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Timestamp: 2020-06-01 23:36:38+00:00
Document Index: 74408381

Matched Legal Cases: ['art. 80', 'art. 83', 'art. 28', 'art. 80', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 80', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 80', 'art. 80', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 92', 'art. 80', 'art. 80', 'art. 38', 'art. 120', 'art. 2233']

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V - SENTENZA 28 gennaio 2019, n.702
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | MARTEDÌ 2 GIUGNO AGGIORNATO ALLE 1:36
Contratti pubblici, le condanne non definitive rilevano sul giudizio di moralità del concorrente
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V - SENTENZA 28 gennaio 2019, n.702MASSIMA
Le condanne anche non definitive comminate al socio di maggioranza - persona fisica dell’operatore economico, che partecipa alla gara, rilevano ai fini dell’accertamento della sussistenza o meno dei requisiti soggettivi di moralità del concorrente, di cui all'art. 80, c. 5, lett. c) del d.lgs. n. 50 del 2016.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V - SENTENZA 28 gennaio 2019, n.702 -
sul ricorso in appello iscritto al numero di registro generale 8938 del 2018, proposto da� -OMISSIS-, in persona del legale rappresentante�pro tempore, rappresentata e difesa dall'avvocato Antonio Tita, con domicilio digitale come da Pec da Registri di giustizia;�
Unione di Comuni “Terre di Pianura”, in persona del legale rappresentante�pro tempore, rappresentata e difesa dall'avvocato Cristiana Carpani, con domicilio digitale come da Pec da Registri di giustizia;�
Comune di Minerbio, in persona del Sindaco�pro tempore, nonché B&B Costruzioni s.r.l., in persona del legale rappresentante�pro tempore, non costituiti in giudizio;�
Nella seduta del 4 maggio 2018, il seggio di gara procedeva all’apertura dei plichi pervenuti ed alla verifica della completezza e della regolarità della documentazione amministrativa; all’esito il Presidente disponeva procedersi al cd. soccorso istruttorio – ai sensi dell’art. 83, comma 9 del d.lgs. n. 50 del 2016 e dell’art. 28 della lettera d’invito – ed agli approfondimenti necessari circa il possesso dei requisiti di�moralità da parte della -OMISSIS-, in ragione delle dichiarazioni dalla questa rese.
All’uopo, con nota prot. n. 10150 dell’8 maggio 2018 il responsabile del Settore gare e contratti dell’Unione – alla luce di alcune sentenze penali non definitive emesse a carico del socio di maggioranza di -OMISSIS-, dell’art. 80, comma 5, lett. c) del d.lgs. n. 50 del 2016, nonché delle�Linee guida�ANAC n. 6 (paragrafo II) e dell’art. 25-septies�del d.lgs. n. 231 del 2001, sul dichiarato presupposto che i reati ascritti al predetto socio di maggioranza�“[...] considerata la loro natura e le date recenti, possano rendere nel complesso dubbia l’integrità, intesa come�moralità�professionale, dell’operatore economico [...]” – invitava l’odierna appellante a “[...] trasmettere la documentazione inerente le sentenze a carico di -OMISSIS- e le ulteriori osservazioni che riterrete di sottoporre allo scrivente ufficio”.
b) copia della sentenza del Tribunale di Treviso – Sez. Penale -OMISSIS- del 2017, recante la condanna della -OMISSIS-alla pena della reclusione di anni 1 per il reato di cui all’art. 10-ter�del d.lgs. n. 74 del 2000, nonché copia del relativo atto di appello;
Nella seduta del 22 maggio 2018, all’esito della valutazione della documentazione prodotta dalla -OMISSIS-, il seggio di gara concludeva che la stessa evidenziasse “situazioni che considerata la loro natura e le date recenti, rendono nel complesso dubbia l’integrità, intesa come�moralità�professionale, dell’operatore economico; inoltre il concorrente non risulta aver adottato alcuna misura di�self cleaning”. Da ciò l’esclusione della appellante ai sensi dell’art. 80, comma 5, lett. c) del d.lgs. n. 50 del 2016, per le “motivazioni che vengono dettagliate in allegato riservato”.
Nella relazione riservata allegata al predetto verbale, il responsabile del Settore gare e contratti dell’Unione, richiamata la sentenza del Tribunale di Treviso -OMISSIS- del 2017 e la sentenza del Tribunale di Pordenone -OMISSIS- del 2016, nonché le ulteriori verifiche effettuate, concludeva nei sensi per cui “[...] tali reati, per la loro natura e le date recenti, benché non siano ad oggi presenti condanne in via definitiva, rendano nel complesso dubbia l’integrità, intesa come�moralità�professionale�dell’operatore economico -OMISSIS-, fattispecie che costituisce causa di esclusione ai sensi della norma citata”.
1.�Error in iudicando: mancata e/o errata applicazione, da parte del T.A.R., dell’art. 80, comma 5, del D.Lgs. n. 50/2016 nonché degli artt. 163-168 cod. pen. Mancata e/o errata valutazione, da parte del T.A.R., dell’eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione, contraddittorietà, illogicità ed ingiustizia manifeste. Errata applicazione delle Linee guida n. 6 dell’ANAC.
2.�Error in iudicando: mancata e/o errata applicazione, da parte del T.A.R., dell’art. 80, comma 5, del D.Lgs. n. 50/2016. Mancata e/o errata valutazione, da parte del T.A.R., dell’eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione, contraddittorietà, illogicità ed ingiustizia manifeste. Errata applicazione delle Linee guida n. 6 dell’ANAC. Violazione dei principi di proporzionalità e del favor partecipationis.
3.�Erroneità ed ingiustizia della sentenza in punto spese; violazione dell’art. 26 c.p.a. in relazione all’art. 92, comma 2, c.p.c.; contraddittorietà ed ingiustizia manifeste.
Al riguardo, va detto che l'art. 80, comma 5, lett. c) del d.lgs. n. 50 del 2016 rimette alla stazione appaltante il potere di apprezzamento delle condotte dell'operatore economico che possono integrare un grave illecito�professionale, tale da metterne in dubbio la sua integrità o affidabilità anche oltre le ipotesi elencate nel medesimo articolo, le quali, dunque, hanno carattere esemplificativo (ex multis, Cons. Stato, V, 3 settembre 2018, n. 5142); inoltre, più nello specifico, va ribadito che tra le condanne rilevanti ai fini dell’esclusione dalla gara vanno incluse non solo quelle specificamente elencate ai commi 1 e 2 del comma terzo del medesimo art. 80, ma anche quelle comunque incidenti, ai sensi del successivo comma 5, sull'affidabilità dell'impresa.
Ciò premesso, va confermato il principio già espresso con il precedente di Cons. Stato, V, 19 giugno 2009, n. 4031, dal quale non vi è ragione di d-OMISSIS-arsi nel caso di specie, secondo cui nella valutazione del requisito della�moralità�professionale�di un'impresa partecipante ad una gara pubblica, non rileva la sospensione condizionale di una pena comminata dal giudice ai soggetti responsabili di detta impresa, poiché tale ultimo istituto – specifico del diritto penale e destinato ad esaurire i suoi effetti in tale ambito – concerne solo l’esecuzione della condanna, ma non incide sulla rilevanza della medesima.
Con il secondo motivo di appello viene poi eccepito che le sentenze di condanna prese in considerazione dalla stazione appaltante nel valutare l’affidabilità di -OMISSIS- s.r.l. nulla avrebbero in realtà avuto a che fare con quest’ultima, andando piuttosto riferite a società del tutto diverse e con essa prive di rapporti.�
Come evidenziato da Cons. Stato Ad. plen. 6 novembre 2013, n. 24 (la cui statuizione, con riferimento agli obblighi dichiarativi di cui all’art. 38 del d.lgs. n. 163 del 2006, trova applicazione anche con riferimento a quelli prescritti dal nuovo�Codice dei contratti, che sul punto ha confermato le previgenti prescrizioni), la disciplina dettata in materia di appalti pubblici mira tra l’altro ad assicurare che non partecipino alle gare, né stipulino contratti con le amministrazioni, società di capitali con due o tre soci per le quali non siano attestati i previsti requisiti di idoneità morale in capo ai soci aventi un potere necessariamente condizionante le decisioni di gestione della società.
Correttamente dunque la stazione appaltante ha ritenuto che il socio di maggioranza persona fisica dell’operatore economico che partecipa alla gara non possa essere considerato terzo rispetto all’operatore economico medesimo. Conseguentemente, le condanne anche non definitive al medesimo comminate rilevano ai fini dell’accertamento della sussistenza o meno dei requisiti soggettivi di�moralità del concorrente.
Verificare il possesso dei requisiti di�moralità in capo al socio di maggioranza in grado di condizionare le decisioni della società significa, quindi, verificare detto possesso in capo all’operatore economico concorrente.
Quanto sopra anche a prescindere dal comportamento tenuto dalla stazione appaltante, che aveva disposto l’aggiudicazione della gara senza attendere lo spirare del termine per la proposizione del ricorso�ex�art. 120, commi 2-bis�e 6-bis�d.lgs. n 50 del 2016.
Le argomentazioni dell’appellante non sono persuasive, alla luce del consolidato principio�(exmultis, Cons. Stato, V, 10 settembre 2018, n. 5283) secondo cui, nel processo amministrativo, la mancata compensazione delle spese processuali, attuando il principio generale per cui le stesse seguono la soccombenza e non investendo profili di legittimità, si traduce in una scelta insindacabile in appello e vale in riferimento sia alle statuizioni processuali che a quelle di merito.
Neppure vengono dedotti dei profili di evidente “abnormità” della decisione contestata – comunque non evincibili allo stato degli atti – tali da consentire l’invocato sindacato correttivo (ad esempio, un ammontare delle singole partite computate sproporzionato rispetto alle spese documentate o in relazione all’impegno�professionale�profuso, secondo un criterio di proporzionalità e ragionevolezza desumibile dall’art. 2233, comma 2, Cod. civ. (Cons. Stato, III, 31 marzo 2016, n. 1262).