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Timestamp: 2017-09-22 00:50:10+00:00
Document Index: 101440495

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 107', 'art. 107', 'art. 14', 'art. 107', 'art. 15']

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« Documento Carbosulcis: Procedura di indagine relativa agli aiuti di stato per il Progetto integrato CCS Sulcis
Ottimizzare i tempi di vendita e valorizzare la propria impresa con il MePA »
Pubblicato il 19/02/2013 alle 12:32 in Lavoro
Essendo stato pubblicato, in data 20/11/2012, il Comunicato Stampa Commissione Europea, rif. IP/12/1242, esprimiamo preoccupazione e rammarico per la situazione della Società in cui operiamo, consapevoli di essere le prime vittime della suddetta situazione, che stiamo direttamente subendo. Ci rivolgiamo in prima battuta al rappresentante legale dell’azionista unico di Carbosulcis S.p.A., reclamando il ns. diritto ad essere messi tempestivamente e direttamente a conoscenza di ogni evento legato a quanto in oggetto, assumendo contestualmente parte attiva, coinvolta nelle Interlocuzioni che ci risultano in atto con la Commissione Europea.
Stante, infatti, la situazione attuale, la Carbosulcis S.p.A. risulta, dal 14 Novembre u.s., coinvolta nella seguente procedura di indagine da parte della UE:
· La procedura d’indagine per Aiuto di Stato SA.20867 (2012/NN) per l’aiuto di stato concesso (e non notificato alla EU) alla Carbosulcis dal 1998 al 2010.
A tal proposito, siamo consapevoli della necessità di vedere quanto prima avviate le interlocuzioni con gli Uffici preposti della Commissione Europea, poiché, se non si risolvono gli atti pendenti con l’organo in questione non si possono avere prospettive future per la Carbosulcis S.p.A. e per noi lavoratori di questa Miniera.
Inoltre, preso atto che, per avere una piena conoscenza della base giuridica su cui si fondano i contenuti delle due lettere di procedura di indagine, che vedono direttamente coinvolti:lo Stato italiano, la Regione Autonoma della Sardegna e la Carbosulcis S.p.A., riportiamo, di seguito, le norme comunitarie inerenti al caso in oggetto.
- Le prime norme europee in materia di aiuti di stato risalgono al trattato che istituisce la Comunità Europea del carbone e dell’acciaio del 1952 e al trattato che istituisce la comunità economica europea del 1957 e, attualmente, sono sancite dal trattato sul funzionamento dell’Unione europea ( “TFUE”).
- L’articolo 107(1) del TFUE definisce la nozione di aiuti di Stato e, nei successivi commi, precisa i criteri in base ai quali tali aiuti possono considerarsi compatibili con il mercato interno (107(3a-c)), mentre l’articolo 108(2) – 108(3) del TFUE delinea i principi procedurali fondamentali che la Commissione applica per garantire il rispetto delle norme sostanziali in materia di aiuti di Stato da parte degli Stati membri. L’articolo 109 del TFUE autorizza il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, a stabilire tutti i regolamenti utili ai fini dell’applicazione degli articoli 107 e 108.
- Nel 1999 il Consiglio ha adottato il regolamento (CE) n. 659/1999 (cd. “regolamento di procedura”), che delinea in modo dettagliato le norme procedurali che disciplinano l’applicazione degli articoli 107 e 108 del TFUE; e che all’art. 14 sancisce quanto
“Nel caso di decisioni negative relative a casi di aiuti illegali la Commissione adotta una decisione con la quale impone allo Stato membro interessato di adottare tutte le misure necessarie per recuperare l’aiuto dal beneficiario”.
- A partire dal 4/02/2006 sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea è stata pubblicata la Direttiva 2005/89/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 gennaio 2006, concernente misure per la sicurezza dell’approvvigionamento di elettricità e per gli investimenti nelle infrastrutture (Testo rilevante ai fini del SEE).
- A partire dal 1 Gennaio 2011 è entrata in vigore la Decisione del Consiglio 2010/787/EU, sugli aiuti di Stato per agevolare la chiusura di miniere di carbone non competitive, che sotto specifiche condizioni, possono chiedere aiuti alla produzione e alla copertura delle perdite dell’esercizio carboniero.
- A partire dal 2011 lo Stato italiano ha recepito la Direttiva 2009/72/CE, “relativa a norme comuni per il terzo mercato interno dell’energia elettrica; e che abroga la Direttiva 2003/54/CE (Testo rilevante ai fini del SEE)”.
Constatiamo che, l’azionista unico della Carbosulcis S.p.A. è la RAS, che risulta pertanto indirettamente responsabile della sua gestione e risultati operativi, nonché delle sue strategie industriali ed eventuali deficienze rispetto a quanto previsto dalla normativa UE applicabile.
La Carbosulcis ha sede in Sardegna, una regione che osserva un andamento decrescente dei consumi energetici complessivi; e in cui la provincia del Sulcis in particolare, priva di una condizione Strutturale favorevole per i costi energetici, prima della fermata di alcune industrie fortemente energivore, assorbiva circa 2/3 della capacità installata regionale. A livello nazionale, è, infatti, completamente carente l’attuazione di una chiara politica energetica, che contempli l’utilizzo pianificato del carbone Sulcis, come unica risorsa nazionale di carbone fossile. Riteniamo che l’azione propositiva spetti alla RAS, poiché la Carbosulcis è una Società per Azioni, azionariata per il 100% dalla RAS stessa. Per entrare più nel dettaglio, riportiamo di seguito quanto riportato nell’Allegato 1 della Delibera di Giunta Regionale n. 40/18 del 11.10.2012, avente come oggetto lo Statuto della suddetta Società:
“La società ha per oggetto la riattivazione del bacino carbonifero del Sulcis attraverso lo sviluppo dell’attività estrattiva e l’adeguamento tecnologico continuo; l’esecuzione di studi, ricerche e sperimentazioni tecnico, scientifiche e organizzative nell’ambito dell’attività estrattiva carbonifera, ivi compreso il riutilizzo degli sterili di laveria e i by products derivanti dal sistema carbo- energetico; la gestione di servizi industriali nell’ambito delle ampie sinergie realizzabili con l’attività carboenergetica e di utilizzo del carbone in campo energetico e chimico; la realizzazione e la gestione di opere di recupero ambientale e di compendi immobiliari legati alle attività carbo- energetiche; la realizzazione e la gestione di opere di riabilitazione e di riqualificazione a fini turistici ricreativi, convegnistici e del tempo libero, museali e culturali; l’organizzazione e la gestione di attività di formazione nell’ambito di programmi di formazione continua e di promozione della cultura mineraria carbo-energetica.
La società potrà compiere tutte le operazioni commerciali, industriali e finanziarie, mobiliari e immobiliari, compreso il rilascio di fideiussioni che siano necessarie od utili per il conseguimento dell’oggetto sociale.”
La società, per il raggiungimento dell’oggetto sociale, può promuovere la nascita di nuove aziende, partecipate o meno, costituire Associazioni Temporanee di Imprese con altre società pubbliche e/o private; costituire joint venture, partecipare a programmi e piani integrati d’area e di territorio anche con enti e amministrazioni pubbliche e adottare ogni forma di organizzazione societaria funzionale all’ottenimento dei migliori risultati.”
Stante quanto sopra riportato, occorre definire nel più breve tempo possibile ,senza attendere invano la data ultima attualmente prevista del mese di Dicembre 2013, un Piano Operativo per favorire la competitività della miniera di carbone di Nuraxi Figus e per realizzare i necessari investimenti. Pensiamo, inoltre, occorra attivare tutte le possibili sinergie legate in particolare all’utilizzo delle tecnologie di sequestro dell’anidride carbonica, già utilizzate dall’ENEL in Italia e non solo.
Entrando nel merito delle due procedure di indagine avviate nei confronti dell’Italia, si evince che il Governo Nazionale e la RAS, non sono stati in grado di giustificare ciò che sta alla base dell’art. 107(3) del TFUE; secondo il quale possono considerarsi compatibili con il mercato interno:
b) gli aiuti destinati a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo, oppure a porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno stato membro;
A questo proposito, facendo riferimento al 107(3)(c), la Commissione considera appropriato seguire i seguenti tre criteri:
1) la misura di aiuto persegue un obiettivo preciso di interesse comune? (ad esempio crescita, occupazione, coesione, ambiente, sicurezza energetica).
2) L’aiuto è correttamente strutturato per conseguire l’obiettivo d’interesse comune, ovvero pone rimedio al fallimento del mercato o consegue altri obiettivi?
(a) La misura di aiuto è uno strumento adeguato, cioè si possono mettere in atto ulteriori migliori strumenti?
(b) Vi è un effetto di incentivazione, ovvero l’aiuto modifica il comportamento delle imprese?
(c) La misura di aiuto è proporzionata, cioè si potrebbe ottenere lo stesso effetto con meno aiuti?
3) Le distorsioni della concorrenza e l’incidenza sugli scambi sono limitate, di modo che il bilancio complessivo sia positivo?
Dal comunicato stampa pubblicato dalla Commissione europea, appare evidente che il Governo italiano non è stato in grado di far rientrare gli aiuti richiesti come consentiti.
L’art. 107(3)(a) del TFUE, consente di erogare aiuti di stato a regioni svantaggiate rispetto alla media UE. Trattasi di regioni in cui lo standard di vita è abnormemente basso o in cui si ha una seria sottoccupazione (regioni NUTS II con un GDP/cap inferiore al 75% della media europea).
Il settore carboniero è escluso dal campo di applicazione degli orientamenti sugli aiuti a finalità regionale per il periodo 2007- 2013 ( Linee guida per Aiuti Nazionali e Regionali, GUUE 2006/C, 54/08), così come da quello dei precedenti orientamenti, in particolare perché esiste tutta una serie di norme settoriali specifiche in materia di aiuti agli investimenti e al funzionamento, previste dal regolamento n. 1407/2002 e dalla Decisione 2010/787/UE. Gli orientamenti sugli aiuti a finalità regionale non risultano pertanto applicabili, ma le autorità italiane non hanno comunque fornito alcuna argomentazione a sostegno del fatto che gli aiuti in questione o una parte di essi contribuirebbero a raggiungere l’obiettivo della coesione regionale di cui all’articolo 107( 3)(a) del TFUE. In realtà, gli aiuti a finalità regionale destinati a ridurre le spese correnti di un’impresa (aiuti al funzionamento) sono di norma vietati. In via eccezionale, tuttavia, possono essere concessi aiuti di questo tipo nelle regioni che beneficiano della deroga di cui all’articolo 107 (3)(a), purché essi siano giustificati (i) in funzione del loro contributo allo sviluppo regionale e della loro natura e purché (ii) il loro livello sia proporzionale agli svantaggi che intendono compensare. Spetta allo Stato membro dimostrare l’esistenza e l’importanza di tali svantaggi. Inoltre, certe forme specifiche di aiuti al funzionamento possono essere accettate nelle regioni a scarsa densità di popolazione e nelle zone meno popolate.
Dal comunicato stampa pubblicato dalla Commissione europea, appare evidente che il Governo italiano non è stato in grado di far rientrare gli aiuti richiesti come consentiti, in quanto non ha saputo ben evidenziare il preciso obiettivo di “interesse comune”(art. 14 del TFUE, criteri per applicazione art. 107(3)(c) TFUE) dell’utilizzo del carbone fossile nazionale.
Inoltre, gli “obiettivi di interesse economico generale” (SIEG) includono la sicurezza degli approvvigionamenti. I servizi di interesse economico generale sono un elemento fondamentale del modello sociale europeo: svolgono infatti un ruolo importante ai fini della coesione sociale, economica e territoriale in tutta l’Unione e sono essenziali per lo sviluppo sostenibile dell’UE i termini di più elevati livelli di occupazione, integrazione sociale, crescita economica e qualità ambientale. Il trattato di Lisbona ha messo in rilievo l’importanza di tali servizi attraverso l’articolo 14 modificato e il nuovo protocollo n. 26 del TFUE. A tal proposito, occorre, ancora una volta, evidenziare che la Carbosulcis è la concessionaria per lo sfruttamento dell’unico bacino carbonifero italiano; e che il carbone Sulcis risulta un giacimento di elevate riserve stimate di carbone estraibile, in un Paese, come l’Italia, povero di giacimenti indigeni di combustibili fossili. Lo stesso Stato Italiano ha fatto sì che il carbone Sulcis potesse essere utilizzato, come carbone per la produzione di energia elettrica in centrale, esclusivamente all’interno degli impianti di produzione operanti sul territorio regionale, così come stabilito all’interno del Testo Unico per l’Ambiente (All. X Parte V del TUA, D.Lgs. n.152/06). Questa scelta appare ingiustificabile dal punto di vista tecnico, considerando il fatto che dovrebbe essere consentito l’utilizzo in mix di questo combustibile, cosicché possa circolare liberamente sul territorio italiano ed essere comunque utilizzato nel rispetto dei limiti delle emissioni al camino, previsti dalla vigente normativa sull’ambiente. Inoltre, ci chiediamo le motivazioni per cui l’art. 15 comma 4 della Direttiva 2009/72/CE, relativa a norme comuni per il terzo mercato interno dell’energia elettrica, prevede quanto di seguito riportiamo:
“Per motivi di sicurezza degli approvvigionamenti, uno Stato membro può ordinare di dare la priorità al dispacciamento di impianti di generazione alimentati con fonti nazionali di energia combustibile primaria, con un limite del 15 % di tutta l’energia primaria necessaria per generare l’energia elettrica consumata nello Stato membro…”,
non sia stato recepito integralmente dal T.U.P (Testo Unico per la Produzione elettrica), ma sia stato aggiunto l’avverbio “esclusivamente”, che non compare nel testo originale della Direttiva in questione.
Occorre, infatti, evidenziare che le vigenti norme nazionali di fatto impediscono ed hanno impedito al carbone Sulcis di godere della “priorità di dispacciamento” ai produttori di energia elettrica nazionali, discriminandone di fatto l’uso sul territorio nazionale, piuttosto che incentivandolo.
Non si può, inoltre, non tenere in considerazione quanto riportato nel comunicato stampa della commissione del 20/11/2012 e che di seguito riportiamo:
“Il controllo degli aiuti di Stato mira a accertare che le imprese che ricevono aiuti non beneficino di un indebito vantaggio economico, falsando la concorrenza nel mercato unico dell’UE. Gli aiuti di Stato possono essere autorizzati quando beneficiano all’interesse comune senza distorcere indebitamente la concorrenza. In particolare, le norme dell’UE permettono la concessione di aiuti di Stato per la R&S e l’innovazione, la formazione e la protezione ambientale purché certe condizioni vengano soddisfatte.”
A tal proposito, vorremmo evidenziare che, per l’oggetto della procedura di indagine da parte della Commissione Europea, occorre tenere in considerazione il fatto che dal 1/01/2011 è entrata in vigore la Decisione 2010/787/UE, sugli aiuti di stato per agevolare la chiusura di miniere di carbone non competitive, che sotto specifiche condizioni, possono chiedere aiuti alla produzione e alla copertura delle perdite dell’esercizio carboniero. Non ci risulta, ad oggi, che si sia presa minimamente in considerazione la competitività della Miniera Carbosulcis e le strade eventualmente contemplate per richiedere ed ottenere aiuti di stato, senza infrangere le norme comunitarie. Infatti, siamo consapevoli della necessità di rendere la Miniera competitiva, ma, d’altro canto, ci risulta difficilmente comprensibile il raggiungimento del pareggio di bilancio per questa Società, senza ricorrere, nel transitorio fino al 31/12/2018, alla richiesta di aiuti, nelle forme consentite dalla Decisione del Consiglio Europeo citata, che spingano al raggiungimento dell’obiettivo citato e alla privatizzazione conseguente della Miniera. Ci duole constatare, a questo proposito, una insufficiente attenzione da parte di chi è chiamato ad amministrare questa Società, in cui operano oltre 440 lavoratori diretti e oltre un centinaio di indiretti.
A parer nostro, risulta inaccettabile la superficialità con la quale sono stati trattati i temi in questione, che più volte hanno destato l’attenzione dell’opinione pubblica locale, a causa di articoli pubblicati da quotidiani regionali.
Citando quanto si riporta sulla Gazzetta Ufficiale della UE, del 19/02/2011, relativamente al Parere del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), in merito alla «Proposta di regolamento del Consiglio sugli aiuti di stato per agevolare la chiusura di miniere di carbone non competitive», si sottolinea che il CESE considera necessario un pacchetto di misure, intese a dare un forte impulso ad un modello energetico sostenibile e a dotare di un quadro di riferimento certo e stabile il settore, includendo una pianificazione energetica in accordo con la sicurezza d’approvvigionamento, il rispetto degli aspetti sociali, territoriali e ambientali e la tabella di marcia all’orizzonte 2020-2050. Il CESE richiede, inoltre, che, senza gravare sul bilancio UE e senza porre apoditticamente condizioni di chiusura delle miniere, ma con la possibilità di concedere aiuti agli investimenti ed a tecnologie innovative clean coal (CC), nonché all’alta qualificazione del personale nelle materie prime strategiche, si giunga alla modifica della proposta «per agevolare le ristrutturazioni competitive delle miniere di carbone» e il consolidamento di una riserva strategica comunitaria.
Il CESE chiede una verifica mid-term delle condizioni di competitività del clean coal in relazione ai livelli competitivi delle altre risorse energetiche autoctone dell’UE all’orizzonte 2020, agli aiuti concessi alle altre fonti energetiche autoctone, all’uso agevolato del carbone sui mercati mondiali, alla volatilità dei prezzi internazionali dei combustibili fossili, al valore aggiunto europeo delle risorse autoctone, oltre ai costi di riconversione delle centrali elettriche e di iattazione dei siti minerari posti fuori uso.
Il CESE ricorda che l’UE ricopre una posizione di leadership nella ricerca e sviluppo delle tecnologie energetiche «pulite», in particolare nelle tecniche di CCS (CO2 Capture & Storage: cattura e stoccaggio del CO2), come le Clean Coal Technologies, Coal-based Poly-Generation e Power Generation for Integrated Zero Emission Solutions (ETP – ZEP).
Per quanto riguarda la realizzazione di progetti volti all’applicazione delle tecnologie CCS nel BCS, ci limitiamo a rilevare che il finanziamento di un siffatto Progetto, che allo stato attuale risulta essere inserito nel Progetto Integrato CCS Sulcis, include sostanziosi incentivi legati alla vendita dell’energia elettrica ad esso associata ed è stato negli anni più volte reiterato in sede di Commissione Europea, senza successo (sembrerebbe non essere verificato il requisito di proporzionalità dell’aiuto richiesto?). Non siamo a conoscenza di prospettive di sviluppo diverse, che possano metterci in condizioni di ottenere un’approvazione UE di un Progetto che preveda l’applicazione di queste tecnologie, né ci risulta che si siano verificate possibili prospettive di finanziamento alternative, non avendo neanche impostato la partecipazione ai Bandi Europei ad esso dedicati (NER300 ed EEPR). Con queste premesse, è pertanto del tutto evidente che un eventuale nuovo Bando di privatizzazione sia del tutto velleitario e che risponda a logiche del tutto estranee a quelle della risoluzione del problema dei costi energetici per le industrie sulcitane. Evidenziamo l’opportunità di coinvolgere Società con know-how specifico, non limitandosi però nella scelta di partner quali ENEL, ma ampliando in qs. fase il ventaglio di Interlocutori qualificati, al fine di poter effettivamente scegliere la miglior impostazione tecnico-economica del Progetto per il territorio sulcitano, a partire da altri progetti avviati con successo a livello UE e internazionale. Siamo disponibili a coordinare e sviluppare lo studio di fattibilità con premesse diverse, al fine di poter raggiungere i medesimi obiettivi sinora perseguiti senza alcun successo.
Ci limitiamo in qs. fase ad evidenziare l’esistenza di un Brevetto Europeo interamente sviluppato da Carbosulcis per la desolforazione pre- combustione (rif. WO2011000914A1), e che tale brevetto è stato sviluppato sino allo studio di fattibilità per la realizzazione di un impianto pilota, indispensabile ai fini del passaggio su Scala Industriale. Il processo cui fa riferimento il Brevetto citato, consentirebbe a Carbosulcis di ottimizzare il prodotto carbone e di ridurre il conferimento dei residui della combustione del carbone stesso in centrale. Ancor più rilevanza và data al fatto che questo progetto che, se da un lato si inserisce nella filiera delle CCT, perché consente di ridurre l’impatto ambientale del carbone Sulcis, dall’altro si inserisce nella filiera dell’innovazione e diversificazione del prodotto carbone, porta alla produzione di fertilizzanti e/o prodotti per bonifiche di siti contaminati da metalli pesanti. Questo tipo di progetto consentirebbe di mettere in atto Ricerca ed innovazione tecnologica, attivando sinergie utili allo sviluppo di tecnologie più sostenibili dal punto di vista ambientale. Siamo, pertanto, disponibili a sviluppare il Progetto in tempi brevissimi (entro il 2013) sino alla sua completa industrializzazione, a fronte di un piccolo investimento iniziale.
Essendo consapevoli del peso che gli organi istituzionali e politici hanno in talune scelte, ma altresì profondamente convinti che i problemi derivanti dalle Indagini UE possano essere affrontati e risolti attraverso un percorso tecnico, sostenuto dalla politica e dalle Istituzioni, e non viceversa, ci spingiamo a proporre delle prospettive che possano diventare operative nel breve termine.
Partendo dagli errori del passato, abbiamo avuto la pretesa, giustificata dal fatto che siamo e saremo tirati in causa dalla grave situazione venutasi a creare per la Società in cui operiamo e dalla quale, peraltro, dipende il sostentamento delle nostre famiglie, di rivolgere a Voi le nostre istanze e le possibili strade percorribili da questo momento in poi, per guardare al nostro futuro con maggiore consapevolezza e dignità.
Infine, chiediamo di partecipare alla definizione di un diverso piano operativo, con una Miniera che può produrre in chiave sperimentale, di Ricerca & Sviluppo, innovazione e tutela dell’ambiente, per le seguenti attività:
- produzione di Carbone Desolforato con priorità di dispacciamento anche in mix con altri carboni,
- produzione di inerti per sottofondi stradali,
- produzione di fertilizzanti-ammendanti,
- attività di studio e sperimentazione al fine di stoccare anche in sottosuolo, ceneri e gessi, derivanti dalla combustione del carbone in centrale termoelettrica, limitando di fatto la costruzione di discariche in superficie,
- attività di confinamento della CO2 nelle zone più profonde, conseguentemente non coltivabili, del Bacino Carbonifero del Sulcis.
Per l’esecuzione di queste attività vi chiediamo di prendere anche in considerazione opportunità di co- finanziamento dei progetti in questione, giustificato dall’opportunità di guadagnare tempo accelerando lo sviluppo delle tecnologie CCS e degli altri progetti legati alla filiera del”Carbone Pulito”. Infatti, oltre al settore pubblico, sarebbe auspicabile che intervengano due tipologie di soggetti: i finanziatori, come le istituzioni finanziarie internazionali o le banche pubbliche (ad esempio la BEI, Banca Europea degli Investimenti), che sostanzialmente prestano denaro a interessi del 5% circa, e gli investitori che portano capitali propri. Nello specifico, sarebbe necessaria la creazione di una struttura finanziaria adeguata, compresa eventualmente una Società-Veicolo (SVP). Queste ultime sono delle Società costituite per un progetto unico e presentano una struttura giuridica e amministrativa relativamente leggera, nel senso che possono essere costituite in breve tempo e con spese generali minime. Le regole che disciplinano la SVP sono stabilite in anticipo e ne circoscrivono con precisione l’ambito di attività. Questo meccanismo permette di contenere il rischio finanziario per l’investitore. Questo tipo di società è indicato per il trasferimento degli attivi necessari a finanziare un progetto di grandi dimensioni che punta a realizzare pochi obiettivi selezionati, limitando i rischi per i soggetti che investono. Per questo motivo il modello SVP offre diversi vantaggi e può essere impostato per soddisfare le esigenze specifiche di progetti di dimostrazione CCS. Una struttura del genere avrebbe il vantaggio di consentire ai donatori pubblici di definire le politiche di investimento e garantire in tal modo una totale conformità con gli obiettivi delle politiche pubbliche. Grazie a una politica d’investimento predeterminata questa struttura dovrebbe offrire una piattaforma di investimento in grado di mettere insieme finanziamenti pubblici e privati. Inoltre, al fine di attirare gli investimenti privati nell’impianto di dimostrazione occorre creare la possibilità di un rendimento sugli investimenti. Tra le possibili fonti di gettito si annoverano il mercato del carbonio e le attività CBM ed ECBM (Coal Bed Methane ed Enhanced Coal Bed Methane).
Infine, vi sottolineiamo la grave situazione socio- economica del territorio in cui operiamo, afflitto da problematiche legate all’insularità, alla carenza di infrastrutture e al progressivo decadimento del tessuto industriale, anche legato alla mancanza di investimenti nei settori della Ricerca e dell’innovazione tecnologica.
Certi di non volerci mettere in contrapposizione con l’Azionista Unico della Società, ma, al contrario, auspicando che il contenuto di questo documento sia utile a dare quanto prima l’avvio ad una proficua collaborazione; e confidando in un Vostro positivo riscontro a quanto richiesto nella presente,
I lavoratori della Carbosulcis S.p.A.
(sottoscriventi il presente documento)
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