Source: http://salerno.movimentoforense.it/redazione/2016/02/26/giudici-di-pace-e-giustizia-digitale-e-vera-antinomia/
Timestamp: 2018-11-15 13:09:47+00:00
Document Index: 3615249

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 9', 'art. 83', 'art 9', 'art. 125', 'art. 22', 'art. 6']

Movimento Forense - “GIUDICI DI PACE” E “GIUSTIZIA DIGITALE”: È VERA ANTINOMIA?
La Sezione VI del DL 179 (artt. da 16 a 18), infatti, è intitolata “Giustizia digitale” e contiene, tra l’altro, le norme fondamentali per il cosiddetto “Processo Civile Telematico” (PCT).
Occorre, tuttavia, precisare che “Giustizia digitale” e PCT non sono sinonimi poiché quest’ultimo costituisce solo un aspetto della prima.
Da un lato, infatti, va osservato che rientrano nel più ampio genus della “Giustizia digitale” anche le norme che disciplinano altri “processi telematici” (tributario, amministrativo, penale); dall’altro lato, va rilevato che appartengono alla “giustizia digitale” anche norme che non sono, strictu sensu, “processuali” come, ad esempio, quelle legate alla “notificazione con modalità telematica” contenute nella legge 21/01/1994 n. 53 che disciplina la “facoltà di notificazioni di atti civili, amministrativi e stragiudiziali per gli avvocati”.
Prima che tali sparute pronunce diventino un “indirizzo giurisprudenziale” è quanto mai opportuno mettere in evidenza la assoluta infondatezza di esso in relazione alle norme attualmente vigenti in Italia.
a) viene riconosciuto che la modalità di notifica a mezzo p.e.c. è “consentita in via generale ex art. 3 bis legge n. 54/1994”;
b) tuttavia “poiché le norme sul P.C.T.” non sono operative nel procedimento innanzi al giudice di pace, nei giudizi innanzi a quest’ultimo non potrebbe “ritenersi la validità della firma digitale apposta dal difensore sull’atto di citazione in luogo della sottoscrizione a penna”;
d) né potrebbe invocarsi la firma riportata sulla attestazione di conformità in quanto essa sarebbe in ogni caso “postuma rispetto al conferimento della procura ad litem” e “comunque apposta su atto separato”;
e) unica alternativa sarebbe quella di notificare a mezzo p.e.c. “atti e/o documenti NON generati telematicamente” (in pratica si dovrebbe notificare a mezzo p.e.c. la scansione di un atto di citazione cartaceo e sottoscritto a penna).
Ora, con buona pace dei sostenitori dell’indirizzo avversato, tale normativa non è contenuta nelle “norme sul P.C.T.” bensì in quelle del Codice dell’Amministrazione Digitale (D. Lgs. 7 marzo 2005 n. 82) che sono norme “operative” anche nel procedimento innanzi al giudice di pace.
Un atto di citazione per un giudizio da instaurarsi innanzi al giudice di pace, quindi, non deve essere necessariamente recare una “sottoscrizione a penna” (quale norma imporrebbe poi la sottoscrizione a penna?) ma può essere sottoscritto digitalmente dall’avvocato e, per l’effetto, non PUò essere dichiarato nullo per un inesistente difetto di sottoscrizione: da tanto scaturisce l’assoluta infondatezza in diritto del punto C).
Contra punto D): Poiché ad oggi nei “procedimenti davanti al giudice di pace” non è possibile «procedere al deposito con modalità telematiche dell’atto notificato a norma dell’articolo 3-bis», l’avvocato che abbia esercitato tale facoltà dovrà estrarre «copia su supporto analogico del messaggio di posta elettronica certificata, dei suoi allegati e della ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna» e ne attesterà «la conformità ai documenti informatici da cui sono tratte» (art. 9 commi 1 bis ed 1 ter della L. 53/1994).
Secondo le contestate pronunce, “la firma dell’attestazione di conformità” sarebbe in ogni caso “postuma rispetto al conferimento della procura ad litem” e “comunque apposta su atto separato” per cui non sussisterebbe la possibilità di sanare il difetto di sottoscrizione a penna dell’atto di citazione.
Ora, appare alquanto strano, che gli autori delle pronunce esaminate abbiano omesso di considerare che ai sensi dell’art. 83 comma 3 c.p.c. “la procura si considera apposta in calce anche se rilasciata su foglio separato che sia però congiunto materialmente all'atto cui si riferisce” (e nel caso di specie, l’avvocato depositante ha necessariamente congiunto materialmente i documenti cartacei ai sensi dell’art 9 sopra esaminato).
Né si comprende bene il motivo per cui la non potrebbe invocarsi la firma dell’attestazione di conformità “ad effetti sostitutivi” perché essa sarebbe “postuma rispetto al conferimento della procura ad litem”.
Anzi, la legge prevede addirittura la possibilità che la procura possa essere rilasciata all’avvocato “in data posteriore alla notificazione dell’atto”: secondo tali giudici, quindi, un avvocato potrebbe, ipoteticamente, notificare un atto senza avere la procura ad litem (art. 125 comma 2 c.p.c.) ma non potrebbe sottoscrivere atti dopo il conferimento della procura?
Contra punto E): l’unico modo per notificare telematicamente un atto di citazione per procedimenti innanzi ai giudici di pace sarebbe quella di notificare a mezzo p.e.c. “atti e/o documenti NON generati telematicamente” (in pratica si dovrebbe notificare a mezzo p.e.c. la scansione di un atto di citazione cartaceo e sottoscritto a penna).
Ma suggerire ad un avvocato di notificare una “copia informatica di un documento analogico” significa invitarlo a notificare un documento informatico al quale deve NECESSARIAMENTE essere “apposta od associata una firma digitale o altra firma elettronica qualificata” (art. 22 CAD) il che riproporrebbe il presunto problema della impossibilità di ritenere la validità della firma digitale. Per cui in sostanza l’avvocato non potrebbe provare di aver validamente sottoscritto l’atto notificato!
Probabilmente (almeno lo spero fortemente), chi ha deciso in tal senso è stato spinto dalla preoccupazione di non poter verificare “personalmente” che gli atti del processo siano stati formati secondo le regole.
Nobile intento, ma inutile perché la “verifica” della regolarità della sottoscrizione digitale la fa l’avvocato depositante! E si tratta di una verifica dotata di “pubblica fede”: l’avvocato «che compila la relazione o le attestazioni di cui agli articoli 3, 3-bis e 9 o le annotazioni di cui all'articolo 5, è considerato pubblico ufficiale ad ogni effetto» (art. 6 della legge 53/1994).
1) l’avvocato attesta che la copia cartacea dell’atto di citazione che deposita in giudizio è conforme al documento informatico sottoscritto digitalmente e notificato a mezzo P.E.C.
Avv. Milena Lucia Pepe - Movimento Forense sez. Salerno
Avv. Ciro Salmieri - Movimento Forense sez. Salerno
Dicembre 2015 Novembre 2016