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Timestamp: 2020-05-27 06:45:18+00:00
Document Index: 13040567

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 18', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 28', 'art. 12', 'art. 18', 'art. 11', 'art. 30', 'art. 11', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 36', 'art. 28', 'art. 36', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 12', 'art. 38', 'art. 35', 'art. 14', 'art. 39', 'art. 41', 'art. 2', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 12', 'art. 49', 'art. 51', 'art. 47', 'art. 41', 'art. 12', 'art. 6', 'art. 46', 'art. 331', 'art. 347', 'art. 12', 'art. 52', 'art. 7']

Manuale degli obblighi antiriciclaggio per intermediari, professionisti e revisori
Manuale degli obblighi antiriciclaggio per intermediari finanziari, professionisti e revisori contabili
16 April 2015 da Enzo Piccolo Manganelli Leave a Comment
Il decreto 231/2007 pone una serie di obblighi di “collaborazione” a carico di una serie di soggetti, che, per la natura dell’attività svolta, possono essere utilizzati per riciclare denaro di provenienza illecita ovvero finanziare attività terroristiche.
Gli obblighi antiriciclaggio previsti dal decreto consistono sostanzialmente in un complesso di adempimenti, la cui violazione può comportare l’irrogazione di sanzioni amministrative ovvero penali.
A differenza della previgente normativa, prevista dalla legge n. 197/1991 e dal decreto legislativo n. 56/2004, il decreto 231/2007 ha introdotto nuovi oneri, da calibrare in funzione del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.
In sintesi, sono previsti i seguenti obblighi antiriciclaggio:
– adeguata verifica dei clienti, ivi compresa l’individuazione del titolare effettivo delle transazioni;
– registrazione e conservazione in un apposito archivio dei dati e delle informazioni relative ai clienti, ai rapporti continuativi, alle prestazioni professionali ed alle operazioni eccedenti la soglia di 15.000 euro, con l’obbligo di conservarli per dieci anni;
– segnalazione di operazioni sospette per qualunque ammontare per fatti di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, ivi comprese le ipotesi di “autoriciclaggio”;
– comunicazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze delle violazioni delle norme che limitano l’uso del contante e la circolazione degli altri mezzi di pagamento;
– adozione di procedure finalizzate a prevenire e impedire la realizzazione di operazioni di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, in particolare attraverso l’istituzione di misure di controllo interne e l’assicurazione di un’adeguata formazione dei dipendenti e dei collaboratori. Si tratta di misure previste dall’art. 3, comma 1, del decreto 231/2007, indirizzate principalmente agli intermediari ed ai professionisti dotati di strutture organizzative complesse e di articolate procedure interne.
(1) Presupposti e modalità ordinarie di adeguata verifica
L’adeguata verifica dei clienti è un adempimento fondamentale nel sistema di collaborazione antiriciclaggio.
Tale adempimento consente di acquisire una vasta mole di dati ed informazioni sui clienti, sui titolari effettivi delle transazioni nonché sulle motivazioni sottostanti alle operazioni richieste o eseguite, funzionale ad individuare anomalie per effettuare le opprtune segnalazioni di operazioni sospette.
L’adeguata verifica è un processo dinamico che si sviluppa mediante l’esecuzione di quattro differenti attività ai sensi dell’art. 18 del decreto 231/2007:
– identificazione del cliente e verifica della sua identità sulla base di documenti, dati o informazioni ottenuti da una fonte affidabile e indipendente;
– individuazione e verifica dell’identità del titolare effettivo delle transazioni;
– raccolta di informazioni sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale;
– monitoraggio costante del rapporto e della prestazione professionale.
Gli adempimenti di adeguata verifica della clientela assumono diversa intensità in relazione alla tipologia di destinatario della normativa antiriciclaggio.
In particolare, sotto un profilo temporale, per gli intermediari e gli altri esercenti attività finanziaria tali adempimenti trovano applicazione nei seguenti casi (art. 15 del decreto 231/2007):
– instaurazione di un rapporto continuativo;
– esecuzione di operazioni occasionali, disposte dai clienti che comportino la trasmissione o la movimentazione di mezzi di pagamento per importo pari o superiore a 15.000 euro, indipendentemente dal fatto che si tratti di un’operazione unica o di più operazioni che appaiono collegate per realizzare un’operazione frazionata;
– presenza di sospetti di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, indipendentemente da qualsiasi deroga, esenzione o soglia applicabile;
– sussistenza di dubbi sulla veridicità o sull’adeguatezza dei dati precedentemente ottenuti.
Viceversa, per i professionisti ed i revisori contabili si applicano in caso di (art. 16 del decreto 231/2007):
– prestazione professionale avente ad oggetto mezzi di pagamento, beni od utilità di valore pari o superiore a 15.000 euro;
– prestazioni professionali occasionali che comportano la trasmissione o la movimentazione di mezzi di pagamento di importo pari o superiore a 15.000 euro, indipendentemente se si tratta di un’operazione unica o frazionata;
– operazioni di valore indeterminato o non determinabile;
– sospetti di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, oppure dubbi sulla veridicità o adeguatezza dei dati ottenuti in sede di identificazione.
Infine, per gli altri operatori non finanziari trovano applicazione nelle seguenti circostanze (art. 17 del decreto 231/2007):
– instaurazione di un rapporto continuativo o conferimento di un incarico a svolgere una prestazione professionale;
– esecuzione di operazioni che comportino la trasmissione o la movimentazione di mezzi di pagamento di importo pari o superiore a 15.000 euro (sia in caso di operazione unica che frazionata);
– sospetti di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, ovvero dubbi sulla veridicità o adeguatezza dei dati acquisiti in sede di identificazione.
Circa le modalità di esecuzione dei compiti, l’art. 19 del decreto 231/2007 stabilisce per tutti i destinatari che:
– l’identificazione e la verifica dell’identità del cliente e del titolare effettivo è svolta, in presenza del cliente mediante un documento d’identità non scaduto, prima dell’instaurazione del rapporto continuativo o al momento in cui è conferito l’incarico di svolgere una prestazione professionale o dell’esecuzione dell’operazione. Qualora il cliente sia una società o un ente occorre verificare l’effettiva esistenza del potere di rappresentanza acquisendo le informazioni necessarie per individuare e verificare l’identità dei rappresentanti delegati alla firma;
– l’identificazione e la verifica dell’identità del titolare effettivo è effettuata contestualmente all’identificazione del cliente e impone, per le persone giuridiche, i trust e soggetti giuridici analoghi, l’adozione di misure adeguate e commisurate alla situazione di rischio per comprendere la struttura di proprietà e di controllo del cliente.
Per identificare e verificare l’identità del titolare effettivo, è possibile fare ricorso a pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque, oppure chiedere ai propri clienti i dati pertinenti, ovvero ottenere informazioni in altro modo;
– il controllo costante nel corso del rapporto continuativo o della prestazione professionale, si attua analizzando le transazioni concluse durante tutta la durata di tale rapporto in modo da verificare che tali transazioni siano compatibili con la conoscenza che l’ente o la persona tenuta all’identificazione hanno del proprio cliente, delle sue attività commerciali e del suo profilo di rischio, avendo riguardo, se necessario, all’origine dei fondi e tenendo aggiornati i documenti, i dati o le informazioni detenute.
L’adeguata verifica va effettuata nei confronti di tutti i nuovi clienti, mentre per la clientela già acquisita si applica al primo contatto utile, fatta salva la valutazione del rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo che va operata in ogni momento, comportando in caso di rischio elevato l’immediata attualizzazione della verifica ordinaria del cliente.
Importante, quindi, è la valutazione che gli intermediari e gli altri operatori sono chiamati ad effettuare sul grado di rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, consistente nella valutazione del pericolo che una specifica circostanza possa segnalare condotte di riciclaggio o di terrorismo, indipendentemente dalla effettiva verificazione delle condotte.
Dal rischio va distinto il sospetto su cui è basato il sistema delle segnalazioni, il quale è riferito al concreto verificarsi di una determinata circostanza.
Più in concreto, per la valutazione del rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo l’art. 20 del decreto 231/2007 riporta una serie di criteri generali cui i destinatari degli obblighi antiriciclaggio devono fare riferimento, con particolare riguardo al cliente (natura giuridica, prevalente attività svolta e comportamento tenuto al momento dell’operazione), oppure al rapporto continuativo, alla prestazione professionale o all’operazione che si intende svolgere (tipologia, ammontare, frequenza e modalità di svolgimento, area geografica di destinazione e ragionevolezza).
Per agevolare tale attività valutativa, il legislatore ha introdotto un obbligo di collaborazione esteso a tutti i cittadini che, nell’aprire un conto o nell’effettuare un’operazione rilevante o ancora nel dare incarico di svolgere una prestazione, sono tenuti a fornire, sotto la propria responsabilità, tutte le informazioni necessarie per consentire agli operatori di adempiere agli obblighi di adeguata verifica.
In particolare, se il cliente in contatto con l’intermediario opera per conto o nell’interesse di un’altra persona da cui è controllato direttamente o indirettamente, allora egli è obbligato a rilasciare per iscritto, sotto la propria responsabilità, tutte le informazioni necessarie ed aggiornate in suo possesso.
In questo senso, tali notizie costituiranno la base informativa che l’intermediario, il professionista o l’operatore non finanziario potrà utilizzare per valutare, nel corso del rapporto continuativo o della prestazione professionale, eventuali anomalie sul conto del cliente suscettibili di tradursi in segnalazioni sospette.
(2) Procedure rafforzate
Procedure rafforzate di adeguata verifica sono previste in relazione a casi ben determinati.
In particolare, l’adozione di misure aggiuntive a quelle ordinarie d’identificazione sono richieste per tutti gli operatori sottoposti agli obblighi antiriciclaggio in presenza di un rischio più elevato di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo e comunque, ai sensi dell’art. 28, commi 2, 4 e 5, del decreto 231/2007, quando il cliente non è fisicamente presente, in caso di conti di corrispondenza con enti di Paesi extracomunitari e nei rapporti con persone politicamente esposte residenti in un altro Stato comunitario o in uno Stato extracomunitario.
– in presenza di un rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo più elevato, la norma non delinea specifici adempimenti, diversi ed ulteriori rispetto a quelli in cui si sostanzia l’adeguata verifica ordinaria. Ciò significa che l’operatore dovrà adottare i soliti adempimenti, ma in modo più rigoroso e vigile, ad esempio non limitandosi ad acquisire informazioni tramite il cliente in sede di identificazione ma acquisendo ulteriori dati e conferme attraverso registri di enti pubblici;
– in assenza del cliente, si dovranno adottare misure specifiche tese ad accertare l’identità dello stesso tramite documenti, dati o informazioni supplementari, a verificare la genuinità dei documenti forniti richiedendo eventualmente una certificazione di conferma di un ente creditizio o finanziario, nonché assicurandosi che il primo pagamento dell’operazione sia stato effettuato tramite un conto intestato al cliente presso un istituto creditizio;
– in caso di “persone politicamente esposte”, sarà necessario porre in essere la seguente procedura:
– stabilire procedure basate sul rischio per determinare se il cliente sia una persona politicamente esposta;
– ottenere l’autorizzazione del Direttore generale, di un suo incaricato ovvero di un soggetto che svolge una funzione equivalente, prima di avviare un rapporto continuativo con tali clienti;
-adottare ogni misura adeguata per stabilire l’origine del patrimonio e dei fondi impiegati nonché assicurare un controllo continuo e rafforzato del rapporto continuativo o della prestazione professionale.
Uno specifico percorso rafforzato è previsto per gli enti creditizi in caso di conti correnti di corrispondenza, ossia di conti tenuti dalle banche per il regolamento di servizi interbancari (ordini di pagamento, assegni circolari e bancari); in questi casi, gli stessi devono:
– raccogliere sull’ente creditizio corrispondente informazioni sufficienti per comprendere la natura delle sue attività e determinare, sulla base di pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque, la sua reputazione e la qualità della vigilanza cui è soggetto;
– valutare la qualità dei controlli in materia di contrasto al riciclaggio o al finanziamento del terrorismo cui l’ente corrispondente è assoggettato e definire, in forma scritta, i termini dell’accordo con l’ente corrispondente ed i rispettivi obblighi;
– assicurarsi che l’ente di credito corrispondente abbia verificato l’identità dei clienti che hanno un accesso diretto ai conti di passaggio, che abbiano assolto agli obblighi di adeguata verifica e che, su richiesta, possa fornire all’intermediario finanziario controparte i dati del cliente titolare effettivo ottenuti a seguito dell’assolvimento di tali obblighi.
(3) Procedure semplificate
Regole semplificate sono state inserite per tutti i destinatari degli adempimenti antiriciclaggio nei casi in cui il cliente sia rappresentato da:
– un intermediario finanziario nazionale e comunitario;
– un intermediario situato in uno Stato extracomunitario che imponga un regime equivalente a fini antiriciclaggio con quello delineato dalla terza direttiva 2005/60/CE. Tale norma è stata attuata con l’emanazione da parte del Ministro dell’Economia e delle Finanze del D.M. 12 agosto 2008, poi sostituito con successivo D.M. del 28 settembre 2011, nel quale viene individuata la white list, ovvero l’elenco degli Stati extracomunitari (Australia, Brasile, Canada, Hong Kong, India, Giappone, Repubblica di Corea, Messico, Federazione Russa, Singapore, Stati Uniti d’America, Repubblica del Sudafrica e Svizzera )e dei territori stranieri (Mayotte, Nuova Caledonia, Polinesia francese, Saint-Pierre e Miquelon, Wallis e Futuna, Aruba, Curacao, Sint Maarten, Bonaire, Sint Eustatius e Saba) che applicano obblighi e misure equivalenti a quelli previsti dalla terza direttiva antiriciclaggio (2005/60/CE). In sostanza, nei confronti degli enti creditizi e finanziari situati in uno di tali Paesi, gli obblighi di identificazione trovano applicazione in forma semplificata;
– una società o un altro organismo quotato in un mercato regolamentato;
– un ufficio della Pubblica Amministrazione ovvero un’Istituzione o un Organismo che svolge funzioni pubbliche conformemente al Trattato sull’Unione Europea. In tale contesto rientrano, tra l’altro, tutte le Amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e le scuole di ogni ordine e grado, le regioni, le province, i comuni, le istituzioni universitarie e gli enti del servizio sanitario nazionale.
Tali semplificazioni non si applicano quando vi è sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, nonché quando si abbia motivo di ritenere che l’identificazione effettuata non sia attendibile o non consenta l’acquisizione delle informazioni necessarie.
Un’altra area di esenzione è prevista con riguardo all’oggetto dell’operazione, legato essenzialmente all’esistenza di transazioni che presentano profili di rischio minimi, tra cui contratti di assicurazione vita il cui premio annuale non ecceda i 1.000 euro o il cui premio unico sia di importo non superiore a 2.500 euro, regimi di pensione obbligatoria e complementare, casi di utilizzo di moneta elettronica (per determinati importi) e, comunque, per ogni prodotto o transazione con scarso rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.
Specifiche esenzioni sono previste, poi, ai sensi dell’art. 12, commi 3, del decreto 231/2007 per i professionisti, che non devono applicare gli obblighi di adeguata verifica per la mera attività di redazione e/o di trasmissione delle dichiarazioni derivanti da obblighi fiscali e degli adempimenti in materia di amministrazione del personale di cui alla legge 11 gennaio 1979, n. 12. In quest’ultimo caso, l’esenzione riguarda tutti coloro che, pur con qualifica diversa da consulenti del lavoro, svolgono professionalmente adempimenti in materia di amministrazione del personale.
(4) L’esecuzione da parte di “terzi”
Un particolare regime è previsto per l’attività di adeguata verifica svolta da “terzi”, volta ad evitare il ripetersi delle procedure di verifica della clientela di cui all’art. 18, comma 1, lettera a), b) e c), del decreto 231/2007.
In questo caso, infatti, i destinatari della normativa antiriciclaggio sono esonerati dal porre in essere gli adempimenti di identificazione del cliente e del titolare effettivo nonché quello relativo all’acquisizione delle informazioni sullo scopo e la natura del rapporto o della prestazione professionale, qualora venga fornita un’idonea attestazione da parte di uno dei seguenti soggetti con i quali il cliente abbia già instaurato un rapporto continuativo ovvero abbia già conferito l’incarico di svolgere una prestazione professionale:
– intermediari finanziari cosiddetti di “primo livello”, di cui all’art. 11, comma 1, del decreto 231/2007;
– enti creditizi ed enti finanziari di Stati membri, nonché banche con sede legale ed amministrativa in Stati extracomunitari con misure equivalenti a quelle della direttiva 2005/60/CE;
– professionisti giuridico – contabili e revisori, limitatamente però ai rapporti nei confronti di altri professionisti.
L’attestazione:
– deve essere idonea a confermare l’identità tra il soggetto che deve essere identificato e il soggetto titolare del conto o del rapporto instaurato presso l’intermediario o il professionista attestante, nonché l’esattezza delle informazioni comunicate a distanza;
– può consistere nell’invio, per mezzo di sistemi informatici, dei dati identificativi del cliente da parte dell’intermediario che ha provveduto all’identificazione mediante contatto diretto;
– può consistere in un bonifico eseguito a valere sul conto per il quale il cliente è stato identificato di persona, che contenga un codice rilasciato al cliente dall’intermediario che deve procedere all’identificazione;
– non può essere rilasciata, in nessun caso, da soggetti che non hanno insediamenti fisici in alcun Paese.
Nel caso in cui sorgono – in qualunque momento – dubbi sull’identità del cliente, è richiesto ai soggetti obbligati di procedere ad una nuova identificazione.
Ulteriori modalità di assolvimento degli obblighi di adeguata verifica da parte di terzi sono disciplinate dall’art. 30, commi 7 e 8, del decreto 231/2007, laddove è previsto che:
– per i clienti il cui contatto è avvenuto attraverso l’intervento di un soggetto esercente attività finanziaria di cui all’art. 11, comma 3 (ossia, agenti in attività finanziaria, mediatori creditizi, intermediari assicurativi e promotori finanziari), l’intermediario può procedere all’identificazione acquisendo da tali soggetti le informazioni necessarie, anche senza la presenza contestuale del cliente;
– nel caso di rapporti continuativi relativi all’erogazione di credito al consumo, di leasing, di emissione di moneta elettronica o di altre tipologie operative indicate dalla Banca d’Italia, l’identificazione può essere effettuata da collaboratori esterni legati all’intermediario da apposita convenzione, nella quale siano specificati gli obblighi previsti dal decreto n. 231/2007.
(5) Le ipotesi di astensione
Secondo l’art. 23 del decreto 231/2007 i destinatari degli obblighi antiriciclaggio, qualora non siano in grado di rispettare gli obblighi di adeguata verifica, hanno l’obbligo di astenersi dall’instaurare un rapporto continuativo o dall’eseguire operazioni o prestazioni professionali, ovvero di porre fine al medesimo rapporto o alla prestazione già in essere, valutando nel contempo di inviare una segnalazione di operazione sospetta all’Unità di Informazione Finanziaria.
Ai commi 3 e 4 del l’art. 23, sono previste due deroghe a tale obbligo.
L’astensione non si applica:
– quando è da ostacolo alle indagini, ovvero sussiste un obbligo di legge di ricevere l’atto oppure l’esecuzione dell’operazione per sua natura non può essere rinviata; in tal caso, viene comunque informata l’U.I.F., immediatamente dopo aver eseguito l’operazione;
– limitatamente ai professionisti ed ai revisori contabili, quando sono impegnati nell’esame della posizione giuridica del cliente o nell’espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza dello stesso cliente in un procedimento giudiziario o in relazione a tale procedimento.
Altra ipotesi di astensione è prevista dall’art. 36 del decreto legge n. 78 del 31 maggio 2010 (convertito in legge n. 122 del 30 luglio 2010), che ha introdotto i commi 7 bis, ter e quater all’art. 28 del decreto 231/2007.
In particolare, viene imposto ai destinatari della normativa antiriciclaggio (ad esclusione degli uffici della pubblica amministrazione e di tutte le tipologia di soggetti che esercitano attività da gioco) di astenersi dall’instaurare un rapporto continuativo, di eseguire operazioni o prestazioni professionali ovvero di porre fine alle stesse, quando – sia direttamente o indirettamente – intervengono società fiduciarie, trust, società anonime o controllate attraverso azioni al portatore aventi sede nei Paesi elencati nella nuova black list, individuataa cura del Ministro dell’Economia e delle Finanze.
Gli obblighi di conservazione e di registrazione dei dati
Per monitorare i flussi finanziari ed agevolare lo sviluppo di qualsiasi indagine su eventuali operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo o per l’effettuazione di analisi da parte dell’UIF o di qualsiasi altra Autorità competente, la disciplina antiriciclaggio prevede per gli intermediari finanziari, i professionisti, i revisori contabili e gli altri soggetti destinatari degli adempimenti di legge ex artt. 11, 12, 13 e 14, del decreto 231/2007 l’onere di conservare i documenti e di registrare, con determinate modalità, alcuni dati ed informazioni acquisiti in sede di adeguata verifica.
Le disposizioni in tema di conservazione e registrazione dei dati non si applicano solo in caso di obblighi semplificati di adeguata verifica della clientela.
(1) L’obbligo di conservazione dei documenti
L’art. 36, comma 1, del decreto 231/2007 prevede l’onere di conservare:
– per quanto riguarda gli obblighi di adeguata verifica del cliente e del titolare effettivo, la copia o i riferimenti dei documenti richiesti, per un periodo di dieci anni dalla fine del rapporto continuativo o della prestazione professionale;
– relativamente alle operazioni, ai rapporti continuativi ed alle prestazioni professionali, le scritture e le registrazioni, consistenti nei documenti originali o nelle copie aventi analoga efficacia probatoria nei procedimenti giudiziari, per un periodo di dieci anni dall’esecuzione dell’operazione o dalla cessazione del rapporto continuativo o della prestazione professionale.
(2) L’obbligo di registrazione dei dati
Vanno registrate e conservate per dieci anni le seguenti informazioni:
– con riferimento ai rapporti continuativi ed alla prestazione professionale: la data di instaurazione, i dati identificativi del cliente e del titolare effettivo, unitamente alle generalità dei delegati a operare per conto del titolare del rapporto e il codice del rapporto ove previsto;
– in relazione a tutte le operazioni di importo pari o superiore a 15.000 euro, indipendentemente se si tratti di un’operazione unica o di più operazioni che appaiono collegate per realizzare un’operazione frazionata: la data, la causale, l’importo, la tipologia dell’operazione, i mezzi di pagamento e i dati identificativi del soggetto che effettua l’operazione e del soggetto per conto del quale eventualmente opera.
Tutte le informazioni vanno registrate tempestivamente e, comunque, non oltre il trentesimo giorno successivo al compimento dell’operazione ovvero all’apertura, alla variazione e alla chiusura del rapporto continuativo ovvero all’accettazione dell’incarico professionale, all’eventuale conoscenza successiva di ulteriori informazioni, o al termine della prestazione professionale.
Ai fini della registrazione delle operazioni frazionate, il termine decorre dalla data dell’operazione che ha comportato il superamento della soglia.
Una disciplina specifica è prevista per gli agenti in attività finanziaria, i mediatori creditizi, i promotori finanziari e gli intermediari assicurativi che, ai sensi del combinato disposto degli artt. 30, comma 7, e 36, comma 4, del decreto 231/2007, quando agiscono per conto dell’intermediario di riferimento, adempiono agli obblighi di registrazione inviando, entro trenta giorni, agli intermediari medesimi una comunicazione contenente le informazioni ed i dati acquisiti.
Per gli agenti in attività finanziaria, la comunicazione va trasmessa (e le informazioni registrate dagli intermediari) anche per le operazioni di importo inferiore ai 15.000 euro in relazione alle quali sia stata effettuata l’adeguata verifica della clientela.
(3) Modalità di registrazione
Il legislatore, tenendo conto della differente tipologia di soggetti coinvolti nel sistema di prevenzione, ha previsto solo per gli intermediari finanziari “di primo livello” di cui all’art. 11, comma 1, le società fiduciarie “statiche” [(art. 11, comma 2, lettera a)], le società di revisione [(art. 13, comma 1, lettera a)] e le case da gioco on line [(art. 14, comma 1, lettera e)], l’onere d’istituire un apposito archivio unico informatico.
– per i professionisti e gli altri revisori contabili ex art. 12 e 13, comma 1, lettera b), del decreto 231/2007, l’art. 38 del medesimo provvedimento legislativo prevede – alternativamente – l’istituzione di un archivio formato e gestito a mezzo di strumenti informatici, ovvero di un registro della clientela, numerato progressivamente e siglato in ogni pagina con l’indicazione, alla fine dell’ultimo foglio, del numero delle pagine di cui è composto il registro e l’apposizione della firma. Per i notai, viene altresì considerata un’idonea modalità di registrazione la custodia di documenti, delle attestazioni e degli atti presso di essi nonché la tenuta di repertori notarili e la descrizione dei mezzi di pagamento, conformemente a quanto previsto dall’art. 35, comma 22, del decreto legge n. 223 del 4 luglio 2006, convertito in legge n. 248 del 4 agosto 2006;
– con riferimento agli “altri soggetti” indicati nell’art. 14 del decreto 231/2007, ad eccezione delle case da gioco on line, l’art. 39 sancisce la possibilità – in via alternativa – di avvalersi di sistemi informatici di cui sono dotati in forza di altre disposizioni di legge o regolamenti, purché ne vengano elaborate mensilmente le informazioni in esso contenute, oppure di istituire l’archivio unico informatico o di adottare le modalità di registrazione previste per i professionisti, tra cui l’utilizzo del registro della clientela.
L’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette
La segnalazione di operazioni sospette rappresenta la misura più incisiva nell’ambito della strategia di contrasto al riciclaggio ed al finanziamento del terrorismo, in quanto è diretta a far emergere, nel momento della loro effettuazione, operazioni per il cui compimento vengono utilizzati denaro o valori di dubbia provenienza da reinvestire nel circuito economico legale ovvero fondi, anche di origine lecita, destinati a sostenere organizzazioni terroristiche, o agevolare l’effettuazione di atti terroristici.
Ai sensi dell’art. 41 del decreto 231/2007, la segnalazione va inviata all’Unità di Informazione Finanziaria, senza ritardo, quando, almeno uno dei destinatari degli obblighi antiriciclaggio, sa, sospetta o ha motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.
Pertanto, ai fini dell’individuazione dell’operazione da segnalare all’UIF, si tiene conto di tre possibili situazioni, tra loro alternative, in cui l’intermediario, il professionista o altro operatore:
– ha maturato il semplice sospetto;
– ha ragionevoli motivi per sospettare;
– è a conoscenza, anche se solo presunta poiché ancora non dimostrata sotto il profilo giuridico.
Rispetto al passato, la comunicazione non è più strettamente legata al concetto penale di riciclaggio o di reimpiego di denaro o di beni ai sensi degli artt. 648 bis e ter del c.p., bensì a tutti i casi previsti, ai fini amministrativi, dall’art. 2 del decreto 231/2007; in questo senso:
– il legislatore ha inteso offrire un punto di riferimento preciso ai destinatari del provvedimento su cui fondare la segnalazione sospetta all’UIF, a prescindere dall’individuazione di una fattispecie criminosa;
– è venuta meno una delle principali difficoltà applicative che avevano determinato in passato incertezze ed a volte eccessi di prudenza da parte degli intermediari, laddove dall’esame delle notizie acquisite per ragioni del loro ufficio nella fase del “know your customer” non emergeva chiaramente, accanto al sospetto dell’origine delittuosa dei capitali oggetto di trasferimento/movimentazione, anche la estraneità del cliente interessato dalla commissione e/o partecipazione al delitto presupposto a monte.
Ciò significa che gli intermediari finanziari e non finanziari devono sempre segnalare le operazioni sospette di “money laundering”, anche se in ipotesi il cliente dovesse essere egli stesso sospettato di aver commesso il reato presupposto, qualunque esso sia, ivi compreso un reato tributario in grado di generare profitti, così come previsto dal decreto legislativo n. 74/2000.
Pertanto, possono configurare reato presupposto di riciclaggio, e diventare oggetto di segnalazione di operazioni sospette anche se l’attività di ripulitura è effettuata dalla stessa persona che ha commesso il reato a monte, in particolare le seguenti fattispecie delittuose previste dal decreto legislativo n. 74/2000.
In generale, si evidenzia che l’obbligo di segnalazione:
– è un atto distinto dalla denuncia di fatti penalmente rilevanti e scatta anche quando l’operazione sia correlata a fenomeni di finanziamento del terrorismo e non solo di riciclaggio (art. 41, comma 1);
– non è condizionato a limiti quantitativi, sicché sussiste anche con riferimento ad operazioni al di sotto della soglia di 15 mila euro prevista per l’adempimento dell’obbligo di adeguata verifica della clientela (art. 41, comma 1);
– va adempiuto con tempestività, ove possibile prima di eseguire l’operazione, appena il soggetto tenuto alla comunicazione viene a conoscenza degli elementi di sospetto (art. 41, comma 4);
– effettuato per le finalità previste dalla legislazione antiriciclaggio ed in buona fede, non comporta responsabilità di alcun tipo, non costituisce violazione agli obblighi di segretezza, del segreto professionale o di eventuali restrizioni alla comunicazione di informazioni imposte in sede contrattuale o da disposizioni legislative (art. 41, comma 6);
– comporta il divieto di darne comunicazione all’autore dell’operazione. E’ questo un vincolo giuridico che opera a trecentosessanta gradi, visto che riguarda non solo i soggetti interessati alla segnalazione, ma anche qualsiasi altro soggetto terzo che ne sia venuto a conoscenza per ragioni del proprio ufficio;
– non si applica ai professionisti in relazione alle informazioni che essi ricevono da un loro cliente o ottengono riguardo allo stesso, nel corso dell’esame della posizione giuridica del loro cliente o dell’espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza dello stesso in un procedimento giudiziario o in relazione a tale procedimento, compresa la consulenza sull’eventualità di intentare o evitare un procedimento, ove tali informazioni siano ricevute o ottenute prima, durante e dopo il procedimento stesso (art. 12, comma 2);
– non va confuso con l’adempimento relativo alla comunicazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze nei casi di individuazione di infrazioni sul contante e sugli altri mezzi di pagamento di cui all’art. 49 del decreto 231, di cui i destinatari hanno notizia per ragioni d’ufficio (art. 51);
– va adempiuto seguendo lo schema segnaletico previsto dal Direttore dell’Unità di Informazione Finanziaria, adottato con provvedimento del 4 maggio 201137;
– innesca l’avvio di approfondimenti sul piano economico e finanziario e, successivamente, di eventuali attività di carattere tipicamente investigativo. In particolare, le segnalazioni vengono inviate all’Unità di Informazione Finanziaria che le analizza sotto il profilo finanziario ed attiva il Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza e la Direzione Investigativa Antimafia per il successivo approfondimento ed il riscontro investigativo dei singoli casi (art. 47).
(2) Il procedimento di valutazione: i motivi di sospetto
Trattandosi di un adempimento a carattere valutativo e non di un obbligo generalizzato per ogni operazione economica, la segnalazione non è automatica al ricorrere di determinati presupposti, ma è il frutto di un esame complessivo di tutti gli elementi a disposizione sul cliente nel cui interesse l’operazione viene eseguita, nonché sulla rilevanza della medesima operazione, al fine di segnalare unicamente quelle situazioni che fanno sorgere dubbi di provenienza illecita nel caso di riciclaggio, ovvero sospetti sulla destinazione finale del denaro in caso di finanziamento del terrorismo.
Ciò significa che l’assolvimento dell’obbligo non presuppone che le informazioni in possesso del segnalante siano idonee a provare la provenienza delittuosa dei beni oggetto dell’operazione ovvero il finanziamento di attività terroristiche, né tantomeno impone un dovere per il professionista o l’intermediario di compiere verifiche o controlli tesi ad accertare la commissione del reato di riciclaggio, di reimpiego dei capitali illeciti o di finanziamento del terrorismo.
Il metodo valutativo muove dalla considerazione che, nella maggior parte dei casi, la configurazione oggettiva dell’operazione è di per sé neutra e quindi non consente di individuare con immediatezza le finalità sottostanti: operazioni che – per importo, modalità, canale distributivo, localizzazione territoriale – sono normali se effettuate da un cliente con determinate caratteristiche, possono risultare di valore sproporzionato o comunque economicamente non giustificabili se richieste da un altro cliente. Allo stesso modo, comportamenti in linea con la capacità economica e l’operatività svolta possono risultare anomali alla luce di altre notizie di cui l’intermediario o il professionista dispone in virtù della propria attività.
Ai sensi dell’art. 41 del decreto 231/2007, i sospetti o i motivi ragionevoli che inducono a sospettare la provenienza criminosa dei mezzi di pagamento sono desunti da tre ordini di considerazioni, in relazione:
– ai connotati oggettivi delle operazioni, ossia alle loro caratteristiche, entità e natura;
– ai profili soggettivi del cliente, ossia alla sua capacità economica ed attività svolta;
– a qualsiasi altra circostanza conosciuta dagli intermediari finanziari o non finanziari in ragione delle funzioni esercitate.
A tal fine, d’ausilio sono gli indicatori di anomalia periodicamente aggiornati dalle Autorità di vigilanza.
Pertanto, gli intermediari finanziari e non finanziari sono tenuti a valutare, avvalendosi del proprio patrimonio informativo, l’operatività dei clienti con cui intrattengono relazioni confrontando le caratteristiche oggettive delle operazioni con quelle soggettive del cliente. La normativa non impone, infatti, la segnalazione di ogni operazione che fuoriesca dall’ordinario svolgimento dei rapporti bancari o professionali, ma solo quelle che oggettivamente e/o soggettivamente rivestono carattere “sospetto”.
(3) Gli indicatori di anomalia
I criteri di orientamento per l’individuazione delle operazioni sospette sono fissati:
– per tutte le banche, gli intermediari finanziari e quelli assicurativi, nel Provvedimento emanato dal Governatore della Banca d’Italia il 24 agosto 2010;
– per i professionisti obbligati (dottori commercialisti ed esperti contabili, consulenti del lavoro, notai ed avvocati, revisori contabili ed altri soggetti, ex art. 12 del decreto 231/2007), nel decreto del Ministro della Giustizia del 16 aprile 2010;
– per gli operatori non finanziari, nel decreto del Ministro dell’Interno in data 17 febbraio 2011.
Per tutti i destinatari si evidenzia che gli indicatori di anomalia:
– sono frutto di studi ed analisi delle tecniche di riciclaggio adottate a livello interno ed internazionale e sono volti a ridurre i margini di incertezza connessi con valutazioni soggettive o con comportamenti discrezionali degli operatori;
– non rappresentano un riferimento esaustivo per effettuare le segnalazioni di operazioni sospette, anche in considerazione della continua evoluzione delle modalità di svolgimento delle operazioni finanziarie; pertanto, la mera ricorrenza di comportamenti descritti in uno o più indicatori di anomalia non è motivo di per sé sufficiente per la segnalazione sospetta così come l’assenza di indicatori può non essere sufficiente ad escludere a priori l’inoltro della comunicazione all’UIF. Gli operatori sono chiamati, quindi, a valutare con la massima attenzione ulteriori comportamenti del cliente che, sebbene non descritti nel decalogo, configurano in concreto profili di sospetto;
– vanno utilizzati sia per la segnalazione a fini di riciclaggio che di finanziamento del terrorismo; per quest’ultima fattispecie, vengono individuate anche casistiche specifiche, come nel caso del Provvedimento della Banca d’Italia.
(4) Gli schemi rappresentativi di comportamenti anomali
L’Unità di Informazione Finanziaria, ai sensi dell’art. 6, comma 7, lettera b), del decreto 231/2007, ha il compito di elaborare schemi operativi rappresentativi di comportamenti anomali, sulla base di prassi riscontrate nell’analisi dei fenomeni di criminalità finanziaria.
Tali schemi descrivono possibili anomalie sotto il profilo oggettivo e soggettivo ed hanno la finalità di attirare l’attenzione di intermediari ed altri operatori su specifici fenomeni criminali più ricorrenti ed insidiosi, da tenere conto nell’ambito dell’obbligo di segnalazione di operazioni sospette.
Finora, sono stati emanati sette schemi rappresentativi di comportamenti anomali:
– in data 24 settembre 2009, in materia di imprese in crisi e usura (lo schema in tema di usura è stato aggiornato e sostituito con successiva comunicazione del 9 agosto 2011);
– in data 13 ottobre 2009, in tema di conti dedicati;
– in data 5 febbraio 2010, in materia di truffe informatiche;
– in data 15 febbraio 2010, in tema di frodi intracomunitarie;
– in data 8 luglio 2010, in materia di abuso di finanziamenti pubblici;
– in data 17 gennaio 2011, in materia di frodi nell’attività di leasing.
– In data 16 marzo 2012, in materia di frodi nell’attività di factoring.
Tra gli schemi già emanati, particolare interesse sotto un profilo operativo meritano i provvedimenti sulle truffe informatiche e le frodi all’IVA intracomunitaria.
In particolare, con la comunicazione sulle truffe informatiche, l’UIF richiama l’attenzione degli intermediari che offrono alla propria clientela servizi on line sull’opportunità di attivare efficaci sistemi di monitoraggio e di prevenzione, utili per evitare il perfezionamento di operazioni di phishing.
Ciò in ragione “delle capacità da parte delle organizzazioni criminali di entrare in possesso delle credenziali di accesso ai servizi on line di clienti inconsapevoli ovvero di acquisire informazioni utili, attraverso modalità diverse (invio massivo di messaggi di posta elettronica, costruzione di falsi siti internet che riproducono quelli degli intermediari bancari, installazione via internet di software “spia” sui computer dei titolari dei rapporti on line, etc.)”.
Tra le possibili anomalie riportate nello schema, si evidenzia:
– l’apertura di conti on line, che dopo un periodo iniziale di inattività, risultano alimentati con bonifici di consistente importo ovvero tramite molteplici bonifici per importi inferiori alla soglia di registrazione, disposti nel medesimo giorno o comunque in un breve lasso di tempo;
– l’attivazione in un arco temporale molto ristretto di una o più carte prepagate da parte di soggetti esteri;
– il trasferimento all’estero tramite money transfer di somme di importo rilevante, effettuato con più operazioni disposte da una pluralità di soggetti in ristretti archi temporali, a favore di uno stesso nominativo;
– l’operatività complessiva, di consistente importo, concentrata per lo più nei periodi feriali e/o a ridosso dei fine settimana.
Viceversa, con gli schemi in tema di frodi all’IVA intracomunitaria, viene sollevata l’attenzione degli intermediari bancari e finanziari e dei professionisti sulla necessità di effettuare un costante e attento monitoraggio delle transazioni relative ai soggetti operanti, in particolare, nel commercio di beni a contenuto tecnologico, di autoveicoli e in generale di beni agevolmente trasportabili e di largo consumo (ad esempio, prodotti informatici, telefoni cellulari, elettrodomestici).
L’esigenza muove dalla considerazione che il fenomeno dell’IVA intracomunitaria consente, attraverso condotte penalmente rilevanti, di sottrarre ingenti risorse finanziarie 39
All’erario e di assicurare notevoli profitti alle organizzazioni criminali.
Tra le anomalie soggettive ed oggettive riconducibili al fenomeno criminoso, viene evidenziata l’operatività connessa a:
– imprese con capitale non superiore ai limiti previsti, prive di unità operative ovvero aventi sede in Paesi a regime fiscalmente privilegiato o non equivalente nel contrasto al riciclaggio;
– imprese che, di norma, non richiedono affidamenti né sono titolari di altre attività finanziarie presso l’intermediario;
– imprese che risultano cedute ovvero cessate poco tempo dopo la loro costituzione;
– vorticose movimentazioni di conto con flussi d’importo molto rilevante in un ristretto periodo di tempo oppure giri di fondi per importi ingenti fra imprese riconducibili ai medesimi soggetti;
– flussi in entrata con contestuali trasferimenti di denaro privi di apparente giustificazione commerciale, in favore di società che non appaiono collegabili all’attività del cliente.
(5) Tutela della riservatezza
La delicatezza dei compiti affidati agli intermediari ed altre categorie di soggetti a fini antiriciclaggio ha imposto l’adozione di adeguate misure di tutela della riservatezza dei segnalanti.
Ne consegue che tutte le informazioni relative alle segnalazioni di operazioni sospette, in ordine sia al contenuto che alla stessa effettuazione, sono soggetti ad un rigoroso regime di segretezza, ai sensi degli artt. 45 e 46 del decreto 231/2007.
– innanzitutto:
 l’onere per i soggetti obbligati e gli ordini professionali di garantire la riservatezza delle persone che effettuano la segnalazione, avendo cura di custodire gli atti ed i documenti in cui sono indicati le generalità dei segnalanti, sotto la diretta responsabilità del titolare dell’attività, del legale rappresentante o del loro delegato ovvero, per gli ordini professionali, del presidente o di un suo delegato;
 il divieto per i soggetti tenuti alla segnalazione e a chiunque ne sia a conoscenza di dare notizia dell’avvenuta comunicazione all’UIF. Il divieto trova eccezione nei casi previsti dall’art. 46 del decreto 231/2007, tra cui si cita la comunicazione effettuata per l’accertamento investigativo ovvero rilasciata alle Autorità di vigilanza durante i controlli; la comunicazione tra intermediari finanziari che appartengono allo stesso gruppo, anche se localizzati in Paesi terzi, a condizione che quest’ultimi applichino misure equivalenti a quelle previste dal decreto 231/2007; la comunicazione tra professionisti che svolgono la prestazione in forma associata, in qualità di dipendenti o collaboratori, anche se localizzati in Paesi terzi, ferma restando comunque l’adozione di misure equivalenti in materia di antiriciclaggio;
 il divieto per i soggetti obbligati di comunicare al soggetto interessato o a terzi l’avvenuta segnalazione di operazioni sospette, ovvero che è in corso o può essere svolta un’indagine in materia di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo;
– in secondo luogo, misure di tutela dei segnalanti per l’UIF, la Guardia di Finanza, la Direzione Investigativa Antimafia, le Autorità di vigilanza di settore e gli ordini professionali, secondo cui la trasmissione delle segnalazioni di operazioni sospette, le eventuali richieste di approfondimento e gli scambi di informazioni tra queste Autorità devono avvenire per via telematica, con modalità idonee a garantire la riferibilità della trasmissione dei dati ai soli soggetti interessati, nonché l’integrità delle informazioni trasmesse;
– in terzo luogo, oneri supplementari per la UIF e gli Organi investigativi, cui spetta il compito di adottare, sentito il Comitato di Sicurezza Finanziaria, misure idonee ad assicurare, nell’esercizio della propria attività istituzionale, la massima riservatezza dell’identità dei soggetti che effettuano la segnalazione;
– infine, precise garanzie per l’identità dei segnalanti anche in caso di denuncia da parte di pubblici ufficiali o incaricati di un pubblico servizio (art. 331 c.p.p.) o di rapporto da parte della polizia giudiziaria ai sensi dell’art. 347 c.p.p.; in questi casi, l’identità sia delle persone fisiche che dei soggetti destinatari degli obblighi non va menzionata, anche qualora la stessa sia conosciuta.
Questo divieto può essere superato solo dall’Autorità Giudiziaria con decreto motivato, qualora si ritenga che la conoscenza dell’identità dei segnalanti possa essere indispensabile ai fini dell’accertamento dei reati per i quali si procede. In caso di sequestri di atti o di documenti dovranno poi essere adottate le necessarie cautele per assicurare la riservatezza delle persone fisiche e dei soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio.
Gli obblighi degli Organi di controllo
(1) Definizione di Organi di controllo
Per Organi di controllo interni si intendono il collegio sindacale, ivi compreso il “sindaco unico” (figura introdotta dalla legge di stabilità n. 183 del 12 novembre 2011), il consiglio di sorveglianza, il comitato di controllo di gestione, l’Organismo di vigilanza di cui all’articolo 6, comma 1, del decreto legislativo n. 231/200139 e qualsiasi altro soggetto incaricato di tale tipologia di controllo.
Si tratta di un Organismo istituito dall’ente e dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo, cui il decreto legislativo n. 231/2001 in tema di responsabilità amministrativa degli enti dipendenti da reato, attribuisce il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire la commissione dei cosiddetti reati-presupposto della responsabilità. 40 Il sistema dualistico o monistico devono essere espressamente adottati in sede di costituzione della società o con successiva modifica statutaria.
In merito alle funzioni dell’Organo di controllo interno, si rammenta che nell’ambito dei tre sistemi di amministrazione previsti dal codice civile in attuazione della riforma societaria avvenuta con il decreto legislativo n. 181 del 28 giugno 2003 (sistema tradizionale, sistema dualistico e sistema monistico):
– il collegio sindacale costituisce l’Organo di controllo interno nel cosiddetto sistema tradizionale, basato sulla presenza di due Organismi, entrambi di nomina assembleare: l’Organo amministrativo (amministratore unico o consiglio di amministrazione) ed il collegio sindacale, con funzioni circoscritte al controllo sull’amministrazione societaria. Il controllo contabile, in passato svolto dallo stesso collegio sindacale, è affidato di norma ad un Organo di controllo esterno alla società, ossia i revisori contabili o le società di revisione (ora revisori legali, per effetto della riforma di cui al decreto legislativo n. 39 del 27 gennaio 2010)42. Solo per le società per azioni non quotate e non tenute alla redazione del bilancio consolidato, il collegio sindacale può – in via derogatoria – rivestire entrambe le funzioni di organo di controllo contabile e di controllo interno sull’amministrazione;
– il consiglio di sorveglianza, di nomina assemblare, svolge, nel sistema dualistico43 di amministrazione e controllo, oltre a funzioni di indirizzo della gestione che nel sistema tradizionale sono dell’assemblea dei soci (ad esempio, approvazione del bilancio), anche le funzioni di Organo di controllo interno proprie del collegio sindacale;
– il comitato per il controllo sulla gestione, costituisce invece l’Organo di controllo interno nel sistema monistico, in cui l’attività di amministrazione societaria è svolta dal consiglio di amministrazione.
(2) Obblighi
Pertanto, ai sensi dell’art. 12, comma 3 bis, del decreto 231/2007, i componenti degli Organi di controllo interni dei destinatari della normativa antiriciclaggio – in quanto incaricati di norma della sola vigilanza sulla amministrazione della società – sono esonerati dagli obblighi di adeguata verifica, registrazione e segnalazione di operazioni sospette.
Gli stessi sono tenuti unicamente agli adempimenti di vigilanza specificatamente indicati nell’art. 52 del decreto 231/2007, per verificare – nell’ambito delle proprie competenze ed attribuzioni – l’osservanza della disciplina antiriciclaggio da parte degli operatori ex artt. 10, 11, 12, 13 e 14, del decreto 231/2007, per i quali svolgono funzioni di controllo.
Più precisamente, nell’espletamento dell’attività di vigilanza, gli Organi di controllo sono chiamati a:
– comunicare, senza ritardo, alle Autorità di vigilanza di settore tutti gli atti o fatti di cui vengono a conoscenza nell’esercizio dei propri compiti, che possono costituire una violazione delle disposizioni emanate dalle medesime Autorità di vigilanza, ai sensi dell’art. 7, comma 2, del decreto 231/2007;
– comunicare, senza ritardo, al titolare dell’attività o al legale rappresentante o a un suo delegato, le infrazioni alle disposizioni in materia di segnalazione di operazione sospetta di cui ha notizia;
– comunicare, entro trenta giorni, al Ministero dell’Economia e delle Finanze le infrazioni alle disposizioni sulla limitazioni al denaro contante ed agli altri strumenti di pagamento, di cui agli artt. 49, commi 1, 5, 6, 7, 12, 13 e 14, e 50 del decreto 231/2007;
– comunicare, entro trenta giorni, alle Autorità di vigilanza di settore le infrazioni alle disposizioni in materia di registrazione dei dati e delle informazioni di cui si ha avuto notizia.
Filed Under: Antiriciclaggio, Antiriciclaggio per intermediari, professionisti e revisori Tagged With: adeguata verifica clientela, antiriciclaggio, intermediari, manuale antiriciclaggio, modalità, normativa antiriciclaggio, obblighi antiriciclaggio, procedure rafforzate, procedure semplificate, professionisti, revisori, segnalazione operazioni sospette
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