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Timestamp: 2019-07-20 06:21:40+00:00
Document Index: 143822628

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 2932', 'art. 1453', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 2556', 'art. 6', 'art. 2193', 'art. 2193', 'art. 2556', 'art. 2644', 'art. 2556', 'art. 2644', 'art. 2556', 'art. 1155', 'art. 2644', 'art. 1419', 'art. 2559', 'art. 1265', 'art. 2470', 'art. 2644', 'art. 2644', 'art. 2650', 'art. 23', 'art. 1376', 'art. 1376', 'art. 1376', 'art. 1476', 'art. 2645', 'art. 23', 'art. 2193', 'art. 2644']

Rent to buy di azienda: interessi sottesi e opponibilità ai terzi - Rent to buy di azienda - e.library - Fondazione Italiana del Notariato
Rent to buy di azienda: interessi sottesi e opponibilità ai terzi
Nei sistemi giuridici aperti e globali, come quelli contemporanei, è frequente la circolazione di modelli, che il diritto interno mutua da ordinamenti stranieri, come è avvenuto nel caso dei contratti di leasing e factoring. Non è infrequente, tuttavia, che l’autonomia negoziale dei privati, muovendosi all’interno dei confini del diritto nazionale, dia vita attraverso la prassi negoziale a nuovi schemi contrattuali, atipici o con clausole atipiche, per rispondere alle nuove esigenze del mercato e dei privati.
I due fenomeni talora si combinano e il recepimento di modelli stranieri avviene nella prassi grazie all’attività di operatori che utilizzano un modello nei loro rapporti commerciali portandolo così all’attenzione della giurisprudenza pratica e della riflessione scientifica. Inoltre l’esperienza professionale rende manifesto che la ricchezza e la complessità degli interessi di cui si compongono gli atti di autonomia privata supera spesso il prisma escludente della fattispecie e/o del tipo contrattuale. Positivamente quindi occorre valutare il recente intervento normativo in tema di contratti di rent to buy, che ha abbandonato la ristretta dimensione della fattispecie per regolare accordi negoziali destinati, per necessità o per scelta delle parti, a svolgersi su un piano procedimentale. Il contratto di rent to buy recentemente introdotto nell’ordinamento italiano, nel quadro del fenomeno di circolazione e adattamento di modelli stranieri sopra ricordato, ha registrato nel secondo dopo guerra una notevole diffusione nella prassi negoziale degli Stati Uniti d’America, inizialmente per l’acquisto di beni mobili e successivamente anche di beni immobili.
Il modello del rent to buy di immobili introdotto dall’art. 23 del D.l. 133/2014, convertito con L. 164/2014, non rappresenta quindi una novità in senso assoluto, in quanto disciplina un modello già presente nella prassi, anche italiana, della circolazione immobiliare e delle aziende. Più esattamente potremmo definirlo come un modello esistente arricchito dal legislatore di particolari tutele(1). Probabilmente le risorse dell’autonomia dei privati e una consapevole visione del procedimento avrebbero potuto consentire di pervenire agli stessi risultati ora espressamente previsti dall’enunciato legislativo, che tuttavia risulta apprezzabile nell’aver positivizzato formulazioni e tutele che altrimenti sarebbero rimaste affidate alla tecnica redazionale del notaio e alla sensibilità dell’interprete. L’interesse prevalente del potenziale acquirente è rappresentato dal fatto di ottenere il godimento immediato del bene azienda senza dover versare immediatamente il prezzo in quanto sia sprovvisto di mezzi o si trovi nella impossibilità di avere accesso al credito bancario(2). La non obbligatorietà dell’acquisto, inoltre, consente di verificare la potenzialità dell’azienda.
Il potenziale venditore avrebbe un maggior interesse ad un immediata riscossione del prezzo, nella prassi negoziale, tuttavia, è frequente che il prezzo della cessione dell’azienda sia rateizzato attraverso il rilascio di effetti cambiari. È dunque ragionevole ritenere che il potenziale venditore sia interessato ad avviare un procedimento che conduca, attraverso la iniziale concessione del godimento, al definitivo trasferimento dell’azienda, allargando in tal modo la platea dei possibili acquirenti.
In tale prospettiva il rent to buy di azienda non costituisce per il concedente - venditore una soluzione di “ripiego” ma uno dei possibili strumenti per realizzare il proprio interesse a monetizzare l’asset rappresentato dall’ azienda o ramo di essa.
Nel caso del rent to buy di immobili il legislatore accorda specifiche tutele.
Al venditore, in caso di inadempimento del conduttore, per mancato pagamento dei canoni in misura non inferiore al ventesimo, il diritto alla restituzione del bene e alla integrale acquisizione dei canoni (quota godimento e quota acconto prezzo) a titolo di indennità, se non diversamente convenuto nel contratto (clausola penale, riducibile per volontà delle parti)(3).
Al conduttore, in caso di inadempimento del concedente, è riconosciuta la facoltà di agire per l’esecuzione forzata in forma specifica (art. 2932 c.c.) o per la risoluzione del contratto (art. 1453 c.c.). Nel caso il conduttore opti per la risoluzione per inadempimento del concedente, quest’ultimo deve restituire la parte dei canoni imputata a corrispettivo, maggiorata degli interessi legali.
L’incremento di tutela per il conduttore-potenziale acquirente opera anche in caso di fallimento del concedente, trovando applicazione non la disciplina dei rapporti contrattuali pendenti, che legittima il curatore al recesso, ma quella del contratto di vendita con riserva della proprietà: il fallimento del venditore non è causa di scioglimento del contratto (art. 23 comma 6 del D.l. 133/2014).
Ma la tutela più intensa, per entrambe le parti è certamente quella che si realizza mediante la trascrizione del contratto, che ha un’efficacia pari alla durata dello stesso, con un limite decennale, e che protegge rispetto ad aggressioni del bene da parte dei creditori del proprietario potenziale venditore (art. 23 comma 3).
È opportuno interrogarsi dunque sulle potenzialità della pubblicità legale nel Registro delle imprese di attività negoziali aventi rilevanza non meramente interna, e segnatamente di un’operazione negoziale di rent to buy di azienda.
L’art. 2556, comma 2 c.c., stabilisce che i contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà o il godimento dell’azienda in forma pubblica o per scrittura privata autenticata, devono essere depositati per l’iscrizione nel Registro delle imprese, entro trenta giorni, a cura del notaio rogante o autenticante.
La disposizione, come modificata dall’art. 6, L. 12 agosto 1993, n. 310 (“Norme per la trasparenza nella cessione di partecipazioni delle società di capitali e di esercizi commerciali”) pone quindi per le parti contraenti un onere di forma e per il notaio un obbligo di iscrizione.
Con la modifica del 1993 il legislatore ha conseguito un duplice obbiettivo: assicurare il controllo notarile preventivo, in funzione deflattiva del contenzioso, assicurare adeguata trasparenza alle operazioni di trasferimento di azienda, cercando di impedire che esse possano essere utilizzate per realizzare operazioni di riciclaggio di provenienti di attività illecite.
Anche in considerazione delle finalità di interesse generale nonché di ordine pubblico perseguite dalla disciplina in esame, parte degli interpreti tende ad ampliare il perimetro applicativo della norma anche a trasferimenti di aziende in cui alienante e acquirente siano imprenditori tenuti solo all’iscrizione nelle sezioni speciali del Registro imprese (imprenditori agricoli, piccoli imprenditori, società semplici)(4). L’orientamento prevalente è, tuttavia, nel senso che il trasferimento di azienda è soggetto ad iscrizione solo quando una delle parti sia soggetta ad iscrizione nella sezione ordinaria del Registro delle imprese(5).
Non sembra che vi siano dubbi che quando una delle parti del rent to buy di azienda sia soggetta a iscrizione nel registro imprese sia l’atto dispositivo della concessione in godimento, sia l’atto finale di trasferimento, debbano essere iscritti e pubblicati nel Registro delle imprese con gli effetti di pubblicità dichiarativa, prevista dall’art. 2193 c.c. secondo il quale «i fatti o gli atti di cui la legge prescrive l’iscrizione non possono essere opposti ai terzi da chi è obbligato a chiederne l’iscrizione, a meno che questi non provi che i terzi ne abbiano avuto conoscenza».
In altri termini, le parti di un atto che ha per oggetto il trasferimento della proprietà o il godimento dell’azienda, attraverso l’iscrizione dell’atto nel Registro delle imprese, conseguono il risultato di rendere l’atto opponibile ai terzi, rimasti estranei all’atto stesso, con tutte le conseguenze che ne derivano.
Da qui l’importanza pratica, per le parti, di ricorrere alla pubblicità legale senza la quale il contratto, pur valido ed efficace tra le stesse, non sarebbe opponibile a terzi.
Portata dell’efficacia dichiarativa della iscrizione nel Registro imprese
Merita soffermarsi brevemente sulla lettura congiunta dei due commi dell’art. 2193 c.c., i quali si occupano, rispettivamente, delle conseguenze della iscrizione e della non iscrizione, ma non della prevalenza di una iscrizione sull’altra(6). Gli effetti della iscrizione vengono comunemente descritti attraverso la formula della presunzione assoluta di conoscenza di ciò che è stato iscritto (conoscenza legale) e della presunzione relativa di ignoranza di ciò che non viene pubblicato.
È necessario quindi sottolineare la differenza essenziale tra l’iscrizione nel Registro delle imprese ai sensi dell’art. 2556 comma secondo c.c., che, secondo l’opinione dominante, ha valore di pubblicità dichiarativa, dalla trascrizione nei registri immobiliari, che ha parimenti efficacia dichiarativa (c.d. funzione primaria) ma ha altresì la funzione di risolvere i conflitti tra più acquirenti (o creditori pignoranti) dello stesso bene dal medesimo autore.
Tale differenza è offuscata dall’uso di accomunare le due forme di pubblicità nella categoria della c.d. efficacia dichiarativa, ma gli effetti della trascrizione non si esplicano solo sul piano del valore della conoscenza o ignoranza del fatto pubblicato, bensì esplicano efficacia direttamente sul piano del valore del fatto e senza ammettere surrogati: la trascrizione integra la efficacia dell’atto, il quale, ai sensi dell’art. 2644 c.c., “non ha effetto” nei confronti dei terzi che abbiano per primi trascritto il loro titolo di acquisto, e ciò indipendentemente dalla conoscenza, che questi abbiano avuto, dell’atto trascritto dopo (ma in ipotesi stipulato prima).
In altri termini l’iscrizione di cui all’art. 2556 comma 2 c.c., non costituisce criterio per affermare la prevalenza tra più acquirenti (o creditori pignoranti) della stessa azienda. Ciò viene argomentato sia dalla mancanza di una norma come l’art. 2644 c.c. in tema di pubblicità commerciale, sia dalla disposizione contenuta nell’art. 2556 comma I c.c. dove si prescrive che per il trasferimento dell’azienda, l’osservanza delle “forme” stabilite dalla legge per il trasferimento dei singoli beni aziendali: il termine “forme” viene, quindi, letto in senso ampio, come altresì rinviante alla legge di circolazione del singolo bene aziendale(7).
Il criterio per risolvere gli eventuali conflitti tra più acquirenti (o affittuari o creditori pignoranti) della stessa azienda viene conseguentemente individuato nel criterio generale della priorità del titolo di acquisto, che discende dalla massima nemo plus iuris ad alium transferre potest quam ipse habet che, come è stato notato(8), ha valore non tanto di assioma logico, ma di una vera e propria regola giuridica, cioè pratica, ricavata per induzione e rivestita con la suggestiva formula di principio di necessità logica, la quale significa «diniego dell’efficacia dell’alienazione compiuta dal non titolare».
Ma, in quanto principio normativo e non logico, la suddetta regola comporta la possibilità di eccezioni che hanno luogo quando la legge o il giudice, nei casi previsti dalla legge, autorizzano il non titolare ad alienare il diritto altrui.
Secondo l’opinione di quanti ritengono che l’azienda non costituisca un bene unitario (c.d. teoria atomistica) e comunque per quanti ritengono che l’iscrizione nel registro imprese non assolva al ruolo di regola di soluzione dei conflitti tra acquirenti dell’azienda, occorre concludere che il regime circolatorio del complesso aziendale resta governato non soltanto dalla priorità del titolo di acquisto, ma anche dalle regole proprie di ciascun bene mobile (art. 1155) o immobile (art. 2644). Così un acquirente potrà prevalere rispetto a certi beni e un altro rispetto ad altri beni, ferma restando la facoltà di agire per la risoluzione del contratto di cessione di azienda in relazione all’importanza dei beni non acquisiti ai sensi degli art. 1419 comma 1, 1455, 1480 c.c.
Il conflitto tra cessionari dei crediti aziendali e di quote di Srl
Ai sensi dell’art. 2559 comma 1 c.c., «la cessione dei crediti relativi all’azienda ceduta, ha effetto nei confronti dei terzi dal momento dell’iscrizione del trasferimento nel Registro delle imprese».
Con la iscrizione del contratto di cessione di azienda, il criterio di diritto comune di soluzione del conflitto tra più aventi causa dallo stesso cedente, previsto dall’art. 1265 c.c. (notifica al debitore ceduto o sua accettazione), viene sostituito dalla priorità dell’iscrizione.
Anche l’art. 2470 c.c., così come modificato dal D.l. 185/2008, convertito dalla legge n.2/2009, prevede che l’iscrizione del Registro delle imprese della cessione di quota di Srl, accompagnata dalla buona fede al momento dell’iscrizione stessa, risolve il conflitto tra due potenziali acquirenti della stessa quota dal medesimo dante causa, a prescindere dalla anteriorità del titolo.
La regola è conforme a quella che l’orientamento prevalente desume in materia di circolazione immobiliare dall’art. 2644 c.c., con la sola variante del limite espressamente segnato dell’eventuale mala fede dell’acquirente successivo. L’acquisto anteriore nel tempo è di regola caducato, se altro incompatibile viene reso pubblico con precedenza.
Sembra evidente che ciò avvenga perché la mancata pubblicità dell’acquisto anteriore nel tempo è considerata come indice di insussistenza dell’acquisto stesso. Indice sul quale può ben fondarsi, fino a prova contraria, un affidamento legale sulla perdurante titolarità in capo al dante causa(9).
L’anteriore iscrizione nel Registro delle imprese come speciale regola di soluzione del conflitto tra acquirenti di diritti incompatibili sopra la medesima azienda
Malgrado queste previsioni legislative in tema di quote di Srl e di crediti aziendali, di notevole valore sistematico, che attribuiscono, nelle segnalate e circoscritte fattispecie, alla iscrizione nel Registro delle imprese la funzione di strumento di risoluzione di conflitti, come per la trascrizione nei registri immobiliari, la interpretazione prevalente, come notato, nega che ciò valga in linea generale per il complesso aziendale.
La ritenuta eccezionalità delle norma sulla trascrizione ha costituito l’ostacolo principale alla affermazione della tesi(10) - minoritaria ma suggestiva ed apprezzabile per gli interessanti intenti pratici - che possa esistere una legge di circolazione dell’azienda, basata sulla anteriorità della iscrizione nel registro delle imprese, distinta e parallela alla regola di circolazione dei singoli beni aziendali, fondata sulla considerazione che l’azienda costituirebbe un bene autonomo e diverso rispetto ai singoli elementi che la costituiscono.
Probabilmente la equiparazione funzionale tra registro imprese e registri immobiliari ad oggi risulta non giustificabile poiché a fondare l’affidamento, cosi giustificando la prevalenza dell’acquisto di data posteriore ma preventivamente reso pubblico, non basta il semplice dato negativo della insussistenza di formalità pubblicitarie rivelatrici della perdita del potere di disporre: la prevalenza dell’art. 2644 opera soltanto all’interno della catena continua di formalità pubblicitarie prevista dall’art. 2650 c.c. Prevale chi per primo trascrive, ma soltanto se colui contro il quale la trascrizione viene eseguita è beneficiario di una trascrizione in proprio favore.
La necessità di regole che sanciscano il principio di continuità delle iscrizioni, affinché risulti razionalmente giustificata la prevalenza fondata sulla priorità della pubblicità, viene in effetti rilevata dalla dottrina.
Adeguamento ermeneutico o prospettive di riforma?
Sarebbe quindi auspicabile che in un futuro ed eventuale intervento legislativo sul Rtb di azienda, si potesse prevedere una uniforme legge di circolazione dell’azienda e dei beni aziendali.
Salvo che non si ritenga che già oggi, - alla luce di una lettura sistematica dei ricordati indici normativi e della considerazione che la sicurezza della circolazione risponde a esigenze di certezza e tutela dei traffici - una regola speciale, che valga a risolvere i conflitti tra acquirenti di diritti incompatibili sopra l’azienda nella sua interezza, già sia ricavabile in via ermeneutica, e che essa possa consistere appunto nella previa iscrizione nel Registro delle imprese.
Potrebbero spingere in tal senso sia la presenza di regimi di circolazione diversi per i singoli beni, difficilmente spiegabili in termini di ragionevolezza(11)e di sicurezza dei traffici. Sia il radicamento nella giurisprudenza(12)dell’opinione, già sostenuta in dottrina(13), che a prescindere dalla controversa questione della sua natura giuridica, l’azienda costituisce un bene nuovo in senso giuridico rispetto ai beni che la compongono. In tale direzione sembra un criterio appropriato quello della valorizzazione della concreta destinazione e funzione impressa ai beni, tale da creare in ogni caso un complesso unitario (dinamico)(14).
Riconosciuta la sostanziale unitarietà dell’azienda, ne deriva, relativamente alla questione in argomento, che, dovendo i contratti di affitto e cessione di aziende relative ad imprese soggette a registrazione essere iscritti nel registro delle imprese ed avendo tale iscrizione l’effetto di rendere opponibile ai terzi il fatto pubblicato, ben potrebbe rinvenirsi nell’adempimento di codesta formalità pubblicitaria quella unitaria legge di circolazione valevole per l’azienda nel suo complesso alla quale fare riferimento per risolvere i conflitti tra due acquirenti o affittuari del medesimo complesso aziendale. Dal che la ulteriore conseguenza che, in una ipotesi siffatta, colui che in buona fede avrà per primo eseguito la iscrizione potrà opporre il proprio acquisto a quanti, anche in precedenza, abbiano acquistato la medesima azienda senza aver effettuato i richiesti adempimenti pubblicitari.
Ne conseguirebbe una maggiore sicurezza dei traffici e una maggior facilità nell’accesso al credito bancario.
Il rent to buy come procedimento di trasmissione della ricchezza
Il regolamento di interessi sotteso al contratto di godimento in funzione della successiva alienazione, in ogni momento dalla sua attuazione, evidenzia l’indissolubile intreccio tra l’interesse (interinale) del concessionario ad ottenere il godimento e del proprietario a concederlo, e l’interesse al trasferimento, entro un certo termine, della proprietà del bene.
Sembrerebbe emergere quindi una duplicità causale che poggia sui tipi contrattuali della locazione e del preliminare unilaterale di vendita(15)e che ha indotto alcuni autori ad inquadrare tale operazione nella locazione di scopo(16)altri in uno «speciale preliminare di vendita»(17), trascurando, non senza autorevoli eccezioni(18), la prospettiva procedimentale e delle attività, quale categoria giuridica individuata nella situazione complessiva in cui quella operazione negoziale andrà storicamente a collocarsi(19).
Parrebbe invero che il legislatore della novella, con la introduzione della modulazione degli interessi disciplinata dall’art. 23 del D.l. 133/2014, abbia inteso recepire (in termini generali) l’adesione all’orientamento che ritiene pienamente ammissibile nel nostro ordinamento, ogni manifestazione dell’autonomia privata procedimentale, intesa come il potere dei privati di regolare l’azione di formazione e di esecuzione degli accordi di composizione dei rispettivi interessi (cioè il loro procedimento), adottando tecniche formative diverse da quelle tipiche predisposte dal legislatore(20). Parrebbe quindi che nel rent to buy si abbia una procedimentalizzazione dell’effetto traslativo che si produce non attraverso due atti (preliminare e definitivo) ma mediante il ricorso al concetto tecnico di procedimento unitario nella prospettiva romaniana. Nel caso del rent to buy deve tendenzialmente ritenersi superabile l’opinione di una pretesa deroga al principio consensualistico stabilito dall’art. 1376 c.c.
L’atto traslativo del diritto reale, pur essendo oggetto di un’obbligazione in ragione della procedimentalizzazione voluta dalle parti non parrebbe comportare per ciò stesso un superamento o una deroga al principio consensualistico di cui all’art. 1376 c.c.: si opera pur sempre nell’ambito della sufficienza del consenso legittimamente manifestato, anche quando esso viene articolato e graduato in funzione degli interessi perseguiti.
Più precisamente attraverso il rent to buy si rende opponibile ai terzi (in alternativa al congegno del consenso traslativo con effetto immediato ed alla successiva trascrizione) anche il procedimento dinamico di acquisto di un diritto che si svolge attraverso il graduale perseguimento dell’effetto traslativo(21). Occorre quindi interrogarsi se la procedimentalizzazione dell’intera operazione (anche) economica del Rent to buy costituisca una modalità negoziale di conseguimento dell’effetto attributivo (sia del diritto al godimento, sia del diritto reale) diversa e alternativa rispetto a quella che si realizza attraverso le regole del consenso traslativo oppure se in realtà si giunga all’esito finale traslativo solo in apparenza alternativo? La soluzione del problema, come sopra prospettato, sembrerebbe risiedere nell’osservazione che nessun supplemento integrativo e necessario venga a configurarsi rispetto al consenso originario ab extra, in quanto la vicenda del rent to buy parrebbe risolversi nel completarsi di un procedimento unitario che rende semplicemente “attuale” e compiuto il consenso traslativo originario sulla base dei presupposti soggettivi e oggettivi indicati dall’art. 1376 c.c. In altre parole, siamo di fronte ad un procedimento colto nella sua articolata unitarietà e non scindibile in una sequenza di atti che lo compongono e che conosce la fase iniziale del godimento e quella successiva del trasferimento. A tale conclusione pare condurre una adeguata e consapevole concezione del procedimento(22)ed il rilievo che l’efficacia immediata del trasferimento è un carattere normale, non essenziale, di ogni contratto di vendita (come emerge dall’art. 1476, n. 2 c.c. nel quale si stabilisce che l’acquisto può non essere «effetto immediato del contratto»).
Accogliendo la prospettiva della procedimentalizzazione dell’acquisto si recupererebbe la opponibilità giuridica della vicenda negoziale, una volta iscritta nel registro delle Imprese, già nella fase della sua formazione quale «indice di circolazione»(23)della azienda, poiché da tale pubblicità emergono le istanze delle parti funzionali al progressivo instaurarsi dell’assetto di interessi negozialmente perseguito, cioè di un negozio ad effetti obbligatori immediati e con effetti traslativi differiti.
L’iscrizione nel Registro delle imprese del contratto di godimento in funzione della successiva alienazione, non integrerebbe quindi una pubblicità con effetti prenotativi, diretta ad assicurare efficacia esterna non al primo ma all’atto successivo idoneo a produrre gli effetti traslativi (come la dottrina prevalente ritiene di qualificare la trascrizione ai sensi dell’art. 2645-bis del contratto preliminare di vendita) bensì di pubblicità dichiarativa, idonea a dar rilievo erga omnes, ai fini della opponibilità, ad un modello procedimentale dell’acquisto del diritto, fonte di un effetto traslativo destinato a realizzarsi attraverso obbligazioni interinali.
L’economia di questo contributo esclude che si possa andare oltre le presenti modeste notazioni, ma è indubbio che la figura del rent to buy di azienda schiuda al futuro legislatore ed agli interpreti, cui spetta il compito di ricavare “norme” da “disposizioni”, secondo i procedimenti consueti nei quali prende corpo il mestiere del giurista, prospettive assai meritevoli di approfondimento.
(1) M. IEVA, «Il rent to buy nella prospettiva della valutazione di efficienza del modello», in Riv. not., 2015, 3, p. 675 e ss.
(2) Per un’attenta analisi sulla funzione del contratto di rent to buy di azienda ed i rapporti con il finanziamento bancario cfr. A.C. NAZZARO, «Il Rent to buy tra finanziamento e investimento», in Riv. dir. banc., 2015, 3, p. 1 e ss. Ove la conclusione che tale operazione economica può rappresentare «un valido strumento di finanziamento/investimento».
(3) Commi 2 e 5 dell’art. 23 L. 164/2014.
(4) G.F. CAMPOBASSO, Diritto commerciale, 1, Diritto dell’impresa, Torino, 2008, p. 116 e ss. Contra G. A. RESCIO, «La pubblicità della cessione di azienda: modalità di attuazione ed effetti», in Riv. not., 1995, p. 167.
(5) A. PAVONE - LA ROSA, «La pubblicità degli atti di trasferimento dell’azienda», in Giur. comm., 2003, I, p. 107 e ss.
(6) Sul tema cfr. G.A RESCIO, op. cit., 1995, p. 167 e ss.
(7) Cfr. per tutti C. FERRENTINO - A. FERRUCCI, Dell’azienda, Milano, 2014, p. 45 e ss., anche per gli opportuni riferimenti bibliografici.
(8) L. MENGONI, voce Acquisto a non domino, Dig. disc. priv., sez. civ., I, Torino, 1987, p. 71. Conforme G.A. RESCIO, op. cit., p. 183.
(9) G. GABRIELLI, La funzione detta dichiarativa delle formalità pubblicitarie nel Registro delle imprese (art. 2193 c.c.) e nei registri immobiliari (art. 2644 c.c.), in Pubblicità degli atti e delle attività, Napoli, 2014, p. 13; P. SPADA, «Consenso e indici di circolazione», in Riv. dir. civ., 2014, p. 413 e ss.
(10) G. AULETTA, voce Azienda, dir. comm., Enc. giur. Treccani, Roma 1988, p. 11; D. CENNI, «L’iscrizione nel Registro delle imprese la doppia alienazione di azienda e di quota di Srl», in Contr. impr., 1996, p. 467 e ss.
(11) G. GABRIELLI, op. cit., p. 11.
(12) Cass. civ., S.U., 4 marzo 2014, n. 5087, in Riv. not., 2014, 4, p. 105.
(13) L. MENGONI, Gli acquisti a non domino, Milano, 1949, p. 162.
(14) Cfr. in tal senso F. ALCARO, Il possesso, II ed., in Comm. Schlesinger - Busnelli, Milano, 2014, p. 173.
(15) P. CASTELLANO, «Il rent to buy: un fenomeno sociale in cerca di definizione giuridica», in Riv. not., 2015, 1, p. 45 e ss.
(16) V. CUFFARO, «La locazione di scopo», in Giur. it., 2015, p. 501 e ss. ove la conclusione che il negozio in esame non sia riconducibile al tipo locativo, bensì contraddistinto da una causa autonoma, rispetto alla quale ha rilievo la finalità di acquisto del bene immobile.
(17) M. BASILE, «Un nuovo contratto per il mercato immobiliare?», in Giust. civ., 2015, 4, p. 875.
(18) G. PALERMO, «L’autonomia negoziale nella legislazione novellistica», in Giur. it., 2015, p. 491 e ss.; M. BIANCA, «La vendita con riserva della proprietà quale alternativa al Rent to buy», in Riv. dir. civ., 2015, p. 841 e ss.; R. LENZI, «La vendita come procedimento», in Rass. dir. civ., 2015, 4, p. 1359 e ss. ove il rilievo che «nel sistema della circolazione giuridica la vendita, intesa come atto unico su cui fondare e realizzare gli effetti traslativi, ha perduto la sua centralità, sostituita di frequente, nella prassi, da una vicenda procedimentale, cui le parti affidano la realizzazione progressiva di quegli effetti che il legislatore, nella ricostruzione tipica, ha collegato al contratto di vendita»; R. FRANCO, Il legislatore della novella e la procedimentalizzazione dell’autonomia privata, dattiloscritto in corso di pubblicazione, consultato per la cortesia dell’Autore.
(19) V. per tutti SALV. ROMANO, Introduzione allo studio del procedimento giuridico nel diritto privato, Milano, 1961, p. 77 e ss.; F. ALCARO, L’attività, profili ricostruttivi e prospettive applicative (saggi), Napoli, 1999, ove il rilievo …
(20) SALV. ROMANO, Ordinamento sistematico del diritto privato. L’azione. Il potere, II, Napoli, 1970. Sul tema cfr. R. FRANCO, Autonomia privata e procedimento nella regola contrattuale, Padova, 2012, p. 147 e ss.
(21) Per una ricognizione aggiornata del dibattito sul tema cfr. F. AZZARI, «Il principio consensualistico e le regole della circolazione patrimoniale», in L’atto pubblico notarile come strumento di tutela nella società dell’informazione, in questa rivista, 2013; P.M. VECCHI, Il principio consensualistico. Radici storiche e realtà applicativa, Torino, 1999, p. 42; C. CAMARDI, «Principio consensualistico, produzione e differimento dell’effetto reale. I diversi modelli», in Contr. impr., 1998, p. 572; recentemente F. ALCARO, Effetti del contratto, in ALCARO - BANDINELLI - PALAZZO, Trattato di diritto civile del CNN, Napoli, 2011, p. 50 e ss.
(22) Cfr. F. ALCARO, Effetti del contratto, cit., p. 52 e ss.