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Timestamp: 2018-12-15 02:38:02+00:00
Document Index: 106663379

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Consiglio di Stato, adunanza plenaria, sentenza 17 ottobre 2017, n. 8. Nella vigenza dell'articolo 21-nonies della l. 241 del 1990 - per come introdotto dalla l. 15 del 2005 - l'annullamento d'ufficio di un titolo edilizio in sanatoria - Renato D'Isa
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Consiglio di Stato, adunanza plenaria, sentenza 17 ottobre 2017, n. 8. Nella vigenza dell’articolo 21-nonies della l. 241 del 1990 – per come introdotto dalla l. 15 del 2005 – l’annullamento d’ufficio di un titolo edilizio in sanatoria
Nella vigenza dell’articolo 21-nonies della l. 241 del 1990 – per come introdotto dalla l. 15 del 2005 – l’annullamento d’ufficio di un titolo edilizio in sanatoria, intervenuto ad una distanza temporale considerevole dal provvedimento annullato, deve essere motivato in relazione alla sussistenza di un interesse pubblico concreto e attuale all’adozione dell’atto di ritiro anche tenuto conto degli interessi dei privati destinatari del provvedimento sfavorevole. In tali ipotesi, tuttavia, deve ritenersi: i) che il mero decorso del tempo, di per sé solo, non consumi il potere di adozione dell’annullamento d’ufficio e che, in ogni caso, il termine ‘ragionevolé per la sua adozione decorra soltanto dal momento della scoperta, da parte dell’amministrazione, dei fatti e delle circostanze posti a fondamento dell’atto di ritiro; ii) che l’onere motivazionale gravante sull’amministrazione risulterà attenuato in ragione della rilevanza e autoevidenza degli interessi pubblici tutelati (al punto che, nelle ipotesi di maggior rilievo, esso potrà essere soddisfatto attraverso il richiamo alle pertinenti circostanze in fatto e il rinvio alle disposizioni di tutela che risultano in concreto violate, che normalmente possano integrare, ove necessario, le ragioni di interesse pubblico che depongano nel senso dell’esercizio del ius poenitendi); iii) che la non veritiera prospettazione da parte del privato delle circostanze in fatto e in diritto poste a fondamento dell’atto illegittimo a lui favorevole non consente di configurare in capo a lui una posizione di affidamento legittimo, con la conseguenza per cui l’onere motivazionale gravante sull’amministrazione potrà dirsi soddisfatto attraverso il documentato richiamo alla non veritiera prospettazione di parte.
Sentenza 17 ottobre 2017, n. 8
sul ricorso numero di registro generale 6 di A.P. del 2017, proposto dai signori Vi. No. e Ma.De. Ga., rappresentati e difesi dall’avvocato Ni. Ca., con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Ar. Sf. in Roma, via (…)
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 21 giugno 2017 il Cons. Claudio Contessa e udito l’avvocato Ca. per gli appellanti;
Con ricorso proposto dinanzi al Tribunale amministrativo regionale della Puglia e recante il n. 1740/2008 i coniugi Vi. No. e Ma. De. Ga., premesso di essere proprietari nel Comune di (omissis) (BA) di un’area con soprastanti tre fabbricati, impugnavano – chiedendone l’annullamento – l’ordinanza comunale n. 124 del 26 agosto 2008 con cui era stata annullata la concessione edilizia in sanatoria del 7 ottobre 1999 in relazione all’unità immobiliare adibita a guardiania e ne era stata ordinata la demolizione.
c) il manufatto, ricadente in zona di inedificabilità assoluta ai sensi della legge regionale pugliese 31 maggio 1980, n. 56 (in tema di ‘Tutela e uso del territoriò), non avrebbe potuto essere condonato o altrimenti sanato;
d) nella fattispecie, l’interesse pubblico al ripristino della legalità violata – che nel caso di abusi edilizi risulta in re ipsa e non richiede una particolare motivazione – è prevalente rispetto all’interesse dei ricorrenti al mantenimento del manufatto abusivo, venendo anche in questione valori ambientali d’importanza prevalente secondo il legislatore regionale.
La sentenza in questione è stata impugnata in appello dai signori No. e De. Ga. i quali ne hanno chiesto la riforma articolando i seguenti motivi:
Con ordinanza 20 ottobre 2010, n. 4799 la Quarta Sezione di questo Consiglio di Stato ha accolto l’istanza di sospensione degli effetti della sentenza appellata, proposta in via incidentale dai signori No. e De. Ga..
Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 19 maggio 2016, n. 2092