Source: https://orizzonte48.blogspot.com/2016/12/chiarimenti-sulla-sentenza-n275-del.html?m=0
Timestamp: 2020-06-02 12:48:09+00:00
Document Index: 168109129

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art18', 'art.41', 'art. 81', 'art. 81', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Orizzonte48: CHIARIMENTI SULLA SENTENZA N.275 DEL 2016. PAREGGIO DI BILANCIO, DIRITTI FONDAMENTALI E VINCOLO ESTERNO "A CASCATA".
Pubblicato da Quarantotto a 09:26
Pellegrina 30 dicembre 2016 10:05
E io segnalo una sentenza su un bilancio diverso, emanata dalla Cassazione stavolta, riguardante la legittimità dei licenziamenti per meri motivi di aumento del profitto in situazione non di crisi aziendale. Di certo i giuristi la conoscono già. Interessante che il caso riguardi un dirigente, non un qualsiasi operaio, e che abbia luogo in un'azienda del lusso. Precisiamo che simile possibilità è prevista dalla loi travail in Francia, tanto per fugare ogni dubbio su chi scriva realmente le leggi e dove, mentre in periferia ci si limita ad applicarle burocraticamente.
L'aumento del profitto, Corte, rientra quindi comunque nelle attività compatibili con la dignità umana e l'utilità sociale?
Buon anno, giacché è questo che ci attende; o che attende alcuni di noi, comunque.
Quarantotto 30 dicembre 2016 11:44
E io segnalo e rammento che già quattro anni fa avevo segnalato questi esiti inevitabili della Legge Fornero (neppure del jobs act):
http://orizzonte48.blogspot.it/2013/01/lart18-e-all-that-jazz-la-colpa-e-dei.html
Articolo che ha dato luogo ad un apposito capitolo di "Euro e/o democrazia costituzionale".
Ma per gli opportuni approfondimenti su tale leading case, ci penserà Sofia: la chiave sta nel mancato rilievo della incostituzionalità della norma, sulla base di UNA LETTURA €URO-DISTORSIVA dell'art.41 Cost. (cioè, poi, il tema de "La Costituzione nella palude").
Pellegrina 30 dicembre 2016 13:29
Grazie delle segnalazioni. Oddìo, quindi io avrei letto un'incostituzionalità e il legislatore no? Ma come ;-)?
Mi sono autoregalata Euro e/o per il mio compleanno, giusto tra poche ore.
Uno dei temi che trovo appassionanti, è comparare le norme che vengono via via instaurate nell'infelice EUropa. La riforma costituzionale portoghese e la nostra ad esempio, o le nuove leggi sul lavoro un po' dovunque. Lo schema comune, oltre allo spirito di fondo, è troppo simile per essere casuale. Mi piacerebbe sapere in quale ufficio centrale esse siano state elaborate per poi inviarle alla ratifica. Spesso sfugge quanto la loro architettura sia simile: ricordo una riunione in Francia cui mi avevano invitato dove qualcuno mi disse "il capitale è stupido quindi fa le stesse cose"!!!
Ça va sans dire, aspetto anche Sofia (auguri anche a lei).
(Ma eri a Parigi con altri miliziani infreddoliti, a Natale? Sotto la neve è strepitosa, specialmente la Cour carrée di notte, dopo una bella serata all'opera. Ma dopo novembre non so se sia ancora aperta, come quattro anni fa, l'ultima grande nevicata che ricordi.)
Quarantotto 30 dicembre 2016 14:46
Forse verrò a Parigi in altra occasione. Semmai fammi sapere i tuoi recapiti (è lì che vivi?) via mail privata del blog.
Pellegrina 2 gennaio 2017 23:31
Fatto, ti ho scritto in privato. Buon anno.
Anonimo 30 dicembre 2016 15:26
In pratica, se ho ben capito, l’art. 81 non è riuscito a fare da salvagente alla norma oggetto del giudizio perché non entrava realmente in gioco. Perché in effetti che la “disponibilità delle risorse” sia una specie di briscola in mano al legislatore che gli consente di “vincere” contro qualsiasi interesse costituzionalmente tutelato (salvo un fantomatico limite minimo, che io sappia - Francesco magari ce lo chiarirà - mai precisato e mai applicato), senza alcun tipo di verifica fattuale di quanto affermato, è un dato ormai acquisito da lunga pezza nella giurisprudenza costituzionale.
In attesa degli approfondimenti di Francesco, proverei a datare questo stylus iudicandi della Corte, che si afferma solo a partire da un certo momento: se infatti cedimenti molto gravi relativi all’indiscussa esistenza di presunte “emergenze” si verificano già a partire dagli anni Settanta (ettepareva…), ancora “sul finire degli anni ’80, [la Corte] continua a ribadire la primazia dei bisogni e dunque l’improrogabile dovere di adeguare la disciplina del servizio sanitario alle reali esigenze del paese; all’opposto nel 1990 sancisce, innovativamente, la natura condizionata del diritto alle cure - come di ogni altro diritto sociale a prestazioni offerte dal sistema pubblico - nei limiti delle disponibilità di bilancio.
Correlativamente all’affermata espansione della discrezionalità del legislatore [ovviamente del tutto fantomatica: almeno l’euro-pilota automatico ha fatto cadere quest’ennesimo bluff] - nei termini di un potere insindacabile di allocazione delle risorse - compare nella medesima decisione la teorizzazione della riduzione dello spatium deliberandi della Corte, ora limitato ai soli casi di manifesta irragionevolezza; casi poi declinati dalla Corte nei termini del mancato rispetto da parte del legislatore delle «fondamentali esigenze connesse al diritto alla salute» e cioè del «nucleo essenziale del diritto alla salute connesso all’inviolabile dignità della persona umana».
Con l’effetto che, per un verso, quel minimo/essenziale non viene previamente identificato; e, per altro verso, il giudizio di bilanciamento subisce una drastica amputazione: la sovraordinazione delle disponibilità di bilancio rispetto alle porzioni eccedenti la soglia minima risolve il conflitto in apicibus, nella fase definitoria della copertura costituzionale degli interessi, senza che venga dato ingresso alla fase successiva e ad un possibile esito diverso.
A conclusioni non dissimili giungerà la Corte per gli altri diritti sociali “costosi”.”
Anonimo 30 dicembre 2016 15:28
Quanto alla verifica:
“Anche la proposizione che conclude la motivazione della sent. n. 78/1995 - «comunque contenuto nei limiti delle disponibilità del bilancio dello Stato» - non è meno imbarazzante: il bilanciamento tra diritti (e valori) costituzionali, diversamente graduato in ragione del rango costituzionale delle esigenze di volta in volta fatte valere viene sostituito dal rilievo assorbente, totalizzante, delle disponibilità finanziarie; e ciò anche a scapito di diritti fondamentali essenziali, come il diritto ad un trattamento pensionistico minimo, di pura sussistenza, oggetto appunto di quel giudizio. Un rilievo assorbente che per lo più prescinde da alcuna vera attività istruttoria”. (A. Andreoni, Lavoro, diritti sociali e sviluppo economico, Giappichelli, Torino, 2006, pagg. 298 e ss. Un lavoro che spicca in un panorama dottrinario largamente “normalizzato”: basti dire che ancora nel 2006 definisce “keynesiana” la Costituzione).
Ossia il legislatore può, per così dire, “autocertificare” la realtà economica senza che la Corte si sogni mai di smentire o anche solo discutere la fondatezza empirica di quanto affermato. E non c’era ancora il nuovo art. 81, targato EU.
Illusioni, davvero poche.
Quarantotto 30 dicembre 2016 16:36
I figli del "divorzio" sono infatti dispersi su decenni di appoggio automatico dei principi fondanti del vincolo esterno.
La Corte, nel volgere di pochi anni (dal divorzio-SME), ragiona sempre sulla base di tale "costituzione economica" implicita, e comunque adombrata sullo sfondo senza mai enunciarale del tutto (il massimo è dire "gli impegni presi con l'Unione Europea"): una neo-costituzione sovrapposta a quella formale, -soffocandola- che fa coincidere la moneta pubblica sovrana con l'inflazione e quest'ultima col "male assoluto".
Come dire: si lascia rigiocare la partita postuma della Costituente ad Einaudi, lo si fa rivincere senza mai votare nulla (tranne le leggi di ratifica dei trattati) e, dunque, lo si fa giganteggiare a posteriori come estensore di una Costituzione...immaginaria (ai suoi tempi).
Ma molto "materiale" ex post...
Tragico succo del discorso.
Quanto alla "fondatezza empirica" occorrerebbe non avere in mente solo certezze economiche neo-liberiste e, dunque, deduttivistiche.
Un compito impensabile per i giuristi (odierni).
Per fortuna hai fatto la postilla finale esplicativa della "fonte". Sei stato pietoso a fine anno :-)
francesco maimone 31 dicembre 2016 19:16
Il richiamo martellante alle "disponibilità finanziarie", utilizzato dalla Corte come criterio di bilanciamento con "altri interessi", presuppone a monte l'assimilazione profonda del principio liberista - nella versione tipicamente marginalista - della SCARSEZZA DELLE RISORSE. Se le risorse sono scarse, bisogna allocarle bene, facendo ricorso ad equilibrismi veramente enigmatici (ed in danno dei diritti fondamentali).
Nella sentenza n. 111/2005 la Corte afferma in modo paradigmatico che “nel sistema di assistenza sanitaria … l’esigenza di assicurare la universalità e la completezza del sistema assistenziale nel nostro Paese si è scontrata, e si scontra ancora attualmente, con LA LIMITATEZZA DELLE DISPONIBILITÀ FINANZIARIE che annualmente è possibile destinare, nel quadro di una programmazione generale degli interventi di carattere assistenziale e sociale, al settore sanitario. Di qui la necessità di individuare strumenti che, pur nel rispetto di esigenze minime, di carattere primario e fondamentale, del settore sanitario, coinvolgenti il «nucleo irriducibile del diritto alla salute protetto dalla Costituzione come ambito individuale della dignità umana», operino come limite alla pienezza della tutela sanitaria degli utenti del servizio”.
Perché, tuttavia, le risorse sarebbero connotate da “scarsità”? Questo è un interrogativo che la Corte in modo incredibile non pare riesca (o voglia) porsi. Miracolo dell’ingegneria sociale neoliberista, che purtroppo non lascia presagire nulla di buono al di là di frettolosi clamori.
Auguro di cuore un buon 2017 a tutti. Sempre all’insegna della Resistenza doverosa e continua
Quarantotto 1 gennaio 2017 17:13
Bilanciamento per bilanciamento, "il nucleo irriducibile del diritto alla salute, come ambito della dignità umana", a rigore logico, non è un valore graduabile e de-finanziabile pian pianino: o posso avere le cure e l'assistenza che, senza lo Stato, non mi posso permettere, come vorrebbe la Costituzione, o non posso averle.
E, in tal caso, avrò un decorso della malattia che si cronicizza o conduce alla morte.
D'altra parte, il quadro che ha di fronte la Corte pare essere quello dell'aspettativa di vita (anche se comincia a denotare una recente e clamorosa inversione, a furia di tagli...): ma la dignità degli anziani normali, non ricchi, è veramente preservata nelle condizioni attuali?
E poi, siamo sicuri che le aspettative di vita si allunghino nonostante i tagli, e che quindi NON SI è INTACCATO IL NUCLEO INCOMPRIMIBILE, nel contesto attuale dell'avanzamento medico-farmacologico (a trazione industriale estera: dati i tagli alla ricerca e il dissolvimento dell'industria farmacologica italiana)?
Quantomeno, l'interrogativo occorrerebbe porselo: sacrificata la dignità (dalle "mezze misure" di prestazioni sempre più limitate e dalla chiusura di strutture), e scontando il peso della solidarietà familiare su assistenza a malati e anziani "poveri", in numero oggettivamente dilagante (secondo l'Istat), un'attività ISTRUTTORIA che non chieda all'oste (dei "conti filo€uropei") se il vino è buono, non sarebbe il caso di farla, riprendendo il contatto con la realtà?
I bambini poveri di oggi, che REALI ASPETTATIVE DI VITA avranno, a questo ritmo di "risorse limitate"?
SI DIRA' CHE IL NUCLEO IRRIDUCIBILE è STATO INTACCATO QUANDO QUESTE NUOVE GENERAZIONI AVRANNO INIZIATO A MORIRE PREMATURAMENTE, cioè TRA DECENNI?
E mi pare poi che ci si dimentichi delle cause della DENATATALITA', ogni qual volta si perseguano politiche deflazioniste e si "riduca il perimetro dello Stato", con la scusa delle scarse risorse "disponibili".
"Ma quanto vale in termini di PIL la vita umana salvata dal medico di un ospedale pubblico?" si chiedeva lo studio Giarda, nel porre, (nonostante gli scopi dimostrativi dello studio), ben meglio della Corte, il problema del "bilanciamento", ovvero dei costi/benefici finanziari.
Nessuno misura questo valore direttamente nel bilancio dello Stato, sebbene esistano fior di studi economici che dimostrano come al crescere del livello di spesa per il servizio sanitario pubblico si espanda in misura direttamente proporzionale il PIL (con una sua migliore, ovvia, distribuzione).
E tutti pensano che questo valore (della vita "salvata"), in quanto non emerga FORMALMENTE nei "conti", sia illimitatamente sacrificabile, accontentandosi dunque di dire che una "qualche" struttura pubblica - purchessia, ritenuta sopra la "SOGLIA" SPOSTABILE OGNI ANNO VERSO IL BASSO-, c'è: e se ne prende atto, QUALIFICANDOLA COME UN PURO COSTO, una ELARGIZIONE benevola che si fa in omaggio al testo di una Costituzione, il cui "Spirito", si pensa, non c'è più, essendo superato dai tempi moderni e "razionali" dell'ordine sovranazionale del m€rcato.
Esattamente l'inverso di quanto sosteneva Lelio Basso, che riteneva che con questa Costituzione le "elargizioni benevole", SEMPRE REVOCABILI, per l'appunto, fossero finite una volta per tutte.
CorradoAugusto 30 dicembre 2016 20:11
Grazie a 48 ed ai bravi commentatori; tanti auguri a tutti.
Quarantotto 30 dicembre 2016 21:29
Auguri a te, che ci segui da "fuori" (molto vicino al wannabe nuovo Sacro romano impero)
poggiopoggiolini 31 dicembre 2016 08:32
CON ASSOLUTA LICEITA' CONDOTTA
si riesuma un Cosimo Caccini - auto-referenziatosi in Tommaso - con marginali differenze di luoghi, costumi, religioni .. urgono i testi d'abiura.
Eddi Libralon 31 dicembre 2016 15:18
Vi ringrazio del lavoro divulgativo che state facendo.
stopmonetaunica 31 dicembre 2016 18:16
Un augurio di buon anno a te 48 e a tutti i commentatori. 1000 volte grazie per esistere e per quello che fate.
Lorenzo Carnimeo 31 dicembre 2016 18:34
Anche io mi unisco agli auguri per un buon 2017. Speriamo che porti buone notizie a tutti noi e al nostro Paese, o almeno meno cattive del previsto.
Bazaar 1 gennaio 2017 00:05
Buon anno, quarantottini!
E quando sentite parlare di "risorse scarse", vincoli e morale di mia zia suora... Bè... pensate cosa diceva meravigliato di tanta idiozia, malafede... ed ignoranza quei due metri di economista chiamato J.M.Keynes.
Diegolas 9 gennaio 2017 11:02
ho provato a scorrere i post di dicembre e gennaio e fare una ricerca con parola chiave "25201", ma non ho trovato nulla.
Probabilmente ho cercato male, ma non ho trovato qui sul tuo blog qualche riflessione su una sentenza della consulta (25201) ribattezzata dai media "licenziamento per profitto".
Hai avuto modo di interessartene?
Qui un commento sulla rivista dell'Associazione Direzione del Personale...
http://www.aidp.it/hronline/2017/1/1/il-profitto-non-e-piu-lo-sterco-del-diavolo-il-licenziamento-individuale-puo-essere-determinato-anche-dalla-ricerc.php
Quarantotto 9 gennaio 2017 12:06
Alla sentenza abbiamo fatto cenno nei commenti di recenti post (non saprei indicare quali: ma chi mi segue su tw e FB già ha avuto anticipazioni).
Questa, però, non è una rivista giuridica on line, che rincorre i media e "deve" adeguarsi a una totale attualità del commento giurisprudenziale...
In effetti, - e in quanto si inserisca coerentemente in linee analitiche GIA' anticipate fin dal 2013 da questo blog-, il commento alla decisione è già pronto e di imminente pubblicazione: ma si svolgerà sul piano dell'analisi economica di diritto pubblico (costituzional-keynesiano!), in più eventuali "puntate" e, ovviamente con l'arricchimento dei più attenti commentatori.