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Timestamp: 2019-11-14 14:58:23+00:00
Document Index: 95706139

Matched Legal Cases: ['art. 2447', 'art. 2447', 'art. 2327', 'art. 2446', 'art. 2447', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2447', 'art. 2448', 'art. 2447', 'art. 2447', 'sentenza ', 'art. 2447', 'sentenza ', 'art. 2447', 'art. 2327', 'sentenza ']

Art. 2447 codice civile - Riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale - Brocardi.it
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Articolo 2447 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2447 Codice civile
Se, per la perdita di oltre un terzo del capitale, questo si riduce al disotto del minimo stabilito dall'articolo 2327, gli amministratori o il consiglio di gestione e, in caso di loro inerzia, il consiglio di sorveglianza devono senza indugio (1) convocare l'assemblea [2364, 2364 bis] per deliberare la riduzione del capitale (2) ed il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al detto minimo, o la trasformazione della società [2498, 2500, 2500 ter, 2500 sexies, 2500 septies, 2500 octies].
(1) L'assemblea dovrà essere tassativamente convocata entro un termine non superiore a quattro mesi. Termine ordinario entro cui si approva il bilancio di esercizio.
(2) La delibera della riduzione del capitale è una competenza dell'assemblea straordinaria.
La norma vuole garantire l'effettiva corrispondenza tra capitale nominale e capitale reale, infatti i terzi sarebbero ingannati se all'esterno apparisse un capitale che in realtà è inferiore.
Spiegazione dell'art. 2447 Codice civile
La norma disciplina l'ipotesi in cui le perdite che abbiano intaccato il capitale siano superiori a un terzo e, inoltre, questo si sia ridotto al di sotto del minimo legale (v. art. 2327).
Nell'ipotesi di riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo legale la riduzione è obbligatoria e deve essere accompagnata dal contestuale aumento del capitale o si deve procedere alla trasformazione della società.
Se l'assemblea straordinaria non adotta una di tali decisioni, la società si scioglie definitivamente ed entra in stato di liquidazione.
Se le perdite intaccano il minimo legale la riduzione è obbligatoria e non è ammesso il rinvio a nuovo (v. art. 2446).
Nella disciplina della norma rientra anche l'azzeramento del capitale che si verifica quando le perdite sono di importo pari o eccedono l'ammontare del capitale stesso. In tale ipotesi si dovrà procedere alla riduzione mediante annullamento dei titoli e al successivo aumento commisurato alle partecipazioni dei soci prima della riduzione a zero del capitale.
Massime relative all'art. 2447 Codice civile
Cass. civ. n. 4493/2011
La liquidazione del danno patrimoniale da riduzione della capacità di lavoro e di guadagno non può costituire un'automatica conseguenza dell'accertata esistenza di lesioni personali, ma esige che sia verificata la attuale o prevedibile incidenza dei postumi sulla capacità di lavoro, anche generica, della vittima. Ne consegue che quando detti postumi sono di lieve entità o, comunque, manchino elementi concreti dai quali desumere una incidenza della lesione sulla attività di lavoro attuale o futura del soggetto leso, vanno escluse l'esistenza e la risarcibilità di qualsiasi danno da riduzione della capacità lavorativa, mentre va privilegiato un meccanismo di liquidazione (quello del danno alla salute) idoneo a cogliere, nella sua totalità, il pregiudizio subito dal soggetto nella sua integrità psico-fisica.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4493 del 24 febbraio 2011)
Cass. civ. n. 18728/2007
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 18728 del 6 settembre 2007)
Cass. civ. n. 23262/2005
Nell'ipotesi, prevista dall'art. 2447 c.c., di ricostituzione del capitale sociale ridottosi, per la perdita di oltre un terzo dello stesso, al di sotto del minimo legale, non è imposta l'immediata in considerazione dell'urgenza connessa all'altrimenti automatico scioglimento della società sottoscrizione del capitale medesimo (almeno nei limiti del minimo legale) contestualmente alla delibera assembleare di ricostituzione, così che il socio non possa in alcun modo dolersi della mancata, prima della sottoscrizione, fissazione di un termine per l'esercizio del diritto di opzione spettantegli: infatti l'automatico scioglimento della società, ai sensi dell'art. 2448, n. 4, c.c., si produce salvo il verificarsi, con efficacia retroattiva, della condizione risolutiva costituita dalla reintegrazione del capitale (o dalla trasformazione della società) ai sensi dell'art. 2447 cit., sicché non la perdita del capitale in quanto tale e la sua riduzione al di sotto del minimo legale costituiscono la causa dello scioglimento, bensì la mancata reintegrazione del capitale stesso al minimo legale (o la mancata trasformazione della società), mentre la legge (che pure vieta agli amministratori di intraprendere nuove operazioni in presenza di un fatto che determina lo scioglimento della società) non impone la predetta contestualità, limitandosi, invece, il richiamato art. 2447 c.c. a richiedere che gli amministratori provvedano a convocare senza indugio l'assemblea per le deliberazioni dallo stesso previste. È tuttavia legittima la delibera assembleare che, avvenuta in assemblea la sottoscrizione del capitale ricostituito sino alla misura del minimo legale ad opera dei soci presenti, assegni ugualmente ai soci che ne abbiano diritto un termine per l'esercizio del diritto di opzione, quando tale assegnazione del termine sia accompagnata dalla previsione, integrante una condizione risolutiva, che l'esercizio del diritto rimuove l'acquisto da parte dei soci originari sottoscrittori del capitale ricostituito: infatti tale delibera, per quanto non contenga la fissazione di un termine per l'esercizio del diritto di opzione dei soci (artt. 2439, secondo comma, e 2441 c.c.), tuttavia non viola il predetto diritto (nel suo contenuto di diritto di prelazione, quale garanzia del mantenimento della misura della partecipazione del socio alla società), in funzione del quale soltanto è prevista la fissazione preventiva del termine per la sottoscrizione, essendo, invece; tale diritto salvaguardato mediante la previsione dell'esercizio postumo (e retroattivo) rispetto all'avvenuta integrale sottoscrizione del capitale da parte degli altri soci.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 23262 del 17 novembre 2005)
Cass. civ. n. 5740/2004
Ai fini dell'adozione dei provvedimenti richiesti dall'art. 2447 c.c. in presenza di perdita di oltre un terzo del capitale sociale e di conseguente riduzione di detto capitale al di sotto del minimo legale, deve tenersi conto dei risultati, anche eventualmente positivi, di gestione enunciati nell'apposita situazione patrimoniale sottoposta dagli amministratori all'assemblea chiamata a provvedere ai sensi del citato articolo, quando tali risultati siano maturati in epoca successiva all' ultimo bilancio d'esercizio nel quale le anzidette perdite erano state registrate.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5740 del 23 marzo 2004)
Cass. civ. n. 6238/1998
Ai fini della responsabilità degli amministratori conseguente alla mancata convocazione, ex art. 2447 c.c., del consiglio di amministrazione della società allorché, per la perdita di oltre o un terzo del capitale sociale quest'ultimo si riduca al di sotto della soglia minima fissata dall'art. 2327 c.c., si rende irrilevante il fatto che il Consiglio di amministrazione della società, per previsione dello Statuto della stessa, possa essere convocato solo dal Presidente (il quale risulti altresì abilitato a fissare l'ordine del giorno). Infatti i singoli amministratori debbono ritenersi dotati del potere di pretendere che il Presidente provveda a tale convocazione e con uno specifico ordine del giorno. L'esistenza di un tale potere va desunta: a) dal rilievo per cui ogni singolo amministratore è responsabile del controllo sulla gestione societaria e pertanto egli deve essere ritenuto abilitato a mettere in moto qualunque meccanismo necessario che gli consenta di provvedere a pieno al controllo stesso, e di porre in essere gli adempimenti che questo richieda; b) dall'ulteriore rilievo per cui, risultando essi amministratori solidalmente responsabili fra loro, una tale solidarietà non possa non importare che ciascuno di essi abbia anche il potere di controllare l'operato degli altri amministratori.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6238 del 23 giugno 1998)