Source: http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2010/1/30_Marocchino_pestato_nel_CIE_di_Gorizia%2C_depositate_due_interrogazioni_parlamentari.html
Timestamp: 2017-12-16 20:34:12+00:00
Document Index: 74960115

Matched Legal Cases: ['art 14', 'art. 13', 'art. 1', 'art 13', 'art 23', 'art 14']

Marocchino pestato nel CIE di Gorizia, depositate due interrogazioni parlamentari
Marocchino pestato nel CIE di Gorizia, depositate due interrogazioni parlamentari bi-partisan alla Camera dei Deputati.
Riportiamo di seguito i testi completi delle due interrogazioni a risposta scritta presentate alla Camera dei Deputati, rispettivamente dai deputati Radicali eletti nel PD (prima firmataria on. Rita Bernardini) e dall’on. PDL Souad Sbai, riguardo al caso del cittadino marocchino Said Stati, assistito dal Gruppo EveryOne, vittima di violenza da parte delle forze dell’ordine all’interno del Centro di Identificazione ed Espulsione di Gradisca d’Isonzo (Gorizia) la notte del 28 dicembre scorso. Link all’articolo
- Al Ministro dell'interno
secondo quanto riportato il 31 dicembre 2009 dal Gruppo EveryOne, nella notte fra il 28 e il 29 dicembre 2009 si sarebbe verificato un gravissimo episodio di violenza e tortura all'interno del Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca d'Isonzo (Gorizia);
la denuncia proviene da Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell'organizzazione per i diritti umani gruppo EveryOne, i quali hanno dichiarato quanto segue: «La vittima dell'ennesimo pestaggio si chiama Said Stati, è di nazionalità marocchina e vive a Gavardo, in provincia di Brescia. Abita in Italia da oltre 19 anni, ha sempre lavorato e pagato le tasse. Tutti i suoi parenti vivono nel nostro Paese: la madre e sei fratelli che sono tutti sposati, con figli. Durante il terremoto che ha colpito Salò nel 2005, Said ha perso la casa. Sempre in seguito al sisma, la fabbrica dove era occupato ha chiuso e il ragazzo, con moglie e due figli piccoli, pur avendo bussato a ogni porta, non ha trovato in tempo un'occupazione alternativa. Quando il suo permesso di soggiorno è scaduto, Said Stati è divenuto clandestino»;
l'11 novembre 2009, Said è stato arrestato e condotto al Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca, dove è stato identificato e ha ricevuto un decreto di espulsione. Nonostante soffra di una depressione e il medico curante gli abbia prescritto un antidepressivo, le autorità gli hanno negato, poche ore prima del presunto abuso perpetrato nei suoi confronti, di assumere il farmaco;
agli attivisti del Gruppo EveryOne, Said ha raccontato al telefono che nella notte fra il 28 e 29 dicembre, dopo essere stato prelevato dalla sua cella da tre guardie, è stato condotto in una stanza dove è stato sottoposto a un vero e proprio pestaggio. Ha inoltre aggiunto che per dare un esempio agli altri carcerati, è stato consentito ad alcuni detenuti di assistere alla violenza. Anche operatori in servizio presso il centro hanno presenziato, a detta dell'immigrato, alla violazione dei suoi diritti umani;
secondo quanto riportato dal Gruppo EveryOne, «Said è stato picchiato al capo, al tronco e in diverse altre parti del corpo, con pugni e colpi di manganello. Solo dopo averlo lasciato a terra, pesto e sanguinante, le guardie hanno consentito agli operatori di portarlo al pronto soccorso, dove è stato medicato»;
il Cie di Gradisca di Isonzo già in passato è stato teatro di ripetute violenze e abusi sugli internati, e già un detenuto aveva video-ripreso, il 21 settembre 2009, con un telefonino, le conseguenze di un pestaggio di massa da parte delle forze dell'ordine. In quella occasione, l'episodio venne denunciato presso le sedi competenti in Italia e all'estero sempre dal Gruppo EveryOne e da altre organizzazioni per i diritti umani e venne riportato sui principali quotidiani nazionali;
la vicenda di Said è stata sottoposta all'attenzione del Comitato contro la tortura del Consiglio d'Europa, affinché venga subito inviata al centro una commissione ispettiva d'inchiesta;
su quanto accaduto, sempre il Gruppo EveryOne ha depositato un esposto presso la procura di Gorizia e inviato una memoria all'Alto commissario per i diritti umani e all'Alto commissario per i rifugiati, presso gli uffici di Ginevra delle Nazioni Unite
se intenda avviare una indagine amministrativa interna al fine di verificare la fondatezza della denuncia avanzata dal gruppo Everyone e, quindi, per appurare se, in merito alla vicenda esposta in premessa, vi siano eventuali responsabilità disciplinari delle forze dell'ordine preposte al controllo e alla vigilanza del Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca d'Isonzo.
(4-05634)
ATTO DI SINDACATO ISPETTIVO – INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA -
- Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Al Ministro dell’Interno, al Ministro della Giustizia
si è perpetrato un gravissimo episodio di violenza e tortura, ai danni di Said Stati di nazionalità marocchina, che risiedeva a Gavardo, in provincia di Brescia, all'interno del Centro di Identificazione ed Espulsione di Gradisca d'Isonzo (Gorizia) nella notte fra il 28 e il 29 dicembre 2009, denunciato dai co-presidenti dell'organizzazione per i diritti umani Gruppo EveryOne Gruppo Internazionale di Cooperazione per i Diritti Umani, che ha chiesto alla Presidenza della Camera dei Deputati di prendere a cuore la vicenda ;
la vittima risiede in Italia da oltre 19 anni, ha sempre lavorato, pagato le tasse e rispettato i suoi doveri civici. Tutti i suoi parenti vivono nel nostro Paese: la madre e sei fratelli che sono tutti sposati, con figli. Durante il terremoto che ha colpito Salò nel 2005, Said ha perso la casa, la fabbrica dove lavorava ha chiuso e Said, con moglie e due figli piccoli, pur avendo fatto strenue ricerche, non ha più trovato in tempo, un'occupazione alternativa;
quando il suo permesso di soggiorno è scaduto egli è quindi divenuto 'clandestino', e reo di immigrazione clandestina secondo quanto sancito dalla legge 94/2009 ('pacchetto sicurezza') e, pertanto l'11 novembre 2009 , Said è stato arrestato e condotto al Centro Identificazione ed Espulsione CIE di Gradisca d’Isonzo , dove è stato identificato e a seguito di convalida, ha ricevuto un decreto di espulsione;
Said quindi, è ricaduto nella piena applicazione dell’ art 14. Esecuzione dell'espulsione del T.U. sull’immigrazione 286/1998 secondo cui al comma 1. “Quando non è possibile eseguire con immediatezza l'espulsione mediante accompagnamento alla frontiera ovvero il respingimento, perché occorre procedere al soccorso dello straniero, accertamenti supplementari in ordine alla sua identità o nazionalità, ovvero all'acquisizione di documenti per il viaggio, ovvero per l'indisponibilità di vettore o altro mezzo di trasporto idoneo, il questore dispone che lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente necessario presso il centro di identificazione e di espulsione più vicino” ed al comma 5 - prima sostituito dal comma 1 dell'art. 13, L. 30 luglio 2002, n. 189 e poi modificato dalla lettera l) del comma 22 dell’art. 1, della citata Legge 15 luglio 2009, n. 94 in materia di sicurezza pubblica secondo cui “La convalida comporta la permanenza nel centro per un periodo di complessivi trenta giorni. Qualora l'accertamento dell'identità e della nazionalità, ovvero l'acquisizione di documenti per il viaggio presenti gravi difficoltà, il giudice, su richiesta del questore, può prorogare il termine di ulteriori trenta giorni. Anche prima di tale termine, il questore esegue l'espulsione o il respingimento, dandone comunicazione senza ritardo al giudice. Trascorso tale termine, in caso di mancata cooperazione al rimpatrio del cittadino del Paese terzo interessato o di ritardi nell’ottenimento della necessaria documentazione dai Paesi terzi, il questore può chiedere al giudice di pace la proroga del trattenimento per un periodo ulteriore di sessanta giorni. Qualora non sia possibile procedere all’espulsione in quanto, nonostante che sia stato compiuto ogni ragionevole sforzo, persistono le condizioni di cui al periodo precedente, il questore può chiedere al giudice un’ulteriore proroga di sessanta giorni. Il periodo massimo complessivo di trattenimento non può essere superiore a centottanta giorni. Il questore, in ogni caso, può eseguire l’espulsione e il respingimento anche prima della scadenza del termine prorogato, dandone comunicazione senza ritardo al giudice di pace”, con notevole allungamento del tempo di permanenza da 90 a 180 giorni in detti Centri;
Il medesimo articolo 14, tuttavia al comma 2 dispone che “Lo straniero è trattenuto nel centro con modalità tali da assicurare la necessaria assistenza ed il pieno rispetto della sua dignità”, senza contare quanto prescrive la Costituzione in materia di rapporti civili all’art 13 sull’inviolabilità della libertà personale e sulle misure inderogabili in caso di restrizione della libertà stessa, punendo, al comma 3, ogni violenza fisica e morale alle persone comunque sottoposte a tali restrizioni quindi anche a chi è tenuto nei centri CIE alla stregua di chi sconta una pena detentiva.;
grave infatti è l’allarme sull’emergenza delle carceri lanciato recentemente dal Ministro Alfano a seguito di dibattito parlamentare e altrettanto grave è l’allarme sulle condizioni in cui versano gli stranieri trattenuti nei centri CIE in attesa di espulsione ed in tempi così lunghi, tempi che secondo l’art 23 della citata legge 94/2009 si applicano ai cittadini extracomunitari “anche se già trattenuti nei CIE alla data di entrata in vigore della legge”( pubblicata in G.U. il 24.07.2009);
nonostante Said soffra di una grave forma di depressione e il medico curante gli abbia prescritto farmaci curativi, le autorità gli avrebbero negato di assumerli. Said avrebbe raccontato al telefono che nella notte fra il 28 e il 29.12.2009, tre guardie lo hanno prelevato dalla sua cella, conducendolo in un'altra, dove gli è stato intimato di togliersi gli occhiali perché l'avrebbero sottoposto a un pestaggio. Ha inoltre confessato che per dare un esempio agli altri carcerati, è stato consentito ad alcuni detenuti di assistere alla violenza. Anche operatori in servizio preso il Centro hanno presenziato alla violazione dei suoi diritti umani. Said è stato picchiato con inaudita brutalità al capo, al tronco e in diverse altre parti del corpo, con pugni e colpi di manganello. Solo dopo averlo lasciato a terra, pesto e sanguinante, le guardie avrebbero consentito agli operatori di portarlo al pronto soccorso, dove è stato medicato;
il CIE di Gradisca di Isonzo sarebbe stato teatro di ripetute violenze e abusi sugli internati, e già uno di essi aveva video-ripreso, il 21 settembre 2009, con un telefonino, le immagini di un pestaggio di massa da parte delle forze dell'ordine. In quell'occasione, l'episodio venne denunciato presso le sedi competenti in Italia e all'estero sempre dal Gruppo EveryOne e da altre organizzazioni per i diritti umani e i principali quotidiani lo riportarono, assieme alle stigmatizzazioni di autorità politiche e dalla società civile;
i rappresentanti del Gruppo EveryOne riferiscono che i trattamenti inumani e degradanti continuano a essere perpetrati dalle autorità per cui sarebbe opportuno che la Procura di Gorizia e gli stessi Ministeri dell'Interno e della Giustizia prendano provvedimenti per fare chiarezza sui fatti, punire se del caso i responsabili, e garantire condizioni umane ai trattenuti, soprattutto quelli “rei” di clandestinità per permesso scaduto come il povero Said che non devono essere tenuti in promiscuità con chi viene espulso per reati penali gravi e quindi reo di fattispecie delittuose e comportamenti devianti che potrebbero essere sintomo di personalità violenta e socialmente pericolosa per gli altri;
il Gruppo EveryOne ha informato della vicenda di Said il Comitato contro la Tortura del Consiglio d'Europa, affinché venga inviata al CIE in questione quanto prima una commissione ispettiva d'inchiesta ed ha depositato un esposto presso la Procura di Gorizia e una memoria all'Alto Commissario per i Diritti Umani e all'Alto Commissario per i Rifugiati, presso gli uffici di Ginevra delle Nazioni Unite;
in uno Stato evoluto e civile, il giovane marocchino attende, distrutto nel corpo e nello spirito, di essere deportato in Marocco, dove non ha parenti né conoscenze. Said è un cittadino che si è comportato in maniera esemplare ha lavorato mantenendo i suoi cari e non ha mai avuto problemi con la giustizia risiedendo da tanti anni in Italia dove una serie di eventi drammatici gli hanno impedito di avere i requisiti per rinnovare, con le attuali disposizioni, il permesso di soggiorno;
i suoi figli, un bambino che frequenta la terza elementare e una bimba di tre anni, sono disperati e non si danno pace per la mancanza dell'amato papà, che è stato loro strappato senza che avesse alcuna colpa del mancato rinnovo del permesso. Occorre perciò sia garantire il rispetto dei principi costituzionali sul rispetto della dignità delle persone soggette a restrizione della libertà sia del comma 2 dell’art 14 del citato TU sull’immigrazione sia evitare che al dolore e alle ingiustizie patite dal giovane marocchino e da tanti altri come lui, si aggiunga un nuovo dramma, che colpirebbe un'intera famiglia incapace di sopravvivere dignitosamente e di porre rimedio ad una situazione così disperata ed irrimediabile.
Quali iniziative il Governo intenda intraprendere per far luce su detto deprecabile atto di violenza ai danni di un immigrato trattenuto nel Centro CIE in premessa assumendo, se del caso le opportune iniziative in sede giudiziaria a carico di chi spetti e per sottrarlo ad una sorte segnata e triste anche per i suoi congiunti, anche istituendo un’apposita Commissione ministeriale di inchiesta per la verifica delle condizioni dei Centri CIE in Italia con costante monitoraggio per scongiurare la violazione dei principi costituzionali e legislativi sulla tutela della persona e della dignità di chi è comunque soggetto a restrizioni della libertà personale. Infine , se si possano riconsiderare le condizioni normative, citate in premessa, dagli effetti così radicali, come l’espulsione, per chi, come Said Stati, non abbia precedenti penali, abbia vissuto dignitosamente con tutta la sua famiglia e si sia integrato da tanti anni nel tessuto sociale del Paese ma si trovi incolpevolmente in difetto dei requisiti per il rinnovo del permesso di soggiorno, e quindi esposto a misure coercitive, a condizioni di promiscuità con soggetti socialmente pericolosi, a violenze e al rimpatrio, con effetti deleteri sia per l’immigrato stesso che per il nucleo familiare.