Source: http://www.aipd.it/cms/permessi_circolareUPPA13_2010
Timestamp: 2013-12-09 01:22:58+00:00
Document Index: 87048723

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 33', 'art. 24', 'art. 24']

La legge 183/2010 e le modifiche ai permessi sul posto di lavoro | AIPD - Associazione Italiana Persone Down
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16 Dicembre 2010 Qualche giorno fa su questo sito abbiamo pubblicato la notizia con cui informavamo della pubblicazione da parte dell’INPS della circolare 3 dicembre 2010 n. 155, relativa a indicazioni operative sulle modifiche ai permessi ex lege 104/92 operate con l’art. 24 della legge 183/2010. Come noto, le indicazioni INPS si riferiscono e hanno valore per i dipendenti del settore privato.Indicazioni sono adesso arrivate anche per i dipendenti del settore pubblico, con la circolare UPPA 6 dicembre 2010 n. 13, che riprende e si allinea, come spesso accade, a quanto proposto dall’INPS, ma contiene anche alcune indicazioni specifiche.
Come l’INPS, considera le patologie invalidanti che possono essere ostative alla capacità di assistenza da parte dei parenti e affini entro il secondo grado (e quindi aprire alla possibiltà di fruire dei permessi ai familiari e affini di terzo grado) quelle indicate dall’art. 2, comma 1, lett. d) del decreto interministeriale 21 luglio 2000 n. 278 (riferimento per la fruizione dei congedi per gravi motivi di cui all’art. 4 della legge n. 53/2000).Nello stesso modo specifica le stesse circostanze per cui si debba considerare l’assenza del parente/affine entro il secondo grado: divorzio, separazione legale, abbandono, risultanti da documentazione dell’autorità giudiziaria o altra pubblica autorità.
Rivedendo quanto indicato in una sua precedente nota, l’UPPA non esclude la possibiltà che un lavoratore possa assistere più familiari in situazione di handicap grave, pur riconoscendo che tale ipotesi possa da un parte risolversi in una assistenza poco soddisfacente per il diretto interessato e dall’altra creare notevoli disagi per l’amministrazione date le assenze protratte e frequenti del lavoratore. L’UPPA ritiene quindi che il dipendente che intende chiedere la fruizione di permessi per più familiari dovrebbe ben valutare questi aspetti e limitare quindi la richiesta alle situazioni in cui effettivamente non siano presenti altri familiari e l’assistenza non possa essere assicurata nei tre giorni mensili. Comunque il dipendente che chieda permessi per più familari è tenuto a dichiarare la sussistenza di tali presupposti.
Ancora e sempre in linea con quanto già previsto dall’INPS, anche l’UPPA estende il diritto alla fruizione dei tre giorni mensili ai genitori di bambini minori di tre anni di età (che quindi possono scegliere, alternativamente, tra i permessi orari, il prolungamento del congedo e i permessi mensili).
Per quanto riguarda il requisito del “non ricovero in istituto”, anche l’UPPA considera per ricovero quello per le intere 24 ore presso ospedali o strutture pubbliche o private che assicurano assistenza sanitaria. Fanno eccezione le circostanze, documentate, in cui:- il ricovero sia interrotto per necessità della persona di recarsi fuori dalla struttura per effettuare visite o terapie;- la persona ricoverata sia in una situazione di coma vigile e/o situazione terminale;- la persona ricoverata sia minore per il quale i sanitari della struttura documentino il bisogno di assistenza da parte di uno dei genitori o di un familiare.
Riguardo la documentazione da presentare da parte del lavoratore che intende fruire dei permessi, l’UPPA introduce, distinguendosi in questo dall’INPS, oltre al certificato di handicap di cui al comma 3, art. 3 della legge 104/92, una “idonea documentazione, o dichiarazione sostitutiva” che certifichi la sussistenza delle condizioni che legittimano la fruizione delle agevolazioni, ricordando che chiunque rilasci dichiarazioni mendaci è persegubile penalmente. Inoltre, “deve presentare una dichiarazione di responsabilità e consapevolezza dalla quale risulti che:- il dipendente presta assistenza nei confronti del disabile per il quale sono richieste le agevolazioni ovvero il dipendente necessita delle agevolazioni per le necessità legate alla propria situazione di disabilità;- il dipendente è consapevole che le agevolazioni sono uno strumento di assistenza del disabile e, pertanto, il riconoscimento delle agevolazioni stesse comporta la conferma dell’impegno - morale oltre che giuridico - a prestare effettivamente la propria opera di assistenza;- il dipendente è consapevole che la possibilità di fruire delle agevolazioni comporta un onere per l’amministrazione e un impegno di spesa pubblica che lo Stato e la collettività sopportano solo per l’effettiva tutela del disabile;- il dipendente si impegna a comunicare tempestivamente ogni variazione della situazione di fatto e di diritto da cui consegua la perdita della legittimazione alle agevolazioni”.
Il riferimento alla consapevolezza del lavoratore dell’onere che la sua fruizione dei permessi fa ricadere sull’amministrazione e lo Stato ci sembra quanto meno inopportuno; sembra voler far pesare ai genitori o ai familiari un costo, dimenticando che se questi fruiscono dei permessi lo fanno perchè non esiste nel nostro Paese un livello di assistenza e una rete di servizi tali da garantire il sostegno alle persona con disabilità che non sia della famiglia. Ancora, il lavoratore dovrà comunicare al dirigente competente le assenze dal servizio “con congruo anticipo, se possibile con riferimento all’arco temporale del mese, al fine di consentire la migliore organizzazione dell’attività amministrativa”.
In fase di prima applicazione del nuovo art. 33 della legge 104/92, così come modificato dall’art. 24 della legge n. 183/2000, ogni amministrazione dovrà procedere a riesaminare i provvedimenti di assenso già adottati al fine di verificare la sussistenza delle condizioni previste dalla nuova legge.
Come previsto dai commi 4-6 dell’art. 24, sarà istituta una banca dati presso il Dipartimento della funzione pubblica finalizzata al monitoraggio e al controllo sulla legittima fruizione dei permessi.