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Timestamp: 2020-05-25 20:27:28+00:00
Document Index: 39633511

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 5', 'art. 20', 'art. 360', 'art. 20', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 20', 'art. 1362', 'art. 5', 'art. 36', 'art. 384']

Sentenza Cassazione Civile n. 17459 del 31/08/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17459 del 31/08/2016
Cassazione civile sez. VI, 31/08/2016, (ud. 07/07/2016, dep. 31/08/2016), n.17459
sul ricorso 9099/2015 proposto da:
GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ape legis;
C.F., elettivamente domiciliato in ROMA, P.ZA DELLA
rappresentato e difeso dall’avvocato TIZIANA MAGARAGGIA giusta
avverso la sentenza n. 85/2015 della CORTE D’APPELLO di LECCE del
07/07/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ROSA ARIENZO.
“Con sentenza del 25.5.2011, il Tribunale di Brindisi ha accolto, nei limiti della prescrizione quinquennale, il ricorso proposto da C.F.A. – già dipendente NATO (USAF di (OMISSIS)) transitato al Ministero della Giustizia ai sensi della L. n. 98 del 1971, in posizione B1 – inteso ad ottenere la declaratoria del diritto all’inclusione dell’indennità integrativa speciale nel computo del beneficio, previsto del D.P.R. n. 344 del 1983, art. 5, dell’1,25% dello stipendio iniziale di assunzione nello Stato per ogni anno di servizio o frazione prestato presso l’organismo militare.
La Corte di appello di Lecce ha respinto il gravame del Ministero confermando la pronunzia impugnata, osservando che sia l’Adunanza Generale del Consiglio di Stato in sede consultiva (parere 1931 del 6.12.2000), che il Consiglio di Stato (sez. 4^ 28.12.2006 n. 8008) avevano affermato la natura retributiva dell’indennità integrativa speciale in linea con quanto ritenuto da Corte Cost. 243/93, che nel contratto collettivo 1998/2000 l’IIS era ricompresa nella retribuzione come voce singola non conglobata, laddove l’art. 20 del ccnl comparto Ministeri sottoscritto il 16.6.2003 aveva invece innovato la disciplina in tema prevedendo che l’iis dovesse essere inglobata nello stipendio tabellare assunto come base di computo. Riteneva che la circostanza che a decorrere dall’1.1.2003 l’indennità, alla stregua dell’art. 20, comma 3 del contratto di comparto, non fosse più corrisposta come voce, ma componesse il trattamento retributivo non determinava il mutamento della natura giuridica dell’attribuzione.
Per la cassazione di tale decisione ricorre il Ministero con unico motivo di impugnazione, cui resiste il C., con controricorso.
Viene dedotta violazione e falsa applicazione del D.P.R. 25 giugno 1983, n. 344, art. 5, in combinato disposto all’art. 20, comma 3, CCNL Ministeri 2002/2005, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, rilevandosi che il riferimento nel testo della norma ad una percentuale dello stipendio iniziale del livello retributivo corrispondente alla posizione giuridica in godimento al momento dell’assunzione del personale di cui alla L. n. 98 del 1971 ed alla L. n. 596 del 1979, alle dipendenze dello Stato indica chiaramente che il beneficio doveva essere determinato in relazione allo stipendio tabellare alla data dell’assunzione in servizio presso il Ministero. Essendo stato il C. assunto in epoca anteriore (2.12.2002) rispetto all’inglobamento dell’IIS nello stipendio tabellare, avvenuto con l’art. 20, comma 3, ccnl 2002/2005 comparto Ministeri, sottoscritto il 16.1.2003 con decorrenza dal 1.1.2003, si sostiene che il nuovo meccanismo introdotto con tale decorrenza non poteva influire sulla quantificazione del beneficio invocato, da calcolarsi al momento dell’assunzione prendendo a base esclusivamente lo stipendio tabellare a tale data.
Si controverte del diritto del controricorrente, già dipendente della Nato, assunto in data 2.12.2002 presso il Ministero della Giustizia, al beneficio economico previsto del D.P.R. 25 giugno 1983, n. 344, art. 5 (recante norme risultanti dalla disciplina prevista dall’accordo del 29 aprile 1983 concernente il personale dei Ministeri ed altre categorie), secondo il quale “Il servizio prestato dal personale di cui alla L. 9 marzo 1971, n. 98 e alla L. 23 novembre 1979, n. 596, alle dipendenze degli organismi militari operanti sul territorio italiano nell’ambito della Comunità atlantica, dà titolo ad un beneficio pari all’1,25 per cento dello stipendio iniziale del livello retributivo corrispondente alla posizione giuridica in base alla quale è stato assunto alle dipendenze dello Stato, per ogni anno di servizio o frazione di anno superiore a sei mesi, con le modalità previste del D.P.R. 9 giugno 1981, n. 310, art. 2”. L’interessato rivendica, nello specifico, l’inclusione dell’indennità integrativa speciale nel computo di detto beneficio, che il Ministero ritiene, invece, non consentita in base al tenore della norma invocata. Deve rilevarsi che l’iis, istituita nel 1959, era una delle componenti della retribuzione dei dipendenti del comparto ed è restata espressamente distinta dalle altre fino al 31 dicembre 2002, poichè inglobata nello stipendio tabellare solo a decorrere dal 1 gennaio 2003.
Costituisce dato pacifico, atteso il chiaro tenore letterale della disposizione, che il D.P.R. n. 344 del 1983, non ha fatto cenno all’IIS, ma ha menzionato il solo stipendio.
Ciò – come di recente affermato nell’ambito di orientamento giurisprudenziale amministrativo (cfr. Consiglio di Stato, sez. 3^, 12.5.2011 n. 2852) – in primo luogo perchè il dato letterale della norma contrattuale di cui si discute non lascia spazio alla considerazione di ulteriori elementi facenti parte della retribuzione globale, pur aventi indubbia natura retributiva e, in secondo luogo, perchè è in tal modo che la norma contrattuale ha voluto perseguire la finalità perequativa ad essa sottesa, evidentemente tenuto anche conto del dato che l’indennità in parola era comunque percepita separatamente dall’impiegato. E’ stato evidenziato che nella norma richiamata non v’è menzione dell’indennità integrativa speciale, ancorchè da lungo tempo istituita rispetto all’epoca di emanazione della stessa, e che la (autonoma) inclusione di tale indennità nel computo del beneficio si sarebbe risolta nella sua duplice corresponsione, sia pur in quota parte, in contrasto col disposto della L. 27 maggio 1959, n. 324, art. 1, comma 4, istitutiva della medesima indennità, secondo cui “l’indennità integrativa speciale compete ad un solo titolo” (cfr., in tali termini, Consiglio di Stato, sez. 3^, n. 2852/11 cit.).
Tali considerazioni sono del tutte condivise dal Collegio e deve affermarsene la validità in relazione ad ipotesi di passaggio alle dipendenze dell’amministrazione avvenuto, come per il C., prima del 1.1.2003, giacchè l’art. 20, comma 3, del CCNL di categoria sottoscritto il 26 maggio 2004 ha stabilito la ricomprensione dell’iis ed il suo assorbimento nello stipendio tabellare con tale decorrenza.
E’ principio affermato da questa Corte quello alla cui stregua, nell’interpretare la norma collettiva, il giudice del merito può limitarsi a ricercare la comune intenzione delle parti sulla base del tenore letterale della disposizione da interpretare soltanto se questo riveli l’intenzione delle parti con evidenza tale da non lasciare alcuna perplessità sull’effettiva portata della clausola, dovendo far ricorso, in caso contrario, alla valutazione del comportamento successivo delle parti nell’applicazione della clausola stessa ed alla considerazione di tutti gli altri criteri ermeneutici indicati dagli art. 1362 c.c. e segg. (Cass. 4.1.2013 n. 110, Cass. 10.3.2008 n. 6366).
Nella specie del D.P.R. n. 344 del 1983, art. 5 (contenente norme risultanti dalla disciplina prevista dall’accordo del 29 aprile 1983 concernente il personale dei Ministeri ed altre categorie) commisura l’entità del beneficio previsto, in misuri percentuale, allo stipendio iniziale del livello retributivo corrispondente alla posizione giuridica in base alla quale è avvenuta l’assunzione alle dipendenze dello Stato, con ciò ponendo richiamo testuale ad un dato ben individuato rinvenibile nella contrattazione sulla cui base è stato disciplinato il rapporto di lavoro del dipendente all’atto della sua assunzione. Il tenore del rinvio operato è inequivoco e pertanto non vale riferirsi ai principi su richiamati, posto che il comportamento successivo delle parti è invocato in relazione a quanto previsto dalla norma contrattuale cui si rinvia, che assume, tuttavia, nella specie unicamente il valore di parametro predefinito ben tenuto presente nella individuazione dell’entità del beneficio accordato. Sicchè è estraneo all’ambito interpretativo della norma del D.P.R. del 1983, il comportamento successivo delle parti, che potrebbe in ipotesi rilevare per interpretare le disposizioni del ccnl in vigore all’atto dell’assunzione presso l’amministrazione statale. Ciò senza considerare che il comportamento delle parti posteriore alla conclusione dello stesso, che può assumere rilievo ai fini della sua interpretazione, è solo quello posto in essere in esecuzione ed in riferimento a quel contratto e non, quindi, un comportamento che si estrinsechi in ulteriori accordi modificativi dei precedenti, dai quali deriva un assetto negoziale autonomo e distinto, fonte di nuovi diritti ed obblighi contrattuali (cfr. Cass. 25.9.2007 n. 19928) e che in sede di interpretazione del contratto collettivo, ove il giudice di merito abbia ritenuto che il senso letterale delle espressioni impiegate dagli stipulanti riveli con chiarezza e univocità la loro volontà comune, cosicchè non sussistano residue ragioni di divergenza tra il tenore letterale del negozio e l’intento effettivo dei contraenti, l’operazione ermeneutica deve ritenersi utilmente compiuta senza necessità di far ricorso ai criteri interpretativi sussidiari, il cui intervento si giustifica solo nel caso in cui siano insufficienti i criteri principali (cfr. Cass. 21.8.2013 n. 19357).
Va, poi, aggiunto che anche in tema di determinazione della base di computo di istituti retributivi indiretti il riferimento al solo stipendio tabellare, con esclusione dell’indennità integrativa speciale, è stato ritenuto tale da non suscitare dubbi di legittimità costituzionale in riferimento all’art. 36, in quanto la proporzionalità e l’adeguatezza della retribuzione vanno riferite non già alle sue singole componenti, ma alla globalità di questa (cfr. per un mero riferimento Cass. 1717/11, nonchè Cass. 16732/2013), e che nel caso all’esame le modalità di computo del beneficio tendono unicamente alla valorizzazione, in termini economici, del servizio prestato presso la Nato. Infine, proprio tale finalità esclude la rilevanza delle disposizioni contrattuali collettive successive nei termini invocata dalla difesa del C., posto che il beneficio è computato avendo riguardo ad una percentuale dello stipendio iniziale per ogni anno di servizio progresso, senza alcuna incidenza di successive modificazioni della nozione di stipendio presa a riferimento dalla norma.
Il Collegio ritiene di condividere integralmente il contenuto e le conclusioni della riportata relazione e concorda, pertanto, sull’accoglimento del ricorso, con cassazione della decisione impugnata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, seconda parte, nei sensi sopra indicati.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la decisione impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di cui all’originario ricorso. Compensa tra le parti le spese del presente giudizio di legittimità e quelle dei gradi di merito.