Source: https://renatodisa.com/2017/04/19/consiglio-di-stato-sezione-v-sentenza-28-marzo-2017-n-1419/
Timestamp: 2017-06-26 08:51:35+00:00
Document Index: 87210112

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 97', 'art. 30', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 112']

Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 28 marzo 2017, n. 1419 – Avvocato Renato D'Isa
Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 28 marzo 2017, n. 1419	By Avv. Renato D'Isa on 19 aprile 2017	• ( Lascia un commento )
In caso di annullamento di un atto del concorso con conseguente riapprovazione della graduatoria, l’esecuzione della sentenza comporta di per sé, oltre alla riapprovazione della graduatoria, solo la ricostruzione della carriera, ora per allora, agli effetti giuridici. Una ricostruzione della carriera anche agli effetti economici esula, invece, dalla stretta esecuzione della sentenza, in quanto, in mancanza della prestazione lavorativa, non matura il diritto alla retribuzione, mentre le differenze retributive non conseguite possono essere chieste solo a titolo di risarcimento del danno. Tale danno, pertanto, non è configurabile come danno da mancata esecuzione del giudicato e non può farsi valere ai sensi dell’articolo 112, comma 3, c.p.a., ma può chiedersi il suo risarcimento mediante una distinta domanda risarcitoria per danni da atto illegittimo che, ove non sia proposta assieme alla domanda di annullamento bensì in un momento successivo, va autonomamente esaminata in sede di cognizione
sentenza 28 marzo 2017, n. 1419
sul ricorso in appello iscritto al numero di registro generale 1879 del 2016, proposto da:
An. Ca. e Ma. Ro. De Cl., nella qualità di eredi del geometra Br. De Cl., rappresentate e difese dall’avvocato Gh. Ma., con domicilio eletto presso lo studio Lu. Na. in Roma, via (…)
Regione Campania, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avvocati Sa. Co. e Ed. Ba., con domicilio eletto presso l’Ufficio di Rappresentanza della Regione Campania in Roma, via (…);
Fl. Pa., non costituita in giudizio;
Gi. De Cl., non costituito in giudizio;
della sentenza del T.A.R. CAMPANIA – NAPOLI, SEZIONE III n. 04693/2015, e della sentenza del T.A.R. CAMPANIA – NAPOLI, SEZIONE III n. 01720/2015, rese tra le parti, concernenti la domanda di risarcimento dei danni derivanti dall’impugnata graduatoria del concorso per l’attribuzione della prima qualifica dirigenziale.
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 2 febbraio 2017 il Cons. Paolo Troiano e uditi per le parti gli avvocati Ma. e Pa., in dichiarata delega dell’avv. Ba.;
Il ricorrente in primo grado, geometra Br. De Cl., aveva impugnato dinanzi al Tribunale amministrativo regionale per la Campania l’atto di approvazione della graduatoria del concorso per l’attribuzione della prima qualifica dirigenziale, di cui all’avviso di partecipazione pubblicato sul B.U.R.C. n. 8 del 18 febbraio 1992, approvazione avvenuta con d.G.R.C. n. 7396 del 21 dicembre 1992, per il mancato riconoscimento di 18 punti.
Il Tribunale adito con sentenza n. 1986 del 10 aprile 2002 aveva accolto il ricorso, con il quale non era stato richiesto anche il riconoscimento delle differenze retributive spettanti e degli interessi e rivalutazione sulle medesime, limitandosi a disporre l’annullamento in parte qua della graduatoria impugnata “…come da motivazione”.
Il Consiglio di Stato con la sentenza della Sez. V, n. 5623 del 17 novembre 2014, aveva confermato la sentenza del T.A.R., che pertanto era passata in giudicato.
Il ricorrente proponeva, pertanto, ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo regionale per la Campania per l’esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza n. 1986 del 2002.
In relazione a tali premesse giova precisare che il giudizio d’appello ora in esame è stato proposto da eredi del geometra De Cl. avverso due sentenze rese dal T.A.R. Campania a seguito del predetto ricorso per l’esecuzione del giudicato.
In particolare con la prima sentenza – n. 1720 del 24 marzo 2015 – il T.A.R. Campania dichiarava l’improcedibilità del ricorso per l’esecuzione del giudicato nella parte in cui si chiedeva di riformulare la graduatoria, in quanto il Tribunale accertava che, prima della decisione, la Regione Campania aveva annullato e riapprovato in parte qua la cennata graduatoria, con d.G.R.C. n. 286 del 24 luglio 2013, con ricollocamento di Br. De Cl. in posizione utile nella graduatoria, a seguito del riconoscimento, quanto ai titoli di studio, di ulteriori 3 punti e, quanto ai titoli di servizio, di ulteriori 15 punti (ossia attribuendo al De Cl. i 18 punti riconosciutigli dal T.A.R.), per complessivi 53 ed inserimento nella posizione n. 103 in luogo della n. 570; nonché l’inammissibilità del ricorso nella parte in cui si proponeva domanda di ricostruzione economica della carriera – in particolare con riconoscimento delle differenze retributive spettanti ed illegittimamente negate decorrenti dalla data di approvazione della graduatoria (20 dicembre 1992) e con effetti economici dal 10 marzo 1993 fino al 1° luglio 1998, data di collocamento a riposo del ricorrente -, trattandosi di domanda formulata per la prima volta in sede di esecuzione e dovendosi la medesima propriamente qualificarsi come domanda di risarcimento del danno non rientrante fra quelle proponibili in sede di ottemperanza.
Il Tribunale, tuttavia, considerato che quest’ultima domanda era stata proposta mediante memoria depositata in giudizio il 22 ottobre 2013 e notificata alla controparte, aveva ritenuto che la relativa memoria costituisse atto idoneo ad introdurre un autonomo giudizio di cognizione: aveva quindi disposto la separazione di quest’ultimo giudizio e il mutamento del relativo rito, da camerale a ordinario, fissando udienza pubblica per la trattazione del merito.
Avverso tale prima sentenza gli eredi della parte ricorrente formulavano riserva di appello notificata in data 16 giugno 2015 e depositata nella Segreteria del T.A.R. il 24 giugno 2015.
Il nuovo giudizio di merito, relativo alla sola domanda di risarcimento del danno, era definito con sentenza n. 4693 del 6 ottobre 2015, anch’essa impugnata con l’appello in esame.
Con tale sentenza veniva rigettato nel merito il ricorso per difetto dell’elemento soggettivo della colpa da parte della pubblica amministrazione, in quanto il Tribunale riteneva che la Regione avesse sufficientemente provato l’insussistenza di forme di negligenza o imperizia in capo alla medesima, venendo in considerazione un errore scusabile.
Avverso le citate sentenze n. 1720 del 2015 e n. 4693 del 2015 proponevano unico ricorso in appello gli eredi dell’originario ricorrente deducendo le censure di:
1) “Error in iudicando. Violazione del giusto procedimento di legge (art. 97 Costituzione). Violazione dell’art. 30 c.p.a.”. Secondo gli appellanti la domanda di riconoscimento delle differenze retributive spettanti era stata proposta nell’ambito del ricorso introduttivo e poteva ritualmente farsi valere in sede di ottemperanza ai sensi dell’articolo 112, comma 3, c.p.a., essendo stati provati tutti gli elementi della fattispecie costitutiva del diritto al risarcimento del danno;
2) Veniva inoltre lamentato che la mancata promozione equivaleva ad una interruzione del rapporto di lavoro (superiore) al quale il ricorrente aveva diritto, sicché il non aver promosso l’originario ricorrente alla qualifica di dirigente di servizi equivaleva ad avere interrotto o meglio impedito il servizio.
In ogni caso si chiedeva la riforma delle sentenze appellate, in quanto nel caso di specie sarebbe stata sussistente la colpa dell’amministrazione, non potendo riconoscere una situazione tale da rendere configurabile un errore scusabile, giacché: la natura abilitante del diploma di geometra conseguito dal De Cl. nel 1953 emergeva dalla “semplice lettura delle disposizioni normative”; il punteggio di preposto ad un settore “era stato già accertato dallo stesso T.A.R. Campania con decisione n. 470/94”; il De Cl. aveva già esposto le proprie censure alla Regione in sede di chiarimenti all’esito della pubblicazione della graduatoria provvisoria, ma la Regione le aveva disattese approvando l’impugnata graduatoria definitiva.
3) Veniva inoltre dedotta la violazione dell’articolo 112 c.p.c., in quanto la motivazione di rigetto non era stata neppure prospettata dall’amministrazione regionale, così che il tribunale adito si era inammissibilmente sostituito alla Regione nella formulazione della motivazione del diniego.
4) Si rilevava infine che l’errore in cui era incorsa la Regione non poteva essere sottostimato, non solo in ragione dell’asserita chiarezza del quadro normativo, ma anche perché non si era manifestato alcun contrasto in giurisprudenza.
2. La sentenza del T.A.R. Campania n. 1720 del 2015, resa in sede di ottemperanza, ha correttamente dichiarato inammissibile la proposizione per la prima volta in sede di giudizio di ottemperanza della domanda di ricostruzione della carriera agli effetti economici, trattandosi in realtà di domanda di risarcimento del danno non rientrante nel limitato novero di domande risarcitorie proponibili per la prima volta in sede di ottemperanza ai sensi dell’articolo 112, comma 3, c.p.a.
3. Anche la sentenza n. 4693 del 2015 merita conferma.
Deve, infatti, ritenersi che l’errore in cui incorse la pubblica amministrazione allorché non riconobbe al geometra De Cl. i 18 punti riconosciuti come spettanti all’esito del giudizio amministrativo fosse effettivamente qualificabile come errore scusabile per diverse ragioni.
Con riguardo, poi, alla questione relativa alla equiparabilità dell’ufficio di cui era titolare il ricorrente ad una struttura di primo livello sussistevano obiettive difficoltà di verifica ed incertezze circa la corrispondenza del vecchio ordinamento del genio civile rispetto al nuovo ordinamento regionale in cui gli uffici erano transitati ai sensi del d.P.R. n. 8 del 1972. In particolare, la tesi sostenuta dalla Regione Campania, secondo cui l’Ufficio del Genio civile non era equiparabile ad uno dei Servizi in cui si articolava, ai sensi della legge n. 29 del 1975, la Regione Campania, ma era un ufficio locale della Regione inquadrato nel Servizio Lavori pubblici, sicché la Sezione non costituiva entità strutturale di I grado, bensì struttura di II grado, non equiparabile agli uffici in senso proprio perché immediatamente sottordinata al Servizio, si fondava su di una oggettiva difficoltà di ricostruzione del relativo quadro normativo nel passaggio fra i due ordinamenti ed è stata disattesa dal T.A.R. e dal Consiglio di Stato attribuendo decisivo rilievo alla sentenza del T.A.R. Campania Sez. IV, 17 novembre 1994, n. 470 sulla spettanza al De Cl. dell’indennità di funzione (sentenza citata anche nella sentenza n. 1986 del 2002), ossia ad una pronuncia del T.A.R. Campania successiva al decreto con cui venne adottata la graduatoria illegittima e alla data di pubblicazione del medesimo, sicché l’amministrazione non avrebbe potuto tenerne conto in sede di adozione dell’atto impugnato.
Il fatto, poi, che il De Cl. avesse già esposto le proprie censure alla Regione in sede di chiarimenti all’esito della pubblicazione della graduatoria provvisoria, ma la Regione le avesse disattese approvando l’impugnata graduatoria definitiva, non valeva ad eliminare l’oggettiva incertezza circa la corretta interpretazione del quadro normativo.
Va, poi, osservato, in relazione alla censura di violazione dell’art. 112 c.p.c., che le relative difese sotto entrambi i profili non vennero sviluppate d’ufficio dal T.A.R., bensì dispiegate dalla Regione Campania nel primo grado del giudizio con memoria depositata il 17 giugno 2015 nella quale si deduce che “la mancata assegnazione del punteggio per l’utile posizionamento in graduatoria del Sig. De Cl. ben potrebbe rientrare in una delle ipotesi di errore scusabile delineate dalla giurisprudenza” e si richiamano a seguire sia le incertezze interpretative ingenerate dalla sopravvenuta legge 7 marzo 1985, n. 75 sia le specifiche ragioni di complessità del giudizio di equiparazione, nell’ordinamento regionale, con riguardo all’ufficio cui era preposto il ricorrente.
(Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, respinge l’appello e, per l’effetto, conferma le sentenze impugnate.
Si ravvisano, tuttavia, giustificati motivi per compensare fra le parti le spese del grado di giudizio.