Source: http://raffaelesardo.blogspot.com/2011/10/stragi-93-ergastolo-per-il-boss.html
Timestamp: 2019-08-19 22:50:05+00:00
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Dalla parte delle vittime: STRAGI 93: ERGASTOLO PER IL BOSS DI 'COSA NOSTRA' FRANCESCO TAGLIAVIA
STRAGI 93: ERGASTOLO PER IL BOSS DI 'COSA NOSTRA' FRANCESCO TAGLIAVIA
Ergastolo per Francesco Tagliavia. Questa è la sentenza emessa nel pomeriggio dalla corte d'assise di Firenze nei confronti del boss di Cosa Nostra, accusato di aver svolto un ruolo nell'organizzazione degli attentati mafiosi del '93 a Roma, Firenze e Milano. Fra i principali accusatori di Tagliavia ci sono Gaspare Spatuzza e Pietro Romeo.
Tagliavia è stato condannato per il ruolo che avrebbe avuto in tutte le stragi: l'attentato a Costanzo, a Roma, il 14 maggio del '93, la strage dei Georgofili, del 27 maggio del '93, e gli attentati a Milano del 27 maggio del '93, a Roma del 28 maggio del '93, e di quelli falliti allo stadio Olimpico, il 23 gennaio del '94 e a Formello il 14 aprile del '94. Tagliavia è attualmente detenuto nel carcere di Viterbo dove sta scontando l'ergastolo per la strage di via d'Amelio.
L’udienza di stamattina si è aperta poco dopo le 9, con una breve dichiarazione spontanea rilasciata da Tagliavia. «Mi affido a lei di valutare le cose per come stanno. Sono innocente», ha detto l'ex boss di Brancaccio. La Procura di Firenze è arrivata a Tagliavia, l'unico imputato di questo processo, grazie alle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza. Spatuzza tra l'altro ha chiesto perdono proprio per la strage di via dei Georgofili.
La sentenza della Corte d'Assise di Firenze «è il risultato anche della riverificata attendibilità di Spatuzza». Lo ha detto il procuratore di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, dopo la sentenza. Rispondendo ai giornalisti Quattrocchi ha spiegato: «l'attendibilità di Spatuzza non ha bisogno di aprire scenari nuovi, li aveva già aperti e ce ne sono altri in altre sedi. Probabilmente questa sentenza proietterà in quelle sedi un risultato efficacie». Quattrocchi si è detto «molto soddisfatto» della sentenza spiegando che «quel pezzo di sè che rappresenta lo Stato in questa occasione ha reso giustizia» sottolineando che «è stata confermata l'impostazione della Procura».
Sulla sentenza che condanna Tagliavia, è intervenuta anche Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, «L'ergastolo inflitto al boss Francesco Tagliavia, a regime detentivo di 41 bis – ha detto la presidente Maggiani Chelli - è l'ennesima riprova della bontà degli atti processuali per le stragi del 1993. Ancora una volta il nostro pensiero va alla magistratura fiorentina, alla Procura Nazionale antimafia che coordina le indagini, alle forze dell'ordine che hanno contributo alle indagini, per l'immane lavoro che tutti insieme hanno svolto in questi 18 anni affinché quanti in Cosa Nostra erano colpevoli del massacro di Firenze del 27 maggio 1993 in via dei Georgofili fossero consegnati alla giustizia».
«Tuttavia - ha aggiunto - ci riserviamo di leggere le motivazioni della sentenza che oggi ancora una volta ci ha visti esultare contro la mafia, perché è stata scritta una pagina giudiziaria molto importante ovvero: Gaspare Spatuzza ha detto il vero, è attendibile prove oggettive alla mano. Si apre così la nostra grande speranza - ha aggiunto Maggiani Chelli - di arrivare un giorno di vedere a processo i »mandanti esterni alla mafia« per la strage del 27 maggio 1993, giorno in cui le nostre famiglie sono cadute in un baratro senza fine, perché i nostri parenti sono stati uccisi e molti sono stati resi invalidi e questo non solo per mano e per volere di Cosa Nostra. Così come auspichiamo quella apertura che ogni organismo dello Stato dovrebbe sentire verso di noi - ha proseguito Maggiani Chelli - nell'ammettere che in quel 1993 qualcosa in questo Paese è successo, ovvero lo Stato non ha saputo tutelarci: se di trattativa non si è trattato, sicuramente furono madornali errori, perché noi oggi, piaccia o no, i nostri figli li dobbiamo piangere morti o invalidi, e l'inferno lastricato di buone intenzioni non ci piace e non ci soddisfa».
Pubblicato da raffaele sardo a 20:47