Source: http://documenti.camera.it/leg15/dossier/testi/BI0025.htm
Timestamp: 2020-01-18 02:11:43+00:00
Document Index: 47157473

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 24', '§ 3', 'art. 11', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 2', '§ 6', 'art. 15']

Camera dei deputati Dossier BI0025 modello dossier
Titolo: Rendiconto 2005 - Assestamento 2006 - A.C. 1253 e A.C. 1254
Serie: Progetti di legge Numero: 25
File: BI0025.doc
PARTE I - Rendiconto 2005 (A.C. 1253)
1. Funzioni e disciplina del Rendiconto generale dello Stato. 3
3. Il giudizio di parificazione della Corte dei conti sul Rendiconto finanziario per il 2005 9
3.1 Le conseguenze sul bilancio dello Stato dell’abrogazione dell’obbligo di versamento da parte delle banche dell’1,5 per cento delle somme riscosse. 11
4. I risultati di finanza pubblica nel 2005. 14
5. I saldi del conto del bilancio. 16
5.1 I saldi di competenza. 16
5.2 I saldi di cassa. 17
5.3 I risultati di competenza a raffronto con il livello dei saldi fissato nella legge finanziaria: serie storica. 18
5.4 Le regolazioni contabili e debitorie. 20
6. La gestione di competenza. 21
6.1 Entrate finali23
6.2 Spese finali24
6.3 Spese per rimborso prestiti ed entrate da accensione di prestiti25
7. La gestione dei residui26
7.1 Disciplina dei residui26
7.2 Entità complessiva dei residui al termine dell’esercizio 2005. 28
7.3 I residui provenienti dagli esercizi precedenti33
7.4 I residui di nuova formazione. 33
8. La gestione di cassa. 36
9. Il conto generale del patrimonio. 40
9.1 Struttura e funzioni40
9.2 I risultati generali della gestione patrimoniale per l’esercizio finanziario 2005 42
Tavole riepilogative Rendiconto 2005. 45
1. L’assestamento del bilancio dello Stato. 57
1.1 Funzione dell’assestamento del bilancio dello Stato. 57
1.2 La struttura e il contenuto del disegno di legge di assestamento del bilancio dello Stato per l’esercizio 2006. 58
2. I saldi del bilancio dello Stato risultanti dalle previsioni assestate. 61
3. Le variazioni di competenza. 65
4. Le variazioni di cassa. 71
5. L’accertamento dei residui passivi73
6. Le regolazioni debitorie e contabili74
6.1.I saldi al lordo delle regolazioni debitorie e contabili74
6.2 L’entità delle regolazioni debitorie e contabili74
7. L’emissione di titoli pubblici76
Tavole riepilogative Assestamento 2006. 77
Elenco delle U.P.B. interessate dall’articolo 25 del D.L. n. 223/2006 e dal d.d.l. di assestamento 87
Glossario dei principali termini macroeconomici e di finanza pubblica. 95
PARTE I - Rendiconto 2005
- totale degli impegni di spesa: 635.556 milioni di euro:
- Ministero dell’istruzione, UPB 4.1.1.2, “Accademie ed Istituti superiori musicali”, eccedenza pari a 56 milioni di euro (competenza); UPB 8.1.1.2, “Strutture scolastiche”, eccedenza pari a 46,6 milioni di euro (competenza e cassa); UPB 11.1.1.2, “Strutture scolastiche”, eccedenza pari a 58 milioni di euro (competenza e cassa); UPB 15.1.1.2, “Strutture scolastiche”, eccedenza pari a 98,3 milioni di euro (competenza) e a 95,6 milioni (cassa); UPB 19.1.1.2, “Strutture scolastiche”, eccedenza pari a 73 milioni di euro (competenza e cassa); UPB 22.1.1.2, “Strutture scolastiche”, eccedenza pari 52 milioni di euro (competenza) e 55 milioni di euro (cassa); UPB 24.1.1.2, “Strutture scolastiche”, eccedenza pari a 81 milioni di euro (competenza e cassa);
- Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, UPB 1.4.2, “Lotterie nazionali”, eccedenza pari a 263,2 milioni di euro (competenza).
3. Il giudizio di parificazione della Corte dei conti sul Rendiconto finanziario per il 2005
Il Rendiconto generale dello Stato, predisposto dal Ministro dell’economia e delle finanze entro il mese di giugno dell'esercizio successivo a quello di riferimento, è trasmesso alla Corte dei conti per il giudizio di parificazione (art. 23 della legge n. 468/1978).
Successivamente, il rendiconto viene presentato al Parlamento attraverso apposito disegno di legge (art. 24), unitamente al giudizio della Corte ed alla relazione da questa predisposta.
Oggetto del giudizio di parificazione da parte della Corte dei conti è la verifica di conformità dei dati sulla gestione finanziaria contenuti nel rendiconto con le scritture contabili in possesso della Corte [1].
La Corte verifica inoltre la conformità dei dati sulle entrate e sulle spese agli stanziamenti contenuti nel bilancio di previsione. Qualora si registrino eccedenze di spesa, la Corte formulerà giudizio di parificazione con riserva di sanatoria delle stesse in sede di legge di approvazione del rendiconto[2].
La Corte dei conti, a sezioni riunite, con decisione del 28 giugno 2005 ha disposto la parificazione del rendiconto generale dello Stato per l'esercizio finanziario 2005.
La Corte dei conti ha dichiarato regolare il conto del bilancio e i conti allegatiper l’esercizio 2005.
Sono stati peraltro esclusi dal giudizio di regolarità:
I) per quanto concerne il conto dell’entrata:
a) le voci relative ad alcuni capitoli (indicati negli allegati da B1 a B7), per i quali emergono discordanze tra il conto consuntivo e i conti periodici definitivi;
b) le somme riscosse e versate in conto residui di cui agli allegati G1-G2 e H1-H2, che espongono, rispettivamente, riscossioni nette imputabili a residui minori delle riscossioni lorde e versamenti netti imputabili a residui di segno negativo;
c) alcuni capitoli (contenuti nell’Allegato I1 I2), che registrano versamenti di residui per un importo totale di circa 68,8 milioni di euro, in mancanza di residui da versare alla fine dell’esercizio 2004.
d) le risultanze di cui all’allegato 23 del conto consuntivo
e) la classificazione dei residui da riscuotere di cui all’Allegato 24 del conto consuntivo, in quanto non viene ritenuta attendibile la classificazione dei residui attivi in base al grado di esigibilità, ivi operata;
f) le risultanze del capitolo 1262, che ha registrato minori entrate per 5.185 milioni di euro a causa dell’abrogazione dell’obbligo di versamento da parte delle banche entro il penultimo giorno lavorativo dell’anno dell’1,5 per cento di alcune somme riscosse; è venuta conseguentemente a mancare la copertura della spesa del capitolo 3932 dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze. Per un approfondimento della questione di rinvia al § 3.1, a pag.
II) per quanto concerne il conto della spesa:
a) le eccedenze di spesa relative alla gestione di competenza, alla gestione dei residui e alla gestione di cassa riscontrate con riferimento alle UPB indicate nell’allegato M, in cui sono ricomprese le spese effettuate in mancanza di stanziamenti di bilancio, verificatesi nei ministeri dell’economia, delle attività produttive, del lavoro e delle politiche sociali, della giustizia, degli affari esteri, dell’istruzione, università e ricerca, dell’interno, delle infrastrutture e trasporti, delle comunicazioni, della difesa, delle politiche agricole e forestali, dei beni e le attività culturali, della salute, nell’amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e nell’Istituto agronomico per l’oltremare;
Per tali eccedenze sussiste l’esigenza di specifica sanatoria legislativa: a ciò provvede l’articolo 7 del disegno di legge di rendiconto.
b) delle unità previsionali di base che comprendono capitoli (indicati in dettaglio nell’allegato O) per i quali non è stato possibile dar luogo al giudizio di parificazione, perché i decreti di accertamento residui non sono stati vistati e registrati dalla Corte per la mancata conclusione del procedimento di controllo o perché i decreti medesimi non sono pervenuti.
La Corte dei conti ha dichiarato altresì la regolarità del conto del patrimonio per l’esercizio 2004 e dei conti delle amministrazioni ed aziende autonomi ad esso allegati, ad eccezione di lacune poste ed allegati specificamente indicati (allegato R).
La Corte ha inoltre rilevato che:
- la mancata iscrizione nel conto del fondo di dotazione relativo all’Agenzia del demanio non consente di disporre di adeguati elementi informativi in ordine all’attendibilità delle attività finanziarie iscritte nel conto stesso;
- il “Conto consolidato della gestione statale e della Patrimonio dello Stato S.p.A.”, essendo privo dei riferimenti metodologici e dei criteri di calcolo, nonché dell’esposizione analitica degli impieghi dei beni trasferiti dallo Stato alla Patrimonio dello Stato S.p.A. e dei risultati conseguiti, non soddisfa le esigenze di trasparenza delle risultanze della gestione patrimoniale.
3.1 Le conseguenze sul bilancio dello Stato dell’abrogazione dell’obbligo di versamento da parte delle banche dell’1,5 per cento delle somme riscosse
L’articolo 3, comma 28, del decreto-legge 30 settembre 2005 n. 203, convertito con modificazioni dalla legge 1° dicembre 2005, n. 248, (collegato alla manovra di finanza pubblica per il 2006) nell’ambito della riforma del sistema nazionale di riscossione e della creazione della società Riscossione Spa, ha abrogato i commi 1, 3, 4, 5 e 6 del decreto-legge n. 341 del 2003.
La disciplina abrogata imponeva alle banche che nell’anno precedente avessero riscosso, a titolo di versamento unitario[3] importi complessivamente maggiori di 500 milioni di euro il versamento all’entrata del bilancio dello Stato, entro il penultimo giorno lavorativo dell’anno, dell’1,50 per cento delle somme riscosse nell’anno precedente, ridotto dell’ammontare delle somme anticipate nel medesimo anno precedente e non recuperate.
Alle banche era concessa la possibilità di recuperare quanto versato a titolo di anticipazione. Tale recupero veniva effettuato mediante minore riversamento da parte dei concessionari nel corso dell’anno. Di tale recupero si teneva conto comunque al momento del versamento delle anticipazioni di fine anno, dovendosi scomputare dai proventi dell’anno precedente unicamente le somme anticipate e non recuperate. In altre parole, le somme recuperate venivano di fatto riversate con le anticipazioni di fine anno.
L’individuazione dell’importo dovuto da ogni banca era stabilito, entro il 15 dicembre di ciascun anno, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
Venivano poi stabilite le modalità per la regolazione contabile dei minori versamenti conseguenti, a decorrere dall’anno 2004, al recupero da parte delle banche delle somme versate nell’anno precedente. Nel bilancio dell’esercizio in cui avviene il recupero si determinavano, infatti, da un lato, minori entrate corrispondenti alle somme recuperate; dall’altro, una maggiore entrata equivalente, in quanto le banche erano tenute a versare, entro la fine dell’esercizio, un importo almeno pari alle somme recuperate nell’anno stesso. Al riguardo, si prevedeva che, a decorrere dal 2004, una somma pari al versamento effettuato nell’anno precedente venga iscritta:
a) sul versante della spesa, in una apposita unità previsionale di base dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, per scontare i minori versamenti derivanti dal recupero effettuato dalle banche;
b) sul versante dell’entrata, per evidenziare le maggiori entrate corrispondenti al versamento delle somme recuperate, che le banche sono tenute ad effettuare entro il penultimo giorno lavorativo del medesimo anno in cui vengono effettuati i recuperi.
In particolare, le somme da versare all’entrata del bilancio dello Stato per il recupero effettuato dalle banche risultano iscritte nel capitolo n. 3932 dello Stato di previsione del Ministero dell’economia; le somme derivanti dalle anticipazioni delle banche sono iscritte nel capitolo n. 1262 dello Stato di previsione dell’entrata.
In altre parole, si determinava una regolazione contabile tra le somme iscritte nello stato di previsione del Ministero dell’economia come “da versare all’entrata del bilancio dello Stato per restituire alle banche le somme versate nel dicembre precedente” (e corrispondenti ai minori riversamenti effettuati nel corso dell’anno da parte dei concessionari) e le somme iscritte nello stato di previsione dell’entrata relative alle anticipazioni effettuate che ricomprendevano comunque anche l’importo delle somme recuperate nel corso dell’anno.
L’articolo 3, comma 28, del decreto-legge n. 203 ha quindi abrogato le disposizioni che prevedono il versamento delle anticipazioni da parte delle banche a fine anno.
Merita ricordare che il versamento delle anticipazioni da parte delle banche era stato oggetto di una riclassificazione contabile da parte di EUROSTAT. In particolare, tale versamento è stato riclassificato da EUROSTAT secondo i criteri SEC 95 come operazione di anticipazione finanziaria, con effetto nullo sull’indebitamento netto e peggiorativo sul debito pubblico.
Nel giudizio sul rendiconto generale, la Corte dei conti osserva che l’abrogazione delle disposizioni sopra richiamate facendo venire meno le anticipazioni previste per il dicembre 2005 rende prive di fonti di finanziamento le spese del capitolo n. 3932 dello stato di previsione del Ministero dell’economia.
Ne deriva, che l’abrogazione delle disposizioni sopra richiamate, se, come si è visto sopra, risulta irrilevante ai fini dell’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni, in quanto le anticipazioni venivano considerate operazioni finanziarie con effetto nullo su tale risultato differenziale, comporta un peggioramento del saldo netto da finanziare di oltre 5 miliardi di euro.
In proposito, si ricorda che la regolazione contabile tra il capitolo 3932 dello Stato di previsione del Ministero dell’economia e il capitolo 1262 dello Stato di previsione dell’entrata è stata effettuata con decreto del Ministro dell’economia del 9 maggio 2005. Nel disegno di legge di rendiconto, il capitolo 3932 registra una spesa di 5.183.871.909,55 euro. Il capitolo 1262, invece, a fronte di una previsione iniziale di incasso di 5.184.765.703 ha registrato un “riscosso” di soli 2.055.203,61 euro, con conseguenti minori entrate per 5.182.710.499,39 euro.
La Corte dei conti ha conseguentemente escluso le risultanze del capitolo n. 1262 dello Stato di previsione dell’entrata dal giudizio di regolarità sul rendiconto.
Si ricorda in proposito che, nel corso dell’esame parlamentare del decreto-legge n. 203/2005, a fronte di una richiesta di chiarimenti sugli effetti sul saldo netto da finanziare della disposizione dell’articolo 3, comma 28, il Governo aveva risposto che la norma non necessitava di copertura (Commissione bilancio, seduta del 17 novembre 2005).
4. I risultati di finanza pubblica nel 2005
Per quanto concerne il PIL nominale, nel 2005 si è registrato in Italia un aumento del 2,0% e si è attestato, in valore assoluto, a 1.417.241 milioni di euro.
L’ammontare complessivo del debito pubblico nel 2005 è risultato pari al 106,4% del PIL, in crescita rispetto al 2004, in cui il rapporto debito pubblico/PIL era risultato pari al 103,9%.
5. I saldi del conto del bilancio
Al netto delle regolazioni contabili e debitorie, pari a 4.991 milioni di euro, il saldo netto da finanziare nel 2005 assume un valore pari a 30.218 milioni di euro[4], peggiore di 14.538 milioni di euro rispetto al saldo netto registrato nel 2004 (pari a 15.680 milioni).
Il ricorso al mercato si è attestato a 203.523 milioni di euro, evidenziando un miglioramento di 10.561 milioni di euro rispetto al 2004. Il risultato è migliore anche rispetto alle previsioni (-56.406 milioni rispetto alle previsioni definitive).
Al netto delle regolazioni debitorie e contabili, pari a 1.578 milioni di euro, il saldo netto da finanziare è risultato pari a 47.258 milioni[5]. Rispetto all’anno precedente, in cui si evidenziava un saldo netto da finanziare in termini di cassa pari a 34.036 milioni di euro, si registra pertanto un peggioramento di 13.222 milioni di euro.
5.3 I risultati di competenza a raffronto con il livello dei saldi fissato nella legge finanziaria: serie storica
Ai sensi dell’art. 11, comma 3, lettera a), della legge 468/1978, e successive modificazioni, nella legge finanziaria viene stabilito il livello massimo, in termini di competenza, del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato finanziario.
Nella tabella seguente sono riportati, in termini di competenza, i dati a raffronto tra i valori del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato finanziario fissati dalla legge finanziaria ed i risultati di consuntivo registrati in ciascuno degli anni del periodo 1992-2005 (dati in milioni di euro, competenza).
L. finanziaria
-18.809
-56.160
-33.805
-42.024
-23.183
-16.032
+10.097
-41.447
N.B.: I dati sono al lordo delle regolazioni debitorie; a tal fine, relativamente alle disposizioni della finanziaria, si considera la somma del livello massimo del saldo netto da finanziare, indicato al netto delle regolazioni debitorie, e dell’importo delle regolazioni medesime. Per quanto riguarda il ricorso al mercato, i dati sono al lordo dell'indebitamento all'estero. I dati di consuntivo sono riferiti alla gestione (differenza tra accertamenti di entrata e impegni di spesa).
Il raffronto fra il valore del livello massimo del saldo netto da finanziare contenuto nella legge finanziaria ed il valore corrispondente risultante dal consuntivo evidenzia come, a partire dal 1994, i valori di consuntivo si siano costantemente mantenuti inferiori ai “tetti” stabiliti con la legge finanziaria.
Il ricorso al mercato, a consuntivo, è risultato inferiore al valore stabilito dalla legge finanziaria negli anni ‘92-‘98; una eccedenza rispetto al limite posto nella legge finanziaria si è invece registrata nel biennio 1999-2000. Per quanto riguarda gli ultimi cinque anni, fatta eccezione per il 2002 in cui si evidenzia un’eccedenza di 10.097 milioni, il ricorso al mercato tende di nuovo a registrare un valore inferiore al tetto stabilito nelle finanziarie.
Al netto delle regolazioni debitorie, il raffronto tra il valore del livello massimo del saldo netto da finanziare contenuto nella legge finanziaria ed il valore di saldo risultante dal consuntivo è riportato nella tabella seguente, con riferimento agli ultimi cinque anni (dati in milioni di euro):
5.4 Le regolazioni contabili e debitorie
Nel 2005 le regolazioni contabili e debitorie sono state pari a 4.991 milioni di euro in competenza e a 1.578 in cassa.
Dall’apposita tavola contenuta nella relazione illustrativa al disegno di legge di approvazione del rendiconto, emerge che il consuntivo relativo all’esercizio 2005 espone regolazioni di bilancio in competenza, scritte per pari importo sia in entrata che in spesa, concernenti i rimborsi IVA per l’esercizio 2005 e l’anticipo ai concessionari, per complessivi 18.970 milioni di euro.
Ulteriori regolazioni di entrata hanno interessato il Fondo di ammortamento dei titoli di Stato per 4.045 milioni di euro.
Sul versante della spesa, si sono registrate regolazioni contabili relative a vincite e commissioni del gioco del lotto per 2.312 milioni di euroe regolazioni debitorie per rimborsi relativi a periodi d’imposta precedenti per l’importo complessivo di 2.179 milioni di euro.
Sempre dal lato della spesa, sono state, altresì, registrate in bilancio regolazioni contabili di tesoreria per complessivi 1.829 milioni di euro, di cui 546 milioni di euro per invalidità civile, 150 milioni per il Fondo debiti pregressi dell’ex Ministero delle finanze; 473 milioni quale saldo IRAP relativo al Fondo sanitario nazionale e 573 milioni di regolazioni debitorie relative a entrate erariali di Sicilia e Sardegna (iscritte dal lato delle entrate solo in cassa).
Le regolazioni debitorie propriamente dette, relative alle spese correnti, ammontano a 615 milioni di euro, di cui 365 milioni per spese di giustizia e 171 milioni per fitto locali della Polizia di Stato.
Le regolazioni debitorie relative alle spese in conto capitale, risultano complessivamente pari, in termini di competenza, a 2.101 milioni di euro, di cui 2.000 milioni di euro relativi ai disavanzi delle aziende sanitarie locali.
Si rileva l’opportunità, segnalata anche dalla Corte dei conti, di corredare l’esposizione delle regolazioni contabili e debitorie di dati che consentano un collegamento diretto con i relativi capitoli di entrata e di spesa, in modo tale da consentire l’individuazione delle cause di formazione delle regolazioni medesime.
6. La gestione di competenza
L’entità complessiva degli accertamenti di entrata (comprensivi delle entrate per accensione di prestiti) è risultata, nel 2005, pari a 627.413 milioni di euro, con una evoluzione negativa rispetto al 2004 (-9.041 milioni di euro).
L’incidenza del totale delle entrate rispetto al PIL è pari al 44,2%,
Gli impegni di spesa assunti nel 2005 ammontano complessivamente (incluse le spese per rimborso prestiti) a 635.556 milioni di euro e rappresentano il 44,8% del PIL. Rispetto ai risultati dello scorso anno, la gestione presenta un complessivo decremento degli impegni di spesa di 5.297 milioni.
Il saldo netto da finanziare registrato nel 2005, pari a 35.209 milioni di euro, corrisponde alla differenza tra un ammontare complessivo degli accertamenti di entrata finali di 432.034 milioni di euro(30,5% del PIL) e un ammontare complessivo degli impegni di spesa finali di 467.243 milioni di euro, pari al 33% del PIL.
In linea generale, pertanto, come già emergeva negli anni precedenti, i risultati esposti nel rendiconto 2005 segnano un rilevante scostamento rispetto a quelli previsionali, sia per quanto concerne le entrate che le spese.
I complessivi accertamenti di entrata (627.413 milioni) e i complessivi impegni di spesa (635.556 milioni) manifestano entrambi una riduzione rispetto alle previsioni definitive (-9.041 milioni di euro per quanto concerne le entrate complessive e -51.612 milioni per quanto riguarda le spese complessive), dando luogo ad un disavanzo complessivo della gestione di competenza di 8.143 milioni di euro, alla cui copertura si è provveduto mediante operazioni di indebitamento.
6.1 Entrate finali
Come già accennato, le entrate finali (tutte le entrate del bilancio dello Stato, tranne quelle derivanti dall’accensione di prestiti) hanno registrato, rispetto al 2004, un incremento di 5.265 milioni di euro.
Più in particolare, su un valore complessivo di accertamenti di entrata pari a 627.413 milioni di euro, gli accertamenti relativi a entrate tributarie sono risultati pari a 377.854 milioni di euro, evidenziando un leggera diminuzione di 2.208 milioni di euro rispetto al 2004.
Anche dal confronto tra i risultati e le previsioni si rileva che le entrate tributarie accertate sono risultate inferiori di 2.818 milioni di euro rispetto alle previsioni iniziali e di 3.577 milioni di euro rispetto alle previsioni definitive, evidenziando pertanto una certa sovrastima delle previsioni.
Gli accertamenti relativi alle entrate extratributarie sono invece risultati nettamente superiori rispetto all’esercizio finanziario 2004. In particolare, le entrate extratributarie accertate sono stati pari a 44.105 milioni di euro, con un incremento, rispetto all’esercizio 2004, di 8.390 milioni di euro, pari al +23,5%.
Le entrate extratributarie registrano una evoluzione incrementativa sia rispetto alle previsioni iniziali, di 18.417 milioni di euro, sia rispetto alle previsioni definitive, di 14.684 milioni.
Gli accertamenti per entrate derivanti da alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti,pari a 10.075 milioni di euro sono invece risultati in diminuzione rispetto al 2004, di 6.311 milioni di euro (-38,5%).
Nell’ambito delle entrate tributarie, la riduzione degli accertamenti rispetto al 2004 ha interessato, in particolare, le imposte sul patrimonio e sul reddito, che hanno evidenziato, rispetto al 2004, un decremento di 2.105 milioni di euro, raggiungendo accertamenti pari a 189.865 milioni di euro (+562 milioni di euro rispetto alle previsioni definitive).
Anche gli accertamenti concernenti la categoria del lotto, lotterie e altre attività di gioco hanno evidenziato un decremento rispetto al 2004, di 3.425 milioni di euro (-25,2%), attestandosi a 10.192,4 milioni di euro, inferiori di 1.346 milioni di euro rispetto alle previsioni definitive.
Le tasse e imposte sugli affari, invece, hanno fatto registrare accertamenti pari a 139.118 milioni di euro (+1.272 milioni rispetto al 2004) (cfr. la Tavola I riportate in Appendice).
Relativamente all’andamento delle singole imposte, nell’esercizio finanziario 2005 risultano aumentati sia gli accertamenti relativi all’IRPEF, da 134.108 milioni a 139.283 milioni di euro (+5.175 milioni di euro), sia quelli relativi all’IRPEG/IRES,aumentati da 30.374 milioni a 36.305 milioni di euro (+5.931 milioni di euro).
Anche gli accertamenti relativi all’IVA risultano incrementati di 7.812 milioni di euro rispetto al 2004, risultando pari a 114.925 milioni di euro, a fronte di 107.113 milioni di euro di accertamenti relativi all’esercizio 2004.
Nell’esercizio 2005 risultano invece drasticamente ridotte le entrate da condoni e sanatorie, con accertamenti per complessivi 851 milioni di euro, a fronte di accertamenti pari a 8.830 milioni di euro nel 2004 (cfr. la Tavola II riportate in Appendice).
Per le entrate extratributarie si segnalano, soprattutto, gli interessi su anticipazioni e crediti vari del Tesoro, che hanno raggiunto accertamenti pari a 9.524 milioni di euro, con un incremento di 4.327 milioni rispetto agli accertamenti 2004, e i recuperi, rimborsi e contributi che registrando accertamenti pari a 21.478 milioni di euro denotano un incremento di 3.057 milioni di euro rispetto all’esercizio finanziario precedente.
6.2 Spese finali
La gestione 2005 ha dato luogo ad impegni di spesa relativi ad operazioni finali (tutte le spese del bilancio dello Stato tranne quelle relative al rimborso di prestiti giunti in scadenza nell’esercizio di riferimento) per 467.243 milioni di euro, con un incremento di 19.318 milioni di euro rispetto al 2004 (+4,3%).
Rispetto alle previsioni definitive, gli impegni finali denotano invece una diminuzione di 18.441 milioni di euro.
Gli impegni relativi ad operazioni finali sono riconducibili per 420.449 milioni di euro a spese correnti, che risultano incrementate rispetto al 2004 di 19.888 milioni di euro (+5%), e per 46.794 milioni di euro a spese in conto capitale (che presentano, invece, rispetto al 2004 una riduzione di 570 milionidi euro, corrispondente a -1,2%).
Tra le spese correnti hanno evidenziato aumenti significativi, rispetto all’esercizio 2004, i trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche, che hanno raggiunto i 175.285 milioni di euro (+7.226 milioni rispetto al 2004); un incremento di una certa rilevanza si rileva anche per le spese per redditi da lavoro dipendente (+2.256 milioni di euro, per un totale di 81.743 milioni) e (cfr. la Tavola VI riportata in Appendice).
Un incremento rispetto al 2004 hanno anche registrato le spese per interessi passivi (+9.707 milioni di euro), pari nel 2005 a 70.671 milioni di euro.
Hanno, invece, evidenziato una diminuzione rispetto all’esercizio precedente le spese per consumi intermedi, passate da 13.769 milioni a 12.782 milioni di euro, con una riduzione di 987 milioni di euro nel 2005 (inferiori anche alle previsioni definitive di 416 milioni di euro).
Relativamente alle spese in conto capitale, che registrano una contrazione di complessivi 570 milioni di euro rispetto al 2004, diminuiscono sia i contributi agli investimenti ad imprese, pari a 8.233 milioni di euro (-3.472 milioni di euro), sia i contributi agli investimenti alle amministrazioni pubbliche che si assestano a 16.768 milioni di euro, con una riduzione rispetto al 2004 di 2.371 milioni di euro.
Aumentano invece gli altri trasferimenti in conto capitale, che registrano un valore pari al doppio di quello registrato nel 2004 (8.730 milioni di euro rispetto ai 4.445 milioni registrati nel 2004).
Gli impegni di spesa per investimenti fissi lordi passano da 5.659 a 6.170 milioni di euro, con un incremento nel 2005 di oltre 500 milioni di euro.
6.3 Spese per rimborso prestiti ed entrate da accensione di prestiti
Per quanto concerne la spesa per rimborso prestiti, i relativi impegni, pari a 168.313 milioni di euro, hanno registrato una diminuzione rispetto al dato del 2004 di 24.616 milioni di euro (il rimborso prestiti nel 2004 era stato pari a 192.929 milioni di euro).
Gli accertamenti di entrata derivanti da accensioni di prestiti sono stati pari a195.379 milioni di euro, con una diminuzione di 14.306 milioni di euro rispetto al dato dell’esercizio 2004, nel quale gli accertamenti di entrata derivanti da accensioni di prestiti erano stati pari a 209.685 milioni di euro.
7. La gestione dei residui
7.1 Disciplina dei residui
Nel corso dell’esercizio, alla gestione di competenza si affianca la gestione dei residui.
Si definiscono residui attivi le entrate accertate, ma rimaste da versare e da riscuotere; residui passivi le spese impegnate, ma rimaste da pagare.
Per gli stanziamenti relativi a spese in conto capitale, in generale, è autorizzata la conservazione in bilancio anche se, entro la fine dell’esercizio finanziario, non sono stati impegnati (residui di stanziamento o residui impropri).
Tra i residui occorre altresì distinguere quelli provenienti dagli esercizi precedenti e quelli formatisi nel corso dell’esercizio considerato (residui di nuova formazione).
In base alla normativa vigente, i residui propri relativi alle spese correnti sono mantenuti in bilancio per i due esercizi successivi a quello nel quale le somme corrispondenti sono state inizialmente stanziate (art. 36, comma 1, R.D. n. 2440/1923).
Tra i residui di parte corrente hanno un regime particolare quelli concernenti spese per lavori, forniture e servizi, che possono essere mantenuti in bilancio per tre esercizi.
I residui relativi alle spese in conto capitale sono mantenuti in bilancio per sette esercizi successivi a quello in cui è stato iscritto il corrispondente stanziamento (art. 36, comma 3, R.D. n. 2440/1923).
Per quanto concerne invece la conservazione in bilancio dei residui di stanziamento, l’art. 1, comma 6, del D.L. n. 194/2002 (legge 31 ottobre 2002 n. 246), che ha modificato l’articolo 36, comma 2, del R.D. n. 2440/1923, limita ad un solo anno, dopo l’esercizio di iscrizione in bilancio, il periodo di conservazione, quali residui di stanziamento, delle disponibilità di conto capitale non impegnate alla chiusura dell’esercizio. Per gli stanziamenti iscritti in bilancio in forza di disposizioni legislative entrate in vigore nell'ultimo quadrimestre dell'esercizio finanziario, il periodo di conservazione è protratto di un ulteriore anno[6].
Specifiche disposizioni sono state introdotte nell’ultimo decennio volte a ridurre l’entità dei residui passivi[7].
In particolare, nell’ambito della riforma del bilancio (art. 3, comma 1, della L. 94/1997 e art. 2, comma 1, del D.Lgs. 279/1997) è stata introdotta una procedura rigorosa per la determinazione dei residui di stanziamento che possono essere mantenuti in bilancio nei singoli esercizi finanziari.
La procedura di conservazione in bilancio dei residui di stanziamento è stata definita dalla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 16 gennaio 1998.
La direttiva ha posto a carico delle singole amministrazioni l’onere di dimostrare le esigenze che motivano la conservazione in bilancio dei residui di stanziamento e delle somme relative a spese correnti non impegnate alla fine dell’esercizio.
La stessa direttiva ha previsto che il Ministro dell’economia e delle finanze sottoponga annualmente al Consiglio dei Ministri un prospetto contenente lo schema di conservazione dei residui; tale schema, complessivamente, dovrà realizzare l’obiettivo di mantenere i residui entro la percentuale fissata dal Presidente del Consiglio, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, calcolata sulle somme astrattamente conservabili per l’intero bilancio dello Stato[8].
La procedura di eliminazione dal bilancio dei residui di stanziamento, attraverso l’emanazione del decreto del Presidente del Consiglio, è stata applicata fino al 2002.
Per l’anno 2003, non è stato emanato l’apposito D.P.C.M. con la percentuale massima di conservazione in bilancio dei residui medesimi, ma è intervenuto l’articolo 1, comma 7, del D.L. n. 168/2004 (“Interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica”), convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2004, n. 191, che ha disposto la riduzione del 50% dei residui di stanziamento relativi a spese in conto capitale accertati alla data del 31 dicembre 2003[9]. Sostanzialmente, con la disposizione di legge richiamata è stata effettuata un’operazione di riduzione dei residui di stanziamento analoga a quella che negli anni precedenti è stata realizzata in via amministrativa, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.
L’ammontare dei residui cancellati dal bilancio relativo al 2004 ai sensi del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze n. 84340 del 2004, emanato in attuazione del decreto-legge n. 168/2004 (c.d. “taglia-spese”), con riferimento a quelli provenienti dall’esercizio 2003, è stato pari a complessivi 602 milioni di euro.
Per gli esercizi finanziari 2004 e 2005, il D.P.C.M. che fissa la percentuale massima di conservazione in bilancio dei residui di stanziamento non è stato emanato.
7.2 Entità complessiva dei residui al termine dell’esercizio 2005
Al 31 dicembre 2005, il conto dei residui presenta residui attivi per un valore complessivo di 151.248 milioni di euro (di cui 108.662 attribuibili a residui pregressi e 42.585 a residui di nuova formazione) e residui passivi, al lordo dei residui relativi al rimborso di prestiti, per 119.138 milioni di euro (di cui 65.879 attribuibili a residui pregressi e 53.259 a residui di nuova formazione), con una eccedenza attiva di 32.110 milioni di euro.
L’esercizio finanziario 2004 presentava, invece, una eccedenza passiva di 4.438 milioni di euro.
Provenienti da esercizi precedenti
Dal confronto tra lo stato dei residui al termine dell’esercizio 2005 e quello al termine dell’esercizio precedente, si rileva che:
- i residui attivi sono aumentati di 34.392 milioni di euro (da 116.856 milioni di euro a 151.248 milioni); in termini percentuali l’incremento è pari al 29,4%;
- i residui passivi sono diminuiti di 2.156 milioni di euro (da 121.294 a 119.138 milioni); in termini percentuali tale decremento è di circa l’1,8%.
Il decremento dei residui passivi è dovuto alla forte riduzione dei residui relativi al rimborso prestiti.
Come si riconosce nella Relazione illustrativa, il fenomeno dei residui rimane ancora nel 2005 su livelli considerevoli, specie quelli passivi nonostante abbiano subito una riduzione dell’1,8% rispetto allo scorso esercizio.
L’evoluzione dei residui attivi è imputabile sia ai residui provenienti da esercizi precedenti, che aumentano, rispetto al 2004, di 108.662 milioni di euro, sia ai residui di nuova formazione, che risultano aumentati di 42.585 milioni di euro (pari ad un aumento, rispettivamente, del 33,3% e del 20,5%).
La consistenza complessivamente elevata dei residui attivi provenienti da esercizi precedenti, potrebbe indicare la difficoltà ad acquisire effettivamente alle casse dello Stato somme corrispondenti ad accertamenti di entrata effettuati in esercizi anteriori.
Circa i residui passivi va sottolineato un rallentamento del processo di formazione dei nuovi residui, che raggiungono 53.259 milioni di euro nel 2005, rispetto ai 58.029 dello scorso esercizio (-8,2%). In base a quanto indicato nella relazione illustrativa del disegno di legge di rendiconto, l’aumento andrebbe riferito sia alla diminuzione del volume degli impegni assunti nel 2005 rispetto all’esercizio precedente, sia alla riduzione dei pagamenti in conto competenza effettuati dalle Amministrazioni.
Si evidenzia inoltre una ripresa del processo di smaltimento dei residui pregressi, che si attestano a 65.879 milioni di euro contro i 63.265 milioni di euro del 2004 (+4,1%), con un incremento del grado di eliminazione della consistenza iniziale, pari al 40,25 contro il 39% registrato nel 2004.
Per quanto concerne i residui passivi, la tabella seguente mette a raffronto l’andamento dei residui di parte corrente, di conto capitale e relativi a rimborso prestiti registrati alla conclusione degli esercizi 2004 e 2005, indicando distintamente i residui provenienti dagli esercizi precedenti ed i residui di nuova formazione.
Residui passivi 2004
Residui passivi 2005
I residui passivi relativi a spese finali, vale a dire al netto dei residui relativi al rimborso di prestiti, ammontano a 115.804 milioni di euro (di cui 65.814 attribuibili a residui pregressi e 49.990 a residui di nuova formazione).
Alla fine dell’esercizio 2004, i residui passivi per spese finali ammontavano a 112.027 milioni di euro.
Pertanto, nell’esercizio 2005 si è registrato un aumento dell’entità complessiva dei residui passivi per spese finali di 3.777 milioni di euro.
Con specifico riferimento ai residui relativi a spese finali, quelli relativi a spese correnti risultano, alla fine del 2005, pari a 42.049 milioni di euro e quelli relativi a spese in conto capitale risultano pari a 73.755 milioni di euro.
Rispetto alla fine dell’esercizio 2004 i residui passivi per spese correnti sono aumentati di 2.552 milioni di euro e quelli per spese in conto capitale sono aumentati di 1.225 milioni di euro.
Dall’analisi della formazione nel tempo dei residui passivi, risulta che i residui passivi per spese finali provenienti dagli esercizi 2004 e precedenti ammontano a 65.814 milioni di euro e i residui passivi per spese finali di nuova formazione, vale a dire determinati dalla gestione di competenza dell’esercizio 2005, risultano pari a 49.990 milioni di euro.
L’aumento dell’entità dei residui passivi per spese finali al termine dell’esercizio 2005, rispetto all’esercizio 2004, è pertanto riconducibile ad un aumento di 1.162 milioni di euro dei residui di nuova formazione ed ad un aumento di 2.615 milioni di euro dei residui provenienti da esercizi precedenti.
Per ciò che attiene invece ai residui passivi relativi a rimborso prestiti, si rileva una considerevole riduzione rispetto all’esercizio 2004 (da 9.266 milioni di euro a 3.334 milioni di euro).
Nella tavola seguente l’evoluzione dei residui passivi è analizzata con riferimento alla distinzione tra residui propri e residui di stanziamento.
Residui propri
Residui distanziamento
Tra i residui passivi (considerati al netto dei residui per rimborso prestiti), i residui propri (vale a dire i residui corrispondenti a somme impegnate ma non pagate alla fine dell’esercizio 2005) risultano, alla fine dell’esercizio 2005, pari a 101.293 milioni di euro, di cui 35.717 milioni di euro per spese correnti e 65.576 milioni per spese in conto capitale.
I residui di stanziamento (vale a dire le somme, per lo più di conto capitale, che, pur non essendo impegnate alla fine dell’esercizio, sono conservate in bilancio a titolo di residui) ammontano a 14.511 milioni di euro, di cui 6.332 per spese correnti e 8.179 milioni per spese di conto capitale.
Alla fine dell’esercizio 2004 i residui propri ammontavano complessivamente a 98.913 milioni di euro e i residui di stanziamento a 10.040 milioni di euro.
Alla fine dell’esercizio 2005 si è, pertanto, registrata, rispetto all’esercizio precedente, un aumento dei residui propri di 2.380 milioni di euro ed un aumento dei residui di stanziamento di 1.397 milioni di euro.
A tale riguardo si segnala che per il 2005, come per il 2004, non è stato emanato il D.P.C.M. che fissa la percentuale massima di conservazione in bilancio dei residui di stanziamento.
Nelle tavole seguenti viene riportata la serie storica della consistenza dei residui attivi e passivi negli ultimi 10 anni, distinti per titoli della entrata e della spesa (relativamente ai residui passivi sono riportate tra parentesi le percentuali sugli impegni dell'esercizio).
Residui attivi nel periodo1996-2005
(consistenza - valori in milioni di euro)
Entrate extratribut.
Alienaz. e ammort.
Consistenza dei residui passivi a fine esercizio nel periodo 1996-2005
(consistenza - valori in milioni di euro – percentuale su impegni d’esercizio)
% su impegni
Le due serie evidenziano una generale tendenza ad un incremento dei residui finali, sia per i residui passivi che per i residui attivi, fino all’esercizio finanziario 2001.
A partire dal 2002 inizia una nuova fase di riduzione dei residui, in particolare di quelli passivi. In particolare, per i residui passivi, i risultati dell’esercizio 2005 confermano, con l’unica eccezione del lieve incremento registratosi nell’esercizio finanziario 2004, la tendenza alla riduzione.
Per i residui attivi invece, dopo la riduzione evidenziata nel 2002, si registra un andamento altalenante. Nel 2005, in particolare, il livello dei residui attivi si è incrementato notevolmente, assestandosi ad un livello superiore rispetto ai risultati del decennio.
7.3 I residui provenienti dagli esercizi precedenti
Consistenza al 1° gennaio 2005
Operazioni di riaccertamento (maggiori o minori entrate/spese)
Accertamenti nel corso dell’esercizio 2005
Residui incassati/pagati nel corso dell’esercizio 2005
Residui da esercizi precedenti al 31.12.2005
I residui attivi provenienti dall’esercizio 2004 ammontavano, il 1° gennaio 2005, a 116.856 milioni di euro. Nel corso dell’esercizio 2005 la consistenza è stata rideterminata in 122.959 milioni di euro, di cui sono stati incassati 14.296 milioni di euro e sono rimasti da versare e da riscuotere 108.663 milioni di euro.
I residui passivi (con riferimento alle spese complessive, comprensive del rimborso prestiti) provenienti dall’esercizio 2004 ammontavano a 121.294 milioni di euro. Nel corso dell’esercizio 2005 la consistenza dei residui provenienti dall’esercizio 2004 è stata rideterminata in 110.180 milioni (-11.114 milioni), di cui sono stati pagati 44.300 milioni e sono rimasti da pagare 65.879 milioni di euro.
La rideterminazione è dovuta ad economie di gestione per 1.950 milioni di euro e a somme perente agli effetti amministrativi per 9.167 milioni, a fronte delle quali si sono verificate eccedenze di spesa per circa 3 milioni di euro.
Per tali eccedenze di spesa viene proposta sanatoria nell’articolo 7 del disegno di legge di rendiconto.
7.4 I residui di nuova formazione
Accertamenti/impegni
584.828
Residui al 31.12.2005 provenienti dalla competenza 2005
La gestione di competenza dell’esercizio 2005 ha fatto registrare, rispetto ad una previsione definitiva di 686.799 milioni di euro, accertamenti di entrata per un valore complessivo di 627.413 milioni,in corrispondenza dei quali sono state effettuate operazioni di riscossione e versamento, relative alla gestione di competenza, per un valore complessivo di 584.828 milioni. Si sono formati pertanto residui attivi per un valore complessivo di 42.585 milioni.
I residui attivi di nuova formazione si riferiscono per 26.282 milioni di euro alle entrate tributarie (52,2%), per 16.299 milioni alle entrate extratributarie (47,5%) e per 4 milioni ai proventi da alienazione e ammortamento di beni patrimoniali.
Dal lato delle spese di competenza dell’esercizio 2005, a fronte di stanziamenti pari a 687.168 milioni di euro, si sono avuti impegni per un valore complessivo di 635.556 milioni di euro, in corrispondenza dei quali sono stati effettuati pagamenti, relativi alla gestione di competenza, per un valore complessivo di582.298 milioni di euro. Si sono formati pertanto residui passivi (sempre riferiti alle spese complessive, compreso il rimborso prestiti) per un valore di 53.259 milioni di euro.
Questi sono riferibili per 29.578 milioni di euro a spese correnti (35,3%), per 20.412 milioni di euro a spese in conto capitale (61,9%) e per 3.269 milioni di euro a rimborso prestiti (2,8%).
Al netto del rimborso prestiti, i residui passivi di nuova formazione ammontano a 49.990 milioni di euro.
La Relazione illustrativa al disegno di legge di assestamento per il 2006 (A.C. 1254), evidenzia che l’entità dei residui passivi di nuova formazione nell’esercizio 2005 derivanti da spese di parte corrente risulta superiore di 2.711 milioni di euro rispetto a quelli formatisi nell’esercizio 2004 (29.578 milioni nel 2005 rispetto a 26.867 milioni nel 2004), con una inversione di tendenza rispetto a quanto verificatosi negli esercizi precedenti.
I residui derivanti da spese di conto capitale risultano invece inferiori rispetto al 2004 di 386 milioni di euro (20.412 milioni nel 2005 rispetto a 21.961 milioni nel 2004).
I residui di nuova formazione di conto corrente sono da attribuire, per la maggior parte, a trasferimenti ad amministrazioni pubbliche (17.174 milioni di euro su 29.578), di cui 12.316 milioni in favore delle amministrazioni locali, in particolare, destinati:
- alle regioni (7.517 milioni di euro), riferibili, per 5.387 milioni al Fondo sanitario nazionalee per 685 milioni al Fondo per il federalismo fiscale;
- alle province e comuni (1.787 milioni di euro), di cui 820 milioni riguardanti il Fondo ordinario, consolidato e perequativo per la finanza locale;
- alle Università (2.839 milioni);
- agli enti di previdenza (4.197 milioni di euro), imputabili soprattutto all’INPS.
Entità rilevanti di residui di nuova formazione di parte corrente interessano anche i redditi da lavoro dipendente (4.782 milioni di euro, pari a +262 milioni rispetto al 2004), ascrivibili per 3.011 milioni al Ministero dell’economia, inclusivi del Fondo per i contratti del pubblico impiego e per 737 milioni al Ministero dell’istruzione, e la spesa per consumi intermedi (3.878 milioni di euro), che presenta peraltro una lieve flessione di 711 milioni di euro rispetto al 2004.
I residui di nuova formazione relativi a consumi intermedi riguardano, per la maggior parte, le spese del Ministero della difesa (1.471 milioni) e, per la parte restante, prevalentemente il Ministero dell’economia e delle finanze (1.086 milioni) e il Ministero della giustizia (439 milioni).
Anche per i residui di nuova formazione relativi alle spese di conto capitale, un parte rilevante (9.729 milioni di euro), è riferibile a contributi per investimenti a favore delle amministrazioni pubbliche, delle imprese, delle famiglie e all’estero, i quali, peraltro, registrano, rispetto al 2004, una riduzione complessiva di 3.338 milioni di euro.
I nuovi residui relativi a trasferimenti in conto capitale interessano:
- le amministrazioni centrali per 1.264 milioni di euro;
- le amministrazioni locali per 3.048 milioni di euro;
- le imprese per 4.552 milioni di euro.
8. La gestione di cassa
La gestione di competenza e la gestione dei residui concorrono a determinare i risultati della gestione di cassa, che è rappresentata, per la parte di entrata, dagli incassi e, per la parte di spesa, dai pagamenti.
Nella tavola seguente i dati relativi ad incassi e pagamenti (C) sono messi a confronto con le previsioni iniziali di bilancio (A) e con quelle definitive (B), nonché con i risultati di cassa del rendiconto relativo all’esercizio 2004.
% 2005/2004
366.692
398.915
663.952
-115.666
452.581
-49.988
663.953
713.261
626.598
-86.040
Dall’analisi della gestione di cassa, risultano incassi complessivi per 599.125 milioni di euro (con una riduzione del 2,9% rispetto agli incassi dell’esercizio precedente), di cui 403.745 milioni di euro derivanti da operazioni finali e 195.380 milioni di euro da operazioni di indebitamento patrimoniale.
In particolare, per quanto concerne gli incassi finali nel 2005:
- le entrate tributarie, pari complessivamente a 365.199 milioni di euro, hanno registrato una riduzione di 5.480 milioni di euro rispetto al 2004 (-1,5%);
- le entrate extratributarie, pari complessivamente a 28.473 milioni di euro, hanno evidenziato un aumento di 2.610 milioni di euro rispetto al 2004 (+10,1%);
- le entrate derivanti da alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti, pari complessivamente a 10.073 milioni di euro, hanno registrato una diminuzione di 919 milioni di euro rispetto al 2004.
Le entrate da accensione prestiti hanno registrato anch’esse una diminuzione di 14.305 milioni di euro rispetto al 2004, passando da 209.685 a 195.380 milioni di euro.
Dal lato della spesa, i pagamenti complessivi ammontano a 626.598 milioni di euro, con un lieve incremento dello 0,3% rispetto ai pagamenti dell’esercizio precedente (+1.736 milioni di euro).
I pagamenti complessivi riguardano per 452.581 milioni di euro le operazioni finali e per 174.017 milioni di euro il rimborso delle passività finanziarie.
Il dato relativo alle spese finali risulta aumentato di 11.416 milioni di euro rispetto a quello dell’esercizio 2004 (+2,6%).
Tale incremento è interamente imputabile all’andamento dei pagamenti di parte corrente, che risultano aumentati di 12.942 milioni (da 397.144 a 410.086 milioni di euro), segnando un aumento del 3,3% rispetto al 2004.
I pagamenti di conto capitale risultano invece diminuiti di 1.418 milioni di euro rispetto al 2004, passando da 43.976 a 42.495 milioni di euro.
Riguardo ai pagamenti, la relazione illustrativa evidenzia che le economie realizzate sono state pari complessivamente a 87.463 milioni di euro, a fronte delle quali sono state effettuate in vari stati di previsione spese eccedenti le somme stanziate per complessivi 799 milioni di euro.
Anche per dette eccedenze viene proposta sanatoria con l’articolo 7 del disegno di legge di rendiconto, dove le eccedenze sono indicate con riferimento alle pertinenti unità previsionali di base[10].
Anche con riferimento alla gestione di cassa, si evidenzia dunque uno scostamento tra dati previsionali e risultati di gestione, ancora più marcato di quello rilevato con riferimento alla gestione di competenza.
Nella tavola seguente i risultati della gestione di cassa sono analizzati evidenziando distintamente le operazioni (incassi e pagamenti) relativi alla gestione dei residui sussistenti all’inizio dell’esercizio 2005 e quelle relative agli stanziamenti di competenza per il 2005. In questo modo è possibile evidenziare il rapporto tra l’entità delle operazioni di incasso e di pagamento rispetto al complesso della massa acquisibile (residui attivi provenienti dagli esercizi precedenti + previsioni di entrata) e al complesso della massa spendibile (residui passivi provenienti dagli esercizi precedenti + stanziamenti di spesa).
Analisi della gestione di cassa
Competenza 2005
Al 1/1/2005
Incassi o pagamenti
Massa acquisibile o spendibile
(E=A+C)
Totale incassi o pagamenti
(F=B+D)
445.660
527.675
389.448
544.094
597.712
452.582
808.462
626.599
Nella gestione di competenza i pagamenti finali risultano pari a 417.254 milioni di euro; essi rappresentano l’85,9% delle previsioni definitive (pari a 485.684 milioni di euro) e l’97,8% dell’ammontare complessivo degli impegni di spesa assunti nel 2005 (pari a 467.243 milioni di euro, cfr. la tavola relativa alla gestione di competenza nel § 6).
Con riferimento alla gestione dei residui, sono stati effettuati pagamenti finali per 35.328 milioni di euro, a fronte di residui accertati pari a 112.028 milioni di euro (solo il 31,5%).
Di seguito vengono offerte alcune indicazioni relative agli incassi realizzati nell’esercizio 2005, sulla base delle risultanze evidenziate nella Relazione trimestrale di cassa al 31 dicembre 2005 (presentata al Parlamento ad aprile 2006).
I dati relativi alle singole imposte sono stati rettificati sulla base degli elementi evidenziati nella Relazione medesima.
Incassi rettificati realizzati
(dati netti in milioni di euro)
- Sostitutiva
- Ritenuta sui dividendi
- Condoni, concordati e pendenze tributarie
- 7.173
- 6.128
- Registro, bollo e sostitutiva
- 1.249
30.784 (2)
TOTALE ENTRATE FINALI (2) (3)
(1)Comprende la quota di condono, ancora da ripartire, di spettanza dell'erario, stimata in milioni 32, attribuibile per 26 milioni alle imposte dirette e per 6 milioni alle indirette.
(2)Al netto della quota di versamenti da parte della Struttura di gestione, relativi ad anni precedenti (mil. 214 per il 2003; mil. 350 per il 2004 e mil. 337 per il 2005).
(3)Al netto delle regolazioni contabili Sicilia e Sardegna (mil. 7.512 per il 2003; mil. 8.364 per il 2004 e mil. 8.729 per il 2005).
Fonte: Relazione sulla stima del fabbisogno di cassa per l’anno 2006 e situazione di cassa al 31 dicembre 2005 (aprile 2006).
9. Il conto generale del patrimonio
9.1 Struttura e funzioni
Il conto generale del patrimonio è il documento contabile che fornisce annualmente la situazione patrimoniale dello Stato, quale risulta alla chiusura dell’esercizio.
Il conto generale del patrimonio comprende:
a) le attività e le passività finanziarie e patrimoniali con le relative variazioni prodottesi durante l’esercizio di riferimento;
Nell’ambito della riforma del bilancio dello Stato (legge n. 94/1997 e D.Lgs. n. 279/1997), è stata prevista una ristrutturazione del rendiconto, concernente non solo il conto del bilancio, ma anche il conto generale del patrimonio.
In particolare, per quanto riguarda il conto del patrimonio, la ristrutturazione è stata ritenuta necessaria ai fini di una nuova impostazione del conto stesso sotto il profilo di una sua maggiore significatività in riferimento alla economicità della gestione patrimoniale. Sono state introdotte alcune disposizioni volte a individuare i beni suscettibili di utilizzazione economica e a permettere una analisi economica della gestione patrimoniale[11].
La ristrutturazione è stata attuata con il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 18 aprile 2002 (G.U. n. 24 del 30 gennaio 2003) e ha ricevuto prima applicazione con riferimento al conto patrimoniale presentato nel rendiconto per l’esercizio 2002.
La nuova struttura del conto del patrimonio ha trovato successivamente illustrazione con la circolare del Ministero dell’economia e delle finanze 12 marzo 2003, n. 13.
Il conto generale del patrimonio, nella nuova struttura, risulta dunque distinto in due parti.
La Sezione I contiene la classificazione patrimoniale degli elementi attivi e passivi, definiti in modo che possano raccordarsi con il sistema di contabilità nazionale SEC 95.
Le attività si distinguono in tre categorie di primo livello:
1) attività finanziarie (attività economiche comprendenti i mezzi di pagamento, gli strumenti finanziari e le attività economiche aventi natura simile agli strumenti finanziari);
2) attività non finanziarie prodotte (attività economiche ottenute quale prodotto dei processi di produzione. Esse comprendono beni materiali e immateriali prodotti, beni mobili di valore culturale, biblioteche e archivi);
3) attività non finanziarie non prodotte (attività economiche non ottenute tramite processi di produzione. Esse comprendono beni materiali quali terreni, giacimenti, risorse biologiche non coltivate).
Le tre categorie di primo livello sono distinte in ulteriori quattro livelli di dettaglio.
Per quanto concerne le passività, è prevista un’unica voce di primo livello che comprende tanto i debiti a breve termine che quelli a medio-lungo termine, nonché le riserve tecniche dei fondi di pensione, le anticipazioni passive e altri conti passivi.
Anche in questo caso, la voce di primo livello è distinta in ulteriori quattro livelli di maggior dettaglio.
La Sezione II del conto del patrimonio illustra gli elementi di raccordo tra i dati patrimoniali e quelli del bilancio, mostrando l’incidenza dei risultati della gestione di bilancio sulle componenti patrimoniali attive e passive. La struttura della Sezione II tiene conto, in particolare, dell’articolazione del bilancio dello Stato per unità previsionali di base e della classificazione delle spese per funzioni-obiettivo, corrispondenti, al livello di maggior dettaglio, con le missioni istituzionali perseguite da ciascuna amministrazione.
Tali sezioni sono completate dalla classificazione delle attività e passività per Ministeri, dalle tabelle, dagli altri allegati e appendici al Conto generale.
Per effetto dell’articolo 22 della legge n. 468/1978, e successive modifiche ed integrazioni, il Conto del patrimonio contiene anche il Conto del “dare e avere” della Banca d’Italia in quanto organo cui è attribuito il servizio di tesoreria per conto dello Stato e le funzioni di cassiere speciale.
A seguito dell’istituzione della società Patrimonio dello Stato S.p.A., con il compito di valorizzare, gestire ed alienare il patrimonio dello Stato, al Conto del patrimonio è allegato il conto consuntivo, economico e patrimoniale della suddetta società (le cui azioni sono interamente possedute dal Ministero dell’economia e delle finanze) nonché il conto consolidato della gestione del bilancio statale e della stessa società in conformità a quanto stabilito dall’articolo 7, comma 12-bis del D.L. 63/2002.
9.2 I risultati generali della gestione patrimoniale per l’esercizio finanziario 2005
A partire dal rendiconto relativo all’esercizio 1997 la legge di approvazione del rendiconto generale dello Stato fa riferimento anche al conto del patrimonio.
In particolare, l’articolo 8 del disegno di legge in esame dispone l’approvazione dei risultati generali della gestione patrimoniale, evidenziati nella successiva tavola.
Risultati generali della gestione patrimoniale 2005
Conti generali
consistenza al
Attività non finanziarie prodotte
Attività non finanziarie non prodotte
531.963
1.870.797
Eccedenza passiva
1.338.834
Il totale delle attività ammonta a 599.547 milioni di euro, di cui:
- 494.547 milioni di euro di attività finanziarie (con un aumento di 61.981 milioni di euro rispetto al 2004);
- 102.305 milioni di euro di attività non finanziarie prodotte, che comprendono beni materiali e immateriali prodotti, beni mobili di valore culturale, biblioteche e archivi (+6.004 milioni di euro rispetto al 2004);
- 2.695 milioni di euro di attività non finanziarie non prodotte, che comprendono terreni, giacimenti e risorse biologiche non coltivate (-402 milioni di euro rispetto al 2004).
Il totale delle passività ammonta a 1.953.595 milioni di euro e si riferisce interamente a passività di natura finanziaria. Rispetto alla chiusura dell’esercizio 2004 l’entità delle passività finanziarie ha registrato un incremento di 82.798 milioni di euro.
Dai risultati generali della gestione patrimoniale emerge pertanto una eccedenza passiva di 1.354.047 milioni di euro, con un peggioramento, rispetto alla situazione patrimoniale a fine 2004 di 15.213 milioni di euro, derivante da un aumento delle attività per 67.584 milioni di euro e da un più consistente aumento delle passività per 82.798 milioni di euro.
Per quanto concerne le attività finanziarie, nel 2005 si è registrata un incremento delle attività finanziarie di breve termine di 62.995 milioni di euro e una diminuzione di quelle a medio-lungo termine di 1.013 milioni di euro.
Tra le attività non finanziarie prodotte il conto del patrimonio evidenzia un incremento di 6.004 milioni di euro relativo per 6.622 milioni ai soli “beni materiali prodotti” e 740 milioni per i beni artistici.
L’accrescimento delle attività non finanziarie non prodotte di 1.227 milioni di euro è riconducibile pressoché interamente all’aumento dei terreni registrati nel conto del patrimonio (+1.193 milioni di euro).
L’aumento delle passività finanziarie è dovuto per 28.558 milioni di euro alle passività finanziarie di breve termine e per 26.370 milioni di euro a quelle di medio-lungo termine.
10. I rendiconti delle Amministrazioni e aziende autonome
Gli ultimi articoli del disegno di legge di approvazione del rendiconto (articoli da 9 a 18) si riferiscono all'approvazione dei conti consuntivi delle amministrazioni e aziende autonome per l'esercizio 2005.
Sono ricompresi nelle ricordate disposizioni la gestione dell’Istituto agronomico per l'Oltremare (artt. 9 e 10), l'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato (artt. 11-14), gli Archivi notarili (art. 15) e il Fondo per gli edifici di culto (artt. 16-18).
Per quanto riguarda tali amministrazioni:
- l'Istituto Agronomico per l'Oltremare presenta, per la gestione di competenza propria dell’esercizio, un bilancio in pareggio, dal momento che sono state accertate entrate e sono stati assunti impegni di spesa per imposto corrispondente;
- l'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato presenta, per la gestione di competenza propria dell’esercizio, un bilancio in pareggio. Il bilancio evidenzia peraltro un avanzo di gestione pari a 106,3 milioni di euro;
- la gestione del bilancio degli Archivi notarili presenta un saldo attivo di 9 milioni di euro;
- il Fondo per gli edifici di culto presenta, per la gestione di competenza propria dell’esercizio, un passivo di 0,145 milioni di euro, che si aggiunge al saldo attivo risultante a conclusione dell’esercizio 2003, il quale, per effetto della rideterminazione dei residui, ammonta a 5,760 milioni di euro. Pertanto, al 31 dicembre 2005, il Fondo registra un saldo attivo pari a circa 5,614 milioni di euro.
VIII –Proventi dei beni dello Stato