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Timestamp: 2018-05-24 02:29:43+00:00
Document Index: 75425041

Matched Legal Cases: ['art. 1755', 'art.1756', 'art.1757', 'art.1757', 'art. 1754', 'sentenza ']

Qual è l’attività che legittima il diritto del mediatore alla provvigione ?
L’art. 1755 c.c. legittima il diritto del mediatore alla provvigione da ciascuna delle parti se “l’affare” è concluso per l’effetto del suo intervento. Mentre, salvo patti contrari, egli ha comunque il diritto al rimborso delle spese (art.1756) dalla persona che lo ha incaricato anche se “l’affare” non è stato concluso. Se poi il “contratto” (e quindi non l’affare) è sottoposto a condizione sospensiva il diritto sorge nel momento in cui si verifica la condizione; se invece la condizione è risolutiva il diritto alla provvigione non viene meno con verificarsi della condizione (art.1757 I e II comma). L’ annullabilità, rescindibilità del contratto non fanno venir meno il diritto alla provvigione a meno che il mediatore non ne conoscesse le cause (III comma dell’art.1757).
Codice Civile: art. 1754 – 1765;
Legge 3 febbraio 1989 n.39;
Nell’ottobre 2004 la Corte di cassazione (sent. 20.10.2004 n. 20549) è ritornata ad occuparsi del diritto alla provvigione del mediatore decidendo come essa sia dovuta quando per effetto del suo intervento si addivenga tra le parti alla conclusione dell’affare e non del negozio giuridico.
L’affare viene inteso come qualsiasi operazione di natura economica generatrice di un rapporto obbligatorio tra le parti.
Anche se l’operazione si articola in una concatenazione di più atti strumentali, purchè diretti nel loro complesso a realizzare un unico interesse economico, anche con una pluralità di soggetti, è importante verificare l’identità dell’affare proposto con quello concluso e ciò anche se i soggetti, da una parte cambiamo.
Il principio dell’ “affare” come qualsiasi attività di natura economica era già stato precisamente sottolineato da una precedente pronuncia della Corte di cassazione con la sentenza 17 maggio 2002 n.7253 con la seguente massima: “In tema di mediazione, la semplice attività consistente nel reperimento e nell’indicazione dell’ altro contraente, o nella segnalazione dell’affare, legittima il diritto alla provvigione, sempre che l’attività costituisca il risultato utile di una ricerca fatta dal mediatore, poi valorizzata dalle parti”.
L’ affare che da diritto alla provvigione è quindi un’ attività materiale (reperimento domanda e offerta) che tende a soddisfare l’interesse patrimoniale delle parti.
Questa operazione economica, se va a buon fine, genera tra soggetto che offre e soggetto che intende acquistare un rapporto obbligatorio.
Per aversi diritto alla provvigione l’affare deve essere concluso, cioè esso deve coincidere con la costituzione di un vincolo giuridico che dia diritto di agire per l’adempimento dei patti concordati o, per lo meno per il risarcimento del danno subito.
Conseguentemente non si può parlare di “affare concluso” quando si è di fronte ad una semplice proposta contrattuale, anche irrevocabile o ad un diritto di opzione.
Infatti, in quest’ ipotesi, per i principi generali esse generano il vincolo giuridico solamente quando sono accettate e conosciuta dall’altra parte.
In conclusione, il panorama giurisprudenziale più recente (Cass. 7252/2002; Cass. 20549/2004) sancisce ampi margini di attività per il mediatore e svincola il diritto alla provvigione dalla consacrazione dello stesso in un formale accordo tra i contraenti, o in un incarico, anche unilaterale conferito dal mediatore. La mediazione non nasce dall’incontro della volontà dei soggetti interessati, ma dall’attività del mediatore che può essere puramente materiale, purchè utile e necessaria alla conclusione del contratto tra gli interessati.
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