Source: https://www.codicedeontologico-cnf.it/?tag=rel-amadei
Timestamp: 2017-11-19 04:58:07+00:00
Document Index: 149027619

Matched Legal Cases: ['art. 73', 'art. 44', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 41', 'art. 3', 'art. 41', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 2', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 03', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 415', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 808', 'art. 816', 'art. 816', 'art. 824', 'art. 825', 'art. 13']

rel. Amadei | Codice Deontologico Forense
Archivi tag: rel. Amadei
In risposta ai quesiti posti, dopo ampia discussione, ritiene la Commissione dover conclusivamente delineare il quadro normativo riguardante i tirocini formativi presso gli Uffici Giudiziari, già oggetto di diversi pareri nel tempo resi in argomento (n. 100 del 21 ottobre 2015; n. 82 del 13 luglio 2016; n. 14 del 22 febbraio 2017).
Nel nostro ordinamento vi sono due tipi di tirocini presso gli Uffici Giudiziari, entrambi a valere per l’accesso all’esame di Avvocato: l’uno regolato dall’art. 73 del D.M. 69/2013, l’altro disciplinato dall’art. 44 della Legge n. 247/12.
1. Il primo è in sostanza uno stage, con modi di accesso e di svolgimento, finalità precipua (titolo valido per il concorso in Magistratura) e durata (18 mesi) suoi propri. Lo svolgimento dello stage presso gli Uffici Giudiziari con esito positivo vale 12 mesi ai fini della pratica forense (se non vi sia stata l’approvazione finale del magistrato affidatario, alcun periodo può valere ai fini della pratica forense).
L’art. 73 del D.M. n. 69/2013 prevede che questo tirocinio presso l’ufficio giudiziario possa essere svolto (anche) contestualmente alla pratica forense di sei mesi presso lo Studio di un avvocato, potendo iniziare in ogni momento nel corso dello stage, nel qual caso l’attività di formazione deve essere “condotta in collaborazione con il CNF, per il tirocinio presso la Cassazione, e con i Consigli degli Ordini negli altri casi, secondo le modalità individuate dal Capo dell’Ufficio”. (D.M. n. 69/2013, art. 73, comma 5/bis). Prima dell’inizio della pratica presso un avvocato sarà ovviamente necessaria l’iscrizione nel Registro dei Praticanti.
L’iscrizione nel Registro dei Praticanti e lo svolgimento della pratica presso un avvocato può essere (anche) successiva al compimento del tirocinio presso l’ufficio giudiziario, dovendo iniziare comunque non oltre i sei mesi dal termine dello stage, dovendosi il tirocinio forense svolgersi in forma continuativa, con l’interruzione massima di sei mesi (secondo la previsione generale dell’art. 41, n. 5, Legge n. 247/2012).
Questo tirocinio è stato fatto salvo dall’art. 3, n. 5 del D.M. n. 70/2016 (emanato secondo la previsione dell’art. 41 della Legge n. 247/12) e appare estraneo alle previsioni del D.M. n.58/2016.
2. L’altro tipo di tirocinio presso gli Uffici Giudiziari, previsto dall’art. 44 della Legge n. 247/2012 come una delle modalità secondo cui può essere svolta parte della pratica, è invece regolato dal D.M. n. 58/2016 e vale esclusivamente ai fini della pratica forense. Questo tirocinio, regolato dall’art. 44 della Legge n. 247/2012 e dall’art. 2 del D.M. n. 70, prevede che il praticante si sia iscritto al Registro e che abbia svolto presso uno studio di un avvocato il primo semestre di pratica.
Consiglio nazionale forense (rell. Allorio e Amadei), 12 luglio 2017, n. 56
Pubblicato in Prassi: pareri CNF	| Contrassegnato 2017/0056, rel. Allorio, rel. Amadei
Il COA di Crotone, dopo aver correttamente riportato il testo di cui all’art. 18 L. 247/12 in tema di incompatibilità ed aver ricordato precedenti decisioni del CNF, sottopone il testo di una delibera che si propone di adottare e ne chiede la condivisione o meno. (Quesito n. 308, COA di Crotone)
La Commissione, dopo ampia discussione, ritiene che il provvedimento più corretto che il COA possa adottare in argomento, sia quello che si limiti a richiamare il dettato normativo, con la conseguenza che: i) non è incompatibile con la professione di avvocato la funzione di Presidente del C.d.A. dotato, per statuto, di poteri meramente amministrativi e rappresentativi della società; ii) a contrariis, la professione di avvocato è incompatibile, con l’incarico di membro di un CDA che svolga in via esclusiva i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione che gli derivano dalla legge e quindi, la gestione in senso lato della società e dell’impresa; iii) l’incompatibilità dettata dall’art. 18 citato, non è subordinata all’esistenza di un corrispettivo per l’attività svolta; la gratuità dell’incarico eventualmente assunto è pertanto irrilevante.
Per completezza, non è certo la rappresentanza della società che genera l’incompatibilità, né la possibilità di ricevere pagamenti da parte di terzi in nome della persona giuridica rappresentata; il discrimine è, notoriamente, l’attività gestoria, sia essa svolta individualmente (per delega) o collegialmente (CDA).
Pertanto, alla luce dei poteri del Presidente, per come descritti nel quesito, appare evidente che allo stesso sono conferite funzioni di rilievo, che implicano l’esistenza di poteri gestori e dunque determinano la sussistenza della causa di incompatibilità.
Consiglio nazionale forense (rel. Amadei), 21 giugno 2017, n. 45
Pubblicato in Prassi: pareri CNF	| Contrassegnato 2017/0045, L. n. 247/2012 art. 18, rel. Amadei
Consiglio nazionale forense (rel. Amadei), 24 maggio 2017, n. 39
Pubblicato in Prassi: pareri CNF	| Contrassegnato 2017/0039, rel. Amadei
Ordinamento professionale: lex posterior generalis non derogat priori speciali
La disciplina dell’ordinamento professionale costituisce una legislazione speciale, che come tale non può essere derogata da una normativa generale successiva.
Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Amadei), sentenza del 9 settembre 2017, n. 117
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/117, rel. Amadei
Il Segretario Comunale non può chiedere l’iscrizione all’albo quale avvocato dell’ente pubblico stesso
Gli avvocati dipendenti di enti pubblici sono abilitati alla “trattazione degli affari legali dell’ente stesso” a condizione che siano incardinati in un ufficio legale stabilmente costituito e siano incaricati in forma esclusiva dello svolgimento di tali funzioni. In mancanza di tale esclusività – ovvero in costanza di altra “funzione di assistenza giuridico amministrativa” – deve conseguentemente negarsi l’iscrizione, o la permanenza ove avvenuta, nell’Elenco speciale annesso all’Albo (Nel caso di specie, l’iscrizione era stata richiesta da un Segretario comunale).
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/117, L. n. 247/2012 art. 18, RDL n. 1578/1933 art. 03, rel. Amadei
Il ricorso al CNF è ammissibile solo qualora sia sottoscritto personalmente dal ricorrente munito di “jus postulandi”, ovvero sia sottoscritto da difensore iscritto all’albo dei professionisti abilitati all’esercizio davanti alle giurisdizioni superiori, munito di procura speciale (Nel caso di specie, l’impugnazione al CNF era sottoscritta personalmente dal solo ricorrente e riguardava il mancato accoglimento della sua domanda di iscrizione nel registro dei Praticanti Avvocati. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha dichiarato inammissibile il ricorso).
Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Amadei), sentenza del 9 settembre 2017, n. 116
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/116, rel. Amadei
Avvocati di enti pubblici: i tre requisiti per l’iscrizione nell’Elenco Speciale annesso all’Albo
L’iscrizione nell’Elenco Speciale annesso all’Albo, nei limiti consentiti dall’art. 3 del R.D.L. n. 1578/1933 (ora 18 L. n. 247/2012), presuppone il concorso di tre elementi imprescindibili:(i) deve esistere, nell’ambito strutturale dell’ente pubblico, un ufficio legale che costituisca un’unità organica autonoma; (ii) colui che richiede l’iscrizione – in possesso, ovviamente, del titolo abilitativo all’esercizio professionale (conditio facti soggettiva) – faccia parte dell’ufficio legale e sia incaricato di svolgervi tale attività professionale, limitatamente alle cause ed agli affari propri dell’ente; infine, (iii) la destinazione del dipendente­ avvocato a svolgere l’attività professionale presso l’ufficio legale deve realizzarsi mediante il suo stabile inquadramento. Costituiscono, poi, corollari di tali principi le ulteriori circostanze costituite dalla sostanziale estraneità del richiedente rispetto all’apparato amministrativo-burocratico dell’Ente in posizione di indipendenza e di autonomia, con esclusione di ogni attività di gestione allo scopo di evitare qualsiasi rischio di condizionamento nell’esercizio della sua attività professionale.
L’avvocato non ha l’obbligo deontologico di riscontrare o ricevere comunicazioni di cancelleria eseguite con modalità irrituali
L’avvocato non ha l’obbligo deontologico di riscontrare o ricevere comunicazioni di cancelleria eseguite con modalità irrituali (Nel caso di specie, il professionista era stato sanzionato disciplinarmente in primo grado per non aver assecondato la “preghiera” dell’ufficio di ritrasmettere un messaggio a conferma della ricezione del fax di avviso della conclusione delle indagini ex art. 415 bis c.p.p. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha annullato la sanzione).
Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Amadei), sentenza del 1° giugno 2017, n. 70
In senso conforme, Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Caia), sentenza del 30 dicembre 2016, n. 376.
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/070, rel. Amadei
Le accuse del P.M. non hanno fede privilegiata rispetto alle difese dell’incolpato
Nell’ambito del procedimento disciplinare, l’esponente -chiunque esso sia- non ha dignità maggiore rispetto all’incolpato, il quale gode della presunzione di “innocenza” al pari di qualsiasi “convenuto” e deve, in ogni caso, essere giudicato per quanto commesso ed accertato e non per la “qualità” di chi ha formulato la doglianza o la segnalazione (Nel caso di specie, il Consiglio territoriale aveva ritenuto che la documentazione dimessa dall’incolpato fosse probatoriamente irrilevante sol perché contrastante con “gli esiti degli accertamenti indicati dalla Procura”).
Consiglio nazionale forense (rel. Amadei), 22 febbraio 2017, n. 16
Quesito n. 269, COA di Catanzaro
Pubblicato in Prassi: pareri CNF	| Contrassegnato 2017/016, cpc art. 808 ter, cpc art. 816, cpc art. 816 bis, cpc art. 824 bis, cpc art. 825, L. n. 247/2012 art. 13, rel. Amadei