Source: http://www.gadit.it/articolo/388
Timestamp: 2018-12-15 02:14:34+00:00
Document Index: 24264442

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 73', 'art. 337', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 4']

Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto Sent.n. 468/09 – Gadit
Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto Sent.n. 468/09
nel giudizio introdotto con il ricorso n. 1/2009 proposto da BENZAHRA ABDELGANI, rappresentato e difeso dall’avv.to Giampaolo Cazzola con elezione di domicilio presso lo studio dell’avv.to Giuseppe Verrilli in Venezia – Mestre, Corte Castello, 4;
l’Amministrazione dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Venezia, domiciliataria per legge;
per l’annullamento del provvedimento di rigetto dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno, emesso dal Questore di Verona il 28.9.2007 e notificato il 16.10.2008.
Visto il ricorso, notificato il 10 dicembre 2008 e depositato presso la Segreteria il 2 gennaio 2009, con i relativi allegati;
uditi all’udienza camerale del 14 gennaio 2009 (relatore il Referendario M. Perrelli), l’avv. Treglia in sostituzione dell’avv. Cazzola per la parte ricorrente e l’Avvocato dello Stato Brunetti per la P.A. resistente;
considerato che, nel corso dell’udienza camerale fissata nel giudizio in epigrafe, il Presidente del Collegio ha comunicato alle parti come, all’esito, avrebbe potuto essere emessa decisione in forma semplificata, ex artt. 21, XI comma, e 26, IV e V comma, della l. 6 dicembre 1971, n. 1034, e queste non hanno espresso rilievi o riserve;
Con il provvedimento impugnato il Questore di Verona ha rigettato l’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo con scadenza il 10.11.2005, presentata dal ricorrente.
A fondamento del diniego di rinnovo il Questore ha posto la sentenza di condanna, emessa dal Tribunale di Verona il 28.2.2006, divenuta irrevocabile il 26.10.2006, a due anni e cinque mesi di reclusione ed euro 12.500,00 di multa per il reato inerente le sostanze stupefacenti di cui all’art. 73 del D.P.R. n. 309/1990 e per il reato di resistenza a pubblico ufficiale di cui all’art. 337 c.p..
Il ricorrente deduce l’illegittimità del diniego impugnato sotto un duplice profilo: 1) per violazione di legge ed eccesso di potere in ordine all’automatismo tra sentenza di condanna e diniego del permesso di soggiorno giacché l’amministrazione procedente si sarebbe limitata a prendere atto della sentenza emessa dal giudice penale per violazione della normativa sugli stupefacenti, senza considerare gli ulteriori elementi nuovi sopravvenuti ai sensi dell’art. 5, comma 5, del D.Lgs. n. 286/1998; 2) per eccesso di potere poiché la Questura avrebbe tratto il giudizio di pericolosità sociale del Benzahra Abdelghani esclusivamente dalla sentenza di condanna emessa nei confronti del medesimo, a prescindere da ogni ulteriore accertamento oggettivo, da ogni considerazione in ordine all’attualità della pericolosità del ricorrente e da ogni valutazione circa la sua personalità.
L’Amministrazione dell’Interno, ritualmente costituitasi in giudizio, ha concluso per la reiezione del ricorso.
Con riguardo ad entrambi i motivi di censura che possono essere trattati congiuntamente merita di essere evidenziato che secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa dal quale il Collegio non ravvisa ragioni per discostarsi, le condanne previste nell’art. 4, comma 3, del D.Lgs. n. 286/1998 costituiscono motivo di per sé ostativo al rinnovo del permesso di soggiorno, con la conseguenza che l’Amministrazione legittimamente si può limitare a richiamare tali tipi di condanne per negare il richiesto rinnovo, essendo stata già operata una scelta in tal senso da parte del legislatore (cfr. da ultimo Cons. Stato n. 1803/2008; n. 114/2008). Inoltre, ai sensi dell’art. 5, comma 5, del D.Lgs. n. 286/1998 “il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono negati quando vengono a mancare i requisiti per l’ingresso e per il soggiorno: l’articolo 4, comma 3, nel precisare i requisiti richiesti, esclude che possa essere ammesso lo straniero che risulti condannato per alcuni reati tra cui quelli inerenti…la libertà sessuale o lo spaccio di stupefacenti …”.
Ne discende che l’aver commesso uno dei fatti – reato espressamente elencati dal citato art. 4, comma 3, del D.Lgs. n. 286/1998 ha una valenza immediatamente ostativa in ordine alla positiva valutazione della permanenza sul territorio italiano e, quindi, può legittimamente fondare il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno.
Peraltro, nonostante il carattere assorbente delle richiamate argomentazioni, merita di essere evidenziato come nel caso di specie risultino infondate anche le censure relative alla mancanza di un giudizio di pericolosità attuale e concreta del ricorrente, nonché all’omessa considerazione del suo inserimento sociale.
Del resto dalla mera lettura del provvedimento gravato emerge che l’Amministrazione procedente ha tenuto conto di tutte le circostanze dedotte dal ricorrente in sede di memoria difensiva, depositata a seguito dell’avviso di avvio del procedimento, e che ha ritenuto le stesse non idonee a far venire meno il giudizio di pericolosità sociale desunto dal delitto commesso dal sig. Benzahra Abdelghani che, pur potendo legittimamente permanere sul territorio nazionale e pur munito di una regolare attività lavorativa, ha posto in essere condotte illecite e denotanti un notevole allarme sociale.
Sulla scorta delle predette argomentazioni, pertanto, il ricorso deve essere respinto.
Appaiono sussistere giustificati motivi per compensare integralmente le spese di lite tra le parti, in considerazione del comportamento processuale delle parti.
Così deciso in Venezia, nella Camera di consiglio addì 14 gennaio 2009.
T.A.R. per il Veneto – III Sezione n.r.g. 1/2009