Source: http://www.ordineveterinarimantova.it/Organi%20Ordine/Parcelle.htm
Timestamp: 2019-02-20 11:59:37+00:00
Document Index: 148604491

Matched Legal Cases: ['art 21', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 3', 'art 6', 'art 21', 'art. 2956']

Da La Professione Veterinaria 3-2013
Il 2° comma dell’art 21 del DPR 633/72, così come modificato dalla Legge 228/2012, prescrive quanto segue circa il contenuto della fattura. La fattura deve contenere le seguenti indicazioni (si tralasciano le indicazioni che non possono interessare un lavoratore autonomo):
• numero progressivo che la identifichi in modo univoco [in un primo tempo si era ritenuto che la nuova terminologia adottata dal legislatore richiedesse una numerazione diversa da quella progressiva per anno solare ma la risoluzione n. 1 del 10/01/13 ha precisato che si può continuare a numerare le fatture come è stato fatto fino ad oggi];
• nome e cognome, denominazione o ragione sociale, residenza o domicilio del soggetto cedente o prestatore;
• numero di partita IVA del soggetto cedente o prestatore;
• nome e cognome, denominazione o ragione sociale, residenza o domicilio del soggetto cessionario o committente, del rappresentante fiscale nonché ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti;
• numero di partita IVA del soggetto cessionario o committente;
• in caso di soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro dell’Unione europea, numero di identificazione IVA attribuito dallo Stato membro di stabilimento;
• nel caso in cui il cessionario o committente residente o domiciliato nel territorio dello Stato non agisce nell’esercizio d’impresa, arte o professione, basterà indicare il codice fiscale;
• natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto dell’operazione;
• corrispettivi ed altri dati necessari per la determinazione della base imponibile;
• aliquota, ammontare dell’imposta e dell’imponibile con arrotondamento al centesimo di euro;
FATTURA “CUMULATIVA”
Anche per le prestazioni di servizi è possibile, dal 1 gennaio 2013, emettere un’unica fattura per le operazioni effettuate nello stesso mese solare nei confronti di un medesimo soggetto. La fattura, recante il dettaglio delle operazioni poste in essere, deve essere emessa entro il giorno 15 del mese successivo all’effettuazione delle operazioni.
Con decorrenza 1.1.2013 è possibile emettere una fattura “semplificata” per le operazioni di ammontare non superiore a 100,00 euro [tale importo potrà essere elevato con apposito decreto fino ad un massimo di euro 400].
Sulla fattura “semplificata” potranno essere indicati solamente:
• data di emissione e numero progressivo;
• descrizione sommaria dell’operazione;
• ammontare del corrispettivo complessivo e dell’imposta incorporata, con indicazione dell’aliquota utilizzabile per il calcolo dell’imponibile;
• il solo codice fiscale o il numero di partita IVA del cliente stabilito in Italia;
• il solo numero di partita IVA attribuito da altro stato UE se il cliente è ivi stabilito
Tale norma comunque dovrà essere perfezionata perché allo stato attuale è in contrasto
con altre norme del decreto IVA, ad es. con quella dell’articolo 23 che prescrive la registrazione con l’indicazione distinta dell’imponibile e dell’imposta, nonché l’indicazione della denominazione o ragione sociale del cessionario del bene o del committente del servizio.
È adesso possibile emettere al posto della fattura cartacea una fattura elettronica che viene quindi equiparata alla fattura cartacea. Per fattura elettronica si intende la fattura che è stata emessa e ricevuta in un qualunque formato elettronico. La possibilità di emettere una fattura elettronica è subordinata all’accettazione da parte del destinatario.
La fattura elettronica si considera emessa al momento della trasmissione o della messa a disposizione del cessionario. L’emittente della fattura elettronica ha l’obbligo di garantire l’autenticità dell’origine e l’integrità del contenuto della fattura ad esempio mediante apposizione della firma elettronica qualificata o digitale dello stesso emittente. Le fatture cartacee e le fatture create in modo elettronico possono essere conservate elettronicamente.
COSA E QUANTO SCRIVERE IN FATTURA?
Da Professione Veterinaria 38-novembre 2012
Diamo una ripassata alle regole di EMISSIONE DELLA PARCELLA. Il professionista, che effettua la prestazione di servizio, deve emettere una parcella per ciascuna operazione imponibile. La parcella è considerata «emessa» al momento della consegna o della spedizione. Deve essere emessa in duplice esemplare dal professionista ed uno degli esemplari deve essere consegnato o spedito all’altra parte. Per le prestazioni di servizi, il documento va emesso all’atto dei pagamento dei corrispettivo (anche di eventuali acconti).
Per quanto riguarda i corrispettivi e gli altri dati necessari per la determinazione della base imponibile, si ricorda che il contributo previdenziale integrativo dei 2%, dovuto alle varie Casse da professionisti iscritti agli albi, va sempre in aumento della base imponibile.
In base al disposto dell’art. 21 dei D.P.R. 633/1972 la prestazione deve essere specificata indicando natura, qualità e quantità del servizio. In merito a quanto prescritto dal citato articolo 21 si segnala la Risoluzione Ministeriale n. 111/E del 3 maggio 1996: con riferimento alle prestazioni rese dai medici specialisti in odontostomatologia e dagli odontoiatri, il Ministero ha precisato che l’indicazione sulla parcella della dizione «ciclo di cure medico-odontoiatriche specialistiche» ovvero di formule simili risulta difforme dalla volontà del legislatore, in quanto pecca di eccessiva genericità. È chiaro quindi che il Legislatore ha voluto imporre ai contribuenti l’obbligo di specificare puntualmente le prestazioni rese al fine evidente di facilitare la successiva, ed eventuale attività di accertamento degli organi verificatori. Alla luce di quanto sopra è quindi consigliabile una descrizione delle prestazioni il più dettagliata possibile.
(pag. 29 Settimana veterinaria n° 425/2004)
Dal 29/02/04 è entrato in vigore il D. L.vo 52/20.02.04 che attua la direttiva europea x la semplificazione e l’armonizzazione delle modalità di fatturazione in materia di Iva:
§ la fattura può essere emessa anche dal cliente, cioè da colui che acquista il bene oppure che riceve il servizio (es. la parcella del vet. x le prestazioni professionali è emessa da un terzo soggetto x conto dello stesso vet.). Questa possibilità è consentita alle seguenti condizioni: preventiva comunicazione all’amm. finanziaria (un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate determinerà le modalità e i contenuti), il soggetto passivo italiano deve aver iniziato la propria attività da almeno 5 anni, al soggetto passivo non devono essere stati notificati nei 5 anni precedenti, atti impositivi o di contestazione di violazioni sostanziali in materia di IVA
§ in caso di acquisto di mezzi di trasporto nuovi il venditore nella fatturazione ai clienti deve indicare: data della prima immatricolazione o iscrizione in pubblici registri, n° dei km percorsi/ore navigate/ore volate
§ i contribuenti devono annotare nella fattura che la stessa è compilata dal cliente del cedente del bene o del prestatore del servizio; da un terzo, x conto del cedente del bene o del prestatore del servizio
§ x tutte le operazioni effettuate nello stesso giorno nei confronti di un medesimo cliente (es. il mattino visita ambulatoriale di un animale e nel pom. dello stesso giorno visita domiciliare) può essere emessa una sola fattura
§ è consentita la trasmissione della fattura x via elettronica, a condizione che si giunga ad un accordo in tal senso con il destinatario. x garantire la data del documento è necessario apporre su ciascuna fattura il riferimento temporale, mentre x garantire l’autenticità dell’origine bisogna apporre la firma elettronica qualificata dell’emittente. Le fatture elettroniche trasmesse o ricevute possono essere archiviate nella medesima forma.
Le prestazioni gratuite vanno fatturate?
da “Professione Veterinaria” n° 36/ottobre 2008
Le prestazioni gratuite del vet. a favore di un familiare o di un amico non sono soggette a fatturazione. Il DPR 633/72 (art. 3, comma 3) prevede l’applicazione dell’IVA soltanto per le prestazioni gratuite effettuate nell’esercizio di impresa ma non anche per quelle rese da professionisti.
da “Professione Veterinaria” n° 11/marzo 2009
Le prestazioni gratuite rese da professionisti sono fuori dal campo di applicazione dell’IVA ai sensi dell’art. 3 del DPR 633/72 e non dovranno dunque essere fatturate.
Anche per quanto riguarda le imposte dirette, le suddette prestazioni, mancando la percezione del compenso, non generano alcun presupposto impositivo.
SI FATTURA AL PAGAMENTO DEL CORRISPETTIVO
Da Professione Veterinaria n. 6/marzo 2014
La prestazione di un servizio dev’essere fatturata nel momento in cui è stato pagato il corrispettivo. E` quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 27675 dell’11 dicembre 2013, ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate. In assenza dell’accertamento del pagamento, l’amministrazione finanziaria non può pretendere l’Iva e spiccare le sanzioni. In particolare, l’ufficio aveva notificato le sanzioni a un consorzio che aveva fatturato i finanziamenti dei soci solo alla fine dell’anno, con un unico documento contabile, cioè nel momento in cui aveva effettivamente ricevuto il pagamento. Sul punto la sezione tributaria ha motivato che, per quanto concerne le prestazioni di servizi - ipotesi che rileva in questa sede - la norma contenuta nell’articolo 6 del d.p.r. 633 del 1972 stabilisce, al comma 3, che esse "si considerano effettuate all’atto del pagamento del corrispettivo". Ne discende che, poiche´ prima di tale momento, per le ragioni suesposte, non sussiste obbligo alcuno di emettere la fattura e di pagare l’imposta, la pretesa fiscale relativa ad una prestazione di servizi non puo` prescindere, in mancanza di fatturazione o autofatturazione spontanea, dall’accertamento - da parte dell’Amministrazione - che vi sia stato, in concreto, il pagamento di un corrispettivo, a fronte di una prestazione di servizi effettivamente resa dal soggetto Iva.
SE NON INCASSO IL COMPENSO SONO OBBLIGATO AD EMETTERE COMUNQUE LA FATTURA?
Da Professione Veterinaria n. 9/marzo 2014
Alcuni clienti di un veterinario, dopo aver ricevuto la prestazione, venivano fermati in strada da funzionari della Guardia di Finanza che chiedevano loro la fattura. I clienti dichiaravano di non aver pagato la prestazione. I funzionari della Guardia di Finanza accedevano ai locali dell’ambulatorio e contestavano al titolare la mancata emissione della fattura. Ma il veterinario è obbligato ad emettere fattura dopo ogni prestazione anche se non viene riscosso alcun compenso? Per rispondere, chiediamoci innanzitutto se al professionista è consentito svolgere prestazioni gratuite. Secondo il codice civile (articoli 2222 e seguenti) il contratto d’opera (tra cui rientrano le prestazioni professionali di cui all’articolo 2229 C.C) è di per sé un contratto a titolo oneroso nel senso che a fronte di una prestazione resa è normale che il beneficiario della prestazione corrisponda un compenso per l’opera svolta.
La Corte di Cassazione però, con la sentenza numero 16966 del 17 agosto 2005, ha tra le altre cose affermato che: “Come più volte affermato da questa Corte (v. Cass. 7741/1999; Cass. 8787/2000), poiché l’onerosità costituisce un elemento normale del contratto d’opera intellettuale, ma non essenziale ai fini della sua validità, è consentita al professionista la prestazione gratuita della sua attività professionale per i motivi più vari che possono consistere nell’affectio o nella benevolentia, o in considerazioni di ordine sociale o di convenienza, anche con riguardo ad un personale ed indiretto vantaggio”. Quindi il professionista può svolgere una prestazione a titolo gratuito.
Andiamo ad esaminare adesso la normativa fiscale:
IMPOSTE INDIRETTE – IVA: Secondo l’art 3 del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633 solamente le prestazioni gratuite di importo superiore ad euro 25,82 svolte da imprenditori costituiscono prestazioni di servizi. Le prestazioni di servizi svolte gratuitamente da chi esercita un’attività professionale non sono quindi rilevanti ai fini IVA. Ed inoltre secondo l’art 6 dello stesso D.P.R., in linea generale le prestazioni di servizi si considerano rese all’atto del pagamento del corrispettivo.
Ed infine l’art 21 dello stesso D.P.R. dispone che la fattura è emessa al momento di effettuazione dell’operazione.
• I lavoratori autonomi possono effettuare prestazioni gratuite
• Le prestazioni di servizi svolte dai lavoratori autonomi si considerano effettuate al momento del pagamento del corrispettivo
• La fattura deve essere emessa al momento di effettuazione delle operazioni
• Non è previsto alcun obbligo di emissione della fattura in un momento antecedente al pagamento del corrispettivo
La disposizione che disciplina la determinazione del reddito di lavoro autonomo è contenuta nell’articolo 54 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Testo Unico delle Imposte Dirette - TUIR). Detto articolo dispone che il reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’arte o della professione. I compensi sono computati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali stabiliti dalla legge a carico del soggetto che li corrisponde. Per i lavoratori autonomi quindi il reddito si determina con il principio di cassa: corrispettivi incassati meno spese sostenute nel periodo d’imposta. Chiaramente non assumono rilievo le prestazioni gratuite o quelle per le quali il corrispettivo non è stato incassato nel corso dell’esercizio. In conclusione la contestazione dei funzionari della Guardia di Finanza è priva di fondamento. Il professionista poteva legittimamente non emettere fattura se non aveva riscosso alcun corrispettivo.
PRESCRIZIONE DELLA PARCELLA
da Professione Veterinaria n. 37/novembre 2014
Veterinari, notai, commercialisti e tutti gli altri professionisti, possono certamente vantare nei confronti dei loro clienti dei crediti professionali relativi a prestazioni rese, con parcelle non pagate. Tali crediti però sono sottoposti ad una particolare disciplina in tema di prescrizione dei crediti professionali (in giudizio l’onere della prova del credito è a carico del professionista). La prescrizione è un istituto giuridico con il quale il legislatore ha voluto legare determinati effetti al trascorrere del tempo, esso comporta di fatto l’estinzione di un diritto soggettivo. La prescrizione dei crediti professionali è collegata alle parcelle dei professionisti e disciplinata dall’art. 2956 del codice civile. In questo caso c’è una prescrizione di tre anni.
QUANDO E COME È POSSIBILE DIFFERIRE L'EMISSIONE DELLA FATTURA
da Notizie Anmvi 07/10/14
I professionisti possono emettere una sola fattura all'incasso della prestazione svolta. Nel frattempo, può bastare la fattura pro-forma. La possibilità di ritardare l'emissione della fattura è stata introdotta nel 1972, ma è con una circolare di quest'anno che l'Agenzia delle Entrate fornisce precisazioni espressamente valevoli anche per i professionisti: la circolare 18/E interviene infatti a commento di una norma di legge varata nel frattempo, la Legge di Stabilità del 2013, che ha modificato il Dpr del 1972 concedendo la possibilità di emettere una sola fattura entro il 15 del mese successivo rispetto a quello dell'effettuazione dell'operazione, con il dettaglio delle diverse operazioni effettuate nel mese solare precedente nei confronti di uno stesso soggetto. Di fatto - è l'analisi del Sole 24 Ore- la legge di stabilità del 2013 ha esteso alle prestazioni di servizi, quali sono le prestazioni rese dai professionisti, il regime che era applicabile alle cessioni di beni. Purché si tratti di prestazioni di servizi "individuabili attraverso idonea documentazione". Quale sia l'idonea documentazione che permette il differimento della fatturazione è appunto materia della circolare 18/E che fa chiarezza su una circostanza mai del tutto chiarita fino in fondo dal Fisco. E' "idonea documentazione" ad esempio l'attestazione di avvenuto incasso (es. estratto conto bancario, assegno, bonifico), la stipula di un contratto, una relazione professionale, una fattura pro-forma. L'essenziale è che la documentazione sia tale da far desumere con certezza la prestazione eseguita, la data di effettuazione e le parti contraenti. La fattura pro-forma quindi dovrà indicare le prestazioni eseguite dal professionista e la data di effettuazione.