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Timestamp: 2016-10-25 06:53:13+00:00
Document Index: 64785312

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.4', 'art.8', 'art.9', 'art. 7', 'art. 28', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

1 Artt. 7, 8 e 9 - Avvisi di accertamento parziali definitivi prima del 1/1/03.
2 Art. 7 - Concordato e cause ostative.
3 Art. 8 - Stabili organizzazioni all'estero, definizione automatica o integrativa semplice.
4 Art. 8 - Dichiarazione integrativa e società di persone.
5 Art. 8 - Contenuto della dichiarazione integrativa semplice.
6 Art. 9 - Accertamento con adesione perfezionato al 1 gennaio 2003.
7 Art. 9 - Piccole società di capitali a ristretta base azionaria.
8 Art. 9 - Condono tombale con pagamento del minimo.
9 Art. 9 - Condono tombale: periodi di imposta definibili.
10 Art. 9 - Condono tombale: applicazione degli studi di settore e dei parametri.
11 Art. 9 - Condono tombale: la rinuncia al rimborso irap.
12 Art. 9 - Congruità con dati difformi.
13 Art. 9 - bis - Sanatoria omessi versamenti: le possibili compensazioni.
14 Art.15 - Natura dei rilievi contenuti nei verbali.
15 Art.15 - Definizione delle liti potenziali da parte delle società di persone.
16 Art.15 - Definizione parziale di processo verbale di constatazione.
17 Art. 15 - Violazioni formali ripetute.
18 Art. 15 - Rilievi recepiti nella dichiarazione.
19 Art. 15 - Processo verbale con rilievi ai fini irpeg ed ilor.
20 Art. 16 - Liti pendenti: effetti di una sentenza intervenuta tra la data di effettuazione del versamento e quella di comunicazione.
21 Art. 16 - Controversia su rimborso iva.
1 Artt. 7, 8 e 9 - Avvisi di accertamento parziali definitivi prima del
D. Nell'ambito delle disposizioni di cui agli articoli 7, 8 e 9 della
legge 289/2002, si precisa che, nell'ipotesi di avvisi di accertamento parziali definitivi prima del 1 gennaio 2003, il contribuente debba
procedere al pagamento delle imposte dovute in base al predetto accertamento prima di poter comprendere il medesimo periodo di imposta nell'ambito delle
diverse definizioni. Si chiede conferma del fatto che, nell'ipotesi in cui il contribuente, con riferimento al medesimo anno, decida di definire
l'accertamento parziale con il pagamento delle sole imposte e poi non comprenda lo stesso periodo nell'ambito del condono, in relazione allo
stesso accertamento dovranno essere successivamente corrisposte sanzioni ed interessi.
Si chiede inoltre se la definitività di un avviso di accertamento prima del 1 gennaio 2003 debba considerarsi tale, come si ritiene, anche nel
caso in cui in relazione allo stesso il contribuente stia procedendo al pagamento delle somme dovute in base ad un accertamento con adesione.
R. Il contribuente che intenda avvalersi della
possibilità di definire l'accertamento parziale con il pagamento delle sole imposte, deve,
successivamente, procedere alla definizione ai sensi degli articoli 7, 8 e 9 della legge 289/2002.
Invero, l'agevolazione di definire senza il pagamento di sanzioni ed interessi gli accertamenti parziali deve ritenersi strettamente connessa
alla rimozione della causa ostativa posta dall'art.4 comma 7, dall'art.8 comma 10 lettera a) e dall'art.9 comma 14 lettera a).
Per quanto, poi, concerne la definitività dell'avviso di accertamento alla data dell'1/1/2003, si ritiene che questo debba ritenersi
definitivo anche nell'ipotesi in cui il contribuente stia procedendo al pagamento delle somme dovute sulla base dell'adesione prestata.
2 Art. 7 - Concordato e cause
D. Nell'ambito delle cause ostative previste dall'articolo 7 della
legge 289/2002, il paragrafo n. 4.3 della circolare n. 12 afferma che non possono accedere al concordato coloro che hanno omesso la presentazione
della dichiarazione ovvero nella stessa non abbiano indicato nella medesima il reddito di lavoro autonomo o quello di impresa. Si chiede di conoscere se
tale causa ostativa debba essere intesa come esclusivamente riferita alla dichiarazione dei redditi ovvero riguardi anche la mancata presentazione
della dichiarazione IRAP o IVA, in considerazione del fatto che le disposizioni di cui all'articolo 7 producono effetto su tutti i comparti
R. Si ritiene che la causa ostativa prevista dal comma 3 lettera a)
dell'art. 7 sia esclusivamente riferita alla dichiarazione Unico per ciascun periodo d'imposta per il quale sussisteva l'obbligo di presentazione in
riferimento a tutti i tributi. In particolare, non si considera omessa la dichiarazione IVA (e, conseguentemente, non
è causa ostativa ai fini della definizione) solo per i contribuenti esonerati dall'obbligo di presentazione
della stessa dichiarazione Iva, avendo registrato esclusivamente operazioni esenti (art. 28, 1 comma, 2 periodo del DPR n. 633 del 1972 e art. 8,
comma 1, quarto periodo del DPR n. 322 del 1998).
3 Art. 8 - Stabili organizzazioni all'estero, definizione automatica o integrativa
D. I redditi prodotti da stabili
organizzazioni all'estero si considerano prodotti in Italia e quindi ammessi
alla definizione automatica di cui all'articolo 9 oppure sono a tutti gli effetti redditi di origine
estera e come tali regolarizzabili solo attraverso l'integrativa semplice di cui all'articolo 8?
R. Si considerano "conseguiti all'estero" e pertanto regolarizzabili
esclusivamente con la presentazione della dichiarazione integrativa ai sensi dell'articolo 8, comma 5, della legge n. 289 del 2002, i redditi che hanno
avuto la prima manifestazione finanziaria all'estero, a nulla rilevando l'indicazione della relativa fonte di produzione.
Il criterio adottato per la qualificazione di tali redditi non legittima soluzioni apodittiche, essendo necessario valutare caso per caso
la dinamica finanziaria del reddito oggetto di regolarizzazione.
In tal senso, il reddito imputabile ad una stabile organizzazione all'estero non necessariamente e in ogni caso
è da considerare "conseguito all'estero".
4 Art. 8 - Dichiarazione integrativa e
D. Si chiede di conoscere quale siano i corretti adempimenti da porre
in essere nell'ipotesi di presentazione di dichiarazione integrativa da parte di una
società di persone. In particolare, si chiede la correttezza della seguente interpretazione fondata sulla struttura della norma, in base
alla quale sembrerebbe che, una volta presentata la dichiarazione di cui all'articolo 8, i soci non possano fruire della franchigia nel caso in cui,
loro stessi, abbiano redditi personali da integrare. In sostanza, si chiede conferma del fatto che, in caso di dichiarazione integrativa, la franchigia
che può essere utilizzata dai soci è di due tipi diversi, una riconducibile alla propria posizione personale ed una fondata sulla
comunicazione inviata ai soci stessi dalla società.
R. L'articolo 7, comma 10, prevede che la definizione effettuata dai
soggetti indicati dal primo periodo dello stesso comma 7 (società di persone ed assimilate) "costituisce titolo per l'accertamento ai sensi
dell'articolo 41-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, nei confronti delle
persone fisiche che non hanno definito i redditi prodotti in forma associata."
Disposizione analoga è contenuta nell'articolo 8, comma 11, ultimo periodo, nel quale
è espressamente stabilito che la definizione effettuata dai soggetti indicati dal primo periodo dello stesso comma 11
(società di persone ed assimilate) "costituisce titolo per l'accertamento, ai sensi
dell'articolo 41-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, nei confronti dei
soggetti che non hanno integrato i redditi prodotti in forma associata." Tali disposizioni di carattere speciale prevalgono sulla disposizione contenuta nel comma 6 bis, dell'articolo 8, secondo cui "In caso di
accertamento relativo ad annualità oggetto di integrazione, le maggiori imposte e le maggiori ritenute dovute sono comunque limitate all'eccedenza
rispetto alle maggiori imposte corrispondenti agli imponibili integrati, all'eccedenza rispetto all'imposta sul valore aggiunto ed all'eccedenza
rispetto alle ritenute, aumentate ai sensi del comma 6."
Ne consegue che l'accertamento parziale ai sensi del citato articolo 41-bis
è comunque attivabile nei casi in cui il socio (associato o collaboratore dell'impresa familiare) - persona fisica - abbia evidenziato
nella propria dichiarazione integrativa un reddito di partecipazione inferiore alla quota-parte del reddito societario corrispondente alla sua
quota di partecipazione agli utili, così come risulta dalla comunicazione che la
società di persone è tenuta a rendere entro il 16 marzo 2003.
5 Art. 8 - Contenuto della dichiarazione integrativa
D. La circolare n. 12 del 21 febbraio scorso, ribadisce il fatto che
nell'ambito della dichiarazione integrativa semplice il contribuente può evidenziare acconti,a crediti e ritenute non dichiarati. A tale proposito si
- nel caso di contribuente che ha versato regolarmente tutte le imposte a fronte di una dichiarazione omessa che oggi viene sanata mediante la presentazione di una dichiarazione integrativa semplice, il contribuente stesso possa far emergere la medesima base imponibile originaria sulla quale aveva calcolato le imposte oggetto di versamento e dunque scomputare i pagamenti
già effettuati, magari anche nei termini ordinari;
- nel caso in cui il contribuente incrementi il proprio imponibile comprendendo nel calcolo della maggiore imposta anche i crediti di imposta di cui all'articolo 14 del dpr 917/86, sia necessaria una verifica preventiva in merito, ad esempio, alla capienza dei basket in capo alla
società di capitali che aveva distribuito l'utile non dichiarato dal contribuente.
R. L'articolo 8 consente di presentare dichiarazioni a suo tempo
omesse. Nell'ipotesi in cui il contribuente pur non avendo presentato la dichiarazione abbia versato le relative imposte,
può accedere alla sanatoria di cui all'articolo 8 al fine di indicare nella dichiarazione
integrativa gli imponibili non dichiarati e di scomputare dalle relative imposte quelle a suo tempo versate.
Resta dovuto l'importo minimo di 300 euro.
Inoltre, qualora l'integrazione riguardi dividendi non dichiarati il corrispondente credito d'imposta di cui all'articolo 14, portato in aumento
dei dividendi medesimi, potrà essere scomputato in detrazione proporzionalmente ai dividendi integrati e comunque in misura non superiore
al credito d'imposta che è stato attribuito dalla società al momento della delibera di distribuzione degli utili.
6 Art. 9 - Accertamento con adesione perfezionato al 1 gennaio
D. E' consentito definire automaticamente ai sensi dell'articolo 9 un
periodo di imposta in presenza di un avviso di accertamento con adesione
già perfezionato al 1 gennaio 2003 e riferito allo stesso periodo?
R. Sì, è possibile. In tal caso il contribuente
valuterà se estendere o meno la definizione al periodo d'imposta interessato
dall'accertamento con adesione.
7 Art. 9 - Piccole società di capitali a ristretta base
D. Quali sono i riflessi concreti sui soci di piccole
società di capitali a ristretta base azionaria nel caso in cui la partecipata definisca
la propria posizione con il condono tombale?
R. A differenza di quanto previsto agli articoli 7, comma 10, e 8,
comma 11, concernenti i rapporti tra la definizione automatica del reddito di lavoro autonomo e d'impresa da parte delle
società di persone e associazioni professionali e la posizione dei soci o associati, l'articolo 9
non riconnette alla definizione automatica delle società alcun effetto nei confronti dei soci.
8 Art. 9 - Condono tombale con pagamento del
D. Una società che per un biennio (97-98)
è stata soggetta ai parametri ed è risultata congrua, per l'anno 1999 nel quale non era
congrua, ha definito nel corso del 2002 un accertamento con adesione con l'Ufficio; nell'anno 2000 e 2001 non
è stata soggetta ai parametri per superati limiti dimensionali. Può tale soggetto avvalersi della
possibilità di effettuare il condono tombale con il pagamento del minimo per il biennio 97-98, escludendo il 1999
già definito e liquidare l'imposta secondo le aliquote previste per il biennio 2000 e 2001?
R. Ai sensi dell'articolo 9, comma 3-bis della legge n. 289 del 2002,
la definizione da parte dei soggetti che hanno dichiarato ricavi e compensi di ammontare non inferiore a quelli determinabili in base ai parametri, di
cui alla legge 28 dicembre 1995, n. 549, si perfeziona ai fini di tutte le imposte con il pagamento di 500 euro per ciascuna
Le annualità 2000 e 2001, per le quali non risultano applicabili i parametri ovvero non sono soddisfatti i requisiti di cui al citato comma
3-bis, possono essere definite nei termini ordinari stabiliti dal richiamato articolo 9.
Non ricorre l'obbligo di inserire nella dichiarazione per la definizione automatica l'anno 1999, definito mediante accertamento con
adesione. A tal proposito, si rammenta che non vi è obbligo di inserire nella richiesta di definizione i periodi d'imposta per i quali sono divenuti
definitivi gli avvisi di accertamento.
9 Art. 9 - Condono tombale: periodi di imposta
D. Il paragrafo 3.2 della circolare n. 12 precisa che il contribuente
che intende presentare una dichiarazione di condono tombale, deve comprendere tutti i periodi di imposta, compresi quelli per i quali la
dichiarazione non è stata legittimamente presentata. Si chiede dunque quale sia il comportamento da seguire da parte del contribuente ai fini del
completamento del proprio condono tombale e si chiede conferma in merito alle somme dovute per gli specifici periodi di imposta:
- contribuente che, in uno dei periodi di imposta condonabili, non era in possesso di redditi certificati da un Cud ed in relazione ai quali poteva comunque non presentare la dichiarazione: si ritiene che il pagamento dovuto in questo caso sia comunque di 100 euro e non di 1500 euro in quanto non si tratta di dichiarazione omessa; - contribuente assoggettato ad imposizione con ritenuta alla fonte (ad esempio venditori porta a porta) su un reddito che
è comunque possibile ricomprendere tra quelli di impresa: si ritiene che, in questo caso, il contribuente possa perfezionare il proprio condono tombale con il pagamento del minimo previsto dal comma 3 e scaglionato in base ai ricavi ed ai compensi prodotti nello specifico periodo di imposta.
R. Come precisato con circolare 12/E del 2003, la dichiarazione si
intende presentata nel caso in cui il contribuente sia possessore di reddito di lavoro dipendente o assimilato certificato dal
CUD; ciò in quanto le informazioni relative al reddito percepito, alle ritenute subite e alle
detrazioni calcolate sono desumibili dalla dichiarazione del sostituto d'imposta presentata all'Agenzia delle Entrate.
Qualora, invece, il contribuente, in relazione al possesso di redditi occasionali, sia esonerato dalla presentazione della dichiarazione,
quest'ultima - ai fini della definizione automatica - si considera omessa.
Di conseguenza l'importo minimo dovuto per la definizione automatica di cui all'articolo 9 ammonta a 1.500 euro e non 100 come ipotizzato nel quesito.
10 Art. 9 - Condono tombale: applicazione degli studi di settore e dei
D. Nell'illustrare le modalità con le quali si calcolano le imposte
dovute in base al condono tombale, la circolare n. 12, al paragrafo 3.5, precisa che il contribuente
può tenere conto, nell'effettuare i conteggi, delle dichiarazioni presentate in base alle disposizioni di cui all'articolo
13 del d.lgs. 472 del 1997 nonché delle disposizioni di cui all'articolo 2, commi 8 ed 8 bis del DPR 322/98. Si chiede di conoscere se, nell'ipotesi in
cui, mediante una delle modalità dichiarative prima citate, il contribuente abbia posto rimedio alla mancata allegazione nella dichiarazione originaria
del prospetto di calcolo dei parametri e degli studi di settore od abbia corretto dei dati risultando congruo, possa applicare le speciali
disposizioni di cui al comma 3 bis dell'articolo 9 della legge 289/2002.
R. La congruità e la coerenza dei ricavi e dei compensi devono
essere valutate in base ai dati indicati nelle dichiarazioni presentate. Ne deriva che qualora il contribuente abbia presentato dichiarazioni
integrative ai sensi dell'articolo 13 del d.lgs. n. 472 del 1997, ovvero dell'articolo 2, commi 8 e 8-bis del DPR n. 322 del 1998, i dati ivi
indicati rileveranno ai fini dell'applicazione del comma 3 - bis dell'articolo 9.
Tuttavia, si ricorda che ai sensi del comma 16 del citato articolo 9, qualora la dichiarazione integrativa ai sensi dell'articolo 2, comma 8-bis,
del menzionato DPR 322 del 1998 sia stata presentata successivamente al 30 settembre 2002, la definizione deve perfezionarsi "sulla base delle
dichiarazioni originariamente presentate".
11 Art. 9 - Condono tombale: la rinuncia al rimborso
D. Nella circolare n. 7/E del 2003 l'agenzia delle entrate aveva
precisato che la presentazione di una dichiarazione di condono tombale aveva tra i suoi effetti anche la rinuncia alla eventuale richiesta di rimborso
Irap presentata dal contribuente. Poiché il medesimo passaggio non è stato riproposto nella circolare n. 12, si chiede di conoscere il definitivo
orientamento in proposito.
R. Al riguardo, occorre distinguere a seconda che l'istanza di
rimborso derivi da un errore commesso in sede di dichiarazione ovvero da una pretesa esclusione dal campo di applicazione dell'IRAP.
- Nel primo caso, poiché ai sensi del comma 13 dell'articolo 7 e del comma 9 dell'articolo 9 "sono fatti salvi gli effetti della liquidazione delle imposte ... in base all'articolo 36-bis ... del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600", la definizione di cui ai menzionati articoli 7 e 9, non comporta la rinuncia al rimborso scaturente da un errore di calcolo commesso nella dichiarazione originaria. Il rimborso compete inoltre anche quando l'errore di calcolo, rilevato in sede di liquidazione delle imposte, venga segnalato dal contribuente; pertanto, la definizione in parola non comporta la rinuncia all'eventuale ricorso avverso il silenzio tacito o espresso;
- ove si discuta della esclusione dal campo di applicazione dell'IRAP, si osserva che ai sensi delle disposizioni sopra citate "la definizione automatica, limitatamente a ciascuna
annualità, rende definitiva la liquidazione delle imposte risultanti dalla dichiarazione con riferimento ...
all'applicabilità di esclusioni".
Pertanto, il contribuente che definisce la propria posizione con le sanatorie previste dagli articoli 7 e 9 rende definitivi gli imponibili esposti nella dichiarazione originaria e, di riflesso, rinuncia ad eventuali cause di esclusione e, di conseguenza, ad ogni contenzioso derivante da esse.
12 Art. 9 - Congruità con dati
D. Un contribuente risulta congruo in base ai dati indicati nel
modello per l'applicazione degli studi di settore. Per un disguido, però, uno di questi dati
è difforme rispetto a quello (corretto) riportato nel quadro G della dichiarazione, sulla base del quale la
congruità verrebbe meno. Si chiede conferma che, come precisato nella circolare 12, anche nella
suddetta ipotesi occorra fare riferimento ai dati indicati nel modello per l'applicazione degli studi di settore.
R. In applicazione del principio contenuto nel comma 15 dell'articolo
9 la definizione automatica non si perfeziona se si fonda su dati non corrispondenti a quelli indicati nella dichiarazione originaria. Da tale
principio consegue che la congruità va valutata in base ai dati necessari all'applicazione degli studi di settore esposti in dichiarazione, a
prescindere che tali dati siano corretti o meno.
Atteso che il riquadro riguardante i dati rilevanti per l'applicazione degli studi di settore
è da ritenersi a tutti gli effetti parte integrante della dichiarazione annuale, ai fini della sanatoria il
soggetto è da ritenersi congruo.
13 Art. 9 - bis - Sanatoria omessi versamenti: le possibili
D. L'articolo 9 bis della legge 289/2002, non prevede, a differenza
delle altre disposizioni di legge, alcun divieto di compensazione delle somme dovute per effettuare la sanatoria. Si chiede dunque di conoscere se:
- i versamenti di cui all'articolo 9 bis della legge 289/2002 possano formare oggetto di compensazione con eventuali crediti esposti dal contribuente nella dichiarazione originaria;
- nel campo di applicazione della sanatoria di cui all'articolo 9 bis rientrino anche le indebite compensazioni effettuate dal contribuente in tutte quelle ipotesi sia stato utilizzato, nel modello F24, un credito superiore a quello spettante.
R. Sebbene l'articolo 9-bis della legge 289 del 2002 non disponga
espressamente il divieto di compensazione delle somme dovute per effettuare la sanatoria, si ritiene che il medesimo divieto sussista anche
relativamente alla sanatoria degli omessi versamenti.
Ciò in quanto l'esclusione espressa della compensazione disciplinata dall'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241
è disposta in tutti gli altri articoli relativi alle diverse ipotesi di definizione
Tale divieto costituisce invero un principio generale delle norme in materia di sanatorie fiscali, che non
può essere derogato dalla norma in commento.
Si osserva inoltre che nelle istruzioni relative al modello di definizione non viene menzionata la
possibilità di compensare i versamenti riferiti alla predetta sanatoria.
Si precisa infine che le indebite compensazioni effettuate dal contribuente mediante presentazione del modello F24, relative
all'utilizzazione di un credito superiore a quello spettante, rientrano nel campo di applicazione della sanatoria di cui all'art. 9-bis.
Ciò in quanto l'indebita compensazione è di fatto assimilabile all'omesso versamento di
14 Art.15 - Natura dei rilievi contenuti nei
D. Si chiede di conoscere se, nell'ipotesi in cui nei processi
verbali di constatazione siano contenuti ben identificati dei rilievi che fanno emergere un imponibile ai fini delle imposte sui redditi ma, in merito
agli stessi, nulla si dica in relazione all'IRAP, il contribuente debba comunque autonomamente definire anche il comparto dell'imposta regionale in
quanto direttamente interessato dal contenuto dei rilievi formulati ai fini dell'imposizione diretta.
R. Coerentemente al principio secondo cui, nella definizione degli
atti indicati nell'articolo 15, deve tenersi conto dei dati che risultano dagli atti medesimi, si ritiene che il contribuente non debba procedere
autonomamente a determinare il contenuto del rilievo astrattamente riferibile all'IRAP.
15 Art. 15 - Definizione delle liti potenziali da parte delle
D. In relazione alla affermazione della circolare n. 12 del 21
febbraio nella parte (paragrafo 10.3) in cui viene illustrata la
possibilità di definire da parte delle società di persone anche la posizione dei soci, si chiede di conoscere se la medesima
possibilità sussista anche nelle ipotesi di avvisi di accertamento notificati alla sola
società di persone e come tale chiusura, qualora fosse ammessa, si coordina con la
progressività dell'imposta dovuta dai soci.
R. Diversamente da quanto previsto per la definizione dei processi
verbali di constatazione, non è consentito alla società di persone definire ai fini dell'IRPEF gli avvisi di accertamento notificati alla
medesima società. Manca, invero, nell'avviso di rettifica del reddito societario ogni riferimento all'IRPEF dovuta dai soci.
Ciò che impedisce la definizione ai sensi del comma 2 dell'articolo 15.
16 Art. 15 - Definizione parziale di processo verbale di
D. E' consentita la definizione parziale di un pvc consegnato ante
1/1/03, limitatamente ai rilievi ritenuti fondati, qualora il contribuente non intenda accedere alle altre forme di sanatoria di cui agli
artt. 7, 8 e 9?
R. La circolare n. 12/E del 21/2/2003 ha individuato un contenuto
minimo della definizione, da riferire comunque a tutti i rilievi che, nell'ambito di un singolo periodo d'imposta, interessano un determinato
Pertanto, è possibile procedere ad una definizione parziale del p.v.c. per singole
annualità e/o singole imposte, o settori impositivi.
17 Art. 15 - Violazioni formali
D. Un p.v.c. contiene un rilievo concernente
irregolarità formali ripetute. Volendo definire la lite potenziale, occorre pagare il 10% del
minimo in base al cumulo materiale delle sanzioni, oppure si può calcolare la sanzione unica secondo le regole del concorso previste dall'art. 12, Dlgs
n. 472/97?
R. Il contribuente sarà tenuto a definire il p.v.c. pagando il 10%
del minimo, sulla base del cumulo materiale della sanzione; non può, invece, applicarsi la regola prevista dall'art. 12 del
Dlgs. n.472/97 (concorso di violazione e continuazione), che richiede una valutazione
discrezionale da parte dell'accertatore.
18 Art. 15 - Rilievi recepiti nella
D. Si chiede di chiarire come debba effettuare la definizione del
processo verbale di constatazione, anche agli effetti dell'accesso alle altre sanatorie, il contribuente che, recependo i rilievi formulati dai
verificatori, abbia già incluso la maggiore imposta constatata nella dichiarazione annuale presentata.
R. Non costituisce causa ostativa all'accesso agli istituti
definitori previsti dalla legge finanziaria, il processo verbale i cui rilievi siano stati recepiti nella dichiarazione annuale presentata dal
19 Art. 15 - Processo verbale con rilievi ai fini IRPEG ed
D. Con verbale notificato al 31 dicembre 2002, sono stati contestati
rilievi utili sia ai fini dell'IRPEG che dell'ILOR. Si chiede di conoscere le
modalità di definizione ai sensi dell'articolo 15.
R. La definizione si perfeziona con il versamento entro il 16 aprile
2003 di un importo pari al 18% della somma dei maggiori componenti positivi e dei minori componenti negativi. Tale definizione, ai sensi dell'articolo
15, comma 4, lettera a), rileverà ai fini delle "imposte sui redditi" e, quindi, si
rifletterà sui rilievi IRPEG ed ILOR congiuntamente.
La soluzione prospettata trae argomento, oltre che dal tenore letterale della richiamata disposizione normativa, anche dalla
improponibilità di una ipotesi definitoria che prevedesse ai fini ILOR il versamento di un importo superiore all'imposta ordinaria commisurata al
maggiore imponibile risultante dal verbale.
20 Art. 16 - Liti pendenti: effetti di una sentenza intervenuta tra la data di effettuazione del versamento e quella di
D. In tema di definizione delle liti pendenti, come incide una
sentenza intervenuta tra la data del versamento, da eseguire entro il 16 aprile 2003, e quella di presentazione della domanda di chiusura della lite,
da effettuare entro il 21 aprile 2003?
R. Il comma 1, lett. b), dell'articolo 16 della finanziaria 2003,
come modificato dalla legge di conversione del decreto-legge n. 282 del 2002, prevede che ai fini della determinazione della somma dovuta per la
definizione della lite pendente occorra fare riferimento all'ultima o unica pronuncia resa "alla data di presentazione della domanda di definizione
della lite".
Il comma 2 dello stesso articolo prevede che il versamento delle somme dovute o della prima rata, in caso di pagamento rateale, sia
effettuato entro il 16 aprile 2003. In base al comma 4 la domanda di definizione deve invece essere presentata entro il 21 aprile 2003.
Nell'ipotesi in cui la domanda venga presentata in data successiva rispetto a quella del versamento delle somme dovute, potrebbe intervenire
una pronuncia giurisdizionale non cautelare, resa sul merito ovvero
sull'ammissibilità dell'atto introduttivo del giudizio, per effetto della quale le somme dovute risultano modificate.
In tale caso, come illustrato nella circolare n. 12/E del 21 febbraio 2003 al punto 11.6.14, se le somme
già versate risultano di ammontare superiore a quelle dovute per effetto dell'intervenuta pronuncia, il
soggetto interessato avrà diritto, a seguito della verifica della
regolarità della chiusura della lite da parte dell'ufficio, alla restituzione delle somme versate in eccesso rispetto a quelle dovute in base
alla nuova pronuncia.
Se, al contrario, le somme già versate risultano di ammontare inferiore a quelle dovute per effetto dell'intervenuta pronuncia, il
soggetto interessato dovrà versare la differenza entro la data di presentazione della domanda.
21 Art. 16 - Controversia su rimborso
D. Un contribuente ha instaurato una controversia per riduzione di
rimborso Iva. In particolare, a fronte di un rimborso richiesto di 100, l'ufficio ha notificato avviso di rettifica riconoscendo 70. Si chiede se,
intendendo avvalersi della definizione ex articolo 16, il contribuente debba pagare la somma dovuta (10% o 50%, a seconda della
soccombenza) per poi ottenere dall'ufficio il rimborso di 30, oppure debba limitarsi a presentare
la domanda, in considerazione del fatto che, trattandosi di riduzione del rimborso richiesto, l'imposta sulla quale si controverte
è stata interamente versata. Quest'ultima soluzione comporterebbe che l'ufficio
dovrebbe rimborsare l'imposta in contestazione (pari a 30) al netto delle somme dovute per la chiusura della lite.
R. Nel caso prospettato sostanzialmente non
è ravvisabile un interesse del contribuente ad avvalersi della definizione di cui
all'articolo 16 della finanziaria 2003, in quanto il comma 5 dello stesso articolo stabilisce che le uniche somme rimborsabili a seguito della
definizione della lite sono quelle versate per effetto delle disposizioni vigenti in materia di riscossione in pendenza di lite, sempre che sia
intervenuta una pronuncia sfavorevole all'Amministrazione finanziaria.
Si ritiene che il disposto normativo appena richiamato non si possa applicare alle somme che formano oggetto di richiesta di rimborso in
dichiarazione, considerato che le somme eventualmente rimborsabili a cui si riferisce il comma 5 sono quelle versate dopo la notifica del provvedimento
di imposizione o di irrogazione delle sanzioni e dovute anche se lo stesso provvedimento non
è divenuto definitivo. Invece, le somme richieste a rimborso con la dichiarazione IVA non sono state pagate in esecuzione del
provvedimento di imposizione impugnato.
Invero, la disposizione di cui al comma 5 dell'articolo 16 che prevede il diritto al rimborso in caso di sentenza favorevole al
contribuente nelle liti il cui valore supera i 2.000 euro non appare suscettibile di applicazione al di fuori dell'ipotesi tassativamente
contemplata dalla norma, considerato che essa costituisce una deroga al principio fissato dallo stesso comma 5, secondo cui non si
dà comunque luogo a rimborso.