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Timestamp: 2020-08-12 18:56:03+00:00
Document Index: 80491141

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1965', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 12']

Sentenza Cassazione Civile n. 22586 del 10/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22586 del 10/09/2019
Cassazione civile sez. II, 10/09/2019, (ud. 07/06/2019, dep. 10/09/2019), n.22586
sul ricorso 24775-2015 proposto da:
BANCA POPOLARE DI SONDRIO SOC. COOP. ARL, elettivamente domiciliato
in ROMA, VIA PACUVIO, 34, presso lo studio dell’avvocato LORENZO
ROMANELLI, che lo rappresenta e difende;
B.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PASUBIO, 15,
avverso il provvedimento n. 6161/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
07/06/2019 dal Consigliere CORRENTI VINCENZO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale SGROI
Vche ha concluso per il rigetto del ricorso;
udito l’Avvocato ROMNELLI Lorenzo, difensore del ricorrente che ha
chiesto l’accoglimento del ricorso; udito l’Avvocato MUNGO Stefano,
La Banca popolare di Sondrio s.c.p.a. propone ricorso per cassazione, illustrato da memoria, contro B.M., che resiste con controricorso, avverso la sentenza della Corte di appello di Roma del 9.10.2014, che ha respinto il suo appello confermando la sentenza del Tribunale di Tivoli che aveva revocato il decreto ingiuntivo concesso per l’importo di Euro 33.464,40 oltre interessi sul presupposto che tra le parti era intervenuta una transazione ed il titolo azionato, contratto di mutuo, era venuto meno, almeno sino a che permaneva l’efficacia della transazione. La Corte di appello ha rigettato il gravame statuendo l’inammissibilità del primo motivo sulla non riferibilità dell’atto 17.2.99 in quanto sottoscritto da soggetto, presumibilmente un impiegato, che non aveva il potere di impegnarla, trattandosi di eccezione nuova.
Anche il secondo motivo sulla inesistenza della transazione era infondato in quanto sia in primo grado che in appello era stata riconosciuta l’esistenza di un accordo.
Parte ricorrente denunzia: 1) vizio di illogica ed incongrua motivazione sulla qualificazione della scrittura del 17.2.1999 come transazione mancando la sottoscrizione di un legale rappresentante dotato di poteri necessari ad impegnare l’istituto verso terzi; 2) violazione degli artt. 1326,1965,1966 e 1967 c.c., trattandosi di scrittura predisposta dal solo B. e solo siglata in calce non dal legale rappresentante; 3) ulteriore violazione dell’art. 1965 c.c., sulla assenza di transazione; 4) sugli interessi convenzionali si censura l’affermazione che terzo e quarto motivo erano solo esposizione delle conseguenze dell’accoglimento dei primi due.
Il primo motivo trascura che, a seguito della riformulazione della norma di cui all’art. 360 c.c., n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, è denunciabile in cassazione solo l’omesso esame del fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (Cass. 8 ottobre 2014, n. 21257, Rv. 632914).
Il vizio motivazionale previsto dal n. 5) dell’art. 360 c.p.c., pertanto, presuppone che un esame della questione oggetto di doglianza vi sia pur sempre stato da parte del giudice di merito, ma che esso sia affetto dalla totale pretermissione di uno specifico fatto storico.
Sotto altro profilo, come precisato dalle Sezioni Unite, la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione (S.U. n. 8053/2014).
La Corte d’appello, infatti, ha deciso la controversia sulla base delle risultanze, congruamente delibate.
Il secondo ed il terzo motivo attengono alla interpretazione della scrittura e non tengono conto che l’attività ermeneutica è prerogativa del giudice di merito in ordine al contenuto sostanziale dei patti.
Sul terzo motivo, in particolare, erano sussistenti il potenziale conflitto e la “res dubia” per cui è inconferente la giurisprudenza invocata in ricorso ed in memoria.
Consegue il rigetto del quarto che non contiene una doglianza specifica ma critica l’interpretazione data dalla Corte di appello del terzo e quarto motivo di gravame che non contenevano censure ma esposizione delle conseguenze dell’eventuale accoglimento dei primi due motivi.
La Corte rigetta il ricorso, condanna parte ricorrente alle spese, liquidate in Euro 5500, di cui 200 per esborsi oltre accessori e spese forfettarie nel 15%, dando atto dell’esistenza dei presupposti versamento dell’ulteriore contributo unificato.