Source: http://www.senzacensura.org/public/rivista/sc02_0911.htm
Timestamp: 2020-01-24 14:47:38+00:00
Document Index: 118106558

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 54', 'art. 90', 'art. 41', 'art. 4', 'art. 41']

[ ] Circuiti differenziati e 41 bis
Richiamando come premessa l'articolo "Qualche osservazione a ruota libera sulla situazione carceraria" apparso sul numero 5 di S.C cercheremo di focalizzare l'attenzione sull'attuale organizzazione del sistema carcerario esaminando le disposizioni impartite dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (M.G.G) in tema di "gestione dei detenuti" e di differenziazione dei circuiti penitenziari ed approfondendo nella seconda parte l'analisi sul circuito di massima deterrenza oggi operante in Italia, quello destinato ai detenuti in 41 bis O.P.
L'esperienza ultraventennale maturata dallo Stato in tema di differenziazione ed individualizzazione del trattamento penitenziario ha consentito negli anni novanta di sistematizzare la materia relativa ai circuiti carcerari correlandola organicamente con la legge penitenziaria (la cosiddetta riforma penitenziaria del 1975 novellata nel 1986 dalla c.d legge Gozzini) e con il decreto legge 8 giugno 1992 n. 306 (cosiddetto decreto Scotti-Martelli ) convertito nella legge n° 356/92 che aggiungeva al già esistente art. 41 bis un ulteriore comma con il quale viene disposta "la sospensione delle normali regole di trattamento penitenziario nei confronti dei detenuti per taluno dei delitti di cui al comma 1 dell'art. 4 bis O.P., ovvero in primo luogo per i reati di associazione mafiosa, di sequestro di persona a scopo di estorsione, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, ma anche per i reati commessi con finalità di terrorismo, per il reato di omicidio, di rapina ed estorsione aggravata e per traffico di ingenti quantità di stupefacenti.
1) Circuito penitenziario di primo livello, di cui fanno parte Istituti e sezioni di istituti destinate alla cosiddetta Alta Sicurezza (A.S.), Istituti o sezioni destinate all'Elevato indice di vigilanza cautelativa (E.I.V.C), Istituti o sezioni destinati al cosiddetto 41 bis O.P. . Il circuito di primo livello è destinato in linea di massima ai detenuti imputati o condannati per i delitti di cui agli artt. 416 bis, 630 c.p, e 74 T.U n. 309/90 (associazione di stampo mafioso, sequestro di persona a scopo di estorsione, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti).
"La differenziazione di tali soggetti dagli altri trova ragione nella pericolosità degli stessi connessa al tipo di reato e alla capacità di proselitismo o sopraffazione ed inoltre nella caratteristica ad essi comune di essere esclusi dalle misure alternative e dai benefici penitenziari ai sensi dell'art. 4 bis dell'Ord. Pen.
Il circuito prevede la rigorosa separazione dagli altri detenuti di quelli in esso inseriti , l'uso di strutture sicure dal punto di vista edilizio e, quanto più possibile dal punto di vista degli apparati e dispositivi elettronici e meccanici, il massimo della sicurezza dal punto di vista della gestione soprattutto per quanto riguarda la sorveglianza.
Per la gestione di questi detenuti- le cui assegnazioni ed i cui trasferimenti sono riservati all'Ufficio IV del DAP si stabiliscono alcune precise regole:
1. I detenuti di I° livello devono essere assegnati o trasferiti sempre e soltanto negli Istituti e nelle sezioni degli Istituti di A.S. I più pericolosi tra tali detenuti- i c.d capi o comunque gli esponenti di maggior spicco- devono essere sempre e soltanto assegnati o trasferiti in Istituti o sezioni A.S lontani dalle loro Regioni.
2. I detenuti del primo livello non possono per alcuna ragione uscire dalle sezioni alle quali sono assegnati. Ciò significa che tutte le attività di questi detenuti, passeggi, colloqui, attività scolastiche, momenti di socialità devono svolgersi all'interno della sezione senza che i medesimi detenuti occupino o utilizzino altre parti dell'istituto e senza dunque che essi incontrino o possano incontrare detenuti di altro livello.
3. In tutte le sezioni A.S e in tutte le attività che comportino la presenza di detenuti del primo livello deve essere esercitata una sorveglianza estremamente attenta e scrupolosa, adeguata al livello di pericolosità dei detenuti stessi.
5. Certamente per i detenuti del 1° livello le esigenze della sicurezza devono prevalere su quelle trattamentali.
7. I detenuti di primo livello sono per legge esclusi dai benefici del lavoro all'esterno, dei permessi premio e delle misure alternative alla detenzione a meno che abbandonino le loro scelte criminali e collaborino con la giustizia.
Essi sono invece ammessi alla liberazione anticipata purchè, ai sensi dell'art. 54 della legge penitenziaria abbiano "dato prova di partecipazione all'opera di rieducazione".
La "partecipazione all'opera di rieducazione" non può assolutamente identificarsi con il comportamento formalmente regolare che assai spesso è proprio dei detenuti mafiosi, ma è uno schermo di finzione e simulazione che non indica affatto una intenzione o volontà di ravvedimento e piuttosto nasconde, in realtà, il mantenimento della scelta criminale ed un alto o altissimo grado di pericolosità.
(Circolare DAP 21 aprile 1993 n° 3359/5809)
Nel 1998 una nuova circolare del DAP (n° 3479/5929), della quale riportiamo ampi stralci chiarisce ulteriormente quali categorie di detenuti vanno assegnate ai diversi livelli o circuiti e inserisce una ulteriore classificazione per quei "detenuti pericolosi c.d comuni così come per i detenuti per reati di terrorismo o eversione che, pur continuando ad essere assegnati a sezioni tradizionalmente caratterizzate da rigore custodialistico e massima sicurezza, spesso coincidenti con le sezioni in cui fu applicato il regime previsto dall'abrogato art. 90 dell'Ord.Pen., di cui costituiscono una continuazione storica sotto il profilo della organizzazione", non sono stati presi in considerazione dalla circolare Dap del 1993.
Per questi detenuti viene regolamentato il circuito denominato E.I.V.C ovvero circuito ad elevato indice di vigilanza inserito a pieno titolo nel Circuito di primo livello.
2) Circuito penitenziario di secondo livello ossia di Sicurezza Media (S.M) .
Vale a dire si devono garantire la sicurezza, ossia l'ordine e la disciplina nell'Istituto, ma si devono anche progettare, incentivare e realizzare tutte le possibili attività scolastiche ricreative, e si devono a tal fine sviluppare i migliori rapporti con le regioni e gli enti locali, con tutti i settori istituzionali e sociali, incoraggiando e favorendo l'ingresso e il contributo della comunità esterna e del volontariato.
Ed anzi dopo un periodo caratterizzato da una tendenza contraria all'autentico spirito della riforma penitenziaria, è assolutamente necessario un forte rilancio delle attività trattamentali e risocializzanti, nel segno di quel carcere della legalità e della speranza che rimane l'obiettivo e l'ideale dell'Amministrazione penitenziaria italiana. (Circ. DAP citata)
3) Circuito penitenziario di terzo livello, ossia di custodia attenuata (C.A)
Come emerge chiaramente dalla semplice lettura delle disposizioni Dap, a partire dal 1993, viene messa a frutto l'esperienza accumulata a seguito della sperimentazione delle carceri speciali e delle sezioni di massima deterrenza (braccetti della morte ecc.) regolamentando la "gestione dei detenuti" ed attestandosi ad un livello più avanzato di governo del carcere e della sua proiezione verso l'esterno, affinando tutti gli strumenti tesi alla differenziazione e individualizzazione del trattamento.
Tirando le somme quindi possiamo dire che il nuovo corso della politica carceraria, inaugurato con i provvedimenti presi dall'esecutivo dieci anni fa (cd. decreto Scotti Martelli che introduceva l'art. 41 bis 2° comma nonché l'art. 4 bis della Legge Penitanziaria che pone il divieto di concessione dei benefici per una serie di reati), ha istituzionalizzato in concreto due circuiti; nel primo ( A.S, E.I.V.C, regime del 41 bis) vige la sola legge del bastone e nell'altro (S.M e C.A) si realizza invece lo spirito della riforma (bastone e carota).
Introdotto in un momento storico particolare come norma a termine, col fine dichiarato di voler affrontare "l'emergenza mafia e criminalità organizzata" il 41 bis è diventato in realtà la punta di diamante del sistema repressivo carcerario, non rappresentando più l'espressione di un momento particolare di scontro, ma lo strumento massimo di repressione contro chiunque si ribella, si organizza e lotta.
(si veda la scheda a margine sull'ultimo disegno di legge in tema di applicabilità del 41 bis).
Ciò significa che per una determinata categoria di detenuti (per lo più imputati o condannati per i reati di associazione mafiosa, sequestro di persona a scopo di estorsione e associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti) non si applicano le regole di trattamento ordinarie in quanto vige una presunzione assoluta di pericolosità, fondata non sull'osservazione del detenuto (pilastro della Legge di riforma penitenziaria)e quindi sul suo comportamento, ma sul titolo di reato.
Qualora il detenuto nel corso del mese non svolga colloquio visivo è possibile effettuare una telefonata registrata ai familiari. Il decreto impositivo non dice però che questa telefonata non può essere effettuata direttamente a casa, ma nel carcere più vicino al luogo di residenza della famiglia.
Tutto ciò in contrasto con i dettati della Corte Costituzionale che da un lato ha dichiarato non illegittimo il 41 bis, ma dall'altro ha statuito che non è illegittimo qualora vengano garantite ai detenuti le stesse possibilità rieducative previste per gli altri reclusi (!).
Hanno il visto di controllo sulla corrispondenza il che significa che una lettera viene consegnata, se va bene, con una media di 7- 10 giorni di ritardo. Se il censore non comprende una parola dispone immediatamente il sequestro della corrispondenza, anche quella proveniente da bambini delle elementari, trasmettendola all'autorità giudiziaria competente. Alla fine la lettera viene consegnata, ma quando arriva sono passati ormai dei mesi e le notizie contenute non hanno più alcun senso.
A queste prescrizioni disposte direttamente dal Ministro di Grazia e Giustizia si aggiungono un'altra serie di limitazioni di volta in volta stabilite dal direttore dell'Istituto o più verosimilmente dal responsabile del G.O.M (gruppo operativo mobile), il corpo speciale della polizia penitenziaria che gestisce queste sezioni. Così in molte di queste sezioni vi è il divieto di portare i guanti o un cappelletto di lana in testa, in altre è consentito il cappelletto a patto che non arrivi a coprire le orecchie (si consideri che la maggior parte delle carceri dove stanno questi detenuti è al Nord: Parma, Novara, Tolmezzo (UD) ecc.), non possono essere usate più di due coperte, viene limitato il numero di fotografie dei propri congiunti da poter tenere in cella, il numero dei libri e delle riviste.
I ritmi e i tempi della giornata sono cadenzati, per questi detenuti, con una meticolosità ossessiva. Spesso l'orario per la doccia coincide con quello dell'aria e quindi o si fa una cosa o si fa l'altra. All'aria si va a rotazione, quattro- cinque alla volta, sempre con le stesse persone, senza alcuna possibilità di autodeterminare i gruppi.
E' evidente da questi pochi esempi che la finalità del regime speciale dettato dall'art. 41 bis non è quella di tutelare la collettività e per essa l'ordine e la sicurezza, ma quella di utilizzare tutti gli strumenti di coazione psichica e fisica per spingere questi detenuti alla collaborazione.
Il regime del 41 bis potrà essere applicato innanzitutto nei confronti dei prigionieri rivoluzionari detenuti ormai da circa 15- 20 anni in quanto la norma è retroattiva ed è prevista l'inapplicabilità solo per coloro che sono già ammessi a misure alternative.