Source: http://www.avvocatoabologna.it/risarcimento-danni/medicina-estetica-responsabilita-civile-responsabilita-medica-prestazione-dopera-professionale-attivita-medico-chirurgica-dovere-di-informazione-omissione-diritto-alla-salute-co.html
Timestamp: 2017-09-24 12:09:01+00:00
Document Index: 12675050

Matched Legal Cases: ['art. 2230', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 1228', 'sentenza ']

MEDICINA ESTETICA Responsabilità civile - Responsabilità medica - Prestazione d’opera professionale - Attività medico-chirurgica - Dovere di informazione - Omissione - Diritto alla salute - Consenso informato - Fattispecie (Cost. 13, 32; C.c. 1175, 1337, 1338, 1375, 2043, 2236) | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
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MEDICINA ESTETICA Responsabilità civile – Responsabilità medica – Prestazione d’opera professionale – Attività medico-chirurgica – Dovere di informazione – Omissione – Diritto alla salute – Consenso informato – Fattispecie (Cost. 13, 32; C.c. 1175, 1337, 1338, 1375, 2043, 2236)
“In tema di terapia chirurgica, affinché il paziente sia in grado di esercitare consapevolmente il diritto, che la Carta Costituzionale gli attribuisce, di scegliere se sottoporsi o meno all’intervento, incombe sul sanitario uno specifico dovere di informazione circa i benefici e le modalità dell’operazione, nonché circa i rischi prevedibili in sede post-operatoria; dovere questo che, nel campo della chirurgia estetica, ove si richiede che il paziente consegua un effettivo miglioramento del suo aspetto fisico globale, è particolarmente pregnante; con la conseguenza che l’omissione di tale dovere, al di la della riuscita dell’intervento previsto ed indipendentemente dalla natura di mezzi dell’obbligazione di prestazione d’opera professionale, non esonera il sanitario da responsabilità, sia contrattuale che extracontrattuale, qualora si verifichi – come esito dell’intervento stesso – un evento dannoso“.
Con particolare riferimento alla natura degli obblighi a carico del chirurgo estetico, la pronuncia in commento dà atto dell’esistenza di due opposti orientamenti che qualificano tale obbligazione, rispettivamente, come obbligazione di risultato (cfr. Cassazione n. 10014/1994) e come obbligazione di mezzi (Cassazione n. 12253/1997).
Il Tribunale di Milano, senza aderire in maniera esplicita ad alcuna delle prospettate ricostruzioni, osserva che, a prescindere dalla qualificazione dell’obbligazione in esame come di mezzi o di risultato, sia indubbio che chi si rivolge ad un chirurgo plastico lo fa per finalità spesso esclusivamente estetiche e, dunque, per rimuovere un difetto e per raggiungere un determinato risultato, e non per curare una malattia. Ne consegue che il risultato rappresentato dal miglioramento estetico dell’aspetto del paziente non è solo un motivo, ma entra a far parte del nucleo causale del contratto e ne determina la natura.
In tale contesto, il ricorso alla chirurgia estetica risulta essere spasmodico –e, per certi versi, oserei dire pericoloso-: in Italia, nel 2014, sono stati eseguiti oltre un milione di interventi di chirurgia e di medicina a fine estetico.
I problemi che tale chirurgia (ancora oggi) crea, sul piano giuridico, sono tre: uno, legato alla sua legittimazione; uno correlato al tipo di obbligazione assunta dal chirurgo che operi interventi di questo tipo; una relativa al contenuto e all’ampiezza dell’informazione da fornire al paziente che voglia “rifarsi”.
L’attività medica è giuridicamente inquadrabile come una professione intellettuale, disciplinata nei suoi profili generali dagli artt. 2229-2238 c.c.; l’applicabilità alla professione medica di tali disposizioni e del disposto di cui all’art. 2230 in tema di prestazione d’opera intellettuale, è uno di quegli argomenti logico-giuridici che ha permesso d’inquadrare la responsabilità medica come una responsabilità di tipo contrattuale.. Tale concetto, e quello collegato di “contratto sociale”, hanno trovato un saldo riconoscimento nella giurisprudenza di legittimità a partire dalla sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 577/2008, sino alla più recenti pronunce della Suprema Corte (da ultimo la sentenza della Corte di Cassazione n. 6093/2013).
nfine, nel caso si rendesse necessario un secondo intervento allo scopo di ridurre i danni provocati dal primo, potranno rilevare una serie di ulteriori fattori quali, ad esempio, dal punto di vista patrimoniale, il maggior onorario per il chirurgo e la nuova degenza in clinica per il paziente, ovvero, dal punto di vista non patrimoniale, il nuovo possibile trauma psichico del paziente (v. Cass. civ., sez. III, 20 settembre 2004, n. 18853).
Il dovere di informazione è particolarmente pregnante nell’attività della medicina e chirurgia estetica in quanto il medico “oltre alla prospettazione dei possibili rischi del trattamento proposto, concerne anche la conseguibilità o meno del miglioramento estetico perseguito dal cliente in relazione alle esigenze della sua vita professionale e di relazione”. Già nel 1985 la Corte di Cassazione con sentenza numero 4394 del 8 agosto, aveva confermato la condanna al risarcimento del danno del chirurgo estetico che non aveva assolto il dovere di informazione riguardo al residuato di cicatrici, anche mediante l’esibizione di alcune fotografie relative ad interventi di analoga natura. Il caso si riferisce ad una danzatrice professionale spogliarellista che si era sottoposta ad un intervento di chirurgia plastica del seno.
In via generale, è opportuno richiamare il consolidato orientamento della Corte di Cassazione secondo il quale “in tema di responsabilità civile nell’attività medico-chirurgica, ove sia dedotta una responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e/o del medico per l’inesatto adempimento della prestazione sanitaria, il danneggiato deve fornire la prova del contratto (o del “contatto”) e dell’aggravamento della situazione patologica (o dell’insorgenza di nuove patologie per effetto dell’intervento) e del relativo nesso di causalità con l’azione o l’omissione dei sanitari, secondo il criterio, ispirato alla regola della normalità causale, del “più probabile che non”, restando a carico dell’obbligato – sia esso il sanitario o la struttura – la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti siano stati determinali da un evento imprevisto e imprevedibile” (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 975 del 16/0 1/2009).
COME DEVE ESSERE IL CONSENSO INFORMATO ?
Il medico (e la struttura sanitaria nell’ambito della quale egli agisce) debbono fornire, in modo completo ed esaustivo, tutte le informazioni scientificamente acquisite sulle terapie che si vogliono praticare, o sull’intervento chirurgico che si intende eseguire, illustrandone le modalità e gli effetti, i rischi di insuccesso, gli eventuali inconvenienti collaterali. Tendenzialmente anche gli esiti anomali o poco probabili – se noti alla scienza medica e non del tutto abnormi – debbono essere comunicati, sì che il malato possa consapevolmente decidere se correre i rischi della cura o sopportare la malattia, soprattutto nei casi in cui non si tratti di operazione indispensabile per la sopravvivenza.
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» 3 Chiunque, abbandonando il domicilio domestico [452, 1432, 146 c.c.], o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori (1) [147, 316 c.c.]o alla qualità di coniuge [143, 146 c.c.], è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 euro a 1.032 euro.
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» AVVOCATO PER SUCCESSIONE EREDI TESTAMENTO BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA SUCCESSIONE QUOTE SRL SUCCESSIONE LEGITTIMA CONIUGE Le partecipazioni sono liberamente trasferibili (1) per atto tra vivi e per successione a causa di morte, salvo contraria disposizione dell’atto costitutivo [2284, 2322, 2462, 2471, 2468]. Qualora l’atto costitutivo preveda l’intrasferibilità delle partecipazioni o ne subordini il trasferimento al gradimento (2) di organi sociali, di soci o di terzi senza prevederne condizioni e limiti, o ponga condizioni o limiti che nel caso concreto impediscono il trasferimento a causa di morte, il socio o i suoi eredi possono esercitare il diritto di recesso ai sensi dell’articolo 2473. In tali casi l’atto costitutivo può stabilire un termine, non superiore a due anni dalla costituzione della società o dalla sottoscrizione della partecipazione, prima del quale il recesso non può essere esercitato .
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» MALASANITA’ FORLI SENTENZA TRIB FORLI’ INFEZIONE DANNO CASA DI CURA RISARCIMENTO Nella responsabilità medica, se invocata a titolo contrattuale sul presupposto di un rapporto contrattuale “da contatto” intercorso tra il paziente e il medico o la struttura sanitaria, l’onere probatorio per il paziente danneggiato consiste nella dimostrazione che l’esecuzione della prestazione si è inserita nella serie causale che ha condotto all’evento dannoso, rappresentato dalla persistenza della patologia per cui era stata richiesta la prestazione oppure da un suo aggravamento fino a comportare una nuova patologia ovvero il decesso del paziente. Al contrario l’ente ospedaliero deve fornire la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente, con l’osservanza di tutte le regole di prevenzione ed igiene ed anche di aver adottato tutte le procedure, i protocolli e le linee guida idonei a fornire agli operatori sanitari le indicazioni necessarie per un corretto svolgimento della prestazione sanitaria e che gli esiti peggiorativi siano determinati da un esito imprevisto ed imprevedibile. Ai fini della determinazione del quantum risarcitorio, la legge 189/2012 non ha efficacia retroattiva. Ne consegue che per i fatti verificatisi anteriormente all’entrata in vigore di tale legge, l’importo è determinato facendo rifermento alla tabella in uso presso il Tribunale di Milano.
» Tribunale di Forlì 20.02.2016, est. Ramacciotti. Responsabilità medica – danno biologico proprio e iure hereditatis – danno terminale biologico onere della prova – quantificazione del danno art. 1228 c.c. – nesso di causalità danno biologico da invalidità temporanea totale e parziale danno biologico permanente – personalizzazione del danno –danno non patrimoniale – danno morale “ il paziente danneggiato deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia, nonché deve allegare l’inadempimento del debitore, che appaia astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato; rimane a carico del debitore l’onere di dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante; in altre parole, il debitore dovrà dimostrare o che nessun rimprovero di scarsa diligenza o di imperizia possa essergli mosso, oppure che, pur essendovi stato un suo inesatto adempimento, questo non abbia avuto alcuna incidenza causale sulla produzione del danno.
» RINUNCIA ALL’EREDITA’ QUANDO LA RINUNCIA E’ INEFFICACE AVVOCATO SUCCESSIONI BOLOGNA CESENA FORLI RAVENNA
» RINUNCIA EREDITA’ BOLOGNA AVVOCATO ESPERTO
» SUCCESSIONE FORLI RAVENNA CESENA TRIB FORLI SENTENZA SIMULAZIONE PREZZO VENDITA E DONAZIONE Trib. Forlì, Sentenza parziale 3879/2010 del 10.03.2015, Pres. Pescatore est. Ramacciotti Successione – Azione di simulazione relativa – Prescrizione – Dies a quo.
» FORLI CESENA BOLOGNA CAUSE EREDITARIE AVVOCATO ESPERTO DOMANDA la delazione basta per acquisire la qualita’ di erede? No occorre anche l’accettazione
» CASS SEZ UNITE RISARCIMENTI PUNITIVI la sentenza del 23 settembre 2008, esecutiva, della Circuit Court of the 17th Judicial Circuit for Broward Count (Florida), confermata in appello dal District Court of Appeal of the State of Florida, dell’U agosto 2010, che aveva concannato la società italiana AXO Sport spa a pagare la complessiva somma di dollari USA 1.436.136,87, oltre interessi al tasso annuo dell’11% , a seguito di procedimento giudiziario svoltosi davanti a quell’autorità;
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» Contratti gallerie d'arte e mostre d'artisti
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