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Timestamp: 2018-09-20 17:23:26+00:00
Document Index: 148264903

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 7', 'art. 36', 'art. 37', 'art. 2', 'art. 2033', 'art. 42', 'art. 1', 'art. 48', 'art. 46', 'art.32', 'art. 834', 'sentenza ']

La L. n. 1/1978 art. 23, comma 2, come sostituito dalla L. n. 385/1980, art. 7, ha introdotto a beneficio degli espropriandi, che addivengono ad una determinazione non contenziosa delle indennità loro spettanti, un pagamento in tempi brevi dell'80% del loro credito; la decisione di beneficiare di queste agevolazioni nel conseguimento del pagamento in acconto, configurabile come diritto soggettivo, da parte degli espropriandi, è incompatibile con la riserva di far valere ulteriori ...
L'applicazione della disposizione di cui all'art. 36 DPR 327/2001, in luogo di quelle dettate dagli artt. 37 e 40 (per effetto del carattere privato dell'iniziativa), non comporta un mutamento del criterio fondamentale di determinazione dell'indennità, il quale, per effetto della dichiarazione d'illegittimità costituzionale dell'art. 37, comma 1 (cfr. Corte cost., sent. n. 348 del 2007), e della sua sostituzione ad opera della L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 2, comma 89, lett. a ...
Il prezzo della cessione volontaria mediante il quale si producono i medesimi effetti traslativi (a titolo originario) del provvedimento ablativo, è sottratto alla disciplina di diritto privato: esso è inderogabilmente fissato in riferimento alla misura dell'indennità di esproprio, secondo la normativa vigente al momento della procedura, onde evitare che le cessioni di beni la cui acquisizione sia stata dichiarata di p.u. restino affidate alla discrezionale (se non arbitraria) ...
L'oggetto del giudizio di determinazione dell'indennità di espropriazione è normalmente circoscritto in relazione a quanto ha formato oggetto del decreto di espropriazione, in conformità con il piano particellare approvato, sicché, se oggetto di espropriazione siano dei terreni, e non si faccia menzione dei fabbricati soprastanti, si deve presumere che essa abbia ad oggetto delle nude aree; costituisce onere dell'espropriato allegare l'esistenza di fabbricati sui terreni ...
Prescrizione dell'indennità di esproprio
L'azione dell'espropriato per la determinazione dell'indennità di esproprio è soggetta all'ordinario termine decennale di prescrizione, decorrente dalla data di adozione del decreto di esproprio, momento nel quale al diritto di proprietà sul bene si sostituisce il diritto dell'espropriato ad una somma di denaro che ne rappresenta il controvalore.
Il sistema disciplinante il compenso per l'acquisizione del bene di proprietà privata all'ente pubblico regolato, nel territorio della Provincia autonoma di Bolzano, dalla L.P. n. 10/1991, modificata dalla L.P. n. 1/1997, appare mutato da recenti interventi legislativi, riconoscibili nella L.P. Bolzano n. 4/2008 e nella L.P. n. 9/2009 . Tali interventi appaiono, in primo luogo, dettati dalla necessità di adeguare la legislazione provinciale alla nuova normativa statale in mate ...
Una volta sopravvenuta la revoca della dichiarazione di pubblica utilità dopo che sia stata percepita l'indennità di espropriazione dal proprietario espropriando a seguito di "accordo amichevole" deve essere restituito dall'espropriando quanto percepito; in particolare, per la restituzione della somma ricevuta dal privato a titolo di indennità di espropriazione valgono le regole della ripetizione dell'indebito, essendo l'art. 2033 c.c., applicabile anche nel caso ...
Ai fini della determinazione dell'indennità di espropriazione l'applicazione del metodo di stima sintetico-comparativo trovava la sua giustificazione in un contesto in cui la valutazione indennitaria dei fondi espropriati era governata dal principio dell'edificabilità di fatto, siccome idoneo ad esprimere il valore di un determinato terreno nell'ambito della microzona a prescindere dalle indicazioni dello strumento urbanistico; al contrario, il metodo c.d. analitico-ricostruttivo muove dalle ...
Sia la giurisprudenza della Corte Costituzionale che quella della Corte EDU hanno individuato in materia di indennità di espropriazione un nucleo minimo di tutela del diritto di proprietà, garantito dall’art. 42, terzo comma, Cost., e dall’art. 1 del primo protocollo addizionale della CEDU, in virtù del quale l’indennità di espropriazione non può ignorare «ogni dato valutativo inerente ai requisiti specifici del bene», né può elu ...
La disciplina del conguaglio ex L. 29 luglio 1980, n. 385 era collegata al presupposto indefettibile della natura edificatoria delle aree oggetto di cessione volontaria, il cui corrispettivo per l'appunto veniva ritenuto "conguagliabile" per l'applicazione di un diverso, seriamente ristoratore, criterio indennitario; ove la cessione sia stata convenuta per aree agricole, nessun conguaglio è azionabile ad integrazione del corrispettivo erogato e ciò anche prescindendo da ...
Non può essere riconosciuto alcun indennizzo per il deposito di materiali di risulta sulla proprietà residua a seguito della costruzione dell’opera pubblica. Delle due infatti l'una: o tali depositi, compromettendo completamente l'utilizzo agricolo del terreno, implicano di fatto un'espropriazione aggiuntiva di cui deve essere richiesto il relativo indennizzo, oppure il deposito di tali rifiuti sul suolo residuo effettuato per conto dell'Amministrazione nella costruzione dell ...
Alla luce del disposto di cui all'art. 48 e segg. della L. n. 2359/18652 ed oggi DPR 327/2001, ove il proprietario espropriato non abbia accettato l’indennità offerta o non sia addivenuto ad un accordo amichevole, il pagamento di essa va sempre effettuato alla Cassa depositi e prestiti, con deposito che ha valore liberatorio per l’ente espropriante e che costituisce un mezzo di tutela per gli eventuali terzi lesi dalla espropriazione.
La previsione di cui alla L. n. 2359 del 1865, art. 46, non può essere intesa come riferita ai soli pregiudizi di carattere permanente, sull'implicito presupposto che laddove si parla di servitù il termine debba essere inteso esclusivamente nel significato di diritto reale costituito sul fondo servente con esclusione delle servitù temporanee. Una tale interpretazione, che consentirebbe alla P.A. di istituire di fatto delle servitù senza indennizzo, purché le servitù ...
Nessuno può trarre vantaggio dall'attività illecita posta in essere; ne consegue il diniego di indennizzo del pregiudizio derivante dall'opera pubblica a manufatto abusivo, in quanto ubicato in fascia di rispetto.
Risarcimento del danno da occupazione illegittima: valore integrale del fondo e tassazione degli importi
Il contribuente può scegliere tra una ritenuta secca del 20% operata sull'intera somma erogata, e la tassazione ordinaria che determina l’ammontare dell’imposta tenendo conto della sola plusvalenza e delle altre componenti reddituali. La facoltà di scelta è lasciata al contribuente. Se questi non chiede di optare per la tassazione ordinaria, la tassazione secca realizzerà un prelievo fiscale inferiore a quello che risulterebbe rispettando il principio della tassazione sulla capacità contributiva
L'art.32 T.U. D.P.R.327/2001: lo ius tollendi
L’articolo 32 secondo comma del TU DPR 327/2001stabilisce che il valore del bene è determinato senza tenere conto delle costruzioni, delle piantagioni e delle migliorie, qualora risulti, avuto riguardo al tempo in cui furono fatte e ad altre circostanze, che esse siano state realizzate per conseguire una maggiore indennità. Si considerano tali le costruzioni, le piantagioni e le migliorie che siano state intraprese sui fondi soggetti ad esproprio dopo la comunicazione dell’avvio del procedimento
I diritti del proprietario espropriato dopo le sentenze n.348 e 349 della Corte Costituzionale
L’articolo 5 bis D.L.333/1992 in tema di indennità e risarcimento d'espropriazione è stata denunciata negli anni '90 alla CEDU come contrastante con la tutela del diritto di proprietà e con la tutela del diritto all’equo processo. La Corte di Strasburgo, con due sentenze, aveva condiviso le tesi dei ricorrenti e condannato l’Italia al risarcimento del danno ulteriore rispetto a quello che era stato liquidato, a carico degli esproprianti, dai giudici italiani. La questione approda in Cassazione
Indennità espropriativa e valore venale: un rapporto nuovo tra pubblica amministrazione ed espropriati
La scelta del valore venale integrale quale criterio di stima dell'indennità espropriativa appare un'ottima scelta. Innanzitutto il valore venale è la strada maestra per dare piena attuazione alla convenzione europea dei diritti dell’uomo nella interpretazione del giudice di Strasburgo, evitando l’inaccettabile rinfocolarsi di un conflitto di sistema tra il nostro ordinamento e la giurisprudenza della CEDU. In secondo luogo, sul piano pratico, non ci sarà alcun sfracello delle finanze pubbliche
Il valore venale come parametro indennitario
I pilastri del diritto naturale che stanno a fondamento dell’espropriazione per pubblica utilità sono la iusta causa e il iustum pretium. In effetti il giusto prezzo o equo indennizzo è proclamato negli ordinamenti civili di ogni tempo e di ogni latitudine. In Italia è contemplato all’art. 834 cc. Ma come si quantifica? Il criterio plurisecolare e universale di quantificazione del giusto prezzo è stato ed è rappresentato dal valore venale, non di rado soggetto a meccanismi correttivi al rialzo.
Fondamento giuridico del valore venale come parametro indennitario nel regime interinale
Le amministrazioni hanno il dovere di proseguire le procedure e di non sospenderle a seguito della sentenza 348: ogni carenza del legislatore deve necessariamente essere colmata per via interpretativa. Quando fu dichiarato incostituzionale per le aree edificabili l’articolo 16 della legge 865/1971, si ritenne unanimemente che l’articolo 39 della legge fondamentale, mai formalmente abrogato, avesse allargato la sua sfera d’azione a regolare le fattispecie già disciplinate dalla norma illegittima
Reintroduzione del valore venale: indennità e risarcimenti
Si propone la situazione di equiparazione tra indennità e risarcimento, seppure sul piano più elevato del valore venale, perché da un lato l’incostituzionalità dei primi due commi dell’articolo 5 bis rende operante il criterio del valore venale, dall’altro l’articolo 43 TUE sesto comma fissa l’entità del risarcimento del danno nel valore del bene utilizzato per scopi di pubblica utilità, computando gli interessi moratori a decorrere dal giorno in cui il terreno sia stato occupato senza titolo