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Timestamp: 2014-10-25 11:56:29+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 17', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9']

Distanza minima di 10 metri tra fabbricati prevale sulle disposizioni del P.R.G.
Consiglio di Stato , sez. IV, decisione 02.11.2010 n� 7731 (Filippo Di Camillo) La proprietaria di un appartamento chiede l’annullamento della concessione edilizia rilasciata dal Comune ad un società di costruzioni per l’edificazione di un fabbricato finitimo alla sua abitazione, lamentando, tra gli altri vizi del titolo abilitativo, il mancato rispetto dell’art. 9 del d.m. 2 aprile 1968, n. 1444, nella parte in cui prescrive le distanze minime tra i fabbricati.
L’art. 9 del d.m. 2 aprile 1968 n. 1444: i limiti di distanza tra fabbricati Il Supremo consesso amministrativo, con la pronuncia in esame, condividendo la censura della ricorrente, ribadisce la natura di norma primaria imperativa dell’art. 9 del d.m. 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi, da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’art. 17 della legge n. 765 del 1967), con la conseguenza che eventuali disposizioni contrarie contenute nelle norme tecniche di attuazione vengono caducate ed automaticamente sostituite dalla anzidetta disposizione.
Trattandosi di norma volta ad “impedire la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico-sanitario, è pertanto non eludibile”.
A tal proposito il Collegio sottolinea che “le distanze tra le costruzioni sono predeterminate con carattere cogente in via generale ed astratta, in considerazione delle esigenze collettive connesse ai bisogni di igiene e di sicurezza, di modo che al giudice non è lasciato alcun margine di discrezionalità nell'applicazione della disciplina in materia di equo contemperamento degli opposti interessi” (Consiglio Stato, sez. IV, 5 dicembre 2005, n. 6909).
Ne deriva che il giudice è tenuto ad applicare le disposizioni concernenti la distanza minima tra gli edifici “anche in presenza di norme contrastanti incluse negli strumenti urbanistici locali” dovendosi le prime ritenere automaticamente inserite nel p.r.g. al posto della norma illegittima (in tal senso Cassazione civile, Sez. II, 29 maggio 2006, n. 12741).
In particolare, l’art. 9 del d.m. 2 aprile 1968, n. 1444, rubricato “Limiti di distanza tra i fabbricati”, prescrive i limiti minimi di distanza tra edifici a seconda delle diverse zone territoriali omogenee, e segnatamente, in ipotesi di costruzione di “nuovi edifici ricadenti in altre zone” (comma 1 n.2), prevede che la distanza minima assoluta tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti corrisponde a 10 metri, con obbligo di aumento della distanza sino all’altezza del fabbricato finitimo più alto, se questa sia maggiore di 10 metri (comma 2).
In altre parole, qualora uno o entrambi i fabbricati confinanti (l’edificio pregresso e/o quello di nuova costruzione) presentino un’altezza maggiore di 10 metri, la distanza minima tra edifici prescritta dalla legge (10 metri) va maggiorata sino all’altezza del fabbricato più alto.
La misura minima della distanza, tuttavia, è derogabile in due ipotesi tassative, contemplate dal comma 2 dell’art. 9: è consentito edificare a distanze inferiori rispetto a quelle previste dal comma 1 soltanto per i piani particolareggiati e per le lottizzazioni convenzionate, e non anche per gli interventi edilizi diretti, consentiti dallo strumento urbanistico, interventi tra i quali ricomprendere il permesso di costruire.
La deroga alle distanze minime è ammessa quindi soltanto per la pianificazione attuativa e non anche per i titoli abilitativi diretti tra i quali figura il permesso di costruire.
Le modalità di calcolo della distanza tra edifici
In merito alle modalità operative di calcolo della distanza minima, inoltre, il Consiglio di Stato conferma che “la distanza di dieci metri tra pareti finestrate di edifici antistanti, prevista dall’art. 9 del d.m. 2 aprile 1968, n. 1444, “va calcolata con riferimento ad ogni punto dei fabbricati e non alle sole parti che si fronteggiano e a tutte le pareti finestrate e non solo a quella principale, prescindendo anche dal fatto che esse siano o meno in posizione parallela”.
Tra gli elementi costruttivi rilevanti ai fini del computo della distanza vanno considerati anche quelli accessori, qualunque ne sia la funzione, aventi i caratteri della solidità, della stabilità e della immobilizzazione, salvo che non si tratti di sporti e di aggetti di modeste dimensioni con funzione meramente decorativa e di rifinitura, tali da potersi definire di entità trascurabile rispetto all’interesse tutelato dalla norma riguardata nel suo triplice aspetto della sicurezza, della salubrità e dell’igiene (Consiglio di Stato, Sez. V, 19 marzo 1996, n. 268).
Non sono da includere nel novero degli elementi utili al calcolo le mensole, le lesene, i risalti verticali delle parti con funzione decorativa, gli elementi in oggetto di ridotte dimensioni, le canalizzazioni di gronde e i loro sostegni, a meno che tali sporgenze particolari assumano dimensioni tali da estendere ed ampliare per l’intero fronte dell’edificio la parte utilizzabile per l’uso abitativo (in tal senso anche Consiglio Stato, Sez. IV, 5 dicembre 2005, n. 6909).
(Altalex, 26 gennaio 2011. Nota di Filippo Di Camillo)
edificio /
distanza minima /
vincolo urbanistico /
Filippo Di Camillo /
Decisione 2 novembre 2010, n. 7731
N. 07731/2010 REG.SEN.
N. 06548/2008 REG.RIC.
N. 02440/2004 REG.RIC.
N. 06547/2008 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 6548 del 2008, proposto dalla signora F. A., rappresentata e difesa dagli avvocati Bruno Cavallone e Alessandro Clemente, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Alessandro Clemente in Roma, piazza Santiago del Cile 8;
Il Comune di Parma, Dirigente Settore Interventi Urbanistici del Comune di Parma, Giunta Provinciale di Parma;
La Cbs Costruzioni Srl, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Giancarlo Cantelli ed Adriano Giuffr&egrav