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Timestamp: 2020-08-04 00:24:47+00:00
Document Index: 113632309

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 391', 'art. 14', 'art. 46', 'art. 327', 'sentenza ', 'art. 2054', 'sentenza ', 'art. 2054', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 8663 del 04/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8663 del 04/04/2017
Cassazione civile, sez. III, 04/04/2017, (ud. 02/11/2016, dep.04/04/2017), n. 8663
sul ricorso iscritto al numero 11462 del ruolo generale dell’anno
E.A., (C.F.: (OMISSIS)), M.V. (C.F.: (OMISSIS)),
M.R. (C.F.: (OMISSIS)), rappresentati e difesi, giusta
procura a margine del ricorso, dall’avvocato Mario Nuzzo (C.F.: NZZ
MRA 42L23 H501C);
HDI ASSICURAZIONI S.p.A., (P.I.: (OMISSIS)), in persona del Vice
Direttore Generale Rami Danni e Sinistri, legale rappresentante pro
tempore, D.D. rappresentato e difeso, giusta procura a
margine del controricorso, dagli avvocati Roberto De Stefano (C.F.:
DST RRT 71A03 H501Z) e Francesco Borgia (C.F.: BRG FNC 44A28 I199C);
A.P., (C.F.: (OMISSIS)) rappresentato e difeso, giusta
procura in calce al controricorso, dall’avvocato Massimo Lotti
(C.F.: LTT MSM 51R23 H501U);
M.G. (C.F.: (OMISSIS)), M.F. (C.F.: (OMISSIS)),
M.E. (C.F.: (OMISSIS));
per la revocazione della sentenza della Corte Suprema di Cassazione
n. 18241/2014, depositata in data 28 agosto 2014;
l’avvocato Mario Nuzzo, per i ricorrenti;
l’avvocato Roberto De Stefano, per la controricorrente HDI
Assicurazioni S.p.A.;
l’avvocato Achille Borrelli, per delega dell’avvocato Massimo Lotti,
per il controricorrente A.;
E.A., nonchè M.R. e V., ricorrono – sulla base di due motivi – per la revocazione della sentenza n. 18241 del 28 agosto 2014 di questa Corte, con la quale è stato dichiarato improcedibile il ricorso proposto da M.V. ed inammissibile quello proposto da E.A., nonchè M.F., R., G. ed E., avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma n. 53 dell’8 gennaio 2008.
Secondo l’indirizzo di questa Corte (Cass., Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 6308 del 31/03/2016, Rv. 639105), infatti, “l’art. 391-bis c.p.c., laddove fissa in un anno il termine lungo per impugnare con revocazione ordinaria le pronunce della Corte di cassazione, ha carattere eccezionale, ex art. 14 preleggi, sicchè non è inciso dalla modifica apportata dalla L. n. 69 del 2009, art. 46, comma 17, alla norma generale di cui all’art. 327 c.p.c., comma 1, che ha dimidiato il termine per proporre le impugnazioni ordinarie, nè è suscettibile di interpretazione analogica”.
La Corte ha ritenuto tardivo il ricorso per cassazione proposto da E.A., nonchè M.F., R., G. ed E., sulla base del presupposto di fatto che la sentenza impugnata era stata loro notificata il 30 luglio 2008 e il ricorso per cassazione era stato invece notificato il 14 novembre 2008 (cioè dopo 61 giorni).
Il Tribunale di Roma – decidendo sulla domanda proposta da E.A., in proprio e quale esercente la potestà sulla figlia minore M.V., nonchè da M.F., M.R., M.G. ed M.E., per il risarcimento dei danni conseguenti alla morte, a seguito di investimento stradale, avvenuto in data (OMISSIS), del loro congiunto M.M. – ha dichiarato che la responsabilità del sinistro doveva ascriversi per il 50% al pedone e per il residuo 50% al conducente dell’auto investitrice, A.P.. Ha condannato, di conseguenza, quest’ultimo, in solido con il proprietario dell’autovettura Nando Pagani e con la HDI Assicurazioni S.p.A., al risarcimento dei danni subiti dagli attori, nella percentuale indicata.
E’ infatti pur sempre necessario che l’investitore vinca la presunzione di colpa posta a suo carico dall’art. 2054 c.c., comma 1, dimostrando di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno.
La liceità del sorpasso dell’autobus da parte dell’autovettura, nonchè la bassa velocità da essa mantenuta in fase di sorpasso (e che però non aveva consentito di evitare l’impatto letale), non possono ritenersi circostanze sufficienti a giustificare la decisione, essendo necessario il positivo accertamento che le specifiche circostanze del caso concreto non imponessero al conducente del veicolo di tenere una velocità ancora inferiore (o addirittura di fermarsi), che l’attraversamento da parte del pedone davanti all’autobus fermo fosse ragionevolmente imprevedibile, e che dunque l’investimento non sarebbe stato evitabile mediante una condotta di guida maggiormente prudente, adeguata alla situazione di fatto.
La sentenza impugnata deve pertanto essere cassata, affinchè il giudice del rinvio possa valutare nuovamente la fattispecie, alla luce del seguente principio di diritto: “l’accertamento di un comportamento colposo del pedone investito da veicolo non è sufficiente per l’affermazione della sua esclusiva responsabilità, essendo pur sempre necessario che l’investitore vinca la presunzione di colpa posta a suo carico dall’art. 2054 c.c., comma 1, dimostrando di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno; ai fini di tale dimostrazione non è sufficiente neanche l’anomalia della condotta del pedone, occorrendo che il conducente del veicolo dimostri di avere adottato tutte le cautele esigibili, anche sotto il profilo della velocità di guida mantenuta, in relazione alle circostanze del caso concreto, che la condotta anomala del pedone non fosse ragionevolmente prevedibile, e che quindi il sinistro non fosse in concreto evitabile”.
E’ accolta quella proposta da M.V., e la sentenza di legittimità impugnata è revocata in relazione.
Così deciso in Roma, il 2 e 30 novembre 2016, nonchè 28 febbraio 2017.