Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/ottobre03_3.htm
Timestamp: 2018-04-19 11:36:56+00:00
Document Index: 72347426

Matched Legal Cases: ['art. 63', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 13', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 2012', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 4']

Il regolamento sui servizi di bancoposta. Considerazioni sui servizi di investimento ed accessori (D.P.R. 144 del 14 marzo 2001 e successive modificazioni ed integrazioni) - Magistra Banca e Finanza
Università di Siena - Dottorato di Ricerca Diritto della Banca e del Mercato Finanziario
Obiettivo del presente articolo è analizzare le intenzioni del legislatore nell’emanazione del DPR n. 144 del 14 marzo 2001 (più oltre regolamento bancoposta), che ha interpretato la delega nel senso di: consentire a Poste di espandere l’attività nel campo dell’intermediazione finanziaria, con il limite di evitare ogni forma di assunzione del rischio; esercitare le attività finanziarie in maniera paritetica rispetto agli intermediari finanziari che svolgono le stesse attività, con l’assoggettamento di Poste alle rispettive forme di vigilanza previste dall’ordinamento; rinviare alla normativa secondaria (decreti del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica - ora Ministero dell’economia e delle finanze - adottati su proposta del Direttore della Cassa Depositi e Prestiti) la determinazione delle caratteristiche e delle condizioni degli strumenti del risparmio postale, tenuto conto di quanto disposto dal comma 2, dell’articolo 2, del decreto legislativo 284/1999 di riordino della Cassa Depositi e Prestiti, di equiparare Poste agli altri intermediari finanziari escludendo la possibilità di prevedere trattamenti differenziati in materia di responsabilità ([2]).
In particolare, il predetto comma 1 dell’articolo 8 assegna a Poste il compito di predisporre un contratto di programma, volto ad individuare le attività e i servizi da svolgere, anche quelli che non erano all’epoca espletati da Poste, ed a prevedere gli obiettivi di recupero della qualità dei servizi e di contenimento dei costi, di autonomia di negoziazione relativamente ai servizi gestiti in regime di concorrenza ed i criteri di determinazione delle tariffe. Il contratto è finalizzato al risanamento economico finanziario dell'Ente, nonché al soddisfacimento delle esigenze degli utenti, tenendo conto delle prestazioni rese da enti analoghi in altri Paesi europei ([8]).
L’articolo 10 del regolamento bancoposta prevede che la Banca d'Italia, ai sensi dell'articolo 146 del TUB, adotta le misure necessarie ad assicurare l'integrazione di Poste nei sistemi di pagamento e l'interoperabilità dei circuiti di pagamento postale e bancario. Come è stato osservato: “Il regolamento prefigura una via d’uscita nell’annosa controversia sui servizi finanziari tra le Poste e l’Abi, affidando a Bankitalia il compito di adottare le misure necessarie per assicurare una piena integrazione tra i due sistemi di pagamento, e l’interoperabilità dei circuiti postale e bancario” ([22]).
a) raccolta di risparmio tra il pubblico, come definita dall'articolo 11, comma 1, del testo unico bancario ed attività connesse o strumentali ([25]);
c) servizi di pagamento, comprese l'emissione, la gestione e la vendita di carte prepagate e di altri mezzi di pagamento, di cui all'articolo 1, comma 2, lettera f), numeri 4) e 5), del testo unico bancario ([26]);
f) servizi di investimento ed accessori di cui all'articolo 12.
Per l'esercizio dell'attività di bancoposta, Poste si avvale di strutture organizzative autonome ed è tenuta, altresì, ad istituire un sistema di separazione amministrativa e contabile dell'attività di bancoposta rispetto alle altre attività, ciò al fine di evitare sovvenzioni incrociate tra le stesse (articolo 2, comma 9). Così come osservato dal Consiglio di Stato ciò è coerente “con la previsione contenuta nell’articolo 4, comma 2, della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 novembre 1997, recante “Linee guida per il risanamento dell’Ente Poste italiane”, l’azienda porrà in essere un sistema di separazione contabile tale da evidenziare la distinzione tr l’area dei servizi di recapito postale e connessi e quella del bancoposta, al fine di rendere possibile la elaborazione di conti economici distinti per centro di costo e la definizione dei ricavi e dei prezzi di trasferimento per le lavorazioni effettuate da ogni area a vantaggio dell’altra.” Il Consilio di Stato evidenzia, infatti, che “L’articolo 2 stabilisce la separazione contabile dell’attività di bancoposta rispetto alle altre attività di Poste e la previsione di strutture organizzative centrali autonome, previste dal comma 9, intendendosi per tali le articolazioni interne della Società costitute al fine di evitare commistioni tra l’attività finanziaria e quella postale, nonché per consentire l’applicazione alle attività finanziarie della disciplina dei controlli ad esse proprie” ([30]).
Inoltre è prevista la completa equiparazione dei vaglia postali agli assegni circolari (articolo 6, comma 4) e degli assegni postali agli assegni bancari (articolo 7, comma 4). Tali disposizioni vanno lette in concomitanza con l’articolo 10, in base al quale la Banca d'Italia, ai sensi dell'articolo 146 del TUB, adotta le misure necessarie ad assicurare l'integrazione di Poste nei sistemi di pagamento e l'interoperabilità dei circuiti di pagamento postale e bancario; di conseguenza, Poste potrà operare a pieno regime nel sistema dei pagamenti come tutte le banche. L’integrazione comporterà l’unicità dei servizi essenziali (ad esempio il bonifico) e delle relative procedure di pagamento del sistema postale e di quello bancario; l’interoperabilità consentirà che le procedure del sistema dei pagamenti relative ai servizi non essenziali, seppure distinte, potranno dialogare tra loro (ad esempio carte di debito per cui il servizio di prelievo delle banche e delle Poste potranno funzionare autonomamente, ma sarà possibile utilizzare entrambe le carte di pagamento presso tutti gli sportelli automatici del sistema).
La Consob, ai sensi dell'art. 63, comma 2, del d.lgs. n. 58/98 ([37]), ha approvato alcune modifiche dei Regolamenti di Borsa Italiana spa, deliberate dall'assemblea della società lo scorso 29 aprile, e del Nuovo Mercato ([38]), al fine di consentire a Poste la partecipazione ai mercati e la prestazione del servizio di negoziazione per conto terzi, nonché di operare sui mercati regolamentati.
Viene previsto che la promozione ed il collocamento nei confronti del pubblico da parte di Poste presso la propria sede e dipendenze, di strumenti finanziari e di prodotti finanziari, non costituisce offerta fuori sede ai sensi dell'articolo 30 del TUF (articolo 12, comma 2), in quanto gli sportelli postali non vengono considerate “un luogo diverso dalla sede legale dell’emittente, del proponente l’investimento o del soggetto incaricato della promozione o del collocamento” o “un luogo diverso dalla sede legale o dalle dipendenze di chi presta, promuove o colloca un servizio di investimento” ([40]). Ai sensi del comma 9 dell’articolo 30 del TUF ([41]), tale esenzione si applica anche alla promozione e al collocamento di libretti di risparmio, di buoni fruttiferi e di prodotti finanziari ([42]).
In particolare si fa riferimento all’art. 7, comma 4 del citato DPR 144/2001 il quale stabilisce che "agli assegni postali si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni applicabili all’assegno bancario".
Il Ministero dell’economia nel ritenere sussistente tale compatibilità non manca di soffermarsi sulle possibili implicazioni negative della posizione della Banca d’Italia in quanto la non esperibilità dell’azione di regresso mediante protesto verrebbe a ridurre l’operatività del servizio "banco posta" che trova ragione e fondamento proprio nella piena equiparazione ed integrazione tra il sistema bancario e quello postale.
La Sezione ritiene necessario far riferimento alla normativa in vigore emanata in relazione al progressivo cambiamento della natura giuridica dell'Amministrazione postale (passata come è noto dalla figura di azienda autonoma statale a quella di ente pubblico economico fino alla definitiva trasformazione in società per azioni,).
1) nell’attuale ordinamento il solo atto amministrativo che, ricorrendone i presupposti, può incidere in materia legislativamente normata è proprio il regolamento ex art. 17, comma 2, Legge 23.8.88 n. 400; 2) il regolamento in esame ha quindi dichiarato l’abrogazione di norme legislative (v. art. 13 che abroga fra l’altro tutte le istruzioni per i servizi di banco posta); 3) circa l’assegno postale l’art. 7 del DPR 144/01 ne disciplina le caratteristiche disponendo al comma 4 che "agli assegni postali si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni applicabili all’assegno bancario".
Sul punto questo Consiglio di Stato, nel parere di competenza, non ha formulato alcuna osservazione, limitandosi a considerare in merito agli art. 7 8 e 9 che tali disposizioni "riprendono la disciplina del Codice postale allegato al DPR 29.3.1973 n. 156 in materia di assegno postale conservandone alcune delle attuali caratteristiche ma "estendendo ad esso la normativa che regola l’analogo strumento bancario" (C.d.S. Sez. atti normativi 18/01 del 12.2.2001).
Secondo la normativa civilistica, nell’ambito della quale opera Poste italiane S.p.a., i casi nei quali la girata ha, accanto alla funzione di trasferimento anche quella di garanzia sono quelli stabiliti dalla legge ovvero dalla volontà dalle parti mediante apposita clausola risultante dal titolo (art. 2012 cod. Civile). Secondo la Cassazione "nessuna norma del codice postale e del regolamento consente di dedurre che il legislatore abbia attribuito alla girata degli assegni postali anche la funzione di garanzia". La situazione giuridica è, però come sopra argomentato, ora totalmente cambiata” ([47]).
- la fornitura di un servizio postale universale nella Comunità;
- i criteri che definiscono i servizi che possono essere riservati ai fornitori del servizio universale e le condizioni relative alla fornitura dei servizi non riservati;
- i principi tariffari e la trasparenza contabile per la fornitura del servizio universale;
- la fissazione di norme di qualità per la fornitura del servizio universale e la creazione di un sistema che garantisca il rispetto di queste norme;
- l'armonizzazione delle norme tecniche;
- la creazione di autorità nazionali di regolamentazione indipendenti”.
“1. Il consiglio di amministrazione, entro sei mesi dalla nomina, predispone uno schema di contratto di programma, volto ad individuare le attività e i servizi da svolgere, anche non attualmente espletati dall'Amministrazione delle poste e delle telecomunicazioni, ed a prevedere gli obiettivi di recupero della qualità dei servizi e di contenimento dei costi, di autonomia di negoziazione relativamente ai servizi gestiti in regime di concorrenza, i criteri di determinazione delle tariffe, e, sulla base di accertate eccedenze, il piano triennale di riassetto e di eventuale riconversione del personale. Lo schema di contratto è finalizzato al risanamento economico finanziario dell'ente, nonché al soddisfacimento delle esigenze degli utenti, tenendo conto delle prestazioni rese da enti analoghi in altri Paesi europei. Sullo schema di contratto di programma è richiesto il parere delle competenti commissioni parlamentari che devono esprimerlo nel termine di trenta giorni. Il contratto di programma è stipulato tra il Ministro delle poste e delle telecomunicazioni e il presidente dell'ente su conforme avviso del Ministro del tesoro. Il contratto di programma deve contenere una carta del servizio pubblico postale, in cui saranno individuate le obbligazioni e le responsabilità dell'ente in ordine ai livelli di qualità dei servizi, con specifico riferimento alle finalità di parità di trattamento tra le diverse categorie o fasce di utenti, piena informazione sulle modalità dei servizi e sui livelli di qualità, agevole accesso agli uffici specie per gli utenti disabili, semplificazione delle procedure, sollecita risposta ai reclami, istanze, segnalazioni e richieste di indennizzo.
2. Fino al 31 dicembre 1996 le tariffe dei servizi offerti dall'ente sono determinate dal consiglio di amministrazione nel quadro dei criteri fissati dal contratto di programma; i relativi provvedimenti sono comunicati al Ministro delle poste e delle telecomunicazioni che può annullarli nei successivi trenta giorni per violazione dei criteri indicati nel predetto contratto, ovvero, nello stesso termine, può sospenderne l'applicazione per un periodo non superiore a tre mesi”.
“Con decorrenza dal 1° gennaio 1997, il tasso d'interesse riconosciuto ai titolari di conto corrente postale è determinato dall'Ente poste italiane. Esso può essere definito in maniera differenziata per tipologia di correntista e per caratteristiche del conto, fermo restando l'obbligo di pubblicità e di parità di trattamento in presenza di caratteristiche omogenee. In maniera analoga l'Ente poste italiane può stabilire commissioni a carico dei correntisti postali”.
“1. Ai fini del presente decreto legislativo è raccolta del risparmio l'acquisizione di fondi con obbligo di rimborso, sia sotto forma di depositi sia sotto altra forma”.
[42]) Notiziario settimanale Consob, anno VIII, n. 23 del 10 giugno 2002: la Consob, in risposta ad un quesito, ha analizzato l'ammissibilità dell'iscrizione di diritto all'Albo unico nazionale dei promotori finanziari di un dipendente di Poste Italiane spa.
Come noto, l'art. 12, comma 1, del D.P.R. n. 144/2001 ha abilitato Poste Italiane spa alla prestazione dei servizi di investimento e servizi accessori previsti, rispettivamente, dall'art. 1, comma 5, lett. b), c) ed e), e dall'art. 1, comma 6, lett. a), b), d), e), f), g) del Testo unico della finanza. Inoltre, l'art. 2, comma 5, del medesimo decreto ha equiparato Poste Italiane alle banche italiane anche ai fini dell'applicazione delle norme del Testo unico bancario e del Testo unico della Finanza richiamate ai commi 3 e 4 dello stesso articolo.
Conseguentemente, la Commissione ha ritenuto che con l'entrata in vigore del decreto menzionato gli addetti di Poste Italiane spa ai servizi di investimento indicati dal D.P.R. n. 144/2001 sono legittimati all'iscrizione all'Albo dei promotori finanziari con esonero dalla prova valutativa in quanto l'art. 4, comma 1, lett. c) del D.M. n. 472/1998, che attribuisce rilevanza, ai fini dell'esonero, all'attività svolta da alcune categorie di dipendenti di banca che abbiano maturato una specifica esperienza professionale nella prestazione dei servizi di investimento, appare direttamente applicabile alle medesime categorie di dipendenti di Poste Italiane spa che abbiano maturato analoga esperienza.
La Commissione ha, peraltro, evidenziato che, poiché l'art. 4, comma 2, del D.M. n. 472/1998 richiede che la suddetta attività sia stata svolta per almeno un triennio, allo stato attuale nessun dipendente di Poste Italiane spa può aver maturato la necessaria esperienza professionale, non essendo decorso il tempo necessario dal momento in cui, con l'entrata in vigore del D.P.R. n. 144/2001, Poste Italiane è stata abilitata alla prestazione di servizi di investimento. Comunicazione Consob n. DIN/2040948 del 7-6-2002: inviata alla Commissione Regionale per l'Albo dei promotori finanziari della Puglia.
Oggetto: Requisiti di professionalità per l'iscrizione di diritto all'Albo dei promotori finanziari. Risposta a quesito
Si fa riferimento alla nota del ..., pervenuta il ..., prot. n. ..., con la quale codesta Commissione regionale ha chiesto a questa Commissione - con riferimento alla posizione del sig. ... "dipendente delle Poste Italiane (...) in qualità di direttore, dal 21 maggio 1995" - "se il Direttore di un Ufficio Postale passa essere considerato quale preposto ovvero responsabile di unità operativa", al fine di valutare l'ammissibilità dell'iscrizione di diritto all'Albo unico nazionale dei promotori finanziari ai sensi dell'art. 4 del D.M. 11 novembre 1998, n. 472, così come successivamente modificato.
Al riguardo si rappresenta, innanzitutto, che l'entrata in vigore del D.P.R. n. 144/2001 ha abilitato ex lege Poste Italiane S.p.A. alla prestazione di (alcuni) servizi di investimento; l'art. 12, comma 1, di tale decreto prevede, infatti, espressamente che "(...) Poste può svolgere nei confronti del pubblico i servizi di investimento e i servizi accessori previsti rispettivamente dall'art. 1, comma 5, lettere b), c) ed e), e dall'art. 1, comma 6, lettere a), b), d), e), f) e g), del testo unico della finanza, nonché le attività connesse e strumentali ai servizi d'investimento".
L'art. 2, comma 5, del medesimo D.P.R. n. 144/2001, stabilisce poi che, nell'ambito delle attività di bancoposta - fra le quali l'art. 2, comma 1, lett. f), dello stesso decreto ricomprende i servizi di investimento e accessori di cui al sopracitato art. 12 - "Poste è equiparata alle banche italiane anche ai fini dell'applicazione delle norme del testo unico bancario e del testo unico della finanza richiamate ai commi 3 e 4 (...). A Poste si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni attuative previste per le banche, salva l'adozione di disposizioni specifiche da parte delle autorità competenti".
Si ritiene pertanto che l'entrata in vigore del suddetto decreto - abilitando ex lege Poste Italiane S.p.A. alla prestazione di alcuni servizi di investimento ed equiparandola espressamente alle banche nazionali - consenta di includere tra i soggetti legittimati all'iscrizione all'Albo dei promotori finanziari con esonero dalla prova valutativa anche gli addetti - presso Poste Italiane S.p.A. - ai servizi di investimento di cui al summenzionato art. 12, comma 1, del D.P.R. n. 144/2001, rientrando tale fattispecie nella previsione normativa di cui all'art. 4, comma 1, lett. c) del D.M. n. 472/1998, così come successivamente modificato.
Con riferimento al quesito in oggetto può, infatti, osservarsi che in presenza di un'espressa equiparazione, operata ex lege, di Poste italiane alle banche nazionali, la previsione di cui all'art. 4, comma 1, lett. c), del D.M. n. 472/1998, così come successivamente modificato - che attribuisce rilevanza, ai fini dell'esonero della prova valutativa necessaria per l'iscrizione all'Albo dei promotori, all'attività svolta da alcune categorie di dipendenti di banca che abbiano maturato una specifica esperienza professionale nella prestazione di servizi di investimento - appare direttamente applicabile alle medesime categorie di dipendenti di Poste Italiane S.p.A. che abbiano maturato analoga esperienza.
Appare, peraltro, evidente che, poiché il secondo comma dell'art. 4 del D.M. n. 472/1998, così come successivamente modificato, richiede che la suddetta attività sia stata svolta per almeno un triennio, allo stato nessun dipendente di Poste Italiane S.p.A. può aver maturato la necessaria esperienza professionale, non essendo decorso il tempo necessario dal momento in cui, con l'entrata in vigore del D.P.R. n. 144/2001, Poste Italiane S.p.A. è stata abilitata alla prestazione dei servizi di investimento sopracitati.
In relazione a quanto sopra esposto, si ritiene pertanto che, nel caso di specie, il sig. ... non sia in possesso dei requisiti per poter essere iscritto di diritto all'Albo dei promotori finanziari, non essendo decorso - relativamente alla prestazione dei servizi di investimento di cui al più volte citato art. 12, comma 1, del D.P.R. n. 144/2001 - il periodo di tempo minimo, pari ad almeno tre anni, richiesto, ai fini dell'iscrizione in discorso, dall'art. 4, comma 2, del D.M. n. 472/1998, così come successivamente modificato.
[45]) Cfr. Parere del Consiglio di Stato, n. 18/01 citato: “Circa l’eliminazione delle funzioni di controllo spettanti al Ministero delle Comunicazioni in materia di servizi di bancoposta, si osserva che la stessa appare giustificata dalla considerazione che la relativa attività dovrà essere equiparata alle analoghe attività svolte dagli altri intermediari, e – pertanto - la relativa vigilanza dovrà essere esercitata dalle autorità competenti in materia (Banca d'Italia e CONSOB).