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Timestamp: 2017-08-22 07:14:26+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 33', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 442']

T.A.R. Campania Napoli, Sez. I, 26/07/2007, n.7054
COMPETENZA E GIURISDIZIONE CIV.
Giurisdizione :del giudice ordinario e del giudice amministrativo
Tribunale Amministrativo Regionale della CampaniaNapoli
Paolo Severini Componente
Michele Buonauro Componente est.
Visto il ricorso 7167/2005 proposto da:
M.O., rappresentato e difeso dall'avv. Angelo Mazzone, con domicilio eletto in Napoli, via Monte di Dio 4, presso lo studio Gelsomino;
REGIONE CAMPANIA, in persona del Presidente p.t., rappresentata e difesa dall'avvocatura regionale, domiciliata presso la sede in Napoli, via S. Lucia 81;
Azienda Sanitaria Locale Avellino 2, n.c.;
- del diritto al rimborso delle spese sanitarie sostenute dalla Mazzone Annalucia per prestazioni riabilitative.
- nonché per il risarcimento dei danni.
Relatore alla pubblica udienza del 4 luglio 2007 il ref. Michele Buonauro;
Uditi gli avvocati delle parti costituite come da verbale d'udienza;
Il ricorrente ha ricoverato la figlia A., colpita da sclerosi a placche in evoluzione peggiorativa) presso il centro privato di riabilitazione "L.V.", per urgente assistenza nel mese di ottobre 1990.
Avverso le due richieste di autorizzazione (del 14.1.19923 e del 10.6.1992), l'Usl Avellino 4 respingeva la richiesta.
Con ricorso al Tribunale amministrativo partenopeo n. 584/1992, impugnava il diniego predetto. Durante il giudizio veniva sollevata questione di legittimità costituzionale dell'art. 14 della legge della Regione Campania 15 marzo 1984, n. 11 (Norme per la prevenzione, cura e riabilitazione degli handicaps e per l'inserimento nella vita sociale), dell'articolo unico della legge della Regione Campania 8 marzo 1985, n. 12 (Autorizzazione ai cittadini residenti nella Regione Campania per cure presso case di cura non convenzionate operanti sul territorio nazionale), degli artt. 1, 2, 5 e 6, primo comma, della legge della Regione Campania 27 ottobre 1978, n. 46 (Autorizzazione ai cittadini residenti nella Regione Campania per cure presso strutture ospedaliere site in Paesi non regolamentati da accordi C.E.E. con lo Stato italiano) e dell'art. 7, primo comma, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Leggequadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), la quale veniva respinta dalla Corte Costituzionale, con sentenza interpretativa di rigetto n. 304/1994.
Ricorre per l'accertamento del diritto al rimborso delle spese sostenute e per il risarcimento dei danni.
Si è costituita la regione Campania, che conclude per l'inammissibilità e la reiezione del ricorso.
All'udienza odierna, la causa veniva trattenuta per la decisione.
Nella presente controversia va dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo.
Deve ritenersi che la posizione fatta valere dal ricorrente abbia la consistenza di diritto soggettivo, posto che l'atto di diniego di autorizzazione al rimborso non risulta impugnato in questa sede, ma nella prospettazione attore è da ritenersi tamquam non esset a fronte dell'irriducibile diritto alla salute in caso di ricovero d'urgenza evocato in ricorso.
D'altra parte deve farsi applicazione della regola di riparto della giurisdizione secondo cui con la domanda dell'assistito dal Servizio sanitario nazionale di rimborso di spese effettuata presso una struttura privata o all'estero, senza preventiva autorizzazione, per cure o interventi in tesi urgenti e non ottenibili dal servizio pubblico, il privato vanta una posizione creditoria correlata al diritto alla salute, per sua natura non suscettibile di essere affievolito dal potere di autorizzazione, ed inoltre, quanto al requisito dell'urgenza, coinvolge meri apprezzamenti tecnici della P.A., non valutazioni discrezionali in senso stretto, cosicchè la relativa controversia spetta alla giurisdizione del giudice ordinario (in termini, da ultimo, Cass. S.u. 15897/del 2006; vedi anche Cass. S.u. 23735/2006 e 17461/2006).
Nella vigenza dell'art. 33, comma 2 lett. f) del d.lgs. 80/98 (come integrato ex legge 205/2000), non vi era un univoco orientamento giurisprudenziale in tema di giurisdizione sulle pretese del privato di rimborso delle spese sanitarie sostenute al di fuori del servizio sanitario nazionale.
Tuttavia, a seguito della sentenza della Corte costituzionale del 6 luglio 2004, n. 204, oramai non può dubitarsi che le controversie in materia di rimborso delle spese sanitarie sostenute all'estero o presso privati devono ritenersi devolute alla giurisdizione ordinaria, trattandosi di questioni relative a posizioni di diritto soggetto perfetto in quanto derivanti dal diritto alla salute.
Dal punto di vista processuale occorre premettere che il principio sancito dall'art. 5 c.p.c. (secondo cui la giurisdizione si determina con riguardo alla legge vigente al momento della proposizione della domanda) non opera quando la norma che detta i criteri determinativi della giurisdizione è successivamente dichiarata costituzionalmente illegittima, atteso che la norma dichiarata costituzionalmente illegittima - a differenza di quella abrogata - non può essere assunta, data l'efficacia retroattiva che assiste tale tipo di pronunce della Corte costituzionale, a canone di valutazione di situazioni o di rapporti anteriori alla pubblicazione della pronuncia di incostituzionalità, salvo il limite dei rapporti esauriti al momento della pubblicazione della decisione, intendendosi per tali quelli accertati con sentenza passata in giudicato o per altro verso già consolidati; pertanto, a seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 33 comma 1 d.lg. 31 marzo 1998 n. 80, le controversie relative al rimborso di compensi e spese concernenti prestazioni sanitarie rese in regime di accreditamento sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario.
Deve allora ribadirsi, in adesione ad una recente sentenza dell'organo regolatore della giurisdizione (Cass. SSUU n. 5407/2007) che, "a seguito della sentenza costituzionale n. 204 del 2004, risulta caducata la previsione relativa alle "attività e prestazioni di ogni genere, anche di natura patrimoniale, rese nell'espletamento di pubblici servizi, ivi comprese quelle rese nell'ambito del servizio sanitario nazionale..." (D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, art. 33, comma 2, lett. e), nel testo di cui alla L. 21 luglio 2000, n. 205, art. 7, lett. a).
Pertanto, nella materia dei servizi pubblici, sono rimaste devolute al giudice amministrativo in sede esclusiva solamente le "controversie relative a concessioni di pubblici servizi, escluse quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi, ovvero relative a provvedimenti adottati dalla P.A. o dal gestore di un pubblico servizio in un procedimento disciplinato dalla L. 7 agosto 1990, n. 241, ovvero ancora relative all'affidamento di un pubblico servizio ed alla vigilanza e controllo nei confronti del gestore, nonchè...". Ne consegue che le controversie relative a tutte le prestazioni erogate nell'ambito del servizio sanitario nazionale, nella sussistenza di un rapporto obbligatorio tra cittadini e amministrazione (dovendosi escludere, come sopra osservato, l'attribuzione di potere autorizzatorio), sono devolute alla competenza del giudice ordinario, ai sensi del criterio generale di riparto delle giurisdizioni definito dalla L. 20 marzo 1865, n. 2248, art. 2, all. E, e presupposto dall'art. 442 c.p.c. (vedi Cass. S.u.n. 13548 del 2005, n. 10418 del 2006)".
In definitiva il ricorso va dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo.
Sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese di causa.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Prima Sezione di Napoli, dichiara il difetto di giurisdizione e compensa le spese di giudizio.
Così deciso in Napoli, nella Camera di Consiglio del 4 luglio 2007.