Source: http://www.consiglio.regione.lazio.it/consiglio-regionale/?vw=glossario&lettera=R
Timestamp: 2019-02-20 15:19:03+00:00
Document Index: 133972867

Matched Legal Cases: ['art. 123', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 63', 'art. 20', 'art. 1', 'art. 60', 'art. 6', 'arte 73', 'art. 42', 'art. 21', 'art. 4', 'art. 126', 'art. 44', 'art. 2', 'art. 74']

Cost., artt. 80, 87 e 117, co. VIII
Stat., artt. 12, co. 3; 23, co. 2, lett. n)
Nel diritto amministrativo la ratifica viene definita come un provvedimento nuovo e costitutivo, attraverso il quale si pone rimedio al vizio di incompetenza relativa da cui è affetto un precedente provvedimento, poiché adottato, appunto, da un organo incompetente, ma dello stesso ramo o dello stesso ente. Legittimato alla ratifica è, quindi, l’organo competente in relazione all’atto in questione.
Accanto a tale fattispecie si pone la c.d. “ratifica per atti urgenti” che costituisce un atto di controllo successivo attraverso il quale un organo fa proprio un atto che, normalmente di sua competenza, è adottato da un altro soggetto nel presupposto, appunto, di una situazione di urgenza che trova espresso fondamento in una specifica disposizione normativa.
Nell’ambito del diritto costituzionale, la ratifica assume una connotazione del tutto diversa e peculiare; infatti, sia l’autorizzazione del Parlamento alla ratifica dei trattati internazionali, sia la ratifica da parte del Consiglio regionale di accordi con Stati e di intese con altri enti territoriali, rappresentano forme di partecipazione attiva e di controllo politico delle assemblee legislative verso l’operato dell’esecutivo.
Cost., art. 123
Stat., artt. 61- 64
l.r. 19/1980
l.r. 78/1980
l.r. 8/2004
Istituto di democrazia diretta che prevede l’intervento del corpo elettorale senza il tramite dei suoi rappresentanti; in senso lato, per referendum, si intende la richiesta fatta al corpo elettorale di pronunziarsi su una determinata questione.
Lo Statuto prevede, rimettendo ad una specifica legge regionale le relative modalità di attuazione, il referendum:
a) abrogativo di leggi, regolamenti ed atti amministrativi generali, indetto dal Presidente della Regione su richiesta di:
1) almeno cinquantamila elettori;
2) almeno due consigli provinciali;
3) almeno dieci consigli comunali, che abbiano iscritti nelle liste elettorali non meno di cinquantamila elettori;
b) propositivo di una proposta di legge regionale, presentato al Presidente del Consiglio dagli stessi soggetti titolari del potere di promuovere il referendum abrogativo;
c) consultivo, indetto con decreto del Presidente della Regione in merito a provvedimenti di competenza del Consiglio o a proposte di leggi regionali concernenti l’istituzione di nuovi comuni ed i mutamenti delle circoscrizioni e delle denominazioni comunali, con l’obiettivo specifico, nel caso di tali proposte, di sentire le popolazioni interessate.
Non sono ammessi referendum abrogativi o propositivi in relazione a leggi di modifica dello Statuto, di bilancio e di stabilità, tributarie nonché a quelle che danno attuazione a intese con altre Regioni o con enti territoriali interni ad altri Stati ovvero ad accordi con Stati. Inoltre, l’esito dei referendum abrogativi e propositivi non è valido se non ha partecipato alla votazione almeno la maggioranza degli aventi diritto.
Un altro tipo di referendum è quello previsto dalla Costituzione per l’approvazione o modificazione dello Statuto qualora, entro tre mesi dalla sua prima pubblicazione avente carattere “notiziale”, ne facciano richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti del Consiglio regionale. Lo Statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.
Regolamento dei lavori del Consiglio regionale
Stat., art. 25
reg. lav.
È adottato e modificato con la maggioranza dei tre quinti dei componenti del Consiglio; qualora in due votazioni consecutive non sia raggiunta tale maggioranza, dalla terza votazione è sufficiente la maggioranza dei componenti del Consiglio.
Disciplina l’organizzazione e le modalità di funzionamento del Consiglio e dei suoi organi interni ed assicura l’effettivo esercizio delle prerogative dei consiglieri e dei diritti dell’opposizione.
Regolamento di contabilità del Consiglio
Stat., art. 25, co. 5
l.r. 25/2001, art. 63, co. 2
d.c.r. 169/1981
È un regolamento interno espressamente richiamato dallo Statuto, approvato a maggioranza assoluta dei componenti del Consiglio regionale.
Disciplina le procedure contabili per la formazione del bilancio e del rendiconto del Consiglio regionale nonché per la gestione delle relative entrate e spese.
Regolamento per il trattamento dei dati sensibili e giudiziari del Consiglio regionale del Lazio
d. lgs. 196/2003, art. 20, co. 2
reg. cons. 3/2015
Il Codice in materia di protezione dei dati personali ha prescritto che il trattamento dei dati è consentito solo in riferimento ai tipi di dati e di operazioni identificati e resi pubblici a cura dei soggetti che ne effettuano il trattamento con un atto di natura regolamentare. Il Regolamento è stato adottato previo parere favorevole del Garante per la protezione dei dati personali e individua i dati sensibili e giudiziari oggetto di trattamento, le finalità di rilevante interesse pubblico perseguite e le operazioni eseguibili.
Il trattamento deve essere effettuato nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dell’interessato. L’individuazione dei tipi di dati è soggetta ad aggiornamento periodico.
Cost., artt. 117, co. VI; 121, co. IV
Stat., artt. 15; 23, co. 2, lett. o); 47
l.r. 6/2002, artt. 30 e 39
Le Regioni hanno potestà regolamentare in base a quanto previsto dalla Costituzione. Dopo la riforma costituzionale del 2001, la potestà regolamentare spetta alle Regioni, in via generale, nelle materie di competenza legislativa concorrente e residuale e, su delega dello Stato, nelle materie di competenza legislativa esclusiva statale. Precedentemente alla riforma del Titolo V della Costituzione, tale potestà era attribuita al Consiglio regionale; oggi, essendo stato soppresso il riferimento al Consiglio regionale quale organo competente ad emanare i regolamenti, le Regioni sono state lasciate libere di attribuire la potestà regolamentare alla Giunta o al Consiglio.
Lo Statuto ha optato per la prima soluzione, ad eccezione dei regolamenti delegati dallo Stato, la cui competenza è rimessa al Consiglio regionale.
I regolamenti adottati dalla Giunta, nel rispetto dei limiti previsti dalle specifiche leggi regionali che rinviano espressamente alle norme regolamentari, possono essere:
a) esecutivi di leggi regionali;
b) di attuazione ed integrazione di leggi regionali;
c) di delegificazione, autorizzati da apposita legge regionale, che determina le norme generali regolatrici della materia e dispone, ove necessario, l’abrogazione delle norme vigenti, con effetto dalla data di entrata in vigore dei regolamenti, purché relativi a disciplina non coperta da riserva assoluta di legge né riservata alla legge regionale ai sensi dello Statuto;
d) per l’organizzazione ed il funzionamento di strutture della Giunta e, quindi, a valenza interna;
e) di attuazione della normativa dell’Unione europea, qualora ciò sia previsto dalla legge regionale europea.
Il Consiglio regionale adotta il proprio regolamento di organizzazione e i regolamenti di funzionamento delle proprie strutture.
Relatore proposte di legge
reg. lav., artt. 58, co. 3; 62; 65, co. 1; 67, co. 4; 71, co. 1
Consigliere regionale che illustra la proposta di legge nelle varie fasi dell’iter di approvazione della stessa in commissione e in Aula. In fase di discussione in commissione, relatore può essere il proponente o altro consigliere incaricato dal Presidente della commissione
Al termine della discussione viene nominato un relatore per la discussione in Aula. Possono essere nominati, da parte dei gruppi dissenzienti, relatori di minoranza, anche se non componenti della commissione che ha esaminato la proposta di legge.
In Aula, i relatori di maggioranza e minoranza intervengono nella discussione sulle linee generali del progetto di legge ed esprimono il loro parere sugli emendamenti prima che siano posti in votazione; possono, altresì, proporre correzioni di forma prima che la proposta di legge sia sottoposta a votazione finale, sulle quali l’Aula delibera.
Relazione proposta di legge (vedi Proposta di legge)
Rendiconto (gruppi consiliari)
d.l. 174/2012 (conv. l. 213/2012), art. 1, co. 9-12
l.r. 4/2013, artt. 12 e 28
Al fine di garantire la massima trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche, il legislatore statale ha previsto per i gruppi consiliari dei Consigli regionali l’obbligo di approvare un rendiconto di esercizio annuale che, redatto secondo le linee guida elaborate dalla Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano, dimostri i risultati della gestione con l’indicazione delle risorse trasferite al gruppo dal Consiglio regionale e delle spese effettuate.
Il rendiconto è soggetto al controllo della sezione regionale di controllo della Corte dei conti: è un’analisi obbligatoria di tipo documentale, volta ad accertare la regolarità contabile del rendiconto e a verificare la coerenza e l’inerenza della spesa all’attività del gruppo consiliare, ma che non dovrebbe sindacare le scelte discrezionali che sono rimesse all’autonomia politica del gruppo.
Nella Regione Lazio ciascun gruppo consiliare, entro quarantacinque giorni dalla chiusura dell’esercizio, trasmette al Presidente del Consiglio il rendiconto redatto nell’osservanza della disciplina contabile e corredato della relativa documentazione giustificativa. Il Presidente deve, quindi, inoltrare il rendiconto ricevuto alla sezione di controllo della Corte dei conti territorialmente competente entro e non oltre sessanta giorni dalla chiusura dell’esercizio.
La Corte, entro trenta giorni dal ricevimento, deve dichiarare la regolarità del rendiconto: in assenza di una pronuncia entro tale termine, il rendiconto si ritiene approvato. Nel caso in cui, invece, sia riscontrata la non conformità del rendiconto o della documentazione a questo allegata rispetto al modello normativo, la Corte inoltra al Presidente del Consiglio regionale una comunicazione di regolarizzazione, fissando un termine non superiore a trenta giorni per le integrazioni istruttorie, con conseguente sospensione dei termini di legge per la pronuncia della Corte.
Dalla mancata regolarizzazione entro i termini deriva l'obbligo per il gruppo di restituire le somme ricevute a carico del bilancio del Consiglio regionale e non rendicontate. Analoghe conseguenze operano se il rendiconto non viene trasmesso nei termini o se la Corte delibera la “non regolarità” del rendiconto esaminato. Per esigenze di pubblicità e trasparenza il rendiconto di esercizio annuale è pubblicato in allegato al conto consuntivo del Consiglio regionale e, unitamente alla relativa delibera della sezione regionale della Corte dei conti con la quale si attesta la regolarità del rendiconto, sui siti istituzionali della Regione e del Consiglio regionale.
Sulla regolarità contabile della gestione e sull’utilizzazione dei fondi erogati a ciascun gruppo consiliare vigila, inoltre, il Collegio dei revisori dei conti quale organo di controllo interno cui compete la vigilanza sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica della gestione dell’ente Regione.
Rendiconto generale annuale della Regione
Stat., artt. 23, co. 2, lett. e); 24, co. 4; 59
d.lgs. 118/2011, artt.63 e 66
l.r. 25/2001 artt. 48-52
È il documento contabile nel quale sono dimostrati i risultati della gestione. È composto dal conto del bilancio relativo alla gestione finanziaria, dai relativi riepiloghi, dai prospetti riguardanti il quadro generale riassuntivo e la verifica degli equilibri, dal conto economico e dallo stato patrimoniale.
Il rendiconto è approvato con legge regionale entro il 31 luglio dell’anno successivo all’esercizio cui questo si riferisce.
(Vedi Giudizio di parifica)
d.lgs. 118/2011, art. 60
l.r. 25/2001 artt. 34, 40 e 41
Si distinguono in residui attivi e passivi.
Costituiscono residui attivi le somme accertate ma non riscosse o non versate al termine dell’esercizio.
I residui passivi sono le somme impegnate, liquidate o liquidabili e non pagate entro il termine dell’esercizio; non è ammessa la conservazione nel conto dei residui di somme non impegnate né la cancellazione dei residui passivi dalle scritture contabili in perenzione.
I residui attivi e passivi di ciascun esercizio sono trasferiti ai corrispondenti capitoli dell’esercizio successivo.
reg. lav., art. 6, co. 1, lett. f); 25, co. 5 e 6; 42, co. 2; 93, co. 2; 99, co. 2; 101, co. 2
Si distingue in stenografico e sommario. Il primo è un rapporto dettagliato a scopo informativo delle sedute dell’Aula; il secondo è un rapporto redatto in maniera sintetica, nel quale sono riportati gli interventi dei vari commissari e le decisioni adottate nelle commissioni consiliari.
Rete delle regioni europee con poteri legislativi (REGLEG)
È una rete di cooperazione informale che riunisce le Regioni con potere legislativo appartenenti all’Unione europea. Attualmente ne fanno parte 73 regioni di 8 Stati membri dell’Unione europea – Austria, Belgio, Finlandia, Germania, Italia, Portogallo, Spagna e Regno Unito – che condividono l’obiettivo di un sempre maggiore coinvolgimento delle regioni nel processo decisionale e legislativo dell’Unione europea, anche in considerazione dell’autonomia politica di cui è espressione la potestà legislativa che le caratterizza.
Stat., art. 42, co. 2
l. 241/1990, art. 21 quinquies
La revoca è un provvedimento con il quale si toglie efficacia ad un atto vigente, trovando la propria motivazione nella tutela di un interesse dell’amministrazione.
I presupposti per la revoca di un atto amministrativo risiedono in sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto o di nuova valutazione dell’interesse pubblico originario.
Competente alla revoca è lo stesso organo che ha posto in essere il provvedimento di primo grado ovvero altro organo previsto dalla legge.
A differenza dell’annullamento, la revoca non ha efficacia retroattiva. Nel caso in cui il provvedimento di revoca comporti danni al destinatario, l’amministrazione è tenuta ad indennizzare quest’ultimo.
Del tutto estraneo a tale ambito di carattere prettamente amministrativo, poiché concernente quello politico-istituzionale, è l’istituto della revoca dell’incarico di componente della Giunta, espressamente contemplato dallo Statuto, che deriva dal ruolo di primazia attribuito, dalla Costituzione e dallo Statuto stesso, al Presidente della Regione eletto direttamente dal corpo elettorale.
reg. lav., art. 4, co. 3, lett. f)
Il Presidente del Consiglio decide sulla ricevibilità formale dei testi legislativi ed amministrativi, delle mozioni e delle altre proposte presentate al Consiglio.
(Vedi anche Irricevibilità)
reg. lav., artt. 30; 32; 45; 46
I richiami al regolamento durante le sedute dell’Aula hanno la precedenza sulla discussione principale. Sono concessi solo nel caso facciano specifico riferimento ad articoli del Regolamento dei lavori del Consiglio.
Sulle questioni relativa all’interpretazione del regolamento che sorgono in commissione decide il Presidente della commissione, salvo non ritenga di sottoporre la questione al Presidente del Consiglio, che può decidere autonomamente o acquisito il parere della Giunta per il regolamento.
Il richiamo all’ordine da parte del Presidente del Consiglio è previsto quando un consigliere pronunci parole sconvenienti oppure turbi con il suo comportamento il regolare svolgimento della seduta.
Qualora nel corso della stessa seduta un consigliere incorra in un secondo richiamo, ne è disposto il suo allontanamento dall’Aula per tutta la durata della seduta.
L’allontanamento può essere disposto dal Presidente del Consiglio, anche dopo un solo richiamo all’ordine, quando il consigliere provochi tumulti o disordini nell’Aula o trascenda in ingiurie, minacce o a vie di fatto. Il consigliere richiamato all’ordine, qualora intenda dare spiegazioni del suo atto o delle sue espressioni, può avere la parola alla fine della seduta, o anche subito, a giudizio del Presidente del Consiglio.
Riformulazione (dell'emendamento)
La riformulazione dell’emendamento si distingue dal subemendamento sia sotto il profilo formale che sostanziale. Il subemendamento si caratterizza come “emendamento all’emendamento" con l’intenzione di innovare il testo interessato in maniera più o meno ampia. La riformulazione, invece, oltre a poter essere presentata nel corso dei lavori, può essere avanzata dalla Giunta, ma deve essere accettata dal proponente dello stesso emendamento. Inoltre deve limitarsi a riscrivere elementi comunque già presenti nel testo originario ai fini di una maggiore chiarezza e coerenza della disposizione, potendo anche recepire osservazioni e proposte emerse nella discussione.
Rimozione del Presidente della Regione
Cost., art. 126, co. I e III
Stat., art. 44, co. 1
d.lgs. 149/2011, art. 2
L’ipotesi della rimozione di un Presidente della Giunta è espressamente contemplata dalla Costituzione.
Essa è disposta con decreto del Presidente della Repubblica, sentita la Commissione bicamerale per le questioni regionali, a seguito del compimento di atti contrari alla Costituzione, di gravi violazioni di legge ovvero per motivi di sicurezza nazionale.
Nel solo caso in cui il suddetto Presidente sia stato eletto, in base alle previsioni statutarie della Regione, a suffragio universale e diretto, la sua rimozione provoca automaticamente l’effetto dello scioglimento del Consiglio regionale (principio: simul stabunt, simul cadent).
Stat., artt. 1, co. 2; 11, co. 2 e 4; 12, co. 3; 16, co. 1; 17, co.2; 19, co. 2 e 3; 23, co. 2, lett. b), e), h), i), l), m), n); 28, co. 4; 30, co. 4; 35, co. 2 e 4; 36, co. 3 e 5; 40, co. 2; 45, co. 3: 47, co. 1 e 2; 49, co. 1 e 2; 50, co. 3; 52; 53, co. 1 e 2; 54, co. 1; 55, co. 1, 2, 3, 6 e 8; 56, co. 1; 57; 58, co. 1, 3, 4 e 6; 59; 60, co. 1; 63, co. 3; 64, co. 3; 66, co. 3-5; 68, co. 5; 69, co. 4; 71, co. 1 e 3; 72; 75, co. 1; 76, co. 3
Si ha riserva di legge quando una fonte normativa sovraordinata impone l’uso della legge per disciplinare un determinato argomento.
Tra le varie classificazioni di essa che possono darsi, la principale è quella che distingue la riserva di legge tra assoluta e relativa.
La riserva assoluta – prevista dalla Costituzione, ad esempio, in ordine alle ipotesi di restrizione della libertà personale – comporta l’obbligo inderogabile di disciplinare interamente con legge le materie o gli aspetti oggetto della riserva stessa.
La riserva relativa consente, invece, di intervenire anche attraverso fonti secondarie, quali ad esempio i regolamenti, a condizione che i principi generali siano stabiliti dalla legge.
Lo Statuto prevede diverse riserve di legge regionale, per lo più assolute. Un esempio di riserva relativa è dato dalla previsione di cui all’articolo 23, comma 2, lettera m), che consente al Consiglio regionale di promuovere la costituzione di una società con provvedimento amministrativo, sulla base di disposizioni generali dettate da apposita legge regionale regolatrice della materia.
Un esempio di riserva assoluta è previsto dall’articolo 19, comma 3, dello Statuto che stabilisce che i casi di ineleggibilità e incompatibilità del Presidente della Regione, dei componenti della Giunta regionale e dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge regionale.
Riserva di regolamento dei lavori del Consiglio
Stat., artt. 21, co. 2; 22, co. 2 e 4; 25, co. 2 e 3; 26, co. 1; 27, co. 2-4; 28, co. 2 e 3; 31, co. 1; 32, co. 1 e 2; 34, co. 1 e 2; 36, co. 2; 38, co 2; 65, co. 3; 73, co. 3
Si ha una riserva di regolamento quando una fonte normativa primaria, quale ad esempio lo Statuto, imponga l’uso del regolamento per disciplinare un determinato argomento.
Nell’ordinamento della Regione rivestono particolare importanza le riserve di regolamento riferibili al regolamento dei lavori del Consiglio regionale, in nome dell’autonomia riconosciuta a tale organo.
Lo Statuto affida a tale strumento normativo, interno al Consiglio, la regolamentazione di diverse fattispecie.
Stat., artt. 30, co. 2; 33, co. 4
reg. lav., art. 74, co.2
circ. Pres. Cons. Reg. 02/03/2017
La risoluzione è una prerogativa del consigliere che consiste in una proposta finalizzata a concorrere alla determinazione dell’indirizzo politico, sociale ed economico della Regione. In occasione del dibattito in Aula sulle comunicazioni della Giunta regionale, ciascun consigliere può presentare una proposta di risoluzione, che è votata al termine della discussione.
Anche le commissioni consiliari possono adottare risoluzioni rivolte ad esprimere orientamenti o a formulare indirizzi su specifici argomenti, in merito ai quali non debbano riferire al Consiglio.
Come precisato dalla circolare del Presidente del Consiglio regionale del 2 marzo 2017 non solo le commissioni permanenti, ma anche le commissioni speciali possono far ricorso alla risoluzione.
Riunione (lavori commissioni e Aula)
Il Presidente della commissione o dell’Aula, in conclusione dei lavori giornalieri, può aggiornare la seduta prevedendo la prosecuzione dei lavori nelle successive giornate lavorative. La seduta, mantenendo la stessa numerazione fino alla chiusura, si articolerà in due o più riunioni intese quali articolazioni giornaliere di una medesima seduta. Ogni singola riunione è contraddistinta da un numero progressivo affiancato a quello della relativa seduta.