Source: http://postaliesodati2011.blogspot.it/2013/05/
Timestamp: 2017-07-27 12:55:49+00:00
Document Index: 95364922

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 22', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1']

RIFORMA PENSIONI: LETTA
SALVERA' GLI ESODATI POSTALI?
La vicenda degli esodati è più complicata del previsto. Il governo
Monti, con tre successivi provvedimenti, ha salvaguardato circa
130mila persone che, per gli effetti dell’inasprimento repentino
dei requisiti di accesso al regime previdenziale, rischiavano di
restare senza reddito da lavoro o da pensione. Il governo Letta, dal
canto suo, si è impegnato a consentire di andare in pensione con le
regole precedenti alla riforma tutti quelli che ancora rischiano di
trovarsi in simili condizioni. Dimenticandosi, tuttavia, di una
particolare categoria: quelli dei postali esodati. Giorgio Basso,
rappresentante dei postali esodati del Veneto, ci illustra la
Pare che la questione
degli esodati non sia stata interamente risolta.
Sembrava che questo governo si
sarebbe degnato di porvi rimedio, ma, in realtà, siamo ancora nella
stessa situazione in cui ci trovavamo ai tempi del governo Monti: gli
esodati postali hanno firmato un licenziameno consensuale con
l’azienda, di fronte a Confindustria, prima della riforma Fornero.
Dopo poco più di un anno, al ministro Fornero è stato comunicato
dalle Poste che tutti i suoi esodati rientravano nelle deroghe
previste, perché avevano sottoscritto l’accordo prima del 31
dicembre 2011. Sarebbero dovuti essere, quindi, tutti salvaguardati.
Agli esodati veri e propri,
ovvero persone che avevano sottoscritto un accordo di fuoriuscita dal
apporto di lavoro anticipato, in cambio di un congruo indennizzo per
sopravvivere fino all’età pensionistica, si sono aggiunte molte
altre categorie: cessati, mobilitati, afferenti a fondi di
solidarietà, contributori volontari e via dicendo. A quel punto, il
governo ha stabilito per gli esodati postali una clausola vessatoria.
Sarebbero stati derogati
esclusivamente quegli esodati che avessero raggiunto effettivamente
l’età pensionabile prima del 31 dicembre 2014. Tutti quelli che
l’avessero raggiunta più tardi sarebbero rimasti fuori.
Poniamo il caso di un lavoratore
che abbia sottoscritto l’accordo prima del limite stabilito dalla
Fornero (31/12/2011), e che questo maturi i requisiti per l’età
pensionabile, secondo il vecchio sistema, il primo dicembre del 2012.
Se sommiamo un anno di finestra previdenziale, più tre-quattro mesi
di aspettativa, si ritroverebbe andare in pensione dopo il 31
dicembre 2014. Solo allora avrebbe maturato effettivamente i
requisiti. Non sarebbe salvaguardato. Per quale motivo? E’ evidente
che la procedura è altamente iniqua e rovinerà la vita a migliaia
di persone. Come se non bastasse, a questa incertezza si aggiungono
degli oneri, per molti, insostenibili.
Molti di noi hanno ricevuto
dall’Inps i bollettini con gli importi da versare per i contributi
relativi agli anni mancanti al raggiungimento della pensione.
Contributi che, stante il regime delle quote, non avremmo dovuto
pagare. Per alcuni, si tratta di cifre piuttosto elevate: anche
20-30mila euro. Ora, si dà il caso, anzitutto, che tali bollettini
vanno pagati entro il 30/06/2013. Una data estremamente ravvicinata,
che ci crea parecchi problemi.
Anche coloro che, in
virtù del limite del 31/12/2014, non saranno salvaguardati, dovranno
comunque versare l’importo?
Questo è il problema più
rilevante: per queste persone stiamo chiedendo con forza, al
presidente della Repubblica, al premier, al ministro del Lavoro, e al
presidente e al direttore generale dell’Inps, di rimuovere tale
limite, non essendo giustificato da alcunché. Tuttavia, anche chi,
per ora, vi deve sottostare, si trova costretto a versare l’importo.
Senza sapere se sarà, in futuro, derogato. E senza sapere, laddove
non ottenesse le deroghe, se otterrà indietro quei soldi.
Rilanciare il lavoro per giovani e esodati? Rilanciare il lavoro per giovani e esodati? Dalla Cm arrivano i rinforzi
Welfare 30 maggio 2013, 09:54 Riforma pensioni ed esodati, MoVimento 5 Stelle: abolire la legge Fornero
Si tratta di una vera e propria moltitudine silenziosa, sulle cui spalle pende un macigno portato direttamente dalla crisi economica, con le migliaia di aziende costrette a chiudere e gli esuberi di personale che queste hanno dovuto potare dai propri organici, nei quali trovavano spazio, assai spesso, lavoratori di lungo corso improvvisamente lasciati in mezzo alla strada. Non esistono calcoli ufficiali su questa popolazione, ma sicuramente il numero di coloro che appartengono a tale categoria di dimenticati ammonta a oltre 500mila di persone, se si pensa che l’associazione Atdal-Over40 ha avanzato l’ipotesi che siano sul milione e mezzo gli interessati totali, con Aspi e altri ammortizzatori che “coprono il 30% dei senza impiego”. A rendere questi numeri ancor più preoccupanti, un’indagine della Camera chiusa nel 2006 – dunque, anteriormente all’arrivo della crisi economica e della recessione – dove si contavano 750mila over 45 sprovvisti di attività e in mancanza di agevolazioni al reddito. Insomma, una nuova tragedia sociale, direttamente non imputabile a scelte politiche precise – come per gli esodati – ma che nessun partito ha ancora annunciato di volersi prendere in carico.
Giovedì, 30 Maggio 2013 08:53 Scritto da Franco Rossini Sono nata il 10 settembre 1955. Ho iniziato a lavorare nel 1970; dal 2003 al 2005 sono stata messa in mobilità, e dal 2007 verso i contributi volontari. A fine giugno 2013 (con pagamento a settembre 2013) raggiungo 40 anni di contributi. Volevo sapere se, e quando, posso fare la domanda di pensione, se rientro nei salvaguardati esodati dalla legge Fornero e, eventualmente, quando mi daranno la pensione. Preciso che ho già versato circa 30mila euro. Cassandra da Monza
Sono stato posto in mobilità ai sensi della legge 223/91 con procedura attivata con accordo sindacale del 20 aprile 2010 riduzione del personale. A seguito di ciò sono stato licenziato nel giugno 2010. La mia mobilità iniziata a settembre 2010 a causa dei tre mesi di mancato preavviso , avrà termine a settembre 2013. Maturerò 40 anni nell' agosto 2013; sono nato IL 24 febbraio 1956. Ho ricevuto la prima lettera di possibile beneficiario della salvaguardia il 30 luglio 2012, e poi in data 01 febbraio 2013 la seconda lettera con oggetto diritto a pensione da mobilità, in cui mi si diceva che dai loro archivi rientro nella categoria beneficiario della salvaguardia in quanto collocato in mobilità sulla base di accordi sindacali antecedenti il 4 dicembre 2011, cessato dall'attività lavorativa entro il 4 dicembre 2011 e che perfeziono i requisiti per il pensionamento secondo le disposizioni vigenti prima del 6 dicembre 2011, entro il periodo di fruizione della mobilità. Provvederemo successivamente ad informarla in merito alla decorrenza ecc ecc. Mi ritenevo abbastanza tranquillo, fino a quando in questi giorni leggo articoli che parlano che i requisiti debbano permanere anche durante il periodo della finestra mobile (novembre 2014) la mia mobilità termina in settembre 2013 e quindi come devo interpretare questi articoli ?, la mia salvaguardia è persa?. Vi chiedo inoltre sulla possibilità che ho letto in un articolo di chiedere la proroga della mobilita' sino all'apertura della finestra mobile Stefano
Sono un portiere di condominio di 52 annidi età, con 36 anni di contributi. Il datore di lavoro mi vuole cambiare il contratto, da full a part time: cosa mi cambia a livello di pensione, alla luce della riforma Fornero? Franco
La rassicurazione è la conferma di garanzia della pensione ai 130mila esodati tutelati individuati dai tre decreti dell’ex governo Monti, ma a rischiare, secondo le stime di Cgil e Ragioneria dello Stato, sarebbero ancora circa 300mila persone. Al momento sono ‘solo’ 62mila dei primi 65 ad aver effettivamente una tutela, ne sono rimasti esclusi 3mila e ancora molto ci sarà da fare per coprire realmente gli individuati dai tre decreti Fornero del precedente governo. A comunicare i numeri effettivi è stato l'Inps secondo cui dei 65mila salvaguardati del giugno scorso i salvaguardati reali sono solo 62mila. Per cercare di risolvere la questione esodati, il piano del nuovo governo fa riferimento a “forme circoscritte di gradualizzazione del pensionamento, come l’accesso con 3-4 anni di anticipo e con una penalizzazione proporzionale” , in modo da adottare un sistema di incentivi e disincentivi simile a quello in vigore per le attuali pensioni anticipate. Con questo meccanismo che regola le pensioni anticipate, potrebbe essere salvaguardata anche la platea dei lavoratori esodati, permettendo loro di mettersi a riposo con regole meno rigide. Altra ipotesi allo studio quello di pensioni flessibili che possano permettere di andare in pensione a 62 anni e 35 anni contributivi, pur se con penalizzazioni. Con la chiusura della procedura di deficit nei confronti dell’Italia da parte dell’Ue, ci saranno, però possibilità ridotte per maggiori coperture per gli esodati. Nei giorni scorsi, si era paventata l’ipotesi di un intervento corposo sulla riforma delle pensioni, favorito proprio dalle buone notizie in arrivo dal fronte comunitario, ma, in realtà, i margini di modifica che il governo potrà sfruttare saranno molto più ristretti di quanto sperato.
Ballarò del 28-5-2013 Nel corso della trasmissione Ballarò del 28-5-2013 si è parlato di pensioni e di esodati.
Si comincia con un breve quadro pensionistico (da 1: 17:00). Di esodati ne parlano:
di Matteo PrioschiCronologia articolo 29 maggio 2013
Con la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» avvenuta il 28 maggio 2013 del decreto interministeriale datato 22 aprile, si completa il quadro normativo relativo agli interventi di salvaguardia dalla riforma previdenziale messi a punto finora.Al contempo, però, in Parlamento si sta lavorando per ampliare ulteriormente la platea, tenendo conto della scarsità di fondi disponibili. Del resto con i tre provvedimenti definiti finora si tutelano 130.130 lavoratori su un totale complessivo, stimato e mai confermato, di circa 330mila persone. In base a tali numeri, le maggiori criticità dovrebbero riguardare due tipologie di lavoratori. Infatti tra gli autorizzati al versamento volontario dei contributi accederanno alla salvaguardia 19.240 a fronte di circa 200mila persone nelle medesime condizioni per le quali, però, finora non è stata trovata una soluzione. Di esodati veri e propri o "cessati" secondo le definizioni normative, cioè i lavoratori che hanno firmato un accordo di incentivo all'esodo, ne sono stati tutelati 18.020, ma complessivamente erano stimati in 70mila.
25/05/2013 | Unità | Esodati, il governo prepara un piano in tre mosse
RIFORMA PENSIONI GIOVANNINI/ La flessibilità aiuta anche gli esodati. Ma la staffetta generazionale? martedì 28 maggio 2013 INT. Giorgio
Molteni RIFORMA
PENSIONI: LE MODIFICHE ALLA LEGGE FORNERO ALLO STUDIO DI LETTA E GIOVANNINI Ci sono
buone probabilità che i lavoratori di oggi, giovani e meno giovani, non siano
obbligati ad andare in pensione non prima dei 66 anni. Addirittura, se la
riforma Fornero dovesse restare invariata, buona parte della forza lavoro
rischierebbe di accedere al regime previdenziale ben oltre, dato che dal 2018
in avanti la soglia minima sarà indicizzata periodicamente all’aumento della
vita media. Ma il governo pare intenzionato a introdurre un meccanismo di
flessibilità che consenta l’uscita dal lavoro entro una forbice compresa tra i
62 e i 70 anni, in base a penalizzazioni e incentivi. Contestualmente, per
favorire la ridistribuzione dell’occupazione e forme di prepensionamento, si
sta verificando la fattibilità della staffetta generazionale: l’azienda assume
un giovane, mentre il lavoratore anziano accetta un part-time. Abbiamo parlato
di tutto questo con Giorgio Molteni, avvocato esperto di diritto del Lavoro e
partner dello studio Trifirò & Partners.
pensa dell’ipotesi di introdurre la flessibilità?
è positivo il fatto che un intervento di questo genere consentirebbe di
risolvere il problema degli esodati. La flessibilità consentirebbe loro di agganciare
la pensione (anche se questo potrebbe determinare una sperequazione di
trattamento tra quelli salvaguardati finora con l’applicazione delle deroghe, e
che hanno avuto la possibilità di accedere alla pensione senza penalizzazioni).
D’altro canto, occorre verificare le ricadute generali. La flessibilità con
penalizzazione equivale pur sempre a una riduzione dell’età pensionabile. In
una situazione di crisi occupazionale come quella attuale può rappresentare un
paracadute previdenziale per i lavoratori espulsi dal mercato. Tuttavia, dato
che ci si può ragionevolmente attendere che il numero delle pensioni, anche se
ridotte, aumenti, in prospettiva si determineranno dei costi per lo Stato di
cui va valutata la copertura.
un sistema di incentivi e disincentivi opportunamente calibrato potrebbe
garantire la sostenibilità finanziaria?
verosimile. Recentemente, del resto, il presidente dell’Inps, pronunciandosi
sull’ipotesi di introduzione di forme di flessibilità - da stabilirsi nelle
loro dimensioni ed entità (occorre, infatti, definire la soglia minima di età
pensionabile e i livelli di penalizzazione) - ha detto che si tratterebbe di un
costo sostenibile. Ora, siccome l’Inps è l’ente deputato all’erogazione delle
pensioni, le affermazioni del suo presidente sono tendenzialmente credibili.
Crede che la
staffetta generazionale sia praticabile?
ho delle perplessità. Si dovrà chiarire, anzitutto, di cosa si parla. La
riduzione di orario per i lavoratori anziani a fronte dell’assunzione di un
giovane pone diversi problemi. Non è detto che si possano effettivamente creare
delle condizioni di convenienza sia per il lavoratore che per l’azienda.
lavoratore, essendo in regime di calcolo pensionistico contributivo, meno
lavora e maggiormente vedrà ridotto il suo assegno previdenziale. E’ necessario,
quindi, che lo Stato, ovvero la collettività, si faccia carico della parte
contributiva mancante. Non è chiaro, inoltre, quale dovrebbe essere il ruolo
dell’azienda. O la sua disponibilità ad assumere viene suscitata attraverso
incentivi di natura economica - il che si tradurrebbe ancora una volta in costi
per la collettività - o difficilmente, in questa fase di recessione, sarà in
grado di potenziare l’organico. Infine, rispetto a certe figure professionali,
l’interscambiabilità tra lavoratore giovane e anziano è piuttosto
opinabile. (Leggi)
Mercoledì 29 Maggio 2013 11:50 ESODATI: BULGARELLI, INACCETTABILE GUERRA DI CIFRE SULLA PELLE DELLE PERSONE
(AGENPARL) - Roma, 29 mag - Il Movimento 5 Stelle ha depositato in Senato un’interrogazione a risposta orale per avere chiarezza sulla questione degli esodati, che da oltre un anno tormenta centinaia di migliaia di cittadini. “La riforma pensionistica è stata fatta in maniera affrettata” - dice Elisa Bulgarelli, componente della Commissione Bilancio, che ha incontrato alcune associazioni di lavoratori esodati a Bologna - “e le conseguenze sono gravissime. La guerra di cifre fra INPS e Governo Monti cui abbiamo assistito nell'anno passato è stata una delle pagine più squallide della storia politica degli ultimi anni. Solo una durissima battaglia condotta dalle persone rimaste ingiustamente colpite dalla riforma ha consentito, attraverso provvedimenti successivi, di 'coprire' un maggior numero di lavoratori esodati. Ma siamo ben lontani dalla soluzione giusta per tutti. Il problema è che non siamo in grado di stabilire QUANTO lontani davvero siamo. O meglio, non pare essercene la volontà. Secondo l'INPS, dati 2012, i lavoratori esoda ti sono 350.000. Ma i provvedimenti tampone del 'salva Italia', della 'spending review' e della legge di stabilità ne tutelano solo 110.00. Com'è possibile che 260.000 persone siano abbandonate dallo Stato? Che le regole siano cambiate in corsa? Non è accettabile. Fra l'altro” - spiega Bulgarelli - "secondo un'elaborazione fatta dalle stesse associazioni degli esodati, il numero di lavoratori interessati, da qui al 2020, potrebbe essere in realtà attorno al mezzo milione. Per affrontare seriamente il problema, non possiamo accontentarci di cifre approssimative. Per questo abbiamo depositato un'interrogazione che chiede cifre chiare e condivise sui lavoratori esodati che hanno súbito e subiranno gli effetti della riforma da qui al 2020, oltre ad un'esatta quantificazione del fabbisogno economico per coprirne le necessità. Il Ministro Enrico Giovannini" - continua la Senatrice - "ci aveva già promesso un pai o di settimane fa in aula dati certi. Non sono arrivati. Dobbiamo averli per dare una risposta seria a tutte le persone coinvolte." L'interrogazione è stata firmata anche da Sergio Puglia e Alessandra Bencini, componenti della Commissione Lavoro, e da Michela Montevecchi.
Oggi la Commissione europea ha chiuso la procedura di infrazione nei confronti dell'Italia, aperta nel 2009. Ma questa decisione non dà al governo immediata libertà di manovra, perché è accompagnata da numerose raccomandazioni, tante quante sono le riforme ancora da fare e che Bruxelles aspetta da almeno due anni. Senza riforme che sblocchino la crescita, infatti, il Paese si condanna alla recessione, teme la Commissione, che comunque promuovendo l'Italia dà all’esecutivo non solo un incoraggiamento ma anche un minimo di flessibilità di spesa. Se, però, la recessione dovesse continuare o la correzione non venisse centrata annualmente, l'Italia potrebbe tornare nel mirino di Bruxelles che potrebbe riaprire anche subito, cioè dal 2014, una nuova procedura. Con la chiusura della procedura di eccessivo nei confronti dell’Italia, il governo Letta si ritrova con un margine di manovra superiore a quanto preventivato per apportare modifiche al welfare, prima tra tutte la riforma delle pensioni e le coperture per risolvere la questione esodati. Il governo avrà, infatti, una maggiore dotazione di risorse per assicurare agli esodati la pensione, che lo stesso premier Enrico Letta ha assicurato dovrebbe essere erogata per tutti entro l’anno.
E sarà necessario provvedere all’attivazione di circa 123mila pensioni. Dei 130.130 esodati salvaguardati dai decreti del governo Monti, infatti, solo 7mila assegni mensili, come comunicato dall’Inps, sono stati assicurati fino al mese di maggio. (Leggi)
Modalità di attuazione delle disposizioni
di cui all'articolo 1, commi 231 e 233, della legge 24 dicembre 2012, n. 228.
Estensione platea salvaguardati. Terzo contingente. (13A04566) (GU n.123
del 28-5-2013) IL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE
Visto l'articolo 1, comma 231, della
legge 24 dicembre 2012, n. 228, che prevede che le disposizioni in materia di requisiti
di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in
vigore dell'articolo 24 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito
con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ferme restando le
salvaguardie di cui al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche
sociali, di concerto con il Ministro delle finanze del 1° giugno 2012 e di cui
al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con
il Ministro delle finanze, sottoscritto in data 8 ottobre 2012, si applicano anche
ai seguenti lavoratori che maturano i requisiti per il pensionamento successivamente
al 31 dicembre 2011: a)
ai lavoratori cessati dal rapporto di lavoro entro il 30 settembre 2012 e
collocati in mobilità ordinaria o in deroga a seguito di accordi governativi o
non governativi, stipulati entro il 31 dicembre 2011, e che abbiano
perfezionato i requisiti utili al trattamento pensionistico entro il periodo di
fruizione dell'indennità di mobilità di cui all'articolo 7, commi 1 e 2, della
legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero durante il periodo di godimento
dell'indennità di mobilità in deroga e in ogni caso entro il 31 dicembre 2014; b)
ai lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione
entro il 4 dicembre 2011, con almeno un contributo volontario accreditato o
accreditabile alla data di entrata in vigore del decreto legge 6 dicembre 2011,
n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214,
ancorché abbiano svolto, successivamente alla medesima data del 4 dicembre 2011,
qualsiasi attività, non riconducibile a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato
dopo l'autorizzazione alla prosecuzione volontaria, a condizione che: 1)
abbiano conseguito successivamente alla data del 4 dicembre 2011 un reddito
annuo lordo complessivo riferito a tali attività non superiore a euro 7.500; 2)
perfezionino i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento
pensionistico entro il trentaseiesimo mese successivo alla data di entrata in
vigore del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni
dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214; c)
ai lavoratori che hanno risolto il rapporto di lavoro entro il 30 giugno 2012,
in ragione di accordi individuali sottoscritti anche ai sensi degli articoli
410, 411 e 412 del codice di procedura civile ovvero in applicazione di accordi
collettivi di incentivo all'esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente
più rappresentative a livello nazionale entro il 31 dicembre 2011, ancorché abbiano
svolto, dopo la cessazione, qualsiasi attività non riconducibile a rapporto di
lavoro dipendente a tempo indeterminato, a condizione che: 1)
abbiano conseguito successivamente alla data del 30 giugno 2012 un reddito
vigore del decreto legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla
legge n. 214 del 2011; d)
entro il 4 dicembre 2011 e collocati in mobilità ordinaria alla predetta data, i
quali, in quanto fruitori della relativa indennità, devono attendere il termine
della fruizione della stessa per poter effettuare il versamento volontario, a condizione
che perfezionino i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento
legge n. 214 del 2011; Visto
l'articolo 1, comma 232, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, che prevede che
le modalità di attuazione delle disposizioni di cui al sopra riportato comma
231 vengano definite sulla base delle procedure di cui al comma 15 dell'art. 24
del decreto legge 6 dicembre 2011 n. 201, convertito con modificazioni dalla legge
22 dicembre 2011, n. 214 e all'art. 22 del decreto legge 6 luglio 2012, con
decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla
data di entrata in vigore della presente legge, previo parere delle competenti Commissioni
parlamentari, da esprimere entro venti giorni dalla data di assegnazione del relativo
schema, e che pertanto l'INPS provvede al monitoraggio delle domande di
pensionamento dei lavoratori interessati, prevedendo che, nel caso di raggiungimento
del limite numerico connesso ai limiti finanziari stabiliti dal comma 234 del
citato articolo 1 della legge n. 228 del 2012, non sono prese in considerazione
ulteriori domande nel caso di raggiungimento del predetto limite numerico; Visto
il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con
il Ministro dell'economia e delle finanze, del 1° giugno 2012, pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale 24 luglio 2012, n. 171, che ha determinato in
sessantacinquemila il numero dei soggetti interessati dalla concessione del beneficio
di cui alle predette disposizioni; Visto
il Ministro dell'economia e delle finanze dell'8 ottobre 2012, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del 21 gennaio 2013, n. 17; Visto
l'articolo 1, comma 233, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, che prevede che
l'Inps provveda al monitoraggio delle domande di pensionamento inoltrate dai lavoratori
di cui al comma 231 sopraindicato che intendono avvalersi dei requisiti di
accesso e del regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in
vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni,
dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, sulla base: a)
per i lavoratori collocati in mobilità ordinaria o in deroga, della data di
cessazione del rapporto di lavoro; b)
della data di cessazione del rapporto di lavoro precedente l'autorizzazione ai
versamenti volontari; c)
della data di cessazione del rapporto di lavoro in ragione di accordi di cui
alla lettera c) del comma 231; Visto
l'articolo 1, comma 234, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, che prevede che il
beneficio di cui al comma 231 sopra illustrato è riconosciuto nel limite
massimo di € 64 milioni per l'anno 2013, di € 134 milioni per l'anno 2014, di €
135 milioni per l'anno 2015, di € 107 milioni per l'anno 2016, di € 46 milioni per
l'anno 2017, di € 30 milioni per l'anno 2018, di € 28 milioni per l'anno 2019 e
di € 10 milioni per l'anno 2020; Vista
la nota dell'INPS n. 1885 in data 7 marzo 2013 che, sulla base delle risorse
finanziarie individuate al capoverso precedente, ha consentito di verificare la
congruità del contingente numerico programmato con riferimento ai lavoratori
rientranti nelle categorie riportate alle lettere a), b), c), d) del citato
articolo 1, c. 231; Acquisito
il parere della Commissione speciale per l'esame degli atti del Governo della
Camera dei Deputati adottato nella seduta del 3 aprile 2013 e il parere della
e di altri provvedimenti urgenti presentati dal Governo del Senato della Repubblica
adottato nella seduta dell'11 aprile 2013; Decreta:
Il presente decreto disciplina le modalità di attuazione dell'articolo 1, commi
231 e 233, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, individuando alla tabella di
cui al successivo articolo 9 del presente decreto, il limite massimo numerico e
la ripartizione dei soggetti interessati alla concessione dei benefici di cui
al presente decreto, tra le singole tipologie di soggetti interessati, nel
limite delle risorse indicate al comma 234 del medesimo articolo 1. Art. 2
Ai lavoratori di cui alle categorie indicate in premessa continuano ad
applicarsi le disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle
decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto-legge 6 dicembre
2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214,
ancorché maturino il requisito per il pensionamento successivamente al 31
dicembre 2011, che versano nelle seguenti condizioni: a)
lettera a) del citato art. 1 c. 231 lavoratori
cessati dal rapporto di lavoro entro il 30 settembre 2012 e collocati in
mobilità ordinaria o in deroga a seguito di accordi governativi o non
governativi, stipulati entro il 31 dicembre 2011, e che abbiano perfezionato i requisiti
utili al trattamento pensionistico entro il periodo di fruizione dell'indennità
di mobilità di cui all'articolo 7, commi 1 e 2, della legge 23 luglio 1991, n.
223, ovvero durante il periodo di godimento dell'indennità di mobilità in
deroga e in ogni caso entro il 31 dicembre 2014; b)
lettera b) del citato art. 1 c. 231 lavoratori
autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione entro il 4
dicembre 2011, con almeno un contributo volontario accreditato o accreditabile
alla data di entrata in vigore del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito
con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ancorché abbiano svolto,
successivamente alla medesima data del 4 dicembre 2011, qualsiasi attività, non
riconducibile a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato dopo l'autorizzazione
alla prosecuzione volontaria, a condizione che: 1)
annuo lordo complessivo riferito a tali attività non superiore a euro 7.500
annui; 2)
lettera c) del citato art. 1 c. 231 ai
lavoratori che hanno risolto il rapporto di lavoro entro il 30 giugno 2012, in
411 e 412 del codice di procedura civile ovvero in applicazione di accordi
comparativamente più rappresentative a livello nazionale entro il 31 dicembre 2011,
ancorché abbiano svolto, dopo la cessazione, qualsiasi attività non riconducibile
a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, a condizione che: 1)
lettera d) del citato art. 1 c. 231 ai
lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione entro
il 4 dicembre 2011 e collocati in mobilità ordinaria alla predetta data, i quali,
in quanto fruitori della relativa indennità, devono attendere il termine della fruizione
della stessa per poter effettuare il versamento volontario, a condizione che perfezionino
i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico
entro il trentaseiesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto-legge
n. 201 del 2011, convertito con, modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011. Art. 3
Ai sensi del comma 233 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, nell'esame
delle istanze presentate dai soggetti interessati di cui al precedente articolo
2, l'Inps tiene conto dei seguenti criteri di precedenza: a)
per i lavoratori collocati in mobilità ordinaria o in deroga: data di
per i lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione: data
di cessazione del rapporto di lavoro precedente l'autorizzazione ai versamenti
volontari; c)
per i lavoratori di cui alla lettera c) dell'articolo 2 del presente decreto:
data di cessazione del rapporto di lavoro. 2.
I lavoratori di cui alla lettera c) dell'articolo 2 del presente decreto conseguono
il beneficio a condizione che la data di cessazione del rapporto di lavoro risulti
da elementi certi e oggettivi, quali le comunicazioni obbligatorie alle Direzioni
Territoriali del lavoro, ovvero agli altri soggetti equipollenti individuati sulla
base di disposizioni normative o regolamentari. La documentazione da produrre
per comprovare quanto precede è indicata al successivo articolo 5. 3.
In attuazione dell'articolo 1, comma 232, della legge 24 dicembre 2012, n. 228,
l'INPS provvede al monitoraggio delle domande di pensionamento dei lavoratori
di cui all'articolo 2 del presente decreto prevedendo che, nel caso di raggiungimento
del limite numerico connesso ai limiti finanziari stabiliti dal comma 234 del citato
articolo 1 della legge n. 228 del 2012, non siano prese in considerazione
ulteriori domande. Art. 4
I soggetti di cui alla lettera a) dell'articolo 2 del presente decreto, che
intendono usufruire del beneficio presentano istanza, corredata dell'accordo a seguito
del quale sono stati posti in mobilità, alla Direzione territoriale del lavoro (DTL)
competente per territorio, entro 120 giorni dalla data di pubblicazione del presente
decreto sulla Gazzetta Ufficiale, indicando altresì la data di cessazione del
rapporto di lavoro. 2.
Qualora il soggetto interessato non sia in grado di produrre l'accordo a
seguito del quale è stato posto in mobilità, la DTL provvederà ad acquisire lo
stesso presso il datore di lavoro che ha proceduto al licenziamento o presso la
competente Pubblica Amministrazione. 3.
Allo scopo di attribuire una data certa all'accordo di messa in mobilità, la
Direzione territoriale competente si avvale, tra gli altri, dei documenti relativi
alla procedura di mobilità, ivi inclusi la comunicazione di cui all'articolo 4,
comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, nonché il versamento di cui al
comma 3 del medesimo articolo. 4.
Entro 45 giorni dall'acquisizione dell'istanza del soggetto interessato,
completa di tutta la documentazione richiesta, la DTL trasmette l'istanza
all'INPS. Art. 5
I soggetti di cui alla lettera c) dell'articolo 2 del presente decreto, presentano
istanza di accesso ai benefici di cui all'articolo 1, comma 231, della legge 24
dicembre 2012, n. 228 corredata dall'accordo che ha dato luogo alla cessazione
del rapporto di lavoro secondo le seguenti modalità: a)
nel caso in cui si tratti di soggetti cessati in ragione di accordi ai sensi
degli articoli 410, 411 e 412-ter del codice di procedura civile, l'istanza è
presentata alla Direzione Territoriale del lavoro innanzi alla quale detti
accordi sono stati sottoscritti; b)
in tutti gli altri casi, l'istanza è presentata alla Direzione Territoriale del
Lavoro competente in base alla residenza del lavoratore cessato. 2.
Le istanze di cui al presente articolo devono essere presentate entro 120
giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta
Ufficiale. Art. 6
Sono competenti all'esame delle istanze di cui agli articoli che precedono le
Commissioni di cui all'articolo 4, comma 6 del decreto del Ministro del lavoro
e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro delle finanze del 1°
giugno 2012 e di cui all'articolo 4, comma 3 del decreto del Ministro del lavoro
e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro delle finanze, sottoscritto
in data 8 ottobre 2012. 2.
La partecipazione alle Commissioni di cui al comma 1 non dà luogo alla corresponsione
di compensi, emolumenti, indennità o rimborsi di spese. Dal funzionamento delle
medesime Commissioni non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica. Art. 7
Le decisioni di accoglimento emesse dalle Commissioni di cui all'articolo 6,
comma 1, del presente decreto vengono comunicate con tempestività all'INPS,
anche con modalità telematica. 2.
Avverso i provvedimenti delle Commissioni di cui all'articolo 6, comma 1, del
presente decreto l'interessato può presentare riesame, entro 30 giorni dalla
data di ricevimento dello stesso, innanzi alla Direzione Territoriale del
Lavoro presso cui è stata presentata l'istanza. Art. 8
I soggetti di cui alle lettere b) e d) dell'articolo 2 del presente decreto,
presentano all'Inps istanza di accesso ai benefici di cui all'articolo 1, comma
231, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 entro 120 giorni dalla data di
pubblicazione del presente decreto sulla Gazzetta Ufficiale. Art. 9
In conformità agli articoli 1 e 2 del presente decreto, il numero dei
lavoratori aventi titolo all'ottenimento del beneficio di cui all'articolo 1,
comma 231, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, e successive modificazioni, è determinato
in 10.130 unità, ripartite come segue: Tipologia di soggetti
ordinaria od in deroga, lettera a) del comma 231:
governativi, stipulati entro il 31 dicembre 2011, e che abbiano perfezionato
i requisiti utili al trattamento pensionistico entro il periodo di fruizione
dell’indennità di mobilità di cui all’articolo 7, commi 1 e 2, della legge 23
luglio 1991, n. 223, ovvero durante il periodo di godimento dell’indennità di
mobilità in deroga e in ogni caso entro il 31 dicembre 2014.
volontari, lettera b) del comma 231:
dicembre 2011, con almeno un contributo volontario accreditato o
accreditabile alla data di entrata in vigore del decreto legge 6 dicembre
2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011,
n.214, ancorché abbiano svolto, successivamente alla medesima data del 4
dicembre 2011, qualsiasi attività, non riconducibile a rapporto di lavoro dipendente
a tempo indeterminato dopo l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria, a
annuo lordo complessivo riferito a tali attività non superiore a euro 7.500;
perfezionino i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico
entro il trentaseiesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del
decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla
legge 22 dicembre 2011, n. 214.
cessati, lettera c) del comma 231:
che hanno risolto il rapporto di lavoro entro il 30 giugno 2012, in ragione
di accordi individuali sottoscritti anche ai sensi degli articoli 410, 411 e
412 del codice di procedura civile ovvero in applicazione di accordi
più rappresentative a livello nazionale entro il 31 dicembre 2011, ancorché
abbiano svolto, dopo la cessazione, qualsiasi attività non riconducibile a
rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, a condizione che: 1)
vigore del decreto legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni,
dalla legge n. 214 del 2011. 5.130
volontari in attesa di concludere la mobilità, lettera d) del comma 231: lavoratori
dicembre 2011 e collocati in mobilità ordinaria alla predetta data, i quali,
in quanto fruitori della relativa indennità, devono attendere il termine
della fruizione della stessa per poter
effettuare il versamento volontario, a condizione che perfezionino i
requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico entro
il trentaseiesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto
legge n. 201 del 2011, convertito con, modificazioni, dalla legge n. 214 del
presente decreto è trasmesso agli Organi di Controllo e pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Roma,
22 aprile 2013 Il Ministro del lavoro e delle
politiche sociali: Fornero
finanze: Grilli
17 maggio 2013 - Ufficio di controllo sugli atti del MIUR, MIBAC, Min. Salute e
Min. Lavoro, registro n. 6, foglio n. 356 Pubblicato da