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Timestamp: 2019-02-19 06:55:17+00:00
Document Index: 183060819

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 16', 'art. 7', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10']

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Cave: preavviso agli amministratori. Chi non vuole la gara impoverisce i carraresi; ne risponda in proprio!
Carrara, 2 aprile 2013
Ai Settori Marmo e Bilancio
Oggetto: Proposta di nuovo regolamento degli agri marmiferi: preavviso di responsabilità personali nel caso di procurato danno erariale
Nella commissione comunale del 28 marzo il dirigente del Settore marmo ha preannunciato che il parere degli uffici sulla nostra proposta di nuovo Regolamento degli agri marmiferi non potrà essere positivo, per dubbi di legittimità di alcune ipotesi e di fattibilità di altre.
Premiare il concorrente che lavora in loco il marmo è davvero illegittimo?
A suo dire la nostra proposta di attribuire, nella gara pubblica di assegnazione delle concessioni, un punteggio preferenziale ai concorrenti che si impegnino a lavorare in loco una data percentuale dei blocchi estratti, potrebbe essere illegittima in quanto frenerebbe la libera concorrenza e l’esportazione, scontrandosi con le direttive dell’Unione Europea.
Ci permettiamo di dubitare di tale interpretazione. La nostra gara pubblica, infatti, non impone alcun obbligo di lavorazione in loco ma prevede l’assegnazione della concessione alla miglior offerta (economica, tecnica, occupazionale); semplicemente, il concorrente che offrisse qualcosa di più (la lavorazione in loco di una data quota di marmo), otterrebbe un punteggio in più; tutti i concorrenti sarebbero dunque messi nelle stesse condizioni, senza favoritismi.
Richiamarsi alle direttive europee sulla libera concorrenza per respingere la proposta di assegnare le concessioni tramite gara pubblica è poi una vera bestemmia, visto che l’UE prescrive espressamente che tutte le concessioni di beni pubblici siano assegnate mediante gara (il caso della concessione delle spiagge, che incontra l’opposizione degli operatori balneari, è noto a tutti).
In ogni caso, il dubbio di illegittimità riguarderebbe solo il punteggio assegnato per la lavorazione del marmo in loco, non certo il principio della gara pubblica che, anzi, è l’emblema stesso della concorrenza. Perciò se il dubbio fosse confermato basterebbe eliminare il punteggio premiale al marmo lavorato in loco; perché respingere in blocco anche il principio della gara, sicuramente legittima?
Su questo punto consigliamo quindi ai nostri amministratori, se ancora non l’hanno fatto, di chiarire il dubbio richiedendo un autorevole parere legale, anziché coglierlo come pretesto per respingere in blocco la nostra proposta.
Respingere la gara per l’ipotetica presenza di cave private? Una motivazione pretestuosa
Una seconda motivazione prospettata per respingere la nostra proposta sarebbe la “molto probabile” presenza al monte di agri marmiferi di proprietà privata (diversi dunque dai beni estimati, che non sono privati!) che renderebbe non fattibile l’organizzazione di una gara pubblica per una cava che gravasse in parte su terreni privati.
Una simile affermazione lascia esterrefatti: ma come, gli uffici comunali non sanno se esistono terreni privati e, se sì, quali sono e con quali cave interferiscono? E finora il Comune come si è comportato? Non sa nemmeno se ha autorizzato cave in agri privati? Non è in grado di accertare la situazione? Ma il Comune risiede a Carrara o in un altro pianeta?
A prescindere da queste considerazioni, comunque, il Comune conosce certamente almeno i terreni di sua proprietà. Perché dunque respingere la procedura della gara pubblica anche per questi, anziché accoglierla studiando una soluzione diversa per i casi –peraltro tuttora ipotetici– di agri marmiferi privati? È dunque del tutto evidente che le motivazioni addotte sono pretestuose e che il vero obiettivo è non introdurre la gara pubblica.
Un sussulto di legittimità quantomeno sospetto
Questi eccessi di zelo nel respingere la gara per dubbi di legittimità o di fattibilità, senza nemmeno prendersi la briga di verificarne la fondatezza, appaiono inoltre insoliti e poco credibili se si considera che, nonostante i nostri solleciti, il Comune non ha eliminato dal regolamento degli agri marmiferi alcune norme (a favore degli industriali del marmo) esplicitamente dichiarate illegittime dalla commissione di eminenti giuristi istituita nel 2002 proprio al fine di «trovare soluzioni che pongano le modalità di accertamento e di esazione dei tributi e del canone concessorio al di sopra di ogni dubbio di legittimità».
Tra queste norme illegittime vi sono:
la durata della concessione di 29 anni con rinnovo automatico (art. 9) che «ripristina di fatto la perpetuità del diritto estense, in piena contraddizione con la sentenza della Corte Costituzionale n. 488/95»;
l’art. 10 che ha soppresso la fissazione del canone in relazione al valore di mercato, in violazione della L. 724/94;
l’art. 16 che, in varie ipotesi, consente la coltivazione della cava da parte del socio esperto, «un vulnus al disposto dell’art. 7» che prescrive la conduzione diretta della cava da parte del concessionario.
La commissione concludeva che «vista l’illegittimità delle sopra indicate modifiche al regolamento, è necessaria una loro pronta revisione». Nel 2003, per il solo art. 10, è stata ripristinata formalmente la versione precedente (legittima), avendo però cura di vanificarla con l’introduzione di nuovi profili di illegittimità:
l’art. 10 bis che stabilisce un tetto alla determinazione del canone mentre la legge 724/94 prevede, al contrario, un valore base «non inferiore a quello di mercato»;
l’art. 10 ter che, affidando le controversie sul canone ad un collegio arbitrale, preclude la piena potestà del Comune di stabilire il canone, assegnatale dalla L.R. 104/95;
l’art. 10 sexies che –dando facoltà di concordare con gli industriali una tariffa comprensiva del canone e del contributo regionale– ha introdotto di proposito, in modo surrettizio, uno stratagemma per eludere il principio del canone commisurato al valore di mercato (L. 724/94);
È dunque veramente strano che il Comune riesca a sentirsi attanagliato da scrupoli di coscienza per un dubbio di legittimità sulla nostra proposta, senza però farsi alcuno scrupolo per le illegittimità già note e accertate presenti da anni nel regolamento. Ciò dimostra la pretestuosità delle motivazioni addotte.
Niente gara, niente concorrenza: un fantastico regalo alla rendita
È del tutto evidente che la gara pubblica, partendo da un canone base suscettibile di solo rialzo, comporterebbe maggiori entrate nelle casse comunali, risultato che peraltro sarebbe rafforzato da altri punti della nostra proposta, quali l’Osservatorio dei prezzi del marmo e il sistema di tracciabilità dei blocchi, mirati a debellare le attuali sottostime del valore del marmo, la vendita in nero ed altre pratiche di evasione ed elusione fiscale.
Non conosciamo le vere motivazioni dell’opposizione alla gara pubblica; possiamo solo cercare di desumerle dalle conseguenze pratiche di questa scelta.
È certo che, respingendo la gara, il Comune perderebbe consistenti entrate, mentre per gli imprenditori dell’escavazione comporterebbe un bel risparmio. Si può dunque ipotizzare che alcuni amministratori intendano favorire i profitti degli imprenditori, a danno dei cittadini.
Ma probabilmente la motivazione profonda è ancor più radicale. Con la gara, infatti, si introdurrebbe davvero la concorrenza e, alla scadenza, la concessione della cava passerebbe di mano, assegnata al miglior offerente. Sarebbe la prima volta da secoli, una cosa sconvolgente per chi detiene la rendita di posizione assicurata da una concessione praticamente perpetua!
La gara dunque è l’unico modo per dare concreta attuazione ai principi stabiliti dalla Corte Costituzionale (temporaneità della concessione) e dalla UE (concorrenza) ma tanto osteggiati dai nostri pseudo-imprenditori che professano la concorrenza per gli altri ma pretendono il protezionismo per se stessi. Se queste posizioni dovessero trovare l’appoggio di amministratori comunali –il cui dovere è quello di tutelare gli interessi della comunità– sarebbe una prova lampante della loro infedeltà.
Sul portafogli dei cittadini non si scherza: gli amministratori si assumano le loro responsabilità personali
Quali che siano le motivazioni degli amministratori che si oppongono alla gara pubblica, è certo che essi verrebbero meno al loro dovere di amministrare i beni pubblici nel­l’interesse della comunità, visto che la loro scelta arrecherebbe un danno molto rilevante alle casse comunali (parecchi milioni l’anno), protratto per decenni.
Le ristrettezze economiche del Comune, il secondo più indebitato d’Italia (anche per pagare la strada dei marmi, interamente a carico dei cittadini sebbene ad uso esclusivo del comparto marmo), sono note a tutti. Già oggi il Comune fa gravare sui carraresi (addizionali sulle tasse e tagli ai servizi) le mancate entrate del marmo derivanti da un sistema tariffario che va a tutto vantaggio degli imprenditori.
Respingere la nostra proposta comporterebbe dunque conseguenze molto pesanti per i cittadini, sulle quali consigliamo a tutti di non scherzare. Suggeriamo perciò vivamente agli amministratori e ai consiglieri comunali di non respingere con leggerezza l’introduzione della gara pubblica, di acquisire autorevoli pareri legali per fugare gli eventuali dubbi e, qualora questi fossero confermati in alcuni casi specifici, di adottare comunque la gara in tutti gli altri casi.
Ricordiamo che sul tema delle concessioni e delle tariffe del marmo sono tuttora in corso le indagini della Procura e della Corte dei Conti, avviate proprio a seguito di due nostri esposti, per il danno erariale arrecato da amministratori infedeli. Qualora le scelte degli amministratori dovessero comportare la prosecuzione del danno erariale non mancheremo di chiamarli a rispondere personalmente delle loro responsabilità. Nell’interesse della cittadinanza, non siamo disposti a fare sconti a nessuno.
Sul nuovo Regolamento degli agri marmiferi proposto da Legambiente al consiglio comunale:
Sui canoni di concessione delle cave, entrate comunali, illegittimità, proposte:
Finalmente si modifica la L.R. sulle cave: appello al Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi (4/10/2012)
Più soldi dalle cave? Basta demagogia: il Comune rispetti la legge! (30/11/2011)
Carrara aumenta le tasse per non far pagare le cave che smaltiscono abusivamente le terre (7/7/2011)
Canoni di concessione cave: le scelte del Comune impoveriscono la città. Esposto a Procura e Corte dei Conti (14/10/2010)
Commissione consultiva su cave, concessioni, canoni: Relazione conclusiva 2002 (1,83 MB)