Source: http://www.penale.it/stampa.asp?idpag=561
Timestamp: 2018-02-25 17:44:44+00:00
Document Index: 166808654

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 673', 'sentenza ', 'art. 178', 'art. 673', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 179', 'art. 683', 'sentenza ', 'art 179', 'sentenza ']

ESECUZIONE – MAGISTRATURA DI SORVEGLIANZA – RIABILITAZIONE – CONDIZIONI – ESTINZIONE DELLA PENA PRINCIPALE – PENA PECUNIARIA – MANCATA ESTINZIONE – CONSEGUENZE – MANCATA DECORRENZA DEL TERMINE PER LA RICHIESTA – SUA INAMMISSIBILITA’ (Cod. pen., artt. 178, 179).
La mancata estinzione della pena pecuniaria inflitta con la sentenza di condanna impedisce la decorrenza del termine previsto per la riabilitazione e rende conseguentemente inammissibile la relativa richiesta.
Condanne per fatti successivi alla sentenza costituente l’oggetto della domanda di riabilitazione rendono non configurabile il requisito della buona condotta, allorchè tali fatti siano della stessa indole di quelli precedenti.
difeso dall’Avv. Carlo PORRATI del foro di Alessandria, di fiducia
- provvedimento cumulo del 20.04.1992 Procura Repubblica c/o Pretura Circondariale Alessandria;
- la domanda è inammissibile nella parte relativa al decreto della Pretura di Alessandria in data 13 giugno 1984, riguardando esso un reato depenalizzato (emissione di assegni a vuoto) [“Nel caso in cui intervenga una abolitio criminis … deve essere applicata la disposizione dell'art. 673 c.p.p. (revoca della sentenza per abolizione del reato) e non la riabilitazione richiesta ai sensi dell'art. 178 c.p. Infatti, secondo quest'ultima norma, la riabilitazione estingue le pene accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna, salvo che la legge disponga altrimenti; mentre, quando è intervenuta un'abolizione del reato, la legge dispone diversamente, giacchè ai sensi dell'art. 673 c.p.p. il giudice dell'esecuzione revoca la sentenza di condanna, dichiarando che il fatto non è più previsto come reato ed adottando i provvedimenti conseguenti” (Cass. pen., Sez. III, 10/02/1995, n.411, Loi];
- in relazione alla sentenza del Tribunale di Alessandria in data 11 aprile 2000 (l’ultima rispetto alle quali è stata richiesta la riabilitazione), la pena della multa risulta essere stata pagata solo in parte (euro 36,67 rispetto ad un importo complessivo di euro 400,00), di guisa che la domanda è inammissibile anche in parte qua;
- invero, “nell'ipotesi di applicazione di pena detentiva congiunta a quella pecuniaria, ai fini del calcolo del termine … previsto per la riabilitazione occorre avere riguardo non solo alla data di espiazione della pena detentiva, ma anche a quella di pagamento della pena pecuniaria, giacché anche quest'ultima contribuisce, allo stesso titolo, a costituire la pena principale del reato” (Cass. pen., Sez. I, 15/10/2004, n. 47715, Condello, in Guida al Diritto, 2005, 14, 99);
- irrilevante al riguardo è la circostanza che il Tribunale di Soveglianza di Torino il 29 gennaio 2003 abbia “dichiarata estinta la pena ed ogni altro effetto penale all’esito positivo dell’affidamento in prova”, dato che “l'esito positivo dell'affidamento in prova al servizio sociale estingue solamente la pena detentiva e non anche quella pecuniaria” (Cass. pen., Sez. Unite, 27/09/1995, n. 27, Sessa, in Foro It., 1996, II, 1; nello stesso senso Cass. pen., Sez. I, 03/12/2002, n. 2622, Cioffi);
- rispetto alla pena de qua, infine, non si è ancora prodotto neppure l’effetto estintivo conseguente all’indulto concesso con la l. 31 luglio 2006 n. 241, essendo quest’ultima entrata in vigore il 1° agosto 2006 (cfr. Cass. pen., Sez. I, 28/04/1993, Scibetta, in Cass. Pen., 1994, 2705: "Atteso il carattere meramente dichiarativo del provvedimento giurisdizionale di applicazione dell'indulto, deve ritenersi che il termine previsto dall'art. 179 c.p. per la concessione della riabilitazione decorra, in caso di pena condonata, non dalla data in cui il detto provvedimento è divenuto esecutivo, sibbene da quella di entrata in vigore del decreto di clemenza");
- in relazione a tutte le altre sentenze, nella richiesta di riabiltazione non è stato dedotto nulla in ordine al risarcimento dei danni cagionati alle persone danneggiate dai relativi reati, con conseguente violazione dell’art. 683, comma, 2, c.p.p. [“Nella richiesta (di riabilitazione) sono indicati gli elementi dai quali può desumersi la sussistenza delle condizioni previste dall'articolo 179 del codice penale. Il tribunale acquisisce la documentazione necessaria”];
- la domanda riguardante tali sentenze, pertanto, va rigettata nel merito per difetto del requisito de quo, presupponendo l’esercizio dei poteri istruttori officiosi il puntuale adempimento del predetto onere di allegazione della parte [cfr. Cass. pen., Sez. V, 14/11/2000, n.4692 Sciuto, in Cass. Pen., 2002, 2815: “In tema di esecuzione non sussiste un onere probatorio a carico del soggetto che invochi un provvedimento giurisdizionale favorevole, ma solo un onere di allegazione, cioè un dovere di prospettare e di indicare al giudice i fatti sui quali la sua richiesta si basa, incombendo poi alla autorità giudiziaria il compito di procedere ai relativi accertamenti. (Fattispecie in tema di riabilitazione in cui il tribunale di sorveglianza, rilevando che la rinuncia della persona offesa al risarcimento del danno emergeva da una dichiarazione non autenticata - e quindi priva di valenza probatoria - discostandosi dal principio sopra enunciato, aveva respinto la istanza del condannato)”];
- il fatto criminoso di cui alla sentenza del Tribunale di Alessandria in data 11 aprile 2000 [rispetto alla quale la domanda di riabilitazione (come testè detto) risulta inammissibile per mancata decorrenza del termine ex art 179, comma 1, c.p.], del resto, rende non configurabile il requisito della buona condotta rispetto a tutte le precedenti pronunce, poiché codesto fatto (furto in concorso commesso nel 1994) è manifestazione della stessa capacità criminale estrinsecatasi nei delitti accertati con le precedenti sentenze (riguardanti quasi tutte reati della stessa indole: furti e rapina);
dichiara inammissibile la domanda nella parte avente ad oggetto il decreto della Pretura di Alessandria in data 13 giugno 1984 e la sentenza del Tribunale di Alessandria in data 11 aprile 2000; rigetta la domanda nella parte avente ad oggetto gli altri provvedimenti.