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Timestamp: 2020-04-09 22:28:18+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 18', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 17', 'art. 1']

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Compensazioni, solo se presentata la dichiarazione e dopo 10 giorni se l’importo compensato con F24 telematico è superiore a 5000 euro
27 Febbraio 2020 by salvatore.crapanzano
Se il decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2020 vuole agevolare i controlli, è già evidente l’impatto sulle tasche delle piccole partite Iva italiane. La norma in commento ha infatti allineato i presupposti per l’utilizzo in compensazione dei crediti emergenti dalle dichiarazioni relative alle imposte dirette a quelli già vigenti per i crediti derivanti dalle dichiarazioni Iva.
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 31.12.2019, n. 110/E, ha chiarito che, oltre l’Iva, le imposte interessate dall’obbligo di preventiva presentazione della dichiarazione da cui emerge il credito per le compensazioni sono le imposte sostitutive, le imposte sui redditi e addizionali e l’Irap. I contribuenti prima di utilizzare in compensazione, tramite modello F24, crediti superiori a 5.000 euro, hanno il duplice obbligo di attendere il 10° giorno successivo a quello della presentazione della dichiarazione dalla quale emerge il credito e di presentare il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. La norma si applica anche ai soggetti non titolari di partita Iva che, per utilizzare i crediti in compensazione mediante delega F24, dovranno utilizzare i sistemi telematici dell’Agenzia delle Entrate.
È stata prevista una specifica disciplina sanzionatoria da applicare alle deleghe di pagamento presentate da marzo 2020 nei casi in cui venga individuato il tentativo di compensare crediti non utilizzabili. Se a seguito delle attività di controllo i crediti indicati nei modelli F24 risultano in tutto o in parte inutilizzabili in compensazione, l’Agenzia delle Entrate comunica telematicamente la mancata esecuzione della delega di pagamento al soggetto che l’ha trasmessa e applica nei confronti del contribuente una sanzione per ciascuna delega non eseguita o F24 scartato, pari al 5% dell’importo per somme fino a 5.000 euro, e pari a 250 euro per importi superiori. La sanzione non viene iscritta a ruolo a titolo definitivo se il contribuente paga entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione. Al contrario, se il contribuente non si ravvede, la sanzione è iscritta a ruolo a titolo definitivo e la relativa cartella di pagamento può essere notificata entro il 31.12 del 3° anno successivo a quello di presentazione del modello.
Dalla relazione illustrativa del D.L. 124/2019, l’obbligo di presentazione della dichiarazione per le compensazioni superiori a 5.000 euro è esclusa solo per i crediti delle ritenute alla fonte. Quindi, tali crediti anche se di importo superiore a 5.000 euro possono essere compensati dal 1.01 dell’anno successivo a quello di maturazione e dunque prima del termine di presentazione del modello 770.
La compilazione delle Certificazioni Uniche 2020 da rilasciare ai soggetti che hanno applicato il regime forfetario nel 2019 possono presentare alcuni profili di incertezza.
Innanzitutto è bene precisare che i sostituti d’imposta che hanno corrisposto nel 2019 somme a contribuenti forfetari non devono in ogni caso rilasciare loro e trasmettere all’Agenzia delle Entrate la Certificazione Unica 2020. Come può evincersi anche dalle istruzioni alla compilazione della CU, tale obbligo sorge quando sono state erogate somme che, in base alle regole ordinarie, avrebbero dovuto essere assoggettate a ritenuta d’acconto, ma per le quali nessuna ritenuta è stata operata per effetto della specifica disposizione di esonero prevista dal regime forfetario (art. 1 comma 67 della L. 190/2014).
Pertanto, la Certificazione Unica non deve essere rilasciata in relazione ai corrispettivi erogati a soggetti esercenti attività d’impresa, a meno che si tratti di provvigioni (ordinariamente soggette a ritenuta ai sensi dell’art. 25-bis del DPR 600/73) o di corrispettivi erogati dal condominio (ordinariamente soggetti a ritenuta ai sensi dell’art. 25-ter del DPR 600/73).
La Certificazione Unica, invece, deve essere sempre rilasciata per le somme costituenti, per il percipiente, redditi di lavoro autonomo professionale (ordinariamente soggette a ritenuta ai sensi dell’art. 25 del DPR 600/73).
Occorre, inoltre, evidenziare che le Certificazioni Uniche 2020 riguardano le somme corrisposte nel 2019, indipendentemente dal regime contabile e fiscale applicato dal sostituto d’imposta che potrebbe, invece, determinare il concorso al reddito delle medesime somme in un periodo d’imposta diverso da quello di effettivo pagamento.
Volendo esemplificare, si consideri l’impresa Alfa in regime di contabilità semplificata con opzione per il regime delle registrazioni IVA (art. 18 comma 5 del DPR 600/73) che abbia ricevuto e registrato nel 2019 una fattura per prestazioni professionali rese da un commercialista in regime forfetario, provvedendo al pagamento del corrispettivo nel 2020. In tale ipotesi, l’impresa Alfa dovrà certificare il compenso utilizzando la Certificazione Unica 2021, riferita alle somme erogate nel 2020. Ciò vale indipendentemente dal fatto che, per il regime contabile e fiscale applicato dall’impresa, il compenso professionale concorra quale componente negativo di reddito dell’annualità 2019.
Per quanto concerne la compilazione della Certificazione Unica 2020 rilasciata a contribuenti forfetari, deve essere compilata la parte relativa alla certificazione dei redditi di lavoro autonomo, delle provvigioni e dei redditi diversi:
– indicando il medesimo importo nel punto 4 “Ammontare lordo corrisposto” e nel punto 7 “Altre somme non soggette a ritenuta”;
– compilando il punto 6, nel quale va indicato, a seconda della natura delle somme, il codice 7 – erogazione di altri redditi non soggetti a ritenuta, oppure il codice 8 – erogazione di redditi esenti ovvero di somme che non costituiscono reddito (nelle CU 2019 era contemplato il solo codice 7 – erogazione di altri redditi non soggetti a ritenuta ovvero esenti).Separata indicazione delle spese anticipate in nome e per conto del cliente
Si ipotizzi che, per effetto dell’avvio di una pratica giudiziaria, l’impresa Beta abbia corrisposto nel 2019 ad un avvocato in regime forfetario la somma di 1.000 euro, di cui 800 euro a titolo di onorario professionale e 200 euro a titolo di rimborso del contributo unificato.
In sede di compilazione della CU 2020 da rilasciare al professionista, l’impresa Beta dovrà necessariamente utilizzare due moduli di certificazione indicando:
– nel primo, tipologia reddituale A, 800 euro ai punti 4 e 7, codice 7 al punto 6;
– nel secondo, tipologia reddituale A, 200 euro ai punti 4 e 7, codice 8 (trattandosi di spese anticipate in nome e per conte del cliente che non concorrono alla formazione del reddito di lavoro autonomo) al punto 6.
17 Febbraio 2020 by salvatore.crapanzano
I canoni pagati per un immobile utilizzato con un contratto di locazione non finanziaria sono deducibili al 100% (secondo il principio di cassa), qualora lo stesso sia strumentale, ovvero al 50%, se a uso promiscuo. A tal fine, è necessario che il professionista non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio dell’arte o della professione (articolo 54 del Tuir). Il regime della cedolare secca trova applicazione in relazione ai contratti di locazione aventi a oggetto immobili a uso abitativo, locati per finalità abitative, e le relative pertinenze (articolo 3 del Dlgs 23/2011). Non possono invece usufruire del regime della cedolare secca i contratti di locazione di immobili accatastati come abitativi, ma locati per uso ufficio o promiscuo, così come le locazioni concluse con conduttori che agiscono nell’esercizio di un’attività di impresa, arte o professione (circolare 26/E del 2011). Una unità immobiliare accatastata come A/2 rientra tra le abitazioni di tipo civile. Conseguentemente, non appare possibile per un professionista dedurre i costi sostenuti per un immobile di tipo residenziale.
IVA in eccesso da recuperare nelle liquidazioni periodicheIl modello di comunicazione dovrebbe tenere conto degli errati versamenti mensili o trimestrali – da Eutekne
La norma infatti stabilisce che “se dalla dichiarazione annuale risulta che l’ammontare detraibile (…), aumentato delle somme versate mensilmente, è superiore a quello dell’imposta relativa alle operazioni imponibili (…), il contribuente ha diritto di computare l’importo dell’eccedenza in detrazione nell’anno successivo” (ovvero di richiederne il rimborso alle condizioni di cui allo stesso art. 30).
In questo modo, veniva di fatto riconosciuta la possibilità di scomputare l’eccesso di versamento relativo a un mese o trimestre, mediante compensazione “verticale”, già dal mese o trimestre successivo.Per prudenza recupero del versamento solo in dichiarazione annuale
– in sede di dichiarazione IVA annuale ex art. 30 comma 1 del DPR 633/72, compilando il rigo VL30 campo 3 (si veda “Nel modello IVA 2018 irrilevanti gli omessi versamenti periodici” del 22 febbraio 2018);
– compensando “orizzontalmente” ex art. 17 comma 1 del DLgs. 241/97 il credito IVA emergente dalla dichiarazione annuale con eventuali debiti fiscali o contributivi già a decorrere dal 1° gennaio successivo all’anno di imposta nel quale l’ammontare in eccesso è stato versato, salvo sia dovuta l’apposizione del visto di conformità sulla dichiarazione dalla quale emerge il credito.
4 Febbraio 2020 by salvatore.crapanzano
Sei un imprenditore e gestisci la tua azienda con una società a responsabilità limitata o una semplificata di cui sei socio?
lavori nella tua impresa e non conosci tutti gli obblighi legati alla contribuzione INPS?
Cercheremo di chiarire ogni dubbio.
Chi è considerato socio lavoratore (socio di Srl o Srls)
Sono considerati soci lavoratori coloro che prestano attività professionale nei settori del terziario, commercio e artigianato, personalmente e con carattere di abitualità e prevalenza nell’interesse della società.
Il socio lavoratore che svolge la sua prestazione lavorativa in qualità di titolare, se ne assume la piena responsabilità con tutti gli oneri e i rischi inerenti alla sua direzione e gestione.
Quale copertura previdenziale hanno i soci lavoratori?
I soci lavoratori sono obbligatoriamente iscritti alle apposite Gestioni istituite presso l’INPS (artigiani, commercianti e gestione separata), destinatarie dei relativi contributi. Vedremo quando l’iscrizione è obbligatoria e quando risulta compatibile con altre forme contrattuali e previdenziali.
Se la partecipazione societaria si configura come mera partecipazione agli utili, senza svolgimento di attività lavorativa in azienda, il socio non sarà obbligato all’iscrizione alla relativa cassa previdenziale e non sarà autorizzato a svolgere mansioni operative in azienda.
In caso di ispezione, il socio che viene accertato a partecipare all’attività operativa, viene iscritto d’ufficio nel limite della prescrizione quinquennale.
La gestione Commercianti o Artigiani INPS per soci di Srl e Srls – requisiti e caratteristiche
Devono essere iscritti alla Gestione commercianti o artigiani i soci di società a responsabilità limitata (la medesima cosa vale per i soci di società a responsabilità limitata semplificata c.d. Srls) che partecipano al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza. Lo svolgimento di attività lavorativa con queste caratteristiche, da parte del socio, obbliga il medesimo all’iscrizione presso la gestione Commercianti o Artigiani INPS.
Questo a prescindere dalla quota societaria posseduta, che sia l’1% o il 100% ed a prescindere dal numero dei dipendenti occupati nell’impresa.
Il versamento dei contributi sarà a carico del socio lavoratore che avrà l’onere di versare con modello F24 una quota fissa (contributi sul minimale) di euro 3.825,00 annuali a prescindere dal reddito prodotto, in quattro rate annue (ogni 16 del mese di Febbraio, Maggio, Agosto e Novembre).
Per il reddito eccedente il minimale (15.878,00 euro nel 2019) sarà dovuta una contribuzione aggiuntiva pari al 24,09% del reddito da versare con le imposte sui redditi nel relativo modello UNICO.
Secondo l’INPS, la base imponibile è costituita dalla parte del reddito d’impresa della s.r.l. corrispondente alla quota di partecipazione agli utili a prescindere dall’effettiva distribuzione degli stessi, al socio.
Il socio con l’iscrizione alla gestione commercianti o artigiani è coperto da previdenza obbligatoria ed è autorizzato a svolgere l’attività lavorativa autonoma con la qualità di socio lavoratore.
Compatibilità con il lavoro dipendente
Un socio di Srl o Srls potrà inoltre ricoprire il ruolo di lavoratore subordinato (quindi con contratto di lavoro dipendente), solo se verrà rispettato il requisito del mancato controllo societario (inteso come partecipazione alle quote societarie in grado di controllare la società).
Ciò renderebbe il contratto di lavoro subordinato non legittimo e quindi disconosciuto in fase ispettiva, a causa della sovrapposizione del potere esecutivo con quello direttivo.
Altro elemento discriminante riguardo la legittimità del contratto di lavoratore subordinato, è quello del socio amministratore. Ricoprire il ruolo di amministratore unico porterebbe alle medesime sorti e lo stesso vale anche in caso di pluralità di amministratori che hanno il potere di operare disgiuntamente.
Un lavoratore dipendente quindi potrà anche partecipare agli utili aziendali ma il rapporto di lavoro si dovrà svolgere con le caratteristiche proprie della subordinazione con l’assoggettamento al potere direttivo e disciplinare, al rispetto di un orario di lavoro imposto del datore ed avere in generale tutte quelle caratteristiche proprie di un lavoratore subordinato.
L’orientamento dell’INPS nel corso degli anni è stato quello di disconoscere i rapporti di lavoro subordinato instaurati con soci che, a prescindere dalla quota posseduta, o ricoprivano anche il ruolo di amministratore della società, o svolgevano la propria prestazione lavorativa con carattere di autonomia senza alcun assoggettamento al potere direttivo del datore di lavoro.
Al fine di rendere legittimo il ruolo di socio e lavoratore subordinato che ricopre anche la figura di amministratore, è necessaria la presenza di un organo amministrativo collegiale (consiglio di amministrazione) che non lasci il potere direttivo nelle mani di un unico soggetto (che avrebbe il doppio ruolo di dipendente ed amministratore unico della Srl).
Socio lavoratore e amministratore della Srl/Srls
Non va confuso inoltre il ruolo di amministratore con il ruolo di socio lavoratore e l’obbligo contributivo appena descritto.
L’eventuale compenso percepito nel ruolo di amministratore della società non autorizza lo svolgimento di attività lavorativa in azienda e non ha nessuna correlazione con il ruolo di socio di capitali esclusivo.
Resta quindi invariato l’obbligo o meno di contribuzione alla gestione commercianti o artigiani.
Il compenso amministratore sarà infatti soggetto ad una contribuzione aggiuntiva proporzionale a quanto percepito, dovuta alla Gestione separata. La duplice iscrizione (gestione commercianti/artigiani e gestione separata) è obbligatoria nei limiti della prescrizione quinquennale (C. Cost. 26 gennaio 2012 n. 15).
Si potrà quindi configurare una delle seguenti fattispecie:
Ruolo ricoperto Obbligo contributivo
Socio non amministratore con svolgimento di prestazione lavorativa Gestione commercianti
Socio e amministratore con svolgimento di prestazione lavorativa Gestione commercianti + Gestione separata INPS sul compenso percepito (aliquota agevolata al 24%)
Socio e amministratore senza svolgimento di prestazione lavorativa Gestione separata INPS sul compenso percepito (aliquota ordinaria al 33,72% *per l’anno 2019)
E se un lavoratore autonomo svolge più attività contemporaneamente?
Un lavoratore che esercita contemporaneamente più attività autonome assoggettabili a diverse forme di assicurazione obbligatoria, ha l’obbligo di iscrizione alla gestione INPS che corrisponde all’attività alla quale si dedica in maniera prevalente (art. 1, c. 208, L. 662/96).
Lo svolgimento di più attività autonome non farà scattare quindi una doppia imposizione in capo al lavoratore che verserà la sua contribuzione solo per l’attività svolta con prevalenza.
Restano, invece, esclusi dall’applicazione di detto principio i rapporti di lavoro per i quali è obbligatoriamente prevista l’iscrizione alla Gestione separata INPS ed il lavoratore è tenuto alla doppia contribuzione, come da tabella:
1a attività 2a attività Obbligo contributivo
Commerciale Artigiana Solo alla Gestione propria dell’attività svolta in prevalenza
Impresa commerciale o artigiana Lavoro autonomo soggetto alla contribuzione presso la Gestione Separata (ad es. liberi professionisti senza Cassa) Doppia: Gestione artigiani e commercianti + Gestione Separata
Coltivatore diretto Commerciale di vendita dei prodotti della coltivazione Solo alla Gestione propria dell’attività svolta in prevalenza
Consigliamo un’attenta valutazione sia in fase di costituzione di nuove società di capitali in generale che di nuovi rapporti di lavoro, autonomi o subordinati, al fine di inquadrare correttamente ogni lavoratore alla giusta contribuzione ed evitare sanzioni in caso di controlli ispettivi.
Le scelte sul tipo di società e sulla distribuzione delle quote societarie influenzerà inevitabilmente gli obblighi contributivi dei soggetti che ne faranno parte.