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Timestamp: 2014-12-22 19:24:14+00:00
Document Index: 76898844

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 18', 'art. 60', 'art. 60', 'art. 75', 'sentenza ', 'art. 75', 'art. 60', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 60', 'art. 75', 'sentenza\n', 'art. 9', 'art. 60', 'art. 18', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ']

In materia di compensazione tributaria, in difetto di una specifica normativa, devono trovare applicazione i principi dettati dal codice civile (artt. 1241 e seguenti). (Ires e reddito di impresa) - 101Professionisti.it
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Pubblicata il 10/01/2010
Massima - L'esercizio del potere regolamentare in materia di compensazione tributaria, previsto dall'art. 8 dello Statuto del contribuente (L. 27 luglio 2000, n. 212), non può considerarsi condizione necessaria per l'operatività della compensazione; ne consegue che, in difetto di una specifica normativa, devono trovare applicazione i principi dettati dal codice civile per quanto riguarda l'istituto della compensazione in generale (si vedano gli artt. 1241 e seguenti del codice civile).
Sent. n. 22872 del 25 ottobre 2006 (ud. del 24 febbraio 2006)
della Corte Cass., Sez. tributaria - Pres. Saccucci, Rel. Altieri
Imposte e tasse - Compensazione - Art. 8 dello Statuto del&nbsp; contribuente&nbsp; -
Regolamenti attuativi -&nbsp; Assenza&nbsp; -&nbsp; Irrilevanza&nbsp; -&nbsp; Norme&nbsp; codicistiche&nbsp; -
Applicabilit&agrave; - 109) del D.P.R.
22 dicembre 1986, n. 917
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (Commenta 2)
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Massima&nbsp; -&nbsp; L'esercizio&nbsp; del&nbsp; potere&nbsp; regolamentare&nbsp;&nbsp; in&nbsp;&nbsp; materia&nbsp;&nbsp; di
compensazione&nbsp; tributaria,&nbsp; previsto&nbsp; dall'art.&nbsp;&nbsp; 8&nbsp;&nbsp; dello&nbsp;&nbsp; Statuto&nbsp;&nbsp; del
contribuente (L. 27 luglio 2000, n. 212), non pu&ograve;&nbsp; considerarsi&nbsp; condizione
necessaria per l'operativit&agrave;&nbsp; della&nbsp; compensazione;&nbsp; ne&nbsp; consegue&nbsp; che,&nbsp; in
difetto di una specifica normativa, devono trovare applicazione i&nbsp; principi
dettati dal codice civile (artt. 1241 e seguenti).
&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1. Con avviso di accertamento notificato il&nbsp; 30&nbsp; marzo&nbsp; 1996&nbsp; l'Ufficio
delle imposte dirette di Piombino rettificava&nbsp; la&nbsp; dichiarazione&nbsp; di&nbsp; M.B.,
titolare&nbsp; di&nbsp; impresa&nbsp; di&nbsp;&nbsp; costruzioni,&nbsp;&nbsp; contestandogli&nbsp;&nbsp; di&nbsp;&nbsp; aver&nbsp;&nbsp; non
correttamente valutato le rimanenze dei beni in corso di costruzione al&nbsp; 31
dicembre 1992 (lire&nbsp; 1.400.000.000),&nbsp; rinviando&nbsp; la&nbsp; contabilizzazione&nbsp; dei
costi alla futura realizzazione dei ricavi,&nbsp; ma&nbsp; omettendo&nbsp; di&nbsp; dichiarare,
quali componenti positivi del reddito, i compensi percepiti per la&nbsp; vendita
di immobili in quel periodo.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Le riprese effettuate erano, specificamente, le seguenti:
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; -&nbsp; lire&nbsp; 3.403.500.000&nbsp; per&nbsp; maggiori&nbsp; ricavi&nbsp; da&nbsp; vendita&nbsp;&nbsp; di&nbsp;&nbsp; 26
appartamenti (valore registrato lire 2.083.000.000), cui doveva aggiungersi
un importo di lire 274.497.000 per prestazioni di servizi (preliminari) non
fatturati per sottofatturazione, sulla base di valutazione UTE;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; - lire 161.166.000 per maggiori ricavi per&nbsp; lavori&nbsp; commissionati&nbsp; a
terzi, a fronte di costi non contabilizzati;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; - lire 2.723.000.000 per costi indeducibili.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; In forza di tali riprese, sommando all'utile di bilancio dichiarato&nbsp; la
differenza&nbsp; tra&nbsp; variazioni&nbsp; in&nbsp; aumento&nbsp; e&nbsp; variazioni&nbsp; in&nbsp; diminuzione&nbsp; e
riconosciuti costi non contabilizzati, l'ufficio rideterminava&nbsp; il&nbsp; reddito
d'impresa in lire 6.530.076.000, con maggiore Ilor per lire 559.267.000&nbsp; ed
Irpef per lire 1.719.361.000. Con lo stesso provvedimento irrogava sanzioni
per lire 4.829.638.000.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; M.B.&nbsp; impugnava&nbsp; l'accertamento&nbsp; dinanzi&nbsp; alla&nbsp; Commissione&nbsp; tributaria
provinciale di I grado, sostenendo:
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; - i costi portati a rimanenza non erano relativi agli&nbsp; immobili&nbsp; per
cui erano stati stipulati gli&nbsp; atti&nbsp; di&nbsp; vendita&nbsp; nel&nbsp; 1991,&nbsp; ma&nbsp; ad&nbsp; altri
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; - erano stati dichiarati tra i ricavi di ciascun&nbsp; anno&nbsp; gli&nbsp; acconti
percepiti negli anni in cui si erano svolti&nbsp; i&nbsp; lavori,&nbsp; in&nbsp; considerazione
degli stati di avanzamento, senza&nbsp; riportare&nbsp; alcuna&nbsp; rimanenza.&nbsp; L'assunto
dell'ufficio avrebbe portato ad una doppia imposizione, in quanto ai ricavi
maturati negli anni precedenti il rogito e gi&agrave; tassati si aggiungerebbe&nbsp; la
tassazione dell'intero prezzo risultante dall'atto registrato;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; - la stima UTE era irrilevante, dovendosi qualificare come ricavi&nbsp; i
corrispettivi della cessione dei beni, e non il valore&nbsp; di&nbsp; questi&nbsp; ultimi,
stante la divergenza tra il valore indicato dall'UTE e quello stabilito con
convenzione col comune, trattandosi di zona PEP;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; - la ricostruzione effettuata sulla base dei movimenti&nbsp; bancari&nbsp; non
era attendibile. In quanto la stessa si riferiva a soggetti non conviventi;
in ogni caso, in relazione a tali ricavi dovendo portarsi&nbsp; in&nbsp; deduzione&nbsp; i
costi evidenziati dall'ufficio ancorch&eacute; non contabilizzati.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Chiedeva, infine, la riduzione al minimo delle sanzioni irrogate.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Costituitosi in giudizio, l'ufficio opponeva che il contribuente&nbsp; aveva
fatto erroneo riferimento all'art.&nbsp; 60&nbsp; del&nbsp; Tuir,&nbsp; avendo&nbsp; optato&nbsp; per&nbsp; la
valutazione&nbsp; delle&nbsp; rimanenze&nbsp; ex&nbsp; art.&nbsp; 60,&nbsp; comma&nbsp; 5,&nbsp; scelta&nbsp; che&nbsp; aveva
comunicato&nbsp; all'ufficio;&nbsp; da&nbsp; ci&ograve;&nbsp; discendeva&nbsp; che,&nbsp; non&nbsp; avendo&nbsp; l'ufficio
rettificato il valore delle rimanenze, non&nbsp; ricorreva&nbsp; alcuna&nbsp; imposizione;
che, inoltre, anche secondo la ricostruzione&nbsp; fatta&nbsp; dal&nbsp; contribuente,&nbsp; vi
sarebbe stato un versamento inferiore&nbsp; all'imposta&nbsp; dovuta,&nbsp; in&nbsp; quanto&nbsp; la
soluzione&nbsp; scelta&nbsp; avrebbe&nbsp; finito&nbsp; con&nbsp; l'incidere&nbsp; sulla&nbsp;&nbsp; progressivit&agrave;.
Ribadiva l'impossibilit&agrave; di fare riferimento alla&nbsp; contabilit&agrave;&nbsp; degli&nbsp; anni
pregressi, avendo il contribuente presentato&nbsp; domanda&nbsp; di&nbsp; condono&nbsp; tombale
fino al 1990, e che il totale dei ricavi era inferiore a quello&nbsp; sostenuto.
Quanto al valore degli immobili ceduti, l'ufficio rilevava che dalla&nbsp; stima
UTE non si&nbsp; evinceva&nbsp; la&nbsp; posizione&nbsp; del&nbsp; fabbricato&nbsp; in&nbsp; zona&nbsp; PEP;&nbsp; sulla
prospettata distinzione tra ricavi e corrispettivi, che la stessa non aveva
rilevanza, trattandosi di operazioni soggette ad Iva; che&nbsp; le&nbsp; acquisizioni
bancarie erano legittime in forza dell'art. 18 della L. n. 413 del 1991.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Con successiva memoria M.B. deduceva che, quanto alle rimanenze,&nbsp; aveva
operato di fatto, secondo il metodo di cui all'art. 60, imputando a ciascun
esercizio&nbsp; la&nbsp; quota&nbsp; di&nbsp; utile&nbsp; maturata,&nbsp; e&nbsp; ci&ograve;&nbsp; malgrado&nbsp; la&nbsp; richiesta
inoltrata, in relazione alla quale, peraltro, non&nbsp; era&nbsp; stato&nbsp; autorizzato,
come prescritto dal comma 5 dell'art. 60.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; La Commissione adita accoglieva parzialmente il ricorso, ritenendo&nbsp; che
i corrispettivi per cessioni immobiliari&nbsp; si&nbsp; considerano&nbsp; realizzati&nbsp; alla
data di stipula del contratto, ai sensi dell'art. 75, comma&nbsp; 2,&nbsp; del&nbsp; Tuir;
che non&nbsp; fosse&nbsp; applicabile&nbsp; il&nbsp; valore&nbsp; della&nbsp; perizia&nbsp; UTE.&nbsp; Riconosceva,
pertanto, maggiori ricavi e congrua la percentuale&nbsp; di&nbsp; costi&nbsp; dell'80&nbsp; per
cento, desumibile dalla documentazione fornita dal contribuente;&nbsp; riteneva,
inoltre, fondato il recupero della differenza tra maggiori ricavi&nbsp; e&nbsp; costi
non contabilizzati, rideterminando il reddito in lire 512.865.000.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; La sentenza veniva impugnata da entrambe le parti.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Con&nbsp; sentenza&nbsp; 10&nbsp; marzo-10&nbsp; giugno&nbsp; 1999&nbsp; la&nbsp; Commissione&nbsp;&nbsp; tributaria
regionale&nbsp; della&nbsp; Toscana,&nbsp; qualificato&nbsp; come&nbsp; incidentale&nbsp; l'appello&nbsp;&nbsp; del
contribuente,&nbsp; lo&nbsp; rigettava&nbsp; mentre&nbsp; accoglieva&nbsp; parzialmente&nbsp; il&nbsp; gravame
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Osservava che non poteva condividersi la&nbsp; scelta&nbsp; del&nbsp; contribuente&nbsp; di
anticipare&nbsp; l'imposizione&nbsp; registrando&nbsp; come&nbsp; ricavi&nbsp; il&nbsp; versamento&nbsp; degli
acconti, in quanto, secondo l'art. 75, comma 2, del&nbsp; Tuir,&nbsp; ai&nbsp; fini&nbsp; della
determinazione dell'esercizio di competenza, i corrispettivi della cessione
di&nbsp; immobili&nbsp; si&nbsp; considerano&nbsp; &quot;conseguiti&nbsp; alla&nbsp; data&nbsp; della&nbsp; stipulazione
dell'atto&quot;.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Non poteva essere condiviso il rilievo del contribuente, secondo cui si
sarebbe determinata una doppia imposizione per avere&nbsp; egli&nbsp; dichiarato&nbsp; per
ciascun anno gli acconti percepiti in relazione agli stati&nbsp; di&nbsp; avanzamento
in quanto, effettuata&nbsp; una&nbsp; scelta&nbsp; contabile&nbsp; in&nbsp; violazione&nbsp; del&nbsp; dettato
normativo, non si pu&ograve; pretendere in sede&nbsp; contenziosa&nbsp; di&nbsp; ricostruire&nbsp; una
situazione di fatto svoltasi nell'arco di numerosi esercizi,&nbsp; che&nbsp; dovrebbe
risultare&nbsp; provata&nbsp; da&nbsp; schemi&nbsp; contabili&nbsp; riepilogativi&nbsp; predisposti&nbsp;&nbsp; dal
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Quanto ai costi, gli stessi non potevano essere determinati&nbsp; in&nbsp; misura
superiore a quella fatta propria dall'ufficio, non potendosi&nbsp; applicare&nbsp; la
norma contenuta nell'art. 60, prevista solo per gli appalti.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Infine la Commissione, in&nbsp; applicazione&nbsp; dell'art.&nbsp; 12&nbsp; del&nbsp; D.Lgs.&nbsp; 18
dicembre 1997,&nbsp; n.&nbsp; 472,&nbsp; rimetteva&nbsp; all'ufficio&nbsp; la&nbsp; determinazione&nbsp; delle
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Avverso tale sentenza M.B. ha proposto ricorso&nbsp; per&nbsp; cassazione,&nbsp; sulla
base di tre mezzi di annullamento.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; L'Amministrazione finanziaria resiste con controricorso.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; 2.1. Col primo motivo,&nbsp; denunciando&nbsp; violazione&nbsp; e&nbsp; falsa&nbsp; applicazione
degli 127 del D.P.R. n. 917 del 1986,
il ricorrente lamenta che la sentenza sia incorsa in violazione del divieto
di&nbsp; doppia&nbsp; imposizione,&nbsp; non&nbsp; avendo&nbsp;&nbsp; tenuto&nbsp;&nbsp; conto&nbsp;&nbsp; del&nbsp;&nbsp; fatto&nbsp;&nbsp; che,
all'approvazione di ogni stato di avanzamento,&nbsp; erano&nbsp; stati&nbsp; sottoposti&nbsp; a
tassazione i corrispettivi ricevuti dai committenti,&nbsp; senza&nbsp; tenerne&nbsp; conto
nelle valutazioni delle rimanenze finali. All'atto&nbsp; del&nbsp; rogito&nbsp; era&nbsp; stata
fatturata solo la differenza tra prezzo di vendita e acconti ricevuti.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il ricorrente contesta che ricorresse&nbsp; un&nbsp; impedimento&nbsp; alla&nbsp; sanatoria
della scelta contabile operata. Da un lato, non possono essere&nbsp; considerate
prove di parte le fatture emesse, concordanti con i dati&nbsp; contabili.&nbsp; Tanto
che lo stesso ufficio non&nbsp; aveva&nbsp; formulato&nbsp; in&nbsp; proposito&nbsp; alcun&nbsp; rilievo,
stante l'assenza di certezza&nbsp; sull'identit&agrave;&nbsp; degli&nbsp; immobili,&nbsp; desunta&nbsp; dal
nominativo del cliente. Ai fini dell'applicazione dell'art.&nbsp; 75,&nbsp; comma&nbsp; 2,
che stabilisce, ai fini della determinazione dell'esercizio di&nbsp; competenza,
che&nbsp; i&nbsp; corrispettivi&nbsp; si&nbsp; considerano&nbsp; conseguiti&nbsp; alla&nbsp; data&nbsp; in&nbsp; cui&nbsp; le
prestazioni sono ultimate, si deduce che, negli appalti infrannuali possono
considerarsi ultimate le prestazioni per cui sia intervenuta l'accettazione
del committente, coincidente con gli stati di avanzamento, momento&nbsp; in&nbsp; cui
matura la pretesa concordata di&nbsp; ricevere&nbsp; il&nbsp; corrispettivo&nbsp; proporzionale
(artt. 1665 e 1666 del codice civile).&nbsp; Viene,&nbsp; in&nbsp; proposito&nbsp; invocato&nbsp; il
principio affermato dalla sentenza di questa Corte n. 2989 del 23 settembre
&nbsp;&nbsp;&nbsp; 2.2. Col secondo motivo, denunciando violazione&nbsp; e&nbsp; falsa&nbsp; applicazione
degli 60&nbsp; del&nbsp; D.P.R.&nbsp; n.&nbsp; 917/1986,&nbsp; il
ricorrente&nbsp; deduce&nbsp; che,&nbsp; avendo&nbsp; dichiarato&nbsp; e&nbsp; sottoposto&nbsp; a&nbsp;&nbsp; tassazione
corrispettivi sulla base di stati di avanzamento approvati dai committenti,
egli si &egrave; avvalso della procedura prevista dall'art. 60, commi 1 e&nbsp; 2,&nbsp; del
Tuir. La sentenza&nbsp; non&nbsp; spiegherebbe&nbsp; adeguatamente&nbsp; per&nbsp; quale&nbsp; motivo&nbsp; il
contratto non possa essere considerato come appalto, essendo stata&nbsp; l'opera
realizzata&nbsp; con&nbsp; l'organizzazione&nbsp; dei&nbsp; mezzi&nbsp;&nbsp; dell'impresa,&nbsp;&nbsp; a&nbsp;&nbsp; rischio
dell'imprenditore e verso corrispettivo.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; L'autorizzazione richiesta ai sensi del comma&nbsp; 5&nbsp; dell'art.&nbsp; 60&nbsp; e&nbsp; mai
concessa, avrebbe consentito di operare secondo il comma 2 dell'art. 75,&nbsp; e
cio&egrave; di contabilizzare le rimanenze dei lavori non effettuati&nbsp; al&nbsp; costo&nbsp; e
tassare i corrispettivi interamente all'atto della consegna. Nella sentenza
si rileva che, secondo l'art. 9 del&nbsp; D.P.R.&nbsp; n.&nbsp; 42/1988,&nbsp; l'autorizzazione
doveva intendersi concessa tacitamente, dimenticando&nbsp; che&nbsp; l'autorizzazione
ha effetto solo se il metodo prescelto sia adottato per tutti i&nbsp; beni&nbsp; e&nbsp; i
servizi. Pertanto, essendosi&nbsp; egli&nbsp; attenuto,&nbsp; non&nbsp; alle&nbsp; regole&nbsp; contabili
previste dall'art. 60, comma 5, ma a quelle previste dai commi 1 e 2&nbsp; dello
stesso articolo, la richiesta di&nbsp; autorizzazione&nbsp; risulta&nbsp; contraddetta&nbsp; da
facta concludentia.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; 2.3. Col terzo motivo il ricorrente, denunciando&nbsp; omesso&nbsp; esame&nbsp; di&nbsp; un
punto decisivo della controversia, lamenta che&nbsp; la&nbsp; Commissione&nbsp; tributaria
regionale non abbia esaminato le questioni da lui svolte sull'illegittimit&agrave;
delle&nbsp; acquisizioni&nbsp; bancarie&nbsp; considerandola&nbsp; irrilevante&nbsp;&nbsp; perch&eacute;&nbsp;&nbsp; aveva
comunque ritenuto legittimo l'operato dell'ufficio.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sul punto il ricorrente&nbsp; rileva&nbsp; che&nbsp; le&nbsp; acquisizioni&nbsp; predette&nbsp; erano
illegittime,&nbsp; sia&nbsp; perch&eacute;&nbsp; fondate&nbsp; su&nbsp; una&nbsp; non&nbsp; consentita&nbsp;&nbsp; applicazione
retroattiva dell'art. 18 della L. n. 413/1991, sia&nbsp; perch&eacute;&nbsp; l'esercizio&nbsp; di
maggiori poteri di indagini bancarie non&nbsp; &egrave;&nbsp; consentito&nbsp; nei&nbsp; confronti&nbsp; di
prossimi congiunti non conviventi.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; 3.1.&nbsp; I&nbsp; primi&nbsp; due&nbsp; motivi,&nbsp; da&nbsp; esaminarsi&nbsp; congiuntamente,&nbsp; meritano
accoglimento, nei limiti e nei termini che saranno di seguito precisati.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Si deve premettere che&nbsp; nel&nbsp; primo&nbsp; motivo&nbsp; viene&nbsp; dedotta,&nbsp; pur&nbsp; senza
formale denuncia ex art. 360, n. 5), del codice di&nbsp; procedura&nbsp; civile,&nbsp; una
carenza&nbsp; di&nbsp; motivazione&nbsp; circa&nbsp; l'esatta&nbsp; ricostruzione&nbsp;&nbsp; dei&nbsp;&nbsp; contratti,
considerati come appalti dal contribuente e come vendite&nbsp; dall'ufficio.&nbsp; In
proposito il Collegio rileva che, sul punto, la sentenza contiene una&nbsp; mera
affermazione, che non consente un adeguato esercizio&nbsp; del&nbsp; controllo&nbsp; sulla
corretta applicazione della legge e sulla coerenza logica del&nbsp; ragionamento
da parte del giudice d'appello.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Non pu&ograve;, inoltre, essere condivisa la soluzione radicale compiuta dalla
Commissione tributaria regionale, secondo cui l'opzione esercitata circa un
regime di esposizione&nbsp; di&nbsp; ricavi&nbsp; per&nbsp; contratti&nbsp; a&nbsp; prestazioni&nbsp; plurime,
comportanti stati di&nbsp; avanzamento,&nbsp; non&nbsp; poteva&nbsp; essere&nbsp; modificata&nbsp; da&nbsp; un
comportamento&nbsp; concludente,&nbsp; dedotto&nbsp; nella&nbsp; difesa&nbsp; svolta&nbsp; nel&nbsp;&nbsp; processo
tributario. Secondo il Collegio l'esposizione come ricavi dei corrispettivi
fatturati in relazione agli stati di avanzamento dei lavori,&nbsp; anche&nbsp; se&nbsp; in
contrasto con una precedente dichiarazione di&nbsp; opzione&nbsp; o&nbsp; in&nbsp; mancanza&nbsp; di
questa, possa costituire valido presupposto per&nbsp; l'imputazione&nbsp; del&nbsp; ricavo
secondo il principio della&nbsp; competenza&nbsp; e&nbsp; cio&egrave;&nbsp; quando&nbsp; l'obbligazione&nbsp; di
pagamento era divenuta certa e definitiva.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Vi &egrave; da considerare, infatti, che l'opzione e la revoca&nbsp; di&nbsp; regimi&nbsp; di
determinazione delle imposte, sia nel campo dell'imposizione&nbsp; diretta,&nbsp; che
dell'Iva,&nbsp; devono&nbsp; essere&nbsp; desunte&nbsp;&nbsp; da&nbsp;&nbsp; comportamenti&nbsp;&nbsp; concludenti &nbsp;&nbsp;del
contribuente o dalla tenuta delle scritture contabili, anche&nbsp; per&nbsp; rapporti
sorti prima dell'entrata in vigore del D.P.R. 10 novembre 1997, n. 442.&nbsp; Il
Collegio richiama in proposito le sentenze della&nbsp; Sezione&nbsp; n.&nbsp; 9885/2002&nbsp; e
n.&nbsp;7011/2003.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Era necessario, quindi, procedere&nbsp; ad&nbsp; un&nbsp; esame&nbsp; circa&nbsp; l'esistenza&nbsp; e
l'inerenza dei testi in questione, non essendo sufficiente - come sostenuto
dall'ufficio - l'affermazione che la documentazione&nbsp; offerta&nbsp; (le&nbsp; fatture)
era di parte, senza&nbsp; consentire&nbsp; al&nbsp; contribuente&nbsp; di&nbsp; far&nbsp; valere&nbsp; i&nbsp; dati
emergenti dalle scritture contabili.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Tanto premesso, devono condividersi le censure&nbsp; svolte&nbsp; dal&nbsp; ricorrente
nel primo motivo circa la violazione del divieto di doppia imposizione,&nbsp; l&agrave;
dove si lamenta che l'ufficio non avrebbe preso in considerazione, al&nbsp; fine
della quantificazione delle rimanenze, il fatto che gli acconti&nbsp; pagati&nbsp; in
relazione agli stati di avanzamento erano stati&nbsp; sottoposti&nbsp; a&nbsp; tassazione,
per cui, anche non condividendo la correttezza del criterio di&nbsp; esposizione
dei&nbsp; costi&nbsp; concretamente&nbsp; seguito&nbsp;&nbsp; dall'impresa,&nbsp;&nbsp; nella&nbsp;&nbsp; determinazione
dell'imposta complessivamente dovuta occorreva tenere conto,&nbsp; comunque,&nbsp; di
quella gi&agrave; corrisposta in relazione agli acconti. Tale conclusione discende
dall'applicazione del principio di compensazione, vigente&nbsp; nell'ordinamento
tributario anche prima dell'espresso riconoscimento contenuto&nbsp; nell'art.&nbsp; 8
dello Statuto dei diritti del contribuente (L.&nbsp; n.&nbsp; 212&nbsp; del&nbsp; 2000).&nbsp; Nella
specie, ove si ritenga che &nbsp;la&nbsp; tassazione&nbsp; separata&nbsp; degli&nbsp; acconti&nbsp; abbia
comportato, in&nbsp; applicazione&nbsp; del&nbsp; criterio&nbsp; di&nbsp; progressivit&agrave;,&nbsp; una&nbsp; minor
tassazione complessiva di quella&nbsp; dell'intero&nbsp; corrispettivo&nbsp; contrattuale,
occorreva, comunque, sottrarre a&nbsp; tale&nbsp; importo&nbsp; la&nbsp; somma&nbsp; di&nbsp; quelli&nbsp; gi&agrave;
corrisposti&nbsp; in&nbsp; sede&nbsp; di&nbsp; fatturazione&nbsp;&nbsp; degli&nbsp;&nbsp; stati&nbsp;&nbsp; di&nbsp;&nbsp; avanzamento.
L'operativit&agrave; de iure della compensazione&nbsp; nel&nbsp; campo&nbsp; tributario&nbsp; &egrave;&nbsp; stata
affermata dalla giurisprudenza della Corte nelle sentenze 10 febbraio 2001,
n. 1930, 13 dicembre 2004, n. 27761, e 26 novembre 2005, n. 17301. Aderendo
a&nbsp; tale&nbsp; principio&nbsp; il&nbsp; Collegio&nbsp; osserva&nbsp; che&nbsp;&nbsp; l'esercizio&nbsp;&nbsp; del&nbsp;&nbsp; potere
regolamentato in materia di compensazione, previsto dal citato art. 8,&nbsp; non
pu&ograve;&nbsp;&nbsp; considerasi&nbsp;&nbsp; condizione&nbsp;&nbsp; necessaria&nbsp;&nbsp; per&nbsp;&nbsp;&nbsp; l'operativit&agrave;&nbsp;&nbsp;&nbsp; della
compensazione, ma attribuisce soltanto all'Amministrazione&nbsp; finanziaria&nbsp; la
possibilit&agrave; di disciplinarne l'applicazione. Per cui, secondo il&nbsp; principio
affermato da&nbsp; questa&nbsp; Corte&nbsp; (sent.&nbsp; n.&nbsp; 14579/2001),&nbsp; in&nbsp; difetto&nbsp; di&nbsp; una
specifica normativa, devono applicarsi i principi dettati dal codice civile
(artt. 1241 e seguenti).
&nbsp;&nbsp;&nbsp; 3.2. Deve, invece, essere rigettato il terzo&nbsp; motivo,&nbsp; in&nbsp; applicazione
dei principi&nbsp; pi&ugrave;&nbsp; volte&nbsp; affermati&nbsp; da&nbsp; questa&nbsp; Corte&nbsp; circa&nbsp; la&nbsp; generale
inutilizzabilit&agrave;, ai fini dell'accertamento tributario, dei risultati delle
indagini bancarie, i quali, ovviamente, devono essere valutati dal&nbsp; giudice
secondo le comuni regole in materia di prova, salva&nbsp; la&nbsp; presunzione&nbsp; posta
dall'articolo&nbsp; per&nbsp; i&nbsp;&nbsp; movimenti&nbsp;&nbsp; bancari&nbsp;&nbsp; compiuti&nbsp;&nbsp; direttamente&nbsp;&nbsp; dal
contribuente. In particolare, &egrave; stata pi&ugrave; volte affermata&nbsp; l'utilizzabilit&agrave;
di indagini compiute nei confronti di&nbsp; soggetti&nbsp; diversi&nbsp; dal&nbsp; contribuente
(sentenza 24 febbraio 2001, n. 2738), e in relazione a rapporti sorti prima
dell'entrata&nbsp; in&nbsp; vigore&nbsp; dell'art.&nbsp; 18&nbsp; della&nbsp; L.&nbsp; n.&nbsp; 413/1991&nbsp; (sentenze
n.&nbsp;3880/2000 e n. 267/2001), trattandosi di&nbsp; norma&nbsp; che&nbsp; non&nbsp; incide&nbsp; sulla
fattispecie impositiva, ma regola la&nbsp; procedura&nbsp; di&nbsp; accertamento.&nbsp; Non&nbsp; si
tratta perci&ograve; di applicazione retroattiva delle norme.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; 3.3. L'accoglimento dei primi due motivi, nei termini sopra&nbsp; precisati,
comporta la cassazione&nbsp; della&nbsp; sentenza&nbsp; impugnata,&nbsp; con&nbsp; rinvio&nbsp; ad&nbsp; altra
Sezione della Commissione tributaria regionale della Toscana.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; I giudici di rinvio dovranno:
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; a) riesaminare la questione della natura dei contratti,&nbsp; e&nbsp; cio&egrave;&nbsp; se
vendite o appalti, dando conto di tale esame con adeguata motivazione;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; b) valutare se il contribuente abbia posto in&nbsp; essere&nbsp; comportamenti
concludenti,&nbsp; diretti&nbsp; ad&nbsp; esporre&nbsp; i&nbsp; ricavi&nbsp; conseguiti,&nbsp; attraverso&nbsp;&nbsp; il
pagamento di stati di avanzamento, e abbia formato&nbsp; adeguata&nbsp; prova,&nbsp; anche
attraverso le scritture contabili, della percezione di tali ricavi;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; c)&nbsp; ove&nbsp; non&nbsp; si&nbsp; ritengano&nbsp; sussistenti&nbsp; i&nbsp;&nbsp; presupposti&nbsp;&nbsp; per&nbsp;&nbsp; la
dichiarazione dei ricavi con le modalit&agrave; seguite dal contribuente, ai&nbsp; fini
della determinazione dell'imposta dovuta, di quella gi&agrave; pagata in occasione
delle fatturazioni parziali;
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; d) decidere anche sulle spese del presente giudizio di legittimit&agrave;.
&nbsp;&nbsp;&nbsp; P.Q.M. - la Corte di Cassazione accoglie, per&nbsp; quanto&nbsp; di&nbsp; ragione,&nbsp; il
primo ed il secondo motivo e rigetta il terzo; cassa e rinvia, anche per le
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