Source: https://www.puntoeacapo.org/2020/05/21/editoria-il-decreto-rilancio-finanzia-unindustria-in-crisi-e-linpgi-ma-occhio-ai-pannicelli-caldi/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=editoria-il-decreto-rilancio-finanzia-unindustria-in-crisi-e-linpgi-ma-occhio-ai-pannicelli-caldi
Timestamp: 2020-05-25 23:05:36+00:00
Document Index: 79104610

Matched Legal Cases: ['art. 186', 'art. 187', 'art. 188', 'art. 189', 'art. 190', 'art. 194', 'art. 195', 'art. 192', 'art. 3']

EDITORIA, IL DECRETO RILANCIO FINANZIA UN'INDUSTRIA IN CRISI E L'INPGI, MA OCCHIO AI PANNICELLI CALDI | Puntoeacapo | Giornalisti per la difesa della professione
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Dopo il “Cura Italia” c’è il “Rilancio” ma per l’editoria è sempre crisi nera. Il decreto legge cosiddetto “Rilancio” è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, con un pacchetto di norme che va anche a sostegno dell’editoria, dagli articoli 186 al 195. E’ confermata la norma che rinvia di sei mesi, dal 30 giugno al 31 dicembre 2020, la resa dei conti per l’Inpgi e l’eventuale commissariamento a meno che non si dimostri che c’è un piano di risanamento sostenibile. Ma la situazione rimane drammatica.
La crisi dell’editoria – e di conseguenza dell’Inpgi – c’era già prima del Coronavirus e adesso è più conclamata. Malgrado in queste settimane ci sia stato un forte incremento della lettura di siti online (clic e visualizzazioni si sono impennati), controbilanciato dalla caduta verticale delle vendite di copie rispetto a marzo 2019, i ricavi delle aziende editoriali continuano a diminuire, anche perché la pubblicità è crollata. E i margini operativi di guadagno (m a è meglio dire di perdita) continuano a peggiorare, come mostrano i primi dati del 2020 che troviamo nelle relazioni trimestrali delle aziende quotate.
Tutto questo non è solo colpa del Coronavirus, ma è la conseguenza di una situazione di deterioramento che pare inarrestabile. E le risposte date ai guai dell’editoria nel decreto “Rilancio” sembrano solo palliativi, pannicelli caldi che non affrontano i problemi strutturali. Vogliamo dire che il decreto è un’altra occasione mancata per tentare di introdurre interventi di difesa del prodotto giornalistico, con scelte coraggiose come la tassazione dei cosiddetti Over The Top, Facebook e Google per primi. Un’occasione mancata di valutare la nostra proposta di introdurre un gettone mensile di un euro per ogni smartphone, magari per metà a carico delle stramiliardarie compagnie telefoniche, in cambio del quale leggere gratuitamente i siti di informazione.
Prima di passare in rassegna le misure del decreto per l’editoria, parliamo anche della cassa integrazione, che vale per tutti i lavoratori dipendenti, non solo i giornalisti (articolo 68 e seguenti). Le nove settimane della cassa in deroga previste dal decreto “Cura Italia” (a carico dell’Inps) “per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020”, vengono incrementate di ulteriori cinque settimane, fino a 14 settimane, da utilizzare sempre entro il 31 agosto 2020.
Inoltre è riconosciuto un ulteriore periodo di quattro settimane, quindi fino a 18 al massimo, per il periodo dal primo settembre al 31 ottobre 2020. La cassa integrazione può aiutare lavoratori e giornalisti di aziende in difficoltà, ma è innanzitutto un aiuto alle aziende che scaricano i costi sull’Inps, perché i lavoratori perdono soldi se sono in cassa, con un assegno mensile che è di poco più di mille euro lordi. Dunque la previsione di più ampi periodi di cigs potrebbe essere un incentivo per le aziende a ricorrere più facilmente a questo ammortizzatore, che ha un accesso facilitato rispetto alle procedure ordinarie di cassa integrazione.
Le misure specifiche per l’editoria. Credito d’imposta per gli investimenti pubblicitari (art. 186). Per quest’anno viene incrementato il credito d’imposta alle aziende che acquistano spazi pubblicitari fino al 50% della spesa (prima era il 30%), con un tetto di spesa di 60 milioni di euro (40 milioni per quotidiani e periodici, anche online, 20 milioni per televisioni e radio, esclusa la Rai). Il tetto di spesa è aumentato di 32,5 milioni per il 2020, rispetto agli stanziamenti annuali precedenti, dunque questo è il valore del beneficio massimo possibile.
Questo è un incentivo a fare più pubblicità. Ma con un tetto di spesa limitato a 60 milioni (che con un’aliquota del 50% corrisponde a investimenti per 120 milioni) ci chiediamo se sia davvero in grado di incrementare la pubblicità o non diventi semplicemente un’agevolazione per gli investimenti nei valori abituali degli anni precedenti.
Riduzione dell’Iva sulle rese dei giornali (art. 187). Per quest’anno l’Iva sulle rese dei giornali quotidiani e periodici viene ridotta attraverso un regime di forfettizzazione. L’Iva si applicherà solo sul 5% del numero delle copie consegnate o spedite, prima si applicava sul 20% delle copie. L’onere è stimato in 13 milioni per quest’anno.
Credito d’imposta per l’acquisto della carta (art. 188). Per quest’anno alle imprese editrici di quotidiani e periodici viene riconosciuto un credito d’imposta per l’acquisto della carta per la stampa, pari all’8 per cento della spesa sostenuta nel 2019, per un tetto di spesa di 24 milioni. Questo è il beneficio massimo per tutti i giornali e periodici.
Bonus edicole (art. 189). Alle persone fisiche che gestiscono edicole è riconosciuto un contributo una tantum fino a 500 euro, entro il tetto di spesa di 7 milioni per il 2020. I beneficiari non devono avere redditi da lavoro dipendente né da pensione. Parliamo di briciole.
Credito d’imposta per i servizi digitali (art. 190). Per quest’anno alle imprese editrici di quotidiani e periodici, che occupano almeno un dipendente a tempo indeterminato, è riconosciuto un credito d’imposta pari al 30% delle spesa effettiva sostenuta nel 2019 per l’acquisizione dei servizi di server, hosting, banda larga e “manutenzione evolutiva” per le testate edite in formato digitale. Per questa norma sono stanziati al massimo 8 milioni per il 2020 da distribuire tra tutti i richiedenti.
Agenzie di stampa (art. 194). Gli “affidamenti dei servizi di informazione primaria” sono prorogati di sei mesi, dal 31 dicembre 2020 fino al 30 giugno 2021. La relazione al decrerto spiega che la norma proroga di sei mesi i contratti, già in essere alla data di entrata in vigore del decreto, stipulati con le agenzie di stampa dalla presidenza del Consiglio, “quale centrale di committenza per l’acquisizione dei servizi giornalistici e informativi”. La motivazione è che il governo ritiene che non si farebbe in tempo a fare nuove gare entro la fine di quest’anno. Secondo il decreto a questa norma si provvede “senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato”.
Tv e radio locali (art. 195). Viene costituito un fondo di 50 milioni per quest’anno “per l’erogazione di un contributo straordinario per i servizi informativi connessi alla diffusione del contagio da Covid-19” alle emittenti radiotelevisive locali. In pratica è un contributo per compensare il tracollo pubblicitario subito da radio e tv locali.
Bonus per gli autonomi. L’articolo 78 del Decreto conferma il bonus per gli iscritti alle gestioni delle asse privatizate. Anche se si attendono le istruzioni dell’Inpgi per capire se sarà necessario mandare nuovamente la domanda.
Riequilibrio Inpgi (art. 192). Viene prorogato di sei mesi, dal 30 giugno al 31 dicembre 2020, il termine previsto dalla procedura per il riequilibrio finanziario dell’Inpgi. Parliamo del termine introdotto dal decreto legge “Crescita”, n. 34 del 2019 convertito nella legge n. 58 del 28 giugno 2019. La modifica riguarda l’articolo 16-quinquies, comma 2, secondo periodo, nel quale è scritta in anticipo la possibile condanna a morte dell’Inpgi, o meglio dei suoi organi collegiali perché con l’eventuale commissariamento per dissesto l’istituto non sarebbe abolito, ma sarebbero sciolti il consiglio di amministrazione e il consiglio generale.
La norma è secca, due righe e mezzo. La relazione al decreto afferma che viene prorogato al 31 dicembre 2020 “il termine perentorio (…) entro il quale l’Istituto è tenuto a trasmettere ai ministeri vigilanti un bilancio tecnico attuariale che tenga conto degli effetti derivanti dall’attuazione delle misure di contenimento della spesa imposte dalla medesima disposizione, nonché delle risultanze del Tavolo tecnico a tal fine insediato presso il ministero del Lavoro con la partecipazione delle amministrazioni interessate”.
Il cda dell’Inpgi, che secondo la norma dovrebbe entro il 30 giugno prossimo individuare tagli di spesa o incrementi delle entrate, è rimasto immobile. Va detto comunque che i margini di manovra sono molto limitati (qualcosa però si potrebbe fare, se la maggioranza volesse, dai correttivi alla procedura di dismissione immobili al miglioramento della medesima gestione immobiliare, come sollecitano da tempo i consiglieri di Inpgi Futuro, ad altre misure di risparmio di spesa) ed è impensabile varare una riforma che da sola possa rimettere in equilibrio i conti dell’Inpgi (parliamo della gestione sostitutiva, l’Inpgi 1).
Ricordiamo che nell’ultima stima del bilancio di assestamento 2019 è prevista una perdita della gestione Inpgi 1 di -169,1 milioni e nel preventivo 2020 una perdita di -188,8 milioni. A proposito, l’Inpgi non ha ancora approvato il bilancio consuntivo 2019. Che fine ha fatto? Ci sono stati i ritardi e le difficoltà per il Coronavirus, il divieto di assembramento che ha impedito l’insediamento del nuovo consiglio generale eletto in febbraio, ma il bilancio deve essere presentato. Il termine massimo è il 30 giugno, però non ne sentiamo parlare.
Il tavolo tecnico, lo ricorda anche la relazione al decreto, si è riunito una sola volta “in sede di primo insediamento”. Guarda caso una riunione fatta durante la campagna elettorale per l’Inpgi, pubblicizzata e strombazzata anche dalla maggioranza che governa l’istituto, ma dopo la fuffa iniziale, con tanto di comunicato stampa, non è successo più nulla.
La relazione al decreto conclude con una frase che suona vagamente minacciosa sui destini dell’Inpgi. “La proroga del termine si rende pertanto necessaria al fine di garantire l’effettivo svolgimento della procedura di riequilibrio finanziario dell’Istituto (…). Pertanto, risulta contestualmente sospesa fino alla stessa data, con riferimento alla sola gestione sostitutiva dell’Inpgi, l’efficacia delle disposizioni di cui al comma 4 dell’articolo 2 del decreto legislativo n. 509 del 1994”. Cioè la norma che prevede la posibilità di commissariamento dell’Inpgi (come di altri enti privatizzati che gestiscono forme obbligatorie di previdenza) “in caso di disavanzo economico-finanziario”.
Riportiamo il comma 4 dell’articolo 2 integrale, per comodità di lettura: “In caso di disavanzo economico-finanziario, rilevato dai rendiconti annuali e confermato anche dal bilancio tecnico di cui al comma 2, con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri di cui all’art. 3, comma 1, si provvede alla nomina di un commissario straordinario, il quale adotta i provvedimenti necessari per il riequilibrio della gestione”.
* Commissione Bilancio Inpgi, vice portavoce di Puntoeacapo
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