Source: https://www.uaar.it/uaar/archivio/archivio2001/2001-05-27a.html/
Timestamp: 2020-05-29 13:28:58+00:00
Document Index: 114904812

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 14', 'art. 52', 'sentenza ', 'art. 94', 'art. 104']

Referendum: come comportarsi al seggio elettorale | UAAR
Rivolgersi al presidente di seggio sostenendo l’impossibilità di esercitare liberamente il proprio diritto di voto, in quanto nella sala sono presenti delle irregolarità nell’arredamento.
Motivare la presa di posizione facendo presente che il crocifisso è il simbolo di una religione specifica (non più di stato dal 1984), e che, pertanto, la sua presenza non solo viola il principio della laicità dello Stato ma, avendo i vertici di tale religione preso attivamente parte alla campagna elettorale, la sua presenza influenza il libero esercizio del voto.
Informare il presidente di seggio del contenuto della sentenza della Suprema Corte di Cassazione IV Sezione Penale n. 439 dell’1/3/2000, in particolare del passaggio in cui si sostiene che le norme che autorizzano la presenza del crocifisso, oltre che incompatibili con gli Accordi concordatari del 1984, sono altresì «in contrasto con lo spirito garantistico ed imparziale della superiore legislazione elettorale: la quale si preoccupa di impedire forme simboliche di comunicazione iconografica, non ammettendo per esempio «la presentazione di contrassegni riproducenti immagini o soggetti religiosi» (art. 14 del d.P.R. n. 361/1957, recepito dalla legge n. 352/1970 sui referendum).
Nel caso si rifiutasse di togliere il crocifisso argomentando a suo modo il rifiuto, si consiglia di pretendere che il presidente di seggio metta a verbale la seguente dichiarazione (disponibile anche in formato PDF):
Io, sottoscritto (cognome e nome), dichiaro di non poter esercitare liberamente il mio diritto di voto.
Ho dovuto infatti constatare la presenza di un crocifisso appeso a una parete all’interno del seggio elettorale ubicato in (indicare numero del seggio e indirizzo dello stesso).
Preciso che il simbolo di cui ho chiesto la rimozione è il simbolo della “Chiesa cattolica apostolica romana”, le cui gerarchie hanno partecipato direttamente alla campagna referendaria. Tale presenza è quindi in contrasto con l’art. 52, comma 1 della legge n. 352/1970 sui referendum (divieto di propaganda elettorale), con il dettato della sentenza della Suprema Corte di Cassazione IV Sez. Penale n. 439 dell’1/3/2000; nonché delle precedenti sentenze della Corte Costituzionale n. 203/1989, n. 149/1995 e n. 440/1995, che hanno affermato la laicità dello Stato come uno dei principî supremi della nostra Costituzione.
Rammento altresì che l’art. 94 del d.P.R. n. 361/1957, recepito dalla legge n. 352/1970 sui referendum, dispone che «chiunque, essendovi obbligato per legge, non compie, nei modi e nei termini prescritti, le operazioni necessarie per la preparazione tecnica delle elezioni, per il normale svolgimento degli scrutini e per le proclamazioni, o, in mancanza di prescrizione di termini, ritarda ingiustificatamente le operazioni stesse, è punito, salvo le maggiori pene previste dagli articoli seguenti, con la reclusione da tre a sei mesi e con la multa da lire 10.000 a lire 50.000».
Nel caso il presidente di seggio si rifiutasse perfino di far mettere a verbale questa dichiarazione, gli si deve ricordare che la norma di cui all’art. 104, comma 4, del d.P.R. n. 361/1957, punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a lire 4.000.000 il segretario dell’ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel processo verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori.
Al ritorno dal seggio, qualora ci si sia imbattuti in un crocifisso, si richiede la cortesia di avvisare l’UAAR (inviando una e-mail a soslaicita@uaar.it, oppure telefonando allo 049 876 2305), fornendo un succinto resoconto della vicenda.