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Timestamp: 2019-06-19 06:40:12+00:00
Document Index: 70984177

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.16', 'art. 52', 'art. 366', 'art. 6', 'art. 16', 'art. 93', 'sentenza ', 'art. 16', 'art.25']

Valide le notifiche telematiche inoltrate alla p.e.c. indicata nel Registro I.P.A. . Il Consiglio di Stato cambia rotta. - Vittorio Fiasconaro
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Valide le notifiche telematiche inoltrate alla p.e.c. indicata nel Registro I.P.A. Il Consiglio di Stato cambia rotta.
Con la recente sentenza n. 7026 del 12 12 2018 (pubblicata oggi sull’home page del sito Giustizia Amministrativa) il Consiglio di Stato sdogana (si spera definitivamente) l’utilizzo del Registro I.P.A. per le notifiche alla P.A.
Rispetto alla precedenti pronunce che avevano disposto la riammissione in termini per errore scusabile, adesso si traccia la strada della validità tout court della notifica.
Il ragionamento della Corte è il seguente.
Dall’entrata in vigore (19 agosto 2014) dell’art.16-sexies del D.L. n. 179 del 2012 convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, come introdotto dall’art. 52 del D.L. 25 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, si impone certamente nell’ambito della giurisdizione civile (e fatto salvo quanto disposto dall’art. 366 cod. proc. civ., per il giudizio di cassazione) alle parti la notificazione dei propri atti presso l’indirizzo PEC risultante dagli elenchi INI PEC di cui all’art. 6-bis del d.lgs. n. 82-2005 (Codice dell’amministrazione digitale) ovvero presso il ReGIndE, di cui al D.M. n. 44-2011, gestito dal Ministero della Giustizia, escludendosi che la notificazione possa avvenire presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario, salvo nei casi di impossibilità a procedersi a mezzo PEC, per causa da addebitarsi al destinatario della notificazione e, in tal senso, la prescrizione dell’art. 16-sexies prescinde dalla stessa indicazione dell’indirizzo di posta elettronica ad opera del difensore, trovando applicazione direttamente in forza dell’indicazione normativa degli elenchi/registri da cui è dato attingere l’indirizzo PEC del difensore, stante l’obbligo in capo a quest’ultimo di comunicarlo al proprio ordine e dell’ordine di inserirlo sia nel registro INI PEC, che nel ReGIndE.
Residuano infatti alcune disposizioni che fanno riferimento o danno per presupposta l’elezione di domicilio in senso esclusivamente fisico: è il caso dell’art. 93 c.p.a., il cui contenuto applicativo deve tuttavia ritenersi “svuotato” nel nuovo assetto regolativo del domicilio eletto, posto che esso regola una situazione che non dovrebbe più esistere (domicilio eletto o indicato in sentenza al quale far riferimento per la notificazione dell’impugnazione), salvo il caso in cui, per analogia con l’art. 16-sexies citato (e richiamato dall’art.25, comma 1-bis c.p.a.), sia impossibile effettuare la notifica via PEC, per causa imputabile al destinatario.
La conclusione cui giunge il Consiglio di Stato appare valida anche nel caso in cui dovessero sussistere due indirizzi diversi per lo stesso Ente, di cui uno iscritto nel Registro P.A. e uno iscritto nel Registro I.P.A. . La natura di pubblico elenco di quest’ultimo appare infatti prescindere dalla situazione di inadempimento imputabile all’Ente Pubblico.
07 01 2019 Avv. Vittorio Fiasconaro
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