Source: https://artaudpisa.noblogs.org/post/2008/01/04/guida-all-autodifesa-tso-tsv/
Timestamp: 2019-05-21 15:46:00+00:00
Document Index: 127628034

Matched Legal Cases: ['art. 47', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 27', 'art. 24', 'art. 6', 'art. 7']

Guida all’autodifesa TSO/TSV:artaudpisa
Guida all’autodifesa TSO/TSV
January 4, 2008 1:04 pm
GUIDA ALL ‘AUTODIFESA
"Io rinnego
la scienza,
l’insegnamento,
le leggi,
la testimonianza,
Io non credo al valore della salvezza."
Ciò significa che, al di là dei casi in cui venga richiesto un T.S.O., l’individuo non può essere sottoposto a ricoveri o cure psichiatriche senza il suo espresso consenso. In regime di T.S.V., le persone godono di una serie di diritti di cui spesso sono però poco informate. Tutto quello che ci viene imposto senza la nostra volontà configura gli estremi di reati come il sequestro di persona, i maltrattamenti, le lesioni.
Nonostante la legge 833/78 sancisca che i trattamenti sanitari sono volontari, essa stabilisce dei casi in cui il ricovero venga eseguito coattivamente e contro la volontà dell’individuo: è il caso del T.S.O. (trattamento sanitario obbligatorio) eseguibile all’interno del reparto psichiatrico di un qualunque ospedale generale, ma mai all’interno di altre strutture sia pubbliche che private.
In regime di T.S.O. i diritti del paziente si riducono drasticamente, tanto da rendere il ricovero niente di diverso dalla reclusione carceraria. Oltre a ciò la sottrazione della libertà e il massiccio bombardamento psicofarmacologico possono ridurre le capacità di difesa dell’individuo e creare una situazione di vero e proprio rischio: ogni reazione della persona è interpretata dagli psichiatri come sintomo di malattia o incapacità di rendersi conto del proprio stato di salute, condizioni queste che possono giustificare il T.S.O., oltre un incremento delle terapie farmacologiche e non.
Esistono comunque dei modi per difendersi e di liberarsi dai ricoveri coatti e dalle morse strette della psichiatria, e molti di questi si basano proprio sui paradossi su cui la psichiatria si basa.
Il trattamento sanitario obbligatorio ha durata di 7 giorni, e per essere disposto necessita di una serie di passaggi stabiliti per legge. Esso deve essere disposto dal Sindaco del comune di residenza su proposta di un medico e convalidato da uno psichiatra operante nella struttura pubblica. Dopo aver firmato la richiesta di T.S.O. il sindaco deve inviare il provvedimento e le certificazioni mediche al Giudice Tutelare operante sul territorio, entro 48 ore; il giudice, che ha un compito di vigilanza sui trattamento può, o meno, convalidare il provvedimento. Lo stesso procedimento deve essere seguito nel caso in cui il T.S.O. venga rinnovato.
2. L’individuo rifiuta la terapia psichiatriche;
Nella maggior parte dei casi i ricoveri coatti vengono però eseguiti senza rispettare le norme che li regolano, e nonostante questo, seguono il loro decorso semplicemente per il fatto che quasi nessuno è a conoscenza delle normative in corso o dei diritti di cui comunque possono godere coloro che si trovano imbrigliati nelle maglie della psichiatria.
Pur non riconoscendo nessuna validità né alla psichiatria, né alle istituzioni che la praticano, né alle leggi che la regolano, dobbiamo però riconoscere che allo stato attuale delle cose l’unico modo per liberarsi da un ricovero coatto è ricorrere alle procedure di autotutela che la legge prevede.
Non vogliamo negare il diritto di ognuno all’affermazione di se stessi, né tantomeno la sua libertà di ribellarsi a chi cerca di recluderlo o modificare la sua volontà.
Vogliamo solo mettere in evidenza che in condizioni sfavorevoli come quelle del ricovero coatto qualche tipo di compromesso non è altro che un atto di sopravvivenza personale.
Sconsigliamo qualsiasi tipo di reazione aggressiva così come la passiva sottomissione alla fede psichiatrica.
Consigliamo invece, per tutti indistintamente, di adoperarsi per conoscere le leggi che, pur conferendo alla psichiatria il potere di rinchiuderci, possono, per la loro stupidità, aprirci anche spazi di possibile liberazione dalla psichiatria stessa.
Come abbiamo detto, molti T.S.O. presentano grossolani errori sia nella forma che nel contenuto, cioè vengono eseguiti con delle irregolarità a cui ci si può appellare sia per evitare il ricovero che per chiederne eventuale revoca.
VIZI DI CONTENUTO
Quanto al contenuto, un Trattamento Sanitario Obbligatorio può essere revocato se mancano le 3 condizioni che lo giustificano.
Poiché è molto difficile appellarsi alla mancanza dello stato di urgenza o di necessità definito dall’arbitrio dello psichiatra di turno, è ‘noto più funzionale far riferimento alle altre 2 condizioni.
Ipotizzando il fatto che non vi siano omissioni e che il T.S.O. risulti legale, una volta in reparto è opportuno o dimostrare che il trattamento può avvenire in luogo diverso rispetto all’ospedale, oppure accettare le cure che ci vengono somministrate. In tali casi 2 delle condizioni decadono. A questo punto si può chiedere la revoca del T.S:O. al Sindaco e al Giudice Tutelare, magari allegando un’autocertificazione in cui si dichiara l’accettazione della terapia.
Innanzitutto di fronte alla presentazione di un provvedimento di T.S.O. abbiamo diritto a chiedere la NOTIFICA del Sindaco relativa al provvedimento stesso.
La definizione dello lo stato di necessità è comunque estremamente generica, cosa questa che lascia molta libertà all’arbitrio dello psichiatra di turno di definire se il nostro comportamento è lesivo o meno.
Non è però sempre cosi immediato liberarsi da un ricovero coatto, anche a causa delle pressioni esercitate da familiari, parenti e dagli psichiatri stessi, che consigliano sempre agli ignari ospiti dei loro reparti di prendersi un periodo di riposo in psichiatria…
In molti casi è accaduto che i medici che firmano il provvedimento non abbiano mai né visto né visitato il paziente.
Spesso, inoltre nelle certificazioni ci si dimentica di specificare che sussistono le 3 condizioni che rendono possibile il T.S.O..
Anche se sono presenti innumerevoli irregolarità, il "dissequestro" da un ospedale psichiatrico non risulta mai né semplice né immediato.
Se da un lato, in quanto pazienti psichiatrici, la nostra volontà o la nostra parola non è mai tenuta in considerazione dallo psichiatra o dai medici in generale, dall’altra è probabile che ci si trovi in uno stato di debolezza o di confusione dato dalle terapie farmacologiche, oppure che il nostro diritto alla comunicazione sia calpestato dagli operatori che ci impediscono di incontrare chi vogliamo o di fare telefonate.
Per iniziare le pratiche di revoca o di ricorso avverso al trattamento è dunque necessario ricorrere a qualcuno, amici, parenti o associazioni antipsichiatriche operanti sul territorio.
Spesso queste ultime hanno un loro avvocato che può presentare ricorso al Giudice o al responsabile del reparto e quindi aiutarci a scrivere una lettera sia al sindaco che al Giudice Tutelare, specificando le irregolarità e anche gli articoli di legge che sono stati trasgrediti.
Stralcio della legge 833/78
Art. -34 Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori per malattia mentale.
Art. 35. Procedimento relativo agli accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori in condizioni di degenza ospedaliera per malattia mentale e tutela giurisdizionale.
Il giudice tutelare, entro le successive 48 ore, assunte le informazioni e disposti gli eventuali accertamenti, provvede con decreto motivato a convalidare o non convalidare il provvedimento e ne da comunicazione al sindaco. In caso di mancata convalida il sindaco dispone la cessazione del trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera.
Nei casi in cui il trattamento sanitario obbligatorio debba protrarsi oltre il settimo giorno, ed in quelli di ulteriore prolungamento, il sanitario responsabile del servizio psichiatrico della uniti sanitaria locale è tenuto a formulare, in tempo utile, una proposta motivata al sindaco che ha disposto il ricovero, il quale ne da comunicazione al giudice tutelare, con le modalità e per gli adempimenti di cui al primo e secondo comma del presente articolo, indicando la ulteriore durata presumibile del trattamento stesso.
il sanitario di cui al comma precedente è tenuto a comunicare al sindaco, sia in caso di dimissione del ricoverato che in continuità di degenza, la cessazione delle condizioni che richiedono l’obbligo del trattamento sanitario; comunica altresì la eventuale sopravvenuta impossibilità a proseguire il trattamento stesso. il sindaco, entro 48 ore dal ricevimento della comunicazione del sanitario, ne da notizia al giudice tutelare.
Il presidente del tribunale, acquisito il provvedimento che ha disposto il trattamento sanitario obbligatorio e sentito il pubblico ministero può sospendere il trattamento medesimo anche prima che sia tenuta l’udienza di comparizione.
Art. 64. Norme transitorie per l’assistenza psichiatrica
La regione nell’ambito del piano sanitario regionale, disciplina il graduale superamento degli ospedali psichiatrici o neuropsichiatrici e la diversa utilizzazione, correlativamente al loro rendersi disponibili, delle strutture esistenti e di quelle in via di completamento. La regione provvede inoltre a definire il termine entro cui dovrà cessare la temporanea deroga per cui negli ospedali psichiatrici possono essere ricoverati, sempre che ne tacciano richiesta, coloro che vi sono stati ricoverati anteriormente al 16 maggio 1978 e che necessitano di trattamento psichiatrico in condizioni di degenza ospedaliera; tale deroga non potrà comunque protrarsi oltre il 31 dicembre 1980.
La regione disciplina altresì con riferimento alle norme di cui agli articoli 66 e 68, la destinazione alle unità sanitarie locali dei beni e del personale delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza ~AB) e degli altri enti pubblici che all’atto dell’entrata in vigore della presente legge provvedono, per conto o in convenzione con le amministrazioni provinciali, al ricovero ed alla cura degli infermi di mente, nonché la destinazione dei beni e del personale delle amministrazioni provinciali addetto al presidi e servizi di assistenza psichiatrica e di igiene mentale. Quando tali presidi e servizi interessino più regioni, queste provvedono d’intesa.
Sino all’adozione dei piani sanitari regionali di cui al primo comma i servizi di cui al quinto comma dell’articolo 34 sono ordinati secondo quanto previsto dal D.P.R. 27 marzo 1969, n. 128, al fine di garantire la continuità dell’intervento sanitario a tutela della salute mentale, e sono dotati di un numero di posti letto non superiore a 15. Sino all’adozione e di provvedimenti delegati di cui all’art. 47 le attribuzioni in materia sanitaria del direttore, dei primati, degli aiuti e degli assistenti degli ospedali psichiatrici sono quelle stabilite, rispettivamente, dagli artt. 4 e 5 e dall’art. 7, D.P.R. 27 marzo 1969, n. 128.
Sino all’adozione dei piani sanitari regionali di cui al primo comma i divieti di cui all’art. 6 del D.L. 8 luglio 1974, n. 264, convertito, con modificazioni, nella L.17 agosto 1974, n. 386, sono estesi agli ospedali psichiatrici e neuropsichiatrici dipendenti dalle IPAB o da altri enti pubblici e dalle amministrazioni provinciali. Gli eventuali concorsi continuano ad essere espletati secondo le procedure applicate da ciascun ente prima dell’entrata in vigore della presente legge.
Tra gli operatori sanitari di cui alla lettera i) dell’art. 27, D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, sono compresi gli infermieri di cui all’art. 24 del regolamento approvato con RD. 16 agosto 1909, n. 615. Fermo restando quanto previsto dalla lettera a) dell’art. 6 della presente legge la regione provvede all’aggiornamento e alla riqualificazione del personale infermieristico, nella previsione del superamento degli ospedali psichiatrici ed in vista delle nuove funzioni di tale personale nel complesso dei servizi per la tutela della salute mentale delle unità sanitarie locali.
Restano in vigore le norme di cui all’art. 7, ultimo comma, L.13 maggio 1978, n. 180.
www.inventati.org/antipsichiatria
violettavangogh@inventati.org
COME E PERCHE’ GLI OPG VANNO SUPERATI