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Timestamp: 2018-07-22 03:16:12+00:00
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genova/g8, 2001 | l u c a t l e c o | Pagina 5
G8 di Genova, condanne definitive. Cinque No Global subito in carcere (da La Repubblica)
Al processo contro i dieci “no global” per i fatti del 2001, il procuratore Gaeta aveva chiesto di respingere i ricorsi contro le pene irrogate in appello per i responsabili per un totale di 98 anni e 9 mesi: “Erano consapevoli di compiere un’azione delittuosa”. Gli avvocati: “Ingiustizia è fatta”. Cinque no global subito in carcere, per gli altri
ROMA – Sono state ridotte dalla Cassazione le pene alla maggior parte dei no global imputati per le devastazioni avvenute a Genova durante il G8 del 2001. La sentenza di condanna è ora diventata definitiva. Tutti gli imputati sono stati riconosciuti responsabili del reato di devastazione e saccheggio. La decisione della Cassazione arriva a una settimana dalla condanna dei vertici della Polizia 1 per il blitz alla scuola Diaz. Cinque manifestanti andranno subito in carcere.
Le condanne. Cinque condanne definitive, di cui due confermate e tre con uno sconto di pena; altre cinque condanne annullate con rinvio, affinchè la corte d’appello di Genova valuti un’attenuante. Questa la decisione della Cassazione sulle devastazioni del G8. In particolare, sono diventate definitive le condanne nei confronti di Ines Morasca (6 anni e 6 mesi) e Alberto Funaro (10 anni); condanna definitiva anche per Vincenzo Vecchi, Marina Cugnaschi e Francesco Puglisi, nei cui confronti la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per il solo reato di detenzione di molotov, con conseguente sconto di pena variabile tra 9 e 12 mesi di reclusione. Da rifare invece il processo a Carlo Arculeo, Antonino Valguarnera, Dario Ursino, Carlo Cuccomarino e Luca Finotti per valutare la mancata concessione dell’attenuante di aver agito per “suggestione di una folla in tumulto”. Per quanto riguarda Finotti, la sua pena deve essere scontata anche per l’annullamento definitivo della condanna per detenzione di molotov.
Gli avvocati: “Ingiustizia è fatta”. “Adesso cinque persone devono entrare in carcere e altre cinque devono rifare il processo per la rivalutazione delle attenuanti ma ingiustizia è fatta per la sproporzione abissale delle pene, per danni solo a cose, merci, edifici, rispetto ai funzionari e agenti della Polizia che, pochi giorni fa, hanno chiuso un percorso processuale per sevizie senza pagare alcun prezzo alla giustizia. Perchè le dimissioni dalla Polizia sono una sanzione amministrativa”. Così l’avvocato Francesco Romeo, difensore di uno dei No Global (Dario Ursino) per i quali è stato disposto l’annullamento per la rivalutazione delle attenuanti, ha commentato il verdetto della Cassazione.
La famiglia di Carlo Giuliani. “Ho sempre sostenuto che le condanne comminate in appello per quei 10 ragazzi erano aberranti. Adesso voglio capire se è caduta l’accusa di associazione finalizzata alla devastazione e saccheggio”. Così Giuliano Giuliani, padre di Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso a Genova durante il G8 del 2001, ha commentato la decisione della Cassazione. “Hanno caricato su un manipolo di ragazzi la responsabilità totale di quello che successe allora – ha detto Giuliani – e il computo delle pene fu addirittura più alto di quelle comminate per i massacri della caserma Diaz. La cosa che mi preoccupa è l’accusa di associazione: una norma del codice Rocco recuperato in un’aula di tribunale dell’Italia democratica per giustificare una cosa assurda”.
La requisitoria. La sentenza era stata preceduta dalla requisitoria di Pietro Gaeta, sostituto procuratore della Cassazione. “Per la vastità dei fatti accaduti, le devastazioni compiute a Genova durante il G8 si collocano verso i vertici di una ipotetica scala di gravità sociale del reato e la partecipazione agli atti criminosi di questi 10 imputati non trova la minima giustificazione”. Gaeta non ha avuto titubanze nel parlare di Genova come una città “saccheggiata e devastata”. “Gli imputati – ha proseguito – hanno messo in pericolo l’ordine pubblico” e da parte loro “vi fu da parte di questi una lesione dell’ordine pubblico”. La sentenza d’appello, ha rilevato Gaeta nella sua requisitoria, “ha dato una motivazione esaustiva e dettagliata sui singoli episodi”, dal lancio di pietre, di bottiglie molotov, di sfondamento di vetrine e bancomat, di saccheggio di supermercati”. Il danneggiamento è fine a se stesso – ha detto Gaeta – la devastazione invece dimostra una contrapposizione radicale e assoluta, non negoziabile, con la quale si mette in forse la stessa possibilità di esistere dell’ordine civile. Dove c’è devastazione, non ci può essere altra manifestazione di pensiero”.
Per il magistrato, i dieci avevano “la consapevolezza di partecipare a un’azione delittuosa comune e di porre in essere fatti il cui esito supera la gravità ordinaria del delitto di danneggiamenti”. “Nel momento in cui si rompe una vetrina – dice ancora Gaeta- e si lancia una molotov nel negozio, si è consapevoli che tale gesto è più grave del fatto in sé, del danneggiamento provocato dall’azione. Tutto è stato concertato”.
Manifestazione a Roma. Oltre cento persone hanno sfilato in corteo nelle strade del centro di Roma, partite da Piazza Trilussa verso Largo Argentina per protesta contro la decisione della Cassazione. Alcune uova contenenti anche vernice
sono state lanciate contro il ministero della Giustizia. Giunti davanti al ministero della Giustizia hanno spiegato ai megafoni le ragioni della loro protesta, “contro le condanne in carcere per cinque dei dieci No Global giudicati”
G8, i “devastatori” rischiano cent’anni. “Solo un ricordo, abbiamo cambiato vita” (da Il Corriere della Sera)
Domani la Cassazione si esprime sul processo di appello nei confronti dei manifestanti considerati responsabili delle violenze di piazza. Se il verdetto sarà confermato si spalancheranno subito le porte del carcere per molti. Che da allora hanno cambiato vita
SONO rimasti in dieci, a rispondere della “devastazione ” e del “saccheggio” di Genova durante il G8. Questo resta, della guerriglia urbana di quei giorni di luglio. Per dieci imputati, domani è il giorno della Cassazione, è l’ultimo atto dei maxi-processi del vertice internazionale. Condannati in appello a quasi un secolo di reclusione, i dieci – se la sentenza confermerà il secondo grado – potrebbero finire in galera nei prossimi giorni ma in questa storia non c’è nemmeno un referto medico, solo danni alle cose – si apriranno le porte della prigione. E tranne un paio di loro, un tempo legati a gruppi antagonisti, gli altri non ci sono mai stati, in prigione. Dopo quei giorni del luglio 2001 erano tornati alle loro case, alle loro vite “normali”.
E’ il caso di Alberto Funaro, uno di quelli che, del processo di domani, non lo ha detto a nessuno, del processo di domani. Fa l’infermiere in un ospedale romano. “Se mi assolvono, magari alla direzione sanitaria non vengono a saperlo. Ritorno al mio lavoro, alla mia vita normale. Quella di sempre “.O quello di Carlo Arculeo, che a Palermo gestisce un agriturismo in una riserva naturale, e dicono sia pure un bravo musicista. Lui sente che domani andrà a finire male. “Pagheremo per tutti. Ma almeno basta con questo tormento: sono undici anni che vivo con la paura di vedere la mia vita distrutta. Finiamola “. Se la Cassazione conferma l’appello, lo aspettano otto anni di prigione.
Qualche tempo dopo i fatti di Genova, Ines Morasca e Dario Ursino hanno avuto una bimba: nel frattempo la mamma era stata condannata a sei anni e sei mesi, il papà a sette. Abitano a Messina, lui fa l’educatore, vivono per quella piccola.
Antonino Valguarnera aveva vent’anni. “Ero arrivato a Genova da Palermo. Mai fatto politica o frequentato centri sociali. Ma credevo di poter fare anche io qualcosa per cambiare in meglio questa società”, ricorda. “Il primo giorno del G8, quello della marcia antirazzista, è stato uno dei più belli della mia vita”. Poi quel venerdì degli scontri di piazza, la morte di Carlo Giuliani. E quella Vespa rubata: “All’inizio sembrava un gioco. Seguivamo il corteo, gli scontri. Era come girare a Mondello, e guardare le ragazze. Un’avventura. Poi il fermo, e Bolzaneto”. Quel furto, la contiguità alla guerriglia, gli sono costati otto anni. “Tornato a Palermo sono partito per il militare “. Volontario in Bosnia. “Ero caposquadra, ho ricevuto un encomio e pranzato con l’ex presidente Ciampi”. Nel frattempo era stato identificato da foto e filmati: un black bloc, secondo i pm. ” Alle amministrative si è candidato per il Pd. “La mia fidanzata, architetto, fa il vigile urbano al paese”. Fino ad oggi. Domani, chissà.
In meno di un mese, intanto, la campagna “10×100. Genova non è finita. Dieci, nessuno, trecentomila” ha raccolto in un mese oltre venticinquemila firme (comprese quelle del collettivo Wu Ming, Erri De Luca, Margherita Hack, Elio Germano, Curzio Maltese, Daniele Vicari e Moni Ovadia) che saranno depositate domani in tribunale, chiedendo che venga annullata la sentenza della Corte di Appello genovese che il 9 ottobre 2009 “ha condannato 10 persone a pagare con 100 anni di carcere tutta la mobilitazione della società civile del G8 di Genova, affermando che le persone sono più importanti delle cose”.
La notte della Diaz, dieci anni dopo (da Il Corriere della Sera)
MILANO – Non fu una bella notte quella della Diaz tra il 21 e il 22 luglio del 2001. Invece che la brezza calda dell’estate, a Genova si sentirono le sirene delle ambulanze e i lamenti di chi era stato picchiato rabbiosamente dentro una scuola mentre dormiva. Erano i giorni del Genova Social Forum: giorni di speranze, di festa, di violenze, di scontri e anche di morte. Giorni che segnarono il destino di molte persone e la storia di un movimento popolare che aveva intuito tanti dei temi oggi nell’agenda dei paesi di tutto il mondo. Dentro quella scuola, quella notte, novantatre persone furono pestate e arrestate sulla base di prove che dieci anni dopo la magistratura italiana ha dichiarato false. Ci fu un blackout della democrazia, un cortocircuito istituzionale. Lo ha stabilito la giustizia che intanto ha fatto il suo corso. Dopo il primo grado, l’appello: ora manca la sentenza in Cassazione.
Quella notte non è stata mai dimenticata. Sia da chi era dentro la Diaz, sia da chi era fuori. Uno spartiacque nella storia civile e democratica del nostro dopoguerra. Lorenzo Guadagnucci, giornalista, da sempre attento ai fenomeni della globalizzazione, era a dormire lì dentro quando arrivò l’irruzione delle forze dell’ordine. Vittima e testimone di quei tragici fatti. Vittorio Agnoletto era all’epoca portavoce del Genova Social Forum: si precipitò davanti al portone della Diaz dove gli fu impedito di entrare e porta ancora dentro, dopo tanti anni, l’incubo di quei giorni. Oggi insieme hanno scritto un libro uscito per Feltrinelli: «L’eclisse della democrazia. Le verità nascoste del G8 2001 a Genova». Un libro che – come scrive Andrea Camilleri nella prefazione – «viene a riaprire una memoria, anzi a ribadire una verità, e fa benissimo perché queste non son cose che vanno dimenticate». Siamo tornati con Agnoletto e Guadagnucci davanti a quella scuola di Genova per provare a capire come sia stata possibile la violenza di quella notte e come da allora siamo cambiati, tutti noi e questo Paese.
Diaz, 11 anni da blitz a Cassazione (da L’Unità)
Oltre 60 feriti e 93 giovani, di cui molti stranieri, arrestati e poi prosciolti. Il blitz alla scuola Diaz, dove il Comune di Genova aveva alloggiato i no global del Genoa Social forum giunti nel capoluogo ligure per le manifestazioni contro il G8 del 2001, avviene nella notte tra il 21 e il 22 luglio, poche ore dopo la morte di Carlo Giuliani. Quasi 400 agenti di polizia fanno irruzione nel complesso scolastico, molti no global vengono picchiati, le loro facce insanguinate vengono ritratte in foto e filmati e fanno il giro del mondo.
Molti degli arrestati verranno poi rinchiusi per giorni nella caserma di Bolzaneto, dove subiranno altre violenze. Contro di loro prove che si riveleranno ‘falsè: il blitz, deciso a seguito delle devastazioni messe in atto dai ‘Black bloc’, verrà giustificato con il ritrovamento di due bottiglie molotov all’interno della Diaz, ma le indagini dimostreranno che erano state portate lì dall’esterno. Finiscono sotto inchiesta agenti e alti funzionari: 29 vengono rinviati a giudizio, accusati a vario titolo di falso, arresto arbitrario, lesioni e calunnia. Il tribunale di Genova, il 13 novembre 2008, con una sentenza che sarà al centro di polemiche, assolve 16 imputati – funzionari e dirigenti – mentre ne condanna 13, poliziotti della Celere. La Corte d’appello genovese, però, ribalta il verdetto il 18 maggio 2010: 25 le condanne – tra cui quella di Francesco Gratteri, Giovanni Luperi, Vincenzo Canterini, Spartaco Mortola, Gilberto Caldarozzi, tutti alti funzionari di polizia – comprese tra i 5 e i 3 anni e 8 mesi di reclusione, con la pena accessoria dell’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici.
Un processo ‘parallelo’, poi, ha riguardato l’ex capo della polizia, oggi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni de Gennaro, accusato di aver istigato alla falsa testimonianza sulle violenze alla Diaz l’allora questore di Genova Francesco Colucci. De Gennaro, assolto in primo grado, ma condannato in appello a un anno e 4 mesi, viene prosciolto definitivamente da ogni accusa dalla Cassazione, che, nel novembre 2011, annulla la sentenza d’appello «perchè il fatto non sussiste».