Source: https://www.chiarini.com/legge-gelli-cosa-cambia/
Timestamp: 2020-07-12 15:58:39+00:00
Document Index: 120282851

Matched Legal Cases: ['§ 1', '§ 2', '§ 3', '§ 4', '§ 5', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 590', 'art. 696']

Cosa succede con la legge Gelli? | Studio Legale Chiarini
Cosa cambia con la legge Gelli? Tratti caratteristici della “nuova” responsabilità sanitaria
Legge Gelli: davvero una panacea ai mali del Sistema Sanitario?
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01 Gen Cosa cambia con la legge Gelli? Tratti caratteristici della “nuova” responsabilità sanitaria
La legge Gelli: una rivoluzione copernicana o “molto rumore per nulla”?
Il 1° aprile 2017 è entrata in vigore la legge 8 marzo 2017, n. 24, più conosciuta come legge “Gelli” o legge “Gelli-Bianco”, dal nome di due tra i parlamentari che hanno presentato il relativo disegno.
Nata con l’intento di innovare la materia della sicurezza in sanità e, soprattutto, della responsabilità professionale medica, la legge non ha quella portata rivoluzionaria che qualche organo di stampa ha voluto attribuirle.
Si tratta, ad ogni modo, di un provvedimento importante, anche se un po’ farraginoso sotto il profilo della tecnica normativa, che ha introdotto significative modifiche nella disciplina – sostanziale e processuale – di quel fenomeno che va sotto il nome di “responsabilità sanitaria“.
Cerchiamo di approfondire, in questo contributo, quali sono i principali cambiamenti che l’approvazione della legge ha comportato per i protagonisti del settore (cittadini, medici, strutture sanitarie, avvocati).
§ 1. Cosa cambia per il cittadino con la legge Gelli
§ 2. Cosa cambia per le Strutture sanitarie o sociosanitarie
§ 3. Cosa cambia per i medici e gli operatori sanitari con la legge Gelli
§ 4. Cosa cambia per gli avvocati
§ 5. Riflessioni conclusive sui cambiamenti derivanti dalla legge Gelli
Per il cittadino, di fatto, la legge non ha direttamente comportato cambiamenti dirompenti.
Nessuno ha mai dubitato che la sicurezza nelle cure fosse parte costitutiva del diritto alla salute, né che fosse necessario perseguirla nell’interesse dei singoli e della collettività, e questo anche prima che l’art. 1 del provvedimento lo affermasse in maniera enfatica e, forse, un po’ retorica.
Non sarà, poi, l’istituzione del “Garante per il diritto alla salute“, peraltro individuato nella già esistente figura del Difensore civico e senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, a migliorare effettivamente le condizioni di tutela dei diritti del malato.
Più significative sono, invece, le disposizioni che dovrebbero consentire oggi una maggior facilità di accesso ai propri dati e documenti sanitari, dal momento che la Struttura ha l’obbligo di rilasciarne copia – preferibilmente in formato elettronico – entro sette giorni dalla richiesta (art. 4), nonché quelle che prevedono la possibilità per i familiari del paziente deceduto in Ospedale di concordare con il direttore sanitario l’esecuzione del riscontro diagnostico e di far partecipare alle operazioni un medico (legale) di propria fiducia.
Pochi sono anche i cambiamenti destinati ad incidere sulla posizione delle Strutture sanitarie o sociosanitarie, sia pubbliche sia private.
La responsabilità della Struttura era prima della legge Gelli, e rimane dopo di essa, una responsabilità di tipo contrattuale, discendente dal cd. “contratto di spedalità” – o, meglio, di assistenza sanitaria – che si instaura con il paziente contestualmente alla sua accettazione in reparto.
Come noto, la natura contrattuale della responsabilità comporta, per il soggetto eventualmente danneggiato dall’attività sanitaria, una serie di privilegi in sede processuale, in relazione a vari profili, tra cui spicca per importanza quello relativo all’onere della prova dell’inadempimento: non sarà il paziente a dover provare specificamente l’errore sanitario, ma sarà la Struttura a dover dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. Ove restasse un dubbio sulla qualità dei servizi sanitari erogati, dunque, questo dubbio si tradurrà processualmente in una affermazione di colpevolezza dell’Ospedale.
Inoltre, la prescrizione del diritto al risarcimento del danno da malpractice sanitaria, trattandosi di responsabilità contrattuale, matura in dieci anni (e non in cinque anni, come accadrebbe se fossimo in àmbito di responsabilità extracontrattuale).
Di scarso rilievo è anche la previsione dell’obbligo di assicurazione per le Strutture, che resta una affermazione di mera forma, dal momento che può ben essere eluso mediante il ricorso a (non meglio precisate) “altre analoghe misure per la responsabilità civile verso terzi“, misure che – diversamente dalla copertura assicurativa – ben difficilmente potranno rivelarsi idonee ad eliminare interamente il rischio di insolvenza della Casa di Cura in caso di condanna al risarcimento danni per malasanità.
Più significativi, invece, sono i cambiamenti per la figura del medico e, in generale, dell’operatore sanitario, invero parzialmente introdotti già dal d.l. n. 158/2012 (noto anche come decreto “Balduzzi”), e salutati con comprensibile favore dalla classe medica.
La legge Gelli-Bianco ha infatti definitivamente archiviato la teoria del cd. “contatto sociale”, confermando che, nell’esercizio della propria professione, il medico risponde del proprio operato ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile, quindi in conformità alle norme sulla responsabilità extracontrattuale (con la conseguenza che l’onere della prova circa la colpa ricade, questa volta, sul paziente danneggiato, e che l’azione risarcitoria si prescrive in cinque anni, e non in dieci anni come accade per la responsabilità della Struttura ospedaliera).
Ciò vale, naturalmente, per i medici del Servizio Sanitario Nazionale che si trovano ad assistere i pazienti nella loro ordinaria attività professionale; è fatto salvo, infatti, il caso del medico che abbia agito nell’adempimento di una obbligazione contrattuale specificamente assunta con il paziente, sia se esercente la libera professione, sia se medico dipendente che eserciti in regime “intramurario” (intra moenia) o “extramurario” (extra moenia); in tal caso, essendo intercorso un vero e proprio contratto tra medico e paziente, la responsabilità tornerà ad avere natura – per l’appunto – contrattuale.
Altra variazione a beneficio del personale sanitario è costituita dall’introduzione di una serie di limiti all’azione di regresso (o di “rivalsa”) nei confronti del medico, che può essere esercitata dalla Struttura solo in caso di dolo o colpa grave, peraltro con la previsione di un “tetto” alla responsabilità dell’operatore pari al triplo della sua retribuzione lorda annua.
Giova peraltro precisare che incombe sulla Struttura l’onere di provare la responsabilità esclusiva del Medico, qualora la prima – esercitando l’azione di regresso – intenda sostenere che il danno sia interamente imputabile a colpa del secondo piuttosto che a proprie carenze tecnico-organizzative.
Inoltre, come hanno precisato le ccdd. Sentenze di San Martino bis, tra Medico e Struttura l’obbligo di risarcimento si divide in pari quota, salvo che la Struttura provi rigorosamente una grave, straordinaria ed imprevedibile malpractice del Medico.
Infine, la legge Gelli-Bianco ha introdotto nel codice penale (con l’art. 590 sexies) una disciplina ad hoc per i reati di omicidio e lesioni personali commessi nell’esercizio della professione sanitaria, relativamente a cui si segnala – in particolare – l’esclusione della punibilità del medico che abbia rispettato le raccomandazioni previste dalle linee guida vigenti o dalle buone pratiche clinico-assistenziali, pur se abbia compiuto un errore esecutivo per imperizia.
Queste innovazioni, obiettivamente vantaggiose per i professionisti della sanità, non rappresentano tuttavia concessioni di ingiustificato privilegio; esse si collocano invece nella prospettiva, che abbiamo più volte sottolineato, per cui l’errore medico-sanitario – eccettuati i casi di macroscopici e gravi responsabilità individuali – rappresenta spesso la punta di un iceberg ed è il risultato di una serie di criticità organizzative (dette anche “latenti”).
Perciò è ben comprensibile che sia la Struttura sanitaria a doversi fare carico delle conseguenze, anche risarcitorie, di un evento avverso in sanità.
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Sotto il profilo processuale, la novità più rilevante per gli operatori giuridici – e, in particolare, per gli avvocati che si occupano di medical malpractice – è rappresentata dalla previsione del procedimento di cui all’art. 696 bis c.p.c. quale condizione di procedibilità dell’azione risarcitoria. In sostanza, il paziente che ritenga di essere stato danneggiato da un errore sanitario, prima di agire in giudizio per il risarcimento danni, deve rivolgersi al Giudice chiedendo la nomina di un collegio di medici (un medico legale ed uno specialista nella disciplina di riferimento), che procederà a valutare la questione sotto il profilo tecnico, non prima di aver tentato una composizione bonaria della lite. In alternativa, è possibile promuovere un procedimento di mediazione davanti ad un Organismo appositamente autorizzato dal Ministero della Giustizia.
Si tratta, in realtà, di uno strumento processuale da tempo esistente nel nostro ordinamento, che gli esperti del settore solevano utilizzare spesso anche prima dell’entrata in vigore della legge Gelli; essa, ad ogni modo, ha avuto il merito di “istituzionalizzare” tale procedimento, muovendo dalla condivisibile presa d’atto del ruolo centrale della C.T.U. (consulenza tecnica d’ufficio) nella risoluzione di una questione di responsabilità medica. E’ chiaro, infatti, che le valutazioni espresse dal collegio dei medici nominati dal Tribunale – che potranno essere acquisite nel successivo giudizio risarcitorio – risulteranno fondamentali per la conferma (o la smentita) dei profili di negligenza evidenziati dalla difesa del paziente, nonché per la disamina del nesso causale tra condotta sanitaria e danno.
Il procedimento dovrebbe concludersi in tempi assai celeri (sei mesi, nell’intenzione del legislatore), ma si tratta di un termine che spesso non viene rispettato in sede giudiziale, benché sia definito “perentorio” dalla normativa in questione.
Ad ogni modo, la legge “Gelli-Bianco” non incide sui tempi del giudizio ordinario (notoriamente piuttosto lunghi) che il danneggiato sarà costretto ad intraprendere laddove – come talvolta capita – vi sia resistenza da parte della Struttura sanitaria ad ammettere le proprie responsabilità (e, quindi, a risarcire il danno) anche dopo il deposito della consulenza tecnica.
In estrema sintesi, i soggetti veramente interessati dalla nuova disciplina sono – in fin dei conti – soltanto i singoli operatori sanitari, che vedono fortemente ridimensionata la propria sfera di responsabilità. La tutela dei diritti del malato, beninteso, resta piena ed integrale, perché non viene in alcun modo ritoccata al ribasso la responsabilità delle Strutture sanitarie o socio-sanitarie.
Le innovazioni processuali, pur in larga parte apprezzabili, non sembrano in grado di determinare – di per sé ed in assenza di una riforma organica del giudizio civile – una significativa accelerazione dei tempi processuali per la definizione delle azioni risarcitorie.
Peraltro, deve ancora essere emanata buona parte dei (numerosi) decreti attuativi che porteranno l’applicazione della legge Gelli “a pieno regime” (pensiamo, in particolare, all’istituzione del fondo di garanzia per le vittime di responsabilità sanitaria, e all’azione diretta del danneggiato contro la compagnia assicuratrice del responsabile).
In sostanza, nonostante il clamore mediatico sollevato dall’approvazione di questo provvedimento normativo, non riteniamo si tratti di quella svolta epocale che è stata talvolta ventilata, né tantomeno di una panacea per tutti mali del nostro Sistema Sanitario, che avrebbe bisogno di specifica attenzione e, soprattutto, di più adeguate risorse economiche.
Leggi l’intervista all’Avv. Gabriele Chiarini su “Medicina Scientifica”
Per chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento, suggeriamo la lettura dei seguenti contributi:
I – La legge “Gelli”: profili generali e norme di diritto amministrativo
II – La legge “Gelli”: le regole in materia di responsabilità penale e civile
III – Le disposizioni della legge “Gelli” dedicate ai profili assicurativi e al Fondo di Garanzia per i danni da responsabilità medico-sanitaria
La “legge Gelli Bianco“
Oppure si veda l’articolo dell’Avv. Gabriele Chiarini pubblicato nella sezione “Diritto 24” del Sole 24 Ore, cliccando sull’immagine qui sotto:
diritti del malato, garante salute, legge Gelli
Massaggi e attività degli “operatori del benessere”: il delicato confine con gli atti sanitari e l’esercizio abusivo della professione medica