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Timestamp: 2018-04-20 05:14:45+00:00
Document Index: 36649032

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 57', 'art. 9', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 40', 'art. 110', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 3', 'art. 57', 'sentenza ', 'art. 57', 'art. 155', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 21', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 57', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 57']

Art. 57 codice penale: Reati commessi col mezzo della stampa periodica
Codice penale Art. 57 codice penale: Reati commessi col mezzo della stampa periodica
Salva la responsabilità dell’autore della pubblicazione e fuori dei casi di concorso, il direttore o il vice-direttore responsabile (1) (2), il quale omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo dalla pubblicazione siano commessi reati (3), è punito, a titolo di colpa (4), se un reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato (5), diminuita in misura non eccedente un terzo.
Articolo così modificato dalla L. 4 marzo 1958, n. 127.
(1) L’art. 1, l. 4-3-1958, n. 127, ha sostituito il testo originario dell’art. 57 con gli attuali artt. 57 e 57bis. V. anche art. 9, l. 8-2-1948, n. 47 (Stampa).
(2) Secondo un certo orientamento, la fattispecie criminosa di cui all’art. 57 può riguardare anche chi, non rivestendo alcuna qualifica formale all’interno dell’azienda giornalistica, svolga di fatto le funzioni di direttore. Per converso, si ritiene che il direttore di un giornale «on line» non possa rispondere, ex art. 57 c.p., di omesso controllo sui contenuti pubblicati (in tal senso, Cass. 1-10-2010, n. 35511). Sostiene, inoltre, la Corte che il controllo sul contenuto del giornale unitariamente considerato compete in via esclusiva al direttore responsabile, con la conseguenza che deve escludersi ogni rilevanza, ai fini della sussistenza del reato, al conferimento al redattore capo delle edizioni decentrate delle funzioni di controllo che gli artt. 57 c.p. e 3 della legge n. 47 del 1948 demandano al direttore responsabile e che non sussiste la possibilità della delega ad altri soggetti del potere-dovere di controllo, che fa capo alla posizione di garanzia del direttore responsabile (Cass. 24-2-2010, n. 7407).
(3) La fattispecie descritta è un’autonoma figura delittuosa a struttura omissiva. Più precisamente, si tratta di un reato omissivo improprio [v. 402]: la responsabilità discende dall’omissione del controllo necessario ad impedire la commissione di reati attraverso la pubblicazione (es.: diffamazione).
Il direttore responsabile riveste, infatti, all’interno dell’azienda giornalistica, un ruolo preminente (assimilabile a una posizione di garanzia ex art. 40, c. 2 [v. →]). Se egli dolosamente, e cioè con coscienza e volontà o comunque accettando il rischio della verificazione di un reato a mezzo stampa, omette il controllo dovuto, risponde a titolo di concorso ex art. 110 [v. →] nello specifico reato commesso. Se, invece, il controllo sul contenuto della pubblicazione viene omesso per colpa (la quale non è genericamente ravvisabile nella negligenza, imperizia etc., ma è espressamente individuata dalla legge nella inosservanza di una specifica regola di condotta: per l’appunto il doveroso controllo sul contenuto del periodico, onde impedire la perpetrazione di reati a mezzo stampa), il direttore risponderà a norma dell’articolo 57 in commento.
Laddove, però, si ritenesse che il direttore debba fare «tutto quanto è possibile» per evitare che col mezzo della stampa si commettano reati, si aprirebbe un pericoloso varco a forme occulte di responsabilità oggettiva [v. 42]. Se, invece, più correttamente si proporziona il grado di esigibilità del dovere di controllo alla situazione concreta (impostazione, collocazione e natura dell’articolo incriminato; affidabilità dei collaboratori; secondo alcuni, anche le dimensioni dell’azienda giornalistica) si evita di considerare il direttore implicitamente responsabile per il fatto stesso dell’omissione. La Cassazione ha, di recente, qualificato il reato a mezzo stampa come l’evento non impedito da cui scaturisce la responsabilità di cui all’art. 57 c.p, facendo derivare, da tale assunto, che, ove il delitto-evento non risulti essere stato consumato per carenza dell’elemento psicologico, la fattispecie colposa omissiva prevista a carico del direttore non può trovare applicazione (Cass. 30-4-2003, n. 19827).
Sul piano procedurale, ove il reato commesso a mezzo stampa sia la diffamazione, la Cassazione ha precisato che, nel caso in cui la querela sia stata proposta esclusivamente per la diffamazione, il giudice può comunque ravvisare a carico del direttore responsabile di un giornale il reato di omissione di controllo, di cui alla norma che in questa sede si commenta, in quanto non compete al querelante dare una qualificazione giuridica del fatto, dovendo egli limitarsi ad esporre lo stesso nella sua materialità, considerato che il diritto di querela concerne unicamente il fatto delittuoso, quale enunciato nella sua essenzialità e che spetta al giudice e non al privato attribuirne la qualificazione giuridica in ordine alla eventuale sussistenza di un determinato tipo di reato e alle conseguenze che ne derivano (in tal senso Cass. 27-4-2005, n. 15643).
(4) Parte della dottrina interpreta l’inciso «a titolo di colpa» nel senso che la colpa non costituirebbe l’effettivo criterio di imputazione: l’espressione comporterebbe soltanto che il reato va considerato colposo agli effetti giuridici (es.: abitualità, professionalità, amnistia). La dottrina dominante ritiene, al contrario, che si tratta di un vero e proprio reato colposo.
(5) Afferma la Cassazione che l’art. 57 c.p., nel prevedere che l’omesso controllo da parte del direttore responsabile di un periodico a stampa sia punito con la pena «stabilita» per il reato eventualmente commesso con la pubblicazione, istituisce un criterio autonomo di determinazione di tale pena, ancorato a quella astrattamente prevista per il suddetto reato, così come eventualmente circostanziato, e non già a quella concretamente irrogata al colpevole, senza che però l’eventuale circostanza aggravante debba ritenersi riferibile anche al reato d’omesso controllo (Cass. 9-6-2008, n. 23039).
La Corte Costituzionale ha escluso la fondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 3, l. 47/1948 e dell’art. 57 «nella parte in cui prevedono una unitaria disciplina della responsabilità del direttore di giornale, indipendentemente dalle dimensioni del periodico», sottolineando, in particolare, la necessità della individuazione di un soggetto responsabile di fronte alla legge, e la razionalità di una scelta che ricade proprio sul direttore responsabile, il quale, di fatto, è l’ispiratore del periodico.
Reati a mezzo stampa
In tema di azione di risarcimento dei danni da diffamazione a mezzo stampa, il diritto di cronaca soggiace al limite della continenza, che comporta moderazione, misura, proporzione nelle modalità espressive, le quali non devono trascendere in attacchi personali diretti a colpire l'altrui dignità morale e professionale, con riferimento non solo al contenuto dell'articolo, ma all'intero contesto espressivo in cui l'articolo è inserito, compresi titoli, sottotitoli, presentazione grafica, fotografie, trattandosi di elementi tutti che rendono esplicito, nell'immediatezza della rappresentazione e della percezione visiva, il significato di un articolo, e quindi idonei, di per sé, a fuorviare e suggestionare i lettori più frettolosi. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto insussistente il requisito della continenza per le eccedenti modalità di presentazione di contesto della notizia, mirata - anche nella combinazione di titoli e sottotitoli - a convogliare sul lettore l'immagine disonorevole di un P.M. inadeguato a svolgere le indagini e dominato da moventi ideologici e da interessi personali e professionali surrettiziamente perseguiti in danno degli indagati). Rigetta, App. Roma, 21/05/2007
Cassazione civile sez. III 05 dicembre 2014 n. 25739
In tema di diffamazione a mezzo stampa, qualora la cronaca abbia ad oggetto il contenuto di un'intervista, il requisito della verità dei fatti va apprezzato in relazione alla corrispondenza fra le dichiarazioni riportate dal giornalista e quelle effettivamente rese dall'intervistato, con la conseguenza che il giornalista, laddove non abbia manipolato od elaborato tali dichiarazioni, in modo da falsarne anche parzialmente il contenuto, non può essere chiamato a rispondere di quanto affermato dall'intervistato, sempreché ricorrano gli ulteriori requisiti dell'interesse pubblico alla diffusione dell'intervista e della continenza, da intendersi rispettato per il sol fatto che il giornalista abbia riportato correttamente le dichiarazioni, a prescindere da qualsiasi valutazione sul loro contenuto. Cassa e decide nel merito, App. Palermo, 25/11/2010
Cassazione civile sez. III 31 ottobre 2014 n. 23168
In tema di diffamazione a mezzo di stampa, il controllo spettante al direttore responsabile non può esaurirsi in una mera «presa d'atto», ma deve necessariamente riguardare il contenuto degli articoli da pubblicare e l'assunzione di iniziative volte a elidere eventuali profili penalmente rilevanti o, si può aggiungere, rilevanti sotto il profilo della responsabilità civile.
Cassazione civile sez. III 12 maggio 2014 n. 10252
La responsabilità del direttore del giornale per i danni conseguenti alla diffamazione a mezzo stampa trova fondamento nella sua posizione di preminenza, che si estrinseca nell'obbligo di controllo e nella facoltà di sostituzione. Tali attività non si esauriscono nell'esercizio di un adeguato controllo preventivo, consistente nella scelta oculata di un giornalista idoneo alla redazione di una determinata inchiesta, ma richiede altresì la vigilanza "ex post" sui contenuti e sulle modalità di esposizione, mediante la verifica della verità dei fatti o dell'attendibilità delle fonti, al fine di evitare di esporre un terzo ad un ingiustificato discredito, anche con l'assunzione di iniziative volte ad elidere eventuali profili penalmente rilevanti. Rigetta, App. Roma, 18/06/2007
La pubblicazione di un articolo di stampa senza indicazione dell'autore non dimostra di per sé che ne sia autore il direttore del quotidiano o del settimanale che lo pubblica. Certo il direttore che autorizza la pubblicazione di uno scritto anonimo assume un obbligo di verifica più rigoroso. Ma ciò non esclude che il titolo della sua eventuale responsabilità permanga quello previsto dall'art. 57 c.p., ove non ne risulti provata la paternità dello scritto ovvero il concorso nel delitto di diffamazione.
Cassazione penale sez. V 04 aprile 2014 n. 31813
Nell'ipotesi di diffamazione a mezzo stampa commessa mediante la pubblicazione di un'intervista, la remissione di querela effettuata nei confronti del giornalista estende i suoi effetti anche alla posizione dell'intervistato, in ragione della identità del reato derivante dalla necessaria cooperazione fra i due soggetti, e, quindi, dell'applicabilità della norma posta dall'art. 155, comma 2, c.p. (In motivazione, la Corte ha escluso invece che la remissione della querela nei confronti del giornalista produca effetti anche nei confronti del direttore del giornale, responsabile ai sensi dell'art. 57 c.p., giacché l'autonomia delle due fattispecie criminose è ostativa all'effetto estensivo). (Annulla senza rinvio, G.u.p. Trib. Milano, 12/06/2013 )
Cassazione penale sez. V 05 febbraio 2014 n. 42918
Il direttore di un periodico on-line non è responsabile per il reato di omesso controllo, ex art. 57 c.p., sia per l'impossibilità di ricomprendere detta attività on-line nel concetto di stampa periodica, sia per l'impossibilità per il direttore della testata on-line di impedire le pubblicazioni di contenuti diffamatori "postati" direttamente dall'utenza. (Annulla con rinvio, Trib. lib. Roma, 03/04/2013 )
Cassazione penale sez. V 05 novembre 2013 n. 10594
In riferimento al delitto di diffamazione a mezzo di stampa, avvenuto su un sito online di un quotidiano nazionale, si ritiene che gli spazi comunicativi sul web, "non essendo giornali", non possano godere della speciale protezione prevista per la libertà di stampa ex l. 8 febbraio 1948, n. 47. I messaggi che appaiono sui forum di discussione devono essere equiparati a quelli che possono esser lasciati in una bacheca, pubblica o privata, e come questi ultimi, nonostante siano, al pari dei primi, degli strumenti di comunicazione del pensiero, ovvero di informazioni, non rientrano (solo in quanto tali) nel concetto di stampa, sia pure in senso ampio. Di conseguenza ad essi (blog, mailing list, chat, newsletter, e-mail, newsgroup, ecc.) non sono applicabili le limitazioni in tema di sequestro previste dall'art. 21 cost., che riserva la disposizione sul sequestro alla sola manifestazione del pensiero che avvenga attraverso la stampa, alla quale si deve riconoscere una dizione tecnica che la distingua dalla telematica data anche dal fatto che il direttore di un giornale on-line non può rispondere, ex art. 57 c.p. di omesso controllo sui contenuti pubblicati. I predetti "siti", conseguentemente, sono sequestrabili.
In tema di diffamazione con il mezzo della stampa la persona offesa può chiedere anche al direttore del giornale, ritenuto responsabile del delitto di omesso controllo, ai sensi dell'art. 57 c.p., la riparazione pecuniaria di cui all'art. 12 l. n. 47 del 1948, in quanto a detta riparazione è tenuto non solo l'autore dello scritto diffamatorio, ma chiunque abbia contribuito a cagionare l'evento tipico del reato, sia in concorso sia per avere omesso di impedire l'evento; va rilevato, infatti, che l'art. 12 l. n. 47 del 1948 non contiene alcuna limitazione di natura soggettiva e che la somma è determinata in relazione alla gravità dell'offesa e alla diffusione dello stampato, elementi che sono addebitabili sia al giornalista sia al direttore.
Cassazione penale sez. V 06 dicembre 2012 n. 17348
In tema di diffamazione con il mezzo della stampa la persona offesa può richiedere anche al direttore del giornale, ritenuto responsabile del delitto di omesso controllo, ai sensi dell'art. 57 c.p., la riparazione pecuniaria di cui all'art. 12 della legge n. 47 del 1948, in quanto a detta riparazione è tenuto non solo l'autore dello scritto diffamatorio, ma chiunque abbia contribuito a cagionare l'evento tipico del reato, sia in concorso, sia per aver omesso di impedire l'evento; va rilevato, infatti, che l'art. 12 della legge n. 47 del 1948 non contiene alcuna limitazione di natura soggettiva e che la somma è determinata in relazione alla gravità dell'offesa ed alla diffusione dello stampato, elementi che sono addebitabili sia al giornalista che al direttore.
Il direttore di un periodico risponde del reato di diffamazione - e non di quello meno grave di omesso controllo previsto dall'art. 57 c.p. - per la pubblicazione di un articolo lesivo dell'onore e della reputazione altrui, l'identità del cui autore è rimasta celata dietro lo pseudonimo utilizzato per firmarlo, qualora da un complesso di circostanze esteriorizzate nella pubblicazione del testo (come la forma, l'evidenza, la collocazione tipografica, i titoli, le illustrazioni e la correlazione dello scritto con il contesto culturale che impegna e caratterizza l'edizione su cui compare l'articolo) possa dedursi il suo meditato consenso alla pubblicazione dell'articolo medesimo nella consapevole adesione al suo contenuto, tanto da far ritenere per l'appunto che la suddetta pubblicazione rappresenti il frutto di una scelta redazionale.
Cassazione penale sez. V 26 settembre 2012 n. 41249
Integra l'ipotesi di concorso nel reato di diffamazione e non quella di omesso controllo prevista dall'art. 57 c.p. la condotta del direttore di un quotidiano che disponga la pubblicazione di un articolo di contenuto diffamatorio firmato con uno pseudonimo di autore non identificabile, quando vi sia prova della consapevole adesione dello stesso al contenuto dello scritto. (Fattispecie in cui detta adesione è stata desunta da precise scelte redazionali inerenti al titolo ed alla rappresentazione grafica dell'articolo). Rigetta in parte, App. Milano, 17/06/2011
In tema di diffamazione a mezzo stampa, deve essere valutato sia il testo letterale sia il complesso dell'informazione, rappresentato dal testo, dalla sua interpretazione, dalle immagini che l'accompagnano, dai titoli e sottotitoli, dal modo di presentazione e da ogni altro elemento utile, con la conseguenza che la lesione dell'altrui reputazione può verificarsi nel caso di un articolo dal testo inoffensivo, ma che sconfini nell'illecito per via di un titolo offensivo. In tale ipotesi, l'autore non può comunque essere chiamato a rispondere del complessivo contenuto diffamatorio della pubblicazione, quando si sia limitato a fornire il testo alla redazione e/o alla direzione, da cui è stata, secondo consolidate regole organizzative interne, decisa la formulazione di titoli e sottotitoli, oltre che l'impaginazione e la collocazione dell'intero articolo, laddove, invece, deve essere affermata quella del direttore, non avendo questi osservato le norme che regolano la sua condotta e che gli impongono, per le funzioni che gli competono, il dovere di controllo sul materiale da stampare, al fine di evitare che, con il mezzo della pubblicazione, siano commessi reati.
L'art. 57 c.p. configura a carico del direttore responsabile del periodico un reato autonomo punibile a titolo di colpa, la quale consiste non già in forme generiche di negligenza, imprudenza o imperizia, bensì nell'inosservanza di una specifica regola di condotta, vale a dire nel mancato esercizio sul contenuto del periodico del controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati. Pertanto, nell'ipotesi di sostituzione del direttore responsabile, qualora il proprietario non abbia provveduto alla prescritta dichiarazione per la registrazione del mutamento, non può configurarsi a carico del direttore sostituito il reato di cui all'art. 57 c.p. per aver omesso di accertare, per colpa, l'avvenuta registrazione della sostituzione.
Cassazione penale sez. V 21 aprile 1983