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Timestamp: 2020-01-23 03:14:34+00:00
Document Index: 183873288

Matched Legal Cases: ['art. 33', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 15', 'art.33', 'art. 32', 'art. 33', 'art.15']

I permessi per l'assistenza ai figli disabili non possono essere fruiti in modo frazionata
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Dalla lettura complessiva dell'art. 33 della legge n. 104/1992 si ricava che la normativa differenzia le agevolazioni in base all'età del minore. Se il minore ha meno di tre anni i permessi sono di due ore giornaliere. Dopo il compimento del terzo anno il permesso è di tre giorni al mese. Con la crescita dell'età ed il superamento del terzo anno di vita il permesso si riduce perchÃ© non è piú giornaliero, ma limitato a tre giorni al mese e non è piú di due ore al giorno ma è concentrato in tre giornate. Non vi è niente nella normativa che consenta di sostenere che i tre giorni possa¬no essere scomposti in frazioni distribuite in un numero maggiore di giorni.
La sentenza della Corte di Cassazione in commento trae origine da un ricorso prodotto da una docente di scuola elementare con un figlio portatore di handicap di età superiore ai tre anni, la quale aveva adito il Tribunale affinchÃ© questo dichiarasse il suo diritto a godere dei tre giorni di permesso di cui alla citata legge in modo frazionato in ore e non esclusiva¬mente in giorni.
La docente vistasi rigettare il ricorso, provvedeva ad impu¬gnare la sentenza avanti la Suprema Corte, adducendo la violazione della suddetta norma e la conseguente erronea interpretazione del contratto di comparto, che all'art. 15, comma 6, ne disciplinava la fruizione. (1)
Secondo la lavoratrice il Giudice era incorso in errore nell'interpretare il comma 3 dell’art.33 e nel mettere a confronto questo con il secondo comma che disciplina le due ore di permes¬so giornaliero per i genitori di figlio portatore di handicap di età inferiore ai tre anni.
La lavoratrice sosteneva, inol¬tre, che la dicitura «fruibili anche in maniera frazionata» di cui al comma 3 indicasse, senza ombra di dubbio, che tali permessi fossero fruibili anche ad ore e che una diversa lettura avrebbe leso il diritto alla salute di cui all'art. 32 della Costituzione, nonchÃ© il diritto del minore che è al centro della famiglia.
Secondo la lavoratrice tali interessi dovevano, quindi, prevalere su quello della regola¬rità del servizio scolastico, che nella specie non sarebbe stato comunque intaccato.
La Corte di Cassazione ha chiarito che i permessi di cui al comma 3, art. 33 della legge n. 104/1992 non possono essere fruiti in modo frazionato in ore ma solo in giorni.
La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso e nel motivare la propria decisione ha ricordato come la norma preveda la fruibilità di due ore al giorno di permesso retribuito solo fino al compimento del terzo anno di vita del bambino portatore di handicap, mentre il comma 3 della stessa norma regola gli anni successivi. La normativa differenzia, quindi, le agevolazioni del genitore lavoratore in base all'età del minore: se il minore ha meno di tre anni i permessi sono di due ore giornaliere; qualora invece lo stesso abbia un'età superiore, i permessi si riducono a tre giorni al mese e non vi è nulla nella norma che consenta una diversa lettura.
La Corte ha inoltre messo in luce come la legge n. 104/1992 abbia introdotto un'incisiva deroga alla corrispettività delle prestazioni nel rapporto di lavoro, con una conseguente consistente compressione della libertà di iniziativa economica del datore di lavoro. E la “ratìo” sottesa a tale deroga è stata proprio quella di tutelare i diritti dei portatori di handicap in attuazione dei fonda¬mentali principi costituzionali di solidarietà, uguaglianza sostanziale, tutela della salute e della dignità umana. L'equilibrio fissato dal legislatore non può quindi essere forzato dall'interprete con letture che vadano al di là di quanto è stato già riconosciuto. (Corte di Cassazione, sezione lavoro, 18 giugno 2009, n. 14184)
(1) Va osservato che l’art.15, comma 6, del CCNL 2007, non prevede la fruizione frazionata dei permessi, ma si limita a stabilire che i permessi non riducono le ferie e che possibilmente debbono essere fruiti dai docenti in giornate non ricorrenti.