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Timestamp: 2017-06-24 12:15:00+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art.156', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 6', 'art. 61', 'art. 42', 'art. 43', 'art. 16', 'art. 5']

I VIZI DEGLI ATTI TRIBUTARI Dott. Giuseppe Marino - specialista in ricorsi tributari - www.studiomarino.com Copyright©Riproduzione riservata
Ultimo aggiornamento 21/12/2014
I VIZI DEGLI ATTI TRIBUTARI: 1. LA MOTIVAZIONE, 2.L'INESISTENZA, 3.LA NULLITA', 4.LA RIFORMA DElla l.15/2005, 5.L'ANNULLABILITA', 6.CASI PRATICI DI NULLITA' L'invalidità degli atti tributari è un tema complicato,l'inosservanza di disposizioni stabilite a pena di nullità non genera, di norma, provvedimenti nulli, ma annullabili (ed è tutta un'altra musica);ciò significa, che in virtù del principio generale del chiesto e del pronunciato, per poter ottenere l'annullamento dell'atto e' necessario fare ricorso al Giudice Tributario.
L'obbligo di motivazione degli atti impositivi costituisce indubbiamente uno dei motivi di nullità degli avvisi di accertamento e degli atti esattoriali, la motivazione consiste nel permettere di capire al cittadino e non al professionista l'iter logico giuridico in base alla pretesa ossia come si è arrivati a chiedere quella cifra in base a quali norme e in base a quali calcoli e quali ragionamenti. Con la fretta che hanno gli uffici finanziari di fare soldi, emettono atti in serie senza una sufficiente motivazione, Ogni atto tributario sia che si tratti di accertamenti fiscali dell’Agenzia delle Entrate che di cartelle di pagamento o altri atti esattoriali deve permettere al contribuente di comprendere chiaramente la natura e l’ammontare della pretesa. Diversamente l’atto è illegittimo e quindi è nullo. Cassazione civile , sez. tributaria, sentenza n° 21564 del 20/09/2013
2.L'INESISTENZA (mancanza di legittimazione passiva o per notifica inesistente)
Comprende i provvedimenti impositivi che, benché apparentemente tali, sono in realtà privi di vita ab initio: ad esempio, un avviso di accertamento intestato ad una società cancellata dal Registro delle imprese , ovvero ad una persona deceduta da oltre un anno , non
esistono per la semplice ragione che non esistono i destinatari del provvedimento, quindi l'atto e' inesistente, quando manca la legittimazione passiva,in merito alla notifica di una cartella ad una società cancellata si veda Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sent. 10 ottobre 2005, n. 19732. L'atto inesistente conta zero; non produce effetti giuridici; a chi ne pretendesse qualcuno sarebbe in ogni tempo opponibile l'inefficacia assoluta. Il giudice è tenuto, anche di ufficio, in ogni stato e grado del processo, a dichiarare che l'atto inesistente è solo un ectoplasma; la sentenza avrà natura dichiarativa: il relativo dispositivo recherà il sintagma "la Commissione dichiara l'inesistenza dell'atto impugnato" aut similia.
Per quanto concerne la notifica, la Cassazione aveva stabilito a sezioni unite che facendo ricorso si va a sanare qualsiasi nullità della notifica (ad esempio notifica fatta a un vicino non legittimato), facendo ricorso, in quanto il destinatario con il ricorso stesso attesta che l'atto ha raggiunto il suo scopo. A parte il fatto che la sanatoria di cui parla la Cassazione ex art.156 del cpc si riferisce agli atti processuali e non a quelli amministrativi, la sentenza è stata una decisione di salvataggio per il fisco, ma la stessa cassazione negli anni ha elaborato l'inesistenza, che a contrario della nullità è insanabile, si ha inesistenza quando manca la minima struttura legale di una corretta notificazione ad esempio relata non compilata e non firmata. La Cassazione ormai da anni si è divisa tra due gruppi quelli che fanno i giudici e quelli che pensano solo a salvare lo Stato.
3. LA NULLITA'
La nullità in diritto tributario, non ha la stessa efficacia rilevabile nel diritto civile,
quindi niente imprescrittibilità della relativa azione o eccezione , niente rilevabilità di ufficio (oltre che dall'interessato) da parte del giudice in ogni stato e grado del processo. La nullità dei provvedimenti tributari (non a caso), significa solo annullabilità; cioè
l'atto fiscalmente nullo produce effetti nel mondo giuridico come se fosse valido, tanto che costituisce titolo per la riscossione ed e' suscettibile di divenire definitivo, rendendo irrilevanti gli eventuali vizi di nullità, se l'interessato non ricorre al giudice tributario. Una volta impugnato, la Commissione non può rilevare le nullità di propria iniziativa ma solo a richiesta del ricorrente in virtù del principio del chiesto e del pronunciato.
4.LA RIFORMA DELLa L. 11 febbraio 2005, n. 15
La L. 11 febbraio 2005, n. 15, introduce nel testo della L. n. 241 del 7 agosto 1990 l'art. 21-septies.
Questa norma prevede, al comma 1, che "È nullo il provvedimento amministrativo che manca degli elementi essenziali, che è viziato da difetto assoluto di attribuzione, che è stato adottato in violazione o elusione del giudicato, nonché negli altri casi espressamente previsti dalla legge". Accanto a questa norma ne è stata inserita un'altra: si tratta dell'art. 21-octies secondo cui "È annullabile il provvedimento amministrativo adottato in violazione di legge o viziato da eccesso di potere o da incompetenza". In diritto amministrativo - e di riflesso in quello tributario dall'8 marzo 2005 abbiamo dunque, e questa è una novità rilevante, due categorie di atti invalidi: gli atti nulli e gli atti annullabili.
5.L'ANNULLABILITA'
L'eccesso di potere:
Questo vizio è presente quando l'atto viene adottato per perseguire un interesse diverso dallo schema tipico suo proprio, ci sono ipotesi non irrilevanti - come l'atto di diniego di autotutela o l'equivalente silenzio-rifiuto - in cui è possibile ravvisare un cattivo uso, o un non uso illegittimo, del potere di autoannullare il provvedimento fiscale invalido.
6.CASI PRATICI DI NULLITA'
Un esempio rilevante è fornito dall'emissione della cartella di pagamento senza la preventiva notifica del cosiddetto avviso bonario, richiesto a pena di nullità dall'art. 6, comma 5, della L. n. 212 del 27 luglio 2000 (Statuto del contribuente). Emissione di un provvedimento impositivo emesso nonostante il contribuente si sia adeguato alla condotta fiscale che l'Agenzia delle Entrate
(interpello), in esito ad istanza scritta dell'interessato, gli abbia indicato, ovvero quando l'Agenzia delle Entrate non abbia risposto all'istanza del contribuente entro il termine di 120 giorni (ipotesi tipica di silenzio-assenso)
L'art. 61, comma 2, del D.P.R. n. 600 del 1973 stabilisce, infatti, che "La nullità dell'accertamento ai sensi del terzo comma dell'art. 42 e del terzo comma dell'art. 43, e in genere per difetto di motivazione, deve essere eccepita a pena di decadenza in primo grado".Consegue che qualunque vizio dell'avviso di accertamento (nessuno escluso: anche la mancanza di sottoscrizione, che, di solito, è causa di nullità se non di inesistenza), compreso il difetto di motivazione in tutte le sue articolazioni (inclusa la mancata allegazione del documento cui
l'atto impugnato faccia riferimento), non può essere rilevata di ufficio dal giudice (la norma stabilisce infatti che la nullità deve essere eccepita) ma deve formare oggetto di specifico motivo di ricorso da proporre nel termine, stabilito a pena di decadenza, di 60 giorni. La motivazione, tuttavia, non è un elemento formale ma - lo stabiliscono gli artt. 1 e 7 della L. n. 212 del 2000 (Statuto del contribuente) - è un elemento essenziale di ogni provvedimento impositivo
L'art. 16, comma 2, del D.Lgs. n. 472 del 18 dicembre 1997 stabilisce che l'atto di contestazione delle sanzioni (sia esso contestuale all'avviso di accertamento o costituisca un atto autonomo) deve contenere l'"indicazione, a pena di nullità, dei fatti attribuiti al trasgressore, degli elementi probatori, delle norme applicate, dei criteri che ritiene di seguire per la determinazione delle sanzioni e della loro entità nonché dei minimi edittali previsti dalla legge per le singole violazioni ...".
La mancanza o l'insufficienza nell'atto degli elementi indicati nella norma conduce alla nullità della contestazione della sanzione; pertanto, in relazione alla descrizione dei fatti costituenti l'illecito tributario, all'indicazione delle fonti probatorie, eccetera, si applica il regime delle nullità assolute.
L'art. 5 dello statuto dell'illecito tributario dispone che "Nelle violazioni punite con sanzioni amministrative ciascuno risponde della propria azione od omissione, cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa ...". In altri termini, per applicare una misura punitiva tributaria occorre necessariamente che: a) vi sia identità soggettiva tra l'autore della violazione (o chi ne ritrae l'utile) e il percosso dalla sanzione;