Source: https://ambientediritto.it/home/giurisprudenza/corte-di-giustizia-ue-sez-2-13092018-sentenza-cause-riunite-c-5417-e-c-5517
Timestamp: 2019-01-20 20:15:07+00:00
Document Index: 87906242

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

CORTE DI GIUSTIZIA UE Sez. 2^, 13/09/2018 Sentenza cause riunite C-54/17 e C-55/17 | AmbienteDiritto.it
CORTE DI GIUSTIZIA UE Sez. 2^, 13/09/2018 Sentenza cause riunite C-54/17 e C-55/17
TUTELA DEI CONSUMATORI – Compagnie telefoniche - Vendita di carte SIM (Subscriber Identity Module, modulo d’identità dell’abbonato) che includono determinati servizi preimpostati e preattivati – Assenza di previa informazione dei consumatori - Pratiche commerciali sleali – Pratiche commerciali aggressive – Operatore di telecomunicazioni di carte SIM - Fornitura non richiesta – Direttiva 2005/29/CE – Ambito di applicazione – Direttiva 2002/21/CE – Direttiva 2002/22/CE – Servizi di telecomunicazione – Rinvio pregiudiziale.
C-54/17 e C-55/17
La nozione di «fornitura non richiesta», ai sensi dell’allegato I, punto 29, della direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio («direttiva sulle pratiche commerciali sleali»), dev’essere interpretata nel senso che, con riserva di verifiche da parte del giudice del rinvio, essa ricomprende condotte come quelle di cui trattasi nei procedimenti principali, consistenti nella commercializzazione, da parte di un operatore di telecomunicazioni, di carte SIM (Subscriber Identity Module, modulo d’identità dell’abbonato) sulle quali sono preimpostati e preattivati determinati servizi, quali la navigazione Internet e la segreteria telefonica, senza che il consumatore sia stato previamente ed adeguatamente informato né di tale preimpostazione e preattivazione né dei costi di tali servizi. Inoltre, l’articolo 3, paragrafo 4, della direttiva 2005/29 dev’essere interpretato nel senso che non osta a una normativa nazionale in virtù della quale una condotta che costituisce una fornitura non richiesta, ai sensi dell’allegato I, punto 29, della direttiva 2005/29, come quelle di cui trattasi nei procedimenti principali, deve essere valutata alla luce delle disposizioni di tale direttiva, con la conseguenza che, secondo tale normativa, l’autorità nazionale di regolamentazione, ai sensi della direttiva 2002/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica (direttiva quadro), come modificata dalla direttiva 2009/140/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, non è competente a sanzionare una siffatta condotta.
Pres. Ilešič, Rel. Jarašiūnas, Ric. Wind Tre SpA, già Wind Telecomunicazioni SpA (C-54/17) e Vodafone Italia SpA, già Vodafone Omnitel NV (C-55/17), nei confronti di: Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (C-54/17) e Altroconsumo
Nelle cause riunite C-54/17 e C-55/17,
Wind Tre SpA, già Wind Telecomunicazioni SpA (C-54/17),
Vodafone Italia SpA, già Vodafone Omnitel NV (C-55/17),
Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (C-54/17),
Vito Rizzo (C-54/17),
2 Tali domande sono state proposte nell’ambito di due controversie, nella causa C-54/17, tra l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Italia), (in prosieguo: l’«AGCM») e la Wind Tre SpA, già Wind Telecomunicazioni SpA, (in prosieguo: la «Wind»), e, nella causa C-55/17, tra l’AGCM e la Vodafone Italia SpA, già Vodafone Omnitel NV, (in prosieguo: la «Vodafone»), in merito a provvedimenti dell’AGCM che sanzionano tali società per aver posto in essere pratiche commerciali sleali.
34 In tali circostanze, il Consiglio di Stato, nelle cause C-54/17 e C-55/17, ha deciso di sospendere i procedimenti e di sottoporre alla Corte, in termini identici, le seguenti questioni pregiudiziali:
35 Con decisione del presidente della Corte del 23 febbraio 2017, le cause C-54/17 e C-55/17 sono state riunite ai fini delle fasi scritta e orale del procedimento, nonché della sentenza.
40 Detto articolo 5 stabilisce, al suo paragrafo 2, i criteri atti a determinare se una pratica commerciale abbia carattere sleale, e precisa, al suo paragrafo 4, che sono sleali, in particolare, le pratiche commerciali «ingannevoli» di cui agli articoli 6 e 7 di tale direttiva e le pratiche commerciali «aggressive» di cui agli articoli 8 e 9 della medesima direttiva. Il paragrafo 5 di tale articolo indica inoltre che l’allegato I della medesima direttiva riporta l’elenco di quelle pratiche commerciali che sono considerate in ogni caso sleali. A tale riguardo, il considerando 17 della direttiva 2005/29 precisa espressamente che le pratiche individuate in tale allegato sono considerate sleali senza dover essere oggetto di una valutazione caso per caso ai sensi delle disposizioni degli articoli da 5 a 9 di tale direttiva (v. altresì, in tal senso, sentenza del 7 settembre 2016, Deroo-Blanquart, C-310/15, EU:C:2016:633, punto 29 e giurisprudenza ivi citata).
45 A tale riguardo, occorre ricordare che l’articolo 8 della direttiva 2005/29 definisce la nozione di «pratica commerciale aggressiva» segnatamente sulla base del fatto che tale pratica limita o è idonea a limitare considerevolmente la libertà di scelta o di comportamento del consumatore medio in relazione al prodotto. Ne consegue che la richiesta di un servizio deve consistere in una scelta libera da parte del consumatore. Ciò presuppone, in particolare, che l’informazione comunicata dal professionista al consumatore sia chiara e adeguata (v., per analogia, sentenza del 18 ottobre 2012, Purely Creative e a., C-428/11, EU:C:2012:651, punto 53).
46 Occorre altresì ricordare che le informazioni fornite prima della conclusione di un contratto riguardo alle condizioni contrattuali e alle conseguenze di detta conclusione sono, per il consumatore, di fondamentale importanza (sentenza del 7 settembre 2016, Deroo-Blanquart, C-310/15, EU:C:2016:633, punto 40 e giurisprudenza ivi citata).
47 Inoltre, dal momento che il prezzo costituisce, in linea di principio, un elemento decisivo nella mente del consumatore quando questi deve prendere una decisione di natura commerciale, esso dev’essere considerato un’informazione necessaria per consentire al consumatore di prendere tale decisione in maniera consapevole (sentenza del 26 ottobre 2016, Canal Digital Danmark, C-611/14, EU:C:2016:800, punto 55).
51 Dall’altro lato, occorre ricordare che, ai fini dell’interpretazione delle disposizioni della direttiva 2005/29, la nozione di consumatore riveste un’importanza fondamentale e che, conformemente al suo considerando 18, tale direttiva prende come parametro il consumatore medio che è normalmente informato e ragionevolmente attento ed avveduto, tenendo conto di fattori sociali, culturali e linguistici (sentenza del 12 maggio 2011, Ving Sverige, C-122/10, EU:C:2011:299, punto 22).
54 L’interpretazione adottata al punto precedente è inoltre confermata dall’obiettivo perseguito dalla direttiva 2005/29. Infatti, secondo l’articolo 1 di quest’ultima, la medesima ha, in particolare, l’obiettivo di contribuire al conseguimento di un livello elevato di tutela dei consumatori. Tale obiettivo, consistente nel tutelare pienamente i consumatori contro le pratiche commerciali sleali, trae origine dal fatto che, rispetto ad un professionista, il consumatore si trova in una posizione di inferiorità, in particolare per quanto riguarda il livello di informazione (v., in tal senso, sentenza del 16 aprile 2015, UPC Magyarország, C-388/13, EU:C:2015:225, punto 53). Orbene, in un settore così tecnico come quello delle comunicazioni elettroniche mediante telefonia mobile è innegabile che esista una notevole asimmetria tra le parti per quanto concerne l’informazione e le competenze tecniche.
58 A tale riguardo, va ricordato che l’articolo 3, paragrafo 4, della direttiva 2005/29 dispone che, in caso di conflitto tra le disposizioni di tale direttiva e altre norme dell’Unione che disciplinano aspetti specifici delle pratiche commerciali sleali, queste altre norme prevalgono e si applicano a tali aspetti specifici. Tale direttiva trova quindi applicazione, come confermato dal suo considerando 10, soltanto qualora non esistano specifiche norme del diritto dell’Unione che disciplinino aspetti specifici delle pratiche commerciali sleali (v., in particolare, sentenza del 16 luglio 2015, Abcur, C-544/13 e C-545/13, EU:C:2015:481, punto 79).
64 La Corte ha già rilevato che, sebbene nell’esercizio dei loro compiti le ANR siano tenute, in conformità dell’articolo 8, paragrafo 4, lettera b), della direttiva quadro, a sostenere gli interessi dei cittadini dell’Unione garantendo un livello elevato di protezione dei consumatori, la direttiva quadro e la direttiva «servizio universale» non prevedono una completa armonizzazione degli aspetti relativi alla protezione dei consumatori (sentenza del 14 aprile 2016, Polkomtel, C-397/14, EU:C:2016:256, punto 32 e giurisprudenza ivi citata).
Totale Visitatori: 78610108