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Timestamp: 2019-04-23 10:52:48+00:00
Document Index: 179448028

Matched Legal Cases: ['art. 1218', 'art. 1218', 'art.2043', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 43', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 4', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 252', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 110', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 20', 'art. 21']

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RISARCIMENTI, QUANDO IL TORTO SUBITO DIVENTA DIRITTO AL RISTORO
La fonte della responsabilità per inadempimento contrattuale è da rinvenirsi nell’art. 1218 c.c che stabilisce:
“Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile”
Nell’ art. 1218 c.c rientrano una serie di obbligazioni il cui inadempimento da parte del debitore determina il diritto per il soggetto “leso” ad ottenere un risarcimento:
Danno da infortunio scolastico;
Danno da vacanza rovinata;
Danno da black-out;
Danno da intermediazione finanziaria;
Danno da prestazione professionale;
Danno da emotrasfusione;
Danno da “malasanità”;
RISARCIMENTO ILLECITO EXTRACONTRATTUALE
L’art.2043 del c.c. prevede: “Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”
La norma stabilisce, pertanto, tre requisiti fondamentali per il realizzarsi della fattispecie di responsabilità c.d. aquiliana:
1) il fatto doloso o colposo
2) l'ingiustizia del danno arrecato a terzi
3) il rapporto di causalità tra fatto e danno
La responsabilità extracontrattuale di cui all'art. 2043 c.c. si differenzia da quella contrattuale perché non richiede l’esistenza di un negozio giuridico tra le parti, e ciò si riverbera in ordine alla prova, che, mentre in caso di responsabilità contrattuale, una volta fornita la prova dell'inadempimento non sussiste l'onere di dimostrare la natura colposa o dolosa della condotta, nell'ambito della responsabilità di cui all'art. 2043 c.c. sussiste, per il danneggiato, l'onere di provare tutti gli elementi compreso quello della colpevolezza (o dolosità) dell'azione (o dell'omissione).
L'art. 2043 c.c., dunque, con specifico riferimento allo stato soggettivo che connota la condotta causativa del danno, individua i requisiti del dolo e della colpa senza fornirne una specifica definizione. Al riguardo si fa ricorso alle nozioni penalistiche di cui all'art. 43 c.p. per il quale l'evento doloso è quello previsto e voluto dal soggetto come conseguenza della propria azione od omissione mentre l'evento è colposo quando non è voluto dall'agente, ancorchè preveduto, e si verifica per negligenza, imprudenza, imperizia o per inosservanza di specifiche norme di condotta.
La colpevolezza di cui all'art. 2043 c.c., dunque, può riguardare la negligenza, ossia la noncuranza e la disattenzione con riferimento ad obblighi di comportamento, l'imprudenza, ossia l'avventatezza dei comportamenti o, infine, l'imperizia e, cioè, la mancanza di preparazione.
Sussiste, naturalmente, la colpa di cui all'art. 2043 c.c. anche in caso di violazione di leggi o regolamenti (in tal caso si parla di colpa specifica).
Nell’ambito della disciplina dell’art. 2043 del c.c. rientra:
il danno da incidente stradale;
il danno da insidia e trabocchetto;
il danno da inquinamento;
il danno derivante dalla violazione dei diritti della personalità umana;
il danno dei congiunti in caso di uccisione;
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FAMIGLIA, COSA PREVEDE LA NORMATIVA
Nei casi in cui il matrimonio sia stato celebrato con rito religioso e regolarmente trascritto, il giudice, quando, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione di cui al successivo art. 4, accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita per l'esistenza di una delle cause previste dall'art. 3, pronuncia la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio.
a) l'altro coniuge è stato assolto per vizio totale di mente da uno dei delitti previsti nelle lettera b) e c) del numero 1) del presente articolo, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta l'inidoneità del convenuto a mantenere o ricostituire la convivenza familiare;
b) è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale ovvero è intervenuta separazione di fatto quando la separazione di fatto stessa è iniziata almeno due anni prima del 18 dicembre 1970 .
In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno tre anni a far tempo dalla avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del Tribunale nella procedura di separazione personale anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale. L'eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta (4).
d) il procedimento penale per incesto si è concluso con sentenza di proscioglimento o di assoluzione che dichiari non punibile il fatto per mancanze di pubblico scandalo;
g) è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della legge 14 aprile 1982, n. 164 (5).
1 Lettera sostituita dall'art. 1, L. 6 marzo 1987, n. 74.
2 Lettera sostituita dall'art. 2, L. 6 marzo 1987, n. 74.
3 Lettera modificata dall'art. 3, L. 6 marzo 1987, n. 74.
4 Lettera modificata dagli artt. 4, 5 e 6, L. 6 marzo 1987, n. 74.
5 Lettera aggiunta dall'art. 7, L. 6 marzo 1987, n. 74.
1 Articolo sostituito dall'art. 8, L. 6 marzo 1987, n. 74.
4. La decisione di cui al comma precedente può essere modificata con successiva sentenza, per motivi di particolare gravità, su istanza di una delle parti (2).
6. Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il Tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l'obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell'altro un assegno quando quest'ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive (3).
7. La sentenza deve stabilire anche un criterio di adeguamento automatico dell'assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria. Il Tribunale può, in caso di palese iniquità, escludere la previsione con motivata decisione (4).
8. Su accordo delle parti la corresponsione può avvenire in unica soluzione ove questa sia ritenuta equa dal Tribunale. In tal caso non può essere proposta alcuna successiva domanda di contenuto economico (4) .
9. I coniugi devono presentare all'udienza di comparizione avanti al presidente del Tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune. In caso di contestazioni il Tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull'effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria (4).
11. Il coniuge, al quale non spetti l'assistenza sanitaria per nessun altro titolo, conserva il diritto nei confronti dell'ente mutualistico da cui sia assistito l'altro coniuge. Il diritto si estingue se egli passa a nuove nozze (5).
1 Comma sostituito dall'art. 9, L. 6 marzo 1987, n. 74.
2 Comma aggiunto dall'art. 9, L. 6 marzo 1987, n. 74.
3 Comma sostituito dall'art. 10, L. 6 marzo 1987, n. 74.
4 Comma aggiunto dall'art. 10, L. 6 marzo 1987, n. 74.
5 Comma aggiunto dall'art. 1, L. 1° agosto 1978, n. 436.
1 Articolo sostituito dall'art. 11, L. 6 marzo 1987, n. 74.
Il secondo comma dell'art. 252 del codice civile è così modificato:"I figli adulterini possono essere riconosciuti anche dal genitore che, al tempo del concepimento, era unito in matrimonio, qualora il matrimonio sia sciolto per effetto della morte dell'altro coniuge ovvero per pronuncia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio celebrato con rito religioso".
4. Ove il terzo cui sia stato notificato il provvedimento non adempia, il coniuge creditore ha azione diretta esecutiva nei suoi confronti per il pagamento delle somme dovutegli quale assegno di mantenimento ai sensi degli articoli 5 e 6 (2).
5. Qualora il credito del coniuge obbligato nei confronti dei suddetti terzi sia stato già pignorato al momento della notificazione, all'assegnazione e alla ripartizione delle somme fra il coniuge cui spetta la corresponsione periodica dell'assegno, il creditore procedente e i creditori intervenuti nell'esecuzione, provvede il giudice dell'esecuzione (2).
6. Lo Stato e gli altri enti indicati nell'art. 1 del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180, nonché gli altri enti datori di lavoro cui sia stato notificato il provvedimento in cui è stabilita la misura dell'assegno e l'invito a pagare direttamente al coniuge cui spetta la corresponsione periodica, non possono versare a quest'ultimo oltre la metà delle somme dovute al coniuge obbligato, comprensive anche degli assegni e degli emolumenti accessori (2) .
7. Per assicurare che siano soddisfatte o conservate le ragioni del creditore in ordine all'adempimento degli obblighi di cui agli articoli 5 e 6, su richiesta dell'avente diritto, il giudice può disporre il sequestro dei beni del coniuge obbligato a somministrare l'assegno. Le somme spettanti al coniuge obbligato alla corresponsione dell'assegno di cui al precedente comma sono soggette a sequestro e pignoramento fino alla concorrenza della metà per il soddisfacimento dell'assegno periodico di cui agli articoli 5 e 6 (2).
1 Comma sostituito dall'art. 12, L. 6 marzo 1987, n. 74.
2 Comma aggiunto dall'art. 12, L. 6 marzo 1987, n. 74.
Art. 9 (1)
5. Alle domande giudiziali dirette al conseguimento della pensione di reversibilità o di parte di essa deve essere allegato un atto notorio, ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15, dal quale risultino tutti gli aventi diritto. In ogni caso, la sentenza che accoglie la domanda non pregiudica la tutela, nei confronti dei beneficiari, degli aventi diritto pretermessi, salva comunque l'applicabilità delle sanzioni penali per le dichiarazioni mendaci .
1 Articolo sostituito dall'art. 2, L. 1° agosto 1978, n. 436 e, successivamente, sostituito dall'art. 13, L. 6 marzo 1987, n. 74.
Art. 9 bis (1)
1 Articolo aggiunto dall'art. 3, L. 1° agosto 1978, n. 436.
La sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, quando sia passata in giudicato, deve essere trasmessa in copia autentica, a cura del cancelliere del tribunale o della Corte che l'ha emessa, all'ufficiale dello stato civile del comune in cui il matrimonio fu trascritto, per le annotazioni e le ulteriori incombenze di cui al regio decreto 9 luglio 1939, n. 1238. (1)
1 Con D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396, è stato emanato il regolamento per la revisione e la semplificazione dell'ordinamento dello stato civile. A norma dell'art. 110, comma 2, di quest'ultimo, ogni riferimento alle disposizioni dell'ordinamento dello stato civile di cui al R.D. 9 luglio 1939, n. 1238, è da intendersi effettuato alle corrispondenti norme del regolamento.
1 Articolo abrogato dall'art. 14, L. 6 marzo 1987, n. 74.
1 Articolo sostituito dall'art. 15, L. 6 marzo 1987, n. 74.
1 Articolo aggiunto dall'art. 16, L. 6 marzo 1987, n. 74.
Art. 12 ter (1)
1 Articolo aggiunto dall'art. 17, L. 6 marzo 1987, n. 74.
Art. 12 quater (1)
1 Articolo aggiunto dall'art. 18, L. 6 marzo 1987, n. 74.
Art. 12 quinquies (1)
1 Articolo aggiunto dall'art. 20, L. 6 marzo 1987, n. 74.
Art. 12 sexies (1)
1 Articolo aggiunto dall'art. 21, L. 6 marzo 1987, n. 74.
La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all'educazione della prole .
Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio .
Il giudice che pronunzia la separazione dichiara a quale dei coniugi i figli sono affidati e adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole, con esclusivo riferimento all'interesse morale e materiale di essa.
In particolare il giudice stabilisce la misura e il modo con cui l'altro coniuge deve contribuire al mantenimento, all'istruzione e all'educazione dei figli, nonché le modalità di esercizio dei suoi diritti nei rapporti con essi.
Il coniuge cui sono affidati i figli, salva diversa disposizione del giudice, ha l'esercizio esclusivo della potestà su di essi; egli deve attenersi alle condizioni determinate dal giudice. Salvo che sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i coniugi. Il coniuge cui i figli non siano affidati ha il diritto e il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse.
L'abitazione (7) nella casa familiare spetta di preferenza, e ove sia possibile, al coniuge cui vengono affidati i figli.
Il giudice dà inoltre disposizioni circa l'amministrazione dei beni dei figli e, nell'ipotesi che l'esercizio della potestà sia affidato ad entrambi i genitori, il concorso degli stessi al godimento dell'usufrutto legale.
In ogni caso il giudice può per gravi motivi ordinare che la prole sia collocata presso una terza persona o, nella impossibilità, in un istituto di educazione.
Nell'emanare i provvedimenti relativi all'affidamento dei figli e al contributo al loro mantenimento, il giudice deve tener conto dell'accordo fra le parti: i provvedimenti possono essere diversi rispetto alle domande delle parti o al loro accordo, ed emessi dopo l'assunzione di mezzi di prova dedotti dalle parti o disposti d'ufficio dal giudice.
I coniugi hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli, l'attribuzione dell'esercizio della potestà su di essi e le disposizioni relative alla misura e alle modalità del contributo
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