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Timestamp: 2020-08-06 20:17:39+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 32717 del 18/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32717 del 18/12/2018
Cassazione civile sez. VI, 18/12/2018, (ud. 11/10/2018, dep. 18/12/2018), n.32717
sul ricorso 25343-2017 proposto da:
avverso la sentenza n. 793/17/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di FIRENZE, depositata il 22 marzo 2017;
Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso avverso una decisione della Commissione Tributaria Regionale di Firenze che, in riforma della sentenza di primo grado, ha ritenuto applicabile al caso del contribuente il regime familiare di tassazione dei ricavi non dichiarati.
In particolare, il contribuente svolge attività di agente nel settore alimentare. Per l’anno 2009 ha dichiarato un reddito di 72.939.00 Euro, mentre l’Agenzia delle Entrate, a seguito di controlli incrociati, ha ritenuto che il reddito effettivamente percepito fosse di 150 mila circa.
Il contribuente ha proposto ricorso, eccependo tra l’altro, che a tale reddito (che contestava comunque di aver percepito) si dovesse applicare il regime di imputazione proporzionale previsto per le imprese familiari e le società personali.
Questa tesi è stata accolta dai giudici di appello, la cui sentenza è ora impugnata da Agenzia delle Entrate, che là valere un solo motivo di ricorso, consistente in violazione di legge (D.P.R. n. 917 del 1986, art. 5, comma 4).
Agenzia delle Entrate ritiene che il regime familiare non si applica all’impresa familiare, cui non è estensibile quello delle società personali, ma soprattutto, che il regime di imputazione proporzionale previsto per i redditi familiari si applica soltanto in presenza di una dichiarazione dei redditi, e non già quando il reddito è frutto di un accertamento da parte del Fisco, come nella fattispecie è avvenuto.
Invero, a prescindere dalla assimilazione dell’impresa familiare alla società di persone, anche per l’aspetto Fiscale (Cass. Sez. U. n. 23676 del 2014), l’imputazione proporzionale del reddito ai componenti dell’impresa presuppone che sia stata presentata dichiarazione dei redditi, nella quale siano indicati i familiari che collaborano, le quote loro attribuite e l’attestazione di aver lavorato per l’impresa (Cass. n. 7995 del 2017: Cass. n. 23170 del 2010).
La ratio del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 5, sta nella necessità, poichè l’imputazione del reddito (e la sua conseguente tassazione) è proporzionale (e non forfettaria) di sapere quale è stato e se vi sia stato un contributo del familiare, e dunque il reddito di quest’ultimo, circostanza che solo dalla dichiarazione può risultare, e che di certo non può essere ricavata autonomamente dal Fisco in sede di accertamento.
Il ricorso va pertanto accolto e le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la decisione impugnata e decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo. Compensa le spese del giudizio di merito, e condanna B.R. alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità che liquida in complessive 5600,00 Euro, oltre spese anticipate a debito.