Source: http://noiradiomobile.org/infortunio-sul-lavoro-pavimento-scivoloso-nessun-risarcimento/
Timestamp: 2017-12-12 02:52:07+00:00
Document Index: 148676591

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 378', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 1218', 'art. 2087', 'art. 360', 'art. 13', 'art. 13']

Infortunio sul lavoro. Pavimento scivoloso? Nessun risarcimento. – Noi Radiomobile™
Home »News»Infortunio sul lavoro. Pavimento scivoloso? Nessun risarcimento.
Infortunio sul lavoro. Pavimento scivoloso? Nessun risarcimento.
Posted on 18 aprile 2015 AuthorNoi Radiomobile1 Comment
(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 3 dicembre 2014 – 13 aprile 2015, n. 7388)
Ricostituito il contradditorío, anche con l’appaltatrice delle pulizie, (nei cui confornti parte datrice proponeva appello incidentate condizionato) e con la relativa società assicuratrice della responsabilità civile, evocate in primo grado, l’adita Corte d’appello di Bologna, ammessa ed espietata c.t.u. di natura medico legale, rigettava il gravame principale e dichiarava assorbito l’incidentale.
A sostegno della decisione, dopo avere sotenuto la inapplicabilità del D.M. 236/89 e del D.P.R. 503/96, invocati dalla ricorrente, osservava che nessun addebito poteva attribuirsi alla Regione in ordine al lamentato infortunio, non essendo stato, peraltro, allegato alcun vizio di manutenzione (buche, dislivelli o altro) o insidia legata alle pulizie (acqua o relativi materiali).
A tanto erano da aggiungere i seguenti elementi di indole logico presuntiva: da un lato per circa tre anni la P. aveva percorso il tratto di pavimento in questione (come dei resto gli altri dirigenti e consigleri regìonali),senza che nulla fosse accaduto, (o anche solo segnalato); dall’altro l’ausliare officiato in primo grado aveva dato atto della curva a 90° gradi necessaria per accedere al vano ascensori, (curva dove l’infortunio si era verificato); sicché “suole consunte o una andatura eccessivamente veloce” ben avrebbero potuto avere, in concomitanza con la predetta esigenza di svolta di 90°, determinato l’evento.
Onde, in assenza di colpa specifica o generica, solo la non consentita configurazione della responsabilità datoriale come oggettiva avrebbe potuto condurre all’accoglimento delle doglianze della P..
Per la cassazione di tale pronuncia ricorre F.P. con due motivi, ulteriormente illustrati da memoria ex art. 378 c.p.c.
Con il primo motivo di ricorso la P., denunciando violazione o falsa applicazione degli arti. 416 c.p.c. e 115 c.p.c. ed omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, in relazione all’art. 360 nn. 3) e 5) c.p.c.5, deduce che la circostanza -dedotta fin dal primo atto introduttivo – circa la sua rovinosa caduta, in quanto scivolata sul pavimento dell’autorimessa del palazzo della Regione, non era stata contestata in alcun modo dalla Regione stessa né al momento della sua costituzione in giudizio né in seguito.
Dovendosi, di conseguenza considerare come accertata detta circostanza, erronea risultava la impugnata pronuncia di rigetto del gravame.
Ciò di cui si discute è se tale caduta sia da attribuirsi o meno a reponsabilità della Regione, datrice di lavoro della P.. In proposito la ricorrente non censura in alcun modo l’ iter logico seguito dal Giudice d’appello per ritenere l’inapplicabilità in via diretta dei richiamati D.M. e D.P.R.; ciò perché si tratta di normative sorrette da una precisa ratio, il superamento delle barriere architettoniche, e destinate dal legislatore ad un ben determinato ambito di applicazione, spaziale e temporale, come correttamente rilevato dalla sentenza impugnata.
In materia, è opportuno richiamare preliminarmente l’orientamento di questa Corte (v. tra le ultime pronunce, Cass. n. 131212014) alla cui stregua il lavoratore che agisca nei confronti del datore di lavoro per il risarcimento del danno patito a seguito di infortunio sul lavoro, seppure non debba provare la colpa del datore di lavoro, nei cui confronti opera la presunzione posta dell’art. 1218 cod. civ. è pur sempre onerato, in base al principio generale affermato da Cass. S.U. 30 ottobre 2001, n. 13533, della prova del fatto costituente l’inadempimento e del nesso di causalità materiale tra l’inadempimento e il danno (cfr. Cass. 19 luglio 2007, n. 16003).
Infatti, soltanto “una volta provato l’inadempimento consistente nell’inesatta esecuzione della prestazione di sicurezza nonché la correlazione fra tale inadempimento ed il danno, la prova che tutto era stato approntato ai fini dell’osservanza del precetto dell’art. 2087 cod. civ. e che gli esiti dannosi erano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile deve essere fornita dal datore di lavoro” (v. Cass. 8 maggio 2007, n. 10441).
Nè è possibile far valere con il vizio di motivazione la rispondenza della ricostruzione dei fatti operata dal giudice al diverso convincimento soggettivo della parte e, in particolare, prospettare un preteso migliore e più appagante coordinamento dei dati acquisiti, atteso che tali aspetti del giudizio, interni all’ambito di discrezionalità di valutazione degli elementi di prova e dell’apprezzamento dei fatti, attengono al libero convincimento dei giudice e non ai possibili vizi del percorso formativo di tale convincimento (così Cass. 26 marzo 2010, n. 7394).
In buona sostanza, il controllo di logicità del giudizio di fatto, consentito dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, non equivale alla revisione del “ragionamento decisorio”, ossia dell’opzione che ha condotto il giudice del merito ad una determinata soluzione della questione esaminata, posto che una simile revisione, in realtà, non sarebbe altro che un giudizio di fatto e si risolverebbe sostanzialmente in una sua nuova formulazione, contrariamente alla funzione assegnata dall’ordinamento al giudice di legittimità.
La valutazione, poi, delle risultanze probatorie come la scelta di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito, il quale nel porre a fondamento della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni difensive, dovendo ritenersi implicitamente disattesi tutti i rilievi e circostanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono logicamente incompatibili con la decisione adottata (Cass. 5 ottobre 2006, n. 21412; id. 26 febbraio 2007, n. 4391; 27 luglio 2007, n. 16346).
Inoltre, contrariamente a quanto lamentato dalla ricorrente, la Corte territoriale ha debitamente considerato tutte le circostanze emerse nell’ambito della ricostruzione fattuale dell’infortunio occorso alla P., rispetto alle quali i riferimenti al d. lgs. n. 62611994 non appaiono dirimenti.
Ma, la Corte territoriale, con motivazione corretta sotto il profilo giuridico e congruamente articolata, ha ritenuto che non potesse configurarsi una responsabilità civile a carico del datore di lavoro, giacché, pur dovendosi dare atto che, nel quadro della suddetta normativa, di cui ai suddetti D.M. n. 23611989 e D.P.R. n. 503/1996, andava rispettato un più rigoroso livello del c.d. coefficiente di attrito (superiore a 40), non potevano trascurarsi le circostanze sopra riportate (assenza dì vizi di manutenzione o di insidia legata alle pulizie, conoscenza, da parte della paganella, del tratto di pavimento in questione, ecc.), che inducevano ad escludere ogni responsabilità.
Così argomentando, la Corte di merito ha mostrato di adeguarsi alle stesse considerazioni del CTU, laddove sottolinea – come riportato testualmente nel controricorso- che le prove strumentali avevano “evidenziato una modesta scivolosità che questo CTU ritiene comune alla generalità dei pavimenti esistenti negli uffici pubblici e privati” e “che il rischio del pavimento de quo, sia pure modestamente scivoloso, in concreto non risulta di particolare rilievo).
Il ricorso va, pertanto, rigettato. Sussistono giusti motivi, in considerazione a della natura delle questioni trattate e della peculiarità fattuale della controversia in esame, per compensare – tra le parti costituite – le spese del presente giudizio di cassazione.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 dei 2002, art. 13, comma 1 quater, da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dei comma 1 bis dello stesso art. 13.
← Previous Previous post: Undici coltellate per uccidere la moglie davanti al figlioletto: no all’aggravante della crudeltà.
Next → Next post: Un anziano signore effettua degli acquisti in un supermercato pagando regolarmente la merce. Poi uscito dal negozio viene inseguito da alcuni dipendenti, dai quali è accusato di avere rubato alcuni prodotti. Esibisce lo scontrino al cospetto dei numerosi avventori del supermercato: deve essere risarcito.
1 thought on “Infortunio sul lavoro. Pavimento scivoloso? Nessun risarcimento.”
9 dicembre 2017 at 20:31
I wanted to write a quick message to be able to appreciate you
for all the pleasant tips you are writing here. My considerable internet investigation has at the end of the day been rewarded with awesome points to write about
with my friends and classmates. I ‘d declare that most
of us readers actually are really endowed to exist in a really good site with many marvellous people with valuable suggestions.
I feel truly fortunate to have discovered the web site and look