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Timestamp: 2019-08-26 00:21:40+00:00
Document Index: 183589829

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1']

Febbraio | 2019 | Edscuola
147mila posti liberi a settembre
Decreto Ministeriale 28 febbraio 2019
Riparto delle risorse attribuite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 luglio 2017, riguardante il fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese. (19A02554)
(GU n.93 del 19-4-2019)
Visto l’art. 1, comma 140, della citata legge n. 232 del 2016, che ha istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze un apposito Fondo da ripartire, con una dotazione di 1.900 milioni di euro per l’anno 2017, di 3.150 milioni di euro per l’anno 2018, di 3.500 milioni di euro per l’anno 2019 e di 3.000 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2032, per assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, anche al fine di pervenire alla soluzione delle questioni oggetto di procedure di infrazione da parte dell’Unione europea, nei settori di spesa relativi a: a) trasporti, viabilita’, mobilita’ sostenibile, sicurezza stradale, riqualificazione e accessibilita’ delle stazioni ferroviarie; b) infrastrutture, anche relative alla rete idrica e alle opere di collettamento, fognatura e depurazione; c) ricerca; d) difesa del suolo, dissesto idrogeologico, risanamento ambientale e bonifiche; e) edilizia pubblica, compresa quella scolastica; f) attivita’ industriali ad alta tecnologia e sostegno alle esportazioni; g) informatizzazione dell’amministrazione giudiziaria; h) prevenzione del rischio sismico; i) investimenti per la riqualificazione urbana e per la sicurezza delle periferie delle citta’ metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia; l) eliminazione delle barriere architettoniche;
Vista la nota prot. n. 24549 del 23 dicembre 2016 con cui il Ministero dell’economia e delle finanze ha richiesto, a tutti i ministeri, di indicare gli interventi da finanziare a valere sul suddetto Fondo;
Viste le note prot. n. 1254 del 16 gennaio 2017 e prot. n. 3624 del 2 febbraio 2017 con cui sono state trasmesse, al Ministero dell’economia e finanze, le proposte di riparto del fondo di cui all’art. 1, comma 140, lettera c), della summenzionata legge n. 232/2016, relative, rispettivamente, al finanziamento dei programmi opzionali sottoscritti in occasione del Consiglio ministeriale dell’Agenzia spaziale europea del 2016, alla previsione di un finanziamento aggiuntivo per il FIRST e, infine, alla proposta di realizzazione dell’infrastruttura di ricerca Elettra 2.0;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 luglio 2017 recante «Riparto del Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese di cui al citato art. 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n. 232», che attribuisce al Ministero dell’istruzione, universita’ e ricerca, nell’allegato 1, lettera c), l’importo complessivo di € 1.270.000.000, di cui € 65.000.000 per il 2017, € 115.000.000 per il 2018, € 180.000.000 per il 2019 ed € 910.000.000 a partire dal 2020 e fino al 2026 (Gazzetta Ufficiale – Serie generale n. 226 del 27 settembre 2017);
Vista la nota prot. n. 1147 dell’11 ottobre 2017 con cui il Capo Dipartimento per la formazione e per la ricerca pro tempore, prof. Marco Mancini, ha comunicato al Ministero dell’economia e delle finanze, Ispettorato generale del bilancio, la definitiva formulazione delle assegnazioni proposte ai fini dell’adozione del provvedimento di riparto di cui alla gia’ citata legge n. 232/2016, art. 1, comma 140, per il settore di intervento relativo alla lettera «c) ricerca»;
Visto il decreto del Ministro dell’economia e finanze del 16 ottobre 2017, n. 177410 che, in considerazione della suddetta ripartizione, ha disposto le variazioni di bilancio per l’anno 2017;
Vista la nota prot. 189581 del 19 ottobre 2017 con la quale il Ministero dell’economia e finanze, Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, ha comunicato al Ministero dell’istruzione, universita’ e ricerca le conseguenti variazioni di bilancio per l’anno finanziario 2017, nonche’ l’istituzione dei seguenti nuovi capitoli di spesa:
7231 concernente «Contributo dell’Italia all’ESA per sviluppo di vari programmi opzionali nel settore aerospaziale per l’esplorazione spaziale, per osservazione della terra, per le telecomunicazioni, le applicazioni integrate e per i lanciatori»;
7245/2 concernente «Finanziamento aggiuntivo per i progetti di ricerca di interesse nazionale presentati dalle Universita’ (PRIN)»;
7445 concernente «Finanziamento per la realizzazione del programma Elettra 2.0»;
Visto il decreto n. 3190 del 14 novembre 2017 con cui il Capo Dipartimento per la formazione e per la ricerca pro tempore, prof. Marco Mancini, ha assegnato, al direttore generale per il coordinamento, la promozione e la valorizzazione della ricerca, la delega per l’esercizio dei poteri di spesa, in termini di residui, competenza e cassa, dei summenzionati capitoli di nuova istituzione;
Considerata la sentenza della Corte costituzionale del 13 aprile 2018 n. 74 che ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale dell’art. 1, comma 140, della citata legge 11 dicembre 2016, n. 232, nella parte in cui non prevede un’Intesa con gli enti territoriali in relazione ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri riguardanti settori di spesa rientranti nelle materie di competenza regionale;
Visto l’art. 13 comma 1 del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, convertito con modificazioni dalla legge 21 settembre 2018, n. 108, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative, secondo il quale «all’art. 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, dopo l’ultimo periodo sono aggiunti i seguenti: «Fermo restando che i decreti di cui al periodo precedente, nella parte in cui individuano interventi rientranti nelle materie di competenza regionale o delle province autonome, e limitatamente agli stessi, sono adottati previa intesa con gli enti territoriali interessati, ovvero in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano, per gli interventi rientranti nelle suddette materie individuati con i decreti adottati anteriormente alla data del 18 aprile 2018 l’intesa puo’ essere raggiunta anche successivamente all’adozione degli stessi decreti. Restano in ogni caso fermi i procedimenti di spesa in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto nei termini indicati dalla sentenza della Corte costituzionale n. 74 del 13 aprile 2018»;
Ravvisata, pertanto, la necessita’ di acquisire l’intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sul riparto del fondo di cui al citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri;
Vista l’intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano, acquisita nella seduta del 13 febbraio 2019 (Repertorio atti n. 23/CSR del 13 febbraio 2019);
Le risorse stanziate a valere sulle risorse del Fondo di cui all’art. 1, comma 140, lettera «c) ricerca», della legge 11 dicembre 2016, n. 232, attribuite al MIUR con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 luglio 2017 recante «Riparto del Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese di cui al citato art. 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n. 232», pari a € 1.270.000.000,00 sono ripartite come segue:
Le risorse sono erogate sulla base degli importi assegnati con il decreto del Ministro dell’economia e finanze 16 ottobre 2017 n. 177410 e dalla legge 11 dicembre 2016, n. 232.
Registrato alla Corte dei conti il 3 aprile 2019 Ufficio di controllo sugli atti del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, del Ministero dei beni e delle attivita’ culturali, del Ministero della salute, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, n. 1-500
n° 50 del 28-02-2019
Autonomia differenziata in Friuli Venezia Giulia
In audizione per le classi pollaio polemiche sull’autonomia differenziata
Sul tema dell’autonomia differenziata si è oggi innescata, in VII Commissione Istruzione e Cultura alla Camera, una discussione che ha assunto in alcuni passaggi toni accesi. A denunciarlo è la segretaria della Cisl scuola, Maddalena Gissi, che parla di toni «inusuali per il luogo e del tutto anomali rispetto alle modalità con cui solitamente le audizioni vengono svolte. Solo ripercorrendo il dibattito attraverso la registrazione video dei lavori della commissione, attualmente non ancora disponibile sul sito della Camera, sarà possibile esprimere ulteriori valutazioni sull’accaduto».
La delegazione Cisl scuola ha comunque auspicato che temi di questa portata siano oggetto di pacata e lucida riflessione, «cui non è di alcun giovamento un’incomprensibile e illogica esasperazione dei toni». Anche il segretario della Uil scuola, Pino Turi, ha ribadito, nel corso dell’audizione, la netta contrarietà della Uil scuola ad ogni ipotesi di regionalizzazione. «La scuola italiana è l’istituzione nella quale gli italiani pongono la massima fiducia. Vi pare possibile – ha detto Turi – mettere mano ad una istituzione che funziona e che gode della fiducia di tutti?».
In realtà l’audizione informale riguardava la questione delle cosiddette “classi pollaio” e dunque la proposta di legge in materia di «disposizioni concernenti la formazione delle classi nelle scuole di ogni ordine e grado». La Cisl ha rilevato che si pone «una stretta correlazione tra la garanzia della sicurezza degli alunni e il miglioramento della qualità dell’offerta formativa attraverso l’organizzazione della didattica. La riduzione del numero massimo degli alunni per classe ha un sicuro effetto sul primo punto anche se deve essere accompagnata da urgenti e indifferibili provvedimenti circa l’edilizia scolastica».
Per il sindacato la misura proposta è «certamente di aiuto ma è altrettanto necessario intervenire sul sostegno agli insegnanti verso modalità didattiche innovative e flessibilità organizzative nella gestione degli ambienti di apprendimento».
Anche la Uil scuola ha apprezzato la proposta di legge che prevede la riduzione graduale di un punto del rapporto alunni/docente in un triennio; la previsione di un tetto massimo
di 22 alunni nelle classi iniziali, elevabile fino a 23 ed tetto massimo di 20 alunni nelle classi con presenza di alunni con disabilità. «Ridurre il numero di alunni per classe – ha sottolineato Pino Turi – può dare risposte in termini di didattica individualizzata, attenuare i fenomeni di burnout, dovuti allo stress da lavoro correlato, sempre più in aumento. E’ positiva in termini di organico, con la restituzione di circa 86.000 posti per i docenti. Per il personale Ata, l’aumento potrebbe essere di circa 40.000 posti. Un provvedimento che
assume elementi positivi che aiuterebbero, di molto, la qualità dell’istruzione. Rappresentando un beneficio per il personale in termini di mobilità e reclutamento». Oggi si stima che le classi sovradimensionate siano il 5,17% del totale
Liliana Segre “Ministro, ci ripensi non rubiamo il passato ai ragazzi”
La senatrice a vita lancia un appello a Bussetti, titolare dell’Istruzione, perché ripristini la storia all’esame di maturità già dal prossimo anno scolastico. ” Che cosa succederà quando noi testimoni della Shoah non ci saremo più?”
«Un esame di maturità senza la storia mi fa paura. Per questo chiederò al ministro Bussetti di ripensarci». A Liliana Segre proprio non va giù. Da quattro mesi dà battaglia per sapere come sia stato possibile che il Miur abbia soppresso la traccia storica dalla prima prova scritta della maturità. Si è anche fatta promotrice di un “affare assegnato” che in linguaggio tecnico vuol dire promuovere una piccola indagine — in questo caso affidata alla Commissione Cultura del Senato — per sapere da che cosa sia nata la decisione del ministero di cancellare la traccia storica. I lavori parlamentari non sono ancora cominciati. «E ora da cittadina ho chiesto un incontro con il ministro».
«Vorrei capire il perché della soppressione della storia, che ritengo un atto molto grave. Io mi sono sempre occupata di memoria.
Ma memoria e storia vanno insieme. Da trent’anni rendo testimonianza sulla Shoah nelle scuole, e vedo la fatica che talvolta fanno i professori per contestualizzare il mio racconto. Può capitare che nell’ultima classe delle superiori non si arrivi a svolgere l’intero programma e ci si fermi alla Grande Guerra. Invece sarebbe utile studiare i totalitarismi, i genocidi e la complessità di tutto il Secolo Breve».
Perché dice “siamo”?
«Sono una voce che grida nel deserto dei morti. E cosa succederà quando non ci saremo più? La storia è sempre manipolabile. E, dopo che verranno meno gli ultimi sopravvissuti, la Shoah diventerà una riga nei libri di storia. E più tardi ancora, non ci sarà neppure quella.
Ricorda 1984 di Orwell?».
La storia completamente riscritta dal Partito Unico. E gli slogan: “Chi controlla il passato controlla il futuro. E chi controlla il presente controlla il passato”.
«Sì, “un affare assegnato” alla VII Commissione del Senato, ma i lavori sono ancora fermi. Ciascun gruppo ha indicato gli esperti e gli studiosi da ascoltare, ma le audizioni non sono state ancora calendarizzate. Capisco che ci siano delle priorità, ma sarebbe opportuno partire tempestivamente. Anche per arrivare in tempo per il prossimo anno scolastico: mi piacerebbe che la traccia di storia venisse ripristinata».
«È questo il punto. Non ci si pone il problema di come venga insegnata.
I docenti sono ancora capaci di rendere affascinante lo studio del passato? Lo dico con grande rispetto per figure eroiche che in Italia non vedono riconosciuto il proprio ruolo. Che entusiasmo si può coltivare con una remunerazione che svilisce?
Detto ciò, io mi imbatto spesso in professori molto bravi e nutro una gratitudine enorme per quello che riescono a fare».
È un problema anche di orari.
Da quest’anno, nel biennio degli istituti professionali la disciplina è ridotta a un’ora settimanale.