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Timestamp: 2019-01-21 19:04:20+00:00
Document Index: 66498980

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'e contrario', 'art. 38', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 35', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36']

NON V'È OBBLIGO DI ESAMINARE LA DOMANDA DI SANATORIA RIPETITIVA DI ISTANZE RESPINTE CON ATTI INOPPUGNABILI
Non è obbligatorio valutare un'ulteriore richiesta di sanatoria quando, in concreto, essa non determini alcuna reale novità rispetto ad istanze già respinte e mai opposte.
È AMMESSA L'ISTANZA DI SANATORIA DEL PROPRIETARIO O DEL RESPONSABILE DELL’ABUSO, MA OCCORRE IL CONSENSO DEL TITOLARE DEL BENE
In materia di sanatoria l'art. 36 T.U. edilizia ammette la proposizione dell'istanza da parte non solo del proprietario ma anche del responsabile dell'abuso, ma quest'ultima qualità non è di per sé sufficiente a radicare il titolo per la proposizione della relativa istanza, occorrendo comunque il consenso del soggetto titolare del bene interessato il quale, ove estraneo all'illecito, può astrattamente avere un interesse contrario alla definitiva regolarizzazione.
IL RICHIEDENTE LA SANATORIA PUÒ AVVALERSI DELLA DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DI ATTO NOTORIO, A MENO CHE LA P.A. NON PROVI CHE L'OPERA SIA SUCCESSIVA ALLA DATA DEL CONDONO
La prova sulla realizzazione delle opere abusive entro la data prevista grava sul richiedente la sanatoria che può avvalersi della dichiarazione sostitutiva di atto notorio, ma, a fronte di elementi di prova a disposizione dell'amministrazione, il responsabile dell'abuso è gravato dall'onere di provare l'effettiva realizzazione dei lavori entro i termini previsti dalla legge.
ANNULLAMENTO DEL TITOLO EDILIZIO: I PRESUPPOSTI PER LA MONETIZZAZIONE DEVONO ESSERE ACCERTATI DAL COMUNE
E' illegittimo il diniego di monetizzazione ex art. 38 d.P.R. 380/2001 mancante di una previa adeguata istruttoria, dovuta al fatto che il Comune, anziché compiere una verifica autonoma sulla impossibilità o, perlomeno, sulla oggettiva e notevole difficoltà, o no, di demolire l'abuso senza rischiare di compromettere la stabilità degli immobili legittimi e del pendio, con conseguente applicazione, o meno, della sanzione pecuniaria, ha addossato agli istanti tale dimostrazione, considerandola poi insufficiente.
IL PRIVATO RAGGIUNTO DALL'ORDINE DI DEMOLIZIONE PUÒ CHIEDERE LA SANATORIA DELLE OPERE ESEGUITE ANCHE OLTRE IL TERMINE DI 90 GIORNI DALLA NOTIFICA DI ESSO
Il privato raggiunto dall'ordine di demolizione può richiedere la sanatoria delle opere eseguite, ai sensi dell'art. 36 D.P.R. 380/2001, anche oltre il termine di 90 giorni dalla notifica dell'ordinanza; e tanto sulla base del tenore letterale del comma 1 del predetto art. 36, che ammette la possibilità di ottenere il permesso in sanatoria fino alla scadenza dei termini di cui agli articoli 31, comma 3, 33, comma 1, 34, comma 1, e comunque fino all'irrogazione delle sanzioni amministrative.
La modifica di un elaborato grafico eventualmente operata da un funzionario dell'ufficio tecnico del Comune non è una manifestazione espressa di volontà dell'organo competente al rilascio del titolo in sanatoria.
ABUSO EDILIZIO SOTTOPOSTO A ESECUZIONE IMMOBILIARE: IL TERMINE PER LA PRESENTAZIONE DELLA SANATORIA RESTA APERTO FINO ALLA CHIUSURA DELLA PROCEDURA ESECUTIVA
In presenza di procedura esecutiva immobiliare, per il combinato disposto degli artt. 40 e 44, l. n. 47 del 1985, il termine per la presentazione delle domande di sanatoria, normalmente previsto dal precedente art. 35, rimane aperto fino alla chiusura della procedura suddetta, purché le opere abusive rientrino nelle previsioni di sanabilità della legge citata e le ragioni di credito per le quali si proceda siano anteriori alla legge di sanatoria.
Non è necessaria la c.d. doppia conformità del PAI ai fini dell'applicazione dell'art. 36 d.P.R. 380/2001: se la conformità risulta imprescindibilmente necessaria al momento della realizzazione dell'opera, infatti, essa non è necessaria anche al momento della realizzazione dell'abuso.
NON È NECESSARIO COMUNICARE IL DINIEGO DI SANATORIA AL PROPRIETARIO NON RICHIEDENTE
L'unico destinatario del provvedimento conclusivo dell'istanza di sanatoria deve essere correttamente individuato nella persona che ha presentato la relativa istanza, essendo irrilevante la mancata comunicazione al proprietario.
E' illegittima la comminazione di una sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 36 del d.P.R. n. 380 del 2001 a carico di un manufatto non (ancora) abusivo.
I PROVVEDIMENTI DI SANATORIA NON SONO SOTTOPONIBILI A CONDIZIONE E UNA VOLTA OTTENUTI NON SONO RINUNCIABILI
I provvedimenti di sanatoria non sono sottoponibili a condizione e una volta ottenuti non sono rinunciabili, visti gli effetti che esplicano in differenti ambiti (urbanistico-edilizio, penale, civile, ecc.), con la conseguenza che il rilascio del condono conclude in maniera definitiva il procedimento e definisce ex novo l'assetto delle posizioni e degli interessi in conflitto.
IL REGOLAMENTO EDILIZIO PUO’ INDICARE LA DOCUMENTAZIONE NECESSARIA MA AUTORIZZARE L’UFFICIO A RICHIEDERNE ALTRA
La previsione di regolamento edilizio con la quale l'amministrazione si riserva di richiedere all'interessato la produzione di ulteriore documentazione rispetto a quella indicata ai fini del rilascio dei titoli edilizi è ispirata al criterio di leale collaborazione tra amministrazione ed interessato ed appare pienamente conforme al canone di buona amministrazione in quanto consente alla amministrazione procedente di valutare ogni elemento necessario ai fini dello scrutinio di fondatezza della istanza di sanatoria.
IL PREAVVISO DI DINIEGO SULL’ISTANZA DI SANATORIA NON ESCLUDE LA SUCCESSIVA FORMAZIONE DEL SILENZIO-RIGETTO
Il silenzio serbato dall'Amministrazione sulla domanda di accertamento di conformità ex art. 36 del D.P.R. n. 380 del 2001 è qualificabile come silenzio provvedimentale con contenuto di rigetto e non come silenzio inadempimento all'obbligo di provvedere.
IL RESPONSABILE DELL’ABUSO È LEGITTIMATO A RICHIEDERNE LA SANATORIA
La legittimazione alla presentazione della domanda di sanatoria deve essere riconosciuta, oltre che a coloro che hanno titolo per richiedere la concessione edilizia, anche ad ogni altro soggetto interessato a conseguirla e pertanto anche al responsabile dell'abuso che abbia la disponibilità del bene al momento dell'emissione della misura repressiva. La relativamente maggiore ampiezza della legittimazione a richiedere la sanatoria, rispetto al preventivo permesso di costruire, trova giustificazione nella possibilità da accordare al responsabile dell'abuso — ove coincidente con l'esecutore materiale delle opere abusive — di evitare le conseguenze penali dell'illecito commesso, ferma restando la salvezza dei diritti di terzi.
E' illegittimo il diniego di condono laddove i requisiti di sanabilità del fabbricato, compresa la data di ultimazione, siano stati già vagliati dal Tribunale prima della cessione dei beni facenti parte del compendio fallimentare, per i quali, altrimenti, non sarebbe stata autorizzata l'alienazione.
LA SOPRAVVENIENZA DEL VINCOLO IMPEDISCE L’ACCERTAMENTO DI CONFORMITA’
A prescindere dal momento dell'introduzione del vincolo, rileva solo la data di valutazione della sanatoria edilizia e non quella di costruzione dell'immobile, essendo irrilevante che il vincolo sia sopravvenuto alla commissione dell'abuso ed alla presentazione della domanda di sanatoria.
È ILLEGITTIMO IL DINIEGO DI SANATORIA CHE ADDUCE UNA INCOMPATIBILITA’ EDILIZIA SENZA SPIEGARE IN COSA CONSISTA
E' manifestamente illegittimo per difetto di istruttoria e di motivazione il diniego di sanatoria che, a fronte della anodina motivazione di non sufficienza della documentazione presentata e di contrasto con il nuovo P.U.C., non specifica quali siano le ragioni di contestata non conformità edilizia.
IL DINIEGO DI SANATORIA DEVE ESSERE PRECEDUTO DA UN PREAVVISO CHE EVIDENZI L’ISTRUTTORIA SVOLTA
E' illegittimo il diniego di accertamento di conformità che, non essendo stato preceduto da un preavviso di diniego che evidenzi l'istruttoria svolta, non ha consentito agli interessati di far valere il loro punto di vista, illustrandone le carenze.
L'origine di tutti i peccati è il senso d'inferiorità – detto altresì ambizione (Cesare Pavese)