Source: http://www.treccani.it/enciclopedia/estinzione-del-processo/
Timestamp: 2016-05-04 06:01:11+00:00
Document Index: 25700964

Matched Legal Cases: ['art. 306', 'art. 307', 'sentenza ', 'art. 116', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 132']

Estinzione del processo nell&apos;Enciclopedia Treccani
Enciclopedie on line Estinzione del processo Essendo quello civile un processo ‘a impulso di parte’, all’affievolimento di tale impulso corrisponde il venir meno del dovere decisorio (nel merito) del giudice. Il fenomeno prende il nome di estinzione, che la legge subordina a un’espressa rinuncia agli atti accettata dalle altre parti costituite e interessate alla prosecuzione (art. 306 c.p.c.), o al verificarsi di qualificate ipotesi di inattività processuale (art. 307 c.p.c.). L’estinzione opera di diritto ed è dichiarata anche d'ufficio con ordinanza del giudice istruttore o con sentenza dal collegio. Gli effetti del provvedimento dichiarativo dell’estinzione retroagiscono al momento in cui si è verificata la causa estintiva. Non risultando adempiuto il dovere decisorio dell’organo giurisdizionale, l’estinzione del processo non estingue l’azione, ma rende inefficaci gli atti processuali compiuti, fatta eccezione per le ordinanze anticipatorie di condanna, le sentenze di merito pronunciate nel corso del giudizio e quelle che regolano la competenza; le prove raccolte sono valutate in un eventuale nuovo processo ai sensi dell’art. 116, 2° co., e le spese restano a carico della parte che le ha anticipate. Voci correlateAzione. Diritto processuale civile Allegazione
Nel processo civile, attività attraverso la quale vengono affermati e introdotti in giudizio determinati fatti storici, al fine di delimitare l’ambito decisorio del giudice. Stante il divieto di utilizzo della propria scienza privata da parte del giudice, alle parti del giudizio viene riconosciuto il potere monopolistico di allegazione dei fatti nel processo
Nel diritto processuale civile, la legittimazione ad agire è la titolarità del diritto di azione, anche detta legitimatio ad causam; l’istituto opera sul piano soggettivo, determinando colui che ha il potere di costituire il dovere decisorio del giudice di pronunciarsi sul rapporto giuridico dedotto in giudizio. Per quel che attiene al criterio di individuazione del legittimato ad agire, quello ordinario è rappresentato dalla titolarità – valutata sulla base della mera affermazione fatta nell’atto introduttivo del processo di cognizione – del rapporto sostanziale dedotto in giudizio
Provvedimento giurisdizionale con il quale il giudice civile, nel processo di cognizione, decide la causa, assolvendo il suo dovere di pronunciarsi sulle domande proposte e le eccezioni sollevate dalle parti. In ragione della natura tipicamente decisoria del provvedimento, le prescrizioni di forma-contenuto dell’atto sono ispirate a una maggiore solennità rispetto all’ordinanza e al decreto. Più in particolare, la sentenza è pronunciata «in nome del popolo italiano» e reca l’intestazione «Repubblica italiana»
Nel diritto, quel provvedimento che decide una controversia. Il provvedimento decisorio per eccellenza è la sentenza di merito con la quale il giudice definisce la controversia innanzi a lui proposta (art. 132 c.p.c.). Tuttavia, non mancano casi in cui la funzione decisoria è esercitata dal giudice mediante sentenze che non definiscono il giudizio (sentenze parziali: artt. 277, co. 2, e 278 c.p.c.), oppure mediante provvedimenti aventi forma di ordinanza o di decreto, come l’ordinanza di convalida dello sfratto e il decreto ingiuntivo