Source: https://legalblink.it/panoramica-legislativa/
Timestamp: 2019-03-22 16:15:53+00:00
Document Index: 17415030

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 13', 'art. 51', 'sentenza ', 'art. 2250', 'art. 2630', 'art. 52', 'art. 22', 'art. 61', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 62', 'art. 37']

Panoramica legislativa - LegalBlink
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LegalBlink aggiorna costantemente i tuoi documenti legali in base alle leggi, italiane ed europee, che regolano l’attività del tuo sito e della tua società.
In questi anni, gli avvocati di LegalBlink hanno supportato i merchant, risposto a innumerevoli domande, risolto qualsiasi dubbio legale e gestito con successo i reclami con i consumatori.
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CONDIZIONI GENERALI DI VENDITA E MESSA IN SICUREZZA LEGALE DEL SITO
Da quale normativa è regolata la vendita di prodotti e servizi online?
La vendita online è disciplinata principalmente dal D. Lgs. Decreto legislativo, 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del Consumo) e dal Decreto Legislativo 9 aprile 2003, n. 70 recante disposizioni in materia di commercio elettronico.
Ovviamente, bisogna poi verificare se nel caso specifico non siano applicabili altre leggi. Ad esempio, per la vendita online di farmaci per cui non sia previsto l’obbligo di ricetta medica (SOP eOTC) bisogna avere riguardo alla complessa normativa in materia.
Cosa rischio se non rispetto il Codice del Consumo?
Violare il Codice del Consumo espone il tuo sito a gravi sanzioni.
Il mancato rispetto di questa normativa comporta una sanzione amministrativa pecuniaria ex art. art. 27, comma 9, del Codice del Consumo da parte dell’AGCM da un minimo di euro 5.000,00 ad un massimo di euro 5.000.000, tenuto conto della gravità e della durata della violazione, per un esempio clicca qui.
Cosa deve contenere l’email di conferma dell’ordine di acquisto e quali sono gli obblighi da rispettare?
L’email di conferma d’ordine deve contenere, in allegato pdf, le Condizioni Generali di Vendita, le informazioni sul diritto di recesso, nonché le istruzioni tipo sul recesso (v. Allegato I direttiva 2011/83/UE) e il modulo di recesso tipo (v. Allegato II direttiva 2011/83/UE), sempre che il diritto di recesso si applichi alla vendita.
Non è corretto prevedere nella email di conferma dell’ordine un semplice link di rimando a pagine del Sito contenenti questi documenti.
Ciò posto, in base al combinato disposto dell’art. 13 del D. Lgs. 9 aprile 2003, n. 70 e dell’art. 51, comma VII, del Codice del Consumo, il merchant deve fornire queste informazioni e questi documenti su un supporto durevole.
La Corte di Giustizia con la sentenza 5 luglio 2012, n. C-49/11, ha statuito che il merchant non assolve al proprio obbligo informativo “solamente attraverso un collegamento ipertestuale a un sito Internet dell’impresa interessata, dal momento che tali informazioni non sono né «fornite» da tale impresa né «ricevute» dal consumatore, come prescrive la suddetta disposizione, e che un sito Internet non può essere considerato un «supporto duraturo»”.
Inoltre, le Linee Guida della Commissione Europea pubblicate a giugno 2014 hanno previsto che “the trader should always provide the consumer with the model withdrawal form set out in Annex I(B)”.
Per assolvere ai propri obblighi informativi, pertanto, il merchant è obbligato ad allegare in formato pdf (i.e. su supporto duraturo) alla email di conferma d’ordine (o al più tardi nella email di conferma della spedizione del prodotto) un riepilogo delle Condizioni Generali di Vendita e, qualora si applichi il diritto di recesso, delle informazioni sul diritto di recesso, nonché le istruzioni tipo sul recesso (v. Allegato I direttiva 2011/83/UE) e il modulo di recesso tipo.
Nemmeno una generica dicitura del tipo: “per visionare i Tuoi diritti, soprattutto in materia di diritto di recesso, consulta le Condizioni Generali di Vendita alla pagina [XXX] del sito” si configurerebbe come un comportamento compliant alla normativa di settore.
Sono obbligato a indicare nel footer le carte di credito utilizzabili per gli acquisti sul mio sito?
Non esiste alcun obbligo in tal senso. Non dimenticare però che una best practise in materia di pagamento con carte di credito prevede che le carte di credito accettate dal merchant siano specificamente indicate nel footer di ciascuna pagina del sito (unitamente al logo di Paypal, se il merchant accetta anche questo strumento di pagamento).
Sono obbligato a indicare sul sito il capitale sociale?
L’art. 2250 c.c. impone alle società che dispongano “di uno spazio elettronico destinato alla comunicazione collegato ad una rete telematica ad accesso pubblico” (i.e. un sito internet) di rendere pubblico attraverso tale mezzo il proprio capitale sociale e quello interamente versato.
L’art. 2630 c.c. punisce con la sanzione amministrativa pecuniaria da 103 euro a 1.032 euro la violazione del citato articolo.
Offro in vendita prodotti che non sono ancora disponibili. Se il cliente effettua l’acquisto e il prodotto scelto non è disponibile annullo la vendita e rimborso quanto pagato. E’ corretto agire in questo senso?
Non è corretto e rischi pesanti sanzioni.
Il merchant deve fornire indicazioni precise sulla disponibilità dei prodotti che offre in vendita e sul numero dei prodotti oggetto dell’offerta (v. art. 52, comma primo, lett. b) del Codice del Consumo, evitando di equiparare i casi in cui egli, al momento dell’offerta, ha già la disponibilità del prodotto (il prodotto gli è già pervenuto da parte del fornitore) a quelli in cui deve, invece, ancora acquisirla (il prodotto deve ancora pervenirgli da parte del fornitore) (art. 22 del Codice del Consumo).
Tale equiparazione, infatti, secondo l’AGCM, non è corretta, in quanto non è dato escludere che, nel caso in cui il merchant debba ancora acquisire la disponibilità del bene, varie circostanze rendano impossibile nei termini e nei tempi indicati la esecuzione della prestazione (Provvedimento dell’AGCM n. 19540/2009 di condanna).
Non è sufficiente offrire prodotti a prezzi scontati, barrando il prezzo pieno ed esponendo il prezzo scontato, senza quantificare o indicare in termini assoluti o percentuali lo sconto applicato.
Inoltre, per conformarsi alla normativa e alla interpretazione che ne stanno dando le autorità competenti, occorre: (a) indicare a cosa corrisponde il prezzo indicato come prezzo pieno; (b) che tale prezzo sia un prezzo effettivo (fermo restando il fatto che il merchant deve essere sempre in grado, su richiesta dell’AGCM, di provare la effettività di tale prezzo).
La AGCM ha più volte stabilito inoltre che il prezzo pieno indicato come prezzo di riferimento deve essere un prezzo effettivamente praticato, in passato o al momento dell’offerta, dallo stesso venditore o da terzi.
In base all’art. 61 del Codice del Consumo “salva diversa pattuizione delle parti del contratto di vendita, il professionista è obbligato a consegnare i beni al consumatore senza ritardo ingiustificato e al più tardi entro trenta giorni dalla data di conclusione del contratto”.
E’ corretto chiedere al consumatore un costo aggiuntivo qualora decida di pagare con contrassegno?
La decisione è controversa.
L’orientamento assunto dall’AGCM è il seguente.
L’articolo 62 del Codice del Consumo prevede che “ai sensi dell’articolo 3, comma 4, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, i professionisti non possono imporre ai consumatori, in relazione all’uso di determinati strumenti di pagamento, spese per l’uso di detti strumenti”.
In forza di questo articolo, l’AGCM ha già sanzionato diversi merchant che, in violazione dell’art. 62 del Codice del Consumo, imponevano ai consumatori delle spese per l’uso di determinati strumenti di pagamento (ad esempio, carte di credito), con sanzioni che si sono aggirate intorno a 1.000.000 – 3.000.000 di euro (posto che la sanzione edittale è pari a 5.000 euro – 5.000.000 di euro, la diversità delle sanzioni è dipesa, in particolare, dalla durata della violazione).
L’AGCM ritiene di dover estendere il divieto di cui all’art. 62 del Codice del Consumo anche ai pagamenti con contrassegno. Conseguentemente, un sito di ecommerce non potrebbe imporre al consumatore un costo aggiuntivo per l’uso del contrassegno.
La tesi della AGCM che ritiene applicabile l’art. 62 anche al contrassegno, ad avviso di LegalBlink, non è corretta.
Infatti, ai sensi del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11 il contrassegno non rientra nella definizione di “strumento di pagamento” e, pertanto, l’art. 62 del Codice del Consumo non dovrebbe applicarsi al contrassegno che, appunto, non rappresenta uno “strumento di pagamento”.
Ciò nonostante, al fine di evitare sanzioni da parte della AGCM, è consigliabile eliminare qualsiasi costo aggiuntivo per l’uso del contrassegno (almeno sino a quando, eventualmente, l’AGCM non avrà modificato il proprio orientamento).
Il GDPR, sigla di General data protection regulation, è il regolamento europeo su privacy e dati diventato operativo dal 25 maggio 2018.
E’ un testo che uniforma le leggi europee sul trattamento dati.
Il GDPR si compone di 99 articoli e istituisce alcune novità come il diritto all’oblio (gli utenti possono chiedere di rimuovere informazioni a proprio riguardo), la «portabilità» dei dati (si possono scaricare e trasferire dati da una piattaforma all’altra, senza vincolarsi a un certo account) e l’obbligo di notifica in caso di data breach (le aziende, se subiscono fughe di informazioni sensibili, devono comunicarlo entro 72 ore).
I destinatari sono i «titolari del trattamento», ossia chi gestisce le informazioni: privati e, soprattutto, aziende.
Quali adempimenti devo effettuare per mettere in regola il sito in base al GDPR?
Devi pubblicare una informativa privacy aggiornata – che rispetti i numerosi obblighi previsti dal GDPR – e verificare se le formule del consenso al trattamento dei dati personali che hai pubblicato sul sito siano corrette.
Quali sanzioni rischio se non rispetto il GDPR?
Il Gdpr inasprisce le sanzioni amministrative, che possono arrivare fino a 10 milioni di euro o al 2% del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente. Se però le violazioni che riguardano trattamento e trasferimento dei dati sono particolarmente gravi, oppure se una società non obbedisce a un ordine delle autorità europee, le sanzioni possono arrivare anche a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato mondiale.
Inoltre, il Garante privacy può effettuare il blocco del tuo database fino a quando non avrai regolarizzato la tua posizione. Questa sanzione è molto grave perché rischi di non poter inviare più newsletter ai tuoi clienti per molto tempo!
Ho sentito parlare di “privacy by default” e privacy by design”: cosa significano questi termini?
Sono termini introdotti dal GDPR.
Infatti, il concetto di privacy by default sottolinea la necessità della tutela della vita privata dei consumatori “di default” appunto, cioè come impostazione predefinita.
Questo implica, per esempio, che il sito che raccoglie dati personali dei propri clienti deve essere strutturato in modo da evitarne l’indebita diffusione.
Per privacy by design si intende la necessità di tutelare il dato personale sin dalla progettazione di sistemi informatici che ne prevedano l’utilizzo.
Cos’è il DPO. Quando è obbligatorio?
In base all’art. 37 del GDPR, la nomina del DPO è obbligatoria:
Anche ove il regolamento non imponga in modo specifico la designazione di un DPO, può risultare utile procedere a tale designazione su base volontaria. Il Garante italiano incoraggia un tale approccio “cautelativo”.
È necessario il consenso dell´utente per l´installazione dei cookie sul suo terminale?
Per l´installazione dei cookie tecnici non è richiesto il consenso degli utenti, mentre è necessario dare l´informativa. I cookie di profilazione, invece, possono essere installati sul terminale dell´utente soltanto se questo abbia espresso il proprio consenso dopo essere stato informato con modalità semplificate.
In che modo devo deve fornire l´informativa cookie e richiedere il consenso all´uso dei cookie di profilazione?
L´informativa va impostata su due livelli.
In che modo può essere documentata l´acquisizione del consenso effettuata tramite l´uso del banner?
Per tenere traccia del consenso acquisito, il titolare del sito può avvalersi di un apposito cookie tecnico, sistema non particolarmente invasivo e che non richiede a sua volta un ulteriore consenso. In presenza di tale “documentazione”, non è necessario che l´informativa breve sia riproposta alla seconda visita dell´utente sul sito, ferma restando la possibilità per quest´ultimo di negare il consenso e/o modificare, in ogni momento e in maniera agevole, le proprie opzioni, ad esempio tramite accesso all´informativa estesa, che deve essere quindi linkabile da ogni pagina del sito.
Quali informazioni deve indicare l´informativa “estesa”?
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