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Timestamp: 2019-08-22 12:00:34+00:00
Document Index: 155129696

Matched Legal Cases: ['art. 341', 'art. 105', 'art. 93', 'art. 93', 'art. 49', 'art. 93', 'art. 1170', 'art. 341', 'art. 105', 'art. 76', 'art. 1242', 'art.53', 'art. 93', 'art. 63', 'art. 72', 'art. 55', 'art. 76', 'art. 341']

Tumulazione privilegiata: il Veneto modifica le regole. – funerali.org
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Tumulazione privilegiata: il Veneto modifica le regole.
funerali.org Pubblicato il 02/08/2007 da Sereno Scolaro 02/08/2007
Se l’Italia è (o, si diceva essere) un popolo di eroi, poeti, santi, navigatori, ecc., la tumulazione privilegiata (art. 341 TULLSS ed art. 105 dPR 10 settembre 1990, n. 285) considera proprio queste categorie. Si tratta di una forma di sepoltura “eccezionale” in considerazione della particolarità delle situazioni per cui può essere autorizzata (connotata da altra discrezionalità). A seguito del conferimento di funzioni di cui al dPCM 26 maggio 2000 (per le regioni a statuto ordinario, efficace dal 1° gennaio2001), la titolarità al rilascio di queste autorizzazioni è, oggi, delle regioni (a statuto ordinario; per le regioni a statuto speciale occorre fare riferimenti caso per caso). La regione del Veneto aveva regolato l’istituto con la DGR n. 1533 del 14 giugno 2002, indicazioni, in parte, modificate con la DGR n. 2051 del 3 luglio 2007 (in B.U.R. n. 64 del 20/7/2007 http://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=198618 , prevedendosi ora che uno dei requisiti sia quello per cui siano passati almeno 5 anni dal decesso. Inoltre, il termine del procedimento è indicato in 120 giorni, con ipotesi di sospensioni nei casi di richiesta d’integrazione della documentazione o di chiarimenti. (Sereno SCOLARO)
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Tumulazione privilegiata: il Veneto modifica le regole. — 23 commenti
Carlo il 13/09/2010 alle 21:40 scrive:
Corte di Cassazione – Civile, Sentenza 13 marzo 2003, n. 8804
Il diritto sul sepolcro già costituito è un diritto soggettivo perfetto, assimilabile al diritto di superficie, suscettibile di possesso nonché di trasmissione “inter vivos” o di successione “mortis causa”, e come tale opponibile agli altri privati, atteso che lo stesso nasce da una concessione amministrativa avente natura traslativa – di un’area di terreno o di una porzione di edificio in un cimitero pubblico di carattere demaniale – che, in presenza di esigenze di ordine pubblico o del buon governo del cimitero, può essere revocata dalla pubblica amministrazione nell’esercizio di un potere discrezionale che determina l’affievolimento del diritto soggettivo ad interesse legittimo. In difetto di una diversa espressa volontà del fondatore, il sepolcro deve presumersi destinato “sibi familiaeque suae”.
Carlo il 13/09/2010 alle 12:22 scrive:
Di norma il sepolcro si trasforma in ereditario quando siano venuti meno i discendenti (tra le altre: Corte di Cassazione, Sez. II, sent. n. 5095 29/5/1990 e Sez. II, sent. n. 12957 del 7/3-29/9/2000).
Una soluzione intelligente al problema delle concessioni perpetue o comunque di lunga durata che versino in cattivo stato manutentivo (disinteresse, estinzione del concessionario e dei suoi aventi causa, impossibilità di imputazione degli oneri) è rappresentata dall’istituto del cosidetto abbandono amministrativo. Si veda a tal proposito l’Art. 4 comma 4 del REgolamento Regionale Emilia Romagna 23 maggio 2006 n.4.
Così viene definito l'”abbandono amministrativo” di una tomba come quello stato di fatto che è determinato dal decorso di almeno un ventennio dalla data della morte (e non di sepoltura) dell’ultimo concessionario avente diritto.
Tale situazione determina la possibilità per il Comune di pronunciare la decadenza (o l’esaurimento dei fini nel rapporto concessorio?) della concessione e conseguentemente il recupero ed il riutilizzo del manufatto per nuove sepolture.
La problematica è di grande rilevanza per le notevoli implicazioni che ne derivano, tra le quali una chiara normativa regolamentare comunale per individuare il concessionario avente diritto (originario o quelli subentrati per effetto di successione mortis causa legittima o testamentaria). Le concessioni perpetue, infatti, in regime di DPR n.285/1990 non sono soggette ad atti ablativi.
In altre parole, il comune non può alterare unilateralmente un rapporto giuridico che esso stesso ha liberamente posto in essere, tra l’altro senza avere né obbligo a contrarre a determinate condizioni. Il comune, quale ente concedente, non può modificare od alterare un rapporto giuridico che ha concorso a costituire, magari sulla base di una propria regolamentazione locale all’epoca vigente, va ricordato che potrebbe risultare ammissibile solo un accoglimento della rinuncia unilaterale da parte del concessionario (e sempre che questi sia ancora in vita se concessionario debba intendersi il soggetto che ha stipulato l’atto di concessione o suoi discendenti, se così previsto dal regolamento comunale di polizia mortuaria vigente al momento dell’atto di concessione).
Carlo il 13/09/2010 alle 10:04 scrive:
Si tratta, forse, di applicare correttamente l’istituto della benemerenza.
Così come previsto dall’art. 93 del DPR 285/1990, Regolamento nazionale di polizia mortuaria, il diritto d’uso delle sepolture private spetta al titolare della concessione ed ai suoi familiari, fino al completamento della capienza del sepolcro. Lo stesso concessionario può consentire la tumulazione, nella propria tomba, di salme di persone sue conviventi o a lui legate per particolari benemerenze.
La famiglia del concessionario è comunque da intendersi composta dagli ascendenti e discendenti, in linea retta e collaterali, ampliata agli affini, fino al sesto grado se ciò viene specificato nel regolamento di polizia mortuaria comunale.
In assenza di norma specifica nel regolamento comunale, laddove si voglia consentire la sepoltura di collaterali, affini, o, addirittura estranei al nucleo famigliare propriamente detto, la tumulazione deve essere autorizzata di volta in volta dal titolare della concessione con apposita dichiarazione, facendo riferimento al 2° comma dell’art. 93 del DPR 285/1990, nonchè da tutti i titolare dello jus sepulchri che, così, vedrebbero inibito e compresso il loro diritto ad esser sepolti in quella particolare tomba. Lo Jus SEpulchri é tutelabile con l’azione negatoria (art. 49 c.c.), diretta ad impedire od eliminare l’introduzione nel sepolcro delle salme di coloro che non vi avessero diritto e la relativa legitimatio ad causam trova riferimento alla titolarità o meno di quel diritto reale.
Dunque Ai sensi dell’art. 93, 2° comma, del DPR n. 285/90, su richiesta del concessionario può essere consentita la tumulazione di salme di persone che risultino essere state conviventi, nonché di salme di persone che abbiano acquisito particolari benemerenze e meriti nei confronti dei concessionari, secondo i criteri stabiliti nei regolamenti comunali. Pertanto é il regolamento comunale a disporre quale procedimento formale il concessionario debba intraprendere per “ospitare” nel loculo la salma della benemerita.
Alla seconda parte della domanda si risponde così: bisogna tutelare, anche, e soprattutto, in sede giurisdizionale il diritto al sepolcro secondario che consiste nel diritto di accedere alla tomba e nel diritto di opporsi ad ogni atto che arrechi pregiudizio od oltraggio a quella tomba. Quanto alla natura si ritiene dai più che si sia in presenza di un diritto personale di godimento di natura personalissima ed intrasmissibile, spettando ai congiunti del defunto in quanto tali.
sereno il 13/09/2010 alle 8:09 scrive:
Per quanto riguarda l’ipotesi di un’assunzione, unilaterale, delle obbligazioni relative alla manutenzione, ordinaria e straordinaria, di un sepolcro privato, sembrano necessarie alcune premesse di ordine generale. Il diritto di sepoltura in un sepolcro privato, cioè in concessione a persona, famiglia (od ente, ma qui si trascura l’ipotesi in quanto non pertinente) è “riservato” alla persona del concessionario nonche’ delle persone appartenenti alla famiglia di questi. L’individuazione delle persone che siano da considerare quali appartenenti alla famiglia del concessionario, e’, di norma, oggetto di definizione da parte del Regolamento comunale di polizia mortuaria. Per altro, e’ ammissibile che il concessionario, al momento della stipula dell’atto di concessione possa indicare alcune proprie specifiche volonta’, come, esempio, l’ampliamento della possibilita’ di accogliere anche altre persone, di escluderne alcune o simili, cosa che deve risultare esplicitamente dall’atto di concessione.
Per quanto riguarda l’ultimo aspetto, cioe’ attorno alla questione se il coniuge superstite del concessionario abbia diritto alla successione del sepolcro o meno, va osservato come si tratti anche di questo caso di materia che e’ oggetto di regolazione, in via esclusiva, da parte del Regolamento comunale di polizia mortuaria: infatti, tale ipotesi può essere affrontata con diversi approcci. A volta anche in modo differenziato, nello stesso ambito comunale, per tipologie di sepolcri. Ne consegue che e’ imprescindibile un rinvio alle norme di tale Regolamento comunale di polizia mortuaria.
Rinvio che si rende, ulteriormente, necessario per quanto riguarda il rapporto concessorio in conseguenza del decesso del concessionario (fondatore del sepolcro). Infatti, anche per questo aspetto, il Regolamento comunale di polizia mortuaria potrebbe prevedere, ma potrebbe anche escludere, che vi sia un c.d. “subentro” del concessionario in seguito al suo decesso, individuando quali persone appartenenti alla famiglia vi abbiano titolo (nonché le eventuali altre conseguenze). Non si può escludere, a priori (cioe’ senza fare riferimento alle norme dello specifico Regolamento comunale di polizia mortuaria), che possa sussistere la previsione di una cessazione della concessione.
Per altro, e – sempre – facendo salve le norme di questa fonte regolamentare, potrebbe anche essere ammissibile che “terzi” (persone che non abbiano titolo sulla concessione e/o non appartenenti alla famiglia del concessionario ai fini del diritto di essere sepolti nel singolo sepolcro), possano assumere – a questo punto, unilateralmente – obbligazioni di ordine patrimoniale, come gli oneri relativi alla manutenzione, ordinaria e straordinaria, del manufatto sepolcrale (almeno, fino a quando esso non rientri nella piena e libera disponibilita’ del comune). Una tale assunzione di obbligazioni (in sostanza aventi carattere di liberalita’) richiederebbe, sotto il profilo della forma, un atto pubblico, registrato (a rigore, dovrebbe essere esclusa la trascrizione nei registri immobiliari presso l’Agenzia del territorio, in quando il diritto sull’area cimiteriale non ne e’ soggetto) e debitamente depositato agli atti del comune. Per altro, prima che le persone interessate ad assumere quest’obbligazione unilaterale a carattere patrimoniale procedano in questo senso, risulta del tutto opportuno (per non dire necessario) un approfondimento volto a verificare l’effettiva portata delle previsioni dello specifico Regolamento comunale di polizia mortuaria.
sereno il 13/09/2010 alle 6:44 scrive:
In linea di massima, non sarebbe ammissibile la tumulazione di persone diverse dal concessionario ed appartenenti alla famiglia di questi, tanto che (a stretto rigore) anche il solo consentire quest’uso indebito del sepolcro dovrebbe determinare la decadenza dalla concessione. Per altro, non va ignorato come prassi di questa natura siano diffuse, senza che ne’ in via amministrativa (l’autorizzazione alla tumulazione in un dato sepolcro dovrebbe essere rilasciata solo dopo un’attenta verifica della sussistenza del diritto di sepoltura), ne’ in via operativa siano poste in essere le dovute valutazioni.
A prescindere da quanto precede (fermo restando che l’autorita’ comunale dovrebbe disporre per quanto di competenza, cosa che puo (o, potrebbe) fare in ogni momento), la situazione così determinatasi costituisce una situazione di fatto che attiene a rapporti tra soggetti privati, per cui ogni contenzioso e controversia non puo’ che essere risolta avanti all’autorita’ giudiziaria, in sede civile, rivenendosi nella fattispecie segnalata le condizioni per esperire la c.d. azione di manutenzione, prevista dall’art. 1170 C.C.
Enrico Giuseppe Boccia il 12/09/2010 alle 9:40 scrive:
Scrivo dalla Campania e vorrei sotttoporLe il mio caso: un amico di mio cugino ha perso il figlio in un incidente stradale e ha chiesto allo stesso mio parente di seppellire il suo caro nella cappella di famiglia (avendo il consenso da parte di mia madre per via telefonica). Ora, però, i genitori del ragazzo defunto hanno stravolto l’ordine interno della cappella con centinaia di fiori che ostruiscono il passaggio, varie foto, poster, profumo, cappello e altri oggetti del ragazzo. Mia madre, che per tanti anni si è occupata dell’ordine della cappella stessa, è indignata della “rivoluzione” apportata da queste persone che, tra l’altro, non intendono in alcun modo modificare quanto operato. Vorrei sapere, se possibile, se possiamo far valere i ns. diritti e in che modo. Grazie mille e buona giornata.
Mario Picarazzi il 10/09/2010 alle 14:09 scrive:
Stimatissimo Dott scolaro,
Mi rivolgo a Lei fiducioso di una risposta certa ed autorevole in materia di Leggi cimiteriali.
Regione di provenienza per il quesito è il COMUNE DI VALMONTONE – RM.
ESPOSIZIONE DEI FATTI: a) nel 1998 è morto un mio zio acquisito; successivamente nel 2007 è deceduta anche sua moglie nonchè mia zia naturale; b) mio zio fece nel 1982 una cappella a lui intestata e con convenzione stipulata con il comune di Valmontone- RM di anni 99 (novantanove), e dove attualmente dimora con la sua famiglia – figlio, moglie,
madre e sorella. Per sua precisa volontà verbale non voleva dare accesso
ad altre salme; c) mio zio non ha più altri parenti in linea ascendente e discendente. Allo stato attuale sono rimasti solo 10 nipoti della zia naturale (coè sua moglie); d) tre di questi nipoti tra cui mi annovero, desiderano solo effettuare la giusta manutenzione, di cui necessita la cappella assumendosene
oneri e responsabilità nei confronti del comune interessato.
Il Comune di Valmontone però sostiene che in assensa di eredi la cappella viene riassunta dal Comune per una nuova concessione di chi ne è interessato.
Per tali affermazioni non con divisibili alla luce di quanto esposto, le chiedo Dottore se possiamo impegnarci esclusivamente come responsabili della manutanzione tramite un documento formale e vincolante e, smentendo il funzionario che ci ha data tali informazioni. E’ vero poi che dopo la morte di
mio zio la sua consorte aveva diritto alla successione del sepolcro?
sereno il 23/04/2009 alle 7:27 scrive:
L’intervento di realizzazione di sepolcri su aree avute in concessione è a titolo onoroso, onere che ricade in via esclusiva sul concessionario, sia per quanto riguarda la realizzazione delle opere sia per ogni altro onere che attenga alla realizzazione del manufatto sepolcrale.
federica bocchi il 22/04/2009 alle 10:51 scrive:
Buongiorno, avrei una domanda da sottoporre:
La concessione specifica la dimensione aree da cedere e le modalità di realizzazione delle tombe/cappelle. Questo intervento è oneroso, e tali oneri vengono corrisposti dagli appositi uffici. Per quanto riguarda la pratica edilizia necessaria alla realizzazione delle opere, o alla modifica di queste, si da per scontato che sia gratuita. Vorrei avere, se possibile maggiori delucidazioni in merito.
Carlo il 09/06/2008 alle 9:39 scrive:
L’Emilia Romagna affronta la questione della tumulazione privilegiata con l’Art. 6 comma 2 della Legge 29 luglio 2004 n. 19.
Le cosiddette autorizzazioni per tumulazioni privilegiate
in Emilia Romagna, sono affidate al Comune di
sepoltura, sentita l’ASL territorialmente competente.
In Emilia Romagna si è
avuto il trasferimento ai Comuni con sub delega regionale.
Carlo il 25/02/2008 alle 18:19 scrive:
Se non sbaglio la spoglia mortale di Karol Wojtyla è stata racchiusa in triplice cassa: l’una di legno leggero (pino o abete?) l’altra di piombo (non di zinco!) pesanti circa 3 quintali ed, infine la terza di noce.
Tra l’altro anche nei verbali vaticani si parla di “tumulazione”.
Il feretro così confezionato è stato calato in un tumulo ipogeo (on line sono visibili le foto) con tutte le pareti rivestite di marmo.
Il cofano metallico è stato saldato a fuoco una volta trasportato il feretro nelle grotte vaticane (a presenziare alla stagnatura, quasi fosse un “vigile sanitario” era proprio… il Cardinale Jhoseph Ratzinger), quindi i fedeli accorsi in Piazza San Pietro per le esequie hanno potuto vedere solo la prima bara, ossia quella di pino o abete dalla particolare forma trapezoidale.
Tra l’altro sul coperchio di lamiera sono stati impressi i sigilli (…alla faccia di quelli in ceralacca previsti dal paragrafo 9.7 della Circ.Min. n.24/1993)
Dovrebbero così ricorrere tutti gli elementi tipici della tumulazione nella sua forma tradizionale, ossia “stagna”. Direi, però, che la tamponatura della cella sia assicurata solo da una pesante lastra di marmo e non con muratura impermeabile (mi riservo, però, di approfondire e di rettificare se sarà necessario)
La cassa metallica deve rigorosamente fasciare quella di legno e non può esser interna (se non si parlasse di Cose Sacre mi soverrebbe un parallelo “blaasfemo” con il paragrafo 9.1 della Circ.Min. 24 giugno 1993 n.24 in merito alla querelle sorta tra comuni e imprese funebri negli anni ’90 sull’ordine in cui disporre le due casse nei feretri di cui all’Art. 30 DPR n.285/1990).
Tra l’altro la tumulazione assieme al trattamento antiputrefattivo cui tutti i papi defunti sono sottoposti, ha proprio il precipuo scopo di favorire la conservazione del corpo non solo per la lunga vegli funebre, ma in vista di una futura santificazione, con apertura del sepolcro e traslazione del corpo in Basilica (come, per altro, è poi accaduto con Giovanni XXIII).
Ammetto, comunque, lo “svarione” nella citazione, perchè, in effetti, la tumulazione entro le mura vaticane non è soggetta alla Legge Italiana, ma si trattava appunto di un esempio.
Sul resto…omissis, concordo pienamente e nemmeno avrei titolo per dissentire!
Sereno SCOLARO il 24/02/2008 alle 7:00 scrive:
Due precisazioni, una di ordine tecnico, una di ordine normativo: il riferimento a Giovanni Paolo II è non pertinente in quanto: a) e’ stato oggetto di inumazione (ordine tecnico), seppure all’interno di un edificio, nel suolo di sedime; b) essendo la sepoltura, quale sia la pratica seguita, avvenuta nella Città del Vaticano, e’ fuori luogo (ordine normativo) fare riferimento alla tumulazione privilegiata (art. 341 TULLS e art. 105 dPR 10 settembre 1990, n. 285), istituto che non si applica in quello Stato.
Per altro si tratta di ‘raffinatezze”, dato che lo spirito della citazione sembrava essere quello dell’esemplificazione.
Di fatto, sull’istituto della tumulazione privilegiata, si ha la sensazione che le regioni non abbiano elaborato l’istituto (e le procedure di accesso), quanto si siano limitate a far propria la ‘prassi’ (si sottolinea: ‘prassi’) precedentemente utilizzata dal Ministero della sanità, divenuto Ministero della salute, senza alcun aggiornamento ‘critico’, quanto meno per norme che erano mutate, già prima del conferimento alle regioni (a statuto ordinario; per le regioni a statuto speciale occorrerebbe fare considerazioni specifiche, per ciascuna singola regione) delle funzioni avvenuto con il dPCM 26 maggio 2000.
Carlo il 19/02/2008 alle 21:29 scrive:
Onore alla Regione Veneto per aver affrontato l’istituto, invero, piuttosto rarefatto, della tumulazione privilegiata, magari in prospettiva di un sua dilatazione (sempre entro i limiti della ragionevolezza).
Anch Lombardia (Art. 28 Reg. Reg. 9 novembre 2004 n. 6 così come modificato dal Reg. Reg. 6 febbraio 2007) ed Emilia Romagna (Art. 6 comma 2 Legge Regionale 29 luglio 2004 n. 6) si sono poste il problema.
Lasciando alla normativa canonica (con particolare riferimento all’Art. 1242 del Codice di Diritto Canonico) il proprio ambito di esclusività, spesso, infatti, la tumulazione privilegiata s’interseca con uno jus sepulchri esercitabile in edificio consacrato adibito al culto; per la normativa ‘civile’ il riferimento e’ l’Art. 105 DPR 10/9/1990, n. 285, con l’avvertenza che, per effetto del dPCM 26/5/2000 (che ha effetti dal 1/1/2001 per le regioni a statuto ordinario), la relativa competenza e’ stata conferita alle regioni (e, alcune, l’hanno a loro volta trasferita, con Legge Regionale).
Per quanto noto, le regioni, divenute titolari del procedimento, altro non hanno fatto che ‘farsi passare’ dal Ministero della salute le indicazioni tecnico-costruttive da questi adottate (si veda l’allegato 2 alla circolare Sefit n. 4427 del 28.02.2001)
La tumulazione privilegiata ugualmente può riguardare feretri e cassette ossario, per le ceneri, poichè anch’esse possono uscire dal circuito cimiteriale, si veda l’Art. 343 del Regio Decreto 27 luglio 1937 n. 1265, da una cui interpretazione origina, tra l’altro il DPR 24 febbraio 2004 sulla possibilità di attuare l’affido delle urne presso domicili o abitazioni private previsto dalla Legge 30 marzo 2001 n. 130…le ceneri, però, non hanno ancora titolo di accoglimento in Chiesa, quindi una loro eventuale “tumulazione privilegiata” avrebbe effetto solo in edifici civili come sedi di partiti politici, associazioni, fondazioni… Ovviamente solo in caso di reliquiario per soli resti ossei non dovrà esser garantita la perfetta ermeticità del tumulo, basterà una tamponatura tale da garantire i resti oggetto di venerazione da atti vandalici, profanazioni, o gesti di tipo osceno e sacrilego contro il SACRO.
Il tumulo può esser “a pavimento” (ossia ipogeo, si pensi, ad esempio, alla tomba di Giovanni Paolo II, nelle Grotte Vaticane) oppure ricavato in una nicchia muraria, magari nella navata di una cattedrale, soluzione molto in voga nel Medioevo, quando anche nobili ed altri potenti vantavano il diritto di sepolcro entro le mura sacre ed inviolabili dei templi cristiani. Le sepolture “ad sanctos”, ossia in prossimità dei sepolcri di Santi e martiri, così da garantirsi la salvezza nel Dies Irae (Il Giorno del Giudizio) proprio in forza della vicinanza materiale del sepolcro del comune peccatore a quello del Santo o del predestinato alla salvezza rappresenta, forse, la prima forma, ancorchè embrionale, dello Jus Sepuchri, legato non alla consanguineità ma alla contiguità spaziale.
In ogni caso, una tumulazione privilegiata non preclude la possibilità di trasferimenti in altri siti (si pensi, ad esempio, alla proposta di traslare la spoglia mortale di San Pio da Pietralcina nella nuova basilica) ovviamente (se anche questi costituiscano tumulazione privilegiata) se autorizzati dalla competente autorità (civile o ecclesiastica, civile ed ecclesiastica insieme).
A rigore, il potere di disposizione della salma e/o dei resti mortali spetterebbe sempre ai parenti nel grado più prossimo, attenendo ai diritti personali.
Comunque, come rilaevato dall’Ing. Daniele Fogli in risposta ad un quesito del 1990, secondo il modello di istanza formulato in base al dettato del DPR n.285/1990 (,ed, in subordine, al D.M. 18 novembre 1998 per gli aspetti inerenti alla tempistica) quando esso ancora era nella sua piena vigenza, quindi ante DPCM 26 maggio 2000 e soprattutto ante riforma al Titolo V della Carta Costituzionale occorrerebbero:
1) Domanda in carta legale
2) Certificati di morte e della causa di monte
3) Parere del Sindaco del Comune dove è situato il luogo della sepoltura richiesta; Occorre qui rilevare che il parere si riferisce ai meriti del de cujus e non deve limitarsi (come sovente accade) ad una semplice ed evasiva formula di “parere favorevole” ma deve dettagliatamente esporre i motivi per i quali si appoggia la richiesta, ovvero, se del caso, i motivi per cui si ritiene di respingela
4) Parere del Prefetto sempre sul merito dell’istanza; Si insiste, come sopra, sempre sul fatto che tale parere deve essere motivato e dettagliato
5) Parere dell’U.S.L competente sulla idoneità igienico-sanitaria della tomba e sulla rispondenza di questa ai requisiti prescritti dal Regolamento di Polizia Mortuaria; progetto della tomba e relazione tecnica illustrativa (misure del loculo e descrizione dei materiali utilizzati sulla base di quanto in merito previsto dall’art. 76 del Regolamento di Polizia Mortuaria)
6) Qualora la tomba sia in luogo di culto, Nulla Osta della competente Autorità Ecclesiastica (Curia Vescovile), con particolare riferimento all’art. 1242 del Codice di Diritto Canonico
7) Biografia dell’estinto corredata da ogni possibile materiale illustrativo dei meriti per cui si richiede la tumulazione fuori del cimitero (opuscoli, libri, ritagli di giornali e testimonianze varie)
8) Qualora la domanda sia fatta da persona estranea alla famiglia del defunto, occorre il Nulla Osta dei familiari.
9) Marca da bollo. Tutti i documenti devono essere in originale o in copia conforme autenticata.
silverio gennari il 24/11/2007 alle 11:07 scrive:
Gent.mo Dott. Scolaro,la risposta al mio quesito postole in data 12 nov.
ha forse centrato (non la risposta che volevo sentirmi dire)ma la risposta
in linea con le norme e leggi vigenti , faro’ una ulteriore verifica ( con le
mie limitate possibilita’anche delle leggi vigenti) mi riservo eventual =
mente di ricontattarla. la sua risposta del 14 nov. mi ha forse risolto il
problema,di questo la ringrazio sentitamente.
silverio gennari.
Sereno SCOLARO il 12/11/2007 alle 5:50 scrive:
Poiche’ il Regolamento comunale di polizia mortuaria vigente nel 2004, data del testamento e, oltretutto, successiva alla data di entrata in vigore del dPR 21/10/1975, n. 803, escludeva l’ipotesi della cessione, sia che avvenisse per atto tra vivi che per causa di morte, del sepolcro, si deve dedurre per l’inefficacia di quella clausola testamentaria, rimanendo il sepolcro nella titolarita’ delle persone appartenenti alla famiglia del c.d. fondatore del sepolcro.
Questa situazione segnala, ancora una volta, come non possano mai affrontarsi i rapporti che si determinano attorno ad un sepolcro privato nei cimiteri in termini generali, richiedendo sempre una valutazione caso per caso e, possibilmente, disponendo di tutti gli elementi che, nel singolo caso, riguardino il rapporto di concessione.
silverio gennari il 11/11/2007 alle 15:46 scrive:
Gent.mo Dott.Sereno Scolaro. la sua gentile risposta del 22 ottobre 2007
non mi e’ ancora chiara, provo a ricapitolare in modo diverso il quesito
postole.
defunta mia cugina in data 30-12-2004 (nubile), con testamento olo=
grafo datato 20-09-1993, ha lasciato in eredita’ a terzi il sepolcro genti=
lizio privato perpetuo quale edificio manufatto costruito da nostro nonno
nell’anno 1927 (quindi fondatore) noi aventi diritto alla tumulazione
(con figli e nipoti siamo in -9-) quali successori “jus sanguinis”del fon=
datore abbiamo richiesto al comune la voltura della concessione
che ci e’ stata intestata con deliberazione della giunta, legittimazione
intestata a noi tre fratelli ,per l’uso del terreno cimiteriale riconoscendolo
perpetuo e sul quale nostro nonno aveva costruito la cappella gentilizia.
non esistevano documenti ,perduti dal Comune durante l’ultima guerra.
a questo punto il sepolcro cappella gentilizia perpetua inteso come
manufatto edile e’ diventato proprieta’ di terzi oppure rimane per intero
di nostra proprieta’.
il regolamento comunale di polizia mortuaria del Comune (di Taglio di
Po) aggiornato ein vigore dal 17-07-2005– all’art.53–4° comma,recita
che il “DIRITTO D’USO” non e’ commerciabile ne’ trasferibile o comunque cedibile e ogni atto contrario e’ nullo, NULLA dice del patri=
monio manufatto cappella privata perpetua se trasmissibile per testa=
mento pur essendo in vita tanti aventi diritto.
il regolamento di polizia mortuariadeliberato dal Commissario Straordi=
nariodel 29-05-1945 ,aggiornato alla data 30-05-2002 all’articolo N.81
1) le tombe private non possono essere cedute dal concessionario in forza
della posizione del Comune quale proprietario del suolo e del conces=
sionario quale titolare dell’uso del medesimo e solo per le opere sopra
esistenti il diritto di proprieta’.
2) tale divieto della cessionedelle tombe private e’ imposto a tutela della
volonta’ dell’originario concessionario,della dignita’ del defunto e
sopratutto a tutela di ogni e qualsiasi fine speculativo.
LA SALUTO CORDIALMENTE E LA RINGRAZIO SE VORRA’ DARMI UNA
Sereno SCOLARO il 11/11/2007 alle 15:31 scrive:
Con questo intervento, aggiunge un’indicazione, in precedenza non presente: quella per la quale l’attuale intestazione sussiste in capo ai discendneti del c.d. fondatore del sepolcro.
Il che’ comporta che siano queste le persone che, nei limiti della capienza dello statto, godono del diritto di sepolcro.
Non si indica, per altro, a quale titolo la cugina potesse vantare diritti (patrimoniali) sul sepolcro e, pur ammettendone (ma occorrerebbe verificare l’atto di concessione, congiuntamente alle previsioni dei regolamenti comunali di polizia mortuaria a partire da quello vigente al momento del sorgere della concessione) la sussistenza, l’eventuale successione testamentaria non puo’ che avere avuto effetti sulla componente ‘patrimoniale’, il che’ si traduce nel fatto che terzi si verrebbero a trovare nella condizione di dover sostenere gli obblighi di manutenzione sul sepolcro.
silverio gennari il 11/11/2007 alle 12:18 scrive:
spett. dott.Sereno Scolaro,la sua risposta del 22 ottobre non mi e’ ancora chiara.provo a ricapitolare.
defunta mia cugina in data 30-12-2004,con testamento ha lasciato a in
eredita’ a terzi il ns. sepolcro gentilizio privato perpetuo ,quale edificio
manufatto. noi successori “jus sanguinis” del fondatore abbiamo chiesto
al comune la voltura della concessione,il comune ha provveduto con la
intestazione a noi tre fratelli (gli altri aventi diritto a questo sepolcro
sono i ns. figli e nipoti,in tutti,con noi siamo in 10). A questo punto il
l’edificio manufatto sepolcro e’ diventato proprieta’ di terzi, oppure
rimane di nostra proprieta’ per intero? il regolamento comunale di polizia mortuari aggiornato al 2006 parla solo della non trasmissibilita’ della
concessione a terzi finche’ in vita un avente diritto alla tumulazione e
nulla dice del manufatto sepolcro.
in attesa di un suo gentile riscontro la ringrazio e la saluto.
silverio gennari
Sereno SCOLARO il 22/10/2007 alle 8:45 scrive:
Il sepolcro e, conseguentemente, i diritti che lo riguardano presentano una duplice valenza, quella patrimoniale, avente per oggetto il sepolcro come manufatto eretto sull’area avuta in concessione (e ciò a prescindere dal fatto che la concessione abbia durata a tempo determinato od indeterminato (c.d. concessione perpetua) e quella personale, afferente al titolo di essere sepolti in capo a determinate persone, cioè a quelle che si trovano ad essere destinatarie della “riserva” di cui all’art. 93, comma 1 dPR 10 settembre 1990, n. 285 (in quanto concessionari o appartenenti alla famiglia del concessionario). L’appartenenza alla famiglia del concessionario (ricordando, per inciso, che spetta al Regolamento comunale di polizia mortuaria l’individuazione delle famiglia o, se si voglia, delle persone da considerare come appartenenti alla famiglia del concessionario) costituisce un dato per molti versi oggettivo, derivando dalla presenza di rapporti giuridici (quali il rapporto di coniugio, i rapporti di parentela, affinità, adozione), che sussiste indipendentemente dalla volontà.
Per quanto riguarda l’aspetto patrimoniale esso è correlato, strettamente, alla finalità del sepolcro, cioè alla sua capacità di accogliere, nei limiti della capienza dello stesso, i feretri contenenti i defunti che hanno titolo ad esservi sepolti e si estrinseca nell’adempimento degli obblighi della manutenzione, ordinaria e straordinaria, del sepolcro (art. 63 dPR 10 settembre 1990, n. 285) per tutta la durata del sepolcro, nonché, se del caso, di consentire l’esercizio del diritto di sepolcro primario (titolo ad esservi sepolti), nonché del diritto di sepolcro secondario (titolo a svolgere le funzioni rituale e commemorative in memoria dei defunti sepoltivi).
Un sepolcro familiare (o, gentilizio; ma si tratta di un sinonimo), cioè sorto a favore degli appartenenti ad una determinata famiglia, può divenire sepolcro ereditario nel caso in cui non vi siano persone che, appartenenti alla famiglia del concessionario, abbiano titolo a subentrare nella posizione del concessionario fondatore del sepolcro.
A partire dal 10/2/1976 (data di entrata in vigore del dPR 21 ottobre 1975, n. 803), i sepolcri, seppure concessi in precedenza, non sono ulteriormente suscettibili di atti di disposizione tra vivi o per causa di morte (testamento), come effetto della qualificazione dei cimiteriali quali soggetti al regime dei beni demaniali (parte, per altro, minoritaria della dottrina, sosterrebbe che tale effetto dovrebbe farsi risalire al 28 ottobre 1941, data di entrata in vigore del Libro III del c.c., con il quale è stata introdotta, intenzionalmente, la qualificazione della demanialità dei cimiteri; in ogni caso, a prescindere, da tali orientamenti, in ogni caso – a partire dall’entrata in vigore del testé citato dPR 21 ottobre 1975, n. 803 – tale ipotesi (in precedenza ammessa dall’art. 72, commi 2 e segg. R.D. 21 dicembre 1942, n. 1880) non è più ammissibile.
Per come posta la questione, sembrerebbe che il testamento sia successivo a tale data. Se così sia, la parte che ha disposto con testamento, non può che avere disposto se non per la parte di cui era titolare e – in ogni caso – limitatamente alla componente patrimoniale del sepolcro, Si tratta, a questo punto, di vedere se la parte testatrice fosse titolare esclusiva della componente patrimoniale del sepolcro (proprietà del manufatto) oppure se essa concorresse con altre persone nelle titolarità sul sepolcro, aspetto che dovrebbe essere verificato sulla base di due “fonti”: a) l’atto di concessione e b) il Regolamento comunale di polizia mortuaria.
In ogni caso, la disposizione testamentaria (se e per quanto ammissibile e, limitata (se successiva all’entrata in vigore del dPR 21 ottobre 1975) alla componente patrimoniale del sepolcro, non può incidere sul titolo di sepoltura delle persone che ne erano già titolari in quanto appartenenti alla famiglia del concessionario.
silverio gennari il 21/10/2007 alle 12:30 scrive:
Buongiorno Sig. Scolaro, le pongo un quesito:quali sono le leggi o i regolamenti
e le differenze legali inerenti la proprieta’ del manufatto sepolcro gentilizio
o famigliare e sepolcro ereditario. sappiamo che le concessioni perpetue di un lotto di terreno per costruirvi il proprio sepolcro erano concesse fino al 1975.
il caso:deceduta una mia cugina (3° grado avente diritto alla tumulazione nel
sepolcro di famiglia) nel testamento ha lasciato in eredita’ detto manufatto sepolcro a lontani parenti (non aventi diritto alla tumulazione) noi che siamo diretti discendenti(nonno fondatore,ns.padre tumulati nel sepolcro) perdiamo
la proprieta’ del manufatto? conservando il solo diritto alla tumulazione , oppure
il manufatto sepolcro rimane per intero in proprieta’ nostra?
Carlo il 07/08/2007 alle 13:58 scrive:
È curioso osservare come i dati tecnici dettati dalla Delibera 2051 del 3 luglio 2007 siano stati stati
tratti da fonti differenti e ricalchino perfettamente quelli stabiliti dallo Stesso Dicastero della Salute (Dipartimento della prevenzione – Ufficio VIII) così come riportato anche dalla Circolare SEFIT n. 4427 del 28/2/2001).
Per i cm. 70 di altezza loculo, il riferimento è costituito
dalla circolare del Ministero della Sanità n.
24/93 (6), che li riporta come misura minima consigliata,
assieme ad altre misure relative a larghezza
e profondità (una circolare non è forse lo strumento idoneo per fissare parametri così importanti e lo stesso Ministero ricorre alla formula linguistica “E’preferibile”, quasi si trattasse di una semplice esortazione e non di un comando.).
Per i restanti requisiti si risale invece a regolamenti
non più vigenti. Gli spessori di cm. 40 per le pareti
e di cm. 10 per le solette ed i tramezzi erano stabiliti
dall’art. 55 del R.D. 1880/1942 (7), mentre lo
spessore di cm.15 per la chiusura era imposto
dall’art. 76 del DPR 803/1975 (8).
Il criterio seguito nel R.D. 1880/1942 e nel DPR
803/1975, basato sulla fissazione dei minimi di
spessore a seconda dei materiali impiegati, fu poi
abbandonato con il DPR 285/90.
Non conosco i motivi che hanno portato il Ministero
della Sanità (ora Ministero della Salute) a recuperare
requisiti da disposizioni non più in vigore,
assemblandoli con altri tratti da disposizioni attuali.
Forse si è considerato che le operazioni di tumulazione
privilegiata avvengono generalmente in manufatti
di vecchia data?
Ma se la spiegazione è questa,
allora sarebbe stato più semplice prescrivere la
conformità del loculo alla normativa vigente al
momento della costruzione.
Sereno SCOLARO il 03/08/2007 alle 18:42 scrive:
Si tratta di una scelta.
Per altro, piu’ che da ragioni “tecniche” o “tecnico-costruttive”, sembra essere motivata dalle medesime ragioni che in altri ambiti (es.: intitolazioni di strade, monumenti, ecc.; RDL 10 maggio 1923, n. 1158 convert. in L. 17 aprile 1925, n. 473; L. 23 giugno 1927, n. 1188) prevedono che passi un certo tempo tra la morte e il riconoscimento di particolari meriti per speciali onoranze (per citare l’art. 341 TULLSS). Cio’ al fine di sottrarre l’istituto della tumulazione privilegiata dalle influenze che si possano determinare a ridosso del decesso e consentire una maggiore ponderazione complessiva. (Sereno SCOLARO)
Carlo il 03/08/2007 alle 10:15 scrive:
Non si capisce il limite di almeno 5 anni dal decesso, nè si ravvisa analogia alcuna con altre norme. Se partiamo dall’ipotesi di una tumulazione difficoltosa perchè magari la cella sepolcrale è ricavata in una massa muraria priva di diretto accesso al feretro (Art.76 DPR 285/90) e la movimentazione del feretro diviene oggettivamente difficoltosa le procedure da seguire sdovrebbero essere quelle di “deroga” dettate dal paragrafo 16 della Circolare Ministeriale 24 giugno 1993 n. 24 (in sostanza: cassa di zinco rinforzata e realizzata come una monoscocca salvo i casi di “fuori misura”, valvola depuratrice, vaschetta con sostanze assorbenti…)