Source: https://temi.camera.it/leg18/temi/tl18_regioni_e_finanza_regionale.html
Timestamp: 2019-11-21 20:38:18+00:00
Document Index: 12835144

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 46']

tema 31 luglio 2019
Studi Camera - Bilancio Autonomie territoriali e finanza locale Regioni e finanza regionale
Per quanto attiene ai profili ordinamentali, oggetto di una specifica attività conoscitiva in sede parlamentare, negli ultimi anni, sono state in particolare esaminate le tematiche del c.d. regionalismo differenziato e delle forme di raccordo tra lo Stato e le autonomie territoriali, con particolare riguardo al «sistema delle conferenze».
Per un esame dettagliato della gestione finanziaria di ogni singola regione, inoltre, si rinvia alle relazioni annuali che le sezioni regionali della Corte dei conti (disponibili nel sito web della Corte dei conti, Banca dati del controllo) predispongono nell'ambito delle funzioni di controllo ad esse attribuite (da ultimo dal decreto legge 174/2012, art. 1, comma 5), in particolare per quanto concerne la verifica del rendiconto della regione.
Il contributo delle regioni alla finanza pubblica
Per una illustrazione dettagliata delle manovre di finanza pubblica che hanno interessato le regioni a statuto ordinario dal 2010 al 2017, si rinvia al testo dell'audizione "Le manovre di finanza pubblica a carico delle regioni e degli enti locali" (febbraio 2018), resa dai rappresentanti della Ragioneria Generale dello Stato alla Commissione per l'attuazione del federalismo fiscale. Da tale testo (pag. 17) è tratta la seguente tabella che illustra l'entità delle manovre di finanza pubblica che hanno interessato le regioni a statuto ordinario dal 2010 al 2017 (ad esclusione della sanità).
Successivamente la legge di bilancio 2018 (commi 775-777) interviene nel concorso da parte delle regioni a statuto ordinario alla finanza pubblica, riducendo la misura complessiva del concorso alla finanza pubblica relativo al settore non sanitario (per un importo di 300 milioni di euro nel 2018 e 200 milioni per ciascuno degli anni 2019 e 2020). Le norme stabiliscono inoltre che detto concorso dovrà essere realizzato, per il 2018, mediante il contributo (pari a 2.300 milioni di euro) attribuito alle regioni ai fini della riduzione del debito regionale e il taglio delle risorse destinate all'edilizia sanitaria (per 94,10 milioni).
Da ultimo, la legge di bilancio 2019, ai commi 824, 832-842, interviene nella determinazione del concorso alla finanza pubblica da parte delle regioni a statuto ordinario. Le norme recepiscono quanto deciso in sede di Conferenza Stato-Regioni con l'accordo del 15 ottobre 2018, al fine di stabilire le modalità di realizzazione del concorso alla finanza pubblica delle regioni a statuto ordinario per gli anni 2019 e 2020 e garantire, nello stesso tempo, il rilancio degli investimenti. Le norme infatti attribuiscono alle regioni un contributo finalizzato alla realizzazione di nuovi investimenti e stabiliscono al contempo le modalità dei realizzazione del concorso delle regioni alla finanza pubblica.
Nello specifico, al comparto delle regioni a statuto ordinario viene attribuito un contributo finalizzato alla realizzazione di nuovi investimenti diretti e indiretti. La legge, ai commi 833- 840, stabilisce la scansione temporale del finanziamento nell'arco del quadriennio 2019-2022, individua gli ambiti in cui devono essere realizzati gli investimenti e disciplina nel dettaglio i termini entro cui gli impegni devono essere assunti dalle regioni, nonché la certificazione e il monitoraggio degli interventi.
Per quanto concerne il contributo alla finanza pubblica del comparto delle regioni a statuto ordinario, esso viene ridotto di 750 milioni di euro per l'anno 2020 in attuazione della sentenza della Corte costituzionale n. 103 del 2018 (comma 832). La Corte ha dichiarato illegittima, per l'inosservanza del canone di transitorietà dei tagli di risorse imposti alle regioni, la norma (L. 232/2016, comma 527) che ha prorogato per la terza volta il contributo di 750 milioni di euro richiesto alle regioni, stabilito inizialmente per il triennio 2015-2017 dall'articolo 46, comma 6, del D.L. 66/2014.
Il comma 841 stabilisce le modalità di realizzazione del concorso alla finanza pubblica delle regioni a statuto ordinario per gli anni 2019 e 2020. In sostanza le regioni dovranno comunque finanziare gli investimenti per gli importi stabiliti nelle legge, ma non riceveranno il trasferimento delle somme dallo Stato.
Per gli esercizi 2019 e 2020 il concorso alla finanza pubblica è realizzato attraverso il mancato trasferimento da parte dello Stato del contributo per la realizzazione dei nuovi investimenti, pari a:
- 2.496,2 milioni di euro per il 2019, come stabilito al comma 833
- 1.746,2 milioni di euro per il 2020, come stabilito al comma 835
Gli effetti positivi in termini di saldo netto da finanziare sono pari all'intera cifra, trattandosi di un mancato esborso da parte statale: 2.496,20 milioni di euro per il 2019 e 1.746,2 per il 2020.
Il risparmio in termini di indebitamento netto, invece, può essere riferito al solo importo che le regioni sono tenute a destinare al finanziamento di nuovi investimenti per l'anno di riferimento e precisamente:
- per il 2019, 800 milioni di euro, come stabilito dal comma 834;
- per il 2020, 908,4 milioni di euro, cifra ottenuta sommando i contributi regionali stabiliti dai commi 834 e 836 per l'anno 2020 e pari a 565,4 milioni di euro riferito al primo contributo e 343 milioni riferiti al secondo contributo.
La restante somma costituisce il risparmio che il complesso delle regioni a statuto ordinario deve conseguire in termini di indebitamento netto e dovrà essere realizzato con un avanzo di bilancio; vale a dire che ciascuna regione dovrà assicurare un saldo positivo, tra le entrate finali e le spese finali, secondo gli importi indicati nelle tabella 6 allegata alla legge, che ripartisce tra le regioni, il totale di 1.696,20 milioni di euro per il 2019 e 837,80 per il 2020.
La seguente tabella, tratta dal citato accordo del 15 ottobre 2018 in sede di Conferenza Stato-Regioni, riassume gli effetti finanziari delle norme descritte.
Accordo 15 ottobre 2018
Il concorso regionale alla finanza pubblica: la posizione della Corte Costituzionale
Sulla questione del concorso delle regioni al perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, è intervenuto più volte, su istanza delle regioni interessate, il giudice costituzionale, i cui ripetuti pronunciamenti delineano un quadro in cui, nell'affermarsi la legittimità della richiesta da parte dello Stato del concorso regionale, vengono anche delineati alcuni limiti da osservarsi in ordine allo stesso. Il criterio generale risultante dalle sentenze è quello secondo cui le norme statali che fissano limiti alla spesa delle Regioni e degli enti locali possono qualificarsi principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica, a condizione che si limitino a prevedere misure con carattere transitorio.
In particolare, con le sentenze n. 43 e n. 64 del 2016, si è espressamente confermata la legittimità di interventi statali di contenimento della spesa pubblica regionale, purché l'arco temporale di operatività delle misure fosse definito ovvero, sebbene non espresso, esso potesse essere considerato limitato nell'arco di un triennio, corrispondente all'orizzonte temporale usuale delle manovre di bilancio. La stessa considerazione ha portato alla declaratoria di legittimità (sentenza n. 141/2016) di misure di contenimento di spese che si limitano ad estendere di una annualità il confine temporale di operatività della misura, mantenendosi in tal modo il rispetto del canone della transitorietà. Nel contempo, tuttavia, in tale sentenza la Corte ha espressamente evidenziato – in termini di monito al legislatore – come il ricorso alla tecnica normativa dell'estensione dell'ambito temporale di precedenti manovre, mediante aggiunta di un'ulteriore annualità a quelle originariamente previste, finisca per porsi, se indefinitamente ripetuto, in contrasto con il canone della transitorietà, canone al quale il ricorso a tale tecnica normativa potrebbe prestarsi ad un ossequio solo formale. In termini analoghi si è espressa la successiva sentenza n.154 del 2017, che nel ritenere legittima l'estensione annuale di un contributo regionale, ha rinnovato l'invito al legislatore ad evitare iniziative le quali, anziché ridefinire, secondo le ordinarie scansioni temporali dei cicli di bilancio, il quadro delle relazioni finanziarie tra lo Stato e regioni (ed enti locali), alla luce nuove esigenze di finanza pubblica, " si limitino ad estendere, di volta in volta, l'ambito temporale di precedenti manovre".
Il mancato rispetto, in una più recente norma, costituita dall'art. 1, comma 527, della legge n. 232 del 2016 (legge di bilancio 2017), del sopradetto limite alla transitorietà ha portato da ultimo, con la sentenza n.103 del 2018, alla declaratoria di incostituzionalità della norma in questione, con la quale si introduce una terza proroga (al 2020) di un contributo di 750 milioni di euro imposto alle Regioni ordinarie dal decreto-legge n.66 del 2014 (art. 46, comma 6, primo periodo) in tal modo raddoppiandosi i confini temporali della misura finanziaria originaria, limitati al triennio dal 2015 al 2017. La Corte ha affermato a tal fine come "il raddoppio della durata del sacrificio imposto, da tre a sei anni, risulti in frontale contrasto con il principio di transitorietà." Infatti, ribadisce la sentenza, "norme statali che fissano limiti alla spesa delle Regioni e degli enti locali possono qualificarsi principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica alla condizione, tra l'altro, che si limitino a prevedere un contenimento complessivo della spesa corrente dal carattere transitorio". In sostanza, fermo restando il potere del legislatore statale di programmare risparmi anche di lungo periodo relativi al complesso della spesa pubblica aggregata, la Corte ritiene che venga sottratta al trasparente confronto parlamentare la valutazione delle ricadute di lungo periodo di una manovra economica, tutte le volte in cui la relativa durata venga raddoppiata, attraverso la tecnica normativa dell'aggiunta progressiva di ulteriori annualità a quelle inizialmente previste.
La compartecipazione regionale all'IVA