI IN MATERIA CIVILE E PENALE – TURISMO Il tour operator è direttamente responsabile dei danni patiti dal turista-consumatore allorquando gli stessi siano da ascriversi alla condotta colposa del terzo prestatore (nel caso in esame, conducente di taxi), della cui attività si sia avvalso. Ciò perché il medesimo è tenuto al risarcimento dei danni sofferti dal turista-consumatore di pacchetto turistico in conseguenza della stessa attività, salvo in ogni caso il suo diritto di rivalsa nei confronti del terzo. Ne consegue che, in riferimento alla fattispecie in esame, il tour operator risponde dei danni subiti dal turista-consumatore di pacchetto turistico durante il viaggio effettuato in territorio estero per raggiungere l’aeroporto da cui imbarcarsi per il volo di ritorno, all’esito di sinistro stradale avvenuto per fatto o colpa del vettore, della cui prestazione si è avvalso in sostituzione, per causa di forza maggiore, di quello aereo, contrattualmente previsto.
Cass. civ., Sez. III, 10 dicembre 2012, n. 22384
DANNI IN MATERIA CIVILE E PENALE – RESPONSABILITA’ CIVILE
In ordine al risarcimento del danno da fatto illecito, il riconoscimento degli interessi compensativi costituisce una mera modalità o tecnica liquidatoria del possibile danno da lucro cessante. Il giudice ha la possibilità di ricorrere a siffatta modalità, con il solo limite dell’impossibilità di calcolare tali interessi sulle somme integralmente rivalutate alla data dell’illecito. Gli interessi in parola, infatti, devono essere computati o con riferimento ai singoli momenti riguardo ai quali la somma equivalente al bene perduto si incrementa nominalmente, per effetto dei prescelti indici medi di rivalutazione monetaria, ovvero anche in base ad un indice medio, tenuto conto che la liquidazione del danno da ritardo rientra comunque nello schema liquidatorio di cui all’art. 2056 c.c., in cui è ricompresa la valutazione equitativa del danno stesso ex art. 1226 c.c.
DANNI IN MATERIA CIVILE E PENALE – PROFESSIONI INTELLETTUALI – PROVA IN GENERE IN MATERIA CIVILE
In relazione al contratto di opera intellettuale, ancorché risulti provato l’inadempimento del professionista alla propria obbligazione, il danno derivante da eventuali sue omissioni deve ritenersi sussistente solo qualora, sulla scorta di criteri probabilistici, si accerti che, senza quella determinata omissione, il risultato sarebbe stato conseguito.
La lesione di un diritto deve tradursi in un concreto pregiudizio, senza il quale la domanda risarcitoria mancherebbe di oggetto. Ciò detto, è evidente che l’accoglimento della domanda di risarcimento del danno da lucro cessante o da perdita di chance esige la prova, anche presuntiva, dell’esistenza di elementi oggettivi e certi da cui desumere, in termini di certezza o di elevata probabilità e non di mera potenzialità, l’esistenza di un pregiudizio economicamente valutabile.
Cass. civ., Sez. lav., 7 dicembre 2012, n. 22216
In sede di legittimità, l’asserito mancato esame di elementi probatori, contrastanti con quelli posti a fondamento della pronuncia gravata, costituisce vizio di omesso esame di un punto decisivo della controversia solo se le risultanze processuali non analizzate siano tali da invalidare, con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, l’efficacia probatoria delle altre risultanze su cui il convincimento del giudice di merito si è fondato, con la conseguenza che la ratio decidendi venga a trovarsi priva di base.
Cass. civ., Sez. lav., 6 dicembre 2012, n. 21938
LAVORO (RAPPORTO DI) – OBBLIGAZIONI E CONTRATTI
In tema di licenziamento per giusta causa, la mancata prestazione lavorativa in conseguenza dello stato di malattia del dipendente trova tutela nelle disposizioni contrattuali e codicistiche, allorché esso non sia imputabile alla condotta volontaria del lavoratore medesimo, che scientemente assuma un rischio elettivo particolarmente elevato che supera il livello della mera eventualità per raggiungere quello dell’altissima probabilità, assumendo un comportamento non improntato ai principi di correttezza e buona fede di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c.. Principi questi che, invece, devono presiedere all’esecuzione del contratto e che, nel rapporto di lavoro, fondano l’obbligo in capo al lavoratore subordinato di tenere una condotta che non vada a ledere l’interesse del datore di lavoro all’effettiva esecuzione della prestazione lavorativa.
CASSAZIONE PENALE Cass. pen., Sez. I, 22 novembre 2012 – dep. 11 dicembre 2012 , n. 47894
ORDINE PUBBLICO (REATI)
Integra il delitto di cui agli artt. 3, comma primo, L. n. 654 del 1975 e 13, L. n. 85 del 2006, la condotta del consigliere comunale che durante la seduta consiliare diffonda idee fondate sull’odio e sulla discriminazione razziale nei confronti di comunità rom e sinti, con frasi generalizzate, afferenti all’etnia, offensive non solo della dignità delle persone, ma altresì additive di inferiorità legate alla cultura e tradizioni di un popolo, tanto da auspicare il sequestro di Stato al fine di operare la sottrazione alle famiglie dei bambini, quale unico strumento attraverso il quale rompere la catena generazionale. Il ruolo ricoperto dal consigliere comunale, invero, non consente ad esso di spingersi oltre i confini del lecito, dovendo, al contrario, ad esso imporre una maggiore prudenza, proprio nell’esercizio di quella funzione pubblica che aggrava la sua condotta ex art. 61, n. 9, c.p.
Cass. pen., Sez. V, ud. 18 luglio 2012 – dep. 6 dicembre 2012, n. 47498
APPELLO PENALE – APPLICAZIONE DELLA PENA SU RICHIESTA
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, D.L. n. 98 del 2008, convertito con legge n. 125 del 2008, abrogativo dell’art. 599, commi quarto e quinto, c.p.p. in tema di concordato sulla pena in appello. In merito devesi rilevare che seppure la pronuncia di illegittimità costituzionale di una norma contenuta in un decreto legge può essere fondata unicamente su una evidente mancanza dei presupposti di necessità ed urgenza richiesti per il legittimo esercizio del potere di decretazione d’urgenza (nella specie dedotta a fondamento della questione di illegittimità costituzionale), tale mancanza non può essere ravvisata in relazione alla norma menzionata, la cui adozione è giustificata, in termini di decretazione d’urgenza, dalle generali ragioni di contrasto alla criminalità organizzata, specificamente dall’esigenza di porre fine ad abusi nella determinazione concordata della pena in appello ed ai correlati effetti negativi sulla efficacia generalpreventiva della sanzione penale, nonché dalle generali ragioni di tutela della sicurezza collettiva dall’abuso dell’istituto in processi contro la criminalità organizzata o di rilevante allarme sociale.
Cass. pen., Sez. III, ud. 15 novembre 2012 – dep. 4 dicembre 12-2012, n. 46833
SEQUESTRO PENALE – REATI TRIBUTARI
E’ legittima la misura del sequestro preventivo per equivalente anche sui beni di proprietà di un funzionario pubblico che, nell’ambito di un’indagine per frode fiscale a carico di una società di capitali, era accusato di concorso nel reato e non di favoreggiamento.
CONSIGLIO DI STATO Cons. Stato, Sez. V , 11 dicembre 2012, n. 6360
ESPROPRIAZIONE PER PUBBLICA UTILITA’ Nella liquidazione del danno subito dall’usufruttuario e dal nudo proprietario in seguito all’abusiva occupazione del terreno da parte dell’Amministrazione, le valutazioni compiute dal consulente tecnico d’ufficio devono ritenersi inattendibili nell’ipotesi di scarsa chiarezza del procedimento di determinazione del valore del terreno con il metodo indiretto (valore di trasformazione) e con il metodo diretto (sintetico–comparativo), nonché illogico l’iter valutativo che, pur partendo dalla premessa della preferibilità del primo criterio, finisca per stimare il valore di mercato anche in ragione del secondo criterio, giungendo a una sostanziale coincidenza del valore finale. (Nella specie l’integrale recepimento delle valutazioni suddette nella gravata pronuncia, impone la riforma della stessa in seguito all’avvenuto espletamento di nuova consulenza tecnica).
Cons. Stato, Sez. IV, 11 dicembre 2012, n. 6337
FORZE ARMATE I provvedimenti di trasferimento d’autorità, ivi compresi quelli assunti per ragioni di incompatibilità ambientale, sono qualificabili come ordini, rispetto ai quali l’interesse del militare a prestare servizio in una sede piuttosto che in un’altra assume, di norma, una rilevanza di mero fatto, che non abbisogna di una particolare motivazione né di particolari garanzie di partecipazione preventiva, quale è quella di cui all’art. 7 della legge n. 241 del 1990.
In riferimento all’ordinamento militare, occorre evidenziare che non sussiste, di norma, un interesse particolarmente tutelato alla sede di servizio del militare. Di talché, ove non vi siano, a monte del trasferimento, ragioni discriminatorie o vessatorie o macroscopicamente incongrue od illogiche, data l’ampia discrezionalità dell’Amministrazione, prevale l’interesse pubblico che presiede ai provvedimenti di utilizzazione del personale nella organizzazione delle particolari strutture logistiche, operative e di comando che caratterizzano il complesso funzionamento delle Forze Armate e di Polizia.
Cons. Stato, Sez. III, 11 dicembre 2012 , n. 6324
L’esclusione del concorrente dalla procedura del cottimo fiduciario, ai sensi dell’art. 125 del Codice degli Appalti, avente fondamento sulla rilevata carenza dei requisiti soggettivi economico-finanziari, per sussistenza di debiti pregressi con l’Ufficio delle Entrate dovuti al mancato pagamento di canoni demaniali per attività della stessa tipologia di quello oggetto della procedura, è viziata da difetto di istruttoria e di motivazione qualora la posizione del concorrente, rispetto agli asseriti debiti nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, debba essere ancora definita nei suoi elementi essenziali. Tale circostanza, invero, non consente di addebitare al concorrente una mancanza dello specifico requisito economico-finanziario, fatta salva l’adozione di successivi provvedimenti.
T.A.R. T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VIII, 7 dicembre 2012, n. 5018
La comunicazione effettuata dalla stazione appaltante ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 79 Codice degli Appalti in merito all’intervenuta aggiudicazione definiva dell’appalto in favore di altro concorrente, con indicazione dei soli estremi della relativa determinazione, è idonea a far decorrere il termine di decadenza per la contestazione dell’esito della gara. La predetta determinazione, invero, qualora chiaramente indicata nei suoi estremi di riferimento, deve ritenersi certamente tale da consentire al concorrente non aggiudicatario di esercitare il diritto di accesso prendendo visione ed estraendo copia dell’atto ritenuto lesivo.
E’ legittima la trasmissione della comunicazione ex art. 79 Codice degli Appalti effettuata dalla stazione appaltante a mezzo fax, soprattutto nell’ipotesi in cui l’utilizzo di un tale strumento sia stata espressamente prevista nella lex specialis ed autorizzata dal concorrente, destinatario della stessa, nella domanda di partecipazione compilata secondo le indicazioni fornite dal disciplinare di gara. In merito deve, invero, rilevarsi che se è certamente meritevole di tutela l’affidamento riposto dal privato negli atti dell’Amministrazione, analoga tutela spetta anche all’affidamento dell’Amministrazione in atti e comportamenti del privato, consistiti, nell’ipotesi descritta, nell’aver acconsentito all’uso (ritenuto, quindi, adeguato) dello strumento del fax per l’invio della comunicazione di cui all’art. 79 citato.
T.A.R. Lazio, Roma, Sez. III, 7 dicembre 2012, n. 10249
La segnalazione all’Autorità di Vigilanza e la conseguente annotazione nel casellario informatico, va disposta non solo per irregolarità accertate con riferimento ai requisiti di ordine speciale di cui all’art. 48 Codice degli Appalti, ma anche per quelle commesse in sede di dichiarazioni aventi ad oggetto il possesso dei requisiti di cui all’art. 38 del citato provvedimento.
Il termine posto dall’art. 4 del Regolamento in materia di esercizio del potere sanzionatorio da parte dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture di cui all’art. 8, comma 4, Codice degli Appalti, ha natura perentoria, con la conseguenza che entro il suddetto termine la comunicazione di avvio del procedimento sanzionatorio deve non soltanto essere adottata, ma altresì comunicata ai soggetti interessati, stante il carattere ricettizio della stessa. In difetto, la deliberazione adottata dal Consiglio dell’Autorità di Vigilanza di irrogazione della relativa sanzione a carico del concorrente interessato, è affetta da illegittimità per mancata osservanza del citato termine.
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