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Timestamp: 2019-10-22 17:10:06+00:00
Document Index: 146591080

Matched Legal Cases: ['art. 256', 'sentenza ', 'art. 252', 'art. 5', 'art. 252', 'art. 254', 'sentenza ', 'sentenza ']

Azioni esecutive contro gli enti in dissesto: rileva la data dei fatti da cui origina il credito - Avvocatirandogurrieri
Il T.A.R. ha illustrato in via preliminare la specifica normativa di riferimento ovverosia gli artt. 248 e 252 del T.U.E.L., secondo i quali dalla data della dichiarazione di dissesto e sino all'approvazione del rendiconto di cui al successivo art. 256 non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti dell'ente per i debiti che rientrano nella competenza dell'organo straordinario di liquidazione […] l'organo straordinario di liquidazione ha competenza relativamente a fatti ed atti di gestione verificatisi entro il 31 dicembre dell'anno precedente a quello dell'ipotesi di bilancio riequilibrato.
Dopodiché l'adito Tribunale ha dichiarato di non ignorare l'orientamento giurisprudenziale invocato dalla ricorrente, il quale aveva assunto, come criterio di ammissibilità o meno di azioni esecutive contro enti in dissesto, il momento dell'accertamento del credito tramite sentenza passata in giudicato a prescindere dal quando si fossero verificati i fatti da cui aveva avuto origine il credito accertato in sentenza.
Tuttavia, il T.A.R. siciliano ha ritenuto di dover aderire a opposta tesi, ritenuta più saldamente ancorata alla norma di interpretazione autentica del sopra citato art. 252 TUEL, di cui all'art. 5 D.L. n. 80/2004, convertito con L. n. 140/2004.
Secondo detta norma, l'art. 252 e l'art. 254 (debiti da inserirsi nella massa passiva) devono essere interpretati nel senso che si intendono compresi in dette fattispecie tutti i debiti correlati ad atti e fatti di gestione verificatisi entro il 31 dicembre dell'anno precedente a quello dell'ipotesi di bilancio riequilibrato, pur se accertati, anche con provvedimento giurisdizionale, successivamente a tale data.
Appare evidente che, alla luce di detta disposizione, finisce col diventare del tutto irrilevante la data di emissione del titolo giudiziario di accertamento del credito, poiché la competenza funzionale dell'organismo di liquidazione si radicherebbe con riferimento all'origine temporale del fatto da cui il credito deriva e non dal momento del relativo accertamento.
Secondo l'adito T.A.R. la ratio della norma, condivisa dal Collegio giudicante, è quella di isolare i costi economici della gestione dissestata entro i confini della procedura concorsuale volta al risanamento dell'ente e di evitare che le scelte gestionali pregresse, maturate durante la gestione diseconomica, continuino a produrre senza limiti i loro effetti negativi sui futuri bilanci.
A sostegno di detta scelta interpretativa, il Tribunale siciliano ricorda altresì la pronuncia della Corte Costituzionale n. 154/2013 – su analoghe disposizioni normative –, secondo la quale in una procedura concorsuale – come quella del dissesto de quo – una norma che ancori a una certa data il fatto o l'atto genetico dell'obbligazione è logica e coerente proprio a tutela dei creditori, mentre la circostanza che l'accertamento del credito avvenga successivamente è irrilevante. A opinione della Corte Costituzionale anzi sarebbe irragionevole il contrario, giacché non sarebbe affatto auspicabile la mancanza di una norma precisa contenente i criteri per individuare la competenza commissariale poiché tutto sarebbe affidato alla casualità del momento in cui si forma il titolo esecutivo.
A ciò si aggiunga che l'adito T.A.R. ha altresì affrontato la fattispecie anche sotto altro profilo.
Il Tribunale amministrativo, infatti, ha aderito alla risalente pronuncia dell'Adunanza plenaria n. 4/1998, secondo la quale si può derogare al principio dell'inibitoria del ricorso di ottemperanza – in quanto misura coattiva di soddisfacimento individuale del creditore – contro gli enti in dissesto qualora non si tratti di azioni esecutive cc.dd. "pure" bensì di azioni esecutive aventi un sostanziale contenuto di cognizione (per esempio perché finalizzate a quantificare somme effettivamente dovute in base a un giudicato che si sia limitato ad accertare il diritto di credito, individuando soltanto i parametri di concreta determinazione del medesimo). In tale caso il giudice dell'ottemperanza, anche mediante un proprio commissario, può liquidare le somme effettivamente dovute, segnalando l'esistenza e l'importo del credito all'organo straordinario di gestione.
Per questi motivi, il T.A.R. Catania, preso atto che i fatti genetici del diritto di credito fossero anteriori alla dichiarazione di dissesto avvenuta nel 2014, pur essendo essi stati accertati con sentenza passata in giudicato nel 2017, e ritenendo che la sentenza di accertamento del credito fosse specificamente determinata nella parte relativa alla condanna al pagamento di una precisa somma di denaro senza margini di cognizione per il G.E. e che, quindi, si trattasse di giudizio di ottemperanza/azione esecutiva pura, ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha compensato le spese in relazione ai non univoci approdi giurisprudenziali in materia.
Nome File: TAR-Catania-1245-18
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