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Timestamp: 2017-12-12 16:08:18+00:00
Document Index: 69665453

Matched Legal Cases: ['art.  2', 'art. 7', 'art.  6', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 10', 'art.  3', 'art. 5', 'art.\n1', 'art. 5']

LEGGE 8 aprile 2010, n. 55 - Disposizioni concernenti la commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri. (10G0077) (GU n. 92 del 21-4-2010 | Ingegneri.info
LEGGE 8 aprile 2010, n. 55 – Disposizioni concernenti la commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri. (10G0077) (GU n. 92 del 21-4-2010
LEGGE 8 aprile 2010, n. 55 - Disposizioni concernenti la commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri. (10G0077) (GU n. 92 del 21-4-2010 ) - note: Entrata in vigore del provvedimento: 06/05/2010
LEGGE 8 aprile 2010 , n. 55
Disposizioni concernenti la commercializzazione di prodotti  tessili,
della pelletteria e calzaturieri. (10G0077)
e «Made in Italy»
1.  Al  fine  di  consentire  ai  consumatori  finali  di  ricevere
un’adeguata informazione sul processo di lavorazione dei prodotti, ai
sensi dell’articolo 2, comma 2,  e  dell’articolo  6,  comma  1,  del
n. 206, e  successive  modificazioni,  e’  istituito  un  sistema  di
etichettatura  obbligatoria  dei   prodotti   finiti   e   intermedi,
intendendosi per tali quelli che sono  destinati  alla  vendita,  nei
settori tessile, della pelletteria e calzaturiero,  che  evidenzi  il
luogo di origine di  ciascuna  fase  di  lavorazione  e  assicuri  la
tracciabilita’ dei prodotti stessi.
2. Ai fini della presente legge, per «prodotto tessile» si  intende
ogni  tessuto  o  filato,  naturale,  sintetico  o  artificiale,  che
costituisca  parte  del  prodotto  finito  o   intermedio   destinato
all’abbigliamento,  oppure  all’utilizzazione  quale  accessorio   da
abbigliamento,  oppure  all’impiego  quale  materiale  componente  di
prodotti destinati all’arredo della casa  e  all’arredamento,  intesi
nelle loro piu’ vaste accezioni, oppure come prodotto calzaturiero.
3. Nell’etichetta dei prodotti finiti e intermedi di cui  al  comma
1, l’impresa produttrice deve fornire  in  modo  chiaro  e  sintetico
informazioni specifiche sulla conformita’ dei processi di lavorazione
alle norme vigenti in materia di lavoro, garantendo il rispetto delle
convenzioni siglate in  seno  all’Organizzazione  internazionale  del
lavoro lungo tutta la catena di fornitura,  sulla  certificazione  di
igiene e di sicurezza dei prodotti, sull’esclusione  dell’impiego  di
minori nella produzione, sul rispetto della normativa europea  e  sul
rispetto degli accordi internazionali in materia ambientale.
4.  L’impiego  dell’indicazione  «Made  in   Italy»   e’   permesso
esclusivamente  per  prodotti  finiti  per  i  quali   le   fasi   di
lavorazione, come definite ai commi 5, 6, 7, 8 e 9, hanno avuto luogo
prevalentemente nel territorio nazionale e in particolare  se  almeno
due delle fasi di lavorazione per ciascun settore sono state eseguite
nel territorio medesimo e se per le rimanenti fasi e’ verificabile la
5. Nel settore tessile, per fasi di lavorazione  si  intendono:  la
filatura, la tessitura, la nobilitazione e la confezione compiute nel
territorio italiano anche utilizzando fibre naturali,  artificiali  o
sintetiche di importazione.
6. Nel settore  della  pelletteria,  per  fasi  di  lavorazione  si
intendono: la concia, il taglio, la preparazione, l’assemblaggio e la
rifinizione  compiuti  nel  territorio  italiano  anche   utilizzando
pellame grezzo di importazione.
7. Nel settore calzaturiero, per fasi di lavorazione si  intendono:
la  concia,  la  lavorazione  della  tomaia,  l’assemblaggio   e   la
8. Ai fini  della  presente  legge,  per  «prodotto  conciario»  si
intende il prodotto come  definito  all’articolo  1  della  legge  16
dicembre 1966, n. 1112, che costituisca parte del prodotto  finito  o
intermedio  destinato  all’abbigliamento,  oppure   all’utilizzazione
quale accessorio da abbigliamento, oppure all’impiego quale materiale
componente  di   prodotti   destinati   all’arredo   della   casa   e
all’arredamento, intesi nelle loro piu’ vaste accezioni, oppure  come
prodotto calzaturiero. Le fasi di lavorazione del prodotto  conciario
si concretizzano in riviera, concia, riconcia, tintura –  ingrasso  –
rifinizione.
9. Nel settore dei divani, per fasi di lavorazione si intendono: la
concia, la lavorazione del poliuretano, l’assemblaggio dei fusti,  il
taglio della pelle e  del  tessuto,  il  cucito  della  pelle  e  del
tessuto, l’assemblaggio e  la  rifinizione  compiuti  nel  territorio
italiano anche utilizzando pellame grezzo di importazione.
10. Per ciascun prodotto di  cui  al  comma  1,  che  non  abbia  i
requisiti per l’impiego dell’indicazione «Made in Italy», resta salvo
l’obbligo  di  etichettatura  con  l’indicazione   dello   Stato   di
provenienza, nel rispetto della normativa comunitaria.
II testo delle note qui  pubblicato  e’  stato  redatto
– Il testo  dell’art.  2,  del  decreto  legislativo  6
settembre  2005,  n.  206  (Codice  del  consumo,  a  norma
dell’art. 7 della legge 29 luglio  2003,  n.  229),  e’  il
«Art.  2  (Diritti  dei   consumatori).   –   1.   Sono
riconosciuti  e  garantiti  i  diritti  e   gli   interessi
individuali e collettivi dei consumatori e degli utenti, ne
e’ promossa la tutela in sede nazionale e locale, anche  in
forma collettiva e associativa, sono favorite le iniziative
rivolte a perseguire tali finalita’,  anche  attraverso  la
disciplina dei rapporti tra le associazioni dei consumatori
e degli utenti e le pubbliche amministrazioni.
b) alla sicurezza e alla qualita’ dei  prodotti  e  dei
c) ad una  adeguata  informazione  e  ad  una  corretta
c-bis) all’esercizio delle pratiche commerciali secondo
principi di buona fede, correttezza e lealta’;
e) alla correttezza, alla  trasparenza  ed  all’equita’
f) alla promozione e allo sviluppo dell’associazionismo
libero, volontario e democratico tra i  consumatori  e  gli
g) all’erogazione di servizi pubblici secondo  standard
di qualita’ e di efficienza.».
– Il testo  dell’art.  6,  del  decreto  legislativo  6
settembre 2005, n. 206, e’ il seguente:
«Art. 6 (Contenuto minimo delle informazioni). –  1.  I
prodotti  o  le  confezioni  dei  prodotti   destinati   al
consumatore,  commercializzati  sul  territorio  nazionale,
riportano, chiaramente  visibili  e  leggibili,  almeno  le
a)  alla  denominazione  legale  o   merceologica   del
b) al nome o ragione sociale  o  marchio  e  alla  sede
legale  del  produttore  o  di  un  importatore   stabilito
c) al Paese di origine  se  situato  fuori  dell’Unione
d) all’eventuale presenza di materiali o  sostanze  che
possono arrecare danno all’uomo, alle cose o all’ambiente;
e) ai materiali impiegati ed ai metodi  di  lavorazione
ove  questi  siano  determinanti  per  la  qualita’  o   le
caratteristiche merceologiche del prodotto;
f) alle istruzioni, alle eventuali precauzioni  e  alla
destinazione d’uso,  ove  utili  ai  fini  di  fruizione  e
sicurezza del prodotto.».
– Il testo dell’art. 1 della legge 16 dicembre 1966, n.
1112 (Disciplina  dell’uso  dei  nomi  «cuoio»,  «pelle»  e
«pelliccia» e dei termini che ne derivano), e’ il seguente:
«Art. 1. – 1. I nomi “cuoio”, “pelle”, i termini che ne
derivano o loro sinonimi sono riservati  esclusivamente  ai
prodotti ottenuti dalla lavorazione di spoglie  di  animali
sottoposte a trattamenti di concia  o  impregnate  in  modo
tale da conservare inalterata la struttura  naturale  delle
fibre, nonche’ agli articoli con esse fabbricati.».
con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il  Ministro  per
le politiche europee, da emanare entro quattro  mesi  dalla  data  di
entrata in vigore della presente  legge,  previa  notifica  ai  sensi
dell’articolo 8, paragrafo 1, della direttiva 98/34/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio,  del  22  giugno  1998,  sono  stabilite  le
caratteristiche  del  sistema  di  etichettatura  obbligatoria  e  di
impiego dell’indicazione «Made in  Italy»,  di  cui  all’articolo  1,
nonche’ le modalita’ per l’esecuzione dei relativi  controlli,  anche
attraverso  il  sistema  delle  camere   di   commercio,   industria,
2. Il Ministro della salute, di  concerto  con  il  Ministro  dello
sviluppo economico e previa intesa in sede di  Conferenza  permanente
Trento e di Bolzano, adotta, entro tre mesi dalla data di entrata  in
vigore della presente  legge,  un  regolamento  recante  disposizioni
volte a garantire elevati livelli di  qualita’  dei  prodotti  e  dei
tessuti in commercio, anche al fine di tutelare  la  salute  umana  e
l’ambiente, con cui provvede, in particolare:
a) all’individuazione delle autorita’ sanitarie competenti per  i
controlli e per la  vigilanza  sulla  qualita’  dei  prodotti  e  dei
tessuti in commercio, anche  attraverso  l’effettuazione  di  analisi
chimiche, al fine di individuare la presenza negli stessi di sostanze
vietate dalla normativa vigente e  ritenute  dannose  per  la  salute
b) al riconoscimento, attraverso l’introduzione  di  disposizioni
specifiche, delle peculiari  esigenze  di  tutela  della  qualita’  e
dell’affidabilita’ dei prodotti per  i  consumatori,  anche  al  fine
della tutela della produzione nazionale, nei settori  tessile,  della
pelletteria e calzaturiero;
c) all’individuazione dei soggetti  preposti  all’esecuzione  dei
controlli e delle relative modalita’ di esecuzione;
d) a stabilire l’obbligo  della  rintracciabilita’  dei  prodotti
tessili e degli accessori destinati al consumo in tutte le fasi della
produzione, della trasformazione e della distribuzione.
3. Il regolamento di cui al comma 2 e’  aggiornato  ogni  due  anni
sulla base  delle  indicazioni  fornite  dall’Istituto  superiore  di
4. All’attuazione dei controlli di  cui  al  presente  articolo  le
amministrazioni  interessate  provvedono  nell’ambito  delle  risorse
umane, finanziarie e strumentali disponibili a  legislazione  vigente
e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
– Il testo dell’art. 8  della  direttiva  98/34/CE  del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998,  e’
«Art. 8. – 1. Fatto salvo l’art. 10, gli  Stati  membri
comunicano immediatamente alla Commissione ogni progetto di
regola  tecnica,  salvo  che   si   tratti   del   semplice
recepimento  integrale  di  una  norma   internazionale   e
europea,  nel  qual  caso  e’  sufficiente   una   semplice
tale regola tecnica a  meno  che  non  risultino  gia’  dal
All’occorrenza,  e  a  meno  che  non  sia  gia’  stato
gli Stati membri  comunicano  contemporaneamente  il  testo
delle    disposizioni    legislative    e     regolamentari
fondamentali, essenzialmente e direttamente  in  questione,
qualora la conoscenza di detto  testo  sia  necessaria  per
valutare la portata del progetto di regola tecnica.
secondo le modalita’ summenzionate qualora  essi  apportino
al progetto di regola tecnica modifiche importanti  che  ne
alterino  il  campo  di  applicazione,  ne   abbrevino   il
calendario   di   applicazione    inizialmente    previsto,
aggiungano o rendano piu’ rigorosi le  specificazioni  o  i
l’utilizzazione di una sostanza, di un preparato  o  di  un
pubblica o di tutela dei consumatori o  dell’ambiente,  gli
tali informazioni sono disponibili, nonche’ le  conseguenze
pubblica o la tutela del consumatore e  dell’ambiente,  con
un’analisi dei rischi effettuata, all’occorrenza, secondo i
principi generali di valutazione dei  rischi  dei  prodotti
chimici di cui all’art. 10, paragrafo  4,  del  regolamento
(CEE)  n.  793/93  ove  si  tratti  d’una   sostanza   gia’
esistente,  o  di  cui  all’art.  3,  paragrafo  2,   della
direttiva 67/548/CEE nel caso di una nuova sostanza.
che le sono stati trasmessi. Essa puo’ anche sottoporre  il
progetto al parere del comitato di cui all’art. 5 e, se del
caso, del comitato competente del settore in questione.
requisiti o le regole relative ai servizi di  cui  all’art.
1,  punto  11),   secondo   comma,   terzo   trattino,   le
osservazioni o i pareri circostanziati della commissione  o
degli Stati membri possono basarsi unicamente sugli aspetti
che costituiscano eventualmente ostacoli agli scambi o, per
le regole relative ai servizi, alla libera circolazione dei
servizi o alla liberta’ di stabilimento  dell’operatore  di
tecnica osservazioni di cui lo Stato membro  terra’  conto,
all’art. 5 e le amministrazioni nazionali, prese le  debite
precauzioni, hanno la facolta’ di consultare,  ai  fini  di
una perizia,  persone  fisiche  o  giuridiche  che  possono
appartenere al settore privato.
misura la cui comunicazione in fase di progetto e’ prevista
da un altro atto  comunitario,  gli  Stati  membri  possono
di quest’altro atto, a condizione di  indicare  formalmente
presa nel quadro di altri atti comunitari.».
1.  Salvo  che  il  fatto  costituisca  reato,  chiunque  violi  le
disposizioni di cui all’articolo 1, commi 3 e 4,  e’  punito  con  la
sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro. Nei  casi
di maggiore gravita’ la sanzione e’ aumentata fino a due  terzi.  Nei
casi di minore gravita’ la sanzione e’ diminuita fino a due terzi. Si
applicano il sequestro e la confisca delle merci.
2. L’impresa che violi le disposizioni di cui all’articolo 1, commi
3 e 4, e’ punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da  30.000
a 70.000 euro. Nei casi di maggiore gravita’ la sanzione e’ aumentata
fino a due  terzi.  Nei  casi  di  minore  gravita’  la  sanzione  e’
diminuita fino a due terzi. In caso di reiterazione della  violazione
e’ disposta la sospensione dell’attivita’ per un periodo da un mese a
3. Se le violazioni di cui al comma 1 sono commesse  reiteratamente
si applica la pena della reclusione da uno a  tre  anni.  Qualora  le
violazioni  siano  commesse  attraverso  attivita’  organizzate,   si
applica la pena della reclusione da tre a sette anni.
Efficacia delle disposizioni degli articoli 1 e 3
1. Le disposizioni di cui agli articoli 1 e 3 acquistano  efficacia
dal 1° ottobre 2010.
Data a Roma, addi’ 8 aprile 2010
Camera dei deputati (atto n. 2624):
Presentato dall’on. Marco  Giovanni  Reguzzoni  ed  altri  il  20
turismo), in sede referente, il  30  luglio  2009  con  pareri  delle
commissioni I, II, V, VI, VIII, XI, XII e XIV.
Esaminato dalla X commissione il 6, 15 e 20 ottobre 2009; il  10,
24 e 26 novembre 2009.
Esaminato aula il 9 dicembre 2009 ed  approvato  il  10  dicembre
Assegnato alla 10ª commissione (Industria, commercio e  turismo),
in sede referente, il 16 dicembre 2009 con pareri  delle  commissioni
lª, 2ª, 5ª, 11ª, 12ª 13ª, 14ª e questioni regionali.
Esaminato dalla 10ª commissione, in sede referente, il 19,  20  e
26 gennaio 2010; il 3 e 25 febbraio 2010; il 2, 3 e 4 marzo 2010.
Assegnato nuovamente alla 10ª commissione, in  sede  deliberante,
il 4 marzo 2010 con pareri delle commissioni 1ª,  2ª,  5ª,  11ª,  12ª
13ª, 14ª e questioni regionali.
Esaminato dalla 10ª commissione, in sede deliberante, il 9  marzo
2010 ed approvato, con modificazioni, il 10 marzo 2010.
Camera dei deputati (atto n. 2624-B):
turismo), in sede legislativa, il 17  marzo  2010  con  pareri  delle
commissioni I, II, V, XII e XIV.
Esaminato dalla X commissione, in sede legislativa, ed  approvato
il 17 marzo 2010.
LEGGE 8 aprile 2010, n. 55 – Disposizioni concernenti la commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri. (10G0077) (GU n. 92 del 21-4-2010 redazione redazione 2015-05-05T19:10:48+00:00