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Timestamp: 2020-08-11 04:48:29+00:00
Document Index: 5100977

Matched Legal Cases: ['art. 2041', 'art. 2041', 'art. 2041', 'art. 2041', 'art. 57', 'art. 43', 'art. 56', 'art. 52', 'art. 2033', 'art. 2041', 'art. 2041', 'art. 23', 'art. 2041']

Art. 2041 codice civile: Azione generale di arricchimento | La Legge per tutti
Chi, senza una giusta causa, si è arricchito a danno di un’altra persona è tenuto, nei limiti dell’arricchimento, a indennizzare quest’ultima della correlativa diminuzione patrimoniale (1).
(1) Se l’arricchito è in mala fede, egli va incontro ad una piena responsabilità da atto illecito per i danni, oltre il limite del proprio arricchimento.
In tema di azione di indebito arricchimento, conseguente all'assenza di un valido contratto (nella specie, avente ad oggetto prestazioni a favore di degente ricoverato in casa di cura), l'indennità prevista dall'art. 2041 cod. civ. va liquidata nei limiti della diminuzione patrimoniale subita dalla parte nell'erogazione della prestazione e non in misura coincidente con il mancato guadagno che la stessa avrebbe potuto trarre dall'instaurazione di una valida relazione contrattuale (individuabile, nella specie, in base alle tariffe contrattuali di degenza). Rigetta, App. Genova, 18/06/2011
Cassazione civile sez. III 07 novembre 2014 n. 23780
Il legislatore civile, ex art. 2041 c.c., individua l'azione generale di arricchimento, volta essenzialmente ad evitare che possano sussistere degli spostamenti patrimoniali senza giustificazione; la norma de quo, in sostanza, richiede la sussistenza di un arricchimento di un determinato soggetto nei confronti di un altro in assenza di una valida causa giustificativa, potendo, tra l'altro, il vantaggio essere rappresentato da un incremento patrimoniale o da un mancato detrimento patrimoniale, risultante dall'avere evitato la perdita di un bene o risparmiato una spesa: lo stesso legislatore sembra, dunque, richiedere un collegamento eziologico diretto ed immediato tra arricchimento e depauperamento, cioè il fatto deve essere unico generatore di entrambi gli eventi.
Tribunale Milano sez. V 28 ottobre 2014 n. 12570
In tema di azione d'indebito arricchimento nei confronti della p.a., conseguente all'assenza di un contratto d'opera professionale, l'indennità prevista dall'art. 2041 c.c. va liquidata nei limiti della diminuzione patrimoniale subita dall'esecutore della prestazione, con esclusione di quanto lo stesso avrebbe percepito se il rapporto negoziale si fosse perfezionato. Pertanto, ai fini della determinazione dell'indennizzo dovuto al professionista, la parcella, ancorché vistata dall'ordine professionale, non può essere assunta come parametro di riferimento, non trattandosi in questo caso di corrispettivo per prestazioni professionali, ma della individuazione di una somma che va liquidata, in forza delle risultanze processuali, se ed in quanto si sia verificato un vantaggio patrimoniale a favore della p.a., con correlativa perdita patrimoniale della controparte.
Cassazione civile sez. III 28 luglio 2014 n. 17085
Nell'ambito del rapporto di impiego pubblico vige il principio dell'assoluta irrilevanza delle mansioni superiori, comunque svolte, sia ai fini giuridici che ai fini economici, salvo che una legge specifica non disponga altrimenti, in quanto gli interessi coinvolti hanno natura indisponibile e l'attribuzione delle mansioni e l'inquadramento devono avere il loro presupposto indefettibile nel provvedimento di nomina o di inquadramento; a tal fine non rilevano né l'art. 2041 c.c., in ragione della sussidiarietà dell'azione di arricchimento senza causa e dell'inerenza di tale disposizione esclusivamente al diverso fenomeno delle retribuibilità del lavoro prestato sulla base di atto nullo o annullato; né gli artt. 36 Cost. e 2126 c..c., in quanto il principio di adeguatezza della retribuzione alla quantità e qualità del lavoro prestato non comporta, in materia di pubblico impiego, che il dipendente possa vantare un diritto soggettivo al trattamento economico connesso alle mansioni superiori temporaneamente svolte; né, infine, l'art. 57, d.lg. 3 febbraio 1993 n. 29, che non ha mai avuto pratica applicazione, essendo stata, in un primo momento, differita la sua operatività, poi abrogata dall'art. 43, d.lg. 31 marzo 1998 n. 80; né l'art. 56 ultimo comma, oggi trasfuso nell'art. 52, d.lg. 20 marzo 2001 n. 165, secondo cui le disposizioni dettate in materia dal comma 4 potrebbero trovare applicazione solo in sede di attuazione della disciplina prevista dai contratti collettivi e con la decorrenza da questi stabilita. Conferma TAR Lazio, Roma, sez. III, n. 4497 del 2008.
Consiglio di Stato sez. III 12 giugno 2014 n. 3022
In tema di pagamento senza titolo, con conseguente obbligo di restituzione, l'azione prevista per recuperare la somma è quella esperibile ai sensi dell'art. 2033 c.c. (pagamento dell'indebito) e non quella prevista dall'art. 2041 c.c., che disciplina la situazione di arricchimento senza causa.
Cassazione civile sez. I 11 aprile 2014 n. 8594
L'azione di indebito oggettivo ha carattere restitutorio, cosicché la ripetibilità è condizionata dal contenuto della prestazione e dalla possibilità concreta di ripetizione, secondo le regole previste dagli artt. 2033 e ss. cod. civ. (e cioè quando abbia avuto ad oggetto una somma di denaro o cose di genere ovvero, infine, una cosa determinata), operando altrimenti, ove ne sussistano i presupposti, in mancanza di altra azione, l'azione generale di arricchimento senza causa prevista dall'art. 2041 cod. civ., che assolve alla funzione, in base ad una valutazione obbiettiva, di reintegrazione dell'equilibrio economico. Pertanto, nel caso di prestazione di "facere", la quale non è suscettibile di restituzione e, in quanto indebita, non è oggetto di valide ed efficaci determinazioni delle parti circa il suo valore economico, non è proponibile l'azione di indebito oggettivo ma, in presenza dei relativi presupposti, solo quella di ingiustificato arricchimento. Cassa con rinvio, App. Bari, 04/05/2007
Cassazione civile sez. I 21 marzo 2014 n. 6747
In tema di spese fuori bilancio dei Comuni (e, più in generale, degli enti locali) agli effetti di quanto disposto dall'art. 23, quarto comma, del d.l. 2 marzo 1989, n. 66 (convertito, con modificazioni, in legge 24 aprile 1989, n. 144), l'insorgenza del rapporto obbligatorio direttamente con l'amministratore o il funzionario che abbia consentito la prestazione - con conseguente impossibilità di esperire nei confronti del Comune l'azione di arricchimento senza causa, stante il difetto del necessario requisito della sussidiarietà - si ha in tutti i casi in cui manchi una valida ed impegnativa obbligazione dell'ente locale, con la conseguenza che, dopo l'introduzione di tale normativa, la questione del riconoscimento dell'utilità della prestazione si pone, di regola, solo allorché il funzionario o l'amministratore - responsabili verso il privato - propongano l'azione di cui all'art. 2041 cod. civ. nei confronti della P.A. Rigetta, App. Napoli, 02/05/2011
Cassazione civile sez. VI 23 gennaio 2014 n. 1391
11/02/2017 alle 13:34
In questi giorni sono stata intervistata da una giornalista di Report in merito a aTripAdvisor e alla strana procedura di affiliazione delle attività. Mi riferisco al totale impedimento messo in campo dalla società a togliere dal sito le strutture non consenzienti.
Mi facevo le seguenti domande:
– può una società “prelevare” dal web strutture a loro insaputa ed inserirle nel loro database? Non il link di un’attività bensí nome, indirizzi, caratteristica, numero di camere per di più corredate di foto.
– può lasciarle liberamente commentare e classificarle (ovviamente decretandone successo o insuccesso) senza una qualsivoglia forma contrattuale?
_ TripAdvisor può giustificare tali azioni con la sua policy societaria? Ossia dicendo che loro hanno bisogno di mostrare alla gente il maggior numero possibile di imprese altrui?
– Naturalmente il possesso (non autorizzato) porta guadagni alla società e perdite all’impresa se non si trova in buona posizione nella loro (inspiegata) classifica. É legale?
Mi scuso se sono inopportuna e ringrazio