Source: http://www.orizzontietici.it/lingresso-e-il-soggiorno.html
Timestamp: 2017-08-22 05:25:39+00:00
Document Index: 93408866

Matched Legal Cases: ['art. 380', 'art.381', 'art.32', 'art. 39', 'art.38', 'art.36', 'art.42']

• essere soggiornante in Italia da almeno cinque anni
• essere titolare di un permesso di soggiorno che consenta un numero illimitato di rinnovi (é bene che il regolamento specifichi che la titolarità di un siffatto permesso é richiesta solo al momento della presentazione della richiesta e non per tutti i cinque anni del soggiorno)
• dimostrare di avere reddito sufficiente per il sostentamento proprio e dei familiari (é bene che il regolamento specifichi che i familiari cui si fa riferimento sono quelli a carico)
• il non rinvio a giudizio per uno dei reati previsti dall'art. 380 c.p.p. (che prevede l'arresto obbligatorio) come i delitti contro l'incolumità pubblica, il furto aggravato, l'estorsione, lo spaccio di sostanze stupefacienti o psicotrope, i delitti di partecipazione, promozione, organizzazione di tipo mafioso; per uno dei reati previsti dall'art.381 c.p.p. (l'arresto in flagranza é facoltativo) come corruzione, violenza o minaccia di pubblico ufficiale, la lesione personale, il furto semplice, il danneggiamento
• la mancanza di precedenti penali costituiti da condanna, anche non definitiva, salvo che abbia ottenuto la riabilitazione.
• entrare ed uscire dal territorio dello stato senza visto
• svolgere ogni attività lecita (savo quelle vietate allo straniero o riservate al cittadini italiano)
• accedere ai servizi pubblici
• partecipare alla vita pubblica locale, esercitando anche l'elettorato
L'ingresso nel territorio dello Stato per motivi di lavoro subordinato e di lavoro autonomo avviene nell'ambito delle quote di ingresso stabilite annualmente o per più brevi periodi previsti, ad esempio, per il lavoro stagionale. Sono quote insuperabili e determinate in base ai dati del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, privilegiando, mediante le "quote riservate", gli stranieri appartenenti agli Stati extraeuropei con i quali l’Italia abbia concluso specifici accordi relativi alla regolamentazione dei flussi di ingresso e delle procedure di riammissione.
L’ esistenza di tali accordi condiziona la chiamata non nominativa per motivi di lavoro subordinato, anche stagionale: la chiamata numerica é riferita infatti alle liste istituite da tali accordi (liste di prenotazione, così definite dalla circolare n.11/98, Ministero dell'interno, dipartimento di pubblica sicurezza). Se, infatti, non esiste l'accordo non esiste la lista e neppure esiste se l'accordo bilaterale non la prevede (é contemplata solo la possibiltà di istituirle).
L’articolo 2 della legge riconosce a tutti i cittadini "comunque presenti" (con o senza permesso di soggiorno) sul territorio italiano i diritti umani fondamentali, i quali devono essere peraltro riconosciuti in ogni caso ad ogni persona, a prescindere dal fatto che sia presente o meno in Italia (!).
Genericamante lo "straniero" (senza specificare se regolarmente soggiornante o meno) è in una condizione di parità di trattamento con il cittadino italiano per quanto concerne la tutela giurisdizionale (di fronte al giudice) dei diritti e degli interessi legittimi, nei rapporti con la pubblica amministrazione e in relazione all’accesso ai servizi pubblici.
Allo stesso modo ogni straniero deve avere il diritto di prendere contatto con le autorità diplomatiche del proprio Paese d’origine, essendo in questo agevolato dai pubblici ufficiali implicati per la realizzazione di tale procedimento.
Hanno l’obbligo di iscrizione al Servizio sanitario nazionale (art.32):
L’assistenza sanitaria spetta anche ai familiari delle suddette categorie sempre che siano in una posizione regolare.
Detta iscrizione comporta una parità di trattamento e un’uguaglianza di diritti e doveri tra cittadini stranieri e italiani, sia in relazione ai contributi da versare, che all’assistenza effettivamente da ricevere.
Un’iscrizione volontaria è invece prevista (oltre che per tutti gli stranieri con regolare permesso di soggiorno diversi dalle due categorie sopra individuate) per coloro che soggiornano in Italia per motivi di studio o collocati alla pari.
I cittadini extracomunitari con carta di soggiorno o con regolare permesso di soggiorno superiore a un anno (compresi i minori iscritti in detti documenti) al pari dei cittadini italiani possono fruire delle prestazioni di assistenza sociale, anche economiche, comprese, tra le altre, quelle relative all’invalidità civile e all’indigenza (art. 39).
Diritto all’alloggio (art.38)
I titolari di una carta di soggiorno o con permesso, svolgenti una regolare attività lavorativa o comunque iscritti alle liste di collocamento, in condizione di parità con i cittadini italiani, possono accedere agli alloggi dell’edilizia pubblica e ai servizi offerti da agenzie sociali, le quali possono essere predisposte dalle regioni e dagli enti locali al fine di facilitare le procedure per accedere alla locazione di case e alle possibilità di credito agevolato relativo alla costruzione, alla ristrutturazione, all’acquisto e alla locazione della prima casa.
La legge prevede in oltre la costituzione di "centri di accoglienza", a carico delle regioni e in collaborazione con enti locali e organizzazioni di volontariato. Sono strutture che dovrebbero dare vitto e alloggio per un periodo di tempo limitato a chi temporaneamente non possa provvedere in modo autonomo alla propria sussistenza e alle necessità di alloggio. La legge dispone anche che in detti centri siano svolte attività mirate all’integrazione di coloro che lì sono ospitati: corsi di lingua italiana, formazione professionale, scambi culturali con la popolazione italiana, assistenza socio-sanitaria.
La legge (art.36) prevede l’obbligo scolastico per tutti i minori stranieri presenti in Italia,sollecitando l’attivazione all’interno dei programmi scolastici di corsi di lingua italiana.
Alle istituzioni scolastiche è assegnato l’incarico di provvedere alla formazione di adulti stranieri, attraverso corsi di alfabetizzazione, percorsi scolastici per il conseguimento dei titoli di studio della scuola dell’obbligo e di quella secondaria superiore e corsi di lingua.
Per quanto concerne gli studi universitari, viene "consentito" (così la legge) l’accesso all’università, in condizione di parità con i cittadini italiani, agli stranieri con carta di soggiorno o con regolare permesso, purché in possesso di un titolo di studio pari a quello italiano di scuola secondaria superiore.
La legge, all’articolo 41, definisce in termini piuttosto chiari la discriminazione. Sono comportamenti discriminanti quelli che, direttamente o indirettamente, abbiano come conseguenza una "distinzione, esclusione, restrizione o preferenza" determinate sulla base dell’etnia o del Paese di origine, del colore della pelle, del credo religioso e che comportino come fine ultimo o come semplice effetto la distruzione o la compromissione del riconoscimento, del godimento o dell’esercizio "dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale e culturale e in ogni altro settore della vita pubblica".
- Il pubblico ufficiale, l’incaricato di pubblico servizio, colui che esercita un servizio di pubblica necessità che, esercitando le proprie funzioni, compia atti o ometta di compierne degli altri nei confronti di un cittadino straniero, per il semplice fatto che non sia italiano oppure per ragioni che attengono alla sua etnia, alla sua nazionalità, alla sua religione, causando un’ingiusta discriminazione;
- chiunque "si rifiuti di fornire l’accesso all’occupazione, all’alloggio, all’istruzione, alla formazione, e ai servizi sociali e socio-assistenziali" ai cittadini stranieri, o che nelle procedure per tale accesso determinino condizioni più sfavorevoli per gli stessi motivi sopra indicati;
- chiunque compia atti od omissioni che impediscano ad uno straniero di svolgere la propria attività economica intrapresa in modo legittimo, sempre per motivi relativi alla propria condizione di straniero o relativi alla sua appartenenza ad un’etnia, ad una religione, o ad una nazionalità;
Per discriminazione indiretta sul luogo di lavoro devono intendersi quei trattamenti pregiudizievoli dovuti all’adozione di criteri che arrechino pregiudizio e maggiore svantaggio ai lavoratori appartenenti a un’etnia, ad un gruppo linguistico, ad una religione o ad una cittadinanza, e che comunque siano relativi a requisiti non fondamentali per lo svolgimento dell’attività lavorativa.
L’azione civile contro la discriminazione (art.42)
Lo straniero che subisca una discriminazione dovuta ad uno dei comportamenti sopra descritti, e posti in essere da una pubblica amministrazione o da un privato può rivolgersi al pretore civile del luogo in cui ha il domicilio, presentando un ricorso che può essere depositato presso la cancelleria della pretura anche personalmente, senza l’intervento di un avvocato.