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Timestamp: 2020-08-14 16:15:53+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 35', 'art. 1243', 'art. 295', 'art. 337', 'art. 1243', 'sentenza ', 'art. 1243', 'sentenza ', 'art. 1243', 'art. 1243', 'art. 1243', 'art. 1243', 'art. 295', 'art. 337', 'art. 1243', 'art. 35', 'art. 1243', 'art. 295', 'art. 337', 'art. 1243']

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COMPENSAZIONE: tipologia, come e quando si applicano
Cassazione civile, Sezioni Unite, sentenza n.23225 del 15/11/2016 [Leggi provvedimento]
“Le norme del codice civile sulla compensazione stabiliscono i presupposti sostanziali, oggettivi, del credito opposto in compensazione: liquidità – che include il requisito della certezza – ed esigibilità. Verificata la ricorrenza dei predetti requisiti, il giudice dichiara l’estinzione del credito principale per compensazione – legale – a decorrere dalla coesistenza con il controcredito e, accogliendo la relativa eccezione, rigetta la domanda.
Se il credito opposto in compensazione è certo, ma non liquido, nel senso di non determinato, in tutto o in parte, nel suo ammontare, il giudice può provvedere alla relativa liquidazione se è facile e pronta; quindi, o può dichiarare estinto il credito principale per compensazione giudiziale fino alla concorrenza con la parte di controcredito liquido, o può sospendere cautelativamente la condanna del debitore fino alla liquidazione del controcredito eccepito in compensazione.
Se è controversa, nel medesimo giudizio instaurato dal creditore principale, o in altro giudizio già pendente, l’esistenza del controcredito opposto in compensazione (art. 35 c.p.c.) il giudice non può pronunciare la compensazione, nè legale nè giudiziale.
La compensazione giudiziale, di cui all’art. 1243 c.c., comma 2, presuppone l’accertamento del controcredito da parte del giudice dinanzi al quale la medesima compensazione è fatta valere, mentre non può fondarsi su un credito la cui esistenza dipenda dall’esito di un separato giudizio in corso e prima che il relativo accertamento sia divenuto definitivo. In tale ipotesi, pertanto, resta esclusa la possibilità di disporre la sospensione della decisione sul credito oggetto della domanda principale, e va parimenti esclusa l’invocabilità della sospensione contemplata in via generale dall’art. 295 c.p.c., o dall’art. 337 c.p.c., comma 2, in considerazione della prevalenza della disciplina speciale del citato art. 1243 c.c.”.
Con la sentenza in commento, la Corte di Cassazione risolve nella sua più autorevole composizione il contrasto interpretativo sorto in relazione all’istituto della compensazione giudiziale ex art. 1243 co. 2 c.c.
In particolare, il dubbio ermeneutico emerso tra le sezioni semplici della Corte riguardava la possibilità di opporre in compensazione un credito accertato giudizialmente, ma con sentenza non ancora passata in giudicato.
Sul punto l’art. 1243 co.1 c.c. dispone chiaramente che i debiti compensati devono essere omogenei ( in quanto devono avere ad oggetto o una somma di denaro o una quantità di cose fungibili) , liquidi (nel senso che i crediti devono essere determinati nel loro ammontare) ed esigibili (non devono essere sottoposti a condizioni e a termini).
Nonostante la chiarezza della norma, la giurisprudenza si è interrogata sulla necessità di contemplare tra i requisiti espressamente previsti dalla legge anche il requisito della certezza del credito, ovvero del suo accertamento in un titolo giudiziale definitivo.
Diversamente dal requisito della liquidità che attiene all’oggetto della prestazione, il requisito della certezza del credito attiene all’esistenza dell’obbligazione.
Tale dubbio ermeneutico è intimamente collegato alla funzione della compensazione, quale modalità reciproca di adempimento di natura satisfattoria.
Com’è noto, in relazione a tale aspetto sono emerse due impostazioni differenti.
Secondo l’impostazione tradizionale, in caso di credito non ancora accertato in un titolo giudiziale definitivo non è ammissibile la compensazione giudiziale. Alla base di questa impostazione si rinviene l’assunto in forza del quale il requisito della omogeneità assorbirebbe implicitamente anche il requisito della certezza giuridica. In particolare, secondo Cassazione n. 9608/2013, “la compensazione giudiziale, di cui all’art. 1243, secondo comma, cod. civ., presuppone l’accertamento del controcredito da parte del giudice dinanzi al quale la compensazione medesima è invocata e non può, dunque, fondarsi su un credito la cui esistenza dipenda dall’esito di un separato giudizio in corso, in tale ipotesi restando esclusa, pertanto, la possibilità di disporre la sospensione ai sensi dello stesso art. 1243 c.c., come anche la possibilità della sospensione contemplata in via generale, dagli artt. 295 e 337, co. 2 c.p.c., attesa la prevalenza della disciplina speciale di cui al codice civile”.
Pertanto secondo tale impostazione la liquidità del credito viene meno non solo quando il credito non sia determinato nel suo ammontare, ma altresì quando ne sia contestata l’esistenza. Ciò in quanto a una liquidità di tipo sostanziale in base al titolo si aggiungerebbe una liquidità di tipo processuale che attiene specificamente alla contestazione del credito.
Secondo invece un’impostazione differente, l’assenza di un titolo giudiziale definitivo non osterebbe alla compensazione giudiziale dei crediti contestati.
Secondo Cassazione n. 23537/2014, “la circostanza che l’accertamento di un credito risulti sub iudice non è di ostacolo alla possibilità che il titolare lo opponga in compensazione al credito fatto valere in un diverso giudizio dal suo debitore. In tal caso, se i due giudizi pendano dinnanzi al medesimo ufficio giudiziario, il coordinamento fra i due giudizi avviene tramite il meccanismo della riunione, all’esito della quale il giudice procede nei modi indicati dall’art. 1243, co. 2 c.c.; qualora la riunione non sia possibile o il giudizio sul credito eccepito in compensazione penda davanti ad altro giudice o, ancora, quel giudizio penda in grado di impugnazione, il coordinamento avviene con la pronuncia di una condanna sul credito principale, con riserva della decisione sul credito eccepito in compensazione e la rimessione sul ruolo della decisione sulla sussistenza delle condizioni della compensazione, seguita da sospensione del giudizio ex art. 295 c.p.c. o ex art. 337, co. 2 c.p.c., fino alla definizione del giudizio di accertamento del controcredito”.
Con la pronuncia in commento, la Corte di Cassazione ritiene di risolvere il conflitto a favore della prima impostazione ermeneutica.
L’impostazione dei giudici del Supremo consesso parte dall’assunto secondo cui i requisiti previsti in tema di compensazione legale ex art. 1243 co.1 c.c. debbano trovare applicazione anche in caso di compensazione giudiziale.
In virtù del carattere satisfattorio della compensazione, è necessario accertare che il credito sia omogeneo, certo, liquido ed esigibile. La Corte ritiene infatti di dovere aderire all’impostazione ermeneutica che impone di verificare non solo la liquidità sostanziale in base al titolo, ma altresì la liquidità processuale attinente alla contestazione del titolo.
Una volta ribadita la portata del requisito della liquidità del credito compensato, la Corte procede a enunciare una serie compiuta di principi di diritto in tema di compensazione giudiziale.
In particolare, “verificata la ricorrenza dei predetti requisiti, il giudice dichiara l’estinzione del credito principale per compensazione – legale – a decorrere dalla coesistenza con il controcredito e, accogliendo la relativa eccezione, rigetta la domanda”.
Qualora il credito opposto in compensazione sia certo, ma non liquido, nel senso di non determinato, in tutto o in parte, nel suo ammontare, “il giudice può provvedere alla relativa liquidazione se è facile e pronta; quindi, o può dichiarare estinto il credito principale per compensazione giudiziale fino alla concorrenza con la parte di controcredito liquido, o può sospendere cautelativamente la condanna del debitore fino alla liquidazione del controcredito eccepito in compensazione”.
Nel caso in cui sia controversa, l’esistenza del controcredito opposto in compensazione (art. 35 cod. proc. civ.) nel medesimo giudizio instaurato dal creditore principale, o in altro giudizio già pendente, il giudice non può pronunciare la compensazione, né legale né giudiziale.
Infine, i giudici concludono precisando che “la compensazione giudiziale, di cui all’art. 1243 secondo comma cod. civ., presuppone l’ accertamento del controcredito da parte del giudice dinanzi al quale la medesima compensazione è fatta valere, mentre non può fondarsi su un credito la cui esistenza dipenda dall’esito di un separato giudizio in corso e prima che il relativo accertamento sia divenuto definitivo. In tale ipotesi, pertanto, resta esclusa la possibilità di disporre la sospensione della decisione sul credito oggetto della domanda principale, e va parimenti esclusa l’invocabilità della sospensione contemplata in via generale dall’ art. 295 cod. proc. civ. o dall’ art. 337 secondo comma cod. proc. civ. in considerazione della prevalenza della disciplina speciale del citato art. 1243 cod. civ.”
Topics: applicazione compensazione compensazione giudiziale compensazione legale limiti
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