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Timestamp: 2019-07-20 11:43:05+00:00
Document Index: 143390046

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La determinazione del danno nel caso di risarcimento da parte dell’intermediario finanziario - Iusletter
La determinazione del danno nel caso di risarcimento da parte dell’intermediario finanziario
Corte d’Appello di Torino, 7 febbraio 2015, n. 245 (leggi la sentenza)
Con una recente pronuncia della Corte d’Appello di Torino (sentenza n. 245/2015) si è dato seguito all’indirizzo giurisprudenziale già della Suprema Corte di Cassazione, secondo cui all’investitore compete il risarcimento del “danno [può essere] liquidato in misura pari alla differenza tra il valore dei titoli al momento dell’acquisto e quello degli stessi al momento della domanda risarcitoria” (così Cass. Civ., Sez. I, 29-12-2011, n. 29864; conforme Cass. Civ., Sez. I, 12-12-2013, n. 27875 e Cass. Civ., Sez. I, 24-1-2014, n. 1511).
Riformando la sentenza di primo grado, in primo luogo, la Corte d’Appello ha dato ingresso alla produzione documentale relativa alle cedole incassate dagli investitori in seguito alla adesione degli stessi all’Offerta Pubblica di Scambio post defautl (della Repubblica Argentina), nonché, in secondo luogo, ritenuto di dover disporre la compensazione del controvalore degli strumenti finanziari deternuti, secondo una valutazione notoria in seno alla Giurisprudenza ex professo pronunciatasi.
Sicuramente apprezzabile e condivisibile è il ragionamento del Giudice di secondo grado laddove afferma che “La difesa della Banca che evidenziava già in primo grado come, nella liquidazione del danno in capo agli attori, dovesse tenersi conto di quanto da essi percepito a titolo di cedole (sia sulle obbligazioni originariamente detenute, sia su quelle ottenute a seguito dell’adesione alla O.P.S.) nonché del valore residuo di mercato non costituiva una eccezione in senso proprio che, ove non provata nella sua precisa consistenza, potesse essere respinta. Si tratta di una mera difesa in ordine alla esatta entità globale del pregiudizio effettivamente subito dal danneggiato e non l’allegazione di un fatto estintivo, modificativo o impeditivo del diritto azionato (vedi Cassazione Civile sentenza n. 20111 del 24.09.2014 in tema di “compensatio lucri cum damno”); nè gli attori avevano in sé contestato di detenere obbligazioni o che le stesse fossero del tutto prive di qualsivoglia valorizzazione”.
Prosegue l’adita Corte d’Appello affermando che “Come già innumerevoli volte affermato da questa Corte, è peraltro fatto noto no che le obbligazioni in oggetto mangano, pur dopo il default della Repubblica Argentina, un apprezzabile residuo valore, stimabile nella misura di un terzo circa di quello originario”: con la conseguenza che, pertanto, nella determinazione del preteso danno patrimoniale subito, deve esser decurato il 33% del valore nominle dei titoli.
Dal punto di vista processuale, alla base della ritenuta ammissibilità della produzione documentale offerta in appello da parte della Banca, è stato affermato che “se in secondo grado non è possibile proporre una domanda di risarcimento del danno fondata su una causa petendi ulteriore e diversa da quella formulata in primo grado, ma è ammissibile -in forza della previsione dell’art. 345 cpc.- chiedere il ristoro del danno maturato, per la medesima causa, sofferto dopo la sentenza impugnata, è anche ammissibile dedurre in grado di appello fatti che riducono l’ammontare del danno liquidato in primo grado, anche se si sono verificati dopo la pronuncia della sentenza appellata”.