Source: https://www.affidabilita.eu/tuttomisure/articolo.aspx?idArt=321
Timestamp: 2020-08-05 10:06:34+00:00
Document Index: 78143755

Matched Legal Cases: ['art. 515', 'art. 515', 'art. 472', 'art. 692', 'art. 472', 'art. 692', 'art. 692', 'art. 472', 'art. 692']

(*) Dipartimento di Elettrotecnica - Politecnico di Milano
(**) Avvocato - Foro di Milano - E-mail:
veronica.scotti@gmail.com
The Directive 2004/22/CE of the UE Parliament, and of the Council, dated March 31st, 2004, concerning the measurement instruments, better known as the MID Directive, has geatly modified legal metrology. In Italy, in particular, it triggered the need for a modernization which cannot be further postponed. The analyss of this Directive has been so far focused onto the discussion pf metrological and techical aspects, which more deeply influence the technical activities of measurement and verification. However, the MID has introduced some remarkable changes in the overall framework of legal metrology, with noticeable changes from the jurisdictional standpoint. These changes are not always evident, but could lead to penal consequences if not adequately taken into consideration.
This article has the purpose of analyzing the main jurisdictional changes introduced by the Directive, highlighting the most critical aspects. The aim is a crrect application of the new legal concepts, based on the knowledge of administrative and penal risks of their incorrect interpretation.
La Direttiva 2004/22/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 31 marzo 2004 relativa agli strumenti di misura, generalmente nota come MID, abbia modificato notevolmente il panorama della metrologia legale, dandole, almeno in Italia, una robusta scossa verso una non più procrastinabile modernizzazione. L’analisi di questa direttiva si è finora prevalentemente indirizzata alla discussione degli aspetti tecnici e metrologici, essendo questi gli aspetti che maggiormente influenzano le attività tecniche di misura e verifica. Va però detto che la MID non ha introdotto cambiamenti solo o prevalentemente tecnici: significativi sono stati anche i cambiamenti introdotti all’intero quadro delle metrologia legale, con implicazioni giuridiche significative, anche se non sempre evidenti, che, se non adeguatamente considerate, possono esporre a spiacevoli conseguenze, anche penali.
Questo articolo si pone l’obiettivo di analizzare i principali cambiamenti introdotti sul piano giuridico alla metrologia legale, evidenziandone gli aspetti più critici ai fini di una corretta applicazione delle nuove disposizioni di legge che si basi sulla consapevolezza dei rischi amministrativi e penali a cui potrebbe esporre l’ignoranza di alcuni aspetti di carattere più giuridico che tecnico.
LA METROLOGIA LEGALE IN ITALIA: UN BREVE EXCURSUS STORICO
La metrologia legale nasce dalla necessità di garantire la correttezza e la tutela della buona fede nelle transazioni commerciali che implichino l’utilizzo di strumenti di misura destinati ad incidere sul prezzo finale della merce compravenduta. Notoriamente la necessità di effettuare misure nelle attività commerciali è diretta conseguenza dell’esigenza, pratica ed imprescindibile, di identificare correttamente le quantità acquistate e vendute che si manifestò fin dagli albori della società civile. Numerosi sono gli esempi storici che si rinvengono, anche da scavi archeologici, di bilance destinate alla pesatura delle merci e recipienti destinati a misure di capacità che fin dall’antichità venivano utilizzati come principale riferimento per le contrattazioni e gli affari commerciali.
Non è, infatti, casuale che il diritto romano utilizzi, quale formula di carattere giuridico, la locuzione “per aes et libram” (con questo rame e questa bilancia), che sta ad indicare letteralmente la misura e il metodo usati sia per le transazioni commerciali, sia per istituti giuridici, tra i quali ad esempio il testamento in forma orale [1] .
Peraltro il fatto che i pesi e le misure abbiano costituito un elemento importante di unificazione dei mercati e di trattamenti omogenei degli affari commerciali è testimoniato, oltre che dalle pratiche diffuse nella Roma imperiale, anche, in era meno antica, dal notevole impegno profuso in materia da Carlo Magno. Questi svolse un’importante opera di uniformazione, oltre che della moneta, anche di pesi e misure (di cui si trova traccia nel ben noto Capitulare de Villis), imponendo, in particolare, l’utilizzo di unità di misura uguali (oggi diremmo tracciabili) a quelle conservate presso i palazzi imperiali, analogamente a quanto avviene attualmente per i campioni di riferimento. Infine la storia più recente vede la costituzione, con la firma della Convention du Mètre nel 1875, di un organismo internazionale, il BIPM, istituito nello stesso anno a Parigi e partecipato originariamente da 17 Paesi fondatori, deputato alla definizione, realizzazione e conservazione dei campioni delle unità di misura, a quei tempi limitati a metro, chilogrammo e regoli geodetici.
Dal breve excursus storico sopra riportato emerge chiaramente l’importanza determinante che, in ogni periodo storico, hanno rivestito le misure in diversi settori della vita quotidiana e, soprattutto, in ambito commerciale al fine di tutelare le posizioni delle parti contraenti. Il riferimento nazionale principale, che costituisce la normativa quadro del settore, è rappresentato dal Testo unico delle leggi sui pesi e sulle misure, emanato con R.D. 23 agosto 1890 n. 7088, che disegna la disciplina generale in materia di metrologia legale, prevedendo, per gli strumenti che rientravano nel proprio campo di impiego, controlli obbligatori e, in particolare, verifica prima e verifica periodica, debitamente attestata dagli organismi preposti alle attività di accertamento. Tale normativa si poneva come marginale rispetto alle attività che coinvolgevano l’utilizzo di strumenti di misura, in quanto i controlli, effettuati dapprima da uffici metrici provinciali e, successivamente, a decorrere dal 1 gennaio 2000 [2] , dalle Camere di Commercio Agricoltura Artigianato e Industria, riguardavano in prevalenza strumenti di misura della massa e dei carburanti, purchè utilizzati per la determinazione del quantitativo di merce venduta e, quindi, del corrispettivo da richiedere agli utenti.
In particolare risultavano assoggettati al controllo periodico (rectius verifica periodica) gli strumenti utilizzati per i seguenti scopi:
• determinazione di una quantità e relativo prezzo (i) nelle transazioni commerciali dirette; (ii) nelle operazioni di confezionamento di prodotti da vendersi a peso o a volume in quantità nominali unitarie costanti o in quantità nette effettuate in assenza del consumatore finale; (iii) per il calcolo di un pedaggio o di una tariffa; (iv) per l’applicazione di disposizioni legislative e regolamentari e per perizie giudiziarie;
• determinazione della massa nell’attività medica a fini di diagnosi e cura.
La normativa della metrologia legale ha poi subito negli anni numerose modifiche evolutive derivanti, soprattutto, da interventi di provenienza comunitaria (direttiva 80/181/CEE; direttiva 71/316/CEE; direttiva 74/148/CEE; direttiva 90/384/CEE) che hanno imposto l’emanazione di ulteriori disposizioni a completamento del sistema metrologico nazionale. Tali modifiche non hanno, però, sconvolto l’impianto già costituito e consolidato, in quanto il campo applicativo risultava sostanzialmente immutato.
Da quanto sopra esposto appare evidente lo scopo primario della metrologia legale di tutela della fede pubblica, ogniqualvolta una transazione commerciale venga basata sul risultato di una misurazione. Compito della metrologia legale è infatti quello di garantire, attraverso lo svolgimento di opportune verifiche, che gli strumenti impiegati nella misurazione abbiano caratteristiche metrologiche adeguate.
Benché, in linea di principio, ogni transazione commerciale che coinvolge una valutazione quantitativa della merce oggetto di transazione ricada nel campo della metrologia legale, gli strumenti che rientravano, fino circa agli anni ‘90, nel novero di quelli sottoposti ai controlli da parte degli Uffici metrici competenti per Provincia erano, di fatto, solo le bilance e i misuratori di capacità – nella fattispecie i distributori di carburante – forse più ai fini di controlli fiscali che per tutelare la fede pubblica. Restavano pertanto esclusi dal campo d’applicazione della metrologia legale numerosi strumenti di misura la cui disciplina veniva stabilita, di fatto, in via contrattuale dalle parti sulla base del SI, introdotto in Italia e riconosciuto con legge 273/1991 [3] . Un tipico esempio di strumento di larghissimo impiego e utilizzato per scopi tariffari, in passato escluso dal campo di applicazione della metrologia legale, è dato dal contatore di energia elettrica.
Peraltro, in linea generale, tutta la strumentazione di misura, utilizzata anche nell’ambito di transazioni commerciali, non rientrante nel novero degli strumenti sottoposti a controlli metrologici legali da parte degli Uffici metrici competenti per Provincia, poteva essere posta in commercio e messa in servizio senza preventiva approvazione o verifica, di natura pubblicistica [4] , ma con semplice (eventuale) attestazione da parte del fabbricante del corretto funzionamento e della conseguente conformità alle norme (tecniche, quindi volontarie) di riferimento.
Giova qui notare che la legge sopra citata prevede, comunque, la necessità (che si pone, di fatto, come un obbligo di natura virtuale, dato che non sono previste specifiche sanzioni al riguardo) di sottoporre a taratura periodica gli strumenti di misura, a qualsivoglia titolo utilizzati in attività commerciali. Infatti tale obbligo si pone, a fortiori, come attuale e rilevante nell’ambito delle attività commerciali, in funzione del generale obbligo di correttezza e trasparenza nelle transazioni, direttamente derivante dal principio generale di tutela della buona fede, che trova una più rigorosa protezione nella fattispecie disciplinata ex art. 515 c.p. rubricato come frode in commercio [5]. Pertanto, risultava già riconosciuto nell’ordinamento nazionale, prima ancora dell’entrata in vigore della nuova normativa, un generalizzato onere, a carico di coloro i quali svolgevano attività commerciale, e a tale scopo utilizzavano strumenti di misura, di garantire nel tempo le prestazioni metrologiche dei propri apparecchi di misura attraverso la periodica taratura che, tecnicamente, costituisce attestazione circa il funzionamento a specifica dello strumento.
É opportuno comunque precisare che quanto sopra argomentato costituisce un’interpretazione (estensiva) delle norme riguardanti la metrologia scientifica, che si distingue propriamente da quella legale che prescrive obblighi di verifica e disciplina gli effetti del mancato assoggettamento a controllo degli strumenti di misura. Infatti, benché attraverso la legge 273/1991 il legislatore nazionale abbia dato formale ingresso, attraverso l’adozione del SI, alle norme della metrologia scientifica, riconoscendo, espressamente il valore giuridico di tale ordinamento parallelo [6], solo una minima parte della prassi e della buona regola della metrologia scientifica ha finora rappresentato un riferimento per la metrologia legale, per ragioni la cui analisi e trattazione esula dal presente contesto.
LA DIRETTIVA 2004/22/CE
Il legislatore comunitario, con l’intento di armonizzare il settore delle misure, ha proceduto ad introdurre modifiche ai sistemi legislativi nazionali, mediante l’emanazione della direttiva 2004/22/CE [7], generalmente conosciuta come MID. In particolare la direttiva ha ampliato, raggruppandoli in macrocategorie, il novero degli strumenti da assoggettare a controlli legali, al fine di adeguare la (ormai obsoleta) normativa al progresso scientifico. Per ciascuna macrocategoria ha specificato i requisiti essenziali, definendoli come requisiti prestazionali e non progettuali, nello spirito delle direttive Nuovo Approccio [8] .
Considerato l’intento di armonizzazione generale perseguito dalla direttiva, oltre alle caratteristiche specifiche che gli strumenti di misura devono possedere per la loro legalizzazione, sono definiti i meccanismi per la verifica della sussistenza di tali elementi, basati prevalentemente su un circuito di controllo di natura pubblicistica, caratterizzato da verifiche svolte da organismi notificati, posti sotto la vigilanza di organi amministrativi pubblici, condotte sulla base di procedure di valutazione della conformità, disposte dalla medesima direttiva ed elaborate sulla scorta di quanto previsto dalla decisione 93/465/CEE [9].
Come è noto, il campo di applicazione della MID riguarda i seguenti dispositivi e sistemi di misura:
• i contatori dell’acqua;
• i contatori di energia elettrica attiva [10];
• i sistemi di misura per la misurazione continua e dinamica di quantità di liquidi diversi dall’acqua;
• gli analizzatori di gas di scarico.
La direttiva prevedeva per il proprio recepimento e relativa attuazione delle disposizioni adottate da ciascuno Stato membro, rispettivamente il 30 aprile 2006 e il 30 ottobre 2006, concedendo un termine ultrattivo di dieci anni, decorrenti dal 30 ottobre 2006, per quegli strumenti già sottoposti, in ambito nazionale, a controlli di metrologia legali e conformi ai pertinenti requisiti aventi validità a tempo indeterminato.
LA MID IN ITALIA: IL DECRETO LEGISLATIVO N. 22/2007
A livello nazionale la direttiva ha ottenuto riconoscimento e formale ingresso nell’ordinamento attraverso l’emanazione del Decreto legislativo 2 febbraio 2007, n. 22 [11] che riproduce piuttosto fedelmente [12] i contenuti del disposto comunitario.
Il primo punto degno di menzione riguarda il notevole ampliamento del campo d’applicazione della metrologia legale sancito dalla MID. Infatti, oltre a prevedere ulteriori tipologie di strumenti di misura da sottoporre a verifica rispetto a quelle fino ad allora considerate, la MID si applica, per le categorie di strumenti così individuate, non più solamente a garanzia della lealtà nelle transazioni commerciali, come tradizionalmente si è usato fare dall’entrata in vigore del RD 7088 del 1890 ad oggi, ma anche alla tutela di altri interessi, purché la sua applicazione sia giustificata da motivi di interesse pubblico, sanità pubblica, sicurezza pubblica, ordine pubblico, protezione dell’ambiente, tutela dei consumatori, imposizione di tasse e di diritti. L’impatto che tale significativa estensione del campo di applicazione della metrologia legale ha su chi, a vario titolo, produce o utilizza misurazioni non è solo tecnico. Si può anzi affermare che l’impatto prevalente non è quello tecnico, dal momento che l’aspetto tecnico si traduce nella sola necessità di sottoporre a verifica un maggior numero di strumenti e nella necessità di rivedere alcune procedure di prova.
L’impatto prevalente rischia di essere quello legale in senso stretto, e non metrologico, per le conseguenze, anche penali, che una non corretta individuazione degli strumenti assoggettati ai controlli previsti dalla MID può comportare. Infatti, analizzando i nuovi campi di applicazione della metrologia legale sopra riportati, appare evidente che, nell’ambito di un processo produttivo, possono essere assoggettati alle verifiche previste dalla MID diversi strumenti, in precedenza esclusi da accertamenti di tale natura, anche qualora il loro funzionamento (corretto o meno) non incida sulla transazione commerciale ma sia coinvolto in misurazioni che possono avere conseguenze sull’ordine pubblico, sulla tutela dell’ambiente, ecc.
Prima di entrare nel dettaglio delle sanzioni in cui può incorrere chi viola quanto stabilito dal DLgs 22/2007 (e quindi, in ultima analisi, dalla MID), è opportuno sottolineare che le norme disposte dal legislatore non sono immediatamente vincolanti, in quanto il decreto individua un periodo transitorio di 10 anni (a decorrere dal 30 ottobre 2006 e, pertanto, fino al 30 ottobre 2016) per la propria definitiva e completa applicazione, in osservanza di quanto stabilito al riguardo dalla direttiva, limitatamente però agli strumenti già sottoposti a controlli metrologici e per i quali non sia stata definita una scadenza di validità della verifica.
Infine, una deroga è espressamente stabilita per strumenti di misura non normati prima del 30 ottobre 2006 ed utilizzati per le funzioni indicate dal decreto stesso (funzioni di misura giustificate da motivi di ordine pubblico, sicurezza pubblica, protezione dell’ambiente etc.): tali strumenti potranno, infatti, continuare ad essere utilizzati, purchè messi in servizio prima dell’entrata in vigore del decreto (18 marzo 2007) senza assoggettamento ad alcuna verifica metrologica, a condizione che non siano rimossi dal luogo di utilizzo.
Come si è brevemente iniziato ad accennare al precedente paragrafo, la non corretta individuazione degli strumenti assoggettati ai controlli previsti dalla MID può avere conseguenze non trascurabili. É quindi bene analizzare con attenzione che cosa prevede la normativa nazionale sul piano sanzionatorio, senza fermarsi al solo DLgs 22/2007. Il decreto prevede espressamente, in caso di violazione delle proprie disposizioni, sanzioni di carattere amministrativo sia per il detentore/utilizzatore/fabbricante che per l’organismo notificato [13] .
Tale disposto, che istituisce una responsabilità solidale tra produttore, utilizzatore e verificatore, sembra porsi oltre che come norma con funzione sanzionatoria anche quale elemento preventivo. Attraverso il coinvolgimento di tutti gli operatori che assumano una qualunque relazione con lo strumento soggetto a controllo, si intende costruire una catena di responsabilità e controlli reciproci in modo da evitare che le disposizioni attinenti il funzionamento degli strumenti di misura possano essere violate.
Sarebbe però un errore ritenere che il quadro sanzionatorio si esaurisca con quanto disposto dal DLgs 22/2007 e quindi che una violazione delle disposizioni del decreto venga perseguita con una sola sanzione amministrativa.
Va sempre tenuto presente il noto principio di giurisprudenza secondo cui le norme di carattere generale hanno comunque validità e, in assenza di riferimenti espliciti o impliciti che ne limitino l’applicabilità in casi specifici, le norme di carattere specifico, come il citato DL 22/2007, devono essere considerate aggiuntive di quelle di carattere generale, salvo contengano esplicite deroghe.
Sulla base di questo principio, quindi, per quanto attiene allo specifico campo di applicazione del DLgs 22/2007, non si può trascurare la norma penale di carattere generale, già sopra richiamata, disposta ex art. 515 c.p. “Frode nell’esercizio del commercio” che così prevede: “Chiunque, nell’esercizio di un’attività commerciale, ovvero uno spaccio aperto al pubblico, consegna all’acquirente una cosa mobile per un’altra, ovvero una cosa mobile per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito, qualora il fatto non costituisca più grave delitto (c.p. 440 – 445), con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 2065,00”, che tutela la buona fede delle transazioni commerciali.
Analogamente si rende opportuno rammentare altre due disposizioni rilevanti in materia che prevedono sanzioni riguardanti pesi e misure, dove per pesi e misure si intende qualunque strumento utilizzato per pesare o per misurare. In particolare si rinvia all’art. 472 c.p. – Uso e detenzione di misure o pesi con falsa impronta [14] ed all’art. 692 c.p. – Detenzione di misure e pesi illegali [15] .
La norma disposta dall’art. 472 c.p. punisce chi utilizza, recando ad altri un danno, pesi o misure con l’impronta legale contraffatta o alterata, assimilando pertanto la condotta di coloro i quali appongono falsi sigilli (oggi marcatura supplementare metrologica CE) agli strumenti di misura, a quella di coloro che modificano ed adulterano, in qualche modo, detta marcatura; in alternativa sono previste la reclusione fino a 6 mesi o la multa fino ad euro 516,00.
In ordine invece all’art. 692 c.p. esso punisce esclusivamente l’utilizzo o la semplice detenzione (anche senza l’utilizzo quindi!!) di pesi e misure (e strumenti di misura) nell’ambito di un’attività commerciale, qualora tali strumenti non rispettino le norme di legge ovvero siano diversi da quelli stabiliti dalla legge. In tale ipotesi è disposta una sanzione, recentemente tramutata in illecito amministrativo da una legge di depenalizzazione, di natura pecuniaria da euro 103,00 ad euro 619,00.
Apparentemente le norme sopra richiamate sembrano fornire un quadro esaustivo a chiusura del sistema riguardante la disciplina degli strumenti di misura; in realtà, sotto il profilo giuridico, pongono alcuni problemi relativi alla loro applicazione pratica. Infatti, se non sono preventivamente individuate o individuabili fattispecie trasgressive specifiche, e tale compito risulta piuttosto complesso, proprio alla luce delle numerose potenziali fattispecie introdotte (tutela dell’ambiente, tutela dell’ordine pubblico ecc.) dal decreto legislativo in esame, idonee a giustificare i controlli metrologici su diversi strumenti (purché ricadano nell’elenco delle macrotipologie individuate dalla stessa direttiva UE), si rischia di compromettere la certezza stessa delle norme e di frustrare l’intento del legislatore di introdurre una maggiore trasparenza nel settore degli strumenti di misura.
Tale problema si manifesta più concreto ed attuale con riferimento alla fattispecie illecita prevista dall’art. 692 c.p. Infatti, mentre l’art. 472 c.p. richiede, affinché ricorra la violazione e possa, pertanto, legittimamente essere irrogata la sanzione nello stesso prevista, il verificarsi di un danno a soggetto terzo unitamente alla contraffazione dei marchi metrologici apposti sullo strumento, ovvero devono sussistere condizioni certe e specifiche, nel caso previsto dall’art. 692 c.p. le circostanze che integrano la fattispecie illecita appaiono più nebulose, dato che è sufficiente la semplice detenzione di uno strumento “illegale” nell’ambito dell’esercizio di un’attività commerciale e manca, allo stato, una definizione precisa e puntuale di strumento illegale, considerato che, per poter determinare la necessità di marcatura o meno (quindi se uno strumento debba essere assoggettato ai controlli previsti dal decreto per poter essere messo legittimamente in commercio), non è sufficiente l’individuazione della macrotipologia cui appartiene lo strumento ma si rende necessario valutare se ricorrano altre condizioni che giustifichino i controlli stessi.
Ad esempio, si supponga di avere un processo produttivo che porta alla vendita di un prodotto finale e che questo processo implichi la necessità di generazione di calore con immissione di fumi in atmosfera. Prima dell’entrata in vigore del DLgs 22/2207, gli strumenti soggetti ai controlli di metrologia legale erano solo quelli impiegati nella determinazione della quantità di prodotto venduto. Dall’entrata in vigore del DLgs 22/2007, anche gli strumenti impiegati nel controllo dei fumi rientrano nel suo campo di applicazione, essendo impiegati a tutela dell’ambiente. Non tenerne conto potrebbe esporre ad azioni penali, con le conseguenze che tutto ciò comporta, a partire, per esempio, dal sequestro degli impianti per l’espletamento delle indagini.
Una siffatta norma, che punisce condotte non puntualmente definite, si suole definire norma (penale) in bianco in quanto è disposta la sanzione per fatti non predeterminati ma eventualmente individuati (o individuabili) caso per caso con il rischio di vedere trattati in modo differente comportamenti omogenei ed equivalenti, contrariamente ai principi fondamentali dell’ordinamento in materia sanzionatoria.
Nelle brevi note sopra esposte si è inteso dare una sintetica panoramica sulle implicazioni giuridiche delle modifiche apportate alla metrologia legale dal recepimento delle MID. In particolare, si è voluto richiamare l’attenzione del lettore sulle conseguenze che il campo di applicazione della MID, ben più ampio di quello dei precedenti disposti di legge che disciplinavano la metrologia legale, può avere, non solo sul piano tecnico, ma anche su quello sanzionatorio. Infatti il configurarsi della MID come norma in bianco, potrebbe esporre il tecnico che non ha correttamente valutato e giustificato se e come un dato strumento possa o meno rientrare nel campo di applicazione del DLgs 22/2007 ad azioni penali.
Un buon motivo in più perché le attività metrologiche e di misura non continuino ad essere considerate, in azienda, alla stregua di Cenerentola. Non sempre, persa la scarpina, si trova un Principe che la raccoglie!
[1] In particolare si fa riferimento alla formula rituale utilizzata per il testamento detto "per aes et libram" molto diffuso nell’antica Roma che consisteva nella dichiarazione fatta dal testatore dinanzi a 5 testimoni e un libripens, soggetto che faceva parte della categoria di magistrati romani e aveva il compito di attribuire ufficialità agli atti pubblici.
[2] D. Lgs 31 marzo 1998, n. 112 : conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59 (in G.U.R.I. 21 aprile 1998 n. 92)
[3] Legge 11 agosto 1991, n. 273 – Istituzione del sistema nazionale di taratura
[4] Le verifiche condotte dalla Pubblica Amministrazione direttamente, come nel caso delle CCIAA che sono organismi associativi sottoposti a controllo pubblico diretto, ovvero da enti riconosciuti che agiscono in nome e per conto della pubblica amministrazione assumono sempre natura pubblicistica in quanto volte a tutelare interessi superiori e più ampi rispetto a quelli privatistici che possono coinvolgere aspetti attinenti ad esigenze specifiche delle parti private.
[5] Art. 515 c.p. Frode nell’esercizio del commercio - Chiunque, nell’esercizio di un’attività commerciale, ovvero uno spaccio aperto al pubblico, consegna all’acquirente una cosa mobile per un’altra, ovvero una cosa mobile per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito, qualora il fatto non costituisca più grave delitto (c.p. 440 – 445), con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 2065,00.
[6] La teoria degli ordinamenti paralleli è frutto di una elaborazione dottrinale di Santi Romano che sostiene la parallela e contestuale esistenza di diversi ordinamenti, tutti al di sotto del primo e principale ordinamento giuridico rappresentato dagli Stati, che sono dotati da proprie specifiche regole munite di apposite sanzioni e che vivono in una dimensione propria ed indipendente (esempio tipico è rappresentato dalle federazioni sportive che sono un ordinamento completo costituito da regole, gerarchie e relative sanzioni in caso di violazioni).
[7] Direttiva 2004/22/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 31 marzo 2004 relativa agli strumenti di misura (in G.U.C.E L. 135 del 30/04/2004).
[8] La Risoluzione del Consiglio, del 7 maggio 1985, relativa a una nuova strategia in materia di armonizzazione tecnica e normalizzazione, persegue l’armonizzazione delle regolamentazioni e delle norme tecniche e il mutuo riconoscimento dei risultati dei test e delle certificazioni. In specie il meccanismo di funzionamento del nuovo approccio prevede e si fonda su quattro principi:
­- le direttive determinano i requisiti essenziali ai quali i prodotti che vogliono circolare liberamente all’interno dei Paesi comunitari devono rispondere in termini di sicurezza, tutela della salute, tutela dei consumatori;
­- le specificazioni tecniche alle quali i prodotti devono rispondere per essere considerati conformi ai requisiti essenziali delle direttive vengono elaborate dagli organismi europei di standardizzazione che sono il CEN (Comitato Europeo di Normalizzazione), il CENELEC (Comitato Europeo di Normalizzazione Elettrotecnica) e l’ETSI (Istituto Europeo delle Norme di Telecomunicazione) che garantiscono a vario titolo la partecipazione all’attività di normalizzazione degli Organismi nazionali riconosciuti ad attività normativa dalla Direttiva Comunitaria 98/34/CE (per l’Italia l’UNI ed il CEI);
­- l’utilizzo di queste norme è volontario.
Il produttore che applica le norme gode di una presunzione di conformità ai requisiti essenziali, mentre quello che se ne discosta si assume l’onere di provare che i suoi prodotti rispondono comunque ai requisiti essenziali fissati dalla direttiva di riferimento
[9] Decisione 93/465/CEE del Consiglio, del 22 luglio 1993, concernente i moduli relativi alle diverse fasi delle procedure di valutazione della conformità e le norme per l’apposizione e l’utilizzazione della marcatura CE di conformità, da utilizzare nelle direttive di armonizzazione tecnica. (GUCE L 220 del 30/08/93).
[10] La MID dichiara di contemplare anche i trasformatori di misura. Peccato che poi, all’allegato MI-003, che definisce le condizioni di misura, reciti: “Tuttavia, questo allegato contempla soltanto i contatori elettrici e non i trasformatori”.
[11] Decreto legislativo 2 febbraio 2007, n. 22 – Attuazione della direttiva 2004/22/CE relativa agli strumenti di misura G.U.R.I. 17 marzo 2007, n. 64.
[12] Sulla fedeltà delle versione italiana della MID alla versione inglese e francese e, di conseguenza, sulla fedeltà del DL 22/2007 alla MID si potrebbe aprire un lungo dibattito. Ma siccome molto è già stato scritto e comunque non è questo l’argomento che qui vogliamo trattare, ci limitiamo a prendere atto del modo “piuttosto fedele” con cui il dispositivo comunitario è stato – more solito a tempo scaduto – recepito.
[13] Art. 20. Sanzioni 1. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque commercializza o mette in servizio strumenti di misura utilizzati per le funzioni di cui all'articolo 1, comma 2, di cui agli allegati da MI-001 a MI-010, privi della idonea marcatura CE è punito con l'applicazione della sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da 500 euro a 1500 euro per ciascuno strumento commercializzato e messo in servizio. 2. Salvo che il fatto costituisca reato, gli organismi notificati che consentono l'applicazione delle marcature di cui all'articolo 13 a strumenti di misura non conformi alle disposizioni del presente decreto legislativo sono sottoposti alla medesima sanzione di cui al comma 1. 3. I rapporti sulle violazioni di cui ai commi 1 e 2 sono presentati, ai sensi e per gli effetti della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni, al Segretario generale della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura competente per territorio.
[15] Chiunque, nell'esercizio di un'attività commerciale, o in uno spaccio aperto al pubblico, detiene misure o pesi diversi da quelli stabiliti dalla legge, ovvero usa misure o pesi senza osservare le prescrizioni di legge, è punito con l'ammenda da euro 103,00 ad euro 619,00. Se il colpevole ha già riportato una condanna per delitti contro il patrimonio, o contro la fede pubblica, o contro l'economia pubblica, l'industria o il commercio, o per altri delitti della stessa indole, può essere sottoposto alla libertà vigilata.