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Timestamp: 2020-06-03 10:10:09+00:00
Document Index: 168912187

Matched Legal Cases: ['art 49', 'art 63', 'art 49', 'art 63', 'art 18', 'art 3', 'art 11', 'art 68']

Attenzione ai vecchi carnet di assegni: sanzioni fino a 50.000,00 euro per assegni senza clausola di non trasferibilità o senza indicazione del beneficiario…fatte salve, finalmente, le ipotesi di minor gravità! | Conte & Giacomini Avvocati
Conte & Giacomini Avvocati > Diritto Penale > Attenzione ai vecchi carnet di assegni: sanzioni fino a 50.000,00 euro per assegni senza clausola di non trasferibilità o senza indicazione del beneficiario…fatte salve, finalmente, le ipotesi di minor gravità!
The Italian legislative decree No 231 of November 21st 2007 (modified from the legislative decree No 90 of May 25th 2017) has established that transferable checks and the checks without recipient are prohibited. The sanction according to the legislative decree No 90/2017 is from € 3.000,00 to € 50.000,00.
L’art 49 co 5 del DLvo n 231/2007 prevede che “Gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a 1.000,00 euro devono recare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità”.
La violazione della sopra citata norma è punita ai sensi dell’art 63 co 1 del DLvo n 231/2007 con una sanzione amministrativa pecuniaria davvero rilevante che va da € 3.000,00 ad € 50.000,00.
Il divieto contenuto nell’art 49 co 5 DLvo n 231/2007 è stato previsto in attuazione della Direttiva 2005/60/CE concernente “la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo” nonché della Direttiva 2006/70/CE che ne reca misure di esecuzione.
La ratio della previsione, che viene ben illustrata anche dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in un vademecum del 12 marzo 2018, sta nel fatto che un assegno trasferibile o senza indicazione del beneficiario viene assimilato ad un titolo al portatore ossia pagabile a vista a colui che lo esibisce per l’incasso ed è quindi equiparabile al denaro contante. Ciò che lo sottopone alle restrizioni volte alla prevenzione e al contrasto del riciclaggio e dell’evasione fiscale.
Al contrario, l’apposizione dei dati sopra detti, assicurerebbe la piena tracciabilità della transazione.
A tal proposito, si ricorda che, dal 2008, le banche e le Poste Italiane non rilasciano più (salvo specifica richiesta) carnet di assegni senza clausola di non trasferibilità, pertanto, chi avesse vecchi blocchetti di assegni (ante 2008) ed intendesse usarli avrebbe l’onere di scrivere di suo pugno sull’assegno “non trasferibile”.
Chi dimentica detto onere incorre nella sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’art 63 co 1 DLvo n 231/2007, sanzione inasprita fortemente dal DLvo n 90/2017 attuativo della Direttiva 2015/849/UE (prima di detto intervento la sanzione era comminata in misura percentuale all’importo dell’assegno) tanto da porsi in forte contrasto con uno dei principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico, ovvero quello di proporzionalità.
Si pensi che anche lo stesso Ministero dell’Economia e delle Finanze ha riconosciuto nel vademecum sopra citato la necessità di una modifica legislativa “recuperando la proporzionalità tra l’importo trasferito e la sanzione”.
A tal proposito, dopo diversi tentativi (concretizzati in numerose interrogazioni parlamentari e proposte di modifica), con la conversione in legge del DL n 119/2018 da parte della L n 136/2018, è stato rivisto il sistema sanzionatorio che qui ci occupa portando la sanzione (per importi non superiori agli € 30.000,00 e in casi di minor gravità) al 10 % dell’importo trasferito. Disposizione che, va evidenziato, sarà applicata anche ai procedimenti in corso.
Si tratta di una grande novità che tocca anche casi dei quali questo studio si sta occupando.
In ogni caso, si ricorda che il modus operandi in caso di contestazione non cambia (restano infatti invariate le disposizioni fondamentali in materia).
I soggetti che si vedono contestare la violazione in questione possono presentare al competente Ufficio (ovvero la Ragioneria territoriale dello Stato – organo locale del Ministero dell’Economia e delle Finanze – che ha provveduto alla notifica della contestazione) scritti difensivi ed eventualmente chiedere audizione ax art 18 DPR n. 689/81 rappresentando i motivi oggettivi e soggettivi (compreso un errore sul fatto ex art 3 co 2 L n 689/81) volti ad ottenere l’archiviazione del procedimento.
La novità sta nel fatto di poter domandare, soprattutto con riferimento a casi in cui la presunta violazione sia di lieve entità, l’applicazione della sanzione in misura percentuale all’importo trasferito (salvo che i vari Uffici territorialmente competenti lo facciano già automaticamente e che il soggetto ritenga più semplice pagare l’importo che mettere in moto la procedura difensiva sopra citata).
Negli altri casi, ovvero qualora l’organo competente, anche a seguito degli scritti difensivi, decida di non ritenere il fatto di minor gravità e di irrogare la sanzione che va da € 3.000,00 fino ad € 50.000,00, è sempre possibile chiedere l’applicazione del minimo edittale ex art 11 L. n. 689/1981 e la riduzione della sanzione di un terzo ex art 68 Dlvo n 231/2007 in modo tale da poter arrivare ad una sanzione pari ad € 2.000,00.
E’ evidente che il sistema sanzionatorio oggi è maggiormente ancorato al principio di proporzionalità e meno gravatorio rispetto a quello previsto per chi, prima della L n 136/2018, magari per importi esigui, si vedeva notificare l’ingiunzione di pagamento.
Ciò detto, a parte quanto sopra detto, occhio comunque ai vecchi carnet di assegni perché la svista può costare molto cara!