Source: http://www.befreecooperativa.org/wordpress/2018/09/note-critiche-al-ddl-pillon/
Timestamp: 2018-10-18 22:13:07+00:00
Document Index: 11587570

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 24', 'art. 4', 'art 31', 'art. 31', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 18', 'art. 342', 'art. 342', 'art. 709']

Note critiche al ddl Pillon | Be Free cooperativa sociale
← Un ringraziamento a Renata Rampazzi
g) dare liceità giuridica ad una serie di stereotipi e pregiudizi di genere quali: il presumere che le donne accusino falsamente il partner di violenza per avere benefici nelle cause civili di separazione e divorzio; che le donne utilizzino i minori contro i padri; che il genitore economicamente più debole (per lo più le madri) utilizzi il contributo economico al mantenimento del minore corrisposto dall’altro genitore per finalità personali, introducendo il c.d. mantenimento diretto dei minori, senza peraltro prevedere alcuno strumento volto a tutelare il nucleo genitore/minore in caso di inadempimento dell’altro genitore. Nello stesso senso, il D.d.l., fa un uso strumentale dei principi del preminente interesse del minore e della bigenitorialità, con una retorica parificazione dei tempi di frequentazione genitoriale, di impossibile concreta applicazione. E’ dato certo che alcuni genitori, per esigenze lavorative e personali, stiano con i propri figli un tempo minore rispetto a quello concordato e/o disposto dal Tribunale.
Dunque, la norma non ha lo scopo di implementare la relazione affettiva con i figli ma solo di esonerare un genitore dal pagamento del contributo economico e di conservare il proprio patrimonio immobiliare.
a) in quanto privi di competenze tecnico-giuridiche devono astenersi dal fornire consulenze legali; malgrado ciò, i mediatori possono dar corso a tutto il procedimento di mediazione senza la presenza dei rispettivi legali delle parti, la cui presenza è prevista a pena di nullità e di inutilizzabilità solo al momento dell’eventuale stipula dell’accordo e, pertanto a percorso conclusosi.
b) Ed ancora, all’art. 1 lett. k) viene previsto, un indefinito obbligo del mediatore di adoperarsi per impedire o risolvere gravi conflittualità che possono produrre ogni forma di violenza endo-familiare. Tale disposizione oltre a considerare la violenza come l’epilogo di una situazione di conflittualità pregressa che entrambe le parti hanno contribuito a creare, dà la misura di quanto scarsa sia la conoscenza del fenomeno della violenza e rafforza l’uso strumentale della sovrapposizione tra il concetto di conflittualità e quello di violenza, introducendo – come si vedrà in seguito – una sorta di impunità per l’agita violenza che diviene reazione legittima ad una provocazione.
c) All’art. 2 “Obbligo di riservatezza”, si prevede la segretezza degli atti e dei documenti del procedimento di mediazione e la relativa impossibilità di produrre detti atti e/o documenti nel procedimento giudiziale ad eccezione dell’accordo raggiunto.
d) All’art. 3 co. 1 relativo alla partecipazione del minore al procedimento di mediazione, si dispone che su consenso dei genitori, è prevista la partecipazione del minore, con età superiore ai 12 anni, al procedimento di mediazione.
e) Sull’art. 4 “Spese e compensi per il mediatore familiare”, in violazione dell’art. 24 Cost., si segnala l’onerosità del procedimento di mediazione senza alcuna previsione della possibilità di beneficiare del Patrocinio a Spese dello Stato. L’art. 4, prevede infatti la gratuità solo del primo incontro, ma nulla prevede per il prosieguo del percorso. Pertanto, i genitori non abbienti o uno solo di essi si troveranno costretti a sostenere spese per loro impossibili o ad abbandonare il percorso di mediazione dopo il primo incontro, con conseguente svuotamento della previsione legislativa stessa.
Il coordinatore genitoriale, chiamato ad assistere i genitori con “alto livello di conflitto” nell’attuazione del piano genitoriale, a monitorarne l’osservanza ed a risolvere eventuali conflitti, preservando comunque la “sicura, sana e significativa” relazione tra il minore ed entrambi i genitori, si vede attribuire – su incarico delle parti – “poteri decisionali”.
Malgrado la violenza rappresenti nel nostro Paese un fenomeno strutturale estremamente diffuso e nonostante la Convenzione di Istanbul abbia esplicitamente previsto all’art 31 che le parti debbano: “adottare misure legislative o di altro tipo necessarie per garantire che al momento di determinare i diritti di custodia e di visita dei figli, siano presi in considerazione gli episodi di violenza …” il D.d.l. effettua un intervento legislativo del tutto contrapposto. Appare manifesta la volontà di ignorare il fenomeno della violenza e di
eliminare ogni strumento utile ad intervenire ed a mettere in sicurezza chi la
b) In spregio alla consolidata giurisprudenza, ed in aperta violazione altresì dell’art. 31 della Convenzione di Istanbul, titolato “Custodia dei figli, diritti di visita e sicurezza” (“1 Le Parti adottano misure legislative o di altro tipo necessarie per garantire che, al momento di determinare i diritti di custodia e di visita dei figli, siano presi in considerazione gli episodi di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione. 2 Le Parti adottano le misure legislative o di altro tipo necessarie per garantire che l’esercizio dei diritti di visita o di custodia dei figli non comprometta i diritti e la sicurezza della vittima o dei bambini”), alle situazioni di violenza ed abuso sessuale, non viene riconosciuta esplicita rilevanza neanche ai fini della pronuncia del regime di affidamento del minore (prevedendo l’affidamento esclusivo con esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale), intervento legislativo che la società civile e gli obblighi internazionali aspettano da tempo.
Il minore, anche se vittima di violenza (violenza assistita, maltrattamenti, violenza sessuale), salva diversa e discrezionale decisione del singolo Giudice – si troverà costretto a frequentare il genitore violento e abusante, con conseguente ulteriore esposizione del minore al rischio di reiterazione delle condotte violente ed a forme di rivittimizzazione
oltre che al rischio di subire strumentalizzazioni, rivendicazioni che aggraveranno lo stato di sofferenza del medesimo. Sarà altresì esposto a forme di rivittimizzazione, strumentalizzazione e di rivendicazione anche il genitore affidatario in via esclusiva il quale – malgrado le violenze subite – avrà l’obbligo di favorire e garantire, in ogni modo, la frequentazione del minore con l’altro genitore, e la bigenitorialità.
e) In questo quadro, non può non richiamarsi altresì l’art. 14, che rende impossibile per il nucleo genitore/minore vittime di violenza, fuggire dal luogo delle violenze e rifugiarsi in un luogo sicuro e protetto.
L’art. 14, infatti, dispone che qualsiasi trasferimento del minore non preventivamente autorizzato da entrambi i genitori o dal giudice, deve essere ritenuto contrario al superiore interesse del minore e privo di ogni efficacia giuridica. Non è previsto alcun “giustificato motivo” che permetta ad un genitore di fuggire con il minore dall’abitazione familiare né viene previsto uno strumento volto a garantire l’immediato ed urgente accesso alla giustizia affinché il genitore possa ottenere in tempi compatibili con la messa in sicurezza del minore, una tempestiva autorizzazione del Tribunale che gli consenta di allontanarsi con il minore medesimo.
L’art. 18, con lo scopo di rafforzare gli intenti punitivi, prevede che in detti casi, verranno applicate al genitore ritenuto presumibilmente (e non certamente), responsabile del comportamento del figlio, le misure già previste dall’art. 342 ter c.c. (allontanamento, divieto di avvicinamento ecc..) e le nuove misure previste dall’introdotto art. 342 quater c.c., ovvero la pronuncia inaudita altera parte delle misure previste dall’art. 709 ter c.p.c.
(tra cui rientra la decadenza della responsabilità genitoriale) nonché la limitazione o la sospensione della responsabilità genitoriale oltre che, l’inversione della residenza abituale del minore, la limitazione dei tempi di permanenza, ed il collocamento provvisorio del minore presso una struttura specializzata.