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Timestamp: 2019-02-19 19:48:33+00:00
Document Index: 129744944

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 6', 'art. 17', 'art. 7', 'art. 2']

gennaio | 2009 | Questione settentrionale e federalismo
Celebrazioni per l’ottantesimo anniversario dei Patti lateranensi
A Desio, città natale di papa Pio XI sabato 7 febbraio avranno luogo le celebrazioni per l’ottantesimo anniversario dei Patti lateranensi, come da allegato programma. La famiglia Gavazzi, che era proprietaria della filanda della quale il papà del compianto pontefice era direttore ed ora è proprietaria del Banco di Desio, ha ristrutturato e donato l’intero edificio (esempio di architettura proto-industriale) al Centro internazionale Studi e Documentazioni (CISD) su Pio XI ed ha costituito un piccolo museo. In questo luogo così significativo alle 19.40 vi sarà un rinfresco con visita guidata.
Seguirà buffet. R.S.V.P.
Per usufruire del servizio navette che parte dall’Università Cattolica alle 15 con rientro da Desio alle 19.30 telefonare al numero 0362625341 oppure fax 0362628146. Risponderà la signora Antonietta o l’ing. Gavazzi o ci sarà una segreteria alla quale è possibile lasciare un messaggio
Relazione del Presidente Assoedilizia Avv. Achille Colombo Clerici al Convegno SoloAffitti-Nomisma del 29 gennaio 2009 al Circolo della Stampa
In un ordinamento, quale è il nostro, improntato ai principi di proprietà privata, libertà economica, di libera iniziativa privata, ma al tempo stesso ispirato alla solidarietà, ed al welfare, la casa va considerata un bene, ed anche un servizio. Non certo, a seconda del punto di vista soggettivo del suo fruitore, (così come il prosciutto non può esser considerato un servizio al cittadino, a seconda dell’idea che ne abbia il cliente del salumiere ed indipendentemente da ciò che quest’ultimo pensa).
Bensì sulla base della funzione alla quale il suo possessore intende destinarla.
E’ un bene per il cittadino che vi ha investito i propri risparmi e che da essa intende ricavare un legittimo reddito.
E’ un servizio, quando il pubblico deve assolvere al suo compito istituzionale di dare la casa a coloro che non la possono pagare: né in tutto, né in parte.
Ed in tal modo, il nostro ordinamento prevede a fianco dell’edilizia libera, l’edilizia residenziale pubblica (la c.d. edilizia popolare) sovvenzionata, cioè a totale carico dell’ente pubblico. E l’edilizia agevolata (cooperative) e convenzionata (imprese); a metà fra la libera e la popolare e destinata ad utenti che possono accedere all’abitazione a prezzi calmierati.
Nell’area milanese (pensiamo al comprensorio Cimep) i tre canali di produzione edilizia hanno storicamente concorso alla formazione della conurbazione rispettivamente in questi termini: 10% la sovvenzionata, 75% la libera e 15% le altre due – 10 le cooperative e 5 le imprese.
L’errore e le relative storture si sono avute ogniqualvolta il legislatore ha voluto forzare questo schema, che non è solo giuridico, ma è basato su fondamenti di carattere culturale, sociale ed economico. Con vincoli, blocchi degli sfratti e dei contratti, equo canone (per il quale colui che aveva investito i propri risparmi nella casa si vedeva costretto ad affittare a prezzi politici anche a Rockefeller e ad Agnelli).
O trascurando la leva dell’edilizia residenziale pubblica: come è avvenuto da quindici anni a questa parte.
Insomma, o troppo Stato, o troppo mercato.
Certo, il mercato per la sua parte può dare risposte molto efficaci, e le può dare anche in termini di risposte di sistema quando intervengano le misure normative idonee. Come avvenne, nel secondo dopoguerra, quando la Legge Tupini (del 1949) permise di dare una risposta al bisogno abitativo degli italiani, in un periodo in cui si dovevano affrontare i problemi, non solo della ricostruzione post-bellica, ma anche di un vastissimo fenomeno migratorio interno.
Ma il pubblico deve intervenire assicurando quella quota di edilizia sociale destinata ai meno abbienti (perchè ci sono anche cittadini che la casa non la possono pagare né in tutto, né in parte, e non si può pensare che vadano a dormire sotto i ponti) senza la quale non ci potrà mai essere una risposta adeguata al bisogno abitativo del paese.
E se il pubblico lamenta una ristrettezza di risorse occorre ricordare ai pubblici amministratori, che fare politica, amministrare la cosa pubblica significa, proprio perché siamo in presenza di una serie di bisogni illimitati a fronte di risorse (economiche-umane) limitate, ordinare le proprie scelte secondo una scala gerarchica di valori.
I comuni facciano meno fioriere, rotatorie in pietre pregiate, bike sharing di sorta, pavimentazioni in pietra, facimenti e rifacimenti di marciapiedi e di strade, illuminazioni e luminarie (i fuochi di artificio sono diventati, oltre che una kermesse, una vera iattura per molti paesi e cittadine: ma chi li paga?) feste e arredi e costruiscano più case popolari. E poi, destiniamo, con disposizioni legislative mirate, il 5 per mille (che ora va anche alle bocciofile ed alle fondazioni parafamiliari) alle case popolari per i meno abbienti.
In questa congiuntura economica si pone con urgenza, come istanza etica irrinunciabile, quella di tornare a dare il giusto peso al denaro.
Quanto alla locazione privata, ormai da più parti si concorda sull’esigenza di potenziare l’offerta abitativa privata di case in locazione nelle due forme: quella del canale concordato (contratto a canoni agevolati) e quella del canale libero.
Ciò al duplice fine: di disporre di uno stock in locazione più congruo rispetto al fabbisogno, e d’altro lato di calmierare, con una maggior offerta, i canoni di locazione stessi.
Purtroppo oltre i proclami e le buone intenzioni, non si attuano le misure necessarie a produrre l’effetto di una vera incentivazione dell’investimento privato in locazione, come risposta di sistema (del sistema non solo economico, ma sociale nel suo complesso) al fabbisogno abitativo del Paese.
Al di là di iniziative individuali di nicchia e di portata assai limitata sostenute da alcune amministrazioni comunali nel campo della edilizia convenzionata (ad esempio le peraltro lodevoli operazioni di housing sociale) occorrerebbe equiparare, sul piano dell’onere fiscale, l’investimento immobiliare a quello mobiliare.
E certamente la via della cedolare secca, cioè della ritenuta a titolo di imposta nella misura del 18-20 %, sui redditi immobiliari, sarebbe quanto mai opportuna, come misura normativa generale in grado di innescare una risposta di sistema, del sistema, non solo economico, ma sociale nel suo complesso.
Senza considerare il fatto che l’interposizione di un soggetto terzo indifferente (banca – sportello postale) quale sostituto d’imposta permetterebbe l’emersione del sommerso. E quindi di recuperare alla tassazione una serie di redditi: il che consentirebbe di controbilanciare l’eventuale contrazione del gettito dovuta alla ridotta aliquota della cedolare.
EQUITA’ NELLE VALUTAZIONI CATASTALI
– Ma la locazione abitativa andrebbe favorita anche sul piano delle valutazioni catastali.
Perchè, se è vero (come si è affermato anche in sede di valutazione di congruità, da parte dell’Agenzia del Territorio, dei valori di conferimento degli immobili da parte del comune di Milano nei fondi immobiliari) che i valori delle transazioni immobiliari si riducono del 30-40% in presenza di rapporti di locazione in atto, non si capisce perché questo criterio non debba valere quando si tratti di determinare i valori catastali che costituiscono la base imponibile di tutta l’imposizione tributaria sugli immobili stessi.
ESTENSIONE REGIME FISCALE SIIQ ALLE SOCIETA’ DI GESTIONE IMMOBILIARE
– Le società di gestione immobiliare, potrebbero rivelarsi strumenti assai efficaci sul piano di una risposta di sistema, all’esigenza di maggior offerta in locazione abitativa.
Occorrono adeguate misure di incentivazione e l’estensione alle società stesse del regime fiscale agevolato previsto per le SIIQ (a condizione che tengano investito nella locazione abitativa almeno il 25% del patrimonio) potrebbe esser una misura di grandissima efficacia.
L’investimento attraverso le società a gestione diretta (senza l’interposizione di un gestore terzo) dovrebbe anch’esso dar luogo ad un’unica tassazione, come reddito da capitale, e non ad una doppia tassazione; come avviene ora, una volta in capo alla società e una volta in capo al socio.
BONUS AL LOCATORE
Nell’ottica di agevolazioni e sussidi alle famiglie, in questa congiuntura economica, andrebbe introdotto un bonus al locatore in grado di integrare la capacità di spesa (mirata al bisogno primario-casa) delle famiglie. Ad esempio con un potenziamento del sistema sussidio-casa, attraverso un intervento integrativo diretto nei confronti del locatore, per abbattere il costo-casa delle famiglie; la semplice detassazione del reddito del conduttore o un bonus a favore di quest’ultimo non sono misure sufficienti perché, dilatando la generica capacità di spesa, si finirebbe per favorire le spese voluttuarie delle famiglie.
Inoltre questa misura, realizzata nella trasparenza fiscale, attraverso un meccanismo virtuoso, permetterebbe di far emergere l’eventuale sommerso.
MORATORIA IN CAMPO ENERGETICO.
Detraibilità dalle imposte dirette dei costi di certificazione, anche energetica, degli edifici e degli impianti, nonché di tutte le spese per opere di riqualificazione energetica degli edifici.
Moratoria per tutti i termini ed i procedimenti disposti da Stato, Regioni, Comuni
FAVOR VERSO LE SOCIETA’ DI GESTIONE IMMOBILIARE LOCATRICI DI ABITAZIONI
Revisione del regime della deducibilità delle spese manutentive nonché della valutazione presuntiva e/o parametrata agli studi di settore della congruità del reddito.
Revisione del regime della detraibilità del 55% in ordine agli interventi di riqualificazione energetica (oggi non ammessa); nonché un miglioramento del vigente regime di deducibilità degli interessi passivi delle società stesse.
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Nasce l’Istituto Assoedilizia – Polis Maker per la città
Su iniziativa dell’Associazione dei proprietari immobiliari e del Centro Studi di Como
NASCE L’ISTITUTO ASSOEDILIZIA-POLIS MAKER PER LA CITTA’
Le concentrazioni urbane, motore di crescita della nostra civiltà, rischiano l’implosione
Milano, 28 gennaio 2009 – Assoedilizia e il Centro Studi Polis-maker di Como – cui partecipano Politecnico di Milano-Polo di Como, Università Cattolica di Milano, Università di Milano Bicocca, Università Carlo Cattaneo, Ium-International University of Monaco, Università di Buenos Aires, Itq-Istituto tecnologico di Queretaro (Messico), Università della Repubblica di Uruguay, CATEF del Canton Ticino, Centro di cultura scientifica A. Volta di Como – hanno costituito l’Istituto Assoedilizia-Polis maker. Finalità: porsi come referente delle pubbliche amministrazioni e degli operatori privati nella valutazione degli insediamenti urbani e territoriali sotto i profili della compatibilità e della valorizzazione ambientale nonché della capacità di migliorare la qualità del vivere e di essere fattore propulsivo di attrattività e di competitività del territorio e della città. Lo hanno annunciato il Presidente di Assoedilizia avv. Achille Colombo Clerici e il Presidente di Polis-maker Professor Angelo Caruso di Spaccaforno al Convegno internazionale “Qualità del vivere in città” svoltosi a Milano con la partecipazione di numerosi docenti e studiosi delle materie inerenti ai grandi conglomerati urbani e al territorio e di rappresentanti diplomatici dei Paesi interessati.
Se, come è stato detto al Convegno, oggi oltre la metà della popolazione del globo vive nelle città (e tale presenza è destinata a diventare il 75% entro i prossimi anni) perché è nella città che si concentrano dinamismo, conoscenza, ricchezza; è anche vero che la città corre il rischio di una grave involuzione, con ricadute, negative, globali. Un terzo delle metropoli è costituito da slums o da favelas (900 solo a Rio de Janeiro) mentre, al capo opposto, si moltiplicano i “ghetti” di lusso, sorta di villaggi fortificati protetti da mura, guardie armate, sofisticati sistemi di allarme. Il fenomeno è destinato a diffondersi anche nelle città finora immuni, ma che già denunciano la contrapposizione di quartieri di lusso e di quartieri degradati.
“L’Istituto – aggiunge Colombo Clerici – nasce anche con una particolare attenzione al passaggio storico che la città di Milano dovrà affrontare con Expo 2015 ; affinchè, nella compatibilità e nella valorizzazione ambientale, si crei un volano di attività e di funzioni in grado di generare un forte e duraturo impulso alla vitalità di Milano e di tutta la vasta area che gravita attorno al polo espositivo”.
Federalismo, CONFEDILIZIA: aprire gli occhi sulla moltiplicazione dei tributi
“Federalismo, apriamo gli occhi”. Questo il titolo di un documento dell’Ufficio Studi della Confedilizia che critica i contenuti del disegno di legge in materia di federalismo fiscale attualmente all’esame dell’Aula del Senato.
Nel documento – consultabile nel suo testo integrale sul sito Internet dell’Organizzazione (www.confedilizia.it) – sono evidenziati gli elementi di maggiore criticità della riforma che il Senato si accinge a votare, di cui di seguito si forniscono alcuni esempi.
Anzitutto, il documento segnala con preoccupazione la previsione di un considerevole numero di autorizzazioni all’istituzione di tributi propri da parte degli Enti locali, accompagnata da altrettanto preoccupanti disposizioni derogatorie in ma-teria di aliquote. Oltre alla previsione dell’individuazione di tributi propri per i Comuni e le Province da parte della legge statale, infatti, viene stabilito che le stesse Regioni possano istituire ulteriori nuovi tributi dei Comuni, delle Province e delle Città metropolitane.
Altro elemento di allarme segnalato nel documento della Confedilizia è la circostanza che, nel testo modificato dalle Commissioni, risulti considerevolmente ampliata la previsione che i decreti delegati disciplinino specifici tributi propri a favore di Comuni e Province, con ciò moltiplicando all’infinito una facoltà dai confini – peraltro – alquanto indefiniti. Laddove, infatti, il testo originario parlava – con riferimento a Comuni e Province – di “un” tributo, si parla ora di “uno o più” tributi.
Ancora, nel documento si rileva come appaia inaccettabile che i previsti tributi di scopo non debbano essere collegati a precise opere pubbliche, e solo ad opere pubbliche, e che – com’è nel testo all’esame dell’Aula – l’entità del tributo non sia correlata al principio del beneficio recato. Tale principio era già stato accettato ancora anni fa avanti l’Alta Commissione di studio per la definizione dei meccanismi strutturali del federalismo fiscale.
FEDERALISMO, APRIAMO GLI OCCHI
Il testo del disegno di legge governativo in materia di federalismo fiscale presenta diversi elementi di criticità, di seguito illustrati, che in alcuni casi risultano anche aggravati dalle modifiche introdotte nel testo da parte delle Commissioni 1ª, 5ª e 6ª del Senato.
􀂾 Desta preoccupazione la previsione di un considerevole numero di autorizzazioni all’istituzione di tributi propri da parte degli Enti locali, accompagnata da disposizioni derogatorie in materia di aliquote altrettanto preoccupanti.
Oltre alla previsione della individuazione di tributi propri dei Comuni e delle Province da parte della legge statale, infatti, viene stabilito che le stesse Regioni possano istituire nuovi tributi dei Comuni, delle Province e delle Città metropolitane.
􀂾 Suscitano forti perplessità i contenuti letterali di una specifica disposizione – l’art. 12, comma 1, lett. h) – nel quale si afferma che “gli enti locali, entro i limiti fissati dalle leggi, possano disporre del potere di modificare le aliquote dei tributi loro attribuiti da tali leggi e di introdurre agevolazioni”.
Ci si chiede a quali leggi il Governo e le Commissioni abbiano inteso riferirsi nei due casi in cui tale espressione viene utilizzata – se statali o regionali – posto che, in particolare, l’ipotesi che Comuni e Province possano disporre aumenti di aliquote di tributi propri nell’ambito di limiti stabiliti da leggi regionali è in contraddizione con la previsione di cui all’ultima parte della lettera a) dell’art. 12, comma 1, del disegno di legge in parola e tale da totalmente vanificarla.
􀂾 Provoca allarme la circostanza che, nel testo modificato dalle Commissioni, ri-sulti considerevolmente ampliata la previsione che i decreti delegati disciplinino specifici tributi propri a favore di Comuni e Province, con ciò moltiplicando all’infinito una facoltà dai confini – invero – alquanto indefiniti. In particolare:
a) laddove il testo del disegno di legge governativo parlava – lettera d) dell’art. 10 – di “disciplina di un tributo proprio comunale” in riferimento a “partico-lari scopi”, il nuovo art. 12 parla ora, agli stessi fini, di “disciplina di uno o più tributi propri comunali”;
b) laddove il testo del disegno di legge governativo parlava – lettera e) dell’art. 10 – di “disciplina di un tributo proprio provinciale” in riferimento a “parti-colari scopi istituzionali”, il nuovo art. 12 parla ora, agli stessi fini, di “disci-plina di uno o più tributi propri provinciali”.
􀂾 Non si comprendono gli esatti termini della previsione di cui alla lettera b) del nuovo art. 12, laddove si dispone che le spese dei Comuni relative alle funzioni fondamentali siano prioritariamente finanziate, fra l’altro, “dalla imposizione immobiliare, con esclusione della tassazione patrimoniale sull’unità immobilia-re adibita ad abitazione principale del soggetto passivo”.
Ci si chiede, al proposito, se l’esclusione – con riferimento all’unità immobiliare adibita ad abitazione principale – della sola tassazione “patrimoniale” (specificazione non presente in una precedente bozza del nuovo testo), debba lasciare intendere che in relazione a tale fattispecie saranno possibili altre forme di impo-sizione, fra cui quella reddituale.
􀂾 Con riferimento alla tassazione immobiliare, non giova al dibattito l’indiscriminata (e indimostrata) affermazione ricorrente che la stessa costituisce la base della finanza locale in tutti gli Stati, senza l’ulteriore necessaria indicazione del tipo di tassazione al quale ci si riferisce o che si propone. Il tributo locale, ove è stato istituito, è infatti estremamente variegato: è in alcuni Paesi correlato ai servizi ed al loro livello, colpisce in altri – come in Francia – non il valore de-gli immobili (come fa l’Ici) ma solo il loro valore locativo, è collegato in altri ancora – per esempio in alcuni distretti degli Stati Uniti – al finanziamento di spe-cifiche istituzioni, come quelle scolastiche.
Ove collegato agli immobili, il tributo è – e non può che essere – a carico degli utilizzatori (proprio anche perché questi possono spostarsi, e dare concreta at-tuazione al principio di concorrenza) ed è fondato su una precisa correlazione ai servizi basata sul metro del beneficio e su criteri impositivi uniformi, che renda-no possibile il paragone sulla qualità e sui costi dei servizi in un territorio e nel-l’altro e quindi la competizione territoriale. Nel senso di un’unica imposizione sui servizi, e di un’unica modalità di prelievo, andava del resto il disegno di legge Berlusconi-Tremonti 28.12.2001.
􀂾 Non appare accettabile che i previsti tributi di scopo non debbano essere col-legati a precise opere pubbliche, e solo ad opere pubbliche, e che – com’è nel testo all’esame dell’Aula – l’entità del tributo non sia correlata al principio del be-neficio recato, che le stesse Autonomie locali avevano già accettato ancora anni fa avanti l’Alta Commissione di studio per la definizione dei meccanismi struttu-rali del federalismo fiscale.
(CONFEDILIZIA-UFFICIO STUDI)
Assoedilizia riceve e pubblica: Incontro “Tra laicità e nuovi Diritti”
Tra Laicità e nuovi Diritti
della presentazione del libro
I diritti contesi
Edizioni FrancoAngeli 2008
di Marilisa D’Amico
Senatrice PD, Ministro Ombra delle Pari Opportunità
Docente universitario, Coordinatore cittadino PD – Milano
Sociologa, Università degli Studi di Urbino
info: comunicazione@pdlombardia.it
Alcune note sul federalismo fiscale
Premessa e descrizione
Il percorso del federalismo riprendera’ il suo iter parlamentare dopo molti anni di discussioni anche accese e non del tutto sopite giungendo solo venerdì all’approvazione di un articolato (ddl 1117) da parte delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato.
Domani inizierà in aula l’esame del Senato.
Il ddl è configurato come una delega al Governo che dovrà attuarla nel corso dell legislatura.
Con i seguenti tempi di attuazione:
– si avrà un anno dall’approvazione del ddl delega per emanare il primo decreto legislativo;
– due anni per i successivi decreti, e altri due anni per correggerli;
– Entro quattro anni, dunque, dovrà essere emanato il decreto legislativo che fissa la data dal quale inizieranno a decorrere i cinque anni per l’entrata a regime del federalismo fiscale, che quindi avverrà al massimo entro nove anni dall’approvazione del provvedimento.
Il ddl conditio sine qua non della presenza leghista nel centro destra, ha vuto una vita molto travagliata. Giudicata da molti una mediazione “possibile” specialmente al Sud, riscute le critiche da parte dei “federalisti” più convinti sul piano economico (Pagliarini e i leghisti del dissenso) e organizzativo (i meridionalisti sturziani alla D’Elia).
Il governo è ultimamente intervenuto ponendo un emendamento di cui si è molto parlato proponendo una compensazione fiscale per “l’insularità” di Sardegna e Sicilia. Questo emendamento, di cui si è discusso molto sottotono, è chiaramente legato alle elezioni sarde ma è interessante perché fa passare un principio simile a quello retrostante alle “gabbie salariali”: i cittadini svantaggiate per un situazione oggettiva dovrebbero essere compensati sul fronte del reddito.
Perni della riforma
Il perno della riforma è la centralità dell’ambito regionale che il PD critica in favore di una maggiore autonomia dei comuni (v. Veltroni ultimamente).
Passaggio fondamentale è quello del riconoscimento (art. 6) del criterio del costo standard al posto del costo storico. Il passaggio però non è immediato (art. 17). Vi sarà un Patto di convergenza e armonizzazione dei bilanci pubblici un percorso dinamico di convergenza ai costi e fabbisogni standard, che verrà presentato insieme al Dpef alle Camere e che gli enti sono tenuti a rispettare. In caso di mancato raggiungimento lo Stato accerta le motivazioni degli scostamenti e stabilisce le azioni correttive da mettere in atto.
Parziale Autonomia impositiva.
Il punto che ha fatto infuriare i federalisti duri e puri che rifiutano la dizione di “federalismo fiscale di un modello di questo genere.
Per finanziare l’erogazione dei servizi, le autonomie locali potranno contare sul fondo perequativo, sulla compartecipazione a tributi erariali e su tributi propri. L’articolo 6 impone una classificazioni delle spese a secondo delle funzioni costituzionali degli enti, delegando al governo la definizione di capacità impostive proprie soprattutto di regioni e comuni.
Per, in particolare, i Comunisono previsti:
– una compartecipazione a Iva
– una compartecipazione all’Irpef
– una compartecipazione all’imposizione sugli immobili (si enuncia il principio di territorialità dell’imposta), ad esclusione della prima casa
Per le Province una compartecipazione e sui tributi sul parco automobilistico (come avviene ora).
Il Fondo perequativo viene ampiamente descritto nell’art. 7.
Limite alla pressione fiscale.
L’art. 2 impone che la delega di funzioni comporti la riduzione delle funzioni statali e della correlata imposizione fiscale per il mantenimento delle stesse.
L’obiettivo della riforma è, infatti, quello di arrivare a una complessiva diminuzione della pressione fiscale. La norma prevede, quindi, che, attraverso i decreti attuativi, sia garantita la determinazione periodica del limite massimo della pressione fiscale.
Non c’è, come aveva chiesto la Lega, la disposizione che imponeva, nella fase transitoria, che il federalismo non comportasse alcun aumento della pressione fiscale generale.
Altri funti fondamentali:
– gli enti territoriali saranno coinvolti nell’attività di contrasto dell’evasione fiscale;
– sanzioni, fino al commissariamento, per gli enti che non rispetteranno i vincoli di bilancio
– “sistema premiante” per chi, a fronte di un alto livello dei servizi, sia in grado di garantire una pressione fiscale inferiore alla media.
Funzioni di Comuni, Province, Città metropolitane e Roma capitale.
Il ddl inizia a definire le funzioni di Comuni, Province e città metropolitane, in attesa della Carta delle Autonomie (attesa da quasi vent’anni). Uno specifico articolo individua le funzioni amministrative di Roma capitale (si va dalla valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali all’edilizia pubblica e privata alla protezione civile). Queste funzioni sono disciplinate con regolamenti del consiglio comunale, che diventa Assemblea capitolina. A Roma Capitale viene attribuito un patrimonio “commisurato alle funzioni” che le vengono attribuite ed è previsto anche il “trasferimento, a titolo gratuito, dei beni appartenenti al patrimonio dello Stato non più funzionali alle esigenze dell’Amministrazione centrale”.
È istituita Commissione ad hoc al fine di acquisire ed elaborare elementi conoscitivi per la predisposizione dei contenuti dei decreti legislativi con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, , presso il Ministero dell’economia e delle finanze, composta da un numero eguale di rappresentanti tecnici per ciascun livello di governo ai sensi dell’articolo 114 della Costituzione.
Convegno internazionale “Qualità del vivere in città” – 23 gennaio 2009 – Assoedilizia, Via Meravigli 3, Milano
Con Expo 2015 Milano è destinata a cambiare volto, funzione, cultura. In quale misura, si vedrà. Comunque, la città si prepara ad affrontare una delle più importanti trasformazioni urbanistiche, e conseguentemente socio-economiche, della sua storia.
Ma si individua un possibile rischio: che si dia luogo ad un dualismo tra città costruita e città costruenda in cui l’interesse e le ragioni di quest’ultima vengano, in qualche modo, anteposti a quelli dell’altra. Per questo motivo il Centro Studi Polis-maker del Politecnico di Milano, con il patrocinio di Assoedilizia, organizza il Convegno internazionale
Qualità del vivere in città
Presentazione dell’Istituto Assoedilizia-Polis-maker venerdì 23 gennaio 2009, ore 9,45-13, Sala delle Conferenze di Assoedilizia (primo piano), via Meravigli 3, Milano
nel quale viene proposto il Polis-maker, stratega urbano che si caratterizza per il suo approccio transdisciplinare, quale Garante dello sviluppo urbano della città. Una figura inedita, quella del Polis-maker, ma già reale. Alla sua formazione provvede un master universitario internazionale, giunto alla terza edizione, frutto della collaborazione tra Politecnico di Milano-Polo di Como, Università Cattolica di Milano, Università di Milano Bicocca, Università Carlo Cattaneo, Ium-International University of Monaco, Università di Buenos Aires, Itq-Istituto tecnologico di Queretaro (Messico), Università della Repubblica di Uruguay, istituzioni del Canton Ticino, Centro di cultura scientifica A. Volta.
Nella stessa occasione viene presentato l’Istituto Assoedilizia-Polis-maker che ha la finalità di porsi come referente delle pubbliche amministrazioni e degli operatori privati nella valutazione degli insediamenti urbani e territoriali sotto i profili della compatibilità ambientale e della capacità di migliorare la qualità del vivere in città, nonché di essere fattore propulsivo di attrattività e di competitività del territorio e delle città.
Intervengono per saluti o relazioni:
Avv. Achille Colombo Clerici, Presidente di Assoedilizia e della Federazione Lombarda della Proprietà Edilizia – Mons. Prof. Franco Buzzi, Prefetto dell’Ambrosiana di Milano – Ambasciatore Dott. Benito Andion, Console generale del Messico a Milano e Decano del Corpo consolare – Dott. Jacopo De Mojana di Cologna, Cancelliere del Consolato del Principato di Monaco a Milano – Prof. Fernando Sansò, Presidente del Corso di studi in Ingegneria per l’ambiente e il territorio, Politecnico di Milano-Polo di Como – Dott. Gianluigi Piazzini, Presidente Catef-Camera ticinese dell’Economia fondiaria – Prof. Angelo Caruso di Spaccaforno, Direttore del Centro studi Polis-maker, Politecnico di Milano-Polo di Como.
Alla tavola rotonda successiva, che svilupperà i temi trattati dai due volumi “Città Costruita Qualità del Vivere. Desideri, valori, regole” e “Architettura della Città Qualità del vivere. Percorsi, speranza, partecipazione” intervengono gli autori:
Prof. Gherardo Amadei, psicoanalista, Docente di Psicopatologia dello sviluppo, Università di Milano Bicocca – Arch. Benedetto Antonini, già Direttore Pianificazione territoriale del Canton Ticino – Ing. Francesco Cetti Serbelloni, Presidente del Centro studi sul Paesaggio mediterraneo – Prof. Paolo Martini, antropologo Decs Formazione permanente, Canton Ticino – Prof. Eduardo Elguezabal Mazzolla, Università di Buenos Aires – Prof. Massimo Santaroni, Docente di Sistemi giuridici comparati, Università di Trento – Prof. Cesare Vaccà, Docente di Istituzione di Diritto privato, Università di Milano Bicocca – Dott. Luigi Viola, Casa editrice De Agostini-Scuola – Prof. Antoine Wasserfallen, Docente di Facility management e di Interior design, Ecole Hotèliere de Lausanne.
E’ prevista una videoconferenza con l’Ecole Hotèliere di Losanna.