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Timestamp: 2020-07-15 01:36:20+00:00
Document Index: 118636171

Matched Legal Cases: ['art. 145', 'art. 183', 'art. 190', 'sentenza ', 'art. 183', 'art. 148', 'art. 148', 'art. 148', 'sentenza ', 'art. 148', 'sentenza ', 'art. 148', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2697', 'sentenza\n', 'art. 320', 'art.116', 'sentenza ', 'art. 2697', 'sentenza ', 'art. 281', 'art. 132', 'art.45', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 118', 'art. 52', 'sentenza ', 'art. 132', 'art. 58', 'art. 132', 'art. 118', 'art. 149', 'art. 139', 'art. 105', 'art. 149', 'art. 96', 'art. 45', 'art. 370', 'art. 935', 'art. 314', 'art. 96', 'art. 26', 'art. 1', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 28', 'art. 2054', 'art. 2059']

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Rca e spese stragiudiziali ante causam: si liquidano secondo i parametri del DM 55/2014
Di JabvWaZkZUykQPfluFHe JabvWaZkZUykQPfluFHe In liquidazione spese stragiudiziali, sentenze su spese stragiudiziali, spese legali, spese legali ante causam, spese stragiudiziali, spese stragiudiziali dovute, spese stragiudiziali sinistro
C. Cost. sent. n. 50/2014.
Tribunale di Torino, Giudice Dr.ssa Stefania Tassone, Sentenza n. 5616 del 28.07.2014
“In applicazione della ormai pacifica giurisprudenza sul punto, vanno rifuse a parte attrice vittoriosa le spese della consulenza medica ante causam pari ad Euro 144,00, necessaria per la valutazione del caso e l’impostazione della vertenza, nonché le spese per l’assistenza stragiudiziale (desumibile dal fatto che ante causam la compagnia assicuratrice convenuta addiveniva ad offrire il pagamento di somme peraltro trattenuta solo in acconto) e che secondo le tariffe (punto 25) di cui al recente DM 55/2014 ammontano ad Euro 1.890,00, tenuto conto del valore della domanda.”
Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Stefania Tassone
nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 9141/2012 promossa da:
….., …… (C.F.: …….), con il patrocinio dell’Avv. ……, elettivamente domiciliato in …..TORINO presso il difensore.
…… ASS.NI S.p.A. (C.F.: ……), con il patrocinio degli Avv.ti ….. e …….., elettivamente domiciliato in …………. presso i difensori.
CONVENTO/I
……. (C.F.: ……) ……………………………………………….
Le parti hanno concluso come da verbale d’udienza di precisazione delle conclusioni del 18.3.2014.
Ritiene anzitutto il Tribunale di dover premettere: 1) che con atto di citazione ritualmente notificato ………conveniva in giudizio avanti al Tribunale di Torino, Sezione IV Civile, …… S.p.a. e …, chiedendone la condanna in solido al risarcimento dei danni tutti patiti a seguito del sinistro stradale occorsole in data …..; 2) che in particolare parte attrice allegava: a) che in data …., alle ore 9.30 circa in Palermo, il motoveicolo Honda, condotto dal proprietario P…… ed assicurato per la r.c. da …….., su cui essa attrice era trasportata, veniva urtato dal veicolo …….. di proprietà di …. e condotto da ……; b) che a seguito dell’urto essa attrice rovinava a terra riportando gravi lesioni personali; c) che la Polizia Stradale intervenuta contestava al conducente …… la violazione dell’art. 145 Codice della Strada; d) che …….. in data …. (v. doc. 2 attoreo) offriva assegno di Euro 12.500,00, che essa attrice accettava solo a titolo di acconto; 3) che nonostante la ritualità della notifica si costituiva in giudizio soltanto ……. la quale contestava la domanda attorea unicamente sotto il profilo del quantum debeatur, mentre ….. veniva dichiarato contumace; 4) che, espletata la trattazione ex art. 183 VI comma c.p.c. e disposta CTU medico – legale sulla persona di parte attrice il GI fissava udienza di precisazione delle conclusioni; 5) che all’udienza del 18.3.2014 le parti precisavano le conclusioni ed il Tribunale tratteneva la causa a decisione, assegnando i termini ex art. 190 c.p.c.
II. Le risultanze processuali.
Posto che la lite tra le parti verte unicamente sulla individuazione e quantificazione dei danni patiti dalla attrice …… osserva anzitutto il Tribunale che dall’espletata CTU medico – legale è emerso: 1) che a seguito del sinistro oggetto di causa parte attrice ha riportato lesioni consistenti in “frattura pluriframmentaria III medio distale, biossea di gamba destra”; 2) che ne è derivata una invalidità temporanea da quantificarsi complessivamente in 5 mesi, di cui 10 gg. al 100% per ricovero ospedaliero, 25 gg. al 75% in relazione ad una fase particolarmente delicata della fase riabilitativa, 60 gg. a parziale al 50%, il rimanente periodo di 55 gg. a parziale minima al 25%; 3) che ne son derivati postumi di invalidità permanente in misura del 7-8%; 4) che i suddetti postumi non precludono nel futuro qualsiasi attività lavorativa, anche se “potrà ammettersi un maggior disagio nell’espletamento di attività che comportino prolungata stazione eretta” (v. p. 20 relazione peritale); 5) che “è da ipotizzarsi, in un futuro più o meno immediato, rimozione di mezzi di sintesi, in relazione all’indicazione clinica” (v. p. 20); tale intervento comporterà una invalidità temporanea di 30 gg. di cui 1 o 2 gg. a totale, 15 giorni al 50% ed il rimanente periodo al 25%; 6) che vanno riconosciute come congrue e documentate le spese mediche e di cura indicate alle pp. 117-18 della relazione peritale; non si prevedono spese future ed eventuali trattamenti potranno essere sostenuti con il SSN; 7) che i postumi non risultano incidenti sullo svolgimento e sulla qualità delle ordinarie attività della vita; come già segnalato è ipotizzabile maggior disagio in relazione ad attività fisiche che comportino prolungato ortostatismo.
Da tali conclusioni peritali, cui lo stesso CT di parte attrice ha pressoché sostanzialmente aderito, logicamente e congruamente motivate, ritiene il Tribunale di non doversi discostare.
Pertanto, a titolo di danno non patrimoniale, va riconosciuto all’odierna attrice:
danno permanente biologico in misura dell’8%, tenuto conto dell’età dell’attrice di anni 42 al momento del sinistro, da liquidarsi secondo le tabelle ministeriali per le cd. lesioni micropermanenti di cui al recente DM 20.6.2014, per la somma di Euro 11.231,88;
invalidità temporanea conseguente ai postumi derivanti in prima battuta dal sinistro nonché invalidità temporanea in relazione all’imminente intervento di rimozione dei mezzi di sintesi, e quindi, sempre in applicazione del punto tabellare di cui al DM 20.6.2014, per la somma complessiva di Euro 8.136,86;
per un totale complessivo di Euro 19.368,74.
In un’ottica di doveroso integrale ristoro del danno patito (posto che il riconoscimento del carattere onnicomprensivo del danno non patrimoniale alla persona non può andare a scapito della integralità del risarcimento medesimo, è compito del Giudice accertare l’effettiva consistenza del pregiudizio allegato, a prescindere dal nome attribuitogli (al più per finalità meramente descrittive), individuando quali ripercussioni si siano verificate sul valore – uomo e provvedendo alla loro integrale riparazione: v. Cass., 26972/208; Trib. Torino, Sez. IV Civ., 19.3.2009; nel caso di specie, poi, le tabelle normative in tema di lesioni micro – permanenti non ricomprendono le sofferenze morali conseguenti alle lesioni fisiche, donde la piena applicazione dell’orientamento giurisprudenziale di merito circa la autonoma risarcibilità del danno morale anche in caso di lesioni cd. micro – permanenti, come voce di danno biologico ma da questo differente e liquidabile anche oltre il danno previsto tabellarmente, indirizzo giurisprudenziale che si conforma ad una interpretazione costituzionalmente orientata, volta alla protezione di interessi di ampia tutela costituzionale ed al sopra richiamato principio di liquidazione totale del danno: v. Trib. Torino, Sez. IV Civ., 22.3.2012; Trib. Torino,Sez. IV Civ., 10.1.2013), tenuto conto, sulla scorta delle risultanze peritali, delle sofferenze patite dall’attrice per l’accidentato percorso clinico, la delicata fase riabilitativa (che implica il riacuttizarsi del dolore), le persistenti artralgie, i problemi logistici (per cui la odierna attrice ….. è stata ricoverata più a lungo per avere maggior assistenza, dal momento che vive sola), la vacanza rovinata, essendo il sinistro intervenuto nel corso di questa, e considerato altresì il maggior disagio nell’espletamento dell’attività lavorativa (v. Cass., 7524/2014, secondo cui “In tema di risarcimento del danno alla persona, sussiste la risarcibilità del danno patrimoniale soltanto qualora sia riscontrabile la eliminazione o la riduzione della capacità del danneggiato di produrre reddito, mentre il danno da lesione della “cenestesi lavorativa”, che consiste nella maggiore usura, fatica, difficoltà incontrate nello svolgimento dell’attività lavorativa, non incidente neanche sotto il profilo delle opportunità sul reddito della persona offesa (c.d. perdita di chance), risolvendosi in una compromissione biologica dell’essenza dell’individuo, va liquidato onnicomprensivamente come danno alla salute”), ritiene inoltre il Tribunale di riconoscere a parte attrice …… danno morale in misura del 20% (calcolato sull’importo del solo danno permanente biologico), e dunque la ulteriore somma di Euro 2.246,38.
Il danno non patrimoniale, pari quindi a complessivi Euro 21.615,12 ai valori attuali, va devalutato alla data del sinistro (16.8.2009) ed analoga devalutazione deve essere effettuata della somma di Euro 12.900, pagata dalla ……….. in data 1.3.2011 ed accettata solo in acconto da parte attrice; quindi dall’importo devalutato del danno va sottratto l’importo devalutato dell’acconto e l’importo così ottenuto, pari ad Euro 7.767,51, va rivalutato secondo gli indici ISTAT FOI dalla data del sinistro sino a quella di pronuncia della presente sentenza e considerato comprensivo nel periodo degli interessi legali sul capitale via via annualmente rivalutato sempre secondo i suddetti indici, addivenendo così alla somma di Euro 9.190,29.
Come si evince dalla sopra esposta motivazione, il lungo ricovero dell’odierna attrice prima presso l’Ospedale di Palermo poi presso la clinica …… è stato valorizzato in termini di sofferenze e disagi correlati alle lesioni causate nel sinistro, non potendo invero la degenza a ….. essere considerata in termini di ulteriore invalidità temporanea, dal momento che nella espletata CTU viene espressamente precisato che tale degenza è stata dettata non tanto dalla condizione clinica quanto da difficoltà logistiche, avendo la paziente dichiarato di vivere da sola con difficoltà di gestione della propria autonomia.
Non vengono riconosciute ulteriori voci di danno (personalizzazione) in quanto non confortate dalle risultanze peritali ovvero costituenti mera duplicazione di quanto sostanzialmente riconosciuto a favore dell’attrice nei termini sopra indicati.
Sotto il profilo del danno patrimoniale, va riconosciuto all’odierna attrice:
danno per spese mediche e di cura sostenute, come riconosciute dalla CTU e pari ad Euro 601,81;
danni al vestiario tecnico da motociclista (v. doc. 7) che possono essere presumibilmente considerati pari ad Euro 150,00;
danni per spese dell’abbonamento in palestra non usufruito dal settembre 2009 sino al maggio 2010 (v. doc. 9) stante il vincolo annuale e pari ad Euro 450,00 (cioè Euro 50 mensili per 9 mesi); non viene considerata risarcibile la somma di Euro 137,00 quale quota di iscrizione e di abbonamento in quanto, per stessa ammissione dell’attrice (v. p. 13 atto di citazione), tale somma una volta versata non è ripetibile.
Per un totale di Euro 1.201,81, già considerato, anche in via equitativa, ai valori attuali.
Non possono invece essere riconosciuti gli invocati danni patrimoniali per incidenza delle lesioni sulla capacità lavorativa specifica, in quanto seppure l’espletata CTU l’abbia riconosciuta sino al febbraio 2010 sotto lo stesso profilo medico legale, epoca in cui parte attrice ha ricominciato a lavorare, la documentazione che parte attrice si è limitata a produrre (v. doc. 8) senza alcuna analitica trattazione a supporto non lascia emergere alcuna contrazione né la totale elisione del reddito nel periodo; neppure può essere riconosciuto il danno da perdita di chances di carriera e di crescita professionale, tra l’altro solo embrionalmente e genericamente allegato, posto che dall’espletata CTU emerge che i postumi non precludo nel futuro qualsiasi attività lavorativa, mentre il riconosciuto “maggior disagio nell’espletamento di attività che comportino prolungata stazione eretta” è già stato valorizzato in sede di liquidazione del danno non patrimoniale.
Neppure può essere riconosciuto l’invocato danno da ritardato pagamento, che non può essere presunto tout court, tenuto anzi conto, in senso ostativo alla presunzione, della modesta entità della somma, abbattuta dal pagamento in acconto da parte della compagnia assicuratrice (così, condivisibilmente, la difesa di ….. a p. 4 comparsa di costituzione e risposta).
Infine, in applicazione della ormai pacifica giurisprudenza sul punto, vanno rifuse a parte attrice vittoriosa le spese della consulenza medica ante causam pari ad Euro 144,00, necessaria per la valutazione del caso e l’impostazione della vertenza, nonché le spese per l’assistenza stragiudiziale (desumibile dal fatto che ante causam la compagnia assicuratrice convenuta addiveniva ad offrire il pagamento di somme peraltro trattenuta solo in acconto) e che secondo le tariffe (punto 25) di cui al recente DM 55/2014 ammontano ad Euro 1.890,00, tenuto conto del valore della domanda.
III. Conclusioni e regolamento delle spese di lite.
Per tutte le ragioni sopra esposte, i convenuti in solido devono essere dichiarati tenuti e condannati: a) a pagare a parte attrice, a titolo di risarcimento dei danni tutti patiti, patrimoniali e non, la somma di Euro 10.322,10 (Euro 9.120,29 – Euro 1.201,81), oltre interessi legali dal 29.7.2014 sino al saldo.
In applicazione del principio della soccombenza, cui non vi è ragione di derogare, deve inoltre addivenirsi: a) a porre definitivamente a carico solidale dei convenuti le spese dell’espletata CTU, come già provvisoriamente liquidate; b) a condannare i convenuti in solido a rimborsare a parte attrice le spese di lite che vengono liquidate nella misura indicata in dispositivo, ai sensi del recente DM 55/2014 tenuto conto del valore del decisum (inferiore rispetto al petitum attoreo), della natura delle questioni trattate, dell’esistenza di una fase di studio, introduttiva, istruttoria e decisoria e del valore medio di cui alla tariffa, dal momento che il mancato integrale accoglimento delle istanze attoree e la fase istruttoria invero limitata alla CTU ed alla documentazione prodotta (non avendo parte attrice insistito sulle prove orali: v. verbale dell’udienza 11.12.203 in cui le parti chiedono concordemente fissarsi udienza di precisazione conclusioni all’esito della CTU e verbale dell’udienza 18.3.2014 in cui la difesa di parte attrice ha precisato unicamente “come da memoria ex art. 183 VI comma n. 1 c.p.c.” in cui non vengono formulate deduzioni istruttorie) non consentono correttivi in aumento; c) condannare i convenuti in solido a rifondere a parte attrice le spese per la perizia ante causam e per l’assistenza stragiudiziale come sopra quantificate.
Il Tribunale di Torino, Sezione IV Civile
Definitivamente pronunciando nella contumacia di …..
Ogni diversa istanza, eccezione e deduzione disattesa.
Condanna in solido …. e …. ASSICURAZIONI s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, a pagare a parte attrice ….., a titolo di risarcimento dei danni tutti patiti, patrimoniali e non, la somma di Euro 10.322,10, oltre interessi legali dal 29.7.2014 sino al saldo;
Pone definitivamente a carico solidale di ……….e di …. ASSICURAZINONI s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, le spese dell’espletata CTU, come già provvisoriamente liquidate;
Condanna in solido ….. e ……. s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, a rimborsare a parte attrice ….. le spese di lite, che vengono liquidate in complessivi Euro 4.600,00 per compensi professionali ed in Euro 488,00 per esposti, nonché a rifondere le spese per la perizia ante causam pari ad Euro 144,00 e le spese per l’assistenza stragiudiziale pari ad Euro 1.890,00, oltre rimborso forfetario 15%, CPA ed IVA come per legge.
Torino, 28 luglio 2014
dott. Stefania Tassone
Art. 148, comma 10 del Codice delle Assicurazioni: perchè non viene (quasi) mai applicato?
Di JabvWaZkZUykQPfluFHe JabvWaZkZUykQPfluFHe In art. 148, art. 148 c.d.a., art. 148 codice delle assicurazioni, c.d.a., comma 10, isvap, ivass, offerta incongrua
Il giorno in cui mi ritroverò tra le mani una “mia” sentenza ove nel pqm leggerò “Visto l’art. 148 del Codice delle Assicurazioni, manda alla Cancelleria per la trasmissione di copia della presente sentenza all’IVASS (già Isvap)” giuro che la incornicerò!
L’art. 148, co. 10, c.d.a. prevede che “In caso di sentenza a favore del danneggiato, quando la somma offerta ai sensi dei commi 1 e 2 sia inferiore alla metà di quella liquidata, al netto di eventuale rivalutazione ed interessi, il giudice trasmette, contestualmente al deposito in cancelleria , copia della sentenza all’Isvap per gli accertamenti relativi all’osservanza delle disposizioni del presente capo…”
E allora non è dato capire perchè, da un lato, pochissimi colleghi chiedano nelle loro conclusionali che il Giudice si conformi al dato normativo (quando, ovviamente, si ricade nello specifico caso) dall’altro perchè i Giudici, una volta attenzionati sul punto, si “dimentichino” di applicarla.
Quante volte, infatti, accusiamo nella fase stragiudiziale ridicole offerte di risarcimento danni?; offerte che risultano tanto più ridicole quando poi al termine della fase giudiziale ci si confronta con la liquidazione finale, la quale, il più delle volte, risulta essere addirittura 3/4 volte superiore alla somma inizialmente offerta della Compagnia!
In questi casi la SENTENZA VA TRASMESSA ALL’IVASS !!!
Un plauso, quindi, al Giudice di Pace di Livorno, Dr.ssa Avv. Marielena Cristiani, che con la sentenza n. 1190 del 2011, ci ha offerto un chiaro esempio di applicazione della norma in parola.
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Rca e competenze stragiudiziali: sono dovute dall’Assicurazione rimasta contumace
Di JabvWaZkZUykQPfluFHe JabvWaZkZUykQPfluFHe In argomento di prova, assicurazione, avvocato, competenze stragiudiziali, comportamento extragiudiziale, contumacia, fase stragiudiziale, onorari stragiudiziali, prova civile, RCA, sinistro stradale
Giudice di Pace di Torre del Greco, Dott.ssa Patrizia Grillo, sent. del 30 aprile 2014
Rca – mancato pagamento delle competenze legali stragiudiziali – contumacia della Compagnia di Assicurazione – argomento di prova – potere del giudice di trarre elementi di convincimento dal comportamento extraprocessuale e processuale delle parti – sussiste
“…la contumacia del convenuto, di per sé sola considerata, non può assumere alcun significato probatorio in favore della domanda dell’attrice, perché, al pari del silenzio negoziale, non equivale ad alcuna manifestazione di volontà favorevole alla pretesa della controparte, ma lascia del tutto inalterato il substrato di contrapposizione su cui si articola il contraddittorio; ond’è che non è possibile considerare come non contestati dal convenuto contumace fatti costitutivi ella domanda della cui sussistenza l’attore ha l’onere della prova (cfr. art. 2697 c.c.). Tuttavia, nel caso di specie, deve ritenersi che la contumacia della Alfa Ass.ni S.p.a. costituisca altro decisivo argomento di prova, il quale contribuisce, valutato complessivamente insieme al comportamento processuale ed extraprocessuale tenuto dalla medesima nonché alla prova documentale prodotta dalla parte attrice, al riconoscimento della veridicità del credito vantato dall’attore e quindi, all’accoglimento della domanda di condanna. Considerato che la convenuta compagnia ha corrisposto le somme per sorte mentre nulla ha provato di aver pagato a titolo di competenze legali per l’attività extragiudiziale posta in essere dall’attore, la domanda deve essere accolta con la condanna della Alfa Ass.ni S.p.a. al pagamento della somma dovuta…”
UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI TORRE DEL GRECO
R E P U B B L I CA I T A L I A N A
Il Giudice di pace Avv. Patrizia Grillo ha pronunziato la seguente sentenza
nella causa civile, iscritta al N. **/0/13 del Ruolo Generale, riservata all’udienza del 07.03.2014
Avv. ***** nato ad ***** il ***** c.f. ***** rappresentato e difeso da se stesso ed elettivamente domicilia in ***** alla via*****
Alfa Ass.ni in persona del suo legale pro tempore con sede in ***** al *****
Per avv. ***** accoglimento della domanda e conseguente condanna della convenuta assicurazione al pagamento della somma ancora dovuta a titolo di spese di giudizio con attribuzione al difensore giudiziario.
L’Avv. *****, quale difensore della sig.ra ***** nella procedura per il risarcimento dei danni subiti per il sinistro verificatosi il 17.07.2013 in Torre del Greco tra il veicolo Honda SH tg. ***** assicurato Alfa Ass.ni S.p.a. ed il veicolo Yamaha tg. ***** assicurato Alfa Ass.ni S.p.a, con citazione regolarmente notificata il 03.12.2013, conveniva in giudizio la Alfa Ass.ni S.p.a., per non avere quest’ultima provveduto a rimborsare le spese e competenze sopportate allo stesso avvocato in quanto in data 21.10.2013 provvedeva a pagare la sola sorte e non quanto dovuto a titolo di competenze, così come concordato, di Euro 400,00.
La convenuta, benché regolarmente citata, non si costituiva in giudizio, per cui ne viene dichiarata la contumacia.
Si dà atto che per l’assenza delle parti non è stato possibile esperire il libero interrogatorio delle stesse ed il tentativo di conciliazione ex art. 320 c.p.c..
Quindi sulle conclusioni delle parti la causa era riservata a sentenza.
La domanda è fondata e, pertanto, deve essere accolta.
La sussistenza del rapporto creditorio risulta dimostrata con inequivocabile chiarezza dalla documentazione prodotta. Dalla copia dell’assegno si evince che la compagnia assicurativa ha pagato in data 21.10.2013 l’importo di € 950,00 per i soli danni riportati dal veicolo Honda SH della sig.ra ***** mentre nulla pagava per le competenze nonostante si fosse impegnata a farlo in data 21.11.2013 con l’invio della quietanza.
D’altra parte, pure significativo è il contegno tenuto dalla parte convenuta nel corso del procedimento (essendo rimasta contumace sebbene citata). E’ noto che l’art.116 c.p.c., disciplinando la valutazione delle prove, dispone che il giudice deve valutarle secondo il suo prudente apprezzamento, salvo che la legge non disponga altrimenti comma 1); aggiunge che si può desumere argomenti di prova dalle risposte che le parti si danno o non nel corso dell’interrogatorio non formale, dal rifiuto ingiustificato a consentire le ispezioni che egli ha ordinato ed in genere dal contegno mantenuto dalle parti nel processo (comma 2). Al riguardo vanno preliminarmente richiamate le guide-lines individuate dalla giurisprudenza della Suprema Corte, secondo la quale rientra nel potere del giudice trarre elementi di convincimento dal comportamento extraprocessuale processuale delle parti. Non è necessario, nel caso in esame, prendere posizione circa la tesi estrema, pur presente nella giurisprudenza della Corte, per cui il contegno della parte, processuale o extraprocessuale che sia, può costituire non solo elemento di valutazione di risultanze probatorie già acquisite, ma anche unica e sufficiente fonte di prova (cfr. la sentenza n. 3800 del 25.06.1985 nonché Cass., sez. III, 1.4.95 n. 3822). Viene in evidenza a tal uopo l’inerte comportamento processuale tenuto dalla Alfa Ass.ni S.p.a. a seguito della lettera r.r. ricevuta il 30.10.2013 e con la quale si invitava la stessa a corrispondere quanto dovuto entro e non oltre 7 giorni.
Ma si deve ribadire che l’argomento di prova, pur distinto, quanto ad efficacia probatori, dalla prova vera e propria, (e quindi avente quanto meno la minore efficacia concretatesi nella possibilità di utilizzare l’argomento per valutare risultante probatorie già presenti ed acquisite), può essere costituito anche dal comportamento extraprocessuale della parte (Cass., sez. lav., 10.6.98 n. 5784). Pure è noto che la contumacia del convenuto, di per sé sola considerata, non può assumere alcun significato probatorio in favore della domanda dell’attrice, perché, al pari del silenzio negoziale, non equivale ad alcuna manifestazione di volontà favorevole alla pretesa della controparte, ma lascia del tutto inalterato il substrato di contrapposizione su cui si articola il contraddittorio; ond’è che non è possibile considerare come non contestati dal convenuto contumace fatti costitutivi ella domanda della cui sussistenza l’attore ha l’onere della prova (cfr. art. 2697 c.c.). Tuttavia, nel caso di specie, deve ritenersi che la contumacia della Alfa Ass.ni S.p.a. costituisca altro decisivo argomento di prova, il quale contribuisce, valutato complessivamente insieme al comportamento processuale ed extraprocessuale tenuto dalla medesima nonché alla prova documentale prodotta dalla parte attrice, al riconoscimento della veridicità del credito vantato dall’attore e quindi, all’accoglimento della domanda di condanna.
Considerato che la convenuta compagnia ha corrisposto le somme per sorte (assegno del 21.10.2013) mentre nulla ha provato di aver pagato a titolo di competenze legali per l’attività extragiudiziale posta in essere dall’attore, la domanda deve essere accolta con la condanna della Alfa Ass.ni S.p.a. al pagamento della somma dovuta e concordatari Euro 400,00.
Alla soccombenza della lite consegue la condanna della convenuta al pagamento delle competenze di giudizio
Il Giudice di Pace, definitivamente promuziandosi sulla domanda proposta da Avv. ***** contro Alfa Ass.ni S.p.a. di cui all’atto di citazione in epigrafe indicato, in accoglimento della domanda proposta come in narrativa così provvede:
a) Condanna la convenuta Alfa Ass.ni S.p.a. al pagamento della somma di € 400,00 oltre agli interessi legali dal 21.10.2013 al soddisfo.
b) Condanna la convenuta al pagamento delle spese e competenze del presente giudizio che si liquidano in Euro 210,00 di cui per spese Euro 60,00 ed Euro 150,00 per compenso omnia comprensivo determinato ex. D.M. 55/2014 oltre rimborso spese generali, C.P.A. ed I.V.A. come per legge.
Così deciso in Torre del Greco lì, 23.05.2014
Avv. Patrizia Grillo
Sull’intervento volontario dell’Assicurazione del danneggiato
Di JabvWaZkZUykQPfluFHe JabvWaZkZUykQPfluFHe In abano terme, assicurazione, avvocato, codice, codice delle assicurazioni, danneggiato, giudice, giudice di pace, inammissibile, incidente, indennizzo diretto, infortunistica stradale, intervento, intervento volontario, padova, risarcimento, risarcimento del danno, sentenza, Sentenze civile, sinistro, sinistro stradale, trento, tribunale, ufficio, veicolo
Tribunale di Trento, sentenza del 06.05.2014
Il Giudice Trentino provvede a dichiarare inammissibile l’intervento volontario spiegato dalla Compagnia di Assicurazione dell’attore/danneggiato, per difetto di interesse non potendosi costringere lo stesso a difendersi contro un soggetto che ha consapevolmente scelto di non evocare in giudizio.
terminata la discussione orale, pronunzia, mediante lettura in udienza (art. 281 sexies c.p.c.), la presente
nel proc. n. *******/2013 RG (n. **/2013 RG sezione distaccata di Tione di Trento)
S.M. e U. ASSICURAZIONI SPA
con l’intervento volontario di
La presente motivazione viene redatta nella forma prevista dall’art. 132 n. 4 c.p.c. (come modificato dall’art.45, comma 17, della L. 18 giugno 2009, n. 69), in base al quale la sentenza deve contenere “la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione” (il testo precedente prevedeva invece che la sentenza contenesse “la concisa esposizione dello svolgimento del processo e dei motivi in fatto e in diritto della decisione”). L’art. 118 disp. att. c.p.c. (nel testo introdotto dall’art. 52, comma 5, della cit. L. 18 giugno 2009, n. 69), precisa inoltre che “la motivazione della sentenza di cui all’art. 132, secondo comma, n. 4), del codice, consiste nella succinta esposizione dei fatti rilevanti della causa e delle ragioni giuridiche della decisione, anche con riferimento a precedenti conformi” (secondo il testo precedente, invece che, la motivazione consisteva nell’esposizione dei fatti rilevanti della causa e delle ragioni giuridiche della decisione).
Per effetto dell’art. 58, comma 2, della cit. L. 18 giugno 2009, n. 69, i predetti art. 132 c.p.c. e art. 118 disp. att. c.p.c., si applicano anche ai giudizi pendenti in primo grado alla data di entrata in vigore della legge, avvenuta il 4.07.2009. Di qui, la presente motivazione, redatta nella nuova forma.
Ciò premesso, C.R. premesso di essere rimasto vittima di un sinistro stradale avvenuto verso le ore 16.10 del 13.06.2010 mentre a bordo della propria motocicletta H. targata (…) percorreva la strada statale n. 237 al km 93+751, ha convenuto – innanzi alla ormai soppressa Sezione distaccata di Tione di Trento – S.M., proprietario e conducente dell’autoveicolo Audi targato (…), e la U. Assicurazioni spa, al fine sentirli condannare in solido al risarcimento dei danni subiti (sia il danno biologico sia il danno materiale), indicati rispettivamente in Euro 142.459,80 ed Euro 3.690,59, oltre accessori di legge.
S.M. e U. Assicurazioni spa, costituitisi con lo stesso difensore, resistono.
E’ intervenuta volontariamente in giudizio anche A. spa.
La causa è stata istruita solo mediante produzioni documentali, giacché le istanze istruttorie orali e di ctu sono state respinte in quanto superflue.
Ciò premesso, ritiene questo Tribunale che la domanda risarcitoria sia manifestamente infondata.
Va infatti evidenziato che, come si legge chiaramente dal rapporto redatto dai Carabinieri di S. (prodotto integralmente dai convenuti sub doc. 1; l’attore, invece, ha ritenuto di produrne solo una parte, sub doc. 2), il sinistro è accaduto per colpa esclusiva proprio dell’attore, giacché questi, in sella alla propria moto, uscito dalla galleria “Scuro”, ha ritenuto di effettuare una manovra di sorpasso (in sé non vietata, trattandosi di strada rettilinea con linea di mezzeria tratteggiata), della autovettura Lancia Y (condotta dalla sig.ra M.M., assunte a sommarie informazioni dalla cit. P.G.), senza peraltro accorgersi (come da lui stesso confessato ai Carabinieri), che, più avanti della Lancia Y, nella stessa direzione viaggiava l’Audi guidata dal convenuto S.M., la quale, dopo aver tempestivamente azionato l’indicatore di direzione sinistro, aveva quasi già terminato la legittima manovra di svolta a sinistra, entrando in una piazzola di sosta, come conferma il fatto che il motociclo ha urtato l’Audi nella parte finale della fiancata sinistra.
Alla luce di tale dinamica del sinistro, che si evince chiaramente dal predetto rapporto dei Carabinieri, non si vede proprio quale responsabilità possa avere S.M..
Di qui il rigetto della domanda risarcitoria proposta da C.R..
Tra questi ed i convenuti, le spese di giudizio seguono la soccombenza.
In relazione all’intervento volontario di A. spa (che assicura l’attore), esso deve invece essere dichiarato inammissibile d’ufficio (sulla rilevabilità d’ufficio, cfr. Cass., sez. I, 26.03.1974, n. 824; e Cass. 23.06.1949, n. 1568), in quanto non è senz’altro all’uopo sufficiente che detta Compagnia sia stata destinataria di una richiesta stragiudiziale di risarcimento diretto da parte dell’attore. Appare infatti decisivo osservare che detta procedura di risarcimento diretto (ex art. 149 del codice delle assicurazioni di cui al D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209), è ammessa solo in caso di danni materiali e/o di danni alle persone contenuti nei limiti previsti dall’art. 139 dello stesso codice, pari al massimo al 9% di invalidità: limite nella specie senz’altro superato, atteso che nell’atto di citazione è stato indicato un danno biologico del 26-28%. Non si comprende allora che interesse giuridico – ex art. 105 c.p.c. – abbia A. spa ad essere parte del presente giudizio. Sotto altro profilo, va condivisa la tesi di Giudice di pace Palermo, sez. VI, 12.07.2013, in base alla quale il nuovo sistema di risarcimento diretto del danneggiato, introdotto dal codice delle assicurazioni, non consente di ritenere escluse le azioni già previste in favore del danneggiato, con la conseguenza che permane in capo allo stesso la facoltà di scegliere di procedere nei confronti dell’impresa assicuratrice del responsabile civile, per cui l’azione ex cit. art. 149, deve ritenersi alternativa e non anche esclusiva. Ne consegue che, nel giudizio promosso nei confronti del responsabile civile e dell’impresa di assicurazioni del medesimo, è inammissibile, per difetto di interesse, l’intervento volontario spiegato dall’assicurazione dello stesso danneggiato, non potendosi costringere lo stesso a difendersi contro un soggetto che ha consapevolmente scelto di non evocare in giudizio.
L’incertezza della questione circa l’ammissibilità dell’intervento, suggerisce di compensare le spese di giudizio nei confronti di A. spa.
Ritiene infine il Tribunale che, nei rapporti tra l’attore ed i convenuti, debba avere anche luogo la pronunzia prevista dal nuovo art. 96, terzo comma, c.p.c. (inserito dall’art. 45, comma 12, della L. 18 giugno 2009, n. 69), in base al quale “in ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’articolo 91, il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata”.
La novità legislativa ha radici antiche.
“Nunc admonendi sumus magnam curam egisse eos, qui iura sustinebant, ne facile homines ad litigandum procederent: quod et nobis studio est”.
Inizia così il titolo 16 del libro IV (De poena temere litigantium) delle Istituzioni di Giustiniano. L’imperatore fa propria la preoccupazione, che era già stata degli antichi, di evitare che si litighi in giudizio facilmente. Più precisamente, egli ribadisce l’esigenza di sanzionare il temere litigare, vale a dire il comportamento dell’attore o del convenuto che agisce o resiste in giudizio (litigare) sconsideratamente (temere).
Nello stesso senso, nel 1748, era stato scritto che “Quando la nuova arte della procedura moltiplicò i processi e li rese eterni; quando la scienza di eludere le istanze più giuste si fu raffinata; quando un litigante imparò a fuggire unicamente per farsi inseguire; quando l’istanza divenne rovinosa e la difesa tranquilla; quando le ragioni andarono perdute sotto volumi di parole e di iscritti; quando tutto fu pieno di campioni della giustizia che non dovevano render giustizia; quando la cattiva fede trovò dei consigli laddove non trovò degli appoggi, fu necessario arrestare i litiganti col timore delle spese” (Montesquieu, Lo spirito delle leggi).
Passando quindi all’art. 370 c.p.c abr., esso disponeva: “La parte soccombente è condannata nelle spese del giudizio, e trattandosi di lite temeraria, può inoltre essere condannata al risarcimento dei danni”. Oltre a tale previsione di carattere generale, nel vecchio codice di rito vi erano altre singole ipotesi nelle quali dall’esito negativo di un certo procedimento, sorgeva a carico della parte soccombente l’obbligo non solo di rifondere alla parte avversaria le spese giudiziali, ma anche quello di risarcirle i danni subiti. In tema di sequestro, ad esempio, l’art. 935 c.p.c. abr. disponeva: “Quando il sequestro sia riconosciuto senza causa e per ciò revocato, il sequestrante può essere condannato in una multa estensibile a lire mille, oltre al risarcimento dei danni”. In tema di querela di falso, poi, l’art. 314 c.p.c. abr. prevedeva che qualora essa fosse respinta, il querelante soccombente venisse condannato al risarcimento dei danni ed a una multa estensibile fino a lire cinquecento.
Il codice di rito vigente ha unificato le ipotesi nelle quali la soccombenza può determinare, oltre alla condanna alla spese, anche quella al risarcimento dei danni. Come noto, la disciplina è attualmente contenuta esclusivamente nell’art. 96 c.p.c., intitolato “responsabilità aggravata”.
La disposizione non menziona più la lite temeraria, ma la responsabilità aggravata. Nonostante questo, l’espressione “lite temeraria” ricorre ancor oggi frequentemente nel linguaggio della dottrina e della giurisprudenza (temerarietà peraltro menzionata ancor oggi dall’art. 26, secondo comma, del c.p.a., come sostituito dall’art. 1 del D.Lgs. n. 195 del 2011).
Il cit. nuovo terzo comma dell’art. 96 c.p.c., si caratterizza essenzialmente per il fatto che la condanna può essere pronunziata anche d’ufficio (a prescindere anche dalla necessità di instaurare il contradditorio sul punto, come avviene anche per la pronunzia sulle spese), nonché per il fatto che la somma oggetto della condanna va determinata equitativamente.
Puntualizzato che occorre sempre il requisito del dolo o della colpa grave del soccombente, previsto dal primo comma dello stesso art. 96 c.p.c., ad avviso di questo Tribunale le relative nozioni vanno rinvenute nella ancora insuperata opinione dottrinale in base alla quale “lite temeraria è la lite la cui ingiustizia è più completa, perché sta nell’animo stesso del litigante: la temerità è la coscienza dell’ingiusto, dell’aver torto. L’animo del litigante sfugge per sua natura alla indagine diretta: e però l’indagine si basa sulle presunzioni che nascono dalla natura stessa del litigio. Quando la pretesa o la resistenza è così infondata, così chiaramente infondata, da apparir tale a chiunque ed allo stesso litigante, pur tenendogli conto dell’accecamento prodottogli dall’interesse, diciamo che quel litigante è temerario. Si presume che costui abbia fatta la lite conoscendo d’aver torto; non è escluso ch’egli potesse credere il contrario; basta che la infondatezza della lite sia tale, che il non vederla costituisca in colpa così lata, da equipararsi al dolo. La temerità è dunque propria della lite stessa … Vi sono poi casi intermedi, in cui la lite non è per sé stessa temeraria, ma può essere o non essere, secondo le condizioni soggettive del litigante; come quando la temerità dipendesse dal conoscere o non una circostanza di fatto: in tal caso sarebbe temerario il litigante che negasse un fatto suo proprio che risulti provato, o un fatto ch’egli doveva conoscere, o affermasse un fatto che dovea conoscer come inesistente … il dolo del temerario litigante concretandosi nella coscienza del proprio torto, non è necessario ch’emerga lo spirito vessatorio, il deliberato proposito di recar danno”.
Nella fattispecie il requisito del dolo-colpa grave emerge senz’altro dalle modalità in cui è avvenuto il sinistro, delle quali l’attore non poteva che essere a perfetta conoscenza, considerando la piena confessione resa dal medesimo ai Carabinieri di Storo, nonché la chiarezza degli accertamenti diligentemente compiuti dai medesimi, di cui l’attore era – o doveva essere a conoscenza – prima del giudizio.
Nella determinazione equitativa della somma, ritiene il giudicante di condividere quell’opinione dottrinale che prende in considerazione, oltre al contegno processuale e pre-processuale della parte soccombente, anche la diseguaglianza economica esistente tra quest’ultima e la parte vittoriosa. Stimasi pertanto equa, complessivamente per entrambi i convenuti, una somma pari alle spese di giudizio, la cui la cui liquidazione deve essere effettuata in base ai criteri previsti dal D.M. 10 marzo 2014, n. 55, atteso che l’art. 28 dello D.M. 10 marzo 2014, n. 55 prevede che essi debbano applicarsi alle liquidazioni successive alla sua entrata in vigore, avvenuta il 3.04.2014.
Il Tribunale, definitivamente pronunziando, dichiara inammissibile l’intervento volontario di A. spa e compensa le spese di giudizio nei confronti di costei.
Rigetta la domanda principale.
Condanna l’attore a rifondere ai convenuti le spese di giudizio, liquidate complessivamente in Euro 5.000,00 per compenso professionale, oltre accessori di legge.
Condanna il medesimo a pagare agli stessi convenuti la complessiva somma di Euro 5.000,00 con interessi legali dalla data odierna fino al saldo.
Così deciso in Trento, il 6 maggio 2014.
Depositata in Cancelleria il 6 maggio 2014.
Rassegna giurisprudenziale sul danno da RC auto
Di JabvWaZkZUykQPfluFHe JabvWaZkZUykQPfluFHe In 149 Cda, 2054, 2059, abano terme, auto, azione, biologico, cai, calvello, Cassazione, circolazione, civile, codice, corte costituzionale, danneggiato, danno, danno non patrimoniale, dottrina, equità, giudice, giurisprudenza, incidente, invalidità, lesione, liquidazione, lucro cessante, merito, micropermanenti, milano, morale, padova, prescrizione, probatorio, rc, risarcimento, scontro, sezione unite, sinistro, sofferenza, stradale, tabelle, tribunale, valore, valore probatorio, veicolo
Le più rilevanti sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione
Contenuto del danno non patrimoniale
Poiché il danno biologico ha natura non patrimoniale e il danno non patrimoniale ha natura unitaria, è corretto l’operato del giudice di merito che liquidi il risarcimento del danno biologico in una somma omnicomprensiva, posto che le varie voci di danno non patrimoniali elaborate dalla dottrina e dalla giurisprudenza (danno estetico, danno esistenziale, danno alla vita di relazione eccetera) non costituiscono pregiudizi autonomamente risarcibili.
Corte di Cassazione,sezione III civile, 16 maggio 2013 n. 11950
Liquidazione del danno non patrimoniale e Tabelle del Tribunale di Milano
Le tabelle per la liquidazione del danno non patrimoniale derivante da lesione all’integrità psicofisica del tribunale di Milano costituiscono valido e necessario criterio di riferimento ai fini della valutazione equitativa ex articolo 1226 del Cc., laddove la fattispecie concreta non presenti circostanze che richiedano la relativa variazione in aumento o in diminuzione, per le lesioni di lieve entità conseguenti alla circolazione. I relativi parametri sono conseguentemente da prendersi a riferimento da parte del giudice di merito ai fini della liquidazione del danno non patrimoniale, ovvero quale criterio di riscontro e verifica di quella, di inferiore ammontare, cui sia diversamente pervenuto, incongrua essendo la motivazione che non dia conto delle ragioni della preferenza assegnata a una liquidazione che avuto riguardo alle circostanze del caso concreto, risulti sproporzionata rispetto a quella cui si perviene mediante l’adozione dei parametri esibiti dalle dette tabelle di Milano.
Corte di Cassazione,sezione III civile, 30 giugno 2011 n. 14402
Poiché l’equità va intesa anche come parità di trattamento, la liquidazione del danno non patrimoniale alla persona da lesione dell’integrità psico-fisica presuppone l’adozione da parte di tutti i giudici di merito di parametri di valutazione uniformi che, in difetto di previsioni normative (come l’articolo 139 del Codice delle assicurazioni private – D. Lgs. 7 settembre 2005 n. 209 – per le lesioni di lieve entità conseguenti alla sola circolazione dei veicoli a motore e dei natanti), vanno elaborati in quelli tabellari elaborati presso il Tribunale di Milano, da modularsi a seconda delle circostanze del caso concreto. I criteri di liquidazione del danno biologico previsti dall’articolo 139 del Cda, per il caso di danni derivanti da sinistri stradali, costituiscono oggetto di una previsione eccezionale, come tale insuscettibile di applicazione analogica nel caso di danni non derivanti da sinistri stradali.
Corte di Cassazione,sezione III civile,7 giugno 2011 n. 12408
Azione diretta e articolo 1917 del c.c.
In tema di assicurazione per la responsabilità civile, in forza del secondo comma dell’articolo 1917 del c.c.- che prevede la facoltà dell’assicuratore, previa comunicazione all’assicurato, di pagare direttamente al terzo danneggiato l’indennità dovuta e l’obbligo del medesimo assicuratore di provvedere al pagamento diretto se l’assicurato lo richiede – non vengono a mutare i soggetti del rapporto assicurativo, che restano sempre e soltanto l’assicuratore e l’assicurato, giacché l’anzidetta facoltà dell’assicuratore si concreta in una possibilità di scelta in ordine a una modalità di adempimento della sua obbligazione, che permane soltanto verso l’assicurato. Ne consegue che, in capo al danneggiato, non sorge alcun diritto nei confronti dell’assicuratore e, dunque, non sussiste la possibilità di agire direttamente nei suoi confronti (rigetta, Corte di Appello di Milano 1° aprile 2006).
Corte di Cassazione, sezione III civile, 5 dicembre 2011 n. 26019
Litisconsorzio necessario del responsabile del danno
In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile automobilistica, nel giudizio promosso dal danneggiato contro l’assicuratore con azione diretta, ai sensi dell’articolo 18 della legge 24 dicembre 1969 n. 990 (applicabile ratione temporis), deve essere chiamato in causa come litisconsorte necessario – a norma dell’articolo 23 della stessa legge n. 990 – il responsabile del danno, che va individuato nel proprietario del veicolo assicurato indicato come responsabile del fatto (cassa con rinvio, Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Portici, 18 luglio 2005).
Corte di Cassazione, sezione III civile, 14 dicembre 2010 n. 25238
Presupposti per liquidare il danno patrimoniale da lucro cessante
Il diritto al risarcimento del danno patrimoniale da lucro cessante non può farsi discendere in modo automatico dall’accertamento dell’invalidità permanente, poiché esso sussiste solo se tale invalidità abbia prodotto una riduzione della capacità lavorativa specifica. A tal fine, il danneggiato è tenuto a dimostrare, anche tramite presunzioni, di svolgere un’attività produttiva di reddito e non aver mantenuto, dopo l’infortunio, una capacità generica di attendere altri lavori confacenti alle sue attitudini personali.
Corte di Cassazione, sezione III civile, 27 aprile 2010 n. 10074
Interpretazione costituzionalmente orientata dell’articolo 149 del Cda
È infondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 149 del Dlgs. 7 settembre 2005 n. 209, sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24, 76 e 111 della Costituzione. Invero, l’azione diretta contro l’assicuratore del danneggiato non rappresenta una diminuzione di tutela, ma un ulteriore rimedio a disposizione del danneggiato, dal momento che il Codice delle assicurazioni si è limitato a rafforzare la posizione dell’assicurato rimasto danneggiato, considerato soggetto debole, legittimandolo ad agire direttamente nei confronti della propria compagnia assicuratrice, senza peraltro togliergli la possibilità di far valere i suoi diritti secondo i principi della responsabilità civile dell’autore del fatto dannoso. Non è, dunque, riscontrabile un vizio nel procedimento di formazione legislativa, in quanto il sistema di liquidazione del danno, creato nell’esercizio della delega, è misurabile nei termini del riassetto normativo delegato, volto ad assicurare un rafforzamento della protezione dei consumatori e dei contraenti deboli attraverso il riconoscimento di un ulteriore modalità di tutela. L’aver ammesso, accanto all’azione diretta introdotta e dalla norma censurata, la persistenza della tradizionale azione di responsabilità civile toglie, altresì, fondamento, alle ulteriori censure di ordine sostanziale mosse dal rimettente, sotto i profili della lesione del diritto di azione e dei principi del giusto processo, nonché della disparità di trattamento riguardo ad altre categorie di danneggiati.
Corte Costituzionale 19 giugno 2009 n. 180
Responsabilità concorrente in caso di scontro tra veicoli
In tema di circolazione stradale, la presunzione di cui al secondo comma dell’art. 2054 del Cc – che trova applicazione anche nel caso in cui vengano a collisione un’autovettura e una bicicletta, in quanto nella categoria dei veicoli sono ricompresi, anche per il nuovo codice della strada, gli stessi velocipedi – ha carattere sussidiario e opera solo quando non sia possibile in concreto accertare le cause e il grado delle colpe incidenti nella produzione dell’evento dannoso (cassa con rinvio, Corte di Appello di Palermo 5 giugno 2004).
Corte di Cassazione, sezione III civile, 5 maggio 2009 n. 10304
Prescrizione del diritto al risarcimento del danno da Rc auto
In tema di prescrizione del danno in materia di incidenti stradali, nel caso in cui l’illecito civile sia considerato dalla legge come reato, ma il giudizio penale non sia stato promosso, anche se per mancata presentazione della querela, l’eventuale, più lunga prescrizione prevista per il reato, si applica anche all’azione di risarcimento. Ciò a condizione che il giudice civile accerti , incidenter tantum, e con gli strumenti probatori e i criteri propri per il procedimento civile, la sussistenza di una fattispecie che integri gli estremi di un fatto – reato in tutti i suoi elementi costitutivi, soggettivi e oggettivi.
Corte di Cassazione, Sezioni unite civili, 18 novembre 2008 n. 27337
Danno non patrimoniale: contenuti e limiti
Secondo le Sezioni unite della Cassazione: “il danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 c.c., identificandosi con il danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica, costituisce categoria unitaria non suscettiva di suddivisione in sottocategorie. Il riferimento a determinati tipi di pregiudizio, in vario modo denominati (danno morale, danno biologico, danno esistenziale), risponde a esigenze descrittive, ma non implica il riconoscimento di distinte categorie di danno”.
In particolare: “Definitivamente accantonata la figura del cosiddetto danno morale soggettivo, la sofferenza morale, senza ulteriori connotazioni in termini di durata, integra pregiudizio non patrimoniale. Deve tuttavia trattarsi di sofferenza soggettiva in sé considerata, non come componente di più complesso pregiudizio non patrimoniale. Ricorre il primo caso ove sia allegato il turbamento dell’animo, il dolore intimo sofferti, ad esempio dalla persona diffamata o lesa nella identità personale, senza lamentare degenerazioni patologiche della sofferenza. Ove siano dedotte siffatte conseguenze, si rientra nell’area del danno biologico, del quale ogni sofferenza, fisica o psichica, per sua natura intrinseca costituisce componente. Determina quindi duplicazione di risarcimento la congiunta attribuzione del danno biologico e del danno morale nei suindicati termini inteso, sovente liquidato in percentuale (da un terzo alla metà) del primo. Esclusa la praticabilità di tale operazione, dovrà il giudice, qualora si avvalga delle note Tabelle, procedere ad adeguata personalizzazione della liquidazione del danno biologico, valutando nella loro effettiva consistenza le sofferenze fisiche e psichiche patite dal soggetto leso, onde pervenire al ristoro del danno nella sua interezza”.
Aggiunge inoltre la Suprema Corte che: “Possono costituire solo “voci” del danno biologico nel suo aspetto dinamico, nel quale, per consolidata opinione, è ormai assorbito il c.d. danno alla vita di relazione, i pregiudizi di tipo esistenziale concernenti aspetti relazionali della vita, conseguenti a lesioni dell’integrità psicofisica, sicché darebbe luogo a duplicazione la loro distinta riparazione. Certamente incluso nel danno biologico, se derivante da lesione dell’integrità psicofisica, è il pregiudizio da perdita o compromissione della sessualità, del quale non può, a pena di incorrere in duplicazione risarcitoria, darsi separato indennizzo. Ed egualmente si avrebbe duplicazione nel caso in cui il pregiudizio consistente nell’alterazione fisica di tipo estetico fosse liquidato separatamente e non come “voce” del danno biologico, che il c.d. danno estetico pacificamente incorpora”.
Dopo che le sentenze n. 8827 e 8828/03 hanno fissato il principio, condiviso da queste Sezioni unite, secondo cui, in virtù di una lettura costituzionalmente orientata dell’articolo 2059 del Cc, unica norma disciplinante il risarcimento del danno non patrimoniale, la tutela risarcitoria di questo danno è data, oltre che nei casi determinati dalla legge, solo nel caso di lesione di specifici diritti inviolabili della persona e cioè in presenza di una ingiustizia costituzionalmente qualificata, di danno esistenziale come autonoma categoria di danno non è più dato discorrere.
Corte di Cassazione, Sezioni unite civili, 11 novembre 2008 n. 26972 (in senso conforme, Corte di Cassazione, Sezioni unite civili, 11 novembre 2008 n. 26973, n. 26974 e n. 26975)
Riconoscimento del danno patrimoniale da invalidità temporanea
Il risarcimento del danno patrimoniale per invalidità temporanea non è dovuto se la lesione conseguente all’evento dannoso non ha prodotto una contrazione del reddito del danneggiato la quale deve essere da quest’ultimo adeguatamente provata (rigetta, Corte di appello di Milano, 29 luglio 2003)
Corte di Cassazione, sezione III civile, 10 luglio 2008 n. 18866
Interpretazione costituzionalmente orientata dell’articolo 141 del C.d.A.
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli articoli 141, 143, 144, 148, 149, 150 del D. Lgs. 7 settembre 2005 n. 209 (Codice delle assicurazioni private), in quanto tali norme, lette congiuntamente agli articoli 1917, 2043 e 2054 del Cc, non precludono la possibilità di un’interpretazione costituzionalmente orientata delle norme impugnate, nel senso cioè che esse si limitino a rafforzare la posizione del trasportato, legittimandolo ad agire direttamente nei confronti della compagnia assicuratrice del veicolo, senza peraltro togliergli la possibilità di fare valere i diritti derivanti dal rapporto obbligatorio nato dalla responsabilità civile dell’autore del fatto dannoso.
Corte Costituzionale 13 giugno 2008 n. 205.
Danno patrimoniale da lucro cessante in ipotesi di cosiddette micropermanenti
In caso di postumi permanenti di modesta entità (cosiddetta “micropermanente”) un danno da lucro cessante conseguente alla riduzione della capacità lavorativa è configurabile soltanto se sussistono elementi per ritenere che, a causa dei postumi, il danneggiato effettivamente ricaverà minori guadagni dal proprio lavoro, essendo ogni ulteriore o diverso pregiudizio risarcibile a titoloni danno non patrimoniale.
Corte di Cassazione, sezione III civile, 18 settembre 2007 n. 19357
Azione diretta e azione ordinaria
In tema di responsabilità civile derivante da circolazione stradale, il danneggiato ben può esercitare l’azione ex articolo 2054 del Cc nei confronti del solo responsabile e soltanto in un secondo tempo agire in via diretta contro l’assicuratore in quanto la legge non prevede alcuna preclusione all’azione diretta nel caso sia preventivamente agito contro il responsabile, né sarebbe logico sostenere che l’azione ex articolo 2054 del Cc comporti una sorta di implicita rinuncia a valersi dell’azione diretta stessa.
Corte di Cassazione, sezione III civile, 28 maggio 2007 n. 12376
Valore probatorio della CAI
Nel giudizio promosso dal danneggiato nei confronti dell’assicuratore della responsabilità civile da circolazione stradale, il responsabile del danno, che deve essere chiamato nel giudizio sin dall’inizio, assume la veste di litisconsorte necessario, poiché la controversia deve svolgersi in maniera unitaria tra i tre soggetti del rapporto processuale (danneggiato, assicuratore e responsabile del danno) e coinvolge inscindibilmente sia il rapporto di danno, originato dal fatto illecito dell’assicurato, sia il rapporto assicurativo, con la derivante necessità che il giudizio deve concludersi con una decisione uniforme per tutti i soggetti che vi partecipano. Pertanto, avuto riguardo alle dichiarazioni confessorie rese dal responsabile del danno, deve escludersi che, nel giudizio instaurato ai sensi dell’articolo 18 della legge 990/1969, sia nel caso in cui sia stata proposta soltanto l’azione diretta che nell’ipotesi in cui sia stata avanzata anche la domanda di condanna nei confronti del responsabile del danno, si possa pervenire a indifferenziato giudizio di responsabilità in base alle suddette dichiarazioni, in ordine ai rapporti tra responsabile e danneggiato, da un lato, e danneggiato e assicuratore dall’altro. Conseguentemente, va ritenuto che la dichiarazione confessoria, contenuta nel modulo di constatazione amichevole del sinistro (cosiddetto Cid), resa dal responsabile del danno proprietario del veicolo assicurato e – come detto – litisconsorte necessario, non ha valore di piena prova nemmeno nei confronti del solo confidente, ma deve essere liberamente apprezzata dal giudice, dovendo trovare applicazione la norma di cui all’articolo 2733, terzo comma, del Cc, secondo la quale, in caso di litisconsorzio necessario,la confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorzi è, per l’appunto, liberamente apprezzata dal giudice (rigetta, Tribunale di Sassari 15 dicembre 1999).
Corte di Cassazione, Sezioni unite civili 5 maggio 2006 n. 10311