Source: http://www.assasnc.it/faq-amianto/
Timestamp: 2019-08-25 02:16:05+00:00
Document Index: 25236474

Matched Legal Cases: ['art.256', 'art. 12', 'art.26', 'art.26', 'art.246', 'art.249', 'art.256', 'art.255', 'art.34', 'art.256']

Faq Amianto | ASSA SAS
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Che cosa è l'amianto?
Sono indicati con il termine di amianto o asbesto alcuni minerali (silicati) a struttura fibrosa. I più diffusi sono: crisotilo, crocidolite, amosite, tremolite, actinolite e antofillite (DPR 215/88). L’amianto è virtualmente indistruttibile, resistente al calore e all’attacco degli acidi, estremamente flessibile, resistente alla trazione, facilmente filabile. Con lo stesso termine “amianto” a volte si denomina impropriamente anche il materiale che lo contiene (materiale contenente amianto=MCA).
Come si identifica l'amianto?
L’analisi per eccellenza é la microscopia ottica a contrasto di fase, anche se una semplice visione ad uno stereomicroscopio a poche decine di ingrandimenti può confermare un habitus fibroso del materiale ed indirizzare gli approfondimenti, che utilizzano normalmente la diffrattometria raggi X o la spettrometria ad infrarossi. Per la verifica della presenza di fibre aerodisperse, il percorso analitico da intraprendere, a seconda dei livelli di contaminazione, é quello della microscopia: microscopia ottica a contrasto di fase ed elettronica a scansione. E’ importante sottolineare che la presenza di amianto deve essere sempre confermata da una analisi di laboratorio, che darà informazioni sul tipo di amianto e sulla presenza in percentuale dello stesso : elementi indispensabili per prendere una decisione definitiva sul provvedimento di bonifica da adottarsi.
La presenza dell’amianto è sempre indice di pericolo?
La presenza di materiali costituiti da cemento – amianto non è di per se’ pericolosa. Se il materiale è in buone condizioni è molto improbabile che rappresenti un rischio per la salute e pertanto è inopportuna la bonifica. Al contrario, quando le superfici di eternit dei capannoni divengono friabili al tatto e iniziano a sfaldarsi, a causa dell’azione di agenti esterni come la pioggia o gli urti, è NECESSARIO e OBBLIGATORIO per legge RIMUOVERLE. Infatti, in questo caso, si sprigionano particelle di amianto, fibre di amianto, altamente dannose per la salute dei cittadini.
Chi effettua i controlli per verificare la pericolosità del cemento-amianto eternit?
La competenza sui controlli è dell’Azienda ASL e della sezione provinciale dell’ARPA competenti per il territorio. Ci si può anche rivolgere a laboratori privati specializzati.
Cosa posso fare se l’ASL non si attiva alle mie richieste?
Nel caso di comprovata pericolosità delle strutture in amianto l’ASL deve intervenire, altrimenti si può configurare il reato di omissione di atti d’ufficio. Può essere d’aiuto fare una prima diffida anche attraverso le associazioni che trattano questi aspetti, come l’associazione esposti amianto (AEA).
Sono obbligato a rimuovere l’eternit?
La rimozione non è sempre necessaria, ma i tecnici valuteranno, per ogni caso specifico, la modalità di intervento più idonea ( piano di controllo e manutenzione, rimozione, incapsulamento o confinamento) , in relazione allo stato di degrado del manufatto e alla suscettibilità dello stesso ad eventuali danneggiamenti.
L'amianto rappresenta ancora un pericolo nel nostro paese?
L’amianto in Italia è stato messo al bando nel 1992. Nonostante l’emanazione di norme e l’applicazione delle stesse, l’amianto in circolazione è ancora moltissimo e si sta tentando il più possibile di eliminarlo. Pertanto, quest’ultimo rappresenta ancora un pericolo. Tra l’altro non bisogna dimenticare che esiste una fascia di popolazione che, nel momento storico caratterizzato ancora dall’inconsapevolezza dei rischi, è entrata in contatto con questa sostanza, soprattutto per motivi di lavoro. L’esposizione professionale ha interessato milioni di persone tra carpentieri, operai industriali, operatori edili e dell’industria naval meccanica, elettricisti, ferrovieri, caldaisti. Tanto per fare un esempio basti pensare che si stima che solo negli Stati Uniti ci sono 7 milioni e mezzo di lavoratori edili che hanno usato materiale contenente amianto per costruzioni a prova di incendio, per l’isolamento acustico, per l’istallazione di condutture, caldaie e tubature.
QUALE E’ LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO? A riguardo le consigliamo di visitare la pagina del ns. sito sezione INFO.
Quale è la normativa di riferimento?
A riguardo le consigliamo di visitare la pagina del ns. sito sezione INFO.
Ho sentito dire che il rischio è solo per chi lavora a contatto con l’amianto
I rischi per la salute derivanti dal contatto con l’amianto sono sicuramente molto più elevati per chi lavora a stretto contatto con questo materiale. Questo non significa che sia sottovalutabile il problema anche per chi non ci lavora, per questi motivi:
– per il rischio neoplastico non vi sono teoricamente valori di soglia;
– le fibre inalate nel tempo si accumulano nell’organismo e accrescono progressivamente il rischio (probabilità) di provocare danni (soprattutto gli anfiboli);
– tra la popolazione esposta sono compresi anche i bambini (che eventualmente occupano una scuola con amianto): essi hanno una lunga aspettativa di vita ed hanno perciò più possibilità di sviluppare il tumore;
– l’esposizione “civile” è una esposizione vera poichè normalmente gli occupanti un edificio con amianto non portano mezzi di protezione delle vie respiratorie, a differenza dei professionalmente esposti.
Quali sono i possibili metodi di intervento previsti dalla normativa in vigore?
Esistono tre metodi (D.M.06/09/94): la rimozione, l’incapsulamento ed il confinamento. Larimozione deve essere effettuata da personale competente con le adeguate protezioni e consiste nell’eliminazione definitiva del manufatto. L’incapsulamento consiste nel trattamento dell’amianto con prodotti penetranti o ricoprenti che (a seconda del tipo di prodotto usato) tendono ad inglobare le fibre di amianto, a ripristinare l’aderenza al supporto, a costituire una pellicola di protezione sulla superficie esposta. Costi e tempi dell’intervento risultano più contenuti rispetto a quelli previsti per l’attività di rimozione, poiché non richiede la successiva applicazione di un prodotto sostitutivo e non produce rifiuti tossici. Il principale inconveniente di tale tecnica di intervento è rappresentato dalla permanenza nell’edificio del materiale di amianto e dalla conseguente necessità di mantenere un programma di controllo e manutenzione. Tra l’altro, l’eventuale rimozione di un materiale di amianto precedentemente incapsulato è più complessa, per la difficoltà di bagnare il materiale a causa dell’effetto impermeabilizzante del trattamento. Inoltre, l’incapsulamento può alterare le proprietà antifiamma e fonoassorbenti del rivestimento di amianto e non consentire, quindi, a quest’ultimo di mantenere le proprie caratteristiche originarie. Il confinamento consiste nell’installazione di una barriera a tenuta che separi l’amianto dalle aree occupate dell’edificio. Se non viene associato ad un trattamento incapsulante, il rilascio di fibre continua all’interno del confinamento. Rispetto all’incapsulamento, presenta il vantaggio di realizzare una barriera resistente agli urti. E’ indicato nel caso di materiali facilmente accessibili, in particolare per bonifica di aree circoscritte (ad es. una colonna). Non è indicato quando sia necessario accedere frequentemente nello spazio confinato. Il costo è contenuto, se l’intervento non comporta lo spostamento dell’impianto elettrico, termoidraulico, di ventilazione, ecc. Occorre sempre un programma di controllo e manutenzione, in quanto l’amianto rimane nell’edificio; inoltre la barriera installata per il confinamento deve essere mantenuta in buone condizioni.
Differenza tra amianto friabile e compatto
Il materiale viene considerato friabile quando può essere facilmente sbriciolato o ridotto in polvere con la semplice pressione manuale. Il materiale viceversa si può definire compatto quando può essere sbriciolato o ridotto in polvere solo con l’impiego di attrezzi meccanici (dischi abrasivi, frese, ecc…).
Dove si ricerca l'amianto friabile
– Ricoperture a spruzzo e rivestimenti isolanti termo-acustici
– Controsoffitti
– Rivestimenti isolanti di tubazioni o caldaie
– Funi, corde, tessuti
– Cartoni, carte e prodotti affini
Oltre alle lastre in eternit (le cosidette 'ondulit'), quali sono gli altri manufatti in cemento – amianto?
Oltre alle lastre ondulate e piane, gli altri manufatti in cemento –amianto sono:
– canne fumarie
– serbatoi idrici
– vasche
– tubazioni
– pavimenti
– pannelli in linoleum
Come si può individuare un materiale contenente amianto?
L’accertamento può essere eseguito in base all’aspetto del materiale, all’eventuale marchiatura, alle conoscenze tecniche di chi esegue l’accertamento oppure può essere eseguito da un laboratorio opportunamente ed adeguatamente attrezzato e autorizzato.
Chi ha l'obbligo di individuare l'amianto?
Hanno l’obbligo di individuare l’amianto i proprietari di immobili ed impianti industriali con amianto friabile ( notifica – ex ar. 12 comma 5 , Legge 257/92) . Inoltre, ai fini della responsabilità generale sul pericolo amianto, compete un obbligo di gestione del rischio anche a tutti i proprietari di immobili ed impianti con manufatti in cemento amianto (eternit) in quanto responsabili di eventuali danni causati, alla collettività e ai dipendenti, dalla dispersione di fibre di amianto. In questi casi (es.coperture ecc.) il pericolo è particolarmente presente nelle fasi di manutenzione, rimozione o demolizione del manufatto (operazioni soggette alla presentazione di un piano di lavoro al Dipartimento di Prevenzione della Azienda USL – ex art.256 DLgs.81/2008).
Cosa si deve fare al fine della individuazione della possibile presenza di amianto?
Ai fini dell’efficacia della ricerca si consiglia a ciascun proprietario o responsabile di: – effettuare un primo screening di individuazione delle situazioni “sospette” per mezzo di una mappatura realizzata da aziende o laboratori specializzati – in caso di dubbio (assenza di documentazione che ne qualifichi la composizione) deve essere effettuata l’analisi del materiale presso laboratori accreditati; – se l’analisi del materiale è positiva , in alternativa alla rimozione, è obbligatorio procedere alla valutazione del rischio; – se l’analisi del materiale è negativa occorre conservare il certificato di analisi; – se si è effettuata la valutazione del rischio, richiedere e conservare copia della relazione.
Potreste darmi alcune indicazioni riguardanti l’attività di incapsulamento?
Mediante questo metodo di bonifica la superficie delle lastre esposta agli agenti atmosferici è trattata con sostanze, in genere di natura sintetica, idonee ad inglobare ed ancorare saldamente le fibre di amianto nella matrice cementizia ed impedirne il rilascio nell’ambiente. Si adatta preferibilmente a coperture che conservano ancora la loro funzionalità, caratterizzate da uno stato superficiale poco deteriorato e dotato di buona resistenza meccanica. Le sostanze incapsulanti, in funzione degli effetti prodotti sulle coperture, possono essere di due tipi: impregnanti e ricoprenti. Per un intervento qualitativamente migliore, anche in termini di conservazione, si consiglia l’utilizzo di entrambe!! E’ NECESSARIO ACCERTARSI DELLA CONFORMITA’ DEL PRODOTTO INCAPSULANTE.
L’ATTESTATO DI CONFORMITA’ VIENE RILASCIATO DAL FORNITORE E DEVE RIPORTARE LE CARATTERISTICHE PRESTAZIONALI RICHIESTE NELL’APPENDICE 1 (punti 1 2 3 e 4). La conformità sarà attestata dai laboratori che rilasciano un documento con tutti i dati indicati nel DM 20/08/99. (NORMA DI RIFERIMENTO:UNI10686)
Incapsulamento. A riguardo potreste, gentilmente, indicarmi i vantaggi e gli svantaggi?
Migliora la resistenza dell’Amianto Compatto agli agenti atmosferici, all’irraggiamento solare e alle colonizzazioni organiche. Non occorre installare una copertura sostitutiva. Non occorre smaltire le lastre come rifiuto contenente amianto. Non comporta necessariamente l’inagibilità dell’edificio durante l’interventi
L’amianto rimane in sede. Devono essere adottate idonee cautele per i successivi interventi di manutenzione della copertura. Non ripristina la funzionalità del tetto. Il trattamento ha una durata limitata, per cui occorre ripetere l’intervento a distanza di tempo o prevedere una successiva rimozione o sopracopertura. Richiede una pulizia preliminare della copertura che comporta elevate emissioni di fibre che vengono aerodisperse o veicolate nelle acque di lavaggio. E’ necessario ricorrere a macchine che limitano l’emissione di fibre per impatto e raccolgono le acque reflue per filtrarle (D.M. 6/9/94). Col tempo possono verificarsi infiltrazioni di acqua tra lo strato di incapsulante e la copertura che determinano la perdita di adesione del rivestimento e finiscono per compromettere la funzionalità della copertura.
A chi si possono chiedere chiarimenti?
Per informazioni e chiarimenti ci si può rivolgere al Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda ASL e all’ARPA; per approfondire aspetti specifici o particolari occorre eventualmente rivolgersi a un tecnico che indichi gli interventi da adottare (Azienda di bonifica amianto o Laboratorio specializzato).
Quali sono gli obblighi e i compiti del proprietario di un edificio abitato o utilizzato da più persone (edificio ad uso collettivo) o di un impianto industriale?
Ai fini della responsabilità generale sul pericolo amianto, compete un obbligo di gestione del rischio a tutti i proprietari di immobili ed impianti con amianto (anche cemento amianto) in quanto responsabili di eventuali danni causati alla collettività dalla dispersione di fibre di amianto. In particolare per l’amianto friabile compete l’obbligo di comunicarne, se è attivato il censimento a livello regionale, la presenza ai Dipartimenti di Prevenzione e di attuare una serie di azioni in tempi brevi che consentano di accedere e di stazionare nei locali in sicurezza.
Quali sono gli obblighi e i compiti dell’Amministratore del Condominio?
MANUFATTI IN CEMENTO AMIANTO NEI CONDOMINI_ OBBLIGHI E RESPONSABILITA’
Nel rispetto di quanto disposto dal D.M. 06/09/1994 , Individuare la presenza di materiali contenenti amianto in un edificio è sempre necessario (oltreché obbligatorio) al fine di predisporre misure di controllo e di corretta gestione del rischio.
La normativa di riferimento infatti non sancisce l’obbligo di bonifica “a prescindere”, ma prevede, constatata l’effettiva presenza di amianto, la necessità di provvedere ad una valutazione del rischio e individuare in base agli esiti le azioni possibili. L’obbligo di bonificare scaturisce esclusivamente dalla pericolosità dei manufatti contenenti in cemento amianto (MCA) e non dalla mera presenza nella struttura. Tale pericolosità dipende dall’eventuale rilascio di fibre aerodisperse nell’ambiente che rappresentano un potenziale rischio per la salute degli occupanti e per l’eventuale degrado ambientale connesso con la dispersione di fibre. E’ per questo che la legge non richiede necessariamente la bonifica ma impone ai proprietari e agli Amministratori dei Condomini la valutazione del possibile rischio con la conseguente individuazione degli interventi attuabili in virtù delle risultanze ottenute. [ D.M. 06/09/1994 _ ALLEGATO – NORMATIVE E METODOLOGIE TECNICHE PER LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO, ILCONTROLLO, LA MANUTENZIONE E LA BONIFICA DI MATERIALI CONTENENTI AMIANTO PRESENTINELLE STRUTTURE EDILIZIE_2 – VALUTAZIONE DEL RISCHIO]
Indicazione dei Manufatti presenti negli edifici adibiti a civile abitazione che potrebbero presentare una composizione in cemento amianto:
In forma compatta si trovano materiali in cemento-amianto (o simili) ovvero:
piastrelle per pavimenti, tegole tipo marsigliese;
lastre ondulate o piane (utilizzate come elementi di copertura, pareti, tamponamenti e
controsoffittature);
serbatoi, cassoni per l’acqua, vasche, vasi di espansione per impianti di riscaldamento;
tubazioni (scarichi, fognatura, acqua potabile);
canne fumarie e comignoli;
pannelli tipo “sandwich” in costruzioni prefabbricate;
gronde e discendenti.
L’Amministratore e la Gestione del Rischio Amianto
L’amministratore di condominio ha la responsabilità delle parti condominiali comuni e non dei singoli appartamenti presso i quali può svolgere un’azione di informazione e sensibilizzazione.
Le responsabilità sono distinte a seconda dei ruoli
Amministratore della proprietà( in tutti i casi)
Datore di lavoro (solo in presenza di personale alle sue dipendenze in quel determinato stabile: portieri,pulitori,giardinieri,ecc)
Insomma, alla luce di quanto detto sugli obblighi a carico dell’amministratore e, considerando che non sempre è facile stabilire le condizioni del manufatto ma anche semplicemente individuare la presenza stessa dell’amianto, si suggerisce senza alcun dubbio di far effettuare un’accurata ispezione e una valutazione del rischio. A tale scopo ci si può rivolgere ad un tecnico o ad un’impresa che devono essere abilitati, ai sensi della legge 27 marzo 1992, n. 257. L’accertamento può essere eseguito in base all’aspetto del materiale, all’eventuale marchiatura, alle conoscenze tecniche di chi esegue l’accertamento oppure può essere eseguito da un laboratorio opportunamente ed adeguatamente attrezzato e autorizzato, tramite verifiche analitiche su campione rappresentativo prelevato dal manufatto di sospetta composizione in amianto. I laboratori a cui viene affidata la verifica analitica ,ai sensi dell’art. 12, comma 2, della legge n. 257/1992, devono essere in possesso dei requisiti minimi di cui all’allegato 5 (“Requisiti minimi dei laboratori pubblici e privati che intendono effettuare attività analitiche sull’amianto”) del D.M. del 14/05/1996. Se a valle della valutazione del rischio dovesse emergere l’obbligo di intervenire,sarà necessario riportare in assemblea condominiale le risultanze dello studio e invitare la stessa a deliberare in favore di un intervento di bonifica
Gli obblighi a carico dell’amministratore
Le inadempienze agli obblighi di legge comportano sanzioni,sia amministrative sia a carattere penale,a carico di soggetti coinvolti,ovvero a carico dello stesso soggetto, ossia l’amministratore di condominio,che può ricoprire più ruoli differenti [ Amministratore e Datore di lavoro ].
L’amministratore è obbligato al rispetto della legge quadro sull’amianto e dei suoi disciplinari tecnici oltre al rispetto degli obblighi al capo al committente in caso di affidamento di lavori di bonifica,definito dal titolo IV del D.lgs 81/2008.
Datore di lavoro quando l’amministratore è anche datore di lavoro,egli ha l’obbligo di rispettare il D.Lgs. 81/2008.
Gli obblighi a carico dell’amministratore di condominio si configurano prevalentemente in
Censimento e la mappatura,ossia l’individuazione dei Materiali Contenenti Amianto(MCA) all’interno dello stabile*
La valutazione del rischio,sia per il personale dipendente che per gli occupanti**
L’attuazione degli obblighi di legge***
(*) 1. Censimento e la mappatura,ossia l’individuazione dei Materiali Contenenti Amianto(MCA) all’interno dello stabile: trova applicazione in tutte la situazioni di qualsiasi natura sia preventiva che protettiva. Se non si conosce il luogo non è possibile mettere in atto le misure tecniche e organizzative finalizzate alla gestione del rischio.
Una volta individuati le strutture edilizie su cui intervenire, è opportuno, prima di procedere al campionamento dei materiali, articolare un finalizzato programma di ispezione, che si può così riassumere:
Ricerca e verifica della documentazione tecnica disponibile sull’edificio, per accertarsi dei vari tipi di materiali usati nella sua costruzione, e per rintracciare, ove possibile, l’impresa edile appaltatrice .
Ispezione diretta dei materiali per identificare quelli friabili e potenzialmente contenenti fibre di amianto.
Verifica dello stato di conservazione dei materiali friabili, per fornire una prima valutazione approssimativa sul potenziale di rilascio di fibre nell’ambiente .
Campionamento dei materiali friabili sospetti, e invio presso un centro attrezzato, per la conferma analitica della presenza e del contenuto di amianto.
Mappatura delle zone in cui sono presenti materiali contenenti amianto.
Registrazione di tutte le informazioni raccolte in apposite schede (allegato 5), da conservare come documentazione e da rilasciare anche ai responsabili dell’edificio .
Il personale incaricato dell’ispezione e del campionamento dovrà procedere come segue:
Rintracciare prioritariamente i siti di ubicazione di eventuali installazioni di materiali friabili.
Riconoscere approssimativamente il tipo di materiale impiegato e le sue caratteristiche.
Stabilire lo stato di integrità dei materiali e valutare le condizioni degli eventuali rivestimenti sigillanti, o dei mezzi di confinamento.
Valutare la friabilità dei materiali.
Punto 1 allegato al DM 06/09/94 “LOCALIZZAZIONE E CARATTERIZZAZIONE DELLE STRUTTURE EDILIZIE.”
Art. 248. Protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto(D.Lgs. 81/08, Titolo IX)
– Individuazione della presenza di amianto
1. Prima di intraprendere lavori di demolizione o di manutenzione, il datore di lavoro adotta, anche chiedendo informazioni ai proprietari dei locali, ogni misura necessaria volta ad individuare la presenza di materiali a potenziale contenuto d’amianto.
2. Se vi e’ il minimo dubbio sulla presenza di amianto in un materiale o in una costruzione, si applicano le disposizioni previste dal presente capo
(**) 2. La valutazione del rischio,sia per il personale dipendente che per gli occupanti
La Valutazione del Rischio amianto è una verifica che consente di stabilire lo stato di degrado/danneggiamento in cui il manufatto versa e di individuare le azioni successive da intraprendere. La normativa a cui si fa riferimento indica due tipi di criteri per la valutazione della potenziale esposizione a fibre di amianto:
– l’esame delle condizioni dell’installazione, al fine di stimare il pericolo di un rilascio di fibre del materiale:
– la misura della concentrazione delle fibre di amianto aerodisperse (monitoraggio ambientale).
Il tecnico preposto, pertanto, per accertare la presenza di amianto ed esaminare le condizioni delle installazioni deve innanzitutto provvedere a:
– Ricerca della documentazione tecnica sull’edificio, per l’accertamento dei vari tipi di materiali utilizzati e per rintracciare l’azienda edile costruttrice
– Ispezione diretta del materiale per identificare quelli friabili e potenzialmente contenenti fibre di amianto
– Verifica dello stato di conservazione dei materiali friabili per fornire una prima valutazione approssimativa sul potenziale rilascio di fibre nell’ambiente
– Campionamento dei materiali friabili sospetti e invio c/o un laboratorio specializzato, per la conferma analitica della presenza e del contenuto di amianto
– Mappatura delle zone in cui sono presenti materiali contenenti amianto
– Registrazione di tutte le informazioni raccolte in apposite schede da conservare come documentazione e da rilasciare anche al proprietario/responsabile dell’edificio
Per valutare il rischio di dispersione di fibre amiantifere negli ambienti circostanti il manufatto, soprattutto quando si presentano situazioni di incerta classificazione, è prevista con apposite attrezzature la misura della concentrazione di fibre di amianto aerodisperse (monitoraggio ambientale)
Il tecnico preposto , a chiusura della valutazione, provvede alla stesura di una relazione tecnica, in cui viene riprodotto il processo d’indagine , le risultanze e le successive attività applicabili.
Riferimenti normativi :
Punto 2 allegato al DM 06/09/94 “VALUTAZIONE DEL RISCHIO” (si legga decreto DM06/09/1994 AL PUNTO 2)
art.26 del d.lgs 81/08 : Secondo quanto disposto dall’art.26 del d.lgs 81/08, “il datore di lavoro, in caso di affidamento di lavori di vario genere all’impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda…” “…ha l’obbligo di verificare con le modalità previste dal decreto di cui all’articolo 6, comma 8, lettera g) l’idoneità tecnico-professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi”
artt. 246 al 261 del testo unico sulla sicurezza (D. lgs 9 Aprile 2008 n° 81) : Gli artt. dal 246 al 261 del testo unico sulla sicurezza (D. lgs 9 Aprile 2008 n° 81) regolamentano la “protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto” (titolo IX sostanze pericolose, capo III).
L’articolo 246, il primo della sezione del T.U. dedicata all’amianto, definisce il campo di applicazione dei restanti articoli:
“Fermo restando quanto previsto dalla legge 27 marzo 1992, n. 257, le norme del presente decreto si applicano a tutte le rimanenti attività lavorative che possono comportare, per i lavoratori, un’esposizione ad amianto, quali manutenzione, rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto, smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti, nonché bonifica delle aree interessate.” Tale definizione potrebbe portare l’amministratore a considerare che gli articoli citati siano di interesse solo per chi lavora nel settore dell’amianto. Ciò è errato.
Prima di tutto l’art.246 menziona la “manutenzione”, termine generico e quindi non strettamente inerente il lavoro specialistico. Un portiere (o qualsivoglia dipendente del condominio, addetto alla manutenzione, al giardinaggio) può, nell’ambito della sua attività, imprudentemente pulire una superficie di amianto (un es. non infrequente: una tettoia dalle foglie). Azione che, in special modo se ripetuta nel tempo (ed ovviamente nel caso la matrice sia deteriorata o, ancor peggio, se si è in presenza di amianto floccato o in matrice friabile che non è stata rilevata), può essere causa di malattie anche gravi se non letali. Ma, si faccia attenzione, anche nel caso di cemento-amianto in ottimo stato, qualsiasi lavoro che comporti il taglio o la foratura (ad es. di una tegola o lastra), libera quantità di fibre che, pochi sanno, comportano a chi le inspira la possibilità di instaurare processi degenerativi a carico dell’apparato respiratorio. Un esempio, non raro, può aiutare a riflettere su quanto non sia facile tenere in considerazione tutti i fattori che possono rendere un manufatto di amianto pericoloso anche in poco tempo; le fronde di un albero (che crescono rapidamente nel tempo), se agitate dal vento, possono deteriorare in poco tempo una copertura che aveva resistito nelle migliori condizioni per decenni e quindi, con il protrarsi dell’azione meccanica, liberare quantità di fibre pericolose.
Art. 249 (D.lgs. 81/08) – Valutazione del rischio
1. Nella valutazione di cui all’articolo 28 (D. lgs 9 Aprile 2008 n° 81), il datore di lavoro valuta i rischi dovuti alla polvere proveniente dall’amianto e dai materiali contenenti amianto, al fine di stabilire la natura e il grado dell’esposizione e le misure preventive e protettive da attuare. (arresto da tre a sei mesi o ammenda da 2.500 a 6.400 euro il datore di lavoro)
Ai fini della responsabilità generale sul pericolo amianto, compete un obbligo di gestione del rischio a tutti i proprietari di immobili in quanto responsabili di eventuali danni causati alla collettività dalla dispersione di fibre di amianto.
Dalla lettura dell’art.249 emerge che è necessario far effettuare una valutazione dei rischi e questa è opportuna ripeterla con una certa periodicità in ragione del fatto che il tempo,le intemperie ma anche eventi accidentali degradano i manufatti di amianto.
Un esempio, non raro, può aiutare a riflettere su quanto non sia facile tenere in considerazione tutti i fattori che possono rendere un manufatto di amianto pericoloso anche in poco tempo; le fronde di un albero (che crescono rapidamente nel tempo), se agitate dal vento, possono deteriorare in poco tempo una copertura che aveva resistito nelle migliori condizioni per decenni e quindi, con il protrarsi dell’azione meccanica, liberare quantità di fibre pericolose.
(***) 3. L’attuazione degli obblighi di legge
Dalla Mappatura e In base agli elementi raccolti per la valutazione possono delinearsi tre tipi di situazioni (Tabella 2):
1) Materiali integri non suscettibili a danneggiamento
2) Materiali integri ma suscettibili a danneggiamento
3) Materiali danneggiati
Nel caso di lastre integre non suscettibili di danneggiamento, non sussistendo il pericolo di rilascio di fibre di amianto in atto o potenziale o di esposizione degli occupanti, non sarebbe necessario un intervento di bonifica ma occorrerebbe un controllo periodico delle condizioni dei materiali ed il rispetto di idonee procedure di manutenzione.
Al contrario, nel caso di lastre integre ma suscettibili di danneggiamento, configurandosi il pericolo di rilascio potenziale di fibre di amianto, in primo luogo sarebbe necessario adottare provvedimenti idonei ad evitare il pericolo di danneggiamento e quindi attuare un programma di controllo e manutenzione.
Qualora non dovesse risultare possibile ridurre significativamente i rischi di danneggiamento, dovrà essere preso in considerazione un intervento di bonifica da attuare. Per ultimo, nella situazione in cui il materiale in oggetto fosse danneggiato , si determinerebbe la necessità di attuare, per eliminare il rilascio in atto di fibre di amianto, uno dei seguenti provvedimenti, previsti nel D.M. 06/09/94.
Restauro dei materiali
Attività di bonifica (rimozione, incapsulamento senza rimozione, confinamento).
Il restauro dei materiali consiste nella riparazione delle zone danneggiate di scarsa estensione e ad eliminare le cause potenziali di danneggiamento.
La rimozione è il procedimento più diffuso perché elimina ogni potenziale fonte di esposizione e consiste nella rimozione definitiva del manufatto.
L’incapsulamento consiste nel trattamento dell’amianto con prodotti penetranti o ricoprenti che tendono ad inglobare le fibre di amianto e a costruire una pellicola di protezione sulla superficie esposta. Occorre verificare periodicamente l’efficacia di questo metodo che con il tempo può alterarsi o essere danneggiato.
Il confinamento consiste nell’installazione di una barriera a tenuta che separi l’amianto dalle aree occupate dell’edificio. Anche in questo caso bisogna effettuare un programma di controllo e manutenzione.
A riguardo la normativa di riferimento formula una serie di indicazioni di cui tener conto nella scelta del metodo.
Scelta del metodo. Come appena accennato, nel caso di materiali integri non suscettibili a danneggiamento, non è obbligatorio attivare alcun intervento. Ciò che risulta necessaria è la sola attivazione di un programma di manutenzione e controllo .
Invece, in presenza di materiali integri suscettibili di danneggiamento, il proprietario dell’immobile è obbligato all’eliminazione delle cause potenziali di danneggiamento (ad esempio: modifica del sistema di ventilazione, riparazione delle perdite di acqua, eliminazione delle fonti di vibrazioni, interventi finalizzati ad evitare il danneggiamento da parte degli occupanti) ed all’attuazione di un programma di manutenzione e controllo.
In tale fattispecie l’effettuazione di eventuali interventi di bonifica risulterebbe necessaria solo nel caso in cui non dovesse essere possibile l’eliminazione ditale cause. Nel caso di materiali danneggiati sono previste delle azioni specifiche da attivare in tempi brevi per eliminare il rilascio di fibre amiantifere nell’ambiente. La scelta dell’intervento più congruo (restauro o attività di bonifica) deve essere effettuata sulla base delle risultanze dell’ispezione visiva e analitica effettuata.
Il restauro consiste nel riparare le zone danneggiate ed eliminare le cause potenziali di danneggiamento, senza effettuare alcun intervento di bonifica. Tale attività è applicabile per materiali in buone condizioni che presentino zone di danneggiamento di scarsa estensione (inferiori al 10% della superficie di amianto presente nell’area interessata) ed è prevista soprattutto per i rivestimenti di tubi e caldaie o per materiali poco friabili di tipo cementizio, che presentino danni circoscritti. Nel caso di materiali friabili è applicabile se la superficie integra presenta sufficiente coesione da non determinare un rilascio spontaneo di fibre.
Per quanto concerne le tecniche di bonifica è necessario, nella scelta, valutare l’entità del danneggiamento, la localizzazione e la tipologia del materiale.
A chi ci si può rivolgere se si deve bonificare materiale contenente amianto?
Ad una ditta specializzata. Le imprese che effettuano la bonifica di beni contenenti amianto devono essere iscritte all’Albo Gestori Ambientali (categoria 10). Con una deliberazione dello scorso 1° febbraio 2000 (G. U. 17.4.2000, n.90), il Comitato nazionale dell’Albo ha stabilito i criteri per l’iscrizione. L’Albo ha disciplinato le attività in oggetto, dividendo la categoria 10 in due sottocategorie (10A e 10B)* in relazione alle diverse caratteristiche di pericolosità; ogni sottocategoria è stata poi ripartita in cinque classi in base all’importo dei lavori di bonifica cantierabili. La deliberazione prevede quindi differenti requisiti che riguardano la tipologia e il valore delle attrezzature, la preparazione del responsabile tecnico e la capacità finanziaria.
* Le attività di cui alla categoria 10 sono ripartite in: A) attività di bonifica di beni contenenti amianto effettuata sui seguenti materiali: materiali edili contenenti amianto legato in matrici cementizie o resinoidi B) attività di bonifica di beni contenenti amianto effettuata sui seguenti materiali: materiali d’attrito, materiali isolanti (pannelli, coppelle, carte e cartoni, tessili, materiali spruzzati, stucchi, smalti, bitumi, colle, guarnizioni, altri materiali isolanti), contenitori a pressione, apparecchiature fuori uso, altri materiali incoerenti contenenti amianto
L’iscrizione nella categoria 10 per le attività di cui alla lettera B) è valida anche ai fini dello svolgimento delle attività di cui alla lettera A).
Davanti a casa mia stanno rimuovendo delle lastre in cemento-amianto senza precauzioni, chi devo avvertire?
Deve segnalarlo alla Polizia Municipale e/o alla ASL di appartenenza. Se si tratta di una rimozione non autorizzata provvederanno a fermare i lavori; nel caso in cui l’operazione sia autorizzata faranno rispettare le prescrizioni della ASL che è l’Ente competente.
E' pericoloso l'amianto dopo essere stato confinato (attività di confinamento: tecnica di bonifica)?
E’ pericoloso solo per gli operatori che effettuano la manutenzione di impianti e strutture all’interno del confinamento oppure nel caso di danneggiamento dello stesso.
L'amianto è pericoloso per la salute? Quali malattie provoca?
L’amianto rappresenta un pericolo per la salute a causa degli effetti che provocano le fibre minerali di cui è costituito e che possono essere determinati dalla inalazione di polveri rilasciate negli ambienti da materiali che li contengono.
Il rilascio di fibre può avvenire o in occasione di una loro manipolazione/lavorazione o spontaneamente, come nel caso di materiali friabili usurati e sottoposti a sollecitazioni meccaniche come ad esempio: vibrazioni, correnti d’aria, urti, ecc…
L’esposizione a fibre di amianto è associata a malattie che si manifestano a carico dell’apparato respiratorio e delle membrane sierose, principalmente la pleura, dopo molti anni dalla cessazione dell’esposizione: da 10-15 per l’asbestosi ad anche 20-40 per il carcinoma polmonare ed il mesotelioma.
L’asbestosi è una patologia cronica ed è quella che per prima è stata correlata all’inalazione di amianto.Essa consiste in una fibrosi con ispessimento ed indurimento del tessuto polmonare con conseguente difficile scambio di ossigeno tra aria inspirata e sangue. Si manifesta per esposizioni medio-alte.
Il carcinoma polmonare è un tumore del polmone che si manifesta per esposizioni anche a basse dosi.
Il fumo ha l’effetto di aumentare fortemente la probabilità di contrarre la malattia.
Il mesotelioma è un tumore della membrana di rivestimento del polmone (pleura) o dell’intestino (peritoneo) ed è fortemente associato alla esposizione a fibre di amianto anche per basse dosi.
Le esposizioni negli ambienti di vita, in generale, sono di molto inferiori a quelle professionali, pur tuttavia non sono da sottovalutare perchè l’effetto neoplastico non ha teoricamente valori di soglia.
E’ obbligatoria, per gli interventi di rimozione, la presentazione del Piano di Lavoro allo S.PRES.A.L. delle ASL competenti per zona?
Si, così come previsto dall’ art.256 D.Lgs 81/2008. L’azienda di bonifica predispone un Piano di Lavoro da trasmettere almeno 30 giorni prima dell’inizio dei lavori alla ASL competente; i lavori possono iniziare trascorso questo periodo, con la formula del silenzio-assenso, fatta salva la possibilità della ASL di intervenire con particolari prescrizioni o divieti.
Per l’attività di incapsulamento è prevista una comunicazione alla ASL competente prima di iniziare i lavori?
Si. E’ previsto l’invio di una Notifica preliminare, che deve essere redatta dall’azienda di bonifica e presentata alla ASL competente, prima dell’inizio dell’attività. Per ulteriori informazioni dettagliate le consigliamo di visitare la pagina dedicata sul ns. sito.
Quali sono le sanzioni previste per un privato che abbandona l’amianto sul suolo pubblico?
L’amianto è un rifiuto speciale pericoloso. Prima delle modifiche introdotte dal D.Lgs 205/10 il privato era punito con la sanzione amministrativa da €105.00 a € 620.00(art.255,D.Lgs 152/06 , come modificato dal D.Lgs 4/2008). L’art.34 del D.Lgs 205/10 apporta le seguenti modifiche: sanzione amministrativa da €300.00 a € 3000,00. Se l’abbandono riguarda i rifiuti pericolosi, la sanzione amministrativa è aumentata fino al doppio.
Inoltre, il privato è dovuto a provvedere alla rimozione, smaltimento dell’amianto ed al ripristino dello stato dei luoghi.
Sono un privato ed ho delle lastre in eternit poggiate a terra nel giardino della mia abitazione. Posso depositarle nei cassonetti per i rifiuti urbani?
No! L’eternit è un rifiuto speciale pericoloso e non può essere gestito come rifiuto urbano. Per una corretta gestione è opportuno rivolgersi ad aziende autorizzate.
Quali sono le sanzioni previste per i soggetti che effettuano la bonifica di manufatti in amianto senza le autorizzazioni previste?
Trattandosi di rifiuti pericolosi, è previsto la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e l’ammenda da € 2600,00 a €26000,00(art.256 ,D.Lgs 152/06 e sm.i.).
Il committente dei lavori deve controllare che tutto venga svolto a norma o dal momento della stipula del contratto è esonerato da qualsiasi responsabilità?
Il proprietario dell’immobile deve verificare nel corso degli accordi contrattuali che l’azienda a cui intende affidare il servizio,possieda tutti i requisiti necessari per svolgere l’attività di bonifica. Inoltre, successivamente all’accordo deve accertarsi che l’attività prevista venga svolta a norma, richiedendo certificato di analisi sul materiale, attestazione riguardante le comunicazioni alla ASL competente, copia conforme all’originale del Formulario di identificazione del Rifiuto con l’accettazione dell’impianto di smaltimento.
Per accertarsi che un’azienda di bonifica amianto (eternit) sia abilitata allo svolgimento dell’attività, quali documenti bisogna richiedere?
Prima dell’affidamento del servizio, il committente deve verificare, innanzitutto:
– Copia C.C.I.A.A. : indicazione del tipo di attività svolta
– Autorizzazione per la Bonifica di manufatti in cemento-amianto: Iscrizione all’Albo Gestori ambientali –Categoria 10 A “Bonifica di beni contenenti amianto”
– Autorizzazione al trasporto: Iscrizione Albo Gestori Ambientali – Categoria 5 “trasporto rifiuti pericolosi”
Le autorizzazioni di cui sopra dovranno essere in corso di validità. Attenzione: per l’affidamento dell’attività di trasporto non è sufficiente che l’autorizzazione sia intestata all’azienda che effettua le varie operazioni e che sia in corso di validità. Infatti, dopo aver effettuato questo primo controllo è necessario verificare che sia indicato il c.e.r. 170605* “materiali da costruzione contenenti amianto”. Infine, un successivo controllo riguarda la corrispondenza tra l’automezzo effettivamente utilizzato per il trasporto e l’indicazione di quest’ultimo nelle autorizzazioni in oggetto.
In un’area pubblica, terreno comunale, sono presenti lastre e serbatoi idrici da lt 100 circa in eternit, poggiati a terra, in evidente stato di abbandono. A chi devo rivolgermi per la segnalazione?
La segnalazione deve essere inoltrata al comune competente che, con l’impiego di risorse economiche pubbliche, provvederà alla rimozione,allo smaltimento ed al ripristino dello stato dei luoghi. Qualora fosse identificabile l’autore dell’abbandono, successivamente agli accertamenti effettuati, Il Sindaco dispone con ordinanza le operazioni a tal fine necessarie ed il termine entro cui provvedere, decorso il quale procede all’esecuzione in danno del soggetto obbligato ed al recupero delle somme anticipate. In altre parole: il Sindaco, di fronte all’inottemperanza dell’autore del fatto all’ordinanza di rimozione, deve eseguire l’intervento d’ufficio, emettendo un provvedimento successivo con il quale, dopo aver provveduto alla rimozione, intima al soggetto responsabile dell’abbandono rimasto inadempiente rispetto all’ordinanza di rimozione e smaltimento, il pagamento, entro un determinato termine, degli esborsi sostenuti per la suddetta rimozione, corrispondenti al costo per il relativo smaltimento.
Perché deve essere effettuata un’analisi sul materiale da rimuovere?
Le motivazioni principali sono essenzialmente due:
1) Per verificarne la tipologia, le caratteristiche di pericolosità e la concentrazione delle sostanze pericolose presenti
2) Per l’attribuzione del codice c.e.r. (codice europeo dei rifiuti), che identifica il rifiuto che verrà prodotto.
Tale analisi è necessaria per l’accettazione da parte dell’impianto di smaltimento rifiuti, nel rispetto della normativa di settore.
Nei casi di urgenza , i manufatti possono essere rimossi prima dei 30 giorni? Quali sono le casistiche?
Nei casi di urgenza, che devono essere necessariamente documentati nel piano di lavoro, non si applica l’obbligo di preavviso di 30 giorni dalla data di protocollo del Piano. Resta comunque l’obbligo di comunicare la data di inizio lavori e l’orario di inizio attività. Tale procedura è prevista per casi di urgenza relativi a comprovati e gravi motivi di sicurezza e salute pubblica, o di emergenza.
Devo rimuovere e sostituire con un pannello idoneo , n° 1 lastra facente parte di una copertura di mq 60. La superficie restante non necessita di alcun intervento poiché risulta essere in buone condizioni. E’ sufficiente la presentazione di una Notifica Preliminare?
Pur trattandosi di una sola lastra è comunque necessario presentare un piano di lavoro alla ASL competente ed attendere i 30 giorni previsti, salvo casi di emergenza relativi a comprovati e gravi motivi di sicurezza (necessariamente documentati nel P. di Lavoro).
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