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Timestamp: 2014-10-01 03:59:23+00:00
Document Index: 143563391

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 372', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 145', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 141', 'art. 5', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 33', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 116', 'art. 8', 'art. 1341']

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Mediazione >> Giurisprudenza
La Corte costituzionale con ordinanza n. 156 del 17 giugno 2013 ha ravvisato la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli articoli 5, comma 1, 8, comma 5, 13 e 16 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n.28 (Attuazione dell’articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali), dell’art. 16 del decreto ministeriale 18 ottobre 2010, n. 180 (Regolamento recante la determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco dei formatori per la mediazione, nonché l’approvazione delle indennità spettanti agli organismi, ai sensi dell’articolo 16 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28) e dell’art. 372, commi 2 e 3, del codice di procedura civile, questioni sollevate, in riferimento agli articoli 3, 11, 24, 76, 77 e 111 della Costituzione, in riferimento agli articoli 6 e 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848), nonché in riferimento agli articoli 47, 52 e 53 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, con le ordinanze indicate in epigrafe. In particolare, per quanto concerne la prospettata questione d'illegittimità dell'art. 5, comma 1, del D. Lgs. 28/2010 la Corte costituzionale la ritiene priva di oggetto stante la precedente dichiarazione d'incostuzionalità per eccesso di delega pronunciata dalla medesima Corte costituzionale con sentenza del 6 dicembre 2012, n. 272.
La mancata partecipazione alla procedura di mediazione integra un comportamento in frode alla legge
In materia di risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, la condizione di procedibilità di cui all’art. 5 d.lgs. 28/10 e la condizione di proponibilità della domanda di cui all’art. 145, commi 1 e 2, d.lgs. 209/05 (c.d. Codice delle Assicurazioni), sono istituti che - ad avviso del Trib. Palermo, sez. Bagheria, 20 luglio 2012 - possono convivere. La raccomandata con la quale si chiede il risarcimento del danno alla compagnia di assicurazioni è imposta normativamente, ma non risulta diversa da tutte quelle altre raccomandate contenenti le più svariate richieste che normalmente precedono l’instaurazione di un giudizio. Come queste ultime (se relative a materie rientranti tra quelle assoggettate a mediazione obbligatoria), anche quella in tema di sinistri stradali deve essere seguita, in caso di silenzio o di risposta negativa del destinatario della richiesta extragiudiziale, dal procedimento di mediazione prima di potere (eventualmente) pervenirsi alla lite giudiziale.
L' "età avanzata" della parte invitata in mediazione non ne giustifica la mancata partecipazione
L'art. 8, comma 5, D. Lgs. 28/2012 prevede una misura a carattere sanzionatorio come è reso evidente dal fatto che il pagamento non viene ordinato in favore dell'attore ma in favore dello Stato. E proprio perché si tratta di una sanzione imposta dallo Stato e non di un rimborso all'attore delle spese per il contributo unificato, ad avviso del Tribunale di Palermo, non vi è la necessità che la valutazione del giudice sull'imposizione di tale sanzione venga fatta in sede di decisione sul regime delle spese di lite in sentenza, potendo egli - qualora disponga di sufficienti elementi per la valutazione - emettere anche prima la condanna in questione. Leggi il testo integrale dell'ordinanza di
Opposizione a decreto ingiuntivo: a chi spetta l’onere di introdurre la procedura di mediazione?
Nel contesto dell’opposizione al decreto ingiuntivo, “attore sostanziale” (e, dunque, chi agisce in giudizio, nei sensi di cui all’art. 5 comma I cit.) è il creditore e non il debitore che proponga opposizione. A carico di quest’ultimo un onere è configurabile solo in caso di domande in riconvenzione o verso terzi, ma non per il solo fatto di avere (dovuto) proporre l’opposizione. L’atto di opposizione, infatti, non costituisce una iniziativa processuale autonoma, ma la reazione difensiva all’impulso procedimentale altrui. Ad avviso del Trib. Varese, 18 maggio 2012 un’interpretazione differente, creerebbe uno squilibrio irragionevole ai danni del debitore che non solo subisce l’ingiunzione di pagamento a contraddittorio differito, ma nella procedura successiva alla fase sommaria viene pure gravato di un altro onere che, nel procedimento ordinario, non spetterebbe a lui. Pertanto, in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, il soggetto tenuto ad attivarsi per evitare la declaratoria di improcedibilità, è la parte opposta, attore sostanziale e creditore effettivo. Leggi il testo integrale di
News - Dottrina
Mediazione >> Dottrina
Segnaliamo il lavoro del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, relativamente all'impiego della clausola di mediazione ai sensi del D. Lgs. 28/2010 quale preliminare strumento di risoluzione alternativa delle controversie, a cui le parti demandano le controversie eventualmente sorgenti da una fattispecie contrattuale. Leggi il documento
Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili - a cura della Commissione "Arbitrato e conciliazione" - La clausola di mediazione a tutela dei commercialisti e degli organi di controllo societario
Mancato assolvimento dell’obbligo di mediazione e procedibilità
Se da un lato la previsione dell’art. 5 D. Lgs. 28/2010 è chiarissima nel definire l’esperimento del procedimento di mediazione come “condizione di procedibilità della domanda giudiziale”, dall’altro lato non è affatto agevole stabilire la sorte di tale domanda nel caso in cui tutte le parti lascino infruttuosamente decorrere il termine stabilito dal giudice ai sensi del medesimo articolo, e quindi se all’udienza in cui viene ripreso il processo, dopo il decorso dei quattro mesi previsti dall’art. 6 D. Lgs. 28/2010, la condizione non si è (ancora) avverata.
Leggi la soluzione della giurisprudenza
Trib. Roma, sez. Ostia, 26 marzo 2012
Trib. Lamezia Terme, 22 giugno 2012
Leggi la soluzione della dottrina
MARIA ANGELA ZUMPANO, Mancato assolvimento dell’obbligo di mediazione e procedibilità
La tutela di ogni interesse e’ compatibile con la mediazione: l’esempio dei diritti reali
di Tommaso Gasparro, collaboratore Lider Lab La concreta individuazione delle azioni sottoposte a mediazione obbligatoria, è importante snodo problematico di operatività del d. lgs. 28/2010 ed in particolare lo è la delimitazione del lemma diritti reali. La prima questione sul punto attiene al se, ed eventualmente in quali termini, possano esservi, ad esempio, ricomprese le azioni a tutela della proprietà industriale.
di Tommaso Gasparro, collaboratore Lider Lab
Mediazione e vessatorietà sono concetti giuridici autonomi e, in diversa misura, coessenziali alla tutela dei diritti del consumatore. Il Considerando 18 della direttiva 2008/52/CE del 21 Maggio 2008, e l’art. 141 cod. cons. sono indici sintomatici in tal senso.
Nondimeno, la scelta del d. lgs. 28/2010 di non prevedere alcun criterio di competenza territoriale tra Organismi di mediazione può condurre nella prassi ad esiti contro-finali rispetto a tali premesse, quale - appunto - la configurabilità di una clausola di mediazione vessatoria.
Analizzare lo spettro applicativo dell’art. 5 d. lgs. 28/2010 è imprescindibile per verificare possibili soluzioni.
In primis, le ipotesi di mediazione obbligatoria.
A primo acchito, la clausola di mediazione di un contratto assicurativo, bancario o finanziario, (sole ipotesi di contratti naturalmente di consumo per le quali è prevista l’obbligatorietà della mediazione), non può essere vessatoria, stante la riproduttività dell’obbligo legale e la sua non attinenza agli elementi oggettivi e all’adeguatezza del corrispettivo (art. 34 commi 2 e 3 cod. cons.).
Tale norma prevede, infatti, l’impossibilità di configurare come vessatoria una clausola riproduttiva di un obbligo legale.
Tuttavia la scelta del legislatore in ordine alla competenza territoriale, rende inoperante tale esclusione di vessatorietà in ipotesi di clausole di rinvio ad Organismi territoriali privi, ad esempio, di connessione con il contratto. In mancanza di prova di trattativa individuale delle stesse, e all’esito del processo ermeneutico prescritto ex lege (art. 34 comma 1 e 4 cod. cons.), è difficile escluderne la vessatorietà ex art. 33 cod. cons.
L’esemplificazione di alcune ipotesi è banco di prova di possibili soluzioni:
 Il consumatore propone, ritenendo la clausola vessatoria, la domanda presso un Organismo diverso da quello pattuito. Il professionista può non aderire; il verbale di mancata conciliazione ex art. 7 comma 5 lett. d D.M. 180/2010, come modificato dall’art. 3 del D.M. 6/2011, n. 145, rende assolta la condizione di procedibilità ex art. 5 d.lgs. 28/2010.
 Nell’ipotesi in cui, invece, il professionista proponga per primo la domanda presso l’Organismo indicato in contratto, specularmente, sarà il consumatore a (poter) non aderire, con identico esito.
 Altro scenario possibile: alla scelta del consumatore di un Organismo diverso rispetto a quello indicato nella clausola, segue la proposizione della domanda da parte del professionista a quello indicato in contratto; o, viceversa: il consumatore risponde alla domanda proposta dal professionista, con un’altra ad un Organismo diverso.
In queste ultime ipotesi si verificherebbero problemi relativi all’individuazione dell’Organismo competente. In un’ottica latu sensu giurisdizionale, il problema non potrebbe risolversi se non mediante il ricorso a criteri astratti e predeterminati ex lege.
Valorizzando invece la scelta legislativa, consapevolmente omissiva sul punto - stante la natura privata della procedura di mediazione -, criterio risolutivo è la prevenzione ex art. 4 d. lgs. 28/2010. Il problema sarebbe risolto, a patto di ritenere legalmente preferibile un Organismo (eventualmente) diverso da quello indicato in contratto, per il solo fatto di essere stato scelto per primo da una delle parti.
Il che può essere meno contro - intuitivo di quanto parrebbe a prima vista, dato che il problema di contenuto e di interpretazione della clausola di mediazione è esempio di posizione giuridica, per definizione estranea alla mediazione.
Ipotesi di mediazione facoltativa.
Solo in apparente contraddizione con la preminenza del criterio di prevenzione, per la mediazione facoltativa l’art. 5 d. lgs. 28/2010 obbliga il giudice o l’arbitro ad inviare le parti all’Organismo indicato in contratto.
Fatta salva l’assenza di indicazioni normative riguardo la sorte processuale della domanda, se sul punto emerge il disaccordo delle parti prima del giudizio, il criterio della prevenzione è risolutivo. Solo qualora una delle due parti proponga la domanda giudiziale, si porrà il problema del rinvio all’Organismo indicato in contratto. All’esito, cioè, di un’attività ermeneutica che affronta il conflitto in termini di posizioni giuridiche.
Coerentemente, dunque, solo in sede giudiziale si porrà l’eventualità di far prevalere il contenuto della clausola contrattuale rispetto al criterio di prevenzione.
L’adempimento dell’obbligo di mediazione, dunque, è così incentivato: il giudizio di vessatorietà contribuirà a valutare giustificato o meno il rifiuto di partecipare al tentativo di mediazione che diverrà eventualmente argomento di prova ex art. 116 c.p.c., obbligando altresì al pagamento di un importo pari al contributo unificato la parte, come previsto dal novellato comma 5 dell’art. 8 D.Lgs. 28/2010.
Un’ultima notazione. Non pare necessario che la clausola di mediazione sia sottoposta ad una specifica sottoscrizione ai sensi dell’art. 1341 c.c.; infatti solo ritenendo si tratti di una clausola che stabilisca deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria a favore del predisponente, questa sarebbe necessaria. Tuttavia, la totale diversità di mediazione e giurisdizione porta ad escludere l’applicabilità di tale norma al caso in esame.
La mediazione nella responsabilità sanitaria
Il dlgs. 28/2010 prevede tra le materie per le quali l’esperimento del tentativo di mediazione è condizione di procedibilità la materia del risarcimento del danno derivante da responsabilità medica. Si tratta di una tematica per più versi problematica sia per la laconicità della normativa sia per l'intrinseca complessità della materia stessa e della struttura sanitaria.
GIOVANNI COMANDÉ, La mediazione in responsabilità sanitaria: dal “pacco avvelenato” alla “giustizia alta”
Mediazione >> Norme
Nella G.U. n. 194 del 20 agosto 2013 è stata pubblicata la L. 9 agosto 2013, n. 98, legge di conversione del D.L. 21 giugno 2013 n. 69, cd. "decreto fare": ripristinata, dopo il noto arrêt della Corte cost. 6 dicembre 2012, n. 292, la mediazione obbligatoria per un'ampia gamma di controversie.
E' del 12 marzo 2013 la Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori, recante modifica del regolamento (CE) n. 2006/2004 e della direttiva 2009/22/CE (direttiva sull'ADR per i consumatori) (COM(2011)0793 – C7-0454/2011– 2011/0373(COD)). La direttiva ADR (approvata con 617 sì, 51 no, 5 astenuti) prevede la piena copertura ADR a livello di UE: per tutte le controversie contrattuali sarà disponibile una procedura di ADR in ogni settore di mercato, dai viaggi ai servizi bancari, e in tutti gli Stati membri. Esclusi solo i settori della salute e dell’istruzione. Gli operatori commerciali dovranno informarne i consumatori sui propri siti web e nelle clausole relative a termini e condizioni generali di vendita. Tutti gli operatori commerciali saranno tenuti a informare i consumatori sull’ADR nel caso in cui non riescano a risolvere direttamente una controversia coi consumatori. Leggi il testo definitivo della direttiva ADR 2013/11/UE del 21 maggio 2013
E' della stessa data anche la Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla risoluzione delle controversie online dei consumatori (regolamento sull'ODR per i consumatori) (COM(2011)0794 – C7-0453/2011 – 2011/0374(COD)). Il regolamento ODR (approvato con 622 sì, 24 no, 32 astenuti) consentirà a consumatori e operatori commerciali dell’UE di presentare le controversie derivanti da acquisti online all’ADR online grazie alla piattaforma ODR che collegherà tutti gli organismi ADR nazionali. Tale punto di accesso unico è pensato per costituire un sito web interattivo e facile da usare, gratuito e disponibile in tutte le lingue ufficiali dell’UE. Gli operatori commerciali online forniranno sui propri siti web un link elettronico alla piattaforma ODR per informare i consumatori. Sul portale “Your Europe”, saranno disponibili moduli di reclamo standard e consigli per gli acquirenti per scegliere il regime di risoluzione più appropriato per la loro controversia. Leggi il testo definitivo del Regolamento ODR n. 524/2013 del 21 maggio 2013
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