Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-9388-del-04-04-2019
Timestamp: 2020-07-08 10:33:59+00:00
Document Index: 40216813

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 385', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 9388 del 04/04/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9388 del 04/04/2019
Cassazione civile sez. II, 04/04/2019, (ud. 08/11/2018, dep. 04/04/2019), n.9388
sul ricorso 3833-2015 proposto da:
S.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA NINO OXILIA
14, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO DI MAURO, rappresentato
e difeso dall’avvocato DOMENICO TIANI;
SANTUARIO DELLA BEATA MARIA VERGINE DI VALLE DI POMPEI,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA BALDUINA 28, presso
lo studio dell’avvocato A CORACE, rappresentato e difeso
dall’avvocato FRANCESCO SCALZI;
CASA MADRE DELLE OPERE SALESIANE DI DON BOSCO;
S.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA NINO
OXILIA 14, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO DI MAURO,
rappresentata e difesa dall’avvocato DOMENICO TIANI giusta procura
speciale per Notaio F.A., rep. (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 5/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
depositata il 04/01/2014;
08/11/2018 dal Consigliere Dott. SERGIO GORJAN.
F. e P.G. ebbero, nel 1986, ad evocare in causa, avanti il Tribunale di Catanzaro, il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei e la Casa Madre delle Opera di San Giovanni Bosco, deducendo che tali Enti erano stati, in rapporto di sostituzione per il caso di non accettazione, eretti eredi universali dal congiunto Pi.Fr., ma che la loro accettazione non era intervenuta nel termine stabilito, sicchè chiedevano la declaratoria di loro decadenza e la devoluzione secondo legge dell’eredità.
In particolare gli attori rilevavano come il Rettore del Santuario aveva, bensì, formulata atto d’accettazione, ma mai avesse completato, nel termine stabilito, la procedura amministrativa per ottenere anche la prescritta autorizzazione governativa, ex art. 17 c.c.
Il Tribunale calabrese accolse la domanda e la Corte d’Appello di Catanzaro, attinta dal gravame da parte dell’Ente religioso, confermò la decisione.
Questa Suprema Corte, con sentenza del 30.12.1995, accolse il ricorso dell’Ente religioso, osservando come era onere officioso dell’Autorità adita dal Santuario procedere al completamento della pratica burocratica afferente la richiesta autorizzazione e, non già, esclusivo onere di parte coltivare della pratica e rinviò la questione per nuovo esame alla Corte calabrese.
Il procedimento non venne riassunto da alcuna delle parti e si estinse.
Con citazione del maggio 1997 i consorti S., successori dei P., proposero nuova domanda omologa a quella del procedimento estinto, sottolineando anche che l’erede testamentario era da ritenersi, non già, l’Ente religioso, bensì il suo Rettore in persona – che mai aveva accettato l’eredità devoluta – avanti il Tribunale di Catanzaro ed all’esito – anche per sopravvenuta novità legislativa – il primo Giudice rigettò la loro pretesa.
I consorti S. ebbero a gravare detta sentenza avanti la Corte d’Appello di Catanzaro, che ebbe a rigettare il gravame confermando la prima sentenza, eccetto in punto spesse, osservando come era intervenuta regolare accettazione dell’eredità da parte del Santuario e come, l’allora prescritta autorizzazione governativa, era adempimento venuto meno a seguito di sopravvenuta modifica legislativa, avente valore retroattivo; mentre la pretesa fatta valere contro il Rettore dell’Ente religioso in persona non poteva essere esaminata poichè non evocato in giudizio detto soggetto.
Il solo S.R. ha proposto ricorso per cassazione articolato su unico motivo ed ha depositato memoria difensiva in prossimità dell’adunanza.
Ha resistito con controricorso il Santuario della Beata Vergine di Valle di Pompei, mentre S.G. è intervenuta solo per completezza del contraddittorio e ribadire la sua acquiescenza alla sentenza d’appello.
L’impugnazione proposta dallo S. s’appalesa priva di fondamento e va rigettata.
In limine va dato atto che la questione circa la mancata evocazione in questa sede di legittimità di S.G., pur parte dei procedimenti di merito, appare attualmente superata dall’intervento volontario della S., che ha ribadito di non aver inteso impugnare la sentenza della Corte territoriale.
Con l’unico mezzo d’impugnazione il ricorrente denunzia violazione del disposto L. n. 127 del 1997, ex art. 13 poichè la Corte calabrese non ha rilevato che non s’era nella specie verificata alcuna ” acquisizione deliberata o verificatasi ” dell’eredità, ossia situazione cui la legge correlava l’effetto retroattivo della disciplina portata, specie alla luce dell’insegnamento dato dall’arresto n. 10338/98 di questo Supremo Collegio.
Osserva, anzitutto, questo Collegio come il richiamo all’insegnamento, desumibile dalla decisione del 1998 di questa Corte Suprema, sia argomentazione superata dall’entrata in vigore della norma presente nella L. n. 192 del 2000, art. 1che ha riformulato la disposizione L. n. 127 del 1997, ex art. 13 espressamente disponendone l’efficacia retroattiva all’acquisizioni di lasciti ereditari ancora pendenti per difetto dell’autorizzazione governativa, originariamente prescritta dall’art. 17 c.c. Parte ricorrente deduce che nella specie non si fosse verificata, in momento anteriore all’entrata in vigore della nuova norma con effetti retroattivi, alcuna acquisizione o deliberazione del lascito ereditario di causa da parte dell’Ente religioso, posto che i beni ereditari erano ancora in suo possesso dalla morte del de cujus.
La tesi, già disattesa dalla Corte territoriale, non ha fondamento posto che è dato pacifico – lo ricorda espressamente la Corte calabrese – che il Rettore del Santuario – Ente nominato erede – ebbe, ad esito di apposito interpello rivoltogli dal Pretore di Davoli nel 1981 e dopo aver richiesto alla Prefettura di Napoli già nel 1979 la prescritta autorizzazione, ad accettare l’eredità devoluta dal P. morto qualche anno prima.
Dunque l’accettazione dell’eredità da parte dell’Ente religioso era già ritualmente intervenuta prima dell’entrata in vigore della L. n. 127 del 1997, posto che l’autorizzazione governativa ex art. 17 c.c. si poneva siccome condicio iuris di efficacia dell’intervenuta accettazione già perfetta e valida, ma semplicemente improduttiva di effetti – Cass. sez. 2 n 464/94, Cass. sez. 3 n 6394/94 -. Dunque nella specie s’era già verificata la situazione di “acquisizione deliberata” ante lege n. 127 del 1997, posto che era intervenuta l’accettazione dell’eredità, ancorchè improduttiva d’effetti in attesa dell’autorizzazione governativa pacificamente richiesta, procedura amministrativa che comunque, come insegna il principio di diritto reso da questa Corte nel 1995, doveva esser istruita ex officio.
A nulla rileva la situazione fattuale che, in difetto del completamento della fattispecie allora prescritta dalla legge e quindi in dipendenza dell’avvio del contenzioso con i congiunti del de cujus, i beni ereditari sono rimasti in godimento a detti congiunti, posto che s’era verificata l’accettazione dell’erede testamentario e la stessa era divenuta pienamente efficace con l’abrogazione della norma, ex art. 17 c.c. che poneva la condicio iuris sospensiva.
Dunque la statuizione adottata dalla Corte territoriale appare conforme al dettato di legge, siccome integrato dalla norma L. n. 192 del 2000, ex art. 1 sicchè priva di pregio rimane la censura mossa dallo S..
Al rigetto dell’impugnazione, ex art. 385 c.p.c., segue la condanna di S.R. alla rifusione verso l’Ente religioso resistente delle spese del presente procedimento di legittimità, tassate in globali Euro 5.800,00, di cui Euro 200,00 per esborsi oltre accessori di legge e rimborso forfetario nella misura del 15%, come precisato in dispositivo.
Concorrono in capo al ricorrente le condizioni per l’ulteriore pagamento del contributo unificato.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rifondere al Santuario della Beata Vergine di Valle di Pompei le spese di lite per questo giudizio di legittimità, liquidate in Euro 5.800,00, di cui Euro 200,00 per esborsi oltre in ogni caso accessori di legge e rimborso forfetario nella misura del 15%.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.
Così deciso in Roma, nell’adunanza di camera di consiglio, il 8 novembre 2018.