Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/sezioni/ProcCivile/legittimita/2
Timestamp: 2020-02-19 13:01:51+00:00
Document Index: 153974552

Matched Legal Cases: ['art. 617', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 614', 'art. 96', 'art. 96', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 327', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 52', 'art. 654', 'art. 480', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 327', 'art. 702', 'art. 183', 'art. 276', 'art. 334', 'art. 391', 'art. 380', 'art. 391', 'art. 288', 'art. 3', 'art. 546', 'art. 546', 'art. 116', 'art. 46', 'art. 116', 'art. 116', 'art. 46', 'art. 157']

Diritto e Procedura Civile - Archivio
Impugnazione dell’atto del processo esecutivo per nullità derivata da precedenti atti e incolpevolmente ignoranza dell’atto presupposto nullo.
Esecuzione forzata – Opposizione agli atti – Mancata proposizione ex 617 c.p.c. – Inammissibilità dell’impugnazione dell’atto successivo
Esecuzione forzata – Opposizione agli atti – Mancata proposizione ex 617 c.p.c. – Incolpevole ignoranza dell’atto nullo – Ammissibilità dell’impugnazione dell’atto successivo
Termini processuali – Prorogabilità del termine ordinatorio
Termini processuali – Improrogabilità del termine perentorio – Rimessione in termini.
Chi intende contestare la legittimità di un atto del processo esecutivo dovrà farlo proponendo opposizione nel termine previsto dall’art. 617 c.p.c.; diversamente, non potrà far valere il vizio di quell’atto, impugnando gli atti successivi che dal primo abbiano mutuato la nullità.
L’impugnazione tempestiva dell’atto del processo esecutivo per nullità derivata da precedenti atti è ammissibile solo nel caso in cui la parte interessata dimostri di aver incolpevolmente ignorato l’esistenza dell’atto presupposto nullo.
La proroga del termine è prevista dal codice di rito unicamente per i termini ordinatori: il giudice, a seguito di motivata istanza presentata della parte interessata prima della scadenza del termine, concede un differimento della medesima scadenza per il compimento dell'atto processuale.
Il termine perentorio non è suscettibile di proroga in quanto il suo inutile decorso comporta la decadenza dalla relativa attività processuale. In questo caso, l’unico rimedio concesso alla parte che sia incolpevolmente decaduta è l'istituto della rimessione in termini il quale consente una sanatoria ex tunc della decadenza già verificatasi. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 10 December 2019, n. 32136.
Omessa pronuncia su un motivo di appello avente ad oggetto la mancata statuizione da parte del giudice di primo grado sulla domanda di condanna ad un facere infungibile.
Domanda di condanna ad un facere infungibile - Omessa pronuncia - Motivo di ricorso - Ammissibilità - Ragioni.
L'omessa pronuncia su un motivo di appello avente ad oggetto il vizio della mancata statuizione da parte del giudice di primo grado sulla domanda di condanna ad un facere infungibile, integra un motivo di ricorso per cassazione ex art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c. per violazione dell'art. 112 c.p.c., stante l'ammissibilità di un tale genere di pronuncia, in quanto idonea a produrre i suoi effetti tipici in conseguenza dell'esecuzione volontaria da parte dell'obbligato, oltre a consentire l'eventuale e successiva domanda di risarcimento del danno nonché l'adozione delle misure di coercizione indiretta ex art. 614 bis c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 December 2019, n. 32023.
La domanda di risarcimento danni per responsabilità processuale aggravata deve essere formulata nel giudizio che si assume temerariamente iniziato o contrastato.
Responsabilità aggravata - Azione ex art. 96, commi 1 e 2, c.p.c. - Proposizione in un giudizio separato ed autonomo - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento.
La domanda di risarcimento danni ex art. 96, commi 1 e 2, c.p.c. deve essere formulata necessariamente nel giudizio che si assume temerariamente iniziato o contrastato, non potendo essere proposta in via autonoma, riguardando un'attività processuale che come tale va valutata nel giudizio presupposto da parte del medesimo giudice, anche per esigenze di economia processuale e per evitare pronunce contraddittorie nei due giudizi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 December 2019, n. 32029.
Rimborso delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto.
Spese processuali sostenute dal terzo chiamato in causa dal convenuto - Incidenza sull’attore - Configurabilità - Condizioni - Valutazione della palese infondatezza o arbitrarietà nella chiamata in causa - Necessità.
In forza del principio di causazione - che, unitamente a quello di soccombenza, regola il riparto delle spese di lite - il rimborso delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto deve essere posto a carico dell'attore qualora la chiamata in causa si sia resa necessaria in relazione alle tesi sostenute dall'attore stesso e queste siano risultate infondate, a nulla rilevando che l'attore non abbia proposto nei confronti del terzo alcuna domanda; il rimborso rimane, invece, a carico della parte che ha chiamato o fatto chiamare in causa il terzo qualora l'iniziativa del chiamante, rivelatasi manifestamente infondata o palesemente arbitraria, concreti un esercizio abusivo del diritto di difesa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 December 2019, n. 31889.
Gratuito patrocinio: valutazioni del giudice ‘ex ante’ ed ‘ex post’.
Gratuito patrocinio – Ammissione – Valutazione del giudice.
In tema di ammissione al gratuito patrocinio, il giudice è chiamato ad effettuare sia una valutazione ex ante del requisito della non manifesta infondatezza, sia ex post, in sede di revoca, quando a seguito del giudizio risulta provato che la persona ammessa ha agito o resistito con mala fede o colpa grave. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 04 December 2019, n. 31681.
Avvocato: divieto di frazionamento del credito applicabile anche a più azioni per lo stesso cliente sulla base di titoli omogenei.
Frazionamento del credito - Titoli omogenei - Divieto.
Non è consentito al creditore di una determinata somma di denaro, dovuta in forza di un unico rapporto obbligatorio, di frazionare il credito in plurime richieste giudiziali di adempimento, contestuali o scaglionate nel tempo, in quanto tale scissione del contenuto dell'obbligazione, operata dal creditore per sua esclusiva utilità con unilaterale modificazione che aggrava la posizione del debitore, si pone in contrasto sia con il principio di correttezza e buona fede, che deve improntare il rapporto tra le parti non solo durante l'esecuzione del contratto ma anche nell'eventuale fase dell'azione giudiziale per ottenere l'adempimento, sia con il principio costituzionale del giusto processo, traducendosi la parcellizzazione della domanda giudiziale diretta alla soddisfazione della pretesa creditoria in un abuso degli strumenti processuali che l'ordinamento offre alla parte, nei limiti di una corretta tutela del suo interesse sostanziale. Ne consegue che le domande giudiziali aventi ad oggetto una frazione di un unico credito sono da dichiararsi improcedibili (o improponibili).
Le domande aventi ad oggetto diversi e distinti diritti di credito, benché relativi ad un medesimo rapporto di durata tra le parti, possono essere proposte in separati processi, ma, ove le suddette pretese creditorie, oltre a far capo ad un medesimo rapporto tra le stesse parti, siano anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o, comunque, fondate sullo stesso fatto costitutivo, - sì da non poter essere accertate separatamente se non a costo di una duplicazione di attività istruttoria e di una conseguente dispersione della conoscenza dell'identica vicenda sostanziale - le relative domande possono essere formulate in autonomi giudizi solo se risulti in capo al creditore un interesse oggettivamente valutabile ai fini della tutela processuale frazionata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 29 November 2019, n. 31308.
Ricorso per cassazione: produzione di copia del provvedimento impugnato priva della attestazione della data di deposito della sentenza.
Ricorso per cassazione – Onere di produzione della copia autentica del provvedimento impugnato – Copia priva della attestazione di cancelleria della data di deposito della sentenza – Inammissibilità del ricorso.
E’ improcedibile il ricorso per cassazione ove, in luogo della copia autentica del provvedimento impugnato, sia stata depositata una copia analogica, munita di firma digitale, che reca nel testo la data di stesura del provvedimento indicata dall’estensore e certificata dall’avvocato come conforme alla copia informatica dell’atto presente nel fascicolo informatico del procedimento dal quale è stata estratta priva della attestazione di cancelleria della data di deposito della sentenza.
Occorre infatti distinguere nettamente, anche nel processo telematico, la formazione digitale del documento-sentenza da parte del giudice che, apposta la firma digitale, lo trasmette all’ufficio di cancelleria, e la successiva attività di deposito della sentenza che è rimessa al cancelliere: solo dal compimento di tale attività, che rende pubblicamente ostensibile la decisione, si determina gli altri effetti processuali, tra i quali la decorrenza del termine di impugnazione ex art. 327 c.p.c.
Deve pertanto essere condiviso il principio secondo cui in tema di redazione della sentenza in formato elettronico, la relativa data di pubblicazione, ai fini del decorso del termine cd. lungo di impugnazione, coincide non già con quella della sua trasmissione alla cancelleria da parte del giudice, bensì con quella dell’attestazione del cancelliere, giacché è solo da tale momento che la sentenza diviene ostensibile agli interessati.
[Nella specie la ordinanza collegiale impugnata, depositata dal ricorrente reca soltanto la firma digitale del presidente del collegio e del consigliere estensore, senza la attestazione di deposito del Cancelliere e il numero identificativo della ordinanza che ne attesti la pubblicazione e l’inserimento nel relativo registro. Non viene peraltro in soccorso la disposizione del D.L. 18 ottobre 2010, n. 179, art. 16 bis, comma 9 bis, conv. in L. n. 221 del 2012 -introdotta dal D.L. 24 giugno 2014, n. 90, art. 52, comma 1, lett. a), conv. con mod. in L. 11 agosto 2014, n. 114- che stabilisce la equivalenza all’originale delle copie informatiche, anche per immagine, dei provvedimenti del giudice "anche se prive della firma digitale del cancelliere di attestazione di conformità all’originale", essendo appena il caso di osservare come la norma attribuisca al difensore il potere di certificazione pubblica delle "copie analogiche ed anche informatiche, anche per immagine, estratte dal fascicolo informatico") ma non anche la competenza amministrativa riservata al funzionario di cancelleria relativa alla "pubblicazione" del provvedimento.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 29 November 2019, n. 31214.
Atto di precetto sulla base di decreto ingiuntivo esecutivo: contenuto e nullità.
Esecuzione forzata - Titolo esecutivo - Notificazione - Decreto ingiuntivo esecutivo - Atto di precetto - Contenuto - Omissione - Nullità - Sanatoria per raggiungimento dello scopo in ragione dell'opposizione agli atti esecutivi - Esclusione.
Nell'espropriazione forzata promossa mediante ingiunzione esecutiva, il precetto deve contenere l'indicazione delle parti, della data di notifica del decreto ingiuntivo, nonché del provvedimento che ha disposto l'esecutorietà e l'apposizione della formula esecutiva, poiché la completa identificazione del titolo sostituisce, ai sensi dell'art. 654 c.p.c., la notifica dello stesso, sicché, in assenza di tali indicazioni, l'atto è viziato ex art. 480 c.p.c., producendosi una nullità equivalente a quella che colpisce il precetto non preceduto dalla notifica del titolo esecutivo, non suscettibile di sanatoria per raggiungimento dello scopo con la mera proposizione dell'opposizione agli atti esecutivi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 29 November 2019, n. 31226.
Avvocato: liquidazione equitativa delle spese rimborsabili diverse da quelle generali e documentate.
Avvocato - Spese rimborsabili all'avvocato - Spese diverse da quelle generali e da quelle documentate - Liquidazione equitativa - Configurabilità - Fondamento.
All'avvocato sono dovute, oltre al rimborso delle spese documentate e di quelle forfettarie generali (non strettamente inerenti alla singola pratica ma necessarie per la conduzione dello studio), altre spese che sfuggono ad una precisa elencazione ma che di fatto sono sostenute dal professionista nello svolgimento del singolo incarico (tra le quali, gli esborsi per gli spostamenti necessari per raggiungere l'Ufficio giudiziario in occasione delle udienze o degli adempimenti di cancelleria, diversi da quelli per viaggio e trasferta di cui all'art. 27 del d.m. n. 55 del 2014, i costi per fotocopie, per l'invio di email o per comunicazioni telefoniche inerenti l'incarico e sostenuti fuori dallo studio); tali spese sono liquidabili in via equitativa per l'impossibilità o la rilevante difficoltà di provare il loro preciso ammontare nonchè in considerazione della loro effettiva ricorrenza secondo l'"id quod plerumque accidit". (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 November 2019, n. 31030.
Rito sommario: termine per l’impugnazione della decisione di primo grado.
Processo civile – Rito sommario – Decisione – Impugnazione – Termine breve.
L’errato nomen juris di sentenza attribuito al provvedimento conclusivo di merito con cui viene accolta una domanda proposta ai sensi degli artt. 702 bis c.p.c. e segg., all’esito di giudizio interamente svoltosi secondo le regole del procedimento sommario di cognizione, senza che risulti una consapevole scelta del giudice di qualificare diversamente l’azione o di convertire il rito in ordinario, non comporta l’applicazione del termine d’impugnazione di sei mesi, previsto dall’art. 327 c.p.c., restando comunque l’appello soggetto al regime suo proprio di cui all’art. 702 quater c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 26 November 2019, n. 30850.
Sanatoria della violazione della regola di esaminare per prime le questioni pregiudiziali di rito rispetto a quelle di merito.
Processo civile - Decisione - Ordine di trattazione delle questioni - Violazione - Conseguenze.
La memoria di cui all'art. 183, comma 6, n. 1, c.p.c., consente all'attore di precisare e modificare le domande "già proposte", ma non di proporre le domande e le eccezioni che siano conseguenza della domanda riconvenzionale o delle eccezioni formulate dal convenuto, le quali vanno invece proposte a pena di decadenza entro la prima udienza di trattazione.
L'ordine di trattazione delle questioni, imposto dall'art. 276, comma 2, c.p.c., mentre lascia libero il giudice di trascegliere, tra varie questioni di merito, quella che ritiene "più liquida", gli impone per contro di esaminare per prime le questioni pregiudiziali di rito rispetto a quelle di merito; la violazione di tale regola costituisce una causa di nullità del procedimento, che resta tuttavia sanata se non venga fatta valere con l'impugnazione o, nel caso in cui la parte che ne risulti svantaggiata sia quella vittoriosa in primo grado ed appellata, con l'appello incidentale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 26 November 2019, n. 30745.
Impugnazione incidentale tardiva e inefficacia conseguente alla declaratoria di improcedibilità per difetto di interesse dell’impugnazione principale.
Impugnazione incidentale tardiva - Inefficacia conseguente alla declaratoria di improcedibilità per difetto di interesse dell’impugnazione principale - Fondamento.
Il gravame incidentale tardivamente proposto, in quanto processualmente dipendente da quello principale ai sensi dell'art. 334, comma 2, c.p.c., è inefficace anche quando quest'ultimo sia dichiarato improcedibile per difetto di interesse all'impugnazione dell'appellante principale, attesa la similitudine tra inammissibilità e improcedibilità, entrambe incidenti sul procedimento di impugnazione prima della trattazione del merito e con effetti non riferibili alla volontà dell'appellante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 26 November 2019, n. 30782.
L'istanza volta a sollecitare la Corte di cassazione ad emendare d'ufficio gli errori materiali non equivale al deposito di un ricorso.
Procedimenti di cassazione - Emendabilità "ex officio" di errori materiali - Istanza sollecitatoria di una parte - Conseguenze - Fissazione dell'udienza camerale - Controricorso della controparte - Inammissibilità.
La presentazione di un'istanza volta a sollecitare il potere della Corte di cassazione di emendare, d'ufficio, gli errori materiali, ex art. 391-bis c.p.c., non equivale al deposito di un ricorso; sicché, per effetto del rinvio all'art. 380-bis, commi 1 e 2, c.p.c., contenuto nell’art. 391-bis cit., nonché della disciplina generale della correzione dell'errore materiale ex art. 288 c.p.c., a fronte della fissazione dell'udienza camerale, le parti hanno la possibilità di depositare memorie e non anche di proporre controricorso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 25 November 2019, n. 30651.
Competenza delle sezioni specializzate piuttosto che del tribunale ordinario, criteri.
Competenza – Sezioni specializzate in materia di impresa – Oggetto controversia – Questione societaria
Azione giudiziale contro intermediario finanziario – Competenza – Petitum – Restituzione indebito e risarcimento danno – Causa petendi – Nullità contratto quadro di investimento – Annullabilità operazioni di investimento – Inadempimenti fase precontrattuale
Competenza sezioni specializzate – Decisività – Acquisto azioni dell’intermediario che ha proposto l’investimento – Acquisto della qualità di socio – Pluralità delle operazioni di acquisto.
La controversia promossa contro l’intermediario finanziario è di competenza delle sezioni specializzate solo se il suo oggetto è influenzato in via diretta dalla questione societaria, in tal senso dovendosi intendere il riferimento nell’art. 3 d.lgs. n. 168/2003 ai «rapporti societari, alle partecipazioni sociali e ai diritti inerenti», che mira ad evitare l’ampliamento incerto della competenza in questione (1).
Non è di competenza delle sezioni specializzate in materia d'impresa l'azione giudiziale nei confronti dell’intermediario finanziario che mira dal punto di vista del petitum a ottenere la restituzione dell'indebito oggettivo e/o il risarcimento del danno subito, e che sul piano della causa petendi si basa sulla nullità del contratto quadro d'investimento, sull'annullabilità delle operazioni di investimento e sugli inadempimenti commessi nella fase precontrattuale. (2).
Ai fini della competenza delle sezioni specializzate piuttosto che del tribunale ordinario, non sono decisivi né gli acquisti di azioni emesse dallo stesso intermediario che ha proposto l'operazione di investimento, né il conseguente acquisto della qualità di socio, né la circostanza che trattasi di più operazioni di acquisto. (3). (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 25 November 2019, n. 30622.
La dichiarazione di estinzione della procedura esecutiva originata da un singolo atto di pignoramento non fa venire meno gli effetti di quelli eventualmente successivi ed autonomi.
Pluralità pignoramenti sugli stessi beni - Dichiarazione di estinzione di uno dei pignoramenti - Irrilevanza - Obbligo di custodia del terzo ex art. 546 c.p.c. - Violazione in buona fede - Conseguenze.
In tema di pluralità di pignoramenti sugli stessi beni, la dichiarazione di estinzione della procedura esecutiva originata da un singolo atto di pignoramento non fa venire meno gli effetti di quelli eventualmente successivi ed autonomi; in ogni caso, la violazione in buona fede, da parte del terzo, degli obblighi di custodia di cui all'art. 546 c.p.c. non fa cessare gli effetti conservativi del pignoramento né pregiudica i diritti del creditore procedente, salvo il diritto del medesimo terzo ad ottenere il risarcimento del danno dal responsabile del suo errore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 November 2019, n. 30500.
Nel giudizio di opposizione all'esecuzione il debitore può dedurre in compensazione un suo controcredito anche se illiquido.
Esecuzione forzata - Opposizioni - Debitore esecutato - Compensazione - Credito illiquido certamente superiore a quello di controparte - Opponibilità al creditore esecutante - Conseguente sospensione dell'esecuzione - Ammissibilità - Esclusione.
Nel giudizio di opposizione all'esecuzione, è consentito al debitore dedurre in compensazione un suo controcredito, anche se illiquido, ma di importo certamente superiore al credito opposto, la cui sussistenza ed entità potrà essere accertata dal giudice dell'esecuzione. Quest'ultimo, peraltro, in tale eventualità, non potrà disporre la sospensione dell'esecuzione nelle more del giudizio medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 21 November 2019, n. 30323.
Il contegno delle parti rilevante ai sensi dell'art. 116, comma 2, c.p.c. è solo quello tenuto nel corso del processo.
Dichiarazioni rese in sede di tentativo di conciliazione innanzi agli organi di cui all'art. 46 della l. n. 203 del 1982 in tema di contratti agrari - Utilizzabilità sul piano probatorio ex art. 116, comma 2, c.p.c. - Esclusione.
Il "contegno delle parti" dal quale, ai sensi dell'art. 116, comma 2, c.p.c., il giudice è abilitato a trarre elementi indiziari di giudizio, è solo quello tenuto nel corso del processo, rimanendo, pertanto, ininfluente, ai predetti effetti, il comportamento tenuto innanzi al competente ispettorato agrario in sede di tentativo di conciliazione ex art. 46 della l. n. 203 del 1982, previsto come onere a carico di chi intenda proporre in giudizio una domanda relativa a controversia agraria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 21 November 2019, n. 30329.
In un contratto per il quale sia richiesta la forma scritta ‘ad probationem’ è operativo il divieto della prova per testi?.
Contratti - Forma scritta "ad probationem" - Divieto della prova per testi - Sussistenza o meno - Rilevabilità d'ufficio o eccezione di parte - Regime processuale di cui agli artt. 2725 c.c. e 2729 c.c. - Applicabilità o meno a tutti i contratti per i quali è richiesta la forma scritta.
La Seconda Sezione civile ha disposto la trasmissione degli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite ponendo la questione se in una transazione o anche, più in generale, in un contratto per il quale sia richiesta la forma scritta “ad probationem”, sia operativo il divieto della prova per testi e se l’eventuale inammissibilità possa essere rilevata d’ufficio o debba, invece, essere eccepita dalla parte interessata entro il termine di cui all’art. 157, comma 2, c.p.c., nella prima istanza o difesa successiva alla sua articolazione; il quesito è stato posto all’interno della più ampia questione riguardante l’esistenza o meno di un unitario regime processuale relativo all’inammissibilità della prova testimoniale, derivante dal combinato disposto di cui agli artt. 2725 c. e 2729 c.c., applicabile indifferentemente sia ai contratti per i quali sia richiesta la forma scritta “ad probationem”, sia a quelli per cui la forma è richiesta “ad substantiam”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 20 November 2019, n. 30244.
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