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Timestamp: 2018-01-17 01:13:53+00:00
Document Index: 116667306

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art.5', 'art.18', 'art.18', 'art.6', 'art.9', 'art.18', 'art.9', 'art.18', 'art.1', 'art.9', 'art.380', 'art.381', 'sentenza ', 'art.4', 'art.21', 'art.36', 'art.226', 'art.118', 'art.1', 'art.13', 'art.3', 'art.8']

Breve lettura del D.L. c.d. "Antiterrorismo"
a cura dell'avv. A. Zanetta
ttraverso intervento legislativo "urgente" (DL & legge di conversione in pochi giorni), giustificato dalla necessità di adottare misure per il contrasto del terrorismo internazionale e della criminalità, in conferma dell'impegno assunto dall'Italia nella lotta ai succitati fenomeni, sono state introdotte non già nuove figure di reato e modificazioni significative alla normativa sugli stranieri ma si è significativamente inciso sul processo penale davanti al Giudice di Pace e sulla figura del p.m. d'udienza innanzi al Tribunale Monocratico.
In primis, sono potenziati gli strumenti di indagine e di controllo attraverso circoscritti adattamenti delle norme vigenti, specie per quanto riguarda l'accertamento dell'identità, mentre il capitolo dei "documenti falsi" si arricchisce di nuove fattispecie. Quanto alla posizione dei cittadini extracomunitari, sono introdotti non già e non solo il rilascio del permesso di soggiorno per gli stranieri che collaborano con la giustizia, ma anche una procedura più agile e mirata per le espulsioni amministrative di chi è sospettato di agevolare cellule terroristiche. Circa poi l'identificazione di cittadini extracomunitari, i quali sovente si attribuiscono una o più diverse generalità, va registrata l'introduzione del prelievo della saliva per ottenere il profilo del DNA, sotto il controllo dell'autorità giudiziaria.
La normativa interviene altresì in materia di fermo e di arresto, pur se nei limiti propri di un provvedimento d'urgenza, mentre più incisivo appare l'aggiornamento delle misure di prevenzione, anche patrimoniali, in funzione anti - terrorismo, e più appropriati paiono i controlli verso le persone sottoposte a misure di prevenzione.
Un gruppo di norme poi è rivolto alla salvaguardia, per un tempo determinato, dei dati essenziali relativi alle comunicazioni telefoniche e telematiche e, più in generale, pone un complesso di misure amministrative utili per il controllo d'attività "sensibili" ai fini della prevenzione del terrorismo, (attività relative ai "call center & internet point, attività di volo, attività inerenti agli esplosivi).
Altra parte dell'intervento, infine, è costituita dalle norme volte a delimitare le aree d'impegno della polizia giudiziaria, con eliminazione delle attività sussidiarie al processo penale ma estranee ai loro compiti istituzionali. In questo ambito si colloca altresì l'ulteriore previsione che amplia i servizi di vigilanza eseguibili con guardie giurate (porti, stazioni ferroviarie e metro, mezzi di trasporto pubblici).
Da ultimo, vera novità del provvedimento è costituita dall'introduzione, in linea con la decisione quadro n. 2002/475/GAI del Consiglio dell'Unione Europea del 13 giugno 2002 e della Convenzione del Consiglio di Europa sulla prevenzione del terrorismo, di nuove fattispecie delittuose attraverso le quali vengono incriminate non solo le attività di addestramento di terroristi, ma altresì quelle di arruolamento di persone da avviare alla commissione di azioni terroristiche : queste nuove figure consentono ora di punire anche condotte commesse senza l'uso di violenza ed al di fuori degli ordinari contesti associativi propri delle attività terroristiche.
Il commento articolo per articolo è a cura di : avv. Alberto Zanetta (art.1 - art.5, artt.10 - 11 & 14, art.18 - art.18ter); avv. Massimiliano Testore (art.6 - art.9bis); avv. Paolo Patacconi (artt.12 & 13 - artt. 15 - 16 & 17).
La norma riprende ed estende al campo dei delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o d'eversione dell'ordine democratico, la disciplina del colloquio investigativo con detenuti internati per il conseguimento d'informazioni utili in via preventiva e repressiva, proprio delle indagini circa i delitti di criminalità organizzata, istituto giudicato "controverso" da attenta dottrina processual-penalistica per il suo collocarsi a metà strada fra il piano amministrativo e quello proprio del processo penale (cfr. G. Frigo in Guida al Diritto n.33/2005 pag.77). La scelta normativa, che comporta assunzione di responsabilità a livello provinciale per le due principali forze di polizia giudiziaria (Carabinieri e Polizia di Stato) cui si aggiunge, l'ambito suo proprio, la Guardia di Finanza ma con designazione dal livello centrale, privilegia uno strumento investigativo che ha dato buona prova di sé nelle indagini di mafia. Resta l'incognita di come i colloqui in parola possano venire utilmente compiuti su soggetti stranieri, alla luce delle difficoltà proprie d'essi, in primis sul piano del contesto culturale e linguistico, pur se vada registrata l'esperienza maturata sul campo specie dagl'investigatori milanesi.
Collocata in ambito amministrativo e già prevista dalla normativa in materia d'immigrazione per combattere il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione extracomunitaria (art.18 D. Lgs. 286/98 smi), la figura del rilascio del permesso di soggiorno al cittadino extracomunitario "collaborante" postula che l'apporto offerto dal soggetto alla polizia giudiziaria si segnali per i caratteri di cui all'art.9 co.3 LS 82/1991 smi ovvero presenti intrinseca attendibilità, novità, completezza, ovvero appaia di notevole importanza per le indagini od ai fini del giudizio, per le attività investigative sulla struttura, sulle articolazioni, sulle dotazioni di beni, esplosivi ed armi, sui collegamenti interni ed internazionali delle organizzazioni eversivo-terrostiche, e sugli obiettivi - finalità - modalità operative di queste ultime. Trattasi di un permesso di soggiorno (rinnovabile e revocabile) di tipo speciale che si aggiunge agli altri preveduti dal D. Lgs. n. 286/98 smi, come attesta la relatio del co.4 all'art.18 co.5 & 6 del D. Lgs. n.286/1998 smi; non pone problemi il suo rilascio da parte del Questore su segnalazione dei soggetti di cui all'art.1 o dei responsabili dei Servizi di Sicurezza, mentre più difficilmente individuabile è l'autonoma iniziativa del Questore medesimo; quanto al rilascio su richiesta del Procuratore della Repubblica, il beneficio appare correlato a collaborazione maturata nell'ambito dell'indagine preliminare o del giudizio. Si segnala infine come quanto rassegnato nel co.5 (ovvero il rilascio della Carta di Soggiorno in ipotesi di collaborazioni dai caratteri di straordinaria rilevanza) presenti caratteri davvero "premiali" : detto rilascio avviene difatti anche in deroga all'art.9 D. Lgs. 286/1998 smi, ovvero ne può beneficiare soggetto del tutto privo dei requisiti, fra i quali ha rilievo l'assenza di sottoposizione a giudizio per taluno dei delitti ex art.380 CPP o, limitatamente ai delitti non colposi, ex art.381 CPP, o di pronuncia di sentenza di condanna anche non definitiva, salvo l'ottenimento della riabilitazione. La qualità amministrativa dell'atto ne esce quivi rafforzata.
Trattasi di una delle norme che hanno avuto maggiore rilievo mediatico specie a motivo delle prime applicazioni concrete (ricordasi tra gli altri il caso del cd. "Imam di Torino"). La scelta legislativa appare senza dubbio coerente con quanto preveduto dal TU sull'Immigrazione (D. Lgs. n.286/1998 smi) e nella qualificazione della posizione del cittadino extracomunitario come di interesse legittimo. Resta, al comma 1, più d'una perplessità circa l'individuazione della condotta che - nella lettera della legge - può essere anche del tutto passiva e/o omissiva e per ciò si lascia spazio a margini di discrezionalità troppo ampi ed indefiniti forieri di più d'un sospetto di persecuzione e / o discriminazione. Ben maggiori problemi solleva il comma 4 : contro il provvedimento del Ministro (o Prefetto su sua delega) che è immediatamente esecutivo, la norma non priva il ricorrente di spiegare - con il ricorso giurisdizionale - tutte le istanze cautelari, semplicemente nega al ricorso valore sospensivo e non consente (art.4bis) all'adito TAR di potere disporre la sospensione dell'esecuzione del provvedimento impugnato ex art.21 LS 1034/1971 smi o ex art.36 RD 642/1907. Punto di crisi quivi è dato dall'alternativa giustiziale costituita dal Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica : anche in questo caso può avanzarsi istanza di sospensione dell'esecuzione e la norma quivi annotata non ne fa cenno né può estendersi né applicarsi per analogia il disposto del comma 4bis. Le esigenze investigative, che giustificherebbero la presenza nello Stato dell'espulso, vengono sul piano amministrativo demandate - quanto a tutela e gestione - al Prefetto il quale, con l'obbligo d'informativa del Ministro, diventa il "referente" dell'autorità giudiziaria inquirente e requirente, creandosi così un peculiare ambito relazionale fra soggetti appartenenti a distinti poteri dello Stato (comma 3). Circa invece l'altro ambito relazionale, creato fra magistratura inquirente e requirente e magistratura amministrativa dalla questione della cognizione di atti coperti da segreto investigativo o di stato, corretta e rispettosa del diritto di difesa è la previsione della sospensione biennale cui tiene dietro l'interpello dell'amministrazione e la decisione allo stato degli atto in caso d'interpello inevaso, restando pur sempre il problema dell'interpello dell'autorità giudiziaria requirente specie se le indagini sono particolarmente complesse per la natura transfrontaliera dei delitti indagati. Alto è peraltro il rischio d'incostituzionalità - anche alla luce di Corte Cost. n.222/2004 - delle disposizioni succitate, [cfr. amplius Oberdan Forlenza Liti sui decreti di espulsione restituite al Tar in Guida al Diritto n.33/05 pag.70 e seguenti], rischio certo non escluso dalla preveduta temporaneità d'esse (comma 6)
Il noto (e controverso) istituto normato dall'art.226 disp. att. CPP, la cui "eccentricità" rispetto al sistema sta nel fatto che l'autorizzazione venga conceduta non già dal giudice bensì dal p.m. ovvero da una delle parti agonistiche del processo, non poteva non trovare quivi un suo proprio spazio, tenuto conto di come l'attività di "intercettazione preventiva" s'è connotata come strumento peculiare delle indagini di criminalità organizzata. Le novità introdotte riguardano i profili oggettivo e subietttivo : a) quanto al profilo oggettivo, le attività in parola sfuggono a qualsivoglia previsione sia qualitativa (ai delitti) sia quantitativa (alle pene), rilevando la mera "relatio" alle attività terroristiche e d'eversione dell'ordine costituzionale, "relatio" generica ed omnicomprensiva d'ogni delitto in merito; b) quanto al profilo soggettivo, la richiesta promana dal Presidente il Consiglio dei Ministri (non direttamente ma di necessità) attraverso i Direttori dei Servizi al Procuratore Generale della Repubblica : rispetto al DL, ove si prevedeva la titolarità del potere autorizzativo in capo al Procuratore Generale presso la Cassazione, in sede di conversione s'è recuperato il ruolo della giurisdizione di merito per il tramite della parte pubblica requirente. Resta comunque il "vulnus" originario succitato dell'istituto, ovvero che non sia il giudice ad autorizzare bensì l' "attore pubblico". Altro dato "eccentrico" è la previsione del Presidente del Consiglio quale soggetto richiedente in luogo del Ministro dell'Interno, soggetto questo già titolare di ben specifico ruolo processuale nel rito vigente ex art.118 CPP : tale scelta appare foriera di possibili "inteferenze" per attribuzioni concorrente (cfr. amplius G. Frigo citato supra sub art.1 pag.78). Da ultimo, non può non ricordarsi come in materia di terrorismo viga per l'istituto in parola una disciplina speciale, ovvero quella dettata dall'art.13 DL 152/1991 per l'estensione fatta dall'art.3 DL 374/2001 : per disporre le investigazioni in parola basta la sussistenza di sufficienti (e non già di gravi) indizi con possibilità di una loro durata sino a quaranta giorni, suscettibili di proroghe successive di venti giorni, disposte in via d'urgenza dal p.m. salva convalida da parte del giudice.
Fra le norme concepite per il potenziamento delle attività d'indagine connesse al terrorismo si colloca questo articolo col quale il Ministero dell'Interno viene investito del potere di costituire speciali unità investigative interforze costituite da Carabinieri, Polizia di Stato & Guardia di Finanza. Trattasi di modulo organizzativo già praticato con successo nell'attività di contrasto dei sequestri di persona (cfr. l'art.8 LS 82/1991) e che quivi contempla anche la definizione delle risorse materiali oltreché di quelle umane, modulo concepito per impiegare al meglio le competenze tecnico / professionali maturate da ufficiali ed agenti di p.g. . Il PM è tenuto di regola ad avvalersi di queste unità tutte le volte in cui indaghi per fatti di terrorismo di rilevante gravità, libero peraltro di avvalersi di altre risorse di polizia giudiziaria stante il carattere non vincolante della norma.
1.A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2007 e' sospesa l'applicazione delle