Source: http://www.studioserpilli.it/la-gestione-previdenziale-del-lavoro-autonomo/
Timestamp: 2020-01-27 11:57:18+00:00
Document Index: 26296557

Matched Legal Cases: ['art.2222', 'art. 2094', 'art. 9', 'art. 43', 'art. 31', 'art. 59', 'art. 26', 'art. 2', 'art. 53', 'art. 18']

Il lavoro autonomo: tipologie e gestione previdenziale
Posted in Casi di studioConsulenza del lavoro
Il lavoro autonomo si esplica quando ci si obbliga a compiere, dietro un corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente (art.2222 c.c.}. Si differenzia quindi dal lavoratore subordinato per la mancanza del vincolo di subordinazione (art. 2094 c.c.) che si manifesta nell’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, organizzativo, disciplinare e di controllo del datore di lavoro e nel suo conseguente inserimento sistematico nell’organizzazione dell’impresa. Inoltre il lavoratore autonomo assume un’obbligazione di risultato da raggiungere con la sua organizzazione e mezzi prevalentemente propri, assumendo su di sé il rischio professionale della riuscita.
Ai fini previdenziali, diverse sono le categorie di lavoratori autonomi: agricoli, artigiani e commercianti (piccoli imprenditori); associati in partecipazione; incaricati alle vendite a domicilio; prestatori di lavoro accessorio; liberi professionisti. Vediamole nel dettaglio.
Artigiani (Legge 443/85)
E’ imprenditore artigiano chi esercita personalmente, professionalmente ed in qualità di titolare ( piena responsabilità e rischio nella direzione e gestione) un’attività che abbia come scopo prevalente la produzione di beni (anche semilavorati) o la prestazione di servizi, svolgendo il proprio lavoro anche manualmente all’interno del processo produttivo.
Sono escluse in ogni caso le attività agricole, le attività di prestazione di servizi commerciali, di intermediazione nella circolazione dei beni o ausiliarie di queste ultime, di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, salvo il caso che siano solamente strumentali e accessorie all’esercizio dell’impresa.
L’impresa artigiana inoltre deve rispettare i seguenti limiti dimensionali:
9 se l’impresa svolge lavorazioni in serie con max 5 apprendisti; può anche arrivare a 12 ma le unità aggiuntive devono essere apprendisti;
18 se l’impresa non svolge lavorazioni in serie con max 9 apprendisti
32 se nel campo di lavorazioni artistiche, tradizionali e abbigliamento su misura con max 16 apprendisti;
8 per un’impresa di trasporti
10 nelle costruzioni edili con max 5 apprendisti, elevabile a 14 se le unità aggiuntive sono apprendisti.
L’impresa artigiana inoltre può essere esercitata in forma di società, anche cooperativa e in S.R.L. – ad eccezione delle società per azioni ed in accomandita per azioni – a condizione che la maggioranza dei soci, ovvero uno nel caso di due,, svolga in prevalenza lavoro personale, anche manuale, nel processo produttivo e che nell’impresa il lavoro abbia funzione preminente sul capitale. Ai fini di completezza si specifica anche che nel caso di società in accomandita semplice è necessario che ciascun socio accomandatario oltre ad essere in possesso dei requisiti propri dell’imprenditore artigiano non sia socio di altra società dello stesso tipo o unico socio di una società a responsabilità limitata e viceversa.
Nel momento in cui l’ impresa rispetta i requisiti richiesti dalla legge è tenuta ad iscriversi all’albo provinciale delle imprese artigiane tenuto dalle Commissioni provinciali per l’artigianato. Quest’ultime, accertata la sussistenza, modificazione o perdita dei requisiti, delibera sulle eventuali iscrizioni, modificazioni e cancellazioni delle imprese artigiane dall’albo e ne rende notifica all’inbteressato entro 60 giorni.
Per avviare invece l’impresa artigiana, l’interessato presenta una dichiarazione attestante il possesso di tali requisiti, mediante la Comunicazione Unica per la nascita dell’impresa, valida anche ai fini INAIL. Tale dichiarazione determina l’iscrizione all’albo provinciale delle imprese artigiane, con effetto dalla data di inizio dell’attività dichiarata dal richiedente e l’annotazione nella sezione speciale del registro delle imprese (art. 9 – bis D.L. 7/2007).
Si tenga presente, infine, che a decorrere dal 1° gennaio 2010, le variazioni delle imprese individuali artigiane e di tutti i soggetti comunque iscritti all’albo delle imprese artigiane, sono inopponibili all’INPS, decorsi tre anni dal verificarsi dei relativi presupposti, e sentite le commissioni provinciali dell’artigianato e gli altri organi o enti competenti le cui potestà restano comunque ferme (art. 43, L. n. 183/2010). Si tratta, in particolare, delle delibere adottate dalle commissioni provinciali per l’artigianato ovvero dagli altri soggetti obbligati alla tenuta dell’albo, in base alla legislazione regionale. Tali modifiche potranno essere fatte valere nei confronti dell’INPS esclusivamente qualora la delibera stessa sia comunicata entro i tre anni dal verificarsi dei relativi presupposti. Decorso tale termine, le determinazioni delle CPA non potranno avere valore vincolante relativamente alla sussistenza dell’obbligo contributivo alla Gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli artigiani.
Sono iscritti alla Gestione Artigiana presso l’Inps (art. 31, L. n. 88/1989) i titolari ed i contitolari delle imprese artigiane che lavorano professionalmente nell’impresa; i familiari coadiuvanti che lavorano abitualmente e prevalentemente nell’impresa. Per coadiuvante si intende il coniuge, nonchè i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo del titolare o del contitolare, e cioè:
– i figli legittimi o legittimati, adottivi ed affiliati;
– i figli naturali legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati; i figli nati da precedente matrimonio dell’altro coniuge e i minori regolarmente affidati;
– i nipoti in linea retta;
– i fratelli e le sorelle;
– i figli di fratelli o sorelle;
– gli ascendenti e gli equiparati ai genitori (gli adottanti, gli affilianti, ecc. …).
I familiari sopra indicati non sono iscritti all’assicurazione per gli artigiani quando per le modalità di svolgimento dell’opera devono essere considerati lavoratori dipendenti o apprendisti, e, come tali, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti.
Non sono tenuti al versamento della contribuzione previdenziale gli imprenditori artigiani iscritti nei relativi albi provinciali che si avvalgono di collaborazioni occasionali di parenti entro il terzo grado, aventi anche il titolo di studente, per un periodo complessivo nel corso dell’anno non superiore a novanta giorni. Tali collaborazioni, prestate a titolo di obbligazione morale in caso di temporanea impossibilità dell’imprenditore artigiano all’espletamento della propria attività lavorativa, devono avere carattere di aiuto ed essere prive di compenso. Il limite quantitativo dei 90 giorni, è inteso come frazionabile, ossia 720 ore nel corso dell’anno solare; nel caso di superamento dei 90 giorni, il limite quantitativo si considera comunque rispettato anche laddove l’attività resa dal familiare si svolga soltanto per qualche ora al giorno, fermo restando il tetto massimo delle 720 ore annue. In tali casi, in sede ispettiva, vige una presunzione di occasionalità della collaborazione familiare. Resta in ogni caso ferma l’iscrizione all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Gli obblighi assicurativi nei confronti dell’INAIL dei collaboratori familiari sussistono se la prestazione è “ricorrente” e non meramente “accidentale”, ossia resa una/due volte nello stesso mese se nell’anno le prestazioni nel complesso non sono superiori a 10 giornate lavorative.
L’obbligo assicurativo è, inoltre, esteso ai soggetti che rivestono la qualità di soci di S.r.l. iscritte all’albo provinciale e di soci accomandatari di società in accomandita semplice.
L’aliquota con cui calcolare l’importo contributivo da versare è 23,55%, in riferimento a due scagliuoni di reddito: fino a € 46.123 e da € 46.123 fino a € 76.872 ( o € 100.324 per i soggetti privi di anzianità al 31/12/95 e quindi iscritti dal 1996). il reddito minimo di riferimento è € 15.548 e ciò significa che nel momento in cui sono assicurato alla Gestione Inps Artigiana ho una contribuzione minima pari a € 15.548 * 23,55%= € 3.661,55. La percentuale, infine, è ridotta di 3 punti percentuali per i collaboratori che non hanno 21 anni considerando anche tutto il mese in cui viene compiuto il 21° anno di età e aumentato di un punto percentuale quando entro nella seconda fascia di reddito. Infine, i soggetti ultra sessantacinquenni, titolari di impresa o coadiutori familiari, già pensionati presso le gestioni INPS, possono chiedere la riduzione del 50% dei contributi (art. 59, comma 15, L. n. 449/1997).
Tale richiesta deve essere presentata, a decorrere dal 1° gennaio 2012, esclusivamente in via telematica (stesso discorso per i commercianti).
La contribuzione poi viene pagata secondo il sistema degli acconti e del saldo: 4 rate fisse sula base del reddito minimo al 16 del mese (16.5 – 16.8 – 16.11 – 16.2 dell’anno successivo) e poi saldo al 30.06 dell’anno successivo.
Commercianti (D.lgs. 114/98)
L’attività commerciale può essere esercitata nei settori alimentare e non, e sviluppata secondo la modalità:
all’ingrosso: chiunque che professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende o ad altri commercianti, grossisti o dettaglianti, o ad utilizzatori professionali, o ad altri utilizzatori in grande. Tale attività può assumere la forma di commercio interno, di importazione o di esportazione
al dettaglio: colui che professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende, su aree private in sede fissa o mediante altre forme di distribuzione, direttamente al consumatore finale.
Inoltre se l’attività commerciale è relativa al settore alimentare è richiesto il possesso di uno dei seguenti requisiti professionali:
– aver frequentato con esito positivo un corso professionale per il commercio alimentare, istituito o riconosciuto dalla regione ;
– aver esercitato in proprio, per almeno 2 anni nell’ultimo quinquennio, attività di vendita all’ingrosso o al dettaglio di prodotti alimentari; o essere stato, per lo stesso periodo, dipendente qualificato addetto alla vendita o all’amministrazione o coadiutore familiare presso imprese del settore in oggetto;
– essere stato iscritto nell’ultimo quinquennio al registro esercenti il commercio per uno dei gruppi del settore alimentare.
Inoltre per l’esercizio di un’attività di somministrazione di alimenti e bevande o di un’attività ricettiva sono ancora valide le disposizioni della legge n. 426/1971 e del D.M. n. 375/1988 concernenti il registro degli esercenti il commercio (c.d. REC), istituito presso ciascuna Camera di commercio (art. 26, D.Lgs. n. 114/1998). L’INPS con circolare n. 152/2002 precisa che mentre il titolare dell’impresa individuale deve essere necessariamente iscritto al REC per potere esercitare l’attività in oggetto (e quindi essere assicurato), per le società è sufficiente l’iscrizione del legale rappresentante o di altra persona specificamente preposta.
Per ottenere l’autorizzazione all’esercizio del commercio ambulante è demandata alle Regioni la facoltà di prevedere che sia presentato il documento unico di regolarità contributiva (DURC).
Terziario. Rientrano in questa sezione i commercianti e ausiliari del commercio come gli agenti e i rappresentanti di commercio, gli agenti aerei, gli agenti marittimi raccomandatari e i pubblici mediatori marittimi; i procacciatori di affari, esercenti attività turistiche, di produzione, intermediazione e prestazione dei servizi anche finanziari e relative attività ausiliarie. Tali soggetti hanno l’obbligo di iscrizione alla Gestione Commercianti a condizione che:
– siano titolari o gestori in proprio di imprese che, a prescindere dal numero dei dipendenti, siano dirette o organizzate prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti la famiglia ivi compresi i parenti e gli affini entro il terzo grado;
– abbiano la piena responsabilità dell’impresa ed assumano tutti gli oneri e i rischi relativi alla sua gestione (requisito non richiesto per i familiari coadiutori preposti al punto di vendita nè per i soci di società a responsabilità limitata);
– partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza;
– siano in possesso delle licenze o autorizzazioni richieste da leggi o regolamenti e/o siano iscritti in albi, registri o ruoli
Sono inoltre iscritti i familiari coadiutori (parenti e affini entro il terzo grado) degli esercenti attività commerciali e turistiche e degli ausiliari del commercio, che partecipano al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza sempreché per tale attività non siano soggetti all’iscrizione nell’assicurazione generale obbligatoria in qualità di lavoratori dipendenti o di apprendisti. L’INPS, con circolare n. 78/2006, ha precisato che per i coadiutori familiari che si trovino nelle condizioni sopra descritte l’obbligo d’iscrizione alla gestione previdenziale degli esercenti attività commerciali sussiste anche nel caso in cui il titolare dell’impresa è iscritto alla gestione medesima come titolare non attivo, perché ad esempio si dedica ad altre attività con carattere di prevalenza e abitualità
Sono tenuti all’iscrizione alla Gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali anche gli esercenti attività commerciale a carattere stagionale, in quanto il carattere stagionale dell’attività svolta non costituisce motivo di esclusione, sempre che sussistano i requisiti a tal fine prescritti dalla legge e non si tratti di attività meramente occasionali, eventuali e secondarie. Tuttavia l’obbligo assicurativo per l’intero anno sussiste unicamente per i soggetti che svolgono l’attività stagionale quale unica attività lavorativa. Coloro che, negli altri mesi dell’anno, svolgono una diversa attività autonoma ovvero attività in qualità di lavoratori dipendenti, invece, sono tenuti all’iscrizione alla gestione commercianti solo per il periodo di effettivo esercizio dell’attività commerciale come i maestri di sci.
Nel caso in cui l’attività commerciale sia svolta in forma di società, sono iscrivibili all’assicurazione, purchè in possesso dei requisiti sopraspecificati:
– i soci di società in nome collettivo e i loro familiari coadiutori, sempreché la partecipazione al lavoro abbia il carattere della prevalenza e della abitualità (ML interpello n. 78/2009);
– i soci di società di fatto e i soci accomandatari di società in accomandita semplice;
– i soci accomandanti delle società in accomandita semplice che abbiano un rapporto di parentela o di affinità entro il terzo grado con il socio accomandatario e svolgano effettivamente l’attività istituzionale della società in modo abituale e prevalente. In difetto di uno o di entrambi tali requisiti da parte del socio accomandante, qualora nell’ambito della società il medesimo svolga attività lavorativa con le caratteristiche del lavoro subordinato dovrà essere obbligatoriamente iscritto come lavoratore dipendente nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD):
– i soci di società a responsabilità limitata che partecipino con carattere di abitualità e prevalenza all’attività dell’azienda organizzata e/o diretta prevalentemente con il proprio lavoro. L’obbligo di iscrizione sussiste anche per il socio unico di S.r.l., in considerazione del fatto che, in tal caso, pur costituendo la S.r.l. un soggetto diverso dal socio unico, è di immediato rilievo l’esigenza di tutela del socio medesimo, sostanziale imprenditore, nonchè “Gestore in proprio” dell’impresa (INPS circ. n. 121/1998);
– i soci liquidatori di società in liquidazione. Infatti, l’iscrizione alla Gestione commercio continuerà a permanere valida sia per i soci liquidatori e sia per gli altri soci che continuano a svolgere l’attività sociale rimanendo inalterato il principio dell’attività svolta con carattere dell’abitualità e della prevalenza, fino alla conclusione di tutte le operazioni di liquidazioni culminanti con la totale cessazione delle attività sociali e la cancellazione definitiva dal registro delle imprese (INPS circ. n. 12/2008).
tano in modo prevalente ed abituale attività nell’impresa sono tenuti ad iscriversi alla specifica gestione previdenziale dei commercianti, e, contemporaneamente, anche alla Gestione separata qualora percepiscano un compenso per l’attività di amministratore (INPS circc. n. 32/1999; n. 25/1997).
In nessun caso possono invece essere iscritti i soci e gli amministratori delle società per azioni e delle società in accomandita per azioni.
L’aliquota da considerare per il 2017 per il pagamento dei contributi è di € 23,64% mentre gli importi dei minimali e massimali di reddito nonchè le modalità di pagamento sono le stesse descritte per gli artigiani.
Nel caso in cui il titolare si avvalga anche dell’attività di familiari collaboratori, i contributi eccedenti il minimale devono essere determinati nel seguente modo:
a) imprese familiari legalmente costituite: sia i contributi per il titolare, sia quelli per i collaboratori devono essere calcolati tenendo conto della quota di reddito denunciata da ciascuno ai fini fiscali;
b) aziende non costituite in imprese familiari: il titolare può attribuire a ciascun collaboratore una quota del reddito denunciato ai fini fiscali. In ogni caso, come sopra specificato, il totale dei redditi attribuiti ai collaboratori non può superare il 49% del reddito globale dell’impresa.
Il pagamento rateizzato è consentito solo per i contributi dovuti sulla quota di reddito eccedente il minimale, con esclusione quindi di quelli dovuti sul minimale stesso.
La prima rata deve essere versata entro il giorno di scadenza del saldo e/o dell’acconto, eventualmente differito; le altre rate entro il giorno 16 di ciascun mese di scadenza (per i titolari di partita IVA) ed entro la fine di ciascun mese (per gli altri contribuenti). In ogni caso, il pagamento rateale deve essere completato entro il mese di novembre.
Gestione per i lavoratori agricoli (legge 233/1990 tabelle D e E)
Rientrano in questa gestione i seguenti lavoratori:
coltivatori diretti: coloro che direttamente e abitualmente si dedicano alla coltivazione del fondo, all’allevamento e custodia del bestiame;
mezzadri: coloro che si associano al concedente apportando all’impresa agricola il lavoro personale della famiglia, partecipando alla divisione dei prodotti e risiedendo nella casa colonica;
coloni: apportano al fondo e al terreno il lavoro del nucleo familiare ma non hanno una casa colonica ed un vero e proprio podere.
imprenditori agricoli professionali: almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo è dedicato ad attività agricole o da quest’ultime deriva il 50% del suo reddito globale di lavoro.
Per quanto riguarda il calcolo dei contributi sono stabilite 4 fasce di reddito agrario ( e in corrispondenza della specifica fascia in cui è inquadrata l’azienda viene riconosciuto un numero di giornate che viene moltiplicato per il reddito convenzionale individuale, stabilito annualmente con decreto del Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale.Viene così calcolata la base imponibile su cui si applicano le aliquote contributive che sono ridotte per i soggetti che hanno meno di 21 anni e per quelli che possiedono l’azienda in zone montane o svantaggiate. Il numero delle giornate sono per la I fascia 156, per la Ii 208; per la III 260 e per la IV 312.
Devono essere iscritti presso tale Gestione i collaboratori coordinati e continuativi; i venditori porta a porta se si superano i 6.410,26 € e i lavoratori autonomi occasionali SOLO nel momento in cui si supera la soglia dei 5.000 € ( il periodo di riferimento per tali importi è l’anno solare 1.1 – 31.12); gli associati in partecipazione con apporto di solo lavoro per i contratti ancora in essere dopo il Dlgs 81/2015 mentre i soci che apportano solo capitale o capitale e lavoro, i soci iscritti ad un Albo professionale e gli imprenditori il cui compenso concorre alla formazione del reddito d’impresa; beneficiari di borse di studio per dottorato o integrative, assegni di ricerca, guide turistiche con le caratteristiche dell’attività professionale; pensionati; liberi professionisti. Per quest’ultima tipologia di lavoratori, si deve distinguere tra:
– professionisti con albo e cassa: alla professione esercitata corrisponde una cassa nazionale di previdenza ed assistenza finanziata tramite contributi dovuti per ottenere le prestazioni relative. Ad esempio, la cassa previdenziale di riferimento degli Ingegneri è Inarcassa, dei Consulenti del Lavoro è L’Enpacl.
– professionisti con albo ma senza cassa: in questo caso, ai sensi dell’art. 2, c. 25, L. n. 335/1995 e del relativo decreto di attuazione di cui al D.Lgs. n. 103/1996, tali professionisti hanno la possibilità di costituire una cassa di previdenza di categoria/e, di essere inclusi in una cassa già esistente o di essere inclusi nella gestione dei lavoratori autonomi presso l’INPS. A titolo esemplificativo rientrano in questa categoria: geologi, chimici, agenti di cambio, psicologi, periti industriali, periti agrari, dottori agronomi e forestali, agrotecnici, biologi, tecnici radiologi
– professionisti senza albo e cassa: è obbligatoria l’iscrizione alla Gestione separata INPS. E’ il caso di quei soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo, di cui al comma 1 dell’art. 53 del TUIR, il cui esercizio non è tuttavia subordinato all’iscrizione in appositi albi professionali.
Tali soggetti sono tenuti all’iscrizione alla Gestione separata INPS, come anche coloro che, pur svolgendo attività iscrivibili ad appositi albi professionali, non sono tenuti al versamento del contributo soggettivo presso le Casse di appartenenza, o hanno esercitato eventuali facoltà di non versamento/iscrizione, in base alle previsioni dei rispettivi Statuti o regolamenti (art. 18, comma 12, D.L. n. 98/2011; INPS circ. n. 99/2011). Tali situazioni possono verificarsi per mancato raggiungimento di un livello minimo di reddito; esercizio di attività di tirocinio o praticantato;
-esistenza di altra copertura contributiva contestuale allo svolgimento della professione, a causa della quale la Cassa di appartenenza esclude l’obbligo di versamento del contributo soggettivo, relativo all’attività professionale.
Tali soggetti continueranno ad essere destinatari dell’obbligo contributivo alla Gestione separata INPS, in considerazione del fatto che i redditi percepiti non risultano assoggettati ad altro titolo a contribuzione previdenziale obbligatoria.
Le aliquote per l’anno 2017 sono le seguenti:
– pensionati e iscritti ad altra gestione obbligatoria 24%
– titolari di p. iva 25,72%
– non titolari di p. iva ( tutti coloro diversi dai liberi professionisti e per i quali l’obbligo contributivo è in capo ad un soggetto terzo) 32,72%.
I valori minimali e massimali del reddito sono rispettivamente € 15.548,00 e € 100.324,00. Anche in questo caso, come visto per la gestione artigiana e commerciante, l’importo contributivo minimo da versare è di € 3661,55
Per ulteriori approfondimenti è utile consultare i seguenti link:
Inps lavoratori autonomi
Maternità obbligatoria e facoltativa per lavoratrici dipendenti e professioniste.
calcolo contributivo e fiscaleConsulenza del lavoroConsulenza Tributaria
calcolo contributivo e fiscaleConsulenza del lavoro
Consulenza del lavoroNovità legislative
Apprendistato professionalizzante: quali benefici, come funziona