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Timestamp: 2018-12-11 01:27:12+00:00
Document Index: 41375209

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 34', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 164', 'art. 323', 'art. 605', 'art. 328', 'art. 111', 'art. 34', 'art. 33']

Articolo del 24/05/2007 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore
L'accertamento (A.S.O.) ed il Trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.) sono due strumenti cautelari rivolti verso una persona affetta da una malattia mentale, la quale si trova in una fase acuta della sua situazione di malessere.
Tali provvedimenti sono adottati dal Sindaco, il quale agisce nella sua qualità di autorità sanitaria locale e di titolare del potere di emanare ordinanze contingibili ed urgenti, per imporre coattivamente:
 la visita da parte di un sanitario, per poter valutare lo stato psico-fisico della persona e le scelte più opportune da adottare (A.S.O.);
 il ricovero di un soggetto malato, in una struttura ospedaliera oppure in altro luogo di cura (T.S.O. extraospedaliero), per consentire l'applicazione di idonee terapie.
Questi due istituti giuridici sono stati introdotti nel 1978, con le leggi n. 180 (legge Basaglia) e n. 833 (legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale 1). Entrambe le leggi hanno radicalmente innovato l'atteggiamento dello Stato nei riguardi dei malati di mente. Infatti, nella società odierna il malato di mente non è più considerato come un soggetto pericoloso per la società e, pertanto, il bisogno di cura prevale sulle esigenze di polizia.
L'accertamento ed il Trattamento Sanitario Obbligatorio sono pienamente compatibili con i principi costituzionali sanciti nell'articolo 32, comma 2°, della Costituzione: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
L'accertamento Sanitario Obbligatorio (A.S.O.) si basa su di una visita medica, effettuata dal medico curante o da uno specialista in malattie mentali, e si applica, esclusivamente, quando un certo comportamento segnalato induce a far sospettare al medico di essere in presenza di una situazione caratterizzata da un disturbo psicopatologico rilevante. Tale dubbio, così fondato, non può essere accertato e verificato se il cittadino si sottrae a un esame medico diretto. Ad ogni modo, c'è da sottolineare che l'accertamento coatto, però, non può essere effettuato, per legge, in regime di degenza ospedaliera. In sostanza, l'A.S.O. si svolge presso il domicilio del paziente oppure presso una struttura sanitaria territoriale. In questo particolare caso, il Sindaco dispone con ordinanza succintamente motivata l'accertamento sanitario, dietro richiesta motivata di un medico, anche non specialista. La situazione che si crea, così, può essere denominata come una sorta di “fermo di psichiatria” a seguito del quale si possono verificare due condizioni. La prima, ed anche la più semplice, è quella di ritenere la persona destinataria del provvedimento non più bisognosa di terapie. La seconda, invece, è quella di ritenere necessaria per la persona destinataria l'eventuale progressione verso un Trattamento Sanitario Obbligatorio
Il T.S.O., invece, si fonda su di una proposta che viene formulata, a norma della Legge 833/78, da un medico che ha valutato le condizioni del soggetto. Mentre ad un medico 2 della A.S.U.R., ai sensi dell'articolo 34, spetta la formulazione della eventuale convalida. Solo dopo questi indispensabili atti il Sindaco può emettere l'ordinanza che dispone il T.S.O. (art. 34). Quindi, i medici debbono attentamente valutare tutte le reali condizioni psico-fisiche del soggetto e verificare se l'esaminato si trovi nelle condizioni previste dall'art. 34 della Legge 833/78 ossia:
● che abbia bisogno di interventi terapeutici;
● che tali interventi non vengano accettati;
● che non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di adottare le tempestive ed idonee misure sanitarie extra-ospedaliere.
Il Trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.) consiste in un ricovero coatto, in idoneo luogo di cura, dei malati di mente che, in situazioni di particolare aggravamento delle loro deficienze psichiche, non vogliono accettare le cure e sono socialmente pericolosi per sé stessi e per gli altri. Tale trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.) si effettua in regime di degenza ospedaliera solamente qualora manchino le condizioni e le circostanze che consentano di adottare le tempestive ed adeguate misure sanitarie extraospedaliere.
L'accertamento ed il trattamento sanitario obbligatorio sono il risultato finale di un complesso iter procedurale, sia sul piano formale che su quello tecnico-operativo, volto a tutelare, difendere i diritti del malato mentale come individuo. Pertanto, il T.S.O. (ospedaliero ed extraospedaliero) e l'A.S.O. assumono il carattere e la funzione di essere intesi come un'extrema ratio, attivabili soltanto in situazioni ben circoscritte e previste dalla legge.
È dunque evidente, in questo contesto, che l'ordinanza del Sindaco che dispone il T.S.O. può legittimamente operare soltanto quando sono già stati utilmente esperiti tutti gli atti tecnici ritenuti opportuni.
In questo complesso iter procedurale sono coinvolti una serie numerosa di soggetti quali: i familiari ed il medico curante, in veste di promotori; il sindaco, quale autorità garante che emette il provvedimento; la polizia locale, (le forze dell'ordine) e il personale sanitario, in funzione di esecutori del provvedimento finale; le strutture sanitarie ospedaliere e non, che hanno la funzione ed il compito di prendere in carico il malato; il giudice tutelare, nel ruolo di controllore (in caso di T.S.O. presso una struttura ospedaliera).
A questo punto della trattazione dell'argomento mi accingo ad esporre il ruolo specifico che assume la Polizia Locale all'interno di questa procedura. La partecipazione della Polizia Locale all'esecuzione dei trattamenti e degli accertamenti sanitari obbligatori non è facoltativa, ma è in funzione di un ruolo ben preciso e specifico che la stessa riveste per tutto il procedimento. Pertanto, la Polizia Locale deve attentamente vigilare sulla corretta esecuzione del provvedimento presenziando alla dinamica dell'intervento, garantendo il rispetto della persona umana nei suoi aspetti fisici e morali e nel diritto alla salute previsto e sancito dalle norme costituzionali.
Le altre funzioni della Polizia Locale sono quelle c.d. di supporto o ausiliarie che si esplicano nel compiere attività di ricerca del malato affinché il personale sanitario possa raggiungerlo e non solo. Infatti, la Polizia può anche intervenire per chiamare il medico curante, per fargli compiere l'A.S.O. o per contribuire alla conoscenza del malato oppure per allontanare tutti i presenti che potrebbero nuocere alla buona riuscita dell'intervento. La funzione della Polizia, quale forza pubblica, si trasforma in coercitiva e diviene inevitabile e doverosa allorquando l'interessato ponga in essere uno dei seguenti comportamenti:
● minacci di compiere atti di autolesionismo;
● minacci di aggredire terze persone o di danneggiare cose;
● opponga una resistenza attiva e violenta nei confronti degli agenti di Polizia intervenuti sul luogo.
Poste queste premesse, si deve affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, che in questa procedura la Polizia Locale interviene nell'esercizio del suo potere di polizia amministrativa sanitaria e non nell'esercizio dell'attività di pubblica sicurezza. Ciò posto, l'inosservanza dell'ordinanza sindacale, da parte dei soggetti coinvolti, è punita ai sensi dell'articolo 650 del codice penale.
In situazioni estreme e del tutto eccezionali viene consentito anche il ricorso alle altre Forze dell'ordine quali l'Arma dei Carabinieri, la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza, i Vigili del Fuoco, su previo accordo con le Questure e le Prefetture.
A ciò si deve aggiungere il fatto che la Polizia Locale , per portare a termine tutta questa difficile procedura, può essere chiamata a svolgere compiti ulteriori rispetto a quello del prelievo della persona. Questi compiti sono dati dal trasporto della persona oggetto del T.S.O., che deve avvenire su autoambulanza, e dalla scorta fino alla struttura sanitaria. Tale ultimo compito può essere eseguito ma nessuna norma obbliga, però, la Polizia Locale a soddisfare tale ultima richiesta.
Ora passo ad analizzare gli adempimenti formali ed il ruolo del Sindaco che agisce in qualità di autorità sanitaria locale, nonché di titolare del potere di emettere ordinanze contingibili ed urgenti.
Come già esposto in precedenza, il Trattamento Sanitario Obbligatorio viene disposto dal Sindaco con ordinanza motivata, su preventiva proposta, dettagliatamente motivata, di un medico (anche non specialista). Il provvedimento de quo appartiene al novero delle ordinanze contingibili ed urgenti, emanate dal Sindaco quale capo dell'amministrazione comunale 3 (e non quale ufficiale del governo), ai sensi dell'articolo 50 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
La precipua finalità dell'ordinanza in oggetto è quella di un atto che, dopo aver recepito le proposte mediche di trattamento sanitario, rende obbligatorio ed eseguibile il provvedimento avente natura coercitiva.
Si tratta di un atto tipico che necessita, però, affinché possa avere effetti stabili, di una convalida 4 da parte del giudice tutelare, supportata da notizie cliniche relative al paziente e da circostanze che rendano indispensabile il provvedimento. In tutti i casi 5 nei quali l'ordinanza sindacale dispone il T.S.O. in condizioni di degenza ospedaliera, questo deve essere notificato, insieme agli originali dei certificati medici, entro 48 ore dal ricovero, al giudice tutelare competente per territorio. Allo stesso giudice deve essere comunicata 6, entro lo stesso termine, ogni eventuale proroga del provvedimento.
La convalida del provvedimento sindacale, da parte del giudice tutelare, deve avvenire entro le successive 48 ore, assunte le opportune informazioni e dopo avere disposto tutti gli eventuali accertamenti sul caso. Tale convalida non può mai mancare ed è inquadrabile nella c.d. “giurisdizione volontaria”, in quanto l'intervento del giudice tutelare interviene per perfezionare un procedimento avente natura amministrativa. Sull'ordinanza sindacale il giudice tutelare si deve pronunciare con decreto motivato, ex art. 35 comma 2° legge 23.12.1978 n. 833, per convalidare o meno tale provvedimento e dandone, poi, successiva comunicazione al Sindaco. A questo punto, se il giudice tutelare adito non convalida il T.S.O. allora il Sindaco deve disporre la cessazione immediata del trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera.
Infine, in caso di ricorso avverso il provvedimento sindacale che dispone trattamento sanitario obbligatorio, ai sensi della legge n. 788 del 1978, proposto davanti al tribunale, questo deve – ai sensi dell'art. 35 7, comma 11, L . cit. - essere notificato al Sindaco, sotto pena di nullià ex art. 164, comma quarto c.p.c., e non può essere sanato dalla mera costituzione della controparte (e tanto meno dalla sua mera comparizione) poiché si tratta non già di un vizio della notifica (vocatio in ius), ma relativo al contenuto dell'atto introduttivo, riguardante l'esposizione dei fatti e delle ragioni che lo sostengono (editio actionis) 8.
Alla luce di tutte le sopraccitate considerazioni, si può desumere che il Sindaco e nei grandi Comuni il Dirigente Comunale sono i primi baluardi posti a garanzia dei diritti del malato. Pertanto, proprio in capo al Sindaco sono incardinate le responsabilità civili, penali ed amministrative di dare luogo a procedimenti viziati. In sostanza, il Sindaco è tenuto a rifiutarsi di emanare ordinanze illegittime perché queste potrebbero fare sorgere in capo alla sua diretta persona una responsabilità penale per i reati di abuso d'ufficio (art. 323 c.p.) e/o di sequestro di persona (art. 605 c.p.). Inoltre, a tal proposito, il rifiuto di compiere un atto che è basato su proposte viziate non è idoneo a realizzare il reato di cui all'articolo 328 c.p. (Omissione o rifiuti di atti d'ufficio), poiché tale norma punisce solo le omissioni compiute “indebitamente”. Ciò che, al contrario, è idoneo ad integrare la fattispecie incriminatrice sopraccitata è l'omissione della comunicazione al giudice tutelare. Infatti, secondo il comma 7 dell'articolo 35 della legge 833/1978, tale omissione determina la cessazione di ogni effetto del provvedimento ed è , altresì, idonea a configurare il reato di omissione di atti di ufficio p. e p. dall'art. 328 codice penale.
Per una maggiore completezza espositiva riporto qui in allegato la legge n. 180 del 13 maggio 1978:
1 Art. 33 L . 23 dicembre 1978, n. 833 (Norme per gli accertamenti ed i trattamenti sanitari volontari e obbligatori). Gli accertamenti ed i trattamenti sanitari sono di norma volontari.
2 È da specificare che la legge non richiede che i medici siano specialisti in psichiatria o dipendenti dal Dipartimento di Salute Mentale.
3 In senso contrario vedi Cassazione civile, sez. I, 16 aprile 2004, n. 7244. “In materia di trattamento sanitario obbligatorio, ai sensi della legge n. 788 del 1978, il decreto del tribunale che annulla l'ordinanza del Sindaco, con la quale è stato disposto il trattamento sanitario obbligatorio nei confronti di una persona, non è ricorribile per Cassazione da parte del Comune atteso che, nella materia de qua, il Sindaco assume la qualità di Ufficiale di Governo, ossia di organo diretto dello Stato e non già del Comune, che deve ritenersi estraneo alla procedura in esame”.
4 Vedi Cassazione civile, sez. I, 23 giugno 1998, n. 6240 “In ipotesi di trattamento sanitario obbligatorio, disposto con provvedimento del Sindaco ex lege n. 833 del 1978 e convalidato dal giudice tutelare, la decisione adottata del tribunale all'esito del reclamo proposto dall'interessato, insuscettibile di ulteriori gravami ordinari, è impugnabile con il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., attesane la natura di provvedimento giurisdizionale definitivo, di contenuto decisorio su diritti soggettivi” (Corte Costituzionale n. 74/68, secondo la quale il provvedimento di ricovero coatto si inquadra tra quelli restrittivi della libertà dell'individuo). (..omissis..)
5 Se l'ordinanza coercitiva viene adottata nei riguardi di minori di età, esso deve essere notificato ad un genitore, o a chi ne fa le veci, e deve essere comunicato contestualmente all'intervento al Tribunale per i minori territorialmente competente.
6 Se l'ordinanza è adottata nei confronti di cittadini stranieri o di apolidi, ne va data comunicazione al Ministero dell'Interno ed al Consolato o Ambasciata competente, tramite il Prefetto.
7 Art. 35 L . 23 dicembre 1978 n. 833 – Procedimento relativo agli accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori in condizioni di degenza ospedaliera per malattia mentale e tutela giurisdizionale. Il provvedimento con il quale il Sindaco dispone il trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera, da emanarsi entro 48 ore dalla convalida di cui all'art. 34, quarto comma, corredato dalla proposta medica motivata di cui all'art. 33, terzo comma, e dalla suddetta convalida deve essere notificato, entro 48 ore dal ricovero, tramite messo comunale, al giudice tutelare nella cui circoscrizione rientra il comune.
Il giudice tutelare, entro le successive 48 ore, assunte le informazioni e disposti gli eventuali accertamenti, provvede con decreto motivato a convalidare o non convalidare il provvedimento e ne dà comunicazione al Sindaco. In caso di mancata convalida il Sindaco dispone la cessazione del trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera. (…omissis…)
8 In tal senso vedi Cassazione civile, sez. I, 16 aprile 2004, n. 7244 (Nella specie, la Corte – su ricorso del Sindaco – ha affermato la nullità dell'intero procedimento ed ha cassato il provvedimento impugnato, con rinvio al tribunale per un nuovo giudizio, previa notifica al Sindaco del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza).