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Timestamp: 2017-08-18 06:50:15+00:00
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StanleyBet: ecco la sentenza del 2012 sui casi Costa-Cifone
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Sentenza StanleyBet: Quando Esplode la Bomba
Il mercato del gambling in Italia non è certo nuovo, ma essendo ancora piuttosto giovane - e quindi fertile - nei confronti di alcune tipologie specifiche, come appunto i giochi da casino online, c'è ampio margine di guadagno per gli operatori, che non a caso hanno fatto a gara per partecipare al bando di concorso per l'assegnazione delle licenze.
Un entusiasmo contagioso, ancora prima di capire come e quanto l'avvento dei casino online possa influenzare l'industria del gioco in Italia. Certo, attualmente la mancanza delle slot machine nell'offerta ludica è un handicap non da poco, soprattutto nei confronti delle cosiddette sale .com, ma tutto lascia pensare che presto o tardi anche questo genere di giochi possa fare capolino nei casino virtuali .it.
Di solito, più la torta e grossa, più i commensali si fanno ingolosire e meno sono disposti a dividerla con gli altri. Ma alla tavola imbandita del mercato del gioco in Italia potrebbero presto aggiungersi altri operatori.
Tutto dipendeva dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea, in merito al ricorso presentato da Stanleybet. Intanto è arrivata la terza sentenza della Corte di Giustizia che boccia il sistema italiano delle scommesse e da ragione a Stanleybet. Dopo la sentenza “Gambelli” del 2003 e la sentenza “Placanica” del 2007, è arrivata il 16 febbraio 2012 la sentenza sui casi “Costa-Cifone” dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
IL NUOVO QUADRO GENERALE
Sarà sempre più difficile porre i sigilli alle agenzie di scommesse prive di concessione, purché collegate ad un bookmaker estero (come nel caso degli imputati Costa e Cifone con Stanleybet) che sia stato escluso ingiustamente dalle gare Aams, dopo la sentenza appena pubblicata dalla Corte di Giustizia.
La decisione è un terremoto che fa vacillare un sistema che conta 3,8 miliardi di euro di incassi nel 2011 (oltre 180 milioni all'Erario, tra aliquota e tasse addizionali) e circa 7 mila punti vendita autorizzati dai Monopoli di Stato.
La non conformità delle norme italiane che prevedono sanzioni per chi opera senza il permesso delle autorità - almeno limitatamente agli intermediari di bookmaker come Stanleybet che sono stati esclusi dalle gare passate - sarà recepita dai giudici italiani e rischia di provocare una sostanziale deregulation del settore scommesse.
L'Italia, seguita poi da Francia e Spagna ha adottato per i giochi un sistema di concessioni: le compagnie che vogliono commercializzare giochi devono partecipare a una gara indetta dai Monopoli di Stato. Le prime gare consentivano solo alle compagnie costituite sotto determinate forme giuridiche di partecipare, una restrizione che fu al centro delle precedenti sentenze Gambelli e Placanica. Nonostante i correttivi apportati negli anni il bookmaker Stanleybet - che ha sollevato l’ultimo caso e anche i due precedenti di fronte alla Corte di Giustizia Europea - sostiene che il sistema italiano tuttora riconosca privilegi alle compagnie che fin dall'inizio hanno potuto accedere al mercato.
Tra casino online, scommesse e lotterie, l’Italia è una delle nazioni europee che con la maggiore spesa pro-capite. Basti pensare al successo ottenuto dai casino online in soli cinque mesi di esistenza. Ma che cosa c’entra in tutto questo Stanleybet, un bookmaker inglese?
C’entra, eccome. Secondo Stanleybet, infatti, l’AAMS non avrebbe alcun diritto a impedirgli di operare sul territorio italiano, pur essendo Stanleybet sprovvista della dovuta licenza.
Tutto nasce dal fatto che il bookmaker inglese non ha potuto partecipare al bando delle concessioni sul gioco d’azzardo indetto dall’AAMS, pare per colpa di un contenzioso aperto in passato che, secondo il regolamento dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, impedisce agli operatori con controversie legali di acquisire una licenza di gioco sul territorio italiano.
Stanleybet, però, ha fatto ricorso, ottenendo tra l’altro sentenze a suo favore sia dalla Corte di Cassazione, che dal Consiglio di Stato, i quali si sono basati proprio sull’impossibilità del bookmaker di partecipare al bando delle concessioni, e sulla legge europea che prevede la cosiddetta “libertà di stabilimento” (ovvero, un bookmaker può avere sede in qualsiasi Stato membro).
Grande soddisfazione dalla Stanleybet, nelle parole dell’amministratore delegato David Purvis: “Stanleybet riceve dalla Corte di Giustizia il definitivo riconoscimento del suo diritto ad accedere al mercato italiano in condizioni di assoluta parità con gli altri concessionari nazionali". Fine della strada, inoltre, per tutti gli operatori clandestini che si sono serviti della posizione Stanleybet per vantare una legittimità che non avevano. La Corte ha finalmente fatto chiarezza. Oggi i Monopoli, e più in generale le autorità italiane, dovranno riconoscere il diritto di Stanleybet ad operare "in un mercato italiano libero, concorrenziale e proporzionato”.
Se, come tutto lascia intendere, la Corte di Giustizia Europea (che ha l’ultima parola in questi casi) dovesse dare ragione a Stanleybet, il mercato del gioco in Italia potrebbe subire un vero e proprio terremoto.
È lecito attendersi che altri operatori possano prendere come esempio l’azione del bookmaker inglese, estendendola in altri ambiti del gioco d’azzardo oltre le scommesse, come per esempio i giochi da casino online.
Con buona pace dell’AAMS.
L’ANALISI E LA SENTENZA
A sentire puzza di bruciato è stata la Corte di Cassazione che, investita del procedimento, ha ritenuto sussistere dei dubbi riguardo alla compatibilità della disciplina nazionale con la libertà di stabilimento e la libera prestazione dei servizi garantite dal diritto dell’Unione.
L’OPINIONE DI CONFINDUSTRIA
Sulla sentenza si è espressa anche la neonata Sistema Gioco Italia che intravede fiducia e soprattutto miglioramenti nel futuro, attraverso le parole del presidente Massimo Passamonti: "Si tratta di una sentenza che conferma nella sostanza la validità del sistema concessorio italiano; i rilievi mossi riguardano singoli aspetti attuativi che certamente dovranno essere affrontati.
Noi per primi ci auguriamo che vengano presto risolti per dare certezza a tutti i concessionari di AAMS, italiani e stranieri, che in questi anni si sono fatti carico di investimenti e scelte imprenditoriali significative in funzione proprio delle normative vigenti nel nostro Paese.
Siamo fiduciosi che lo Stato italiano vorrà salvaguardare gli interessi di un settore normato principalmente in funzione della tutela dei consumatori e dell'ordine pubblico. Auspichiamo l'apertura di un tavolo di confronto a livello politico e amministrativo per ridare certezza al mercato."