Source: https://www.rassegnadirittolavoro.it/contratto-a-termine-durata/
Timestamp: 2019-08-25 00:23:19+00:00
Document Index: 70101208

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 36', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 4', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.4', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 1']

Contratto a termine - Durata - Proroghe e Rinnovi - Rassegna di diritto del lavoro
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Cass. n. 15604/2019
Il termine triennale di trentasei mesi (previsto dal d.lgs. n. 368/2001 e dal d.lgs. n. 81/2015) è fissato per la durata del rapporto di lavoro a termine in ambito privato per lo svolgimento di mansioni equivalenti alle dipendenze del medesimo datore di lavoro (art. 5, comma 4- bis, del d. Igs. 368/2001, introdotto dalla legge 247 del 2007).
La complessiva durata massima di trentasei mesi costituisce tuttavia un parametro tendenziale del sistema delle assunzioni a tempo determinato che porta ad allineare, ferma la specialità del d.lgs. n. 165 del 2001, il settore privato e il settore pubblico, se pur esclusivamente in ordine al limite temporale oltre il quale è configurabile l’abuso.
Cass. n. 21615/2018
L’ordinamento italiano e, in ispecie, l’art. 5 del d.lgs. n. 368 cit., come integrato dall’art. 1, commi 40 e 43, della I. n. 247 del 2007, impone di considerare tutti i contratti a termine stipulati tra le parti, a prescindere dai periodi di interruzione tra essi intercorrenti, inglobandoli nel calcolo della durata massima -36 mesi- la cui violazione comporta la trasformazione a tempo indeterminato del rapporto (v. in senso analogo anche Cass. lav. n. 25015 del 23/10/2017 e id. n. 19998 del 23/09/2014), dovendosi qui ulteriormente precisare che riguardo ai contratti a tempo determinato nel settore postale, ai fini della verifica del rispetto del limite massimo di durata di trentasei mesi, vanno inclusi pure i contratti già conclusi, stipulati prima dell’aggiunta – effettuata dalla L. n. 247 del 2007, art. 1, comma 40, – al testo dell’art. 5 del d.lgs. n. 368 del 2001, del comma 4 bis, in quanto il comma 43 del medesimo art. 1I. cit. attrae nel conteggio della durata complessiva, al fine della suddetta verifica, anche i contratti a termine già conclusi, con la conseguenza che anche per questi ultimi non v’è necessità di indicare le ragioni di apposizione del termine.
B) PROROGHE E RINNOVI
Cass. n. 21292/2019
L’art. 4 del D.Igs n. 368 del 2001 prescrive che: <1) Il termine del contratto a tempo determinato può essere, con il consenso del lavoratore, prorogato solo quando la durata iniziale del contratto sia superiore a tre anni. In questi casi la proroga è ammessa una sola volta e a condizione che sia richiesta da ragioni oggettive e si riferisce alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato stipulato a tempo determinato. Con esclusivo riferimento a tale ipotesi la durata complessiva del rapporto a termine non potrà essere superiore a tre anni. 2) L’onere della prova relativa alla obiettiva esistenza delle ragioni che giustificano l’eventuale proroga del termine stesso è a carico del datore di lavoro>.
Questa Corte, con le richiamate pronunce, ha specificato che è coerente ritenere che, se la proroga riguarda il settore del trasporto aereo e rispetta i limiti indicati, non deve indicare alcuna ragione giustificativa; la norma, infatti, non richiede la stipulazione di un solo contratto ma il rispetto della durata massima; il giudizio di sussistenza delle <obiettive> ragioni è quello stesso che, ex ante, il legislatore ha reso in relazione all’art. 2 cit..
Ad integrazione di tali condivisibili argomentazioni, deve sottolinearsi che, sotto il profilo della interpretazione letterale della disposizione, la necessità che l’istituto della proroga del contratto a tempo determinato sia modulato in relazione alla tipologia del contratto cui si riferisce, è ravvisabile nell’inciso secondo cui la proroga è ammessa per la stessa attività lavorativa per la quale il contratto a termine sia stato stipulato. Tale connessione rende, quindi, interdipendenti i presupposti che disciplinano i rispettivi ambiti applicativi sicché non risulta compatibile, con la natura del contratto a termine in materia di trasporto aereo, una specifica esplicitazione delle ragioni oggettive della proroga come, invece, richiesta per gli altri schemi contrattuali.
Cass. n. 7605/2019
Se la proroga riguarda il settore del trasporto aereo e rispetta i limiti indicati, non deve indicare alcuna ragione giustificativa; la norma, infatti, non richiede la stipulazione di un solo contratto ma il rispetto della durata massima (Cass. n. 33306 del 2018).
Il giudizio di sussistenza delle ragioni è quello stesso che, ex ante, il legislatore ha reso in relazione all’art. 2, d.lg. n. 368/2001 (applicabile ratione temporis).
Ad integrazione di tali argomentazioni, deve sottolinearsi che, sotto il profilo della interpretazione letterale della disposizione, la necessità che l’istituto della proroga del contratto a tempo determinato sia modulato in relazione alla tipologia del contratto cui si riferisce, è ravvisabile nell’inciso secondo cui la proroga è ammessa per la stessa attività lavorativa per la quale il contratto a termine sia stato stipulato.
Tale connessione rende, quindi, interdipendenti i presupposti che disciplinano i rispettivi ambiti applicativi sicché non risulta compatibile, con la natura del contratto a termine in materia di trasporto aereo, una specifica esplicitazione delle ragioni oggettive della proroga come, invece, richiesta per gli altri schemi contrattuali. Va poi aggiunto, sotto il profilo dell’esegesi logico-sistematica della norma, che qualora, in sede di proroga, per la tipologia del contratto a termine nel settore aereo si richiedesse anche la specificazione delle ragioni oggettive, si imporrebbe la presenza di limiti che non sono previsti, per il contratto da prorogare, al di là di quelli già tassativamente imposti in relazione ad una fattispecie disciplinata normativamente in modo “acausale” (conf. Cass. n. 9472/2019)
Cass. n. 7319/2019
La nullità della proroga per la genericità delle ragioni addotte, qualora non superi il 20° giorno, non può determinare la conversione del rapporto di lavoro in uno a tempo indeterminato.
In questo senso Cass. 21.1.2016 n. 1058, secondo cui per i vizi della proroga di cui all’art. 4 ratione temporis applicabile, il successivo articolo 5 prescrive maggiorazioni retributive e, solo ove la prosecuzione del rapporto superi il termine iniziale di venti giorni la durata iniziale del rapporto, la trasformazione a tempo indeterminato.
Cass. n. 24839/2018
La seconda proroga del contratto a tempo determinato non è ordinariamente consentita, per il divieto dell’art. 4 dlg. 368/2001, che indubbiamente si applica al rapporto di lavoro alle dipendenze di Anas s.p.a. in quanto di natura privatistica. E tale norma non è espressamente richiamata dall’art. 3 dell’ordinanza n. 3753 del 6.4.2009, al contrario dell’art. 36 d.lgs. n. 165/2001, espressamente richiamato ma inapplicabile alla società.
In proposito, già è stato ritenuto in sede di legittimità il divieto per Anas s.p.a. della seconda proroga del contratto a termine, per interpretazione del richiamo dell’art. 3 dell’ordinanza n. 3753 del 6.4.2009, nel rispetto dei “limiti formali di appartenenza all’Amministrazione pubblica, quale legislativamente definita”, piuttosto che “lata e funzionalistica” e in difetto di deduzione riconducibile alle ragioni della seconda proroga all’art. 10, primo comma, seconda parte dell’ordinanza n. 3755 cit. (Cass. 19 dicembre 2016, n. 26166; poi seguita da: Cass. 7 dicembre 2017, n. 29443; Cass. 3 gennaio 2018, n. 30).
Cass. 23335/2018
L’art. 4 del d.lgs. n.368 del 2001, nel testo “ratione temporis” applicabile, non impone la forma scritta per la proroga del contratto a tempo determinato, prescrivendo invece il successivo art. 5 maggiorazioni retributive e, ove la prosecuzione del rapporto oltre il termine iniziale o successivamente prorogato superi, a seconda dell’ipotesi, di venti o trenta giorni la durata iniziale del contratto, la sua trasformazione in contratto a tempo indeterminato, fermo, in ogni caso, l’onere per il datore di lavoro di provare le ragioni obiettive che giustifichino la proroga. Sicché la suddetta disposizione, inserendosi in un complessivo articolato regime probatorio e sanzionatorio, corredato da limiti temporali massimi, non si pone in contrasto con la clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, che, come affermato dalla Corte di Giustizia (sentenza 26 gennaio 2012, C-586/10), mira a limitare il ricorso a una successione di contratti o rapporti a tempo determinato attraverso l’imposizione agli Stati membri dell’adozione di almeno una delle misure in essa enunciato (conf. Cass. n.1058/2016).
Diversamente da quanto ritenuto dalla sentenza impugnata che ha considerato essenziale per la legittimità della proroga l’imprevedibilità della esigenza produttiva che la determina, la norma di cui all’art.4 citata richiede espressamente che le ragioni devono essere oggettive e riferibili alla stessa attività per cui il contratto è stato stipulato, dunque non più contingenti e imprevedibili come invece richiedeva l’abrogata legge n. 230/1962. Peraltro la formula sintetica “ragioni oggettive” si ricollega alla norma generale relativa alla giustificazione del termine iniziale -ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo-, salvo il riferimento di tali ragioni alla proroga, che devono in ogni caso rispondere al criterio generale della temporaneità, così come lo sono le esigenze economiche ed organizzative che legittimano la stipula del contratto originario (ndr: principio enunciato in riferimento alla fattispecie della proroga di cui all’art. 4, d.lgs. n. 368/2001) (conf. Cass. 24590/2018).
Cass. n. 22079/2018
L’assunto della Corte territoriale, secondo cui la nullità della proroga per la genericità delle ragioni addotte, non essendo andata la prosecuzione oltre il 20° giorno, non poteva determinare la conversione del rapporto di lavoro in uno a tempo indeterminato, è conforme all’orientamento di legittimità (cfr. in motivazione Cass. 21.1.2016 n. 1058) che in sostanza ha affermato che per i vizi della proroga di cui all’art. 4 ratione temporis applicabile, il successivo articolo 5 prescrive maggiorazioni retributive e, solo ove la prosecuzione del rapporto superi il termine inziale di venti giorni la durata iniziale del rapporto, la trasformazione a tempo indeterminato. E’ stato anche chiarito che tale disposizione non si pone in contrasto con la clausola n. 5, punto 1, dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo indeterminato che, come affermato dalla Corte di Giustizia (sentenza 26.1.2012 C – 586/10) mira a limitare il ricorso a una successione di contratti e rapporti a tempo indeterminato attraverso l’imposizione agli Stati membri dell’adozione di almeno una delle misure in essa enunciate (ndr: principio enunciato in riferimento alla fattispecie della proroga di cui all’art. 4, d.lgs. n. 368/2001).
Cass. n. 13975/2018
In tema di rapporti di lavoro nel settore delle poste, la stipula in successione tra loro di contratti a tempo determinato nel rispetto della disciplina prevista dal d.Ig. 368/2001 (e successive integrazioni), applicabile ratione temporis, è legittima, dovendosi ritenere la normativa nazionale interna non in contrasto con la clausola n. 5 dell’Accordo Quadro, recepito nella Direttiva n. 1999/70/CE, atteso che l’ordinamento italiano e, in ispecie, l’art. 5 d.lg. 368 cit., come integrato dall’art. 1, commi 40 e 43 I. 247/2007, impone di considerare tutti i contratti a termine stipulati tra le parti, a prescindere dai periodi di interruzione tra essi intercorrenti, inglobandoli nel calcolo della durata massima (36 mesi), la cui violazione comporta la trasformazione a tempo indeterminato del rapporto (Cass. s.u. 31 maggio 2016, n. 11374).