Source: http://www.avcp.it/portal/public/classic/AttivitaAutorita/ConsultazioniOnLine/_consultazioni/_allegatoConsultazione?idAllegato=5cf8eb490a7780a50195ece74d354819
Timestamp: 2017-08-19 20:33:03+00:00
Document Index: 94178222

Matched Legal Cases: ['art.42', 'art.40', 'art.83', 'art.42', 'art.15', 'art.42', 'art. 42', 'art. 15', 'art. 40', 'art. 15']

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Agi - Associazione Imprese Generali
Il modello di certificazione ex art.42, comma 3, del Codice dei contratti (Dlgs n.163/06), sul quale la consultazione oggetto della presente nota è stata avviata da codesta Autorità riguarda, per espressa disposizione di legge citata nell'oggetto della consultazione stessa, le sole prestazioni rese dai fornitori e prestatori di servizi.
Solo in tale contesto, quindi, a parere dell'AGI, sembra aver giuridico fondamento porre il problema nei termini prospettati.
Per i lavori, infatti, il riferimento legislativo è diverso, segnatamente l'art.40 dello stesso codice, recante un'autonoma disciplina che contempla un certificato ad hoc, da rilasciarsi alle imprese esecutrici dei lavori pubblici (comma 3 lett. b). Tale certificato, come è noto, è stato da tempo predisposto e reso operativo, da ultimo ai sensi del Regolamento di cui al DPR 207/10 che ne ha normato forma e contenuti tramite apposito allegato (all.B) al quale da copertura normativa l'art.83, comma 4, del Regolamento stesso.
In quest'ottica, parlare di ” Modello unico di certificazione … valido per lavori, servizi e forniture” è in via di principio improprio, a meno che non si intenda con ciò dar corso all'attuazione delle previsioni di cui all'art.42 del Codice, adottando per forniture e/o servizi un modello di certificazione del tutto simile (cioè per quanto possibile copiato) dall'esistente all.B. Sarebbe addirittura illegittimo laddove con l'introduzione di un nuovo modello unico si andasse a modificare l'all.B, con ciò violando i presupposti legislativi che ne sono alla base.
Tanto premesso non appare in linea con detti presupposti ipotizzare un certificato strutturato per “componenti” di contratto, opzione che, viceversa, caratterizza i quadri 2 e 5 del modello in esame; una componente lavori distinta da quella forniture, infatti, è possibile ipotizzarla, in accordo con la legislazione vigente, solo nel caso di contratti misti, ex art.15 del d.lgs.163/06.
In un appalto di lavori non sussistono, ai fini della qualificazione dell'assuntore, quindi tantomeno ai fini della redazione dei CEL oggi vigenti, componenti di forniture da valorizzare in modo distinto rispetto alla prestazione di esecuzione dei lavori (ancorché in termini merceologici senz'altro esistenti: es. calcestruzzo, tondino di ferro ecc.), ciò a meno di non voler modificare la legge che fin qui ha governato il sistema (che come detto non è l'art.42 del dlgs 163, bensì il 40), cosa che peraltro non può scaturire dall'iniziativa oggetto di valutazione in questa sede.
Ciò posto, se poi l'esigenza risulta esser quella di predisporre un modello di certificazione per forniture e servizi in grado di essere gestito in forma unitaria, e cioè mediante unificazione dei processi di lettura ed archiviazione da parte di costituende banche dati, questa è tutt'altra questione che potrebbe essere possibile affrontare in modo diverso.
A nostro modesto avviso, ad esempio, adottando un certificato per forniture e servizi il più possibile uguale all'esistente CEL, i cui contenuti, comunque, non potranno mai essere modificati per tale strada, in virtù della riferita diversa copertura normativa esistente.
Si resta a disposizione per ogni ulteriore necessità e chiarimento.
Risposta AVCP Il Modello di certificazione esecuzione prestazioni oggetto di consultazione trova il presupposto normativo nell’art. 42, comma 3 bis, del Codice dei Contratti, riferito agli appalti di servizi e di forniture. Tuttavia, al fine di soddisfare una pluralità di esigenze (omogeneità delle informazioni necessarie per la dimostrazione, in sede di partecipazione alle procedure di gara, delle capacità tecniche dei concorrenti; applicabilità del modello agli appalti “misti” ex art. 15 del Codice), l’Autorità ha ritenuto opportuno definire un modello unico di certificazione da utilizzare non solo per l’attestazione delle forniture e dei servizi, ma anche dei lavori, limitando le distinzioni alle sole caratteristiche legate alla peculiarità dell’oggetto delle prestazioni (es. dettaglio per categorie nel caso dei lavori, per CPV nel caso di servizi e forniture). Il modello sarà rappresentativo dell’intero contratto e riporterà, quindi, tutte le prestazioni rese nell’ambito dello stesso, anche se relative a più CIG, nonché, nel caso di aggiudicatario composto da più soggetti (es. RTI, GEIE o Consorzio), le prestazioni rese da ciascun soggetto indipendentemente dall’operatore che ne ha fatto richiesta. Tale configurazione assicurerà una visione unitaria delle prestazioni eseguite e una maggiore trasparenza a vantaggio della stazione appaltante che dovrà accertare l’esistenza dei requisiti tecnici in capo alle imprese. Tuttavia, considerato che ad oggi, ai sensi dell’art. 40 del Codice, i Certificati di Esecuzione dei Lavori devono essere redatti in conformità a quanto previsto dal relativo Regolamento attuativo, nello specifico dall’allegato B, l’estensione al settore lavori del nuovo modello definito, richiederà la modifica dello schema CEL vigente. Pertanto, sentito il parere del Ministero delle infrastrutture, l’Autorità proporrà l’adozione di un intervento normativo che modifichi lo schema contenuto nell’Allegato B del DPR n. 207/2010.
Infine, relativamente all’obiezione che in un appalto di lavori, diverso da quello misto ai sensi dell’art. 15 del Codice, non è possibile ipotizzare una componente dì forniture da valorizzare in maniera distinta da quella dei lavori, si evidenzia che benché il modello sia unico, dovranno essere compilate esclusivamente le sezioni applicabili allo specifico contratto.