Source: http://territoriolibero.net/2014/05/cosa-ha-portato-a-far-decadere-il-consiglio-direttivo-e-a-indire-lassemblea-straodinaria-del-31-maggio/
Timestamp: 2018-01-17 18:07:19+00:00
Document Index: 183862619

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 6', 'art. 16', 'art.11', 'art. 10', 'art. 10']

COSA HA PORTATO A FAR DECADERE IL CONSIGLIO DIRETTIVO E A INDIRE L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DEL 31 MAGGIO? | Territorio Libero — Svobodno Ozemlje — Free Territory of Trieste
COSA HA PORTATO A FAR DECADERE IL CONSIGLIO DIRETTIVO E A INDIRE L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DEL 31 MAGGIO?
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Questo documento è presentato a nome dei consiglieri dimissionari dal Consiglio Direttivo e dalla maggioranza del Collegio dei Soci Fondatori.
Perché abbiamo atteso tanto prima di rispondere?
Perché qualche settimana fa nessuno ci avrebbe creduto; l’immagine che il Presidente si era creata sarebbe stata più potente di qualsiasi evidenza.
Scriviamo a tutti i Soci, a tutte le persone di pensiero, a tutti gli indecisi e gli increduli, a quelli che sono stati “bannati”, a quelli a cui è stato tolto il diritto di parola e di confronto e non hanno potuto esprimere un pensiero diverso da quello diffuso e imposto da chi si è arrogato il diritto di decidere per tutti. Perché solo ora potete capire che cosa succedeva in quella sede; solo ora che avete visto in che modo veniva preteso l’allineamento, in che moda veniva messo a tacere ciò che risultava scomodo, in che modo tutto veniva manipolato per delegittimare il Popolo del TLT, sostenendo e promuovendo una linea distruttiva per il nostro Movimento. Ora lo avete provato sulla vostra pelle e su quella dei vostri conoscenti; ora potete sapere.
Non credete alle nostre parole, verificatele personalmente; solo così potete essere certi di ciò che sta succedendo e potrete scegliere per tutti noi, per il futuro del TLT.
Il diritto allo Statuto.
Da mesi, all’interno della sede del MTL, si era creato un meccanismo “presidente-centrico”, dove questi agiva “in nome e per conto” di tutti, sostituendosi alle volontà dell’Assemblea e ai compiti del Consiglio Direttivo. Questi comportamenti corrispondevano alle regole previste dallo Statuto? La domanda è alquanto rilevante. Definisce il confine tra un Movimento popolare, all’interno del quale alcune persone sono delegate (votate) ad agire per loro nel rispetto di un mandato, ovvero nel rispetto di uno Statuto e tra un gruppo centrato attorno ad un’unica figura, per cui il mandato si configura nella volontà e nelle azioni del singolo, che diventa automaticamente depositario vivente dello statuto stesso, indipendentemente da cosa questo statuto prevede.
Invitiamo dunque tutti a munirsi dello Statuto, per seguire nel migliore dei modi questo documento. In particolare gli articoli 1, 6, 9, 10, 11 e 16 comma 5.
Gli articoli che non sono mai stati esposti sinora sono gli art. 1 e 6, che meritano un loro spazio.
Art. 1: Denominazione e sede.
“è costituita l’associazione politica senza fini di lucro denominata MOVIMENTO TRIESTE LIBERA, con sede a Trieste, d’ora in poi chiamato Movimento per brevità.
L’attività del Movimento è regolato dal presente Statuto.”
L’articolo 1 sancisce l’esistenza stessa del Movimento, specificando chiaramente che la stessa esistenza del Movimento è subordinata allo Statuto.
Art. 6: Efficacia dello Statuto.
“Il presente Statuto vincola alla sua osservanza i soci del Movimento. Esso costituisce la regola fondamentale di comportamento dell’attività del Movimento stesso.”
Per l’art. 6, tutto ciò che non corrisponde alle regole espresse dallo Statuto, è da considerarsi non compatibile con le attività del Movimento e non compatibile al ruolo di socio del Movimento.
Avere questo pensiero di riferimento è fondamentale per la comprensione di ciò che è o non è legale, di ciò che è o non è il senso e il significato di questo Movimento.
Dopo aver chiesto, numerose volte, spiegazioni sulle decisioni e sulle azioni che il Presidente stava compiendo di iniziativa personale, il Segretario Vito Potenza presenta una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente stesso.
Il Presidente non ha mai risposto alla richiesta del Segretario ma ha invece agito l’espulsione del Consigliere. O meglio: la sua “momentanea sospensione”, senza specificare la durata della sospensione). A seguito della loro partecipazione a titolo personale alla manifestazione del 25 aprile in piazza S. Marco di Venezia (la bandiera dispiegata in quell’occasione non contiene infatti alcun logo che la riferisca al Movimento; contiene invece la scritta “TLT”, portata con onore alla visibilità del più largo pubblico), il Presidente, avvalendosi della complicità di una minoranza di consiglieri a lui fedeli, espelle (o “sospende temporaneamente” a tempo indefinito) Vito Potenza (Segretario del Direttivo), Adriano Ciacchi (consigliere e membro del Collegio dei Fondatori) e Sandro Gombac (membro del Collegio dei Fondatori e primo Presidente del MTL) dal Movimento, e altri due soci, con funzioni rilevanti all’interno del Movimento.
Da quel momento, inizia un rapido susseguirsi di menzogne “pseudo legalizzate” che hanno alimentato tensioni, dubbi e sfiducia, fino a portare alla disgregazione e ad avvicinare pericolosamente la causa al declino (per una descrizione maggiormente dettagliata dei fatti, si veda il paragrafo: “La costruzione delle menzogne”).
L’atto di espulsione compiuto dal Presidente, con la complicità di alcuni Consiglieri, si rivela in netto contrasto con la volontà della maggioranza dei Consiglieri del Direttivo che, di conseguenza, si dimettono. Nell’assumersi la responsabilità di una decisione che avrebbe inevitabilmente avuto delle ripercussioni sull’intero MTL, nel tentativo di rilegittimare i Cittadini del MTL, contrastando l’opera di accentramento compiuta dal Presidente, i consiglieri dimissionari si avvalgono dell’articolo 10 dello Statuto, il quale prevede esplicitamente: “qualora per qualsiasi motivo venga meno la maggioranza dei consiglieri, l’intero Consiglio Direttivo si intende decaduto e occorre far luogo alla sua rielezione”. In questo modo, e da quel preciso momento, il Consiglio Direttivo è legalmente decaduto (per una maggior visione di insieme si rimanda al paragrafo: “La costruzione delle menzogne”). La decadenza del Consiglio Direttivo non viene perciò sancita in conformità a un punto di vista funzionale o di un’interpretazione soggettiva dello Statuto ma in conformità a un preciso atto formale, previsto all’articolo 10 dello Statuto.
I membri del Consiglio Direttivo informano tempestivamente il Collegio dei Fondatori sulle proprie dimissioni e sulla decadenza del Consiglio Direttivo. In base all’articolo 16 comma 5 dello Statuto, quindi, il Collegio dei Fondatori, prendendo atto dei motivi addotti dai consiglieri dimissionari e verificando che veniva deliberata l’espulsione dei consiglieri di cui sopra in mancanza di due componenti del Consiglio Direttivo (cosa che in sé invalida la delibera perché pone i 6 votanti a favore in posizione di minoranza, 6 su 13), provvede a riunirsi e a convocare l’Assemblea Straordinaria, al fine di dare una pronta risposta alla crisi in atto, e per indire e garantire le elezioni al fine di nominare un nuovo Consiglio Direttivo e un nuovo Presidente (che non esclude la riconferma del Direttivo e del Presidente in corso di mandato).
L’art. 16 comma 5, specifica: “Il Collegio dei Soci Fondatori può convocare l’Assemblea Straordinaria qualora vi fossero gravi dubbi sul buon operato del Consiglio Direttivo”.
Per mandato istituzionale, quindi, il Collegio dei Fondatori si riunisce e delibera una Assemblea Straordinaria per il giorno 31 maggio 2014, come segnalato prontamente sul sito e divulgato in varie pagine facebook.
La decadenza della maggioranza del Consiglio Direttivo impone la rielezione di un nuovo Consiglio Direttivo da parte dell’Assemblea.
Il Collegio dei Fondatori ha il mandato istituzionale di indire un’Assemblea Straordinaria, nei casi in cui ci fossero dubbi sull’operato del CD. Inoltre, verificata la decadenza del Consiglio Direttivo, il Movimento ha la necessità di costituire il prima possibile un nuovo Direttivo.
L’Assemblea Straordinaria viene indetta dal Collegio dei Fondatori per il 31 maggio 2014.
In mancanza di un Consiglio Direttivo legittimato a deliberare, così come da Statuto, il Presidente deve sospendere ogni azione e mantenere l’ordinaria amministrazione sino al giorno della Convocazione dell’Assemblea Straordinaria: “Al Presidente del Movimento spetta, sulla base delle direttive emanate dall’Assemblea e dal Consiglio Direttivo, ai quali comunque il Presidente riferisce circa l’attività compiuta, l’ordinaria amministrazione del Movimento […]” (art.11 dello Statuto).
Per ordinaria amministrazione si intende l’insieme di quelle azioni che, non prevedendo il consenso del Consiglio Direttivo, rientrano nelle operazioni di normale attività (ad esempio, il pagamento delle bollette, delle fatture, ecc.).
Per Statuto, senza l’autorizzazione del Consiglio Direttivo, e fino a nuova elezione, il Presidente non può indire assemblee, non può rilasciare interviste, non può usare i canali di comunicazione ufficiali, e così via. Qualora sia necessario, le incombenze di natura politica devono essere gestite dal Collegio dei Fondatori, il quale rimane l’unico organo di controllo legittimato ad agire sino a quando non sia ripristinata la piena funzionalità politico-amministrativa del Movimento ovvero sino a quando non sia stato nominato il nuovo Consiglio Direttivo. Questo è anche il senso e lo scopo del Collegio dei Fondatori.
È fondamentale che quanto sopra esposto non generi confusione nei soci: non si tratta di un punto di vista personale o di un’interpretazione soggettiva della realtà statutaria.
Nel rispetto dello Statuto del MTL, come previsto, scritto e approvato dai Soci del MTL, l’Assemblea straordinaria del 31 maggio 2014 è lecita, legittima e necessaria.
Sin quando non sarà eletto il nuovo Consiglio Direttivo, qualsiasi altra Assemblea, indetta da chiunque, è al di fuori della legalità prevista dallo Statuto e, pertanto, non rappresenta la volontà dei Soci del Movimento Trieste Libera.
La negazione della legalità
Con il sostegno di un gruppo di fedelissimi e degli ex componenti del Consiglio Direttivo non dimissionario, i quali, a loro volta, negano l’avvenuta decadenza del Consiglio, non riconoscendo in tal modo la legittimità del Collegio dei Fondatori e, con esso, la volontà dei Soci del MTL, il Presidente continua ad agire di propria iniziativa, rinnegando lo Statuto, impossessandosi della sede del Movimento e, convinto di ottenere il consenso popolare, proponendosi quale legittimo presidente in un legittimo direttivo. Anzi nomina addirittura nuovi componenti per il Direttivo per “cooptazione”. In realtà, l’art. 10 prevede al limite la possibilità di cooptare un membro. Non la maggioranza del CD.
Bisogna decidersi: o la tanto declamata legalità si personifica nel sig. Giurastante, che la interpreta a suo gusto e piacimento poiché è la legata fatta carne, oppure la legalità è specificata dallo Statuto, e le previste regole valgono per tutti, senza eccezioni, simpatie e favoritismi.
La costruzione delle menzogne
Dopo essersi autoproclamato legittimo presidente e con il sostegno di un direttivo illegittimo e di alcuni Soci, il Presidente uscente dà avvio ad una campagna di disinformazione e di distrazione finalizzata a negare quanto chiaramente espresso dallo Statuto. Seguono dichiarazioni a finalità plurima: denigrare (financo diffamare) i membri espulsi e dimissionari in modo da minare la loro credibilità agli occhi dei cittadini del TLT; dichiarare illegittimo quanto previsto per Statuto; prendere tempo di fronte ai cittadini per portare impunemente a termine una linea politica personale e non legittimata da alcun legittimo Consiglio Direttivo; rifiutare di rimettere le sorti future del Movimento alla volontà dei suoi aderenti.
Il Presidente, in accordo con i suoi consiglieri decaduti, dichiara di non voler presenziare all’Assemblea Straordinaria del 31 maggio (come da suo dovere statuario) né di voler partecipare in alcun modo a ciò che egli definisce, sulla base di una personale interpretazione dello Statuto, un atto di illegalità. Provvede quindi a sostituire i consiglieri espulsi e dimissionari per cooptazione.
Gli atti illegittimi e la politica della disinformazione
Motivazioni della “temporanea sospensione del socio Vito Potenza”
Nelle motivazioni ufficiali addotte dal Presidente si legge: “la maggioranza dei membri del consiglio direttivo del Movimento Trieste Libera, ha stabilito la temporanea sospensione del socio…”
Ciò non corrisponde al vero. Il provvedimento viene infatti deliberato senza la maggioranza del Consiglio Direttivo, come richiesto dall’articolo 10 dello Statuto. Lo stesso Segretario chiede delucidazioni in merito senza aver ottenuto, a tuttora, alcuna risposta. Il Presidente lascerà poi pubblicamente intendere che, trattandosi di problematiche di “ordinaria amministrazione”, è sufficiente la maggioranza dei membri presenti per convalidare il provvedimento. Ma l’articolo 10 recita: “Per le deliberazioni di straordinaria amministrazione occorre il voto favorevole della maggioranza dei consiglieri in carica”. Dei 13 consiglieri, solo 11 erano presenti e i due assenti non erano stati neanche avvisati di una mozione così grave come quella presentata dal Presidente. Di questi 11 presenti, 6 si sono dichiarati favorevoli alla “sospensione temporanea” dei Soci. Il numero di 6 consiglieri a favore della mozione corrisponde alla maggioranza dei consiglieri presenti, NON alla maggioranza dei consiglieri in carica. Ne consegue che si è in presenza di un vizio di forma che invalida il provvedimento preso di sospensione. Ma il Presidente lo sapeva bene, visto che scrive: “la maggioranza dei membri del Consiglio direttivo ha stabilito la sospensione…”. Un atto quindi più che illegittimo.
Sollevato il problema dell’errata applicazione statuaria, interviene il pubblicista Parovel che, presentandosi implicitamente come un esperto di Statuti, pur senza avere alcuna competenza giuridica riconosciuta e documentata in merito, si fa portavoce dell’unica (a suo dire) possibile interpretazione dello Statuto; si affretta a pubblicare un articolo in cui spiega che il provvedimento preso rientra nell’ambito dell’ordinaria amministrazione e che, pertanto, per convalidarlo è sufficiente la maggioranza dei consiglieri presenti. Gli sfugge però che le sue dichiarazioni sono in contrasto persino con quanto riportato nella dichiarazione ufficiale del Presidente, dove è fatto esplicitamente riferimento alla maggioranza dei membri consiglieri, non alla maggioranza dei consiglieri presenti in quella seduta.
Sostenere che l’espulsione di cinque Soci, peraltro con cariche o ruoli importanti all’interno del Movimento, sia da considerarsi un atto di ordinaria amministrazione lascia alquanto perplessi. Sostenere poi che per la convalida di un provvedimento così grave possa bastare la presenza della maggioranza dei consiglieri presenti pare addirittura millantatorio. Per meglio dire: è una palese menzogna.
Facciamo un esempio: poniamo che a una convocazione del Consiglio Direttivo si presentino solamente 3 consiglieri su 13. Da un punto di vista formale, il numero di 3 è sufficiente per una seduta ordinaria del Consiglio Direttivo. Accade che, durante la seduta, uno dei 3 consiglieri avanzi una mozione per “sospendere temporaneamente” 10 consiglieri, adducendo motivazioni di vario genere (per inciso: sappiate che alla convocazione del Consiglio Direttivo non veniva mai allegato l’ordine del giorno per quella seduta). Alla votazione, 2 dei consiglieri votano per la sospensione e uno si dichiara contrario. Secondo la logica proposta dal pubblicista Parovel, la decisione di soli 2 consiglieri è sufficiente per sospenderne legittimamente 10. Lasciamo a voi la riflessione in merito.
Viene quindi deliberata la “temporanea sospensione” di 5 Soci senza tuttavia specificare la durata di questo provvedimento restrittivo. Anche questa omissione costituisce un vizio di forma che annulla la validità del provvedimento.
Nella delibera con cui il Segretario Vito Potenza viene temporaneamente sospeso si legge: “Vito Potenza ha sfiduciato apertamente lo stesso Presidente. […]. …il vincolo di fiducia è oramai infranto”. Significa che il Segretario non ha il diritto di esprimere un pensiero indipendente da quello del Presidente? Che egli non può agire in conto e per conto dei Soci, presentare una mozione, richiedere un chiarimento? Che deve esclusivamente essere al servizio del Presidente, il quale può revocarne il mandato se perde la fiducia nel Segretario? Una simile affermazione pone seri dubbi sulla presenza di un pensiero presidente-centrico; sulla capacità del Presidente di tollerare le differenze, di sostenere un confronto aperto sulla linea più funzionale al Movimento; sulla sua capacità di rinunciare ai propri personalismi, alla pretesa di un’acritica adesione del Consiglio Direttivo alla direzione da lui stabilita; sulla sua capacità di porsi responsabilmente al servizio di un movimento popolare, rispettando i suoi doveri istituzionali e, in primis, lo Statuto che fonda il Movimento stesso.
Alla luce di quanto fin qui segnalato, emerge solo una grande fretta di sbarazzarsi dei Soci sgraditi al Presidente attraverso una delibera che non ha alcun valore legale.
L’interpretazione dello Statuto
Nel tentativo di offrire una parvenza di legalità alle azioni del sig. Roberto Giurastante e del suo direttivo decaduto, il pubblicista Parovel scrive un articolo dal titolo: “Consistenza ed esistenza del Consiglio Direttivo del Movimento Trieste Libera secondo il vigente Statuto approvato il 18 gennaio 2014 – APPROFONDIMENTO D’ANALISI A CHIARIMENTO”. In questo articolo, egli afferma che chi diffonde lo Statuto deliberato e accettato dall’Assemblea, “ne sta solo diffondendo un’interpretazione ingannevole che può sembrare corretta ad un esame superficiale”. Tra le pittoresche tesi esposte, egli sostiene che, per statuto, è sufficiente la presenza di 5 consiglieri per garantire la continuità del Consiglio Direttivo, il quale non può dunque essere considerato decaduto. Di fatto, il sig. Parovel sta mescolando due aspetti dell’articolo 10 dello Statuto: la possibilità che l’Assemblea ha di eleggere da 5 a 21 membri per un Consiglio Direttivo e la scelta fatta dall’Assemblea del 18 gennaio 2014, cioè l’elezione di 13 consiglieri (Presidente incluso). Secondo l’analisi proposta nell’articolo, ciò che dunque importa per mantenere in carica il Consiglio Direttivo è la presenza minima di 5 consiglieri, anche se la maggioranza dello stesso Consiglio è decaduta. Di fatto, però, queste sue affermazioni si pongono in palese contrasto con quanto espresso all’art. 10 dello Statuto.
Un esempio per chiarire: supponiamo che l’Assemblea voti 21 consiglieri (numero massimo possibile). Di questi 21, 16 consiglieri, ritenendo la sussistenza di gravi violazioni dello Statuto perpetuate dagli altri membri e dal Presidente, si dimettono, richiedendo in tal modo lo scioglimento del Direttivo. Secondo il “Parovel-pensiero”, 16 dimissionari non sono sufficienti a far decadere un Consiglio Direttivo, poiché il numero di 5 consiglieri è mantenuto salvo, e i 16 consiglieri dimissionari sono golpisti cospirazionisti al servizio di un non meglio specificato servizio deviato. Questo è sufficiente per denunciarli per “associazione a delinquere”, tanto più che si sono permessi di richiedere la convocazione di un’Assemblea Straordinaria al Collegio dei Fondatori, al fine di eleggere, sulla base della volontà popolare, un nuovo Consiglio Direttivo.
Lo Statuto sancisce che il numero di 5 consiglieri è il numero di consiglieri minimi eleggibili, non il numero di consiglieri necessari per mantenere in carica un Consiglio Direttivo la cui maggioranza si è dimessa per gravi dubbi sulla bontà dell’operato dello stesso.
Viene quindi da chiedersi perché la convocazione della legittima Assemblea straordinaria del 31 maggio 2014 spaventi tanto questi personaggi… Che cosa devono proteggere?
Lo show mediatico
Non paghi delle loro fantasie statutarie, compare, sul quotidiano “Il Piccolo”, un’incredibile denuncia ad opera del pubblicista Parovel e del sig. Giurastante, in cui persone a loro sgradite vengono accusate di furto nella vicenda della Sagra estiva 2013 del TLT. Non viene però fornita alcuna prova né alcun fatto circostanziato in merito. Alcune delle persone pubblicamente accusate, poi, risultano in realtà aver mai partecipato alla conduzione della Sagra. Senza minimamente preoccuparsi delle conseguenze di una simile accusa, il pubblicista crea e alimenta un evento mediatico la cui finalità è quella di minare la credibilità dei consiglieri dimissionari e dei Soci Fondatori. Pur di convincere le persone a non partecipare alla legittima Assemblea Straordinaria del 31 maggio 2014, egli arriva persino a mettere a repentaglio la sua stessa carriera e la sua credibilità.
In realtà, il bilancio della sagra verrà presentato all’Assemblea Straordinaria dallo stesso Collegio dei Fondatori. Anticipiamo che non esiste alcun ammanco.
Le gravi ingiurie ai danni del vice-presidente
Intanto, prosegue l’opera mediatica diffamante ai danni del vice-presidente Stefano Ferluga, un’opera condotta senza la presentazione di alcuna prova di tali accuse o di alcuna documentazione che possa servire a sostenere le ipotesi di reato paventate dai sig.i Parovel e Giurastante. Una condotta irresponsabile perpetrata ai danni di una persona che, oltre ad essere Socio Fondatore del Movimento Trieste Libera, è anche un esponente della NGO che si occupa attivamente dello sviluppo del nostro territorio su scala internazionale. Anzi, il questi mesi è stato l’unico organo ad aver veramente lavorato per il TLT.
Il danno all’immagine del TLT a livello internazionale è serio.
L’idea di fondo è quella di creare una forte pressione mediatica sui cittadini, utilizzando la strategia del “nemico alle porte”, già ampiamente sfruttata nella cause portate avanti nei Tribunali locali. Questo tipo di strategia basa il suo successo sulla buona fede delle persone, le quali vengono indotte a schierarsi in difesa del loro leader, che si propone come un perseguitato politico e uno strenuo difensore del bene. Affinché questo tipo di strategia sia efficace, e in assenza di documentazione a sostegno delle proprie tesi, è necessario mantenere il consenso popolare e a tal fine viene utilizzata una comunicazione ridondante, costruita sulla base di un linguaggio privo di contenuti reali ma estremamente minaccioso, intimidatorio; tutto è permeato di sospettosità, la sensazione di pericolosità penetra negli adepti, ogni genere di servizio deviato e di collusione al sistema malato e perverso viene evocato… e, naturalmente, l’ultimo baluardo di salvezza dei cittadini è presto definito!
L’importante è che nessuno partecipi all’Assemblea del 31 maggio.
La vergognosa campagna mediatica su Fb
La campagna diffamatoria mediatica si diffonde ben presto su Fb, sostenuta da alcuni fedeli del sig. Giurastante. Lo schema segue un trend già visto: ripetizione infinita delle accuse, ingiurie, offese e disconoscimento di qualsiasi pensiero che non sia il pensiero del duo Parovel-Giurastante. Seguono una serie di minacce e denunce “dimostrative”, finalizzate a convincere le persone a credere nei loro proclami di legalità e democrazia, concetti da cui i due si rivelano essere sempre più distanti.
Tutto ciò non ha nulla a che vedere con lo spirito che ha guidato il Movimento sino alla fine del 2013; rappresenta invece la modalità di pensiero della neo-setta che si è arrogata il diritto di disconoscere lo Statuto del Movimento e seguire un presidente ormai lontano dal suo ruolo istituzionale e dal Movimento stesso.
L’Assemblea indetta dal gruppo del Trieste Libera News in data 17 maggio 2014.
Il giornale nato per propagandare il messaggio del Movimento Trieste Libera viene rilevato, in maniera poco ortodossa, dal duo Parovel-Giurastante, e posto sotto una società denominata ALI – Associazione Libera Informazione, a cui fa capo anche “La voce di Trieste”.
Il giornale DEL Movimento diventa quindi, e certamente senza alcuna delibera da parte del legittimo Consiglio Direttivo, il giornale di due persone.
A questo giornale fanno rifermento coloro che, attualmente, si dichiarano membri del “Movimento Trieste Libera – Quello Vero”. Queste persone convocano un’assemblea, che viene videoregistrata e pubblicata su You Tube e poi su Fb. Anche in questo caso, si assiste al susseguirsi di offese diffamanti, un turpiloquio del Presidente e sostenuto/alimentato dai suoi più vicini collaboratori, in particolare dalla sig.ina Verdoglia e dal sig. Jermanis. E per quanto assurdo possa sembrare, la “linea politica” di questo gruppo è davvero rappresentata nel circonvoluto tormentoso riprodotto da questo video.
Gli ex consiglieri si legittimano?
Gli ex consiglieri, rimasti “fedeli” al sig. Giurastante, pubblicano un comunicato ufficiale del Consiglio Direttivo del Movimento Trieste Libera con il quale, dopo aver collaborato attivamente nel gettare una coltre di ridicolo sul Movimento, in particolare alcuni di loro, dopo essersi evidenziati per le loro capacità di turpiloquio e offese, attraverso quest’azione lontana da ogni legalità (se non altro perché poggia le sue fondamenta sulla sabbia), si ritengono in diritto di diramare, a titolo personale e contravvenendo alle norme statuarie, le loro linee guida politiche (chiamiamole così). Non solo: sempre contravvenendo alle norme statuarie, si arrogano il diritto di eleggere il Collegio dei Garanti e il Comitato di Controllo Contabile, diritto che, ricordiamo (articolo 9), spetta alla sovranità dell’Assemblea.
Eppure è chiaro: l’articolo 6 dello Statuto recita: “Il presente Statuto vincola alla sua osservanza i Soci del Movimento. Esso costituisce la regola fondamentale di comportamento dell’attività del Movimento stesso”.
Breve cronistoria dei fatti accaduti
Si riportano di seguito, e sinteticamente, gli eventi in discussione:
Campagna denigratoria compiuta ai danni dei consiglieri dimissionari e dei Soci Fondatori, con perpetrazione di ingiurie diffamanti e illazioni volte a minare la loro credibilità e assenza di documentazione a sostegno delle dichiarazioni compiute. In particolare, il Vice-Presidente Stefano Ferluga viene fatto oggetto di pesantissime accuse, poi estese anche agli altri Soci Fondatori e ai consiglieri dimissionari. L’attenzione mediatica viene focalizzata sul reato del furto di € 60000 compiuto in relazione alla sagra estiva del TLT del 2013. I Soci Fondatori presenteranno il bilancio della sagra nella legittima Assemblea straordinaria del 31 maggio 2014. Ogni Socio presente potrà verificare l’assenza di qualsiasi ammanco.
Campagna denigratoria condotta ai danni della NGO, di cui il Vice-Presidente Stefano Ferluga è Socio attivo.
Campagna denigratoria condotta ai danni del Trieste Libera Impresa, associazione sfuggita al controllo del Presidente uscente Roberto Giurastante e dei suoi fedeli adepti.
Campagna denigratoria condotta verso alcuni gruppi rei di aver mantenuto un’indipendenza di pensiero pur sempre in linea con le norme statuarie (si veda, ad esempio, il “gruppo Carso” o il “gruppo Sicurezzza”).
Espulsione della sig.a Paola Rocco, rea di aver esercitato la propria competenza, mantenendo il contatto con altri gruppi indipendentisti. Tale espulsione è stata decisa in maniera del tutto autonoma, senza alcuna discussione preventiva e successiva autorizzazione da parte del Consiglio Direttivo.
Campagna denigratoria condotta ai danni del Segretario Vito Potenza, reo di tenere contatti con altri gruppi indipendentisti.
Autoproclamazione del Presidente come capo della comunicazione dopo l’illegittima espulsione della sig.a Paola Rocco.
Proclamazione mai legittimamente deliberata del sig. Parovel come direttore del giornale “Trieste Libera News”.
Appropriazione del giornale del MTL “Trieste Libera News” che viene da quel momento editato da: “ALI – Associazione Libera Informazione” di Parovel-Giurastante, senza che ciò sia mai stato discusso e approvato da alcun legittimo Consiglio Direttivo. Nonostante ciò, vengono utilizzate per la sua pubblicazione le risorse del MTL (ad esempio, i suoi volontari).
Uso del giornale: “Trieste Libera News” per la diffusione della linea politica Parovel-Giurastante. Mai è stata discussa e approvata la possibile linea politica del giornale.
Ricerca ossessiva di nuovi fondi per migliorare gli impianti di sicurezza (per la sicurezzadel Presidente, non del Movimento).
Focalizzazione dell’interesse sulle cause personali del Presidente; scarso interesse per la discussione di temi essenziali allo sviluppo della Città e della portualità.
Focalizzazione dell’impegno del Consiglio Direttivo su temi di secondaria importanza proposti dal Presidente.
Continui vizi di forma nella gestione delle sedute del Consiglio Direttivo (ad esempio: assenza di delle firme di approvazione dei verbali, dopo lettura degli stessi, al termine delle sedute).
Custodia dei libri del Movimento da parte del Presidente che, per presunti motivi di sicurezza, si è sostituito alla figura del Segretario impedendogli di fatto di svolgere correttamente il suo mandato.
Impedimento agito dal Presidente, sulla base di presunti motivi di sicurezza, alle seguenti azioni: 1. Accesso ai documenti; 2. Comunicazione anticipata dell’ordine del giorno per il Consiglio Direttivo; 3. Discussione su temi vicini alle esigenze dei cittadini, sempre secondari rispetto all’interesse per gli impianti di sicurezza e per le causepersonali del Presidente in Tribunale;
Pretesa di un’acritica accettazione delle sue posizioni in virtù di verità incomunicabili per motivi di sicurezza personale.
Si invita tutti i cittadini a NON aderire alla dichiarazione del non voto proposta dai sig.i Parovel e Giurastante, poiché non corrispondenti alla volontà del Movimento Trieste Libera.
In merito al disconoscimento della zona B, tale dichiarazione non è suffragata da nessun documento ufficiale e/o da alcuno studio di avvocati internazionalisti.
Si motiva questa richiesta con i seguenti punti:
i cittadini della cosiddetta zona A non possono disconoscere il TLT nella sua interezza; tale dichiarazione potrebbe compromettere le azioni internazionali in corso.
I cittadini della zona B hanno il diritto di procedere o meno come desiderano; la loro azione non può essere inficiata dalle dichiarazioni dei cittadini della Zona A.3
Il disconoscimento risulterebbe offensivo ai cittadini della Zona B, che, a loro volta, non si sono mai permessi di offendere i cittadini della Zona A.
2 Responses to COSA HA PORTATO A FAR DECADERE IL CONSIGLIO DIRETTIVO E A INDIRE L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DEL 31 MAGGIO?
Giuliana 24/05/2014
Finalmente sento parlar in modo serio e non con i vaneggiamenti de sto ultimo periodo.
Mettemo a posto tutto e andemo avanti per Trieste
Masha Sancin 26/05/2014
Bene! Chiarezza e andiano avanti! Dal 1.6 cambia musica! La minoranza mi sembra vaneggi e non voglia accettare la realtà dei fatti, comportamento deletereo e immaturo. Non servono giuristi per comprendere l’itervda farsi, lo statuto è fin troppo chiaro. Appuntamento al 31.05 si ricomincia e sul serio!