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Timestamp: 2016-10-21 09:37:31+00:00
Document Index: 180179765

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 110', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 2222', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 91', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 53', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 53', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 24', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7']

⭐L attribuzione degli incarichi professionali esterni da parte degli enti locali
L attribuzione degli incarichi professionali esterni da parte degli enti locali
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1 NOTE E COMMENTI 907 L attribuzione degli incarichi professionali esterni da parte degli enti locali Riccardo Patumi Sommario 1. Gli incarichi professionali esterni: nozione e disciplina 2. Tipologie d incarico 3. Presupposti di legittimità 4. Incarichi professionali esterni e co.co.co. 5. Incarichi professionali esterni ed appalti di servizi 6. Disciplina regolamentare da parte degli enti locali 7. Pubblicazione e comunicazione degli incarichi 8. Limiti di spesa 9. Possibilità di conferimento ai pubblici dipendenti 10. Procedimento di affidamento 11. Regime dei controlli 12. Regime della responsabilità 13. Considerazioni conclusive. 1. Gli incarichi professionali esterni: nozione e disciplina Il conferimento di incarichi professionali esterni da parte delle pubbliche amministrazioni costituisce senza dubbio un argomento caldo degli ultimi tempi. Il legislatore, a partire dal 2004, ha infatti modificato ripetutamente la disciplina, spesso intervenendo con il metodo della novellazione sul testo dell art. 7, comma 6, d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 Norme generali sull ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. Scopo degli incarichi in analisi è di reperire all esterno dell organizzazione di un ente risorse che permettano di soddisfare esigenze connotate da carattere temporaneo e richiedenti elevata professionalità, senza dover ricorrere ad assunzioni di personale di ruolo. La progressiva assimilazione della pubblica amministrazione all impresa privata e l attribuzione alla stessa di nuove competenze hanno determinato il bisogno sempre più frequente di alte professionalità, spesso senza che l ente pubblico avesse il tempo necessario per adeguare l organizzazione interna o per formare il personale. La soluzione a queste esigenze, particolarmente pressante per gli enti di dimensioni e do-2 908 ISTITUZIONI DEL FEDERALISMO tazioni organiche ridotte, è stata frequentemente rinvenuta proprio nella possibilità di ricorrere a figure esterne. Gli incarichi de quibus sono regolati da contratti di prestazione d opera intellettuale, che seguono la deliberazione con la quale è autorizzato il conferimento. Si concretizza, così, un rapporto di lavoro autonomo tra la pubblica amministrazione e l incaricato, basato sulla fiducia riposta dalla prima nei confronti del secondo. Pertanto, è richiesta a quest ultimo una prestazione qualificata, ciò a differenza di quanto avviene nel caso di un appalto, in presenza del quale l obbligo della prestazione viene assunto da un impresa, la quale si avvale di un organizzazione di mezzi, con la figura dell appaltatore che rimane in secondo piano. A partire dalla legge 30 dicembre 2004, n. 311 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005), la disciplina degli incarichi esterni è stata modificata più volte. Ne sono conseguite una progressiva compressione degli spazi di discrezionalità a disposizione dell amministrazione, nonché l introduzione di nuove fattispecie di responsabilità e di ulteriori forme di controllo. Il dichiarato fine perseguito dal legislatore è stato di contenere la spesa pubblica, di limitare l utilizzo dello strumento in analisi per finalità clientelari e, infine, di evitare che incarichi dalla durata pluriennale, aventi ad oggetto prestazioni di tipo non specialistico, nascondessero rapporti nella sostanza riconducibili ad assunzioni a termine. A tali finalità si è affiancato l intento di assicurare la massima pubblicità, per consentire il controllo popolare sull utilizzo del pubblico denaro in un ambito così delicato. La prima normativa generale degli incarichi esterni risale all art. 7, comma 6 del d.lgs. 3 febbraio 1993, n. 29 Razionalizzazione della organizzazione delle Amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421, successivamente trasfuso nel d.lgs. 165/2001. La norma richiamata, come ha più volte evidenziato la Corte dei conti 1, si pone con carattere di assoluta centralità rispetto a tutti (1) Così, la Sezione regionale di controllo per l Emilia-Romagna della Corte dei conti,3 NOTE E COMMENTI 909 gli enti pubblici, tipizzando i presupposti di legittimità di affidamento degli incarichi. Tali presupposti sono stati regolamentati mediante una disciplina che, sia per espressa previsione del comma 6-ter ( i regolamenti di cui all articolo 110, comma 6, di cui al d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, si adeguano ai principi di cui al comma 6 ), che per collocazione sistematica (essendo stata inserita nell ambito del Titolo I del d.lgs. 165/2001, relativo ai principi generali), ha posto in essere disposizioni di principio, in quanto tali non derogabili, in sede regolamentare, dagli enti locali. Peraltro la tassatività delle prescrizioni di cui all art. 7, comma 6, deriva altresì, come evidenziato dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti, deliberazione 24 aprile 2008, n. 6, dalla loro diretta derivazione dai principi di buon andamento e di trasparenza della pubblica amministrazione, nonché di sana e corretta gestione finanziaria. Ne consegue la marginalità dell art. 110, comma 6, d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 Testo unico delle leggi sull ordinamento degli enti locali il quale, nel prevedere che per obiettivi determinati e con convenzioni a termine, il regolamento possa prevedere collaborazioni esterne ad alto contenuto di professionalità, nulla aggiunge alla dettagliata disciplina di cui al testo unico sul pubblico impiego. 2. Tipologie d incarico Il d.l. 12 luglio 2004, n. 168 Interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2004, n. 191, aveva individuato, all art. 1, comma 3, tre categorie di incarichi professionali esterni: studio, ricerca e consulenza. La disposizione de qua è stata successivamente abrogata ad opera della legge 30 dicembre 2004, n. 311 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005) ; tuttavia le tre categorie, come analizzate dalle Sezioni riunite in sede con deliberazione 17 dicembre 2009, n. 742 Monitoraggio degli atti di spesa relativi a collaborazioni, consulenze, studi e ricerche, relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza, posti in essere nell esercizio finanziario 2008 dagli enti pubblici aventi sede nell Emilia-Romagna (art. 1, comma 173, della legge 23 dicembre 2005, n. 266).4 910 ISTITUZIONI DEL FEDERALISMO di controllo della Corte dei conti, deliberazione 15 febbraio 2005, n. 6, che ne ha meglio individuati i presupposti di legittimità, possono tuttora svolgere un utile ruolo di indirizzamento della pubblica amministrazione, consentendo una migliore individuazione dell oggetto dell incarico ed un corretto affidamento dello stesso. In particolare, mediante la richiamata pronuncia, il giudice contabile ha evidenziato che requisito essenziale per la regolare esecuzione degli incarichi di studio è la consegna, entro il termine stabilito nella lettera d incarico, di una relazione scritta finale, nella quale devono essere illustrati i risultati dello studio, nonché le soluzioni ai problemi sottoposti all incaricato. Gli incarichi di ricerca, invece, presuppongono la preventiva definizione del programma da parte dell amministrazione, articolandosi gli stessi in una raccolta organica di materiale, che consenta all ente di reperire una conoscenza utile per la realizzazione di finalità istituzionali. Essi devono concretizzarsi in un esito ben definito, costituito da una relazione scritta finale, che evidenzi la raccolta delle fonti reperite, ne fornisca la sistemazione organica e riassuma le conclusioni. La differenza rispetto agli incarichi di studio consiste nel fatto che all esito di una ricerca non viene chiesta la prospettazione di una soluzione a problemi specifici, bensì una mera raccolta organica di materiale. Le consulenze, infine, si concretizzano nella resa di pareri, in merito ad una o più questioni preventivamente determinate, allo scopo di acquisire un giudizio utile ad orientare l azione dell ente. Nonostante il Tar Umbria, con sentenza 14 gennaio 2004, n. 1, abbia affermato che i pareri possono anche essere resi in via orale, un elementare esigenza di trasparenza nell impiego di pubbliche risorse sembra richiedere la necessaria forma scritta. Come già evidenziato, la disposizione di cui al d.l. 168/2004, che aveva individuato tre categorie di incarichi, è stata abrogata. Pertanto occorre domandarsi se tutti gli incarichi professionali esterni rientrino in tali ambiti. In realtà, le tre tipologie di cui sopra non sembrano esaurire il novero degli incarichi esterni come rilevato, da ultimo, dalla Sezione di controllo della Corte dei conti per la Lombardia, con deliberazione 28 febbraio 2011, n. 111, concernente la figura dell addetto stampa-portavoce. Solitamente gli incarichi non inquadrabili5 NOTE E COMMENTI 911 tra studi, ricerche o consulenze vengono collocati nell ambito di una quarta figura, residuale, denominata collaborazioni autonome. 3. Presupposti di legittimità I presupposti di legittimità sono individuati dall art. 7, comma 6 del d.lgs. 165/2001, che, mediante il metodo della novellazione, è stato integrato dal legislatore, anche allo scopo di tipizzare principi elaborati dal giudice contabile. Analizziamo singolarmente tali presupposti. Prima condizione, la quale si colloca a monte della stessa possibilità di procedere all affidamento di un incarico, è che, all esigenza che giustifica la ricerca di una professionalità esterna, gli enti conferenti non possano far fronte con personale in servizio (art. 7, comma 1); inoltre, che l amministrazione abbia preliminarmente accertato l impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno (art. 7, comma 1, lett. b). L ente pubblico dovrà, innanzitutto, verificare se vi siano al proprio interno dipendenti in possesso delle professionalità specificamente richieste e, in caso affermativo, accertare se queste ultime possano essere adibite allo svolgimento dell incarico. Tale lettura sembra obbligata a seguito dell abrogazione, ad opera della legge 23 dicembre 2005, n. 266 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006), della previsione di cui all art. 1, comma 42 della legge 311/2004 che stabiliva: l affidamento da parte degli enti locali di incarichi [...] a soggetti estranei all amministrazione, deve essere adeguatamente motivato con specifico riferimento all assenza di strutture organizzative o professionalità interne all ente in grado di assicurare i medesimi servizi. Pertanto, non costituendo più presupposto dell affidamento di un incarico esterno da parte degli enti locali la radicale assenza della professionalità interna, sarà sufficiente che sia impossibile far fronte all esigenza con l utilizzo delle risorse a propria disposizione. Copiosa la giurisprudenza contabile in merito. La Sezione centrale di controllo di legittimità su atti del governo e delle Amministrazioni dello Stato, con deliberazione 19 novembre 2010, n. 25, ha evidenziato la legittima assegnazione di un incarico a fronte6 912 ISTITUZIONI DEL FEDERALISMO di problematiche che non possano essere [...] tempestivamente risolte avvalendosi delle professionalità interne. La tesi è interessante, in quanto si pone in insanabile contrasto con quella, affermata da una giurisprudenza e da una dottrina minoritarie, secondo la quale una preliminare condizione di legittimità sarebbe costituita dall accertamento dell inesistenza, all interno dell ente, della figura professionale idonea. La Sezione regionale di controllo per il Molise, con deliberazione 23 luglio 2009, n. 33, ha invece specificato come la rigorosa motivazione, relativa alla necessità di ricorrere ad un apporto esterno, debba anche dare atto dell impossibilità di non avere potuto fare fronte all esigenza mediante il migliore o più produttivo impiego delle risorse umane a disposizione dell ente. Ne consegue che l ente non potrà limitarsi, nel motivare il ricorso all incarico, ad evidenziare l indisponibilità del proprio personale, in quanto sovraimpegnato per la parte ordinaria, o impegnato nel perseguimento di altri obiettivi programmatici (Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per il Trentino-Alto Adige, sede di Trento, sentenza 19 febbraio 2009, n. 6). L art. 7, comma 6, citato prosegue, alla lettera a) individuando i requisiti di legittimità relativi all oggetto della prestazione. Quest ultimo deve innanzitutto corrispondere alle competenze attribuite dall ordinamento all amministrazione conferente. In caso contrario, infatti, l affidamento dell incarico determinerebbe un ampliamento illegittimo delle funzioni che l ordinamento assegna all ente e, conseguentemente, non ne deriverebbe alcuna utilità. L oggetto, inoltre, deve risultare coerente con le esigenze di funzionalità dell amministrazione conferente. Il requisito delle esigenze di funzionalità dell ente spesso è richiamato dalla Corte dei conti 2 : non è sufficiente che l incarico attenga alle competenze dell ente, ma è necessario che sia operata una valutazione preventiva in merito all effettiva utilità dello stesso. Ultimo requisito necessario dell oggetto della prestazione è la corri- (2) Ex multis, Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Calabria, deliberazione 8 gennaio 2009, n. 4.7 NOTE E COMMENTI 913 spondenza ad obiettivi e progetti specifici e determinati. Se l affidamento di un incarico non è preceduto da un progetto che individua l obiettivo, infatti, è probabile che la prestazione richiesta riguardi un attività ordinaria, contravvenendo al principio secondo il quale è possibile ricorrere ad incarichi solo per esigenze di carattere straordinario. La legge 24 dicembre 2007, n. 244 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008), ha novellato la disposizione, secondo la quale gli incarichi esterni dovevano essere conferiti a soggetti di provata competenza, modificandola in di particolare e comprovata specializzazione universitaria, in tal modo rafforzando la previsione che riguarda la possibilità di ricorrere agli incarichi solo per ottenere prestazioni altamente qualificate. Il vincolo, tuttavia, avrebbe precluso il ricorso ad un apporto esterno a fronte di situazioni in cui vi è la necessità di ricorrere a conoscenze qualificate non presenti nell offerta universitaria (così le prestazioni artistiche). Con d.l. 25 giugno 2008, n. 112 Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, il legislatore ha rimediato a tale lacuna: a seguito dell ulteriore novella, la norma, tuttora vigente, prevede che i destinatari degli incarichi debbano avere una particolare e comprovata specializzazione anche universitaria, da intendersi come laurea specialistica, o comunque conseguita secondo il precedente ordinamento 3. L inciso anche, quantomai opportuno, aggiunto dal legislatore del 2008, viene integrato da un elenco di situazioni in presenza delle quali il requisito non è richiesto. Il legislatore stabilisce che si prescinde dal requisito della comprovata specializzazione universitaria in caso di stipulazione di contratti di collaborazione di natura occasionale o coordinata e continuativa per attività che debbano essere svolte da (3) Cfr. F. Caponi, G. Bertagna, Gli incarichi esterni degli enti locali, Torriana, Edk, 2010, p. 31.8 914 ISTITUZIONI DEL FEDERALISMO [...], procedendo, quindi, ad elencare una serie di casi in cui l incarico può essere affidato a soggetti non laureati. Dubbi emergono in merito alla tassatività o meno delle ipotesi di deroga tipizzate dal legislatore. Un interpretazione letterale sembrerebbe far propendere per la tassatività ( si prescinde dal requisito [...] in caso di [...] ); tuttavia, occorre evidenziare che l elenco non ricomprende una serie di fattispecie in cui la specializzazione richiesta prescinde dal possesso di una laurea. In ogni caso, la magistratura contabile non ha ancora esplicitamente preso posizione in merito a tale dubbio ermeneutico. In forza della lettera c), la prestazione deve essere di natura temporanea. Pertanto, prima di tutto è necessario che sia predeterminato un termine, non eccessivamente lungo, in quanto in caso di esigenze durature, l ente pubblico deve provvedere mediante assunzioni o riqualificando il personale. La temporaneità, inoltre, preclude la possibilità di corrispondere un compenso aggiuntivo rispetto a quanto originariamente previsto, a seguito di rinnovo dell incarico. Al contrario, all amministrazione è consentito accordare una proroga rispetto alla scadenza originariamente pattuita, per completare l attività già avviata, fermo il compenso già stabilito (così la circolare del Dipartimento della funzione pubblica 11 marzo 2008, n. 2 Legge 24 dicembre 2007, n. 244, disposizioni in tema di collaborazioni esterne ). In virtù della lettera d), infine, devono essere preventivamente determinati durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione. In pratica è normativizzato il contenuto tipico del contratto, allo scopo di limitare la discrezionalità dell ente conferente ed evitare situazioni di illiceità. Il giudice contabile ha emesso numerose sentenze di condanna a fronte di incarichi non sufficientemente determinati 4 e, conseguentemente, di dubbia utilità per l ente pubblico. L incarico professionale, in particolare, è senza dubbio illecito ove l oggetto sia indeterminato, ad esempio costituito da un supporto all ufficio, o da una consulenza globale. (4) Cfr. la sentenza 19 febbraio 2009, n. 6 della Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per il Trentino-Alto Adige, sede di Trento.9 NOTE E COMMENTI Incarichi professionali esterni e co.co.co. Il d.l. 4 luglio 2006, n. 223 Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all evasione fiscale (c.d. decreto Bersani ), convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, nel novellare l art. 7, comma 6 ha previsto che gli incarichi possano essere conferiti con contratti di lavoro autonomo, di natura occasionale o coordinata e continuativa [...], rendendo conseguentemente obbligatori i requisiti di legittimità anche rispetto ai co.co.co. Il problema è di stabilire se i presupposti in analisi debbano necessariamente caratterizzare tutti i co.co.co. Le incertezze derivano dalla circostanza che il legislatore, invece di disciplinare organicamente la materia degli incarichi esterni, si è mosso sulla base di una logica emergenziale, al fine di introdurre disposizioni finalizzate al contenimento della spesa pubblica. Ne è derivata una confusione tra istituti tra loro diversi. Prima del decreto Bersani, che ha ricondotto i co.co.co. agli incarichi professionali esterni e quindi al lavoro autonomo, infatti, giurisprudenza 5 e dottrina 6 riconducevano la tipologia contrattuale de qua al lavoro parasubordinato, con conseguente possibilità di sua applicazione anche per le esigenze ordinarie della pubblica amministrazione. La dottrina si è prodigata nel tentativo di interpretare l inciso, in particolare allo scopo di capire quale possa essere la sorte dei co.co.co. all indomani del d.l. 223/2006. Una corrente di pensiero ritiene che, non essendo più utilizzabili i co.co.co. pubblici per fare fronte a fabbisogni lavorativi ordinari, l ipotesi delle co.co.co. pubblicistiche sarebbe sostanzialmente, ormai divenuta di mera scuola 7. Questa lettura troverebbe conferma sia nella lettera dell art. 7, comma 6, che ricomprende i co.co.co., che (5) Cfr. Sezioni riunite della Corte dei conti in sede di controllo, deliberazione 15 febbraio 2005, n. 5. (6) L. Oliveri, Caduto il tabù dell alta specializzazione, come presupposto per le co.co. co. pubbliche, in Lexitalia.it, 2005, n. 2. (7) L. Oliveri, Incarichi esterni di lavoro autonomo, Rimini, Maggioli, 2008, p. 37.10 916 ISTITUZIONI DEL FEDERALISMO sulla base della circolare 21 dicembre 2006, n. 5 Linee di indirizzo in materia di affidamento di incarichi esterni e di collaborazioni coordinate e continuative, nella quale è evidenziata la necessità che anche tutti gli incarichi attribuiti con contratti di co.co.co. debbano essere conferiti a soggetti di provata esperienza, a fronte di esigenze caratterizzate dalla necessità di giovarsi di un alta qualificazione. Nonostante tale ricostruzione sia motivata in modo ineccepibile, non è possibile prescindere dal dato di fatto che contratti di co.co.co. sono tuttora stipulati dagli enti locali; pertanto è necessario ricostruirne i presupposti di legittimità. A tal fine, è utile ricordare la posizione della Sezione autonomie della Corte dei conti la quale, con la citata deliberazione 6/2008, ha ricondotto alle previsioni ex art. 7, comma 6 solo i co.co.co. i quali, per contenuto, rientrano nella categoria degli incarichi di studio, ricerca, o consulenza. Pertanto, aderendo a questa linea di pensiero, possiamo affermare che non tutti i co.co.co. costituiscono incarichi professionali esterni, ma solo quelli alla base dei quali vi siano problematiche, per risolvere le quali sia necessario il ricorso esterno ad un alta professionalità. Da considerare anche l approfondimento di un autorevole dottrina 8, la quale, preso atto dell applicabilità dell art. 7, comma 6, ai co.co.co., in particolare per quanto concerne la necessità che siano conferiti ad esperti di provata competenza ed a fronte di prestazioni altamente qualificate, ipotizza che, a fronte di questi ultimi contratti, sulla base di un interpretazione logica, la necessaria specializzazione possa prescindere dal requisito della laurea. 5. Incarichi professionali esterni ed appalti di servizi Ai sensi dell art del codice civile, l appalto è il contratto con il quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un opera o di un servizio verso un corrispettivo in denaro. L appalto, quindi, ha ad oggetto una prestazione imprenditoriale, resa (8) S. Glinianski, Collaborazioni coordinate e continuative, alta qualificazione della prestazione ed esperti di provata competenza, in Lexitalia.it, 2007, n. 2.11 NOTE E COMMENTI 917 da soggetti organizzati senza caratterizzazione personale; ciò distingue l appalto dall incarico professionale esterno, dal quale consegue un contratto d opera, rispetto al quale è centrale la figura dell esecutore. Il codice civile, infatti, all art. 2222, nel definire quest ultima figura, evidenzia come la stessa sia caratterizzata dal lavoro prevalentemente proprio del prestatore. In pratica, se nell affidare un appalto l amministrazione ha un rapporto con un impresa, in presenza di un incarico professionale tale rapporto intercorre con il prestatore, individuato dall ente pubblico sulla base del curriculum e mediante il quale si instaura un rapporto caratterizzato dall intuitus personae. È ora necessario cercare di stabilire quando l affidamento di incarichi esterni viene disciplinato dal d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE e quando, invece, si applica l art. 7, comma 6, del t.u. sul pubblico impiego. Secondo una prima ricostruzione, accolta dalla quasi unanime magistratura contabile 9 nonché dal Dipartimento della funzione pubblica 10, le disposizioni di cui all art. 7, comma 6, disciplinano gli incarichi ogniqualvolta siano conferiti a persone fisiche, prive della qualità di imprenditori. Conseguentemente, l appalto di servizi ricorrerebbe solo rispetto alle prestazioni rese da imprenditori, supportati da un organizzazione di mezzi. In tal senso, ex multis, la Corte dei conti, Sezione autonomie 6/2008: l appalto di servizi ha ad oggetto la prestazione imprenditoriale di un risultato resa da soggetti con organizzazione strutturata e prodotta senza caratterizzazione personale. Tale soluzione scongiura il rischio che l applicazione del codice dei contratti consenta un elusione delle restrittive disposizioni dettate dall art. 7, comma 6. Una diversa linea di pensiero 11, invece, capovolge l impostazione ritenendo che l art. 7, comma 6, si applichi solo residualmente rispetto al (9) Corte dei conti, Sezione delle autonomie, deliberazione 6/2008. (10) Dipartimento della funzione pubblica, circolare 2/2008. (11) Sull argomento si veda L. Oliveri, Incarichi esterni di lavoro autonomo, cit., p. 159 ss.12 918 ISTITUZIONI DEL FEDERALISMO codice dei contratti pubblici. Questa interpretazione è motivata sulla base dell art. 3, comma 19, del codice dei contratti pubblici, il quale ha fornito, su impulso comunitario, una definizione di imprenditore molto più ampia di quella tradizionale. Tale definizione, infatti, ricomprende ogni operatore economico che offra sul mercato una prestazione di servizi, a prescindere dall elemento dell organizzazione, in tal modo non differenziandolo dai professionisti. Sarebbero quindi disciplinati dal codice dei contratti pubblici non solo le attività di progettazione, direzione dei lavori e collaudo, ma tutte le prestazioni di servizi qualificabili appalti, in quanto concluse con liberi professionisti. Conseguentemente, l art. 7, comma 6, avrebbe un ambito di applicazione limitato ai lavoratori dipendenti non professionisti ed ai soggetti che rendono la loro prestazione ad un unico committente, senza quindi porsi sul mercato. È preferibile aderire alla prima linea di pensiero. Non pare prudente, infatti, una lettura che si discosti da quella fatta propria della Corte dei conti, cioè dall organo di controllo e, soprattutto, titolare del giudizio di responsabilità, a fronte di incarichi illegittimi. Peraltro, occorre altresì ricordare che l art. 7, comma 6, nell individuare i presupposti di legittimità degli incarichi, costituisce norma generale, che dev essere rispettata da tutte le pubbliche amministrazioni. Se è vero che il principio di primazia del diritto comunitario imporrebbe di disapplicare le norme di diritto interno in contrasto con esso, d altro canto una possibile soluzione è stata individuata dal Dipartimento della funzione pubblica. Con circolare 2/2008, il precitato Dipartimento ha evidenziato che i principi di derivazione comunitaria, di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza, richiedono, per l affidamento di incarichi sotto soglia, l attivazione delle procedure di trasparenza e comparazione (art. 91, comma 2, d.lgs. 163/2006) che possono trovare concreta attuazione secondo le previsioni dettate dall art. 7, comma 6 del d.lgs. 165/2001 e delle altre disposizioni interne. Pertanto, l osservanza dell art. 7, comma 6, sembra comunque in grado di evitare che vengano violati i principi comunitari.13 NOTE E COMMENTI Disciplina regolamentare da parte degli enti locali L art. 3, comma 56 della legge 244/2007, ha stabilito che con il regolamento sull ordinamento degli uffici e dei servizi emanato ai sensi dell articolo 89 del citato decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sono fissati, in conformità a quanto stabilito dalle disposizioni vigenti, i limiti, i criteri e le modalità per l affidamento di incarichi di collaborazione, di studio o di ricerca, ovvero di consulenze a soggetti estranei all amministrazione. Prima che venisse emanata tale disposizione, non necessariamente l ente locale doveva munirsi di una disciplina regolamentare degli incarichi. A seguito della previsione richiamata, Comuni e Province sono tenuti a dettare una disciplina generale in materia, mediante la quale individuare, nel rispetto della normativa emanata dal legislatore statale, i criteri ai quali dovranno successivamente uniformarsi i singoli decreti di affidamento di incarichi. Il comma 56 continua prevedendo che l affidamento di incarichi o consulenze effettuato in violazione delle disposizioni regolamentari emanate ai sensi del presente comma costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale. Non è di semplice ricostruzione la natura di tale responsabilità. È possibile ritenere che il legislatore si sia limitato a richiamare l ordinaria responsabilità amministrativa per danno dinanzi alla Corte dei conti, in tal modo senza nulla aggiungere, dal punto di vista sostanziale, al quadro normativo 12. In alternativa, la responsabilità de qua potrebbe costituire una specifica ipotesi di responsabilità sanzionatoria, con la conseguenza che la stessa si configurerebbe a prescindere dalla dimostrazione di un danno concreto, in conseguenza della mera violazione della norma. 7. Pubblicazione e comunicazione degli incarichi Uno degli intenti che, come già accennato, hanno indotto il legislatore ad integrare, nel corso degli anni, la disciplina degli incarichi esterni, è stato quello di assicurare la massima trasparenza, al fine di consenti- (12) Cfr. A. Ciaramella, Le recenti disposizioni sanzionatorie delle patologie nel conferimento degli incarichi di consulenza da parte delle amministrazioni pubbliche, in14 920 ISTITUZIONI DEL FEDERALISMO re un controllo diffuso sull utilizzo del pubblico denaro, in un settore particolarmente sensibile. Di notevole interesse la disposizione, introdotta con l art. 3, comma 54 della legge 244/2007, in forza della quale le pubbliche amministrazioni devono pubblicare, sul proprio sito web accessibile al pubblico, i provvedimenti concernenti gli incarichi, completi di indicazione dei soggetti percettori, della ragione dell incarico e dell ammontare erogato. Il legislatore, al fine di assicurare l adempimento dell obbligo, prevede che in caso di omessa pubblicazione, la liquidazione del corrispettivo costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale del dirigente preposto. La terminologia utilizzata dal legislatore statale nel prevedere la responsabilità per mancata pubblicazione ( e determina responsabilità erariale ) è la medesima impiegata per sanzionare l affidamento in violazione delle norme regolamentari. Nel caso in analisi, tuttavia, non sembrano esservi dubbi sulla natura sanzionatoria della responsabilità la quale, pertanto, ricorre come conseguenza della mera violazione della disposizione, pur in assenza dell accertamento di un effettivo nocumento patrimoniale a danno dell ente conferente. Il legislatore, infatti, ha inteso tutelare l interesse alla trasparenza del pubblico agire, la cui violazione determina una reazione dell ordinamento, a prescindere dal concretizzarsi di un danno all erario. La Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Trentino-Alto Adige, con sentenza 17 dicembre 2009, n. 59, ha stabilito che, in caso di liquidazione del corrispettivo nonostante la mancata previa pubblicazione dell incarico, responsabile è il dirigente preposto alla liquidazione, e non il soggetto il quale avrebbe dovuto provvedere alla pubblicazione stessa. Tale interpretazione consegue al tenore letterale della disposizione, che individua la condotta illecita nella liquidazione. A rafforzare ulteriormente l obbligo in analisi, il comma 18 dell art. 3 precitato stabilisce che i contratti relativi a rapporti di consulenza con le pubbliche amministrazioni sono efficaci a decorrere dalla pubblicazione, sul sito istituzionale dell amministrazione, del nominativo del consulente, dell oggetto dell incarico e del compenso.15 NOTE E COMMENTI 921 La prescrizione de qua è stata ribadita e specificata dal comma 8 dell art. 11 d.lgs. 27 ottobre 2009, n. 150 Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15 in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni (c.d. riforma Brunetta), per il quale l obbligo di pubblicare gli incarichi conferiti dev essere adempiuto mediante inserimento, nel sito istituzionale dell amministrazione conferente, in apposita sezione di facile accesso e consultazione. Quest ultimo intervento del legislatore statale costituisce un tentativo di superare le resistenze frapposte, da alcune amministrazioni, ad un effettiva trasparenza in materia di incarichi. L obbligo di comunicare alla Corte dei conti gli atti di spesa relativi a incarichi di importo superiore ai 5000 euro, è stato stabilito dall art. 1, comma 173 della legge 266/2005. La verifica che il giudice contabile esegue su tali atti sarà meglio esaminata nel paragrafo avente ad oggetto il regime dei controlli. Di minore interesse sono gli obblighi di comunicazione, il cui scopo è di alimentare l anagrafe delle prestazioni. L art. 53, commi 12 e 13 del d.lgs. 165/2001 prevede, infatti, che entro il 30 giugno gli enti pubblici, i cui dipendenti hanno avuto nell anno precedente incarichi retribuiti, devono segnalarli al Dipartimento della funzione pubblica; il successivo comma 14, invece, pone un obbligo di comunicazione semestrale in capo alle pubbliche amministrazioni, le quali abbiano affidato a soggetti esterni incarichi retribuiti. In tal modo si è delineato un sistema che consente un incrocio di dati, assicurando la completezza delle informazioni ricevute dall anagrafe delle prestazioni. 8. Limiti di spesa Superata l originaria previsione, in virtù della quale il limite massimo della spesa annua per incarichi veniva fissato nel regolamento, attualmente l art. 3, comma 56 della legge 244/2007 stabilisce, più opportunamente, che il limite massimo della spesa annua per incarichi di collaborazione è fissato nel bilancio preventivo degli enti territoriali. In tal modo, il Consiglio annualmente prevede il limite alle risorse utilizzabili per tale finalità. Il d.l. 31 maggio 2010, n. 78 Misure urgenti in materia di stabilizzazio-16 922 ISTITUZIONI DEL FEDERALISMO ne finanziaria e di competitività economica, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, all art. 6, comma 7 ha stabilito, con disposizione direttamente applicabile agli enti locali che, al fine di valorizzare le professionalità interne alle p.a., a decorrere dal 2011 la spesa annua per studi ed incarichi di consulenza non può essere superiore al 20% di quella sostenuta nell anno Il richiamo alla spesa sostenuta, base del taglio percentuale introdotto dal legislatore statale, è stato interpretato con parere 10 gennaio 2011, n. 6 della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti per la Lombardia, come avente ad oggetto la spesa impegnata, anche se non erogata. Tuttavia, mediante la successiva pronuncia 21 settembre 2011, n. 50, le Sezioni riunite della magistratura contabile in sede di controllo sono tornate sull argomento, considerandolo riferito alla spesa programmata per il Nonostante la nota autorevolezza del Collegio, quest ultima lettura non sgombra il campo da dubbi, in quanto la stessa è poco rispettosa del dato testuale. Per completezza, si evidenzia che anche il Dipartimento della funzione pubblica, con circolare 14 marzo 2011, n. 3 (avente ad oggetto art. 6, comma 7 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, conv. in legge, con modificazioni, dall art. 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122, spesa annua per studi ed incarichi di consulenza ) ha aderito alla linea di pensiero secondo la quale per sostenuta deve intendersi spesa impegnata. Nell ambito della già richiamata deliberazione, le Sezioni riunite hanno altresì chiarito che, ai fini dell applicazione del tetto del 20%, fissato alla spesa per gli incarichi esterni, devono escludersi gli oneri coperti mediante finanziamenti aggiuntivi, trasferiti da altri soggetti pubblici o privati. La ragione è rinvenuta nella ratio del vincolo, cioè di consentire risparmi sul bilancio del singolo ente, e non anche di ridurre tout court le spese connesse a tali prestazioni. Le Sezioni riunite hanno inoltre confutato l interpretazione che la Sezione di controllo per la Lombardia aveva reso con la deliberazione 6/2011. Secondo la Sezione lombarda, essendosi il legislatore statale esplicitamente riferito, per giustificare il limite di spesa agli incarichi esterni, al fine di valorizzare le professionalità interne alle amministrazioni, la riduzione non ricomprenderebbe le consulenze talmente specialistiche da collocarsi al di fuori delle predette professionalità.17 NOTE E COMMENTI 923 Tale lettura è, come appunto evidenziato dalle Sezioni riunite, inaccoglibile, sia in quanto in contrasto con il presupposto degli incarichi, costituito proprio dall impossibilità di valersi delle risorse interne, sia in ragione dell ampia locuzione utilizzata dal legislatore. Altra interpretazione operata della Sezione di controllo per la Lombardia, con la deliberazione soprarichiamata, è quella che considera la limitazione alle spese relative agli incarichi esterni, posta dalla manovra estiva 2010, avente ad oggetto solo gli studi e le consulenze. Il Collegio lombardo giunge a tale conclusione valorizzando il dato testuale della norma, conseguentemente escludendo, dalla portata della stessa, gli incarichi di ricerca e i co.co.co. In realtà il legislatore, nel corso degli anni, riferendosi alla categoria degli incarichi professionali esterni, si è spesso dimostrato poco rigoroso. Pertanto, non sembra facilmente sostenibile che rimangano esclusi, dal limite di cui al d.l. 78/2010, gli incarichi di ricerca. Anche la precitata circolare del Dipartimento della funzione pubblica ritiene che tali incarichi debbano essere ricompresi nella portata della previsione. Per quanto riguarda i co.co.co., invece, l interpretazione della disposizione legislativa appare più problematica. Potrebbe dunque accogliersi la ricostruzione della Sezione lombarda e considerarsi esclusi, dal taglio operato con la manovra estiva per il 2010, gli incarichi affidati mediante contratti di collaborazione coordinata e continuativa. La disposizione di cui all art. 6, comma 7 del d.l. 78/2010, nel prevedere che a decorrere dal 2011 la spesa annua per studi ed incarichi di consulenza non possa essere superiore al 20% di quella sostenuta nell anno 2009, si era rivelata di non semplice applicazione agli enti locali che non avevano affidato incarichi nel La soluzione è stata individuata dalla Sezione regionale di controllo per la Lombardia la quale, con la deliberazione 29 aprile 2011, n. 227, ha rimediato alla lacuna con un interpretazione equilibrata, seppur in qualche misura creativa. Il Collegio lombardo ha ritenuto che anche gli enti locali, i quali non abbiano conferito incarichi nell anno 2009, possono affidarne negli esercizi successivi, previa rigorosa motivazione circa l effettiva esigenza, e nei limiti in cui la spesa sia strettamente necessaria. La spesa sostenuta, conclude la Sezione, diventerà a propria volta il parametro finanziario per gli anni successivi.18 924 ISTITUZIONI DEL FEDERALISMO In modo speculare rispetto a quanto previsto per la liquidazione del corrispettivo di un incarico in mancanza di pubblicazione, l art. 6, comma 7 del d.l 78/2010 stabilisce che l affidamento di incarichi in assenza dei presupposti di cui al presente comma costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale. Possono richiamarsi le medesime considerazioni già esposte in materia di liquidazione in caso di omessa pubblicazione, e ritenere tale responsabilità di natura sanzionatoria; in questo caso, al fine di tutelare un interesse di finanza pubblica. 9. Possibilità di conferimento ai pubblici dipendenti In merito all astratta possibilità di conferire un incarico professionale esterno ad un pubblico dipendente, una prima difficoltà nasce dal principio di esclusività del rapporto di lavoro, per il quale il dipendente di una pubblica amministrazione dovrebbe essere impegnato esclusivamente in favore di quest ultima. L art. 53, comma 7 del d.lgs. 165/2001 stabilisce che i dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi retribuiti, che non siano stati previamente autorizzati dall ente di appartenenza, salvo limitate eccezioni (collaborazione a riviste, partecipazione a convegni, ecc.). Il Dipartimento della funzione pubblica, con circolare 19 febbraio 1997, n. 3 Legge 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1, commi 56/65, tempo parziale e disciplina delle incompatibilità, ha evidenziato che l autorizzazione andrebbe negata nel caso in cui l attività extra-istituzionale finisca per oltrepassare i limiti della saltuarietà ed occasionalità. L amministrazione, prima di autorizzare un incarico esterno, dovrebbe, in particolare, valutare il tipo di impegno previsto, nonché il compenso stabilito, in un ottica che tenga ovviamente anche conto degli incarichi già autorizzati. Mentre l impegno richiesto deve essere tale da non precludere il completo e puntuale assolvimento dei doveri d ufficio da parte del dipendente, la valutazione del compenso dev essere effettuata in rapporto allo stipendio percepito 13. (13) F. Battaglia, Sulla disciplina degli incarichi esterni ai dipendenti pubblici, in19 NOTE E COMMENTI 925 Una particolare problematica si pone in riferimento agli incarichi conferiti da una pubblica amministrazione ad un proprio dipendente. Innanzitutto, occorre appurare se vi sia un divieto assoluto in tal senso. Un incarico professionale conferito internamente sembra porsi in contrasto con il presupposto di legittimità di cui all art. 7, comma 6, per il quale gli incarichi possono essere affidati solo per esigenze cui le amministrazioni non possono far fronte con il personale in servizio. È necessario, inoltre, ricordare che nel pubblico impiego vige il principio di onnicomprensività della retribuzione, vincolante tutte le amministrazioni, indipendentemente dall eventualità che venga richiamato o meno nei singoli ordinamenti. Nel rispetto di quanto sopraesposto, è possibile ritenere che, così come specificamente previsto dall art. 24, comma 3 del d.lgs. 165/2001 per i dirigenti, il principio di onnicomprensività precluda all amministrazione di appartenenza la corresponsione al dipendente di compensi ulteriori per incarichi conferiti in ragione dell ufficio, o su designazione della stessa. Un ulteriore pretesa retributiva, pertanto, come evidenziato dal parere della Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Campania, 23 luglio 2009, n. 35 e dalla sentenza Tar Campania, Sez. Salerno, sentenza 25 gennaio 2007, n. 145, è possibile solo qualora l attività oggetto dell incarico non sia riconducibile alla qualifica assunta da dipendente pubblico, nell ambito dell ente di appartenenza, e non costituisca espletamento di compiti d istituto. 10. Procedimento di affidamento La principale peculiarità che caratterizza il procedimento di conferimento degli incarichi esterni è costituita dalla previsione, di cui all art. 7, comma 6-bis, per la quale le pubbliche amministrazioni sono obbligate a definire, con regolamenti, procedure comparative per il conferimento degli incarichi. Il problema che si è posto all interprete è stato quello di interpretare la nozione di procedura comparativa. È stato subito evidente come la disposizione, da una parte, non comportasse per l ente assegnatario la necessità di effettuare una gara vera e propria, dall altra, precludesse l affidamento diretto dell incarico,20 926 ISTITUZIONI DEL FEDERALISMO sulla base del mero intuitu personae. Con il tempo si è consolidata, nell ambito della magistratura contabile, l interpretazione secondo la quale la comparazione può essere limitata a un confronto, sulla base di criteri preventivamente individuati, tra i curriculum presentati 14. Rientra nella discrezionalità dell amministrazione la possibilità di prevedere, eventualmente, colloqui che possono rivelarsi utili allo scopo di integrare quanto emerge dai curriculum, nonché per verificare la correttezza di quanto in essi dichiarato. È tuttavia indispensabile che dell esito dei singoli colloqui venga lasciata una traccia, per elementari ragioni di trasparenza, nonché allo scopo di consentire un eventuale ricostruzione, da parte dell autorità giudiziaria, dell iter decisionale. Alla deliberazione, con la quale viene conferito l incarico, deve necessariamente seguire la stipulazione di un contratto, nel quale occorre specificare gli obblighi che gravano sul soggetto incaricato. La deliberazione, infatti, è un atto avente mera rilevanza interna, e non costituisce una proposta contrattuale alla quale possa aderire il professionista. La Corte di cassazione, con ordinanza 4 agosto 2011, n , ha evidenziato che, per il contratto d opera professionale, con il quale è conferito un incarico esterno, è richiesta la forma scritta a pena di nullità, con firma apposta necessariamente sia dal professionista che dal rappresentante dell ente. La Corte Suprema ha, altresì, spiegato come debba anche escludersi che il contratto possa essere concluso a distanza, a mezzo di corrispondenza, occorrendo invece che la pattuizione sia versata in un atto contestuale, anche se non sottoscritto contemporaneamente. 11. Regime dei controlli Il legislatore statale, come si è già avuto modo di evidenziare, dal 2004 ad oggi ha modificato più volte la disciplina della materia de qua, sia per ragioni di bilancio, limitando conseguentemente la discrezionalità degli amministratori pubblici, sia allo scopo di assicurare una maggiore trasparenza sull attribuzione degli incarichi. (14) Da ultima, Sezione regionale di controllo per l Emilia-Romagna, deliberazione 26 luglio 2012, n. 310. Vedere altro
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