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Timestamp: 2017-08-21 21:31:16+00:00
Document Index: 62805850

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 629', 'art. 110', 'art. 81', 'art. 628', 'art. 416', 'art. 7']

Nessuna attenuante per condotte estorsive realizzate da membri di associazione camorristica
Eugenio Viterbo, Avvocato | 27 Maggio 2013
Corte d’Appello di Napoli – Sezione VII Penale – Sentenza 25 marzo 2013, n. 1606
Sono imputabili per i reati p. e p. dagli artt. 628 e 629 c.p. i prevenuti che in concorso tra loro, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso ed in tempi diversi, con minaccia consistita nel far valere la forza di intimidazione promanante dall'associazione camorristica cui appartenevano, costringevano diversi soggetti a versare somme di denaro a titolo di tangente, procurandosi così un ingiusto profitto con pari danni delle persone offese. Accertata la responsabilità penale dei prevenuti e confermata in sede di appello, gli stessi vanno condannati alla rifusione in favore delle parti civili costituite dalle spese di assistenza nel giudizio di appello.
La VII Sezione Penale della Corte d’Appello di Napoli, con sentenza n. 1606, depositata il 25 marzo 2013, compie una laboriosa opera di ricostruzione in merito alle condotte illecite di due soggetti, confermando l’iter logico-giuridico seguito dal giudice di primo grado anche in ragione delle condanne, consistite nei reati di rapina ed estorsione, realizzati all’interno di medesimo disegno criminoso e in tempi diversi, oltre che nella rifusione in favore delle parti civili delle spese di giudizio sostenute in sede di gravame, il tutto in violazione – per le ragioni che verranno esplicitate infra – del reato di estorsione, commesso in concorso dai due e in continuazione, con le aggravanti della rapina effettuata sotto minaccia e da membri di un’associazione di stampo mafiosa, che, oltretutto, utilizzavano metodi mafiosi nell’esecuzione dei comportamenti de quibus.
In realtà, più che sulle pene di cui sono stati ritenuti responsabili i rei (sia dal giudice per le indagini preliminari, in primo grado, che dalla corte d’appello, in secondo), l’indicata VII Sezione si concentra sulla corretta applicazione delle varie circostanze aggravanti e sulla pretesa e richiesta applicazione, di contro, di quelle attenuanti. Si è inteso indicarle come “varie” le succitate circostanze, visti gli innumerevoli capi d’accusa che avevano portato alla condanna in esame, riassumibili, quasi in toto, in plurime condotte tese a ricevere il pagamento di tangenti (di cui al reato di estorsione ex art. 629 c.p.), commesse in concorso (art. 110 c.p.) e in continuazione secondo un medesimo disegno criminoso (art. 81, comma 2, c.p.), con le aggravanti della rapina commessa sotto minaccia da persone che fanno parte di un’associazione di tipo camorristico (art. 628, comma 3, nn. 1 e 3, c.p., con richiamo del reato di associazione di tipo mafioso previsto dal precedente art. 416-bis c.p.) e dell’aver commesso il fatto avvalendosi della forza intimidatrice che promana dal sodalizio camorristico denominato “clan dei casalesi”, fazione che, attraverso proventi estorsivi, creava una provvista per il pagamento degli stipendi degli affiliati e, dunque, assicurava la sopravvivenza all’associazione medesima (art. 7, L. n. 203/1991).
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