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Timestamp: 2019-09-16 12:45:17+00:00
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Art. 2377 codice civile - Annullabilità delle deliberazioni - Brocardi.it
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Articolo 2377 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2377 Codice civile
Le deliberazioni dell'assemblea, prese in conformità della legge e dell'atto sostitutivo, vincolano tutti i soci, ancorché non intervenuti o dissenzienti.
Le deliberazioni che non sono prese in conformità della legge o dello statuto possono essere impugnate (1) [2351, 2606] dai soci assenti, dissenzienti od astenuti, dagli amministratori, dal consiglio di sorveglianza e dal collegio sindacale.
L'impugnazione o la domanda di risarcimento del danno sono proposte nel termine di novanta giorni dalla data della deliberazione, ovvero, se questa è soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese, entro novanta giorni dall'iscrizione [23, 25, 1109, 1445, 2391] o, se è soggetta solo a deposito presso l'ufficio del registro delle imprese, entro novanta giorni dalla data di questo.
L'annullamento della deliberazione ha effetto rispetto a tutti i soci ed obbliga gli amministratori, il consiglio di sorveglianza e il consiglio di gestione a prendere i conseguenti provvedimenti sotto la propria responsabilità. In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione [23, 2964].
L'annullamento della deliberazione non può aver luogo, se la deliberazione impugnata è sostituita con altra presa in conformità della legge e dello statuto (2). In tal caso il giudice provvede sulle spese di lite, ponendole di norma a carico della società, e sul risarcimento dell'eventuale danno.
(1) La delibera dei soci può essere invalidata per abuso o eccesso di potere quando risulti arbitrariamente o fraudolentemente preordinata di soci maggioritari per perseguire interessi divergenti da quelli societari, ovvero per ledere i diritti del singolo partecipante.
(2) In tale ipotesi il giudice dichiara la cessazione della materia del contendere soltanto ove accerti che: la delibera adottata in sostituzione di quella impugnata è conforme alla legge e allo statuto; le parti diano atto dell'intervenuto mutamento e formulino conclusioni conformi.
Il legislatore delinea le cause di nullità e annullabilità delle delibere assembleari in modo autonomo rispetto all'invalidità propria della disciplina dei contratti.
Spiegazione dell'art. 2377 Codice civile
L'invalidità delle delibere assembleari può essere determinata da vizi che riguardano il procedimento assembleare o il contenuto della delibera.
La disciplina attuale sancisce il principio per cui l'annullabilità costituisce la regola per le deliberazioni assembleari invalide, invertendo i principi del diritto negoziale. Mentre la nullità ha carattere residuale, limitata ai soli casi previsti dalla legge.
Le singole ipotesi di annullabilità sono le seguenti:
- partecipazione di soggetti non legittimati: può falsare il raggiungimento del quorum costitutivo;
- errore nel conteggio dei voti;
- voto di un socio annullato, qualora sia stato determinante per l'approvazione di una delibera;
- verbale incompleto o inesatto che ne precluda l'accertamento del contenuto;
- socio che sia stato illegittimamente escluso dalla riunione.
Il termine di 90 giorni per l'impugnazione è di decadenza e decorre dalla delibera o dall'iscrizione o deposito nel registro delle imprese.
La dichiarazione di annullamento ha natura costitutiva ed efficacia ex tunc.
La norma prevede una forma di rinnovazione della deliberazione, non riconducibile alla convalida, che può intervenire anche in pendenza del giudizio di annullamento e prima della pronuncia definitiva.
Massime relative all'art. 2377 Codice civile
Cass. civ. n. 9680/2013
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9680 del 22 aprile 2013)
Cass. civ. n. 4946/2013
(Cassazione civile, Sez. I, ordinanza n. 4946 del 27 febbraio 2013)
Cass. civ. n. 22762/2012
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 22762 del 12 dicembre 2012)
Cass. civ. n. 17060/2012
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 17060 del 5 ottobre 2012)
La deliberazione assembleare di una società per azioni, di cui si assuma la non corretta modalità di computo delle maggioranze all'uopo occorrenti ai fini del "quorum" deliberativo, è meramente annullabile e non inesistente; infatti, la sua difformità al modello legale, già nel contesto normativo anteriore alla riforma societaria di cui al d.l.vo 17 gennaio 2003, n. 6 ne lascia permanere i lineamenti essenziali, trattandosi di una decisione assunta dai soci con la proclamazione del risultato ed è un atto giuridico certamente venuto ad esistenza, laddove la conseguenza dell'inesistenza sarebbe contraria alle fondamentali esigenze di certezza e di affidamento che ispirano (ed ispiravano anche nel regime anteriore alla riforma societaria) la disciplina degli art. 2377 e seguenti c.c.
Cass. civ. n. 259/2010
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 259 del 12 gennaio 2010)
Cass. civ. n. 14554/2008
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 14554 del 30 maggio 2008)
Ai fini dell'esercizio dell'azione di annullamento del contratto concluso dal rappresentante legale in conflitto d'interessi con la società, non opera il termine di decadenza dell'art. 2377 c.c. attinente all'impugnativa, da proporre contro la società, della delibera sociale invalida bensì l'ordinario termine di prescrizione quinquennale di cui all'art. 1442 c.c., trattandosi di azione di annullamento ex art. 1395 c.c. (Principio affermato dalla S.C. con riguardo ad un'azione, proposta dal curatore del fallimento della società venditrice, volta all'annullamento del contratto stipulato dalla medesima persona al tempo stesso legale rappresentante del venditore poi fallito e della società acquirente ).
Cass. civ. n. 16390/2007
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 16390 del 24 luglio 2007)
Cass. civ. n. 8221/2007
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8221 del 2 aprile 2007)
Cass. civ. n. 9364/2003
In tema di validità delle deliberazioni assembleari delle società di capitali, la omessa convocazione (di tutti o di alcuni) dei soci, comportando la mancanza, in concreto, dì un elemento essenziale dello schema legale della deliberazione assembleare, determina l'inesistenza giuridica di quest'ultima; invece la irregolarità, o il vizio, che infici la convocazione non determina la stessa conseguenza, ma la mera annullabilità della deliberazione ai sensi dell'art. 2377 c.c. giacché, per quanto viziato, quell'elemento essenziale comunque sussiste. Né comporta inesistenza della convocazione (e della conseguente deliberazione, che sarà quindi solo annullabile) l'assoluta carenza di legittimazione dell'autore di essa (nella specie il curatore del fallimento del socio amministratore di Srl, decaduto dalla carica), essendo in tal caso configurabile una convocazione nel suo essenziale schema giuridico (atto recettizio con cui il socio è avvisato della data e del luogo della riunione) e dovendosi, d'altro canto, considerare che, mentre è giustificabile una reazione radicale(quale l'inesistenza giuridica) dell'ordinamento avverso una delibera assembleare in cui ai soci (che «sono» l'assemblea) non sia stata data neppure l'opportunità di partecipare alla deliberazione, sì che quest'ultima non può essere in alcun modo ricondotta alla loro volontà, diversamente deve, invece, argomentarsi allorché tale opportunità sia stata in concreto offerta, giacché in tale ultimo caso appare certamente più adeguata una reazione più misurata, in equilibrio con le contrapposte esigenze di certezza e stabilità dei deliberati societari, sottostanti alla particolare disciplina delle loro patologie prevista dagli artt. 2377 e 2378 c.c.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9364 del 11 giugno 2003)
Cass. civ. n. 9353/2003
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9353 del 11 giugno 2003)
Cass. civ. n. 8992/2003
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8992 del 5 giugno 2003)
Cass. civ. n. 15592/2000
Non abusa del diritto di impugnativa il socio (nella specie, di una cooperatoiva a rl) che impugni la delibera assembleare di approvazione del bilancio dopo aver in precedenza approvato il progetto di bilancio in qualità di componente del consiglio di amministrazione, giacché, in mancanza di qualsiasi restrizione all'esercizio del diritto di impugnazione delle delibere difformi dalla legge e/o dall'atto costitutivo, per ipotizzare un abuso del suddetto diritto occorre provare la violazione dei principi di correttezza e buona fede intese come regola di comportamento e, a tali fini, non è sufficiente la semplice identità soggettiva tra chi prima abbia approvato il progetto di bilancio e poi impugnato la delibera di approvazione del bilancio medesimo, atteso che il medesimo soggetto nelle due occasioni ha esercitato funzioni e ruoli distinti (quello di amministratore e quello di socio), onde è ben possibile che abbia epresso due diverse valutazioni, senza che sia per ciò solo configurabile una violazione del divieto di venire contra factum proprium.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 15592 del 11 dicembre 2000)
Cass. civ. n. 3351/1997
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3351 del 18 aprile 1997)