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Timestamp: 2019-03-19 15:00:29+00:00
Document Index: 132292181

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 16', 'art. 194', 'art. 6', 'art. 194', 'art. 188', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 188', 'art. 69']

Registri o SISTRI? Riflessioni sul futuro della tracciabilità dei rifiuti | Teknoring
Un’analisi all’indomani della soppressione del SISTRI. Quali conseguenze per gli operatori e per il sistema della tracciabilità dei rifiuti?
A cura del prof. Stefano Maglia
Il 12 febbraio 2019 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale (G.U. n. 36 del 12 febbraio 2019) la Legge 11 febbraio 2019, n. 12 (1) – in vigore dal 13 febbraio 2019 – di conversione, con modificazioni, del D.L. 14 dicembre 2018, n. 135 (2), con la conferma definitiva, per effetto di quanto disposto dall’art. 6, della soppressione dal 1° gennaio 2019 del sistema SISTRI, dopo anni passati in attesa della sua piena operatività. Ma non solo.
Il citato art. 6 – Disposizioni in merito alla tracciabilità dei dati ambientali inerenti rifiuti – spiana la strada al nuovo sistema costituito dal Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti il quale, gestito direttamente dal Ministero dell’Ambiente, pare di primo acchito una trasposizione in chiave 2.0 del SISTRI, con il pericolo di una ripetizione delle criticità già sperimentate dal vecchio sistema.
Ma non è mai bene essere precipitosi. Data la fotografia del quadro attuale, si avrà una visione più chiara dei dettagli che la compongono solo attraverso il raffronto con la situazione precedente.
Benché si trattasse di un sistema che non è mai riuscito ad ingranare, difatti, esso incideva con un certo peso sulla complessa macchina normativamente disegnata a garanzia della tracciabilità, tanto che, fin dai primi due commi (che hanno sancito la sua fine) dell’articolato innanzi richiamato, evidenti sono i riflessi generati da una tale previsione: “1. Dal 1° gennaio 2019 è soppresso il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) […].
a) gli articoli 16, 35, 36, 39 commi 1,2, 2-bis, 2-tere 2-quater, 9, 10 e 15, del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205 […]”.
Come ben si può notare dal secondo comma del richiamato art. 6, assieme al SISTRI sono abrogate una serie di disposizioni di legge, tra le quali spicca anzitutto l’art. 16 del D.Lgs. n. 205/2010, la norma con la quale erano state introdotte le nuove versioni degli articoli 188 (Responsabilità), 189 (MUD), 190 (registri) e 193 (formulario) che sono oggi, quindi, da continuare ad applicarsi “nel testo previgente alle modifiche apportate […]” (comma 3-ter) (3).
In concreto, dunque, si continuerà ad utilizzare la modulistica da sempre richiesta in regime di doppio binario (FIR, Registro C/S, MUD).
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A volte ritornano. Difatti, benché si sia premessa la soppressione del sistema, come anticipato, da quanto si apprende dal nuovo riferimento normativo, il SISTRI sembra destinato a rivivere in un sistema binario nel quale è coinvolto un altro importante processo ancora in fasce, quello della digitalizzazione degli adempimenti che ha fatto ingresso nel nostro ordinamento appena l’anno scorso.
Dal 1° gennaio 2018, infatti, con la Legge di Bilancio – n. 205/2017 – è stato introdotto nel D.Lgs. n. 152/2006, l’art. 194-bis il quale recita: “1. In attuazione delle disposizioni del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e per consentire la lettura integrata dei dati riportati, gli adempimenti relativi alle modalità di compilazione e tenuta del registro di carico e scarico e del formulario di trasporto dei rifiuti di cui agli articoli 190 e 193 del presente decreto possono essere effettuati in formato digitale.
2. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può, sentiti il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero dello sviluppo economico, l’Agenzia per l’Italia digitale e l’Unioncamere, con proprio decreto, predisporre il formato digitale degli adempimenti di cui al comma 1.
Tornando a noi, è lo stesso art. 6 che muove i primi passi verso l’anticipata direzione. Infatti, mentre al comma 3 e 3-bis – per effetto degli emendamenti introdotti dal Ddl (4) di conversione del richiamato D.L. Semplificazioni – prevede l’istituzione del nuovo “Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti, gestito direttamente dal Ministero dell’Ambiente”, e rimette la definizione delle modalità di sua organizzazione e funzionamento ad un futuro decreto ministeriale; al comma 3-ter, dispone che dal 1° gennaio 2019 e fino al termine di piena operatività del Registro elettronico nazionale la tracciabilità dei rifiuti va garantita non solo effettuando gli adempimenti con riferimento agli articoli 188, 189, 190 e 193 del D.Lgs. n. 152/2006 ma “anche mediante le modalità di cui all’articolo 194-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006 […]” e, quindi, procedendo con la trasmissione e l’archiviazione di Registro C/S e FIR in formato digitale.
Benché, nel momento in cui si scrive, la digitalizzazione come innanzi esposta rappresenti solo un’opzione di cui non esiste nemmeno una procedura ufficiale (si pensi, a tal proposito, che ai sensi del comma 2, dell’art. 194-bis, D.Lgs. n. 152/2006, “Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può, sentiti il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero dello sviluppo economico, l’Agenzia per l’Italia digitale e l’Unioncamere, con proprio decreto, predisporre il formato digitale degli adempimenti di cui al comma 1”), chiara risulta la tendenza per il futuro: un obiettivo importante di cui si dovrà necessariamente tenere conto nella predisposizione degli strumenti necessari all’implementazione del nuovo sistema così come espresso dal richiamato comma 3-bis del medesimo articolato.
Sempre per effetto degli emendamenti introdotti dal Ddl di conversione, poi, il comma 3 sembra di fatto estendere l’operatività del nuovo registro rispetto al campo di applicazione in precedenza previsto: “3. […] sono tenuti ad iscriversi, entro il termine individuato con il decreto di cui al comma 3-bis, gli enti e le imprese che effettuano il trattamento dei rifiuti, i produttori di rifiuti pericolosi e gli enti e le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti pericolosi a titolo professionale o che operano in qualità di commercianti ed intermediari di rifiuti pericolosi, i Consorzi istituiti per il recupero e il riciclaggio di particolari tipologie di rifiuti, nonché, con riferimento ai rifiuti non pericolosi, i soggetti di cui all’articolo 189, comma 3, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. […]”.
Ricordiamo a questo punto che il campo di applicazione del SISTRI era stato oggetto di varie modifiche (D.L. 31 agosto 2013, n. 101 (5), convertito con modificazioni dalla L. 30 ottobre 2013, n. 125 (6) (7); Decreto del 24 aprile 2014 (8) (9) e Legge n. 221 del 28 dicembre 2015 (10) (11) fino ad arrivare – tra esenzioni e limiti dimensionali – all’ultima versione dell’art. 188-ter, D.Lgs. n. 152/2006 (12).
La soppressione del SISTRI, tuttavia, ha comportato ben altri strascichi sugli operatori chiamati a parteciparvi.
Mentre si discute già dei nuovi contributi esigibili con l’attuazione del Registro elettronico nazionale (comma 3-quater, art. 6), è bene non dimenticare che, benché il contributo SISTRI non risulti più esigibile a partire dal 1° gennaio 2019, nessun colpo di spugna è, invece, previsto per gli importi non versati negli anni precedenti che restano dovuti al sistema.
Lo stesso colpo di spugna che ha portato alla soppressione del SISTRI ma che, tuttavia, non potrà cancellare come se non fossero mai esistite le migliaia di chiavette USB e di Black Box – ancora sparse sul territorio nazionale in attesa di sapere – invano – quale sarà il loro destino.
Basti sapere che per la loro restituzione e disinstallazione ad oggi il MATTM non ha fornito alcuna indicazione, se non quelle già contenute in specifiche comunicazioni (Circolare n. 250 del 28 febbraio 2011) e manuali operativi che, tuttavia, oggi risultano ben poco utili e, peraltro, non rintracciabili in quanto quello che era il sito istituzionale è stato dismesso in fretta e furia cancellando ogni traccia del sistema.
L’Albo Nazionale Gestori Ambientali poi, su indicazione di Unioncamere e del Comitato di interrompere tutte le attività, ha sospeso il rilascio dei voucher sulla base dei quali l’elettrauto “convenzionato” era autorizzato a disinstallare le Black Box, con la conseguenza che agli operatori un tempo obbligati all’installazione, oggi è di fatto non solo negata ma persino ostacolata la loro disinstallazione.
Inoltre, posto che si tratta di apparecchiature concesse in comodato d’uso, è evidente la carenza da parte dell’Autorità competente che avrebbe già dovuto opportunamente prevedere una procedura da seguire in tal senso, con la conseguenza paradossale che tale mancanza potrebbe tranquillamente portare ad uno stallo nella gestione di questi rifiuti derivanti proprio dal fine vita di quegli strumenti che avrebbero dovuto garantire la tracciabilità dell’intero sistema.
Come si è già oltremodo avuto modo di sottolineare, addirittura prima di poter brindare alla piena operatività del nuovo sistema (sperando, peraltro, che questa volta ci si arrivi!) è evidente come vi sia già molta carne al fuoco. Rivivendo infelici assonanze con il precedente sistema è facile farsi cogliere nuovamente da vecchi dubbi e riserve. In attesa del decreto che, secondo il richiamato comma 2-bis dell’art. 6, L. n. 12/2019, dovrebbe definire le modalità di organizzazione e funzionamento, non si può far altro che auspicare, avendo oggi la possibilità di effettuate le dovute comparazioni, l’implementazione di un sistema più semplice, flessibile e comportante minori sovraccarichi, scongiurando che su di esso possano verificarsi gli stessi rinvii all’effettiva operatività che hanno attanagliato il SISTRI e che costituiscono prova (provata!) della disfunzionalità operativa del precedente sistema.
(1) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione.
(2) Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione (G.U. n. 290 del 14-12-2018). Provvedimento entrato in vigore il 15 dicembre 2018.
(3) Per maggior approfondimento si veda S. MAGLIA, Qual è il testo vigente dell’art. 188 T.U.A. sugli obblighi del produttore di rifiuti? in www.tuttoambiente.it
(4) Trattasi del Disegno di legge S. 989, “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione” poi approvato definitivamente il 7 febbraio 2019 (Disegno di legge C. 1550).
(5) Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni (G.U. Serie Generale n. 204 del 31-08-2013). Entrata in vigore del provvedimento: 1° settembre 2013.
(6) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, recante disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni (GU Serie Generale n.255 del 30-10-2013). Entrata in vigore del provvedimento: 31 ottobre 2013.
(7) È stata data attuazione alla prima modifica del campo di applicazione del sistema prevedendo che solo le imprese e gli enti produttori di rifiuti speciali pericolosi, oltre che tutte le imprese dedite alla gestione dei rifiuti pericolosi, fossero tenute a usare il SISTRI.
(8) Disciplina delle modalità di applicazione a regime del SISTRI del trasporto intermodale nonché specificazione delle categorie di soggetti obbligati ad aderire, ex articolo 188-ter, comma 1 e 3 del decreto legislativo n. 152 del 2006 (G.U. Serie Generale n. 99 del 30-04-2014).
(9) Si è introdotto il limite dimensionale minimo di 10 dipendenti per i produttori di rifiuti speciali pericolosi tenuti ad impiegare il SISTRI, e alcune esenzioni per determinate categorie di attività economiche (agricoltori, pescatori professionali acquacoltori), applicabili anche nel caso in cui la dimensione aziendale fosse stata superiore al limite indicato.
(10) Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali (G.U. Serie Generale n. 13 del 18-01-2016). Entrata in vigore del provvedimento: 2 febbraio 2016.
(11) L’art. 69 della Legge n. 221 del 28 dicembre 2015 ha esonerato, senza alcun riferimento al numero di dipendenti, le imprese che esercitano le attività economiche identificate con i seguenti codici ATECO:
(12) Il quale si rivolgeva a:
Come anticipato, tale individuazione dei soggetti obbligati doveva essere integrata e modificata sia alla luce del D.M. 24 aprile 2014 sia della Legge n. 221 del 28 dicembre 2015.
Per un maggior approfondimento si veda P.PIPERE, Guida al SISTRI: il Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, in www.tuttoambiente.it
esperto in materia ambientale
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