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Timestamp: 2019-10-14 16:50:26+00:00
Document Index: 132704440

Matched Legal Cases: ['art. 2265', 'art. 2265', 'art. 2265', 'art. 2265', 'art. 2553', 'sentenza ', 'art. 2265', 'sentenza ']

Art. 2265 codice civile - Patto leonino - Brocardi.it
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Articolo 2265 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2265 Codice civile
È nullo il patto (1) con il quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite [1419, 2178, 2262, 2263, 2280, 2553, 2554].
(1) Il cosiddetto patto leonino prevede la totale esclusione del socio dalla partecipazione al rischio d'impresa o dagli utili, ovvero da entrambi. Parimenti è vietato il patto contenuto in un separato accordo stipulato da tutti o da alcuni dei soci (cd. patto parasociale) dello stesso tenore.
Esulano da tale divieto le clausole che prevedono una partecipazione agli utili e alle perdite in misura diversa dalla partecipazione sociale del singolo socio.
La disposizione impone il divieto del cd. patto leonino, cioè quel patto che consente ad uno o più soci di prevaricare gli altri, escludendoli dagli utili o dalle perdite. La nullità del patto è connessa alla natura dell'attività economica svolta dalla società e allo scopo perseguito: dividersi gli utili (v. 2247). Se non c'è distribuzione degli utili tra tutti i soci, non c'è società.
“ Leonina societas ”
Società leonina
Spiegazione dell'art. 2265 Codice civile
Vietato sin dall'epoca romana, il patto con cui si escludono totalmente uno o più soci dalla ripartizione degli utili e delle perdite è radicalmente nullo, in quanto contrario alla causa principale del contratto sociale, ossia il rischio d'impresa. Sarebbe difatti irragionevole dispensare un socio dal partecipare alle perdite a scapito degli altri, come specularmente sarebbe ingiusto che solo un socio o un gruppo di soci percepiscano gli utili derivanti dall'esercizio dell'attività imprenditoriale.
Ad ogni modo, l'eventuale inserimento di questa clausola all'interno del contratto sociale non determina la nullità dello stesso, ma solo della clausola, secondo il brocardo vitiatur sed non vitiat. Per tale motivo, il contratto sociale sarà da ritenersi valido ed efficace, mentre il patto leonino contenuto nella clausola statutaria verrà considerato come non apposto.
Massime relative all'art. 2265 Codice civile
Cass. civ. n. 24376/2008
Al contratto di associazione in partecipazione non si applica il divieto del patto leonino, dettato in materia societaria dall'art. 2265 c.c., ai sensi del quale è vietato che uno o più soci siano esclusi in modo totale e costante dagli utili o dalle perdite; quanto alla posizione dell'associato, l'unica regola inderogabile consiste nel divieto, posto dall'art. 2553 c.c., di porre a carico del medesimo perdite in misura superiore al suo apporto, potendo invece le parti determinare tale onere in misure diverse dalle partecipazioni agli utili o anche escluderlo del tutto, come avviene nella cosiddetta cointeressenza impropria.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 24376 del 1 ottobre 2008)
Cass. civ. n. 8927/1994
Il divieto del cosiddetto patto leonino posto dall'art. 2265 c.c. (ed estensibile a tutti i tipi sociali, attenendo alle condizioni essenziali del tipo «contratto di società») presuppone una situazione statutaria — costitutiva dei diritti e degli obblighi di uno o più soci nei confronti della società ed integrativa della loro posizione nella compagine sociale — caratterizzata dalla esclusione totale e costante di uno o di alcuni soci dalla partecipazione al rischio di impresa e dagli utili, ovvero da entrambe. Pertanto, esulano dal divieto le pattuizioni regolanti la partecipazione alle perdite e agli utili in misura difforme dall'entità della partecipazione sociale del singolo socio, sia che si esprimano in una misura di partecipazione difforme da quella inerente ai poteri amministrativi (situazione di rischio attenuato), sia che condizionino in alternativa la partecipazione, o la non partecipazione, agli utili o alle perdite al verificarsi di determinati eventi giuridicamente rilevanti. Peraltro, il divieto di esclusione dalla partecipazione agli utili o alle perdite deve essere riguardato in senso sostanziale, e non formale, per cui esso sussiste anche quando le condizioni della partecipazione agli utili o alle perdite siano, nella previsione originaria delle parti, di realizzo impossibile, e nella concretezza determinino una effettiva esclusione totale da dette partecipazioni.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8927 del 29 ottobre 1994)
Autore: Cottino Gastone
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