Source: http://www.laleggepertutti.it/117319_carta-di-credito-smarrita-o-rubata-va-bloccata-lo-stesso-giorno
Timestamp: 2016-12-09 07:46:34+00:00
Document Index: 54516544

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.56', 'art. 45', 'sentenza ', 'art. 360']

Carta di credito smarrita o rubata: va bloccata lo stesso giorno
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Chi non blocca subito la carta di credito rubata paga gli acquisti oltre il limite di responsabilità della banca.
Chi aspetta anche un solo giorno per denunciare il furto o lo smarrimento della propria carta di credito e temporeggia nel telefonare al numero verde della banca perché ne disponga il blocco immediato non può più chiedere la restituzione dei soldi che gli sono stati sottratti dal conto corrente. A fornire questa interpretazione restrittiva delle norme a tutela del consumatore è la Cassazione con una sentenza pubblicata questa mattina [1]. Viene così smentito l’orientamento più benevolo, sposato dal tribunale di Firenze, secondo cui, anche se la denuncia di smarrimento e il blocco della carta avviene con qualche giorno di ritardo, il correntista ha comunque diritto ad essere risarcito.
La vicenda riguarda un uomo che, dopo aver portato in palestra il proprio portafoglio e non averlo custodito correttamente, si è accorto solo il giorno dopo che, durante gli allenamenti, qualcuno gli aveva sottratto la carta di credito effettuando subito dopo una serie di acquisti in negozi per un totale di 1.700 euro.
Carta di credito rubata: se c’è colpa, niente limite di responsabilità È vero: la legge prevede che il titolare della carta di credito può sopportare un rischio per un importo massimo di 150 euro, ma se questi si è reso responsabile indirettamente del furto, ponendo un di comportamento colpevole, come quello di non aver custodito correttamente il portafoglio e averlo lasciato alla mercé di chiunque, senza poi controllare che dallo stesso non fossero stati sottratti documenti importanti e quindi provvedere tempestivamente al blocco della carta di credito, allora non può che prendersela con sé stesso. Inutile, a questo punto, invocare anche l’applicazione del codice del consumo.
Ricadono quindi sul correntista e non sulla banca le spese fatte dopo il furto della sua carta di credito se questi non si è reso conto nell’immediato di essere stato derubato e, quindi, abbia avvisato l’istituto di credito solo il giorno successivo alla sottrazione del documento. A poco conta che dette operazioni abbiano sforato il limite di spesa giornaliero.
Il codice del consumo stabilisce [2] che l’istituto di emissione della carta di credito riaccredita al consumatore i pagamenti dei quali questi dimostri l’eccedenza rispetto al prezzo pattuito oppure l’effettuazione mediante l’uso fraudolento della propria carta di pagamento da parte di un terzo. Ma questa norma – secondo la Cassazione – non vale per il caso di specie, trovano applicazione solo ai contratti a distanza dai quali vanno quindi esclusi quelli relativi ai servizi finanziari, quelli conclusi tramite distributori automatici, con operatori di telecomunicazioni impiegando telefoni pubblici, quelli aventi a oggetto la costruzione, la vendita o altri diritti sugli immobili o le vendite all’asta.
Il cliente della banca si è reso protagonista di un inadempimento gravemente colposo tanto da non essere neppure legittimato a invocare il limite di responsabilità di 150 euro contrattualmente previsto a favore del cliente. Doveva provvedere nell’immediato a denunciare l’accaduto alla banca e a bloccarla per evitare guai.
La sentenza Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 21 gennaio – 7 aprile 2016, n. 6751
Con il primo motivo di ricorso il ricorrente lamenta la violazione dell’articolo 56 del d. l.vo n. 206 del 2005 (c.d. “Codice delconsumo“), e segnatamente del suo secondo comma che stabilisce che “l’istituto di emissione della carta di pagamento riaccrediti al consumatore i pagamenti dei quali questi dimostri l’eccedenza rispetto al prezzo pattuito, ovvero l’effettuazione mediante l’uso fraudolento della propria carta di pagamento da parte del professionista o di un terzo, fatta salva l’applicazione dell’articolo 12 del decreto-legge 3 maggio 1991 n. 143, convertito con modificazioni dalla legge 5 luglio 1991 n. 197”. A parere del ricorrente questa normativa sarebbe applicabile al caso di specie in quanto, pur se riferita ai contratti a distanza, esprimerebbe un principio generale, applicabile a tutte le transazioni effettuate tramite carta di credito.
Il motivo èinfondato.
Come ammette lo stesso ricorrente, l’art.56 del decreto legislativo n. 206/05 si applica esclusivamente ai contratti a distanza. A mente dell’articolo 51 del medesimo decreto legislativo, intitolato “campo di applicazione”, infatti, le disposizioni della Sezione Prima del Capo Primo del Titolo terzo del decreto si applicano ai contratti a distanza: con espressa esclusione dei soli contratti relativi ai servizi finanziari, di quelli conclusi tramite distributori automatici, di quelli conclusi con operatori di telecomunicazioni impiegando telefoni pubblici, dei contratti aventi a oggetto la costruzione, la vendita o a altri diritti su immobili, di vendita all’asta: tutti, estranei al caso di specie.
Del resto, la nozione di contratto a distanza si ricava dal precedente art. 45 del medesimo decreto, laddove espressamente prevede che la normativa ivi descritta si applichi ai contratti conclusi tra un professionista e un consumatore e concerna la fornitura di beni o la prestazione di servizi stipulati durante la visita del professionista al domicilio del consumatore, ovvero sul posto di lavoro o nei locali in cui il consumatore si trovi, anche temporaneamente, per motivi di lavoro, di studio, di cura, ovvero durante un’escursione organizzata dal professionista al di fuori dei propri locali commerciali; ovvero, in un’area pubblica o apertaal pubblico, mediante sottoscrizione di una nota d’ordine comunque denominata; o ancora, per corrispondenza, o comunque in base a un catalogo che il consumatore abbia avuto modo di consultare senza la presenza del professionista.
La motivazione della sentenza impugnata si basa sull’attribuzione all’odierno ricorrente della responsabilità per omessa custodia e per omessa tempestiva denunzia alla controparte contrattuale della sottrazione dello strumento di pagamento; e solo in via del tutto accessoria, si occupa della questione dellautilizzazione fraudolenta della medesima carta. Di talché, l’argomento della responsabilità dei terzi che abbiano accettato l’utilizzo dello strumento di pagamento appare del tutto irrilevante ai fini della decisione della controversia in esame.
Va preliminarmente rilevato che tutte le doglianze in esame, pur denunciando un vizio di motivazione su un punto decisivo della controversia,in realtà propongono alla Corte una richiesta di riesame del merito della controversia, che non può trovare ingresso in questa sede.
Pure inammissibile si palesa il sesto motivo di ricorso, relativo all’omissione dell’accertamento, da parte del giudice di appello, del carattere di vessatorietà di una non meglio precisata clausola contrattuale asseritamente “imposta dallacompagnia di assicurazione”, privo com’è di qualsiasi riferimento formale o sostanziale ad uno dei canoni previsti dall’art. 360 cod. proc. civ. e peraltro riferito ad una non meglio identificata compagnia di assicurazione.
[1] Cass. sent. n. 6751/2016 del 7.04.2016.
[2] Art. 56 d.lgs. 206/2005.
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