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Timestamp: 2017-11-21 12:10:48+00:00
Document Index: 15442837

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 32', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 844', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 107', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 14', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 107', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 14', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 32', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 2', 'e contrario', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 32', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 4']

Sentenza T.A.R. Puglia Lecce n 5639 2006 Inquinamento acustico Ordinanza di contenimento e riduzione delle emissioni sonore Natura Competenza Sindaco Tutela della salute dei cittadini Principi partecipativi di cui alla L. 241/90 Deroga Situazione di pericolo involgente singoli individui Sufficienza Comuni privi di zonizzazione acustica Valori limite differenziali di immissione Trovano applicazione Rumore ambientale Misurazione a finestre chiuse e a finestre aperte Art. 4 D.P.C.M. 14 novembre 1997 Livello di rumore corretto D.M. 16 marzo 1998 Fattore correttivo Rumore ambientale trascurabile Campionamento riferito ad un tempo di misura di durata inferiore al tempo di osservazione Emissioni sonore provenienti da impianti frigoriferi
TAR PUGLIA, Lecce, Sez. I, 4 dicembre 2006, sentenza n. 5639
Inquinamento acustico - Ordinanza di contenimento e riduzione delle emissioni sonore - Natura - Provvedimento contingibile e urgente - Art. 9 L. 447/95 - Competenza - Sindaco. Le ordinanze con le quali viene esercitato il potere di disporre temporaneamente speciali forme di contenimento e riduzione delle emissioni sonore inquinanti (inclusa l’inibitoria totale o parziale delle attività), hanno natura di provvedimenti contingibili e urgenti, sia per la ontologica temporaneità delle misure adottabili, sia per il carattere innominato ed atipico delle misure stesse (in deroga al principio di rigorosa nominatività e tipicità degli atti amministrativi. Siffatte ordinanze devono considerarsi adottate ai sensi dell’art. 9 della Legge 26 Ottobre 1995 n° 447 (“Legge quadro sull’inquinamento acustico”) e sono riservate alla competenza del Sindaco (nei casi di inquinamento acustico che riguardano aree ricadenti nel territorio comunale). Sono peraltro estranee alle ordinarie funzioni di mera vigilanza e controllo (“sull’osservanza delle prescrizioni attinenti il contenimento dell’inquinamento acustico”) contemplate dagli artt. 6 e 14 della Legge 26 Ottobre 1995 n° 447, nonché dalle Leggi Regionali Pugliesi nn° 17/2000 e 3/2002. Pres. Ravalli, Est. D’Arpe - R. s.a.s. (avv. De Matteis) c. Comune di Gallipoli (avv. Traldi) e A.R.P.A. Puglia (avv. Capobianco) - T.A.R. PUGLIA, Lecce, Sez. I - 4 dicembre 2006, n. 5639
Inquinamento acustico - Art. 9, c. 1 L. 447/1995 - Potere di ordinanza - Tutela della salute dei cittadini - Art. 32 Cost. - Definizione di ”inquinamento acustico” ex L. 447/1995 - Accertamento tecnico dell’ARPA - Eccezionale e urgente necessità di intervento. L’art. 9 primo comma della legge quadro sull’inquinamento acustico n° 447 del 1995 non può essere riduttivamente inteso come una mera riproduzione, nell’ambito della normativa di settore in tema di tutela dall’inquinamento acustico, del generale potere di ordinanza contingibile ed urgente tradizionalmente riconosciuto dal nostro ordinamento giuridico al Sindaco (quale Ufficiale di Governo) in materia di sanità ed igiene pubblica, ma deve essere logicamente e sistematicamente interpretato nel particolare significato che assume all’interno di una normativa dettata - in attuazione del principio di tutela della salute dei cittadini previsto dall’art. 32 della Costituzione - allo scopo primario di realizzare un efficace contrasto al fenomeno dell’inquinamento acustico, tenendo nel dovuto conto il fatto che la Legge n° 447/1995 (nell’art. 2 primo comma lettera “a”) ha ridefinito il concetto di inquinamento acustico, qualificandolo come “l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane”, e sancendo espressamente che esso concreta (in ogni caso) “un pericolo per la salute umana”. Conseguentemente, l’utilizzo del particolare potere di ordinanza contingibile ed urgente delineato dall’art. 9 della Legge 26 Ottobre 1995 n° 447 deve ritenersi (“normalmente”) consentito allorquando gli appositi accertamenti tecnici effettuati dalle competenti Agenzie Regionali di Protezione Ambientale rivelino la presenza di un fenomeno di inquinamento acustico, tenuto conto sia che quest’ultimo - ontologicamente (per esplicita previsione dell’art. 2 della stessa Legge n° 447/1995) - rappresenta una minaccia per la salute pubblica, sia che la Legge quadro sull’inquinamento acustico non configura alcun potere di intervento amministrativo “ordinario” che consenta di ottenere il risultato dell’immediato abbattimento delle emissioni sonore inquinanti (T.A.R. Puglia, Lecce, Sez. I - 24 Gennaio 2006 n. 488). In siffatto contesto normativo, l’accertata presenza di un fenomeno di inquinamento acustico (pur se non coinvolgente l’intera collettività) appare sufficiente a concretare l’eccezionale ed urgente necessità di intervenire a tutela della salute pubblica con l’efficace strumento previsto (soltanto) dall’art. 9 primo comma della più volte citata Legge n° 447/1995. Pres. Ravalli, Est. D’Arpe - R. s.a.s. (avv. De Matteis) c. Comune di Gallipoli (avv. Traldi) e A.R.P.A. Puglia (avv. Capobianco) - T.A.R. PUGLIA, Lecce, Sez. I - 4 dicembre 2006, n. 5639
Inquinamento acustico - Abbattimento delle emissioni rumorose - Procedimento - Principi partecipativi di cui alla L. 241/90 - Deroga. Gli elementi di particolare urgenza (unitamente al c.d. “effetto sorpresa” indispensabile per l’efficacia dei controlli), che caratterizzano immanentemente l’intero procedimento amministrativo de quo diretto all’abbattimento delle emissioni rumorose inquinanti, gli conferiscono quella specialità che giustifica la deroga ai principi generali in tema di partecipazione previsti dagli artt. 7 e seguenti della Legge 7 Agosto 1990 n° 241. Pres. Ravalli, Est. D’Arpe - R. s.a.s. (avv. De Matteis) c. Comune di Gallipoli (avv. Traldi) e A.R.P.A. Puglia (avv. Capobianco) - T.A.R. PUGLIA, Lecce, Sez. I - 4 dicembre 2006, n. 5639
Inquinamento acustico - Tutela della salute pubblica - Situazione di pericolo involgente singoli individui - Sufficienza. La tutela della salute pubblica non presuppone necessariamente che la situazione di pericolo involga l’intera collettività ben potendo richiedersi tutela alla Pubblica Amministrazione anche ove sia in discussione la salute di una singola famiglia (o anche di una sola persona). Pres. Ravalli, Est. D’Arpe - R. s.a.s. (avv. De Matteis) c. Comune di Gallipoli (avv. Traldi) e A.R.P.A. Puglia (avv. Capobianco) - T.A.R. PUGLIA, Lecce, Sez. I - 4 dicembre 2006, n. 5639
Inquinamento acustico - Ordinanza ex art. 9 L. 447/1995 - Facoltà di adire l’autorità giudiziaria ex art. 844 c.c. - Strumento ordinario di intervento escludente il ricorso all’ordinanza - Inconfigurabilità. In tema di ordinanza contingibile e urgente emanata ai sensi dell’art. 9 della L. 477/1995, deve escludersi che la facoltà riconosciuta dal Codice Civile al privato interessato di adire l’A.G.O. per far cessare le immissioni dannose che eccedono la normale tollerabilità costituisca, sul piano amministrativo, ordinario strumento di intervento e che pertanto non consenta il ricorso allo strumento extra ordinem dell’ordinanza. Pres. Ravalli, Est. D’Arpe - R. s.a.s. (avv. De Matteis) c. Comune di Gallipoli (avv. Traldi) e A.R.P.A. Puglia (avv. Capobianco) - T.A.R. PUGLIA, Lecce, Sez. I - 4 dicembre 2006, n. 5639
Inquinamento acustico - Comuni privi di zonizzazione acustica - Valori limite differenziali di immissione - Trovano applicazione - Ragioni. Il criterio dei valori limite differenziali di immissione è pienamente operativo anche nei Comuni privi della “zonizzazione acustica”, in perfetta rispondenza allo spirito della vigente normativa in tema di inquinamento acustico, oltre che ai principi costituzionali ed alla ragionevolezza. Infatti, considerato che i valori limite differenziali, facendo specifico riferimento al rumore percepito dall’essere umano, mirano precipuamente alla salvaguardia della salute pubblica e che (già prima dell’entrata in vigore della Legge 26 Ottobre 1995 n° 447 e del conseguente D.P.C.M. 14 Novembre 1997) l’art. 6 del D.P.C.M. 1° Marzo 1991 prevedeva l’applicazione sia di limiti massimi in assoluto (primo comma) sia di valori limite differenziali per le zone non esclusivamente industriali (secondo comma), si deve necessariamente concludere che la disposizione transitoria dettata dall’art. 8 del citato D.P.C.M. 14 Novembre 1997 (che testualmente si limita soltanto a prevedere l’applicazione - sino all’avvenuta zonizzazione di cui all’art. 6 lettera “a” della Legge n° 447/1995 - dei limiti assoluti di accettabilità di immissione sonora previsti dal primo comma dell’art. 6 del predetto D.P.C.M. 1° Marzo 1991) non può essere correttamente interpretata nel significato di escludere del tutto l’operatività del criterio dei valori limite differenziali d’immissione (contemplato dall’art. 4 del D.P.C.M. 14 Novembre 1997 e, come detto, già fissato dal secondo comma dell’art. 6 del D.P.C.M. 1° Marzo 1991), nel territorio di quei Comuni che non abbiano ancora provveduto all’approvazione del c.d. piano di zonizzazione acustica. Pres. Ravalli, Est. D’Arpe - R. s.a.s. (avv. De Matteis) c. Comune di Gallipoli (avv. Traldi) e A.R.P.A. Puglia (avv. Capobianco) - T.A.R. PUGLIA, Lecce, Sez. I - 4 dicembre 2006, n. 5639
Inquinamento acustico - Rumore ambientale - Misurazione a finestre chiuse e a finestre aperte - Art. 4 D.P.C.M. 14 novembre 1997. La prescrizione dettata dal secondo comma dell’art. 4 del D.P.C.M. 14 novembre 1997 (“Le disposizioni di cui al comma precedente non si applicano nei seguenti casi, in quanto ogni effetto del rumore è da ritenersi trascurabile: “a” se il rumore misurato a finestre aperte sia inferiore .. a 40 dB durante il periodo notturno; “b” se il livello del rumore ambientale misurato a finestre chiuse sia inferiore …. a 25 dB durante il periodo notturno”) implica l’esclusione dell’operatività dei valori limite differenziali di immissione contemplati dal primo comma della stessa norma (pari a 3 dB per il periodo notturno all’interno degli ambienti abitativi) esclusivamente nell’ipotesi in cui il livello del rumore ambientale non raggiunga in alcun caso la soglia di rilevanza prevista in relazione agli interni dell’ambiente abitativo, vuoi se misurato a finestre aperte, vuoi se misurato a finestre chiuse (nel mentre non si ritiene condizione sufficiente a determinare la non applicabilità del “criterio differenziale” la circostanza che in una sola delle predette due modalità di misurazione - a finestre aperte o chiuse - il rumore ambientale non raggiunga la relativa soglia di rilevanza). Pres. Ravalli, Est. D’Arpe - R. s.a.s. (avv. De Matteis) c. Comune di Gallipoli (avv. Traldi) e A.R.P.A. Puglia (avv. Capobianco) - T.A.R. PUGLIA, Lecce, Sez. I - 4 dicembre 2006, n. 5639
Inquinamento acustico - Livello di rumore corretto - D.M. 16 marzo 1998 - Fattore correttivo - Rumore ambientale trascurabile. Il “livello di rumore corretto” altro non è - ai sensi del punto 17 dell’Allegato “A” del D.M. 16 Marzo 1998 (“Tecniche di rilevamento e di misurazione dell’inquinamento acustico”) - se non il “livello di rumore ambientale” calcolato con l’applicazione del “fattore correttivo” previsto dal punto 15 del medesimo Allegato “A” per tenere doverosamente conto della presenza di rumori con componenti tonali (Kt) e di bassa frequenza (Kb); al fine di qualificare ogni effetto del rumore ambientale come “trascurabile” (ai sensi e per gli effetti dell’art. 4 secondo comma del D.P.C.M. 14 Novembre 1997) occorre logicamente valutare anche l’eventuale presenza nell’ambiente di rumori con componenti tonali e/o di bassa frequenza e, quindi, rilevare il livello del rumore ambientale calcolato con l’applicazione del c.d. “fattore correttivo” (+ 3db + 3db). In altri termini, ai sensi del menzionato D.M. 16 Marzo 1998, l’applicazione del fattore correttivo è adempimento prescritto ex lege proprio ai fini dell’esatta individuazione del livello di accettabilità del rumore ambientale. Pres. Ravalli, Est. D’Arpe - R. s.a.s. (avv. De Matteis) c. Comune di Gallipoli (avv. Traldi) e A.R.P.A. Puglia (avv. Capobianco) - T.A.R. PUGLIA, Lecce, Sez. I - 4 dicembre 2006, n. 5639
Inquinamento acustico - Accertamento delle emissioni sonore - A.R.P.A - Campionamento riferito ad un tempo di misura di durata inferiore al tempo di osservazione - Emissioni sonore provenienti da impianti frigoriferi - Legittimità. Non travalica i limiti della discrezionalità tecnica spettante all’A.R.P.A. l’accertamento dell’inquinamento acustico attraverso una misurazione effettuata in uno spazio temporale di durata inferiore rispetto al “tempo di osservazione”, di cui all’allegato A, punto 5 del D.M. 16marzo 1998. Non può, infatti, essere trascurato che - da un parte - il punto 5 del menzionato Allegato “A” consente all’organo tecnico di individuare anche un solo “Tempo di misura (T/m)”, di durata inferiore rispetto al “Tempo di osservazione (T/o)” - cioè il periodo di tempo nel quale si verificano le condizioni di rumorosità che si intendono valutare -, purchè la misurazione sia sufficientemente rappresentativa del fenomeno acustico, e - dall’altro - che, nel particolare caso in questione (emissioni sonore provenienti da impianti frigoriferi), non sembra che le caratteristiche di variabilità del rumore siano oggettivamente tali da imporre l’utilizzazione del metodo della misura “per integrazione continua” (di cui al punto 2 lettera “a” dell’Allegato “B” del D.M. 16 Marzo 1998), anziché la misurazione del livello continuo equivalente di pressione sonora “con la tecnica di campionamento” (prevista dalla lettera “b” del punto 2 del menzionato Allegato “B”), riferendola ad un unico “Tempo di misura”. Pres. Ravalli, Est. D’Arpe - R. s.a.s. (avv. De Matteis) c. Comune di Gallipoli (avv. Traldi) e A.R.P.A. Puglia (avv. Capobianco) - T.A.R. PUGLIA, Lecce, Sez. I - 4 dicembre 2006, n. 5639
sul ricorso n° 1553/2004 presentato dalla R.A.F. S.a.s., in persona del legale rappresentante Sig. Caiffa Antonio, rappresentata e difesa dall'Avv. Alessandro De Matteis, presso il cui Studio in Lecce, Via Trinchese n° 63, è elettivamente domiciliata,
- il Comune di Gallipoli, in persona del Sindaco pro-tempore, rappresentato e difeso dall’Avv. Francesca Traldi;
- l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (A.R.P.A.) della Puglia, in persona del Direttore Generale pro-tempore, rappresentata e difesa dal Prof. Avv. Ernesto Capobianco;
- dell’ordinanza n° 208 del 15 Giugno 2004 a firma congiunta del Dirigente dell’Area 1 e del Dirigente dell’Area 2 del Comune di Gallipoli, con cui si è ordinato alla Società ricorrente l’eliminazione totale dell’inquinamento acustico asseritamente provocato dagli impianti frigoriferi dell’esercizio commerciale denominato “SIGMA” sito in Gallipoli alla Via Castriota n° 22, nonché la sospensione dell’attività limitatamente alla commercializzazione di quella merce che necessita di conservazione negli appositi frigoriferi causa dell’inquinamento acustico;
- del verbale redatto dall’A.R.P.A. Puglia Dipartimento di Lecce in data 16 Aprile 2004 e della nota del Dirigente l’U.T.C. di Gallipoli del 30 Aprile 2004 prot. n° 17095;
Designato alla pubblica udienza del 22 Novembre 2006 il Relatore Cons. Dr. Enrico d'Arpe; e uditi, altresì, l'Avv. Alessandro De Matteis per la Società ricorrente, l'Avv. Francesca Traldi per l'Amministrazione Comunale resistente e l’Avv. Daniele Montinaro, in sostituzione del Prof. Avv. Ernesto Capobianco, per l’A.R.P.A. Puglia.
La Società ricorrente - titolare di una media struttura di vendita (supermercato) di mq. 435, denominata “DOK” (già “SIGMA”), che gestisce sin dal 1995 (in virtù di regolare autorizzazione commerciale n° 204/1995), ubicata nel centro Gallipoli, alla Via Castriota n° 22, all’angolo con Via Cavalieri di Rodi - espone:
- che l’area urbana di riferimento (tipizzata dal vigente P.R.G. come zona omogenea “B”) è caratterizzata da un intenso traffico veicolare e da elevata presenza di attività commerciali, artigianali e uffici;
- che il Comune di Gallipoli non ha ancora provveduto alla “zonizzazione acustica” del suo territorio, ai sensi dell’art. 6 della Legge quadro n° 447/1995;
- che, a seguito di svariate denunce presentate dal Sig. Cortese Antonio, alle quali sono seguiti tre accertamenti del P.M.P. della A.S.L. di Lecce e due ordinanze comunali “di attenuazione del rumore”, la ricorrente è ripetutamente intervenuta ad effettuare massicci ed esosi interventi di bonifica acustica sugli impianti di refrigerazione del supermercato (in ciò coadiuvata dall’Ing. Pietro Traldi, esperto in materia di acustica), ancorché convinta che le relative emissioni acustiche fossero contenute nei limiti di legge;
- che, in data 16 Aprile 2004, alcuni operatori dell’A.R.P.A. Puglia (senza dare alcun preavviso alla ricorrente) hanno effettuato una ulteriore verifica delle immisioni acustiche all’interno dell’abitazione del vicino Sig. Cortese Antonio, rilevando all’esito un rumore “residuo” di 25 dB ed un rumore “ambientale”, misurato a finestre chiuse, di 31 dB, quest’ultimo innalzato virtualmente a 37 dB per effetto dell’applicazione di un doppio fattore correttivo, legata alla presenza di una componente tonale;
- che, sulla scorta del “differenziale” rilevato (12 dB di differenza tra rumore “residuo” e rumore “ambientale”) si è accertato e contestato il superamento del “valore limite differenziale di immissione”, stabilito dalla normativa vigente in 3 dB (per il periodo notturno);
- che, sulla base di tale ultimo accertamento dell’A.R.P.A. Puglia, il Comune di Gallipoli ha adottato il provvedimento dirigenziale n° 208 del 15 Giugno 2004, con il quale si è ordinato alla Società ricorrente l’eliminazione totale dell’inquinamento acustico asseritamente provocato dagli impianti frigoriferi dell’esercizio commerciale denominato “SIGMA” sito in Gallipoli alla Via Castriota n° 22, nonché la sospensione dell’attività limitatamente alla commercializzazione di quella merce che necessita di conservazione negli appositi frigoriferi causa dell’inquinamento acustico;
1) Violazione e falsa applicazione dell’art. 9 primo comma della Legge n° 447/1995, dell’art. 8 primo comma n° 6) della Legge Regionale 12 Febbraio 2002 n° 3, dell’art. 14 primo comma lett. n) della Legge Regionale 30 Novembre 2000 n° 17, dell’art. 1 secondo comma del Decreto Lgs. n° 112/1998, dell’art. 107 del Decreto Lgs. n° 267/2000, e dei principi fondamentali in materia di titolarità dei poteri di ordinanza d’urgenza - Difetto di competenza.
2) Violazione e falsa applicazione dell’art. 1 terzo comma lett. b) della Legge n° 447/1995 in relazione al D.P.C.M. 1° Marzo 1991 ed all’art. 8 D.P.C.M. 14 Novembre 1997 - Violazione e falsa applicazione dell’art. 8 primo comma D.P.C.M. 14 Novembre 1997 e dell’art. 6 primo comma D.P.C.M. 1° Marzo 1991 - Inapplicabilità dei limiti sonori “differenziali” - Eccesso di potere per erroneità dei presupposti.
4) Violazione e falsa applicazione dell’art. 9 primo comma della Legge n° 447/1995, dell’art. 14 primo comma lett. n) della Legge Regionale n° 17/2000 e dell’art. 8 primo comma n° 6) della Legge Regionale n° 3/2002, e dei principi generali in materia di ordinanze contingibili ed urgenti - Eccesso di potere per sviamento e difetto dei presupposti - Difetto di motivazione.
A) Violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e 3 primo comma del D.M. 11 Dicembre 1996 - Eccesso di potere per carenza dei presupposti per l’applicabilità del criterio differenziale in ipotesi di impianto a ciclo produttivo continuo.
AA) Violazione e falsa applicazione dell’art. 4 secondo comma del D.P.C.M. 14 Novembre 1997, della Circolare del Ministero dell’Ambiente del 6 Settembre 2004, nonché delle norme che forniscono la definizione di “rumore ambientale” e segnatamente dell’Allegato “A” quarto comma del D.P.C.M. 1° Marzo 1991, dell’Allegato “A” undicesimo comma del D.M. 16 Marzo 1998 - Violazione e falsa applicazione delle norme e principi che regolano l’applicazione dei fattori correttivi in presenza di componenti tonali e/o in bassa frequenza - Violazione eventuale dell’Allegato “B” quinto comma del D.M. 16 Marzo 1998 - Eccesso di potere per sviamento, irrazionalità e perplessità sull’azione amministrativa.
BB) Violazione e falsa applicazione dell’art. 9 primo comma della Legge n° 447/1995, dell’art. 8 primo comma n° 6) della Legge Regionale 12 Febbraio 2002 n° 3, dell’art. 14 primo comma lett. n) della Legge Regionale 30 Novembre 2000 n° 17, dell’art. 1 secondo comma del Decreto Lgs. n° 112/1998, dell’art. 107 del Decreto Lgs. n° 267/2000, e dei principi fondamentali in materia di titolarità dei poteri di ordinanza d’urgenza - Difetto di competenza.
CC) Violazione e falsa applicazione dell’art. 1 terzo comma lett. b) della Legge n° 447/1995 in relazione al D.P.C.M. 1° Marzo 1991 ed all’art. 8 D.P.C.M. 14 Novembre 1997 - Violazione e falsa applicazione dell’art. 8 primo comma D.P.C.M. 14 Novembre 1997 e dell’art. 6 primo comma D.P.C.M. 1° Marzo 1991 - Inapplicabilità dei limiti sonori “differenziali” - Eccesso di potere per erroneità dei presupposti.
DD) Violazione e falsa applicazione dell’art. 9 primo comma della Legge n° 447/1995, dell’art. 14 primo comma lett. n) della Legge Regionale n° 17/2000 e dell’art. 8 primo comma n° 6) della Legge Regionale n° 3/2002, e dei principi generali in materia di ordinanze contingibili ed urgenti - Eccesso di potere per sviamento e difetto dei presupposti - Difetto di motivazione.
BBB) Violazione e falsa applicazione dell’art. 4 secondo comma del D.P.C.M. 14 Novembre 1997, nonché delle norme che forniscono la definizione di “rumore ambientale” e segnatamente dell’Allegato “A” quarto comma del D.P.C.M. 1° Marzo 1991, dell’Allegato “A” punti undicesimo e diciassettesimo del D.M. 16 Marzo 1998 - Violazione e falsa applicazione delle norme e principi che regolano l’applicazione dei fattori correttivi in presenza di componenti tonali e/o in bassa frequenza - Eccesso di potere per sviamento, irrazionalità e perplessità sull’azione amministrativa.
In via preliminare, osserva il Collegio che le impugnazioni interposte con il ricorso introduttivo del processo e con i motivi aggiunti del 1° Settembre 2004 e del 9 Maggio 2005 non sono divenute improcedibili per sopravvenuta carenza di interesse della ricorrente (nonostante i provvedimenti con essi impugnati siano stati seguiti - nelle more del giudizio - dall’avvenuta adozione di successive analoghe ordinanze inibitorie del Comune di Gallipoli finalizzate all’eliminazione dell’inquinamento acustico in questione e da svariati interventi di bonifica acustica eseguiti dalla R.A.F. S.a.s. sugli impianti di refrigerazione causa dell’inquinamento stesso, sfociati, da ultimo, addirittura nella integrale sostituzione di tutti i relativi motori).
Il Collegio - rammentato il disposto dell’art. 9 primo comma della menzionata legge quadro sull’inquinamento acustico n° 447 del 1995 (“Qualora sia richiesto da eccezionali ed urgenti necessità di tutela della salute pubblica o dell’ambiente il Sindaco …. con provvedimento motivato può ordinare il ricorso temporaneo a speciali forme di contenimento o di abbattimento delle emissioni sonore, inclusa l’inibitoria parziale o totale di determinate attività”) - esprime, peraltro, l’avviso meditato che la soprariportata norma di legge non possa essere riduttivamente intesa come una mera (e, quindi, pleonastica) riproduzione, nell’ambito della normativa di settore in tema di tutela dall’inquinamento acustico, del generale potere di ordinanza contingibile ed urgente tradizionalmente riconosciuto dal nostro ordinamento giuridico al Sindaco (quale Ufficiale di Governo) in materia di sanità ed igiene pubblica, ma che invece la stessa debba essere logicamente e sistematicamente interpretata nel particolare significato che assume all’interno di una normativa dettata - in attuazione del principio di tutela della salute dei cittadini previsto dall’art. 32 della Costituzione - allo scopo primario di realizzare un efficace contrasto al fenomeno dell’inquinamento acustico, tenendo nel dovuto conto il fatto che la Legge n° 447/1995 (nell’art. 2 primo comma lettera “a”) ha ridefinito il concetto di inquinamento acustico, qualificandolo come “l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane”, e sancendo espressamente che esso concreta (in ogni caso) “un pericolo per la salute umana”.
Conseguentemente, l’utilizzo del particolare potere di ordinanza contingibile ed urgente delineato dall’art. 9 della Legge 26 Ottobre 1995 n° 447 deve ritenersi (“normalmente”) consentito allorquando gli appositi accertamenti tecnici effettuati dalle competenti Agenzie Regionali di Protezione Ambientale rivelino la presenza di un fenomeno di inquinamento acustico, tenuto conto sia che quest’ultimo - ontologicamente (per esplicita previsione dell’art. 2 della stessa Legge n° 447/1995) - rappresenta una minaccia per la salute pubblica, sia che la Legge quadro sull’inquinamento acustico non configura alcun potere di intervento amministrativo “ordinario” che consenta di ottenere il risultato dell’immediato abbattimento delle emissioni sonore inquinanti (confronta: T.A.R. Puglia, I Sezione di Lecce, 24 Gennaio 2006 n° 488).
Anche la censura con cui si deduce la violazione dei principi di provvisorietà e proporzionalità che dovrebbero ontologicamente connotare le ordinanze contingibili e urgenti de quibus - a ben vedere - si rivela destituita di pregio giuridico, ove si consideri che tutte le ordinanze inibitorie gravate, essendo basate sull’accertato superamento dei valori limite di immissione tali da concretare un fenomeno di inquinamento acustico, sono destinate ad esaurire la propria efficacia (in via automatica) nel momento in cui il soggetto destinatario delle stesse realizzerà gli interventi di bonifica acustica effettivamente idonei a ricondurre la situazione sonora del sito nei limiti prefissati dalla legge (eliminando l’inquinamento acustico).
Sul punto, il Collegio - pur consapevole dell’esistenza di un consistente contrario orientamento giurisprudenziale - è convinto che la piena operatività del criterio dei valori limite differenziali di immissione (peraltro, applicato correntemente nella prassi delle rilevazioni fonometriche effettuate dall’A.R.P.A. sull’intero territorio nazionale) anche nei Comuni privi della “zonizzazione acustica” risponda perfettamente allo spirito della vigente normativa in tema di inquinamento acustico, oltre che ai principi costituzionali ed alla ragionevolezza (T.A.R. Puglia, I Sezione di Lecce, 24 Gennaio 2006 n° 488).
Infatti, considerato che (mentre i limiti assoluti d’immissione hanno la finalità primaria di tutelare dall’inquinamento acustico l’ambiente inteso in senso ampio) i valori limite differenziali, facendo specifico riferimento al rumore percepito dall’essere umano, mirano precipuamente alla salvaguardia della salute pubblica e che (già prima dell’entrata in vigore della Legge 26 Ottobre 1995 n° 447 e del conseguente D.P.C.M. 14 Novembre 1997) l’art. 6 del D.P.C.M. 1° Marzo 1991 prevedeva l’applicazione sia di limiti massimi in assoluto (primo comma) sia di valori limite differenziali per le zone non esclusivamente industriali (secondo comma), si deve necessariamente concludere che la disposizione transitoria dettata dall’art. 8 del citato D.P.C.M. 14 Novembre 1997 (che testualmente si limita soltanto a prevedere l’applicazione - sino all’avvenuta zonizzazione di cui all’art. 6 lettera “a” della Legge n° 447/1995 - dei limiti assoluti di accettabilità di immissione sonora previsti dal primo comma dell’art. 6 del predetto D.P.C.M. 1° Marzo 1991) non può essere correttamente interpretata (tenuto conto delle finalità di forte tutela del bene salute complessivamente perseguite dalla Legge quadro sull’inquinamento acustico e dalla normativa regolamentare di attuazione del 1997) nel significato (peraltro clamorosamente contrastante con l’art. 32 della Carta Costituzionale) di escludere del tutto l’operatività del criterio dei valori limite differenziali d’immissione (contemplato dall’art. 4 del D.P.C.M. 14 Novembre 1997 e, come detto, già fissato dal secondo comma dell’art. 6 del D.P.C.M. 1° Marzo 1991), nel territorio di quei Comuni che non abbiano ancora provveduto all’approvazione del c.d. piano di zonizzazione acustica.
La prima censura (basata sull’assunto secondo cui le Amministrazioni intimate avevano l’obbligo inderogabile di effettuare le misurazioni anche “a finestre aperte”) non può essere condivisa, in quanto, alla stregua dei consueti ed ortodossi canoni-guida di un’attività intepretativa orientata a cogliere il significato della norma compatibile con la tutela costituzione del diritto alla salute, - anche tenuto conto che, ai sensi del punto 5 dell’Allegato “B” del D.M. 16 Marzo 1998 (“Tecniche di rilevamento e di misurazione dell’inquinamento acustico”), il rilevamento all’interno degli ambienti abitativi deve essere eseguito sia a finestre aperte che a finestre chiuse al solo fine di individuare la situazione più gravosa per gli occupanti - appare evidente che la prescrizione dettata dal secondo comma dell’art. 4 del D.P.C.M. 14 Novembre 1997 (“Le disposizioni di cui al comma precedente non si applicano nei seguenti casi, in quanto ogni effetto del rumore è da ritenersi trascurabile: “a” se il rumore misurato a finestre aperte sia inferiore .. a 40 dB durante il periodo notturno; “b” se il livello del rumore ambientale misurato a finestre chiuse sia inferiore …. a 25 dB durante il periodo notturno”) implica l’esclusione dell’operatività dei valori limite differenziali di immissione contemplati dal primo comma della stessa norma (pari a 3 dB per il periodo notturno all’interno degli ambienti abitativi) esclusivamente nell’ipotesi in cui il livello del rumore ambientale non raggiunga in alcun caso la soglia di rilevanza prevista in relazione agli interni dell’ambiente abitativo, vuoi se misurato a finestre aperte, vuoi se misurato a finestre chiuse (nel mentre non si ritiene condizione sufficiente a determinare la non applicabilità del “criterio differenziale” la circostanza che in una sola delle predette due modalità di misurazione - a finestre aperte o chiuse - il rumore ambientale non raggiunga la relativa soglia di rilevanza).
E’ palesemente infondato, poi, il secondo motivo aggiunto del gravame interposto in data 15 Settembre 2006, ritenendosi giusto il riferimento operato dall’A.R.P.A. al “livello di rumore corretto”, considerato, da un lato, che quest’ultimo altro non è - ai sensi del punto 17 dell’Allegato “A” del D.M. 16 Marzo 1998 (“Tecniche di rilevamento e di misurazione dell’inquinamento acustico”) - se non il “livello di rumore ambientale” calcolato (esattamente) con l’applicazione del “fattore correttivo” previsto dal punto 15 del medesimo Allegato “A” per tenere doverosamente conto della presenza (come nel caso di specie) di rumori con componenti tonali (Kt) e di bassa frequenza (Kb), e, dall’altro, che al fine di qualificare ogni effetto del rumore ambientale come “trascurabile” (ai sensi e per gli effetti dell’art. 4 secondo comma del D.P.C.M. 14 Novembre 1997) occorre logicamente valutare anche l’eventuale presenza nell’ambiente di rumori con componenti tonali e/o di bassa frequenza e, quindi, rilevare il livello del rumore ambientale calcolato con l’applicazione del c.d. “fattore correttivo” (+ 3db + 3db).
Non può, infatti, essere trascurato che - da un parte - il punto 5 del menzionato Allegato “A” consente all’organo tecnico di individuare anche un solo “Tempo di misura (T/m)”, di durata inferiore rispetto al “Tempo di osservazione (T/o)” - cioè il periodo di tempo nel quale si verificano le condizioni di rumorosità che si intendono valutare -, purchè la misurazione sia sufficientemente rappresentativa del fenomeno acustico, e - dall’altro - che, nel particolare caso in questione (emissioni sonore provenienti da impianti frigoriferi), non sembra che le caratteristiche di variabilità del rumore siano oggettivamente tali da imporre l’utilizzazione del metodo della misura “per integrazione continua” (di cui al punto 2 lettera “a” dell’Allegato “B” del D.M. 16 Marzo 1998), anziché la misurazione del livello continuo equivalente di pressione sonora “con la tecnica di campionamento” (prevista dalla lettera “b” del punto 2 del menzionato Allegato “B”), riferendola ad un unico “Tempo di misura” (legittimamente individuato dall’A.R.P.A. Puglia Dipartimento di Lecce, nell’esplicazione dell’ampia discrezionalità tecnica riconosciutale in “subiecta materia”, in uno spazio temporale, di dieci minuti, di durata notevolmente inferiore rispetto al “Tempo di osservazione”).
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia - Prima Sezione di Lecce - definitivamente pronunciando sul ricorso indicato in epigrafe, lo accoglie parzialmente, nei limiti precisati in motivazione, e per l’effetto annulla i provvedimenti comunali impugnati con il ricorso introduttivo del giudizio e con i motivi aggiunti del 9 Maggio 2005, respinge l’impugnazione proposta con i motivi aggiunti del 15 Settembre 2006.