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Timestamp: 2020-07-02 06:06:18+00:00
Document Index: 94839277

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art.24', 'art.3', 'art.7', 'art.1', 'art.4', 'art.25', 'art. 35', 'sentenza ', 'art.8', 'sentenza ', 'art. 8', 'art.9']

Ulderico Iannece – Sportello Unico per l'Edilizia
Autore: Ulderico Iannece (Pagina 1 di 28)
5 Marzo 2020 / Ulderico Iannece
3 Gennaio 2020 / Ulderico Iannece
Tra le più importanti novità fiscali contenute nella Legge 27 dicembre 2019, n. 160 vi è senz’altro la nuova agevolazione prevista per gli interventi sulle facciate esterne degli edifici.
Ufficialmente in vigore a partire dal’ 1° gennaio 2020 fino al 31 dicembre 2020.
• indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell’immobile e, se i lavori sono effettuati dal detentore, gli estremi di registrazione dell’atto che ne costituisce titolo e gli altri dati richiesti per il controllo della detrazione.
• le abilitazioni amministrative in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (concessione, autorizzazione o comunicazione di inizio lavori). Se queste abilitazioni non sono previste è sufficiente una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui deve essere indicata la data di inizio dei lavori e attestare che gli interventi rientrano tra quelli agevolabili;
• in caso di lavori effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi, dichiarazione di consenso del possessore all’esecuzione dei lavori
• influenzi dal punto di vista termico l’edificio;
• ovvero interessi più del 10% dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dello stesso, questo deve soddisfare i requisiti di cui al decreto MISE 26 giugno 2015 e, in termini di trasmittanza termica, quelli di cui alla Tabella 2 del Decreto MISE 26 gennaio 2010;
• intonacatura;
• ripristino di balconi, ringhiere e frontalini.
14 Dicembre 2019 / Ulderico Iannece
6 Dicembre 2019 / Ulderico Iannece
Con la sentenza n. 990/2019 del Tar Lombardia viene ribadito che per installare un dehor, che soddisfi un’esigenza stabile nel tempo, a supporto di un’attività commerciale, serve il permesso di costruire.
Il Tribunale, inoltre, sottolinea che un dehor non può essere considerato una pertinenza.
Il titolare di una enoteca si vede recapitare un’ordinanza di demolizione, da parte del Comune, avente ad oggetto interventi eseguiti in assenza del permesso di costruire.
In particolare il Comune contestava la realizzazione/installazione del manufatto antistante l’attività di ristorazione (dehor), ove erano collocati tavolini e sedie utilizzati per l’attività di somministrazione di alimenti e bevande, in quanto realizzato in assenza di titolo edilizio.
Il manufatto abusivo è descritto dall’Amministrazione come.
una struttura autonoma che costituisce, delimita e arreda uno spazio per il ristoro all’aperto, annesso al locale di pubblico esercizio di somministrazione insediato in sede fissa adibita a dehors permanente semichiuso, realizzato con elementi in legno (montanti, travi e travetti), avente dimensioni esterne di m 13,55 X 8,60.
(…) La struttura è semichiusa lateralmente da tende in tessuto e tende saliscendi plastificate a delimitazione dell’ambito, poggia su suolo pavimentato, non è ancorata, ma ha caratteri di solidità.
il dehors non è una struttura autonoma e utilizzabile indipendentemente rispetto all’enoteca, non ha carattere permanente poiché può essere facilmente e velocemente rimosso, non è munito di solaio ma solo di un telo per il riparo degli avventori dalle intemperie, non è chiuso su tutti i lati ed è privo di riscaldamento.
Il manufatto sarebbe, quindi, ascrivibile agli interventi liberi previsti dall’articolo 6, comma 2, lettera b) del d.P.R. 380/2001, ovvero alle “opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni”.
Il Tribunale evidenzia come in merito alla dedotta precarietà del manufatto:
l’asserita “facile amovibilità” nonché la mancanza di impianto di riscaldamento non costituiscono elementi idonei a conferire al dehor le caratteristiche di un’opera precaria, atteso che tale struttura non ha un utilizzo contingente e limitato nel tempo, ma è destinata a soddisfare bisogni duraturi e non provvisori attraverso la permanenza nel tempo della sua funzione, come è dimostrato nei fatti dalla circostanza che lo stesso viene mantenuto in loco e viene utilizzato da più di 7 anni.
Inoltre in merito alla natura pertinenziale del dehor il Tribunale aggiunge che:
Va esclusa, inoltre, l’asserita valenza puramente pertinenziale del manufatto, in relazione al suo stretto collegamento con l’edificio principale, atteso che, per il suo impatto volumetrico, la veranda attrezzata incide significativamente e in modo permanente sull’assetto edilizio dell’enoteca, del quale amplia la superficie e la volumetria utile.
14 Novembre 2019 / Ulderico Iannece
Tar Calabria: per gli edifici con opere strutturali in cemento armato costruiti dopo l’entrata in vigore della legge 1086/1971, la mancanza del certificato di collaudo statico non può essere sopperita dalla perizia giurata di idoneità statica
La richiesta del certificato di agibilità (oggi segnalazione certificata di agibilità – SCA) deve essere accompagnata “da una vera e propria denuncia delle opere strutturali ‘a posteriori’ e dal successivo collaudo statico” e non può in alcun modo essere sostituita da una perizia giurata di idoneità statica, se si tratta di edifici con opere strutturali in cemento armato costruiti dopo l’entrata in vigore della legge 1086/1971.
Lo ha affermato il Tar Calabria nella sentenza 584/2019 dello scorso 8 ottobre, con la quale è stato respinto il ricorso contro l’annullamento, da parte di un comune, di un certificato di agibilità rilasciato sulla scorta di una perizia giurata ritenuta valida, nonostante l’originaria concessione e le successive varianti prevedessero espressamente il certificato di collaudo statico.
La questione è se la mancanza del certificato di collaudo statico, richiesta dalla legge ai fini del rilascio del certificato di agibilità, possa essere sopperita dalla certificazione di idoneità statica, resa nelle forme della perizia giurata, da un professionista a ciò abilitato o, in altri termini, se quest’ultima, essendo tendenzialmente idonea ad attestare la sicurezza delle strutture di un edificio, possa ritenersi equipollente sostanzialmente e funzionalmente al certificato di collaudo statico.
La risposta è negativa, poiché ai sensi dell’art.24 del dpr 380/2001, nella disciplina applicabile ratione temporis alla vicenda in decisione, il certificato di agibilità assolve alla funzione di attestare “la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto dispone la vigente normativa”.
Tale certificato (oggi sostituito dalla segnalazione certificata di agibilità ex art.3 del d.lgs. 222/2016) viene richiesto ai sensi del comma 2 con riferimento alle nuove costruzioni, alle ricostruzioni o sopraelevazioni, totali o parziali, ed inoltre, agli interventi sugli edifici esistenti che possano influire sulle condizioni descritte al comma 1.
La verifica della presenza del collaudo statico
Fra l’altro, nel caso concreto della realizzazione delle opere in cemento armato, l’obbligo in capo al singolo Comune di verificare la sussistenza del certificato di collaudo statico è sempre stato previsto dalle varie disposizioni succedutesi nel tempo che sono:
l’art.7 della legge 1086/1971 per cui “Tutte le opere di cui all’art.1 debbono essere sottoposte a collaudo statico”;
l’art.4 comma 1 del dpr 425/1994;
il previgente art.25 comma 3 del dpr 380/2001.
Il Tar afferma che per gli edifici con opere strutturali in cemento armato costruiti dopo l’entrata in vigore della legge 1086/1971, la mancanza del certificato di collaudo non è formalmente giustificabile e la richiesta di agibilità deve essere accompagnata da una vera e propria denuncia delle opere strutturali “a posteriori”, se non già presente e dal successivo collaudo statico.
Non esiste alcuna disposizione espressa che consenta di tollerare l’equiparazione, ai fini del rilascio del certificato di agibilità, tra collaudo statico e la certificazione di idoneità statica, ad eccezione di quella prevista dell’art. 35, comma 3, lett. b), legge 47/1985 che contempla, a determinate condizioni e quale sufficiente ai soli fini del rilascio del condono edilizio, la presentazione di un certificato di idoneità statica.
In definitiva, se è vero che in alcuni casi la dichiarazione di idoneità statica può contenere (sempre sotto la responsabilità del tecnico incaricato) le stesse considerazioni in termini di valutazione della sicurezza strutturale di quelle contenute nel certificato di collaudo statico, e condurre perciò alle medesime conclusioni sostanziali, nel caso specifico il condominio ricorrente non ha dato la prova documentale che la perizia giurata di idoneità statica affidata al professionista incaricato sia equivalente, dal punto di vista contenutistico, al certificato di collaudo statico né che la certificazione di idoneità statica sia anche una certificazione di idoneità “sismica” con riferimento all’epoca in cui le parti del fabbricato da rendere agibili furono realizzate.
23 Ottobre 2019 / Ulderico Iannece
18 Ottobre 2019 / Ulderico Iannece
Legge di Bilancio 2020: prorogati ecobonus, bonus ristrutturazioni, bonus mobili, super e iper ammortamento; rifinanziati legge Sabatini e Formazione 4.0; presentato il nuovo bonus facciate
Il Consiglio dei Ministri, nella riunione n. 09 del 15 ottobre 2019, ha approvato i seguenti disegni di legge:
Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020 – 2022 (legge di Bilancio 2020)
La Manovra contiene importanti provvedimenti, dalla proroga delle detrazioni fiscali, super e iper ammortamento, all’eliminazione della clausola di salvaguardia sull’Iva per il 2020; vi sono inoltre norme per il lavoro, l’ambiente e la lotta all’evasione; nonché investimenti per la famiglia e la disabilità.
Misure che consentono, quindi, di avviare le politiche contenute ed anticipate con la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza.
Di seguito i punti principali dei provvedimenti dei disegni di legge.
Vengono prorogate le seguenti detrazioni:
impianti di micro-cogenerazione;
acquisto di mobili ed elettrodomestici di classe energetica elevata a seguito di ristrutturazione della propria abitazione.
Per il 2020 è previsto, inoltre, il “Bonus Facciate” il nuovo beneficio fiscale introdotto nella legge di Bilancio dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, al fine di promuovere gli interventi di restauro e recupero delle facciate di palazzi e condomìni. Una misura che servirà a migliorare l’aspetto delle città italiane.
Si tratta di un credito di imposta del 90% sulle spese sostenute per il restauro ed il recupero delle facciate degli edifici.
Infatti, come scrive il ministro Franceschini:
Nella legge di bilancio una norma coraggiosa che renderà più belle le città italiane. Con il Bonus Facciate un credito fiscale del 90% per chi rifà nel 2020 la facciata di casa o del condominio, in centro storico o in periferia, nelle grandi città o nei piccoli comuni.
L’agevolazione mira, quindi, alla riqualificazione del patrimonio edilizio nazionale ed al decoro urbano, con effetti sicuramente positivi anche per il settore edile.
Prevista la realizzazione di un piano finalizzato ad aumentare i pagamenti elettronici predisponendo, inoltre:
l’introduzione di un super bonus da riconoscersi all’inizio del 2021 in relazione alle spese effettuate con strumenti di pagamento tracciabili nei settori in cui è ancora molto diffuso l’uso del contante;
l’istituzione di estrazioni e premi speciali per le spese pagate con moneta elettronica;
le sanzioni per la mancata accettazione dei pagamenti con carte di credito o bancomat.
Al fine di evitare un aumento delle imposte a carico dei consumatori, è prevista la cancellazione clausola dell’Iva. Per il 2020 quindi dovrebbe essere evitato l’aumento dell’IVA.
Si stanziano le risorse necessarie a proseguire gli incentivi del programma “Industria 4.0” per sostenere gli investimenti privati e favorire il rinnovo dei sistemi produttivi: tra questi:
il super e l’iper ammortamento (per beni tecnologici, software ed economia circolare);
il rifinanziamento della legge Sabatini;
Prevista l’istituzione di 2 nuovi fondi:
uno per finanziare gli investimenti dello Stato e degli enti territoriali;
uno per contribuire (con garanzie, debito o apporto di capitale di rischio) alla realizzazione di investimenti privati sostenibili nell’ambito del green new deal.
Alle suddette risorse vanno, inoltre, aggiunte quelle relative al sostegno degli investimenti privati sotto forma di contributi e di incentivi.
Prende il via un percorso di diminuzione strutturale della pressione fiscale sul lavoro e di riforma complessiva del regime Irpef per tutti i lavoratori dipendenti: già dal 2020 si riduce il cuneo fiscale a carico dei lavoratori.
Sono stati aumentati gli stanziamenti del triennio 2019-2021 per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego del comparto Stato.
Al fine di contrastare l’evasione e le frodi fiscali in più settori è previsto:
un inasprimento delle pene per i grandi evasori;
l’introduzione di misure per contrastare l’illecita somministrazione di manodopera e l’aggiramento della normativa contrattuale in tema di appalti da parte di cooperative o imprese fittizie;
il rafforzamento di misure contro le frodi nel settore dei carburanti;
il rafforzamento al contrasto all’evasione e all’illegalità nel settore dei giochi, attraverso l’istituzione del registro unico degli operatori del gioco pubblico e il blocco dei pagamenti per i soggetti che operano dall’estero senza concessione, anche attraverso l’istituzione dell’agente sotto copertura.
a partire dalla seconda metà del 2020 è prevista la cancellazione del superticket nella sanità ed un incremento delle risorse per il sistema sanitario nazionale, destinate comunque ad aumentare nel prossimo triennio.
Prevista la conferma del sussidio economico che accompagna alla pensione le categorie di lavoratori da tutelare (cosiddetta APE Social) e la possibilità per le lavoratrici pubbliche e private di andare in pensione anticipata anche per il 2020 (la cosiddetta Opzione Donna).
Confermata anche per il 2020 l’esenzione dal canone RAI per gli anziani a basso reddito.
Vengono stanziate risorse necessarie all’attuazione della delega per le politiche di sostegno alle persone diversamente abili.
Previste anche nuove risorse in 3 distinti fondi:
la tutela del diritto al lavoro;
le esigenze di mobilità.
1 Settembre 2019 / Ulderico Iannece
Tar Calabria: nel caso in cui la disciplina urbanistico-edilizia prescriva che l’altezza massima di nuovi edifici non possa superare quella degli edifici preesistenti circostanti, tale parametro deve riferirsi esclusivamente agli edifici limitrofi a quello da costruire
In materia di distanze tra edifici, il riferimento del DM 1444/1968 agli edifici “circostanti” si riferisce ai soli edifici “limitrofi” alla nuova costruzione.
Lo ha affermato il Tar Calabria nella sentenza 387/2019 dello scorso 17 giugno, che ha respinto il ricorso proposto contro il provvedimento con il quale un comune aveva negato al proprietario di un edificio il rilascio del permesso di costruire per la realizzazione di lavori di sopraelevazione.
Secondo il ricorrente, l’art.8 del DM 1444/1968 prevede per la zona B un’altezza massima non superiore “all’altezza degli edifici preesistenti e circostanti”, per cui il comune avrebbe erroneamente preso a riferimento l’altezza degli edifici in aderenza mentre nella più ampia area di prossimità sarebbero presenti fabbricati la cui altezza è superiore a quella del progetto respinto dagli uffici comunali.
Ma il Tar non è dello stesso avviso, poiché la ratio del DM 1444/1968 – nel riferirsi all’altezza ‘degli edifici preesistenti e circostanti’ – è quella di “porre a riferimento della nuove costruzioni, o dell’ampliamento di costruzioni esistenti, l’altezza degli immobili contigui al fine di mantenere, in un assetto edilizio circoscritto e già consolidato (la zona urbanistica è classificata come “residenziale satura”) caratteristiche di omogeneità. Pertanto, nel caso in cui la disciplina urbanistico-edilizia prescriva che l’altezza massima degli edifici di nuova costruzione non possa superare l’altezza di quelli “preesistenti circostanti”, il Collegio ritiene che tale parametro (gli edifici “circostanti”) non può che riferirsi agli edifici limitrofi a quello costruendo, coerentemente con la ratio della norma, preordinata ad evitare che fabbricati contigui o strettamente vicini presentino altezze marcatamente differenti e a far sì che restino omogenei gli assetti costruttivi rientranti in zone di limitata estensione (cfr. da ultimo per un analogo iter argomentativo Cons. Stato n. 4553/2014, n. 3184/2013)” (TAR Napoli, sez. VII, sentenza n. 4102 del 26 agosto 2016).
I ‘paletti’ delle distanze tra costruzioni
L’art. 8 del decreto interministeriale n.1444/1968 dispone:
per le zone A (parti di territorio interessate da agglomerati urbani che rivestano carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale), che l’altezza massima di ogni nuovo edificio (o di trasformazione di edificio esistente) non può superare l’altezza degli edifici circostanti di carattere storico-artistico (comma 1, punto 1);
per le zone B (parti di territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalle zone A), che l’altezza massima dei nuovi edifici non può superare l’altezza degli edifici preesistenti e circostanti, con la eccezione di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni plano volumetriche, sempre che rispettino i limiti di densità fondiaria (comma 1, punto 2).
Le novità dello Sblocca Cantieri in materia di distanze
Ricordiamo, infine, che il decreto Sblocca Cantieri (32/2019) ha introdotto una norma interpretativa riferita all’art.9 del DM 1444/1968: nel riferirsi, per la zona B del territorio comunale, all’altezza degli edifici preesistenti e circostanti, si fa riferimento delle nuove costruzioni (o dell’ampliamento di costruzioni esistenti) all’altezza degli immobili contigui e non all’altezza degli edifici del quartiere.
25 Luglio 2019 / Ulderico Iannece