Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quinto/titolo-v/capo-ii/sezione-ii/art2253.html
Timestamp: 2020-07-10 19:31:42+00:00
Document Index: 78576557

Matched Legal Cases: ['art. 2253', 'art. 2253', 'art. 2254', 'art. 2253', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 2253 codice civile - Conferimenti - Brocardi.it
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Articolo 2253 Codice civile
Dispositivo dell'art. 2253 Codice civile
Il socio è obbligato a eseguire i conferimenti(1) determinati nel contratto sociale [2247, 2286, 2295, n.5].
Se i conferimenti non sono determinati(2), si presume che i soci siano obbligati a conferire, in parti uguali tra loro, quanto è necessario per il conseguimento dell'oggetto sociale [2282, 2295 n.5].
(1) E' dato da ogni utilità suscettibile di valutazione economica (denaro, prestazione d'opera, proprietà o altri diritti di godimento su beni mobili o immobili, obblighi di fare o non fare, ecc. ecc.) che ciascun socio si obbliga a conferire alla società al fine di costituire il patrimonio necessario per il funzionamento della stessa.
(2) Per la società semplice vige la presunzione di eguale obbligo di conferimento del socio e di eguale partecipazione del medesimo alla società, salvo patto contrario.
Il versamento in conto capitale determina una uscita pecuniaria dal patrimonio del socio che entra a far parte del patrimonio della società, da usare solo in conformità alla volontà sociale.
La presunzione di eguale obbligo di conferimento in parti uguali implica la presunzione di eguale partecipazione di ciascun socio alla società che è comunque indipendente dall'effettivo conferimento. La mancata attribuzione dello stesso può dar luogo solo ad azioni dirette a costringere il socio moroso all'adempimento.
Spiegazione dell'art. 2253 Codice civile
La disciplina dei conferimenti
Gli apporti dei soci svolgono la funzione di fornire gli strumenti per l'esercizio dell'attività sociale ed è possibile conferire, nella società di persone, qualsiasi entità suscettibile di valutazione economica che sia utile per il conseguimento dell'oggetto sociale.
Il conferimento costituisce il presupposto della partecipazione sociale: a seguito del conferimento il conferente acquisisce la qualifica di socio.
- il denaro: che costituisce la principale tipologia di apporto dei soci;
- la proprietà: il conferimento di beni in proprietà è previsto dall'art. 2254 del c.c., che ne disciplina il profilo della garanzia;
- i crediti: possono essere oggetti di conferimento sia i crediti pecuniari che i crediti aventi ad oggetto prestazioni di opere o servizi;
- i diritti di godimento reali o personali: possono essere oggetto di conferimento anche i diritti di godimento, come ad esempio l'usufrutto o l'uso di un bene, un diritto di locazione;
- i contratti: è ammissibile il conferimento di un contratto, in cui la prestazione della controparte non sia ancora eseguita;
- l'opera: si ha il conferimento d'opera quando il socio si obbliga a svolgere una determinata attività manuale o intellettuale a fovore della società;
- l'azienda: può essere conferito anche il godimento o la proprietà dell'azienda o di un ramo della stessa.
Massime relative all'art. 2253 Codice civile
Cass. civ. n. 2536/2016
I conferimenti di beni in natura dei soci fondatori integrano negozi traslativi diretti in favore della società, sia essa personale o di capitali, la quale, pertanto, nella veste di parte acquirente, è l'unico necessario e legittimo contraddittore della domanda volta a renderli inopponibili, salvo l'interesse dei primi all'intervento adesivo in ragione dell'affidamento riposto nel conferimento in natura, soprattutto se riguardi un bene essenziale all'attività sociale la cui eventuale perdita, per effetto dell'azione esecutiva del creditore particolare, ponga a rischio la stessa esistenza della società.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2536 del 9 febbraio 2016)
Cass. civ. n. 2758/2012
L'erogazione di somme, che a vario titolo i soci effettuano alle società da loro partecipate, può avvenire a titolo di mutuo, con il conseguente obbligo per la società di restituire la somma ricevuta ad una determinata scadenza, oppure di versamento destinato ad essere iscritto non tra i debiti, ma a confluire in apposita riserva "in conto capitale", o altre simili denominazioni, il quale dunque non dà luogo ad un credito esigibile, se non per effetto dello scioglimento della società e nei limiti dell'eventuale attivo del bilancio di liquidazione, ed è più simile al capitale di rischio che a quello di credito, connotandosi proprio per la postergazione della sua restituzione al soddisfacimento dei creditori sociali e per la posizione del socio quale "residual claimant". La qualificazione, nell'uno o nell'altro senso, dipende dall'esame della volontà negoziale delle parti, dovendo trarsi la relativa prova, di cui è onerato il socio attore in restituzione, non tanto dalla denominazione dell'erogazione contenuta nelle scritture contabili della società, quanto dal modo in cui il rapporto è stato attuato in concreto, dalle finalità pratiche cui esso appare essere diretto e dagli interessi che vi sono sottesi. (Nella specie, la C.S. ha cassato la sentenza impugnata, la quale, dopo avere riferito la circostanza secondo cui l'accordo di finanziamento, intervenuto fra i soci, prevedeva il rimborso solo dopo il ripianamento dei debiti e la messa in liquidazione della società, aveva poi qualificato i versamenti come erogazione di capitale di credito, anziché di rischio, senza considerare inoltre come fosse del tutto irrilevante l'eventuale preferenza di un socio rispetto al rimborso di altri analoghi versamenti operati da altri soci).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2758 del 23 febbraio 2012)
Cass. civ. n. 9209/2001
L'accoglimento della domanda con la quale il socio di una società di capitali chieda la condanna della società a restituirgli somma da lui in precedenza versate alla società medesima richiede la prova che detto versamento sia stato eseguito per un titolo che giustifichi la pretesa di restituzione: prova che deve essere tratta non tanto dalla denominazione con la quale il versamento è stato registrato nelle scritture contabili della società, quanto soprattutto dal modo in cui concretamente è stato attuato il rapporto, dalle finalità pratiche cui esso appare essere diretto e dagli interessi che vi sono sottesi. È questione di interpretazione della volontà negoziale delle parti stabilite se l'indicato versamento tragga origine da un rapporto di mutuo o se invece esso sia stato effettuato a titolo di apporto del socio al patrimonio di rischio dell'impresa collettiva; nel qual ultimo caso il diritto alla restituzione, prima e al di fuori del procedimento di liquidazione della società, sussiste solo qualora il conferimento sia stato risolutivamente condizionato alla mancata successiva deliberazione assembleare di aumento del capitale nominale della società e tale deliberazione non sia intervenuta entro il termine stabilito dalle parti o fissato dal giudice.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9209 del 6 luglio 2001)
Cass. civ. n. 9471/2000
Al fine di accertare se il versamento del socio alla società possa ritenersi effettuato per un titolo che ne giustifichi la restituzione al di fuori dell'ipotesi di liquidazione, occorre accertare quale sia stata la reale intenzione dei soggetti (socio e società) tra i quali il rapporto si è instaurato, verificando, secondo le regole interpretative della volontà negoziale, se tra le parti sia intercorso un rapporto di finanziamento inquadrabile nello schema del mutuo, o se sia intervenuto un contratto atipico di conferimento di capitale (inteso come capitale di rischio, in senso economico, e non come capitale nominale, in senso giuridico); in tale attività ermeneutica il giudice di merito può attribuire valore prevalente alla classificazione contabile con cui l'operazione è stata registrata nei libri della società, giacché la considerazione di una pluralità di elementi ermeneuticamente rilevanti non esclude la selezione di essi in base alla rispettiva valenza e quindi la collocazione di uno o alcuni di essi in posizione di preminenza nell'iter formativo del convincimento del giudice, con la conseguenza che deve ritenersi corretta la prevalenza accordata al dato letterale emergente dalla classificazione contabile, ove esso sia esente da lacune o ambiguità. (Fattispecie relativa a società di persone).
Con il versamento in conto capitale, l'entità pecuniaria che ne forma l'oggetto fuoriesce dal patrimonio del soggetto che vi provvede ed entra a far parte del patrimonio della società (dotato di alterità giuridica rispetto al patrimonio dei singoli soci) e può essere utilizzato soltanto in conformità alla volontà sociale determinatasi nei modi previsti dalla legge; ne consegue che per la distrazione di somme costituenti oggetto di tale versamento nelle società di persone, non è sufficiente una determinazione degli amministratori, giacché la volontà riferibile a tale tipo di società è governata dal principio della collegialità e, nell'ambito di questo, dal principio dell'unanimità, con le sole eccezioni previste dalla legge.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9471 del 19 luglio 2000)