Source: http://www.commissioneadozioni.it/it/domande-frequenti/sezione-a.aspx?UID=
Timestamp: 2018-09-26 10:17:55+00:00
Document Index: 81381032

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 30', 'art. 6', 'art. 22', 'art. 29', 'art. 30', 'art. 22', 'art. 148']

Commissione per le Adozioni Internazionali - Sezione A: Dalla dichiarazione di disponibilità all’emissione del decreto di idoneità.
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Sezione A: Dalla dichiarazione di disponibilità all’emissione del decreto di idoneità.
A1. La persona non coniugata può richiedere l'adozione internazionale di un minore?
A2. Una coppia di fatto può adottare?
A3. La legge stabilisce limiti di età tra adottanti e adottato?
A4. E’ possibile realizzare un’adozione internazionale quando uno dei coniugi ha problemi di salute o è affetto da un handicap?
A5. Che cosa può fare una coppia la cui domanda d’idoneità sia stata respinta dal Tribunale per i minorenni?
A6. Per procedere all’adozione è necessario l’assenso dei genitori dei coniugi richiedenti?
La regola generale vigente in Italia è che solo le coppie sposate possono realizzare un’adozione legittimante (per adozione legittimante si intende quella che crea un rapporto di filiazione identico a quello che c’è tra un figlio nato da una coppia coniugata e i suoi genitori). Questo vale sia per l’adozione nazionale, sia per l’adozione internazionale.Tuttavia, nel 2005 la Corte Costituzionale, investita del caso di una donna italiana non coniugata che aveva richiesto l’adozione di una bambina bielorussa in stato di abbandono nel suo paese di origine, bisognosa di cure mediche tempestive, con la quale aveva istaurato nel tempo un rapporto consolidato di convivenza e affetto (nell’ambito del c.d. soggiorni di risanamento) si pronunciò nel senso dell’ammissibilità dell’adozione internazionale negli stessi casi in cui è ammessa l’adozione nazionale (cfr. l’ordinanza 347/05). La Corte ha cioè ritenuto possibile l’adozione internazionale da parte delle persone non coniugate nei seguenti casi:
quando tra la persona non coniugata e il minore straniero orfano di padre e di madre esiste un rapporto stabile e duraturo, preesistente alla morte dei genitori,
nel caso di adozione di un minore orfano di padre e di madre, in condizione di handicap ai sensi dell'articolo 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104
nel caso di adozione di un minore per la cui particolare situazione è stata constatata l’impossibilità di affidamento preadottivo (ad esempio nel caso in cui, per le caratteristiche d’età o di salute, fisica o mentale, del minore, non si riesca a individuare una coppia aspirante all’adozione che abbia le caratteristiche adeguate alle necessità del minore, ovvero quando tra l’adottando e il single esiste una pregressa relazione affettiva particolarmente importante, la cui interruzione può verosimilmente produrre gravi danni psicologici al bambino).
Il single può pertanto essere dichiarato, dal Tribunale per i minorenni, idoneo all’adozione internazionale di un minore che si trovi nelle predette condizioni. Tuttavia, l’adozione internazionale del single sarà in concreto possibile solo se nel Paese d’origine del minore è ammessa l’adozione da parte di persone non coniugate e se l’autorità del Paese d’origine medesimo deciderà che l’adozione da parte del single effettivamente corrisponde all’interesse del minore.
No, possono essere dichiarate idonee all’adozione internazionale solo le coppie spostate e conviventi stabilmente da almeno tre anni (cfr. l’art. 6, commi 1 e 4, della legge n. 184/83).
Per determinare la durata della convivenza, si tiene conto anche di quella precedente al matrimonio: se i coniugi hanno convissuto prima del matrimonio per un periodo che, cumulato a quello successivo matrimonio, raggiunge i tre anni complessivi e continuativi, la loro domanda è ammissibile.
La durata e la continuatività della convivenza sono accertate dal Tribunale per i minorenni, sulla base delle prove documentali offerte dai coniugi o attraverso l’audizione di testimoni.
Si. Tra i coniugi adottanti e il minore adottando deve esserci una differenza d’età non inferiore ai 18 anni né superiore ai 45 anni (cfr. l’art. 6, commi 3, 5 e 6, della legge n. 184/83). La differenza massima d’età va calcolata rispetto all’età del coniuge più giovane.
Esempio: marito di 49 anni, moglie di 46 anni > i coniugi possono adottare un bambino di almeno un anno; marito di 47 anni, moglie di 43 anni > i coniugi possono adottare un bambino anche di pochi mesi.
Esistono alcuni casi particolari, che modificano le regole principali.
A) In tre casi la differenza massima di 45 anni tra l’età degli adottanti e l’età adottando può essere superata:
- se i coniugi hanno altri figli (naturali o adottivi), di cui almeno uno minorenne;
- se l’adozione riguarda un fratello o una sorella del minore già adottato dalla coppia,
- se l’adozione riguarda contemporaneamente più fratelli, dei quali almeno uno abbia un’età rientrante nel limite fissato dalla legge.
B) Se uno dei due coniugi è più vecchio dell’altro di 10 anni e più, la differenza massima d’età rispetto al bambino è di 55 anni, da calcolare rispetto all’età del coniuge più vecchio. Esempio: marito di 58 anni, moglie di 46 anni > i coniugi possono adottare un bambino di almeno 3 anni (58 – 55); marito di 60 anni, moglie di 45 anni > i coniugi possono adottare un bambino di almeno 5 anni (60 – 55).
Occorre tenere presente che anche gli Stati d’origine hanno proprie regole a proposito dell’età degli aspiranti all’adozione.
Ad esempio, alcuni Stati non accettano le domande di coppie che abbiano superato una certa età: in Cina sono accettate solo le domande delle coppie in cui entrambi i coniugi non abbiano meno di 30 anni e più di 50 anni; altri Stati prevedono che la differenza massima d’età tra gli adottanti e l’adottando sia inferiore a 45 anni, oppure calcolano la differenza rispetto al coniuge più giovane (come in Ucraina).
Pertanto, occorre tener conto anche delle regole vigenti in tema d’età in ogni Stato d’origine. In concreto, prevale la norma più restrittiva.
ATTENZIONE: il decreto d’idoneità può fissare limiti d’età più restrittivi, che devono essere rispettati (cfr. l’art. 30, comma 2, della legge n. 184/83: “Il decreto contiene anche indicazioni per favorire il migliore incontro tra gli aspiranti all'adozione ed il minore da adottare.”).
La normativa italiana in tema di adozioni (nazionali e internazionali) prevede un’approfondita valutazione sull’effettiva e duratura (nei limiti della umana prevedibilità) idoneità dei coniugi aspiranti all’adozione di farsi carico di un minore in stato di abbandono e di rispondere in modo adeguato e costante alle sue esigenze (cfr. l’art. 6, comma 2, l’art. 22, comma 4, l’art. 29 bis, comma 4 lettera c, della legge n. 184/83). L’indagine a cura dei servizi territoriali, sociali, psicologici e sanitari, deve accertare anche l’aspetto relativo alla situazione di salute dei coniugi, essendo indispensabile poter prevedere che i coniugi siano in grado di dedicare tutte le loro energie – fisiche e mentali - alle cure di un minore che ha già attraversato esperienze destabilizzanti. Nel caso di coppie in cui uno dei coniugi sia affetto da un handicap, occorre verificare, caso per caso, se e come l’invalidità e la sua prevedibile evoluzione possono interferire con l’attitudine a farsi carico di un minore in stato di abbandono e con la necessità di dedicargli energie e attenzioni costanti per tutto il tempo necessario al suo cammino di crescita. I Tribunali per i minorenni emettono decreti d’idoneità all’adozione internazionale a favore di coppie la cui validità fisica non sia piena. Non può peraltro sorprendere se, nei Paesi di origine dei minori in stato di abbandono, viene svolta un’ulteriore selezione, volta ad offrire a tali bambini coppie genitoriali con uno stato di salute più solido: tanto più che in quelle sedi è possibile scegliere, nell’interesse del minore, tra le coppie provenienti da numerosi Stati di accoglienza. Pertanto, in numerosi Paesi d’origine la normativa in tema di adozione prevede requisiti rigorosi anche a proposito della salute degli aspiranti adottanti, ad esempio individuando specifiche malattie o menomazioni che determinano l’inammissibilità della domanda di adozione.
Contro il decreto che non accoglie la domanda d’idoneità all’adozione internazionale è possibile proporre reclamo avanti alla Corte d'Appello - sezione famiglia - territorialmente competente (cfr. l’art. 30, comma 5, della legge n. 184/83). Il reclamo deve essere proposto entro dieci giorni dall'avvenuta notifica del provvedimento di rigetto del Tribunale dei Minorenni. Se la Corte d’Appello accoglie il ricorso e dichiara la coppia idonea all’adozione internazionale, la coppia può proseguire il percorso adottivo conferendo l’incarico ad un Ente autorizzato, secondo le regole ordinarie. E’ tuttavia importante considerare che le decisioni di non idoneità sono pronunciate quando emergono situazioni che potrebbero rappresentare un rischio per la riuscita dell’adozione, per il futuro del bambino adottato e della stessa coppia. Pertanto, è estremamente opportuno che la coppia non ritenuta idonea dal Tribunale per i minorenni analizzi i motivi che hanno determinato la decisione del Tribunale. Spesso un periodo di riflessione, possibilmente con l’aiuto dei servizi territoriali o di altri esperti, consente di raggiungere una maggiore consapevolezza e una maturazione assai preziosa per la realizzazione del progetto adottivo.
Nel disciplinare l’adozione nazionale l’art. 22 della legge n. 184/83 dispone che gli ascendenti dei coniugi richiedenti l’adozione nazionale devono essere sentiti dal giudice prima che venga disposto l’affidamento preadottivo di un minore. Nella pratica, l’audizione degli ascendenti viene sostituita dall’acquisizione del loro “assenso” scritto. La norma viene da molti tribunali applicata analogicamente a proposito dell’adozione internazionale.
La ragione di questo adempimento è duplice.
Da un lato, c’è la necessità di conoscere approfonditamente l’ambiente anche familiare in cui il minore adottando sarà accolto. Se gli ascendenti degli adottanti sono contrari all’adozione, il minore adottando troverà un ambiente familiare già connotato da ostilità e rifiuto. Questo non impedisce di per sé l’emissione del decreto di idoneità all’adozione internazionale, ma rende necessario approfondire le dinamiche familiari e accertare come gli aspiranti all’adozione intendono e sono davvero in grado di tutelare il figlio dalla mancata accettazione della famiglia.
L’altro motivo per cui è opportuno chiarire l’opinione degli ascendenti è che, con la creazione del rapporto di filiazione, nascono dei precisi doveri anche in capo agli ascendenti.
L’art. 148 del codice civile stabilisce infatti che, quando i genitori non hanno mezzi sufficienti per mantenere i figli, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti della prole.
L’”assenso” degli ascendenti è una sorta di presa d’atto delle conseguenze giuridiche dell’adozione anche nei loro confronti.