Source: http://www.slideshare.net/paobat/monitoraggio-fiscale-e-rientro-dei-capitali-dallestero
Timestamp: 2016-06-25 17:27:15+00:00
Document Index: 58523281

Matched Legal Cases: ['art 4', 'art 5', 'art 13', 'art. 12', 'art. 4', 'art. 4', 'art 9', 'art. 5', 'art.2', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 43', 'art. 57']

Paolo Battaglia, Dottore Commercialista e ACA Chartered Accountant (ICAEW)
Le slide relative al mio intervento su "Monitoraggio fiscale e rientro dei capitali dall'estero" alla 3a Conversazione di Aggiornamento Professionale tenuta da "Ascheri & Partners Ltd - London". Londra 24 Gennaio 2014
S t u d i o B a t t a g l i a
w w w . c r e s c i t a p m i . i t
P i a n i f i c a z i o n e | F i n a n z a | C o n t r o l l o
Monitoraggio fiscale e rientro
dei capitali dall’estero
Londra - Venerdì 24 Gennaio 2014
p.battaglia@crescitapmi.it | paolobattaglia.skype
S t u d i o B a t t a g l i a Ordine dei
• Per valutare la convenienza del procedimento di Voluntary
Disclosure, oggi, è necessario porsi le seguenti domande:
o La condotta del soggetto che intende procedere alla regolarizzazione
ha implicazioni penali e di che tipo?
o Il paese in cui è detenuto il patrimonio da regolarizzare è non white
o A quanto ammonta il debito d’imposta?
o Quali sono le violazioni tributarie non penali che accompagnano il
debito di imposta?
• Le prudenze da utilizzare passano per i seguenti step:
1. Verificare che i redditi maturati attraverso i rendimenti del conto
corrente non violino le soglie di punibilità previste per i reati fiscali;
2. Verificare che la condotta del contribuente non importi la
configurazione di altri reati: su tutti il riciclaggio
(il rischio di responsabilità penale per i patrimoni detenuti all’estero
potrebbe rendere non proficuo il ricorso alla comunicazione volontaria).
3. Verificare se il paese in cui il conto è detenuto non è inserito nella
Se le disponibilità finanziarie sono detenute in un tax haven le sanzioni
(raddoppiate) potranno essere applicate per più annualità (gli anni di
sanzionabilità sono raddoppiati).
• Al momento, le somme che l’Agenzia delle Entrate può richiedere per
la regolarizzazione consistono in:
o 100% delle imposte non versate sui redditi maturati sui cinque anni
precedenti (se il conto è in un paradiso fiscale c.d. non white list i
termini possono essere raddoppiati);
o dal 100% al 200% delle imposte non versate per le sanzioni (se il
conto è in un territorio non white list le sanzioni sono aumentate
di un terzo: fino al 260%);
o dal 3% al 30% dei patrimoni oggetto di monitoraggio fiscale non
indicati nel relativo mod. RW;
o quota interessi.
• Nella peggiore delle ipotesi, la regolarizzazione potrebbe costare fino
al 360% delle imposte non versate.
• In ogni caso sono previsti già dalla legge italiana e dalla
prassi dell’Agenzia delle Entrate diversi strumenti che
permettono di pagare le sanzioni in misura ridotta, fino
ad un sesto della sanzione irrogata.
• Di converso, grazie alla procedura di Collaborazione
Volontaria e agli strumenti di definizione agevolata di cui
il contribuente dispone, potranno verificarsi casi in cui il
capitale estero potrà essere regolarizzato con il
pagamento del 10% del suo importo e potranno aversi
diverse esimenti penali.
Gli Scudi Fiscali e il D.L. 167/90
• Nel 1990 si ha una prima “sanatoria fiscale” col D.L. 167/90 , art 4
• Nel 2001 il D.L. 350 /2001 (c.d. “Scudo fiscale”) torna ad affrontare il
problema dell’evasione fiscale e dell’illecita costituzione di attività
finanziarie all’estero, riproponendo il rientro dei capitali e la sanatoria
degli illeciti a condizioni non punitive.
In contropartita riscrive le sanzioni previste nell’art 5 D.L. 167/90 per
chi non compila il quadro RW, portandole dal 5% al 25% degli importi
non dichiarati, con effetto dal 27 settembre 2001.
Sino a quella data la sanzione per la mancata compilazione del
quadro RW era quella residuale da 500.000 lire a 2 milioni di lire.
• Il DL 78/2009 art 13 bis ripropone una nuova versione dello Scudo
fiscale e raddoppia tali sanzioni portandole dal 10% al 50%, con
effetto dal 5 agosto 2009, rafforzando nel contempo la funzione del
quadro RW, perché è proprio la sua mancata compilazione che rende
possibile l’adesione allo Scudo 2009.
• Sempre il DL 78/2009, art. 12 commi 2, 2 bis e 2ter inasprisce il
sistema sanzionatorio, considerando reddito gli investimenti e le
attività estere di natura finanziaria detenuti in paesi a regime fiscale
privilegiato* NON indicati in RW e rendendone ulteriormente
decisiva la sua compilazione o omissione.
* (DM 4 maggio 1999 e DM 21 novembre 2001)
EU Pilot 1711/11/TAXU
• L’8 settembre 2011 i servizi della Commissione europea avviano una
procedura di pre-contenzioso (EU Pilot 1711/11) chiedendo chiarimenti
circa l'utilità dell’ articolo 2 del decreto-legge n. 167 del 1990, che
prevedeva l’indicazione nella dichiarazione dei redditi dei trasferimenti
da o verso l’estero effettuati senza il tramite degli intermediari residenti.
• In particolare, la Commissione chiedeva di indicare le ragioni di interesse
generale che avrebbero motivato – in presenza di strumenti meno
onerosi per i contribuenti (quali lo scambio di informazioni e l’assistenza
reciproca in materia fiscale) – l’obbligo di compilare il modello RW
ovvero di dichiarare capitale (finanziario, immobiliare e mobiliare) e
attività detenuti in un altro Stato dell’UE o dello Spazio economico
europeo (SEE).
• Inoltre, la Commissione rilevava che l’inosservanza degli obblighi
dichiarativi previsti dall’art. 4 del medesimo D.L. 167/1990 con
riferimento ai trasferimenti e investimenti effettuati da, verso e
all’estero prevedeva una sanzione in caso del mancato rispetto
dell’obbligo dichiarativo (e a prescindere dalla sottrazione o meno di
redditi imponibili ai fini delle imposte sul reddito in Italia), non
correlata all’effettiva esistenza di redditi non dichiarati
(fino al 50% dei valori degli investimenti e delle transazioni
finanziarie non dichiarate e confisca di beni di corrispondente valore
detenuti in Italia) ,
e non applicabile a soggetti residenti che effettuano analoghi
• Con il DL n. 167 del 28 giugno 1990, convertito, con modificazioni,
nella Legge n. 227 del 4 agosto 1990 all’art. 4,
si prevedeva l'obbligo di indicazione nella dichiarazione dei redditi
degli investimenti all'estero, ovvero delle attività estere di natura
finanziaria e patrimoniale, nonché l'ammontare dei trasferimenti
effettuati nel corso dell'anno, di importo complessivo superiore a
• Tale indicazione doveva essere effettuata nell'apposito quadro RW in
Unico (3 distinte sezioni) che consentiva all’Amministrazione
finanziaria di effettuare il c.d. «monitoraggio fiscale».
• Il quadro RW aveva, quindi, una funzione informativa e non rilevava
al fine del calcolo del reddito imponibile e delle relative imposte.
Legge Europea, Legge 6 agosto 2013 n. 97
• Per evitare sanzioni comunitarie viene approvata la Legge
comunitaria 2013 (L. 6 agosto 2013 n. 97 - GU 194 del 20 agosto
2013) che all’art 9 comma 1 modifica profondamente il D.L.
167/1990 e l'obbligo di compilazione del quadro RW ai fini del
monitoraggio fiscale, riscrivendo gli artt. 1, 2, 4, 5 e 6 del D.L. n.
167/1990.
• La legge è entrata in vigore dal 4 settembre 2013
• è stata eliminata la soglia di € 10.000 di
• è stato eliminato il riferimento al 31.12 per lo
stock degli investimenti e delle attività finanziarie
• è stato eliminato l’obbligo dichiarare i
• il monitoraggio ora interessa anche il "titolare
effettivo" degli investimenti/attività estere;
• è stata revisionato il regime sanzionatorio.
• Le novità introdotte dalla Legge Europea 2013 sono entrate in vigore dal 4
settembre 2013 ed hanno effetto solo a partire da UNICO 2014 (periodo
d'imposta 2013).
• Per le sanzioni, oggi più leggere, si applica il principio del «favor rei»:
Salvo diversa previsione di legge, nessuno può essere assoggettato a sanzioni
per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce violazione
Se la sanzione è già stata irrogata con provvedimento definitivo il debito
residuo si estingue, ma non è ammessa ripetizione di quanto pagato.
Se la legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le
leggi posteriori stabiliscono sanzioni di entità diversa, si applica la legge più
favorevole, salvo che il provvedimento di irrogazione sia divenuto
Per le violazioni già commesse si applicano le nuove sanzioni più ridotte.
Chi è tenuto agli obblighi di «monitoraggio fiscale»?
• Gli artt. 2 e 4 del D.L. 167/1990 obbligano ad indicare nella dichiarazione dei redditi
investimenti all'estero ovvero attività estere di natura finanziaria attraverso cui
possono essere conseguiti redditi di fonte estera imponibili in Italia:
– le società semplici (ed equiparate ai sensi dell'art. 5 del TUIR)
– Sono altresì tenuti agli obblighi di dichiarazione i soggetti indicati nel precedente
periodo che, pur non essendo possessori diretti degli investimenti esteri e delle
attività estere di natura finanziaria, siano titolari effettivi dell'investimento
secondo quanto previsto dall'articolo 1, comma 2, lettera u), e dall'allegato
tecnico del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231.
In tale ambito soggettivo sono ricomprese le persone fisiche titolari di reddito d’impresa o
di lavoro autonomo e l’obbligo di dichiarazione sussiste indipendentemente dal tipo di
contabilità adottata.
• I soggetti interessati dagli obblighi di monitoraggio fiscale devono
essere fiscalmente residenti nel territorio dello Stato.
• A tal fine, con riguardo alle persone fisiche, si deve fare riferimento
alla nozione contenuta nell’articolo 2, comma 2, del TUIR, in base alla
quale si considerano residenti, ALTERNATIVAMENTE:
o sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente,
o hanno nel territorio dello Stato il domicilio,
o hanno la residenza ai sensi del codice civile.
• Il requisito della residenza si acquisisce ex tunc con riferimento al
periodo d’imposta nel quale la persona fisica instaura il collegamento
territoriale rilevante ai fini fiscali:
soltanto alla fine dell’anno solare è possibile effettuare la verifica del
requisito temporale della permanenza in Italia (183 o 184 giorni in
caso di anno bisestile) per determinare la residenza fiscale della
La residenza fiscale in paesi «non white list»
• Come stabilito dal comma 2-bis dell’articolo 2 del TUIR, si considerano residenti,
salvo prova contraria del contribuente, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi
della popolazione residente e trasferiti in Stati o territori diversi da quelli
individuati con decreto D.M. 4 maggio 1999 (perché emigrati in Stati o territori
aventi una fiscalità considerata privilegiata, cosiddetti “non white list”).
• Anche tali soggetti rientrano nell’ambito soggettivo di applicazione delle
disposizioni in materia di monitoraggio fiscale.
• Sarà quindi il contribuente a doversi accollare l'onere di fornire tutti gli elementi
necessari e sufficienti per convincere l'Amministrazione finanziaria che la perdita di
residenza è effettiva e che, in realtà, si sono interrotti tutti i rapporti (economici ed
affettivi) con il Paese di origine.
• le società semplici, le associazioni e gli enti non commerciali che per la
maggior parte del periodo d’imposta hanno la sede legale o la sede
dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio dello Stato
• i trust e gli istituti aventi analogo contenuto, istituiti in Stati o territori diversi
da quelli inclusi nella cosiddetta “white list”, in cui almeno uno dei
disponenti e almeno uno dei beneficiari del trust siano fiscalmente residenti
nel territorio dello Stato
• i trust quando, successivamente alla loro costituzione, ricevono da un
soggetto residente un’attribuzione che importi il trasferimento di proprietà
di beni immobili o la costituzione o il trasferimento di diritti reali immobiliari
anche per quote, nonché vincoli di destinazione sugli stessi
• Si considerano fiscalmente privilegiati, ai fini dell'applicazione
dell'art.2, comma 2-bis del testo unico delle imposte sui
22 dicembre 1986, n. 917, i seguenti Stati e territori:
I paesi «non white list»
5. Antille Olandesi
17. Filippine
18. Gibilterra
19. Gibuti
23. Isola di Man
24. Isole Cayman
25. Isole Cook
26. Isole Marshall
27. Isole Vergini
32. Macao
35. Maurizio
36. Monserrat
44. Sark
45. Seicelle
47. Saint Kitts e Nevis
49. Saint Vincent e
50. Svizzera
53. Turks e Caicos
• La Legge Europea 2013 ha, oggi, esteso l'obbligo di monitoraggio
fiscale anche per i soggetti (persone fisiche, enti non commerciali
e società semplici ed equiparate residenti) che, pur non essendo
possessori diretti degli investimenti esteri e delle attività estere di
natura finanziaria, siano comunque «titolari effettivi»
dell'investimento secondo quanto previsto dall'articolo 1, comma
2, lettera u) e dall'allegato tecnico del D. Lgs. n. 231/2007
(Normativa Antiriciclaggio).
• Gli obblighi del monitoraggio fiscale riguardano anche i casi in cui le attività
estere, pur essendo intestate a società o ad entità giuridiche diverse dalle
società (ad esempio, fondazioni o trust), siano riconducibili a persone
fisiche, ad enti non commerciali o a società semplici ed equiparate, in
qualità di “titolari effettivi” delle attività stesse.
• Sebbene la normativa antiriciclaggio si riferisca esplicitamente soltanto alle
persone fisiche, ai fini dell’obbligo di compilazione del quadro RW, lo status
di “titolare effettivo” è riferibile anche agli altri soggetti tenuti agli obblighi di
monitoraggio in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi, e cioè
agli enti non commerciali e alle società semplici ed equiparate, residenti in
1) la persona fisica o le persone fisiche che, in ultima istanza, possiedano o
controllino un'entità giuridica, attraverso il possesso o il controllo diretto o
indiretto di una percentuale sufficiente delle partecipazioni al capitale sociale o
dei diritti di voto in seno a tale entità giuridica, anche tramite azioni al portatore
(purché non si tratti di una società ammessa alla quotazione su un mercato
regolamentato e sottoposta a obblighi di comunicazione conformi alla normativa
comunitaria o a standard internazionali equivalenti).
Tale criterio si ritiene soddisfatto ove la percentuale corrisponda al 25 per cento
più uno di partecipazione al capitale sociale;
2) la persona fisica o le persone fisiche che esercitano in altro modo il controllo
sulla direzione di un'entità giuridica.
b) in caso di entità giuridiche entità giuridiche quali fondazioni e istituti giuridici
quali i trust, che amministrano e distribuiscono fondi:
1) se i futuri beneficiari sono già stati determinati:
la persona fisica o le persone fisiche beneficiarie del 25 % o più del
patrimonio dell’entità giuridica;
2) se le persone che beneficiano dell'entità giuridica non sono ancora state
la categoria di persone nel cui interesse principale è istituita o agisce
l'entità giuridica;
3) la persona fisica o le persone fisiche che esercitano un controllo sul 25%
o più del patrimonio di un'entità giuridica.
Per "titolare effettivo" si intende:
la persona fisica per conto della quale è realizzata un'operazione
o un'attività,
nel caso di entità giuridica, la persona o le persone fisiche che,
in ultima istanza, possiedono o controllano tale entità, ovvero ne
risultano beneficiari
secondo i seguenti criteri…
• I Trust residenti rientravano anche precedentemente tra i soggetti
obbligati alle norme sul monitoraggio fiscale.
• Oggi l’obbligo di compilazione del quadro RW sussiste però non
soltanto nei confronti del Trust ma anche, nel caso in cui le predette
attività siano possedute dal contribuente per il tramite di interposta
persona, nei confronti del titolare effettivo.
• Si tratterebbe dunque, nel caso dei Trusts residenti e dei Titolari
Effettivi del Trust, quanto meno di una pesante duplicazione di
adempimenti anche complessi.
La norma è evidentemente finalizzata ad individuare coloro che intendono
celarsi dietro partecipazioni in entità giuridiche.
Tuttavia, qualora il controllo e/o le partecipazioni siano facilmente conoscibili
dall’Amministrazione finanziaria, l’applicazione di un’impostazione
eccessivamente restrittiva potrebbe rilevarsi troppo gravosa per il contribuente,
anche tenendo conto dell’art. 7 comma 1 lett. f) del DL 70/2011, in base al quale
“i contribuenti non devono fornire informazioni che siano già in possesso del
Fisco e degli enti previdenziali ovvero che da questi possono essere
direttamente acquisite da altre Amministrazioni”.
Secondo questa interpretazione, il monitoraggio fiscale a carico del Titolare
Effettivo andrebbe attuato solo nel caso in cui la partecipazione rilevante sia
detenuta in una società residente in un paese Non White List.
• Nel caso di Trust, ogni qualvolta il trust sia un semplice schermo formale e
la disponibilità dei beni che ne costituiscono il patrimonio sia da attribuire
ad altri soggetti, disponenti o beneficiari del Trust (sia residente che non
residente), il Trust deve essere considerato come un soggetto
meramente interposto ed il patrimonio (nonché i redditi da questo
prodotti) deve essere ricondotto ai soggetti che ne hanno l’effettiva
• Al fine di individuare i casi in cui il trust deve essere considerato interposto
si può fare riferimento alle fattispecie esemplificative indicate nella
circolare 43/E dell'Agenzia delle Entrate del 10 ottobre 2009.
• I casi previsti dalla norma sull’individuazione del “titolare effettivo” si
riferiscono al possesso di partecipazioni o interessenze in società o altre
entità ed istituti giuridici non fittiziamente interposti.
• In presenza di soggetti che abbiano l’effettiva disponibilità di attività
finanziarie e patrimoniali estere o italiane, formalmente intestate a soggetti
meramente interposti, il patrimonio deve essere dichiarato dal socio o dal
beneficiario indipendentemente dalla verifica del requisito del controllo.
• Sulla base del nuovo assetto normativo, si possono verificare diverse ipotesi
in cui sorge per il contribuente l’onere dichiarativo:
• Qualora il contribuente detenga direttamente un investimento
all’estero o attività estere di natura finanziaria, è confermato
l’obbligo di indicarli nella dichiarazione dei redditi, così come già
previsto nella previgente disciplina in materia di monitoraggio fiscale.
• E’ il caso, ad esempio, dell’immobile detenuto all’estero o del conto
corrente estero o della partecipazione in società estere, posseduti
da persone fisiche, enti non commerciali e società semplici ed
equiparate, senza alcuna interposizione.
• In questo caso, il contribuente è tenuto a valorizzare gli investimenti
o le attività e ad indicarli nel quadro RW nonché ad indicare la
propria quota di possesso espressa in percentuale.
Una persona fisica detiene un immobile all’estero del valore di 500.000 euro in
comproprietà con altri 4 soggetti.
In tal caso ciascun comproprietario deve indicare nel quadro RW l’intero valore
dell’immobile (500.000 euro) riportando anche la percentuale di possesso (20%)
(sempreché si tratti di persone fisiche, società semplici o enti non commerciali).
• In caso di detenzione di attività estere per il tramite di società, il
contribuente che abbia una partecipazione rilevante come definita dalla
normativa antiriciclaggio (superiore al 25 %), in linea generale, deve
indicare nel quadro RW il valore della partecipazione nella società estera
(così come nel caso in cui detta partecipazione non sia rilevante) e, in
aggiunta, la percentuale di partecipazione.
Una persona fisica detiene una partecipazione al capitale sociale di una società
estera localizzata in un Paese white list in misura pari al 26% la quale detiene
all’estero investimenti e attività estere di natura finanziaria.
In tal caso il contribuente deve indicare nel quadro RW il valore della
partecipazione nella società estera (26%).
• L’obbligo dichiarativo in capo al “titolare effettivo” sussiste
esclusivamente in caso di partecipazioni in società di diritto estero e
non riguarda, invece, anche l’ipotesi di partecipazioni dirette in una
o più società residenti che effettuano investimenti all’estero.
• In quest’ultimo caso, infatti, l’Amministrazione finanziaria può
acquisire i dati e le notizie necessarie per l’accertamento dei redditi
conseguiti dai soci attraverso l’analisi delle dichiarazioni delle
società partecipate utilizzando gli ordinari strumenti consentiti
dall’ordinamento interno.
italiana in misura pari al 50 per cento che, a sua volta, detiene una
partecipazione al capitale di una società estera in misura pari al 100 per cento la
quale detiene all’estero investimenti e attività estere di natura finanziaria.
In tal caso il contribuente non deve compilare il quadro RW.
• Rilevano, invece, le partecipazioni in società residenti qualora,
unitamente alla partecipazione diretta o indiretta del contribuente
in società estere, concorrano ad integrare, in capo al contribuente, il
requisito di “titolare effettivo” di investimenti esteri o di attività
estere di natura finanziaria.
• In quest’ultimo caso, occorre indicare il valore complessivo della
partecipazione nella società estera detenuta (direttamente e
indirettamente) e la percentuale di partecipazione determinata
tenendo conto dell’effetto demoltiplicativo relativo alla
partecipazione indiretta.
estera localizzata in un Paese white list in misura pari al 15 % (partecipazione
diretta), e una partecipazione in una società italiana nella misura del 50 % che, a
sua volta, detiene una partecipazione nella medesima società estera nella misura
del 50 % (partecipazione indiretta).
In tal caso il contribuente integra il requisito di “titolare effettivo” nella società
estera, sommando il 15 % della partecipazione diretta con il 25 % della
Pertanto, deve indicare nel quadro RW il valore della partecipazione nella
società estera e la percentuale di partecipazione (40%).
• Qualora il contribuente detenga una partecipazione rilevante in una società
residente o localizzata in Stati o territori diversi da quelli inclusi nella white
list, occorre indicare, in luogo del valore della partecipazione, il valore degli
investimenti detenuti all’estero dalla società e delle attività estere di natura
finanziaria intestati alla società, nonché la percentuale di partecipazione
posseduta nella società stessa.
• Superando la mera titolarità dello strumento finanziario partecipativo, si
deve dare rilevanza al valore dei beni di tutti i soggetti “controllati” situati in
Paesi non collaborativi e di cui il contribuente risulti nella sostanza “titolare
effettivo”.
• Tale criterio deve essere adottato fino a quando nella catena partecipativa
sia presente una società localizzata nei suddetti Paesi e sempreché risulti
integrato il controllo secondo la normativa antiriciclaggio.
estera localizzata in un Paese non white list in misura pari al 26 per cento la
quale detiene investimenti ed attività finanziarie in Italia.
In tal caso il contribuente deve indicare nel quadro RW esclusivamente il valore
della partecipazione nella società estera, posto che il contribuente in tal caso
non è il titolare effettivo di attività estere.
estera localizzata in un Paese non white list in misura pari al 26 % la quale
detiene all’estero investimenti e attività estere di natura finanziaria.
In tal caso il contribuente deve indicare nel quadro RW il valore complessivo
degli investimenti e delle attività estere della società estera (obbligazioni,
immobili e conti correnti) e la percentuale di partecipazione (26%).
localizzata in un Paese non white list (Società A) in misura pari al 26 %, la quale
detiene all’estero investimenti e attività estere di natura finanziaria, tra cui una
partecipazione al 100 % in un’altra società estera localizzata in un Paese non
white list (Società B) che detiene conti correnti esteri.
In tal caso il contribuente deve indicare nel quadro RW il valore complessivo dei
predetti investimenti e attività detenuti per il tramite delle società A
(nell’esempio, obbligazioni, immobili) nonché, in luogo della partecipazione nella
società B, il valore del conto corrente detenuto dalla società B partecipata
indirettamente, specificando che la percentuale di partecipazione nella società
A è pari al 26 %.
estera localizzata in un Paese non white list (società A) in misura pari al 15 %
(partecipazione diretta), la quale detiene all’estero investimenti e attività estere
di natura finanziaria (tra cui una partecipazione al 100% nella società estera B
white list), nonché una partecipazione in una società italiana nella misura del 50
% che a sua volta detiene una partecipazione nella medesima società estera A
nella misura del 50 % (partecipazione indiretta).
estera A, sommando il 15 % della partecipazione diretta con il 25 % della
partecipazione indiretta. Pertanto, deve indicare nel quadro RW il valore
complessivo degli investimenti ed attività estere della società A (obbligazioni,
immobili e partecipazione in B) e la percentuale di partecipazione (40%). Non
deve, invece, indicare le attività estere della società B, in quanto localizzata un
Paese white list.
di natura finanziaria (tra cui una partecipazione nella società estera C white list),
nonché una partecipazione in un’altra società estera localizzata in un Paese non
white list (società B) nella misura del 20 % che, a sua volta, detiene una
partecipazione nella società A in misura pari al 70 %.
In tal caso, il contribuente integra il requisito di titolare effettivo nella società A sommando
il 15 % della partecipazione diretta con il 14 % della partecipazione indiretta. Pertanto,
deve indicare nel quadro RW il valore degli investimenti ed attività estere della società A
(obbligazioni, immobili e partecipazione in C) e la percentuale di partecipazione nella
misura del 29%, ed inoltre deve indicare il valore della partecipazione nella società B (e la
percentuale di partecipazione nella misura del 20%) non integrando nei confronti dei beni
di quest’ultima la titolarità effettiva. Non deve, invece, indicare le attività estere detenute
dalla società C in quanto localizzata in un Paese white list.
estera localizzata in un Paese non white list in misura pari al 15 %, la quale
detiene all’estero investimenti e attività estere di natura finanziaria, e il coniuge
detiene una partecipazione al capitale sociale della medesima società in misura
pari al 15 %.
Entrambi i soggetti sono titolari effettivi degli investimenti e delle attività della
società estera e, pertanto, ciascuno deve indicare nel proprio quadro RW il
valore complessivo degli stessi e la percentuale di partecipazione nella società.
• Per esigenze di semplificazione, il contribuente indica nel quadro RW, per
ciascuna società, il valore complessivo di tutte le attività finanziarie e
patrimoniali di cui risulta essere il titolare effettivo, avendo cura di
predisporre e conservare un apposito prospetto in cui devono essere
specificati i valori delle singole attività. Detto prospetto deve essere esibito o
trasmesso, su richiesta, all’Amministrazione finanziaria.
• Le partecipazioni in società estere quotate in mercati regolamentati e
sottoposte a obblighi di comunicazione conformi alla normativa comunitaria
o a standard internazionali equivalenti, vanno valorizzate direttamente nel
quadro RW indipendentemente dalla partecipazione al capitale sociale che
le stesse rappresentano in quanto è escluso in tal caso il verificarsi dello
status di “titolare effettivo”.
estera quotata in misura pari al 26 per cento, la quale detiene all’estero
investimenti e attività estere di natura finanziaria.
partecipazione nella società estera, non integrando la titolarità effettiva di beni
all’estero trattandosi di una società quotata.
In caso di detenzione di attività estere per il tramite di entità giuridiche, diverse dalle
società, quali fondazioni e di istituti giuridici quali i trust:
• qualora non siano verificati i requisiti per l’esercizio del controllo di tali entità o istituti
(ad esempio, se i beneficiari sono destinatari di una quota inferiore al 25 per cento del
patrimonio), la fondazione o il trust sono tenuti a monitorare direttamente gli
investimenti o le attività estere, sempreché si tratti di enti non commerciali residenti;
• qualora siano, invece, verificati i predetti requisiti (ad esempio, se la percentuale di
attribuzione del patrimonio o di controllo è pari o superiore al 25 %), il contribuente è
tenuto a dichiarare il valore complessivo degli investimenti detenuti all’estero
dall’entità e delle attività estere di natura finanziaria ad essa intestate, nonché la
percentuale di patrimonio nell’entità stessa.
In tale ipotesi rilevano, in ogni caso, sia gli investimenti e le attività estere detenuti da
entità ed istituti giuridici residenti in Italia, sia quelli detenuti da entità ed istituti
giuridici esteri, indipendentemente dallo Stato estero in cui sono istituiti e anche se il
trust o la fondazione sono istituiti in un Paese collaborativo.
• Si ricorda che i trust opachi e trasparenti residenti in Italia, non fittiziamente interposti,
sono in linea di principio tenuti agli adempimenti di monitoraggio fiscale per gli
investimenti all’estero e le attività estere di natura finanziaria da essi detenuti.
• Relativamente ai trust trasparenti residenti – ossia quando il reddito o il patrimonio (o
parte di esso) sono direttamente riferibili a beneficiari individuati ossia a soggetti
titolari del diritto di pretendere dal trustee l’assegnazione degli stessi – gli obblighi di
monitoraggio delle attività estere ricadono sul trust (sempreché sia un ente non
commerciale) se i predetti beneficiari non rivestono la qualifica di “titolari effettivi” ai
sensi della predetta normativa antiriciclaggio e, in ogni caso, con l’indicazione del
valore delle attività estere e della percentuale del patrimonio non attribuibile ai
“titolari effettivi” se presenti.
• Qualora il beneficiario individuato sia il “titolare effettivo” delle attività estere
detenute dal trust residente, lo stesso è tenuto ad indicare nel quadro RW il valore
delle attività estere nonché la percentuale di patrimonio ad esso riconducibile.
• Se sussistono titolari effettivi residenti dell’intero patrimonio dell’ente, quest’ultimo è
esonerato dalla compilazione del quadro RW.
• Con riferimento ai trust esteri con beneficiari individuati residenti in Italia, questi
ultimi sono tenuti al monitoraggio delle attività detenute all’estero dal trust quando
sono destinatari di una quota rilevante del patrimonio del trust secondo la normativa
• Il beneficiario di un trust estero che non è “titolare effettivo” deve indicare nel quadro
RW il valore della quota di patrimonio del trust ad esso riferibile.
• Non si ritiene che la titolarità effettiva del trust possa essere attribuita al trustee
posto che quest’ultimo amministra i beni segregati nel trust e ne dispone secondo il
regolamento del trust o le norme di legge e non nel proprio interesse.
• Per i trust non è pertinente al monitoraggio il criterio utilizzato ai fini della
disciplina dell’antiriciclaggio per individuare il “titolare effettivo” nel caso in
cui i beneficiari dell’entità non siano ancora determinati. In tal caso, infatti,
per “titolare effettivo” si intende la categoria di persone nel cui interesse
principale è istituita o agisce l’entità giuridica. Considerato, infatti, che la
dizione “categoria di persone” non consente di individuare puntualmente un
soggetto tenuto all’obbligo di monitoraggio, il quadro RW deve essere
compilato dall’entità giuridica stessa ricorrendone i presupposti.
• Il “titolare effettivo” del trust deve indicare nel quadro RW le attività estere
che l’entità giuridica “controllata” detiene direttamente e per il tramite di
altri soggetti esteri situati in Paesi non collaborativi e fintantoché si configuri
la titolarità effettiva degli investimenti.
• Per permettere ai “titolari effettivi” del trust di adempiere ai suddetti
obblighi dichiarativi, il trustee è tenuto ad individuare i titolari effettivi degli
investimenti e delle attività detenuti all’estero dal trust e comunicare agli
stessi i dati utili per la compilazione del quadro RW:
– la quota di partecipazione al patrimonio
– gli investimenti e le attività estere detenute anche indirettamente dal trust
– la loro valorizzazione
– i dati identificativi dei soggetti esteri
• Quanto precisato in ordine ai trust vale anche, in quanto compatibile, per le
fondazioni ed istituti analoghi
Il beneficiario individuato di un trust trasparente è destinatario di una quota
pari al 25 % del patrimonio detenuto all’estero dal trust.
In tal caso, il contribuente, in qualità di titolare effettivo degli investimenti
all’estero e delle attività estere di natura finanziaria del trust, deve indicare nel
quadro RW il valore complessivo delle attività estere (obbligazioni, immobili e
conti correnti) nonché la percentuale di patrimonio ad esso riconducibile (25%).
Il trust, se ente non commerciale residente, deve indicare nel proprio RW il
valore dei predetti investimenti ed attività e la percentuale del patrimonio non
attribuibile al “titolare effettivo” (75%).
Il beneficiario individuato di un trust trasparente è destinatario di una quota pari
all’80 % del patrimonio detenuto all’estero dal trust che detiene all’estero
investimenti ed attività finanziarie, tra cui una partecipazione in misura pari al 50
% in una società estera localizzata in un Paese non white list che, a sua volta,
detiene un conto corrente all’estero.
quadro RW il valore complessivo dei predetti investimenti e attività
(nell’esempio, obbligazioni, immobili) e del conto corrente detenuto dalla
società, indicando la percentuale di patrimonio nel trust ad esso riconducibile
• Con riferimento agli organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR), non
rilevano, ai fini dell’individuazione del “titolare effettivo”, le partecipazioni ad
organismi istituiti in Italia che effettuano investimenti all’estero.
• In caso di partecipazione in un OICR di diritto estero, il partecipante è tenuto ad
indicare nel quadro RW il valore della quota di partecipazione da esso detenuta,
indipendentemente dall’entità della stessa.
• Tuttavia - al pari di quanto specificato con riferimento alle partecipazioni in società
estere - qualora il contribuente detenga una quota rilevante, così come definita dalla
disciplina antiriciclaggio, in un organismo istituito in Stati o territori diversi da quelli
collaborativi, in luogo del valore della quota, deve indicare il valore complessivo degli
investimenti e delle attività estere detenuti direttamente dall’organismo stesso e per il
tramite di altri soggetti esteri situati in Paesi non collaborativi e fintantoché si configuri
Il partecipante ad un OICR (Organismo di Investimento Collettivo del Risparmio)
istituito in un Paese non white list possiede una quota pari al 70 % del
patrimonio dell’organismo che detiene all’estero investimenti ed attività
finanziarie, tra cui una partecipazione in misura pari al 50 % in una società estera
localizzata in Paese non white list che detiene un conto corrente all’estero.
In tal caso, il contribuente, in qualità di “titolare effettivo” degli investimenti
all’estero e delle attività estere di natura finanziaria dell’OICR, deve indicare nel
società, indicando la percentuale di patrimonio nell’organismo ad esso
riconducibile (70%).
• Lo status di “titolare effettivo” potrebbe verificarsi anche
nell’ipotesi in cui il contribuente abbia sottoscritto una polizza con
una compagnia di assicurazione estera in cui le attività sottostanti
siano rappresentate da partecipazioni rilevanti in società residenti
o localizzate in Paesi non collaborativi.
• Verificandosi tali condizioni, devono essere riportati nel quadro
RW anche il valore complessivo degli investimenti e delle attività
estere intestate alla società estera di cui il contribuente risulti
“titolare effettivo”.
Una persona fisica stipula un contratto di assicurazione con una impresa di
assicurazione di diritto estero i cui premi sono investiti in una partecipazione al
capitale di una società estera localizzata in un Paese non white list in misura pari
al 26 % la quale detiene all’estero investimenti e attività estere di natura
In tal caso il contribuente deve indicare nel quadro RW, in luogo del valore della
polizza, il valore complessivo degli investimenti e delle attività della società
estera indicando la percentuale di partecipazione nella società estera (26%).
• Sono esonerati dalla compilazione del quadro
o le società di capitali (Spa, Srl, Sapa, Cooperative)
o gli enti commerciali
o le società in nome collettivo e le società in
Le attività finanziarie date in gestione o amministrate da
La precedente formulazione dell’art. 4 recitava:
«Gli obblighi di indicazione nella dichiarazione dei redditi previsti
(omissis…),
non sussistono per i certificati in serie o di massa ed i titoli affidati in
gestione od in amministrazione agli intermediari residenti (omissis…),
per i contratti conclusi attraverso il loro intervento, anche in qualità
di controparti, nonché per i depositi ed i conti correnti, a condizione
che i redditi derivanti da tali attività estere di natura finanziaria
siano riscossi attraverso l'intervento degli intermediari stessi.»
In base a quanto stabilito dal nuovo comma 3 dell'art. 4 della Legge n. 167/1990 a partire
dal 4 settembre 2013:
«Gli obblighi di indicazione nella dichiarazione dei redditi ai fini del monitoraggio fiscale
non sussistono per:
• le attività finanziarie e patrimoniali affidate in gestione o in amministrazione agli
• i contratti comunque conclusi attraverso intermediari finanziari residenti
• le attività finanziarie e patrimoniali i cui redditi siano riscossi da intermediari
finanziari residenti
I redditi siano assoggettati a ritenuta o imposta sostitutiva dagli intermediari stessi
• Il quadro RW non deve, inoltre, essere compilato:
a) dalle persone fisiche che prestano lavoro all’estero per lo Stato italiano, per una sua
suddivisione politica o amministrativa o per un suo ente locale e le persone fisiche
che lavorano all’estero presso organizzazioni internazionali cui aderisce l’Italia
(ad esempio, ONU, NATO, Unione Europea, OCSE)
la cui residenza fiscale in Italia sia determinata, in deroga agli ordinari criteri previsti
dal TUIR, in base ad accordi internazionali ratificati.
I lavoratori all’estero, per i quali non sussiste una specifica disposizione normativa
che determini la residenza fiscale in Italia per presunzione, sono invece tenuti agli
obblighi del monitoraggio fiscale ricorrendone i presupposti.
L’esonero dagli obblighi di monitoraggio è giustificato da esigenze di semplificazione
degli adempimenti tributari cui sono tenuti i predetti soggetti e, qualora questi
mantenga, per qualsiasi motivo, le suddette disponibilità all’estero, si applica fintanto
che questi ultimi prestano la propria attività all’estero e viene meno al rientro in
Tale esonero si applica anche al coniuge, sempreché non eserciti una propria attività
lavorativa, nonché ai figli ed ai minori a carico dei dipendenti pubblici.
(Circ. n° 43/E del 10.10.2009)
b) dai contribuenti residenti in Italia che prestano la propria
attività lavorativa in via continuativa all’estero in zone di
frontiera ed in altri Paesi limitrofi con riferimento agli
investimenti e alle attività estere di natura finanziaria
detenute nel Paese in cui svolgono la propria attività
• L’obbligo di monitoraggio non è più dipendente dalla sussistenza
all’estero degli investimenti e dalla detenzione delle attività estere
di natura finanziaria ad una specifica data (finora 31 dicembre del
periodo d’imposta).
• Pertanto occorre verificare che la condizione di lavoratore
all’estero sia stata realizzata per un numero complessivo di giorni
maggiore a 183 nell’arco dell’anno, anche se non continuativi.
Esonero dalla presentazione
• In caso di presentazione del modello 730
ovvero nell’ipotesi di esonero dalla dichiarazione dei redditi, il
quadro RW deve essere compilato in via autonoma, unitamente al
frontespizio del modello UNICO, e presentato nei termini previsti
per quest’ultimo modello.
Le attività oggetto di «monitoraggio fiscale»
• Gli investimenti e le attività finanziarie all'estero, ai fini degli
obblighi di monitoraggio fiscale in RW devono essere detenuti
non più «al termine» del periodo d'imposta, bensì «nel» periodo
• Ciò significa che, per individuare gli investimenti o le attività
estere da monitorare non va più fatto riferimento alla situazione
al 31.12 ma, come per l’IVIE e per l’IVAFE, alla situazione
verificatasi nel corso dell’anno.
• Pertanto, sono oggetto di monitoraggio fiscale anche gli
investimenti e le attività detenute durante l’anno e
la cui disponibilità sia venuta meno al 31.12.
• Fino al 4 settembre 2013, la compilazione del quadro RW era obbligatoria se
l'ammontare complessivo dei trasferimenti effettuati e/o l'ammontare
complessivo degli investimenti ed attività estere di natura finanziaria
detenuti al 31.12 avesse superato l'importo di € 10.000.
• Oggi, dal 4 settembre, la Legge Europea 2013 ha eliminato, oltre al
riferimento al 31.12, anche la soglia di € 10.000.
Di conseguenza, il quadro RW deve essere compilato in presenza di attività
finanziarie e investimenti detenuti all'estero detenute «nel periodo
d'imposta» e per qualunque importo.
• I soggetti residenti sono tenuti agli obblighi di monitoraggio fiscale
nell’ipotesi di detenzione di attività, finanziarie e patrimoniali, a
titolo di proprietà o di altro diritto reale e indipendentemente dalle
modalità della loro acquisizione e quindi anche se pervengono da
eredità o donazioni.
• Qualora sul bene sussistano più diritti reali, ad esempio, nuda
proprietà e usufrutto, sono tenuti all’effettuazione di tale
adempimento sia il titolare del diritto di usufrutto e sia il titolare
della nuda proprietà.
Ciò in quanto sia la titolarità del diritto di usufrutto che della nuda
proprietà sono in grado di generare redditi di fonte estera.
• Sono tenuti agli obblighi di monitoraggio non solo i titolari delle attività
detenute all’estero, ma anche coloro che ne hanno la disponibilità o la
possibilità di movimentazione
(v. sentenze della Cassazione, Sezione tributaria, dell’11 giugno 2003, n. 9320 e
del 21 luglio 2010, nn. 17051 e 17052).
• Conseguentemente, in caso di attività finanziarie o patrimoniali cointestate
il quadro RW deve essere compilato da ogni intestatario con riferimento
all’intero valore delle attività (e non limitatamente alla quota parte di propria
competenza) qualora questi abbia la disponibilità piena delle stesse.
E’ il caso, ad esempio, del conto corrente cointestato ad entrambi i coniugi.
Oppure in caso di conto corrente estero intestato ad un soggetto residente sul quale vi è la delega di
firma di un altro soggetto residente; in tal caso, anche il delegato è tenuto alla compilazione del
quadro RW per l’indicazione dell’intera consistenza del conto corrente detenuto all’estero e dei
relativi trasferimenti qualora si tratti di una delega al prelievo e non soltanto di una mera delega ad
operare per conto dell’intestatario.
• Per attività estere di natura finanziaria devono intendersi quelle
attività da cui derivano redditi di capitale o redditi diversi di natura
• A titolo esemplificativo, sono oggetto di segnalazione:
 attività i cui redditi sono corrisposti da soggetti non residenti, tra
o le partecipazioni al capitale o al patrimonio di soggetti non residenti
o le obbligazioni estere e i titoli similari
o i titoli pubblici italiani e i titoli equiparati emessi all’estero
o i titoli non rappresentativi di merce e i certificati di massa emessi da non residenti
o le valute estere, depositi e conti correnti bancari costituiti all’estero indipendentemente dalle
(ad esempio, accrediti di stipendi, di pensione o di compensi)
 contratti di natura finanziaria stipulati con controparti non
residenti, tra cui, finanziamenti, riporti, pronti contro termine e
prestito titoli, nonché polizze di assicurazione sulla vita e di
capitalizzazione stipulate con compagnie di assicurazione estere;
 contratti derivati e altri rapporti finanziari stipulati al di fuori del
 metalli preziosi allo stato grezzo o monetato detenuti all’estero;
 diritti all’acquisto o alla sottoscrizione di azioni estere o strumenti
finanziari assimilati;
 forme di previdenza complementare organizzate o gestite da
società ed enti di diritto estero (vanno indicati i contributi versati al
fondo pensione).
 le attività finanziarie italiane detenute all’estero.
Ad esempio: i titoli pubblici ed equiparati emessi in Italia, le partecipazioni
in soggetti residenti ed altri strumenti finanziari emessi da soggetti
residenti o le quote di una srl italiana - in quanto produttive di redditi
diversi di natura finanziaria di fonte estera.
Si ricorda che con la circolare n. 9/E del 30 gennaio 2002 (risposta 1.28)
sono state considerate “detenute all’estero” anche le partecipazioni in
società italiane detenute per il tramite di fidiciarie estere o soggetti
esteri interposti.
• Tutte le suddette attività vanno indicate nel quadro RW in quanto
potenzialmente produttive di redditi di fonte estera imponibili in
L’articolo 6 del decreto legge n. 167 del 1990 presume, infatti, che le
attività finanziarie siano fruttifere in misura pari al tasso ufficiale
medio di riferimento vigente nel relativo periodo d’imposta.
• Qualora l’attività non abbia prodotto redditi nel periodo d’imposta,
il contribuente deve specificare in sede di presentazione della
dichiarazione dei redditi che si tratta di redditi la cui percezione
avverrà in un successivo periodo d’imposta.
• La presunzione di fruttuosità è una presunzione relativa dal
momento che può essere opposta prova contraria da parte del
• Pertanto, fermi restando gli obblighi di monitoraggio e compilazione
del quadro RW, qualora sulla base della legislazione o della prassi
vigente in taluni Paesi le attività finanziarie non siano produttive di
reddito, sarà opportuno che gli interessati acquisiscano dagli
intermediari esteri documenti o attestazioni da cui risulti tale
circostanza per giustificare, in caso di successivo controllo da parte
dell’Amministrazione finanziaria, la mancata compilazione del
relativo quadro reddituale.
• Restano comunque impregiudicati gli ordinari poteri di
accertamento dell’Amministrazione finanziaria, compresa
l’applicazione dell’articolo 12 del decreto legge n. 78 del 2009
che prevede una presunzione relativa in base alla quale le
attività detenute in “paradisi fiscali” si considerano costituite
con redditi sottratti a tassazione.
• In via generale i conti correnti detenuti all'estero sono sempre soggetti a monitoraggio fiscale
anche se non produttivi di reddito.
• Se il contribuente residente ha all'estero un conto corrente infruttifero ovvero non tassato deve
acquisire dagli intermediari esteri documenti o attestazioni da cui risulti questa circostanza.
L'acquisizione della documentazione è importante per fornire le correlate giustificazioni in caso di
eventuali controlli futuri.
• L’obbligo di compilazione del quadro RW non sussiste qualora il contribuente dia apposita
disposizione alla banca estera presso la quale è detenuto il conto di bonificare (immediatamente e
comunque entro il mese della maturazione) gli interessi maturati sul conto estero su un conto
corrente italiano intestato al medesimo contribuente e qualora i flussi finanziari e i redditi derivanti
da tali attività e contratti siano stati assoggettati a ritenuta o imposta sostitutiva
dall’intermediario residente.
• Tale disposizione può essere resa dal contribuente anche nell’ipotesi di un conto corrente
infruttifero, nel presupposto che l’incarico possa avere ad oggetto i proventi che dovessero
maturare in futuro per effetto, ad esempio, di modifiche contrattuali successivamente intervenute.
• Nel caso di invio di denaro a familiari all’estero, il soggetto che invia
denaro non deve compilare il quadro RW, salvo il caso in cui abbia la
disponibilità del conto all’estero del familiare.
Quest’ultimo deve compilare il quadro RW solo se è residente in Italia.
• Se il conto corrente estero è infruttifero di interessi, questa circostanza va
indicata nel quadro RW.
• A partire dalla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2009
(UNICO 2010), i contribuenti sono tenuti ad indicare nel quadro RW non
soltanto le attività di natura finanziaria, ma anche gli investimenti di altra
natura, quali, ad esempio:
o gli immobili situati all’estero o i diritti reali immobiliari o quote di essi
(ad esempio, comproprietà o multiproprietà), anche se sfitti o tenuti a disposizione.
o le imbarcazioni o le navi da diporto o altri beni mobili detenuti e/o iscritti nei
pubblici registri esteri, nonché quelli che pur non essendo iscritti nei predetti
registri avrebbero i requisiti per essere iscritti in Italia.
o gli oggetti preziosi e le opere d’arte, indipendentemente dalla effettiva produzione
di redditi imponibili nel periodo d’imposta.
• Fino al periodo d’imposta 2008, gli investimenti all’estero
dovevano essere indicati nel quadro RW soltanto se avevano
prodotto nel periodo d’imposta di riferimento redditi
• Gli investimenti da indicare nel quadro RW sono costituiti da
beni patrimoniali collocati all’estero e che sono suscettibili di
produrre reddito di fonte estera imponibile in Italia.
• Sono stati considerati “detenuti all’estero” anche gli immobili
ubicati in Italia posseduti per il tramite di un soggetto
interposto residente all’estero.
• Con circolare n. 43/E del 2009 si è ritenuto che la previsione normativa contenuta
nell’articolo 4 del decreto legge n. 167 del 1990 debba essere intesa, da ora in poi,
come riferita non solo a fattispecie di effettiva produzione di redditi imponibili in
Italia ma anche ad ipotesi in cui la produzione dei predetti redditi sia soltanto
astratta o potenziale
• In sostanza, sulla base di tali indicazioni, sono soggetti all’obbligo di monitoraggio
le consistenze relative a tutti gli investimenti all’estero al fine di verificare che il
contribuente possa conseguire, anche in futuro, redditi di fonte estera fiscalmente
rilevanti in Italia ricompresi in una delle categorie reddituali del TUIR.
• La capacità del bene di produrre un reddito ricorre, infatti, non soltanto nel caso in
cui il bene produca attualmente un reddito ma anche nel caso in cui sussista una
capacità produttiva di reddito meramente potenziale e quindi eventuale e lontana
nel tempo derivante dall’alienazione, dall’utilizzo nonché dallo sfruttamento del
bene, anche senza organizzazione d’impresa.
• Al fine di semplificare gli adempimenti dei contribuenti
persone fisiche, a decorrere da quelli relativi al periodo
d’imposta 2013, sarà sufficiente compilare un unico quadro
della dichiarazione dei redditi per assolvere sia gli obblighi di
monitoraggio fiscale sia di liquidazione dell’imposta sul valore
delle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE) e
dell’imposta sul valore degli immobili all’estero (IVIE).
• I soggetti non tenuti al pagamento dell’IVIE e dell’IVAFE (enti
non commerciali e società semplici ed equiparate) dovranno
utilizzare i medesimi criteri di valorizzazione delle attività
esclusivamente ai fini del monitoraggio fiscale.
• Nel quadro RW devono essere riportate le consistenze degli investimenti
e delle attività valorizzate all’inizio di ciascun periodo d’imposta ovvero
al primo giorno di detenzione (“valore iniziale”) e al termine dello stesso
ovvero al termine del periodo di detenzione nello stesso (“valore finale”),
nonché il periodo di possesso.
Valorizzazione delle attività finanziarie
• Nell’individuazione del valore iniziale e finale, occorre fare riferimento al valore
utilizzato per la determinazione della base imponibile dell’IVAFE, anche se non
dovuta, che, così come meglio specificato nella circolare n. 28/E del 2 luglio 2012 -
pdf, a seconda del criterio adottato, è pari al:
– valore di mercato, rilevato al termine del periodo d’imposta o al termine del
periodo di detenzione nel luogo in cui esse sono detenute;
– valore nominale, se le attività finanziarie non sono negoziate in mercati
– costo d’acquisto, in mancanza del valore nominale e del valore di rimborso
• Nel caso in cui siano cedute attività finanziarie appartenenti alla stessa categoria,
acquistate a prezzi e in tempi diversi, per stabilire quale delle attività finanziarie è
detenuta nel periodo di riferimento il metodo che deve essere utilizzato è il
cosiddetto “L.I.F.O.” e, pertanto, si considerano ceduti per primi quelli acquisiti in
data più recente.
• Per i conti correnti e i libretti di risparmio detenuti all’estero, l’obbligo
di monitoraggio sussiste in ogni caso e, quindi, anche se l’IVAFE non è
dovuta in quanto il valore medio di giacenza annuo risultante dagli
estratti conto e dai libretti non è superiore a euro 5.000 ovvero è
dovuta in misura fissa.
• Per i conti correnti e i libretti di risparmio detenuti in Paesi o territori
diversi da quelli collaborativi occorre indicare, oltre al valore iniziale e
valore finale, anche l’ammontare massimo che l’attività ha raggiunto
nel corso del periodo d’imposta.
• Per quanto riguarda le stock option, devono essere indicati quale
valore iniziale il prezzo di esercizio previsto dal piano e quale valore
finale il valore corrente del sottostante al termine del periodo di
Valorizzazione delle attività patrimoniali
• L’indicazione del valore degli immobili situati all’estero o di quelli che si
considerano detenuti all’estero deve essere effettuata seguendo le stesse regole
utilizzate ai fini dell’IVIE, anche se non dovuta.
• Pertanto, il valore dell’immobile è costituito, a seconda dei criteri adottati da:
– per i Paesi appartenenti alla Unione europea o in Paesi aderenti allo Spazio
economico europeo (Norvegia e Islanda) che garantiscono un adeguato
scambio di informazioni, il valore da utilizzare è prioritariamente quello
catastale così come è determinato e rivalutato nel Paese in cui l’immobile è
situato, per l’assolvimento di imposte di natura reddituale o patrimoniale.
– costo risultante dall’atto di acquisto o dai contratti da cui risulta il costo
complessivamente sostenuto per l’acquisto di diritti reali diversi dalla
– valore di mercato rilevabile al termine di ciascun anno solare nel luogo in cui è
situato l’immobile, in mancanza del costo d’acquisto o in mancanza della
• Qualora l’immobile non sia più posseduto alla data del 31
dicembre dell’anno si deve fare riferimento al valore dell’immobile
rilevato al termine del periodo di detenzione.
• Per quanto riguarda gli immobili acquisiti per successione o
donazione, il valore è quello indicato nella dichiarazione di
successione o nell’atto registrato o in altri atti previsti dagli
ordinamenti esteri con finalità analoghe.
In mancanza, si assume il costo di acquisto o di costruzione
sostenuto dal de cuius o dal donante come risultante dalla relativa
In assenza di tale documentazione si assume il valore di mercato
• Per le altre attività patrimoniali detenute all’estero, diverse
dagli immobili, per le quali non è dovuta l’IVIE, il
contribuente deve indicare il costo d’acquisto, risultante
dalla relativa documentazione probatoria, ovvero il valore di
mercato all’inizio di ciascun periodo d’imposta (ovvero al
primo giorno di detenzione) e al termine dello stesso (ovvero
al termine del periodo di detenzione nello stesso).
• In base a quanto stabilito dall'art. 5 del D.L. n. 167/1990 come modificato dalla
Legge Europea 2013, per la violazione degli obblighi di trasmissione della
dichiarazione quadro RW all'Agenzia delle Entrate da parte degli intermediari, si
applica la sanzione amministrativa pecuniaria dal 10% al 25% dell'importo
dell'operazione non segnalata.
• Si tratta delle violazioni all'obbligo di monitoraggio dei trasferimenti, pari o
superiori ai 15mila euro, oggetto di rilevazione ai sensi dell'articolo 36, comma 2,
lettera b), del Dlgs 231/2007 (normativa antiriciclaggio), eseguite per conto o a
favore dei soggetti obbligati al rispetto della disciplina sul monitoraggio.
• Il database da cui gli intermediari estrarranno i flussi da trasmettere alle Entrate
sarà costituita dall'Archivio unico informatico. La modifica è finalizzata anche ad
allineare le comunicazioni sul monitoraggio fiscale a quelle antiriciclaggio.
• La violazione dell'obbligo di dichiarazione delle attività detenute in
Paesi white list è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria dal 3%
al 15% dell'ammontare degli importi non dichiarati.
Paesi non white list è, invece, punita con la sanzione amministrativa
pecuniaria dal 6% al 30% dell'ammontare degli importi non dichiarati.
• Infine, nel caso di dichiarazione tardiva, cioè presentata entro 90 giorni
dal termine, si applica la sanzione di € 258.
• Prima della Legge Europea 2013, invece, le sanzioni erano
molto più elevate:
– 25% per la violazione degli obblighi di trasmissione da
parte degli intermediari
– dal 10% al 50% di quanto non dichiarato
– il doppio per le attività detenute nei paesi non white list
oltre alla confisca di beni di corrispondente valore.
In base al principio del "favor rei" di cui al D. Lgs. n. 472/1997, art. 3, commi 2 e
«Salvo diversa previsione di legge, nessuno può essere assoggettato a sanzioni
punibile. Se la sanzione è già stata irrogata con provvedimento definitivo il
debito residuo si estingue, ma non è ammessa ripetizione di quanto pagato.»
-> Sezioni I e III RW
«Se la legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le
favorevole, salvo che il provvedimento di irrogazione sia divenuto definitivo»
-> Sezione II RW
per le violazioni già commesse si applicano le nuove
sanzioni più ridotte.
Capitale detenuto in un Paese non white list: 1.000.000 (Titolo obbligazionario acquistato il 1° gennaio
Interessi: 2% percepiti sul titolo
Redditi prodotti all'estero: 20.000
• Secondo la CM 180/1998 Sezioni I e II, il principio del favor rei
trova un limite soltanto nell’intervenuto pagamento della
sanzione, giacché colui che ha pagato non può chiedere la
restituzione, mentre, anche in presenza di provvedimento
definitivo, non è possibile la riscossione delle somme (ancora)
Per le sanzioni irrogate per la mancata o insufficiente compilazione delle sezioni I e III del quadro
RW alla data del 4 settembre può essere che:
(a) la sanzione non sia stata ancora irrogata > nessuna sanzione può essere irrogata
(b) la sanzione sia stata irrogata, ma l’obbligato non ha ancora pagato alcuna somma >
nessuna somma può essere pretesa.
(c) l’obbligato abbia pagato in tutto o in parte la sanzione in dipendenza di un provvedimento non
ancora definitivo > la somma versata va restituita.
(d) l’obbligato abbia pagato in tutto o in parte la sanzione a seguito di provvedimento definitivo >
la somma versata non può essere restituita.
Su istanza di autotutela presentata dal contribuente, gli uffici dell'amministrazione finanziaria
procederanno allo sgravio delle somme iscritte a ruolo, limitatamente alla parte che non è stata
ancora versata.
Per le sanzioni irrogate per la mancata o insufficiente compilazione della sezione II del
quadro RW alla data del 4 settembre, essendo stata introdotta una sanzione più mite
rispetto a quella in vigore al momento della violazione, può accadere che:
(a) la sanzione non sia stata ancora irrogata > dovrà essere irrogata la sanzione più mite.
(b) la sanzione sia stata irrogata, ma il provvedimento non è ancora divenuto definitivo >
la misura della sanzione dovrà essere ridotta in conformità alla previsione più favorevole,
con diritto alla restituzione di quanto eventualmente già pagato in eccedenza.
(c) la sanzione sia stata irrogata con provvedimento divenuto definitivo >
gli uffici dell'amministrazione finanziaria non effettueranno alcuno sgravio, in quanto la
sanzione che era stata irrogata secondo l'originaria previsione legislativa – che è meno
favorevole – rimane dovuta anche attualmente
• Le violazioni relative al quadro RW sono di natura formale, cioè non collegate
al versamento di un tributo. Trova perciò applicazione il cumulo giuridico che
è un regime agevolativo introdotto con il D.Lgs. 472 del 1997, che ha
rinnovato il sistema delle sanzioni amm.ve tributarie.
• Nel caso di violazione reiterata, la sanzione irrogata sarebbe incrementata del
50% (cumulo giuridico) rispetto alla sanzione prevista per la violazione più
grave e comunque diverrebbe definibile nella misura di 1/3 (in adesione).
(si attendono specifici chiarimenti dall’Agenzie delle Entrate).
• Gli Uffici, ai fini della definizione a 1/3 delle sanzioni, ex art. 16, comma 3,
D.Lgs. n. 472/97:
– tendono a non riconoscere il c.d. “cumulo giuridico”
– tendono ad applicare il “cumulo materiale” ossia la somma delle singole
sanzioni previste per ciascun anno.
• Per i Paesi white list la sanzione irrogabile per le violazioni in
diversi anni potrebbe essere del 3% incrementata dell’1,5%,
per un totale del 4,5%, con possibilità di definizione nella misura di
1,5% (ossia un terzo).
• Nel caso di Paesi non white list il tutto potrebbe essere definito in
misura doppia.
Le sanzioni. Termini.
• L’art. 43 DPR 600 dispone che gli avvisi di accertamento devono essere notificati,
a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in
cui è stata presentata la dichiarazione.
• Nei casi di omessa presentazione della dichiarazione o di presentazione di
dichiarazione nulla, l'avviso di accertamento può essere notificato fino al 31
dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe
dovuto essere presentata.
• Per l’Iva, i termini per l’azione accertativa degli uffici sono disciplinati, con
formulazione del tutto analoga, dall’art. 57, del D .P .R . 633 del 1972.
• I termini concessi all’Ufficio per contestare la violazione dell’obbligo di compilare
il quadro RW nel caso di attività in paesi non white list sono raddoppiati a partire
• Nel caso della compilazione del quadro RW il termine decorre dall’anno di
mancata compilazione:
es. quadro relativo al 2008, si contano 5 o 10 anni a partire dal 2009.
Le sanzioni. Il ravvedimento operoso
• Le sanzioni in materia di monitoraggio fiscale, come precisato dall’agenzia delle
entrate nella circolare n. 9 del 2002, hanno natura tributaria e dunque, con
riferimento alle stesse, possono essere applicate le disposizioni in materia di
ravvedimento operoso di cui all’articolo 13 del decreto legislativo n. 472 del 1997.
• Con l’entrata in vigore della Legge Europea, è prevista la sanzione fissa di 258 euro per
la presentazione o integrazione del Mod RW in Unico entro 90 giorni dalla scadenza
della presentazione delle dichiarazioni (riducibile ad 1/8 con ravvedimento operoso).
Quindi il termine ultimo per Unico 2013 è stato il 30 dicembre 2013.
• Se il contribuente omette l’indicazione dei suoi investimenti all’estero, non avendo
occultato ulteriori elementi al Fisco, non essendosi configurata evasione d’imposta,
dovrebbe sussistere solo la violazione di irregolare compilazione della dichiarazione.
• Il ravvedimento dal 4 settembre 2013 si è effettuato con i nuovi
importi delle sanzioni e unicamente per la Sezione II .
• Quindi, entro il 30.09.2013, è stato possibile beneficiare delle
(ridotte) sanzioni in caso di utilizzo del ravvedimento operoso lungo
per correggere errori commessi in sede di compilazione del quadro
RW del mod. Unico 2012.
• I ravvedimenti fatti prima del 4 settembre 2013 NON possono essere
chiesti a rimborso in quanto non possono configurarsi come
versamenti non dovuti al tempo in cui sono stati effettuati.
Ravvedimento per immobile non locato nel Regno Unito non dichiarato nel 2012:
• Entro 90 giorni dal 30.09.13:
Presentazione dichiarazione integrativa con quadro RW e pagamento 1/8 di 258
euro con codice 8911 anno 2012.
Pagamento con ravvedimento IVIE (sanzione 1/8) che esenta dalla compilazione
del quadro RL per il principio di alternanza IVIE-IRPEF
• Oltre 90 giorni ed entro il 30.09.14:
Presentazione dichiarazione integrativa con RW sanzioni 1/8 del 3% valore
sezione II con codice 8911 anno 2012.
del quadro RL per il principio di alternanza IVIE-IRPEF.
Nuovi poteri dell’Ucifi e dei reparti speciali della
Il nuovo dettato normativo prevede che l’Ufficio specializzato nelle indagini finanziarie
internazionali (Ucifi) dell’Agenzia delle Entrate ed i reparti speciali della Guardia di Finanza,
previa autorizzazione rispettivamente del direttore centrale accertamento dell’Agenzia delle
Entrate o del Comandante Generale della Guardia di Finanza (ovvero autorità dagli stessi
delegata) ed in deroga ad ogni attuale disposizione di legge, potranno richiedere:
• agli intermediari di fornire evidenza, per un determinato arco temporale, delle operazioni
intercorse con l’estero e rilevate nell’Archivio Unico Informatico.
Questa richiesta potrà essere formulata anche per masse di contribuenti.
• a tutti coloro che sono destinatari degli adempimenti previsti dalla legge antiriciclaggio
(incluso quindi i professionisti), l’identità dei beneficiari effettivi con riferimento a
particolari transazioni con l’estero.
La prossima normativa sul rientro dei capitali
• La voluntary disclosure a livello internazionale è un consolidato metodo
alternativo di lotta all’evasione ed è l’unico strumento lecito per gli Stati e per i
contribuenti che vogliano sanare la loro posizione, in vista degli imminenti
scambi di informazione e accordi di cooperazione amministrativa bilaterali, tra cui
quello con la Svizzera.
• Già oggi esiste nella prassi della sperimentazione adottata dall’Ucifi l’utilizzo degli
strumenti del procedimento di adesione a verbale di constatazione (decreto
legislativo 218/1997):
– possibilità di accedere alle sanzioni in misura ridotta, cioè 1/6 del minimo, per quanto
concerne l’imposizione sui redditi.
– pagamento di un importo pari a 1/3 della sanzione per adempimenti relativi al
monitoraggio fiscale (in caso di violazione reiterata la sanzione sarà pari al 2% dell’importo
(capitale) non indicato nel quadro RW).
– la collaborazione del contribuente consente la possibilità di ridurre le precedenti sanzioni
sino alla metà del minimo.
• Oggi il rimpatrio, in attesa delle nuove regole, comporta la segnalazione
automatica alla Procura della Repubblica per evasione fiscale ogni volta
– l’imposta evasa supera 50mila euro «per ogni singola imposta»
– la somma sottratta a tassazione è superiore al 10% dell’attivo
indicato nella dichiarazione dei redditi
– l'evasione supera i 2 milioni di euro
• Il pagamento dell’imposta e delle sanzioni, in accordo col Fisco, consente
uno sconto di un terzo di pena, che aumenta se il contribuente patteggia
la pena con il Pm.
• Entro dicembre 2013 si attendeva la presentazione dello strumento con
cui regolare la finestra permanente attraverso cui far rientrare i capitali
esteri non dichiarati.
• Si resta ad oggi ancora in attesa di un provvedimento legislativo
annunciato dal ministro Saccomanni relativo alla depenalizzazione della
“comunicazione volontaria”, da coordinare con il nuovo monitoraggio
fiscale, con cui il governo conta di fare cassa agevolando il rientro di
capitali all’estero e di una successiva circolare operativa con cui il
contribuente potrà valutare la convenienza o meno, caso per caso,
dell’accesso allo strumento.
• La voluntary disclosure italiana ricalca lo schema che hanno adottato gli Stati
Uniti nel 2008 e prevede sconti sulle sanzioni, oltre che un regime di favore
sul piano penale.
• Non sarà un condono perché le imposte evase saranno esatte per intero,
• Non sarà uno scudo fiscale perché i titolari dei capitali non rimarranno
• Quest’ultimo fatto avrà importanti ripercussioni sul professionista coinvolto
nella procedura perché questi potrà richiedere all’Agenzia delle Entrate solo
informazioni generali senza svelare il nome del contribuente e i dettagli della
sua specifica situazione, mentre, nell’interesse del proprio cliente, potrà
trovarsi nelle condizioni di dover adempiere a tutte le verifiche e agli
obblighi cui è tenuto dalla normativa antiriciclaggio.
Jobs Act: collaborazioni coordinate e continuative