Source: https://ltantalo.com/tag/appello/
Timestamp: 2018-02-25 19:56:39+00:00
Document Index: 8310839

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 348', 'sentenza ', 'art. 348', 'art. 156', 'art. 348', 'art. 347', 'art. 165', 'art. 348', 'art. 165', 'art. 348', 'art. 385', 'sentenza ']

appello « Studio Tantalo Fornari
Impugnazioni civili: in caso di morte del procuratore la notifica della sentenza effettuata alla parte fa decorrere il termine breve (Cass. 12236/11)
Postato il 8 giugno 2011
Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 6 aprile – 6 giugno 2011, n. 12236
Presidente Schettino – Relatore Mazzacane
Con atto di citazione notificato il 9-2-1983 F.L. conveniva in giudizio davanti al Tribunale di Lucera la sorella F.F. chiedendo dichiararsi lo scioglimento della comunione tra di essi esistenti avente ad oggetto un terreno ed un’area edificabile siti in (omissis) (il primo in località (omissis), la seconda in località …) entrambi illegittimamente detenuti dalla sola convenuta.
Quest’ultima non si costituiva in giudizio fino all’udienza del 17-1.-1986, nella quale a tale procedimento veniva riunito quello relativo alla causa promessa dinanzi allo stesso Tribunale dai coniugi F.F. e V.L. nei confronti di L.F.; in questa seconda controversia i suddetti attori, premesso che il L. aveva acquistato in comunione con L.F. due aree poste in (omissis) (una in località …, l’altra in località (omissis)), che F.F. aveva acquistato in comunione con il fratello F.L. i cespiti di cui all’atto di citazione del 9-2-1983, che inoltre sul terreno in località … erano stati costruiti due fabbricati, uno dal L. e l’altro dal F. , assumevano che F.F. anche nell’interesse del marito L.V. da un lato e L.F. dall’altro si erano impegnati con scrittura privata dell’8-2-1983 a sciogliere la suddetta comunione immobiliare secondo le modalità ivi previste; chiedevano quindi lo scioglimento della comunione stessa in base agli accordi raggiunti nella predetta scrittura e la condanna del F. ad abbattere il piano del fabbricato con il quale egli aveva reso comune il muro del vicino fabbricato ovvero a pagare il relativo indennizzo.
In questo secondo giudizio L.F., costituendosi, aveva chiesto in via riconvenzionale la rescissione dell’accordo dell’8-2-1983.
Il Tribunale adito, riuniti i procedimenti, con sentenza non definitiva del 16-1-1995 rigettava la domanda di rescissione della convenzione dell’8-2-1983 ed ogni altra domanda che prescindeva dalla medesima, ivi compresa quella relativa al muro comune, e con separata ordinanza disponeva per il prosieguo del giudizio al fine di dare attuazione agli accordi dell’8-2-1983.
Con sentenza definitiva del 10.11.2ooo il Tribunale di Lucera recepiva il progetto divisionale predisposto dal CTU.
Proposto gravame da parte di L.F. cui resistevano F.F., Mi.La., A.S.L., Ma.La. e M.L., la prima anche in proprio e tutti quali eredi di V.L. nel frattempo deceduto, la Corte di Appello di Bari con sentenza del 12-8-2004 ha rigettato l’impugnazione.
Per la cassazione di tale sentenza L..F. ha proposto un ricorso articolato in unico motivo cui F.F., La.Mi., A.S.L., Ma..La. e L.M. hanno resistito con controricorso; il ricorrente ha successivamente depositato una memoria.
Preliminarmente deve essere esaminata l’eccezione dei controricorrenti di inammissibilità del ricorso per l’avvenuto decorso del termine di giorni sessanta dalla notifica della sentenza impugnata; infatti, a seguito del decesso in data 30-10-2003 dopo la chiusura della discussione del procuratore dell’appellante avvocato Michele Agnusdei, la notificazione della sentenza era stata effettuata personalmente a L..F. in data 18/22-1-2005, cosicché il termine utile per la proposizione del ricorso in cassazione veniva a scadere il 23-3-2005, laddove la notifica del ricorso era avvenuta soltanto in data 19.10-2005.
Premesso che l’esame diretto degli atti processuali conferma l’esattezza di quanto eccepito in rito dai controricorrenti, e preso atto che il ricorrente non ha contestato la circostanza dell’avvenuta morte del suo procuratore costituito avvenuta dopo l’udienza di discussione della causa, devesi rilevare in linea di diritto che la notifica della sentenza personalmente alla controparte già costituita a mezzo di procuratore costituisce l’unica forma possibile di notificazione in caso di decesso del detto procuratore ed è idonea, anche se effettuata in forma esecutiva, a far decorrere il termine breve per l’impugnazione (Cass. 24-2-1995 n. 2129; Cass. 26-2-2001 n. 2746); né può giungersi a diverse conclusioni, come invece sostenuto dal ricorrente nella memoria, per avere costui eletto domicilio nell’atto di appello in Bari, via Pasquale Fiore 14, presso l’avvocato Eda Lofoco, con la conseguenza che, secondo F.L., l’unica notifica idonea per la decorrenza del termine breve per l’impugnazione avrebbe dovuto essere eseguita nel suddetto domicilio eletto; infatti, una volta deceduto l’unico procuratore costituito dell’attuale ricorrente, la notifica nel domicilio eletto nella sentenza di appello si sarebbe rivelata intrinsecamente inidonea a porre la parte a conoscenza di essa, non sussistendo alcun rapporto diretto tra la parte stessa ed il procuratore domiciliatario, essendo stato quest’ultimo nominato tale dal procuratore costituito sulla base di un rapporto di mandato intercorso tra loro.
Il ricorso deve quindi essere dichiarato inammissibile per non essere stato proposto entro il termine di giorni sessanta dalla notificazione della sentenza impugnata; le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento di Euro 200,00 per spese e di Euro 2000,00 per onorari di avvocato.
Questo articolo è stato pubblicato in Avvocati, Sentenze ed etichettato appello, Avvocati, cassazione, Impugnazioni, sentenze, termini impugnazioni.
La costituzione in giudizio dell’appellante con la copia dell’atto di citazione anziché con l’originale, determina mera irregolarità sanabile (Cassazione 23192/2010)
Cassazione – Sezione seconda – sentenza 13 luglio – 17 novembre 2010, n. 23192
Presidente – Relatore Settimj
Ricorrente D.
G.D. impugna per cassazione la sentenza 20.2.07 n. 360 con la quale la corte d’appello di Napoli ne ha dichiarato improcedibile ex art. 348 c.p.c. l’impugnazione della sentenza di rigetto dell’opposizione da lui proposta avverso il decreto ingiuntivo intimatogli dalla Soc. S. G.
Il giudice a quo ha ritenuto invalida la costituzione dell’appellante effettuata mediante iscrizione della causa a ruolo il 3.4.06 con il deposito della sola copia dell’atto d’appello, notificato il 28.3.06, mentre l’originale era stato successivamente depositato il 7.6.06, oltre il termine stabilito dal combinato disposto degli artt. 165 e 347 c.p.c.
Il ricorrente – denunziando violazione degli artt. 347, 348, 165 e 156 c.p.c. – sostiene che il principio di tassatività delle cause d’improcedibilità, desumibile dal tenore letterale dell’art. 348 c.p.c., imponga di ritenere tale sanzione applicabile solo nel caso di mancata costituzione dell’appellante nei termini, onde il deposito di una copia in luogo dell’originale dell’atto di citazione non darebbe luogo ad una causa d’improcedibilità ma ad una mera irregolarità nella costituzione, ove tempestivamente avvenuta nel rispetto di quanto previsto dal combinato disposto degli artt. 165 e 347 c.p.c., mentre in relazione al deposito della copia dell’atto d’appello in luogo dell’originale soccorrerebbero i principi generali dettati dall’art. 156 c.p.c.
Come la prevalente giurisprudenza di questa Corte ha recentemente evidenziato, infatti, l’accertamento dell’avvenuto deposito, al momento della costituzione in giudizio dell’appellante, d’una copia (o velina) dell’atto d’appello in luogo dell’originale contenente la relata dell’avvenuta notifica, non comporta la sanzione d’improcedibilità del gravame (Cass. 29.7.09 n. 17666, 24.8.07 n. 17958, 9.12.04 n. 23027).
In proposito si è evidenziato come il nuovo testo dell’art. 348 c.p.c. abbia apportato significative modifiche alla disciplina dell’improcedibilità dell’appello, in quanto ha previsto quali ipotesi tassative (sulla tassatività delle ragioni d’improcedibilità dell’appello cfr. Cass. 2.7.03 n. 10404, 3.8.04 n. 14869, 28.1.09 n. 2171) soltanto, al primo comma, la mancata tempestiva costituzione dell’appellante ed, al capoverso, la mancata comparizione dello stesso, una volta costituitosi, alla prima udienza ed in quella successiva; sotto il primo degli indicati profili, tuttavia, come chiaramente desumibile dal tenore letterale della disposizione, la sanzione immediata ed insanabile, anche quindi a prescindere dalla condotta processuale dell’appellato, attiene alla sola mancata tempestiva costituzione dell’appellante che deve aver luogo “in termini”, non anche al mancato rispetto delle “forme” previste per i procedimenti davanti al tribunale, nonostante alle stesse, compreso dunque il deposito dell’originale della citazione, operi rinvio il precedente art. 347 c.p.c.
D’altra parte, sebbene l’art. 165 c.p.c. imponga all’attore di costituirsi, entro dieci giorni dalla notificazione della citazione, depositando in cancelleria la nota d’iscrizione a ruolo ed il proprio fascicolo contenente l’originale della citazione, la procura ed i documenti offerti in comunicazione, non di meno questa Suprema Corte ha già avuto occasione di affermare come la costituzione in giudizio dell’attore avvenuta mediante deposito in cancelleria, oltre che della nota d’iscrizione a ruolo, del proprio fascicolo contenente una copia anziché l’originale dell’atto di citazione, depositato in seguito dopo la scadenza del termine prescritto, non determini alcuna nullità della costituzione stessa, ma integri una mera ipotesi d’irregolarità rispetto alle modalità stabilite dalla legge, non conseguendo a tale violazione alcuna lesione dei diritti della controparte e stabilendosi il contraddittorio con la notifica della citazione (Cass. 13.8.04 n. 15777).
L’applicazione al giudizio d’appello dei principi espressi in tale decisione, che il Collegio condivide, rende evidente la non riconducibilità della fattispecie in esame all’ipotesi di mancata tempestiva costituzione, che sola varrebbe, a norma dell’art. 348 c.p.c. nel testo novellato dalla legge n. 353 del 1990, a giustificare una pronunzia di improcedibilità.
Non può, dunque, condividersi la diversa soluzione adottata da Cass. 1.7.08 n. 18009 sulla base d’un “distinguo” tra art. 165 c.p.c., in relazione al quale accoglie la riferita giurisprudenza che esclude l’essenzialità in sede di costituzione del deposito dell’originale notificato dell’atto di citazione, ed art. 348 c.p.c., in relazione al quale, per contro, ravvisando la ratio della comminatoria dell’improcedibilità nell’esigenza di certezza dell’instaurazione del giudizio, tale essenzialità afferma in funzione d’un controllo da parte del giudice dell’effettiva proposizione dell’impugnazione; impostazione siffatta della questione, in vero, non solo non tiene conto della sopra evidenziata espressa limitazione del dettato normativo che ricollega la procedibilità dell’appello alla sola tempestività della costituzione, di per sé confermativa della volontà d’impugnare, e non alle modalità della costituzione stessa, ma soprattutto sembra fare riferimento ad un’ipotesi d’attività di controllo preventivo inauditae partes da parte del giudice a seguito della sola costituzione – che la normativa non prevede, nel qual caso avrebbe un senso anche un’immediata declaratoria d’improcedibilità – mentre tale controllo ha luogo successivamente in sede di decisione, laddove ben può il giudice prendere visione della copia notificata pur se tardivamente depositata.
Il qual appellato, tra l’altro, nella specie, ricevuta regolare notifica dell’atto d’impugnazione e ritualmente costituitosi in giudizio inserendo la copia notificata nel proprio fascicolo e svolgendo pienamente le proprie difese di merito, non ha denunziato violazione alcuna dei propri diritti difensivi e si è limitato alla difesa nel merito, senza prospettare l’esistenza del vizio in discorso e far discendere da esso una qualsivoglia lesione dei propri diritti di difesa.
Il ricorso va, dunque, accolto e la causa va rinviata ad altro giudice pari ordinato, che si indica in diversa sezione della medesima corte d’appello di Napoli, cui è anche demandato, ex art. 385 c.p.c., di provvedere sulle spese della presente fase del giudizio.
La Corte accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della corte d’appello di Napoli.
Questo articolo è stato pubblicato in Avvocati, Sentenze ed etichettato appello, Avvocati, cassazione, citazione, costituzione in giudizio, diritto, irregolarità, nullità, sentenze.