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Timestamp: 2018-11-20 16:12:07+00:00
Document Index: 144140835

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 22', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 49', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 19']

1 PROVINCIA DI IMPERIA ASSESSORATO ALL AMBIENTE PIANO PROVINCIALE DELLA GESTIONE INTEGRATA DEI RIFIUTI URBANI INDAGINE CONOSCITIVA Ultimo aggiornamento: ottobre 2002 VOLUME I Studio Dott. Ing. Paolo Turbiglio Via Cuneo, 3 Mondovì (CN) Tel./Fax / Dott. Ing. Paolo Turbiglio in collaborazione con: Dott. Ing. Luca Gautero Dott. Ing. Gian Luca Rolfo
2 Indice PREMESSA NORMATIVE DI RIFERIMENTO PREMESSA PIANI REGIONALI Il Piano di Organizzazione dei Servizi di Smaltimento dei rifiuti della Regione Liguria Il Piano Regionale della raccolta differenziata dei rifiuti La filosofia Le frazioni di rifiuto considerate Parte attuativa Pianificazione per la Provincia di Imperia Il Piano di Gestione dei rifiuti della Regione Liguria I contenuti del Piano di gestione dei rifiuti IL DECRETO LEGISLATIVO N. 22/1997 (DECRETO RONCHI) Principi generali Classificazione dei rifiuti Competenze La gestione degli imballaggi Gestione di particolari categorie di rifiuti LA PROVINCIA DI IMPERIA LO SVILUPPO DEMOGRAFICO LE FAMIGLIE STRUTTURA DELL INSEDIAMENTO L insediamento Le Comunità Montane IL TURISMO L ECONOMIA DELL IMPERIESE DATI QUANTITATIVI SUI RIFIUTI URBANI IL QUADRO DELLE CONOSCENZE La campagna di monitoraggio Le informazioni ottenute dalla Regione Liguria e dalla Provincia di Imperia I RIFIUTI URBANI Distribuzione territoriale dei rifiuti solidi urbani Quantità di rifiuti prodotti in ciascun comprensorio previsto dal Piano di Organizzazione dei Servizi di Smaltimento LE MODALITÀ DI RACCOLTA E TRASPORTO DEI RIFIUTI NELLA PROVINCIA DI IMPERIA Analisi dei costi di raccolta e trasporto...81 Premessa 1
3 3.4 LO SMALTIMENTO DEI R.S.U. NELLA PROVINCIA DI IMPERIA Situazione antecedente il Decreto Regionale del 19/11/ Situazione successiva al Decreto Regionale del 19/11/ VALUTAZIONE DELL OSCILLAZIONE STAGIONALE DELLA PRODUZIONE DI RIFIUTI NELLA PROVINCIA DI IMPERIA I RIFIUTI URBANI RACCOLTI IN MODO DIFFERENZIATO PREMESSA GENERALITÀ SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA LA RACCOLTA DIFFERENZIATA DELLA CARTA LA RACCOLTA DIFFERENZIATA DEL VETRO LA RACCOLTA DIFFERENZIATA DELLA PLASTICA LA RACCOLTA DIFFERENZIATA DELLA FRAZIONE VERDE E DELLA FRAZIONE ORGANICA LA RACCOLTA DIFFERENZIATA DELL ALLUMINIO E DEL FERRO LA RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI FARMACI SCADUTI LA RACCOLTA DIFFERENZIATA DELLE PILE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI INGOMBRANTI RIEPILOGO PROGETTI DI NUOVE RACCOLTE DIFFERENZIATE Progetti di iniziativa pubblica Progetti di iniziativa privata LA RACCOLTA DIFFERENZIATA NEL 1997 ANALISI A CAMPIONE RAPPRESENTATIVO La raccolta differenziata del vetro La raccolta differenziata della plastica La raccolta differenziata della carta Riepilogo raccolta differenziata nel I DATI QUALITATIVI DEI RIFIUTI URBANI LA COMPOSIZIONE DEI RIFIUTI URBANI LORDI LA COMPOSIZIONE DEI RIFIUTI INGOMBRANTI I RIFIUTI SPECIALI PRODOTTI NELLA PROVINCIA DI IMPERIA I RIFIUTI INERTI RIFIUTI SPECIALI ASSIMILABILI AGLI URBANI: PRODUZIONE E COMPOSIZIONE PREMESSA DATI QUANTITATIVI DATI QUALITATIVI LA FRAZIONE ORGANICA DERIVANTE DALLE GRANDI UTENZE SCARTI DERIVANTI DA ATTIVITÀ DI GIARDINAGGIO PUBBLICHE O PRIVATE FRAZIONE ORGANICA DERIVANTE DALL ATTIVITÀ DI RISTORAZIONE COLLETTIVA Premessa 2
4 9 I FANGHI DI DEPURAZIONE DELLE ACQUE REFLUE I FLUSSI DA TRATTARE ESTRAPOLAZIONI DELLA PRODUZIONE LORDA DI RIFIUTI ALL ANNO Rifiuti solidi urbani Rifiuti speciali assimilabili agli urbani LE QUANTITÀ IN GIOCO I MATERIALI PRESENTI NEI FLUSSI DA TRATTARE CONCLUSIONI IMPIANTISTICA A SUPPORTO DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI PRESENTE NELLA PROVINCIA DI IMPERIA IMPIANTI DI SMALTIMENTO INFRASTRUTTURE PRESENTI ALL INTERNO DEL TERRITORIO COMUNALE DI SUPPORTO ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA Centro di raccolta del Comune di Imperia Centro di raccolta del Comune di Sanremo Centro di raccolta del Comune di Camporosso Impianti privati di compostaggio della frazione verde Premessa 3
5 Premessa Il presente Piano di Gestione Integrata dei rifiuti urbani della Provincia di Imperia si pone l obiettivo di individuare gli indirizzi di governo e gli strumenti per la gestione dei rifiuti urbani intesi come filiera comprendente la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento finale degli stessi. La pianificazione ha lo scopo, quindi, di definire a livello provinciale il sistema di gestione integrata dei rifiuti urbani inteso come l insieme delle attività, delle strutture e degli interventi interconnessi tra loro atti ad ottimizzare tutte le fasi della gestione. Dal punto di vista organizzativo, lo studio è stato suddiviso, nei seguenti volumi: - Volume I: indagine conoscitiva; - Volume II: indirizzi pianificatori; - Volume III: cartografia relativa al sistema integrato della raccolta differenziata. Nel presente primo volume sono state analizzate le caratteristiche peculiari della Provincia di Imperia, utili per definire un quadro oggettivamente affidabile relativo al sistema rifiuti urbani provinciale. Nel secondo volume, riportante la sintesi del primo, è stato pianificato l intero sistema di gestione dei rifiuti urbani della Provincia di Imperia. Il terzo volume riporta l indicazione cartografica del sistema integrato sviluppato su alcuni siti ritenuti idonei con riferimento al sistema vigente ed al contenuto del capitolo 5 del Volume II Principi pianificatori. La stesura del presente ultimo aggiornamento del Piano Provinciale ha tenuto in conto: l approvazione del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti avvenuta con D.C. della Regione Liguria n. 17 del 29/02/2000, che ha adeguato tutti gli atti normativi regionali di riferimento precedenti, introducendo al paragrafo 4.5 ( Gli scenari sul territorio ligure ) la possibilità di Premessa 4
6 prevedere integrazioni tra diverse Province al fine di ottimizzare il dimensionamento e diversificare la localizzazione degli impianti. l annullamento della procedura di affidamento dell Appalto Concorso, conseguente all Accordo di Programma stipulato tra i Comuni della Provincia di Imperia e la Provincia stessa per la realizzazione e gestione di un impianto di produzione del CDR, avvenuto ufficialmente nel giugno del 2001 a seguito della conclusione alla quale è giunta la Commissione preposta alla valutazione delle offerte, che ha escluso le tre ditte ammesse all Appalto Concorso in quanto non aventi i requisiti previsti; la situazione in essere del sistema impiantistico per lo smaltimento dei rifiuti prodotti nella Provincia di Imperia, legata ai brevi tempi residui delle autorizzazioni vigenti. Premessa 5
7 1 Normative di riferimento 1.1 Premessa Per la stesura del presente Piano Provinciale di gestione integrata dei rifiuti sono state prese in considerazione le disposizioni delle seguenti normative nazionali e regionali: Piano di organizzazione dei servizi di smaltimento dei rifiuti della Regione Liguria (Delibera regionale n. 145 del ); Piano regionale della raccolta differenziata della Regione Liguria (Delibera Regionale n. 98 del ); Piano di gestione dei rifiuti della Regione Liguria approvato con Delibera di C.R. n. 17 del 29/02/2000, avente lo scopo di adeguare gli atti di programmazione regionale nel settore dei rifiuti alle disposizioni comunitarie e statali vigenti, e di rappresentare il quadro di riferimento del sistema di gestione dei rifiuti dell intero territorio regionale, e nel caso specifico del territorio delle Provincia di Imperia; Decreto Legislativo n. 22 /1997 e successive integrazioni ( Decreto Ronchi ). 1.2 Piani Regionali Il Piano di Organizzazione dei Servizi di Smaltimento dei rifiuti della Regione Liguria Il Consiglio Regionale con deliberazione n. 145 del ha approvato il "Piano di organizzazione dei servizi di smaltimento dei rifiuti" diventato esecutivo con la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Liguria n. 25 del 23 giugno 1993 e, quindi, in data antecedente al D. Lgs. n. 22/1997 (Decreto Ronchi). Successivamente, con deliberazione del Consiglio Regionale n. 21 del pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Liguria n.19 del , è stata approvata la "variante al Piano di organizzazione dei servizi di smaltimento relativa alla Provincia di La Spezia" Normative di riferimento 6
8 Con il Piano il territorio della Provincia di Imperia è stato suddiviso in ambiti omogenei 1, all interno dei quali sono state individuate le aree ove realizzare i nuovi impianti di trattamento dei rifiuti solidi urbani o mantenere gli esistenti, necessari per soddisfare il fabbisogno di smaltimento dei rifiuti prodotti dai Comuni appartenenti ai singoli Comprensori. La Provincia di Imperia (Figura 2-1) è stata suddivisa in tre Comprensori di smaltimento illustrati in Tabella 1-1 e Figura 1-1. La "filosofia" del Piano Regionale era principalmente basata sulla realizzazione di impianti di termodistruzione, almeno uno per ogni Provincia, con lo smaltimento delle scorie nelle discariche esistenti. Per lo smaltimento finale erano previste alcune nuove discariche site nella fascia montana in Comuni dell entroterra. Gli impianti previsti dal Piano Regionale, avrebbero soddisfatto le necessità conseguenti allo smaltimento dei rifiuti prodotti in 10 anni (fino all anno 2002). 1 da non confondersi con gli ambiti territoriali ottimali previsti dal D. Lgs. 22/1997. Al fine di una maggiore chiarezza e uniformità di termini, nel prosieguo del presente studio, gli ambiti così definiti dal Piano di Organizzazione dei Servizi di Smaltimento saranno rinominati in Comprensori. Normative di riferimento 7
10 Comprensorio Ventimigliese (A) Comprensorio Sanremese (B) Comprensorio Imperiese (C) AIROLE APRICALE BORDIGHERA CAMPOROSSO CASTEL VITTORIO DOLCEACQUA ISOLABONA OLIVETTA SAN MICHELE PERINALDO PIGNA ROCCHETTA NERVINA SAN BIAGIO DELLA CIMA SEBORGA SOLDANO VALLEBONA VALLECROSIA VENTIMIGLIA BADALUCCO BAIARDO CARPASIO CERIANA MOLINI DI TRIORA MONTALTO LIGURE OSPEDALETTI SANREMO TAGGIA TRIORA AQUILA DI ARROSCIA ARMO AURIGO BORGHETTO D'ARROSCIA BORGOMARO CARAVONICA CASTELLARO CERVO CESIO CHIUSANICO CHIUSAVECCHIA CIPRESSA CIVEZZA COSIO DI ARROSCIA COSTARAINERA DIANO ARENTINO DIANO CASTELLO DIANO MARINA DIANO SAN PIETRO DOLCEDO IMPERIA LUCINASCO MENDATICA MONTEGROSSO PIAN LATTE PIETRABRUNA PIEVE DI TECO POMPEIANA PONTEDASSIO PORNASSIO PRELA' RANZO REZZO RIVA LIGURE SAN BARTOLOMEO AL MARE SAN LORENZO AL MARE SANTO STEFANO AL MARE TERZORIO VASIA VESSALICO VILLA FARALDI Totale residenti (1996): Superficie complessiva: 284 km 2 Totale residenti (1996): Superficie complessiva: 319 km 2 Totale residenti (1996): Superficie complessiva: 552 km 2 Tabella 1-1 Accorpamento dei Comuni della Provincia in Comprensori di smaltimento. In particolare, per la Provincia di Imperia era stato previsto: la realizzazione di 2 impianti di termocombustione rispettivamente nei Comuni di Ventimiglia e Imperia Normative di riferimento 9
11 la realizzazione di una nuova discarica nel Comune di Badalucco la saturazione della esistente discarica in Comune di Imperia In Tabella 1-2 sono indicati gli impianti previsti nei comprensori della Provincia di Imperia. Ventimigliese Comprensorio Impianti previsti Comuni di Ventimiglia/Camporosso: Inceneritore Zona Vallone dei Lodi: almeno 75 t/g. di RSU. Sanremese Comune di Badalucco: Discarica località Vallone dei Morti: m 3 Imperiese Comune di Imperia: Inceneritore località Ponticelli: almeno 2 linee di 75 t/g. di RSU. Tabella 1-2 Impianti previsti dal P.O.S.S.R. per i comprensori della Provincia di Imperia Il Piano Regionale della raccolta differenziata dei rifiuti La filosofia La Regione Liguria ha elaborato ed emanato il Piano regionale della raccolta differenziata dei rifiuti approvato con deliberazione n. 98 del 26/11/1996. Sebbene dopo l emanazione del D. Lgs. n. 22/1997 tale pianificazione necessiti di aggiornamenti e integrazioni, costituisce un punto di riferimento per la stesura del Piano Provinciale di gestione dei rifiuti urbani. Gli obiettivi principali del Piano Regionale possono essere raggruppati nei seguenti punti: riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti da avviare a smaltimento anche in funzione delle tecnologie scelte per lo smaltimento finale dei rifiuti ; Normative di riferimento 10
12 consentire un più facile recupero delle frazioni dei rifiuti per le quali esista o possa essere promosso un mercato; salvaguardare i volumi di capacità residua ancora disponibili nelle discariche; migliorare il rendimento dei processi di trattamento termico finalizzati al recupero energetico; favorire la produzione di compost di qualità; perseguire obiettivi di smaltimento globale del rifiuto inserendo attivamente la raccolta differenziata nel sistema di smaltimento del rifiuto stesso; attivare opportunità di lavoro per cooperative di giovani anche mediante il ricorso ai Progetti socialmente utili ; valorizzare il volontariato. Il Piano Regionale ha durata triennale (termine coincidente con l anno 2000) e si pone il fine di recuperare, mediante raccolta differenziata, almeno il 15 % in peso del flusso complessivo dei rifiuti. Tale percentuale deve però essere rivista in virtù degli obiettivi di raccolta differenziata previsti dalla attuale normativa nazionale ( 1.3). Per ciò che concerne la gestione del sistema di smaltimento rifiuti e la realizzazione degli impianti di smaltimento efficaci, il Piano Regionale si prefigge i seguenti obiettivi primari: adottare prioritariamente il criterio della riduzione all origine della produzione dei rifiuti; riutilizzare gli stessi mediante produzione, con idonei interventi di preselezione e di pretrattamento, di combustione impiegabile, senza pericoli per la salute e per l ambiente, in impianti di termocombustione progettati in modo da ottenere il massimo recupero energetico possibile. Relativamente alla organizzazione della raccolta differenziata, il Piano Regionale evidenzia la necessità che questa venga concepita come un servizio sostitutivo e non puramente aggiuntivo al normale servizio di raccolta dei rifiuti, sottolineando così la necessità che detta raccolta ordinaria dei rifiuti subisca un profondo processo di ammodernamento e ristrutturazione. Normative di riferimento 11
13 Le frazioni di rifiuto considerate FRAZIONI DI RIFIUTI DOMESTICI. Nel Piano Regionale è dedicata un ampia parte all'esposizione dei risultati inerenti lo studio delle varie frazioni di rifiuto prese in considerazione per lo sviluppo delle attività di raccolta differenziata. Le frazioni considerate sono state le seguenti: carta e cartone; vetro; plastica; lattine; frazione organica; rifiuti ingombranti; imballaggi; rifiuti urbani pericolosi; frazione extra domestica. La carta costituisce, mediamente, la frazione merceologica quantitativamente più rilevante (25 % in peso come valore nazionale). In Liguria operano una decina di cartiere per lo più di piccole dimensioni. Il Piano Regionale prevede che la cartiera di Isoverde e della Val Bormida possano rappresentare uno sbocco per il riciclaggio di maceri di qualità inferiore, in quantità valutabile in oltre t/a, mentre alla nuova cartiera di Varazze potranno essere conferiti i maceri bianchi selezionati ( t/a). I dati sulla base dei quali è stato elaborato il Piano Regionale indicano un flusso di raccolta annuo pari a circa t/a. Normative di riferimento 12
14 Gli interventi ipotizzati dal Piano Regionale per incrementare il riutilizzo dei maceri sono identificabili nel miglioramento della loro qualità e nell ampliamento delle potenzialità di mercato. Per quanto riguarda il primo aspetto, un azione per segregare i flussi ad alta qualità evitando la contaminazione è praticabile unicamente in fase di conferimento e può coinvolgere i grandi produttori e la gestione di raccolte attive o controllate. Interventi spinti di selezione post-raccolta non sono invece auspicati dal Piano Regionale. Per quanto riguarda il vetro, la pianificazione regionale riporta il dato di raccolta regionale del 1993, pari a circa t/anno che sono state avviate all impianto di selezione esistente in Val Bormida. Il Piano suggerisce di non procedere, per il momento, alla pianificazione di una raccolta differenziata del vetro mediante la separazione del colore, ma invita a incrementare le quantità raccolte con il completamento della dislocazione delle campane su tutto il territorio regionale. Relativamente alla plastica, il Piano Regionale suggerisce l avvio della raccolta differenziata di plastiche da imballaggio, come i film plastici, e sottolinea che il fattore limitante della raccolta differenziata della plastica è rappresentato dai suoi costi. La raccolta differenziata delle lattine, secondo il Piano Regionale, ha evidenziato che le modalità di raccolta sperimentate non hanno raggiunto margini di economicità tali da fare auspicare una estensione del servizio. Ciò in dipendenza della quantità relativamente modesta del consumo. La raccolta delle lattine avviene usualmente mediante l impiego di contenitori stradali con scarsi risultati in termini di quantità raccolta ed elevati costi unitari. Il Piano Regionale suggerisce l attuazione di modalità di raccolta integranti le lattine con altre frazioni di rifiuto (insieme al vetro, o nell ambito della componente secco-leggero nel caso di una raccolta multimateriale). Normative di riferimento 13
15 Particolare attenzione è stata dedicata dal Piano Regionale alla frazione organica dei rifiuti. Vengono sottolineati gli ormai noti problemi legati al compostaggio ricavato dalla frazione organica separata dal R.S.U. tal quale, a causa delle scarse proprietà qualitative del compost finale, mentre è vista con favore la produzione di detto ammendante a partire da frazioni selezionate a monte quali i rifiuti dei mercati, i residui di potatura, gli scarti delle mense e delle industrie alimentari. Il Piano Regionale cita inoltre la possibilità di sfruttamento energetico della frazione organica mediante digestori anaerobici con produzione di biogas. Per i fini sopra citati, i rifiuti provenienti dai mercati ortofrutticoli presentano caratteristiche ottimali ed inoltre modalità di produzione che ne facilitano la raccolta differenziata. In Liguria sono presenti tre sedi di mercato ortofrutticolo generale all ingrosso: Genova, Sarzana e Savona. Il contributo del mercato floricolo di Sanremo è indicato essere pari a t/a ed è composto al 90% da scarti vegetali mentre il restante 10% è costituito da imballaggi. Per ciò che concerne i rifiuti provenienti da attività di ristorazione collettiva, il Piano Regionale indica, sulla base d indagini specifiche, un indice di produzione riferito al numero di posti letto pari a 1.25 kg/giorno con la seguente composizione merceologica: materiale organico: 48 % imballaggi cartone e plastica: 10 % bottiglie: 7 % altro: 35%. Per quanto riguarda i posti letto presenti nella Provincia di Imperia, ulteriore fonte di produzione di rifiuto organico, il Piano Regionale indica una quantità pari a (dati 1992). La produzione annua di scarti derivanti dall attività di giardinaggio pubbliche o private è stata così sintetizzata dal Piano Regionale: prodotti derivanti da manutenzione del verde pubblico: 10 kg/abitante ; Normative di riferimento 14
16 prodotti derivanti da giardini privati 110 kg/abitante (relativo alle zone residenziali, dato Svizzero). Sempre nel Piano Regionale sono indicati dei valori di produzione di rifiuti da sfalcio e potature relativi ai seguenti Comuni della Provincia di Imperia: Sanremo: Bordighera: Taggia: 400 t/a t/a t/a. Il Piano Regionale incentiva anche l avvio di campagne di recupero dei cosiddetti rifiuti ingombranti, con particolare riferimento agli elettrodomestici, ai rifiuti informatici ed al recupero del freon dai frigoriferi. Relativamente a quest ultimo aspetto il piano suggerisce l adozione di apparecchiature mobili. Un attenzione particolare deve essere posta ai rifiuti urbani pericolosi (batterie e pile, farmaci scaduti, prodotti e contenitori contrassegnati da T, F e xn) e ad altre tipologie di rifiuto il cui conferimento non differenziato comporta molte volte la contaminazione pericolosa dell ambiente. Questi ultimi prodotti sono così sintetizzabili: lampade a vapori fluorescenti; rifiuti originati dalla sostituzione o manutenzione di macchine elettriche o elettroniche accumulatori per autotrazione rifiuti contenenti amianto oli minerali oli alimentari fritti liquidi di sviluppo e fissaggio, lastre, materiale scaduto, soluzioni saline dei laboratori fotografici decaliti, solventi clorurati in genere, provenienti dalle lavanderie Normative di riferimento 15
17 oli e grassi animali e vegetali provenienti dalle attività di ristorazione solventi, vernici, stracci contaminati e materiali per pulizia, batterie e pneumatici delle carrozzerie ed officine meccaniche colle, diluenti, stracci, filtri per la depurazione dell aria dei falegnami e decoratori carboni attivi esauriti da impianti di trattamento delle emissioni. FRAZIONI DI RIFIUTO EXTRADOMESTICI Per ciò che riguarda il fondamentale ruolo occupato dai rifiuti extradomestici, il Piano Regionale, sulla base di uno studio condotto su oltre 300 aziende della Provincia di Brescia (Bertanza 1992), indica una valutazione del recupero potenziale di carta e plastica riferiti ai rifiuti assimilabili che per la Provincia di Imperia è così costituito: carta: 250 t/a plastica: 265 t/a altro 469 t/a. Il tema non viene approfondito oltre Parte attuativa COMPITI Il Piano Regionale individua i compiti delle Province liguri nei seguenti punti: coordinamento dei Comuni per l attivazione dei servizi in forma associata e per la realizzazione dei Centri di Conferimento; individuazione, in coordinamento con le proprie attività di pianificazione e organizzazione, dei siti ove realizzare gli impianti previsti dal Piano. mentre i Comuni: adottano il regolamento comunale per il servizio di raccolta differenziata dei rifiuti; Normative di riferimento 16
18 insieme ai soggetti gestori dei servizi pubblici, definiscono la ristrutturazione complessiva del sistema globale dei rifiuti considerando la raccolta differenziata come elemento integrante il sistema di raccolta del rifiuto stesso; introducono forme di incentivazione per la raccolta differenziata o buoni per i fruitori dei centri di conferimento; disciplinano con apposite convenzioni l intervento dei soggetti privati interessati alle iniziative del Piano. OBIETTIVI Come già indicato, il Piano Regionale si prefigge l obiettivo di ottenere un indice di raccolta differenziata pari al 15% in peso del flusso complessivo di rifiuti al termine del triennio pianificato (2000). DEFINIZIONE DELLE ATTIVITÀ DI RACCOLTA DIFFERENZIATA Le frazioni indicate dal Piano Regionale per la raccolta differenziata risultano essere: imballaggi; rifiuti ingombranti; frazione organica; carta; vetro; plastica lattine; rifiuti urbani pericolosi (r.u.p.). Gli imballaggi dovranno essere raccolti privilegiando le forme di raccolta mirata presso i grandi produttori e potenziando le attività di raccolta su appuntamento dei cartoni prodotti dagli esercizi Normative di riferimento 17
19 commerciali. L obiettivo di raccolta degli imballaggi previsto dal Piano Regionale è pari al 3-4 % del flusso complessivo dei rifiuti urbani e assimilabili. La raccolta dei rifiuti ingombranti, invece, sarà effettuata mediante l attivazione di diverse modalità: raccolta su chiamata; conferimento da parte del privato ad appositi centri diffusi sul territorio; raccolta per appuntamento mediante mezzi mobili. L incidenza di tale raccolta sul flusso complessivo di rifiuti prodotti è prevista essere pari al 4-5% a livello regionale. Il recupero della frazione organica dovrà dapprima privilegiare i grandi produttori (mercati, mense, settore alberghiero) e prevedere il trattamento congiunto con i rifiuti vegetali (potature e sfalci) per i quali si ipotizza l attrezzatura di idonei siti di conferimento. Allo stato attuale, si esclude qualsiasi apporto proveniente dalle utenze domestiche, sebbene possano essere attivate sperimentazioni coinvolgenti tale tipologia di utenza (utilizzo di tritarifiuti da cucina o, in zone in cui sia significativa la presenza di giardini privati, impiego di composter familiari). L incidenza pianificata dalla raccolta differenziata della frazione organica sul peso totale dei rifiuti è pari a 3-5 %. Si prevede anche il potenziamento della raccolta differenziata del vetro mediante l aumento del numero di campane fino a raggiungere un rapporto medio ottimale di 1 campana ogni persone, con l attivazione di adeguate campagne promozionali. Per la carta, l obiettivo è quello di incentivare forme di conferimento controllato che consentano di migliorare la qualità dei maceri raccolti e sperimentare, nelle aree a maggiore densità urbana, forme di raccolta multimateriale (bidone secco) e successiva selezione. Per le lattine, valutata la scarsa efficacia ed il risultato economico, si ipotizza unicamente il mantenimento di un presidio di immagine con finalità esclusivamente educative attuando forme Normative di riferimento 18
20 di raccolta mirate, tramite contenitori posizionati nei luoghi di consumo, (scuole, stabilimenti balneari, locali di ritrovo) ed abbandonando il metodo dei contenitori stradali. Per quanto riguarda la plastica, dovrà essere valutata con attenzione la raccolta tramite contenitori stradali monomateriali mentre è fortemente caldeggiata la metodologia di raccolta multimateriale dei contenitori per liquidi (plastica, vetro, lattine) che presuppone la realizzazione di un impianto di selezione a valle. L incidenza prevista dal Piano Regionale di queste ultime quattro raccolte (vetro, carta, lattine e plastica) sul quantitativo totale di rifiuti è inglobata in quella relativa agli imballaggi, ad esclusione del vetro per il quale detto valore è del 3%. Per ciò che concerne i rifiuti urbani pericolosi (RUP), il Piano Regionale prevede il consolidamento delle attuali modalità di raccolta per pile e farmaci scaduti mentre, per le altre componenti prepara la modalità del conferimento in centri di raccolta diffusi sul territorio. Il Piano Regionale stabilisce dunque i seguenti obiettivi di raccolta differenziata: Frazione % in peso sui rifiuti % in peso su frazione Regione Liguria Provincia di Imperia [t/anno] [t/anno] Imballaggi Ingombranti Frazione organica Vetro Totale Tabella 1-3 Obiettivi previsti dal Piano Regionale di raccolta differenziata. IMPIANTI E INFRASTRUTTURE DEL PIANO REGIONALE Il Piano prevede di intervenire in modo significativo sul sistema di raccolta separata delle diverse tipologie dei rifiuti prodotti, affiancando ai tradizionali contenitori stradali i Centri di Conferimento a cui l utenza possa conferire in modo controllato i materiali riciclabili. Tali centri costituiscono il nodo di collegamento tra i produttori di rifiuti e i gestori del recupero o smaltimento: con questo sistema si accorciano le distanze e si riducono i costi di gestione. Normative di riferimento 19
21 I centri sono aree attrezzate e presidiate da personale qualificato alle quali fanno riferimento direttamente i cittadini o gli operatori economici, oppure gli operatori che effettuano la raccolta differenziata per conto degli Enti Locali. In questi centri è previsto il conferimento dei rifiuti ingombranti, dei detriti provenienti da piccole attività di ristrutturazione, dei materiali recuperabili (carta, vetro, plastica, legno, metalli, oli e grassi vegetali, oli minerali), degli scarti vegetali e dei rifiuti da giardino. Inoltre possono essere raccolti rifiuti che necessitano di forme di smaltimento particolare e che usualmente vengono smaltiti con i rifiuti urbani nei cassonetti; tra questi sono compresi i R.U.P., le lampade a vapori fluorescenti, i tubi catodici, le batterie esauste ecc. Per un centro di questo tipo il Piano prevede un bacino di utenza variabile tra i e abitanti. Nel triennio preso come riferimento per l avvio della raccolta differenziata, è prevista la realizzazione di almeno un centro per ciascuno dei comprensori individuati dal Piano di Organizzazione dei Servizi di Smaltimento (P.O.S.S.R.) ( 1.1) ( n 3 per la Provincia di Imperia). Oltre ai Centri di Conferimento sono previsti, in particolare per i Comuni montani, i mezzi mobili attrezzati che svolgono le stesse funzioni in scala ridotta, e che possono essere localizzati in postazioni prefissate con cadenza periodica. Con tali mezzi è possibile servire le zone di ciascun Comprensorio che, per la distanza, rimangono al di fuori del bacino di utenza del Centro. I materiali raccolti nei Centri di Conferimento o dai mezzi attrezzati sono conferiti in centri di lavorazione o stoccaggio, cosiddetti centri di nobilitazione. In questi impianti si preparano i materiali per l avvio al riutilizzo o al corretto smaltimento; in questo modo si riducono i costi di gestione e movimentazione. Il Piano indica anche la configurazione di questi centri ed illustra come devono essere modellati. Normative di riferimento 20
22 Di questi centri ne sono previsti 4 di taglia media (5.000 t/anno) per le Province di Savona, Imperia e La Spezia e la zona del Tigullio, e 1 di taglia grande ( t/anno) per l area metropolitana di Genova. Inoltre sono previsti impianti di compostaggio per la preparazione di compost di qualità proveniente da raccolte mirate e destinate ad un utilizzo specializzato. Per la gestione dei centri, oltre all intervento dei soggetti pubblici attuatori (Comuni, Comunità Montane, Consorzi di Comuni), può essere valutata la possibilità di affidamento in gestione a privati, mediante concessioni finalizzate a gestire con redditività tali centri. In definitiva, quindi, il Piano Regionale prevede un sistema di raccolta differenziata schematizzabile nella Figura 1-2. Centri di conferimento Mezzi mobili di conferimento Centri di stoccaggio e nobilitazione Materiale proveniente da contenitori stradali e grandi produttori Impianti di compostaggio della frazione organica Recupero Smaltimento Impianti per rifiuti provenienti da manutenzione del verde Impianti per sfalci e potature + rifiuti organici da grandi produttori + fanghi Figura 1-2 Organizzazione del sistema di raccolta differenziata prevista dal Piano Regionale Pianificazione per la Provincia di Imperia Dal punto di vista della gestione dei rifiuti, la Provincia di Imperia è stata suddivisa dal Piano di Organizzazione dei Servizi di Smaltimento in tre Comprensori ( 1.1): Normative di riferimento 21
23 Comprensorio Ventimigliese (A); Comprensorio Sanremese (B); Comprensorio Imperiese (C); Durante i tre anni di pianificazione, il Piano Regionale prevede la realizzazione di un Centro di Conferimento in ciascuno di questi tre Comprensori. La localizzazione degli impianti, come ricordato, è compito della Provincia. Inoltre, la realizzazione dei Centri di Conferimento potrà altresì essere prevista in forma integrata con altri impianti di trattamento (ad esempio: impianti di lavorazione e stoccaggio o stazioni di trasferimento) con ovvi vantaggi dal punto di vista gestionale ed economico, purché siano rispettate le caratteristiche di qualità funzionale ed estetica proprie dei centri stessi. Una funzione analoga ai Centri di Conferimento può essere svolta, sia pure a scala ridotta, da mezzi mobili attrezzati localizzati in postazioni prefissate a cadenza prefissata. Per le frazioni raccolte con le diverse modalità precedentemente descritte, è previsto il conferimento, senza subire particolari lavorazioni, ad impianti di lavorazione e stoccaggio per essere nobilitate ed avviate al riciclaggio finale. A questi impianti potranno essere conferiti direttamente i rifiuti assimilati prodotti dalle aziende che attiveranno le modalità di separazione alla fonte previste dal piano. Gli impianti sono suddivisi in base al materiale trattato: impianti di selezione e lavorazione degli imballaggi; impianti di lavorazione del vetro; impianti di lavorazione degli ingombranti; impianti di trattamento dei detriti di demolizione; impianti di compostaggio della frazione organica. Per quanto riguarda la Provincia di Imperia, il Piano Regionale prevede la realizzazione di: n 1 impianto di taglia media/piccola (5.000 t/anno) di lavorazione e stoccaggio dei materiali; Normative di riferimento 22
24 n 1 eventuale ministazione di trasferimento dedicata al vetro (connessa con altri impianti) per migliorare l economia del trasporto all impianto di Cairo Montenotte; n 3 impianti di lavorazione degli ingombranti (uno per ciascun Comprensorio); n 1 eventuale impianto di compostaggio della frazione verde con l adozione di un trituratore mobile. Il Piano Regionale individua quindi all interno dell intera fase di gestione dei rifiuti della Provincia di Imperia tre bacini virtuali: bacino di raccolta; bacino di trattamento; bacino di riciclaggio. L ampiezza di tali bacini, ovviamente, non è costante ma aumenta a mano a mano che il materiale raccolto subisce i diversi trattamenti (il bacino di raccolta ha dimensioni minori di quello di trattamento il quale è meno ampio di quello di riciclaggio). Il bacino di raccolta coincide con un comprensorio definito dal Piano di Organizzazione dei Servizi di Smaltimento. Il bacino di trattamento che fa capo agli impianti previsti dal Piano Regionale presenta dimensioni che variano a seconda della frazione da recuperare: per il vetro: è individuato un unico bacino a scala regionale che fa capo all impianto di Cairo Montenotte; per le altre frazioni riciclabili (carta, plastica, lattine) e per gli imballaggi raccolti presso i grandi produttori con raccolte mirate il bacino di trattamento è definito dal territorio provinciale; gli scarti di potatura e giardinaggio (rifiuti verdi) saranno invece raccolti e trattati in ambito locale negli impianti dedicati; per i rifiuti ingombranti il bacino ottimale della raccolta (che corrisponde ai comprensori definiti da P.O.S.S.R.) coincide con quello di trattamento. Normative di riferimento 23
25 Il bacino di riciclaggio fa capo all impianto di riciclaggio e potrà avere dimensioni regionali o extraregionali a seconda delle condizioni che si stabiliranno negli appositi accordi di programma che si verranno a stipulare. Nella Figura 1-3 è sintetizzata la situazione impiantistica prevista dal Piano Regionale per ciò che riguarda la Provincia di Imperia. Impianti previsti dal Piano Regionale per la Provincia di Imperia Comprensorio A: - Centro di conferimento - Area di lavorazione ingombranti Comprensorio B: Impianto di stoccaggio e lavorazione della frazione riciclabile (5000 t/anno) - Centro di conferimento - Area di lavorazione ingombranti Localizzazione di una serie di piazzole attrezzate per il compostaggio degli scarti verdi Comprensorio C: - Centro di conferimento - Area di lavorazione ingombranti Eventuale ministazione di trasferimento dedicata al vetro Figura 1-3 Situazione impiantistica prevista dal Piano Regionale di raccolta differenziata per la Provincia di Imperia Il Piano di Gestione dei rifiuti della Regione Liguria. Il Piano di Gestione della Regione Liguria è stato approvato con Delibera di C.R. n. 17 del 29/02/2000, ed ha lo scopo di adeguare i precedenti atti di programmazione regionale nel settore dei Normative di riferimento 24
26 rifiuti alle disposizioni comunitarie e statali vigenti, oltre a rappresentare il quadro di riferimento del sistema di gestione dei rifiuti dell intero territorio regionale. In particolare gli atti regionali che vengono adeguati al presente piano sono: il Piano di Organizzazione dei Servizi di smaltimento, approvato con le deliberazioni del Consiglio regionale n. 124 del e n. 145 del pubblicate sul B.U.R.L. n. 19 del e n. 25 (Sup.) del e modificato, per la parte relativa alla Provincia della Spezia, con deliberazione del Consiglio regionale n. 21 del pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Liguria n. 19 del ; il Piano Regionale della Raccolta Differenziata approvato con deliberazione del Consiglio n. 98 in data , pubblicato sul B.U.R.L. n. 4 del ; il Piano di Protezione dell Ambiente, di decontaminazione e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall amianto di cui all art. 10 della legge n. 257 approvato della deliberazione del Consiglio n. 105 del Il piano inoltre tiene conto degli atti di governo regionale del territorio al fine di configurare un sistema integrato ispirato ai principi dello sviluppo sostenibile I contenuti del Piano di gestione dei rifiuti. Il riferimento normativo per quanto riguarda la predisposizione dei contenuti del piano è costituito dall art. 22 del D. Lgs. 22/1997, dal cui tenore si deduce in modo chiaro l accento posto dal legislatore sul concetto di integrazione delle varie fasi costituenti il sistema rifiuti. Produzione, raccolta, trasporto, recupero, riutilizzo e smaltimento finale non sono singoli problemi, ma costituiscono aspetti di un unico processo da valutare in tutta la sua complessità, prospettando soluzioni che tengano conto delle necessarie interrelazioni esistenti. In questo senso è stato anche predisposto il piano: in particolare si è cercato di interpretare il ruolo strategico e programmatorio, ma non impositivo, attribuito alle Regioni dall articolo 22 del D. Lgs. 22/1997. Normative di riferimento 25
27 Lo strumento individuato per dare contenuto a questa funzione è stato quello della prefigurazione di diversi scenari di gestione dei R.S.U., da intendersi come proposte di impostazione del sistema per la Liguria, contenenti ipotesi su piano tecnologico, organizzativo, gestionale e socio-economico. Le ipotesi sono state formulate tenendo in conto l obiettivo di garantire la gestione dei rifiuti urbani secondo criteri di efficienza ed economicità all interno degli ambiti territoriali ottimali che, per il territorio ligure sono individuati per omogeneità di caratteristiche socio economiche e geofisiche nelle quattro province. Il piano di gestione dei rifiuti comprende in primo luogo la SEZIONE DESCRITTIVA, che è rivolta ad inquadrare il fenomeno della produzione dei rifiuti in Liguria, rapportando i dati regionali con le più significative stime a livello nazionale, e ad illustrare gli attuali sistemi gestionali operativi. Comprende inoltre la verifica di quanto è stato realizzato, fra le previsioni degli strumenti di pianificazione a suo tempo approvati, consentendo di costruire lo stato dell arte del problema rifiuti in Liguria. Si passa quindi alla SEZIONE STRATEGICA, che costituisce la parte centrale del lavoro, quella in cui vengono formulate, in concreto, le ipotesi di organizzazione del sistema rifiuti solidi urbani. Particolare attenzione è stata posta nell esame della gestione degli imballaggi e nell organizzazione della raccolta differenziata con un primo consuntivo dei più recenti programmi di intervento per favorirne lo sviluppo. Sono stati predisposti diversi scenari organizzativi, analizzati progressivamente a partire dall approfondimento dalla singola soluzione tecnologica, per prevedere, quindi, l applicazione a ciascun ambito provinciale delle tecnologie prese in considerazione. Ogni scenario è stato successivamente esaminato attraverso una griglia di rilevazione dei diversi impatti prevedibili su ambiente, sistema infrastrutturale, sistema socio-economico, ed è stata effettuata una stima di massima dei costi (investimento e gestionali) da sostenere in conseguenza di ciascuna delle scelte effettuate. Normative di riferimento 26
28 La parte succitata costituisce il contributo di maggiore valenza presente nel piano nell ottica dell analisi di sostenibilità delle scelte programmatorie effettuate: in particolare si è giunti a configurare un metodo specifico per la valutazione della compatibilità dei diversi scenari di gestione dei rifiuti, che costituisce un importante contributo anche in termini di trasparenza delle scelte programmatorie e consente l attivazione di meccanismi di partecipazione più consapevoli. Una sezione dello studio è dedicata all esame dell utilizzo di R.S.U. nella produzione di combustibile da rifiuto (CDR) e suo possibile impiego per il recupero energetico. I capitoli più propriamente propositivi sono dedicati alla SEZIONE PROGRAMMATICA, e cioè alle azioni previste a sostegno della realizzazione del sistema ed al ruolo dei soggetti attuatori. Infine la SEZIONE NORMATIVA, la quarta sezione tematica del piano definisce, alla luce del nuovo quadro di riferimento funzionale delineato dalla normativa statale e regionale, l insieme di linee guida ed indirizzi operativi. In particolare il capitolo che definisce i criteri per l individuazione delle aree idonee e non idonee alla localizzazione degli impianti va interpretata nell ottica dell articolo 22 D. Lgs. 22/1997: non si trovano quindi scelte localizzative di impianti, essendo questo un compito specificatamente attribuito alla competenza delle Province e degli enti locali in particolare. Il Piano definisce, con approfondimento crescente e seguendo le priorità indicate dal legislatore statale, una serie di criteri che consentono di approntare gli strumenti per addivenire, nell ottica della sussidiarietà, alle scelte localizzative finali. 1.3 Il Decreto legislativo n. 22/1997 (Decreto Ronchi) Con il Decreto Legislativo n 22 del 5 Febbraio 1997 vengono recepite nella normativa nazionale le Direttive 91/156 CEE sui rifiuti, 91/689 CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62 CEE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio. Con questo Decreto si abrogano il DPR 915/82 e gran parte dei Decreti successivi in materia; allo stato attuale però molti di questi ultimi restano provvisoriamente validi per l'assenza di tutta una serie di norme tecniche che sono ancora in fase di gestazione. Normative di riferimento 27
29 1.3.1 Principi generali La normativa invoca il principio di "responsabilità condivisa" indicando che "la gestione dei rifiuti si conferma ai principi di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell'utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti, nel rispetto dei principi dell'ordinamento nazionale e comunitario"' (art. 2 comma 3). Le Autorità competenti devono adottare, ciascuna nel suo ambito, iniziative dirette a favorire la prevenzione e la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti mediante: lo sviluppo di tecnologie pulite; la promozione di strumenti economici, eco-bilanci, sistemi di ecoaudit, analisi dei ciclo di vita dei prodotti, azioni di informazione e di sensibilizzazione dei consumatori, nonché lo sviluppo del sistema di marchio ecologico ai fini della corretta valutazione dell'impatto di uno specifico prodotto sull'ambiente durante l'intero ciclo di vita del medesimo; la messa a punto tecnica e l'immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo da non contribuire o da contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso ed il loro smaltimento, ad incrementare la quantità, il volume e la pericolosità dei rifiuti ed i rischi di inquinamento; lo sviluppo di tecniche appropriate per l'eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti destinati ad essere recuperati o smaltiti; la determinazione di condizioni di appalto che valorizzino le capacità e le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione di rifiuti; la promozione di accordi e contratti di programma finalizzati alla prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti. Lo smaltimento dei rifiuti, che deve essere effettuato in condizioni di sicurezza, costituisce la fase residuale della gestione dei rifiuti; devono invece essere potenziate la prevenzione e le attività di riutilizzo, di riciclaggio e di recupero, tutto ciò mediante l'adozione da parte delle Autorità competenti di misure economiche di incentivazione, come per esempio l'adozione di condizioni di Normative di riferimento 28
30 appalto che prevedano l'impiego di materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi. Viene inoltre indicato come preferibile il recupero dei rifiuti come materia piuttosto che come fonte di energia. Lo smaltimento dei rifiuti deve essere attuato con il ricorso ad una rete integrata ed adeguata di impianti, che tenga conto, senza comportare costi eccessivi, delle tecnologie più perfezionate a disposizione, mirando a realizzare, per quanto riguarda i rifiuti urbani non pericolosi, l'autosufficienza nello smaltimento in ambiti territoriali ottimali (le Province), al fine di ridurre il movimento dei rifiuti medesimi. Per quanto riguarda lo smaltimento vengono imposte tre scadenze: "A partire dal 1 Gennaio 1999 la realizzazione e la gestione di nuovi impianti di incenerimento possono essere autorizzate solo se il relativo processo di combustione è accompagnato da recupero energetico con una quota minima di trasformazione del potere calorifico dei rifiuti in energia utile, calcolata su base annuale, stabilita con apposite norme tecniche" (art. 5 comma 4); "Dal 1 Gennaio 1999 è vietato smaltire i rifiuti urbani non pericolosi in regioni diverse da quelle dove gli stessi sono stati prodotti, fatti salvi gli accordi regionali od internazionali esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto" (art. 5 comma 5); "Dal 1 Gennaio 2000 è consentito smaltire in discarica solo i rifiuti inerti, i rifiuti individuati da specifiche norme tecniche ed i rifiuti che residuano dalle operazioni di riciclaggio, di recupero e di smaltimento di cui ai punti D2 e D8-11 dell'allegato B" (art. 5 comma 6). Il D. Lgs. 22/1997 impone, per quanto riguarda la raccolta differenziata dei rifiuti urbani, degli obiettivi percentuali rispetto ai rifiuti prodotti da raggiungersi in ogni ambito ottimale (art. 24): 15 % entro due anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto; 25 % entro quattro anni dalla data di entrata in vigore dei presente decreto; 35 % a partire dal sesto anno successivo alla data di entrata in vigore dei presente decreto. Normative di riferimento 29
31 Nel D. Lgs. 22/97 vale ancora sempre il principio dei "chi inquina paga", ma interviene una forte novità rispetto al DPR 915/82; infatti il pagamento del servizio di smaltimento da parte del produttore dei rifiuti non avviene più sotto forma di una tassa, ma di una tariffa che deve quindi tenere conto il più possibile della effettiva produzione dei rifiuti (art. 49) Classificazione dei rifiuti Sempre all'art. 6, già citato, viene riportata la definizione di rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell'allegato A e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi. Osservando l'allegato A si vede che esso contiene una lista costituita da un serie di voci, la sedicesima ed ultima delle quali reca scritto: qualunque sostanza, materia o prodotto che non rientri nelle categorie sopra elencate. Emerge quindi la piena simmetria con quanto espresso dalla Direttiva 91/156 CEE. Ai fini dell'attuazione del presente Decreto i rifiuti sono classificati, secondo l'origine, in rifiuti urbani e in rifiuti speciali, e, secondo le caratteristiche di pericolosità, in rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi. Per quanto riguarda i rifiuti urbani viene fornita una lista di sei voci (art. 7 comma 2), mentre per i rifiuti speciali una costituita da dieci voci (art. 7 comma 3). I rifiuti pericolosi sono quelli presenti nell elenco di cui all'allegato D, in cui i rifiuti compaiono con accanto il codice europeo di riconoscimento C.E.R. (Catalogo Europeo dei Rifiuti) a sei cifre. E da notare che rimane ancora insoluta la questione dell assimilabilità dei rifiuti speciali agli urbani; si attende l'emanazione di decreti attuativi che provvedano a stabilire i criteri generali, di tipo qualitativo e quantitativo, per determinare quali tra i rifiuti speciali non pericolosi potranno essere trattati in impianti per i rifiuti urbani e conseguentemente essere presi in carico dal servizio pubblico di raccolta. La facoltà di determinare l assimilabilità dei rifiuti speciali agli urbani è comunque attribuita al singolo Comune, pur nel rispetto dei criteri posti dall'autorità centrale. Normative di riferimento 30
32 Viene inoltre riorganizzato il Catasto dei rifiuti, già istituito dalla Legge 475/88, la cui gestione viene affidata su scala nazionale all A.N.P.A. (Agenzia Nazionale per la Protezione dell Ambiente) e su scala regionale all A.R.P.A. (Agenzia Regionale per la Protezione dell'ambiente). Vanno comunicati al Catasto dei rifiuti tutti i dati riguardanti la quantità e la qualità dei rifiuti trattati, i soggetti che hanno provveduto allo smaltimento, i costi di gestione sostenuti e la raccolta differenziata. Alla dichiarazione, che va effettuata annualmente, sono tenuti tutti i soggetti che effettuano attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento di rifiuti, siano essi pubblici o privati, ed i produttori di rifiuti titolari di attività produttive con più di tre dipendenti Competenze Allo Stato spettano le funzioni di indirizzo e coordinamento, la definizione dei criteri generali e delle metodologie per la gestione dei rifiuti, la definizione di piani di settore per la riduzione, il riciclaggio, il recupero dei medesimi, l'indicazione dei criteri generali per la elaborazione dei piani regionali: dati questi che compariranno nella normativa tecnica di prossima attuazione. Viene inoltre istituito l Osservatorio nazionale sui rifiuti, con il compito di garantire l'attuazione delle norme del presente decreto legislativo, con particolare riferimento alla prevenzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti d imballaggi. Le Regioni provvedono ad elaborare i Piani di smaltimento dei rifiuti e quelli per la bonifica delle aree inquinate, all'approvazione dei progetti di nuovi impianti per 1a gestione dei rifiuti e la definizione dei criteri per la loro localizzazione. I Piani di smaltimento devono essere adeguati o approvati entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente Decreto. Le Regioni devono inoltre, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del suddetto decreto, "adottare le disposizioni affinché gli uffici e gli enti pubblici, e le società a prevalente capitale pubblico, anche di gestione dei servizi, coprano il fabbisogno annuale dei manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato non inferiore al 30 % del fabbisogno medesimo" (art. 19 comma 4). Alle Province, individuate come ambiti ottimali per la gestione dei rifiuti urbani competono le funzioni amministrative concernenti la programmazione e l'organizzazione dello smaltimento e Normative di riferimento 31