Source: http://www.appaltiesanita.it/la-responsabilita-del-primario-per-le-carenze-organizzative-dellospedale/
Timestamp: 2017-06-27 00:09:24+00:00
Document Index: 71295992

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 1176', 'art. 7', 'art. 1176']

Responsabilità del primario per le carenze organizzative dell’ospedale Appalti e Sanità
responsabilità organizzativa	Commenti: 0
Si segnala la sentenza perché affronta un tema un po’ diverso dal solito: chi è responsabile per carenze organizzative dell’ospedale e che cosa deve fare il primario ospedaliero ove riscontri tali carenze.
Nel corso di una nascita presso l’ospedale “Papardo” di Messina i sanitari, omettendo di rilevare i dati pelvimetrici della gestante e non eseguendo il necessario parto cesareo, provocarono al neonato la lesione del plesso brachiale
I genitori, in proprio ed in rappresentanza del figlio minore, chiesero in risarcimento danni avanti al tribunale di Messina sostenendo la negligenza dei sanitari.
Con sentenza 21.6.2005 n. 1224, il Tribunale escludeva la responsabilità dei due sanitari convenuti, ritenendo che il danno fosse ascrivibile a carenze organizzative dell’ospedale.
Identica posizione assumeva la Corte di Appello.
Diversa la posizione della Cassazione che accoglie la censura secondo la quale la Corte di Appello avrebbe errato nell’escludere colpa del primario ospedaliero per carenze organizzative e avrebbe escluso la sussistenza del nesso di
Questa la ricostruzione secondo i giudici di Cassazione
All’epoca dei fatti, i compiti della figura apicale all’epoca definita dalla legge “primario” erano stabiliti dal D.P.R. 27 marzo 1969, n. 128, art. 7, comma 3 – norma a tutt’oggi in vigore ex D.Lgs. 1 dicembre 2009, n. 179, art. 1, comma 1 in combinato disposto con l’Allegato 1 al cit. decreto
Tale norma stabiliva che “Il primario vigila sull’attività e sulla disciplina del personale sanitario, tecnico, sanitario ausiliario ed esecutivo assegnato alla sua divisione o servizio, ha la responsabilità dei malati, definisce i criteri diagnostici e terapeutici che devono essere seguiti dagli aiuti e dagli assistenti, pratica direttamente sui malati gli interventi diagnostici e curativi che ritenga di non affidare ai suoi collaboratori, formula la diagnosi definitiva, provvede a che le degenze non si prolunghino oltre il tempo strettamente necessario agli accertamenti diagnostici ed alle cure e dispone la dimissione degli infermi, è responsabile della regolare compilazione delle cartelle cliniche, dei registri nosologici e della loro conservazione, fino alla consegna all’archivio centrale; inoltra, tramite la direzione sanitaria, le denunce di legge; pratica le visite di consulenza richieste dai sanitari di altre divisioni o servizi; dirige il servizio di ambulatorio, adeguandosi alle disposizioni ed ai turni stabiliti dal direttore sanitario; cura la preparazione ed il perfezionamento tecnico-professionale del personale da lui dipendente e promuove iniziative di ricerca scientifica; esercita le funzioni didattiche a lui affidate”.
Il relatore Rossetti evidenzia poi che nell’interpretare tale disposizione, la giurisprudenza di questa Corte ha ripetutamente affermato che il primario risponde dei deficit organizzativi del reparto a lui affidato, quando questi siano consistiti in una carente assegnazione di compiti e mansioni al personale; in una carente diramazione delle istruzioni da seguire e dei compiti da assolvere; da una negligente diramazione di istruzioni con riferimento al singolo degente.
Più esattamente la giurisprudenza ha affermato che il primario ospedaliero deve avere “puntuale conoscenza delle situazioni cliniche che riguardano tutti i degenti, a prescindere dalle modalità di acquisizione di tale conoscenza (con visita diretta o interpello degli altri operatori sanitari), ed è, perciò obbligato ad assumere informazioni precise sulle iniziative intraprese dagli altri medici cui il paziente sia stato affidato, indipendentemente dalla responsabilità degli stessi, tanto al fine di vigilare sulla esatta impostazione ed esecuzione delle terapie, di prevenire errori e di adottare tempestivamente i provvedimenti richiesti da eventuali emergenze (Sez. 3, Sentenza n. 24144 del 29/11/2010, Rv. 615276; nello stesso senso, ex multis, Sez. 3, Sentenza n. 4058 del 25/02/2005, Rv. 580125).
Sotto tali profili la Corte di Appello ha errato nell’escludere la colpa del primario in una fattispecie in cui essa stessa aveva accertato la sussistenza di un “deficit organizzativo” del reparto.
Al contrario secondo i giudici “un primario “diligente” non avrebbe trascurato di impartire adeguate direttive al personale a lui sottoposto per gestire le emergenze, nè avrebbe trascurato di informarsi sull’andamento di un parto che si preannunciava distocico, la Corte d’appello ha violato tanto l’art. 1176 c.c., quanto il D.P.R. n. 128 del 1969 cit., art. 7.”
Inoltre, sempre secondo la Cassazione, la decisione sarebbe altresì errata nella parte in cui ha totalmente trascurato di applicare il principio – anch’esso consolidato – secondo cui il medico, di fronte ad una situazione di urgenza, che non può essere adeguatamente affrontata con i mezzi di cui dispone la struttura ospedaliera in cui si trova ad operare, ha l’obbligo di disporre tempestivamente il trasferimento del paziente presso altra struttura, in adempimento del generale dovere di diligenza di cui all’art. 1176 c.c., comma 2, (cfr., in tal senso, Sez. 3, Sentenza n. 4852 del 19/05/1999, Rv. 526403, in motivazione).
• il primario (oggi chiamato responsabile di struttura complessa) ove riscontri carenze organizzative deve attivarsi per porne rimedio
• ove poi si presenti una situazione di urgenza o di impossibilità di gestire il deficit organizzativo, deve trasferire il paziente.
Cassazione civile sez. III 22 ottobre 2014, n. 22338