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Timestamp: 2019-05-27 07:24:30+00:00
Document Index: 16077521

Matched Legal Cases: ['art. 1900', 'art. 1900', 'art. 1900', 'art. 1900', 'art. 1341', 'sentenza ', 'art. 1900', 'art. 1341', 'sentenza ', 'art. 1900', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1900', 'sentenza ', 'art. 1900', 'art. 1900', 'art. 1341', 'art 1900', 'art. 1341', 'art. 33', 'art. 1900', 'art. 1900', 'sentenza ', 'art. 1900', 'art. 1900', 'art. 1341', 'art. 1341']

Art. 1900 codice civile - Sinistri cagionati con dolo o con colpa grave dell'assicurato o dei dipendenti - Brocardi.it
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Articolo 1900 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1900 Codice civile
L'assicuratore non è obbligato per i sinistri cagionati da dolo o da colpa grave del contraente, dell'assicurato o del beneficiario, salvo patto contrario per i casi di colpa grave (1).
L'assicuratore è obbligato per il sinistro cagionato da dolo o da colpa grave delle persone del fatto delle quali l'assicurato deve rispondere (2).
Egli è obbligato altresì, nonostante patto contrario, per i sinistri conseguenti ad atti del contraente, dell'assicurato o del beneficiario, compiuti per dovere di solidarietà umana [2 Cost.] o nella tutela degli interessi comuni all'assicuratore [1914 3] (3).
(1) In caso di dolo, invece, non è ammesso il patto contrario pertanto è sempre escluso che l'assicuratore possa essere chiamato a rispondere.
(2) Ad esempio, nel caso di sinistro causato da un soggetto incapace (2047 c.c.) ovvero in ipotesi di responsabilità dei genitori, tutori, precettori o maestri d'arte (2048 c.c.).
(3) Si pensi, ad esempio, al caso in cui il soggetto agisca causando un sinistro per evitare un maggior danno all'assicuratore.
La norma è volta ad evitare che il beneficiario, l'assicurato od il contraente possano agire nell'intento specifico di frodare l'assicurazione ovvero comportandosi con colpa grave: si vuole cioè evitare che essi si comportino in modo da provocare il sinistro e lucrare l'indennizzo dall'assicuratore.
Spiegazione dell'art. 1900 Codice civile
Massime relative all'art. 1900 Codice civile
Cass. civ. n. 10170/1990
Con riguardo a polizza di assicurazione contro i danni da furto e rapina, la clausola che escluda la garanzia per i fatti derivati da dolo o colpa grave dei dipendenti dell'assicurato, comporta una limitazione della responsabilità dell'assicuratore, in quanto deroga alla previsione dell'art. 1900 secondo comma c.c., e, pertanto, ove predisposta dall'assicuratore medesimo, richiede, a pena di nullità, la specifica approvazione per iscritto, a norma dell'art. 1341 c.c.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10170 del 18 ottobre 1990)
Cass. civ. n. 4041/1990
In materia di assicurazione, nella quale secondo la legge non è indennizzabile il sinistro nella cagionato da dolo o da colpa grave dell'assicurato (art. 1900 c.c.), una clausola contrattuale che escluda l'indennizzabilità del sinistro anche per il caso di colpa lieve dell'assicurato - in cui rientra pure l'inosservanza della diligenza del buon padre di famiglia - assume valore limitativo della responsabilità dell'assicuratore, con la conseguenza che la sua efficacia è subordinata alla specifica approvazione per iscritto da parte dell'assicurato, ai sensi dell' art. 1341, secondo comma, c.c.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4041 del 11 maggio 1990)
Cass. civ. n. 2005/1981
La colpa grave dell'assicurato o del beneficiario che a norma dell'art. 1900 c.c. esclude la garanzia assicurativa si configura come un fatto impeditivo, che impedisce al fatto costitutivo (evento o sinistro) di operare secondo le previsioni della fattispecie legale e quindi deve essere dimostrata dall'assicuratore. Tale onere quest'ultimo può assolvere con la produzione, nel giudizio civile, delle prove raccolte nel giudizio penale svoltosi nei confronti del beneficiario e nel quale l'assicuratore sia rimasto assente, in quanto siffatte prove, anche se hanno valore meramente indiziario, possono essere poste dal giudice a base della decisione dopo averle sottoposte ad autonomo e rigoroso vaglio critico.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2005 del 8 aprile 1981)
relative all'articolo 1900 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1900 Codice civile - Sinistri cagionati con dolo o con colpa grave dell'assicurato o dei dipendenti | Quesito Q201718443
domenica 26/02/2017 - Liguria
Durante i lavori di sbancamento per la costruzione di un’unità abitativa l’impresa costruttrice ha scaricato nel terreno sottostante, confinante con il cantiere ma non facendone parte, la terra di risulta, causando danni di oltre 100.000 euro.
Nella causa di primo grado, recentemente conclusasi, l’impresa è stata condannata, solidalmente al direttore dei lavori, a risarcire tale danno al committente; il giudice ha invece assolto l’assicurazione dell’impresa, da essa chiamata in causa, così motivando:
....la polizza avente ad oggetto la garanzia Responsabilità civile verso terzi sulla base dell’art. R13 delle Condizioni generali di assicurazione che stabilisce: “L’Assicurazione si obbliga a tenere indenne l’assicurato di quanto questi sia tenuto a pagare quale civilmente responsabile ai sensi di legge a titolo di risarcimento (capitale, interessi e spese) di danni involontariamente causati a Terzi per: - morte e lesioni personali; - distruzioni e deterioramento di cose; in conseguenza di un fatto accidentale verificatosi in relazione ai rischi descritti in polizza”.
Sostiene, pertanto, che l’operatività della garanzia assicurativa è sottoposta alla duplice condizione della involontarietà del danno e dell’accidentalità del fatto.?Inoltre evidenzia che l’art. R16 lett.c): “La garanzia R.C.T. non comprende la responsabilità per i danni ... alle opere in costruzione e a quelle sulle quali si eseguono i lavori”.
Le clausole contrattuali consentono di escludere l’operatività della polizza che copre la generica responsabilità dell’appaltatore nel caso che dall’esecuzione dell’appalto derivino danni alle persone o alle cose dei terzi.?Questa responsabilità, anche se trova nel contratto d’appalto la sua occasione, è fondata sull’obbligo di osservare il generale precetto del neminem laedere ed ha, perciò, la sua disciplina nelle norme dettate dagli artt. 2043 e ss. sui fatti illeciti.
L’impresa, che non era stata adeguatamente difesa nella causa di merito, ricorrerà in appello contro questa sentenza sostenendo che:
1. I lavori in questione rientrano nell’ambito dei rischi assicurati come risulta nella descrizione contenuta nel frontespizio della polizza, che recita testualmente: “…..costruzione e manutenzione di fabbricati ad uso civile ed industriale, compresi lavori di scavo e demolizione, purché in necessaria connessione con i lavori di costruzione, ristrutturazione e sopraelevazione di stabili anche parzialmente occupati, preparazione e disarmo dei cantieri;
2. Ai sensi delle norme invocate dalla Compagnia (Clausola R13), oltre che ai sensi dell’art. 1900 II co. c.c., “l’assicurazione vale anche per la responsabilità civile che possa derivare da fatto doloso di persone delle quali debba rispondere”;
3. In subordine, l’onere di provare la sussistenza del dolo sarebbe gravato sulla Compagnia, che invece non ha neppure offerto di provare tale circostanza;
4. Inoltre, in relazione all’art. R16 lett.c) della polizza, il terreno su cui si è prodotto il danno, pur appartenendo al committente, è estraneo all’area del cantiere, perfettamente delimitata, quindi il danno è stato prodotto fuori dalle opere in costruzione e da quelle sulle quali si eseguirono i lavori e pertanto deve essere coperto dalla polizza.
Dato che è interesse del committente (il sottoscritto) che venga condannata l'assicurazione a pagare i danni, in quanto sia l'impresa che il direttore dei lavori sono insolventi, chiedo, secondo la vostra opinione, se gli argomenti che l'impresa porterà questa volta a sua difesa sono adeguati e validi?
Consulenza legale i 02/03/2017
Leggendo il quesito sembra di intuire come il Giudice di primo grado abbia tenuto indenne l’assicurazione dell’impresa ritenendo che i danni provocati dall’appaltatore non rientrassero nella sfera di applicabilità della polizza (art. R16).
La peculiarità del caso di specie è data dal fatto che il terreno “danneggiato” risulta essere di proprietà del committente, di fatto non “terzo” rispetto al contratto di appalto, ma (facente) parte dello stesso.
Bene fa l’impresa ad appellare la sentenza nei punti indicati. Per l’applicabilità dell’art. 1900 c.c. si sottolinea come l’assicurazione possa evitare il risarcimento (e quindi la copertura della polizza) ogniqualvolta il danno risulti essere cagionato con dolo o colpa grave da parte dell’assicurato, mentre trova sempre applicazione la copertura assicurativa quando il danno sia provocato da una persona “dipendente” del soggetto assicurato, ancorchè con dolo o colpa grave.
Non si vede comunque cosa possa c'entrare l’applicabilità di tale articolo nel caso di specie, posto che l’assicurazione tende ad escludere in toto la propria responsabilità in quanto il fatto non sarebbe coperto dalla polizza. L’art. 1900, secondo comma c.c., copre infatti il fatto commesso da un soggetto alle dipendenze dell’assicurato: solo in tal caso si può invocare, ma non risulta chiaro dalla lettura del quesito se il fatto sia stato materialmente commesso da un dipendente dell’impresa appaltatrice.
In ogni caso, la colpa grave è un fatto che fa venir meno il diritto a percepire l’indennizzo: è per questo che, secondo la giurisprudenza,
l’onere della prova della sussistenza della colpa grave fa capo all'assicurazione (C. Cass., sent. n. 2005/1981). Essa dovrà dimostrare che sussiste tale condizione, ovvero che il fatto si è verificato in ragione di tale condotta.
Ad ogni buon conto – sempre che sia stato già rilevato in primo grado – l’impresa ben potrebbe attaccarsi ala vessatorietà della clausola contenuta nel contratto di assicurazione, che limita la sua responsabilità (art. 1341 c.c.). Tale clausola infatti è – per giurisprudenza e dottrina costanti – vessatoria, in quanto, appunto, limita la responsabilità di uno dei contraenti. Per tali motivi deve essere sottoscritta in modo specifico e per iscritto, pena la nullità della stessa. Si badi, tale argomentazione può essere sostenuta se e solo se sia stata già introdotta in primo grado (e naturalmente ove la clausola non sia stata effettivamente sottoscritta in modo specifico e per iscritto).
Per ciò che concerne il quarto motivo, l’impresa ben può sostenere e facilmente dimostrare che il danno è stato provocato al di fuori del cantiere (sebbene su un terreno confinante pure di proprietà del committente). Pertanto, l’art. R16 lett. C) della polizza non può trovare applicazione: si tratta infatti di un danno provocato “a causa” dell’esecuzione dell’appalto ma al di fuori delle opere in costruzione. Il fatto appare evidente, almeno secondo quanto ci è stato rifetito nel quesito.
L’indennizzo, pertanto, appare dovuto.
Norma di riferimento: Articolo 1900 Codice civile - Sinistri cagionati con dolo o con colpa grave dell'assicurato o dei dipendenti | Quesito Q201718368
Donato G. chiede
“Ho subito il furto dell'autovettura che era nel box: all'interno del box (non nell'autovettura) era presente una copia delle chiavi dell'auto. Il box era regolarmente chiuso e c'è stata effrazione di due serrature. Il box è pertinenza dell'abitazione principale è si trova al piano -1 di un'area condominiale chiusa da un cancello elettrico.
L'assicurazione con la quale avevo una polizza incendio e furto rifiuta il pagamento perchè nel fascicolo informativo oltre ad esserci come clausola di esclusione della garanzia del furto quanto previsto dall'art 1900 del codice civile in tema di colpa grave, c'è anche un'altra clausola che esclude la garanzia del furto quando il furto è agevolato dalla presenza delle chiavi in prossimità dell'autovettura. Questa clausola, a mio avviso non chiara, potrebbe essere considerata vessatoria o non applicabile al mio caso in quanto l'auto non era in una pubblica via? Esiste della giurisprudenza al riguardo?”
Bisogna innanzitutto premettere come per colpa grave, nel nostro ordinamento, si intenda il mancato uso della diligenza propria della maggioranza assoluta degli uomini: in altre parole, la assoluta mancanza di diligenza, una negligenza totale nel comportamento del soggetto; per clausola vessatoria, invece, si intende quella clausola che – inserita in un contratto – contiene determinate caratteristiche che sono elencate dall’art. 1341, secondo comma c.c. e dall’art. 33 cod. cons. (tra le altre, la limitazione di responsabilità di uno dei due contraenti, che è il caso che ci occupa).
Ai sensi dell’art. 1900 c.c., la colpa grave è un fatto impeditivo dell’obbligazione di versare l’indennizzo pattuito: è per questo che, secondo la giurisprudenza, l’onere della prova della sussistenza della colpa grave in capo all’assicurato fa capo all'assicuratore (C. Cass., sent. n. 2005/1981).
Ed ancora, con riferimento alla gravità della colpa dell'assicurato, la Corte di Cassazione ha statuito che “il principio di cui all’art. 1900 c.c., secondo il quale l'assicurazione non si estende ai rischi provocati volontariamente e con colpa grave del beneficiario, trova applicazione anche quando la condotta dell'assicurato - caratterizzata dal dolo o dalla colpa grave - non sia stata la causa unica del verificarsi dell'evento dannoso, in quanto ai fini del nesso causale fra la detta condotta ed il danno trova applicazione il principio della conditio sine qua non, temperato da quello della regolarità causale, secondo il disposto degli artt. 40 e 41 c.p. Ne consegue che, quando l'evento è derivato da una pluralità di comportamenti commissivi od omissivi, tra cui un comportamento colposo dell'assicurato, è sufficiente per negare l'estensione della polizza accertare che, se detto comportamento non si fosse verificato, l'evento non si sarebbe prodotto (sulla base di tali principi la Suprema Corte ha cassato con rinvio la sentenza di merito che aveva ritenuto sussistente la colpa grave dell'assicurato per avere lasciato la chiave di una cassaforte nell'immobile in cui essa si trovava, motivando che il furto sarebbe stato perpetrato comunque, senza considerare che i ladri non avevano forzato l'altra cassaforte della quale non aveva rinvenuto le chiavi)” (C. Cass., sez. III, 14/4/2005 n. 7763).
In altre parole, al fine di poter escludere l’intervento dell’assicurazione, la condotta dell'assicurato è da considerarsi gravemente colposa ogni volta che assume una rilevanza causale decisiva in ordine al verificarsi del rischio garantito (ad esempio, è stato ritenuto gravemente colposo il comportamento di un conducente che, allontanandosi dall’autovettura, lasci le chiavi nel quadro dell’accensione: C. Cass., sez. I, 21/3/1967). Si applica pertanto l’art. 1900 c.c. (con l’esclusione dell’indennizzo assicurativo) qualora si possa riconoscere una negligenza rilevante ai sensi della norma in esame, vale a dire ogniqualvolta l'azione o l'omissione dell'assicurato sia ritenuta causa sufficiente a determinare l'evento.
La dottrina è però unanime nel ritenere che le clausole che contengono una limitazione di intervento dell’assicurazione (quale quella sancita ex lege dall’art. 1900 c.c.) debbano essere specificamente approvate per iscritto, dato il loro carattere vessatorio ai sensi dell’art. 1341 c.c.
Infatti, queste clausole con cui le parti prevedono l'esclusione da responsabilità dell'assicuratore per il sinistro cagionato con colpa grave (così C. Cass., sez. I, 8/6/1988 n. 3890) o escludono l'indennizzo anche in caso di colpa lieve (C. Cass., sez. I, 11/5/1990 n. 4041) sono da considerarsi vessatorie.
Venendo ora al caso di specie, non parrebbe sussistere colpa grave: il box (il basculante del box) era chiuso, così come il cancello elettrico di ingresso/uscita del garage condominiale. Una volta provata l'effrazione, con conseguente violazione della proprietà privata, l'assicurazione dovrà risarcire il danno subito.
Ed in ogni caso, la clausola de qua è vessatoria, poiché rientra appieno tra quelle clausole di cui all’art. 1341 c.c. Come tale, dunque, per poter essere valida ed efficace avrebbe dovuto essere approvata per iscritto: in mancanza di tale forma scritta, la legge sancisce la nullità parziale del contratto (la clausola si considera nulla e quindi non apposta, e il contratto resta pienamente valido ed efficace per il resto).
In conclusione, dunque, Lei vedrà il Suo danno risarcito (data la doppia effrazione con rottura delle serrature) ed inoltre ben può far valere la vessatorietà della clausola e la sua mancata approvazione specifica e per iscritto al fine di vedere risarcito il furto subito.