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Timestamp: 2020-05-29 06:36:01+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 20521 del 12/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20521 del 12/10/2016
Cassazione civile sez. trib., 12/10/2016, (ud. 22/09/2016, dep. 12/10/2016), n.20521
sul ricorso 4174/2011 proposto da:
avverso la sentenza n. 122/2009 della COMM.TRIB.REG. di GENOVA,
22/09/2016 dal Consigliere Dott. ORONZO DE NASI;
La controversia promossa da F.V. contro l’Agenzia delle Entrate è stata definita con la decisione in epigrafe, recante il rigetto del ricorso in appello proposto da quest’ultima contro la sentenza della Commissione tributaria provinciale di La Spezia, relativa ad un avviso di rettifica di valore e liquidazione di maggior imposta, ai fini Invim, dell’atto di compravendita per notaio P. del (OMISSIS) avente ad oggetto terreno sito nel Comune di Portovenere, con conferma della decisione di primo grado favorevole alla contribuente.
La CTR di Genova affermava l’applicabilità della valutazione automatica di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52, comma 4, sul rilievo che l’immobile fosse da considerare in assoluto non edificabile e quindi che il valore dichiarato, peraltro superiore a quello calcolato automaticamente, fosse congruo. Evidenziavano i giudici di appello che al momento della registrazione dell’atto di vendita, in data 23/5/2001, “vigeva la norma per la quale, nel periodo di transizione tra vecchio PRG di zona, approvato in data 17/10/1975, e il nuovo PUC adottato in data 8/1/1999, prevalevano, ai fini urbanistici e conseguente disciplina degli interventi edilizi, le prescrizioni di salvaguardia, che sanciscono l’applicabilità del piano più restrittivo, che nella fattispecie era il PUC di Portovenere”, e che indicava il terreno alienato dalla F. tra le “aree agricole e inedificabili”.
L’intimata contribuente non ha svolto attività difensiva.
La sentenza impugnata rispetta in pieno il canone della sinteticità, oltre a quello della chiarezza, atteso che la CTR ligure, in tal modo adempiendo al proprio obbligo motivazionale, ha ritenuto applicabile la valutazione automatica di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52, comma 4, e, dunque, consentita la valutazione in base al reddito catastale, sul rilievo che le prescrizioni di “salvaguardia” sancivano l’applicabilità del piano più restrittivo, nella specie, il PUC, secondo cui il terreno, posto nella zona dl Porto Ventre, ricadendo nell’ambito del Piano Attuativo (PAC 2), era indicato come area agricola e inedificabile, qualità immediatamente incidenti sul valore venale del bene, in quanto escludenti la potenzialità edificatoria dello stesso.
La Corte ha già avuto modo di precisare che i terreni che possono beneficiare del sistema di valutazione automatica di cui al citato D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52, comma 4, non sono individuati attraverso una connotazione positiva (destinazione agricola), ma sulla base di un presupposto complesso, in parte positivo (esistenza di strumenti urbanistici), in parte negativo (assenza di previsione di destinazione edificatoria), sicchè non soltanto quest’ ultimi possono beneficiare della ripetuta valutazione automatica dei suoli a destinazione agricola (Cass. n. 317472012; n. 26924/2006; n. 26137/2005).
Di contro, i giudici di merito hanno inteso attribuire rilievo decisivo alla norma di salvaguardia in forza della quale, nel periodo di transizione tra il vecchio PRG di zona, approvato in data 17/10/1975, e il nuovo PUC, adottato in data 8/1/1999 e non ancora approvato, dovevano applicarsi le prescrizioni urbanistiche più restrittive e, dunque, quelle previste dal PUC di (OMISSIS), secondo cui il terreno alienato dalla contribuente era classificabile tra le “aree agricole e inedificabili”.
Giova ricordare che le cd. misure di salvaguardia operano in una prospettiva esclusivamente cautelare in quanto finalizzate ad impedire che, nel periodo occorrente per la formazione di un piano urbanistico, la situazione del territorio presa in considerazione all’atto della delibera comunale di adozione venga ad essere modificata in modo tale da rendere il piano stesso inattuabile, prima ancora di essere perfezionato, per effetto di nuovi interventi edilizi contrastanti con le prescrizioni in esso contenute.
Si impone, allora, al dirigente dell’ufficio comunale competente di non dare corso alle domande di provvedimenti che ineriscono ad attività trasformative del territorio in contrasto con il piano adottato e non ancora approvato (cfr. D.L. n. 740 del 1948, art. 4, e successive modifiche, ora art. 12, commi 3 e 4, T.U. n. 380 del 2001).
Ciò implica che le parti contrattuali non potevano avvalersi della valutazione automatica prevista dal citato D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52, comma 4, e che potesse essere solamente ritenuto congruo un valore indicato in misura inferiore rispetto a quello calcolabile sulla base del vigente strumento urbanistico, fermo restando la facoltà per l’Agenzia delle entrate di contestare il corrispettivo esposto (Cass. n. 23592/2015).
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso originario della contribuente. Compensa le spese dell’intero giudizio.