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Timestamp: 2018-10-18 18:45:55+00:00
Document Index: 127465839

Matched Legal Cases: ['art. 585', 'art. 279', 'sentenza ', 'art. 269', 'art. 585', 'art. 585', 'art. 585', 'art. 581', 'art. 279', 'art. 269', 'art. 585']

CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez.3^ 18/12/2017 Sentenza n.56281 | AmbienteDiritto.it
INQUINAMENTO ATMOSFERICO - Impianti produttivi di emissioni - Emissioni in atmosfera in assenza della prescritta autorizzazione - Artt.103, 279, 269 d.lgs. n.152/06.
In tema di inquinamento atmosferico, l'autorizzazione all'esercizio di impianti produttivi di emissioni ha funzioni non soltanto abilitative, ma anche di controllo del rispetto della normativa di settore e presuppone, per il rilascio, un procedimento amministrativo complesso, che involge anche aspetti prettamente tecnici, deve escludersi la possibilità di provvedimenti equipollenti o sostitutivi del formale atto autorizzativo. Nel caso di specie, del tutto irrilevante un'autorizzazione paesaggistica, che nulla aveva a che vedere con la disciplina dell'inquinamento atmosferico.
CODICE DELL'AMBIENTE - Tutela ambientale - Funzione abilitativa e di controllo dell'autorizzazione - Valutazione e monitoraggio ecologico della P.A. - Scarichi al suolo.
In tema di tutela ambientale, l'autorizzazione svolge non soltanto una funzione abilitativa, cioè di rimozione di un ostacolo all'esercizio di alcune facoltà, ma assume anche un ruolo di controllo del rispetto della normativa e dei correlati standards e consente il cosiddetto monitoraggio ecologico, sicché la mancanza di detto provvedimento incide su alcuni interessi protetti dal precetto penale. Conseguentemente, l'omessa valutazione della P.A. impedisce quella conoscenza ed informazione ambientale e quel controllo sull'attività cui sono deputati il procedimento autorizzatorio e le relative sanzioni in caso di disobbedienza a questi precetti, comportando perciò una effettiva conseguenza pericolosa, in quanto conoscenza ed informazione sono strumenti necessari per la prevenzione. Pertanto solo dopo aver ottenuto il provvedimento autorizzatorio può affermarsi che sono venute meno le conseguenze pericolose eliminabili dal contravventore (Fattispecie: emissioni in atmosfera in assenza della prescritta autorizzazione e scarico vietato di acque reflue industriali con recapito sul suolo).
DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Omessa indicazione degli articoli di legge nell'imputazione - Limiti alla compressione dell'esercizio del diritto di difesa - Puntuale indicazione del fatto.
In linea generale, anche l'omessa indicazione degli articoli di legge nell'imputazione sarebbe irrilevante e non determinerebbe alcuna nullità, salvo che non si traduca in una compressione dell'esercizio del diritto di difesa, poiché ciò che rileva è la puntuale indicazione del fatto (Cass., Sez. 3, n. 5469 del 05/12/2013 (dep.2014), Russo).
Udito il difensore che chiede l'accoglimento del ricorso;
2. Con un primo motivo di ricorso deduce la violazione dell'art. 585, comma 4 cod. proc. pen. ed il vizio di motivazione, osservando che la Corte territoriale avrebbe erroneamente rilevato la tardività dei motivi nuovi depositati da uno dei difensori, in quanto il termine di legge sarebbe stato rispettato.
4. Con un terzo motivo di ricorso lamenta la violazione di legge ed il vizio di motivazione in relazione alla contravvenzione di cui all'art. 279 d.lgs. 152\06, rilevando che i riferimenti normativi richiamati nell'imputazione riguarderebbero le modifiche sostanziali degli impianti e che, dal tenore della sentenza impugnata, emergerebbe che, nel caso di specie, si verserebbe in ipotesi di "impianto esistente" e non di "impianto nuovo", sicché la Corte di appello avrebbe dovuto motivare non sull'assenza di autorizzazione, che sarebbe stata conseguita, quanto, piuttosto, sull'adempimento o meno delle incombenze previste dall'art. 269, comma 8 d.lgs. 152\06.
6. In data 30/5/2017 ha depositato motivi nuovi, deducendo la violazione dell'art. 585, comma 4 cod. proc. pen. ed il vizio di motivazione.
Va osservato, con riferimento al primo motivo di ricorso. che l'art. 585, comma 4 cod. proc. pen., consente, come è noto, la presentazione, nella cancelleria del giudice della impugnazione, di motivi nuovi fino a quindici giorni prima dell'udienza.
Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte i "motivi nuovi" a sostegno dell'impugnazione, previsti tanto nella disposizione di ordine generale contenuta nell'art. 585, quarto comma, cod. proc. pen., quanto nelle altre disposizioni che ne prevedono la presentazione, devono avere ad oggetto i capi o i punti della decisione impugnata che sono stati enunciati nell'originario atto di gravame ai sensi dell'art. 581, lett. a), cod. proc. pen. (Sez. U, n. 4683 del 25/2/1998, Bono ed altri, Rv. 21025901 e succ. conf., da ultimo, Sez. 2, n. 53630 del 17/11 /2016, Braidic, Rv. 26898001).
La Corte di appello ha, nel caso di specie, testualmente affermato, in relazione ai "nuovi motivi di appello" depositati il 25/2/2016 dall'Avv. Lorenzo GORLA, che "tale secondo atto di impugnazione è in parte tardivo e dunque inammissibile nelle questioni nuove proposte nel merito e in relazione a quelle non rilevabili d'ufficio".
3. Anche l'infondatezza del terzo motivo di ricorso risulta di macroscopica evidenza.
Invero l'art. 279 d.lgs. 152\06 sanziona, nel comma 1, prima parte, la installazione o l'esercizio di uno stabilimento in assenza della prescritta autorizzazione, ovvero la continuazione di detto esercizio con autorizzazione
L'art. 269, comma 1 del d.lgs. 152\06 stabilisce, salvo le eccezioni espressamente indicate, l'obbligo dell'autorizzazione per tutti gli stabilimenti che producono emissioni.
Vale la pena ricordare, a tale proposito, quanto osservato in una risalente decisione di questa Sezione ove, con argomentazioni tuttora valide, si è fatto rilevare come nel settore ambientale, l'autorizzazione svolga non soltanto una funzione abilitativa, cioè di rimozione di un ostacolo all'esercizio di alcune facoltà, ma assume anche un ruolo di controllo del rispetto della normativa e dei correlati standards e consente il cosiddetto monitoraggio ecologico, sicché la mancanza di detto provvedimento incide su alcuni interessi protetti dal precetto penale. Conseguentemente, l'omessa valutazione della P.A. impedisce quella conoscenza ed informazione ambientale e quel controllo sull'attività cui sono deputati il procedimento autorizzatorio e le relative sanzioni in caso di disobbedienza a questi precetti, comportando perciò una effettiva conseguenza pericolosa, in quanto conoscenza ed informazione sono strumenti necessari per la prevenzione. Pertanto solo dopo aver ottenuto il provvedimento autorizzatorio può affermarsi che sono venute meno le conseguenze pericolose eliminabili dal contravventore (Sez. 3, n. 3589 del 13/3/1996, Sacerdote, Rv. 20578101 ).
L'articolo 269 d.lgs. 152\06 dispone, infatti, come si è già detto, che per tutti gli stabilimenti che producono emissioni deve essere richiesta un'autorizzazione ed indica, dettagliatamente, i contenuti della domanda, la procedura conseguente, la messa in esercizio e la messa a regime dell'impianto ed il regime delle modifiche degli impianti autorizzati.
5. Va conseguentemente affermato il principio secondo il quale, considerato che l'autorizzazione all'esercizio di impianti produttivi di emissioni ha funzioni non soltanto abilitative, ma anche di controllo del rispetto della normativa di settore e presuppone, per il rilascio, un procedimento amministrativo complesso, che involge anche aspetti prettamente tecnici, deve escludersi la possibilità di provvedimenti equipollenti o sostitutivi del formale atto autorizzativo.
6. Nel caso di specie, dunque, bene ha fatto la Corte di appello a ritenere del tutto irrilevante un'autorizzazione paesaggistica, che nulla aveva a che vedere con la disciplina dell'inquinamento atmosferico.
Ai sensi dell'art. 585, comma 4 cod. proc. pen. l'inammissibilità dell'impugnazione si estende ai motivi nuovi
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