Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2576-codice-civile-acquisto-del-diritto
Timestamp: 2019-03-25 02:31:21+00:00
Document Index: 134084038

Matched Legal Cases: ['art. 2576', 'art. 44', 'art. 45', 'art. 78', 'art. 44', 'art. 78', 'art. 2576', 'art. 6']

Art. 2576 codice civile: Acquisto del diritto | La Legge per tutti
Art. 2576 codice civile: Acquisto del diritto
La norma sancisce il principio secondo cui il diritto d’autore sorge con la creazione dell’opera, cioè, nel momento in cui l’idea si si trasforma in un qualcosa di concreto, senza che sia necessario alcun adempimento amministrativo a tal fine.
Costituisce opera creativa la selezione di alcuni momenti della prestazione artistica, lo spostamento degli angoli di osservazione nel corso dello svolgimento oggetto di fissazione, e l'associazione in un medesimo complesso di immagini di selezioni relative a più prestazioni o la combinazione di una fase della prestazione artistica con un'intervista resa dall'interprete. Ciò che connota l'opera creativa è quindi la selezione nell'ambito dell'evento di momenti peculiari, espressione del gusto o della sensibilità dell'autore, e non la sua mera trasposizione nella versione integrale da un punto fisso di osservazione (nella specie, opera cinematografica). Se è vero, infatti, che la legge considera coautori dell'opera cinematografica, con pari dignità artistica, l'autore del soggetto, l'autore della sceneggiatura, l'autore della musica e il direttore artistico (o regista), è altrettanto vero che il regista può essere considerato come titolare (o co-titolare), a titolo originario, dei diritti morali di autore sull'opera cinematografica.
Tribunale Bari Sez. spec. Impresa 24 febbraio 2014 n. 972
Sussiste il plagio qualora risulti che l'autore dell'opera plagiaria abbia avuto a disposizione il manoscritto ancora inedito di quella originale e le due opere dimostrino affinità che, se appaiono talvolta dovute all'omogeneità delle vicende narrate ed all'accesso alle medesime fonti informative, altre volte dipendano dalla sovrapposizione e dal recupero di un testo da parte di un altro, a nulla rilevando il fatto che l'opera plagiaria presenti una propria "soggettività" se quest'ultima è stata rubata da quella plagiata. (Conferma App. Genova, 23 agosto 2011).
Cassazione civile sez. I 19 ottobre 2012 n. 18037
Il concetto giuridico di creatività, al quale si riferiscono gli art. 2576 c.c. e 1 l. n. 633/41, non coincide con quelli di creazione, originalità e novità assoluta, ma rappresenta la personale ed individualizzata espressione di un'oggettività appartenente ad uno dei campi previsti dalla legge e s'identifica con l'apporto individuale e personale, che consiste anche, come si verifica nella fattispecie del documentario, nella personale selezione, organizzazione, elaborazione e trasformazione di materiale documentario secondo un criterio guida espresso in un supporto audiovisivo. Pertanto, il documentario è, pur sempre, l'espressione di un'idea dell'autore, che tende alla partecipazione agli spettatori di un proprio sguardo, più o meno critico, su beni, luoghi o soggetti. Si ha invece mera documentazione ove ricorra la raccolta d'immagini pure e semplici, quasi una mera elencazione di dati, senza che alcun punto di vista sia espresso nelle immagini. Il ricorrente nella fattispecie qui considerata, agisce quale socio rimasto all'esito della cancellazione della società che ha prodotto l'opera in questione. Trattandosi di diritto che ha questa derivazione, ciò di cui si chiede tutela non è dunque il diritto del coautore di cui all'art. 44 l. diritto autore, ma quello di chi ha organizzato la produzione, ed a cui spetta l'esercizio dei diritti di utilizzazione economica ai sensi degli art. 45 e 46. Non vale dunque opporre l'esistenza solo dei diritti connessi di cui all'art. 78 ter, relativi alle immagini così come fissate sul supporto materiale, secondo quanto dedotto dalla società convenuta, in quanto comunque l'esistenza di un'opera cinematografica non esclude la tutela di cui all'art. 44 e ss. (semmai questa tutela si affianca e si cumula a quella prevista dall'art. 78 ter).
Tribunale Bari sez. V 07 febbraio 2011
Cassazione civile sez. lav. 01 luglio 2004 n. 12089
Dal complesso delle norme esistenti nel nostro ordinamento, è enucleabile il principio in base al quale devono essere attribuiti al datore di lavoro i diritti di utilizzazione economica dei risultati creativi realizzati dal dipendente in esecuzione del rapporto di lavoro (non oggetto di tutela brevettale), senza necessità di alcun atto di trasferimento ma quale effetto naturale (non necessario, e quindi derogabile) dello stesso, mentre i diritti morali restano in capo all'autore. Affinché il principio lavoristico possa prevalere sulla regola generale consacrata nell'art. 2576 c.c. e nell'art. 6 della legge d'autore, l'interprete è tenuto a verificare in modo rigoroso l'esistenza di uno stretto nesso di causalità tra l'attività dovuta e la creazione realizzata, accertando che questa costituisca l'esito programmato della prima (nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che, nel particolare contesto del rapporto di lavoro giornalistico, i cui contenuti professionali sono caratterizzati da una notevole dose di creatività, nella ipotesi in cui l'attività inventiva si sia svolta all'interno e nel corso dello svolgimento del rapporto, traendo non solo spunto occasionale, ma anche mezzi ed elementi cognitivi dalla struttura editoriale nella quale l'attività giornalistica si sia espletata, sicché essa possa essere apprezzata quale naturale e prevedibile sviluppo dell'attività dedotta nel contratto, il contratto di lavoro di per sè determina il trasferimento al datore dei diritti di utilizzazione economica, senza bisogno di contratto di edizione).