Source: https://www.legislazionetecnica.it/rubrica/normativa-ue?page=2
Timestamp: 2020-06-06 01:04:13+00:00
Document Index: 48337698

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 38', 'art. 83', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 817', 'art. 3', 'art. 44', 'art. 181', 'art. 30', 'art. 3']

FAST FIND : GP17943
Nozione di grave errore professionale
Sent. C. Stato 06/04/2020, n. 2260
Appalti e contratti pubblici - Requisiti di partecipazione - Cause di esclusione di cui all'art. 38, comma 1, lett. f), D. Leg.vo 163/2006 - Grave errore professionale - Nozione.
La nozione di errore nell’esercizio della propria attività professionale ex art. 38, D. Leg.vo 163/2006, comma 1, lett. f) - che è oggetto di un’interpretazione ampia - non può limitarsi ai soli inadempimenti e condotte negligenti commessi nell’esecuzione di un contratto pubblico, ma comprende anche qualsiasi comportamento scorretto idoneo ad incidere sulla credibilità professionale dell’operatore. Ne discende che per errore grave nell’esercizio dell’attività professionale che, accertato con qualunque mezzo di prova, consente l’adozione da parte della stazione appaltante di un atto di esclusione dalla procedura di gara, deve intendersi anche l’intesa anticorrenziale conclusa dall’operatore economico al fine di alterare a suo favore il libero dispiegarsi della concorrenzialità nell’ambito di una precedente procedura di gara.
In tema di procedure telematiche, è onere dell’Amministrazione accollarsi il rischio dei malfunzionamenti e degli esiti anomali dei sistemi informatici di cui la stessa si avvale. Ne deriva che se rimane impossibile stabilire con certezza se vi sia stato un errore da parte del trasmittente o, piuttosto, la trasmissione sia stata danneggiata per un vizio del sistema, l'amministrazione deve consentire di rimediare alle occasionali possibili disfunzioni che possano verificarsi, in particolare attraverso lo strumento procedimentale del soccorso istruttorio (art. 83, D. Leg.vo 50/2016; art. 6, L. 241/1990).
Tettoia di ampie dimensioni - Necessità del permesso di costruire
Non è possibile affermare in assoluto che la tettoia richiede, o non richiede, il permesso di costruire e assoggettarla, o non assoggettarla, alla relativa sanzione senza considerare come essa è realizzata, ma è necessario verificare nello specifico se essa possa rientrare nell’attività edilizia libera quale "elemento di arredo delle aree pertinenziali degli edifici" ai sensi dell’art. 6, D.P.R. 380/2001, lett. e-quinquies (nel testo novellato dall’art. 3, D. Leg.vo 25/11/2016, n. 222, comma 1, lett. b, n. 3) o se, invece, essa sia una "nuova costruzione" ai sensi dell’art. 3 del D.P.R. 380/2001, comma 1, lett. e), assoggettata, come tale, al regime del permesso di costruire. In particolare gli interventi consistenti nella installazione di tettoie o di altre strutture analoghe che siano comunque apposte a parti di preesistenti edifici come strutture accessorie di protezione o di riparo di spazi liberi, cioè non compresi entro coperture volumetriche previste in un progetto assentito, possono ritenersi sottratti al regime del permesso di costruire soltanto ove la loro conformazione e le loro ridotte dimensioni rendono evidente e riconoscibile la loro finalità di arredo o di riparo e protezione (anche da agenti atmosferici) dell'immobile cui accedono. Tali strutture necessitano del permesso di costruire quando le loro dimensioni sono di entità tale da arrecare una visibile alterazione all'edificio e alle parti dello stesso su cui vengono inserite o, comunque, una durevole trasformazione del territorio con correlativo aumento del carico urbanistico. (Nel caso di specie è stata ritenuta di ampia estensione e comportante una rilevante alterazione alla sagoma dell’edificio, una tettoia di 20 mq per la quale sono stati pertanto ravvisati i caratteri della nuova costruzione assoggettata a permesso di costruire).
In senso conforme vedi C. Stato 06/02/2019, n.904. Vedi anche C. Stato 09/10/2018, n. 5781.
La natura pertinenziale va riconosciuta alle sole opere che, per loro natura, risultino funzionalmente ed esclusivamente inserite al servizio di un manufatto principale, siano prive di autonomo valore di mercato e non siano valutabili in termini di cubatura (o comunque dotate di volume minimo e trascurabile), in modo da non poter essere utilizzate autonomamente e separatamente dal manufatto cui accedono. La nozione di "pertinenza urbanistica", infatti, è meno ampia di quella definita dall'art. 817, Cod. civ. e dunque non può consentire la realizzazione di opere di grande consistenza soltanto perché destinate al servizio di un bene qualificato principale.
In senso conforme vedi C. Stato 17/05/2010, n. 3127.
Ricostruzione rudere e permesso di costruire
L'intervento di “manutenzione straordinaria” non può comportare aumento della superficie utile o del numero delle unità immobiliari, nè modifica della sagoma o mutamento della destinazione d'uso, in quanto il D.P.R. 380/2001, art. 3, comma 1, lett. b) ricomprende in tale nozione "le opere e le modifiche necessarie per rinnovare o sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare e integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni d'uso". La legge pone, dunque, un duplice limite: uno, di ordine funzionale, costituito dalla necessità che i lavori siano rivolti alla mera sostituzione o al puro rinnovo di parti dell'edificio, e l'altro, di ordine strutturale, consistente nel divieto di alterare i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari o di mutare la loro destinazione.
Negli interventi di restauro o di risanamento conservativo, per i quali non occorre il permesso di costruire, sono annoverabili soltanto le opere di recupero abitativo, che mantengono in essere le preesistenti strutture, alle quali apportano un consolidamento, un rinnovo o l'inserimento di nuovi elementi costitutivi, a condizione che siano complessivamente rispettate tipologia, forma e struttura dell’edificio.
Integra i reati di cui all'art. 44 del D.P.R. 380/2001 e all'art. 181 del D. Leg.vo 42/2004 la ricostruzione di un "rudere" senza il preventivo rilascio del permesso di costruire e dell'autorizzazione paesaggistica, sia perchè trattasi di intervento di nuova costruzione e non di ristrutturazione di un edificio preesistente, dovendo intendersi per quest'ultimo un organismo edilizio dotato di mura perimetrali, strutture orizzontali e copertura, sia perchè non è applicabile l'art. 30 del D.L. 69/2013 (conv. in L. 98/2013) di modifica dell'art. 3, D.P.R. 380/2001, comma 1, lett. d), che, per assoggettare gli interventi di ripristino o di ricostruzione di edifici o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, al regime semplificato della SCIA richiede, nelle zone vincolate, l'esistenza dei connotati essenziali di un edificio (pareti, solai e tetto), o, in alternativa, l'accertamento della preesistente consistenza dell'immobile in base a riscontri documentali, alla verifica dimensionale del sito o ad altri elementi certi e verificabili, nonchè, in ogni caso, il rispetto della sagoma della precedente struttura.
In senso conforme vedi C. Cass. pen. 30/09/2014, n. 40342. Vedi anche C. Cass. pen. 11/11/2015, n. 45147.
FAST FIND : GP17938
Esclusione dalla gara per variazioni al contenuto dell'offerta
Appalti e contratti pubblici - Giudizio di anomalia dell'offerta - Giustificazioni - Variazione rispetto al contenuto dell'offerta originaria - Conseguenze - Esclusione dalla gara - Interventi di customizzazione - Irrilevanza.
Qualora in sede di verifica dell'anomalia, dalle giustificazioni emerga una variazione del contenuto dell’offerta, il concorrente deve necessariamente essere escluso dalla gara, senza che sia possibile un riesame dell’originaria offerta da parte della stazione appaltante. E ciò vale anche in relazione alle difformità tecniche riscontrate rispetto alle previsioni del progetto messo a base di gara che possono emergere da successivi giustificativi. A tal fine non rileva il richiamo ad eventuali adattamenti e personalizzazioni (c.d. customizzazione) che possono essere apportate dall’aggiudicatario in fase esecutiva sul prodotto “standardizzato”. Ed infatti non è possibile deferire a un momento successivo il superamento delle difformità emerse fra i giustificativi (che hanno proprio il fine di dimostrare l’attendibilità dell’offerta) e il contenuto di quest’ultima, anche in relazione alle previsioni del progetto a base di gara. Una difformità risultante in fase di giustificazione dell’offerta è infatti tale da comportare di per sé l’esclusione del concorrente, non solo in quanto espressiva d’una modifica postuma non passibile di successiva sanatoria, ma anche perché gli eventuali interventi di “customizzazione” dovrebbero essi stessi essere dimostrati in dettaglio in sede di giustificativi, così da consentire (anche) un pieno vaglio sulla sostenibilità economica complessiva dell’offerta.