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Timestamp: 2020-07-07 18:47:22+00:00
Document Index: 93150445

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 2697', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 38', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 25453 del 10/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25453 del 10/10/2019
Cassazione civile sez. VI, 10/10/2019, (ud. 15/05/2019, dep. 10/10/2019), n.25453
sul ricorso 2170-2018 proposto da:
avverso la sentenza n. 966/2/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE del PIEMONTE, depositata il 15/06/2017;
che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale del Piemonte che aveva rigettato il suo appello contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Asti. Quest’ultima aveva accolto l’impugnazione di L.F. contro un avviso di accertamento IRPEF, relativo agli anni 2007-2008.
che il ricorso è affidato a tre formali motivi;
che, col primo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, l’Agenzia assume la violazione e falsa applicazione degli artt. 132 e 112 c.p.c., e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, giacchè la CTR avrebbe emesso una sentenza con motivazione omessa o apparente, confermando in modo del tutto assiomatico la decisione di primo grado, pur a fronte della contestazione dell’Ufficio circa l’insufficienza degli apporti di madre e convivente al mantenimento dei beni indice;
che, col secondo, l’Agenzia denuncia omesso esame di un fatto decisivo e controverso, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, costituito dall’insufficienza dei predetti apporti, come ritenuti idonei ex adverso a giustificare il maggior reddito sinteticamente accertato;
che, col terzo, la ricorrente assume la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 38, commi 4, 5 e 6, e art. 2697 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, avendo i giudici di appello ritenuto sufficiente la dimostrazione del contribuente di aver avuto disponibilità bastanti a giustificare il tenore di vita sinteticamente accertato;
che, nella specie, la sentenza impugnata non può definirsi apparente, contraddittoria o perplessa, giacchè la replica al motivo di appello si sostanzia nel richiamo per relationem alla diffusa ed analitica motivazione della sentenza di primo grado, anche con riguardo alla considerazione dell’immobile nella rideterminazione del reddito;
che il secondo ed il terzo motivo – che possono essere esaminati congiuntamente, per la loro evidente connessione logica – sono fondati;
che, in tema di accertamento in rettifica delle imposte sui redditi delle persone fisiche, la determinazione effettuata con metodo sintetico, sulla base degli indici previsti dai decreti ministeriali del 10 settembre e 19 novembre 1992, riguardanti il cd. redditometro, dispensa l’Amministrazione da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori-indice della capacità contributiva, sicchè è legittimo l’accertamento fondato su essi, restando a carico del contribuente, posto nella condizione di difendersi dalla contestazione dell’esistenza di quei fattori, l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore (Sez. 6-5, n. 16912 del 10/08/2016);
che, d’altronde, questa Corte (Sez. 5, n. 8995 del 18/4/2014) ha chiarito i confini della prova contraria a carico del contribuente, specificando che “a norma del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 6, l’accertamento del reddito con metodo sintetico non impedisce al contribuente di dimostrare, attraverso idonea documentazione, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta, tuttavia la citata disposizione prevede anche che “l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione”;
che, in sostanza, la norma chiede qualcosa di più della mera prova della disponibilità di ulteriori redditi (esenti ovvero soggetti a ritenute alla fonte), e, pur non prevedendo esplicitamente la prova che detti ulteriori redditi sono stati utilizzati per coprire le spese contestate, chiede tuttavia espressamente una prova documentale su circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto (o sia potuto accadere). In tal senso va letto lo specifico riferimento alla prova (risultante da idonea documentazione) della entità di tali eventuali ulteriori redditi e della “durata” del relativo possesso, previsione che ha l’indubbia finalità di ancorare a fatti oggettivi (di tipo quantitativo e temporale) la disponibilità di detti redditi per consentire la riferibilità della maggiore capacità contributiva accertata con metodo sintetico in capo al contribuente proprio a tali ulteriori redditi;
che, nella specie tale prova, come emerge dalla sentenza della CTR, appare del tutto generica (o comunque in tal modo è stata recepita o valutata dai giudici di merito);
La Corte rigetta il primo motivo di ricorso, accoglie i restanti, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Piemonte, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.