Source: https://www.diritto.it/il-copyright-e-larte-appropriativa-il-caso-giacometti-vs-baldessari/
Timestamp: 2020-07-05 08:26:34+00:00
Document Index: 38426057

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 24', 'art. 20', 'art. 18']

di Letizia Antiga
In quali casi è consentito il fair use nella cosiddetta arte appropriativa? E quando, invece, ispirarsi ad un’opera precedente è da considerarsi plagio?
La disciplina del copyright
Tra i diritti di proprietà intellettuale, il copyright è quello che garantisce la protezione maggiore nel tempo: è infatti considerata suscettibile di tutela qualsiasi opera dell’ingegno di carattere creativo che appartiene alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione, così come stabilito dall’art. 1 della legge sul diritto d’autore (l. n. 633 del 1941). Sono comprese, nella disciplina, all’art. 2, n. 4, le opere della scultura. Il diritto d’autore garantisce protezione dell’opera per una durata di settant’anni dopo la morte dell’individuo che ha creato la stessa, senza bisogno di registrazione alcuna[1]. Una tale protezione si esplica in diverse forme, di cui possono ravvisarsi due categorie: i diritti “morali” e i diritti “patrimoniali”, e possono essere ceduti solo i secondi.
In particolare, i diritti morali non sono suscettibili di cessione, né di qualsivoglia azione che abbia lo scopo di disfarsene; sono diritti, cioè, inalienabili, imprescrittibili e irrinunciabili. Essi nascono con l’estrinsecazione dell’opera in un lavoro “fisico” e rimangono in capo all’autore; anche quando i diritti patrimoniali sono stati ceduti a terzi, essi possono essere rivendicati dall’autore dell’opera, e in quanto illimitati nel tempo possono essere rivendicati, in caso di morte dell’autore, anche dal coniuge, dai discendenti e dagli ascendenti[2]. All’art. 6 l.d.a. viene definito il diritto di paternità; si legge infatti che “il titolo originario dell’acquisto del diritto di autore è costituito dalla creazione dell’opera, quale particolare espressione del lavoro intellettuale”. Il diritto di inedito, ossia di pubblicare l’opera, è poi disciplinato all’art. 24 l.d.a., per cui l’autore ha facoltà di decidere se pubblicare l’opera, e di contro, se non pubblicarla mai, lasciandola (appunto) inedita, o di opporsi alla prima pubblicazione; tale diritto si esaurisce con la pubblicazione. L’autore ha poi diritto ad “opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione o altra modificazione, ed a ogni atto a danno della stessa, che possano essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione” (art. 20 l.d.a.) e ha diritto esclusivo di introdurre nell’opera qualsiasi modificazione (art. 18 l.d.a.).
La Fondazione Giacometti, ravvisando in tali opere l’esistenza di plagio, aveva intentato un’azione contro la Fondazione Prada, richiedendo anche un provvedimento cautelare nei confronti delle opere di Baldessari. La parte resistente, tuttavia, sottolineava che non vi fosse riproduzione o ispirazione illegittima alle opere di Giacometti; le statue di Baldessari, invece, avrebbero riprodotto semplici “forme allungate di statue” volte a condannare la cultura dei disturbi alimentari nel mondo della moda (mentre nell’opera di Giacometti il messaggio trasposto era invece una condanna alle atrocità della guerra). Non sarebbe, quindi, secondo la parte resistente, configurabile il plagio, essendo invece l’opera frutto della c.d. arte appropriativa, che si concreta nel realizzare opere artistiche che reinterpretano “immagini preesistenti tratte dell’arte e dalla cultura di massa, cambiandone totalmente il significato”. Peraltro, le parti avevano addotto diverse pronunce giurisprudenziali sia italiane che statunitensi, riguardo al diritto di appropriazione di un’opera altrui.