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Timestamp: 2020-08-10 10:57:32+00:00
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Importante sentenza della Cassazione: lavoratore saltuario è dipendente
Cassazione: «Il lavoro a chiamata è sempre lavoro subordinato»
Da Liberazione del 7 Agosto 2008
Scaricavano camion e aiutavano il magazziniere, ma dovevano presentarsi nei giorni della prestazione stabiliti dal responsabile, del quale dovevano osservare le disposizioni. Inoltre, potevano utilizzare i mezzi aziendali per effettuare il lavoro loro impartito mentre, sui compensi corrisposti, veniva applicata la ritenuta d’acconto. Il più classico dei job on call, insomma il lavoro a chiamata. Ma la corte di Cassazione ha confermato un verdetto della Corte d’appello di Genova, la quale aveva riconosciuto la natura subordinata dei rapporti di lavoro di 4 persone impiegate saltuariamente in un’azienda di trasporti. Secondo i giudici della Suprema corte, infatti, mettere a disposizione del datore di lavoro le proprie energie e sottostare alle disposizioni dei superiori, può significare essere inseriti nell’organizzazione aziendale, così da determinare un rapporto di lavoro subordinato e non autonomo. La conclusione è stata raggiunta dopo aver esaminato le prestazioni dei quattro, che pure erano state «saltuarie e senza vincolo di restare a disposizione del datore di lavoro tra l’una e l’altra», con la possibilità, per i lavoratori, di «rifiutare, qualora chiamati, la prestazione». La subordinazione, spiega la Corte, va dunque intesa «quale disponibilità del prestatore nei confronti del datore di lavoro con assoggettamento alle direttive da questo impartite circa le modalità di esecuzione dell’attività lavorativa », mentre altri elementi, «come l’osservanza di un orario, l’assenza di rischio economico, la forma di retribuzione e la stessa collaborazione - rileva la Cassazione - possono avere valore indicativo ma mai determinante». Nel caso di specie, la Corte d’appello, secondo i giudici della Corte di Cassazione, ha quindi «congruamente motivato » sull’«inidoneità del carattere saltuario delle prestazioni a consentire di per sé la loro qualificazione nel senso dell’autonomia».
CASSAZIONE · Una sentenza riconosce che il lavoro di quattro saltuari è subordinato
Precari «dipendenti»
Da Il Manifesto del 7 Agosto 2008
Chi lavora in modo saltuario non per questo è un lavoratore autonomo. Una ovvietà che però nel mondo del lavoro non è la norma. Anzi la norma è l’opposto, ovvero far passare per «Partite Iva» lavoratori che invece sono sotto padrone, con la semplice scusa che il loro lavoro non è continuativo. Come se questa per loro non fosse un’aggravantema un’opportunità offerta dalla flessibilità. Ieri la corte di Cassazione ha rimesso ordine. Gli ermellini hanno confermato una sentenza della Corte d’appello di Genova che aveva riconosciuto la natura subordinata del rapporto di lavoro di quattro persone che «a prestazione » erano impiegati in una ditta di trasporti. I quattro non avevano l’obbligo di restare a disposizione del datore di lavoro tra l’una e l’altra prestazione e avevano la possibilità di rifiutare il lavoro a chiamata volta per volta. Ma dovevano presentarsi all’ora prefissata in ditta per aiutare il magazziniere a scaricare i camion, dovevano osservare gli ordini dei superiori e potevano utilizzare i mezzi della ditta. Sui loro compensi veniva applicata la ritenuta d’acconto. Dunque, niente contributi. La corte di Cassazzione (sezione lavoro) con la sentenza numero 21031 ha invece giudicato «congruamente motivato» il parere della corte d’appello di Genova. Per i magistrati «il carattere saltuario delle prestazioni » è inidoneo a «consentire di per sè la loro qualificazione nel senso dell’autonomia ». Inoltre ha giudicato «inidoneo» valuatare che «l’effettuazione della ritenuta d’acconto sui compensi potesse far ritenere che la volontà delle parti fosse formata nel senso dell’autonomia del rapporto». Significa che quei quattro lavoratori non avevano pari potere contrattuale nei confronti del loro datore di lavoro, e quindi per questo, di fatto, erano a tutti gli effetti lavoratori dipendenti e subordinati. Anche se potevano non accettare il lavoro a chiamata, specifica la sentenza, quei lavoratori erano però «sottoposti a disposizioni precise, ovvero presentarsi ad un’ora stabilita, scaricare merci, obbligo di osservare le mansioni stabilite dal responsabile di magazzino». Per la Cassazione la subalternità va intesa «quale disponibilità del prestatore nei confronti del datore di lavoro con assoggettamento alle direttive da questo impartite circa le modalità di esecuzione», mentre «l’osservanza di un orario, l’assenza di rischio economico, la forma di retribuzione e la stessa collaborazione possono avere valore indicativo ma mai determinante». In pratica, se il lavoratore deve stare agli ordini dei superiori è sotto padrone, al di là dell’orario o del modo in cui viene pagato. Dunque anche il lavoro saltuario può essere, anzi molto spesso è, lavoro subordinato a tutti gli effetti. Come ogni sentenza, anche questo giudizio della Cassazione riguarda un caso specifico ma potrebbe e dovrebbe costituire un precedente giuridico importante per arginare la pratica largamente diffusa di mascherare e gabbare il lavoro dipendente facendolo passare per lavoro autonomo e scaricare sui lavoratori il peso dei contributi. Leoluca Orlando (Idv) si augura che la sentenza offra «spunto per una politica di buon senso attenta ai lavoratori meno garantiti ». Una speranza contraddetta dalla manovra anti-precari del governo.
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assazione: saltuario e disponibile? Un dipendente
Non è questione di tempo ma di disponibilità. Questo fa la differenza e fa di un lavoro, benché saltuario comunque subordinato. A definire la questione è una sentenza della Sezione Lavoro della Cassazione, la n.21031. Secondo i supremi giudici, infatti, l'elemento caratterizzante un lavoro subordinato è «la disponibilità del prestatore nei confronti del datore di lavoro con assoggettamento alle direttive da questo impartite circa le modalità di esecuzione dell'attività lavorativa». In altre parole, prestazioni di lavoro svolte con l'obbligo di osservare particolari disposizioni imposte dal datore. Quindi anche se saltuarie, prestazioni specifiche possono far rientrare i lavoratori nel quadro organico dell'azienda come dipendenti e non come «lavoratori autonomi». Il caso riguarda degli impiegati 'a prestazione' di un'azienda di trasporti di Genova che avevano chiesto il riconoscimento anche dei contributi come lavoratori subordinati. La Corte d'Appello aveva riconosciuto la natura subordinata dei rapporti di lavoro evidenziando che anche se le prestazioni erano «saltuarie e senza vincolo di restare a disposizione del datore di lavoro tra l'una e l'altra, con la possibilità, per i lavoratori, di rifiutare la prestazione» erano però sottoposti a disposizioni precise, ovvero 'presentarsi ad un'ora stabilita, scaricare merci, obbligo di osservare le mansioni stabilite dal responsabile del magazzino, utilizzo dei mezzi aziendali per effettuare il lavoro». Gli ermellini hanno confermato la sentenza d'appello anche perchè «il vincolo della subordinazione non ha tra i suoi tratti caratteristici indefettibili la permanenza nel tempo dell'obbligo del lavoratore di tenersi a disposizione del datore di lavoro». Dalla Cassazione per la politica arriva dunque una conferma «di quanto sia necessario regolamentare e non lasciare nell'interregno della vaghezza interpretativa le norme in materia di lavoro flessibile», dichiara il portavoce nazionale dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando. «Maggiore semplificazione e disciplina - prosegue - sono indispensabili nella nostra legislazione e nel nostro mercato del lavoro per non rendere permanente una prospettiva occupazionale concepita come transitoria e per non offrire pretesti di sperequazione ai danni della dignità di chi lavora con contratto a termine. Spero che quanto deciso dalla Suprema Corte offra spunto per una politica di buon senso, attenta e rispettosa dei diritti di tutti, a partire da quelli dei meno garantiti che rischiano di veder trasformata la propria condizione di subalternità in destino e la natura dei propri diritti di cittadini e di lavoratori in diritti umani».