Source: https://processoamministrativotelematico.wordpress.com/2017/04/05/nel-pat-si-puo-firmare-cades/
Timestamp: 2018-06-20 13:02:53+00:00
Document Index: 123680914

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 2', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 12', 'art. 25']

Nel PAT si può firmare CAdES? | PROCESSO AMMINISTRATIVO TELEMATICO
Pubblicato il 5 aprile 2017 5 aprile 2017 da Elia Barbujani
La possibilità di utilizzare la firma digitale CAdES nel processo amministrativo telematico è dibattuta tra gli operatori ma, attualmente, sono presenti solo due pronunce di orientamento opposto.
Nel processo amministrativo telematico l’unico formato ammesso per la firma del Modulo di deposito è la firma digitale PAdES BES, come richiesto dall’art. 12, co. 6 All. A D.P.C.M. 40/2016.
Nulla, invece, è indicato con riferimento al formato di firma digitale dei singoli atti processuali (sia per quanto riguardo il loro deposito, sia per quanto riguarda la notifica).
Per tale motivo, è stato spesso affermato che l’unico formato di firma digitale ammesso nel PAT sia il PAdES-BES. A ben vedere, tuttavia, passando in rassegna gli articoli del D.P.C.M. 40/2016 si può notare che non esiste alcuna norma dedicata ai formati di firma digitale per la sottoscrizione del singolo documento.
Nel processo civile telematico, invece, le specifiche tecniche riportano esplicitamente l’utilizzabilità dei due formati (PAdES e CAdES), come pure nel processo contabile telematico (art. 2 Istruzioni Tecnico-Operative per l’utilizzo della posta elettronica certificata nei giudizi dinanzi alla Corte dei Conti). Al contrario, il processo tributario telematico ha espressamente limitato la possibilità di sottoscrivere gli atti alla sola firma CAdES.
Il PAT è, quindi, l’unico processo telematico le cui specifiche tecniche nulla dicono esplicitamente circa il formato di firma digitale utilizzabile per i singoli documenti informatici.
Sulla base di tali premesse, è necessario riportare la giurisprudenza creatasi sul punto. Non sono mancati, infatti, i casi in cui il difensore, memore delle regole applicabili al PCT, abbia sottoscritto con formato CAdES il ricorso da notificare a mezzo PEC.
Al momento del deposito, tuttavia, il Modulo di deposito impedisce di allegare nel campo dell’atto principale (“atto digitale”) un documento informatico firmato CAdES e, pertanto, si è posto il problema di dove inserire l’originale notificato a mezzo PEC.
Messaggio di avviso del Modulo in caso di allegazione di un atto firmato CAdES.
Inesistente la firma digitale CAdES
Il primo a pronunciarsi su tali punti è stato il TAR Basilicata, che ha considerato che “Va dichiarata l’inammissibilità del ricorso in esame, in quanto dall’1.7.2016 il ricorso dinanzi al Giudice Amministrativo può essere notificato esclusivamente in via telematica soltanto con il formato di firma digitale PAdES, per cui deve ritenersi non nulla, ma inesistente una notifica con un altro formato di firma digitale e perciò non sanabile ai sensi dell’art. 44, comma 4, cod. proc. amm. con la costituzione in giudizio della controparte”
(TAR Basilicata, Sez. I, sent. 16/02/2017, n. 160)
In un precedente articolo avevo già criticato tale pronuncia, la quale non solo non considerava la normativa tecnica del PAT, ma aveva altresì applicato alcune norme in modo estremamente formalistico, creando una chiara contraddizione: come è possibile che l’apposizione di una firma digitale CAdES valida, verificabile nel documento informatico e chiaramente riferibile a un difensore, possa equivalere a una sua assenza, comportando un’inesistenza dell’atto ai sensi dell’art. 44 c.p.a.?
La norma del codice di procedura nasce, chiaramente, ne mondo cartaceo, al fine di “bloccare” ogni effetto giuridico per gli atti non materialmente sottoscritti dal difensore.
Il Giudice amministrativo si è dimostrato, nei primi mesi di avvio del PAT, troppo incline a comminare la sanzione dell’inesistenza in casi tutt’altro che definiti.
Alcun pregio, infatti, può avere la motivazione resa dal Collegio per cui la preferibilità della firma PAdES sarebbe legata al fatto che “si caratterizza per l’applicazione PDF, che consente la lettura immediata dei documenti digitali”.
Piuttosto, la possibilità di sottoscrivere il ricorso in formato CAdES si deve necessariamente ricavare dai formati ammessi dall’art. 12 co. 1 All. A D.P.C.M. 40/2016. In caso contrario, come sarebbe possibile sottoscrivere con firma digitale il ricorso redatto con estensione .txt o .rtf, formati esplicitamente ammessi tanto quanto il formato PDF? Come noto, la firma digitale PAdES può essere apposta solo a documenti informatici con estensione .pdf.
Il CAdES come formato generalmente ammesso
Di tutt’altro avviso, invece, il TAR Campania, il quale si è espressamente discostato dall’orientamento del TAR Basilicata, escludendo che l’apposizione di firma CAdES “sia da considerare addirittura inesistente, così da impedirne la sanatoria mediante gli ordinari meccanismi processuali“.
Secondo il TAR, infatti, “il formato CAdES è un formato generalmente ammesso nel nostro ordinamento ai sensi della menzionata normativa europea“.
(TAR Campania, Sez. IV, sent. 04/04/2017, n. 1799)
Il TAR Campania, dopo una rigorosa lettura delle specifiche tecniche del PAT, ha ricordato che gli “al fine di garantire una disciplina uniforme della firma digitale nell’UE, sono stati adottati degli standard europei mediante il c.d. regolamento eIDAS (Regolamento UE n. 910/2014) (…) Ebbene, tali atti normativi comunitari impongono agli stati membri di riconoscere le firme digitali apposte secondo determinati standard tra i quali figurano sia il CAdES sia il PAdES“.
Non si può che accogliere con gioia il Giudice amministrativo che non si limiti ad applicare il regolamento PAT pedissequamente, ma ne legga le disposizioni alla luce della normativa nazione ed europea in materia di documento informatico.
Il TAR Campania, infatti, ha sottolineato che, anche qualora si volesse ritenere non ammessa la firma digitale CAdES dalle specifiche tecniche, “la violazione di norme tecniche non può comportare l’invalidità degli atti di procedura compiuti qualora non vengono in rilievo la violazione del diritto di difesa o altro pregiudizio per la decisione finale“. Con riferimento alle conseguenze processuali, invece “l’utilizzo di questo secondo formato di firma digitale potrebbe, al più, determinare l’insorgenza di una irregolarità della notifica che, da considerare pur sempre esistente, sarebbe stata sanata, nel caso di specie, in ragione dell’avvenuta costituzione degli enti intimati“
Tale inciso, tuttavia, rappresenta un secondo argomento forse diretto ai Giudici che si erano precedentemente espressi sul punto, ma è il richiamo alla normativa europea il valore aggiunto della pronuncia citata.
In un precedente articolo, avevo già evidenziato che il TAR Basilicata non avesse tenuto in debita considerazione il principio di non discriminazione espresso dal Regolamento UE 910/2014 (c.d. Regolamento EiDAS). L’art. 25 del Regolamento, infatti, prescrive che “A una firma elettronica non possono essere negati gli effetti giuridici e l’ammissibilità come prova in procedimenti giudiziali per il solo motivo della sua forma elettronica o perché non soddisfa i requisiti per firme elettroniche qualificate”.
La pronuncia del TAR Campania, invece, segue un nuovo corso, già inaugurato dalla c.d. ordinanza Pisano (TAR Lazio, Sez. III Bis, ord. 8/03/2017, n. 3231): il processo amministrativo telematico non è un sistema chiuso, che si riferisce solo al codice del processo amministrativo o al DPCM 40/2016, ma un sistema le cui implicazioni non possono essere colte senza conoscere le fonti nazionali e comunitarie in materia di documento informatico e firma digitale.
Tag: cades, cades pat, firma cades, pat, tar basilicata cades, tar napoli cadesCategories: Giurisprudenza