Source: https://www.studiolegaleleteo.com/separazioni-e-divorzi
Timestamp: 2017-09-26 12:43:56+00:00
Document Index: 109432413

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 160', 'art. 710', 'sentenza ', 'art. 570', 'art. 388']

Separazioni e divorzi - Negoziazione assistita - Roma - Prati - Centro - Studio legale Avv. Pasquale Leteo
famiglia - separazioni e divorzi
La separazione legale, consensuale o giudiziale, determina un allentamento del vincolo matrimoniale, la cui richiesta costituisce un diritto per ciascuno dei coniugi.
La separazione consensuale si basa sull’accordo dei coniugi in ordine alle condizioni (personali ed economiche) che viene omologato dal tribunale, mentre la separazione giudiziale, necessaria nel caso non ci sia accordo tra i coniugi sulle condizioni, si conclude con sentenza che può anche determinare, se richiesto, a quale dei coniugi la separazione sia addebitabile.
L’addebito comporta conseguenze sia sul piano successorio che sul piano dell’assegno di mantenimento.
Gli accordi nella separazione consensuale o la sentenza nella separazione giudiziale, contengono le clausole circa gli alimenti o il mantenimento – e relativa adeguamento ISTAT - che un coniuge deve versare all’altro, le modalità di affidamento dei figli (congiunto o esclusivo) ed il diritto di visita, il contribuito per il loro mantenimento a carico del genitore non affidatario e le disposizioni circa l’assegnazione della casa coniugale, oltre ad altri eventuali accordi patrimoniali.
Può essere richiesta la modifica degli accordi della separazione in caso di sopravvenute modifica delle condizioni che li avevano determinati.
Recentemente tra il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma ed il Presidente della Prima Sezione Civile del Tribunale di Roma è stato firmato un protocollo d’intesa, diretto a dirimere i contrasti, che ha stabilito quali siano le voci comprese nell’assegno mensile, quali siano le spese straordinarie "subordinate al consenso di entrambi i genitori" e quali quelle "obbligatorie per le quali non è richiesta la previa concertazione".
Il mantenimento dei figli permane oltre la maggiore età e sino a quando non siano autosufficienti, mentre quello nei confronti del coniuge cessa se questi passa a nuove nozze
Il divorzio, invece, determina lo scioglimento del matrimonio (per quelli celebrati con il rito civile) o la cessazione degli effetti civile (per quelli celebrati con il rito religioso concordatario), sicché con esso vengono a cessare in via definitiva gli effetti civili del matrimonio.
Il divorzio può essere chiesto da entrambi i coniugi ed allora si parla di divorzio congiunto, nel quale le stesse parti determinano le condizioni e rinunciano all’appello, consentendo il passaggio immediato in giudicato dell’emananda sentenza.
Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere chiesto quando ricorrano i motivi espressamente previsti dalla legge, tra quali rientra la protrazione dello stato di separazione legale consensuale per tre anni a decorrere dalla comparizione dei coniugi avanti al presidente.
Con la Legge 10 novembre 2014 n. 162, di conversione, con modificazioni, del Decreto Legge 12 settembre 2014 n. 132 è stato introdotto il procedimento di negoziazione assistita da avvocati.
La negoziazione assistita, consistente in un accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia tramite l’assistenza dei propri avvocati.
Essa può essere volontaria e obbligatoria e, per quanto in questa sede interessa, essa può concernere “le soluzioni consensuali di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio, di modifica delle condizioni della separazione o di divorzio, con procedimento distinto a seconda che vi sia prole autosufficiente o meno.
Lo studio dell’Avv. Pasquale Leteo vi può aiutare a risolvere le problematiche relative a famiglia, separazione e divorzio, anche alla luce delle disposizioni sulla negoziazione assistita da un avvocato per le soluzioni consensuali di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio e di modifica delle condizioni della separazione o di divorzio.
Lo studio si occupa altresì di unioni civili, istituite con la Legge 20 maggio 2016 n. 76.
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GIURISPRUDENZA E DOTTRINA IN MATERIA
Gli accordi relativi alla dazione di una somma "una tantum" sia a titolo di assegno di mantenimento che a titolo di assego divorzile sono invalidi per illiceità della causa, attesa la totale indisponibilità dei diritti in materia di matrimonio ex art. 160 codice civile. Cassazione Civile, Sez. I, 30.01.2017, n. 2224.
Debutta dal 13.02.2017 il "Fondo di solidarietà per il coniuge in stato di bisogno" di cui al DM. 15.12.2016, che consente la formulazione di domande da presentare presso i Tribunali che hanno sede presso il capoluogo sede di Corte di Appello, nell'ipotesi in cui il coniuge non abbia ricevuto l'assegno per inadempienze a partire dal 1 gennaio 2016.
L'infedeltà coniugale non determina automaticamente la condanna all'addebito, se non sia stata causa della crisi coniugale.
La costituzione di una nuova famiglia di fatto da parte del coniuge divorziato, rescindendo ogni connessione con il modello di vita della precedente convivenza matrimoniale, fa venire meno il presupposto per la concessione dell'assegno divorzile. Cassazione Civile, Sez. VI, Ordinanza 13.12.2016, n. 25528.
Con riguardo ad un animale domestico (un cane), di recente il Tribunale di Roma si è pronunciato in favore dell'affido condiviso di esso conseguente alla cessazione della convivenza more uxorio dei suoi padroni.
Con la Legge 10 novembre 2014 n. 162, di conversione, con modificazioni, del Decreto Legge 12 settembre 2014 n. 132, è stato introdotto il procedimento di negoziazione assistita da avvocati nelle cause di separazione e divorzio e nelle procedure di modifica delle condizioni di separazione e di divorzio.
Il raggiungimento della maggiore età del figlio minore non può determinare, nel coniuge separato o divorziato, tenuto a contribuire al suo mantenimento, il diritto a procedere unilateralmente alla riduzione od eliminazione del contributo o a far valere tale condizione in sede di opposizione all'esecuzione, essendo necessario, a tal fine, procedere all'instaurazione di un giudizio volto alla modifica delle condizioni di separazione o divorzio. Cassazione civile, sez. III, 16/06/2011, n. 13184
Con l'opposizione al precetto relativo a crediti maturati per il mancato pagamento dell'assegno di mantenimento, determinato a favore del figlio in sede di separazione, possono proporsi soltanto questioni relative alla validità ed efficacia del titolo, mentre non possono dedursi fatti sopravvenuti, i quali potranno essere fatti valere con il procedimento di modifica delle condizioni della separazione di cui all'art. 710, c.p.c. Ne consegue che fino a quando non interviene la modifica, attraverso il procedimento camerale di revisione delle disposizioni contenute nella sentenza di separazione, a nulla vale invocare circostanze fattuali sopravvenute per conseguire le invocate decurtazioni dell'assegno, posto che non è consentito ottenere analogo risultato attraverso il rimedio dell'opposizione all'esecuzione, laddove i fatti siano comunque successivi alla formazione del titolo.
L'inosservanza dell'obbligo di corrispondere l'assegno di mantenimento ai figli minori integra eventualmente il delitto di cui all'art. 570, comma 2, c.p. in presenza dello stato di bisogno e laddove l'inadempimento si risolva in una mancanza di mezzi di sussistenza per il beneficiario, mentre non si configura il delitto di cui all'art. 388, comma 2, c.p. in quanto detta previsione, concernendo la mancata esecuzione dei provvedimenti del giudice in materia di affidamento dei minori o di persone incapaci, attiene ai rapporti personali e non a quelli economici del provvedimento emesso in sede di separazione.
In materia di assegno di mantenimento, nel caso in cui il coniuge onerato alla contribuzione delle spese straordinarie, sia pure pro quota, non adempia, al fine di legittimare l'esecuzione forzata, occorre adire nuovamente il giudice affinché accerti l'effettiva sopravvenienza degli specifici esborsi contemplati dal titolo e la relativa entità. Cassazione civile, sez. I, 28/01/2008, n. 1758