Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2735-codice-civile-confessione-stragiudiziale
Timestamp: 2018-12-19 00:27:32+00:00
Document Index: 156912010

Matched Legal Cases: ['art. 2721', 'art. 2735', 'art. 29', 'art. 2735', 'art. 2732', 'art. 2732', 'art. 2735', 'art. 98']

Art. 2735 codice civile: Confessione stragiudiziale | La Legge per tutti
La confessione stragiudiziale fatta alla parte o a chi la rappresenta (1) ha la stessa efficacia probatoria di quella giudiziale. Se è fatta a un terzo o se è contenuta in un testamento, è liberamente apprezzata dal giudice.
La confessione stragiudiziale non può provarsi per testimoni, se verte su un oggetto per il quale la prova testimoniale non è ammessa dalla legge (2).
Confessione giudiziale: [v. 2733]; Testamento: [v. 587]; Prova per testimoni: [v. 2721].
Confessione stragiudiziale: confessione [v. 2730] resa fuori dal giudizio, sia in forma orale che in forma scritta.
Parte: è (—), cui può essere resa la confessione, il soggetto che riveste tale qualifica nel processo in cui la confessione è utilizzata come prova.
(1) In questo caso, per rappresentante deve intendersi qualunque persona che agisca nell’interesse della parte cui la confessione è diretta e non solo, dunque, quella che ne abbia la rappresentanza legale [v. Libro IV, Titolo II, Capo VI; 1387].
(2) Si tratta di un’estensione, alla confessione stragiudiziale, del divieto sancito, in tema di prova testimoniale, dall’art. 2721 [v. ®].
La confessione stragiudiziale ha il valore di semplice indizio, quindi liberamente valutabile dal giudice.
La dichiarazione, resa in sede di stipula di un atto notarile di compravendita da una delle parti, di essersi avvalsa dell'opera di un mediatore professionale, indicandone anche le generalità, non ha valore di prova legale quanto ai rapporti tra i due soggetti, né di confessione stragiudiziale resa alla parte ai sensi dell'art. 2735 cod. civ. - attesa l'estraneità del mediatore alla stipulazione - ovvero ad un rappresentante del mediatore, tale non potendosi considerare il pubblico ufficiale rogante. Rigetta, Roma, 14/05/2013
Cassazione civile sez. VI 27 ottobre 2014 n. 22788
In tema di contenzioso tributario, le dichiarazioni rese in sede di verifica dal legale rappresentante di una società non possono essere qualificate come testimonianza, ma integrano una confessione stragiudiziale, atteso il rapporto di immedesimazione organica tra il rappresentante legale e la società rappresentata, che non è reciso neanche quando l'atto sia compiuto dall'amministratore con dolo o abuso di potere o non rientri nella sua competenza. Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Emilia Romagna, 22/12/2010
Cassazione civile sez. VI 24 ottobre 2014 n. 22616
In tema di prova civile, la dichiarazione resa dal cliente, su modulo predisposto dalla banca e da lui sottoscritto, in ordine alla propria consapevolezza circa la natura di "operazione non adeguata" rispetto al suo profilo d'investitore dell'investimento effettuato dalla banca, non costituisce dichiarazione confessoria, né è sufficiente a far ritenere dimostrato, da parte dell'intermediario, l'adempimento degli obblighi informativi imposti dall'art. 29 del regolamento CONSOB. Rigetta, App. Torino, 20/07/2010
Cassazione civile sez. III 25 settembre 2014 n. 20178
La confessione stragiudiziale fatta a un terzo non ha valore di prova legale, come la confessione giudiziale o stragiudiziale fatta alla parte, e può, quindi, essere liberamente apprezzata dal giudice, a cui compete, con valutazione non sindacabile in cassazione se adeguatamente motivata, stabilire la portata della dichiarazione rispetto al diritto fatto valere in giudizio.
Cassazione civile sez. lav. 25 giugno 2014 n. 14370
Nel giudizio promosso dal curatore del fallimento del creditore per ottenere l'adempimento di un'obbligazione, il debitore non può opporre la quietanza, rilasciata dal creditore all'atto del pagamento, quale confessione stragiudiziale del pagamento stesso, ex art. 2735 c.c., atteso che tale confessione è valida solo nel giudizio in cui siano parti l'autore e il destinatario di quella dichiarazione di scienza, mentre il curatore, pur ponendosi, nell'esercizio di un diritto del fallito, nella stessa posizione di quest'ultimo, è una parte processuale diversa dal fallito medesimo, onde nei suoi confronti la suddetta quietanza potrà avere solo il valore di prova semplice liberamente valutabile da parte del giudice.
Cassazione civile sez. II 17 aprile 2014 n. 8949
Il creditore che, rilasciando quietanza al debitore, ammette il fatto del ricevuto pagamento rende confessione stragiudiziale alla parte, con piena efficacia probatoria, ai sensi degli artt. 2733 e 2735 cod. civ., sicché non può impugnare l'atto se non provando, a norma dell'art. 2732 cod. civ., che esso è stato determinato da errore di fatto o violenza, essendo insufficiente provare la non veridicità della dichiarazione. Rigetta, App. Salerno, 25/10/2006
Cassazione civile sez. II 21 febbraio 2014 n. 4196
In tema di onorari forensi, il creditore che, rilasciando quietanza al debitore, ammette il fatto del ricevuto pagamento rende confessione stragiudiziale alla parte, con piena efficacia probatoria, ai sensi degli artt. 2733 e 2735 c.c., e non può impugnare l'atto se non provando, a norma dell'art. 2732 c.c., che esso è stato determinato da errore di fatto o da violenza; non gli è sufficiente, quindi, provare l'elemento oggettivo della non veridicità della dichiarazione di ricevuto pagamento, ma occorre che egli provi, altresì, l'elemento soggettivo dello stato di errore o di coartazione che lo determinò al rilascio .
La quietanza del prezzo rilasciata dal venditore nell’atto pubblico di compravendita non è opponibile al Curatore, il quale nei procedimenti di accertamento del passivo fallimentare non riveste la posizione di successore nei rapporti precedentemente facenti capo al fallito, ma quella di terzo. Il principio, secondo cui la quietanza rilasciata dal creditore al debitore all’atto del pagamento ha natura di confessione stragiudiziale sul fatto estintivo della obbligazione, ai sensi dell’art. 2735 c.c., e come tale solleva il debitore dal relativo onere probatorio, vincolando il giudice circa la verità del fatto stesso, opera soltanto se e nei limiti in cui la dichiarazione di quietanza sia fatta valere in una controversia nella quale siano parti, anche in senso processuale, l’autore e il destinatario della dichiarazione, cioè gli stessi soggetti che hanno partecipato alla stipula del negozio, non anche nel caso di giudizio promosso da o nei confronti di un terzo, quale appunto il Curatore del fallimento del venditore, il quale nei procedimenti di verifica dello stato passivo e nei giudizi di opposizione ex art. 98 e 99 l. fall. riveste una posizione sostanziale e processuale distinta da quest’ultimo (Nella specie, il Trib. ha rigettato la domanda, non avendo l’istante offerto la prova relativa all’effettivo pagamento della somma di cui invocava il diritto di ripetizione).
Tribunale Roma sez. fallimentare 22 ottobre 2013 n. 21079
Cassazione civile sez. lav. 09 aprile 2013 n. 8611