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Timestamp: 2020-04-04 03:39:02+00:00
Document Index: 6508726

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 13', 'art. 13']

Il furto di beni di modesto valore messo in atto da parte del dipendente fa venire meno il rapporto essenziale della fiducia e legittima il licenziamento per giusta causa - La Previdenza - Quotidiano di informazione giuridica
Il furto di beni di modesto valore messo in atto da parte del dipendente fa venire meno il rapporto essenziale della fiducia e legittima il licenziamento per giusta causa
Cassazione civile, sezione lavoro, sentenza 12.10.2017 n. 24014
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. NAPOLETANO Giuseppe - Presidente - Dott. TORRICE Amelia - rel. Consigliere - Dott. BLASUTTO Daniela - Consigliere - Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa - Consigliere - Dott. TRICOMI Irene - Consigliere - ha pronunciato la seguente: SENTENZA
sul ricorso 11875-2015 proposto da: A.R., domiciliati in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi dagli avvocati GIACOMO PACE, EMANUELE GUARINO, giusta delega in atti; - ricorrente -
S.S.C. SOCIETA' SVILUPPO COMMERCIALE S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA DEL POPOLO n. 18, presso lo studio degli avvocato PIERLUIGI RIZZO, NUNZIO RIZZO, che la rappresentano e difendono, giusta delega in atti; - controricorrente - avverso la sentenza n. 7271/2014 della CORTE D'APPELLO di NAPOLI, depositata il 30/10/2014 R.G.N. 7000/2013; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 10/05/2017 dal Consigliere Dott. TORRICE AMELIA; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SERVELLO GIANFRANCO che ha concluso per il rigetto del ricorso; udito l'Avvocato GIANLUCA SABATINI per delega verbale.
6. Da detto principio generale è stata tratta la conseguenza, in tema di licenziamento per giusta causa, della possibilità di configurare un vizio di sussunzione solo qualora la combinazione e il peso dei dati fattuali, così come definito dal giudice del merito, non consente comunque la riconduzione alla nozione legale di giusta causa di licenziamento. Altrimenti occorrerà dedurre che è stato omesso l'esame di un parametro tra quelli individuati dalla giurisprudenza ai fini dell'integrazione della giusta causa avente valore decisivo, nel senso che l'elemento trascurato avrebbe condotto ad un diverso esito della controversia con certezza e non con grado di mera probabilità; ma in tal caso il vizio è attratto nella sfera di applicabilità dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, (Cass. 18715/2016) e, quindi, per le sentenze, quali quella oggi impugnata, pronunciate decorsi trenta giorni dall'entrata in vigore della L. 7 agosto 2012, n. 134 (pubblicata sulla G.U. n. 187 dell'11.8.2012), di conversione del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, sarà denunciabile unicamente l'omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione fra le parti.
7. Alla luce dei principi innanzi richiamati, il motivo è inammissibile nella parte in cui il ricorrente deduce che la condotta oggetto di contestazione disciplinare e posta a base del licenziamento non risulterebbe accertata in modo incontrovertibile. La doglianza è, infatti, estranea al perimetro del vizio dedotto e riconducibile, in sostanza, all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, perchè non è stato denunciato l'omesso esame di un fatto storico decisivo per il giudizio ma è stata sollecitata, in realtà, una nuova, lettura del materiale istruttorio, inammissibile in sede di legittimità (Cass. SSU 8053/2014 e 24148/2013; Cass. 1541/2016, 15208/2014, 24148/2013, 21485/2011, 9043/2011, 20731/2007, 181214/2006, 3436/2005, 8718/2005).
9. Va, al riguardo, osservato che secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale di questa Corte, la valutazione in ordine alla ricorrenza della giusta causa e al giudizio dì proporzionalità della sanzione espulsiva deve essere operata con riferimento agli aspetti concreti afferenti alla natura e alla utilità del singolo rapporto, alla posizione delle parti, al grado di affidamento richiesto dalle specifiche mansioni del dipendente, al nocumento eventualmente arrecato, alla portata soggettiva dei fatti stessi, ossia alle circostanze del loro verificarsi, ai motivi e all'intensità dell'elemento intenzionale o di quello colposo (tra le più recenti, Cass. 1977/2016, 1351/2016, 12059/201525608/2014). Con la precisazione, quanto a quest'ultimo che, al fine di ritenere integrata la giusta causa di licenziamento, non è necessario che l'elemento soggettivo della condotta del lavoratore si presenti come intenzionale o doloso, nelle sue possibili e diverse articolazioni, posto che anche un comportamento di natura colposa, per le caratteristiche sue proprie e nel convergere degli altri indici della fattispecie, può risultare idoneo a determinare una lesione del vincolo fiduciario così grave ed irrimediabile da non consentire l'ulteriore prosecuzione del rapporto. (Cass. 13512/2016, 5548/2010).
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
LaPrevidenza.it, 20/10/2017