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Timestamp: 2019-11-14 13:46:22+00:00
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6 Novembre 2014 Sergio Armaroli 0 Comments
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Quanto ai motivi del ricorso, no si ravvisano violazioni di legge. Il giudice a quo valuta le argomentazioni del primo giudice e risponde adeguatamente alle censure formulate in atto di appello; dopo aver riportato vari passi della sentenza impugnata , sostiene che non vi sono ragioni per dubitare dell’attendibilità dei testi che si sono riferiti alla relazione extramatrimoniale del marito, iniziata nel 2003, poi cessata e ripresa in prossimità della separazione. Al contrario la relazione della moglie appare ” relativamente giustificata “, alla luce di quella più duratura, ostinata e risalente del marito, essendo iniziata quando ormai si era deteriorato il rapporto coniugale ( al riguardo, giurisprudenza consolidata di questa Corte: tra le altre, Cass. N. 27730/2013 ).
Del resto non era stata neppure allegata dal marito la circostanza di una situazione di crisi tra i coniugi anteriore alla sua relazione, che – secondo la pronuncia impugnata – provocò una c isi tra i coniugi di cui la successiva relazione della moglie appunto
Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 8 luglio – 13 ottobre 2014, n. 21596
Il Tribunale di Trieste, con sentenza in data 6/8/2010, dichiarava la separazione giudiziale tra) B.A. e C.C., con addebito al marito.
La Corte di Appello di Trieste, con sentenza in data 4/8/2011, confermava la sentenza di primo grado.
Il ricorrente deposita memoria difensiva, che nulla in sostanza aggiunge alle argomentazioni del ricorso.
Appare infondata l’eccezione di inammissibilità del gravame per nullità della procura speciale. Questa è inserita in calce al ricorso con l’indicazione specifica della sentenza impugnata ( data di deposito, pubblicazione, numero d’ordine e data di notifica ); non rilevado tal senso che non vi sia indicazione dell’organo giudiziario che ha emesso la sentenza, pacificamente risultante dal ricorso. Quanto ai motivi del ricorso, no si ravvisano violazioni di legge. Il giudice a quo valuta le argomentazioni del primo giudice e risponde adeguatamente alle censure formulate in atto di appello; dopo aver riportato vari passi della sentenza impugnata , sostiene che non vi sono ragioni per dubitare dell’attendibilità dei testi che si sono riferiti alla relazione extramatrimoniale del marito, iniziata nel 2003, poi cessata e ripresa in prossimità della separazione. Al contrario la relazione della moglie appare ” relativamente giustificata “, alla luce di quella più duratura, ostinata e risalente del marito, essendo iniziata quando ormai si era deteriorato il rapporto coniugale ( al riguardo, giurisprudenza consolidata di questa Corte: tra le altre, Cass. N. 27730/2013 ).
Del resto non era stata neppure allegata dal marito la circostanza di una situazione di crisi tra i coniugi anteriore alla sua relazione, che – secondo la pronuncia impugnata – provocò una c isi tra i coniugi di cui la successiva relazione della moglie appunto costitutiva una diretta conseguenza.
MARITO PREPOTENTE E DISPOTICO SEPARAZIONE BOLOGNA
La Corte di appello ha respinto l’impugnazione della (OMISSIS) rilevando che “i comportamenti violenti posti in essere dal (OMISSIS), che hanno trovato idonea sanzione in sede penale, si pongono immediatamente a ridosso della presentazione del ricorso per separazione: gli episodi sono del maggio e giugno 2003, il ricorso e’ del luglio 2003. Cio’ sta a significare che gli episodi di intolleranza da parte del (OMISSIS) si inseriscono in un quadro ormai logoro della convivenza e degradato nei suoi rapporti, in cui l’affectio maritalis era ormai venuta meno”. La Corte territoriale ha ritenuto generica e non significativa la prova acquisita in merito alla dedotta infedelta’ coniugale del (OMISSIS).
Con sentenza del 19 luglio 2010 il Tribunale di Trani ha pronunciato la separazione personale dei coniugi (OMISSIS) e (OMISSIS) rigettando la domanda di addebito della separazione proposta dalla (OMISSIS) in relazione alla deduzione di un comportamento dispotico e violento, da parte del (OMISSIS), che avrebbe reso impossibile la convivenza e di una sua relazione extra-coniugale.
Ha proposto appello la (OMISSIS) lamentando la erronea valutazione, da parte del Tribunale, degli elementi di prova da cui poteva evincersi chiaramente il comportamento violento e aggressivo del (OMISSIS) e la sua infedelta’ coniugale.
Si e’ costituito (OMISSIS) che ha chiesto il rigetto dell’appello.
Ricorre per cassazione (OMISSIS) affidandosi due motivi di impugnazione con i quali deduce violazione degli articoli 143 e 151 c.c., e difetto di motivazione.
Non svolge difese (OMISSIS).
Il ricorso appare fondato essendo palesemente illogica e contraddittoria la motivazione sopra riportata della Corte di appello dato che la vicinanza temporale fra gli episodi di violenza subiti dalla (OMISSIS) e la presentazione del ricorso per separazione da parte della stessa dimostra semmai proprio la decisivita’ del comportamento violento e intimidatorio del (OMISSIS) nel determinare la fine del rapporto.
Sussistono pertanto i presupposti per la trattazione della controversia in camera di consiglio e se l’impostazione della presente relazione verra’ condivisa dal Collegio per l’accoglimento del ricorso e la cassazione della sentenza impugnata.
le risultanze probatorie dimostravano perciò che fino ai primi mesi dell’anno 2003, non essendosi manifestati dissapori, non era in atto alcuna crisi coniugale e che nel maggio del medesimo anno si era accertato che la T. aveva da tempo iniziato una relazione con il R., amico del marito. La vicenda appariva anche gravemente ingiuriosa per il M., dal momento che in essa era stata coinvolta la teste M., cameriera al servizio della famiglia, che in occasione degli incontri clandestini era stata incaricata di controllare con la telecamera l’eventuale ritorno a casa del marito e di avvisare la T., che nel frattempo si trovava assieme al compagno nella camera da letto coniugale;
“Omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio – Art. 360 n. 5 c.p.c..”.
“Violazione di legge – Art. 360 n. 3 c.p.c. “.
“Errata valutazione del quadro istruttorio – Affidamento delle figlie minori – Violazione di legge (art. 360 n. 3 c.p.c.) – Contraddittorietà della motivazione.” Censura la statuita riforma del regime di affidamento delle figlie, ossia l’attuata opzione per il loro affidamento congiunto in luogo di quello esclusivo a lei, stabilito dal Tribunale. La censura è inammissibile per sopravvenuto difetto d’interesse con riguardo alla figlia delle parti F. , divenuta nel frattempo maggiorenne, ed infondata invece relativamente all’altra figlia L., ormai anche lei a pochi mesi dal raggiungimento della maggiore età, dato che già in sé sconsiglierebbe la modifica del regime imposto dai giudici d’appello, regime peraltro ineccepibilmente aderente al dettato normativo che lo privilegia, ove non risulti contrario all’interesse del minore, come la Corte d’appello ha accertato con congrue e puntuali argomentazioni, solo genericamente contrastate dalla T. e non smentite da oggettive e decisive risultanze contrarie, considerando pure che i desideri espressi dalle figlie avevano trovato adeguata rispondenza nel disposto loro collocamento presso la madre.
“Sulla revoca dell’assegnazione della casa coniugale alla moglie affidataria delle figlie minori. Violazione di legge (art. 360 n. 3 c.p.c.) – Motivazione contraddittoria (art. 360 n. 5 c.p.c.).”.
SEPARSuprema Corte di Cassazione
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