Source: https://freepressonline.it/2019/08/02/ndrangheta-10-arresti-nei-confronti-di-esponenti-della-cosca-cordi-di-locri/
Timestamp: 2020-06-05 06:23:38+00:00
Document Index: 11018709

Matched Legal Cases: ['art. 416', 'art. 629', 'art. 424', 'art. 75', 'art. 23', 'art. 416']

Ndrangheta: 10 arresti nei confronti di esponenti della cosca Cordì di Locri
Home Cronaca Ndrangheta: 10 arresti nei confronti di esponenti della cosca Cordì di Locri
Gianfranco Alì, nato a Locri il 01.08.1982, ivi residente;
Arresti nati da tre attività investigative
L’esecuzione dell’odierna misura scaturisce dall’unificazione di tre distinte e convergenti attività d’indagine condotte dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri, dalla Stazione Carabinieri e dai militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Locri che, coordinati dal Procuratore Aggiunto Giuseppe Lombardo e dai Sostituti Procuratori Giovanni Calamita e Diego Capace Minutolo, hanno permesso di ricostruire l’attuale operatività di gruppi criminali facenti capo alla storica cosca di Locri Cordì, ai cui dirigenti e partecipi vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.), estorsione (art. 629 c.p.), danneggiamento seguito da incendio (art. 424 c.p.), illecita concorrenza con minaccia o violenza (513-bis c.p.), violazione delle prescrizioni della sorveglianza speciale (art. 75 l. n. 159/2011), detenzione e porto in luogo pubblico di armi (art. 23 co. 1, 3 e 4 l.n. 110/1975), con l’aggravante di cui all’art. 416-bis.1, avendo agito con metodo mafioso ed al fine di favorire gli interessi della ‘Ndrangheta nella sua articolazione territoriale nota come cosca Cordì.
In particolare, le indagini hanno permesso di ricostruire le pretese estorsive rivolte – con il coinvolgimento, a vario titolo, degli indagati Gerardo Zucco, Domenico Cordì e Bruno Zucco– in danno di un imprenditore edile, affidatario di alcuni lavori banditi dal Comune di Locri (“lavori di realizzazione di un teatro in regione Moschetta”, per un valore di 600.000 euro, “ristrutturazione dell’edificio scolastico Maresca”, per 210.000 euro, subappalto “valorizzazione di Palazzo Nieddu Del Rio”, per 150.000 euro, nonché la manutenzione idraulica dei valloni che attraversano il territorio comunale, per 48.450 euro) e di appalti privati (lavori per la ristrutturazione della “Casa Bennati” di Locri, commissionati dalla Diocesi di Locri-Gerace), con richieste variabili dai 1.500 ai 18.000 euro in relazione al valore del lavoro. In un caso, gli estortori hanno tentato di imporre all’imprenditore anche stipula di contratto subappalto a favore di una ditta locrese priva dei requisiti di legge, poiché non inserita nella white list prefettizie.
In un altro caso, sono state compiutamente documentate analoghe condotte criminali poste in essere dall’indagato MICALE Emmanuel che, facendo leva sulla sua appartenenza alle note famiglie di ‘ndrangheta dei CORDÌ e degli ALECCE, ha ripetutamente tentato di costringere il titolare di una rivendita di tabacchi a “mettersi a posto” consegnando euro 1.500 al mese al fine di garantirsi “protezione e sicurezza per sè e per il proprio locale”, non riuscendo nell’intento a causa delle difficili condizioni economiche dell’imprenditore, peraltro già sottoposto ad estorsione da parte di Salvatore Dieni.
L’ingerenza nelle attività economiche afferenti al cimitero di Locri
Contesto operativo “MILLE E UNA NOTTE”
All’esito delle investigazioni, emergeva come i Cordì’, con l’ausilio di una fitta rete di associati ed affiliati, abbiano effettuato continuato ad esercitare il loro controllo criminale su tutto il territorio locrese, tramite gravi forme intimidatorie e vere e proprie perlustrazioni giornaliere, finalizzate a monitorare le diverse attività commerciali ed imprenditoriali insistenti sul territorio di riferimento.
È stato inoltre documentato, grazie all’attività svolta dal Corpo, come la cosca Cordì continui ad esercitare un potere incontrastato nei settori commerciali di maggior interesse, quali le forniture giornaliere di pane, che viene imposto senza possibilità di reso ad ogni singolo esercente del settore, e la gestione delle onoranze funebri. La attuale pericolosità della cosca è ulteriormente confermata dalla immediata disponibilità di armi e munizioni, così come è emerso dalle attività investigative svolte dal Corpo, tramite le quali è stato possibile sottoporre a sequestro, abilmente occultati all’interno di due tubi di cemento siti in un fondo pubblico ed avvolti in dei sacchi di plastica, 3 fucili semi-automatici e con canne mozzate, tutti con matricola abrasa, unitamente a cospicuo munizionamento.
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