Source: http://briguglio.asgi.it/immigrazione-e-asilo/1999/giugno/asgi-giugno.html
Timestamp: 2019-06-26 16:33:54+00:00
Document Index: 15408740

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 33', 'art. 3']

-	Emanato il decreto contenente misure di protezione temporanea a favore dei rifugiati
provenienti dalle zone di guerra dei Balcani. Diffusa la prima circolare applicativa.
Analisi e commento delle disposizioni.
- Nuove disposizioni in materia di ingresso e soggiorno di cittadini somali in Italia.
-	Circolare del Ministero dell'Interno sulle modalità e possibilità di regolarizzazione ai sensi del DPCM dd. 16.10.1998 per gli stranieri pregiudicati e quelli in stato di detenzione.
-	Promemoria dell'ACNUR sul disegno di legge in materia di asilo politico e protezione temporanea.
-	Completata la ripartizione degli stanziamenti alle Regioni del Fondo nazionale per le politiche migratorie.
-	Famiglia multietnica e diritto di famiglia. La Corte di Cassazione conferma il limite all'applicazione della legge straniera nei rapporti di famiglia se i suoi effetti sono contrari all'ordine pubblico e ai principi fondamentali del nostro ordinamento e di quello internazionale. Negata l'applicazione della legge marocchina che non ammette l'istituto del riconoscimento della filiazione naturale.
1.	Emanato il decreto contenente misure di protezione temporanea a favore dei rifugiati provenienti dalle zone di guerra dei Balcani. Diffusa la prima circolare applicativa. Analisi e commento delle disposizioni.
Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dd. 12 maggio 1999 (G.U. n. 121 dd. 26.05.1999), sono state varate le attese misure di protezione temporanea a favore dei rifugiati provenienti dalle zone di guerra dei Balcani.
L'art. 1 dà una definizione piuttosto generica dei beneficiari delle misure di protezione, identificandoli come le "le persone provenienti dalle zone di guerra dell'area balcanica". All'art. 2 si prevede innanzitutto la titolarità dei beneficiari del provvedimento di misure di accoglienza, mediante l'avvio, subito dopo l'ingresso in Italia, a strutture di primo soccorso che dovranno essere costituite sul territorio nazionale su iniziativa congiunta del Ministero dell'Interno, dei Dipartimenti della protezione civile e degli affari sociali e dei prefetti delle provincie interessate.
Ai questori - e dunque agli uffici di Pubblica Sicurezza locali - viene affidato il compito di verificare, per quanto possibile, la provenienza e la nazionalità degli interessati (art. 2 c.1), con conseguente attribuzione della qualifica di rifugiato temporaneo ovvero esercizio della facoltà di respingimento o di espulsione dal territorio dello Stato, nel caso di persone ritenute non ammissibili sul territorio o il cui soggiorno non può essere consentito ovvero viene ad essere revocato (art. 2 c.2). Una successiva circolare del Ministero dell'Interno datata 27 maggio ha specificato che per le condizioni di esclusione e di inammissibilità alla protezione temporanea si deve fare riferimento all'art. 4 comma 6 del D.L.vo n. 286/98, che riguarda gli stranieri già espulsi dall'Italia e privi di autorizzazione al rientro, così come quelli segnalati nel SIS (Sistema Informativo Schengen) ai fini della non ammissione, oltre a coloro che risultino pericolosi alla sicurezza nazionale, all'ordine pubblico e al quadro delle relazioni internazionali.
Un punto su cui il decreto, ma soprattutto l'interpretazione che ne viene offerta dagli organi ministeriali, appare irragionevolmente restrittivo, è quello che esclude di fatto dalla sua applicazione molte persone che potrebbero definirsi "réfugiés sur place", cioè che, al momento dell'entrata in vigore del provvedimento, già si trovavano in Italia, con permesso di soggiorno ad altro titolo o anche illegalmente, e sono ora impossibilitate a fare rientro nei territori di origine in condizioni di dignità e sicurezza per gli eventi nel frattempo maturati. Il decreto e soprattutto la circolare amministrativa del M.I. datata 27 maggio, fissano quale requisito essenziale all'accesso alle misure di protezione temporanea, previa sospensione anche di eventuali provvedimenti espulsivi nel frattempo emanati, l'ingresso in Italia successivo all'inizio degli eventi bellici, che viene fatto coincidere con il 26 marzo, data di dichiarazione dello stato di emergenza per fronteggiare un eventuale afflusso di rifugiati mediante l'apposito DPCM (pubblicato sulla GU n. 75 del 31.03.1999). Motivi di perplessità suscita il riferimento alla data di ingresso in Italia, che fa prevalere un elemento di natura tutto sommato formale sulla necessaria valutazione dei motivi sostanziali per cui le persone potrebbero invocare la protezione umanitaria in ragione degli eventi sopravvenuti nel paese di origine. Appare opinabile, inoltre, far coincidere l'inizio degli eventi bellici con l'avvio delle operazioni militari della NATO nella Repubblica Federale di Jugoslavia, avendo trovato queste ultime giustificazione ufficiale quale forma di "ingerenza umanitaria" a fronte di massicce violazioni dei diritti umani in Kosovo che avevano già provocato la fuga forzata di quattrocento mila persone, tra profughi e sfollati interni.
Ad ogni modo, la circolare del M.I. del 27 maggio conferma la validità delle istruzioni precedentemente impartite con circolare del 7 aprile, limitatamente ai cittadini della Repubblica Federale di Jugoslavia che non possono accedere alle misure di protezione temporanea a causa di provvedimenti espulsivi emanati prima del 26 marzo. In base a tali istruzioni, tali cittadini non saranno comunque assoggettati alle misure di detenzione amministrativa finalizzate dall'esecuzione del provvedimento espulsivo, tranne nei casi di comprovata pericolosità sociale.
Il riconoscimento della protezione umanitaria temporanea comporta il rilascio di un permesso di soggiorno valido per il solo territorio italiano fino al 31 dicembre 1999, ma rinnovabile con cadenza semestrale fino al perdurare dello stato di emergenza conseguente al conflitto e, dunque, fino al venir meno di ogni impedimento ad un rimpatrio in condizioni di dignità e sicurezza (art. 2 c.4, art. 4).
Il permesso di soggiorno per motivi di protezione temporanea consente l'esercizio dell'attività lavorativa e l'accesso allo studio (art. 2 c. 4). I beneficiari della protezione temporanea che versino in stato di bisogno e che siano privi di assistenza fornita da altri soggetti pubblici e privati possono accedere ai centri di accoglienza che il Ministero dell'Interno, il dipartimento protezione civile e quello degli affari sociali e i prefetti dovranno predisporre (art. 3 c. 1), servendosi dei poteri derogatori alle procedure ordinarie fissati con la proclamazione dello stato di emergenza (DPCM dd. 26.03.1999 in G.U. n. 73 del 29.03.1999) e la successiva ordinanza applicativa del Ministero dell'Interno (in G.U. n. 75 del 31.03.1999). Alle stesse condizioni di cui sopra, i beneficiari della protezione temporanea avranno diritto agli interventi a carattere sanitario (art. 3 c. 1). La predisposizione di strutture di strutture di primo soccorso e accoglienza dei rifugiati temporanei dovrà avvenire, per quanto possibile, coinvolgendo gli enti locali, enti pubblici e privati, organizzazioni di volontariato e associazioni di tutela degli stranieri, mediante la stipula di apposite convenzioni e accordi con gli organismi ministeriali competenti.
Il regime di protezione temporanea per i rifugiati dell'area balcanica previsto dal decreto è alternativo e reciprocamente esclusivo rispetto allo status di rifugiato previsto dalla Convenzione di Ginevra e alla rispettiva procedura di determinazione individuale prevista dall'art. 1 della legge n. 39/90, e attuata in base al DPR n. 136/90. Ciò si deduce dalla lettura dell'art. 2 comma 3 del decreto nel quale si prevede che gli stranieri già titolari di un permesso di soggiorno rilasciato ad altro titolo, compreso quello per richiesta di asilo, possono richiedere la conversione del soggiorno, ottenendo quello per protezione temporanea semestrale, ciò comportando tuttavia l'estinzione della procedura di riconoscimento dello status di rifugiato. Ulteriori indicazioni sul carattere alternativo ed esclusivo della protezione temporanea vengono da un opuscolo diffuso dal Ministero dell'interno, per il tramite delle Prefetture, nel quale si specifica che la persona proveniente dalle aree dei Balcani interessate dagli eventi bellici che intendesse accedere alla procedura di riconoscimento dello status di rifugiato convenzionale non potrebbe avvalersi in ogni caso delle misure assistenziali e di accoglienza previste dal decreto sulla protezione temporanea, conservando la titolarità del solo intervento di prima assistenza per richiedenti asilo di cui al Decreto del Ministero dell'Interno 24.06.1998, n. 284, che prevede l'erogazione di un contributo di lire 34.000 giornaliere per un periodo massimo di 45 giorni.
L'ASGI e le altre associazioni umanitarie che si occupano della tutela dei rifugiati in Italia esprimono dunque perplessità su diversi punti del decreto sulla protezione temporanea per l'eccessiva indeterminatezza e la conseguente discrezionalità interpretativa che nell'attuale situazione potrebbe essere esercitata dagli organi locali di Pubblica Sicurezza con potenziali esiti negativi sull'effettivo rispetto del principio fondamentale di "non - refoulement".
In particolare, l'ASGI raccomanda che alle misure di protezione temporanea possano accedere, oltre ai profughi albanesi del Kosovo, anche i disertori e renitenti alla leva provenienti dalla Repubblica Federale di Jugoslavia, sia per l'alto valore morale della loro scelta di coscienza di non partecipare ad un conflitto che per gli aspetti di particolare ferocia che esso presenta, viola le principali norme stabilite dalle Convenzioni di Ginevra sulla tutela delle popolazioni civile in caso di guerra, sia per le sanzioni particolarmente gravi che il codice penale jugoslavo prevede per tali reati in caso di proclamazione dello stato di guerra. Uguale attenzione dovrebbe essere riservata a quei cittadini della Repubblica Federale di Jugoslavia che, per le conseguenze degli avvenimenti bellici, non possono ricevere cure mediche nei luoghi di origine, adeguate ed essenziali in relazione alla propria malattia (in questo senso si rammenta la pronuncia della Corte Europea dei Diritti Umani nel caso D. contro Regno Unito, con la quale venne annullato un provvedimento espulsivo di uno straniero che dimostrò l'impossibilità di avvalersi nel paese di origine di un adeguato trattamento medico, con la motivazione che detta espulsione avrebbe costituito un trattamento inumano e degradante vietato dall'art. 3 della Convezione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, Caso n. 146/1996/767/964, 2 maggio 1997, serie A. 777).
Rilevando l'indeterminatezza del testo del decreto riguardo alle condizioni di esclusione e di inammissibilità, l'ASGI esprime il timore di una non sempre puntuale adesione delle autorità di polizia ai principi di "non refoulement", contenuti nell'art. 33 della Convenzione di Ginevra, che vieta l'espulsione o il respingimento di un rifugiato verso un paese ove sarebbe a rischio di persecuzione, con l'unica eccezione di coloro che rappresentino un pericolo per la sicurezza dello Stato o una minaccia per la comunità di detto Stato, eccezioni peraltro non previste dall'art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che vieta in maniera assoluta il respingimento o l'allontanamento dello straniero verso paesi ove possa essere oggetto di trattamenti inumani e degradanti.
Un'altra lacuna del decreto è la mancanza di disposizioni che regolino modalità e procedure per facilitare l'ingresso regolare di potenziali destinatari del provvedimento rendendo inutile il ricorso agli scafisti e ai trafficanti di documenti falsi. Nei giorni scorsi il Presidente del Consiglio dei Ministri ha annunciato, peraltro, tali misure, accennando alla possibilità dell'apertura a Valona e a Durazzo di due centri di coordinamento ed informazioni rivolti ai rifugiati kosovari, al fine di organizzarne l'ingresso regolare ed assistito in Italia. Nel frattempo continuerebbero a essere applicate le istruzioni diramate dal Ministero degli Affari Esteri il 20 aprile scorso e rivolte alle rappresentanze consolari e diplomatiche presenti nei paesi interessati all'afflusso di massa dei rifugiati kosovari (in primis l'Ambasciata a Tirana), con le quali si dispone la possibilità del rilascio del visto di ingresso ai cittadini provenienti dal Kosovo, per i motivi e secondo le procedure fissate dalla legge sull'immigrazione, anche in assenza del passaporto, mediante il rilascio da parte della rappresentanza diplomatica italiana di appositi lasciapassare accompagnati dal possesso di documenti identificativi rilasciati dai competenti uffici predisposti dalle autorità locali o internazionali preposte alla registrazione dei rifugiati. Nel caso di visti per motivi famigliari, si prescinde dalla necessità di esibire la documentazione di stato civile comprovante il rapporto di parentela, che può essere sostituita da apposite dichiarazioni rese dai congiunti in Italia presso le questure e da queste ultime debitamente vistate e trasmesse alle rappresentanze consolari o diplomatiche italiane.
L'ASGI rileva la necessità di estendere tali misure in materia di coesione familiare anche ai titolari del permesso di soggiorno per motivi di protezione umanitaria, in quanto il permesso di soggiorno semestrale non può consentire l' accesso alle procedure ordinarie di ricongiungimento familiare previste dalla legge sull'immigrazione che richiede il possesso di un permesso di soggiorno della durata di almeno un anno.
Nel frattempo, il numero degli arrivi in Italia di richiedenti asilo provenienti dal Kosovo sta crescendo sensibilmente. Si calcola che nel solo mese di maggio siano giunti sulle coste pugliesi non meno di 10.000 rifugiati kosovari, ai quali debbono essere aggiunti quelli giunti in Italia con il ponte aereo di evacuazione dalla Macedonia. Con una decisione assunta dal Consiglio dei Ministri all'inizio di maggio, il governo italiano aveva deciso di contribuire all' operazione internazionale di reinsediamento dei profughi kosovari accolti in Macedonia, alleviando la pressione esistente su quel paese che, per un complesso di ragioni di ordine economico, politico e legate anche ai fragili equilibri inter-etnici, non intende sopportare da sola, assieme all'Albania, il carico dell'accoglienza dei rifugiati kosovari. Il governo italiano si è impegnato ad accogliere 10.000 rifugiati kosovari che hanno trovato primo asilo in Macedonia, più della metà dei quali (5.800) è già giunta in Italia e ha trovato sistemazione nella ex base militare di Comiso, in Sicilia. Al fine di assistere le autorità italiane nelle procedure di selezione della parte rimanente della quota, si è recata in Macedonia anche la vice-delegata dell'ACNUR in Italia.
Per informazioni sulle tutela dei richiedenti asilo dal Kosovo, ci si può rivolgere all'ICS di Trieste, tel. 040/52248, e-mail: icsts@tin.it oppure al Consiglio Italiano per i Rifugiati, Via del Velabro 5/A, Roma tel. 06/69200114.
Informazioni aggiornate sulla situazione dei rifugiati kosovari in Albania e Macedonia sono reperibili sui siti Internet dell'UNHCR di Ginevra (http: //www.unhcr.ch/news/media/kosovo.htm) e su quello del Consorzio Italiano di Solidarietà, l'ONG italiana maggiormente presente nell'ara balcanica (http://www.mir.it/ics/profughi/kosovo.html).
2.	In vigore le nuove disposizioni correttive alla legge sull'immigrazione in materia di regolarizzazione ed espulsioni.
B)	Espulsioni.
3.	Iscrizione degli studenti extra-comunitari alle Università italiane. Le disposizioni per l'A.A. 1999-2000.
Per quanto riguarda la possibilità per gli studenti stranieri di svolgere attività lavorativa, la circolare del Ministero del Lavoro n. 112 del 24.08.1998, anticipando i contenuti del regolamento di attuazione del testo unico sull'immigrazione , attualmente all'esame del Consiglio di Stato, ha stabilito la possibilità di autorizzare tali attività per un periodo non superiore a 20 ore settimanali (part-time).
Il Ministero degli Affari Esteri italiano ha inoltre ritenuto di non riconoscere più alcuna validità ai passaporti somali rilasciati o rinnovati dopo il 31 gennaio 1991, in conseguenza della dissoluzione delle strutture statuali della Somalia. Pertanto, i cittadini somali presenti in Italia, per recarsi all'estero al di fuori dello Spazio Schengen. e fare poi rientro in Italia, debbono chiedere alle questure il rilascio di un apposito titolo di viaggio per stranieri, della stessa durata del permesso di soggiorno. In mancanza del passaporto, il rilascio o adeguamento del permesso di soggiorno può avvenire previa esibizione della carta di identità rilasciata dal Comune italiano di residenza.
5. Circolare del Ministero dell'Interno sulle modalità e possibilità di regolarizzazione ai sensi del DPCM dd. 16.10.1998 per gli stranieri pregiudicati ed in stato di detenzione.
6. Autorizzati nuovi ingressi per motivi di lavoro subordinato per una quota di cittadini albanesi, marocchini e tunisini e, senza distinzione di nazionalità, per motivi di lavoro stagionale.
7. La Corte Costituzionale riconosce il diritto dei cittadini extracomunitari invalidi civili all'iscrizione alle liste del collocamento obbligatorio.
8. Promemoria dell'ACNUR sul disegno di legge in materia di asilo politico e protezione temporanea.
L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha diffuso nel febbraio scorso un promemoria contenente alcune osservazioni sul DDL 2425, 203 e 554 recante "Norme in materia di protezione temporanea e di diritto d'asilo", approvato dal Senato il 5 novembre 1998 e attualmente in discussione alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati.
L'ACNUR esprime soddisfazione per gli elementi positivi del testo del disegno di legge identificati nella previsione di uno status umanitario per i richiedenti asilo aggiuntivo e complementare rispetto a quello previsto dalla Convenzione di Ginevra del 1951, nell'introduzione di meccanismi atti a migliorare la tutela dei richiedenti asilo nelle varie fasi della procedura di ammissione e di riconoscimento dello status di rifugiato, nonché nella previsione di facilitazioni al ricongiungimento famigliare e all'integrazione sociale dei rifugiati. Rilievi critici vengono tuttavia mossi nel documento dell'ACNUR a diversi aspetti del disegno di legge ed in particolare a quelli riguardanti la mancanza di una qualche forma di ricorso effettivo e con effetti sospensivi contro le decisioni di non ammissibilità della domanda di asilo in applicazione delle clausole di esclusione e di manifesta infondatezza, così come all'insufficienza degli strumenti volti ad assicurare all'organismo competente per la determinazione dello status di rifugiato piena indipendenza di giudizio e di valutazione rispetto all'esecutivo.
Il testo del promemoria può essere richiesto all'ACNUR, via Caroncini, 19 ROMA tel. 06/8076499 (e-mail:itaro@unhcr.ch).
10. Completata la ripartizione degli stanziamenti alle Regioni del Fondo nazionale per le politiche migratorie.
Con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dd. 17.12.1998 (in G.U. n. 64 del 18.03.1999), sono stati fissati i criteri per la ripartizione del 20% residuo dello stanziamento del Fondo nazionale per le politiche migratorie per l'anno 1998. La prima ripartizione, relativa all'80% dell'importo di 70,5 miliardi di lire assegnato al Fondo nazionale con Decreto del Ministero del Tesoro del 18.05.1998, era stata programmata con DPDCM del 28.09.1998 (in G.U. n. 271 del 19.11.1998). Il fondo per il 1998 è stato ripartito destinandone l'80% alle Regioni ed il 20% a interventi di carattere statale. La parte destinata alle regioni è stata ripartita in base a tre criteri: la presenza di immigrati, il rapporto tra immigrati e popolazione residente e le condizioni di disagio socio-economico (indice di disoccupazione).
11. Sospesa ufficialmente nei confronti della Bosnia Erzegovina l'efficacia dell'accordo tra la Repubblica Italiana e la ex Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia sul riconoscimento dei diplomi e dei titoli accademici rilasciati dalle università, effettuato a Roma il 18 febbraio 1983.
12. Fissati i termini per il procedimento di riconoscimento dei titoli di studio extracomunitari ai fini dello svolgimento delle professioni sanitarie.
13. Introdotta l'assicurazione obbligatoria al Servizio Sanitario Nazionale per i cittadini dell'Unione Europea residenti in Italia.
La Commissione Europea e tre gruppi di lavoro stanno lavorando alacremente per definire un quadro programmatico delle politiche in materia di libera circolazione, sicurezza e giustizia, ivi compresi i settori dell'immigrazione e dell'asilo, per la realizzazione degli obiettivi fissati dal Trattato di Amsterdam nel prossimo quinquennio. Tale programma dovrebbe essere varato e approvato dal Consiglio Europeo programmato a Tampere in Finlandia il prossimo autunno.
Bollettino news aggiornato alla data del 20 giugno 1999 e curato da Walter Citti, della segreteria dell'ASGI - Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione.