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Timestamp: 2018-07-18 14:50:28+00:00
Document Index: 94519048

Matched Legal Cases: ['art. 56', 'art. 56', 'art. 56', 'art. 56', 'art. 34', 'art. 88', 'DTF ', 'DTF ', 'art. 84', 'sentenza ', 'DTF ', 'art. 90', 'art. 18', 'art. 39', 'art. 24', 'art. 18', 'art. 11', 'art. 39', 'DTF ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 24']

1P.673/2004 12.07.2005
1P.673/2004 /viz
Comune di Quinto,
Alcuni enti pubblici hanno impugnato la scheda dinanzi al Gran Consiglio. Tra questi, il Comune di Airolo aveva chiesto che anche le aree a rischio valangario potessero entrare in linea di conto per una messa sotto protezione, limitando l'uso degli edifici dal 30 aprile al 30 ottobre. Con messaggio del 29 maggio 1996, il Consiglio di Stato ha postulato la reiezione dei gravami. Riguardo al ricorso del Comune di Airolo ha addotto, in sintesi, che le zone di pericolo devono rimanere libere da costruzioni nell'interesse non solo delle persone, ma anche degli edifici come tali e dello spazio circostante.
Pendenti i suddetti ricorsi, il 15 dicembre 1997 il Consiglio comunale di Quinto ha approvato una revisione parziale del piano regolatore riguardante l'inventario degli edifici situati fuori della zona edificabile. Nonostante l'avviso contrario espresso in sede di esame preliminare dal Dipartimento del territorio il 17 marzo precedente, il Legislativo comunale ha in particolare adottato l'art. 56 n. 4 delle norme di attuazione del piano regolatore (NAPR). Tale disposto ammetteva la trasformazione degli edifici meritevoli di conservazione e dei diroccati ricostruibili situati in zone soggette al pericolo di valanghe, a condizione, da iscrivere a registro fondiario, di limitarne l'utilizzo al periodo da inizio giugno a fine ottobre.
Con decisione del 7 luglio 1998 il Consiglio di Stato ticinese ha approvato l'inventario degli edifici situati fuori zona edificabile del Comune di Quinto. In tale contesto non ha però ratificato l'art. 56 n. 4 NAPR, richiamandosi, in sostanza, alle motivazioni indicate nel proprio messaggio sui ricorsi contro la scheda di piano direttore.
Contro tale risoluzione, il 28 luglio 1998 il Comune è insorto dinanzi al Tribunale della pianificazione del territorio del Cantone Ticino.
Con giudizio del 7 ottobre 2004 il Tribunale della pianificazione del territorio del Cantone Ticino ha respinto il gravame interposto contro la mancata approvazione dell'art. 56 n. 4 NAPR, confermando quindi la risoluzione del Consiglio di Stato. Rilevato il valore vincolante della delibera parlamentare in materia di piano direttore, la Corte cantonale ha osservato che la stessa sarebbe peraltro conforme alla prassi giudiziaria in tema di rilascio delle licenze edilizie.
Il 22 novembre 2004 il Comune di Quinto ha inoltrato un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale. Lamenta la violazione della propria autonomia e chiede che la decisione della Corte cantonale sia annullata e che alla medesima sia fatto ordine di modificare la risoluzione governativa nel senso dell'approvazione dell'art. 56 n. 4 NAPR.
1.1 Il ricorso è rivolto contro una decisione cantonale di ultima istanza in materia di piano di utilizzazione, ossia contro un atto effettivamente impugnabile, di principio, mediante ricorso di diritto pubblico (art. 34 cpv. 3 della legge federale sulla pianificazione del territorio, del 22 giugno 1979 [LPT; RS 700]). Poiché conferma lo stralcio di una disposizione pianificatoria adottata dalle autorità comunali, il giudizio contestato tocca il Comune di Quinto nella sua veste di detentore del pubblico potere: esso è quindi legittimato a ricorrere ai sensi dell'art. 88 OG, censurando una violazione della propria autonomia (DTF 131 I 91 consid. 1; 129 I 410 consid. 1.1, 313 consid. 4.1). È in effetti un quesito di merito, non di ammissibilità, sapere se il comune disponga effettivamente di autonomia nell'ambito litigioso e se questa sia stata disattesa (DTF 129 I 410 consid. 1.1; 128 I 3 consid. 1c). L'impugnativa, tempestiva, è pertanto di massima ammissibile dal profilo degli art. 84 segg. OG.
Nel caso specifico, l'atto ricorsuale si limita in sostanza a rilevare che la soluzione pianificatoria scelta dal Comune di Quinto risulterebbe la più appropriata, ragionevole ed opportuna. Essa sarebbe infatti conforme alle norme applicabili alle costruzioni fuori zona edificabile, non comporterebbe alcun aumento dei pericoli derivanti dalle valanghe e rispetterebbe al meglio il principio di proporzionalità. Ora, tali argomentazioni non si rapportano veramente alla motivazione della sentenza cantonale, in particolare perché non si esprimono sulla compatibilità della disposizione litigiosa con il piano direttore. Inoltre il ricorrente non adduce che la decisione impugnata procederebbe da un'applicazione addirittura manifestamente insostenibile, e pertanto arbitraria (DTF 129 I 173 consid. 3.1, 49 consid. 4, 8 consid. 2.1), dei disposti legali determinanti. L'ammissibilità del gravame dal profilo delle esigenze di motivazione poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG appare dunque alquanto dubbia. La questione può comunque rimanere aperta, ritenuto che il ricorso va in ogni caso respinto nel merito.
In concreto, con la controversa norma di attuazione del piano regolatore, il Comune di Quinto ha inteso consentire la trasformazione degli edifici degni di protezione e dei diroccati ricostruibili ubicati fuori della zona edificabile in aree esposte al rischio valangario, ovviando ai relativi pericoli mediante l'imposizione di una limitazione del loro uso al periodo da inizio giugno a fine ottobre.
3.1 Come già accennato, la scheda di piano direttore n. 8.5, adottata dal Consiglio di Stato il 25 ottobre 1995, escludeva dai paesaggi con edifici e impianti degni di protezione i comprensori soggetti a pericoli naturali. L'insorgente non ha impugnato tale scheda pianificatoria dinanzi al Gran Consiglio (art. 18 cpv. 3 LALPT). Le autorità comunali non potevano tuttavia ignorare che la stessa avrebbe impedito qualsiasi intervento edilizio sulle costruzioni ubicate in zona di pericolo, indipendentemente da ogni restrizione d'uso. L'inclusione nei paesaggi con edifici e impianti degni di protezione costituisce in effetti la premessa fondamentale per poter, se del caso, autorizzare una trasformazione dei manufatti situati fuori zona edificabile (cfr. art. 39 cpv. 2 e 3 dell'ordinanza sulla pianificazione del territorio, del 28 giugno 2000 [OPT; RS 700.1] e art. 24 cpv. 2 e 4 della precedente ordinanza, del 2 ottobre 1989 [vOPT; RU 1989 1985; RU 1996 1534]).
3.2 È pacifico che la norma di piano regolatore litigiosa è praticamente identica, nel suo contenuto, alla richiesta precedentemente avanzata dal Comune di Airolo nell'ambito della contestazione del piano direttore. Le autorità cantonali hanno esaminato a fondo la problematica, facendo capo tra l'altro ad una perizia allestita dal consulente giuridico del Consiglio di Stato (pubblicata in RDAT II-1996 pag. 275 segg.; cfr. Messaggio n. 4537 del Consiglio di Stato, in: RVGC, anno 1998/1999, Vol. 3, pag. 2176 segg., in part. pag. 2181 seg.; Rapporto n. 4537R della Commissione speciale per la pianificazione del territorio, in: RVGC cit., pag. 2201 segg., in part. pag. 2226 seg., 2242 seg. e 2252). L'11 novembre 1998 il Gran Consiglio ha infine deciso di respingere l'impugnativa del Comune di Airolo su questo aspetto (cfr. RVGC cit., pag. 2157 segg., in part. pag. 2173). Questa decisione è cresciuta in giudicato, senza ulteriori ricorsi.
I tempi procedurali dell'approvazione della scheda pianificatoria e del piano regolatore si sono invero sovrapposti. Il Consiglio comunale di Quinto ha adottato la norma di piano regolatore litigiosa prima della decisione del Gran Consiglio sui ricorsi contro la scheda del piano direttore e dunque prima che questa esplicasse formalmente effetti giuridici perlomeno a livello cantonale (art. 18 cpv. 5 e 20 cpv. 2 LALPT; cfr. anche art. 11 cpv. 2 LPT; Scolari, op. cit., n. 140 seg.). Il Consiglio di Stato si è inoltre pronunciato - con effetto costitutivo (art. 39 cpv. 1 LALPT) - sulla variante di piano regolatore, rifiutando l'approvazione della disposizione litigiosa, prima dell'entrata in vigore nel Cantone della scheda di coordinamento n. 8.5. Secondo la giurisprudenza, il legislatore cantonale, mediante adeguate modifiche legislative, può tuttavia limitare in ogni momento la portata precedentemente stabilita dell'autonomia comunale, fintanto che non vengano violate facoltà o esigenze garantite direttamente dalla Costituzione. Lo stesso vale per le restrizioni derivanti dall'adozione o dalla modifica della pianificazione direttrice cantonale (DTF 119 Ia 285 consid. 4c; sentenza 1P.45/1999 del 14 aprile 2000, consid. 3b). Del resto, la sentenza dell'ultima istanza cantonale è comunque intervenuta anche dopo l'approvazione della scheda pianificatoria da parte del Consiglio federale. Pure la violazione dell'autonomia comunale è infine stata censurata dinanzi a questa Corte dopo la conclusione della procedura di piano direttore in questione.
3.3 Da quanto precede deriva che le decisioni adottate nell'ambito della procedura di approvazione della scheda n. 8.5 del piano direttore non possono più venir rimesse in discussione in questa sede e risultano quindi vincolanti (art. 26 cpv. 2 LPT, art. 24 cpv. 3 LALPT). Ne consegue altresì che le stesse non lasciano ai comuni alcuna facoltà di autorizzare la trasformazione degli edifici situati fuori zona edificabile in aree esposte a pericoli valangari, assoggettando l'autorizzazione ad una limitazione dell'uso degli immobili ad un determinato periodo. La censura di violazione dell'autonomia comunale è di conseguenza priva di fondamento.