Source: http://www.studiolegalesantiapichi.it/la-distanza-tra-le-costruzioni-pregiudica-il-rilascio-del-condono-edilizio/
Timestamp: 2019-03-24 21:40:03+00:00
Document Index: 60497711

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 907', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 907', 'sentenza ', 'art. 907', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 12']

Con la sentenza in commento il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar Lombardia, sede di Milano, che ha ritenuto la legittimità del provvedimento di rigetto di un permesso di costruire in sanatoria, motivato sulla violazione dell’art. 907 del codice civile in materia di distanze delle costruzioni dalle vedute.
Nel caso di specie, l’istanza di sanatoria aveva ad oggetto la realizzazione di una copertura in policarbonato sul terrazzo, ad una distanza inferiore ai tre metri sanciti dalla citata norma, rispetto all’appartamento sovrastante, in violazione del diritto di veduta del vicino; circostanza in genere non ritenuta di valenza pubblicistica dalle Amministrazioni, in sede di valutazione di un’istanza di sanatoria, come lo stesso Appellante ha rilevato nel relativo giudizio.
I titoli edilizi vengono, infatti, sempre rilasciati con salvezza dei diritti dei terzi che vantano una tutela, in sede civile, nel caso in cui il rilascio del titolo leda il loro diritto di proprietà, ad esempio per la violazione delle distanze legali.
Il Giudice amministrativo ha invece ritenuto, già ai fini della sanatoria, la necessaria conformità dell’opera anche alle norme civilistiche, in applicazione dell’art. 12 del D.P.R. 380/2001, laddove richiede la conformità dell’opera abusiva alla disciplina urbanistica – edilizia vigente, in quanto il richiamo operato dalle disposizioni del testo unico dell’edilizia sarebbe posto anche a tutela degli interessi pubblici connessi ad una corretta edificazione.
Il rilascio del titolo edilizio è, quindi, subordinato al rispetto delle disposizioni del Testo Unico dell’Edilizia oltre alle norme che quest’ultimo richiama in materia urbanistica – edilizia, come quelle del codice civile che regolano le distanze tra le costruzioni.
N. 00072/2018REG.PROV.COLL.
N. 04900/2009 REG.RIC.
Mucci Carlo, rappresentato e difeso dall’avvocato Massimo Sanguini, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Ennio Mazzocco in Roma, via Ippolito Nievo, 61;
1. Il signor Carlo Mucci, proprietario di un appartamento in un condominio di Milano, ha impugnato il provvedimento del Comune con il quale è stata respinta la domanda di rilascio di un permesso di costruzione in sanatoria per la copertura del suo terrazzo.
In particolare, il signor Mucci ha realizzato sulla originaria struttura del terrazzo, composta anche da pilastri di cemento con piccole travi inserite nella facciata condominiale, una copertura in policarbonato e un grigliato in legno a chiusura dei tre lati.
3. Contro la stessa sentenza il signor Mucci ha quindi proposto appello, prospettando i seguenti motivi di censura.
8. Il comune di Milano, a seguito di un esposto di alcuni condomini, ha effettuato un sopralluogo nell’immobile di proprietà del signor Mucci, rilevando che lo stesso aveva posizionato abusivamente una copertura in policarbonato sul proprio terrazzo sul quale si affacciano le unità immobiliari poste ai piani superiori. A seguito dell’ispezione, l’appellante ha quindi presentato istanza per il rilascio di un permesso di costruzione in sanatoria, qualificando l’intervento come manutenzione straordinaria. Il Comune ha tuttavia respinto la sua istanza in quanto la distanza fra la tettoia e l’appartamento sovrastante era inferiore ai 3 mt previsti dall’art. 907 del codice civile.
9. Nei motivi di appello proposti contro la sentenza del T.a.r. della Lombardia che ha respinto il suo ricorso, il signor Mucci deduce innanzitutto l’illegittimità della stessa decisione in quanto fondata sull’applicazione dell’art. 907 del codice civile. Per l’appellante, tale disposizione non avrebbe una valenza pubblicistica, ma solo di tutela del diritto del vicino alla veduta mediante la prescritta distanza dei tre metri e pertanto non avrebbe potuto essere richiamata, nel caso di specie, in sede di valutazione della sua istanza di sanatoria.
11. La sentenza impugnata ha richiamato l’art. 36 del d.P.R. n.380/2001, che prevede la possibilità di sanatoria per gli interventi edilizi che risultino conformi alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della loro realizzazione, sia al momento della presentazione della domanda. Ha inoltre richiamato l’art. 12 dello stesso d.P.R., che richiede per il rilascio del permesso in sanatoria la conformità alla “disciplina urbanistica-edilizia vigente“.
14. Quanto, infine, alla preesistente travettazione di ferro, la stessa non può ritenersi di per sé idonea a creare un’originaria ostruzione alla veduta, impedimento invece che si è concretizzato solo con la successiva realizzazione della copertura.