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Timestamp: 2017-03-29 11:53:11+00:00
Document Index: 64478323

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 1', 'art. 54', 'art.1', 'art. 11', 'art.3', 'art. 9', 'art. 186']

Per una famiglia adottiva - PDF
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Adolfo Spano
1 Per una famiglia adottiva Informazioni per le famiglie interessate all adozione internazionale Presidenza del Consiglio dei Ministri Ministro per le Pari Opportunità Commissione per le adozioni internazionali Autorità centrale per la Convenzione de l Aja del 19932 3 Per una famiglia adottiva Informazioni per le famiglie interessate all adozione internazionale Presidenza del Consiglio dei Ministri Ministro per le Pari Opportunità Commissione per le adozioni internazionali Autorità centrale per la Convenzione de l Aja del 19934 Elaborazione testi Melita Cavallo Presidente della Commissione per le Adozioni Internazionali Illustrazioni Emanuele Luzzati Per informazioni Segreteria Tecnica della Commissione per le Adozioni Internazionali Via Barberini 38, Roma Tel Fax Direzione Segreteria Tecnica Coordinamento Editoriale Maria Teresa Vinci5 Presentazione Questo opuscolo è dedicato a chi intende adottare un bambino straniero. Una scelta lodevole che punta a dare una famiglia ed futuro migliore ad un essere umano nato in condizioni sfortunate. Obiettivo della pubblicazione è accompagnare le coppie che intraprendono il percorso dell adozione internazionale attraverso tutti i vari passaggi: i servizi sociosanitari e i tribunali, gli enti autorizzati italiani e le autorità straniere. Un percorso delicato in cui ciascun soggetto ha un ruolo preciso e specifici compiti, come gli aspiranti genitori hanno, in ogni fase del procedimento, precisi diritti che è importante conoscere. Confido che le informazioni contenute in queste pagine siano un aiuto concreto e chiaro per aiutare tutte le famiglie a compiere più serenamente quel grande atto d amore che è un adozione. Ministro Per le Pari Opportunità6 La Commissione per le Adozioni Internazionali La Commissione per le Adozioni internazionali è il luogo dove i mondi si incontrano per diventare famiglie; essa si configura perciò come un motore di rara efficacia sociale per un evoluzione culturale che rafforza il principio costituzionale della solidarietà e riconosce come ricchezza e valore la multietnicità. 47 La storia dell adozione L adozione di un bambino da parte di una famiglia, perché quella di origine non è in grado di occuparsene, è una forma di accoglienza vecchia quanto il mondo. Un tempo si trattava di bambini abbandonati per strada, sulla porta o sulla panca di una chiesa, nelle ruote dei brefotrofi; bambini nati da donne già cariche di figli e non in grado, per l'estrema povertà, di allevarne altri; da donne nubili incapaci di reggere il peso della vergogna ; da adultere; da donne vittime di violenza familiare: in una parola, bambini frutto di gravidanze indesiderate. Questi bambini venivano affidati a famiglie economicamente e socialmente ben inserite, spesso perché prive di figli e desiderose di averne. L adozione è stata per secoli lo strumento giuridico per ottenere un erede, restando la motivazione di solidarietà soltanto sullo sfondo. Nella seconda metà del secolo scorso si sono registrati nel nostro Paese forti cambiamenti sociali, culturali e conseguentemente normativi che hanno portato la madre nubile ad essere accettata ed aiutata, il figlio nato dalla relazione extraconiugale ad essere riconosciuto, la contraccezione a diffondersi. In Italia, dunque, da una parte, sono stati accettati quei bambini che una volta erano rifiutati, dall'altra sono nati meno bambini, mentre, contemporaneamente si attivavano sul territorio interventi di sostegno della famiglia numerosa e di quella in difficoltà; perciò il numero dei bambini adottabili è andato, nel complesso, fortemente diminuendo. Intanto, però, la domanda di un bambino da adottare andava aumentando sia perché la cultura dell'adozione si era ormai diffusa su tutto il territorio nazionale, sia perché la nostra società migliorava economicamente, ed ancora perché si registrava l'aumento della sterilità di coppia. Va, inoltre, sottolineato che non solo il numero di bambini italiani da adottare si andava riducendo, ma quelli disponibili per l'adozione erano sempre più grandicelli e sempre più difficili, perché provenienti da famiglie multi-problematiche, irreversibilmente inadeguate ad allevare i loro figli per motivi legati di volta in volta alla malattia mentale, alla tossicodipendenza, all'alcolismo, alla delinquenza, al maltrattamento e all'abuso; e va pure aggiunto che, proprio per questi motivi, le procedure giudiziarie divenivano sempre più lunghe e complesse. Ecco perché le coppie cominciarono progressivamente ad orientare il loro progetto familiare verso i paesi stranieri, dove la natalità era altissima e il livello di povertà estremo, dove quindi l'infanzia abbandonata era ancora fenomeno diffuso e massivo. Il desiderio di un figlio si rivolge così a quei 58 paesi stranieri dove le guerre, le carestie, le malattie endemiche, la radicata povertà creano sacche di emarginazione ed abbandono di migliaia e migliaia di bambini. Questo orientamento si registra non solo in Italia, ma in tutti i paesi dell'europa occidentale e dell'america del Nord, Stati Uniti e Canada: il progetto di adozione delle famiglie appartenenti ai paesi economicamente forti si indirizza, dunque, verso i paesi del Terzo mondo. È avvenuto così che il desiderio di un figlio ha superato i confini nazionali, e i nostri concittadini sono andati ad adottare nei paesi stranieri. La legge ha rincorso il fenomeno, e lo ha disciplinato già nel 1983 con la legge 184, e poi, molto più compiutamente, nel 1998 con la legge 476. Con quest ultima legge lo Stato italiano ha ratificato la Convenzione Internazionale sottoscritta a L'Aja il 29 maggio 1993 su "L adozione dei minori e la cooperazione internazionale". La Convenzione de L Aja è lo strumento utile e necessario per armonizzare le legislazioni degli Stati ratificanti, affinché in qualsiasi parte del mondo un bambino versi in stato di abbandono, e in qualsiasi parte del mondo ci sia una coppia disponibile ad essere famiglia per quel bambino abbandonato, le procedure necessarie perché il bambino diventi figlio della coppia siano uniformi, corrette e trasparenti, e siano effettivamente svolte in modo da realizzarne il superiore interesse. A tal fine la Convenzione prevede una Autorità Centrale, che in Italia è rappresentata dalla Commissione per le Adozioni Internazionali, la quale è competente per verificare la regolarità di ogni procedura di adozione pronunciata dalle competenti Autorità di un paese straniero; in aggiunta a questa funzione di controllo, la Commissione per le Adozioni Internazionali ha anche funzioni di raccordo tra le istituzioni coinvolte nel percorso di adozione, nonché un ruolo di verifica e di vigilanza sugli enti che essa stessa ha autorizzato quali intermediari tra la coppia ed il paese straniero. 69 La scelta dell adozione L importanza delle motivazioni Avere un figlio adottivo è aprire nella propria famiglia uno spazio non solo fisico, ma soprattutto mentale per l accoglienza di un bambino o di una bambina, generato da altri, con una sua storia, e che ha bisogno di continuarla con dei nuovi genitori, con cui formerà una vera famiglia, come una sua seconda possibilità di vita. Solo così, partendo dal desiderio di avere un figlio, e costruendovi sopra un percorso personale e di coppia che sia di vera accoglienza, si può iniziare correttamente la strada dell adozione. Adottare un bambino straniero Nel caso dell adozione di un bambino straniero questo percorso è più articolato ma per molti versi anche più ricco. L adozione internazionale permette di accogliere a far parte integrante della propria famiglia bambini di altri paesi, con cultura, lingua, tradizioni diverse. Per questo, per tutelarne i diritti, la normativa si fa più complessa, ma oggi offre in cambio la sicurezza sullo stato di abbandono del bambino, una più approfondita preparazione ed un migliore sostegno alle coppie che hanno deciso di intraprendere questo percorso. 710 Requisiti per l adozione I requisiti per l adozione internazionale sono gli stessi che per l adozione nazionale, e sono previsti dall art. 6 della legge 184/83 (come modificata dalla legge 149/2001) che disciplina l adozione e l affidamento e che riteniamo utile riportare perché il suo contenuto interessa più di ogni altro le coppie. "L adozione è permessa ai coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni, o che raggiungano tale periodo sommando alla durata del matrimonio il periodo di convivenza prematrimoniale, e tra i quali non sussista separazione personale neppure di fatto e che siano idonei ad educare, istruire ed in grado di mantenere i minori che intendano adottare." Riguardo all età, secondo la legge: - la differenza minima tra adottante e adottato è di 18 anni; - la differenza massima tra adottanti ed adottato è di 45 anni per uno dei coniugi, di 55 per l'altro. Tale limite può essere derogato se i coniugi adottano due o più fratelli, ed ancora se hanno un figlio minorenne naturale o adottivo. Ciò vuol dire che se la futura madre ha 47 anni ed il futuro padre 56, la coppia può adottare un bambino non più piccolo di 2 anni. Se la futura madre ha 54 anni ed il futuro padre 63, la coppia può adottare un bambino non più piccolo di 8 anni. Se la futura madre ha 50 anni ed il futuro padre 68, la coppia può adottare un ragazzino di 13. I limiti di età introdotti dalla legge hanno lo scopo di garantire all adottato genitori idonei ad allevarlo e seguirlo fino all età adulta, in una condizione analoga a quella di una genitorialità naturale. Questo dice la nostra legge; ma poiché l'abbinamento con il bambino adottabile è deciso dall'autorità straniera, i limiti che il nostro legislatore ha spostato molto in avanti, per permettere anche a coppie non giovani di adottare, hanno poca efficacia nella realtà, perché la maggior parte dei paesi stranieri privilegia le coppie giovani. Quindi, per adottare bisogna: - essere in due; - essere coniugati al momento della presentazione della dichiarazione di disponibilità; - provare documentalmente o per testimonianza, ove il matrimonio sia stato contratto da meno di tre anni, la continua, stabile, perdurante convivenza antecedentemente alla celebrazione del matrimonio per un periodo almeno pari al complemento a 3 anni; Chi può adottare 811 - non avere in corso nessun procedimento di separazione, nemmeno di fatto. Infine, gli aspiranti genitori adottivi devono essere idonei ad educare ed istruire, e in grado di mantenere i minori che intendono adottare È chiaro che per questi ultimi requisiti non si può procedere, come per i precedenti, con una semplice verifica formale, ma occorre una valutazione più complessa nel merito, cioè nei contenuti e nelle modalità del rapporto di coppia, che viene espletata dai Tribunali per i minorenni e realizzata tramite i servizi socio-assistenziali degli Enti locali, anche in collaborazione con i servizi delle aziende sanitarie locali; e ciò perché l'interdisciplinarità è necessaria per un'osservazione corretta della relazione di coppia e della sua reale disponibilità ad accogliere un figlio, delle sue risorse a fronteggiare le eventuali difficoltà di inserimento. 912 Le domande più frequenti Può adottare la persona singola in via internazionale? No, il single può adottare solo in Italia, ma la situazione del bambino adottabile deve potersi inquadrare nei casi particolari, nei quali viene tenuta in considerazione la particolare relazione affettiva tra il minore e la persona singola; questo particolare legame, che viene ad acquistare rilevanza giuridica, deve essere precedente all accertamento dello stato di abbandono. Facciamo il caso di un bambino, i cui genitori sono irreversibilmente inadeguati, e si trova, quindi, in stato di abbandono per mancanza totale di cure o perché viene maltrattato gravemente: ebbene, se questo minore ha sempre trovato rifugio alle sue sofferenze nella sua maestra o in una vicina di casa o in una lontana parente, il giudice che istruisce il caso, quando apprenderà del profondo legame affettivo e avrà valutato che non può essere spezzato senza produrre gravi danni psicologici al bambino, può riconoscere quel legame e ritenere il caso come particolare; il tribunale pronunzierà l'adozione del bambino alla persona singola; questa adozione, a differenza dell'adozione piena e legittimante, mantiene i rapporti del bambino con la famiglia di origine e non sostituisce il cognome della persona singola a quello del bambino, ma lo aggiunge. Può adottare una coppia di fatto? No. Lo stato di convivenza viene, però, preso in considerazione se precedente al matrimonio: se non ci sono i tre anni di matrimonio - richiesti dalla legge - perché i coniugi sono sposati solo da pochi mesi, ma hanno convissuto per un periodo che, cumulato ai mesi di matrimonio, raggiunge i tre anni, possono dichiarare la loro disponibilità. La convivenza sarà accertata come stabile e continuativa attraverso prove documentali o testimoniali. Gli Italiani residenti all'estero possono adottare secondo la legge dello Stato in cui risiedono? Sì, ma solo se vi risiedono da almeno due anni. 1013 Può una coppia adottare in un paese nel quale non operano enti? Sì, ma soltanto se può documentare motivi validi (esempi: uno dei due coniugi è cittadino di quel paese o vi ha vissuto o vi ha lavorato per un certo periodo di tempo). In questo caso sarà seguito dal Servizio Sociale Internazionale Sezione Italiana, previa autorizzazione della Commissione per le Adozioni Internazionali. 1114 La nuova legge sulle adozioni internazionali (legge n. 476/98) ha ratificato la Convenzione internazionale de L Aja del 29 maggio 1993 "per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale", modificando la legge che disciplinava l adozione e l affidamento (legge n. 184/83) e ha introdotto dei profondi cambiamenti al sistema fino ad allora in vigore. È necessario quindi conoscerne bene i contenuti, per iniziare correttamente le procedure e per poter godere delle facilitazioni introdotte a beneficio delle coppie adottive. Alcuni principi È opportuno premettere alcune considerazioni sull adozione internazionale e sui principi che la regolano, contenuti nella Convenzione Internazionale de L Aja e nelle nostre leggi sull adozione, sia la legge n. 184/83, sia la legge n. 476/98, sia ancora la legge n.149/2001. Possiamo schematizzarli nel modo seguente: - ogni bambino ha diritto di essere amato e di crescere nella propria famiglia; - il bambino che, in qualsiasi parte del mondo si trovi, risulta abbandonato e senza alcun parente idoneo a prendersi cura di lui ha diritto ad una nuova famiglia, quella adottiva; essa deve essere individuata prioritariamente nel suo stesso paese d origine; ma se ivi una famiglia adottiva non viene reperita, il bambino potrà essere collocato in adozione anche presso una famiglia straniera residente all'estero. Perché questo sia possibile è necessario che si instauri una procedura di verifica dello stato di abbandono di quel bambino e che essa si concluda con l'accertamento della assoluta irreversibile incapacità della sua famiglia di origine, ove esistente, ad allevarlo. Ciò significa che un bambino può essere adottato da cittadini stranieri solo dopo che siano stati fatti tutti i tentativi per un sostegno economico e sociale alla sua famiglia di origine, e solo dopo che il tentativo di trovare una famiglia affidataria o adottiva nel suo stesso paese sia risultato vano o addirittura inesperibile. I bambini hanno, dunque, il diritto di crescere nel proprio paese; infatti la legge sottolinea la necessità di reperire per i minori in stato di abbandono sistemazioni adeguate in famiglia nel loro paese d origine. Questo principio della legge internazionale tende ad impedire, attraverso un messaggio profondamente etico, prima ancora che giuridico, che gli Stati cosiddetti industrializzati, profittando della gravità delle condizioni economiche di alcuni paesi, possano fare pressione per ottenere l adozione, invece di svolgere una corretta politica di cooperazione internazionale, ispirata alla solidarietà. L adozione internazionale e la nuova normativa 1215 Dal vecchio al nuovo La nuova normativa italiana, a seguito della ratifica della Convenzione de L Aja, completa la nostra legislazione in materia di adozione internazionale, promuovendo una maggiore tutela dei diritti del bambino straniero adottato, il cui benessere psicofisico deve essere al centro di tutto il percorso. A tal fine introduce nuovi soggetti con ruoli significativi nell iter dell adozione internazionale, e porta alcuni cambiamenti nelle funzioni di altre figure già esistenti. Il nuovo sistema entra pienamente in vigore con la approvazione e la pubblicazione dell Albo degli enti autorizzati all intermediazione in materia di adozione internazionale. Tale pubblicazione fu disposta dalla Commissione per le Adozioni Internazionali, la quale, avendo valutato positivamente la capacità organizzativa delle associazioni istanti, le ha autorizzate ad operare inserendole nell'albo. La Commissione per le Adozioni Internazionali giunge a questa valutazione positiva a seguito di approfondite indagini, finalizzate ad accertare il livello organizzativo delle associazioni, la serietà e la moralità dei loro componenti, le capacità professionali dei loro operatori, in ragione soprattutto della metodologia seguita nel percorso di informazione, accompagnamento e sostegno delle coppie. Il primo Albo fu pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 31 ottobre 2000 e divenne efficace il 16 novembre 2000; il che significò che le coppie all'indomani avrebbero potuto conferire ad uno di quegli enti il loro mandato. Va precisato, però, che l'ente autorizzato, affinché possa essere effettivamente operativo nel paese straniero per il quale ha ottenuto l'autorizzazione, deve essere accreditato dalle competenti Autorità di quel paese; ciò vuol dire che deve ottenere formalmente, o nei fatti, una sorta di placet, di licenza ad operare come intermediario nelle procedure di adozione dei bambini abbandonati in quel paese. La Commissione per le Adozioni Internazionali, con delibera n 11/2004/AE/SG del 16 marzo 2004, ha stabilito che fin quando l'ente non è accreditato dalle competenti Autorità del paese straniero non può assolutamente accettare dalle coppie mandato per quel paese. La vecchia normativa prevedeva anche la partecipazione degli enti nel percorso di adozione, ma solo come facoltà ed opportunità riconosciuta alle coppie, e soprattutto non era per le associazioni di intermediazione previsto l'obbligo di essere autorizzate prima di proporsi alle coppie per l'affiancamento nel percorso di adozione all'estero. La nuova legge prevede, invece, che solo gli enti autorizzati dalla Commissione per le Adozioni Internazionali sono legittimati ad occuparsi delle procedure in materia di adozione internazionale e che il loro intervento è obbligatorio per le coppie che intendono adottare in un paese straniero. 1316 Non più fai da te La prima novità, che riguarda da vicino chi si accinge ad iniziare una procedura di adozione internazionale, è, dunque, senz altro il superamento della prassi comunemente definita fai da te, secondo la quale, nei procedimenti di adozione internazionale, la coppia poteva, dopo aver ottenuto dal Tribunale per i minorenni il decreto di idoneità, procurarsi all estero il bambino, dove e come voleva. In effetti il riferimento per collegarsi col paese straniero poteva essere un legale, un associazione di volontariato o culturale, un missionario, una suora o qualche mediatore privo di scrupoli, cioè un affarista provvisto di collaboratori di fiducia all estero. Questa prassi aveva generato in tutti i paesi stranieri un vero e proprio mercato delle adozioni internazionali, come risposta al desiderio del figlio "bello, piccolo e sano". Questo sistema, o meglio questo "non sistema", che lasciava piena libertà alle coppie, le esponeva di contro a situazioni di gravissimo rischio: non poche di esse sono tornate senza aver adottato e con le tasche vuote; molte hanno scoperto solo in seguito che il bambino adottato era stato sottratto all'istituto o direttamente ai poverissimi genitori. Ma il "fai da te", soprattutto, ha espropriato non infrequentemente il bambino del suo diritto ad una procedura di adozione corretta. Istituzione dell Autorità Centrale Come già detto, altro elemento fondante del nuovo sistema è la costituzione nel nostro paese di un Autorità Centrale in materia di adozioni internazionali. Questo organismo, previsto dalla Convenzione de L Aja, effettua il controllo sulle procedure di adozione svolte all'estero, collaborando con le Autorità Centrali degli altri Stati ratificanti della Convenzione e con le competenti Autorità degli Stati non ratificanti e non firmatari, al fine di garantire che l intero percorso della procedura di adozione, che va dalla cessazione del rapporto con la famiglia di origine alla costruzione di una nuova identità familiare in un nuovo paese, abbia tutti i requisiti per realizzare la piena tutela del bambino. Essa è competente, come già descritto, anche a valutare la domanda proposta da un'associazione per ottenere l'autorizzazione ad operare nel campo dell'adozione internazionale e, conseguentemente, a controllare l'operato dell'ente autorizzato sia in Italia che all'estero. Quindi l adozione internazionale è seguita dalle Autorità dei due Stati coinvolti, quello delle coppie adottanti e quello dei minori che verranno adottati. E queste Autorità garantiscono ogni fase della procedura, dall accertamento dello stato di abbandono del bambino all abbinamento coppia-bambino, al provvedimento finale di adozione, al trasferimento del bambino nel nuovo paese. L Autorità Centrale italiana controlla la regolarità della documentazione 1417 necessaria per definire la procedura di adozione e autorizzare l'ingresso del bambino adottato in Italia. La Convenzione prevede anche che alcune delle funzioni della Autorità Centrale possano essere delegate agli enti autorizzati. Questo avviene, in generale, quando entrambi gli Stati impegnati nella procedura di adozione internazionale sono firmatari e hanno ratificato la Convenzione de L Aja. Quando l Italia intrattiene rapporti con uno Stato che non è firmatario è auspicabile la stipula di accordi bilaterali i quali rendano compatibili le due procedure in riferimento al percorso di adozione; tali accordi vengono promossi e curati dalla Autorità Centrale, ma firmati dai rappresentanti dei rispettivi Governi. Anche tra due paesi Aja possono intercorrere accordi, ma più frequentemente vengono sottoscritti dei protocolli operativi. Nel nostro Paese l Autorità Centrale è la Commissione per le Adozioni Internazionali; essa opera dal maggio Nel suo primo anno di vita è stata presieduta dal Consigliere Luigi Fadiga, e per quelli successivi dal Consigliere Carmela Cavallo. Con l'istituzione dell'autorità Centrale, i soggetti coinvolti nella procedura adozionale diventano 4: - il Tribunale per i minorenni; - l'ente locale; - l'ente autorizzato; - la Commissione per le Adozioni Internazionali. 1518 Il Tribunale per i minorenni In Italia i Tribunali per i minorenni sono 29; sono uffici giudiziari specializzati per trattare le situazioni nelle quali sono coinvolti i soggetti minori di età; essi sono, quindi, competenti per buona parte della materia familiare ed in particolare per le adozioni nazionali ed internazionali; sono composti da giudici tecnici e giudici onorari esperti nelle scienze umane. Questa composizione assicura, nel caso dell adozione, una valutazione finale equilibrata e completa riguardo alla competenza genitoriale della coppia che si esprime nel decreto di idoneità. La nuova legge sull adozione internazionale mantiene il ruolo del giudice minorile anche quale garante, unitamente alla Commissione per le Adozioni Internazionali, della corretta applicazione della norma. Il Tribunale per i minorenni ha, infatti, due funzioni fondamentali, svolte all inizio e alla fine dell iter procedurale: è competente per il rilascio del decreto di idoneità che, valutate le capacità educativo-assistenziali degli aspiranti genitori, legittima i coniugi ad iniziare la procedura nel paese straniero; È, inoltre, competente per l eventuale approfondimento della maturata maggiore disponibilità degli aspiranti genitori adottivi, ove questi ultimi chiedano l estensione delle indicazioni contenute nel decreto di idoneità. Questa richiesta di estensione non deve essere inoltrata dopo la proposta di abbinamento da parte dell Autorità straniera, in quanto il bambino in concreto abbinato è più grande o più piccolo rispetto all età indicata nel decreto di idoneità, o perché sono stati proposti più bambini rispetto al numero previsto nel decreto, ma ben prima, quando cioè la coppia, avendo assunto informazioni più approfondite dall ente autorizzato ed essendosi confrontata con la realtà dei bambini abbandonati, abbia maturato una maggiore disponibilità rispetto a quella manifestata all inizio, sia in relazione all età, sia in relazione al numero dei bambini che si è disposti ad adottare. È competente, al termine dell iter procedurale, quando il bambino adottato ha fatto ingresso in Italia, a disporre la trascrizione del provvedimento straniero di adozione nei registri dello Stato Civile. È competente, nei casi in cui l Autorità straniera non pronuncia un provvedimento di adozione (ma di affidamento a scopo di adozione), a riconoscere il provvedimento straniero come affidamento preadottivo e a seguire, per la durata di un anno, l inserimento del minore straniero, nonché, conclusosi positivamente l anno di affidamento preadottivo, a pronunciare l adozione e, conseguentemente, a ordinarne la trascrizione nei registri dello Stato Civile. 1619 Gli Enti locali e i servizi territoriali La relazione socio-ambientale La nuova normativa rafforza ed estende i compiti dei servizi socio-assistenziali degli Enti locali e chiama in causa anche i servizi sanitari, in un ottica di intervento integrato, affinché l osservazione della coppia sia quanto più completa e corretta possibile. In particolare, assegna ai servizi il compito di informare le coppie sull adozione internazionale e sulle relative procedure, e di preparare gli aspiranti genitori ad accogliere un figlio adottivo; la stessa preparazione è prevista per le coppie disponibili all adozione nazionale e per quelle disponibili all adozione internazionale; per queste ultime c è un ulteriore percorso, nel quale vengono seguite e sostenute dall ente autorizzato e accreditato. Il percorso formativo è documentato in una relazione, il più possibile esauriente e completa, che viene redatta unitamente dai servizi sociali e da quelli sanitari. Tale relazione viene inviata al Tribunale per i minorenni, per la valutazione ai fini del rilascio del decreto di idoneità e, in seguito, debitamente tradotta, viene trasmessa, insieme con gli altri documenti richiesti, alle Autorità competenti del paese straniero prescelto, che su di essa fonderanno la valutazione ai fini dell abbinamento. Spesso, però, accade che i servizi vengano richiesti di effettuare degli approfondimenti della relazione iniziale, quando quest ultima non riesce ad offrire quegli elementi necessari per definire la sussistenza o meno dei requisiti richiesti dalla legge ai fini del rilascio del decreto di idoneità. La legge individua specificamente gli elementi per la valutazione, demandata al Tribunale per i minorenni; essi riguardano le caratteristiche della coppia e la sua capacità di rispondere alle problematiche di un adozione internazionale. Si inizia, infatti, con l esame della storia personale e di coppia, con approfondimenti sull ambiente sociale e familiare allargato che andrà ad accogliere il bambino. Vengono quindi acquisiti elementi sulle motivazioni che hanno condotto alla scelta di adottare e alla capacità degli aspiranti genitori di farsi carico di un adozione internazionale. Tale raccolta verrà realizzata con diverse modalità, come ad esempio colloqui personali o di coppia con l assistente sociale e lo psicologo. Gli incontri potranno avvenire presso la sede dei servizi e presso l abitazione della coppia, al fine di poter comporre un quadro che sia il più completo possibile. Saranno anche effettuati accertamenti sanitari. Si dovrà, inoltre, consentire alla coppia un autoanalisi delle proprie capacità nei confronti di un percorso di adozione internazionale. L operatore psico-sociale in questa fase sarà al fianco degli aspiranti, per aiutarli a com- 1720 prendere le problematiche dei bambini che vengono adottati. E li porterà a riconoscere le risorse che essi, come genitori, saranno realmente in grado di attivare, per garantire la migliore integrazione familiare e sociale del figlio che verrà di lontano. La relazione dei servizi socio-sanitari ha, quindi, una notevole rilevanza non solo per il giudice italiano, ma anche per l Autorità straniera. Tutte le attività dirette ad informare e a preparare le coppie che si dichiarano disponibili ad adottare in un paese straniero possono essere svolte anche in collaborazione con gli enti autorizzati ed accreditati che operano nella Regione. I servizi, al rientro in Italia della coppia con il bambino, possono contattare e visitare il nucleo familiare, perché il bambino, sin dal momento del suo arrivo, gode di tutti i diritti riconosciuti al minore affidato; quindi, anche del diritto ad un progetto di aiuto per le difficoltà di integrazione che potrebbe manifestare nel nuovo ambiente. La legge prevede espressamente che i servizi, nel primo anno di permanenza in Italia del bambino adottato, svolgano, ai fini di una corretta integrazione dell adottato, sia a livello familiare che sociale, funzioni di sostegno per la famiglia adottiva, ma solo se richiesti. Le Regioni e le Province autonome Anche le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano hanno compiti in materia di adozione internazionale. Secondo la nuova legge esse infatti dovranno svolgere, oltre ad interventi di formazione degli operatori, funzione di rete fra i servizi territoriali e di coordinamento tra i servizi socio-sanitari, gli enti autorizzati ed accreditati e i Tribunali per i minorenni. Le Regioni e le Province autonome hanno, dunque, funzioni organizzative, informative e formative. Inoltre, possono costituire, con legge propria, un servizio per l adozione internazionale, offrendo così alle coppie aspiranti all adozione internazionale la possibilità di conferire incarico ad un amministrazione pubblica. Ciò consente di attuare un sistema pluralistico nel quale i servizi pubblici devono essere visti come ulteriori risorse a disposizione dei bambini in stato di adottabilità nei paesi stranieri e delle coppie aspiranti all adozione residenti nella regione cha ha istituito il servizio. Finora soltanto la Regione Piemonte ha costituito un proprio ente pubblico per le adozioni internazionali che si denomina Agenzia Regionale per le adozioni internazionali ; ad esso possono conferire mandato soltanto le coppie residenti nella Regione Piemonte. 18 Vedere altro
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