Source: http://www.avvocatisenzafrontiere.it/?author=1
Timestamp: 2017-06-28 15:42:23+00:00
Document Index: 89027988

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 40', 'art. 584', 'art. 476', 'art. 586', 'art. 584', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 40', 'sentenza ', 'art. 570', 'sentenza ']

Perché a finire in carcere è soltanto la povera gente, priva di mezzi per permettersi una difesa adeguata e ungere le ruote del sistema giudiziario italiano, tra i più corrotti del mondo, mentre i reati commessi dai veri delinquenti, colletti bianchi, politici, imprenditori e magistrati collusi con le massomafie, vengono lasciati prescrivere o non vengono neppure perseguiti, come nel caso del magnate svizzero Stephan Schmidheiny, condannato a 18 anni di reclusione per “disastro ambientale doloso permanente e omissione di misure antinfortunistiche”, che ha provocato oltre 3000 morti da esposizione all’amianto della famigerata ETERNIT, società fallita nel 1986, e mandato assolto da ogni imputazione, con sentenza n. 7941/15 della Corte di Cassazione (Pres. Cortese, rel. Di Tomassi, Sandrini a latere), i quali hanno annullato anche il risarcimento danni nei confronti di 6300 parti civili per un valore di oltre 100 milioni di euro; Perché nelle carceri italiane il 33,6% dei detenuti è straniero e la maggior parte di essi è dietro le sbarre per reati minori, tra cui l’immigrazione clandestina: basti pensare che le condanne da 0 a 1 anno riguardano per il 50% stranieri, mentre tra i condannati ad oltre 20 anni gli stranieri sono solo il 12%, contro l’88% dei nostri connazionali italiani (dati 2015);
Perchél’Italia è il Paese con il costo giornaliero per detenuto più alto d’Europa (dati 2014), pari a ben € 141,80, contro i 109,72 dell’Inghilterra, i 100,47 della Francia e i 52,59 della Spagna per carcerato al giorno; Perché siamo anche la nazione con più dipendenti nella amministrazione penitenziaria in rapporto al numero di detenuti, del cui costo giornaliero, solo meno di 10 euro servono per mantenere i detenuti, mentre oltre 100 euro servono a coprire le spese per il personale;
Ed, ora, i suoi torturatori (primario, medici e infermieri), possono tornare indisturbatamente ad esercitare la“professione medica e paramedica”, grazie alla sentenza della Corte d’Appello di Salerno, che pur riconoscendone la penale responsabilità, revoca le misure interdittive, concede le attenuanti e sospende la pena, riducendo le condanne al di sotto dei minimi edittali, rispetto a quelle già assai miti inflitte in primo grado (da un 1 anno e 2 mesi per gli infermieri, fino ad un massimo di 2 anni per i medici e il benemerito primario). Tutto può tornare come prima. E, a Vallo della Lucania, come in altri ospedali, si continuerà a morire di “contenzione di comodo”: cioè, legare i pazienti, non perché vanno “fuori di testa” o per esigenze terapeutiche, ma per mera comodità di medici ed infermieri, disumanità, cinismo, assenza di controlli, carenza di personale, ma, principalmente, certezza di impunità, come denunciato dallo stesso P.M. Francesco Rotondo, che prima di venire trasferito a Salerno [promuovere per rimuovere] aveva fatto in tempo a disporre il giudizio immediato degli imputati, chiedendo le misure cautelari, oggi, incautamente revocate, sebbene la sentenza di primo grado avesse interdetto per 5 anni tutti i medici dai pubblici uffici. Di fronte a questa scandalosa assoluzione di fatto e realtà sanitaria non possiamo tacere. Abbiamo pazientemente atteso il deposito della sentenza di appello per capire più a fondo il senso, ove di senso si possa parlare, del dispositivo pronunciato all’udienza del 15.11.2016. Ma, ora, dopo aver valutato attentamente lo svolgimento dei primi due gradi di giudizio, durati quasi 8 anni, come avevamo promesso, è nostro precipuo dovere mettere a nudo i fatti e le responsabilità delle parti. E, lo facciamo pubblicando la richiesta da noi trasmessa, lo scorso 5 aprile 2017, al P.G. di Salerno, quali parti civili, affinchè impugni in cassazione la sentenza n. 2296/16, resa dalla Corte d’Appello penale di Salerno, depositata il 6.3.2017, e notificataci nei giorni scorsi (creare link sent. appello).
In linea di principio, ambedue le sentenze di primo e grado hanno riconosciuto il ruolo propulsivo delle Associazioni, smentendo e censurando il pm Martuscelli, ma hanno reso giustizia solo a metà, avendo affermato la responsabilità penale degli imputati solo in maniera virtuale o simbolica. Dapprima, in quanto gli infermieri erano stati mandati assolti, in spregio ad ogni contraria evidenza, adducendo avessero agito per ordini superiori – eppoi – sebbene la Corte d’Appello abbia accolto l’impugnazione delle parti civili e del pm, riconoscendo come da noi sottolineato che anche il personale infermieristico è portatore di una posizione di garanzia, ex art. 40 c.p., nei confronti dei pazienti sottoposti alla loro cura e vigilanza – in quanto le condanne inflitte sono talmente miti e insignificanti, da svuotare di qualsiasi significato l’intero giudizio e il contenuto sanzionatorio delle norme penali violate, che prevedono pene severe e l’interdizione dai pubblici uffici, come aveva disposto in un primo tempo il tribunale, con condanne fino a 3 anni e 6 mesi di reclusione.
Tutti gli imputati dovevano venire riconosciuti responsabili di omicidio preterintenzionale, ai sensi dell’art. 584 c.p., e, non già del mero omicidio colposo, essendo la morte di Franco Mastrogiovanni diretta conseguenza di una condotta programmaticamente rivolta contro l’incolumità individuale. Basta ricordare che il solo reato di cui all’art. 476 c.p., in relazione alla falsificazione delle cartelle cliniche, in cui non è stata riportata la contenzione, prevede la reclusione da tre a dieci anni. Mentre per il sequestro di persona (605 c. 2), è prevista una pena fino a 10 anni, qualora il soggetto agente rivesta la qualità di pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni, come nel caso di specie, in cui vi è, altresì, l’aggravante della morte della vittima. Lo stesso dicasi per quanto attiene l’art. 586 c.p., dalle cui previsioni normative fanno eccezione sia i delitti di percosse (581), sia di lesioni personali (582), “dal momento che se da tali condotte deriva la morte della vittima, si ha omicidio preterintenzionale ex art. 584 c.p.”, norma secondo cui è prevista una pena edittale da un minimo di 10 anni sino a 18 anni di reclusione. In buona sostanza, una sentenza di compromesso. Un’operazione gattopardiana da terzo millennio, in chiave giudiziaria, di chi finge di adattarsi ai cambiamenti in atto, dando a vedere di apprezzarli e sostenerli, ma solo per poter conservare i privilegi delle caste, come affermava Tancredi, nipote di Don Fabrizio, principe di Salina: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi», nell’illuminante romanzo storico del principe siciliano Giuseppe Tomasi Di Lampedusa.
L’unico pregio delle decisioni in esame è quello di avere spezzato il clima persecutorio e d’odio politico nei confronti di Franco Mastrogiovanni, anche da morto, vittima dagli anni ’90 di reiterati abusi da parte delle forze dell’ordine e dello stesso pm Martuscelli, in relazione a un arresto illegale, per fatti da cui è stato poi completamente assolto, con condanna dello Stato Italiano al risarcimento dei danni da ingiusta detenzione. Ciononostante, i Giudici non sono stati in grado di far luce sulle ragioni di tale accanimento nei confronti della vittima e sulle oscure protezioni di cui hanno sinora goduto i suoi aguzzini e detrattori, come da noi denunciate, smascherando, tra l’altro, il maldestro tentativo del pm Martuscelli di manlevare il primario da ogni responsabilità, assecondando contro ogni diversa evidenza, immortalata dai filmati della video-sorveglianza, la versione dei fatti propinata dal Di Genio, secondo cui si sarebbe trovato in ferie, esibendo un ordine di servizio falso. La risibilità della motivazione di appello, secondo cui si tratterebbe: a) di “comportamenti diffusi” che non riguardano il solo personale sanitario di Vallo della Lucania, e b) di protocolli di “recente formazione” (2006), riferendosi alle linee guida dell’Ospedale Niguarda di Milano, come abbiamo sottolineato nei motivi di impugnazione, si commenta da sé e non merita ulteriori parole o censure, ricordando che la preziosità del bene della vita, il rispetto dei protocolli sanitari e delle leggi, ovvero l’importanza delle cure mediche che dovrebbero essere riservate ad un paziente affidato al servizio sanatario nazionale di un paese civile e progredito, come il nostro, che si vanta di essere la “culla del diritto” e la settima potenza industriale del mondo, non possono venire sviliti e neutralizzati da una sofferta pronuncia di compromesso, intervenuta a distanza di quasi 8 anni dai fatti, la quale più che rendere giustizia alle vittime, affermando principi di civiltà giuridica, si pone, invero, piuttosto, come “salvacondotto” di sostanziale impunità e stimolo alla reiterazione di reati analoghi da parte dei baroni e di chi opera nella sanità pubblica. E’ lo stesso Raffaele Cantone, Presidente dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), dal quale attendiamo ancora risposta alle nostre segnalazioni, a parlare di controllo della sanità pubblica come strumento per consolidare il potere della camorra sul territorio e che il primo scioglimento di una ASL appartiene alla Campania (da “I Gattopardi”).
Tutto ciò è inaccettabile ed il Movimento per la Giustizia continuerà fino in fondo la sua battaglia civile, se sarà necessario portando il caso avanti la Corte EDU e ad altri organismi internazionali, non già per “giustistialismo”, “vendetta” o “ragioni mediatiche”, come qualcuno maliziosamente potrà affermare, ma per mero senso di giustizia ed affermare in concreto il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e di certezza della pena, anche per i cd. “colletti bianchi” e coloro che se ne rendono complici, aderendo ad ordini illeciti, affinchè casi del genere non accadano più, introducendo il reato di tortura in Italia e ponendo fine agli abusi della psichiatria e alla coercizione per imporre trattamenti invasivi che si sono dimostrati distruttivi al di là di ogni ragionevole dubbio. La vita umana, il dovere di cura, di assistenza e di soccorso non possono, infatti, venire considerati alla stregua di un “cartello stradale” di divieto di sosta apposto nottetempo, trattandosi di violazioni inescusabili nella maniera più ferma e rigorosa, salvo non volere ridurre il diritto e le leggi ad una applicazione discrezionale, tipica dei paesi privi di diritti certi. La morte annunciata di Francesco Mastrogiovanni è un caso eclatante di malasanità e malagiustizia, che non può rimanere impunita. Diversamente, il “maestro più alto del mondo”, come lo chiamavano affettuosamente i suoi alunni, è morto due volte, prima togliendogli brutalmente la vita nel lager psichiatrico, nel quale implorava di non essere trasportato, eppoi nelle aule di giustizia, in un processo di irragionevole lungaggine, trascinato sino ai limiti della prescrizione, sebbene sorto col rito speciale del “giudizio immediato”, dove i suoi carnefici sono stati di fatto “manlevati” da ogni sostanziale responsabilità penale e civile, ovvero da qualsiasi concreta forma di risarcimento dei danni, senza riconoscere, neppure, una minima provvisionale in favore dei parenti e delle parti civili, sebbene richiesta e di norma per riconosciuta, quando interviene una sentenza di condanna, come a volerli “punire”di essere andati fino in fondo, denunciando la malasanità e le deviazioni del sistema giudiziario. La stessa liquidazione delle spese legali appare come una ulteriore dimostrazione di ingiustificata benevolenza nei confronti degli imputati e/o di prevenzione e malanimo nei confronti della vittima e delle parti civili, tenuto conto trattarsi di un processo della durata complessiva di ben quasi 8 anni, con 37 udienze in primo grado, oltre 10 in appello, 18 imputati, 10 parti civili, numerosi testi, periti d’ufficio e consulenti tecnici di parte, la cui imponente mole di atti da esaminare e attività defensionali non possono di certo venire compensati per il giudizio di appello con soli € 1300,00 complessivi, in favore di ciascuna parte civile, e posti a carico solidale dei 6 medici e della ASL (importo di norma riconosciuto per una udienza preliminare del G.I.P. di facile e pronta soluzione). Tantomeno, con soli € 3000,00, per il doppio grado di giudizio (47 udienze totali), posti a carico solidale dei 12 infermieri e della ASL, in relazione alla posizione di questi ultimi, dapprima mandati assolti – e da ultimo virtualmente condannati a seguito dell’impugnazione del pm e delle parti civili, il cui importante impegno professionale dei propri legali ha garantito che il processo non venisse da subito deviato su un binario morto, come nelle iniziali intenzioni del pm d’udienza, dr. Martuscelli, il quale ha cercato di ribaltare l’ineccepibile impianto accusatorio dell’originario P.M. dr. Rotondo, che aveva richiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio immediato, disposto con decreto del G.I.P. presso il Tribunale di Vallo della Lucania, risalente al 1 febbraio 2010.
Da qui il sospetto ben più grave che lo spietato omicidio preterintenzionale, preannunciato dallo stesso Mastrogiovanni – a tal punto consapevole della tremenda fine che lo attendeva da implorare: «Se mi portano a Vallo non ne esco vivo» - possa promanare da una preordinata vendetta politica, maturata negli ambiti dell’estrema destra, che forse non ha mai perdonato al maestro elementare, la morte del missino Carlo Falvella, dirigente del FUAN di Salerno, a cui era del tutto estraneo, e la sua fede anarchica che lo spingeva a continuare a ricercare la verità sulla strage di Piazza Fontana. Il Movimento per la Giustizia e Avvocati senza Frontiere invitano perciò la Società civile e i media a sollecitare il Procuratore Generale di Salerno ad impugnare la sentenza di appello, contestando agli imputati l’omicidio preterintenzionale, affinché siano comminate giuste condanne a medici ed infermieri, nonché a riaprire i procedimenti archiviati sulle violenze subite da Francesco Mastrogiovanni e l’illegittimità del T.S.O., che lo ha portato alla morte.
mercoledì 18th, aprile 2007 / 14:26 Written by Pietro Palau
(Sintesi dell’intervista su Radio 1 nella rubrica “Ipocrity correct”, messa in onda domenica 8.4.07) Domanda: In che misura si può parlare di equivoci ed errori giudiziari?
Risposta: Gli equivoci e le ingiustizie che ne derivano nel mondo del diritto raramente nascono per caso. Lo studio della storia del diritto e l’esperienza mi hanno portato a capire che l’equivoco è una delle componenti essenziali della millenaria ambiguità della giustizia e della cultura giuridica, su si è retto sino ad oggi ogni tipo di sistema politico. Ovviamente compresi quelli attuali delle moderne democrazie, che ne rappresentano forse storicamente l’espressione più evoluta di ipocrisia mai prima raggiunta dal potere, che dagli equivoci e dalla equivocità dei fini della giustizia si alimenta e trae il suo dominio.
A mio avviso, semplicemente cercando di vivere in maniera più profonda e autentica, operando a partire da noi stessi, una vera e propria rivoluzione delle coscienze, che passi attraverso un diverso modo di intendere il potere e le istituzioni giudiziarie e il ruolo dei cittadini nel processo di mutamento in atto. Qualcosa che nel nostro piccolo stiamo cercando di fare attraverso l’opera del Movimento per la Giustizia e Avvocati senza Frontiere.
Locandina dello spettacolo “Progetto Futuro” che si teera’ Mercoledi’ 23 Settembre. Cliccate per vedere il Pdf.
Signori Marco Morra 3442748724 / 3333090778 - morra.rocco@virgilio.it
e Giuseppe Bucalo 3493795982 - soccorsoviola@antipsichiatria.it; bucalo@tao.it
e Massanzana di Pordenone 043 427969 - gianni.massanzana@avvocatipordenone.it
Perché la stampa di regime tace sul processo di appello Mastogiovanni? Perché si attende un altro verdetto vergognoso prima di urlare il proprio sdegno?
E’ stato un omicidio di Stato, con la complicità della pubblica accusa, che ha affossato ogni indagine, come da subito abbiamo avuto il coraggio di denunciare, spezzando l’omertà che si era creata intorno alla figura del P.M. Martuscelli e alle richieste di assoluzione per i reati più gravi. I difensori degli imputati hanno chiesto l’estromissione delle Associazioni costituite parti civili, tra cui Avvocati senza Frontiere, perché hanno paura della nostra capacità di vigilanza sul corretto svolgimento del processo di appello e di smascherare ogni tentativo di condizionamento degli organi giudicanti. Sanno bene che non permetteremo mai si trasformi in un altro processo farsa senza colpevoli! Come i tanti che ininterrottamente hanno costellato la storia della Repubblica: Vajont, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Stazione di Bologna, Italicus, Ustica, Moby Prince, Strage di Capaci, Strage di Via D’Amelio, Strage di Viareggio, Trattativa Stato-Mafia, etc.
Senza di noi sarebbe stato più facile far leva sulle perverse logiche di asservimento della magistratura, come nel caso Cucchi e, oggi, nel processo di appello celebrato a L’Aquila per il disastro colposo del 2009, con oltre 309 morti e 1600 feriti, da cui gli imputati sono usciti tutti quasi indenni.
Dobbiamo mobilitare tutte le migliori risorse della Società civile per contrastare le mafie e la dilagante corruzione nei palazzi del potere, le cui mura trasudano “del puzzo del compromesso che si contrappone al fresco profumo della libertà”, come affermava Paolo Borsellino, prima di venire lasciato uccidere come Falcone e tanti altri magistrati coraggiosi da quello stesso Stato a cui avevano offerto la loro vita.
APPELLO MASTROGIOVANNI: «NON CI SARA’ IMPUNITA’ COME PER CUCCHI» E’ quanto affermato dal Presidente della Onlus Movimento per la Giustizia Robin Hood – Avvocati senza Frontiere, Pietro Palau Giovannetti, parte civile costituita nel processo di appello che si è aperto Salerno venerdì 7 novembre u.s., nei confronti di 6 medici e 12 infermieri del lager psichiatrico di Vallo della Lucania, tra cui l’ex primario Michele Di Genio. «Siamo consapevoli dell’enorme difficoltà di fare emergere la verità e la Giustizia in un Paese, come il nostro, dove vige il principio dell’intangibilità dei colletti bianchi e larghi settori della magistratura sono nelle mani di logge occulte e inesplorati gruppi politico-affaristici, come abbiamo denunciato alla Procura di Napoli, mettendo in luce le molte anomalie del processo di primo grado e il tentativo del P.M. Martuscelli di ribaltare l’originario impianto accusatorio, mandando assolti tutti gli imputati dai capi di accusa più gravi di sequestro di persona e morte derivante dalla commissione di altro delitto».
Allo scopo di impedire un altro scandaloso epilogo giudiziario, come quello di Stefano Cucchi, Avvocati senza Frontiere ha deciso di rendere pubblici sul sito http://www.maljustice.eu/www.maljustice.eu tutti gli atti principali del procedimento penale, preannunciando che insisterà nei propri motivi di appello, per l’inasprimento delle miti condanne inflitte in primo grado ai 6 medici e affinché vengano accertate le responsabilità anche dei 12 infermieri, mandati incongruamente tutti assolti, nonostante trattasi di fatti-reato della massima gravità assimilabili alla tortura che coinvolgono la figura professionale e la posizione di garanzia degli infermieri, ex art. 40 c.p., quale soggetto che svolge un ruolo cautelare essenziale nella salvaguardia della salute dei pazienti. Fatti commessi, in concorso tra medici e infermieri, attraverso la formazione di false cartelle cliniche e attestazioni mendaci all’A.G., con l’aggravante di aver agito con crudeltà e assoluto disprezzo della dignità umana, rifiutando per oltre 4 giorni di prestare soccorso ad un paziente, legato mani e piedi, che ha continuato ad implorare aiuto, fino alla morte, cercando di liberarsi dai lacci di cuoio e plastica che lo facevano sanguinare, impedendogli di bere e alimentarsi, come risulta dalle videoregistrazioni delle telecamere a circuito chiuso, che inchiodano in modo schiacciante tutti gli imputati, nessuno escluso.
«Continueremo a vigilare il corretto svolgimento del processo e applicazione delle leggi» ha poi affermato l’Avv. Paolo Princivalle che parteciperà all’udienza del 7 p.v. a Salerno, ricordando che proprio in questi giorni l’Italia è stata giudicata del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per l’assenza del reato di tortura nel proprio Ordinamento, seppure da 26 anni abbiamo aderito alla Convenzione contro la tortura, senza averla però mai recepita, nonostante varie proposte di legge, tra cui quella avanzata dall’organizzazione Avvocati senza Frontiere e dell’Associazione 5 Stelle per la Legalità». «Ci siamo costituiti parte civile – prosegue il legale dell’Associazione Avv. Fantini – per impedire i soliti “inciuci giudiziari” e affermare la libertà di cura contro i TSO, tutelando l’interesse dei cittadini di potere accedere ad una giustizia giusta e uguale per tutti, inscindibilmente connesso alla più generale tutela del rispetto della persona umana, per cui nessuno può essere sottoposto a torture, fino a provocarne la morte, tanto più in strutture sanitarie o carcerarie, come avvenuto anche nel caso di Stefano Cucchi». «Alla luce del tentativo di deviare il processo su binari morti – ha aggiunto il Presidente della Onlus – ci siamo posti, sin dal primo grado, come una spina nel fianco della Pubblica Accusa e ne abbiamo prontamente segnalato gli abusi e le deviazioni anche al C.S.M., ottenendo, seppure tardivamente, il trasferimento del P.M. Martuscelli, che aveva perseguitato la vittima Francesco Mastrogiovanni, sin dalla fine degli anni ’90, disponendone l’ingiusta carcerazione per fatti da cui è stato poi assolto, con condanna dello Stato Italiano, al risarcimento del danno per l’ingiusta detenzione. Siamo così riusciti ad infondere coraggio anche alle altre parti civili e a spezzare il timore reverenziale verso la figura del pubblico ministero, facendo luce sugli anomali comportamenti endoprocessuali e le frequentazioni del dr. Martuscelli con taluni imputati (del caso si sta oggi occupando la Procura di Napoli che ha aperto un fascicolo sulla gestione del procedimento per la morte di Franco)». Nei giorni scorsi l’Associazione ha rivolto anche una denuncia a Raffaele Cantone Presidente dell’ANAC(in calce il testo integrale), chiedendo di far luce sulle pratiche medioevalistiche in essere presso le strutture sanitarie di Vallo della Lucania e la sostanziale impunità di cui godono i “colletti bianchi”, compresi i magistrati che hanno coperto le responsabilità per la morte del Prof. Francesco Mastrogiovanni e di altri pazienti in contenzione. Ci auguriamo quindi che le pene scandalosamente miti comminate nei confronti dei medici, verranno quantificate correttamente nel grado di appello, condannando anche gli infermieri, tenendo conto della notevole gravità e allarme sociale dei reati consumati in danno di Franco, per cui è configurabile il delitto di “omicidio preterintenzionale”, come da noi evidenziato nell’atto di appello e nell’istanza rivolta alla Procuratore Generale presso la Corte d’Appello.
COMUNICATO CONGIUNTO DEI FAMIGLIARI E DELLE ASSOCIAZIONI PARTI CIVILI Salerno, 7 novembre 2014. Si è svolta questamani, a Salerno, la prima udienza “filtro” che ha stabilito la calendarizzazione delle udienze del processo avanti la Corte di Appello per la morte del maestro Francesco Mastrogiovanni. I familiari, le Associazioni presenti, costituite parti civili, e i relativi difensori hanno ribadito la loro ferma volontà di ottenere piena giustizia in relazione alle gravi responsabilità per la morte di Franco, affinché il processo di appello non si trasformi in un altro caso Cucchi, senza colpevoli.
2) che in ogni reparto psichiatrico siano installati impianti di sorveglianza, i cui video siano conservati per un minimo di cinque anni; 3) che sia garantito ai familiari e alle Associazioni l’accesso in ogni momento ai reparti;
f.to: I Familiari di Francesco Mastrogiovanni – Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni – Telefono Viola – contro gli abusi e le violenze psichiatriche -
Movimento per la Giustizia Robin Hood – Avvocati Senza Frontiere
10/3/2015 ore 11,30 Questioni preliminari, Relazione e Requisitoria 10/4/2015 arringhe (parti civili)
26/6/15, 30/6/15 e 18/9/15 arringhe difensori imputati Il presidente Russo ha anticipato che intende concludere il processo e pronunciare sentenza entro la fine del 2015
DENUNCIA ALL’AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONE
A nome e per conto del Movimento per la Giustizia e dell’Associazione 5 Stelle per la Legalità, mi pregio trasmetterle due ulteriori esposti relativi ai casi di malasanità e malagiustizia per le morti di Saverio Montano e Francesco Mastrogiovanni, causate da prolungate illegittime contenzioni e trattamenti disumani, mascherati da attività sanitarie, presso l’Ospedale di Vallo della Lucania. Casi che non hanno trovato il primo alcuna tutela nelle competenti sedi giurisdizionali adite e il secondo pene del tutto miti e non adeguate alla gravità dei fatti-reato, assimilabili alla tortura. La Onlus Movimento per la Giustizia si è costituita parte civile per impedire le solite manovre volte a mandare assolti anche i medici, allo scopo di affermare la libertà di cure contro i TSO, tutelando l’interesse comune di potere accedere ad una giustizia giusta e uguale per tutti, interesse inscindibilmente connesso alla più generale tutela del rispetto della persona umana, per cui nessuno può essere sottoposto a torture, tanto più in strutture sanitarie. Abbiamo cercato di far luce sugli anomali comportamenti endoprocessuali e le frequentazioni del pm Martuscelli con taluni imputati. Del caso si sta oggi occupando il Gip presso la Procura di Napoli a seguito di opposizione all’archiviazione per l’anomala gestione del procedimento, senza che allo stato siano state svolte idonee indagini sui molteplici casi di pazienti deceduti a seguito della pratica generalizzata della cd. “contenzione di comodo”, come nel caso del Sig. Montano Saverio. Caso che apre un altro filone di ipotesi corruttive in relazione alla capacità di condizionamento delle compagnie assicuratrici nei confronti di CTU, periti e magistrati, allo scopo di evitare ogni forma di risarcimento danni e/o di ridurlo al minimo e/o ritardarlo sine die. Il Procuratore di Vallo della Lucania, in accoglimento della ns. istanza ex art. 570 c.p.p., ha impugnato la sentenza di primo grado, con la quale pur condannando il primario e 5 medici a pene particolarmente miti, sono stati, invece, incongruamente assolti tutti gli infermieri che hanno attuato la contenzione, posta in essere con modalità particolarmente crudeli e sevizie, consistite nell’assoluta mancanza di cure al paziente, lasciato languire sino alla morte per ben oltre 83 ore, senza cibo né acqua, e con ferite profonde e sanguinanti, ignorando le sue continue richieste imploranti aiuto allo stesso primario Di Genio che il pm Martuscelli, contro ogni evidenza, rappresentata dalle videoregistrazioni, ha invece sostenuto “essere in ferie”. Condotte che andavano quindi sanzionate in maniera ben più severa dal Tribunale di Vallo della Lucania, integrando la più grave ipotesi di “omicidio preterintenzionale”, come da noi sollecitato al P.G. di Salerno, il quale allo stato non ha accolto la nostra allegata istanza affermando che non saprebbe cos’altro aggiungere ai motivi della Procura di Vallo. Il processo di appello si aprirà a Salerno il 7 novembre 2014. Alla luce del tentativo di deviare il processo su binari morti, l’Associazione da me rappresentata invita il Suo Ufficio a voler svolgere ogni più opportuna indagine volta a verificare l’esistenza di una rete di salvataggio, che garantisce impunità ai colletti bianchi, in grado di condizionare l’attività giurisdizionale, attraverso la collusione di intranei ai centri vitali di comando degli stessi uffici inquirenti e giudicanti, finalizzata a sovvertire la legalità e il regolare corso della giustizia, conculcando fondamentali diritti e libertà dei cittadini. ALLEGATI DENUNCIA AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONE
- Delibera C.S.M. 20/2/13 - Denuncia-Esposto a carico P.M. Martuscelli 9/10/12
- Sentenza Corte d’Appello Salerno assoluzione Francesco Mastrogiovanni 26/6/2001
Ecco il video della tortura che ha scioccato l’Italia ma non il P.M. Martuscelli
Dal blog dell’avv. Robero Napoli
Pubblico di seguito il link di una mia nota a due ordinanze, rispettivamente, di sospensione e di non concessione della provvisoria esecutorietà di decreto ingiuntivo ottenuto da una banca per saldo di apertura di credito in conto corrente. Nella nota ho rappresentato alcune mie considerazioni sulla necessaria prudenza, da parte del giudice, nella valutazione dei presupposti per concedere o sospendere la provvisoria esecutorietà e sul bilanciamento del diritto di credito con vari diritti fondamentali della persona umana. La nota e’ pubblicata sulla rivista giuridica online Diritto.it. (Per leggerla cliccare qui)
ART. 23. (Entrata in vigore) DECRETO-LEGGE 12 settembre 2014, n. 132
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