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Timestamp: 2020-08-14 20:07:39+00:00
Document Index: 79862582

Matched Legal Cases: ['art. 368', 'art. 369', 'sentenza ', 'art. 1160', 'art. 1140', 'art. 670', 'art. 2556', 'art. 1140']

Possesso e usucapione, azienda può essere usucapita | Sentenze
Cassazione civile, Sezioni Unite, n. 5087 del 5 marzo 2014.
Ai fini della disciplina del possesso e dell’usucapione, l’azienda, quale complesso dei beni organizzati per l’esercizio dell’impresa, deve essere considerata come un bene distinto dai singoli componenti, suscettibile di essere unitariamente posseduto e, nel concorso degli altri elementi indicati dalla legge, usucapito.
Sentenza 28 gennaio – 5 marzo 2014, n. 5087
1. Con atto di citazione del 19 luglio 1997, B.F., premesso di essere unico erede dello zio B.F. senior, fu M., deceduto il (omissis), nel cui asse ereditario era compresa un’azienda farmaceutica in (…), da lui gestita in via provvisoria in forza di autorizzazione prefettizia 25 novembre 1951, espose che la sorella Br.El., conseguita la laurea in farmacia, aveva cominciato a collaborare nella medesima farmacia, fino a quando ne aveva rivendicato la proprietà esclusiva in virtù della donazione per atto pubblico 12 novembre 1957 dal loro padre Br.Ar., fratello del defunto F., estromettendolo dalla gestione. Egli citò in giudizio davanti al tribunale di Torre Annunziata gli eredi della sorella El., P.G. e A. e chiese che fosse dichiarata la nullità della donazione e fosse accertata la sua qualità di unico titolare della farmacia, con condanna dei convenuti al pagamento di quanto riscosso nell’esercizio dell’azienda, oltre al risarcimento dei danni.
I convenuti, costituitisi, eccepirono che dopo la morte dell’originario titolare, B.M., la farmacia, che sotto il profilo amministrativo era intestata a Fr. senior, era stata gestita dai fratelli vita natural durante, come previsto dalla legislazione del tempo; alla morte di Fr. senior, dopo breve intervallo per l’autorizzazione provvisoria a favore del suo erede F. iunior, Ar., sebbene non farmacista, avrebbe ricevuto l’autorizzazione prefettizia a continuare vita natural durante la farmacia a norma dell’art. 368 del t.u. leggi sanitarie r.d. n. 1265 del 1934, e il 12 novembre 1957 aveva donato l’azienda alla figlia El., laureata in farmacia a differenza del fratello, come era consentito dall’art. 369 primo co. r.d. n. 1265 del 1934. El., ottenuto il riconoscimento del trapasso della titolarità dal medico provinciale, aveva esercitato l’impresa per oltre trent’anni comportandosi quale unica proprietaria, e nel 1988 aveva ceduto l’esercizio alla figlia, dottoressa P.A. I convenuti eccepirono quindi l’usucapione dell’azienda farmaceutica.
2. Con sentenza 30 novembre 2001, il Tribunale dichiarò la nullità della donazione 12 novembre 1957 limitatamente alla quota del 50% spettante al fratello e coerede del donante, Br.Fr. senior; e l’usucapione ventennale della stessa quota da parte di Br.El. In motivazione il tribunale precisò che, in base alla disciplina anteriore alla legge 2 aprile 1968 n. 475, la titolarità del servizio pubblico, inerente al rapporto con la pubblica amministrazione, poteva essere disgiunta dalla proprietà dei beni dell’azienda farmaceutica, che poteva essere trasferita indipendentemente dall’autorizzazione all’esercizio della farmacia; sicché nel 1957 Br.Ar., comproprietario dei beni della farmacia per successione dal padre M., ben poteva trasferire alla figlia El. la quota del 50% dei beni aziendali, nonostante l’avvenuto rilascio di autorizzazione a favore dell’altro figlio F. con decreto 25 novembre 1951.
Resistono con controricorso P.G. e A. A seguito del decesso di P.G., P.A. si è costituita con nuovo difensore anche quale erede del fratello G.
13. Con il terzo motivo si censura per violazione di norme di diritto (artt. 2555 e ss. e 1158 e ss. c.c.; 25 legge n. 468 del 1913, e 368 e 369 r.d. n. 1265 del 1934) l’affermazione dell’intervenuta usucapione dell’azienda farmaceutica in favore dei convenuti. Si nega che l’azienda possa essere considerata alla stregua di un’universalità di beni, non essendo riconducibile in tale nozione la complessa varietà di rapporti giuridici inerenti al suo esercizio. Si sostiene inoltre che manca la prova dell’interversione del possesso da parte di Br.El., che aveva esercitato il possesso dell’azienda farmaceutica in qualità di direttore responsabile, in regime di società di fatto con B.F. Si pone il quesito se i beni costituenti l’azienda farmaceutica fossero usucapibili ex art. 1160 c.c., e se in virtù del possesso da parte del ricorrente dell’autorizzazione all’esercizio della farmacia a questi spettino le quote di utili connessi all’attività farmaceutica.
Va innanzi tutto considerata la definizione del possesso, nell’art. 1140 c.c., come potere sulla cosa, che si manifesta in un’attività corrispondente all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale. Il possesso è dunque configurabile sempre che, rispetto allo stesso bene, sia ipotizzabile la proprietà o un altro diritto reale, al cui esercizio corrisponda l’attività del possessore. Che l’azienda possa essere oggetto di proprietà o di usufrutto è peraltro espressamente sancito dagli artt. 2556, comma primo e 2561 c.c. È dunque pienamente giustificata l’affermazione che colui il quale esercita sull’azienda un’attività corrispondente a quella di un proprietario o di un usufruttuario la possiede, e, nel concorso degli altri requisiti di legge, la usucapisce. Il possesso è qui riferibile esclusivamente al “complesso dei beni” unitariamente considerato, e non già ai singoli beni, che come è noto non appartengono necessariamente al titolare dell’azienda, e seguono le regole di circolazione loro proprie.
Il possesso dell’azienda, inoltre, è specificamente ed espressamente considerato nell’art. 670 c.p.c., che ammette il sequestro delle aziende – o di “altre universalità di beni” – quando ne sia controversa (la proprietà o) il possesso. Ora, la previsione di una controversia sulla proprietà dell’azienda – sia essa o no un’universalità di beni – si ricollega evidentemente al dettato dell’art. 2556 comma primo; mentre l’ammissione di una controversia sul possesso dell’azienda discende dal collegamento di principio tra possesso ed esercizio di fatto di diritti reali stabilito dall’art. 1140 c.c.
USUCAPIONE usucapione
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