Source: http://www.iclouvell.com/corte-suprema-cassazione-sezione-civile-sentenza-n-11554-del-giorno-11-maggio-2017/
Timestamp: 2018-05-20 23:14:27+00:00
Document Index: 148435559

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2711', 'art. 119', 'art. 116', 'art. 2697', 'art. 360', 'art. 119', 'art. 210', 'art. 210', 'art. 119', 'art. 119', 'art. 119', 'art. 119', 'art. 119', 'art. 119']

Corte Suprema di Cassazione – sezione prima civile – sentenza n. 11554 del giorno 11 maggio 2017 - iClouvell
Nei fatti, questo motivo fa sostanziale riferimento alla circostanza che, disposto e poi revocato in primo grado l’espletamento di una consulenza tecnico-contabile, nel giudizio di secondo grado una consulenza di questo genere è stata purtuttavia tenuta; a tale circostanza il motivo venendo a ruotare attorno.
Il secondo motivo censura, a sua volta, «violazione erronea e falsa applicazione degli art.li198, 210, 212 cod. proc. civ. ed art. 2711, comma 2, cod. civ., nonché art. 119 T.U.B. con riferimento agli art.li1374, 1375 cod. civ. ed art. 116, comma 2, cod. proc. civ.».
Questo motivo si richiama, nella sostanza, al fatto che, negli svolti gradi del giudizio di merito, l’attuale ricorrente ha formulato istanze di esibizione della documentazione di conto bancario e al significato che alle medesime va riconnesso.
Il che significa, tra l’altro, che la censura svolta in realtà intende indirizzarsi – al di là dei riferimenti normativi in cui la stessa è stata nel concreto rubricata (art. 2697 cod. civ.; artt. 61, 191 e 345, comma 2, cod. proc. civ.), con riferimento al n. 3 dell’art. 360 cod. proc. civ. – al principio espresso dalle norme degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ.
D’altra parte, è pure principio acquisito quello per cui una «questione di violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ. non può porsi per una erronea valutazione del materiale istruttorio compiuta dal giudice di merito, ma solo allorché si alleghi che quest’ultimo abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti, ovvero disposte d’ufficio al di fuori dei limiti legali, o abbia disatteso, valutandole secondo il suo prudente apprezzamento, delle prove legali, ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova soggetti invece a valutazione» (così l’ordinanza resa ora da Cass., 27 dicembre 2016, 27000). Nessuna di queste ipotesi di vizio della sentenza, però, risulta sia stato in qualche modo allegato, ovvero evocato, dal ricorrente.
Il centro fondante di questo motivo risulta identificabile – al di là delle tortuosità e dispersioni, che ne connotano lo svolgimento – nell’affermazione del ricorrente, secondo cui «per ciò che attiene l’art. 119 T.U.B., se è vero che il correntista può richiedere alla banca ai sensi della citata norma i documenti, in qualunque momento, peraltro, magari anche in corso di causa con missiva stragiudiziale, è altrettanto vero che tale richiesta è implicita in una domanda giudiziale in cui il correntista (Hesperia) richiede giudizialmente tali documenti, se del caso anche con richiesta rivolta al giudice che a tanto provveda coattivamente ai sensi dell’art. 210 e 212 cod. proc. civ., ove la banca convenuta non vi ottemperi volontariamente».
Più in particolare, la Corte territoriale ha rilevato che «ai fini della prova delle proprie spettanze la Hesperia Hospital si è limitata, sia in prime cure che in questa sede, a richiedere che venisse ordinato a B.N.L., ai sensi dell’art. 210 cod. proc. civ., l’esibizione degli estratti conto relativi ai suoi rapporti bancari di c/c e di conto anticipi»; e inoltre che, «se Hesperia Hospital si fosse realmente trovata nell’oggettiva difficoltà di reperire tutti gli estratti conto in questione …, essi erano comunque nella sua disponibilità, stante il suo diritto a richiederne copia alla Banca ai sensi dell’art. 119 T.U.B. …, diritto che l’appellante non risulta avere inutilmente esercitato prima della proposizione del giudizio».
In definitiva, il motivo in esame risulta prospettare un duplice ordine di violazioni e false applicazioni della norma dell’art. 119 del testo unico bancario, come poste in essere dalla Corte territoriale.
Quest’ultima ha assunto, da un lato, che la facoltà di richiesta di produzione documentale – che la norma dell’art. 119 assegna al correntista – può essere utilmente esercitata da questi solo prima che il giudizio, interessato dalla documentazione bancaria relativa, venga promosso e instaurato; dall’altro, e comunque, che una richiesta giudiziale di esibizione documentale, seppur proveniente dal correntista, non viene a integrare gli estremi di una richiesta di documentazione promossa ex art. 119 TUB.
5.- Nell’assegnare al «cliente, colui che gli succede a qualsiasi titolo e colui che subentra nell’amministrazione dei suoi beni» la facoltà di ottenere opportuna documentazione dei propri rapporti bancari, la norma del comma 4 dell’art. 119 TUB non contempla, o dispone, nessuna limitazione che risulti in un qualche modo attinente alla fase di eventuale svolgimento giudiziale dei rapporti tra correntista e istituto di credito. D’altra parte, non risulta ipotizzabile ragione che, per un verso o per altro, possa giustificare, o anche solo comportare, un simile risultato.
Nel decidere la controversia la Corte di Appello, così investita, si atterrà ai principi e indicazioni di cui in motivazione e, in particolare, al principio di diritto per cui «il potere del correntista di chiedere alla banca di fornire la documentazione relativa al rapporto di conto corrente tra gli stessi intervenuto può essere esercitato, ai sensi del comma 4 dell’art. 119 del vigente testo unico bancario, anche in corso di causa e a mezzo di qualunque modo si mostri idoneo allo scopo».
Deciso in Roma, nella camera di consiglio della prima sezione civile, addì 24 febbraio 2017.
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