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Timestamp: 2020-02-18 08:15:22+00:00
Document Index: 86612017

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Home Norme Leggi Legge 24 novembre 1981, n. 689 – Modifiche al sistema penale
Nel caso in cui la violazione e’ commessa per errore sul fatto, l’agente non e’ responsabile quando l’errore non e’ determinato da sua colpa.
Se la violazione e’ commessa per ordine dell’autorita’, della stessa risponde il pubblico ufficiale che ha dato l’ordine.
Quando piu’ persone concorrono in una violazione amministrativa, ciascuna di esse soggiace alla sanzione per questa disposta, salvo che sia diversamente stabilito dalla legge.
Salvo che sia diversamente stabilito dalla legge, chi con un’azione od omissione viola diverse disposizioni che prevedono sanzioni amministrative o commette piu’ violazioni della stessa disposizione, soggiace alla sanzione prevista per la violazione piu’ grave, aumentata sino al triplo.
Fuori dei casi espressamente stabiliti dalla legge, il limite massimo della sanzione amministrativa pecuniaria non puo’, per ciascuna violazione, superare il decuplo del minimo.
Nella determinazione della sanzione amministrativa pecuniaria fissata dalla legge tra un limite massimo e nella applicazione delle sanzioni accessorie facoltative, si ha riguardo alla gravita’ della violazione, all’opera svolta dall’agente per la eliminazione o attenuazione delle conseguenze della violazione, nonche’ alla personalita’ dello stesso e alle sue condizioni economiche.
Le disposizioni di questo capo si osservano, in quanto applicabili e salvo che non sia diversamente stabilito, per tutte le violazioni per le quali e’ prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro, anche quando questa sanzione non è prevista in sostituzione di una sanzione penale. Non si applicano alle violazioni disciplinari.
L’obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione si estingue per la persona nei cui confronti e’ stata omessa la notificazione nel termine prescritto.
Se per lo accertamento della violazione sono compiute analisi di campioni, il dirigente del laboratorio deve comunicare all’interessato, a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, l’esito della analisi. L’interessato può chiedere la revisione dell’analisi con la partecipazione di un proprio consulente tecnico. La richiesta è presentata con istanza scritta all’organo che ha prelevato i campioni da analizzare, nel termine di quindici giorni dalla comunicazione dell’esito della prima analisi, che deve essere allegato all’istanza medesima.
Delle operazioni di revisione della analisi è data comunicazione all’interessato almeno dieci giorni prima del loro inizio.
Con il decreto o con la legge regionale indicati nell’ultimo comma dell’articolo 17 sarà altresì fissata la somma di denaro che il richiedente la revisione dell’analisi e’ tenuto a versare e potranno essere indicati, anche a modifica delle vigenti disposizioni di legge, gli istituti incaricati della stessa analisi.
E’ ammesso il pagamento di una somma in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa o, se più favorevole, al doppio del minimo della sanzione edittale, oltre alle spese del procedimento, entro il termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi e’ stata, dalla notificazione degli estremi della violazione.
Il pagamento in misura ridotta è ammessa anche nei casi in cui le norme antecedenti all’entrata in vigore della presente legge non consentivano l’oblazione.
Il funzionario o l’agente che ha proceduto al sequestro previsto dall’articolo 13 deve immediatamente informare la autorità amministrativa competente a norma dei precedenti commi, inviandole il processo verbale di sequestro.
L’autorità competente, sentiti gli interessati, ove questi ne abbiano fatto richiesta, ed esaminati i documenti inviati e gli argomenti esposti negli scritti difensivi, se ritiene fondato l’accertamento, determina, con ordinanza motivata, la somma dovuta per la violazione e ne ingiunge il pagamento, insieme con le spese, all’autore della violazione ed alle persone che vi sono obbligate solidamente; altrimenti emette ordinanza motivata di archiviazione degli atti comunicandola integralmente all’organo che ha redatto il rapporto.
Con l’ordinanza-ingiunzione deve essere disposta la restituzione, previo pagamento delle spese di custodia, delle cose sequestrate, che non siano confiscate con lo stesso provvedimento. La restituzione delle cose sequestrate è altresì disposta con la ordinanza di archiviazione, quando non ne sia obbligatoria la confisca.
Il pagamento e’ effettuato all’ufficio del registro o al diverso ufficio indicato nella ordinanza-ingiunzione, entro il termine di trenta giorni dalla notificazione di detto provvedimento, eseguita nelle forme previste dall’articolo 14; del pagamento e’ data comunicazione, entro il trentesimo giorno, a cura dell’ufficio che lo ha ricevuto, all’autorità che ha emesso l’ordinanza.
L’ordinanza-ingiunzione costituisce titolo esecutivo. Tuttavia l’ordinanza che dispone la confisca diventa esecutiva dopo il decorso del termine per proporre opposizione, o, nel caso in cui l’opposizione e’ proposta, con il passaggio in giudicato della sentenza con la quale si rigetta la opposizione, o quando l’ordinanza con la quale viene dichiarata inammissibile l’opposizione o convalidato il provvedimento opposto diviene inoppugnabile o e’ dichiarato inammissibile il ricorso proposto avverso la stessa.
Quando l’opposizione al sequestro e’ stata rigettata, il sequestro cessa di avere efficacia se non e’ emessa ordinanza-ingiunzione di pagamento o se non e’ disposta la confisca entro due mesi dal giorno in cui e’ pervenuto il rapporto e, comunque, entro sei mesi dal giorno in cui e’ avvenuto il sequestro.
Quando e’ accertata la violazione del secondo comma dell’articolo 14 della legge 30 aprile 1962, n. 283, e’ sempre disposta la sospensione della licenza per un periodo non superiore a dieci giorni.
L’opponente e l’autorità che ha emesso l’ordinanza possono stare in giudizio personalmente; l’autorità che ha emesso l’ordinanza puo’ avvalersi anche di funzionari appositamente delegati.
Il pretore può anche redigere e leggere, unitamente al dispositivo, la motivazione della sentenza, che e’ subito dopo depositata in cancelleria.
Con la sentenza il pretore può rigettare l’opposizione, ponendo a carico dell’opponente le spese del procedimento o accoglierla, annullando in tutto o in parte la ordinanza o modificandola anche limitatamente all’entità della sanzione dovuta.
Il pretore accoglie l’opposizione quando non vi sono prove sufficienti della responsabilità dell’opponente.
La sentenza e’ inappellabile ma è ricorribile per Cassazione.
La competenza del giudice penale in ordine alla violazione non costituente reato cessa se il procedimento penale si chiude per estinzione del reato o per difetto di una condizione di procedibilita’.
Avverso il decreto penale, relativamente al capo che dichiara la responsabilita’ per la predetta violazione, puo’ proporre opposizione anche la persona indicata nel comma precedente. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni del codice di procedura penale concernenti l’impugnazione per i soli interessi civili.
Decorso inutilmente, anche per una sola rata, il termine fissato dall’autorita’ giudiziaria o amministrativa, l’obbligato e’ tenuto al pagamento del residuo ammontare della sanzione in un’unica soluzione.
L’interruzione della prescrizione e’ regolata dalle norme del codice civile.
Continuano ad applicarsi, se previsti, i criteri di ripartizione attualmente vigenti. Sono tuttavia escluse dalla ripartizione le autorita’ competenti ad emanare la ordinanza-ingiunzione di pagamento e la quota loro spettante e’ ripartita tra gli altri aventi diritto, nella proporzione attribuita a ciascuno di essi.
Nei casi sopra previsti e in ogni altro caso di revoca o sospensione del documento di circolazione da parte del prefetto o di altra autorita’, il provvedimento e’ immediatamente comunicato al competente ufficio provinciale della motorizzazione civile.
e) dal primo comma dell’articolo 32 della legge 24 dicembre 1969, n. 990, sull’assicurazione obbligatoria della responsabilita’ civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti.
o) dall’articolo 108 del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e dall’articolo 89 del decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960 n. 570, in materia elettorale.
Per la riscossione delle somme dovute ai sensi del presente articolo nonche’ per la riscossione dei contributi e dei premi non versati e delle relative somme aggiuntive di cui alle leggi in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie, gli enti ed istituti gestori delle forme di previdenza ed assistenza obbligatorie, osservate in ogni caso le forme previste dal primo comma dell’articolo 18, possono avvalersi, ove opportuno, del procedimento ingiuntivo di cui agli articoli 633 e seguenti del codice di procedura civile.
La somma dovuta e’ da lire cinquecentomila a lire tre milioni per la violazione del primo comma dell’articolo 32 della legge 24 dicembre 1969, n. 990.
Alle violazioni finanziarie, comprese quelle originariamente punite con la pena pecuniaria, si applicano, altresi’, gli articoli 27, penultimo comma, 29 e 38, primo comma.
Restano salve le pene accessorie e la confisca, nei casi in cui le stesse sono applicabili a norma dell’articolo 20. Restano salvi, altresi’, i provvedimenti adottati in ordine alla patente di guida ed al documento di circolazione, ai sensi del testo unico delle norme sulla circolazione stradale, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1959, n. 393, e della legge 20 giugno 1935, n. 1349, sui servizi di trasporto merci. Per ogni altro effetto si applica il secondo comma dell’articolo 2 del codice penale.
Sono abrogati la legge 3 maggio 1967, n. 317, gli articoli 4 e 5 della legge 9 ottobre 1967, n. 950, gli articoli 14 e 15 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1969, n. 1228, l’articolo 13 della legge 29 ottobre 1971, n. 889, la legge 24 dicembre 1975, n. 706, nonche’ ogni altra disposizione incompatibile con la presente legge.
“Art. 683 – (Pubblicazione delle discussioni o delle deliberazioni segrete di una delle camere). – Chiunque, senza autorizzazione, pubblica col mezzo della stampa, o con un altro dei mezzi indicati nell’articolo 662, anche per riassunto, il contenuto delle discussioni o delle deliberazioni segrete del Senato o della Camera dei Deputati e’ punito, qualora il fatto non costituisca un piu’ grave reato, con l’arresto fino a trenta giorni o con la ammenda da lire centomila a cinquecentomila”.
“Art. 684. – (pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale). – Chiunque pubblica, in tutto o in parte, anche per riassunto o a guisa d’informazione, atti o documenti di un procedimento penale, di cui sia vietata per legge la pubblicazione, e’ punito con l’arresto fino a trenta giorni o con l’ammenda da lire centomila a cinquecentomila”.
“Art. 685. – (Indebita pubblicazione di notizie concernenti un procedimento penale). – Chiunque pubblica i nomi dei giudici, con l’indicazione dei voti individuali che ad essi si attribuiscono nelle deliberazioni prese in un procedimento penale, e’ punito con l’arresto fino a quindici giorni o con la ammenda da lire cinquantamila a duecentomila”.
Il secondo comma dell’articolo 697 del codice penale e’ sostituito dal seguente: “chiunque, avendo notizia che in un luogo da lui abitato si trovano armi o munizioni, omette di farne denuncia all’autorita’, e’ punito con l’arresto fino a due mesi o con l’ammenda fino a lire cinquecentomila”.
La stessa pena si applica al procuratore del registro che nel termine prescritto non trasmette l’elenco delle dichiarazioni di rifiuto di pagamento a norma dell’articolo 13, secondo comma, o trasmette un elenco incompleto”.
“gli amministratori, i sindaci revisori e i direttori generali di societa’ o enti che non ottemperano alle richieste, non si uniformano alle prescrizioni della commissione o comunque ostacolano l’esercizio delle sue funzioni sono puniti con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda da lire 2 milioni a lire 40 milioni”.
“gli amministratori delle societa’ sono puniti con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda da lire 2 milioni a lire 20 milioni ove omettano le comunicazioni previste dal presente articolo; ove le eseguano con un ritardo non superiore a trenta giorni sono puniti con l’ammenda da lire 1 milione a lire 20 milioni; ove eseguano comunicazioni false sono puniti con l’arresto fino a tre anni, salvo che il fatto non costituisca reato piu’ grave. Per la violazione dell’obbligo di alienazione delle azioni o quote eccedenti si applicano le pene stabilite nel secondo comma dell’articolo 2630 del codice civile”.
L’ultimo comma dell’articolo 17 del decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95, convertito con modificazioni nella legge 7 giugno 1974 n. 216, modificato per effetto della legge 24 dicembre 1975, n. 706, e’ sostituito dal seguente: “i soggetti indicati nel primo comma che non eseguano le dichiarazioni e comunicazioni prescritte dal presente articolo nei termini ivi stabiliti sono puniti con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda da lire 2 milioni a lire 40 milioni; ove le eseguono con un ritardo non superiore a trenta giorni sono puniti con l’ammenda da lire 1 milione a lire 20 milioni; ove eseguano dichiarazioni e comunicazioni false sono puniti con l’arresto fino a tre anni”.
Nei casi previsti dall’articolo 81 del codice penale, quando per ciascun reato e’ consentita la sostituzione della pena detentiva, si tiene conto dei limiti indicati nel primo comma soltanto per la pena che dovrebbe infliggersi per il reato piu’ grave. Quando la sostituzione della pena detentiva e’ ammissibile soltanto per alcuni reati, il giudice, se ritiene di doverla disporre, determina, al solo fine della sostituzione, la parte di pena per i reati per i quali opera la sostituzione.
La pena detentiva puo’ essere sostituita con le pene indicate nell’articolo precedente quando si tratta di reati di competenza del pretore, anche se giudicati, per effetto della connessione, da un giudice superiore o commessi da persone minori degli anni diciotto.
Durante il periodo di permanenza negli istituti o nelle sezioni indicate nel primo comma, il condannato e’ sottoposto alle norme della legge 26 luglio 1975, n. 354, e del decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431, in quanto applicabili.
Nei confronti del condannato il magistrato di sorveglianza puo’ disporre che i centri di servizio sociale previsti dalla legge 26 luglio 1975, n. 354, svolgono gli interventi idonei al suo reinserimento sociale.
Per la determinazione della durata della pena sostitutiva anche nei casi in cui e’ concessa la sospensione condizionale della pena, e per qualsiasi altro effetto giuridico, un giorno di pena detentiva equivale a un giorno di semidetenzione o a due giorni di liberta’ controllata.
b) nei confronti di coloro ai quali la pena sostitutiva, inflitta con precedente condanna, e’ stata convertita, a norma del primo comma dell’articolo 66, ovvero nei confronti di coloro ai quali sia stata revocata la concessione del regime di semilibertà;
Le pene sostitutive non si applicano ai reati previsti dalle leggi relative alla prevenzione degli infortuni sul lavoro e all’igiene del lavoro, nonche’ dalle leggi in materia edilizia ed urbanistica e in materia di armi da sparo, munizioni ed esplosivi, quando per detti reati la pena detentiva non e’ alternativa a quella pecuniaria.
Il giudice, nel dispositivo della sentenza di condanna o del decreto penale, deve indicare la specie e la durata della pena detentiva sostituita con la semidetenzione, la liberta’ controllata o la pena pecuniaria.
(Determinazione delle modalità di esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata)
L’ordinanza con cui sono stabilite le modalità di esecuzione della pena e’ immediatamente trasmessa per l’esecuzione all’ufficio di pubblica sicurezza del comune in cui il condannato risiede o, in mancanza di questo, al comando dell’arma dei carabinieri territorialmente competente, che procede a norma dell’articolo 63.
Nel caso di semidetenzione, l’ordinanza e’ trasmessa altresì al direttore dell’istituto penitenziario cui il condannato e’ stato assegnato.
Quando la localita’ designata per l’esecuzione della pena e’ diversa da quella in cui il condannato si trova, il termine per l’inizio dell’esecuzione e’ prolungato dei giorni necessari per il viaggio, secondo i criteri indicati nel primo comma dello articolo 183 del codice di procedura penale.
Non possono essere modificate le prescrizioni di cui ai numeri 1, 3 e 4 dell’articolo 55 e 3, 5 e 6 dello articolo 56.
Il controllo sull’osservanza dell’obbligo prescritto dal primo comma dello articolo 55 viene effettuato dal direttore dell’istituto o della sezione ivi indicata.
Il magistrato di sorveglianza trasmette gli atti alla sezione di sorveglianza, la quale, compiuti, ove occorra, sommari accertamenti, qualora ritenga doversi procedere alla conversione prevista dal primo comma, provvede con ordinanza, osservate le norme contenute nel capo II-bis del titolo II della legge 26 luglio 1975, n. 354. L’ordinanza e’ trasmessa al Pubblico Ministero competente, il quale provvede mediante ordine di carcerazione.
L’affidamento in prova al servizio sociale e l’ammissione al regime di semiliberta’ sono esclusi per il condannato in espiazione di pena detentiva per conversione effettuata ai sensi del primo comma dell’articolo precedente.
La semidetenzione o la liberta’ controllata riprendono a decorrere dal giorno successivo a quello della cessazione della esecuzione della pena detentiva; si applica la disposizione dell’ultimo comma dell’articolo 63.
Le pene della semidetenzione e della liberta’ controllata sono sempre eseguite, nell’ordine, dopo le pene detentive; la liberta’ controllata e’ eseguita dopo la semidetenzione.
Nel casellario giudiziale sono altresi’ iscritte le ordinanze previste dall’articolo 66, ultimo comma, e dall’articolo 108, ultimo comma.
In tal caso la liberta’ controllata e’ eseguita con le modalita’ stabilite dai commi dal quarto al decimo dello articolo 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354, e le funzioni attribuite agli organi di polizia dagli articoli 62, 63, 64, 65, 66, 68 e 69 sono svolte dallo ufficio di servizio sociale per minorenni.
La sentenza produce i soli effetti espressamente previsti nella presente sezione. Contro la sentenza e’ ammesso soltanto ricorso per Cassazione.
Se la richiesta e’ formulata in un momento successivo, provvede il giudice del dibattimento ed il parere e’ espresso dal Pubblico Ministero di udienza.
Il giudice puo’ procedere ai sensi dell’articolo 77 in ogni stato e grado del procedimento, quando l’imputato ha formulato la richiesta di cui allo stesso articolo nel termine ivi previsto.
Il provvedimento di cui allo articolo 77 non puo’ essere emesso nei confronti di chi in precedenza ne ha gia’ beneficiato o nei confronti di chi ha riportato condanna a pena detentiva.
La sentenza pronunciata a norma dell’articolo 77 e’ iscritta nel casellario giudiziale per i soli effetti di cui all’articolo precedente.
In caso di condanna la pena non puo’ essere sostituita a norma di questo capo.
Quando per il reato per il quale si procede e’ ammessa l’oblazione o puo’ trovare applicazione la disposizione prevista dallo articolo 77 ne va fatta menzione nella comunicazione giudiziaria.
Estensione della perseguibilita’ a querela
“Art. 335. – (Violazione colposa di doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall’autorita’ amministrativa). – Chiunque, avendo in custodia una cosa sottoposta a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall’autorita’ amministrativa, per colpa ne cagiona la distruzione o la dispersione ovvero ne agevola la sottrazione o la soppressione, e’ punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a lire seicentomila”.
Il custode di una cosa sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo che indebitamente rifiuta, omette o ritarda un atto dell’ufficio e’ punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a un milione.
“Art. 388-bis. – (Violazione colposa dei doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo). – Chiunque, avendo in custodia una cosa sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo, per colpa ne cagiona la distruzione o la dispersione, ovvero ne agevola la soppressione o la sottrazione, e’ punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a lire seicentomila”.
Si procede d’ufficio, se i fatti previsti dagli articoli di cui al precedente comma riguardano un testamento olografo”.
“il delitto e’ punibile a querela della persona offesa salvo nei casi previsti dal numero 1 e, quando il reato e’ commesso nei confronti dei minori, dal numero 2 del precedente comma”.
“se la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni e non concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste negli articoli 583 e 585, ad eccezione di quelle indicate nel numero 1 e nella ultima parte dell’articolo 577, il delitto e’ punibile a querela della persona offesa”.
“il delitto e’ punibile a querela della persona offesa, salvo nei casi previsti nel primo e secondo capoverso, limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale”.
“il comproprietario, socio o coerede che, per procurare a se’ o ad altri un profitto, si impossessa della cosa comune, sottraendola a chi la detiene, e’ punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da lire quarantamila a quattrocentomila”.
“Art. 631. – (Usurpazione). – Chiunque, per appropriarsi, in tutto o in parte, dell’altrui cosa immobile, ne rimuove o altera i termini e’ punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire quattrocentomila”.
– Chiunque, per procurare a se’ o ad altri un ingiusto profitto, devia acque, ovvero immuta nell’altrui proprieta’ lo stato dei luoghi, e’ punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire quattrocentomila”.
“il delitto e’ punibile a querela della persona offesa”.
“Art. 639-bis. – (Casi di esclusione della perseguibilita’ a querela). Nei casi previsti dagli articoli 631, 632, 633 e 636 si procede d’ufficio se si tratta di acque, terreni, fondi o edifici pubblici o destinati ad uso pubblico”.
“il delitto e’ punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un’altra circostanza aggravante”.
Se e’ pendente il procedimento, il giudice informa la persona offesa dal reato della facolta’ di esercitare il diritto di querela e il termine decorre dal giorno in cui la persona offesa e’ stata informata.
In ogni momento il condannato puo’ estinguere la pena mediante un unico pagamento”.
“Art. 136. – (Modalita’ di conversione di pene pecuniarie). – Le pene della multa e dell’ammenda, non eseguite per insolvibilita’ del condannato, si convertono a norma di legge”.
Il condannato puo’ sempre far cessare la pena sostitutiva pagando la multa o l’ammenda, dedotta la somma corrispondente alla durata della liberta’ controllata scontata o del lavoro sostitutivo prestato.
La durata complessiva del lavoro sostitutivo non puo’ superare in ogni caso i sessanta giorni.
La durata della misura di sicurezza non puo’ essere inferiore a un anno, ne’ superiore a cinque, e decorre dal giorno in cui la cauzione fu prestata”.
Tale attivita’ si svolge nello ambito della provincia in cui il condannato ha la residenza, per una giornata lavorativa per settimana, salvo che il condannato chieda di essere ammesso ad una maggiore frequenza settimanale.
Se l’interessato dichiara di opporsi al provvedimento del Pubblico Ministero o del pretore, si applica il secondo capoverso dell’articolo 582 senza effetto sospensivo”.
Il magistrato di sorveglianza, sentito il condannato stesso, dispone l’applicazione della libertà controllata o lo ammette al lavoro sostitutivo; determina altresi’ le modalita’ di esecuzione della libertà controllata a norma dell’articolo 62.
L’ordinanza con cui sono stabilite le modalità di esecuzione del lavoro sostitutivo e’ immediatamente trasmessa all’ufficio di pubblica sicurezza del comune in cui il condannato risiede o, in mancanza di questo, al comando dell’arma dei carabinieri territorialmente competente.
Il magistrato di sorveglianza trasmette gli atti alla sezione di sorveglianza, la quale, compiuti ove occorra sommari accertamenti, provvede con ordinanza alla conversione prevista dal primo comma, osservate le disposizioni del capo II-bis del titolo II della legge 26 luglio 1975, n. 354. L’ordinanza di conversione e’ trasmessa al Pubblico Ministero competente, il quale provvede mediante ordine di carcerazione.
“Art. 388-ter. – (Mancata esecuzione dolosa di sanzioni pecuniarie). Chiunque, per sottrarsi all’esecuzione di una multa o di una ammenda o di una sanzione amministrativa pecuniaria, compie, sui propri o sugli altrui beni, atti simulati o fraudolenti, o commette allo stesso scopo altri fatti fraudolenti, e’ punito, qualora non ottemperi nei termini all’ingiunzione di pagamento contenuta nel precetto, con la reclusione da sei mesi a tre anni”.
E’ abrogato l’articolo 49 della legge 26 luglio 1975, n. 354.
In deroga a quanto disposto dall’articolo 172 del codice penale, la pena della multa inflitta, anche congiuntamente a quella della reclusione, per reati commessi prima della entrata in vigore della presente legge, si estingue col decorso del termine di dieci anni dalla data di entrata in vigore della presente legge; tuttavia, se la sentenza di condanna e’ divenuta irrevocabile successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge, la pena della multa si estingue col decorso di dieci anni dal passaggio in giudicato della sentenza.
“Art. 19. – (Perdono giudiziale). – Se per il reato commesso da minore degli anni diciotto il tribunale per i minorenni ritiene che si possa applicare una pena restrittiva della liberta’ personale non superiore a due anni, ovvero una pena pecuniaria non superiore a lire tre milioni, anche se congiunta a detta pena, puo’ applicare il perdono giudiziale, sia quando provvede a norma dell’articolo 14 sia nel giudizio”.
Quando, tenuto conto degli aumenti previsti nei commi precedenti, la legge stabilisce la pena dell’ammenda inferiore nel minimo a lire quattromila o nel massimo a lire diecimila, i limiti edittali sono elevati rispettivamente a lire diecimila e a lire venticinquemila.
Le disposizioni degli articoli 113 e 114 non si applicano alle pene e sanzioni amministrative pecuniarie quando l’ammontare delle stesse o della pena base che viene assunta per la loro determinazione non e’ fissato direttamente dalla legge ma e’ diversamente stabilito.
Qualora la persona preposta risulti insolvibile, si applicano al condannato le disposizioni dell’articolo 136″.
Se tale obbligazione non puo’ essere adempiuta, si applicano al condannato le disposizioni dello articolo 136″.
Il condannato alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni e’, durante la pena, in stato d’interdizione legale; la condanna produce altresi’, durante la pena, la sospensione dall’esercizio della potesta’ dei genitori, salvo che il giudice disponga altrimenti”.
“Art. 32-quater. – (Casi nei quali alla condanna consegue la incapacita’ di contrattare con la pubblica amministrazione). – Ogni condanna per i delitti previsti dagli articoli 317, 318, 319, 320, 321, 353, 355, 356, 416, 437, 501, 501-bis, 640, n. 1 del capoverso, commessi a causa o in occasione dell’esercizio di un’attivita’ imprenditoriale, importa l’incapacita’ di contrattare con la pubblica amministrazione”.
“le disposizioni dell’articolo 29 e del secondo capoverso dello articolo 32 non si applicano nel caso di condanna per delitto colposo”.
La sospensione dall’esercizio della potesta’ dei genitori importa anche la incapacita’ di esercitare, durante la sospensione, qualsiasi diritto che al genitore spetti sui beni del figlio in base alle norme del titolo IX del libro I del codice civile”.
Essa non può avere una durata inferiore a quindici giorni ne’ superiore a due anni e consegue ad ogni condanna all’arresto per contravvenzioni commesse con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti all’ufficio”.
La pena accessoria provvisoriamente applicata non puo’ avere durata superiore alla meta’ della durata massima prevista dalla legge ed e’ computata nella durata della pena accessoria conseguente alla condanna”.
“6) in due anni, se si tratta di contravvenzione per cui la legge stabilisce la pena della ammenda”.
Le disposizioni dell’articolo 162-bis del codice penale si applicano anche ai reati indicati nelle lettere f), h), i), n) del primo comma dell’articolo 34.
“l’impugnazione della ordinanza che decide sulla domanda di oblazione puo’ essere proposta soltanto con l’impugnazione contro la sentenza”.
La sentenza e’ impugnabile anche per il capo che dispone la esecuzione provvisoria della misura di sicurezza; ma l’impugnazione non ne sospende l’esecuzione”.
3) il rappresentante del Pubblico Ministero nel dibattimento davanti al pretore e il Procuratore della Repubblica nel caso di proscioglimento, se l’imputazione riguardava un delitto o una contravvenzione punibile con l’arresto; e nel caso di condanna per delitto ovvero per contravvenzione punita con pena alternativa o per la quale non e’ ammessa l’oblazione”.
3) il procuratore della Repubblica e il procuratore generale presso la corte di appello nel caso di proscioglimento, se la imputazione riguardava un delitto o una contravvenzione punibile con l’arresto, e nel caso di condanna per delitto ovvero per contravvenzione punita con pena alternativa o per la quale non e’ ammessa la oblazione”.
Nell’articolo 604 del codice di procedura penale, al capoverso del numero 1, dopo le parole: “non sono iscritti nel casellario giudiziale: le sentenze e i decreti di condanna concernenti contravvenzioni per le quali e’ ammessa la definizione in via amministrativa o l’oblazione, salvo che”, sono inserite le seguenti: “si tratti di contravvenzioni punite con la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda o che”.
“Art. 48-ter. – Nei casi previsti dall’ultimo capoverso dell’articolo 345 e dal primo capoverso dell’articolo 625 del codice di procedura penale ,il giudice, prima di ordinare la vendita o la distruzione delle cose sequestrate, dispone, osservate le formalita’ di cui agli articoli 304-bis e 304-ter del codice di procedura penale, il prelievo di campioni, quando cio’ e’ possibile ed utile per l’ulteriore corso del procedimento”.
“nei casi piu’ gravi la condanna per uno dei delitti previsti nei numeri 1 e 2 del comma precedente importa, indipendentemente dall’applicazione dell’articolo 69 del codice penale, la pubblicazione della sentenza di condanna e il divieto di emettere assegni bancari o postali per un periodo da uno a tre anni”.
Il dipendente che consegna moduli di assegno bancario o postale a chi abbia dichiarato di essere stato interdetto dalla emissione di assegni bancari o postali, e’ punito, salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, con la reclusione da sei mesi a due anni”.
“Art. 80-ter. – (Pena accessoria). – Con la sentenza di condanna per il reato previsto dal dodicesimo comma dell’articolo 80 il giudice, quando non sia possibile ordinare la confisca del veicolo, dispone la sospensione della patente di guida del condannato per la stessa durata della pena principale”.
“Art. 80-bis. – (Destinazione delle sostanze confiscate dal giudice e confiscabili dal Ministro della Sanita’). – Le sostanze confiscate e quelle da confiscare in base all’articolo precedente sono immediatamente versate al Ministero della Sanita’”.
Al terzo comma dell’articolo 21 della legge 10 maggio 1976, n. 319, e’ aggiunto in fine il seguente periodo: “la condanna importa la incapacita’ di contrattare con la pubblica amministrazione”.
Al quarto comma dell’articolo 1 del decreto-legge 4 marzo 1976, n. 31, convertito, con modificazioni, nella legge 30 aprile 1976, n. 159, e’ aggiunto in fine il seguente periodo: “la condanna importa l’incapacita’ di contrattare con la pubblica amministrazione”.
Ogniqualvolta nel codice penale o in altre leggi ricorre l’espressione “patria potesta’”, la medesima e’ sostituita dalla espressione “potesta’ dei genitori”.
“nei casi piu’ gravi puo’ inoltre essere disposta l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese”.
Data a Roma, addi’ 24 novembre 1981
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