Source: https://www.avvocatocavalea.com/linsegnante-puo-essere-condannato-per-concorrenza-sleale/
Timestamp: 2020-07-11 04:42:48+00:00
Document Index: 10081714

Matched Legal Cases: ['art. 2598', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

L'insegnante puo' essere condannato per concorrenza sleale. - Avvocato Cavalea
Avvocato Cavalea > Sentenze > Concorrenza sleale > Tribunali e Corti d’appello > L’insegnante puo’ essere condannato per concorrenza sleale.
Anche un insegnante può essere condannato per concorrenza sleale.
E’ irrilevante la mancanza della qualità di imprenditore del terzo che pone in essere atti di concorrenza sleale. Anche l’insegnante puo’ essere condannato per concorrenza illecita.
Il Tribunale di Milano al fine di decidere un’eccezione di difetto di legittimazione si è riportato all’orientamento costante della Corte di Cassazione.
Infatti per la Cassazione è irrilevante la mancanza della qualifica d’imprenditore di alcune persone fisiche convenute in una causa per concorrenza sleale al fine di elidere la propria responsabilità per concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 cod. civ.
Infatti l’insegnante aveva eccepito la carenza di propria legittimazione in quanto ‘non imprenditore’ ma semplicemente un insegnante.
I giudici non hanno accolto tale difesa.
Ciò poichè il docente è stato considerato come terzo interposto che si era attivato al fine:
di trarne un vantaggio personale e
di avvantaggiare anche la società concorrente (una scuola) per la quale poi era anche andato a lavorare.
D’altra parte per giurisprudenza consolidata il terzo, pur non rivestendo la qualifica d’imprenditore, risponde a titolo di concorrenza sleale in solido con l’imprenditore, quando agisca in concorso con l’imprenditore che si sia giovato della sua condotta.
(Si vedano sul punto le numerose: Corte di Cassazione, sentenza n. 9117 del 2012; Corte di Cassazione, sentenza n. 17459 del 2009, Corte di Cassazione, sentenza n. 6117 del 2006; Corte di Cassazione, sentenza n. 5375 del 2001; Corte di Cassazione, sentenza n. 13882 del 2009).
(Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di impresa -A- sentenza n. 9695 pubblicata il 18-08-2016, giudice S. Giani)
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