Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/sezioni/Penale/legittimita
Timestamp: 2019-04-21 16:38:59+00:00
Document Index: 80102137

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 35', 'art. 2', 'art. 35']

Sequestro penale o confisca di beni oggetto di espropriazione forzata e tutela dell’interesse dell’aggiudicatario.
Nel caso di sequestro penale o confisca disposti ai sensi della L. 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere) su un bene immobile che è oggetto di espropriazione forzata, l'interesse dello Stato a confiscare il bene prevale, secondo quanto disposto dall'art. 1, comma 194, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, su quello del creditore a soddisfarsi sull'immobile, ma è sempre recessivo rispetto a quello del terzo che si sia reso aggiudicatario del bene, anche in via provvisoria, in data anteriore all'entrata in vigore della stessa legge n. 228 del 2012 (1 gennaio 2013). Ai tali fini è irrilevante la circostanza che l'Erario abbia proposto opposizione di terzo con ricorso depositato anteriormente all'aggiudicazione, qualora la procedura esecutiva non sia stata tempestivamente sospesa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 08 February 2019, n. 3709.
Espropriazione forzata: tutela dell'aggiudicatario e interesse pubblico alla stabilità degli effetti delle vendite giudiziarie.
Il favor legis di cui gode l'aggiudicatario, anche provvisorio, non trova la propria giustificazione nell'esigenza di tutela di una posizione giuridica individuale, bensì nell'interesse generale - di matrice pubblicistica - alla stabilità degli effetti delle vendite giudiziarie, quale momento essenziale per non disincentivare la partecipazione alle aste e quindi per garantire la fruttuosità delle stesse, in ossequio del principio costituzionale di ragionevole durata del processo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 08 February 2019, n. 3709.
Sciopero degli avvocati e imputato in stato di custodia cautelare.
Avvocati - Codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze - Imputato in stato di custodia cautelare - Incostituzionalità.
La Corte costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 2-bis della legge 13 giugno 1990, n. 146 (Norme sull’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e sulla salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati. Istituzione della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge), nella parte in cui consente che il codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze degli avvocati – adottato in data 4 aprile 2007 dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura (OUA) e da altre associazioni categoriali (UCPI, ANF, AIGA, UNCC), valutato idoneo dalla Commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici essenziali con delibera n. 07/749 del 13 dicembre 2007 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 3 del 2008 – nel regolare, all’art. 4, comma 1, lettera b), l’astensione degli avvocati nei procedimenti e nei processi in relazione ai quali l’imputato si trovi in stato di custodia cautelare, interferisca con la disciplina della libertà personale dell’imputato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 27 July 2018, n. 180.
Detenzione in condizioni non conformi ai criteri di cui all'art. 3 della CEDU: diritto al risarcimento prescritto in 10 anni.
Responsabilità dello Stato - Risarcimento danni da detenzione in condizioni non conformi all'art. 3 CEDU - Prescrizione - Decorrenza.
II diritto ad una somma di denaro pari a otto euro per ciascuna giornata di detenzione in condizioni non conformi ai criteri di cui all'art. 3 della CEDU, previsto dall'art. 35 ter, comma 3, ord. pen., si prescrive in dieci anni, decorrenti dal compimento di ciascun giorno di detenzione nelle indicate condizioni. Coloro che abbiano cessato di espiare la pena detentiva prima dell'entrata in vigore della detta nuova normativa, se non sono incorsi nelle decadenze previste dall'art. 2 d.l. n. 92 del 2014 conv. con modif. in l. n. 117 del 2014, hanno anch'essi diritto all'indennizzo ex art. 35 ter, comma 3, ord. pen., il cui termine di prescrizione in questa caso non opera prima del 28 giugno 2014, data di entrata in vigore del d.l. cit.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 08 May 2018, n. 11018.