Source: http://autoeassicurazioni.it/2012/01/
Timestamp: 2019-10-17 16:27:01+00:00
Document Index: 157435507

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 121', 'art. 5', 'art. 123', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 23']

Auto e Assicurazionigennaio, 2012 | Auto e Assicurazioni
Atti di organizzazione interna della PA (2°parte)
Pubblicato da Salvatore - 21/01/12 alle 09:01:52 pm
Di questo processo di attenuazione del principio di legalità e di relativo ampliamento del potere regolamentare è espressione la c.d. delegificazione per cui determinate materie, non coperte da riserva di
regolamentare del governo. Di recente la materia ha avuto un nuovo assetto con la legge n. 59/1997,
art. 20 che prevede ogni anno, l’emanazione di regolamenti delegificanti. Secondo questa normativa risulta che siano gli stessi regolamenti ad indicare le norme di legge che vengono abrogate con l’entrata in vigore
di ciascun regolamento. In base a questi recenti .orientamenti il rapporto tra legge e regolamento
ha subito una profonda modificazione. Grande importanza hanno assunto ormai le fonti comunitarie che in virtù del principio di sussidiarietà, fatto proprio dal Trattato di Maastricht operano con oggetto generale. »
Di grande rilievo è i l fatto che le fonti comunitarie, cosi come affermato dalla Corte di giustizia e dalla Corte costituzionale prevalgono sulle fonti primarie interne. Secondo questo principio la legge nazionale, sia anteriore che successiva, in contrasto con la normativa comunitaria, non può essere applicata da parte dei
giudici nazionali, ma disapplicata (per cui resta astrattamente in vigore).
Principali fonti comunitarie:
Trattati, istitutivi delle Comunità, ratificati con leggi ordinarie; Regolamenti: norme direttamente cogenti e applicabili nell’ambito degli stati membri senza bisogno di ricezione; Direttive, sono rivolte agli Stati e ne vincolano l’azione. Fonti secondarie. Si intendono con esse quegli atti o fatti normativi subordinati alle norme di grado superiore. Particolare rilievo fra queste hanno i regolamenti emanati dal Governo o dalla Pubblica amministrazione. La potestà regolamentare deve essere espressamente conferita dall’ordinamento giuridico che per il nostro sistema può essere riferito agli artt. 1, 3, 4 delle preleggi ed alla recente legge n. 400/1988, legge, ma già disciplinate con legge, vengono attribuite alla potestà T regolamenti si suddividono in statali e non statali. Tra i primi vi sono i T. governativi o presidenziali. Per questi i l procedimento di formazione si articola nel seguente modo: 1) Proposta del Ministro competente; 2) Parere obbligatorio ma non vincolante del C.S.; 3) Delibera Consiglio dei ministri, emanazione P. Repubblica. Visto legittimità, pubblicazione G.U. Sull’ammissibilità dei regolamenti ministeriali, in precedenza oggetto di discussione, si ha la disposizione della 1. n. 400 cit. che li disciplina. Questi non possono comunque adottare norme contrarie a quelle dei regolamenti governativi, per cui sono visti come fonti subsecondarie. Regolamenti di altre autorità statali sono quelli dei prefetti, Intendenti di finanza, Comandanti di porto, essi sono naturalmente subordinati a quelli governativi, ed hanno efficacia limitata territorialmente e scarsa
diffusione. I regolamenti regionali, previsti dall’art. 121 Cost., deliberati dai Consigli regionali, sono un’ulteriore specificazione della potestà legislativa ad essi attribuita. Ne godono sia le regioni a statuto speciale che quelle a st. ordinario. Si tratta con tutta evidenza di regolamenti di
esecuzione, essendo dubbia’ la possibilità per le regioni di mettere
regolamenti indipendenti o delegati. Analoga facoltà regolamentare compete agli enti territoriali come dettato dalle norme costituzionali sul decentramento artt. 128 e 5. Tal autonomia normativa è stata potenziata dalla 1. 142/90 art. 5.
Atti di organizzazione interna della PA
Pubblicato da Salvatore - 21/01/12 alle 08:01:28 pm
Fra le fonti primarie non si possono annoverare gli statuti delle regioni ad autonomia speciale in quanto, approvati con leggi costituzionali rientrano fra le fonti superprimarie, mentre gli statuti delle regioni ordinarie sono, secondo il disposto dell’art. 123 Cost. “Deliberati dai consigli regionali e approvati con legge della Repubblica”. Malgrado opinioni discordi, gli statuti debbono considerarsi atti legislativi regionali, anche se sono sottoposte al controllo di una legge statale, che interviene comunque dopo l’approvazione nella fase integrativa dell’efficacia. Negli statuti vi è un contenuto necessario, fissato dalla Cost. riguardante l’organizzazione interna della Regione (Consiglio, Giunta, Presidente), la legislazione regionale ha rispetto a quella statale sue proprie caratteristiche, è territorialmente circoscritta, e può esercitarsi solo sulle materie ad essa attribuite. La legge regionale si articola secondo tre specie di competenza: potestà 1.esclusiva, potestà concorrente, potestà attuativa. La prima, la potestà legislativa esclusiva o piena spetta alle sole regioni ad autonomia speciale e alle Provincie di Trento e Bolzano. Nelle materie per le quali è prevista, le regioni hanno potestà esclusiva, col solo limite cella Costituzione dell’interesse nazionale o delle altre regioni. La competenza ripartita o concorrente è tipica delle regioni a statuto ordinario ed è prevista per le materie elencate all’art. 117 Cost. Questa deve esercitarsi entro i limiti posta da una legge statale (1. cornice o quadro) che fissa le norme di principio nella materia oggetto di legge. La potestà attuativa come stabilisce il 2° comma dell’art. 117 Cost. si esercita tramite legge della Repubblica che può demandare alla Regione emanare norme per la loro attuazione.
Queste ultime fonti regionali esaminate, rientrano sempre fra le, norme infra-statali, mentre i regolamenti comunitari di cui ci ‘ occuperemo sembrano collocarsi fra fonti primarie sovranazionali. Questi regolamenti
sono direttamente obbligatori e applicabili in ciascuno stato membro ed hanno come destinatari oltre gli stati, le persone fisiche e giuridiche, i giudici e le altre pubbliche autorità. Leggi ordinarie, atti normativi statali aventi forza di legge, leggi regionali costituiscono l’area della legge. E’ opportuno verificare adesso quale è la portata del tradizionale principio di legalità nel diritto amministrativo. Secondo un senso, che ha perlopiù valore storico, esso significa prevalenza della legge rispetto agli altri atti«éei pubblici poteri, per cui
nel caso di contrasto dell’attività amministrativa con la legge, si ha l’illegittimità della prima. Secondo un’accezione seguita anche dalla giurisprudenza il principio indica che ogni provvedimento è espressione di un potere riconosciuto all’amministrazione da una norma specifica. In questo senso non si ha però una formulazione della Costituzione che prevede sì, una serie a riserve di legge concernenti l‘amministrazione, ma non contiene alcuna riserva a contenuto generale per essa. Da ultimo il principio di legalità viene inteso nel senso che debbono essere previsti da una norma’ di legge i provvedimenti che incidano unilateralmente e imperativamente su situazioni soggettive di terzo (procedimenti ablatori e altri restrittivi dei diritti dei soggetti) secondo riserva di legge prevista dall’art. 23 Cost. A questi si possono aggiunger!
I procedimenti sanzionatoti, disciplinari etc. Al di fuori della sfera dei poteri autoritativi, il principio opera come quello che stabilisce le regole dell’esercizio del potere anche se coi regolamento o altra fonte secondaria.
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