Source: http://avvocatocerutti.it/Deiana.htm
Timestamp: 2018-01-20 12:54:22+00:00
Document Index: 30101972

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 22', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 8', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16']

Procedura di riassegnazione DEIANA.IT
DEIANA.IT
Ricorrente: Massimo Deiana
Con ricorso del 20 settembre 2000 pervenuto il successivo 25 settembre allo Studio Fogliani, ente abilitato dalla Naming Authority italiana alla conduzione delle procedure di riassegnazione dei nomi dominio, il prof. Massimo Deiana ha iniziato il presente procedimento, chiedendo la riassegnazione a proprio favore del nome a dominio deiana.it, assegnato alla Polis s.r.l.
Il 25 settembre 2000 l'ente conduttore, mediante visura sul data base whois della Registration Authority, accertava che il dominio deiana.it era stato registrato dalla Polis s.r.l. in data 11 febbraio 2000 e risultava essere stato sottoposto a contestazione. L'accesso all'URL http://www.deiana.it consentiva di appurare che a tale indirizzo risultava una pagina con il nome del dominio e la scritta "in questo sito vogliamo parlare di Deiana".
L'ente conduttore accertava quindi la regolarita’ del ricorso, e, verificato che nessun'altra procedura di riassegnazione per il nome a dominio deiana.it risultava essere stata proposta, spediva per raccomandata e per fax alla Polis s.r.l. copia del ricorso e della documentazione ad esso allegata. Il ricorso in formato rtf veniva inoltre inviato per posta elettronica agli indirizzi risultanti dal database whois ed all'indirizzo deiana.it@paginewww.com risultante sulla pagina web all'URL http://www.deiana.it.
L'e-mail inviata all'indirizzo postmaster@deiana.it non giungeva a destinazione, essendo il relativo indirizzo inesistente. La raccomandata spedita alla Polis s.r.l. veniva regolarmente da questa ricevuta in data 27 settembre 2000. Scaduto il 22 ottobre 2000 il termine di 25 giorni concessi al resistente dalle regole di naming per sottoporre le proprie difese, l'ente conduttore nominava quale saggio la sottoscritta avv. Maria Luisa Buonpensiere, la quale accettava l'incarico il 26 ottobre 2000.
Il prof. Massimo Deiana ha attivato la presente procedura chiedendo che il nome a dominio "deiana.it", corrispondente al proprio patronimico, sia revocato alla Polis s.r.l. ed a lui assegnato.
L'art. 16.6 delle regole di naming prevede che un nome a dominio sottoposto alla procedura di riassegnazione sia trasferito al ricorrente allorche' questi dimostri, oltre al proprio titolo sul nome in contestazione, (a) che il nome a dominio e’ identico o tale da indurre confusione rispetto ad un marchio su cui egli vanta diritti, o al proprio nome e cognome; (b) che il resistente non ha alcun diritto o titolo su tale nome; (c) che il nome a dominio e' stato registrato e viene usato in mala fede.
Come noto, il sistema giuridico italiano riconosce ad ognuno il diritto all'identita' personale (art. 22 della costituzione), prevedendo una serie organica di norme che, per quel che qui rileva, garantiscono la tutela del cognome (patronimico), del prenome e dello pseudonimo (artt. 6, 7, 8 e 9 del codice civile).
Non v'e' dubbio che nel nostro ordinamento anche solo il cognome sia oggetto di tutela, essendovi ad esso specificamente dedicato l'art. 9 del codice civile; tanto che la tutela stessa e' estesa anche in relazione ad un uso illegittimo di anche una sola parte del patronimico (cass. 5343/1984)
Nel caso di specie, la registrazione da parte della Polis s.r.l. di un nome a dominio corrispondente al patronimico del ricorrente appare legittimare il prof. Deiana a ben due delle tre azioni a tutela del nome previste dall'art. 7 del codice civile, ossia all'azione di reclamo (esperibile da chi lamenti l'impedimento di fatto da parte di terzi all'uso del proprio nome) e all'azione di usurpazione (esperibile nei confronti di chi faccia uso indebito e pregiudizievole del proprio nome).
Da quanto sopra consegue che il ricorrente ha in effetti astrattamente titolo all'uso ed alla registrazione del nome a dominio deiana.it, essendo esso corrispondente al proprio cognome.
Peraltro, affinche' sia disposto il trasferimento del nome a dominio dalla resistente al ricorrente, e' necessario verificare che, oltre al diritto del ricorrente, sussistano tutte le condizioni di cui all'art. 16.6, punti a, b e c, ed il resistente non provi l'esistenza alcuna delle situazioni indicate all'art. 16.6, punti 1, 2 e 3 delle regole di naming.
In relazione al punto (a) dell'art. 16.6, il ricorrente, producendo copia di un proprio documento d'identita', ha provato senza alcun dubbio che il nome del dominio registrato dalla Polis s.r.l. e’ identico al suo cognome.
Cio' integra quanto richiesto dall'art. 16.6 (a) delle regole di naming. Ritiene infatti la scrivente, seguendo orientamento gia' espresso in passato in analoga fattispecie, (cfr. MAP per il nome a dominio tullio.it) che la tutela data dalle regole di naming ricomprenda anche le ipotesi di registrazione in mala fede del solo cognome altrui. La contraria interpretazione (che peraltro a oggi non ha ancora trovato supporto giurisprudenziale) porrebbe infatti le regole di naming in contrasto con le norme del codice civile, le quali, come visto, offrono autonoma tutela anche al solo cognome (art. 8 cod. civ.). E cio' per non parlare delle incongruenze e discriminazioni nello stesso sistema di tutela offerta dalle procedure di riassegnazione che deriverebbero dal considerare esclusi dal campo di applicazione delle norme i domini corrispondenti ai patronimici.
Le previsioni di cui all'art. 16.5 (b) delle regole di naming, vertendo su un fatto negativo, devono essere integrate con quelle di cui ai punti 1, 2 e 3, che pongono in capo al resistente l'onere di provare elementi che dimostrino il suo titolo al nome a dominio contestato.
Dalle risultanze agli atti non si evince alcun elemento da cui poter dedurre un titolo della Polis s.r.l. al nome a dominio deiana.it. Ne' e' stato provato alcuno degli elementi di cui ai punti 1, 2 e 3 dell'art. 16.6 delle regole di naming, per il semplice fatto che la resistente, pur essendogli stato debitamente trasmesso ricorso e documentazione, non ha prodotto alcuna difesa nei termini assegnatigli.
Deve quindi ritenersi soddisfatto quanto richiesto dall'art. 16.5 (b) delle regole di naming.
L'art. 16.6 (c) richiede al ricorrente la prova della malafede nella registrazione e nell'uso del dominio. Sotto questo aspetto, risultano agli atti ampiamente dimostrate circostanze che la scrivente ritiene prova della malafede richiesta dalle regole di naming per consentire la riassegnazione del nome a dominio contestato.
Esso risulta esser stato registrato dalla Polis s.r.l. assieme ad una serie di svariate centinaia di domini corrispondenti a cognomi italiani, nell'ambito di uno stesso progetto unitario volto ad accaparrarsi un gran numero di domìni corrispondenti a nomi di parlamentari, giornalisti, professori universitari, etc.
Il ricorrente ha prodotto alcune pagine web corrispondenti a tali domini identici a cognomi di persone note e meno note. Dette pagine risultano tutte identiche per struttura, colori e contenuto, salvo che per il nome a dominio in esso contenuto. Navigando poi in rete, gli stessi colori, struttura e contenuto si ritrovano poi nelle di pagine di altre centinaia di domini corrispondenti ad altri cognomi registrati dalla Polis s.r.l.
Quanto sopra rivela un preciso disegno volto esclusivamente all'accaparramento di nomi a dominio allo scopo di impedirne la registrazione ai legittimi aventi diritto; il che costituisce di per se' dimostrazione di malafede, essendo stato volontariamente e sistematicamente violato il diritto al nome di terzi . Con tali registrazioni infatti la Polis s.r.l. da un lato inibisce a coloro ne hanno diritto la registrazione del relativo nome a dominio, dall'altro usurpa il loro nome non avendone alcun diritto,
Ne' la malafede puo' essere esclusa dalla circostanza che la Polis s.r.l., invece di porre in tali pagine il classico segnale di "sito in costruzione", abbia tentato di dare una parvenza pseudo-culturale alla sua operazione di accaparramento presentando i suddetti domini come siti nei quali "si vuole parlare" della persona il cui cognome e' stato illegittimamente registrato.
Di fatto, nessuna attivita' del genere risulta nei suddetti siti, sia attraverso pagine web, sia a mezzo di forum o servizi di posta elettronica (ricordiamo che la e-mail inviata all'indirizzo postmaster@deiana.it e' ritornata per inesistenza dell'indirizzo del destinatario). Ne' e' verosimile che questo scopo pseudo-culturale sia effettivamente quello che ha spinto la Polis s.r.l. a registrare centinaia di nomi a dominio corrispondenti a nomi di persona. Essendo la Polis s.r.l. una societa' commerciale, e come tale istituzionalmente a scopo di lucro, e' da chiedersi quale guadagno possa dedurre dalla registrazione di tanti centinaia di nomi a dominio corrispondenti a nomi di persona, sui quali non viene svolta nessuna attivita'. L'unica risposta verosimile e' la rivendita dei domini accaparrati a chi ne aveva diritto; unica attivita' che giustifica la registrazione e l'inerte mantenimento per mesi e mesi di tali nomi a dominio.
Tali elementi inducono pertanto la scrivente a ritenere dimostrata la mala fede nella registrazione e nell'utilizzo del nome a dominio deiana.it.
Da quanto precede risultano dimostrate dal ricorrente le circostanze di cui all'art. 16.5 punti (a), (b) e (c), delle regole di naming mentre, al contrario, nessuno degli elementi indicati dall'art. 16.5 numeri 1), 2) e 3) o la prova di un legittimo titolo alla registrazione del dominio deiana.it e' stato fornito dalla resistente.
Ne consegue che il ricorso del prof. Massimo Deiana è fondato e deve quindi essere accolto.
Visti gli art. 16.6 delle vigenti regole di naming italiane, si dispone il trasferimento del nome a dominio "deiana.it" dalla Polis s.r.l. a favore di Massimo Deiana.