Source: https://www.liviapassalacqua.com/articoli/la-corte-europea-sullergastolo-ostativo/
Timestamp: 2020-07-12 16:58:09+00:00
Document Index: 444052

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 48', 'art. 52', 'art. 54', 'art. 4', 'art. 416', 'art. 630', 'art. 74', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 58']

La Corte Europea sull'ergastolo ostativo. - Avvocato Penalista a Milano Livia Passalacqua
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L’ergastolo (art. 22 C.p.) è una pena detentiva prevista nel nostro ordinamento la cui caratteristica principale consiste nella perpetuità ed è inflitta per reati gravi e di maggior allarme sociale.
Coloro ai quali è stata inflitta la pena dell’ergastolo, possono comunque, ricorrendo i presupposti di legge, accedere ad alcuni benefici previsti dalla legge penitenziaria. Fra questi, per esempio, la semilibertà, prevista dall’art. 48 o.p., che consiste nella concessione al condannato e all’internato di trascorrere parte del giorno fuori dell’istituto per partecipare ad attività lavorative, istruttive o comunque utili al reinserimento sociale. Ancora, i permessi premio, previsti dall’Art. 30 ter o.p., per coltivare interessi affettivi, culturali e di lavoro; la licenza, prevista dall’art. 52 o.p., di durata non superiore a giorni quarantacinque all’anno, sottoposta al regime della libertà vigilata; la liberazione anticipata, prevista dall’art. 54 o.p, che comporta una detrazione di quarantacinque giorni per ogni singolo semestre di pena scontata, tenendo anche in considerazione il periodo trascorso in custodia cautelare o di detenzione domiciliare.
Si considera invece ergastolo ostativo, “l’eccezione alla regola”, ossia l’ergastolo che non permette al condannato di ricevere alcun beneficio o premio, con riferimento ai condannati considerati “altamente pericolosi” in riferimento all’art. 4 bis della L. 26 Luglio 1975, n. 354.
Detta norma, elenca una serie di reati di particolare allarme sociale che sarebbero ostativi al riconoscimento di benefici e misure alternative. Fra questi, a titolo non esaustivo, compaiono i reati associativi di tipo mafioso (art. 416bis c.p.), sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c.p.), associazione finalizzata al traffico di droga (art. 74 D.P.R n. 309/1990).
La Corte di Strasburgo, con Sentenza 13 giugno 2019, si è pronunciata sulle modalità operative dell’ergastolo ostativo nell’ordinamento italiano, a seguito di ricorso di Marcello Viola.
Questi fu condannato una prima volta a dodici anni reclusione per delitti associativi di tipo mafioso quale promotore e poi in un secondo processo fu condannato alla pena dell’ergastolo, essendo stato ritenuto colpevole altresì di omicidio.
Nel ricorso Marcello Viola deduce l’illegittimità dell’ergastolo ostativo avuto riguardo all’art. 3 CEDU, considerato che la pena dell’ergastolo per i reati di cui all’art. 4bis della legge sull’ordinamento penitenziario perde il suo carattere ostativo, solo laddove il condannato provveda a collaborare coll’autorità giudiziaria ex art. 58 ter o.p..
Ad avviso della CEDU, la possibilità di accedere ai benefici penitenziari solo attraverso collaborazione con la giustizia non è ritenuta un correttivo sufficiente, ed è considerata trattamento contrario alla dignità umana.
La mancata collaborazione con la giustizia, specifica la Corte di Strasburgo, non deve essere e non è sempre sinonimo di pericolosità, pertanto deve essere offerta al detenuto la possibilità di reinserimento all’interno della società, dovendosi dunque preventivamente stabilire per i condannati le condizioni ulteriori e diverse dalla collaborazione da assolvere per poter aspirare alla liberazione, e d’altra parte strutturare la procedura attraverso riesami periodici della situazione del detenuto.
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