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Timestamp: 2017-01-22 17:14:31+00:00
Document Index: 133592336

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art.18', 'art. 28', 'art. 38', 'art. 1', 'art. 24', 'art. 21', 'art. 21', 'arte 1', 'arte 1', 'art. 8', 'art. 17', 'art.8', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 14']

⭐ENTI NON COMMERCIALI E ONLUS NELL ORDINAMENTO TRIBUTARIO ITALIANO
ENTI NON COMMERCIALI E ONLUS NELL ORDINAMENTO TRIBUTARIO ITALIANO
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1 Facoltà Economia e Direzione delle Imprese Cattedra Diritto Tributario ENTI NON COMMERCIALI E ONLUS NELL ORDINAMENTO TRIBUTARIO ITALIANO Relatore Ch.mo Prof. Fabio MARCHETTI Candidato Emanuela MARITATO Matr Correlatore Ch.mo Prof. Rolando VALIANI Anno Accademico2 L unica lotta che si perde è quella che si abbandona Rigoberta Menchù Tum 23 Indice Introduzione. 6 pag. Capitolo 1. Gli enti non commerciali Cenni storici Le diverse categorie degli Enti Non Profit Le Associazioni Assemblea ed amministratori Le Fondazioni Fondazioni di origine bancaria Fondazioni di partecipazione I Comitati APS: Associazioni di Promozione Sociale. 27 Capitolo 2. Qualificazione delle Onlus Costituzione e Statuto L Anagrafe unica delle Onlus Effetti dell iscrizione Cancellazione dell Anagrafe delle Onlus L agenzia per le Onlus.. 53 Capitolo 3. La gestione degli Enti Non Profit Gli aspetti gestionali tipici dell azienda non profit4 pag. 3.2 Il sistema di Budgeting e di Reporting I Sistemi di reporting: Principi e criteri di funzionamento Finalità del Reporting Tipologia dei Report Nuove forme di finanziamento L organizzazione di una Onlus. 66 Capitolo 4. Le Fonti di Finanziamento La gestione dei compensi Il Fund Raising Il ciclo del Fund Raising Il futuro del Fund Raising Il Fund Raiser Le Donazioni Titoli di solidarietà Gli intermediari finanziari 100 Capitolo 5. Contabilità e Bilancio Gli obblighi fiscali Adempimenti inerenti le raccolte pubbliche di fondi I documenti e i destinatari del Bilancio Lo Stato Patrimoniale Il Rendiconto di gestione Capitolo 6. Gli Obblighi Fiscali degli Enti Non Profit Le Imposte Dirette Determinazione del Reddito complessivo imponibile 122 45 pag Dichiarazione dei Redditi Le Imposte Indirette L Iva L Irap Agevolazioni fiscali per gli enti Non Profit di tipo associativo Le erogazioni liberali a beneficio degli Enti Non Profit Le Sanzioni 141 Bibliografia 143 56 Introduzione Con il Decreto Legislativo 460 del 1997 (riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale in attuazione della legge Delega 662 del 1996) si tenta un primo passo verso una razionalizzazione del settore non Profit in Italia. Una riforma di questo tipo era auspicabile, visto che il codice civile, nel libro primo titolo II, non prevedeva nessuna definizione degli enti non lucrativi limitandosi a disciplinare i presupposti per il riconoscimento della personalità giuridica di diritto privato e a dettare alcune regole basilari per la formazione di atti costitutivi, di statuti e per l amministrazione delle personalità giuridiche medesime. Il decreto ha ridefinito il sistema degli enti non commerciali, soprattutto per quanto riguarda il loro trattamento fiscale ed ha introdotto le organizzazioni non lucrative di utilità sociale come soggetto giuridico tipico per tutti gli enti non lucrative che abbino fini di utilità sociale. Nell analizzare il quadro normativo che definisce il settore del non profit si cercherà di raccordare la disciplina del codice civile con quella fiscale e di mettere in evidenza i punti che spingono verso una riforma complessiva del settore e le sue direttrici principali. Dall istituzione del codice civile ad oggi c è stato uno scarso adeguamento delle norme in esame con le reali esigenze del settore. Il D. Lgs. 460/97 viene incontro a questa esigenza di qualificazione degli enti non commerciali, quindi ai soggetti che già operano nel terzo settore; lo stesso Decreto tende a stimolare la nascita di nuove realtà sociali come l introduzione delle onlus, che costituisce la vera novità, in quanto identifica, seppur a fini fiscali, quella 67 parte degli enti non commerciali che svolgono attività socialmente utili distinguendoli da quelli che sono riconosciuti profit. Il presente lavoro vuole affrontare il tema degli enti non profit, in particolar modo la figura delle Onlus, con un taglio aziendale, partendo dalla considerazione che tali soggetti, pur essendo caratterizzati dall assenza di lucro sono condizionati dal problema economico di dover gestire al meglio le scarse risorse, finanziarie e umane, a disposizione reperite in vari modi come nel caso del fund raising, per raggiungere gli obiettivi che hanno il fine di solidarietà sociale. I soggetti (Onlus), nonostante abbiano diritto ad una serie di agevolazioni fiscali sono chiamati a rispettare veri e propri obblighi come qualsiasi altra fattispecie disciplinata dal nostro codice civile, quali: la tenuta della contabilità, la redazione del bilancio, le imposte, l iscrizione all anagrafe unica ed una corretta condotta amministrativa. L obiettivo di tale lavoro è quello disegnare un quadro specifico della figura delle Onlus e, in generale, di commentare la figura degli altri enti non profit. Tutto ciò scaturisce dalla naturale conseguenza di considerarle imprese a tutti gli effetti pur operando e rispettando la condizione di economicità. Si deve aggiungere il notevole sviluppo e rilevanza conseguiti nel corso degli ultimi anni nella nostra società tale da dover istituire un organo di controllo esclusivamente per la tutela delle Onlus, quale l Agenzia per le Onlus. 78 Capitolo 1 Gli Enti non commerciali 1.1.Cenni storici Già nel Medioevo 1, si registrava la presenza di numerose opere e congregazioni di carità, sia religiose che laiche, e di associazioni e fondazioni. Le loro risorse umane e i loro patrimoni immobiliari erano chiaramente vincolati al perseguimento di uno scopo pio ovvero di beneficenza a favore della collettività. Le istituzioni non lucrative che si svilupparono nell era medievale erano fortemente caratterizzate dalla coscienza, rinvenibile sia nelle esperienze legate alla Chiesa cattolica, sia in molte realtà laiche, di servire il bene comune e la comunità locale. Ciò comportava l adesione di molte persone che attraverso donazioni, conferimenti ed elargizioni, partecipavano alla missione delle opere di carità. L affermarsi, in seguito, delle dottrine illuministiche e giusnaturalistiche, che postulavano l autonomia dell individuo da qualsiasi entità, contribuì ad ingenerare sospetti nei confronti di congregazioni religiose e ordini religiosi. In Europa, tale ostilità si tradusse, in disposizioni contro l accumulo di patrimoni. Dopo l Unificazione di Italia, il Parlamento promulgò la legge numero 753 sulle Opere Pie, che riconosceva il naturale vincolo che legava le organizzazioni volontarie con scopi caritatevoli alla Chiesa ed alle sue istituzioni, permettendo loro di erogare servizi sociali quali l educazione, l assistenza ai poveri e l avviamento alla professione. Le Opere Pie erano 1 Evoluzione storico-normativa, in A. Santuari, Le Onlus. Profili civili amministrativi e fiscali, Edizione Cedam, Padova, 2007, pp9 comunque, sottratte all ingerenza governativa. Verso la fine del XIX secolo, si afferma poi una concezione dell attività assistenziale come funzione dello Stato e si apre il conflitto tra lo Stato Unitario e la Chiesa cattolica. Nella classe politica dell Italia post-unitaria, in seguito alla progressiva affermazione di una visione autoritaria e statalista delle istituzioni pubbliche che si andava diffondendo, si giunse all approvazione della L numero 6972, nota come Legge Crispi. Essa sottometteva al controllo statale le Opere Pie, che fornivano servizi di tipo assistenziale, sanitario e educativo trasformandole in Ipab, Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza, quali organismi di natura giuridica. Tale legge sancì il passaggio delle Opere Pie da organizzazioni private in istituzioni pubbliche. In tale trasformazione la vigilanza sulle Opere Pie venne affidata ai Prefetti. Dopo la legge IPAB del 1890, il testo normativo che si occupò di enti non profit fu il Codice Civile del Il Codice, utilizzando principi già in parte introdotti nel sistema giuridico dell Ottocento (con riguardo agli enti di iniziativa privata che perseguono finalità pubbliche), stabilì i seguenti criteri: 1. autorizzazione concessoria della personalità giuridica, che, sebbene mitigata dalle disposizioni del d.p.r. n. 361/00, rimane vigente; 2. assoggettamento a controllo pubblico della maggioranza degli atti di autonomia e gestione degli enti riconosciuti, in specie delle fondazioni; 3. soggezione delle società commerciali ad un proprio regime, diverso da quello previsto per associazioni e fondazioni. Oggi, il terzo settore rappresenta una dimensione dell economia che si s impone come tendenza strutturale nella società avanzata. Esso dà forma ad un radicale mutamento alla stessa società e si pone oltre la tradizionale dicotomia tra pubblico e privato, anzi supera la coincidenza tra cosa pubblica e Stato. Il terzo settore agisce attraverso sue istituzioni (associazioni, fondazioni, organizzazioni di volontariato), producendo beni relazionali collettivi, d utilità 910 sociale ed agisce in base alla logica della solidarietà. Il modello più importante d organizzazione di un settore non profit è considerato quello nordamericano. Esso è utilizzato dai Paesi europei come schema di riferimento per la costruzione del terzo settore. L espansione del terzo settore negli Usa è da ricercare in motivazioni storiche-culturali affiancate da una realtà in cui il settore pubblico riduce al minimo la sua sfera d intervento in campo sociale, tanto che si parla di Stato minimale. Inoltre, si deve considerare l organizzazione del settore fiscale, poiché le non profit organizations non sono sottoposte ad alcuna tassa. Il sistema ha iniziato a mutare quando ha avuto inizio il processo di decentramento regionale nel 1977, e nel 1988 la Corte ha dichiarato incostituzionale l art. 1 della Legge Crispi che, di fatto, proibiva la prestazione di servizi assistenziali da parte di soggetti privati. Ecco che a partire dagli anni 80, le organizzazioni non profit hanno trovato un importante e crescente collocazione nella crisi del modello di gestione del Welfare State. L insostenibilità del Welfare è una questione molto complessa ma gli aspetti più rilevanti non possono essere tralasciati, come la crescita dei costi alla quale si ricollegano i limitati incrementi di produttività, l inefficienza provocata sia dall assenza di competizione sia dai problemi nel controllare i comportamenti opportunistici e la crescita delle retribuzioni degli addetti. Si devono poi considerare anche le crescenti insoddisfazioni per la qualità dei servizi pubblici offerti, per la limitata differenziazione dell offerta stessa e per la scarsa tutela garantita alle classi sociali più deboli. Le vie seguite per affrontare tale crisi sono state diverse: ad esempio, si è ricorso ad un decentramento delle responsabilità, in materia di servizi, dallo Stato alle amministrazioni locali, oppure per recuperare l efficienza, sono state introdotte nelle unità d offerta pubbliche forme e tecniche di gestione ispirate a logiche privatistiche. Nonostante ciò, scaturisce la necessità di sostegno culturale e giuridico da parte del non profit con finalità del tutto sociali. In particolare nel nostro paese tende sempre più ad affermarsi una partnership 1011 operativa fra stato ed organizzazioni non profit. Le ragioni che spingono in questa direzione sono molteplici le più rilevanti sono: Il settore non profit offre servizi che meglio si adattano alle diverse scelte del consumatore; Favorisce l introduzione di meccanismi di competizione tra fornitori (pubblici e privati), così da favorire un miglioramento dell efficienza e dell efficacia; Si realizzano prodotti servizi specializzati più economici rispetto al settore pubblico; La maggiore economicità deriva dall uso del lavoro volontario, dai minori vincoli nella gestione della manodopera e da una maggiore motivazione dei lavoratori; La tendenza ad associarsi per risolvere i problemi è stata recentemente riscoperta e rivalutata in Italia, quindi l ispirazione al modello americano è apparsa come la soluzione più conveniente le cui caratteristiche salienti sono da attribuire al maggiore interesse che suscita nei destinatari, alla capacità di attrarre donazioni, alla facilità di attirare volontari, ne deriva un equazione come sintesi di tale posizione: più spazio alle organizzazioni non profit nell area dei servizi collettivi uguale alla minor spesa pubblica e un miglior servizio per i cittadini. Si delinea un nuovo rapporto tra Stato ed enti privati, rispetto al sistema prefigurato nel codice civile del 1942: in altre parole tali enti non sono più visti come fenomeni da proibire ma organismi da proteggere e sostenere. Ciò spiega il favor del legislatore per tali enti che a partire dai primi anni 90, si manifesta dapprima con finanziamenti a fondo perduto, poi con sovvenzioni finalizzate e agevolazioni ed esenzioni, nonché numerosi provvedimenti legislativi, rilevanti sia dal punto di vista fiscale che dal punto di vista civilistico. Trattasi di normative di settore, volte a regolare specifiche figure organizzative o aspetti della loro attività, in relazione alla meritevolezza del fine perseguito e alla sussistenza di specifici requisiti in capo all ente stesso. 1112 E in questo contesto che si inserisce il D.Lgs. 460 del 1997, il quale ha definito e disciplinato la figura delle onlus, organizzazioni non lucrative di utilità sociale, sulla base del testo elaborato dalla commissione Zamagni ed intitolato Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative e di utilità sociali. Pertanto, le onlus sono considerate come organizzazioni che svolgono unicamente attività di utilità sociale, pubblic benefit, che non possono distribuire utili e avanzi di gestione, ma che devono reimpiegarli nella struttura stessa. Sin dall inizio della loro storia, le onlus, sono state concepite in vario modo come ad esempio: sotto-tipo di ente non lucrativo oppure come una piramide dove esse costituiscono un sottoinsieme dell ente non commerciale dove l iniziativa economica che ad essa fa capo si connota come un impresa non esclusiva o principale rispetto al perseguimento dello scopo-fine. Altro parere è quello del Ministero delle Finanze che ha stabilito che le onlus costituiscono un autonoma e distinta categoria di enti, destinataria di un regime tributario di favore in materia di imposte sui redditi. Inizialmente erano soggetti che ottenevano risorse grazie a donazioni, rendite e sovvenzioni che venivano ad essere ridistribuite sottoforma di prestazioni o servizi; ora stanno passando dalle primitive forme organizzative ad aziende che programmano la produzione di beni e servizi e si attivano per acquisire, attraverso normali forme di scambio, le risorse necessarie a realizzare l attività, cercando di conseguire un surplus economico necessario a garantirne la sopravvivenza e lo sviluppo nel medio e lungo termine. Le onlus non sono quindi nuovi soggetti che si aggiungono a quelli già noti, ma sono un contenitore fiscale a cui possono aderire i vari e diversi soggetti giuridici operanti nel campo della cultura, dello sport, della solidarietà sociale, adeguando il proprio statuto secondo regole fissate dalla legge. E stato introdotto nel T.U.I.R. un nuovo articolo (150) il quale stabilisce per le onlus, ad eccezione delle società cooperative, che non costituiscono esercizio di attività commerciale lo svolgimento delle attività istituzionali nel 1213 perseguimento di esclusive finalità di solidarietà sociale. Come noteremo più avanti, la disciplina sulle onlus sarà povera ma non per questo non avranno precisi obblighi da rispettare, inoltre sono oggetto di particolare interesse per la nostra società, visto la notevole crescita realizzata nell ultimo decennio. 1.2 Le Diverse categorie di Enti Non Profit Le diverse categorie di Enti appartenenti al cosiddetto Terzo Settore comprendono una molteplicità di figure giuridiche, tra cui: Associazioni; Fondazioni; Comitati Organizzazioni di Volontariato; Aps: Associazioni di promozione sociale. A riguardo, l art.18 Cost. disciplina il diritto di associarsi liberamente 2, senza autorizzazione, per fini che non siano vietati dalla legge penale, nonché quello di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma individuale o associata. Sono peraltro proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare. Sostanzialmente da una pluralità di soggetti che intende perseguire obiettivi ben definiti, nasce l esigenza di strutturarsi in un organizzazione associativa, partendo dal fatto che le stesse finalità perseguite dal singolo potrebbero presentarsi meno efficienti. Si parla di Fondazione nel caso in cui dette finalità si volessero perseguire con 2 Gli Enti e il codice civile, in F. Colombo P. Sciumè D.Zazzeron, Onlus. Enti non commerciali e organizzazioni non lucrative di utilità sociale. Regime fiscale, contabilità e bilancio. Formulario,Edizioni il Sole 24 Ore, Milano, 2001, pp14 il vincolo di destinazione di un patrimonio ad uno scopo, di regola non modificabile, salvo in alcuni casi espressamente previsti dall art. 28 del codice civile, per lo stesso motivo è possibile che una pluralità di soggetti si uniscano allo scopo di raccogliere fondi destinati a finalità predefinite e per tale ragione vincolati al raggiungimento di quel dato obiettivo, si parlerebbe in tal caso di Comitato. Uno scopo non lucrativo si potrà, invece, perseguire da un Associazione, che sia riconosciuta o meno, ovvero come per le fondazioni e i comitati, utilizzando lo schema basato della destinazione di un patrimonio allo scopo. Da ciò si deduce come nel nostro ordinamento viga il principio della tipicità, poiché i privati non possono dar vita ad uno schema giuridico-organizzativo per il raggiungimento di uno scopo, piuttosto dovranno optare per uno di quelli normativamente esistenti. Dopo aver dato vita all Ente, i soggetti possono liberamente darsi strutture interne (statuti e regolamenti) che ritengono più adeguate alle finalità preposte. Una precisazione è subito necessaria e riguarda la distinzione tra ente riconosciuto e non. Gli enti riconosciuti sono autonomi soggetti di diritto, hanno una capacità giuridica e una capacità di agire propria, autonoma e distinta rispetto a quella dei soggetti che li hanno posti in essere. Si distingue pertanto un elemento che differenzia gli enti riconosciuti da quelli che non sono in possesso di tale riconoscimento è quello dell autonomia: degli associati, dei fondatori e dei promotori rispetto al patrimonio amministrato, in effetti l autonomia patrimoniale è un requisito degli enti in possesso di personalità giuridica, in tal caso eventuali creditori non potranno rifarsi attaccando il patrimonio personale degli amministratori, associati, fondatori o promotori. Diversamente avviene nel caso in cui l ente sia sprovvisto del requisito del riconoscimento giuridico, non si ha quell assoluta indifferenza dei patrimoni ed i creditori, ai sensi dell art. 38 del codice civile possono rivalersi nei confronti di chi abbia agito in nome e per conto dell ente medesimo. 1415 La natura di ente non commerciale riconosciuto 3 o meno richiama in quanto tali differenti regimi fiscali, soprattutto di tipo agevolativi ed altri requisiti che configurano finalità ed ambiti applicativi anche molto differenti tra loro Le Associazioni L associazione è caratterizzata da un insieme di soggetti che si raggruppano e si attivano per il perseguimento di uno scopo comune, decidendo di darsi delle regole che ogni associato dovrà, pena l esclusione dal sodalizio, rispettare 4. Si tratta pertanto di un contratto plurilaterale a struttura aperta, ex art c.c., e di organizzazione al quale, successivamente alla stipula, possono aderire senza alterare il contenuto del negozio, altre persone. L origine contrattuale dell associazione è ben espressa dalla giurisprudenza: L atto costitutivo e lo statuto di una persona giuridica hanno natura contrattuale e sono sottoposti alle norme generali sui contratti, salve le deroghe imposte dai particolari caratteri del contratto di associazione (o dell atto di fondazione), con la conseguenza che essi vanno interpretati secondo le regole dell articolo 1362 ss.c.c. (Cass , n.89). Le associazioni, alla stregua delle altre organizzazioni non profit, sono libere iniziative private, amministrate da privati, indipendenti dal governo ovvero dai poteri pubblici e perseguono uno scopo socialmente rilevante e ritenuto meritorio dal legislatore 5. L associazione necessita, dunque, per poter 3 Gli specifici regimi fiscali collegati alla qualifica di ente non commerciale, Studio n /t, in Studi Tributari. 4 Gli enti di fatto: l associazione, in F. Colombo P. Sciumè, D. Zazzeron, Onlus. Enti non commerciali e, Edizione il Sole 24 Ore, Milano, 2001, cit. p Le associazioni, in A. Santuari, Le Onlus. Profili civili, amministrativi e fiscali, Edizione Cedam, Padova, 2007, p16 perseguire il proprio scopo, di un fondo comune ovvero di un capitale in dotazione che consenta all organizzazione di portare avanti l attività prescelta. Una distinzione che occorre fare è tra associazioni di fatto e associazioni riconosciute ; le seconde disciplinate dagli articoli 13 e ss. c.c. differiscono dalle prime (articoli 36, 37, 38 del codice civile) perché difettano del solo requisito del riconoscimento. L associazione di fatto, essendo sprovvista del riconoscimento giuridico, nel corso della sua vita non è soggetta a controllo amministrativo, sempre che questa rispetti le norme dettate dalla legge (articolo 18 cod. civile). Nell atto costitutivo dell associazione sono chiariti determinati provvedimenti da rispettare, come ad esempio regole precise in caso di scioglimento del sodalizio e conseguente devoluzione del patrimonio. Approfondendo l aspetto delle associazioni non riconosciute si esamina l articolo 14 del codice civile che sancisce l obbligatorietà dell atto pubblico. Questa categoria di associazioni possono essere processualmente rappresentate da chi le presiede o le dirige; le quote sociali e i beni acquistati dall ente costituiscono il fondo comune dell associazione che ai sensi dell articolo 37 codice civile non è divisibile, né ripetibile proquota in caso di recesso fino a quando l istituzione permane in vita. A tal punto, concludendo l esame delle disposizioni codicistice, l articolo 38 c.c. evidenzia come l autonomia patrimoniale imperfetta, consente ai creditori dell ente non riconosciuto di far valere i propri diritti sul fondo comune personalmente ed in solido, sul patrimonio personale di coloro che abbiano agito per conto del sodalizio. Per la validità dell ente, è opportuno ricorrere all iscrizione nel registro delle persone giuridiche. Infatti, il primo comma dell art. 1 del decreto 361/2000 afferma: le associazioni, le fondazioni e le altre istituzioni di carattere privato acquistano personalità giuridica mediante il riconoscimento dall iscrizione del registro Nel registro verranno indicati: La data dell atto costitutivo; La denominazione dell ente; 1617 Lo scopo; Il patrimonio; La durata; La sede della persona giuridica; Il cognome, il nome e il codice fiscale degli amministratori. Verranno inoltre iscritte le modificazioni dell atto costitutivo e dello statuto, in caso di trasferimento della sede e istituzioni di sedi secondarie ecc. Esaminando invece, il caso delle associazioni riconosciute: l atto costitutivo deve contenere tutte le indicazioni ai sensi dell articolo 16 c.c. e dunque: nome del sodalizio, patrimonio, scopo sociale, organi di amministrazione seguito da un atto notarile. Lo statuto è il mezzo che invece consente all ente di svolgere la propria attività, pertanto verrà allegato come di consueto all atto costitutivo. Particolarità dell associazione è che questa si dà regole proprie, come meglio ritiene opportuno per poter svolgere correttamente la propria attività. Il codice civile detta per le associazioni precise disposizioni in materia di convocazioni e deliberazioni assembleari, ai sensi degli articoli 20 e ss. del codice civile Assemblea ed amministratori Nelle associazioni le decisioni fondamentali della vita del sodalizio, come delle modifiche statuarie proposte dal presidente o dall organo direttivo e tanti altri compiti, competono senz altro all Assemblea che è l organo prevalente. Per consentire una più snella amministrazione, viene costituito un organo di amministrazione più agile e ristretto, al quale è demandata l amministrazione ordinaria e straordinaria del sodalizio. Dunque nelle associazioni, si distinguono due soli organi necessari: l assemblea degli 1718 associati (c.c. articoli 20-23) e gli amministratori o consiglio direttivo (c.c. articoli 18-19) 6. Ad essi, possono aggiungersi altri organi facoltativi, solitamente preposti al controllo esecutivo (collegio dei revisori dei conti), con poteri simili al collegio dei sindaci delle società commerciali, oppure organi che svolgono una funzione di composizione stragiudiziale del contenzioso interno all associazione (commissioni interne, camere arbitrali, e così via). L assemblea degli associati è l organo sovrano dell associazione, si tratta di un organo collegiale con funzione deliberante composto dalla totalità degli associati e chiamato a decidere secondo il principio maggioritario. Tra le competenze che la legge attribuisce all organo assemblare delle associazioni ricordiamo: Approvazione del bilancio annuale; L espletamento delle azioni di responsabilità contro gli amministratori; Le modificazioni dell atto costitutivo e/o dello statuto; L esclusione degli associati per gravi motivi; Lo scioglimento dell associazione e la devoluzione del patrimonio; La nomina dei liquidatori. Altri poteri da sottoporre all assemblea possono essere indicati nell atto costitutivo o nello statuto, come per esempio la nomina, la revoca degli amministratori e la trasformazione dell ente. L assemblea è dunque l organo formato dall intera collettività degli associati e, conseguentemente, tutti gli associati hanno il diritto di parteciparvi. Le persone che intendono fare parte dell associazione dovranno presentare una specifica domanda di ammissione al consiglio direttivo dell organizzazione che può deliberare in merito. I requisiti previsti dallo statuto circa l ammissione si dividono in legali e statuari. 6 L assemblea degli associati: funzioni, composizione, ammissione recesso ed esclusione, in A. Santuari, Le Onlus. Profili civili, Edizione Cedam, Padova, 2007, pp. 22 ss. 1819 Rientrano fra i requisiti legali la maggiore età e l assenza di interdizione, mentre sono requisiti statuari quelli che riguardano la quota associativa da versare e quelli che impongono all associato di non svolgere un attività in contrasto con le finalità dell associazione medesima. Accanto ai requisiti richiesti per aderire all associazione, lo statuto stabilisce anche le condizioni di recesso ed esclusione degli associati. Si verifica il recesso quando l associato, in ogni momento per sua volontà, decidere di interrompere il rapporto individuale con l associazione. Gli statuti prevedono che il recesso abbia effetto con lo scadere dell anno in corso, purchè sia comunicato almeno tre mesi prima, qualora invece, l associato dovesse compiere un atto per il quale lo statuto prevede il recesso entro sei mesi dall associazione. L associato può essere escluso dall associazione soltanto quando ricorrano gravi motivi. La legge non specifica cosa s intenda per gravi motivi, che la giurisprudenza identifica invece in comportamenti dolosi o colposi. L associato può fare ricorso all autorità giudiziaria entro sei mesi dal giorno in cui gli è stata notificata la deliberazione di esclusione adottata dall assemblea ovvero da altro organo sociale. Sia che si tratti di recesso o di esclusione, il codice civile stabilisce che: gli associati che abbiano cessato di appartenere all associazione non possono ripetere i contributi versati, né hanno alcun diritto sul patrimonio dell associazione. (c.c. art. 24, 4 comma). L assemblea viene convocata dagli amministratori almeno una volta all anno per l approvazione del bilancio, oppure se ne ravvisa la necessità. Tuttavia, lo statuto può prevedere che la convocazione spetti anziché agli amministratori, al presidente o al segretario o ad altri. Le modalità di convocazione dell assemblea sono di regola contenute nell atto costitutivo o nello statuto. Si tratta di convocazioni fatte mediante avviso personale, inviato per posta ordinaria, via fax o per posta 1920 elettronica, in cui è riportato l ordine del giorno dell adunanza e allegata la delega per il voto. Diversamente, la convocazione viene fatta mediante l affissione dell ordine del giorno dell assemblea presso la sede sociale dell associazione. La convocazione può avvenire in due volte, in cui per la prima volta è richiesta almeno la metà degli associati (art. 21 c.c.), mentre la seconda qualunque sia il numero degli intervenuti (art. 21 c.c., 1 co.). Le decisioni vengono poi adottate a maggioranza degli associati che prendono parte all adunanza. L atto costitutivo può, comunque, prevedere quorum diversi da quelli legali. Ciascun associato ha diritto ad esprimere un solo voto indipendentemente dal proprio contributo finanziario. Le deliberazioni vengono prese secondo il principio maggioritario. I singoli voti contribuiscono alla formazione di una deliberazione unitaria. Analizzando aspetti relativi agli amministratori nelle associazioni 7, le competenze affidate a quest ultimi sono di tipo esecutivo: a loro è effettivamente affidata l ordinaria e straordinaria amministrazione. Essi sono, in particolare, chiamati a realizzare tutto quanto risulti necessario per il raggiungimento delle finalità dell associazione, nei limiti dell oggetto sociale indicato nello statuto. Comunemente, in ragione dello speciale vincolo associativo, gli amministratori sono eletti tra gli associati dell ente, anche se nell organo amministrativo possono essere designate anche persone estranee al sodalizio. Per quanto concerne il rapporto tra associazione ed amministratori, la responsabilità di quest ultimi nei confronti della prima, è disciplinata con rinvio alle norme sul mandato ai sensi dell articolo 1710 del codice civile. Essi sono responsabili nei confronti dell associazione se la loro attività amministrativa ha procurato danni all ente. Sono inoltre responsabili nei confronti dei creditori dell ente, ai quali spetta un azione del tutto autonoma rispetto all azione sociale di responsabilità dell associazione, pertanto è loro dovere 7 L organo direttivo, in A. Santuari, Le Onlus. Profili civili, Edizione Cedam, Padova, 2007, pp. 37 ss. 20 Vedere altro
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