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Timestamp: 2018-07-17 01:57:32+00:00
Document Index: 169922493

Matched Legal Cases: ['art.145', 'art. 145', 'art.145', 'art.133', 'art. 1', 'art.142', 'art.142', 'art. 141', 'art.590']

Principio di affidamento nella circolazione stradale | www.troccolo.it
Principio di affidamento nella circolazione stradale.
Il contenuto del principio si fonda sull’idea che l’automobilista non possa essere gravato dall’obbligo di mettere sempre in conto dei possibili trasgressioni altrui alle regole della circolazione.
Il problema è quello di stabilire se e fino a che punto il destinatario di un obbligo di diligenza possa fare ” affidamento “, ossia confidare nel fatto che gli altri soggetti con i quali interagisce, si comportino in maniera osservante delle regole cautelari.
Tale indagine, comporta la necessità di considerare il contenuto e i limiti degli specifici obblighi di cautela che fanno capo a ciascuno dei soggetti in reciproco rapporto di interazione.
Innanzitutto, le regole cautelari del settore, a seconda dei casi, conducono ad allargare o restringere i confini degli obblighi di farsi carico di inadempienze altrui.
Si pensi alla circostanza che il settore della circolazione stradale è caratterizzato dal reciproco anominato fra i singoli utenti che fra loro interagiscono.
.. Nel nostro paese, il principio di affidamento ha incontrato una serie di difficoltà a penetrare, nel settore della circolazione stradale.
Queste difficoltà si sono riscontrate in relazione al diritto penale, alla legislazione, alla dottrina e giurisprudenza.
Un notevole ostacolo al recepimento del principe di affidamento e rappresentato dall’art.145 c.s., che prevede un obbligo di dare la precedenza a chi proviene da destra. Dunque è naturale domandarsi se colui che ha la precedenza, proveniente da destra, possa confidare nel fatto che gli altri automobilisti, debbano dargli la precedenza, e si comportino in maniera osservante della regola cautelare, oppure se egli debba diffidarne.
Una risposta tale interrogativo viene desunta dal medesimo art. 145, laddove afferma che: i conducenti, approssimandosi ad una intersezione, devono usare la massima prudenza al fine di evitare incidenti. Il legislatore, impone quindi questo obbligo di massima prudenza in capo a tutti conducenti che si avvicinano ad un incrocio, sia quelli che debbono dare la precedenza, sia a quelli favoriti;
ha inteso escludere che questi ultimi possano fare affidamento sul rispetto della norma da parte degli altri utenti della strada.
In dottrina nei confronti del concetto di affidamento quali i limiti della colpa si afferma che: il singolo utente della strada dovrebbe rispondere non soltanto e gli eventi lesivi connessi al suo comportamento, è qualificabile come corposo, ma anche per quegli eventi ascrivibili in primis a colpose inottemperanze altrui, che tuttavia egli avrebbe dovuto prevedere.
Si afferma pertanto che oltre alle normali cautele, a ciascun guidatore farebbe capo un obbligo aggiuntivo, di prevedere le altrui imprudenze, nella misura in cui queste risultino, ragionevolmente probabili, e in quanto tali, prevedibili, e pertanto, agire di conseguenza.
Qualora l’utente della strada non preveda le altrui irregolarità, se probabili, laddove ne derivi un evento lesivo, si profila un concorso di colpa, che coinvolge nella responsabilità penale entrambi i conducenti.
Si afferma infatti, che ” rientra nei normali doveri di prudenza, l’obbligo di prevedere gli interventi altrui ragionevolmente prevedibili e probabili “.
Se si considera, la teoria di affidamento, secondo la quale gli utenti della strada hanno anche il dovere di osservare le norme del codice, ma anche il diritto di comportarsi sul presupposto che anche gli altri le osservino.
L’obbligo di prevedere, concerne tutto quello che non si vede e che può verificarsi da un momento all’altro.
A livello generale, ciascun consociato può confidare nella circostanza che gli altri si comportino in conformità alle regole cautelari riferibile all’agente modello, nel contesto di attività che di volta in volta viene posta in considerazione.
In particolare, il ruolo del principe di affidamento nell’ambito della colpa è quello di integrare il giudizio di riconoscibilità, ovvero restringere il dovere di riconoscere la condotta di terzi.
L’inosservanza non è normalmente riconoscibile e dunque, non deve essere prevista, sì che, l’utente del traffico che si comporta in modo conforme ai propri doveri può confidare nel fatto che anche gli altri facciano la stessa cosa.
In tal modo quindi il principio di affidamento precisa e delimita, la misura della diligenza dovuta da ciascuno.
Tale principio non opera in maniera incondizionata: ” esso può delimitare il dovere di diligenza degli altri consociati solo qualora nella situazione concreta non fossero riscontrabili circostanze particolari tali da far prevedere e, cioè, da rendere più probabile, il verificarsi di violazione della diligenza da parte del terzo “.
Si ritiene che il principio di affidamento trovi il proprio limite, laddove sia chiaramente riconoscibile, da parte dell’utente del traffico, il fatto che il comportamento altrui risulti caratterizzato da illiceità. Non si può confidare nella correttezza altrui quando abbia già commesso errori:
la condotta premessa infatti, deve far prevedere che quello stesso soggetto potrebbe commettere ulteriori errori.
La possibilità di riporre il proprio affidamento nell’ altrui osservanza, verrebbe meno non solo in casi di prevedibilità della violazione, ma anche laddove emerga un sospetto, qualcosa di poco chiaro, che debba indurre comunque a una particolare prudenza, aggiuntiva alle regole che direttamente fanno capo al soggetto.
Tale criterio, fa leva sull’aumento delle probabilità di pericolo, che il altrui condotta risulti colposa, riduce le distanze rispetto al concetto di prevedibilità, per negare rilevanza al principio di affidamento.
Sarebbe prospettabile un’eccezione al principio di affidamento, qualora, in un determinato settore, condotte inosservanti delle cautele, vengano a diffondersi con particolare frequenza, sino addirittura a fungere da prassi.
I nostri tribunali, tendono a ravvisare la doverosità di arginare i pericoli derivanti da altrui condotte inosservante, ogniqualvolta queste risultino prevedibili, così comprimento gli spazi di operatività del principio di affidamento.
Ma arginare il più possibile i pericoli che derivano dalle condotte inosservanti degli utenti della strada, consiste nel sovraccaricare di doveri di diligenza il soggetto osservante.
Di norma, il codice della strada viene sovente trasgredito, e dalla trasgressione derivino incidenti per fatti lesivi dell’incolumità delle persone.
Trattandosi di sviluppi probabili, e prevedibili, la soluzione prospettata è appunto quella di far gravare quella prevedibilità, sull’utente più scrupoloso.
La regola di diligenza basata sulla prevedibilità di altrui condotte inosservanti significa addossare le conseguenze in capo ai cittadini più scrupolosi e rischierebbe di introdurre comunque un’inaccettabile affidamento di segno opposto.
In definitiva, il principio di affidamento non rappresenta un autonomo criterio risolutivo circa i limiti della responsabilità colposa. I casi dubbi, debbono essere decisi attraverso i confini della prevedibilità in concreto, oltrepassati i quali diviene doveroso ” arginare ” i pericoli che derivano dalla condotta altrui, inosservanti delle regole cautelari.
Nella nostra giurisprudenza, l’operatività del principio di affidamento non è esclusa a priori, anzi, in linea generale, si trova talora, espressamente riconosciuta.
Il fondamento della responsabilità per colpa, per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline, consiste nel fatto che dette norme sono dirette a prevenire eventi pregiudizievoli;
in particolare, norme di comportamento come quelle sulla circolazione stradale, determinano anche un ragionevole affidamento sulla loro osservanza da parte di tutti gli utenti della strada.
Una netta chiusura rispetto al principio di affidamento si rinviene in tema di diritto di precedenza. Essa dipende, in larga misura, dalla norma di riferimento dettata dall’art.145 c.s.
Spesso il conducente favorito, è a sua volta in colpa, non per avere previsto
L’altrui inosservanza dell’obbligo di dare precedenza, ma in relazione alla norma cautelare che impone di regolare, o di moderare la velocità in prossimità di incroci.
In questi casi, colui il quale si comporta in maniera illecita, in base alle norme, non può appellarsi al principio di affidamento.
Una sorta di avversione di fondo, rispetto il principio di affidamento,la dimostra la cassazione, secondo cui “poiché le norme sulla circolazione stradale impongono severi doveri di prudenza e di diligenza per far fronte a situazione di pericolo, anche quando siano determinate da altri comportamenti irresponsabili,la fiducia di un conducente nel fatto che altri si attengano alle prescrizioni del legislatore, se mal riposta, costituisce di per sé condotta negligente “
compreso nell’obbligo di tenere un comportamento prudente, e prevedere le imprudenze altrui ragionevolmente prevedibili, e tale deve considerarsi, l’inosservanza dell’obbligo di dare precedenza da parte di chi da una strada secondaria si immetta su una strada principale.
Il conducente favorito dal diritto di precedenza, deve comunque, in prossimità di un incrocio, moderare la velocità per essere in grado di affrontare qualsiasi evenienza, comprese quella che non gli venga accordata la precedenza che gli spetta.
La colpa risulta affermata muovendo dalla velocità del veicolo non adeguata alle circostanze di fatto, causale rispetto al sinistro e all’evento morte che ne è derivato.
— nella circolazione stradale nessuno può vantare certezze sul corretto comportamento degli altri utenti della strada, al massimo presumerlo o attenderselo;
la cassazione intende recepire di massima il principio di affidamento, laddove sostiene che l’utente della strada può presumere o meglio attendersi un comportamento corretto da parte degli altri utenti, salva una valutazione in concreto, se ciò effettivamente valga a escludere la colpa.
n condivisibili, sono quelle pronunce che negano la possibilità di un affidamento dell’automobilista nella condotta prudente di soggetti che, per loro qualità personali esternamente percepibili, offrono scarse garanzia che si comportino in conformità alle regole cautelari (salva la possibilità di recepire in concreto una situazione di pericolo).
In presenza di bambini, il conducente deve prestare la massima attenzione alla guida e procedere con moltissimo prudenza quando la platea stradale o i marciapiedi laterali sono occupati da bambini i quali, per la loro età e inesperienza, sono istintivamente imprudenti e hanno comportamenti improvvisi, per cui, il conducente deve procedere con la massima cautela, riducendo particolarmente la velocità in modo da poter arrestare il veicolo in ogni momento.
Il conducente di un vicolo è tenuto a fronteggiare anche le altrui imprudenze che siano normalmente prevedibili o una qualsiasi turbativa di traffico che possa improvvisamente intralciare la circolazione: ne consegue l’obbligo di tenere sotto controllo l’intera carreggiata in cui si svolgono le due correnti di traffico.
In dottrina, il concetto di affidamento è stato preso in considerazione in rapporto agli scopi preventivi delle regole cautelari. E con riferimento al complesso delle disposizioni in tema di circolazione stradale, si pone il problema di stabilire quale norme siano dettate allo scopo di prevenire il verificarsi di eventi lesivi, laddove si tratta, di selezionare, fra gli eventi costituiti dalla morte o dalla lesione personale patite da un soggetto, quelli che possono essere imputati a titolo di colpa, rappresentando la concretizzazione del rischio che la regola cautelare non osservata mira ad evitare. In tale prospettiva, il ruolo del concetto di affidamento pare consentire una sorta di salto qualitativo delle disposizioni, da meramente ordinatorie a regole cautelari doverose.
Anche nel caso di segnali illegittimi si ritiene che la regola cautelare che ne impone l’osservanza possa incidere solo nel senso di escludere la responsabilità per la contravvenzione. E’ norma di comune prudenza prevedere che la circolazione si svolgerà nel modo indicato dai segnali e che gli altri utenti facciano affidamento sulla legittimità di esso e si comportino in conformità.
Si ha concorso di colpa ogni qualvolta il conducente rispetti in generale le regole cautelari, tranne quella che gli impone di tener conto, in relazione alla situazione concreta, di eventuali inadempienze altrui.
Si ha concorso di colpa quando, l’utente della strada trasgredisce una regola cautelare, scritta o non scritta, che direttamente gli impone di tenere un certo comportamento conforme a diligenza, così contribuendo a causare l’evento lesivo, insieme ad un altro utente, che pure versa in colpa.
n se ravvisa la colpa in relazione all’inosservanza di talune regole in primis, quelle in tema di limiti di velocità, desunti da norme di tipo elastico, che comportano una corrispondente dilatazione del concorso di colpa inteso come fenomeno scollegato dalle problematiche sull’affidamento: in particolare si ritiene, che la velocità eccessiva, superiore al limite rigido del veicolo favorito, possa rappresentare una ragione di colpa concorrente, e non invece un fattore tale da interrompere il nesso causale tra condotta del conducente che non ha concesso la precedenza e l’evento, quella conseguente esclusione della responsabilità di quest’ultimo. Ciò in tema di cause sopravvenute da sole sufficienti, a cagionare l’evento, a meno che la condotta del conducente favorito non risulti un fattore successivo, rispetto alla condotta dell’altro conducente, e connotato in termini di eccezionalità.
n la suprema corte afferma che “in tema di infortuni stradali, si può esigere dal conducente di un altro veicolo solo una condotta conformata al ragionevole prevedibile comportamento di altri utenti, anche imprudente, ma pur sempre nello spettro della prevedibilità, nella quale si connota la colpa.
Viceversa, si scivolerebbe nella responsabilità oggettiva, ripudiata dal legislatore penale alla luce dei principi costituzionali.
E certo però che, quanto più effettiva e consistente sia la violazione, da parte di un utente, di una regola cautelare, tanto più pare condivisibile l’esclusione di ogni possibilità di invocare da parte dello stesso utente, un affidamento della correttezza dell’ altrui comportamento (in realtà colpevole): in casi del genere, nella prassi vi è una chiara tendenza di ravvisare un comune concorso di colpa.
– laddove si tratti di commisurare l’entità del contributo colposo, di una pluralità di guidatori,si reputa necessario procedere a una sorta di valutazione comparativa, del comportamento di soggetti che hanno violato le regole di prudenza.
.. Quanto poi alle finalità, la giurisprudenza di legittimità specifica che lo scopo è duplice: da un lato, si tratta di commisurare le sanzioni applicabili
all’ imputato, dall’altro, di determinare le responsabilità del medesimo in vista del risarcimento del danno.
In realtà, la valutazione di tale colpa concorrente, rileva sul piano del diritto penale sostanziale, quantomeno in sede di determinazione del grado di colpa, e dunque nella prospettiva dell’art.133 c.p., in ogni caso, la graduazione delle colpe concorrenti nella produzione dell’evento, non può essere determinata con certezza, e deve perciò, essere necessariamente apprezzata dal giudice di merito con criteri di approssimazione.
.. In tema di accertamento della responsabilità penale relativa al sinistro stradale, il giudice, nel valutare la condotta dell’imputato, deve esaminare anche quella di qualsiasi altro utente della strada, inclusa la condotta dalla vittima, chi abbia potuto interferire nella determinazione dell’evento, compreso l’obbligo di far uso della cintura di sicurezza.
La graduazione delle colpe concorrenti, sfugge per sua natura all’obbligo di un’articolata motivazione che dia conto di una percentuale invece di un’altra, quindi i relativo obbligo, deve ritenersi soddisfatto quando risulti che il giudice di merito, nel qualificare il concorso di colpa, ha tenuto presenti dei modalità inerenti al sinistro e messo sostanzialmente a confronto le condotte dei soggetti coinvolti nell’incidente. Si ritiene che tale giudizio sulla misura del concorso di colpa, non sia censurabile in sede di legittimità, essendo riservato al libero e discrezionale apprezzamento del giudice di merito, se adeguatamente motivato.
La determinazione della percentuale in cui la condotta del singolo utente ha effetto concausale nella produzione dell’evento, rientra nella competenza dei giudici di merito ed è sottratta al sindacato di legittimità, qualora sia immune da vizi logici e giuridici.
La colpa concorrente, oggetto di valutazione è un dato oggettivo materiale: essa non è altro che una condotta contraria a una regola cautelare, da cui rilevanza da ricostruita, tenuto conto della sua efficacia causale rispetto alla produzione dell’evento lesivo. In questo senso, la giurisprudenza fa menzione della necessità di una ” valutazione delle condotte dei singoli utenti della strada ” coinvolti nell’incidente, in vista dell’accertamento delle relative responsabilità, mediante la determinazione dell’efficienza causale di ciascuna colpa concorrente.
Regole cautelari. Nella circolazione stradale.
Il settore della circolazione stradale è disciplinato dalle disposizioni contenute nel codice della strada:d.lgs n.285/1992, e recentemente riformato con il d.lgs,9/2002.
L’art. 1, pone in evidenza quale obiettivo centrale ” la sicurezza delle persone, nella circolazione stradale, che rientra tra le finalità primarie perseguite dallo Stato. Tale sicurezza stradale, è chiaramente funzionale, ed è connessa alla tutela della vita e dell’incolumità individuale dei beni giuridici di cui alle fattispecie incriminatrici agli artt.589 e 590 c.p.
l’art.142 c.s. In tema di limiti di velocità, afferma ” la velocità massima non può superare i 130 km/h in autostrada,110, in strade extraurbane principali,
90 in strade extraurbane secondarie, e 50 nei centri abitati.
Il codice, contempla sia regole cautelari rigide, che fissano con precisione il comportamento cui si deve attenere il destinatario,
sia regole cautelari elastiche, le quali necessitano per la loro applicazione un legame con le circostanze del caso concreto.
In tema di velocità, non basta rispettare i limiti massimi di cui l’art.142, infatti restano fermi gli obblighi stabiliti dall’art. 141c.s. Obblighi che hanno un contenuto elastico:
1°com. Il conducente è obbligato a regolare la velocità del veicolo tenuto conto delle caratteristiche, dello Stato di carico, e delle condizioni della strada e del traffico e di ogni altra circostanza.
2°com. Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie soprattutto l’immediato arresto.
3°com. deve regolare la velocità nei tratti di strada a visibilità limitata, nelle curve e delle intersezioni con le scuole e i luoghi frequentati da fanciulli, indicati dagli appositi segnali.
( Per stabilire, se la velocità sia o meno pericolosa, occorre considerare una pluralità di fattori, caratteristiche del veicolo, della strada, e condizioni del
traffico ).
n Quanto alle modalità di circolazione dei veicoli, la regola generale afferma che veicoli debbano circolare, sulla parte destra della carreggiata, anche quando la strada è libera.
n I vincoli sprovvisti di motore e gli animali devono essere tenuti i più vicino possibile al margine destro della carreggiata.
n Il conducente che intende sorpassare, deve accertarsi, che la visibilità sia tale da consentirgli la manovra senza costituire pericolo o intralcio, e che la strada sia libera per uno spazio tale da consentirgli la completa esecuzione del sorpasso.
n Per quanto riguarda la distanza di sicurezza, viene sancito che “durante la marcia i vincoli devono tenere una distanza di sicurezza, tale che sia garantito in ogni caso l’arresto tempestivo e siano evitate eventuali collisioni.
Anche in tale fattispecie, la verifica dell’osservanza della regola cautelare, è condizionata dalle irripetibili circostanze concrete.
la disciplina della circolazione stradale si fonda su una grande quantità di regole rigide, strutturate sia in forma di divieto, che in forma di comando. In ogni caso, il precetto indica puntualmente il comportamento che deve tenere il soggetto obbligato.
Regole a struttura rigida:
a. limite massimo di velocità,
b. dare precedenza ai veicoli che circolano su rotaie,
c. fermarsi in corrispondenza della striscia di arresto, prima di immettersi nella intersezione,
talora però la regola rigida non è esaustiva:la regola prescrive si un comportamento tassativo, ma senza escludere che, in particolari situazioni, l’utente si debba uniformare ad altra norma.
Esistono infatti ipotesi in cui, per evitare l’evento lesivo, è necessario violare la regola rigida, o almeno, violarla in apparenza.
Le norme a struttura rigida si propongono di svolgere funzioni preventive di tutela dei beni giuridici, più intensa rispetto alle regole elastiche: in definitiva, le norme rigide esprimono, l’esigenza che un’attività pericolosa venga svolta con il minimo di rischio.
Una riserva che fa subentrare, l’obbligo generale di prudenza e di diligenza che impone di agire, in ogni circostanza, in modo da evitare il realizzarsi di eventi lesivi che si possono prevedere in concreto.
n Art. 140 c.s. gli utenti della strada devono comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio della circolazione e in modo che sia in ogni caso salvaguardata la sicurezza stradale.
In virtù di tale norme quindi, si presenta la complessità del problema dei rapporti tra norme rigide e norme elastiche, allo scopo di individuare la condotta doverosa, un giudizio di prevedibilità ed evitabilità in concreto nel caso singolo.
Per es. il limite di velocità, di 130 k/h in autostrada. Tale regola non risulta esaustiva ogniqualvolta particolari fattori, come la visibilità, facciano sì che la velocità debba essere ancora più moderata.
La regola rigida infatti, è senz’altro inoperante nel caso singolo, in cui prevale la regole elastica speciale.
n tizio passa con il rosso per evitare l’impatto con un camion che sopraggiunge a una velocità folle, ma investe un pedone: tizio può incorrere in responsabilità colposa ai sensi dell’art.590 c.p. avendo violato una regola rigida, anche se giustificato.
Ne emerge un quadro caratterizzato da un uso largamente elastico delle norme di prevenzione strutturate in forma netta, perché appare sorretto dallo scopo di autorizzare l’esigenza di una tutela effettiva della sicurezza individuale.
n se tizio si ferma e viene tamponato, non risponde dell’evento lesivo occorso al conducente del vicolo sopraggiunto da tergo.
Viceversa, se tizio, per evitare il tamponamento, supera i segnali, senza arrestarsi ed entra in collisione con una autovettura con diritto di precedenza, cagionando lesioni personali, risponderà per colpa di tale lesioni, salvo lo stato di necessità.
Le regole cautelari del codice, mirano a impedire che i pericoli che possano derivare dallo svolgimento dell’attività, con un alto grado di probabilità, possano concretizzarsi.
E’ opportuno rammentare, che in dottrina si distingue tra il dovere di astensione e il dovere di diligenza, come entità fra loro alternative. In questa prospettiva, il dovere di astensione si traduce nel divieto di svolgere l’attività pericolosa, dovendo il soggetto astenersi dall’agire.
n tizio deve recarsi da Milano a Roma e quel giorno soffre di giramenti di testa, ha il dovere di astenersi dal mettersi al volante della propria auto. Il dovere di cautela, e basato sui canoni della prevedibilità e della sicura evitabilità dell’evento.
Accanto alle regole cautelari, cioè le regole la cui osservanza garantiscono di eliminare i pericoli , nel settore della circolazione stradale, vi sono anche delle regole il cui rispetto consente di ridurre il rischio, o quantomeno di non aumentarlo.
In effetti, le norme di comportamento che si rivolgono all’utente sono molto rigorose. Ciò non toglie che da sole, non vengano reputati sufficienti per garantire la piena tutela degli interessi in gioco.
L’attività considerata, pur se svolta in modo rispettoso delle cautele, è comunque sempre un’attività pericolosa, e quindi, vista la centrale rilevanza dei beni giuridici implicati (la vita umana) l’ordinamento prevede un complesso di regole ulteriori, nei quali si propongono di arginare quel pericolo in realtà non eliminabile dalle regole cautelari proprie.
Spesso le regole cautelari, sono trasgredite e quindi pericoli che essi mirano astrattamente a prevenire vengono in realtà creati nella prassi quotidiana. Pertanto, e ben comprensibile che esistano ulteriori regole cautelari, che si propongono di fronteggiare al meglio quei pericoli, senza peraltro poterli evitare con certezza.
In casi di incidenti con esiti mortali, viene in considerazione una condotta attiva, realizzata in violazione di una o più regole di natura modale, cui deve attenersi l’utente della strada, e la cui osservanza avrebbe azzerato il rischio.
Ad es. ” ci si chiede, in caso di investimento di un pedone, se l’evento avrebbe potuto essere evitato, qualora l’automobilista avesse rispettato il limite di velocità di 50 km/h, anziché procedere a 60km/h. Tale quesito ben potrebbe lasciare un margine di incertezza sulla reale efficacia impeditiva del comportamento alternativo lecito.
n ma questi dubbi possono essere fugati, applicando la regola cautelare elastica che impone di ridurre ulteriormente la velocità stessa in presenza di date circostanze, in modo che sia evitato ogni pericolo (Art. 141c.s.)
Oltre alle regole proprie e quelle proprie, esistono nel settore in esame, regole cautelari aggiuntive, la cui osservanza è del tutto facoltativa, e la cui inosservanza non è soggetta ad alcuna sanzione.
Quali ad esempio, la diligenza aggiuntiva, la quale prevede che i motociclisti che viaggiano di giorno, debbano tenere acceso il faro, in modo da essere più facilmente individuati e ridurre pertanto la probabilità di una collisione.
È una regola di tipo esperenziale, che fino a poco tempo fa, non esisteva un dovere di diligenza, che imponeva di osservarla.
Solo la modifica introdotta nel 2002, prevede che tutti veicoli che percorrono determinate strade debbano tenere accesi i proiettori anabbaglianti anche di giorno.
L’aria operativa del dovere di diligenza, abbraccia comportamenti tra loro differenti, sia sul piano della direzione offensiva, sia su quello del grado della pericolosità.
… oggi, alcune condotte estremamente pericolose, da essere avvertite come criminali nella coscienza sociale, sono prive di rilevanza penale, tipo le violazioni eclatanti dei limiti di velocità o circolare contromano in assenza di visibilità.
La prevenzione e integralmente demandata alle contravvenzioni.
Nell’ipotesi di accertamento del reato, consegue la sanzione amministrativa accessoria con la sospensione della patente in genere, da due a sei mesi.
La conseguenza è che, in rapporto al settore in esame, il baricentro della tutela penale risulta decisamente spostato verso la fattispecie di evento di cui agli
artt.589 / 590 c.p., il cui ruolo è assolutamente centrale.