Source: http://sito.infotechlawfirm.it/materiali/news-gennaio-giugno_2015
Timestamp: 2018-08-17 10:29:41+00:00
Document Index: 31697335

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

News gennaio-giugno_2015
NEWS GENNAIO-GIUGNO 2015
Proprietà intellettuale: la pubblicazione di fotografie su Facebook non comporta la cessione integrale dei diritti d’autore.
Il Tribunale di Roma, con sentenza dell’11 maggio 2015, ha stabilito che la pubblicazione di una fotografia sulla propria pagina Facebook, ancorché con impostazione “Pubblica”, non costituisce una licenza generalizzata di utilizzo e di sfruttamento del contenuto coperto da diritti di proprietà intellettuale in favore di qualunque terzo che abbia accesso al social network.
Il collegio, in particolare, ha evidenziato come «la prevista libertà di utilizzo dei contenuti pubblicati dagli utenti con l’impostazione “Pubblica” riguarda esclusivamente le informazioni e non i contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale degli utenti, rispetto ai quali l’unica licenza è quella non esclusiva e trasferibile concessa a Facebook».
È pertanto consentito a chiunque accedere a un contenuto pubblicato da un utente con impostazione “Pubblica” ed eventualmente condividerlo su Facebook o su altri social network a ciò autorizzati da una sub-licenza concessa da Facebook, ma è vietato riprodurre e diffondere detto contenuto in mancanza del preventivo consenso dell’autore.
(Tribunale di Roma, Sez. specializzata in materia d’impresa, sentenza 11 maggio 2015)
Commissione europea: avviata un’indagine antitrust sugli accordi di distribuzione di e-book di Amazon.
La Commissione europea ha annunciato l’avvio di un’indagine sulle pratiche commerciali di Amazon nella distribuzione di libri elettronici, al fine di stabilire se sussiste violazione delle norme antitrust comunitarie che vietano gli accordi restrittivi della concorrenza e l’abuso di posizione dominante.
Oggetto d’indagine saranno i contratti conclusi da Amazon con gli editori e, in particolare, le clausole che prevedono il diritto di Amazon ad essere informata dagli editori circa eventuali condizioni più favorevoli o alternative offerte ai suoi concorrenti e il diritto ad avere termini e condizioni favorevoli almeno quanto quelle offerte ai suoi concorrenti.
(Commissione europea, comunicato stampa 11 giugno 2015)
Tribunale di Milano: bloccata l’applicazione UberPop in considerazione del ruolo “attivo” della società Uber nell’organizzazione del servizio di trasporto.
Il Tribunale di Milano, con ordinanza del 25 maggio 2015, ha inibito in via cautelare l’utilizzo sul territorio nazionale italiano dell’applicazione UberPop, che consente la gestione e la promozione di un servizio di trasporto in assenza di titoli autorizzativi in capo agli autisti.
L’organo giudicante ha, in particolare, evidenziato la piena consapevolezza della società Uber circa la mancanza di “licenza” da parte degli autisti – “desumibile dal fatto che tra i requisiti richiesti agli aspiranti autisti non compare la menzione di tale requisito e i dati rilevabili dalla carta di circolazione del veicolo mostrano la destinazione di esso ad uso proprio o ad uso di terzi” – nonché l’essenzialità dell’attività svolta da Uber per il buon esito del servizio di trasporto, costituita non solo dalla complessiva attività di incasso e pagamento, ma anche dalla predisposizione delle tariffe e delle variazioni di queste attraverso un meccanismo denominato “Surge”. Ne consegue che Uber, non limitandosi a svolgere un ruolo di mero intermediario, ma ponendo in essere attraverso la messa a disposizione della app “attività direttamente organizzative e propulsive del servizio”, è responsabile dell’attività illecita posta in essere da chi utilizza l’applicazione stessa.
(Tribunale di Milano, ordinanza 25 maggio 2015)
Corte di Cassazione: costituisce giusta causa di licenziamento del lavoratore l’aver cancellato tutti i documenti di lavoro dal proprio computer aziendale.
La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la sentenza del 14 maggio 2015, ha confermato la decisione del giudice d’appello che aveva affermato la legittimità del licenziamento di un lavoratore che aveva cancellato tutti i documenti aziendali presenti sul proprio computer.
La Corte ha osservato come la valutazione della gravità degli addebiti e della loro idoneità a integrare giusta causa di licenziamento effettuata dal giudice di merito sia stata congrua, oltreché sorretta da quanto statuito nel contratto collettivo nazionale di lavoro, il quale prevede la sanzione del licenziamento in caso di grave violazione “dell’obbligo di conservare diligentemente le merci e i materiali dell’impresa”, nonché dal rilievo penale della condotta ascritta al lavoratore, sotto la specie del reato di danneggiamento di dati informatici.
(Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza 14 maggio 2015, n. 9900)
Notificazione a mezzo PEC: ai fini della prova della regolarità della notifica non è sufficiente depositare la copia cartacea dell’e-mail.
La Commissione Tributaria Provinciale di Grosseto, con sentenza del 23 febbraio 2015, ha annullato una cartella esattoriale notificata a mezzo posta elettronica certificata per mancanza di prova della regolare notifica, avendo Equitalia prodotto in giudizio unicamente la “stampa” dell’e-mail.
La Commissione ha evidenziato come di fronte alle contestazioni di parte ricorrente circa la mancata corretta notificazione della cartella esattoriale “era onere di Equitalia provare la corrispondenza del messaggio originale a quello trasmesso via PEC”.
Equitalia avrebbe dovuto depositare le ricevute di accettazione e di consegna della PEC in formato digitale oppure la stampa di dette ricevute munite di attestazione di conformità da parte di un pubblico ufficiale.
(Commissione Tributaria Provinciale di Grosseto, sentenza 23 febbraio 2015)
Corte di giustizia: il titolare del diritto d’autore può opporsi anche all’offerta e alla pubblicità della sua opera finalizzate alla vendita.
La Corte di giustizia, con la sentenza del 13 maggio 2015, relativa alla causa C-516/13, ha stabilito che la nozione di distribuzione al pubblico (rilevante ai fini dell’articolo 4 della direttiva 2001/29/CE, al quale corrisponde l’articolo 13 della legge italiana in materia di diritto d’autore) comprende non solo l’effettiva conclusione di un contratto di vendita, ma anche la sola predisposizione di atti propedeutici alla realizzazione di una vendita, come un’offerta o una pubblicità tramite un sito Internet. Di conseguenza, è consentito al titolare del diritto esclusivo di distribuzione opporsi a tali atti quando hanno per oggetto l’esemplare originale dell’opera o le sue copie.
(Corte di giustizia, sentenza 13 maggio 2015, C-516/13)
Diritto d’autore e comunicazione commerciale: lo script pubblicitario può costituire lo strumento con cui si contribuisce alla creazione di un’opera protetta (id est filmato pubblicitario).
Il Tribunale di Torino, con ordinanza del 31 marzo 2015, ha riconosciuto al ricorrente – in sede di reclamo avverso il diniego di un provvedimento in via d’urgenza – la qualità di co-autore dello spot televisivo “Fiat 500 cult yacht” in quanto realizzato a partire da uno script pubblicitario da questi elaborato.
Il giudice collegiale ha evidenziato come la questione principale non sia se lo script di uno spot pubblicitario costituisca opera protetta in sé, ma se dall’opera finale realizzata se ne possa dedurre che il suo ideatore abbia “contribuito” alla sua creazione, considerato che lo spot pubblicitario è opera tutelata dal diritto d’autore.
A tal fine è necessario verificare – in concreto e non astrattamente – se lo script realizzato “per i suoi contenuti, per la sua relazione con lo spot finale, per il modo in cui è stato divulgato e recepito nell’azienda (…) e al di fuori di essa, valga a individuare il suo autore come autore dell’opera finale (e protetta), cioè lo spot”.
(Tribunale di Torino, ordinanza 31 marzo 2015)
Importazione parallela: lecito rinominare il prodotto per raggiunge una “parte sostanziale” del mercato.
La Corte d’Appello inglese, con la sentenza [2015] EWCA Civ 54, ha autorizzato un importatore parallelo a rinominare il prodotto importato da altro Stato UE e distribuirlo con il diverso marchio (dello stesso produttore) con cui è conosciuto nello Stato membro d’importazione.
La questione principale coinvolgeva il bilanciamento tra uso del segno distintivo da parte del produttore e libera circolazione delle merci nel mercato UE.
Secondo la Corte UK occorre tenere conto dell’ampiezza del mercato che rimane altrimenti irraggiungibile da parte dell’importatore parallelo e verificare se essa giustifichi il re-branding come operazione necessaria.
(Speciality European Pharma Ltd v. Doncaster Pharmaceuticals Group Ltd [2015] EWCA Civ 54)
Audiencia Nacional (Spagna): condannati i gestori del sito “youkioske.com” che consentiva il download gratuito di giornali e riviste senza l’autorizzazione dei titolari dei diritti d’autore.
L’Audiencia Nacional di Madrid, con sentenza n. 6/2015 del 5 marzo 2015, ha condannato i due gestori del sito “youkioske.com” a una pena detentiva di sei anni di reclusione per violazione di proprietà intellettuale e per promozione e costituzione di una organizzazione criminale.
Il sito web, che consentiva agli utenti di scaricare gratuitamente riviste e quotidiani - anche italiani - in violazione del diritto d’autore, era ospitato su un server canadese, mentre il nome di dominio era stato registrato da una società con sede legale in Belize.
I giudici spagnoli hanno tuttavia ritenuto di poterne condannare i gestori poiché questi operavano di fatto da Madrid, da dove - avvalendosi anche di terze persone - “caricavano” i contenuti sul sito.
(Audiencia Nacional, Sala de lo penal, Sección 002, Sentencia n. 6/2015, 05/03/2015)
Garante privacy: emanato un nuovo vademecum in tema di marketing e diritti dei consumatori.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato in data 20 aprile 2015 un vademecum dal titolo “Viva i consigli, abbasso lo spam. Dal telefono al supermercato: il marketing a prova di privacy” che contiene chiarimenti, consigli e regole utili a conciliare la privacy delle persone con le strategie commerciali delle aziende. Il documento fornisce ai consumatori informazioni circa i propri diritti e come esercitarli e indica alle imprese le corrette pratiche di marketing per operare sul mercato nel rispetto della legge.
(Garante privacy, Vademecum marketing e privacy 2015)
Il mancato deposito delle “copie di cortesia” potrebbe comportare la condanna al pagamento di una somma equitativamente determinata dal giudice.
Con decreto 15 gennaio 2015 n. 535, il Tribunale di Milano, rigettando una opposizione allo stato passivo, ha «osservato come parte opponente abbia depositato la memoria conclusiva autorizzata solo in forma telematica, senza la predisposizione delle copie “cortesia” di cui al Protocollo d’Intesa tra il Tribunale di Milano e l’Ordine degli Avvocati di Milano del 26.06.2014, rendendo più gravoso per il Collegio esaminarne le difese. Tale circostanza comporta l’applicazione dell’articolo 96, comma 3, del codice di procedura civile».
(Tribunale di Milano, Decreto 15 gennaio 2015 n. 535)
Corte di giustizia: gli e-book non possono godere di un’aliquota IVA ridotta.
La Corte di giustizia con le sentenze 5 marzo 2015, cause C-479/13 e C-502/13, ha negato la possibilità di applicare alla fornitura di libri elettronici o digitali (c.d. e-book) l’aliquota IVA ridotta prevista per i libri dalla direttiva 2006/112/CE relativa all’imposta sul valore aggiunto. L’allegato III della direttiva prevede, infatti, detta agevolazione fiscale per la sola “fornitura di libri su supporto fisico”, mentre il libro elettronico – nota la Corte – necessita, per sua natura, di un supporto fisico per la lettura, solitamente non incluso nella fornitura stessa.
L’e-book – prosegue la Corte – non è qualificabile come bene materiale, dovendosi pertanto considerare la sua fornitura una prestazione di servizi, effettuata per via elettronica, e tale attività è specificatamente esclusa dall’agevolazione fiscale prevista dalla direttiva.
(Corte di giustizia, sentenza 5 marzo 2015, causa C-479/13)
(Corte di giustizia, sentenza 5 marzo 2015, causa C-502/13)
Tribunale di Termini Imerese: le e-mail sono documenti informatici sottoscritti con firma elettronica semplice.
Il Tribunale di Termini Imerese, con ordinanza del 22 febbraio 2015, ha riconosciuto che un messaggio di posta elettronica non certificata è, a tutti gli effetti, un documento informatico sottoscritto con firma elettronica c.d. “semplice”, in linea con quanto disposto dal Codice dell’amministrazione digitale (D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82).
Secondo il Tribunale il nome utente e la password necessari per accedere all’account di posta elettronica del mittente costituiscono firma elettronica c.d. “semplice”, pertanto le e-mail sono documenti informatici sottoscritti il cui valore probatorio è liberamente valutabile dal giudice.
(Tribunale di Termini Imerese, ordinanza 22 febbraio 2015)
Banche di dati: l’investimento sul software che gestisce la banca di dati non è rilevante per il diritto sui generis.
La Corte Suprema francese ha stabilito, con la sentenza del 15 febbraio 2015 n°12/26023, che l’investimento effettuato sui sistemi software di gestione di un sistema di vendita on line che si basa su una banca di dati non rileva ai fini della nascita del diritto sui generis su quest’ultima. L’investimento ai fini del diritto sui generis deve infatti essere posto in essere per ottenere, verificare o presentare la banca di dati.
(Ryanair, French Supreme Court, 15 February 2015, N°12/26023)
I commenti ingiuriosi sui social network possono costituire giusta causa per il licenziamento.
Il Tribunale di Ivrea, con ordinanza del 28 gennaio 2015, ha negato il reintegro al lavoro di un ex-dipendente, che era stato licenziato per aver condiviso sul noto social network Facebook, pesanti ingiurie nei confronti di datori e colleghe di lavoro.
Il giudice ha sottolineato che questi commenti erano stati condivisi in modo pubblico, non quindi circoscrivibili ad una ristretta cerchia di amici, e perciò potenzialmente raggiungibili “dal circa miliardo di utenti del social network”. Una tale grave condotta costituisce per certo – continua il giudice – una giusta causa per il licenziamento.
(Tribunale di Ivrea, ordinanza 28 gennaio 2015)
Video sharing e diritto d’autore: gli hosting provider non sono responsabili per le violazioni degli utenti.
La Corte d’Appello di Milano con la sentenza n. 29 del 22 gennaio 2015 ha stabilito che le piattaforme di video sharing – nel caso specifico Yahoo Video – non sono responsabili della pubblicazione da parte degli utenti di contenuti che violano i diritti d’autore di soggetti terzi quando manca una effettiva attività “manipolativa nel trattamento dei dati immessi”. In tal caso il servizio rientra a tutti gli effetti nella definizione di hosting e pertanto il provider gode del regime di esenzione da responsabilità e dall’obbligo di sorveglianza preventiva previsto dalla direttiva europea sul commercio elettronico.
(Corte d’Appello di Milano, 22 gennaio 2015, n. 29)
Banche di dati prive di protezione di diritto di autore e diritto sui generis: è lecito limitarne contrattualmente l’uso.
La Corte di Giustizia, con sentenza del 15 gennaio 2015, C-30/14, ha specificato che al proprietario di una banca di dati priva di protezione sia come opera dell’ingegno sia con diritto sui generis, per carenza dei presupposti di applicazione delle rispettive privative, non è preclusa la possibilità di limitare contrattualmente l’uso della banca di dati da parte dei suoi utenti-contraenti.
(Ryanair Ltd v. PR Aviation BV, ECJ, 15 January 2015, C-30/14)
Pratiche commerciali scorrette: i principali operatori di telefonia mobile sono stati sanzionati dall’AGCM per addebito agli utenti di “servizi premium” non richiesti e/o richiesti inconsapevolmente.
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato i principali operatori del settore delle comunicazioni mobili per non aver informato i propri utenti dell’abilitazione della sim alla ricezione di servizi a pagamento – quali giochi e video – attivabili a partire da banner, pop-up e landing page (cc.dd. servizi premium) e per non aver previsto procedure idonee a mettere al corrente l’utente che la sottoscrizione del servizio avrebbe comportato un immediato pagamento mediante la decurtazione del proprio credito telefonico.
(Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Provvedimenti 13 gennaio 2015, nn. 25262-25265)
Documento informatico: pubblicate in Gazzetta Ufficiale le regole tecniche in materia di formazione, trasmissione, copia, duplicazione, riproduzione e validazione temporale, nonché di conservazione dei documenti informatici.
Nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 8 del 12 gennaio 2015 sono state pubblicate le “Regole tecniche in materia di formazione, trasmissione, copia, duplicazione, riproduzione e validazione temporale dei documenti informatici nonché di formazione e conservazione dei documenti informatici delle pubbliche amministrazioni ai sensi degli articoli 20, 22, 23-bis, 23-ter, 40, comma 1, 41, e 71, comma 1, del Codice dell’amministrazione digitale di cui al Decreto Legislativo n. 82 del 2005” (D.P.C.M. 13 novembre 2014).
Le regole tecniche per la corretta gestione dei documenti informatici in parola sono applicabili non solo alle pubbliche amministrazioni, ma anche ai privati ai sensi dell’articolo 2, comma 3, del Codice dell’amministrazione digitale.
(Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 novembre 2014)