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Timestamp: 2020-07-04 19:33:09+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 1390 del 19/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1390 del 19/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 19/01/2017, (ud. 07/12/2016, dep.19/01/2017), n. 1390
sul ricorso 29440/2015 proposto da:
VIRNO S.R.L., C.F. e P.I. (OMISSIS), in persona del legale
rappresentante pro tempore, V.R., V.M.,
V.L., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DELLA MERCEDE 11,
presso lo studio dell’avvocato ROSANNA RICCI, che li rappresenta e
avverso la sentenza n. 4179/4/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
30/03/2015 e depositata il 06/05/2015;
udito l’Avvocato Fabio Baglioni (delega Avvocato Rossana Ricci), per
i ricorrenti, che si riporta agli scritti.
Nella controversia concernente l’impugnazione da parte della Virno s.r.l. di avvisi di accertamento, emessi a seguito di verifica da parte della Guardia di Finanza e relativi ad IVA, IRAP e IRES dell’anno 2008, e da parte dei soci (come indicati in intestazione) degli avvisi di accertamento, relativi ad IRPEF stessa annualità, conseguenti all’accertamento a carico della Società a ristretta base, la Commissione tributaria regionale della Campania, con la sentenza indicata in epigrafe, in parziale accoglimento dell’appello dell’Ufficio, riformava la decisione di primo grado di accoglimento del ricorso, confermando le riprese a tassazione dei ricavi come accertati, ma depurati dall’Iva che andava scorporata dal totale lordo delle vendite.
Avverso la sentenza la Società ed i soci ricorrono con unico motivo.
1. Con l’unico motivo i ricorrenti, premesso che l’intera vicenda in oggetto scaturiva da una verifica condotta dalla Guardia di Finanza, censurano l’errore in cui sarebbe incorsa la Commissione Regionale nel non tenere in conto la circostanza che l’inidoneità degli elementi di prova raccolti dall’Amministrazione era già stata dichiarata, con riferimento ad altra annualità, dalla Commissione tributaria provinciale di Salerno con sentenza n. 1723, depositata il 22 aprile 2014, e costituente, in mancanza di impugnazione, giudicato vincolante.
2. La censura non è fondata. Costituisce, invero, orientamento assolutamente consolidato di questa Corte quello per cui la sentenza del giudice tributario con la quale si accertano il contenuto e l’entità degli obblighi del contribuente per un determinato anno d’imposta fa stato con riferimento alle imposte dello stesso tipo dovute per gli anni successivi, solo per quanto attiene a quegli clementi costitutivi della fattispecie che, estendendosi ad una pluralità di periodi di imposta (ad es. le qualificazioni giuridiche preliminari all’applicazione di una specifica disciplina tributaria), assumano carattere tendenzialmente permanente, mentre non può avere alcuna efficacia vincolante quando l’accertamento relativo ai diversi anni si fondi su presupposti di fatto potenzialmente mutevoli (cfr. ex multis, Cass. n. 20029 del 30/09/2011; n. 18907 del 2011 e, di recente, n. 6953 del 08/04/2015).
Si è, poi, ribadito (v. Cass. n. 12763 del 06/06/2014) che la preclusione del giudicato opera nel caso di giudizi identici – per identità di soggetti, “causa petendi” e “petitum”, per la cui valutazione occorre tenere conto dell’effettiva portata della domanda giudiziale e della decisione – ma nei soli limiti dell’accertamento della questione di fatto e non anche in relazione alle conseguenze giuridiche.
Alla luce di tali principi, correttamente il Giudice di appello non ha tenuto conto del giudicato costituito dalla sentenza della Commissione provinciale resa per l’annualità 2009.
Ed invero, oltre alla differenza di anno dell’accertamento, detta pronuncia (come riportata in ricorso) non ha compiuto un accertamento sui fatti (quali risultanti dalla verifica della Guardia di Finanza) ma ha annullato l’atto impositivo sulla base della valutazione in diritto di inidoneità probatoria di detti fatti.
Fattispecie del tutto diversa da quella oggetto della pronuncia di questa Corte, citata a conforto in ricorso, nella quale il giudicato concerneva l’illegittimità ex nuce dell’attività investigativa della Guardia di Finanza.
In ossequio al principio di soccombenza i ricorrenti vanno condannati, in solido, al pagamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Condanna i ricorrenti, in solido, alla refusione in favore dell’Agenzia delle Entrate delle spese processuali liquidate in complessivi Euro 4.000,00 oltre eventuali spese prenotate a debito.