Source: https://www.supportoemergenzepmi.org/fisco-tributi
Timestamp: 2020-07-15 10:22:38+00:00
Document Index: 84268110

Matched Legal Cases: ['art. 122', 'art. 27', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 12', 'art. 58', 'art. 68']

Archivio fisco e tributi:
Aggiornamenti dal 6 al 31 marzo
È possibile comunicare tra il 20 luglio ed il 7 settembre 2020 all’agenzia delle entrate l’ammontare delle spese sostenute o da sostenere nel 2020, per la sanificazione e per l’acquisto di dispositivi di protezione per la quantificazione del credito di imposta previsto dal decreto rilancio.
Con apposito provvedimento del direttore dell’agenzia delle entrate del 10 luglio è approvato un modello per comunicare i crediti di imposta spettanti:
- per l’adeguamento degli ambienti di lavoro aperti al pubblico (articolo 120, DL 34/2020) e
- per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione (articolo 125, DL 34/2020).
Nella stessa data è stata pubblicata la circolare n. 20/E/2020 che fornisce i primi chiarimenti in materia.
Di seguito le indicazioni relative alla comunicazione del credito di imposta spettante per l’acquisto di dispositivi di protezione e per le spese di sanificazione.
Nel periodo dal 20 luglio al 7 settembre 2020 è possibile effettuare una comunicazione telematica all’agenzia delle entrate relativa al credito di imposta per l’acquisto di dispositivi di protezione e per le spese di sanificazione.
I soggetti esercenti attività d’impresa, arti e professioni, enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti possono recuperare attraverso un credito di imposta le spese sostenute nel 2020 (dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020) per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti, in base all’articolo 125 del DL 34/2020.
A titolo esemplificativo è possibile individuare due categorie di spese:
quelle sostenute per l’acquisto di:
Per quanto riguarda le spese di sanificazione, deve trattarsi di attività finalizzate ad eliminare o ridurre a quantità non significative la presenza del virus che ha determinato l’emergenza epidemiologica COVID 19. Tale condizione risulta soddisfatta qualora sia presente apposita certificazione redatta da operatori professionisti sulla base dei Protocolli di regolamentazione vigenti.
Inoltre, l’attività di sanificazione, in presenza di specifiche competenze già ordinariamente riconosciute, può essere svolta anche in economia dal soggetto beneficiario, avvalendosi di propri dipendenti o collaboratori, sempre che rispetti le indicazioni contenute nei Protocolli di regolamentazione vigenti, come attestato da documentazione interna. In questo caso, l’ammontare della spesa agevolabile può essere determinato, ad esempio, moltiplicando il costo orario del lavoro del soggetto impegnato a tale attività per le ore effettivamente impiegate nella medesima (documentata mediante fogli di lavoro interni all’azienda). Possono essere aggiunte, ai fini del credito in esame anche le spese sostenute per i prodotti disinfettanti impiegati. Resta fermo che l’ammontare delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti così determinato, in ogni caso, dovrà essere congruo rispetto al valore di mercato per interventi similari.
Acquisto dispositivi
I dispositivi individuali agevolati sono rappresentati da mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3, guanti, visiere di protezione, occhiali protettivi, tute di protezione, calzari. Inoltre, per quanto concerne i dispositivi di protezione individuale, per i quali la norma richiede la conformità ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, si ritiene che solo in presenza di tale documentazione le relative spese sono considerate ammissibili ai fini del credito d'imposta per la sanificazione e l'acquisto di dispositivi di protezione. Ai fini delle attività di controllo, pertanto, sarà necessario che i fruitori conservino la documentazione attestante la conformità alla normativa europea.
Con specifico riferimento alle spese sostenute per l’acquisto di articoli di abbigliamento protettivo, dai molteplici usi, non necessariamente correlati alla sanificazione quali guanti in lattice, visiere ed occhiali protettivi, tute di protezione, etc. -- sempre che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea -- acquistati per tutto il periodo 2020 anche ante Covid--19, necessari, tra l’altro, a prevenire, contenere la diffusione della malattia Covid--19, in linea con la ratio del legislatore, si ritiene concorrano tra le spese agevolabili di cui all’articolo 125, comma 2, sub) b) del decreto Rilancio.
Il credito di imposta è riconosciuto nella misura del 60% della spesa sostenuta.
Il credito di imposta non può superare la misura di 60.000 euro per ciascun beneficiario ed il limite complessivo di 200 milioni di euro per l’anno 2020. Il limite massimo (60.000 per beneficiario) è riferito all’importo del credito d’imposta e non a quello delle spese ammissibili.
Al fine di verificare la possibilità di soddisfare le domande occorre presentare una comunicazione all’agenzia delle entrate nel periodo dal 20 luglio al 7 settembre 2020.
Per la definizione di “spese sostenute nel 2020”, ai fini dell'imputazione delle spese stesse occorre fare riferimento:
Il credito d'imposta per la sanificazione e l'acquisto di dispositivi di protezione, oltre a non concorrere, alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e al valore della produzione ai fini Irap, non concorre:
Per verificare il limite di spesa i soggetti aventi i requisiti, comunicano telematicamente tra il 20 luglio ed il 7 settembre 2020, secondo il modello approvato con provvedimento del 10 luglio:
direttamente con il servizio web nella propria area riservata dell’agenzia delle entrate o
l’ammontare delle spese ammissibili sostenute fino al mese precedente alla data di sottoscrizione della comunicazione e
l’importo che prevedono di sostenere successivamente, fino al 31 dicembre 2020.
A seguito della presentazione della Comunicazione è rilasciata, al massimo entro 5 giorni, una ricevuta che ne attesta la presa in carico, ovvero lo scarto, con l’indicazione delle relative motivazioni. La ricevuta viene messa a disposizione del soggetto che ha trasmesso la Comunicazione, nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate.
L’ultima Comunicazione validamente trasmessa sostituisce tutte quelle precedentemente inviate.
L’ammontare massimo del credito d’imposta fruibile è pari al credito d’imposta richiesto moltiplicato per la percentuale resa nota con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, da emanare entro l’11 settembre 2020. Detta percentuale è ottenuta rapportando il limite complessivo di spesa (200 milioni per il 2020) all’ammontare complessivo dei crediti d’imposta richiesti. Nel caso in cui l’ammontare complessivo dei crediti d’imposta richiesti risulti inferiore al limite di spesa, la percentuale è pari al 100 per cento.
a) nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa;
b) in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 a partire dal giorno lavorativo successivo alla pubblicazione del provvedimento di cui al punto precedente, esclusivamente tramite i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle entrate,
Fino al 31 dicembre 2021 i soggetti aventi diritto al credito d’imposta possono optare per la cessione, anche parziale, del credito stesso ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari. La cessione può riguardare esclusivamente la quota del credito relativa alle spese effettivamente sostenute, nei limiti dell’importo fruibile. L’utilizzo da parte del cessionario ed in generale le regole relative a questo credito di imposta ed anche al credito di imposta per adeguamento dell’ambiente di lavoro aperto al pubblico, sono commentati nella circolare 20/E del 10 luglio 2020.
Cessione credito di imposta canoni di locazione (art. 122)
Le regole per la comunicazione
Sono stabilite le regole per comunicare la cessione dei crediti di imposta relativi ai canoni di locazione di botteghe/negozi e altri immobili ad uso non abitativo. La norma che prevede la possibilità di cessione dei crediti di imposta è l’articolo 122, comma 2 del DL 34/2020 ed il provvedimento di attuazione, nello specifico per quanto riguarda i canoni di locazione di cui alle lettere a) e b) dell’articolo citato, è il Prot. n. 250739/2020 del 1° luglio 2020.
Per beneficiare del credito di imposta occorre che sia effettuato il pagamento del canone. Nell’ipotesi di cessione del credito d’imposta al locatore a titolo di pagamento del canone, il versamento del canone è da considerarsi avvenuto contestualmente al momento di efficacia della cessione. In altri termini, considerata la finalità della norma di ridurre l’onere che grava in capo al locatario, è possibile fruire del credito qui in esame attraverso la cessione dello stesso al locatore o conducente del credito di imposta, fermo restando che in tal caso deve intervenire il pagamento della differenza tra il canone dovuto ed il credito di imposta.
La cessione del credito deve essere comunicata dal 13 luglio 2020 al 31 dicembre 2021, direttamente dai soggetti cedenti che hanno maturato i crediti stessi, utilizzando esclusivamente le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate, a pena d’inammissibilità. Con successivo provvedimento saranno definite le modalità per consentire l’invio della comunicazione anche avvalendosi di un intermediario.
Nella comunicazione occorre indicare a pena di inammissibilità:
b) la tipologia del credito d’imposta ceduto e, per il credito sulla locazione di altri immobili non abitativi, il tipo di contratto a cui si riferisce;
c) l’ammontare del credito d’imposta maturato e, per il credito sulla locazione di altri immobili non abitativi, i mesi a cui si riferisce;
Utilizzo del credito da parte dei cessionari
Nel caso in cui i cessionari intendano utilizzare i crediti in compensazione (articolo 17, DLgs 241/1997):
c) non si applicano i limiti di utilizzo annuale di 250.000 euro nel quadro RU della dichiarazione dei redditi e di 700.000 euro (1 milione di euro fino a fine anno) di limite annuale rimborsabile e/o compensabile (articolo 34 legge 388/2000 e articolo 1, comma 53, legge 244/2007);
La quota dei crediti d’imposta ceduti che non è utilizzata entro il 31 dicembre dell’anno in cui è stata comunicata la cessione non può essere utilizzata negli anni successivi, né richiesta a rimborso ovvero ulteriormente ceduta (articolo 122, comma 3, DL 34/2020).
Ulteriore cessione del credito
Anche in caso di cessione dei crediti d’imposta restano fermi i poteri dell’amministrazione finanziaria relativi al controllo della spettanza dei crediti medesimi e all’accertamento e irrogazione delle sanzioni nei confronti dei beneficiari originari. I soggetti cessionari rispondono solo per l’eventuale utilizzo dei crediti d’imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto ai crediti ricevuti.
Pertanto, saranno controllati:
• in capo al beneficiario originario, l’esistenza dei presupposti, delle condizioni previste dalla legge per usufruire dell’agevolazione, la corretta determinazione dell’ammontare del credito e il suo esatto utilizzo. Nel caso in cui venga riscontrata la mancata sussistenza dei requisiti, si procederà al recupero del credito nei confronti del beneficiario originario;
• in capo ai cessionari, l’utilizzo del credito in modo irregolare o in misura maggiore rispetto all’ammontare ricevuto in sede di cessione.
È stato ufficializzato il differimento dei termini riguardanti gli adempimenti dei contribuenti relativi a imposte e contributi, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 29 giugno 2020 n. 162 del DPCM 27 giugno 2020 (allegato) preannunciato dal comunicato stampa n. 147 del 22 giugno del ministero dell’economia e delle finanze.
Il DPCM pubblicato prevede che i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA) e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito, per ciascun indice, dal relativo decreto di approvazione, tenuti entro il 30 giugno 2020 ai versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi e dell'Iva correlata agli ulteriori componenti positivi dichiarati per migliorare il profilo di affidabilità, nonché dalle dichiarazioni dell'Irap, effettuano i predetti versamenti:
Per l’Irap occorre tenere conto delle disposizioni dell’articolo 24, DL 34/2020 che hanno eliminato il versamento del saldo 2019 e del primo acconto 2020 mantenendo dovuti gli acconti 2019.
Le disposizioni si applicano a:
soggetti ISA o che presentano cause di esclusione o di inapplicabilità dagli stessi;
soggetti che adottano il regime fiscale di vantaggio per l'imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (di cui all'art. 27, comma 1, del DL 98/2011);
soggetti che applicano il regime forfetario (di cui all'art. 1, commi da 54 a 89 della legge 190/2014);
soggetti che partecipano a società, associazioni e imprese ai sensi degli articoli 5, 115 e 116 del Tuir, aventi i requisiti richiesti.
Con il comunicato stampa n. 147 del 22 giugno il ministero dell’economia e delle finanze annuncia l’arrivo di una proroga dei versamenti di fine giugno al 20 luglio per i contribuenti ISA e i forfetari. Per tener conto dell’impatto dell’emergenza Covid-19 sull’operatività dei contribuenti di minori dimensioni e, conseguentemente, sull’operatività dei loro intermediari, è in corso di emanazione il DPCM che proroga il termine di versamento del saldo 2019 e del primo acconto 2020 ai fini delle imposte sui redditi e dell’IVA, per i contribuenti interessati dall’applicazione degli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA), compresi quelli aderenti al regime forfetario. Il termine di versamento in scadenza il 30 giugno sarà prorogato al 20 luglio, senza corresponsione di interessi.
Riportiamo di seguito le scadenze ordinarie di versamento per i contribuenti non ISA.
Versamenti ordinari imposte relative alla dichiarazione dei redditi delle persone fisiche
Le regole ordinarie di versamento delle imposte a saldo che risultano dalla dichiarazione, comprese quelle relative al primo acconto, prevedono la scadenza del 30 giugno 2020 ovvero entro il 30 luglio 2020 con una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.
Per le imposte risultanti dalla dichiarazione dei redditi che non superano ciascuna l’importo di 12,00 euro, non vanno effettuati i versamenti né la compensazione delle singole imposte (IRPEF e addizionali).
Tutti i contribuenti possono versare in rate mensili le somme dovute a titolo di saldo e di acconto delle imposte calcolando gli interessi da versare separatamente (compresi i contributi risultanti dal quadro RR relativi alla quota eccedente il minimale), ad eccezione dell’acconto di novembre che deve essere versato in un’unica soluzione. In ogni caso il pagamento rateale deve essere completato entro il mese di novembre. La rateazione non deve necessariamente riguardare tutti gli importi e gli interessi da rateazione non devono essere cumulati all’imposta.
I contribuenti non titolari di partita IVA possono effettuare il pagamento della prima rata entro il 30 giugno 2020 ovvero entro il 30 luglio 2020 maggiorando l’importo dovuto dello 0,40% a titolo d’interesse corrispettivo. Per le rate successive si applicano gli interessi indicati nella seguente tabella.
I contribuenti titolari di partita IVA possono anch’essi effettuare il pagamento della prima rata entro il 30 giugno 2020, ovvero entro il 30 luglio 2020 maggiorando l’importo dovuto dello 0,40% a titolo d’interesse corrispettivo. Per le rate successive si applicano gli interessi indicati nella seguente tabella:
Versamenti imposte relative alla dichiarazione dei redditi delle società
I versamenti ordinari delle imposte risultanti dalla dichiarazione delle società o associazioni di cui all’art. 5 del TUIR sono effettuati entro il 30 giugno dell’anno di presentazione della dichiarazione stessa. Il versamento del saldo dovuto in base alla dichiarazione relativa all’IRES e quello relativo alla prima rata di acconto, è effettuato entro l’ultimo giorno del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta (art. 17, comma 1, DPR 435/2001) tenendo conto eventualmente della proroga per i soggetti ISA.
I soggetti che, in base a disposizioni di legge, approvano il bilancio o il rendiconto oltre il termine di quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio effettuano i versamenti entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di approvazione del bilancio o rendiconto. Se il bilancio o il rendiconto non è approvato entro il termine massimo previsto dalla legge (180 giorni dalla chiusura dell’esercizio) i versamenti devono, comunque, essere effettuati entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello sopra indicato (ad esempio: in caso di approvazione del bilancio in data 28 giugno 2020, la società deve effettuare i versamenti entro il 31 luglio 2020.
Ugualmente, in caso di mancata approvazione del bilancio entro il 28 giugno 2020, la società deve effettuare i versamenti entro il 31 luglio 2020. I versamenti possono essere effettuati entro il trentesimo giorno successivo ai termini stabiliti, maggiorandole somme da versare dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo (art. 17, comma 2, DPR 435/2001).
I versamenti di acconto dell’IRES (legge 97/1977) sono effettuati in due rate e la percentuale dell’acconto è fissata nella misura del 100%.
Il Decreto Liquidità (articolo 20 DL 23/2020) è intervenuto a modificare la percentuale di acconto determinata secondo il metodo previsionale. Non si applicano sanzioni se l’importo versato a titolo di acconti Irpef, Ires o Irap non è inferiore all’80% della somma che risulterebbe dovuta a titolo di acconto sulla base della dichiarazione relativa al periodo d’imposta 2020.
Inoltre, il Decreto Rilancio (articolo 24 DL 34/2020) stabilisce che non è dovuto il versamento del saldo dell’IRAP relativa al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019, fermo restando il versamento dell’acconto dovuto per il medesimo periodo di imposta. Non è altresì dovuto il versamento della prima rata dell’acconto dell’IRAP relativa al periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019, nella misura prevista dall’articolo 17, comma 3, del DPR 435/2001 (40%). L’importo di tale versamento è comunque escluso dal calcolo dell’imposta da versare a saldo per lo stesso periodo d’imposta.
La disposizione si applica alle imprese, con un volume di ricavi non superiore a 250 milioni e nel rispetto delle condizioni previste dalla comunicazione 19 marzo 2020 punto 3.1.22 della commissione europea (limite di 800.000 euro per aiuti di stato, imprese non in difficoltà al 31 dicembre 2019, …)
Le regole ordinarie degli acconti prevedono che il 40% dell’acconto dovuto sia versato alla scadenza della prima rata e il residuo importo alla scadenza della seconda. Il versamento è effettuato:
a) per la prima rata, nel termine previsto per il versamento del saldo dovuto in base alla dichiarazione dei redditi;
b) per la seconda o unica rata, entro l’ultimo giorno dell’undicesimo mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta cui si riferisce la presente dichiarazione.
Per i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli ISA (indici sintetici di affidabilità fiscale di cui all’articolo 9-bis del DL 50/2017), e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito, per ciascun indice, dal relativo decreto di approvazione del Ministro dell’economia e delle finanze, nonché per i soggetti che partecipano a società, associazioni e imprese ai sensi degli artt. 5 e 115 del TUIR, aventi i predetti requisiti (si veda l’art. 12-quinquies, commi 3 e 4, DL 34/2019, convertito, con modificazioni, dalla legge 58/2019), i versamenti di acconto dell’imposta sono effettuati in due rate ciascuna nella misura del 50% (art. 58, comma 1, DL 124/2019, convertito, con modificazioni, dalla legge 157/2019).
Le domande possono essere effettuate dal 15 giugno prossimo
L’Agenzia delle Entrate ha predisposto il modulo per richiedere il contributo a fondo perduto di cui all’articolo 25 DL 34/2020 (Decreto Rilancio) con provvedimento Prot. n. 0230439/2020 del 10 giugno 2020.
Nel periodo di presentazione è possibile, in caso di errore, presentare una nuova istanza, in sostituzione dell’Istanza precedentemente trasmessa. L’ultima Istanza trasmessa nel periodo sostituisce tutte quelle precedentemente inviate per le quali non è stato già eseguito il mandato di pagamento del contributo. È possibile, inoltre, presentare una rinuncia all’Istanza precedentemente trasmessa, da intendersi come rinuncia totale al contributo.
L’Istanza può essere trasmessa dal sito dell’Agenzia delle Entrate con accesso all’area riservata:
direttamente dal richiedente (con desktop telematico o sul web da fatture e corrispettivi) o
tramite un intermediario di cui all’articolo 3, comma 3, DPR 322/1998 (es: commercialista) con delega di consultazione:
del Cassetto fiscale del richiedente ovvero
al servizio “Consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici” del portale “Fatture e Corrispettivi”.
Il richiedente può, inoltre, conferire specifica delega per la sola trasmissione dell’Istanza ad un intermediario di cui all’articolo 3, comma 3, DPR 322/1998 e al tal fine, l’intermediario inserisce nell’Istanza anche la sua dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà con la quale attesta di aver ricevuto la delega, da parte del richiedente, per l’invio dell’Istanza stessa.
Nel caso in cui l’ammontare del contributo sia superiore a 150.000 euro, il modello dell’istanza, con autocertificazione antimafia (quadro A) è predisposto in formato pdf e firmato digitalmente dal soggetto richiedente e inviato esclusivamente tramite Posta Elettronica Certificata (PEC).
Qui i dettagli per la procedura web
Disposizioni fiscali, gli ultimi aggiornamenti
L’Agenzia delle Entrate ha diffuso una serie di FAQ per rispondere ai quesiti più comuni circa le ultime disposizioni in materia di Copvid-19; sempre in tema fiscale occorre tenere conto di una serie di proroghe e di crediti d’imposta dei quali è possibile usufruire. Le diversi disposizioni sono basate sul Decreto Rilancio in corso di conversione.
AGENZIA ENTRATE RISCOSSIONE – DOMANDE E RISPOSTE
Segnaliamo sul sito dell’agenzia delle entrate riscossione un’area dedicata alle principali questioni sollevate in tema di proroghe e sospensioni previste dal decreto rilancio. Clicca qui
DISPOSIZIONI VARIE FISCALI
Proroga del termine di consegna dei beni strumentali nuovi ai fini della maggiorazione dell'ammortamento (Art. 50)
È prorogato fino a fine anno il termine per la consegna dei beni oggetto di investimento che potranno godere del super ammortamento con le regole del 2019 (maggiorazione del 30% dell’ammortamento). La disposizione riguarda i contribuenti che entro il 31 dicembre 2019 hanno un ordine accettato e hanno pagato entro la stessa data, acconti per almeno il 20% dell’ordine (il termine di consegna precedente era 30 giugno previsto dall'articolo 1 del decreto-legge del 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, e' prorogato al 31 dicembre 2020).
Proroga della rideterminazione del costo d'acquisto dei terreni e delle partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati (Art. 137)
È possibile applicare le regole di rideterminazione del costo di acquisto dei terreni edificabili e con destinazione agricola e delle partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati (disposizioni degli articoli 5 e 7 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, e successive modificazioni) anche a quelli posseduti alla data del 1° luglio 2020.
Le imposte sostitutive (pari all’11%) possono essere rateizzate fino a un massimo di tre rate annuali di pari importo, a decorrere dalla data del 30 settembre 2020; sull'importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi nella misura del 3% annuo, da versarsi contestualmente. La redazione e il giuramento della perizia devono essere effettuati entro la predetta data del 30 settembre 2020.
Credito d'imposta per gli investimenti pubblicitari (Art. 186)
Limitatamente all'anno 2020, il credito d'imposta per investimenti pubblicitari (articolo 57-bis DL 50/2017) è concesso nella misura unica del 50% del valore degli investimenti effettuati, e in ogni caso nei limiti dei regolamenti dell'Unione europea richiamati dalla norma, entro il limite massimo di 60 milioni di euro, che costituisce tetto di spesa (40 per la pubblicità sui giornali periodici e 20 sulle emittenti televisive e radiofoniche).
Il beneficio si calcola sull’investimento effettuato e non sull’incremento rispetto all’anno precedente, pertanto, potranno usufruirne anche i soggetti che nel 2020 effettuano investimenti per un ammortare inferiore rispetto all’anno precedente.
Per l'anno 2020, la comunicazione telematica di prenotazione è presentata nel periodo compreso tra il 1° ed il 30 settembre del medesimo anno. Le comunicazioni telematiche trasmesse nel periodo compreso tra il 1° ed il 31 marzo 2020 restano comunque valide.
Per l'anno 2020, alle imprese editrici di quotidiani e di periodici iscritte al registro degli operatori di comunicazione è riconosciuto un credito d'imposta pari all'8% della spesa sostenuta nell'anno 2019 per l'acquisto della carta utilizzata per la stampa delle testate edite, entro il limite di 24 milioni di euro per l'anno 2020, che costituisce tetto di spesa.
Per il riconoscimento del credito d'imposta si applicano le disposizioni di cui all'articolo 4, commi 182, 183, 184, 185 e 186 della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 dicembre 2004, n. 318.
Il credito d'imposta di cui al presente comma non è cumulabile con il contributo diretto alle imprese editrici di quotidiani e periodici, di cui all'articolo 2, commi 1 e 2, della legge 26 ottobre 2016, n. 198, e al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Si applicano, ove compatibili, le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 6, del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73.
Per l'anno 2020, alle imprese editrici di quotidiani e di periodici iscritte al registro degli operatori di comunicazione, che occupano almeno un dipendente a tempo indeterminato, è riconosciuto un credito d'imposta pari al 30% della spesa effettiva sostenuta nell'anno 2019 per l'acquisizione dei servizi di server, hosting e manutenzione evolutiva per le testate edite in formato digitale, e per information technology di gestione della connettività. Il credito d'imposta è riconosciuto entro il limite di 8 milioni di euro per l'anno 2020, che costituisce tetto di spesa. Il beneficio è concesso ai sensi e nei limiti del regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti "de minimis". Il credito d'imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, è alternativo e non cumulabile, in relazione a medesime voci di spesa, con ogni altra agevolazione prevista,
L’agevolazione è concessa previa istanza diretta al Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri con ripartizione percentuale in caso di insufficienza di risorse disponibili. L’effettuazione delle spese è a norma dell’articolo 109 del Tuir e deve risultare da apposita attestazione rilasciata dai soggetti legittimati a rilasciare il visto di conformità o che esercitano la revisione legale. Con DPCM, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, sono stabiliti le modalità, i contenuti, la documentazione richiesta ed i termini per la presentazione della domanda.
Misure per incentivare la mobilità sostenibile (Art. 229)
In favore dei residenti maggiorenni nei capoluoghi di Regione, nelle Città metropolitane, nei capoluoghi di Provincia ovvero nei Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti, è concesso (fino ad esaurimento risorse) un buono mobilità pari al 60% della spesa sostenuta e, comunque, in misura non superiore a euro 500, a partire dal 4 maggio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, per l'acquisto:
di biciclette, anche a pedalata assistita, nonché
di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica di cui all'articolo 33- bis del DL 162/2019 convertito con modificazioni in legge 8/2020, ovvero
per l'utilizzo dei servizi di mobilità condivisa a uso individuale esclusi quelli mediante autovetture.
Il "buono mobilità" può essere richiesto per una sola volta ed esclusivamente per una delle destinazioni d'uso previste.
Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con Il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sono definite le modalità e i termini per l'ottenimento e l'erogazione del beneficio, anche ai fini del rispetto del limite di spesa. La norma fa riferimento all'articolo 2, DL 111/2019 convertito con modificazione dalla legge 141/2019.
Per il periodo d'imposta 2020 è riconosciuto un credito in favore dei nuclei familiari con ISEE in corso di validità, ordinario o corrente ai sensi dell'articolo 9, DPR 159/2013, non superiore a 40.000 euro, utilizzabile, dal 1° luglio al 31 dicembre 2020, per il pagamento di servizi offerti in ambito nazionale dalle imprese turistico ricettive, nonché dagli agriturismo e dai bed &breakfast in possesso dei titoli prescritti dalla normativa nazionale e regionale per l'esercizio dell'attività turistico ricettiva.
Il credito, utilizzabile da un solo componente per nucleo familiare, è attribuito nella misura massima di 500 euro per ogni nucleo familiare. La misura del credito è:
di 300 euro per i nuclei familiari composti da due persone e
di 150 euro per quelli composti da una sola persona.
le spese debbono essere sostenute in un'unica soluzione in relazione ai servizi resi da una singola impresa turistico ricettiva, da un singolo agriturismo o da un singolo bed & breakfast;
il totale del corrispettivo deve essere documentato da fattura elettronica o documento commerciale ai sensi dell'articolo 2 del DLgs 127/2015, nel quale è indicato il codice fiscale del soggetto che intende fruire del credito;
Il credito è fruibile esclusivamente:
nella misura dell'80%, d'intesa con il fornitore presso il quale i servizi sono fruiti, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto e
per il 20% in forma di detrazione di imposta in sede di dichiarazione dei redditi da parte dell'avente diritto.
Lo sconto è rimborsato al fornitore dei servizi sotto forma di credito d'imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 DLgs 241/1997, con facoltà di successive cessioni a terzi, anche diversi dai propri fornitori di beni e servizi, nonché a istituti di credito o intermediari finanziari. Il credito d'imposta non ulteriormente ceduto è usufruito dal cessionario con le stesse modalità previste per il soggetto cedente.
Non si applicano limiti relativi alla compensazione (700 mila o 1 milione di euro di cui all'articolo 34 della legge 388/2000) e all’utilizzo annuale dei crediti da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi (250 mila euro di cui all'articolo 1, comma 53, della legge 244/2007).
Accertata la mancata integrazione, anche parziale, dei requisiti che danno diritto al credito d'imposta, il fornitore dei servizi e i cessionari rispondono solo per l'eventuale utilizzo del credito d'imposta in misura eccedente lo sconto applicato e l'Agenzia delle entrate provvede al recupero dell'importo corrispondente, maggiorato di interessi e sanzioni.
Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate, da adottare sentito l'Inps e previo parere dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, sono definite le modalità applicative da eseguire anche avvalendosi di PagoPA S.p.A.
Proroga del periodo di sospensione delle attività dell'agente della riscossione (Art.154)
Differimento al 31 agosto 2020 del termine “finale” di sospensione del versamento di tutte le entrate tributarie e non tributarie derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento affidati all’Agente della riscossione, in scadenza nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31 agosto 2020 (in precedenza tale termine era stato fissato nel 31 maggio dall’art. 68 del DL n. 18/2020 “Cura Italia”).
La sospensione decorre dal 21 febbraio 2020 per i soli contribuenti che, alla medesima data, avevano la residenza, la sede legale o la sede operativa nei comuni della cosiddetta “zona rossa” (allegato 1 del DPCM 1° marzo 2020).
Per i piani di dilazione già in essere alla data dell’8 marzo 2020 e per i provvedimenti di accoglimento delle richieste presentate fino al 31 agosto 2020, la decadenza del debitore dalle rateazioni accordate si determina nel caso di mancato pagamento di dieci rate, anche non consecutive (invece delle cinque rate ordinariamente previste - articolo 19 comma 3, lettere a-b-c DPR 602/1973).
Per maggiori informazioni è possibile consultare l’area del sito dedicato dall’Agenzia al DL rilancio: https://www.agenziaentrateriscossione.gov.it/it/Per-saperne-di-piu/covid-19/
Per sostenere ed incentivare l'adozione di misure legate alla necessità di adeguare i processi produttivi e gli ambienti di lavoro, ai soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico indicati nell’allegato 1, alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati, compresi gli enti del Terzo settore, è riconosciuto un credito d'imposta in misura pari al 60% delle spese sostenute nel 2020, per un massimo di 80.000 euro, in relazione agli interventi necessari per far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus COVID-19, ivi compresi:
quelli edilizi necessari per il rifacimento di spogliatoi e mense,
per la realizzazione di spazi medici,
nonché in relazione agli investimenti in attività innovative, ivi compresi quelli necessari ad investimenti di carattere innovativo quali lo sviluppo o l’acquisto di strumenti e tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa
e per l’acquisto di apparecchiature per il controllo della temperatura dei dipendenti e degli utenti.
Il credito d'imposta è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese, comunque nel limite dei costi sostenuti ed è utilizzabile nell’anno 2021 esclusivamente in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del D.lgs. 9 luglio 1997, n. 241. Non si applicano i limiti di cui all'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e di cui all'articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388.
Con uno o più decreti del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, possono essere individuate le ulteriori spese ammissibili o soggetti aventi diritto.
Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, da emanare entro 30 giorni dalla data di pubblicazione della legge di conversione del presente decreto-legge, sono stabilite le modalità per il monitoraggio degli utilizzi del credito d'imposta, ai fini di quanto previsto dall’articolo 17, comma 13, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.
Al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19, ai soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d'imposta precedente a quello in corso al 19 maggio 2020, spetta un credito d'imposta nella misura del 60% dell'ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all'esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo (comma 1). Il credito d'imposta, in caso di contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d'azienda, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all'esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo, spetta nella misura del 30% dei relativi canoni (comma 2).
Il credito di imposta spetta alle strutture alberghiere e agrituristiche indipendentemente dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d'imposta precedente.
Il credito d'imposta (di cui al comma 1) spetta anche agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, in relazione al canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività istituzionale.
Il credito in argomento è commisurato all'importo versato nel periodo d'imposta 2020 con riferimento a ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio e per le strutture turistico ricettive con attività solo stagionale con riferimento a ciascuno dei mesi di aprile, maggio e giugno.
Ai soggetti locatari esercenti attività economica, il credito d'imposta spetta a condizione che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento di almeno il cinquanta per cento rispetto allo stesso mese del periodo d'imposta precedente.
Il credito d'imposta di cui ai commi precedenti è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta di sostenimento della spesa ovvero in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del D.lgs. 9 luglio 1997, n. 241, successivamente all'avvenuto pagamento dei canoni.
Il credito non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell'imposta regionale sulle attività produttive e non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del Tuir. Al credito d'imposta di cui al presente articolo non si applicano i limiti di cui all'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e di cui all'articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388.
Il credito d'imposta di cui al presente articolo non è cumulabile con il credito d'imposta di cui all'articolo 65 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (credito affitti negozi e botteghe) in relazione alle medesime spese sostenute.
Al fine di favorire l'adozione di misure dirette a contenere e contrastare la diffusione del virus Covid-19, ai soggetti esercenti attività d'impresa, arti e professioni, agli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, spetta un credito d'imposta in misura pari al 60 per cento delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti. Il credito d'imposta spetta fino ad un massimo di 60.000 euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo di 200 milioni di euro per l'anno 2020.
Il credito d'imposta è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta di sostenimento della spesa ovvero in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del D.lgs. 9 luglio 1997, n. 241. Non si applicano i limiti di cui all'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e di cui all'articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388.
Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabiliti i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d'imposta, al fine del rispetto del limite di spesa previsto. L'articolo 64 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 (Cura Italia), e l'articolo 30 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 (Decreto liquidità) sono abrogati.
Cessione dei crediti d'imposta riconosciuti da provvedimenti emanati per fronteggiare l'emergenza da COVID-19 (Art. 122)
A decorrere dal 19 maggio 2020 e fino al 31 dicembre 2021, i soggetti beneficiari dei crediti d'imposta elencati di seguito possono, in luogo dell'utilizzo diretto, optare per la cessione, anche parziale, degli stessi ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari.
Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano alle seguenti misure introdotte per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19:
I cessionari utilizzano il credito ceduto anche in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241. Il credito d'imposta è usufruito dal cessionario con le stesse modalità con le quali sarebbe stato utilizzato dal soggetto cedente.
La quota di credito non utilizzata nell'anno non può essere utilizzata negli anni successivi, e non può essere richiesta a rimborso. Non si applicano i limiti di cui all'articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e all'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate sono definite le modalità attuative delle disposizioni di cui al presente articolo, comprese quelle relative all'esercizio dell'opzione, da effettuarsi in via telematica.
Sospensione della compensazione tra credito d'imposta e debito iscritto a ruolo (Art. 145)
Nel 2020, in sede di erogazione dei rimborsi fiscali non si applica la compensazione tra il credito d'imposta ed il debito iscritto a ruolo prevista dall'articolo 28-ter del decreto del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602.