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Timestamp: 2018-04-21 15:08:48+00:00
Document Index: 158275511

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 703', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13']

Cassazione civile, 12/03/2018, (ud. 19/09/2017, dep.12/03/2018), n. 5915 Vedi massime correlate
POSSESSO - In genere
Dott. BIANCHINI      Bruno                        -  Presidente   -
Dott. GRASSO         Giuseppe                     -  Consigliere  -
Dott. ABETE          Luigi                        -  Consigliere  -
Dott. DONGIACOMO     Giuseppe                     -  Consigliere  -
Dott. BESSO MARCHEIS Chiara                  -  rel. Consigliere  -
sul ricorso 24117-2014 proposto da:
M.N., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MALCESINE 30,
presso lo studio dell'avvocato GIOVANNI PORCELLI, che lo rappresenta
e difende unitamente all'avvocato GERMANO MARGIOTTA;
CONDOMINIO di (OMISSIS), in persona dell'Amministratore pro tempore,
DANIELA ADORNATO, ADRIANA MASSARANI;
QUATTRODI' S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,
avverso la sentenza n. 922/2014 della CORTE D'APPELLO di MILANO,
19/09/2017 dal Consigliere Dott. CHIARA BESSO MARCHEIS.
M.N. propone ricorso in cassazione contro la sentenza della Corte d'appello di Milano 4 marzo 2014, n. 922, che aveva respinto gli appelli, riuniti, dello stesso M. e della società QUATTRODI', così confermando la pronuncia del Tribunale di Milano n. 8808/2006. Il ricorrente era stato convenuto, ex art. 703 c.p.c., dal Condominio (OMISSIS), che aveva chiesto al Tribunale di ordinare alla società Quattrodì la cessazione di opere edili in corso (una ristrutturazione dell'interno e della facciata), opere iniziate da M., già proprietario del negozio, chiedendo che fosse accertata l'illegittimità delle opere e ordinata la loro demolizione con ripristino della situazione precedente. M., costituendosi, aveva affermato di non aver dato inizio alle opere, cominciate a sua insaputa da F.A., al quale egli si era impegnato a vendere l'immobile e che era stato immesso nel possesso dell'immobile, F. che egli chiamava in garanzia. Il Tribunale aveva accolto la domanda del Condominio e condannato i convenuti a demolire le opere illegittime e a ripristinare lo stato preesistente, fissando in sei mesi dalla notificazione della sentenza il termine per l'esecuzione dei lavori di ripristino, autorizzando l'attore, in difetto di esecuzione, a provvedervi a proprie cure e a spese dei convenuti.
Il Condominio resiste con controricorso, con cui chiede di dichiarare l'inammissibilità e comunque rigettare il ricorso, con eventuale correzione della motivazione.
Gli intimati società QUATTRODI' e F.A. non si sono difesi. Il ricorrente ha depositato memoria.
Il ricorso è formalmente articolato in due motivi.
Il primo motivo denuncia "omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti". Il secondo lamenta "violazione ed errata applicazione delle norme di diritto".
Il secondo è inammissibile. Alla genericità della rubrica del motivo, non segue nell'esposizione successiva poi alcuna individuazione di quali siano le norme violate o falsamente applicate.
Circa il primo motivo, il ricorrente contesta alla Corte d'appello di non avere, come il giudice di primo grado, valutato che al momento della proposizione della domanda egli non aveva più la detenzione di fatto o di diritto dell'immobile in quanto in ottemperanza al contratto preliminare, e poi definitivo di compravendita, i locali erano stati consegnati alla società Quattrodì, il che avrebbe dovuto portare i giudici di merito a escludere ogni sua legittimazione e/o titolarità passiva.
Il motivo è infondato. Il rapporto tra M. e l'immobile, lungi dall'essere stato omesso, è infatti stato considerato dalla Corte d'appello che - appunto valutando la eccepita carenza di legittimazione passiva di M. - ha osservato (cfr. in particolare le pp. 13-15 del provvedimento) che la qualità di possessore del bene non viene meno con la stipula di un contratto preliminare di compravendita e che ciò vale anche in dipendenza dell'immissione in possesso di altri soggetti, scindendo poi il profilo del difetto di legitimatio ad causam del ricorrente dalla diversa questione della titolarità degli obblighi ripristinatori e risarcitori (e quindi non soltanto ripristinatori come afferma invece M. nel ricorso) facenti a lui capo.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell'importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio in favore del controricorrente che liquida in Euro 5.700, di cui Euro 200 per esborsi, oltre spese generali (15%) e accessori di legge.
Sussistono, D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1-bis, i presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell'importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.
Così deciso in Roma, nella adunanza camerale della seconda civile, il 19 settembre 2017.
Codice Civile, Art. 1140