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Timestamp: 2018-10-22 23:44:33+00:00
Document Index: 158484565

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 288', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 91', 'art. 288', 'art. 360', 'art. 287', 'art. 742', 'art. 91']

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Posted on 11 novembre 2015 by Avv. Giuseppe Tripodi
sentenza 11 giugno – 3 novembre 2015, n. 22396
La Corte di appello di Perugia, con ordinanza n. 123 del 2014 rigettava il ricorso e condannava i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
Secondo la Corte di Perugia dal provvedimento impugnato non si evinceva alcun errore: a) perché il nominativo di Adriani era espressamente contemplato sia in motivazione che nel dispositivo, e b) sia perché le spese legali erano state correttamente liquidate, dato che unica era la prestazione e che l’aumento del compenso per la pluralità delle parti era facoltativo.
1. In via preliminare il Collegio ritiene opportuno precisare che secondo il consolidato orientamento di questa Corte, dal quale non vi è ragione di discostarsi, il procedimento di correzione di errori materiali disciplinato dagli arti. 287 s.s. c.p.c. non ha natura giurisdizionale, bensì amministrativa. Il procedimento da luogo ad un mero incidente del giudizio in cui il provvedimento da correggere è stato pronunciato, che non realizza una statuizione sostitutiva di quella corretta, in quanto è diretta esclusivamente ad emendare un difetto di formulazione esteriore dell’atto scritto rispetto al suo contenuto, nel caso in cui questo sia palese sulla base della sua sola lettura. L’ordinanza di correzione – è questa la forma del provvedimento nel caso dell’art. 288 c.p.c., comma 2 – non ha dunque natura decisoria, appunto perché non incide sul contenuto concettuale del provvedimento oggetto della correzione, e non è soggetta ad impugnazioni di sorta, neppure al ricorso straordinario per Cassazione ex art. 111 Cost.. Tuttavia, deve ritenersi ammissibile, ex art. 111 Cost., il ricorso per cassazione avverso l’ordinanza conclusiva del procedimento di correzione di sentenza, in ordine alla statuizione relativa alle spese.
2. Con l’unico motivo di ricorso, lo Studio di Medicina Nucleare corrente in Roma, L.S., F.P., R.A., denunciamo la violazione e/ falsa applicazione di legge dell’art. 91 cpc. al procedimento disciplinato nell’art. 288 cpc., con riferimento all’art. 360 comma primo, n. 3 cpc.
Come è stato già affermato da questa Corte in altre occasione (in particolare Cass. ssuu. n. 9438 del 27/06/2002) nel procedimento di correzione degli errori materiali di cui all’art. 287 cod. proc. civ. non è ammessa alcuna pronuncia sulle spese processuali, in quanto, trattandosi di procedimento in camera di consiglio (art. 742 bis cod. proc. civ.) in materia di giurisdizione volontaria, mancano i presupposti richiesti dall’art. 91 cod. proc. civ. per una siffatta pronuncia, ossia un provvedimento conclusivo di un procedimento contenzioso suscettibile di determinare una posizione di soccombenza.
Pertanto, ha errato la Corte di Appello di Perugia nell’aver condannato i ricorrenti al pagamento delle spese giudiziali con l’ordinanza con cui rigettava l’istanza di correzione di un preteso errore materiale del decreto precedentemente emesso dalla stessa Corte di Perugia. L’ordinanza nella parte in cui ha disposto la condanna dei ricorrenti va, dunque, cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa va decisa nel merito disponendosi la eliminazione dall’ordinanza impugnata la condanna dei ricorrenti alla spese processuali. Le spese del presente giudizio, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.
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