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Timestamp: 2017-11-21 20:57:29+00:00
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Ferita per scontro con cinghiale, giudice da’ ragione alla Provincia : Ilcacciatore.com
Ferita per scontro con cinghiale, giudice da’ ragione alla Provincia
Daniele | 15 febbraio 2014	| 3 Comments
Ferita per lo scontro con il cinghiale; ma il giudice dà ragione alla Provincia
Secondo la sentenza «in strada c’erano cartelli che avvisavano del pericolo»
La Spezia, 12 febbraio 2014 – Un cinghiale, sbucato dalla boscaglia, era finito contro un’auto in transito. Erano le 5,30 di un mattino di agosto del 2006 lungo la strada provinciale che porta a Beverino. Nell’incidente rimase ferita una donna. Dopo la sentenza di primo grado che aveva dato ragione alla donna, con il giudice di pace Gian Carlo Del Santo che aveva condannato la Provincia della Spezia e la Regione Liguria in via solidale al risarcimento dei gravi danni patiti dalla donna, Roberta B. (nell’auto era presente Loris B., proprietario del veicolo, Ndr) residente a Beverino, la Provincia ha impugnato ricorso in appello attraverso il suo legale, avvocato Roberto Benvenuto.
E il Tribunale, nella persona del giudice Laura Rotolo, le ha dato ragione ritenendo che non sussista il nesso causale tra il danno subito e la responsabilità colposa della Provincia. La strada infatti era dotata di cartelli indicanti il pericolo di animali e di lampade idonee per la illuminazione, secondo quanto riferito dai testimoni. Nella sentenza si legge che «non appare possibile recintare le zone boschive e apporre delle barriere, vista la loro estensione».
La Provincia perciò è riuscita a provare il caso fortuito e le domande risarcitorie sono state integralmente rigettate. Il giudice ha anche compensato le spese legali vista la complessità della materia e la continua evoluzione giurisprudenziale al riguardo.
Il Tribunale non ha ritenuto di esaminare neppure l’appello incidentale proposto dalla Regione Liguria con gli avvocati Tullio Truppa e Marina Crovetto essendo le argomentazioni provinciali sufficienti per l’annullamento della sentenza di primo grado.
L’auto aveva riportato danni al motore e alla carrozzeria per oltre duemilaottocento euro. Sul luogo erano intervenuti i Carabinieri che avevano ascoltato i testimoni e redatto il verbale dell’accaduto. Nella sentenza di primo grado, il dottor Del Santo aveva suddiviso il risarcimento del danno tra i due enti individuando nella Regione la responsabilità in qualità di gestore della fauna selvatica e nella Provincia per la gestione della strada dove nulla aveva fatto per evitare in concreto l’attraversamento degli animali.
15 febbraio 2014 alle 12:29
Uno stato di diritto quando intende protegge la fauna selvatica imponendo vincoli a tutto spiano per la sua salvaguardia, dovrebbe anche avere il dovere di risarcire i danni che questa produce. Il cittadino non pedissequamente ossequioso riflette e si chiede: “ma questo è uno stato di diritto?” E’ evidente oltre ogni limite che quel giudice a fatto una gran favore sia alla provincia e sia alla regione, non solo è un favore, ma ha così dato un monito a tanto altri secondo cui in casi di danneggiamenti causati dalla selvaggina o per colpa di essa, sarebbe inutile chiedere i risarcimenti perchè, tanto, non ci sarà la cosidetta “trippa per gatti”. Dipendesse da me quel giudice lo sospenderei a divinis.
Sentenza molto pericolosa, ora anche le regioni che risarciscono tali danni potrebbero essere tentate di smettere. il fenomeno non è di poca consistenza, pensate che in Umbria i danni da incidenti superano quelli dell’agricoltura.
Speriamo che si arrivi in Cassazione per fare giustizia e riaffermare il principio che chi gestisce la fauna ne risponde anche degli eventuali danni che può provocare.
Le Associazioni venatorie hanno il dovere d’impegnarsi a sostegno dell’incidentata: visto che il problema riguarda ormai tutta Italia.
“La fauna selvatica è patrimonio indisponibile delle Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale”: a dimostrazione che la sentenza è scandalosa perché l’oggetto del danno ha un riferimento di “patrimonio” senza ombra di dubbio.
Se poi aggiungiamo – e questo aspetto è inviso ai nostri dirigenti venatori – che quel “patrimonio” ha di fatto e di diritto un valore economico consolidato dalle tasse venatorie e, per tal ragione, si evince che quel “patrimonio” non è soltanto ideologico, ma invece anche economico a vantaggio eventuale di tutta la comunità.
Alla stregua di qualsiasi allevamento zootecnico allo stato brado, che non può sfuggire dal titolare del possesso.
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