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Timestamp: 2020-01-22 21:15:21+00:00
Document Index: 154242037

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 120', 'art. 1', 'art. 120', 'art. 120', 'art. 13', 'art. 69']

Numero 48 20 dicembre 2017
CHIUSURA DELL'ESERCIZIO 2017 NOVITA' FISCALI DA TENERE IN CONSIDERAZIONE
Iva, violazioni, regime forfetario e immobili
In attesa che dal 2018 le modifiche introdotte dal D.L. 16.10.2017, n. 148, conv. con modif. dalla L. 4.12.2017, n. 172 (Collegato fiscale alla Legge di Bilancio 2018), trovino la definizione del quadro operativo, è utile fare il punto su alcuni aspetti di funzionamento della disciplina dello split payment . Le variazioni stabilite dall’ art. 1, D.L. 24.4.2017, n. 50 , conv con modif. dalla L. 21.6.2017, n. 96 , operative dall’1.7.2017 , con l’inserimento di nuovi soggetti e l’ ampliamento oggettivo della casistica , hanno trovato i chiarimenti ufficiali dell’Agenzia delle Entrate con la C.M. 7.11.2017, n. 27/E , che offre interessanti indicazioni su alcuni aspetti oggettivi di applicabilità, senza tuttavia chiarire tutte le problematiche sul tappeto.
Il D.Lgs. 24.2.1998, n. 58 (Tuf - Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria) prevede, all’ art. 120 , rubricato «Obblighi di comunicazioni delle partecipazioni rilevanti» che « coloro che partecipano in un emittente azioni quotate avente l'Italia come Stato membro d'origine in misura superiore al tre per cento del capitale ne danno comunicazione alla società partecipata e alla Consob. Nel caso in cui l'emittente sia una PMI, tale soglia è pari al cinque per cento ». Con Pmi si intende, fermo quanto previsto da altre disposizioni di legge, le Piccole e medie imprese , emittenti azioni quotate, il cui fatturato anche anteriormente all'ammissione alla negoziazione delle proprie azioni , è inferiore a € 300 milioni , ovvero imprese che hanno una capitalizzazione di mercato inferiore a € 500 milioni. Non si considerano Pmi gli emittenti azioni quotate che abbiano superato entrambi i predetti limiti per 3 anni consecutivi 1 (art. 1, co. 1, lett. w-quater.1, D.Lgs. 58/1998). In ambito europeo, la comunicazione delle partecipazioni rilevanti in società quotate viene disciplinata dalla Direttiva 22.10.2013, n. 2013/50/Ue che ha modificato la precedente Direttiva 15.12.2004, n. 2004/109/Ce (cd. Direttiva Transparency). La Direttiva Transparency 2004/109/Ce è stata recepita in Italia proprio ad opera dell’art. 120 citato. Anche in ambito europeo, infatti, chi supera determinate soglie di partecipazione al capitale con diritto di voto in società quotate in mercati regolamentati, deve darne comunicazione alla società ed all’ autorità di vigilanza competente. Tra gli obiettivi della Direttiva vi è proprio quello di voler comunicare agli azionisti che « qualcuno sta accumulando azioni nella società ». L’art. 120, D.Lgs. 58/1998 attua le disposizioni della Direttiva ed è stato oggetto di recente modifica ad opera dell’art. 13, D.L. 16.10.2017, n. 148, conv. con modif. dalla L. 4.12.2017, n. 172 (cd. Collegato fiscale alla Legge di Bilancio 2018).
Bonus fiscale del super ed iper-ammortamento
L’Agenzia delle Entrate, con la R.M. 24.10.2017, n. 132 , in riferimento ad alcuni casi di investimento posti in essere mediante contratti di locazione finanziaria , ha fornito alcuni chiarimenti sulla possibilità di accedere o meno alle maggiorazioni sul valore di acquisto , previste nei casi di super ammortamento ( 40% ) ovvero iper-ammortamento ( 150% ). I dubbi, sorti in sede di applicazione della norma, erano in particolare quelli legati alle fattispecie in cui l’ investitore , dopo aver pagato l’ acconto minimo del 20% al venditore per l’acquisto del bene entro il 31.12.2017, decideva nel 2018 di perfezionare l’ acquisto del bene agevolabile mediante la sottoscrizione di un contratto di leasing . In questo caso, si veniva a creare una discrasia tra il soggetto che aveva ricevuto l’ acconto (fornitore) ed il soggetto con il quale si perfezionava l’ investimento (società di leasing). L’Agenzia delle Entrate, con la R.M. 24.10.2017, n. 132, ha interpretato la norma in maniera favorevole all’ investitore ribadendo il principio della non discriminazione degli investimenti per cui, rispettati i requisiti richiesti dalla normativa, è sempre possibile fruire delle maggiorazioni anche nella fattispecie appena prospettata.
Nel caso in cui per effetto della successione, il coniuge quale unico erede diviene pieno proprietario di più immobili , siti nello stesso Comune, in precedenza posseduti in comproprietà con il coniuge deceduto, può fruire dell' agevolazione prima casa , ai sensi dell'art. 69, co. 3, L. 342/2000 [CFF2604] , in relazione all'acquisto di uno dei predetti immobili. Secondo l’orientamento dell’Agenzia delle Entrate non è preclusiva alla fruizione dell'agevolazione la circostanza che prima del decesso del coniuge, il contribuente possedesse detti immobili in comproprietà con il de cuius , in quanto con la morte il regime della comunione viene meno. L’ agevolazione prima casa non è preclusa neppure nel caso in cui per effetto della successione , il contribuente divenga proprietario esclusivo di detti immobili, in quanto la dichiarazione deve essere resa in relazione ad immobili diversi da quelli che, proprio per effetto della successione, vengono acquistati. L’erede se ha i requisiti prima casa può, in sostanza, invocare in sede di successione le agevolazioni prima casa per uno degli immobili pervenuti in eredità . L’Agenzia delle Entrate ha fornito, con la R.M. 16.10.2017, n. 126/E , alcuni interessanti orientamenti in merito alle agevolazioni sulla prima casa e l’unico erede che possiede diversi immobili in comproprietà .
Con l’ Ordinanza n. 25266 del 25.10.2017 la Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema della procedura di invio telematico delle dichiarazioni dei redditi , sull’individuazione del momento in cui l’invio può considerarsi perfezionato , nonché sugli oneri correlati a detto invio e sugli effetti prodotti dalle diverse fasi della procedura telematica. Dopo aver ricostruito le varie fasi del sistema di trasmissione telematica, la Corte giunge altresì a stabilire che è onere dell’ Amministrazione finanziaria fornire la prova dell’ errore bloccante se la società contribuente ha ricevuto comunicazione di conferma dell’ invio del file telematico .
In un contratto di locazione non abitativo è da considerare nullo il patto mediante il quale le parti decidono (a fini evasivi) di modificare il canone senza registrare il nuovo accordo. La nullità riguarda però solo il patto integrativo , mentre rimane regolare il contratto iniziale con il canone di locazione pattuito originariamente . La successiva registrazione dell’accordo integrativo che aumenta il canone non sana la simulazione effettuata.
Per la complessità del sistema normativo contabile/fiscale, il Consiglio Nazionale dei Commercialisti, attraverso la propria Fondazione di ricerca, è dovuto tornare sul tema della fiscalità delle imprese Oic adopter con un ulteriore documento di studio del 30.10.2017, recante l’analisi degli effetti fiscali derivanti dall’adozione dei nuovi principi contabili nazionali, che riprende il precedente documento di ricerca del 8.8.2017, stavolta, però, approfondendone la relativa disciplina. Tutto questo al fine di aiutare i professionisti chiamati nell’arduo compito di addentrarsi nei nuovi scenari legislativi dei soggetti Oic adopter.