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Timestamp: 2018-10-23 14:00:30+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 108', 'sentenza ', 'art. 39', 'art. 39', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 51', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 19', 'art. 3']

Novità fiscali dell'8 aprile 2008: le percentuali di ricarico non bastano per legittimare l'accertamento; associazione sportiva: gestione di gare moto; nulle le verifiche fiscali della D.R.E.?; trattamento fiscale dei piani di stock option | Commercialista Telematico
Novità fiscali dell'8 aprile 2008: le percentuali di ricarico non bastano per legittimare l'accertamento; associazione sportiva: gestione di gare moto; nulle le verifiche fiscali della D.R.E.?; trattamento fiscale dei piani di stock option
1) Antiriciclaggio: Assegni e vaglia trasferibili<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Dal 30 aprile 2008, sugli assegni bancari, postali, circolari e su vaglia cambiari e postali rilasciati in forma libera sarà applicata l’imposta di bollo di 1,50 euro introdotta dalle norme per la lotta al riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite che danno attuazione alle direttive europee.
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 18/E del 7 marzo 2008, ne ha chiarito le modalità di pagamento dell’imposta di bollo dovuto dai soggetti che rilasciano tali documenti.
La circolare distingue procedimenti diversi per i vari casi a seconda del rilascio in forma libera da banche e da Poste Italiane s.p.a.
Solo per il rilascio degli assegni bancari e postali trasferibili è obbligatoria l’autorizzazione al pagamento dell’imposta in modo virtuale, che avverrà bimestralmente, suddiviso in rate di pari importo, a partire dal 30 giugno 2008.
L’imponibile sarà calcolato sul numero presunto degli assegni liberi che verranno rilasciati fino al 31 dicembre.
I vaglia postali in forma libera, precedentemente esentati dall’imposta di bollo, dal 30 aprile sconteranno la nuova imposta di 1,50 euro.
Il pagamento conseguente sarà effettuato da Poste Italiane S.p.A. con lo stesso procedimento degli assegni postali.
Potranno continuare a circolare liberamente gli assegni emessi prima del 30 aprile 2008: Infine, la circolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze 20 marzo 2008, prot. <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />33124 ha specificato le modalità e chiarisce alcuni punti circa le novità che verranno introdotte a breve.
(Di Roberta Aiolfi e Valerio Artina, in Pratica Fiscale e Professionale n. 14 del 7/4/2008)
2) Associazione sportiva dilettantistica non riconosciuta: Gestione di gare di motociclismo
E’ stata posta la problematica di creare una associazione sportiva dilettantistica non riconosciuta per gestire e creare un team con cui correre in moto in campionato, anche grazie ad uno sponsor che eroga un importo di denaro.
In particolare se sia possibile per le associazioni sportive (nel caso di specie team/motoclub) non pagare l’IVA sugli acquisti, o altrimenti se esista un modo per ottenere agevolazioni negli acquisti (gomme, moto, ricambi).
Inoltre, se l’associazione sportiva dilettantistica non riconosciuta sia il tipo di associazione migliore per gestire un team che fa gare di moto in relazione alla sua convenienza economica.
Come è noto l’associazione non riconosciuta (quale ente non commerciale) per statuto svolge le attività istituzionali previste per realizzare le finalità sociali, potendo anche svolgere, in maniera sussidiaria, quelle commerciali, che però, a differenza delle prime vengono tassate.
Introiti commerciali
Sono, appunto ricavi commerciali le entrate derivanti da sponsorizzazioni di loghi sociali su magliette, cappelli, e altri beni dell’ente, l’apposizione di cartelloni all’interno della sede sociale, la pubblicità su manifesti e giornali sociali, dépliants e tutto ciò che é organizzato dall’ente non profit con la presenza di messaggi pubblicitari.
Il corrispettivo del contratto pubblicitario oltre che in denaro può anche essere pagato in natura senza che questo muti la natura del rapporto in esame.
Le spese di sponsorizzazione (che possono accomunarsi a quelle di pubblicità) sono connesse ad un contratto la cui caratterizzazione é costituita, di regola, da un rapporto sinallagmatico tra lo sponsor e il soggetto sponsorizzato, in base al quale le parti interessate fissano le clausole contrattuali in relazione agli scopi che esse intendono raggiungere.
Generalmente mediante tale contratto lo sponsor si obbliga ad una prestazione in denaro o in natura nei confronti del soggetto sponsorizzato che, a sua volta, si impegna a pubblicizzare e/o a propagandare il prodotto, il marchio, i servizi, o comunque, l’attività produttiva dello sponsor e, pertanto, le relative spese, cui non può disconoscersi una stretta correlazione con l’intento di conseguire maggiori ricavi, rientrano nella previsione normativa di cui all’art. 108 del TUIR, con i conseguenti riflessi in termini fiscali.
Ricorrendo tali presupposti, gli introiti commerciali sono soggetti all’IVA in misura del 20% e alla tassazione IRES ed IRAP, in seno al modello annuale Unico.
In termini di convenienza fiscale, l’associazione sportiva potrebbe optare per il regime speciale (Legge n. 398/1991) che prevede, ai fini del reddito, il pagamento delle imposte su un reddito imponibile determinato solo in misura del 3%, mentre, ai fini IVA, prevede il pagamento dell’IVA in misura ridotta (generalmente il 50% dell’IVA dovuta).
Il limite dei compensi commerciali non deve superare nell’anno la somma di 250.000 euro.
L’associazione sportiva dilettante, sia o meno riconosciuta, nel momento in cui effettua acquisti non ha diritto a chiedere agevolazioni per non pagarne l’IVA.
Ciò non è previsto dall’attuale normativa, che, peraltro, tanti benefici fiscali attribuisce ai soggetti del non profit, in particolare alle associazioni sportive.
Per cui l’associazione, come tutti gli altri soggetti, deve pagare al proprio fornitore anche l’IVA, e se tali acquisti siano inerenti all’attività commerciale, si potrà detrarne tale imposta, altrimenti anche l’IVA diviene un costo di gestione dell’attività istituzionale dell’ente.
Pensare, di costituire un soggetto commerciale, per risparmiare balzelli fiscali, non è neppure ipotizzabili, non esistono altre forme di convenienza fiscale, al di fuori degli enti non commerciali (tra cui rientrano le associazioni sportive riconosciute e non).
Invece, si deve pensare di gestire l’attività sportiva, in maniera commerciale, tramite ditta individuale o forme societarie commerciali (S.n.c., S.r.l., ecc.), qualora il fine sia prettamente commerciale.
Infatti, come è noto gli enti non commerciali si caratterizzano per la circostanza di essere senza fine di lucro.
3) Accertamento: Le percentuali di ricarico non bastano per invertire l’onere della prova
L’utilizzazione delle percentuali di ricarico risultanti dalle medie del settore da sola non è sufficiente a fornire materia presuntiva idonea all’inversione dell’onere probatorio per il contribuente.
La Corte di Cassazione con la sentenza 22938 del 30/10/2007 è intervenuta in tema di ricostruzione presuntiva del reddito stabilendo che l’accertamento fiscale non può basarsi unicamente su una variabile “sospetta”, con conseguente onere della prova a carico del contribuente; tale variabile deve essere accompagnata da ulteriori altri elementi di segno uguale.
L’attendibilità di una dichiarazione dei redditi non può dunque essere minata da un singolo scostamento dalla media di settore. Ma deve essere «ulteriormente assistita da altri elementi, di segno convergente, idonei ad escludere la natura marginale dell’impresa in rapporto alle condizioni relative all’area geografica, all’area urbana, all’area periferica, alla tipologia dell’esercizio, alle condizioni personali del titolare ecc.».
Il solo scostamento dalla media di settore ha infatti un debole significato indiziario, ove non avvalorato da altri elementi significativi e convergenti.
Posizione favorevole all’Amministrazione finanziaria
A parere dell’Amministrazione, invece, le percentuali del settore merceologico in questione costituirebbero una presunzione grave, precisa e concordante, ex art. 39, D.P.R. n. 600/1973, che comporterebbe l’inversione dell’onere probatorio per il contribuente.
Ciò poiché verrebbe assegnato al contribuente l’onere di dimostrare le ragioni specifiche della divergenza dei propri dati da quelli medi, perché nelle fattispecie normative previste (dagli artt. 54 e 55 del D.P.R. n. 633 del 1972) l’infedeltà della dichiarazione costituisce la premessa stessa del sorgere del potere di accertamento induttivo
L’accertamento analitico-induttivo può essere fatto per “presunzioni semplici“, quando queste siano gravi, precise e concordanti.
In particolare, l’art. 39 comma 1, lettera d) del Dpr 600/73, stabilisce che, in sede di accertamento analitico:
«L’esistenza di attività non dichiarate o l’inesistenza di passività dichiarate è desumibile anche sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti».
Su tale punto ci sono state tante sentenze interpretative tra le quali la sentenza della Corte di cassazione n. 16048 del 28 aprile 2005, la quale afferma che «la relazione tra il fatto noto e quello ignoto non deve avere carattere di necessità essendo sufficiente che l’esistenza del fatto da dimostrare derivi come conseguenza del fatto noto alla stregua di canoni di ragionevole probabilità».
Sullo stesso tenore la sentenza n. 19260 del 28 giugno 2005 della Corte di cassazione.
In questo caso, erano state utilizzate, ai fini dell’accertamento analitico – induttivo, le percentuali di ricarico dei ricavi, che rappresentano una presunzione semplice.
I giudici valutando altri dati scaturiti dall’accertamento, hanno ritenuto le percentuali di ricarico presunte elementi gravi, precisi e concordanti.
L’ultima sentenza (n. 10345 del 19 marzo 2007) ha, invece, ribaltato l’onere della prova.
Infatti i giudici affermano che «se è vero che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, spetta al fisco dimostrare l’esistenza di fatti costitutivi della (maggior pretesa) tributaria azionata, fornendo la prova di elementi e circostanze a suo avviso rivelatori dell’esistenza di un maggior reddito, è altrettanto vero che il contribuente, il quale intende contestare le capacità dimostrative di quei fatti, oppure sostenere l’esistenza di circostanze modificative o estintive dei medesimi, deve a sua volta dimostrare gli elementi sui quali le sue eccezioni si fondano».
In parole povere il contribuente deve dimostrare che le prove “indirette”, quindi “presunte” non sono vere.
Ribaltamento dell’onere della prova
La Corte di cassazione ha, pertanto, mutato l’orientamento precedente in materia di ricostruzione presuntiva del reddito, stabilendo l’impossibilità che un solo parametro possa costituire un elemento grave a carico del contribuente.
(Cassazione Civile Sentenza 30 ottobre 2007 n. 22938)
4) Rimborso abbonamento al trasporto pubblico
Attuata l’agevolazione sul rimborso dell’abbonamento annuale al trasporto pubblico a favore del contribuente che ha rottamato il veicolo (euro 0 o euro 1) senza sostituirlo.
Infatti, con il Decreto 1/2/2008, pubblicato nella G.U. 4/4/2008, n. 80, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha dato attuazione all’agevolazione, prevista dall’art. 1, comma 224, Legge n. 244/2007 (Finanziaria 2007), relativa al rimborso totale dell’abbonamento annuale al trasporto pubblico per il contribuente che nel corso del 2007 abbia effettuato la rottamazione senza sostituzione di veicoli euro 0 o euro 1.
I contribuenti interessati possono beneficiare dell’agevolazione solo qualora:
– Abbiano rottamato un veicolo senza sostituirlo;
– non risultino intestatari di altri veicoli registrati;
Per usufruire di tale beneficio, si deve inviare l’apposita istanza, in base al modello allegato al citato Decreto, peraltro disponibile sul sito www.finanze.it, corredata del certificato di rottamazione o, in alternativa, del certificato di proprietà con annotata l’avvenuta cessazione del veicolo nonché della copia della ricevuta di pagamento dell’abbonamento e dell’abbonamento stesso.
(Decreto 1/2/2008, pubblicato nella G.U. 4/4/2008, n. 80)
5) Nulle le verifiche fiscali delle Direzioni regionale delle Entrate
La Direzione Regionale delle Entrate, non ha competenza in materia di verifiche fiscali e, quindi, se viene emesso avviso di accertamento redatto a seguito d processo verbale di constatazione della D.R.E., questi è affetto di nullità.
Innovativa decisione dalla Commissione Tributaria Provinciale di Bari che con la sentenza n. 12/23/08, ha annullato un avviso di accertamento fondato su un processo verbale di constatazione della Direzione regionale delle Entrate.
Secondo la C.T.P., i funzionari della D.R.E. non hanno competenze in materia di verifiche fiscali e ciò determina l’illegittimità dei loro atti istruttori e l’invalidità dei conseguenti atti impositivi.
Tutto questo a seguito delle modifiche introdotte dal D.P.R. n. 107/2001, il cui art. 23 ha abrogato una buona parte dell’art. 7 della legge 358/91, mentre non è stato cancellato il comma 13 che stabilisce che le attività di verifica e di ispezione sono di esclusiva competenza degli uffici indicati nel comma 10 e dei reparti della Guardia di Finanza, ovvero degli ex uffici dei dipartimento delle entrate, trasfusi poi negli uffici locali dell’agenzia delle Entrate.
(Commissione Tributaria Provinciale di Bari, sentenza n. 12/23/08, in Il Sole-24 Ore, 7/04/2008)
6) Studi di settore: Pubblicati i cluster di Marzo 2008
Sono stati pubblicati, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, il 07/04/2008 i seguenti cluster di marzo 2008:
UD04A – Estrazione di pietre ornamentali ghiaia e sabbia e altri minerali
UD04B – Segagione frantumazione e lavorazione artistica del marmo e pietre affini
UD26U – Confezione di vestiario in pelle
UG33U – Servizi degli istituti di bellezza
UG55U – Servizi di pompe funebri e attività connesse
UG68U – Trasporto di merci su strada
TK29U – Studi di geologia
UK01U – Attività degli studi notarili
UK56U – Analisi cliniche
UM21C – Commercio all’ingrosso di prodotti della pesca
7) Trattamento fiscale dei piani di stock option: Ulteriori chiarimenti
Le nuove disposizioni in materia di stock option (dopo le modifiche apportate dal D.L. n. 262/2006, convertito dalla legge n. 286/2006) hanno introdotto le nuove condizioni per potere usufruire del regime fiscale agevolato (art. 51, comma 2, lettera g-bis del Tuir) che prevede una forma di esenzione di una quota parte del reddito di lavoro dipendente in misura corrispondente alla differenza tra il valore delle azioni al momento dell’assegnazione del diritto di opzione e l’ammontare corrisposto dal dipendente per l’esercizio delle opzioni stesse, a condizione che il predetto ammontare sia almeno pari al valore delle azioni stesse alla data dell’offerta.
Il beneficiario può cedere sul mercato azionario una quota di azioni per un controvalore pari al prezzo di esercizio pagato alla società e mantenere un numero di azioni per un controvalore pari al beneficio effettivamente ottenuto.
In sostanza, una volta effettuato il calcolo del numero delle azioni che non possono essere cedute o date in garanzia nel quinquennio, stabilito alla data dell’assegnazione delle azioni, tale numero di azioni deve essere mantenuto indipendentemente dalla circostanza che il valore delle azioni subisca modificazioni nel corso del predetto periodo.
L’Agenzia delle Entrate, rispondendo ad una istanza di interpello, ha precisato che non è possibile tenere conto di tutti quei valori che finiscono per determinare una cessione di un numero aggiuntivo di azioni rispetto a quelle liberamente disponibili, come nel caso prospettato del controvalore pari alle commissioni dovute all’intermediario finanziario o in caso di monetizzazione delle frazioni di azioni che non possono materialmente essere assegnate ai dipendenti.
Infine, la condizione essenziale per poter usufruire dell’agevolazione é che l’ammontare al quale vengono offerte le azioni – e quindi il prezzo che il dipendente dovrà pagare all’atto dell’esercizio del diritto di opzione – deve essere pari o più alto rispetto al valore normale delle stesse azioni al momento dell’offerta.
Condizioni ulteriori per l’applicazione dell’agevolazione fiscale
Secondo le nuove disposizioni, le ulteriori condizioni per l’applicazione dell’agevolazione fiscale prevedono che:
– l’opzione sia esercitabile non prima che siano scaduti tre anni dalla sua attribuzione;
– al momento in cui l’opzione è esercitabile, la società risulti quotata in mercati regolamentati;
– il beneficiario mantenga per almeno i cinque anni successivi all’esercizio dell’opzione un investimento nei titoli oggetto di opzione non inferiore alla differenza tra il valore delle azioni al momento dell’assegnazione e l’ammontare corrisposto dal dipendente.
Non verificandosi tali condizioni, la differenza tra il valore delle azioni al momento dell’assegnazione del diritto di opzione e l’ammontare corrisposto dal dipendente per l’esercizio delle opzioni stesse costituisce reddito di lavoro dipendente imponibile.
In materia l’Agenzia delle Entrate ha fornito precisazioni con le circolari n. 1/E del 19 gennaio 2007 e n. 11/E del 16 febbraio 2007.
Adesso ha ricordato, in via preliminare, che la nuova disciplina prevede che il beneficiario debba mantenere per almeno i cinque anni successivi all’esercizio dell’opzione non tutte le azioni ricevute, ma un “investimento nei titoli oggetto di opzione non inferiore alla differenza tra il valore delle azioni al momento dell’assegnazione e l’ammontare corrisposto dal dipendente”.
Nelle citate circolari stato precisato, pertanto, che l’oggetto del vincolo è costituito dalla differenza tra il valore dei titoli assegnati e l’ammontare pagato dall’assegnatario in modo tale da consentire lo smobilizzo o la costituzione in garanzia di un numero di azioni corrispondente all’esborso effettuato dal dipendente.
Anche in tal caso, così come ai fini della determinazione del compenso in natura nel caso di inapplicabilità della disciplina di favore in materia di stock option (circolare n. 30/E del 25 febbraio del 2000), il valore delle azioni è stabilito applicando le disposizioni relative alla determinazione del valore normale contenute nell’art. 9, comma 4, del Tuir.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 07/04/2008, n. 133)
8) Niente IVA sulla cessione del progetto di scheda elettronica (consulenza tecnica) ad un soggetto residente fuori della Comunità europea
Va qualificata come consulenza tecnica, e non come trasferimento di un diritto di proprietà intellettuale, la progettazione, da parte di uno studio associato di ingegneria, di un sistema di scheda elettronica e l’elaborazione della documentazione necessaria per la sua creazione.
Si tratta, infatti, di attività che richiedono elevata capacità professionale.
La prestazione, quindi, se resa nei confronti di un soggetto residente extra Ue, è esclusa dall’ambito di applicazione dell’Iva, indipendentemente dal luogo di utilizzo della stessa.
Pertanto, tale prestazione, qualificata come consulenza tecnica, resa nei confronti di un soggetto residente fuori della Comunità europea, è esclusa dall’ambito applicativo dell’IVA, ai sensi dell’art. 7, quarto comma, lett. f) del DPR n. 633/72, indipendentemente dal luogo di utilizzo della stessa.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 07/04/2008, n. 134)
9) Le istanze di rateazione senza Bollo
Niente più imposta di bollo sulle istanze presentate per ottenere la rateizzazione delle somme iscritte a ruolo.
A seguito delle modifiche normative introdotte dalla legge di conversione del decreto “milleproroghe”, infatti, la competenza a concedere le dilazioni di pagamento è ora affidata agli agenti della riscossione.
Questi ultimi non rientrano nell’elenco dei soggetti citati dalla tariffa allegata al Testo che disciplina l’imposta di bollo, per le domande nei confronti dei quali il tributo è dovuto nella misura di 14,62 euro per ogni foglio.
Pertanto, le istanze volte ad ottenere la rateazione delle somme iscritte a ruolo di cui all’art. 19 del DPR n. 602/73 possono essere redatte senza l’applicazione dell’imposta di bollo.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 07/04/2008, n. 135)
10) 5 per mille: Elenchi provvisori dei soggetti ammessi al beneficio del 5 per mille per l’esercizio finanziario (pubblicati il 07/04/2008)
Il primo elenco relativo agli Enti del volontariato (ONLUS, associazioni di promozione sociale, associazioni riconosciute in possesso di determinati requisiti, fondazioni nazionali di carattere culturale) di cui alla lettera a) del comma 5 dell’art. 3 della legge 244 del 2007 e successive modificazioni ed integrazioni, è stato curato dall’Agenzia delle Entrate.
Gli altri tre elenchi pubblicati, relativi agli enti di cui alle lettere b), c) e c-bis) del citato comma 5 (enti della ricerca scientifica e dell’università, enti della ricerca sanitaria ed associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI ai fini sportivi), sono stati, invece, predisposti rispettivamente a cura del Ministero dell’università e della ricerca, del Ministero della salute, e del CONI.
(Agenzia delle Entrate, nota sul sito del 07/04/2008)