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Timestamp: 2019-04-21 06:56:39+00:00
Document Index: 105956334

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 2', 'art.8', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 17', 'art. 28', 'art. 20', 'art. 8', 'art. 244', 'art. 40']

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Regione Veneto, dec. 17 luglio 2015, n. 23 - Pianificazione delle attività di vigilanza in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro assicurate dai Servizi SPISAL delle Aziende ULSS del Veneto, per il raggiungimento LEA 2015
Decreto 17 luglio 2015, n. 23
Pianificazione delle attività di vigilanza in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro assicurate dai Servizi SPISAL delle Aziende ULSS del Veneto, per il raggiungimento dei LEA Nazionali Anno 2015.
NOTE PER LA TRASPARENZA;
Il decreto approva la pianificazione delle attività di vigilanza in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (LEA) da parte dei Servizi SPISAL delle Aziende ULSS del Veneto, anno 2015. Il presente decreto non comporta impegno di spesa.
VISTO l’Atto d’Intesa tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome n. 156/CSR del 13 novembre 2014 con cui è staio approvato il Piano Nazionale della Prevenzione per gli anni 2014-2018 che definisce i macro obiettivi prioritari di intervento, il quadro logico di riferimento, i fattori di rischio e le relative strategie di contrasto con riferimento anche al Macro obiettivo n. 2.7 Prevenire infortuni e malattie professionali.
VISTA la DGR n. 2705 del 29 dicembre 2014 che ha recepito l’Intesa tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome n. 156/CSR del 13 novembre 2014 e individuato tra l’altro le strategie per il quinquennio 2014-2018 in relazione al contesto produttivo ed epidemiologico della nostra Regione.
VISTI i Decreti del Direttore della Sezione Prevenzione e Sanità Pubblica n. 7 del 27 marzo 2015 e n. 10 del 29 maggio 2015, con cui sono stati individuati i Programmi di sviluppo dei Macro obiettivi n. 2.7 e n. 2.8 ad integrazione della DGR n. 749 del 14 maggio 2015, di approvazione del Piano Regionale Prevenzione.
CONSIDERATO che - ai sensi del DPCM 21 dicembre 2007 e dell’art. 7 del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 - la Regione svolge funzioni di coordinamento del Comitato Regionale di Coordinamento delle attività di prevenzione, vigilanza, formazione e assistenza in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, svolte dagli Enti pubblici competenti.
RAMMENTATO che tra i soggetti cui la vigente disciplina affida competenza in materia di prevenzione nei luoghi di lavoro, le Aziende ULSS per il tramite degli SPISAL rivestono un ruolo di primaria importanza nella tutela della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro e che le regioni esercitano le proprie funzioni attraverso attività di programmazione e controllo dei servizi di prevenzione e vigilanza dagli stessi SPISAL erogati, anche attraverso organismi intermedi denominati Comitati Provinciali di Coordinamento previsti e disciplinati dall’art. 2 comma 3 del DPCM 21 dicembre 2007.
CONSIDERATO che, in attesa della approvazione da parte del Comitato Regionale di Coordinamento in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, si pone fa necessità di definire la pianificazione dell’attività di vigilanza dei Servizi di Prevenzione, Igiene e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPISAL) delle Aziende ULSS del Veneto, in armonia con il Piano Regionale Prevenzione 2014-2018,e quindi dei Comitati Provinciali di Coordinamento, attività che verranno integrate dalle azioni di promozione della salute, formazione e informazione come previsto dai decreti n. 7 e n. 10 soprarichiamati.
RICHIAMATI i due Piani nazionali di prevenzione per i comparti valutati a maggiore rischio: il Piano Nazionale di Prevenzione in Edilizia (PNPE) ed il Piano Nazionale di Prevenzione in Agricoltura e Silvicoltura (PNPAS)ripresi dal Piano regionale Prevenzione e sviluppati in specifici Programmi,
CONSIDERATA la necessità di garantire continuità con le ''Indicazioni ai Comitati regionali di Coordinamento per la definizione della programmazione per l'anno 2014” di cui all’Intesa C.U, Rep. Atti n. 23/CU del 20 febbraio 2014, che costituiscono comune riferimento per la programmazione degli interventi di vigilanza per l’anno 2015,
1. di approvare la Pianificazione delle attività di vigilanza in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, Lea Nazionali, da parte dei Servizi SPISAL delle Aziende ULSS del Veneto, per l’anno 2015, come da allegato A al presente decreto;
2. di rinviare per quanto concerne le attività di formazione, la promozione della salute e sicurezza, l’assistenza e l’informazione ai Decreti della scrivente n. 7 del 27 marzo 2015 e n. 10 del 29 maggio 2015;
3. di pubblicare il solo oggetto del presente atto nel Bollettino ufficiale della Regione.
F.to Dr.ssa Giovanna Frison
Pianificazione delle attività SPISAL per l'anno 2015
Quadro normativo di riferimento e lo stato di attuazione
Le istituzioni comunitarie, in stretta collaborazione con gli Stati membri, le parti sociali, le altre istituzioni e gli altri organismi dell'UE, intendono perseguire gli obiettivi di salute e sicurezza dei lavoratori, principalmente attraverso le seguenti attività:
- la realizzazione di un vasto corpus legislativo di rango comunitario riguardante i rischi professionali più importanti, la definizione di strutture e regole comuni successivamente recepite dagli Stati membri per adattarle ai diversi contesti nazionali;
- una serie di programmi d'azione pluriennali, tra il 1978 e il 2002, cui hanno fatto seguito strategie europee (2002 - 2006 e 2007 - 2012) per individuare le priorità e gli obiettivi comuni al fine di fornire un quadro dì riferimento coordinato e condiviso tra gli Stati membri in grado di coniugare la cultura della sicurezza sul lavoro con la promozione della competitività.
Tali istanze si sono concretizzate nell'adozione dei Piani Nazionali di Prevenzione (PNP), l'ultimo dei quali approvato con Intesa n. 156/CSR del 13 novembre 2014, e nella loro declinazione a livello delle singole Regioni.
La struttura del PNP edificata attraverso:
• la definizione dei macro obiettivi (MO) prioritari e l'esplicitazione del razionale/quadro logico di riferimento;
• l'identificazione dei fattori di rischio/determinanti relativi ai macro obiettivi prioritari che si intende contrastare e delle relative strategie di contrasto;
• la definizione degli obiettivi centrali che si intende perseguire garantendo la coesione nazionale e degli indicatori centrali (e relativi standard) per la valutazione del loro raggiungimento;
ha individuato nel Macro obiettivo 2.7 la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.
Sinergie con altri settori strategici
La proposta di quadro strategico dell'Unione Europea in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2014-2020 evidenzia come l'integrazione tra le politiche, anche in settori diversi dalla sanità, contribuisca a migliorare l’ambiente di lavoro.
I settori chiave per le sinergie in materia di salute e sicurezza sul lavoro, sono:
• LA SCUOLA: la sensibilizzazione verso il tema della salute e della sicurezza sul lavoro comincia a scuola, in tale ambito (in particolare nei corsi di formazione professionale) possono essere intraprese iniziative per promuovere e sviluppare i temi relativi alla salute e alla sicurezza sul lavoro prevedendo l'opportunità di integrare in tal senso l'offerta formativa;
• LA RICERCA E IL POTENZIAMENTO DELLA SORVEGLIANZA SANITARIA: le priorità della ricerca devono essere rivolte a sviluppare conoscenze dell'impatto sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro dell'invecchiamento demografico, della globalizzazione, delle nuove tecnologie e delle disabilità e delle malattie professionali legate al lavoro;
• LA SANITÀ PUBBLICA: in questo campo è stato raccomandato dalla Commissione europea un migliore coordinamento fra i soggetti istituzionali e le parti sociali, affinché si possano sviluppare gli orientamenti ed i programmi esistenti e si possa dare vita a sinergie che consentano di promuovere la salute ed il benessere mentale dei lavoratori, con una particolare attenzione per quei soggetti che, per fascia d'età, condizioni di disabilità e differenza di genere versino in condizioni di cd. "debolezza";
• LE POLITICHE AMBIENTALI: risulta necessario incrementare la complementarità e la coerenza fra la politica ambientale e la tutela dei lavoratori, in quanto il luogo di lavoro può essere considerato un micro-ambiente in cui, come avviene per il resto della popolazione, può verificarsi un analogo rischio di esposizione a sostanze pericolose, pur se a livelli diversi e con determinanti specifici;
• LA POLITICA INDUSTRIALE: soluzioni semplici, come ad esempio orientamenti per prevenire gli incidenti o avvertenze circa l'esposizione alle vibrazioni, possono aiutare le PMI a tutelare la salute e la sicurezza sul lavoro in un modo più efficace dal punto di vista dei costi, in quanto non richiederebbero valutazioni di esperti del settore;
Le strategie nazionali di settore in attuazione degli obiettivi europei, si sono sviluppate dapprima con l'approvazione del DPCM 17/12/2007 "Patto per la salute nei luoghi di lavoro" e poi all'interno del quadro istituzionale definito al Capo II, del d.lgs 81/08, che garantisce la partecipazione di tutte le istituzioni e le parti sociali a livello nazionale, regionale e territoriale, sia nella fase di programmazione, sia in quella operativa di realizzazione delle iniziative.
A tale proposito, si ritiene utile richiamare:
• il documento approvato dalla Commissione Consultiva Nazionale in data 29.5.2013, contenente le "Proposte per una strategia nazionale di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali",
• le Intese Stato Regioni (art.8, comma 6, della 1,131/2003) "Indirizzi per la realizzazione degli interventi in materia di prevenzione a tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro per l'anno 2012", "Indicazioni ai Comitati regionali di Coordinamento per la definizione della programmazione per l'anno 2013 delle attività di vigilanza ai fini del loro coordinamento" e, infine, gli "Indirizzi 2013 per la realizzazione nell'anno 2014 di linee comuni delle politiche nazionali e il coordinamento della vigilanza in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro", adottati dal Comitato ex art. 5 del d.lgs. 81/08.
In tali contesti sono stati realizzati i due piani nazionali di prevenzione per i comparti valutati a maggiore rischio: Il Piano Nazionale di Prevenzione in Edilizia (PNPE) ed il Piano Nazionale di Prevenzione in Agricoltura e Silvicoltura (PNPAS).
Più recentemente tutte le componenti, istituzionali e sociali, hanno focalizzato l'attenzione sulla necessità di finalizzare le risorse disponibili per l'attuazione di azioni efficaci, semplificando, per quanto possibile, adempimenti che hanno valenza prevalentemente formale a carico delle aziende, oppure rendendo gli stessi più semplici mediante il miglioramento dei sistemi informatici di accesso alle pubbliche amministrazioni. La recente L. 98/2013 contiene elementi importanti di semplificazione.
I documenti di indirizzo nazionale sopra richiamati indicano le seguenti strategie ed i relativi obiettivi.
1. Perfezionamento dei sistemi di conoscenza dei rischi e dei danni da lavoro;
2. Rafforzamento del coordinamento tra istituzioni e partenariato economico sociale e tecnico scientifico:
3. Miglioramento della efficacia delle attività di controllo e della compliance da parte delle imprese;
4. Promozione dell'attività di formazione e informazione in materia di Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro;
5. Garanzia della tutela delle categorie deboli.
Le richiamate strategie costituiscono parte integrante e costitutiva del Piano Regionale Prevenzione 2014-2018 per il Macro obiettivo 2.7 "Prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali".
VIGILANZA IN MATERIA DI SICUREZZA E SALUTE SUL LAVORO
L'intervento dei Servizi aziendali di Prevenzione, Igiene e Sicurezza nei luoghi di lavoro (SPISAL) non è circoscritto alle attività di controllo, ma più in generale è rivolto a favorire la promozione della salute e la responsabilizzazione delle imprese in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Per quanto riguarda gli interventi ispettivi, gli stessi saranno orientati verso Í comparti a maggior rischio di infortuni gravi e mortali come l'agricoltura, l'edilizia e metalmeccanica, nonché al contrasto delle malattie professionali, osteoarticolari e neoplastiche in particolare,
L'analisi degli eventi infortunistici svolta nell'ambito del progetto "Miglioramento dell'efficacia e dell'efficienza delle inchieste infortuni" (coordinato dal dott. Celestino Piz - SPISAL Azienda ULSS 6 Vicenza) evidenzia, quali cause prevalenti di infortunio per l'anno 2014, aggredibili con idonee azioni di contrasto, le seguenti:
- 23% caduta dell'infortunato (149 casi su 639): in particolare il 17% cade dall'alto, il 5% cade
in piano e l'1% cade in profondità;
- 16% l'infortunato è colpito/urtato da materiale in lavorazione o da un macchinario (100 casi);
- 14% l'infortunato è schiacciato da materiali o attrezzature (escluso veicoli) (91 casi);
- 11% a contatto con materiali o attrezzature (70 casi).
Le attività di vigilanza dei Servizi di prevenzione, Igiene e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro delle Aziende ULSS del Veneto andranno realizzate, per l'anno 2015, in coerenza con le indicazioni contenute nel Piano Regionale della Prevenzione per gli anni 2014-2018 (di cui ai decreti del Direttore della Sezione Prevenzione e Sanità Pubblica n. 7 del 27 marzo 2015 e 10 del 29 maggio 2015), attraverso la ricerca dell'omogeneità nell'applicazione delle procedure sanzionatorie, l'uniformità delle modalità di vigilanza e assistenza in materia di salute e sicurezza (da realizzarsi anche mediante momenti formativi del personale) e indirizzando prioritariamente l'attività di vigilanza sul controllo dell'adeguatezza della valutazione dei rischi.
Le azioni di prevenzione per il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro da parte degli organi di vigilanza a livello territoriale, dovranno tendere a supportare le capacità di autovalutazione del livello di sicurezza e del benessere organizzativo raggiunto in azienda, anche con utilizzo di procedure standardizzate semplificate di gestione della sicurezza.
L'attività dei Servizi di Prevenzione sarà orientata:
• al mantenimento delle azioni rivolte a contrastare il rischio di infortuni gravi in agricoltura e nelle costruzioni, anche in funzione dei rispettivi piani nazionali agricoltura e costruzioni;
• allo sviluppo di altre azioni rivolte a situazioni di maggior rischio in tutti i comparti;
• al miglioramento dell'omogeneità, del coordinamento e dell'orientamento proattivo delle azioni preventive.
In ottica di continuità, le "Indicazioni ai Comitati regionali di Coordinamento per la definizione della programmazione per l'anno 2014" di cui all'Intesa C.U. Rep. Atti n. 23/CU del 20 febbraio 2014, costituiscono comune riferimento su cui basare la programmazione territoriale degli interventi di vigilanza per l'anno 2015 nei settori:
L'Intesa n. 23/CU del 20 febbraio 2014, sopra richiamata, ha definito una quota pari al 22% dei cantieri notificati a livello regionale che deve essere oggetto di controllo coordinato da parte degli Organi con competenza di vigilanza nel settore costruzioni.
Tale quota somma gli interventi ispettivi condotti dai Servizi di Prevenzione, Igiene e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro delle Aziende ULSS e dalle Direzioni Territoriali del Ministero del Lavoro.
Considerando che la quota di cantieri ispezionati (4.807) dagli SPISAL nel 2014 ha raggiunto il 16,7%, rispetto a quelli notificati e che le DTL hanno ispezionato circa l'8% dei cantieri notificati, si ritiene che l'obiettivo percentuale (22%) indicato dal Comitato ex art. 5, potrà essere raggiunto mediante la conferma del dato di programmazione SPISAL fissato per l'anno 2014 (4.700 cantieri), come emerge dalla Tabella 1.
Una parte delle ispezioni in edilizia dovrà riguardare i cantieri di bonifica di materiali contenenti amianto e a questo proposito i Servizi definiranno il numero di interventi in relazione alla peculiarità del proprio territorio.
In coerenza rispetto alla pianificazione del PRP 2014-2018 ed in particolare con il progetto "Prevenzione degli Infortuni nelle Costruzioni", l'attività degli SPISAL sarà diretta a migliorare la sicurezza nei cantieri edili attraverso azioni di vigilanza supportate da azioni di promozione con il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati e in linea con il piano nazionale edilizia.
• la vigilanza sarà orientata alla verifica del rispetto delle normative di sicurezza e dell'applicazione di criteri di qualità nella progettazione e gestione dei processi produttivi in relazione alle diverse fasi di lavoro;
• sarà garantita - presso i Comitati Provinciali di Coordinamento - l'attività coordinata tra Enti e la "vigilanza congiunta".
Gli interventi di vigilanza e controllo saranno effettuati nel rispetto dei criteri qualitativi-quantitativi stabiliti nel Piano nazionale per il periodo 2014-2018, consolidando il volume di attività sopra indicato (4.700 cantieri) come risulta nello specifico Programma regionale.
Anche per il comparto dell'agricoltura, in coerenza rispetto alla pianificazione del PRP 2014-2018 ed in particolare con il Programma "Prevenzione degli Infortuni in Agricoltura", l'attività degli SPISAL sarà diretta ad effettuare azioni coordinate di vigilanza, promozione e formazione su tutto il territorio regionale secondo il Piano Nazionale Agricoltura e Silvicoltura approvato dalla Commissione Salute il 6 maggio 2015.
In particolare, l'attività degli SPISAL sarà orientata:
• alla vigilanza delle aziende agricole e altre attività presenti nell'ambito dell'agricoltura, con metodi e strumenti omogenei, sul territorio regionale secondo gli Indirizzi operativi contenuti nella DGR 2136 del 18 novembre 2014 e integrata con gli altri Servizi del Dipartimento di Prevenzione e allineata al Piano Nazionale Agricoltura;
• al miglioramento del sistema di registrazione dell'attività di vigilanza in agricoltura secondo la scheda nazionale dì ispezione (in funzione di collegamento con il sistema informativo nazionale agricoltura).
Particolare attenzione è data a quelle aziende ove vi sia presenza di "ambienti confinati" (es. autoclavi per la vinificazione nel settore vitivinicolo), con particolare riguardo a quelli la cui manutenzione o pulizia sia affidata a terzi, in regime di appalto o simili, ai fini della verifica delle condizioni di sicurezza e dell'applicazione delle disposizioni di cui al DPR n. 177/2011.
Gli interventi di vigilanza e controllo saranno effettuati nel rispetto dei criteri qualitativi-quantitativi stabiliti nel Piano Regionale Prevenzione per il periodo 2014-2018, consolidando il volume di attività di 1.050 aziende agricole ispezionate.
Una quota delle ispezioni nelle aziende non appartenenti ai settori agricoltura e costruzioni sarà dedicata alle aziende con oltre 30 dipendenti - allo scopo di aumentare la copertura in termini di lavoratori tutelati e non solo di aziende controllate - selezionate in funzione di tassi infortunistici elevati o presenza di eventi sentinella (infortuni lievi ma con modalità di accadimento tali da poter causare infortuni gravi).
Tab. 1 Ripartizione per ULSS e per provincia degli obiettivi di vigilanza assegnati agli Spisal per il 2015
Tot. Unità Locali *
Di cui aziende agricole **
* Il numero di Unità Locali corrisponde al numero PAT INAIL con almeno 1 dipendente o socio lavoratore attive sul territorio. Corrispondente al 5% del totale delle UL presenti.
** Il numero di aziende agricole da ispezionare è ripartito per ULSS secondo i criteri del Piano Nazionale Agricoltura (distribuzione percentuale degli infortuni gravi e del numero degli addetti) e della percentuale di presenza dì aziende agricole nel territorio di competenza dell'ULSS.
In coerenza con il Programma n. 3 "Prevenzione delle malattie professionali" del Piano Regionale Prevenzione, l'attività degli SPISAL sarà orientata:
• al mantenimento delle azioni rivolte a contrastare il rischio di malattie professionali con particolare riferimento ai comparti dell'agricoltura, delle costruzioni ed ai rischi derivanti da sostanze cancerogene, da agenti chimici, nonché da stress lavoro correlato e patologie muscolo-scheletriche;
• allo sviluppo di azioni rivolte all'emersione delle patologie professionali sotto notificate;
con l'obiettivo di migliorare l'omogeneità e il coordinamento dell'attività di vigilanza sull'esposizione a fattori di rischio di malattia professionale e sulla registrazione degli esposti con particolare riferimento a rischio chimico e cancerogeno ed, inoltre, di ridurre il rischio di malattie professionali con particolare riferimento a quelli gravi (neoplasie) e alle attività a maggior rischio (agricoltura ed edilizia).
L'attività sarà, inoltre, diretta:
• a far emergere malattie professionali non caratterizzate dal punto di vista eziologico aumentando la cooperazione con altri operatori sanitari;
• ad assistere i lavoratori nel processo di riconoscimento delle malattie professionali con particolare riferimento alle allergopatie ed a garantire la sorveglianza sanitaria ad ex esposti a cancerogeni e le altre attività ambulatoriali di medicina del lavoro;
• alla realizzazione dei coerenti progetti del PRP, come indicati dal Decreto del Direttore della Sezione Prevenzione e Sanità Pubblica n, 7 del 27 marzo 2015.
PREVENZIONE DEL RISCHIO STRESS LAVORO-CORRELATO E PROMOZIONE DEL BENESSERE ORGANIZZATIVO
Il d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, all'art. 17 richiama tra gli obblighi non delegabili del datore di lavoro la valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e salute dei lavoratori, ivi compresi - come riportato nell'art. 28 - quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra i quali rientrano anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato.
La Regione Veneto con la Legge Regionale n. 8 del 22 gennaio 2010 "Prevenzione e contrasto dei fenomeni di mobbing e tutela della salute psicosociale della persona sul luogo di lavoro" ha voluto mettere le basi per un'azione mirata e strutturata volta a prevenire il disagio lavorativo e a disincentivare comportamenti discriminatori o vessatori correlati all'attività lavorativa.
Con DGR 1727 del 26 ottobre 2011 e nota n. 519043 dell'8 novembre 2011 della Direzione Regionale per la Prevenzione (oggi Sezione Prevenzione e Sanità Pubblica), sono state recepite le indicazioni sulla valutazione dello stress lavoro correlato della Commissione consultiva permanente quale percorso metodologico per la valutazione dei rischi in azienda ai sensi dell'art. 20 del D.lgs. 81/08 e per gli Sportelli e i Centri provinciali nell'esercizio delle funzioni di assistenza ed ascolto.
Dal 2013 (DGR 1760/2013), il coordinamento a livello regionale delle azioni per la prevenzione e contrasto del disagio negli ambienti di lavoro e promozione del benessere organizzativi), in attuazione della legge sopra richiamata, rientra tra le attività del Programma Regionale per l'Ergonomia Occupazionale.
L'obiettivo di perseguire obiettivi coerenti con la pianificazione nazionale e regionale, è affidato e coordinato dal Programma Regionale per l'Ergonomia Occupazionale.
• verificare lo stato dell'applicazione dell'obbligo di valutazione dello stress lavoro-correlato a livello regionale mediante l'attività di vigilanza e la verifica della gestione aziendale dello stress lavoro-correlato;
• incrementare le conoscenze e competenze in tema di valutazione e gestione del rischio stress lavoro-correlato degli operatori dei Servizi di Prevenzione (SPISAL), delle figure della prevenzione aziendali, dei medici di medicina generale e delle strutture specialistiche specifiche delle Aziende ULSS, attraverso attività di informazione e formazione;
• coordinare le azioni per la prevenzione e contrasto del disagio negli ambienti di lavoro e promozione del benessere organizzativo (in attuazione della L.R. 8/2010).
SISTEMI INFORMATIVI: AZIONI DA SVILUPPARE
In coerenza con il Piano Regionale Prevenzione (di cui ai decreti del Direttore della Sezione Prevenzione e Sanità Pubblica n. 7 del 27 marzo 2015 e 10 del 29 maggio 2015) ed in particolare con il programma "Incremento del grado di utilizzo dei sistemi informativi per la prevenzione", le azioni territoriali da sviluppare nel triennio 2014-2016, per conseguire gli obiettivi di perfezionamento dei sistemi di conoscenza dei rischi e dei danni da lavoro, riguarderanno le seguenti attività:
• Implementazione dell'utilizzo dei sistemi di sorveglianza già attivi, quali i sistemi informativi integrati INAIL - Regioni che costituiranno il Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione (SINP) di cui all'art. 8 del D.Lgs 81/08 (Flussi informativi per la prevenzione nei luoghi di lavoro, INFORMO, MALPROF, e dati di attività dei servizi di prevenzione delle ASL).
• Estensione dell'ambito di attività del Centro Operativo Regionale (COR), per la rilevazione dei casi di sospetta neoplasia professionale previsti dall'art. 244 comma 3 del d.lgs 81/08 (oltre ai mesoteliomi, i casi di neoplasìa delle cavità nasali e dei seni paranasali, nonché di neoplasia a più bassa frazione eziologica), perfezionando l'attività di sorveglianza epidemiologica anche mediante la diffusione dell'utilizzo del sistema Occupational Cancer Monitoring (OCCAM) per il calcolo del rischio cancerogeno nei diversi comparti produttivi, nell'ambito di quanto previsto al comma 5 del medesimo articolo e con il contributo dell'INAIL per la messa a disposizione di applicativi e di linkage a banche dati informatici.
• Rafforzamento dei sistemi di monitoraggio dei rischi e delle patologie da lavoro, mediante la raccolta dei dati relativi alla sorveglianza sanitaria effettuata dai medici competenti (art. 40, all. 3b) nonché più in generale l'approfondimento e la valutazione dei rischi e delle esposizioni dei lavoratori (diffusione, potenziamento e utilizzo dei registri delle esposizioni).
• Implementazione di sistemi informativi integrati Ministero dello Sviluppo Economico - Ministero del Lavoro - INAIL e Regioni relativi alla sicurezza di macchine e impianti, ivi inclusa la banca dati delle segnalazioni di presunta non conformità delle attrezzature di lavoro alle pertinenti direttive europee di prodotto.
Unitamente alle azioni sopra indicate i Servizi garantiranno, in relazione allo storico ed alla pianificazione aziendale ULSS:
• le attività di igiene industriale;
• l'espressione di pareri tecnici;
• le inchieste infortuni e malattie professionali;
• l'attività sanitaria (visite per apprendisti e minori, visite su iniziativa propria o su richiesta, visite per sorveglianza sanitaria in favore di ex esposti a cancerogeni, controllo dei protocolli di sorveglianza sanitaria, definizione dei ricorsi avverso il parere del medico competente).
Si rammenta che all'interno del Piano regionale prevenzione 2014 -2018, nell'ambito del Macro obiettivo n. 2.8 "Ridurre le esposizioni ambientali potenzialmente dannose per la salute", sono stati sviluppati una serie di Programmi strettamente collegati ai Programmi di prevenzione del Macro obiettivo n. 2.7, in particolare per quanto riguarda la prevenzione delle malattie professionali determinate da esposizione a cancerogeni, il Programma REACH e il Programma Piano Agricoltura (quest'ultimo con riferimento al Programma relativo all'utilizzo dei prodotti fitosanitari).