Source: https://studiobuccilli.com/it/proprieta-industriale/99-concorrenza-sleale-nell-utilizzo-di-frequenze
Timestamp: 2019-12-14 09:46:10+00:00
Document Index: 185331023

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2598', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2598', 'art. 2598', 'art. 116', 'art. 2598']

Concorrenza Sleale nell’utilizzo di frequenze
La quarta Sezione della Corte d’Appello di Roma, con sentenza del 28.11.2007 resa nel giudizio n. 4451/2004, ha affermato che la controversia sorta tra due imprenditori privati che impegnino, per la diffusione televisiva via etere, in ambito locale, la medesima frequenza o frequenze molto vicine, con reciproche interferenze, rientra nell’art. 2598 c.c. e pertanto il soggetto leso dalla concorrenza sleale va individuato in base al criterio della priorità dell'uso di fatto di una frequenza.
Con tale principio, la Corte ha rigettato l’appello principale ordinando all’appellante di cessare le turbative distanziando le emissioni dalle frequenze utilizzate dalla resistente e condannandola a rifondere le spese dei due gradi di giudizio.
Le emittenti radio non possono sovrapporsi o interferire tra loro
Prima che la diffusione dei programmi via satellite divenisse così popolare per via della maggiore qualità audio e video, la maggior parte delle trasmissioni radiofoniche e televisive avveniva via etere per mezzo di onde radio che viaggiano tra il ripetitore dell’emittente e le antenne casalinghe.
Negli anni ’80 la trasmissione via etere è sicuramente più comune rispetto a quella satellitare.
Le radiodiffusioni da poco sono diventate appannaggio anche dei privati e questo comporta che le emittenti partano alla conquista delle frequenze rimaste libere.
Tuttavia, sono poche le frequenze libere a disposizione delle emittenti e può capitare che le trasmissioni si sovrappongano. Soprattutto nelle zone dove il bacino di utenti è più ampio, le trasmissioni a livello locale aumentano e con esse il bisogno di spazi liberi nell’etere.
Questo è lo scenario in cui si colloca una guerra tra radio romane, conclusasi con una delle due costretta ad arretrare dalle frequenze dell’altra dopo averle provocato diversi danni d’immagine.
Trasmettere a potenza superiore a quella consentita anche se da un’altra frequenza può generare interferenze alle altre radio
In realtà non si tratta di una vera e propria sovrapposizione ma di interferenze generate dal fatto che una delle due radio trasmette da una frequenza molto vicina a quella della concorrente e lo fa irradiando una potenza superiore a quella consentita. Questo crea disturbi nel segnale dell’altra, per cui gli ascoltatori assorti a seguire una trasmissione della prima improvvisamente si trovano ad ascoltare tutt’altre voci della seconda.
L’abbandono dei contratti pubblicitari a causa delle interferenze che rendono difficile la trasmissione degli spot
Poiché le trasmissioni radio e televisive locali sono gratuite, per poter rientrare dei costi dati dalla manutenzione della sede o dai gettoni di presenza degli ospiti e di tutte le altre spese, le emittenti ricorrono a sponsorizzazioni private o alla vendita di spazi pubblicitari. In entrambi i casi, la trasmissione degli spot è un elemento fondamentale per l’economia dell’emittente locale.
Quando gli sponsor e le ditte paganti si sono avvedute che i loro spot non andavano in onda come promesso perché le trasmissioni erano coperte dalle frequenze dell’emittente concorrente, hanno disdetto i contratti pubblicitari che avevano stipulato. Gli effetti sull’economia della società che gestisce la radio sono drammatici e la sopravvivenza della ditta è messa a rischio.
Appello contro la sentenza del Tribunale di Roma e il provvedimento cautelare del Pretore
In primo grado il Tribunale conferma il provvedimento cautelare con il quale la s.r.l. S. Radio è stata condannata all’adeguamento delle frequenze e della potenza di emissione, accerta il preuso dell’appellata, ordina la cessazione delle turbative e respinge la domanda risarcitoria. La s.r.l. S Radio propone appello. Resiste l’appellata proponendo appello incidentale.
La richiesta di accertare il preuso delle frequenze radio contese
La srl S. di Roma nel merito ribadisce le richieste di accertare il preuso della frequenza 93.100 Mhz sul bacino di Roma e la responsabilità della S. Radio, ordinando alla medesima di cessare dalle turbative ed interferenze nelle trasmissioni, condannandola al risarcimento dei danni nella misura di Lire 750.000.000, alla pubblicazione ed alla radiodiffusione a sue spese del dispositivo della sentenza.
La soc. S. Radio, contesta la domanda eccependo la carenza di legittimazione della attrice e chiede il rigetto del provvedimento cautelare.
L’intervenuta srl Radio S. chiede la conferma delle domande attrici mentre l’intervenuta sas C. chiede il rigetto della domanda e la revoca dell'ordinanza del Pretore.
La srl S radio propone appello avverso la sentenza del Tribunale. La srl Radio S. propone appello incidentale.
La giurisprudenza si avvale dei criteri enunciati dall’art. 2598 codice civile
La fattispecie all’esame della Corte di Appello viene ricondotta dalla giurisprudenza alla disciplina enunciata dall’art. 2598 c.c. e pertanto, per stabilire quale dei due imprenditori privati che impegnano la stessa frequenza via etere debba retrocedere, si fa riferimento al criterio della priorità dell’uso di fatto.
Con questa premessa la Corte di Appello individua il criterio per tutelare l’imprenditore vittima dei comportamenti di concorrenza sleale e statuisce sui motivi di appello, ordinando all’appellante di cessare le turbative poste in essere distanziando le emissioni radio dalle frequenze che l’appellata utilizzava da prima.
La Corte si pronuncia sui quattro motivi di appello
Innanzitutto, respinge il primo motivo attinente alla violazione del principio di autonoma valutazione delle risultanze processuali di cui all’art. 116 cpc.
Trasferendo il giudizio al merito della controversia, la Corte affronta la seconda doglianza relativa all’erronea valutazione delle risultanze processuali, ritenendola parzialmente fondata.
Come riportato nell’atto di impugnazione, infatti, il Tribunale avrebbe trascurato che l’appellante era subentrata nella titolarità delle frequenze già occupate dalle due radio che aveva acquisito, una che trasmetteva sulla frequenza di 92,900 Mhz e l’altra sulla frequenza di 93,100 Mhz.
Inoltre, avrebbe trascurato che trasmettendo entrambe le radio sul bacino di utenza di Roma, l’appellante aveva deciso di unificare le frequenze trasmettendo dal 1990 sulla frequenza di 93,000 Mhz e che dunque non poteva considerarsi una nuova trasmissione. In tal modo, l’appellante a suo dire risultava non aver mai perso la priorità d'uso della frequenza della banda compresa tra i 92,900 ed i 93,100.
La questione della priorità dell’uso di fatto delle frequenze
La Corte d’Appello riconosce che l’appellante dal 1988 ha iniziato a trasmettere verso il bacino di Roma sulla frequenza di 93,100 Mhz e che da poco tempo la frequenza contigua di 93,000 Mhz era stata lasciata libera; riconosce pertanto che l’appellante all'inizio delle trasmissioni verso Roma aveva priorità sulla frequenza 93,100 Mhz, tuttavia le trasmissioni a 93,100 Mhz si sono interrotte nel novembre 1987 prima che l’appellante iniziasse a trasmettere.
Tra le frequenze radio utilizzate deve esserci una distanza di almeno 200 Khz
In base alle risultanze del CTU per le quali la distanza di frequenza tra le emittenti deve essere di almeno 200 Khz per evitare interferenze, sebbene la appellante avesse priorità d’uso della frequenza occupata, giustamente le va ordinato di abbandonare l’emissione sulla frequenza attuale distanziandosi di almeno 200 Khz da quella utilizzata dall’altra emittente.
Il terzo motivo è riconosciuto fondato per contraddittorietà nella decisione del Tribunale e mancata corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato. Viene affermato che, mentre nell’ordinanza cautelare si riconosce il preuso della frequenza, il Tribunale aveva del tutto disconosciuto tale circostanza, valorizzando solo le emissioni verso Roma e solo sulla frequenza acquisita dal 1990.
La Corte afferma che le interferenze si erano venute a creare anche in precedenza, con emittenti posizionate da altre località ed anche con frequenze vicine a quelle date.
Anche il quarto motivo è riconosciuto fondato e si accoglie la tesi della omessa motivazione su un punto decisivo della controversia per aver affermato l'acquiescenza alle trasmissioni di Radio S. senza aver tenuto conto delle ripetute contestazioni formali all’uso sleale delle frequenze da parte della concorrente.
Precluso l’esame dell’appello incidentale, l’appello principale viene accolto e le appellate condannate alle spese del doppio grado di giudizio in favore dell’appellante.
Un panorama della radiodiffusione e della distribuzione delle frequenze in Italia
La vicenda in esame viene risolta dalla Corte di Appello romana facendo ricorso alle disposizioni civilistiche in materia di concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 c.c. e seguenti. Lo sviluppo della distribuzione delle frequenze radiotelevisive in Italia diviene al centro dell’attenzione alla fine degli anni Settanta, quando si avverte l’esigenza di contrastare il monopolio statale della radiodiffusione.
I gruppi industriali partono alla conquista delle frequenze rimaste libere
Grandi gruppi industriali formano reti televisive nazionali, mentre realtà imprenditoriali più ridotte aprono emittenti a livello locale cosicché le frequenze fino ad allora libere subiscono una vera e propria conquista.
In assenza di una legge organica in materia di distribuzione delle frequenze, è stata l’introduzione del digitale terrestre a permettere di liberare molte frequenze e a ridistribuirle. infine, il Ministero delle Comunicazioni ha varato un Catasto delle radiofrequenze per censire e organizzare le emittenti autorizzate.
Il Decreto Legislativo 177/2005 o Testo unico della radiotelevisione
Oltre ad interessare gli aspetti civilistici della tutela della concorrenza, la vicenda della sovrapposizione di frequenze si ricollega agli scopi del recente Decreto legislativo 31 luglio 2005, n.177 o Testo unico della radiotelevisione, con il quale è stato introdotto un riordinamento dei criteri in base ai quali assegnare e distribuire le frequenze radio e televisive, in modo da garantire la libera concorrenza salvaguardando al contempo i diritti dei vari soggetti coinvolti.