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Timestamp: 2019-11-14 10:04:18+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 88', 'art. 58', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ']

La percentuale di lesione alla salute non si riflette automaticamente nella stessa misura sulla capacità di produrre reddito. - Corte di cassazione civile - sentenza n. 26000/11 del 05/12/2011
La percentuale di lesione alla salute non si riflette automaticamente nella stessa misura sulla capacità di produrre reddito.
sentenza 26000/11 del 05/12/2011
Il grado di invalidità di una persona determinato dai postumi permanenti di una lesione all'integrità psico-fisica dalla medesima subita, non si riflette automaticamente nella stessa misura sulla riduzione percentuale della capacità lavorativa specifica e quindi di guadagno della stessa.
Cassazione civile, Sezione III, Sentenza del 5.12.2011, n. 26000
La conseguente ricaduta sulla fattispecie è nel senso che, essendo stato posto a carico del F.G.V.S. il massimale di legge, correttamente la Corte territoriale ha accolto la domanda del danneggiato volta ad ottenere dalla impresa cessionaria, unica legittimata tanto sotto il profilo sostanziale, quanto sotto quello processuale in virtù della menzionata convenzione, la differenza tra il massimale di legge e il massimale di polizza (di cui peraltro ha sottolineato l'omessa prova da parte della ricorrente). Non costituisce elemento di segno contrario la cosiddetta interpretazione autentica dell'art. 4b della convenzione fornita dalle stesse parti contraenti con la successiva convenzione del 22 marzo 1994, giacchè quest'ultima si limita a chiarire le modalità dell'esercizio della rivalsa della cessionaria nei confronti del F.G.V.S. relativamente ai sinistri avvenuti successivamente al 31 luglio 1993, ma non si riferisce in alcun modo a quelli antecedenti a quella data, come quello oggetto di controversia, accaduto nel 1985. 3.3 - Non inducono a statuizione diversa le argomentazioni addotte dalla ricorrente con la memoria. Per contrastare l'orientamento che scaturisce dalla citata sentenza n. 19981/2011 di questa Corte, essa obietta: a) non si è considerato che il trasferimento del portafoglio è stato disposto ai sensi del D.P.R. n. 449 del 1959, art. 88, norma che espressamente dispone che sono a carico dell'impresa cessionaria solo i rischi successivi al trasferimento:
"In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, nell'ipotesi di sottoposizione dell'impresa assicuratrice a liquidazione coatta amministrativa, con trasferimento del portafoglio ad altra impresa, qualora le parti contraenti abbiano espressamente convenuto che sono a carico dell'impresa cessionaria, nei limiti dei massimali di polizza, gli importi eccedenti i massimali di legge, qualora il sinistro sia avvenuto in epoca antecedente alla scadenza del termine di sessanta giorni di cui al D.P.R. 13 febbraio 1959, n. 449, art. 58, commi 2 e 4, il F.6.V.S. resta obbligato nei limiti dei massimali di legge, mentre sono a carico della impresa cessionaria gli importi eccedenti tali massimali entro i limiti dei massimali di polizza; qualora il sinistro si sia verificato in epoca successiva al termine sopra indicato e, quindi, i rischi dei contratti stipulati dalla società in l.c.a. siano stati trasferiti alla società cessionaria, quest'ultima è direttamente obbligata nei limiti dei massimali di polizza". 4. - Ricorso incidentale P..
Infatti (Cass. Sez. 3^, n. 10289 del 2001) l'invalidità permanente, mentre di per sè concorre a dar luogo a danno biologico , non comporta necessariamente anche un danno patrimoniale, a tal fine occorrendo che il giudice, oltre ad accertare in quale misura la menomazione fisica abbia inciso sulla capacità di svolgimento dell'attività lavorativa specifica e questa, a sua volta, sulla capacità di guadagno, accerti se e in quale misura in tale soggetto persista o residui, dopo e nonostante l'infortunio subito, una capacità ad attendere ad altri lavori, confacente alle sue attitudini e condizioni personali e ambientali, e altrimenti idonei alla produzione di altre fonti di reddito, in luogo di quelle perse o ridotte; solo se dall'esame di detti elementi risulti una riduzione della capacità di guadagno e del reddito effettivamente percepito, questo è risarcibile sotto il profilo del lucro cessante. La relativa prova incombe al danneggiato, e può essere anche presuntiva, purchè sia certa la riduzione della capacità di lavoro specifica.
A definitivo chiarimento della questione in esame è sufficiente ricordare ancora che (Cass. Sez. 3^, n. 12022 del 2000) la perdita della capacità lavorativa specifica, che consiste nel concreto venir meno della capacità di guadagno in relazione all'attività lavorativa in atto, si differenzia dalla incapacità lavorativa generica, ricompresa nel danno biologico , che considera la perdita della concorrenzialità della persona, in relazione alla menomazione della sua integrità psicofisica.
5.3 - Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 990 del 1969, artt. 19, 20 e 21; violazione dei massimali di legge e dei Decreti Ministeriali dell'Industria del 31.5.93 e 30.9.94. 5.4 - La censura è infondata per le ragioni spiegate con riferimento ai ricorsi della Nuova Tirrena e del P.. Inoltre, in violazione del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, il ricorrente incidentale non ha dimostrato di avere sottoposto la questione alla valutazione dei giudici di merito.