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Timestamp: 2020-08-05 21:48:46+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 360', 'art. 2', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 49', 'art. 2', 'art. 46', 'art. 59', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 44', 'art. 35', 'art. 38', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 18', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 112', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 32508 del 14/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32508 del 14/12/2018
Cassazione civile sez. lav., 14/12/2018, (ud. 08/11/2018, dep. 14/12/2018), n.32508
sul ricorso 29035/2016 proposto da:
l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato MARITATO,
EMANUELE DE ROSE, CARLA D’ALOISIO, GIUSEPPE MATANO, ESTER ADA
avverso la sentenza n. 168/2016 della CORTE D’APPELLO di
CALTANISSETTA, pubblicata il 7/06/2016 R.G.N. 760/2013;
CELENTANO Carmelo, che ha concluso per rimessione alle SS.UU..
1. Con sentenza n. 168 del 2016, la Corte d’Appello di Caltanissetta ha confermato la decisione del Tribunale di Caltanissetta di accoglimento del ricorso proposto da C.S., dottore commercialista iscritto all’albo professionale ma non alla Cassa dei dottori commercialisti per non aver superato i redditi previsti per l’iscrizione obbligatoria, avverso la propria iscrizione d’ufficio disposta dall’Inps nella Gestione separata di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26 e l’intimazione di pagamento relativa ai contributi per il lavoro autonomo svolto nell’anno 2005.
Le citate condizioni non ricorrono nel caso di specie in cui l’attività esercitata non è tra quelle non soggette all’iscrizione all’albo professionale, trattandosi di attività di commercialista, nè è tra quelle non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11 (casse professionali di cui al D.Lgs. n. 509 del 1994 ed al D.Lgs. n. 103 del 1996), avendo la Cassa di previdenza ed assistenza per i dottori commercialisti imposto il pagamento di contributi sul reddito prodotto, non facendo la legge alcuna distinzione in ordine al tipo di contribuzione ed in particolare non rilevando che si tratti di contributo integrativo e non soggettivo.
3. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso l’Inps, fondato su di un unico motivo, cui ha non ha opposto difese C.S..
5. L’Inps ha depositato memorie ex art. 378 c.p.c..
1. Con l’unico motivo di ricorso, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 2, commi 26 e segg., D.L. 6 luglio 2011, n. 98, art. 18, comma 12 (conv. con modif. in L. 15 luglio 2011, n. 111) nonchè L. n. 1067 del 1953.
Ha censurato la sentenza per avere affermato l’insussistenza dell’obbligo di iscrizione alla Gestione separata e del pagamento della contribuzione in capo ai dottori commercialisti che svolgono attività libero professionale per la quale, in difetto del raggiungimento del reddito previsto dalla regolamentazione della Cassa per i dottori commercialisti, non sussiste
obbligo di iscrizione alla Cassa stessa senza considerare che la L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, deve trovare applicazione nella fattispecie, essendo presenti i presupposti richiesti: esercizio di attività professionale soggetta all’iscrizione all’albo; assenza di obbligo di iscrizione alla cassa professionale.
2. La questione principale, oggetto del motivo proposto, concernèfl’obbligo di iscrizione alla Gestione separata presso l’INPS dei dottori commercialisti non iscritti obbligatoriamente alla Cassa di previdenza ed assistenza dei dottori commercialisti (CNPADC) alla quale versano esclusivamente un contributo integrativo in quanto iscritti agli albi, cui non segue la costituzione di alcuna posizione previdenziale a loro beneficio, è già stata decisa, sebbene riferita alla categoria professionali degli ingegneri ed architetti, da questa Corte di cassazione con le sentenze nn. 30344 del 2017, n. 30345 del 2017, n. 1172 del 2018, n. 2282 del 2018, n. 1643 del 2018, con le quali si è affermata la sussistenza dell’obbligo in discorso.
7. Esiste, dunque, una questione di fondo, comune alle singole tipologie professionali nei cui confronti l’Inps ha fatto valere l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata la cui soluzione impone: a) la verifica dell’ambito di concreta, attuale, operatività di tale Gestione e, quindi, l’individuazione della sua funzione all’interno del sistema della previdenza; b) il confronto del risultato di tale verifica con l’ambito di concreta operatività della gestione affidata dalla legge alle apposite casse professionali (in ragione del disposto del D.Lgs. n. 194 del 1994 o del D.Lgs. n. 103 del 1996).
Giova ricordare, con riguardo al caso di specie, che ai sensi dell’art. 3 del Regolamento unitario della Cassa nazionale per i dottori commercialisti, sono esonerati dall’iscrizione alla Cassa dei dottori commercialisti i professionisti che pur essendo in possesso di entrambi i requisiti previsti per l’iscrizione (iscrizione all’Albo, sezione A, con abilitazione alla professione di dottore commercialista; inizio dell’attività professionale con relativa posizione IVA individuale e/o partecipazione in associazione professionale e/o svolgimento dell’attività professionale mediante società tra professionisti (STP) di cui alla L. n. 183 del 2011) risultano iscritti ad un’altra forma di previdenza obbligatoria per lo svolgimento di un’attività diversa da quella di dottore commercialista, oppure sono beneficiari di un trattamento pensionistico derivante dall’iscrizione a un’altra forma di previdenza obbligatoria.
Il dottore commercialista in possesso dei requisiti per l’esonero, ha facoltà di iscriversi alla Cassa ed in questo caso l’iscrizione decorre dal 1 gennaio dell’anno di presentazione della domanda, fatta salva la possibilità di retrodatarne la decorrenza nei limiti prescrizionali vigenti.
– la caratteristica della norma, che si evince dal testo, è l’aver assoggettato ad assicurazione non più determinate categorie di lavoratori ma due tipi di reddito da lavoro autonomo: quelli di cui all’art. 49, comma 1, T.U.I.R. che derivano dall’esercizio, abituale ancorchè non esclusivo, di arti e professioni e quelli di cui al secondo comma dello stesso articolo, derivanti dagli uffici di amministratore e sindaco di società e da altri rapporti di collaborazione coordinata e continuativa;
– diversamente, nel citato art. 2, comma 26, il riferimento è invece eteronomo e supportato esclusivamente dalla norma fiscale (i citati articoli del T.U.I.R.), per cui, nella gestione separata, l’obbligazione contributiva è basata sostanzialmente sulla mera percezione di un reddito: più che un contributo destinato ad integrare un settore previdenzialmente scoperto, i conferimenti alla gestione separata hanno piuttosto il sapore di una tassa aggiuntiva su determinati tipi di reddito, con il duplice scopo di “fare cassa” e di costituire un deterrente economico all’abuso di tali forme di lavoro;
– la compatibilità, per i percettori dei redditi di cui all’art. 46 T.U.I.R., della doppia iscrizione è testualmente prevista dalla L. 27 dicembre 1997, n. 449, art. 59, comma 16, laddove, all’interno della gestione separata, è prevista un differente aliquota per coloro i quali sono iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria e quanti non lo sono le peculiarità indicate comportano differenze fondamentali fra la gestione separata e tutte le altre sopra indicate e cioè: a) contribuzione basata sul criterio di cassa e non di competenza; b) mancanza di un minimale contributivo, esistente invece, oltre che per l’AGO, anche per l’assicurazione commercianti (per cui, quale che sia il reddito ricavato, la contribuzione non può scendere al di sotto di una certa soglia, cfr. L. 31 dicembre 1991, n. 415, art. 6, comma 7); c); la negazione del principio dell’attività prevalente;
– nella gestione separata la contribuzione si commisura esclusivamente ai compensi percepiti ed i decreti ministeriali a cui fa rimando la L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 30, ossia il D.M. 24 novembre 1995 ed il successivo D.M. 2 maggio 1996, n. 281, dettano i criteri per il versamento della contribuzione, distinguendo tra i redditi di cui art. 49, comma 1, TUIR, che sono quelli da lavoro autonomo derivanti dall’esercizio di arti o professioni, per i quali il soggetto onerato del versamento della contribuzione è lo stesso soggetto percettore (come previsto per gli altri lavoratori autonomi iscritti nelle gestioni Inps artigiani, commercianti e coltivatori diretti), e i redditi di cui del medesimo art. 49, comma 2, che derivano dagli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società e dagli altri rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, per i quali il soggetto obbligato al versamento della contribuzione è invece il soggetto erogatore dei compensi (come prescritto per la gestione AGO dei lavoratori dipendenti) attraverso un meccanismo analogo a quello previsto per il sostituto di imposta (il D.P.R. n. 917 del 1986, è stato modificato dal D.Lgs. 12 dicembre 2003, n. 344, con effetti dal primo gennaio 2004, ma l’impianto fondamentale, per quanto interessa, è rimasto lo stesso);
10. Si è giunti, dunque, all’estensione dell’obbligo assicurativo a quasi tutti i lavoratori autonomi, ricomprendendovi non solo i lavoratori definiti parasubordinati (lavoratori coordinati e continuativi secondo il D.Lgs. n. 81 del 2015), ma anche, con interventi normativi mirati, varie altre categorie, quali: addetti a servizi turistici, addetti ad attività di intermediazione, incaricati di vendite a domicilio, beneficiari di borse di studio per la frequenza ai corsi di dottorato di ricerca (L. n. 315 del 1998, art. 1), associati in partecipazione (D.L. n. 269 del 2003, art. 4, conv. in L. n. 326 del 2003 ed L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 157); (D.L. n. 269 del 2003, art. 44, comma 2) lavoratori autonomi occasionali al di sopra di una certa soglia di reddito (Euro 5.000); spedizionieri doganali non dipendenti (L. n. 230 del 1997); assegnisti di ricerca; amministratori locali; beneficiari di borse di studio a sostegno della mobilità internazionale degli studenti (solo da maggio a dicembre 2003) e degli assegni per attività di tutorato, didattico-integrative, propedeutiche e di recupero, i medici con contratto di formazione specialistica, i Volontari del Servizio Civile Nazionale (avviati dal 2006 al 2008).
12. Tale complessivo ed articolato quadro normativo, che si è correttamente ricondotto ad una consapevole scelta legislativa di estensione della copertura assicurativa anche attraverso il piano oggettivo, perchè ancorata direttamente alla produzione di redditi qualificati secondo la disciplina tributaria, induce a ritenere che la copertura previdenziale realizzata attraverso la istituzione della Gestione separata non è limitata alla protezione nominativa di singole figure di lavoratori autonomi rimaste prive di tutela assicurativa ed emergenti via via a seconda delle evoluzioni del sistema economico e produttivo, ma ha assunto una funzione di chiusura del sistema che si rivolge alle aree soggettive ed oggettive non coperte da altre forme di assicurazione obbligatoria e che risponde all’ obbligo dello Stato di dare concretezza al principio della universalità delle tutele assicurative obbligatorie relative a tutti i lavoratori (art. 35 Cost.), rispetto agli eventi indicati nell’art. 38 Cost., comma 2, nei modi indicati dal comma quarto dello stesso articolo 38 della Costituzione.
14. Su queste premesse va verificata la sostenibilità, rispetto alla appena enunciata regola dell’universalizzazione delle tutele, della tesi avallata dalla sentenza impugnata secondo cui, in applicazione del disposto della L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, come interpretato dal D.L. n. 98 del 2011, art. 18, comma 12, conv. in L. n. 11 del 2011, si sottrae all’obbligo di iscrizione alla gestione separata il professionista che, per svariate ragioni dovute alle specifiche discipline previdenziali di categoria, non sia soggetto alla iscrizione presso la cassa professionale di riferimento benchè soggetto all’obbligo di versamento del contributo integrativo.
18. Va, infatti, rimarcato che il principio di autonomia riconosciuto alle Casse professionali dal D.Lgs. n. 594 del 1994, realizza, nel rispetto della natura pluralista dell’intero sistema previdenziale, il diverso scopo di rispettare le istanze del gruppo professionale nella gestione dell’assicurazione obbligatoria, all’interno dello spazio assegnato loro dalla legge (L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 12), senza il concorso finanziario da parte dello Stato.
25. Sulle premesse sin qui esposte va esaminato il disposto del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, art. 18, comma 12, convertito dalla L. 15 luglio 2011, n. 111, che, esplicitando l’intento di voler chiarire quali liberi professionisti siano tenuti alla iscrizione alla gestione separata, dispone che della L. n. 335 del 1995, citato art. 2, comma 26, va inteso nel senso che “i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorchè non esclusiva, attività di lavoro autonomo tenuti all’iscrizione presso l’apposita gestione separata INPS sono esclusivamente i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato alla iscrizione ad appositi albi professionali ovvero attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11 in base ai rispettivi ordinamenti, con esclusione dei soggetti di cui al comma 11”.
28. Le ulteriori questioni derivate dalla legge interpretativa, come già sottolineato dai precedenti specifici di questa Corte nn. 30344 del 2017, n. 30345 del 2017, n. 1172 del 2018, n. 2282 del 2018, n. 1643 del 2018 vanno risolte, necessariamente, alla luce della ricostruzione sistematica sopra rappresentata perchè una interpretazione meramente letterale non potrebbe mai giungere a soluzioni certe essendo il termine “versamento contributivo” senza ulteriore specificazione del tutto ambiguo così come la valenza della congiunzione “ovvero”. Per tale ragione va certamente condivisa l’impostazione dei precedenti specifici di questa Corte ricordati al punto 1) che hanno correttamente rimarcato che la legge interpretativa non può essere letta senza considerare la norma che si intende interpretare e sul cui contenuto di centrale rilievo sistematico si è sin qui detto.
32. La conclusione qui esposta non è contraddetta, infine, neanche dalle considerazioni, evocate soprattutto in sede di discussione, circa la eventuale non utilità della contribuzione versata dal professionista presso la Gestione separata a seguito della sua iscrizione d’ufficio, posto che questa Corte di cassazione ha avuto modo da tempo (Cass. n. 10396 del 2009) di ribadire che dall’obbligo introdotto dalla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26 e dal successivo comma 32, che regola l’emanazione di norme regolamentari, si trae la deduzione che la nuova gestione separata è chiamata fondamentalmente a rappresentare un’ulteriore gestione della assicurazione generale obbligatoria, che si aggiunge a quelle preesistenti per i lavoratori dipendenti e i lavoratori autonomi dell’agricoltura, commercio e artigianato. Peraltro, anche gli sviluppi recenti della legislazione (vd. L. n. 228 del 2012 e L. n. 232 del 2016) si sono mossi nel senso di ampliare la sfera della cumulabilità della diversa contribuzione, non coincidente, maturata da ciascun lavoratore secondo le proprie valutazioni di convenienza.
34. Il secondo motivo è inammissibile. Si sostiene che la sentenza impugnata abbia violato l’art. 112 c.p.c., per aver dichiarato l’assorbimento del motivo d’appello proposto dall’Inps in punto di prescrizione dell’obbligo contributivo anche se la questione della prescrizione non era stata eccepita dall’opponente, non aveva formato oggetto di pronuncia da parte della sentenza di primo grado, nè l’Istituto aveva proposto relativo motivo d’appello.
36. In definitiva, accolto il primo motivo di ricorso e dichiarato inammissibile il secondo, la sentenza impugnata va cassata e, poichè non è necessario effettuare alcun accertamento ulteriore, la causa può essere decisa nel merito con il rigetto dell’opposizione all’iscrizione d’ufficio presso la Gestione separata per l’anno 2005 ed alla intimazione di pagamento proposte da C.S..
37. La novità della questione al momento di instaurazione della lite
determina la compensazione delle spese dell’intero processo.
la Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’opposizione proposta da C.S.; dichiara compensate le spese dell’intero processo.