Source: https://www.fiscomania.com/2017/12/soci-non-residenti-trasparenza/
Timestamp: 2018-01-20 14:46:20+00:00
Document Index: 133399905

Matched Legal Cases: ['art. 115', 'art. 116', 'art. 23', 'art. 115', 'art. 27', 'art. 116']

Soci non residenti con reddito in trasparnza: obbligo dichiarazione in Italia
Soci non residenti con reddito in trasperenza: tassazione
Dove deve essere assati i redditi dei soci non residenti tassati per trasparenza? Il socio estero di società di persone italiana, dove deve dichiarare il reddito percepito? I soci non residenti di Srl italiana in trasparenza, devono dichiarare il reddito in Italia? La risposta a queste domande nella nostra guida.
Il reddito da partecipazione imputato per trasparenza a soci non residenti fiscalmente in Italia impone la presentazione della dichiarazione dei redditi, modello Redditi PF.
Il regime di trasparenza fiscale rappresenta il regime ordinario di tassazione delle società di persone. Mentre, per pe società di capitali, rappresenta un regim eopzionale. Attraverso la trasparenza fiscale il reddito della società viene attribuito pro quota si soci per essere assoggettato ad imposizione diretta.
Ma che cosa succede se la compagine sociale è formata da soci non residenti? ll reddito della società italiana deve essere tassato nello Stato di residenza fiscale della società, oppure, nello Stato di residenza fiscale dei soci non residenti?
In questo contributo andrò ad individuare la risposta a questi dubbi. Dubbi che riguardano la corretta tassazione del reddito percepito da soci non residenti, in regime di trasparenza fisale. Trasparenza riguardante sia società di persone che società di capitali.
Soci non residenti e reddito in trasparenza
Soci non residenti e obbligo di dichiarazione
Soci non residenti e modello OCSE
Eliminazione della doppia tassazione
Scomputo tassazione italiana
Impresa familiare italiana con soci esteri
Utili distribuiti da Società di capitali in trasparenza: art. 115
Utili distribuiti da Società di capitali in trasparenza: art. 116
Il regime di trasparenza fiscale prevede che il reddito derivante dalla società, sia attribuito pro quota ai soci, in modo tale che la tassazione societaria gravi su di essi. Questo, indipendentemente dall’effettiva percezione dello stesso.
Il vantaggio di questo regime di tassazione, deriva dal fatto che il reddito generale societario possa essere suddiviso in più parti, e tassato progressivamente attraverso gli scaglioni dell’Irpef.
Come detto, il regime di trasparenza fiscale rappresenta il regime naturale di tassazione per le società di persone: Snc e Sas. Lo stesso regime, ai sensi degli articoli 115 e 116 del DPR n. 917/86, può essere applicato, su opzione, anche dalle società di capitali.
Per ulteriori approfondimenti sul regime vi rimando al contributo dedicato: “Il regime di trasparenza fiscale: guida“
I redditi prodotti in regime di trasparenza, indipendentemente dall’effettiva percezione, secondo il modello tipico delle società di persone, sono imputati ai soci:
Cosa fare, se i percettori sono soci non residenti?
Gli adempimenti dichiarativi che riguardano la partecipazione in una società trasparente sono sostanzialmente identici sia per le persone fisiche residenti che per le persone fisiche non residenti.
Si pensi al caso di un socio di una Snc che per motivi personali decide di trasferire la propria residenza fiscale in uno Stato estero. Il mero possesso di questa quota origina l’obbligo di presentare il modello Redditi P.F. in Italia.
Secondo quanto previsto dall’articolo 23, comma 1, lett. g) del DPR n. 917/86, il reddito c.d. “di partecipazione”, ossia quello prodotto dalle società trasparenti (le società di persone di cui all’articolo 5 del DPR n. 917/86 e le società di capitali che applicano i regimi di cui agli artt. 115 e 116 del DPR n. 917/86), deve essere sempre assoggettato a tassazione in Italia (vedi la Risoluzione n. 171/E/2005 dell’Agenzia delle Entrate).
L’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi in Italia per i soci non residenti di società trasparenti è coerente con la normativa internazionale. Infatti, l’articolo 7, del modello di Convenzione OCSE contro le doppie imposizioni conferma queste disposizioni.
Tale articolo, in particolare, si occupa della disciplina riguardante l’allocazione tra gli Stati contraenti la convenzione il diritto di imposizione con riferimento al reddito di impresa. Nei limiti in cui lo stesso non trova una diversa regolamentazione in altre disposizioni convenzionali.
Ipotizzando che i soci non residenti in argomento siano residente in uno Stato che applica il principio della tassazione del reddito ovunque prodotto (“worldwide principle of taxation”) da parte dei soggetti residenti. Tale reddito sarà imponibile sia in Italia che nel Paese di residenza del contribuente. Determinando una doppia tassazione economica.
Comunque, in nessun caso, tuttavia, tale detrazione potrà eccedere la quota dell’imposta sul reddito o dell’imposta sul patrimonio, calcolate prima che venga concessa la detrazione, che è attribuibile rispettivamente al reddito o al patrimonio imponibile in Italia.
In sostanza, gli Stati che adottano lo stesso schema della Spagna recepiscono nel proprio ordinamento un meccanismo speculare a quello previsto dall’articolo 165 del DPR n. 917/86, che prevede la possibilità, per i soggetti residenti in Italia, di scomputare le imposte assolte all’estero dall’IRPEF dovuta.
In tale circostanza, sarà necessario consultare un consulente che svolge la propria attività nel Paese estero in modo da presentare correttamente la dichiarazione dei redditi che riconosce il credito di imposta in argomento.
In dottrina, è stato osservato che, alla luce del richiamo all’articolo 5 del DPR n. 917/86 effettuato dal citato art. 23, comma 1, lett. g) del DPR n. 917/86, dovrebbero essere considerati prodotti nel territorio dello Stato anche i redditi derivanti dalla partecipazione in imprese familiari.
Di conseguenza, anche il reddito prodotto dal collaboratore familiare residente all’estero risulta imponibile in Italia e concorre a formare il reddito complessivo ai fini IRPEF del periodo di imposta in cui il reddito è stato prodotto.
Se la società partecipata non è residente nel territorio dello Stato, non è possibile optare per la trasparenza. Al contrario, invece, la presenza di soci non residenti non costituisce di per sé un fatto ostativo all’esercizio dell’opzione per la trasparenza fiscale.
L’art. 115, comma 2 del DPR n. 917/86 ammette la validità dell’opzione anche se i soci (o alcuni di essi) non sono residenti in Italia. Purché siano rispettati i vincoli di forma giuridica e i limiti minimi e massimi di partecipazione e, soprattutto, purché non sia obbligatorio procedere all’applicazione di ritenute in occasione della distribuzione di dividendi da parte della partecipata residente.
Sussistono le condizioni per l’applicazione della c.d. “disciplina madre-figlia”, di cui all’art. 27-bis del DPR 600/73.
Considerata l’espressa previsione normativa dell’articolo 23, comma 1, lett. g) del DPR n. 917/86, i redditi imputati ai soci non residenti si considerano prodotti nel territorio dello Stato e, conseguentemente, concorrono a formare il reddito imponibile degli stessi in Italia.
In merito all’opzione per la trasparenza fiscale delle Società a responsabilità limitata a ristretta base proprietaria (art. 116 del DPR n. 917/86), l’articolo 14, comma 1, lett. b) del DM 23 aprile 2004 precisa che l’esercizio dell’opzione non è precluso dalla presenza nella compagine sociale di un socio non residente.
Purché quest’ultimo possegga la partecipazione nella società trasparente per il tramite di una stabile organizzazione in Italia.
Tale fattispecie, infatti, rappresenta l’unico caso in cui non sorge l’obbligo di effettuazione della ritenuta sulle distribuzioni di utili in favore di socio non residente persona fisica (il regime “madre-figlia” sarebbe, infatti, chiaramente inapplicabile).
Convenzioni news	2017-12-18