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Timestamp: 2020-05-26 04:11:17+00:00
Document Index: 7784365

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 8', 'art. 3', 'art. 8', 'art.1', 'art. 144']

Ici: irrilevanza della separazione di fatto | Enti Locali Online
Ici: irrilevanza della separazione di fatto
20 Set, 2019 by Redazione
Nella Sentenza n. 14596 del 29 maggio 2019 della Corte di Cassazione, i Giudici di legittimità affermano che in tema di Ici, ai fini della spettanza della detrazione prevista per le abitazioni principali, occorre che il contribuente provi che l’abitazione costituisce dimora abituale non solo propria, ma anche dei suoi familiari, a nulla rilevando la situazione di separazione di fatto, che è peraltro una situazione transeunte, suscettibile di essere revocata in qualsiasi momento dagli stessi coniugi. Le agevolazioni fiscali sono del resto di stretta interpretazione e richiedono presupposti certi, quali appunto, nel caso di separazione, un provvedimento giurisdizionale che riconosca la definitiva frattura del rapporto coniugale.
La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza di che trattasi, ha chiarito un rilevante profilo in tema di agevolazione Ici sull’immobile adibito ad abitazione principale in caso di separazione (di fatto e non giudiziale) tra i due coniugi.
Nel caso di specie, un Comune impugnava la Sentenza della Ctr., nell’ambito di una controversia su 3 avvisi d’accertamento Ici degli anni da 2009 a 2011, per il mancato riconoscimento dell’agevolazione riferita all’immobile adibito ad abitazione principale.
L’Ente impositore deduceva, con un primo motivo, il vizio di violazione dell’art. 1, del Dl. n. 93/2008, e dell’art. 8, comma 2, del Dlgs. n. 504/1992, avendo i Giudici d’appello, a suo avviso erroneamente, riconosciuto il diritto all’agevolazione prevista per l’abitazione principale al coniuge separato di fatto, che aveva fissato la residenza in altro immobile, rispetto a quello dove risiedeva il primo coniuge, pur in assenza di un provvedimento giurisdizionale che ne attestasse la separazione.
Secondo il Comune il regime agevolativo previsto dalla norma era stato così utilizzato al sostanziale fine di eludere l’Imposta, laddove per abitazione principale doveva comunque intendersi quella nella quale il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, ed i suoi familiari dimorano abitualmente.
Con un secondo motivo, l’Ente Locale deduceva poi la violazione dell’art. 3, del Dlgs. n. 504/1992, in quanto, la cessione della casa coniugale dal ricorrente alla moglie, per intervenuta separazione di fatto (e non giudiziale), non consentiva il riconoscimento dell’esenzione, che spetta unicamente all’immobile di residenza della famiglia e non a quello di residenza dei singoli coniugi.
I 2 motivi, che, secondo la Corte potevano possono essere oggetto di un esame congiunto, erano fondati.
Evidenziano infatti i Giudici di legittimità che in tema di Ici, ai fini della spettanza della detrazione prevista, per le abitazioni principali (per tale intendendosi, salvo prova contraria, quella di residenza anagrafica), dall’art. 8 del Dlgs. n. 504/1992 (come modificato dall’art.1, comma 173, lett. b), della Legge n. 296/2006), occorre che il contribuente provi che l’abitazione costituisce dimora abituale non solo propria, ma anche dei suoi familiari, non potendo sorgere il diritto alla detrazione ove tale requisito sia riscontrabile solo per il medesimo[1].
E, nel caso di specie, la Ctr. aveva accertato che l’abitazione oggetto dell’atto impositivo non costituiva, nell’anno in contestazione, dimora abituale del nucleo familiare, a nulla rilevando, ai fini fiscali, la situazione di separazione di fatto, che è peraltro una situazione transeunte, suscettibile di essere revocata in qualsiasi momento dagli stessi coniugi.
E questo anche considerato che le agevolazioni fiscali sono notoriamente di stretta interpretazione e richiedono, per essere riconosciute, presupposti certi (nel caso di specie, la necessità di un provvedimento giurisdizionale che riconoscesse la definitiva frattura del rapporto coniugale).
E del resto, anche il contribuente aveva evidenziato come lui stesso e il coniuge avessero residenza anagrafica e dimora abituale in luoghi diversi.
In sostanza, il Giudice di merito aveva erroneamente attribuito all’addotta circostanza della separazione di fatto la stessa valenza della separazione legale, erroneamente attribuendo così il vantaggio fiscale, di natura eccezionale, dell’agevolazione per l’abitazione principale.
Il nucleo familiare, laddove ancora formalmente sussistente, non può dunque godere di una duplice esenzione.
In tema di Ici infatti, ai fini della spettanza della detrazione e dell’applicazione dell’aliquota ridotta prevista per le abitazioni principali, un’unità immobiliare può essere riconosciuta “abitazione principale” solo se, in costanza di matrimonio, costituisce la dimora abituale di entrambi i coniugi i quali, ex art. 144 del Cc., sono tenuti alla coabitazione, almeno fino alla separazione legale[2].
Il tema dell’abitazione principale, in generale, è del resto sempre stato argomento molto controverso.
Come ribadito dalla Cassazione (vedi anche Sentenza Corte di Cassazione 28 marzo 2019, n. 8627), ai fini dell’agevolazione Ici per abitazione principale, le risultanze anagrafiche rivestono comunque un valore presuntivo, e più precisamente di presunzione legale relativa, ammettendosi pertanto la prova contraria. Prova che deve però riguardare l’effettivo utilizzo dell’unità immobiliare quale dimora abituale del nucleo familiare del contribuente, non potendo sorgere il diritto alla detrazione ove tale requisito sia riscontrabile solo per uno dei coniugi.
[1] Cfr. Ordinanze Corte di Cassazione nn. 15444/17, 12299/17, 13062/17 e 12050/10.
[2] Cfr. Ordinanza Corte di Cassazione n. 7436 del 15 marzo 2019.
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