Source: https://www.diritto.it/decreto-cura-italia-sospensione-dei-processi-e-criteri-interpretativi/
Timestamp: 2020-05-25 20:22:35+00:00
Document Index: 108001562

Matched Legal Cases: ['art. 83', 'art. 83', 'art. 24', 'art. 32', 'art. 24', 'art. 124', 'art. 124', 'art. 338', 'art. 83', 'art. 14', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 392', 'art. 392', 'art. 15', 'art. 83', 'art. 6', 'art. 392', 'art. 392', 'art. 18', 'art. 20', 'art. 18', 'art. 56', 'art. 392', 'art. 83']

L’art. 83 del D.L. n. 18 del 2020 – come del resto l’intero impianto normativo del decreto – è da considerarsi – nell’ambito dell’ordinamento – quale legge eccezionale. Un provvedimento, cioè, che deroga alle regole generali e ad altre leggi.
L’epigrafe del provvedimento – per quanto interessa alla specifica analisi dell’art. 83 – recita: Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di adottare altresì’ disposizioni in materia di giustizia, di trasporti, per i settori agricolo e sportivo, dello spettacolo e della cultura, della scuola e dell’universita’; ciò consente di ritenere che detta “straordinarietà” debba essere, innanzitutto, connessa e collegata alla prima parte dell’epigrafe del provvedimento ove viene chiarito che scopo della disposizione è quello di contenere gli effetti negativi della pandemia sulla protezione civile e la sicurezza
La conclusione è pertanto palese: la ratio legis delle disposizioni deve essere individuata nella volontà del legislatore di garantire e proteggere – in generale per tutti i cittadini e nello specifico per i diversi settori individuati – alcuni fondamentali diritti costituzionali posti in pericolo dalla emergenza sanitaria con correlativo, parziale, sacrificio di altri principi disciplinati dalla Carta. Ad esempio il diritto di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi (art. 24) è parzialmente sospeso – rispetto ai modi ed ai termini dettati dalla legge ordinaria – in ragione della necessità di tutelare e garantire il diritto alla salute (art. 32) di fatto compromesso proprio dallo svolgimento integrale di tutte quelle attività che rendono effettivo, nel nostro ordinamento, il principio affermato dall’art. 24.
All’evidenza, il diritto alla salute e la protezione – per tutti i consociati – costituisce “il perno” attorno al quale “ruotano” i parziali sacrifici cui sono soggetti, in virtù della normativa eccezionale, i diversi ulteriori principi costituzionali “lesi” dalla legge di emergenza.
Scarica la nostra circolare:”Circolare misure in materia giustizia relative al decreto legge del 17 marzo 2020″
Dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020 è sospeso il decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali. Si intendono pertanto sospesi, per la stessa durata, i termini stabiliti per la fase delle indagini preliminari, per l’adozione di provvedimenti giudiziari e per il deposito della loro motivazione, per la proposizione degli atti introduttivi del giudizio e dei procedimenti esecutivi, per le impugnazioni e, in genere, tutti i termini procedurali. Ove il decorso del termine abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo. Quando il termine è computato a ritroso e ricade in tutto o in parte nel periodo di sospensione, è differita l’udienza o l’attività da cui decorre il termine in modo da consentirne il rispetto. Si intendono altresì sospesi, per la stessa durata indicata nel primo periodo, i termini per la notifica del ricorso in primo grado innanzi alle Commissioni tributarie e il termine di cui all’articolo 17-bis, comma 2 del decreto legislativo 31 dicembre 1992 n. 546 .
La disposizione del primo comma non presenta particolari difficoltà interpretative: il riferimento a “tutti gli Uffici Giudiziari” riguarda ogni organo giurisdizionale, come peraltro confermato dai successivi artt. 84 e segg con riferimento alla Giustizia Amministrativa ed alla Corte dei Conti. Opportuna la specificazione – contenuta nell’ultima parte del comma 2, alle Commissioni Tributarie che, come noto, dipendono dal Ministero delle Finanze e non da quello della Giustizia.
Parrebbe altrettanto chiara la previsione di cui al comma 2. Il legislatore nella prima parte ripete ben due volte che la sospensione riguarda tutti i termini civili e penali: I) è sospeso il decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto ; ii) e, in genere, di tutti i termini procedurali.
Un tema di particolare rilevanza attiene, invece, alla sorte dei “termini” previsti nella disciplina sostanziale. In ambito penale rileva, ad esempio, il termine stabilito dall’art. 124 c.p. per la presentazione della querela o in ambito civile il termine stabilito dagli artt. 1168 e segg c.c. per la proposizione delle azioni a difesa del possesso o di denunzia di nuova opera e danno temuto. La prima parte del comma 2 – nell’ambito di una rigorosa interpretazione letterale derivata dalla natura eccezionale della norma – non lascia adito a dubbi: la sospensione riguarda qualsiasi termine per il compimento di qualsiasi atto. Non vi è distinzione tra termine indicato nel codice sostanziale o in quello procedurale e nell’ambito della parola “atto” è certamente compreso anche l’atto di denuncia -querela. L’espressione successiva (si intendono, pertanto, sospesi…) potrebbe essere considerata come “interpretazione” della prima alinea e, pertanto, il riferimento agli atti ivi indicati (impugnazioni, atti introduttivi) limitare il significato dell’espressione “è sospeso il decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali” ai soli termini ed atti del codice di procedura civile o penale. In realtà una tale limitazione interpretativa risulterebbe errata. Ciò per diverse ragioni. Innanzitutto l’ultima parte del comma 2 conclude precisando che la sospensione riguarda “tutti i termini procedurali” ed i termini disciplinati nel codice penale e nel codice civile per il compimento di atti o azioni giudiziarie sono per definizione “procedurali”. Nello specifico esempio del termine per la presentazione della querela (art. 124 c.p.) è di evidenza che lo stesso debba essere considerato procedurale, atteso che la norma (sostanziale) rimanda al codice di procedura penale per la disciplina dei termini in casi particolari (art. 338 c.p.p. per il curatore speciale).
Ogni dubbio, sul punto, deve intendersi, poi, dissipato in forza della disposizione del comma 8 (della quale si approfondirà in seguito) che espressamente sospende tutti i termini prescrizionali e di decadenza la cui interruzione è legata, esclusivamente, alla proposizione di specifica domanda giudiziale. La disposizione è riferita a tutte quelle attività precluse nel periodo successivo alla sospensione in ragione di specifici provvedimenti assunti dall’Autorità Giudiziaria come previsti dai commi 5 e 6. Regola che – gioco forza – deve valere, ed a maggior ragione, nel periodo di sospensione disciplinata dal comma 1 e 2 dell’art. 83.
Non parrebbe, invece, ammissibile un estensione interpretativa del comma 2 tale da coinvolgere nella sospensione anche gli atti stragiudiziali che debbono essere compiuti entro un certo termine ( ad esempio interruzione della prescrizione). Il già citato comma 8 precisa infatti che la sospensione dei termini di decadenza e di prescrizione opera esclusivamente per quei termini la cui interruzione è legata alla proposizione di specifica domanda giudiziale.
La previsione – enucleando un elenco di procedimenti sottratti al regime di sospensione – non presenta particolari difficoltà interpretative. Ciò tenendo bene in considerazione la natura strettamente tassativa dell’elencazione non suscettibile di interpretazione analogica in ragione del divieto posto dall’art. 14 delle preleggi.
Il comma 3 prevede la trattazione dei procedimenti di cui agli artt. 283, 351 e 373 c.p.c. (i giudizi relativi alla sospensione dell’esecutività della sentenza di primo o secondo grado). Peraltro il comma 2 prevede espressamente la sospensione di tutti i procedimenti, compresi quelli esecutivi, indicando nell’elencazione esemplificativi la sospensione dei termini per la proposizioni degli atti introduttivi dei procedimenti esecutivi. Posto che non può essere messa in dubbio la sospensione di tutti i procedimenti esecutivi viene da domandarsi per quale ragione il legislatore abbia voluto introdurre una deroga, al regime di sospensione, proprio per i procedimenti di cui agli artt. 283, 351 e 373 c.p.c. Ciò tenendo conto , altresì, che non è rinvenibile alcun concreto pregiudizio in capo alle parti (nella specie il soccombente) da u procedimento esecutivo che comunque non può nemmeno essere avviato. Invero la norma prevede espressamente: … procedimenti di cui agli articoli 283, 351 e 373 del codice di procedura civile e, in genere, tutti i procedimenti la cui ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti… Alla luce della formulazione letterale di questa disposizione il legislatore – per i procedimenti di sospensione dell’esecutività della sentenza di primo o secondo grado – ha operato una presunzione di legge sulla sussistenza del grave pregiudizio che deriverebbe alla parte soccombente dalla mancata trattazione del procedimento. Al contrario parrebbe di evidenza che – se nessuna azione esecutiva può essere intrapresa durante il periodo di sospensione -nessun grave pregiudizio può concretizzarsi in capo alla parte soccombente condannata in primo o secondo grado.
Sebbene la valutazione di urgenza rimessa al Giudice sia connotata da ampia discrezionalità – così da immaginare applicazioni non perfettamente omogenee sul territorio nazionale – la stessa previsione deve ritenersi conforme alla natura eccezionale della disciplina. In tal senso è pure condivisibile la scelta di non prevedere mezzi di impugnazione avverso il decreto che stabilisce l’esistenza o meno delle ragioni sottese alla trattazione del procedimento.
Nei procedimenti penali in cui opera la sospensione dei termini ai sensi del comma 2 sono altresì sospesi, per lo stesso periodo, il corso della prescrizione e i termini di cui agli articoli 303 e 308 del codice di procedura penale.
Nemmeno questa disposizione – nonostante la non felice sintassi – presenta particolari difficoltà interpretative o applicative nella sua struttura generale.
Una prima questione riguarda l’individuazione dei procedimenti ai quali è riferita la norma. Dal tenore letterale della prima alinea ( nonché dall’espressione generale che apre l’inciso: procedimenti) parrebbe legittimo ritenere la facoltà delle parti di richiedere la celebrazione di tutti quei procedimenti (dibattimento, abbreviato condizionato, incidente probatorio) nei quali l’assunzione della prova risulta indifferibile, ritenendosi tale l’assunzione di quella prova che presente i caratteri e la natura di quella disciplinata dall’art. 392 c.p.p. nei casi di incidente probatorio. Per altro verso si potrebbe opinare che l’alinea è riferita esclusivamente alle ipotesi di incidente probatorio, dovendosi ritenere esclusa la possibilità, per la parte, di formulare la richiesta nell’ambito del dibattimento o del giudizio abbreviato condizionato. Ed invero la parola “procedimenti” potrebbe non essere intesa come riferibile alla fase più strettamente processuale. E’ noto che il codice esplicita l’espressione “procedimento penale” per indicare in modo generale il tema del processo di cui si sta trattando e, inoltre, per indicare la fase iniziale delle indagini preliminari. Il “processo penale” vero e proprio, invece, sorge nel momento in cui il Pubblico Ministero esercita l’azione penale, quindi nel momento in cui l’indagato diventa imputato. Ma è altrettanto vero che con la parola “procedimenti” il legislatore (anche nel caso del DL n. 18 del 2020) si riferisce ad ogni fase compresa quella processuale.
Orientando l’interpretazione sulla “ratio” che sorregge la disciplina del decreto legge (come individuata nel primo paragrafo) si deve concludere che la disposizione è applicabile anche nella fase processuale e quindi al dibattimento o al giudizio abbreviato condizionato eventualmente sospesi ai sensi del comma 1 e 2. Sul punto occorre osservare come il legislatore abbia inteso sacrificare i principi costituzionali in materia di diritto di difesa e più in generale tutti quelli riferibili alla giurisdizione con il limite che il sacrificio medesimo non determini gravi ed irrimediabili pregiudizi in capo alle parti. Qualora nell’ambito di un dibattimento l’assunzione della prova assume natura e caratteristiche tali (anche per fatti sopravvenuti) da renderla indifferibile ai sensi dell’art. 392 c.p.p. (con il rischio di vanificare la stessa o peggio determinarsi una totale dispersione della prova) si configurano tutti i presupposti di urgenza che legittimano la celebrazione del procedimento ai soli fini dell’assunzione della prova.
D’altra parte l’art. 15 della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo prevede espressamente , in caso di pubbliche calamità, la possibilità per i singoli Stati contraenti di derogare alle disposizioni della convenzione ma “nello stretto limite richiesto dalla situazione e a condizione che esse non siano in contrasto con altri obblighi derivanti dal diritto internazionale”. All’evidenza – per quanto di rilievo nell’analisi dell’art. 83 comma 3 lett c) – il diritto dell’imputato ad interrogare o far interrogare i testimoni (art. 6 comma 3 lett d) della Convenzione) può e deve certamente essere “sacrificato” in virtù dell’emergenza, ma poiché lo stesso legislatore ha previsto specifiche deroghe a tali “sacrifici” in ipotesi ben definite è evidente che una lettura – costituzionalmente orientata oltre che rispettosa del diritto sovranazionale – della citata lett c) del comma 3 imponga di aderire all’orientamento estensivo sopra rappresentato.
Il comma 1 bis dell’art. 392 c.p.p. è stato introdotto in forza del D.lvo n 212 del 2015 in osservanza agli obblighi derivanti dagli artt. 18, 26, 49 e 52 della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, fatta a Istanbul l’11 maggio 2011 (ratificata con L. 77/2013). Solo per citare le più rilevanti disposizioni in materia, con particolare riguardo a quelle attuate con il disposto di cui all’art. 392 c.p.p., comma 1 bis, si consideri: l’art. 18 Direttiva 2012/29/UE: “fatti salvi i diritti della difesa, gli Stati membri assicurano che sussistano misure per proteggere la vittima e i suoi familiari da vittimizzazione secondaria e ripetuta”; – l’art. 20 della stessa Direttiva prevede che: “fatti salvi i diritti della difesa e nel rispetto della discrezionalità giudiziale, gli Stati membri provvedono a che durante le indagini penali: a) l’audizione della vittima si svolga senza indebito ritardo dopo la presentazione della denuncia relativa a un reato presso l’autorità competente; b) il numero delle audizioni della vittima sia limitato al minimo e le audizioni abbiano luogo solo se strettamente necessarie ai fini dell’indagine penale”. Ed ancora l’art. 18 della Convenzione di Istanbul, tra gli obblighi generali a carico degli Stati pone quello di adottare “le necessarie misure legislative o di altro tipo per proteggere tutte le vittime da nuovi atti di violenza” (comma 1), “al fine di proteggere e sostenere le vittime e i testimoni di ogni forma di violenza rientrante nel campo di applicazione della presente Convenzione” (comma 2), accertandosi che le misure adottate “mirino ad evitare la vittimizzazione secondaria” (comma 3; v. anche art. 56, comma 1, lett. a). Con ciò escludendo qualsivoglia potere o facoltà del Giudice di sindacare la differibilità o meno dell’assunzione testimoniale in sede dibattimentale e correlativamente escludendo ogni onere del richiedente (sia esso il Pubblico Ministero, l’indagato o la persona offesa) a giustificare la domanda sulla base dei presupposti indicati dal comma 1 dell’art. 392 c.p.p.
Per il periodo di efficacia dei provvedimenti di cui ai commi 5 e 6 che precludano la presentazione della domanda giudiziale è sospesa la decorrenza dei termini di prescrizione e decadenza dei diritti che possono essere esercitati esclusivamente mediante il compimento delle attività precluse dai provvedimenti medesimi.
Nei procedimenti penali il corso della prescrizione e i termini di cui agli articoli 303, 308 309, comma 9, 311, commi 5 e 5-bis, e 324, comma 7, del codice di procedura penale e agli articoli 24, comma 2, e 27, comma 6, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 rimangono sospesi per il tempo in cui il procedimento è rinviato ai sensi del comma 7, lettera g), e, in ogni caso, non oltre il 30 giugno 2020
Il comma 8 espressamente sospende tutti i termini prescrizionali e di decadenza la cui interruzione è legata, esclusivamente, alla proposizione di specifica domanda giudiziale. La disposizione è riferita a tutte quelle attività precluse nel periodo successivo alla sospensione in ragione di specifici provvedimenti assunti dall’Autorità Giudiziaria come previsti dai commi 5 e 6. Regola che – come già osservato nell’analisi del comma 1 e 2 – deve valere, ed a maggior ragione, nel periodo di sospensione disciplinata dal comma 1 e 2 dell’art. 83.
Laddove, al contrario, l’interruzione della prescrizione o della decadenza può avvenire stragiudizialmente non può ritenersi operativa alcuna sospensione. Da un lato il decreto legge – come già reiteratamente osservato – è legge eccezionale non suscettibile di applicazione analogica; dall’altro anche le specifiche disposizioni in materia di sospensione delle cause di decadenza e prescrizione hanno natura eccezionale e tassativa.