Source: https://fiscomania.com/lavoratori-esteri-adempimenti-fiscali/
Timestamp: 2020-02-18 22:21:30+00:00
Document Index: 138526414

Matched Legal Cases: ['art. 165', 'art. 165', 'art. 165', 'art. 165', 'art. 165', 'art. 2', 'art. 2']

Lavoratori esteri: vademecun per adempimenti fiscali - Fiscomania
Home Redditi Esteri Lavoratori esteri: vademecum operativo per gli adempimenti fiscali
I soggetti italiani che percepiscono redditi esteri sono tenuti a presentare apposita dichiarazione dei redditi in Italia per provvedere alla liquidazione delle imposte. In questo vademecum scoprirete tutte le informazioni utili se siete lavoratori esteri.
I soggetti italiani che percepiscono redditi esteri sono tenuti a presentare apposita dichiarazione dei redditi in Italia per provvedere alla liquidazione delle imposte.
Dopo aver appurato la necessità di tassare in Italia i redditi esteri è necessario individuare immediatamente quale sia il sistema di tassazione. Infatti, gli aspetti da considerare sono molteplici e le regole possono essere diverse a seconda delle singole situazioni personali.
Sono elementi da prendere in considerazione l’esistenza o meno di una Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra l’Italia e lo Stato estero nel quale viene prodotto il reddito, il periodo di permanenza all’estero, l’iscrizione o meno all’Aire, eccetera.
In questo contributo se siete lavoratori esteri potrete capire se e come siete tenuti a dichiarare i redditi percepiti in Italia.
Per stabilire dove un soggetto è tenuto a pagare le imposte sui redditi percepiti occorre considerare il concetto di “residenza fiscale“.
Lavoratori Esteri: World Wide Taxation Principle
Lavoratori esteri: quando sono soggetti passivi in Italia?
Lavoratori esteri: Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero
Vantaggi dell’iscrizione all’AIRE
Lavoratori esteri e Convenzioni Internazionali
Lavoratori esteri e credito per imposte estere
Lavoratori esteri: quadro CE Modello Redditi
Lavoratori esteri: omessa dichiarazione dei redditi
Lavoratori esteri: dichiarazione integrativa
Lavoratori esteri impatriati
L’articolo 3 del DPR n. 917/86 sancisce il cosiddetto “principio della tassazione mondiale” (World Wide Taxation Principle). Si tratta del principio cardine sul quale si fonda il sistema fiscale di molti Paesi europei e che è stato adottato anche dalla legislazione fiscale italiana.
Secondo questo principio il soggetto che lavora all’estero, mantenendo la residenza italiana, ha comunque l’obbligo di pagare le imposte in Italia anche sui redditi prodotti all’estero. Questo salvo che sia diversamente indicato da disposizioni contenute nelle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni.
Questo concetto non è sempre chiaro al contribuente e non è raro che ancora oggi molti lavoratori esteri fiscalmente residenti in Italia si siano visti recapitare accertamenti per la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi in Italia (contenente i redditi percepiti all’estero).
World Wide Taxation Principle: Regola generale!
I cittadini italiani che lavorano all’estero e che non sonobiscritti all’A.I.R.E. (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) sono fiscalmente residenti in Italia e devono ogni anno presentare la dichiarazione e pagare le imposte sui redditi ovunque prodotti.
Il domicilio (articolo 2 del DPR n. 917/86) è il luogo in cui le persone hanno stabilito la sede principale dei loro affari e interessi, anche morali e familiari.
Per essere considerati “non residenti“, è necessario rispettare congiuntamente le seguenti condizioni:
Sono inoltre considerati residenti, ai sensi della legislazione italiana, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente ed emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato individuati con decreto del ministro delle finanze 4 maggio 1999, elencati in una specifica tabella (si rimanda all’appendice delle Istruzioni della dichiarazione Redditi Persone fisiche – fascicolo II).
Quindi, nel caso di trasferimento di residenza in uno dei paesi indicati in tale elenco è necessario fornire la prova del reale trasferimento all’estero. In tutti gli altri casi di trasferimento all’estero, invece, l’onere della prova spetta all’Amministrazione finanziaria.
Residenza fiscale nel Tuir: articolo 2
1.Soggetti passivi dell’imposta sono le persone fisiche, residenti e non residenti nel territorio dello Stato.
2.Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile.
2- bis. Si considerano altresı` residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in Stati o territori diversi da quelli individuati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze (mai emanato, riferirsi al DM 4/5/1999), da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale.
Per fornire la prova della residenza (C.M. 2 dicembre 1997, n. 304 e 24 giugno 1999) è possibile utilizzare qualsiasi mezzo di natura documentale o dimostrativa, ad esempio:
L’esercizio di una qualunque attività economica con carattere di stabilità, ecc.
L’AIRE (“Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero” istituita con la Legge n. 470/1988 e regolamentata dal DPR n. 323/1989) contiene i dati dei cittadini che risiedono all’estero per un periodo di tempo superiore a 12 mesi o, per i quali, è stata accertata d’ufficio tale residenza.
Il cittadino italiano che trasferisce la propria residenza da un comune italiano all’estero (anche se in un Paese dell’Unione Europea), entro 90 giorni dal trasferimento della residenza deve iscriversi all’AIRE, gratuitamente, presso l’Ufficio consolare competente per territorio (per consultazione dei dati http://www.esteri.it/mae/it/italiani_nel_mondo/serviziconsolari/aire.html o http://servizidemografici.interno.it/it/Aire/Informazioni).
Ciò implica la cancellazione dall’Anagrafe della popolazione residente del Comune italiano di provenienza. Senza tale cancellazione il contribuente risulta ancora residente ai fini fiscali. L’iscrizione può anche avvenire d’ufficio, sulla base di informazioni di cui l’Ufficio consolare sia venuto a conoscenza.
Si può usufruire di alcuni servizi forniti direttamente dal Consolato italiano all’estero, quali, il rilascio di certificati anagrafici e di residenza, il rinnovo del passaporto, il rinnovo della patente di guida per chi risiede in Paesi extraeuropei, eccetera;
Si può esercitare il diritto di voto per corrispondenza, tramite il Consolato competente;
Nel caso in cui non si possiedano altri redditi in Italia non è necessario dichiarare i redditi prodotti all’estero, ma solo quelli con un legame con il territorio (ad esempio locazione di immobili, ecc.).
Il principale svantaggio, per contro, con l’iscrizione all’AIRE è la perdita del diritto all’assistenza sanitaria di base in Italia (è garantita solo l’assistenza sanitaria urgente).
Per approfondire: “Assistenza sanitaria per gli iscritti all’AIRE: guida”
Per evitare che i soggetti subiscano una doppia imposizione, che si avrebbe in seguito al pagamento delle imposte sia nel Paese di produzione del reddito, sia in quello di residenza, l’Italia ha stipulato con molti Paesi Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni e riconosce un credito di imposta per le imposte pagate all’estero, come meglio indicato di seguito.
Sul sito del Dipartimento delle Finanze, nella sezione della fiscalità comunitaria e internazionale, sono pubblicate e periodicamente aggiornate tutte le convenzioni stipulate dall’Italia, disponibili a questo link:
Convenzioni internazionali firmate dall’Italia
La doppia imposizione viene comunque eliminata mediante l’applicazione del credito di imposta per imposte pagate all’estero.
Non necessariamente l’obbligo di dichiarare i redditi prodotti all’estero comporta il versamento delle imposte.
Le eventuali imposte pagate a titolo definitivo nei Paesi in cui i redditi sono stati percepiti, infatti, si possono comunque detrarre da quelle italiane, sotto forma di credito di imposta, nei limiti stabiliti dall’articolo 165 del DPR n. 917/86.
‘‘Se alla formazione del reddito complessivo concorrono redditi prodotti all’estero, le imposte ivi pagate a titolo definitivo su tali redditi sono ammesse in detrazione dall’imposta netta dovuta fino alla concorrenza della quota d’imposta corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all’estero ed il reddito complessivo al netto delle perdite di precedenti periodi d’imposta ammesse in diminuzione’’
Le imposte estere si considerano pagate a titolo definitivo quando:
Le imposte pagate non sono ripetibili;
E’ stata presentata la dichiarazione dei redditi all’estero;
Vi è un’apposita certificazione di definitività dell’imposta, rilasciata dalle autorità estere.
Il quadro CE della dichiarazione Modello Redditi Persone fisiche (Fascicolo III) è riservato ai soggetti che hanno prodotto all’estero redditi per i quali si è resa definitiva l’imposta ivi pagata al fine di determinare il credito spettante (art. 165 del DPR n. 917/86, come modificato dall’articolo 15 del D.Lgs. n. 147/2015).
Le imposte da indicare sono quelle divenute definitive entro il termine di presentazione della dichiarazione, oppure nel caso in cui l’imposta venga calcolata per competenza, anche se il pagamento a titolo definitivo avviene entro il termine di presentazione della dichiarazione (opzione di cui all’articolo 1, comma 5, del DPR n. 917/86), entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta successivo.
Come indicato in precedenza, si considerano pagate a titolo definitivo le imposte divenute irripetibili, pertanto, non vanno indicate, ad esempio, le imposte pagate in acconto o in via provvisoria e quelle per le quali e` prevista la possibilità di rimborso totale o parziale.
Si ricorda che alcune Convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni contengono clausole particolari secondo le quali, se lo Stato estero ha esentato da imposta, in tutto o in parte, un determinato reddito prodotto nel proprio territorio, il soggetto residente in Italia ha comunque diritto a chiedere il credito per l’imposta estera come se questa fosse stata effettivamente pagata (imposte figurative).
Nel caso in cui il reddito prodotto all’estero abbia concorso parzialmente alla formazione del reddito complessivo in Italia (ai sensi del comma 10 dell’art. 165 del DPR n. 917/86), anche l’imposta estera va ridotta in misura corrispondente.
Il quadro si compone di tre sezioni.
La prima è riservata all’indicazione delle informazioni necessarie alla determinazione del credito d’imposta (art. 165, comma 1, del DPR n. 917/86) e del credito d’imposta indiretto;
La seconda è riservata all’indicazione delle informazioni necessarie per la determinazione delle eccedenze di imposta nazionale e delle eccedenze di imposta estere (art. 165, comma 6, del DPR n. 917/86) e dell’eventuale credito spettante;
E` necessario conservare la documentazione da cui risultino l’ammontare del reddito prodotto e le imposte pagate in via definitiva al fine di poterle esibire a richiesta degli uffici finanziari.
Nel caso si ometta di presentare la dichiarazione dei redditi o non si indichino in essa i redditi prodotti all’estero, non spetta la detrazione delle imposte pagate nello Stato estero (art. 165, comma 8, del DPR n. 917/86).
I soggetti italiani che percepiscono redditi esteri devono provvedere alla presentazione della dichiarazione dei redditi in Italia negli ordinari termini (30 settembre).
Per approfondire, visto che sul credito in caso di dichiarazione omessa ci sono orientamenti contrastanti, vi consiglio: “Credito per imposte estere in caso di omessa dichiarazione“.
Nel caso in cui i cittadini italiani non iscritti all’AIRE abbiano presentato la dichiarazione dei redditi in Italia, omettendo però di indicare i redditi prodotti all’estero, per non perdere il diritto di usufruire della detrazione delle imposte pagate all’estero, possono presentare dichiarazione integrativa (art. 2, comma 8, del DPR n. 322/1998).
Sono considerate valide anche le dichiarazioni presentate entro novanta giorni dal termine di scadenza, fatta salva l’applicazione delle sanzioni.
Nell’ipotesi prevista dall’art. 2, comma 8, del d.P.R. n. 322 del 1998, è possibile presentare la dichiarazione integrativa entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui e` stata presentata la dichiarazione, per correggere errori od omissioni, compresi quelli che abbiano determinato l’indicazione di un maggiore o di un minor reddito o, comunque, di un maggiore o di un minor debito d’imposta ovvero di un maggiore o di un minore credito, fatta salva l’applicazione delle sanzioni.
Altra disposizione è quella prevista dal D.Lgs. n. 147/2015 che ha introdotto un regime ad hoc per i lavoratori “impatriati” in base al quale, dall’anno di imposta 2016, il reddito di lavoro dipendente prodotto in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato, può concorrere alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% del suo ammontare. Questo, a partire dall’anno di imposta 2017.
Per i lavoratori dipendenti (Legge n. 238/2010), rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2015, che non abbiano gia` esercitato l’opzione per accedere al regime speciale per i lavoratori ‘‘impatriati’’, il ‘‘decreto Milleproroghe’’ ha posticipato il termine al 30 aprile 2017, prorogato, in quanto festivo, al 2 maggio. Per accedere all’agevolazione, irrevocabile, i lavoratori dovevano presentare un’apposita richiesta scritta al proprio datore di lavoro contenente le generalità del contribuente, il suo codice fiscale, l’indicazione dell’attuale residenza in Italia e l’impegno a comunicare ogni variazione della residenza o del domicilio prima del decorso di cinque anni dalla data della prima fruizione del beneficio.
L’opzione consente di fruire del regime speciale per il quinquennio 2016/2020. Per l’anno di imposta 2017, l’agevolazione del 50% è applicata dal datore di lavoro; nell’ipotesi in cui quest’ultimo non possa riconoscerla, il contribuente può comunque riurne direttamente nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno di imposta 2017.
(Circolare dell’Agenzia delle Entrate 23 maggio 2017, n. 17/E)
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Massimo 15 Febbraio, 2018 at 9:34
Porto all’attenzione anche il caso di terminazione di lavoro all’estero e di cosa puo accadere se si prosegue a lavorare con contratti locali (esteri) o con aziende non italiane.
Ho lavorato in Cina per dieci anni e con residenza fiscale in Cina (iscritto AIRE) dal 01/01/2017. Dipendente di azienda italiana, assunto in italia con contratto italiano e distaccato presso la filiale Cinese.
Stipendio pagato in Italia e contribuzione INPS versata in Italia.
A Settemnbre 2017 ho deciso di lasciare l’azienda e mi sono fermato in Cina per valutare nuove collaborazioni.
La contribuzione all’INPS si e’ quindi arrestata.
Preciso che ho 26 anni di contribuzione all’INPS dal 1989-1990.
Ad oggi, Febbraio 2018, non ho ancora concluso contratto con nuova azienda Italiana, e sto decidendo per assuznione presso un’azienda non Italiana (Cinese o Americana o Tedesca) per lavorare in Cina con contratto Cinese: posso fare una contribuzione volontaria all’INPS per completare il mio piano previidenziale, ma a quali condizioni?
Il contributo volontario deve essere calcolato sul nuovo stipendio in Cina (ben piu basso di quello dei 5-6 anni precedenti) o sulla retribuzione dell’ultimo anno (o degli ultimi anni) sullai quale sono stati calcolati e versatii gli ultimi contributi all’INPS ? (in tal caso estremamente sfavorevole)
grazie per vs risposta ed eventuali suggerimenti.
Carodialmente,
Fiscomania 15 Febbraio, 2018 at 12:11
A questo punto quello che può fare è versare contributi volontari in Italia. Dovrà informarsi presso l’Inps per vedere quante annualità dovrà versare con questo meccanismo per ottenere la contribuzione pensionistica italiana.