Source: https://www.foia.gov.it/sentenze-tar/
Timestamp: 2020-08-05 10:48:14+00:00
Document Index: 17487297

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 53', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 146', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 34', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 329', 'art. 5', 'art. 116', 'art. 5', 'art. 25', 'art. 5', 'art. 116', 'art. 117', 'art. 116', 'art. 100', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1048', 'art. 24', 'art. 622', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 53', 'art. 5', 'art. 15', 'art. 53', 'art. 22', 'art. 24', 'art. 117', 'art. 116', 'art. 24', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 117', 'art. 116', 'art. 5', 'art. 22', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 53', 'art. 5', 'art. 28', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 116', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 5', 'art. 22', 'art. 25', 'art. 22', 'art. 1174', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 117', 'art. 116', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 117', 'art. 116', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 620', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 22', 'art. 5', 'art. 22', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5']

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La giurisdizione sulle controversie in tema di accesso civico generalizzato spetta al giudice amministrativo. Di seguito, sono consultabili le massime, gli estremi e i link delle principali pronunce emanate dai Tribunali amministrativi regionali (TAR), periodicamente aggiornate dal Centro di Competenza.*
Ultimo aggiornamento 30 maggio 2020.
TAR CAMPANIA, SALERNO, SEZ. I, 25 MAGGIO 2020, N. 583. FINALITÀ DEL FOIA E INTERESSE DEL RICHIEDENTE – INTERESSE GENERALE
È illegittimo il silenzio serbato dall’amministrazione su una istanza di accesso civico generalizzato, volta a ottenere la copia della documentazione inerente alla gestione dei fondi in favore delle popolazioni colpite da eventi sismici ai sensi della l. n. 219/1981. Sebbene non manchino posizioni tese a escludere qualsivoglia “funzionalizzazione” dell’accesso al raggiungimento delle finalità indicate nell’art. 5, co. 2, d.lgs. n. 33/2013, si ritiene che lo strumento in esame possa essere utilizzato, come nel caso in esame, solo per evidenti ed esclusive ragioni di tutela di interessi propri della collettività, non anche a favore di interessi riferibili a singoli individui od enti associativi particolari. In difetto di tale (unico) presupposto di ammissibilità dell’istanza, la stessa andrà disattesa, potendo l’interessato avvalersi della tutela accordata dalla l. n. 241/1990.
TAR LAZIO, SEZ. I-TER, 29 APRILE 2020, N. 4381. FINALITÀ DEL FOIA E INTERESSE DEL RICHIEDENTE – INTERESSE GENERALE
Il rigetto di una richiesta di accesso civico generalizzato volta a ottenere dati relativi a tutti i centri di accoglienza, di qualsiasi tipologia, per richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale è legittimo quando non risulti in modo chiaro la rispondenza della richiesta al soddisfacimento di un interesse che presenti una valenza pubblica, essendo estraneo al perimetro normativo della fattispecie la strumentalità (anche concorrente) a un bisogno conoscitivo privato. Pertanto, mentre la richiesta di taluni dati (es. denominazione, indirizzo, capienza, tipologia della struttura, denominazione dell’ente gestore, numero delle presenze in un dato periodo, con indicazione del numero delle donne, degli uomini, dei minori accompagnati e non accompagnati e dei nuclei familiari, la disciplina seguita per l’affidamento e i costi maturati a carico dell’ente per la gestione di ogni singolo centro in un dato periodo) va accolta in quanto rispondente a un interesse generale, coincidente con una delle attività promosse dall’associazione ricorrente, la strumentalità rispetto all’interesse della collettività non si ravvisa invece in ordine ai restanti dati (partite iva e codici fiscali degli enti gestori delle strutture di accoglienza), restando precluso l’accesso a questi ultimi.
TAR CALABRIA, SEZ. II, 8 APRILE 2020, N. 553. FINALITÀ DEL FOIA E INTERESSE DEL RICHIEDENTE – INTERESSE GENERALE
Non può essere accolto il ricorso avverso il diniego di una istanza di accesso civico generalizzato, avente a oggetto documenti relativi a procedimenti disciplinari avviati nei confronti del Responsabile dell’Unità operativa di un ospedale, in cui potrebbe essere coinvolto il richiedente. Ciò in quanto gli atti di cui si chiede l’ostensione ineriscono al rapporto di servizio dei singoli medici e l’attività professionale che gli stessi svolgono nell’ambito della struttura sanitaria e dunque non sono riconducibili a immediati profili di pubblico interesse. L’accesso civico generalizzato, infatti, può riguardare dati e documenti detenuti dall’amministrazione con la finalità di favorire forme di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, sicché non sono accoglibili istanze estranee a tali finalità.
TAR PIEMONTE, SEZ. I, 11 MARZO 2020, N. 186. RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – CONTRATTI PUBBLICI
È legittimo il diniego opposto a una istanza di accesso civico generalizzato, tesa a ottenere la documentazione relativa all’esecuzione di un servizio pubblico. La coesistenza nell’ordinamento interno di tre regimi di accesso a portata generale comporta che ciascuno, in via di principio, sia pari ordinato all’altro, non sussistendo l’assorbimento dell’una fattispecie in un’altra. Pertanto, la disciplina vigente induce a escludere l’applicabilità assoluta dell’accesso civico generalizzato agli atti delle procedure di affidamento dei contratti pubblici, anche ai sensi dell’art. 53 del d.lgs. n. 50/2016, dovendo negarsi la sussistenza di un interesse diretto, concreto e attuale, con riferimento agli atti e ai documenti della fase esecutiva del rapporto contrattuale, rispetto all’impresa che vi è rimasta estranea e che, in mancanza di un provvedimento di risoluzione adottato dalla stazione appaltante, neppure possa vantare un ipotetico interesse al subentro.
TAR LAZIO, SEZ. III, 3 MARZO 2020, N. 2811. ATTIVITÀ DI RIELABORAZIONE – RICHIESTA ECCESSIVAMENTE ONEROSA – DIALOGO COLLABORATIVO
Il diniego opposto dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) a fronte di una istanza di accesso civico generalizzato, volta a ottenere dati in forma disaggregata relativi alle partecipazioni televisive di partiti, loro esponenti e membri di Governo, è illegittimo. I dati richiesti non necessitano di attività di rielaborazione, coincidendo nella sostanza con dati oggetto delle rilevazioni commissionate a una società specializzata, di cui l’Agcom è in possesso. Nel caso di specie, pertanto, l’accesso civico generalizzato non può essere negato invocando un intralcio dell’azione amministrativa, potendo peraltro l’amministrazione instaurare un dialogo collaborativo col richiedente.
TAR LOMBARDIA, SEZ. I, 4 MARZO 2020, N. 414. FINANZA DI PROGETTO – RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO
È legittimo differire la risposta a una istanza di accesso alla proposta di finanza di progetto di un raggruppamento temporaneo di imprese, formulata da una società concorrente. Tale proposta, proveniente da un soggetto privato, si inserisce nella fase iniziale del project financing ed è finalizzata a fornire all’amministrazione gli elementi istruttori utili a decidere in ordine a un’opera di pubblica utilità, in un contesto non caratterizzato da concorsualità. In tale fase preventiva non v’è spazio per posizioni giuridiche differenziate in capo ai consociati, né agli operatori economici attivi nel medesimo settore economico. Ai fini dell’accesso ai sensi della l. n. 241/1990, dunque, manca sia l’interesse diretto concreto e attuale alla conoscenza dei documenti, sia il nesso di collegamento tra questi ultimi e la sfera giuridica del richiedente. Nonostante la domanda ostensiva sia espressamente fondata sulla asserita posizione legittimante – al fine interessi economici potenzialmente lesi – l’inesistenza dei presupposti oggettivi per l’accesso ex l. n. 241/1990 rende a fortiori recessivo qualsivoglia interesse ostensivo fondato sulla disciplina di cui al d.lgs. 33/2013, stante la sua connaturata cedevolezza a fronte di specifici e confliggenti interessi (art. 5-bis).
TAR CAMPANIA, SEZ. VI, 28 FEBBRAIO 2020, N. 928. RIQUALIFICAZIONE DELL’ISTANZA – DIALOGO COLLABORATIVO
È illegittimo il rigetto di una istanza di accesso ad autorizzazioni paesaggistiche. Anche quando l’istanza è formulata in modo poco chiaro, l’amministrazione dovrebbe considerare che il cittadino può non possedere particolari conoscenze giuridiche e che sussiste comunque un dovere di assistenza da parte delle amministrazioni pubbliche. Questa conclusione è ampiamente giustificata dal rilievo che il ricorrente ha esercitato il diritto di accesso civico semplice di cui all’art. 5, comma 1, d.lgs. n. 33/2013 e che l’istanza non menzionava un particolare interesse ma faceva riferimento a documenti oggetto di un espresso obbligo di pubblicazione (art. 146, comma 13, d.lgs. n. 42/2004). L’amministrazione, tuttavia, anziché esibire la documentazione richiesta, ha affermato l’insussistenza di un obbligo di pubblicazione e ha invitato il ricorrente a formulare una richiesta di accesso civico generalizzato in luogo di quella già presentata. Tale modo di operare è espressione di una concezione burocratica e formalistica dell’operare dell’amministrazione, che si pone in contrasto non solo con i principi generali, che viceversa pongono quest’ultima al servizio dei cittadini imponendole di operare in modo economico ed efficiente, ma anche con la legge sul procedimento amministrativo, che impone all’amministrazione di sollecitare la rettifica di istanze erronee non chiare o incomplete.
TAR CAMPANIA, SEZ. VI, 25 FEBBRAIO 2020, N. 857. 1) CONCESSIONI DEMANIALI – NECESSITÀ DELLA PROCURA DEL DIFENSORE. 2) FINALITÀ DEL FOIA – RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO
1) È in parte improcedibile e in parte respinto il ricorso contro un diniego di accesso civico generalizzato a informazioni inerenti al rilascio di una concessione demaniale e al relativo contenzioso. Improcedibile, in quanto l’istanza inoltrata dal difensore del richiedente nell’interesse di quest’ultimo è stata firmata unicamente dal primo, senza mandato di rappresentanza. Anche in sede di accesso civico generalizzato, in ragione della esigenza di certezza in ordine al soggetto istante, opera il principio per cui il funzionario che riceve la richiesta deve essere posto in condizioni di poter accertare con sicurezza l’imputazione della stessa al fine di poter verificare la sussistenza dell’interesse all’ostensione. Ne discende che in mancanza di sottoscrizione congiunta o di atto procuratorio l’istanza deve considerarsi inammissibile.
2) Sebbene l’accesso generalizzato costituisca l’estrinsecazione di una libertà e di un bisogno di cittadinanza attiva, attraverso cui il cittadino può ottenere i documenti, i dati e le informazioni che gli fanno comprendere la scelta amministrativa effettuata, nel caso di specie il ricorso risulta infondato non ravvisandosi il perseguimento delle finalità indicate dal d.lgs. n. 33/2013. Invero, l’accesso generalizzato, proprio perché orientato a forme diffuse di controllo generalizzato sul perseguimento delle finalità istituzionali dell’ente e sull’utilizzo delle risorse pubbliche, non può tradursi in uno strumento di surrettizio riesame dell’iter procedimentale-decisionale condotto dall’amministrazione, al punto di trasmodare, come nel caso in esame, in un’indagine sull’istruttoria condotta, il cui difetto può rilevare in sede di impugnazione del provvedimento conclusivo.
TAR CAMPANIA, SEZ. II, 24 FEBBRAIO 2020, N. 270. CONTRATTI PUBBLICI – FINANZA DI PROGETTO – ISTANZA GENERICA – ONERE DI MOTIVAZIONE
È fondato il ricorso contro il rigetto parziale di una istanza di accesso formulata ai sensi della l. n. 241/1990 e dell’art. 5, comma 2, d.lgs. n. 33/2013 e volta a ottenere tutta la documentazione relativa a una concessione demaniale marittima rilasciata in favore della società controinteressata. In primo luogo, deve escludersi la inammissibilità per genericità dell’istanza, in quanto il richiedente ha circoscritto con sufficiente chiarezza l’ambito oggettivo della stessa e specificato con altrettanta chiarezza l’interesse posto a suo fondamento. Inoltre, i principi generali in tema di rapporti tra l’accesso e la tutela della riservatezza, dettati in materia di appalti, sono applicabili al caso in esame, in cui vengono in rilievo atti concernenti una procedura di project financing. Nel merito, il diniego opposto difetta di una convincente motivazione. L’amministrazione, anziché appellarsi alla rilevanza impeditiva delle disposizioni regolamentari regionali al fine di negare l’esercizio del diritto all’accesso, avrebbe dovuto illustrare e giustificare le ragioni della non ostensibilità per la salvaguardia di specifici segreti commerciali o industriali, genericamente invocati.
TAR LAZIO, SEZ. III-QUATER, 18 FEBBRAIO 2020, N. 2174. ECCEZIONI – INTERESSI ECONOMICI E COMMERCIALI – BILANCIAMENTO – TEST DELL’INTERESSE PUBBLICO – CONTROINTERESSATI
È illegittimo il rigetto parziale di una istanza di accesso civico generalizzato all’autorizzazione da parte del Ministero della Salute di un progetto di ricerca che prevede l’impiego di animali. La scelta di ostendere la sola “sintesi non tecnica”, e non la restante documentazione, risulta viziata in quanto l’amministrazione non ha correttamente svolto il bilanciamento fra interessi, né ha coinvolto i soggetti controinteressati. Da un lato, l’amministrazione deve garantire il contraddittorio con i controinteressati, non potendo limitarsi a prefigurare il rischio di un pregiudizio in via generica e astratta, ma dovendo anzi motivare in modo puntuale la sussistenza di un pregiudizio reale e concreto. Dall’altro, nonostante la scelta del legislatore richiami espressamente il solo criterio del “pregiudizio concreto”, la valutazione finale deve tenere conto anche dell’interesse alla divulgazione che fonda la richiesta. Nel compiere questa valutazione discrezionale, l’amministrazione è chiamata non solo a considerare la serietà e la probabilità del danno all’interesse-limite, ma anche a contemperarlo con l’interesse alla conoscenza del richiedente, operando una valutazione comparativa, secondo il principio di proporzionalità, fra il beneficio che potrebbe arrecare la disclosure richiesta e il sacrificio causato agli interessi contrapposti che vengono in gioco. Nel caso di specie, tale bilanciamento non è stato effettuato in maniera corretta, né l’amministrazione ha verificato la possibilità di ricorrere al rilascio dei documenti tramite la tecnica dell’oscuramento parziale.
TAR CAMPANIA, SEZ. VI, 7 FEBBRAIO 2020, N. 604. 1) PROCEDURE SELETTIVE – FINALITÀ DEL FOIA – INTERESSE EGOISTICO. 2) BILANCIAMENTO – TEST DELL’INTERESSE PUBBLICO. 3) DATI PERSONALI – ACCESSO PARZIALE – PRINCIPIO DI MINIMIZZAZIONE
1) È illegittimo il rigetto di una istanza di accesso civico generalizzato volta a ottenere il curriculum del vincitore di una procedura selettiva. La richiesta non può essere esclusa per il solo fatto che il richiedente abbia formulato l’istanza per verificare il corretto funzionamento dell’apparato amministrativo-scolastico e della qualità della formazione offerta, e non già per tutelare una propria posizione giuridica. Le finalità che la legge vuole perseguire con l’accesso civico generalizzato sono quelle di consentire la partecipazione dei cittadini alla vita politico-amministrativa, comprendere le scelte effettuate dalle amministrazioni e promuovere il libero formarsi dell’opinione pubblica. In tale ottica, anche richieste presentate per finalità “egoistiche” (purché non emulative o di mera curiosità) possono favorire un controllo diffuso sull’amministrazione, se queste consentono di conoscere le scelte amministrative effettuate al fine di una complessiva vigilanza (anche) sugli standard qualitativo-prestazionali erogati dalle amministrazioni pubbliche. La circostanza che la richiesta sia reputata dall’amministrazione come “egoistica” non può rappresentare di per sé un limite, in quanto non previsto dal legislatore come tale.
2) Nel caso in cui l’istanza incontri una o più limitazioni disciplinate dall’art. 5-bis, l’accesso è rifiutato se il diniego è necessario per evitare un “pregiudizio concreto” alla tutela di almeno uno degli interessi pubblici o privati ivi contenuti. Sebbene dal dato normativo emerga che il criterio individuato per la valutazione delle esclusioni dall’accesso generalizzato è quello del “pregiudizio concreto”, deve tuttavia ritenersi che la scelta finale dell’amministrazione debba tener conto anche dell’interesse alla divulgazione che fonda la richiesta dell’istante. L’amministrazione dovrà quindi assumere la decisione nel rispetto dei canoni di proporzionalità e ragionevolezza, bilanciando tutti gli interessi coinvolti.
3) Quanto alle modalità di esercizio delle facoltà ostensive, in conformità con il generale canone di minimizzazione del trattamento dei dati personali, si rende necessario l’oscuramento degli eventuali dati sensibili presenti nel curricuculum vitae non aventi alcuna rilevanza sul processo selettivo.
TAR LOMBARDIA, SEZ. II, 13 GENNAIO 2020, N. 10. FINALITÀ DEL FOIA – INTERESSE EGOISTICO
L’accesso civico generalizzato costituisce l’estrinsecazione di una libertà e di un bisogno di cittadinanza attiva e, come tale, è azionabile da chiunque senza la previa dimostrazione di un interesse qualificato e senza dover motivare la richiesta, i cui limiti, espressamente previsti dal legislatore, debbono essere considerati di stretta interpretazione. La finalità che spinge il richiedente a presentare l’istanza non è sindacabile: anche richieste presentate per finalità “egoistiche” possono favorire un controllo diffuso se consentono di conoscere le scelte amministrative. Il controllo di cui parla la legge non è da riferirsi alla singola domanda ma è il risultato complessivo cui aspira la riforma sulla trasparenza, che, ampliando la possibilità di conoscere l’attività amministrativa, favorisce forme diffuse di controllo sul perseguimento dei compiti istituzionali e una maggiore partecipazione dei cittadini ai processi democratici e al dibattito pubblico.
Pertanto, il ricorso avverso il silenzio serbato dall’amministrazione su una richiesta di accesso civico generalizzato a documenti inerenti all’assegnazione di alloggi nonché ad alcune proprietà immobiliari e canoni di locazione percepiti, in parte improcedibile, è, per la parte di documenti residua, fondato, atteso che sussistono tutti i presupposti per consentire l’accesso generalizzato.
TAR TOSCANA, SEZ. II, 20 DICEMBRE 2019, N. 1748. RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – RIQUALIFICAZIONE DELL’ISTANZA
È legittimo il rigetto di una istanza di accesso formulata ai sensi della l. n. 241/1990 e riguardante documenti inerenti a dichiarazioni in materia ambientale, rispetto alle quali il richiedente non può vantare un interesse diretto, concreto e attuale. Né può essere accolta la richiesta di variare in giudizio il titolo dell’istanza da accesso documentale ad accesso civico generalizzato ai sensi del d.lgs. n. 33/2013 o ad accesso ambientale ai sensi del d.lgs. n. 195/2005. La coesistenza di diverse specie di accesso agli atti, ciascuna distintamente regolata nei suoi presupposti, induce a ritenere che non esista, nel nostro ordinamento, un unico e generale diritto del privato ad accedere agli atti amministrativi. È onere del richiedente individuare la tipologia di accesso da far valere, eventualmente in via cumulativa. Ai sensi dell’art. 34, comma 2, c.p.a., il giudice non può riqualificare l’istanza presentata dal ricorrente poiché così facendo si sostituirebbe inammissibilmente all’amministrazione in poteri non ancora esercitati.
TAR CAMPANIA, SEZ. VI, 10 DICEMBRE 2019, N. 5837. 1) CONTRATTI PUBBLICI. 2) RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO. 3) FONDAMENTO DEL FOIA. 4) FINALITÀ DEL FOIA. 5) LEGITTIMAZIONE A RICORRERE
1) Il ricorso avverso il rigetto di una istanza di accesso civico generalizzato, volta a ottenere l’offerta economica della società aggiudicataria dell’affidamento di un servizio pubblico, risulta fondato e va accolto. Pur constatando il contrasto presente in giurisprudenza, il TAR Campania aderisce all’orientamento che ritiene applicabile l’accesso civico generalizzato ai documenti inerenti ai contratti pubblici per ragioni di ordine sistematico e teleologico. Posto che la materia degli appalti pubblici rientra fra quelle a più elevato rischio di corruzione e sulla quale si è appuntata in misura maggiore l’attenzione della disciplina anticorruzione, sarebbe irragionevole interpretare le norme esistenti nel senso di sottrarre alla disciplina sulla trasparenza proprio tale materia. Inoltre, una volta che la gara risulti conclusa e sia venuta meno l’esigenza di tutelare la “par condicio” dei concorrenti, la possibilità di accesso civico generalizzato alle procedure di appalto risponde ai canoni di “controllo diffuso sul perseguimento dei compiti istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche” di cui all’art. 5, comma 2, d.lgs. 33/2013. Una volta conclusa la gara, infatti, l’offerta dell’aggiudicataria, benché proveniente dal privato, rappresenta la scelta operata dall’amministrazione, la cui bontà può essere verificata tramite l’accesso generalizzato dai cittadini, inclusi i partecipanti alla gara (quando non possano vantare un interesse qualificato) e i cittadini in generale.
2) La disciplina dell’accesso documentale e dell’accesso generalizzato sono profondamente diverse quanto a presupposti e finalità, per cui l’esito delle rispettive istanze può essere differente. L’accesso documentale si fonda su una prospettazione “soggettiva”, ponendo al centro della disciplina il richiedente con il suo interesse, che gli consente un’ampia conoscenza, estesa, quando ne sussistano i presupposti, anche a dati sensibili di terzi, che invece non sono ostensibili in sede di accesso generalizzato. In materia di appalti pubblici, la prospettazione soggettiva implica che il partecipante potrà conoscere tutti i documenti di gara, comprese le offerte degli altri concorrenti se ciò gli è utile per tutelare i propri interessi giuridici. L’accesso generalizzato, invece, si fonda su una prospettazione “oggettiva”, in quanto la disciplina non richiede all’istante di motivare la sua richiesta per dimostrare la propria legittimazione. Centrale, nell’ambito dell’accesso generalizzato, è la considerazione di che cosa si può conoscere alla luce del dato normativo. Se per i documenti richiesti non rilevano le limitazioni correlate alla tutela degli interessi pubblici o privati indicati dall’art. 5-bis del decreto trasparenza, quei documenti devono ritenersi ostensibili in quanto in sé idonei ad assicurare la trasparenza amministrativa.
3) Con l’accesso civico generalizzato si è introdotto nell’ordinamento italiano il diritto della persona a conoscere le informazioni amministrative. L’esercizio di tale diritto consente la partecipazione al dibattito pubblico e la conoscenza di dati pubblici e/o di interesse pubblico e delle decisioni amministrative e rende, così, possibile il controllo “democratico”. Le informazioni, i dati e i documenti si configurano, quindi, come il “bene della vita” cui il cittadino aspira, al fine di soddisfare il proprio diritto a conoscere e a “partecipare” al sistema democratico. La conoscenza dei documenti, dei dati e delle informazioni amministrative consente la partecipazione alla vita di una comunità, la vicinanza tra governanti e governati, il consapevole processo di responsabilizzazione (accountability) della classe politica e dirigente del Paese.
4) Le finalità perseguite dal legislatore – promuovere la partecipazione al dibattito pubblico e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche – rappresentano gli obiettivi che la legge persegue ma non possono trasformarsi in limiti al diritto di accesso in esame. Pertanto, l’amministrazione non può negare l’accesso generalizzato in base all’argomento che la conoscenza dei documenti richiesti “non risulti finalizzata al controllo diffuso” o alle altre finalità della legge: così interpretando il dato normativo si corre il rischio di introdurre limiti alla libertà di informazione non previsti espressamente dal legislatore. Il controllo diffuso di cui parla la legge, infatti, non è da riferirsi alla singola domanda di accesso, ma è il risultato complessivo cui aspira la riforma sulla trasparenza, la quale, ampliando la possibilità di conoscere l’attività amministrativa, favorisce forme diffuse di controllo sul perseguimento dei compiti istituzionali e una maggiore partecipazione dei cittadini ai processi democratici e al dibattito pubblico.
5) Chi richieda l’accesso civico, in quanto legittimato procedimentale, è anche legittimato processuale nell’eventuale giudizio che dovesse intentare in caso di rigetto, poiché è la norma stessa che gli riconosce tale posizione, mentre non possono adire il giudice i soggetti che non risultano firmatari dell’istanza. Se è vero che il legislatore ha caratterizzato l’istituto dell’accesso civico per la più ampia facoltà di esercizio del diritto, la medesima logica ampliativa non può essere applicata alle regole che governano la legittimazione ad agire in giudizio, tale da non richiedere alcuna posizione legittimante differenziata anche per il processo, posizione che può riconoscersi solo in capo al soggetto che ha proposto l’istanza e l’ha vista rigettata. La disciplina dell’accesso civico non può consentire, nel silenzio della norma, l’attivazione una sorta di azione popolare “correttiva” in esito all’accesso ottenuto.
TAR LAZIO, SEZ. III-TER, 28 OTTOBRE 2019, N. 12349. 1) ECCEZIONI – RELAZIONI INTERNAZIONALI. 2) SINDACATO ESTRINSECO
1) È in parte inammissibile e in parte infondato il ricorso avverso il diniego opposto dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale a due istanze di accesso civico, aventi ad oggetto documenti inerenti al “Comprehensive and multi-sectorial action plan in response to the migration crisis in Libya”, predisposto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). Il ricorso è infondato in quanto, non sussistendo un obbligo di pubblicazione, l’accesso civico generalizzato incontra un limite, tra l’altro, nella tutela delle relazioni internazionali, come esplcitato in motivazione dall’Amministrazione, limite che riguarda il documento nella sua interezza.
2) Deve essere respinta la domanda volta ad ottenere l’acquisizione in forma “riservata” del documento, al fine di consentire un sindacato sulle ragioni del diniego, in quanto il giudice amministrativo non ha gli strumenti per valutare la sussistenza del pregiudizio ad uno degli interessi indicati all’art. 5 bis, comma 1 e 2, d.l.gs. n. 33/2013. Da un lato, il pregiudizio a tali interessi può dipendere da circostanze che non necessariamente emergono dagli atti richiesti. Dall’altro, si tratta di valutazioni caratterizzate da elevata discrezionalità, se non addirittura di valutazioni a carattere politico, a fronte delle quali il sindacato giurisdizionale non può che essere di carattere meramente estrinseco, cioè limitato alla verifica della esistenza della causa di non ostensibilità invocata dalla amministrazione e della astratta riconducibilità dell’atto di cui si nega l’ostensione tra quelli che possono interferire con gli interessi tutelati dalla norma, non riscontrandosi elementi che rendono totalmente implausibile la suddetta interferenza.
TAR LAZIO, SEZ. II, 7 OTTOBRE 2019, N. 11593. 1) LEGITTIMAZIONE AD AGIRE. 2) FINALITÀ DEL FOIA – ECCEZIONI ASSOLUTE
1) È legittimo il rigetto di una istanza di accesso civico generalizzato volta a ottenere l’ostensione del Documento di valutazione rischi relativo al personale del Corpo della Polizia locale di Roma Capitale. In base alla Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (d.lgs. n. 81/2008), in base alla natura peculiare del documento, l’accesso a tale documento spetta al Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Né il fatto che quest’ultimo manchi, in quanto ancora non nominato, può costituire motivo per alterare tali competenze.
2) Nel merito, anche a prescindere dalla potenziale causa ostativa prevista dall’art. 5-bis, comma 1, lett. a), del d.lgs. n. 33/2013, legata alla presenza di una legge speciale, l’istanza di accesso non è comunque accoglibile poiché non sussistono le finalità indicate dall’art. 5, comma 2 (favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico).
TAR TOSCANA, SEZ. II, 25 SETTEMBRE 2019, N. 1295. IDENTIFICAZIONE DEI DOCUMENTI – RICHIESTE ESPLORATIVE – TASSATIVITÀ DEI LIMITI – ECCEZIONI ASSOLUTE
A fronte di una istanza di accesso volta ad accertare eventuali negligenze, colpevoli ritardi od omissioni da parte dei funzionari o del comandante della Polizia municipale, è legittimo il rigetto da parte dell’amministrazione. Ove si trattasse di una istanza di accesso ai sensi della l. n. 241/1990, risulterebbe assente il collegamento degli atti richiesti con l’interesse diretto concreto e attuale. Anche qualora si configurasse l’istanza come accesso civico generalizzato, essa non sarebbe accoglibile, in quanto si tratterebbe di un esercizio abusivo di tale forma di accesso, da utilizzare nell’ambito delle finalità partecipative perseguite dal legislatore e di un rapporto di leale collaborazione tra cittadini e amministrazione. La richiesta deve comunque contenere una corretta individuazione dell’oggetto, identificando “i dati, le informazioni o i documenti richiesti”, in quanto non sono ammissibili richieste che siano meramente esplorative, cioè volte a scoprire di quali informazioni l’amministrazione disponga, o manifestamente irragionevoli, tali cioè da dover comportare un carico di lavoro in grado d’interferire con il buon funzionamento dell’amministrazione. D’altra parte, l’amministrazione deve astenersi dall’opporre preclusioni automatiche e assolute alla conoscibilità dei documenti richiesti, al di fuori dei casi previsti dall’art. 5-bis, comma 3, del d.lgs. n. 33/2013, considerato che l’esistenza di un’indagine penale non è di per sé causa ostativa all’accesso ai documenti quando questi ultimi non siano confluiti nel fascicolo del procedimento penale e non rientrino tra gli “atti di indagine compiuti dal pubblico ministero” di cui all’art. 329 c.p.p.
TAR LAZIO, SEZ. III-QUATER, 17 SETTEMBRE 2019, N. 11024. 1) FINALITÀ DEL FOIA. 2) SILENZIO E RITO APPLICABILE
1) L’istanza di accesso volta a ottenere documenti, atti e informazioni circa la posizione del richiedente, occupante di un immobile, non pare rivestire il carattere di accesso civico generalizzato ai sensi dell’art. 5, comma 2, d.lgs. 33/2013, atteso che la parte ricorrente non dimostra quali siano le finalità pubbliche sottese alla richiesta.
2) Nel caso dell’accesso civico generalizzato, come in quello dell’accesso documentale di cui alla l. n. 241/1990, non è previsto il silenzio-rigetto. Dinanzi al silenzio serbato dall’amministrazione, l’interessato può coltivare esclusivamente due strade: a) attivare la speciale tutela amministrativa davanti al responsabile prevenzione, corruzione e trasparenza (al fine di ottenere un provvedimento espresso); b) attivare la procedura giurisdizionale di cui agli artt. 31 e 117 c.p.a., onde far accertare l’illegittimità del silenzio e ottenere una condanna al rilascio di un provvedimento espresso.
TAR LAZIO, SEZ. III-QUATER, 27 AGOSTO 2019, N. 10620. 1) SILENZIO – RITO APPLICABILE. 2) FINALITÀ DEL FOIA
1) Va respinto il ricorso proposto ai sensi dell’art. 116 c.p.a. nei confronti del silenzio serbato da una fondazione in merito all’istanza di accesso civico generalizzato avente ad oggetto notizie ed informazioni sullo status giuridico e su ogni attività svolta dall’ente in merito all’immobile ereditato dalla defunta zia del richiedente. In primo luogo, posto che, ai sensi del d.lgs. n. 33/2013, non sono ipotizzabili provvedimenti di silenzio rigetto, l’eventuale inerzia dell’amministrazione può essere contestata dall’interessato attraverso due strade: attivare la speciale tutela amministrativa davanti al responsabile della prevenzione, corruzione e trasparenza; attivare la speciale procedura giurisdizionale di cui agli artt. 31 e 117 c.p.a. onde far accertare l’illegittimità del silenzio e dunque per ottenere una condanna al rilascio di un provvedimento espresso. Non avendo il ricorrente perseguito alcuna delle due opzioni descritte onde ottenere un provvedimento espresso, il ricorso non risulta ammissibile.
2) Nel merito, non emerge dagli atti un bisogno conoscitivo del ricorrente comunque preordinato al controllo generalizzato sul buon andamento della p.a. e dunque sul perseguimento delle funzioni istituzionali dell’ente nonché sull’utilizzo corretto delle risorse pubbliche. Inoltre, anche a volere ammettere un “interesse egoistico” alla base del medesimo tipo di accesso civico generalizzato non si tratterebbe in ogni caso, nella fattispecie, di voler conoscere dati diffusi o generalizzati ma soltanto informazioni di tipo puntuale, essendo quindi da rigettare il ricorso anche sotto tale profilo.
TAR CAMPANIA, SEZ. VI, 27 AGOSTO 2019, N. 4418. 1) FONDAMENTO DEL FOIA – RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO. 2) FINALITÀ DEL FOIA E INTERESSE DEL RICHIEDENTE. 3) BILANCIAMENTO. 4) RITO APPLICABILE. 5) LEGITTIMAZIONE AD AGIRE
1) È illegittimo il silenzio mantenuto su una istanza di accesso civico generalizzato volta ad ottenere documenti relativi a una procedura selettiva per l’assunzione di un dirigente pubblico. Ciò che rileva nel caso in esame è la possibilità di conoscere l’attività dell’amministrazione e di procedere a un “controllo diffuso” al fine di attivare un dibattito pubblico sull’operato della stessa. Con l’accesso civico generalizzato, infatti, è stato introdotto un ampio diritto all’informazione quale strumento di trasparenza amministrativa che attiene alla cura dei beni comuni a fini d’interesse generale. Tale istituto si affianca alle forme di pubblicazione on line del 2013 e all’accesso agli atti amministrativi di cui alla l. n. 241/1990, consentendo, del tutto coerentemente con la ratio che lo ha ispirato, l’accesso alla generalità degli atti e delle informazioni, senza onere di motivazione, a tutti i cittadini singoli e associati, in guisa da far assurgere la trasparenza a condizione indispensabile per favorire il coinvolgimento dei cittadini nella cura della “cosa pubblica”, oltreché mezzo per contrastare ogni ipotesi di corruzione e per garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’Amministrazione. In particolare, con l’accesso civico generalizzato si introduce il diritto della persona a ricercare informazioni, quale diritto che consente la partecipazione al dibattito pubblico e di conoscere i dati pubblici e le decisioni delle amministrazioni al fine di rendere possibile quel controllo “democratico” che l’istituto intendere perseguire. Nonostante la mancanza di agganci costituzionali espliciti, il diritto a conoscere l’attività amministrativa trova il suo riconoscimento nel combinato disposto degli articoli 2, 3, 21 e 97 Cost. e può certamente essere riguardato come un nuovo diritto individuale e sociale riconducibile all’evoluzione del significato che hanno assunto nel tempo le richiamate disposizioni costituzionali. Il diritto di informarsi e di essere informati è alla base della formazione dell’opinione pubblica e di ogni sistema democratico: se si vuole effettivamente garantire la partecipazione del cittadino alla vita di una comunità, la vicinanza tra governanti e governati, il consapevole processo di responsabilizzazione (accountability) della classe politica e dirigente, non si può prescindere dalla conoscenza e dalla libertà di accedere alle informazioni pubbliche.
2) Le finalità dell’accesso generalizzato («favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico») rappresentano gli obiettivi che la legge vuole perseguire, non potendo trasformarsi in limiti “impliciti”. In altri termini, l’amministrazione non potrà negare l’accesso generalizzato ritenendo che la conoscenza dei documenti richiesti non sia utile alle finalità della legge ovvero che l’ostensione richiesta “non risulti finalizzata al controllo diffuso”. Così interpretando il dato normativo si corre infatti il rischio di introdurre limiti alla libertà di informazione non previsti espressamente dal legislatore. Il controllo diffuso di cui parla la legge non è da riferirsi alla singola domanda di accesso ma è il risultato complessivo cui “aspira” la riforma sulla trasparenza la quale, ampliando la possibilità di conoscere l’attività amministrativa, favorisce forme diffuse di controllo sul perseguimento dei compiti istituzionali e una maggiore partecipazione dei cittadini ai processi democratici e al dibattito pubblico. Se i dati e i documenti richiesti sono inerenti a scelte amministrative, all’esercizio di funzioni istituzionali, all’organizzazione e alla spesa pubblica, questi potranno essere considerati di “interesse pubblico” e quindi conoscibili, a meno che non si rinvengano concomitanti interessi pubblici e privati prevalenti da salvaguardare.
3) Di fronte a una istanza di accesso generalizzato, l’amministrazione potrà decidere di accordare l’ostensione alla documentazione richiesta ovvero negarla espressamente in ragione della necessità di tutelare uno degli interessi previsti dall’art. 5-bis, commi 1 e 2, d.lgs. 33/2013, ritenendo in tal caso che l’accesso possa creare un pregiudizio “concreto” a uno o più dei suddetti interessi, evidenziando il nesso di causalità sussistente tra l’accesso e il pregiudizio che potrebbe prodursi. È evidente che l’amministrazione chiamata a pronunciarsi su una istanza di accesso, in ragione della specifica conoscenza che ha dell’attività che svolge e della sua organizzazione, è il soggetto che più di altri potrà decidere se la “conoscenza diffusa” comporti un pregiudizio agli interessi che è chiamata a tutelare. É per tale motivo che il legislatore ha voluto che su ogni istanza di accesso civico sia l’amministrazione a decidere con esaustiva esplicitazione della sua scelta, al fine di rendere conoscibili e comprensibili, anche per un eventuale controinteressato, le ragioni dell’accoglimento ovvero le ragioni di un eventuale diniego, di un differimento e di un accesso parziale. L’amministrazione, nell’attività discrezionale che esercita quando è chiamata a decidere opera una valutazione comparativa tra i vari interessi contrapposti che potrebbero venire in gioco e assume la decisione nel rispetto dei canoni di proporzionalità e ragionevolezza, a garanzia di tutti gli interessi coinvolti, quindi anche di quello del richiedente.
4) In relazione al rito applicabile occorre mettere in luce che, a differenza dell’art. 25, comma 4, l. n. 241/1990 (che prevede una ipotesi di silenzio significativo, di segno negativo, in caso di silenzio dell’amministrazione), la disciplina in tema di accesso civico generalizzato di cui all’art. 5, comma 6, d.lgs. n. 33/2013, non prevede il silenzio rigetto. In caso di diniego espresso, differimento o accesso parziale, il richiedente potrà adire il giudice invocando il rito dell’accesso previsto all’art. 116 c.p.a., mentre in caso di silenzio potrà ricorrere al giudice amministrativo secondo il rito di cui all’art. 117 c.p.a., con la possibilità di ottenere una espressa pronuncia sulla fondatezza della pretesa in caso di attività vincolata ovvero quando non residuano margini di esercizio di attività discrezionale. La scelta per il rito sul silenzio, peraltro, risolve il problema del termine per proporre ricorso, individuato dalla legge in un anno e decorre dalla scadenza del termine per provvedere. Se ciò è valido sul piano teorico, la “pratica” ha dimostrato che nei casi di silenzio dell’amministrazione il comportamento dei ricorrenti non è sempre uniforme e, in ragione di ciò, il giudice amministrativo, anche di fronte alla poca chiarezza del dato normativo, ha preferito dare una riposta “di merito”, “adattando” il rito speciale azionato alla domanda processuale avanzata dal ricorrente. Nel caso in esame in cui, pur in presenza di silenzio inadempimento, è possibile accertare direttamente il diritto all’ostensione dei documenti richiesti in applicazione dell’art. 116 c.p.a, trattandosi di documentazione che non impatta con la sfera di discrezionalità dell’amministrazione ovvero per la quale residuano margini di esercizio di discrezionalità in capo alla stessa.
5) Il soggetto istante, in quanto legittimato procedimentale in base alla legge, è certamente anche legittimato processuale nell’eventuale giudizio che dovesse intentare in caso di rigetto (o di inerzia) poiché è la norma stessa che gli riconosce tale posizione, mentre non potranno adire il giudice i soggetti che non risultano firmatari della medesima istanza. La tutela giurisdizionale del diritto di accesso civico, infatti, non configura un’azione popolare, per cui la legittimazione a ricorrere non spetta al quisque de populo, ma solo a colui che ha avanzato la richiesta di accesso, rimasta priva di riscontro. Per adire il giudice amministrativo, infatti, è necessario che colui che agisce in giudizio non sia mosso dal generico interesse al ripristino della legalità dell’azione amministrativa, richiedendosi invece la titolarità di una posizione differenziata tutelata dall’ordinamento e l’interesse a ricorrere di cui all’art. 100 c.p.c. secondo cui per proporre una domanda o per resistere alla stessa è necessario avervi interesse. L’interesse si sostanzia, quindi, nell’utilità o vantaggio ricavabile dall’accoglimento del gravame. Inoltre, l’interesse a ricorrere deve essere personale, attuale e concreto per cui deve emergere che il ricorrente ritrarrebbe una utilità dalla decisione del giudice e l’interesse deve permanere sino al momento della decisione. Di conseguenza, se in seguito all’accesso il richiedente dovesse riscontrare una illegittimità nell’esercizio dell’attività amministrativa non potrà adire il giudice per il ripristino della legalità dell’azione amministrativa, difettando la legittimazione e l’interesse a ricorrere, non potendosi attivare una sorta di azione popolare “correttiva”.
TAR LAZIO, SEZ. III, 1° AGOSTO 2019, N. 10202. RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – OBBLIGO DI MOTIVAZIONE
È fondato il ricorso avverso a un diniego opposto a una richiesta di accesso civico generalizzato avente ad oggetto informazioni concernenti imbarcazioni coinvolte nelle operazioni di ricerca e salvataggio di migranti in mare (c.d. Search and Rescue – SAR). In primo luogo, è ammissibile una istanza di accesso civico posta la rilevante differenza fra l’accesso ai documenti ai sensi della l. n. 241/1990 e l’accesso civico, la quale si manifesta anche nell’ampiezza dell’indagine consentita. Nel primo caso, infatti, in funzione degli interessi difensivi del richiedente, non è possibile trasformare l’accesso in un controllo generalizzato sull’operato dell’amministrazione. La finalità perseguita dal secondo istituto, invece, è proprio quella della “accessibilità totale dei dati e dei documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all’attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”. Anche se la materia è complessa, potendo coinvolgere questioni riservate, inerenti a operazioni militari, relazioni internazionali o di repressione di reati, è sufficiente rilevare che l’importanza e la frequenza delle operazioni di cui trattasi, nonché la natura dei diritti fondamentali coinvolti non possono risultare esclusi dall’attuazione del principio di trasparenza, come concepito e disciplinato dalla normativa vigente. Nei casi in cui intervengano ragioni di ordine pubblico, difesa militare o repressione di reati, potrà essere applicato il quarto comma dell’art. 5-bis, d.lgs. n. 33/2013, che consente l’oscuramento dei dati di cui non sia consentita la divulgazione. In secondo luogo, nella fattispecie in esame i dinieghi non sono stati correttamente motivati, mancando una valutazione adeguata dei casi di esclusione di cui all’art. 5-bis. Infine, non è condivisibile le tesi della assimilazione delle operazioni di salvataggio di cui trattasi a “programmazione, pianificazione e condotta di attività operative – esercitazioni NATO e nazionali”. Nel settore in questione, infatti, confluiscono orientamenti politici e intese a livello sovranazionale, senza tuttavia che emerga un vero e proprio assorbimento della questione migratoria in operazioni di difesa militare, rilevanti in ambito NATO, tali da giustificare l’applicazione dell’art. 1048, comma 1, lettera q) del d.P.R. n. 90/2010.
TAR LAZIO, SEZ. I, 25 GIUGNO 2019, N. 8264. ECCEZIONI – SEGRETO PROFESSIONALE – AVVOCATURA DELLO STATO – TEST DEL BILANCIAMENTO
È legittimo il rigetto di una istanza di accesso civico generalizzato tesa ad ottenere gli atti che autorizzano l’Avvocatura dello Stato a promuovere giudizi di risarcimento del danno instaurati dalle vittime di crimini commessi durante seconda guerra mondiale nei confronti della Repubblica federale di Germania. Ciò in quanto, in virtù del combinato disposto degli artt. 5-bis, comma 3, d.lgs. n. 33/2013, 2 del D.P.C.M. n. 200/1996, 200 c.p.p. e 622 c.p., sussiste un divieto di divulgazione degli atti coperti da segreto professionale. Tale segreto, essendo volto a rendere effettivo il diritto alla difesa di cui all’art. 24 Cost., si applica anche ai legali dell’Avvocatura dello Stato, posta l’equiparazione dell’attività svolta da questi ultimi a quella degli avvocati del libero foro. La delimitazione del segreto professionale in tale ambito è contenuta nel D.P.C.M. n. 200/1996 (“Regolamento recante norme per la disciplina di categorie di documenti formati o comunque rientranti nell’ambito delle attribuzioni dell’Avvocatura dello Stato sottratti al diritto di accesso”), che, fra gli atti che non è possibile divulgare a pena di incorrere nel reato di cui all’art. 622 c.p., menziona la corrispondenza inerente ai pareri legali e agli atti difensionali. In particolare, ai sensi del suddetto decreto e del R.D. n. 1611/1963, rientrano nel concetto di “corrispondenza” anche i documenti da cui è possibile evincere “da chi è provenuto l’ordine e da quali ragioni lo stesso è sorretto”. Tale decreto è applicabile alle istanze di accesso generalizzato in forza dell’art. 5-bis, comma 3, d.lgs. n. 33/2013, che rinvia a tutti i casi di divieto tipizzati da norme approvate in attuazione dell’art. 24, comma 1, l. n. 241/1990. Tuttavia, i limiti imposti dal segreto professionale dell’Avvocatura dello Stato vanno interpretati restrittivamente nell’ottica di garantire una interpretazione costituzionalmente orientata dell’accesso generalizzato. Il segreto professionale, infatti, non costituisce di per sé un ostacolo assoluto poiché il ricorrente può esercitare l’istanza di accesso presso l’amministrazione che ha formato i documenti, la quale effettuerà le proprie valutazioni e, se riterrà a sua volta di dover opporre un diniego, dovrà indicarne le ragioni, essendo il diniego suscettibile di sindacato giurisdizionale.
TAR CAMPANIA, SEZ. VI, 13 GIUGNO 2019, N. 3247. DOCUMENTI INESISTENTI
È improcedibile, per rinuncia di parte, il ricorso presentato da una cittadina straniera a seguito del silenzio serbato a fronte di una istanza di accesso generalizzato volta ad ottenere documenti (riguardanti il “kit” postale per la richiesta del rinnovo del permesso di soggiorno) che l’amministrazione intimata asserisce essere inesistenti. Il diritto di accesso presuppone che il documento richiesto esista. Altrimenti, in linea di principio, il ricorso è infondato per evidenti ragioni logiche e giuridiche. È ovvio però che chi formula un’istanza di accesso avente a oggetto un documento inesistente potrebbe anche ignorare questa circostanza; del resto, l’esercizio di tale diritto ha proprio la funzione di permettere all’interessato di acquisire informazioni. In considerazione di ciò, allorché l’interessato richieda l’esibizione di un documento inesistente (o non più esistente), l’amministrazione ha l’obbligo di certificare tale circostanza al richiedente.
TAR CAMPANIA, SEZ. VI, 22 MAGGIO 2019, N. 2486. 1) RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – FONDAMENTO DEL FOIA. 2) ECCEZIONI – TEST DEL BILANCIAMENTO. 3) ONERE DI MOTIVAZIONE. 4) FINALITA’ DEL FOIA – INTERESSE DEL RICHIEDENTE. 5) ISTANZE MASSIVE ED ECCESSIVAMENTE ONEROSE – DIALOGO COOPERATIVO. 6) CONTROINTERESSATI. 7) RIESAME – RUOLO DEL RPCT
1) A fronte di una istanza di accesso formulata ai sensi sia degli artt. 22 ss., l. n. 241/1990, sia degli artt. 5 ss., d.lgs. n. 97/2016, finalizzata all’ostensione di documentazione inerente a licenze commerciali, certificati di agibilità per le stesse attività commerciali e domande di condono pendenti in relazione agli immobili in cui sono esercitate le medesime, si precisa quanto segue.
L’istanza di accesso procedimentale presentata in base alla l. n. 241/1990 non può esser accolta, in quanto l’art. 24, comma 3, di tale legge esclude espressamente dall’accesso le istanze preordinate a un controllo generalizzato sull’operato della pubblica amministrazione, cui pare volta la richiesta nel caso in esame.
A un esito diverso si giunge esaminando la domanda in base all’art. 5, comma 2, d.lgs. n. 33/2013. L’accesso civico generalizzato consente a tutti i cittadini di accedere, senza onere di motivazione, alla generalità degli atti e delle informazioni ulteriori rispetto a quelli oggetto di obbligo di pubblicazione, al fine di svolgere un controllo diffuso sul perseguimento delle finalità istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di favorire la partecipazione e il dibattito pubblico, a cui invece pare orientata l’istanza nel caso in esame. Con tale istituto, quindi, la trasparenza serve a favorire il coinvolgimento dei cittadini nella cura della “cosa pubblica”, oltreché per contrastare ipotesi di corruzione e garantire l’imparzialità e il buon andamento dell’amministrazione.
2) Con l’accesso civico generalizzato, l’ampio diritto all’informazione è temperato dalla necessità di garantire la tutela della riservatezza di determinati interessi pubblici e privati elencati nell’art. 5-bis, che divengono l’eccezione alla regola (c.d. modello Foia). L’art. 5-bis, comma 1 e 2, prevede che le richieste di accesso civico generalizzato sono rifiutate se il diniego è necessario per evitare un “pregiudizio concreto” alla tutela di alcuni interessi pubblici e privati qualificati. Nel valutare il pregiudizio a tali interessi (harm test), l’amministrazione deve tenere conto anche dell’interesse alla divulgazione che fonda la richiesta dell’istante. In particolare, l’amministrazione è chiamata non solo a valutare la serietà e la probabilità del danno all’interesse-limite, ma anche a contemperarlo con l’interesse alla conoscenza diffusa dell’attività amministrativa che l’ostensione richiesta potrebbe comportare, alla luce dei canoni di proporzionalità e ragionevolezza.
3) Nel caso di specie, l’amministrazione avrebbe dovuto bilanciare l’interesse del richiedente (in qualità di quisque de populo) ad accedere ai documenti – e quindi a conoscere l’attività amministrativa – con la protezione da assicurare agli interessi pubblici e privati di cui all’art. 5-bis, d.lgs. n. 33/2013. Questa ponderazione deve essere comprensibile al cittadino tramite la motivazione, strumento di esternazione delle ragioni della scelta amministrativa. L’atto impugnato è viziato da motivazione carente in quanto l’amministrazione non indica l’eventuale pregiudizio agli interessi pubblici e privati di cui dall’art. 5-bis, ma si limita a dichiarare non accoglibile l’istanza di accesso in quanto rivolta a soddisfare un “bisogno conoscitivo esclusivamente privato, individuale, egoistico”.
4) Deve ritenersi non legittima la decisione dell’amministrazione in quanto la finalità “egoistica” dell’istanza non è un limite previsto dal legislatore e dunque è inidonea a limitare la conoscenza “diffusa”. Le finalità del c.d. FOIA – promuovere la partecipazione degli interessati all’attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche – rappresentano gli obiettivi che la legge persegue, ma non possono trasformarsi in limiti “impliciti” all’esercizio del diritto. L’amministrazione non può quindi negare l’accesso civico generalizzato sul presupposto che la conoscenza dei documenti richiesti non risponda alle finalità della legge ovvero che l’ostensione richiesta non risulti finalizzata al controllo diffuso. La finalità soggettiva che spinge il richiedente a presentare istanza di accesso civico non è sindacabile e non va confusa con la finalità della legge. Anche richieste presentate per finalità “egoistiche” possono favorire un controllo diffuso sull’amministrazione, che non va riferito alla singola domanda di accesso ma è il risultato complessivo cui aspira la riforma. Possono trovare così accoglimento anche istanze di accesso civico generalizzato tese all’acquisizione di informazioni amministrativa utili a fini personali (ad es. professionali), perché ai fini del diritto a conoscere rileva “che cosa si può conoscere” e non “perché si vuole conoscere”. In definitiva, l’accesso generalizzato è estrinsecazione di una libertà e di un bisogno di cittadinanza attiva, i cui limiti debbono essere considerati di stretta interpretazione e corrispondono a quelli tassativamente previsti dal legislatore.
5) Nel caso in cui una richiesta di accesso civico generalizzato possa comportare un carico di lavoro in grado di interferire con il buon funzionamento dell’amministrazione, è necessario attivare un “dialogo cooperativo” con il richiedente. L’amministrazione, infatti, deve consentire l’accesso anche quando l’istanza riguardi un numero cospicuo di documenti ed informazioni; non vi è tenuta soltanto laddove la richiesta risulti tale da comportare un carico di lavoro in grado di interferire con il buon andamento, incombendo in tali casi sull’amministrazione l’obbligo di motivare l’interferenza e di esplicitare «le condizioni suscettibili di pregiudicare in modo serio ed immediato il buon funzionamento dell’amministrazione» (Delibera ANAC n. 1309/2016). Pertanto, qualora la trattazione dell’istanza di accesso civico generalizzato sia suscettibile di arrecare un pregiudizio serio ed immediato al buon andamento della pubblica amministrazione, quest’ultima, prima di decidere sulla domanda, dovrebbe contattare il richiedente e assisterlo nel tentativo di ridefinire l’oggetto della richiesta entro limiti compatibili con i principi di buon andamento e di proporzionalità, cosa che, nel caso di specie, non è avvenuta.
6) Per controinteressati devono intendersi tutti i soggetti, individuati o facilmente individuabili in base alla natura del documento richiesto, che dall’esercizio dell’accesso vedrebbero compromesso il loro diritto alla riservatezza. Quella di controinteressato, infatti, non è qualità che si ravvisa in tutti coloro che, a qualsiasi titolo, siano nominati o comunque coinvolti nel documento oggetto dell’istanza ostensiva, ma solo a coloro che per effetto dell’ostensione vedrebbero pregiudicato il loro diritto alla riservatezza. Non basta, perciò, che taluno venga chiamato in qualche modo in causa dal documento richiesto, ma occorre in capo a tale soggetto un quid pluris, ovvero la titolarità di un diritto alla riservatezza sui dati racchiusi nello stesso documento.
7) Al contrario di quanto previsto per l’accesso civico semplice, nell’ambito dell’accesso civico generalizzato il Responsabile per la prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT) non può intervenire nella fase di prima presentazione della richiesta. Al RPCT è infatti assegnato l’esclusivo compito di riesaminare, su istanza del richiedente, l’eventuale rigetto o accoglimento parziale dell’istanza di accesso civico ovvero di far fronte all’inerzia dell’ufficio ricevente.
TAR LAZIO, SEZ. I, 7 MAGGIO 2019, N. 5714. ECCEZIONI – ATTIVITA’ GIURISDIZIONALE
È legittimo il diniego opposto dal Ministero della Giustizia e dal Procuratore generale presso la Corte di Cassazione a fronte di una istanza di accesso civico generalizzato avente a oggetto il provvedimento di archiviazione adottato a seguito di una segnalazione disciplinare. Ciò in quanto l’accesso civico generalizzato non è consentito laddove sussista una normativa di settore che preveda “specifiche condizioni, modalità o limiti” all’accesso (art. 5-bis, comma 3, d.lgs. 33/2013), che nel caso in esame è costituita dal d.lgs. n. 109/2006, recante la disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati e del relativo procedimento per l’applicazione delle sanzioni. Come chiarito dall’Anac (Linee guida n. 1309/2016), uno dei limiti assoluti all’accesso generalizzato riguarda la categoria degli atti giurisdizionali, ovvero, oltre agli atti processuali in senso stretto, anche quelli “espressione della funzione giurisdizionale, ancorché non immediatamente collegati a provvedimenti che siano espressione dello ius dicere, purché intimamente e strumentalmente connessi a questi ultimi”. Pertanto, nel caso di specie, il provvedimento di archiviazione adottato al termine della fase pre-disciplinare, essendo strettamente inerente all’esercizio dell’azione disciplinare nei confronti di un magistrato – e quindi a una funzione di natura giurisdizionale – non soggiace alla regola della generale ostensione degli atti amministrativi prevista dal d.lgs. n. 33/2013.
Non sussistono, inoltre, le condizioni per consentire l’accesso “documentale” giacché quest’ultimo soggiace ai limiti previsti dall’art. 24, comma 1, l. n. 241/1990, fra i quali sussiste il riferimento ai regolamenti con i quali le singole pubbliche amministrazioni individuano le categorie di documenti sottratti all’accesso, che nel caso di specie è rappresentato dal D.M. n. 115/1996 il quale esclude dall’accesso la “documentazione attinente a procedimenti penali e disciplinari ovvero utilizzabile ai fini dell’apertura di procedimenti disciplinari, nonché concernente l’istruzione dei ricorsi amministrativi prodotti dal personale dipendente”.
TAR TOSCANA, 17 APRILE 2019, N. 577. RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – CONTRATTI PUBBLICI.
In tema di accesso ai documenti afferenti alle procedure di affidamento ed esecuzione di contratti pubblici, è necessario trovare un punto di equilibrio fra l’applicazione dell’art. 53, d.lgs. n. 50/2016 – che rinvia alla disciplina di cui agli artt. 22 ss., l. n. 241/1990 – e dell’art. 5-bis, comma 3, d.lgs. n. 33/2103. Per quanto riguarda dati, informazioni e documenti inerenti alla fase esecutiva del rapporto, successiva all’aggiudicazione del contratto – caratterizzata quindi da rapporti paritari – l’accesso è consentito ai sensi degli artt. 22 ss., l. n. 241/1990 e nel rispetto delle condizioni e dei limiti individuati dalla giurisprudenza, che nella fattispecie in esame non risultano osservati (attesa l’assenza di ogni prospettiva di risoluzione del rapporto contrattuale e di un interesse attuale della ricorrente al subentro). Diversamente, per quanto riguarda gli atti e i documenti inerenti alla fase pubblicistica della procedura di affidamento (es. offerte tecniche ed economiche, piano finanziario, ecc.), oltre all’accesso procedimentale è consentito anche l’accesso civico generalizzato “allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”. Ne consegue una disciplina complessa, risultante dall’applicazione dei diversi istituti dell’accesso, che hanno un diverso ambito di operatività e grado di profondità con effetti diversificati con riferimento al settore speciale dei contratti pubblici.
TAR LAZIO, SEZ. I-QUATER, 28 MARZO 2019, N. 4122. 1) DOCUMENTI NON POSSEDUTI – ATTI GIUDIZIARI. 2) NON RETROATTIVITA’ DEGLI OBBLIGHI DI PUBBLICAZIONE –FINALITA’ DEL FOIA.
1) L’istanza di accesso civico generalizzato, presentata al Garante per la protezione dei dati personali, avente ad oggetto la documentazione relativa ad un contenzioso civile, non è accogliibile. L’accesso non può essere esteso a documenti o informazioni che non sono detenuti dall’amministrazione o sono detenuti da amministrazioni diverse da quella interrogata, sebbene quest’ultima sia parte processuale. In particolare, trattandosi di atti non detenuti “ratione officii”, l’amministrazione interpellata non ha svolto né poteva svolgere alcuna funzione di pubblicazione o conservazione dei relativi atti giudiziari. La domanda avrebbe dovuto essere presentata all’ufficio giudiziario che ha definito la controversia.
2) L’accesso civico semplice all’ammontare delle spese e ai documenti contabili di liquidazione degli onorari degli avvocati è da escludere in quanto l’obbligo di pubblicare i compensi relativi ai rapporti di consulenza o di collaborazione con la pubblica amministrazione (art. 15, comma 1, lett. d), d.lgs. n. 33/2013) è stato introdotto successivamente alla data di conferimento dei medesimi incarichi. In applicazione del principio di non retroattività della legge, tali documenti non possono quindi essere oggetto di accesso civico semplice, ma sarebbero in linea di principio ostensibili tramite accesso civico generalizzato. Tuttavia, nel caso di specie, non può trovare accoglimento la richiesta volta a conoscere i rapporti professionali fra due soggetti privati, essendo una finalità non conforme all’accesso civico generalizzato, il quale è funzionale a garantire un controllo diffuso sul perseguimento delle finalità istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche nonché a promuovere la partecipazione al dibattito pubblico.
TAR LOMBARDIA, SEZ. I, 25 MARZO 2019, N. 630. RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – CONTRATTI PUBBLICI
Il rigetto di una istanza di accesso civico genericamente richiamato, volta a ottenere i preventivi di spesa per i servizi di assistenza legale per il recupero dell’evasione ed elusione tributaria, è legittimo in quanto tali documenti devono essere oggetto di richiesta di accesso documentale ai sensi della l. n. 241/1990, richiamata dall’art. 53, d.lgs. n. 50/2016. Ne consegue che i suddetti atti restano esclusi non solo dall’accesso civico semplice, ma anche dall’accesso civico generalizzato.
TAR LOMBARDIA, BRESCIA, SEZ. II, 6 MARZO 2019, N. 2019. DOCUMENTI EDILIZI E URBANISTICI – RAPPORTI TRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – FINALITA’ DEL FOIA – DINIEGO
È illegittimo il diniego di un’istanza di accesso procedimentale di una società proprietaria di un complesso immobiliare, in cui è situato un immobile adibito a bar, ai documenti edilizi e urbanistici di un altro esercizio commerciale sito nel medesimo complesso. L’amministrazione procedente, infatti, non ha ravvisato in capo alla ricorrente la posizione qualificata legittimante l’accesso ai sensi dell’art. 22, l. n. 241/90 di cui, invece, risulta titolare atteso il chiaro rapporto qualificato della stessa richiedente con i documenti indicati puntualmente nell’istanza. La stessa amministrazione, al contrario, ha legittimamente opposto il diniego ad una successiva istanza, avente il medesimo oggetto della prima e formulata ricorrendo alla disciplina dell’accesso civico generalizzato in quanto, sebbene tale disciplina non richieda particolari legittimazioni e neppure un’espressa motivazione, la richiesta avanzata dal cittadino deve comunque essere riconducibile al soddisfacimento di un interesse che abbia una valenza pubblica e non resti confinato ad un bisogno conoscitivo esclusivamente privato, individuale, egoistico o peggio emulativo che, lungi dal favorire la consapevole partecipazione del cittadino al dibattito pubblico, si traduca in una elusione delle diverse finalità e dei limiti dettati dall’accesso documentale ex L. 241/90. Nel caso in esame, tuttavia, non è rinvenibile la finalità di accertamento del corretto svolgimento da parte dell’amministrazione delle proprie funzioni istituzionali, essendo l’istanza della ricorrente, al contrario, rivolta all’acquisizione di documenti specifici per assicurare la tutela dei propri interessi, così come chiaramente desumibile dalla natura degli atti richiesti e delle motivazioni già esternate in occasione della precedente istanza di accesso documentale.
TAR PUGLIA, LECCE, SEZ. III, 11 FEBBRAIO 2019, N. 242. 1) RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – FINALITA’ DEL FOIA. 2) RITO AVVERSO IL SILENZIO
1) Sebbene l’istanza di accesso non rechi alcun riferimento normativo, dall’esplicita ammissione che la richiesta è funzionale all’impugnazione di un provvedimento di revoca, appare evidente che essa deve essere esaminata ai sensi della L. n. 241/90, esulando dal campo di applicazione dell’accesso civico generalizzato. Tale istituto, infatti, risulta caratterizzato dalla finalità “di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”, non presenti nel caso de quo. Pur condividendo lo stesso tipo di tutela processuale, si comprende la significativa differenza tra l’accesso ex L. n. 241/1990 e l’accesso civico (semplice e generalizzato), consentendo il primo una ostensione più approfondita ed il secondo a una larga diffusione di dati documenti e informazioni, fermi i limiti posti a salvaguardia di interessi pubblici e privati. Né vanno trascurate le differenti tecniche di bilanciamento, affidate, nell’impianto definito dagli artt. 22 ss. della L. n. 241/1990, al combinato disposto della disciplina primaria e di quella secondaria, costituita dai regolamenti di cui all’art. 24 del medesimo testo legislativo, con i quali possono essere individuate le tipologie di atti sottratti all’accesso, ove, per contro, con riferimento all’accesso civico generalizzato, la fonte primaria non reca prescrizioni puntuali – individuando una classificazione interessi, pubblici e privati suscettibili di determinare una eventuale esclusione dell’accesso, cui si associano i casi di divieto assoluto – rinviando ad un atto amministrativo non vincolante quanto alla precisazione dell’ambito operativo dei limiti e delle esclusioni.
2) Nei casi di diniego parziale o totale all’accesso civico generalizzato o in caso di mancata risposta allo scadere del termine per provvedere, contrariamente a quanto dispone la L. n. 241/90, non si forma silenzio rigetto, ma il cittadino può attivare la speciale tutela amministrativa interna davanti al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza formulando istanza di riesame. L’assenza di una tipizzazione legislativa del silenzio, implica l’onere per l’interessato di contestare l’inerzia dell’amministrazione attivando lo specifico rito di cui all’art. 117 c.p.a. e, successivamente, in ipotesi di diniego espresso, ai dati o documenti richiesti, il rito sull’accesso ex art. 116 c.p.a.
TAR LAZIO, SEZ. II-BIS, 5 FEBBRAIO 2019, N. 1458. 1) RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – ESCLUSIONI. 2) SILENZIO – RITO APPLICABILE
1) La significativa differenza tra accesso ai documenti ed accesso civico, semplice e generalizzato, consiste nel fatto che il primo consente una ostensione più approfondita ed il secondo, ove le esigenze di controllo diffuso del cittadino devono consentire una conoscenza più estesa ma meno approfondita, consente l’accesso ad una larga diffusione di dati documenti e informazioni, fermi i limiti posti a salvaguardia di interessi pubblici e privati suscettibili di vulnerazione. La diversa natura e funzione delle diverse tipologie di accesso trovano riscontro anche in differenti tecniche di bilanciamento degli interessi, affidate, nell’impianto definito dagli artt. 22 ss. della l. n. 241/1990, al combinato disposto della disciplina primaria e di quella secondaria, costituita dai regolamenti di cui all’art. 24 del medesimo testo legislativo, con i quali possono essere individuate le tipologie di atti sottratti all’accesso, ove, per contro, con riferimento all’accesso civico generalizzato, la fonte primaria non reca prescrizioni puntuali – individuando una classificazione interessi, pubblici (art. 5-bis, comma 1) e privati (art. 5-bis, comma 2) suscettibili di determinare una eventuale esclusione dell’accesso, cui si associano i casi di divieto assoluto (art. 5-bis, comma 3) – rinviando ad un atto amministrativo non vincolante (linee guida ANAC, adottate d’intesa con il Garante per la protezione dei dati personali) quanto alla precisazione dell’ambito operativo dei limiti e delle esclusioni dell’accesso civico generalizzato.
2) Con riguardo all’accesso civico generalizzato, in caso di mancata risposta allo scadere del termine per provvedere, contrariamente a quanto dispone la legge 241/1990, non si forma alcun silenzio ex lege (né nel senso del rigetto né dell’accoglimento tacito), ma il cittadino può attivare la speciale tutela amministrativa interna davanti al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza formulando istanza di riesame, alla quale deve essere dato riscontro entro i termini normativamente prescritti. Tale procedura di tutela amministrativa interna trova radice proprio nell’esigenza di assicurare al cittadino una risposta, chiara e motivata, attraverso uno strumento rapido e non dispendioso, con il coinvolgimento di un soggetto, il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, che svolge un ruolo fondamentale nell’ambito della disciplina di prevenzione della corruzione e nell’attuazione delle relative misure. L’assenza di una tipizzazione legislativa del silenzio, infatti, implica l’onere per l’interessato di contestare l’inerzia dell’amministrazione attivando lo specifico rito di cui all’art. 117 c.p.a. e, successivamente, in ipotesi di diniego espresso, ai dati o documenti richiesti, il rito sull’accesso ex art. 116 c.p.a.
TAR LAZIO, SEZ. I-BIS, 4 FEBBRAIO 2019, N. 1383. RICHIESTA ESPLORATIVA
Anche nell’ambito dell’accesso civico generalizzato (art. 5-bis, d.lgs. n. 33/2013), sono inammissibili le richieste che si risolvano, nella sostanza, in formulazione di quesiti. Tale norma, infatti, prevede che l’accesso ai “dati e documenti” può riguardare esclusivamente dati e documenti “detenuti” dall’amministrazione. D’altra parte, l’istante non ha fornito alcuna dimostrazione probatoria circa la sussistenza delle indicate informazioni da parte della p.a. contenute in documenti amministrativi.
TAR TOSCANA, SEZ. I, 28 GENNAIO 2019, N. 133. CONSULENZA TRIBUTARIA – VERBALI SEDUTE SOCIETA’ – RICHIESTA MASSIVA – RICHIESTA ESPLORATIVA – BUON ANDAMENTO – DIALOGO COOPERATIVO – ACCOGLIMENTO PARZIALE
È parzialmente fondato il diniego, confermato in sede di riesame, di una richiesta di accesso civico ad una mole notevole di documenti inerenti l’attività amministrativa svolta negli ultimi cinque anni da una società (es. bilanci societari; verbali del Consiglio di Amministrazione; fatture di acquisti e vendite, libro giornale, cedolini paga, etc.), in cui possa essere rintracciabile un riferimento alla persona dell’istante nonché alla propria attività di consulenza tributaria svolta a favore di quest’ultima. Tuttavia, il carattere massivo ed esplorativo della richiesta, seppur suscettibile di compromettere il buon andamento dell’attività amministrativa, in quanto comporta la necessità di procedere a onerose attività di ricerca, non costituisce una valida ragione per procedere, sic et simpliciter, al rigetto definitivo dell’istanza, ma dev’essere essere preceduto da un dialogo procedimentale teso a permettere al ricorrente l’individuazione della documentazione in concreto oggetto di ostensione. Considerato che tale dialogo risulta mancante, si dispone l’accoglimento parziale del ricorso, annullando la determinazione del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza.
TAR LOMBARDIA, SEZ. II, 18 GENNAIO 2019, N. 99. PARERE LEGALE – RICHIESTA REITERATA – INAMMISSIBILITA’
A fronte di più istanze di accesso procedimentale ai sensi della L. n. 241/1990, vertenti sui medesimi pareri legali, occorre distinguere la richiesta “reiterata pura” da quella “reiterata con elementi di novità”, stabilendo che solo nel primo caso – come accaduto nella fattispecie in esame – l’amministrazione può legittimamente opporre il silenzio con valore meramente confermativo del precedente rigetto. Al contrario, nelle ipotesi di più richieste presentate in base a titoli giuridici diversi (es. ex art. 22 ss. L. n. 241/90 ed ex art. 5, d.lgs. n. 33/13) non può parlarsi di reiterazione.
TAR TOSCANA, SEZ. II, 15 GENNAIO 2019, N. 84. ORDINE PROFESSIONALE – AMBITO SOGGETTIVO – BILANCIO PREVENTIVO E CONSUNTIVO – NUMERO ISCRITTI – OGGETTO DELL’ACCESSO – RIQUALIFICAZIONE – ACCOGLIMENTO
È legittima un’istanza di accesso indirizzata a un Ordine degli avvocati avente ad oggetto i bilanci, le relative relazioni accompagnatorie, i verbali di approvazione, nonché il numero degli iscritti negli anni considerati, in quanto rappresentano dati riconducibili alle ipotesi per le quali è consentito a chiunque di farne richiesta sulla base della disciplina dell’accesso civico generalizzato. Non rileva il difetto di legittimazione eccepito dall’Ordine, né che l’obbligo di pubblicazione dei bilanci sia successivo a quello degli anni richiesti in quanto, sotto il profilo soggettivo, gli Ordini professionali rientrano tra le categorie di soggetti tenuti all’applicazione del d.lgs. n. 33/2013. Per quanto concerne l’ambito oggettivo, la riforma operata dal d.lgs. n. 97 del 2016 ha ridisegnato l’istituto dell’accesso civico, ora inteso come vero e proprio diritto soggettivo a conoscere i dati, i documenti e gli atti in possesso della pubblica amministrazione, indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti. Ne deriva che, pur in mancanza di specifici richiami al decreto n. 33, l’istanza del ricorrente debba essere considerata anche come istanza di accesso civico generalizzato e, dunque, come attivazione del diritto soggettivo a conoscere, nel rispetto dei limiti posti dall’art. 5-bis, i dati, i documenti e gli atti in possesso del suddetto Ordine professionale, anche non soggetti a pubblicazione, indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti.
TAR LOMBARDIA, SEZ. IV, 14 GENNAIO 2019, N. 51. 1) GIURISDIZIONE DEL G.A. 2) RISARCIMENTO DEL DANNO
1) Appartiene alla giurisdizione esclusiva del Giudice amministrativo ogni controversia che origini dall’applicazione del d.lgs. n. 33/2013 e ciò, in base al principio di concentrazione della tutela, sia che si si discuta del diniego della domanda di accesso civico, sia che si discuta del suo accoglimento, sia che il ricorrente svolga azione caducatoria, sia che egli svolga azione risarcitoria.
2) La richiesta di risarcimento del danno derivante dalla ostensione dei documenti oggetto di accesso civico generalizzato va respinta. A prescindere dalla natura della responsabilità, affinché si configuri un obbligo risarcitorio in capo all’Amministrazione è necessario che si verifichi un danno ingiusto alla posizione giuridica soggettiva del richiedente, da dimostrare sotto il profilo dell’esistenza e dell’ammontare. Nel caso di specie, tuttavia, non risulta che il ricorrente abbia adempiuto a tale onere probatorio, limitandosi piuttosto a prospettare un generico danno patrimoniale derivante dall’utilizzazione economica delle informazioni contenute nei documenti rilasciati, e un ancor più generico danno non patrimoniale derivante alla propria reputazione imprenditoriale quale conseguenza della divulgazione delle informazioni.
TAR LAZIO, SEZ. II, 14 GENNAIO 2019, N. 425. 1) RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO. 2) APPALTI PUBBLICI
TAR LOMBARDIA, SEZ. IV, 11 GENNAIO 2019, N. 45. RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – APPALTI PUBBLICI – MOTIVAZIONE
È illegittimo il diniego opposto dall’Amministrazione a una istanza di accesso civico generalizzato volta a ottenere la documentazione inerente a una procedura negoziata per l’affidamento di una concessione mista di beni e servizi da parte di una società invitata ma che non ha presentato l’offerta. Il mero richiamo alle ipotesi di cui all’art. 5-bis, comma 3, del d.lgs. n. 33/2013, non è sufficiente a suffragare il diniego giacché non è possibile escludere l’applicazione dell’accesso civico ai procedimenti di cui al d.lgs. n. 50/2016. La disciplina sull’accesso agli atti in materia di appalti pubblici, contenuta nell’art. 53 del decreto citato, richiama espressamente la L. n. 241/1990, salvo introdurre nei commi successivi una serie di prescrizioni riguardanti essenzialmente il differimento dell’accesso in corso di gara, senza quindi che possa sostenersi che si configuri una speciale disciplina, realmente derogatoria di quella di ordine generale della L. 241/1990 e tale da escludere definitivamente l’accesso civico. Quest’ultimo potrà essere temporalmente vietato fino a che essa non sarà terminata, ma non escluso definitivamente, se non per quanto stabilito da altre disposizioni, e così, prima di tutte, dalla chiara previsione dell’art. 5, comma 2, del d.lgs. 33/2013. La motivazione del diniego, inoltre, si risolve in un mero richiamo alla norma preclusiva dell’ostensione, senza un preciso riferimento alle circostanze fattuali e giuridiche impeditive dell’accesso civico, e senza aver oltretutto interpellato preventivamente le altre imprese interessate né valutato l’istanza proposta in via subordinata dall’istante, tesa a ottenere un accesso parziale.
TAR BOLZANO, SEZ. AUTONOMA, 9 GENNAIO 2019, N. 06. PROVVEDIMENTI DI CONCESSIONE IDROELETTRICHE – RAPPORTI TRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – AMBITO SOGGETTIVO – AMBITO OGGETTIVO – ACCOGLIMENTO
È illegittimo il diniego ad un’istanza di accesso procedimentale ai documenti attinenti il rilascio di alcune concessioni idroelettriche poiché, contrariamente a quanto sostenuto dall’amministrazione procedente, sussiste l’interesse diretto, concreto e attuale della società ricorrente ad ottenere l’ostensione dei documenti richiesti. Tuttavia, l’erroneo richiamo ad alcune disposizioni inerenti l’accesso civico generalizzato (in quanto la società ricorrente ha presentato istanza di accesso documentale) impone la necessità di precisare che la disciplina dell’accesso documentale agli atti della pubblica amministrazione possiede caratteristiche diverse rispetto all’istituto dell’accesso civico e dell’accesso civico generalizzato (quest’ultimo recepito dall’art. 28-bis, legge provinciale n. 17 del 1993). Attraverso quest’ultimo istituto il legislatore, infatti, ha riconosciuto la libertà di accedere alle informazioni in possesso delle pubbliche amministrazioni come diritto fondamentale, promuovendo un dibattito pubblico informato e un controllo diffuso sull’azione amministrativo. Tale istituto, dal punto di vista soggettivo, non ammette restrizioni alla legittimazione del richiedente, mentre dal punto di vista oggettivo è tendenzialmente onnicomprensivo, fatti salvi i limiti indicati nell’art. 5-bis, commi 1, 2 e 3 del D. Lgs. n. 33 del 2013.
TAR SARDEGNA, SEZ. I, 4 GENNAIO 2019, N. 6. RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO
Il ricorso avverso il diniego all’istanza di accesso ex L. n. 241/1990 alla documentazione relativa allo studio preliminare di fattibilità di un progetto di riqualificazione di alcuni immobili, è infondato per carenza di legittimazione. L’interesse alla base della richiesta di accesso agli atti amministrativi deve essere personale e concreto, nonché ricollegabile alla titolarità di una situazione giuridicamente rilevante. Tale diritto, pertanto, non può essere trasformato in uno strumento di “ispezione popolare” volto alla verifica della legittimità e dell’efficienza dell’azione amministrativa. Per tali richieste, tuttavia, l’ordinamento appresta il diverso strumento dell’accesso civico generalizzato, che concede a chiunque il diritto di accedere ai dati ed ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione – nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti – e ciò allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico. L’esercizio dell’accesso civico generalizzato non è sottoposto ad alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente e non richiede motivazione.
TAR EMILIA-ROMAGNA, PARMA, SEZ. I, 28 NOVEMBRE 2018, N. 325. FINALITA’ DEL FOIA – INTERESSE
Non può trovare accoglimento la tesi secondo cui l’Amministrazione può respingere la domanda di accesso civico generalizzato sul presupposto della non coincidenza tra l’interesse che sorregge l’istanza e l’interesse normativamente richiesto, rinvenibile da un esame della natura dei dati richiesti. Ciò in quanto le finalità dell’accesso civico generalizzato (favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e promuovere la partecipazione al dibattito pubblico) non sono quelle che devono sorreggere l’interesse del cittadino, ma quelle in base alle quali il cittadino può avere un accesso potenzialmente illimitato dei documenti amministrativi. Pertanto, non si può confondere e sovrapporre la motivazione della norma con il contenuto del diritto esercitato, poiché così facendo si introdurrebbe surrettiziamente un limite ulteriore (non previsto dalla legge) rispetto a quelli codificati espressamente.
Inoltre, non è possibile sostenere che le finalità indicate dall’art. 5, co. 2, d.lgs. n. 33/2013, debbano trovare diretta declinazione nella tipologia di documenti richiesti, innanzitutto perché è arduo individuare un atto pubblico che, in un regime di trasparenza e democraticità delle istituzioni, debba restare interno e non conoscibile – al di fuori dei limiti di tutela riconosciuti agli interessi pubblici e privati “sensibili”. D’altra parte, nelle stesse finalità valorizzate dall’Amministrazione per definire una linea ideale di separazione tra accesso garantito e accesso di “curiosità”, vi è anche la generica promozione della “partecipazione al dibattito pubblico”, concetto in cui è possibile far rientrare, in senso lato, l’ostensibilità di qualsiasi documento amministrativo
TAR ABRUZZO, PESCARA, SEZ. I, 22 NOVEMBRE 2018, N. 347. 1) SILENZIO – RITO APPLICABILE. 2) OMESSA NOTIFICA AI CONTROINTERESSATI – VALORE DELL’OPPOSIZIONE. 3) INTERESSE EGOISTICO – RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO. 4) ECCEZIONI – DATI PERSONALI – INTERESSI ECONOMICI E COMMERCIALI
1) A differenza di quanto previsto dalla L. n. 241/90 per l’accesso documentale, l’art. 5, co. 6, d.lgs. n. 33/2016, in tema di accesso civico generalizzato non prevede per l’inutile decorso del termine di trenta giorni dalla richiesta un’ipotesi di silenzio significativo avente valore di diniego, stabilendo invece che il procedimento deve concludersi con provvedimento espresso e motivato, configurando in caso contrario un silenzio inadempimento dell’obbligo di provvedere in materia di trasparenza.
Pur in assenza di un provvedimento espresso e motivato impugnabile, ai sensi dell’art. 5, co. 7, d.lgs. n. 33/2013, il ricorso è assoggettabile al rito di cui all’art. 116 c.p.a. stante l’ampia formulazione della norma, il cui ambito oggettivo include le determinazioni ed il silenzio sulle istanze di accesso ai documenti amministrativi, nonché la tutela del diritto di accesso civico connessa all’inadempimento degli obblighi di trasparenza. Di qui la riconducibilità allo speciale rito in tema di accesso anche alle ipotesi di silenzio inadempimento di cui all’art. 5 del decreto citato.
2) È condivisibile la giurisprudenza secondo cui non può essere dichiarato inammissibile il ricorso per omessa notifica al controinteressato quando la stessa Amministrazione non abbia ritenuto di consentire la partecipazione in sede procedimentale ad altri soggetti che potrebbero subire un pregiudizio all’accoglimento della istanza di accesso e che acquisirebbero la qualifica di controinteressati nel caso di impugnazione del conseguente diniego. Tuttavia, in presenza di un’evidente omissione addebitabile all’Amministrazione, nel giudizio va assicurato, attraverso la disposta integrazione del contraddittorio, il coinvolgimento dei soggetti controinteressati non evocati nel procedimento ed individuati nei destinatari dei documenti oggetto della richiesta.
L’Amministrazione non può assumere come unico fondamento del rifiuto di accesso il mancato consenso del controinteressato, atteso che l’art. 5, co. 6, del d.lgs. n. 33/2013, espressamente prevede l’ipotesi di accoglimento della richiesta di accesso civico nonostante l’opposizione del controinteressato. Il diritto a conoscere dei cittadini non può essere lasciato alla decisione del controinteressato il quale, nell’ambito della partecipazione procedimentale, può far emergere esigenze di tutela che ben possono orientare e rendere edotta l’Autorità decidente sulle ragioni di riservatezza nell’assumere la determinazione, che spetta comunque sempre e solo alla P.A.
3) L’interesse tutelato nella fattispecie di cui all’art. 5, d.lgs. n. 33/2013, presuppone come implicita la rispondenza della richiesta al soddisfacimento di un interesse che presenti una valenza pubblica e che non resti confinato ad un bisogno conoscitivo esclusivamente privato, individuale, egoistico o peggio emulativo che, lungi dal favorire la consapevole partecipazione del cittadino al dibattito pubblico, rischierebbe di compromettere le stesse istanze alla base dell’introduzione dell’istituto. È significativa pertanto la differenza tra accesso ai documenti, accesso civico semplice e accesso civico generalizzato, laddove il primo consente un’ostensione più approfondita e penetrante, il secondo è strettamente correlato all’adempimento di obblighi di pubblicazione previsti dalla legge, ed il terzo, in quanto motivato da esigenze di controllo diffuso del cittadino, consente una conoscenza senza dubbio più estesa ma meno approfondita, a un’ampia categoria di dati, documenti e informazioni, fermi i limiti posti a salvaguardia di interessi pubblici e privati suscettibili di vulnerazione.
4) Quanto ai limiti derivanti dalla tutela degli interessi privati di cui all’art. 5-bis, il pregiudizio alla protezione della tutela dei dati personali non può essere legittimamente invocato laddove si tratta di informazioni riguardanti una persona giuridica e non una persona fisica. Non può altresì configurarsi una lesione rispetto alla tutela degli interessi economici e commerciali dei destinatari, posto che gli atti oggetto della richiesta – ovvero relazioni tecniche, planimetrie, sezioni e tabelle di dimensionamento di alcuni titoli edilizi – sono mere rappresentazioni grafiche ed elaborati utili a trasporre sul piano reale e delineare l’oggetto, la localizzazione e gli sviluppi planimetrici dell’attività edilizia autorizzata. Neppure può porsi un problema di tutela di riservatezza commerciale o industriale poiché essa può essere invocata solo in relazione ai processi organizzativi e metodologici che riguardano il c.d. know-how aziendale. In tale contesto, la tutela della riservatezza non ha carattere assoluto ed è necessario che la conoscenza del know-how sia valutata con riferimento non già alle singole informazioni, quanto piuttosto al loro insieme ed alla loro combinazione. Occorre inoltre che dette informazioni abbiano un immediato risvolto pratico e siano qualificate da un minimum di rilevanza economica, nel senso della capacità delle stesse di assumere i caratteri propri di un bene aziendale suscettibile, in quanto tale, di essere trasferito, valutato e apprezzato secondo criteri economico-patrimoniali.
TAR LAZIO, SEZ. III-TER, 16 NOVEMBRE 2018, N. 11125. ECCEZIONI – DIFESA E QUESTIONI MILITARI – RELAZIONI INTERNAZIONALI
Il ricorso avverso al diniego a una richiesta di accesso civico generalizzato volta a ottenere copia di alcune lettere scambiate fra il Governo nigerino e quello italiano, e dell’accordo firmato a Roma il 26 settembre 2016 dal Governo del Niger e da quello italiano, può essere accolto solo in parte. Nello specifico, il ricorso è fondato limitatamente alla richiesta di accedere all’accordo internazionale, trattandosi di atto rispetto al quale sussiste un obbligo di pubblicazione da ricondurre all’art. 4, L n. 839/1984. Sul punto, deve escludersi la rilevanza della “natura politica” dell’accordo internazionale, venendo in rilievo unicamente la tematica dell’accessibilità del documento che lo contiene e che rientra nella sfera di applicazione dell’art. 5, co. 1, d.lgs. n. 33/2013. Il ricorso è invece infondato rispetto all’accesso alle lettere scambiate con il Governo nigerino. La richiesta di accesso su di esse avanzata ricade nell’ambito di applicazione dell’art. 5, co. 2, d.lgs. n. 33 del 2013, con conseguente applicabilità dei limiti relativi alla tutela di interessi rilevanti di cui all’art. 5-bis del decreto citato. A tal riguardo, l’Amministrazione ha legittimamente opposto la sussistenza di ragioni ostative afferenti alla difesa, alle questioni militari ed alle relazioni internazionali, peraltro adeguatamente motivando circa la ricorrenza, in concreto, di dette ragioni ostative alla diffusione dei documenti richiesti.
TAR PUGLIA, SEZ. I, 18 OTTOBRE 2018, N. 1344. RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – NOMINA VERTICI ENTI STRUMENTALI
A fronte della richiesta di prendere visione degli atti di valutazione dei requisiti dei componenti del Consiglio di amministrazione in carica di un ente strumentale del Comune, deve escludersi che l’istanza possa ritenersi fondata sulle previsioni della L. n. 241/1990, difettando l’indicazione di un interesse diretto, concreto ed attuale corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata. Più correttamente, l’istanza deve ritenersi proposta – come peraltro espressamente indicato dalla parte – ai sensi dell’art. 5, co. 2, d.lgs. n. 33/2013, ovvero quale accesso civico generalizzato e tale titolo va accolta, con conseguente obbligo dell’Amministrazione di rilasciare copia di tale specifico atto se esistente; in caso contrario, la domanda di accesso resterà legittimamente insoddisfatta.
Deve altresì precisarsi che non vi è alcun interesse differenziato in capo al ricorrente che gli attribuisca una facoltà di sindacare in sede amministrativa o giudiziaria una nomina di per sé latamente discrezionale e fiduciaria quale quella di Presidente di un ente strumentale comunale di diritto privato. L’aspirazione del ricorrente a ricoprire tale carica resta, dunque, una manifestazione di un interesse egoistico di mero fatto, non meritevole di particolare tutela.
TAR MARCHE, ANCONA, SEZ. I, 18 OTTOBRE 2018, N. 677. CONTRATTI PUBBLICI – ESCLUSIONI – RIQUALIFICAZIONE
Non può essere accolta l’istanza di accesso civico generalizzato alla documentazione afferente ad una gara di appalto di servizi di assistenza, manutenzione e riparazione di automezzi comunali, già espletata ed efficace, in quanto rientrante all’interno della più ampia disciplina degli “atti delle procedure di affidamento e di esecuzione dei contratti pubblici” di cui al co. 1, art. 53, d.lgs. n. 50/2016. Riprendendo un precedente orientamento (Tar Parma, sent. n. 197/2018), il Tribunale evidenzia che l’art. 53 del citato decreto reca una disciplina speciale per l’accesso agli atti delle procedure ad evidenza pubblica, che richiama espressamente l’applicabilità, in tali casi, delle regole in materia di diritto di accesso “ordinario”. Tale articolo, può dunque considerarsi quale caso di esclusione della disciplina dell’accesso civico ai sensi del co. 3 dell’art. 5-bis, d.lgs. n. 33/2013.
Nel caso di specie, l’istanza del Consorzio ricorrente risulta essere finalizzata non ad un controllo sul perseguimento di funzioni istituzionali o sull’utilizzo di risorse pubbliche (tipiche dell’istituto del Foia), ma ad acquisire informazioni utili sull’esecuzione dell’appalto e, per tale motivo, ritiene che il diritto alla visione ed estrazione di copia della documentazione in parola possa essere esercitato secondo la disciplina generale sull’accesso di cui alla L. n. 241/1990.
TAR SICILIA, PALERMO, SEZ. III, 1 OTTOBRE 2018, N. 2020. FINANZIAMENTI PUBBLICI – DATI BANCARI – FINALITA’ DEL FOIA – INTERESSI ECONOMICI E COMMERCIALI
Rispetto ad un’istanza di accesso civico generalizzato volta a conoscere gli estremi dei conti correnti bancari di un soggetto privato (Centro Studi e Ricerche) in cui sono stati effettuati alcuni bonifici da parte di un’amministrazione regionale, nonché i singoli importi effettivamente bonificati e relativi, tra gli altri, anche a finanziamenti pubblici ricevuti, il Tribunale ne ritiene legittima l’ostensione limitatamente agli estremi dei conti correnti destinatari dei bonifici riguardanti esclusivamente i citati finanziamenti. Il Collegio, infatti, osserva che l’accesso generalizzato è specificatamente finalizzato ad assicurare forme diffuse di controllo sull’utilizzo delle risorse pubbliche che, nel caso di specie, sono concretamente ravvisabili nella richiesta di conoscere gli importi dei finanziamenti pubblici bonificati, quest’ultimi senza dubbio da considerarsi quali “risorse pubbliche per antonomasia”.
Tuttavia, si ritiene di respingere la richiesta generale di ostensione degli estremi dei conti correnti bancari del soggetto ricorrente, in quanto, per un verso, tale dato attiene agli interessi economici della persona giuridica e, per altro verso, vi è il rischio concreto di un effettivo pregiudizio ai sopramenzionati interessi qualora tale dato dovesse essere reso ostensibile. A parere del Tribunale, infatti, una volta concretamente individuati i conti bancari del soggetto titolare, quest’ultimo potrebbe essere indubbiamente esposto a possibili azioni giudiziarie, in particolare di tipo espropriativo, da parte di presunti creditori.
TAR SICILIA, PALERMO, SEZ. II, 6 SETTEMBRE 2018, N. 1905. RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – CONTRATTI PUBBLICI
L’istanza di accesso avente ad oggetto il contratto pubblico stipulato dalla P.A. e la documentazione successiva all’aggiudicazione – presentata dall’impresa non aggiudicataria sia ex artt. 22 e ss., L. n. 241/1990, sia ex art. 5, d.lgs. n. 33/2013 – deve essere trattata dalla P.A. ai sensi della normativa sull’accesso generalizzato, soprattutto nel caso in cui venisse accolto l’orientamento restrittivo che esclude la titolarità di una posizione legittimante all’accesso procedimentale rispetto agli atti relativi alla fase di esecuzione del contratto. D’altra parte, l’esercizio del diritto di accesso civico generalizzato non è sottoposto ad alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente e non richiede motivazione.
TAR LAZIO, ROMA, SEZ. II-TER, 7 AGOSTO 2018, N. 8862. ESCLUSIONI – DIFESA E QUESTIONI MILITARI
È legittimo il diniego opposto dal Comando generale della Guardia di finanza alla richiesta di accesso civico generalizzato volta a conoscere il numero complessivo delle ore/persona impiegate nel Corpo, negli anni 2014-2016, nei diversi “segmenti” costituenti le missioni istituzionali e le funzioni svolte, in quanto la conoscenza di tali dati numerici, sebbene riferiti ad anni trascorsi e aggregati a livello nazionale, potrebbe comunque comportare un pregiudizio concreto e attuale non soltanto alla sicurezza nazionale, ma anche “alla sicurezza pubblica e all’ordine pubblico”.
Il Collegio, nel caso di specie, ritiene che l’amministrazione abbia correttamente motivato il proprio diniego affermando, per un verso, che i dati e le informazioni rielaborati e trasfusi negli atti generali di pianificazione e programmazione operativa ricadono nell’ambito delle esclusioni “assolute” in virtù del richiamo contenuto nell’art. 5-bis, co. 3, d.lgs. n. 33/2013, all’art. 24, co. 1, L. n. 241/1990. Per altro verso, la stessa individua ulteriori interessi di matrice pubblica, costituenti limiti di carattere “relativo”, ai sensi dell’art. 5-bis, co. 1, del decreto n. 33, ravvisabili nella tutela della sicurezza pubblica, dell’ordine pubblico, della difesa e delle questioni militari.
Ne deriva che, risultando tale istanza di accesso civico generalizzato attinente sostanzialmente alla conoscibilità dello sviluppo e della dinamica dell’operatività della Guardia di Finanza a tutela della sicurezza nazionale, anche nella sua componente economica e finanziaria, della difesa e in materia di questioni militari, della sicurezza ed ordine pubblico, è da respingersi ai sensi dell’art. 5 bis, co. 1 e 3, d.lgs. n. 33/2013.
TAR LAZIO, ROMA, SEZ. I-TER, 7 AGOSTO 2018, N. 8892. 1) ECCEZIONI – RELAZIONI INTERNAZIONALI – SINDACATO ESTRINSECO 2) OGGETTO – INDICAZIONE DATI E/O DOCUMENTI
È legittimo il diniego opposto alla richiesta di accesso generalizzato ai documenti relativi a un memorandum siglato fra lo Stato Italiano e il Governo di Riconciliazione dello Stato di Libia, ai sensi dell’art. 5, co. 3, D.lgs. n. 33/2013, che sottrae all’ostensione, oltre i documenti coperti da segreto di Stato, anche quelli per i quali l’accesso è precluso in forza di specifiche previsioni legislative nonché i casi in cui l’accesso è limitato ai sensi dell’art. 24, co. 1, L. n. 241/1990. Fra le ipotesi previste da quest’ultima previsione è possibile includere il D.M. n. 415/1994, che espressamente esclude dall’accesso “la documentazione relativa agli accordi intergovernativi stipulati per la realizzazione di programmi militari, di sviluppo, approvvigionamento e/o supporto comune o di programmi per la collaborazione internazionale di polizia”. Inoltre, rispetto alle eccezioni di cui all’art. 5-bis, co. 1 e 2, D.lgs. n. 33/2013, il giudice amministrativo non ha gli strumenti per valutare la sussistenza del pregiudizio ad uno degli interessi indicati dalla norma. La capacità di un documento di pregiudicare i vari interessi può essere apprezzata solo in base a circostanze che non necessariamente emergono dagli atti di cui si chiede l’ostensione, e soprattutto per la ragione che i ragionamenti logici che sottendono alla valutazione di tali circostanze non necessariamente sono conosciuti, conoscibili o hanno valore “universale”, tale da poter essere sempre applicati dal giudice. Tali apprezzamenti, come quelli legati ad esempio al pregiudizio alle relazioni internazionali, sono caratterizzati da elevata discrezionalità se non addirittura da elementi di natura politica, a fronte dei quali il sindacato giurisdizionale non può che essere meramente estrinseco, cioè limitato alla verifica della esistenza della causa di non ostensibilità invocata dall’amministrazione e della astratta riconducibilità dell’atto, di cui si nega l’ostensione, tra quelli che possono interferire con gli interessi tutelati dalla norma.
Il processo amministrativo è retto dal principio dispositivo – sia pure “temperato” dal metodo acquisitivo – in ossequio al quale sul ricorrente grava comunque un onere probatorio che, relativamente alla acquisizione di documenti, deve tradursi nella deduzione della effettiva esistenza dei documenti di cui si chiede l’acquisizione in giudizio, che ovviamente devono anche essere specificamente indicati. Ciò porta ad affermare che il giudice amministrativo non ha il potere di disporre l’acquisizione di documenti di cui non sia nota l’esistenza. Ancorché l’accesso civico generalizzato non implichi astrattamente l’obbligo della parte di indicare i documenti di cui chiede l’ostensione, al fine di ottenere dal giudice un ordine di esibizione o una ispezione, è onere dell’interessato quantomeno indicare partitamente i documenti di cui chiede l’ostensione.
TAR FRIULI VENEZIA GIULIA, TRIESTE, SEZ. I, 26 LUGLIO 2018, N. 263. RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – INTERESSE – ATTIVITA’ DI RIELABORAZIONE
Nei casi di accesso civico generalizzato, l’indeterminatezza delle istanze conoscitive, compendiate nella richiesta di accesso del ricorrente, appare compatibile con la necessità di assicurare ad ogni cittadino la più ampia consapevolezza dei dati e dei documenti attinenti al settore pubblico; ciononostante, esula da tale forma di accesso la possibilità di richiedere all’amministrazione un facere ulteriore, rispetto alla mera divulgazione delle informazioni detenute, dovendosi, in altri termini, escludere l’esigibilità di operazioni complesse di elaborazione, se finalizzate ad appagare interessi strettamente individuali dell’istante. D’altronde, l’accesso civico attiene, pur sempre, alla conoscenza delle informazioni possedute dall’amministrazione in ragione di un interesse generale, strumentale al corretto funzionamento del circuito democratico, di modo che esso non può essere declinato secondo le particolari ragioni che possono essere sottese alla richiesta di ostensione documentale formulata dal singolo individuo.
Tale profilo si riconduce anche al fatto che, nel caso di accesso civico generalizzato, l’interesse individuale non è un elemento costitutivo dell’istanza, sicché essa, nonostante la sua potenziale ampiezza non può porre alcun obbligo oltremodo specifico in capo all’Amministrazione, il cui adempimento (tipico), per essere ritenuto conforme a legge, ben può essere limitato alla messa a disposizione delle informazioni (a tale scopo, pertanto, potrebbe essere sufficiente l’indicazione di un link all’interno di una pagina web), senza che emerga l’onere aggiuntivo di ricercare le ragioni sottese alla domanda del richiedente e di modellare sulla base di esse la propria risposta, spingendosi così ad elaborare o persino creare l’informazione richiesta. E ciò, diversamente dall’accesso procedimentale di cui alla L. n. 241/1990, ove l’interesse individuale rappresenta un elemento costitutivo essenziale e preponderante (art. 22, co. 1, lett. b); art. 25, co. 2), che definisce le modalità in cui l’amministrazione sarà tenuta ad adempiere: sicché l’adempimento a tale forma di accesso (adempimento, per sua natura, atipico) potrà essere ritenuto integralmente satisfattivo solo quando, anche attraverso elaborazioni complesse dei dati (art. 22, co. 1, lett. d), avrà generato l’informazione conforme all’interesse individuale (art. 1174 c.c.) che sorregge e legittima l’istanza.
TAR LAZIO, SEZ. I, 23 LUGLIO 2018, N. 8302-8303. RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – FINALITA’ DEL FOIA – INTERESSE
Ai fini dell’ammissibilità dell’accesso civico e generalizzato, prima ancora degli interessi declinati dall’art. 5 bis del d.lgs. n. 33/2003, devono essere valorizzate – in chiave selettiva e delimitativa dello stesso – le finalità per le quali tale strumento è stato previsto dal legislatore e rese esplicite nell’art. 5, co. 2, attraverso il riferimento all’obiettivo di favorire forme diffuse di controllo sul “perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”. Ne consegue che, per quanto il testo normativo non richieda l’esplicitazione della motivazione della richiesta di accesso, deve intendersi implicita la rispondenza della stessa al soddisfacimento di un interesse che presenti una “valenza pubblica” e non resti confinato ad un bisogno conoscitivo esclusivamente privato e individuale, che, lungi dal favorire la consapevole partecipazione del cittadino al dibattito pubblico, rischierebbe di compromettere le stesse istanze alla base dell’introduzione dell’istituto, facendone un mero “doppione” di quello ex. L. n. 241/1990. In ragione di ciò, non appare possibile presentare generica istanza di accesso contemporaneamente, sulla medesima documentazione, ex l. n. 241/1990 ed ex d.lgs. n. 33/2013, come operato dalla ricorrente.
TAR CAMPANIA, NAPOLI, SEZ. VI, 23 LUGLIO 2018, N. 4913. SILENZIO – RITO APPLICABILE
In materia di accesso civico di cui agli art. 5 ss., d.lgs. n. 33/2013, contrariamente a quanto previsto nella disciplina sull’accesso ai documenti, a fronte del silenzio dell’amministrazione non si realizza una fattispecie di silenzio significativo di segno negativo (silenzio rigetto); l’art. 5 del decreto trasparenza impone, infatti, l’obbligo all’amministrazione di pronunciarsi con provvedimento espresso e motivato, per cui l’eventuale “silenzio” rappresenta “mera inerzia”, una ipotesi di silenzio inadempimento che obbliga, quindi, il cittadino a rivolgersi al giudice amministrativo attivando il rito sul silenzio ex art. 117 c.p.a. e, successivamente, in caso di diniego espresso ai dati o documenti richiesti, il rito sull’accesso ex art. 116 c.p.a. Ciò implica che in caso di diniego espresso il provvedimento debba essere impugnato entro il termine di 30 gg.
TAR EMILIA - ROMAGNA, PARMA, SEZ. I, 18 LUGLIO 2018, N. 197. RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – APPALTI PUBBLICI – ESCLUSIONI
L’accesso agli “atti delle procedure di affidamento e di esecuzione dei contratti pubblici” è regolato dal co. 1, dell’art. 53 del D.lgs. n. 50/2016 (codice dei contratti pubblici) che reca una particolare disciplina per l’accesso agli atti afferenti alle procedure ad evidenza pubblica finalizzate alla stipulazione di appalti o concessioni di servizi. In particolare, il menzionato art. 53 riconduce espressamente la disciplina applicabile per tutti i documenti (di gara e di esecuzione del contratto) alla disciplina ordinaria in materia di accesso ex lege n. 241 del 1990. Per questo motivo, la speciale disciplina contenuta nell’art. 53 del D.lgs. n. 50 del 2016 deve considerarsi come un caso di esclusione della disciplina dell’accesso civico ai sensi del comma 3 dell’art. 5-bis del D.lgs. n. 33 del 2013, preso atto che questa disposizione è cristallina nello stabilire che il diritto di accesso civico generalizzato “è escluso” nei casi in cui l’accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti.
Tale esclusione appare del tutto giustificata poiché il legislatore ha inteso sottrarre una possibilità indiscriminata di accesso alla documentazione di gara e post-gara da parte di soggetti non qualificati. D’altronde, si tratta pur sempre di documentazione che, da un lato, subisce un forte e penetrante controllo pubblicistico da parte di soggetti istituzionalmente preposti alla specifica vigilanza di settore (ANAC), e, dall’altro, coinvolge interessi privati di natura economica e imprenditoriale di per sé sensibili (e quindi astrattamente riconducibili alla causa di esclusione di cui al comma 2, lett. c), dell’art. 5-bis del D.lgs. n. 33 del 2013), specie quando tali interessi, dopo l’aggiudicazione, vanno a porsi su di un piano pari ordinato – assumendo la connotazione di veri e propri diritti soggettivi – rispetto a quelli della stazione committente.
TAR LAZIO, SEZ. II-BIS, 2 LUGLIO 2018, N. 7326 - 1) FINALITA’ DEL FOIA – INTERESSE 2) SILENZIO – RITO APPLICABILE
Nell’ambito dell’accesso civico generalizzato, prima ancora degli interessi declinati nell’art. 5 bis del D. Lgs. n. 33/2013, devono essere valorizzate in chiave selettiva e delimitativa dell’istituto le stesse finalità per le quali tale strumento è stato previsto dal legislatore, esplicitate nell’art. 5 co. 2 del medesimo testo normativo attraverso il riferimento all’obiettivo di favorire forme diffuse di controllo sul “perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”. In questa prospettiva, per quanto la legge non richieda l’esplicitazione della motivazione della richiesta di accesso, deve intendersi implicita la rispondenza della stessa al soddisfacimento di un interesse che presenti una valenza pubblica e non resti confinato ad un bisogno conoscitivo esclusivamente privato, individuale, egoistico o peggio emulativo che, lungi dal favorire la consapevole partecipazione del cittadino al dibattito pubblico, rischierebbe di compromettere le stesse istanze alla base dell’introduzione dell’istituto. Per questa ragione, non è da accogliersi l’istanza di accesso a documentazione concernente un procedimento (di acquisizione di un bene al patrimonio comunale in conseguenza dell’inottemperanza ad un ordine di demolizione) risalente a decenni addietro (precisamente al 1993), rispetto al quale non è dato comprendere, né sono state esplicitate dal ricorrente, le finalità pubbliche sottese alla richiesta, per come previste dalle previsioni normative sopra richiamate.
L’assenza di una tipizzazione legislativa del silenzio dell’amministrazione dinanzi ad una istanza di accesso civico generalizzato implica l’onere per l’interessato di attivare la speciale tutela amministrativa interna davanti al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza formulando istanza di riesame, ovvero di contestare l’inerzia attivando lo specifico rito di cui all’art. 117 c.p.a. e, successivamente, in ipotesi di diniego espresso ai dati o documenti richiesti, il rito sull’accesso ex art. 116 c.p.a.
TAR LAZIO, ROMA, SEZ. II-BIS, 19 GIUGNO 2018, N. 6875 - 1) FINALITÀ DEL FOIA – INTERESSE EGOISTICO 2) OGGETTO – CORRISPONDENZA PROTOCOLLATA – PRIVACY 3) OGGETTO – PARERI LEGALI 4) ONERE DI MOTIVAZIONE – INTERESSI COMMERCIALI
Il dato normativo di cui all’art. 5, co. 3, del D.lgs. n. 33/2013 non esclude che l’interesse generale ad un controllo diffuso dell’attività̀ amministrativa possa coincidere con un interesse egoistico, prescrivendo testualmente che “l’esercizio del diritto di cui ai commi 1 e 2 non è sottoposto ad alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente”. In questa prospettiva, escludere che il privato, portatore di un autonomo ed ulteriore interesse rispetto alla dichiarata finalità della disposizione e non confliggente con la stessa, possa agire al fine di ottenere l’ostensione di un documento detenuto dalla pubblica amministrazione significherebbe violare l’applicazione della norma, introducendo limitazioni non consentite dalla legge.
Ai sensi dell’art. 5, co. 2, del D.lgs. n. 33/2013, devono ritenersi ricompresi nell’ambito di applicazione oggettiva della normativa tutti i documenti in possesso dell’amministrazione, ivi compresi quelli a formazione privata che siano stati protocollati dalla stessa, come nel caso delle raccomandate A/R inviate all’amministrazione dal privato. Tuttavia, l’amministrazione, nel valutare la legittimità di una simile istanza di accesso, deve poi in concreto tenere in considerazione l’intenzione dei soggetti coinvolti nello scambio della corrispondenza, il mezzo utilizzato, nonché la legittima aspettativa di confidenzialità degli interessati, ivi compresi eventuali soggetti terzi citati nella comunicazione. Per questo va considerato legittimo il diniego opposto dall’amministrazione alla conoscenza di corrispondenza indirizzata al Sindaco, al Vicesindaco, alla Giunta comunale, al Consiglio Comunale, nonché all’Ufficio Urbanistica del Comune, dal momento che la società mittente aveva espressamente qualificato la stessa come “strettamente riservata e confidenziale”.
È da ritenersi legittimo il diniego opposto dall’amministrazione alla richiesta di accesso di un parere legale “pro veritate” poiché non risulta specificamente provato dalla ricorrente che lo stesso sia stato reso dal consulente nell’ambito di un procedimento volto all’adozione finale di un provvedimento, unica fattispecie che, per consolidata giurisprudenza, consente di giustificare l’ostensione di documentazione che generalmente gode di una tutela qualificata ex art. 620 c.p. e 200 c.p.c., essendo coperta dal segreto professionale tutelato specificamente dall’ordinamento
Nel caso in cui l’amministrazione opponga all’istanza di accesso ragioni di tutela degli interessi economici e commerciali, ivi compresi la proprietà intellettuale, il diritto d’autore e i segreti commerciali, l’amministrazione, al fine di assolvere all’obbligo di esauriente, congrua e completa motivazione non è tenuta a specificare puntualmente le ragioni del diniego, poiché ciò potrebbe disvelare in tutto o in parte le informazioni che la normativa mira a tutelare, frustrando quindi le ragioni sottese alle eccezioni di cui all’art. 5 bis del D.lgs. n. 33/2013.
TAR LAZIO, ROMA, SEZ. III-BIS, 12 GIUGNO 2018, N. 6542 ESCLUSIONI – DIFESA E QUESTIONI MILITARI
È da ritenersi infondata una richiesta di accesso civico ai contratti industriali dall’Agenzia Spaziale Italiana poiché l’interesse difensivo della ricorrente ha natura recessiva rispetto agli interessi di natura civile e di difesa militare sottesi agli atti a cui intende accedere. L’art. 5-bis del D.lgs. 33/2013 consente, infatti, di respingere l’istanza qualora il diniego sia necessario per evitare un pregiudizio concreto ad uno degli interessi pubblici che sono indicati nello stesso articolo, tra cui vi sono la sicurezza nazionale, la sicurezza e l’ordine pubblico, la difesa e le questioni militari.
TAR PUGLIA, BARI, SEZ. I, 24 MAGGIO 2018, N. 752. RAPPORTI FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – RIQUALIFICAZIONE
Nonostante l’aspetto formale, un’istanza di accesso civico generalizzato volta a richiedere la documentazione relativa ad un procedimento di riconoscimento dell’invalidità è da considerarsi, sotto un profilo sostanziale, più rispondente alle finalità e all’ambito applicativo di cui alla L. n. 241/1990 poiché l’istante è titolare di un interesse diretto, concreto e attuale corrispondente a una situazione giuridicamente tutelata e collegata ai documenti dei quali ha chiesto l’accesso (art. 22, co. 2, lett. b), L. n. 241/1990).
TAR PUGLIA, LECCE, SEZ. II, 21 MAGGIO 2018, N. 839 – LIMITI – INTERESSI PRIVATI – CONTROINTERESSATI
Nei casi relativi alla tutela di “interessi privati”, l’amministrazione non può respingere la domanda senza fornire un’adeguata motivazione al diniego – come invece è ammesso nei casi di cui al comma 3 in materia di segreto di Stato e di altri casi previsti dalla legge – ma deve compiere un ulteriore passaggio motivazionale, al fine di verificare se la richiesta ostensione può cagionare un pregiudizio concreto a quegli stessi interessi, che sono rilevanti ma pur sempre di natura privata. In questa prospettiva, l’amministrazione, dopo aver comunicato la richiesta di accesso agli eventuali controinteressati, deve provvedere alla valutazione delle controdeduzioni di segno negativo dei medesimi controinteressati, da soppesare, in termini di sussistenza del pregiudizio, nel provvedimento finale quanto ad ampiezza dei dati e dei documenti da ostendere.
TAR VENETO, I, 17 MAGGIO 2018, N. 536 – ACCESSO NON ESAUSTIVO – DINIEGO IMPLICITO – TERMINE PER RICORRERE – REITERAZIONE DELL’ISTANZA
Nel caso in cui la documentazione inviata dall’amministrazione non sia completa ed esaustiva rispetto alla richiesta di accesso civico generalizzato, la risposta dell’amministrazione deve intendersi come diniego o silenzio-rifiuto implicito da impugnarsi con ricorso giurisdizionale entro i 30 giorni. L’eventuale reiterazione della medesima istanza non consente la rimessione in termini per la successiva proposizione di una tempestiva azione giurisdizionale che è quindi da considerarsi irricevibile.
TAR LOMBARDIA, MILANO, SEZ. III, 16 MAGGIO 2018, N. 1286 – OBBLIGO DI CONCLUSIONE – PUBBLICAZIONE PROATTIVA
A fronte di una richiesta di accesso civico generalizzato riguardante dati già pubblicati, cui tuttavia non ha fatto seguito alcun riscontro, sussiste l’obbligo per l’amministrazione di concludere il procedimento con un provvedimento espresso indicando al richiedente il relativo collegamento ipertestuale.
Posto che, infatti, in materia di accesso civico, l’amministrazione è tenuta a concludere il procedimento con un provvedimento espresso, ai sensi dell’art. 5, co. 6 del D. Lgs. n. 33 del 2013, tale obbligo acquista ancora più rilievo nella fattispecie dell’accesso civico generalizzato, il cui diritto esiste a prescindere dall’esistenza di una situazione giuridica qualificata in capo al richiedente, poiché in simili ipotesi si tratta di dati non soggetti ad uno specifico obbligo normativo di pubblicazione e dei quali, quindi, il richiedente non può avere conoscenza se non quando è l’amministrazione stessa a fornirgli le istruzioni necessarie a raggiungere le informazioni richieste.
TAR LAZIO, ROMA, SEZ. II-TER, 4 MAGGIO 2018, N. 4977 – DIALOGO COOPERATIVO – LIMITI – RICHIESTA ECCESSIVAMENTE ONEROSA
Nel caso in cui l’istante si riveli disponibile a precisare e circoscrivere una richiesta di accesso eccessivamente onerosa, l’amministrazione è tenuta a ricercare una soluzione consensuale con il medesimo al fine di contemperare, alla luce dei generali principi di proporzionalità e ragionevolezza, il diritto di accesso alle informazioni richieste con il principio di buon andamento della pubblica amministrazione. E infatti, nel caso in cui sia palese la disponibilità del richiedente, il punto 4.2. della delibera ANAC n. 1309 del 28 dicembre 2016 deve essere inteso, alla luce dei generali principi di proporzionalità e ragionevolezza, come un invito a cercare una soluzione consensuale, ad esempio mediante la sollecitazione del richiedente a rimodulare la propria istanza in modo da ridurne l’ambito, così da salvaguardare sia l’interesse pubblico al buon andamento della p.a., sia l’interesse, anch’esso di rilievo pubblicistico, di garantire l’ accesso generalizzato ai dati in possesso della amministrazione.
Alla luce di tale assunto, l’amministrazione avrebbe dovuto, prima di respingere l’istanza, prendere atto della disponibilità di parte ricorrente a ridurre l’arco temporale di riferimento e proporre quindi al richiedente di consentire l’accesso a una tipologia più ristretta di atti, limitatamente ad un arco temporale ridotto, previo oscuramento dei dati sensibili.
TAR LOMBARDIA, MILANO, SEZ. II, 23 APRILE 2018, N. 1065 - NOTIFICA CONTROINTERESSATI – INAMMISSIBILITA’
È inammissibile il ricorso avverso il diniego di accesso agli atti inerenti pratiche edilizie relative ad un novero ben preciso di immobili, per omessa notifica ad almeno uno dei controinteressati. Infatti, poiché il riferimento puntuale ai mappali catastali permette di individuare i proprietari dei relativi immobili, questi sono da ritenersi controinteressati rispetto alle informazioni cui s’intende accedere. L’interesse alla riservatezza, del resto, non riguarda i soli dati sensibili, ossia quelli rientranti nelle tipologie alle quali il legislatore appresta una particolare tutela, ma coinvolge potenzialmente ogni specie di dati personali, compresi quelli che sono ricavabili dai documenti oggetto dell’istanza di accesso.
Pertanto, qualora il ricorso abbia ad oggetto il diniego di accesso generalizzato potenzialmente lesivo di posizioni di cui siano titolari soggetti chiaramente identificabili, esso è regolato dalla generale disciplina del processo amministrativo e, dunque, subordinato all’obbligo di notifica ad almeno uno dei controinteressati.
TAR CAMPANIA, SEZ. VI, 23 APRILE 2018, N. 2659 – RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – INCARICHI ESTERNI
La mancata impugnazione del rigetto opposto da un’Università a una istanza di accesso generalizzato inerente alle autorizzazioni rilasciate ad alcuni professori per ricoprire incarichi esterni, non implica l’impossibilità da parte dello stesso soggetto di proporre una nuova richiesta facendo valere l’esistenza di un interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente a una situazione giuridicamente tutelata, ai sensi dell’art. 22, L. n. 241/1990. L’accesso civico generalizzato e l’accesso procedimentale operano su norme e presupposti diversi, è fondamentale quindi tenere distinte le due fattispecie per calibrare i diversi interessi in gioco, allorché si renda necessario un bilanciamento caso per caso tra tali interessi. Tale bilanciamento è, infatti, ben diverso nel caso dell’accesso ex L. n. 241/1990, dove la tutela può consentire un accesso più in profondità a dati pertinenti e nel caso dell’accesso generalizzato, dove le esigenze di controllo diffuso del cittadino devono consentire un accesso meno in profondità ma più esteso, avendo presente che l’accesso in questo caso comporta, di fatto, una larga conoscibilità dei dati, documenti e informazioni.
TAR SICILIA, SEZ. III, 6 APRILE 2018, N. 796 - OGGETTO – ATTI ENDOPROCEDIMENTALI
Lo spirito dell’accesso civico è quello di consentire la verifica dell’attività di una pubblica amministrazione e non solo di quella che si concretizza con l’adozione di provvedimenti finali. In questa prospettiva, non vi è ragione di ritenere esclusa da tale forma di accesso la conoscenza di atti endoprocedimentali che, come i pareri in materia urbanistica, sono resi nell’ambito dello svolgimento dell’attività amministrativa del Comune. D’altra parte, poiché l’attività consultiva attiene a un bene demaniale, ordinariamente destinato a un uso pubblico, la possibilità per un cittadino di verificare le modalità di utilizzo di un bene generale risulta congruente con la ratio posta a fondamento della previsione dell’accesso civico.
TAR LAZIO, ROMA, SEZ. III-TER, 30 MARZO, 2018, N. 3567 – AMBITO SOGGETTIVO – SOCIETÀ QUOTATE
L’art. 2-bis, co. 3 del D.lgs. n. 33/2013, facendo rinvio al D.lgs. n. 175/2016 (recante il testo unico in materia di società a partecipazione pubblica), ha inteso valorizzare la specialità delle “società quotate”, destinatarie di autonoma considerazione in ragione delle specifiche regole cui esse sono assoggettate per effetto e in virtù della quotazione nei mercati regolamentati. In ragione di ciò, tali società, essendo caratterizzate da spiccati elementi di differenziazione rispetto a quelle “a partecipazione pubblica”, non sono da ritenersi incluse nell’ambito di applicazione soggettivo del D.lgs. n. 33/2013.
TAR LAZIO, ROMA, SEZ. III-BIS, 30 MARZO 2018, N. 3598 - OGGETTO – ATTI INTERNI
È legittimo il diniego opposto dall’amministrazione alla richiesta di accesso a relazioni, appunti, informative e altri documenti analoghi, che non hanno assunto natura provvedimentale né si sono trasfusi in atti ufficiali, neppure in fase istruttoria. Ciò in quanto tali atti attengono ad una fase preparatoria delle decisioni e riguardano l’attività di referto dell’amministrazione diretta al vertice politico per consentirgli l’adozione dei conseguenti atti di indirizzo politico-amministrativo. Queste informative, sotto forma di appunto o relazioni, sono escluse dal novero degli atti per i quali è previsto l’accesso civico ai sensi dell’art. 5, co. 2, del D.lgs. n. 33/2013 dato che – per loro natura – non esprimono attività di gestione dell’amministrazione in relazione alla quale, come indicato dalla Delibera dell’ANAC n. 1309/2016, si riconosce ai cittadini un accesso generalizzato.
TAR LAZIO, ROMA, SEZ. I, 29 MARZO 2018, N. 3539 – 1. OGGETTO – MOTIVAZIONE – INESISTENZA DEL DOCUMENTO – DINIEGO 2. OGGETTO – FINALITA’ DEL FOIA – DIRITTO DI ACCESSO – DINIEGO
È legittimo il diniego opposto da un’amministrazione all’accesso a documenti riguardanti una segnalazione precedentemente inoltrata e motivato sulla base dell’inesistenza degli stessi in quanto, secondo costante giurisprudenza, l’affermazione circa la loro inesistenza, che è contenuta in un atto che impegna la stessa amministrazione, rappresenta una motivazione idonea a sorreggere tale diniego di accesso.
È illegittima un’istanza di accesso civico volta ad indagare il modus operandi di un’amministrazione con riguardo all’archiviazione di un esposto precedentemente presentato, in quanto tale finalità è estranea al rito dell’accesso, a sua volta finalizzato solamente a verificare la ricorrenza o meno del diritto all’ostensione di un documento già esistente.
TAR LAZIO, ROMA, SEZ. III-BIS, 28 MARZO 2018, N. 3453 - ESCLUSIONI – PRIVACY – BILANCIAMENTO – OBBLIGO DI MOTIVAZIONE – CONTROINTERESSATI
A fronte di una istanza volta a ottenere atti negoziali e amministrativi in possesso dell’amministrazione, è illegittimo il diniego privo di un’adeguata motivazione circa il pregiudizio concreto alla tutela dei dati personali. Il D. Lgs. n. 97/2016 ha operato un’importante estensione dei confini della trasparenza, per cui il diritto all’informazione resta temperato solo dalla necessità di garantire la tutela di determinati interessi pubblici e privati. In particolare, nei casi in cui vengono in rilievo gli interessi di cui all’art. 5-bis, co. 1 e 2, del D. Lgs. n. 33/2013, non è consentito respingere la domanda senza compiere un ulteriore passaggio motivazionale, al fine di verificare se l’ostensione dei documenti richiesti possa cagionare un pregiudizio concreto a quegli stessi interessi, e che vi sia un nesso di causalità tra l’accesso e il pregiudizio. Inoltre, quando vengono in gioco dati personali, risulta doverosa la notifica al controinteressato della richiesta e la valutazione da parte dell’Amministrazione delle eventuali controdeduzioni di segno negativo all’accesso del medesimo controinteressato, da soppesare nel provvedimento finale quanto ad ampiezza dei dati e dei documenti da ostendere.
TAR LAZIO, SEZ. II-QUATER, 16 MARZO 2018, N. 2994. RICHIESTA MANIFESTAMENTE ONEROSA – CONTROINTERESSATI – ELEVATO NUMERO DI NOTIFICHE
È legittimo il provvedimento col quale il ministero della Salute ha negato l’accesso alle informazioni e ai documenti sull’importazione di latte e prodotti lattiero-caseari da Paesi extra-Ue, in quanto la richiesta impone un’attività amministrativa straordinaria in ragione della numerosità dei controinteressati da consultare e della notevole mole di materiale da raccogliere.
TAR LOMBARDIA, BRESCIA, SEZ. I, 12 MARZO 2018, N. 303 – CONCORSI – ESCLUSIONI – PRIVACY – OBBLIGO DI MOTIVAZIONE – ACCESSO PARZIALE
È illegittimo il diniego opposto alla richiesta di accesso agli atti di valutazione e selezione di uno specifico candidato nell’ambito di un concorso pubblico, motivato in base alla mera presenza di dati personali in tali documenti. Nel dare riscontro a un’istanza, l’amministrazione deve verificare la presenza di un pregiudizio concreto alla protezione dei dati personali e valutare la possibilità di un rilascio con modalità meno pregiudizievoli per i diritti dell’interessato, privilegiando l’ostensione di documenti con l’omissione dei dati personali laddove l’esigenza informativa possa essere raggiunta senza implicare il loro trattamento. Peraltro, in una selezione pubblica, le ragionevoli aspettative di confidenzialità degli interessati riguardo a talune informazioni recedono o sono comunque depotenziate. Alla luce di ciò, data la genericità della motivazione fornita, i documenti richiesti sono suscettibili di ostensione, salva la facoltà di oscurare i dati strettamente ed effettivamente personali – soprattutto di natura sensibile – per i quali la divulgazione può ritenersi eccessiva e non pertinente rispetto all’obiettivo di massima trasparenza dell’azione amministrativa.
TAR LAZIO, ROMA, SEZ. I, 8 MARZO 2018, N. 2628 – RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – CONCORSI
La richiesta di accesso da parte di un candidato agli atti di un concorso contenenti i nominativi dei concorrenti esclusi per carenza dei requisiti utili, va respinta in quanto egli non ha agito “uti cives” ma per tutelare il suo interesse a seguito della esclusione dal medesimo concorso cui intendeva partecipare. L’istanza, pertanto, non può essere qualificata come accesso civico di cui all’art. 5, D.lgs. n. 33/2013 bensì come accesso agli atti ex L. n. 241/1990. Le due tipologie, infatti, operano in base a norme e presupposti diversi: in quest’ultima, la tutela può consentire un accesso più in profondità a dati pertinenti; nell’accesso civico (generalizzato e non), invece, le esigenze di controllo diffuso del cittadino permettono un accesso meno in profondità ma più esteso, avendo presente che in tale caso l’accesso comporta una larga conoscibilità e diffusione di dati, documenti e informazioni.
TAR PUGLIA, SEZ. III, 19 FEBBRAIO 2018, N. 234. ISTANZA MANIFESTAMENTE ONEROSA – PREGIUDIZIO AL BUON ANDAMENTO – OBBLIGO DI MOTIVAZIONE RAFFORZATO – DIALOGO COOPERATIVO
A fronte di una richiesta di accesso civico generalizzato (c.d. FOIA) relativa a una notevole mole di documenti, il diniego opposto – motivato con riferimento alla compromissione del buon andamento della pubblica amministrazione, in rapporto al carico di lavoro ragionevolmente esigibile dagli uffici – non può ritenersi in linea di principio erroneo od infondato. Il buon andamento rappresenta, infatti, in qualunque forma di accesso, un valore cogente e non recessivo. Tuttavia, occorre tener conto di due aspetti. In primo luogo, il pregiudizio al buon andamento non può essere genericamente affermato, ma richiede una adeguata dimostrazione da parte dell’amministrazione che nega l’accesso. Il diniego fondato su ragioni di buon andamento deve, anzi, ritenersi soggetto ad un onere motivazionale rafforzato. In secondo luogo, il diniego non può ritenersi legittimo quando sia mancato il dialogo con il richiedente. In base alla Circolare del Dipartimento della funzione pubblica n. 2/2017, qualora la trattazione dell’istanza di accesso civico generalizzato sia suscettibile di arrecare un pregiudizio serio ed immediato al buon funzionamento della pubblica amministrazione, quest’ultima “prima di decidere sulla domanda, dovrebbe contattare il richiedente e assisterlo nel tentativo di ridefinire l’oggetto della richiesta entro limiti compatibili con i principi di buon andamento e di proporzionalità”. Il principio del dialogo cooperativo deve ritenersi, dunque, un valore immanente alle previsioni in materia di accesso generalizzato, in vista della finalità di condividere con la collettività il patrimonio di informazioni in possesso delle amministrazioni pubbliche. Nel caso in esame, il diniego va annullato in quanto illegittimo in riferimento ai due profili indicati.
TAR PUGLIA, SEZ. III, 19 FEBBRAIO 2018, N. 231. RAPPORTO FRA TIPOLOGIE DI ACCESSO – DIFFERENTI FINALITÀ –LEGITTIMAZIONE SOGGETTIVA
Le disposizioni dettate con d.lgs. n. 33/2013 in materia di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni disciplinano situazioni non sovrapponibili a quelle che consentono l’accesso ai documenti amministrativi, ai sensi degli artt. 22 e ss. della legge n. 241/1990. La previsione dell’accesso civico generalizzato (c.d. FOIA) risponde all’esigenza di assicurare a tutti i cittadini la più ampia accessibilità alle informazioni, concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni, integrazione del diritto ad una buona amministrazione, realizzazione di un’amministrazione aperta al servizio del cittadino, nonché utile strumento di contrasto alla corruzione e alla cattiva amministrazione. Le diverse forme di accesso presenti nell’ordinamento non corrispondono a un unico diritto soggettivo globale di accesso, bensì costituiscono un insieme di sistemi di garanzia per la trasparenza, tra loro diversificati, corrispondenti ad altrettanti livelli soggettivi di pretesa alla trasparenza da parte della p.a. Si può avere una maggiore o minore estensione della legittimazione soggettiva “a seconda della più o meno diretta strumentalità della conoscenza, incorporata negli atti e documenti oggetto d’accesso, rispetto ad un interesse protetto e differenziato, diverso dalla mera curiosità del dato, di colui che esprime sì il bisogno di accedere, ma con le modalità previste dalla specifica disciplina normativa invocata”.
TAR VENETO, SEZ. I, 15 FEBBRAIO 2018, N. 171. RICHIESTE GENERICHE – RICHIESTE ESPLORATIVE
La richiesta inoltrata all’amministrazione, da parte di un docente di ruolo dell’Accademia delle Belle Arti, di poter avere accesso ad una serie generica di atti (ordini del giorno, verbali delibere dei vari organi collegiali) dal 2014 ad oggi, è da considerarsi respinta: gli atti che il ricorrente ha richiesto fossero interamente pubblicati nella sezione “Amministrazione trasparente” sono individuati nell’istanza di accesso nella loro tipologia ma non negli estremi, salvo il riferimento all’anno. La richiesta, anche in rapporto alla qualità dichiarata dall’istante di professore dell’Istituzione, non sembra configurabile quale richiesta di accesso civico ma piuttosto come richiesta di accesso agli atti amministrativi ex lege n. 241/1990 formulata in qualità di dipendente dell’Accademia.
In considerazione del fatto che la citata istanza fa riferimento ad una serie di atti non meglio specificati negli estremi, questa deve dunque essere negata per la genericità e il carattere esplorativo della domanda rivolta che non può, anche nell’ambito dell’accesso civico, estendersi ad atti per i quali non solo non vi è obbligo di pubblicazione, ma che non rientrano fra quelli che rispondono alla tipologia di determinazioni indicate dal decreto n. 33/2013 in base ai principi esposti dalla legge stessa.