Source: https://www.sicurdue.it/veicolo-due-ruote-investe-un-pedone/
Timestamp: 2020-05-26 23:18:41+00:00
Document Index: 16140577

Matched Legal Cases: ['art. 2054', 'art. 2054', 'art 140', 'art. 190', 'art. 2054', 'art. 1227', 'art. 1227', 'art. 2054', 'art. 2043', 'art. 1227', 'art. 2043']

Veicolo a due ruote che investe un pedone, ha sempre torto?
18 Febbraio 2018 di Domenico Chirico
Veicolo a due ruote che investe un pedone, di chi è la colpa?
Nell’articolo di ieri che trovi qui, avevo cercato di fare un po’ di chiarezza sul contenuto dell’art. 2054 c.c., norma che, come ben saprai, ha una funzione particolarmente rilevante nel determinare le responsabilità in caso di incidente stradale.
Abbiamo visto le ipotesi in cui la responsabilità dell’autore di un sinistro stradale, in presenza di determinate condizioni, possa essere esclusa, facendo venire meno l’obbligo di risarcire gli eventuali danni.
Tra le varie cause di esclusione della responsabilità, nel caso di incidente stradale che coinvolga un veicolo a due ruote, merita una particolare attenzione il caso fortuito nella sua accezione di “fatto del danneggiato”.
Questo tipo di fortuito riveste particolare rilevanza nei sinistri stradali che coinvolgono un solo veicolo ovvero un veicolo a due ruote ed il pedone.
L’argomento sta particolarmente a cuore agli appassionati delle due ruote i quali, spesso e volentieri, ingiustamente vengono tacciati di essere dei pirata della strada quando viene investito un pedone.
Contro questo pregiudizio, però, gli amanti delle due ruote potrebbero eccepire che, il pedone non rispettoso delle norme comportamentali previste dal codice della strada rappresenta un pericolo costante: sappiamo bene che, a differenza di una macchina dove il conducente è al riparo all’interno dell’abitacolo, per il motociclista ad esempio la caduta rovinosa, dovuta all’imprudenza del pedone, potrebbe comportare delle conseguenze negative particolarmente gravi sul piano delle lesioni personali.
Dopo queste dovute premesse, entriamo nel vivo e cerchiamo di capire quando la responsabilità dell’investimento di un pedone da parte di un veicolo a due ruote possa essere addebitato al conducente del veicolo oppure al pedone.
Come si determina la responsabilità del conducente delle due ruote?
In linea generale, nel caso di investimento la responsabilità è posta a carico del conducente del veicolo, ex art. 2054 c.c., I comma, il quale potrà liberarsi da tale presunzione soltanto provando la colpa dell’investito.
Prova particolarmente rigorosa in quanto l’art 140 CdS (oltre ovviamente alle regole di comune prudenza e diligenza) espressamente stabilisce che la circolazione dei veicoli non deve mai costituire intralcio o pericolo per l’incolumità delle persone.
Specificamente, la Cassazione con una serie di sentenze ha stabilito:
“In caso di investimento del pedone, il conducente del veicolo può andare esente da responsabilità non per il solo fatto che risulti accertato un comportamento colposo (imprudente o in violazione di una specifica regola comportamentale) del pedone, ma occorre che la condotta del pedone configuri, per i suoi caratteri, una vera e propria causa eccezionale, atipica, non prevista né prevedibile, che sia stata da sola sufficiente a produrre l’evento (Cass. pen., sez. IV, 10 luglio 2015, n. 29799)”;
“In materia di responsabilità civile da sinistri derivanti da circolazione stradale, in caso di investimento di pedone la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti provato che non vi era, da parte di quest’ultimo, alcuna possibilità di prevenire l’evento consistente in un comportamento del pedone imprevedibile ed anormale, sicché il conducente del veicolo si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di avvistarl (Cass. Civ., sez. III, 29/09/2006, n. 21249)”.
In estrema sintesi, la responsabilità del conducente del veicolo sarà esclusa solo quando il comportamento del pedone abbia i connotati della:
QUANDO IL COMPORTAMENTO DEL PEDONE RIVESTE I CONNOTATI DELLA IMPREDIBILITA’ ED ANORMALIRA’?
Per chi non lo sapesse, l’art. 190 del Codice della Strada prevede delle specifiche norme comportamentali alle quali il pedone deve attenersi:
“1. I pedoni devono circolare sui marciapiedi, sulle banchine, sui viali e sugli altri spazi per essi predisposti; qualora questi manchino, siano ingombri, interrotti o insufficienti, devono circolare sul margine della carreggiata opposto al senso di marcia dei veicoli in modo da causare il minimo intralcio possibile alla circolazione. Fuori dei centri abitati i pedoni hanno l’obbligo di circolare in senso opposto a quello di marcia dei veicoli sulle carreggiate a due sensi di marcia e sul margine destro rispetto alla direzione di marcia dei veicoli quando si tratti di carreggiata a senso unico di circolazione. Da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima del suo sorgere, ai pedoni che circolano sulla carreggiata di strade esterne ai centri abitati, prive di illuminazione pubblica, è fatto obbligo di marciare su unica fila.
10. Chiunque viola le disposizioni del presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 25 a euro 99.”
Ovviamente la violazione o il non rispetto delle suddette regole, costituisce in colpa il pedone ed il cui comportamento sarà valutato dal giudice ai fini dell’attribuzione della responsabilità.
Occorre fare almeno altre 3 precisazioni:
Accertata la colpa del pedone, ad esempio perché ha violato una norma di legge o semplicemente non si è attenuto alle norme di comune prudenze e diligenza, sul conducente del veicolo incombe comunque l’onore di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il sinistro stradale come espressamente previsto dal I comma dell’art. 2054 c.c.;
Il comportamento del pedone che si estrinseca nel semplice attraversamento frettoloso ed a testa bassa non può configurare nessun tipo di responsabilità se il suddetto comportamento non ha i connotati della imprevedibilità e straordinarietà (Cass. Civ.; 30/09/2009 n.20949)
Il fatto colposo del pedone può rilevare non solo sotto il profilo di una responsabilità esclusiva del sinistro ma anche semplicemente sotto il profilo del concorso di colpa con conseguente riduzione dell’ammontare risarcitorio proporzionale alla percentuale di concorso di colpa riconosciuta dal giudice.
E la responsabilità del pedone?
Il fatto colposo della vittima è espressamente disciplinato dall’art. 1227, comma 1, c.c., il quale stabilisce che:
“se il fatto colposo del creditore ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono derivate”.
Questa norma semplicemente prevede una regola (che non riguarda solo gli incidenti stradali, non a caso parla di fatto colposo del creditore) semplice nella sua formulazione:
il fatto colposo del danneggiato, nel nostro caso il pedone, che abbia concorso a cagionare il danno, attraverso comportamenti imprevedibili ed anomali, ha come conseguenza la diminuzione del risarcimento.
In base alla gravità del suo comportamento, la responsabilità potrà essere addebitata interamente al pedone se la sua condotta ha avuto efficacia causale assorbente; nel senso che l’evento non si sarebbe verificato se la vittima non avesse posto in essere quel comportamento vale a dire, ribadiamolo, imprevedibile ed anomalo.
Vediamo alcuni esempi trattati dalla Cassazione in cui il comportamento del pedone rileva sotto il profilo del concorso di colpa.
Attraversamento in un punto in cui è vietato o inopportuno attraversare:
Concorso di colpa nella misura del 50% del pedone che attraversando la carreggiata non dava precedenza all’autobus in un momento di intenso traffico ed in un punto in cui era sconsigliabile farlo (Cass. Civ. 22/05/2007 n.11873);
Attraversamento in ore notturne di una strada a 4 corsie con scorrimento veloce scavalcando il guard rail, concorre a porre in essere una situazione di pericolo (Cass. Civ. 22/11/2009, n.24689)
Cosa accade, invece, in caso di morte del pedone, il quale ha concorso a cagionare l’evento?
Oramai è pacifico l’orientamento, sia dottrinale che giurisprudenziale, secondo il quale la regola fissata dall’art. 1227, comma 1, c.c., trova applicazione anche nel caso in cui la vittima del danno abbia, con la propria condotta colposa, concausato la propria morte.
Cosa comporta tutto questo sul piano giuridico?
Una conseguenza logica: anche in questo caso il responsabile non potrà essere chiamato a rispondere integralmente del danno patito sia dalla vittima sia dai suoi prossimi congiunti.
In altre parole, il concorso di colpa produce i suoi effetti (riduzione del risarcimento o, quando la colpa del danneggiato è esclusiva, facendo venire meno il diritto al risarcimento):
nei confronti dei prossimi congiunti nel caso in cui il danneggiato sia morto
Importante (anche se è un po’ troppo tecnico)
La regola della diminuzione del risarcimento, nel caso di concorso di colpa del danneggiato, si applica ai prossimi congiunti, sia
Iure hereditatis (ad es. se la vittima è morta dopo un po’ di tempo dal sinistro, egli ha acquisito il diritto al risarcimento, anche se diminuito in base alla percentuale di colpa, il quale si trasferisce agli eredi)
Iure proprio (ad es. i parenti della vittima acquisiscono il diritto al risarcimento del danno il quale è autonomo e distinto rispetto al diritto della vittima dell’incidente)
Badate bene che queste ultime regole hanno carattere generale e come tali si applicano in tutti i casi in cui ci sia una vittima da sinistro stradale indipendentemente se sia un pedone o un conducente di veicolo.
Infine concludo con una considerazione di carattere generale.
La presunzione di colpa prevista dall’art. 2054 c.c., I co., in capo al conducente non opera in contrasto con il princìpio della responsabilità per fatto illecito ex art. 2043 c.c., questa regola ha delle conseguenze importanti in quanto, nel caso in cui il conducente non fosse in grado di vincere la presunzione di responsabilità, il giudice potrebbe comunque indagare sulla responsabilità concorrente del danneggiato cosicché accertata la condotta pericolosa ed imprudente del danneggiato, essa concorrerebbe ex art. 1227 c.c., comma I, con quella del conducente.
In altri termini, il comportamento colposo del danneggiato non fa venir meno la presunzione di colpevolezza del conducente se quest’ultimo non è in grado di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il sinistro, ma allo stesso tempo la mancanza della suddetta prova non esclude in automatico la colpa esclusiva o concorrente del danneggiato.
Nella mia esperienza, quando la colpa esclusiva o del conducente delle due ruote o del pedone non è chiara, limpida ed inequivocabile è sempre utile indagare sui comportamenti posti in essere da tutti i soggetti coinvolti.
P.s. Ti sei chiesto perché è importante stabilire la colpa esclusiva o il concorso di colpa del pedone?
E’ importante per almeno 3 motivi:
1) innanzitutto è importante sul piano penale, specialmente dopo l’introduzione del reato definito omicidio stradale colposo (per il nuovo reato è previsto la diminuizione della pena fino alla metà se l’incidente è avvenuto con il concorso di colpa della vittima o di terzi) ;
2) in caso di concorso di colpa, hai diritto al risarcimento dei danni che hai subìto in base alla percentuale di responsabilità attribuita alla controparte;
3) in caso di colpa esclusiva, se il conducente delle due ruote ha subìto danni fisici o materiali ha diritto ad essere risarcito integralmente in base al princìpio stabilito dall’art. 2043 c.c., che per semplicità lo riporto integralmente:
“Qualunche fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno“.