Source: http://www.classicitaliani.it/Pilati/pilati02.htm
Timestamp: 2017-11-21 08:14:29+00:00
Document Index: 128667745

Matched Legal Cases: ['sentenza ', '§ 74', '§ 9', '§14', '§ 4', 'art. 2', '§26']

pilati02 - Carlo Antonio Pilati - Plan d'une législation criminelle - Capitolo. II
Una volta che il crimine è denunciato a un magistrato, si passa subito alle informazioni generali, per mezzo delle quali si fanno le ricerche necessarie per scoprire la verità del fatto, per constatare il crimine per mezzo del corpo del delitto e per isolare l'individuo che l'ha commesso [1].
Quando queste informazioni generali forniscono degli indizi contro qualcuno, si passa subito alle informazioni particolari che secondo la maggiore o minore gravità del delitto, e secondo la forza o la debolezza degli indizi, cominciano o con la cattura dell'indiziato o con un semplice avviso a comparire di persona davanti al magistrato per rispondere del fatto di cui è accusato.
È facile vedere che giudici corrotti possono commettere in questa occasione delle grandi iniquità sia favorendo i colpevoli a discapito della sicurezza pubblica, e anche degli individui che hanno ricevuto il torto, sia procedendo contro degli innocenti come se fossero colpevoli.
Diversi popoli della Germania avevano in passato degli ottimi regolamenti per prevenire le iniquità dei giudici in questa importante parte del processo criminale [2].
Ma principi corrotti e giudici ancor più corrotti un po' alla volta vi hanno apportato tanti cambiamenti, gli uni per mezzo delle loro leggi e gli altri con l'introduzione di usi opposti, che queste antiche istituzioni non sussistono più [3]
Queste leggi prescrivevano che i giudici da soli non potessero nè istruire il processo nè emettere la sentenza: esse assegnavano loro un certo numero di impiegati aggiunti che dovevano assisterli ed i giudici dovevano tener presente il loro parere dall'inizio alla fine del procedimento: Questi regolamenti non concernevano soltanto il processo che si teneva in città ma anche quello che aveva luogo nei villaggi. Queste usanze trassero origine dall'equità naturale che regnava nelle foreste della Germania [4] e i popoli ch ne uscirono le portarono nei paesi dove si andarono stabilendo. Perciò questi costumi dettati dalla natura si conservarono tanto a lungo in Francia ed in Germania come si può vedere dalle leggi Saliche, dalle Ripuarie e dalle Capitolari e dai primi scrittori di pratica giuridica della terza dinastia [5].
Ma quando i laici oppressi, maltrattati e oppressi dal clero cominciarono a trascurare i loro antichi usi conformi alla ragione e all'equità naturale e ad avere una cieca venerazione per il diritto canonico; allorchè quest'accecamento portò i laici a correre dietro alla nuova giurisprudenza che si cominciò ad insegnare nelle scuole dopo la scoperta del corpo del diritto di Giustiniano [6], e apparvero altre opere di giurisprudenza, l'antico modo di giudicare cadde in disuso, poichè il diritto canonico e il nuovo diritto civile insegnavano una procedura tutta diversa [7].
Ci fu anche un'altra ragione di questa rivoluzione nella procedura: gli aiutanti del giudice dovevano essere della medesima condizione sociale dell'accusato: per questo furono chiamati "pari" almeno in Francia e in Inghilterra: il loro impiego non era permanente ma finiva con il processo in cui avevano giudicato. Questi pari dunque non erano che delle persone che davano il loro parere secondo il loro buon senso e l'equità naturale e secondo gli usi del luogo dove si teneva il peocesso. Perciò in altri paesi li si chiamò anche “prud'hommes” [8].
Ora, quando cominciò a formarsi un certo tipo di procedura ed un certo tipo di giurisprudenza, e quando i giureconsulti cominciarono ad affollarsi nei tribunali con le loro “chicanes” [9] le loro sottigliezze, i loro ragionamenti contorti e le loro nuove leggi che nessuno capiva, i pari ed i "prud'hommes", che non erano che persone di buon senso che conoscevano gli usi dei loro pari, non furono più in grado di giudicare: da allora in poi i giudici ebbero la tendenza a giudicare da soli, proprio quei giudici stessi che prima nella maggior parte dei paesi non facevano che istruire il processo e pronunciare il giudizio elaborato dagli aggiunti. (cioè dai pari). Questa nuova procedura rese i giudizi arbitrari [10] e la fece conservare nella maggioranza dei paesi mentre solo pochi principi l'abolirono. Principi e ministri corrotti vi trovarono il loro vantaggio: ben presto si accorsero che niente sarebbe stato più agevole per loro che guadagnarsi un giudice e che con questo mezzo avrebbero potuto rovinare o far morire tutti quelli che volevano. Successivamente una pigrizia imperdonabile ma comune, la stessa che, diffusa in tutta l'Europa, guarda con indifferenza alla nostra legislazione civile, la peggiore che mai ci sia stata sulla terra [11], ha lasciato radicarsi una consuetudine che leggi straniere hanno introdotto, la "chicane" ha confermato e la corruzione ha approvato. Tuttavia, qualche principe della Germania, colpito dalle iniquità che questa consuetudine permetteva ai giudici di compiere, riportò in qualche modo in vita per mezzo di nuove leggi, l'antico modo di giudicare [12].
Furono istituiti, o piuttosto reintrodotti, gli scabini [13] (così infatti si chiamavano nei loro paesi i pari e i prud'hommes, senza il parere dei quali i giudici non potevano più nè istruire un processo nè giudicare [14]) che di solito dovevano essere in numero di sette: e questa regola fu fatta tanto per le città che per i tribunali di campagna [15].
A questo punto io prego i miei lettori di voler porre attenzione sia alle antiche istituzioni di tutti i popoli della Germania, che al moderno ripristino di questi usi in qualche paese di questa contrada, perchè presso di noi i giureconsulti sono delle gran bestie, che conoscono troppo poco il mondo e gli uomini e che sono troppo attaccati alla loro routine, ai loro pregiudizi, alle loro "chicanes" e non hanno altri lumi che quelli della loro arte stupida e grezza e tra il resto non vedono più lontano della punta del loro naso; ci sono, ripeto, dei giureconsulti così abbrutiti che considerano impraticabile tutto ciò che non hanno visto praticare sotto i loro occhi: Tornerò un'altra volta su questo argomento. Intanto rimarcherò a questo punto che questi nuovi regolamenti non hanno avuto tutto il successo che i principi si ripromettevano e che in qualche contrada non hanno affatto posto rimedio a quegli abusi che avrebbero voluto cancellare, perchè non sono stati fatti con le dovute precauzioni. I principi si sono riservati il diritto di nominare gli scabini: li hanno gravati di questo compito a vita; in qualche paese addirittura questa carica è stata resa ereditaria: tutti inconvenienti che non potevano produrre che cattivi effetti. Vedremo a suo luogo le precauzioni che si devono prendere in simili casi. D'altra parte i giudici fecero tutto quello che poterono per sbarazzarsi dell'impaccio che loro davano gli scabini: gli uni se li guadagnarono facendoli assumere il loro stesso carattere, il loro modo di pensare, i loro principii, la loro routine, i loro vizi e le loro corruzioni. E niente era più naturale perchè da quando un corpo è permanente e le stesse persone trattano tutti i giorni gli stessi affari, questo corpo si configura insensibilmente una sua routine, un suo certo modo di inquadrare i problemi e di trattarli, un certo sistema e certi principi che non abbandona più. Sono sempre i membri più furbi, più corrotti e più assuefatti ad affari di ogni genere quelli che danno il tono agli altri. Altri giudici hanno affettato dell'orgoglio e hanno voluto prevalere sugli scabini, prendendo arie di autorità e di superiorità, si sono fatti un punto d'onore di non ascoltarli e si sono ammantati della loro dignità, delle loro conoscenze e della loro lunga esperienza. Con questi mezzi sono giunti ad istruire essi soli quasi tutto il processo e a introdurre l'uso di non chiamare gli scabini che alla fine della vicenda, quando non si tratta più che di emettere la sentenza sulla base di un processo che il giudice ha avuto modo di istruire secondo la sua fantasia. Questo disordine lo si trova altrettanto là dove l'ufficio di scabino è a vita, non essendo stato istituito come funzione passeggera, che deve iniziare e finire col processo per il quale il giudice e le parti abbiano chiesto gli scabini. Oltre ad istituire gli scabini, i medesimi principi hanno fatto anche altri regolamenti per la sicurezza degli innocenti contro gli inganni e la corruzione dei giudici [16].
Qui farò menzione soltanto di un regolamento che io ritengo superiore a tutti [17].
Dopo aver ordinato ai giudici di non accogliere denunce segrete, il cui autore resti sconosciuto, ma di farsi dare, conservandolo riservatamente in segreto, il nome del delatore per poterlo punire nel caso che la delazione, lungi dall'essere sostenuta da qualche indizio, si trovi a sua volta ad essere calunniosa, e infine di non procedere affatto alla ricerca delle informazione parziali, e tanto meno decretare l'arresto di qualcuno senza essere munito di indizi sufficienti, questi principi hanno ancora concesso all'imputato di fermare il giudice nella sua procedura se dimostra che mancano indizi sufficienti sia per ricercare informazioni particolari sia per l'arresto: e per provarlo è permesso all'imputato di scegliersi un avvocato, che ha diritto di prendere visione del processo verbale del giudice, delle deposizione dei testimoni ascoltati fino a quel momento e infine di tutte le parti del processo che giudica necessarie alla difesa del suo cliente [18].
Non sono entrato in questi dettagli, che sono puramente storici, se non per preparare in qualche modo i miei lettori a considerare con minore prevenzione le cose che mi accingo a dire nei capitoli seguenti, perchè l'abitudine che c'è nella maggior parte dell'Europa di vedere tutti i giorni mettere in pratica delle barbarie del tutto contrarie a queste ordinanze piene di equità e di umanità, può lasciare negli animi più sensibili ed inclini a seguir una riforma generale, dei pregiudizi contro ogni specie di cambiamento che un singolo potrebbe immaginare in dettaglio, dato che queste riforme si allontanerebbero un po' troppo a loro avviso dalla pratica ordinaria [19].
Aggiungerò ancora a tutto ciò che sto per dire che prima della pratica criminale immaginata e introdotta dai tribunali ecclesiastici non ci fu mai un legislatore così brutale o una nazione così incivile che si siano trovati nelle loro leggi o consuetudini la pur minima traccia di una procedura simile alla nostra. Saremo dunque noi soli ad aver avuto la fortuna di trovare la miglior maniera di procedere? perchè è la più ingiusta, la più crudele la più adatta a far dire ai testimoni tutto ciò che il giudice vuole, e a far tendere ogni sorta di trappole all'imputato. Saremo noi i soli ad aver rinvenuto ciò che è giusto, noi che questa procedura l'abbiamo adottata nei tempi della nostra massima barbarie? Saremo noi i soli che con una procedura che è l'opposto di quella di tutte le altre nazioni dei tempi passati ci troveremo nella via della natura, della giustizia, dell'equità, dell'umanità perchè furono i preti dei secoli barbari ad additarcela?
Il modo di procedere negli affari criminali che gli Inglesi osservano attualmente [20] non si accorda soltanto con la pratica che prima dell'introduzione del diritto canonico era in uso presso tutte le nazioni conosciute, ma anche con quelle degli antichi Greci e Romani.
A Roma le leggi che istituivano le questioni permanenti [21] regolavano anche il numero dei giudici che dovevano giudicare le accuse riguardo ai crimini per i quali queste leggi erano state fatte. Questi giudici erano tirati a sorte, o erano scelti da accusatore ed accusato. La legge Servilia, per esempio, che era stata fatta contro la concussione, stabiliva che tra quattrocentocinquanta giudici iscritti nella lista del pretore, l'accusatore ne nominasse cento tra i quali l'accusato ne poteva ricusare cinquanta e che veniva giudicato dagli altri cinquanta [22].
Ci furono altre leggi che fissarono il numero dei giudici in 32, 51, 65 ecc. e che permettevano all'accusato di ricusarne un certo numero e un certo altro numero all'accusatore stesso.
I testimoni erano ascoltati, tanto presso i Greci che presso i Romani, in presenza di tutti i giudici e dello stesso accusato; ciascuno lo poteva interrogare al suo turno e l'abilità delle due parti, o dei loro avvocati, brillava soprattutto nell'accortezza con la quale, dai diversi dettagli, sapevano trarre la verità. Oggi in Inghilterra si osserva press'a poco la medesima procedura. Ora, come è possibile che ciò che misero in pratica gli antichi, cioè tra gli antichi le due stesse nazioni più civili e più illuminate del mondo, ciò che successivamente praticarono le nazioni che si divisero i territori prima soggetti all'impero romano, ciò che oggi praticano gli Inglesi non sia possibile praticarlo nelle altre nazioni d'Europa?
Saggi iureconsulti [23] hanno dimostrato che questa pratica assurda ed ingiusta delle nazioni moderne deriva dalla crudele finezza delle leggi canoniche e dalla stupidità ottusa di questi bruti ignoranti del tredicesimo e quattordicesimo secolo che si definirono giureconsulti. Queste bestie, avendo letto nella legge 14 C. De Testibus che si doveva ascoltare il testimone "in secreto" credettero che significasse segretamente e non nella cancelleria, nella segreteria, come è evidente che deve intendersi [24].
Allo stesso modo non comprendendo il greco della novella 90, cap. finale, ed essendo stata fatta male la traduzione, questa gente credeva, fidandosi del traduttore, che le parti dovessero solo veder giurare i testimoni, mentre la legge dice che essi devono assistere al loro esame. Non pretendo certo che il giudice non possa procedere alle informazioni particolari e all'esame dei testimoni che sotto gli occhi ed in presenza dell'accusato. Sarebbe assurdo e pericoloso, inoltre questo procedimento sarebbe praticabile solo nel processo accusatorio e ad istanza solo dell'accusatore, come nell'ingiuria verbale o nella causa d'adulterio. Ecco invece quello che io propongo:
1° che bisogna rimediare nei limiti del possibile all'abuso risultante dalla moderna pratica dei giudici che ricevono, soli col cancelliere, le deposizioni dei testimoni.
2° che da quando l'imputato è nelle mani del giudice nessun testimone possa più essere ascoltato che in presenza dello stesso. Questo è l'argomento che svolgerò meglio in seguito.
[1] - Si tratta del procedimento segreto in uso a partire dal XIV sec. che Montesquieu così riassume (Esprit, XXVIII, 34, vol. II, p. 262, ed. cit.): "Les interrogatoires, les informations, le récolement, la confrontation, les conclusions de la partie publique", citando tra le altre fonti il Beaumanoir, cui fa riferimento più avanti anche il P. (n.d.R.)
[2] - Si allude alle leggi Ripuarie, Saliche e Capitolari che escludevano il giudice unico (Cfr. Montesquieu, Esprit, L. XXVIII, c. I. p. 207, vol. II. ed. cit.)
[3] - Per il P. il potere legislativo è diviso tra il sovrano (le leggi) e il giudice (le consuetudini). (n.d.R.)
[4] - Lehmann Chron. Spir. L. 7 c. 41. Heinecc. Elem. Iuris Germ. L. I § 74, Pufendorf De Juris. Germ. Par. 1. c. 3. § 9. - (n.d.A.)
Non noto il Lehmann, che non è un giurista; S. Pufendorf, (1632-1694) famoso giusnaturalista, autore di opere di grande importanza tra le quali "De jure naturae et gentium ", "De officio hominis et civis". (n.d.R.)
[5] - Beauman. c. 61, pag. 315 et 316 et c. 67 p. 336 - (n.d.A.)
Tutto il passo comprese le citazioni è tratto dal c. XXVII de L' èsprit des lois, (Vol. II, p. 240 segg. ed cit. ): "Ainsi se perdit l'usage, constantement observé dans la monarchie, q'un juge ne jugeait jamais seul, comme on le voit par les lois Saliques, les capitulaires et par les premier écrivains de pratique de la trisième race" (Citazione di Beaumanoir, Etablissements, L. II. ch. XV) Beaumanoir Philippe, giureconsulto francese, nasce nel Beauvaisis verso la metà del se. XIII, muore nel 1296. Il suo "coutumier" fu pubblicato solo nel 1690, sotto il titolo Coutumes de Beauvaisis. L'opera è lodata nell'Enciclopedia ( V: Langlois) e da Montesquieu, Esprit, XXVI, 15, Vol. II, p. 185 ed. cit. ) Le tre " races" sono i Merovingi, i Carolingi e i Capeti ai primi sono attribuite le leggi Saliche e Ripuarie, ai secondi le Capitulaires (distinte in sezioni e in capitoli) (Esprit, XXVIII, 42, p. 277 vol II ed cit.) (n.d.R.)
[6] - "Le Digeste de Justinien, ayant été retrouvé vers l'an 1137, le droit romain sémbla prendre une seconde naissance" (Montesquieu, XXVIII, 42. ) Il P. allude agli studi sulla compilazione di Giustiniano iniziati nel sec XIII, cfr. Ragionamenti intorno alle leggi naturali e civili, Venezia 1766, p. 44. " Siccome si studiano le cose complicate e non le semplici, ecco lo studio delle leggi romane a partire da Irnerio, [...] Rovina della disciplina legale gli infiniti commenti a queste leggi. (n.d.R.)
[7] - La trasformazione procedurale che il P. qui presenta criticamente, è illustrata in modo acritico da Montesquieu, Ésprit, XXVIII, 34, vol. II, p. 262: "Dans la suite, il s'introduisit une forme de procéder secrète [...] La première forme de procéder convenait au governement d'alors, comme la nouvelle était propre au governement qui fut établi depuis". (n.d.R.)
[8] - cfr. Montesquieu, op. cit. XXVIII, 42, vol. I, p. 275: "IL y avait, du temps de Beaumanoir, deux diffèrentes manières de rendre la justice. Dans des lieux, on jugeait par pairs, dans d'autres on jugeait par baillis. Quand on suivait la première forme, les pairs jugeaient selon l'usage de leur jurisdiction; dans la seconde c'étaient des prud'hommes ou veillards qui indiquaient au bailli la mème usage: Tout ceci ne demandait aucunes lettres, aucune capacité, aucune étude." (n.d.R.)
[9] - Termine vagamente spregiativo per indicare i cavilli usati dagli avvocati. (n.d.R.)
[10] - Qui il P. è originale: l'arbitrarietà è una conseguenza del giudice unico. Per gli altri studiosi di diritto criminale, l'arbitrarietà è dovuta alla mancanza di leggi fisse (cfr. Montesquieu, op. cit. XI, 14, vol. I, p. 188 e Beccaria, Dei delitti e delle pene, ed. cit. p. 17 e p. 21. (n.d.R.)
[11] - La riforma della legislazione civile è il tema dominante delle opere del P. cfr. in particolare Di una riforma d'Italia. (n.d.R.)
[12] - cfr. Montesquieu, op. cit. L. XXVIII, 42, vol. II, p. 277: "L'abus contraire, qui n'a lieu que dans les justices locales, a été modéré, et en quelque façon corrigé, par l'introduction en plusieurs lieux d'un lieutnant du juge, que celui ci consulte, et qui rprésente les anciens prud'hommes." (n.d.R.)
[13] - èchevins ovvero schiavino, scavino: cfr J. Declreuil Histoire générale du droit français Paris, 1925, p. 125: "Les rachimburgi ou boniviri, choisis jadis pour chaque affaire, furent remplacès par des "scabini" (échevins) investis a titre permanent des mêmes fonctions par les missi ou les comptes et seuls tenus désormais d'être présens aux assises judiciaires. Ils siéglaient au nombre de sept ou de douze. La permanence de leur charge tendit à les transformer en véritables jugeurs." Battaglia. S: Grande Dizionario della Lingua Italiana, vol. XVII, p. 723: "Dopo la costituzione dell'Impero Carolingio, ciascuna delle persone considerate fra le più idonee, per onestà, prudenza, conoscenza del diritto consuetudinario locale, che venivano scelte dal re o dall'imperatore in numero di 7 o 12 con funzione di assessori al magistrato per dare consigli e formulare la sentenza: essendo la loro presenza richiesta dai capitolari imperiali diventarono veri e propri giudici, benchè le sentenze fossero formalmente atto del conte o del messo che presiedeva il giudizio." Muratori L. A., 7, I, - 143: "Oltre a questi giudici, già dicemmo che intervenivano a questi giudizi anche gli scabini o sia gli scavini, il nome dei quali dura tuttavia nella Germania, in Francia e in altre contrade d'Europa." (n.d.R.)
[14] - voy. Brummer Chap. (n.d.A.)
Brummer è citato con Merillio, Eraldo e Averanio, tra "gli autori più savi e celebri" che non possono mancare nella biblioteca del giurista (P. Ragionamenti intorno alla legge naturale e civile, Venezia, 1766, cap. II) Nelle città dovevano essere scelti tra i borghesi e nei paesi tra gli abitanti degli stessi. (n.d.R.)
15] - Idem loc. cit. §14 et suiv. (n.d.A.)
[16] - Ludovici ad art. Constitut. Car. 84. 86. 92. 93. Kayser Prax. Crim. P. I. c. 10. § 4. Volkmann. Emend. Part. 2. c. 10 (n.d.A.)
Probabile riferimento a Ludovico Antonio Muratori, Dei difetti delle giurisprudenza (1742) capp. I, III e XIV che il P. tiene sicuramente presenti, come si vede dalla coincidenza anche del linguaggio. Kayser e Volkmann non noti: si direbbero compilatori ad uso scolastico o pratico. La nota precedente non ha riferimento nel testo. (n.d.R.)
[17] - Institutio Criminalis di Brunswick-Lùneburg. (n.d.A.)
[18] - Crim. Instruct. Brunsvic. Lùneb. ch. 4. §26. Meister Princ. Jur. Crim. Sect. 3. c. 7. (n.d.A.)
Al Principe di Brunswick il P. dedica L'esistenza della legge naturale. Meister, Principia juris criminalis germanice communis, Gottingae, 1774, si trova in BcTn 2467 (Elenco libri di casa Conci-De Brattia) (n.d.R.)
[19] - Passo contorto, che però rende bene le caratteristiche non rivoluzionarie del P. riformatore: particolari moderni in uno schema immutato. (n.d.R.)
[20] - Fonti dell' informazione del P. sul diritto inglese, oltre a Montesquieu, Ésprit, cit. VI, 4. p 85, vol I., sono anche l'abate Millot, Stato presente della nazione inglese e Éléments d'histoire générale, entrambe opere presenti nell'elenco BCTn 2467. (n.d.R.)
[21] Anno 604 a. C.; citate da Montesquieu, op. cit. L. XI, cap. 18, p. 196, vol I. (n.d.R.)
[22] - Nelle Quaestiones perpetuae si viene a configurare legislativamente la costituzione di una giuria giudicante in caso del crimen repetundarum. Secondo Livio la prima di queste giurie, organizzata da un pretore e costitutia da 5 recuperatores tutti senatori, risale al 171 a. C. Le parti lese potevano scegliersi un patrono. La Lex Servilia (in realtà sono due: Lex Servilia Caepionis, (106?) e Lex Servilia Glaucia (101?) sembra trasferire la legittimazione all'accusa dal diretti danneggiati ad ogni cittadino romano (cfr: A. Burdese, Manuale di diritto pubblico Romano Torino, 1982, pp. 244-245 (n.d.R.)
[23] - Chiara l'allusione a Voltaire. (n.d.R.)
[24] - Cfr. Voltaire, Commentaire sur le traité des Délits et des Peines (Scritti politici, Torino 1964, p. 644): "Da noi tutto si fa in segreto. Un solo giudice, col suo cancelliere, ascolta uno dopo l'altro i testimoni. Questa pratica, stabilita da Francesco I fu autorizzata dai commissari che redassero l'ordinanza di Luigi XIV nel 1670: Soltanto un equivoco ne fu la causa. Si pensò, leggendo il codice "De testibus" che queste parole "testes intrare judicii secretum" significassero che i testimoni erano interrogati segretamente. Ma "secretum" significa qui la studio del giudice. "Intrare secretum" per dire parlare segretamente, non sarebbe latino. Fu un solecismo che fece questa parte della nostra giurisprudenza. (n.d.R.)