Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-2523-del-02-02-2011
Timestamp: 2020-04-01 02:57:19+00:00
Document Index: 67415621

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 6', 'art. 54', 'art. 1', 'art. 51', 'art. 2056', 'art. 2', 'art. 2']

Sentenza Cassazione Civile n. 2523 del 02/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2523 del 02/02/2011
Cassazione civile sez. I, 02/02/2011, (ud. 10/12/2010, dep. 02/02/2011), n.2523
sul ricorso 6432-2010 proposto da:
T.A. ((OMISSIS)) elettivamente domiciliato in
avverso il decreto V.G. 3202/08 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del
24.6.09, depositato il 30/06/2009;
Ritenuto che T.A., con ricorso del 1 marzo 2010, ha impugnato per cassazione – deducendo numerosi motivi di censura, nei confronti del Ministro dell’economia e della finanze, il decreto della Corte d’Appello di Napoli depositato in data 30 giugno 2009, con il quale la Corte d’appello, pronunciando sul ricorso del T. – volto ad ottenere l’equa riparazione dei danni non patrimoniali ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, comma 1, in contraddittorio con il Ministro dell’economia e delle finanze – il quale ha concluso per l’inammissibilità e l’infondatezza del ricorso, ha condannato il resistente a pagare al ricorrente la somma di Euro 2.3 3 5,00 a titolo di equa riparazione, ed ha compensato per la metà le spese del giudizio, liquidandole in Euro 410,00;
che, in particolare, la domanda di equa riparazione del danno non patrimoniale – richiesto nella misura di Euro 13.500,00 per l’irragionevole durata del processo presupposto – proposta con ricorso del 21 maggio 2008, era fondata sui seguenti fatti: a) il T., asseritamente creditore di somme a titolo retributivo e previdenziale, aveva proposto – con ricorso del 13 settembre 2 000 – la relativa domanda dinanzi al Tribunale amministrativo regionale della Campania; b) il Tribunale adito non aveva ancora deciso la causa;
che la Corte d’Appello di Napoli, con il suddetto decreto impugnato – detratti tre anni di ragionevole durata del processo presupposto – ha liquidato per i residui quattro anni e nove mesi, a titolo di equa riparazione per danno non patrimoniale, la somma di Euro 2.335,00, sulla base di un importo annuo di Euro 500,00, in considerazione del fatto che il ricorrente non aveva mai presentato istanza di prelievo e della natura collettiva del ricorso introduttivo del processo presupposto.
Considerato che con i motivi di censura vengono denunciati come illegittimi: a) l’applicazione di un parametro di liquidazione dell’indennizzo ingiustificatamente inferiore a quello indicato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo; b) la riduzione dell’indennizzo per il comportamento inerte della ricorrente, avuto riguardo alla ritardata presentazione dell’istanza di prelievo; che il ricorso merita accoglimento;
che questa Corte ha già più volte affermato il principio secondo cui, in tema di equa riparazione ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, la lesione del diritto alla definizione del processo in un termine ragionevole, di cui all’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, va riscontrata, anche per le cause davanti al giudice amministrativo, con riferimento al periodo intercorso dall’instaurazione del relativo procedimento, senza che una tale decorrenza del termine ragionevole di durata della causa possa subire ostacoli o slittamenti in relazione alla mancanza dell’istanza di prelievo od alla ritardata presentazione di essa, secondo cui l’innovazione, introdotta dal D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2 convertito in Legge con modificazioni dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, art. 1, comma 1, (per il quale la domanda non è proponibile se nel giudizio davanti al giudice amministrativo, in cui si assume essersi verificata la violazione, non sia stata presentata l’istanza di prelievo ai sensi del R.D. 17 agosto 1907, n. 642, art. 51), non può incidere sugli atti anteriormente compiuti, i cui effetti, in mancanza di una disciplina transitoria o di esplicite previsioni contrarie, restano regolati, secondo il fondamentale principio tempus regit actum, dalla norma sotto il cui imperio siano stati posti in essere, e secondo cui – tuttavia – la mancata o ritardata presentazione dell’istanza di prelievo può incidere, entro i limiti dell’equità, sulla determinazione dell’entità dell’indennizzo, con riferimento all’art. 2056 cod. civ., richiamato dalla L. n. 89 del 2001, art. 2 (cfr., ex plurimis, le sentenze nn. 28507 del 2005, pronunciata a sezioni unite, 24901 del 2008, 14753 del 2010);
che il processo presupposto de quo è pacificamente iniziato in data 13 settembre 2000 e non si era ancora concluso alla data del 21 maggio 2008, con la conseguenza che esso si è protratto complessivamente per sette anni ed otto mesi circa, con l’ulteriore conseguenza che – detratto il periodo di tre anni di ragionevole durata – la eccedenza irragionevole va determinata in quattro anni ed otto mesi circa;
che, nella specie, sulla base dei criteri adottati da questa Corte e dianzi richiamati, il diritto all’equa riparazione per il danno non patrimoniale di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2 va equitativamente determinato in Euro 3.900,00 per i quattro anni ed otto mesi circa di irragionevole ritardo, oltre gli interessi a decorrere dalla proposizione della domanda di equa riparazione e fino al saldo;
Accoglie il ricorso nei limiti di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato e, decidendo la causa nel merito, condanna il Ministro dell’economia e delle finanze al pagamento al ricorrente della somma di Euro 3.900,00, oltre gli interessi dalla domanda, condannandolo altresì al rimborso, in favore della parte ricorrente, delle spese del giudizio, che determina, per il giudizio di merito, nella metà dell’intero, intero liquidato in complessivi Euro 1.150,00, di cui Euro 50,00 per esborsi, Euro 380,00 per diritti ed Euro 720,00 per onorari, oltre alle spese generali ed agli accessori come per legge, da distrarsi in favore dell’avv. Alfonso Luigi Marra, dichiaratosene antistatario, e, per il giudizio di legittimità, nella metà dell’intero, intero liquidato in complessivi Euro 800,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre alle spese generali ed agli accessori come per legge, da distrarsi in favore dello stesso avv. Marra, dichiaratosene antistatario.